Nuova Riveduta:

Giobbe 27

Ultima risposta di Giobbe: egli sostiene la sua innocenza
1 Giobbe riprese il suo discorso e disse:
2 «Come vive Dio che mi nega giustizia, come vive l'Onnipotente che mi amareggia la vita, 3 finché avrò fiato e il soffio di Dio sarà nelle mie narici, 4 le mie labbra, no, non diranno nulla d'ingiusto, la mia lingua non proferirà falsità.
5 Lungi da me l'idea di darvi ragione! Fino all'ultimo respiro non mi lascerò togliere la mia integrità.
6 Ho preso a difendere la mia giustizia e non cederò; il cuore non mi rimprovera uno solo dei miei giorni.
7 Sia trattato da malvagio il mio nemico, da perverso chi si erge contro di me!
8 Quale speranza rimane mai all'empio quando Dio gli toglie, gli rapisce la vita?
9 Dio presterà orecchio al grido di lui, quando gli piomberà addosso l'angoscia?
10 Potrà egli trovare piacere nell'Onnipotente? Invocare Dio in ogni tempo?
11 Io vi mostrerò il modo di agire di Dio, non vi nasconderò i disegni dell'Onnipotente.
12 Ma queste cose voi tutti le avete osservate, perché dunque vi perdete in vani discorsi?
13 Ecco la parte che Dio riserva all'empio, l'eredità che l'uomo violento riceve dall'Onnipotente.
14 Se ha figli in gran numero sono per la spada; la sua discendenza non avrà pane per sfamarsi.
15 I superstiti sono sepolti dalla morte e le vedove loro non li piangono.
16 Se accumula l'argento come polvere, se ammucchia vestiti come fango, 17 li ammucchia, sì, ma se ne vestirà il giusto; e l'argento l'avrà come sua parte l'innocente.
18 La casa che si costruisce è come quella del tarlo, come il capanno che fa il guardiano della vigna.
19 Va a letto ricco, ma per l'ultima volta; apre gli occhi e non è più.
20 Terrori lo sorprendono come acque; nel cuore della notte lo rapisce un uragano.
21 Il vento d'oriente lo porta via ed egli se ne va; lo spazza in un turbine dal luogo suo.
22 Dio gli scaglia addosso le sue frecce, senza pietà, per quanto egli tenti di scampare ai suoi colpi.
23 La gente batte le mani quando cade, fischia dietro a lui quando lascia il luogo dove stava.

C.E.I.:

Giobbe 27

1 Giobbe continuò a dire:
2 Per la vita di Dio, che mi ha privato del mio
diritto,
per l'Onnipotente che mi ha amareggiato l'animo,
3 finché ci sarà in me un soffio di vita,
e l'alito di Dio nelle mie narici,
4 mai le mie labbra diranno falsità
e la mia lingua mai pronunzierà menzogna!
5 Lungi da me che io mai vi dia ragione;
fino alla morte non rinunzierò alla mia integrità.
6 Mi terrò saldo nella mia giustizia senza cedere,
la mia coscienza non mi rimprovera nessuno dei miei
giorni.
7 Sia trattato come reo il mio nemico
e il mio avversario come un ingiusto.
8 Che cosa infatti può sperare l'empio, quando
finirà,
quando Dio gli toglierà la vita?
9 Ascolterà forse Dio il suo grido,
quando la sventura piomberà su di lui?
10 Porrà forse la sua compiacenza nell'Onnipotente?
Potrà forse invocare Dio in ogni momento?
11 Io vi mostrerò la mano di Dio,
non vi celerò i pensieri dell'Onnipotente.
12 Ecco, voi tutti lo vedete;
perché dunque vi perdete in cose vane?
13 Questa è la sorte che Dio riserva al malvagio
e la porzione che i violenti ricevono
dall'Onnipotente.
14 Se ha molti figli, saranno per la spada
e i suoi discendenti non avranno pane da sfamarsi;
15 i superstiti li seppellirà la peste
e le loro vedove non faranno lamento.
16 Se ammassa argento come la polvere
e come fango si prepara vesti:
17 egli le prepara, ma il giusto le indosserà
e l'argento lo spartirà l'innocente.
18 Ha costruito la casa come fragile nido
e come una capanna fatta da un guardiano.
19 Si corica ricco, ma per l'ultima volta,
quando apre gli occhi, non avrà più nulla.
20 Di giorno il terrore lo assale,
di notte se lo rapisce il turbine;
21 il vento d'oriente lo solleva e se ne va,
lo strappa lontano dal suo posto.
22 Dio lo bersaglia senza pietà;
tenta di sfuggire alla sua mano.
23 Si battono le mani contro di lui
e si fischia su di lui dal luogo dove abita.

Nuova Diodati:

Giobbe 27

Giobbe rimane fermo nella sua giustizia e si sofferma sulla condizione dei malvagi
1 Giobbe riprese il suo discorso e disse: 2 «Come vive Dio che mi ha privato del mio diritto, e l'Onnipotente che mi ha amareggiato l'anima, 3 finché ci sarà in me un soffio di vita e il soffio di Dio nelle mie narici, 4 le mie labbra non diranno alcuna cattiveria né la mia lingua proferirà alcuna falsità. 5 Lungi da me ammettere che voi avete ragione; fino all'ultimo respiro non rinunzierò alla mia integrità. 6 Rimarrò saldo nella mia giustizia, senza cedere; il cuore non mi rimprovera uno solo dei miei giorni. 7 Il mio nemico sia come il malvagio, e chi si leva contro di me come l'ingiusto. 8 Quale speranza infatti può avere l'empio anche se riesce a fare guadagni, quando Dio gli toglie la vita? 9 Ascolterà Dio il suo grido, quando verrà su di lui la sventura? 10 Porrà forse il suo diletto nell'Onnipotente e invocherà Dio in ogni tempo? 11 Vi darò insegnamenti sulla potenza di Dio, non vi nasconderò i disegni dell'Onnipotente. 12 Ma voi tutti avete osservato queste cose, perché dunque vi comportate in modo così vano? 13 Questa è la sorte che Dio riserva al malvagio, l'eredità che i violenti ricevono dall'Onnipotente. 14 Se ha un gran numero di figli, sono destinati alla spada, e i suoi discendenti non avranno pane per saziarsi. 15 I sopravvissuti dopo di lui saranno sepolti dalla morte, e le loro vedove non piangeranno. 16 Se ammassa argento come polvere e accumula vestiti come fango, 17 egli li accumula, ma li indosserà il giusto, e l'argento lo spartirà l'innocente. 18 Egli costruisce la sua casa come una tarma, come un capanno fatto da un guardiano. 19 Il ricco si corica, ma non sarà riunito ai suoi; apre gli occhi e non è più. 20 Terrori lo sorprendono come acque; nel cuore della notte un uragano lo rapisce furtivamente. 21 Il vento orientale lo porta via e se ne va, lo spazza via come un turbine dal suo posto. 22 Esso gli si scaglia contro senza pietà, mentre egli cerca disperatamente di sfuggire alla sua mano, 23 la gente batte beffardamente le mani nei suoi confronti e fischia dietro a lui dal suo posto».

Riveduta 2020:

Giobbe 27

1 Giobbe riprese il suo discorso e disse:
2 “Come vive Iddio che mi nega giustizia, come vive l'Onnipotente che mi amareggia l'anima, 3 finché avrò fiato e il soffio di Dio sarà nelle mie narici, 4 le mie labbra, no, non diranno nulla di ingiusto e la mia lingua non proferirà falsità. 5 Lungi da me l'idea di darvi ragione! Fino all'ultimo respiro non mi lascerò togliere la mia integrità. 6 Ho preso a difendere la mia giustizia e non cederò; il cuore non mi rimprovera uno solo dei miei giorni. 7 Sia trattato da malvagio il mio nemico e da perverso chi si alza contro di me! 8 Quale speranza rimane mai all'empio quando Iddio gli toglie, gli rapisce la vita? 9 Iddio presterà forse orecchio al suo grido, quando verrà su di lui la sventura? 10 Potrà egli trovare piacere nell'Onnipotente? invocare Iddio in ogni tempo? 11 Io vi mostrerò il modo di agire di Dio, non vi nasconderò i disegni dell'Onnipotente. 12 Ma queste cose voi tutti le avete osservate e perché dunque vi perdete in vani discorsi? 13 Ecco la parte che Dio riserva all'empio, l'eredità che l'uomo violento riceve dall'Onnipotente. 14 Se ha un gran numero di figli, sono per la spada; la sua progenie non avrà pane per saziarsi. 15 I superstiti sono sepolti dalla morte, e le loro vedove non li piangono. 16 Se accumula l'argento come polvere, se ammucchia vestiti come fango; 17 li ammucchia, sì, ma se ne vestirà il giusto, e l'argento lo spartirà l'innocente. 18 La casa che egli si costruisce è come quella della tarma, come il capanno che fa il guardiano della vigna. 19 Va a letto ricco, ma per l'ultima volta; apre gli occhi e non è più. 20 Terrori lo sorprendono come acque; nel cuore della notte lo rapisce un uragano. 21 Il vento orientale lo porta via, ed egli se ne va; lo spazza in un turbine dal suo posto. 22 Iddio gli scaglia addosso le sue frecce, senza pietà, per quanto egli tenti di scampare ai suoi colpi. 23 La gente batte le mani quando cade, e fischia dietro di lui quando lascia il luogo dove stava.

Riveduta:

Giobbe 27

1 Giobbe riprese il suo discorso e disse:
2 «Come vive Iddio che mi nega giustizia, come vive l'Onnipotente che mi amareggia l'anima, 3 finché avrò fiato e il soffio di Dio sarà nelle mie nari, 4 le mie labbra, no, non diranno nulla d'ingiusto, e la mia lingua non proferirà falsità. 5 Lungi da me l'idea di darvi ragione! Fino all'ultimo respiro non mi lascerò togliere la mia integrità. 6 Ho preso a difendere la mia giustizia e non cederò; il cuore non mi rimprovera uno solo de' miei giorni. 7 Sia trattato da malvagio il mio nemico e da perverso chi si leva contro di me! 8 Quale speranza rimane mai all'empio quando Iddio gli toglie, gli rapisce l'anima? 9 Iddio presterà egli orecchio al grido di lui, quando gli verrà sopra la distretta? 10 Potrà egli prendere il suo diletto nell'Onnipotente? invocare Iddio in ogni tempo? 11 Io vi mostrerò il modo d'agire di Dio, non vi nasconderò i disegni dell'Onnipotente. 12 Ma queste cose voi tutti le avete osservate e perché dunque vi perdete in vani discorsi? 13 Ecco la parte che Dio riserba all'empio, l'eredità che l'uomo violento riceve dall'Onnipotente. 14 Se ha figli in gran numero son per la spada; la sua progenie non avrà pane da saziarsi. 15 I superstiti son sepolti dalla morte, e le vedove loro non li piangono. 16 Se accumula l'argento come polvere, se ammucchia vestiti come fango; 17 li ammucchia, sì, ma se ne vestirà il giusto, e l'argento l'avrà come sua parte l'innocente. 18 La casa ch'ei si edifica è come quella della tignuola, come il capanno che fa il guardiano della vigna. 19 Va a letto ricco, ma per l'ultima volta; apre gli occhi e non è più. 20 Terrori lo sorprendono come acque; nel cuor della notte lo rapisce un uragano. 21 Il vento d'oriente lo porta via, ed egli se ne va; lo spazza in un turbine al luogo suo. 22 Iddio gli scaglia addosso i suoi dardi, senza pietà, per quanto egli tenti di scampare a' suoi colpi. 23 La gente batte le mani quando cade, e fischia dietro a lui quando lascia il luogo dove stava.

Ricciotti:

Giobbe 27

Risposta collettiva di Giobbe agli amici.
1 E continuò Giobbe, riprendendo la sua sentenza, e disse: 2 «Per la vita di Dio, che tolse via il mio diritto, e dell'Onnipotente, che amareggiò l'anima mia, 3 che - fino a quando rimarrà alito in me, e il soffio di Dio nelle mie narici - 4 le mie labbra non pronunceranno iniquità, nè la mia lingua asserirà menzogna. 5 Lungi da me che io giudichi aver voi ragione; fino a che morrò, non cesserò [d'affermare] la mia innocenza. 6 Non abbandonerò la mia giustizia, a cui già m'attenni, nè di tutta la mia vita il mio cuore mi rimprovera nulla. 7 Succeda al mio nemico come all'empio, e al mio avversario come all'iniquo! 8 Poichè qual è mai la speranza del perverso se viene reciso, e Dio gli ridomanda l'anima? 9 Ascolterà forse Dio il grido di lui, quando sovr'esso giungerà l'angustia? 10 o troverà egli nell'Onnipotente il suo diletto, e l'invocherà in ogni tempo? 11 Insegnerò io a voialtri, con l'aiuto di Dio, e i disegni dell'Onnipotente non vi celerò: 12 voi tutti infatti avete riscontrato, e perchè dunque senza ragione asserite cose vane? 13 Questa è la sorte che Dio assegna all'uomo empio, e l'eredità che i violenti ricevono dall'Onnipotente: 14 se i suoi figli saranno numerosi, son destinati alla spada, e i suoi discendenti non si sazieranno di pane; 15 i superstiti suoi saran sepolti di peste, e le vedove loro non eleveranno il pianto. 16 Se egli accumula l'argento come terra, e come creta ha preparato vestimenta, 17 egli prepara, ma il giusto se ne veste, e l'argento lo spartisce l'innocente. 18 Fabbrica, come per la tignuola, la sua casa, e come un vignaiuolo che faccia un [debole] capanno; 19 ricco ei si giacerà, ma nulla porterà seco, aprendo i suoi occhi non ritroverà nulla. 20 Lo raggiungerà come acqua [impetuosa] la miseria, di notte l'opprimerà l'uragano; 21 un vento infocato via lo rapisce ed invola, e come turbine lo porta lungi dal suo luogo. 22 [Dio] lo bersaglierà senza risparmiarlo, mentre dalla mano di lui quello tenta fuggire; 23 [la gente] batterà a suo disprezzo le mani, e a suo disprezzo fischierà, vedendo il suo luogo.

Tintori:

Giobbe 27

Giobbe espone ironicamente la teoria dell'empio infelice
1 Allora Giobbe, ripigliando la sua parabola, aggiunse: 2 «Viva Iddio il quale ha abbandonata la mia causa, l'Onnipotente che ha immersa l'anima mia nell'amarezza. 3 Finchè avrò fiato, finché il soffio di Dio sarà nelle mie nari, 4 le mie labbra nulla diranno d'ingiusto, e la mia lingua non proferirà menzogna. 5 Lungi da me il pensiero di stimarvi giusti: fino all'ultimo respiro sosterrò la mia innocenza, 6 non rinunzierò alla mia giustificazione che ho incominciata; perchè il mio cuore non mi rimprovera nulla in tutta la mia vita. 7 Il mio nemico sia come l'empio, il mio avversai io sia come l'iniquo. 8 E qual'è la speranza dell'ipocrita, se rapisce per avarizia e Dio non libera l'anima di lui? 9 Forse Dio darà ascolto al suo grido, quando piomberà sopra di lui la sventura? 10 O potrà egli trovar diletto nell'Onnipotente e invocare Dio in ogni tempo? 11 V'insegnerò, coll'aiuto di Dio, quel che faccia l'Onnipotente, non lo nasconderò. 12 Ma voi tutti già lo sapete, e allora perchè vi perdete senza ragione in vani discorsi? 13 Ecco ciò che tocca all'empio davanti a Dio, l'eredità che i violenti riceveranno dall'onnipotente. 14 Se i suoi figli si moltiplicano, saran per la spada, e i suoi nipoti non saran satollati di pane. 15 Quelli che di lui resteranno saran sepolti nella rovina, e le sue vedove non piangeranno. 16 Ammucchi pure come polvere l'argento, ammassi i vestimenti come fango; 17 egli li preparerà, ma il giusto se li vestirà, e l'innocente distribuirà il suo argento. 18 Come tignola fabbricò la sua casa come guardiano di vigne il suo capanno. 19 Il ricco quando s'addormenterà con sè non porterà via nulla; aprirà i suoi occhi e non troverà niente. 20 L'indigenza lo sorprenderà come inondazione, durante la notte l'opprimerà la tempesta. 21 Un vento infuocato lo travolgerà, lo porterà via e come turbine lo spazzerà dal suo luogo. 22 Dio lo dardeggerà senza risparmiarlo, mentre egli si sforzerà di fuggirgli di mano. 23 Sopra di lui si batteran le mani, sopra di lui si fischierà, vedendo il luogo dov'era».

Martini:

Giobbe 27

Persiste nella sua giustificazione, rigetta la calunnia degli amici; egli ha serbata l'innocenza, perche gli empj dopo la breve felicità di questa vita sono strascinati da Dio ai supplizj.
1 Soggiunse di poi Giobbe, e ripigliando la sua parabola, disse: 2 Viva Iddio, il quale ha abbandonata la causa mia, e l'Onnipotente, il quale ha immersa nell'afflizione l'anima mia; 3 Fino a tanto che fiato mi resterà, o il soffio di Dio in me spirerà, 4 Le labbra mie non parleranno contro giustizia, nè menzogne inventerà la mia lingua. 5 Non sia mai che giusti io vi creda: finché io avrò vita, non lascerò in abbandono la mia innocenza. 6 Non rinunzierò alla giustizia, ch'io presi a custodire; perocché di tutta la mia vita non sento rimprovero nel cuor mio. 7 Sia come empio il mio nimico, e il mio avversario sia come iniquo. 8 Imperocché qual resta speranza all'ipocrita, se dopo le avare sue rapine non libera Dio l'anima di lui? 9 E forse che Dio ascolterà le suo grida quando piomberà sopra di lui l'afflizione? 10 O potrà egli trovar consolazione nell'Onnipotente, e invocare Dio in qualunque tempo? 11 Insegnerò a voi coll'aiuto di Dio consiglj dell'Onnipotente, non ve li nasconderò. 12 Ma voi tutti ne siete informati; e perché adunque vi perdete inutilmente in vani discorsi. 13 Ecco qual sarà la sorte, che avrà da Dio l'uomo empio, e il retaggio, che sarà assegnato dall'Onnipotente agli uomini violenti. 14 Se molti saranno i suoi figliuoli, saranno abbandonati alla spada, e i suoi nipoti non avran pane da satollarsi. 15 Quelli che resteran di sua stirpe saran sepolti prima che morti, e le vedove di lui non faran duolo. 16 Se egli avrà, ammassato come terra l'argento, e come fango avrà preparate delle vestimenta: 17 Egli veramente le preparerà, ma si vestirà di quelle il giusto, e l'argento sarà distribuito dall'innocente. 18 Ei si fabbricò, qual figliuola, una casa, e una capanna, come fa il guardiano di una vigna. 19 Addormentato che siasi il ricco, non porterà nulla seco; aprirà gli occhi suoi, e si troverà senza niente. 20 Una piena di miserie lo inonderà; sarà oppresso da notturna tempesta. 21 Un vento avvampante lo investirà, quasi turbine lo porterà lungi dalla sua sede. 22 E Dio si getterà sopra di lui, e non avranne pietà; ed ei tenterà di fuggire dalle sue mani. 23 Chi getterà lo sguardo sul luogo dov'egli stava, batterà palma a palma, e faragli delle fischiate.

Diodati:

Giobbe 27

1 E GIOBBE riprese il suo ragionamento, e disse: 2 Come Iddio che mi ha tolta la mia ragione, E l'Onnipotente che ha data amaritudine all'anima mia, vive; 3 Mentre il mio fiato sarà in me, E l'alito di Dio sarà nelle mie nari, 4 Le mie labbra giammai non parleranno perversamente, E la mia lingua giammai non ragionerà frodolentemente. 5 Tolga Iddio che giammai, finchè io muoia, consenta che voi abbiate ragione; Io non mi lascerò toglier la mia integrità. 6 Io ho presa in mano la difesa della mia giustizia, io non la lascerò; Il cuor mio non mi farà vergogna giammai in tempo di vita mia.
7 Il mio nemico sia come l'empio, E chi si leva contro a me come il perverso. 8 Perciocchè qual sarà la speranza dell'ipocrita, Quando, dopo ch'egli avrà ben guadagnato, Iddio gli strapperà fuori l'anima? 9 Iddio ascolterà egli il suo grido, Quando tribolazione gli sarà sopraggiunta? 10 Prenderà egli il suo diletto nell'Onnipotente? Invocherà egli Iddio in ogni tempo?
11 Io vi ammaestrerò intorno alla mano di Dio; Io non vi celerò le cose che sono appo l'Onnipotente. 12 Ecco, voi tutti avete vedute queste cose; E perchè v'invanite così in vanità? 13 Questa è la porzione dell'uomo empio, appo Iddio; E l'eredità che i violenti ricevono dall'Onnipotente. 14 Se i suoi figliuoli moltiplicano, ciò è per la spada; E i suoi discendenti non saranno satollati di pane. 15 Quelli che gli saranno sopravvivuti saranno sepolti nella morte stessa, E le sue vedove non ne piangeranno. 16 Avvegnachè avesse accumulato dell'argento come della polvere, E messi insieme de' vestimenti come del fango; 17 Egli li avrà messi insieme, ma il giusto se ne vestirà, E l'innocente spartirà l'argento. 18 Egli avrà edificato, ma la sua casa sarà come la tignuola, E come la capanna che fa il guardiano de' frutti. 19 Avvegnachè sia stato ricco, giacerà, e non sarà raccolto; Aprirà gli occhi, ma non vi sarà nulla. 20 Spaventi lo coglieranno come acque, Il turbo l'involerà di notte. 21 Il vento orientale lo porterà via, ed egli se ne andrà; E, tempestando, lo caccerà dal luogo suo. 22 Iddio adunque gli traboccherà addosso queste cose, e non lo risparmierà; Egli fuggirà senza restare, essendo perseguito dalla mano di esso. 23 Altri si batterà a palme sopra lui, E ciascuno zuffolerà contro a lui dal suo luogo.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 27

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 27

A volte Giobbe si era lamentato dei suoi amici che erano così ansiosi di discutere che a malapena gli permettevano di dire una parola:

"Lasciami parlare"; e, "Oh, se tu potessi tacere!"

Ma ora, a quanto pare, erano senza fiato e gli lasciavano spazio per dire quello che voleva. O essi stessi erano convinti che Giobbe aveva ragione o disperavano di convincerlo che era nel torto; e perciò gettarono via le armi e rinunciarono alla causa. Il lavoro era troppo duro per loro e li costrinse a lasciare il campo; perché grande è la verità e prevarrà. Ciò che Giobbe aveva detto (Giobbe 26) era una risposta sufficiente al discorso di Bildad; e ora Giobbe si fermò un po', per vedere se Zofar avrebbe fatto di nuovo il suo turno; ma, rifiutandolo, Giobbe stesso proseguì e, senza alcuna interruzione o vessazione, disse tutto ciò che desiderava dire in proposito.

I. Inizia con una solenne protesta della sua integrità e della sua determinazione a mantenerla salda, Giobbe 27:2-6.

II. Esprime il terrore che aveva di quell'ipocrisia di cui lo accusavano, Giobbe 27:7-10.

III. Egli mostra la miserabile fine dei malvagi, nonostante la loro lunga prosperità, e la maledizione che li accompagna e che si abbatte sulle loro famiglie, Giobbe 27:11-23.

Ver. 1. fino alla Ver. 6.

Il discorso di Giobbe qui è chiamato parabola (mashal), il titolo dei proverbi di Salomone, perché era grave e pesante, e molto istruttivo, ed egli parlava come uno che ha autorità. Deriva da una parola che significa governare, o avere dominio; e alcuni pensano che ciò lasci intendere che Giobbe ora trionfò sui suoi avversari, e parlò come uno che li aveva sconcertati. Diciamo di un eccellente predicatore che sa come dominari in concionibus, per comandare ai suoi ascoltatori. Giobbe lo fece qui. C'era stata una lunga lotta tra Giobbe e i suoi amici; sembravano disposti a far scendere la questione a compromessi; e quindi, poiché un giuramento di conferma è la fine della contesa == (Ebrei 6:16), Giobbe qui sostiene tutto ciò che aveva detto per mantenere la propria integrità con un giuramento solenne, di mettere a tacere la contraddizione e di prendere la colpa interamente su di sé se ha tergiversato. Osservare

I. La forma del suo giuramento (Giobbe 27:2): Com'è vero che vive Dio, che ha tolto il mio giudizio. Qui

1. Egli parla molto bene di Dio, chiamandolo Dio vivente (che significa semprevivente, il Dio eterno, che ha la vita in sé) e appellandosi a lui come unico e sovrano Giudice. Non possiamo giurare per nessuno più grande, ed è un affronto per lui giurare per un altro.

2. Eppure egli parla a malapena di lui, e in modo sconveniente, dicendo che gli aveva tolto il giudizio (cioè, si era rifiutato di rendergli giustizia in questa controversia e di comparire in sua difesa), e che continuando i suoi guai, sui quali i suoi amici basavano le loro censure nei suoi confronti, gli aveva tolto l'opportunità che sperava di avere prima di ora di discolparsi. Eliu lo rimproverò per questa parola (Giobbe 34:5); poiché Dio è giusto in tutte le sue vie, e non toglie il giudizio ad alcuno. Ma guardate quanto siamo inclini a disperare del favore se non ci viene mostrato immediatamente, tanto siamo poveri di spirito e così presto stanchi di aspettare il tempo di Dio. Egli accusa anche Dio di aver tormentato la sua anima, di non solo non essere apparso per lui, ma di essere apparso contro di lui, e, imponendo su di lui tali gravi afflizioni, di aver amareggiato la sua vita e tutte le comodità che ne derivano. Noi, con la nostra impazienza, tormentiamo le nostre anime e poi ci lamentiamo di Dio che egli le ha vessate. Eppure vedete la fiducia di Giobbe nella bontà sia della sua causa che del suo Dio, che sebbene Dio sembrasse essere adirato con lui e agire contro di lui per il momento, tuttavia poteva affidare allegramente la sua causa a lui.

II. La questione del suo giuramento, Giobbe 27:3-4.

1. Che non avrebbe detto malvagità, né proferito inganno - che, in generale, non si sarebbe mai permesso di mentire, che, come in questo dibattito aveva sempre parlato come pensava, così non avrebbe mai sbagliato la sua coscienza parlando diversamente; non avrebbe mai sostenuto alcuna dottrina, né affermato alcuna questione di fatto, ma ciò che credeva fosse vero; né avrebbe negato la verità, per quanto potesse essere contro di lui: e, mentre i suoi amici lo accusavano di essere un ipocrita, era pronto a rispondere, sotto giuramento, a tutti i loro interrogatori, se chiamato a farlo. Da un lato, egli non negherebbe, per tutto il mondo, l'accusa se si fosse reso colpevole, ma dichiarerebbe la verità, tutta la verità, e nient'altro che la verità, e si prenderebbe la vergogna della sua ipocrisia. D'altra parte, poiché era consapevole di se stesso della sua integrità, e di non essere un uomo come lo rappresentavano i suoi amici, non avrebbe mai tradito la sua integrità, né si sarebbe accusato di ciò di cui era innocente. Non sarebbe stato indotto, no, non dalla tortura delle loro ingiuste censure, ad accusare falsamente se stesso. Se non dobbiamo rendere falsa testimonianza contro il nostro prossimo, allora non contro noi stessi.

2. Che si attenesse a questa risoluzione finché fosse vissuto (Giobbe 27:3): Per tutto il tempo il mio respiro è in me. I nostri propositi contro il peccato dovrebbero quindi essere costanti, propositi per la vita. Nelle cose dubbie e indifferenti, non è sicuro essere così perentori. Non sappiamo quale motivo possiamo vedere per cambiare idea: Dio può rivelarci ciò di cui ora non siamo consapevoli. Ma in una cosa così chiara come questa non possiamo essere troppo sicuri di non poter mai dire malvagità. Qui è implicita una sorta di ragione per la sua risoluzione: che il nostro respiro non sarà sempre in noi. Dobbiamo esalare presto il nostro ultimo respiro, e quindi, mentre il nostro respiro è in noi, non dobbiamo mai respirare malvagità e inganno, né permetterci di dire o fare alcuna cosa che possa fare contro di noi quando il nostro respiro se ne andrà. Lo alito in noi è chiamato spirito di Dio, perché egli lo ha soffiato in noi; e questa è un'altra ragione per cui non dobbiamo parlare di malvagità. È Dio che ci dà la vita e il respiro, e quindi, finché abbiamo respiro, dobbiamo lodarlo.

III. La spiegazione del suo giuramento (Giobbe 27:5-6):

"Dio non voglia che io ti giustifichi nelle tue censure poco caritatevoli nei miei confronti, ritenendomi ipocrita: no, finché non morirò non rimuoverò da me la mia integrità; Io tengo salda la mia giustizia, e non la lascerò andare".

1. Sarebbe sempre stato un uomo onesto, avrebbe mantenuto la sua integrità e non avrebbe maledetto Dio, come Satana, per mezzo di sua moglie, lo esortò a fare, Giobbe 2:9. Giobbe qui pensa di morire e di prepararsi alla morte, e quindi decide di non separarsi mai dalla sua religione, anche se ha perso tutto ciò che aveva al mondo. Nota: La migliore preparazione per la morte è la perseveranza fino alla morte nella nostra integrità.

"Finché io non muoia", cioè "benché muoia a causa di questa afflizione, non per questo sarò disprezzato dalla presunzione presso il mio Dio e la mia religione. Quand'anche mi uccidesse, confiderò in lui".

2. Avrebbe sempre sostenuto di essere un uomo onesto; non avrebbe rimosso, non si sarebbe separato, dalla coscienza, dal conforto e dal credito della sua integrità; era deciso a difenderla fino all'ultimo.

"Dio sa, e il mio cuore lo sa, che ho sempre avuto buone intenzioni e non mi sono permesso di omettere alcun dovere noto o di commettere alcun peccato conosciuto. Questa è la mia allegrezza, e nessuno me ne deruberà; Non mentirò mai contro il mio diritto".

Spesso è toccato agli uomini retti essere biasimati e condannati come ipocriti, ma è bene che si oppongano coraggiosamente a tali censure, e non si scoraggino da esse e non pensino il peggio di se stessi per loro, come l'apostolo (Ebrei 13:18): Abbiamo una buona coscienza in ogni cosa, disposti a vivere onestamente.

Hic murus aheneus esto, nil conscire sibi.

Sii questo il tuo sfacciato baluardo di difesa, ancora per preservare la tua consapevole innocenza.

Giobbe si lamentava molto dei rimproveri dei suoi amici, ma il mio cuore non mi rimprovererà, cioè:

"Non darò mai al mio cuore motivo di rimproverarmi, ma manterrò una coscienza priva di offesa; e, mentre lo faccio, non darò il permesso al mio cuore di rimproverarmi".

Chi accuserà gli eletti di Dio? È Dio che giustifica. Decidere che i nostri cuori non ci rimprovereranno quando gliene diamo motivo è un affronto a Dio, la cui coscienza è sostitutiva, e a farci torto; poiché è una buona cosa, quando un uomo ha peccato, avere un cuore dentro di sé per colpirlo per questo, 2Samuele 24:10. Ma decidere che i nostri cuori non ci rimprovereranno mentre manteniamo ancora salda la nostra integrità significa confondere i disegni dello spirito maligno (che tenta i buoni cristiani a mettere in dubbio la loro adozione, se tu sei il Figlio di Dio) e concorrere con le operazioni dello Spirito buono, che testimonia la loro adozione.

7 Ver. 7 fino a Ver. 10.

Giobbe, dopo aver solennemente protestato la soddisfazione che aveva nella sua integrità, per l'ulteriore purificazione di se stesso, esprime qui il timore che aveva di essere trovato ipocrita.

I. Egli ci dice come si spaventò al solo pensiero, perché considerava la condizione di un ipocrita e di un uomo malvagio come certamente la condizione più miserabile in cui un uomo potesse trovarsi (Giobbe 27:7): Il mio nemico sia come l'empio, un'espressione proverbiale, come quella (Daniele 4:19), Il sogno sia per quelli che ti odiano. Giobbe era così lontano dall'indulgere in qualsiasi modo malvagio, e dal lusingarsi in esso, che, se avesse avuto il permesso di augurare il male più grande che gli veniva in mente al peggior nemico che aveva al mondo, gli avrebbe augurato la parte di un uomo malvagio, sapendo che il peggio non poteva desiderare lui. Non che possiamo legittimamente desiderare che un uomo sia malvagio, o che un uomo che non è malvagio debba essere trattato come malvagio; ma tutti noi sceglieremmo di essere nella condizione di un mendicante, di un fuorilegge, di uno schiavo di galera, qualsiasi cosa, piuttosto che nella condizione di malvagio, anche se in pompa magna e prosperità esteriore.

II. Egli ce ne dà le ragioni.

1. Perché le speranze dell'ipocrita non saranno coronate (Giobbe 27:8): Che cos'è infatti la speranza dell'ipocrita? Bildad l'aveva condannata (Giobbe 8:13-14), e Zofar (Giobbe 11:20), e Giobbe qui è d'accordo con loro, e legge la morte della speranza dell'ipocrita con la stessa sicurezza con cui avevano fatto loro; e questo si rivela appropriatamente come una ragione per cui non avrebbe rimosso la sua integrità, ma l'avrebbe comunque mantenuta. Notate: La considerazione della miserabile condizione dei malvagi, e specialmente degli ipocriti, dovrebbe impegnarci a essere retti (poiché siamo disfatti, per sempre disfatti, se non siamo) e anche a ottenere la comoda prova della nostra rettitudine; perché come possiamo essere tranquilli se la grande preoccupazione risiede nell'incertezza? Gli amici di Giobbe lo avrebbero persuaso che tutta la sua speranza non era altro che la speranza dell'ipocrita, Giobbe 4:6.

"No", dice, "non vorrei, per tutto il mondo, essere così sciocco da costruire su fondamenta così marce; Qual è la speranza dell'ipocrita?"

Vedi qui,

(1.) L'ipocrita ingannato. Ha guadagnato e ha speranza, questo è il suo lato positivo. E' ammesso che egli abbia guadagnato con la sua ipocrisia, si sia guadagnato la lode e l'applauso degli uomini e la ricchezza di questo mondo. Ieu ottenne un regno con la sua ipocrisia e i farisei molte case di vedove. Su questo guadagno egli edifica la sua speranza, così com'è. Spera di essere in buone condizioni per un altro mondo, perché scopre di esserlo per questo, e si benedice a modo suo.

(2.) L'ipocrita non ingannato. Alla fine si vedrà miseramente ingannato; per

[1.] Dio porterà via la sua anima, dolorosamente contro la sua volontà. Luca 12:20, L'anima tua ti sarà richiesta. Dio, come il Giudice, lo toglie per essere provato e determinato al suo stato eterno. Egli cadrà allora nelle mani del Dio vivente, per essere trattato immediatamente.

[2.] Quale sarà dunque la sua speranza? Sarà vanità e menzogna; non gli servirà a nulla. La ricchezza di questo mondo, in cui sperava, doveva lasciarla dietro di sé, Salmi 49:17. La felicità dell'altro mondo, che sperava, gli mancherà certamente. Sperava di andare in cielo, ma sarà vergognosamente deluso; egli perorerà la sua professione esteriore, i suoi privilegi e le sue prestazioni, ma tutte le sue suppliche saranno respinte come frivole: Allontanati da me, non ti conosco. Così, nel complesso, è certo che un ipocrita formale, con tutti i suoi guadagni e tutte le sue speranze, sarà infelice in un'ora di morte.

2. Perché la preghiera dell'ipocrita non sarà ascoltata (Giobbe 27:9): Dio udrà il suo grido quando verrà su di lui l'angoscia? No, non lo farà; non ci si può aspettare che lo faccia. Se il vero pentimento scenderà su di lui, Dio ascolterà il suo grido e lo accetterà (Isaia 1:18); ma, se rimane impenitente e immutato, non pensi di trovare grazia presso Dio. Osservare

(1.) I guai verranno su di lui, certamente lo faranno. I problemi del mondo spesso sorprendono coloro che sono più sicuri di una prosperità ininterrotta. Tuttavia, la morte arriverà, e guairà con essa, quando dovrà lasciare il mondo e tutte le sue delizie in esso. Il giudizio del gran giorno verrà; la paura sorprenderà gli ipocriti, Isaia 33:14.

(2.) Allora griderà a Dio, pregherà e pregherà con fervore. Coloro che nella prosperità hanno disprezzato Dio, o non hanno pregato affatto o sono stati freddi e negligenti nella preghiera, quando verranno le avversità, si rivolgeranno a lui e grideranno come uomini sul serio. Ma

(3.) Dio lo ascolterà allora? Nelle tribolazioni di questa vita, Dio ci ha detto che non ascolterà le preghiere di coloro che considerano l'iniquità nei loro cuori (Salmi 66:19) e vi erigono i loro idoli (Ezechiele 14:4), né di coloro che distolgono l'orecchio dall'ascoltare la legge, Proverbi 28:9 == Portatevi agli dèi che avete servito, == Giudici 10:14. Nel giudizio che verrà, è certo, Dio non ascolterà il grido di coloro che sono vissuti e morti nella loro ipocrisia. I loro dolorosi lamenti saranno tutti impietosi. Riderò della tua calamità. Le loro insistenti petizioni saranno tutte respinte e le loro suppliche respinte. La giustizia inflessibile non può essere di parte, né la sentenza irreversibile revocata. Vedi Matteo 7:22-23, Luca 13:26 e il caso delle vergini stolte, Matteo 25:11.

3. Perché la religione dell'ipocrita non è né comoda né costante (Giobbe 27:10): Si diletterà nell'Onnipotente? No, non in nessun momento (poiché il suo diletto è nei profitti del mondo e nei piaceri della carne, più che in Dio), soprattutto non nel tempo dell'angoscia. Invocherà sempre Dio? No, nella prosperità non invocherà Dio, ma lo disprezzerà; nell'avversità non invocherà Dio, ma lo maledirà; si stanca della sua religione quando non ottiene nulla da essa, o è in pericolo di perdere. Nota

(1.) Sono ipocriti coloro che, sebbene professino la religione, non ne traggono piacere né perseverano in essa, che considerano la loro religione un compito e una fatica, una stanchezza e la fiutono, che ne fanno uso solo per servire un turno, e la mettono da parte quando il turno è servito, che invocheranno Dio mentre è di moda, o finché dura la fitta della devozione, ma lasciala fuori quando cadono in un'altra compagnia, o quando l'hot fit è finito.

(2.) La ragione per cui gli ipocriti non perseverano nella religione è perché non ne traggono piacere. Coloro che non si dilettano nell'Onnipotente non sempre lo invocheranno. Quanto più conforto troveremo nella nostra religione, tanto più strettamente ci aggrapperemo ad essa. Coloro che non provano piacere in Dio sono facilmente attratti dai piaceri dei sensi, e quindi allontanati dalla loro religione; e sono facilmente travolti dalle croci di questa vita, e così allontanati dalla loro religione, e non sempre invocheranno Dio.

11 Ver. 11. fino alla Ver. 23.

Gli amici di Giobbe avevano visto molta della miseria e della distruzione che accompagnano i malvagi, specialmente gli oppressori; e Giobbe, finché durava l'ardore della disputa, aveva detto altrettanto, e con altrettanta certezza, della loro prosperità; ma ora che il calore della battaglia era quasi finito, era disposto ad ammettere fino a che punto era d'accordo con loro, e dove stava la differenza tra la sua opinione e la loro.

1. Era d'accordo con loro che le persone malvagie sono persone infelici, che Dio sicuramente farà i conti con gli oppressori crudeli, e che una volta o l'altra, in un modo o nell'altro, la sua giustizia farà rappresaglie su di loro per tutti gli affronti che hanno fatto a Dio e tutti i torti che hanno fatto ai loro vicini. Questa verità è abbondantemente confermata dall'intera concordanza anche di questi rabbiosi disputanti in essa. Ma

2. In questo differivano: sostenevano che questi meritati giudizi sono presto e visibilmente portati sugli oppressori malvagi, che soffrono di dolore per tutti i loro giorni, che nella prosperità il distruttore viene su di loro, che non saranno ricchi, né il loro ramo verde, e che la loro distruzione sarà compiuta prima del tempo (così Elifaz, Giobbe 15:20-21,29,32, che i passi della loro forza saranno ristretti, che i terrori li faranno spaventosi da ogni parte (così Bildad, Giobbe 18:7,11), che egli stesso vomiterà le sue ricchezze, e che nella pienezza della sua sufficienza sarà in difficoltà, così Zofar, Giobbe 20:15,22. Ora, Giobbe sosteneva che, in molti casi, i giudizi non cadono su di loro rapidamente, ma sono differiti per un certo tempo. Quella vendetta colpisce lentamente l'aveva già mostrata (Giobbe 21 e 24); Ora viene a dimostrare che colpisce in modo sicuro e severo, e che le dilazioni non sono perdoni.

I. Giobbe qui si impegna a porre la questione in una vera luce (Giobbe 27:11-12): Io ti insegnerò. Non dobbiamo disdegnare di imparare anche da coloro che sono malati e poveri, sì, e anche irritati, se trasmettono ciò che è vero e buono. Osservare

1. Cosa avrebbe insegnato loro:

"Ciò che è presso l'Onnipotente", cioè "i consigli e i propositi di Dio riguardo ai malvagi, che sono nascosti presso di lui, e di cui non potete giudicare frettolosamente; e i metodi usuali della sua provvidenza riguardo a loro".

Questo, dice Giobbe, non lo nasconderò. Ciò che Dio non ci ha nascosto, noi non dobbiamo nasconderlo a coloro a cui ci preoccupiamo di insegnare. Le cose rivelate appartengono a noi e ai nostri figli.

2. Come avrebbe insegnato loro: Per mano di Dio, cioè con la sua forza e assistenza. Coloro che si impegnano a insegnare agli altri devono guardare alla mano di Dio per guidarli, per aprire il loro orecchio (Isaia 50:4) e per aprire le loro labbra. Coloro a cui Dio insegna con mano forte sono i più in grado di insegnare agli altri, Isaia 8:11.

3. Quale ragione avevano per imparare le cose che egli stava per insegnare loro (Giobbe 27:12), che era confermato dalla loro stessa osservazione - Voi stessi l'avete visto (ma ciò che abbiamo udito, visto e conosciuto, abbiamo bisogno che ci sia insegnato, affinché possiamo essere perfetti nella nostra lezione), e che li avrebbe corretti nel loro giudizio riguardo a lui -

"Perché dunque sei così vanitoso a condannarmi come uomo malvagio, perché sono afflitto?"

La verità, rettamente compresa e applicata, ci guarirebbe da quella vanità della mente che nasce dai nostri errori. Ciò in particolare che egli offre ora di porre davanti a loro è la parte di un uomo malvagio presso Dio, in particolare degli oppressori, == Giobbe 27:13. Confronta Giobbe 20:29. La loro parte nel mondo può essere la ricchezza e la preferenza, ma la loro parte presso Dio è la rovina e la miseria. Sono al di sopra del controllo di qualsiasi potere terreno, può essere, ma l'Onnipotente può affrontarli.

II. Lo fa, mostrando che le persone malvagie possono, in alcuni casi, prosperare, ma che la rovina li segue proprio in quei casi; e questa è la loro parte, questa è la loro eredità, questo è ciò a cui devono attenersi.

1. Possono prosperare nei loro figli, ma la rovina li accompagna. I suoi figli forse sono moltiplicati == (Giobbe 27:14) o magnificati (così alcuni); sono molto numerosi e sono allevati all'onore e ai grandi possedimenti. Si dice che le persone del mondo siano piene di bambini == (Salmi 17:14), e, poiché è ai margini, i loro figli sono pieni. In essi i genitori sperano di vivere e nella loro preferenza di essere onorati. Ma più figli lasciano, e più prosperità li lasciano, più e più bei segni lasciano alle frecce dei giudizi di Dio da scagliare, ai suoi tre dolorosi giudizi, spada, carestia e pestilenza, == 2Samuele 24:13.

(1.) Alcuni di loro moriranno di spada, forse la spada della guerra (li hanno allevati per vivere della loro spada, come Esaù, Genesi 27:40, e quelli che lo fanno muoiono comunemente di spada, primi o ultimi), o della spada della giustizia per i loro crimini, o della spada dell'omicida per i loro beni.

(2.) Altri di loro moriranno di fame (Giobbe 27:14): La sua progenie non si sazierà di pane. Pensava di aver assicurato loro grandi proprietà, ma può accadere che siano ridotte in miseria, per non avere i necessari sostegni di vita, almeno non per vivere comodamente. Saranno così bisognosi da non avere la competenza del cibo necessario, e così avidi, o così scontenti, che non saranno soddisfatti di ciò che hanno, perché non tanto, o non così prelibato, come quello a cui sono stati abituati. Si mangia, ma non si ha abbastanza, == Aggeo 1:6.

(3.) Coloro che rimarranno saranno sepolti nella morte, cioè moriranno della piaga, che si chiama morte == (Apocalisse 6:8), e saranno sepolti privatamente e in fretta, non appena saranno morti, senza alcuna solennità, sepolti con la sepoltura di un asino; e neppure le loro vedove piangeranno; non avranno i mezzi per metterli in lutto. Oppure denota che questi uomini malvagi, vivendo in modo indesiderato, muoiono senza lamentarsi, e anche le loro vedove si riterranno felici di essersi sbarazzate di loro.

2. Possono prosperare nelle loro proprietà, ma la rovina li accompagna , Giobbe 27:16-18.

(1.) Supporremo che fossero ricchi di denaro e piatti, di vestiti e mobili. Essi ammucchiano argento in abbondanza come la polvere, e preparano le vesti come l'argilla; Hanno intorno a sé mucchi di vestiti, abbondanti come mucchi di argilla. Oppure lascia intendere che hanno una tale abbondanza di vestiti da essere persino un peso per loro. Si ricoprono di argilla spessa, == Abacuc 2:6. Guardate qual è la cura e l'attività delle persone mondane: accumulare ricchezze mondane. Molto ne avrebbe di più, finché l'argento non sia incrinato e le vesti siano mangiate dalle tarme, Giacomo 5:2-3. Ma cosa ne viene fuori? Egli stesso non sarà mai migliore per questo; la morte lo spoglierà, la morte lo deruberà, se non sarà derubato e spogliato prima, Luca 12:20. No, Dio ordinerà che il giusto indossi le sue vesti e l'innocente divida il suo argento.

[1.] Lo avranno e lo divideranno tra loro. In un modo o nell'altro la Provvidenza ordinerà che gli uomini buoni vengano onestamente da quella ricchezza con cui l'uomo malvagio è venuto disonestamente. Le ricchezze del peccatore sono riservate ai giusti, == Proverbi 13:22. Dio dispone dei beni degli uomini a suo piacimento, e spesso fa la loro volontà contro la loro volontà. Il giusto, che egli ha odiato e perseguitato, avrà il dominio su tutto il suo lavoro e, a tempo debito, recupererà con gli interessi ciò che gli è stato violentemente tolto. I gioielli degli egiziani erano la paga degli israeliti. Salomone osserva (Ecclesiaste 2:26) che Dio fa i peccatori faticosi per i giusti; poiché al peccatore dà il travaglio per raccogliere e ammucchiare, per dare a chi è buono davanti a Dio.

[2.] Ne faranno del bene. L'innocente non accumulerà l'argento come ha fatto colui che l'ha raccolto, ma lo dividerà ai poveri, darà una parte a sette e anche a otto, che costituisce le migliori garanzie. Il denaro è come il letame, buono a nulla se non viene sparso. Quando Dio arricchisce gli uomini buoni, essi devono ricordare che non sono altro che amministratori e devono rendere conto. Quali uomini cattivi portano una maledizione sulle loro famiglie con il male degli uomini buoni portano una benedizione sulle loro famiglie con il buon uso di. Chi con un guadagno ingiusto accresce le sue sostanze le raccoglierà per chi avrà pietà del povero, == Proverbi 28:8.

(2.) Supporremo che si siano costruiti case forti e maestose; ma sono come la casa che la falena si costruisce in un vestito vecchio, dal quale sarà presto scossa, Giobbe 27:18. Ne è molto sicuro, come una falena, e non teme il pericolo; ma si rivelerà di breve durata come una cabina che il custode costruisce, che sarà rapidamente smontata e sparita, e il suo posto non lo riconoscerà più.

3. La distruzione accompagna le loro persone, sebbene vivessero a lungo in salute e a proprio agio (Giobbe 27:19): Il ricco si sdraierà a dormire, per riposarsi nell'abbondanza delle sue ricchezze (Anima, riposati), si sdraierà in essa come la sua città forte, e sembrerà agli altri molto felice e molto facile; ma non sarà radunato, cioè non avrà la mente composta, e fissa, e radunata, per godere delle sue ricchezze. Non dorme così contento come la gente pensa. Si sdraia, ma la sua abbondanza non lo permetterà di dormire, almeno non così dolcemente come l'uomo che lavora, == Ecclesiaste 5:12. Si sdraia, ma è pieno di sballottamenti avanti e indietro fino all'alba del giorno, e poi apre gli occhi e non lo è; vede se stesso, e tutto ciò che possiede, affrettarsi via, per così dire, in un batter d'occhio. Le sue preoccupazioni accrescono le sue paure, ed entrambe insieme lo mettono a disagio, così che, quando lo accompagniamo al suo letto, non lo troviamo felice lì. Ma, alla fine, siamo chiamati ad assistere alla sua uscita, e vedere quanto sia infelice nella morte e dopo la morte.

(1.) È infelice nella morte. È per lui il re dei terrori, Giobbe 27:20-21. Quando qualche malattia mortale lo coglie, che spavento prova! I terrori si impadroniscono di lui come le acque, come se fosse circondato dalle maree che scorrono. Trema al pensiero di lasciare questo mondo, e molto di più di trasferirsi in un altro. Questo mescola dolore e ira con la sua malattia, come osserva Salomone, Ecclesiaste 5:17. Questi terrori lo hanno messo o

[1.] In una disperazione silenziosa e cupa; e allora si può dire che la tempesta dell'ira di Dio, la tempesta della morte, lo rapisce nella notte, quando nessuno se ne accorge o se ne accorge. O

[2.] In una disperazione aperta e clamorosa; e poi si dice che sia stato portato via, e scagliato fuori dal suo posto come da una tempesta, e con un vento orientale, violento, rumoroso, e molto terribile. La morte, per l'uomo pio, è come una bella burrasca di vento che lo trasporta nel paese celeste, ma, per l'uomo malvagio, è come un vento orientale, una tempesta, una tempesta, che lo spinge via in confusione e stupore, verso la distruzione.

(2.) È infelice dopo la morte.

[1.] La sua anima cade sotto la giusta indignazione di Dio, ed è il terrore di quell'indignazione che lo mette in tale stupore all'avvicinarsi della morte (Giobbe 27:22): perché Dio getterà su di lui e non risparmierà. Mentre era in vita ebbe il beneficio di risparmiare misericordia; ma ora il giorno della pazienza di Dio è finito, ed egli non risparmierà, ma verserà su di lui le coppe piene della sua ira. Ciò che Dio getta su un uomo non lo si può fuggire né portarlo. Leggiamo che gettò dal cielo grandi pietre sui Cananei (Giosuè 10:11), che fecero in mezzo a loro una terribile esecuzione; ma che cos'era questo per far cadere la sua ira in tutto il suo peso sulla coscienza del peccatore, come il talento del piombo? == Zaccaria 5:7-8. Il peccatore dannato, vedendo l'ira di Dio abbattersi su di lui, vorrebbe fuggire dalla sua mano; Ma non può: le porte dell'inferno sono chiuse e sbarrate, e il grande abisso fissato, e sarà inutile chiedere il riparo di rocce e montagne. Coloro che non saranno persuasi ora a correre tra le braccia della grazia divina, che sono tese per riceverli, non potranno fuggire dalle braccia dell'ira divina, che presto saranno stese per distruggerli.

[2.] La sua memoria cade sotto la giusta indignazione di tutta l'umanità (Giobbe 27:23): Gli uomini batteranno le mani contro di lui, cioè si rallegreranno dei giudizi di Dio, dai quali è stato stroncato, e si compiaceranno della sua caduta. Quando gli empi periscono, si grida, == Proverbi 11:10. Quando Dio lo seppellirà, gli uomini lo cacceranno dal suo posto e lasceranno sul suo nome segni perpetui di infamia. Nello stesso luogo in cui è stato accarezzato e gridato sarà deriso (Salmi 52:7) e le sue ceneri saranno calpestate.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 27

1 Capitolo 27

Giobbe protesta la sua sincerità Giob 27:1-6

L'ipocrita è senza speranza Giob 27:7-10

La misera fine dei malvagi Giob 27:11-23

Versetti 1-6

Gli amici di Giobbe lo lasciarono ora parlare ed egli procedette in modo serio e utile. Giobbe aveva fiducia nella bontà della sua causa e del suo Dio, e gli affidava volentieri la sua causa. Ma Giobbe non ebbe la dovuta riverenza quando parlò di Dio che gli toglieva il giudizio e gli tormentava l'anima. La decisione di non farsi rimproverare dal proprio cuore, mentre si mantiene la propria integrità, ostacola i disegni dello spirito maligno.

7 Versetti 7-10

Giobbe considerava la condizione di un ipocrita e di un malvagio come la più miserabile. Se avessero guadagnato la vita con la loro professione e avessero mantenuto la loro presuntuosa speranza fino alla morte, a cosa sarebbe servito quando Dio avrebbe richiesto le loro anime? Quanto più conforto troviamo nella nostra religione, tanto più strettamente ci attaccheremo ad essa. Coloro che non hanno il piacere di Dio, sono facilmente trascinati dai piaceri e facilmente vinti dalle croci di questa vita.

11 Versetti 11-23

Gli amici di Giobbe, sullo stesso argomento, parlavano della miseria degli uomini malvagi prima della morte come proporzionata ai loro crimini; Giobbe riteneva che se non fosse stato così, le conseguenze della loro morte sarebbero state comunque terribili. Giobbe si impegnò a porre la questione in una luce veritiera. La morte per un uomo pio è come un vento impetuoso che lo trasporta nel paese celeste; per un uomo malvagio, invece, è come una tempesta che lo porta alla distruzione. Mentre viveva, ha avuto il beneficio di una misericordia parsimoniosa; ma ora il giorno della pazienza di Dio è finito ed egli riverserà su di lui la sua ira. Quando Dio abbatte un uomo, non si può fuggire né resistere alla sua ira. Coloro che non fuggono ora verso le braccia della grazia divina, che sono tese per accoglierli, non potranno fuggire dalle braccia dell'ira divina, che tra poco saranno tese per distruggerli. Che cosa ci guadagna un uomo se guadagna il mondo intero e poi perde la propria anima?

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 27

1 Giobbe continua - Margine, come in ebraico "aggiunto per riprendere". Probabilmente si era fermato perché Zofar rispondesse, ma siccome non disse nulla, riprese la sua argomentazione.

La sua parabola - Una parabola denota propriamente un confronto di una cosa con un'altra, o una favola o una rappresentazione allegorica da cui deriva l'istruzione morale. Era un modo preferito di trasmettere la verità in Oriente, e in effetti si trova in tutti i paesi; vedi le note a Matteo 13:3. È evidente, tuttavia, che Giobbe non esprimeva i suoi sentimenti in questo modo; e la parola resa qui “parabola” ( משׁל mâshâl ) significa, come spesso accade, un discorso o argomento sentenzioso.

La parola è usata nelle Scritture per indicare una parabola propriamente detta; poi un detto sentenzioso; un apotegma; un proverbio; o una poesia o una canzone; vedere le note in Isaia 14:4. È reso qui dalla Vulgata, parabolam; dalla Settanta, προοιμίῳ prooimiō - "Giobbe parlò per prefazione;" Lutero, forte fuhr - Giobbe continuò; No, discorso; Bene, argomento alto. Il significato è che Giobbe continuò il suo discorso; ma c'è nella parola un riferimento al tipo di discorso che ha impiegato, come sentenziosi e apotegmatici.

2 Come Dio vive - Una forma di scongiuro solenne, o un giuramento del Dio vivente. "Certamente come Dio vive." È la forma per cui spesso Dio stesso giura; vedi Ezechiele 14:16; Ezechiele 33:11 , ed è spesso impiegato da altri; 1Sa 20:3 ; 1 Samuele 25:26.

Chi ha tolto il mio giudizio - Chi ha respinto la mia causa, o chi mi ha rifiutato la giustizia; cioè chi mi ha trattato come se fossi colpevole e mi nega il sollievo. Il linguaggio è forense, e l'idea è che avrebbe rivolto a lui il suo solenne appello, anche se avesse respinto la sua causa. Forse qui è implicito qualcosa di più della solennità di un giuramento ordinario. Si potrebbe supporre che un uomo sia disposto a fare il suo appello a uno che gli si è mostrato amichevole o favorevole, ma mostrerebbe più riluttanza a fare appello in un caso importante a un giudice che aveva deciso contro di lui, specialmente se questo decisione è stata considerata severa, e se quel giudice si fosse rifiutato di ascoltare ciò che aveva da dire per legittima difesa.

Ma Giobbe qui dice che tale era la sua fiducia nella propria sincerità e verità, che poteva fare il suo appello a Dio, anche se sapeva che fino a quel momento era andato contro di lui e lo trattava come se fosse colpevole.

Chi ha irritato la mia anima - Margine, come in ebraico "ha reso la mia anima amara". Cioè, chi mi ha molto afflitto; confronta 2 Re 4:27 , margine e Rut 1:20.

3 E lo spirito di Dio è nelle mie narici - Finché vivrò. Lo "spirito di Dio" qui significa il soffio che Dio soffiò nell'uomo quando lo creò, Genesi 2:7. Sembrerebbe probabile che ci fosse qui un'allusione a questo fatto dal linguaggio, e che la conoscenza del modo in cui l'uomo è stato creato sia stata così tramandata dalla tradizione.

4 Le mie labbra non diranno cattiveria - Questa solenne professione fatta sotto giuramento avrebbe potuto fare qualcosa per dissipare i sospetti dei suoi amici nei suoi confronti, e per mostrare che si erano sbagliati nel suo carattere. È una solenne assicurazione che non intendeva rivendicare la causa della malvagità, o dire una parola in suo favore; e che finché fosse vissuto non sarebbe mai stato trovato a sostenerlo.

Né la mia lingua inganni totale - non farò mai uso di sofistica; Non cercherò di far sembrare “il peggio sembra la ragione migliore”; Non sarò il fautore dell'errore. Questo era sempre stato l'obiettivo di Giobbe, e ora dice che nessuna circostanza dovrebbe mai indurlo a seguire un corso diverso finché è vissuto. Probabilmente intende anche, come sembra implicare il versetto seguente, che nessuna considerazione dovrebbe mai indurlo ad ammettere l'errore o ad attenuare il torto.

Non sarebbe stato trattenuto dall'esprimere i suoi sentimenti da alcun timore di opposizione, o anche da alcun rispetto per i suoi amici. Nessuna amicizia che potesse avere per loro lo indurrebbe a giustificare ciò che onestamente considerava errore.

5 Dio non voglia - לי חלילה châlı̂ylâh lı̂y. "Lungi da me." Letteralmente, "Profano sia per me;" cioè, dovrei considerarlo empio e profano; Non posso farlo.

Che dovrei giustificarti - Che dovrei ammettere la correttezza delle tue posizioni, e dovrei ammettere che sono un ipocrita. Era cosciente dell'integrità e della sincerità, e nulla poteva indurlo ad abbandonare quella convinzione, o ad ammettere la correttezza del ragionamento che avevano seguito nei suoi confronti. Coverdale (1535 d.C.) ha dato a questo una traduzione corretta, "Dio non voglia che io conceda che la tua causa sia giusta".

Fino alla morte non rimuoverò da me la mia integrità - non ammetterò di essere insincero e ipocrita. Questo è il linguaggio di un uomo che era cosciente dell'integrità, e che non sarebbe stato privato di tale coscienza da alcuna rappresentazione plausibile dei suoi amici dichiarati.

6 Mi aggrappo alla mia giustizia - mi aggrappo alla coscienza dell'integrità e della rettitudine. Non posso, non voglio, separarmene. Giobbe aveva perso le sue proprietà, la sua salute e le sue comodità domestiche, ma aveva in tutta questa consolazione: si sentiva sincero. Era stato sottoposto alla calamità da Dio come se fosse un uomo malvagio, ma era comunque deciso ad aderire alla coscienza della sua rettitudine.

La proprietà può lasciare un uomo; gli amici possono abbandonarlo; i bambini possono morire; la malattia può attaccarlo; la calunnia può assalirlo; e la morte può avvicinarsi a lui; ma può ancora avere nel suo seno una fonte inesauribile di consolazione; può avere la consapevolezza che il suo scopo è stato giusto e puro. Che nulla può scuotere; di ciò, nessuna tempesta o tempesta, nessun nemico maligno, nessuna perdita o delusione, nessun scherno o calunnia, può privarlo.

Il mio cuore non mi rimprovererà - Cioè, come insincero, falso, vuoto.

Finché vivrò - Margine, "dai miei giorni". Così l'ebraico -מימי mı̂yāmāy. Vulgata in omni vita mea. Settanta, "Non sono consapevole di aver fatto qualcosa di sbagliato " - ἄτοπα τράξας atopa pracas ; confronta le note in 1 Corinzi 4:4. L'idea è che avesse una coscienza dell'integrità e che intendesse mantenerla finché visse.

7 Lascia che il mio nemico sia come il malvagio - Questo è probabilmente detto che potrebbe dimostrare che non era sua intenzione giustificare i malvagi, e che in tutto ciò che aveva detto non faceva parte del suo proposito esprimere approvazione per la loro condotta. I suoi amici lo avevano accusato di questo; ma ora lo nega solennemente, e dice che non aveva tale disegno. Per mostrare quanto poco intendesse giustificare i malvagi, dice che il massimo che potrebbe desiderare per un nemico sarebbe stato, che sarebbe stato trattato come credeva che sarebbero stati i malvagi.

Un'espressione simile si trova in Daniele 4:19 , "Mio signore, il sogno sia per quelli che ti odiano, e la sua interpretazione per i tuoi nemici"; cioè, le calamità stanno arrivando su di te indicate dal sogno, come vorresti sui tuoi nemici; così in Giudici 5:31.

Dopo che la madre di Sisara aveva atteso con ansia il ritorno del figlio dalla battaglia, sebbene fosse stato poi ucciso, lo scrittore sacro aggiunge: "Così periscano tutti i tuoi nemici, o Signore". Pertanto, quando un traditore viene giustiziato, è normale che il carnefice alzi la testa e dica: "Quindi muoiano tutti i nemici del re". Giobbe intende dire che non aveva simpatia per le persone malvagie e che credeva che sarebbero state punite con la stessa certezza e severità con cui si potrebbe desiderare che il suo nemico soffra. Schnurrer suppone che qui per nemico si riferisca ai suoi amici con i quali aveva litigato; ma questo per dare una costruzione inutilmente dura al passaggio.

8 Perché qual è la speranza dell'ipocrita? - Lo stesso sentimento che qui avanza Giobbe era stato espresso prima da Bildad; vedilo spiegato nelle note a Giobbe 8:13 seguenti. Era stato espresso in modo simile anche da Zofar (vedi le note a Giobbe 20:5 , ed era stato molto insistito nelle loro argomentazioni.

Giobbe ora dice di essere pienamente d'accordo con quella convinzione. Non era disposto a difendere l'ipocrisia; non aveva simpatia per questo. Sapeva, come loro, che tutta la gioia di un ipocrita sarebbe stata temporanea e che quando sarebbe arrivata la morte doveva svanire. Desidera che le sue affermazioni non vengano interpretate in modo da renderlo un difensore dell'ipocrisia o del peccato, e afferma di aver fatto affidamento su un fondamento di pace e di gioia più solido di quello che l'ipocrita potrebbe possedere.

Fu con spiegazioni e ammissioni come queste che la controversia fu gradualmente chiusa, e quando arrivarono a comprendere appieno Giobbe, sentivano di non avere nulla di cui potergli rispondere.

Anche se egli ha guadagnato - - יבצע yıbatsa '. La Vulgata rende questo, si avare rapiat - "se afferra avidamente ". La Settanta, ὅτι hoti ἐπἐχει epechei che persiste. Dr. Good, "Che dovrebbe prosperare;" e così Wemyss.

La parola ebraica ( בצע bâtsa‛ ) significa propriamente, tagliare o frantumare a pezzi; poi fare a pezzi, o saccheggiare o depredare; poi tagliare, portare a termine, ecc. Si applica all'azione di un tessitore, il quale, quando la sua tela è finita, taglia il thrum che la lega alla trave. Il web è quindi finito; è tutto tessuto, e poi viene tolto dal telaio. Quindi, è elegantemente usato per indicare la fine della vita, quando la vita è tessuta o finita - dal rapido passare dei giorni come la navetta dei tessitori Giobbe 7:6 , e quando è poi, per così dire, tirata fuori dal telaio ; vedi questa figura spiegata nelle note di Isaia 38:12. Questa è l'idea qui, che la vita sarebbe stata tagliata come la tela del tessitore, e che quando ciò fosse stato fatto la speranza dell'ipocrita non avrebbe avuto alcun valore.

Quando Dio gli toglie l'anima - Quando muore. C'è stata molta perplessità riguardo alla parola ebraica qui resa “porta via” - ישׁל yēshel. Una spiegazione completa può essere vista in Schultens e Rosenmuller. Alcuni suppongono che sia il futuro da נשל per ישל - che significa tirare fuori, e che l'idea è che Dio estrae questa vita come una spada viene sguainata.

Altri, che è da שלה - per essere sicuro, o tranquillo, oa riposo: e che si riferisce al momento in cui Dio abbia dato riposo nella tomba, o che il significato della parola שלה qui è lo stesso di שלל o נשל - estrarre; vedi Gesenius sulla parola שלה .

Schnurrer ipotizza che derivi da שאל - chiedere, domandare, e che la forma qui sia contratta dal futuro ישאל . Ma la supposizione comune è che significhi estrarre - alludendo a estrarre una spada dal fodero - così estrarre la vita o l'anima dal corpo.

9 Ascolterà Dio il suo grido quando i guai verranno su di lui? - Coverdale ha reso questo Giobbe 27:8 modo da avere un ottimo senso, anche se non strettamente conforme all'originale. “Quale speranza ha l'ipocrita se ha un grande bene e se Dio gli dà ricchezze secondo il desiderio del suo cuore? Iddio lo ascolta prima, quando grida a lui nella sua necessità?" Lo scopo del versetto è mostrare la condizione miserabile di un uomo malvagio o ipocrita.

Ciò è dimostrato dal fatto che Giobbe afferma, che Dio non ascolterà il suo grido quando sentirà il suo bisogno di aiuto, e quando sarà indotto a invocarlo. Questo è vero solo quando il suo scopo nell'invocare Dio è semplicemente per chiedere aiuto. Se non ha pentimento per il suo peccato, e nessuna vera fiducia in Dio; se lo invoca nei guai, con l'intenzione di tornare ai suoi peccati non appena il problema è passato, o se tale è lo stato della sua mente che Dio vede che ritornerebbe ai suoi peccati non appena le sue calamità cessano, allora egli non ci si può aspettare di ascoltarlo.

Ma se viene con un cuore pentito e con un sincero proposito di abbandonare i suoi peccati e di dedicarsi a Dio, non c'è motivo di dubitare che lo sopporterebbe. L'argomento di Giobbe è nel suono principale. È che se un uomo desidera il favore di Dio e la certezza che ascolterà la sua preghiera, deve condurre una vita santa. Un ipocrita non può aspettarsi il suo favore: confronta le note di Isaia 1:15.

10 Si diletterà nell'Onnipotente? - Un uomo veramente pio si diletterà nell'Onnipotente. La sua suprema felicità si troverà in Dio. Ha piacere nella contemplazione della sua esistenza, delle sue perfezioni, della sua legge e del suo governo. Coverdale rende questo: "Ha un tale piacere e gioia nell'Onnipotente che osa sempre invocare Dio?" L'idea di Giobbe è che un ipocrita non si diletta nell'Onnipotente; e, quindi, la sua condizione non è quella che vorrebbe difendere o scegliere.

Giobbe era stato incaricato di difendere il carattere dei malvagi e di ritenerli oggetto del favore divino. Ora dice che non ha mantenuto tale opinione. Sapeva che l'unica vera e solida felicità si trovava in Dio, e sapeva che un ipocrita non vi avrebbe trovato diletto. Questo è vero alla lettera. Un ipocrita non ha vera felicità in Dio. Non vede nulla nelle perfezioni divine da amare; niente nel piano divino affetti.

L'ipocrita, dunque, è un uomo miserabile. Dichiara di amare ciò che non ama; cerca di trovare piacere in ciò che il suo cuore odia; si mescola a un popolo con cui non ha simpatia e si unisce a servizi di preghiera e di lode che sono disgustosi e fastidiosi per la sua anima. L'uomo pio si rallegra che ci sia proprio un Dio come Yahweh. Non vede in lui nulla che desideri essere cambiato, e prova somma gioia nella contemplazione delle sue perfezioni.

Invocherà sempre Dio? - Cioè, non invocherà sempre Dio. Questo è letteralmente vero. L'ipocrita prega:

(1) quando fa una professione di religione;

(2) in qualche occasione straordinaria - come quando un amico è malato, o quando sente che lui stesso sta per morire, ma non mantiene sempre l'abitudine alla preghiera.

Soffre i suoi affari per infrangere i suoi tempi per la preghiera; trascura la devozione segreta alla minima pretesa e presto la abbandona del tutto. Una delle migliori prove di carattere è il sentimento con cui preghiamo e l'abitudine che abbiamo di invocare Dio. L'uomo che ama la preghiera segreta ha una delle prove più certe di essere un uomo pio; confrontare le note a Giobbe 20:5.

11 Ti insegnerò per mano di Dio - Margine, "o, essere dentro". Coverdale, "Nel nome di Dio". Quindi Tindal, Noyes, "Riguardo alla mano di Dio". Buono, “Riguardo alle azioni di Dio”. Il Caldeo lo rende אלהא בנביאת - "Per profezia di Dio". Lutero: "Ti insegnerò per mano di Dio". L'idea evidentemente è che Giobbe li avrebbe istruiti su ciò che Dio aveva fatto.

Si appellava alle sue opere e alle dispense della sua provvidenza; e dalle indicazioni di saggezza e di abilità che vi si trovavano, avrebbe tratto importanti lezioni per la loro istruzione sui grandi princìpi della sua amministrazione. Di conseguenza, nel resto di questo capitolo, fa il suo appello a ciò che effettivamente accade nelle dispensazioni della Provvidenza, e nel successivo si riferisce a vari argomenti scientifici, evidenziando la saggezza che Dio aveva mostrato nel regno minerale. La mano è lo strumento con cui realizziamo qualsiasi cosa, e quindi è usata qui per indicare ciò che Dio fa.

Ciò che è con l'Onnipotente non lo nascondo - Cioè, mi appellerò alle sue opere e mostrerò quali tracce di saggezza ci sono in esse.

12 Ecco, voi tutti l'avete visto - avete avuto l'opportunità di rintracciare le prove della sapienza di Dio nelle sue opere.

Perché dunque siete così del tutto vanitosi - perché sostenete tali opinioni - da non mostrare più conoscenza del suo governo e dei suoi piani - che discutete in modo così inconcludente su di lui e sulla sua amministrazione! Perché, dal momento che hai avuto modo di osservare il corso degli eventi, ritieni che la sofferenza sia necessariamente una prova di colpa, e che Dio tratti tutti gli uomini, in questa vita, secondo il loro carattere? Un'attenta osservazione del corso degli eventi ti avrebbe insegnato il contrario.

Giobbe prosegue affermando quella che ritiene essere l'esatta verità sull'argomento, e in particolare si propone, nel capitolo seguente, di mostrare che le vie di Dio sono imperscrutabili, e che non ci si può aspettare di comprenderle, e non siamo competenti a pronuncia su di loro.

13 Questa è la parte di un uomo malvagio con Dio - C'è stata molta diversità di vedute riguardo al resto di questo capitolo. La difficoltà è che Giobbe sembra qui affermare le stesse cose che erano state mantenute dai suoi amici e contro le quali aveva sempre sostenuto. Questa difficoltà è stata sentita come molto grande, ed è molto grande. Non si può negare che c'è una grande somiglianza tra i sentimenti qui espressi e quelli che erano stati mantenuti dai suoi amici, e che questo discorso, se offerto da loro, sarebbe stato interamente conforme alla loro posizione principale.

Giobbe sembra abbandonare tutto ciò che aveva difeso e concedere tutto ciò che aveva condannato così caldamente. Una modalità di spiegazione della difficoltà è stata suggerita nell'“Analisi” del capitolo. È stato proposto da Noyes, ed è plausibile, ma, forse, non sarà considerato soddisfacente da tutti. Il Dr. Kennicott suppone che il testo sia imperfetto e che questi versi costituissero il terzo discorso di Zofar. Le sue argomentazioni a favore di questa opinione sono:

(1) Che Elifaz e Bildad avessero parlato tre volte ciascuno, e che siamo naturalmente portati ad aspettarci un terzo discorso da Zofar; ma, secondo la presente disposizione, non ce n'è.

(2) Che i sentimenti si accordano esattamente con ciò che ci si potrebbe aspettare che Zofar promuova, e sono esattamente nel suo stile; che sono espressi nel "suo modo feroce di accusa" e sono "nel luogo stesso in cui ci si aspetta naturalmente il discorso di Zofar".

Ma le obiezioni a questo punto di vista sono insuperabili. Loro sono:

(1) L'intera mancanza di qualsiasi autorità nei manoscritti, o nelle versioni antiche, per tale disposizione o supposizione. Tutte le versioni antiche ei manoscritti fanno di questo una parte del discorso di Giobbe.

(2) Se questo fosse stato un discorso di Zofar, ci saremmo aspettati una risposta ad esso, o un'allusione ad esso, nel discorso di Giobbe che segue. Ma tale risposta o allusione non si verifica.

(3) Se la forma che è consueta all'inizio di un discorso, "E Zofar rispose e disse", fosse mai esistita qui, è incredibile che avrebbe dovuto essere rimossa. Ma non si trova in nessun manoscritto o versione; e non è lecito fare una tale alterazione nella Scrittura per congettura.

Wemyss, nella sua traduzione di Giobbe, si accorda con il punto di vista di Kennicott, e fa di questi versi Giobbe 27:13 il terzo discorso di Zofar. Per questo, tuttavia, non adduce alcuna autorità e nessuna ragione se non quella suggerita da Kennicott. Coverdale, nella sua traduzione della Bibbia (1553 d.C.), ha inserito la parola “dire” alla fine di Giobbe 27:12 , e considera quanto segue alla fine del capitolo come un'enumerazione o ricapitolazione dei falsi sentimenti che essi aveva sostenuto, e che Giobbe considera le cose "vanitose" Giobbe 27:12 che avevano mantenuto. A sostegno di questa tesi possono essere addotti i seguenti motivi:

(1) Si evita ogni difficoltà di trasposizione, e la necessità di inserire un'introduzione, come dobbiamo fare, se supponiamo che sia un discorso di Zofar.

(2) Evita la difficoltà di supporre che Giobbe abbia qui contraddetto i sentimenti che aveva prima avanzato, o di concedere tutto ciò che i suoi amici avevano sostenuto.

(3) È in accordo con la pratica degli oratori in questo libro, e la consueta pratica degli oratori, che enumerano a lungo i sentimenti che considerano errati e che intendono contrastare.

(4) È la supposizione più semplice e naturale, e quindi più probabile che sia quella vera. Tuttavia, si deve ammettere, che il passaggio è seguito con difficoltà; ma la soluzione di cui sopra è, mi sembra, la più plausibile.

Questa è la porzione - Questo è ciò che riceve; vale a dire, ciò che afferma nei versi seguenti, che i suoi figli sarebbero stati tagliati fuori.

E l'eredità degli oppressori - Ciò che i tiranni e le persone crudeli devono aspettarsi di ricevere dalla mano di Dio.

14 Se i suoi figli si moltiplicano, è per la spada - Cioè, saranno uccisi in guerra. Le prime calamità che qui si dice sarebbero avvenute su un uomo, riguardano la sua famiglia Giobbe 27:14; i prossimi sono quelli che sarebbero venuti su di lui, Giobbe 27:19.

Tutti i sentimenti qui espressi si ritrovano nei vari discorsi degli amici di Giobbe, e, secondo l'interpretazione sopra suggerita, questa vuole rappresentare i loro sentimenti. Sostenevano che se un uomo malvagio era stato benedetto da una famiglia numerosa e sembrava essere prospero, era solo che la punizione poteva venire più pesantemente su di lui, perché sicuramente sarebbero stati tagliati fuori; vedi Giobbe 18:19; Giobbe 20:10.

E la sua progenie non sarà saziata di pane - Questo sentimento fu avanzato da Zofar, Giobbe 20:10; vedere le note a quel verso.

15 Quelli che rimangono di lui - Quelli che gli sopravvivono.

Sarà sepolto nella morte - in ebraico “è sepolta dalla morte” ( במות bamaveth ), che è. "La morte sarà il becchino" - o, non avranno amici per seppellirli; saranno insepolti. L'idea è altamente poetica e l'espressione è molto tenera. Non avrebbero nessuno che piangesse su di loro, e nessuno che preparasse loro una tomba; non ci sarebbe stata nessuna processione, nessun canto funebre, nessun corteo di attendenti in pianto; anche i membri della loro stessa famiglia non avrebbero pianto su di loro.

Essere insepolto è sempre stato considerato un disonore e una calamità (confronta le note di Isaia 14:19 ), e come tale viene spesso indicato nelle Scritture; vedi Geremia 8:2; Geremia 14:16; Geremia 16:4 , Geremia 16:6. Il passaggio qui ha una sorprendente somiglianza con Geremia 22:18 -

“Non si lamenteranno per lui, dicendo:

Ah! mio fratello! o, ah! sorella!

Non si lamenteranno per lui, dicendo:

Ah! signore! oppure, Ah! la sua gloria!

Con la sepoltura di un asino sarà sepolto,

Tirato fuori e ad oriente oltre le porte di Gerusalemme”.

E le sue vedove non piangeranno - Il plurale qui - "vedove" - ​​è una prova che allora si praticava la poligamia. È probabile che Giobbe qui alluda alle grida di dolore domestico che in Oriente si odono in ogni parte della casa tra le femmine alla morte del capofamiglia, o al corteo di donne che di solito seguiva il cadavere per la tomba. La posizione di un uomo nella società era indicata dalla lunghezza del corteo di persone in lutto, e in particolare dal numero di mogli e concubine che lo seguivano piangendo.

Giobbe si riferisce a questo come al sentimento dei suoi amici, che quando un uomo malvagio fosse morto, sarebbe morto con segni così evidenti del dispiacere divino, che anche la sua stessa famiglia non avrebbe pianto per lui, o che sarebbero stati stroncati davanti ai suoi morte, e nessuno sarebbe rimasto addolorato.

16 Sebbene accumuli argento come la polvere - Cioè, in grandi quantità - tanto quanto la polvere; confronta 1 Re 10:27 , "E il re fece sì che l'argento fosse a Gerusalemme come pietre".

E prepara il vestito - La ricchezza orientale consisteva molto nei cambiamenti di abbigliamento. Sir John Chardin dice che in Oriente è comune raccogliere immense quantità di mobili e vestiti. Secondo D'Herbelot, Bokteri, poeta illustre; di Cufa nel IX secolo, gli fece così tanti regali nel corso della sua vita, che quando morì fu trovato in possesso di cento abiti completi, duecento camicie e cinquecento turbanti.

confrontare Esdra 2:69 e Nehemia 7:70 vedere Bochart IIeroz. P.II. Lib. IV. C. xxv. P. 617. Questa specie di tesoro è menzionata da Virgilio;

Dives equom, dives pictai vestis et auri.

Eneide ix. 26.

La ragione per cui la ricchezza consisteva tanto nel cambio di vesti, è da ricercarsi nella predilezione per l'ostentazione nei paesi orientali, e nel fatto che, poiché le mode non cambiano mai lì, tali tesori sono preziosi fino a quando non sono consumati. Nelle mode sempre diverse dell'Occidente tali tesori sono comparativamente di molto meno valore.

Come l'argilla - Come la polvere delle strade; o abbondante come fango.

17 Il giusto lo indosserà - Il giusto lo indosserà. Passerà dalle mani di colui che l'ha preparato, nelle mani di altri. Il significato è che i malvagi, sebbene diventino ricchi, non vivrebbero per godere dei loro guadagni illeciti. Questi due versi contengono una bella illustrazione di ciò che il Dr. Jebb chiama il parallelismo introverso - dove il quarto membro risponde al primo e il terzo al secondo:

“Anche se ammassa argento come polvere,

E prepara le vesti come l'argilla,

Il giusto lo indosserà (vestito),

E gli innocenti divideranno l'argento».

Un caso simile si verifica in Matteo 7:6 :

“Non date ciò che è santo ai cani,

Non gettate le vostre perle davanti ai porci,

Per timore che (i maiali) li calpestino sotto i loro piedi.

E (i cani) si voltano di nuovo e ti sbranano”.

Per un'illustrazione completa della natura della poesia ebraica, il lettore può consultare DeWette, Einleitung in die Psalmen, tradotto in Biblical Repository, vol. ii. pp. 445ff, e la Grammatica Ebraica di Nordheimer, vol. ii. pp. 319 e seguenti; vedere anche l'Introduzione al lavoro, Sezione V.

L'innocente dividerà l'argento - Cioè, i giusti ne entreranno in possesso e lo divideranno tra loro. Ai malvagi che l'hanno guadagnato non sarà permesso di goderne.

18 Costruisce la sua casa come una falena - La casa che costruisce la falena è il tessuto leggero che fa per la propria dimora nell'abito che consuma. Su questo versetto confronta Giobbe 8:14. La dimora della falena è composta dai materiali dell'indumento di cui si nutre, e qui può esserci un'allusione non solo al fatto che la casa che i malvagi si erano allevati sarebbe stata temporanea, e che presto sarebbe scomparsa come la dimora della falena, ma che è stata ottenuta - come la dimora della falena - a spese di altri.

L'idea della fragilità, tuttavia, e del suo essere solo un'abitazione molto temporanea, è probabilmente il pensiero principale nel brano. L'allusione qui è alla falena mentre procede dall'uovo, prima che si trasformi in crisalide, aurelia o ninfa. “La giovane falena, lasciando l'uovo che un papilio ha depositato su un pezzo di stoffa, o una pelle ben vestita e comoda per il suo scopo, trova immediatamente abitazione e cibo nel pelo della stoffa, o nei peli della pelle .

Rosicchia e vive del pisolino, e similmente costruisce con esso il suo appartamento, accomodato sia con una porta d'ingresso che con una di dietro: il tutto è ben fissato al suolo della stoffa, con parecchie corde e un po' di colla. La falena a volte sporge la testa da un'apertura, a volte dall'altra, e demolisce continuamente tutto intorno a lei; e quando ha liberato il posto intorno a lei, tira fuori tutti i pali della tenda, dopo di che la porta a una certa distanza, e poi la fissa con le sue sottili corde in una nuova situazione.

Burrone. Giobbe si riferisce qui all'insetto nel suo stato di larve o di bruco, e la leggerezza dell'abitazione sarà facilmente compresa da chiunque abbia assistito alle operazioni del baco da seta o delle falene che appaiono in questo paese. L'idea è che l'abitazione costruita dai malvagi fosse temporanea e fragile, e presto sarebbe stata abbandonata. Il caldeo e il siriaco lo rendono "il ragno"; e così fa Lutero - Spinne. La sottile dimora del ragno corrisponderebbe bene all'idea qui espressa da Giobbe.

E come cabina - Una tenda o un cottage.

Quello che fa il guardiano - Quello che fa da guardia alle vigne o ai giardini come riparo temporaneo dalla tempesta o dal freddo notturno. Tali edifici erano molto fragili nella loro struttura, ed erano progettati per essere solo abitazioni temporanee; vedi l'argomento spiegato nelle note di Isaia 1:8. Niebuhr, nella sua descrizione dell'Arabia, p.

158, dice: “Nelle montagne dello Yemen hanno una sorta di nido sugli alberi, dove gli arabi si siedono a guardare i campi dopo che sono stati piantati. Ma a Kehama, dove hanno solo pochi alberi, costruiscono una specie di impalcatura leggera per questo scopo”. Mr. Southey apre la quinta parte della sua Maledizione di Kehama con un'allusione simile:

“Si fa sera: - sorgendo dal ruscello

Verso casa l'alto fenicottero ali il suo volo;

E quando hc salpa di traverso al traverso,

Il suo piumaggio scarlatto risplende di una luce più profonda.

Il guardiano, all'approssimarsi della notte

Abbandona volentieri il campo, dove tutto il giorno,

Per spaventare i predatori alati dalla loro preda,

Con grido e fionda, su quell'altezza costruita d'argilla,

Ha portato il raggio afoso.

19 Il ricco - Cioè, il ricco che è malvagio.

Si sdraierà - Morirà - perché così richiede la connessione.

Ma non sarà raccolto - In una sepoltura onorevole. Gli uccisi in battaglia vengono radunati per la sepoltura; ma sarà insepolto. Le espressioni “essere radunati”, “essere riuniti ai propri padri” ricorrono frequentemente nelle Scritture e sembrano essere usate per indicare una morte pacifica e felice e una sepoltura onorevole. C'era l'idea di una felice unione con gli amici defunti; di essere onorevolmente collocato al loro fianco nella tomba, e ammesso di nuovo in compagnia di loro nel mondo invisibile; confrontare Genesi 25:8; Genesi 35:29; Genesi 49:29 , Genesi 49:33; Numeri 27:13; Deuteronomio 32:50; Giudici 2:10; 2 Re 22:20.

Tra gli antichi prevaleva l'opinione che le anime di coloro che non erano stati sepolti nel modo consueto, non potevano entrare nell'Ade o nelle dimore dei morti, ma erano condannate a vagare per cento anni sulle rive del fiume Stige. Così, Omero (Iliade, 23:71, in seguito) rappresenta lo spirito di Patroclo che appare ad Achille e lo prega di affidare il suo corpo con i dovuti onori alla terra.

Quindi Palinuro è rappresentato da Virgilio (Eneide, VI. 365) mentre dice: "Getta su di me terra, affinché io possa avere un tranquillo riposo nella morte". Gli indù, dice il dottor Ward, credono che le anime di coloro che sono insepolti vaghino e non trovino riposo. È possibile che tali opinioni abbiano prevalso al tempo di Giobbe. Il sentimento qui è che una morte così onorata sarebbe negata all'uomo ricco di oppressione e malvagità.

Apre gli occhi, e non è - Cioè, in un batter d'occhio non è più. Dal mezzo della sua ricchezza viene improvvisamente tagliato fuori, e in un attimo fugge via.

20 I terrori lo afferrano come le acque - Cioè, improvvisamente e violentemente come inondazioni rabbiose; confrontare le note a Giobbe 18:14.

Una tempesta lo porta via - Viene improvvisamente stroncato dall'ira di Dio. Una tempesta si abbatte su di lui tanto inaspettatamente quanto un ladro o un rapinatore arriva di notte. La morte è spesso rappresentata come l'arrivo sull'uomo con il silenzio di un ladro, o l'improvvisa violenza di un ladro a mezzanotte; vedi la nota a Giobbe 21:17; confronta Matteo 24:42.

21 Il vento dell'est lo porta via - È travolto come dalla violenza di una tempesta. Le tempeste violente sono rappresentate in questo libro come provenienti dall'Oriente; confrontare le note a Giobbe 15:2. Gli antichi credevano che le persone potessero essere portate via da una tempesta o da una tromba d'aria; confronta Isaia 41:16; vedi anche Omero, Odissea xx. 63 e seguenti:

“Prendetemi, vortici lontani dalla razza umana,

Prova attraverso il vuoto spazio illimitato;

O se smontato dalla rapida nuvola,

Io con la sua onda travolgente lascia che l'Oceano si avvolga!

Papa

Confronta le note di Giobbe 30:22. Il parallelismo qui sembrerebbe implicare che il vento a cui si fa riferimento fosse violento, ma è possibile che l'allusione sia ai venti ardenti del deserto, così conosciuti in Oriente, e così frequentemente descritti dai viaggiatori. La Vulgata qui rende la parola ebraica קדים qâdı̂ym, ventus urens, “vento ardente”; la Settanta in modo simile, καύσων kausōn ; il siriaco semplicemente vento.

Questo vento dell'est, o vento ardente, è ciò che gli arabi chiamano Samum. È un vento caldo che passa sopra il deserto e che un tempo si supponeva fosse distruttivo della vita. Viaggiatori più recenti, tuttavia, ci dicono che non è fatale per la vita, sebbene estremamente opprimente.

E come una tempesta - Vedi Salmi 58:9.

Scaglialo fuori dal suo posto - Lo porta completamente via, o lo rimuove dalla terra.

22 Poiché Dio getterà su di lui - Cioè, Dio porterà calamità su di lui, o scaglierà su di lui i suoi fulmini, e non avrà pietà di lui.

Vorrebbe fuggire - Fuggirebbe volentieri dall'ira di Dio, ma non è in grado di farlo.

23 Gli uomini gli batteranno le mani - Cioè, si uniranno per cacciarlo dal mondo e gioiranno quando se ne sarà andato. Lo stesso sentimento è stato espresso anche da Bildad, Giobbe 18:18 :

“Sarà cacciato dalla luce nelle tenebre,

E cacciato dal mondo".

Non c'è dubbio, credo, che Giobbe alluda a quel sentimento, e che il suo scopo nel citarlo sia di mostrarne l'inesattezza. Egli infatti non entra in una risposta formale ad essa nei capitoli seguenti, ma sembra ritenere di avervi già risposto con le dichiarazioni che aveva fatto, e che mostravano l'erroneità delle opinioni che avevano preso i suoi amici. Aveva dimostrato nei capitoli precedenti che la loro posizione principale non era corretta, e chiede (in Giobbe 27:12di questo capitolo), come era possibile che potessero contenere sentimenti come questi, in mezzo a tutti i fatti che li circondavano? L'intero corso degli eventi era contro la loro opinione, e alla fine di questo capitolo enumera i sentimenti che avevano avanzato, che considerava così strani, e che sentiva di aver mostrato ora errati.

In effetti, sembra che si considerassero confutati, perché tacevano. Giobbe aveva attaccato e rovesciato la loro posizione principale, che le persone erano trattate secondo il loro carattere in questa vita, e che di conseguenza sofferenze straordinarie erano prova di una colpa straordinaria e, che essendo rovesciate, non avevano più niente da dire. Dopo averli messi a tacere, e mostrato l'errore delle opinioni che ha qui enumerato, procede nei capitoli seguenti ad esprimere le proprie opinioni su importanti argomenti connessi con la provvidenza di Dio, principalmente destinati a mostrare che non dobbiamo aspettarci di comprendere il motivo delle sue dispense.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 27

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 27

Sebbene gli amici di Giobbe fossero diventati silenziosi e avessero abbandonato la controversia con lui, egli continuò comunque il suo discorso in questo e nei quattro capitoli seguenti; in cui afferma la sua integrità; illustra e conferma i suoi antichi sentimenti; dà un'ulteriore prova della sua conoscenza delle cose, naturali e divine; prende nota del suo precedente stato di prosperità, e delle sue attuali angosce e afflizioni, che si abbattevano su di lui, nonostante la sua pietà, umanità e beneficenza, e la sua libertà dagli atti più grossolani del peccato, sia rispetto a Dio che agli uomini, su cui si dilunga. In questo capitolo egli dà la sua parola e giura per questo, che non avrebbe mai rinnegato se stesso, e avrebbe ammesso di essere un ipocrita, quando non lo era, ma avrebbe continuato ad affermare la sua integrità e la giustizia della sua causa, finché fosse vissuto, Giobbe 27:1-6 ; poiché essere un ipocrita, e tentare di nascondere la sua ipocrisia, non gli sarebbe di alcun vantaggio, né in vita, né in morte, Giobbe 27:7-10 ; e se questo fosse il suo carattere e il suo caso, secondo i loro principi, non poteva aspettarsi altro che di essere un uomo miserabile, come lo sono gli uomini malvagi, a cui le loro benedizioni si sono trasformate in maledizioni, o tolte da loro, e sono stati rimossi dal mondo nel modo più terribile e terribile, e sotto segni manifesti dell'ira e del dispiacere di Dio, Giobbe 27:11-23

Versetto 1. Inoltre Giobbe continuò la sua parabola:

Terminato il suo discorso sui mondi e le vie di Dio, e la manifestazione della sua maestà, potenza e gloria, in essi, si ferma un po', aspettando che Zofar, il cui turno era il prossimo ad alzarsi, e a rispondergli; ma né lui, né alcuno dei suoi amici, riprese il dibattito, ma mantenne un profondo silenzio. e scelse di non continuare più la disputa con lui; o concludendo che era un uomo ostinato, non aperto alla convinzione, e sul quale non si poteva fare alcuna impressione, e che era tutto tempo e fatica persi per usare qualsiasi argomento con lui; oppure essere convinti nelle loro menti che lui era nel giusto e loro nel torto, sebbene non abbiano scelto di ammetterlo; e soprattutto essendo sorpresi di ciò che aveva detto l'ultima volta riguardo a Dio e alle sue opere, per cui si accorsero che aveva una grande conoscenza delle cose divine, e non poteva essere l'uomo che avevano sospettato che fosse per le sue afflizioni: tuttavia, sebbene tacessero, Giobbe non era, "aggiunse per prendere o innalzare la sua parabola", secondo le parole; o la sua orazione, come il signor Broughton, il suo discorso; il quale, poiché consisteva di scelte e cose principali, che suscitano riguardo e attenzione, di detti saggi, gravi, seri e sentenziosi, e alcuni di essi tali da non essere facili da capire, essendo trasmessi in similitudini ed espressioni figurative, come particolarmente nel capitolo seguente, è chiamata la sua parabola; quelle che sono chiamate parabole sono frasi proverbiali, detti oscuri, espressioni allegoriche o metaforiche e simili; e quale modo di parlare si dice qui che Giobbe prende, "e innalza", che è una fraseologia orientale, come appare dall'uso che ne fa Balaam, Numeri 23:7; 24:3,15 ; e può significare che pronunciò la seguente orazione con grande libertà, audacia e fiducia, e con un tono alto e una voce alta; a tutto ciò poteva essere indotto osservando, attraverso il silenzio dei suoi amici, che aveva avuto il vantaggio su di loro, e aveva portato il suo punto di vista, e li aveva portati alla convinzione o alla confusione, o comunque al silenzio, il che gli dava il cuore e lo spirito per continuare la sua orazione, che aggiungeva al suo discorso precedente:

e disse; come segue

2 Versetto 2. [Come] Dio vive,

Che è un giuramento, come osserva Jacchi, ed è una forma di giuramento usato frequentemente, vedi 2Samuele 2:27; 4:9 ; ed è usato da Dio stesso, il quale, poiché non può giurare per nessuno più grande, giura per se stesso e per la sua vita, che continua sempre, come in Ezechiele 18:3 ; e molti altri luoghi; e così l'Angelo del Signore, sì, l'Angelo increato, Daniele 12:7; Apocalisse 10:6 ; e così dovrebbero fare gli uomini, quando giurano, dovrebbe essere in questo modo, vedi Geremia 4:2 ; sebbene ciò non debba essere se non in casi di momento e importanza, per la conferma della verità e per porre fine alla contesa, quando non può essere fatta in altro modo che con un appello a Dio; come nel caso attuale di Giobbe, che si tratta di ipocrisia e mancanza di integrità di cui i suoi amici lo accusavano; e un tale caso può essere determinato solo in modo vero e completo da Dio, che qui è descritto come il Dio vivente, per il quale gli uomini giurano, in opposizione agli idoli dei Gentili, che sono d'oro, d'argento, di legno e di pietra, e senza vita e respiro, o ai loro eroi divinizzati, che erano uomini morti; ma il vero Dio è il Dio vivente, ha la vita in sé e per sé, ed è la fonte della vita per gli altri, l'autore e il datore della vita, naturale, spirituale ed eterna, e che vive egli stesso nei secoli dei secoli; e come tale è l'oggetto della fede e della fiducia, del timore e della riverenza, dell'amore e dell'affetto; tutto ciò che il giuramento per lui suppone e implica; è un detto di R. Joshuah, come lo riferisce Jarchi sul posto,

"che Giobbe per amore ha servito Dio, perché nessuno giura per la vita di un re se non chi ama il re";

l'oggetto giurato è ulteriormente descritto,

[che] ha tolto il mio giudizio; non il giudizio della sua mente, o il suo senso di giudicare le cose, che rimaneva con lui rapido e forte, nonostante le sue afflizioni; né la correzione con giudizio, che continuava con lui; ma, come parafrasa il Targum,

"egli ha tolto la regola del mio giudizio";

cioè, tra gli uomini, le sue sostanze, ricchezze e ricchezze, la sua antica ricchezza e prosperità, di cui mentre godeva, era considerato un uomo buono; ma ora che tutto questo gli era stato tolto dalla mano di Dio, egli fu biasimato come un uomo malvagio, e anche dai suoi amici; o piuttosto è una lamentela, che Dio aveva trascurato il giudizio su di lui, come quello della chiesa in Isaia 40:27 ; che non si è mosso al suo giudizio, nemmeno alla sua causa; non lo vendicava, sebbene si appellasse a lui; non lo ammise al suo seggio di giudizio, né diede udienza alla sua causa, e la decise, sebbene l'avesse desiderata con tutto il cuore; né gli fece sapere la ragione per cui lo trattava e contendeva con lui; sì, lo afflisse gravemente, benché giusto e innocente, in cui Giobbe riflette obliquamente sui rapporti di Dio con lui; sebbene non lo accusi di ingiustizia, né prorompesse in bestemmia contro di lui; eppure questo sembra essere uno di quei discorsi che Dio disapprovava, e viene preso in considerazione da Elihu con una censura, Giobbe 34:5 ;

e l'Onnipotente, [che] ha tormentato l'anima mia; con il quale nulla è impossibile, e che avrebbe potuto facilmente sollevarlo dalle sue angosce; e che era "Shaddai", l'Essere più che sufficiente, che avrebbe potuto fornirgli tutte le cose temporali e spirituali che voleva; eppure invece di questo "tormentò la [sua] anima" con avversità, con afflizioni molto dolorose per lui, la sua mano lo toccò e lo strinse dolorosamente: o, "ha reso amara la mia anima"; trattò amaramente con lui, come l'Onnipotente fece con Naomi, Rut 1:20,21. Le afflizioni sono cose amare, sono come le acque di Mara, sono assenzio e fiele, causano amara angoscia e tristezza, e fanno andare l'uomo a parlare nell'amarezza della sua anima; e questi sono di Dio, al quale Giobbe attribuisce il suo, e non al caso e alla fortuna; erano cose amare che Dio aveva stabilito per lui e aveva scritto contro di lui

3 Versetto 3. Per tutto il tempo il mio respiro [è] in me,

Finché il giuramento di Dio sarebbe stato su di lui, o si sarebbe legato ad esso.

e lo spirito di Dio [è] nelle mie narici; che significa la stessa cosa. Il soffio dell'uomo è il suo spirito, e questo è da Dio, il Padre degli spiriti; egli soffiò per primo nell'uomo l'alito della vita, ed egli divenne un'anima vivente o spirito, Genesi 2:7 ; è lui che dà vita e respiro ad ogni uomo, Atti 17:25, e lo continua quanto vuole, il che è una cosa molto precaria; perché è nelle sue narici, dove è tirato avanti e indietro e presto e facilmente fermato; né durerà sempre, un tempo non avverrà, uscirà, e allora l'uomo muore, e ritorna sulla terra, Ecclesiaste 12:7 ; ma finché c'è respiro c'è vita; così che dire questo è lo stesso che dire, finché vivo, o ho un essere, Salmi 104:33 116:2 ; e mentre ciò continuava, Giobbe guardava se stesso sotto il giuramento che aveva fatto per il Dio vivente

4 Versetto 4. Le mie labbra non proferiranno malvagità,

Questa è la cosa su cui giura, questa è la materia del suo giuramento, non solo che non pronuncerà una parola malvagia, né nulla di corrotto, sgradevole, impudente, profano e ozioso, né parlerà male dei suoi vicini e amici o di qualsiasi uomo; ma che non avrebbe parlato male di se stesso, come doveva fare, se si fosse riconosciuto un uomo malvagio e ipocrita come gli accusavano i suoi amici, e lo avrebbero fatto confessare; ma giura che non pronuncerà tale malvagità finché avrà un po' di respiro in lui:

né la mia lingua proferisce inganno; che rispetta la stessa cosa; non semplicemente un errore o una menzogna, o ciò che poteva imporre e ingannare un altro, da cui tuttavia era attento; ma tale inganno e falsità che sarebbero una menzogna se stesso, il che sarebbe il caso se dicesse di essere privo di integrità e sincerità

5 Versetto 5. Dio non voglia che io ti giustifichi,

No, ma che li considerava uomini giusti e buoni rivolti a Dio; non si assunse il compito di giudicare il loro stato, e di giustificarli o condannarli rispetto alla loro condizione eterna; ma non poteva giustificarli nelle loro censure contro di lui, e dire che avevano fatto una cosa giusta accusandolo di malvagità e ipocrisia; né poteva giustificarli in tutti i loro sentimenti e dottrine che avevano espresso riguardo alla punizione dei malvagi in questa vita, e alla felicità che accompagna tutti gli uomini buoni; e che un uomo, per le sue circostanze esteriori, può essere conosciuto come un uomo buono o un uomo cattivo; cose come queste non poteva dire che fossero giuste; perché farlo significherebbe chiamare bene il male e male il bene; e quindi esprime la sua massima ripugnanza e detestazione nel mostrare la sua approvazione per una condotta come la loro verso di lui, e per tali sentimenti disdicevoli di Dio, e per i suoi comportamenti, che avevano nutrito; e unirsi a ciò sarebbe una profanazione e una contaminazione, come significa la parola da lui usata; non poteva farlo senza contaminare la sua coscienza e profanare la verità.

finché io muoia non si rimuoverà da me la mia integrità; Giobbe era un uomo retto sia nel cuore che nella vita, per la grazia di Dio che gli era stata concessa; e rimase nella sua integrità, nonostante le tentazioni di Satana, i suoi attacchi contro di lui e le sollecitazioni di sua moglie; e decise per la grazia di Dio di persistere in esso fino alla fine della sua vita; sebbene ciò che qui intenda principalmente sia che non si separerebbe dal suo carattere di uomo retto, che aveva sempre avuto, e Dio stesso aveva reso testimonianza; non avrebbe mai rinunciato a questo finché non avesse abbandonato il fantasma; Non avrebbe mai permesso che la sua integrità gli fosse tolta, né l'avrebbe rimossa da se stesso negando che gli appartenesse, cosa che i suoi amici gli imponevano duramente. Così Jarchi lo parafrasa,

"Non confesserò (né accetterò) il tuo dire, che non sono retto";

la frase, "finché io muoia", sembra piuttosto appartenere alla prima frase, sebbene sia vera per entrambe, e possa essere ripetuta in questa

6 Versetto 6. Io tengo salda la mia giustizia, e non la lascerò andare,

Intendendo non la sua giustizia personale, o la giustizia delle sue opere, come la sua giustizia giustificante dinanzi a Dio, e per l'accettazione presso di lui; di cui nessun uomo che sia convinto dell'insufficienza, come lo era Giobbe, si attenuerà, ma rinuncerà, e desidererà, con l'apostolo Paolo, di non trovarsi in esso, Filippesi 3:9. In verità la giustizia del suo Redentore vivente, che era la sua, ed egli poteva chiamarla così, egli la conosceva, e sapeva che sarebbe stato giustificato per essa, e che egli si aggrappava mediante la fede nel forte esercizio di essa, e non l'avrebbe abbandonata, né sarebbe divenuta negligente in essa, ma l'avrebbe conservata, e ne fece costantemente menzione, e lo invoca come la sua giustizia giustificante davanti a Dio; ma qui egli intende la giustizia della sua causa, che ha sempre sostenuto con forza, ed era determinato a non cedere mai, né a lasciarla cadere, ma a continuare ad affermare che era un uomo giusto, e che non era per alcuna ingiustizia che aveva fatto a nessun uomo che Dio si comportava così con lui; non aveva fatto torto a nessuno, aveva reso giustizia a tutti gli uomini, così come non era privo del timore di Dio e della pietà verso di lui; e a questo carattere di se stesso non avrebbe mai rinunciato, ma lo avrebbe difeso fino in fondo:

il mio cuore non mi rimprovererà finché vivrò; non che immaginasse di dover o poter vivere senza peccato, in modo che la sua coscienza non potesse mai accusarlo, accusarlo o rimproverarglielo; poiché non c'è uomo, che viva una vita così innocua e inoffensiva per Dio e per gli uomini, che non lo colpisca e lo condanni per i suoi peccati commessi con pensieri, parole e azioni: ma il senso di Giobbe è che non rinnegherebbe mai la sua integrità, né rinuncerebbe mai alla giustizia della sua causa, e riconoscerebbe di essere un uomo insincero e ingiusto; se lo avesse fatto, avrebbe dovuto parlare contro la propria coscienza, che lo avrebbe accusato e rimproverato per averlo detto, e quindi era deciso a non farlo mai; perché, finché visse, non poté né volle dire una cosa del genere. Alcuni rendono l'ultima frase, "per i miei giorni", o "riguardanti" loro; per il corso della mia vita, tutti i miei giorni, così Jarchi; perché il mio cuore non mi rimproveri, come se fosse cosciente di aver vissuto in tutta buona coscienza fino a quel giorno, e di aver sempre confidato di doverlo fare; ma il senso prima dato è il migliore

7 Versetto 7. Che il mio nemico sia come l'empio,

Giobbe in questo, e in alcuni versetti seguenti, mostra che non era, e non poteva, e non sarebbe stato un uomo malvagio e ipocrita, o comunque non aveva opinione e simpatia di tali persone; per quanto i suoi amici potessero pensare di lui, perché aveva detto tanto della loro prosperità esteriore in questo mondo; eppure era ben lungi dall'approvare o connivente con la loro malvagità e ipocrisia, o sceglierli come suoi compagni, e unirsi a loro nelle loro azioni, o immaginare che fossero persone veramente felici; così lontano da ciò, che non sarebbe stato nella loro condizione e nelle loro circostanze per tutto il mondo: perché se doveva augurare una cosa cattiva al più grande nemico che aveva, non poteva desiderare peggio che essere come un uomo malvagio e ingiusto; cioè, essere un uomo malvagio e ingiusto; il che è impossibile per un uomo buono desiderare, e anzi sarebbe un desiderio inutile, poiché tutti coloro che sono nemici degli uomini buoni, in quanto tali, devono essere malvagi; e tali erano i nemici di Giobbe, come i Caldei e i Sabei; ma che possano essere come tali, nel loro stato e nelle loro circostanze, o piuttosto come saranno in conseguenza delle cose, i più miserabili e miserabili; perché sono sempre sotto il dispiacere di Dio e da lui odiati; e qualunque pienezza abbiano delle cose di questo mondo, le hanno con una maledizione, e sono maledizioni per loro, e la loro fine sarà rovina e distruzione eterne; per cui la versione dei Settanta è:

"come il rovesciamento degli empi e come la perdizione dei trasgressori";

anche se alcuni prendono questo come una specie di ironica imprecazione, e che per l'uomo malvagio qui, e ingiusto nella prossima frase, egli intende se stesso, che i suoi amici consideravano un uomo malvagio e ingiusto; e allora il senso è, vorrei che tutti voi, amici miei, e anche i peggiori nemici che ho, non foste altro che come lo è il malvagio Giobbe, come lo chiami tu; non che desiderasse che fossero afflitti nel corpo, nella famiglia e nella proprietà, come lui, ma che fossero uomini buoni quanto lui, e che partecipassero della grazia di Dio tanto quanto lui, e avessero la stessa integrità e giustizia che aveva lui, vedi Atti 26:29 ; e un desiderio come questo, che serve a illustrare il proprio carattere, che infonde carità e buona volontà agli altri; e in verità non si può pensare che le parole debbano essere prese in un senso tale da desiderare che si ritorcessero contro i suoi nemici, sia palesi che segreti, gli stessi mali che erano il mezzo per attirare su di lui, il che era contrario allo spirito di Giobbe, Giobbe 31:29,30. Alcuni li considerano non come un'imprecazione, ma come una predizione: "Il mio nemico sarà come l'empio"; e possono avere rispetto per i suoi amici, che erano così pronti ad accusarlo di malvagità, e suggeriscono che nella questione del magro sarebbero stati trovati, e non lui, colpevoli di follia peccaminosa, e di aver detto le cose che non erano giuste, né da Dio, né da lui, che ne ebbe il compimento, Giobbe 42:7 ;

e chi si leva contro di me come un ingiusto; che non è che un altro modo di esprimere la stessa cosa; perché un nemico, e uno che si leva contro un uomo, è la stessa persona; solo questo spiega meglio quale nemico si intenda, anche aperto, che si leva in modo ostile, pieno di rabbia e furore; e così un uomo malvagio e un ingiusto sono la stessa cosa, e sono spesso messi insieme per descrivere lo stesso tipo di persone, vedi Isaia 55:7

8 Versetto 8. Perché qual è la speranza dell'ipocrita,

Nella religione, chi sembra essere ciò che non è, un uomo santo e giusto; professa di avere ciò che non ha, la grazia di Dio; finge di fare ciò che non fa, adora Dio sinceramente e ferventemente, e fa tutto ciò che fa per essere visto dagli uomini; Anche se un tale uomo può avere una speranza, come lui, di un interesse per la disposizione divina, e di gloria e felicità eterne, che cosa significherà? A che cosa gli servirà? In cosa uscirà? Giobbe era della stessa opinione in questo con Bildad e Zofar, che la speranza di un tale uomo è come la tela del ragno, e come l'abbandono del fantasma, Giobbe 8:14; 11:20 ; per quanto egli possa compiacersene in questa vita, non gli sarà di alcun aiuto alla morte; poiché non è come quella del vero credente, che è sicura e costante, e fondata sulla perfetta giustizia e sacrificio di Cristo; ma sulla sua sostanza esteriore, immaginando che, poiché Dio lo fa prosperare in questo mondo, egli è altamente nel suo favore e godrà della felicità del mondo a venire; e sulla sua professione esteriore di religione, e trovato dei doveri da lui svolti, ma si troverà in errore: sebbene abbia guadagnato; grandi ricchezze e ricchezze sotto le spoglie della religione, e con ciò guadagnando la pietà, e prendendo l'una per l'altra; così il Targum,

"perché ha raccolto la mammona della menzogna";

e ha anche grandi doni, e una grande quantità di conoscenza mentale, essendo in grado di parlare e discutere sulla maggior parte dei punti della religione, e così si è guadagnato un grande nome tra gli uomini sia per la conoscenza che per la santità, eppure tutti non lo sosterranno in alcun modo, né gli saranno di alcun vantaggio:

quando Dio gli toglie l'anima? dal suo corpo con la morte, come una spada viene estratta dal suo fodero, e ciò è altrettanto facile da lui fare; o come una scarpa viene strappata dal piede, come Aben Esdra, e ciò che ha il diritto di fare, e lo farà: e questo toglierlo sembra essere in modo violento, sebbene non con quella che viene chiamata una morte violenta, ma contro la volontà della persona; un brav'uomo è disposto a morire, lo desidera e abbandona il fantasma allegramente; Ma l'ipocrita non è disposto a morire, avendo paura della morte, e quindi la sua vita o anima gli viene tolta senza il suo consenso e la sua volontà, e non nell'amore ma nell'ira, come mostra l'ultima parte di questo capitolo. Ora Giobbe aveva una speranza che lo sosteneva in tutte le sue tribolazioni, e che conservava nelle circostanze più mortali e angoscianti, e che continuava con lui, e lo sosteneva nelle visioni della morte e dell'eternità, in modo che potesse guardare la morte, e in un altro mondo, con piacere, e quindi non poteva essere ipocrita, vedi Giobbe 13:15,16 19:25-27

9 Versetto 9. Dio udrà il suo grido quando l'afflizione si abbatterà su di lui?] No, non lo farà, non ascolta i peccatori e quelli che considerano l'iniquità nel loro cuore, Salmi 66:18 ; Ogni uomo ha più o meno problemi in questa vita, anche il migliore degli uomini; e in generale hanno il maggior numero di uomini e gli uomini malvagi il minimo; ma quando viene la morte, egli è per loro un re di terrore, ed essi trovano dolore e angoscia; e specialmente nel giorno del giudizio, quando invocheranno misericordia; e gli ipocriti, come le vergini stolte, grideranno: "Signore, Signore, aprici", Matteo 25:11 ; ma quando invocheranno misericordia, il Signore non risponderà, ma riderà della loro calamità, e si farà beffe quando verrà la loro paura, Proverbi 1:26,28 ; ma Dio ascolta le grida del suo popolo quando si trova in difficoltà, sia nella vita che nella morte, ed è un aiuto presente per loro; e quando, la forza e il cuore vengono meno, egli è la loro parte, e lo sarà per sempre; e sebbene a volte pensino che non li ascolti, come a volte Giobbe si lamenta, tuttavia fa sembrare che prima o poi lo faccia, e così Giobbe si descrive come uno che "invoca Dio ed egli gli risponde", Giobbe 12:4 ; e quindi potrebbe concludere che non era ipocrita

10 Versetto 10. Si diletterà egli nell'Onnipotente?

Cioè, l'ipocrita; No, non lo farà; Può sembrare che si diletti in lui, ma non lo fa veramente e sinceramente; non in lui come l'Onnipotente, o nella sua onnipotenza, nelle cui mani è spaventoso cadere, e che è in grado di distruggere anima e corpo nell'inferno; né la sua onniscienza, che scruta e conosce i cuori di tutti gli uomini, e l'insincerità dell'ipocrita, nascosto agli uomini per quanto egli sia; né nella sua santità, che in cuor suo non ama; né nelle sue vie e adorazione, parola, ordinanze e popolo, sebbene ne faccia spettacolo, Isaia 58:2 ;

invocherà sempre Dio? Solo Dio deve essere invocato, e spetta a tutti gli uomini invocarlo per tutte le benedizioni, temporali e spirituali; e questo dovrebbe essere fatto con fede, con fervore, con sincerità e rettitudine d'animo, e con costanza, sempre, in ogni momento sia di prosperità che di avversità; ma un ipocrita non invoca e non può invocare Dio in modo sincero e spirituale; né è costante in questo lavoro, solo a singhiozzo, quando è per il suo interesse mondano e l'onore esterno di farlo. Ora Giobbe era uno che si compiaceva di Dio, si sentiva a disagio per la sua assenza, desiderava ardentemente la comunione con lui, lo cercava ardentemente, lo invocava spesso e costantemente, sebbene fosse ingiustamente accusato di abbandonare il timore di Dio e di trattenere la preghiera davanti a lui, e quindi non era ipocrita. Alcuni intendono tutto questo come affermato dell'ipocrita, esponendo il suo attuale apparente stato di felicità, come se avesse la speranza del favore divino e della felicità eterna, avesse molta pace e tranquillità di mente nella vita e nella morte, si sentisse parlare di Dio quando viene l'avversità, e così ne usciva, e gode di grande prosperità; professa molto diletto e piacere in Dio e nelle sue vie, ed è un costante richiamo su di lui, e si tiene vicino ai doveri esterni della religione; eppure, nonostante tutto ciò, è nella contesa, quando arriva la morte, estremamente miserabile, come mostra la parte seguente del capitolo

11 Versetto 11. Io ti insegnerò per mano di Dio,

Servire Dio e dire la verità, dice uno dei commentatori ebrei, piuttosto le opere di Dio e i metodi della sua provvidenza con gli uomini malvagi e gli ipocriti, la sapienza di Dio nelle sue dispensazioni verso di loro, le ragioni per cui egli permette loro di vivere nella prosperità e nella felicità esteriori, e quale sarà il loro caso e le loro circostanze, per cui alcuni rendono le parole: "Io vi insegnerò la mano di Dio", o "di", o "riguardo alla mano di Dio"; e così il signor Broughton, di Dio, la sua mano; non le sue opere della natura che la sua mano aveva compiuto, di cui aveva parlato nel capitolo precedente; ma le sue opere della provvidenza, e quelle più misteriose relative alle afflizioni dei pii, e la prosperità degli empi. Giobbe era stato un maestro e un istruttore per gli altri nei tempi della sua prosperità, e le sue parole avevano sostenuto, rafforzato e confortato molti, Giobbe 4:3,4 ; e non era né meno qualificato, né meno capace di un tale ufficio ora nelle sue avversità, che era stata per lui una scuola, in cui aveva imparato lui stesso molte lezioni utili, e quindi era in una migliore capacità di insegnare agli altri. Così alcuni rendono le parole: "Io ti insegnerò", essendo nella o "sotto la mano di Dio"; sotto la sua mano potente, la sua mano afflittrice e castigatrice, che lo aveva toccato e lo aveva oppresso dolorosamente, e tuttavia lo aveva guidato e istruito in molte cose, e in particolare in relazione all'argomento in cui si proponeva di istruire i suoi amici; Sebbene fossero uomini di conoscenza, e in età avanzata, tuttavia egli riteneva necessaria l'istruzione; e si impegnò a dargliene un po' per la buona mano di Dio su di lui, attraverso il suo aiuto e la sua assistenza, e sotto l'influenza e gli insegnamenti del suo spirito. Il Targum è,

"Io vi insegnerò per mezzo della profezia di Dio";

vedi Ezechiele 1:3; 3:14 ;

[ciò] che [è] presso l'Onnipotente non lo nasconderò; non intendendo i propositi e i decreti segreti di Dio dentro di sé, che non possono essere conosciuti, a meno che non li riveli; piuttosto verità segrete, che non sono evidenti a tutti, i misteri del regno, la sapienza di Dio in un mistero, la cui conoscenza il Signore concede ad alcuni del suo popolo in un modo molto particolare; sebbene i misteri della Provvidenza sembrino principalmente intenzionali, di cui coloro che osservano attentamente giungono a una comprensione, in modo da essere in grado di istruire gli altri; e in verità ciò che è in serbo presso Dio per gli uomini tra i suoi tesori, sia di grazia o di gloria per il suo popolo particolare, o specialmente di ira e vendetta per gli uomini malvagi e ipocriti, può essere qui designato; e qualsiasi conoscenza che gli uomini abbiano dei misteri della natura, della provvidenza e della grazia, che può essere utile agli altri e contribuire alla gloria di Dio, non dovrebbe essere nascosta agli uomini, vedi Giobbe 6:10

12 Versetto 12. Ecco, voi stessi l'avete visto,

Poiché erano uomini di osservazione, almeno avevano grandi pretese di esso, oltre che di età ed esperienza, devono aver visto e osservato almeno un po' delle cose di cui sopra; devono aver visto gli empi, come fece in seguito Davide, distendersi come un verde alloro, e gli ipocriti in circostanze agiate e prospere, e gli uomini buoni che lavoravano sotto grandi afflizioni e pressioni, e lo stesso Giobbe ne era ora un esempio davanti ai loro occhi:

Perché dunque siete così vani? o "divenire vani nella vanità"; così invano, così eccessivamente insignificante, da parlare e agire contro i dettami della propria coscienza, contro il proprio senno, e ciò che hanno visto con i propri occhi, e avanzare nozioni così contrarie ad esso; come affermare che gli uomini malvagi sono sempre puniti da Dio in questa vita, e gli uomini buoni sono succeduti e prosperati da lui; e così dalle afflizioni di Giobbe trasse una conclusione così vana e vuota, che doveva essere un uomo malvagio e ipocrita

13 Versetto 13. Questa [è] la parte dell'uomo malvagio presso Dio,

Non da punire in questa vita, ma dopo la morte. Questo è ciò che Giobbe si impegnò a insegnare ai suoi amici, ed è il senso di ciò che segue in questo capitolo. Un uomo malvagio non è solo uno che lo è stato fin dal grembo materno, ed è apertamente e notoriamente un uomo malvagio, ma anche uno che è così segretamente, sotto una maschera di sobrietà, religione e pietà, ed è un ipocrita, perché di tale Giobbe parla nel contesto; e la parte di un tale uomo non è quella che ha in questa vita, che spesso è molto ricca in quanto alle cose di questo mondo, ma quella che ha dopo la morte, che è l'esilio dalla presenza di Dio, la parte eterna del suo popolo, una parte nello stagno che brucia con fuoco e zolfo, l'ira di Dio fino all'estremo, la seconda morte, e una dimora con demoni e uomini malvagi, come lui, anche una parte con ipocriti, che di tutti è il più terribile e miserabile, Matteo 24:51 ; e questo è "presso Dio", è costituito da lui; poiché Dio ha costituito gli empi, i vasi d'ira, preparati dai loro peccati per la distruzione fino al giorno del male, alla rovina e alla distruzione eterna; ed è preparato da lui per loro, come per il diavolo e per i suoi angeli, e per loro è riservato fra i suoi tesori le tenebre, la dannazione, l'ira e la vendetta.

e l'eredità degli oppressori, [che] riceveranno dall'Onnipotente; Questi sono coloro che o opprimono i poveri nei loro diritti naturali e civili, togliendo loro o negando loro ciò che di giusto è loro dovuto; o oppressori dei santi nei loro diritti e privilegi religiosi, furiosi persecutori nei loro confronti; e che, essendo potenti, sono terribili, come significa la parola: c'è un'"eredità", o un'eredità per quelli, che è loro contenuta, e scenderà su di loro, come i primogeniti del loro padre il diavolo, come i figli della disubbidienza, e così dell'ira, e come un'eredità dureranno: e questo "riceveranno"; è il futuro, è l'ira a venire, ed è certo che non c'è scampo; è il loro dovuto deserto, ed essi lo riceveranno; è nelle mani dell'Iddio onnipotente, ed egli lo renderà loro, ed essi certamente lo erediteranno

14 Versetto 14. Se i suoi figli si moltiplicano,

Per quanto è possibile; Questa è una benedizione esterna comune agli uomini buoni e agli uomini cattivi. Aman, quell'orgoglioso oppressore, lasciò dietro di sé dieci figli, e il malvagio Acab ne ebbe settanta, Ester 9:12; 2Re 10:1 :

[è] per la spada; per coloro che uccidono con la spada, come il Targum; essere ucciso con esso, come nei due casi precedenti; I dieci figli di Aman furono uccisi dalla spada dei Giudei, Ester 9:13,14, e i settanta figli di Acab dalla spada di Jehu, o quelli a cui egli ordinò di ucciderli, 2Re 10:7. I figli di tali persone malvagie sono spesso messi a morte, o dalla spada del nemico, o cadono in battaglia in modo ostile, che è uno dei quattro dolorosi giudizi di Dio, Ezechiele 14:21 ; oppure, conducendo una vita molto malvagia, commettono delitti capitali tali da portarli nelle mani del magistrato civile, che non porta la spada invano, ma è il ministro di Dio, un vendicativo esecutore dell'ira sugli uomini malvagi; oppure muoiono sotto la spada dell'omicida, essendo messi al mondo per questo, e attraverso le loro ricchezze diventano la loro preda, Osea 9:13 ; o se nessuna di queste cose è il caso, alla fine, che prosperino come vogliono, cadono in sacrificio alla spada scintillante della giustizia divina, affilata e sguainata dall'ira contro di loro; La spada del nemico sembra principalmente intesa:

e la sua progenie non si sazierà di pane; quelli di loro che non muoiono di spada periranno di carestia, che è un altro dei dolorosi giudizi di Dio; sebbene ciò possa riguardare i nipoti degli uomini malvagi, che Dio visita alla terza e alla quarta generazione; il Targum parafrasa lui, i figli dei suoi figli, e così Sephorno; a cui concorda la versione latina della Vulgata: il senso è che la posterità di tali uomini malvagi, quando saranno morti e scomparsi, sarà ridotta a mendicare il loro pane, e non ne avrà una quantità sufficiente per il sostentamento della natura, ma morirà per mancanza di cibo

15 Versetto 15. Quelli che restano di lui,

dell'uomo malvagio dopo la sua morte; o quelli che rimangono e sono scampati alla spada e alla carestia,

sarà sepolto nella morte: la pestilenza, enfaticamente chiamata morte dagli Ebrei, come da noi la mortalità, vedi Apocalisse 6:8. Questo è un altro dei dolorosi giudizi pubblici di Dio sugli uomini malvagi, ed è una tale specie di morte, a causa del contagio di essa, che una persona è sepolta appena morta quasi, essendo contagiosa per mantenerla; e così il signor Broughton traduce le parole:

"il suo resto sarà sepolto appena saranno morti";

o la malattia di cui tali muoiono a volte è così contagiosa, nessuno osa seppellirli per paura di prenderla, e così giacciono insepolti; che alcuni ritengono sia il senso della frase, o che saranno portati via in fretta alla tomba, e quindi non saranno imbalsamati e giacciono in stato, e avranno un funerale onorevole e pomposo, o che non ne avranno affatto, la loro morte sarà tutta la sepoltura che avranno: oppure il senso è: moriranno di una morte tale che quella morte sarà la loro tomba; e non ne avranno altri, come gli uomini del vecchio mondo che furono annegati nel diluvio, Genesi 7:23 ; e Faraone e il suo esercito nel Mar Rosso, Esodo 15:4; Salmi 136:15 ; e Kore, Datan e Abiram, che furono inghiottiti dalla terra, Numeri 16:27,31,32 ; e quelli che sono divorati dalle bestie selvatiche; e se si può pensare che quest'ultimo sia inteso, abbiamo tutti e quattro i dolorosi giudizi di Dio in questo versetto e Giobbe 27:14, spada, carestia, pestilenza e bestie malvagie, vedi Ezechiele 14:21 :

e le sue vedove non piangeranno; lasciandone dietro di sé più di uno, essendo la poligamia frequente in quei tempi; oppure queste sono le mogli dei suoi figli, lasciate vedove da loro, come pensa Bar Tzemach, essendo loro le persone di cui si parla immediatamente, che muoiono di varie morti prima menzionate; ma sia che siano sue vedove o loro, non piangeranno per nessuna di esse; o perché essi stessi saranno stroncati con loro; o i loro mariti muoiono di una morte vergognosa, il lamento sarebbe proibito; o non sarebbero in grado di piangere per lo stupore e lo stupore di cui sarebbero stati colti alla morte; o avendo vissuto con loro una vita così miserabile e scomoda, dovrebbero essere così lontani dal piangere la loro morte, che dovrebbero, come la interpreta Jacchi, rallegrarsene; la versione dei Settanta è:

"Nessuno avrà pietà delle proprie vedove".

16 Versetto 16. Anche se ammucchia l'argento come la polvere,

Il che, come denota la grande abbondanza di esso raccolto insieme, così esprime la tendenza e la disposizione della mente di un tale uomo, che non può essere contento senza accumularne grandi quantità, e anche la sua diligenza e il suo successo in esso, vedi 1Re 10:27; Salmi 39:6 Habacuc 2:6 ;

e prepara le vesti come l'argilla; non solo per l'uso, ma per lo sfarzo e lo spettacolo, con cui riempire i suoi armadi; e in passato, l'abbigliamento faceva parte del tesoro dei grandi uomini: la frase significa che potrebbe avere una tale varietà di abiti, e così grandi quantità di abiti, che non li apprezzerebbe più di tanta argilla; oppure che le sue ricchezze, consistenti in ciò che vogliono, sarebbero per lui inquinanti e fastidiose; la versione dei Settanta legge "oro" invece di "vesti", come in Zaccaria 9:3, dove si usano espressioni simili di Tiro

17 Versetto 17. Egli può prepararlo,

Abbigliamento; a cominciare da quello che è stato menzionato per ultimo, che è frequente nelle lingue ebraiche e orientali; Tali cose possono essere fatte, e spesso lo fanno, da uomini malvagi:

ma il giusto se ne rivestirà; l'uomo malvagio o non avrà cuore, o non avrà tempo, per indossarlo, almeno per consumarlo, e così l'uomo giusto lo avrà, come gli Israeliti indossarono le vesti degli Egiziani, che elemosinarono o presero in prestito, e li spogliarono, Esodo 12:35 ; e spesso è così nella Provvidenza, che la ricchezza degli uomini malvagi viene trasferita in un modo o nell'altro nelle famiglie degli uomini buoni, che ne godono e ne fanno un uso migliore, Proverbi 13:22 ;

e l'innocente dividerà l'argento; averne almeno una parte, o dividere il tutto tra i suoi figli, o darne una parte ai poveri; così il denaro che è mal guadagnato, o mal usato, viene tolto e messo nelle mani di uno che avrà misericordia dei poveri e lo distribuirà generosamente a loro, Proverbi 28:8

18 Versetto 18. Costruisce la sua casa come una tignola,

che costruisce la sua casa in un vestito mangiandola, e così distruggendola, e col tempo si divora di casa e di casa, e tuttavia non vi rimane a lungo, ma viene presto e facilmente scossa, o spazzata via; così un uomo malvagio si costruisce una casa, un palazzo maestoso, come Arturo; così alcuni rendono le parole da Giobbe 9:9 : un palazzo tra le stelle, un palazzo celeste e un paradiso, e si aspetta che duri per sempre; ma come egli la edifica con la ricchezza dell'ingiustizia, e a danno e pregiudizio degli altri, e con il loro denaro, o ciò che era loro dovuto, così con i suoi peccati e le sue iniquità egli reca rovina e distruzione su se stesso e sulla sua famiglia, così che la sua casa cade presto in rovina, e almeno lui e la sua posterità ne hanno goduto solo di breve durata. Questo può essere applicato in senso figurato alla speranza e alla fiducia dell'ipocrita, che è come una tela di ragno, un vestito mangiato dalla tarma e una casa costruita sulla sabbia; la versione dei Settanta qui aggiunge, "come un ragno", Giobbe 8:13-15; Isaia 51:8; Matteo 7:26,27 ;

e come una capanna [che] fa il custode; o un guardiano di pecore, che pianta la sua tenda in un certo luogo per un po', per amore del pascolo, e poi la rimuove, a cui si allude, Isaia 38:12 ; o un custode di frutta, come il Targum, di giardini e frutteti, affinché il frutto non venga rubato; o di fichi e vigneti, come Jarchi e Bar Tzemach, che è solo una capanna o una capanna piantata per una stagione, fino a quando il frutto non viene raccolto, e poi viene tolto, vedi Isaia 1:8 Lamentazioni 2:6 ; e qui significa la breve continuazione della casa dell'uomo malvagio, che egli immaginava sarebbe continuata per sempre, Salmi 49:11

19 Versetto 19. Il ricco giacerà, ma non sarà raccolto,

Cioè, il ricco malvagio; e il senso è: o si sdraierà sul suo letto, ma non sarà raccolto per riposare, non dormirà, l'abbondanza delle sue ricchezze e la paura di perderle, o la sua vita per esse, non gli permetteranno di ricomporsi per dormire; oppure esprime la sua improvvisa perdita di essi, egli "si corica" di notte per riposarsi, "e non è raccolto", le sue ricchezze non sono raccolte né tolte da lui, ma rimangono con lui:

apre gli occhi, al mattino, quando si sveglia dal sonno,

e non [è]; da una provvidenza o da un'altra egli è spogliato di ogni sostanza; o piuttosto questo deve essere inteso della sua morte, e di ciò che gli accade in quel momento: la morte è spesso nella Scrittura significata dal giacere, dormire e riposare, come su un letto, vedi Giobbe 14:10,12 ; i ricchi muoiono così come gli altri; le loro ricchezze non possono giovare loro, né essere di alcuna utilità per scongiurare il colpo della morte, e la loro morte è miserabile; non è raccolto, o non raccoglierà [m], non può raccogliere le sue ricchezze, e portarle con sé, Salmi 49:15,16 1Timoteo 6:7 ; apre gli occhi in un altro mondo, e non lo è, le sue ricchezze non sono con lui; o, come la versione latina della Vulgata, non troverà nulla; o piuttosto il significato è che non è raccolto; nella sua tomba, come Jarchi e Ben Gersom; e così, signor Broughton, non è stato preso in considerazione, cioè, come lui lo interpreta, per essere sepolto onestamente. Egli non è sepolto nei sepolcri dei suoi antenati, che è spesso nella Scrittura significato da un uomo che viene radunato al suo popolo, o ai suoi padri; ma qui si suggerisce che, nonostante tutte le sue ricchezze, non dovrebbe avere sepoltura, o, quel che è peggio, quando muore non dovrebbe essere riunito ai santi e al popolo di Dio, né nel granaio di Dio, in cielo e felicità: ma egli apre gli occhi; all'inferno, come si dice che faccia il ricco, e si trova in un tormento inesprimibile: e non lo è; Sulla terra, nel suo palazzo ha costruito, né tra la sua numerosa famiglia, amici e conoscenti, e in possesso delle sue ricchezze terrene, ma è all'inferno nella condizione più miserabile e angosciante che si possa concepire. Alcuni pensano che quest'ultima frase rispetti l'improvviso della sua morte, uno apre gli occhi e lo guarda, e lui non lo è; Egli è morto, in un batter d'occhio, e non è più nella terra dei viventi; ma il primo senso è il migliore

20 Versetto 20. I terrori si impadroniscono di lui come le acque,

I terrori della morte e di un terribile giudizio che deve venire dopo di essa; Trovandosi morente, la morte è per lui il re dei terrori, temendo non solo il terribile colpo della morte stessa, ma ciò che deve seguirla; o piuttosto questi terrori sono quelli che colgono l'uomo malvagio dopo la morte; rendendosi conto di quale orribile condizione si trovi, il terrore di una coscienza colpevole si impadronisce di lui, ricordando i suoi peccati passati con tutte le circostanze aggravanti di essi; il terrore delle maledizioni della legge che si accendono su di lui, e dell'ira e della furia dell'Onnipotente che si riversano su di lui e lo circondano, e i diavoli e gli spiriti dannati tutt'intorno a lui. Questi lo afferreranno "come acque", come un diluvio di acque, denotando la loro abbondanza, "terrore da ogni parte", un "Magormissabib", Geremia 20:3, egli sarà, e verrà con grande rapidità, con una forza irresistibile, e senza posa, rotolando l'uno dopo l'altro in modo improvviso e sorprendente:

una tempesta lo porta via nella notte; la tempesta dell'ira divina, da cui non c'è rifugio se non la persona, il sangue e la giustizia di Cristo; questo arriva come un ladro, all'improvviso e inaspettatamente, e ruba l'uomo malvagio da questo mondo; o piuttosto dal seggio del giudizio, e lo porta nelle regioni delle tenebre, dell'orrore e della nera disperazione, dove è circondato dai suddetti terrori; si dice che questo avvenga di notte, per renderlo più sconvolgente e terribile, vedi Luca 12:19,20 ; e può avere rispetto a quell'oscurità che accompagna una tempesta, e a quell'oscurità riservata agli uomini malvagi, Giuda 1:13

21 Versetto 21. Il vento dell'est lo porta via,

Che è molto forte e potente, e porta tutto davanti a sé; le afflizioni sono talvolta paragonate ad esso, Isaia 27:8 ; e qui o la morte, accompagnata dall'ira di Dio, che porta l'uomo malvagio, dolorosamente contro la sua volontà, fuori dal mondo, dalla sua casa, dalla sua famiglia, dai suoi amici, dai suoi possedimenti e dai suoi possedimenti, e lo porta all'inferno per essere un compagno con i diavoli, e condividere con loro tutte le miserie di quello stato e luogo terribile. Le versioni dei Settanta e della Vulgata latina lo rendono "un vento ardente", come sono frequenti nei paesi orientali, che portano via un uomo subito, così che ha solo il tempo al massimo di dire: Brucio, e cade subito morto, come raccontano Thevenot e altri viaggiatori; che è così descritto;

"è un vento chiamato "Samiel", o vento velenoso, molto caldo, che regna d'estate da Mosul a Surrat, ma solo per terra, non sull'acqua; Coloro che hanno respirato quel vento cadono morti all'istante sul luogo, anche se a volte hanno il tempo di dire che bruciano dentro. Non appena un uomo muore a causa di questo vento, diventa nero come un carbone; e se uno lo prende per la gamba, per il braccio o in qualsiasi altro luogo, la sua carne viene dallo stesso, e viene strappata via dalla mano che lo solleverebbe":

e ancora, si osserva, che in Persia, se un uomo, in giugno o luglio, soffia certi venti caldi del sud che vengono dal mare, cade morto, e al massimo non ha più tempo che dire che brucia. Gli uomini malvagi sono come pula e stoppia, e non possono resistere alla morte più di quanto uno di questi possa resistere al vento dell'est; e sono facilmente bruciati e consumati dal vento ardente dell'ira di Dio come lo sono dalle fiamme divoranti; e sebbene gli uomini malvagi e gli ipocriti possano pensare che tutto andrà bene per loro se solo hanno il tempo di dire: Signore, abbi pietà di noi; possono essere portati via da un vento così ardente, o da una malattia cocente, da poter solo dire che bruciano, e non solo nei loro corpi, ma anche nelle loro anime, sentendo l'ira di Dio nelle loro coscienze: o questo può avere rispetto per le fiamme divoratrici dell'inferno di cui sono circondati quando muoiono, o subito dopo la morte, vedi Isaia 33:14 ;

e se ne va; fuori dal mondo, non volontariamente, ma, che lo voglia o no, deve andarsene; o piuttosto gli sarà ordinato di andarsene, e si allontanerà dalla sbarra di Dio, dalla sua presenza, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e per i suoi angeli.

e come una tempesta lo scaglia fuori dal suo luogo: questo avviene alla morte, quando come una tempesta scaglia un albero o qualsiasi altra cosa fuori dal suo posto, così il peccatore è costretto a lasciare il suo luogo in modo tempestoso, per la potenza e l'ira di Dio, così che il suo luogo non lo conosce più, ed è precipitato nell'inferno e nella distruzione eterna, proprio come gli angeli peccatori furono scagliati dal cielo e gettati nell'inferno, e non ci sarà più posto in cielo per loro; o piuttosto questo sarà il suo caso al giudizio, che seguirà immediatamente, dove gli empi non staranno in piedi, né saranno in grado di giustificarsi, e di far valere la loro causa; ma con la tempesta dell'ira e della vendetta divina sarà scagliato di là, e andrà, essendo sospinto, al castigo eterno

22 Versetto 22. Poiché [Dio] getterà su di lui, e non lo risparmierà,

Getta su di lui i suoi peccati, che ricadranno come un peso intollerabile sulla sua coscienza; e la sua ira su di lui, che essendo sparsa come fuoco, non potrà sopportarla; e meritò su di lui la punizione, che, come un talento di piombo, lo porterà fino all'inferno più basso; e questo sarà fatto senza mostrare alcuna misericordia; perché, sebbene i malvagi abbiano molta misericordia in questo mondo, non ne hanno nell'altro; ora c'è misericordia parsimoniosa, ma nessuna all'inferno; Dio, che non ha risparmiato gli angeli che hanno peccato, né il vecchio mondo, né Sodoma e Gomorra, non li risparmierà, 2Pietro 2:4-6 ; colui che li ha fatti non avrà pietà di loro; e colui che li ha formati non mostrerà loro alcun favore.

vorrebbe fuggire dalle sue mani; nelle cui mani egli è, non come lo sono tutti gli uomini, essendo opera delle sue mani e sostenuto da lui; molto meno come lo è la sua gente, al sicuro lì; ma nelle sue mani come un giudice terribile e terribile, che lo condanna per i suoi peccati e lo condanna alla punizione eterna; e una cosa spaventosa è cadere nelle mani del Dio vivente e onnipotente: non c'è via d'uscita da loro, sebbene "fuggendo, fugge", come si dice, con tutta la sua forza e forza, con tutta la rapidità che può; è tutto inutile; è dov'era, e deve continuare nel tormento e nella miseria in cui si trova per tutta l'eternità; il suo verme di coscienza non morirà mai, né il fuoco dell'ira divina si spegnerà mai; anche se desidererà la morte diecimila volte, non la troverà, essa fuggirà da lui, Apocalisse 9:6

23 Versetto 23. [Gli uomini] batteranno le mani contro di lui,

In un modo di gioia e di trionfo, di disprezzo e di derisione, vedi Lamentazioni 2:15; Naum 3:19 ; o al momento della sua morte, essendo contenti che si siano liberati di lui, Salmi 52:5,6 ; o piuttosto nell'aldilà, per tutta l'eternità, mentre l'ira e la vendetta di Dio si riversano su di lui; e questo sarà fatto da tutti gli uomini giusti per sempre; non compiacendosi della scena sconvolgente, né indulgendo in loro ad alcuna passione malvagia, dalla quale saranno completamente liberi; ma rallegrandosi della gloria della giustizia divina, che sarà manifestata nella distruzione eterna degli uomini malvagi, vedi Apocalisse 18:20; 19:1,2 ; e questo non deve essere limitato solo agli uomini buoni, ma attribuito anche agli angeli; poiché può essere reso in modo impersonale: "gli si batteranno le mani"; o la gioia sia espressa in questa occasione da tutti coloro che sono in cielo, angeli e santi, che tutti approveranno e applaudiranno la procedura divina contro gli uomini malvagi come giusta e giusta; sì, questo può esprimere la gloria della giustizia divina e il suo trionfo nella condanna e nella distruzione dei peccatori;

e lo caccerà via dal suo posto; dalla sbarra e dal tribunale di Dio, dove si trovava e fu condannato; e, mentre va incontro alla punizione eterna, esprimendo orrore e disprezzo per lui e per i suoi crimini, e compiacendosi del giusto giudizio di Dio su di lui. Ora questa è la parte dell'uomo malvagio, e l'eredità che avrà da Dio alla morte e dopo la morte, anche se si è trovato in circostanze fiorenti nella vita; tutto ciò che Giobbe osserva, per mostrare che non era amico né favorito degli uomini malvagi, né pensava bene di loro e delle loro vie, sebbene osservasse la prosperità di cui sono accompagnati nel loro stato attuale; e quanto a lui, non era, e non sarebbe stato, un uomo così malvagio e ipocrita, per nessun motivo, poiché era sicuro che d'ora in poi sarebbe stato infelice, a tutti gli effetti

Commentario del Pulpito:

Giobbe 27

1 Versetti 1-23. - Questo capitolo si divide in tre parti distinte. Nella prima, che si estende fino alla fine del versetto 6, Giobbe è impegnato a mantenere, con la massima solennità possibile (Versetti. 2), sia la sua effettiva integrità (Versetti. 6) sia la sua determinazione a mantenere salda la sua integrità finché vive (versetti 4-6). Nel secondo (Versetti. 7-10) egli implica una maledizione sui suoi nemici. Nel terzo (Versetti. 11-23) egli ritorna alla considerazione del trattamento di Dio verso i malvagi, e ritratta la visione che aveva sostenuto in modo controverso inGiobbe 24:2-24), riguardo alla loro prosperità, impunità e uguaglianza con i giusti nella morte. La ritrattazione è così completa, le concessioni sono così grandi, che alcuni sono stati indotti a chiedersi se possano essere state fatte da Giobbe, e sono stati indotti a suggerire che abbiamo qui un terzo discorso di Zofar, come richiede "la simmetria della forma generale", che per caso o intenzionalmente è stato trasferito da lui a Giobbe. Ma l'improbabilità di un tale trasferimento, considerando come nel Libro di Giobbe viene introdotto il discorso di ogni singolo interlocutore, è palpabile; la dissomiglianza tra il discorso e gli altri enunciati di Zofar è sorprendente; e (il giudizio di due critici liberali come Ewald e Renan, che il passaggio è giustamente collocato e giustamente assegnato a Giobbe, dovrebbe mettere a tacere ogni dubbio e porre fine alla controversia (vedi "Short Studies on Great Subjects" di Mr. Froude, vol. 1 pp. 315, 316; e "Introduzione al libro di Giobbe" del canonico Cook, " nel 'Commentario dello Speaker', vol. 4. p. 7). Giobbe proseguì la sua parabola e disse: La parola tradotta "parabola" (lvm) è usata in precedenza solo inNumeri 23 eNumeri 24). Si pensa che "comprenda tutti i discorsi in cui i risultati del pensiero discorsivo sono espressi in modo conciso o figurato" (Cook). L'introduzione di un nuovo termine sembra implicare che il presente discorso occupi una posizione diversa da quella di tutti i precedenti. Non è incerta, controversa o emotiva, ma esprime il giudizio deliberato del patriarca sugli argomenti in essa discussi. Si noti la ripetizione del termine inGiobbe 29:1

Versetti 1-10. - La prima parabola diGiobbe:1) . Le trasgressioni di un uomo pio

UN 'ACCUSA AUDACE

1. Contro chi è diretto? contro Eloah, il Provvigimentale; Shaddai, l'Onnipotente, l'Auto-esistente, il Vivente, il cui dominio universale, la potenza irresistibile e la maestà ineffabile BildadGiobbe 25:1-3 e Giobbe stessoGiobbe 26:5-14 avevano eloquentemente raffigurato. Con le elevate concezioni della grandezza trascendente dell'invisibile Supremo, di cui egli realizzò vividamente anche la continua presenza, Giobbe avrebbe dovuto temere di parlare avventatamente, molto più accusatoriamente, davanti a lui.Deuteronomio 28:58 Salmi 76:7,11 Geremia 5:22 Ma le nozioni chiare e accurate della verità divina non sempre possiedono quella forza morale, anche sugli uomini buoni, che dovrebbero. Poco tempo fa Giobbe aveva paura di Dio ed era turbato dalla sua presenza; Ora, avendo perso, forse, il suo precedente senso luminoso della presenza divina, non esita a portare contro di lui una seria accusa

2. Da chi pronunciò? Giobbe, un uomo che non solo era stato modellato dalle mani di Shaddai,Giobbe 10:8,9 ma dipendeva per la vita ogni momento dal soffio di Eloah nelle sue narici (Versetto 3), e quindi avrebbe dovuto fermarsi prima di mettere in discussione la condotta di un Essere che poteva farlo tornare in qualsiasi istante alla polvere; un uomo debole, ridotto a uno scheletro, tremante sull'orlo della tomba, aspettando che ogni secondo passasse alla presenza di Dio nel mondo degli spiriti, quindi uno che avrebbe dovuto temere di offendere l'Eterno; un uomo colpevole, cioè un uomo che, per quanto consapevole dell'integrità, era tuttavia peccatore agli occhi di Dio, e che di conseguenza non si addiceva mettere in discussione l'operato di Dio; e allo stesso modo un uomo perdonato, che Dio ha accettato come giusto, a prova di ciò inviando risposte alle sue preghiere (versetto 9), il che non fece che aumentare l'avventatezza di Giobbe nell'accusare Eloah come fece

3. Di cosa composto? L'accusa mossa contro Dio era duplice in apparenza, che tormentava l'anima di Giobbe e toglieva il giudizio di Giobbe, anche se in realtà le due cose erano collegate come causa ed effetto. Ciò che irritava e infiammava lo spirito del patriarca era il pensiero che egli qui, indirettamente ma non meno realmente per questo, esprime, cioè che Dio, il giusto Giudice di tutta la terra, gli aveva negato la giustizia. Si era già lamentato che Dio sembrava trattarlo come un nemico;Giobbe 9:28 13:24 14:16,17 mai fino ad ora egli ha accusato Dio in termini così espliciti di negargli la giustizia. Per questo peccato Giobbe fu poi rimproverato da ElihuGiobbe 34:5 e da Dio.Giobbe 40:8

II UN'IPOTESI ARROGANTE

1. Dichiarare la verità su se stesso. Non c'era nulla di sbagliato o di stravagante nell'affermazione che "le sue labbra non dovrebbero proferire malvagità, né la sua lingua proferire inganno".

Versetto 4; Confronta - 2Corinzi 11:31; Galati 1:20 Non solo gli uomini buoni non dovrebbero dire menzogne,Esodo 20:16; Levitico 19:11; Salmi 34:13 anche se, ahimè! a volte lo fanno,Genesi 12:13; 26:7 ma dovrebbero odiare così tanto la falsitàProverbi 13:5 da rendere impossibile l'espressione di falsità.Isaia 63:8; Colossesi 3:9 Giobbe, tuttavia, affermò che avrebbe dichiarato l'esatta verità sulla propria integrità interiore, dimenticando che "il cuore dell'uomo è ingannevole più di ogni altra cosa, e disperatamente malvagio",Geremia 17:9 che solo Dio è competente a pronunciare un verdetto accurato sul suo carattere,Geremia 17:10; Giobbe 36:4; Salmi 7:9; Proverbi 15:11 e che nemmeno di un santo ci si può fidare per emettere un giudizio perfettamente non benedetto su se stesso. "Se l'equilibrio vacillante trema, raramente è regolato correttamente." (Brucia.)

2. Rivelare la mente di Dio riguardo agli altri. Con aria autoritaria Giobbe confessa la sua capacità di dare ciò che aveva spesso insultato i suoi amici per aver professato di dare: un'esposizione oracolare del modo divino di agire nei confronti degli uomini empi (Versetto 11). Sebbene "il segreto del Signore sia con quelli che lo temono"Salmi 25:14; Proverbi 3:32), non è assolutamente certo che gli uomini buoni a volte non scambino le proprie riflessioni per ispirazioni del Cielo. In ogni circostanza gli uomini buoni, nell'esporre ciò che credono essere la verità divina, dovrebbero evitare l'apparenza e il tono di un'asserzione dogmatica. Meno che mai dovrebbero parlare in modo dittatoriale a coloro che hanno già accusato dello stesso reato.Romani 2:21

III UNA PROTESTA TROPPO AUDACE

1. Con solenne scongiuro. Che Giobbe avesse mantenuto l'integrità contro le calunnie dei suoi amici era legittimo e ragionevole. Il fatto che avesse anche solo mostrato un certo calore nel respingere le loro accuse era forse scusabile. Ma il fatto che egli avesse ritenuto opportuno far precedere la sua auto-rivendicazione con un giuramento tradiva un grado di fiducia, se non di presunzione, che non si addiceva a un uomo di cuore umile e veramente pio. La questione non richiedeva altro che un'affermazione calma, calma, modesta. Eppure Giobbe, in almeno due forme diverse, aggiunge un giuramento di confermazione (versetti 2, 5), come se la rivendicazione della sua giustizia (cioè della creatura) fosse, e dovesse essere, il fine supremo della sua esistenza, e non piuttosto il mantenimento dell'incontestabile giustizia di Dio. Tuttavia, la condotta di Giobbe nell'affermare con giuramento di seguire fedelmente Dio si confronta favorevolmente con quella di Pietro, che con maledizioni affermò di non conoscere l'Uomo.Marco 14:71

2. Con veemente ripetizione. Non contento di una sola affermazione della sua integrità, Giobbe insiste su di essa con una quadruplice asseverazione (Versetti. 5, 6), dichiarando

(1) che non poteva giustificare i suoi amici, cioè ammettere la verità della loro affermazione riguardo a se stesso senza profanità;

(2) che avrebbe continuato ad affermare la sua innocenza finché fosse vissuto;

(3) che non avrebbe mai abbandonato la sua giustizia; e

(4) affinché il suo cuore non gli rimproveri neppure uno dei suoi giorni. Così Paolo protestò con il Sinedrio dicendo che fino a quel momento aveva vissuto in tutta buona coscienza davanti a Dio,Atti 23:1 e, scrivendo ai Corinti,2Corinzi 1:12 si rallegrò della testimonianza del suo furto di coscienza nella semplicità e nella santa sincerità che aveva avuto nel mondo. Le parole, "non con sapienza carnale, ma mediante la grazia di Dio", mostrano la differenza tra l'affermazione di San Paolo della sua integrità personale e quella di Giobbe

IV UNA MALVAGIA IMPRECAZIONE

1. Le persone su cui è pronunciato. Il "nemico" di Giobbe, non gli empi in generale, ma gli uomini che si sollevarono contro di lui per mettere sotto accusa la sua integrità (versetto 7). Anche se è quasi certo che un uomo buono avrà dei nemici,Matteo 10:22; Giovanni 15:19 che lo odiano perché prima non amano i suoi princìpi,1Pietro 3:16; 4:4 è una splendida testimonianza del carattere di un uomo buono quando non ha nemici se non gli empi. Il semplice fatto, però, che la sua integrità sia messa in discussione da un altro non è una prova che quell'altro sia malvagio in se stesso o che sia disposto in modo ostile verso di lui. Pur nutrendo vivo risentimento, quindi, per le ingiuste imputazioni dei suoi amici, fu sbagliato da parte di Giobbe denunciarle, come essi avevano denunciato lui, come intrinsecamente empie

2. La maledizione in cui consiste. Non si guadagna nulla a cercare di ammorbidire il linguaggio di Giobbe in una previsione. Supponendo che egli significhi semplicemente che l'uomo che parlava contro di lui era una persona malvagia che alla fine avrebbe incontrato la ricompensa della persona malvagia, lo afferma con un grado di sicurezza che non era garantito dai fatti del caso, e che suggerisce dolorosamente che il desiderio era il padre del pensiero. Il linguaggio di Giobbe verso Elifaz, Bildad e Zofar trova un'eco nel terribile sfogo di Davide contro i suoi avversari nei salmi imprecatori,Salmi 69:22-28 109:6-15 140:8-11 che, nella misura in cui erano diretti contro gli individui, non siamo tenuti a considerare come completamente esenti da colpa

V UN PARAGONE AUTOESALTANTE. Per dimostrare ulteriormente la sua integrità, Giobbe contrappone tacitamente la propria causa a quella dell'ipocrita, mostrandosi indirettamente come posseduto:

1. Una speranza migliore. Per quanto prospero possa essere l'uomo malvagio nella vita, per quanto riesca ad accumulare ricchezze, quando viene a morire non ha alcuna speranza che lo sostenga,

confronta - Giobbe 8:13 20:5 - , omiletica nessuna aspettativa di accettazione presso Dio; mentre sia, Giobbe, sebbene si trovi sull'orlo della tomba, lo ha. Il successo mondano non può fornire e non sarà sufficiente come sostituto della speranza nella morte. La ricchezza accumulata non impedisce l'avvicinarsi della morte. Se Dio non taglia i guadagni di un uomo prima della morte, certamente stroncherà l'anima di un uomo malvagio alla morte. È un cattivo affare guadagnare il mondo che si deve presto lasciare e perdere l'anima che non si può riconquistare per tutta l'eternità.Matteo 16:26

2. Un privilegio migliore. Quando l'afflizione si abbatte sull'uomo malvagio così duramente da farlo gridare al Signore, il Signore fa orecchie da mercante alla sua supplica.Proverbi 1:28 Ma l'uomo buono, cioè Giobbe, può contare che la sua preghiera troverà un ingresso nell'orecchio di Dio;Salmi 34:17 1:1-5 107:13 145:18,19 la supplica dell'uomo buono viene espirata in penitenza, umiltà e fede, mentre il grido dell'ipocrita è solo un'esclamazione di allarme

3. Uno spirito migliore. L'ipocrita in pericolo può gridare a Dio quando la paura della morte è su di lui, o quando l'afflizione lo schiaccia; ma non prova vero piacere nella comunione con Dio. L'uomo buono trae la sua principale felicità da tale comunione con il Cielo,Isaia 58:14; 1Giovanni 1:3, come Elifaz aveva già ammesso;Giobbe 22:15 e Giobbe afferma chiaramente di essere un uomo così buono. Il diletto in Dio si esprime nella felice meditazione e nell'allegra obbedienza alla Legge di Dio;Salmi 119:16,35,47,70 è una condizione indispensabile per ricevere risposte alle preghiere.Salmi 37:4

4. Una pratica migliore. La devozione dell'ipocrita è solo eccezionale, mentre quella di Giobbe era abituale (versetto 10). Una preghiera occasionale non è un vero segno di pietà. Il figlio di Dio dovrebbe essere istantaneo nella preghiera,Romani 12:12 e dovrebbe pregare incessantemente.Efesini 6:18; Filippesi 4:6; 1Tessalonicesi 5:17 I discepoli di Cristo dovrebbero pregare sempre, e non venir meno.Luca 18:1

Imparare:

1. Che i santi più eminenti non siano al di fuori del pericolo di cadere in peccati gravi

2. Che gli uomini buoni, pur consapevoli della loro integrità, dovrebbero guardarsi dall'esaltazione di sé per questo motivo

3. Che la pietà, così come l'empietà, ha bisogno di giuramenti per sostenerla

4. Che gli uomini buoni non dovrebbero mai rinunciare alla loro integrità mentre vivono, per quanto a volte possano astenersi dall'affermarla

5. Affinché per quanto un uomo malvagio possa guadagnare sulla terra, perde tutto alla morte

6. Che è buona solo quella speranza che si estende oltre la tomba

7. Che Dio si compiace di coloro che si dilettano in lui

8. Che la pietà di un uomo può essere misurata abbastanza accuratamente dall'intensità e dalla frequenza delle sue preghiere

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-23. - Giobbe è il vincitore della controversia

Dopo l'ultimo discorso di Giobbe gli amici sembrano essere completamente sopraffatti e messi a tacere, e il terzo di loro non osa rinnovare l'attacco. Il sofferente continua quindi, in un discorso di alta bellezza poetica, a istruire gli amici, insistendo ancora una volta sulla propria innocenza

I INNOCENZA MANTENUTA. (Versetti 2-10)

1. Rettitudine consapevole della determinazione. (Versetti 2-4) Nel senso più profondo che i suoi pensieri sono aperti agli occhi dell'Iddio che tutto vede, e che non deve temere che le sue parole siano udite, Giobbe parla. Dichiara di avere ancora abbastanza forza e sanità mentale per sapere cosa sta dicendo, e per parlare come testimone responsabile in questa ricerca della sua innocenza. E sebbene sia piaciuto a Dio, come egli pensa, di negargli la giustizia e di affliggere la sua anima, la luce del dovere e della coscienza risplende più luminosa che mai. Egli sarà verace nelle parole e nelle opere fino all'ultimo. La verità è il dovere supremo che abbiamo verso noi stessi, verso i nostri simili, verso il nostro Dio, verso l'eternità. La determinazione ad essere sinceri dovrebbe essere inseparabile dalla determinazione a vivere; e dovremmo separarci dalla vita prima che dalla verità. E non si dovrebbe permettere che la sofferenza turbi le nostre autentiche convinzioni su noi stessi. Lo scoraggiamento dell'opinione dura degli altri può indurci a gettare sguardi più indagatori sullo stato del nostro cuore, ma non dovrebbe estorcere confessioni di colpa esagerate e spontanee. È solo la superstizione che può supporre che ciò sia accettabile a Dio. Ma questo è il linguaggio di un uomo che ha trovato, nel profondo di tutti i suoi dubbi, un terreno inamovibile di fiducia in Dio. Questo lo rende audace in presenza dei suoi simili. Beati coloro il cui cuore non li condanna e che hanno fiducia in Dio. Una falsa umiltà è un'affettazione di essere peggiori di quello che siamo realmente. Un'autentica umiltà ci insegna a vederci come siamo; e ogni riconoscimento dei fatti come fatti, delle verità come verità, dà fiducia

2. La fermezza di una buona coscienza. (Versetti 5-7) Giobbe non cederà mai il passo ai suoi amici, né li riconoscerà nel giusto. Il linguaggio dell'egoismo ostinato e della stupida ostinazione imita quello del diritto cosciente: "Non mi arrenderò mai!" Ma l'uno è il segno della follia e della debolezza, l'altro è la prova della vitalità e della forza. Non si separerà dal senso della sua integrità; È come il gioiello per il quale ha venduto tutto, che rappresenta, in mezzo alla povertà, alla sofferenza e alla vergogna, tutta la proprietà che ha nel mondo. "La coscienza è la grande rivista e depositaria di tutti quei piaceri che possono offrire un solido ristoro all'anima. Quando questo è calmo, sereno e assolvimento, allora giustamente un uomo gode di tutte le cose e, per di più, di se stesso; perché deve fare questo prima di poter godere di qualsiasi altra cosa. Ma è solo una vita pia, condotta esattamente secondo le regole di una religione severa, che può autorizzare la coscienza di un uomo a parlargli comodamente; è questo che deve pronunciare la frase prima che la coscienza possa pronunciarla, e poi lo farà con maestà e autorità; non sussurrerà, ma proclamerà un giubileo alla mente; non cadrà, ma verserà olio sul cuore ferito" (Sud)

3. Pace interiore e gioia negate ai malvagi. (Versetti 8-10) Questo è un ulteriore argomento di innocenza. Come si può annoverare Giobbe tra i malvagi? Nessun ipocrita può godere di questa serenità e di questa incrollabile speranza in Dio che sono state la parte della sua anima in mezzo a tutte le calamità e all'avvicinarsi della morte.Giobbe 17 eGiobbe 19 Quando le corde della sua tenda di salvataggio vengono tagliate,

comp. - Giobbe 4:21 l'uomo non ha più nulla in cui sperare. Le sue preghiere non riceveranno risposta, e l'intimità gioiosa e fiduciosa con Dio gli sarà negata. Tutto ciò che turba l'innocenza, nella stessa misura fa breccia nel "conforto dell'anima". Essere al buio; scoprire che la porta della preghiera è chiusa; portare in giro una mente malata e ulcerata; essere molestato dai parossismi di diffidenza e di disperazione che ritornano; essere perseguitato dalle lugubri apparizioni di una colpa che rivive -- le vecchie piaghe nere dei peccati dimenticati del passato; Avere la calligrafia spietata contro di lui, presentata in caratteri nuovi e fluenti alla sua apprensione, è il caso e la condizione del peccatore. Ma "perché un uomo dovrebbe scegliere di andare in cielo attraverso paludi e fossati, rovi e spine, diffidenza e abbandono, tremante e dubbioso, e fino ai confini dell'inferno, con la morte che lo guarda in faccia, quando potrebbe passare da una comodità all'altra, e avere tutta la sua strada lastricata di sicurezza, e resa facile e piacevole per lui dall'intima e inestimabile soddisfazione di una pace ben fondata"? (Sud)

II ISTRUZIONI SULLA SORTE DEI MALVAGI. (Versetti 11-23)

1. Introduzione Versetti 11-13; comp. - Giobbe 20:29; 16:20 Il tema del discorso deve essere la "mano di Dio" -- la sua potenza e il suo modo di governo morale come si vede dagli esempi quotidiani nella vita degli uomini; e il "senso" o mente dell'Onnipotente -- il contenuto dei suoi pensieri e consigli.Giobbe 10:13; 23:10 E l'esperienza deve fornire le prove e le illustrazioni (Versetto 12). I fatti sono aperti agli occhi di tutti, ma ciò che mancava agli amici di Giobbe, come a molti altri, era una corretta comprensione e apprezzamento di loro. La sapienza per segnare i segni dei tempi, gli accenni della volontà di Dio, i suoi significati, i suoi giudizi, non solo nel corso delle nazioni, nelle grandi crisi della storia, ma nella sfera più piccola di ogni giorno, è ciò di cui abbiamo bisogno. Poi viene annunciato il tema (Versetto 13): "la sorte dell'uomo malvagio, l'eredità del tiranno". Confrontate le parole di Zopbar.Giobbe 20:29

2. L'instabilità della condizione dell'uomo malvagio (Versetti 14-18) La sua casa e la sua famiglia sono menzionate per la prima volta. La corruzione che opera verso l'esterno si fa sentire per la prima volta nella cerchia più stretta e nell'ambiente circostante della sua vita. I peccati del padre si ripercuotono sui figli. La spada, o la carestia, o la pestilenza li rende una preda. Tutta l'esperienza moderna e antica conferma questa legge. La dottrina dell'"ereditarietà" getta luce su molte malattie, molti vizi, molti guai. I denti dei figli sono innervositi perché i padri hanno mangiato uva acida. E questa legge della retribuzione eterna sembrerebbe intollerabilmente severa e dura se non ci rendessimo conto che è così che Dio avverte costantemente il mondo. La connessione di cause ed effetti, costante, ininterrotta, sia nella sfera fisica, morale e spirituale, è la rivelazione naturale della volontà di Dio. Ma ci sono compensazioni, agenzie di riscatto al lavoro per l'individuo. Egli soffre spesso come capro espiatorio dei peccati altrui esteriormente; è vittima di una solenne necessità; ma nel vasto regno della libertà interiore egli può essere emancipato, redento e benedetto. "Le sue vedove non piangono" (versetto 15) dietro la sua bara, forse perché nel terribile crudo, gee della pestilenza i riti funebri sono sospesi. Il plurale è usato per indicare le mogli dei capifamiglia di altre famiglie e i parenti del defunto in generale. Allora, non solo il malvagio è maledetto nella sua famiglia, ma anche nella sua proprietà. Segue un'immagine di immensa ricchezza e di abbondante ostentazione (Versetto 16): il suo argento è ammucchiato come polvere, e le vesti raffinate sono comuni come la sporcizia. Eppure non c'è sostanzialità più reale in tutto questo che nel fragile bozzolo della falena, o nella capanna che la sentinella mette nella vigna o nel frutteto. La storia sorprendente è raccontata da Erodoto (6:86) di un certo Glauco, figlio di Epicide, a cui fu chiesto da un uomo di Mileto di farsi carico della metà della sua fortuna. Quando i figli el il Mileso reclamarono il denaro, Olaucus negò di esserne a conoscenza e consultò l'oracolo per sapere quali fossero i risultati dello spergiuro e se potesse conservare il denaro in tutta sicurezza. L'oracolo rispose: "Glauco, figlio di Epicide, per il momento, in verità, è più vantaggioso prevalere con un giuramento e fare del denaro il tuo bottino. Giurare; perché la morte nella verità attende l'uomo che è fedele al suo giuramento. Ma, d'altra parte, il figlio del giuramento è senza nome e non ha né mani né piedi; eppure egli viene rapidamente, finché ha rovinato e distrutto tutta la tua razza, sì, tutta la tua casa. Con la razza dell'uomo fedele andrà meglio d'ora in poi". Restituì il denaro, ma gli fu detto che era troppo tardi; e Leotichide, che raccontò la storia agli Ateniesi, dice: "Non c'è ora nessun discendente di Glauco vivente, nessun focolare che abbia il suo nome; è stato completamente sradicato ed è scomparso da Sparta"

3. Insicurezza della vita. (Versetti 19-23) "Egli giace ricco, e... non lo fa di nuovo", secondo la migliore lettura. Questa è una foto della serata. La prossima è una foto del mattino. «Apre gli occhi e... se n'è andato!» Entrambi descrivono l'improvviso della fine dell'uomo malvagio (Versetto 19). Una moltitudine di terrori si precipita su di lui, come le acque di un'inondazione,

Versetto 20; comp. - Giobbe 20:28; Salmi 18:5; Geremia 47:2 e riempie il suo letto di morte di orrore,

comp. - Giobbe 18:14; 20:25 e il vento orientale lo porta via (Versetto 21) -- il vento orientale è spesso menzionato come uno di grande violenza.Giobbe 1:19; 15:2; 38:24; Isaia 27:8; Ezechiele 37:26 Dio si scaglia senza risparmiare i dardi della sua ira contro di lui, ed egli deve fuggire prima della sua mano (versetto 22). La scena spaventosa si chiude tra le risate sprezzanti e il battito delle mani di coloro che esultano per la condanna del tiranno,

Versetto 23; comp. - Giobbe 34:37 Lamentazioni 2:15 Naum 3:19 ed egli si allontana dal suo posto tra i sibili dell'esecrazione. La potente immagine del grande moralista, Giovenale, può essere paragonata a questo passo ('Sat.,' 13:210, sqq.). Descrivendo le sofferenze di una coscienza colpevole, egli prosegue: "Che cosa succede, dunque, se il peccatore ha raggiunto il suo scopo? La sua è un'angoscia senza tregua, che non cessa, nemmeno all'ora dei pasti; Le sue mascelle sono inaridite come per la febbre, e il cibo che detesta gli si gonfia tra i denti. Tutti i vini che il miserabile disgraziato sputa fuori; il vecchio vino di Alba, di pregiatissima antichità, lo disgusta. Di notte, se le cure ansiose gli hanno concesso per caso un breve sonno, e le sue membra, che si sono rivolte su tutto il letto, alla fine riposano, immediatamente vede in sogno il tempio e l'altare della divinità che ha insultato; e, ciò che pesa sulla sua anima con particolare terrore, ti vede [il torto]! La tua terribile forma, di mole più che umana, confonde il disgraziato tremante e gli strappa la confessione!" Queste immagini della condanna degli empi sono adatte a insegnare la pazienza a tutti i maltrattati e ai sofferenti di questo mondo. Dio non dimentica nulla; né l'opera della fede e l'opera dell'amore dei suoi figli, né le gravi offese dei ribelli contro le sue leggi. A tempo debito egli ricompenserà e punirà, comunemente anche in questa vita.Ester 32:34 Romani 2 La calamità non è un semplice incidente, come pensano i mondani e gli infedeli. Segue il peccato, secondo una connessione fissa, per volontà di Dio.Amos 3:6

OMULIE di w.f. adeney Versetti 1-4. - Onestà morale

Giobbe ora quasi perde di vista i suoi amici vessatori e si lancia in un lungo discorso. Il suo primo pensiero è quello di affermare la sua integrità, senza indietreggiare di fronte alle accuse che gli sono state lanciate addosso con tanta sconsideratezza. Egli non confesserà peccati di cui non è colpevole. Ci volle un po' di coraggio per prendere questa posizione, perché era fortemente spinto a cedere alla mancanza di sincerità

I LA TENTAZIONE DELL'INSINCERITÀ. Si tratta di un approccio multiforme, che scaturisce da varie fonti

1. Il desiderio di conciliare Dio. Giobbe è convinto che sia l'Onnipotente che ha tormentato la sua anima. Se si abbassa e confessa la sua totale indegnità, sembrerebbe che forse Dio sarebbe propiziato

2. L'urgenza persuasiva degli altri. Ognuno dei tre amici aveva presentato a Giobbe la stessa immagine e aveva suggerito che l'unica sicurezza, l'unica speranza, risiedeva nell'abietta penitenza. È difficile mantenere la nostra rotta quando i nostri amici la contraddistinguono e la riprovano

3. La vera umiltà di un brav'uomo. Giobbe sapeva di essere una creatura fragile e di essere come nulla di fronte alla potenza e alla santità di Dio. Gli uomini buoni sono più o meno consapevoli della loro piccolezza. Sembra un segno di modestia svalutare se stessi. Giobbe dovette essere profondamente addolorato per l'ingiustizia che lo spinse a seguire la strada opposta e a rivendicare la propria rettitudine. Tutti siamo tentati da una confessione insincera di colpa, che non sentiamo per piacere a Dio o agli uomini, o in segno di umiltà

II LA DEBOLEZZA DI CEDERE A QUESTA TENTAZIONE. Tutti gli incentivi che possono essere portati a spingere una persona a non essere sinceri sono solo tentazioni a peccare. Sono attacchi alla coscienza. Cedere ad essi è un segno di debolezza. Il punto importante è che l'insincerità è sempre sbagliata, anche quando va nella direzione dell'autoumiliazione. Ci può essere una penitenza ipocrita così come un orgoglio ipocrita. Non possiamo essere troppo umili; Quando il pensiero del nostro peccato sorge in noi, non possiamo rattristarci troppo intensamente per la colpa e la vergogna che ne derivano. Ma se non sentiamo questa penitenza profonda, non è altro che menzogna e vuota pretesa di confessarla con le labbra. Il fatto che il linguaggio della penitenza superi il sentimento di essa non è un segno di vera umiltà. Ogni insincerità è dannosa per la coscienza e torta agli occhi di Dio, e il fatto che tenda all'auto-deprezzamento piuttosto che all'auto-esaltazione non altera il suo carattere essenziale

III L'ONESTÀ MORALE DI RESISTERE ALLA TENTAZIONE DELL'INSINCERITÀ. Non possiamo fare a meno di ammirare la virilità di Giobbe. Era difficile per lui non lasciarsi intimidire di fronte alla serie di influenze avversetto che si abbattevano su di lui. La sua malattia fisica, la sua angoscia mentale e la sua perplessità, e l'opinione unanime dei suoi amici, avrebbero potuto privarlo di ogni coraggio. Eppure alza la testa e afferma il diritto. Su che cosa si basa questa onestà morale?

1. Rispetto per la verità. La verità è imperiosa e deve essere rispettata ad ogni costo

2. Fede nella giustizia. Alla fine il diritto deve prevalere. Non è bene rinunciarvi a favore di apparizioni temporanee

3. Confida in Dio. Giobbe si aggrappa ancora alla sua fede, anche se crede che tutti i suoi problemi provengano da Dio. Ora, nessuna mancanza di sincerità può piacere a Dio o ingannarlo. Se pensiamo alla nostra posizione agli occhi degli uomini, piuttosto che alla nostra posizione agli occhi degli uomini, dobbiamo essere leali e onesti. - W.F.A

2 Com'è vero che Dio vive, colui che ha tolto il mio giudizio, Giobbe non ha introdotto in precedenza alcuna forma di scongiuro. Il suo "sì è stato sì, e il suo no no". Ora, però, nelle solenni circostanze dell'occasione, quando sta facendo il suo ultimo appello ai suoi amici per un giudizio favorevole, non pensa che sia inappropriato far precedere ciò che sta per dire con un appello a Dio come suo Testimone. "Come vive Dio", o "Come vive il Signore", era il giuramento consueto dei pii Israeliti e degli uomini timorati di Dio in generale nel mondo antico.

vedi - Giuda 8:19; Rut 3:13; 1Samuele 14:39; 20:3; 2Samuele 4:9; 12:5; 1Re 2:24; 17:21; 2Re 5:20; 2Cronache 18:13; Geremia 38:16 Giobbe aggiunge che l'Iddio a cui si appella è colui che ha "tolto", o "trattenuto", il suo giudizio, cioè che ha rifiutato di entrare con lui in una controversia sulla giustizia delle sue azioni.Giobbe 9:32-35; 13:3; 23:3-7 E l'Onnipotente, che ha tormentato l'anima mia, o, ha reso amara l'anima mia. Anche se lo uccide, Giobbe confida in Dio.Giobbe 13:15 Egli è il suo Testimone, il suo Aiuto, il suo Redentore.Giobbe 19:25 #Giobbe 27:3

Per tutto il tempo il mio respiro è dentro di me. Questo versetto è tra parentesi. Giobbe afferma in esso di essere in possesso di tutte le sue facoltà, nonostante le sue sofferenze. La traduzione corretta sembrerebbe essere: "Poiché la mia vita è ancora intera dentro di me" (vedi la Versione Riveduta). E lo spirito di Dio è nelle mie narici. Lo spirito di Dio, originariamente soffiato nelle narici dell'uomo, per mezzo del quale egli divenne un'anima vivente,Genesi 2:7 è ancora, dice Giobbe, dentro di lui, e lo rende capace di giudicare e dichiarare ciò che è giusto

4 Le mie labbra non proferiranno malvagità. Nulla lo indurrà, dice Giobbe, a pronunciare consapevolmente parole malvage. né la mia lingua proferisce inganno. Né sarà indotto, qualunque cosa accada, a dire falsità. Una confessione di colpa, come quella che i suoi amici hanno cercato di estorcergli, sarebbe sia malvagia che falsa

5 Dio non voglia che io ti giustifichi; cioè ammetti che tu abbia sempre avuto ragione, e che io abbia attirato su di me questi giudizi con peccati segreti. Finché non morirò non rimuoverò da me la mia integrità. Finché continuerà a vivere, Giobbe non smetterà di sostenere la sua innocenza. E' stato ripetutamente sottolineato che egli non intende dichiararsi assolutamente senza peccato, ma solo negare l'atroce colpa che i suoi amici gli imputavano.

vedi - Giobbe 22:5-9

OMELIE di R. GREEN Versetti 5, 6.- Integrità determinata

Giobbe è deciso a mantenere la sua integrità nonostante ogni attacco maleducato. Egli non permetterà che egli stesso si sottragga alla sua ferma decisione. Con la ferma risoluzione si può conservare l'integrità, anche se uno spirito vanaglorioso si espone alla tentazione. Tra i pericoli della presuntuosa vanagloria, da una parte, e della timida irresolutezza dall'altra, si trova la via della salvezza in un'umile e umile determinazione

LA RISOLUZIONE FORTIFICA LA MENTE CONTRO GLI ATTACCHI DELLA TENTAZIONE. Il male trova la sua preda più facile nell'irresoluto e nell'indeterminato. Le sottili e improvvise suggestioni di torto sono immediatamente respinte dalla mente determinata. Vengono gettati via. C'è uno spirito di antagonismo, un'amata antipatia per il torto; e prima che la tentazione abbia il potere di allontanare i piedi dell'incauto, il determinato respinge la presenza che spesso lo accompagna. Lui non aspetta per parlare. C'è una legge stabilita per aggrapparsi a destra; e la presenza del torto diventa la parola d'ordine per una rivolta di tutta la forza contro l'usurpatore

LA RISOLUZIONE II, CON LE SUE DECISIONI, IMPEDISCE ALLA MENTE GLI EFFETTI DANNOSI DELL'ESITAZIONE. La mente è tenuta ferma al suo dovere. I suoi giudizi sono formati in anticipo. Non deve aspettare alcun processo mentale. L'istante in cui si suggerisce l'errore, in quell'istante la sua risposta è a portata di mano. Mentre gli incerti e gli incerti vengono superati, l'uomo risoluto cammina sulla sua strada pianeggiante senza paura e sicuro

III LA RISOLUZIONE DI MANTENERE L'INTEGRITÀ DERIVANTE DA UNA GIUSTA STIMA DEL SUO VALORE PRESERVA DALL'INGANNO DI FALSE VISIONI. Basse stime del valore dell'integrità personale fanno di un uomo lo sport del trafficante di male. La rettitudine personale tenuta a buon mercato sarebbe stata barattata con qualsiasi esca dorata

IV L'INCORAGGIAMENTO ALLA RISOLUTEZZA DELLO SPIRITO DIVENTA UN DOVERE OVVIO E URGENTE. Nessuno può trascurare questo senza fare un grave torto a se stesso. Rimanere saldi, trincerati da una forte volontà, protegge l'anima dalle illusioni che sono abbastanza diffuse; ma affinché la volontà possa essere ben sostenuta, è necessario incoraggiare lo spirito di determinazione risoluta e inflessibile. Allora, con un alto senso della preziosità dell'integrità cosciente, e con una mente adattata a un atteggiamento di resistenza proposta contro qualsiasi cosa minacci di compromettere quell'integrità, il fedele si aggrappa saldamente al suo possesso, e guadagna, oltre alla sua tranquilla approvazione, quella di tutti gli osservatori e, soprattutto, quella del grande Giudice della condotta umana. In questo Giobbe ha successo, e diventa un modello per tutti coloro che sono tentati. Dal profondo della sua acuta e prolungata sofferenza si leva il grido della santa risoluzione: "Finché non morirò non rimuoverò da me la mia integrità". così che dal profondo del suo cuore non esce alcun rimprovero sui suoi giorni

Lui che. così agisce assicura

(1) tranquillità;

(2) la coscienza dell'approvazione divina;

(3) il beneficio della crescita quotidiana nella bontà;

(4) la ricompensa finale della fedeltà. - R.G

6 Ho tenuto salda la mia giustizia, e non la lascerò andare. Non solo Giobbe non smetterà mai di mantenere l'integrità nel passato, ma si atterrà alla stessa condotta di vita irreprensibile in futuro. Egli non "maledirà Dio e non morirà". Risolutamente manterrà la sua fede in Dio e la sua dipendenza da lui. "Quand'anche mi uccidesse, confiderò in lui". Il mio cuore non mi rimprovererà finché vivrò. Questo è probabilmente il vero significato, anche se alcuni suggeriscono che "il mio cuore non mi rimprovera per nessuno dei miei giorni" che Giobbe decide di "avere sempre una coscienza priva di offesa, sia verso Dio che verso l'uomo".Atti 23:1, 1Corinzi 4:4, 2Tm 1:3, 1Giovanni 3:21 #Giobbe 27:7

Il mio nemico sia come l'empio. Il nesso di questo passaggio con ciò che precede è incerto. Alcuni suppongono che il pensiero completo di Giobbe sia stato: "Voi cercate di persuadermi ad agire malvagiamente facendo una falsa rappresentazione dei miei sentimenti e delle mie convinzioni; ma mi rifiuto assolutamente di farlo. Che questo sia piuttosto l'atto del mio nemico". Altri lo considerano semplicemente così contrariato dai suoi presunti amici, che sono i suoi veri nemici, che è spinto a pronunciare un'imprecazione contro di loro. e chi si leva contro di me come un ingiusto. Questo è un altro esempio di un mero emistichio pleonastico, una ripetizione della frase precedente con parole diverse

8 Qual è infatti la speranza dell'ipocrita, anche se ha guadagnato. L'ipocrita e il bugiardo possono trarre vantaggio in questa vita dalle sue menzogne e dalla sua ipocrisia. Può ingannare gli uomini; può elevarsi alla loro opinione; egli può trarre un vantaggio mondano dall'essersi assicurato la loro approvazione. Ma che cosa dovrà guardare avanti alla fine, quando Dio toglierà (cioè rimuoverà dalla terra) la sua anima? Giobbe evidentemente considera l'anima che è "tolta" o rimossa dalla terra come ancora esistente, ancora cosciente, ancora capace di speranza o di disperazione, e chiede quale speranza di un futuro felice potrebbe nutrire l'uomo che era vissuto da ipocrita, quando Dio aveva bisogno della sua anima, e si sentiva sotto il giudizio di Dio. La domanda ci ricorda quelle parole del nostro benedetto Signore: "Che giova all'uomo se guadagna il mondo intero e perde la propria anima? o che cosa darà l'uomo in cambio dell'anima sua?".Marco 8:36,37

Versetti 8-12. - La speranza dell'ipocrita

Giobbe, l'uomo integro, che era determinato a mantenere la sua integrità fino alla morte, vide chiaramente che l'ipocrita non aveva motivo di confidare, e coraggiosamente chiese: " Qual è la speranza dell'ipocrita?" È un appello che non può ricevere una risposta soddisfacente. Non c'è speranza per lui, anzi; Qualunque cosa egli possa immaginare, è come una bolla che galleggia sull'acqua per un breve periodo, poi scoppia, e non ne rimane traccia. La sua fiducia è posta su fondamenta non sicure; Può costruire le sue aspettative su di essa, ma l'inevitabile diluvio del tempo la spazzerà via. È una speranza vana, infondata, perduta, delusa. Giobbe indirizza la sua indagine in un unico canale: Qual è la speranza dell'ipocrita verso Dio? Le speranze terrene dell'ipocrita non sono al sicuro, anche se per un certo tempo egli può prosperare. Ma le sue speranze in Dio sono davvero vane. L'ipocrita è estraneo a Dio

LUI NON HA SPERANZA IN DIO NELLA MORTE. Quando il giusto si infilza il petto con covoni, si scopre che la speranza dell'empio è stroncata. Oltre la tomba tutto è oscurità

II EGLI NON PUÒ RIVOLGERSI A DIO IN TEMPO DI AVVERSITÀ. Quando l'afflizione si abbatte sull'umile e sul giusto, colui che egli ha cercato di conoscere e di ubbidire dimostra d'essere per lui una realtà. Ma l'ipocrita ha fatto di Dio una finzione. Non lo ha conosciuto, non gli ha obbedito, non ha agito nei suoi confronti come se fosse una realtà. Per lui, infatti, non c'è Dio. Come può invocare nell'angoscia colui che ha negato nella salute?

III NON PUÒ TROVARE IN DIO UNA SORGENTE DI GIOIA. Non può dilettarsi in colui che si è presentato come un'irrealtà. Dio non è stato veramente Dio nella stima dell'ipocrita. L'uomo che è egli stesso cosciente di essere falso rende falso tutto ciò che lo circonda. Non vive in un mondo reale, ma in un mondo ingannevole. Egli ha ingannato se stesso riguardo ad esso

IV NON PUÒ INVOCARE DIO IN PREGHIERA. Così la speranza dell'ipocrita perisce. È vano. Nelle esigenze della vita, quando ha più bisogno di aiuto, le false fondamenta che si è posto da solo gli vengono meno. L'uomo che agisce falsamente verso Dio agisce in realtà falsamente verso se stesso, e trasforma i motivi più sostanziali della speranza in un vuoto arioso

Versetti 8-10. - Una speranza vuota

L'uomo malvagio può aver guadagnato gran parte dei beni terreni. Ma tutto ciò che ha è temporale ed esterno. Perciò è inutile per lui alla morte, e riguardo a tutti i suoi bisogni spirituali. Possiamo vedere i tratti oscuri della sua miserabile prospettiva nel quadro che Giobbe ha disegnato

EGLI HA POSSEDIMENTI TERRENI. L'uomo stolto ha guadagnato; ma è inutile per lui. È come il ricco della parabola, che stava per costruire nuovi granai, lotti, i suoi beni quando gli fu tolta la vita e tutte le sue ricchezze perse in un colpo solo. Se una persona confida nella sua prosperità terrena, non è pronta a confessare i suoi veri bisogni. Pensa di essere ricco quando è miserabile, cieco e nudo. Se ha acquistato la sua ricchezza per se stesso, se è il suo guadagno, corre il pericolo maggiore di sopravvalutarla. Gli uomini che si sono fatti da soli sono tentati di pensare troppo a ciò che hanno vinto con il loro duro lavoro

II EGLI NON HA ALCUN DIRITTO SULL'EREDITÀ CELESTE. Non c'è nulla per il futuro. Eppure la vita è breve e incerta. Deve finire presto; Può terminare in qualsiasi momento. Le ricchezze possono essere state ottenute con l'energia di un uomo; ma la vita dipende dalla volontà di Dio. Così l'uomo guadagna le cose terrene; ma Dio dispone della sua vita. Le preoccupazioni più grandi sono del tutto al di fuori delle sue forze, come sono al di là della regione dei suoi calcoli

III NON HA ACCESSO A DIO NELLA PREGHIERA. L'uomo malvagio non ha il diritto di aspettarsi che Dio lo ascolti nelle difficoltà

1. Avrà problemi. Tutta la sua prosperità non può escludere la possibilità, anzi, la certezza, dell'avversità

2. Avrà bisogno di Dio. Nei guai può gridare al Cielo per chiedere aiuto, anche se non si sogna mai di riconoscere Dio in tempi di prosperità. La preghiera è così naturale per l'uomo che è costretta a uscire dalle labbra più inabituate dalla pressione di una grande angoscia

3. Non sarà ascoltato. Giobbe ha ragione. Ci sono uomini le cui preghiere Dio non ascolterà. La ragione è semplicemente che non soddisfano le condizioni necessarie per una preghiera di successo. Nessun uomo può cadere così in basso, ma se si umilia e si converte e si pente, Dio lo ascolterà. Ma Dio non ascolterà la preghiera dell'impenitente. Quando l'uomo malvagio cade nei guai, molto naturalmente desidererà esserne salvato. Ma forse egli potrebbe non pentirsi del suo peccato né desiderare di essere salvato da esso; Allora tutte le sue preghiere provengono da un desiderio basso ed egoistico di sfuggire a ciò che lo ferisce. Una preghiera del genere non può essere ascoltata

IV NON SI COMPIACE DI DIO

1. Gli manca l'unica fonte del bene perfetto. Sebbene guadagni molto, i suoi beni sono esterni; non aiutano o ghiacciano la sua anima. Non sono che temporali; Quando morirà, li lascerà tutti alle spalle. Ma Dio, come Porzione del suo popolo, è un possesso soddisfacente e permanente. Egli, e lui solo, soddisfa ora tutti i loro veri bisogni e resiste in eterno. Mancare Dio nel perseguimento di qualsiasi altro scopo significa accendere una speranza vuota

2. Non continuerà a cercare Dio. Nell'agonia del momento un grido miserabile ed egoistico al Cielo si leva dal suo cuore. Ma quando il problema è passato, dimentica la sua preghiera. Non invocherà sempre Dio. I cosiddetti pentimenti sul letto di morte sono giustamente visti con sospetto. Troppo spesso l'uomo morente ha solo paura del terrore sconosciuto, naturalmente desideroso di essere liberato dai suoi terrori. Troppo spesso, se si riprende, la sua penitenza viene dimenticata con i suoi timori della morte, ed egli rivive la sua vecchia vita malvagia. - W.F.A

9 Dio udrà il suo grido quando l'angoscia si abbatterà su di Lui? Può egli aspettarsi che nel giorno dell'angoscia, "quando l'angoscia e l'angoscia verranno su di lui",Proverbi 1:27 Dio ascolterà il suo grido, e risponderà ad esso, e gli darà sollievo? No; L'ipocrisia cosciente - vivere una menzogna - si separa da Dio, si divide tra un uomo e il suo Creatore, rende vane tutte le preghiere per l'aiuto, finché non ci si pente di esso e lo si allontana da noi. L'uomo che vi muore si trova in un caso disperato

10 Si diletterà egli nell'Onnipotente? Si nota un ulteriore risultato negativo dell'ipocrisia. Non solo allontana Dio da noi, ma ci allontana da Dio. L'ipocrita non può 'dilettarsi nell'Onnipotente'. Doveva urlare da lui, strapparlo, non gli piaceva soffermarsi sul pensiero della sua presenza e rendersene conto. La sua inclinazione naturale deve essere quella di allontanare i suoi pensieri da Dio e di abbandonarsi alla mondanità che è stata la sua attrazione ad assumere la parte dell'ipocrita. Invocherà sempre Dio? Si può anche contare sul fatto che non si rinunci del tutto al servizio di Dio? La reciproca alienazione di cui si è parlato sopra deve tendere a frenare la comunione, a disinclinarsi alla preghiera e all'invocazione di Dio, per erigere una barriera tra l'ipocrita e l'Onnipotente, che, sebbene per un po' possa essere insufficiente a resistere alla forza dell'uso e della consuetudine, tuttavia, a lungo andare, sarà sicura di dire: e porrà fine del tutto alla preghiera, o la ridurrà a una formalità

11 Versetti È impossibile negare che questo passo contraddice direttamente le precedenti espressioni di Giobbe, specialmenteGiobbe 24:2-24). Ma le ipotesi che renderebbero Giobbe irresponsabile della presente affermazione e fisserebbero su di lui, come sua ferma convinzione, la teoria opposta, sono insoddisfacenti e non hanno basi solide. Supporre che Zofar sia il vero oratore significa immaginare l'assoluta perdita e soppressione di due interi versetti, uno tra i Versetti. 10 e 11, assegnandogli il discorso, e un altro all'inizio diGeremia 28), ripresentando Giobbe e rifacendolo interlocutore. Che ciò sia accaduto per caso è inconcepibile. Τα κατα τυχην ου πανυ συνδυαζεται Attribuirlo alla corruzione intenzionale da parte di un redattore ebreo, intenzionato a mantenere l'antica visione ortodossa, e a dargli falsamente e malvagiamente l'autorità di Giobbe (Froude 'Short Studies on Great Subjects,' vol. 1. p. 316), significa togliere ogni autorità dal testo esistente delle Scritture Ebraiche, e di aprire una porta a qualsiasi quantità di suggestione selvaggia e di emendamento congetturale. L'altra ipotesi -- quella di Eichhorn -- che Giobbe stia qui semplicemente anticipando ciò che diranno i suoi avversari, anche se una visione meno pericolosa, è insostenibile, dal momento che Giobbe non lo fa mai senza far seguire alla sua affermazione sulla facilità degli avversari con una replica, e qui non c'è alcuna risposta, ma un semplice voltarsi dall'altra parte, dopo il versetto 23, su un altro argomento. La spiegazione della contraddizione supponendo che la precedente affermazione di Giobbe fosse provvisoria e controversa, oppure affrettata e sconsiderata, e che ora, per evitare malintesi, egli decida di rimettersi a posto, è, d'altra parte, completamente difendibile, e riceve un forte sostegno dalla notevole introduzione nel versetto 11, che "ci prepara, se non a una ritrattazione, ma (in ogni caso) per una modifica delle affermazioni estorte all'oratore quando le sue parole sgorgavano da uno spirito ubriaco del veleno delle frecce di Dio" (vedi le osservazioni del canonico Cook, nel "Commentario dell'oratore", vol. 4. p. 90, che sono sostanzialmente in accordo con quelle di Ewald detto Dillmann)

Io vi insegnerò per (o per quanto riguardala mano di Dio. Giobbe sta finalmente per esprimere i suoi veri sentimenti riguardo ai rapporti di Dio con gli uomini nel mondo, e premette i suoi. osservazioni con questa solenne introduzione, per attirare un'attenzione speciale su di loro. Egli è consapevole che le sue precedenti dichiarazioni sull'argomento, specialmente inGiobbe 24:2-24), sono state esagerate ed esagerate, e desidera, ora che sta pronunciando le sue ultime parole,Giobbe 31:40 correggere le sue precedenti affermazioni affrettate e mettere a verbale le sue vere opinioni. Ciò che è presso l'Onnipotente non lo nasconderò. Con "ciò che è presso l'Onnipotente" Giobbe intende i principi divini dell'azione

Versetti 11-23. - La prima parabola diGiobbe:2) . La parte di un uomo malvagio con Dio

IL LINGUAGGIO DI GIOBBE SPIEGATO. La sorte, o eredità terrena, dell'empio Giobbe si manifesta in tre particolari

1. La famiglia dell'uomo malvagio. Per quanto numerosi siano i bambini che si radunano attorno al focolare di un peccatore, alla fine saranno tutti sopraffatti dalla distruzione

(1) Progettato. Se i suoi figli e le sue figlie si moltiplicano, non è a causa di un favore speciale con cui sono considerati dal Cielo, ma solo per soddisfare la loro parte assegnata. Se gli empi mandano fuori i loro piccoli come un gregge,Giobbe 21:11 è semplicemente perché, come i buoi, possano essere ingrassati per il macello

(2) Violento. Invece di morire pacificamente nel corso della natura dopo una vita lunga, prospera e felice, periranno di spada, di carestia o di pestilenza, le tre forme più comuni di calamità in Oriente e i tre modi consueti di infliggere la punizione divina.2Samuele 24:13; Geremia 14:12 I figli di Giobbe non furono portati via in nessuno di questi modi

(3) Umiliante. Tale indegnità cadrà sulla sua progenie, quando a sua volta lo seguirà fino alla tomba, che sarà "sepolta nella morte", cioè lasciata insepolta o, come è più probabile, completamente dimenticata nell'istante in cui sarà morta. Confrontate l'immagine del funerale dell'uomo malvagio in un'orazione precedente.Giobbe 21:9,32

(4) Spaventoso. O la rovina della famiglia di questa persona empia sarà così completa che nessuna vedova rimarrà a piangere per lui e per i figli; o così improvviso sarà lo shock del lutto, che, paralizzati dal dolore, non saranno in grado di piangere; o talmente accompagnati da segni di dispiacere divino che avranno paura di indulgere in segni esteriori di dolore

2. La ricchezza dell'uomo malvagio. Anche questo deve essere dissipato

(1) Il suo denaro. Se fosse abbondante come la polvere,

Zac 9:3; - 1Re 10:27 egli deve lasciarla dietro di sé, ma non ai suoi figli, poiché "l'innocente dividerà il suo argento" (Versetto 17). Il milionario morente non può calcolare, o assicurare, che i suoi tesori accumulati saranno goduti dalla sua famiglia.Salmi 39:6; Luca 12:20 Dio può disperdere le ricchezze di un uomo con la stessa facilità con cui distrugge la vita di un uomo o estingue la casa di un uomo

(2) Il suo vestito. Questa è un'altra forma di ricchezza orientale (vedi Esposizione), che, sebbene abbondante come il fango, deve condividere la stessa sorte, e diventare proprietà dei giusti

(3) Il suo palazzo. Costruita in modo robusto e splendidamente decorata, è tuttavia fragile e fragile, facilmente distrutta e rimossa rapidamente come una ragnatela di faleneGiobbe 8:15 o la capanna di una sentinella.Isaia 1:8

3. La persona dell'uomo malvagio. Al pari della sua famiglia e dei suoi beni, l'uomo malvagio stesso è inghiottito da un terribile destino

(1) Sorpreso da una morte improvvisa. Di notte, ritirandosi a letto ricco, non sa che prima del mattino sarà tolto dalla vita e ficheggerà in un colpo solo; oppure, se gli viene permesso di vedere l'alba, è del tutto inconsapevole che lo fa per l'ultima volta, e che, prima che scenda la notte, non ci sarà più (versetto 19). La morte, che viene a tutti gli uomini all'improvviso,Matteo 24:44 non è una sorpresa per coloro che abitualmente attendono il suo avvicinamento,

2Tm 4:6 ma un risveglio spaventoso per coloro che vivono in noncuranza incurante della loro ultima fine.1Tessalonicesi 5:3

(2) Terrorizzato dal giudizio imminente. Mentre la violenta sorpresa con cui la morte si impadronisce del peccatore è rappresentata da altre tre metafore: di un diluvio da cui è impossibile fuggire, di una tempesta o di una tromba d'aria che ti porta via di notte,Giobbe 21:18 Proverbi 10:25 e di un vento orientale accompagnato da tempeste distruttive,Isaia 41:16 a volte "così violenti da abbattere interi villaggi e sradicare gli alberi più grandi" (Cox) -- l'effetto prodotto sulla mente del peccatore è descritto come una costernazione paralizzante, travolgente e divorante.Salmi 73:19 Questa paura è probabilmente l'apprensione di qualcosa dopo la morte confronta 'Macbeth', atto 1:Cantici 7

(3) Sopraffatto da una punizione meritata. Sul capo di questo infelice disgraziato Dio farà piovere calamità così rapide e furiose che ogni tentativo di sfuggire alla sua condanna sarà vano. Anche questo pensava che sarebbe stata la parte degli empi;Salmi 11:6 e tale San Paolo afferma che sarà la ricompensa finale degli increduli e degli impenitenti.Romani 2:9

(4) Perseguito dall'esecrazione universale. Anche se la leggiamo, cioè che il vento batterà le mani contro di lui e fischierà contro di lui in segno di derisione, l'immagine deve essere interpretata nel senso che il peccatore inseguito dalla tempesta sarà guardato con gioia maligna e disprezzo avvizzito; che, infatti, gli uomini batteranno le mani con infinita gioia per il suo tragico destino, e cacciare il suo spirito colpevole dal mondo con espressioni di odio amaro e disprezzo

II IL SIGNIFICATO DI GIOBBE È STATO CHIARITO

1. La difficoltà. L'esposizione di cui sopra della parte dell'uomo malvagio ha una somiglianza così stretta con i quadri già abbozzati dagli amici, che molta perplessità è stata causata dall'apparente incoerenza di Giobbe, che in questa fase ha ammesso proprio il dogma che aveva così potentemente attaccato nelle sue precedenti contese. Se questo fosse vero, non farebbe altro che dimostrare che i grandi uomini a volte cambiano la loro pioggia, i loro Is e modificano le loro opinioni. Ma la contraddizione è più apparente che reale

2. La soluzione. Per una descrizione dettagliata dei diversi progetti proposti al fine di superare o eliminare questa difficoltà, si può consultare l'Esposizione. Qui può essere sufficiente dire che o possiamo intendere Giobbe come una ricapitolazione della teoria degli amici, che egli ha appena caratterizzato come "nozioni sciocche" (Versetto 12); oppure, ritenendo che i sentimenti che esprime siano i suoi, possiamo affermare che nel dipingere in precedenza le prospere fortune degli empi

ad esempio - Giobbe 12:6; 21:7 egli stava semplicemente ponendo casi eccezionali contro l'esclusiva teoria degli amici, che gli uomini empi hanno sempre cattive fortune, che era tutto ciò che la logica rigorosa richiedeva come sua confutazione, ma che qui egli desidera manifestare la sua acquiescenza all'elemento principale del loro dogma, cioè che di regola "la giustizia retributiva di Dio si manifesta nel caso del malfattore" (Delitzsch)

Imparare:

1. Che la parte di ogni uomo da Dio è duplice, relativa alla vita che deve venire così come a quella che è ora

2. Che più un uomo malvagio si eleva in alto nella prosperità mondana, più ignominioso sarà il suo rovesciamento finale

3. Che Dio possa effettuare trasferimenti improvvisi e sorprendenti di proprietà sulla terra

4. Quella morte improvvisa può sorprendere la persona che sembra meglio sicura contro di essa

5. Che la morte improvvisa non è la stessa cosa per un uomo malvagio che lo è per uno buono

6. Che l'uomo malvagio non può affrontare il futuro senza paura

7. Che se la morte di un uomo malvagio è causa di gioia per il mondo, la partenza di un santo dovrebbe essere fonte di lamento

Insegnamenti riguardanti Dio

I INSEGNAMENTI PIÙ ELEVATI. I nostri pensieri sono troppo incatenati alla terra e troppo centrati in noi stessi. Anche nella religione tendiamo a sentimenti soggettivi piuttosto che all'adorazione: la contemplazione e il servizio di Dio. Ora, il fine principale della rivelazione è quello di farci conoscere Dio, e l'occupazione più alta per le nostre menti è quella di elevarci al pensiero di Dio. Il carattere di Dio dovrebbe rendercelo chiaro

1. La sua grandezza. La conoscenza dovrebbe cercare un oggetto degno. Dovremmo desiderare di sapere cosa è più grande, piuttosto che i dettagli insignificanti

2. La sua santità. Gli insegnamenti su Dio sono insegnamenti sulla bontà. Qui arriviamo alla fonte della vera etica. Non possiamo studiare "il bene" finché non conosciamo Dio

3. Il suo amore. Questo è supremo in Dio, ed è supremo nell'universo. Conoscere l'amore di Dio significa conoscere ciò che è più alto e migliore di tutte le cose

II INSEGNAMENTI PRATICI. Si può obiettare che non possiamo permetterci di trascorrere il nostro tempo in contemplazione, che vogliamo sapere come vivere la nostra vita presente, e che quindi la conoscenza terrena e umana è la conoscenza più importante. Ma questo è un errore. Dio infatti non è separato da questo mondo e dalle faccende della vita quotidiana. La conoscenza di Dio non è teologia astratta. Dio è nostro Padre, nostro Maestro, nostra Guida. Conoscere Dio è saper vivere; è sapere quale carattere e condotta sono in armonia con la mente del nostro Apocalisse supremo. Non possiamo vivere rettamente senza conoscerlo. Inoltre, è una questione di profondo interesse sapere come Dio è disposto verso di noi. È egli misericordioso e pronto a perdonare? Come possiamo compiacerLo al meglio? Queste sono domande pratiche. Ma a prescindere dai fini della conoscenza, la conoscenza di Dio è essa stessa fonte di beatitudine. Conoscere Dio è vita eterna.Giovanni 17:3

III INSEGNAMENTI DIFFICILI. L'esperienza mostra quanto gravemente gli uomini abbiano sbagliato nei loro insegnamenti riguardo a Dio. Non solo il paganesimo si è smarrito nelle sue molteplici e mostruose perversioni della Divinità, ma i cristiani hanno esposto le concezioni più erronee di Dio. Da alcuni è stato considerato un severo despota, un autocrate arbitrario; con altri è stato rappresentato come una mera personificazione di una buona volontà amabile e accondiscendente, senza riguardo per le considerazioni morali. Non c'è da stupirsi che gli insegnamenti siano difficili, considerando:

1. La grandezza di Dio. Si può conoscere ben poco di un Essere così orribile. Vediamo solo "parti delle sue vie"; "ma il tuono della sua potenza, chi può capire?"

2. La cecità degli uomini. Il peccato ci acceca, il pregiudizio perverte le nostre nozioni di Dio invece di permetterci di vedere la verità su di Lui

IV POSSIBILI INSEGNAMENTI

1. Dalla rivelazione. Dio non si è nascosto nelle fitte tenebre. Egli si è fatto conoscere nelle sue opere, per ispirazione di profezia, e soprattutto nella Persona di Cristo. L'agnosticismo è difendibile solo se tutta la rivelazione viene scartata, e l'agnosticismo non può spiegare Cristo

2. Per grazia spirituale. La conoscenza di Dio è una rivelazione interiore. Possiamo leggere correttamente la natura, la Bibbia e Cristo solo quando lo Spirito di Dio è nei nostri cuori. Con il dono del suo Spirito Dio apre i nostri occhi alla conoscenza di se stesso. - W.F.A

12 Ecco, voi tutti voi l'avete visto. Il vero piano d'azione divino è stato così a lungo e così frequentemente reso manifesto, apertamente esposto alla vista di! che Giobbe non può credere che coloro a cui si rivolge lo ignorino. Devono aver visto loro stessi il piano all'opera. Perché dunque siete così vanitosi? Perché, allora, non traggono vere deduzioni dai fatti di cui vengono a conoscenza?

13 Questa è la parte di un uomo malvagio con Dio. In "questo" Giobbe include tutto ciò che segue dal versetto 14 al versetto 23: "questo, che sto per deporre". Riprende esplicitamente le parole di Zofar inGiobbe 20:29), ammettendone la verità generale. e l'eredità degli oppressori, che riceveranno dall'Onnipotente. La retribuzione è "la loro porzione", "la loro eredità", cioè il risultato naturale e la conseguenza del loro peccato precedente

Versetti 13-23. - La ricompensa dell'iniquità

Gli occhi di Giobbe erano stati aperti per contemplare le vie di Dio presso gli uomini. Aveva visto gli effetti di una vita retta e della malvagità. La sua sofferenza, unita alla sua coscienza di integrità, avrebbe stimolato le sue ricerche e le sue osservazioni sui risultati relativi di questi due metodi di vita. Ora pronuncia il suo giudizio sui frutti della vita empia: "Questa è la parte dell'uomo malvagio". Qualunque sia la temporanea prosperità dei malvagi (e di tale prosperità Giobbe aveva già parlato), tuttavia manca di permanenza, ed è associata a molto dolore. Egli traccia il dolore nei seguenti particolari

AFFLIGGGO LA SUA FAMIGLIA. Una maledizione incombe sulla sua casa. La spada, la carestia, la pestilenza, portano via i suoi figli, anche se si moltiplicano

II INSICUREZZA DELLA SUA RICCHEZZA. sì, "benché ammucchiasse argento come la polvere". Le punizioni divine sono ovunque riconosciute estendersi a guadagni illeciti. Giobbe sta parlando dell'"uomo malvagio" e degli "oppressori". Essi hanno un'"eredità" terrena, ma c'è un Dio che giudica sulla terra, e c'è anche un'"eredità" che riceveranno dall'Onnipotente

III L'INSTABILITÀ DELLA SUA CASA. Ciò di cui l'uomo è così orgoglioso. Stabilire un nome sulla terra, essere distinti come una famiglia, una casa, è uno scopo marcato da parte della maggior parte degli uomini. Lo sforzo e la speranza degli empi sono stroncati. Lo stesso "nome degli empi marcirà"

IV EGLI È VITTIMA DEL DOLORE, DELL'INFELICITÀ E DELLA PAURA. Ciò che sostiene il giusto nelle sue afflizioni, cioè la sua integrità consapevole, manca all'empio, ed egli si riempie di timore

V VIENE INFINE SRADICATO E GETTATO VIA. Non lascia alcun memoriale permanente. Il suo nome, le sue opere, la sua memoria, non sono cari a nessuno. "Il vento dell'est lo porta via", ed egli viene scagliato "fuori dal suo posto". Egli è giudicato da Dio; Egli è disprezzato dall'uomo (Versetti. 22, 23). Questa, secondo Giobbe, è la sorte degli empi; e sebbene egli stesso abbia sofferto molte cose per mano del Signore, è consapevole della sua giustizia e ha fiduciosa speranza della rivendicazione finale. - R.G

Versetti 13-23. - La parte di un uomo malvagio

Sembra che Giobbe faccia eco all'insegnamento dei suoi amici, che in precedenza aveva ripudiato. Ora egli esorta l'uomo malvagio a incontrare difficoltà come il salario dei suoi misfatti. Ma Giobbe guarda più lontano dei suoi amici. Egli non associa problemi particolari e immediati alla colpa come fanno loro; ha una visione ampia della vita; abbraccia tutta la carriera; e da ciò trae le sue conclusioni. La cosa sorprendente di questo quadro è che il successo si trasforma in delusione. L'uomo malvagio prospera. Non è povero e miserabile, come presupponeva il vecchio credo convenzionale e ortodosso. Ma la sua stessa ricchezza e il suo successo si trasformano in fallimento e miseria

I DELUSIONI FAMILIARI. (Versetti 13-15) L'uomo malvagio non è senza figli. Egli ha figli che devono essere considerati come "un'eredità del Signore". La sua famiglia cresce intorno a lui. Ma aspetta la fine. Le nuvole si addensano e si infrangono sulla casa. I figli coraggiosi vengono uccisi dalla spada. La carestia colpisce la terra, o il fallimento degli affari impoverisce il negozio, e allora molti bambini significano solo molte bocche da sfamare. Se la calamità non arriva sempre in questo modo visibile, in un modo o nell'altro l'uomo cattivo deve perdere le vere benedizioni della vita familiare, perché non ha lo spirito puro e generoso da cui sono prodotte

II RICCHEZZA INUTILE. (Versetti 16, 17) Può ammucchiare l'argento come la polvere, ma non potrà goderne. Il semplice denaro non è felicità. Il denaro può sposarsi con la miseria, mentre la pace può dimorare con la povertà. La ricchezza non può essere confiscata; eppure la vita del suo proprietario non è che breve. Dopo che se ne sarà andato, un altro godrà del prodotto del suo lavoro, così, finché lo possiede, non soddisferà i suoi bisogni più profondi, e nel migliore dei casi il suo possesso è temporaneo e pericoloso

III PERICOLO IN MEZZO ALLA SICUREZZA. (Versetti 18, 19) Gli ha costruito una casa. Ma nel giorno del processo questo si rivelerà fragile come un bozzolo di seta filato da una falena, fragile come una capanna di rami verdi. Così inganna se stesso. Se non fosse stato prospero, sarebbe stato più pronto a confessare la sua impotenza. Ma il suo stesso successo lo ha accecato e lo ha cullato nel sonno in un falso senso di agio e sicurezza. Eppure la sua rovina si sta preparando per lui, e gli esploderà addosso quando meno se lo aspetta. Una sorpresa così improvvisa e sorprendente deve essere travolgente. L'uomo miserabile ne sarà schiacciato

IV TERRORE E DISTRUZIONE IRRESISTIBILE. (Versetti 20, 21) Quando arriverà il giorno della resa dei conti non ci sarà alcuna possibilità di sbagliare. Tutti i segni di prosperità ora scompaiono. C'è solo un risveglio al terrore e alla tempesta. Il feroce vento dell'est spazza via l'uomo malvagio. Nessuno può resistere al giudizio di Dio. È improvviso, rapido, completo, come l'uragano desolante

V RIPROVAZIONE INVECE DI POPOLARITÀ. (Versetti 22, 23) Nella sua prosperità l'uomo malvagio era adulato dagli adulatori. Poi aveva la società e gli ammiratori. Ora ha perduto tutto ed è desolato. Dio è contro di lui. Gli uomini lo prendono in giro. Una creatura miserabile e braccata, non ha speranza né rifugio. Intorno e davanti a lui ci sono solo nemici e pericoli. Non può che disperare. Questo terribile destino è presentato come un avvertimento. È possibile che l'uomo malvagio ripeta e trovi la liberazione nella grazia di Cristo. - W.F.A

14 Se i suoi figli si moltiplicano, è per la spada. Tra gli elementi di prosperità che Giobbe aveva assegnato all'uomo malvagio in uno dei suoi precedenti discorsiGiobbe 21:8,11 c'era una progenie numerosa e fiorente. Ora si sente costretto ad ammettere che, in ogni caso, questa fiorente progenie è sopraffatta dalla calamitàGiobbe 21:19 -- cade di spada, sia nella guerra di rapina, alla quale è stata allevata, sia come conseguenza di una faida di sangue ereditata dal suo progenitore. Coloro che "prendono la spada", sia nella loro persona che nella loro posterità, "periscono di spada". E la sua discendenza non si sazierà di pane. Se sfuggono a questo destino, allora, per lo più, cadono in povertà e soffrono la miseria, senza che nessuno si preoccupi di alleviarli, poiché hanno una cattiva reputazione, il ricordo della malvagità dei loro genitori si aggrappa a loro molto tempo dopo la sua morte

15 Quelli che rimarranno di lui saranno sepolti nella morte. Non semplicemente "morirà", ma sarà "sepolto", cioè perso di vista, e dimenticato, "nella morte". E le sue vedove non piangeranno.Salmi 78:64 Le morti della sua progenie non saranno compinte dalle loro vedove, un'omissione molto grave agli occhi degli orientali

16 anche se egli ammucchia argento come polvere. La città di Tiro, ci viene detto da Zaccaria, "ammucchiò argento come polvere", Zaccaria cioè in grandi quantità, oltre ogni numero. Così potrebbe fare l'uomo malvagio. Potrebbe anche preparare abiti come l'argilla; cioè riempire la sua casa di ricchi abiti, in parte per il suo abbigliamento, in parte per essere regalati come abiti d'onore ai suoi amici e compagni di bene.Genesi 45:22; 2Re 5:22; 10:22 - , mt 6:19; - Giudici 5:2 Le vesti d'onore sono ancora conservate dai monarchi orientali e presentate come segni di favore ai visitatori importanti,

17 Egli può prepararlo, ma il giusto lo indosserà. Le vesti così accumulate passeranno dagli empi nelle mani dei giusti, i quali, alla sua morte, entreranno nella loro eredità.Giobbe 20:18,20:28 E l'innocente dividerà l'argento (vedi la prima clausola del Versetti. 16)

I malvagi che lavorano per il bene

Questo non è intenzionale. Ma è un fatto di osservazione e di esperienza. Consideriamo prima il fatto, e poi come si realizza

IO CHE L'OPERA DEGLI EMPI È A VANTAGGIO DEL BENE. Prima c'è il lato negativo della verità. Le persone cattive non godono dei frutti dei propri misfatti. Possono accumulare ricchezze, ma non sono in grado di mantenerne il possesso; perché anche se non incontrano alcun rovescio della fortuna, devono abbandonare tutto quando muoiono. Ma ora siamo portati avanti di un passo avanti. Che ne è della ricchezza abbandonata? Giobbe dice che cade nelle mani dei giusti, che indossano le vesti che gli empi hanno preparato. Questo non sempre avviene nel modo diretto indicato dalle parole di Giobbe, anche se a volte la sua affermazione è letteralmente verificata. Ma in modo indiretto ha un'applicazione molto più ampia. "Tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio".Romani 8:28 La terra aiuta la donna.

Ri 12:16 I mansueti erediteranno la terra.Matteo 5:5 Nabucodonosor combatté solo per il proprio vantaggio. Eppure fu usato come servo di Dio,Geremia 25:9 e le sue imprese furono volte a vero vantaggio del devoto rimanente di Israele. La persecuzione ha diffuso il Vangelo, come quando la Chiesa fu dispersa alla morte di Stefano, e così divenne missionaria. Così "il sangue dei martiri è il seme della Chiesa". Le guerre moderne hanno aperto i paesi al vangelo di Cristo, non guerre di croce nell'interesse del cristianesimo, ma guerre egoistiche e malvagie, i cui capi non avevano in vista alcun fine buono. Così può darsi che tutto il peccato e il male satanico vengano utilizzati, come letame offensivo da cui spuntano fiori belli e profumati

II COME L'OPERA DEGLI EMPI VIENE AD ESSERE A VANTAGGIO DEL BENE. I malvagi non mirano a questa cosa, né essi immaginano che avverrà. Come si produce, allora?

1. Per la provvidenza dominante di Dio. Dio governa anche attraverso le azioni malvagie degli uomini malvagi. Egli "modella i nostri fini, li sbozza come vogliamo". "L'uomo propone e Dio dispone". Non siamo come pedine sulla scacchiera, perché abbiamo il libero arbitrio. Ma Dio è infinitamente più grande di un abile giocatore di scacchi. Fa di più che manipolare cose inerti. Egli opera tra le volontà selvagge e ribelli degli uomini, e agisce in modo tale che esse portino al compimento dei suoi grandi propositi. Così Dio impiega agenti inconsci e trae il bene dal male

2. Attraverso la forma fisica umana. Il bene deve essere idoneo a trarre profitto dall'uso provvidenziale che Dio fa dell'opera dei malvagi. Questo lavoro tende a loro vantaggio solo nella misura in cui sono in grado di trarne beneficio

(1) Idoneità morale. Questa è una condizione del favore speciale che viene indicato dall'azione provvidenziale. Dio darà come favore ciò che, in verità, non è guadagnato, ma ciò che è in una certa misura la ricompensa della fedeltà

(2) Idoneità personale. Possiamo ricevere il vero bene solo in proporzione alla nostra capacità di riceverlo. Ci sono uomini che non possono accettare le benedizioni di Dio, semplicemente perché non sono suscettibili ad esse. Ora, il vero bene della proprietà non è nella cosa in sé, ma nel suo giusto uso. Dio renderà le cose una benedizione per coloro che sono in grado di usarle bene. - W.F.A

18 Egli costruisce la sua casa come una tignola. La falena è il simbolo della fragilità, del decadimento e della debolezza. Il tentativo dell'uomo malvagio di costruirsi una casa e di stabilire una famiglia potente non è migliore del tentativo di una falena di farsi una dimora permanente. Poiché le falene non costruiscono abitazioni per se stesse, è stato proposto (Merx) di leggere vybkk, "come un ragno", per vm, "come una falena"; ma il cambiamento è troppo grande per essere del tutto probabile. Non può il bozzolo, da cui la falena esce come. da una casa, sono stati nella mente di Giobbe? La falena si seppellisce in una grotta ordinata per lo stadio di pupa; e potrebbero esserci stati esempi ancora migliori a Uz. Ma noi stessi non conosciamo questi fatti da molto tempo, e quindi non dobbiamo sorprenderci se troviamo che Giobbe commette un errore nella storia naturale. E come una cabina che fa il custode. Capanne o capanne di rami venivano allestite nei vigneti e nei frutteti da coloro che dovevano sorvegliarle.

vedi - Isaia 1:8; Lamentazioni 2:6 Erano abitazioni della specie più debole e fragile

19 Il ricco giace; piuttosto, giace ricco (vedi la Revised Version). Ma egli non sarà raccolto. Se accettiamo il testo attuale, possiamo tradurre: Ma essa (cioè la sua ricchezza) non sarà raccolta" e supporre che la sua ricchezza sia consistita in prodotti agricoli. Oppure possiamo modificare psay in pyswOy, e tradurre: Egli giace ricco, ma non lo farà più, una correzione a cui punta l'ου προσθησει dei Settanta. Egli apre gli occhi, e non lo è. Alcuni traducono: "Non lo è"; cioè il raccolto, in cui consisteva la sua ricchezza, non è stato tutto distrutto dalla peronospora o dai ladri. Coloro che dicono: "Non è", generalmente suppongono che egli apra gli occhi solo per trovarsi nelle mani di assassini

20 I terrori si impadroniscono di lui come le acque.Giobbe 18:11 I terrori investono l'uomo malvagio come un diluvio d'acque, vaghi terrori rispetto al passato, al presente e al futuro. Teme la vendetta di coloro che ha oppresso e offeso, la perdita della sua prosperità in qualsiasi momento per un rovescio della fortuna, e una punizione finale per mano di Dio commisurata al suo cattivo deserto. È sempre a disagio; A volte sperimenta un improvviso impeto di pensieri così cupi, che lo travolgono e lo spazzano via come un torrente possente. Una tempesta lo porta via nella notte. Mentre è in guardia, per così dire, nella notte, una tempesta improvvisa si abbatte su di lui e lo allontana dal suo posto

21 Il vento dell'est lo porta via, ed egli se ne va. Il vento khamsin, che arriva con tutta la sua violenza e il suo calore ardente, lo spinge davanti a lui, ed è irresistibile (vedi "Ancient Monarchies", vol. 2, p. 482). e come una tempesta lo scaraventa fuori dal suo posto. Questa è poco più di una ripetizione dell'emistichio precedente. L'uomo è spazzato via dalla terra da una tempesta di calamità

Il vento dell'est

Kingsley scrisse un'ode al vento dell'est. Ma pochi uomini hanno una buona parola per questo. Noi in Inghilterra, tuttavia, abbiamo la nostra parte della presenza di questo visitatore sgradito. Il vento dell'est ha un significato religioso per noi

IO CI SONO FORZE DISTRUTTIVE IN NATURA. Il vento dell'est è distruttivo. Porta peronospora alle piante e malattie agli uomini. Ci saremmo aspettati che un mondo perfetto avrebbe avuto solo venti occidentali freschi e sani. Tuttavia dobbiamo riconoscere il fatto che, come il vento orientale, i fulmini, le tempeste, i terremoti, la siccità e il diluvio sono influenze naturalmente dannose. Non abbiamo bisogno di ricorrere a una spiegazione manichea, e supporre che un essere maligno sia alla radice di queste cose. Perché la ricerca scientifica ci insegna che gli agenti distruttivi della natura servono al suo progresso. Il pungente vento dell'est che taglia le piante più tenere lascia fiorire quelle più resistenti con maggiore libertà, e quindi tende a favorirne la crescita e la propagazione. Il scuotimento del mondo aiuta a sviluppare la robustezza del carattere

II L 'INFLUENZA PARTECIPA DEL CARATTERE DELLA SUA ORIGINE. Il vento dell'est è legato alle desolate steppe della Russia. Le pianure aride ne succhiano tutte le sue proprietà esaltanti. Le regioni fredde gli conferiscono crudeli punte di ghiaccio. Anche nella bella e sorridente Inghilterra, il vento dell'est arriva come un soffio dalla Siberia, e la desolazione della terra dell'esilio lo accompagna. L'influenza spirituale è come la sua origine. Le nature crudeli possono solo diffondere un'atmosfera di crudeltà e angoscia intorno a loro. Nessun uomo può influenzare gli altri se non attraverso ciò che possiede. Non possiamo mascherare in modo permanente i nostri personaggi. Come lo siamo nel nostro cuore e nella nostra casa, così lo saremo in ultima analisi nel nostro lavoro e nel risultato della nostra vita

III L'INFANZIA DETERMINA LA VIRILITÀ. A leghe di distanza, oltre interi imperi, il vento dell'est nasce nella lontana solitudine russa. Eppure, quando sorvola i nostri campi e si precipita alle nostre porte, è fedele al carattere che ha ricevuto nella sua terra natale. Non solo la sua influenza è fedele alla sua origine, ma il vento stesso continua ad avere lo stesso carattere aspro, sebbene ora sia circondato da circostanze molto amichevoli. Il tono e l'impostazione della vita sono determinati in gioventù. Alcune asperità possono essere addolcite e addolcite dalla disciplina degli anni successivi; ma per lo più la maggior parte degli uomini ha il carattere della loro giovinezza. Da qui la grande importanza di una vita giusta fin dall'inizio

IV I VENTI ORIENTALI SONO CONFINATI ALLA TERRA. Non ce ne sono in cielo. Le tempeste e i terrori della vita che affliggono i figli di Dio sono peculiari di questo breve periodo di disciplina. I frutti dell'Eden celeste non sono toccati dal gelo o dall'esplosione della rovina. Quelle persone che non hanno alcuna parte nella terra migliore possono ben temere gli agenti distruttivi della natura, che strappano via tutto ciò per cui devono vivere. Ma i veri cristiani dovrebbero imparare ad affrontare il vento orientale della calamità tagliente, sapendo che non devono far altro che attraversare la brughiera, e una casa allegra li accoglierà dall'altra parte. - W.F.A

22 Poiché Dio si scaglierà contro di lui, e non lo risparmierà. Alcuni commentatori considerano la tempesta come ancora l'argomento, e traducono: "Poiché si riverserà su di lui [o, 'si precipiterà su di lui'] e non spora" (Sohultens, Merx). La differenza non è grande, poiché la tempesta rappresenta il giudizio di Dio. Vorrebbe fuggire dalla sua mano o, se si vuole la tempesta, dalla sua mano

23 Gli uomini batteranno le mani contro di lui. Applaudire, cioè il giusto giudizio di Dio su di lui. e lo caccerà via dal suo posto. Accompagnano con sibili la sua rovina e la sua rovina finale, fischiandolo, mentre applaudono l'azione di Dio nei suoi confronti

Illustratore biblico:

Giobbe 27

1 CAPITOLO 27

Giobbe 27:1-10

Inoltre Giobbe continuò la sua parabola.

Punti della parabola di Giobbe:

(I.) Un'asseverazione solenne. "Come vive Dio". Le parole implicano una convinzione:

1.) Nella realtà dell'esistenza divina. Mentre alcuni negano questo fatto, la maggior parte della razza praticamente lo ignora

2.) Nell'orrore dell'esistenza divina. C'è una sublime orrore nelle parole: "Come vive Dio".

3.) Nella severità dell'esistenza divina. "Chi ha tolto il mio giudizio, e l'Onnipotente che ha tormentato l'anima mia." Come la natura ha l'inverno come l'estate, così Dio ha un aspetto severo e benigno

4.) Nella vicinanza dell'esistenza divina. "Lo spirito di Dio è nelle mie narici. Il suo respiro è la mia vita".

(II.) Una nobile determinazione. "Le mie labbra non proferiranno malvagità, né la mia lingua proferirà inganno. Dio non voglia che io ti giustifichi: finché non morirò non rimuoverò da me la mia integrità; tengo salda la mia giustizia, e non la lascerò andare; il mio cuore non mi rimprovererà finché vivrò". Cosa determina?

1.) Non deviare mai dalla rettitudine. "Finché io muoia non rimuoverò da me la mia integrità; Io tengo salda la mia giustizia, e non la lascerò andare". Qualunque cosa mi accada, non giocherò il falso, non sarò insincero. Nessuno può derubarmi della mia integrità

2.) Non rivendicare mai la malvagità. Giobbe ha alluso così tante volte alla prosperità dei malvagi che teme di poter essere sospettato di invidiare la loro sorte e di desiderare di essere al loro posto. Grande è la tendenza di alcuni uomini a rivendicare la malvagità in relazione alla ricchezza e al potere mondano

(III.) Una riflessione pesante. "Qual è la speranza dell'ipocrita, anche se ha guadagnato, quando Dio gli toglie l'anima? Dio udrà il suo grido quando l'angoscia si abbatterà su di lui?" Lo scrittore riflette qui sugli uomini malvagi della ricchezza, e conclude:

1.) Che nella morte non avranno speranza

2.) Che nelle difficoltà non avranno risposta alle loro preghiere o gioia in Dio. Conclusione-

(1) La più grande realtà al di fuori di noi. Cos'è? Dio. Tutto il resto è ombra

(2) Il valore più grande dentro di noi. Che cos'è questa virtù, o ciò che qui viene chiamato "integrità", "rettitudine"? (Omilestico.)

2 CAPITOLO 27

Giobbe 27:2

L'Onnipotente ha tormentato la mia anima.

Un'anima contrariata confortò:

La parola "chi" è stata messa in questo versetto dai traduttori, ma non è voluta; è meglio come ve l'ho letto: "L'Onnipotente ha tormentato la mia anima". La lettura marginale è forse una traduzione più esatta dell'originale: "L'Onnipotente ha amareggiato la mia anima". Da ciò apprendiamo che un uomo buono può avere l'anima contrariata; Potrebbe non essere in grado di preservare la serenità della sua mente. C'è bisogno, a volte, che dovremmo essere "nella pesantezza a causa di molteplici tentazioni". Anche nei fiumi ci sono rapide e cataratta, e così, credo, nella vita più fluida, ci devono essere sicuramente delle pause di distrazione e di angoscia. Agisce in ogni caso, era così con Giobbe. È anche chiaro, dal nostro testo, che un uomo buono può far risalire distintamente a Dio la vessazione della sua anima. Non si trattava semplicemente del fatto che le precedenti afflizioni di Giobbe erano venute da Dio, poiché egli le aveva sopportate; quando tutto ciò che aveva era sparito, aveva ancora benedetto il nome del Signore con santa serenità. Ma Dio aveva permesso a questi tre uomini eminenti e distinti, potenti nel parlare, di avvicinarsi a lui, di strofinare sale sulle sue piaghe e così di aumentare la sua agonia. Facendo un passo avanti, notiamo che, in tutto questo, Giobbe non si è ribellato a Dio, né ha detto una parola contro di Lui. Giurò per quello stesso Dio che aveva tormentato la sua anima. Guardate come sta qui: "Com'è vero che vive Dio, che ha tolto il mio giudizio, e l'Onnipotente, che ha tormentato l'anima mia". Egli si fermò fermamente che questo Dio era il vero Dio, lo chiamò buono, lo credette onnipotente; a Giobbe non venne mai in mente di muovere un'accusa ingiuriosa contro Dio, o di allontanarsi dalla sua fedeltà a Lui. Ora fate un altro passo, e notate che questo inasprimento dell'anima di Giobbe era inteso per il suo bene. Il patriarca doveva avere la sua ricchezza raddoppiata, e quindi aveva bisogno di una doppia grazia per poter essere in grado di portare il fardello. Quando questo scopo fu raggiunto, tutta l'amarezza si trasformò in dolcezza

(I.) In primo luogo, parlerò di un fatto personale. Molte persone devono dire: "L'Onnipotente ha amareggiato la mia anima".

1.) Questo ti è successo, forse, attraverso una serie di problemi molto notevoli

2.) Può darsi, tuttavia, che tu non abbia avuto una serie di problemi, ma che tu abbia avuto una prova che ti rodeva costantemente il cuore

3.) Spero che si sia rattristato per un senso di peccato

4.) Può darsi che questo non sia esattamente il tuo caso, ma sei irrequieto e stanco

5.) Oltre a tutto questo, c'è un terrore indefinito su di te. "L'Onnipotente ha amareggiato la mia anima".

(II.) Da questo fatto personale di cui ho parlato, voglio trarre un argomento istruttivo, che ha due lati

1.) Se l'Onnipotente - notate la parola "Onnipotente" - ha tormentato la vostra anima tanto quanto ha fatto, quanto più è in grado di affliggerla! Ora capovolgi l'argomento dall'altra parte

2.) Se è stato l'Onnipotente ad averci turbato, sicuramente può anche confortarci. Chi è forte per affondare è anche forte per salvare

(III.) Ecco una sana domanda per tutti coloro la cui anima è stata vessata da Dio

1.) La domanda è, in primo luogo, Dio non è solo a tormentare la mia anima? Ascoltare. Alcuni di voi Lo hanno a lungo tormentato; hai rattristato il Suo Spirito Santo per anni. Ebbene, se infastidisci il popolo di Dio, non devi sorprenderti se Egli ti irrita

2.) Un altro punto di indagine è questo: quale può essere il disegno di Dio nell'affliggere la tua anima? Sicuramente Egli ha un disegno gentile in tutto questo. Dio non è mai altro che buono. Stai certo che Egli non si compiace delle tue miserie. Lo hai dimenticato quando tutto è andato allegro come un rintocco nuziale. Può anche darsi che Egli stia inviando questa prova per farvi sapere che pensa a voi

3.) Non potrebbe essere anche per un'altra ragione: che Egli possa svezzarti completamente dal mondo? Ti sta facendo detestare. Mi sembra di sentire qualcuno dire: "Come l'Onnipotente ha tormentato la mia anima, che cosa dovrei fare?" Fare? Va' a casa, chiudi la tua porta e passa un'ora da solo con te stesso e con Dio. Quell'ora da solo con Dio può essere la crisi di tutta la tua vita; Provalo! "E quando sono solo con Dio, che cosa dovrei fare?" Bene, per prima cosa, raccontagli tutto il tuo dolore. Poi ditegli tutto il vostro peccato. Non nascondergli nulla; deponi tutto, nudo e nudo, davanti a Lui. Poi chiedigli di cancellare tutto, una volta per tutte, per amore di Gesù Cristo. (C. H. Spurgeon.)

3 CAPITOLO 27

Giobbe 27:3-6

Finché non morirò non rimuoverò da me la mia integrità.

Coraggio morale:

Lo scopo di tutti gli uomini è quello di assicurare la felicità. Quanto al corso che ritengono più adatto a garantire ciò, differiscono molto ampiamente, e su ciò che costituisce la vera felicità si hanno le opinioni più diverse, tuttavia il desiderio di ciò che ciascuno considera essere la felicità è universale. Il coraggio fisico è abbastanza comune in tutto il mondo, ma il coraggio morale è un fenomeno raro. Di fronte alla paura di essere considerati stolti, il nostro coraggio morale si rilassa e si scioglie come neve davanti al sole. Se prendi posizione per un principio, la società ti considera come un esemplare anormale di umanità. Non sono i più grandi martiri che muoiono da martire, ma coloro che hanno il coraggio morale di vivere una vita da martiri per coscienza e per dovere. Ma la mancanza di coraggio morale è visibile ovunque intorno a noi. Infesta e avvelena ogni mestiere e ogni professione; e la codardia morale abbonda nell'ultimo luogo in cui dovrebbe essere affrontata: la Chiesa. Se la mancanza di coraggio morale sia per noi un fallimento nazionale o meno, è difficile da determinare. Innegabilmente c'è una grave mancanza di esso intorno a noi. Quasi nessuno si farà in quattro nell'interesse della verità astratta, o griderà e combatterà un torto di cui non soffre direttamente e personalmente. (D. P. Faure.)

Mantenere salda l'integrità:

Non possiamo comandare i sorrisi della fortuna o l'amicizia degli uomini. Ma a dispetto di ogni evento esterno possiamo, con Giobbe, "mantenere salda la nostra integrità, e non lasciarla andare finché viviamo". Per spiegare e raccomandare questa eccellente disposizione, illustro la sua influenza sul gusto, sui sentimenti e sulla condotta, e i felici effetti che ne derivano

1.) In opposizione al pregiudizio e al fanatismo, implica un amore prevalente per la verità. Elevarsi completamente al di sopra dell'influenza del pregiudizio non è concesso alla natura umana, nel nostro attuale stato di ignoranza e di imperfezione. L'integrità non può proteggere completamente la mente dai pregiudizi, ma ne diminuirà il numero e la forza, e disporrà l'uomo che è sotto la sua influenza a rinunciarvi quando vengono scoperti. Ridonda a merito dell'intelletto di un uomo l'aver fatto la scelta di sani principi alla prima deliberazione. Ma non è meno una prova di una mente virile e indipendente abbandonare le opinioni che ha già abbracciato, quando si oppongono alle leggi immutabili della verità e della rettitudine

2.) In opposizione all'ostentazione e all'affettazione, l'integrità consiste nell'aderire alla natura e alla semplicità. Le maniere di ogni individuo devono, in una certa misura, essere formate sugli esempi e sulle mode della moltitudine circostante. Ma questo può essere giustamente affermato, un uomo integro non sarà il primo a inventare o imitare alcuna usanza che si discosti dalla semplicità e dalla natura, e consista solo in cerimonie e false raffinatezze. Attraverso la sua predilezione per la semplicità, la sua religione non avrà nulla di affettante, ma sarà sincera e sostanziale. Non ne assume la professione con alcun fine egoistico. È poco sollecito riguardo alle lodi degli uomini. La sua attenzione si rivolge principalmente alla cultura della pietà interiore e della bontà

3.) L'integrità implica l'amore per la giustizia in opposizione alla frode e al commercio disonesto. Il personaggio che sto descrivendo è superiore all'influenza di motivi mercenari e vili. L'uomo di profonda integrità, per l'impulso irresistibile e piacevole del suo cuore, è sempre preservato dal più lontano approccio alla frode e alla disonestà

4.) In opposizione al travestimento e all'ipocrisia, il personaggio in esame è aperto, audace e contento di essere visto nei suoi veri colori. La coscienza della colpa personale genera un sospetto verso gli altri, e fa sì che gli uomini che ne sono contaminati studino le realizzazioni naturali dell'occultamento e della dissimulazione

(1) L'integrità è la strada più sicura per la verità. Un uomo integro non solo guarda attraverso un chiaro medium ai raggi luminosi della divinità, ma percepisce anche nella sua natura e nel suo temperamento i lineamenti genuini, anche se deboli e imperfetti, dell'immagine di Dio

(2) La disposizione all'integrità ha una potente influenza nel nutrire e confermare tutte le grazie del carattere cristiano. La sincerità e la rettitudine di condotta sono la migliore garanzia per l'adempimento di ogni dovere sociale

(3) La virtù dell'integrità, dal rapporto che stabilisce tra Dio e l'anima, e la sua influenza morale che si estende a ogni ramo del carattere, ispira, in modo particolare, un uomo con una buona coscienza e una fiducia incrollabile nella protezione del cielo. (T. Somerville, D.D.)

Rettitudine nella vita e nella morte:

"Fino alla morte." Questo pensiero pervade gran parte di questo libro. A volte come un pensiero di benvenuto, "Non vivrei per sempre". Agisce gli altri, come una cosa inevitabile: "Quando saranno passati alcuni anni, allora andrò per la via da cui non tornerò". Per un cristiano la morte è una cosa molto diversa da quella che era per Giobbe. Cristo ha abolito la morte. I suoi discepoli possono dire alla morte: "Dov'è il tuo pungiglione?" Giobbe decide che la sua retrospettiva dal suo letto di morte non gli rimproveri di insincerità, infedeltà, falsità verso le sue convinzioni

(I.) Tutti gli uomini vorranno morire nell'amore e nella carità con il loro prossimo

1.) Quando siamo arrabbiati, forse vendicativi, la ragione è tanto dalla considerazione del futuro quanto dal risentimento per il passato

2.) Pochi uomini pronuncerebbero parole di rabbia, specialmente di rabbia risentita, se pensassero che fossero le ultime parole

3.) È un impulso naturale, quando si dice addio al mondo, chiedere perdono e concederlo. Tutto questo è ammirevole ed eccellente. Ma...

(II.) È ugualmente desiderabile che gli uomini siano veri, giusti e retti sia nella vita che nella morte

1.) L'amore senza giustizia non è vero amore, non benedice veramente

2.) Ma le difficoltà sulla via della stretta fedeltà

(1) Sembra essere incompatibile con l'amore e la gentilezza. Un errore, ma molto naturale. Perciò tratteniamo le parole che l'onestà verso le nostre convinzioni ci imporrebbe di pronunciare

(2) È un'apparente assunzione di superiorità da cui ci tiriamo indietro

(3) È una sorta di sfida per gli altri a esaminare la nostra condotta. Per queste e altre ragioni gli uomini spesso tacciono quando dovrebbero parlare; A volte dicono cose tranquille quando dovrebbero essere severe

3.) Nessuno può dubitare, tuttavia, che un vero amico sia colui che è perfettamente sincero

(1) Nell'affrontare i nostri difetti, così come

(2) Riconoscendo le nostre buone qualità

(III.) Un'avvertenza importante. (W. R. Clarke, M.A.)

Pace della coscienza:

In queste parole non possiamo fare a meno di osservare quale grande soddisfazione provi l'uomo buono nella pace della sua coscienza, nell'adempimento del suo dovere e nella fermezza della sua risoluzione, di non esserne mai spaventato da alcuna tentazione o scoraggiamento di sorta. Nella mancanza di tutte le cose buone di cui aveva precedentemente abbondato, fu conforto per Giobbe ricordare che ne aveva goduto innocentemente e le aveva impiegate fedelmente. Non era per una provocazione nota del suo Dio, o per un'offesa al suo prossimo, che erano venuti su di lui. Aveva fiducia nella sua integrità, e coraggiosamente osava guardare a Dio Stesso, e mantenere le sue vie davanti a Lui. Mostra la saggezza di questa risoluzione, di mantenere salda la nostra integrità; e non lasciarlo mai andare a nessuna prospettiva o tentazione di sorta. Le tracce e le orme del nostro dovere sono sempre chiare e leggibili quanto possiamo desiderare; e se solo li seguiremo, ci condurrà su un sentiero il più stretto e diretto possibile. Così, proprio i meandri e le svolte attraverso i quali vaga l'infedeltà, sono sufficienti a convincerci che essa sbaglia il suo corso e, invece di condurci, come pretende, per una via più breve, perde rapidamente di vista la felicità e si avvicina insensibilmente alla miseria. Il primo passo di questi uomini procede sull'errore. Essi dividono falsamente il loro dovere dal loro interesse, le due cose al mondo di tutte le altre sono strettamente inseparabili. Ogni uomo è felice quanto è virtuoso, e infelice quanto è vizioso. Su questo fondamento è concepita la felicità di Dio stesso. Se il diavolo stesso avesse "mantenuto salda la sua integrità", sarebbe stato ancora felice; né potrà mai distruggere la felicità dell'uomo, se non persuadendolo a ciò con cui ha perso la propria. Dio ci ha dato un possesso più sicuro della nostra integrità che di qualsiasi altra cosa al mondo oltre a quella che possiamo chiamare nostra. La saggezza di tenerlo stretto, e di non lasciarlo mai andare, apparirà dalle seguenti considerazioni

1.) Nel separarci dalla nostra integrità, lasciamo andare quella, senza la quale la prosperità stessa non potrà mai renderci felici. Non c'è errore più grande della nozione comune della felicità dei malvagi in questa vita. Quante false eccezioni contro la Provvidenza, e quanti scoraggiamenti dalla virtù, è talvolta iniziata nel migliore degli uomini! Anche nell'apparente uguaglianza delle Sue distribuzioni ai malvagi e ai buoni, Dio ha fatto una distinzione molto sensata, e ha fatto abbastanza abbondantemente da giustificare la condotta della Sua provvidenza e la saggezza della nostra integrità. Dio punisce i malvagi con quelle stesse benedizioni di cui Egli gli permette di partecipare. "Non invidiare la gloria del peccatore, perché non sai quale sarà la sua fine." No, tu non sai tanto come va al momento con lui

2.) Poiché lasciamo andare ciò di cui l'afflizione ha bisogno, una volta che non c'è più, deve renderci insopportabilmente infelici. Nulla è più certo nella vita di un uomo che la partecipazione alle tribolazioni che l'accompagnano inseparabilmente. Eppure quanti pochi provvedono a ciò che nessuno può evitare. Finché il mondo scorre liscio dalla loro parte, continuano a viaggiare, spensierati e sicuri, senza mai considerare che, anche se ora c'è il bel tempo e c'è il sole, il tempo potrebbe presto cambiare e una tempesta che non sognano potrebbe abbattersi improvvisamente su di loro. L'uomo saggio, che edifica sulle sicure fondamenta della propria integrità, rimane incrollabile e sicuro. Le afflizioni possono abbattersi su di lui, ma la sua speranza e la sua fiducia "non possono essere rimosse, ma rimangono salde per sempre". Lo spirito di un uomo farà molto per sostenere le sue infermità

3.) Colui che lascia andare la sua integrità, si separa da ciò che solo può giovargli nel giorno del giudizio. Quali che siano le speranze che un uomo può avere di coltivare un interesse in questo mondo, agendo contro il suo dovere, nessun uomo è mai stato abbastanza debole da immaginare che potesse essergli utile in un altro. Come saranno coraggiosi e intrepidi coloro che hanno mantenuto la loro integrità davanti al terribile tribunale, sicuri di essere giustificati nel loro processo e chiari quando saranno giudicati. (Pawlet S. Giovanni A.M.)

Mantenendo salda la nostra giustizia:

Giobbe aveva perso quasi tutto il resto, ma manteneva ancora salda la sua giustizia. La sua ricchezza e il suo onore, le sue greggi e le sue mandrie, i suoi figli e le sue figlie, la sua salute e la sua casa, erano andati perduti, ma egli conservava ancora la sua integrità

(I.) La giustizia è il vero tesoro di un uomo, ed egli dovrebbe tenerlo saldo ad ogni costo, e non lasciarlo mai andare. Non è la ricchezza che un uomo possiede, o l'onore e la grandezza che raggiunge, o il successo che ottiene negli affari e nella vita professionale, che lo rende veramente ricco, ma il carattere santo e cristiano che egli edifica. È per i retti che sorge la luce nelle tenebre; coloro che hanno mani innocenti e cuore puro, e che non hanno innalzato l'anima loro alla vanità, riceveranno la benedizione del Signore. Le promesse di Dio e le benedizioni della Sua salvezza sono tutte legate al carattere, e non al caso della nascita o della formazione, della posizione o della ricchezza, così che il carattere è la cosa di valore nel giudizio di Dio. Anzi, tutti gli altri tipi di ricchezze saranno lasciati indietro e non troveranno posto nel mondo eterno. Perché, come ci ricorda San Paolo, "Non abbiamo portato nulla nel mondo, ed è certo che non possiamo portare via nulla". La porta della morte è così stretta che prima di poterla attraversare dobbiamo essere spogliati di tutto tranne che del nostro carattere

(II.) Ma mentre la giustizia è il vero tesoro dell'uomo, questo tesoro è spesso attaccato e messo in pericolo

1.) Le molteplici prove della vita rendono difficile mantenere salda la propria giustizia

2.) Poi, inoltre, non solo la sofferenza, ma la perplessità e il dubbio rendono difficile mantenere salda la nostra giustizia. Queste furono la principale causa di difficoltà nel caso di Giobbe. Ci sono alcuni che oggi trovano difficile credere in Dio, nella libertà e nell'immortalità, e se queste cose vengono negate, dove c'è qualche base per la giustizia della vita?

3.) Bisogna poi ricordare che ci sono molteplici forme di tentazione che assalgono gli uomini nei loro affari e nei loro piaceri, nelle loro ore di svago e nelle loro ore di fatica, in casa e in ufficio, la domenica e nei giorni feriali

(III.) Ma ora permettetemi di ricordarvi, concludendo, che un uomo può mantenere salda la sua giustizia, per quanto ferocemente possa essere attaccata. Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare così tanto di ereditarietà, di ambiente e di solidarietà che corriamo il rischio di trascurare il potere e le prerogative della volontà individuale. Possiamo aborrire ciò che è male e aggrapparci a ciò che è bene. Possiamo resistere al diavolo affinché fugga da noi; possiamo avvicinarci a Dio affinché Egli possa avvicinarsi a noi. (G. Hunsworth, M.A.)

Il mio cuore non mi rimprovererà finché vivrò.

Di un cuore irreprensibile:

(I.) Lo stato della mente o del cuore che è necessario per evitare che siamo rimproverati da noi stessi. Poiché gli uomini sono dotati di un senso del bene e del male morale, del merito e del demerito nei loro affetti e nelle loro azioni, sono per natura una legge per se stessi, e hanno la regola del diritto, e lo standard del valore e dell'eccellenza, incisi nelle loro menti. Essi si approvano o si condannano a seconda che trovino che i loro affetti e le loro azioni concordino con la legge della loro natura. Quali sono gli affetti degni, amabili e degni, la cui prevalenza costituisce quello stato di buon cuore che ci libera dall'angoscia e dal rimorso interiori, e da tutte le pene dell'autocondanna, e che ci dà il diletto, la gioia e la sicurezza che scaturiscono dall'approvazione della nostra coscienza? Sono come questi: riverenza, amore, gratitudine, dipendenza, sottomissione e rassegnazione, rispetto al grande Autore e Governatore di tutte le cose. La probità, la verità, la giustizia, la mansuetudine e la gentilezza verso gli uomini; l'amore per il pubblico e il rispetto per l'interesse comune del mondo; una moderazione dei nostri desideri e passioni inferiori; e una coltivazione delle facoltà superiori. Queste disposizioni hanno in sé un'intrinseca eccellenza e bellezza. Come queste virtù e disposizioni prevalgono in gradi molto diversi nel cuore degli uomini, così il piacere, la soddisfazione e la pace che essi trovano nelle loro riflessioni sulla loro struttura interiore, sono parimenti molto diversi e diseguali. Dove i moti dell'anima verso la virtù sono tutti liberi e vivaci, intensi e vigorosi, e insieme uniformi, permanenti e fissi, l'uomo gode della più perfetta soddisfazione e pace

(II.) La grande importanza di mantenere i nostri cuori sempre in questo stato. Come il potere del discernimento morale, o la nostra coscienza naturale del bene e del male, è il principio della virtù e la guida della vita in noi, così è anche la grande causa e la sorgente della nostra felicità. L'integrità, o uno stato d'animo sinceramente e uniformemente buono, deve certamente essere il più felicitante, o il più pieno di vera felicità. Questa consapevolezza ci dà la sensazione di possedere una solida dignità e un merito intrinseci, e di essere in uno stato il più confacente e onorevole per gli agenti razionali. I piaceri derivati da questa fonte sono permanenti e non dipendono da oggetti esterni incerti. Un uomo che è calmo e sereno interiormente, sarà poco commosso da quei mali che accadono a tutti nel corso di questa vita fragile e incerta. E questi piaceri interiori sono anche la vita di tutti gli altri nostri godimenti

(III.) Regole per raggiungere questo stato del cuore

1.) Considera le diverse attività e azioni in cui ci permettiamo, se sono davvero tali che la nostra coscienza approva

2.) Rivedi ed esamina frequentemente lo stato della nostra mente, in modo da poter scoprire i nostri difetti e sapere quali progressi stiamo facendo

3.) Dovremmo correggere i nostri errori e rimediare ai nostri difetti, per quanto possiamo, con un sincero pentimento. E dovremmo trarre nuova forza a noi stessi con l'esercizio di una devozione seria e umile. Riflessioni-

1.) Vedere il valore inestimabile dell'integrità del cuore e la testimonianza di una buona coscienza

2.) Vedete quanto siano infondate quelle paure e perplessità, che così spesso turbano le menti delle persone sincere

3.) Vedi la presunzione di quei peccatori che parlano di pace a se stessi, quando non c'è alcun fondamento posto per la pace per loro, nel temperamento e nella disposizione dei loro cuori. (J. Orr, D.D.)

8 CAPITOLO 27

Giobbe 27:8

Qual è infatti la speranza dell'ipocrita?-

Il carattere e la speranza dell'ipocrita:

(I.) Il carattere dell'ipocrita. Per ipocrita non intendiamo un autoingannatore, ma un ingannatore degli altri. A se stesso è noto il suo vero carattere, come lo è anche a Dio, il Giudice di tutti; ma è nascosto ai suoi simili, che sono ingannati dalla sua professione plausibile e dai suoi discorsi onesti. La parola implica che, come un antico attore teatrale, egli agisce sotto una maschera, e impersona un personaggio che non gli appartiene propriamente. La maschera che indossa è una forma di pietà, e la parte che recita è quella di un uomo religioso. La sua religione è solo una contraffazione

1.) L'ipocrita è una persona la cui condotta esteriore, nel complesso, è irreprensibile agli occhi degli uomini

2.) Il suo vero carattere è ben lungi dall'essere all'altezza delle esigenze del Vangelo. È uno il cui cuore non è retto con Dio. Il suo cuore è immutato, non rinnovato, non santificato, privo di fede e di umiltà, e senza l'amore e il timore di Dio

3.) L'ipocrita fa tutte le sue opere per essere visto dagli uomini. Non è Dio che cerca di compiacere. L'io è l'idolo che egli adora, e al quale viene bruciato il suo incenso

4.) L'ipocrita è parziale e formale nella sua obbedienza. La sua obbedienza ha rispetto solo per alcuni dei Comandamenti. Il principio da cui è mosso è terreno e vile, e lo porta a cercare solo di avere la gloria degli uomini. Un uomo simile non ha parte nella vita a venire; Non ha tesori in cielo

(II.) La natura della sua speranza. Giobbe dà per scontato che l'ipocrita possa guadagnare con la sua professione. Egli può, sotto molti aspetti, riuscire ad ottenere l'oggetto dei suoi desideri o la ricompensa che desidera. Ma qual è la sua speranza quando Dio gli toglie l'anima? Considera-

1.) Il fondamento su cui poggia la sua speranza

2.) L'autore della sua speranza. Non Dio, ma Satana

3.) Gli effetti che produce. Esaminiamo dunque noi stessi con questa prova. Ci sono alcuni che non si spingono fino all'ipocrita. Anche lui presta un certo rispetto alla religione. Che carattere abbiamo? Guardiamoci dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. Evitate l'ipocrisia e coltivate la sincerità. Siate cristiani, non solo di nome, ma nella realtà. Edifica la tua speranza solo su Cristo, considerandolo il tuo più grande guadagno. (D. Rees.)

Un avvertimento per gli ipocriti:

(I.) La natura spaventosa dell'ipocrisia religiosa. Con tutta la Sua mitezza, gentilezza e compassione, troviamo ancora Cristo che tuona contro l'ipocrita. C'è una classe di uomini che fanno una professione di religione che sanno essere falsa. Queste sono le persone che il Redentore denuncia. La professione religiosa è senza dubbio un'eccellenza, ma questa è la confessione onesta della religione che è già nel cuore; badando che, come l'ipocrita nasconde i suoi peccati sotto un mantello, noi non dovremmo nascondere la nostra religione sotto un mantello, ma dovremmo onestamente confessare quel Salvatore in cui professiamo di credere in segreto. Ora, ciò che viene detto e dichiarato davanti a tutto il mondo, perché lo abbiamo in segreto, è sicuramente un affare diverso da una semplice professione che si allea con un tentativo di imporre agli uomini, e di sfidare l'onniscienza di Dio

(II.) Vani sono tutti gli avvertimenti dati agli ipocriti, perché l'ipocrisia indurisce il cuore. Vedi il caso di Giuda. Dovremmo essere fatti di vetro, affinché ogni uomo possa vedere qual è il nostro vero carattere. Siamo più trasparenti del cristallo davanti agli occhi dell'eterno Dio. Il peccato della falsa professione infatua la mente, indurisce il cuore e fa sì che l'uomo formi sempre ragionamenti e conclusioni così falsi che alla fine conducono alla più manifesta sopraffazione di lui con i suoi stessi crimini e con il giudizio di Dio

(III.) Quanto sono vane tutte le cose su cui l'ipocrita ripone la sua speranza quando Dio sorge in giudizio. Un uomo può abituarsi alla menzogna fino a fare della menzogna il suo rifugio, e può a malapena distinguere tra l'imposizione più grossolana su se stesso e il sincero trattamento sicuro. Quando gli uomini si abituano a un sistema di inganno, si confondono completamente e non sanno ciò che un bambino avrebbe saputo e si sarebbe aspettato

(IV.) Una vita di ipocrisia rischia di finire in una morte di impenitenza. Il sacrificio degli empi è un abominio; la preghiera solo dei retti è la delizia di Dio. Non osiamo pensare che un uomo, dopo aver vissuto una vita di ipocrisia, abbia bisogno solo di pronunciare alcune preghiere e tutto è al sicuro e bene. La vera preghiera è solo la preghiera della vera penitenza. (James Bennett, D.D.)

La speranza dell'ipocrita:

L'insegnamento del testo può essere riassunto in questa semplice proposizione: la speranza dell'ipocrita. Per quanto possa sembrare felice per un po', lo lascerà infelice quando Dio gli toglierà l'anima

(I.) A cui appartiene il carattere di un ipocrita. La parola suggerisce "colui che recita in un'opera teatrale", rappresentando un'altra persona piuttosto che la propria. Trasferito alla religione, è usato per denotare coloro che hanno indossato una forma di pietà, e passerebbero per santi, ma in realtà non sono ciò che sembrano. La parola ebraica deriva da una che significa una nuvola, poiché la loro malvagità è coperta; o come sono ridipinte con un altro colore, nascondendo quello naturale, che potrebbe non essere conosciuto. Quindi un ipocrita è un vero nemico di Dio, che agisce esteriormente come uno dei Suoi figli. Apri il suo personaggio

1.) Un ipocrita è colui che finge di essersi dedicato interamente a Dio, quando non l'ha fatto, ma ha diviso il suo cuore tra Dio e il mondo; e così Dio non ha alcun interesse per lui. È tutto il cuore che Dio chiama, e non avrà niente di meno

2.) È uno che professa un riguardo per la volontà di Dio, come ragione, e per la gloria di Dio come fine, di ciò che fa nella religione; quando, nel frattempo, agisce da altre fonti, e per fini inferiori ed egoistici

3.) È uno che si preoccupa più di apparire esteriormente religioso che di esserlo realmente, tra Dio e la sua stessa anima. Il vero cristiano è sollecito tanto del suo cuore quanto della sua vita. Ma questa non è la preoccupazione dell'ipocrita. Se ha una fiera all'esterno, sta poco attento a come stanno le cose all'interno

4.) Egli è uno che, nei doveri religiosi, mette Dio fuori dal servizio fisico, mentre il cuore è disimpegnato e lasciato fuori

5.) Egli è parziale e disomogeneo nella sua obbedienza a Dio e nel suo cammino con Lui

(II.) Questi possono avere una speranza che mantengono finché vivono. È strano che in anime così insicure questa speranza debba essere mantenuta così a lungo. È a causa di cose come queste...

1.) Alla miserabile ignoranza di se stessi, trascurando di guardare nel proprio cuore

2.) Al fatto che non prestano attenzione all'estensione e alla spiritualità della legge, a ciò che essa richiede da loro, e fino a che punto vengono a mancare dell'obbedienza ad essa

3.) Alle apprensioni favorevoli che gli altri possono avere di loro

4.) A confrontarsi con i peccatori dichiarati, o con i professori più dissoluti

5.) Fino a dove possono spingersi per quanto riguarda il raggiungimento di ciò che sembra grazia

(III.) Ciò che si può dire agli ipocriti per un po' di tempo di guadagnare. Si suppone che essi mirino a qualche vantaggio, e che possano anche raggiungere

1.) Con la parte che agiscono, possono guadagnare di più del mondo

2.) Possono guadagnare la stima e l'applauso degli uomini e avere la reputazione di essere eminentemente santi e religiosi

3.) Possono ottenere una sorta di pace nelle loro menti

4.) Possono quindi ottenere un passaggio agevole attraverso il mondo, e una facile uscita da esso

5.) Possono avere un funerale pomposo, e si parla bene di loro quando sono morti

(IV.) La vanità e la vacuità della speranza e del guadagno dell'ipocrita, e la certezza e la spaventosità della sua miseria quando Dio gli toglie l'anima

1.) Qual è la speranza dell'ipocrita? Una speranza senza terra, senza frutto; e una speranza che non reggerà davanti al Giudice

2.) Qual è il guadagno dell'ipocrita? Non è adatto alla sua anima, alla sua parte migliore. Essa è confinata in questa vita presente, e non può accompagnarlo oltre. Prendi poi senza speranza se non quella che ti sostituirà quando Dio ti toglierà l'anima

(1) Non la speranza che si costruisce su una mera professione, per quanto speciosa

(2) Non una speranza che sia edificata su doni e conseguimenti eccellenti

(3) Non una speranza che sia costruita su una riforma esterna

(4) Non una speranza che si fonda sulla buona opinione degli altri

(5) Non una speranza che sia costruita su ciò di cui godiamo o soffriamo riguardo al mondo presente

(6) Non una speranza che è costruita sui privilegi della Chiesa, ma una speranza che ha la misericordia di Dio in Cristo come suo fondamento, e la promessa di Dio come sua garanzia. (D. Wilcox.)

La speranza dell'ipocrita:

(I.) A chi si applica il carattere nel testo. A tutti coloro che, nelle preoccupazioni della religione, agiscono in modo diverso da ciò che sono realmente. In particolare, si applica:

1.) A coloro che fingono di essere completamente devoti a Dio, mentre i loro cuori sono divisi Salmi 12:2

2.) Che professano di considerare la volontà di Dio come la ragione, e la Sua gloria come il fine, di ciò che fanno nella religione; mentre, allo stesso tempo, agiscono da altre sorgenti e per fini inferiori ed egoistici Matteo 6:1

3.) Che sono più attenti ad apparire esteriormente religiosi, che ad esserlo realmente tra Dio e le loro anime Matteo 23:27, 28

4.) Che ha rimandato Dio con il servizio corporale, mentre il cuore non è impegnato in esso ( Isaia 29:13 ; Giovanni 4:24

5.) Che sono parziali nella loro obbedienza a Dio, mentre il vero cristiano dice Salmi 119:128

(II.) La speranza e il guadagno di un tale carattere

1.) La loro speranza si riferisce a un futuro stato di beatitudine

2.) È infondato, senza solide fondamenta Colossesi 1:27

3.) È infruttuoso. Vedi la speranza del cristiano, 1Giovanni 3:3

4.) Sarà stroncato Matteo 7:23. E questa falsa speranza è generalmente dovuta...

1.) All'ignoranza di se stessi; i propri cuori

2.) Mancanza di attenzione all'estensione e alla spiritualità della legge di Dio Romani 7:9

3.) L'opinione favorevole che gli altri hanno di loro

4.) Confrontarsi con i peccatori dichiarati, o con i professori tiepidi Luca 18:11

5.) La lunghezza che vanno, per quanto riguarda l'esercizio di ciò che sembra essere la grazia; astenersi da molti peccati; esercitando molti doveri religiosi, ecc. Per quanto riguarda le loro acquisizioni; Possono guadagnare...

1.) Più di questo mondo

2.) La stima e l'applauso degli uomini

3.) Una falsa pace Apocalisse 3:17

4.) Un passaggio agevole attraverso la vita

5.) Un funerale pomposo. Ma, ecco...

(III.) La terribile fine di ciò; espresso in queste parole: "Quando Dio gli toglierà l'anima".

1.) La sua anima, la sua parte immortale, che egli ha ingannato e rovinato

2.) Dio lo toglierà; al cui potere non c'è resistenza; dalla cui presenza non c'è scampo

3.) Egli lo toglierà; forse con violenza Proverbi 14:32, sempre nel dispiacere

4.) Toglierlo dai guadagni e dalle speranze presenti, alla vera miseria e alla maggior parte di essa. Di tutto questo egli è continuamente responsabile, e in nessun momento al sicuro da esso. Mentre egli grida, Pace, pace, un'improvvisa distruzione sta per abbattersi su di lui. Miglioramento-

1.) Esamina seriamente il tuo carattere. Giudicate voi stessi, affinché non siate giudicati

2.) Non temere nient'altro che la speranza dell'ipocrita, e spesso guarda alle fondamenta della tua

3.) Benedici Dio se puoi dare ragione della speranza che è in te; ma fatelo con timore e tremore; Il giudizio finale non è ancora finito

4.) Non fare nulla per affondare la tua speranza o riempirti di paura travolgente. Pensa spesso a ciò che speri, a chi speri e alla terra su cui speri; e così preparati per la realizzazione della tua speranza nella gloria eterna. (T. Hannam.)

9 CAPITOLO 27

Giobbe 27:9-10

Dio udrà il suo grido quando l'avversità si abbatterà su di lui?

Le privazioni dell'empietà:

(I.) Non ha rifugio nei guai. Quando "l'angoscia viene su di lui" non può gridare a Dio con alcuna speranza di essere ascoltato e esaudito (versetto 9). Che cosa penseremo dell'uomo che, nell'ordine della sua vita, non tiene conto dei guai? È come il capitano che salpa sul mare senza essere pronto per una tempesta, o il generale che esce allo scoperto impreparato ad affrontare il nemico. Non essere provvisti di esso significa essere crudelmente negligenti nei confronti di uno dei nostri più grandi bisogni. Ma quale rifugio ha l'empio nell'afflizione? Può nascondersi in Dio come in una roccia sicura? All'uomo pio la vicinanza Salmi 23:4, la simpatia Salmi 31:7, Salmi 103:13, 14; Ebrei 12:15 e la grazia liberatrice di Dio Salmi 91:15; 138:7 hanno un valore inestimabile. Ma l'empio si ricorda di Dio solo per essere turbato dal pensiero che, avendolo abbandonato nella prosperità, non può pretendere il Suo soccorso nel giorno oscuro dell'avversità. Eppure c'è qui una verità qualificante. Può darsi che i problemi portino l'uomo non santo a Dio nella penitenza, a Gesù Cristo nella fede e nell'abbandono di sé. Allora potrà piangere, e sicuramente sarà esaudito; ma allora non è più un uomo "senza Dio"

(II.) Non ha speranza nella morte. Qual è la sua speranza "quando Dio gli toglierà l'anima"? Come c'è incertezza sulla misura e sul carattere dei nostri problemi, così c'è anche riguardo al momento della nostra morte. Ma non c'è incertezza sul fatto del suo arrivo

(III.) Non ha gioia in Dio. "Si diletterà nell'Onnipotente?" Giobbe evidentemente pensa che il vero uomo potrebbe e dovrebbe farlo. È un pensiero avanzato ed elevato. Per dilettarci in Dio, non solo per cercare favori da Lui, ma per trovare la nostra eredità in Lui, in tutto ciò che Egli è in Sé stesso e in tutto ciò che è per noi; nel-

(1) Il nostro senso della Sua presenza vicina con noi; in

(2) La nostra comprensione della Sua stretta relazione con noi come nostro Padre Divino;

(3) Il nostro vivo apprezzamento per la Sua vigile cura per noi, e per la Sua accettazione di ogni nostro atto di obbedienza e sottomissione;

(4) La nostra gioia nella comunione che abbiamo con Lui nella Sua gloriosa opera di amore redentore. Naturalmente l'uomo empio manca completamente questo bersaglio. Non ne ha alcuna concezione, tanto meno alcuna partecipazione ad essa

(IV.) Vive senza il privilegio della preghiera. L'empio 'invocherà Dio in ogni tempo'? Il valore della preghiera è duplice

1.) È una costante fonte di benedizione per il nostro cuore e la nostra vita. Vivere in comunione quotidiana, anche oraria, con Dio deve essere una condizione spirituale carica del bene supremo, deve esercitare su di noi un'influenza elevatrice e purificatrice del più raffinato ordine e della massima forza

2.) È la nostra unica risorsa in particolare bisogno. Quanto è grande l'indigenza dello spirito di quell'uomo che, quando il suo cuore si spezza, non può andare da Colui che fascia il cuore spezzato e guarisce lo spirito ferito! Di fronte a tutte queste privazioni, che povera cosa è "il guadagno" degli empi. (Il Pensatore.)

Invocherà sempre Dio?-

L'ipocrita scoprì:

Un ipocrita può essere un'imitazione molto chiara di un cristiano. Professa di conoscere Dio, di conversare con Lui, di dedicarsi al Suo servizio e di invocare la Sua protezione; Pratica persino la preghiera, o almeno la finge. Eppure la contraffazione più astuta fallisce da qualche parte, e può essere scoperta da certi segni. La prova è qui: "Invocherà sempre Dio?"

(I.) Pregherà in tutti i momenti di preghiera? Pregherà in privato? O dipende dall'occhio umano e dall'applauso degli uomini? Pregherà se gli sarà proibito? Daniele lo fece. Lo farà? Pregherà negli affari? Praticherà la preghiera giaculatoria? Cercherà una guida oraria? Pregherà con piacere? Avrà egli il santo timore di offendere con la sua lingua? O la compagnia gli farà dimenticare il suo Dio? Pregherà egli nelle tenebre dell'anima? O terrà il broncio in silenzio?

(II.) Pregherà costantemente? Se esercita l'atto occasionale della preghiera, possederà lo spirito di preghiera che non cessa mai di supplicare il Signore? Dobbiamo essere continuamente in preghiera, perché dipendiamo sempre da Dio per la vita, sia temporale che spirituale. Ha sempre bisogno di qualcosa, anzi, di mille cose. Ricevendo sempre, e quindi sempre bisogno, di nuova grazia con cui usare degnamente la benedizione. Sempre in pericolo. Il pericolo, visibile o invisibile, è sempre vicino, e nessuno, tranne Dio, può coprirci il capo. Sempre debole, incline al male, capace di prendere ogni infezione di malattia dell'anima, "pronto a perire" Isaia 27:13. Ha sempre bisogno di forza, per soffrire, imparare, cantare o servire. Sempre peccando. Anche nelle nostre cose sante il peccato ci contamina, e abbiamo bisogno di lavarci costantemente. Sempre ponderato con le esigenze degli altri uomini. Soprattutto se governanti, pastori, insegnanti, genitori. Avere sempre a cuore la causa di Dio se abbiamo ragione; e nel suo interesse trovare folle di motivi per pregare

(III.) Pregherà con insistenza? Se non arriva alcuna risposta, persevererà? Se arriva una risposta secca, continuerà a supplicare? Sa come lottare con l'angelo e dare uno strattone dopo l'altro? Se nessun altro prega, sarà egli unico e pregherà contro il vento e la marea? Se Dio gli risponde con la delusione e la sconfitta, sentirà che i ritardi non sono dinieghi, e continuerà a pregare?

(IV.) Continuerà a pregare per tutta la vita? L'ipocrita rinuncerà presto alla preghiera in certe circostanze. Se è in difficoltà, non pregherà, ma correrà dai soccorritori umani. Se si tira fuori dai guai, non pregherà, ma dimenticherà completamente i suoi voti. Se gli uomini ridono di lui, lui non oserà pregare. Se gli uomini gli sorridono, egli non si preoccuperà di pregare

1.) Diventa formale. È mezzo addormentato, non attento alla risposta. Cade in una routine morta di forme e parole

2.) Si stanca. Può fare uno scatto, ma non può mantenerlo. Le brevi preghiere sono dolci per lui

3.) Diventa sicuro. Le cose vanno bene, ed egli non vede la necessità di pregare; o è troppo santo per pregare

4.) Diventa infedele e immagina che sia tutto inutile, sogna che la preghiera non sia filosofica. (C. H. Spurgeon.)

L'ipocrita si accorse dalle sue preghiere:

Con la parola ipocrita, Giobbe intendeva tutti coloro la cui religione è solo nominale, cioè ogni professore insincero e incoerente, tutti coloro che non sono in pratica ciò che sono nella professione. L'enfasi nel testo si pone sulla seconda domanda: "Invocherà sempre Dio?" È implicito che a volte lo farà; si nega che lo farà sempre. Così la perseveranza nella preghiera, la persistenza nella preghiera in tutte le circostanze, è data come una prova con cui provare la sincerità, la realtà della religione. L'uomo la cui religione è quella del cuore, prega sempre; chiunque altro, che non abbia che l'esterno della religione, pregherà, ma non sempre, solo in qualche contingenza. C'è un istinto nella nostra natura che spinge l'uomo alla preghiera, anche se si tengono nascoste le tendenze derivate da un'educazione cristiana. Possiamo chiederci se le semplici preghiere formali di coloro la cui religione è un nome, debbano essere chiamate preghiere; perché, a meno che il cuore non segua il labbro, non c'è senza dubbio nulla di accettabile domanda. Ci deve essere la vera religione, la religione del cuore, la religione radicata nell'uomo interiore, prima che ci possa essere la vera chiamata a Dio per sempre. Ogni preghiera suppone un senso di bisogno da soddisfare, e la consapevolezza che il provvedimento deve venire da Dio. Ci può essere una preghiera a singhiozzo. In particolari circostanze, tutti gli uomini provano dei desideri. Non c'è l'abitudine di pregare, se non perché c'è un costante senso di bisogni, che richiede un costante rifornimento. C'è una stretta connessione tra le due parti del testo. È perché non "si diletta nell'Onnipotente" che l'ipocrita o il formalista non "invocheranno sempre Dio". C'è qui una differenza molto ampia e molto importante tra il cristiano reale e quello nominale. Con il dono, il cristiano nominale è soddisfatto. Nulla può soddisfare il vero e sincero cristiano se non Dio stesso. (Henry Melvill, B.D.)

L'incostanza dell'ipocrita nella preghiera spiegava:

Il termine ipocrita, come qui usato, comprende ogni professore di religione insincero e auto-illusorio, anche se non si suppone che agisca allo scopo di imporsi agli altri

1.) Si suppone che una tale persona possa osservare per un certo tempo la pratica della preghiera. La preghiera, in certe occasioni, sembra essere quasi un istinto della natura. Ma se la preghiera è la voce della natura nell'ora dell'estremo, ci si può aspettare ancora di più da coloro che vivono sotto la luce della rivelazione. Poiché la preghiera è solo un dovere strumentale, può essere più o meno spirituale e sincera

2.) Il principale bisogno dell'ipocrita è la mancanza di costanza e perseveranza in questo sacro esercizio. Considerate perché coloro che non sono convertiti nel cuore sono così essenzialmente difettosi

(1) Vogliono lo Spirito di Dio, "che è lo Spirito di grazia e di suppliche".

(2) L'ipocrita non si compiace di Dio. A coloro che ci piacciono ci avviciniamo spesso; Quelli nei cui conversi non troviamo piacere, li evitiamo

(3) Gli ipocriti non sentono i loro bisogni. I poveri in spirito, che sentono i loro bisogni spirituali, sono i veri discepoli di Cristo

(4) Gli ipocriti trascurano la preghiera perché non riescono a conciliare il suo esercizio con la pratica del peccato. Il peccato pentito è un incentivo urgente alla preghiera; ma il peccato indulgente è l'estinzione dello spirito di preghiera

(5) Le preghiere dell'ipocrita tendono alla loro stessa estinzione. In tali preghiere non c'è alcun principio di vitalità. Una persona del genere vuole semplicemente ottenere un'opinione tranquilla del suo stato, una falsa pace. L'ipocrita vorrebbe che la sua ferita fosse leggermente guarita. (R. Hall, M.A.)

L'ipocrita:

(I.) Un fatto malinconico espresso. Che l'ipocrita non pregherà sempre, cioè abitualmente. Vive nella totale trascuratezza, se non degli atti esterni, certamente dello spirito di preghiera. Il desiderio si muove impetuosamente in ogni canale tranne quello che potrebbe condurlo al cielo. Perché?

1.) Perché il suo cuore non è affatto interessato alla religione. Intatta, non santificata, non rinnovata

2.) Perché è sperimentalmente estraneo a quelle visioni del carattere divino che rendono la devozione un piacere. "Si diletterà egli in Dio?" Insinuando che un uomo deve dilettarsi in Dio, prima di poter desiderare abitualmente la comunione con Lui

3.) Perché l'influenza progressiva del peccato assume un'ascendente predominante e prevalente

4.) Perché è giudizialmente rassegnato alla durezza e all'impenitenza del cuore

(II.) Un avvertimento solenne, tacitamente presentato

1.) Considera il pericolo e la colpa di un tale stato. È il sintomo di qualcosa di brutto, presagio di peggio. Giustifica le deduzioni più umilianti riguardo al nostro stato spirituale. Se non piangiamo, non sentiamo. Guardatevi dai primi sintomi. Infligge una grave perdita; è il precursore di un pesante destino

2.) Guarda fino a che punto si estendono le miserie degli empi. Dio non risponderà alle loro preghiere nella prova. "Perché ho chiamato", ecc. Anche nelle ore di prosperità non c'è sicurezza. Nella pienezza della sufficienza... ristrettezze. Cercò molto, ma, ecc.

3.) Guarda quanto dura la condanna degli empi. Per sempre. Dio toglie l'anima

4.) Anticipare le spaventose rivelazioni dell'ultimo giorno

5.) Confrontate con loro la speranza del cristiano. (L'evangelista.)

L'ipocrita:

Ci sono spesso impressioni di tipo religioso fatte sulla mente che sono di natura molto fugace. Questo è spesso affermato, e abbondantemente esemplificato nelle Scritture. Un catalogo malinconico. Questo è molto naturale e prevedibile

1.) Gli incentivi al peccato non sono sempre ugualmente violenti, così che spesso c'è un periodo di riflessione

2.) Di tanto in tanto si risveglia un sentimento di paura, che spinge ad atti esteriori di devozione

3.) La coscienza è talvolta risvegliata in una specie di parossismo, dopo aver commesso qualche grande peccato, ecc

4.) A volte si coltiva una specie di sentimentalismo, che riempie gli intervalli tra la mondanità grossolana

5.) Per vendicarsi del mondo che li ha delusi, gli uomini praticano talvolta, per una stagione, l'austerità

6.) Gli atti dichiaravano le stagioni sacramentali Gli uomini sono spesso insolitamente devoti

7.) Sotto le più giuste visioni della verità divina, alcuni agiscono per un po', e poi se ne vanno

8.) Afflizione. Come prova ed esempio di tale declinazione religiosa, per il momento guarderemo solo all'abitudine della preghiera. La limitazione della preghiera è uno dei primi e più sicuri indizi di un allontanamento da Dio. La limitazione della preghiera è una delle cause principali della declinazione religiosa. Ma nel testo, non si dice che il cuore si sia allontanato da Dio, ma che l'individuo è un ipocrita. La verità di questo testo può essere facilmente resa evidente. L'ipocrita non continua a pregare

(I.) Perché non ha lo Spirito delle suppliche

1.) Lo Spirito produce intensità nella preghiera

2.) Allo stesso modo, e per le stesse ragioni, Egli provoca perseveranza nella preghiera

3.) Chi non ha lo Spirito, non mostra né intensità né perseveranza

(II.) Perché non ha alcun senso costante dei bisogni spirituali

(III.) Perché non comprende né apprezza le benedizioni promesse in Cristo

(IV.) Perché con esso non si può sempre ottenere la stima umana

1.) L'ipocrita si preoccupa della sua posizione tra gli uomini Giovanni 5:44

2.) Tutto ciò che non lo riguarda è insignificante

3.) Quindi c'è una preghiera sociale, anche se spesso non segreta

(V.) Perché non trova tempo e occasioni

(VI.) Perché la comunione di Dio non è gradita

1.) Il credente: Dio. Gli ipocriti: le ordinanze

2.) Le ordinanze non piacciono, perché suggeriscono Dio

(1) Colpa recente

(2) Pensa bene di se stesso. (James Stewart.)

11 CAPITOLO 27

Giobbe 27:11-23

Io vi insegnerò per mano di Dio.

Il trattamento di Dio degli uomini malvagi:

Guardando la conferenza o il discorso di Giobbe, dobbiamo notare due cose

(I.) La sua introduzione. L'undicesimo e il dodicesimo versetto possono essere considerati come un exordium; e in questo esordio egli indica due cose

1.) Che i suoi argomenti sono tratti dalle operazioni di Dio nella storia umana. "Io vi insegnerò per mano di Dio".

2.) Che i fatti della storia umana sono aperti all'osservazione di tutti. "Ecco, voi tutti voi l'avete visto".

(II.) La sua dottrina. La dottrina è questa, che la punizione alla fine raggiungerà gli uomini malvagi, per quanto, per un certo tempo, possano prosperare nel mondo. "Egli restituisce", dice uno scrittore moderno, "ai suoi tre amici la dottrina che essi gli avevano pienamente impartito".

1.) Che la grande malvagità spesso prospera per un certo tempo in questa vita

2.) Che, per quanto possa essere, deve essere seguito da una terribile punizione. Conclusione-

(1) Questo discorso di Giobbe è degno dell'imitazione degli insegnanti religiosi

(2) Mostra che la prosperità mondana non è né una prova di carattere, né una salvaguardia contro la punizione. (Omilestico.)

Il discorso mancante di Zofar:

C'è stata molta diversità di vedute riguardo al resto di questo capitolo. La difficoltà è che Giobbe sembra qui affermare le stesse cose che erano state sostenute dai suoi amici, e contro le quali aveva sempre combattuto. Questa difficoltà è stata sentita come molto grande, ed è molto grande. Non si può negare che c'è una grande somiglianza tra i sentimenti qui espressi e quelli che erano stati sostenuti dai suoi amici, e che questo discorso, se fatto da loro, si sarebbe accordato completamente con la loro posizione principale. Sembra che Giobbe abbandoni tutto ciò che aveva difeso e conceda tutto ciò che aveva così calorosamente condannato. Il dottor Kennicott suppone che il testo sia imperfetto, e che questi versi costituissero il terzo discorso di Zofar. I suoi argomenti a sostegno di questa opinione sono:

1) Che Elifaz e Bildad hanno parlato tre volte ciascuno, e che siamo naturalmente portati ad aspettarci un terzo discorso da Zofar; ma, secondo l'attuale disposizione, non c'è

2.) Che i sentimenti si accordano esattamente con ciò che ci si aspetterebbe da Zofar, e sono esattamente nel suo stile; che sono espressi nel "suo modo feroce di accusare" e sono "proprio nel luogo in cui ci si aspetta naturalmente il discorso di Zofar". Ma le obiezioni a questo punto di vista sono insormontabili. Essi sono...

(1) L'intera mancanza di qualsiasi autorità nei manoscritti, o nelle versioni antiche, per una tale disposizione o supposizione. Tutte le versioni antiche e i manoscritti fanno di questo una parte del discorso di Giobbe

(2) Se questo fosse stato un discorso di Zofar, ci saremmo aspettati una risposta ad esso, o un'allusione ad esso, nel discorso di Giobbe che segue. Ma non si verifica alcuna risposta o allusione del genere

(3) Se la forma che è usuale all'inizio di un discorso: "E Zofar rispose e disse" fosse mai esistita qui, è incredibile che sia stata rimossa. Ma non si trova in nessun manoscritto o versione; e non è permesso fare una tale alterazione nella Scrittura per congetture. Wemyss, nella sua traduzione di Giobbe, concorda con il punto di vista di Kennicott, e fa dei versetti 13-23 il terzo discorso di Zofar. Per questo, tuttavia, egli non adduce alcuna autorità, né alcuna ragione se non quella suggerita da Kennicott. Coverdale ha inserito la parola "dire" alla fine del versetto 12, e considera ciò che segue alla fine del capitolo come un'enumerazione o una ricapitolazione dei falsi sentimenti che avevano sostenuto, e che Giobbe considera come le cose "vane" (versetto 12) che avevano sostenuto. A sostegno di questo punto di vista, si può affermare:

(1) Che evita tutte le difficoltà di trasposizione e la necessità di inserire un'introduzione, come dobbiamo fare, se supponiamo che sia un discorso di Zofar

(2) Evita la difficoltà di supporre che Giobbe avesse qui contraddetto i sentimenti che aveva espresso in precedenza, o di concedere tutto ciò che i suoi amici avevano sostenuto

(3) È in accordo con la pratica degli oratori di questo libro, e con la pratica abituale dei dibattitori, che enumerano a lungo i sentimenti che considerano errati e che intendono contrastare

(4) È la supposizione più semplice e naturale, e, quindi, è più probabile che sia quella vera. (Albert Barnes.)

16 CAPITOLO 27

Giobbe 27:16-17

Anche se ammucchia argento come polvere.

Accaparramento:-

(I.) I malvagi accumulano le loro ricchezze. Essi "ammucchiano argento come la polvere". Di norma, questa è la grande opera degli uomini malvagi sulla terra. Su di esso concentrano tutte le loro energie; ad essa dedicano tutto il loro tempo

(II.) La ricchezza accumulata dai malvagi che cade nelle mani dei buoni. "Il giusto lo indosserà, e l'innocente dividerà l'argento".

1.) Questo sta parzialmente accadendo ora ogni giorno. I malvagi mondani muoiono e i giusti entrano in possesso delle loro ricchezze

2.) Questo sarà il caso universalmente, un giorno. Tutte le ricchezze accumulate dagli uomini malvagi cadranno nelle mani dei Cristi. Se l'uomo malvagio è benedetto con dei figli, la punizione può venire da quella parte. La spada e la carestia possono privarlo di esse; e diventerà così desolato che tutti i suoi amici addolorati saranno sepolti. Se gli uomini malvagi sono benedetti con grandi ricchezze, le loro ricchezze cadranno nelle mani dei buoni. "Può prepararlo, ma il giusto lo indosserà". Che se l'uomo malvagio è benedetto con delle case, esse non resisteranno. (Omilestico.)

23 CAPITOLO 27

Giobbe 27:23

Gli uomini batteranno le mani contro di lui e lo faranno fischiare fuori dal suo posto.

Sibilò giù dal palco:

Questa allusione sembra essere drammatica. La Bibbia fa più di una volta tali allusioni. Paolo dice: "Noi siamo stati fatti teatro o spettacolo per gli angeli e per gli uomini". È evidente dal testo che alcune delle abitudini dei frequentatori di teatro erano note ai tempi di Giobbe, perché descrive un attore sibilante dal palco. L'imitatore sale sulle tavole e, sia per mancanza di studio della parte che deve prendere, sia per inadeguatezza o altra incapacità, il pubblico si offende ed esprime la sua disapprovazione e il suo disgusto con i fischi. "Gli uomini batteranno le mani contro di lui e lo faranno uscire dal suo posto". Il mio testo suggerisce che ognuno di noi è messo sul palcoscenico di questo mondo per prenderne parte. Avete letto spesso quali difficoltà, sofferenze e discipline hanno subito i grandi attori anno dopo anno per poter essere perfezionati nelle loro parti. Ma noi, messi sul palcoscenico di questa vita per rappresentare la carità, la fede, l'umiltà e la disponibilità, quanta poca preparazione abbiamo fatto, anche se abbiamo tre gallerie di spettatori, terra, cielo e inferno! Non siamo stati più attenti alla parte presa dagli altri che a quella presa da noi stessi, e, mentre dovevamo guardare a casa e concentrarci sul nostro dovere, abbiamo criticato gli altri interpreti, e abbiamo detto "era troppo alto", o "troppo basso", o "troppo debole", o "troppo stravagante", " o "troppo docile" o "troppo dimostrativo", mentre noi stessi stavamo facendo un fallimento mortale e ci preparavamo a essere ignominiosamente fischiati fuori dal palco. A ciascuno viene assegnato un posto; nessun soprannumerario che si aggira intorno al dramma della vita per prendere questa o quella o l'altra parte, come può essere chiamato. Nessuno può prendere il nostro posto. Non possiamo prendere altro posto. Né possiamo spogliarci del nostro carattere; Nessun cambiamento di abito può fare di noi un altro che ciò che siamo eternamente

Riferimenti incrociati:

Giobbe 27

1 Nu 23:7; 24:3,15; Sal 49:4; 78:2; Prov 26:7

2 Nu 14:21; Ru 3:13; 1Sa 14:39,45; 20:21; 25:26,34; 2Sa 2:27; 1Re 17:1; 18:15; Ger 4:2; 5:2; 12:16; Ez 33:11
Giob 10:3; 34:5; Is 40:27
Ru 1:20,21; 2Re 4:27

3 Ge 2:7; Is 2:22; At 17:25

4 Giob 13:7; 34:6; Giov 8:55; 2Co 11:10

5 Giob 32:3; 42:7; De 25:1; Prov 17:15; Ga 2:11
Giob 2:9; 13:15; 29:14; 2Co 1:12

6 Giob 2:3; Sal 18:20-23; Prov 4:13
At 24:16; 2Co 12:11; 1G 3:20,21

7 1Sa 25:26; 2Sa 18:32; Dan 4:19

8 Giob 11:20; 13:16; 15:34; 20:5; 31:3; Is 33:14,15; Mat 16:26; 23:14; Mar 8:36,37; Lu 9:25; 12:20,21; 1Ti 6:9,10; Giac 5:1-3

9 Giob 35:12,13; Sal 18:41; 66:18; 109:7; Prov 1:28; 28:9; Is 1:15; Ger 11:11; 14:12; Ez 8:18; Mic 3:4; Zac 7:13; Giov 9:31; Giac 4:3
Os 7:14; Lu 13:25

10 Giob 22:26,27; Sal 37:4; 43:4; Abac 3:18
Sal 78:34-36; Mat 13:21; Lu 18:1; At 10:2; Ef 6:18; 1Te 5:17

11 Giob 4:3,4; 6:10; Is 8:11
Giob 32:8-10; De 4:5; Sal 71:17; At 20:20

12 Giob 21:28-30; Ec 8:14; 9:1-3
Giob 6:25-29; 13:4-9; 16:3; 17:2; 19:2,3; 21:3; 26:2-4

13 Giob 20:29; 31:3; Sal 11:6; Ec 8:13; Is 3:11; 2P 2:9
Giob 15:20-35; 20:19-29; Sal 12:5; Prov 22:22,23; Mal 3:5; Giac 5:4-6

14 Giob 21:11,12; De 28:32,41; 2Re 9:7,8; 10:6-10; Est 5:11; 9:5-10; Sal 109:13; Os 9:13,14; Lu 23:29
1Sa 2:5

15 1Re 14:10,11; 16:3,4; 21:21-24
Sal 78:64; Ger 22:18

16 Giob 22:24; 1Re 10:27; Abac 2:6; Zac 9:3
Mat 6:19; Giac 5:2

17 Prov 13:22; 28:8; Ec 2:26

18 Giob 8:14,15; Is 51:8
Is 1:8; 38:12; Lam 2:6

19 Giob 14:13-15; 21:23-26,30; 30:23
Ge 49:10; Ger 8:2; Mat 3:12; 23:37
Giob 20:7-9; Sal 58:9; 73:19,20
Giob 8:22; 14:10,12; 24:24

20 Giob 15:21; 18:11; 22:16; Sal 18:4; 42:7; 69:14,15; Gion 2:3
Giob 20:23; 21:18; Eso 12:29; 2Re 19:35; Dan 5:30

21 Ger 18:17; Os 13:15
Eso 9:23-25; Sal 11:6; 58:9; 83:15; Na 1:3-8; Mat 7:27

22 Eso 9:14; De 32:23; Gios 10:11
De 29:20; Ez 9:5,6; Rom 8:32; 2P 2:4,5
Giob 20:24; Eso 14:25-28; Giudic 4:17-21; Is 10:3; Am 2:14; 9:1-3

23 Est 9:22-25; Prov 11:10; Lam 2:15; Ap 18:20
1Re 9:8; Ger 19:8; Mic 6:16; Sof 2:15

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