Nuova Riveduta:

Giobbe 26

Giobbe loda la potenza di Dio
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 «Come hai ben aiutato il debole! Come hai sorretto il braccio senza forza!
3 Come hai ben consigliato chi è privo di saggezza! E che abbondanza di sapere tu gli hai comunicato!
4 Ma a chi credi di aver parlato? E di chi è lo spirito che parla per mezzo tuo?
5 Davanti a Dio tremano le ombre disotto alle acque e ai loro abitanti.
6 Davanti a lui il soggiorno dei morti è nudo, l'abisso è senza velo.
7 Egli distende il settentrione sul vuoto, sospende la terra sul nulla.
8 Rinchiude le acque nelle sue nubi, e le nubi non scoppiano per il peso. 9 Nasconde l'aspetto del suo trono, vi distende sopra le sue nuvole.
10 Ha tracciato un cerchio sulla superficie delle acque là dove la luce confina con le tenebre.
11 Le colonne del cielo sono scosse, tremano alla sua minaccia.
12 Con la sua forza egli solleva il mare, con la sua intelligenza ne abbatte l'orgoglio.
13 Al suo soffio il cielo torna sereno, la sua mano trafigge il serpente agile.
14 Ecco, questi non sono che gli estremi lembi della sua azione. Non ce ne giunge all'orecchio che un breve sussurro. Ma il tuono delle sue potenti opere chi può comprenderlo?»

C.E.I.:

Giobbe 26

1 Giobbe rispose:
2 Quanto aiuto hai dato al debole
e come hai soccorso il braccio senza forza!
3 Quanti buoni consigli hai dato all'ignorante
e con quanta abbondanza hai manifestato la saggezza!
4 A chi hai tu rivolto la parola
e qual è lo spirito che da te è uscito?
5 I morti tremano sotto terra,
come pure le acque e i loro abitanti.
6 Nuda è la tomba davanti a lui
e senza velo è l'abisso.
7 Egli stende il settentrione sopra il vuoto,
tiene sospesa la terra sopra il nulla.
8 Rinchiude le acque dentro le nubi,
e le nubi non si squarciano sotto il loro peso.
9 Copre la vista del suo trono
stendendovi sopra la sua nube.
10 Ha tracciato un cerchio sulle acque,
sino al confine tra la luce e le tenebre.
11 Le colonne del cielo si scuotono,
sono prese da stupore alla sua minaccia.
12 Con forza agita il mare
e con intelligenza doma Raab.
13 Al suo soffio si rasserenano i cieli,
la sua mano trafigge il serpente tortuoso.
14 Ecco, questi non sono che i margini delle sue opere;
quanto lieve è il sussurro che noi ne percepiamo!
Ma il tuono della sua potenza chi può comprenderlo?

Nuova Diodati:

Giobbe 26

Ottava risposta di Giobbe, che rimprovera Bildad e esalta la grandezza di Dio
1 Allora Giobbe rispose e disse: «Come hai aiutato il debole, 2 o come hai soccorso il braccio senza forza? 3 Come hai consigliato chi è privo di sapienza, e quale grande conoscenza gli hai comunicato? 4 A chi hai rivolto le tue parole, e di chi è lo spirito che è uscito da te? 5 I morti tremano sotto le acque, e così pure i loro abitanti. 6 Davanti a lui lo Sceol è scoperto, Abaddon è senza velo. 7 Egli distende il settentrione sul vuoto e tiene sospesa la terra sul nulla. 8 Rinchiude le acque nelle sue nubi, senza che queste si squarcino sotto il loro peso. 9 Copre la vista del suo trono, stendendovi sopra le sue nuvole. 10 Ha tracciato un particolare limite sulla superficie delle acque, al confine della luce con le tenebre. 11 Le colonne del cielo tremano e si stupiscono alla sua minaccia. 12 Con la sua forza calma il mare, con la sua intelligenza abbatte Rahab. 13 Con il suo Spirito ha abbellito i cieli, la sua mano ha trafitto il serpente tortuoso. 14 Ecco, questi sono solamente le frange delle sue opere. Quale debole sussurro di lui riusciamo a percepire! Ma chi potrà mai comprendere il tuono della sua potenza?».

Riveduta 2020:

Giobbe 26

Ottava replica di Giobbe
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 “Come hai bene aiutato il debole! Come hai sorretto il braccio senza forza! 3 Come hai ben consigliato chi è privo di saggezza! E che abbondanza di sapere gli hai comunicato! 4 Ma a chi ti credi di aver parlato? E di chi è lo spirito che parla per mezzo tuo? 5 Davanti a Dio tremano le ombre sotto le acque e i loro abitanti. 6 Davanti a lui il soggiorno dei morti è nudo, l'abisso è senza velo. 7 Egli distende il settentrione sul vuoto, sospende la terra sul nulla. 8 Rinchiude le acque nelle sue nubi, e le nubi non scoppiano per il peso. 9 Nasconde l'aspetto del suo trono, vi distende sopra le sue nuvole. 10 Ha tracciato un cerchio sulla superficie delle acque, là dove la luce confina con le tenebre. 11 Le colonne del cielo sono scosse, e tremano alla sua minaccia. 12 Con la sua forza egli solleva il mare, con la sua intelligenza ne abbatte l'orgoglio. 13 Al suo soffio il cielo torna sereno, la sua mano trafigge il serpente sinuoso. 14 Ecco, questi non sono che gli estremi lembi della sua azione. Non ce ne giunge all'orecchio che un breve sussurro; ma il tuono delle sue potenti opere chi può comprenderlo?”.

Riveduta:

Giobbe 26

Ottava replica di Giobbe
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 «Come hai bene aiutato il debole! Come hai sorretto il braccio senza forza! 3 Come hai ben consigliato chi è privo di sapienza! E che abbondanza di sapere tu gli hai comunicato! 4 Ma a chi ti credi di aver parlato? E di chi è lo spirito che parla per mezzo tuo? 5 Dinanzi a Dio tremano le ombre disotto alle acque ed ai loro abitanti. 6 Dinanzi a lui il soggiorno dei morti è nudo, l'abisso è senza velo. 7 Egli distende il settentrione sul vuoto, sospende la terra sul nulla. 8 Rinchiude le acque nelle sue nubi, e le nubi non scoppiano per il peso. 9 Nasconde l'aspetto del suo trono, vi distende sopra le sue nuvole. 10 Ha tracciato un cerchio sulla faccia dell'acque, là dove la luce confina colle tenebre. 11 Le colonne del cielo sono scosse, e tremano alla sua minaccia. 12 Con la sua forza egli solleva il mare, con la sua intelligenza ne abbatte l'orgoglio. 13 Al suo soffio il cielo torna sereno, la sua mano trafigge il drago fuggente. 14 Ecco, questi non son che gli estremi lembi dell'azione sua. Non ce ne giunge all'orecchio che un breve sussurro; ma il tuono delle sue potenti opere chi lo può intendere?»

Ricciotti:

Giobbe 26

Terza risposta di Giobbe a Baldad.
1 Ma Giobbe rispose e disse: 2 «A chi hai tu dato aiuto? forse ad uno spossato? hai forse tu sostenuto il braccio di chi non ha vigoria? 3 A chi hai dato consiglio, forse a chi non ha sapienza? mettendo in mostra la tua grande accortezza? 4 Chi mai hai tu voluto ammaestrare, se non colui da cui parte l'ispirazione? 5 Ecco, sotto le acque stanno gemendo i giganti e coloro che dimorano con essi; 6 nudi stanno gl'ìnferi dinanzi a Lui, nè [per Lui] l'abisso ha copertura alcuna: 7 stendendo egli il settentrione sul vuoto, e sospendendo la terra sul nulla, 8 accogliendo le acque nelle sue nubi, sì che insieme non precipitino al basso. 9 Egli ricopre l'aspetto del suo soglio, spargendo sovr'esso la sua nuvolaglia; 10 cerchiò un limite attorno alle acque, fino al terminar della luce con la tenebra. 11 Le colonne dei cieli traballano, restano attonite alla rampogna di Lui. 12 Per la sua forza s'adunarono a un tratto i mari, con la sua intelligenza egli colpì il superbo. 13 Il soffio di Lui rese belli i cieli, e per l'assistenza della sua mano fu estratto il serpente tortuoso. 14 Ecco, questa non è che una parte delle sue gesta: e, ascoltando noi appena un debol sussurro del suo discorso, chi potrà reggere al tuono della sua grandezza?»

Tintori:

Giobbe 26

Giobbe mostra a Baldad di saperne più di lui sulla potenza di Dio
1 Allora Giobbe rispose e disse: 2 «A chi tu porti aiuto? Forse ad un debole? 3 Forse sostieni il braccio di un impotente? A chi dài consiglio? Forse a chi non ha sapienza? Hai mostrata la tua moltissima prudenza. 4 A chi vorresti insegnare? Forse a colui che ha fatto il soffio (della vita)? 5 Ecco gemono sotto le acque i giganti, e quelli che abitano con essi. 6 Dinanzi a lui l'inferno è nudo, e l'abisso non ha alcun velo. 7 Egli distende il settentrione sul vuoto, e sospende la terra sul nulla. 8 Rinchiude le acque nelle sue nuvole, affinchè non precipitino tutte insieme al basso; 9 vela la faccia del suo trono, e spande sopra di esso le sue nubi. 10 Tracciò un cerchio di confini sopra le acque, sino a tanto che non abbiano fine la luce e le tenebre. 11 Le colonne del cielo tremano, spaventate al suo cenno; 12 colla sua potenza in un attimo riunì i mari, e la sua sapienza percosse il superbo. 13 Lo spirito di lui ornò i cieli, e l'abilità della sua mano produsse il tortuoso serpente. 14 Ecco, questo non è che una parte delle sue opere, non avendo noi sentita che una piccola stilla della sua parola. Chi potrà reggere al trono della sua grandezza?»

Martini:

Giobbe 26

Giobbe dice, che nulla d'aiuto può dare l'uomo a Dio, e la incomprensibile potenza di lui fa vedere per le sue opere.
1 E Giobbe rispose, e disse: 2 A chi vuoi tu dar soccorso? forse ad uno che sia spossato? e vuoi tu sostentar le braccia di un che forza non abbia? 3 A chi dai tu consiglio? forse a colui che saggezza non ha? ed hai fatto mostra della moltissima tua prudenza? 4 A chi volevi tu insegnare, se non a lui che fece gli spiriti? 5 Ecco che i giganti gemono sotto le acque insieme cogli altri, che in esso dimorano. 6 Agli occhi di lui è aperto l'inferno, e l'abisso non ha telo che lo ricuopra. 7 Egli ne' vuoti spazj stese il settentrione, e sopra il niente sospese la terra. 8 Egli che serra le acque nelle sue nuvole, affinchè tutte insieme non precipitino al basso. 9 Egli nasconde alla vista il suo trono, e le sue nubi spande sopra di esso. 10 Tirò i confini intorno alle acque, per sino a tanto che la luce, e le tenebre abbiano fine. 11 Le colonne del cielo tremano, e si impauriscono ad un cenno di lui. 12 Dalla possanza di lui furon riuniti in un attimo i mari, e la sapienza di lui percosse il superbo. 13 Lo spirito di lui ornò i cieli, e pelle mani di lui fu tratto in luce il tortuoso serpente. 14 Ecco che si è rammentata una parte delle opere di lui: che se quello, che abbiamo udito o una piccola stilla rispetto a quel che può dirsi, chi potrà reggere al tuono di sua grandezza?

Diodati:

Giobbe 26

1 E GIOBBE rispose, e disse: 2 O quanto hai tu bene aiutato il debole, Ed hai salvato il braccio fiacco! 3 O quanto hai tu ben consigliato colui che è privo di sapienza, E gli hai largamente dimostrata la ragione! 4 A cui hai tu tenuti questi ragionamenti? E lo spirito di cui è uscito di te?
5 I giganti sono stati formati da Dio, E gli animali che stanno nelle acque sono stati formati sotto esse. 6 L'inferno è ignudo davanti a lui, E non vi è copritura alcuna al luogo della perdizione. 7 Egli distende l'Aquilone in sul vuoto, Egli tiene sospesa la terra in su niente. 8 Egli serra le acque nelle sue nuvole, E non però si schiantano le nubi sotto esse. 9 Egli tavola la superficie del suo trono, Egli spande la sua nuvola sopra esso. 10 Egli ha con la sesta posto un certo termine intorno alle acque, Il qual durerà infino alla fine della luce e delle tenebre. 11 Le colonne de' cieli sono scrollate, Ed attonite, quando egli le sgrida. 12 Egli ha fesso il mare con la sua forza, E col suo senno ha trafitto Rahab. 13 Egli ha col suo Spirito adorni i cieli; La sua mano ha formato il serpente guizzante. 14 Ecco, queste cose son solo alcune particelle delle sue vie; E quanto poco è quel che noi ne abbiamo udito? E chi potrà intendere il tuono delle sue potenze?

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 26

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 26

Questa è la breve risposta di Giobbe al breve discorso di Bildad, in cui egli è così lontano dal contraddirlo che conferma ciò che aveva detto, e lo supera nel magnificare Dio e nell'esporre la sua potenza, per mostrare quale ragione aveva ancora da dire, come ha fatto (Giobbe 13:2),

"Quello che sai, lo so anch'io".

I. Egli mostra che il discorso di Bildad era estraneo all'argomento di cui stava discutendo, sebbene molto vero e buono, ma non allo scopo, Giobbe 26:2-4.

II. Che era inutile per la persona con cui stava discutendo; poiché lo sapeva, e lo credeva, e poteva parlarne bene come lui e meglio, e poteva aggiungere alle prove che aveva prodotto della potenza e della grandezza di Dio, cosa che fa nel resto del suo discorso (Giobbe 26:5-13), concludendo che, quando entrambi ebbero detto quello che potevano, tutti venivano meno al merito dell'argomento ed era ancora lontano dall'essere esaurito, Giobbe 26:14.

Ver. 1. fino alla Ver. 4.

Non si sarebbe mai pensato che Giobbe, quando era in mezzo a tanto dolore e miseria, potesse scherzare con il suo amico come fa qui e rallegrarsi con l'impertinenza del suo discorso. Bildad pensò di aver fatto un bel discorso, che la questione era così pesante e il linguaggio così raffinato, che si era guadagnato la reputazione di oracolo e di oratore; ma Giobbe mostra abbastanza irritato che la sua performance non era così preziosa come pensava e lo ridicolizza per questo. Egli mostra,

I. Che non vi si potesse trovare in essa una grande materia (Giobbe 26:3): Come hai tu proclamato abbondantemente la cosa così com'è? Questo viene detto con ironia, rimproverando a Bildad la buona presunzione che lui stesso aveva di ciò che aveva detto.

1. Pensava di aver parlato molto chiaramente, di aver dichiarato le cose come stanno. Era molto affezionato (come tutti noi siamo inclini ad essere) delle sue proprie nozioni, e pensava che solo esse fossero giuste, vere e intelligibili, e tutte le altre nozioni della cosa erano false, errate e confuse; mentre, quando parliamo della gloria di Dio, non possiamo dichiarare la cosa così com'è, perché la vediamo attraverso uno specchio oscuro, o solo per riflessione, e non lo vedremo così com'è finché non arriveremo in cielo. Qui non possiamo ordinare il nostro discorso riguardo a lui, == Giobbe 37:19.

2. Pensava di aver parlato molto pienamente, anche se in poche parole, di averlo abbondantemente dichiarato, e, ahimè! Era solo scarsamente e scarsamente che lo dichiarava, in confronto alla vasta portata e alla copiosità dell'argomento.

II. Che non c'era un grande uso da farne. Cui bono- Che bene hai fatto con tutto ciò che hai detto? Come hai tu, con tutta questa potente fioritura, aiutato colui che è senza potere? == Giobbe 26:2 == Come hai tu consigliato, con i tuoi gravi dettami, colui che non ha sapienza? == Giobbe 26:3. Giobbe lo avrebbe convinto,

1. Che non aveva reso a Dio alcun servizio con esso, né lo aveva minimamente reso in debito con lui. È davvero nostro dovere, e sarà nostro onore, parlare a nome di Dio; ma non dobbiamo pensare che egli abbia bisogno del nostro servizio, o che sia in debito con noi per questo, né lo accetterà se proviene da uno spirito di contesa e contraddizione, e non da un sincero riguardo per la gloria di Dio.

2. Che non aveva reso alcun servizio alla sua causa con essa. Pensava che i suoi amici gli fossero molto grati per averli aiutati, in un momento di stallo, a fare la loro parte contro Giobbe, quando erano completamente smarriti e non avevano né forza, né saggezza. Anche i disputanti deboli, quando sono caldi, sono inclini a pensare che la verità sia più in debito con loro di quanto non lo sia in realtà.

3. Che non gli aveva reso alcun servizio con esso. Fingeva di convincere, istruire e confortare Giobbe; Ma, ahimè! Ciò che aveva detto era così poco allo scopo che non sarebbe servito a correggere alcun errore, né ad aiutarlo né a sopportare le sue afflizioni né a trarne beneficio:

"A chi hai detto delle parole? == Giobbe 26:4. È a me che hai diretto il tuo discorso? E tu mi prendi per un bambino tale da aver bisogno di queste istruzioni? O li credi adatti per uno nella mia condizione?"

Tutto ciò che è vero e buono non è adatto e opportuno. A uno che era umiliato, spezzato e rattristato nello spirito, come lo era Giobbe, avrebbe dovuto predicare della grazia e della misericordia di Dio, piuttosto che della sua grandezza e maestà, per mettergli davanti le consolazioni piuttosto che i terrori dell'Onnipotente. Cristo sa come dire ciò che è giusto per gli affaticati (Isaia 50:4), e i suoi ministri dovrebbero imparare a dividere correttamente la parola di verità, e non rendere tristi coloro che Dio non avrebbe reso tristi, come fece Bildad; e perciò Giobbe gli domandò: Di chi è lo spirito uscito da te? Cioè

"Quale anima tormentata sarebbe mai rianimata, sollevata e riportata a sé da discorsi come questi?"

Così spesso siamo delusi nelle nostre aspettative nei confronti dei nostri amici che dovrebbero confortarci, ma il Consolatore, che è lo Spirito Santo, non sbaglia mai nelle sue operazioni né manca mai il suo fine.

5 Ver. 5. fino alla Ver. 14.

La verità ricevette molta luce dalla disputa tra Giobbe e i suoi amici riguardo a quei punti su cui differivano; ma ora si trovano su un argomento su cui erano tutti d'accordo, la gloria e la potenza infinita di Dio. Come trionfa la verità, e come risplende luminosamente, quando non appare altra contesa tra i contendenti se non quella tra chi parlerà più altamente e onorevolmente di Dio e sarà più copioso nel mostrare la sua lode! Sarebbe bene che tutte le dispute su questioni religiose finissero così, glorificando Dio come Signore di tutti, e nostro Signore, con una sola mente e una sola bocca == (Romani 15:6); poiché a questo siamo tutti giunti, in quanto siamo tutti d'accordo.

I. Qui vengono riportati molti esempi illustri della saggezza e della potenza di Dio nella creazione e nella preservazione del mondo.

1. Se guardiamo intorno a noi, alla terra e alle acque quaggiù, vedremo esempi sorprendenti di onnipotenza, che possiamo dedurre da questi versetti.

(1.) Egli appende la terra sul nulla, == Giobbe 26:7. Il vasto globo terracqueo non poggia su alcuna colonna né è appeso ad alcun asse, eppure, per l'onnipotente potenza di Dio, è saldamente fissato al suo posto, in bilico con il suo stesso peso. L'arte dell'uomo non potrebbe appendere una piuma sul nulla, eppure la saggezza divina appende così tutta la terra. È ponderibus librata suis, in bilico con il suo stesso peso, così dice il poeta, è sostenuta dalla parola della potenza di Dio, così dice l'apostolo. Ciò che non è appeso a nulla può servirci per posare i piedi e portare il peso del nostro corpo, ma non ci servirà mai per posare il nostro cuore, né per portare il peso della nostra anima.

(2.) Egli pone limiti alle acque del mare, e le combustra (Giobbe 26:10), affinché non tornino a coprire la terra; e questi confini rimarranno immutati, incrollabili, non indossati, finché il giorno e la notte giungano alla fine, quando il tempo non ci sarà più. Qui appare il dominio che la Provvidenza ha sulle acque impetuose del mare, e quindi è un esempio della sua potenza, Geremia 5:22. Vediamo anche la cura che la Provvidenza ha per i poveri abitanti peccatori della terra, i quali, sebbene odiosi alla sua giustizia e giacenti alla sua mercé, sono così preservati dall'essere travolti, come lo furono un tempo dalle acque di un diluvio, e continueranno ad esserlo, perché sono riservati al fuoco.

(3.) Egli forma le cose morte sotto le acque. I refaim, i giganti, si formano sotto le acque, cioè creature enormi, di mole prodigiosa, come balene, creature simili a giganti, tra gli innumerevoli abitanti dell'acqua. Così il vescovo Patrick.

(4.) Con potenti tempeste e tempeste scuote i monti, che qui sono chiamati le colonne del cielo == (Giobbe 26:11), e divide persino il mare, e colpisce attraverso le sue onde orgogliose, == Giobbe 26:12. Alla presenza del Signore il mare vola e le montagne saltano, == Salmi 114:3-4. Vedere Abacuc 3:6, ecc. Una tempesta solca le acque e, per così dire, le divide; e poi una bonaccia abbatte le onde e le stende di nuovo. Vedi Salmi 89:9-10. Coloro che pensano che Giobbe sia vissuto al tempo di Mosè o dopo, si riferiscono alla divisione del Mar Rosso prima dei figli d'Israele, e all'annegamento degli egiziani in esso. Con la sua intelligenza egli colpisce Raab; così è la parola, e Raab è spesso messo per l'Egitto; come Salmi 87:4; Isaia 51:9.

2. Se consideriamo l'inferno in basso, anche se è fuori dalla nostra vista, tuttavia possiamo concepire le istanze della potenza di Dio lì. Con l'inferno e la distruzione == (Giobbe 26:6) possiamo intendere la tomba, e coloro che sono sepolti in essa, che sono sotto l'occhio di Dio, anche se posti fuori dalla nostra vista, il che può rafforzare la nostra fede nella risurrezione dei morti. Dio sa dove trovare, e da dove prendere, tutti gli atomi dispersi del corpo consumato. Possiamo anche considerarli come riferiti al luogo dei dannati, dove le anime separate dei malvagi sono nella miseria e nel tormento. Questo è l'inferno e la distruzione, che si dice siano davanti al Signore == (Proverbi 15:11), e qui essere nudi davanti a lui, a cui è probabile che ci sia un'allusione, Apocalisse 14:10, dove i peccatori devono essere tormentati alla presenza dei santi angeli (che hanno assistito alla Shechinah) e alla presenza dell'Agnello. E questo può dare luce a Giobbe 26:5, che alcune versioni antiche leggono così (e penso più in accordo con il significato della parola Refaim): Ecco, i giganti gemono sotto le acque, e quelli che abitano con loro; e poi segue, l'inferno è nudo davanti a lui, simboleggiato dall'annegamento dei giganti del vecchio mondo; così il dotto signor Joseph Mede lo comprende, e con esso illustra Proverbi 21:16, dove l'inferno è chiamato la congregazione dei morti; ed è la stessa parola che è usata qui, e che egli avrebbe reso lì la congregazione dei giganti, in allusione all'annegamento dei peccatori del vecchio mondo. E c'è forse qualcosa in cui la maestà di Dio appaia più spaventosa che nell'eterna rovina degli empi e nei gemiti degli abitanti della terra delle tenebre? Coloro che non vogliono con gli angeli temere e adorare, avranno per sempre paura e tremore con i demoni; e Dio in esso sarà glorificato.

3. Se alziamo lo sguardo al cielo lassù, vedremo esempi della sovranità e della potenza di Dio.

(1.) Egli distende il nord sul luogo vuoto, == Giobbe 26:7. Così fece all'inizio, quando stese i cieli come una cortina == (Salmi 104:2); e continua ancora a tenerli distesi, e lo farà fino alla conflagrazione generale, quando saranno arrotolati insieme come un rotolo, == Apocalisse 6:14. Cita il nord perché il suo paese (come il nostro) si trovava nell'emisfero settentrionale; e l'aria è il luogo vuoto su cui è distesa. Vedi Salmi 89:12. Che posto vuoto è questo mondo in confronto all'altro!

(2.) Egli impedisce che le acque che si dice siano sopra il firmamento si riversino sulla terra, come facevano una volta (Giobbe 26:8): Egli lega le acque nelle sue dense nuvole, come se fossero legate strettamente in un sacco, finché non c'è l'occasione di usarle; e, nonostante l'enorme peso dell'acqua così sollevata e depositata, Eppure la nuvola non è squarciata sotto di loro, perché allora scoppierebbero e si riverserebbero come un beccuccio; ma essi, per così dire, distillano attraverso la nuvola, e così vengono goccia a goccia, in misericordia verso la terra, in piccola pioggia, o grande pioggia, a suo piacimento.

(3.) Egli nasconde la gloria del mondo superiore, lo splendore abbagliante di cui noi poveri mortali non potremmo sopportare (Giobbe 26:9): Egli trattiene la faccia del suo trono, quella luce in cui abita, e stende su di essa una nuvola, attraverso la quale giudica, == Giobbe 22:13. Dio vuole che viviamo per fede, non per buon senso; perché questo è d'accordo con uno stato di prova. Non sarebbe un processo equo se la faccia del trono di Dio fosse visibile ora come lo sarà nel grande giorno.

Affinché il suo alto trono, al di sopra di ogni espressione, non opprima con gloria mortale la nostra vista, per spezzare la forza abbagliante egli disegna uno schermo di ombre di zibellino e distende le sue nuvole in mezzo.

-Sir R. Blackmore

(4.) Gli ornamenti luminosi del cielo sono opera delle sue mani (Giobbe 26:13): Per mezzo del suo Spirito, lo Spirito eterno che aleggiava sulla superficie delle acque, sul soffio della sua bocca == (Salmi 33:6), ha adornato i cieli, non solo li ha fatti, ma li ha abbelliti, li ha curiosamente cosparsi di stelle di notte e li ha dipinti con la luce del sole di giorno. Dio, avendo fatto l'uomo per guardare in alto (Os homini sublime dedit, ha dato all'uomo un volto eretto), ha quindi adornato i cieli, per invitarlo a guardare in alto, che, compiacendo il suo occhio con la luce abbagliante del sole e la luce scintillante delle stelle, il loro numero, ordine e varie grandezze, che, come tante borchie d'oro, abbellire il baldacchino steso sopra il nostro capo, sia condotto ad ammirare il grande Creatore, Padre e fonte di luci, e a dire:

"Se il pavimento è così riccamente intarsiato, che cosa deve essere il palazzo! Se i cieli visibili sono così gloriosi, cosa sono quelli che sono fuori dalla vista!"

Dalla splendida decorazione dell'anticamera possiamo dedurre i preziosi arredi della camera di presenza. Se le stelle sono così luminose, cosa sono gli angeli! Che cosa si intenda qui con il serpente storto che le sue mani hanno formato non è certo. Alcuni lo rendono parte dell'ornamento dei cieli, della via lattea, dicono alcuni; qualche costellazione particolare, per così dire, dicono altri. È la stessa parola che viene usata per leviatano (Isaia 27:1), e probabilmente può essere intesa per la balena o il coccodrillo, in cui appare gran parte del potere del Creatore; e perché Giobbe non può concludere con questa deduzione, quando Dio stesso lo fa? Giobbe 41.

II. Conclude, infine, con un terribile et cetera == (Giobbe 26:14): Ecco, queste sono le parti delle sue vie, le uscite della sua sapienza e potenza, le vie per le quali cammina e per le quali si fa conoscere ai figli degli uomini. Qui

1. Egli riconosce, con adorazione, le scoperte che sono state fatte da Dio. Queste cose che egli stesso aveva detto, e che Bildad aveva detto, sono le sue vie, e questo si sente dire di lui; questo è qualcosa di Dio. Ma

2. Ammira la profondità di ciò che non è stato scoperto. Questo che abbiamo detto non è che una parte dei suoi modi, una piccola parte. Ciò che sappiamo di Dio non è nulla in confronto a ciò che è in Dio e a ciò che Dio è. Dopo tutte le scoperte che Dio ci ha fatto e tutte le ricerche che abbiamo fatto su di Lui, siamo ancora molto all'oscuro di Lui, e dobbiamo concludere: Ecco, queste non sono che parti delle Sue vie. Qualcosa lo sentiamo dalle sue opere e dalla sua parola; ma, ahimè! Quanto poco si sente parlare di lui! ascoltati da noi, sentiti da noi! Lo sappiamo solo in parte; Noi profetizziamo, ma in parte. Quando abbiamo detto tutto quello che possiamo, riguardo a Dio, dobbiamo anche fare come fa San Paolo (Romani 11:33); disperando di trovare il fondo, dobbiamo sederci sull'orlo del precipizio e adorare la profondità: o profondità della sapienza e della conoscenza di Dio! Non è che una piccola parte di ciò che udiamo e conosciamo di Dio nel nostro stato attuale. Egli è infinito e incomprensibile; Le nostre intelligenze e capacità sono deboli e superficiali, e le piene scoperte della gloria divina sono riservate allo stato futuro. Nemmeno il tuono della sua potenza (cioè il suo potente tuono), una delle sue vie più basse qui nella nostra regione, non possiamo capirlo. Vedi Giobbe 37:4-5. Tanto meno possiamo capire la massima forza ed estensione del suo potere, i terribili sforzi e le sue operazioni, e in particolare il potere della sua ira, == Salmi 90:11. Dio è grande e noi non lo conosciamo.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 26

1 Capitolo 26

Giobbe rimprovera Bildad Giob 26:1-4

Giobbe riconosce la potenza di Dio Giob 26:5-14

Versetti 1-4

Giobbe deride la risposta di Bildad; le sue parole sono un misto di scontrosità e di autocompiacimento. Bildad avrebbe dovuto esporre a Giobbe le consolazioni, piuttosto che i terrori dell'Onnipotente. Cristo sa come dire ciò che è giusto per chi è stanco, Isa 50:4; e i suoi ministri non dovrebbero rattristare coloro che Dio non ha voluto rattristare. Spesso siamo delusi nelle nostre aspettative dagli amici che dovrebbero confortarci; ma il Consolatore, lo Spirito Santo, non sbaglia mai, né viene meno al suo scopo.

5 Versetti 5-14

Sono molti gli esempi eclatanti della saggezza e della potenza di Dio nella creazione e nella conservazione del mondo. Se guardiamo intorno a noi, alla terra e alle acque quaggiù, vediamo la sua potenza onnipotente. Se consideriamo l'inferno di sotto, anche se fuori dalla nostra vista, possiamo immaginare le scoperte della potenza di Dio lì. Se guardiamo in alto, verso il cielo, vediamo le manifestazioni dell'onnipotenza di Dio. Con il suo Spirito, lo Spirito eterno che si muoveva sulla faccia delle acque, il soffio della sua bocca, Sal 33:6, non solo ha fatto i cieli, ma li ha abbelliti. Con la redenzione, tutte le altre opere meravigliose del Signore si eclissano e noi possiamo avvicinarci, gustare la sua grazia, imparare ad amarlo e camminare con piacere nelle sue vie. Il motivo della controversia tra Giobbe e gli altri litiganti era che essi pensavano ingiustamente che, a causa delle sue afflizioni, egli dovesse essere colpevole di crimini efferati. Sembra che non avessero considerato debitamente il male e il giusto deserto del peccato originale, né avessero tenuto conto dei graziosi disegni di Dio nel purificare il suo popolo. Anche Giobbe oscurò il consiglio con parole prive di conoscenza. Ma le sue opinioni erano più distinte. Non sembra che egli abbia addotto la sua giustizia personale come fondamento della sua speranza verso Dio. Tuttavia, ciò che ammetteva in una visione generale del suo caso, in effetti lo negava, mentre si lamentava delle sue sofferenze come immeritate e gravi; proprio questa lamentela dimostrava la necessità di mandarle, affinché egli fosse ulteriormente umiliato agli occhi di Dio.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 26

 

2 Come hai aiutato colui che è senza potere? - È stato dubitato che questo si riferisse allo stesso Giobbe, ai due amici di Bildad, o alla Divinità. Rosenmuller. La connessione, tuttavia, sembra richiedere che venga riferita a Giobbe stesso. È sarcastico. Bildad era venuto come amico e consolatore. Aveva anche, in comune con Elifaz e Zofar, assunto l'ufficio di maestro e consigliere.

Aveva considerato che Giobbe manifestava una grande debolezza nelle sue opinioni su Dio e sul suo governo; come privo di ogni forza per sopportare bene le prove, e ora tutto ciò che aveva fatto per aiutare un così debole si trovava nelle generalità impertinenti e irrilevanti del suo breve discorso. Giobbe è indignato che uno con tali pretese non abbia detto altro allo scopo. Herder, tuttavia, lo rende come se si riferisse interamente a Dio, e non si può negare che l'ebreo sopporterebbe questo:

“Chi aiuti? Colui che non ha forza?

Chi vendichi? Colui il cui braccio non ha potere?

A chi dare consigli? Uno senza saggezza?

Davvero molta saggezza gli hai insegnato».

Come salvi il braccio che non ha forza? - Cioè, le tue osservazioni non sono adatte a rinvigorire i deboli. Era venuto dichiaratamente per confortare e sostenere il suo afflitto amico nelle sue prove. Eppure Giobbe si chiede cosa ci fosse nelle sue osservazioni che fosse adatto a produrre questo effetto? Invece di declamare la maestà e la grandezza di Dio, avrebbe dovuto dire qualcosa che fosse adatto a alleviare un'anima afflitta e turbata.

3 Come hai consigliato a colui che non ha saggezza? - Poiché si era impegnato a consigliare un altro ea suggerire punti di vista che potessero essere adatti a elevare la sua mente nella sua depressione e a consolarlo nei suoi dolori, aveva il diritto di aspettarsi più di quanto avesse trovato nel suo discorso.

E come hai abbondantemente dichiarato la cosa così com'è? - Il vocabolo reso “la cosa così com'è” ( תשׁיה tûshı̂yâh ) denota propriamente una posizione eretta, rettitudine - da ישׁה yāshah ; poi aiuto, liberazione, Giobbe 6:13; scopo, impresa, impresa, Giobbe 5:12; poi consiglio, sapienza, intelligenza, Giobbe 11:6; Giobbe 12:16.

Qui è sinonimo di ragione, saggezza o verità. La parola resa "in abbondanza" ( לרב larôb ) significa "per la moltitudine", o abbondantemente, e il senso qui è che Bildad aveva fatto straordinarie pretese di saggezza, e che questo era il risultato. Questo discorso breve e irrilevante era tutto; un discorso che non comunicava nulla di nuovo, e che non incontrava nessuna delle reali difficoltà del caso.

4 A chi hai rivolto parole? - Jerome rende questo, Quem docere voluisti? "A chi vuoi insegnare?" Il senso è: “Cerchi di insegnarmi in questo modo, su un argomento del genere? Credi che io sia così ignorante delle perfezioni di Dio, che tali osservazioni su di lui trasmettano una vera istruzione?"

E lo spirito di chi è uscito da te? - Cioè per quale spirito hai parlato? Che pretese hai sull'ispirazione o sull'espressione di sentimenti al di là di ciò che l'uomo stesso potrebbe originare? Il significato è che non c'era nulla di straordinario in ciò che aveva detto che mostrasse che era stato in debito per questo o verso Dio o verso i saggi e buoni sulla terra.

5 Cose morte - Giobbe inizia qui la sua descrizione di Dio, per mostrare che le sue opinioni sulla sua maestà e gloria non erano in alcun modo inferiori a quelle che erano state espresse da Bildad, e che ciò che Bildad aveva detto non gli trasmetteva alcuna vera informazione. In questa descrizione egli supera di gran lunga Bildad in altezza di concezione e sublimità di descrizione. In effetti, si può dubitare che per grandezza questo passaggio sia superato da qualsiasi descrizione della maestà di Dio nella Bibbia.

Il passaggio qui ha dato luogo a molte discussioni e a una grande varietà di opinioni. La nostra traduzione comune è molto debole e non trasmette in alcun modo la sua vera forza. Lo scopo di tutto il brano è affermare il dominio universale di Dio. Bildad aveva detto Giobbe 25:1 che il dominio di Dio si estendeva ai cieli, e agli eserciti dei cieli; che Dio ha superato in maestà lo splendore dei corpi celesti; e che in confronto a lui l'uomo era un verme.

Giobbe inizia la sua descrizione dicendo che il dominio di Dio si estendeva anche agli inferi; e che tali erano la sua maestà e il suo potere che persino le ombre dei potenti morti tremavano alla sua presenza, e che l'inferno era tutto nudo davanti a lui. La parola רפאים râphâ'ı̂ym - Rephaim - resa così debolmente "cose ​​morte", significa le ombre dei morti; gli spiriti defunti che dimorano nello Sheol; vedi la parola spiegata a lungo nelle note di Isaia 14:9.

Sono coloro che hanno lasciato questo mondo e sono scesi ad abitare nel mondo sottostante - i grandi e potenti conquistatori e re; gli illustri morti dei tempi passati, che hanno lasciato il mondo e si sono radunati nella terra delle Ombre. Girolamo lo rende, "gigantes", e la Settanta, γίγαντες gigantes - giganti ; da una credenza comune che quelle ombre fossero più grandi della vita. Così, Lucrezio dice:

Quippe et enim jam tum divum mortalia secla

Egregias animo facies vigilante videbant;

Et magis in somnis, mirando corporis aucter

Rer. Naz. ver. 1168.

La parola "ombre" qui esprimerà il senso, indicando gli spiriti defunti che sono radunati nello Sheol. Il Caldeo lo rende, גבריא - potenti, o giganti; i siriaci, allo stesso modo, giganti.

Si formano - Il siriaco rende questo, vengono uccisi. Girolamo, gemunt - gemito; Settanta, "I giganti sono nati da sotto l'acqua e dai luoghi vicini?" È difficile dire quale idea gli autori di quella versione abbiano allegato al passaggio. La parola ebraica usata qui ( יחוּללו y e cholālu, da חוּל chul ), mezzi di torsione, girare, di essere in angoscia - come nel parto; e poi può significare tremare, tremare, essere in preda al terrore; e l'idea qui sembra essere, che le ombre dei morti erano in angoscia, o tremavano alla terribile presenza, e sotto il dominio di Dio.

Così Lutero lo rende - intendendolo di giganti - Die Riesen angsten sich unter den Wassern. Il senso sarebbe ben espresso: “Le ombre dei morti tremano, o sono in angoscia davanti a lui. Temono il suo potere. Riconoscono il suo impero”.

Sotto le acque - La dimora degli spiriti defunti è sempre in questo libro posto sotto terra. Ma perché questa dimora sia posta sotto le acque, non è chiaro. Di solito è sotto terra, e l'ingresso è per la tomba, o per qualche oscura caverna; confrontare l'Eniade di Virgilio, Lib. vi. Di questo versetto è stata proposta una diversa interpretazione, che sembra meglio adattarsi alla connessione.

È capire la frase ( תחת tachath ) "sotto", che significa semplicemente sotto - "le ombre sotto"; e considerare la parola ( מים mayı̂m ) acque collegata al seguente membro:

“Le ombre sotto tremano;

le acque e i suoi abitanti”.

Così spiegato, il passaggio significa che l'intero universo è sotto il controllo di Dio e trema davanti a lui. Sheol e le sue ombre; gli oceani e i loro abitanti stanno in soggezione davanti a lui.

E i suoi abitanti - Delle acque - degli oceani. L'idea è che i vasti abitanti degli abissi riconoscano tutti la potenza di Dio e tremino davanti a lui. Questa descrizione si accorda con quella data dagli antichi poeti del potere e della maestà degli dei, e non è meno sublime di quella da loro data.

6 Inferno - ebraico שׁאול sh e 'ôl, Sheol; Greco ᾅδης Hadēs Ade. Il riferimento è alla dimora degli spiriti defunti - l'aldilà dove si radunavano i morti; vedi le note a Giobbe 10:21. Non significa qui, come fa con noi la parola inferno, un luogo di punizione, ma il luogo dove tutti i morti avrebbero dovuto essere radunati.

È nudo davanti a lui - Cioè, guarda direttamente quel mondo. È nascosto a noi, ma non a lui. Vede tutti i suoi abitanti, conosce tutti i loro impieghi e fa oscillare uno scettro su tutti loro.

E distruzione - ebraico אבדון 'ăbaddôn, Abaddon; confronta Apocalisse 9:11 , "E avevano un re su di loro, che è l'angelo dell'abisso, il cui nome in ebraico è Abaddon, ma in lingua greca ha il nome Apollyon". La parola ebraica significa distruzione, e poi abisso, o luogo di distruzione, ed è qui evidentemente data al luogo dove si suppone risiedano gli spiriti defunti.

La parola in questa forma ricorre solo qui e in Proverbi 15:11; Salmi 88:11; Giobbe 26:6 , in tutti i quali luoghi è resa distruzione. L'idea qui non è che questo sia un luogo in cui le anime vengono distrutte, ma che è un luogo simile alla distruzione - come se tutta la vita, il comfort, la luce e la gioia si fossero estinti.

Non ha copertura - Non c'è nulla che lo nasconda a Dio. Guarda dall'alto in basso anche quel mondo oscuro degli inferi, e vede e sa tutto ciò che è lì. C'è un passaggio alquanto simile a questo in Omero, citato da Longino come uno di ineguagliabile sublimità, ma che non lo supera affatto. Si trova nell'Iliade, xx. 61-66:

Εδδεισεν δ ̓ ὑτένερθεϚ ἄναξ ἐνέρων Αιδωνεὺς, κ. . .

Eddeisen d' hupenerthen anac enerōn Aidōneus, ecc.

Nel profondo delle lugubri regioni dei morti

L'infernale monarca sollevò la sua orribile testa,

Saltò dal suo trono, per timore che il braccio di Nettuno giacesse

I suoi domini oscuri si aprono al giorno,

E riversa luce sulle tetre dimore di Plutone,

Aborrito dagli uomini e terribile anche per gli dei.

Papa

7 Si estende al nord - L'intero passaggio è particolarmente interessante in quanto fornisce una visione della cosmologia che prevaleva in quei primi tempi. In effetti, come è stato già osservato, questa poesia, a parte ogni altra considerazione, è di grande valore per rivelarci le opinioni prevalenti in materia di astronomia, geografia e molte delle arti, in un periodo molto precedente a quello che abbiamo un loro resoconto altrove.

La parola nord qui denota i cieli che sembrano girare intorno al polo e che sembrano distesi come una tenda. I cieli sono spesso rappresentati come un velo, una distesa, una tenda o una tenda; vedi Isaia 34:4 , nota; Isaia 40:22 , nota.

Sopra il luogo vuoto - על־תהוּ al - tôhû, "Sul vuoto, o niente". Cioè, senza nulla che lo supporti. La parola usata qui ( תהוּ tôhû ) è una di quelle impiegate Genesi 1:2 , "E la terra era senza forma e vuota". Ma qui sembra significare vuoto, niente. Il nord è disteso e sostenuto dal semplice potere di Dio.

e appende la terra al nulla. - Non ha nulla a sostenerlo. Quindi Milton:

"E la terra auto-equilibrata dal suo centro pendeva."

Non ci sono prove certe che Giobbe conoscesse la forma globulare della terra e le sue rivoluzioni diurne e annuali. Ma è chiaro che lo considerava non poggiato su alcun fondamento o sostegno; come disteso nell'aria vacante, e tenuto lì dal potere di Dio. Il parafrasista caldeo, per spiegarlo, come spesso fa quella Parafrasi, aggiunge la parola acque. “Egli appende la terra מיא עלוי alle acque, senza che nessuno la sostenga”. Il sentimento qui espresso da Giobbe era probabilmente l'opinione comune del suo tempo. Si verifica anche in Lucrezio:

Terraque ut in media mundi regionne quieseat

Evallescere paullatim, et decrescere, pondus

Convenienza; atque aliam naturam subter habere,

Et ineunte aevo conjunctam atque uniter aptam

Partibus aeriis mundi, quibus insita vivit

Propterea, non est oneri, neque deprimit auras;

Ut sua quoique homini nullo sunt pondere membra,

Nec caput est oneri collo, nec denique totum

Corporus in pedibus pondus sentimus inesse.

v. 535.

In questo passaggio il senso è che la terra è autosufficiente; che non è un peso, o che nessuna parte è gravosa per l'altra - come nell'uomo le membra non sono gravose, la testa non è gravosa, né tutto il corpo è gravoso ai piedi. Quindi, di nuovo, dice Lucrezio, ii. 602:

Hanc, veteres Grajum docti cecinere poetae,

Aeris in spazio magnam pendere -

Tellurem, neque posse in terra sistere terram.

- “In etere in bilico lei pende,

Non protetto dalla terra sottostante.

Così Ovidio dice:

Ponderibus librata suis.

Autocomposto ed equilibrato.

E ancora, Fastor, vi. 269:

Terra pilae similis, nullo fulcimine nixa,

Aere subjecto tam grave pendet onus.

Da passaggi come questo che si verificano occasionalmente negli scrittori classici, è evidente che la vera figura della terra aveva presto attirato l'attenzione delle persone e che occasionalmente la verità su questo argomento era davanti alle loro menti, sebbene non fosse né elaborata in un sistema né sostenuto allora da prove sufficienti per renderlo un articolo di credenza stabilita. La descrizione qui data è appropriata ora; e se Giobbe avesse compreso tutto ciò che ora si conosce dell'astronomia, il suo linguaggio sarebbe stato appropriato per esprimere le giuste concezioni della grandezza e maestà di Dio. È una prova di incredibile potenza e grandezza che ha così "appeso" la terra, i pianeti, il vasto sole stesso, sul nulla, e che con il suo potere sostiene e governa tutto.

8 Lega le acque nelle sue spesse nuvole - Cioè, sembra che lo faccia, o che raccolga le acque nelle nuvole, come in bottiglie o vasi. Le nuvole sembrano trattenere le acque, come legate, finché non si compiace di mandarle goccia a goccia sulla terra.

E la nuvola non si squarcia sotto di loro - La meraviglia che qui esprime Giobbe è che una quantità d'acqua così grande come viene versata giù dalle nuvole, dovrebbe essere tenuta sospesa nell'aria senza sembrare che squarcia la nuvola, e cadendo tutta a una volta. La sua immagine è quella di una bottiglia, o recipiente, pieno d'acqua, sospeso nell'aria, e che non si lacera. Quali erano le opinioni che aveva delle nuvole, naturalmente è impossibile ora dirlo.

Se li considerava così come sono, come vapori, o se li considerava una sostanza più solida, capace di trattenere l'acqua, c'era uguale motivo di meraviglia. Nel primo caso, il suo stupore sarebbe sorto dal fatto, che una sostanza così leggera, fragile ed evanescente come il vapore contenesse una quantità d'acqua così grande; in quest'ultimo caso, la sua meraviglia sarebbe stata che una tale sostanza distillasse il suo contenuto goccia a goccia.

C'è una ragione uguale per ammirare la saggezza di Dio nella produzione della pioggia, ora che la causa è stata compresa. Le nuvole sono raccolte di vapori. Contengono umidità, o vapore, che sale dalla terra, e che è tenuto in sospensione quando si trova in piccole particelle nelle nuvole; come, quando si spazza una stanza, si vedranno le piccole particelle di polvere galleggiare nella stanza. Quando queste piccole particelle vengono attratte e formano masse grandi come gocce, l'aria non le sosterrà più e cadranno a terra.

L'uomo non avrebbe mai potuto escogitare un modo per provocare la pioggia; e il modo in cui è previsto che grandi quantità d'acqua siano portate da un luogo all'altro dell'aria, e fatte cadere quando è necessario, per cui i vapori che salgono dall'oceano non saranno lasciati cadere di nuovo nell'oceano, ma sarà trasportato sulla terra, è atto a suscitare la nostra ammirazione per la saggezza di Dio ora, non meno di quanto lo fosse al tempo di Giobbe.

9 Trattiene il volto del suo trono - Cioè, non lo esibisce - lo copre di nuvole. L'idea sembra essere che Dio a volte venga avanti e si manifesti all'umanità, ma che venga circondato dalle nuvole, così che il suo trono non può essere visto. Così in Salmi 18:11 , "Egli fece delle tenebre il suo luogo segreto, il suo padiglione intorno a lui erano acque scure e dense nubi dei cieli". Dio è spesso rappresentato come circondato da nuvole o accompagnato da tempeste.

E stende la sua nuvola su di essa - Cioè, in modo che non possa essere vista. C'è molta bellezza poetica in questa immagine. È che le nuvole sono fatte per nascondere lo splendore del trono di Dio alla vista dell'uomo, e che tutta la loro sublimità e grandezza, mentre rotolano l'una sull'altra, e tutta la loro bellezza quando sono dipinte con tanti colori nel sera, sono progettati per nascondere quel trono agli occhi dei mortali. Nessuno vede Dio; e sebbene sia manifesto che è impiegato ovunque, e che esce con stupefacente grandezza nelle opere della creazione e della provvidenza, tuttavia è egli stesso invisibile.

10 Ha circoscritto le acque con limiti - La parola resa “ bussolata ” ( חוּג chûg ), significa descrivere un cerchio - tracciare con un compasso; e il riferimento è alla forma dell'orizzonte, che appare come un cerchio, e che sembra essere tracciato con un compasso. Un'idea simile che Milton ha magnificamente espresso nel suo resoconto della creazione:

“Poi si posero le ruote fervide, e nella sua mano

Prese i compassi d'oro, si preparò

Nel deposito eterno di Dio, per circoscrivere

Questo universo e tutte le cose create:

Un piede ha centrato e l'altro si è girato

Rotonda attraverso la vasta profondità oscura;

E disse: "Estendi così lontano i tuoi confini,

Questa sia la tua giusta circonferenza, o mondo! '"

Paradiso perduto, B. vii.

Nel passaggio davanti a noi, abbiamo un'affermazione delle antiche visioni della geografia e dei limiti esterni del mondo. La terra era considerata come un piano circolare, circondato da acque, e quelle acque circondate dalla notte perpetua. Questa regione della notte - questo limite esterno del mondo, era considerata come al limite esterno dell'emisfero celeste, e su questo sembrava riposare il concavo del cielo. Vedi Virgilio, Gior. io. 247.

Illie, ut perhibent, aut intempesta silet nox

Sempre, et obtenta densantur, nocte tenebrae;

Aut redit a nobis Aurora, diemque redicted

Non si conservano mappe costruite in un'età così precoce come il tempo di Giobbe; ma le mappe sono state costruite dalle descrizioni di Strabone, Erodoto e altri, che forniscono illustrazioni delle opinioni prevalenti sull'argomento della geografia nei loro tempi. Il più antico scrittore geografico tra i romani è Mela, che visse sotto il regno di Claudio e che morì nel 54 d.C. precedenti indagini e scoperte.

“Lo troviamo adottare, nella sua misura più ampia, la convinzione di un oceano circostante; e quando parla dell'alta terra in questa parte centrale di essa, e descrive il mare che va sotto e si bagna intorno ad essa, siamo portati a credere che vedesse la terra come una specie di cono, o come un alto monte sollevato dalla sua elevazione sopra l'abisso delle acque. Dopo aver fatto una vaga divisione del mondo in Oriente, Occidente e Nord, lo distribuì in cinque zone, due temperate, una torrida e due fredde.

Solo i primi due erano abitabili; e che a meridione era inaccessibile all'uomo, per le torride regioni intervenienti. Secondo questo sistema, però, c'era da quella parte un'altra terra, abitata da persone che egli chiama Antictoni, dalla loro posizione opposta rispetto a quella parte che abitiamo noi.

Si delineano così la forma ei confini della terra conosciuta e abitabile: il Mediterraneo, con i suoi rami dello Stretto, dell'Eusino e della Palus Moeotis; i suoi grandi affluenti, il Nilo e il Tanais - questi si combinano, nella sua concezione, per formare la grande linea da cui è diviso l'universo. Il Mediterraneo stesso separa l'Europa dall'Africa; e questi continenti sono delimitati ad oriente, il primo dal Tanais, il secondo dal Nilo; tutto al di là o ad est di questi limiti era l'Asia”. Il taglio seguente è probabilmente una rappresentazione corretta del suo sistema e fornisce la visione del mondo che prevaleva nel suo tempo.

Gli antichi arabi credevano che la terra fosse circondata da un oceano. Questo oceano era chiamato il "mare delle tenebre"; e il mare del Nord era considerato particolarmente cupo e tenebroso, ed era chiamato "il mare delle tenebre come la pece". Edrisi, illustre geografo arabo del medioevo, supponeva che la terra galleggiasse sul mare, solo una parte di essa appariva sopra l'acqua, come un uovo, galleggiando nell'acqua.

Una mappa del mondo, costruita durante le Crociate, e che incarna le visioni del mondo allora prevalenti, mostra il mondo, inoltre, come circondato da un oceano oscuro su ogni lato - mare tenebrosum - e può essere introdotto come illustrazione di questo passaggio nel lavoro. È la mappa di Sanudo, allegata alla “Gesta Dei per Francos” di Bongar. In questa mappa Gerusalemme, secondo le opinioni prevalenti, «è posta al centro del mondo, come il punto a cui riferirsi ogni altro oggetto; la terra è formata da un cerchio, circondata dall'oceano, le cui rive sono rappresentate come quasi equidistanti da quella capitale spirituale, il cui sito è, invero, notevole per la sua relazione con i tre continenti, Asia, Europa e Africa.

La Persia sta al suo posto; ma l'India, sotto le modificazioni di Maggiore e Minore, si ripete confusamente in diversi punti, mentre il fiume Indo è menzionato nel testo come il confine orientale dell'Asia. A nord, il castello di Gog e Magog, caratteristica araba, corona una vasta catena di montagne, all'interno delle quali, si dice, che i tartari fossero stati imprigionati da Alessandro Magno.

Appare il Caspio, con i paesi confinanti di Georgia, Ircania e Albania; ma queste caratteristiche stanno quasi al confine settentrionale della terra abitabile. L'Africa ha un mare a sud, dichiarato però inaccessibile, a causa dell'intensità del caldo. I paesi europei stanno al loro posto, nemmeno eccetto Russia e Scandinavia, anche se alcune sviste sono osservabili nel modo in cui i due sono collegati tra loro".

Una visione simile prevale tra gli egiziani moderni. “Di geografia, gli egiziani, in generale, e con pochissime eccezioni, i più istruiti tra loro, non hanno quasi nessuna conoscenza. Alcuni dei dotti si avventurano nell'affermare che la terra è un globo, ma sono osteggiati dalla grande maggioranza degli 'Ooláma. L'opinione comune di tutti i Moos'lim è che la terra sia una distesa quasi piana, circondata dall'oceano, che si dice sia racchiusa da una catena di montagne chiamata Cka'f.

"Egiziani moderni di Lane, vol. ip 281. Una visione simile del mondo prevale, ora, anche tra i Nestortani Indipendenti, che può essere considerata come l'antica opinione prevalente in Persia, tramandata dalla tradizione. "Secondo le loro opinioni sulla geografia", dice il dottor Grant, "la terra è una vasta pianura, circondata dall'oceano, in cui un leviatano gioca intorno, per mantenere l'acqua in movimento e impedire che diventi stagnante e putrida; e questo leviatano è di una lunghezza così enorme, che la sua testa segue la coda nel giro della terra! Il fatto di aver attraversato l'oceano, dove devo aver incontrato il mostro, era una cosa quasi incredibile".

I Nestortani, p. 100. Nei tempi antichi, era considerato impossibile penetrare lontano nel mare che circondava la terra, a causa della fitta oscurità, e si credeva che dopo aver navigato per una distanza considerevole su quel mare, la luce sarebbe completamente venuta meno. Nel IX secolo, ci raccontano gli storici arabi, i fratelli Almagrurim salparono da Lisbona verso ovest, progettando, se possibile, di scoprire i paesi al di là del “mare delle tenebre.

Per dieci o undici giorni si diressero verso ovest; ma, vedendo avvicinarsi una tempesta, fioca la luce e tempestoso il mare, temevano di essere giunti ai confini oscuri della terra. Voltarono dunque a sud, navigarono dodici giorni in quella direzione e giunsero a un'isola che chiamarono Ganam, o l'isola degli uccelli, ma la carne di questi uccelli era troppo amara per essere mangiata. Navigarono ancora dodici giorni e giunsero in un'altra isola, il cui re li assicurò che il loro inseguimento era vano; che suo padre aveva inviato una spedizione per lo stesso scopo; ma che, dopo un mese di navigazione, la luce era del tutto venuta meno, ed erano stati costretti a tornare.

Una grande quantità di informazioni interessanti e preziose, sulle antiche vedute della geografia del mondo, può essere vista nell'Enciclopedia della Geografia, vol. io. pp. 9-68. Non è facile accertare quali fossero le esatte vedute al tempo di Giobbe, ma è abbastanza probabile, dal passaggio davanti a noi, che la terra fosse circondata da un oceano, e che i limiti esterni fossero circondati da profondi e impenetrabile oscurità.

Fino alla fine del giorno e della notte - Margine, "fine della luce con l'oscurità". Il vero significato è, ai confini della luce e dell'oscurità. Alla fine, o estremità תכלית taklı̂yth - perfezione, completamenti) della luce con l'oscurità; cioè, dove la luce finisce nell'oscurità. Dove fosse quel limite, o come il sole avrebbe dovuto passargli intorno, o poteva passarci sopra, senza illuminarlo, è ora impossibile accertarlo. Le opinioni prevalenti sulla geografia e sull'astronomia dovevano essere molto oscure e dovevano esserci molte cose che non potevano pretendere di comprendere o spiegare.

11 Tremano le colonne del Cielo - Cioè le montagne, che sembrano sorreggere i cieli. Quindi, tra gli antichi. Il monte Atlante era rappresentato come uno dei pilastri del cielo. Virgilio parla di "Atlante la cui schiena muscolosa sostiene i cieli". Ed Esiodo, vers. 785, avanza la stessa nozione:

“Atlante, così dura necessità ordina,

Grande, la poderosa volta delle stelle sostiene

Non lontano dalle Esperidi egli sta,

Né dal carico ritrae la testa o le mani”.

La parola "rimprovero" in questo versetto si riferisce al linguaggio di Dio, come se fosse pronunciato con rabbia per rimproverare le montagne o la terra. Forse il riferimento è ai tuoni, alle tempeste e ai venti, che sembrano la voce di Dio; confronta Salmi 29:3. Simili descrizioni della maestà e della gloria di Dio abbondano nelle Scritture, dove parla alla terra, ai monti, ai colli, ed essi tremano. Così, in Salmi 104:32;

Egli guarda la terra ed essa trema;

Tocca le colline, ed esse fumano.

Quindi in Habacuc 3:10 :

I monti ti videro e tremarono;

Passò lo straripamento dell'acqua;

Il profondo pronunciò la sua voce, e alzò le mani in alto.

Così in Nahum 1:5 , "I monti tremano davanti a lui, i colli si sciolgono e la terra è bruciata davanti a lui".

12 Egli divide il mare con la sua potenza - Herder rende questo:

Con la sua potenza flagella il mare,

Con la sua saggezza egli lega il suo orgoglio.

Girolamo (Vulgata), "Con il suo potere i mari sono improvvisamente riuniti insieme La Settanta, "Con il suo potere - κατέπαυσε την θάλασσαν katepause tēn thalassan - rende il mare calmo." Luther, Vor seiner Kraft wird das Meer plotzlich ungestum - “Per il suo potere il mare diventa improvvisamente tempestoso.

Noyes lo rende: "Con il suo potere calma il mare". Questo è senza dubbio il vero significato. Non c'è qui alcuna allusione alla divisione del mare quando gli Israeliti lasciarono l'Egitto; ma gli ideali, che Dio ha il potere di calmare la tempesta e calmare le onde in pace. La parola qui usata ( רגע râga‛ ) significa spaventare, terrorizzare; in particolare, per frenare con minacce; vedere le note in Isaia 51:15; confronta Geremia 31:35.

Il riferimento qui è all'esercizio del potere di Dio, mediante il quale egli è in grado di calmare l'oceano tumultuoso e di riportarlo al riposo dopo una tempesta - una delle manifestazioni di onnipotenza più sorprendenti che si possano concepire.

Dalla sua comprensione - Dalla sua saggezza.

Egli percuote attraverso - flagella, o scioperi - come se per punire.

L'orgoglioso - L'orgoglio del mare. L'oceano è rappresentato come furioso e sollevato dall'orgoglio e dalla ribellione. Dio lo flagella, lo rimprovera e lo rende calmo.

13 Dal suo spirito - La parola spirito qui è sinonimo di saggezza, riferendosi alla saggezza con cui Dio ha creato i cieli; o con il respiro - nel senso che lo ha fatto per suo stesso comando. Non ci sono prove che Giobbe si riferisca alla Terza Persona della Trinità - lo Spirito Santo - come particolarmente impegnata nell'opera della creazione. La parola spirito è spesso usata per denotare se stessi; e il significato qui è che Dio l'ha fatto. Questa è stata una delle esibizioni del suo potere e della sua abilità.

Ha adornato i cieli - Ha formato le stelle che costituiscono un così bello ornamento dei cieli.

La sua mano ha formato il serpente storto - O, piuttosto, il serpente fuggente - ברח נחשׁ nāchâsh bârı̂ach ; vedere le note in Isaia 27:1. Non c'è dubbio che Giobbe si riferisca qui a una delle costellazioni, che sembra fosse allora conosciuta come il serpente o il drago.

La pratica di formare immagini del cielo, con una somiglianza alquanto fantasiosa con gli animali, fu uno dei più antichi espedienti dell'astronomia, ed era evidentemente noto al tempo di Giobbe; confrontare le note a Giobbe 9:9. Lo scopo era, probabilmente, di aiutare la memoria; e sebbene la disposizione sia del tutto arbitraria, e la somiglianza del tutto fantasiosa, tuttavia è ancora continuata nelle opere di astronomia, come un comodo aiuto alla memoria e come aiuto nella descrizione dei corpi celesti. Questa è probabilmente la stessa costellazione che è descritta da Virgilio, in un linguaggio che somiglia in modo sorprendente a quello qui usato da Giobbe:

Maximus hic flexu sinuoso elabitur anguis

Circum, perque duas in morem fluminis Arctos,

Arctos oceani metuentes sequore tingi.

geor. io. 244.

Attorno al nostro palo scivola il Drago spigoloso,

E, come un ruscello tortuoso, gli Orsi si dividono;

Il minore e il maggiore, che per decreto del Fato

Aborrire di morire sotto il mare del sud.

Dryden

La figura del Serpente, o "il Drago", è ancora una delle costellazioni dei cieli, e non c'è dubbio che sia la stessa a cui si fa riferimento in questo antico libro. Sui globi celesti è disegnato tra l'Orsa Maggiore e Cefeo, e viene fatto abbracciare il polo dell'eclittica nelle sue circonvoluzioni. La testa del mostro è sotto i piedi di Ercole; poi c'è una bobina che tende verso est circa 17 gradi a nord di Lyra; poi si snoda verso nord di circa 14 gradi alla seconda spira, dove arriva quasi alla cintura di Cefeo; poi si avvolge e fa una terza spira un po' a forma di lettera “U”, circa 15 gradi sotto la prima; e poi tiene una rotta verso ovest per circa 13 gradi, e passa tra la testa dell'Orso Maggiore e la coda dell'Orso Minore. La costellazione ha 80 stelle;

L'origine del nome dato a questa costellazione, e il motivo per cui è stato dato, sono sconosciute. Si è supposto che il Drago nei suoi tortuosi avvolgimenti sia simbolico dell'andamento obliquo delle stelle, e in particolare che fosse destinato a designare il moto del polo dell'equatore attorno al polo dell'eclittica, prodotto dalla precessione equinozi. Si può dubitare, tuttavia, che questo non sia un raffinamento; poiché il dare un nome per tale causa doveva essere basato su una conoscenza molto prima di quella che si possedeva quando questo nome fu dato.

I mitologi dicono che Draco era il drago vigile che custodiva le mele d'oro nel giardino delle Esperidi, vicino al monte Atlante, in Africa, e che fu ucciso da Ercole. Si dice che Giunone abbia portato il Drago in cielo e ne abbia fatto una costellazione, come ricompensa per i suoi fedeli servigi. L'origine della divisione delle stelle in costellazioni è oggi sconosciuta.

È noto fin dai tempi più antichi e si trova in tutte le nazioni; ed è notevole che si osservi all'incirca lo stesso modo di divisione, e che alle costellazioni siano dati circa gli stessi nomi. Ciò sembrerebbe indicare che avessero un'origine comune; e probabilmente si trova in Caldea, in Arabia o in Egitto. Sir Isaac Newton considera l'Egitto come il punto di riferimento; Sir William Jones, Caldea; Sig.

Montucla, Arabia. Probabilmente non c'è nessun libro precedente a questo di Giobbe, e la menzione qui dei nomi delle costellazioni è probabilmente la prima registrata. Se è così, allora la prima notizia che abbiamo di loro proveniva dall'Arabia; ma può darsi che Giobbe derivi le sue opinioni dall'Egitto o dalla Caldea. Il senso nel passaggio davanti a noi è che la grandezza e la gloria di Dio si vedono formando le costellazioni belle e gloriose che adornano il cielo.

14 Ecco, queste sono parti dei suoi modi - Questa è una piccola parte delle sue opere. Vediamo solo i contorni, la superficie delle sue potenti azioni. Questo è ancora vero. Con tutti i progressi che sono stati fatti nella scienza, è ancora vero che vediamo solo una piccola parte delle sue opere. Ciò che siamo in grado di tracciare con tutti gli aiuti della scienza, rispetto a ciò che è invisibile e sconosciuto, può essere come l'analisi di una singola goccia d'acqua rispetto all'oceano.

Ma quanto poco si sente parlare di lui? - O meglio: "Ma che sussurro abbiamo sentito di lui!" Letteralmente, “Che un sussurro di una parola,” - דבר וּמח-שׁמץ yuvmah shėmets dabar. La parola שׁמץ shemets significa un suono transitorio che scompare rapidamente; e poi un sussurro; vedi le note a Giobbe 4:12.

Un "sussurro di una parola" significa una parola non pronunciata in modo completo e udibile, ma che viene sussurrata all'orecchio; e la bella idea qui è che ciò che vediamo di Dio, e ciò che ci fa conoscere, rispetto alla realtà piena e gloriosa, ha lo stesso rapporto che il sussurro più gentile ha con le parole che sono pienamente dette.

Il tuono del suo potere chi può capire? - È probabile che ci sia qui un paragone tra il gentile "sussurro" e il potente "tuono"; e che l'idea è, se, invece di parlarci sottovoce dolcemente, e darci in tal modo qualche debole indicazione della sua natura, dovesse parlare con tuono, chi potrebbe capirlo? Se, quando parla con toni così deboli e gentili, siamo così tanto colpiti dal senso della sua grandezza e gloria, chi non sarebbe sopraffatto se parlasse come un tuono? Così spiegata, l'espressione non si riferisce al tuono letterale, sebbene ci sia molto nel pesante fracasso per suscitare visioni adoranti di Dio, e molto per Giobbe deve essere stato inspiegabile.

Ci si può chiedere, anche adesso, chi può comprendere tutta la filosofia del tuono? Ma con molta più imponenza ci si può chiedere, come probabilmente intendeva chiedere Giobbe, chi potrebbe capire il grande Dio, se parlasse con la voce piena del suo tuono, invece di parlare con un sussurro gentile?

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 26

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 26

In questo capitolo Giobbe, in modo molto sarcastico, rimprovera a Bildad la debolezza e l'impertinenza della sua risposta, e la mette in una luce molto ridicola; mostrando che era del tutto stolto e stupido, e per niente allo scopo, e inoltre non era suo, ma ciò che aveva preso in prestito da un altro, Giobbe 26:1-4 ; e se fosse di qualche utilità nella controversia parlare della grandezza e della maestà di Dio, delle sue perfezioni e attributi, delle sue vie e opere, egli potrebbe dire cose di Dio più grandi e più gloriose di quelle che ha fatto, e come fa, Giobbe 26:5-13 ; iniziando dalle parti inferiori della creazione, e gradualmente ascendendo a quelle superiori e celesti; e conclude osservando che, dopo tutto, poco si sapeva di Dio e delle sue vie, da lui stesso, da Bildad o da qualsiasi creatura mortale, Giobbe 26:14

Versetto 1. Ma Giobbe rispose:

In modo molto tagliente e pungente; Ci si meraviglierebbe che un uomo in tali circostanze abbia tanta acutezza d'animo, e si occupi di tanta ironia, e sia padrone di tanta satira, e sia in grado di ridere del suo antagonista nel modo in cui lo fa:

e disse; come segue

2 Versetto 2. Come hai aiutato [colui che è] senza potere?

Questo versetto e Giobbe 26:3,4 devono essere compresi da Dio, come molti fanno, leggendo le parole: "Chi hai aiutato? Tu sei un ottimo avvocato, che lo rappresenti come se fosse senza potere, e non potesse farne a meno, ma avesse bisogno di un altro, come se non avesse un braccio, e non potesse salvarsi e proteggersi, ma avesse bisogno di uno che si alzasse e si alzasse in suo favore, quando egli è Dio onnipotente, e ha un braccio forte e potente, e non c'è nessuno come il suo; e come se volesse la sapienza, e qualcuno che lo consigliasse, quando è il Dio onnisciente, e non si consulta mai con nessuna delle sue creature, né le ammette come membri del suo consiglio; e come se la sua "essenza", o "ciò che egli è", così com'è, fosse stata da lui molto abbondantemente e abbondantemente dichiarata in poche parole; supponendo che egli debba essere colpevole della più grande arroganza, stupidità e follia; e quindi gli chiede, a chi ha detto tali cose? e da quale spirito deve essere aiutato a farlo? vedi Giobbe 13:7,8 ; oppure Giobbe si riferisce alla causa intrapresa di Bildad; e che egli, in modo sarcastico, rappresenta come un uomo molto debole e debole, che non aveva né forza né saggezza in sé, ed era altrettanto debole e scioccamente sostenuto, o piuttosto era completamente trascurato e abbandonato, avendo Bildad completamente rifiutato la cosa in polemica, e non ne aveva detto una parola; perciò Giobbe gli chiede ironicamente: "In che cosa" o "in che cosa hai aiutato?" Che bene hai fatto a questa tua povera causa vacillante? O quale luce hai gettato su di essa? E a che serve qualcosa di ciò che è stato detto da te? Alcuni sono dell'opinione che Giobbe si riferisca agli amici di Bildad, che egli rappresenta come deboli e stupidi, come uomini senza argomenti, senza forza di ragionamento, e altrettanto scarsamente assistiti e difesi da Bildad: ma, perché non a Bildad stesso? poiché il senso della questione, abbastanza conforme al testo originale, può essere posto in questo modo; sei un ottimo patrono e difensore di una causa; Tu puoi aiutare e salvare una causa morente senza potere, e con un braccio senza forza, o senza alcuna forza di argomentazione, o forza di ragionamento; puoi dare consigli senza alcuna saggezza, senza alcuna ostentazione o condivisione di essi, e in una mezza dozzina di righe metti la cosa in una vera luce, proprio come è e dovrebbe essere; Tu sei davvero un uomo meraviglioso! sebbene io scelga di unirmi a tali interpreti, che comprendono tutto Giobbe stesso, che era senza forza e potenza, una creatura debole e debole nel bottino e nella mente, pressata e spezzata dal peso della sua afflizione, ma fu scarsamente aiutato, soccorrito, rafforzato e confortato con ciò che Bildad aveva detto: è dovere di tutti gli uomini buoni, ed è ciò che Giobbe stesso aveva fatto in tempi passati, per rafforzare le mani deboli e le ginocchia fiacche, simpatizzando con le persone afflitte, portando i loro pesi e le loro infermità, parlando loro confortatamente e dicendo loro quali conforti essi stessi hanno ricevuto nelle afflizioni, vedi Giobbe 4:3,4 ; ma miserabili consolatori di Giobbe furono Bildad e i suoi amici:

[come] risparmi il braccio [che] non ha forza? la sensazione è la stessa di prima, che non aveva fatto nulla per alleviare Giobbe nelle sue angosce fisiche o animiche, e salvarlo da esse; né aveva minimamente contribuito al suo sostentamento sotto di loro; e sia che fosse tanto debole nei suoi intellettuali quanto lui e i suoi amici pensavano che fosse, e avesse intrapreso una causa che non aveva forza di argomentare per difendere; Eppure, che cosa aveva fatto per convincerlo del suo errore e salvarlo dall'errore della sua via?

3 Versetto 3. Come hai tu consigliato [a colui che non ha] sapienza?

L'uomo privo di sapienza ha bisogno di consigli, e gli dovrebbero essere dati; e fa bene sia a chiederlo che a prenderlo; e se Giobbe dicesse che io sono la creatura sciocca e poco saggia che tu credi che io sia, quali consigli e consigli mi hai dato? Quale saggio consigliere hai dimostrato di essere? O piuttosto, quale parte miserabile hai recitato sotto questo personaggio?

E come hai tu proclamato con abbondanza le cose come sono? la cosa in controversia, la esponeva in una luce chiara e in modo copioso, quando non aveva detto una parola al riguardo, cioè riguardo alle afflizioni dei pii e alla prosperità dei malvagi; così lo deridevano e ridevano della breve risposta che aveva dato, e che non era nulla allo scopo

4 Versetto 4. A chi hai detto delle parole?

Che gli altri non sanno; Credi tu di parlare con un uomo ignorante? sia noto a te che egli sa e può dire tanto dell'Essere Divino, delle sue glorie, delle sue vie e delle sue opere meravigliose, quanto te, o di più: o consideri le circostanze in cui si trova a cui stai parlando? uno in grande afflizione e angoscia, al quale deve essere inadatto parlare della grandezza e della maestà di Dio, della sua potenza e forza, della sua purezza, santità e stretta giustizia; Sarebbe stato più appropriato e pertinente parlare della sua amorevole gentilezza, grazia e misericordia, della sua pietà e compassione verso il suo popolo afflitto, della sua prontezza a perdonare i loro peccati e a trascurare le loro mancanze; e riguardo al Redentore promesso, alla sua giustizia e al suo sacrificio, e ai molti esempi di bontà divina verso i figli degli uomini, e in circostanze simili, risuscitandoli e riportandoli alla loro precedente felicità. Alcune cose di questa natura sarebbero state più pertinenti e adatte, e avrebbero fatto una parte sia saggia che amichevole:

E lo spirito di chi è uscito da te? Non lo spirito di Dio; credi di essere ispirato da Dio? o che ciò che hai detto è per ispirazione del suo Spirito? o che tu parli come coloro che sono mossi dallo Spirito Santo? né era il suo proprio spirito, o le parole e le cose pronunciate non erano da lui stesso, o non derivavano dalla sua propria conoscenza e intelligenza: delle cose, ma di ciò che aveva preso in prestito da Elifaz; poiché aveva pronunciato molto poco di più di ciò che Elifaz aveva detto, Giobbe 4:17,18 15:14,15 ; Oppure il senso è, chi è lo spirito che è stato ristabilito, ravvivato, rinfrescato e confortato da ciò che hai detto? La parola di Dio ha una tale efficacia da risanare l'anima, da ravvivarla quando è cadente, e per così dire sviene e muore, vedi Salmi 19:7; 23:3 ; e le parole di alcuni uomini buoni sono spirito e vita, profumo di vita per la vita, e sono come la vita dai morti, molto ristoratrice e confortante; ma non seguì alcun effetto simile su ciò che Bildad aveva detto. Il signor Broughton rende le parole: "l'anima di chi ti ha ammirato?" puoi ammirare te stesso, e i tuoi amici possono ammirarti, almeno puoi pensare che lo facciano, avendo detto a tuo parere cose ammirevoli; Ma chi altro lo fa? da parte mia non lo faccio; e, se dire cose grandi e gloriose di Dio serve a qualche cosa nella controversia tra noi, sono capace di dire cose più grandi e migliori di quelle che sono state dette; e, per esempio, si occupi di quanto segue

5 Versetto 5. Le cose morte si sono formate da sotto le acque,

È difficile dire cosa si intendano qui le cose; si può intendere di cose "senza vita", come lo rende il signor Broughton; cose che non hanno mai avuto vita, cose inanimate, che non hanno mai avuto almeno una vita animale, anche se possono averne una vegetale; e così si può interpretare dei chicchi di grano, e che in verità muoiono prima di essere vivificati; a cui alludono sia Cristo che l'apostolo, Giovanni 12:24; 1Corinzi 15:36 ; e che, poiché non possono crescere senza acqua, e la loro fruttificazione e il loro aumento sono dovuti al fatto che la terra è abbondantemente irrigata dalla pioggia, si può dire che si siano formati sotto le acque; e di questi Aben Esdra e Ben Gersom interpretano le parole; e quest'ultimo fa anche menzione di erbe, piante e alberi nel mare, in particolare alberi di almug, come probabilmente inteso; a cui si possono aggiungere coralli e altre piante marine, formate da sotto le acque; Sì, alcuni vi fanno menzione di boschi e foreste: ma l'ultimo scrittore menzionato, sembra incline a pensare che i metalli e i minerali possano essere intesi; ed è ben noto che molto dell'oro viene tolto dai fiumi, come anche le perle e le pietre preziose; e che il ferro è tolto dalla terra e il rame fuso dalla pietra; e che i diversi metalli e minerali sono estratti da montagne e colline, da dove sgorgano fontane e fiumi; ma poiché la parola usata ha il significato di qualcosa di gigantesco, ha indotto gli altri a pensare ai mostri marini, come alle grandi balene che Dio ha fatto nei mari, e al leviatano che ha fatto giocare in essi:

e o "con"

i suoi abitanti; l'innumerevole compagnia di pesci, sia della specie più grande che di quella più piccola, che si formano tutti dentro e sotto le acque: ma perché non si possono progettare i giganti stessi, dal momento che la parola è talvolta usata per loro, Deuteronomio 2:11 3:11 ; e così la Vulgata latina e la versione dei Settanta qui rendono la parola, e possono riferirsi ai giganti che erano prima del diluvio, e che furono le cause del riempimento del mondo di rapine e violenza, e quindi di portare su di esso il diluvio delle acque; in cui perirono con i suoi abitanti; o i loro vicini; dei quali vedi Genesi 6:4 7:23 ; e gli spiriti di questi essendo in prigione, nell'inferno, come dice l'Apostolo Pietro, 1Pietro 3:19,20 ; che comunemente si suppone sia sotto la terra, e quindi sotto le acque, in cui perirono; possono essere rappresentati come in dolore e tormento, e gemendo e tremando sotto lo stesso, poiché la parola qui usata è da alcuni ritenuta significare, ed è resa così; sebbene la parola Rephaim sia spesso usata per gli uomini morti, Salmi 88:10 Isaia 14:9 Isaia 26:14,19 ; può essere intesa di loro qui, e avere riguardo alla loro formazione di nuovo, o alla loro risurrezione dai morti, quando la terra li getterà fuori; e specialmente di coloro le cui tombe sono nel mare, e che sono stati sepolti nelle sue acque, quando questi restituiranno i morti che vi sono, Apocalisse 20:13 ; che sarà un meraviglioso esempio della potente potenza di Dio. Il Targumista sembra avere un'idea di questo, o almeno si riferisce ad esso, parafrasando le parole così:

"È possibile che gli uomini potenti (o giganti) siano creati (cioè, ricreati o rigenerati; cioè, risuscitati dai morti); visto che sono sotto le acque, e i loro eserciti?"

6 Versetto 6. L'inferno [è] nudo davanti a lui,

Il che può essere preso o per il posto dei dannati, come a volte accade; e allora il senso è che, sebbene sia nascosto agli uomini, essi non sappiano dove sia, o chi vi si trovi, e che cosa vi si faccia e si soffra; eppure tutto è noto a Dio: egli ne conosce il posto, perché è fatto, ordinato e preparato da lui; egli sa chi vi sono, tutti i morti malvagi e tutte le nazioni che dimenticano Dio, che vi sono gettate da lui; egli conosce i tormenti che sopportano, perché il loro fumo sale continuamente davanti a lui; ed egli conosce tutta la loro malizia e invidia, la loro inimicizia verso di lui e la bestemmia verso di lui; poiché là sono scesi con le loro armi da guerra, e hanno deposto le loro spade sotto le loro teste, Ezechiele 32:27 ; o per l'Ades, l'invisibile mondo degli spiriti, o stato dei morti, come rende la parola la versione dei Settanta; sebbene ciò sia invisibile agli uomini, è nudo e aperto agli occhi di Dio; o per la tomba, in cui sono deposti i corpi degli uomini; che è il senso frequente della parola usata, Salmi 88:11,12; Isaia 38:18 ; e sebbene questa sia una terra di tenebre, e dove la luce è come le tenebre, tuttavia Dio può guardare in essa; e la polvere degli uomini che vi sono è attentamente osservata e conservata da lui, e sarà risuscitata all'ultimo giorno; che ha le chiavi della morte e dell'inferno, o della tomba, e può aprirla a suo piacimento, e fargli restituire i morti che vi sono,

e la distruzione non ha copertura; e può progettare lo stesso di prima, o l'inferno, il luogo dei dannati, dove gli uomini sono distrutti anima e corpo con una distruzione eterna; o la tomba, che il Targum chiama la casa della distruzione, come a volte è, la fossa della distruzione e della corruzione; perché i corpi gettati in essa si corrotono e si putrefano, e in essa vengono distrutti; e non c'è nulla che protegga né l'uno né l'altro dall'occhio onniveggente di Dio; vedi Salmi 139:7-10 Proverbi 15:11 ; come si suppone che l'inferno sia sotto la terra, e la tomba è in essa, Giobbe è ancora sulle cose di sotto, e da qui sale a quelle di sopra, nelle seguenti parole

7 Versetto 7. Egli distende il settentrione sul luogo vuoto,

L'emisfero settentrionale, che è il principale e il più conosciuto, almeno lo era al tempo di Giobbe, quando l'emisfero meridionale poteva non essere conosciuto affatto; sebbene, se la nostra versione di Giobbe 9:9 è corretta, sembra che Giobbe ne fosse a conoscenza. Scheuchzer pensa che si intenda l'aria densa più a nord, che si espande dappertutto ed è di grande utilità per tutta la terra. Ma se si intende l'emisfero settentrionale, come si esprime un uomo dotto , esso

"non era solo principale per quanto riguarda il rispetto di Giobbe e la posizione dell'Arabia, ma poiché questo emisfero è assolutamente così, è principale per l'insieme; poiché come i cieli e la terra sono divisi dalla linea di mezzo, la metà settentrionale ha una strana parte di eccellenza; abbiamo più terra, più uomini, più stelle, più giorno (lo stesso osserva anche Sephorno, un commentatore ebreo del luogo); e, che è più di tutto questo, il polo nord è più magnetico del sud":

sebbene l'intera sfera celeste possa essere intesa, il principale è posto per il tutto; anche quell'intera espansione, o firmamento del cielo, che deve il suo nome all'essere steso come una tenda, o baldacchino, sulla terra; il che avveniva quando la terra era "tohu", vuota di abitanti, sia uomini che bestie, ed era informe e vuota, e non aveva in sé alcuna bellezza, né nulla che crescesse su di essa; vedi Genesi 1:2,6-8 ;

[e] sospende la terra sul nulla; come una palla nell'aria, in bilico con il proprio peso, o trattenuta in questa forma e in questo modo dal centro di gravità, e così alcuni scrittori ebrei interpretano "nulla" del centro della terra, e che non è altro che "ens rationis", un'invenzione e un'immaginazione della mente; o piuttosto la terra è tenuta insieme, e nella posizione è, per la sua stessa virtù magnetica, essendo essa stessa una pietra di carico; e come osserva il dotto scrittore di cui sopra,

"Il globo è costituito da una dipendenza magnetica, da cui le parti non possono assolutamente partire; ma che, per quanto così fortemente posizionato al centro e ai pali, si dice tuttavia che non penda da nulla; perché il Creatore all'inizio lo pose così all'interno del "tohu", come ora è sospeso nell'aria; che di per sé non è nulla per quanto riguarda la viltà o il sostentamento".

In breve, quali siano le fondamenta su cui è posto, o le colonne da cui è sostenuto, non si può dire, se non la grande potenza e la provvidenza di Dio. La parola usata sembra derivare da una radice, che nelle lingue siriaca e caldea significa "legare [e] trattenere"; e può progettare la distesa o atmosfera, così chiamata per la sua natura legante e compresso, על, "dentro" o "dentro" la quale la terra è appesa; vedi Salmi 32:9

8 Versetto 8. Egli avvolge le acque nelle sue dense nuvole,

Le nuvole sono opera sua; quando egli emette la sua voce o dà la parola di comando, c'è una moltitudine di acque nei cieli; e i vapori che egli espira dalle estremità della terra e li forma in nuvole, ed essi sono i suoi carri, sui quali cavalca su e giù nei cieli, e innaffia i suoi giardini e le sue piantagioni sulla terra; vedi Geremia 10:13; Salmi 104:3 ; che si può dire denso in confronto all'aria, in cui sono; altrimenti non sono che sottili, e più sono sottili, più grande è la meraviglia che le acque, e un corpo così pesante, siano avvolte in esse, come spesso avviene; e che vi è legato, trattenuto e trattenuto, come qualsiasi cosa legata in un sacco o in una borsa, o in un indumento, o nel lembo di un cappotto da uomo; vedi Proverbi 30:4 ; E ciò che è ancora più meraviglioso:

e la nuvola non si squarcia sotto di loro; sotto le acque e attraverso il loro peso; che, se lo fosse, cadrebbero in grandi getti d'acqua, e se tali cadessero sulla terra, come si può supporre che abbiano fatto al diluvio generale, distruggerebbero uomini e bestie, e laverebbero e laverebbero via le cose della terra: ma Dio lo ha ordinato nella sua infinita sapienza, e per la sua onnipotenza, affinché le nuvole non si squarcino così, ma cadano in piccole gocce e piogge dolci, come se passassero attraverso un setaccio o un colapasta, per cui la terra è rinfrescata e resa feconda; vedi Giobbe 36:26-29; 37:16

9 Versetto 9. Egli trattiene la faccia del suo trono,

Il suo trono è il cielo dei cieli; il suo volto, o ciò che gli sta davanti, sono i cieli stellati e ariosi; Questa faccia del suo trono è talvolta trattenuta, o coperta di nuvole, in modo che il suo trono sia così lontano dall'essere visibile, che persino la sua faccia, o l'aspetto esterno o esterno di esso, non si può vedere, come segue:

[e] stende su di essa la sua nuvola; e sia lui che il suo trono sono invisibili; nuvole e tenebre lo circondano, e il suo padiglione tutt'intorno sono acque oscure, e dense nuvole del cielo, Salmi 18:11 97:2 ; e anche la luce in cui dimora, e di cui si riveste, è impermeabile a noi, ed è così abbagliante, che essa stessa copre e trattiene se stesso e il trono dall'essere visti dai mortali. Il Targum suggerisce che ciò che qui si dice che è stato fatto è fatto affinché gli angeli non lo vedano; ma costoro stanno sempre davanti al trono di Dio e contemplano sempre il volto di Dio stesso

10 Versetto 10. Ha circondato le acque con limiti,

Non le acque sopra il firmamento, circondate da quello, come se Giobbe stesse contemplando e discorrendo su ciò che si fa nei cieli lassù; sebbene il Targum sembri propendere per questo senso, parafrasando le parole:

"Egli ha decretato che il firmamento sia posto sulla superficie delle acque fino alla fine della luce, con le tenebre";

ma le acque del mare, Giobbe scende ora a considerare le acque del grande abisso, e la meravigliosa restrizione che è posta su di esse; che è stupefacente come l'avvolgimento delle acque nelle nuvole senza esserne squarciato; poiché questo vasto e ingombrante specchio d'acqua nell'oceano Geova lo gestisce con tanta facilità quanto una madre o una nutrice fa con un neonato, fa della nuvola il suo mantello, e delle fitte tenebre una fascia per essa, Giobbe 38:8,9 ; ha come se con un compasso tracciato una linea sulla faccia di esso; ha spezzato per esso il suo luogo decretato, e ha posto sbarre, porte e limiti alle sue onde, affinché essi, anzi, non vengano più lontano di quanto gli piaccia, come si osserva nello stesso luogo; i confini che egli ha delimitato sono le rive, le rocce e le scogliere, così che le acque non possono tornare e coprire la terra, come facevano una volta; sì, il che è molto sorprendente, ha posto la sabbia, per quanto debole e fluida com'è, al confine del mare con un decreto perpetuo; così che, sebbene le sue onde si muovano e ruggiscano, non possono prevalere, né passarci sopra; che deve essere dovuto all'onnipotente potenza e alla sovrana volontà di Dio, che ha dato al mare un decreto affinché le sue acque non oltrepassino il suo comandamento; e alla sua promessa e al suo giuramento si deve attribuire che le acque non svolgano più la terra per distruggerla; vedi Salmi 104:9; Geremia 5:22; Proverbi 8:27,29; Isaia 54:9 ; fino alla fine del buio e della notte; cioè, finché ci saranno le vicissitudini del giorno e della notte, finché il tempo non sarà più, finché il mondo esisterà; poiché quelle costituiranno per tutto il tempo a cui saranno le ordinanze di Dio, che non se ne andranno mai, e il patto che egli ha fatto, che non sarà mai annullato; pertanto, finché rimarranno, il mare e le sue acque saranno delimitati in modo da non inondare la terra, Genesi 8:22; Geremia 31:35,36; 33:20,25 ; o "fino alla fine della luce con le tenebre"; finché entrambi abbiano una fine nella stessa forma e maniera che hanno ora; altrimenti, dopo la fine di tutte le cose, ci sarà la luce in cielo e le tenebre nell'inferno. Aben Esdra lo interpreta così:

"fino al luogo che è il fine della luce, poiché tutto ciò che è al di sopra di esso è luce, e al di sotto di esso il contrario";

sembra avere rispetto per il luogo che divide gli emisferi, dove quando uno è luce l'altro è buio; e così gli altri sembrano intenderlo di quei luoghi o parti del mondo che sono metà giorno e metà notte, e dove una metà dell'anno è luce e l'altra buia; ma il primo senso è il migliore

11 Versetto 11. Le colonne del cielo tremano,

Che può essere inteso sia dell'aria, la parte inferiore dei cieli, che si può pensare sia il fondamento, il sostegno e il sostegno di essi, ed è talvolta chiamato il firmamento, e "il firmamento della sua potenza", Salmi 150:1 ; e che sembra tremare quando vi sono tuoni e lampi e coruscazioni; oppure i monti, che, arrivando fino al cielo, sembrano esserne le colonne e il sostegno; e in verità si dice che siano le fondamenta del cielo, che si muovono, si agitano e tremano alla presenza e alla potenza di Dio, e a qualsiasi espressione della sua ira e della sua ira, e in particolare attraverso terremoti e tempeste, e tempeste di tuoni e fulmini; vedi 2Samuele 22:8; Salmi 68:8, che si intendono con ciò che segue:

e sono stupiti del suo rimprovero; la sua voce di tuono, che a volte è terribile e terribile, stupefacente e sorprendente; e, per dimostrarne la grandezza, sono rappresentate creature inanimate che tremano e ne sono stupite; vedi Salmi 104:7 ; Alcuni interpretano questo in senso figurato degli angeli, che suppongono siano impiegati nella direzione dei cieli e nel movimento dei corpi celesti; e quelli che pensano siano gli stessi che nel Nuovo Testamento sono chiamati "le potenze del cielo che si dice siano scrollate", Matteo 24:29 ; e di essere i serafini che coprirono i loro volti su una gloriosa ostentazione della maestà di Dio, e quando gli stipiti della porta del tempio si mossero alla voce di colui che gridava, Isaia 6:1-4 ; ma se si può ammettere un senso figurato, si può pensare alle persone principali della chiesa, a volte significate dal cielo nelle Scritture; come ministri della parola, che sono colonne nella casa di Dio; sì, ogni vero membro della chiesa di Dio è fatto colonna in essa; e questi tremano, e spesso si meravigliano quando il Signore li rimprovera con afflizioni, sebbene sia per amore e benignità verso di loro, Proverbi 9:1 Galati 2:9 Apocalisse 3:12

12 Versetto 12. Egli divide il mare con la sua potenza,

Come nella prima creazione, quando le acque furono fatte uscire dalla faccia della terra e si separarono da essa, e l'una fu chiamata terra e l'altra mari, Genesi 1:9,10, o può rispettare la divisione di quelle acque in diversi mari e canali nelle diverse parti del mondo, per la migliore sistemazione degli abitanti di esso, per quanto riguarda il commercio e il commercio, e il più conveniente rifornimento di loro con i vari prodotti dei diversi paesi, e la trasmissione di essi a loro: alcuni hanno pensato che ciò abbia a che fare con la divisione del Mar Rosso in cui i figli d'Israele possono camminare come sulla terraferma, quando perseguito dagli Egiziani, si suppone che si intenda con "Raab" nella frase successiva; piuttosto può progettare la divisione delle onde del mare da parte di un vento tempestoso, sollevato dalla potenza di Dio, che solleva le onde in alto, e le divide nel mare, e le scaglia l'una contro l'altra; li raggrinzisce e li solca, mentre Jarchi interpreta le parole, che è un tale esempio della potenza e della maestà di Dio, che a volte viene descritto da esso, Isaia 51:15; Geremia 31:35 ; Sebbene la parola usata sia talvolta presa in un senso del tutto diverso, per l'acquietarsi delle onde del mare, e così è qui tradotta: "Egli calma il mare con la sua potenza"; il rumore delle sue onde, e le rende calme, e il mare una calma, che è stata estremamente tumultuosa e tempestosa, ed è preso in considerazione come un effetto del suo potere sovrano e incontrollabile, Salmi 65:7; 107:25-29 ; e può essere osservato come una prova della divinità di nostro Signore, a cui i venti e il mare obbedivano, con stupore dei marinai, che si convinsero così che doveva essere una persona meravigliosa e straordinaria, Matteo 8:26,27 ;

e con la sua intelligenza colpisce i superbi; le orgogliose onde del mare, e le umilia, e le rende placide, come prima; o le orgogliose creature mostruose che vi si trovano, come le balene e altre, in particolare il leviatano, il re di tutti i figli dell'orgoglio, Giobbe 41:34 ; vedi Salmi 74:13,14. La parola usata è "Rahab", uno dei nomi dell'Egitto, Salmi 87:4 Isaia 51:8 ; e così Jarchi lo interpreta degli Egiziani, che furono colpiti da Dio con varie piaghe, e in particolare nei loro primogeniti; e infine al Mar Rosso, dove perirono moltitudini, e Faraone, loro orgoglioso re, con il suo esercito; che era un emblema del diavolo, il cui peccato, la causa della sua caduta e della sua rovina, era l'orgoglio; e l'immagine dei peccatori superbi e superbi, la cui distruzione prima o poi viene dal Signore; e che è un esempio della sua saggezza e intelligenza, che umilia i superbi ed esalta gli umili

13 Versetto 13. Mediante il suo spirito egli ha adornato i cieli,

I cieli visibili, con il sole, la luna e le stelle, di cui sono tempestati e bespangled, e sembrano straordinariamente belli; e i cieli invisibili, con gli angeli, le stelle del mattino e i santi glorificati, che specialmente nel mattino della risurrezione brilleranno non solo come stelle, ma come il sole nel firmamento del cielo; e la chiesa, che è il cielo di sotto, è adorna di ministri del Vangelo, adorna dei doni e delle grazie dello Spirito di Dio.

la sua mano ha formato il serpente tortuoso; poiché Giobbe nella frase precedente ha rispetto ai cieli e all'ornamento di essi, ciò ha portato molti a pensare che qualche costellazione nei cieli si intenda con il serpente storto, o la galassia, o la via lattea, come Ben Gersom e altri; o la stella del drago, come alcuni in Aben Esdra: ma piuttosto Giobbe scende di nuovo verso il mare, e conclude con l'osservare l'opera meravigliosa di Dio, il leviatano, con cui Dio stesso conclude il suo discorso con lui alla fine di questo libro, che qui è chiamato il serpente storto o "serpente a barre", " Isaia 27:1 ; e così il Targum lo capisce,

"La sua mano ha creato il Leviatano, che è simile a un serpente mordente".

Alcuni lo intendono per il coccodrillo, e l'epiteto concorda con esso, sia che sia reso un "serpente a barre", come alcuni; cioè, dritto, disteso, lungo, come una barra, il contrario della nostra versione; o "in fuga", come altri; il coccodrillo è, come dice Plinio , terribile per coloro che fuggono da esso, ma fugge da coloro che lo inseguono. Jarchi lo interpreta come il Faraone, o leviatano, sia come emblema di Satana, il vecchio serpente, il diavolo, che è la creatura di Dio, fatta da lui come creatura, anche se non fatta serpente, o diavolo, da lui, che era da se stesso. Alcuni hanno osservato la trinità delle persone in queste parole, e che senza dubbio si sono occupati della creazione di tutte le cose; qui c'è "Geova", di cui l'intero contesto è; e "il suo Spirito", che, mentre si muoveva sulla superficie delle acque alla prima creazione, si dice qui che abbellisce e adorna i cieli; "e la sua mano"; suo Figlio, potenza e sapienza di Dio, per mezzo del quale ha fatto tutte le cose

14 Versetto 14. Ecco, queste sono parti delle sue vie,

Questa è la conclusione del discorso riguardante le meraviglie di Dio; e Giobbe era così lontano dal pensare di aver preso nota di tutto, o anche del principale e del principale, che ciò che osservava erano solo le estremità, i bordi, i confini e i contorni delle vie e delle opere di Dio nella creazione e nella provvidenza; Perciò, se questi erano così grandi e meravigliosi, che cosa dovevano essere gli altri che erano fuori dalla portata degli uomini per essere indicati e descritti?

ma quanto poco si sente parlare di lui? dalle creature, dalle opere della creazione, sia in cielo, sia in terra o in mare; poiché, quand'anche dichiarassero in qualche misura la sua gloria, e quand'anche la loro voce si udisse dappertutto, e mostrasse la sua conoscenza; mostra anche di vedere le sue cose invisibili, la sua eterna potenza e divinità; eppure è una luce relativamente così debole, che gli uomini brancolano per così dire nel buio, se per caso riescono a trovarlo, non avendo altro che la luce della natura a guidarli. Di lui udiamo la maggior parte nella sua parola e per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, nel cui volto è data la conoscenza di lui e delle sue gloriose perfezioni; eppure sappiamo solo in parte, e profetizziamo in parte; Non è che poco in confronto a ciò che è in lui, e in verità a ciò che si udrà e si conoscerà di lui in seguito nell'eternità:

ma il tuono della sua potenza, chi può capire? non intendendo letteralmente il tuono, che sebbene sia una voce peculiare di Dio, ed è molto forte e potente, come appare dagli effetti di esso; vedi Giobbe 40:9; Salmi 29:3-9 ; tuttavia non è così inintelligibile da essere notato in modo così particolare, e da essere istanziato al di sopra di tutte le cose, della portata dell'intelletto degli uomini; ma piuttosto l'attributo del suo potere, di cui Giobbe aveva parlato e dato tanti esempi; eppure c'è in esso una grandezza così straordinaria, che non può essere compreso e compreso a fondo da tutto ciò che appare alla nostra vista; poiché la sua potente potenza è tale da poter sottomettere a sé tutte le cose e raggiungere cose che non possiamo concepire. Ben Gersom, non a torto, applica questo alla grandezza e alla moltitudine dei decreti di Dio; E in verità, se le sue opere che sono in vista non possono essere pienamente comprese da noi, come potremmo essere in grado di comprendere le cose che sono segrete e nascoste nel suo petto, finché per la sua potente potenza non siano portate in esecuzione? vedi 1Corinzi 2:9

Commentario del Pulpito:

Giobbe 26

1 Inizia ora il lungo discorso di Giobbe, che costituisce la massa centrale e più solida del libro. Continua attraverso sei capitoliGiobbe 26-31). In esso Giobbe, dopo aver frettolosamente liquidato l'ultimo discorso di Bildad come superfluo e fuori luogo (Versetti. 1-4), procede a esprimere i suoi veri sentimenti al di là delle questioni controverse. Egli espone, prima di tutto, la potenza e la maestà di Dio (versetti 5-14), dopo di che procede a trattare le questioni che riguardano la sua integrità e i rapporti di Dio con l'umanità. Il primo lo mantiene ancora; rispetto a quest'ultimo, egli ritratta la sua precedente argomentazione argomentativa,Giobbe 24:2-24 e ammette che la punizione si abbatte sempre o quasi sempre sui malvagi alla fine. InGiobbe 28), dopo aver reso un meritato tributo di ammirazione all'intelligenza e all'ingegnosità dell'uomo riguardo alle cose terrene e ai fenomeni fisici, egli dichiara che il mondo spirituale e i principi del governo divino sono da lui imperscrutabili, e la sua unica vera saggezza è la retta condotta. Infine, ritorna a se stesso, e dopo aver dato una patetica descrizione della sua vecchia vita, con la sua prosperità e il suo onore, e averla contrapposta alla sua vita reale di degradazione, disprezzo e sofferenza, conclude con una solenne protesta della sua integrità in tutti i vari doveri e obblighi imposti all'uomo dalla legge naturale e dalla religione naturale. In questo modo egli porta a termine il colloquio iniziato con i suoi tre amici inGiobbe 3), e, per sottolineare con enfasi che qui chiude la sua parte nel dibattito, termina con l'affermazione: "Le parole di Giobbe sono finite".Giobbe 31:40

Versetti 1, 2.-Ma Giobbe rispose e disse: Come hai aiutato colui che è senza forza? Supponendo che le intenzioni benevole di Bildad verso di lui, Giobbe si chiede: come può supporre che ciò che ha detto possa in qualche modo essere utile a una persona in una condizione così impotente? Non aveva detto a Giobbe nulla che Giobbe non avesse ripetutamente permesso. Come puoi salvare il braccio che non ha forza? Non poteva rinvigorire il braccio di Giobbe, così come non poteva rallegrare il suo cuore, sentirsi dire che l'uomo era un verme, o che era completamente impuro agli occhi di Dio.Giobbe 25:4,6

Versetti 1-14. - Giobbe a Bildad: un altro sermone sul testo precedente

I LA PREFAZIONE AL SERMONE; O, IL DISCORSO DI BILDAD CRITICATO. Secondo la stima di Giobbe era:

1. Completamente inutilizzabile. Con pungente ironia Giobbe, secondo il nostro punto di vista, lo descrive come se gli fosse stato estremamente utile nella sua debolezza, come se avesse impartito forza al suo braccio impotente e saggezza alla sua mente ignorante (versetti 2, 3); intendendo, naturalmente, il contrario: che sotto questi aspetti la breve ma pomposa arringa che aveva ascoltato non gli era stata di alcuna utilità per aiutarlo a sopportare la sua disgrazie o per comprendere il misterioso enigma della Divina Provvidenza. Non solo un uomo buono con le sue parole, e un ministro cristiano con i suoi sermoni, dovrebbero sempre mirare all'edificazione dei suoi ascoltatori,

1 Cor 14:3 , ma lo stesso dovere incombe su tutti.Efesini 4:29 Il mondo e la Chiesa sono pieni di cuori afflitti che hanno bisogno di conforto, e di menti ignoranti che hanno bisogno di consiglio. È triste quando né gli sconsolati riescono a trovare una parola di incoraggiamento né coloro che non sono istruiti sentono una nota di orientamento che li aiuti nella battaglia della vita. Le labbra dei saggi dovrebbero disperdere la conoscenza,Proverbi 15:7 e la lingua dei saggi dovrebbe mostrare salute ai deboli e ai malati.Proverbi 12:18

2. Estremamente superficiale. Bildad aveva abbondantemente dichiarato la cosa così com'era (Versetto 3); Immaginando cioè di essersi tuffato nel cuore di un grande soggetto, ne aveva semplicemente sfiorato la superficie. Tuttavia, le vedute superficiali e superficiali degli uomini e delle cose non sono da disprezzare. Per la massa dell'umanità, che è essa stessa un luogo comune nelle sue capacità, solo le idee comuni sono utili. Quello che viene chiamato pensiero profondo o originale appartiene a un'altra sfera da quella in cui abitano abitualmente. Quindi, nella misura in cui non è familiare alla loro mente, non riesce a fare un'impressione adeguata sui loro cuori. Tuttavia, le visioni superficiali della verità non possono soddisfare le anime di facoltà più nobili di quelle che possiede la folla incolta; né possono rappresentare pienamente le cose profonde di Dio in materia di religione o di provvidenza. È tuttavia dubbio che i pensieri di tutti gli uomini, quelli di un Giobbe non meno che di un Bildad, non siano, in confronto all'insondabile profondità della verità divina, nel migliore dei casi superficiali

3. Assolutamente irrilevante. Per quanto fossero corrette in se stesse, le opinioni di Bildad erano inappropriate al tema in discussione, erano in verità così poco pertinenti al grande argomento da cui erano assorbiti i pensieri di Giobbe, che Giobbe si sentì costretto a chiedere a chi fossero stati indirizzati (versetto 4). Bildad non è l'unica persona contro la quale può essere avanzata l'accusa di parlare in modo irrilevante. I moderni controversisti, conferenzieri, predicatori, oratori, scrittori, sono inclini a commettere questo errore come lo erano i loro fratelli dell'antichità. Discutere fuori dal bersaglio, sia sul pulpito, al bar, o sulla panchina, in Parlamento, o nella vita comune, di solito deriva dall'ignoranza, dalla mancanza di capacità, dalla mancanza di preparazione, dalla troppa scioltezza nel parlare o nella composizione, o da un disegno deliberato. La forma fisica è un'eccellenza superiore nel parlato o nella scrittura rispetto all'eloquenza o all'eleganza.1Corinzi 14:19 "Il cuore del giusto studia per rispondere";Proverbi 15:28 e "una parola detta a suo tempo, quanto è buona!".Proverbi 15:23 "Una parola pronunciata appropriatamente è come mele d'oro in immagini d'argento.Proverbi 25:11

4. Interamente di seconda mano. Qualunque cosa fosse Giobbe, era sempre originale, mentre Bildad poteva solo citare proverbi e massime tradizionali. Qui Giobbe gli chiede piuttosto maliziosamente da chi avesse preso in prestito la sua ultima breve orazione (versetto 4). Dal momento che non poteva provenire da Dio -- Bildad giurava sempre per i padri -- doveva essere stato da lui (Giobbe) o da Elifaz, entrambi i quali avevano già decantato due volte sul tema dell'insignificanza dell'uomo in contrasto con la maestà di Dio. Non è sbagliato prendere in prestito buoni pensieri o ripeterli ad altri, purché se ne riconosca accuratamente la paternità. I buoni pensieri di seconda mano sono nettamente migliori dei cattivi pensieri di prima mano. Tuttavia, i ministri e i predicatori dovrebbero mirare a esporre le loro opinioni sulla verità divina piuttosto che quelle di altri uomini. Un ecclesiastico che non ha idee proprie da esporre ha sbagliato la sua vocazione. Molto può essere fatto con lo studio sincero e la preghiera per migliorare la capacità più debole e per renderla capace di guardare la verità da sé

II IL CORPO DEL SERMONE; O, ESALTATO DALLA MAESTÀ DI DIO. Riprendendo l'inno che Bildad aveva iniziato,Giobbe 25:2 continua in uno sforzo di alta adorazione a dilungarsi sulla grandezza trascendente di Dio come Sovrano assoluto e universale, tracciando il suo potere e la sua autorità di governo in ogni settore della creazione

1. Nel regno delle sfumature. (Versetti 5, 6) Bildad aveva detto che il dominio di Dio pervadeva "le altezze", o luoghi celesti. Giobbe aggiunge che si estende anche al mondo oscuro degli spiriti defunti; riguardo al quale si può notare:

(1) I nomi dati a questa misteriosa regione: Sceol e Abaddon; la prima una dimora sotterranea, piena di tenebre tartaree,Giobbe 10:21,22 a cui sono attribuite porteIsaia 38:10 e abissi abissali;Proverbi 9:18 e il secondo una distesa senza sentieri, in cui i viandanti che hanno smarrito la strada inciampano verso la distruzione.

Ri 9:11 Per quanto riguarda l'esatto significato dei due termini che sono eroe usati come sinonimi dello stato disincarnato, si può consultare l'Esposizione

(2) La situazione assegnata a questa regione invisibile: sotto le acque, cioè sotto l'oceano,

Confronta - Luca 8:31 o nelle parti più basse della terra,Efesini 4:9 alla più remota distanza dal cielo;Salmi 139:8 e quindi, come tale, un recipiente adatto per i morti,Romani 10:7 e un luogo appropriato di reclusione per i malvagi.Salmi 55:15

(3) Le persone che abitano questa regione senza sole. Mentre gli spiriti defunti sono generalmente rappresentati mentre discendono nello Sceol,Giobbe 14:13-15 17:15,16 qui sono le ombre dei malvagi che si dice che occupano le sue stanze. I Refaim a cui allude Giobbe non erano le persone con quel nome, ma i pallidi, flaccidi, incruenti fantasmi dei morti,Isaia 14:10 in particolare, si suppone, dei giganti, o potenti,Genesi 6:4 che perirono nel Diluvio, dato che la parola "Refaim" può anche significare eroi di statura colossale

(4) La miseria vissuta in questa regione dolente. Oltre ad essere un luogo di tenebreGiobbe 10:21,22 Salmi 88:12 e di doloreGiobbe 14:22 in generale, è qui mostrato come un luogo di angoscia speciale per gli empi, i cui fantasmi senza midollo e senza sangue rabbrividiscono e si contorcono, come se stessero subendo le pene del parto ogni volta che la maestà di Dio è sentita da loro, "come forse per il frastuono del mare, o per il tremito della terra" (Delitzsch). E certamente in altre Scritture l'Hadeau o stato disincarnato è indicato come luogo di guai per gli empi.Matteo 5:29; 18:8,9; Marco 9:43; Luca 16:25 Così gli antichi egizi celebravano Ra come "la suprema potenza che taglia la testa a quelli che sono nelle regioni infernali" (vedi 'Records of the Past', vol. 8. p. 111)

(5) Il Signore supremo di questa regione sotterranea; egli non è l'Abaddon dell'Apocalisse,

Ri 9:11 ma Shaddai, la cui maestà Giobbe descrive, poiché i suoi occhi penetrano fino alle sue profondità più oscure, e il suo braccio raggiunge i suoi angoli più remoti. Come Davide testimonia la presenza di Dio nello Sceol, così Giobbe afferma che quella presenza è la vera causa della miseria dei perduti, come Giovanni dichiara in seguito che è la fonte segreta della felicità per i salvati.

Ri 7:15

2. Nel regno della creazione. (Versetti 7-13) Risorgendo dall'oscuro mondo sotterraneo, Giobbe si dilunga sulla grande potenza di Dio manifestata nel mondo della luce

(1) Nel distendere il firmamento settentrionale sopra la terra auto-equilibrata (Versetto 7). Che Giobbe qui alluda all'emisfero settentrionale del cielo che egli, come gli antichi in generale, credeva fosse un vasto arco, una volta o un baldacchino che si estendeva sopra la terra, e che lo piegava come una tenda, è più certo che anticipò le scoperte dell'astronomia moderna riguardanti la sfericità e le rivoluzioni della terra. anche se c'è qualche ragione per credere che questi fossero compresi dagli antichi egizi. Ma che Giobbe fosse giunto o meno a una vaga ipotesi sulla forma della terra, comprese chiaramente che essa poggiava con il suo baldacchino aereo su nessun sostegno materiale, ma era sostenuta unicamente dalla potenza di Dio. Il continuo sostentamento, non solo di questo globo, ma di innumerevoli mondi, di soli e sistemi oltre ogni calcolo, mediante la parola della sua potenza, è una dimostrazione significativa dell'onnipotenza di Dio

(2) Nel fissare le leggi meteorologiche dell'atmosfera (Versetti. 8, 9), per cui prima la pioggia viene raccolta nelle nuvole, poi le nuvole sono preservate dallo scoppio prima del momento giusto sotto il peso delle particelle acquose che contengono, e in terzo luogo, le masse oscure sono sparse intorno al trono di Dio, cioè distribuite sulla faccia del cielo prima di esplodere sul suolo assetato Le nuvole sono preminentemente le sue nuvole, cioè di Dio, poiché egli ha ordinato il meraviglioso meccanismo mediante il quale essi sono formati, conservati, dispersi, distribuiti e svuotati, poiché li impiega secondo la sua volontà sovrana, ad esempio per nascondere la faccia del suo trono allo sguardo dell'uomo ogni volta che gli piace, e poiché quando scendono sulla terra sembrano procedere dal suo trono

(3) Nello stabilire un confine tra la luce e l'oscurità (Versetto 10). Giobbe forse immaginava che il globo fosse circondato da un oceano, dal quale il sole sorgeva in uno splendore orientale, e nel quale di nuovo scendeva con gloria occidentale, passando alla fine del giorno in un mondo oscuro, che i suoi raggi dorati non potevano illuminare, ed emergendo al richiamo del mattino nel limpido e luminoso regno della luce. Lasciando da parte l'idea sbagliata circa i movimenti e la funzione del sole, che la scienza ci permette di comprendere meglio, resta la verità che i confini dell'antico oceano sono stati fissati con la stessa fermezzaProverbi 8:29 e le alternanze del giorno e della notte così saldamente determinate,Genesi 1:14 dalla potenza dell'onnipotente Creatore, come lo sono state le abitazioni e i tempi dell'uomo.Atti 17:26

(4) Nel produrre i fenomeni connessi con le tempeste sulla terra, sul mare e sul cielo (Versetti. 11-13). Una tale tempesta raffigurata dal poeta in tre diverse fasi. Al suo inizio, "le colonne dei cieli", cioè le montagne che svettano verso il cielo, sembrano tremare, ondeggiare avanti e indietro come se fossero colpite da un impatto improvviso, dalle violente agitazioni degli astuti o dal fragore di un fulmine infuocato. Personificati, sono raffigurati pieni di costernazione per il segno dell'ira di Geova manifestato nel tumulto degli elementi.Salmi 29:3-8; 104:32; Naum 1:5 - ; Aba 3:10 Durante la sua continuazione, "egli divide il mare con la sua potenza". Il violento uragano che si scatena tra le montagne, spazzando l'oceano calmo e immobile, lo fende fino alle sue profondità più intime. "Il fuoco e le crepe del ruggito sulfureo, il potentissimo Nettuno sembra assediare e far tremare le sue onde audaci, sì, il suo terribile tridente tremare".(' Tempesta,' atto 1. as. 2.) Lo spirito del male (Raab), risvegliato dal trambusto, urla la sua rabbia indignata, "alzando la sua voce in alto e tuonando di nuovo verso i monti tonanti", ma è di nuovo ferito al vivo dal colpo della tempesta; poiché "con la sua comprensione egli frantuma Raab" - parole che sono intese da molti come additative piuttosto alla potenza di Dio nel calmare le acque agitate del mare. Alla fine della tempesta, egli illumina ancora una volta il cielo con il suo respiro (versetto 13), disperdendo le nuvole tempestose con il suo vento e fissando il Drago fuggitivo. Questo si può forse capire della costellazione di quel nome che sembra avvolgersi come un serpente sinuoso tra l'Orso Maggiore e l'Orso Minore, come se cercasse di fuggire dalla sua orbita designata, dove, tuttavia, Dio lo fissa, lo ferisce o lo uccide, in modo che il suo volo sia arrestato: una rappresentazione poetica della sublime verità che è la mano di Dio che ha abbellito il cielo della sera con le stelle, E questo fa sì che tutto il mondo stellare si muova in armonia e ordine. O le idi possono essere, in accordo con l'antica mitologia, che questo serpente planante, avvolgendosi intorno al sole, calzini per eclissare la sua luce; ma che Dio lo ferisce, e così libera il sole per rinnovare il suo splendore sulla terra. Da questo punto di vista, il linguaggio del poeta suggerisce il pensiero che riappare in altre parti della ScritturaMatteo 13:39; Romani 8:19-23 Apocalisse 12:4 -- che, nel grande conflitto che è continuamente in corso tra le potenze della luce e quelle delle tenebre, la vittoria alla fine, con l'aiuto di Dio, si inclinerà dalla parte della prima

III LA LEZIONE DEL SERMONE; OPPURE, LA VERITÀ CHE CONTIENE APPLICATA. Giobbe conclude il suo nobile inno per celebrare la maestà di Dio con due osservazioni

1. Che la conoscenza dell'uomo della potenza di Dio è infinitamente piccola Le magnifiche immagini che erano state date della misteriosa operazione della mano dell'Onnipotente erano solo i bordi, le frange o le estremità più estreme della gloriosa veste in cui era vestito l'incomparabile Lavoratore, come il più debole sussurro di una voce che nella pienezza dei suoi toni è come il ruggito del tuono o il grande diapason del mare. Ciò che Giobbe afferma gridare le sue rappresentazioni della grandezza trascendente di Dio è altrettanto corretto riguardo alle più ricche e impressionanti che siano mai state date. La comprensione dell'uomo della potenza di Dio nella natura è, nel migliore dei casi, frammentaria e imperfetta.1Corinzi 13:9

2. Che il potere prodigioso di Dio è infinitamente grande. Così grande, infatti, che supera la comprensione umana. Se questi stupendi fenomeni sono solo i sussurri della sua voce onnipotente, quale deve essere il fragore del tuono dei suoi toni pienamente pronunciati? Se questi sono causati, per così dire, dal semplice svolazzare dell'estremità della sua veste, quale deve essere il potere che risiede nel suo braccio onnipotente? Se i fenomeni della natura, come testimoniati in questa sfera inferiore, sono sufficienti a impressionare la mente umana con concezioni elevate della grandezza di Dio, quanto più sublimi dovrebbero essere le nostre idee dell'incomparabile gloria di Colui che presiede e opera in un universo, in cui questo globo su cui l'uomo dimora non è che la piccola polvere della bilancia per le enormi forme delle montagne, come una goccia d'acqua per l'oceano, come una scintilla di fuoco per il sole cocente!

Imparare:

1. È dovere di tutti gli uomini cercare, intrattenere e, se l'opportunità si offre. Esponete nobili concezioni del Dio supremo

2. Se il potere di Dio si estende al mondo sotterraneo degli spiriti, non può essere ritirato dal mondo superiore degli uomini

3. Se l'occhio dell'Onnisciente può esplorare le caverne dell'inferno e le caverne del mare, deve anche essere in grado di perlustrare le camere del cuore

4. La mano dell'Onnipotente che può sostenere un mondo, sì, un universo, non mancherà certo di sostenere colui che nel migliore dei casi non è che un verme

5. Colui che prepara e distribuisce le nuvole di pioggia per la terra può anche provvedere e dispensare nuvole di benedizione spirituale per le anime degli uomini

6. Quando Dio attira una nuvola davanti al suo trono, è in parte per la sua gloria e in parte per il bene dell'uomo

7. Colui che ha posto un limite al mare può anche frenare l'ira dell'uomo

8. Se Dio ha separato la luce dalle tenebre nel mondo fisico, molto più lo farà nel mondo intellettuale e spirituale

9. Se le cose inanimate, così come gli spiriti incruenti, tremano al rimprovero di Dio, gli uomini dotati di ragione non dovrebbero essere insensibili o indifferenti allo stesso

10. Coloro che sono orgogliosi Dio è in grado di abbassare

11. Il potere di Dio nella natura è solo un emblema e un'ombra di un potere superiore che Dio esercita nel regno della grazia,

12. La più completa conoscenza di Dio che un santo raggiunge sulla terra è piccola e insignificante se paragonata a quella che lo attende in cielo

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-14. - Lodi dell'Eterno

IO RISPONDO E RIMPROVERO. (Versetti 2-4) Il tono sembra essere ironico: "Quanto bene hai aiutato la debolezza, sostenuto il braccio di colui che non ha forza, consigliato l'insaggezza e in pienezza dato espressione al buon senso! A chi hai offerto parole e a chi è uscito un alito da te? Da chi è ispirato?", forse indicando il carattere preso in prestito dal discorso di Bildad. Le parole possono essere buone in se stesse, ma non piacevoli o proficue se non pronunciate nella buona stagione. Sarebbe stato più utile se Bildad avesse parlato allo spirito ferito del suo amico della tenerezza e della compassione piuttosto che della maestà e della grandezza di Dio. Il ministro di Dio dovrebbe sapere come dire una parola a tempo opportuno a chi è stanco.Isaia 50:4 "Spesso siamo delusi nelle nostre aspettative nei confronti dei nostri amici che dovrebbero confortarci; ma il Consolatore, che è lo Spirito Santo, non sbaglia mai nelle sue operazioni, né manca ai suoi fini". Giobbe si prende una nobile vendetta dipingendo in un linguaggio molto più luminoso e nobile la sublime grandezza di Dio, mostrando così quanto fosse vero nella fede il suo cuore in fondo. La sua petulanza e le sue grida sono l'irritazione involontaria del dolore; sono superficiali; Al centro del suo essere vive la pietà in tutta la sua intensità

II L 'INCOMPARABILE DESCRIZIONE DI GIOBBE DELLA MAESTÀ DI DIO. (Versetti 5-14) "La verità, come una torcia, più viene scossa, più brilla". "Sarebbe bene che tutte le dispute sulla religione finissero così, glorificando Dio come Signore di tutti, e nostro Signore, con una sola mente e una sola bocca,Romani 15:6 poiché in questo siamo tutti d'accordo."

1. Inferno e paradiso. (Versetti 5-7) Giobbe inizia all'estremità opposta della grande scala della creazione rispetto a quella con cui Bildad aveva iniziato; con il mondo inferiore, la regione delle ombre, per poi elevarsi al mondo celeste. "Le ombre sono fatte tremare sotto l'acqua e i suoi abitanti" (Versetto 5). Per ombre si intendono le forme spettrali, incruente, come le ha descritte Omero nell'undicesimo libro dell'Odissea, che conducono un'esistenza senza gioia, malinconica, priva della luce del sole.Salmi 88:11; Proverbi 2:18; 9:18; Isaia 26:14,19 - ; comp. - Giobbe 14:9,10 Anche nell'Ade si sente l'immensa potenza dell'Onnipotente, e i suoi abitanti la possiedono e tremano.Salmi 139:8; Proverbi 15:11; Giudici 2:19 Questo mondo inferiore è nudo agli occhi di Dio,Ebrei 4:13 e l'abisso dell'Ades non ha copertura.Proverbi 15:11 - ; Versetto 6 Il cielo settentrionale -- preso qui da una figura, come la parte del tutto -- è disteso sul vuoto, e la terra è sospesa sul nulla (Versetto 7). L'espressione "nulla" qui denota la stessa cosa del "vuoto"-l'immenso vuoto dello spazio in cui è posta la terra con il suo baldacchino celeste. Confronta i paralleli classici in Lucret., 2:600, sqq.; Ovidio, 'Digiuno.,' 6:269, sqq. Un poeta persiano dice: "Egli distende il cielo senza colonne come la tenda della terra... Che cosa sopporta l'aria? non porta nulla, e nulla su nulla, e assolutamente nulla". E un poeta arabo: "Ha fatto il cielo dal fumo". E nel Corano, "Allah è Colui Che ha edificato il cielo, senza sostenerlo su colonne visibili". I poeti dicono che Atlante portava il cielo sulle sue spalle; ma confessiamo il vero Atlante, il Signore nostro Dio, che con la sua parola sostiene sia il cielo che la terra (Brenz). Come l'opera testimonia del padrone, così l'universo testimonia del suo Creatore, Sostenitore e Governatore;Salmi 19:1-6 e nessuno pusillanime ha contemplato l'ordine eterno che qui gli sta di fronte e il suo dominio segreto ma sempre benedetto, e nessun peccatore desideroso di salvezza si è soffermato nelle grandine di questo grande tempio di Dio, senza essere riccamente benedetto con benedizioni celesti (Wohlfarth)

1. Le nuvole e la regione celeste. (Versetti 8-10) Le acque sono saldamente legate alle nuvole come in vasti otri d'acqua, secondo la concezione del poeta, senza che scoppino con il peso, se Dio vuole trattenere la pioggia.

Versetto 8 - Genesi 7:11; 8:2 Dio vela il "lato esterno" del suo trono celeste, il lato rivolto verso la terra, attirando le nuvole in mezzo (Versetto 9). Ha tracciato un confine circolare sulla superficie dell'acqua fino all'incrocio della luce con l'oscurità.

Versetto 10; - Proverbi 8:27 In entrambi i passaggi l'idea è che la terra è circondata dall'acqua (in Omero, dalla corrente fluente dell'oceano). Sopra c'è il cerchio dell'emisfero, dove il sole e le stelle fanno il loro corso. All'interno di questo cerchio c'è la regione dei corpi celesti e della luce, e al di fuori di essa inizia il regno delle tenebre

2. Montagne; il mare; Costellazioni. (Versetti 11-13) Le colonne del cielo, cioè i grandi monti, concepiti come portanti il firmamento, tremano, e il terremoto è rappresentato come causato dal loro spavento per la sua riprensione.

Versetto 11; comp. Sl. 29 - Salmi 104:7; Isaia 50:2; Naum 1:4; Apocalisse 6:12-14; 20:11 Egli terrorizza il mare con la sua potenza, e con la sua intelligenza frantuma Raab (Versetto 12). Raab non è qui l'Egitto, come in altri luoghi, ma un enorme mostro di fama leggendaria. Il suo respiro rende il cielo luminoso e limpido; e la sua mano ha trafitto il serpente che vola (Versetto 13). Questo può, forse, alludere alla rappresentazione mitica delle eclissi di sole o di luna come il tentativo di un mostruoso drago di inghiottire i corpi celesti. La cerimonia è praticata, tra i turchi e altri, di scacciare questo drago al momento delle eclissi con grida e rumori. Queste descrizioni della Creazione si fondano su miti astronomici appartenenti all'infanzia del mondo; ma la nostra migliore conoscenza del meccanismo dei cieli non deve distruggere il nostro senso della riverenza e del timore reverenziale che pervadono queste descrizioni, La meraviglia dell'ignoranza è sostituita dalla più nobile meraviglia dell'intelligenza, della ragione

CONCLUSIONE. (versetto 14) "Ecco, queste sono le estremità delle sue vie", ma i contorni o gli schizzi, le prove più vicine e familiari del suo governo del mondo; «E che parola sussurrata dolcemente è quella che sentiamo!... ma il tuono della sua onnipotenza chi può capire?» Il pieno dispiegarsi del suo potere, il corso fragoroso delle sfere celesti, quale orecchio mortale avrebbe potuto sopportare? "Se la natura tuonasse nelle nostre orecchie aperte, e ci stordisse con la musica delle sfere, come potremmo desiderare che il Cielo ci abbia lasciato ancora il dolce zefiro e il ruzzolo che fa le fusa?" Tutta la contemplazione è adatta a insegnarci la nostra ignoranza e a condurci all'umiltà, allo stupore, all'adorazione. Vediamo solo una piccola parte dell'incommensurabile regno di Dio. Giochiamo con qualche sassolino sull'orlo dell'oceano infinito dell'esistenza. La conoscenza del più grande filosofo non è che lo sguardo miope di un minuscolo insetto! La nostra terra non è che un granello di sabbia nel vasto tutto, una goccia nel secchio. Così le scoperte fatte da Dio ci conducono alla profondità e all'altezza dell'inesplorato e dell'ignoto. Un filosofo moderno dice che la religione e la scienza trovano qui il loro punto di unione e di riconciliazione, nel riconoscimento del Potere sconosciuto e inconoscibile dell'universo. Questo riconoscimento suscita ancora vane rivalità e oziose polemiche. "Quando abbiamo detto tutto ciò che possiamo riguardo a Dio, dobbiamo, proprio come San Paolo,Romani 11:33 disperare di trovare il fondo; dobbiamo sederci sull'orlo del baratro e adorare la profondità: 'Oh profondità delle ricchezze, della sapienza e della conoscenza di Dio!'". Ma, ancora una volta, il senso di ciò che è sconosciuto dovrebbe portarci ad attenerci più saldamente a ciò che è conosciuto, specialmente attraverso il vangelo della sua grazia e del suo amore. Lì ci parla dall'esterno della vastità e dello splendore della creazione con una voce che possiamo capire, che tocca il cuore: "Figlio mio!" Questo Dio eterno è il nostro, il nostro Padre e il nostro Amore. Senza la conoscenza della sua grazia e misericordia in Cristo, la conoscenza della sua maestà e purezza deve spingerci alla disperazione

2 OMULIE di R. GREEN Versetti 2-4. - Il crudele rimprovero non aiuta chi soffre

Giobbe ha sopportato i rimproveri dei suoi sedicenti amici. Le loro parole, invece di calmare e confortare il suo spirito ferito, lo hanno solo irritato e messo alla prova. Ha cercato invano il ristoro della simpatia. Un tentativo prolungato di provare la sua colpevolezza, e di stabilire la giustizia della sua afflizione su questo terreno, ha dovuto rispondere con proteste di innocenza. Ma i confortatori mal giudicati e imperfettamente istruiti, sbagliando il motivo dell'afflizione di Giobbe, avevano riversato fiele nel suo spirito turbato. La testimonianza del libro è l'insufficienza della consolazione umana e la grande verità che ci sono afflizioni che colpiscono gli uomini per ragioni diverse da quelle delle punizioni di offesa. L'immagine di Giobbe che soffre per il dolore fisico è abbastanza triste, ma è accentuata dal modo crudele in cui le parole di conforto professate vengono trasformate in acuti rimproveri. Tali rimproveri sono impotenti ad aiutare il sofferente, perché

NON C'È IN LORO ALCUN ELEMENTO DI VERA CONSOLAZIONE. Il consolatore saggio può cogliere l'occasione per condurre il sofferente a una giusta penitenza per il suo peccato; ma limitarsi a soffermarsi sul torto, e additarlo come l'unica causa della sofferenza, significa lasciare il sofferente privo di ogni vera consolazione. Non c'è parola di speranza, nessuna promessa di sollievo, nessun rinforzo dello spirito, con il sussurro di alti principi

ESSE NON FANNO ALTRO CHE IRRITARE LO SPIRITO GIÀ PROVATO. Piegato da molteplici sofferenze, l'afflitto è sensibile a ogni parola, persino a ogni sguardo, di coloro che lo circondano. La loro tenera pazienza, persino il loro stesso silenzio, dà loro una certa sicurezza di sentimenti gentili; Ma pronunciare parole di rimprovero quando lo spirito è debole e oppresso dall'angoscia significa aggiungere peso a peso e sottoporre il sofferente a un dolore maggiore. Ha bisogno della parola mite dell'amicizia, del tocco della mano tenera; non essere sgarbatamente scherniti con taglienti colpi di accusa che sono come il morso di una vipera, né essere flagellati dalla severità di un antagonista

III NON DANNO ALCUNA PROVA DI QUELLA SIMPATIA CHE È LA BASE DI TUTTA LA VERA CONSOLAZIONE. Con le parole dell'incoraggiante amore fraterno il vero afflitto ha sopportato la più grave calamità ed è rimasto calmo nelle prove più dure. Il dolore ha perso il suo potere in presenza di simpatia. Posare la testa dolorante sulla spalla di un amico forte dà forza al debole. Il vero soccorso per il ferito è la tenera compassione, sia che le ferite trafiggano la carne o lo spirito. Ma la simpatia non conosce severità o accuse aspre. Nasconde l'offesa e calma lo spirito di autoaccusa fino a quando non ha acquistato la forza di sopportare il peso della condanna. Ma nessun segno di ciò è presente nelle parole degli amici di Giobbe; nessuna simpatia è espressa con un crudele rimprovero: "Come hai aiutato colui che è senza potere?"

IV A tutti aggiungono IL DOLOROSO RICHIAMO DELLE FRAGILITÀ DELL'ANIMA NEL MOMENTO IN CUI È SOVRACCARICA E INCAPACE DI RISPONDERE. Non è questo il momento di parlare in modo accusatorio. Quando l'anima è nella sua forza è difficile rispondere a un'accusa giusta o ingiusta, ma nella sua debolezza e nel suo dolore è assolutamente incapace di rispondere. Sta aggiungendo peso a peso e approfittando ingiustamente della debolezza. Questo non è né prossimo, né fraterno, e nemmeno gentile. Dimostra un giudizio errato e uno spirito insensibile. - R.G

OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 2.- Aiutare i deboli

Giobbe ritorna alla vecchia lamentela, più che mai giustificata dall'ostinazione dei suoi amici. Vennero a simpatizzare e ad aiutare nel momento dell'avversità; Come hanno svolto il compito che si sono autoassegnati?

I È UN DOVERE CRISTIANO AIUTARE I DEBOLI. La massima mondana è "ognuno per sé". Questo sembra essere naturale; Ma non è fedele alla nostra natura migliore. Il sé superiore è necessario per rettificare gli impulsi crudeli delle regioni inferiori della natura

1. Per la solidarietà della razza. Siamo membra gli uni degli altri, e quando un membro soffre, tutte le membra soffrono. Non è bene per noi che qualcuno dei nostri simili fallisca

2. A causa della fratellanza dei cristiani. Siamo chiamati a qualcosa di più che a una cura per tutto il corpo; i bisogni individuali suscitano la nostra simpatia, e i casi speciali di coloro che conosciamo si presentano davanti a noi con pretese particolari. Dobbiamo ricordare la nostra relazione familiare come figli di nostro Padre

3. A causa dell'opera di Cristo. È venuto per aiutare i deboli, e la nostra posizione è solo sulla base del fatto che lo ha fatto per noi. Se tutti fossero venuti a noi attraverso l'egoismo e l'esclusività personale, non avremmo avuto il potere di aiutare gli altri, perché quel potere ci è stato dato nella nostra debolezza dalla grazia di Dio in Cristo

II L'AIUTO AI DEBOLI DOVREBBE ESSERE QUELLO DI AIUTARLI A DIVENTARE FORTI. C'è un'eccessiva impotenza che può essere alleviata solo con l'aiuto diretto. Ma in linea di massima non è saggio rendere le persone semplicemente dipendenti da noi. Anche se li aiutiamo materialmente, possiamo ferirli moralmente. È un compito più difficile sollevare gli uomini che dispensare la carità mentre strisciano nell'indigenza; Ma è una cosa molto più veramente utile. Quando abbiamo a che fare con gli uomini nel lavoro spirituale si applica lo stesso principio. Non è sufficiente portare consolazione, pace e altre benedizioni spirituali. L'opera più importante è quella di condurre le creature deboli e depresse alla Fonte di nuova vita e forza, affinché possano essere rinnovate e convertite. È bene aiutare i deboli nella loro debolezza, ma è meglio aiutarli a uscirne

III È POSSIBILE FALLIRE MISERAMENTE NEL TENTATIVO DI AIUTARE I DEBOLI Questa è una delle lezioni più evidenti del Libro di Giobbe, e ci ricorre costantemente da diversi punti di vista. Pochi compiti sono più difficili, e quindi non sorprende che il fallimento sia frequente, ma la cosa sorprendente è che non è previsto. Siamo sbalorditi dalla fiducia dei confortatori di Giobbe. La loro sicurezza di sé è assolutamente sorprendente. Perseverano nelle loro affermazioni convenzionali senza rendersi conto di quanto sia assolutamente inutile, di quanto sia vessatoriamente dannoso tutto il loro metodo di procedere. Non capendo Giobbe, non possono aiutarlo. Troppo spesso i tentativi goffi di fare il bene non fanno che aggravare il male che vorrebbero alleviare. Dobbiamo studiare i problemi sociali; dobbiamo capire il popolo; Dobbiamo arrivare a conoscere le singole persone che desideriamo aiutare. Gran parte del dovere degli angeli cristiani della misericordia è quello di visitare gli afflitti, di entrare nella loro condizione, di vedere le loro case, di ascoltare i loro problemi, di conoscere le loro circostanze e la causa della loro miseria. La storia della carità cristiana è piena dei fallimenti più scoraggianti che derivano semplicemente dal trascurare queste prime condizioni di successo

3 Come hai tu dato consigli a chi non ha sapienza? Quale consiglio o consiglio c'è in tutto ciò che hai detto, seguendo il quale potrei essere beneficiato? Ammettendo la mia mancanza di saggezza, come hai migliorato la mia causa? E come hai tu proclamato con abbondanza le cose come sono? piuttosto: Come hai tu abbondantemente dichiarato la sana conoscenza? Che cosa si può dire che ci sia stato in termini di sana conoscenza, o di buon senso pratico (hyviWj), nel discorso che mi hai rivolto?

4 A chi hai detto delle parole? A chi volevi rivolgerti? Sicuramente non io, poiché le tue parole non toccano nessuno dei miei argomenti. E lo spirito di chi è uscito da te? Chi ha spinto il tuo discorso? Era Elifaz?

comp. - Giobbe 4:17-19 #Giobbe 26:5

Versetti Giobbe passa ora dalla controversia alla realtà del caso, e comincia con un pieno riconoscimento della grandezza, della potenza e dell'imperscrutabilità di Dio. Poiché Bildad sembrava aver supposto di aver bisogno di illuminazione su questi punti,Giobbe 26:2-4 Giobbe potrebbe aver pensato bene di fare ancora una volta una chiara professione della sua fede.

comp. - Giobbe 9:4-18; 12:9-25 - , ss. Le cose morte si formano da sotto le acque; piuttosto, i morti che spuntano sotto le acque tremano. Gli ebraisti sono generalmente d'accordo sul fatto che uno dei significati di Rephaim (μyaipr) è "il morto" o il defunto, considerato specialmente come abitanti dell'Ade.

comp. - Salmi 88:11; Proverbi 2:18; Isaia 14:9; 26:14);

E se è così, questo significato è certamente appropriato qui. Blidad aveva illustrato il dominio di Dio dal suo potere in cielo. Giobbe mostra che esiste allo stesso modo in cielo e in terra (Versetti. 7-13), e nella regione sotto la terra (Versetti. 5, 6). Là, nello Sceol, sotto le acque dell'oceano, i morti tremano al pensiero dell'Altissimo; tremano insieme ad altri abitanti di essa, come spiriti maligni, intelligenze ribelli, a est fino all'Ade, e lì tenuti in duranza.Giuda 1:6 #Giobbe 26:6

L'inferno è nudo davanti a lui; cioè "non può nascondere nulla ai suoi occhi" -- mostra tutti i suoi recessi più intimi. e la distruzione non ha copertura; piuttosto, Abaddon non ha alcuna copertura (vedi la Versione Riveduta). Abaddon è a volte "distruzione", a volte "l'angelo dell'abisso", a volte "l'abisso stesso". Qui l'ultimo di questi tre sensi sembra adattarsi meglio: la profondità più profonda dell'abisso non è un segreto per Dio", ma "nuda e aperta agli occhi di colui con il quale abbiamo a che fare"Ebrei 4:13

Versetti 6-14. - Le vie divine ma parzialmente rivelate

Bildad non aveva dato conforto a Giobbe. E Giobbe in un primo momento (Versetti. 1-3) gli ribatte un rimprovero per le sue parole inutili. Poi prorompe in un'impressionante rappresentazione delle meravigliose opere di Dio a cui Bildad aveva fatto riferimento. Le opere di Dio nei cieli, sulla terra e negli abissi marini sono grandi e molteplici; così sono le sue opere tra le creature della sua potenza, delle quali solo il serpente è menzionato. Ma la mano nascosta di Dio Giobbe confessa, e la grandezza delle opere e delle vie divine, di cui solo una parte è rivelata. Potremmo fare un discorso più ampio di quello che fa Giobbe, e dire:

Parti delle vie divine sono rivelate nella creazione visibile. Le sue meravigliose opere

II NELLE SUE VIE AI FIGLIOLI DEGLI UOMINI. Nell'opera di quella provvidenza che sempre custodisce gli interessi della vita umana

III NELLE RIVELAZIONI DELLA SACRA SCRITTURA. Qui cade soprattutto la luce

(1) sul Nome Divino;

(2) sui misteri della Divina Provvidenza;

(3) sul futuro spirituale, su Dio, sulla vita e il dovere umano, sull'immortalità

Eppure, con tutti gli insegnamenti, si deve ancora dire: "Quanto poco si sente parlare di lui?" Abbiamo sentito il sussurro; "ma il tuono della sua potenza, chi può capire?" Un chiaro dovere è quello di giudicare ciò che è nascosto da ciò che è reso noto. E la domanda sorge immediatamente alle nostre labbra: Le rivelazioni che Dio ha fatto di se stesso e delle sue vie, nella natura, nella vita umana, nelle Sacre Scritture, sono tali da incoraggiarci a confidare in quelle vie, e in Lui, dove tutto è coperto da nuvole e fitte tenebre? Se le cose rivelate sono buone e degne di fiducia, è più ragionevole esigere fede nel nascosto e nell'invisibile. La fede nell'invisibile è garantita da

(1) la bellezza,

(2) utenza,

(3) perfezione,

(4) la beneficenza delle vie divine, come sono rintracciabili nelle opere della mano divina; ma la più alta garanzia della fede è nel Nome Divino, l'Assolutamente buono, puro, giusto e benefico

La visione della morte di Dio

Bildad ha appena parlato dell'eccelso dominio di Dio che raggiunge le altezze celesti, sovrastando la luna e le stelle. Giobbe ora risponde, volgendo gli occhi verso il basso e notando come l'oscuro mondo sotterraneo sia tutto aperto all'ispezione di Dio

IO, I MORTI, NON SONO AL DI LÀ DELLA VISIONE DI DIO. Egli vive nella luce ed essi giacciono nelle tenebre; eppure li vede. Non c'è scampo dalla sua presenza. "Se faccio il mio letto nell'Ade, ecco, tu sei là".Salmi 139:8

1. Non c'è modo di eludere la sua osservazione. Un uomo non può fuggire da Dio morendo. In effetti, il suicidio non è giustamente considerato come una corsa alla presenza di Dio? Nessuna oscurità si nasconde da Dio, perché il giorno e la notte sono uguali con lui, e nessun cambiamento di sfera toglie alla portata di colui che governa attraverso tutte le sfere

2. Non c'è perdita del suo preavviso. Nessuno può essere al di sotto dell'attenzione di Dio, troppo in basso, troppo degradato, in una regione troppo buia e desolata per essere visto da Lui. Forse questo era il pensiero di Giobbe. Desiderava ardentemente che Dio venisse e rivendicasse la sua causa; ma non poteva fare a meno di ammettere che la morte poteva venire prima, perché la sua malattia stava facendo spaventose incursioni nella sua costituzione. Tuttavia, non avrebbe perso l'occasione di incontrare Dio. Se non sulla terra, allora dovrebbe essere dopo la morte. Dio seguirà i suoi figli ovunque andranno nell'altro mondo, come li seguirà in questo mondo

II LA VISIONE DI DIO DEI MORTI È DI GRANDE IMPORTANZA PER LORO. Se l'Ade e la distruzione non hanno copertura davanti a Dio, questo significa molto per l'Ade e la distruzione. Non può essere la stessa cosa sia che siamo guardati da Dio o no. Sicuramente significa molto sapere che la dimora della morte non è abbandonata da Dio. Dio non può guardare giù in questa regione oscura come un semplice spettatore. Egli è ovunque una Vita, un Potere, un'Autorità. Perciò dobbiamo concludere che il dominio di Dio si estende sul mondo invisibile. Da questa verità derivano alcune importanti conseguenze

1. Lì sarà fatta giustizia. Dio non permetterà che l'ingiustizia duri per sempre. Il processo di rettifica è lento; ma Dio è infinitamente paziente, e ha l'eternità davanti a sé. Il peccatore impunito incontrerà i suoi terribili deserti nell'altro mondo, e l'uomo buono maltrattato e incompreso sarà vendicato lì

2. Lì sarà data la vita. Dio non può guardare i morti e lasciarli nelle loro tenebre naturali. Il suo sguardo si fa più veloce. Se visiterà il reame dei morti porterà la risurrezione. I morti non vengono gettati via, dimenticati, lasciati appassire e sciogliersi da tutto l'essere. Dio li tocca e loro si svegliano, come la terra gelida al tocco della primavera

3. La misericordia si estenderà a loro. Come e in che misura questo possa essere ricevuto dai morti è un mistero riguardo al quale abbiamo poca o nessuna luce. Ma sappiamo che «la misericordia del Signore dura in eterno». Sappiamo che Dio è immutabile. Il suo amore è infallibile. Deve sempre desiderare la guarigione dei suoi figli. Eppure l'universalismo dogmatico è tanto falso per la natura umana quanto lo è per gli avvertimenti della Scrittura. Poiché gli uomini possono indurirsi contro la misericordia di Dio; se lo fanno sulla terra, come possiamo dire che non lo faranno dopo la morte? - W.F.A

7 Egli stende il settentrione sopra il luogo vuoto. Su quello che era "spazio vuoto" o "caos" (WhT) Dio si estende "il nord" -- una parte della sua creazione ordinata -- forse la parte settentrionale dei cieli, dove si trovano le più grandi costellazioni visibili agli abitanti della metà settentrionale del mondo. e sospende la terra sul nulla. "Prende ", cioè, " l'enorme palla della terra, e la sospende nel vuoto, senza nulla che la sostenga se non la sua volontà fissa, le sue leggi ferme". Questa è un'idea scarsamente raggiunta dagli astronomi in generale, almeno fino al tempo di Ipparco; ed è stato, non senza ragione, considerato come "un esempio molto notevole di anticipazione delle scoperte della scienza" (Stanley Loathes)

8 Egli avvolge le acque nelle sue dense nuvole; cioè fa sì che le nuvole, che vediamo fluttuare nell'atmosfera, contengano e trattengano le acque da cui dipende la produttività della terra, e che trattiene, o lascia cadere nella pioggia fertilizzante, a suo piacimento.1Re 17:1 E la nuvola non si squarcia sotto di loro. La metafora è, senza dubbio, tratta da quegli otri d'acqua, così ben noti in Oriente, e specialmente in Arabia, in cui gli uomini immagazzinavano l'acqua per i loro viaggi e altri bisogni, che erano suscettibili di essere "strappati" dal peso del liquido in essi contenuto

Nuvole

Mentre procediamo attraverso il poema non possiamo non essere colpiti dalla meravigliosa ricchezza della sua natura-immaginario, che continua ad aprirsi con sempre maggiore rigogliosità fino a raggiungere la sua pienezza nell'esplosione di splendore che accompagna la teofania finale. Ogni aspetto della natura toccato dal poeta ha le sue lezioni speciali. Ora ci chiama a guardare lo splendido sfarzo delle nuvole. Qui le verità dell'ordine e del governo divino sono mostrate davanti ai nostri occhi

LE NUVOLE SONO DI ORIGINE DIVINA. Dio lega le acque; le nuvole spesse sono sue. Ogni volta che tocchiamo la natura dovremmo muoverci con riverenza, perché siamo nel tempio di Dio. Sia che comprendiamo le nuvole, che possiamo vedere la saggezza con cui sono modellate e condotte sopra i cieli o no, almeno dobbiamo discuterne con l'umiltà che diventa una considerazione delle opere degli infinitamente saggi e dei perfettamente buoni

LE NUVOLE SONO BENEFICHE PER IL MONDO. Nei paesi del Sud sono molto apprezzati sia per la loro ombra che per le docce tanto necessarie che portano alla terra arida. La disposizione con cui galleggiano sopra la testa, e poi scendono su vaste aree in gocce d'acqua finemente distribuite, fa sembrare infantile e goffo il sistema di irrigazione più avanzato dell'uomo. Grandi masse d'acqua vengono immagazzinate in alto e spinte nell'aria, e fatte scendere in modo che ogni minuto di pianta venga annaffiata e non venga schiacciato un filo d'erba. Ecco la perfezione dell'arte della distribuzione

LE NUVOLE ILLUSTRANO I MINISTERI RECIPROCI DELLA NATURA. Sollevati dal mare in un vapore invisibile, sospinti sulla terra da forti venti, condensati contro le montagne o nelle fresche correnti dell'aria superiore, che scendono sotto una pioggia leggera sui campi e sui giardini, sui boschi e sulle colline e sulle pianure, gocciolando attraverso il suolo, scoppiando in piccole sorgenti, scorrendo giù per i pendii in minuscoli ruscelli, Raccogliendo rifornimenti da tutte le direzioni nelle valli, e rifluendo verso il mare in fiumi piena, l'acqua delle nuvole si muove attraverso un circuito, ogni fase del quale è utile nell'economia della natura, mentre il tutto è completato dall'aiuto di molte forze e circostanze

LE NUVOLE IV ARRIVANO COME MISERICORDIE SOTTO MENTITE SPOGLIE. Le nuvole spesse sono nere e brutte, nascondono il cielo azzurro e gettano oscurità sulla terra. Non sempre hanno un lato positivo. Possono essere pesanti e abbassanti, cupi e minacciosi. Eppure scoppiano in docce rinfrescanti. Quando crederemo che lo stesso vale per quei timori di guai che sono in realtà i carri su cui viaggia l'amore di Dio?

LE NUVOLE SONO BELLE ALLA LUCE DEL SOLE. È solo una differenza di luce, e la loro oscurità si trasforma in splendore. Quando il sole tocca le nuvole, le incendia. Mattina e sera srotolano leghe di tende rosa e dorate sul lontano orizzonte. Quando l'amore di Dio tocca le nostre nuvole, per una magica alchimia esse passano alla bellezza celeste

LE NUVOLE VI SONO FUGACI E TRANSITORIE. Modellati da vapori invisibili, si sciolgono mentre li guardiamo. I loro alti bastioni e le cupole a grappolo, i loro laghi argentei e le montagne violacee, sono in rapida dissoluzione. Perché devono servire al loro scopo. Devono svanire per compiere la loro missione. Le gioie terrene come palazzi di nuvole, i terrori terreni come le sue tenebrose ombre, si dissolvono e devono servire al loro scopo di benedizione e disciplina. Ma oltre le nuvole c'è il cielo azzurro. Siamo grati per le nuvole. Ma non dobbiamo aggrapparci ad essi, né indietreggiare davanti ad essi. Stando sulla solida terra, la nostra eterna speranza è nei cieli eterni. - W.F.A

9 Egli trattiene la faccia del suo trono; piuttosto, egli copre. Egli fa radunare le nuvole nella volta del cielo, sopra la quale è il suo trono, e in questo modo la nasconde e la copre. e stende su di essa la sua nuvola; o, sopra di esso, così cancellandolo dalla vista. Dietro il significato più ovvio ce n'è uno più profondo e più spirituale. Dio si ritira dalla vista, raccoglie intorno a sé nuvole e tenebre per abitare la sua sede, nasconde agli uomini i principi del suo governo e della sua amministrazione, si rende inavvicinabile e imperscrutabile, è un mistero e un enigma che l'uomo non può sperare di comprendere o risolvere.

comp. - 1Re 8:12; Salmi 18:11; 97:2 #Giobbe 26:10

Egli ha circondato le acque con limiti. Dio limita entro limiti sia le "acque che sono sopra il firmamento" che quelle che sono sotto di esso.Giobbe 38:11 Il confine è posto, un po' vagamente, "ai confini della luce e delle tenebre". Fino a quando il giorno e la notte non giungono al termine è una traduzione errata

11 Le colonne del cielo tremano. Le "colonne del cielo" sono le montagne, sulle quali il cielo sembra posarsi. Questi "tremano", o sembrano tremare, alla presenza di DioSalmi 18:7; 114:4; Isaia 5:25 quando egli visita la terra nella tempesta e nella tempesta, o perché l'intera atmosfera è piena di turbamenti, e il profilo delle montagne si sposta e cambia quando la pioggia e la tempesta si abbattono su di esse, o perché i riverberi del tuono, che scuotono l'aria, sembrano scuotere anche la terra. e ci stupiamo del suo rimprovero. Nella mente del poeta questo "tremore" esprime stupore e costernazione. Egli considera i monti come se udissero la voce di Dio nella tempesta, riconoscendola come sollevati dall'ira, e così tremanti e rannicchiati davanti a lui

12 Egli divide il mare con la sua potenza. "Divideth" è certamente una traduzione sbagliata. Il verbo usato (gA) significa "scuotere" o "calmare". A favore della prima versione ci sono Rosenmuller, Schultens, Delitzsch, Merx e il canonico Cook; a favore di quest'ultimo, i LXX, Dillmann e il Dr. Stanley Leathes. In entrambi i casi, il sentimento generale è che Dio ha il pieno dominio sul mare e può regolarne i movimenti a suo piacimento. E con la sua intelligenza egli colpisce i superbi, letteralmente colpisce Rahab. Su Raab, come la grande potenza del male, vedi il commento su - Giobbe 9:13 Si dice che Dio lo abbia "colpito con la sua intelligenza" poiché nella contesa tra il bene e il male è piuttosto l'intelligenza che la mera forza che prevale. La sola energia è sufficiente per controllare il mare

13 Egli ha adornato i cieli con il suo spirito; o, per il suo spirito, i cieli sono luminosi; cioè con un soffio dalla sua bocca i cieli, ultimamente tutti nubi e tempeste (Versetti. 8-11), ritrovano la loro serenità, sono calmi, chiari e luminosi. La nostra esperienza dice: "Dopo una tempesta arriva la calma". Giobbe nota che entrambi provengono da Dio. La sua mano ha formato il serpente tortuoso, anzi, la sua mano ha trafitto il serpente veloce (vedi la versione riveduta). Il riferimento è probabilmente alla "guerra in cielo", già suggerito dalla menzione di "Rahab" (Versetto 12). In quella guerra, secondo la tradizione che era giunta fino a Giobbe, un grande serpente, come l'egiziano Apepi (Apophis), aveva avuto una parte

14 Ecco, queste sono parti delle sue vie; letteralmente, la fine delle sue vie; cioè la mera periferia e la frangia delle sue azioni. Ma quanto piccola parte si sente di lui? Piuttosto, quanto piccolo è un sussurro? Ma il tuono della sua potenza, chi può capire?, o il tuono delle sue gesta potenti. Giobbe implica che non ha enumerato la metà delle grandi opere di Dio, le ha solo accennate, ne ha solo sussurrato. Se tutti fossero tuonati nelle orecchie di un uomo mortale, chi potrebbe riceverli o comprenderli

"Il tuono del suo potere."

Vediamo solo i bordi delle vie di Dio; non sentiamo che un leggero sussurro di lui; Il tuono della sua potenza va oltre la nostra comprensione

IO NELLA NATURA. Possiamo vedere solo una piccola parte delle opere di Dio. L'astronomia suggerisce vaste regioni di spazio inesplorato. Anche in regioni limitate la varietà della vita brulicante va oltre la nostra comprensione. Non possiamo vedere l'infinitamente piccolo. Inoltre, usiamo solo i nostri cinque sensi. Chi può dire se non che un sesto senso rivelerebbe molto di più delle meravigliose opere di Dio? Possiamo concepire una moltiplicazione indefinita dei sensi. Supponiamo che ci siano dieci sensi, o cinquanta, o un numero qualsiasi di più; Chi può dire se non che scoprirebbero oggetti corrispondenti che ci sono del tutto sconosciuti perché non abbiamo la facoltà di percepirli? Consideriamo poi quanto breve sia il periodo di tempo in cui si estende la nostra osservazione. La geologia risale a molto tempo fa, ma con quanta scarsa testimonianza di immense ere! Si noti poi che tutte queste osservazioni hanno a che fare con l'universo materiale. Ma che dire dello spirituale? Fino a che punto può estendersi? Quali sono i suoi contenuti?

II NELLA PROVVIDENZA. L'errore degli amici di Giobbe fu che erano entrambi miopi e ristretti nella loro visione. Potevano vedere solo una piccolissima parte dell'opera e del proposito di Dio; eppure hanno tratto conclusioni universali e dogmatizzato. Il loro errore è fin troppo comune. Dobbiamo ricordare che non abbiamo i materiali con cui formare un giudizio sulle azioni di Dio. Nella nostra vita vediamo una piccolissima parte del piano divino. Tutto può sembrare oscuro e terribile. Ma siamo solo all'inizio della semina. Dobbiamo vedere il raccolto prima di poter giudicare il raccolto. E il raccolto non è ancora arrivato

III NELL'APOCALISSE. Questo era vero per l'Antico Testamento in confronto al Nuovo. Ma una frangia della grazia rivelata in seguito in Cristo fu resa nota agli antichi Giudei. Ora è impossibile dire quanto della natura e del pensiero di Dio si trovi ancora al di là della regione della rivelazione. Abbiamo abbastanza per guidarci, abbastanza per la salvezza e per il dovere. Ma non osiamo limitare Dio alle sue rivelazioni di se stesso. Tutti i tentativi di definire Dio, di tracciare un cerchio intorno al Divino, si confutano, perché si capirebbe che l'Infinito è finito

IV IN GIUDIZIO. I sussurri del giudizio di Dio ci fanno tremare; E finora abbiamo sentito solo sussurri. Quale dev'essere, dunque, il tuono della sua potenza? Al solo tocco del "Viaggiatore sconosciuto" i tendini della coscia di Giacobbe si contrassero.Genesi 32:25 - Quale sarebbe stato il risultato se il misterioso lottatore avesse messo in campo tutta la sua potenza? I problemi terreni sono difficili da sopportare; Questi non sono che sussurri in confronto al tuono del destino!

V IN REDENZIONE. C'è un lato positivo in questa immagine. "Dio è amore", e la metà non ci è stata detta della natura di Dio. Le ere future devono ancora esplorare la sua meravigliosa ricchezza di grazia. Per tutta l'eternità si estenderà ancora al di là di ogni esperienza umana. Con la grazia c'è una benedizione corrispondente. Anche la benedizione futura che Dio offre ai suoi figli è al di là di ogni stima attuale. "Carissimi, ora siamo figli di Dio, e non è ancora reso manifesto ciò che saremo". - W.F.A.1Giovanni 3:2)

Illustratore biblico:

Giobbe 26

1 CAPITOLO 26

Giobbe 26:1-14

Ma Giobbe rispose e disse:

La grandezza trascendente di Dio:

(I.) Dio appare incomprensibilmente grande in quella parte dell'universo che è posta sotto l'osservazione umana

1.) In connessione con il mondo degli spiriti disincarnati. "Le cose morte si formano da sotto le acque e i loro abitanti. L'inferno è nudo davanti a Lui e la distruzione non ha copertura".

2.) In connessione con questo globo terracqueo. "Egli distende il settentrione sul luogo vuoto, e sospende la terra sul nulla". "È evidente che la vera figura della terra aveva presto attirato l'attenzione degli uomini, e che occasionalmente la verità su questo argomento era davanti alle loro menti, sebbene non fosse né introdotta in un sistema né sostenuta da prove sufficienti per renderla un articolo di credenza consolidata".

3.) In connessione con l'universo stellato. "Mediante il Suo Spirito Egli ha adornato i cieli". W. Herschell osservò centosedicimila stelle passare davanti al più debole telescopio in un quarto d'ora. Ma quali sono? Solo poche gocce nell'oceano

(II.) Insignificante rispetto a quelle parti che non sono state scoperte nell'immensità. "Ecco, queste sono parti delle Sue vie; ma quanto poco si sente parlare di Lui? ma chi può capire il tuono della sua potenza?" Conclusione-

1.) La grandezza di Dio non è in contraddizione con la Sua attenzione alle piccole cose

2.) La grandezza di Dio è un argomento vitale per il pensiero umano. Nessun argomento è così vivificante per l'anima. Nessun argomento è così umiliante. (Omilestico.)

7 CAPITOLO 26

Giobbe 26:7

e sospende la terra sul nulla.

La base delle grandi realtà:

Questa è la sorprendente e sublime concezione del poeta sacro, che la terra è sostenuta da energie impalpabili e spirituali. Ma se ci si addentra nella mitologia dell'Indù, si scopre che la terra poggia sul dorso di un elefante, e che l'elefante sta in piedi su una tartaruga! Ora, questi due modi di considerare la stabilità della terra penetrano in tutto il mondo del pensiero. Una grande scuola di uomini trova che la base di tutte le cose è spirituale; Un'altra scuola scopre che la base di tutte le cose è materiale. Uno, dice, la vita dell'universo è soprannaturale; dice l'altro, possiamo fidarci solo di un fondamento tangibile e materiale. Lì nella natura, come dice Giobbe, "Egli appende la terra al nulla". Dice che la base del mondo è invisibile e metafisica; In una parola diciamo in questo luogo che il fattore ultimo della natura è spirituale; che dallo spirituale è sorto il visibile; che lo spirituale tiene insieme il visibile; che lo spirituale governa il visibile e lo dirige verso un obiettivo intelligente e nobile. Diciamo che non l'universo sensazionale, non quello materiale, ma quello visibile, dipende dal nulla: dal potere invisibile del Dio spirituale. Oggi andate da alcuni uomini scettici e chiedete loro: Che cosa tiene su questa terra? Perché gli imponderabili, gli eteri, le elettricità, i galvanismi, le gravitazioni... l'elefante e la tartaruga! Andate a chiedere loro da dove vengono tutti i fiori. C'è stato un tempo in cui non c'era una sola pianta sul pianeta. Da dove vengono? Ebbene, dicono, se si va abbastanza indietro nel tempo, si torna a una pietra meteorica che ha portato da altri pianeti i germi della vita vegetale e della bellezza. Se si va abbastanza indietro nel tempo! Solo che vedi, non è abbastanza indietro, è di nuovo la tartaruga! Vai dal fisiologo e gli chiedi da dove viene la vita fisica, la vita animale? Dice, se vuoi spiegare la vita animale devi tornare a... cosa? Forze odiche, energia nervosa! Oh no, no, no, non è abbastanza indietro; Si ferma ancora una volta all'elefante e alla tartaruga. E questo è esattamente ciò che noi nella Chiesa ci rifiutiamo di fare. Non resteremo qui, ma andremo con la sublime filosofia del testo, dal Dio vivente. E noi crediamo che finalmente le cose che si vedono poggiano sulla volontà saggia ed eterna di Dio, su tutti benedetta in eterno. Quando questi uomini dicono che tutto deve essere spiegato dalle leggi naturali, dalle cause naturali, dalle sequenze naturali, noi crediamo nelle leggi naturali, nelle cause naturali, nelle sequenze naturali. Ma prima di tutti i cambiamenti, di tutti gli stati, di tutti gli stadi, dobbiamo trovare il Primo Motore, e, per quanto riguarda tutto il resto, tutte le cause secondarie, la volontà di Dio opera attraverso di esse, per il Suo alto e meraviglioso proposito. Andate oggi dal biologo scettico e dite: se volete spiegare l'organizzazione, dovete tornare indietro, e troverete che l'organizzazione di oggi si basa sull'organizzazione semplice dell'epoca primitiva. In altre parole, si deve tornare indietro e trovare la tartaruga microscopica nel fango primitivo. Vai da un astronomo scettico e chiedi cosa tiene in piedi l'universo. "Oh", dice, "una stella è appesa a un'altra". Molto bene. E tutti sono appesi alla stella più in alto. Tutto dipende dal sole centrale. In altre parole, il tuo sole centrale è la tartaruga trasfigurata. Vai dal geologo scettico e digligli: "Su cosa poggiano le cose?" Egli dice: "La terra su cui cammini poggia sull'epoca carbonifera". «Sì, e su che cosa si basa?» «Questo dipende dal Devoniano». "Molto bene; E su cosa si basa?" Egli dice: "Questo si basa sul Siluriano". «E su cosa si basa?» "Che poggia sulla polvere cosmica". Una tartaruga vivace! Teniamo la tartaruga e l'elefante sono molto bravi fin dove arrivano; Ma non vanno abbastanza lontano. E non siete mai andati abbastanza lontano, mentre vi attenete a cause secondarie, mentre vi attenete a forze intermedie. Voi non potrete mai trovare riposo per l'anima intelligente, finché in fondo all'universo fisico, con le sue interdipendenze e le sue evoluzioni, non troverete il Dio che l'ha creata e governata, e la sta portando attraverso le ere a un saggio e magnifico compimento. Io dico, in questi giorni di materialismo, teniamo bene davanti al mondo questo: "In principio Dio", la causa prima, Dio in cui tutte le cose sono tenute insieme; Dio che tutto dirige verso un compimento nobile e adeguato. Sai, dove abito, è arrivato il costruttore speculativo, e ha costruito una fila di case di fronte alla mia modesta casetta. Mi sono divertito moltissimo quando sono andato a vivere lì. Avevo il cielo, l'alba, il tramonto, la processione delle nuvole, i colori della primavera e la gloria dell'estate. Non ho mai osato parlarne, per timore che il mio padrone di casa mi aumentasse l'affitto! Se me l'avesse fatta pagare per tutto questo, avrebbe voluto una multa. Ma arriva il costruttore speculativo e mette su questa fila di orribili mattoni e malta. E ora l'unico scorcio che riesco a vedere il cielo viola è in una pozzanghera per strada. Non vedo mai lo splendore del tramonto, se non un bagliore vagante nel vetro di una finestra. Per quanto riguarda le escrescenze dell'estate, le uniche reliquie che vedo ora sono due escrescenze oscene e oscene in un piccolo appezzamento che poeticamente chiamano il mio giardino! Lo chiamano London Pride quello che cresce lì. Ma se Londra ne è orgogliosa, dimostra l'umiltà della metropoli! Ora, quello che voglio che vediate è questo: proprio come i mattoni e la malta hanno chiuso fuori la natura, così la natura stessa può diventare tanto mattoni e malta morti da chiudere fuori il mondo più grande che è dietro di essa. Gli uomini si fermano al visibile e dimenticano l'universo invisibile ed eterno, di cui questo mondo non è che un teatro di immagini e di ombre. Ora trovate un'altra illustrazione del testo nella società. Se Dio è il fattore ultimo della natura, Dio è ancora una volta il fattore ultimo della società. "Egli sospende la terra sul nulla". Egli appende la civiltà al nulla. Ora lì, di nuovo, trovi che l'obiettore entra. Dice: "Oh, tu credi che tutto si basi nella società su una base spirituale". Sì. Beh, non lo so; Credo che la società sia costruita sugli istinti, sui servizi pubblici, sui governi. Di nuovo l'elefante e la tartaruga! Quali sono le tre grandi parole che oggi nel mondo riguardano la civiltà? "Libertà, uguaglianza, fraternità?" Lasciamo perdere questa leggenda e prendiamo in considerazione quelle che si avvicinano di più al punto: la simpatia, la rettitudine, la speranza. La società è tenuta insieme, avanza grazie alla forza di queste tre parole. Se si va a guardarli, sono tutti metafisici. Simpatia: Che potere è la simpatia nella civiltà! La casa, la società sono tenute insieme da esso. Andate dal materialista, e lui dice: La società è tenuta insieme da ganci d'acciaio. Cosa sono? Le manette del poliziotto, ecco. Come si tiene insieme la società? Per il cappio del boia. Coercizione, pene, punizioni: la società riposa lì! La società non si ferma qui. Uno dei grandi fattori è quella cosa meravigliosa che chiamate amore, che ha operato oscuramente nel mondo dall'inizio fino a quest'ora. Tolleranza, altruismo, disinteresse, gratitudine, amore. Oh, dice l'utilitarista, appendete la terra alla spessa fune della coercizione. Egli appende la civiltà al sottile filo di seta che chiamiamo amore. E oggi, nella società, l'amore svolge la stessa parte che svolge la gravitazione nell'universo fisico. Rettitudine. Che cos'è la giustizia? Oh, dice l'utilitarista, la rettitudine è una fibra grossolana, l'interesse personale. Questa è la forza sostenitrice della rettitudine. Qual è la forza che sostiene la rettitudine? È spirituale. "Dio appende i cieli ai fili sottili", dicono gli antichi; e la moralità dipende dalla fede e dall'amore. Se si vuole una garanzia per la moralità, qual è la grande garanzia che dà il Nuovo Testamento? Che l'amore che provate per il Salvatore del mondo vi spinga a obbedire al Legislatore del mondo. Speranza. C'è un'altra grande parola che muove e santifica la società. Se non fosse per la speranza, la nazione appassirebbe, la civiltà appassirebbe. E la speranza del mondo è finalmente la fiducia degli uomini in un Dio invisibile ma fedele. E così, nella civiltà come nella scienza, le grandi forze che modellano, sostengono, ispirano e perfezionano, non sono il materialismo grossolano e l'utilità meschina, ma sono in fili sottili, nobili sentimenti, e questi fili sostengono l'intero tessuto della civiltà. E quindi nella Chiesa, sapete, sembriamo davvero nessuno. Se prendi uno statista, ha un esercito alle spalle. Se prendi un magistrato, ha un sacco di poliziotti alle spalle. Se prendi un mercante, hai la Banca d'Inghilterra alle sue spalle, più o meno! Ma noi nella Chiesa non abbiamo alcun dominio politico. Quando stabiliamo una legge, non possiamo chiamare il poliziotto. Non abbiamo nessuna delle forze del pane e dell'oro. Che cosa abbiamo nella Chiesa? Ebbene, io dico questo, la Chiesa è la padrona delle forze che modellano la società, ecco tutto. La Chiesa è la maestra di quelle grandi emozioni di simpatia, di sentimento, di giustizia, di speranza. Non siate mai turbati perché pensate che la Chiesa abbia una situazione un po' isolata e spiritualizzata e apparentemente ininfluente. È lo spirituale che governa la società. Devo mostrarvi come il testo è illustrato nella Chiesa. "Egli sospende la terra sul nulla". Religione: che cos'è la religione? Religione significa un legame, un legame spirituale, tra la mia anima e il mio Creatore, e la mia salvezza è appesa dove è appesa la terra e dove è appesa la salvezza, alla Parola di Dio in Gesù Cristo; lì e solo lì. Ti sbagli di nuovo, dice l'obiettore, e comincia a chiamare l'elefante e la tartaruga. Dice: E la Chiesa? La vostra salvezza si basa sulla Chiesa, sui suoi servizi, sui suoi sacramenti, sulla sua spiritualità. Non vedete che sta riposando (e lo dico con grande rispetto) la nostra salvezza sull'elefante e sulla tartaruga, invece di tornare al Dio spirituale e alla Sua verità, amore e grazia, e solo a questi? La mia salvezza dipende dalla mia comunione personale con il mio Signore vivente. Egli appende la terra non al filo grossolano della continuità storica, ma al filo sottile del passato spirituale. La Mia salvezza non dipende da un legame con la Chiesa cerimoniale. Lì mi sistemano con la Chiesa visibile, meccanica, cerimoniale. È come un uomo che crede che la terra voglia essere puntellata. Neanche un po'. Posso fare a meno di alcune di queste cose e posso farne a meno. Non sono legato alla Chiesa cerimoniale visibile. La mia salvezza è appesa alla semplice Parola in Gesù Cristo, e lì c'è la verità vitale per voi e per me. "Dio è uno Spirito, e coloro che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità, poiché Egli cerca tali persone per adorarlo". "Egli sospende la terra sul nulla", ed essa pende bene. Fissatevi allo stesso filo e non vi troverete confusi. (W. L. Watkinson.)

8 CAPITOLO 26

Giobbe 26:8

Egli avvolge le acque nelle Sue dense nuvole.

L'acqua, e il suo meraviglioso trasporto per mezzo delle nuvole:

La quantità media di vapore acquoso, o acqua trattenuta nell'aria, è stimata in 54.460.000.000.000 di tonnellate. La quantità annua di precipitazioni è stimata in 186.240 miglia cubiche. Se questa pioggia si diffondesse in qualsiasi momento in modo uguale sulla parte terrestre del globo, coprirebbe tutti i continenti con acqua profonda tre piedi. Riflettete ora che l'acqua nel suo stato naturale è 773 volte più pesante dell'aria. E ora supponete che non abbiate mai sentito parlare o concepito il principio dell'evaporazione, e che vi sia stato richiesto di sollevare in aria questa vasta massa di 54.460.000.000.000 di tonnellate d'acqua a un miglio, due, tre, quattro o cinque miglia di altezza, e di tenerla sospesa lì. Ebbene, ciò che l'uomo, o tutta l'umanità messa insieme, non può fare, o iniziare a fare, Dio lo fece in quel secondo giorno della creazione, e lo fa ogni giorno. L'acqua sotto forma di vapore occupa uno spazio 1600 volte maggiore rispetto all'acqua come liquido. Quindi, l'acqua come vapore è più leggera dell'aria e sale naturalmente. Questo è l'intero segreto. Quanto sono molteplici le opere di Dio. (G. D. Boardman.)

9 CAPITOLO 26

Giobbe 26:9

Egli trattiene la faccia del Suo trono e stende su di esso la Sua nuvola.

La nuvola sul trono:

Aiutate dalla rivelazione divina, le ricerche dell'uomo hanno fatto molto e bene per rintracciare le orme della Divinità, per esplorare le Sue opere nascoste e per condurci attraverso la natura fino a quel Dio la cui gloria è così vagamente oscurata, e da cui la natura dipende per tutte le sue leggi, la sua continuazione e il suo benessere. Ma dopo tutto, c'è ancora intorno al trono di Dio una nube così densa che non può essere trafitta dall'occhio più acuto del più assiduo investigatore, e sfida tutte le audaci potenze dell'intelletto più dotato. Come appariamo insignificanti di fronte all'Infinito, all'Incomprensibile!

(I.) La verità da illustrare. Il linguaggio figurativo del testo sembra avere un riferimento al mistero che avvolge il trono di Dio come sede del suo impero universale

1.) In riferimento al regno della creazione, si deve riconoscere che la mente dell'uomo ha scoperto molte cose vaste e sublimi. Ha scoperto quelle che vengono chiamate le leggi della gravitazione. Ma chi può definire la natura precisa di questa gravitazione? Non è forse un nome dato a qualcosa, i cui effetti sono manifesti, ma di cui non si conosce la natura reale ed essenziale? Andiamo sulle colline patriarcali, esploriamo il seno della terra e scopriamo ulteriori illustrazioni del testo. C'è qualcosa qui che confonde tutte le capacità di spiegazione dell'uomo. Guardate quel mistero vivente di tutti i misteri che portiamo con noi; Consideriamo il meccanismo della struttura umana e la costituzione morale della nostra natura. Chi può rintracciare la connessione che sussiste tra mente e materia; Com'è possibile che la struttura fisica sia soggetta alle volizioni della mente?

2.) In riferimento al regno del governo morale di Dio e alle dispensazioni di una provvidenza dominante. Come regola generale, il vizio porta con sé il suo proprio flagello, e la virtù la sua propria ricompensa; eppure, in quanti casi siamo perplessi quando vediamo il profano e l'empio tra i più prosperi nelle questioni temporali, mentre l'uomo che teme Dio e persegue la sua onesta vocazione con perseverante operosità, è spesso avvolto dal dolore come da un vestito, e gli eventi disastrosi si abbattono su di lui in rapida successione

3.) In riferimento al regno della grazia. Agisce ad ogni passo in cui ci troviamo avvolti da un mistero imperscrutabile, sia che consideriamo le dottrine insegnate, gli obiettivi abbracciati o il cambiamento prodotto

(II.) La consolazione suggerita. Non è una potenza opposta che trattiene il trono di un'altra e stende una nuvola su di esso con un disegno vendicativo. È il Re stesso che trattiene il Suo trono, e lo copre con una nuvola. Dio siede sul trono avvolto nelle nuvole, non semplicemente come Governatore universale, ma nel carattere più affettuoso di un Padre. Tutte le cose cooperano al bene sotto la sovrintendenza di Colui che siede sul trono. Queste considerazioni dovrebbero tendere a frenare i risentimenti scoraggiati in cui siamo così spesso disposti a indulgere. La nube si è distesa sul trono ora; ma confidiamo in Dio dove non possiamo rintracciarlo; solo viviamo nella fede in Suo Figlio; e presto la nube passerà davanti alla nostra visione beatifica; presto vedremo il Re nella Sua bellezza, sul Suo trono smontato dalla nube, sorridente del più caldo amore di un Padre. Riconosceremo allora con cuore grato: Egli ha fatto bene ogni cosa. (W. J. Brock, A. B.)

14 CAPITOLO 26

Giobbe 26:14

Ecco, queste sono parti delle Sue vie.

Il velo si sollevò parzialmente:

L'Essere meno compreso nell'universo è Dio. Blasfemo sarebbe qualsiasi tentativo, con la pittura o la scultura, di rappresentarlo. I geroglifici egizi cercavano di suggerirlo, mettendo la figura di un occhio su una spada, sottintendendo che Dio vede e governa, ma quanto imperfetta è la suggestione. Quando parliamo di Lui, lo facciamo quasi sempre in un linguaggio figurato. Egli è la "Luce", o "Sorgente del Giorno dall'alto", o una "Alta Torre", o la "Fonte delle Acque Vive". Dopo tutto ciò che il linguaggio può fare quando è messo a dura prova, e dopo tutto ciò che possiamo vedere di Dio nel mondo naturale e realizzare di Dio nel mondo provvidenziale, siamo costretti a gridare con Giobbe nel mio testo: "Ecco, queste sono parti delle Sue vie; ma quanto poco si sente parlare di Lui? ma chi può capire il tuono della sua potenza?" Cerchiamo di accontentarci dicendo: "È la legge naturale che controlla le cose, la gravitazione è all'opera, le forze centripete e centrifughe rispondono l'una all'altra". Ma che cos'è la legge naturale? Sono solo i modi di Dio di fare le cose. Agisce in ogni punto dell'universo: è la potenza diretta e continua di Dio che controlla, armonizza e sostiene. Quale potere deve essere quello che tiene imprigionati i fuochi interni del nostro mondo, solo qua e là che sgorgano da un Cotopaxi, o da uno Stromboli, o da un Vesuvio che mette Pompei ed Ercolano in sepolcro; ma per la maggior parte i fuochi interni incatenati nelle loro gabbie di roccia, e secolo dopo secolo incapaci di spezzare la catena o di spalancare la porta. Quale potere mantenere le parti componenti dell'aria nella giusta proporzione, in modo che in tutto il mondo le nazioni possano respirare in salute, le gelate e il calore impediti di operare la demolizione universale. Che cos'è questo potere per noi? chiede qualcuno. Per noi è tutto. Con Lui al nostro fianco, il Dio riconciliato, il Dio comprensivo, il Dio onnipotente, possiamo sfidare tutti gli antagonismi umani e satanici. Ci facciamo una piccola idea del potere divino quando vediamo come seppellisce le città e le nazioni più orgogliose. L'antica Memphis è stata distrutta, fino a quando molte delle sue rovine non sono più grandi dell'unghia del pollice, e difficilmente si riesce a trovare un souvenir abbastanza grande da ricordarsi della propria visita. La città di Tiro è sotto il mare che bagna la riva, sul quale sono rimasti solo pochi pilastri sgretolati. Con queste prove cerchiamo di risvegliare il nostro apprezzamento di ciò che è l'Onnipotenza, e la nostra riverenza è eccitata, e la nostra adorazione è intensificata, ma, dopo tutto, ci troviamo ai piedi di una montagna che non possiamo scalare, sospesa su una profondità che non possiamo scandagliare. Così tutti coloro che hanno messo insieme sistemi di teologia hanno parlato anche della sapienza di Dio. Pensate a una Sapienza che possa conoscere la fine fin dall'inizio, che conosca il trentesimo secolo così come il primo secolo. Possiamo indovinare cosa accadrà; Ma è solo un'ipotesi. Pensate a una Mente che possa contenere tutto il passato, tutto il presente e tutto il futuro. Possiamo inventare e inventare su piccola scala; ma pensate a una Saggezza che potrebbe inventare un universo! Pensate ad una Sapienza che è stata in grado di formare, senza alcuna suggestione o alcun modello su cui lavorare, l'occhio, l'orecchio, la mano, il piede, gli organi vocali. Ciò che sappiamo è sopraffatto da ciò che non sappiamo. Ciò che il botanico sa del fiore non è più meraviglioso delle cose che non sa del fiore. Ciò che il geologo sa delle rocce non è più sorprendente delle cose che non sa su di esse. I mondi che sono stati contati sono solo un piccolo reggimento degli eserciti della luce, le schiere del cielo, che non sono mai passati in rassegna prima della visione dei mortali. Che Dio abbiamo! Tutto ciò che i teologi sanno della sapienza di Dio è insignificante in confronto alla sapienza che va oltre la comprensione umana. La razza umana non ha mai avuto, e mai avrà, abbastanza cervello o cuore per misurare la saggezza di Dio. "O profondità delle ricchezze, della sapienza e della conoscenza di Dio! quanto sono imperscrutabili i Suoi giudizi e le Sue vie inesplorabili!" Così, anche, tutti i sistemi della teologia cercano di dirci che cos'è l'onnipresenza, cioè la capacità di Dio di essere ovunque allo stesso tempo. Così ogni sistema di teologia ha tentato di descrivere e definire l'attributo divino dell'amore. È abbastanza facile definire l'amore paterno, l'amore materno, l'amore coniugale, l'amore fraterno, l'amore fraterno e l'amore per la patria, ma l'amore di Dio sfida ogni vocabolario. Penso che l'amore di Dio sia stato dimostrato in mondi più potenti, prima che il nostro piccolo mondo fosse attrezzato per la residenza umana. Un uomo, che possiede 50.000 acri di terra, metterà tutta la coltivazione su mezzo acro? Dio creerà un milione di mondi e metterà il Suo affetto principale su un piccolo pianeta? Gli altri mondi, e i mondi più grandi, sono vuoti, disabitati, mentre questo piccolo mondo è affollato di abitanti? No, ci vuole un universo di mondi per esprimere l'amore di Dio! Vai avanti, o Chiesa di Dio! Vai avanti, o mondo! e dite meglio che potete che cos'è l'amore di Dio, ma sappiate in anticipo che Paolo aveva ragione quando disse: "Sopravanza la conoscenza". In questo mondo abbiamo solo barlumi di Dio, ma quale sarà l'ora in cui Lo vedremo per la prima volta, e non avremo più paura di quanto provo quando ti vedrò ora. Non lo contempleremo con occhio mortale, ma con la visione di uno spirito purificato, perdonato e perfezionato. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Parti delle Sue vie:

L'uomo che ha detto questo non è rimasto senza conforto. A volte, nella nostra stessa desolazione, diciamo cose così profonde e vere da dimostrare che non siamo affatto desolati, se solo fossimo abbastanza saggi da cogliere il conforto del potere stesso che ci sostiene. Chi ha un grande pensiero ha un grande tesoro. Una nobile concezione è un'eredità incorruttibile. L'idea di Giobbe è che noi sentiamo solo un sussurro. Ecco, questo è un debole sussurro: l'universo è una voce sommessa; anche quando tuona aumenta il sussurro in modo inapprezzabile per massa e forza: tutto ciò che ora mi è possibile, direbbe Giobbe, non è che l'udire un sussurro; ma il sussurro significa che di lì a poco sentirò di più; dietro il sussurro c'è un grande tuono, un tuono di potenza; Non potevo sopportarlo ora; il sussurro è un Vangelo, il sussurro è un adattamento alla mia capacità uditiva; è abbastanza, è la musica, è il tono dell'amore, è ciò di cui ho bisogno nella mia piccolezza e stanchezza, nella mia prima virilità. Quante polemiche si risolverebbero se solo potesse essere accettato nella sua interezza! In parte sappiamo, quindi in parte profetizziamo; Vediamo solo piccolissime parti delle cose, quindi non pronunciamo un'opinione sul tutto; Sentiamo un sussurro, ma non ne consegue che possiamo capire il tuono. C'è un agnosticismo cristiano. Perché gli uomini hanno paura di essere agnostici cristiani? Perché dovremmo esitare a dire con i patriarchi e gli apostoli: non posso dirlo, non lo so; Sono cieco e non riesco a vedere in quella particolare direzione; Sto aspettando? Quello che sentiamo ora è un sussurro, ma un sussurro che è una promessa. Dobbiamo lasciar perdere molti misteri. Nessuna candela può gettare luce su un paesaggio. Dobbiamo sapere esattamente cosa siamo e dove siamo, e dire che siamo di ieri, e non sapere nulla quando veniamo alla presenza di molti misteri solenni. Eppure quanto sappiamo! abbastanza per vivere; abbastanza per andare nel mondo come uomini combattenti, per poter disputare con l'errore, e come uomini evangelisti, per poter rivelare il Vangelo. Ci hanno tolto molte parole che devono riportare di nuovo, quando il razionalismo sarà restaurato tra i vasi rubati della Chiesa, anche l'agnosticismo sarà portato dentro come uno dei calici d'oro che appartiene al tesoro del santuario. Anche noi siamo agnostici: non sappiamo, non possiamo dirlo; Non possiamo trasformare il silenzio in parola, ma sappiamo abbastanza da permetterci di aspettare. In mezzo a tutta questa difficoltà dell'ignoranza udiamo una voce che dice: Quello che ora non sai, lo saprai in seguito: Ho molte cose da dirvi, ma ora non potete sopportarle; se non fosse così, ve l'avrei detto, come per dire: So quanto dire e quando dirlo. Figlioli, confidate nel vostro Signore. (Joseph Parker, D.D.)

Conoscenza limitata del Creatore:

Le opere di Dio dovrebbero condurci a Dio Stesso. Il nostro studio della creatura dovrebbe essere finalizzato ad ottenere una luce più chiara e una conoscenza più chiara del Creatore. Ci sono molte espressioni e impressioni di Dio sulle cose che Egli ha fatto, e noi non le vediamo mai come dovremmo, finché in esse non vediamo il loro Creatore. Un occhio critico guarda un quadro, non tanto per vedere i colori o la vernice, quanto per discernere l'abilità del pittore o del pittore; Sì, alcuni (come l'apostolo parla in riferimento agli spirituali) hanno sensi così esercitati riguardo a questi artificiali che leggeranno il nome dell'artista nella forma e nella squisitezza della sua arte. Un Apelle o un Michele Angelo non hanno bisogno di mettere il loro nome sulla loro opera, la loro opera proclama il suo nome a coloro che sono giudiziosi osservatori di questo tipo di opere. Quanto più (come dice il Salmista) , "che il nome di Dio è vicino, le Sue opere meravigliose (sia di natura che di provvidenza) dichiarano" a tutti gli spettatori discreti! Ciò su cui l'occhio e il cuore di ogni uomo pio si concentrano principalmente è scoprire e contemplare il nome, cioè la saggezza, la potenza e la bontà di Dio in tutte le Sue opere, sia della creazione che della provvidenza. Sarebbe meglio per noi non godere mai della creatura, piuttosto che non godere di Dio in essa; e sarebbe meglio per noi non vedere la creatura, piuttosto che non avere in essa la vista di Dio. Eppure, quando abbiamo visto il massimo di Dio che la creatura può mostrarci, abbiamo ragione di dire, quanto poco si vede di Lui! E quando abbiamo udito il massimo di Dio che ci può essere riferito dalla creazione, abbiamo ragione di dire, come fa Giobbe qui: "Quanto poco si sente parlare di Lui?" (Giuseppe Caryl.)

La nostra ignoranza di Dio:

La vera conoscenza di Dio si fonda su un profondo senso della nostra ignoranza di Lui. Coloro che sono più umili lo conoscono meglio di loro e non lo conoscono meglio. In questo capitolo Giobbe celebra la potenza e la sapienza di Dio come manifeste nelle opere della creazione

(I.) Quanto poco sappiamo della Sua esistenza. Che ci debba essere una causa prima intelligente, indipendente, di tutta la natura creata è certissimo. Questo primo Essere deve sussistere necessariamente, o per una necessità della natura. Ma abbiamo idea di cosa significhi? Se è necessariamente esistente, deve essere eterno. Ma un Essere che sussiste di se stesso da tutta l'eternità, supera l'estremo sforzo della nostra immaginazione. Se Dio esiste necessariamente, deve essere onnipresente, o presente in tutti i luoghi. Ma quale idea possiamo farci dell'immensità divina?

(II.) Il modo in cui Dio esiste supera tanto tutta la nostra comprensione quanto le sue necessarie proprietà. Come possiamo supporre che non dovrebbe? Se la Scrittura non spiega al nostro intelletto il modo o il modo peculiare della Sua esistenza, o una distinzione di sussistenza nell'essenza divina, perché il mistero di essa dovrebbe essere una pietra d'inciampo per la nostra fede, quando nel mondo della natura siamo circondati da misteri che crediamo prontamente, sebbene non meno incomprensibili?

(III.) Quanto poco sappiamo delle perfezioni divine. Sia le sue perfezioni naturali che quelle morali lasciano i nostri pensieri infinitamente lontani nella ricerca. Sappiamo quali siano queste perfezioni, in quanto sussistono in grado limitato nelle creature, ma quali siano in quanto esistenti senza limiti, o nella massima misura in Dio, non lo sappiamo

1.) Quando le nostre menti sono una volta soddisfatte e stabilizzate nella dottrina delle perfezioni divine, non si permetta che le difficoltà o le obiezioni che possono sorgere dalla nostra contemplazione delle opere della natura, o delle vie della provvidenza, indeboliscano la nostra fede in esse

2.) Quando parliamo degli attributi divini, diciamo comunemente che sono infiniti, cioè che non hanno nulla che li limiti, li ostruisca o li circoscriva o che si estendano al massimo grado di perfezione

3.) Gli attributi di Dio sono talvolta divisi in Suoi attributi comunicabili e incomunicabili. Con i primi si intendono le Sue perfezioni morali; come la Sua saggezza, santità, bontà, ecc., che in vari gradi Egli comunica alle Sue creature. Con questi ultimi si intendono quegli attributi che sono appropriati alla Divinità; come l'indipendenza assoluta, l'autosufficienza, l'eternità, l'immensità e l'onnipotenza, che sono per loro natura incomunicabili a qualsiasi soggetto finito

(IV.) Quanto poco sappiamo delle opere di Dio. Quanti pochi di essi cadono sotto la nostra osservazione! Guardate il minuscolo lavoro degli animali; a ciò che viene rivelato dal microscopio. Guardate il grande mondo; o al meccanismo finito del nostro corpo. Com'è stupefacente l'unione di due sostanze così opposte come la carne e lo spirito

(V.) Le Sue vie della provvidenza sono imperscrutabili come le Sue opere di potenza. Sebbene i Suoi pensieri e le Sue opinioni non siano come i nostri, ma infinitamente più estesi, non c'è da meravigliarsi che ci appaiano misteri inestricabili nel corso della Sua condotta provvidenziale

(VI.) Quanto è bassa e difettosa la nostra conoscenza della Parola di Dio. In una rivelazione che viene da Dio, ci si potrebbe ragionevolmente aspettare che ci imbattiamo in alcune verità nascoste o dottrine sublimi che superano la nostra comprensione

(1) Come dovremmo essere umili a causa della nostra ignoranza

(2) Parla di Dio con la più profonda riverenza

(3) Essere grati per ciò che sappiamo di Dio e cercare di accrescerlo. (J. Mason, A.M.)

Sull'incomprensibilità di Dio:

Sotto la dispensazione del nuovo patto, fu concessa una conoscenza più chiara della natura e delle proprietà divine. Eppure le cose del cielo sono ancora elevate molto al di sopra del livello delle facoltà mortali. Se Dio sotto la legge ha fatto delle tenebre il suo padiglione, Egli abita sotto il Vangelo in una luce inaccessibile

(I.) L'incomprensibilità di Dio in relazione alla Sua natura generale. Chi può comprendere la Sua personalità distinta, combinata con la Sua onnipresenza diffusa? Quale nozione chiara e distinta ha l'uomo dell'eternità? Né possiamo formare una nozione più accurata di spazio illimitato. Dio è onnipotente. Ma Dio non può distruggere la Sua stessa natura. Dio non può cancellare lo spazio. Dio non può agire malvagiamente. Che cos'è questa onnipotenza che è incatenata da tanti "non posso"? Dio è uno Spirito. Ma che cosa sa l'uomo dello Spirito? Dio è onnisciente. Ma come conciliare questo con la condotta contingente e facoltativa degli uomini come agenti morali e liberi?

(II.) Fino a che punto possiamo comprendere gli attributi morali di Dio. Sapienza, Giustizia, Santità, Misericordia. Se Dio è santo, perché ha permesso l'esistenza del vizio? Se Egli è stato misericordioso, perché ha permesso l'esistenza della sofferenza? Se Egli è giusto, da dove si può osservare la distribuzione promiscua del bene e del male, con poco rispetto per il merito o il demerito, in questo mondo? Quante domande del genere si potrebbero porre! Inferenze-

1.) Come appaiono estremamente petulanti i cavilli dell'infedeltà!

2.) In quelle questioni di fede in cui non possediamo alcuna analogia per aiutare la nostra capacità di comprensione, sarà bene accontentarsi dell'autorità della Scrittura

3.) Nella nostra attuale incapacità di comprendere la natura divina, sembra che possediamo la preziosa caparra di un futuro stato dell'essere. Oh, i piaceri squisiti e infiniti che la piena comprensione della Divinità impartirà alla comprensione non filmata dell'uomo! (Johnson Grant.)

Il mistero della Provvidenza:

Il patriarca, esaltando la maestà e la potenza di Geova, adduce varie manifestazioni della Sua potenza nel mondo naturale. Il significato di Giobbe è: "Queste manifestazioni della Divinità, grandiose e imponenti come sono, presentano solo una dimostrazione molto inadeguata del Suo carattere e delle Sue opere. Essi non sono, per così dire, che un soffio della Sua potenza". È il sentimento di ogni filosofo devoto impegnato nelle ricerche delle scienze naturali: "Queste sono parti delle Sue vie". Quando incontra difficoltà, quindi, che sconcertano la sua sagacia, le riferisce modestamente alla propria ignoranza, convinto che ci debbano essere principi o fatti, non ancora scoperti, che le spiegheranno. È lo sciolista che trae conclusioni radicali da premesse scarne. Farà molto per salvare la scienza dal ripetere i suoi errori, per tenere presente che nelle sue ricerche più profonde sugli arcani della natura non vede che "parti delle sue vie che hanno fatto e governano tutto". Ciò che qui si afferma della creazione non è meno vero della Sua provvidenza. La Provvidenza torna a casa per tutti noi. Ha a che fare con gli affari di tutti in ogni momento della vita. Chi non sente che tutta questa dispensazione sotto la quale viviamo è un mistero? Veniamo ad essere eredi di una natura depravata. Il mondo è una scena piena di tentazioni e piena di sofferenza. Il peccato, il dolore e la morte spaziano in ogni sua parte. Il mistero che avvolge tutta questa condizione di cose si approfondisce quando consideriamo il carattere dell'Essere Supremo. Sembra, a prima vista, essere incompatibile con le Sue perfezioni morali. Siamo tutti pressati da queste difficoltà morali. È una rete intricata che non possiamo sbrogliare. A volte, meditandolo, la nostra fede quasi cede. Se c'è un metodo per rimuovere o mitigare questi processi, dovremmo saperlo. Prendete il testo come equivalente alla dichiarazione dell'apostolo: "Noi sappiamo in parte". Prendere questo mondo per sé, separato dai suoi rapporti con il grande schema della provvidenza, e dal suo passato e dal suo futuro, significa consegnarci all'ateismo e alla disperazione. Contemplarlo come una parte, e una parte infinitesimale di un "tutto stupendo", allevierà anche i suoi aspetti più oscuri, e ci aiuterà a credere che, sebbene "nuvole e tenebre siano intorno a Lui, la giustizia e il giudizio sono la dimora del Suo trono". "Queste sono parti delle Sue vie". C'è una verità primaria presentata in queste ultime parole. Non dobbiamo sfuggire alle perplessità della nostra posizione negando che il governo divino si estenda a questo caos morale che ci circonda. Qualunque cosa sia, è sotto la Sua direzione o il Suo permesso. Tutte queste disuguaglianze della nostra condizione procedono secondo uno scopo. È il caos solo per la nostra visione limitata e imperfetta. Di questo si può essere certi. Se questi eventi non sono che "parti delle Sue vie", sia la ragione che la religione ci vietano di giudicarli come se fossero tutte le Sue vie. Come parti delle vie di Dio, possiamo comprendere fino a percepire che è ciò che è perché siamo ciò che siamo. Non possiamo tentare di penetrare i consigli divini e indagare perché questo ordine di cose sia stato stabilito a preferenza di un altro. Ma poiché è stabilito, non possiamo fare a meno di vedere che esprime in modo molto enfatico l'odio di Dio per il peccato. Ed è adatto a fornire proprio la formazione di cui abbiamo bisogno. Siamo sotto la disciplina della tentazione. (Henry A. Boardman, D.D.)

Il Giubileo della Scienza nel 1881:

Mi sforzo di sottolineare i diretti riferimenti religiosi di alcune delle principali scoperte raggiunte nell'arco di cinquant'anni. Mezzo secolo fa si riteneva generalmente che ogni essere vivente, animale o vegetale, dal lichene sul muro al cedro della foresta, dal verme strisciante al re delle bestie, e l'uomo la corona di tutto, fosse chiamato all'esistenza da un fiat istantaneo, proprio come lo vediamo ora. Tutta la Natura era considerata come un gigantesco stereotipo stazionario, opera proprio di Dio, che stava al di fuori di essa, e lo aveva fatto fin dagli albori della creazione. In presenza di quella Natura, come l'opera di un artefice divino, gli uomini si meravigliavano e adoravano davvero; ma in gran parte il loro culto era ignorante e la meraviglia era vuota. La nostra ammirazione mancava di intelligenza, il nostro timore reverenziale era un vuoto sgomento. Ma Darwin e Wallace sorsero come profeti in mezzo a noi, e al comando della loro voce il caos cedette il posto all'ordine, l'oscurità lasciò il posto alla luce. Coloro che si definiscono, e pensano di essere religiosi, secondo il loro punto di vista, ci dicono, infatti, che questa teoria dello sviluppo non è dimostrata, non è provata, è una mera ipotesi. Naturalmente si tratta di una mera ipotesi. Tutto è una mera ipotesi che tenta di dare una spiegazione filosofica della Natura. Ogni sforzo per ricomporre, in un insieme coerente, i fatti isolati dell'esperienza, è una mera ipotesi. Ma la teoria della creazione separata è anch'essa una mera ipotesi. La domanda è: quale ipotesi è la più ragionevole? Accettare questa teoria dell'evoluzione richiede un atto di fede. Ogni giudizio intellettuale è un atto di fede. E proprio nella misura in cui è serio e sincero, e si piega davanti alla maestà della ragione, ed è uno sforzo genuino per leggere un senso nella vita e nel destino, è un atto religioso. C'è stato un tempo in cui si riteneva religioso credere nei miracoli, in un arresto o in un'inversione del corso tranquillo della Natura. Più prodigi e meraviglie, più cose inspiegabili un uomo poteva accettare, o un libro raccontare, più quell'uomo o quel libro dovevano essere religiosi. Ma quanto più Dio è riconosciuto nell'ordine, nella sequenza e nella successione ininterrotte, nella continua causa ed effetto, nella ragione religiosa e nel proposito persistente, tanto più la pietà si ritrarrà da tutto ciò che è miracoloso; Tanto più avverse saranno la nostra ragione e la nostra fede - che non è altro che il lato confidenziale o immaginativo della ragione - a nutrire il pensiero del preternaturale, del soprannaturale, del soprannaturale. Si supponeva che la razza umana fosse apparsa all'improvviso sulla scena circa seimila anni fa, alcuni secoli più o meno dopo la scomparsa dei mammiferi estinti. Ma la scienza moderna riporta indietro l'esistenza dell'uomo di centomila anni, e anche questa non è che una parte del tempo durante il quale alcune alte autorità ritengono che abbiamo tracce della razza. Quali sono le lezioni religiose di questa alta antichità dell'uomo? Il giudaismo e il cristianesimo non assumono forse ai nostri occhi proporzioni ben diverse, rispetto a quando si credeva che essi, insieme con la luce concessa ai patriarchi, costituissero una rivelazione coeva alla vita dell'umanità? In tutti questi casi, e in molti altri, sarebbe facile dimostrare che i fatti accertati della scienza sono preziosi e carichi di valore religioso e teologico; non solo perché smentiscono direttamente a molti un antico preconcetto e a molti pregiudizi sempre più limitati, ma perché aprono una porta ampia e legittima a voli autorizzati di immaginazione e di fede ragionevole. La Bibbia non perderà il suo fascino, né le sue lezioni la loro santità, perché meglio compresa e più giustamente valutata di un tempo. (E. M. Geldart, M.A.)

Il tuono della Sua potenza.

Un discorso sulla potenza di Dio:

Il testo è un'alta dichiarazione del potere divino, con una particolare nota di attenzione: "Ecco!" Dottrina. La potenza infinita e incomprensibile appartiene alla natura di Dio, e si esprime in parte nelle Sue opere. Sebbene ci sia una potente espressione della potenza divina nelle Sue opere, tuttavia una potenza incomprensibile appartiene alla Sua natura. La Sua potenza risplende in tutte le Sue opere, così come la Sua saggezza

(I.) La natura di questo potere

1.) Il potere a volte significa autorità. Ma il potere scambiato per la forza e il potere scambiato per l'autorità sono cose distinte. La potenza di Dio qui deve essere compresa della Sua forza di agire

2.) La potenza si divide ordinariamente in assoluta e ordinata. Assoluto è quel potere per mezzo del quale Dio è in grado di fare ciò che non farà, ma che è possibile fare. Ordinata è quella potenza con cui Dio fa ciò che ha decretato di fare. Non si tratta di poteri distinti, ma di un unico e medesimo potere

3.) Il potere di Dio è quella capacità e quella forza con cui Egli può realizzare tutto ciò che vuole, qualsiasi cosa la Sua infinita saggezza possa dirigere e qualsiasi cosa l'infinita purezza della Sua volontà possa risolvere. Il potere, nella sua nozione primaria, non significa un atto, ma la capacità di mettere in atto una cosa

4.) Questo potere è di concezione distinta dalla saggezza e dalla volontà di Dio. Non sono realmente distinti, ma secondo le nostre concezioni. Non possiamo parlare delle cose divine, senza assolutamente una certa proporzione di esse con gli umani, attribuendo a Dio le perfezioni, vagliate dalle imperfezioni, della nostra natura. In noi ci sono tre ordini: di intelligenza, di volontà, di potenza; e di conseguenza tre atti: consiglio, risoluzione, esecuzione; che, sebbene siano distinte in noi, non sono distinte in Dio

5.) Come la potenza è essenzialmente in Dio, così non è distinta dalla Sua essenza. L'onnipotenza non è altro che l'essenza divina efficace ad extra. È la Sua essenza come operante

6.) La potenza di Dio dà attività a tutte le altre perfezioni della Sua natura; ed è di una maggiore estensione ed efficacia, per quanto riguarda i suoi oggetti, di alcune perfezioni della Sua natura

7.) Questo potere è infinito. Una potenza finita è una potenza limitata, e una potenza limitata non può influenzare tutto ciò che è possibile. Gli oggetti del potere divino sono innumerevoli, non essenzialmente infiniti. Dio può fare infinitamente di più di quanto ha fatto, o farà

(1) Le creature hanno il potere di agire su più oggetti di quanti ne facciano

(2) Dio è l'agente più libero. Ogni free agent può fare più di quanto farà

(3) Questo potere è infinito per quanto riguarda l'azione. Per quanto riguarda l'indipendenza dell'azione. Consiste nella capacità di dare gradi più elevati di perfezione a tutto ciò che Egli ha fatto. Come la Sua potenza è infinita, estesa, rispetto alla moltitudine di oggetti che può portare all'esistenza, così è infinita, intensiva, riguardo al modo di operare e alle doti che può elargire loro

(4) Questo potere è infinito per quanto riguarda la durata

8.) L'impossibilità di Dio di fare alcune cose non viola la Sua onnipotenza, ma piuttosto una sua rafforzazione. Alcune cose sono impossibili per loro natura. Tali implicano una contraddizione. Alcune cose sono impossibili per la natura e l'essere di Dio. Alcuni sono impossibili alle gloriose perfezioni di Dio. Non può fare nulla di indegno di se stesso

(II.) Ragioni per dimostrare che Dio deve necessariamente essere potente

1.) La potenza che è nelle creature dimostra una potenza più grande e inconcepibile in Dio. Nulla al mondo è privo di una forza di attività secondo la sua natura. Tutta la potenza che è distinta nelle creature deve essere unita in Dio

2.) Se non ci fosse una potenza incomprensibile in Dio, Egli non sarebbe perfetto

3.) La semplicità di Dio lo manifesta

4.) I miracoli che sono avvenuti nel mondo dimostrano la potenza di Dio

(III.) Come appare la Sua potenza: nella creazione, nel governo, nella redenzione

1.) Nella creazione

(1) Il Suo potere è la prima cosa evidente nella Storia della creazione

(2) Per questa potenza creatrice Dio si distingue spesso da tutti gli idoli e i falsi dèi del mondo. In che modo la potenza di Dio appare nella creazione? Il mondo era fatto di nulla. La creazione delle cose dal nulla parla di una potenza infinita. Il potere appare nel far sorgere una tale varietà di creature da questo grembo sterile del nulla

(3) Dio ha fatto tutto questo con la massima facilità e facilità. Senza strumenti. Con una parola; un semplice atto della Sua volontà. Si noti anche l'apparizione di questo potere nella produzione istantanea delle cose

2.) Nel governo. Dio decretò dall'eternità i fini particolari delle creature e le loro operazioni rispetto a tali fini. Come c'era bisogno del Suo potere per eseguire il Suo decreto di creazione, c'è anche bisogno del Suo potere per eseguire il Suo decreto sul modo di governare. Ogni governo è un atto di comprensione, volontà e potere. Questo potere è evidente nel governo naturale, che consiste nella conservazione di tutte le cose, nella loro propagazione per mezzo di corruzioni e generazioni, e in una cooperazione con esse nei loro motivi per raggiungere i loro fini. Nel governo morale, che è dei cuori e delle azioni degli uomini. e in un governo grazioso, come rispetto alla Chiesa

3.) Nella redenzione. Questa è l'opera più ammirevole che Dio abbia mai portato avanti nel mondo. Apparirà questo:

(1) Nella persona che redime

(2) Nella pubblicazione e nella propagazione della dottrina della redenzione

(3) Nell'applicazione della redenzione: nella grazia di piantare, nel perdono dei peccati, nella grazia preservatrice

(IV.) Utilizza

1.) Di informazione e istruzione. Se alla natura di Dio appartiene una potenza incomprensibile e infinita, allora Gesù Cristo ha una natura divina, perché a Lui sono attribuiti gli atti di potenza propri di Dio. Da qui si può anche dedurre la divinità dello Spirito Santo. Le opere di onnipotenza sono attribuite allo Spirito di Dio

2.) La potenza di Dio è disprezzata e abusata. Disprezzato in ogni peccato; nella diffidenza verso Dio; in troppa paura dell'uomo; e confidando in noi stessi. Abusato quando ne facciamo uso per giustificare le contraddizioni; presumendo su di esso, senza usare i mezzi che Egli ha stabilito. Questa dottrina è piena di conforto e ci insegna il timore di Dio. (S. Charnock.)

La potenza di Dio:

(I.) La natura della potenza di Dio. Il potere a volte significa autorità; qui significa forza

1.) Il potere di Dio è quella capacità o forza con cui Egli può far avverare tutto ciò che vuole, qualsiasi cosa la Sua infinita saggezza possa dirigere, e l'immacolata purezza della Sua volontà risolva

2.) La potenza di Dio dà attività a tutte le altre perfezioni della Sua natura. Come la santità è la bellezza, così la potenza è la vita dei Suoi attributi nel loro esercizio

3.) Questo potere è originariamente ed essenzialmente nella Sua natura. La potenza di Dio non deriva da nulla senza di Lui

4.) Ne consegue che la potenza di Dio è infinita. Nulla può essere troppo difficile per il potere divino da attuare

(II.) In cui si manifesta la potenza di Dio

1.) Nella creazione

2.) Nel governo del mondo

(1) Nella conservazione, o governo naturale

(2) Nel governo morale. Il contenimento della natura malvagia di Satana. Il freno della malvagità dell'uomo

(3) Nel Suo grazioso governo. Nella liberazione della Sua Chiesa. Nell'attuare il Suo proposito con piccoli mezzi. Nell'opera della nostra redenzione. Nota la Persona che redime; il progresso della sua vita; La sua risurrezione. Si noti la sua pubblicazione. La potenza di Dio si è manifestata negli strumenti; e nel successo del loro ministero. Concludere-

1.) Qui c'è conforto in tutte le afflizioni. I nostri mali non potranno mai essere così grandi da affliggerci come il Suo potere è di liberarci

2.) Questa dottrina ci insegna il timore di Dio. "Chi non ti temerebbe?" (Scheletri di sermoni.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 26

 

2 Giob 12:2; 1Re 18:27
Giob 4:3,4; 6:25; 16:4,5; Is 35:3,4; 40:14; 41:5-7

3 Giob 6:13; 12:3; 13:5; 15:8-10; 17:10; 32:11-13
Giob 33:3,33; 38:2; Sal 49:1-4; 71:15-18; Prov 8:6-9; At 20:20,27

4 Giob 20:3; 32:18; 1Re 22:23,24; Ec 12:7; 1Co 12:3; 1G 4:1-3; Ap 16:13,14

5 Giob 41:1-34; Ge 6:4; Sal 104:25,26; Ez 29:3-5

6 Giob 11:8; Sal 139:8,11; Prov 15:11; Is 14:9; Am 9:2; Eb 4:13
Giob 28:22; Sal 88:10

7 Giob 9:8; Ge 1:1,2; Sal 24:2; 104:2-5; Prov 8:23-27; Is 40:22,26; 42:5

8 Giob 36:29; 38:9,37; Ge 1:6,7; Sal 135:7; Prov 30:4; Ger 10:13
Giob 37:11-16; Sal 18:10,11
Is 5:6

9 Eso 20:21; 33:20-23; 34:3; 1Re 8:12; Sal 97:2; Abac 3:3-5; 1Ti 6:16

10 Giob 38:8-11; Sal 33:7; 104:6-9; Prov 8:29; Ger 5:22
Ge 8:22; Is 54:9,10

11 1Sa 2:8; Sal 18:7; Ag 2:21; Eb 12:26,27; 2P 3:10; Ap 20:11
Giob 15:15

12 Eso 14:21-31; Sal 29:10; 74:13; 93:3,4; 114:2-7; Is 51:15; Ger 31:35
Giob 40:11,12; Is 2:12; Dan 4:37; Giac 4:6
Sal 89:9,10; Is 51:9

13 Ge 1:2; Sal 33:6,7; 104:30
Sal 74:13,14; Is 27:1; Ap 12:9

14 Giob 11:7-9; Sal 139:6; 145:3; Is 40:26-29; Rom 11:33; 1Co 13:9-12
Giob 40:9; 1Sa 2:10; Sal 29:3

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