Nuova Riveduta:

Giobbe 28

Il mistero della saggezza divina
1 «Ha una miniera l'argento, e l'oro un luogo dove lo si affina.
2 Il ferro si cava dal suolo, e la pietra fusa dà il rame.
3 L'uomo ha posto fine alle tenebre, egli esplora i più profondi recessi per trovare le pietre che sono nel buio, nell'ombra di morte.
4 Scava un pozzo lontano dall'abitato; il piede più non serve a quelli che vi lavorano; sono sospesi, oscillano lontano dai mortali.
5 Dalla terra esce il pane, ma, nelle sue viscere, è sconvolta come dal fuoco.
6 Le sue rocce sono la sede dello zaffiro e vi si trova la polvere d'oro.
7 L'uccello rapace non conosce il sentiero che vi conduce, né l'ha mai scorto l'occhio del falco.
8 Le fiere superbe non vi hanno messo piede, il leone non c'è mai passato.
9 L'uomo stende la mano sul granito, rovescia dalle radici le montagne.
10 Pratica trafori dentro le rocce e l'occhio suo scorge quanto c'è di prezioso.
11 Frena le acque perché non gemano e le cose nascoste trae fuori alla luce.
12 Ma la saggezza, dove trovarla? Dov'è il luogo dell'intelligenza?
13 L'uomo non ne sa la via, non la si trova sulla terra dei viventi.
14 L'abisso dice: "Non è in me"; il mare dice: "Non sta da me".
15 Non la si ottiene in cambio d'oro, né la si compra a peso d'argento.
16 Non la si acquista con l'oro di Ofir, con l'ònice prezioso e con lo zaffiro.
17 L'oro e il vetro non reggono al suo confronto, non la si dà in cambio di vasi d'oro fino.
18 Non si parli di corallo, di cristallo; la saggezza vale più delle perle.
19 Il topazio d'Etiopia non può starle a confronto, l'oro puro non ne controbilancia il valore.
20 Da dove viene dunque la saggezza? Dov'è il luogo dell'intelligenza?
21 Essa è nascosta agli occhi di ogni vivente, è celata agli uccelli del cielo.
22 L'abisso e la morte dicono: "Ne abbiamo avuto qualche sentore".
23 Dio solo conosce la via che vi conduce, egli solo sa il luogo dove risiede, 24 perché il suo sguardo giunge fino alle estremità della terra, perché egli vede tutto quello che è sotto i cieli.
25 Quando regolò il peso del vento e fissò la misura delle acque, 26 quando diede una legge alla pioggia e tracciò la strada al lampo dei tuoni, 27 allora la vide e la rivelò, la stabilì e anche l'investigò.
28 E disse all'uomo: "Ecco, temere il Signore, questa è saggezza, fuggire il male è intelligenza!"».

C.E.I.:

Giobbe 28

1 Certo, per l'argento vi sono miniere
e per l'oro luoghi dove esso si raffina.
2 Il ferro si cava dal suolo
e la pietra fusa libera il rame.
3 L'uomo pone un termine alle tenebre
e fruga fino all'estremo limite
le rocce nel buio più fondo.
4 Forano pozzi lungi dall'abitato
coloro che perdono l'uso dei piedi:
pendono sospesi lontano dalla gente e vacillano.
5 Una terra, da cui si trae pane,
di sotto è sconvolta come dal fuoco.
6 Le sue pietre contengono zaffiri
e oro la sua polvere.
7 L'uccello rapace ne ignora il sentiero,
non lo scorge neppure l'occhio dell'aquila,
8 non battuto da bestie feroci,
né mai attraversato dal leopardo.
9 Contro la selce l'uomo porta la mano,
sconvolge le montagne:
10 nelle rocce scava gallerie
e su quanto è prezioso posa l'occhio:
11 scandaglia il fondo dei fiumi
e quel che vi è nascosto porta alla luce.
12 Ma la sapienza da dove si trae?
E il luogo dell'intelligenza dov'è?
13 L'uomo non ne conosce la via,
essa non si trova sulla terra dei viventi.
14 L'abisso dice: «Non è in me!»
e il mare dice: «Neppure presso di me!».
15 Non si scambia con l'oro più scelto,
né per comprarla si pesa l'argento.
16 Non si acquista con l'oro di Ofir,
con il prezioso berillo o con lo zaffiro.
17 Non la pareggia l'oro e il cristallo,
né si permuta con vasi di oro puro.
18 Coralli e perle non meritano menzione,
vale più scoprire la sapienza che le gemme.
19 Non la eguaglia il topazio d'Etiopia;
con l'oro puro non si può scambiare a peso.
20 Ma da dove viene la sapienza?
E il luogo dell'intelligenza dov'è?
21 È nascosta agli occhi di ogni vivente
ed è ignota agli uccelli del cielo.
22 L'abisso e la morte dicono:
«Con gli orecchi ne udimmo la fama».
23 Dio solo ne conosce la via,
lui solo sa dove si trovi,
24 perché volge lo sguardo
fino alle estremità della terra,
vede quanto è sotto la volta del cielo.
25 Quando diede al vento un peso
e ordinò le acque entro una misura,
26 quando impose una legge alla pioggia
e una via al lampo dei tuoni;
27 allora la vide e la misurò,
la comprese e la scrutò appieno
28 e disse all'uomo:
«Ecco, temere Dio, questo è sapienza
e schivare il male, questo è intelligenza».

Nuova Diodati:

Giobbe 28

La sapienza vale più di tutti i tesori della terra, e la sua ricerca è molto più difficile
1 «Certamente c'è una miniera per l'argento, e un posto dove si raffina l'oro. 2 Il ferro viene estratto dal suolo, e la pietra fusa dà il rame. 3 L'uomo pone fine alle tenebre ed esplora i più profondi recessi in cerca di pietre sepolte nell'oscurità e nell'ombra di morte. 4 Perfora un pozzo lontano dall'abitato, in posti dimenticati dai pedoni; sono sospesi e oscillano lontani dagli uomini. 5 Quanto alla terra, da essa viene il pane, ma di sotto è sconvolta come dal fuoco. 6 Le sue pietre sono la dimora di zaffiri e contiene polvere d'oro. 7 L'uccello rapace non ne conosce il sentiero né l'ha mai scorto l'occhio del falco. 8 Le bestie feroci non l'hanno battuto e il leone non vi è mai passato. 9 L'uomo mette la mano sulla selce e rovescia dalle radici le montagne. 10 Scava gallerie nelle rocce, e il suo occhio vede tutto ciò che è prezioso. 11 Ostruisce corsi d'acqua perché non scorrano, e porta alla luce le cose nascoste. 12 Ma dove si può trovare la sapienza, e dov'è il luogo dell'intelligenza? 13 L'uomo non ne conosce il valore e non si trova sulla terra dei viventi. 14 L'abisso dice: "Non è in me"; il mare dice: "Non sta presso di me". 15 Non la si ottiene in cambio d'oro raffinato né la si compra a peso d'argento. 16 Non la si acquista con l'oro di Ofir, con l'onice prezioso o con lo zaffiro. 17 L'oro e il cristallo non la possono uguagliare né si scambia per vasi d'oro fino. 18 Il corallo e il cristallo non meritano neppure di essere nominati; il valore della sapienza val più delle perle. 19 Il topazio di Etiopia non la può uguagliare e non può essere valutata con oro puro. 20 Ma allora da dove viene la sapienza e dov'è il luogo dell'intelligenza? 21 Essa è nascosta agli occhi di ogni vivente, è celata agli uccelli del cielo. 22 Abaddon e la morte dicono: "Ne abbiamo sentito parlare con i nostri orecchi". 23 DIO solo ne conosce la via, egli solo sa dove si trovi, 24 perché egli osserva le estremità della terra e vede tutto ciò che è sotto i cieli. 25 Quando stabilì il peso del vento e assegnò alle acque una misura, 26 quando fece una legge per la pioggia e una via al lampo dei tuoni, 27 allora la vide e la rivelò, la stabilì e anche la investigò. 28 E disse all'uomo: "Ecco, temere il Signore, questo è sapienza, e fuggire il male è intelligenza"».

Riveduta 2020:

Giobbe 28

Il mistero della Sapienza divina
1 L'argento ha una miniera, e l'oro un luogo dove lo si affina. 2 Il ferro si cava dal suolo, e la pietra fusa dà il rame. 3 L'uomo ha posto fine alle tenebre, egli esplora i più profondi recessi, per trovare le pietre che sono nel buio, nell'ombra di morte. 4 Scava un pozzo lontano dall'abitato; il piede non serve più a quelli che vi lavorano; sono sospesi, oscillano lontano dai mortali. 5 Dalla terra esce il pane, ma, nelle sue viscere, è sconvolta come dal fuoco. 6 Le sue rocce sono la dimora dello zaffiro, e vi si trova della polvere d'oro. 7 L'uccello rapace non conosce il sentiero che vi conduce, né lo ha mai scorto l'occhio del falco. 8 Le bestie feroci non vi hanno messo piede, e il leone non vi è mai passato. 9 L'uomo stende la mano sul granito, rovescia dalle radici le montagne. 10 Pratica trafori dentro le rocce, e il suo occhio scorge quanto vi è di prezioso. 11 Frena le acque perché non fuoriescano e trae fuori alla luce le cose nascoste. 12 Ma la sapienza, dove trovarla? Dov'è il luogo dell'intelligenza? 13 L'uomo non ne conosce la via, non la si trova sulla terra dei viventi. 14 L'abisso dice: 'Non è in me'; il mare dice: 'Non sta da me'. 15 Non la si ottiene in cambio d'oro, né la si compra a peso d'argento. 16 Non la si acquista con l'oro di Ofir, con l'onice prezioso o con lo zaffiro. 17 L'oro e il vetro non reggono al suo confronto, non la si dà in cambio di vasi d'oro fino. 18 Non si parli di corallo, di cristallo; la sapienza vale più delle perle. 19 Il topazio d'Etiopia non può reggere il confronto, l'oro puro non ne bilancia il valore. 20 Da dove viene dunque la sapienza? Dov'è il luogo dell'intelligenza? 21 Essa è nascosta agli occhi di ogni vivente, è celata agli uccelli del cielo. 22 L'abisso e la morte dicono: 'Ne abbiamo avuto qualche sentore'. 23 Dio solo conosce la via che vi conduce, egli solo sa il luogo dove abita, 24 perché il suo sguardo giunge sino alle estremità della terra, perché egli vede tutto quello che è sotto i cieli. 25 Quando regolò il peso del vento e fissò la misura delle acque, 26 quando diede una legge alla pioggia e tracciò la strada al lampo dei tuoni, 27 allora la vide e la rivelò, la stabilì e anche la investigò. 28 E disse all'uomo: 'Ecco: temere il Signore: questa è la sapienza, e fuggire il male è l'intelligenza'”.

Riveduta:

Giobbe 28

Il mistero della Sapienza divina
1 Ha una miniera l'argento, e l'oro un luogo dove lo si affina. 2 Il ferro si cava dal suolo, e la pietra fusa dà il rame. 3 L'uomo ha posto fine alle tenebre, egli esplora i più profondi recessi, per trovar le pietre che son nel buio, nell'ombra di morte. 4 Scava un pozzo lontan dall'abitato; il piede più non serve a quei che vi lavorano; son sospesi, oscillano lungi dai mortali. 5 Dalla terra esce il pane, ma, nelle sue viscere, è sconvolta come dal fuoco. 6 Le sue rocce son la dimora dello zaffiro, e vi si trova della polvere d'oro. 7 L'uccello di rapina non conosce il sentiero che vi mena, né l'ha mai scorto l'occhio del falco. 8 Le fiere superbe non vi hanno messo piede, e il leone non v'è passato mai. 9 L'uomo stende la mano sul granito, rovescia dalle radici le montagne. 10 Pratica trafori per entro le rocce, e l'occhio suo scorge quanto v'è di prezioso. 11 Infrena le acque perché non gemano, e le cose nascoste trae fuori alla luce. 12 Ma la Sapienza, dove trovarla? E dov'è il luogo della Intelligenza? 13 L'uomo non ne sa la via, non la si trova sulla terra de' viventi. 14 L'abisso dice: 'Non è in me'; il mare dice: 'Non sta da me'. 15 Non la si ottiene in cambio d'oro, né la si compra a peso d'argento. 16 Non la si acquista con l'oro di Ofir, con l'ònice prezioso o con lo zaffiro. 17 L'oro ed il vetro non reggono al suo confronto, non la si dà in cambio di vasi d'oro fino. 18 Non si parli di corallo, di cristallo; la Sapienza val più delle perle. 19 Il topazio d'Etiopia non può starle a fronte, l'oro puro non ne bilancia il valore. 20 Donde vien dunque la Sapienza? E dov'è il luogo della Intelligenza? 21 Essa è nascosta agli occhi d'ogni vivente, è celata agli uccelli del cielo. 22 L'abisso e la morte dicono: 'Ne abbiamo avuto qualche sentore'. 23 Dio solo conosce la via che vi mena, egli solo sa il luogo dove dimora, 24 perché il suo sguardo giunge sino alle estremità della terra, perch'egli vede tutto quel ch'è sotto i cieli. 25 Quando regolò il peso del vento e fissò la misura dell'acque, 26 quando dette una legge alla pioggia e tracciò la strada al lampo dei tuoni, 27 allora la vide e la rivelò, la stabilì ed anche l'investigò. 28 E disse all'uomo: 'Ecco: temere il Signore: questa è la Sapienza, e fuggire il male è l'Intelligenza'.»

Ricciotti:

Giobbe 28

Elogio della sapienza.
1 Ha l'argento un principio dei suoi filoni, e l'oro ha un posto ove si fonde; 2 il ferro si estrae dalla terra, e la pietra, liquefatta dal calore, si converte in rame; 3 un limite [l'uomo] ha posto alle tenebre, e scruta l'estremità di ogni cosa, perfin la pietra ch'è nella tenebra e l'ombra di morte! 4 Scava egli una galleria lungi da ogni dimora: dimenticàti dagli uomini [i minatori] oscillano, [non servendosi], di piede penzolano. 5 La terra, da cui nasceva il pane, al disotto è sconvolta da un fuoco; 6 le sue pietre sono il posto dello zaffiro, e le sue zolle contengono oro 7 è strada che l'uccello non conosce, nè la scorge l'occhio dello sparviere, 8 non la calpestano le bestie feroci, non incede sovr'essa il leone; 9 nella selce stende [l'uomo] la mano, sconvolge dalle radici le montagne: 10 entro le rupi egli scava dei canali, ed ogni cosa preziosa l'occhio suo vede, 11 scruta anche il profondo dei fiumi, e le cose recondite porta alla luce. 12 Ma la sapienza dove si trova? e qual è il posto dell'intelligenza? 13 L'uomo non ne conosce il prezzo, nè si trova in terra di chi vive deliziosamente. 14 L'abisso esclama: - In me non c'è! -E il mare dice: - Presso me non esiste! - 15 Non si dà oro fino in cambio di essa, nè si pesa dell'argento in suo prezzo; 16 non si confronta con i tessuti tinti coi colori dell'India, nè con l'onice preziosissimo e lo zaffiro; 17 non si paragona ad essa l'oro e il vetro, nè si scambia con vasellame d'oro; 18 le cose più nobili e pregiate neppur si ricordano in suo confronto e la sapienza da luoghi occulti si estrae. 19 Non si eguaglia ad essa il topazio d'Etiopia nè si mette a confronto con i [tessuti di] tinta mondissima. 20 Da dove viene dunque la sapienza? e qual è il posto dell'intelligenza? 21 Ella è nascosta agli occhi di tutti i viventi, e pure agli uccelli del cielo è occulta. 22 La ruina e la morte esclamano: - [Solo] con le nostre orecchie ne udimmo novella! - 23 Dio conosce la strada di lei, ed egli sa il suo posto, 24 perchè egli scorge i confini del mondo, e vede tutto ciò ch'è sotto al cielo. 25 Egli che determinò ai venti un peso, e stabilì le acque con misura: 26 quando dette alle piogge una legge, ed una strada alle sonanti procelle, 27 allora egli la vide e manifestò, la stabilì e investigò, 28 e disse all'uomo: - Ecco, il timor del Signore è la stessa sapienza, e il ritrarsi del male è l'intelligenza. -»

Tintori:

Giobbe 28

La sapienza
1 «L'argento ha una fonte delle sue vene, l'oro ha un luogo dove vien fuso, 2 il ferro si cava dalla terra, e la pietra fusa dal calore dà il rame; 3 (l'uomo) fissa il tempo alle tenebre, da sè scruta il fine di tutte le cose, ed anche la pietra (nascosta) nella caligine e nell'ombra di morte. 4 Un torrente separa dal popolo viaggiatore coloro che il piede dell'uomo povero ha dimenticati e che son fuori della via; 5 una terra da cui veniva il pane nelle sue viscere è sconvolta dal fuoco; 6 nelle sue pietre v'è lo zaffiro, le sue zolle son d'oro. 7 L'aquila ne ignorò la via nè la vide l'occhio dell'avvoltoio. 8 I figli dei mercanti non la calcarono e non vi passò mai la leonessa. 9 (L'uomo) stese la mano contro la selce, rovesciò dalle radici le montagne. 10 Scavò rivi nelle rocce, e col suo occhio scrutò quanto v'è di prezioso. 11 Scrutò pure le profondità dei fiumi, e ne trasse alla luce ciò che v'era nascosto. 12 Ma dove si trova la sapienza? Dov'è il luogo dell'intelligenza? 13 L'uomo non ne conosce il prezzo. Essa non si trova nella terra di coloro che vivono in delizie; 14 l'abisso dice: Non è in me; il mare dice: In me non si trova. 15 Non sarà barattata coll'oro più fino; non sarà comprata a peso d'argento; 16 non sarà messa a paragone colle colorite stoffe dell'india, nè colla pietra sardonica più pregiata, nè collo zaffiro. 17 A lei non sarà paragonato l'oro e il vetro, nè sarà commutata con vasi d'oro. 18 Le cose più grandi e pregiate non saran neppur rammentate in paragone di essa, chè la sapienza viene da fonte occulta: 19 non l'arriverà il topazio d'Etiopia, nè saranno paragonati a lei i colori più brillanti. 20 Donde vien dunque la sapienza? E dov'è il luogo dell'intelligenza? 21 È nascosta agli occhi di tutti i viventi, è ignota anche agli uccelli del cielo. 22 La perdizione e la morte han detto: È giunta ai nostri orecchi la sua fama. 23 Dio ne conosce la via, Egli sa dove essa dimori; 24 perchè vede sino ai confini del mondo, e scorge tutte le cose che sono sotto i cieli. 25 Egli assegnò il peso ai venti e pesò con misura le acque. 26 Quando imponeva una legge alle piogge e una via alle sonanti procelle, 27 allora Egli la vide e la rivelò, la stabilì e la conobbe a fondo; 28 poi disse all'uomo: Ecco: temere il Signore è la sapienza, e fuggire il male è l'intelligenza».

Martini:

Giobbe 28

Giobbe ebbe cura dell'innocenza, anche perchè ell'è l'unica via per conseguir la sapienza, la quale dimostra essere più pregevole dell'oro, sì per la sua origine, e sì per la sua dignità; che a Dio sono manifestissime le più occulte cose della natura, e che la sapienza si dà dal cielo, non si compera coll'oro; della qual sapienza una particella si comunica mediante il timor di Dio.
1 L'argento ha un principio nelle sue vene, e l'oro ha un luogo dov'ei si fonde. 2 Dalla terra cavasi il ferro: e la pietra sciolta col fuoco si cangia in rame. 3 Egli fissa alle tenebre la lor durazione, e la fine investiga di tutte le cose, ed anche la pietra ascosa nella caligine, e nell'ombra di morte. 4 Un torrente separa dai viaggiatori, e ad esse non si appressa il piede del povero, e sono in luoghi inaccessibili. 5 Una terra, dal cui seno nasceva del pane, è disertata dal fuoco. 6 Havvi un luogo, di cui i sassi sono saffiri, e le sue zolle sono oro. 7 Uccello non ne conobbe la strada, e l'occhio dell'avoltoio non giunse a discernerla. 8 Ella non fu battuta da' figliuoli de' mercatanti, né vi passò la lionessa. 9 Egli stese sua mano contro i vivi massi, e rovesciò le montagne dalle loro radici. 10 Egli scavò rivi di acque trai sassi, e l'occhio di lui indagò tutto quel, che v'è di prezioso. 11 Egli visitò le ime parti de' fiumi, e ne trasse fuori ciò che vi era nascosto. 12 Ma dov' è, che trovisi la sapienza? e la sede dell'intelligenza dov'è? 13 Il pregio di lei non è conosciuto dall'uomo, né ella si trova nella terra di quei, che vivono delle delizie. 14 L'abisso dice: Meco ella non è, e il mare confessa: Ella non è con me. 15 Ella non si compera coll'oro più fino; né cambiò fassene a peso d'argento. 16 Ella non sarà messa a paragone colle tinte preziose delle Indie, né colla pietra sardonica più pregiata, né col saffiro. 17 Non sarà stimato eguale a lei l'oro, od il cristallo, né sarà data in cambio per vasi di pretto oro: 18 Le più eccelse, e pregiate cose non son da rammentarsi in suo paraggio: ma occulto è il luogo onde estraggesi la sapienza. 19 Non si agguaglerà a lei il topazio d'Etiopia, né le saran poste in confronto le tinture più splendide. 20 Donde adunque vien mai la sapienza, e quale è la sede della intelligenza? 21 Ella è ascosa agli sguardi di tutti i viventi, ella è ignota anche agli uccelli dell'aria. 22 La perdizione, e la morte hanno detto: Alle nostre orecchie è giunta la fama di lei. 23 La via per trovarla è nota a Dio, ed egli sa dov'ella dimori. 24 Perocché lo sguardo di lui giunge sino ai confini del mondo, ed egli vede tutte le cose che sono sotto de' cieli. 25 Egli, che diede ai venti il momento, e librò, e misurò le acque. 26 Allorché la legge prescrisse alle piove, e la strada alle sonanti procelle: 27 Allora egli la vide, e la manifestò, e la stabilì, e ne scoperse i segreti. 28 E all'uomo disse: Ecco che il timor del Signore egli è la stessa sapienza, e la fuga del male ell'è la vera intelligenza.

Diodati:

Giobbe 28

1 Certo l'argento ha la sua miniera, E l'oro un luogo dove è fuso. 2 Il ferro si trae dalla polvere, E la pietra liquefatta rende del rame. 3 L'uomo ha posto un termine alle tenebre, E investiga ogni cosa infino al fine; Le pietre che son nell'oscurità e nell'ombra della morte; 4 Ove i torrenti che il piè avea dimenticati scoppiano fuori, E impediscono che niuno vi stia appresso; Poi scemano, e se ne vanno per opera degli uomini. 5 La terra, che produce il pane, Disotto è rivolta sottosopra, e pare tutta fuoco. 6 Le pietre di essa sono il luogo degli zaffiri, E vi è della polvere d'oro. 7 Niuno uccello rapace ne sa il sentiero, E l'occhio dell'avvoltoio non riguardò mai là. 8 I leoncini della leonessa non calcarono giammai que' luoghi, Il leone non vi passò giammai. 9 L'uomo mette la mano a' macigni; Egli rivolta sottosopra i monti fin dalla radice. 10 Egli fa de' condotti a' rivi per mezzo le rupi; E l'occhio suo vede ogni cosa preziosa. 11 Egli tura i fiumi che non gocciolino, E trae fuori in luce le cose nascoste. 12 Ma la sapienza, onde si trarrà ella? E dov'è il luogo dell'intelligenza? 13 L'uomo non conosce il prezzo di essa; Ella non si trova nella terra de' viventi.
14 L'abisso dice: Ella non è in me; E il mare dice: Ella non è appresso di me. 15 Ei non si può dare oro per essa, Nè può pesarsi argento per lo prezzo suo. 16 Ella non può essere apprezzata ad oro di Ofir, ad onice prezioso, a zaffiro. 17 Nè l'oro, nè il diamante, non posson pareggiarla di prezzo; Ed alcun vasellamento d'oro fino non può darsi in iscambio di essa. 18 Appo lei non si fa menzione di coralli, nè di perle; La valuta della sapienza è maggiore che quella delle gemme. 19 Il topazio di Etiopia non la può pareggiar di prezzo; Ella non può essere apprezzata ad oro puro.
20 Onde viene adunque la sapienza? E dove è il luogo dell'intelligenza? 21 Conciossiachè ella sia nascosta agli occhi d'ogni vivente, Ed occulta agli uccelli del cielo. 22 Il luogo della perdizione e la morte dicono: Noi abbiamo con gli orecchi solo udita la fama di essa. 23 Iddio solo intende la via di essa, E conosce il suo luogo. 24 Perciocchè egli riguarda fino all'estremità della terra, Egli vede sotto tutti i cieli. 25 Quando egli dava il peso al vento, E pesava le acque a certa misura; 26 Quando egli poneva il suo ordine alla pioggia, E la via a' lampi de' tuoni; 27 Allora egli la vedeva, e la contava; Egli l'ordinava, ed anche l'investigava. 28 Ma egli ha detto all'uomo: Ecco, il timor del Signore è la sapienza; E il ritrarsi dal male è l'intelligenza.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 28

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 28

La tensione di questo capitolo è molto diversa dal resto di questo libro. Giobbe dimentica le sue piaghe e tutti i suoi dolori, e parla come un filosofo o un virtuoso. Qui c'è una grande quantità di filosofia naturale e morale in questo discorso; ma la domanda è: come entra qui? Senza dubbio non era solo per divertimento, o per distrarsi dalla controversia; anche se, se fosse stato così, forse non sarebbe stato molto male. Quando le controversie si fanno accese, è meglio perdere la domanda che perdere la calma. Ma questo è pertinente e per l'attività in corso. Giobbe e i suoi amici avevano discusso delle dispense della Provvidenza verso i malvagi e i giusti. Giobbe aveva dimostrato che alcuni uomini malvagi vivono e muoiono nella prosperità, mentre altri sono subito e apertamente arrestati dai giudizi di Dio. Ma, se qualcuno chiede il motivo per cui alcuni vengono puniti in questo mondo e non altri, gli si deve rispondere che è una domanda a cui non si può rispondere. La conoscenza delle ragioni di stato nel governo del mondo da parte di Dio ci è tenuta nascosta, e non dobbiamo né fingere di averla né tendere alla ricerca. Zofar aveva desiderato che Dio mostrasse a Giobbe i "segreti della sapienza", Giobbe 11:6. No, dice Giobbe, "le cose segrete non appartengono a noi, ma le cose rivelate", Deuteronomio 29:29. E qui mostra,

I. Riguardo alla ricchezza mondana, con quanta operosità è ricercata e perseguita dai figlioli degli uomini, quali pene fanno, quali espedienti hanno e quali rischi corrono per ottenerla, Giobbe 28:1-11.

II. Riguardo alla sapienza, Giobbe 28:12. In generale, il prezzo è molto alto; è di valore inestimabile, Giobbe 28:15-19. Il suo luogo è molto segreto, Giobbe 28:14,20,22. In particolare, c'è una sapienza che è nascosta in Dio (Giobbe 28:23-27) e c'è una saggezza che è rivelata ai figli degli uomini, Giobbe 28:28. Le nostre indagini sul primo devono essere verificate, sul secondo devono essere accelerate, perché è questo che ci interessa.

Cfr. 1. fino alla Ver. 11.

Qui Giobbe mostra,

1. Di quale grande strada può spingersi l'ingegno dell'uomo per immergersi nelle profondità della natura e impadronirsi delle ricchezze di essa, di quanta conoscenza e ricchezza gli uomini possono, con le loro ricerche ingegnose e laboriose, rendersi padroni. Ma ne consegue che gli uomini possano, con il loro ingegno, comprendere le ragioni per cui alcuni malvagi prosperano e altri sono puniti, perché alcuni buoni prosperano e altri sono afflitti? No, niente affatto. Le caverne della terra possono essere scoperte, ma non i consigli del cielo.

2. Quanta cura e fatica impiegano gli uomini del mondo per ottenere ricchezze. Aveva osservato riguardo all'uomo malvagio (Giobbe 27:1) che ammucchiava argento come polvere; Ora qui egli mostra da dove veniva quell'argento di cui era tanto ghiotto e come lo si otteneva, per mostrare quanta poca ragione abbiano i ricchi malvagi per essere orgogliosi della loro ricchezza e del loro sfarzo. Osserva qui,

I. La ricchezza di questo mondo è nascosta nella terra. Da lì vengono prelevati l'argento e l'oro, che poi raffinano, Giobbe 28:1. Lì giacevano mescolati con una grande quantità di terra e scorie, come una cosa senza valore, di nessun valore superiore alla terra comune; e l'abbondanza di essi giacerà così trascurata, finché la terra e tutte le opere che sono in essa saranno bruciate. Il santo signor Herbert, nel suo poema intitolato Avarizia, prende nota di ciò, per far vergognare gli uomini per amore del denaro:

Denaro, rovina della beatitudine, fonte di guai, da dove vieni, che sei così fresco e bello? So che la tua discendenza è vile e bassa; L'uomo ti ha trovato povero e sporco in una miniera.

Certo, tu hai contribuito così poco a questo grande regno che ora hai che egli era debole, quando eri indigente, a tirarti fuori dalla tua oscura caverna e a grotto.

L'uomo ti chiama la sua ricchezza, chi ti ha reso ricco, e mentre scava cadi nel fosso.

Il ferro e il rame, metalli meno costosi ma più utili, vengono estratti dalla terra == (Giobbe 28:2), e vi si trovano in grande abbondanza, il che riduce il loro prezzo, ma è una grande gentilezza verso l'uomo, che potrebbe stare molto meglio senza oro che senza ferro. No, dalla terra esce il pane, cioè il grano di pane, il sostegno necessario per la vita, Giobbe 28:5. Da lì viene recuperato il mantenimento dell'uomo, per ricordargli il suo originale; egli è della terra e si affretta verso la terra. Sotto di esso si alzano come fuoco, pietre preziose, che brillano come fuoco, zolfo, che è atto a prendere fuoco, carbone, che è adatto ad alimentare il fuoco. Come abbiamo il nostro cibo, così abbiamo il nostro combustibile, dalla terra. Lì si trovano gli zaffiri e le altre gemme, e di là si scava la polvere d'oro; , Proverbi 23:5; Giobbe 28:6. La sapienza del Creatore ha posto queste cose,

1. Fuori dalla nostra vista, per insegnarci a non posare gli occhi su di loro, Proverbi 23:5.

2. Sotto i nostri piedi, per insegnarci a non metterli in seno, né a volgere il cuore su di essi, ma a calpestarli con santo disprezzo. Vedete quanto è piena la terra delle ricchezze di Dio == (Salmi 104:24) e deducete da lì, non solo quanto sia grande il Dio di cui è la terra e la pienezza == (Salmi 24:1), ma quanto il cielo debba essere pieno delle ricchezze di Dio, che è la città del grande Re, in confronto alla quale questa terra è un paese povero.

II. La ricchezza che si nasconde nella terra non può essere ottenuta se non con molta difficoltà.

1. È difficile essere scoperti: c'è solo qua e là una vena per l'argento, == Giobbe 28:1. Le pietre preziose, anche se di per sé brillanti, tuttavia, perché sepolte nell'oscurità e fuori dalla vista, sono chiamate pietre delle tenebre e ombra della morte. Gli uomini possono cercare molto prima di posarsi su di loro.

2. Quando viene scoperto, è difficile essere recuperato. L'ingegno degli uomini deve essere messo al lavoro per escogitare modi e mezzi per avere questo tesoro nascosto nelle loro mani. Devono porre fine alle tenebre con le loro lampade ; e se un espediente fallisce, un metodo fallisce, devono provarne un altro, finché non abbiano cercato ogni perfezione e abbiano girato ogni pietra per realizzarla, Giobbe 28:3. Devono lottare con le acque sotterranee (Giobbe 28:4,10-11) e farsi strada attraverso le rocce che sono, per così dire, le radici delle montagne, Giobbe 28:9. Ora Dio ha reso così difficile l'acquisto dell'oro, dell'argento e delle pietre preziose,

(1.) Per l'industria eccitante e coinvolgente. Dii laboribus omnia vendunt - Il lavoro è il prezzo che gli dèi attribuiscono a tutte le cose. Se le cose di valore fossero troppo facili da ottenere, gli uomini non imparerebbero mai a prendersi la briga. Ma la difficoltà di ottenere le ricchezze di questa terra può farci capire quale violenza subisce il regno dei cieli.

(2.) Per il controllo e il contenimento dello sfarzo e del lusso. Ciò che è necessario si ottiene con un po' di fatica dalla superficie della terra; ma ciò che serve per l'ornamento deve essere scavato con molta fatica dalle viscere di esso. Essere nutriti è economico, ma stare bene è a pagamento.

III. Sebbene la ricchezza sotterranea sia così difficile da ottenere, tuttavia gli uomini la avranno. Chi ama l'argento non si sazia d'argento, eppure non si sazia senza di esso; ma chi ha molto deve avere di più. Vedi qui,

1. Quali invenzioni hanno gli uomini per ottenere questa ricchezza. Cercano ogni perfezione, == Giobbe 28:3. Hanno arti e macchine per prosciugare le acque, e portarle via, quando irrompono su di loro nelle loro miniere e minacciano di affogare l'opera, Giobbe 28:4. Hanno pompe, tubi e canali per sgombrare la strada e, rimossi gli ostacoli, percorrono il sentiero che nessun uccello conosce == (Giobbe 28:7-8), non visto dall'occhio dell'avvoltoio, che è penetrante e perspicace, e non calpestato dai cuccioli del leone, che attraversano tutti i sentieri del deserto.

2. Quali pene si prendono gli uomini, e a quale grande onere si trovano, per ottenere questa ricchezza. Si fanno strada tra le rocce e minano le montagne, Giobbe 28:10.

3. Quali pericoli corrono. Coloro che scavano nelle miniere hanno la vita nelle loro mani; poiché sono obbligati a impedire che le inondazioni trabocchino == (Giobbe 28:11), e sono continuamente in pericolo di essere soffocati dall'umidità o schiacciati o sepolti vivi dalla caduta della terra su di loro. Vedete come l'uomo stolto accresce il proprio fardello. È condannato a mangiare il pane con il sudore del viso; ma, come se non bastasse, otterrà oro e argento a rischio della sua vita, anche se più se ne ottiene e meno è prezioso. Al tempo di Salomone l'argento era come pietre. Ma

4. Osserva cos'è che porta gli uomini attraverso tutta questa fatica e pericolo: il loro occhio vede ogni cosa preziosa, == Giobbe 28:10. L'argento e l'oro sono cose preziose per loro, e li hanno negli occhi in tutte queste ricerche. Immaginano di vederli brillare davanti ai loro volti e, nella prospettiva di afferrarli, non fanno nulla di tutte queste difficoltà; perché alla fine fanno qualcosa della loro fatica: Ciò che è nascosto lo porta alla luce, == Giobbe 28:11. Ciò che era nascosto sotto terra viene adagiato sulla riva; il metallo che era nascosto nel minerale viene raffinato dalle sue scorie e portato fuori puro dalla fornace; e allora pensa che le sue pene siano ben elargite. Va' dunque dai minatori, pigro nella religione; Considera le loro vie e sii saggio. Lasciamo che il loro coraggio, la loro diligenza e la loro costanza nel cercare la ricchezza che perisce, ci facciano vergognare per pigrizia e pusillanimità nel lavorare per le vere ricchezze. Quanto è meglio ottenere la sapienza che l'oro! Quanto più facile e sicuro! Eppure l'oro è cercato, ma la grazia trascurata. Le speranze di cose preziose dalla terra (così le chiamano, sebbene in realtà siano misere e periranno) saranno un tale stimolo per l'industria, e la prospettiva certa di cose veramente preziose in cielo non lo sarà molto di più?

12 Ver. 12. fino alla Ver. 19.

Giobbe, dopo aver parlato della ricchezza del mondo, alla quale gli uomini attribuiscono un tale valore e per cui si preoccupano tanto, qui viene a parlare di un altro gioiello più prezioso, e cioè la sapienza e l'intelligenza, la conoscenza e la gioia di Dio e di noi stessi. Coloro che hanno scoperto tutti quei modi e mezzi per arricchirsi si sono ritenuti molto saggi; ma Giobbe non ammetterà che la loro sia sapienza. Suppone che essi ottengano il loro punto di vista e portino alla luce ciò che cercavano (Giobbe 28:11), eppure chiede:

"Dov'è la saggezza? perché non è qui".

Questo è il loro modo di fare è la loro follia. Dobbiamo quindi cercarla altrove, e non la troveremo da nessuna parte se non nei principi e nelle pratiche della religione. C'è più vera conoscenza, soddisfazione e felicità nella sana divinità, che ci mostra la via per le gioie del cielo, che nella filosofia naturale o nella matematica, che ci aiutano a trovare una via nelle viscere della terra. Due cose non possono essere trovate riguardo a questa saggezza:

I. Il prezzo, perché è inestimabile; il suo valore è infinitamente più grande di tutte le ricchezze di questo mondo: l'uomo non ne conosce il prezzo == (Giobbe 28:13), cioè:

1. Pochi gli attribuiscono il giusto valore. Gli uomini non conoscono il suo valore, la sua innata eccellenza, il loro bisogno di esso, e di quale indicibile vantaggio sarà per loro; e perciò, sebbene abbiano in mano molti prezzi per ottenere questa sapienza, tuttavia non hanno cuore per essa, == Proverbi 17:16. Il gallo della favola non conosceva il valore della pietra preziosa che aveva trovato nel letamaio, e quindi avrebbe preferito posarsi su un chicco d'orzo. Gli uomini non conoscono il valore della grazia, e quindi non si daranno la pena di ottenerla.

2. Nessuno può assolutamente dare una considerazione preziosa per esso, con tutta la ricchezza di cui questo mondo può fornirgli. Questo Giobbe si dilunga su Giobbe 28:15, ecc., dove fa un inventario dei bona notabilia, i tesori più preziosi di questo mondo. L'oro è menzionato cinque volte; Entra anche l'argento; e poi diverse pietre preziose, l'onice e lo zaffiro, le perle e i rubini, e il topazio d'Etiopia. Queste sono le cose che sono più apprezzate sui mercati del mondo: ma se un uomo desse non solo queste, mucchi di queste, ma tutte le sostanze della sua casa, tutto ciò che vale al mondo, per la sapienza, sarebbe completamente disprezzato. Questi possono dare all'uomo un certo vantaggio nel cercare la sapienza, come fecero con Salomone, ma non c'è nessuna compra sapienza con questi. È un dono dello Spirito Santo, che non può essere comprato con il denaro, == Atti 8:20. Come non scorre nel sangue, e quindi viene a noi per discendenza, così non può essere ottenuto per denaro, né viene a noi per acquisto. I doni spirituali sono conferiti senza denaro e senza prezzo, perché nessun denaro può essere un prezzo per loro. La sapienza è anche un dono più prezioso per chi la possiede, lo rende più ricco e più felice dell'oro o delle pietre preziose. È meglio ottenere la saggezza che l'oro. L'oro è dell'altro, la saggezza nostra; l'oro è per il corpo e il tempo, la saggezza per l'anima e l'eternità. Che ciò che è più prezioso nel racconto di Dio lo sia nel nostro. Vedi Proverbi 3:14, ecc.

II. Il suo posto, perché quello è introvabile. Dove si troverà la sapienza? == Giobbe 28:12. Chiede questo,

1. Come uno che desiderava veramente trovarlo. Questa è una domanda che tutti dovremmo porci. Mentre la maggior parte degli uomini chiede,

"Dove si troverà il denaro?"

dovremmo chiederci: Dove si può trovare la saggezza? affinché possiamo cercarla e trovarla non nella vana filosofia o nella politica carnale, ma nella vera religione, perché questa è l'unica vera saggezza, cioè quella che meglio migliora le nostre facoltà e meglio assicura il nostro benessere spirituale ed eterno. Questo è ciò che dovremmo cercare e per cui dovremmo piangere, Proverbi 2:3-4.

2. Come uno che disperava completamente di trovarlo in nessun luogo se non in Dio, e in qualsiasi modo se non per rivelazione divina: Non si trova in questa terra dei viventi, == Giobbe 28:13. Non possiamo raggiungere un giusto intendimento di Dio e della sua volontà, di noi stessi e del nostro dovere e interesse, leggendo libri o uomini, ma leggendo il libro di Dio e gli uomini di Dio. Tale è la degenerazione della natura umana che non c'è vera saggezza da trovare in nessuno se non in coloro che sono nati di nuovo e che, attraverso la grazia, partecipano della natura divina. Quanto ad altri, anche i più ingegnosi e laboriosi, non possono dirci notizie di questa saggezza perduta.

(1.) Chiedi ai minatori, e per mezzo di loro l'abisso dirà: Non è in me, == Giobbe 28:14. Coloro che scavano nelle viscere della terra, per frugare nei tesori che vi si trovano, non possono trovare in questi oscuri recessi questo raro gioiello, né con tutta la loro arte rendersi padroni di esso.

(2.) Interroga i marinai, e per mezzo di loro il mare dirà: Non è in me. Non si può mai ottenere né commerciando sulle acque né tuffandosi in esse, non si può mai essere risucchiati dall'abbondanza dei mari o dai tesori nascosti nella sabbia. Dove c'è vena per l'argento non c'è vena per la sapienza, né per la grazia. Gli uomini possono superare più facilmente le difficoltà che incontrano per ottenere la ricchezza mondana che attraverso coloro che incontrano per ottenere la saggezza celeste, e si sforzeranno di più di imparare a vivere in questo mondo che a vivere per sempre in un mondo migliore. L'uomo è diventato così cieco e stolto che è vano chiedergli: Dov'è il luogo della saggezza e qual è la strada che conduce ad esso?

20 Ver. 20. fino alla Ver. 28.

La domanda che Giobbe aveva posto (Giobbe 28:12) la pone di nuovo qui, perché è troppo degna, troppo pesante, per essere lasciata cadere, finché non affrettiamo l'indagine. Riguardo a questo dobbiamo cercare finché non troviamo, finché non ne otteniamo un resoconto soddisfacente. Con una diligente prosecuzione di questa indagine, egli porta alla questione che c'è una duplice sapienza, una nascosta in Dio, che è segreta e non appartiene a noi, l'altra fatta conoscere da lui e rivelata all'uomo, che appartiene a noi e ai nostri figli.

I. La conoscenza della volontà segreta di Dio, la volontà della sua provvidenza, è fuori dalla nostra portata, e ciò che Dio ha riservato a se stesso. Appartiene al Signore nostro Dio. Conoscere i particolari di ciò che Dio farà in seguito, e le ragioni di ciò che sta facendo ora, è la conoscenza di cui parla per la prima volta Giobbe.

1. Questa conoscenza ci è nascosta. È alto, non possiamo raggiungerlo (Giobbe 28:21-22): è nascosto agli occhi di tutti i viventi, anche dei filosofi, dei politici e dei santi; è tenuto vicino agli uccelli del cielo; sebbene volino in alto e nell'aperto firmamento del cielo, sebbene sembrino un po' più vicini a quel mondo superiore dove si trova la fonte di questa sapienza, sebbene i loro occhi guardino da lontano (Giobbe 39:29), tuttavia non possono penetrare nei consigli di Dio. No, l'uomo è più saggio degli uccelli del cielo, eppure è privo di questa saggezza. Anche coloro che, nelle loro speculazioni, si librano più in alto e si credono, come gli uccelli dell'aria, al di sopra delle teste degli altri, non possono pretendere di avere questa conoscenza. Giobbe e i suoi amici avevano discusso sui metodi e le ragioni delle dispense della Provvidenza nel governo del mondo.

"Che stolti siamo" (dice Giobbe) "per combattere così nel buio, per disputare su ciò che non comprendiamo!"

La linea e il piombo della ragione umana non possono mai scandagliare l'abisso dei consigli divini. Chi può impegnarsi a dare la logica della Provvidenza, o a spiegare le massime, la misura e i metodi del governo di Dio, quegli arcani imperii, i consigli di gabinetto della saggezza divina? Accontentiamoci dunque di non conoscere gli eventi futuri della Provvidenza fino a quando il tempo non li scopra (At 1,7) e di non conoscere le ragioni segrete della Provvidenza fino a quando l'eternità non le scopre. Dio è ora un Dio che si nasconde (Isaia 45:15); Nuvole e tenebre lo circondano. Quand'anche questa sapienza fosse nascosta a tutti i viventi, la distruzione e la morte dicono: "Noi ne abbiamo udito la fama". Sebbene non possano rendere conto di se stessi (perché non c'è saggezza, né artificio, né conoscenza nella tomba, tanto meno questo), tuttavia c'è un mondo dall'altra parte della morte e della tomba, su cui confinano quelle regioni oscure, e verso il quale dobbiamo passare attraverso di esse, e lì vedremo chiaramente di cosa siamo ora all'oscuro.

"Abbi un po' di pazienza,"

dice la Morte all'anima curiosa:

"Presto ti porterò in un luogo dove si troverà anche questa saggezza".

Quando il mistero di Dio sarà compiuto, sarà svelato, e noi conosceremo come siamo conosciuti; quando il velo della carne si squarcerà e le nubi che si interpongono si disperderanno, sapremo ciò che Dio fa, anche se ora non lo sappiamo, Giovanni 13:7.

2. Questa conoscenza è nascosta in Dio, come parla l'apostolo, Efesini 3:9 == Dio conosce tutte le sue opere, anche se non le conosciamo nemmeno noi, Atti 15:18. Ci sono buone ragioni per quello che fa, anche se non possiamo assegnarle (Giobbe 28:23): Dio ne comprende la via. Gli uomini a volte lo fanno, non sanno cosa, ma Dio non lo sa mai. Gli uomini fanno ciò per cui non sono stati progettati; Nuovi avvenimenti li spingono a nuovi consigli e li obbligano a prendere nuove misure. Ma Dio fa tutto secondo il proposito che si è proposto in se stesso, e che non cambia mai. A volte gli uomini fanno ciò per cui non possono dare una buona ragione, ma in ogni volontà di Dio c'è un consiglio: egli sa sia quello che fa che perché lo fa, tutta la serie degli eventi e l'ordine e il luogo di ogni avvenimento. Questa conoscenza l'ha nella perfezione, ma la tiene per sé. Qui vengono date due ragioni per cui Dio deve necessariamente comprendere la sua propria via, e lui solo:

(1.) Perché tutti gli eventi sono ora diretti da una Provvidenza onniveggente e onnipotente, Giobbe 28:24-25. Colui che governa il mondo è,

[1.] Onnisciente; Egli guarda infatti fino ai confini della terra, sia nello spazio che nel tempo; epoche lontane, regioni lontane, sono sotto la sua vista. Non comprendiamo la nostra via, tanto meno possiamo capire la via di Dio, perché siamo miopi. Quanto poco sappiamo di ciò che sta accadendo nel mondo, tanto meno di ciò che verrà fatto? Ma gli occhi del Signore sono dappertutto; anzi, corrono avanti e indietro per la terra. Nulla gli è o può essergli nascosto, e quindi le ragioni per cui alcune persone malvagie prosperano notevolmente e altre sono punite in modo notevole in questo mondo, che sono segrete per noi, gli sono note. Gli eventi di un giorno, e gli affari di un uomo, hanno un tale riferimento e una tale dipendenza da quelli di un altro, che colui solo per il quale tutti gli eventi e tutti gli affari sono nudi e aperti, e che vede il tutto in una visione completa e certa, è un giudice competente di ogni parte.

[2.] Egli è onnipotente. Può fare ogni cosa, ed è molto preciso in tutto ciò che fa. A riprova di ciò, Giobbe menziona i venti e le acque, Giobbe 28:25. Cosa c'è di più leggero del vento? Eppure Dio ha il modo di metterlo in equilibrio. Egli sa come fare il peso per i venti, che trae dai suoi tesori == (Salmi 135:7, tenendo un conto molto particolare di ciò che trae, come gli uomini fanno di ciò che pagano dai loro tesori, non a caso, come gli uomini portano fuori la loro spazzatura. Nulla di sensato è per noi più inspiegabile del vento. Ne sentiamo il suono, ma non possiamo dire da dove venga, né dove vada; ma Dio lo distribuisce a peso, ordinando saggiamente sia da quale punto soffierà che con quale forza. Egli pesa e misura le acque del mare e le acque piovane, assegnando la proporzione di ogni marea e di ogni acquazzone. C'è una grande e costante comunicazione tra le nuvole e i mari, le acque sopra il firmamento e quelle sotto di esso. I vapori salgono, le piogge scendono, l'aria si condensa in acqua, l'acqua si rarefa in aria; ma il grande Dio tiene un conto esatto di tutte le azioni con cui questo commercio viene svolto per il beneficio pubblico e fa in modo che nulla di esso vada perduto. Ora, se in queste cose la Provvidenza è così esatta, molto di più nel dispensare cipiglio e favori, ricompense e punizioni, ai figli degli uomini, secondo le regole dell'equità.

(2.) Perché tutti gli eventi sono stati progettati e determinati dall'eternità da una prescienza infallibile e da un decreto immutabile, Giobbe 28:26-27. Quando stabilì il corso della natura, preordinò tutte le operazioni del suo governo.

[1.] Ha stabilito il corso della natura. Giobbe menziona in particolare un decreto per la pioggia e una via per i tuoni e i fulmini. Il modo e il metodo generale, e gli usi e le tendenze particolari, di queste strane prestazioni, sia le loro cause che i loro effetti, furono stabiliti dal proposito divino; quindi si dice che Dio prepara i lampi per la pioggia, == Salmi 135:7; Geremia 10:13.

[2.] Quando lo fece, stabilì tutte le misure della sua provvidenza e disegnò uno schema esatto di tutta l'opera dal primo all'ultimo. Allora, dall'eternità, vide in se stesso e dichiarò a se stesso il piano del suo operare. Poi lo preparò, lo fissò e lo stabilì, preparò ogni cosa per tutte le sue opere, in modo che, quando c'era da fare qualcosa, non c'era nulla da cercare, né poteva accadere nulla di imprevisto, per metterlo fuori dal suo metodo o fuori dal suo tempo; poiché tutto è stato ordinato esattamente come se l'avesse studiato e scrutato, in modo che, qualunque cosa faccia, nulla può essere messo su di esso né tolto da esso, e quindi sarà per sempre, == Ecclesiaste 3:14. Alcuni fanno parlare Giobbe della sapienza qui come di una persona, e la traducono: Poi la vide e gliela mostrò, ecc., e poi è parallelo a quello di Salomone riguardo alla sapienza essenziale del Padre, la Parola eterna, Proverbi 8:22, ecc. Prima che la terra fosse, io ero per mezzo di lui, == Giovanni 1:1-2.

II. La conoscenza della volontà rivelata di Dio, la volontà del suo precetto, e questo è alla nostra portata; è all'altezza delle nostre capacità e ci farà del bene (Giobbe 28:28): Disse all'uomo: Ecco il timore del Signore che è sapienza. Non si dica che quando Dio ha nascosto i suoi consigli all'uomo e gli ha proibito quell'albero della conoscenza, è stato perché gli ha rimproverato qualsiasi cosa che potesse contribuire alla sua vera beatitudine e soddisfazione; no, gli ha fatto sapere tutto ciò che si preoccupava di sapere per il suo dovere e la sua felicità; gli sarà affidata tutta la parte della sua mente sovrana che è necessaria e adatta per un suddito, ma non deve ritenersi adatto ad essere un consigliere privato. Disse ad Adamo (così alcuni), al primo uomo, nel giorno in cui fu creato; gli disse chiaramente che non spettava a lui divertirsi con ricerche troppo curiose nei misteri della creazione, né pretendere di risolvere tutti i fenomeni della natura; non avrebbe trovato né possibile né vantaggioso farlo. Non meno saggezza (dice l'arcivescovo Tillotson) di quella che ha fatto sì che il mondo potesse comprenderne a fondo la filosofia. Ma consideri questa come la sua sapienza: temere il Signore e allontanarsi dal male; lascia che impari questo, e sarà abbastanza istruito; Lasciate che questa conoscenza serva al suo turno. Quando Dio proibì all'uomo l'albero della conoscenza, gli concesse l'albero della vita, e questo è quell'albero, Proverbi 3:18. Non possiamo raggiungere la vera sapienza se non attraverso la rivelazione divina. Il Signore dà sapienza, == Proverbi 2:6. Ora, la questione di ciò non si trova nei segreti della natura o della provvidenza, ma nelle regole della nostra pratica. Disse all'uomo:

"Salite in cielo, per portarvi la felicità"; o: "Scendi al largo, per tirarlo su".

No, la parola è vicina a te, == Deuteronomio 30:14 == Te l'ha mostrato, o uomo! non ciò che è grande, ma ciò che è buono, non ciò che l'Eterno, il tuo Dio, progetta di fare di te, ma ciò che richiede da te, == Michea 6:8 == A voi, o uomini! Io chiamo, == Proverbi 8:4. Signore, che cos'è l'uomo perché sia così pensato, così visitato! Ecco, nota, prendi nota di questo; chi ha orecchi ascolti ciò che il Dio del cielo dice ai figli degli uomini: Il timore del Signore, questa è la sapienza. Ecco qui

1. La descrizione della vera religione, religione pura e incontaminata; è temere il Signore e allontanarsi dal male, che concorda con il carattere di Giobbe di Dio, Giobbe 1:1. Il timore del Signore è la sorgente e il riassunto di tutta la religione. C'è un timore servile di Dio, che scaturisce da pensieri duri su di lui, che è contrario alla religione, Matteo 25:24. C'è un egoistico timore di Dio che scaturisce da pensieri terribili su di lui, che può essere un buon passo verso la religione, Atti 9:5. Ma c'è un timore filiale di Dio, che scaturisce da pensieri grandi e alti di lui, che è la vita e l'anima di ogni religione. E, dovunque questo regni nel cuore, apparirà con una costante cura di allontanarsi dal male, == Proverbi 16:6. Questo è essenziale per la religione. Dobbiamo prima smettere di fare il male, o non impareremo mai a fare il bene. Virtus est vitium fugere: Anche nella nostra fuga dal vizio sta qualche virtù.

2. L'elogio della religione: è saggezza e comprensione. Essere veramente religiosi significa essere veramente saggi. Come la sapienza di Dio appare nell'istituzione della religione, così la saggezza dell'uomo appare nell'istituzione della religione, così la saggezza dell'uomo appare nella pratica e nell'osservanza di essa. È l'intelligenza, perché è la migliore conoscenza della verità; È saggezza, perché è la migliore gestione dei nostri affari. Nulla guida il nostro cammino e ci permette di raggiungere il nostro fine più dell'essere religiosi.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 28

1 Capitolo 28

Riguardo alle ricchezze materiali Giob 28:1-11

La saggezza ha un valore inestimabile Giob 28:12-19

La saggezza è un dono di Dio Giob 28:20-28

Versetti 1-11

Giobbe sosteneva che le disposizioni della Provvidenza erano regolate dalla più alta saggezza. A conferma di ciò, mostrò di quale grande quantità di conoscenza e ricchezza gli uomini possono rendersi padroni. Si possono scoprire le caverne della terra, ma non i consigli del cielo. Vai dai minatori, pigro nella religione, considera le loro vie e sii saggio. Lascia che il loro coraggio e la loro diligenza nel cercare la ricchezza che perisce ci facciano vergognare della pigrizia e della debolezza nel lavorare per le vere ricchezze. Quanto è meglio ottenere la saggezza che l'oro! Quanto più facile e sicuro! Eppure si cerca l'oro, ma si trascura la grazia. Le speranze di avere cose preziose dalla terra, come le chiamano gli uomini, anche se in realtà sono misere e caduche, saranno forse uno stimolo all'industria, e non lo sarà molto di più la prospettiva certa di cose veramente preziose in cielo?

12 Versetti 12-19

Giobbe parla qui di saggezza e comprensione, di conoscere e godere di Dio e di noi stessi. Il suo valore è infinitamente superiore a tutte le ricchezze di questo mondo. È un dono dello Spirito Santo che non può essere comprato con il denaro. Che ciò che è più prezioso per Dio, lo sia anche per noi. Giobbe la cerca come uno che desiderava veramente trovarla e disperava di trovarla solo in Dio, solo per rivelazione divina.

20 Versetti 20-28

Esiste una duplice sapienza: una nascosta in Dio, che è segreta e non ci appartiene; l'altra resa nota da Lui e rivelata all'uomo. Gli eventi di un giorno e gli affari di un uomo hanno un tale riferimento, e sono così legati l'uno all'altro, che solo Colui al quale tutto è aperto, e che vede l'insieme con una sola occhiata, può giustamente giudicare ogni parte. Ma la conoscenza della volontà rivelata di Dio è alla nostra portata e ci farà bene. Che l'uomo consideri questa la sua saggezza: temere il Signore e allontanarsi dal male. Se impara questo, è già abbastanza istruito. Dove si trova questa saggezza? I suoi tesori sono nascosti in Cristo, rivelati dalla Parola, ricevuti per fede, attraverso lo Spirito Santo. Non alimenta l'orgoglio o la vanità, né diverte la nostra vana curiosità. Insegna e incoraggia i peccatori a temere il Signore e ad allontanarsi dal male, nell'esercizio del pentimento e della fede, senza voler risolvere tutte le difficoltà relative agli eventi di questa vita.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 28

1 Sicuramente c'è una vena per l'argento - Margin, "mio" Coverdale lo rende, "Ci sono posti dove l'argento è fuso". Il prof. Lee lo rende "C'è uno sbocco per l'argento" e suppone che significhi l'uscita o la separazione dell'argento dalle particelle terrose da cui è circondato nel minerale, non l'uscita dalla miniera. La parola resa “vena” ( מוצא môtsâ' ) significa propriamente un'uscita, come il sorgere del sole, Salmi 19:6; la promulgazione di un editto Daniele 9:25; poi un luogo di uscita - come un cancello, una porta; Ezechiele 42:11; Ezechiele 43:11 , e quindi una miniera, una vena, o un luogo di uscita dei metalli; cioè un luogo dove vengono procurati.

Quindi la Settanta qui, Ἔστι γὰρ άργυρίῳ τό πος ὅθεν γίνεται Esti gar arguriō topos hothen ginetai - "c'è un posto per l'argento da dove viene ottenuto". L'idea qui è che l'uomo abbia dimostrato la sua saggezza scoprendo le miniere d'argento e lavorandole. Era uno degli esempi della sua abilità che era stato in grado di penetrare nella terra, e tirare fuori il minerale dei metalli preziosi, e convertirlo in scopi preziosi.

E un posto per l'oro - Un laboratorio, o laboratorio, per lavorare i metalli preziosi. Giobbe dice che anche ai suoi tempi un simile laboratorio era una prova della saggezza dell'uomo. Sicché ora una delle più clamorose prove di abilità si trova nei luoghi dove i metalli preziosi vengono purificati e lavorati nelle varie forme in cui si adattano all'ornamento e all'uso.

Dove lo multano - - yāzoqû. La parola usata qui ( זקק zâqaq ) significa propriamente legare, incatenare; e poi comprimere, spremere attraverso un colino; e quindi, filtrare, filtrare; e quindi per purificare, come il vino che viene così filtrato, o l'oro che viene purificato Malachia 3:3.

Può riferirsi qui a qualsiasi processo di purificazione o raffinamento. È comunemente fatto mediante l'applicazione di calore. Uno degli usi istruttivi del libro di Giobbe è la luce che getta incidentalmente sullo stato delle arti e delle scienze antiche e sulla condizione della società in riferimento alle comodità della vita nel primo periodo del mondo in cui l'autore viveva . In questo passaggio è chiaro:

(1) che i metalli erano allora di uso generale, e

(2) che furono lavorati in modo da fornire, secondo Giobbe, un'impressionante illustrazione della saggezza e dell'abilità umane.

La società era così avanzata da fare uso non solo dell'oro e dell'argento, ma anche del rame e dell'ottone. L'uso dell'oro e dell'argento precede comunemente la scoperta del ferro, e di conseguenza la menzione del ferro in qualsiasi libro antico indica uno stato della società considerevolmente avanzato. Naturalmente, non è noto fino a che punto l'arte della lavorazione dei metalli fosse praticata al tempo di Giobbe, poiché tutto ciò che sarebbe indicato qui sarebbe che il metodo per ottenere il metallo puro dal minerale era stato compreso.

Può essere interessante, tuttavia, osservare che l'arte era presto conosciuta dagli egiziani e da loro portata a un considerevole grado di perfezione. Il faraone rivestì Giuseppe di vesti di lino fino e gli mise al collo una collana d'oro; Genesi 41:42 e grandi quantità di ornamenti d'oro e d'argento furono presi in prestito dagli Israeliti degli Egiziani, quando stavano per andare nella terra promessa.

L'oro e l'argento sono menzionati come conosciuti nelle epoche più antiche; confrontare Genesi 2:11; Genesi 41:42; Esodo 20:23; Genesi 23:15.

Si dice anche che il ferro fosse conosciuto fin dall'inizio; Genesi 4:22. Tubal Cain era istruttore di ferro e ottone. Le miniere d'oro e d'argento furono presto lavorate in Egitto, e se Mosè fu il compilatore del libro di Giobbe, è possibile che alcune delle descrizioni qui possano essere derivate da quel paese, e in ogni caso il modo di lavorare questi metalli preziosi era probabilmente lo stesso in Arabia ed Egitto.

Dalla menzione di orecchini, bracciali e gioielli d'argento e d'oro, ai tempi di Abramo, risulta evidente che l'arte della metallurgia era conosciuta in epoca molto remota. Gli operai sono notati da Omero come eccellenze nella fabbricazione di armi, ricchi vasi e altri oggetti intarsiati o ornati di vasi:

δ ̓ ἆιψ α τίθει ταχυτῆτος α,

ον κρατῆρα μειον.

Pēleidēs d' aips alla tithei tachutēnos aethla,

Argirepm kratēra tetugmeion.

Iliade XXIII. 741.

Il suo racconto dello scudo di Achille (Iliade xviii. 474) prova che l'arte di lavorare i metalli preziosi era ben nota ai suoi tempi; e l'abilità richiesta per delineare i vari oggetti che descrive era quale nessun artigiano ordinario, anche in questo momento, potrebbe supporre di possedere. In Egitto sono stati trovati in notevole abbondanza ornamenti in oro e argento, costituiti da anelli, bracciali, collane e ciondoli, dei tempi di Osirtasen I e Thothmes III, contemporanei di Giuseppe e di Mosè.

Diodoro (I. 49) menziona la miniera d'argento d'Egitto che produsse 3.200 miriadi di mine. Le miniere d'oro dell'Egitto rimasero a lungo sconosciute, e la loro posizione è stata accertata solo pochi anni dopo da M. Linant e M. Bonomi. Si trovano nel deserto di Bisharee, a circa diciassette giorni di viaggio verso sud-est da Derow. La matrice in cui è stato trovato l'oro in Egitto è il quarzo e gli scavi per procurarsi l'oro sono estremamente profondi.

Lo scavo principale è profondo 180 piedi. Il quarzo così ottenuto veniva frantumato dagli operai in piccoli frammenti, della grandezza di un fagiolo, e questi venivano passati attraverso mulini a mano fatti di pietra granitica, e quando ridotto in polvere il quarzo veniva lavato su tavole inclinate, e l'oro veniva così separato dalla pietra. Diodoro dice che le persone principali impegnate nelle operazioni minerarie erano prigionieri, presi in guerra, e persone che erano costrette a lavorare nelle miniere, per offese contro il governo.

Erano legati in ceppi e costretti a lavorare giorno e notte. “Nessuna attenzione”, dice, “viene prestata a queste persone; non hanno nemmeno uno straccio per coprirsi; e così misera è la loro condizione, che chiunque ne sia testimone deplora l'eccessiva miseria che sopportano. Né riposo, né interruzione del lavoro, sono dati né ai malati né agli storpi; non si considerano né la debolezza dell'età, né le infermità delle donne; tutti sono spinti al lavoro con la frusta, finché, infine, sopraffatti dal peso intollerabile delle loro afflizioni, muoiono in mezzo alle loro fatiche”.

Diodoro aggiunge: "La natura infatti, credo, insegna che come l'oro si ottiene con immensa fatica, così è tenuto con difficoltà, creando grande ansia, e curato nel suo uso sia con piacere che con dolore". Fu forse, in considerazione di operazioni così laboriose e difficili nell'ottenere i metalli preziosi, e dell'abilità che l'uomo aveva dimostrato nell'estrarli dalla terra, che Giobbe alluse qui al processo come una prova lampante della saggezza umana. Sull'uso precoce dei metalli tra gli antichi egizi, il lettore può consultare con profitto, "Manners and Customs of the Ancient Egyptians" di Wilkinsoh, vol. ii. pp. 215ff.

2 Ferro - Come è stato osservato in precedenza, il ferro era noto all'inizio, ma probabilmente il suo uso comune indica uno stato di civiltà più avanzato di quello dell'oro e dell'argento. I messicani ignoravano l'uso del ferro, sebbene tra loro abbondassero ornamenti d'oro e d'argento finemente lavorati. Il ferro si scopre meno facilmente del rame, anche se più abbondante, e si lavora con più difficoltà. Tra le nazioni antiche, il rame era in uso generale molto prima del ferro; e armi, vasi, statue e strumenti di ogni genere furono fatti di questo metallo legato e indurito con stagno, prima che il ferro entrasse nell'uso generale.

Tubal Caino è infatti menzionato Genesi 4:22 come "istruttore di ogni artefice in ottone e ferro", ma non viene fatta menzione diretta delle armi di ferro Numeri 35:16 o degli strumenti Deuteronomio 27:5 , fino a dopo la partenza dall'Egitto.

Secondo i Marmi Arundeliani, il ferro era conosciuto centottantotto anni prima della guerra di Troia, circa 1370 anni aC; ma Esiodo, Plutarco e altri ne limitano la scoperta a un periodo molto più tardo. Omero, tuttavia, cita distintamente il suo uso, Iliade XXIII. 262:

Η δε γυνᾶικα ὲΰζώνα;, πολιον τε σίδηρον.

de gunaikas euzōnas, polion te sidēron.

Che per “sideros” del poeta si intenda ferro, è chiaro, da una similitudine che usa nell'Odissea, derivata dall'estinzione del ferro nell'acqua, con la quale illustra il sibilo prodotto nell'occhio di Polifemo perforandolo con il paletto ardente:

“E come quando gli armaioli si temprano nel guado

L'ascia affilata o la spada splendente,

Il metallo rovente sibila nel lago,

Così nel bulbo oculare sibilò il paletto che si tuffava”.

Odissea IX. 391; Papa

Il ferro è menzionato al tempo di Og re di Basan, 1450 aC All'inizio, tuttavia, era considerato di grande valore e il suo uso era molto limitato. È stato presentato nei templi della Grecia come tra le offerte più preziose, e nelle tombe d'Egitto sono stati trovati anelli di ferro che erano stati indossati come ornamenti, a dimostrazione del valore del metallo. Uno dei motivi per cui questo metallo viene utilizzato così lentamente, e perché era così raro nei primi tempi, era la difficoltà di fondere il minerale e ridurlo a uno stato malleabile "Il suo minerale grossolano e testardo", afferma il dott.

Robertson (America, B. iv.) "deve sentire il doppio della forza del fuoco e passare attraverso due laboriosi processi, prima che diventi adatto all'uso". Fu questo fatto che rese a Giobbe una tale prova della saggezza dell'uomo che aveva inventato il processo di fare il ferro, o di separarlo dalle parti terrose in cui si trova.

Viene tolto dalla terra - Margine, "polvere". La forma in cui si trova il ferro è troppo nota per aver bisogno di una descrizione. Raramente, se non mai, si trova nella sua purezza, e il minerale ha generalmente l'aspetto di semplice terra, che richiede una certa abilità per distinguerli.

E in ottone - נחוּשׁה n e chushah. L'ottone è presto e frequentemente menzionato nella Bibbia ( Genesi 4:22; Esodo 25:3; Esodo 26:11 , et al.

), ma non c'è dubbio che in questi luoghi si intenda rame. L'ottone è un metallo composto, fatto di rame e zinco - contenente di solito circa un terzo del peso in zinco - ed è poco probabile che l'arte di comporre questo fosse nota presto; confrontare le note a Giobbe 20:24. Il Dr. Good lo rende: “E la roccia riversa rame.

Coverdale, "Le pietre si sono risolte in metallo". Noyes, "La pietra si fonde in rame". Prof. Lee, "Anche la pietra (è presa dalla terra) da cui si fonde il rame". L'ebraico è, letteralmente,”e la pietra si riversa יציק rame.” La Settanta lo rende: "E il rame è tagliato come le pietre"; cioè viene tagliato dalla cava. La parola “pietra” qui in ebraico ( אבן 'eben ) significa, senza dubbio, “minerale” sotto forma di pietra; e il fatto qui citato, che tale minerale viene fuso nella נחוּשׁה eht n e chushah, è la prova evidente che il rame è destinato.

L'ottone non si trova mai nel minerale e non è mai composto nella terra. Un'idea simile si trova in Plinio, che probabilmente usa la parola “aes” per indicare il rame, così come è comunemente impiegato negli scritti antichi. Aes fit ex lapide aeroso, quem vocant Cadmiam; et igne lapides in nes solvantur. Naz. storico xxxiv. io. 22. Sul tema generale della metallurgia antica, vedi Wilkinsoh's Manners and Customs of the Ancient Egyptians, vol. ii. capitolo ix.

3 Pone fine all'oscurità - Cioè, l'uomo lo fa. Il riferimento qui è senza dubbio alle operazioni minerarie, e l'idea è che l'uomo si addentra nelle regioni più oscure; va anche ai limiti esterni delle tenebre; penetra dappertutto. Probabilmente l'allusione deriva dall'usanza di portare le torce nelle miniere.

E cerca ogni perfezione - Fa una ricerca completa; esamina tutto; porta la questione al massimo. L'idea non è che cerchi tutta la perfezione - come sembrerebbe trasmettere la nostra traduzione; ma che fa una ricerca completa e approfondita - e tuttavia, dopo tutto, non arriva alla saggezza vera e più alta.

Le pietre delle tenebre - L'ultima pietra, dice Herder, nelle indagini minerarie al tempo di Giobbe; l'angolo o pietra di confine, per così dire, del regno delle tenebre e della notte. Il prof. Lee suppone che ci sia qui un'allusione al fatto che le pietre fossero usate come "pesi", e che l'idea è che l'uomo avesse accertato il "peso esatto" dell'oscurità grossolana, cioè avesse preso una misura accurata di esso, o lo aveva completamente investigato.

Ma questa soluzione sembra inverosimile. Schultens suppone che il centro della terra sia indicato con questa espressione. Ma mi sembra che le parole "pietra" e "tenebre" siano da separare, e che l'una non sia usata per qualificare l'altra. Il senso è che l'uomo cerca tutto; penetra perfettamente e accuratamente ovunque ed esamina tutti gli oggetti; “la pietra” ( אבן 'eben ), cioè le rocce, le miniere; “le tenebre” ( אפל 'ôphel ), cioè le tenebre della caverna, l'interno della terra; “e l'ombra della morte” ( צלמות tsalmâveth ), cioè le regioni più oscure e impenetrabili della terra. Così è reso da Coverdale: "Le pietre, l'oscurità e l'ombra orribile".

4 Il diluvio scoppia dall'abitante - Sarebbe difficile dire quale idea i nostri traduttori hanno apposto a questa frase, anche se sembra essere una versione letterale dell'ebraico. C'è stata una grande varietà di rendering data al passaggio. Noyes lo traduce:

“Dal luogo dove abitano aprono un pozzo,

Non sostenuto dai piedi,

Sono sospesi, si allontanano dagli uomini”.

Pastore:

“Un diluvio esce dal regno dell'oblio,

Lo tirano su dai piedi del monte,

Lo tolgono agli uomini”.

Secondo questo, il significato, dice Herder, sarebbe che “la dimora dei dimenticati sarebbe il regno dei morti, e ad una profondità maggiore di quella raggiunta dalle miniere più profonde. I ruscelli sgorgano dal fiume dell'eterno oblio sottostante, e tuttavia vengono sopraffatti dai minatori, prosciugati e allontanati. "Eppure confesso", dice, "il passaggio rimane oscuro per la mia mente". Coverdale lo rende: “Con il fiume d'acqua si divide egli separa la gente straniera, che non conosce buon vicinato; quali sono maleducati, scortesi e chiassosi.

La Settanta lo rende: "I canali dei ruscelli sono ostruiti dalla sabbia; quando a quelli che non conoscono la retta via la forza è inutile, e sono rimossi di fra gli uomini”. La difficoltà di interpretazione del brano è stata sentita da ogni espositore grande; e ci sono appena due esposizioni uguali. Non c'è dubbio che Giobbe si riferisca alle operazioni minerarie, e l'intero passaggio dovrebbe essere spiegato con riferimento a tali lavori.

Ma l'oscurità può forse derivare dal fatto che le operazioni minerarie erano allora condotte in modo diverso da come sono ora, e l'allusione può essere a qualche consuetudine allora ben compresa, ma di cui oggi non sappiamo nulla. Un'interpretazione plausibile, almeno, è stata fornita da Gesenius, e una che mi sembra più soddisfacente di ogni altra. Una spiegazione delle parole nel passaggio farà emergere questa visione.

La parola resa “sbuca fuori” ( פרץ pârats ) significa rompere, squarciare, squarciare - e qui si riferisce all'atto di sfondare la terra allo scopo di affondare un pozzo o un pozzo in una miniera. La parola resa “diluvio” ( נחל nachal ) significa propriamente un ruscello o ruscello; poi una valle in cui scorre un ruscello; e qui Gesenius suppone che significhi un pozzo o pozzo di una miniera. Può essere chiamato נחל nachal, o valle, per la somiglianza con un burrone che l'acqua ha spazzato via da un torrente di montagna.

Dall'abitante - Questo non trasmette evidentemente alcuna idea così com'è ora. L'ebraico è מעם־גר mē‛ı̂m - gār. La parola גוּר gûr, da cui deriva גר gār , significa soggiornare per un tempo, dimorare, come straniero o ospite; e la frase qui significa "lontano da qualsiasi abitante o abitante"; cioè da dove abitano le persone, o dalla superficie del suolo come dimora degli uomini; cioè sotto terra. O l'idea è che è fatto dove nessuno potrebbe abitare. Non poteva essere la dimora dell'uomo.

Anche le acque dimenticate del piede - Le parole “anche le acque” sono fornite dai traduttori. L'ebraico è מני־רגל הנשׁכחים hanı̂śkâchı̂ym mı̂nı̂y - regel, e si riferisce all'essere non supportati dal piede. Vanno in un luogo dove il piede non dà appoggio, e sono obbligati a sospendersi per essere sostenuti.

Sono prosciugati - דלו dâlû. La parola דלל dâlal, da cui questo deriva, significa pendere, essere penduli, come i rami stanno su un albero, o come un secchio è in un pozzo. Secondo questa interpretazione, il significato è che "pendono" lontano dagli uomini nelle loro miniere, e oscillano avanti e indietro come i rami di un albero nel vento.

Sono andati via dagli uomini - La parola נעו nā‛û, da נוּע nûa‛, significa muoversi avanti e indietro, vacillare, vacillare. gr. e latino νεύω neuō, nuo, germe. nicken, per annuire avanti e indietro. Il senso qui è che, lontani dalle abitazioni delle persone, “sventolano avanti e indietro” nelle loro profonde miniere, sospesi da corde.

Scendono con l'aiuto di corde, e non con un fermo punto d'appoggio, fino a penetrare nelle profonde tenebre della terra. Altre interpretazioni si possono vedere, però, lungamente difese in Schultens, e in Rosenmuller - che ha adottato sostanzialmente quella di Schultens - in Dr. Good, e in altri commentari. Pochi passaggi della Bibbia sono più oscuri.

5 Quanto alla terra, da essa esce il pane - Cioè produce il cibo, o la materia per il pane. L'idea di Giobbe sembra essere che fosse prova di grande saggezza e abilità da parte dell'uomo che avesse portato le arti dell'agricoltura fino a quel momento. La terra nel produrre il grano e le arti dell'agricoltura erano esempi di saggezza e abilità, ma non impartivano la saggezza sul governo di Dio che si desiderava. Quello era riservato per essere impartito più direttamente da Dio stesso, Giobbe 28:23 ss.

E sotto di essa è rivoltata come fosse fuoco - Cioè, quando è rivoltata svela pietre preziose che sembrano ardere come carboni ardenti. Questo è il senso ovvio di questo passaggio, sebbene un'interpretazione diversa sia stata data dalla maggior parte degli espositori. Giobbe sta parlando di estrazione mineraria. Descrive la ricerca dell'oro, dell'argento e delle pietre preziose. Dice che una delle meraviglie della saggezza nella terra è che produce grano nutriente; un altro, che quando la stessa terra viene rivoltata sembra riposare su un letto di fuoco.

Il terreno oscuro è reso luminoso dalla quantità di gioielli che vengono scoperti e i suoi profondi recessi sembrano essere in fiamme. Non vi è alcun riferimento qui, quindi, come mi sembra. a qualsiasi agenzia vulcanica, o a qualsiasi convinzione che la terra poggi su un mare di fuoco. L'idea è stata espressa in "Mine" del sergente:

“Dove volgono i nostri passi,

I rubini arrossiscono e i diamanti bruciano.”

Lutero ha dato al brano un senso diverso. Man bringet auch Feuer unten aus der Eerie, da oben Speise auf wachst - "Portano fuoco dalla terra di sotto, dove il cibo cresce sopra". Coverdale, “Egli trae cibo dalla terra; ciò che è sotto lo consuma con il fuoco». Pastore, "E sotto è cambiato come dal fuoco". Dr. Good, "Sotto di essa (la terra) si snoda una regione infuocata".

6 Le pietre ne sono il luogo - Tra le pietre della terra si trovano zaffiri. "La situazione dello zaffiro è in terreno alluvionale, in prossimità di rocce, appartenenti alla formazione secondaria della trappola a floetz, e incastonato nello gneiss". Jameson. “Lo zaffiro si trova in notevole abbondanza nelle alluvioni granitiche di Matura e Saffragam, a Ceylon.” Davide.

Zaffiri - Confronta la nota in Isaia 54:11. Lo zaffiro è una pietra preziosa, solitamente di colore blu, anche se a volte è giallo, rosso, viola. verde o bianco. In durezza è inferiore al solo diamante:

“In cespi srotolati, fiori violacei, azzurri e bianchi,

Come zaffiro, perla, in ricchi ricami”.

Shakespeare

“Tinta i rubini con il loro colore rosato,

E sullo zaffiro si stende un celeste celeste”.

Blackmore

Il minerale è, accanto al diamante, la più preziosa delle pietre preziose. Le varietà più pregiate sono il cremisi e il rosso carminio; questi sono i “rubini orientali” del viaggiatore, e accanto al diamante sono i gioielli più preziosi finora scoperti. Le varietà blu - lo zaffiro del gioielliere - sono vicine in valore al rosso. Le varietà gialle - il "Topazio orientale" del gioielliere - hanno un valore inferiore rispetto al blu o al vero zaffiro. Enciclopedia di Edimburgo, articolo "Mineralogia".

E ha polvere d'oro - Margine, o "minerale d'oro". Letteralmente, "C'è dentro la polvere d'oro". L'oro si trova spesso sotto forma di polvere. Si ottiene lavandolo dalla sabbia e passandolo sopra un vello di lana, al quale aderisce l'oro.

7 C'è un sentiero che nessun uccello conosce - Cioè, un sentiero alla ricerca di oro e pietre preziose. Il minatore percorre una via invisibile all'uccello dalla vista più acuta. Penetra nelle profonde tenebre della terra. Lo scopo di Giobbe è mostrare la saggezza e l'intrepidezza dell'uomo nel penetrare queste regioni oscure alla ricerca di zaffiri e oro. Gli uccelli più lungimiranti non riuscivano a trovare la strada per raggiungerli.

Le bestie da preda più intrepide e senza paura non osavano avventurarsi in quelle regioni pericolose. La parola resa “uccello” ( עיט ayı̂ṭ ) significa o una bestia famelica, Geremia 12:9 , o più comunemente un uccello famelico; vedere le note in Isaia 46:11. Secondo Bochart, Hieroz. Pag. 11. L. 11. c. viii. P. 195, la parola qui denota un uccello rapace di qualsiasi tipo; un uccello che ha una visione acuta.

Che l'occhio dell'avvoltoio non ha visto - L'avvoltoio si distingue per la notevole acutezza della sua visione. Sui deserti dell'Arabia, si dice, quando un cammello muore, si scorge quasi immediatamente in lontananza nel cielo lontano, quello che a prima vista sembra essere un semplice puntino. Man mano che si avvicina, viene percepito come un avvoltoio che aveva segnato il cammello mentre cadeva e che viene a predarlo. Questo uccello è proverbiale per l'acutezza della sua vista.

8 I cuccioli del leone - Il leone che si avventura nei luoghi più pericolosi alla ricerca della preda, non ha osato andare dove l'uomo è andato alla ricerca di pietre preziose e oro. Sulle parole qui usate per designare il leone, vedi Bochart Hieroz P. 1. Lib. ii. C. 1.

9 Stende la mano - Cioè, il minatore nel mettere al sicuro i metalli preziosi e le gemme.

Sulla roccia - Margine, "selce". La parola usata qui ( חלמישׁ challâmı̂ysh ) ricorre anche in Salmi 104:8. Deuteronomio 8:15; Deuteronomio 32:13.

Significa "selce, selce"; e l'idea è che il minatore si avvicini alle sostanze più dure. Penetra anche nella selce alla ricerca di pietre preziose. Il dottor Good lo rende "minerale di Sparry". Michaelis rende la stessa parola in Deuteronomio 7:15 , porfido o granito rosso. L'idea è che nulla, per quanto difficile, nemmeno l'abbattimento delle rocce più dure, dissuade il minatore dal proseguire il suo lavoro.

Rovescia le montagne dalle radici - Cioè, scava sotto di loro, e cadono. La radice di una montagna significa la sua base o fondazione. Il seguente passaggio di Plinio (Hist. Nat. xxxiii. c. iv. 21) fornisce un'ammirevole illustrazione di questo passaggio: Tamen in silice facilior existimatur labor. Est namque terra ex quodam argillae genere glarae mixta, Candidam vocant, prope inexpugnabilis.

Cuneis guadagna ferreis aggrediuntur, et iisdem mazzuoli; nihilque durius putant, nisi quod inter omnia auri lama durissima est. Peracto opere cervices fornicum ab ultimo caedunt, dantque signun ruinrae, eamque solus intelligit in cacumine montis pervigil. Hic voce, ictuque, repente operarios revori jubet, pariterque ipse devolat. Mons fractus cadit in scse Iongo fragore, qui concipi humana mente non possit, et flatu incredibili. Spectant victores ruinam naturae.

10 Taglia i fiumi tra le rocce - Cioè, nelle sue operazioni di estrazione, taglia i canali per far defluire l'acqua attraverso le rocce. Questo è stato fatto, come lo è ora, allo scopo di prelevare l'acqua che si accumula nelle miniere.

Il suo occhio vede ogni cosa preziosa - Ogni prezioso minerale o pietra preziosa che giace incastonato nelle rocce. È evidente da ciò che le operazioni minerarie furono svolte in misura considerevole al tempo di Giobbe. L'arte di penetrare così la terra, e di svelarne i tesori segreti, indica uno stadio avanzato della società, uno stadio molto lontano dalla barbarie.

11 Lega le inondazioni dallo straripamento - Margine, Pianto Anche l'ebraico è “dal pianto” מבכי mı̂b e kı̂y ; riferendosi all'acqua che cola lungo il pozzo della miniera. L'idea è che anche i grandi ruscelli che sgorgano in tali miniere, le fontane e le sorgenti che il minatore incontra nelle sue operazioni, trattiene così efficacemente che non sgorgano nemmeno o "piangono" ai lati del pozzo, ma rimane perfettamente asciutto.

Ciò è necessario per aprire miniere di carbone o minerali e per realizzare gallerie o altri scavi. Eppure chiunque sia passato in una miniera di carbone, attraverso un tunnel o in una qualsiasi delle profonde caverne naturali della terra, vedrà quanto sia difficile chiudere tutti i luoghi in cui l'acqua potrebbe gocciolare. In effetti è fatto di rado; e se fatto letteralmente al tempo di Giobbe, indica uno stato dell'arte dell'estrazione mineraria molto avanzato.

Nell'affondare un pozzo è spesso necessario passare a diverse profondità attraverso strati di terra dove l'acqua trasuda in abbondanza, e dove le operazioni sarebbero necessariamente sospese se non potesse essere fermata o prelevata. I macchinari necessari per questo costituiscono una parte considerevole della spesa delle operazioni minerarie.

E la cosa che è nascosta porta alla luce - I tesori nascosti; l'oro e le gemme che sono sepolti nelle profondità della terra. Li fa uscire dalle loro tenebre e li converte in ornamento e in uso. Questo conclude la descrizione che Giobbe dà delle operazioni minerarie a suo tempo. Possiamo osservare in merito a questa descrizione:

(1) Che l'illustrazione è stata scelta mirabilmente. Il suo scopo era dimostrare che la vera saggezza non si trovava con la scienza umana o con la semplice indagine. Sceglie un caso, quindi, in cui l'uomo aveva mostrato la massima abilità e saggezza, e dove era penetrato più lontano nelle tenebre. Ha penetrato la terra; ha guidato la sua asta attraverso le rocce; chiuse fontane zampillanti e denudati i tesori che da generazioni erano sepolti nelle regioni della notte. Eppure tutto ciò non gli permetteva di spiegare appieno le operazioni del governo divino.

(2) L'arte dell'estrazione mineraria era portata a un notevole grado di perfezione al tempo di Giobbe. Ciò è dimostrato dal fatto che la sua descrizione si applicherebbe molto bene a quell'arte anche come viene praticata ora. Sostanzialmente si facevano allora le stesse cose che si fanno oggi, anche se non si può supporre con la stessa abilità, o con la stessa misura, o con la stessa perfezione di macchinari.

(3) Il tempo in cui visse Giobbe era in un periodo piuttosto avanzato della società. L'arte di lavorare i metalli in misura considerevole indica un tale progresso. Non si trova tra le tribù barbare, e anche dove l'arte è ampiamente conosciuta, passa molto tempo prima che gli uomini imparino ad affondare pozzi nella terra, o a penetrare nelle rocce, o ad attingere acqua dalle miniere.

(4) Vediamo la sapienza e la bontà che Dio ha mostrato riguardo alle cose più utili all'uomo. Quelle cose che sono necessarie al suo essere, o che sono molto desiderabili per il suo benessere, sono facilmente accessibili; quelli meno necessari, o il cui uso è pericoloso, sono posti in luoghi profondi, bui e quasi inaccessibili. I frutti della terra sono vicini all'uomo; l'acqua scorre dappertutto, ed è raro che debba scavare in profondità per essa; e quando si trova scavando, è una fontana che scorre, non presto esaurita come una miniera d'oro; e anche il ferro, il più prezioso dei metalli, è di solito posto vicino alla superficie della terra.

Ma la perla è in fondo all'oceano; diamanti e altre pietre preziose si trovano in regioni remote o incastonati nelle rocce; l'argento scorre in piccole vene, spesso nelle fessure delle rocce, e si estende fino alle viscere della terra. Il disegno di collocare i metalli preziosi in queste fessure quasi inaccessibili delle rocce, non è difficile da capire. Se fossero stati facilmente accessibili e limitati nella loro quantità, sarebbero stati esauriti da tempo, causando una volta un eccesso nel mercato, e altre un assoluto bisogno.

Come sono ora, esercitano la massima ingegnosità dell'uomo, prima per trovarli, e poi per procurarseli; sono distribuiti in piccole quantità, in modo che il loro valore sia sempre grande; forniscono un comodo mezzo di circolazione in tutti i paesi; offrono tutto ciò che è necessario per l'ornamento.

(5) C'è un'altra prova di saggezza riguardo alla loro disposizione sulla terra, che probabilmente era sconosciuta ai tempi di Giobbe. È il fatto che il più utile dei metalli si trova in connessione immediata con il combustibile necessario per la loro riduzione, e il calcare che facilita tale riduzione. Questo è ora perfettamente compreso dai mineralogisti, ed è un esempio della bontà di Dio e della saggezza delle sue disposizioni, che non dovrebbero essere ignorate o trascurate. Coloro che desiderano esaminare più a lungo questo argomento, possono trovare alcune mirabili vedute in Geology and Mineralogy di Buckland (Bridgewater Treatises), vol. io. pp. 392-415.

12 Ma dove si troverà la saggezza? - Cioè, la piena comprensione dei piani di Dio - perché questo è il punto di indagine. Lo scopo di Giobbe è mostrare che non si trova nella scienza più profonda; penetrando nella misura più lontana di cui l'uomo era capace nella terra, né da alcuna indagine umana qualunque. Nessuna di queste cose rivelava i grandi piani dell'Onnipotente in riferimento al suo governo morale, e particolarmente ai punti che attiravano l'attenzione di Giobbe e dei suoi amici. Dove si trova la vera saggezza, procede ad affermare nei versi successivi.

13 L'uomo non ne conosce il prezzo - La parola tradotta “prezzo” ( ערך êrek ) significa propriamente ciò che è disposto in una pila o in una fila, o che è disposto in ordine. Qui significa preparazione, attrezzatura, cioè tutto ciò che è messo in ordine, o pronto, Giudici 17:10. È anche usato nel senso di stima o valutazione, Levitico 5:15 , Levitico 5:18.

La parola "prezzo" qui, tuttavia, sembra non formare una risposta adeguata alla domanda nel versetto precedente, poiché la domanda è "dove" si trova la saggezza, non qual è il suo "valore". Molti espositori hanno quindi introdotto un'idea diversa nella loro interpretazione. Il dottor Good lo rende: "L'uomo non ne conosce la fonte". Prof. Lee, "L'uomo non conosce il suo uguale". Pastore: “L'uomo non ne conosce la sede.

Coverdale, "Nessun uomo può dire quanto sia degna di una cosa." La Settanta lo rende: "L'uomo non conosce - όδὸν άυτῆς hodon autēs - la sua via". Ma la parola usata qui non è impiegata per indicare un "luogo" o "via", e la vera interpretazione è senza dubbio che Giobbe non si limita a una risposta rigorosa alla domanda proposta in Giobbe 28:12 , ma passa a dire che l'uomo non poteva comprarlo; non riusciva a trovarlo, né aveva i mezzi per acquistarlo con tutte le ricchezze di cui era proprietario.

Né si trova nella terra dei vivi - Cioè, non si trova tra gli esseri umani. Dobbiamo guardare a una fonte più alta dell'uomo per la vera saggezza; confronta Isaia 38:11; Isaia 53:8.

14 La profondità dice: questa è una bella personificazione. Lo scopo di questo verso e dei seguenti è di mostrare che la saggezza non può essere trovata nei recessi più profondi in cui l'uomo può penetrare, né acquistata da nulla che l'uomo possiede. Deve venire solo da Dio. La parola “profondità” qui ( תהום t e hôm ) significa propriamente onda, onda, mareggiata; poi una massa di acque, un diluvio o l'oceano profondo, Deuteronomio 8:7; Genesi 7:11; Salmi 36:6; e poi un golfo, o abisso. Si riferisce qui al mare, o oceano; e l'idea è che le sue vaste profondità potrebbero essere sondate, e la vera saggezza non si troverebbe lì.

15 Non può essere ottenuto per l'oro - Margine, "l'oro fino non sarà dato per questo". La parola che qui è resa "oro". e in margine “oro fino” ( סגור s e gôr ), non è la parola comune usata per denotare questo metallo. Deriva da סגר sâgar, "chiudere", "chiudere", e significa propriamente ciò che è "chiuso" o "chiuso"; e quindi Gesenius suppone che significhi oro puro, o l'oro più prezioso, come quello che è chiuso o racchiuso con cura.

Il dottor Good lo rende "oro massiccio", supponendo che significhi ciò che è condensato o battuto. La frase ricorre quasi nella stessa forma סגור זהב zâhâb sâgûr, “oro chiuso”, Margine,) in 1 Re 6:20; 1 Re 7:49; 1 Re 10:21; 2 Cronache 4:21; 2 Cronache 9:20 , e indubbiamente denota lì l'oro più prezioso.

La sua relazione con il senso del verbo “tacere” non è certa. Il prof. Lee suppone che l'idea derivi dall'uso della parola, e di parole simili in arabo, dove l'idea di riscaldare, fondere, dare un altro colore, cambiare la forma, e quindi fissare, trattenere, ecc. fondare; e che l'idea qui è quella dell'oro fuso o purificato. Michaelis suppone che si riferisca all'oro "nativo" che è puro e non adulterato, o alla forma d'oro chiamata "dendroides", dal suo germogliare sotto forma di albero - " baumartig gewachsenes Gold " (dall'arabo, "un albero ").

Non è noto, tuttavia, che la parola ebraica סגר sia sempre stata usata per indicare un albero. Non c'è dubbio che la parola denoti “oro” di una specie pura, e potrebbe esserle stata data perché l'oro di quella specie era accuratamente “chiuso” in luoghi di custodia; ma mi sembrerebbe più probabile che gli sia stato dato per qualche motivo ora sconosciuto. Di molti dei nomi da noi dati ora ad oggetti che sono significativi e che sono da noi facilmente comprensibili, sarebbe impossibile rintracciare la ragione o la proprietà, dopo quattromila anni.

Né l'argento sarà pesato - Cioè, sarebbe impossibile pesare così tanto argento da eguagliarne il valore. Prima che si conoscesse l'arte della coniazione, era comune pesare i metalli preziosi che venivano usati come mezzo di commercio; confronta Genesi 23:16.

16 L'oro di Ofir - Detto uniformemente come l'oro più prezioso; vedi le note a Giobbe 22:24.

Con il prezioso onice - L'onice è una gemma semipellucida, con venature o zone di vario colore. È una varietà del calcedonio. La parola araba indica ciò che era di due colori, dove predominava il bianco. I greci diedero alla gemma il nome “onice” ὄνυξ onux per la sua somiglianza con il colore dell'unghia; vedi Passow.

Oppure lo zaffiro - Vedi le note a Giobbe 28:6.

17 L'oro e il cristallo - Un cristallo, in chimica, è un corpo inorganico che, per operazione di affinità, ha assunto la forma di un solido regolare, terminato da una serie di superfici piane e lisce. È rotondo in varie forme e dimensioni ed è composto da una grande varietà di sostanze. Il comune “cristallo di rocca” è un nome generico per tutti i cristalli trasparenti di quarzo, in particolare di quarzo limpido o incolore.

"Webster." La parola usata qui ( זכוּכית z e kûkı̂yth ) non si trova da nessun'altra parte nella Bibbia. Viene da זכה zâkâh, essere pulito, puro; ed è data al cristallo per la sua trasparenza. In arabo la parola significa vetro o cristallo. Girolamo lo traduce, "vitrum" - vetro; la Settanta ὕαλος hualos - cristallo, o il “lapis crystallinus.

Dice Esichio che il cristallo denota λαμπρον κρυος Lampron Kruos -‘ghiaccio chiaro’o, λιθον τιμιον Lithon timion -‘ una pietra preziosa’ Non c'è motivo di supporre che il "vetro" fosse conosciuto così presto, e la probabilità è che la parola qui denoti qualcosa come il cristallo di rocca, che ha una forte somiglianza con il diamante, e forse allora considerato quasi di pari valore. Non si può supporre che il valore relativo delle gemme fosse inteso allora come lo è ora.

Gioielli d'oro fino - Margine, "vasi". La parola ebraica כלי k e LIy propriamente significa vasi, o strumenti. Può riferirsi qui, tuttavia, agli ornamenti per la persona, poiché era principalmente in questo modo che veniva impiegato l'oro.

18 Non si farà menzione del corallo - Cioè come prezzo con cui acquistare saggezza, o in confronto con la saggezza. Il margine qui è, "Ramoth" - mantenendo la parola ebraica ראמה râ'mâh. Girolamo lo rende, "excelsa" - cose esaltate o preziose. Così la Settanta, Μετέωρα Meteora - cose esaltate o sublimi; come se la parola fosse da רום , da esaltare.

Secondo i rabbini, la parola qui significa "corallo rosso". Si verifica anche in Ezechiele 27:16 , dove è menzionato come merce preziosa nelle merci in cui la Siria commerciava con Tiro, e si trova in relazione a smeraldi, porpora, ricami, lino fino e agata. Il corallo è una sostanza marina ben nota, non valutata oggi come una pietra preziosa, ma probabilmente al tempo di Giobbe considerata di valore sufficiente per essere annoverata tra le gemme. Non era raro, anche se i suoi usi non erano noti. Essendo un bell'oggetto, potrebbe a quel tempo meritare di essere menzionato in relazione alle perle.

Ora si trova in abbondanza nel Mar Rosso, e probabilmente ciò che era noto a Giobbe fu ottenuto lì. Shaw dice: "Remando dolcemente su di esso (il porto Tor), mentre la superficie del mare era calma, una tale diversità di "Madrepores Furuses" e altri ortaggi marini, si presentava alla vista, che non potevamo fare a meno di prendere loro, come Plinio (L. XIII. cap. 25) aveva fatto prima di noi, per una foresta sotto l'acqua.

Le Madrepore ramificate in particolare contribuirono molto ad autorizzare il paragone, giacchè ne passammo sopra parecchie alte otto o dieci piedi, che crescevano talvolta piramidali come il cipresso, ed altre volte avevano i rami più aperti e diffusi, come la quercia; per non parlare di altri che, come le piante rampicanti, si diffondono sul fondo del mare; " Viaggi, pag. 384, ed. Oxford, 1738.

Va aggiunto, tuttavia, che non vi è alcuna certezza assoluta che Giobbe si riferisse qui al corallo. La parola ebraica suggerirebbe semplicemente ciò che era “esaltato in valore”, o di gran prezzo; e non è facile determinare a quale particolare sostanza Giobbe intendesse applicarla.

O di perle - גבישׁ gâbı̂ysh. Questa parola non si trova da nessun'altra parte, sebbene אלגבישׁ 'elgâbı̂ysh, si trovi in Ezechiele 13:11 , Ezechiele 13:13; Ezechiele 38:22 , dove significa grandine o pezzi di ghiaccio.

Forse la parola qui significa semplicemente "cristallo" - simile al ghiaccio. Quindi Umbreit Gesenius e altri lo capiscono. Il prof. Lee suppone che la parola usata qui denoti ciò che è "aggregato" e quindi ciò che è "massiccio" o "vasto"; vedere la sua nota su questo luogo. Girolamo lo rende, "eminentia" - cose esaltate, alte; i Settanta conservano la parola senza tentare di tradurla - γαβὶς gabis - e il fatto che non si siano sforzati di renderla, è una circostanza forte per dimostrare che ora è senza speranza tentare di determinarne il significato.

Sopra i rubini - Il rubino è una pietra preziosa di colore rosso carminio, talvolta tendente al violaceo. Esistono due tipi di rubini, gli orientali o corindone e le spinelle. Il rubino è prossimo in durezza al diamante e si avvicina ad esso in valore. Il rubino orientale è lo stesso dello zaffiro. Il rubino si trova nel regno di Pegu, nel paese di Mysore, a Ceylon e in alcuni altri luoghi, ed è solitamente incastonato nello gneiss.

Non è affatto certo, tuttavia, che la parola usata qui ( פנינים pânı̂ynı̂ym ) significhi rubini. Molti rabbini suppongono che si intenda per "perle"; e così Bochart, Hieroz. ii. Lib. vc 6, 7, lo comprende. John D. Michaelis capisce che significa "coralli rossi" e Gesenius concorda con questa opinione. Umbreit lo rende, "Perlen" - "perle.

La parola ricorre in Proverbi 3:15; Proverbi 8:11; Proverbi 20:15; Proverbi 31:10; Lamentazioni 4:7. Nei Proverbi, come qui, è usato in paragone con la saggezza, e denota senza dubbio una delle gemme preziose.

19 Il topazio - Il topazio è una pietra preziosa, i cui colori sono giallo, verde, blu e rosso. Il suo posto naturale è in varie rocce primitive, come il topazio, lo gneiss e l'argilla-ardesia. Si trova nei distretti di granito e gneiss di Mar e Cairnaorta, in Cornovaglia, in Brasile e in vari altri luoghi. Le pietre più preziose di questo tipo ora conosciute sono quelle che si trovano in Brasile.

Questa gemma è molto apprezzata dai gioiellieri ed è considerata una delle pietre ornamentali più belle. La parola ebraica פטדה pı̂ṭdâh, ricorre in Esodo 28:17; Esodo 39:10; Ezechiele 28:13.

e solo in questo luogo. È reso uniformemente topazio. Non è improbabile che la parola inglese “topaz”, e il greco τοπάζιον topazion, derivino da questo, per una leggera trasposizione delle lettere -טפדה . La Vulgata e la Settanta rendono questo "topazio".

Dell'Etiopia - Ebraico כוּשׁ kûsh - "Cush". Coverdale qui lo rende "India". Sul significato di questa parola, e sulla regione da essa indicata, vedere le note in Isaia 11:11. Può significare sia la parte dell'Africa ora conosciuta come Etiopia, sia l'Abissinia e la Nubia; la parte meridionale dell'Arabia, o il Cush orientale nelle vicinanze del Tigri.

È meglio, poiché la parola ha una tale ambiguità, conservare l'originale e tradurlo "Cush". Per quanto sembri, questo potrebbe indicare, al tempo di Giobbe, la parte meridionale dell'Arabia. È noto che il topazio è stato trovato lì. Così, dice Plinio, Lib. xxxvii. 32, Reperta est - in Arabiae insula, quae Citis vocatur; in qua Troglodytae praedones, diutius fame - prossi cum herbas radicesque effoderant, eruerunt topazion.

20 Da dove viene dunque la saggezza? - Questa domanda viene ora ripetuta da Giobbe 28:12 , per darle maggiore enfasi. È progettato per fissare l'attenzione sull'indagine come quella che non ha trovato soluzione nelle scoperte della scienza e la cui soluzione era nascosta all'intelletto umano più penetrante.

21 È nascosto agli occhi di tutti i viventi - Cioè, di tutte le persone e di tutti gli animali. L'uomo non l'ha trovata con la più sagace di tutte le sue scoperte, e la più acuta visione degli animali e degli uccelli non l'ha trovata.

E tenuto vicino - l' ebraico "nascosto".

Dagli uccelli dell'aria - Confronta le note a Giobbe 28:7. Umbreit osserva, su questo passo, che ai volatili nei paesi orientali viene attribuita una profonda conoscenza, e uno straordinario dono di divinazione, e che essi appaiono come interpreti e confidenti degli dei. Non si può non riflettere, dice lui, sulla personificazione del buon spirito di Ormuzd attraverso gli uccelli, secondo la dottrina dei Persiani (Confronta il Symbolik Thes di Creutzer 1.

S. 723); sull'antico uccellaccio (Vogelkonig) Simurg sul monte Kap, che rappresenta la più alta saggezza della vita; sui discorsi degli uccelli del grande poeta mistico dei Persiani, Ferideddin Attar, ecc. Anche presso gli antichi Greci e Romani una parte considerevole delle loro divinazioni consisteva nell'osservare il volo degli uccelli, come se fossero dotati di intelligenza , e indicava gli eventi futuri in base al corso che seguivano; confronta anche, Ecclesiaste 10:20 , dove la saggezza o l'intelligenza è attribuita agli uccelli del cielo. “Non maledire il re, no, non nel tuo pensiero; e non maledire il ricco nella tua camera da letto, perché un uccello del cielo porterà la voce, e quello che ha le ali racconterà la cosa».

22 Distruzione - Questa è una personificazione estremamente sublime. Giobbe aveva parlato delle meravigliose scoperte fatte dalla scienza, ma nessuna di esse aveva rivelato la vera saggezza. Non era stato scoperto nel pozzo che il minatore affondò in profondità nella terra; nelle regioni nascoste che ha aperto al giorno, né dagli uccelli che vedevano più lontano, o che erano considerati interpreti della volontà degli dei.

Era naturale chiedersi se non fosse stato scoperto nelle vaste profondità degli inferi - le regioni della morte e della notte; e se rivolgendo un ardito appello al re che vi regnava, non si potesse udire una risposta più soddisfacente. In Giobbe 28:14 , l'appello era stato fatto al mare - con tutti i suoi vasti depositi; qui l'appello è a regioni molto più profonde, al mondo sotterraneo delle tenebre e della morte.

Sulla parola qui usata ( אבדון 'ăbaddôn ), “distruzione”, vedi le note a Giobbe 26:6. È impiegato qui, come in quel luogo, per indicare il mondo inferiore - la dimora degli spiriti defunti - il mondo in cui si trovano coloro che sono stati distrutti dalla morte e al quale la distruzione della tomba è l'ingresso.

E la morte - La morte è usata qui per indicare "Sheol" o la dimora degli spiriti dei morti. Il senso è che quelle regioni profonde e oscure avevano semplicemente udito il lontano racconto della saggezza ma non lo capivano, e che se uno fosse andato laggiù non gli sarebbe stato completamente rivelato. Forse c'è un'allusione all'aspettativa naturale che, se uno potesse scendere e conversare con i morti, potrebbe scoprire molto di più di quanto si possa sapere sulla terra.

C'era da presumere che avrebbero capito molto di più sul mondo invisibile e futuro, e sui piani e il governo di Dio, di quanto l'uomo possa sapere qui. Fu su questa credenza, e sulla speranza che si potesse fare qualche lega o alleanza con i morti, inducendoli a comunicare ciò che sapevano, che fu fondata la scienza della negromanzia; vedere le note in Isaia 8:19.

Ne abbiamo sentito la fama - Ne abbiamo sentito la notizia, o una voce. Il significato è che non l'hanno capito completamente, e che se l'uomo potesse penetrare in quelle regioni oscure, non potrebbe ottenere le informazioni che desiderava. La saggezza è ancora a una distanza così immensa che è solo una notizia, o una voce, che ci è giunta.

23 Dio ne comprende la via - Queste sono senza dubbio le parole di Giobbe. Il significato è che la ragione delle dispense divine poteva essere conosciuta solo da Dio stesso. Non aveva dato alcun indizio con cui l'uomo potesse scoprirlo. Potrebbe portare le sue indagini lontano nelle regioni della scienza; poteva penetrare la terra e guardare le stelle, ma ancora tutte le sue indagini non riuscirono a svelare le ragioni delle dispense divine.

Il segreto era custodito nel suo seno, e poteva comunicarlo solo dove e quando voleva. Si può aggiungere qui che questo è vero ora come lo era al tempo di Giobbe. L'uomo ha portato le indagini della scienza quasi infinitamente più avanti di quanto non avesse fatto allora, ma tuttavia con le indagini della scienza non ha affatto superato la necessità della rivelazione, né ha gettato luce sulle grandi questioni che hanno, in tutti i tempi, tanto perplesso la gara.

È solo per comunicazione diretta, per la sua parola e per il suo Spirito, che l'uomo può essere fatto comprendere la ragione delle opere divine, e nulla è stabilito meglio dal corso degli eventi della verità su cui tanto insiste Giobbe qui, che la scienza non può rispondere alle domande di tanto interesse per l'uomo sul governo divino.

24 Poiché egli guarda ai confini della terra - Cioè, Dio vede e conosce ogni cosa. Egli guarda l'intero universo. L'uomo vede gli oggetti vagamente; ne vede solo alcuni, e capisce poco il portamento di una cosa o dell'altra.

25 Fare il peso per i venti - Cioè pesare i venti e misurare le acque - cose che sembrerebbero più difficili da fare. L'idea qui sembra essere che Dio abbia fatto tutte le cose con misura e regola. Anche i venti - così fugaci e imponderabili - li aveva regolati e bilanciati nel modo più esatto, come se li avesse “pesati” quando li faceva. L'aria ha “peso”, ma non è probabile che questo fatto fosse noto ai tempi di Giobbe, o che egli ne abbia parlato qui. È piuttosto l'idea suggerita sopra, che il Dio che aveva formato ogni cosa per regola esatta. e chi aveva il potere di governare i venti nel modo più esatto, deve essere qualificato per impartire saggezza.

E pesa le acque - Confronta le note in Isaia 40:12. La parola resa "pesare" in questo luogo ( תכן tâkan ) significa "pesare" o "misurare", Isaia 40:12.

Poiché la "misura" qui è menzionata, significa piuttosto probabilmente aggiustare, suddividere, che pesare. Le acque sono trattate a misura; si pesano i venti. Il senso è che, sebbene le acque dell'oceano siano così vaste, Dio le ha regolate tutte con infinita abilità, come se le avesse distribuite con misura; e fatto questo, è qualificato per spiegare all'uomo la ragione delle sue azioni.

26 Quando fece un decreto per la pioggia - Uno statuto o legge ( חק chôq ) con cui è regolata la pioggia. Non viene inviato per caso o per caso. È sotto il funzionamento di leggi regolari e stabilite. Non possiamo supporre che quelle leggi siano state comprese al tempo di Giobbe, ma si potrebbe intendere il fatto che la pioggia fosse regolata da leggi, e questo fatto dimostrerebbe che Dio era qualificato per impartire la sapienza.

Il suo regno era un regno di legge stabile e non di caso o capriccio, e se la pioggia era regolata per statuto, era giusto presumere che non trattasse il suo popolo per caso, e che le afflizioni non fossero inviate senza regola; confrontare le note a Giobbe 5:6.

E un modo - Un percorso attraverso il quale dovrebbe passare il fulmine rapido - riferendosi, forse, all'apparente “apertura” nelle nuvole in cui il fulmine sembra muoversi.

Il fulmine del tuono - La parola “fulmine” qui ( חזיז chăzı̂yz ) significa propriamente “una freccia”, da הזז hāzaz, obsoleto, trapassare, trafiggere, eseguire; e quindi, il fulmine - dalla rapidità con cui passa - come una freccia. La parola “tuono” ( קולות qôlôt ) significa voci, e quindi, “tuono”, essendo per eminenza la voce di Dio; confronta Salmi 29:3.

L'intera espressione qui significa "il lampo di tuono". Coverdale rende questo, "quando diede una legge alle potenti inondazioni"; ma si riferisce indubbiamente al temporale, e l'idea è che colui che controlla il fulmine rapido, regolandone le leggi e dirigendo il suo percorso attraverso i cieli, è qualificato per comunicare la verità alle persone e può spiegare i grandi principi su cui il suo governo viene somministrato.

27 Allora lo vide - Cioè, allora vide la saggezza. Quando nell'opera della creazione diede leggi alla pioggia e al temporale; quando soppesò i venti e misurò le acque, allora vide e comprese i principi della vera sapienza. C'è una notevole somiglianza tra l'espressione qui e Proverbi 8:27 , “Quando preparò i cieli, io (la sapienza) ero lì; quando pose un compasso sulla faccia dell'abisso; quando ha stabilito le nuvole sopra; quando rafforzò le fondamenta dell'abisso; quando diede al mare il suo decreto, che le acque non dovessero passare il suo comandamento; quando pose le fondamenta della terra; poi fui da lui come uno cresciuto con lui; Ero ogni giorno la sua delizia, gioendo sempre davanti a lui”.

E dichiaralo - Margine, "numero". La parola ( ספר sâphar ) significa, tuttavia, piuttosto "dichiarare" o "narrare"; e l'idea è che già allora fece conoscere agli esseri intelligenti i veri principi della sapienza, come consistenti nel timore del Signore, e nell'opportuna venerazione per l'Altissimo. “In che modo” ciò fu reso noto, Giobbe non lo dice; ma non c'è dubbio sul fatto a cui accenna, che anche ai suoi tempi i grandi principi di ogni vera sapienza furono resi noti alle intelligenze create, come consistenti in una profonda venerazione di Dio, in una volontà di inchinarsi sotto le sue dispense, e confidare in lui.

La preparò - Ne fece una questione di “pensiero” e di “indagine” per scoprire cosa fosse la vera sapienza, e la comunicò in modo adeguato alle sue creature. L'idea è che non è stato il risultato del caso, né è nato da sé, ma è stata una questione di "investigazione intelligente" da parte di Dio per sapere cosa costituisse la vera saggezza. Probabilmente, anche qui Giobbe intende riferirsi ai tentativi dell'uomo di indagarlo, e dire che il suo valore era accresciuto dal fatto che per scoprirlo era addirittura necessaria “la ricerca di Dio”. Bellissimi elogi della Sapienza si possono vedere nel libro apocrifo Ecclesiasticus, di cui il seguente è un esemplare:

La sapienza loderà se stessa,

e si glorierà in mezzo al suo popolo.

Nell'assemblea dell'Altissimo aprirà la bocca,

E trionfa davanti al suo potere.

Sono uscito dalla bocca dell'Altissimo,

E coprì la terra come una nuvola.

Dimoro in luoghi elevati,

E il mio trono è in una colonna nuvolosa.

Ho percorso da solo il giro del cielo,

E ha camminato nel fondo del profondo.

Nelle onde del mare, e in tutta la terra,

E in ogni popolo e nazione, ho avuto un possesso.

Mi ha creato dal principio, prima del mondo,

E non cadrò mai. Ecclus. 24

28 E all'uomo disse: A che ora, o come, Giobbe non lo dice. Il prof. Lee suppone che questo si riferisca all'istruzione che Dio diede in Paradiso ai nostri progenitori; ma si può piuttosto supporre che si riferisca al tenore universale delle comunicazioni divine all'uomo, ea tutto ciò che Dio aveva detto sulla via della vera sapienza. Il significato è che la sostanza di tutto ciò che Dio aveva detto all'uomo era, che la vera sapienza si trovava nella profonda venerazione per lui.

Il timore del Signore, cioè saggezza - La parola “Signore” qui è stampata impropriamente in maiuscoletto, come se la parola fosse יהוה y e hovâh. La parola originale è, tuttavia, אדני 'ǎdonāy ; e il fatto è degno di nota, perché un punto dell'argomento relativo alla data del libro verte sulla questione se in esso si trovi la parola Yahweh; vedi le note a Giobbe 12:9.

Il timore del Signore è spesso rappresentato come vera sapienza; Proverbi 1:7; Proverbi 14:27; Proverbi 15:33; Proverbi 19:23; Salmi 111:10 , et al.

Il significato qui è che la vera saggezza è connessa con una giusta venerazione per Dio e con la sottomissione a lui. Non possiamo capire i suoi modi. La scienza non può condurci a una spiegazione completa del suo governo, né le indagini più profonde possono rivelare tutto ciò che vorremmo sapere su Dio. In queste circostanze, la vera sapienza si trova nell'umile pietà; nel rispetto del nome e delle perfezioni di Dio; in quella venerazione che ci porta ad adorarlo, ea credere che ha ragione, sebbene nuvole e tenebre siano intorno a lui. A questa conclusione giunge Giobbe, in tutte le sue perplessità, e qui la sua mente trova riposo.

E allontanarsi dal male è comprensione - Abbandonare ogni via malvagia deve essere saggio. Così facendo, l'uomo sa che non può sbagliare. Cammina sicuro chi abbandona il peccato, e nell'abbandonare ogni via malvagia sa che non può che avere ragione. Può essere in errore quando specula su Dio e sulle ragioni del suo governo; può essere fuorviato quando si sforza di comprendere i suoi rapporti; ma non ci può essere tale perplessità nell'allontanarsi dal male.

Lì sa che ha ragione. Là i suoi piedi sono su una roccia. È meglio camminarci con sicurezza che lasciarci perplessi sulle operazioni profonde e imperscrutabili del carattere e del governo divini. Si può aggiungere qui, inoltre, che colui che mira a condurre una vita santa, che ha un cuore virtuoso e che cerca di fare sempre ciò che è giusto, avrà una visione più chiara del governo e della verità di Dio, rispetto al più l'intelletto profondo può ottenere senza un cuore di pietà; e che senza di essa tutte le ricerche sui più splendidi talenti saranno praticamente vane.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 28

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 28

Lo scopo di questo capitolo è quello di mostrare la follia di coloro che sono molto diligenti nella loro ricerca e ricerca delle cose terrene, e trascurano la ricerca di ciò che è infinitamente più prezioso, la vera saggezza; o piuttosto osservare che, sebbene le cose più segrete e nascoste nelle viscere della terra possano essere indagate e scoperte dalla sagacia e dalla diligenza degli uomini, tuttavia la sapienza non può, specialmente la saggezza di Dio nelle sue provvidenze, che sono inesplorabili; e in particolare per quanto riguarda la prosperità degli empi e le afflizioni dei giusti; la ragione della quale gli uomini dovrebbero accontentarsi di essere ignoranti per il momento, ed essere studiosi di possedere quella saggezza che è raggiungibile, ed esserne grati, se l'hanno; che risiede nel timore del Signore e nell'allontanamento dal male, con cui si conclude questo capitolo. Inizia con l'esporre la sagacia degli uomini nella ricerca e nella scoperta di metalli utili e altre cose che la terra produce; la difficoltà, la fatica e la fatica che accompagnano una tale ricerca, e i pericoli a cui sono esposti in essa, Giobbe 28:1-11 ; poi dichiara l'imperscrutabilità della sapienza, la sua eccellenza superiore alle cose più preziose, e che non si trova per mare o per terra, né tra alcuna delle creature, Giobbe 28:12-22 ; e che Dio ne conosce la via e il luogo, che l'ha cercato, preparato e annunciato, Giobbe 28:23-27 ; e ciò che ha ritenuto opportuno far conoscere a riguardo, ed è soprattutto per la sua gloria e il bene degli uomini, è che è temere Dio e allontanarsi dal male, Giobbe 28:28

Versetto 1. Certo c'è una vena per l'argento,

L'argento è menzionato per primo, non perché sia il più prezioso, perché l'oro è preferibile ad esso, come l'ottone lo è al ferro, eppure il ferro è menzionato per primo in Giobbe 28:2 ; ma perché l'argento potrebbe essere conosciuto per primo, o è stato usato per la prima volta, specialmente nella coniazione del denaro; leggiamo di pezzi d'argento, o sicli d'argento, ai tempi di Abramo, ma non di alcuna moneta d'oro, Genesi 23:15 ; e tra gli antichi Romani l'argento era coniato prima dell'oro; prende il nome da una parola che significa "desiderio", perché è desiderabile agli uomini, risponde a vari usi e scopi; e talvolta i desideri e le brame degli uomini dopo di esso si allargano troppo, e diventano criminali, e così la radice di tutti i mali per loro: e ora c'è una "vena" per esso nella terra, o una miniera in cui può essere scavato e trovato, in cui scorre come vene nel corpo di un uomo, in certe ramificazioni, come rami di alberi, come fanno loro; e gli abitanti di Hispaniola, e di altre parti delle Indie Occidentali, quando furono scoperti da Colombo, che abbondava di miniere d'oro, dichiararono di aver scoperto per esperienza che la vena d'oro è un albero vivente, (e così, forse, si può dire lo stesso, dell'argento), e che si diffonde e sgorga dalla radice, che dicono si estende fino al centro della terra attraverso morbidi pori e passaggi della terra, e mette rami, fino alla parte più alta della terra, e non cessa finché non si scopre all'aria aperta; in quel momento mostra certi bei colori invece di fiori, pietre rotonde di terra d'oro invece di frutti, e sottili lastre invece di foglie; così qui c'è una vena, o un "uscire per l'argento", per mezzo del quale si fa strada, come si osserva dell'oro, e si mostra con alcuni segni e segni dove può essere trovato; o piuttosto questa uscita è fatta per lui, aprendo la miniera dov'è, scavandovi dentro e tirandola fuori, e da dove spesso vengono portate grandi quantità. Al tempo di Salomone fu fatto come le pietre di Gerusalemme, 1Re 10:27 ;

e un luogo per l'oro [dove] lo stesano; ci sono posti particolari per questo eccellente di tutti i metalli, che deve il suo nome in ebraico al suo colore giallo; tutti i paesi non lo producono; alcuni sono famosi per questo, e alcune parti di essi, come la terra di Havilah, dove c'era l'oro, e quell'oro era buono, Genesi 2:11,12 ; e Ophir; quindi leggiamo spesso dell'oro di Ofir, così chiamato dal luogo in cui fu trovato, come in questo capitolo, Giobbe 28:16 ; e ora le Indie occidentali spagnole; ma più vicino a Giobbe di questi oro fu trovato; non c'erano solo montagne che abbondavano d'oro vicino all'Horeb, nel deserto dell'Arabia, ma si trovava presso i Sabei, i vicini di Giobbe; sì, l'Ofir di cui si è parlato prima era in Arabia. Alcuni lo capiscono del luogo dove si trova l'oro puro già raffinato, e non ha bisogno di fusione e raffinazione; e di tali Plinio parla, e di grossi grumi e masse di esso; ma per la maggior parte si trova nel minerale, che ha bisogno di raffinazione; e così qui può intendere il luogo dove si trova nel minerale, e da dove viene preso e portato al luogo dove viene raffinato; perché i luoghi di fusione erano vicini a dove si trovava il minerale d'oro; e così quando Hispaniola fu per la prima volta trovato da Colombo, l'oro che era stato estratto dai monti di Cibana, e in altri luoghi, fu portato in due botteghe, che furono erette con tutto ciò che serviva a fonderlo e raffinarlo, e gettato a cunei; e così presto che, in queste due botteghe, venivano fuse annualmente trecentomila libbre d'oro

2 Versetto 2. Il ferro è tolto dalla terra,

Molto facilmente, e in grande abbondanza, ed è più comune, essendo nella maggior parte dei paesi, è più vicino alla superficie della terra, e qui si dice che sia preso "dalla polvere"; che, essendo fuso in una fornace, produce ferro, un metallo molto utile per varie rilievi, e senza il quale non c'è quasi nulla da fare, e quindi era con l'ottone di prima invenzione. Si dice che Tubalcain, figlio di Lamec, che si suppone sia il Vulcano dei pagani, un lavoratore del ferro, sia l'istruttore di ogni artefice di bronzo e ferro, Genesi 4:22 ;

e il bronzo [è] fuso [da] la pietra; da una pietra di ottone, chiamata "cadmai", come dice Plinio, e anche da un'altra, come egli osserva, chiamata "calcite", trovata a Cipro, dove fu la prima invenzione dell'ottone, secondo lui, e quindi forse il rame aveva il suo nome; ma è chiaro dalla Scrittura, i luoghi prima citati, che è stato inventato altrove, e molto prima che Cipro fosse conosciuta; o una "pietra fusa in rame", vedi Deuteronomio 8:9; 33:25 ; di questi quattro metalli era l'immagine nella visione di Nabucodonosor, che rappresentava le quattro monarchie del mondo, babilonese, persiana, greca e romana, Daniele 2:30,33 ; e ad essi sono paragonate, e da esse sono rappresentate molte cose nella Scrittura

3 Versetto 3. Pone fine alle tenebre,

Alcuni comprendono questo e ciò che segue di Dio, che, creando i luminari, ha fissato i periodi e le rivoluzioni della luce e delle tenebre, del giorno e della notte; o che ha determinato i tempi precedentemente fissati, per le scoperte delle cose in natura, come miniere d'oro, d'argento e di pietre preziose, per quanto tempo debbano rimanere nelle tenebre, e poi essere portate alla luce, e che cerchi la perfezione di tutte le cose in natura; e li fa conoscere agli uomini, quando egli stesso e le sue vie non devono essere scoperte alla perfezione dagli uomini; Ma piuttosto questo si deve intendere per il minatore che scava alla ricerca dei metalli di cui sopra, che, quando apre una miniera, lascia entrare la luce naturale, o porta con sé la luce artificiale, e così pone fine alle tenebre che vi avevano regnato prima, fin dalla creazione:

e cerca ogni perfezione; perquisisce a fondo le miniere che apre, e ne ricava tutto ciò che può, e cerca perfettamente la natura del minerale; Egli trova, prova e prova ciò che è, il suo valore e il suo valore:

le pietre delle tenebre e l'ombra della morte; li cerca e scava tra di loro, per arrivare a ciò che sta cercando; o porta alla luce pietre, pietre preziose, che giacevano nelle tenebre fin dall'inizio, e in luoghi che erano l'ombra della morte, e sembravano lugubri e orribili, e persino minacciati di morte, per entrarvi e prenderli: così i minatori spirituali, che cercano nelle miniere delle Scritture, non dovrebbero essere scoraggiati dalle tenebre e dalle difficoltà che possono accompagnare la loro ricerca; ma dovrebbe continuarla, per scoprire le verità che sono rimaste nelle tenebre, più preziose dell'oro e dell'argento, e le gemme più ricche; e coloro che li cercano allo stesso modo dei minatori li troveranno, Proverbi 2:4,5

4 Versetto 4. Il diluvio si scatena dall'abitante,

O, "in modo che non ci sia abitante"; della miniera, come si può dire che sia il minatore, che vi abita continuamente; e, quando si alza un'inondazione d'acqua, che è una cosa usuale nelle miniere, è costretto a fuggire, e a affrettarsi a salvarsi la vita;

[anche le acque] dimenticate del piede; tali che mai un piede d'uomo ha toccato, o è stato a conoscenza, essendo acqua sotterranea, e mai visto con l'occhio dell'uomo prima, e che prima non sapeva che c'erano tali inondazioni sotterranee. Un'espressione figurativa simile in Salmi 137:5 ;

si sono inariditi, sono scomparsi dagli uomini; sebbene una tale inondazione di acque si alzi rapidamente, e scorra con grande forza, e minacci la vita dei minatori e la rovina delle loro opere; eppure non si scoraggiano, ma per mezzo di motori, pompe, secchi e cose simili, tirano su le acque e ne ripuliscono le mine; e se ne sono andati dagli operai, che tornano di nuovo al loro lavoro, e continuano con le loro miniere: e così a volte i minatori spirituali sono interrotti da un diluvio di tentazioni di Satana, dalle persecuzioni del mondo e da varie afflizioni; ma, con l'assistenza dello spirito e della grazia di Dio, per mezzo della quale si innalza uno stendardo contro di loro, essi si liberano da loro e non ne ricevono alcun danno, ma proseguono allegramente nell'opera del Signore, Isaia 59:19 Apocalisse 12:15,16

5 Versetto 5. [Quanto a] la terra, da essa esce il pane,

Cioè, il grano del pane, o il grano di cui il pane è fatto in particolare il grano; che cadendo, o essendo gettato nella terra, si solleva e produce frutto, e, quando viene macinato in farina, fa pane eccellente; e a questo stesso originale il salmista attribuisce il pane, che rafforza il cuore dell'uomo, Salmi 104:14,15. Anticamente le Indie Occidentali facevano il loro pane con le radici della terra, in particolare con una chiamata "jucca"; così i soldati di Cesare in difficoltà facevano il pane con una radice chiamata "chara", immersa nel latte:

e sotto di esso si alza come se fosse fuoco; carbone, che è combustibile per il fuoco; poiché, come nella terra ci sono miniere d'oro e d'argento, di ferro e di rame, da cui vengono estratti, o il loro minerale, così c'è carbone sotto la terra; che, quando viene sollevato o scavato, viene preso per il fucilazione; o zolfo, o materia sulfurea, che è facilmente infiammabile; e a volte la stessa terra, la cui superficie è ricoperta di grano, da cui proviene il pane, sotto ci sono carbone, o zolfo, e simili materie combustibili: alcuni pensano che si tratti di pietre preziose, che brillano e scintillano come il fuoco; vedi Ezechiele 28:14

6 Versetto 6. Le sue pietre [sono] il luogo degli zaffiri,

In alcune parti della terra le sue pietre sono una cava di zaffiri, messa qui per tutte le pietre preziose: questa è una pietra preziosa eccellentissima, color cielo, con macchie d'oro, ed era una delle pietre del pettorale del sommo sacerdote; e con cui sono rappresentati il pavimento sotto i piedi del Dio d'Israele, il trono di Cristo, le sue viscere e gli affetti per il suo popolo, la bellezza di essi e la gloria della sua chiesa negli ultimi giorni, Esodo 24:10; 28:18; Ezechiele 1:26; Cantici 5:14; Lamentazioni 4:7; Isaia 54:11 ;

e ha polvere d'oro; alcune parti della terra abbondano di polvere d'oro; la sua polvere è oro, o ha oro in abbondanza come polvere; sebbene alcuni pensino che questo si riferisca allo zaffiro nella frase precedente, che, come dice Plinio, ha in sé "pulvis aureus", polvere d'oro, e brilla e brilla di punte d'oro, o granelli; e così dicono altri scrittori; ma la parola usata significa piuttosto zolle, grumi, masse d'oro, che si accordano meglio con la terra; e, Inoltre, non si può addurre alcuna buona ragione per cui ci debba essere una descrizione così particolare dello zaffiro; mentre la terra è l'origine di ciò e di tutte le altre cose di cui si è parlato prima

7 Versetto 7. [C'è] un sentiero che nessun uccello conosce,

Un sentiero fatto dai minatori verso l'oro, l'argento, l'ottone e i minerali di ferro; verso i luoghi dove giacciono gemme e pietre preziose; la strada per la quale non è mai stata vista, e non avrebbe mai potuto essere scoperta dal pollo dalla vista più acuta, come "l'aquila"; che alcuni pensano sia particolarmente inteso; e la parola greca per un'aquila sembra derivare dalla parola usata nel testo: questo uccello, il re degli uccelli, poiché è il più veloce, è il più miope di tutti; ma, sebbene sia ansioso e guardi attentamente la sua preda, e la veda a grande distanza, e nei luoghi più segreti in agguato, e voli verso di essa, e la afferri subito, tuttavia non potrebbe mai guardare nelle viscere della terra, o scoprire una pista che conduca ad essa; In questo è superato dal minatore diligente e laborioso, che non è in grado di farsi strada nei recessi più reconditi e oscuri della terra:

che l'occhio dell'avvoltoio non ha visto; che è vicino all'aquila, e alcuni di loro sono della sua specie, ed è una creatura molto acuta, anche secondo un proverbio, oltre che vorace, il che la rende diligente nel cercare dappertutto la sua preda; Eppure l'occhio acuto e penetrante di questa creatura non vide mai il percorso che i minatori fanno scavando nella terra, al fine di ricavarne metalli e minerali. Alcuni comprendono questo percorso di sentieri sotterranei nella natura, fatti di Dio, attraverso i quali passano fiumi d'acqua che non sono mai stati visti dalle creature della vista più veloce; può piuttosto essere applicato ai sentieri di Dio nella provvidenza, che sono imperscrutabili e inesplorabili, da uomini delle capacità più sagaci e penetranti, anche se in seguito saranno resi manifesti; e anche ai suoi sentieri di amore, grazia e misericordia verso i figli degli uomini, che sono le cose profonde di Dio, scrutate e rivelate dal suo Spirito, o altrimenti non potrebbero essere conosciute; così come alle vie e ai sentieri della giustizia e della santità, della fede e della verità, della parola e delle ordinanze che Dio ha rivelato, come la sua mente e la sua volontà nel suo popolo dovrebbero camminare, che altrimenti non sarebbero conosciute, e non sono per mezzo di uomini carnali; e specialmente alla via e al sentiero principale, Cristo Gesù, che è la via del Padre, la via della felicità eterna, la via della vita e della salvezza, la via maestra e la via della santità, nella quale gli uomini, benché stolti, non sviano, e di cui alcune cose sono dette in Isaia 35:8,9 ; il che concorda molto con ciò che si dice di questo cammino, qui e in Giobbe 28:8 : questa via della pace non è conosciuta dagli uomini carnali, né le sue cose discernono dagli uomini naturali, sebbene sempre così sagaci; vedi Romani 3:17 Matteo 11:25 1Corinzi 2:14

8 Versetto 8. I cuccioli del leone non l'hanno calpestato, né il leone feroce vi è passato accanto.] O "su di essa"; tali creature che sono estremamente feroci e crudeli, affamate e voraci, ansiose della loro preda, vagano qua e là per inseguirla, perlustrano ogni buco e angolo, e vagano nelle tane e nelle caverne della terra; eppure queste non hanno mai attraversato le vie e i sentieri che i minatori fanno per estrarre le ricchezze e le ricchezze della terra. Gli uomini malvagi sono talvolta paragonati a leoni, per la loro crudeltà e oppressione esercitate sui santi, esalando minacce e massacri contro di loro, Salmi 57:4 ; e principi e persecutori particolarmente tirannici, come i re di Assiria e Babilonia, e Nerone l'imperatore romano, Geremia 1:17; 2Timoteo 4:17 ; questi non hanno mai percorso la via della santità, né camminato sul sentiero della verità, né conosciuto la sapienza di Dio in un mistero, né il Signore della vita e della gloria, e la via della vita e della salvezza per mezzo di lui; che è una via in cui gli impuri non camminano, o persone di tale temperamento e disposizione; vedi Isaia 35:8,9. La prima frase può essere resa, come lo è da alcuni, "i figli dell'orgoglio", e come è in Giobbe 41:34, che è l'unico posto oltre a questo dove è usata; e così la versione dei Settanta, "i figli degli uomini superbi": e può essere adattata a persone ipocrite, che sono orgogliose di se stesse e delle loro opere, e vanno in giro per stabilire la loro giustizia, e disprezzano e non si sottometteranno alla giustizia di Cristo; questi non calpestano né camminano sulla buona vecchia via, e l'unica via di vita, giustizia e salvezza, per mezzo di Cristo

9 Versetto 9. Egli stende la mano sulla roccia,

Si parla del minatore e del scavatore nella terra in cerca di metalli e pietre preziose, il quale, incontrando una roccia o una selce, e una cresta di esse, non si scoraggia, ma va a lavorarci e, con il martello in mano, si stende sulla roccia o sulla selce e la fa a pezzi, e con strumenti adeguati lo taglia; e usando il fuoco e l'aceto, come osserva Plinio , vi si fa strada, e spesso spaccandolo vi scopre oro o argento, o pietre preziose:

egli rovescia i monti con le radici; o li ritorce dalle radici; li sradica, li indebolisce; Egli rivoltò la terra alle loro radici, per prendere ciò che è nascosto in fondo o nelle loro viscere. Alcuni comprendono questo, e ciò che è detto nei versetti seguenti, di Dio, e delle cose meravigliose da lui fatte; così Jarchi, Aben Esdra e altri; e al quale in verità tali cose sono talvolta attribuite nella Scrittura: tocca le colline, ed esse fumano, Salmi 104:32 ; posa la mano sulla roccia e la toglie dal suo posto, Giobbe 14:18 ; fu lui che colpì e aprì la roccia sull'Oreb, e le acque sgorgarono fuori, Esodo 17:6 ; sì, ha mutato la roccia in acqua stagnante e la selce in fonte d'acqua, Salmi 114:8 : ed egli, in senso figurato, ha posto la sua mano sulla roccia Cristo, e lo ha colpito con la verga della giustizia, per mezzo della quale le benedizioni della grazia scendono sul suo popolo; ed è lui che stende la sua mano di grazia potente ed efficace sui cuori rocciosi degli uomini, e con il martello della sua parola li frantuma, Geremia 23:29, e toglie il cuore di pietra, e dà un cuore di carne, Ezechiele 11:19 36:26 : e anche lui, in senso letterale, rovescia colline e monti con le loro radici, attraverso tempeste, tempeste e terremoti; e figurativamente, regni e stati, che si trovano sulla via del suo interesse; perché che cosa sono questi monti davanti al gran Zorobabele? diventano presto e facilmente una pianura; e così supera tutte le difficoltà, che proverbialmente possono essere significate rimuovendo le montagne, che sembrano ostacolare e ostacolare la conversione e la salvezza del suo popolo; fa di quei monti una via e le sue strade sono esaltate; vedi Cantici 2:8 Isaia 49:11 Zaccaria 4:7 ; ma il primo senso è il migliore, e il più gradevole al contesto

10 Versetto 10. Egli scava fiumi tra le rocce,

Spaccando le rocce per trovare cose di valore nelle loro rupi, o facendosi strada attraverso di esse, il minatore apre un corso a fiumi e inondazioni d'acqua, per defluire dalle sue miniere, e così può continuare i suoi lavori più comodamente e con successo; anche se a volte sprofondano attraverso alte rocce, finché non vanno così al di sotto della loro base, che non possono andare oltre per l'acqua, in alcuni luoghi a quaranta o cinquanta braccia di profondità:

e il suo occhio vede ogni cosa preziosa; nelle rupi della roccia, o in fondo ai fiumi e alle inondazioni, mentre sgorgano, o nelle miniere che scava, anche oro o argento, o pietre preziose: da qui venne la favola di Linceo, e da lui la frase degli occhi di Linceo, che si diceva vedesse tutte le cose sotto la terra, perché fu il primo che cercò metalli, come l'ottone, l'argento, ecc. e alla loro ricerca portò lampade, o collegamenti, sotto terra. Questo versetto è anche attribuito da alcuni a Dio, che si dice fenda la fonte e il diluvio, e prosciughi i fiumi potenti; e anche di aprire fiumi in luoghi alti, in colline, montagne e rocce, così come a volte in mezzo alle valli, Salmi 74:15 Isaia 41:19 ; e che, in senso spirituale, ha tagliato e aperto il fiume del suo puro amore e della sua grazia, che sgorga dal trono di Dio e dell'Agnello; e la pienezza della grazia in Cristo, che è come fiumi d'acqua in terra arida; e le grazie dello Spirito nel suo popolo, che sgorgano da esso come fiumi d'acqua viva; e la sua parola e le sue ordinanze nella sua chiesa, che sono i fiumi di piacere che egli fa bere ai suoi santi in essa: e il suo occhio di onniscienza, che vede tutte le cose in particolare, vede tutte le cose preziose nella natura; le cose preziose del cielo, della terra e del mare; le cose preziose prodotte dal sole e dalla luna; e la preziosa novella delle antiche montagne e dei colli eterni, l'oro, l'argento e le pietre preziose che giacciono nascoste nelle loro viscere, Deuteronomio 33:13-16 ; e che vede anche tutte le persone e le cose preziose in senso spirituale; egli contempla il suo prezioso Figlio, il suo prezioso sangue, la giustizia e il sacrificio, con diletto e compiacimento; e il suo occhio d'amore, di grazia e di misericordia sui preziosi figli di Sion, paragonabile all'oro fino, ai gioielli e alle pietre preziose; e vede in loro tutte le preziose grazie dello Spirito, con accoglienza e buona volontà

11 Versetto 11. Egli impedisce alle inondazioni di straripare,

Come il minatore trova il modo e il mezzo di tagliare le rocce, di prosciugare e portare via le acque della sua miniera, così fa uso di altri metodi per trattenere e trattenere le acque dall'entrare e dallo straripare dalle sue opere, e persino "dal piangere", come nel testo originale, li lega così saldamente, e ferma ogni vicolo e passaggio così vicino, che le acque non possono nemmeno trasudare, o distillare e cadere come una lacrima dagli occhi:

e [ciò che è] nascosto lo porta alla luce; i numerosi metalli e minerali, gemme e pietre preziose, che giacciono nascosti nel seno della terra, vengono estratti e portati alla luce dalla diligenza e dal lavoro del minatore; le stesse che sono chiamate pietre delle tenebre e dell'ombra della morte, Giobbe 28:3. Questo versetto è similmente interpretato da molti di Dio, e di ciò che è fatto da lui nelle cose della natura e della provvidenza; è lui che all'inizio chiuse il mare con le porte; fece della nuvola il suo mantello, e delle fitte tenebre le sue fasce, nelle quali egli la avvolse e la legò, come un bambino, e ancora vi pone sbarre e porte, e dice: Fin qui verrai, e non oltre, Giobbe 38:8-11 ; e, in senso spirituale, trattiene i fiumi dell'afflizione dal traboccare e travolgere il suo popolo; e, quando le tentazioni di Satana piombano su di loro come un diluvio, il suo Spirito pone contro di loro uno stendardo, che impedisce loro di fare loro del male; e, quando l'ira dei persecutori si leva contro di loro e li minaccia di distruzione, egli trattiene quelle acque superbe dal travolgere le loro anime e sopraffarle: e così similmente è colui che porta alla luce cose nascoste, cose che in natura gli uomini non avevano mai visto o conosciuto prima; cose nella provvidenza, oscure e intricate; le cose in grazia, fuori dalla vista dell'intelligenza più penetrante: egli rivela i segreti del suo amore e della sua grazia a coloro che lo temono; il glorioso schema di salvezza di Cristo, che era nascosto in se stesso, nei pensieri, nei propositi e nei consigli del suo cuore; i misteri del suo Vangelo, nascosti ai sapienti e agli intelligenti, Matteo 11:25 Luca 10:21 ; e la vita e l'immortalità stessa, o la via ad essa, che egli ha portato alla luce attraverso il Vangelo; sì, egli porta alla luce tutte le cose nascoste del cuore dell'uomo, e le pone davanti a lui, e lo convince di esse in modo amorevole; e se non ora, d'ora in poi "porterà alla luce le cose nascoste delle tenebre, e manifesterà i consigli dei cuori", 1Corinzi 4:5 ; ma, come già osservato, è meglio comprendere l'intero paragrafo dei minatori; della loro sagacia nell'aprire miniere e nel cercare nelle viscere della terra, dove nessuno era mai stato prima di loro; e della loro infaticabilità, industria e lavoro in esso, e del successo che li accompagna; Il disegno di Giobbe è quello di mostrare che le cose ricche e preziose, e più lontane dalla vista degli uomini, possono, con un'applicazione diligente, essere indagate e ottenute; eppure non è possibile raggiungere una tale saggezza da comprendere la ragione dei vari rapporti di Dio con i figli degli uomini, sia buoni che cattivi; e quindi, dopo tutto ciò che aveva detto sull'argomento di cui sopra, la questione è ancora la seguente

12 Versetto 12. Ma dove si troverà la sapienza?

Sebbene ci sia una vena per l'argento, un sentiero dove si trova e si deve arrivare, e un luogo dove si trova l'oro, e dove può essere raffinato, e parti della terra, da cui si possono produrre rame e ferro e grano da pane, e anche da dove si possono estrarre gemme brillanti e pietre preziose; che, sebbene affrontate con molte difficoltà, nel tagliare le rocce, nel drenare i fiumi e nel trattenere le acque, tuttavia sono superate grazie all'arte e all'abilità, all'industria, alla diligenza e al lavoro degli uomini; così che i loro occhi contemplano ogni cosa preziosa che la loro mente desidera, e portano alla luce ciò che è stato accumulato nelle tenebre dalla creazione del mondo: ma, sebbene queste cose possano essere trovate con la ricerca e il lavoro, la domanda è: quale vena c'è per la sapienza, o dov'è il luogo in cui si può trovare? con ciò si può intendere la sapienza di Dio, come una perfezione in lui; che, sebbene si manifesti in una certa misura nelle opere della creazione e della provvidenza, tuttavia non completamente, e specialmente nei suoi rapporti con i figli degli uomini; in tutto ciò c'è senza dubbio la sapienza di Dio; eppure è una profondità tale da essere insondabile dai mortali: tali sono i rapporti di Dio con gli uomini in modo da distinguere la grazia e la misericordia, come che egli non dovrebbe prestare attenzione a nessuno dell'intero corpo degli angeli apostati che hanno peccato contro di lui, ma li hanno condannati tutti alla distruzione; eppure ci dovrebbe essere in lui una filantropia, un amore per gli uomini, e tale da dare suo Figlio a morire per loro, e riscattarli dalla rovina e dalla distruzione; anche che egli faccia la differenza tra gli uomini, e ordini alcuni alla vita eterna, mentre altri sono preordinati alla condanna e alla morte, quando tutti si trovavano nella stessa situazione, condizione e circostanze; e tali erano anche i suoi rapporti con gli Israeliti e con altre nazioni del mondo, parte delle quali Giobbe non era estraneo; come il fatto che li scegliesse per essere il suo popolo particolare prima di tutti gli altri, e concedesse loro favori particolari, non perché fossero più in quantità, o migliori in qualità, ma perché questo era il suo piacere; quando permise a tutte le altre nazioni di camminare per le loro vie, per molte centinaia di anni, e strizzò l'occhio ai tempi della loro ignoranza; eppure, dopo un lungo corso di tempo, rigettarono il popolo dei Giudei, e scrissero su di loro un "loammi", o "non mio popolo", Osea 1:9, e tolsero dai Gentili un popolo per il suo nome; così che essi, che non erano un popolo, furono chiamati popolo di Dio, e i Giudei furono sterminati, e i Gentili innestati; e quando la loro pienezza sarà portata in lui, ci sarà di nuovo una svolta, e allora tutto Israele sarà salvato: su tutto ciò l'apostolo prorompe in questa esclamazione, che può servire come commento a questo testo: "O profondità delle ricchezze, della sapienza e della conoscenza di Dio, quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi, e le sue vie non lo scoprivano!" Romani 11:33 ; in particolare qui si può intendere la sapienza di Dio nei suoi rapporti con gli uomini, buoni e cattivi, nell'affliggere gli uomini buoni, e nel permettere ai malvagi di prosperare: questo è un fatto che Giobbe aveva pienamente dimostrato, e non può essere negato; e c'è, senza dubbio, molta della saggezza di Dio in questo; Egli fa ogni cosa bene e saggiamente; come non può fare una cosa ingiusta, così nemmeno una cosa non è saggia; sebbene la sua sapienza sia imperscrutabile, i suoi giudizi sono un grande abisso, e non possono essere scandagliati dagli uomini, non solo dagli uomini deboli e malvagi, ma anche dagli uomini più saggi e migliori, come Asaf e Geremia: e stando così le cose, Giobbe suggerisce ai suoi amici, che i rapporti di Dio con lui, e le loro ragioni, e la sua sapienza in esse, non dovevano essere cercate da loro; e che si astenessero dall'imputare le sue afflizioni all'ipocrisia, o ai peccati segreti da lui commessi; ma di lasciare tutto, senza fare censure avventate e costruzioni errate, fino a quando non fosse venuto il tempo in cui i giudizi di Dio sarebbero stati resi manifesti; tale sapienza e conoscenza, da spiegare perché i diversi rapporti di Dio con gli uomini, siano troppo meravigliosi, troppo elevati per essere raggiunti e del tutto fuori dalla loro portata. Gli ebrei, e in particolare Jarchi, intendono con saggezza la legge, che non si trova negli abissi o nel mare; e illustrate le parole di Deuteronomio 30:11-14 ; ma è molto meglio interpretarlo del Vangelo, al quale l'apostolo applica il passaggio precedente, Romani 10:6,7 ; in cui c'è una gloriosa manifestazione della sapienza di Dio, in tutte le sue verità e dottrine; che è una saggezza misteriosa, una saggezza nascosta, nascosta ai saggi e ai prudenti, e che non può essere raggiunta dalla natura leggera e dalla ragione carnale; contiene le cose profonde di Dio, che solo lo Spirito di Dio scruta e rivela; ma perché non si può pensare a Cristo, la Sapienza di Dio? poiché molte cose sono dette nei versetti seguenti, come lo sono della Sapienza, come Persona divina, in Proverbi 8:13-15 ; nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza, e nel quale riposa lo spirito della sapienza e del consiglio, come Mediatore; e che, come Persona divina, è l'unico Dio sapiente e il nostro Salvatore: e a questa domanda al tempo di Giobbe: "Dove si troverà la sapienza?" l'unica risposta da dare è che egli, il Logos, o Sapienza, era con Dio, come uno allevato con lui, sempre gioendo davanti a lui e che giaceva nel suo seno, Proverbi 8:30; Giovanni 1:1,18 ; e alla stessa domanda nel nostro tempo si deve tornare, che egli è in cielo alla destra di Dio; ma che non si può giungere alla vera conoscenza di lui per mezzo della luce della natura, o per mezzo della legge di Mosè, ma per mezzo del Vangelo, e per mezzo dello spirito di sapienza e di rivelazione nella conoscenza di lui. Il primo di questi sensi, riguardo alla sapienza di Dio nei suoi diversi rapporti con gli uomini, buoni e cattivi, è generalmente approfondito dagli interpreti, e sembra adattarsi bene alla precedente disputa tra Giobbe e i suoi amici: ma se guardiamo avanti nel capitolo, troveremo questa domanda ripetuta, e una risposta ad essa data come in negativo: così in senso affermativo, che Dio ne conosce il luogo; che l'ha cercata, vista e dichiarata; ed è questo, "il timore del Signore, che è sapienza; e allontanarsi dal male è intelligenza", Giobbe 28:20,23,27,28 ; da ciò dovrebbe sembrare che questa saggezza sia saggezza soprannaturale, o intelletto negli uomini; che risiede nel timore di Dio e nei suoi effetti; in una conoscenza spirituale di Dio e di Cristo, o di Dio in Cristo; e in quella pietà che è utile in ogni cosa; e in quella sapienza che viene dall'alto, ed è opposta a quella terrena, sensuale e diabolica, e non si trova nei cuori carnali, né il suo valore è conosciuto dagli uomini carnali, né si ottiene da alcuna cosa in natura mai così preziosa, ma è il dono di Dio, la sapienza che egli fa conoscere agli uomini, nella parte nascosta, Salmi 51:6 ;

E dov'è il luogo della comprensione? per giungere alla comprensione dei misteri della Provvidenza, o di Cristo, o del Vangelo; o avere una comprensione spirituale delle cose divine, e l'esperienza di esse, che solo è il dono di Dio, 1Giovanni 5:20 ; perché, per sapienza e intelletto si intendono la stessa cosa, come spesso sono, sia che siano intese come cosa o persona; vedi Proverbi 1:2, 2:2, 3:13, 8:12,14

13 Versetto 13. L'uomo non conosce il suo prezzo,

Il valore e il valore di esso, quale prezzo mettergli addosso, o offrire e dare per esso; né sa dove trovarne un equivalente, o quale sia un corrispettivo prezioso per esso: quanto alla saggezza di Dio nei suoi rapporti con gli uomini, se un uomo dovesse dare tutte le sostanze della sua casa per conoscerne le ragioni segrete, sarebbe assolutamente condannato; sì, se avesse tutte le ricchezze del mondo in suo possesso, e le offrisse a tale titolo, non sarebbe in grado di raggiungere la conoscenza di esse: o "l'ordine della stessa"; l'ordine della divina Provvidenza, la saggia disposizione delle cose, e le ragioni di ciò. Nel primo senso si applica a tutte le cose prima menzionate; alla saggezza spirituale negli uomini, alla grazia soprannaturale, alla religione sperimentale e alla vera pietà; il cui valore non è conosciuto dagli uomini carnali, lo disprezzano e lo deridono; e al Vangelo, che da loro è considerato stoltezza e non conta nulla; e così Cristo stesso è rigettato e rigettato dagli uomini, benché eletto da Dio, e prezioso sia per lui che per coloro che credono, i quali solo conoscono il prezzo e il valore di lui:

né si trova nella terra dei viventi; non intendendo la sapienza, sebbene in ogni senso non venga dal basso, o terrena, ma dall'alto, e celeste, ma il prezzo di essa; e il senso è che non c'è nulla in tutto il globo che sia uguale al suo valore, o che possa essere proposto come una considerazione preziosa per esso

14 Versetto 14. La profondità dice: "Non è in me",

Cioè, i luoghi profondi della terra, che vi sono scavati, le miniere, e simili, se potessero parlare, direbbero che non ci sono metalli, né minerali, né ricchi tesori d'oro e d'argento, di perle e pietre preziose, nelle viscere di essa, che abbiano il valore della saggezza, o che possano essere paragonati ad essa:

e il mare dice: "Non è con me; Se quella voce parlasse, dichiarerebbe liberamente che non c'è nulla nel suo vasto raggio d'azione, in fondo ad esso, o da ricavarne, come i coralli che vi crescono, e le perle pescate da lì, dopo menzionato, che sono un prezzo sufficiente per la saggezza. Alcuni comprendono queste parole, la prima parte dei minatori e dei minatori, e di quel tipo di uomini, che scavano e vivono nelle profondità della terra; e l'ultima parte dei marinai, che sono impiegati sul mare, che sono generalmente uomini ignoranti e carnali, e privi della conoscenza della saggezza in ogni visione di esso; ma il senso dato per primo è il migliore

15 Versetto 15. Non può essere ottenuto con l'oro,

Avendo detto in generale che non c'è nulla nell'intera bussola del globo terracqueo, nulla che sia sulla superficie della terra, o nelle viscere di essa, o nel vasto oceano, che sia un prezzo equivalente per la saggezza, Giobbe scende ai particolari, e agli esempi prima nell'oro, che è il più prezioso dei metalli; la parola qui usata per esso significa "stare zitto", perché prima viene rinchiuso nella terra, da cui viene scavato, e quando viene preso da lì, e raffinato, e trasformato in monete o vasi, è rinchiuso tra i tesori degli uomini; Le parole possono essere tradotte più letteralmente: "L'oro non sarà dato al suo posto"; come un prezzo sufficiente, o un corrispettivo prezioso per esso:

né si peserà l'argento per il suo prezzo; In passato questo metallo veniva consegnato, in compravendita e in vendita, non in base al numero e al valore dei pezzi, ma a peso, in masse e pezzi grezzi, e persino quando veniva coniato in sicli; vedi Genesi 23:16

16 Versetto 16. Non può essere valutato con l'oro di Ofir,

Che spesso si dice nella Scrittura come dell'oro scelto, se non il migliore; vedi Gill su "Giobbe 22:24" ; il senso è che l'oro di Ofir non ha lo stesso valore della saggezza, o dello stesso valore di quello, e quindi non è sufficiente per acquistarlo: con l'onice e lo zaffiro preziosi: due pietre preziose che erano nel pettorale del sommo sacerdote, di cui vedi Gill su "Esodo 28:9", vedi Gill su "Esodo 28:18", e vedi Gill su "Esodo 28:20" ; ma non così prezioso, o di tale valore come la saggezza. Plinio parla della pietra di onice come in Arabia, vicino alla quale Giobbe viveva, e che senza dubbio conosceva e conosceva il suo valore, e anche lo zaffiro di cui fa menzione prima, vedi Gill su "Giobbe 28:6". La parola per "apprezzato" è da alcuni reso "accarezzato", come lo sono i beni quando sono esposti alla vendita; ma la saggezza non dovrebbe essere posta, o messa sullo stesso piano di questi, sebbene così eccellenti e preziosi

17 Versetto 17. L'oro e il cristallo non possono eguagliarlo,

Il cristallo fu trovato in un'isola del Mar Rosso, situata prima dell'Arabia, chiamata Neron, e in un'altra, che da una gemma trovata in essa porta il nome di Topazion, e si può quindi pensare che sia ben conosciuta da Giobbe; e sebbene ora non sia di così grande importanza, un tempo era molto preziosa. Plinio fa menzione di un vaso di cristallo, venduto per 150.000 sesterzi, circa 1250 sterline; e di due coppe di cristallo rotte da Nerone nella sua furia, alla notizia di alcune perdite, per punire l'epoca presente, affinché nessun altro uomo potesse berne: alcuni lo rendono "ambrato", che si trova in Prussia, ed essendo a grande distanza dal paese di Giobbe, potrebbe essere il più prezioso lì; e Plinio ne parla come di una gemma tanto stimata: la Settanta, la versione latina della Vulgata, e altre, traducono "vetro" che aveva il suo originale dalla Fenicia, vicino alla Giudea; così Plinio dice dal lago Cendevia, entro le radici del Monte Carmelo, in Fenicia, vicino alla Giudea, nasce il fiume Belo, da cui venne per primo il vetro; e parla di Sidone (una città della Fenicia) come famosa per questo; e Tacito [ e] osserva, che il fiume Belo scivola nel mare ebraico, e intorno alla sua foce la sabbia viene raccolta e mescolata con nitrato, e bollita in vetro; e questo essendo vicino al paese dove Giobbe abitava, si pensa che ne fosse a conoscenza; e da questo passo alcuni hanno concluso la grande antichità del vetro; e se è vero ciò che Eliano narra che quando il monumento dell'antico Belo (il primo re di Babilonia) fu scavato da Serse, figlio di Dario, che vi fu trovata un'urna di vetro, dove giaceva un corpo nell'olio, doveva essere in uso prima dei tempi di Giobbe. Un cronologo arabo afferma ciò che si è avuto da uomini esperti di storia, che in Egitto, dopo il diluvio, c'erano uomini istruiti in varie scienze, e tra gli altri in alchimia, e conoscevano i vetri ustionati; sebbene l'invenzione di questi, e di un globo di vetro, sia attribuita ad Archimede, che visse un po' più tardi di duecento anni prima di Cristo. C'era una grande abbondanza di vetro molto presto in Etiopia, dopo il menzionato, in cui si rinchiudevano i loro morti, affinché potessero essere visti attraverso di esso; e se era in uso al tempo di Giobbe, e specialmente se era allora un'invenzione tardiva, poteva essere molto apprezzato, e quindi collocato qui con cose di grandissimo valore. Al tempo di Nerone, Plinio dice che due piccole coppe di vetro venivano vendute per seimila sesterzi, o quarantacinque sterline, e secondo altri quasi cinquanta sterline; e lo stesso scrittore riferisce che ai tempi di Tiberiade si scoprì un'arte per rendere il vetro flessibile e malleabile, ma fu ordinato di distruggerlo. affinché il valore dell'oro, dell'argento e del bronzo non ne diminuisca. Il Targum rende la parola qui usata uno specchio; vedi Gill su "Giosuè 11:8". Alcuni pensano che si intenda il diamante o adamantino, e altri che sia un nome generico per tutti i tipi di pietre preziose, essendo chiare, trasparenti e lucide, come significa la parola:

e lo scambio [non sarà per] gioielli d'oro fino; incastonato in oro fino; o "vasi" di esso, più preziosi dell'oro stesso, essendo fatti d'oro, purificati, raffinati e lavorati dall'arte in forme curiose; eppure la saggezza è così preziosa da non essere scambiata con queste. Il signor Broughton ritiene che questo oro fino, o oro di Phaz, sia lo stesso del Fess in Barberia, che prese il nome da un mucchio d'oro trovato lì quando furono gettate le sue fondamenta; perché "fess" con gli arabi significa oro

18 Versetto 18. Non si farà menzione del corallo o delle perle,

Il corallo è una pianta marina, è duro come una pietra e di tale valore da essere annoverato tra le pietre preziose; vedi Gill su " Ezechiele 27:16". In Arabia Felix, sulle rive del Mar Rosso, c'è un luogo chiamato Coralia; potrebbe derivare dal corallo che vi si trova. Le perle provengono da crostacei presi dal mare, anche se queste sembrano piuttosto intese nella frase successiva: le parole "ramoth" e "gabish" non sono tradotte da alcuni, e da altri sono scambiate per pietre preziose, sebbene sconosciute, così chiamate perché si trovano in luoghi elevati, che entrambe le parole significano. Il Targum rende il primo con "sandalchino", e sembra essere lo stesso con la sardonice, una pietra preziosa trovata in Arabia, e che vi si trova da Plinio si dice eccelle. Junius e Tremellius lo rendono con "sandastros"; che, come dice Plinio, alcuni chiamano "Garamantis", essendo allevato in un luogo con quel nome in India; e osserva anche che si trova in Arabia verso sud, e ha gocce d'oro lucenti nel corpo di esso; è una specie di carbonchio. "Gabish" sembra avere una certa affinità con "chabazios", menzionato da Orfeo come una pietra preziosa; ma qualunque pietra preziosa si intenda, poiché è difficile determinare cosa, non si deve parlare di esse con saggezza, o essere paragonato ad essa:

poiché il prezzo della saggezza è al di sopra dei rubini; o piuttosto perle, come sembra aver abbondantemente dimostrato Bochart, che rende le parole:

"l'estrazione della saggezza è più grande dell'estrazione delle perle";

e così il Targum, essendoci, come egli pensa, un'allusione all'estrazione delle perle dal mare da parte di diversi che vi si impossessano, che le ottengono attraverso molta arte, difficoltà e pericolo; e osserva che c'è una doppia estrazione, o estrarle dal mare, prima dei crostacei dal mare, e poi delle perle dalle conchiglie; ma l'estrazione dalla saggezza, o il raggiungimento di ciò; è più difficile, e superiore ad esso, oltre che frequentato con maggior vantaggio; vedi Proverbi 3:15 e vedi Gill su "Lamentazioni 4:7 "; e sebbene di perle alcune siano molto grandi, Oviedo parla di una che pesava trentuno carati, e un'altra ventisei; alcune grandi come nocciole, e anche come una noce media, e di prezzo molto alto, come quella acquistata da Papa Paolo a 44.000 ducati; quello di Filippo II, della grandezza di un uovo di piccione, valutato centoquarantaquattromila ducati; quella bevuta da Cleopatra alla spina, stimata in ottantamila sterline; e quello dell'imperatore di Persia, comprato a 110.400 sterline; eppure il prezzo della saggezza è superiore a loro

19 Versetto 19. Il topazio d'Etiopia non lo uguaglierà,

Non l'Etiopia, l'Abissinia, o quella che si trova oltre l'Egitto in Africa, perché, come dice Ludolfo , non vi si trovano gemme, o molto raramente; ma l'Etiopia, come si dice, o l'Arabia Chusaea, lo stesso con il paese di Madian, e le parti adiacenti; vedi Abacuc 3:7 ; quindi Sefora, moglie di Mosè, che era di quel paese, è chiamata donna etiope, Numeri 12:1 ; e questo era vicino al paese di Giobbe, che ne conosceva i prodotti; E qui si trova il topazio, come osservano molti scrittori. Diodoro Siculo dice che a Ophiodes, un'isola nel golfo Arabico, appartenente ai Trogloditi, si trova il topazio, che è una pietra molto chiara, piacevole alla vista, simile al vetro, e che offre un meraviglioso colore dorato; e con lui è d 'accordo Strabone, che racconta che c'è un'isola chiamata Ophiodes, per essere stata liberata dai serpenti per ordine del re, che uccideva gli uomini che venivano lì per i topazi; la quale, dice, è una pietra chiara di colore dorato, e così fulgida, che non è facile vederla di giorno, essendo così circondata di luce; ma di notte è vista da coloro che la raccolgono, che mettono un vaso come insegna, e poi la scavano di giorno; e, aggiunge, una moltitudine di uomini è assunta dai re d'Egitto, per raccogliere e conservare queste pietre, e gli uomini dal rubarle; e, secondo Archelao, il topazio si trova a Chitis, un'isola dell'Arabia, dove lo trovano i Trogloditi che scavano in cerca di erbe e radici; e, come riferisce Giuba, c'è un'isola chiamata Topazion, nel Mar Rosso, a trecento stadi (circa 73 miglia) dal continente, che è nuvolosa, ed è quindi spesso ricercata dai navigatori; donde dice che aveva il suo nome Topazion, che nella lingua dei Trogloditi significa cercare, e il topazio stesso nella loro lingua significa così; nella versione samaritana di Esodo 39:10 ; si chiama Dachetah, dalla parola araba [c] Dachatz, la lingua dei Trogloditi, che significa cercare e cercare rimuovendo la terra con il piede. Sembra che quest'isola sia la stessa di Topazio, che Plinio dice essere un'isola degli Arabi, e ha dato il nome a una gemma, che significa il topazio; ma la verità è piuttosto che la gemma ha dato il nome all'isola: nel complesso, non c'è da meravigliarsi, come osserva Braunio , che questa gemma sia stata chiamata da Giobbe il topazio arabo. Il Targum qui la chiama una perla verde; e alcuni hanno pensato che si intendesse lo smeraldo, che è di quel colore; e gli smeraldi dell'Etiopia sono lodati da alcuni, secondo Juba; e in Egitto erano miniere di smeraldi che gli Etiopi rivendicavano [g]; e c'erano smeraldi anche in Arabia, come riferisce il suddetto Juba; tuttavia, qualunque cosa sia, poiché è molto probabile che sia il topazio, non è uguale in valore alla saggezza, No, non il topazio più grande mai conosciuto; nemmeno quello del grande Mogul, che pesa più di centocinquantasette carati, valutato 271.500 libbre francesi; e secondo Tavernier pesa quasi centocinquantotto carati, ed è stato comprato a Goa per quasi 272.000 fiorini:

né sarà valutato con oro puro; che è il più raffinato e liberato dalle scorie; non devono essere messi insieme come di uguale valore; vedi Gill su "Giobbe 28:16", dove viene usata la stessa parola

20 Versetto 20. Da dove viene dunque la sapienza? E dov'è il luogo dell'intelligenza? Le stesse domande di Giobbe 28:12 ; ripetuto per esporre la superiore eccellenza della sapienza, e per portare avanti il discorso, e condurre ad altre cose che lo riguardano. Vedi Gill in "Giobbe 28:12"

21 Versetto 21. Vedendolo è nascosto agli occhi di tutti i viventi,

Non intendendo le bestie dei campi, come alcuni lo interpretano; Questo rende il sentimento delicato e insignificante; ma creature razionali, gli uomini, così si dice che la Settanta, Eva sia la madre, Genesi 3:20 ; la sapienza, come perfezione in Dio, manifestata nelle sue opere di creazione e provvidenza, è conosciuta solo in modo imperfetto dagli uomini; e le ragioni segrete dei suoi provvidenziali rapporti con gli uomini, buoni e cattivi, sono attualmente nascoste a tutti; e quanto alla sapienza spirituale o pietà, e al Vangelo di Cristo, e a Cristo stesso, sono nascoste agli occhi di tutti gli uomini naturali e carnali, sebbene sempre così saggi e prudenti in altre cose:

e tenuti vicini dagli uccelli dell'aria, o "cielo"; o i diavoli così chiamati, perché abitano nell'aria, e sono la posse o la potenza dell'aria, Efesini 2:2 ; e a causa della loro disposizione famelica e crudele, e della prontezza nel fare il male; vedi Luca 8:5,12 ; o piuttosto i santi angeli, come Jarchi, la cui dimora è in cielo, e che sono pronti a fare la volontà di Dio, e sono rappresentati come aventi ali come uccelli; sebbene questi sappiano molto, tuttavia la sapienza di Dio nella sua provvidenza, nelle dottrine del Vangelo, e Cristo stesso, la Sapienza di Dio, sono in buona misura nascoste da loro; almeno la loro conoscenza è imperfetta, e desiderano curiosare di più in queste cose, 1Pietro 1:12 : a meno che uomini dei geni più penetranti e penetranti, che si librano in alto nelle cose della natura, e vi fanno le più grandi scoperte, e tuttavia non sappiano nulla delle cose divine e spirituali, degli arcani della Provvidenza o della grazia, dovrebbe essere inteso

22 Versetto 22. La distruzione e la morte dicono:

Significa i morti che sono nella fossa della distruzione, la tomba; non i loro corpi morti, privi di vita e di senso, e non conoscono nulla, ma le loro anime; o i dannati all'inferno, o i santi in cielo: il Targum è la casa della distruzione e l'angelo della morte; o piuttosto riguarda coloro che sono morti, che mentre erano in vita avevano solo un rapporto di questa saggezza; pertanto, se si indaga sui loro documenti e scritti, o sulle tradizioni da loro tramandate, il risultato delle informazioni che daranno al riguardo non sarà superiore a questo:

ne abbiamo udito la fama con le nostre orecchie; Ci è stato riferito che c'è una tale saggezza, ma non sappiamo cosa sia; e questo è tutto ciò che possiamo dire al riguardo

23 Versetto 23. Dio ne comprende la via,

E lui solo; non la via in cui gli uomini possono giungere alla conoscenza della saggezza, che al presente sembra essere inesplorabile; ma piuttosto la via che la saggezza stessa prende, ed è nel profondo, e le sue orme non sono conosciute da nessun altro, e i motivi e le ragioni per cui prende una tale strada; che sono compresi solo dal Signore: può essere applicato alla sapienza spirituale negli uomini, e al modo per raggiungerla; che Dio solo conosce e istruisce, ed è il suo dono speciale e peculiare; e a Cristo, la sapienza di Dio, e la via che egli ha seguito nel sinedrio e nell'alleanza di grazia e di pace, per la salvezza del suo popolo; e che ha impiegato nel tempo, nell'assunzione della natura umana, e con le sofferenze e la morte per ottenerla per loro:

ed egli ne conosce il luogo; la sede della saggezza dentro di sé, la fonte di tutti i suoi rapporti con gli uomini, la sua volontà sovrana e il piacere nel suo cuore; il luogo della sapienza e della conoscenza spirituale, il cuore di un uomo rigenerato, dove si trova il suo Vangelo, ed è venuto con potenza, e si è svolto e opera efficacemente; e dove c'è Cristo, il Logos, la Sapienza di Dio, proprio con se stesso, e nel suo seno, come ai tempi di Giobbe, e ora alla sua destra, nella natura umana

24 Versetto 24. Poiché egli guarda fino alle estremità della terra,

In questo e in alcuni versetti seguenti, vengono date ragioni, che mostrano abbondantemente che Dio deve conoscere la via e il luogo della sapienza; poiché tutte le parti e i luoghi della terra, fino alle estremità di essa, sono visti da lui, e tutte le creature e le cose che sono in essa; né c'è nulla in cielo, in terra e nell'inferno che gli sia nascosto; e quindi se c'è un modo per raggiungerlo, o un luogo per esso, deve necessariamente conoscerlo; dov'è la sua direzione, o dove dirige il suo corso, e prende dimora

[e] vede sotto tutto il cielo; gli uccelli del cielo, le bestie dei campi, gli abitanti del mondo e tutto ciò che vi si fa; tutto cade sotto l'occhio della sua onniscienza, e sotto l'attenzione della sua provvidenza, che si estende a tutte le creature e a tutte le cose di tutta la terra, e sotto l'ambito dei cieli; e poiché tutti i luoghi e le persone sono ovvi alla sua vista, e tutti soggetti alla sua saggia e disponente provvidenza, e sono ordinati, diretti e governati, secondo la sua volontà e il suo piacere sovrani; deve conoscere il sentiero della saggezza e il luogo della comprensione; e in particolare il suo occhio che tutto vede, e tutta la potente provvidenza, sono coinvolti nelle cose seguenti, e in cui ci sono prove meravigliose della sua conoscenza e saggezza

25 Versetto 25. Per fare il peso per il vento,

Egli infatti fa il vento stesso, lo tiene nei suoi pugni e lo tira fuori dai suoi tesori, e lo lascia andare, o lo trattiene, a suo piacimento; gli dà un'inclinazione a questo o a quello o all'altro punto dei cieli, e una forza con cui soffiare, maggiore o minore, a suo piacimento, sia per il bene e il beneficio degli uomini, sia per la loro punizione; alza il vento tempestoso, che compie la sua parola e la sua volontà; e lo fa placare e diventare calmo quando lo ritiene opportuno; può renderlo più pesante o più leggero, aggiungere o togliere dal suo peso, in modo che diventi più o meno pressante sui corpi con cui incontra; può fare un vento impetuoso, e rimanere quello nel giorno del suo vento orientale; può fare della pioggia in un certo senso un peso per essa; può bagnargli le ali, e abbatterlo e farlo riposare e stare fermo; e chi sa da dove viene e dove va, anche se noi non lo sappiamo, essendo interamente sotto la sua direzione, deve conoscere la via e il luogo della sapienza.

e pesa le acque con la misura; o, "in una misura"; nel cavo della sua mano, dove li posa; vedi Isaia 40:12 ; alcuni, perché c'è un'apparente improprietà nel pesare con, o con una misura, lo rendono "fuori di una misura" Il signor Broughton traduce le parole, "e teneva le acque in una misura"; nella sua mano, come prima, o in mare; essendo il peso e la misura applicati entrambi alle acque, possono denotare la perfetta ed esatta conoscenza che Dio ha di esse, e della sua grande e diligente sollecitudine nella Provvidenza riguardo ad esse, egli ordinandole e disponendole secondo la sua volontà; e che è molto il senso della parola usata per pesare; e così il Targum lo parafrasa,

"le acque che prepara (ordina o dispone) con la misura".

Queste acque, poiché sembrano essere distinte dalla pioggia in Giobbe 28:26, possono disegnare le acque del mare e dei fiumi; con questi fu dapprima coperta la terra, la quale, essendo stato ordinato di uscirne, e fu loro fornito un luogo, vi furono raccolti, e misurati e delimitati in essa da rive e sabbia, affinché non potessero inondare la terra; che è un meraviglioso esempio della provvidenza di Dio, nel pesare e misurare le acque; di cui ci fu anche un singolare esempio al diluvio generale, quando le cateratte del cielo si aprirono e si ruppero le fonti del grande abisso, che strariparono su tutta la terra e sui monti più alti in essa; e dopo un po' di tempo se ne andò per comando di Dio, e la terra fu asciutta come prima: le maree, il flusso e il riflusso del mare, e il flusso e il riflusso dei fiumi, da e verso lo stesso luogo, sono cose sorprendenti, e interamente dovute alla potenza e alla provvidenza di Dio; le cause e le ragioni delle quali ci sono sconosciute, ma sono ben note a colui che pesa e misura le acque, che scorrono in un corso regolare; e che quindi deve conoscere la via e il luogo della sapienza e dell'intelligenza

26 Versetto 26. quando emanò un decreto per la pioggia e una via per il lampo del tuono. Decretò dentro di sé che l'avrebbe dato; poiché la pioggia è il suo solo dono, e che nessuna delle vanità dei Gentili può dare, ed è una meravigliosa benedizione per la terra; e che Dio concede a ogni sorta di uomini, sia buoni che cattivi, e lo fa cadere a volte in un luogo e a volte in un altro, a volte in acquazzoni maggiori, a volte in acquazzoni minori; e secondo il suo sovrano piacere lo dà o lo nega; i cui effetti si vedono rapidamente. Il signor Broughton rende la clausola, "ha fatto un balzo per la pioggia, e una via per il lampo del tuono", o "il lampo e il tuono", come Ben Gersom, che pensa che il copulativo ו, "e", sia carente. Il tuono viene da Dio, è la sua voce, e la parola qui usata è al plurale, "voci", che significa vari colpi di tuono; e generalmente lo accompagna il fulmine, che, sebbene percepito per primo, sono entrambi allo stesso tempo l'occhio che fa il suo ufficio più velocemente dell'orecchio; e anche una nuvola è usuale; e così alcuni rendono la parola per fulmine, come in Zaccaria 10:1 ; può significare la via del lampo dalla nuvola temporalesca, e accompagnare i colpi di tuono; il tuono rompe la nuvola e apre un varco per il fulmine: il Targum è,

"un sentiero per i lampi, che corrono con le voci o i tuoni";

ma, sebbene la rotta o il sentiero che il fulmine dirige, sia molto rapido e molto esteso da est a ovest, e non può essere tracciato da noi. Dio che l'ha fatto lo sa, e conosce il sentiero e il luogo della sapienza. Sephorno interpreta questo dei tuoni e dei lampi al dono della legge, che egli comprende con saggezza, come fanno altri scrittori ebrei: Plinio parla dei tuoni e dei lampi come di questioni casuali; ma Seneca li attribuisce più veramente alla potenza divina e alla Provvidenza, come qui

27 Versetto 27. Allora egli lo vide e lo dichiarò,

La sua saggezza, quando fece ed eseguì i suoi decreti riguardo alla pioggia, ai lampi e ai tuoni; lo vide in se stesso, e come appariva nelle opere delle sue mani, che guardava e approvava, e vide che tutto era molto buono; e lo dichiarò agli altri, con le sue opere di natura e provvidenza; poiché essi narrano la gloria di Dio, e in particolare la gloria della sua sapienza.

lo preparò, sì, e lo cercò; l'ha preparata nei suoi consigli, secondo i quali ha operato tutte le cose nella creazione, e lo fa ancora nella Provvidenza; e la sua ricerca denota la sua perfetta conoscenza di essa, e il modo e il corso di essa, o la porta con sé, sebbene sia imperscrutabile, e non la scopriamo da noi. Il signor Broughton capisce questo di una persona, come fanno alcuni altri, persino Cristo, la Sapienza di Dio; rendendo le parole: "Poi la vide e le mostrò", ecc. e così i passaggi in Proverbi 8:27-31, potrebbero essere un commento a queste parole e a quanto sopra; poiché quando i decreti di cui sopra si formarono nella mente divina, allora egli "vide" la sua Sapienza, il suo Logos, il suo Figlio eterno; poiché egli era con lui, e con lui, e in lui, giacente nel suo seno; lo guardò nella creazione, e fece l'uomo a sua immagine, l'idea che si era fatto della sua natura umana, e fece tutte le cose per lui; e lo guardava con la massima delizia e piacere, come se fosse l'immagine espressa della sua persona; dichiarò che era il suo unigenito Figlio, dicendo: "Oggi ti ho generato", Salmi 2:7 ; farlo conoscere agli angeli, come qui si esprime il Targum, e ciò che egli ha progettato di fare per mezzo di lui e con lui; il che causò la rivolta di molti di loro contro di lui; e lo dichiarò ad Adamo non appena ne ebbe l'occasione e l'occasione; lo preparò nei suoi propositi eterni per essere il Redentore e Salvatore del suo popolo, per essere il Capo della chiesa e il Giudice dei vivi e dei morti; lo cercò nella sua infinita sapienza, lo trovò, lo scelse, lo aiutò con il suo olio santo, lo unse e lo costituì riscattatore dei suoi eletti, Giobbe 33:24; Salmi 89:19,20

28 Versetto 28. E all'uomo disse:

Ciò che segue, ad Adamo, così alcuni lo rendono come il signor Broughton, prendendo ciò che è stato poi consegnato per essere detto al primo uomo, o suggerendolo alla sua mente e alla sua coscienza, e inscrivendolo nel suo cuore, dove fu scritta la legge di Dio, e con la quale gli fu ordinato di temere Dio e di evitare il male; o con l'espresso comando che gli diede di non mangiare del frutto dell'albero di Dio. conoscenza; istruendolo così a temerlo e ad astenersi dal male; il che, se l'avesse fatto, sarebbe stata la sua più alta sapienza, e una prova di essa, e della sua intelligenza; ma sembra meglio intenderlo in generale dei figli degli uomini, come il Targum e altri: questa è la sostanza di ciò che Dio dice nelle sue opere, che sono fatte affinché gli uomini lo temano e ne abbiano timore, Salmi 33:6-8; Ecclesiaste 3:14 ; e nella sua parola, e per mezzo dei suoi profeti, e il loro ministero in tutti i secoli; per cui sembra che questi sia l'insieme degli uomini, temere Dio e osservare i suoi comandamenti, Ecclesiaste 12:14. Alcuni rendono le parole: "Ma agli uomini egli disse"; sebbene egli conosca la propria sapienza, e il modo e il luogo di essa, il corso che segue nella Provvidenza, e l'abbia vista, osservata e mostrata; l'abbia preparata, disposta, ordinata e ricercata, e la conosca perfettamente, e le cause e le ragioni di essa; tuttavia non ha ritenuto opportuno farle conoscere chiaramente agli uomini; che quindi devono accontentarsi di sii loro segreti e presta attenzione alla saggezza che è rivelata ed è della massima importanza e conseguenza per loro; vale a dire, ciò che segue,

ecco, il timore del Signore, che [è] sapienza; con ciò si intende non il timore della sua ira e della dannazione eterna, ma l'affetto per Dio con riverenza per lui; come è peculiare dei bambini, un santo timore filiale; e che sia coerente con una fede forte, una grande gioia e un vero coraggio; è l'opposto dell'orgoglio e della fiducia in se stessi, e comprende l'intero culto di Dio sia esteriore che interno: ed è chiamato il timore del Signore, perché egli ne è l'oggetto e l'autore; non viene dalla natura, né negli uomini naturalmente, ma viene dalla grazia di Dio, e ne è dono; si opera nella conversione, ed è accresciuta dalle scoperte dell'amore e della bontà di ed è quella sapienza che Dio fa conoscere al suo popolo, nella parte nascosta; nessuno è saggio finché non teme il Signore; e quando quella grazia è messa in lui, comincia ad essere saggio, perché questo è l'inizio della sapienza, Proverbi 1:7 9:10 ; ed è una parte principale di esso, e molto utile agli uomini, sia per questa vita, sia per quella a venire; e perciò è la loro più alta sapienza preoccuparsene : il cuore di Dio è verso coloro che lo temono; il suo occhio è su di loro; la sua mano comunica con loro; il suo segreto con loro; pone intorno a loro una guardia di angeli; fa sorgere su di loro il sole della giustizia, ed egli ha accumulato per loro molte cose per il tempo e per l'eternità.

e allontanarsi dal male [è] intelligenza; questo è il frutto e l'effetto del timore del Signore, per cui gli uomini provano odio per il peccato e avversione per esso, e si guardano bene dal commetterlo; attraverso di esso si allontanano dal male e si astengono da ogni apparenza di esso; vedi Proverbi 8:13; 16:6 ; e li pone riguardo a Dio e ai suoi comandamenti, e a tutto ciò che è buono, e che è prova e prova di una buona intelligenza, Salmi 111:10. Ora Giobbe suggerisce con questo, che i suoi amici siano solleciti e soddisfatti di una saggezza e di un intelletto come questo, e non ficcassero il naso nei segreti della Provvidenza, e nella saggezza di quella, che non si possono scoprire; e così cessarono di accusarlo d'essere un ipocrita e un uomo malvagio, a causa dei rapporti di Dio con lui, che non erano da rendere conto: e da ciò Giobbe sembra essere un uomo buono, e ha avuto un'esperienza ciò che qui esprime; che era uno che temeva Dio e fuggiva il male, secondo la testimonianza data di lui, Giobbe 1:1,8 ; e questo diede prova della sua vita e della sua conversazione precedenti; di cui si dà conto nel capitolo seguente

Commentario del Pulpito:

Giobbe 28

1 Versetti 1-28. - Il collegamento di questo capitolo con il precedente è alquanto oscuro. Probabilmente dobbiamo considerare Giobbe come portato a vedere, anche mentre giustifica le vie di Dio con i peccatori, quante e quanto grandi sono le difficoltà nel modo di formare un'unica teoria coerente dell'azione divina, che sarà applicabile a tutti i casi. Perciò giunge alla conclusione che Dio è incomprensibile per l'uomo e imperscrutabile; e che è dato all'uomo solo di conoscerlo a sufficienza per la sua guida pratica. Imprimere questo nei suoi ascoltatori è il suo obiettivo principale (Versetti. 12-28); e, per impressionarlo ancora di più, lo introduce con un netto contrasto. Per quanto meravigliosa sia l'intelligenza e l'ingegnosità dell'uomo riguardo alle cose terrene e ai fenomeni fisici (versetti 1-11), per quanto riguarda le cose celesti e il mondo spirituale -- di cui si occupa la vera saggezza -- egli non conosce quasi nulla. Tutto ciò che sa è appena sufficiente per guidare correttamente la sua condotta (versetto 28)

Certamente c'è una vena per l'argento; letteralmente, un problema per l'argento? cioè un luogo o luoghi da cui è tratto dalla terra. Le miniere d'argento della Spagna furono sfruttate molto presto dai Fenici, e produssero il metallo in grande abbondanza (vedi la "Storia della Fenicia" dell'autore, p. 314). Ma l'Asia stessa era probabilmente la fonte da cui si ricavava l'argento nei tempi primitivi. E un luogo per l'oro dove lo raffinano; oppure, fonderlo. L'oro è molto diffuso sulla superficie terrestre, e nei tempi antichi era particolarmente abbondante in Arabia (Diod. Sic.. 2:1; 3:42; Strabone, 16:4. §18; Pietà, 'Hist. Nat.,' 6:32, ss.); così che Giobbe avrebbe potuto facilmente familiarizzare con i processi di fusione e raffinazione. Due processi di raffinazione sono menzionati da Diedoro, praticati dagli Egizi.Geremia 3:11

Versetti 1-28. - La prima parabola diGiobbe:3) . Un discorso sulla vera sapienza

IO LA SAGGEZZA INTROVABILE DAL GENIO UMANO. Tra gli stupendi sforzi dell'industria e dell'abilità umana che Giobbe conosceva, nulla era più adatto a impressionare la mente con il senso dell'illimitata audacia, dell'irresistibile potenza e del meraviglioso successo dell'uomo nel ricercare ogni perfezione (versetto 3) e nel portare alla luce le cose nascoste (versetto 11) delle operazioni del minatore. Questi, la cui conoscenza potrebbe essere derivata dalle miniere allora sfruttate in Egitto, nella penisola sinaitica e in Arabia (vedi Esposizione; e confronta Delitzsch, in loco), sono ritratti con molta accuratezza e vividezza

1. I tesori che il minatore cerca. Questi sono indicati con i loro nomi e i luoghi in cui si trovano comunemente

1) l'argento dal luogo di emissione, cioè dalla miniera; e l'oro, che gli uomini raffinano, dal suo luogo, cioè anche dalla miniera. Gli espositori generalmente sottolineano l'accuratezza di queste affermazioni, che parlano dell'argento come trovato in una vena o "uscita" a una certa profondità sotto terra, e dell'oro come ottenuto vicino alla superficie; dell'argento che richiede di essere estratto dalla terra, e dell'oro che richiede di essere lavato via dalla roccia polverizzata. La prima menzione nelle Scritture di "oro e argento" si riferisce al ritorno di Abraamo dall'Egitto,Genesi 13:2 anche se l'oro abbondò in seguito in Arabia e Giudea al tempo di Salomone.1Re 10:2,21,27 Se "l'uso dell'oro e dell'argento precede comunemente il. scoperta del ferro (Barnes), allora è probabile che quei metalli preziosi non fossero sconosciuti a Tubal-Cain e ai suoi contemporanei.Genesi 4:22 È impossibile dire fino a che punto l'arte della lavorazione dei metalli fosse progredita al tempo di Giobbe, ma la menzione di orecchini e braccialetti ai giorni di Abraamo,Genesi 24:30 e di coppe d'argento, anelli d'oro e catene d'oro all'età di Giuseppe,Genesi 41:42; 44:2 rende evidente che prima dell'era di Mosè era stata raggiunta una notevole competenza. Secondo Giobbe, l'approvvigionamento e la preparazione di questi metalli preziosi erano illustrazioni significative della potenza e dell'abilità dell'uomo

(2) Il ferro dalla polvere, cioè dalle viscere della terra, e il rame dalla pietra, cioè dal minerale per fusione. Tubal-Cain è il primo lavoratore conosciuto dell'ottone (rame) e del ferro.Genesi 4:22 Il ferro è menzionato in seguito al tempo di Og re di Basan, nel 1350 a.C. Lo sfruttamento delle miniere di ferro e rame è più difficile di quello dell'oro o dell'argento; Quindi l'uso dei primi metalli indica uno stato di civiltà più avanzato

(3) Pietre delle tenebre e dell'ombra della morte. Questi possono essere i minerali di rame e di ferro che vengono recuperati dalle profondità più basse della terra; Il minatore, inseguendole, penetra nelle regioni più remote, pone fine alle tenebre, illumina l'interno senza luce della terra e porta la sua ricerca in ogni estremità, cioè in ogni angolo (versetto 3). Oppure possono includere tutti i tipi di pietre preziose, come lo zaffiro (Versetto 6), che giacciono sepolte negli oscuri recessi della terra, che, per placare l'insaziabile sete di acquisto dell'uomo, sono sollevate per così dire dal fuoco, sebbene da esso, cioè dalla superficie della terra, esca il pane (Versetto 5)

2. Il percorso seguito dal minatore. Un percorso solitario

(1) Lontano dalla comprensione umana (Versetto 4). Fuori tra le solitudini della penisola sinaitica il minatore affonda il suo pozzo sotto la superficie del terreno, lasciando dietro di sé le case e le abitazioni degli uomini. Lì, dimenticato dai viaggiatori sopra di lui, si dondola giù per il pozzo della fossa con una fune, scendendo alla sua fatica solitaria; O, forse, seduto sospeso al suo lavoro, oscilla avanti e indietro, lontano dal genere umano

(2) Ritirato dall'osservazione delle creature (Versetti. 7, 8). Spazzando in lungo e in largo in cerca di prede, l'occhio dell'aquila o dell'avvoltoio non può guardare il sentiero nascosto attraverso il quale il minatore si spinge verso il suo bottino; anzi, alla ricerca dei tesori della terra viaggia per una strada inaccessibile e persino impercettibile dal leone e dalle altre orgogliose bestie da preda. Che l'uomo possa penetrare in rifugi segreti alla ricerca della ricchezza, dove né l'uccello perspicace né la bestia dall'odore acuto possono seguirlo, è una straordinaria testimonianza della superiorità dell'uomo sulla creazione bruta

3. Le operazioni eseguite dal minatore. Alcuni di questi sono già stati menzionati, ma per motivi di continuità possono essere qui ripetuti

(1) Affondare un pozzo (Versetto 4), lungo il quale scende con una fune

(2) Esplorare l'interno della crosta terrestre (Versetto 5), sollevandola per così dire con il fuoco

(3) Facendo saltare e sgomberando la roccia che non contiene minerale (Versetto 9), ponendo la mano sul quarzo e rivoltando le montagne dalle radici. Che l'esplosione fosse praticata nei tempi antichi è affermato da Plinio (vedi Esposizione; e di. Delitzsch)

(4) Tagliare canali, o gallerie, nella roccia per drenare l'acqua (Versetto 10), o, secondo un altro punto di vista, per portare l'acqua per lavare il minerale d'oro

(5) Proteggersi dall'allagamento della miniera (Versetto 11), legando i corsi d'acqua che non piangono (un termine tecnico ancora usato tra i minatori), cioè arginando l'acqua che filtra attraverso il tetto e i lati della miniera, che altrimenti interferirebbe con le operazioni del minatore, ma che, essendo trattenuta, gli permette di portare alla luce tutte le cose preziose che le viscere della terra nascondono. E ora, dopo aver terminato questo vivido e istruttivo schizzo dell'impresa, dell'abilità e della potenza con cui il minatore esplora i luoghi profondi della terra in cerca di ricchezza, il poeta si sofferma a chiedersi in trionfo: Dove sono i corrispondenti successi dell'uomo nella ricerca della saggezza? L'uomo può scavare, tagliare e farsi strada attraverso rocce e montagne fino a raggiungere il luogo degli zaffiri; ma il ritrovo della saggezza, cioè dei veri principi dell'amministrazione divina, e il luogo della comprensione, cioè la facoltà di applicarli a casi particolari, sono e devono rimanere per sempre al di là della sua comprensione

II LA VERA SAGGEZZA INCOMPARABILE NEL SUO VALORE. Raffigurando un mercante di perle ansioso di acquistare questo tesoro celeste,

diMatteo 13:45,46 Giobbe osserva:

1. Che non può essere scoperto per essere valutato. Se uno dovesse vagare per la terra dei viventi, cioè attraversare la faccia della terra in ogni direzione per inseguirla, sfuggirebbe comunque alla sua osservazione. Se egli "prendesse le ali del mattino e fuggisse fino agli estremi confini del mare",Salmi 139:9 indagando su di esso, il mare ad ogni onda increspata risponderebbe: "Non è con me". Anzi, se si tuffasse nell'abisso sotterraneo delle acque,Salmi 139:8 continuando ancora la sua ricerca della saggezza, da quelle oscure profondità risuonerebbe la risposta: "Non in me"

2. Che, se potesse essere scoperto, l'uomo non può stimarne il valore. «Il mortale non conosce il suo prezzo» (Versetto 13). Questa saggezza celeste è così trascendente nella sua eccellenza, così capace di superare le concezioni ordinarie dell'uomo, che il compito di apprezzarne il valore essenziale va oltre le capacità della sua comprensione finita. "L'uomo è la misura dell'universo", diceva Pitagora. "Sia così", è il pensiero di Giobbe; "qui c'è qualcosa al di fuori dell'universo di cui la più vasta intelligenza umana non è la misura": la saggezza divina, in base alla quale è stata formulata e da cui è continuamente governata, compresa l'intelligenza divina che ha ideato il piano ideale del mondo, il piano ideale o modello stesso, e la saggezza e il potere combinati con cui quel piano viene portato avanti nella realizzazione minuziosa e completa

3. Che, anche se il suo prezzo potesse essere detto, il suo equivalente non potrebbe essere trovato dall'uomo. "Il poeta mette tutto sotto contribuzione per illustrare il pensiero che il valore della saggezza supera il valore della cosa terrena più preziosa" (Delitzsch). Nulla che il minatore possa estrarre dalle viscere della terra, né nulla che il mercante possa importare da climi stranieri; Anzi, non tutte queste cose insieme possono essere paragonate al gioiello celeste dell'eterna sapienza. L'oro e l'argento della qualità più rara, più pura, più luminosa, le perle più preziose, di colore delicatissimo e di valore favoloso, l'intera ricchezza di un mondo, non possono comprarli. Ciò che Giobbe afferma della saggezza che permette di comprendere e apprezzare i principi del governo divino sulla terra, è più vero di quella saggezza che rende saggi per la salvezza. Anch'essa è di per sé inscopribile dall'uomo.1Corinzi 1:21 Il suo vero valore non può essere adeguatamente apprezzato dall'uomo.Romani 11:33 Il suo equivalente mercantile non può essere offerto e nemmeno trovato dall'uomo.Matteo 16:26 Il prezzo di colui che è la Sapienza di Dio1Corinzi 1:24 è al di sopra dei rubini

III LA VERA SAPIENZA POSSEDUTA SOLO DA DIO. Poiché la sapienza non può essere scoperta né dall'intelligenza dell'uomo né acquistata dall'oro dell'uomo, la domanda sorge spontanea: "Da dove viene dunque la sapienza? e dov'è il luogo dell'intelligenza?", in risposta al quale Giobbe afferma:

1. Che la vera sapienza è il segreto di Dio solo. La conoscenza esclusiva della sapienza da parte di Dio è rappresentata in modo impressionante da una rinnovata dichiarazione della totale ignoranza di tutti gli esseri creati riguardo a questo tema trascendente

(1) L'uomo è assolutamente impotente a pronunciare una parola proficua sull'argomento, "poiché è nascosto agli occhi di tutti i viventi" (Versetto 21). Quindi il piano divino di redenzione è uno di quelli che non sarebbe mai entrato nella mente dell'uomo per concepire. E quindi i piani umani di salvezza si sono sempre dimostrati insufficienti e inutili

(2) Le creature generalmente non sono in grado di fornire informazioni su questa nobile questione. Persino gli uccelli lungimiranti, ai quali gli antichi indovini erano soliti rivolgersi nelle loro perplessità, non hanno alcun oracolo da pronunciare, visto che è "tenuto vicino agli uccelli del cielo" (Versetto 21)

(3) Gli abitanti degli inferi sono ugualmente in difficoltà su questa alta questione. "Distruzione e morte dicono: Neemia abbiamo udito la fama con i nostri orecchi" (Versetto 22). Vale a dire, gli abitanti dei regni dei morti sono consapevoli della sua esistenza, ma non possono comunicare alcuna conoscenza della sua natura e del suo valore. E, avendo così escluso tutti gli esseri creati dalla partecipazione a questa saggezza, il poeta termina dichiarando solennemente:

2. Quella vera sapienza è proprietà solo di Dio. "Dio ne comprende la via e ne conosce il luogo" (versetto 23). Oltre ad affermare che Dio sa da dove si può ottenere la vera sapienza, Giobbe intende trasmettere l'idea che solo Dio è in possesso di questa sapienza. Guardando fino ai confini della terra e scrutando sotto tutto il cielo, egli non solo comprende con il suo sguardo onnisciente "dove abita la sapienza", ma, in virtù di quella conoscenza, è lui stesso l'Infinitamente saggio e comprensivo.Giobbe 12:13

3. Questa vera sapienza è stata esemplificata solo da Dio. La creazione del mondo è stata una sublime manifestazione di questa saggezza.Proverbi 8:27-31 In particolare, l'istituzione di quelle leggi che regolano la forza del vento, la distribuzione della terra e dell'acqua, la raccolta e lo svuotamento delle nuvole di pioggia, e l'origine e il corso dei fulmini, fu una dimostrazione significativa dell'intelligenza celeste (Versetti. 25, 26). Anzi, quando l'Onnipotente Artefice modellò l'universo, cercò questa saggezza, le assegnò un posto e una funzione nella sua grande opera creativa, e affidò ad essa la produzione, la conservazione e il governo provvidenziale di tutte le cose finite (Versetto 27). Con questa Sapienza che non inizia San GiovanniGiovanni 1:1-4 identifica la Parola di Dio, il Signore Gesù Cristo

IV LA VERA SAPIENZA DIVINAMENTE RIVELATA ALL'UOMO. Benché non sia stata scoperta dal genio umano e non possa essere acquistata dall'oro umano, la vera saggezza non è stata negata all'uomo. Egli l'ha ricevuta per rivelazione

1. La Divinità di questa rivelazione. Non è stato impartito dalla natura. Il tessuto materiale della creazione è un prodotto e una manifestazione della saggezza celeste; ma non è sufficiente per l'uomo come legge, conformandosi alla quale egli può anche raggiungere la sapienza. Né l'uomo stesso l'ha scoperta, né con la ricerca fisica o scientifica, né con la speculazione filosofica o religiosa, né con la divinazione pagana e superstiziosa. La legge che dovrebbe rendere l'uomo partecipe della sapienza eterna era ed è qualcosa di distinto dalle leggi che regolano la materia. Era qualcosa che si comunicava all'uomo al di là di tutto ciò che Dio gli diceva indirettamente per mezzo della natura

2. L'antichità di questa rivelazione. In vari periodi successivi, come ad esempio al Sinai, e di nuovo all'Avvento, ripetuto e ampliato, fu ancora pronunciato per la prima volta nel giorno della creazione dell'uomo, quando Dio, avendo fatto dell'uomo una creatura intelligente e responsabile, lo pose sotto la legge del diritto, incisa sulle tavole carnose del suo cuore

3. L'importanza di questa rivelazione. Quella sapienza celeste ha per l'uomo un principio essenziale interiore e un'espressione permanente esteriore

(1) Il principio essenziale interiore: "il timore del Signore (Adonai)". Questo timore non è un terrore servile, ma un timore filiale e reverenziale, basato su una giusta concezione della grandezza di Dio,Giobbe 25:2 e della relazione dell'uomo con lui come Governatore morale. Tale timore è la radice e la molla principale di ogni pietà nelle anime.Deuteronomio 5:29; 10:12; 2Re 17:36; Salmi 96:4,9; 147:11; Ecclesiaste 12:13; Matteo 10:28; 1Pietro 1:17);

È anche la vera fonte e l'inizio di tutta la vera sapienza. Quindi "sapienza" e "pietà", "o religione" sono sinonimi. Né si può dubitare che per un'anima umana il timore di Dio, nel senso comprensivo ed elevato di cui si è parlato, sia sommamente ragionevole in se stesso, e incontestabilmente saggio come principio per regolare la vita. Il termine definisce brevemente l'atteggiamento che gli esseri intelligenti dovrebbero mantenere verso Dio, il gloriosissimo Governatore morale dell'universo. Originariamente impiantato nell'uomo al momento della creazione, e successivamente cancellato dalla Caduta, viene ora reimpiantato o risvegliato nell'uomo dal vangelo

(2) L'espressione permanente esteriore: "allontanarsi dal male". Temere Dio e tuttavia continuare nel peccato è una contraddizione morale. L'anima che venera la maestà di Dio e trema alla potenza di Dio, molto di più che ammira il carattere di Dio e ama la Persona di Dio, troverà necessariamente la sua più alta felicità nel rispettare la Parola di Dio e nel fare la volontà di Dio. Quindi una separazione rapida, seria, decisiva, completa e finale dal male (cioè dagli errori sia nella dottrina che nella pratica) di ogni tipo è largamente insistita come l'unica prova soddisfacente della vera religione,Giobbe 11:14 Salmi 4:4 Isaia 1:16 Proverbi 3:7 8:13 16:6 mentre i veramente pii, i cui cuori sono realmente posseduti da santo timore, sono sempre caratterizzati da una determinazione più o meno risoluta ad osservare la Legge Divina.Salmi 112:1; 119:63; Proverbi 14:2,16; 2Corinzi 7:1; Efesini 5:21; 1Pietro 1:17 Confronta il linguaggio di un antico inno religioso ad Amen: "Io grido: Il principio della sapienza è la via di Amen" (vedi 'Annali del passato', vol. 6, p. 99)

Imparare:

1. Ammirare la saggezza e la bontà di Dio nella costruzione e nella disposizione di questo globo materiale. Oltre ad essere modellata dalla saggezza divina, la terra è anche piena delle ricchezze divine

2. Vedere nei monumenti dell'abilità ingegneristica dell'uomo, dell'industria meccanica, dell'impresa commerciale e della ricerca scientifica allo stesso tempo una straordinaria testimonianza del dominio dell'uomo sulle creature e un'ammirevole conferma della verità della Scrittura

3. Valutare la ricchezza materiale al suo vero valore, osservando sia la sua debolezza che il suo potere. Pur contribuendo largamente al benessere fisico e all'influenza sociale dell'uomo, non può impartire né saggezza né felicità, e ancor meno può servire come sostituto della religione e della salvezza

4. Ragionare che la stessa sapienza divina che ha posto la creazione materiale sotto la legge non dimenticherebbe di istituire una regola di vita per l'uomo. Quindi la morale e la religione non sono accidentali e relative, ma assolute ed eterne, essendo inseparabilmente legate alla costituzione dell'uomo come creatura intelligente e responsabile

5. Riconoscere l'innata stoltezza di coloro che non temono Dio né si allontanano dal male. "La legge dei saggi è una fonte di vita, per allontanarsi dalle insidie della morte."

6. Riconoscere con gratitudine l'amorevole benignità divina nel far conoscere all'uomo la multiforme sapienza di Dio in Cristo e la sua salvezza. Il segreto dell'amministrazione divina che Giobbe non poteva comprendere è stato chiaramente scoperto nel vangelo

7. Percepire che sin dalla Caduta il mondo è stato governato sostanzialmente sugli stessi principi. Cristo conduce oggi gli affari mondani come faceva al tempo di Giobbe secondo la legge della grazia e nell'interesse della santità

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-28. - Lodi della sapienza divina

In mezzo alle tenebre della sofferenza e al senso profondo dei misteri della vita, inspiegabili dalla sapienza umana, Giobbe si eleva alla contemplazione di quella sapienza divina che ha fondato tutte le cose, che conosce tutte le cose, e nel cui riverente riconoscimento l'uomo può trovare per se stesso la vera via della sapienza e della potenza. Già lo spirito di Giobbe, purificato dalla lunga sofferenza e dall'esperienza, sta salendo a quella presenza dove c'è luce e non c'è alcuna oscurità; e da questa altezza di calma contemplazione è adatto a diventare l'insegnante dei suoi maestri, l'"istruttore di molti"

LA VERA SAGGEZZA NON SI TROVA DA NESSUNA PARTE SULLA TERRA. (Versetti 1-11) Per illustrare ciò, ci viene addita, in un'ottima descrizione, l'arte dell'estrazione mineraria, mediante la quale l'uomo mette a nudo i costosi tesori della terra,Deuteronomio 8:9 ma non può entrare in possesso di questo tesoro più alto e migliore di tutti. L'oro, l'argento, il ferro e il rame vengono estratti dalle viscere della terra e fusi dai loro minerali; La lampada del minatore dissipa l'oscurità, mentre in ogni direzione cerca il "minerale dell'oscurità e della notte mortale". È un'immagine del lavoro ardente, laborioso, instancabile con cui gli uomini di tutte le epoche, nelle miniere dell'Egitto, della Palestina, del vecchio e del nuovo mondo, hanno cercato di raccogliere e di accumulare tesori sulla terra per se stessi. Spesso c'è anche una frenesia, uno sconsiderato disprezzo per la salute e per la vita, in questa appassionata ricerca. Con quale zelo dovremmo piuttosto perseguire la ricerca dei tesori celesti, delle benedizioni interiori che rendono gli uomini veramente ricchi e felici!Matteo 16:26 La descrizione continua. Il fusto (Versetto 4) è spezzato da coloro che abitano in alto; I minatori si immergono profondamente nella terra, sempre più lontano dalle abitazioni degli uomini, in modo da essere dimenticati dal passo di chiunque cammini sopra. Sono raffigurati mentre sono appesi lontano dai mortali con delle corde durante la pericolosa discesa del pozzo nel loro cammino per ottenere il minerale (Plinio, 'Hist. Nat.' 33:4. 21). Lassù, sulla terra luminosa, cresce il grano del pane, mentre appartiene. Gli uomini si agitano e frugano nelle sue viscere, usando a volte la forza disturbante e distruttiva del fuoco (versetto 5). Le pietre preziose così come i metalli, gli zaffiri e il minerale d'oro, cadono un premio per il minatore diligente (Versetto 6). Poi, per aumentare la descrizione, viene raffigurata l'inaccessibilità di queste vie sotterranee. Gli uccelli e le bestie rapaci che vagano tutt'ora non li hanno scoperti (Versetto 8). Ma l'uomo imperterrito posa la mano sulla selce, sradica le montagne e apre sentieri attraverso le rocce, e il fuoco del desiderio ardente brilla nei suoi occhi mentre cade su ogni cosa preziosa. Si sforza di tenere l'acqua fuori dai suoi pozzi, dai quali sono così facilmente traboccanti e rovinati; E così porta alla luce i tesori nascosti (versetto 11). Tali sono le splendide capacità dell'uomo: il coraggio, l'energia, la sfida al pericolo, suscitate dai suoi desideri. La sua ricompensa arriva; Ma corrisponde ai suoi sforzi? Avendo trascorso il meglio dei suoi giorni in queste dure fatiche, ansietà e pericoli, pensa di sedersi e confortare la sua età con le acquisizioni del suo più giovane e più audace sì, s; Ma il godimento del povero resto della vita bilancia forse queste lotte che forse gli hanno portato l'età prima del tempo, e lo hanno tagliato fuori dal piacere nei giorni giusti del piacere, e dalle soddisfazioni giovanili che allora gli erano negate? "Oggi ho ottant'anni, e posso ancora gustare ciò che mangio e ciò che bevo?".2Samuele 19:35 "Chiunque vivrà fino all'età di Parzillai non sarà in grado, con tutta la ricchezza e la grandezza di Barzillai, di procurarsi un gusto più rapido e migliore di quello che Barzillai gli sarà posto davanti" (Sud)

II LA SAGGEZZA NON HA ALCUN BENE ESTERIORE, E NON SI TROVA ALCUN MEZZO ESTERIORE. (Versetti 12-22) La saggezza pratica, il principio della retta condotta e la saggezza teoretica, o intuizione, dove si troveranno in tutto il vasto mondo (Versetto 12)? Nessuno conosce il prezzo d'acquisto, né il mercato della saggezza in tutta la vasta terra dei viventi. "Metti i soldi nella tua borsa" è l'unica massima che si applica a tutto tranne che a questo. "Il denaro risponde a tutte le cose", ma ci sono delle eccezioni, e questa è una. L'oro e l'argento non hanno più potere delle pietre e delle zolle in questo commercio spirituale. Attraversare i mari; visitare le grandi città; entrare nelle chiese; studiare nelle scuole; vedere e sentire tutto; eppure il cuore addolorato griderà: "Dov'è la sapienza? e qual è il suo prezzo?" Tutto l'oro e i gioielli delle Indie non possono comprarlo. Il suo valore è incomparabile. Ad esso si può applicare né peso né misura; Non ha posto negli affari e negli scambi del mondo (Versetti. 13-19). Di nuovo, quindi, e di nuovo ricorre la domanda di lega: "Da dove viene la saggezza? dov'è il luogo della comprensione?" La scienza non può rispondere, con tutta la sua acutezza di visione e la sua ricchezza di conoscenze; Nessun occhio d'aquila più brillante ha cercato la sua posizione. Né i vivi né il regno dei morti possono portarci notizie del suo luogo (Versetti. 20-22). Deve quindi essere irrilevante. Ed essendo reale, deve essere cercato e trovato da ciò che è reale e spirituale in noi stessi. Le cose che occhio non ha visto, né orecchio ha udito, né immaginazione concepite, Dio le rivela allo spirito. Dobbiamo essere consapevoli di una vita spirituale e dei bisogni spirituali; di un destino per le cose celesti e terrene; Dobbiamo cedere all'impulso spirituale e lavorare per la soddisfazione della fame spirituale così come per il pane che perisce, se vogliamo che questa grande domanda abbia mai una risposta

III LA SAPIENZA È NEL TIMORE DI DIO. (Vers 23-28)

1. La domanda ha risposto. Dio conosce la via della sapienza, perché ne conosce la sede e il luogo. (versetto 23) Egli stesso è l'Onnisapiente. La sua saggezza si vede nella meravigliosa costruzione e disposizione del mondo naturale. Egli regola i venti e le acque,Isaia 40:12 la pioggia, i lampi e i tuoni (Versetti. 24-26). E la sua saggezza assoluta è la regola per la vita interiore dell'uomo, il mondo ancora più meraviglioso della vita spirituale. Nella creazione nel suo insieme egli annuncia tipicamente la sua eterna volontà a tutte le creature razionali (Versetto 27)

2. La dichiarazione divina. (versetto 28, "Il timore del Signore è sapienza, e allontanarsi dal male è intelligenza"). Dio non avrebbe tenuto la sua saggezza del tutto segreta. Egli rivela, oltre che è, la saggezza. Questo è il comandamento eterno originale, la legge che "non è di ieri" e che non è mai stata sconosciuta in nessuna generazione dell'umanità

LEZIONI

1. L'eterna ricchezza della natura di Dio. Non aveva bisogno di un modello o di una copia da cui inquadrare il suo mondo. "Ha parlato, ed è stato fatto; comandò, e rimase saldo ' (Versetto 27)

2. C'è una sapienza che è esempio e fine, e una sapienza che è ombra e mezzo. Il primo è in Dio, il secondo da Dio in noi. Così noi siamo "partecipi della natura divina" nel riflesso da lui, nell'unione con lui e nel godimento di lui.

2Pietro1:4

3. La sapienza è la natura di Dio,Proverbi 8:25 increata, essenziale; per noi è un'acquisizione, una derivazione

4. La vera sapienza per noi dipende dalla comunione viva e morale del cuore con Dio. Senza questo è vano cercare di conoscerlo. Un proverbio orientale dice: "Colui che vuole imparare i segreti dei potenti, deve vegliare diligentemente alle sue porte". Beati coloro che così attendono continuamente alle porte di Dio

5. La vera sapienza non si ottiene senza il suo prezzo. Deve essere realizzato con lo sforzo di una vita santa e pia. L'allontanamento dal male, la mortificazione del peccato, l'estirpazione dei vizi, ci preparano a lavorare abbastanza in questa vita, e fanno sembrare piccole le fatiche dell'uomo per il bene corruttibile in confronto. "Ma la fine è nobile e la ricompensa è grande"

6. L'energia dell'uomo nel perseguimento del bene terreno dovrebbe ricordarci costantemente la necessità di un simile zelo nella ricerca del bene eterno.Matteo 6:19 1T 6 Giudici 5

OMULIE di R. GREEN Versetti 1-12. - Il sentiero della vera saggezza

Con singolare pienezza Giobbe descrive i primi metodi di estrazione mineraria, e la conoscenza che l'uomo aveva già acquisito dei tesori nascosti della terra, e il potere che poteva esercitare su di essi. Riconoscendo il potere dell'uomo e la sua profonda comprensione della natura e della costituzione della terra, nonché dei suoi numerosi tesori e processi, egli prepara la via per l'esposizione dei limiti oltre i quali l'uomo non può andare. Con tutte le sue ricerche non trova il sentiero della "saggezza", e con tutto ciò che ottiene non riesce a ottenere "intelligenza". E questo prepara ulteriormente per l'esposizione delle vere fonti della saggezza e del luogo della comprensione. Il sentiero della vera saggezza non si trova in quegli oscuri recessi della terra dove si nasconde la vena dell'argento. È un sentiero che nessun uccello conosce, e che l'occhio acuto dell'avvoltoio non ha visto, e su cui le bestie da preda non hanno calpestato; né vi è passato accanto il leone feroce. Dio solo ne conosce la via e lui solo ne conosce il sentiero. La semplice deduzione, quindi, è: l'uomo deve chiedere saggezza a Dio

L 'ERRORE DI SUPPORRE CHE LA CONOSCENZA DEI PROCESSI DELLA NATURA DIA UNA VERA E PERFETTA SAGGEZZA. In tutte queste cose l'uomo può essere profondamente istruito, eppure c'è un sentiero che gli è nascosto. Il pericolo di oggi è quello di supporre che la scienza, veramente chiamata così, sia una conoscenza sufficiente per l'uomo. Un'accurata conoscenza delle "leggi della natura" lascia ancora l'uomo nell'ignoranza di molte verità necessarie. Per il corretto utilizzo delle sostanze materiali, è necessaria la conoscenza di tali sostanze e delle leggi della loro combinazione; e per la sicurezza della vita animale, la conoscenza della sua struttura e dei suoi processi -- le leggi della vita animale -- è altrettanto necessaria. Ma l'idea totale della vita umana non è raggiunta da questi. Chi è capace di atti morali e spirituali ha una natura morale e spirituale; e ha bisogno della conoscenza delle leggi del governo morale sotto il quale è posto, e della natura spirituale di cui è dotato

II L'UMILE NEMICO CHE CERCA QUESTA SAGGEZZA NASCOSTA CONDURRÀ GLI UOMINI ALLA CONVINZIONE DELLA LORO INCAPACITÀ DI GIUNGERE A UNA PERFETTA CONOSCENZA CON ESSA. È nascosto agli occhi di tutti i viventi. Questo è molto umiliante per il cuore orgoglioso di colui che ha evidentemente una posizione suprema in mezzo alle opere di Dio, che è al di sopra di tutte le creature, sottomettendole alla sua autorità; e al di sopra della "natura", costringendola a sottomettersi al suo desiderio. Sapere che non sa, e sapere che cercando non può trovare la conoscenza che desidera, abbassa il suo aspetto elevato. Qui deve sedersi al posto dello studioso; Qui, confessando la sua ignoranza, chiede

III IL VERO RICERCATORE, SCONCERTATO DAI SUOI MOLTI SFORZI, SI RIVOLGE INFINE A DIO, E TROVA IN LUI LA FONTE DELLA SAPIENZA; e impara che il timore del Signore è il possesso della vera saggezza, e l'attento mantenimento del sentiero della rettitudine la vera intelligenza. Vale a dire, la saggezza più alta è uno stato morale, e la comprensione più vera è un'obbedienza religiosa

Da quanti è questo "nascosto", e come sono riluttanti gli ignoranti a chiedere, e i superbi a riconoscere il loro bisogno! Mentre colui che consapevolmente manca di questa suprema sapienza, e chiede a Dio, dimostra di dare a tutti liberalmente, e non rimprovera nessuno per averlo chiesto. - R.G

OMULIE di w.f. adeney Versetti 1-11. - Il minatore

Questo passaggio è giustamente famoso per la sua descrizione grafica dell'antica attività mineraria. Ci dà un quadro della fatica e del pericolo del minatore, della sua industria, della sua abilità e della sua avventura. Vediamo quali lezioni si possono trarre dal minatore e dal suo mestiere

DIO HA ACCUMULATO GRANDI RICCHEZZE PER L'UOMO. La gente parla stupidamente di esaurire le miniere. Particolari miniere possono finire, e certi filoni possono essere elaborati. Ma la terra non è una miniera o una contea inglese. Nessuno è in grado di calcolare quali vaste riserve di metallo si trovino sotto la superficie del terreno. Il grande tesoro è stato appena toccato; secoli e secoli non basteranno a saccheggiare i suoi magazzini. Quando veniamo a conoscenza dell'Australia, dell'Asia Minore, del Sud America, ss.), scopriamo che c'è ancora una ricchezza illimitata sotto il suolo. Così Dio ha provveduto ampiamente ai bisogni dei suoi figli

II QUESTE RICCHEZZE SONO NASCOSTE SOTTO LA TERRA. Gli uomini devono affondare pozzi e rastrelliere per l'esplosione. Dio ci dà grandi beni, ma noi dobbiamo impiegare energia per acquisirli. Così Israele dovette combattere per Canaan. La saggezza si ottiene attraverso la fatica e lo sforzo. La ricchezza spirituale si conquista a costo del conflitto spirituale. Sebbene il conflitto principale fosse quello di Cristo, e sebbene i migliori tesori fossero dati gratuitamente, dobbiamo cercare se vogliamo trovarli.Matteo 7:7

III IL LAVORO DEL MINATORE È FATICOSO. Pochi uomini hanno un compito così sgradevole o difficile. Nelle oscure regioni sotterranee, che spesso respirano un'atmosfera stretta e malsana, soffrono di un caldo tremendo, lavorano con l'ascia e la pala, il minatore non ha un lotto ozioso. Potrebbe essere dimenticato da coloro che calpestano il prato verde sopra la sua testa. Ma tutti noi traiamo profitto dalla sua industria. È giusto che la sua opera coraggiosa e ardua sia generosamente riconosciuta. Nelle nostre case felici e nelle nostre belle chiese dovremmo fare muro per pensare al minatore, e pregare per lui proprio come preghiamo per "coloro che sono in pericolo sul mare"

IV INGEGNO E INTRAPRENDENZA CARATTERIZZANO IL LAVORO DEL MINATORE. Quanta riflessione, sforzo e audacia vengono messi nell'estrazione mineraria! Non è forse questo un lavoro più nobile dell'uccisione che tutto il mondo onora nel soldato? Possiamo capire perché Dio ha nascosto i metalli preziosi nelle viscere della terra, quando vediamo quali tratti virili si sono sviluppati nell'opera per ottenerli. Ma se è così, non dovrebbero essere messe in evidenza le stesse alte qualità nella ricerca del tesoro nascosto del regno dei cieli? Il suo oro, l'argento, il ferro e il rame valgono tanta fatica, la saggezza, la crudeltà e la vita eterna non meritano forse gli sforzi più strenui?

V C'È UN PERICOLO NELLA VITA DEL MINATORE. I disastri minerari sono più fatali dei naufragi. Il minatore ha bisogno di conoscere un rifugio più sicuro di qualsiasi altro che l'arte o la scienza possano inventare. Egli, in verità, dovrebbe avere la sua fiducia in Dio. Ma per altri il suo pericolo è un'occasione per suscitare interesse e approfondire la simpatia. Tutti noi traiamo profitto dalle sue fatiche; almeno, quindi, facciamo tutti ciò che possiamo per proteggerlo dai pericoli creati dalla negligenza e dall'egoismo. - W.F.A

2 Il ferro viene tolto dalla terra.

vedi il commento su - Giobbe 20:24 Il ferro fu trovato sulle colline della Palestina,Deuteronomio 8:9 nella regione trans-giordana (Giuseppe Flavio, 'Campana. Giuda', 4:8. §2), nell'arenaria del Libano (Hist. of Phoenicia, p. 47) e in Egitto (Hist. of Ancient Egypt, vol. 1, p. 93), probabilmente anche in molti altri luoghi. Non si trova quasi mai, se non sotto forma di minerale di ferro, e quindi deve essere "estratto dalla terra". E il bronzo è fuso dalla pietra. Per "ottone" dobbiamo intendere il rame, poiché l'ottone dell'amalgama non si trova mai allo stato naturale. Il rame fu prodotto in abbondanza in tempi molto antichi dalle miniere che gli Egiziani lavoravano nella penisola sinaitica (Hist. of Ancient Egypt, vol. 1, pp. 93, 94). Si poteva ottenere anche dalla Palestina, da Cipro ('Hist. of Phoenicia', p. 311) e dall'Armenia.Ezechiele 37:13 A volte si trova puro, ma generalmente sotto forma di minerale di rame, che deve essere "fuso" perché il metallo puro possa defluire

3 Egli pone fine alle tenebre. L'uomo, nel suo desiderio di ottenere questi metalli, "pone fine alle tenebre", cioè pone la luce del giorno, o la luce artificiale che porta con sé, sulla dimora naturale delle tenebre, le parti interne della terra. La prima operazione del minatore è quella di perforare il terreno con un fusto, perpendicolare, orizzontale o obliquo, a seconda del suo scopo. Attraverso questo la luce entra in quella che prima era un'oscurità totale. e scruta ogni perfezione, le pietre delle tenebre e l'ombra della morte, anzi scruta fino all'estremità le pietre delle tenebre fitte e l'ombra della morte; esplora, cioè, l'intera torbida regina all'interno della terra, nonostante la sua spaventosa oscurità e oscurità

4 Il diluvio si scatena dall'abitante. Questo passaggio è molto oscuro; ma i critici recenti suggeriscono, come probabile significato, "Egli (cioè il minatore) apre un pozzo, lontano da dove abitano gli uomini" (vedi la Revised Version). Il minatore non vuole essere disturbato, e quindi affonda il suo albero in un luogo selvaggio, lontano dalle abitazioni degli uomini. Anche le acque dimenticate del piede; piuttosto, sono dimenticati del piede; Cioè nessuno li visita, sono lasciati soli, sono "dimenticati del piede" del passante. Si sono inaridite, sono scomparse dagli uomini; piuttosto, pendono dondolandosi avanti e indietro lontano dagli uomini. La discesa del pozzo avviene tramite una corda, alla quale si "appendono oscillando" per tutto il tempo che si difendono. Poiché hanno cercato la segretezza, tutto questo si svolge lontano dai ritrovi degli uomini

5 Quanto alla terra, da essa esce il pane. L'astuzia dell'uomo è tale che egli volge la terra a vari usi. Coltivando la sua superficie egli fa sì che produca il sostegno della vita, il pane: e con le sue operazioni minerarie la parte inferiore di esso si trasforma in fuoco, o meglio, come fuoco. Il fuoco era usato in alcuni dei processi con cui masse di materiale venivano staccate e costrette a cedere i loro tesori (vedi Plinio, Hist. Nat., 33:4. §73)

6 Le sue pietre sono il luogo degli zaffiri. Tra le rocce e le pietre di cui è composto principalmente l'interno della terra si trovano gemme di inestimabile valore, per esempio gli zaffiri. È dubbio se lo zaffiro ebraico (ryps) fosse la gemma che porta questo nome tra noi, o il lapislazzuli. In entrambi i casi era molto stimato, e appariva nelle corone dei re,Ezechiele 38:13 e nel pettorale del sommo sacerdote;Esodo 28:18 Giobbe nota il suo alto valore nel versetto 16. Ed essa (cioè la terra) ha polvere d'oro; letteralmente, polvere; cioè una moltitudine di piccoli granelli o atomi. Nelle rocce aurifere l'oro è comunemente sparso in tali granelli

7 C'è un sentiero che nessun uccello conosce; oppure, il suo è un sentiero che nessun uccello rapace conosce (vedi la versione riveduta). Il percorso del minatore attraverso le viscere della terra è intenzionale. e che l'occhio dell'avvoltoio non ha visto. L'avvoltoio è probabilmente l'uccello più acuto, ma non riesce nemmeno a intravedere il sentiero sotterraneo che il minatore percorre

Versetti 7, 8.- Il sentiero del minatore

L'occhio dell'avvoltoio è acuto, i cuccioli del leone sono audaci; Eppure un sentiero che queste creature selvagge non videro mai è noto al minatore, e da lui scalato nella sua ricerca di metalli preziosi. Penetra in terribili burroni, si arrampica su dirupi vertiginosi, segue passaggi oscuri fino al fianco della montagna, scende profondi pozzi fino alle regioni nascoste della terra

I LA SUPERIORITÀ DELLA MENTE SULL'ISTINTO. I sensi degli animali sono più acuti di quelli degli uomini; La vista dell'uccello e l'odore della bestia selvaggia superano di gran lunga la nostra vista e il nostro olfatto. Gli animali sono più forti degli uomini; Non possiamo emulare il volo dell'avvoltoio o il colpo della zampa del leone. Eppure, con sensi più ottusi e muscoli più deboli, possiamo governare gli animali; Possiamo anche batterli sul loro stesso terreno. La superiorità dell'uomo è la superiorità della mente. Perciò, se vuole conservare e perfezionare questa superiorità, non deve scendere al livello delle bestie che periscono. La sensualità sottetta priva l'uomo della sua supremazia. Se è per mezzo della mente che l'uomo vince, è vergognoso vivere per il bene del corpo. Solo la forza mentale dà a una creatura così debole come l'uomo una qualche possibilità nella lotta per l'esistenza. Allora è del tutto incongruo che si permetta all'appetito corporeo di asservire questa potenza per i suoi bassi piaceri. Inoltre, se l'uomo interiore è l'uomo superiore, ciò che è più elevato dentro di noi è il nostro sé più vero e migliore. Le potenze più alte scalano le vette più alte

II IL TRIONFO DELL'ENERGIA. Il minatore conosce il suo percorso segreto e lo scala, perché è determinato a cercare i metalli preziosi, non importa dove debba andare per inseguirli. Qui c'è il vigore virile. Ora, è proprio questo vigore unito all'intelligenza che dà all'uomo il successo nella battaglia della vita. Nessuno merita di essere prospero senza di essa. È solo uno stato artificiale della società che permette agli oziosi di essere coccolati nel lusso. La regola salutare è quella di San Paolo: "Se uno non vuole lavorare, neppure mangi".2Tessalonicesi 3:10 Nel sentiero del minatore abbiamo una prova di ciò che lo sforzo può fare. Questo stesso sforzo è necessario in ogni ramo della vita. L'industria è sana e fruttuosa, e il dovere antiquato non può mai essere diminuito da alcun cambiamento di circostanze. Se gli uomini si ritraggono dal lavoro, proclamano che la loro natura migliore è conquistata in loro. Sarà un brutto giorno per l'Inghilterra quando il suo vecchio spirito di intraprendenza verrà abbandonato. Nella vita cristiana c'è un richiamo all'audacia e all'energia del minatore. Anche qui gli spiriti più nobili intraprendono imprese eroiche. Ci sono percorsi nell'esperienza spirituale che nessuno con una natura meramente animale potrà mai vedere; ma i coraggiosi figli di Dio vi camminano sopra e trovano tesori rari lungo la strada. Browning ci dice: "La vita è... svegliarsi, non dormire; Alzati e non riposare; ma spingiti dal livello della terra, dove ciecamente strisciano cose perfezionate, più o meno, fino all'altezza del cielo, lontane e ripide".- W.F.A

8 I cuccioli del leone non l'hanno calpestato; letteralmente, i figli dei feroci, i cuccioli di leoni, tigri o leopardi possono essere intesi. Queste bestie infestavano le montagne e penetravano nelle caverne naturali, i pipistrelli non si avventuravano mai nei pozzi e nelle fessure dei minatori. Né il leone feroce gli passò accanto; piuttosto, approvato in tal modo (vedi la versione riveduta)

9 Egli stende la mano sulla roccia. I nostri Revisori traducono, sulla roccia di selce; mentre il canonico Cook sostiene che "la parola usata significa granito o quarzo". Probabilmente Giobbe intendeva dire solo che l'uomo non si tira indietro dall'attaccare nessuna, anche la più dura, roccia; ma lo sottometterà e taglierà Iris attraverso di esso, se ne avrà l'occasione. Egli rovescia i monti con le radici. Erodoto, descrivendo ciò che aveva visto delle operazioni minerarie fenicie nell'isola di Taso, osserva: "un'enorme montagna è stata capovolta nella ricerca di minerali" (Erode, 6:47). Plinio dice del processo impiegato per staccare enormi masse dalle colline metallifere in Spagna: "Attaccano la roccia con cunei di ferro e martelli. Quando questo lavoro è completato, distruggono i supporti e avvisano con un segnale che la caduta sta per avvenire. Una sentinella, appostata sulla cima della montagna, è l'unica a capire il segnale; e procede subito a far chiamare tutti gli operai, e si ritira in fretta. Poi la montagna cade su se stessa con uno schianto che non si può immaginare, e un'incredibile commozione d'aria. Gli ingegneri di successo contemplano la rovina che hanno raggiunto" (Hist. Nat., 33:4. §73)

10 Egli scava fiumi fra le rocce. Alcuni capiscono questo della capacità generale dell'uomo di tagliare canali e gallerie e di cambiare il corso dei fiumi. Ma l'allusione è più probabilmente ai lavori intrapresi nelle miniere per il deportamento dell'acqua da esse. Diodoro dice che quando le sorgenti sotterranee venivano sfruttate nelle miniere, che minacciavano di allagarle, era consuetudine costruire condotti, o gallerie, attraverso le quali il liquido scomodo poteva essere portato via ad un livello inferiore (Diod. Siculo, 5:37. §3). E il suo occhio vede ogni cosa preziosa. Nulla sfugge alla sua attenzione. Anche mentre costruisce questi duetti, ha gli occhi aperti per notare eventuali segni di ricchezza mineraria, di metalli o di pietre preziose, che si verificano lungo la linea del suo scavo

11 Egli impedisce alle inondazioni di straripare. Questo, ancora, può essere preso in generale dalla capacità dell'uomo di creare dighe, dighe e argini, per mezzo dei quali si impedisce lo straripamento delle acque; o specialmente di tali opere quando sono collegate a miniere, dalle quali è possibile, in alcuni casi, sbarrare l'acqua che altrimenti interferirebbe con il loro funzionamento. La parola tradotta "traboccante" significa probabilmente "piangente", e sembra indicare quella perdita dai tetti e dai lati delle gallerie che è più difficile da controllare e fermare persino delle sorgenti sotterranee o dei fiumi. E ciò che è nascosto egli lo porta alla luce. Questo è il risultato finale delle operazioni di mining. Le cose utili o belle che sono nascoste nel profondo del cuore della terra, e che potrebbero sembrare del tutto inaccessibili, vengono portate fuori dal mese della fossa alla luce del giorno per il servizio e il diletto dell'umanità

12 Versetti 12-28. - Qui veniamo a un brusco cambiamento. Dall'ingegno e dall'artificio umano Giobbe si rivolge alla considerazione della "saggezza", quella saggezza che è stata definita come "la ragione che si occupa dei principi" (Canone Cook). Dove", chiede, "si trova questo?" È una cosa completamente diversa dall'intelligenza e dall'ingegnosità. Indaga sulle cause e sulle origini, sui fini e gli scopi delle cose; Cerca di risolvere l'enigma dell'universo. La sapienza perfetta può, naturalmente, dimorare solo con Dio (versetto 23). L'uomo deve accontentarsi di qualcosa di molto al di sotto di questo. Presso di lui "il timore del Signore, che è sapienza, e allontanarsi dal male è intelligenza" (versetto 28)

Ma dove si troverà la sapienza? "La sapienza è la cosa principale", dice Salomone;Proverbi 4:7 e ancora: "È meglio acquistare la sapienza che l'oro".Proverbi 16:16 Ma dove si trova? I tre amici di Giobbe pensarono che abitasse con loro;Giobbe 12:2 ma questo è stato un errore, poiché Dio li rimprovera per la loro "follia".Giobbe 42:8 Giobbe non pretende di possederlo;Giobbe 26:3 egli lo desidera soltanto. È sua profonda convinzione che esso sia posseduto, nel vero senso della parola, solo da Dio. E dov'è il posto della comprensione? Non è del tutto chiaro se Giobbe intenda fare una distinzione tra "saggezza" (hmkj) e "intelligenza" (hnyb). Il canonico Cook suggerisce che la "saggezza" è "la ragione che si occupa dei principi" e la "comprensione" "la facoltà che discerne e apprezza la loro applicazione". Ma raffinate distinzioni di questo tipo sono poco adatte all'età di Giobbe. Dean Plumptre, nel suo commento su Proverbi ('Speaker's Commentary', vol. 4. p. 529), accetta la distinzione implicita nella traduzione dei Settanta di quel libro, che rende hmkj con σοφια e hnyb con φρονησις. Questa è una distinzione molto più semplice e più facilmente comprensibile, essendo quella che separa tra la conoscenza scientifica. sporgenza e l'intelligenza pratica che dirige la condotta. Ma c'è da dubitare che Giobbe non usi le due parole come sinonimi

Versetti 12-15. - La ricerca della saggezza

LA SAGGEZZA È SOMMAMENTE DESIDERABILE. Gli uomini affondano pozzi e attraversano sentieri pericolosi alla ricerca dei metalli preziosi semplicemente per il loro valore. I costosi e difficili processi di estrazione mineraria non verrebbero portati avanti a meno che non ci si aspettasse una ricompensa adeguata. A meno che gli uomini non apprezzino la saggezza, non si preoccuperanno molto di cercare di acquisirla. La prima cosa è vedere che "il prezzo della saggezza è al di sopra dei rubini" (versetto 18). La conoscenza è buona, come il cibo dell'intelletto. La conoscenza di Dio è preziosissima quanto il cibo dell'anima. La conoscenza pratica è essenziale per l'orientamento nella vita. La saggezza è più che la soddisfazione della curiosità; è la luce della vita

II LA SAGGEZZA NON SI TROVA SULLA SUPERFICIE DEL MONDO. È come i tesori dei rally profondi, e quindi non è visto dalla superficie. Dio non getta le sue perle davanti ai porci. Ci sono benedizioni a cui tutti gli uomini, anche i più incuranti, hanno una parte. Ma le benedizioni più grandi non si incontrano alla sprovvista. Questi sono per tutti coloro che li cercheranno; ma devono essere cercati. A volte vengono dissotterrati tesori nascosti da sotto antiche rovine, vasi d'oro e d'argento che sono rimasti per secoli sepolti sotto cumuli di spazzatura. Così i tesori divini sono stati nascosti sotto mucchi di cose terrene e relativamente prive di valore. Il peccato e la mondanità li hanno sepolti. Hanno bisogno di essere riscoperti. Così l'uomo deve sia recuperare le ricchezze spirituali perdute che scavare in un terreno vergine per trovare nuova saggezza

III LA SAGGEZZA NON SI TROVA FACILMENTE. Non è sufficiente affondare una mina, perché forse non potremmo trovare un filo; Dobbiamo scoprire dove si trova il metallo prezioso. L'ingegnere minerario deve portare la sua scienza e la sua esperienza per affrontare il grande problema di dove deve essere costruito il pozzo, e se commette un errore tutto il costoso lavoro di preparazione della miniera sarà buttato via. Ora, vogliamo un po' di bacchetta da rabdomante che ci mostri dove cercare la saggezza divina. I filosofi hanno scavato le loro miniere in varie regioni della vita e del pensiero. Senza dubbio hanno portato in superficie molto minerale prezioso. Ma il grande tesoro della conoscenza divina non è stato colpito da alcuna indagine umana senza la guida di una speciale rivelazione celeste. I mari possono essere dragati e le strane meraviglie degli abissi portate alla luce, ma queste aggiunte alla storia naturale non ci aiutano molto a conoscere la verità spirituale

IV LA SAGGEZZA NON SI COMPRA. Le pietre preziose possono essere acquistate con denaro. Le conoscenze possono essere acquisite in classi a pagamento; Eppure le tasse non possono comprare una vera istruzione, e a meno che lo studioso non usi la sua mente non può trarre profitto dalle sue lezioni. Nessun abbonamento a chiese, missioni e opere di beneficenza può comprare la saggezza divina

V LA SAPIENZA È UN DONO DIVINO CHE CERCA LE ANIME. È come i metalli preziosi della terra che Dio ha dato all'uomo gratuitamente. I tesori di Dio sono per tutti, senza denaro e senza prezzo. Inoltre, Dio ci mostra dove trovare questi tesori. Cristo «è fatto sapienza per noi». Quando riceviamo Cristo, abbiamo il Tesoro per il quale i filosofi e i santi hanno lavorato duramente e scavato. Egli porta la saggezza divina in superficie, per chiudere le porte. Se vogliamo acquistare sapienza, non dobbiamo far altro che aprire il nostro cuore per accogliere Cristo. - W.F.A

13 L'uomo non ne conosce il prezzo. Il valore reale della saggezza non può essere stimato in termini di calcolo umano ordinario. Trascende le cifre. Né si trova nella terra dei viventi. La vera sapienza, come quella di cui parla Giobbe (vedi il commento ai versetti 12-28), non esiste tra gli uomini. Trascende le facoltà umane ed è tra i beni peculiari dell'Altissimo (versetto 23). Quindi l'Altissimo è del tutto imperscrutabile dall'uomo, "le sue vie sono inesplorabili"

14 L'abisso dice: "Non è in me", e il mare dice: "Non è con me". Gli abissi profondi dell'oceano dichiarano che non è con loro, e le vaste distese del mare che si estende proclamano che non è nemmeno con loro

15 Non può essere ottenuto con l'oro. Nessuna quantità di oro può acquistarlo; no, non della qualità più pura e raffinata,1Re 6:20,21 perché non è una cosa che può essere comprata o venduta, Dio deve concederla, e trovare un modo per impartirla; cosa che certamente non farà per una somma di denaro. Né si peserà l'argento per il suo prezzo; Se l'oro non può acquistarlo, tanto meno può farlo l'argento, il mezzo di scambio meno prezioso.

Sulla pesatura dell' argento, nelle vendite, vediGenesi 23:16; Geremia 32:9; Esdra 8:26 #Giobbe 28:16

Non può essere valutato con l'oro di Ofir. La località di Ofir è stata molto contestata, ma, nel complesso, il peso delle prove sembrerebbe essere a favore dell'Arabia, sulla costa sud-orientale (vedi l'articolo su "Ophir" nel "Dict. of the Bible" di Smith, che esaurisce tutto ciò che si può dire sull'argomento). L'alta stima in cui era tenuto "l'oro di Ofir" appare non solo in questo passo, ma anche inGiobbe 22:24 Salmi 45:9 eIsaia 13:12). Ciò si spiega con l'imperfezione di tutti i processi di raffinazione anticamente noti, che lasciavano l'oro meglio raffinato inferiore al prodotto naturale delle miniere o dei lavaggi di Ophir. Con l'onice prezioso, o lo zaffiro. (Su quest'ultima di queste due pietre, vedi il commento alla Versetti. 6) L'"onice" è probabilmente la pietra oggi conosciuta come "sardonice", che era molto apprezzata dagli antichi. Aveva un posto nel pettorale del sommo sacerdote,Esodo 28:20 ed è menzionato tra i tesori del re di Tiro.Ezechiele 38:13 La sardonica presenta strati variamente colorati, come il blu, il nero, il bianco e il vermiglio

17 L'oro e il cristallo non possono eguagliarlo; piuttosto, oro e cristallo. Questa seconda menzione dell'oro (vedi Versetto 15) sembra superflua, ma forse il patriarca sta pensando a qualche calice o ornamento in cui cristallo e oro erano combinati insieme. Ornamenti di questo tipo sono stati trovati in Fenicia (Hist. of Phoenicia, pp. 362, 370). E non si potrà scambiare con gioielli d'oro fino, né con vasi d'oro fino. Sia in Egitto che in Fenicia erano comuni vasi d'oro

18 Non si farà menzione del corallo. La parola tradotta "corallo" (twOmar) significa propriamente "cose che sono alte". Si verifica solo qui e inEzechiele 37:16). L'interpretazione rabbinica della parola come "corallo" è dubbia, poiché era sconosciuta alla LXX O delle perle. La parola gabish (vybig) ricorre solo in questo luogo. Alcuni lo identificano con il cristallo di rocca. Poiché il prezzo della saggezza è al di sopra dei rubini. Qui abbiamo un'altra parola oscura (μyniynip), che è variamente resa da "rubini", "perle", "carbonchi" e "corallo rosso". L'equilibrio dell'autorità è a favore delle perle

L'alto prezzo della saggezza

In linea di massima, i prezzi sono determinati da due cause: dal valore attribuito alle cose a causa della loro utilità e attrattiva, e dalla difficoltà di acquistarle. Entrambi questi elementi entrano nell'alto prezzo della saggezza

LA SAGGEZZA È PREZIOSA PER LA SUA UTILITÀ E ATTRATTIVA. Le persone non daranno un prezzo elevato per ciò che non è molto apprezzato. L'apprezzamento implica la percezione di una certa equivalenza di valore. Se la saggezza è ricercata a caro prezzo, la saggezza è molto apprezzata. Altrimenti verrebbe lasciato da solo perché non vale la pena acquistarlo. Osserviamo, dunque, gli elementi di valore nella saggezza

1. Orientamento. Abbiamo bisogno della conoscenza per salvarci dagli errori. I principi dell'ansa sono carte con cui guidare. La follia morale getta gli uomini a capofitto nella rovina; La saggezza morale è la guida sicura per la vita. Dobbiamo conoscere la via celeste, dobbiamo vedere come scalare la ripida collina, dobbiamo avere abilità per navigare il vascello della vita

2. Sostentamento. La sapienza divina nutre l'anima come la manna celeste e la rinfresca come l'acqua della roccia. È rivitalizzante e nutriente come il vino e il latte. L 'anima muore di fame senza la verità di Dio. Quella verità è la sua carne e la sua bevanda

3. Soddisfazione. Molto di ciò di cui gli uomini si nutrono spiritualmente è come pula e segatura; in realtà non soddisfa, anche se sembra che si riempia. Ma la conoscenza di Dio è riposante; Soddisfa i bisogni profondi e risponde ai veri desideri della vita interiore

4. Cultura. L'effetto di questa possessione celeste è quello di elevare e trasformare l'anima stessa. È più di una guida, un cibo, una soddisfazione; è un'influenza modellante. Con una sottile alchimia porta l'anima al suo proprio carattere. Chi ha sapienza è saggio. Il possesso della grazia divina ci rende figli di Dio

LA SAGGEZZA È COSTOSA A CAUSA DELLA DIFFICOLTÀ DI ACQUISIRLA. Le persone non daranno un prezzo alto inutilmente anche per ciò che apprezzano molto. Ciò che è abbondante e facilmente accessibile è necessariamente economico, per quanto utile e attraente possa essere. Quando l'offerta è completamente uguale alla domanda, il prezzo è basso. Ma la saggezza non è solo intrinsecamente preziosa; Inoltre, si ottiene solo a un ottimo prezzo. Nota le ragioni del suo caro

1. Una ricerca difficile. Ci può essere un'abbondanza di metalli preziosi molto sotto il suolo, ma se le miniere devono essere costruite alcune spese devono essere sostenute prima che i tesori possano essere acquisiti. Da qui il loro costo. Ora, gli uomini hanno cercato la saggezza con grande fatica e stanchezza in tutte le epoche

2. Rarità. I prezzi salgono in tempi di scarsità. La carestia può rendere il mais più prezioso dei rubini. Quando il mondo cadde lontano da Dio nella notte del peccato e dell'ignoranza, la vera saggezza divenne scarsa

3. Il sacrificio di Cristo. Cristo è diventato sapienza per noi, ma a quale prezzo? Prima ci fu la condiscendenza della sua incarnazione, quando fu svuotato di se stesso e divenne senza reputazione, e prese su di sé la forma di un servo. Allora la sua vita ardua fu spesa a portare la conoscenza e la grazia di Dio agli uomini. Le sue veglie notturne, e le sue giornate piene di lavoro e di conflitti, erano spese per questo scopo. Infine, la sua croce segna il dono supremo di sé stesso nella morte per acquistare per noi la sapienza divina. Che la saggezza è più costosa dei rubini; è acquistata da noi a costo del sangue del nostro Signore. - W.F.A

19 Il topazio d'Etiopia non lo uguaglierà. È generalmente ammesso che il pithdath (tdfpi) sia il "topazio" o il "crisolito". A favore del suo essere la crisolito, c'è il passo di Plinio che menziona il suo essere stimato per le sue tinte verdi (Hist. Nat., 37:8). Altrimenti "topazio" avrebbe potuto sembrare la migliore restituzione. Con "Etiopia", qui tradotta "Etiopia", si intende probabilmente l'Arabia Cushita, o le regioni meridionali e sud-orientali (vedi l'"Origine delle Nazioni" dell'autore, pp. 206-209). Né sarà valutato con l'oro di prezzo. Delle quattro parole usate per "oro" in questo passaggio (Versetti. 15-17), una (bhz) sembra essere il nome comune, e designare il metallo con il suo coleus, "giallo", poiché bhx significa "essere giallo" Un altro (rWgs) significa propriamente "ciò che è prezioso", o "stare zitto", da rgs, "chiudere". Il terzo (zp) sembra essere il nome dell'"oro nativo", o quello che si trova nei lavatoi dei fiumi e nelle pepite, che era considerato il più puro. Il quarto (μjK) è un nome solo poetico, e designa l'oro di estrema purezza,Cantici 5:11 sia altamente raffinato che nativo. Giobbe li usa tutti per dimostrare che non c'era oro di alcun tipo con cui fosse possibile acquistare la saggezza

20 Da dove viene dunque la sapienza? E dov'è il posto della comprensione? Questa è una ripetizione del versetto 12, con una semplice variante del verbo nel primo verso. L'elaborata indagine di Giobbe sui Versetti. 14-19 Non avendo fatto luce sull'argomento, la domanda originale ricorre: Da dove viene la sapienza?

Vers 20-27.- La saggezza nascosta all'uomo

Abile è la mano dell'uomo. Le sue ricerche sono profonde. Ha scavato in profondità nella terra. Traccia la vena dell'argento e il posto per l'oro. Egli toglie il ferro dalla terra, e fonde il rame dalla pietra. Egli cerca tra le pietre delle tenebre e l'ombra stessa della morte. Il suo occhio vede ciò che sfugge all'occhio dell'avvoltoio e conosce il sentiero che nessun uccello conosce. La sua potenza è sui colli, perché egli mette la mano sulla roccia e rovescia i monti con le radici. Le rocce, i fiumi e le inondazioni sono sotto il suo potere, ed egli porta alla luce le cose nascoste. Ma con tutte le sue capacità di ricerca è sconcertato nella ricerca della saggezza, e non conosce né il posto né il prezzo della comprensione. La perfetta conoscenza della natura delle cose, e l'alta saggezza per guidare nell'uso corretto delle cose, non è alla portata dell'uomo. Tale conoscenza è troppo alta per lui. Appartiene a Dio. Non può essere ottenuto con l'oro, né acquistato con il prezzo dell'argento. Questa riflessione può

RESPINGO PROFICUAMENTE LE NOSTRE SPERANZE DI OTTENERE SAPIENZA DALL'UOMO. Non possiamo ottenerlo lì; poiché "è nascosto agli occhi di tutti i viventi"

II È UN'OCCASIONE CHE DIVENTA UN'OCCASIONE PER L'UMILTÀ DA PARTE DELL'UOMO. L'uomo vanitoso, che può fare tanto, è qui sconcertato

III È UN MOTIVO PER RICEVERE CON GRATITUDINE GLI INSEGNAMENTI DEI SAGGI. Ci sono uomini ai quali Dio ha scoperto le sorgenti nascoste della sapienza. Felici loro, e felici tutti coloro che vengono a conoscenza di loro

IV MA LA SUA LEZIONE SUPREMA È DI GUIDARCI NELLA NOSTRA RICERCA DELLA SAPIENZA DI DIO, al quale solo appartiene. "Dio ne conosce la via e ne conosce il luogo", sì, la sapienza che è "nascosta agli occhi di ogni vivente e tenuta nascosta dagli uccelli del cielo". -R.G

21 Vederlo è nascosto agli occhi di tutti i viventi. L'uomo non può vederla, perché è immateriale, ma non può nemmeno concepirla, perché la sua natura lo trascende. E tenuto vicino agli uccelli del cielo. (Comp. versetto 7). La vista degli uccelli è molto più acuta di quella dell'uomo; Ma nemmeno gli uccelli possono scoprire dove sia la saggezza

22 La distruzione e la morte dicono: « Neemia abbiamo udito la fama con i nostri orecchi». Sembra che "morte e distruzione" rappresentino gli abitanti dello Sceol, il mondo dei defunti. Giobbe li personifica, e li rappresenta come se dicesse, che nella loro cupa e remota dimoraGiobbe 10:21,22 hanno udito qualche vaga voce, qualche vaga notizia, del "luogo" della saggezza e dell'intelligenza, la cui natura, tuttavia, non gli comunicano. La sua idea sembra essere che la loro conoscenza sull'argomento non trascenda molto la conoscenza degli uomini viventi, che egli considera profondamente ignoranti rispetto ad essa. Così prepara la strada per la sua affermazione nel versetto successivo. L'uomo, né vivo né morto, può dare una risposta alla grande domanda che gli sorge; ma

23 Dio ne conosce la via e ne conosce il luogo. Dio capisce solo che cos'è la vera sapienza. È una parte del suo essere, un elemento essenziale della sua natura. Egli conosce "il modo" di esso, cioè come esso opera e si manifesta; e conosce "il suo luogo", cioè dove abita, quali limiti ha, se ce ne sono, e fino a che punto è comunicabile a chiunque sia al di fuori di lui. La conoscenza più alta è tutta nascosta in DioColossesi 2-3); e, a meno che Dio non glielo impartisca, l'uomo non può saperlo

L'accesso di Dio alla saggezza

La saggezza è rara, preziosa e costosa. Gli uomini sono abili e intraprendenti nell'estrazione dei metalli preziosi; ma la ricerca della saggezza, anche se condotta con la massima assiduità, sembra essere più difficile. Tuttavia, ciò che è inaccessibile all'uomo è del tutto alla portata di Dio. Possiamo fallire nel tentativo di trovare la saggezza, ma Dio la possiede. Lui sa dove si nasconde a noi; Può percorrere il labirinto della miniera che vi conduce

IO QUESTO È UN TERRENO DI FEDE. Se Dio ha la vera sapienza, possiamo accontentarci di lasciare a lui quelle questioni della vita che noi stessi non possiamo comprendere

1. In natura. Per noi molti dei processi della natura sono inintelligibili. Non solo non riusciamo a capire il "come", ma siamo anche perplessi sul "perché". Processi apparentemente senza scopo e apparentemente dannosi riempiono la natura di oscuri misteri. Ma questi misteri sono tutti aperti a Dio. Delle sue opere possiamo dire: "Con sapienza le hai fatte tutte". Il mondo non è stato creato da un Demiurgo maldestro, ma da un Dio onnisciente

2. Nella provvidenza. Le nostre vite sono enigmi per noi. Non riusciamo a capire perché i nostri piani sono infranti, le nostre speranze disperse, le nostre gioie trasformate in amarezza. Tutto sembra selvaggio, caotico, senza scopo, a volte persino crudele. Possiamo solo riposare nel pensiero che Dio è più alto e più saggio di noi. "Nel profondo di miniere insondabili di inesauribile abilità, egli fa tesoro del suo luminoso desiderio, e opera la sua sovrana volontà"

Perciò... "Non giudicare il Signore con il debole senno"

3. Nella redenzione. Potrebbe non essere possibile per noi comprendere l'Espiazione. Le teorie sono tutte inadeguate. C'è un mistero alla radice del cristianesimo. Ma quando Dio ideò la sua grande idea di salvezza, ebbe accesso a tutta la sapienza. Deve essere saggia. La nostra parte è quella di seguirla per quanto possiamo vederla, e di confidare in Dio per il resto

II QUESTA È LA CHIAVE DELLA SAGGEZZA. Dio sa dove è nascosto il tesoro; Conosce bene il sentiero che conduce ad esso. Allora deve essere la Guida alla saggezza. Se vogliamo raggiungerlo, dobbiamo cercarlo da Dio

1. Con la preghiera. San. Giacomo ha detto: "Se alcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio, che dà a tutti liberalmente e non biasima; e gli sarà dato". Non è solo che la sapienza è un dono concesso in risposta alla preghiera; la preghiera stessa è la strada verso la saggezza. San Paolo poteva vedere le cose sotto una nuova luce quando si poteva dire di lui: "Ecco, egli prega". Lo spirito di preghiera apre le cateratte del cielo e rivela la sapienza di Dio

2. Per pietà. Dobbiamo essere come Dio se vogliamo partecipare alla Sua sapienza. La simpatia per Dio ci darà gli occhi per vedere come vede Dio. La vicinanza a lui ci introdurrà al sentiero che egli percorre. Quando cammineremo con Dio, saremo condotti a quelle profonde miniere di saggezza in cui Egli penetra. Così la vera sapienza è strettamente legata alla vera religione. "Il timore del Signore, questa è la sapienza" (Versetto 28). - W.F.A

24 Poiché egli guarda fino all'estremità della terra. L'uomo è condizionato. Dio è incondizionato. La conoscenza dell'uomo ha limiti stretti e ristretti. Dio "guarda fino alle estremità della terra". È l'universalità della conoscenza di Dio che rende perfetto ogni elemento di essa. Dove la conoscenza è circoscritta, è impossibile essere sicuri che una verità al di fuori del cerchio della conoscenza della persona non abbia un rapporto con ciò che è all'interno della sua conoscenza, un rapporto che, se ne fosse consapevole, darebbe alla verità un aspetto diverso. Solo con Dio non ci sono tali limiti, essendo tutto alla sua conoscenza. e vede sotto tutto il cielo. Come la sua conoscenza delle cose terrene è illimitata, così lo è anche la sua conoscenza delle cose celesti; e non solo delle cose celesti in senso materiale, come del sole, della luna, delle stelle, delle comete, dei pianeti, delle nebulose, ss.), ma anche delle cause, dei principi, dei fini, delle leggi e simili, per mezzo delle quali sia le cose materiali che quelle immateriali sono governate, ordinate e mantenute in essere. Di questioni di questo tipo e carattere l'uomo può solo dire: "Tale conoscenza è troppo meravigliosa per me; Non posso raggiungerlo".Salmi 139:6 #Giobbe 28:25

Per fare il peso per i venti. Dio, con la sua sapienza, dà ai venti il loro giusto grado di forza e di violenza, in modo che essi svolgano nel mondo l'opera che sono destinati a compiere, e che non verrebbe compiuta se fossero di minore o maggiore intensità. E pesa le acque con la misura.Isaia 40:12 - , "Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano, e ha misurato il cielo con un palmo, e ha compreso la polvere della terra in una misura, e ha pesato i monti in una bilancia, e i colli in una bilancia?" Ogni cosa nella creazione è debitamente proporzionata a ogni altra cosa. Tutto è ordinato "a peso e con cura"

26 Quando emanò un decreto per la pioggia. Dio "emanò un decreto per la pioggia" quando fu posta la caduta della pioggia sotto leggi fisse e inalterabili. In alcuni paesi le stagioni delle piogge iniziano quasi regolarmente in un giorno fisso nel calendario, mentre per diversi mesi all'anno è quasi certo che la pioggia non cadrà. Anche dove non c'è una regolarità esatta come questa, le precipitazioni hanno le loro leggi, poiché ci sono massimi e minimi che non vengono mai superati. E un modo per il lampo del tuono. Dio diede leggi alla corrente elettrica e prescrisse la "via" che essa avrebbe dovuto seguire nel suo passaggio dal cielo alla terra, o da nuvola a nuvola, o dalla terra al cielo. Tutto era governato in anticipo dalla Saggezza Infinita

27 Allora lo vide e lo dichiarò. Sin dalla creazione del mondo, e prima di esso, Dio previde tutto ciò che era necessario per mantenere il suo universo nell'ordine perfetto e nella bellezza perfetta che aveva progettato per esso. Al momento della creazione, egli, in un certo senso, l'ha "dichiarata", o l'ha presentata, di fronte alle intelligenze che esistevano allora. Successivamente, in parte ad Adamo, in parte a Noè, in parte a Mosè, egli dichiarò ulteriormente, per rivelazione, almeno una parte del disegno della sua creazione, e delle leggi con le quali era regolata. Lo preparò, sì, e lo cercò. Si tratta di un'inversione di quello che ci sembra l'ordine naturale, di cui ci sono molti esempi. Dio deve prima aver investigato e cercato, nei suoi consigli segreti, l'intero piano della creazione, e poi aver proceduto alla "preparazione" o "istituzione" di esso

28 E all'uomo disse. Non con tante parole, non con alcuna rivelazione scritta o orale; ma dalla natura che ha impiantato nell'uomo, e soprattutto dalla coscienza di cui lo ha dotato. L'uomo sente nel profondo del suo cuore che, qualunque saggezza possa essere in astratto, la sua vera saggezza è "il timore di Dio", la sua vera comprensione "di allontanarsi dal male". Nessuna quantità di intelligenza, nessuna quantità di intelligenza, o di informazione, o di conoscenza, o di saggezza mondana o scientifica, gli sarà di alcuna utilità, a meno che non inizi con questo "principio",Salmi 111:10 Proverbi 1:7 e costruisca su questo fondamento. Questo fondamento, in ogni caso, Giobbe lo aveva. poiché Dio gli rese testimonianza che l'aveva.Giobbe 2:3

La vera saggezza

La saggezza - la «cosa principale» - la saggezza che «non può essere ottenuta con l'oro» o valutata con «l'onice prezioso, o lo zaffiro», che «il topazio d'Etiopia non uguaglierà» - la saggezza «appartiene a Dio» e deve essere insegnata da lui, poiché siamo ignoranti. La sapienza consiste nel "timore del Signore" e nell'allontanarsi dal male. L'uomo non trova questa sapienza né nelle rocce né nelle profondità del mare. Questa è per l'uomo la sua più vera, la sua più alta saggezza. Questa è la saggezza al cui prezzo "l'argento non può essere pesato". Il timore del Signore è il vero inizio e la fine della saggezza per l'uomo

I PERCHÉ È FONDATA SU UN GIUSTO RICONOSCIMENTO DELLA SUPREMAZIA, DELL'AUTORITÀ E DEL POTERE DIVINI. La cosa più sciocca che un uomo possa fare è negare, sia con la parola che con la condotta, l'autorità di Dio. Colui che riconosce veramente la supremazia divina si umilierà e prenderà il posto che gli spetta, libero dalla presunzione e dall'autoaffermazione dell'indipendenza, che è la base di ogni disobbedienza

II PERCHÉ GLI OFFRE LA BASE PIÙ VERA PER LA FEDE E LA SPERANZA. Colui che teme Dio, e quindi lo venera, imparerà come affidarsi nelle mani divine per tutte le benedizioni necessarie. Lontano dalla presunzione come dalla paura, egli potrà tranquillamente confidare in Dio e fare il bene. Non può avere una vera speranza verso Dio che nell'irriverenza e nella presunzione non nutre nel suo cuore "il timore del Signore"

III PERCHÉ SENZA IL TIMORE DEL SIGNORE NON CI PUÒ ESSERE VERO AMORE PER IL NOME DIVINO. Non si può amare ciò che non è rispettato e onorato. Il vero rispetto verso Dio è il santo timore, la sacra riverenza per la maestà, la santità e l'autorità del Nome Divino

IV PERCHÉ È LA BARRIERA PIÙ EFFICACE CONTRO IL MALE

V A MOTIVO DELLE SPECIALI PROMESSE DI BENEDIZIONE FATTE A COLORO CHE TEMONO IL SUO NOME. Da tutto ciò scaturisce il dovere di avere il dovuto riguardo per tutte le cose sacre, affinché il cuore possa esserne adeguatamente e proficuamente impressionato. "Ecco, il timore del Signore è sapienza; e allontanarsi dal male è intelligenza". -R.G

La rivelazione della sapienza

L'uomo ha cercato la saggezza, ma invano. Allora Dio, che vi ha accesso, glielo ha rivelato, e ha mostrato che esso consiste nel timore del Signore e nell'allontanamento dal male. L'esistenza di una rivelazione divina è qui chiaramente affermata. Dio parla attraverso la natura, la Scrittura e la coscienza, e specialmente in Cristo. Ora, la rivelazione divina della saggezza ci viene qui presentata in due aspetti: uno positivo e uno negativo. Il primo di questi consiste nella religione; il secondo è di carattere morale

L 'ASPETTO POSITIVAMENTE RELIGIOSO DELLA SAPIENZA RIVELATA. Quando Dio rivela la sapienza all'uomo, essa appare inizialmente come "il timore del Signore". Giobbe dice, come Salomone, che "il timore del Signore è il principio della conoscenza";Proverbi 1:7 è la sapienza; le due sono identificate. Ora, l'espressione "timore del Signore" è il nome dell'Antico Testamento per la religione:

Quindi la sapienza è religione. Quando abbiamo trovato la vera religione, abbiamo scoperto la vera saggezza

1. La conoscenza più alta si ottiene attraverso l'esperienza spirituale. La scienza passa attraverso lo studio della natura, e la storia si impara leggendo le azioni passate; certamente la religione non farà a meno del laboratorio e della biblioteca. Eppure, anche in queste questioni lo spirito amante della verità -- che è lo spirito della scienza -- è nutrito e rafforzato dalla comunione con la Verità eterna. La conoscenza più elevata, tuttavia, è di un ordine diverso; È la conoscenza che raggiunge il significato e lo scopo della vita, e non si accontenta dei fenomeni e dei processi che sono i materiali della scienza. Questo può essere ottenuto solo con l'esperienza della verità di Dio nella religione

2. La migliore condotta di vita è quella che si persegue in obbedienza alla volontà di Dio. La funzione della saggezza pratica non è tanto quella di rivelare i misteri, quanto di mostrarci il sentiero in cui dobbiamo camminare. Dio ha fatto conoscere quel cammino; ci ha mostrato che la via perfetta è quella dell'obbedienza a Cristo. Viviamo saggiamente quando riconosciamo il nostro Creatore, ubbidiamo a nostro Padre, serviamo lealmente il nostro Re. Qualsiasi altra via deve essere sciocca, perché comporterà ingratitudine e ribellione, e quindi finirà in rovina. Nessun uomo saggio sceglierebbe di rovinare se stesso

II L'ASPETTO NEGATIVAMENTE MORALE DELLA SAPIENZA RIVELATA. "Allontanarsi dal male è comprendere"

1. Il peccato deve essere abbandonato prima che la verità possa essere ricevuta. Il peccato acceca la visione spirituale. È una menzogna morale e il nemico di tutta la verità. Le cattive passioni e i desideri corrotti offuscano il giudizio e distorcono l'intelletto. Essi sono i puri di cuore che vedono Dio, e tutta la verità di Dio è aperta agli occhi della bontà, ma chiusa e nascosta dalla curiosità indiscrezionata della malvagità. Un uomo cattivo non può essere un vero filosofo. Può sapere molte cose; Non può conoscere la vera verità. I dettagli e le idee mondane possono essere acquisiti da lui; Ma il significato più profondo di ogni cosa è perduto per una persona del genere

2. Una giusta comprensione della vita spinge al pentimento. Quando la luce di Dio comincia a scendere sull'anima, il peccato si vede per la prima volta nel suo orribile carattere naturale. Allora ci chiediamo come abbiamo potuto accarezzare un oggetto così ripugnante. Le sue caratteristiche disgustose ci allontanano da esso con l'orrore

3. La vita del peccato è rovinosamente stolta. Offre grandi delizie, ma le sue promesse sono bugie. Anche i suoi piaceri non soddisfano, e presto lasciano il posto ad amari rimpianti. Il modo saggio di vivere è il sentiero della purezza e dell'integrità, il sentiero che può essere seguito solo con santo timore e fede cristiana

Illustratore biblico:

Giobbe 28

1 CAPITOLO 28

Giobbe 28:1

Un posto per l'oro dove lo raffinano.

Raffinare l'oro:

"C'è un posto per l'oro dove lo raffinano". Questo verso del Libro di Giobbe, così forte nei suoi monosillabi, descrive un processo spirituale e chimico. Più e più volte nella Bibbia il carattere divino è descritto dalla felice similitudine dell'oro. Sarebbe facile esaurire i punti di somiglianza. Tutte le nazioni, da quelle levigate a quelle selvagge, sono d'accordo nel considerarlo il più bello dei metalli. Rappresenta la "bellezza della santità". È un metallo imperituro. Quando aprirono la tomba di un vecchio re etrusco, sepolto venticinque secoli fa, trovarono solo un mucchio di polvere reale. L'unico oggetto rimasto intatto dal tempo fu un filetto d'oro che fasciava la fronte del monarca. Così la vera pietà sopravvive alla devastazione del tempo e alle devastazioni della tomba. L'oro è la base di una valuta solvibile; e l'autentico timore di Dio è alla base di tutte le virtù che passano in corrente tra gli uomini. L'essenza di ogni pietà è l'obbedienza a Dio. È l'eterna legge del diritto messa in pratica quotidianamente. Di questi tempi si parla troppo dell'estetica della religione e della sua sensibilità. La casa della religione è nella coscienza. La sua parola d'ordine è la parola "dovrebbe". La sua gioia più alta è nel fare la volontà di Dio. (T. L. Cuyler, D.D.)

6 CAPITOLO 28

Giobbe 28:6

E ha polvere d'oro.

Come trasformare tutto in oro:

Questo capitolo di Giobbe descrive con tutta la forza e la bellezza di un poeta la vita del minatore nella sua solitudine, nei suoi pericoli e nei suoi trionfi. In quei tempi antichi gli uomini sopportavano la fatica e affrontavano i pericoli per ottenere l'oro nascosto o le pietre preziose. E da allora fino ad oggi gli uomini sono sempre stati ansiosi di trovare l'oro. La passione per l'oro è una delle più forti nel cuore dell'uomo. Ha fatto molto per plasmare la storia del mondo. Ci ha dato nuove arti, nuove scienze e nuove industrie. Ha reso popolosi luoghi solitari e riempito terre vuote di moltitudini indaffarate. Perché l'oro è così ambito? Per prima cosa, è molto raro. L'oro ha molte proprietà peculiari. Ed è molto resistente. La ragione principale dell'alta stima per l'oro, è perché è il principale mezzo di scambio tra acquirenti e venditori. Alcune cose, per quanto preziose, l'oro non può comprare. Non può comprare la saggezza, la conoscenza o la bontà. Il suo possesso significa il potere di acquisire ogni bene mondano. La felicità non si compra con l'oro. Il segreto che sto per dirvi è: come trasformare tutto in oro. Non in senso letterale. Alcune persone, anche se povere, sono felici come se tutto l'oro fosse loro. Le loro borse non sono mai molto piene, ma i loro cuori sono sempre di fede e amore. Sono sempre brillanti e hanno un sorriso allegro e una parola gentile per tutti coloro che sono in difficoltà. Queste persone hanno trovato il segreto per trasformare tutto in oro. Qual è il segreto? Paolo dice: "Io ho imparato, in qualunque stato mi trovi, ad esserne contento". Aveva imparato ad amare la volontà del Padre Celeste in modo tale da confidare in Lui, che ogni preoccupazione, paura e oscurità era fuggita dalla vita, e l'aveva lasciata toccata da una perpetua luce dorata. E questo è il segreto che tutti gli uomini conoscono, chi può trasformare le cose in oro. Amate Cristo e seguiteLo, e avrete scoperto il segreto: come trasformare tutto in oro. (James Legge, M.A.)

10 CAPITOLO 28

Giobbe 28:10

Il suo occhio vede ogni cosa preziosa.

Ogni cosa preziosa:

Queste parole si riferiscono al minatore che scava alla ricerca del tesoro nascosto nella terra. Trova la vena d'argento e il posto per l'oro. Ma se l'occhio dell'uomo vede le cose preziose, pensiamo come le vede Dio

(I.) Vede la promessa e la possibilità. Ci sono molte cose di cui, a colpo d'occhio, gli uomini possono vedere il valore; cose che si proclamano ad alta voce. Alcune cose solo il genio può vedere. L'oro è nel quarzo, ma invisibile. E che povera cosa è l'umanità! Com'è difficile trovare in molte persone una qualsiasi promessa di bontà, una possibilità di qualsiasi valore. Ma ecco! il nostro Dio si china su di noi, e per Lui questa umanità è infinitamente preziosa. Per lui è una perla di grande valore, per la quale ha dato tutto, per poterla acquistare per sé. Questa è la gloria del nostro Dio; questo è il significato della Sua salvezza: che Egli vede nell'umanità un valore infinito, ciò che può elevare, abbellire e trasformare a Sua stessa immagine e somiglianza

(II.) Vede lo sforzo e la volontà, dove gli altri vedono solo il risultato scarso. Dio non misura ciò che gli portiamo, lo pesa. Lui sa quanto è costato

(III.) Egli vede il grande risultato, dove noi vediamo solo il processo. Dio vede per Giuseppe il trono d'Egitto; Lo scettro di quella grande nazione è nelle sue mani. Ma cosa vede Giuseppe quando viene portato via dai Madianiti? Così Dio vede sempre il glorioso risultato quando noi vediamo solo i tristi processi. Sente il grido gioioso della casa del raccolto, dove abbiamo solo la terra fredda e l'oscurità della tomba. Questa è la nostra sicurezza e la nostra benedizione: donarci a Colui che sa come farci fare il miglior uso e lasciare che Lui faccia a modo Suo con noi perfettamente. (Marco Guy Pearse.)

11 CAPITOLO 28

Giobbe 28:11-12

La cosa che è nascosta egli la porta alla luce.

Gli usi religiosi e i limiti della scienza:

(I.) Gli usi religiosi della scienza. "La cosa che è nascosta l'uomo la porta alla luce". Alcuni pensano che non ci sia altro che antagonismo tra scienza e religione. È ovvio che la scienza che traccia la mente di Dio nella natura dovrebbe essere affidata alla fede che discerne la grazia interiore del Suo cuore, della Sua volontà e del Suo carattere

1.) La scienza sta aiutando a creare un ambiente perfetto per gli uomini, e così è la sorella e l'aiuto della religione che cerca di creare un carattere perfetto in loro. C'è una connessione molto stretta tra il personaggio e l'ambiente

2.) La scienza ha un uso religioso, in quanto rivela più pienamente la potenza, la sapienza e la bontà divine nella natura

3.) La scienza ha un uso religioso, in quanto tende a stabilire l'unità e la supremazia di Dio. Questi sono gli articoli cardinali del nostro credo. La scienza ha dimostrato l'unità e l'uniformità della natura, e così ha confermato la grande dottrina che c'è un solo Dio vivente e vero

(II.) I limiti della scienza. Essa non può sostituirsi alla religione, né le sue rivelazioni sono ciò di cui il cuore più profondo dell'uomo ha più bisogno e desidera. I metodi scientifici non toccano la sfera dei fatti spirituali. Alcune parole di Giobbe suonano come una profezia degli insegnamenti moderni e agnostici. La scienza ha la sua sfera, in cui il suo metodo è valido e la sua autorità suprema. Ma c'è un altro campo in cui la coscienza e lo spirito sono gli organi di osservazione. Accettiamo con devota gratitudine le ricchezze che la scienza ci porta. Ma non dimentichiamo mai che non può portarci nel luogo segreto dell'Altissimo, né placare la nostra sete più profonda di pace, di purezza e di comunione con Dio. La via per queste benedizioni è la via dell'obbedienza morale e della comunione spirituale attraverso l'amore con Dio in Cristo. (W. T. Bankhead, M.A., B.D.)

12 CAPITOLO 28

Giobbe 28:28

Ma dove si troverà la sapienza?-

Le difficoltà speculative di un intelletto indagatore risolte dal cuore della pietà pratica:

Due cose sono sviluppate in modo prominente in questo capitolo: il potere dell'uomo e la sua debolezza; il suo potere di provvedere alle necessità materiali della sua natura e la sua debolezza di soddisfare le sue voglie mentali

(I.) Ogni intelletto indagatore ha difficoltà che è ansioso di rimuovere. Due classi di difficoltà intellettuali: quelle connesse con il regno fisico dell'essere e quelle connesse con la morale. La prima classe sta facendo pressione sugli uomini di scienza. Quest'ultima classe da coloro che pensano su argomenti morali. Le difficoltà nel campo morale premono molto più pesantemente e spaventosamente sul cuore dell'uomo che non quelle nel campo fisico

(II.) Che il principio che rimuove queste difficoltà non può essere né acquistato con la ricchezza né raggiunto con l'indagine. Una sua ricerca nel dominio della natura inanimata sarebbe inutile. Così come la sua ricerca nel dominio della vita, o nel dominio delle anime defunte. (Morte, Sheol.)

(III.) Il cuore della pietà pratica produce una soluzione soddisfacente di tutti i dolorosi doveri intellettuali

1.) Questo è affermato da uno che capisce cos'è la saggezza

2.) Ciò è dimostrato dalla natura del caso

(1) Mantenendo nella mente una fiducia incrollabile e gioiosa nel grande Disponente di tutte le cose

(2) Sostenendo la consapevolezza che ciò che non comprendiamo ora, lo sapremo in seguito

(3) Eliminando dalla mente quei sentimenti che impediscono all'intelletto di comprendere le cose spirituali

(4) Dando all'anima un sentimento dominante affine all'impulso primario di Dio. La pietà, dunque, è la Sapienza, il principio solvente. (Omilestico.)

L'uso religioso della saggezza:

Che cos'è questa grazia della sapienza, e perché è così altamente esaltata?

1.) La saggezza, come descritta nella Bibbia, è quell'ardente desiderio di conoscenza che rimane insoddisfatto finché un angolo di oscurità viene lasciato inesplorato; quella passione per l'apprendimento che, come le flotte di Salomone, penetrò nelle regioni più lontane del mondo allora conosciuto, e riportò dalle rive più lontane le riserve della storia naturale. Uno spirito di ricerca può, senza dubbio, diventare frivolo e inutile. Ma questa non è la sua missione nata dal cielo

2.) L'idea religiosa di saggezza è l'esercizio del "giudizio pratico e della discrezione"; "un cuore saggio e comprensivo per discernere tra il bene e il male"; la capacità di "giustizia, giudizio ed equità". Senza dubbio la sapienza non è in se stessa bontà. I Proverbi non sono i Salmi, Salomone non era Davide. Ma la saggezza è vicina alla bontà, e la religione si appoggia su di essa. Quanti danni sono stati fatti perché gli uomini si sono rifiutati di riconoscere che il buon senso è una grazia cristiana. Quale nuovo aspetto verrebbe dato all'ozio, all'egoismo, alla stravaganza della gioventù, se ci si insegnasse a pensare non solo al peccato, ma alla sua spregevole follia, se potessimo essere indotti non solo a confessare quanto spesso siamo stati miserabili peccatori, ma anche quante volte siamo stati miserabili stolti; quale grande sicurezza per il benessere umano se ci prefiggessimo non solo di diventare migliori, ma anche di essere più saggi, non solo di ottenere santità e virtù, ma, come dice Salomone, di ottenere sapienza, di ottenere intelligenza; pregare che Colui che dona generosamente e non rinviifica, oltre alle Sue altre benedizioni "ci dia saggezza". (Dean Stanley.)

Cultura e religione:

Per cultura intendiamo quella condizione dell'intelletto istruito e addestrato che è il risultato dell'educazione, del raffinamento e della vasta conoscenza dei fatti della natura e della storia. Per religione intendiamo quel rapporto personale con il Re supremo, e quel carattere di qualità morale e spirituale che per noi è cristiano, e dipende dalla fede nel Vangelo come sua sorgente, e dall'obbedienza alla legge di Gesù Cristo come sua forza dirigente e dominante. Le relazioni che questi lati dell'azione umana possono avere l'uno con l'altro non possono mai essere di poca importanza. Alcuni sostengono che siano antagonisti. Si dice che le età della fede non sono i tempi dell'intelligenza. L'apprendimento fa diminuire la religione. Ma la storia mostra che le epoche del progresso dell'uomo, quando c'è una forza più grande e una vitalità più vigorosa, sono segnate da stimoli, non solo per l'intelligenza e l'apprendimento della mente umana, ma anche per la fede e il carattere corrispondente del cuore umano. Illustra il periodo della rinascita dell'apprendimento e delle lettere. Quest'epoca non è stata anche la rinascita di una fede più vera? Se l'apprendimento è stato ravvivato, sicuramente anche il Vangelo di Gesù Cristo ha trovato una nuova vita. Ci fu un'ulteriore accelerazione della vita intellettuale nel XVIII secolo. Ma non era l'epoca di Whitefield e Wesley? E cosa abbiamo visto nel nostro tempo? Vantiamo la sua intelligenza. Ma è il giorno dell'evangelizzazione, e in nessun luogo tale forma di vita religiosa è più forte che nei centri di apprendimento

1.) La religione è essa stessa un mezzo di disciplina mentale. Uno dei primi oggetti di studio che la religione fornisce è la natura stessa dell'anima umana. È molto difficile segnare il confine in cui la filosofia della mente è separata dalla religione dello spirito. La religione è storica, e nessun uomo può giustamente cedere all'influenza della religione senza seguire il progresso della dottrina cristiana e lo sviluppo della Chiesa. E che storia è stata questa storia ecclesiastica, questa storia dogmatica di due millenni. Questa conoscenza storica che la religione ci fornisce ci conduce a quella figura solitaria la cui ombra si è proiettata su ogni secolo da quando è apparsa tra gli uomini. La religione inizia e finisce con noi con la conoscenza di Gesù Cristo. Quale oggetto del pensiero umano può permettersi una tale disciplina, una tale ispirazione, una tale direzione, come la Sua vita e la Sua opera? La storia è solo il commento a Cristo. Gli eventi di ogni epoca partono solo da Lui e conducono a Lui di nuovo. Abbiamo lasciato per ultimo il pensiero più grande di tutti quelli che la religione presenta. Chi adoriamo? Chi cerchiamo? Chi è il fine ultimo di ogni sforzo cristiano, di ogni fede religiosa, di ogni vita devota? È Dio, il Supremo, l'Infinito, l'Essere necessario, la fonte di tutta la vita, il regolatore di tutti i movimenti, la sorgente di tutta la creazione, il primo, l'ultimo, l'inizio e la fine dell'essere universale. Nessuna scienza può portarci oltre la soglia della Sua dimora. La relazione dell'uomo con Dio include i profondi enigmi del peccato e del male, la grande speculazione sulla libertà, la necessità, la responsabilità e la legge. Non c'è da meravigliarsi che i filosofi delle scuole chiamassero la teologia la Regina delle Scienze

2.) L'altro lato del rapporto che la religione ha con la coltivazione mentale è quell'influenza protettiva e medicativa che essa può esercitare per proteggersi o rimediare ai mali, nel cui pericolo si trova sempre un esercizio esclusivamente mentale

(1) La religione corregge la tendenza della cultura a ignorare i limiti del potere dell'uomo. Se la mente si occupa solo degli oggetti della natura, dei fatti e delle leggi del mondo esterno, e delle presentazioni puramente fenomeniche dell'intelletto umano stesso, corre il grande pericolo di non percepire le linee oltre le quali il suo progresso è assolutamente precluso.

(2) Un altro pericolo è l'orgoglio e l'autostima che la mera coltivazione intellettuale a volte provoca. Questo è un vizio morale, un difetto di carattere, un'imperfezione del cuore. L'uomo saggio deve essere umile. Il vero apprendimento consiste nell'imparare ciò che non possiamo sapere. La fede, l'adorazione e l'amore adorante mantengono per sempre il cuore umano nel pronto e leale riconoscimento del suo Dio

(3) Un altro pericolo è sociale, e colpisce l'uomo istruito in relazione ai suoi simili. Un apprendimento che non è altro che intellettuale tende a farci dimenticare la nostra fratellanza. Non c'è niente di più egoistico della cultura. C'è un disprezzo nell'apprendere di cui ogni uomo è in pericolo. L'unico correttivo è la religione. Nei suoi tribunali ci troviamo su un terreno comune. (L. D. Bevan, D.D.)

La ricerca della saggezza:

La saggezza che l'uomo si preoccupa di acquisire deve essere una saggezza che lo accompagni per tutta l'eternità

(I.) L'astrusità e la meraviglia delle scoperte umane. Il filosofo naturale è impegnato in una ricerca; e molte delle sue scoperte sono accompagnate da risultati molto benefici per il mondo in generale. Accertiamoci, dunque, se ha scoperto la perla di prezzo che cerchiamo. Nell'indagine della natura gli uomini mostrano un'energia e una perseveranza che sono ben degne di una causa più nobile. Ma non c'è riposo, non c'è pace, non c'è soddisfazione in questa ricerca. È nella sua stessa natura essere irrequieti

(II.) C'è un limite invalicabile che le scoperte umane non possono superare. Il campo della provvidenza ci sconcerta fin dall'inizio. La natura non ci offre alcuna luce per risolvere i segreti delle dispensazioni divine

(III.) "Da dove viene la saggezza?" La nostra ricerca sarà sempre infruttuosa? La sede della saggezza è, era ed è sempre stata il seno di Dio. Da Lui dobbiamo impararlo, se vogliamo impararlo. La Sua Parola metterà ogni mente in quiete, ci rivelerà che cos'è la vera saggezza, che è la sfera dell'uomo, e alla quale possiamo acconsentire. "Il timore del Signore, questa è sapienza". Allontanarsi dal male è la saggezza delle saggezze, la più alta, l'unica vera saggezza. (E. M. Goulburn, D.C.L.)

L'inestimabile valore della vera saggezza, o religione:

Un uomo senza religione non è saggio, non è saggio come dovrebbe essere, non è saggio come potrebbe essere. È la religione che insegna all'uomo ad agire degnamente verso oggetti diversi, a chiamarli con il loro nome. È la religione che insegna all'uomo a prendersi la massima cura delle cose più preziose. È la religione che insegna all'uomo come dedicare il tempo migliore al lavoro più importante. È la religione che insegna all'uomo a sforzarsi di ottenere l'approvazione di Colui che ha il potere di fare di più. È la religione, in una parola, che rende l'uomo adatto ad entrare in cielo. (David Roberts, D.D.)

Il segreto della saggezza:

Perché la saggezza è così difficile da trovare rispetto a qualsiasi altra cosa? Perché l'uomo può leggere ogni altro enigma della natura, tranne quello che lo affascina? Nulla qui può sfuggire al suo esame; nulla può impedirgli di avanzare. Guardatelo, dice il capitolo, mentre scava e scava e cerca e setaccia e purifica le scorie con il fuoco, e raccoglie le ricchezze assortite. Guardate la pista dove dissotterra il suo argento e la fornace dove raffina il suo oro. Eppure, nonostante tutta questa supremazia pratica, questa magistrale intimità sulla natura, è egli più vicino alla scoperta del suo ultimo segreto? Riuscirà a dissotterrare la verità come sa fare con un diamante? Può comprarlo al mercato del corallo? Anzi, a che servono le sue perle e i suoi rubini? In qualche modo il segreto gli sfugge sempre. Proprio quando gli uomini sembrano più vicini ad esso, scivola via dalle loro grinfie. La natura lo suggerisce sempre, ma lo nasconde sempre. Il mare, che sembrava mormorarlo ad alta voce nei suoi sogni, ora dice: "Non è in me"; la profondità, che ci aveva attirato nella sua meditabonda meraviglia, ora dice: "Non è con me". In qualche modo si fermano tutti. "Questo è un sentiero che nessun uccello conosce; nemmeno l'occhio dell'avvoltoio l'ha mai visto; le bestie feroci non l'hanno mai calpestato; i giovani leoni non passano per quella strada; è nascosto agli occhi di tutti i viventi e tenuto vicino agli uccelli del cielo". Così confessa il Libro. Ah! come quell'antica esperienza si ripete in noi oggi. Mai il contrasto è stato più vivido o più schiacciante di adesso tra la stupefacente efficienza pratica del nostro trattamento scientifico dei tesori materiali della terra e l'inutilità della nostra ricerca del segreto interiore. Eppure, lo spettacolo della natura dispiega davanti a noi il suo intimo invito a venire a prenderne possesso; non c'è nicchia che non possiamo penetrare; Nessuna altezza e profondità in cui non possiamo entrare. Essa si fa nostra, e noi ci sentiamo suoi padroni. Rimaniamo stupiti della nostra supremazia. Nessun ostacolo ci sconfigge, nessun pericolo ci terrorizza. Giù nelle viscere profonde della terra affondiamo i nostri pozzi; su tutti i suoi mari mandiamo le nostre flotte; Le nostre fornaci bruciano e le nostre fabbriche ruggiscono. Come intrepida è la nostra ricerca; Quanto sublimi sono le nostre capacità, la nostra pazienza, la nostra perseveranza! Ma una cosa rimane così lontana, sfuggente come sempre. Su una scoperta non possiamo mettere le mani. C'è un punto in cui la nostra padronanza si abbassa improvvisamente; La nostra astuzia ci viene meno, e il nostro coraggio e la nostra fiducia in noi stessi ci svaniscono da sotto i piedi. Afferriamo ciò che immaginavamo fosse la cosa che desideravamo trovare, e le nostre dita si chiudono sul vuoto. Dov'è andato? Perché non riusciamo a trattenerlo: questa saggezza, questo segreto spirituale, questa realtà delle cose? Ah, sì, perché davvero? Supponevamo forse di trovarlo, nascosto in qualche miniera con gli zaffiri e la polvere d'oro? Speravamo di ritrovarlo un giorno? No, per nessuna di queste strade possiamo arrivare alla saggezza; non in quel modo viene catturato. Lo scopo spirituale, la realtà interiore delle cose è di un altro tipo. Non lo comprenderemo con facoltà come queste che la nostra efficienza pratica mette in gioco: "Vedendo che è nascosto agli occhi di tutti i viventi e tenuto vicino agli uccelli del cielo". L'abilità pratica, ovviamente, ci viene ridicolmente a mancare. Ma la scienza pratica, la scienza della scoperta sperimentale, non può aiutarci? È il nostro stesso organo di scoperta: non può scoprire la saggezza? Ahimé! Anche qui troviamo che l'esercizio stesso di quelle facoltà scientifiche con le quali sono stati raggiunti i nostri stupefacenti trionfi esclude e bandisce la nostra possibilità di arrivare con questi metodi al segreto della realtà. Più conosciamo in questo modo, meno arriviamo. La diffusione della nostra scienza, nella quale ci siamo mostrati così maestri, così vittoriosi, è vinta a prezzo di limitazioni intellettuali che ci impediscono di comprendere l'unica cosa che desideriamo sapere. La scienza ci ha portato più lontano dal segreto di quanto non fossimo prima di essere scientifici. Ha reso più evidente quanto sia sfuggente quel segreto. Guardiamo senza speranza stelle così lontane che la luce che può viaggiare per novantatré milioni di miglia fino al sole in otto minuti impiega ore, giorni e anni anche per arrivare. E ben oltre quelle stelle, un milione di altre si sparsero in sciami di foschia aggrovigliata. A che punto siamo in un universo del genere? Che cos'è l'uomo? Come fa a contare? Quali rapporti possono avere tra lui, nella sua terribile e minuziosa insignificanza, e esso nella sua inimmaginabile vastità? Come osa intromettersi in tutte le sue ridicole emozioni e i suoi desideri assurdi? Che cosa sa di lui quel vasto mondo nel suo gelido distacco; lì, in quell'abisso incolto e incommensurabile? Sprofondiamo indietro per guardarci dentro; Ma è più speranzoso, il nostro sguardo lì? Il caro volto familiare della terra è scomparso sotto i vagli della scienza fisica. E ciò che ci spaventa è che tutto questo universo meccanico in cui siamo scientificamente introdotti ci omette, ci ignora, va avanti senza di noi. Ciò che è la nostra vera vita, il nostro pensiero, la nostra volontà, la nostra immaginazione, il nostro affetto, la nostra passione, tutto questo non può trovarsi lì; Non possono essere espressi in termini di meccanismo. La scienza pratica dice: "Non è in me"; la scienza organizzata dice: "Non è in me". Dove si troverà la sapienza; C'è un'altra strada di ricerca? Dove c'è una migliore promessa di arrivo? Beh, c'è un'offerta, che penso ci porti molto più vicino della scienza fisica. È quella dell'arte. Nell'impulso creativo, nell'emozione immaginativa che si accende alla vista o al suono della bellezza, abbiamo ciò che sembra aprire la porta nel segreto dell'esistenza, nella mente con cui la natura è stata creata. La natura si spiega a noi al meglio come uno spettacolo maestoso, come uno sforzo vivente che trova la sua gioia nell'essere ciò che è. Questo è ciò che tutta la natura ci grida. La vita pullula, la vita danza, la vita canta: è una gloria solo essere vivi. Non è forse questa la verità contro la quale i figli di Dio gridarono il primo mattino della creazione? La terra era un fatto così superbo; stava come un quadro; Crebbe come una poesia e si mosse come la musica. Dio trovò la Sua gioia nel riversare la Sua potenza in tutta questa radiosa maestà; L'amava perché era vivo, perché era l'espressione del suo amore. E quella gioia di Dio nella pura esistenza passò in tutte le cose per diventare la loro anima. Non c'è bisogno di indagare qui per quale ulteriore fine siano stati fatti, o a quale uso servano. È così difficile discernere cosa ne verrà fuori. Ma perché chiedere? Basta che siano quello che sono. Vivere è sufficiente; vivere è essere intelligibile; Vivere è essere giustificati. Se solo il mondo si accontenta di gioire di essere ciò che è, ha raggiunto. "Oh, voi tutte opere del Signore, benedite il Signore! Lodatelo e magnificatelo in eterno". Questo grido di lode può spazzare via così tante cose che altrimenti potrebbero lasciarci perplessi o angosciarci nella creazione del mondo. Le sue difficoltà, le sue prove, le sue sofferenze, possono ancora passare nel grande inno. Il fuoco e la grandine, anche se bruciano e si spezzano, sono ciò che sono, e come tali, anche se soffriamo sotto di essi, siamo lieti di lodare il Signore e di magnificarlo per sempre. Il poeta, il musicista possono suggerirci come le pene più profonde della grande tragedia umana possano assumere un nuovo significato sotto il fascino dell'arte, e possano produrre, sotto la pressione di un'alta immaginazione, un mistero di gioia più dolce e più ricco. Sì, nella passione dell'artista siamo vicini al nostro segreto, stiamo bussando alla porta, per così dire. Eppure chi può osare accontentarsi di questa soluzione; Chi si fermerà qui? Indignati i nostri cuori lo ripudiano. Non possiamo essere come chi, come Goethe, poteva considerare l'universo come la materia di un'opera d'arte. La musica, la poesia, possono davvero essere in grado di suggerirci che il dolore, l'amore e la morte non sono tutti vani; Possono strappare una gioia dolce-amara dalla durezza. Eppure, eppure, oggi non osiamo andare in giro per le strade di Londra e dire: "Consolatevi; Tu fai parte dell'eterna tragedia; Lei conferisce pathos al dramma umano. I tuoi dolori si elevano in canzoni, i tuoi guai si raccolgono nella grande sinfonia orchestrale del tempo. Uomini e donne sono molto più interessanti quando soffrono che quando hanno successo. Se solo tu potessi vederlo e sentirlo, il tuo problema porta alla pace finale, proprio come le dissonanze in un pezzo di sviluppo musicale che si infrangono così duramente sull'orecchio sono essenziali per la chiusura perfetta in cui si risolvono dolcemente. No, non va bene; questo non può essere il nostro Vangelo per i poveri e gli oppressi. Dove si troverà, dunque? Dov'è, in realtà, il luogo della comprensione? Qual è la nostra ultima parola? Non è forse lo stesso che è dato nel libro di Giobbe? "Il timore del Signore, questa è saggezza; allontanarsi dal male: questa è comprensione". La vita morale custodisce per noi il segreto centrale della realtà. La vita morale è il nostro atto di comunione con la forza che è al centro delle cose. In esso si arriva; Con esso arriviamo a casa. Un centinaio di problemi possono giacere intorno a noi irrisolti; Potremmo dover camminare nella cecità in un mondo di cui non possiamo fare nulla. Potremmo essere del tutto incapaci di spiegare l'origine delle cose, o di interpretare il loro scopo, o di prevedere la loro fine. Ma per tutto questo possiamo permetterci di aspettare; perché, nel profondo del nostro essere, abbiamo in noi ciò che ci tiene ben chiusi nella luce stessa della vita, nell'eternità stessa di Dio. La Sua volontà, quella volontà in cui i mondi si muovono e sono in essere, si chiude intorno alla nostra volontà; Il suo amore, quell'amore che è la fonte di tutta la creazione e il fine di ogni desiderio, si avvolge intorno alla nostra piccola fiamma tremante d'amore. Noi siamo Suoi; Lui è nostro. Arresi alla legge della Sua vita, siamo in pace nel segreto stesso di tutti i segreti. Un giorno sapremo, vedremo e capiremo. Allora lo straordinario proposito si svelerà da solo, e noi canteremo il nostro "Alleluia, Amen". Ma basta se ora, per quanto ciechi, impotenti e barcollanti, possiamo ancora essere consapevoli che Colui che possediamo e che ci desidera, è Lui stesso l'unica realtà suprema di tutto ciò che esiste, che Egli è Signore e Dio di tutti, che alla fine sarà tutto in tutti. Con l'abbandono a Lui, con l'obbedienza a Lui nel Suo timore, risiede la nostra unica saggezza presente, una saggezza che contiene in sé la promessa e il pegno di tutta l'altra saggezza che può esistere. Questo è il mistero della coscienza, della volontà, del cuore, del timore del Signore. Attraverso di essa, e solo attraverso di essa, l'uomo può fare il suo ingresso attraverso il velo, dentro la luce. Questa fede nella legge morale è oggi messa a dura prova, proprio perché le vaste rivelazioni della scienza sembrano portarci sempre più lontano da un mondo in cui prevalgono i propositi morali. Il mondo del meccanismo infinito che si apre davanti a noi, che si estende lontano in distanze spaventose al di là della nostra capacità persino di immaginare, all'opera all'interno in una minuzia di scala che paralizza la nostra ragione, consuma l'aria di qualcosa di completamente non morale. Sembra che non ci sia alcun legame che lo separi dai nostri scopi e dalle nostre convinzioni. Dove siamo? Che significato abbiamo? Che importanza osiamo attribuire alle nostre piccole azioni? Ah! quanto è difficile sostenere la nostra convinzione che tutti questi soli che rotolano siano come semplice polvere sulla bilancia di fronte a un Comandamento che dice: "Tu devi", "Non devi". Non possono essere soppesati contro un peccato. L'anima ha in sé ciò che li supera tutti. Quanto è difficile; Eppure questa è la nostra fede. "Il timore del Signore", diciamo, "questa è la sapienza". Possiamo tenerlo stretto? Vivremo e moriremo in esso? Lo pronunceremo ad alta voce e lo sosterremo di fronte a tutti i milioni di soli? No; La guida, la sicurezza di cui abbiamo bisogno devono essere forti, decise, magistrali, assolute, se vogliamo resistere alla terribile contropressione. Deve parlare una voce che non vacilla mai, una voce che contiene in sé il suono stesso dell'autorità, una voce che non può essere negata. E quindi, per fornire questo slancio autorevole, è nato nel mondo un Bambino, attraverso il quale un tale appello può raggiungerci. Egli vivrà e morirà per verificare il timore del Signore come unica e sola sapienza dell'uomo. Attraverso le sue labbra l'uomo può sapere, con una certezza che nessuna contro-esperienza potrà mai scuotere, che vale la pena di perdere il mondo intero, se solo può salvare la sua anima; la verità, la rettitudine e la purezza sono l'unico tesoro che egli può accumulare per se stesso in Cielo, che farebbe meglio a cavarsi l'occhio destro piuttosto che trarne un piacere lussurioso, a dover annegare con una macina da mulino al collo nelle profondità del mare piuttosto che fare del male al più piccolo dei piccoli di Dio. Nel sudore del sangue, nel sacrificio della Croce, Egli mostrerà l'invincibile splendore della volontà dedicata al prezzo di tutto ciò che la vita può offrire. E, inoltre, Colui che afferma che la supremazia dell'interesse morale è colui che, per la sua stessa natura, proclama che l'uomo, concentrandosi su questo unico interesse morale, e lasciando andare tutto per il suo posto, si trova uno con la realtà eterna delle cose, uno con la vita ultima, uno con il Padre di ogni carne; poiché Colui che muore così a tutto tranne che al comandamento morale è Lui stesso Colui in cui Dio riassume tutta la creazione. Non vi si chiede, quindi, di disprezzare o di condannare il meraviglioso mondo rivelato dalla scienza o rivelato dall'arte; Non vi viene chiesto di pensare poco a quel vasto universo, con le sue sfere rotolanti, perché vi è posto davanti, qui sulla terra, questo unico e supremo scopo: temere Dio e odiare il male. Perché in questa questione morale sta il segreto dell'intera somma delle cose; e la pura volontà di Gesù è la volontà su cui è formata tutta l'esistenza. Vinci lì, e vincerai ovunque; Vincete lì nella lotta morale, ed ecco: "Tutte le cose sono vostre, le cose in cielo, le cose in terra e le cose sotto terra". Tutto, tutto alla fine sarà vostro! tu detieni il segreto del potere: "Poiché tu sei di Cristo e Cristo è di Dio". Ma, ricordate, dovete vincere lì o siete perduti, qualunque altra cosa possiate vincere. Questo è il nostro Vangelo. E qui, in questa arena, non c'è nessuno che, in Cristo, non possa vincere. La tua vita potrebbe diventare una vittoria. Sì; anche per te, che ti senti, forse, così terribilmente battuto dalla pressione di un mondo duro. (Canonico Scott Holland.)

17 CAPITOLO 28

Giobbe 28:17

E il cristallo non può eguagliarlo.

Il cristallo esatto:

In primo luogo osservo che la religione è superiore al cristallo in esattezza. Quell'informe massa di cristallo contro la quale hai accidentalmente sbattuto il piede è disposta con più precisione di qualsiasi città terrena. Ci sono sei stili di cristallizzazione, e tutti divinamente ordinati. Ogni cristallo ha una precisione matematica. La geometria di Dio si estende attraverso di essa, ed è un quadrato, o è un rettangolo, o è un romboide o, in qualche modo, ha una figura matematica. Ora, la religione batte questo per il semplice fatto che l'accuratezza spirituale è più bella dell'accuratezza materiale. Gli attributi di Dio sono esatti. La legge di Dio è esatta. I decreti di Dio sono esatti. La gestione del mondo da parte di Dio è esatta. Non conta mai male, anche se conta i fili d'erba e le stelle, e le sabbie e i cicli. Le sue provvidenze non trattano mai con noi perpendicolarmente quando quelle provvidenze dovrebbero essere oblique, né laterali quando dovrebbero essere verticali. Tutto nella nostra vita organizzato senza alcuna possibilità di errore. Ogni vita è un prisma a sei lati. Nato al momento giusto; Morire al momento giusto. Non ci sono accadono nella nostra teologia. Se pensassi che questo è un universo trasandato, impazzirei. Dio non è un anarchico. Legge, ordine, simmetria, precisione. Un quadrato perfetto. Un rettangolo perfetto. Un romboide perfetto. Un cerchio perfetto. Il lembo della veste di governo di Dio non si sfilaccia mai. Non ci sono viti allentate nei macchinari del mondo. Non accadde che Napoleone fu assalito da un'indigestione a Borodino, tanto che divenne incompetente per quel giorno. Non accadde che Giovanni Tommaso, il missionario, su un'isola pagana, in attesa di un vestito e di ordini per un altro giro missionario, ricevette quell'equipaggiamento e quegli ordini in una scatola che galleggiava a riva, mentre della nave e dell'equipaggio che trasportava la cassa non si seppe mai nulla. L'abbaiare del cane di F. W. Robertson, ci dice, portò a una serie di eventi che lo portarono dall'esercito al ministero cristiano, dove servì Dio con un'utilità di fama mondiale. Non è semplicemente accaduto così. Credo in una Provvidenza particolare. Credo che la geometria di Dio possa essere vista in tutta la nostra vita in modo più bello che nella cristallografia. Giobbe aveva ragione. "Il cristallo non può eguagliarlo." (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

20 CAPITOLO 28

Giobbe 28:21

Vederlo è nascosto agli occhi di tutti i viventi.

Mistero e dogma:

È il dogmatismo della scienza che ostacola la riconciliazione di cui c'è tanto bisogno, ancor più del dogmatismo della teologia. Nulla è così ostile al mistero come il dogmatismo. Il senso del mistero è il senso della vastità, dell'indefinitezza, della grandezza. Nel momento in cui venite con i vostri dogmi a misurare e spiegare tutto, in quel momento il mistero, la vastità, la grandezza, cominciano a svanire. Compresi correttamente, i fatti della scienza e i fatti della teologia ci indicano qualcosa di infinitamente più grande e più misterioso dei dogmi con cui cerchiamo di spiegare e, nello spiegare, troppo spesso li imprigioniamo e li facciamo sminuire. Eppure dobbiamo avere dogmi sia in teologia che in scienza. Nessun progresso, nessuna tradizione, è possibile senza di loro. Dobbiamo imparare a usarli senza abusarne. (D.

(I.) Vaughan, M.D.)

28 CAPITOLO 28

Giobbe 28:28

Ecco, il timore del Signore, questo è la sapienza.

La saggezza di essere religiosi:

"Temere il Signore" e "allontanarsi dal male" sono frasi che la Scrittura usa in grandissima latitudine per esprimerci la somma della religione e di tutto il nostro dovere

(I.) È consuetudine esprimere l'intera religione con qualche principio eminente o parte di essa. I grandi principi della religione sono la conoscenza, la fede, il ricordo, l'amore e la paura. La somma di tutta la religione è spesso espressa da una parte eminente di essa. Come 'allontanarsi dal male', 'cercare Dio'.

(II.) L'idoneità di queste due frasi a descrivere la religione. Per la prima, "il timore del Signore", l'adeguatezza di questa frase apparirà se consideriamo quanta influenza ha il timore di Dio sugli uomini per renderli religiosi. Ci sono due briglie o restrizioni che Dio ha posto sulla natura umana: la vergogna e la paura. La paura è la più forte. Per la seconda frase, "allontanarsi dal male", apparirà l'idoneità di essa ad esprimere l'intero dovere dell'uomo se consideriamo il necessario nesso che è tra la parte negativa e quella positiva del nostro dovere. Colui che è attento ad evitare ogni peccato, si sforzerà sinceramente di compiere il suo dovere. L'affermazione nel testo è che la religione è la migliore conoscenza e saggezza. Rendilo buono

1.) Con una prova diretta di esso

(1) La religione è la migliore conoscenza. È la conoscenza di quelle cose che sono in se stesse più eccellenti; e anche di quelle cose che sono più utili e necessarie per noi conoscere

(2) Essere religiosi è la saggezza più vera. Perché significa essere saggi per noi stessi, ed è essere saggi per quanto riguarda i nostri interessi principali

2.) Cercando di mostrare l'ignoranza e la follia dell'irreligione. Tutti coloro che sono irreligiosi lo sono in base a uno di questi due motivi. O perché non credono ai fondamenti e ai principi della religione, come l'esistenza di Dio, l'immortalità dell'anima e le ricompense future, oppure perché sebbene in qualche modo credano in queste cose, tuttavia vivono in contrasto con questa loro convinzione. I primi sono colpevoli di ciò che chiamiamo speculativo, l'altro di ateismo pratico. L'ateismo speculativo è irragionevole per cinque motivi

(1) Perché non dà alcuna spiegazione tollerabile dell'esistenza del mondo

(2) Né dà alcuna spiegazione ragionevole del consenso universale dell'umanità in questa apprensione, che ci sia un Dio

(3) Richiede più prove per le cose di quante ne siano capaci

(4) L'ateo finge di sapere ciò che nessun uomo può sapere

(5) L' ateismo si contraddice. L'ateismo speculativo è un'opinione molto imprudente e scomoda, perché è contro l'interesse e la felicità attuali dell'umanità, e perché è infinitamente pericoloso e pericoloso in questa questione. L'ateo pratico è parimenti colpevole di una follia prodigiosa

3) La terza via della confermazione sarà quella di cercare di difendere la religione da quelle comuni imputazioni che sembrano accusarla di ignoranza o di imprudenza. Principalmente queste: credulità, singolarità, fare un patto sciocco. Allora vuoi essere veramente saggio, essere saggio per te stesso, saggio per la tua anima, saggio per l'eternità. Decidete di seguire una condotta di vita religiosa. (J. Tillotson, D.D.)

La saggezza di temere il Signore:

Il timore di Dio, che è raccomandato dalla nostra religione, suppone che noi abbiamo nozioni giuste e appropriate degli attributi divini e della provvidenza e del governo divini. Il nostro timore di Lui sarà naturalmente il timore di offenderLo. Il timore del Signore susciterà prontamente un sincero e ardente desiderio di conoscere tutte le varie verità che l'Onnipotente ha rivelato ai figlioli degli uomini. Il timore del Signore disporrà gli uomini ad adorarlo, e ciò con tutta la loro anima, la loro mente, le loro forze. Il timore del Signore è un potente freno alle passioni malvagie e alle inclinazioni corrotte degli uomini. Il timore del Signore spingerà gli uomini a svolgere fedelmente tutti i loro vari doveri verso Dio e verso i loro simili. La religione insegna che i migliori fini che possiamo perseguire sono la gloria di Dio, la perfezione e la felicità della nostra natura. Solo la religione ci trasmette quella saggezza che dissipa le tenebre e l'ignoranza di quelle cose che appartengono essenzialmente alla nostra pace. Il corso di vita che la religione raccomanda è favorevole alla pace della mente, alla contentezza dello stato in cui ci troviamo, alla salute del corpo, alla lunghezza delle giornate, all'esercizio vigoroso di tutte le nostre facoltà e, di conseguenza, al pieno godimento di tutte le benedizioni esterne della provvidenza. (W. Shiels.)

La natura della vera saggezza:

I molti errori in cui cadono gli uomini nel passare della vita, derivano da false visioni del nostro stato attuale. Questa vita è spesso considerata come uno stato di cose separato e indipendente, come se fosse del tutto estranea al futuro. Da qui sorgono innumerevoli errori riguardo alla natura della vera saggezza. La Scrittura corregge i nostri errori. Risponde alla domanda: Che cos'è la saggezza? La vera religione è la saggezza. Visualizzalo

(I.) Nel suo principio interiore. "Il timore del Signore". Non la paura che viene suscitata dall'apprensione del male. Non una paura servile, ma filiale. La riverenza di un bambino rispettoso. È sempre accompagnata dall'amore, dalla gioia e dal conforto dello Spirito Santo

(II.) Nei suoi frutti visibili. "Allontanamento dal male". Per male si intende qui il peccato: ogni desiderio, parola e azione che abbiamo ragione di credere dispiace a Dio Onnipotente. Le Scritture rappresentano uniformemente la rinuncia al peccato come effetto necessario e certo del timore di Dio. Dobbiamo capire che coloro che possiedono questo principio, si allontanano uniformemente e costantemente da ogni male; in modo che siano completamente liberi dal peccato e non cadano mai in nessun momento sotto la forza della tentazione? Lo stato di perfetta purezza e di assoluta conformità alla volontà di Dio non è mai pienamente raggiunto al di qua della tomba. Tuttavia c'è una grande e ampia differenza tra i caratteri di coloro che temono Dio e di coloro che non Lo temono

(III.) Nel suo eccellente carattere. Temere il Signore è sapienza; Allontanarsi dal male è "comprendere". La vera saggezza si trova solo nei principi e nella condotta che condurranno alla vera felicità. La domanda è: In che cosa consiste la vera felicità? Chiedete al religioso dove l'ha trovato. (J. S. Pratt.)

Saggezza di un corso di vita religioso:

1.) Certo è che l'intero corpo delle leggi morali e religiose sono le leggi del saggio e buono Legislatore del mondo, il cui scopo nell'impartirci il nostro essere era senza dubbio quello di comunicare una parte della Sua felicità e di migliorarla al massimo delle capacità della nostra natura. La saggezza divina è la nostra sicurezza che i nostri sentieri termineranno in pace

2.) Al fine di rivendicare la saggezza di una condotta religiosa, potrebbe non essere improprio ovviare a un pregiudizio troppo comunemente propagato e troppo facilmente ricevuto, vale a dire, che le felicità dell'altro mondo non devono essere ottenute secondo i rigidi termini del cristianesimo, senza rinunciare ai godimenti del presente. L'Autore misericordioso della religione non ha trattato così duramente l'umanità. La religione proibisce solo quei mali speciosi ma distruttivi che le passioni dell'umanità hanno mascherato sotto le spoglie del piacere; quelle occupazioni irregolari in cui nessun uomo saggio avrebbe mai posto la sua felicità o avrebbe mai potuto trovarla. Non si può supporre che Dio, che ha riempito la terra della sua bontà e ci ha circondati di oggetti che ha reso conformi alla nostra natura, ci chieda di rifiutare la sua munificenza e di considerarli tutti come il frutto di quell'albero in paradiso, che era piacevole alla vista ma proibito da gustare. Qualunque siano i piaceri del vizio, c'è ancora un piacere superiore nel sottomettere le passioni di esso; perché è il piacere della ragione e della saggezza; il piacere di un intellettuale, non di un semplice essere animale; un piacere che resisterà sempre alla prova della riflessione e che non manca mai di impartire una vera e permanente soddisfazione

3.) La saggezza di una condotta religiosa può apparire dal fatto che essa è il fondamento sicuro di quella pace mentale che è il principale costituente della felicità. Le condizioni della vita umana non ci permetteranno di aspettarci un'esenzione totale dai mali. La religione ci porterà davvero la pace interiore della mente, ma non può metterci al sicuro dalle contingenze esterne. La religione non invertirà le distinzioni di posizione che la Provvidenza ha stabilito. Non ci metterà al sicuro dalle passioni degli altri. La religione non è meno amichevole nella sua influenza sulla vita sociale che su quella privata, ed è ugualmente favorevole alla felicità del pubblico e degli individui. Tutte le virtù che possono rendere un popolo sicuro e fiorente, tutti i doveri che le migliori leggi politiche richiedono come necessari o che conducono alla tranquillità pubblica, sono imposti dalla nostra religione. Se la pratica della religione dovesse prevalere in generale, gli uomini sfuggirebbero a più della metà dei mali che affliggono l'umanità

4.) La saggezza di una vita religiosa può quindi apparire, perché una tale condotta è infinitamente preferibile, infinitamente più prudente e sicura, quando prendiamo in considerazione il futuro. Nel complesso, l'uomo buono gode di una felicità superiore in questo mondo, e nell'altro è solo, senza rivali, nelle sue speranze e pretese. (G. Carr.)

L'intero dovere:

Quando troviamo in questo e in tanti altri passi della Sacra Scrittura il timore di Dio messo ad esprimere tutto il nostro dovere, e tante cose buone dette di esso, si può giustamente sospettare la verità di ciò che alcuni uomini, con troppa audacia, hanno sostenuto, come se quell'obbedienza che procede da un principio di paura fosse del tutto da condannare, e non avrà alcun valore agli occhi di Dio. Certo, se il timore del Signore è sapienza, il ragionamento di questi uomini deve essere stoltezza. L'amore perfetto scaccia la paura, ma è la paura degli uomini, non di Dio. Si noti anche che la religione ci è descritta nel testo con espressioni che suppongono chiaramente che sia qualcosa di pratico. Essa non consiste semplicemente in un insieme di nozioni e opinioni che possono possedere la testa senza toccare il cuore, ma è qualcosa che influenza e influenza gli affetti, e fluisce nell'azione, e dà vita e grazia, consistenza e regolarità al comportamento. Si deve supporre che il timore del Signore, al quale si applica qui il carattere della sapienza, si manifesti nei felici frutti di una condotta ben ordinata, pia, prudente, retta. Si deve supporre che il timore del Signore significhi un tale rispetto religioso e riverenza per la Maestà Divina, un tale senso prevalente di Dio nella nostra mente, che ci incline efficacemente a obbedirGli nel corso e nella condotta della nostra vita

1.) Questa è la saggezza in cui gli uomini più saggi sono d'accordo e dichiarano tale. Gli uomini più saggi di tutte le epoche hanno accettato di raccomandare una vita di religione e virtù. I migliori e i più saggi tra i filosofi erano sempre impegnati dalla parte della religione, inculcando diligentemente il timore e l'adorazione della Divinità, secondo quella luce e conoscenza imperfetta di Lui che potevano raggiungere con la forza della ragione; e imponendo agli uomini l'esercizio di tutti i doveri morali

2.) Questa è la saggezza che tutta la nostra osservazione ed esperienza del mondo conferma evidentemente essere tale. Poiché l'esperienza è sempre stata considerata la migliore maestra e la migliore guida alla verità, tutto ciò che viene così dimostrato e raccomandato a noi per la saggezza, dovrebbe essere ammesso in ogni ragione che lo sia. E questo, in base a un calcolo equo ed equo, troveremo essere dalla parte della religione. Il Libro dell'Ecclesiaste non è altro che una dimostrazione della saggezza di una vita religiosa a partire dall'osservazione e dall'esperienza del mondo. Una piccolissima esperienza del mondo ci convincerà dell'incertezza di tutte le cose quaggiù. Ma la felicità dell'altra vita supererà le nostre più alte aspettative

3.) Questa è la saggezza che in ogni circostanza, qualunque sia e in ogni stato di vita, rende l'uomo soddisfatto di se stesso, e di cui nessuno ha mai trovato motivo di pentirsi. Questo è il privilegio peculiare di una condotta di vita virtuosa e religiosa. Chi ha mai visto motivo di pentirsi o di sentirsi a disagio perché aveva adempiuto al suo dovere, perché aveva fatto della sua grande cura e sforzo di vivere nel timore di Dio e in una diligente osservanza dei Suoi comandamenti?

4.) Questa è la saggezza che, nell'ultimo numero e nell'evento delle cose, apparirà certamente così. Questa deve essere la condotta più saggia che un uomo possa intraprendere, che non solo tende a portargli pace e soddisfazione per il presente, ma gli assicura una parte di felicità nell'aldilà, e quella felicità più completa e duratura, anche per i secoli dei secoli. Quando consideriamo il timore di Dio e la pratica del nostro dovere in questa luce, e lo confrontiamo con la sua empietà e il suo vizio contrari, quando riflettiamo sulla benedetta ricompensa dell'uno e sulle tristi vie dell'altro; Dobbiamo essere persi in ogni senso del bene e del male se non siamo pienamente convinti della verità del testo. (C. Peters, M.A.)

Il timore del Signore:

Può l'uomo raggiungere la più alta saggezza, il più alto stato di eccellenza, senza una rivelazione da parte di Dio? Quando ci si presenta l'uomo come dotato di poteri e capacità che si può dire conquistino la natura, come mai avviene che lo sviluppo intellettuale non sia eguagliato dall'elevazione morale? Dopotutto è descritto come colui che non ha trovato la saggezza. La scienza può dare conoscenza, ma non può raggiungere la saggezza. Da dove nasce, dunque, questo mistero di incoerenza, questo enigma di grandezza e piccolezza, di bene e male? L'uomo non è nello stato in cui è stato creato. È un monumento in rovina di una creatura un tempo nobile. L'uomo caduto può acquistare la saggezza? Può acquisire ricchezza, ma non può dare un prezzo alla saggezza. La spaventosa lezione della storia pone l'accento sulla parola di Dio come sul degrado morale che ha segnato l'uomo in ogni epoca. La sapienza personificata si vede nella persona di Cristo. In Lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza. Qual è l'adattamento dell'uomo a ricevere ciò che Dio si compiace di rivelare? Dio comunica la sapienza; l'uomo la riceve, apprezzando e simpatizzando con la mente divina, e questa capacità di ricezione esisteva fin dall'inizio. Qual è la giusta posizione e il dovere dell'uomo in conseguenza di questa comunicazione divina? (J. C. Cadman.)

Che cos'è la saggezza:

1.) La saggezza non è imparare. Osserviamo costantemente quanto un uomo possa sapere, eppure quanto sciocco possa essere

2.) La saggezza non è intelligenza, anche se spesso viene confusa con essa, specialmente dai giovani, che sono inclini a dare a un certo tipo di capacità intellettuale molta più ammirazione di quanto meriti. Ciò che vogliamo per la nostra guida pratica è la saggezza del giudice. Se consideriamo la saggezza pratica come quella che ci guida verso la linea di condotta meglio calcolata per assicurare la nostra felicità, deve essere senza dubbio saggio assicurarsi il favore di Colui che è infinito in potenza e le cui ricompense sono eterne. Quando ci rivolgiamo al Nuovo Testamento troviamo una base per l'etica cristiana molto diversa da quella dell'egoismo più illuminato. La molla del nostro agire deve essere l'amore per Cristo, e la somiglianza con Cristo il modello di perfezione a cui dobbiamo tendere. E qual era il carattere di Cristo? "Cristo non si è compiaciuto". Venne per trarne beneficio; Ricordando solo il grande scopo per il quale era venuto, e di cercare e salvare coloro che erano perduti. Cristo non è piaciuto a se stesso, perciò ciascuno di voi piaccia al prossimo per il suo bene fino all'edificazione. Ecco il paradosso del cristianesimo. La saggezza ci insegna a provvedere alla nostra felicità nel modo più illuminato; Ma qui abbiamo quella che sembra una regola completamente diversa; non cercare affatto la tua felicità; Vivere e lavorare per la felicità degli altri. La chiave del paradosso si trova nelle parole di nostro Signore: "C'è più gioia nel dare che nel ricevere". Se volete sapere quali sono i frutti di ciò che è una cosa più alta e più calda della semplice virtù, il vero amore per gli altri, come quello di cui la vita terrena del nostro Redentore è il modello più alto, dobbiamo solo immaginare il suo esempio seguito da un solo individuo. È eminentemente vero per l'amore: "Date e vi sarà dato". (J. Salmone.)

Dove si trova la saggezza?-

Molti corrono avanti e indietro, e la conoscenza aumenta. Molti ci stanno aprendo i meravigliosi sentieri della scienza. Ma dopo tutto torniamo ancora alla domanda: "Dove si troverà la saggezza?" Dove otterremo ciò che può soddisfarci pienamente, ciò che può portarci a Dio e rallegrarci con la luce del Suo volto? La sapienza è un possesso interiore, un tesoro spirituale. La sua sede non è nella testa, ma nel cuore; non nella mente, ma negli affetti e nella vita. Sebbene la conoscenza sia potere, non è del tutto sufficiente. Il desiderio di conoscenza è buono. La sapienza, benché di origine celeste, ci è tuttavia concessa di essere esercitata sulla terra. Il modo per ottenerlo è "temere Dio e obbedire ai Suoi comandamenti". Ciò include l'allontanamento dal male

1.) Quanto è importante per i giovani afferrare questo principio divino e agire immediatamente in base ad esso. Una delle difficoltà della gioventù è la paura dei propri compagni. Voi siete chiamati dalla voce stessa di Dio a volgere il vostro volto fermamente contro questo. Il ragazzo che manca di coraggio morale diventa nell'età adulta un codardo morale. Di nuovo, se non temi Dio notte e giorno, sarai indotto su vie di impurità che potrebbero contaminare tutta la tua vita e renderti infelice per anni. Il timore di Dio sarà necessario per spezzarci dalle cattive abitudini

2.) Coloro che sono più anziani dovrebbero prestare sempre più attenzione a questa grande parola di Dio, che non è troppo alta per nessuno di noi, e che ognuno di noi può mettere in pratica se vuole. Ognuno di noi si dedichi alla pratica quotidiana di questa sapienza celeste, radicata nel timore del Signore. Non ci pentiremo mai di quella devozione a noi stessi, di quella devozione per tutta la vita, di quell'educazione per tutta la vita, di quella santa disciplina dell'amore. (G. E. Jelf, M.A.)

La ricerca della saggezza:

Non c'è nulla che l'uomo persegua e cerchi con più fervore della saggezza e della comprensione; e non c'è nulla che Dio desideri di più di ottenere. Eppure tale è l'ostinazione della nostra volontà, e la perversità della nostra natura, che quando Dio ci mostra la vera saggezza, e la via per raggiungerla, non seguiremo le Sue indicazioni, ma la cercheremo secondo la nostra fantasia, dove non si può mai avere. Il diavolo rovesciò i nostri progenitori persuadendoli ad aspirare a una conoscenza più grande di quella che Dio aveva ritenuto opportuno concedere loro; e per tutto il tempo si è servito della stessa tentazione per la rovina della loro posterità. Coloro che, si potrebbe pensare, dovrebbero essere i più in grado di resistere alle sue tentazioni (intendo i "dotti"), sono spesso sventati più facilmente da lui. Egli li persuade ad abusare della loro grande cultura e delle loro parti, le doti più eccellenti, che potrebbero essere molto utili alla gloria di Dio e al bene della Sua Chiesa, egli li persuade ad abusare nel mantenere dispute litigiose e controversie inutili (a volte pericolose). In questo testo, e in questo capitolo, i tre amici di Giobbe sono molto audaci e stoltamente positivi nelle loro affermazioni riguardo ai decreti di Dio. Come se fossero stati del consiglio privato di Dio, fossero stati al Suo fianco e avessero compreso a fondo l'intero disegno della Sua provvidenza nell'affliggere così duramente il Suo servo Giobbe, essi concludono subito che egli è un gravissimo peccatore. Tutto questo Giobbe ascolta e sopporta con pazienza. Era abbastanza consapevole che Dio lo aveva afflitto, e sapeva anche che non era per la sua ipocrisia, ma per un fine segreto ben noto alla Sua infinita sapienza; e perciò non se ne informa, ma si sforza di compiere il proprio dovere, e di ricevere il male dalla mano di Dio, se glielo manda, così come il bene, e di portare pazientemente qualsiasi peso gli imponga. Questa è tutta la saggezza a cui aspira; non si immischia nel consiglio segreto di Dio, né cerca la conoscenza che sapeva essere "troppo meravigliosa per lui". Dio comprende la via della sapienza, e solo la comprende; e non avrà nessun altro che lo capisca, o che si immischi in esso

(I.) Che cosa si intende per "timore del Signore"? Il timore che contraddistingue gli uomini malvagi non è la saggezza, ma la follia e la follia: è il peccato. Alcuni uomini temono Dio a tal punto da sforzarsi di astenersi da peccati grossolani e scandalosi; ma non per un vero amore che hanno per Dio, o per odio che nutrono verso il peccato, ma semplicemente per interesse personale, affinché possano sfuggire a quella vendetta che sanno che un giorno sarà eseguita sugli empi. Questo timore non è in tutti gli uomini un peccato; In alcuni è una virtù, e se non è la saggezza qui nel testo, tuttavia è almeno un buon passo verso l'ottenimento di essa. Anzi, questo timore dell'ira di Dio è così lontano dall'essere illecito, che è assolutamente necessario. Il vero timore è quello che procede dall'amore, anzi non è altro che amore, non di noi stessi, come il primo timore, ma di Dio, come l'unico oggetto che può meritare il nostro affetto. Questa grazia può essere chiamata indifferentemente sia la paura che l'amore. Questa è la paura che sostenne Giobbe nelle sue potenti afflizioni

(II.) Che cosa significa "allontanarsi dal male". O il peccato; l'unica cosa al mondo che possiamo propriamente chiamare male. Poiché tutto ciò che Dio ha fatto è buono. Allontanarsi da questo male del peccato nel nome e nel timore del Signore è la saggezza più grande di cui l'uomo sia capace. Ma allora dobbiamo essere sicuri di farlo nel timore del Signore

(1) Questo allontanarsi dal male nel timore del Signore è la nostra più grande saggezza, perché ci libererà dal male più grande, sia qui che nell'aldilà, dal peccato e dall'inferno. Questa paura ci mette al sicuro da tutte le altre paure

(2) Questa sapienza 101 procura il massimo bene

(3) Questo, di per sé, è sufficiente a renderci eternamente felici. (Samuel Scattergood, M.A.)

La vera saggezza:

"Il timore del Signore, questa è sapienza", perché essa, e solo essa, assicura la felicità più vera per l'uomo, sia qui che nell'aldilà. Fa questo...

(I.) Con la rimozione dei molti ostacoli morali alla felicità dell'uomo. Il fardello del peccato. Una coscienza sporca. Contaminazione morale Romani 5:1-5

(II.) Con la restaurazione dell'anima al suo stato originario di purezza e somiglianza con Dio ( Efesini 4:24 ; Colossesi 3:10. Crea nuovi sapori: gusti per cose sublimi, eccelse, nobili, sante

(III.) Con la sua reale tendenza ad assicurare anche il bene temporale in circostanze ordinarie. Inculca abitudini sobrie, oneste, laboriose e tutto ciò che aiuta gli uomini a progredire nella vita

(IV.) Con la consolazione che offre in tutte le inevitabili prove e dolori della vita presente

1.) Consolazione nel pensiero dell'attuale Provvidenza attiva di Dio Matteo 10:29-31; Ebrei 12:8-11

2.) Consolazione offerta dalla presenza e dall'azione misericordiosa dello Spirito Santo Giovanni 14:16, 17

3.) Consolazione realizzata nell'assicurazione di un proposito divino per il bene in tutte queste difficoltà Romani 8:28

4.) Consolazione nella prospettiva della gloriosa eredità per la quale queste difficoltà tendono a contenerci 2Corinzi 4:16-18; Giovanni 14:1-3

5.) Con la certezza che dà così di dimorare nella luce di Dio per sempre Salmi 16:11; Luca 12:32; Matteo 13:43; Apocalisse 22:3-5. (Rivista omiletica.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 28

1 Ge 2:11,12; 23:15; 24:22; 1Re 7:48-50; 10:21; 1Cron 29:2-5
Sal 12:6; Prov 17:3; 27:21; Is 48:10; Zac 13:9; Mal 3:2,3; 1P 1:7

2 Ge 4:22; Nu 31:22; De 8:9; 1Cron 22:14

3 Prov 2:4; Ec 1:13; Abac 2:13; Mat 6:33; Lu 16:8
Giob 10:21,22; 12:22; 38:16,17

5 Ge 1:11,12,29; Sal 104:14,15; Is 28:25-29
Ez 28:13,14

6 Giob 28:16; Eso 24:10; CC 5:14; Is 54:11; Ap 21:19

7 Giob 28:21-23; 11:6; 38:19,24; Rom 11:33

9 Na 1:4-6

10 Prov 14:23; 24:4; Abac 3:9

11 Giob 26:8; Is 37:25; 44:27
Is 45:2,3; 1Co 4:5

12 Giob 28:20,28; 1Re 3:9; Sal 51:6; Prov 2:4-6; 3:19; Ec 7:23-25; 1Co 1:19,20; Col 2:3; Giac 1:5,17

13 Giob 28:15-19; Sal 19:10; 119:72; Prov 3:14,15; 8:11,18,19; 16:16; 23:23; Ec 8:16,17
Giob 28:21,22; Sal 52:5; Is 38:11; 53:8

14 Rom 11:33,34

15 Giob 28:18; Prov 3:13-15; 8:10,17,19; 16:16

16 1Cron 29:4; Sal 45:9; Is 13:12
Eso 28:20; Ez 28:13

17 Ez 1:22; Ap 4:6; 21:11; 22:1

18 Ez 27:16
Mat 7:6; 13:45,46; 1Ti 2:9; Ap 17:4; 18:12; 21:21
Prov 3:15; 31:10; Lam 4:7

19 Eso 28:17; 39:10; Ez 28:13; Ap 21:20

20 Giob 28:12; Prov 2:6; Ec 7:23,24; 1Co 2:6-15; Giac 1:5,17

21 Sal 49:3,4; Mat 11:25; 13:17,35; 1Co 2:7-10; Col 2:3
Giob 28:7

22 Giob 28:14; Sal 83:10-12

23 Sal 19:7; 147:5; Prov 2:6; 8:14; Mat 11:27; Lu 10:21,22; At 15:18; Rom 11:33; 1Co 1:30; Giuda 1:25

24 2Cron 16:9; Prov 15:3; Zac 4:10; Ap 5:6

25 Sal 135:7; Is 40:12

26 Giob 36:26,32; 38:25; Sal 148:8; Ger 14:22; Am 4:7; Zac 10:1
Giob 37:3; Sal 29:3-10

27 Sal 19:1; Prov 8:22-29

28 De 29:29; Prov 8:4,5,26-32
De 4:6; Sal 111:10; Prov 1:7; 9:10; Ec 12:13; Giac 3:13-17
Sal 34:14; Prov 3:7; 13:14; 16:17; Is 1:16; 2Ti 2:19; 1P 3:11

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