Nuova Riveduta:Giobbe 24Giobbe descrive la via degli empi | C.E.I.:Giobbe 241 Perché l'Onnipotente non si riserva i suoi tempi | Nuova Diodati:Giobbe 24Dio sembra ignorare le malvagità commesse dagli empi | Riveduta 2020:Giobbe 241 Perché non sono fissati dall'Onnipotente dei tempi in cui renda la giustizia? Perché quelli che lo conoscono non vedono quei giorni? 2 Gli empi spostano i confini, rapiscono greggi e li conducono al pascolo; 3 portano via l'asino dell'orfano, prendono in pegno il bue della vedova; 4 mandano via dalla strada i bisognosi, i poveri del paese si nascondono tutti insieme. 5 Eccoli, che come onagri del deserto escono al loro lavoro in cerca di cibo; soltanto il deserto dà pane ai loro figli. 6 Raccolgono nei campi la loro pastura, racimolano nella vigna dell'empio; 7 passano la notte nudi, senza vestito, senza una coperta che li ripari dal freddo. 8 Bagnati dagli acquazzoni di montagna, per mancanza di rifugio, si stringono alle rocce. 9 Ce ne sono di quelli che strappano l'orfano dalla mammella, che prendono pegni dai poveri! 10 E questi se ne vanno, nudi, senza vestiti; hanno fame, e portano i covoni. 11 Fanno l'olio nel recinto dell'empio; pigiano l'uva nel tino e soffrono la sete. 12 Dalle città sale il gemito dei moribondi; l'anima dei feriti implora aiuto, e Dio non si cura di queste infamie! 13 Ce ne sono di quelli che si ribellano alla luce, non ne conoscono le vie, non ne percorrono i sentieri. 14 L'assassino si alza sul far del giorno, ammazza il misero e il povero; la notte fa il ladro. 15 L'occhio dell'adultero spia il crepuscolo, dicendo: 'Nessuno mi vedrà!' e si copre la faccia con un velo. 16 I ladri, di notte, sfondano le case; di giorno si tengono rinchiusi, non conoscono la luce. 17 Il mattino è per essi come ombra di morte: appena lo scorgono provano i terrori del buio. 18 Voi dite: 'L'empio è un fuscello sulla faccia delle acque; la sua parte sulla terra è maledetta: non prenderà più la via delle vigne. 19 Come la siccità e il calore assorbono le acque della neve, così il soggiorno dei morti ingoia chi ha peccato. 20 Il grembo che lo portò, lo dimentica; i vermi ne fanno il loro pasto delizioso, nessuno più lo ricorda. 21 L'iniquo sarà troncato come un albero: egli che divorava la sterile, priva di figli, e non faceva del bene alla vedova!'. 22 Invece, Iddio con la sua forza prolunga i giorni dei prepotenti, i quali risorgono, quando ormai disperavano della vita. 23 Dà loro sicurezza, fiducia, e i suoi occhi vegliano sul loro cammino. 24 Salgono in alto, poi scompaiono a un tratto; cadono, sono mietuti come gli altri mortali; sono falciati come le spighe del grano maturo. 25 Se così non è, chi mi smentirà, chi annullerà le mie parole?”. | Riveduta:Giobbe 241 Perché non sono dall'Onnipotente fissati dei tempi in cui renda la giustizia? Perché quelli che lo conoscono non veggono quei giorni? 2 Gli empi spostano i termini, rapiscono greggi e li menano a pascere; 3 portano via l'asino dell'orfano, prendono in pegno il bove della vedova; 4 mandano via dalla strada i bisognosi, i poveri del paese si nascondono tutti insieme. 5 Eccoli, che come onàgri del deserto escono al loro lavoro in cerca di cibo; solo il deserto dà pane a' lor figliuoli. 6 Raccolgono nei campi la loro pastura, raspollano nella vigna dell'empio; 7 passan la notte ignudi, senza vestito, senza una coperta che li ripari dal freddo. 8 Bagnati dagli acquazzoni di montagna, per mancanza di rifugio, si stringono alle rocce. 9 Ce n'è di quelli che strappano dalla mammella l'orfano, che prendono pegni dai poveri! 10 E questi se ne vanno, ignudi, senza vestiti; hanno fame, e portano i covoni. 11 Fanno l'olio nel recinto dell'empio; calcan l'uva nel tino e patiscon la sete. 12 Sale dalle città il gemito de' morenti; l'anima de' feriti implora aiuto, e Dio non si cura di codeste infamie! 13 Ve ne son di quelli che si ribellano alla luce, non ne conoscono le vie, non ne battono i sentieri. 14 L'assassino si leva sul far del giorno, e ammazza il meschino e il povero; la notte fa il ladro. 15 L'occhio dell'adultero spia il crepuscolo, dicendo: 'Nessuno mi vedrà!' e si copre d'un velo la faccia. 16 I ladri, di notte, sfondano le case; di giorno, si tengono rinchiusi; non conoscono la luce. 17 Il mattino è per essi come ombra di morte: appena lo scorgono provano i terrori del buio. 18 Voi dite: 'L'empio è una festuca sulla faccia dell'acque; la sua parte sulla terra è maledetta: non prenderà più la via delle vigne. 19 Come la siccità e il calore assorbon le acque della neve, così il soggiorno de' morti inghiottisce chi ha peccato. 20 Il seno che lo portò, l'oblia; i vermi ne fanno il loro pasto delizioso, nessuno più lo ricorda. 21 L'iniquo sarà troncato come un albero: ei che divorava la sterile, priva di figli, e non faceva del bene alla vedova!' 22 Invece, Iddio con la sua forza prolunga i giorni dei prepotenti, i quali risorgono, quand'ormai disperavan della vita. 23 Dà loro sicurezza, fiducia, e i suoi occhi vegliano sul loro cammino. 24 Salgono in alto, poi scompaiono ad un tratto; cadono, son mietuti come gli altri mortali; son falciati come le spighe del grano maturo. 25 Se così non è, chi mi smentirà, chi annienterà il mio dire?» | Ricciotti:Giobbe 241 Per l'Onnipotente i tempi non sono celati: ma color che conoscono Lui, ignorano i giorni suoi. 2 Vi son di quelli che spostano i confini, rubano i greggi e li pascolano [per loro profitto]; 3 l'asino degli orfani essi portano via, prendono in pegno il bove della vedova; 4 sconvolgono i progetti dei poverelli, opprimono tutti i meschini della contrada. 5 Vi son di quelli che, come onagri nel deserto, vanno fuori al loro lavoro: accorti sono essi a far preda, apprestando il pane ai figliuoli: 6 mietono nel campo che non è loro, e vendemmiano la vigna di chi hanno oppresso; 7 rimandano nuda la gente, togliendo le vesti a coloro che non hanno copertura per il freddo, 8 che dalle piogge dei monti restano inzuppati e per mancanza di riparo s'abbracciano alle rupi; 9 commettono violenza depredando gli orfani, e la turba dei poveri spogliano; 10 a gente nuda che va senza vestito ed è affamata, essi tolgono le spighe; 11 passano il meriggio fra i mucchi di coloro che soffron sete calcando gli strettoi: 12 fecero gemere dalle città gli uomini, e l'anima dei trafitti grida, e Dio non permette che s'allontani l'invendicato. 13 Questi stessi sono ribelli alla luce, non conoscono le sue vie, nè battono i suoi sentieri; 14 di buon mattino si leva l'omicida, uccide il misero e il poverello: di notte poi fa da ladro; 15 l'occhio dell'adultero spia la caligine dicendo: - Occhio non mi scorgerà! -e si mette un velame sulla faccia; 16 scassina [il ladro] nell'oscurità le case, come durante il giorno aveva fissato con i suoi [compagni], poichè hanno in odio la luce: 17 se ad un tratto appare l'aurora la credono un'ombra di morte, e camminano nelle tenebre come fosse luce. 18 [Il malvagio] è cosa leggiera sulla superficie delle acque: sia maledetta la sua eredità sulla terra, nè si rivolga il pigiatore alla sua vigna! 19 Ad eccessivo calore passi egli dalle acque della neve, e il suo peccato vada sino agl'ìnferi. 20 Di lui si scordi la misericordia, la sua dolcezza siano i vermi; non sia egli più ricordato, ma stroncato come albero infruttuoso! 21 Poichè depredò la sterile che non partorisce, ed alla vedova non fece del bene; 22 atterrò i forti con la sua fortezza, e quando starà in piedi non avrà sicurezza di vita. 23 Dio gli dette tempo di penitenza, e costui ne abusa a superbia; ma egli tiene i suoi occhi sulle vie di lui. 24 S'innalzano essi un momento, e più non esistono; saranno umiliati come ogni cosa, e tolti via, e come cime di spighe saranno recisi. 25 Se non è così chi mi accuserà di menzogna, e citarmi avanti a Dio per le mie parole?» | Tintori:Giobbe 24Giobbe fa notare come gli empi sono spesso impuniti | Martini:Giobbe 24Giobbe per mostrare com'ei rettamente pensa intorno alla previdenza di Dio, dice, che a lui son noti i tempi, e novera varie iniquità degli uomini, che saran punite dà lui. | Diodati:Giobbe 241 Perchè non dirassi che i tempi sono occultati dall'Onnipotente, E che quelli che lo conoscono, non veggono i suoi giorni? 2 Gli empi muovono i termini, Rapiscono le gregge, e le pasturano; 3 Menano via l'asino degli orfani; Prendono in pegno il bue della vedova; 4 Fanno torcere i bisognosi dalla via, I poveri della terra si nascondono tutti. 5 Ecco, son simili ad asini salvatici nel deserto: Escono al lor mestiere, si levano la mattina per andare alla preda; La campagna è il lor pane, per li lor fantini. 6 Mietono il campo, E vendemmiano la vigna che non è loro. 7 Fanno passar la notte agl'ignudi senza vestimenti, Sì che non hanno con che coprirsi al freddo. 8 Sono bagnati dalle acque che traboccano da' monti; E per mancamento di ricetto, abbracciano i sassi. 9 Rapiscono l'orfano dalla poppa, E prendono pegno dal povero. 10 Fanno andar gl'ignudi senza vestimenti; E quelli che portano loro le manelle delle biade soffrono fame. 11 Quelli che spremono loro l'olio intra i lor muri, E quelli che calcano ne' torcoli soffrono sete. 12 Gli uomini gemono dalla città E l'anima de' feriti a morte sclama; E pure Iddio non appone loro alcun fallo. |
Commentario completo di Matthew Henry:
Giobbe 24
1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 24
Giobbe, avendo dato sfogo alla sua passione con le sue lamentele nel capitolo precedente, e quindi guadagnato un po' di sollievo, le interrompe bruscamente, e ora si dedica a un'ulteriore discussione della controversia dottrinale tra lui e i suoi amici riguardo alla prosperità dei malvagi. Che molti vivano a proprio agio coloro che sono empi e profani e disprezzano tutti gli esercizi di devozione, aveva mostrato, Giobbe 21. Ora qui egli va oltre, e mostra che molti che sono dannosi per l'umanità, e vivono in aperta sfida a tutte le leggi della giustizia e dell'onestà comune, tuttavia prosperano e hanno successo nelle loro pratiche ingiuste; e non li vediamo presi in considerazione in questo mondo. Quello che aveva detto prima (Giobbe 12:6),
"I tabernacoli dei ladroni prosperano",
qui si dilunga. Egli espone la sua proposizione generale (Giobbe 24:1), che la punizione delle persone malvagie non è così visibile ed evidente come supponevano i suoi amici, e poi lo dimostra con un'induzione di particolari.
I. Coloro che fanno apertamente del male ai loro poveri vicini non sono presi in considerazione, né i feriti sono corretti (Giobbe 24:2-12), sebbene i primi siano molto barbari, Giobbe 24:21-22.
II. Coloro che praticano segretamente il male spesso non vengono scoperti e impuniti, Giobbe 24:13-17.
III. Che Dio li ha puniti con giudizi segreti e li riserva per i giudizi futuri (Giobbe 24:18-20 e Giobbe 24:23-25), cosicché, su tutta la questione, non possiamo dire che tutti coloro che sono in difficoltà siano malvagi; poiché è certo che non tutti coloro che sono nella prosperità sono giusti.
Ver. 1. fino alla Ver. 12.
Gli amici di Giobbe erano stati molto sicuri che avrebbero presto visto la caduta dei malvagi, per quanto avrebbero potuto prosperare per un po'. Niente affatto, dice Giobbe; sebbene i tempi non siano nascosti all'Onnipotente, tuttavia coloro che lo conoscono non vedono subito il suo giorno, == Giobbe 24:1.
1. Egli dà per scontato che i tempi non siano nascosti all'Onnipotente; i tempi passati non siano nascosti al suo giudizio (Ecclesiaste 3:15), i tempi presenti non siano nascosti alla sua provvidenza (Matteo 10:29), i tempi futuri non siano nascosti alla sua prescienza, Atti 15:18. Dio governa il mondo, e quindi possiamo essere certi che ne prende conoscenza. I brutti tempi non gli sono nascosti, anche se gli uomini malvagi che fanno i tempi cattivi si dicono l'un l'altro: "Ha abbandonato la terra", == Salmi 94:6-7. I tempi di ogni uomo sono nelle sue mani e sotto i suoi occhi, e quindi è in suo potere rendere miserabili i tempi degli uomini malvagi in questo mondo. Egli prevede il tempo della morte di ogni uomo, e perciò, se gli uomini malvagi muoiono prima di essere puniti per la loro malvagità, non possiamo dire:
"Gli sono sfuggiti di sorpresa";
lo previde, anzi lo ordinò. Prima che Giobbe indaghi sulle ragioni della prosperità degli uomini malvagi, afferma l'onniscienza di Dio, come un profeta, in un caso simile, afferma la sua giustizia (Geremia 12:1), un altro la sua santità Abacuc 1:13, un altro la sua bontà verso il suo popolo, Salmi 73:1. Le verità generali devono essere mantenute saldamente, anche se può essere difficile conciliarle con eventi particolari.
2. Egli afferma ancora che coloro che lo conoscono (cioè le persone sagge e buone che lo conoscono e con le quali è il suo segreto) non vedono il suo giorno, il giorno in cui egli giudica per loro; questa era la cosa di cui si lamentava nel suo caso (Giobbe 23:8), che non poteva vedere Dio apparire per suo conto per perorare la sua causa, - il giorno in cui giudicò contro i peccatori dichiarati e notori, che è chiamato il suo giorno, == Salmi 37:13. Crediamo che quel giorno arriverà, ma non lo vediamo, perché è il futuro, e i suoi presagi sono segreti.
3. Sebbene questo sia un mistero della Provvidenza, tuttavia c'è una ragione per questo, e presto sapremo perché il giudizio è differito; anche i più saggi, e coloro che conoscono Dio meglio, non lo vedono ancora. Dio eserciterà la loro fede e la loro pazienza, ed ecciterà le loro preghiere per l'avvento del suo regno, per il quale devono gridare giorno e notte a lui, == Luca 18:7.
Per la prova di ciò, che i malvagi prosperano, Giobbe specifica due specie di ingiusti, che tutto il mondo vide prosperare nella loro iniquità:
I. I tiranni e coloro che fanno il male con il pretesto della legge e dell'autorità. È uno spettacolo malinconico che è stato spesso visto sotto il sole, la malvagità al posto del giudizio == (Ecclesiaste 3:16), le lacrime inosservate degli oppressi, mentre dalla parte degli oppressori c'era il potere == (Ecclesiaste 4:1), la violenta perversione della giustizia e del giudizio, == Ecclesiaste 5:8.
1. Separano i loro vicini dai loro beni immobili, che sono venuti a loro per discendenza dai loro antenati. Essi rimuovono i punti di riferimento, con il pretesto che erano fuori posto (Giobbe 24:2), e così usurpano i diritti dei loro vicini e pensano di assicurare efficacemente ai loro posteri ciò che hanno ottenuto ingiustamente, facendo di ciò che per loro è una prova che avrebbe dovuto essere una prova per il legittimo proprietario. Questo era proibito dalla legge di Mosè (Deuteronomio 19:14), sotto una maledizione, Deuteronomio 27:17. Falsificare o distruggere atti è ora un crimine equivalente a questo.
2. Li espropriano dei loro beni personali, sotto il colore della giustizia. Portano via violentemente le greggi, fingendo che siano incamerate, e le pascolano; come il ricco prese l'agnello pecora del povero, 2Samuele 12:4. Se un povero orfano di padre non ha che un asino tutto suo con cui ricavare un po' di denaro, trova un po' di colore per portarlo via, perché il padrone non è in grado di competere con lui. È tutto uno se una vedova non ha che un bue per quel poco di allevamento che ha; Con il pretesto di pignorarlo per qualche piccolo debito, o per gli arretrati dell'affitto, questo bue sarà preso in pegno, anche se forse è tutto per la vedova. Dio ha preso tra i titoli del suo onore l'essere Padre degli orfani e giudice delle vedove; E perciò non saranno considerati suoi amici coloro che non li proteggono e non li aiutano al massimo; ma certamente considererà come suoi nemici coloro che li tormentano e li opprimono.
3. Prendono tutte le occasioni per offrire loro abusi personali, Giobbe 24:4. Li inganneranno, se possono, quando li incontreranno sulla strada maestra, in modo che i poveri e i bisognosi siano costretti a nascondersi da loro, non avendo altro modo per proteggersi da loro. Amano in cuor loro prendere in giro la gente, e prenderla in giro, e farle del male se possono, specialmente per trionfare sulla povera gente, che scacciano dalla via per ottenere sollievo, minacciano di punirli come vagabondi, e così costringerli a fuggire, e così li costringono a fuggire, e a ridere di loro quando lo hanno fatto. Alcuni comprendono che quelle azioni barbare (Giobbe 24:9-10) devono essere compiute da quegli oppressori che pretendono la legge per quello che fanno: strappano l'orfano dal petto; Cioè, avendo reso i poveri bambini orfani di padre, li rendono anche orfani di madre; avendo tolto la vita al padre, spezzano il cuore della madre, e così affamano i figli e li lasciano morire. Il faraone ed Erode strappavano i bambini dal petto alla spada; e leggiamo dei bambini partoriti agli assassini, == Osea 9:13. Quelli sono davvero assassini disumani che possono con tanto piacere succhiare sangue innocente. Prendono in pegno i poveri, e così rubano il denaro; anzi, prendono in pegno i poveri stessi (come alcuni leggono), e probabilmente fu con questo pretesto che strapparono gli orfani dal petto, stendendoli come schiavi, come Neemia 5:5. La crudeltà verso i poveri è una grande malvagità e grida ad alta voce vendetta. Coloro che non mostrano misericordia a coloro che giacciono alla loro mercé avranno essi stessi un giudizio senza misericordia. Un altro esempio del loro barbaro trattamento di coloro contro cui hanno un vantaggio è che prendono da loro anche il cibo e il vestiario necessari; li stringono così con la loro estorsione che li fanno andare nudi senza vestiti == (Giobbe 24:10) e così li prendono la morte. E se una povera famiglia affamata ha spigolato un covone di grano per farne un piccolo fociglio, per mangiarlo e morire, anzi per portarlo via, contento di vederli perire per la miseria, mentre essi stessi sono nutriti a sazietà.
4. Sono molto oppressivi nei confronti dei lavoratori che impiegano al loro servizio. Non solo non danno loro alcun salario, anche se l'operaio è degno del suo salario (e questo è un peccato clamoroso, Giacomo 5:4), ma non daranno loro nemmeno cibo e bevande: Coloro che portano i loro covoni hanno fame; così alcuni lo leggono (Giobbe 24:10), ed è d'accordo con Giobbe 24:11, che coloro che producono l'olio entro le loro mura, e con molta fatica lavorano ai torchi, soffrono tuttavia la sete, che era peggio che mettere la museruola alla bocca del bue che trebbia il grano. Quei padroni dimenticano di avere un Padrone in cielo che non permetterà i necessari sostegni di vita ai loro servi e lavoratori, non curandosi se possono vivere del loro lavoro o no.
5. Non è solo tra la povera gente di campagna, ma anche nelle città, che vediamo le lacrime degli oppressi (Giobbe 24:12): Gli uomini gemono da fuori della città, dove i ricchi mercanti e commercianti sono crudeli con i loro poveri debitori come i proprietari terrieri in campagna lo sono con i loro poveri affittuari. Nelle città azioni crudeli come queste sono più osservate che negli angoli oscuri del paese, e chi ha subito un torto ha più facile accesso alla giustizia per raddrizzarsi; Eppure gli oppressori non temono né le restrizioni della legge né le giuste censure dei loro vicini, ma gli oppressi gemono e gridano come feriti, e non possono più tranquillizzarsi e aiutarsi, perché gli oppressori sono inesorabili e sordi ai loro gemiti.
II. Parla dei ladri e di coloro che fanno il male con la forza, come le bande dei Sabei e dei Caldei, che lo avevano recentemente saccheggiato. Non li menziona particolarmente, per timore di sembrare parziale nei confronti della propria causa, e di giudicare gli uomini (come siamo inclini a fare) da ciò che sono per noi; ma tra gli Arabi, i figli dell'oriente (paese di Giobbe), c'erano quelli che vivevano di spoglie e rapine, facendo incursioni sui loro vicini e derubando i viaggiatori. Guardate come sono descritti qui, e quali danni fanno, Giobbe 24:5-8.
1. Il loro carattere è che sono come asini selvatici nel deserto, indomiti, intrattabili, irragionevoli, il carattere di Ismaele (Genesi 16:12), feroci e furiosi, e senza restrizioni di legge o governo, Geremia 2:23-24. Scelgono i deserti per la loro dimora, per essere senza legge e asociali, e per avere l'opportunità di fare il male più grande. Il deserto è davvero il luogo più adatto per queste persone selvagge, Giobbe 39:6. Ma nessun deserto può allontanare gli uomini dalla portata dell'occhio e della mano di Dio.
2. Il loro mestiere è rubare e fare preda di tutto ciò che li circonda. L'hanno scelto come loro mestiere; È il loro lavoro, perché c'è molto di più da ottenere da esso, e si ottiene più facilmente, che con una vocazione onesta. Lo seguono come il loro mestiere; lo seguono da vicino; essi vanno ad essa come il loro lavoro, come l'uomo va al suo lavoro, Salmi 104:23. Sono diligenti e si preoccupano di farlo: si alzano per tempo per una preda. Se un viaggiatore esce presto, lo faranno appena per derubarlo. Essi vivono di esso come un uomo vive del suo mestiere: il deserto (non i terreni lì, ma le strade lì) dà cibo per loro e per i loro figli; mantengono se stessi e le loro famiglie rubando sulla strada maestra, e si benedicono in essa senza alcun rimorso di compassione o di coscienza, e con tanta sicurezza come se fosse onestamente ottenuta; come Efraim, Osea 12:7-8.
3. Guarda il male che fanno al paese. Non solo derubano i viaggiatori, ma fanno incursioni nei loro vicini e raccolgono ciascuno il suo grano nel campo == (Giobbe 24:6), cioè entrano nel terreno degli altri, tagliano il loro grano e lo portano via liberamente come se fosse il loro. Anche gli empi raccolgono la vendemmia, ed è la loro malvagità; o, come leggiamo, raccolgono la vendemmia dei malvagi, e così un uomo malvagio diventa un flagello per l'altro. Ciò che i malvagi hanno ottenuto con l'estorsione (che è il loro modo di rubare) questi ladri lo ottengono da loro nel loro modo di rubare; così spesso gli spoiler vengono rovinati, Isaia 33:1.
4. La miseria di coloro che cadono nelle loro mani (Giobbe 24:7-8): Fanno alloggiare gli ignudi, che hanno spogliato, non lasciandogli le vesti alle spalle, nelle notti fredde, senza vestiti, in modo che siano bagnati dagli acquazzoni dei monti e, in mancanza di un riparo migliore, abbraccino la roccia, e sono contenti di una grotta o di una tana in essa per preservarli dalle ferite del tempo. Elifaz aveva accusato Giobbe di tale disumanità, concludendo che la Provvidenza non lo avrebbe spogliato in questo modo se prima non avesse spogliato gli ignudi, == Giobbe 22:6. Giobbe qui gli dice che c'erano quelli che erano veramente colpevoli di quei crimini di cui era stato ingiustamente accusato e tuttavia prosperavano e avevano successo nelle loro neffarezze, la maledizione sotto cui si imponevano operava in modo invisibile; e Giobbe pensa che sia più giusto argomentare come ha fatto, da un aperto e noto corso di malvagità che deduce una punizione segreta e futura, piuttosto che argomentare come fece Elifaz, che da nient'altro che problemi presenti dedusse un corso di iniquità segreta passata. L'impunità di questi oppressori e saccheggiatori è espressa in una sola parola (Giobbe 24:12): Eppure Dio non li attribuisce loro follia, cioè non li persegue immediatamente con i suoi giudizi per questi crimini, né ne fa degli esempi, e così dimostra la loro follia a tutto il mondo. Chi si arricchisce, e non di diritto, alla sua fine sarà stolto, == Geremia 17:11. Ma mentre prospera, passa per un uomo saggio, e Dio non gli attribuisce follia finché non dice: Stolto, questa notte ti sarà richiesta l'anima tua, == Luca 12:20.
13 Ver. 13. fino alla Ver. 17.
Questi versetti descrivono un altro tipo di peccatori che quindi rimangono impuniti, perché non vengono scoperti. Si ribellano alla luce, == Giobbe 24:13. Alcuni lo intendono in senso figurato: peccano contro la luce della natura, la luce della legge di Dio e quella della propria coscienza; professano di conoscere Dio, ma si ribellano contro la conoscenza che hanno di lui, e non saranno guidati e governati, comandati e controllati, da esso. Altri lo intendono letteralmente: hanno la luce del giorno e scelgono la notte come la stagione più vantaggiosa per la loro malvagità. Le opere peccaminose sono quindi chiamate opere delle tenebre, perché chi fa il male odia la luce == (Giovanni 3:20), non ne conosce le vie, cioè si tiene lontano da essa, o, se gli capita di essere visto, non dimora dove crede di essere conosciuto. Così che qui descrive i peggiori peccatori, quelli che peccano volontariamente e contro le convinzioni della loro coscienza, con le quali aggiungono la ribellione al loro peccato, quelli che peccano deliberatamente e con una grande quantità di complotti e stratagemmi, usando mille arti per nascondere le loro malvagità, immaginando con affetto che, se solo possono nasconderli agli occhi degli uomini, sono al sicuro, ma dimenticano che non c'è oscurità o ombra di morte in cui gli operatori di iniquità possano nascondersi agli occhi di Dio, Giobbe 34:22. In questo paragrafo Giobbe specifica tre tipi di peccatori che evitano la luce:
1. Assassini, Giobbe 24:14. Si alzano con la luce, non appena spunta il giorno, per uccidere i poveri viaggiatori che si alzano presto e sono all'estero per i loro affari, andando al mercato con un po' di denaro o di merci; e sebbene sia così poco da poter essere chiamati poveri e bisognosi, che con molto rumore si guadagnano da vivere miseramente con i loro mercati, eppure, per ottenerlo, l'assassino toglierà la vita al suo vicino e arrischierà la propria, preferirà giocare a un gioco così piccolo piuttosto che non giocare affatto; anzi, uccide per amore dell'uccidere, assetato più di sangue che di bottino. Guardate quali cure e quali pene impiegano gli uomini malvagi per realizzare i loro malvagi disegni, e lasciate che la vista ci faccia vergognare per la nostra negligenza e pigrizia nel fare il bene.
Ut jugulent homines, surgunt de nocte latrones, Tuque ut te serves non expergisceris?-
I furfanti si alzano di notte per uccidere gli uomini per la pelle; Non ti sveglierai per preservarti?
2. Adulteri. Gli occhi pieni di adulterio == (2Pietro 2:14), gli occhi impuri e dissoluti, aspettano il crepuscolo, == Giobbe 24:15. L'occhio dell'adultera lo fece, Proverbi 7:9. L'adulterio nasconde la testa per la vergogna. I peccatori stessi, anche i più impudenti, fanno quello che possono per nascondere il loro peccato: si non caste, tamen caute, se non castamente, ma cautamente; e dopo tutti i miserabili sforzi dei fattori perché l'inferno ne tolga il rimprovero, è e sarà sempre una vergogna anche solo parlare di quelle cose che vengono fatte di loro in segreto, == Efesini 5:12. Nasconde il capo anche per paura, sapendo che la gelosia è il furore del marito, che non si risparmierà nel giorno della vendetta, == Proverbi 6:24-25. Guardate quali pene si prendono coloro che provvedono alla carne per soddisfare le sue concupiscenze, pene per abbracciare, e poi nascondere, quella provvidenza che, dopo tutto, sarà la morte e l'inferno alla fine. Meno dolori servirebbero a mortificare e crocifiggere la carne, che sarebbe finalmente la vita e il cielo. Che il peccatore cambi il suo cuore, e allora non avrà bisogno di mascherare il suo volto, ma potrà sollevarlo senza macchia.
3. Scassinatori, Giobbe 24:16. Queste case segnano di giorno, segnano i viali di una casa, e da quale parte possono più facilmente forzare il loro ingresso, e poi, di notte, scavare attraverso di esse, o per uccidere, o rubare, o commettere adulterio. La notte favorisce l'assalto e rende più difficile la difesa; perché il buon uomo di casa non sa a che ora verrà il ladro e perciò dorme (Luca 12:39) e lui e la sua menzogna sono smascherati. Per questa ragione la nostra legge rende il furto con scasso, che è l'irruzione e l'ingresso in una casa d'abitazione durante la notte con un intento criminale, come reato senza beneficio del clero.
E, infine, Giobbe osserva (e forse lo osserva come parte della presente, anche se segreta, punizione di peccatori come questi) che essi sono in un continuo terrore per paura di essere scoperti (Giobbe 24:17): Il mattino è per loro come l'ombra della morte. La luce del giorno, che è benvenuta per le persone oneste, è un terrore per le persone cattive. Maledicono il sole, non come i Mori, perché li brucia, ma perché li scopre. Se uno li conosce, le loro coscienze volano in faccia, e sono pronti a diventare i loro stessi accusatori, perché sono nel terrore dell'ombra della morte. La vergogna è venuta con il peccato, e la vergogna eterna è alla fine di esso. Guardate la miseria dei peccatori: sono esposti a continue paure; eppure vedono la loro follia: hanno paura di finire sotto l'occhio degli uomini, ma non hanno paura dell'occhio di Dio, che è sempre su di loro: non hanno paura di fare ciò che eppure hanno così terribilmente paura di essere conosciuti per fare.
18 Ver. 18. fino alla Ver. 25.
Giobbe qui, nella conclusione del suo discorso,
I. Fornisce alcuni ulteriori esempi della malvagità di questi uomini crudeli e sanguinari.
1. Alcuni sono pirati e ladri in mare. A questo molti interpreti dotti applicano quelle difficili espressioni (Giobbe 24:18): Egli è veloce sulle acque. I corsari scelgono quelle navi che sono i migliori marinai. In queste veloci navi navigano da un canale all'altro, per raccogliere premi; e questo li porta a tanta ricchezza che la loro parte è maledetta sulla terra, e non vedono la via delle vigne, cioè (come spiega il vescovo Patrizio), disprezzano l'impiego di coloro che coltivano la terra e piantano vigne come povere e non redditizie. Ma altri ne fanno un'ulteriore descrizione della condotta di quei peccatori che hanno paura della luce: se vengono scoperti, se ne vanno più in fretta che possono, e scelgono di appostarsi, non nelle vigne, per paura di essere scoperti, ma in qualche parte maledetta, un luogo solitario e desolato, di cui nessuno si prende cura.
2. Alcuni sono offensivi con coloro che sono nei guai e aggiungono afflizione agli afflitti. La sterilità era considerata un grande biasimo, e quelli che cadono sotto quell'afflizione la rimproverano, come Peninna fece con Anna, allo scopo di irritarli e farli arrabbiare, il che è una cosa barbara. Questo è il male che affligge il sterile che non sopporta == (Giobbe 24:21), o coloro che non hanno figli, e quindi vogliono le frecce che gli altri hanno nella loro faretra, che permettono loro di affrontare il loro nemico alla porta, Salmi 127:5. Ne approfittano e sono oppressivi nei loro confronti. Come gli orfani, così gli senza figli, sono in una certa misura impotenti. Per la stessa ragione è una cosa crudele fare del male alla vedova, alla quale dobbiamo fare del bene; e non fare il bene, quando è in nostro potere, è fare del male.
3. Ci sono quelli che, abituandosi alla crudeltà, alla fine arrivano ad essere così estremamente chiassosi da essere il terrore dei potenti nella terra dei viventi == (Giobbe 24:22):
"Egli attira i potenti in un laccio con la sua potenza; Anche i più grandi non sono in grado di stargli davanti quando è in preda ai suoi attacchi di follia: egli si alza nella sua passione e si sdraia intorno a lui con tanta furia che nessuno è sicuro della sua vita; né può allo stesso tempo essere sicuro del suo, perché la sua mano è contro ogni uomo e la mano di ogni uomo contro di lui".
Genesi 16:12. Ci si potrebbe chiedere come un uomo possa provare piacere nel far sì che tutto ciò che lo circonda abbia paura di lui, eppure ci sono quelli che lo fanno.
II. Egli mostra che questi audaci peccatori prosperano, e sono a loro agio per un po', anzi, e spesso finiscono i loro giorni in pace, come Ismaele, il quale, sebbene fosse un uomo di un carattere come quello qui dato, tuttavia visse e morì alla presenza di tutti i suoi fratelli, come ci viene detto, Genesi 16:12; 25:18 : Di questi peccatori qui è detto:
1. Che sia dato loro di essere al sicuro, == Giobbe 24:23. Sembrano essere sotto la speciale protezione della divina Provvidenza; E ci si chiederebbe come riescano a salvarsi con la vita attraverso tanti pericoli in cui si imbattono.
2. Che si riposino su questo, cioè che facciano affidamento su questo come sufficiente a giustificare tutte le loro violenze. Poiché la sentenza contro le loro opere malvagie non viene eseguita rapidamente, pensano che non ci sia in loro alcun male grande, e che Dio non sia dispiaciuto di loro, né li chiamerà mai a renderne conto. La loro prosperità è la loro sicurezza.
3. Che siano esaltati per un po'. Sembrano essere i favoriti del cielo e si considerano la figura migliore sulla terra. Essi sono eretti in onore, messi (come pensano) fuori dalla portata del pericolo, ed elevati nell'orgoglio del loro stesso spirito.
4. Che, alla fine, siano portati via dal mondo molto silenziosamente e dolcemente, e senza alcuna notevole disgrazia o terrore.
"Scendono nella tomba con la stessa facilità con cui l'acqua della neve affonda nel terreno asciutto quando viene sciolta dal sole";
così il vescovo Patrizio spiega Giobbe 24:19. Allo stesso modo parafrasa Giobbe 24:20 : Il grembo lo dimenticherà, ecc.
"Dio non pone su di lui un segno simile del suo dispiacere, ma che sua madre possa presto dimenticarlo. La mano della giustizia non lo appende a un patibolo perché gli uccelli si nutrano; ma egli è portato nella sua tomba come gli altri uomini, per essere il dolce cibo dei vermi. Lì giace tranquillo, e né lui né la sua malvagità sono ricordati più di un albero che si spezza fino a fargli tremare".
E Giobbe 24:24 Essi sono tolti di mezzo come tutti gli altri, cioè,
"Sono chiusi nelle loro tombe come tutti gli altri uomini; anzi, muoiono con la stessa facilità (senza quei noiosi dolori che alcuni sopportano) come una spiga di grano viene tagliata con la tua mano".
Confrontate questo con l'osservazione di Salomone (Ecclesiaste 8:10): vidi sepolti gli empi, che erano venuti e usciti dal luogo del santo, e furono dimenticati.
III. Egli prevede però la loro caduta, e che la loro morte, anche se muoiono nell'agio e nell'onore, sarà la loro rovina. Gli occhi di Dio sono sulle loro vie, == Giobbe 24:23. Sebbene egli tolga il silenzio e sembri connivente con loro, tuttavia se ne accorge e tiene conto di tutta la loro malvagità, e farà apparire presto che i loro peccati più segreti, che pensavano che nessun occhio dovesse vedere == (Giobbe 24:15), erano sotto il suo occhio e saranno chiamati di nuovo. Qui non c'è menzione della punizione di questi peccatori nell'altro mondo, ma è suggerita dalla particolare attenzione presa sulle conseguenze della loro morte.
1. La consunzione del corpo nella tomba, sebbene comune a tutti, tuttavia per loro ha la natura di una punizione per il loro peccato. La tomba consumerà coloro che hanno peccato; Quella terra di tenebre sarà la sorte di coloro che amano le tenebre piuttosto che la luce. I corpi che hanno coccolato saranno un banchetto per i vermi, che si nutriranno di loro con la stessa dolcezza con cui si sono nutriti dei piaceri e dei guadagni dei loro peccati.
2. Sebbene pensassero di farsi un grande nome con la loro ricchezza, potenza e potenti successi, tuttavia il loro memoriale perì con loro, == Salmi 9:6. Colui di cui si è tanto parlato, quando sarà morto, non sarà più ricordato con onore; il suo nome marcirà, == Proverbi 10:7. Coloro che non oseranno dargli il carattere che gli spetta mentre è in vita, non lo risparmieranno quando sarà morto; affinché il grembo che lo ha partorito, sua madre, lo dimentichi, cioè eviti di parlarne, e pensi che gli possa fare la più grande benignità, poiché di lui non si può dire alcun bene. Quell'onore che si ottiene con il peccato si trasformerà presto in vergogna.
3. La malvagità che pensavano di instaurare nelle loro famiglie sarà spezzata come un albero; Tutti i loro progetti malvagi saranno distrutti e tutte le loro malvagie speranze saranno infrante e sepolte con loro.
4. Il loro orgoglio sarà abbattuto e deposto nella polvere (Giobbe 24:24); e, per misericordia verso il mondo, saranno tolti di mezzo, e tutta la loro potenza e prosperità saranno stroncate. Puoi cercarli, e non saranno trovati. Giobbe ammette che i malvagi saranno finalmente infelici, miserabili dall'altra parte della morte, ma nega completamente ciò che i suoi amici hanno affermato, che di solito sono infelici in questa vita.
IV. Conclude con un'audace sfida a tutti i presenti a confutare ciò che aveva detto, se avessero potuto (Giobbe 24:25):
"Se non è così ora, come ho dichiarato, e se non ne consegue che sono ingiustamente condannato e censurato, coloro che possono si impegnino a dimostrare che il mio discorso è,
1. Falso in sé, e poi mi dimostrano bugiardo; o
2. Straniero, e niente allo scopo, e poi dimostrano che il mio discorso è frivolo e non vale nulla".
Ciò che è falso non vale nulla; Dove non c'è verità, come può esserci bontà? Ma coloro che pronunciano parole di verità e sobrietà non devono temere che ciò che dicono venga messo alla prova, ma possono sottoporlo allegramente a un esame equo, come fa qui Giobbe.
Commentario abbreviato di Matthew Henry:
Giobbe 24
1 Capitolo 24
La malvagità spesso impunita Giob 24:1-12
I malvagi rifuggono la luce Giob 24:13-17
Giudizi per i malvagi Giob 24:18-25
Versetti 1-12
Giobbe parla ancora della prosperità degli empi. Aveva mostrato che molti vivono nell'agio, che sono empi e profani, in Giobbe 21. Qui mostra che molti di coloro che vivono in aperta sfida a tutte le leggi della giustizia, hanno successo nelle pratiche malvagie; e non li vediamo considerati in questo mondo. Egli nota quelli che fanno il male con la scusa della legge e dell'autorità; e i ladri, quelli che fanno il male con la forza. Dice: "Dio non li rende folli", cioè non manda subito i suoi giudizi, non li rende esempi e non manifesta la loro follia a tutto il mondo. Ma chi ottiene ricchezze, e non per diritto, alla fine sarà uno stolto, Ger 17:11.
13 Versetti 13-17
Vedete quale cura e quali dolori impiegano gli uomini malvagi per realizzare i loro disegni malvagi; che questo faccia vergognare la nostra negligenza e la nostra pigrizia nel fare il bene. Vedete quali pene si prendono coloro che fanno in modo che la carne soddisfi le sue voglie: pene per cercare e poi nascondere ciò che alla fine finirà con la morte e l'inferno. Con meno pene si mortificherebbe e si crocifiggerebbe la carne, e sarebbe finalmente vita e paradiso. La vergogna è arrivata con il peccato e la vergogna eterna è la sua fine. Vedete la miseria dei peccatori, che sono esposti a continui spaventi; eppure vedete la loro follia: hanno paura di finire sotto l'occhio degli uomini, ma non temono l'occhio di Dio, che è sempre su di loro; non hanno paura di fare cose che temono di essere conosciute.
18 Versetti 18-25
A volte, quanto è graduale il decadimento, quanto è tranquilla la partenza di un malvagio, quanto viene onorato e quanto presto vengono dimenticate tutte le sue crudeltà e oppressioni! Vengono portati via con gli altri uomini, come il mietitore raccoglie le spighe di grano quando arrivano a portata di mano. Spesso sembrerà che Giobbe abbia una visione sbagliata della Provvidenza in questo capitolo. Ma la parola dell'ispirazione ci insegna che queste nozioni si formano nell'ignoranza, da visioni parziali. La provvidenza di Dio, nelle vicende degli uomini, è in ogni cosa una provvidenza giusta e saggia. Applichiamo questo principio ogni volta che il Signore ci mette alla prova. Egli non può sbagliare. Gli ineguagliabili dolori del Figlio di Dio quando era sulla terra, se non sono visti in quest'ottica, lasciano perplessa la mente. Ma quando lo vediamo, come garante dei peccatori, portare la maledizione, possiamo spiegare perché avrebbe dovuto sopportare l'ira dovuta al peccato, affinché la giustizia divina fosse soddisfatta e il suo popolo fosse salvato.
Note di Albert Barnes sulla Bibbia:
Giobbe 24
1 Perché, vedendo i tempi non sono nascosti dalla schiuma dell'Onnipotente - il Dr. Good lo rende,
“Pertanto i giorni del giudizio non sono osservati dall'Onnipotente.
In modo che i suoi trasgressori possano osservare le sue mestruazioni?"
Dottor Noyes:
“Perché non sono tempi di punizione riservati dall'Onnipotente.
E perché coloro che lo guardano non vedono i suoi giudizi?».
Girolamo, “I tempi non sono nascosti all'Onnipotente; ma quelli che lo conoscono ignorano i suoi giorni». La Settanta, “Ma perché i tempi stabiliti - ὧραι hōrai, sono sfuggiti all'attenzione - ἔλαθον elathon - dell'Onnipotente, e gli empi hanno trasgredito ogni limite? La parola עתים ‛ êthı̂ym, qui tradotta “tempi”, è resa dai caldei ( עדניא ), “tempi stabiliti”, tempi fissati per un'assemblea o un processo, preventivamente designati per qualsiasi scopo.
La parola ebraica significa propriamente, fissare il tempo, il tempo adatto e quello giusto; e al plurale, come usato qui, significa "stagioni", Ester 1:13; 1 Cronache 12:32; e poi vicissitudini di cose, fortune, destini; Salmi 31:16; 1 Cronache 29:30.
Qui significa, probabilmente, le vicissitudini delle cose, o ciò che realmente accade. Tutti i cambiamenti sono noti a Dio. Vede tempi buoni e tempi cattivi; vede i cambiamenti che avvengono tra le persone. E poiché vede tutto questo, Giobbe chiede, preoccupato, perché Dio non si fa avanti per trattare le persone secondo il loro vero carattere? Che questo fosse il fatto, procede a dimostrare ulteriormente nell'illustrazione della posizione che aveva mantenuto in Giobbe 21 , specificando una serie di ulteriori casi in cui i malvagi prosperarono innegabilmente.
Era questo che lo lasciava così perplesso, perché non dubitava che la loro condotta fosse chiaramente nota a Dio. Se la loro condotta fosse stata sconosciuta a Dio, non sarebbe stata una sorpresa che fossero rimasti impuniti. Ma poiché tutte le loro vie erano chiaramente viste da lui, potrebbe ben suscitare la domanda perché fosse permesso loro di prosperare in tal modo. "Egli" credeva che fossero riservati a un futuro giorno d'ira, Giobbe 21:30; Giobbe 24:23. Sarebbero stati puniti a tempo debito, ma non era un fatto, come sostenevano i suoi amici, che fossero stati puniti in questa vita secondo le loro azioni.
Lo conoscono? - I suoi veri amici; il pio.
Non vedere i suoi giorni - I giorni della sua ira, o il giorno in cui punisce i malvagi. Perché non è permesso loro di vederlo uscire per vendicarsi dei suoi nemici? La frase "i suoi giorni" significa i giorni in cui Dio sarebbe venuto avanti per punire i suoi nemici. Sono chiamati "i suoi giorni", perché a quel tempo Dio sarebbe stato l'oggetto prominente che avrebbe suscitato l'attenzione. Sarebbero stati giorni in cui si sarebbe manifestato in maniera così notevole da caratterizzare il periodo.
Così, il giorno del giudizio è chiamato il giorno "del Figlio dell'uomo", o "il suo giorno" Luca 17:24 , perché in quel momento il Signore Gesù sarà l'oggetto prominente e glorioso che darà carattere al giorno. La “domanda” qui sembra sia stata posta da Giobbe principalmente per richiamare l'attenzione sul “fatto” che procede ad illustrare.
Il fatto era innegabile. Giobbe "non" sostenne, come Elifaz gli aveva accusato Giobbe 22:12 , che il motivo per cui Dio non li puniva era che non poteva vedere le loro azioni. Ammise pienamente che Dio li vedeva e capiva tutto ciò che facevano. In questo erano d'accordo. Dato che era così, la domanda era perché i malvagi furono risparmiati e vissero in prosperità. Il fatto che sia stato così, afferma Giobbe. La "ragione" per cui era così era ora oggetto di indagine. Questo lasciava perplessi, e Giobbe poteva risolverlo solo facendo riferimento a ciò che sarebbe accaduto in seguito.
2 Alcuni rimuovono i punti di riferimento - I punti di riferimento sono pilastri o pietre erette per segnare i confini di una fattoria. Rimuoverli, portandoli nella terra di un altro, era un atto di disonestà e di rapina, poiché solo dai segni si poteva conoscere l'estensione della proprietà di un uomo. I recinti erano rari; l'arte dell'agrimensura non era ben compresa, ed erano probabilmente sconosciuti anche gli atti che descrivevano la terra, e tutta la loro dipendenza, quindi, era dalle pietre che venivano erette per segnare i confini di un lotto o di un podere.
Poiché non era difficile rimuoverli, divenne una questione di particolare importanza proteggersi da esso e renderlo un crimine di grandezza. Di conseguenza, era proibito nel modo più rigoroso nella legge di Mosè. “Maledetto chi toglie il punto di riferimento del suo prossimo”; Deuteronomio 27:17; confrontare Deuteronomio 19:14; Proverbi 22:28; Proverbi 23:10.
E alimentalo - Margine, "o, loro". Il margine è corretto. Il significato è che scacciano le greggi degli altri e li "pascolano"; cioè, non si preoccupano di nascondere ciò che fanno, ma li mescolano ai loro armenti e li nutrono come se fossero i loro. Se li cacciassero via per ucciderli, e li rimuovessero completamente dalla vista, sarebbe meno vergognoso che conservarli e rivendicarli come propri, e rendere così pubblica la rapina.
3 Scacciano l'asino dell'orfano - Dell'orfano, che non può proteggersi e la cui unica proprietà può consistere in questo utile animale. Il danno fatto a un orfano è sempre considerato un crimine di particolare entità, poiché non sono in grado di proteggersi; vedi le note a Giobbe 22:9.
Prendono in pegno il bue della vedova - Vedi le note a Giobbe 22:6. La vedova dipendeva dal suo bue per coltivare la terra, e da qui il delitto di portarla via in pegno per il pagamento di un debito.
4 Allontanano i bisognosi - Spingono i poveri fuori dal sentiero, e così li opprimono e li feriscono. Non consentono loro i vantaggi dell'autostrada.
I poveri della terra si nascondono insieme - Per paura del ricco e del potente. Scacciati dalla società dei ricchi, senza il loro patrocinio e amicizia, sono obbligati ad associarsi, e non trovano nel malvagio né protettore né amico. Eppure l'orgoglioso oppressore non viene punito.
5 Ecco, come asini selvatici nel deserto - Per quanto riguarda l'asino selvatico, vedi le note a Giobbe 6:5. Schultens, Good, Noyes e Wemyss, lo capiscono, non come riferito ai superbi tiranni stessi, ma ai miserabili oppressi e bisognosi che avevano cacciato dalla società, e costretti a cercare una sussistenza precaria, come l'asino selvaggio, nel deserto.
Suppongono che il significato sia che questi emarginati vanno alla loro fatica quotidiana cercando radici e verdure nel deserto per la sussistenza, come animali selvatici. Ma mi sembra che il riferimento sia piuttosto a un'altra classe di persone malvagie: alle tribù erranti che vivono di saccheggio - che vagano per i deserti e vivono una vita sfrenata e senza legge, come animali selvatici. L'asino selvatico si distingue per la sua agilità, e il confronto qui gira principalmente su questo fatto.
Questi predoni si muovono rapidamente da un luogo all'altro, fanno il loro assalto all'improvviso e inaspettatamente e, dopo aver saccheggiato il viaggiatore, o la carovana, come improvvisamente scompaiono. Non hanno casa, non coltivano terra e non allevano greggi. L'unica obiezione a questa interpretazione è che l'asino selvatico non è una bestia da preda. Ma, in risposta a ciò, si può dire, che il paragone non dipende da quello, ma dal fatto che rassomigliano a quegli animali nelle loro abitudini di vita senza legge; vedi Giobbe 11:12 , nota; Giobbe 39:5 , nota.
Vanno al loro lavoro - Al loro impiego - vale a dire, saccheggiano.
Alzarsi presto - Alzarsi presto. È un'usanza degli orientali di tutto il mondo alzarsi all'alba. Nei viaggi, di solito si alzano molto prima del giorno, viaggiano molto di notte e durante il caldo del giorno riposano. Poiché le carovane spesso viaggiavano presto, anche i predoni si alzavano presto per incontrarle.
Per una preda - Per il saccheggio - l'affare della loro vita.
Il deserto - Il deserto, perché così la parola deserto è usata nelle Scritture; vedi Isaia 35:1 , nota; Matteo 3:1 , nota.
Produce cibo - Vale a dire, con il saccheggio. Ottengono la sussistenza per se stessi e le loro famiglie saccheggiando le carovane del deserto. L'idea di Giobbe è che sono visti da Dio, e tuttavia si lascia vagare liberamente.
6 Raccolgono ognuno il suo grano - Margine, "mais mescolato" o "draga". Il vocabolo qui usato ( בליל b e lı̂yl ) denota, propriamente, “ meslin ”, foraggio misto, composto da varie specie di cereali, come orzo, veccia, ecc., preparato per il bestiame; vedere le note in Isaia 30:24.
Nel campo - Irrompono nei campi degli altri e li derubano del loro grano, invece di coltivare la terra da soli. Così è reso da Girolamo - Agrum non suum deme-runt; et vineam ejus, quem vi. vendicatore oppressore. La Settanta lo rende: "Un campo, non il loro, mietono prima del tempo - πρὸ ὥρας pro hōras.
Raccolgono l'annata dei malvagi - Margine, "i malvagi raccolgono l'annata". Piuttosto, raccolgono la vendemmia dell'oppressore. Non è l'annata dell'industria onesta; non un raccolto che è il risultato del loro lavoro, ma di preda. Vivono di depredazioni sugli altri. Questo è descrittivo di coloro che si sostengono con la rapina.
7 Fanno alloggiare il nudo senza vestiti - Spogliano gli altri dei loro vestiti e li lasciano indigenti.
Che non hanno copertura per il freddo - Tutti i viaggiatori ci dicono che, sebbene il giorno sia intensamente caldo nei deserti dell'Arabia, le notti sono spesso intensamente fredde. Di qui le sofferenze di coloro che sono depredati e che non hanno nulla per difendersi dall'aria fredda della notte.
8 Sono bagnati dalle piogge delle montagne - Cioè i poveri, oi viandanti che hanno derubato. Le colline raccolgono le nuvole e le piogge sembrano scendere dalle montagne. Queste piogge spesso si raccolgono e scendono così all'improvviso che non c'è quasi tempo per cercare un riparo.
E abbraccia la roccia in mancanza di un riparo - Rifugiati sotto una roccia sporgente. I briganti li scacciano dalle loro case, o li depredano delle loro tende, e li lasciano trovare un riparo dalla tempesta, o di notte, sotto una roccia. Ciò concorda esattamente con ciò che dice Niebuhr degli arabi erranti vicino al monte Sinai: “Coloro che non possono permettersi una tenda, stendono un telo su quattro o sei pali; e altri stendono la loro tela presso un albero, o si sforzano di ripararsi dal caldo e dalla pioggia nelle cavità delle rocce. Reisebeschreib. io. questo s. 233.
9 Strappano gli orfani dal seno - Cioè, rubano i bambini non protetti e li vendono, o li rendono schiavi per il proprio uso. Se questa è l'interpretazione corretta, allora esisteva a quel tempo, ciò che è esistito da allora, con tanto disonore dell'umanità, l'usanza di rapire i bambini e portarli via per essere venduti come schiavi. La schiavitù esisteva nei primi tempi; e deve essere stato in qualche modo che si procurassero gli schiavi.
La meraviglia di Giobbe è che a queste persone fu permesso di vivere - che Dio non si fece avanti e le punì. Il fatto esiste ancora, e il terreno dello stupore non è diminuito. L'Africa sanguina sotto torti di questo tipo; e la vendetta del cielo sembra dormire, sebbene il bambino sia strappato a sua madre, e trasportato, in mezzo a molti orrori, in una terra lontana, a consumare la vita in una servitù senza speranza.
E prendi in pegno dei poveri - Prendi dunque ciò che è necessario al conforto dei poveri, e conservalo, affinché non possano goderne l'uso; vedi le note a Giobbe 22:6.
10 E tolgono il covone all'affamato - Il significato di questo è che gli affamati sono costretti a portare il covone per i ricchi senza che gli sia permesso di saziare la loro fame. Mosè comandò che anche al bue che pigiava il grano non fosse messa la museruola Deuteronomio 25:4; ma qui c'era crudeltà più aggravata di quella che sarebbe stata, nel costringere gli uomini a portare il covone della messe senza permettere loro nemmeno di saziare la loro fame. Questo è un esempio della crudeltà che, secondo Giobbe, fu effettivamente praticata sulla terra, e tuttavia Dio non si interpose per punirla.
11 Che hanno fatto l'olio tra le loro mura - O meglio, li costringono a esprimere l'olio all'interno delle loro mura. La parola יצהירו yatshı̂yrû, resa “olio fatto”, deriva da צחר tsachar, risplendere, dare luce; e quindi, i derivati della parola sono usati per denotare luce, e poi olio, e quindi la parola viene a denotare spremere olio allo scopo di luce.
A questo scopo si otteneva olio dalle olive spremendole, e l'idea qui è che i poveri fossero costretti a svolgere questo servizio per gli altri senza compenso. L'espressione “entro le loro mura” significa probabilmente entro le mura dei ricchi; cioè, all'interno dei recinti in cui tali presse sono state erette. Sono stati portati via dalle loro case; costretti a lavorare per gli altri; e confinate a questo scopo all'interno di recinti eretti allo scopo di esprimere l'olio.
Alcuni si sono proposti di leggere questo passo: "Tra le loro mura li fanno faticare a mezzogiorno"; come se si riferisse alla crudeltà di farli lavorare sotto il caldo soffocante del sole. Ma la prima interpretazione è la più comune e si accorda meglio con il significato usuale della parola e con la connessione.
E pigiano i loro torchi e soffrono la sete - Li costringono a pigiare la loro uva senza permettere loro di dissetarsi dal vino. Un tale trattamento sarebbe, ovviamente, un'oppressione crudele. Una descrizione simile è data da Addison nella sua lettera dall'Italia:
Il povreo Abitante mira indarno
Il roseggiante Arancio e'l pingue grano,
Crescer dolente ei mira ed oli, e vini,
E de mirti odorar l'ombra ei sdegna.
In mezzo alla Bonta della Natura
Maledetto languisce, e deatro a cariche
Di vino vigne muore per la sete.
“Il povero abitante vede invano
L'arancia arrossata e il grano gonfio;
Senza gioia vede crescere oli e vini
E nell'ombra fragrante del mirto si strugge;
Affamati, in mezzo alla maledizione della natura,
E nella vigna carica muore di sete».
Le opere di Addison, vol. io. pp. 51-53. Ed. Londra. 1721.
12 Gli uomini gemono da fuori città - Il significato evidente di ciò è che i dolori causati dall'oppressione non erano confinati ai deserti e ai luoghi solitari; non si vedevano solo dove il vagabondo sbandato si impadroniva del viandante, o nei luoghi relativamente poco frequentati della campagna dove i poveri erano costretti a lavorare nei torchi e nei frantoi altrui, ma si estendevano anche alle città.
In che modo si praticasse questa oppressione nelle città, Giobbe non lo specifica. Potrebbe essere per l'improvvisa discesa su una città ignara, di orde di predoni, che hanno derubato e ucciso gli abitanti, e poi sono fuggiti, o potrebbe essere per l'oppressione interna, come dei ricchi sempre i poveri, o dei padroni sui loro schiavi . L'idea che Giobbe sembra voler trasmettere è che l'oppressione abbondava. La terra era piena di violenza.
Era in ogni luogo, in città e in campagna, eppure Dio non si fece avanti per incontrare e punire l'oppressore come meritava. Ci sarebbero stati casi di oppressione e crudeltà sufficienti in tutte le città da giustificare tutto ciò che Giobbe dice qui, specialmente nei tempi antichi, quando le città erano sotto il controllo dei tiranni. La parola che viene tradotta “uomini” qui è מתים mathı̂ym, che non è il termine usuale per denotare gli uomini.
Questa parola deriva da מוּת mûth, “morire”; e quindi, potrebbe esserci qui la nozione di "mortali" o di "moribondi", che emettono questi gemiti.
E l'anima del ferito grida - Questa espressione sembra come se Giobbe si riferisse ad alcuni atti di violenza compiuti da predoni, e forse l'intera descrizione è destinata ad applicarsi alle sofferenze causate dall'improvvisa discesa di una banda di predoni sull'ignaro e dormienti abitanti di una città.
Eppure Dio non attribuisce loro follia - La parola tradotta “follia” תפלה tı̂phlâh significa “follia”; e quindi anche la malvagità. Se si vuole mantenere questa lettura, il passaggio significa che Dio non si preoccupa, cioè non considera la loro follia o malvagità. Lo lascia passare senza punirlo; confronta Atti degli Apostoli 17:30.
Ma la stessa parola, con un cambiamento dei punti, תפלה t e phı̂llâh, significa “preghiera”; e molti hanno supposto che significhi che Dio non considera la preghiera o il grido di coloro che sono così oppressi. Questo, di per sé, avrebbe senso, ma il rendering precedente concorda meglio con la connessione. Lo scopo di Giobbe non è mostrare che Dio non guarda al grido degli afflitti, ma che non si interpone per punire coloro che sono tiranni e oppressori.
13 Sono di quelli che si ribellano alla luce - Cioè, odiano la luce: confronta Giovanni 3:20. È spiacevole per loro e compiono le loro azioni di notte. Giobbe qui inizia un riferimento a un'altra classe di persone malvagie - coloro che compiono le loro azioni nell'oscurità della notte; e mostra che di loro vale la stessa cosa che di coloro che commettono delitti in giornata aperta, che Dio non si interpone direttamente per punirli.
Soffrono per vivere nella prosperità. Questo dovrebbe essere reso, "Altri odiano la luce"; o: "Ci sono anche quelli che sono ribelli contro la luce". C'è una grande forza nella dichiarazione che coloro che compiono atti di malvagità nella notte sono "ribelli" contro la luce del giorno.
Non ne conoscono le vie - Non lo vedono. Funzionano di notte.
Né dimorare nei suoi sentieri - Nei sentieri che fa la luce. Cercano strade su cui la luce non splende.
14 L'assassino - Uno dei casi, di cui al versetto precedente, di coloro che compiono le loro azioni nelle tenebre.
Sorgendo con la luce - ebraico לאור lā'ôr. Vulgata " Mane primo - nel primo crepuscolo". Il significato è che lo fa molto presto; all'alba. Non è in open day, ma alle prime luci dell'alba.
Uccide i poveri e i bisognosi - Coloro che sono così poveri e bisognosi che sono obbligati ad alzarsi presto e andare al loro lavoro. C'è un doppio aggravamento: il delitto di omicidio stesso, e il fatto che viene commesso su coloro che hanno la necessità di andare a quella prima ora al loro lavoro.
E di notte è come un ladro - Lo stesso uomo. Il furto viene solitamente commesso con la copertura della notte. L'idea di Giobbe è che, sebbene questi delitti non possano sfuggire all'attenzione di Dio, tuttavia egli non interviene per punire coloro che li hanno commessi. Una sorprendente illustrazione incidentale del fatto qui affermato si è verificata nel viaggio dei signori Robinson e Smith, nel loro viaggio da Akabah a Gerusalemme.
Dopo essersi ritirati una notte a riposare, furono svegliati da un rumore improvviso; e hanno arrestato l'attacco dei ladri. “I nostri arabi”, dice il dottor R. “erano evidentemente allarmati. Hanno detto, se ladri, “ci avrebbero rubato a mezzanotte; se i ladri sarebbero scesi verso il mattino”. Bibl. Ricerca. io. 270. Sembrerebbe, quindi, che ci fosse un tempo o un ordine stabilito in cui sono abituati a commettere le loro varie depredazioni.
15 Anche l'occhio dell'adultero attende il crepuscolo; - confrontare la descrizione in Proverbi 7:8 , “Egli andò a casa sua; al crepuscolo, alla sera, nella notte nera e buia”.
E nasconde la sua faccia - Margin, "appoggia la sua faccia in segreto". Il significato è che si è messo una maschera sul viso, per paura di essere riconosciuto. Così Giovenale, sab. viii. 144, come citato da Noyes:
- si nocturnus adulter
Tempora Santonico velas adoperta cucullo.
Questi atti di malvagità furono poi compiuti di notte, come sono ancora; e tuttavia, sebbene l'occhio di Dio li vedesse, non li puniva. Il significato di Giobbe è che alle persone era permesso commettere i crimini più oscuri, ma che Dio non si fece avanti per eliminarli.
16 Nel buio scavano nelle case - Questo si riferisce, probabilmente, a un'altra classe di persone malvagie. L'adultero ruba di notte, ma non è il suo modo di “scavare” nelle case. Ma le persone qui menzionate sono ladri, che di giorno si nascondono e di notte entrano di nascosto nelle case per saccheggiare. La frase “scavare” si riferisce probabilmente al fatto che le case erano fatte di argilla, o di mattoni essiccati al sole, una specie di capanne di fango, e le cui pareti, quindi, potevano essere facilmente attraversate.
In Oriente quasi tutte le case sono fatte di mattoni crudi, e non è difficile fare un buco nel muro abbastanza grande da far entrare il corpo umano; confronta Ezechiele 12:7. In Bengala, dice il signor Ward, è comune per i ladri scavare attraverso i muri delle case fatte di fango, o sotto i pavimenti delle case, che sono fatti semplicemente di terra, ed entrare così nelle abitazioni mentre i detenuti dormono. Alte u. di Rosenmuller neue Morgenland “in loc.”
Che avevano segnato per se stessi durante il giorno - Secondo questa traduzione l'idea sarebbe che durante il giorno osservassero attentamente le case e vedessero dove si potesse effettuare un'entrata. Ma questa interpretazione sembra contraria al senso generale del passaggio. Si dice che evitino la luce e che la notte sia il momento per realizzare i loro scopi. Probabilmente, quindi, il significato di questo brano è: “di giorno si rinchiudono.
Così è reso da Gesenius, Rosenmuller, Noyes e altri. La parola qui usata, e resa “segnata” ( חתם châtham ), significa sigillare, sigillare; e quindi, l'idea di stare zitti, o digiunare; vedi Giobbe 9:7 , nota; Isaia 8:17 , nota.
Quindi, può significare tacere come se si fosse rinchiusi; e l'idea qui è che di giorno si rinchiudevano nei loro nascondigli e di notte andavano alle loro depredazioni.
Non conoscono la luce - Non vedono la luce. Fanno tutto il loro lavoro al buio.
17 Perché il mattino è per loro come l'ombra della morte - Temono la luce come di solito si fa con le tenebre più profonde. Il mattino o la luce rivelerebbero le loro azioni malvagie, e quindi lo evitano.
Come l'ombra della morte - Come l'oscurità più profonda; vedi le note a Giobbe 3:5.
Se uno li conosce - Se sono riconosciuti. O, più probabilmente, questo significa “loro”, cioè ciascuno di loro, “conosce i terrori dell'ombra della morte”, ovvero le tenebre più profonde. Con questa interpretazione si manterrà il significato comune della parola ( יכיר yakı̂yr ) e la traduzione si adatterà al senso generale del passaggio.
Il significato è che hanno familiarità con la notte più nera. Non lo temono. Temono solo la luce del giorno. Per altri l'oscurità è terribile; a loro è familiare. La parola resa "ombra di morte" nell'ultima parte di questo verso è la stessa della prima. Può significare in entrambi i luoghi la notte cupa che assomiglia all'ombra, della morte. Una notte del genere è "terribile" per la maggior parte delle persone, per loro è familiare e si sentono al sicuro solo quando le sue ombre profonde sono intorno a loro.
18 È veloce come le acque - Noyes lo rende: "Sono veloci come la barca sulle acque". Dr. Good, "Miserabile è quest'uomo sulle acque". Wemyss, "Tale dovrebbe essere come schiuma sulle acque". Le Clerc dice che non c'è quasi nessun passo delle Scritture più oscuro di questo, e la varietà di interpretazione adottata mostrerà subito la perplessità degli espositori. Rosenmuller suppone che la particella di confronto ( כ k ) debba essere compresa e che il significato sia "è come una cosa leggera sulle acque"; e questo probabilmente esprime il vero senso.
È un paragone del ladro con una barca leggera, o qualsiasi altra cosa leggera che si muove dolcemente sulla superficie dell'acqua e che scivola senza rumore. Così dolcemente e senza rumore il ladro scivola nel buio. È rapido nei suoi movimenti, ma è immobile. Non è raro descrivere uno che sta per commettere un delitto di notte come se si muovesse senza far rumore e prendesse ogni precauzione affinché fosse preservato il massimo silenzio. Quindi Macbeth, quando sta per commettere un omicidio, fa un soliloquio:
Ora sull'un mezzo mondo
La natura sembra morta -
E appassito omicidio,
Allarmato dalla sua sentinella, il lupo,
Chi ha ululato il suo orologio, così con il suo passo furtivo,
Con i passi incantevoli di Tarquin, verso il suo design
Si muove come un fantasma.
Tu terra sicura e salda,
Non ascoltare i miei passi, da che parte camminano, per paura
Le stesse pietre parlano di me.
Non so però che questo paragone di un ladro, con un oggetto leggero sulle acque, si trovi altrove, ma è di grande bellezza. La parola resa “rapido” ( קל qal ) può indicare sia ciò che è rapido, sia ciò che è leggero. In Isaia 30:16 , è applicato a un cavallo Isaia 30:16. Qui può essere reso: "Egli è come una cosa leggera sulla superficie delle acque".
La loro parte è maledetta nella terra - Cioè, il loro modo di vivere, il loro modo di guadagnarsi da vivere, è meritevole di esecrazione. Si può dire che il risultato dell'umile fatica e dell'onesto lavoro sia benedetto; ma non la proprietà che acquistano. Rosenmuller e Noyes, tuttavia, suppongono che la parola "porzione" qui si riferisca alla loro abitazione e che l'idea sia che abbiano la loro dimora in luoghi selvaggi e incolti; vivono in luoghi maledetti dalla sterilità e dalla sterilità. L'ebraico sopporterà entrambe le costruzioni. La parola lotto, come è comunemente intesa da noi, può forse abbracciare entrambe le idee. "Il loro è un destino maledetto sulla terra."
Egli non vede la via delle vigne - Cioè, non passano la loro vita a coltivarle, né ne ricavano sussistenza. Vivono di saccheggio e le loro dimore sono in ritiri selvaggi, lontani dalla società tranquilla e civilizzata. L'oggetto sembra essere quello di descrivere i predoni, che di notte scendono improvvisamente sui possedimenti altrui, e che hanno le loro abitazioni lontane dai campi ricoperti dai frutti della coltivazione.
19 La siccità e il caldo consumano le acque nevose - Margine, "prendere violentemente"; vedi le note a Giobbe 6:17. La parola resa “consumare”, ea margine “prendere con violenza” ( יגזלו yı̂gâz e lû ), significa propriamente spogliarsi, come pelle dalla carne; e poi strappare o strappare con la forza; spogliare, derubare, derubare.
Il significato qui è che il calore sembra afferrare e portare via le acque nevose - per portarle via, come un saccheggiatore guasta. C'è molta bellezza poetica in questa immagine. Per “acque nevose” qui si intendono le acque che si producono dallo scioglimento della neve sulle colline, e che gonfiano i ruscelli nelle valli sottostanti. Quelle acque, dice Giobbe, sono portate a rivoli sulle sabbie ardenti, finché la siccità e il calore le assorbono tutte e svaniscono; vedi la bella descrizione di ciò che Giobbe fa in Giobbe 6:15.
Quelle acque svaniscono silenziosamente e dolcemente. Il ruscello diventa sempre più piccolo man mano che si snoda nel deserto fino a scomparire tutto. Quindi Giobbe dice che è con queste persone malvagie che sta descrivendo. Invece di essere violentemente tagliato fuori; invece di essere sospinti fuori dalla vita da un giudizio improvviso e spaventoso, come sostenevano i suoi amici, furono lasciati indugiare calmi e pacifici - come il ruscello scorre dolcemente nel deserto - finché non scompaiono tranquillamente con la morte - mentre le acque sprofondano dolcemente nelle sabbie o evaporare nell'aria. L'intera descrizione è quella di una morte pacifica contrapposta a una di violenza.
Così fa la tomba coloro che hanno peccato - C'è una meravigliosa concisione ed energia nelle parole originali qui, che è molto debolmente espressa dalla nostra traduzione. L'ebraico è ( חטאו שׁאול sh e 'ôl châṭâ'û ) "la tomba, hanno peccato". Il senso è correttamente espresso nella versione comune.
Il significato è che coloro che hanno peccato muoiono nello stesso modo tranquillo e gentile con cui le acque svaniscono nel deserto. Per coloro che hanno peccato, Giobbe intende coloro ai quali si era appena riferito: ladri, adulteri, assassini, ecc., e il senso dell'insieme è che morirono di una morte calma e pacifica; vedi le note a Giobbe 21:13 , dove avanza lo stesso sentimento di qui.
20 Il grembo lo dimenticherà - La madre che lo ha partorito lo dimenticherà. L'idea qui sembra essere che svanirà dalla memoria, proprio come fanno le altre persone. Non sarà sopraffatto da alcuna punizione infamante, dando così occasione di ricordarlo con una morte ignominiosa. A prima vista sembrerebbe una calamità essere presto dimenticati da una madre; ma se l'interpretazione di cui sopra è corretta, allora significa che la condizione della sua morte sarebbe tale che non ci sarebbe occasione per una madre di ricordarlo con dolore e vergogna, come colei che fu ignominiosamente giustiziato per i suoi crimini.
Questa interpretazione è stata proposta da Mercer ed è stata adottata da Rosenmuller, Noyes e altri. Si accorda con lo scopo generale del passaggio, ed è probabilmente corretto. Varie altre interpretazioni, invece, sono state proposte, che si riscontrano in Good e nei Critici Sacri.
Il verme si nutrirà dolcemente di lui - Come degli altri. Morirà e sarà sepolto nel modo consueto. Giacerà tranquillo nella tomba, e là tornerà alla sua polvere nativa. Non sarà appeso a un patibolo, né dilaniato e divorato dalle bestie feroci; ma la sua morte e sepoltura saranno pacifiche e tranquille; vedi Giobbe 21:26 , nota; Giobbe 19:26 , ndr.
Non sarà più ricordato - Come uomo di eminente colpa, o come ignominiosamente punito. Il significato è che non c'è nulla di marcato e distintivo nella sua morte. Non vi è alcuna manifestazione speciale del dispiacere divino. C'è del vero in questo, che i malvagi cessano di essere ricordati. La gente si affretta a dimenticarli; e non avendo fatto alcun bene che li renda oggetto di grata reminiscenza, la loro memoria svanisce. Questo, lungi dall'essere una calamità e una maledizione, Giobbe lo considera un favore. Sarebbe una calamità essere ricordato come un uomo cattivo e come morto di una morte ignominiosa.
E la malvagità sarà spezzata come un albero - Il male qui o malvagità ( עולה ‛ avlâh ) significa un uomo malvagio o malvagio. L'idea sembra essere che un tale uomo morirebbe come un albero che viene spogliato delle sue foglie e dei suoi rami viene abbattuto. Non è come un albero verde che viene violentemente strappato dalle radici in una tempesta, o sradicato in una tempesta, ma come un albero secco che comincia a marcire e che cade dolcemente per il suo stesso peso.
Vive per essere vecchio, e poi affonda in silenzio a terra e muore. Quindi Giobbe dice che è con i malvagi. Non vengono spazzati via dai giudizi divini, come gli alberi della foresta vengono strappati dalle radici o strappati dal tornado.
21 Egli male supplica la sterile - La donna che non ha figli per confortarla o sostenerla. Aumenta la sua calamità con atti di crudeltà e oppressione. Essere senza figli, come è noto, era considerato, in epoca patriarcale, una grande calamità.
E non fa bene alla vedova - Vedi le note a Giobbe 24:3. Nonostante tutto ciò, gli è permesso di vivere nella prosperità e di morire senza alcun segno visibile del dispiacere divino.
22 Attira anche i potenti con il suo potere - La parola qui tradotta attira ( משׁך mâshak ), significa attirare; e poi, afferrare, prendere, togliere e, quindi, togliere, distruggere; Salmi 28:3; Ezechiele 22:20.
L'idea qui sembra essere che i suoi atti di oppressione e crudeltà non fossero confinati ai poveri e agli indifesi. Anche i grandi e i potenti furono smascherati, e non risparmiò nessuno. Nessuno era al sicuro e nessun diritto poteva essere considerato sicuro. Il personaggio qui descritto è quello che appartiene a un tiranno, o un conquistatore, e Giobbe probabilmente intendeva descrivere un uomo così potente, che era indifferente ai diritti dell'alto e del basso.
Si alza - Quando si alza; cioè, quando intraprende un'impresa, o esce per compiere i suoi scopi malvagi.
E nessun uomo è sicuro della vita - Dal timore di lui anche i grandi e i potenti non hanno sicurezza. Questa lingua descriverà bene il carattere di un despota orientale. Avendo il potere assoluto, nessun uomo, nemmeno il più alto di rango, può sentire che la sua vita è al sicuro se il monarca si offende in qualche modo. Tuttavia, Giobbe dice che anche a un tale despota fu permesso di vivere in prosperità e di morire senza alcuna prova notevole del disappunto divino.
23 Sebbene gli sia dato di essere al sicuro - Cioè, Dio gli dà la sicurezza. Il nome Dio è spesso compreso o non espresso. Il significato è che Dio dà sicurezza a questo uomo malvagio, o oppressore. Gli è permesso di vivere una vita di sicurezza e tranquillità.
Sul quale riposa - O, piuttosto, “Ed è sostenuto, o sostenuto” - ( וישׁען v e yshâ‛an ). Il significato è che è sostenuto o sostenuto da Dio.
Eppure i suoi occhi sono sulle loro vie - " E gli occhi di Dio sono sulle vie di tali uomini". Cioè, Dio li custodisce e li difende. Sembra sorridere loro e far prosperare tutte le loro imprese.
24 Si esaltano per un po' - Questa era la proposta che Giobbe sosteneva. I suoi amici affermavano che i malvagi furono puniti per i loro peccati in questa vita, e che grandi crimini sarebbero presto andati incontro a grandi calamità. Questo Giobbe nega e dice che il fatto era che erano "esaltati". Eppure sapeva che sarebbe stato solo per poco tempo, e credeva che avrebbero ricevuto, in un periodo non lontano, la giusta ricompensa delle loro azioni. Sostiene però che la loro morte potrebbe essere tranquilla e facile, e che nessuna prova straordinaria del disappunto divino si percepirebbe nel modo della loro partenza.
Ma se ne sono andati e si sono abbassati - Margine, "non". Ebraico ואיננו v e 'ayı̂nenû - "e non sono"; confronta Genesi 42:13. "Il più giovane è oggi con nostro padre, e uno no;" Genesi 37:30. "Il bambino non è, e io, dove devo andare?" Cioè, il bambino è morto; confrontare l'espressione Troja fuit. Il significato qui è che presto scompaiono o svaniscono.
Sono tolti di mezzo come tutti gli altri - Muoiono allo stesso modo degli altri, e senza alcuna espressione straordinaria del disappunto divino nella loro morte. Questo era direttamente contrario a ciò che i suoi amici avevano sostenuto. La parola ebraica qui ( קפץ qâphats ) significa “raccogliere”, “raccogliere”; ed è spesso usato nel senso di "radunarsi ai propri padri", per indicare la morte.
E mozzate come le cime delle spighe - Di frumento, orzo o grano simile. Il mais, nel senso in cui la parola è comunemente usata in questo paese, non era conosciuto ai tempi di Giobbe. L'allusione qui è al raccolto. Quando il grano era maturo, sembra che avessero l'abitudine di tagliare le spighe, e non di tagliarlo vicino alla radice, come facciamo noi. Il corpo dello stelo è stato lasciato e, quindi, nelle Scritture vi è un'allusione così frequente alla stoppia che è stata bruciata.
Così, in Egitto, ai figli d'Israele fu ordinato di ottenere la stoppia lasciata nei campi, nella fabbricazione di mattoni, invece di farsi fornire la paglia. Il significato di Giobbe qui è che non sarebbero stati portati via da una morte violenta, o prima del loro tempo, ma che sarebbero stati come il grano in piedi nel campo al momento del raccolto, e poi raccolto pacificamente; confronta Salmi 73:4.
25 E se non è così ora, chi mi renderà un bugiardo? - Una sfida a chiunque per dimostrare il contrario di quanto aveva detto. Giobbe aveva ora attaccato la loro posizione principale e si era appellato ai fatti in difesa di ciò che riteneva. Sosteneva che, in effetti, i malvagi prosperavano, che spesso vivevano fino alla vecchiaia, e che poi morivano di una morte pacifica, senza alcuna diretta dimostrazione del disappunto divino.
Si appella coraggiosamente, ora, a chiunque di negare questo, o di dimostrare il contrario. Il ricorso è stato decisivo. Il fatto era innegabile e la polemica era chiusa. Bildad Giobbe 25:1 25,1-6 tenta una breve risposta, ma non tocca la domanda sui fatti a cui si era appellato Giobbe, ma pronuncia alcune massime proverbiali vaghe e irrilevanti, sulla grandezza di Dio, e tace.
I suoi proverbi sembrano esauriti e la teoria che lui ei suoi amici avevano costruito con tanta cura e in cui erano stati così fiduciosi, ora è stata rovesciata. Forse questo era un disegno dello Spirito Santo, nel registrare l'argomento fin qui condotto, di mostrare che la teoria dell'amministrazione divina, che era stata costruita con tanta cura, e che era sostenuta da tante proverbiali massime, era falsa. . Il rovesciamento di questa teoria era di importanza sufficiente per giustificare questa lunga argomentazione, perché:
(1) era ed è della massima importanza che prevalgano opinioni corrette sulla natura dell'amministrazione divina; e
(2) è di speciale importanza nel confortare il popolo afflitto di Dio.
Giobbe aveva provato grande aggravamento, nelle sue sofferenze, dalla posizione che i suoi amici avevano mantenuto, e dagli argomenti che avevano potuto addurre, per dimostrare che le sue sofferenze erano la prova che era un ipocrita. Ma vale tutto ciò che è costato; tutta l'esperienza degli afflitti amici di Dio, e tutte le fatiche prese per rivelarla, per mostrare che l'afflizione non è una prova certa del disappunto divino, e che fini importanti possono essere raggiunti per mezzo della prova.
Esposizione della Bibbia di John Gill:
Giobbe 24
1 INTRODUZIONE A JOB 24
Questo capitolo contiene la seconda parte della risposta di Giobbe all'ultimo discorso di Elifaz, in cui mostra che gli uomini malvagi, quelli di carattere peggiore, prosperano nel mondo, e lo attraversano impunemente; egli stabilisce questa come una verità certa, che sebbene nessun tempo sia nascosto a Dio, tuttavia coloro che lo conoscono meglio e lo conoscono di più, non vedono e non possono osservare nessuno dei suoi giorni per giudicare e punire gli uomini malvagi in questa vita, Giobbe 24:1 ; e casi in uomini colpevoli di ingiustizia, violenza, oppressione, crudeltà e disumanità, verso il loro prossimo, eppure Dio non attribuisce loro follia, né li accusa di peccato, e li punisce per questo, Giobbe 24:2-12 ; e nelle persone che commettono i crimini più atroci in segreto, come gli assassini, gli adulteri e i ladri, Giobbe 24:13-17 ; egli ammette che c'è una maledizione sulla loro parte, e che la tomba li consumerà, e non saranno più ricordati, Giobbe 24:18-20 ; e a causa del loro maltrattamento degli altri, anche se possono essere in sicurezza e prosperità, ed essere esaltati per un po', saranno abbassati e stroncati dalla morte, ma in generale non sono puniti in questa vita, Giobbe 24:21-24 ; e conclude con la massima certezza di essere nel giusto, e di avere la verità dalla sua parte, Giobbe 24:25
Versetto 1. Perché, visto che i tempi non sono nascosti all'Onnipotente,
Il che sembra essere una deduzione dedotta da ciò che aveva detto in Giobbe 23:14, che poiché tutte le cose sono stabilite da Dio, e le sue nomine sono puntualmente eseguite da lui, i tempi in cui egli ha messo in esecuzione i suoi propositi e decreti non possono essergli nascosti, perché, come ha determinato ciò che deve essere fatto, ha stabilito il tempo precedentemente fissato per farli; come c'è uno scopo per ogni cosa sotto i cieli, c'è un tempo stabilito per l'esecuzione di quel proposito, che deve essere conosciuto da Dio che lo ha fissato; Poiché, come tutte le sue opere gli sono note dal principio, ossia dall'eternità, anche i tempi in cui quelle opere devono essere compiute devono essere noti a lui. La versione latina della Vulgata riduce le parole a una proposizione categorica, i tempi non sono nascosti all'Onnipotente; o le cose temporali, come le interpreta Sephorno, le cose fatte nel tempo, o i tempi in cui si fanno quelle cose; nessun tipo di tempo è nascosto a Dio; il tempo che riguarda il mondo in generale, il suo inizio, la sua durata e la sua fine; tutte le stagioni in esso, il giorno e la notte, l'estate e l'inverno, il tempo della semina e del raccolto, che sono tutti fissati e stabiliti da lui; le diverse età e periodi di tempo distinti, in cui è stato suddiviso; il vecchio e il nuovo mondo, la dispensazione legale e evangelica, le varie generazioni in esso; le quattro grandi monarchie del mondo, la loro ascesa, la loro durata e la loro fine, con tutti gli altri regni e stati minori; il tempo che riguarda gli abitanti del mondo, il loro entrare e uscire da esso nelle generazioni successive, il tempo della loro nascita, della loro morte, e delle avversità e della prosperità, che intercambiabilmente hanno luogo durante la loro permanenza in esso; e in particolare il popolo di Dio, il tempo della sua redenzione per mezzo di Cristo, della sua conversione per grazia di Dio, e tutti i suoi momenti di oscurità, abbandono, tentazione e afflizione, e di pace, gioia e conforto; il tempo, passato e futuro, rispetto alla chiesa di Dio, e il suo stato, e tutte le cose ad essa relative; e i tempi dell'afflizione d'Israele in un paese che non era loro, quattrocento anni, e dei loro settant'anni di cattività in Babilonia, non furono nascosti all'Onnipotente, ma da lui predetti; i tempi di sofferenza della chiesa sotto il Nuovo Testamento; le dieci persecuzioni da parte degli imperatori romani; il volo e il nutrimento di esso nel deserto per un tempo, e per i tempi, e per la metà di un tempo; il calpestio della città santa per quarantadue mesi; I testimoni profetizzano: Vestiti di sacco 1260 giorni; la loro uccisione, e i loro corpi che giacciono insepolti per tre giorni e mezzo, e poi risuscitano; il regno dell'Anticristo quarantadue mesi, al termine dei quali il tempo anticristiano non sarà più; il tempo della venuta di Cristo al giudizio, che è un giorno fissato, sebbene sconosciuto agli uomini e agli angeli, e il regno di Cristo sulla terra per mille anni; tutti questi tempi non sono nascosti, ma sono noti all'Onnipotente, sì, tutti i tempi, passati, presenti e futuri, e tutte le cose che sono state, sono o saranno fatte in essi. Diversi commentatori ebrei interpretano queste parole come un'esposizione o un desiderio, perché i tempi non sono nascosti? Se lo fossero, non mi meraviglierei che coloro che lo conoscevano non sappiano ciò che avverrà; ma egli conosce i tempi e i giorni in cui gli uomini malvagi commetteranno malvagità, perché tace? Il signor Broughton, e altri, li dicono, perché non sono, o perché i tempi non dovrebbero essere nascosti dall'Onnipotente? cioè, sia nascosto nel suo petto agli uomini, come essi sono, poiché non spetta all'uomo conoscere i tempi e le stagioni che Dio ha posto in suo potere, Atti 1:6, come i tempi delle future avversità, della morte dell'uomo e il giorno del giudizio, è giusto e conveniente, per molti motivi, affinché fossero da lui nascosti da loro; ma altri di data successiva traducono le parole forse molto meglio, perché [certi tempi dichiarati] non sono riservati o riservati dall'Onnipotente [e]? cioè, per punire gli uomini malvagi in questa vita, come sarebbe il caso, Giobbe suggerisce, se fosse vero ciò che i suoi amici avevano affermato, che gli uomini malvagi sono sempre puniti qui: e poi su questo segue un'altra domanda, perché
Coloro che lo conoscono non vedono forse i suoi giorni? che lo conoscono non solo per la luce della natura, ma come è stato rivelato in Cristo; e che non hanno una conoscenza meramente solida, ma spirituale e sperimentale; che lo conoscono per amarlo, credere in lui, temerlo, servirlo e adorarlo; e che hanno una conoscenza di lui maggiore di quella che possono avere gli altri, e hanno un'intima conoscenza e familiarità con lui, sono i suoi amici del cuore; e se ci sono tempi fissi per punire i malvagi in questa vita, come avviene che questi amici di Dio, ai quali egli rivela i suoi segreti, non possano vedere e osservare alcun suo giorno e tempo come questi? ma, al contrario, osservate, anche con inciampo dei più grandi santi, che gli empi prosperano e crescono in ricchezze. Giobbe sembra riferirsi a ciò che Elifaz aveva detto, Giobbe 22:19 ; che qui egli tacitamente nega, e dimostra il contrario con vari esempi, come segue
2 Versetto 2. [Alcuni] rimuovono i punti di riferimento,
Anticamente si prefiggevano di distinguere la terra di un uomo da quella di un altro, di assicurare la proprietà e di preservarla dalle usurpazioni, ma alcuni erano così malvagi da rimuoverli segretamente di notte, o da farlo apertamente, avendo il potere dalla loro parte, fingendo di essere stati mal situati; questo non solo era proibito dalla legge di Dio, e dichiarato una cosa maledetta, Deuteronomio 19:14; 27:17 ; ma era considerato tale prima che la legge fosse data, essendo noto come tale dalla luce della natura, come ciò che era ora, e qui condannato, era prima che quella legge fosse in vigore; e così troviamo che questa era considerata una cosa esecrabile tra i pagani, che avevano una divinità che chiamavano Giove Terminale, che era costituito al di sopra dei confini e dei punti di riferimento; così Numa Pompilio stabilì delle pietre da porre come confini alle terre di tutti, e le dedicò a Giove Terminale, e ordinò che coloro che le rimuovevano fossero uccisi come persone sacrileghe, e che essi e i loro buoi fossero votati alla distruzione: alcuni lo rendono "toccano i punti di riferimento", come se toccarli fosse illecito, e quindi molto di più per rimuoverli:
portano via con la violenza le greggi e le pascolano; Non contenti di una pecora o di un agnello, portarono via intere greggi, e ciò con la forza e la violenza, apertamente e pubblicamente, e li uccisero, e ne si nutrirono; oppure li prendevano e li mettevano nei loro terreni, o in quelli che avevano ottenuto usurpando da altri, dove li nutrivano senza alcun timore degli uomini; che mostra la sfrontatezza e l'impudenza di loro
3 Versetto 3. Scacciano l'asino dell'orfano,
Che sono rimasti privi di amici, e non hanno nessuno che si prenda cura di loro, e provveda a loro; e che avendo un asino per portare le loro merci da un luogo all'altro, o per cavalcare, che sebbene fosse una creatura di non grande valore, tuttavia di una certa utilità, questa la scacciavano dal suo pascolo, o comunque dal suo legittimo proprietario; e che avendone uno solo, era tanto più crudele e disumano prenderglielo, vedi, 2Samuele 12:3,4 ;
prendono in pegno il bue della vedova; o buoi, il singolare del plurale, con cui venivano arate le sue terre, perché un solo bue poteva essere di ben poca utilità: alcuni lo rendono "una mucca", dal latte di cui lei e la sua famiglia erano principalmente sostentati, come molte povere famiglie di campagna lo sono per mezzo di una buona mucca da latte; e per prendere questo, da cui dipendeva il suo sostentamento, e da cui si tratteneva in pegno, era molto barbaro; quando la legge riguardante i pegni era in vigore tra gli ebrei, ai tempi di Mosè, che sembra fosse già in vita con altri, tutto ciò che era utile alle persone, sia per riscaldarle, sia per ottenere il pane, non doveva essere preso, almeno non trattenuto per un pegno, vedi Esodo 22:26,27 Deuteronomio 24:6,12,13
4 Versetto 4. Scacciano i bisognosi,
O, in senso morale, dalla retta via, dalla via della giustizia e della verità, con i loro cattivi esempi, o con le loro minacce o lusinghe; o, in senso civile, togliendosi di mezzo il loro sostentamento, togliendo loro ciò che li aveva ottenuti; o, in senso letterale, obbligandoli a deviare da loro, in modo altezzoso e superbo, o facendoli togliere, per paura di loro, dalla parte, affinché non li incontrassero, per timore che li insultassero, li percuotessero e li maltrattassero, o prendessero da loro quel poco che avevano, come segue:
i poveri della terra si nascondono insieme; che non solo sono poveri di portafoglio, ma poveri di spirito, miti, umili e umili, e non hanno spirito e coraggio per opporsi a tali oppressori, ma ne sono facilmente schiacciati; questi, per paura di loro, si nascondono in buchi e angoli in un corpo, in una grande folla insieme, per timore di cadere nelle loro mani crudeli e di essere usati da loro in modo barbaro, vedi Proverbi 28:28
5 Versetto 5. Guarda, come asini selvatici nel deserto,
La parola "come" è un supplemento, e può essere omessa, e le parole possono essere interpretate letteralmente degli asini selvatici, come lo sono da Sephorno, il cui posto è nel deserto, al quale sono abituati, e dove il loro cibo è fornito per loro, e che cercano diligentemente, per loro e per i loro piccoli; e così le parole possono essere descrittive del luogo in cui i poveri si nascondono, e della compagnia che sono obbligati a mantenere; ma il Targum fornisce la nota di similitudine come noi; e altri osservano che manca, e così può rispettare gli uomini malvagi prima descritti, che possono essere paragonati agli asini selvatici del deserto per la loro follia e stupidità, essendo l'uomo nato come un puledro di asino selvatico, Giobbe 11:12 ; e per la loro lussuria e sfrenatezza, e per la loro ribellione contro Dio e le sue leggi, e la loro incapacità di insegnare. Forse si può avere un po' di riguardo per gli arabi selvaggi che erano nelle vicinanze di Giobbe, i discendenti di Ismaele, chiamato l'uomo selvaggio, come lo è in Genesi 16:12 ; che vivevano di saccheggio e di rapina, come questi qui:
Essi vanno al loro lavoro: di furto e furto, furto e saccheggio, come il loro mestiere, e affari, e occupazione della vita, e con la stessa naturalezza e costanza con cui gli uomini vanno al loro lavoro legittimo, e come se fosse uno:
alzarsi per tempo in cerca di una preda; alzarsi presto la mattina per incontrare il viaggiatore industrioso sulla strada, e farne preda, derubarlo di ciò che ha con sé; poiché non possono dormire se non fanno del male.
il deserto [dà] cibo per loro, [e] per [loro] figli; Anche se si nascondono in un deserto dove non c'è sostentamento, tuttavia, derubando tutti quelli che passano, ottengono abbastanza per loro e per le loro famiglie: sebbene alcuni comprendano tutto questo dei poveri, che sono costretti a nascondersi dai loro oppressori, e vanno in massa nel deserto come asini selvatici, e timorosi e veloci come loro nella fuga; e sono costretti a un duro servizio e ad alzarsi presto per guadagnarsi il pane e procurare il sostentamento alle loro famiglie; e che per lo più sono obbligati a vivere di bacche e radici, e ciò che un deserto selvaggio può offrire; ma la parola "preda" non è applicabile alle pene e alle fatiche di tali persone industriose, per cui il primo senso è il migliore; E inoltre, sembra che ci sia un resoconto continuo di uomini malvagi
6 Versetto 6. Raccolgono [ciascuno] il suo grano nel campo,
Non i poveri, che sono obbligati a mietere il grano degli empi per loro senza alcun salario, come alcuni, ma piuttosto gli empi mietono il grano dei poveri; sono così insolenti e impudenti, che non tolgono il grano dai loro granai di nascosto, ma mentre è fermo nel campo; vengono apertamente e lo mietono, come se fosse il loro, senza alcun timore di Dio o degli uomini: si osserva che la parola significa una mescolanza delle specie più povere di grano, che non è certo qualcosa di meglio del cibo per il bestiame; eppure questo lo tagliano e lo portano via, almeno come foraggio per i loro cavalli e asini. Alcune delle antiche versioni, considerandole come due parole, le rendono "che non sono loro"; vanno in un campo che non è il loro, e mietono grano che non appartiene a loro, a cui non hanno diritto, e quindi sono colpevoli di grande ingiustizia, e di fare del male agli altri:
e raccolgono la vendemmia degli empi; raccogli l'uva dalle vigne degli uomini malvagi, che vengono raccolte, come significa la parola, alla fine dell'anno, in autunno; e sebbene appartengano a uomini malvagi come loro, tuttavia non li risparmiano, ma si impadroniscono di tutto ciò che gli capita a portata di mano, sia che si tratti di proprietà di uomini buoni o di uomini cattivi; E così a volte un uomo malvagio è uno strumento per punirne un altro: o "gli empi raccolgono la vendemmia"; cioè, dai poveri; come mietono dove non hanno seminato, raccolgono di ciò che non hanno piantato
7 Versetto 7. Fanno alloggiare gli ignudi,
Cioè, coloro che sono mal vestiti, scarsamente abbigliati, hanno a malapena nient'altro che stracci, eppure gli uomini malvagi sopra descritti sono così crudeli, che li tolgono ai poveri, e persino le loro lenzuola, che sembrano principalmente disegnate; così che sono costretti a stare tutta la notte senza nulla addosso;
che non [abbiano] copertura contro il freddo; né di giorno, né di notte, e specialmente quest'ultima; e non avendo una casa dove andare, e costretti a sdraiarsi sulla nuda terra, non avevano nulla che li proteggesse dall'inclemenza del tempo; poiché anche nei paesi caldi a volte le notti sono fredde e cade una grande rugiada, sì, a volte è una brina, vedi Genesi 31:40
8 Versetto 8. Sono bagnati dagli acquazzoni delle montagne,
Coloro che sono senza alcun vestito che li copra, sdraiati ai piedi di una collina o di una montagna, dove spesso si addensano le nuvole, e lì si rompono, o la neve in cima ad esse si scioglie per il calore del giorno; e sia per l'uno che per l'altro, grandi corsi d'acqua scorrono giù per i monti, e i poveri nudi, o quelli che sono vestiti di rado, ne sono tutti bagnati, come il corpo di Nabucodonosor era con la rugiada del cielo, quando fu scacciato dagli uomini e visse tra le bestie, Daniele 4:33; 5:21 :
e abbracciano la roccia per mancanza di un riparo; o abitazione, come il Targum; non avendo una casa in cui abitare, né alcun vestito che li coprisse, erano contenti di entrare nella buca di una roccia, in una grotta o in una tana, e dove alcuni uomini buoni in tempi passati erano costretti a vagare, Ebrei 11:38 ; e dove le persone meschine, nel tempo e nel paese in cui Giobbe visse, furono costrette ad abitare, vedi Giobbe 30:6
9 Versetto 9. Strappano l'orfano dal petto,
O apposta per farla morire di fame, il che deve essere estremamente barbaro; o venderlo per essere allevato come schiavo; o obbligando la madre a svezzarlo prima del tempo stabilito, per poter essere più in grado di fare il lavoro per coloro che l'hanno obbligata a fare. Il signor Broughton rende le parole: "Di malizia derubano gli orfani"; cioè, attraverso la grandezza del male che fanno, come Ben Gersom lo interpreta; o per l'indole estremamente maliziosa di cui sono; di cui questo è un esempio flagrante; o
"Derubano l'orfano di ciò che gli resta dopo averlo spogliato",
o la devastazione, attraverso il saccheggio delle sostanze di suo padre ora morte, che era estremamente crudele;
e prendere un pegno dei poveri; o il povero stesso, o i suoi poveri figli orfani di padre, vedi 2Re 4:1 ; o ciò che è "sul povero", come può essere reso; cioè, il suo vestito, che era comunemente preso in pegno; e, da una legge stabilita in seguito in Israele, era obbligato ad essere restituito prima del tramonto, affinché potesse avere un copricapo in cui dormire, Esodo 22:26,27 ; vedi Gill su "Giobbe 22:6"
10 Versetto 10. Lo fanno andare nudo senza vestiti,
Avendo preso da lui le sue vesti come pegno, o rifiutando di dargli il suo salario per il suo lavoro, con cui potrebbe procurarsi abiti per coprirlo, ma che essendo trattenuto, è obbligato ad andare nudo, o accanto ad esso:
e tolgono il covone all'affamato; la versione latina della Vulgata lo rende spighe di grano, come il povero che coglieva mentre camminava in un campo di grano, per strofinarle nella sua mano, e mangiarle, come i discepoli di Cristo, con cui i farisei si erano offesi, Luca 6:1 ; e che, secondo una legge in Israele, era permesso che fosse fatto, Deuteronomio 23:25 ; Ma ora questi uomini malvagi erano così duri con questi poveri, che tolsero loro tali spighe di grano; ma è più probabile che questo covone fosse quello che i poveri avevano spigolato, e quello che avevano raccolto spiga per orecchio, e avevano legato in un covone, per portarlo a casa e batterlo, e poi ne macinano il grano, e ne fanno una pagnotta per saziare la loro fame; ma quegli uomini erano così crudeli e duri di cuore, che glielo tolsero, che avevano raccolto tutte, o la maggior parte della giornata; a meno che non si possa pensare che ci fosse un'usanza nel paese di Giobbe, che fu poi una legge tra i Giudei, che se un covone veniva dimenticato dal padrone e lasciato nel campo quando raccoglieva il grano, non doveva tornare a prenderlo e prenderlo, ma lasciarlo ai poveri, Deuteronomio 24:19 ; ma questi uomini non vollero permettere loro di averlo, ma glielo tolsero; o le parole possono essere tradotte, come lo sono da alcuni, gli affamati portano il covone [p] cioè dei loro ricchi padroni oppressivi, che dopo aver mietuto i loro campi per loro, e aver legato il grano in covoni, lo portano a casa per loro; eppure non danno loro nemmeno cibo per il loro lavoro, o salari per l'acquisto di cibo per soddisfare il loro; fame, e così li trattarono peggio dei buoi, secondo la legge ebraica, che non dovevano avere la museruola quando pigiavano il grano, ma potevano mangiarne, Deuteronomio 25:4
11 Versetto 11. [Che] producono olio entro le loro mura,
Non i poveri dentro le loro mura, come se si sentisse che facevano il loro olio in privato tra le mura delle loro case, o nelle loro cantine, per timore che fosse loro conosciuto e tolto loro, perché non si può pensare che abbiano avuto degli uliveti per fare l'olio, ma piuttosto tra le mura dei loro ricchi padroni, dove erano tenuti strettamente confinati nel loro lavoro, come in una prigione; o all'interno delle mura e delle recinzioni dei loro uliveti, dove sorgevano i loro frantoi; o meglio di tutti "entro i filari [dei] loro [ulivi]", come significa la parola, dove, dopo aver raccolto le olive, spremevano l'olio nei torchi e questo facevano a mezzogiorno, nel calore del giorno, come la parola per fare l'olio è osservata da alcuni significare, eppure non avevano dato loro nulla per dissetarsi, come segue:
[e] pigiano i [loro] torchi, e soffrono la sete; Dopo aver raccolto per loro l'uva dalle loro viti, la pigiavano nei torchi e facevano il loro vino, ma non permettevano loro di berne per placare la sete
12 Versetto 12. Gli uomini gemono da fuori città,
A causa delle oppressioni e delle ingiurie subite loro, tanto che non solo i poveri del paese che erano impiegati nei campi, negli uliveti e nelle vigne, erano usati molto male; ma anche nelle città, dove non solo c'è abbondanza di persone, e quindi gli oltraggi commessi su di loro, che li hanno fatti gemere, sono stati fatti apertamente e pubblicamente, con grande insolenza e impudenza, ma dove si sono tenuti anche tribunali di giustizia, eppure in spregio alla legge e alla giustizia sono stati commessi quei mali, vedi Ecclesiaste 3:16 ;
e l'anima del ferito grida; cioè, le persone ferite con la spada, o con qualsiasi altro strumento di vendetta, pugnalate mentre percorrevano le pubbliche strade della città, dove caddero, queste gridarono con veemenza come fanno tali persone; così audaci, oltre che barbari, erano questi uomini malvagi, che li insultavano e li maltrattavano;
eppure Dio non attribuisce loro follia; È per amore di questa osservazione che viene dato l'intero racconto di cui sopra sugli uomini malvagi, così come ciò che segue; che, sebbene siano colpevoli di tali atroci crimini, di tale disumanità, crudeltà e oppressione in città e in campagna, di iniquità inaudite, ineguagliabili, di peccati che devono essere puniti da un giudice, tuttavia sono lasciati passare impunemente da Dio. Per "follia" si intende il peccato, non solo i peccati minori, le cose piccole, stolte, insignificanti, ma più grandi e più grossolane, come quelle precedentemente espresse; ogni peccato è follia, essendo la violazione di una legge che è santa, giusta e buona, ed espone alla sua punizione e maledizione; e contro Dio legislatore, che ha il potere di salvare e di distruggere; e poiché è dannoso e pregiudizievole, sia per il carattere, il corpo o lo stato degli uomini, sia specialmente per le loro anime immortali; eppure Dio che accusa i suoi angeli di stoltezza non l'ha accusata questi uomini; cioè, egli sembrava, nei rapporti esteriori della sua provvidenza verso di loro, come se non si curasse dei loro peccati, ma fosse connivente con essi, o non ne tenesse conto, e non prendesse alcun metodo nella sua provvidenza per mostrare la loro follia, e convincerli di essa, né scoprirla agli altri, e farne esempi pubblici, non li punì, ma li lasciò andare avanti senza controllo; e questo Giobbe osserva, per dimostrare la sua tesi, che gli uomini malvagi non sono sempre puniti in questa vita
13 Versetto 13. Sono di quelli che si ribellano alla luce,
La luce della natura, che agisce contro i dettami della loro coscienza, nell'essere colpevoli della disumanità, della barbarie e della crudeltà di cui erano accusati nei casi di cui sopra, o la luce della legge, come il Targum, sebbene la legge dei dieci comandamenti non fosse ancora in vigore, o comunque non fosse nota a queste persone, o contro Dio stesso, che è luce, e in lui non c'è tenebra, ne è rivestito, ed è il Padre delle luci per le sue creature, la Luce delle luci e la Luce del mondo, da cui scaturisce tutta la luce, naturale, spirituale ed eterna, 1 Giovanni 1:5; Giacomo 1:17; Giovanni 8:12; 9:5 ; che è il senso della maggior parte dei commentatori ebrei; e ogni peccato è una ribellione contro Dio, e tradisce l'inimicizia della mente carnale verso di lui, è un atto di ostilità contro di lui, e mostra che gli uomini sono nemici nelle loro menti verso di lui:
non ne conoscono le vie; le vie della luce, ma preferiscono ad esse le vie delle tenebre; o le vie di Dio, le vie dei suoi comandamenti, che egli ha prescritto agli uomini e li ha coandati a camminare; Essi non li conoscono, li ignorano volontariamente, non desiderano conoscerli, e non si sforzeranno mai di conoscerli; o non li approvano, non sono loro graditi e scelgono di non camminare in essi.
e non dimorare sui suoi sentieri; se in qualsiasi momento sono entrati nei sentieri della luce, della verità e della giustizia, o nelle vie dei comandamenti di Dio, e fanno alcune buone azioni, non vi rimangono, ma si allontanano rapidamente di nuovo, lasciano i sentieri della giustizia per camminare nelle vie delle tenebre, Proverbi 2:13. Alcuni interpreti comprendono queste parole interamente della luce naturale, e di uomini che sono come gufi e pipistrelli che fuggono dalla luce, che sono autori delle opere delle tenebre, e fanno ciò che fanno nelle tenebre segretamente, e odiano la luce, e non scelgono di venire ad essa, affinché le loro azioni non possano essere rimproverate; e così ora Giobbe entra nel conto di un altro gruppo di uomini diversi dai primi, che hanno fatto ciò che hanno fatto apertamente, davanti al sole e davanti a tutti gli uomini; ma ora sta per descrivere coloro che commettono iniquità segretamente e privatamente, e esempi nell'omicida, adultero e ladro, in Giobbe 24:14-16
14 Versetto 14. L'omicida che sale con la luce,
La luce del mattino, prima che il sole sorga all'incirca nel momento in cui il viaggiatore mattiniero si mette in viaggio, e gli uomini vanno nei mercati lontani a comprare e vendere merci, e il povero operaio va al suo lavoro; allora è il momento per colui che è abituato a commettere furti e omicidi di alzarsi dal suo letto, o dal suo nascondiglio, in una grotta o in un boschetto, dove è rimasto tutta la notte, per incontrare le persone di cui sopra.
uccide il povero e il bisognoso; toglie loro il poco che hanno, sia denaro che provviste, e li uccide perché non ne hanno più, e affinché non siano una prova contro di lui; può essere inteso per i poveri santi e il popolo di Dio, che gli empi uccidono per odio verso di loro:
e di notte è come un ladro; uccide privatamente, di nascosto, alla sprovvista, come il ladro fa il suo lavoro; o il "come" qui non è una nota di similitudine o somiglianza, ma di realtà e verità; e così il signor Broughton rende le parole: "e di notte sarà come un ladro"; al mattino è un ladro sulla strada maestra e un assassino; tutto il giorno sta nel suo nascondiglio, in un ritrovo o in un altro, dormendo o facendo baldoria; e quando scende la notte, allora recita la parte di un ladro; al mattino non solo ruba, ma uccide, per non essere scoperto; di notte ruba soltanto, e non uccide, perché gli uomini dormono, e non lo vedono
15 Versetto 15. Anche l'occhio dell'adultero attende il crepuscolo,
Non della mattina, che non gli darebbe abbastanza tempo per saziare la sua lussuria, ma della sera, per avere tutta la notte davanti a sé per soddisfare i suoi desideri impuri, e per concedersi questi nel modo più privato e segreto; e avendo fissato l'ora della sera con la sua adultera, aspetta con impazienza, e ardentemente desidera e brama la sua venuta, e diligentemente guarda la fine del giorno, e coglie la prima opportunità dell'oscurità della sera per partire per la sua avventura, vedi Proverbi 7:7-9 ; e l'"occhio" è particolarmente osservato, non solo perché è lo strumento con cui si discerne il crepuscolo, ed è diligentemente impiegato nel cercarlo, ma è pieno di adulterio, come si esprime l'apostolo Pietro, 2Pietro 2:14 ; è ciò che è l'ingresso di questo peccato, il capo su di esso, il suo catering, il nutritore e il custode di esso, vedi Giobbe 30:1 ;
dicendo: Occhio non mi vedrà; nessun occhio dell'uomo, da cui un tale è attento a guardarsi; e soprattutto l'occhio del marito dell'adultera, la cui furiosa gelosia non risparmierà l'adultero, ma si vendicherà di lui con un immediato invio di lui. E pochi si preoccupano che qualcuno sappia che sono colpevoli di questo peccato, perché porta su di loro disonore e vituperio, che non può essere cancellato: il fatto che Absalom si recò dalle concubine di suo padre agli occhi di tutto Israele, 2Samuele 16:21,22, e si giacque con loro in faccia al sole, è l'esempio più noto di questo genere che si possa leggere; Di solito entrambi i sessi scelgono la massima segretezza. La moglie di Potifar colse l'occasione per tentare Giuseppe quando nessuno degli uomini della casa era all'interno, Genesi 35:10,11 ; e quando Amnon intendeva costringere sua sorella, ordinò che tutti gli uomini fossero fatti uscire dalla stanza, 2Samuele 13:9 : e inoltre, l'adultero immagina stoltamente che Dio non lo veda, o almeno non se ne preoccupi; Sebbene non ci siano tenebre dove tali operatori di iniquità possano nascondersi al suo occhio che tutto vede, le tenebre e la luce sono entrambe uguali per lui. Questi uomini sono come lo struzzo, che infilando la testa in un boschetto, come osserva Tertulliano , crede di non essere visto; così i bambini si coprono il viso, e, poiché non vedono nessuno, pensano che nessuno li veda; e come una parte debole e infantile fa tale atto, che immagina che le loro azioni malvagie, compiute nell'oscurità, non sono visti da colui davanti al quale ogni creatura si è manifestata, e tutte le cose sono nude e aperte.
e nasconde il [suo] volto; vi mette sopra una maschera, affinché non possa essere riconosciuto da nessuno che incontra, durante la sua avventura amorosa, come le meretrici si coprivano con un velo, Genesi 38:14,15
16 Versetto 16. Nell'oscurità scavano tra le case, [che] si erano segnate di giorno,
Ciò che alcuni comprendono degli adulteri menzionati per ultimi, i quali, avendo osservato dove abitano belle donne, segnano le loro case, e la via per raggiungerle, e nel buio entrano dalle finestre, o sfondando le porte arrivano alle persone che desiderano; ma poiché tali passi non sarebbero né sicuri né prudenti, quindi non sono necessari; Questo tipo di persone viene ammesso in modo più facile, sia corrompendo i servi, sia con un precedente accordo con l'adultera stessa: piuttosto questo si deve intendere del ladro e dei suoi compagni, prima di cui si è parlato; o progetta un altro tipo di ladri, come quelli che si rendono colpevoli di furto con scasso, scassinatori, che di giorno vanno in giro a osservare quelle case piene di denaro, piatti e beni ricchi, vedi Giobbe 3:15 ; e prendere diligentemente nota della strada per raggiungerli, e quale sia la parte migliore e più facile per entrarvi, e, forse, mettere su di loro un segno privato affinché possano riconoscerli; Sfondano questi muri, o le porte, o le finestre, e vi entrano, e rubano, e saccheggiano, e portano via tutto ciò che possono; Gli stessi peccati sono stati commessi e gli stessi metodi per commetterli, prima come oggi; c'era una legge in Israele riguardante l'irruzione in casa, Esodo 22:2 ; e nostro Signore allude ad esso, Matteo 24:43,44. Alcuni rendono le parole: "si sigillano" o "si chiudono durante il giorno"; nelle loro caverne, e tane, e luoghi in agguato, e non appaiono, e a malapena vedono la luce, e quindi segue:
non conoscono la luce; Raramente o mai lo vedono da loro, o non lo approvano, lo apprezzano e lo amano, non essendo per il loro scopo; mentre è la luce che non possono fare nulla, che li scopra e li tradisca manifestamente, e quindi la odiano; e in senso figurato non conoscono, o non approvano la luce della natura, che frena e controlla tali azioni malvagie, e li accusa di esse; né la luce della parola di Dio, o legge santa, che li proibisce, e perciò la disprezzano, la rigettano da loro e non vi saranno sottoposti; né Dio stesso, che è luce, e contro il quale le loro menti carnali sono inimicizie; e qualunque conoscenza abbiano di lui, o professino di avere, nelle opere lo negano, e vivono senza di lui, come atei nel mondo
17 Versetto 17. Poiché il mattino [è] per loro come l'ombra della morte,
È tanto sgradevole, sia odioso e terribile per loro, quanto l'oscurità più grossolana e densa può esserlo per gli altri. La parola יחדו deve essere resa o "uguale" o "del tutto", e non "nemmeno", come nella nostra versione: "il mattino è per loro ugualmente" o "insieme"; cioè, per l'assassino, il ladro, il ladro, l'adultero e il ladro, "come l'ombra della morte"; ugualmente sgradevole per tutti loro; o "l'ombra della morte è per loro insieme" o "simile [come] il mattino"; ciò che il mattino è per gli altri, estremamente piacevole e dilettevole, che per loro è l'ombra della morte, o la notte più oscura; Amano l'oscurità piuttosto che la luce:
se [uno] li conosce, sono nel terrore dell'ombra della morte; sono spaventati a morte, sono in un terrore così grande come lo è un uomo per il quale la morte è il re dei terrori; e chi è sensibile all'avvicinarsi di esso, i sintomi chiari e manifesti di esso sono su di lui: questo è il caso dell'assassino, dell'adultero e del ladro, quando sono colti in flagrante; o sono conosciuti da coloro che sono in grado di avvertirli, di scoprirli e di testimoniare contro di loro: o "egli", ognuno di questi, "conosce i terrori dell'ombra della morte"; La notte più buia, che incute terrore negli altri, è conosciuta da loro, si compiace di loro, è familiare con loro e amichevole con loro, ed è piacevole come il giorno più luminoso per gli altri
18 Versetto 18. Egli è veloce come le acque,
O "sulla superficie delle acque"; che alcuni interpretano di un altro gruppo e sorta di uomini malvagi, colpevoli di crimini simili, non sulla terraferma, ma sulle acque potenti; pirati, tali che commettono rapine in alto mare; che generalmente scelgono le navi più veloci per correre da un luogo all'altro in cerca della loro preda, e per portare via il loro bottino quando sono inseguiti; il cui modo di vivere è detestabile per altre persone; e specialmente essi sono maledetti da coloro che sono sulla terraferma, che soffrono derubando le navi dei loro beni che mandano all'estero; ma questi uomini amano di più un tale modo di vivere, e lo preferiscono a qualsiasi cosa della terra, all'agricoltura o alla coltivazione dei vigneti, di cui non hanno alcun riguardo, come si suppone sia suggerito dalle seguenti clausole; ma c'è da chiedersi se ci siano state persone del genere, o se tali pratiche siano state introdotte già al tempo di Giobbe. Schultens pensa che si intendano i sodomiti, che sono i più prodighi di lussuria, e vi scorrono come l'acqua, arano il campo maledetto, andando dietro a carne straniera, e non hanno alcun riguardo per il matrimonio legittimo, o per le mogli oneste, paragonabili alle viti e alle vigne; ma io penserei piuttosto che si intendano i colpevoli del peccato di Onan, che non hanno alcun riguardo per la propagazione dei posteri. Altri, come Ben Gersom, sono dell'opinione che questo si riferisca alle persone di cui sopra, assassini, adulteri e ladri, Giobbe 24:14-16 ; i quali, consapevoli dei loro crimini e dei dovuti deserti, e in pericolo d'essere presi e portati a giusta punizione, fuggono al mare con tutta la fretta che possono, prendono le navi e vanno all'estero in parti straniere; dove abitano in luoghi desolati e incolti della terra, che sono maledetti, o vicini alla maledizione, e non vedono mai più campi piacevoli, giardini, frutteti e vigne: sebbene altri suppongano che queste parole descrivano il temperamento e l'indole di tali persone malvagie, che sono instabili come l'acqua, portate qua e là come una cosa leggera sull'acqua ad ogni vento di tentazione, corri rapidamente nel male e affrettati a commettere peccato; sebbene sembri meglio di tutto interpretare le parole come rispettose dello stato degli uomini malvagi alla morte, che poi scompaiono rapidamente e improvvisamente come acque scivolanti, e sono "più leggeri" o più veloci "delle acque", come il signor Broughton rende le parole:
la loro parte è maledetta sulla terra; che parte e parte delle buone cose di questo mondo che hanno è con una maledizione; le loro medesime benedizioni sono maledette, e ciò che lasciano dietro di sé ha una maledizione su di esso, e nel corso del tempo viene distrutto, e viene a nulla; poiché la maledizione del Signore è nella casa degli empi, Proverbi 3:33 ;
non vede la via delle vigne; poiché durante la loro vita non avevano alcun riguardo per la via degli uomini buoni e giusti, dei quali Jarchi in senso mistico, interpreta le vigne; così alla morte sono tolti da tutti i godimenti mondani a cui ripongono il cuore; I loro luoghi non li conoscono più, non vedono più i loro campi, le loro vigne e i loro uliveti, e non fanno più passi per loro né per essi
19 Versetto 19. La siccità e il caldo consumano le acque della neve,
Sciogliere la neve in acqua e asciugarla, cosa che si fa facilmente, rapidamente e all'improvviso:
[così] fa la tomba [coloro che] hanno peccato; Tutti hanno peccato, ma alcuni sono peccatori più noti di altri, come quelli qui intesi; e tutti muoiono e sono deposti nel sepolcro, e sono consumati; per questo la tomba è chiamata fossa della corruzione e della distruzione, perché in essa i corpi si corrompono e si distruggono, e questo è il caso di tutti, sia degli uomini buoni che di quelli cattivi; ma la metafora qui usata per esprimerla, del consumo di acqua della neve per la siccità e il caldo, denota o che la morte di queste persone è improvvisa e violenta, e in tal modo vengono portate alla tomba, consumate lì; che muoiono di morte improvvisa, e prima del tempo, e non vivano la metà dei giorni che, secondo il corso della natura, avrebbero potuto vivere, o che si aspettavano da loro e dagli altri che avrebbero vissuto; mentre sono "strappati via", come significa la parola, così improvvisamente e violentemente come lo sono le acque di neve dalla siccità e dal caldo; oppure che la loro morte sia rapida, tranquilla e facile, come la neve si dissolve rapidamente e l'acqua si prosciuga altrettanto presto e facilmente per la siccità e il caldo; non giacciono a lungo sotto malattie torturanti, ma vengono subito portati via e non sentono quasi alcun dolore; muoiono nel pieno delle loro forze, completamente a loro agio e tranquilli; il cui senso risponde bene allo scopo e al disegno di Giobbe, vedi Giobbe 21:23 Salmi 73:4. Alcuni traducono le parole: "Nella siccità e nel caldo rubano, e nella neve si bagnano"; cioè, rubano in tutte le ore e le stagioni dell'anno, estate e inverno; e questo è il loro costante mestiere e impiego; sono sempre al lavoro, lascia che il tempo sia quello che vuole: e "peccano fino alla tomba, " o "inferno"; continuano la loro condotta malvagia di vita finché vivono, finché non sono portati alla tomba; Vivono e muoiono nel peccato
20 Versetto 20. Il grembo materno lo dimenticherà,
Sua madre che lo partorì, o sua moglie, dalla quale ebbe molti figli, o il suo amico, come Gersom, che aveva per lui un tenero e affettuoso rispetto, tutti questi e ciascuno di loro, o a causa della sua vita malvagia e della sua morte infame, non si curano di parlare di lui, ma lo seppelliscono nell'oblio, o a causa della sua morte tranquilla e facile, non ne sono angosciati, ma presto lo dimenticano; a meno che questo non si intenda del grembo della terra, nel quale, essendo sepolto, giace dimenticato, cosa su cui concorda la prossima frase; sebbene alcuni interpretino come Dio stesso la parola che ha il significato di misericordia; il quale, sebbene la misericordia stessa, è ricco e abbondante in essa, tuttavia non ha misericordia per tali uomini, né mostra alcun favore verso di essi; ma essi giacciono nella tomba tra coloro che egli non ricorda più in modo di grazia e di favore, Salmi 85:5 ;
il verme si nutrirà dolcemente di lui; poiché essere portato subito alla tomba, senza alcun cimurro deperibile, è un ottimo pasto per i vermi, i suoi seni sono pieni di latte e le sue ossa inumidite di midollo e piene di carne; o "il verme [è] dolce per lui"; egli non prova dolore nutrendosi di lui, e quindi il senso è proprio lo stesso con quell'espressione, "le zolle della valle gli saranno dolci", Giobbe 21:33 ;
non sarà più ricordato; con alcun segno di onore e rispetto; la sua memoria marcirà con lui, mentre i giusti saranno conservati in eterno ricordo; o meglio morire di una morte comune, e non ha fatto un esempio pubblico di:
e la malvagità sarà spezzata come un albero; cioè, uomini malvagi, che sono la malvagità stessa, estremamente malvagi, e sono simili a un albero, a volte fiorenti nella prosperità esteriore, avendo un'abbondanza delle cose di questo mondo, e sempre come alberi sterili e infruttuosi, rispetto alla grazia e alle buone opere; questi, quando la scure della morte è posta alla loro radice, sono abbattuti, e la loro sostanza viene a nulla, e le loro famiglie sono distrutte, e così diventano come alberi colpiti da tuoni e fulmini, e spezzati in diecimila brividi; o come gli alberi in Egitto furono fatti a pezzi dalla piaga della grandine, Esodo 9:25
21 Versetto 21. Egli maltratta il sterile [che] non sopporta,
Qui Giobbe ritorna, per dare ancora qualche ragguaglio dei peccati di alcuni uomini malvagi, che prosperano in questo mondo, e lo passano impunemente; e parla di quelli che maltrattano le loro mogli perché sono sterili, le rimproverano con questo, e sono maleducati con loro per questo; o li usano male per essere sterili, e non avere figli, non avendo alcun piacere in essi, come non nelle vigne, prima, Giobbe 24:18 ; e alcuni interpretano questo come le vergini deflorate, che non hanno mai partorito, e l'uso di metodi per farli abortire, quando sono incinta; la parola che traduciamo "il male tratta" a volte significa unirsi o essere un compagno di altri, come in Proverbi 13:20 ; quindi vengono dati vari sensi; alcuni, si unisce a una donna sterile, per non avere figli, non desiderandone nessuno; Altri, si unisce ed è compagno delle meretrici, che sono comunemente sterili, e come il prodigo, spende le sue sostanze in mezzo a loro. Alcuni interpreti prendono questo versetto e Giobbe 24:22 ; come espressivo della punizione degli uomini malvagi: così il signor Broughton rende le parole, "egli confina con la sterile", e ne dà il senso così; Dio gli manda dietro una moglie sterile, perché non abbia aiuto per mezzo dei figli; ma, sebbene a una prole numerosa sia stata attribuita una felicità esteriore, e non abbia alcuna infelicità, tuttavia è stato il caso di molti uomini e donne buoni di essere senza figli; perciò l'amore e l'odio non sono conosciuti da ciò: inoltre, un tale senso è contrario allo scopo e al disegno di Giobbe, che è quello di dimostrare che gli uomini malvagi spesso rimangono impuniti in questa vita; perciò, piuttosto, il significato è che un uomo malvagio usa male tali che, non solo avendo perduto i loro mariti, ma essendo stati sterili, e quindi senza figli, non hanno nessuno che prenda la loro parte, e che li protegga e li difenda dagli abusi di tali uomini; il Targum rende la parola: "egli spezza", e così alcuni la intendono; egli spezza le sterili, le fa a pezzi, le rovina e le distrugge, per quanto riguarda la loro sostanza esteriore, perché non hanno figli che le aiutino; con il che concorda ciò che segue:
e non fa del bene alla vedova; non la rende lieta e allegra, come fece Giobbe, che fece cantare di gioia il cuore della vedova, Giobbe 29:13 ; non la solleva e non la assiste quando è in difficoltà, né con consigli e consigli, né provvedendo alle sue necessità; ma, al contrario, la affligge e la opprime; prende in pegno il suo bue o le sue vesti, saccheggia la sua casa e ne divora le sostanze; poiché si intende più di quanto è espresso
22 Versetto 22. Egli attira anche i potenti con la sua potenza,
Un uomo così malvagio non solo maltratta i deboli, gli indifesi e gli indifesi, ma attacca anche i potenti e i potenti; coloro che hanno grande potere e autorità, e abbondano in ricchezze e ricchezze, solo un po' inferiori in entrambe a lui: perciò, con la sua forza superiore, li attira a far parte del suo partito, per unirsi a lui in atti di rapina e violenza, oppressione e crudeltà; o li attira con la potenza o con la politica, o con entrambi, come l'uomo malvagio fa con il povero con la sua rete, Salmi 10:9 ; e così fa preda di lui e delle sue sostanze. Alcuni capiscono questo della punizione degli uomini malvagi e la interpretano, come fa Jacchi, come Dio che lo attira alla punizione; A volte Dio attira e scaccia i potenti dai loro seggi; sebbene siano posti in alto, ma in luoghi scivolosi, e siano portati alla distruzione in un attimo; e d'ora in poi li trascinerà tutti davanti al suo tribunale, che lo vogliano o no, e li manderà al castigo eterno; Ma il primo senso è il migliore:
egli si alza e nessuno è sicuro della vita; si alza al mattino: o dal suo letto, o dal suo nascondiglio, dove è stato tutta la notte con l'intenzione di uccidere, e nessun uomo che incontra è al sicuro, ma nel massimo pericolo della sua vita, Giobbe 24:14 ; oppure, si eleva nel mondo a grande potere e dignità, e aumenta in ricchezze e ricchezze, di cui abusa a danno degli altri; così che fuggono da lui e si nascondono, non curandosi di affidargli la loro vita, Proverbi 28:28 ; o si leva contro un uomo in modo ostile, e contro chiunque lo faccia, sono in gravissimo pericolo e non possono essere sicuri della loro vita; sebbene anche questo sia interpretato da alcuni come la punizione di un uomo malvagio, che, quando si alza al mattino, "non confida nella propria vita", come possono essere rese le parole, e come sono a margine delle nostre Bibbie, ma la sua vita è in sospeso, essendo circondata da mille pericoli, e non ne ha alcuna certezza, ed è in continua paura, e spesso teme dove non c'è paura; vedere Deuteronomio 28:66 ; oppure, se un uomo insorge contro di lui, il malvagio tiranno e crudele oppressore, egli il tiranno non è sicuro della sua vita, ma può essere ucciso da colui che si leva contro di lui; ma il primo senso è il migliore
23 Versetto 23. [Benché] gli sia dato [di essere] al sicuro,
O "egli gli dà", cioè, è Dio che dà all'uomo malvagio di essere al sicuro, nonostante tutta la sua malvagità; poiché Giobbe, avendo descritto l'uomo malvagio, ora lo rappresenta come nella più grande prosperità: la sicurezza è di Dio sotto ogni aspetto, non solo la sicurezza degli uomini buoni, sia in un modo di provvidenza che in un modo di grazia, ma anche di uomini cattivi; Costoro sono spesso preservati dalle incursioni e dalle depredazioni altrui, e i loro beni sono conservati, e li possiedono in pace, e dimorano al sicuro e fiduciosi senza preoccupazioni. La versione latina della Vulgata è molto diversa,
"Dio gli dà un luogo di pentimento, ed egli ne abusa per superbia";
anche se il Targum è in qualche modo d'accordo con esso,
"Egli gli dà il pentimento, affinché possa avere fiducia, o essere fiducioso ed essere sostenuto":
così Dio diede spazio al vecchio mondo per pentirsi; al cui caso alcuni scrittori ebrei applicano il contesto, vedi Genesi 6:3; Luca 17:26,27 ;
su cui si riposa; essendo nella prosperità e nella sicurezza, egli si fida di essa, e dipende da essa che sarà sempre così; Ha molti beni accumulati per molti anni, e quindi canta "Requiem" alla sua anima, dicendo: "Prenditi la tua calma"; domani sarà come questo giorno, e molto più abbondante; Le cose saranno sempre come sono, o meglio:
eppure i suoi occhi [sono] sulle loro vie; o, "e i suoi occhi", cioè gli occhi di Dio, che sono su tutti gli uomini, buoni e cattivi, e su tutte le loro vie e opere; questi sono sull'uomo malvagio e su tutte le sue condotte; non per punirlo ora per i suoi peccati; poiché, sebbene veda tutte le sue azioni malvage, nessuno sfugge alla sua attenzione, eppure non gli attribuisce follia, né gliene imputa, né gli infligge una punizione per questo; anzi, i suoi occhi sono su di lui per prosperare e succedergli in tutto ciò che fa; che è il senso usuale della frase, a meno che non ci sia una spiegazione, o qualcosa che dimostri il contrario; vedere Deuteronomio 11:12. Alcuni danno un senso diverso alle parole, come che coloro che temono l'uomo malvagio gli facciano doni, affinché possano essere al sicuro, in cui confidano; o dà loro la sua mano, o la sua parola, o entrambe, che saranno, nella quale confidano; ma i suoi occhi sono su di loro, osservano le loro vie e le loro opere, per cogliere ogni occasione e vantaggio contro di loro; ma il primo è il migliore
24 Versetto 24. Sono esaltati per un po' di tempo,
A posti d'onore, a posti di profitto e di fiducia, a grandi ricchezze e ricchezze, ad essere altamente stimati tra gli uomini, e ad avere una grande abbondanza delle buone cose della vita; vedere Malachia 3:15 ; Sebbene questa esaltazione, dignità e gloria, ricchezza e ricchezza, durino solo per poco tempo, questa vita al massimo sia breve, come un vapore che appare e presto svanisce; e allora tutti gli onori e la gloria, le ricchezze e le sostanze, dell'uomo sono finiti, colui che è presto tagliato come l'erba e appassisce come l'erba verde, Salmi 37:2 ; ma poiché questo è più o meno in linea con il sentimento di Zofar, o sembra farlo, Giobbe 20:5 ; piuttosto questa frase, "per un po' di tempo", può essere unita a ciò che segue, "un po' di tempo, e se ne sono andati";
ma se ne sono andati; fuori dal mondo, al loro posto, e la morte pone fine a tutta la loro prosperità, a tutti i loro godimenti esteriori, che tuttavia conservano fino alla morte: o "non sono"; nella terra dei viventi, nelle loro case e nelle loro botteghe, e nei luoghi di commercio e commercio; non sono più occupati dei loro affari, e nelle loro chiamate di vita, né nel possesso dei loro beni terreni; i luoghi che li conoscevano non li conoscono più; e questo avviene in pochissimo tempo; il loro onore è di breve durata, e la loro parte terrena non è per sempre.
e abbassato; non diminuiti nella loro sostanza nella vita, né diminuiti nel loro onore e grandezza, né sono portati alla povertà e al disonore; ma alla fine sono portati alla morte, e deposti nella tomba, e sono nutriti dai vermi, e ridotti in marciume e polvere.
sono tolti di mezzo, come tutti [gli altri]; fuori dal mondo, dalla morte e dalla strada degli altri; che entravano nella loro stanza, e speravano nella loro morte, e aspettavano i loro posti d'onore, e i posti di profitto, o i loro possedimenti mondani; e fuori dalla strada di fare più male, e specialmente agli uomini buoni; o sono "chiusi" o "rinchiusi"; cioè, nella tomba, dove giacciono imprigionati fino al mattino della risurrezione, e dalla cui prigione nessuno può liberarsi; né saranno liberati, finché Cristo, che ha le chiavi della tomba, non la apra, e liberi i prigionieri; ma allora tutto questo non è altro che ciò che accade al resto dell'umanità; tutti muoiono, e devono morire, e tutti sono portati al sepolcro, e deposti in esso, e rinchiusi in esso, che è la casa stabilita per tutti i viventi.
e tagliate come le cime delle spighe; quando sono completamente maturi al momento del raccolto; essendo usuale in certi luoghi, come ho letto da qualche parte, quando raccolgono il grano, solo per tagliare le spighe di grano in cima, il che è fatto molto facilmente e rapidamente; e così questo può denotare la morte tranquilla e facile degli uomini malvagi, e quando sono giunti alla piena età, e sono come una spiga di grano nella sua stagione, Giobbe 5:26
25 Versetto 25. E se non fosse così per ora,
Se questo non è il caso degli uomini di vita malvagia come sopra descritta, non prosperano nel mondo e non crescono in ricchezze, e non passano per il mondo impunemente, e muoiono tranquillamente, nel pieno possesso del loro onore e delle loro ricchezze,
Chi farà di me un bugiardo? Dov'è l'uomo? si faccia avanti e appaia, confuti ciò che è stato detto e riduca che la dottrina trasmessa sia falsa e menzogna; poiché nessuna menzogna viene dalla verità;
e non vale nulla il mio discorso; vanitoso, inutile e non redditizio; La verità è preziosa, come l'oro, l'argento e le pietre preziose; ma l'errore è come il legno, il fieno e la stoppia, e nulla vale la pena, sì, di essere detestato e respinto: o faccia ciò che ho detto per "nulla"; dimostri, se può, che è impertinente, e non allo scopo, che non prova il punto per cui è stato portato; così Giobbe volle che ciò che aveva detto fosse provato con ogni mezzo che si potesse usare, affinché potesse apparire se ciò che aveva detto era vero o falso, degno di essere considerato o inutile; e qui sfida i suoi amici, o qualsiasi altro, e trionfa su di loro, come se avesse guadagnato il suo punto; e, come risulta dal seguito, aveva, almeno in gran parte, e comunque rispetto a questa materia, che gli uomini buoni sono afflitti in questa vita, e gli uomini malvagi prosperano; di cui ci sono molti esempi,
Commentario del Pulpito:
Giobbe 24
1 L'argomento generale di questo capitolo è la prosperità degli empi, le cui azioni e i loro risultati sono tracciati in dettaglio (Versetti. 2-24). Una singola nota di perplessità (Versetto 1) costituisce un'introduzione sufficiente; e una singola nota di sfida, un epilogo sufficiente (Versetto 25)
Ebbene, vedere che i tempi non sono nascosti all'Onnipotente. Sembra che per "tempi" si intendano i periodi speciali in cui Dio si manifesta in azione come il Governatore morale del mondo, rivendicando i giusti e vendicandosi dei peccatori. Nelle Scritture profetiche si parla spesso di tali "tempi" come di "giorni del Signore".
vedi - Isaia 2:12; 3:18; 4:1; 13:6,9 - Gle 1:15; 2:1,11 - Abdia 1:15; Sofonia 1:7,14 Essi, naturalmente, "non sono nascosti" da lui, visto che è lui che li determina in anticipo, e, quando la loro data fissata è giunta, li rende "giorni" o "tempi" speciali diversi da tutti gli altri. Coloro che lo conoscono non vedono forse i suoi giorni? Cioè, perché anche loro, che conoscono e servono Dio, sono tenuti all'oscuro di questi "tempi", in modo che non li prevedano o sappiano quando verranno? Questa è per Giobbe una grande perplessità
Versetti 1-12. - Giobbe a Elifaz:4. Una risposta cercasi a una grande domanda'
I COME IMPORTANTE PROPOSIZIONE DICHIARATA. Che l'Onnipotente non chiami gli uomini malvagi davanti al suo tribunale sulla terra. "Perché i tempi", cioè di resa dei conti o di punizione, non sono "riservati" o tenuti in serbo "dall'Onnipotente, e perché coloro che lo conoscono non vedono i suoi giorni?" cioè i suoi giorni del giudizio, o giorni di punizione giudiziaria sui malvagi (Versetto 1)
1. Un avvertimento. Il linguaggio non implica né che non debbano esistere, né che esistano, tali tempi di resa dei conti con gli empi, e in verità con tutti gli uomini. Al contrario, essa presume tacitamente che Dio dovrebbe avere, e in effetti ha, giorni di retribuzione che sono appropriatamente descritti come "suoi". Che gli uomini debbano essere giudicati per il loro carattere e la loro vita, proclamano gli istinti morali dell'umanità; che gli uomini saranno chiamati in giudizio davanti al tribunale imparziale di Shaddai, è esplicitamente affermato nelle Scritture.Giobbe 21:30; 34:11; Ecclesiaste 12:14; Salmi 98:9; Daniele 7:10; Matteo 25:32; 2Corinzi 5:10; 2T 4:1; Ebrei 9:27);
2. Una spiegazione. Ciò che il linguaggio afferma è che tali giorni di tribunale non sono osservati dall'Onnipotente sulla terra, o almeno che il suo popolo non li vede; in altre parole, che all'empietà degli uomini è permesso di aggirarsi sulla terra incontrastata e senza vendetta, senza permesso o impedimento, più o meno come se non esistesse un tale tribunale. E questo fatto, che Giobbe afferma così strenuamente, oltre ad essere stato osservato da Asaf, da Davide, dal Predicatore, daGeremia 12:1 - , da - Geremia 12:16 - e da altri, è similmente riconosciuto nella Scrittura come generalmente corretto
II UNA DIMOSTRAZIONE CONVINCENTE OFFERTA. Che l'Onnipotente non tenga un'assise regolare sulla terra stabilita da due fatti evidenti
1. La malvagità più esecrabile è lasciata infuriare senza punizione né ritegno. La forma speciale di empietà raffigurata è quella dell'oppressione spietata degli indifesi e degli indifesi, esemplificata in crimini come:
(1) Frode segreta. "Essi", cioè i tirannici oppressori degli aborigeni del suolo, "rimuovono i punti di riferimento", spostano le pietre o i pali che segnano la linea di demarcazione tra l'appezzamento del povero e la fattoria del ricco, in modo da diminuire l'uno e aumentare l'altro: un atto di empietà denunciato nella Legge di Mosè come degno di, e certi di essere puniti con la maledizione di Dio,Deuteronomio 19:14; 27:17, un crimine praticato ai giorni di SalomoneProverbi 22:28; 23:10 e diOsea 5:10), una forma di malvagità non sconosciuta alla società moderna. Ogni tentativo di frode occulta di aumentare il proprio patrimonio a spese di un vicino, sia esso povero o ricco, equivale a rimuovere il punto di riferimento tra meum e tuum, e come tale incorre nel dispiacere divino. Se c'è una cosa più triste della prevalenza della spoliazione indiretta e minuziosa tra tutti i ranghi e le classi, è che gli uomini buoni non dovrebbero essere in grado di dire che il furto è pur sempre un furto, anche se praticato in proporzioni infinitesimali e con subdoli espedienti, e che anche gli uomini malvagi non dovrebbero essere dissuasi da tali azioni nefaste dal ricordo degli anatemi di Dio contro il ladro
(2) Rapina a viso scoperto. "Portano via violentemente le greggi e le pascolano" (Versetto 2), non prendendosi la briga di sbarazzarsi delle pecore rubate con la macellazione o la vendita, ma trattenendole apertamente e freddamente tra i loro, come i Sabei avevano fatto con i buoi di GiobbeGiobbe 1:14 -- un aggravamento del loro crimine che furono così spudorati e audaci nel commetterlo; ma coloro che potevano sfidare la maledizione di Dio per rimuovere un punto di riferimento probabilmente non si sarebbero tirati indietro dal sopportare il disprezzo dell'uomo per rubare un gregge. Il peccato tende inevitabilmente a bruciare la coscienza e a pietrificare i sentimenti
(3) Esazione spietata. "Scacciano l'asino dell'orfano, prendono in pegno il bue della vedova" (Versetto 3). Oltre ad essere sproporzionato, e quindi ingiusto, portare via un asino o un bue in pagamento di un prestito o di un debito insignificante, era indicibilmente spietato procedere a tali estremi contro coloro la cui condizione di senza amici avrebbe dovuto suscitare simpatia e soccorso. Era anche una chiara violazione della Legge Divina appropriarsi di ciò che era così indispensabile per la sussistenza di un orfano come l'unico asino con cui lavorava, o così necessario per la vedova come il bue che arava il suo appezzamento di terra. Per ragioni analoghe la Legge mosaica proibiva di prendere in pegno le vesti di una vedova,Deuteronomio 24:17 e molto di più, si può obiettare, del giogo di un bue di vedova o di un asino di un orfano.Ester 22:22 Anche la macina inferiore o superiore, per una causa simile, era un pegno illegale.Deuteronomio 24:6
(4) Oppressione violenta. "Scacciano i bisognosi dalla strada" (Versetto 4), spingendoli fuori dai loro sentieri e dalle loro occupazioni abituali, costringendoli per paura ad abbandonare le strade principali e a viaggiare attraverso regioni senza piste, espellendoli con la forza dalle loro abitazioni abituali e dagli antichi possedimenti.
Confronta - Giobbe 22:8 - , omiletica
(5) Sottomissione spietata. "Strappano l'orfano dal petto e prendono in pegno il povero" (Versetto 9). Questi mostri disumani sono così spietati che non solo trattengono il bue della vedova, ma anche il suo bambino neonato, strappandolo dal suo seno e portandolo via per essere allevato in miserabile servitù; sì, se la seconda frase può essere aggiunta alla prima, dopo aver derubato la madre dal cuore spezzato del suo bambino, spogliandola delle sue vesti e girandola nuda e tremante per trovare cibo e vestiti come meglio poteva. E' dubbio che qualche Legree americano o schiavista moderno abbia mai eclissato questi antichi ladri di bambini in una barbarie implacabile
2. La miseria più estrema può passare inosservata e senza sollievo. In tre quadri commoventi, secondo una visione del significato del poeta, egli tratteggia il destino calamitoso delle infelici vittime di quegli spietati distruttori. Il primo (Versetti. 5-8) descrive le tristi fortune dei poveri del paese (forse gli abitanti aborigeni), i quali, essendo stati cacciati dai loro antichi possedimenti, sono costretti a "nascondersi insieme" (versetto 4), o a sgattaiolare via alla vista, scomparendo, come hanno fatto da allora le razze inferiori, perché incapaci di resistere alla violenza dei loro invasori
(1) Conducendo una vita gregaria e errante, come gli asini selvatici nel deserto, come gli zingari vagabondi dei tempi moderni, che si alzano presto e vanno in cerca di cibo con un appetito acuto come se stessero cacciando una preda, con un lavoro infinito estraendo una scarsa sussistenza per sé e per i figli dalle radici e dalle erbe innutrienti della steppa inospitale
(2) Infuriarsi nelle forme più basse di servizio umile, essere costretti a lavorare come lavoratori a giornata, e l'unico lavoro disponibile per loro è il taglio del foraggio per il bestiame del ricco, non le migliori specie di grano, per timore che siano tentati di cogliere e mangiare; o la spigolatura dell'uva a maturazione tardiva della vigna del ricco, non la prima e la migliore, per paura cercassero di dissetarsi divorando il succulento frutto
(3) Ridotti al più triste stato di miseria, essendo senza vestiti, così che devono passare la notte in uno stato spoglio e nudo, esposti alle "frequenti e continue tempeste che visitano le montagne" e senza casa, così che "abbracciano la roccia per mancanza di un riparo". Il secondo quadro (versetti 10, 11) è, se possibile, più atrocemente doloroso nell'aspetto della miseria che presenta. Racconta la cattiva sorte di quei figli di vedove che sono stati presi per debiti con le loro madri, o della parte più povera del clan conquistatore che a loro volta sono diventati vittime dei superbi tiranni, e sono stati ridotti a una condizione poco meno che di estrema schiavitù
(1) Totale penuria. In conseguenza delle oppressive esazioni dei loro padroni, sono costretti a separarsi dall'ultimo pezzo di vestiario e a sgattaiolare via quasi completamente nudi come una banda di schiavi condotti al mercato o al campo di cotone
(2) Lavoro non corrisposto. Affamati, non devono strappare una manciata di spighe dal campo di grano del loro sorvegliante, un privilegio che non è negato alle bestie brute che li stanno accanto.Deuteronomio 25:4 Assetati, non osano inumidire le loro lingue inaridite con il mosto che cola dai torchi, mentre spremono solo l'olio e calpestano l'uva. L'abominevole malvagità di esigere un lavoro senza retribuzione (e che sia anche adeguato), come si fa nella schiavitù, è severamente rimproverata nella Scrittura.Levitico 19:13 Deuteronomio 24:14, 15 Geremia 22:13 Giudici 5:4 La terza immagine (Versetto 12) allude alle miserie di una città densamente popolata, dove
(1) l 'oppressione regna feroce e intollerabile come esiste nel paese, facendo gemere gli uomini per l'angoscia, una descrizione non esclusivamente applicabile a un'antica città araba improvvisamente invasa da orde di filibustieri, ma che trova anche una realizzazione troppo fedele nelle grandi città e nei grandi centri abitati appartenenti al diciannovesimo secolo cristiano, in cui si vede ancora lo stesso spettacolo, dei forti che calpestano i deboli, dei ricchi che oppongono i poveri, dei signori e dei tirannici che si oppongono ai plebei e ai servili; e dove
(2) infuria la lotta, che porta non di rado a spargimenti di sangue e omicidi, in cui l'anima dei feriti piange, uno stato di cose che si vede spesso oggi come lo era circa cinque o seimila anni fa, nulla essendo così caratteristico dei tempi presenti come la semplice guerra intestina esistente tra le varie classi della società, e portando come risultato naturale a un prolifico sviluppo dei crimini contro la persona e il patrimonio. E tutto questo abominio soffocante, questa putrefazione morale, il disordine sociale e la corruzione civile che infestano sia la città che la campagna, l'Onnipotente sembra essere indifferente come lo era ai tempi di Giobbe.Salmi 1
III È STATA POSTA UNA DOMANDA URGENTE. Perché Dio non chiama gli uomini malvagi a rendere conto?
1. Non per mancanza di potere. Altrimenti non sarebbe Shaddai, l'Onnipotente, l'onnipotente e onnisufficiente Deità, la cui capacità di adempiere il suo consiglio Giobbe ha appena commentato.Giobbe 23:13
2. Non per mancanza di conoscenza.Gli atei contemporanei di Giobbe supponevano che gli affari mondani fossero nascosti allo sguardo di colui che camminava sul circuito dei cieli e i cui piedi erano avvolti da nuvole;Giobbe 22:13 ma Giobbe e i suoi amici ammisero allo stesso modo che i tempi, cioè in ogni caso gli eventi e le circostanze principali della storia terrestre, non erano nascosti allo sguardo onnisciente di Shaddai (Versetto 1, Versione Autorizzata)
1. Non per mancanza di diritto. Entrambe le parti nella presente controversia riconoscono che una tale spaventosa malvagità non dovrebbe essere lasciata per sempre incontrastata e impunita, che tali criminali detestabili come sopra descritti dovrebbero essere arrestati e portati davanti al tribunale del Cielo. Anzi, secondo la teoria degli amici, questi operatori di iniquità dovrebbero essere immediatamente chiamati a risponderne. Eppure notoriamente, dice Giobbe, non lo sono. Quindi può essere solo:
2. Per mancanza di volontà. Non è intenzione di Dio tenere un tribunale di circoscrizione qui sulla terra, e processare gli uomini per i loro misfatti. In altre parole, il governo divino non è, per quanto riguarda questo mondo, come sostenevano gli amici, strettamente retributivo
Imparare:
1. L'impunità dei peccatori sulla terra non è una prova che godranno di tale impunità in futuro
2. Il fatto che il popolo di Dio non discerna ora il suo trono di giudizio non è un argomento che tale trono non esista
3. Le piccole colpe sono come veri peccati, e certe di essere punite, come grandi offese
4. I criminali che iniziano con atti di trasgressione furtivi e minuti corrono il pericolo di procedere a grandi e aperte opere di malvagità
5. "La disumanità dell'uomo verso l'uomo fa piangere innumerevoli migliaia di persone"
6. I potenti despoti possono privare i poveri dei loro possedimenti con mezzi leali o illeciti; ma Dio considera l'atto come spoliazione e rapina
7. È una politica più saggia impedire che il pauperismo si sviluppi in uno Stato piuttosto che provvedere ad esso dopo che è stato sviluppato
8. Città e campagna sono molto simili nelle loro caratteristiche morali
9. È un errore dedurre dal silenzio di Dio che egli non vede né si preoccupa della malvagità e della miseria dell'uomo
OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-12. - Esempi delle incomprensibili azioni di Dio
I ATTI DI VIOLENZA E DI FRODE. (Versetti 1-4) "Perché i tempi non sono riservati, cioè decisi dall'Onnipotente, "e perché coloro che lo conoscono (cioè i suoi amici) non vedono i suoi giorni?" -i giorni in cui sorge al giudizio, i giorni della rivelazione, i giorni del Figlio dell'uomo.Ezechiele 30:3; Luca 17:22 - Segue una serie di atti di violenza, oppressione, persecuzione, che Dio permette la rimozione dei punti di riferimento;Deuteronomio 19:14; 27:17; Proverbi 22:28; 23:10);
il saccheggio delle mandrie;Giobbe 20:19 la presa in pegno della proprietà dell'indifeso;Esodo 22:26; Deuteronomio 24:6 il cacciare i poveri dalla via in luoghi senza sentieri, così che i miserabili del paese sono costretti a nascondersi dall'intollerabile oppressione
II LA MISERIA DEI PERSEGUITATI. (Versetti 5-8) versetto 5 è un'appropriata descrizione del modo di vivere vagabondo e mendicante di questi Trogloditi, i tipi degli attuali Ottentotti o Boscimani in Sud Africa: "Come asini selvatici nel deserto vanno avanti nel loro lavoro quotidiano, in cerca di bottino; La steppa dà loro cibo per i loro figli. Sul campo mietono il foraggio del bestiame e spigolano la vigna degli empi", senza lavorare ladramente al suo servizio. Nudi, infreddoliti, senza riparo, esposti alla pioggia in mezzo ai monti, si rannicchiano per ripararsi tra le rocce (versetti 7, 8)
III ULTERIORI DESCRIZIONI DELLA TIRANNIA. (Versetti 9-12) L'orfano viene strappato dal seno della madre da crudeli creditori, che intendono ripagarsi allevando il bambino come uno schiavo. I beni dei poveri sono presi in pegno.Amos 2:8 Michea 2:9 Segue poi un'altra immagine delle vittime dell'oppressione, non ora come erranti della steppa, ma come miserabili abitanti delle città abitate (Versetti. 10-12). Nella nudità e nella fame, portano covoni per il rifornimento della tavola del ricco, mentre essi stessi muoiono di fame. E così il grido di coloro il cui salario è stato trattenuto dalla frode sale al Cielo.Deuteronomio 25:4; 1Tm 5:18; Giudici 5:4 Abbiamo un quadro dell'antico lavoro nell'est della coltivazione dell'olivo e della vite. Mentre spremono l'olivo o pigiano il torchio, soffrono crudelmente la sete. I gemiti degli uomini morenti riempiono l'aria, "eppure Dio non dice mai una parola!" "Egli non bada alla stoltezza" con cui questi empi tiranni disprezzano e calpestano l'ordine morale
OMULIE di R. GREEN Versetti 1-22. - Apparenti anomalie nel giudizio divino
Giobbe addita ancora una volta le condizioni anomale della vita umana: la bontà, che ha la sua approvazione in ogni petto e sulla quale, per consenso universale della fede, poggia una benedizione divina, è tuttavia spesso coperta dall' ombra della calamità; e, d'altra parte, si trova spesso che il male, che merita solo giudizio, afflizione e correzione, prospera. Per essa gli eventi esteriori sembrano essere favorevoli. Gli uomini peccano senza permesso né impedimento. Apparentemente, "Dio non attribuisce loro follia". Questo aspetto delle vicende umane è molto discusso nel Libro di Giobbe; Sembra essere uno dei temi centrali del libro. Trova la sua esemplificazione nel caso di Giobbe stesso. L'idea principale del libro è il dipanarsi di questa misteriosa confusione. La punizione può seguire il male, ma non sempre lo accompagna immediatamente. Pertanto è necessaria una spiegazione. È evidente
CHE UNA VERA VALUTAZIONE DEL GIUDIZIO DIVINO NON DEVE BASARSI SU SEMPLICI INCIDENTI. Gli incidenti non sempre si spiegano da soli. Ci sono molle nascoste di eventi. Sappiamo ben poco di ogni incidente. Non possiamo rintracciare la sua ascesa o la sua fine. Oltre ai meri eventi su cui si deve emettere un giudizio, devono essere prese in considerazione altre considerazioni
II LA VALUTAZIONE DEL GIUDIZIO DIVINO NON DEVE BASARSI SU UNA VISIONE PARZIALE. Tutto il materiale necessario per permettersi di farsi un'equa stima delle azioni di Dio in ogni singolo caso non è sempre immediatamente a portata di mano. Molto è nascosto. Molti scopi devono essere serviti tanto dall'inazione divina quanto dall'opera divina. Gli uomini si aspettano che il giudizio su un'opera malvagia venga eseguito immediatamente. La mano divina è trattenuta per molti scopi che non sono evidenti. Ogni giudizio, per essere vero, deve tenere conto di tutte le cose. Per questo è necessaria un'ampia gamma di visioni. Pochi hanno l'opportunità di farcela; pertanto il giudizio deve essere sospeso
LA STIMA DEL GIUDIZIO DIVINO PUÒ ESSERE VERAMENTE FORMATA SOLO QUANDO TUTTI I PROPOSITI DI DIO SONO RESI NOTI. L'unico scopo più vitale per una stima corretta può essere nascosto. Può essere al di là del potere della mente umana afferrare tutto. Certamente non è possibile vedere tutti i punti di riferimento della condotta degli uomini. Solo Dio può vedere la fine fin dall'inizio. Con pazienza gli uomini devono dunque attendere la fine. Un giudizio definitivo è necessario per chiarire le apparenti anomalie del presente. Il giudizio sui malvagi è misericordiosamente sospeso affinché gli uomini possano pentirsi; Il castigo ricade sui giusti per il perfezionamento del carattere. A tempo debito l'uomo castigato, addolorato, ma buono riceverà un'ampia ricompensa. Queste ultime verità sono specialmente illustrate nella storia di Giobbe. - R.G
OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 1.- I giorni speciali di Dio
Giobbe pensa che se non è sempre possibile vedere Dio, ci possono essere almeno certi momenti in cui può essere trovato. Se non può dare sempre udienza al suo popolo, non può essere come un giudice di circoscrizione, concedendo un giorno a coloro che vorrebbero cercare il suo aiuto in ogni parte dei suoi domini?
CI SONO MOMENTI DI SPECIALE MANIFESTAZIONE DIVINA. Dio dà, in qualche modo, ciò che Giobbe chiede. C'è il "giorno del Signore", quando egli rompe l'ordine stabilito del mondo e pone la sua corte come Giudice di tutti gli uomini. Di un giorno del genere si parlava spesso. i profeti ebrei. Accadde con la distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor, e di nuovo con il successivo rovesciamento della città da parte di Tito e delle legioni romane. È predetto nel grande giudizio finale del mondo. Così c'è anche un "giorno del Signore" per i singoli uomini, quando Dio rompe la normale condizione di vita, e nello sconvolgimento e nella confusione si può riconoscere un Divino che viene al giudizio. Ma Dio ha anche stagioni di visitazione graziose, "tempi di ristoro da parte del Signore". Allora l'anima percepisce la sua vicinanza ed entra nella gioia e nella luce della sua presenza
II DIO È PRESENTE QUANDO NON SI MANIFESTA. Anche se, detto in questo modo semplicemente, si tratta di un'ovvietà, non è certamente comunemente riconosciuto nel mondo. Nessuno lo nega; eppure molti lo ignorano. Poiché la presenza di Dio è invisibile, e generalmente non è evidenziata da segni sorprendenti, gli uomini giungono a passarla oltre nel loro pieno assorbimento nelle occupazioni secolari. Sorge quindi la domanda pratica: in che modo la costante e invisibile presenza di Dio può essere riconosciuta più pienamente? È assolutamente necessario che impariamo a ritirarci di più dalle cose che sono visibili e temporali. Se si permette alla pressione delle occupazioni mondane di scacciare il pensiero di Dio dall'anima, il risultato deve essere una perfetta morte nei confronti della sua presenza-un ateismo pratico, un vivere come se Dio non esistesse. Quando si percepisce la desolazione e la desolazione di questa vita, possiamo benissimo ricominciare con orrore da una tale condizione di decadenza spirituale
III È STOLTO ASPETTARE UNA NUOVA MANIFESTAZIONE DI DIO. Sembrava che Giobbe ne avesse bisogno perché la sua posizione era particolare, ed era pronto a risolvere nuovi problemi della provvidenza. Ma noi abbiamo, ciò che egli non aveva, la più piena rivelazione di Dio in Cristo. Ciò di cui abbiamo bisogno ora non è una nuova rivelazione, ma occhi per leggere e cuori per percepire la rivelazione cristiana. Le manifestazioni esterne e visibili di Dio non devono essere cercate ora. I miracoli sono stati utili nell'infanzia della razza e nell'infanzia della Chiesa, ma non abbiamo il diritto di aspettarci che i miracoli ci facciano conoscere meglio Dio. Da noi c'è bisogno di un'illuminazione interna. Finché le nostre simpatie spirituali sono cieche a Dio, nessuna manifestazione esterna soddisferà i nostri bisogni. Allo stesso tempo, possiamo ben pregare che la mano di Dio sia tesa in azione. Ci sono enormi torti nel mondo e dolorose miserie. La Chiesa invoca la più piena venuta di Cristo nel suo regno. - W.F.A
2 Alcuni rimuovono i punti di riferimento.
Su questa forma di malvagità, vedi - Deuteronomio 19:14; 27:17; Proverbi 22:28; 23:10; Osea 5:10 Dove le proprietà vicine non sono divise da recinzioni di alcun tipo, come in genere in Oriente, l'unico modo per distinguere tra la terra di un uomo e quella di un altro è per mezzo di termini, o "punti di riferimento", che in genere sono bassi metes o bourns di pietra, posti a intervalli sulla linea di confine. Una forma facile di rapina consisteva nello spostare questi bourn, mettendoli più indietro sulla terra del proprio vicino. Portano via violentemente le greggi. Altri scacciano apertamente le greggi dei loro vicini dai loro pascoli, le mescolano con le loro greggi e dicono che sono loro.
comp. - Giobbe 1:15-17 E nutrilo, anzi, e nutrili (come nel margine); cioè farli pascolare
Rimozione dei punti di riferimento
Questo era un vecchio reato secondo la legge ebraica. Qui compare per primo in un elenco di azioni ingiuste. Ci introduce a questioni riguardanti l'etica della proprietà
I LA PROPRIETÀ PRIVATA È RICONOSCIUTA DALLA SCRITTURA. Non possiamo dire che questo fatto indubitabile sia una risposta completa alle proposte del socialista, perché non è compito della rivelazione determinare i sistemi sociali. Entra in gioco per regolare la nostra condotta in base agli accordi esistenti. Tuttavia, il riconoscimento della proprietà privata dimostra che essa non è di per sé una cosa malvagia. Si potrebbe obiettare che argomenti simili si applicherebbero alla poligamia e alla schiavitù, entrambe riconosciute e regolate nella Bibbia. C'è questa differenza, tuttavia, che una coscienza cristiana illuminata percepisce che le ultime pratiche nominate sono cattive, e avrebbero potuto essere tollerate solo per un certo tempo per prevenire mali maggiori; ma la coscienza cristiana non ripudia l'idea della proprietà privata. Il socialismo può essere presentato e discusso in modo equo per motivi di opportunità; ma non può pretendere che l'insegnamento cristiano lo favorisca piuttosto che un esercizio saggio e fraterno dei diritti di proprietà. Il breve e temporaneo esperimento di Gerusalemme, in cui i discepoli avevano tutte le cose in comune, qualunque cosa fosse (ed era ben lontano dal socialismo), presto fallì. Non è mai stato sollecitato dall'autorità apostolica; non può essere citata come modello per tutta la vita della Chiesa
II LA PROPRIETÀ PRIVATA HA BISOGNO DI UNA DEFINIZIONE CHIARA. Ci devono essere dei punti di riferimento, o ci saranno sconfinamenti, che scaturiscono da incomprensioni, che portano a litigi. Le guerre tra le nazioni nascono spesso da dispute sui confini, e le differenze private hanno più spesso origine dalla mancanza di un accordo comune nella definizione dei diritti. Questo vale sia per i diritti astratti che per quelli concreti. Nulla è più necessario per il mantenimento dell'ordine sociale che ogni individuo nello Stato conosca i limiti che le giuste pretese degli altri pongono alla sua libertà. La libertà assoluta è possibile solo nella prateria, o per un Robinson Crusoe sulla sua isola solitaria. Appena arriviamo a vivere in società, dobbiamo studiare l'armonia reciproca e regolare le pretese dei vicini. Lo stato perfetto diventa una sorta di mosaico in cui ogni individuo ha il suo posto senza sovrapporsi a quello del suo prossimo
III SOLO IL PRINCIPIO CRISTIANO IMPEDIRÀ L'ABUSO DELLA PROPRIETÀ PRIVATA. Ogni uomo è tentato di ampliare i suoi diritti. Senza considerarsi un ladro, è esortato a rimuovere i punti di riferimento a proprio vantaggio. La giustizia statale e il braccio forte della legge prevengono questo torto per quanto possibile. Ma la vera giustizia tra uomo e uomo non può mai essere stabilita perfettamente dal governo. Ci sono innumerevoli modi in cui il forte può opprimere il debole, e l'astuzia si impone agli incauti, senza alcuna interferenza da parte della legge. Dobbiamo avere uno spirito di giustizia nel popolo per prevenire questi mali. Ora, è la gloria dell'Antico Testamento che esso imprime costantemente in noi il dovere della giustizia e il peccato dell'ingiustizia. Questa grande lezione non è meno imperativa perché viviamo ai tempi del Nuovo Testamento. La grazia di Cristo è l'ispirazione di ogni bene. Nessuno può essere un vero cristiano se non è retto negli affari e diretto nei suoi rapporti con i suoi vicini. La carità cristiana non dispensa dal primitivo dovere della giustizia. - W.F.A
3 Scacciano l'asino dell'orfano. Questa era un'altra forma di oppressione. "Di chi sono il bue che ho preso? o di chi ho preso il culo? o chi ho defraudato? chi ho oppresso?", dice Samuele, deponendo il suo ruolo di giudice.1Samuele 12:3 Gli "orfani" erano particolarmente soggetti a tali maltrattamenti, visto che avevano perso il loro protettore naturale. Prendono in pegno il bue della vedova. Può essere vero che questo non era da nessuna parte un reato legale, nemmeno tra gli Ebrei (Lee); ma fu un vero atto di oppressione, e costituisce una controparte appropriata al torto fatto all'orfano.
Sulla naturale tendenza degli uomini egoisti a pesare duramente su queste due classi, vedi - Esodo 22:22; Deuteronomio 24:17; Salmi 94:6; Isaia 1:23; 10:2; Geremia 5:28; Zaccaria 7:10);
4 Allontanano i bisognosi. O "costringono i poveri a uscire dalla strada quando la stanno usando, e ad aspettare di essere passati" (confronta la recente pratica dei daimio giapponesi), o "rendono le strade così pericolose con la loro violenza che costringono i poveri e i bisognosi a cercare strade secondarie per sicurezza".
Giud 5:6 Il secondo emistichio favorisce quest'ultima interpretazione. I poveri della terra (o i miti della terra) si nascondono insieme. In Oriente ci sono sempre state razze superiori e sottomesse, così come nobili orgogliosi e uomini oppressi della stessa razza. Non è chiaro di quale di questi due Giobbe parli. I primi erano spesso cacciati da tutte le terre desiderabili e costretti a fuggire verso i torri, le caverne e le buche nel terreno, da cui erano conosciuti come "Trogloditi". Questi ultimi, meno frequentemente, si riunivano e si ritiravano in luoghi remoti e isolati, dove potevano sperare di vivere indisturbati dai loro oppressori.Ebrei 11:38
Opprimere i poveri
I UNA PRATICA COMUNE. L'Antico Testamento risuona di denunce di questo male, mostrando che era diffuso ai tempi dell'antico Israele. Il Nuovo Testamento ripete le denunce dell'Antico. Giovanni Battista e Cristo stesso dovettero parlare contro le ingiuste esazioni. San Giacomo suggerisce che la pratica si trovasse anche nelle chiese cristiane. Non è scomparso ai nostri giorni, anche se spesso assume forme sottili e ingannevoli. Molte cose contribuiscono a un trattamento ingiusto dei poveri
1. La loro ignoranza. Non sempre conoscono i loro diritti, né percepiscono dove gli uomini astuti hanno un vantaggio su di loro. Pertanto, non sono in grado di proteggersi in modo equo
2. La loro oscurità. È difficile per una persona povera che ha subito un torto attirare l'attenzione. Nessuno lo conosce. Non ha amici influenti
3. La loro incapacità di ottenere un risarcimento legale. Teoricamente la legge è uguale nel suo trattamento dei ricchi e dei poveri. Praticamente non è niente del genere. Perché la legge è proverbialmente costosa, e un povero non può permettersi di mettere in moto la sua macchina
4. La loro posizione prevenuta. La gente guarda con sospetto i vestiti trasandati. Se un uomo è in basso nella scala sociale, agli occhi degli adoratori del denaro si attacca un certo stigma a lui. La sua povertà è un rimprovero. Ai nostri giorni si è assistito all'emancipazione del lavoro. Le classi lavoratrici organizzate possono far valere i loro diritti. Ma i più poveri sono sotto l'aiuto della nuova macchina sindacale. La tendenza del sistema sudatorio e di altre forme di egoismo è quella di schiacciare e opprimere i più indifesi e bisognosi
II UN GRANDE PECCATO. La banalità della pratica non diminuisce la sua colpa. Poiché molte delle persone benestanti che gestiscono gli affari si uniscono per ottenere il più possibile per se stessi dalle persone meno fortunate sotto di loro, non sono individualmente innocenti. La legge considera la combinazione per fare un torto come cospirazione, e quindi come un reato aggravato; e la cospirazione per opprimere i poveri è un'offesa aggravata agli occhi di Dio
1. Contro la giustizia. I poveri hanno i loro diritti, anche se la legge non può aiutarli a esigerli. Un diritto non è meno moralmente inviolabile perché non si trovano i mezzi per farlo valere. Questo potrebbe non essere riconosciuto ora. Ma il giusto governo di Dio non può ignorare il peccato di calpestare le giuste pretese degli indifesi
2. Contro la fratellanza cristiana. Cristo ci ha insegnato a superare la supplica di Caino: "Sono io il custode di mio fratello?" Egli ha dimostrato che non dobbiamo considerarci chiusi in noi stessi o privi di interesse per il nostro prossimo. La parabola del "buon samaritano" ci ha posto davanti per sempre il modello della condotta che egli approva. Tutti coloro che hanno bisogno hanno dei diritti su di noi, diritti che scaturiscono direttamente dal loro bisogno e dal nostro vicinato nei loro confronti. La vita e l'opera di Cristo ci insegnano che gli indifesi sono nostri fratelli. Opprimerli significa commettere un oltraggio contro i membri della nostra stessa famiglia. La missione del cristianesimo è quella di diffondere lo spirito di fratellanza fra gli uomini, e quindi di sostituire la benignità fraterna all'oppressione spietata. - W.F.A
5 Ecco, come asini selvatici nel deserto, vanno al loro lavoro. Bande di malvagi predoni perlustrano il deserto, come schiere di asini selvatici, che escono presto al loro lavoro e si riposano tardi, alzandosi per tempo in cerca di una preda, e generalmente trovandola, poiché il deserto dà cibo a loro e ai loro figli. Sono sicuri di trovare un po' di bottino o altro prima che la giornata sia finita
6 Ognuno miete il suo grano nel campo. Quando hanno perlustrato il deserto, i predoni si avvicinano al terreno coltivato che lo confina e di là portano via ciascuno di loro. una quantità di "foraggio" o "provento" (Versione Riveduta), per il sostentamento dei loro cavalli. E raccolgono la vendemmia degli empi, anzi, come ai margini, e gli empi raccolgono la vendemmia. (Così Rosenmuller e il professor Lee.) A volte irrompono nelle vigne e le derubano, portando via l'uva matura
7 Fanno alloggiare gli ignudi, senza vestiti; piuttosto, giacciono tutta la notte nudi, senza vestiti. I predoni sono ancora il soggetto della narrazione. Quando sono impegnati nelle loro incursioni, sopportano di passare la notte senza vestiti, come si dice che i beduini facciano ancora oggi, in modo da non avere copertura dal freddo. Sono così inclini al saccheggio che non si preoccupano di questi inconvenienti
8 Sono bagnati dalle piogge delle montagne e si aggrappano alla roccia per mancanza di un riparo. Ulteriori spiacevoli conseguenze del saccheggio, la capanna sopportata senza lamentele dalle selvagge tribù di ladri
Un triplice emblema religioso; del riparo della roccia
SONO UN EMBLEMA DELLA CONDIZIONE MISERABILE DEL PECCATORE
1. Esposto a una tempesta. Come le infelici vittime dell'oppressione tirannica degli uomini, gli uomini, nel loro stato non convertito, sono passibili di essere sopraffatti dalla tempesta della giusta ira e indignazione di Dio contro il peccato,Salmi 11:6; Romani 1:18 Colossesi 3:6; 1Tessalonicesi 1:10; Apocalisse 6:16,17 che non attaccherà semplicemente il corpo, ma distruggerà sia l'anima che il corpo nell'inferno,Luca 12:5 e ciò per sempre
2. Privo di riparo. Come i vagabondi senza casa e senza tetto tra le montagne, le anime non perdonate sono prive di un rifugio a cui rifugiarsi nel giorno della loro calamità. Cacciati dal luogo sicuro in cui si trovavano in origine, ora non hanno "nessun riparo dal freddo", nessun abito di giustizia in cui poter avvolgere i loro spiriti tremanti. Né possono con la saggezza, la ricchezza o il lavoro che si costruiscono o scoprire da soli un'abitazione e una difesa contro la tempesta
II UN EMBLEMA DELLA GRANDE SALVEZZA OFFERTA NEL VANGELO. Come i reietti tremanti si insinuavano nelle caverne rocciose sul fianco della montagna, così Cristo è stato posto come una roccia e un nascondiglio.Isaia 32:2
1. Accessibile da tutti; l'avvicinamento a lui non è ostacolato da barriere formidabili, e non è richiesto alcuno sforzo stupendo per raggiungere il suo fianco,Romani 10:6 nulla oltre a un semplice esercizio di fede che è alla portata anche di un bambino
2. Sufficiente per tutti; c'è posto in Cristo per tutti coloro che si rivolgono a lui con fede, sì, per l'intero mondo dell'umanità, se solo vengono sinceramente a lui; e la sicurezza e la protezione perfette per tutti coloro che ottengono il suo rifugio, la completa difesa contro le accuse della Legge, le accuse della coscienza, le punizioni del peccato, i terrori della morte e dell'ira a venire.Romani 5:1
3. Gratuito per tutti; chiunque cerchi la sua presenza e la sua assistenza sia accolto, senza denaro e senza prezzo. "Tutta la forma fisica di cui ha bisogno è sentire il nostro bisogno di lui"
III UN EMBLEMA DELL'ATTO DI FEDE SALVIFICA. Come le miserabili vittime dell'oppressione dell'uomo forte hanno abbracciato la roccia come rifugio, così i peccatori bisognosi devono abbracciare Cristo la Roccia
1. Con domanda personale; Cristo non è più utile per un peccatore senza appropriazione individuale di quanto lo sarebbe stata la roccia della montagna per coloro che non vi si aggrappavano. La fede è la mano che afferra e abbraccia Cristo così come è mostrato nel vangelo
2. Con fervida gratitudine; rendendo grazie a Dio per la sua abbondante misericordia nel fornire un tale rifugio all'anima, poiché senza dubbio le povere creature che le tempeste montane inzuppavano erano grate anche per la protezione di una grotta
3. Con azione immediata; Non permettendo indugio di impedire all'anima di fuggire dalla tempesta dell'ira incombente verso la speranza posta davanti a lei nel Vangelo
9 Strappano l'orfano dal petto. Altri oppressori, non della classe dei predoni, ma degli abitanti delle città (Versetto 12), sono così crudeli che strappano il bambino non svezzato del debitore dal seno della madre, come soddisfazione di un debito, e lo portano in schiavitù.2Re 22:2-7 Neemia 5:5 E prendete in pegno i poveri; letteralmente, prendete in pegno ciò che è addosso ai poveri, in altre parole, i loro vestiti. Non presteranno loro a nessun altro prezzo, e così li costringeranno a separarsi dalle loro vesti e ad andare in giro nudi. Sembra che anche i creditori ebrei abbiano fatto questo;Esodo 22:26; Deuteronomio 24:12, 13 e la Legge mosaica non proibiva la pratica, ma richiedeva solo al creditore di lasciare al debitore la sua veste di notte, affinché potesse dormirci dentro.Esodo 4:1 Deuteronomio 24:13 #Giobbe 24:10
Lo fanno andare nudo senza vestiti; piuttosto, vanno nudi senza vestiti. Gli effetti dell'oppressione sulle sue vittime sono ora tracciati. Prima di tutto, il pover'uomo, il cui unico involucro o mantello è stato preso in pegno, è costretto ad andare nudo, o quasi nudo, sia di giorno che di notte, esposto allo stesso modo a estremi di caldo e freddo. In secondo luogo, egli è costretto a mietere, legare e portare a casa i covoni del suo oppressore, mentre lui stesso è mezzo affamato di fame. La seconda frase del versetto è tradotta erroneamente nella Versione Autorizzata, dove leggiamo, e tolgono il covone all'affamato; il vero significato è: "E quelli che hanno fame, portano i covoni" (confronta la versione riveduta)
11 che fanno l'olio entro le loro mura, pigiano i loro torchi e soffrono la sete. In terzo luogo, gli stessi sventurati sono impiegati nelle fattorie dei loro oppressori per estrarre l'olio dalle olive e il vino dai ricchi grappoli d'uva, mentre essi stessi sono tormentati da una sete incessante
12 Gli uomini gemono da fuori città. Non è solo nelle distese selvagge che confinano con il deserto (Versetti. 5-8), o nelle grandi fattorie dei ricchi proprietari terrieri (Versetti. 9-11), che si verifica l'oppressione. I gemiti degli uomini si odono anche "dalla città" e in mezzo alla città, dove abbondano omicidi, rapine, furti con scasso, adulterio e altri crimini della più profonda tintura. Allora l'anima del ferito grida. Nelle invocazioni di aiuto di Dio, o nelle grida inarticolate, lo spirito ferito degli oppressi e dei feriti si sfoga. Eppure Dio non li attribuisce alla follia. Eppure Dio sembra non farci caso. Egli non dà alcun segno di disapprovazione, ma permette agli oppressori di proseguire indisturbati nelle loro sciocche condotte
Il grido amaro della città
Una caratteristica inquietante della condizione sociale dell'Inghilterra moderna è il continuo drenaggio della popolazione dai distretti rurali verso le città. Non c'è scandalo più grande della condizione delle moltitudini affollate in questi grandi centri. Di tanto in tanto siamo svegliati da qualche voce-profeta che attira la nostra attenzione sulla miseria e sul degrado dei poveri della città, e ci avverte del pericolo che vi si annida. Ma non basta spaventarsi di tanto in tanto e fare occasionali sforzi spasmodici per rimediare al male. Lo studio continuo e il lavoro paziente e incessante sono necessari per far fronte al problema oscuro. Il grido amaro è acuto e penetrante, e a molte voci
I POVERTÀ. Questa è la prima causa visibile della miseria. I poveri considerano Londra come un Eldorado. Sembra che debbano trovare un lavoro in questa vasta e trafficata città. Così vi si riversano dentro a branchi. Lì individualmente si perdono di vista. La stessa moltitudine di loro affoga le loro pretese e i loro appelli separati. Un'enorme massa di povertà non tocca le simpatie personali. È l'orrore della miseria, ma non richiede l'aiuto che suscita l'angoscia di una persona di cui si conoscono le circostanze esatte e la storia
II SOVRAFFOLLAMENTO. Questo male significa più della miseria. È una causa distinta del deterioramento morale, una fonte diretta di vizi oscuri. Ammassati come bestie, è meraviglioso che gli uomini vivano come bestie? Le decenze della vita sono impossibili. Tutti i sentimenti più sottili sono schiacciati da un ambiente grossolano. Le graziose influenze del silenzio e della privacy sono sconosciute. Le persone sono costrette a vivere e a spostarsi e ad essere in mezzo a una folla rumorosa. Il risultato certo è il crollo della civiltà, e una civiltà corrotta è peggio della barbarie. La ferocia delle baraccopoli urbane è di un tipo più degradato di quella delle foreste africane
III BERE. Tutti coloro che hanno esaminato attentamente la condizione dei miserabili poveri delle grandi città sono portati alla sola conclusione che la fonte più prolifica del male è l'intemperanza. Senza dubbio il sovraffollamento, la miseria, l'assenza di tutte le altre risorse spingono le persone a questa disperata consolazione. Dobbiamo rimuovere le cause dell'intemperanza se vogliamo spazzare via il vizio. Eppure, è un vizio. L'indulgenza in essa è moralmente degradante. Un vizio così grande richiede un trattamento eccezionale. È dovere del popolo cristiano non solo godere del loro culto estetico, ma anche seguire Cristo nel salvare i perduti. L'opera per la temperanza deve occupare un posto di rilievo nelle attività della Chiesa
IV RISTRETTEZZA DI VITA. La vita cittadina è squallida e compressa. Gli influssi della natura non si fanno sentire. Il Consiglio scolastico non ha ancora portato lo spirito della cultura all'interno dell'orizzonte della gente affollata nelle parti basse delle grandi città. La religione è poco più di un nome per troppe di queste persone infelici. Una vita così angusta e schiacciata non può crescere e portare frutto nelle grazie dell'esperienza umana. Ecco, quindi, un grido amaro che tutti i cristiani dovrebbero ascoltare per amore di Cristo. È umiliante per una nazione cristiana che un tale grido venga udito nella nostra terra; sarà un segno che la nostra religione non è altro che ipocrita fariseismo se il grido non viene ascoltato
13 Sono di coloro che si ribellano alla luce. Questi oppressori cittadini vanno oltre gli altri nel rifiutare completamente la luce della ragione, della coscienza e della legge. Hanno gettato via ogni freno. La "luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo" non è nulla per loro. Non ne conoscono le vie. Non conosceranno, non avranno nulla a che fare con la legge della moderazione morale, tanto meno si soffermeranno sui suoi sentieri; cioè riconoscere ed essere guidati da tali restrizioni continuamente. Anzi
Versetti 13-25. - Giobbe a Elifaz:5. Gli antichi si ribellano alla luce
I LORO CARATTERE NERO
1. Sono ostili alla luce. La luce a cui si allude è la luce del giorno. Le persone malvagie di cui si parla considerano quella luce con avversione, come sfavorevole alle speciali forme di empietà che si dilettano a praticare. Distinti dai peccatori precedentemente menzionati che compiono le loro azioni nefaste apertamente e senza arrossire sotto il chiaro firmamento del cielo, questi uccelli notturni possono essere considerati, almeno nelle loro caratteristiche generali, come rappresentanti di quei malfattori che Cristo designaGiovanni 3:20 odiatori della luce. La luce è un simbolo biblico frequente per la verità divina,Proverbi 6:23 Salmi 119:105 Isaia 2:5 e in particolare per il vangelo.Matteo 4:16; Luca 2:32; Giovanni 12:36; Efesini 5:8 Quindi il cuore malvagio incredulo e quindi non convertito guarda naturalmente la luce della Legge di Dio e del vangelo di Cristo con ripugnanza,Romani 8:7 e per la stessa ragione, che la luce condanna le loro opere
2. Non conoscono le vie della luce. Non hanno familiarità con quei modi di vivere che gli uomini praticano in pieno giorno. Le occupazioni ordinarie dei cittadini rispettosi della legge non hanno per loro alcun interesse e non danno loro alcun godimento; Sotto questo aspetto essi rappresentano in modo appropriato gli uomini empi in generale, che non conoscono né si curano delle vie della santità e della verità. La via degli empi è una via di tenebre,Proverbi 4:19 Romani 13:12 di incredulità,Ebrei 3:12 di disubbidienza,Romani 8:7 di stoltezza,Proverbi 12:15 di dolore,Proverbi 13:15 una via che dispiace a Dio,Proverbi 15:9 e che conduce alla morte.Matteo 7:13 Romani 6:23 La via della verità,Salmi 119:30 dell'intelligenza,Isaia 40:14 della santità,Isaia 35:8 della pace,Isaia 59:8 Romani 3:17 della vita,Matteo 7:14 non la osservano, non la amano, non la conoscono
3. Evitano i sentieri della luce. Allontanano se stessi e le loro pratiche nefaste il più lontano possibile dalla luce, per non essere visti dagli uomini. Anche così, gli operai malvagi non vengono alla luce per timore che le loro azioni siano rimproverate.Giovanni 3:20 - Gli uomini onesti non temono di stare al sole. Né i figli della luce hanno bisogno di avvolgersi in mantelli di tenebre. Ma poiché la luce di Dio (della Legge e del vangelo) ha un potere singolare di scoprire la malvagità degli uomini verso se stessi e verso gli altri,Efesini 5:13 i figli delle tenebre evitano la luce
II LE LORO AZIONI OSCURE. Il poeta abbozza i ritratti di tre di questi antichi ribelli in controluce
1. L'assassino; le cui nefandezze sono descritte da una triplice caratteristica
(1) Il tempo della loro perpetrazione - "all'alba", cioè poco prima dello spuntare della luce del mattino, o mentre è ancora buio, essendo quell'ora scelta per
(a) il suo adattamento alle opere che stanno per essere eseguite, opere delle tenebre,Romani 13:12 come la rapina e l'omicidio, che non possono sopportare la luce, e
b) le strutture che offre per trovare soggetti su cui operare
(2) Le vittime della loro perpetrazione, "i poveri e i bisognosi", che a causa della penuria sono obbligati a quell'ora mattutina a stare a piedi, probabilmente sulla strada per le loro occupazioni quotidiane. L'omicidio, di per sé un crimine atroce, è immensamente aggravato quando, per il piccolo bottino che si può così ottenere, viene commesso contro gli indigenti e i deboli
(3) Il modo in cui sono stati perpetrati: con un'imboscata improvvisa. "All'alba l'omicida si alza", cioè fuori dal suo nascondiglio, "e uccide il povero e il bisognoso", un altro aggravamento della sua malvagità. Il linguaggio può anche indicare l'alacrità e la serietà con cui questo figlio delle tenebre, questo figlio del diavolo, si accinge alla sua opera profana; sotto questo aspetto la sua condotta può impartire rimprovero ai figli della luce
2. L'adultero; che possiede anche l'infernale sagacia di scegliere la stagione più appropriata e il modo più efficace per realizzare il suo diabolico proposito. Non all'alba, ma al calar del crepuscolo della sera, egli si dirige verso l'harem del suo vicino, dicendo: "Nessun occhio mi vedrà", per rendere impossibile essere scoperto, mettendosi una maschera sul volto, dimenticando che le maschere si nascondono agli uomini, ma non a Dio, che può vedere bene sia nelle tenebre che nella luce. Ma la maggior parte dei criminali e dei peccatori omette di fare i conti con l'invisibile Spettatore delle loro abominazioni. Notoriamente lo fecero anche Caino,Genesi 4:10 Davide,2Samuele 11:4 Anania e Saffira. Eppure, ancora una volta, anche da un insegnante così indegno come questo violatore della santità del matrimonio, il popolo di Dio può trarre una lezione per compiere le loro opere di luce con saggezza ed efficienza
3. Il ladro; che, già indicato come il bandito dell'alba mattutina (Versetto 14), viene reintrodotto come il ladro di mezzanotte che, con piccone e vanga (il ladro moderno usa piede di porco e scalpello, chiavi scheletriche, ss.), scava sotto i muri di fango delle dimore dei ricchi, da lui segnate durante il giorno (Versetti. 16, 17). La traduzione più probabile, tuttavia, espone l'orrore della luce da parte del ladro di case: "Di giorno si chiudono", perché "non conoscono", cioè odiano, "la luce": e "per loro insieme il mattino è come l'ombra della morte", cioè per paura di essere scoperti; poiché conoscono", e quindi hanno grande paura dei "terrori dell'ombra della morte"
III LE LORO RICOMPENSE TERRENE. Il trattamento di nessuna delle due classi descritte nel presente capitolo è strettamente retributivo
1. Il destino dei piccoli criminali; cioè dell'assassino, dell'adultero, del ladro, e tutti compresi nella categoria dei ribelli contro la luce. Secondo Elifaz, queste creature delle tenebre dovrebbero essere colte da calamità proporzionate ai loro crimini; ma, secondo Giobbe, è vero il contrario: sono
(1) prosperi nella vita, scivolando lungo la corrente e la corrente del tempo come una barca leggera (versetto 18), non sperimentando alcuna maledizione sulle loro eredità mentre vivono; e
(2) onorato nella morte, essendo garantito
(a) una rapida e facile scomparsa dalla terra, come il passaggio di una sostanza leggera sulla superficie delle acque,
Confronta - Giobbe 9:26 invece di lottare verso la tomba attraverso una sofferenza prolungata e dolorosa, o come lo scioglimento della neve prima del caldo torrido dell'estate (Versetto 19), scendendo nello Sceol improvvisamente come in un momento;Giobbe 21:13 e
(b) una completa fuga dalle giuste pene dei loro crimini, la maledizione non scende sulle loro eredità fino a quando essi stessi non si sono allontanati dalla scena (Versetto 18), e sebbene dimenticati dalle stesse madri che li hanno partoriti a causa della loro malvagità, tuttavia non costretti a mangiare i frutti amari della loro trasgressione, poiché con la morte la loro iniquità è stata spezzata come un albero, cioè prima che abbia avuto il tempo di produrre i risultati appropriati
2. Il destino dei rapaci despoti; cioè di coloro che sono abbozzati nella sezione precedente (Versetti. 2-12), che sono qui identificati come gli oppressori delle donne sterili e vedove (Versetto 21). Anche loro dovrebbero essere arrestati da giudizi visibili; ma del tutto diverso, secondo Giobbe, è la loro sorte
(1) Essi sono preservati in vita da quella stessa mano che dovrebbe piuttosto ucciderli (Versetto 22). Così, se Dio trattasse i peccatori sulla terra secondo le loro iniquità, essi sarebbero immediatamente abbattuti. Ma Dio magnifica la sua grazia e dimostra la sua longanimità verso gli uomini peccatori sostenendo nell'esistenza coloro che sfidano ogni pericolo, e persino Dio stesso, che non solo sono insensibili a tutti gli impulsi divini, ma violatori flagranti di tutte le leggi divine
(2) Essi sono risuscitati dalla malattia nel momento in cui sembra che stiano per morire (versetto 22). La misericordia che il cantore di Dio garantisce all'umile santo che considera i poveri,Salmi 41:1 e le promesse del servo di Cristo al cristiano credente,Giudici 5:15 si estendono all'oppressore del povero, e al supremo negatore di Dio -- un'altra meraviglia della grazia!
(3) Sono tenuti al sicuro invece di vivere nel terrore costante (Versetto 23). Se Dio non moderasse i timori degli uomini buoni, e quindi molto di più degli uomini cattivi, la loro vita sarebbe intollerabile. Ma la speciale provvidenza di Dio veglia sui malvagi come sulle persone virtuose, preservando entrambi dal pericolo, dalla paura e dalla morte, sperando così di condurre i primi al pentimento e cercando di indurre i secondi a confidare nella sua grazia
(4) Essi sono esaltati per un periodo in prosperità cosciente invece di essere umiliati e abbattuti (versetto 24), un'ulteriore prova della gentilezza di Dio verso di loro. E
(5) Quando arriva la fine, essi partecipano solo alla sorte comune, essendo tolti di mezzo come tutti gli altri uomini
Imparare:
1. La malvagità innaturale di coloro che disprezzano la misericordia di Dio, anche i suoi comuni doni della provvidenza, ma molto di più il suo più grande dono della grazia
2. È una prova inequivocabile di depravazione quando un uomo ama l'oscurità piuttosto che la luce
3. Le forme odierne di malvagità sono di estrema antichità, alcune di esse, come l'omicidio, sono antiche quasi quanto la Caduta
4. L'anima che odia la luce ha nel suo cuore il seme da cui possono essere sviluppati i crimini più grandi
5. La più vera sicurezza che un uomo può avere di non perpetrare mai malvagità come l'omicidio, l'adulterio, ss.), è quella di camminare nella luce
6. La distruzione del peccatore più potente che cammina sulla terra è un'opera di perfetta facilità per Dio
7. Il trionfo o la superiorità di un uomo sui suoi simili termina con la tomba
8. Quella malvagità deve essere grande che fa sì che una madre dimentichi suo figlio
9. Deve essere grande quella misericordia che continua quando l'amore umano nella sua forma più alta si esaurisce
10. La morte può sembrare che rimuova la maledizione dal peccatore, ma in realtà conduce solo il peccatore alla maledizione
11. La bontà e la misericordia di Dio possono seguire un peccatore fino alla bocca della tomba; non c'è alcuna prova che possa perseguirlo ulteriormente
12. È stabilito che tutti gli uomini muoiano una sola volta
Versetti 13-25. - Immagini di malfattori segreti e impuniti
IO L'ASSASSINO E L'ADULTERO. (Versetti 13-17.) Una classe di malvagi diversa dalla precedente è ora posta davanti a noi; ribelli, rivoltanti contro la luce, che rifiutano di conoscere qualsiasi cosa delle vie della luce e di dimorare sui suoi sentieri. Questi sono i "figli delle tenebre", così enfaticamente contrapposti nel Nuovo Testamento ai "figli della luce".Romani 13:12; Efesini 5:8; 1Tessalonicesi 5:5 Prima che spunti il mattino, l'omicida si alza per colpire i poveri e i bisognosi, e di notte fa il mestiere del ladro. L'adultero aspetta il crepuscolo e si vela il volto. Nelle tenebre le case vengono sfondate da uomini che si sono chiusi durante il giorno, uomini che non hanno alcuna affinità con la luce, come ripete la descrizione (Versetto 16). Per questi malfattori la densa oscurità è il loro mattino; perché allora, quando gli altri dormono per la fatica quotidiana, cominciano il loro vile lavoro e il loro commercio, "perché conoscono i terrori delle tenebre tenebrose" (versetto 17), essendo come. familiarità con loro come gli altri lo sono con il luminoso giorno. La coscienza gioiosa, gli spiriti allegri dei figli della luce, sono in contrasto con la paura, l'ansia, i terrori incessanti dei figli delle tenebre. La coscienza, che rende tutti vigliacchi, non tollererà che il più incallito possa sfuggire. "Certe feccia di coscienza" rimarranno anche nelle più imbrutte; L'assassino inizierà all'ombra di una foglia che cade. Quando la luce che è dentro l'uomo è diventata tenebra, il giorno stesso benedetto si trasforma in notte. Nella loro rivolta a Dio, la Luce eterna, portano la notte nel loro seno, e tutti i loro terrori sono presenti per loro nello splendore del giorno.Matteo 6:23; Giovanni 11:10
II GIUDIZIO SU QUESTI MALFATTORI; LA SUA CERTEZZA. (Versetti 18-21) Passano rapidamente come su un'inondazione che scivola.Giobbe 9:26; Osea 10:7 Essendo la sua parte nel paese maledetta - o dagli uomini o da Dio, o da entrambi - l'uomo malvagio non piega più i suoi passi verso la sua vigna e gli altri suoi amati possedimenti. Poi, un paragone potente, come l'aridità e il caldo portano via le brevi nevi dell'inverno, così il peccatore evapora per così dire nell'inferno.Salmi 49:14; 21:9 Dimenticato dal grembo di una madre! Abbandonati anche degli affetti più tenaci che il cuore umano possa conoscere, i vermi fanno un delizioso pasto sulla sua carne. Egli è come un albero distrutto nella brughiera, o un tronco abbattuto nella foresta.Giobbe 19:10; Ecclesiaste 11:3; Daniele 4:10 Poiché era marcio nel profondo, il cuore degli affetti gentili era stato divorato, aveva saccheggiato chi non aveva figli e aveva trattato crudelmente la vedova
III IL GIUDIZIO, SEBBENE CERTO, È RITARDATO. (Versetti 22-24) "Dio mantiene il tiranno per lungo tempo con la sua potenza", non esegue subito il giudizio.Isaia 13:22; Salmi 36:11; 85:6 Sebbene l'oppressore sia talvolta disperato della vita, tuttavia si rialza e rifiorisce. Dio gli concede sicurezza, ed egli è sostenuto, e gli occhi di Dio sono sulle sue vie per proteggere e benedire. Ma è solo per un po' che questa guarigione e questa sicurezza durano, poi svaniscono.Genesi 5:24 Gli oppressori si piegano, periscono, passano come spighe di grano. Conclusione del discorso di Giobbe. "Se non è così, chi mi punirà per le menzogne e renderà il mio discorso inutile?" È un'espressione trionfante della sua superiorità, sostenuta in queste lezioni di esperienza sugli incomparabili rapporti di Dio nei destini degli uomini. Poiché il peccato sembra impunito, non viene dimenticato. La punizione è certa, anche se potrebbe essere ritardata. La "calma traditrice" è più da temere delle "tempeste sopra la testa". Quanto maggiore è la pazienza e la longanimità mostrate da Dio verso i malvagi, tanto più severa sarà la loro punizione alla fine. - J
14 L'omicida che sale con la luce uccide il povero e il bisognoso. L'assassino si alza alle prime luci dell'alba, il momento in cui gli uomini dell'albero dormono più profondamente. Non può svolgere i suoi affari malvagi nella completa oscurità. Non ha il coraggio di attaccare i grandi e i potenti, che potrebbero essere ben armati e avere servitori per difenderli, ma entra nelle case di una classe relativamente povera, nelle quali ha meno paura di rischiare. Qui, di notte è come un ladro. Non è entrato in casa semplicemente per omicidio. Il furto è il suo obiettivo principale. Non toglierà la vita a meno che non venga resistito o scoperto, e quindi, in un certo senso, spinto ad essa
15 L'occhio dell'adultero attende il crepuscolo, dicendo: «Occhio non mi vedrà». C'è un'analogia tra la luce morale e quella fisica, e tra l'oscurità morale e quella fisica. La classe di uomini di cui si parla qui (Versetti. 14-16), che si sono ribellati contro la luce morale (Versetti. 13), e hanno rifiutato le sue vie, e hanno rifiutato i suoi sentieri, non sono grandi amanti della luce fisica. Le loro gesta dell'oscurità sono adatte solo per essere compiute nell'oscurità, e aspettano il crepuscolo della sera o il crepuscolo dell'alba per dedicarsi ad esse.Giovanni 3:19-21 - , "E questa è la condanna: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre piuttosto che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Poiché chiunque fa il male odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprese. Ma chi pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano rese manifeste, affinché siano compiute in Dio". Vedi anche - Giovanni 8:12; 12:35; Romani 13:12; Efesini 5:8-14 - , ss. E nasconde il suo volto. Come ulteriore precauzione contro la scoperta, l'adultero nasconde, o copre, il suo volto. Lo stesso viene spesso fatto da ladri e assassini
16 Al buio scavano nelle case. Nei tempi antichi, il furto con scasso assumeva comunemente questa forma. Le finestre erano poche, e alte nelle pareti; Le porte erano saldamente fissate con chiavistelli e sbarre. Ma i muri, essendo di argilla, o di macerie, o di mattoni essiccati al sole, erano deboli e facilmente penetrabili. Questo era in particolare l'agio con i muri del partito; e se i ladri entravano in una casa non occupata, niente era più facile che sfondare il leggero tramezzo che la separava dalla casa accanto. La parola greca per "ladro" è τοιχωρυχος "colui che scava attraverso un muro". Che si erano segnati da soli durante il giorno; piuttosto, si chiudono in se stessi durante il giorno; letteralmente, si chiudono da soli; il significato è che si tengono attentamente vicini. Il professor Lee, tuttavia, difende la Versione Autorizzata. Non conoscono la luce; cioè lo evitano, se ne tengono alla larga, non avranno nulla a che fare con esso
17 Poiché il mattino è per loro come l'ombra della morte. Odiano la luce del mattino. È associato nelle loro menti all'idea di rilevamento; perché quando irrompe inaspettatamente su di loro nel bel mezzo delle loro cattive azioni, di solito segue la scoperta; e l'individuazione è una vera "ombra di morte", poiché comunemente significa la forca. Se li si conosce, sono nel terrore dell'ombra della morte; piuttosto, perché conoscono i terrori dell'ombra della morte (vedi la Versione Riveduta). È un'esperienza familiare per loro; come, ogni volta che il crimine è severamente punito, lo è per la classe criminale in generale
18 È veloce come le acque. "Locus obscurissimus" (Schulteus). Quasi due commentatori non sono d'accordo nemmeno sull'argomento di cui Giobbe si accinge a parlare. Alcuni ritengono che egli dia il proprio giudizio sul destino ultimo dei malvagi; altri, come anticipare ciò che i suoi avversari diranno su questo punto. Un recente espositore prende il passaggio come riferito agli sforzi compiuti dai malfattori della Versetti. 14-16 per sfuggire alla giustizia, e al discredito e alla difficoltà in cui si immischiano. Un altro suggerisce che qui Giobbe richiami l'attenzione su una nuova classe di oppressori, cioè i ladri d'acqua (vedi Strabone, 16:18), che, partendo da qualche isola in un lago o in un fiume, saccheggiavano le terre vicine, rendendo inutili le porzioni dei proprietari terrieri e inducendoli a trascurare la coltivazione, anche dei loro vigneti. Se accettiamo questo punto di vista, la traduzione corretta del presente versetto sarà: Veloce è lui (cioè il ladro d'acqua) sulla faccia delle acque: allora la parte di coloro che abitano nella terra è priva di valore; nessuno volge il viso verso i suoi cortili di vite (vedi il "Libro di Giobbe" del professor Lee, pp. 153, 378, 379)
19 La siccità e il caldo consumano le acque della neve, così fa la tomba di coloro che hanno peccato. Questa traduzione è ulteriormente confermata dal versetto successivo. Accettandolo, dobbiamo supporre che Giobbe passi a questo punto alla considerazione del fine ultimo dei malvagi, anche se nel versetto 21 ritorna alla considerazione delle loro cattive azioni. Il caldo e la siccità dell'estate, dice, consumano e prosciugano tutta l'acqua che proviene dallo scioglimento delle nevi invernali. Così lo Sceol, o tomba, assorbe e come consuma i malvagi
La pena di morte del peccato
Giobbe lo ammette con la stessa libertà dei suoi amici. Il peccato deve condurre alla tomba. Potrebbe non farlo così rapidamente come gli amici pensano; né la rotta può essere quella che si aspettano. Ma, a lungo andare, il peccato di un uomo deve essere la sua morte
I LA PENA SPECIFICA DEL PECCATO È LA MORTE. Il peccato può adempiere, e più che adempiere, alcune delle sue promesse per primo; ma la fine è la morte. Questo fatto terribile, che ci viene chiarito dalla storia di Adamo ed Eva, in tutto l'Antico e il Nuovo Testamento, è oscurato dalle concezioni popolari del futuro. La Chiesa ha considerato il dolore come la principale conseguenza del peccato. Il raccapricciante inferno medievale è stato presentato al peccatore tremante come l'obiettivo della sua malvagia condotta. Ora la sofferenza, amara e dolorosa, è in serbo per l'impenitente, perché Cristo parla di "pianto e stridore di denti". Ma la sofferenza non è l'unico fine del peccato. Molto più frequenti di qualsiasi riferimento alla sofferenza dei malvagi sono gli avvertimenti scritturali di morte e distruzione. Qualunque sia l'interpretazione che diamo a questi avvertimenti, sia che li prendiamo come denotatori dell'estinzione assoluta dell'essere, puro annientamento, sia che li consideriamo come indicanti un'influenza corruttrice e dissolvente, essi significano qualcosa di diverso da un dolore acuto e vigile
II LA PENA DI MORTE È UNA CONSEGUENZA NATURALE DEL PECCATO. Giobbe ci dice che l'effetto è simile a quello della siccità e del caldo che consumano le acque della neve. Non c'è bisogno che nessun angelo distruttore sia mandato avanti con una spada fiammeggiante per abbattere l'esercito dei peccatori. Sono i loro stessi distruttori. La spada è nella loro condotta. Questo si vede spesso negli effetti fisici del vizio, che semina i semi della malattia e accelera il decadimento prematuro. È sempre presente nelle conseguenze morali del male. La natura spirituale è malata, corrotta, abbassata. I poteri e le facoltà svaniscono e appassiscono. Il vero sé si restringe e si raggrinzisce. L'esistenza nel corpo sulla terra diventa una morte vivente. Quando la vita del corpo se n'è andata, è difficile vedere quale vita sia rimasta, perché questa vita sembrava essere tutto ciò che si possedeva
III LA PENA DI MORTE PUÒ ESSERE EVITATA SOLO CON LA GENERAZIONE DI UNA NUOVA VITA. La sentenza è stata emessa contro di noi; La sentenza è nella nostra Costituzione. Ecco la difficoltà. Se fosse esterno, un processo esterno potrebbe abolirlo; Ma visto che è interno, deve essere affrontato internamente. Non sarà sufficiente un semplice decreto di perdono, perché il veleno è nel sangue, la morte è già all'opera lì. Un semplice ordine di perdono non può fare nulla. Il bisogno urgente è di un antidoto interiore. No, il vecchio sé è stato così ferito e corrotto dal peccato, che è necessaria una nuova vita. Siamo al di là della cura; Siamo come lebbrosi che hanno perso gli arti nella loro malattia. La guarigione non è sufficiente; È necessaria una nuova creazione. Ora, questo è proprio ciò che Cristo effettua. Non concede solo il perdono esteriore, non si accontenta di manipolare i punti legali; Si rigenera. Egli dice: "Dovete nascere di nuovo;Giovanni 3:3 e San Paolo ci dice che colui che è in Cristo Gesù è una nuova creatura. - W.F.A.2Corinzi 5:17 #Giobbe 24:20
Il grembo materno lo dimenticherà: alcuni considerano questo come equivalente a "la terra lo dimenticherà", ma la maggior parte suppone che "il grembo" significhi "sua madre". Il verme si nutrirà dolcemente di lui.Giobbe 17:14 Non sarà più ricordato. L'oblio cadrà su di lui e sulle sue azioni. E la malvagità sarà spezzata come un albero. Come un forte vento spezza improvvisamente un albero alla radice, così la malvagità, nella persona dell'uomo malvagio -- l'astratto per il concreto -- sarà sopraffatta dalla morte, e perirà in un attimo confronta 24)
21 Egli maltratta il sterile che non porta. Si parla forse qui di oppressori di un'altra classe, o forse c'è un semplice ritorno all'idea con cui si apriva l'enumerazione di Giobbe (versetto 3), che era l'oppressione delle classi più deboli e più indifese. Come la sterilità nelle donne era considerata la più grande disgrazia possibile,1Samuele 1:5-8; 3:1-10 così opprimere chi era sterile indicava estrema crudeltà. e non fa del bene alla vedova; cioè trascura di rivendicare la sua causa, una parte ammessa del dovere dell'uomo.
vedi - Giobbe 22:9; 29:13; 31:16 #Giobbe 24:22
Egli attira anche i potenti con la sua potenza; cioè attira dalla sua parte e fa i suoi aiutanti, coloro che sono potenti, attirandoli o costringendoli a unirsi a lui con il potere che già possiede. Egli si alza, e nessuno è sicuro della vita. Questa è anche la traduzione della versione riveduta. Alcuni commentatori, tuttavia, preferiscono tradurre: "Si alza, quando ha disperato della vita; "Cioè l'uomo malvagio, quando è stato messo in difficoltà, malattia o pericolo di morte per mano della Giustizia, con sorpresa degli uomini, "si rialza", è liberato dal pericolo e recupera la sua prosperità
23 quand'anche gli fosse dato di essere al sicuro, sul quale riposa; piuttosto, egli (cioè Dio) gli concede di essere al sicuro e su di esso si riposa; cioè Dio permette la fuga dell'uomo malvagio dalla sua afflizione, e lo lascia vivere, sicuro e protetto, e l'uomo stesso riposa sulla sicurezza che gli è stata offerta, del tutto contento di essa. Eppure i suoi occhi sono sulle loro vie. Gli occhi di Dio sono ancora sulle vie dei malvagi: esse sono, o sembrano essere, oggetto di una speciale cura provvidenziale
Versetti 23, 24.- La prosperità dei malvagi è irrisolta
In mezzo a molte apparenti anomalie nel metodo del Divino di trattare il male, risplende un'indicazione evidente del giudizio divino contro il malfattore. "Sono esaltati per un po' di tempo", ma all'improvviso "se ne sono andati e sono abbassati". Il buon Governante attende pazientemente, dando l'opportunità di pentirsi e di correggersi; ma se l'empio non torna, egli tenderà il suo arco e preparerà la sua freccia sulla corda. L'iniquità non rimarrà del tutto impunita; né quella punizione sarà semplicemente nascosta: sarà resa evidente. Questa è la testimonianza e l'esperienza generale; ma ci sono molti esempi sorprendenti che sembrano contraddire questo punto di vista, e Giobbe adduce la frequente prosperità del malfattore
LA PROSPERITÀ DEI MALVAGI È UN MISTERO IRRISOLTO. Anche con la luce più chiara che ora risplende sulla vita umana, non è possibile spogliare completamente la mente del sentimento di sorpresa per i casi anomali di prosperare la malvagità e la sofferenza della virtù
II LA PROSPERITÀ DEI MALVAGI UN ULTERIORE ESERCIZIO DELLA PAZIENZA E DELLA FEDE DEI PII. Essa esige che lo sguardo della fede sia rivolto verso l'alto verso Dio. Gli eventi non si spiegano da soli. Né gli uomini sono in grado di trovare i propositi divini rivelati dagli eventi. Il credente provato e tentato deve sempre più distogliere lo sguardo dall'evento incerto e riporre la sua fede solo in Dio. Quella fede è tesa, ma in questo modo cresce
III LA PROSPERITÀ DEGLI EMPI NON È GARANZIA DI DIFESA DAL GIUDIZIO. Il giudizio persiste. È persino nascosto. Il buon Dio di tutti vorrebbe trattenerlo del tutto. Egli si rallegra nella misericordia. La malvagità spesso approfitta del fatto che il giudizio si astenne; ma in questo non c'è alcuna garanzia che il giudizio che è trattenuto non sarà rivelato
LA PROSPERITÀ DEI MALVAGI HA BISOGNO DELLA SOLUZIONE DEL FUTURO. Indica un giudizio futuro in cui gli uomini dovranno rendere conto, e sembra esigerlo. In quel futuro ciò che è misterioso nella storia sarà senza dubbio reso chiaro. Nessun lavoro può essere stimato in modo equo fino al suo completamento. Se mai piacerà al Signore di tutti giustificare i suoi rapporti con gli uomini, lo farà in quel terribile giudizio in cui ciascuno riceverà la dovuta ricompensa per le sue azioni
V LA PROSPERITÀ DEGLI EMPI PUÒ ESSERE UNA MISERICORDIOSA TOLLERANZA NELLA SPERANZA DEL PENTIMENTO. Dio è benigno e attende a lungo colui che ritorna, nella speranza che anche la bontà di Dio possa condurlo al pentimento. Quante volte se ne abusa! ma tale è lo spirito del torto che abusa del migliore dei doni di Dio, ed è indifferente al più gentile dei rapporti di Dio. Il libro di Giobbe rappresenta l'intreccio delle vicende umane, ma getta luce su di esso e aiuta a risolverlo. Viviamo in una luce più chiara, ma la luce più chiara di tutte deve ancora brillare quando vedremo la luce nella sua luce. Per questo dobbiamo prepararci e aspettare pazientemente. - R.G
24 Sono esaltati per un po' di tempo, ma se ne sono andati e sono abbassati; piuttosto, sono esaltati: dopo un po' di tempo se ne sono andati, sono abbassati. Giobbe deve ammettere che alla fine la morte si abbatte sugli uomini malvagi, ma minimizza i terrori della loro morte e ne esagera le alleviamenti. In primo luogo, viene su di loro quando sono saliti all'eminenza, si sono guadagnati una reputazione e "sono esaltati". Poi, è improvviso e indolore, preceduto non da una lunga e persistente malattia, ma solo da un sprofondare nell'inesistenza; un tranquillo trapasso. In terzo luogo, è in età matura, quando hanno raggiunto il pieno termine della vita umana, e sono come spighe di grano mature per il raccolto. Inoltre, è il destino comune: sono tolti di mezzo come tutti gli altri,
comp. - Giobbe 9:22; 21:13 e tagliati come le cime delle spighe di grano. Da questa espressione possiamo dedurre che la mietitura nel paese di Uz era condotta al tempo di Giobbe più o meno nello stesso modo in cui lo era in Egitto sotto i primi faraoni, cioè tagliando il gambo con una falce affilata quasi immediatamente sotto l'orecchio, e raccogliendo le spighe in cesti (vedi l'autore 'Hist. of Ancient Egypt, Vol. 1. p. 162; e il suo 'Erodoto', vol. 2. p. 59, 3a ed.)
«Un po' di tempo.»
Giobbe sta qui facendo un passo verso la soluzione del problema che le sue disgrazie hanno sollevato. Rifiutando la dottrina trita e ritrita dei suoi amici secondo cui i guai vengono come punizione temporale del peccato, e vedendo che gli uomini cattivi spesso sfuggono ai guai, conclude che tutta l'ingiustizia è solo temporanea. La prosperità dei malvagi è solo per "un po' di tempo". Tra non molto ci sarà un trattamento equo per tutti
LA MALVAGITÀ PUÒ ESSERE ACCOMPAGNATA DA UNA PROSPERITÀ TEMPORANEA,
1. Questo è un fatto ovvio. Solo la straordinaria cecità del fanatismo avrebbe potuto permettere ai tre amici di negarlo. Giobbe deve solo indicare eventi che sono aperti agli occhi di tutti, per mostrare che ci sono uomini cattivi e prosperi. Questo è sempre ammesso quando lo si affronta da un altro punto di vista, cioè quando si denunciano i peccati dei ricchi
2. Questo non dovrebbe sgomentarci. Tutta la fede è cresciuta di fronte all'ovvio fatto della prosperità dei malvagi. Se non l'abbiamo considerato noi, altri lo hanno fatto in epoche passate. Eppure la fede è fiorita e ha trionfato, anche se non è riuscita a spiegare il mistero. Perciò la fede può ancora trovare terreno su cui poggiare, anche quando un'altra persona scopre con sua sorpresa ciò che è sempre stato evidente a tutti coloro che si prendono la briga di osservarlo
3. Questo non può giustificare la malvagità. La prosperità terrena non è il sigillo dell'approvazione celeste. L'ipotesi che sia così ha avuto origine solo da un errore. Qui l'antica ortodossia si è dimostrata in errore. Se la nozione è errata quando viene usata contro un uomo in disgrazia, è altrettanto errata quando viene rivendicata da uno che è temporaneamente ricco
II LA PROSPERITÀ CHE ACCOMPAGNA LA MALVAGITÀ PUÒ DURARE SOLO PER UN PO' DI TEMPO
1. Non sopravvive alla morte. Per la natura delle cose non può farlo, perché scaturisce semplicemente da circostanze accidentali e da influenze terrene, che sono limitate a questa vita. Non ha la sua fonte in un'esperienza spirituale profonda e duratura. Il suo trionfo stesso si basa sul punteggio dello spirituale. Ma anche se lo spirituale può essere calpestato ora, non si può pretendere che il materiale continuerà dopo la morte. Ricchezze, piaceri, sfarzo e prodezza sono tutti lasciati dietro di sé da questa parte della tomba
2. La sua esistenza terrena è breve. L'uomo negligente può rimandare ogni considerazione del suo fine. Può essere soddisfatto di avere abbastanza e da risparmiare per il momento. Ciononostante, il presente gli sta sfuggendo di mano. Se guarda indietro, tutti gli anni passati sembrano essere stati solo un breve periodo, e gli anni a venire accelereranno la loro velocità. Che cos'è, allora, questo breve periodo di prosperità per il quale si sta vendendo? Un'ombra passeggera!
3. Non ha alcun valore anche quando è posseduto. Il carattere temporaneo di questa prosperità dei malvagi è un segno che si tratta di un vuoto inganno. Il suo fascino è dimostrato dal fatto che non rimarrà con noi. Un bene così effimero non può essere sostanziale. I semi della decomposizione sono in esso fin dall'inizio. E che cos'è la sua gioia se non una beffa ingannevole? C'è un terribile destino nella quiete stessa di questa vita senza speranza. Tutto ciò per cui vale la pena vivere è uscito da esso. Ricca, gaia, esteriormente prospera, l'anima è "lasciata in disparte nel disprezzo di Dio, con una vita orribilmente liscia, morta nel cuore".- W.F.A
25 E se non è così ora; cioè "se queste cose non sono come dico". Chi farà di me un bugiardo? Chi di voi si farà avanti e li confuterà, e così "farà di me un bugiardo"? E fai in modo che il mio discorso non valga nulla! Mostra, cioè, che tutto il mio discorso è privo di valore. Nessuno tenta di raccogliere questa audace sfida
Illustratore biblico:
Giobbe 24
1 CAPITOLO 24
Giobbe 24:1-25
Ebbene, visto che i tempi non sono nascosti all'Onnipotente.
Grandi crimini non sempre seguiti da grandi punizioni in questa vita:
(I.) Grandi crimini hanno prevalso sulla terra fin dai tempi più remoti. Tra i reati specificati in questo capitolo vi è:
1.) Furto. C'erano quelli che rubavano agli altri le loro terre e le loro greggi, e derubavano la vedova e l'orfano del loro cibo e dei loro vestiti (versetti 2-8) . C'è...
2.) Crudeltà. "Strapparono l'orfano dal petto", fecero "gemere gli uomini fuori dalla città". C'è...
3.) Omicidio. "L'omicida, risorgendo con la luce, uccide il povero e il bisognoso". C'è...
4.) Adulterio. "Anche l'occhio dell'adultero attende il crepuscolo", ecc. Il fatto che questi crimini prevalsero nella terra e nei tempi di Giobbe implica:
1.) Che in quelle scene e tempi lontani esisteva lo stesso standard di morale che abbiamo noi. Stimavano il furto, la crudeltà, l'omicidio e l'adulterio sbagliati; anche noi
2.) Che in quelle scene e tempi lontani gli uomini avevano le stesse propensioni peccaminose che hanno ora
(II.) Che sebbene il grande Dio sia consapevole di quei crimini, non sempre li visita con la punizione in questa vita. Giobbe inizia con la domanda: "Perché, visto che i tempi non sono nascosti all'Onnipotente, coloro che lo conoscono non vedono forse i suoi giorni?" Il significato è: Perché, dal momento che i crimini non sono nascosti all'Onnipotente, i Suoi amici non vedono i Suoi giudizi? Egli dimostra che questi grandi criminali se la cavano bene qui, sia in vita che in morte, come gli altri. Perché? Non perché l'Onnipotente ignori i loro crimini, o perché i loro crimini non siano ripugnanti per la Sua natura. Qualunque sia la causa, il fatto è innegabile; e questo fatto Giobbe lo mette qui in evidenza per confutare la dottrina dei suoi amici, e cioè che una grande sofferenza implica un grande crimine. (Omilestico.)
Considerazione per gli altri:
"Preferirei avere un anno o due in più per realizzare i miei propositi piuttosto che raggiungerli calpestando i cuori e i focolari degli uomini". (J. Ruskin.)
12 CAPITOLO 24
Giobbe 24:12
Gli uomini gemono da fuori della città.
I gemiti della città:
La verità è che l'uomo, quando cammina sulla superficie della terra, non vede che la superficie dei suoi abitanti. È bene che non vediamo più. Se fossimo in grado di andare sotto la superficie, anche se fosse solo di poco, la nostra conoscenza potrebbe farci impazzire. Dovrebbe farlo. Il pensiero è terribile nella sua meraviglia, e stupefacente nel suo terrore della conoscenza che il "Dio degli spiriti di ogni carne" ha necessariamente del potente aggregato delle depravazioni della terra, abbracciando nella Sua visione illimitata ogni iniquità che è, o è mai stata, meditata o eseguita, dal primo ingresso del male nella sfera dei Suoi domini, fino all'ultimo accento di sfida che sarà scagliato contro il Suo trono. Il brivido di un simile pensiero a volte spaventa le anime sante. Sembra che qui si sia impossessato del patriarca. La sua supplica è che, sebbene gli uomini "gemano nella città", sembra che Dio, il giudice di tutti, al presente non chiami nessuno di loro a rendere conto dei loro misfatti. Con uno dei moderni potremmo esclamare: "È molto sorprendente vedere così tanto peccato con così poco dolore" (Dr. Arnold). Ma Giobbe è del tutto scettico riguardo alla loro punizione? Tutt'altro. Sta lasciando Elifaz alla deduzione che, se il suo ragionamento è corretto che un uomo deve essere colpevole perché è afflitto, questi malfattori devono essere innocenti perché non sono afflitti. Ma se conoscessimo il mondo così com'è, non come sembra, se potessimo andare sotto la superficie della società, potremmo venire a conoscenza di segreti di malvagità che alcuni dei malvagi non hanno mai sognato, e di tormenti la cui esistenza i virtuosi a malapena crederebbero. Quale miseria si rivelerebbe, dove vediamo solo gli emblemi della gioia! Sì, che impero di morte spirituale in un universo di vita naturale e artificiale! La descrizione che il patriarca fa della città è vera e spaventosa nella sua verità a quest'ora come nel giorno in cui la pronunciò. Vale per Londra o Parigi ora come per Babilonia o Ninive per l'antichità. La città è un luogo "dal quale gli uomini gemono, e l'anima dei feriti grida". "Tutta la creazione", attraverso l'apostasia dell'uomo, è rappresentata dal grande apostolo come "gemente"; Ma essendo la città sempre una vasta concentrazione di colpe, ciò che è vero per tutta la terra è preminentemente vero per essa. Nella città, la trasgressione è una specie di oggetto, una somma enorme, in effetti, nelle sue preoccupazioni quotidiane. Tutte le grandi città sono colpevoli di grandi peccati. Coloro che abitano la città sono abitanti di un luogo in cui ogni giorno e ogni notte le iniquità moltiplicate sono quasi certe di essere perpetrate, con la stessa certezza con cui la notte e il giorno si succedono. Terribili in città sono i gemiti della coscienza. È vero, il mondo sembra allegro e sconsiderato. Occhi luminosi e labbra allegre offrono il loro incanto da ogni parte. Ciononostante, si scoprirà che le terribili verità dello stato eterno hanno una presa sulla maggioranza degli uomini più forte di quanto generalmente si immagini. Tra i gemiti della città ci sono i gemiti di coloro che hanno disonorato una professione cristiana con offese esplicite; gemono questi che per anni possono essere senza risposta se non i loro stessi echi; ferite inconcepibilmente dolorose, arrossendo come fanno con la marea cremisi dell'Agnello di Dio "crocifisso di nuovo". Tra questi gemiti della città ci sono i gemiti di uomini santi e di sante donne per i peccati di coloro che li circondano. Pensa al mondo così com'è, e trattieni da esso un gemito, se puoi. Perciò il cristiano geme in spirito per i peccati del mondo; essendo afflitto per Cristo, come Cristo fu afflitto per lui. (Alfred Bowen Evans.)
13 CAPITOLO 24
Giobbe 24:13
Ribellatevi alla luce.
Luce usata in senso figurato:
La luce può essere considerata in due modi. Sia propriamente che figurativamente
1.) Possiamo intendere il testo della luce in senso proprio, e alcuni insistono principalmente su questo. Si ribellano alla luce stessa del sole, o alla luce ordinaria del giorno. Gli uomini malvagi amano le tenebre; Odiano anche la luce naturale, quella del sole, perché raramente serve, ma spesso ostacola le loro occasioni
2.) Prendi la luce in senso figurato per la luce della conoscenza. Quindi è più vero che gli uomini malvagi si ribellano contro di essa. La luce contro cui ci si ribella è piuttosto una luce interiore, quella luce che risplende nell'anima, che quella che brilla all'occhio; e c'è una duplice luce interna, contro la quale si può dire che gli uomini malvagi si ribellano
(1) La luce della natura, o luce interna naturale; c'è una luce della coscienza naturale, che ogni uomo porta con sé, riguardo al bene e al male, o a ciò che deve essere fatto e a ciò che deve essere lasciato incompiuto
(2) C'è una luce della rivelazione divina, che risplende nell'anima dalle Scritture o Parola scritta di Dio. Le verità divine ispirate e dettate dallo Spirito di Dio sono scritte lì come con i raggi del sole. Eppure l'uomo malvagio si ribella contro le scoperte più chiare e complete della mente di Dio
3.) Alcuni intendono per "luce" qui, Dio stesso, che è luce. La vera ragione per cui la luce della natura e la luce della ragione si ribellano, è perché la prima ha in sé un po' di Dio, e la seconda molto di Dio. Infatti, come Dio è luce, così ogni luce viene da Dio. (Giuseppe Caryl.)
Ribellandosi alla luce:
Questi evidentemente avevano la luce, e questo dovrebbe essere considerato un privilegio non da poco, poiché vagare sulle montagne oscure è una terribile maledizione. Eppure questo privilegio può trasformarsi in un'occasione di male. La maggior parte di noi ha ricevuto la luce in diverse forme, come l'istruzione, la coscienza, la ragione, la rivelazione, l'esperienza, lo Spirito Santo. Il grado di luce è diverso, ma ognuno di noi ne ha ricevuto una certa misura. La luce ha in sé una sovranità, così che resisterle significa ribellarsi contro di essa. Dio l'ha data perché sia una manifestazione di Se Stesso, perché Dio è luce; e l'ha rivestita con una misura della Sua maestà e potenza di giudizio. La ribellione contro la luce ha in sé un alto grado di peccato. Potrebbe essere una virtù ribellarsi alle tenebre, ma che dire di coloro che resistono alla luce? Resisti alla verità, alla santità e alla conoscenza?
(I.) Individua i ribelli. Persone ben istruite, che sono state abituate a insegnare agli altri, e tuttavia si volgono al male; Questi sono gravi traditori. Figli di genitori cristiani che peccano contro la loro prima educazione; sul quale vengono gettate via la preghiera e la supplica, il precetto e l'esempio. Ascoltatori della Parola, che spengono le convinzioni deliberatamente, frequentemente e con violenza. Uomini con un acuto senso morale, che si affrettano, nonostante le redini della coscienza che dovrebbero trattenerli. Professori lascivi che, tuttavia, parlano di ortodossia e condannano gli altri, pronunciando così con certezza il proprio destino
(II.) Descrivi le forme di questa ribellione. Alcuni rifiutano la luce, non volendo sapere più di quanto sarebbe conveniente; perciò si negano il tempo per pensare, si assentano dai sermoni, trascurano la lettura divina, evitano le pie compagnie, evitano i riprenidi, ecc. Altri la deridono e la combattono, chiamando la luce tenebre e le tenebre luce. L'infedeltà, la baldanza, la persecuzione e simili diventano il loro rifugio e il loro rifugio. Le persone corrono contro di essa nella loro vita; di uno scopo prefissato, o per negligenza volontaria. Allontanarsi dalla luce è ribellarsi ad essa. Porre i propri desideri in opposizione alle leggi della morale e della santità, è un'aperta rivolta contro la luce. Molti presumono di possedere la luce, immaginando che la conoscenza e la fede ortodossa li salveranno. Molti la oscurano per gli altri, ostacolando le sue operazioni tra gli uomini, nascondendo la propria luce sotto il moggio, ridicolizzando gli sforzi degli altri, ecc. Tutta l'oscurità è una ribellione contro la luce. Non cerchiamo di "avere comunione con le opere infruttuose delle tenebre".
(III.) Denunciare la punizione di questa ribellione. Per far rimuovere la luce. Perdere gli occhi per vederlo anche quando è presente. Rimanere imperdonati, come colpevoli bendati per la morte, come fanno coloro che resistono alla luce dello Spirito Santo. Peccare con una colpa decuplicata, con una terribile ostinazione di cuore. Per scendere per sempre in quell'oscurità che si fa sempre più nera per tutta l'eternità
(IV.) Dichiara la follia di questa ribellione. La luce è la nostra migliore amica, ed è saggezza obbedirle; Resistere ad essa significa ribellarsi contro i nostri stessi interessi. La luce trionfa ancora. I gufi fischiano, ma la luna splende. L'opposizione alla verità e alla giustizia è inutile; Può anche promuovere ciò che mira a prevenire. La luce porterebbe a più luce. Acconsenti, perché sarà benefico per la tua anima. La luce condurrebbe al cielo, che è il centro della luce. La luce anche qui darebbe pace, conforto, riposo, santità e comunione con Dio. Non ribelliamoci alla luce, ma cediamo alla sua guida; Sì, balzate in avanti per seguire il suo sentiero benedetto. Diventiamo alleati della luce e diffondiamola. È una cosa nobile vivere come portatori di luce del "Signore e Datore di luce". Camminiamo nella luce, come Dio è nella luce; E così il nostro godimento personale sosterrà il lavoro della nostra vita. La luce deve essere la nostra vita se vogliamo che la nostra vita sia luce. (C. H. Spurgeon.)
Odio per la luce:
Il diavolo teme la luce, e questa è una delle ragioni per cui dovremmo tenerla sempre accesa. Un governatore delle Bahamas, che stava per tornare in Inghilterra, promise di fare del suo meglio per ottenere dal governo nazionale qualsiasi favore i coloni potessero desiderare. E quello che pensi che sia stata la loro risposta unanime: "Dite loro di abbattere i fari: stanno rovinando la Colonia". Gli uomini erano demolitori e odiavano la luce! E il diavolo odia così tanto la luce che abbatterebbe ogni faro spirituale nel paese se solo potesse. (Circolo domenicale.)
17 CAPITOLO 24
Giobbe 24:17
I terrori dell'ombra della morte.
Morte:
La Scrittura parla della morte in due modi. Giobbe chiama la morte "il Re dei Terrori". Di un santo e martire si dice: "Si addormentò".
(I.) Cos'è che rende la morte terribile?
1.) È la lacerazione di ciò che Dio ha unito. Corpo e anima. Che cosa sia la vita e che cosa sia la morte, lo sappiamo da segni esteriori marcati; ma chi sa che cos'è l'anima, da dove viene, dove va, se non per quanto Dio ci ha insegnato?
2.) È il passaggio al giudizio. "Dopo questo il giudizio".
3.) È la rottura di tutto ciò che amiamo, desideriamo e ci prendiamo cura qui
(II.) Volgetevi all'altro lato del quadro: Che cos'è che rende la morte pacifica?
1.) Il corpo e lo spirito saranno di nuovo uniti. "In Cristo tutti saranno vivificati".
2.) Il giudizio sarà il "seggio del giudizio di Cristo". Il giudizio è terribile dove c'è il peccato; ma il peccato lavato via nel sangue della Croce non ha più pungiglione, non ha più terrore
3.) Il tesoro del cristiano è lassù, la sua speranza è piena di immortalità. La morte per il cristiano è la speranza sicura e certa di una vita migliore. (Alfred Pott, B.D.)
23 CAPITOLO 24
Giobbe 24:23
Eppure i suoi occhi sono sulle tue vie.
Dio osserva le vie dei malvagi, per chiamarli a renderne conto. Abbiamo qui un triplice atto di provvidenza riguardo ai malvagi oppressori, che tuttavia Dio permette di prosperare
1.) Che l'occhio di Dio è su di loro, per segnare tutte le loro debordazioni
2.) Che dopo la loro esaltazione per un po' di tempo, siano recisi
3.) Che tuttavia questo viene fatto solo in modo ordinario, come accade a tutti gli altri. Come le cime delle spighe mature vengono tagliate e raccolte. Imparare-
(1) La sicurezza esteriore è di per sé una misericordia. Perciò gli uomini devono migliorare rettamente questa misericordia e devono essere consapevoli del loro cattivo miglioramento, quando ne sono privati
2.) La sicurezza viene da Dio ed è donata da Lui. Nessun uomo può assicurarsi se stesso senza Dio
3.) Dio, nella Sua longanimità e indulgenza, può mettere in salvo i malvagi per un certo tempo, per un laccio su di loro
4.) È una piaga per i malvagi che riposino e si assicurino nel godimento delle misericordie esteriori
5.) È, in particolare, una piaga per i malvagi, che la loro sicurezza esteriore e la loro incolumità calmino tutte le loro paure, così che non hanno alcun dubbio del favore di Dio, o della loro buona condizione, finché sono in tale condizione
6.) Dio non dà sicurezza agli uomini malvagi perché li approva o non vede la loro malvagità; ma Egli li tiene d'occhio per tutto il tempo, e nota in particolare come essi abusino di queste provvidenze
7.) Sebbene il Signore non stia ancora punendo i malvagi, tuttavia è triste che Egli stia ancora osservando e segnando tutte le loro vie, per chiamarli a rendere conto di loro in un giorno della resa dei conti. (George Hutcheson.)
Riferimenti incrociati:
Giobbe 24
1 Sal 31:15; Ec 3:17; 8:6,7; 9:11,12; Is 60:22; Dan 2:21; Lu 21:22-24; At 1:7; 17:26; 1Te 5:1; 1Ti 4:1; 6:15; 2P 2:3; 3:7,8
Sal 9:10; 36:10; Giov 17:3
Ge 7:4; 18:17,20,21; Sal 73:16-19; Ger 12:1-3; Mat 24:38; Rom 2:5
2 De 19:14; 27:17; Prov 22:28; 23:10; Os 5:10
Giob 1:15,17; 5:5
3 Giob 22:6-9; 31:16,17; De 24:6,10-13,17-21; 1Sa 12:3
4 Giob 24:14; 31:16; Sal 109:16; Prov 22:16; 30:14; Is 10:2; Ez 18:12,18; 22:29; Am 2:7; 8:4-6; Mic 2:1,2
Prov 28:12,28; Giac 5:4-6
5 Giob 39:5-7; Ger 2:24; Os 8:9
Giob 24:14; Prov 4:16; Os 7:6; Mic 2:1; Sof 3:3; Giov 18:28; At 23:12
Giob 5:5; 12:6; Ge 16:12; 27:40
6 De 28:33,51; Giudic 6:3-6; Mic 6:15
7 Giob 24:10; 22:6; 31:19,20; Eso 22:26,27; De 24:11-13; Is 58:7; At 9:31
Ge 31:40; Prov 31:21
10 De 24:19; Am 2:7,8; 5:11,12
11 De 25:4; Ger 22:13; Giac 5:4
12 Eso 1:13,14; 2:23,24; 22:27; Giudic 10:16; Sal 12:5; Ec 4:1; Is 52:5
Sal 69:26; 109:22
Sal 50:21; Ec 8:11,12; Mal 2:17; 3:15; Rom 2:4,5; 2P 3:15
13 Lu 12:47,48; Giov 3:19,20; 9:39-41; 15:22-24; Rom 1:32; 2:17-24; Giac 4:17
Prov 4:19; Giov 12:35,40; Rom 3:11-17; 2Te 2:10-12
Giob 23:11,12; Giov 8:31,44; 15:6; 2P 2:20-22; 1G 2:19; Giuda 1:6
14 2Sa 11:14-17; Sal 10:8-10; Mic 2:1,2; Ef 5:7-11
Lu 12:39; 1Te 5:2; Ap 3:3
15 Eso 20:14; 2Sa 11:4-13; 12:12; Sal 50:18; Prov 6:32-35; 7:9,10
Giob 22:13,14; Sal 10:11; 73:11; 94:7; Ez 8:12; 9:9
Ge 38:14,15
16 Eso 22:2,3; Ez 12:5-7,12; Mat 24:43
Giob 24:13; 38:12,13; Giov 3:20; Ef 5:11-13
17 Giob 3:5; Sal 73:18,19; Ger 2:26; 2Co 5:10,11; Ap 6:16,17
18 Sal 58:7; 73:18-20; Is 23:10
De 28:16-20; Sal 69:22; Prov 3:33; Mal 2:2
19 Giob 6:15-17
Giob 21:23,32-34; Sal 49:14; 58:8,9; 68:2; Prov 14:32; Ec 9:4-6; Lu 12:20; 16:22
20 Giob 17:14; 19:26
Prov 10:7; Ec 8:10; Is 26:14
Giob 14:7-10; 18:16,17; Dan 4:14; Mat 3:10
21 1Sa 1:6,7
Giob 24:3; 29:13; 31:16-18
22 Est 3:8-10; Dan 6:4-9; Giov 19:12-16; Ap 16:13,14; 17:2
23 Sal 73:3-12; Ger 12:1-3
Ec 8:11; Is 10:8-11; 56:12; Lu 12:16-20,45; 1Te 5:3
Sal 10:13,14; 11:4,5; Prov 5:21; 15:3; 25:21-23; Ec 5:8; Am 8:7; 9:2; Abac 1:13; Ap 2:23
24 Giob 20:5; Sal 37:10,35,36; 73:19; 92:7; Giac 1:11; 5:1-3
Giob 8:22
Is 17:5,6; Ap 14:14-20
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