Nuova Riveduta:

Giobbe 32

Eliu condanna Giobbe e i suoi tre amici
1 Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perché egli si credeva giusto.
2 Allora l'ira di Eliu, figlio di Baracheel il Buzita, della tribù di Ram, si accese. 3 La sua ira si accese contro Giobbe, perché questi riteneva che la propria giustizia fosse superiore a quella di Dio; si accese anche contro i tre amici di lui perché non avevano trovato che rispondere, sebbene condannassero Giobbe. 4 Ora, siccome quelli erano più anziani di lui, 5 Eliu aveva aspettato a parlare a Giobbe; ma quando vide che dalla bocca di quei tre uomini non usciva più risposta, si accese d'ira.
6 Eliu, figlio di Baracheel il Buzita, rispose e disse: «Io sono giovane d'età e voi siete vecchi; perciò mi sono tenuto indietro e non ho ardito esporvi il mio pensiero.
7 Dicevo: "Parleranno i giorni, il gran numero degli anni insegnerà la saggezza".
8 Ma quel che rende intelligente l'uomo è lo spirito, è il soffio dell'Onnipotente.
9 Non quelli di lunga età sono saggi, né i vecchi sono quelli che comprendono il giusto.
10 Perciò dico: "Ascoltatemi; vi esporrò anch'io il mio pensiero".
11 Ecco, ho aspettato i vostri discorsi, ho ascoltato i vostri argomenti, mentre andavate cercando altre parole.
12 Vi ho seguito attentamente, ed ecco, nessuno di voi ha convinto Giobbe, nessuno ha risposto alle sue parole.
13 Non avete dunque ragione di dire: "Abbiamo trovato la saggezza! Dio soltanto lo farà cedere; non l'uomo!"
14 Egli non ha diretto i suoi discorsi contro di me e io non gli risponderò con le vostre parole.
15 Eccoli sconcertati! Non rispondono più, non trovano più parole.
16 Ho aspettato che non parlassero più, che tacessero e non rispondessero più.
17 Ma ora risponderò anch'io per mio conto, esporrò anch'io il mio pensiero!
18 Perché sono pieno di parole, lo spirito che è dentro di me mi stimola.
19 Ecco, il mio intimo è come vino rinchiuso, è simile a otri pieni di vino nuovo, che stanno per scoppiare.
20 Parlerò dunque e mi sentirò meglio, aprirò le labbra e risponderò!
21 Lasciate che io parli senza riguardi personali, senza adulare nessuno; 22 poiché adulare io non so; se lo facessi, il mio Creatore presto mi toglierebbe di mezzo.

C.E.I.:

Giobbe 32

1 quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perché egli si riteneva giusto. 2 Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio di Barachele il Buzita, della tribù di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe, perché pretendeva d'aver ragione di fronte a Dio; 3 si accese di sdegno anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato di che rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe colpevole. 4 Però Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano con Giobbe, perché erano più vecchi di lui in età. 5 Quando dunque vide che sulla bocca di questi tre uomini non vi era più alcuna risposta, Eliu si accese di sdegno.
6 Presa dunque la parola, Eliu, figlio di Barachele il Buzita, disse:
Giovane io sono di anni
e voi siete già canuti;
per questo ho esitato per rispetto
a manifestare a voi il mio sapere.
7 Pensavo: Parlerà l'età
e i canuti insegneranno la sapienza.
8 Ma certo essa è un soffio nell'uomo;
l'ispirazione dell'Onnipotente lo fa intelligente.
9 Non sono i molti anni a dar la sapienza,
né sempre i vecchi distinguono ciò che è giusto.
10 Per questo io oso dire: Ascoltatemi;
anch'io esporrò il mio sapere.
11 Ecco, ho atteso le vostre parole,
ho teso l'orecchio ai vostri argomenti.
Finché andavate in cerca di argomenti
12 su di voi fissai l'attenzione.
Ma ecco, nessuno ha potuto convincere Giobbe,
nessuno tra di voi risponde ai suoi detti.
13 Non dite: Noi abbiamo trovato la sapienza,
ma lo confuti Dio, non l'uomo!
14 Egli non mi ha rivolto parole,
e io non gli risponderò con le vostre parole.
15 Sono vinti, non rispondono più,
mancano loro le parole.
16 Ho atteso, ma poiché non parlano più,
poiché stanno lì senza risposta,
17 voglio anch'io dire la mia parte,
anch'io esporrò il mio parere;
18 mi sento infatti pieno di parole,
mi preme lo spirito che è dentro di me.
19 Ecco, dentro di me c'è come vino senza sfogo,
come vino che squarcia gli otri nuovi.
20 Parlerò e mi sfogherò,
aprirò le labbra e risponderò.
21 Non guarderò in faccia ad alcuno,
non adulerò nessuno,
22 perché io non so adulare:
altrimenti il mio creatore in breve mi eliminerebbe.

Nuova Diodati:

Giobbe 32

Intervento di Elihu che riprende Giobbe
1 Allora questi tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perché egli si riteneva giusto. 2 Ma l'ira di Elihu, figlio di Barakel, il Buzita, del clan di Ram, si accese contro Giobbe; la sua ira si accese, perché questi riteneva giusto se stesso anziché DIO. 3 La sua ira si accese anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato la giusta risposta, sebbene condannassero Giobbe. 4 Elihu aveva aspettato a parlare a Giobbe, perché essi erano più anziani di lui. 5 Quando però Elihu si rese conto che non c'era più risposta sulla bocca di quei tre uomini, si accese d'ira. 6 Così Elihu, figlio di Barakel, il Buzita, prese la parola e disse: «Io sono ancora giovane di età e voi siete vecchi; perciò ho esitato e ho avuto paura a esporvi la mia opinione. 7 Dicevo: "Parlerà l'età, e il gran numero degli anni insegnerà la sapienza". 8 Ma nell'uomo c'è uno spirito, ed è il soffio dell'Onnipotente che gli dà intelligenza. 9 Non sono necessariamente i grandi ad avere sapienza o i vecchi a intendere la giustizia. 10 Perciò dico: Ascoltatemi, esporrò anch'io la mia opinione. 11 Ecco, ho atteso i vostri discorsi, ho ascoltato i vostri argomenti, mentre cercavate qualcosa da dire. 12 Vi ho seguito attentamente, ed ecco, nessuno di voi ha convinto Giobbe o risposto alle sue parole. 13 Non dite dunque: "Abbiamo trovato la sapienza; solo Dio lo può completamente sconfiggere, non l'uomo!". 14 Egli non ha diretto i suoi discorsi contro di me, perciò non gli risponderò con le vostre parole. 15 Sono sconcertati, non rispondono più, mancano loro le parole. 16 Devo aspettare ancora, perché non parlano più, perché stanno lì senza dare alcuna risposta. 17 Presenterò anch'io la mia parte, esporrò anch'io la mia opinione. 18 Poiché sono pieno di parole e lo spirito dentro di me mi costringe. 19 Ecco, il mio seno è come vino che non ha sfogo; come otri nuovi, sta per scoppiare. 20 Parlerò dunque per averne un po' di sollievo, aprirò le labbra e risponderò. 21 Permettetemi ora di parlare senza mostrare parzialità con alcuno e senza adulare alcuno; 22 perché io non so adulare, altrimenti il mio Fattore mi toglierebbe presto di mezzo».

Riveduta 2020:

Giobbe 32

I discorsi di Eliù
1 Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe perché egli si credeva giusto. 2 Allora l'ira di Eliù, figlio di Baracheel il Buzita, della tribù di Ram, si accese; 3 si accese contro Giobbe, perché riteneva giusto sé stesso anziché Dio; si accese anche contro i tre amici di lui perché non avevano trovato di che rispondere, sebbene condannassero Giobbe. 4 Ora, siccome quelli erano più anziani di lui, 5 Eliù aveva aspettato a parlare a Giobbe; ma quando vide che dalla bocca di quei tre uomini non usciva più risposta, si accese di ira. 6 Allora Eliù, figlio di Baracheel il Buzita, rispose e disse:
“Io sono giovane di età e voi siete vecchi; perciò mi sono tenuto indietro e non ho osato esporvi il mio pensiero. 7 Dicevo: 'Parleranno i giorni, e il gran numero degli anni insegnerà la saggezza'. 8 Ma quello che rende intelligente l'uomo è lo spirito, è il soffio dell'Onnipotente. 9 Non sono saggi quelli di lunga età, né sono i vecchi quelli che comprendono il giusto. 10 Perciò dico: 'Ascoltatemi; vi esporrò anche io il mio pensiero'. 11 Ecco, ho aspettato i vostri discorsi, ho ascoltato i vostri argomenti, mentre andavate cercando altre parole. 12 Vi ho seguito attentamente, ed ecco, nessuno di voi ha convinto Giobbe, nessuno ha risposto alle sue parole. 13 Non avete dunque ragione di dire: 'Abbiamo trovato la saggezza! Dio soltanto lo farà cedere; non l'uomo!'. 14 Egli non ha diretto i suoi discorsi contro di me, e io non gli risponderò con le vostre parole. 15 Eccoli sconcertati! non rispondono più, non trovano più parole. 16 Ho aspettato che non parlassero più, che tacessero e non rispondessero più. 17 Ma ora risponderò anch'io per conto mio, esporrò anch'io il mio pensiero! 18 Perché sono pieno di parole, e lo spirito che è dentro di me mi stimola. 19 Ecco, dentro di me c'è come vino rinchiuso, come otri pieni di vino nuovo, che stanno per scoppiare. 20 Parlerò dunque e mi solleverò, aprirò le labbra e risponderò! 21 Lasciate che io parli senza riguardi personali, senza adulare nessuno; 22 poiché io non so adulare; se lo facessi, il mio Creatore mi toglierebbe subito di mezzo.

Riveduta:

Giobbe 32

I discorsi di Elihu
1 Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe perché egli si credeva giusto. 2 Allora l'ira di Elihu, figliuolo di Barakeel il Buzita, della tribù di Ram, s'accese: 3 s'accese contro Giobbe, perché riteneva giusto se stesso anziché Dio; s'accese anche contro i tre amici di lui perché non avean trovato che rispondere, sebbene condannassero Giobbe. 4 Ora, siccome quelli erano più attempati di lui, 5 Elihu aveva aspettato a parlare a Giobbe; ma quando vide che dalla bocca di quei tre uomini non usciva più risposta, s'accese d'ira. 6 Ed Elihu, figliuolo di Barakeel il Buzita, rispose e disse:
«Io son giovine d'età e voi siete vecchi; perciò mi son tenuto indietro e non ho ardito esporvi il mio pensiero. 7 Dicevo: 'Parleranno i giorni, e il gran numero degli anni insegnerà la sapienza'. 8 Ma, nell'uomo, quel che lo rende intelligente è lo spirito, è il soffio dell'Onnipotente. 9 Non quelli di lunga età sono sapienti, né i vecchi son quelli che comprendono il giusto. 10 Perciò dico: 'Ascoltatemi; vi esporrò anch'io il mio pensiero'. 11 Ecco, ho aspettato i vostri discorsi, ho ascoltato i vostri argomenti, mentre andavate cercando altre parole. 12 V'ho seguito attentamente, ed ecco, nessun di voi ha convinto Giobbe, nessuno ha risposto alle sue parole. 13 Non avete dunque ragione di dire: 'Abbiam trovato la sapienza! Dio soltanto lo farà cedere; non l'uomo!' 14 Egli non ha diretto i suoi discorsi contro a me, ed io non gli risponderò colle vostre parole. 15 Eccoli sconcertati! non rispondon più, non trovan più parole. 16 Ed ho aspettato che non parlassero più, che restassero e non rispondessero più. 17 Ma ora risponderò anch'io per mio conto, esporrò anch'io il mio pensiero! 18 Perché son pieno di parole, e lo spirito ch'è dentro di me mi stimola. 19 Ecco, il mio seno è come vin rinchiuso, è simile ad otri pieni di vin nuovo, che stanno per scoppiare. 20 Parlerò dunque e mi solleverò, aprirò le labbra e risponderò! 21 E lasciate ch'io parli senza riguardi personali, senza adulare alcuno; 22 poiché adulare io non so; se lo facessi, il mio Fattore tosto mi torrebbe di mezzo.

Ricciotti:

Giobbe 32

I discorsi di Eliu.
1 Ma quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perchè si riteneva per giusto. 2 Senonchè Eliu figlio di Barachel, il Buzita, della famiglia di Ram, s'adirò e si sdegnò; contro Giobbe s'adirò egli, perchè affermava d'essere giusto dinanzi a Dio; 3 si sdegnò inoltre contro gli amici di lui, perchè non avevano trovato una risposta ragionevole, ma soltanto avevano dato torto a Giobbe. 4 Perciò Eliu aveva aspettato che Giobbe avesse parlato, giacchè coloro che discorrevano erano più anziani; 5 ma quando vide che i tre non potevano rispondere, s'adirò grandemente. 6 Prendendo dunque a parlare Eliu figlio di Barachel, il Buzita, disse: «Più giovane sono io per età, mentre voi siete più vecchi: perciò a capo dimesso avevo timore di manifestarvi il mio parere. 7 Poichè speravo che l'età più matura avrebbe parlato, e che i molti anni avrebbero insegnato la sapienza; 8 ma - a quanto vedo - il soffio [di vita] è negli uomini, ma l'ispirazione dell'Onnipotente dà l'intelligenza; 9 non i longevi [perchè tali] sono sapienti, nè gli anziani intendono il diritto. 10 Perciò io dico: - Ascoltatemi, vi mostrerò anch'io la mia sapienza! - 11 Ho infatti aspettato i vostri discorsi, e udito le vostre indagini, mentre discutevate nella disputa; 12 e mentre stimavo che avreste detto alcunchè, riflettevo: ma - a quanto vedo - non c'è chi confuti Giobbe e risponda ai suoi discorsi fra voialtri. 13 Non state a dire: - Abbiamo trovato la sapienza -; Dio l'ha rigettato, non un uomo! 14 Con me egli ancora non ha parlato mai, nè io gli risponderò con i vostri discorsi. 15 Costoro sono sgomenti, più non rispondono, si dipartirono da loro le parole. 16 Perchè dunque ho aspettato, ed essi non parlano, se ne ristanno senza più rispondere, 17 risponderò anch'io la mia parte, e mostrerò il mio sapere. 18 Io infatti di parole sono ripieno, e mi travaglia l'ansimar del mio seno: 19 ecco, il mio seno è come mosto che non ha sfogo e spezza gli otri novelli; 20 parlando mi sentirò sollevato, aprirò le mie labbra e risponderò; 21 non porterò riguardo ad alcuno, e non eguaglierò Dio all'uomo: 22 non so infatti quanto ancora io esisterò, e se di qui a poco il mio Fattore mi toglierà di mezzo.

Tintori:

Giobbe 32

Eliu entra in scena ed espone i motivi che lo inducono a parlare
1 Or non avendo quei tre uomini risposto a Giobbe che si credeva giusto, 2 si adirò e si sdegnò Eliu figlio di Barachel Buzita, della stirpe di Ram. Si adirò contro Giobbe, chè si diceva giusto dinanzi a Dio; 3 si adirò pure contro gli amici di lui, perchè non avevan saputo trovare una risposta da accettarsi, ma s'eran limitati a condannare Giobbe. 4 Eliu adunque aspettò che Giobbe avesse parlato, perchè quelli che parlavano erano più vecchi. 5 Ma quando vide che i tre non eran capaci di replicare, si adirò fortemente. 6 Poi Eliu figlio di Barachel Buzita prese la parola, e disse: «Io son giovane d'anni e voi già canuti, per questo sono stato a capo basso e non ho ardito di esporvi il mio parere. 7 Speravo infatti che parlasse l'età longeva, e che il gran numero degli anni insegnasse la sapienza; 8 ma vedo bene che lo Spirito è negli uomini e l'ispirazione dell'onnipotente dà l'intelligenza. 9 Non i longevi sono sapienti, nè sempre i vecchi han retto discernimento. 10 Per questo ardisco dire: Ascoltatemi: vi mostrerò anch'io la mia sapienza. 11 Ecco, io sono stato attento ai vostri discorsi, a sentire la vostra prudenza, finché discutevate con ragionamenti. 12 Finché credevo che diceste qualche cosa, stavo attento, ma, come vedo, nessuno di voi può convincer Giobbe, e non può rispondere alle sue parole. 13 E non state a dire: Noi abbiamo trovato la sapienza; Dio l'ha confutato, e non l'uomo. 14 Egli non mi ha detto nulla, ed io non gli risponderò coi vostri ragionamenti. 15 Si sono spaventati, non han saputo che rispondere, da se stessi si son tolta la parola. 16 Giacché ho aspettato ed essi non parlano, e se ne stanno senza fiatare, 17 parlerò anch'io la mia parte, e mostrerò la mia scienza; 18 perchè mi sento pieno di cose da dire, e lo spirito che porto in seno mi costringe. 19 Ecco il mio seno è come vin nuovo senza spiraglio, che rompe gli otri nuovi. 20 Parlerò per respirare un poco; aprirò le mie labbra per rispondere. 21 Non sarò accettatore di persone, e non uguaglierò Dio all'uomo; 22 perchè io non so quanto durerò ancora, e se fra poco mi toglierà dal mondo il mio Creatore».

Martini:

Giobbe 32

Giobbe avendo ridotti gli amici a tacere, è acculato da Eliù, il quale si vanta di sua saggezza.
1 Or que' tre uomini lasciarono di rispondere a Giobbe, perché egli si teneva per giusto. 2 Ma Eliu figliuolo di Barachel, Buzite, della stirpe di Ram diede in escandescenza, e si sdegnò contro Giobbe, perché questi diceva se esser giusto dinanzi a Dio. 3 E si adirò eziandio cogli amici di lui, perché non avean saputo trovare risposta conveniente, ma solo avean condannato Giobbe. 4 Eliu adunque aspettò, che Giobbe avesse parlato, perché quelli che avean parlato innanzi eran di età maggiori; 5 Ma quando egli vide, che i tre non potevan rispondere, ne concepì un fiero sdegno. 6 E presa la parola Eliu figliuolo di Barachel di Buzi disse: Io sono il più giovane di età, e voi più vecchi; per questo abbassando il capo non ho ardito di esporvi il mio sentimento. 7 Perocché io sperava, che l'età più matura avrebbe parlato, e che i molti anni sarebber maestri di sapienza. 8 Ma per guanto io veggo lo spirito è negli uomini, ma dall'ispirazione dell'Onnipotente viene l'intelligenza. 9 Non quelli di lunga età sono sapienti, né i vecchj son quelli, che sono capaci di ben giudicare. 10 Per questo io parlerò: ascoltatemi, mostrerò io pure a voi quel, ch'io mi sappia. 11 Perocché io diedi luogo a' vostri ragionamenti, stetti attento alle vostre ragioni, fino a tanto che son durate le vostre dispute. 12 E fintantoché io credetti, che voi foste per dir qualche cosa, stetti sullo mie; ma per quanto veggo nissun di voi può riconvenir Giobbe, né rispondere alle sue parole. 13 Né mi state a dire: Noi abbiam trovato il gran punto: egli è Dio, e non un uomo colui che l'ha riprovato. 14 Egli non ha detta parola a me, ed io non risponderò a lui a tenore de' vostri ragionamenti. 15 Costoro si sono intimiditi, non han più data risposta, si sono ammutoliti. 16 Dacché io pertanto ho aspettato, ed eglino non hanno parlato, han fatta pausa, e non han più risposto: 17 Parlerò anch'io per la parte mia, e mostrerò il mio sapere. 18 Perocché son pieno di cose da dire, e mi soffoga lo spirito, ch'io porto in seno. 19 Come un vino nuovo, che non ha esalazione spezza i nuovi vasi, così nel mio petto succede. 20 Parlerò affine di respirare alcun poco: aprirò le labbra, e risponderò. 21 Non sarò accettator di persone e non agguaglierò l'uomo a Dio. 22 Perocché non so io quanto tempo ancor durerò, e se dopo breve spazio verrà a prendermi il mio Creatore.

Diodati:

Giobbe 32

1 ORA essendo que' tre uomini restati di rispondere a Giobbe, perchè gli pareva di esser giusto; 2 Elihu, figliuolo di Baracheel, Buzita, della nazione di Ram, si accese nell'ira contro a Giobbe, perchè giustificava sè stesso anzi che Iddio; 3 e contro a' tre amici di esso, perciocchè non aveano trovata alcuna replica, e pure aveano condannato Giobbe. 4 Ora Elihu avea aspettato che Giobbe avesse parlato; perciocchè egli ed i suoi amici erano più attempati di lui. 5 Ma, veggendo che non vi era replica alcuna nella bocca di que' tre uomini, egli si accese nell'ira.
6 Ed Elihu, figliuolo di Baracheel, Buzita, parlò, e disse: Io son giovane, e voi siete molto attempati; Perciò io ho avuta paura, ed ho temuto Di dichiararvi il mio parere. 7 Io diceva: L'età parlerà, E la moltitudine degli anni farà conoscere la sapienza. 8 Certo lo spirito è negli uomini, Ma l'inspirazione dell'Onnipotente li fa intendere. 9 I maggiori non son sempre savi; E i vecchi non intendono sempre la dirittura. 10 Perciò io ho detto: Ascoltatemi; Ed io ancora dichiarerò il mio parere. 11 Ecco, io ho aspettate le vostre parole, Io ho pòrto l'orecchio alle vostre considerazioni, Finchè voi aveste ricercati de' ragionamenti. 12 Ma avendo posto mente a voi, Ecco, non vi è alcun di voi che convinca Giobbe, Che risponda a' suoi ragionamenti; 13 Che talora non diciate: Noi abbiamo trovata la sapienza; Scaccilo ora Iddio, e non un uomo. 14 Or egli non ha ordinati i suoi ragionamenti contro a me; Io altresì non gli risponderò secondo le vostre parole.
15 Essi si sono sgomentati, non hanno più risposto; Le parole sono state loro tolte di bocca. 16 Io dunque ho aspettato; ma perciocchè non parlano più, Perchè restano e non rispondono più; 17 Io ancora risponderò per la parte mia; Io ancora dichiarerò il mio parere; 18 Perciocchè io son pieno di parole, Lo spirito del mio ventre mi stringe. 19 Ecco, il mio ventre è come un vino che non ha spiraglio, E schianterebbesi come barili nuovi. 20 Io parlerò adunque, ed avrò alcuna respirazione; Io aprirò le mie labbra, e risponderò. 21 Già non mi avvenga di aver riguardo alla qualità della persona di alcuno; Io non m'infingerò parlando ad un uomo. 22 Perciocchè io non so infingermi; Altrimenti, colui che mi ha fatto di subito mi torrebbe via.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 32

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 32

Il palcoscenico è sgombro, perché Giobbe e i suoi tre amici si sono seduti, e né lui né loro hanno più nulla da dire; è quindi molto opportuno che un moderatore si interponga, ed Elihu è l'uomo. In questo capitolo abbiamo,

I. Qualche racconto su di lui, sulla sua discendenza, sulla sua presenza a questa disputa e sui suoi sentimenti al riguardo, Giobbe 32:1-5.

II. Le scuse che fece per la sua audace impresa di affrontare una questione che era stata così ampiamente e dottamente discussa dai suoi superiori. Supplica,

1. Che, sebbene non avesse l'esperienza di un vecchio, tuttavia aveva l'intelligenza di un uomo, Giobbe 32:6-10.

2. Che aveva pazientemente ascoltato tutto ciò che avevano da dire, Giobbe 32:11-13.

3. Che aveva qualcosa di nuovo da offrire, Giobbe 32:14-17.

4. Che la sua mente era piena di questa faccenda, e che sarebbe stato un ristoro per lui darle sfogo, Giobbe 32:18-20.

5. Che era deciso a parlare in modo imparziale, Giobbe 32:21-22. E parlò così bene di questa faccenda che Giobbe non gli rispose, e Dio non gli diede alcun rimprovero quando fermò sia Giobbe stesso che gli altri suoi tre amici.

Ver. 1. fino alla Ver. 5.

Di solito i giovani sono i disputanti e i vecchi i moderatori; Ma qui, quando i vecchi erano i litiganti, come rimprovero a loro per il loro calore indecoroso, un giovane viene innalzato per essere il moderatore. Erano presenti diversi amici di Giobbe, che vennero a fargli visita e a ricevere istruzioni. Ora eccoci qui,

I. Il motivo per cui i suoi tre amici ora tacevano. Essi cessarono di rispondergli e gli lasciarono dire la parola, perché era giusto ai suoi occhi. Questa fu la ragione per cui non dissero altro, perché non serviva a nulla discutere con un uomo che era così supponente, Giobbe 32:1. Quelli che sono presuntuosi sono davvero difficili da affrontare; c'è più speranza di uno stolto (uno stolto di Dio) che di coloro che sono stolti di loro propria creazione, Proverbi 26:12. Ma non giudicarono equamente riguardo a Giobbe: egli era veramente giusto davanti a Dio, e non giusto solo ai suoi occhi; cosicché è stato solo per salvare il proprio credito che hanno fatto di questo la ragione del loro silenzio, come fanno comunemente i litiganti irritati quando si trovano a terra e non sono disposti a riconoscersi incapaci di fare bene la loro parte.

II. Le ragioni per cui Eliu, il quarto, ora parlò. Il suo nome Elihu significa Mio Dio è lui. Tutti avevano cercato invano di convincere Giobbe, ma il mio Dio è colui che può e vuole farlo, e alla fine lo ha fatto: solo Lui può aprire l'intelletto. Si dice che fosse un Buzita, da Buz, il secondo figlio di Nahor (Genesi 22:21), e della stirpe di Ram, cioè Aram (così alcuni), da cui discesero i Siri o Aramiti e furono denominati, Genesi 22:21 == della stirpe di Abramo; così la parafrasi caldea, supponendo che egli sia stato chiamato prima Rama, l'alto, poi Abramo, un alto padre, e infine Abramo, l'alto padre di una moltitudine. Eliu non era così conosciuto come gli altri, e quindi è descritto in modo più particolareggiato così.

1. Eliu parlò perché era arrabbiato e pensava di avere buone ragioni per esserlo. Quando ebbe fatto le sue osservazioni sulla disputa, non se ne andò a calunniare i contendenti, colpendoli segretamente con una lingua maligna e censoria, ma ciò che aveva da dire lo avrebbe detto davanti ai loro volti, affinché potessero vendicarsi, se avessero potuto.

(1.) Era adirato con Giobbe, perché pensava di non parlare di Dio con tanta riverenza come avrebbe dovuto; e questo era troppo vero (Giobbe 32:2): Egli si giustificò più di Dio, cioè, si preoccupò più cura e fatica di liberarsi dall'accusa di ingiustizia nell'essere così afflitto che di scagionare Dio dall'accusa di ingiustizia nell'affliggerlo, come se si preoccupasse più del proprio onore che di quello di Dio; mentre avrebbe dovuto, in primo luogo, giustificare Dio e purificare la sua gloria, e allora avrebbe potuto benissimo lasciare che la sua reputazione cambiasse da sola. Nota: Un cuore misericordioso è geloso dell'onore di Dio, e non può non essere adirato quando ciò viene trascurato o rimandato, o quando viene fatto del male. Né è una violazione della legge della mansuetudine arrabbiarsi con i nostri amici quando sono offensivi per Dio. Vattene via da me, Satana, dice Cristo a Simone. Eliu riteneva che Giobbe fosse un brav'uomo, eppure non diceva come diceva quando pensava di dire male: è un complimento troppo grande per i nostri amici non dire loro delle loro colpe.

(2.) Era arrabbiato con i suoi amici perché pensava che non si fossero comportati così caritatevolmente verso Giobbe come avrebbero dovuto fare (Giobbe 32:3): Non avevano trovato risposta, eppure avevano condannato Giobbe. Lo avevano giudicato un ipocrita, un uomo malvagio, e non si sarebbero ritirati da quella sentenza che lo riguardava; eppure non potevano provarlo, né confutare le prove che produceva della sua integrità. Non riuscirono a fare bene le premesse, eppure tennero ferma la conclusione. Non avevano alcuna risposta da dare alle sue argomentazioni, eppure non cedevano, ma, a torto o a ragione, lo abbattevano; E questo non era giusto. Raramente si comincia una lite, e più raramente si porta avanti una lite fino alla fine di questa, in cui non c'è una colpa da entrambe le parti. Elihu, che divenne un moderatore, non prese parte a nessuno dei due, ma era ugualmente scontento degli errori e della cattiva gestione di entrambi. Coloro che cercano seriamente la verità devono quindi essere imparziali nei loro giudizi riguardo ai contendenti, e non rigettare ciò che è vero e buono da entrambe le parti per amore di ciò che è sbagliato, né approvare o difendere ciò che è sbagliato per amore di ciò che è vero e buono, ma devono imparare a distinguere tra il prezioso e il vile.

2. Eliu parlò perché pensava che fosse tempo di parlare, e che ora, finalmente, fosse arrivato il suo turno, Giobbe 32:4-5.

(1.) Aveva aspettato i discorsi di Giobbe, lo aveva pazientemente ascoltato, fino a quando le parole di Giobbe non erano finite.

(2.) Aveva aspettato il silenzio dei suoi amici, in modo che, come non lo interrompeva, così non glielo impediva, non perché fossero più saggi di lui, ma perché erano più vecchi di lui, e quindi la compagnia si aspettava che parlassero per primi; ed Eliu era molto modesto, e non si offrì in alcun modo di privarli del loro privilegio. Alcune regole di precedenza devono essere osservate, per il mantenimento dell'ordine. Sebbene il vero onore interiore accompagni la vera saggezza e il vero valore, tuttavia, poiché ogni uomo penserà se stesso o il suo amico il più saggio e il più degno, ciò non può fornire alcuna regola certa per l'onore cerimoniale esteriore, che quindi deve accompagnare l'anzianità o l'età o l'ufficio; E questo rispetto possono essere meglio esibiti dai più anziani perché lo hanno pagato quando erano giovani, e i giovani possono essere pagati meglio perché lo avranno quando diventeranno anziani.

6 Ver. 6. fino alla Ver. 14.

Elihu qui sembra essere stato,

I. Un uomo di grande modestia e umiltà. Sebbene fosse un giovane e un uomo di capacità, ma non impertinente, sicuro di sé e presuntuoso: il suo volto brillava e, come Mosè, non lo sapeva, il che lo faceva risplendere ancora di più. Sia osservato da tutti, specialmente dai giovani, come degno della loro imitazione,

1. Quanta diffidenza aveva di se stesso e del proprio giudizio (Giobbe 32:6):

"Sono giovane, e quindi ho avuto paura, e non ho osato mostrarti la mia opinione, per paura di sbagliarmi o di fare ciò che non mi si addice."

Era così attento a tutto ciò che accadeva e applicava la sua mente così strettamente a ciò che udiva, che si era formato in se stesso un giudizio su di esso. Non lo trascurava come estraneo, né lo rifiutava come intricato; ma, per quanto la cosa gli fosse chiara, aveva paura di pensarci, perché differiva nei suoi sentimenti da quelli che erano più vecchi di lui. Nota: Ci conviene essere sospettosi del nostro giudizio in questioni di dubbia disputa, essere pronti ad ascoltare i sentimenti degli altri e lenti a dire i nostri, specialmente quando andiamo contro il giudizio di coloro per i quali, in base alla loro scienza e pietà, abbiamo giustamente una venerazione.

2. Quanta deferenza egli tributava ai suoi anziani e quali grandi speranze aveva da loro, (Giobbe 32:7): Io ho detto: I giorni devono parlare. Si noti che l'età e l'esperienza danno all'uomo un grande vantaggio nel giudicare le cose, sia perché forniscono all'uomo molto più materiale su cui lavorare per i suoi pensieri, sia perché maturano e migliorano le facilità con cui deve lavorare, il che è una buona ragione per cui i vecchi dovrebbero sforzarsi sia di imparare se stessi che di insegnare agli altri (altrimenti i vantaggi della loro età sono un rimprovero per loro). e perché i giovani dovrebbero partecipare secondo le loro istruzioni. È un buon alloggio presso un vecchio discepolo, == Atti 21:16; Tito 2:4. La modestia di Eliu si manifestava nella paziente attenzione che dedicava a ciò che dicevano i suoi anziani, Giobbe 32:11-12. Aspettava le loro parole come uno che si aspetta molto da loro, in accordo con l'opinione che aveva di quegli uomini seri. Ascoltò le loro ragioni, per poterne cogliere il significato e comprendere appieno quale fosse la tendenza del loro discorso e quale la forza dei loro argomenti. Si occupava di loro con diligenza e cura, e questo,

(1.) Anche se erano lenti e impiegavano molto tempo per cercare cosa dire. Benché dovessero spesso cercare materia e parole, si fermassero ed esitassero, e non fossero pronti al loro lavoro, tuttavia egli trascurò ciò e prestò orecchio alle loro ragioni, che, se davvero convincenti, non avrebbe ritenuto meno per gli svantaggi della loro consegna.

(2.) Sebbene scherzassero e non ne facessero nulla, sebbene nessuno di loro rispondesse alle parole di Giobbe né dicesse ciò che era giusto per convincerlo, tuttavia egli si occupò di loro, nella speranza che alla fine avrebbero portato la questione a un punto. Spesso dobbiamo essere disposti ad ascoltare ciò che non ci piace, altrimenti non possiamo provare tutte le cose. Supplica la sua paziente presenza ai loro discorsi,

[1.] Come ciò che gli dava diritto a sua volta alla libertà di parola e gli dava il potere di richiedere la loro attenzione. Hanc veniam petimusque damusque vicissim: questa libertà che ci concediamo e chiediamo reciprocamente. Coloro che hanno udito possono parlare e coloro che hanno imparato possono insegnare.

[2.] Come ciò che gli permetteva di giudicare ciò che avevano detto. Aveva osservato ciò a cui miravano, e quindi sapeva cosa rispondere. Conosciamoci a fondo i sentimenti dei nostri fratelli prima di biasimarli; perché chi risponde a una questione prima di averla ascoltata, o quando l'ha sentita solo a metà, è follia e vergogna per lui, e lo rivela impertinente e imperioso.

II. Un uomo di grande buon senso e coraggio, che sapeva bene quando e come parlare, come quando e come tacere. Sebbene avesse così tanto rispetto per i suoi amici da non interromperli con il suo parlare, tuttavia aveva così tanto riguardo per la verità e la giustizia (i suoi migliori amici) da non tradirli con il suo silenzio. Supplica coraggiosamente,

1. Che l'uomo è una creatura razionale, e quindi che ogni uomo ha per sé un giudizio di discrezione e dovrebbe essere concesso a sua volta la libertà di parola. Intende la stessa cosa che intendeva Giobbe (Giobbe 12:3, Ma io ho intendimento come te) quando dice (Giobbe 32:8): Ma c'è uno spirito nell'uomo; solo che lo esprime un po' più modestamente, che un uomo ha l'intelletto come un altro, e nessuno può pretendere di avere il monopolio della ragione o di assorbirne tutto il commercio. Se avesse voluto dire che io ho la rivelazione come te (come alcuni la capiscono), l'avrebbe provata; ma, se intendeva solo che io ho la ragione quanto te, non possono negarlo, perché è l'onore di ogni uomo, e non è presunzione rivendicarlo, né potrebbero contraddire la sua deduzione da essa (Giobbe 32:10): Perciò ascoltatemi. Impara qui,

(1.) Che l'anima è uno spirito, né materiale né dipendente dalla materia, ma capace di conversare con le cose spirituali, che non sono oggetto dei sensi.

(2.) È uno spirito comprensivo. È in grado di scoprire e ricevere la verità, di discutere e ragionare su di essa, e di dirigere e governare di conseguenza.

(3.) Questo spirito che ha intendimento è in ogni uomo; è la luce che illumina ogni uomo, == Giovanni 1:9.

(4.) È l'ispirazione dell'Onnipotente che ci dà questo spirito comprensivo; poiché egli è il Padre degli spiriti e la fonte dell'intelligenza. Vedere Genesi 2:7; Ecclesiaste 12:7; Zaccaria 12:1.

2. Che coloro che sono avanzati al di sopra degli altri in grandezza e gravità non sempre li superano proporzionalmente in conoscenza e saggezza (Giobbe 32:9): I grandi uomini non sono sempre saggi; È un peccato che lo fossero, perché allora non avrebbero mai fatto del male con la loro grandezza e avrebbero fatto tanto più bene con la loro saggezza. Gli uomini dovrebbero essere preferiti per la loro saggezza, e coloro che sono in onore e potere hanno più bisogno di saggezza e hanno la più grande opportunità di migliorare in essa; E tuttavia non ne consegue che i grandi uomini siano sempre saggi, e quindi è follia sottoscrivere i dettami di chiunque abbia una fede implicita. Gli anziani non sempre capiscono il giudizio; Anche loro possono sbagliarsi, e quindi non devono aspettarsi di portare ogni pensiero all'obbedienza a loro: anzi, quindi non devono prenderlo come un affronto da contraddire, ma piuttosto prenderlo come una gentilezza da essere istruiti, dai loro giovani: Perciò ho detto: Ascoltami, == Giobbe 32:10. Dobbiamo essere disposti ad ascoltare la ragione da coloro che sono in ogni modo inferiori a noi, e a cedere ad essa. Chi ha un buon occhio può vedere più lontano su un terreno pianeggiante di quanto non possa farlo chi è cieco dalla cima della montagna più alta. Meglio un bambino povero e saggio che un re vecchio e stolto, == Ecclesiaste 4:13.

3. Che era necessario che qualcosa fosse detto, che l'impostazione di questa controversia in una vera luce, che, da tutto ciò che era stato detto fino ad ora, era solo resa più intricata e perplessa (Giobbe 32:13):

"Devo parlare affinché tu non dica: Abbiamo scoperto la sapienza, affinché tu non pensi che il tuo argomento contro Giobbe sia conclusivo e irrefutabile, e che Giobbe non possa essere convinto e umiliato da nessun altro argomento che non sia il tuo, che Dio abbatte lui e non l'uomo, che dalle sue straordinarie afflizioni sembra che Dio sia il suo nemico, e quindi è certamente un uomo malvagio. Devo dimostrarvi che questa è un'ipotesi falsa e che Giobbe può essere convinto senza sostenerla". Oppure: "Affinché tu non pensi di aver trovato la via più saggia, di non ragionare più con lui, ma lasci che sia Dio a spingerlo giù".

È tempo di parlare quando sentiamo avanzare e contestare errori, specialmente con il pretesto di sostenere la causa di Dio con essi. È tempo di parlare quando i giudizi di Dio sono garantiti per il patrocinio dell'orgoglio e della passione degli uomini e per le loro ingiuste e poco caritatevoli censure verso i loro fratelli; allora dobbiamo parlare a nome di Dio.

4. Che aveva qualcosa di nuovo da offrire e che si sarebbe sforzato di gestire la disputa in un modo migliore di quanto fosse stato gestito fino ad allora, Giobbe 32:14. Pensa di potersi aspettare un'udienza favorevole; per

(1.) Egli non risponderà alle proteste di Giobbe sulla sua integrità, ma ne ammette la verità, e quindi non si interpone come suo nemico:

"Egli non ha diretto le sue parole contro di me. Non ho nulla da dire contro lo scopo principale del suo discorso, né mi discosto dai suoi principi. Ho solo un gentile rimprovero da dargli per le sue espressioni appassionate".

(2.) Egli non ripeterà i loro argomenti, né seguirà i loro principi:

«Né gli risponderò con i tuoi discorsi, non con la stessa cosa, perché se dicessi solo ciò che è stato detto, potrei giustamente essere messo a tacere come impertinente, né nello stesso modo; Io stesso non mi renderò colpevole di quella rabbia verso di lui che non mi piace in te".

La controversia che è già stata pienamente risolta un uomo saggio la lascerà stare, a meno che non riesca a emendare e migliorare ciò che è stato fatto; perché dovrebbe agire agere, fare ciò che è già stato fatto?

15 Ver. 15. fino alla Ver. 22.

Tre cose qui si scusano per l'interposizione di Elihu in questa controversia che era già stata sostenuta da tali acuti e dotti contendenti:

1. Che il palcoscenico era sgombro e che non fece irruzione in nessuno dei dirigenti da entrambe le parti: erano stupiti == (Giobbe 32:15); essi si fermarono e non risposero più, == Giobbe 32:16. Non solo smisero di parlare, ma rimasero fermi, per sentire se qualcuno della compagnia avrebbe detto quello che pensavano, così che (come diciamo noi) gli fu dato spazio e correttezza. Sembravano non essere pienamente soddisfatti di ciò che avevano detto, altrimenti avrebbero aggiornato la corte e non sarebbero rimasti fermi, aspettando ciò che sarebbe stato offerto ulteriormente. E perciò dissi == (Giobbe 32:17):

"Risponderò anch'io alla mia parte. Non posso pretendere di dare una sentenza definitiva; no, il giudizio è del Signore, e da lui si deve determinare chi ha ragione e chi ha torto; ma, poiché ciascuno di voi ha mostrato la sua opinione, anch'io mostrerò la mia, e lascerò che essa prenda la sua sorte con gli altri".

Quando ciò che viene offerto, anche dai più meschini, viene offerto con tanta modestia, è un peccato, ma dovrebbe essere ascoltato e considerato in modo equo. Non vedo alcun inconveniente nel supporre che Elihu qui scopra di essere lo scrittore di questo libro, e che qui scriva come uno storico, riferendo la questione dei fatti, che, dopo aver espresso la loro attenzione nei versetti precedenti, essi rimasero stupiti, smisero di bisbigliare tra loro, non contraddicevano la libertà di parola che desiderava, ma si fermò ad ascoltare ciò che avrebbe detto, essendo molto sorpreso dall'ammirevole miscuglio di audacia e modestia che appariva nella sua prefazione.

2. Che era a disagio, e persino nel dolore, per essere liberato dai suoi pensieri su questo argomento. Devono dargli il permesso di parlare, perché non può trattenersi; mentre medita il fuoco arde == (Salmi 39:3), chiuso nelle sue ossa, come parla il profeta, Geremia 20:9. Mai allattò, quando i suoi seni erano ingozzati, così a lungo da farseli tirare come fece Eliu per esprimere la sua mente riguardo al caso di Giobbe, Giobbe 32:18-20. Se qualcuno dei contendenti avesse colpito quella che pensava fosse la canna giusta, sarebbe rimasto contento in silenzio; ma, quando pensò che tutti se lo fossero perso, fu ansioso di cimentarsi. Supplica,

(1.) Che aveva molto da dire:

"Sono pieno di materia, avendo attentamente ascoltato tutto ciò che è stato detto finora, e avendo fatto le mie riflessioni su di esso."

Quando gli uomini anziani sono asciugati, e hanno speso il loro bestiame, discorrendo sulla divina Provvidenza, Dio può suscitare altri, anche giovani, e riempirli di materia per l'edificazione della sua chiesa; perché è un argomento che non può mai essere esaurito, anche se coloro che ne parlano possono.

(2.) Che era nella necessità di dirlo:

"Lo spirito dentro di me non solo mi istruisce su ciò che devo dire, ma mi spinge a dirlo; così che se non ho sfogato (in un tale fermento sono i miei pensieri) scoppierò come bottiglie di vino nuovo quando sta lavorando",

19 . Vedete quale grande dolore è per un buon ministro essere messo a tacere e messo all'angolo; egli è pieno di materia, pieno di Cristo, pieno di cielo, e parlerebbe di queste cose per il bene degli altri, ma potrebbe non farlo.

(3.) Che sarebbe un sollievo e una soddisfazione per lui liberare la sua mente (Giobbe 32:20): Parlerò, affinché io possa essere ristorato, non solo per poter essere alleviato dal dolore di soffocare i miei pensieri, ma per poter avere il piacere di sforzarmi, secondo il mio posto e le mie capacità, di fare il bene. È un grande ristoro per un brav'uomo avere la libertà di parlare per la gloria di Dio e l'edificazione degli altri.

3. Che era deciso a dire, con tutta la libertà e la sincerità possibili, ciò che pensava fosse vero, non ciò che pensava sarebbe piaciuto (Giobbe 32:21-22):

"Non accetto la persona di nessuno, come fanno i giudici parziali, che mirano ad arricchirsi, non a fare giustizia. Sono deciso a non adulare nessuno".

Non avrebbe nemmeno parlato diversamente da come pensava,

(1.) In compassione verso Giobbe, poiché era povero e afflitto, non avrebbe reso il suo caso migliore di quanto realmente pensasse, per paura di aumentare il suo dolore;

"ma, che lo sopporti come può, gli sarà detta la verità."

Coloro che sono nell'afflizione non devono essere lusingati, ma trattati fedelmente. Quando l'afflizione è su qualcuno, è stolta pietà soffrire il peccato anche su di loro (Levitico 19:17), perché questa è la peggiore aggiunta che possa esserci alla loro afflizione. Non darai spregiudichere, più di quanto disprezzi, un povero per la sua causa == (Esodo 23:3), né considerare uno sguardo triste più di un grande sguardo, in modo da pervertire la giustizia, perché questo è accettare le persone. O

(2.) In omaggio agli amici di Giobbe, perché erano in prosperità e reputazione. Non si aspettino che egli dica come hanno detto loro, non più di quanto egli fosse convinto che dicono bene, né applauda i loro dettami per amore della loro dignità. No, anche se Eliu è un giovane e, in base alla sua preferenza, non dissimulerà la verità per corteggiare il favore dei grandi uomini. È una buona decisione quella che ha preso...

"So che non si devono dare titoli lusinghieri agli uomini; Non mi sono mai abituato a un linguaggio lusinghiero";

ed è una buona ragione che egli dà per quella risoluzione: così facendo il mio Creatore mi porterebbe presto via. È bene mantenersi in soggezione con un santo timore dei giudizi di Dio. Colui che ci ha fatti ci porterà via nella sua ira se non ci comportiamo come dovremmo. Egli odia ogni dissimulazione e adulazione, e presto metterà a tacere le labbra bugiarde e taglierà le labbra lusinghiere, == Salmi 12:3. Più osserviamo da vicino la maestà di Dio come nostro Creatore, e più temiamo la sua ira e la sua giustizia, meno saremo in pericolo di un peccato che teme o adula gli uomini.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 32

1 Capitolo 32

Eliu è dispiaciuto per la disputa tra Giobbe e i suoi amici Giob 32:1-5

Li rimprovera Giob 32:6-14

Parla senza parzialità Giob 32:15-22

Versetti 1-5

Gli amici di Giobbe furono messi a tacere, ma non convinti. Altre persone erano presenti. Eliu era giustamente scontento di Giobbe, perché più ansioso di chiarire il proprio carattere che la giustizia e la bontà di Dio. Eliu era scontento degli amici di Giobbe perché non erano stati sinceri con Giobbe. Raramente una lite viene iniziata, ancor più raramente viene portata avanti, senza che vi siano colpe da entrambe le parti. Chi cerca la verità non deve rifiutare ciò che è vero e buono da una parte o dall'altra, né approvare o difendere ciò che è sbagliato.

6 Versetti 6-14

Eliu dichiara di parlare per ispirazione dello Spirito Santo e corregge entrambe le parti. Permetteva che chi aveva una maggiore esperienza parlasse per primo. Ma Dio dà la saggezza a suo piacimento; questo lo incoraggia ad esprimere la sua opinione. Con l'attenzione alla Parola di Dio e la dipendenza dallo Spirito Santo, i giovani possono diventare più saggi degli anziani; ma questa saggezza li renderà rapidi nell'ascoltare, lenti nel parlare e disposti a dare agli altri un ascolto paziente.

15 Versetti 15-22

Se siamo sicuri che lo Spirito di Dio ha suggerito ciò che stiamo per dire, dobbiamo comunque astenerci, finché non arriva il nostro turno di parlare. Dio è il Dio dell'ordine, non della confusione. È un grande ristoro per un uomo buono parlare per la gloria del Signore e per edificare gli altri. Quanto più consideriamo la maestà di Dio, come nostro Creatore, e quanto più temiamo la sua ira e la sua giustizia, tanto meno avremo paura o adulazione degli uomini. Se riuscissimo a tenere sempre davanti a noi l'ira del Signore, nelle sue misericordie e nei suoi terrori, non saremmo distolti dal compiere il nostro dovere in qualsiasi cosa siamo chiamati a fare.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 32

1 Quindi questi tre uomini smisero di rispondere a Giobbe - Ciascuno aveva avuto tre opportunità di rispondergli, sebbene nell'ultima serie della controversia Zofar fosse rimasto in silenzio. Ora tutti tacevano; e sebbene non sembrino minimamente essere stati convinti, o aver cambiato opinione, tuttavia non trovarono argomenti con cui sostenere le loro opinioni. Fu questo, tra l'altro, che indusse Elihu a riprendere l'argomento.

Poiché era giusto ai suoi stessi occhi - Umbreit esprime il senso di ciò aggiungendo "e non potevano convincerlo della sua ingiustizia". Non era solo perché era giusto nella sua stima, che hanno cessato di rispondergli; era perché i loro argomenti non avevano alcun effetto nel convincerlo, e non avevano niente di nuovo da dire. Sembrava ostinatamente deciso a mantenere la propria buona opinione di sé nonostante tutti i loro ragionamenti, e si sedettero in silenzio.

2 Allora si accese l'ira - L' ira o rabbia è comunemente rappresentata come accesa, o come ardente.

Di Elihu - Il nome Elihu ( אליהוא 'ĕlı̂yhû' ) significa "Dio è lui;" o, poiché la parola He ( הוא hû' ) è spesso usata per eminenza per denotare il vero Dio o Yahweh, il nome equivale a dire: "Dio è il mio Dio" o "il mio Dio è Yahweh". Per quale motivo gli fu dato questo nome, ora non è noto.

I nomi che venivano dati anticamente, tuttavia, erano comunemente significativi, e non era insolito incorporare il nome di Dio in quelli dati agli esseri umani. Vedi le note in Isaia 1:1. Questo nome fu probabilmente dato come espressione di pietà da parte dei suoi genitori.

Il figlio di Barachel - Il nome Barachel ברכאל bârak'êl significa "Dio benedice", ed è stato probabilmente dato anche come espressione della pietà dei suoi genitori, e per fornire nel nome stesso un prezioso motto che il bambino avrebbe ricordato. Di lui non si sa altro che il nome; e l'unica proprietà di rimarcare la filologia dei nomi deriva dal fatto che sembrano indicare l'esistenza della pietà, o della conoscenza di Dio, da parte degli antenati di Elihu.

Il Buzita - Buz era il secondo figlio di Nahor, fratello di Abramo, Genesi 22:20. Una città di nome Buz è menzionata in Geremia 25:23 , in relazione a Dedan e Tema, città dell'Arabia, ed è probabile che Barachel, il padre di Eliu, fosse di quella città. Se questo nome è stato dato al luogo dopo il figlio di Nahor, ne consegue che Elihu, e di conseguenza Giobbe, devono essere vissuti dopo il tempo di Abramo.

Della stirpe di Ram - Di Ram non si sa certamente nulla. Il Caldeo rende questo גניסת מן אברחם , della stirpe di Abramo. Alcuni hanno supposto che l'Ariete qui menzionato sia lo stesso dell'antenato di Davide menzionato in Rut 4:19 , e nella tavola genealogica in Matteo 1:3 , sotto il nome di Aram.

Altri suppongono che fosse della famiglia di Nahor, e che il nome sia lo stesso di ארם 'ărâm menzionato in Genesi 22:21. Così, per aferesi i siri sono chiamati רמים rammı̂ym, 2 Cronache 22:5 , invece di ארמים 'ărammı̂ym, come sono solitamente denominati; confronta 2 Re 8:29.

Ma non si sa nulla di certo di colui che qui viene citato. È degno di nota che l'autore del libro di Giobbe ha dato la genealogia di Elihu con una particolarità molto maggiore di quella di Giobbe o dei suoi tre amici. In effetti, non ha affatto tentato di rintracciare la loro genealogia. Di Giobbe non fa nemmeno il nome di suo padre; dei suoi tre amici cita semplicemente il luogo dove abitavano.

Rosenmuller deduce, da questa circostanza, che Elihu è lui stesso l'autore del libro, poiché, dice, è usanza dei turchi e dei persiani, nei loro poemi, di tessere, verso la fine del poema, il nome di l'autore in modo artificioso. Lo stesso punto di vista è assunto da Lightfoot, Chronica temporum et ord. Testo. VT Una circostanza del genere, tuttavia, è un argomento troppo esiguo per determinare la questione della paternità del libro.

Potrebbe essere stato che Elihu fosse meno conosciuto di uno degli altri oratori, e quindi c'era una correttezza nel menzionare più in particolare la sua famiglia. In effetti, questo fatto è moralmente certo, poiché non è menzionato, come gli altri, come "amico" di Giobbe.

Perché si è giustificato - Margine, la sua anima. Così l'ebreo; la parola נפשׁ nephesh, anima, essendo spesso usata per denotare se stessi.

Piuttosto che Dio - il prof. Lee lo rende "giustificato con Dio"; e così anche Umbreit, Good e alcuni altri. E così la Vulgata lo rende: - coram Deo. La Settanta lo rende, ἐναντίον κυρίου enantion kuriou - contro il Signore; cioè, piuttosto che il Signore. La traduzione propria dell'ebraico ( מאלהים mē'ĕlôhı̂ym ) è senza dubbio più di Dio: e questa era senza dubbio l'idea che Elihu intendeva trasmettere. Comprese che Giobbe rivendicava se stesso piuttosto che Dio; come più disposto a diffamare il carattere e il governo di Dio, che a confessare il proprio peccato.

3 Poiché non avevano trovato risposta, e tuttavia avevano condannato Giobbe - Ritenevano Giobbe colpevole, eppure non potevano addurre la prova di ciò, e rispondere a ciò che aveva detto. Continuarono a mantenere la loro opinione, sebbene taciuti nella discussione. Erano in quello stato d'animo, non raro, in cui si ostinavano a sostenere un'opinione che non potevano rivendicare, e credevano che un altro fosse colpevole, anche se non potevano provarlo.

4 Ora Elihu aveva aspettato - Margin, come in ebraico, aspettava Giobbe a parole. Il significato è chiaro, che aveva aspettato che tutti coloro che erano più grandi di lui avessero parlato.

Perché erano più grandi di lui - Margin, come in ebraico, più vecchio di giorni. Sembra che fossero tutti più vecchi di lui. Non abbiamo mezzi per determinare le loro rispettive età, anche se sembrerebbe probabile che Elifaz fosse il più anziano dei tre amici, poiché parlava per primo in modo uniforme.

6 Ed Elihu - "ha detto, io sono giovane" Margine, pochi giorni. L'ebraico è: "Io sono piccolo ( צעיר tsâ‛ı̂yr ) di giorni;" cioè io sono inesperto. Non abbiamo modo di accertare la sua età esatta, anche se è evidente che c'era una notevole disparità tra loro e lui.

E voi siete molto vecchio - ישׁישׁים yashıyshiym. La parola usata qui è probabilmente derivata dalla radice obsoleta שוש , “essere bianco, canuto”; e quindi, essere canuto, o invecchiato; confronta 2 Cronache 36:17. L'insieme dei discorsi degli amici di Giobbe sembra implicare che fossero uomini anziani.

Rivendicavano grande esperienza, e professavano di aver avuto occasioni di lunga osservazione, ed è probabile che fossero considerati come saggi, che, dalla lunga osservazione degli eventi, avevano acquisito la reputazione di grande saggezza.

Perciò avevo paura: era timido, schivo, diffidente.

E non osavo mostrarti la mia opinione - Margine, temuto. Aveva quella diffidenza a cui la modestia induce in presenza dei vecchi. Si era formato la sua opinione man mano che la discussione procedeva, ma non riteneva opportuno che una persona così giovane dovesse interferire, anche quando pensava di percepire che gli altri si sbagliavano.

7 Ho detto, i giorni dovrebbero parlare - Gli anziani dovrebbero parlare. Hanno avuto il vantaggio di una lunga osservazione del corso degli eventi; conoscono i sentimenti dei tempi passati; possono aver avuto l'opportunità di conversare con saggi illustri, ed è a loro che cerchiamo consiglio. Ciò era eminentemente in accordo con le antiche concezioni orientali di ciò che è giusto; ed è un sentimento che si accorda con ciò che è ovviamente appropriato, per quanto poco venga considerato nei tempi moderni.

È uno dei segni dell'urbanità e della vera cortesia; della prevalenza della buona educazione, della morale e della pietà, e di uno stato avanzato della società, quando si mostra rispetto ai sentimenti degli anziani. Hanno avuto l'opportunità di una lunga osservazione. Hanno conversato molto con le persone. Hanno visto i risultati di certi comportamenti e sono arrivati ​​a un periodo della vita in cui possono guardare la realtà delle cose e ora non sono influenzati dalla passione.

Restituire il rispetto per i sentimenti degli anziani, l'attenzione ai loro consigli, la venerazione per le loro persone e la deferenza per loro quando parlano, sarebbe indice di progresso nella società dei tempi moderni; e non c'è quasi nulla in cui siamo deteriorati dalla semplicità dei primi secoli, o in cui siamo rimasti indietro rispetto al mondo orientale, tanto quanto nella mancanza di questo.

8 Ma c'è uno spirito nell'uomo - Questo si riferisce evidentemente a uno spirito impartito dall'alto; uno spirito dell'Onnipotente. Il parallelismo sembra richiederlo, perché risponde alla frase "l'ispirazione dell'Onnipotente" nell'altro emistichio. Anche l'espressione ebraica qui sembra richiedere questa interpretazione. È, הוא רוח rûach hû ', lo Spirito stesso; intendendo lo stesso Spirito che dà saggezza, o lo Spirito di ispirazione.

Aveva detto, nel verso precedente, che era ragionevole aspettarsi di trovare la saggezza tra gli anziani e gli esperti. Ma in questo era rimasto deluso. Ora scopre che la saggezza non è l'attributo del rango o della posizione, ma che è il dono di Dio, e quindi può essere trovata in un giovane. Tutta la vera saggezza, è il sentimento, viene dall'alto; e dov'è l'ispirazione dell'Onnipotente, non importa se con gli anziani o con i giovani, c'è comprensione.

Elihu intende indubbiamente dire che sebbene fosse molto più giovane di loro, e sebbene, secondo la stima comune in cui erano tenuti i vecchi e i giovani, si potrebbe supporre che avesse molta meno conoscenza dei soggetti in esame, tuttavia , poiché tutta la vera saggezza viene dall'alto, potrebbe essere qualificato per parlare. La parola “spirito” qui, quindi, si riferisce allo spirito che Dio dona; e il passaggio è una prova che era una prima opinione che certi uomini fossero sotto gli insegnamenti dell'ispirazione divina. Il Caldeo lo rende נבואתא רוח , uno spirito di profezia.

E l'ispirazione dell'Onnipotente - Il respiro” dell'Onnipotente - שׁדי נשׁמה n e shâmâh Shadday. L'idea era che Dio soffiò questo nell'uomo e che questa saggezza fosse il soffio di Dio; confrontare Genesi 2:7; Giovanni 20:22. Settanta, πνοή pnoē, respiro, respiro.

9 I grandi uomini non sono sempre saggi - Sebbene in generale si possa cercare la saggezza in loro, tuttavia non è universalmente vero. Grandi uomini qui denotano coloro che si distinguono per rango, età, autorità.

Né gli anziani capiscono il giudizio - Cioè, non sempre lo capiscono. La parola giudizio qui significa giusto, verità. Non sempre capiscono qual è l'esatta verità riguardo all'amministrazione divina. Questa è una scusa per quello che stava per dire, e per il fatto che uno così giovane dovrebbe parlare. Sulla verità di ciò che qui diceva non c'era alcun dubbio, e quindi c'era una proprietà che anche a chi era giovane fosse permesso di esprimere la sua opinione su argomenti importanti.

11 Ho ascoltato le tue ragioni - Margine, "comprensioni". Il significato è che aveva prestato la più rispettosa attenzione alle opinioni che avevano espresso, il che implicava che era stato sempre presente e aveva ascoltato il dibattito.

Mentre cercavi cosa dire - Margine, come in ebraico, parole. È implicito qui che avevano prestato molta attenzione a ciò che avevano detto. Avevano cercato con cura tutti gli argomenti a loro disposizione per confutare Giobbe, e ancora non avevano avuto successo.

12 Nessuno di voi ha convinto Giobbe - Non c'era nessuno che producesse convinzione nella sua mente, o meglio, non c'era nessuno che lo riprendesse rispondendogli - ענה מוכיח môkiyach ‛ânâh. Furono completamente zittiti: e non avevano nulla da replicare agli argomenti che aveva avanzato, e alle sue riflessioni sul governo divino.

13 Per non dire: Abbiamo scoperto la sapienza - Cioè, questo è stato permesso e ordinato in modo tale che potesse essere manifesto che le verità che devono convincerlo provengono da Dio e non dall'uomo. Non vi era permesso di confutarlo o convincerlo, perché se lo foste sareste stati innalzati con orgoglio e vi avreste attribuito ciò che appartiene a Dio. Questo è in accordo con l'intera deriva del libro, che è quello di introdurre l'Onnipotente stesso per risolvere la controversia quando la saggezza umana fallì.

Non potevano arrogarsi l'affermazione di aver scoperto la saggezza. Erano stati completamente messi a tacere da Giobbe; non avevano il potere di cacciarlo dalle sue posizioni; non potevano spiegare i rapporti divini in modo da risolvere la grande inchiesta in cui erano stati impegnati. Elihu si propone di farlo, e di farlo in modo tale da mostrare che potrebbe essere realizzato solo da quella sapienza che viene dall'alto.

Dio lo abbatte, non l'uomo - Queste sono le parole di Elihu. Il significato è: "Solo Dio può scacciare Giobbe dalla sua posizione, e mostrargli la verità e umiliarlo. La saggezza dell'uomo fallisce. L'anziano, l'esperto e il saggio non sono stati in grado di affrontare i suoi argomenti e di farlo cadere dalle posizioni che ha preso. Quell'opera può essere compiuta solo da Dio stesso, o dalla sapienza che solo Lui può dare.

” Di conseguenza Elihu, che si propone di incontrare gli argomenti di Giobbe, non fa appello all'esperienza o all'osservazione; non fonda ciò che dice sulle massime dei saggi o sui risultati della riflessione, ma si propone di addurre i precetti di sapienza che Dio gli aveva impartito; Giobbe 33:4 , Giobbe 33:6. Altre interpretazioni sono state però date di questo versetto, ma quella sopra mi sembra la più semplice, e la più conforme allo scopo del brano.

14 Ora, non ha diretto le sue parole contro di me - Margin, "ordinato". Il significato di questa espressione è: “Posso affrontare questo argomento in modo del tutto spassionato e senza pregiudizi. Non ho avuto nessuna delle provocazioni che hai sentito tu; le sue osservazioni dure e severe non sono ricadute su di me come su di te, e posso venire all'argomento con la massima freddezza. " L'obiettivo è mostrare che non era irritato e che non avrebbe avuto la tentazione di usare parole per l'influenza della passione o altre che non trasmettessero la semplice verità. Sembra disposto ad ammettere che Giobbe aveva dato qualche occasione per osservazioni severe, dal modo in cui aveva trattato i suoi amici.

Né gli risponderò con i tuoi discorsi - Anche loro si erano sbagliati. Avevano ceduto alla passione e si erano abbandonati alla severità del linguaggio, piuttosto che seguire un semplice e tranquillo corso di discussione. Da tutto questo Eliha dice di essere libero e di poter affrontare l'argomento nella maniera più calma e spassionata. Non aveva avuto la tentazione di indulgere in un linguaggio severo come il loro, e non l'avrebbe fatto.

15 Erano stupiti - Ci sono anche le parole di Elihu, e sono destinate ad esprimere il suo stupore che i tre amici di Giobbe non gli abbiano risposto. Dice che furono completamente messi a tacere, e lo ripete per richiamare l'attenzione sul fatto straordinario che gli uomini che iniziarono con tanta fiducia, e che ancora si aggrapparono alla loro opinione, non avevano più una parola da dire. C'è qualche motivo per supporre, dal cambio di persona qui dal secondo al terzo, che Elihu si sia rivolto a coloro che erano presenti, e abbia richiamato la loro attenzione sul fatto che gli amici di Giobbe erano stati completamente messi a tacere.

Questa supposizione, tuttavia, non è assolutamente necessaria, perché non è raro nella poesia ebraica passare dalla seconda persona alla terza, specialmente dove è implicita una censura o un rimprovero; confronta Giobbe 18:4.

Hanno smesso di parlare - Margin, "rimosso i discorsi da se stessi". La lettura marginale si accorda con l'ebraico. Il senso è lo stesso della versione comune, sebbene l'ebraico sia più poetico. Non solo hanno smesso di parlare, ma hanno messo le parole a grande distanza da loro. Non potevano dire assolutamente niente. Questo fatto, che erano completamente silenziosi, fornì ampie scuse a Eliu per affrontare l'argomento.

17 Mostrerò anche la mia opinione - In questa lingua, come in Giobbe 32:6 , c'è una delicata espressione di pudore nell'ebraico che non compare nella nostra traduzione. È אף־אני 'aph 'ănı̂y - anche io. “Anche a uno così giovane e così umile come me può essere permesso di esprimere i miei sentimenti, quando i vecchi ei grandi non hanno più nulla da dire.

Non sarà un'intrusione impropria nemmeno per me parlare quando nessun altro più vecchio e onorevole lo desidera. In tutto ciò si può scorgere un grado di cortesia, e un delicato senso di decoro, che si può raccomandare all'imitazione di tutti, e specialmente dei giovani. Nei modi degli uomini pii la cui biografia è riportata nella Bibbia, c'è un grado di raffinatezza, delicatezza e cortesia, nel trattamento degli altri, come raramente si troverà anche nei ceti sociali più elevati, e tale come solo la religione può produrre. La forma esteriore può essere ottenuta dal mondo; il principio vivente si trova solo nel cuore che è intriso di amore a Dio e all'uomo.

18 Perché io sono pieno di materia - Margine, come nelle parole ebraiche”. I tre amici di Giobbe erano stati messi a tacere. Non avevano più una parola da dire. Elihu dice che per lui era vero il contrario. Era pieno di parole e si sentiva costretto a parlare. Non era perché si fosse sforzato di farlo, né perché lo faceva per pura questione di dovere, ma era così impressionato dall'argomento che sarebbe stato un sollievo per lui esprimere le sue opinioni.

Lo spirito in me - Riferendosi, probabilmente, alla convinzione che era lo Spirito divino che lo spingeva a parlare; vedi le note a Giobbe 32:8; confronta Giobbe 33:4. Un simile vincolo riguardo alla necessità di parlare, quando sotto l'influenza dello Spirito Santo, è espresso in Geremia 20:9 "La sua parola era nel mio cuore come un fuoco ardente chiuso nelle mie ossa, ed ero stanco di sopportazione, e non potevo restare;” confrontare Introduzione a Isaia, sezione 7.

La frase "dentro di me" è a margine, come in ebraico il mio ventre - dove si parla del ventre come sede della mente; vedi Giobbe 15:2. Parliamo della testa come sede dell'intelletto e del cuore come sede degli affetti. Gli ebrei avevano l'abitudine di rappresentare la regione del cuore come sede di tutte le operazioni mentali.

19 Ecco, il mio ventre è come vino che non ha sfogo - Margine, come in ebraico, “non è aperto” - לאיפתח lo' yipâthach. Il riferimento è ad una bottiglia, nella quale non c'è apertura, né sfogo per il vino in fermentazione per lavorare se stesso. È normale lasciare un piccolo foro in botti e botti quando il vino, il sidro o la birra fermentano. Ciò è necessario per evitare lo scoppio della botte.

Eliu si paragona a una bottiglia in cui era stato messo del vino nuovo, e dove non c'era sfogo per esso, e quando di conseguenza era pronto a scoppiare. Che il vino nuovo sia qui inteso è evidente dal collegamento, ed è stato così inteso dalle versioni antiche. Così lo rende Girolamo, Mustum, mosto, o vino nuovo. La Settanta, ἀσκὸς γλεύκους ζέων δεδέυενος askos gleukous zeōn dedemenos - "una bottiglia piena di vino dolce, in fermentazione, legata"; cioè che non ha sfogo.

È pronto a scoppiare come nuove bottiglie - La Settanta lo rende: "Come il mantice strappato ( ἐῤῥηγώς errēgōs ) di un fabbro". Perché questa versione è stata adottata. non è facile dirlo. Il confronto sarebbe pertinente, ma la versione non potrebbe essere ricavata dall'attuale testo ebraico. È possibile che la copia del testo ebraico che aveva la Settanta possa aver letto: הרשים - "artefici", invece di: הדשים - nuovo, e quindi il significato sarebbe "come le bottiglie, o le pelli degli artefici"; vale a dire come i loro mantici, che senza dubbio all'inizio erano semplicemente pelli di animali.

Il riferimento di Elihu è però senza dubbio a otri che venivano usati come bottiglie, e gli otri nuovi sono qui menzionati come pronti a scoppiare, non perché avessero maggiori probabilità di scoppiare di quelli vecchi - poiché non era affatto così - ma perché vi verrebbe naturalmente posto vino nuovo e non fermentato, mettendole così in pericolo. Le bottiglie in oriente, è risaputo, sono di solito fatte di pelli di capra; vedi le note a Matteo 9:17.

Il processo di produzione attualmente è questo: le pelli delle capre sono spellate intere tranne che sul collo. I fori ai piedi e alla coda sono cuciti. Vengono dapprima insaccate piene, e filtrate infilandole in piccoli ceppi e trucioli di legno di quercia; e poi si riempiono con un forte infuso di corteccia di quercia per un certo tempo, fino a che il pelo si fissi, e la pelle sufficientemente abbronzata. Si vendono a prezzi diversi, da quindici fino a cinquanta piastre.

Bibli di Robinson. Ricerca. ii. 440. Eliu, forse, non avrebbe potuto trovare un'illustrazione più sorprendente del suo significato. la menzogna non poteva più trattenersi, e quindi dava voce alle opinioni che riteneva così importanti. La parola “pancia” in questo verso ( בטן beṭen ) è resa da Umbreit e Noyes, seno. Non è improbabile che abbia questo significato e il riferimento è al fatto che in Oriente le parole sono pronunciate molto più ab imo pectore, o sono molto più gutturali che da noi. La voce sembra provenire dalla parte inferiore della gola, o dal seno, in un modo che le persone delle nazioni occidentali trovano difficile imitare.

20 Parlerò, per essere rinfrescato - Margine, "respira". Il significato è che avrebbe quindi spazio per respirare di nuovo; si sarebbe sentito sollevato.

21 Permettimi di no, ti prego - Questo non deve essere considerato come un discorso a loro, o una preghiera a Dio, ma come un'espressione della sua determinazione. È simile alla frase che usiamo quando diciamo "posso non farlo mai"; implicando lo scopo più forte possibile di non farlo. Elihu intende dire che in nessun caso userebbe parzialità o adulazione in ciò che ha detto.

Accetta la persona di qualsiasi uomo - Trattalo con parzialità. Cioè: "Non sarò influenzato dal rango, dall'età, dalla ricchezza o dall'amicizia personale, in quello che dico. Dichiarerò la verità in modo imparziale e consegnerò i miei sentimenti con tutta libertà; " vedi la frase spiegata nelle note a Giobbe 13:8.

Né permettetemi di dare titoli lusinghieri all'uomo - La parola usata qui ( כנה kânâh - non usata nel Qal, ma trovata solo nel Piel), significa rivolgersi in modo amichevole e rassicurante; parlare gentilmente con chiunque, Isaia 44:5; Isaia 45:4; e poi adulare.

Questo è, senza dubbio, il suo significato qui. Elihu dice che non sapeva come adulare nessuno. Intendeva affermare l'esatta verità; trattare ciascuno con imparzialità; e non lasciarsi influenzare dal rango o dalla ricchezza di coloro ai quali si rivolgeva. Intendeva trattare con pura e semplice verità.

22 Perché so non dare titoli lusinghieri - non so come adulare. Non è nel mio carattere; non era mia abitudine. "Così facendo." Queste parole non sono in ebraico, e rovinano molto il senso, e danno un'idea diversa da quella che era intesa da chi parla.

Il mio Creatore mi avrebbe presto portato via - O meglio, "Il mio Creatore presto mi avrebbe portato via". Cioè: “So che presto devo essere rimosso e devo stare davanti al mio Creatore. Devo rendere conto di tutto ciò che dico. Sapendo che devo andare alla realtà di un altro stato dell'essere, non posso adulare le persone. Devo dire loro la verità esatta e semplice". Non potrebbe esserci migliore prevenzione dell'adulazione di questa.

La convinzione che presto dovremo apparire davanti a Dio, dove tutti sono allo stesso livello, e dove ogni maschera sarà spogliata, e tutto apparirà così com'è, ci impedirebbe di attribuire ad altri qualità che sappiamo che non possiedono, e dal dare loro titoli che li esalteranno solo nella loro stima e nasconderanno la verità dalle loro menti. Titoli che appartengono propriamente agli uomini, e che appartengono all'ufficio, la religione non ci vieta di conferire, poiché il bene della comunità è promosso dal dovuto rispetto dei nomi e degli uffici di coloro che governano.

Ma non si risponde a buon fine nell'attribuire agli uomini titoli come mere questioni di distinzione, che servono a tenere davanti a loro l'idea dei propri talenti o importanza; o che li portano a dimenticare che, come gli altri, saranno presto “portati via” e chiamati a rinunciare al proprio conto in un altro mondo. La profonda convinzione che tutti noi presto proveremo le realtà di un letto di morte e di tomba, e che dobbiamo andare in un mondo dove non c'è illusione, e dove l'attribuzione di qualità a noi qui che non appartengono a noi non servirà a nulla, comporterebbe un desiderio di affermare sempre la semplice verità.

In base a tale convinzione, non dovremmo mai attribuire a un altro una qualità di bellezza, forza o talento, nome o titolo, da lasciarlo per un momento sotto l'inganno di se stesso. Se questa regola fosse seguita, che cambiamento produrrebbe nel mondo sociale, politico, letterario e perfino religioso!

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 32

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 32

Essendo i tre amici di Giobbe messi a tacere, e non avendo più nulla da rispondergli, Eliu, della cui discendenza si dà qualche resoconto, spettatore e uditore dell'intera disputa fra loro, si alza come moderatore, ed esprime una certa rabbia sia contro di loro che contro Giobbe, Giobbe 32:1-5 ; si scusa per essersi impegnato in questa controversia, a causa della sua giovane età, e del fatto che sono avanti negli anni, Giobbe 32:6,7 ; ma poiché c'è uno spirito nell'uomo, che dà intelligenza agli uomini di ogni età, e gli anziani non sono sempre saggi, desidera che lo ascoltino mentre esprimeva i suoi sentimenti sull'argomento in discussione, Giobbe 32:8-10 ; e spera di essere ascoltato pazientemente, poiché ha aspettato che avessero detto tutto quello che avevano da dire, e se ne è occupato attentamente, e che non è riuscito a convincere Giobbe; e questo fu costretto a dire, affinché non fossero saggi nella loro presunzione, e attribuissero agli uomini ciò che appartiene a Dio, Giobbe 32:11-13 ; propone di adottare con Giobbe un metodo nuovo, diverso dal loro; ed ora che udendo tutto ciò da un giovane, furono pieni di stupore e colpiti dal silenzio; e dopo aver aspettato un po' per vedere se avrebbero detto qualcosa o no, decise di fare il suo turno e mostrare anche la sua opinione, Giobbe 32:14-17 ; e tanto più perché era pieno di argomenti, desiderava proporli, e si sentiva a disagio finché non li ebbe esposti; e che era deciso a fare con ogni imparzialità e integrità, Giobbe 32:18-22

Versetto 1. E questi tre uomini smisero di rispondere a Giobbe:

I suoi tre amici, Elifaz il Temanita, Bildad lo Shuita e Zofar il Naamatita, che vennero a visitarlo e a confortarlo nelle sue afflizioni; ma inconsapevolmente furono indotti a una polemica con lui, provocata da alcune sue espressioni avventate e impazienti; la quale controversia era stata portata avanti tra loro per un tempo considerevole, ma ora cadde; Si stancarono di esso, e ora si riposavano come fanno gli uomini di sabato, come significa la parola; si sedettero e non risposero alla rivendicazione di Giobbe su se stesso, non curandosi di darsi ulteriori problemi, o di insistere più e più a lungo sul punto, percependo che era tutto inutile: o "e questi tre uomini cessarono", ecc. le ultime parole del capitolo precedente sono: "le parole di Giobbe sono finite, Giobbe 31:40 ; e la "e" copulativa li collega a loro, e mostra che anche questi uomini avevano finito di parlare; così che la disputa fu chiusa tra Giobbe e loro, e la via fu libera per un altro disputante che avrebbe ritenuto opportuno entrare, come fece Elihu, dopo il menzionato

perché [era] giusto ai suoi propri occhi; Alcuni lo prendono per esprimere lo stato della questione tra loro, rendendo le parole: "che era giusto", ecc.. L'idea che i suoi amici avevano di lui era che era giusto per conto suo, e come professava di essere, e poteva sembrare così agli altri; ma era un uomo malvagio e ipocrita, come dimostravano le sue afflizioni; questo punto si erano sforzati di dimostrarlo, ma, dopo che Giobbe ebbe rivendicato a lungo e chiaramente la sua integrità, cessarono di difenderlo: altri suppongono che le parole siano una deduzione di Giobbe dal loro silenzio: "perciò era giusto", ecc. essi non gli risposero, egli concluse di essere scagionato e scagionato dall'accusa che gli avevano mosso; ma piuttosto, secondo la nostra versione, contengono una ragione per cui hanno cessato di rispondergli; perché lo ritenevano presuntuoso, ostinato, ostinato e incorreggibile; non aperto alla convinzione, insistendo rigidamente sulla propria innocenza, non ammettendo di essere colpevole di alcun peccato o peccati, che erano la causa delle sue afflizioni; altrimenti, nell'articolo della giustificazione davanti a Dio, Giobbe non era un uomo ipocrita, né era così accusato dai suoi amici; dire che lo era è abusare del suo carattere, ed è contrario a ciò che Dio stesso ha dato di lui; né lo avrebbe lodato così altamente da suggerire che non ci fosse nessuno come lui sulla terra, quando di tutti gli uomini del mondo non ce n'è nessuno più abominevole per Dio di un uomo ipocrita; vedi Isaia 65:4; Luca 16:15; 18:14. È contrario alla conoscenza e alla fede di Giobbe in Cristo, come suo Redentore vivente, Giobbe 19:25 ; e a molte espressioni chiare e forti, confessando il suo peccato, negando la perfezione e dichiarandosi non auto-giustiziatore, Giobbe 7:20 9:2,20,31-33

2 Versetto 2. Allora si accese l'ira di Elihu, figlio di Barachel il Buzita,

Non è facile dire chi fosse sia contro Giobbe che contro i suoi tre amici, per le ragioni che verranno date a posteriori, chi fosse questa persona; essi lo sviliscono troppo, che lo fanno diventare Balaam l'indovino, secondo la tradizione dei Giudei, perché né il tempo in cui visse, né il suo carattere saranno d'accordo con lui; quest'uomo visse prima dei tempi di Balaam; ed essendo anche un santo uomo buono, che tutti i suoi discorsi mostrano: e troppo esaltano colui che lo fa essere Cristo; perché, sebbene alcune frasi, essendo forzate, possano sembrare concordare con lui, e alcune cose nel significato del suo nome, e dei nomi dei suoi antenati, possano essere pensate per rispondergli; Elihu significa: "il mio Dio è lui"; il figlio di Barachel, "il figlio del Dio benedetto"; della stirpe di Ram, della linea alta e santa; il Buzita, "disprezzato" e rimproverato; tuttavia ci sono altre cose che non si possono dire di lui, come in particolare in Giobbe 32:22 ; inoltre, sembra che il Messia sia parlato da lui come di un'altra persona, Giobbe 33:23,24 ; è molto probabile che fosse uno dei parenti di Giobbe che era venuto a trovarlo nelle sue malinconiche circostanze, fosse stato uno spettatore e un ascoltatore di tutta la disputa tra Giobbe e i suoi amici, della cui gestione era non poco dispiaciuto; egli è descritto dalla sua discendenza, quando gli altri tre amici di Giobbe non lo sono, perché era un giovane, e non era conosciuto come loro: e questo serve a mostrare la verità di questa storia, che non è un semplice apologo, o favola morale, ma un fatto reale; anche se non si può facilmente determinare chi fosse suo padre Barachel il Buzita; è probabile che fosse un discendente di Buz, figlio di Nahor, fratello di Abramo, Genesi 22:20,21 ; di questa opinione sono Aben Esdra e Ben Gersom; a meno che non si possa pensare che fosse così chiamato dalla città di Buz, di cui potrebbe essere un abitante, menzionato insieme a Dedan e Tema, Geremia 25:23, luoghi in Edom o Idumea, dove o vicino a cui Giobbe viveva:

della stirpe di Ram; secondo il Targum, della stirpe di Abramo, in cui è seguito da altri scrittori ebrei; e alcuni addirittura lo considerano Isacco, figlio di Abramo; Aben Esdra pensa di essere lo stesso con Ram, il padre di Amminadab, Rut 4:19 ; ma è abbondantemente troppo tardi perché quest'uomo sia della sua stirpe; altri lo considerano lo stesso con Aram, figlio di Kemuel, fratello di Buz, Genesi 22:21 ; questi nomi vengono utilizzati l'uno per l'altro, aggiungendo o rimuovendo una lettera; vedere Matteo 1:3 ; rispetto a Rut 4:19 ;

contro Giobbe si accese la sua ira, perché giustificò se stesso piuttosto che Dio; non che si sia fatto più giusto di Dio, non avrebbe mai potuto pensare o dire così, vedi Giobbe 4:17 ; né che fosse proprio davanti a lui o accanto a lui; perché lo era in senso evangelico, anche se non in senso giuridico; ed Eliu non sarebbe stato dispiaciuto di lui per averlo affermato; non negava che Giobbe fosse un uomo giusto agli occhi di Dio; né che fosse giusto e giusto agli occhi di Dio, rispetto alla controversia tra lui e i suoi amici; né lo biasimò per essersi giustificato dalle loro accuse; ma che si giustificava "più" di Dio; così gli scrittori ebrei generalmente lo rendono : egli passò più tempo, e insistette più a lungo sulla propria giustificazione che sulla giustificazione di Dio nei rapporti della sua provvidenza con lui; era più attento al proprio carattere e alla propria reputazione che all'onore di Dio, e alla gloria della sua giustizia; disse più per se stesso che per Dio; e questo dispiacque a Elihu; diede questo bene l'uomo si preoccupa che, sebbene Giobbe non abbia accusato direttamente Dio di ingiustizia nei suoi rapporti con lui, tuttavia di conseguenza; e si esprimeva in un linguaggio che avrebbe sostenuto una tale costruzione, che fosse o meno il suo vero senso; e sentirlo lamentarsi così pesantemente di Dio, e allo stesso tempo dilungarsi così tanto sulla propria innocenza, e importunare in modo così audace e audace di avere udienza della sua causa; queste cose, osservate da Elihu, sollevarono la sua collera e la sua indignazione

3 Versetto 3. Anche contro i suoi tre amici si accese la sua ira,

Non prese parte da nessuna delle due parti, ma biasimò entrambe e si assunse il compito di essere un moderatore tra loro e di trattare con loro in modo imparziale: ciò che gli dispiacque grandemente e sollevò il suo spirito contro i tre amici di Giobbe fu:

perché non avevano trovato risposta; Erano a corto di uno, di uno sufficiente; Tutti gli avevano risposto a turno più e più volte, ma senza nulla di preciso, non con nulla di conclusivo e convincente; e in particolare riuscirono a trovare e a non dare risposta all'ultima rivendicazione di se stesso da parte di Giobbe:

e [eppure] aveva condannato Giobbe; come un uomo molto malvagio e ipocrita, per nessun'altra ragione se non perché era afflitto; e persistevano ancora nel loro sentimento, sebbene Giobbe si fosse così completamente scagionato e li avesse messi a tacere completamente; questo esasperava Elihu, vedendo che quegli uomini conservavano un sentimento così irragionevole, pronunciavano una frase così avventata, e tuttavia non potevano rispondere alla difesa di Giobbe di se stesso. Jarchi dice che questo luogo è una delle correzioni degli scribi, essendo stato precedentemente scritto "Dio" invece di "Giobbe"; come se si sentisse che Eliu si era irritato con loro, perché con il loro silenzio avevano condannato il Signore, non rivendicando il suo onore e la sua gloria come si conveniva a loro; ma Aben Esdra dichiara la sua ignoranza di quella correzione, e osserva che coloro che lo dicono sapevano cosa gli era nascosto

4 Versetto 4. Elihu aveva aspettato che Giobbe avesse parlato,

Cessò di parlare, finché non si fu espresso così: "Le parole di Giobbe sono finite", Giobbe 31:40 : e attese anche che i suoi tre amici avessero detto tutto ciò che avevano da dire, e che qui è supposto e sottinteso, come appare da ciò che segue:

perché [erano] più anziani di lui; Si può aggiungere, dal testo originale, "in" o "come due giorni"; essi avevano vissuto nel mondo più a lungo di lui, e quindi non lo presero in carico per parlare finché non ebbero finito; egli, come divenne un giovane, era veloce a sentire, e lento a parlare; che fossero vecchi, appare da ciò che dice Elifaz: Giobbe 15:10

5 Versetto 5. Quando Elihu vide che non c'era risposta sulla bocca di questi tre uomini,

Questa potrebbe essere definita una risposta; anzi, quando si accorse che erano del tutto perplessi e messi a tacere, sebbene fossero uomini di età ed esperienza, e ritenuti saggi e sapienti:

allora la sua ira si accese; il suo spirito fu risvegliato; il suo cuore era caldo dentro di lui; ardeva d'ira contro quegli uomini; Era tutto in fiamme, per così dire, e voleva sfogare il suo risentimento

6 Versetto 6. Elihu, figlio di Barachel, il Buzita, rispose e disse:

Poiché non c'era risposta in essi, si assume la responsabilità di dargliene una lui stesso; ma prima si scusa a causa della sua giovane età:

Io [sono] giovane e voi [siete] molto vecchi; o "pochi giorni"; pochi giorni, relativamente parlando, era vissuto nel mondo; o "piccolo", o "poco come due giorni"; vi era rimasto solo poco tempo, e quindi si poteva pensare che avesse poca conoscenza ed esperienza; mentre erano vecchi, anche molto vecchi; con loro c'erano i vecchi e i capelli grigi, Giobbe 15:10 ; nei quali ci si sarebbe potuto aspettare c'era molta saggezza e conoscenza:

perciò ebbi paura e non osai mostrare la mia opinione; dichiara ciò che conosceva delle cose in discussione, affinché non appaia meschino, piccolo e spregevole; o esprimere i suoi sentimenti al riguardo, per timore che parlasse male, e non solo offendesse, ma facesse più male che bene: la prima di queste parole, in lingua araba, come osserva Aben Esdra, significa tornare indietro; è usata per i vermi, che, per paura, si allontanano dagli uomini; così meschina era l'opinione che egli aveva di se stesso, e un tale senso della propria debolezza, che non solo lo trattenne, ma lo indusse persino a ritirarsi, e a tenersi fuori dalla disputa, e a prendere le distanze da essa, invece di essere pronto a impegnarsi in essa: un commentatore ebreo lo parafrasa

"Mi sono umiliato come uno che va sul suo ventre";

riferendosi ai vermi che si abbassano e strisciano sul ventre, o alla postura prostrata degli uomini che si umiliano ai loro superiori

7 Versetto 7. Ho detto, i giorni dovrebbero parlare,

Cioè, uomini di giorni, di molti giorni, che hanno vissuto molti giorni e anni nel mondo: l'uomo in comune non è che di pochi giorni, anche i più a cui gli uomini arrivano sono pochi; e alcuni in verità sono pochissimi, in confronto ai quali si può dire che altri sono uomini di giorni, o che hanno vissuto molti giorni; e a costoro spetta parlare, è il loro posto, né devono essere impediti o interrotti; si dovrebbe permettere loro di parlare, né si dovrebbe essere impediti; ed è loro dovere parlare e istruire i giovani, e tutto ciò che è sotto di loro; e ci si potrebbe ragionevolmente aspettare che quando parleranno sarà per lo scopo, e per il profitto e l'edificazione:

e una moltitudine di anni dovrebbe insegnare la saggezza; cioè, tali su cui molti sono passati; Si può pensare che, avendo avuto l'opportunità di fare la loro osservazione sulle cose, e di accrescere l'esperienza, e di fare tesoro di una riserva di conoscenza, dovrebbero essere molto capaci, e anzi le uniche persone adatte a insegnare agli altri la saggezza; o la saggezza naturale, o la conoscenza delle cose naturali; o la sapienza divina, la conoscenza di Dio, delle sue perfezioni e provvidenze; e la saggezza interiore, spirituale ed evangelica, che risiede nella conoscenza di sé di un uomo; nella conoscenza di Dio in Cristo; nella conoscenza di Cristo e del Vangelo di Cristo, e delle sue verità: questo era un sentimento che Elihu aveva nutrito degli uomini antichi, e questo lo aveva trattenuto dall'entrare prima in questo dibattito tra Giobbe e i suoi amici; essendo tutti suoi superiori in età e, come da allora giudicò, anche in sapienza e conoscenza

8 Versetto 8. Ma [c'è] uno spirito nell'uomo,

Sembra che questa sia una correzione del suo precedente sentimento, la cui considerazione gli diede incoraggiamento, sebbene giovane, a dichiarare la sua opinione, poiché c'è uno spirito negli uomini, sia giovani che vecchi, e dovunque ciò sia, c'è una capacità di parlare e una capacità di insegnare la saggezza, che non è legata all'età, ma può trovarla nei giovani come nei vecchi: alcuni con ciò intendono l'anima razionale, o spirito, che è immateriale, immortale, è di Dio ed è nell'uomo; e piuttosto si pensa che questo sia inteso, perché è in ogni uomo, per mezzo del quale egli ha conoscenza di molte cose, naturali e divine, e in particolare è capace di provare e giudicare le cose, di discernere la differenza tra una cosa e l'altra, e di ragionare e discutere su di esse; e poiché Eliu lo notò, ed essendo egli consapevole di avere in sé un tale spirito, fu incoraggiato a impegnarsi nel dibattito, sebbene fosse giovane; ma se si intende un tale spirito, le parole possono essere rese in tale senso, in verità, veramente, davvero "c'è [un tale spirito razionale] nell'uomo", che lo rende capace di conoscere molte cose, "ma l'ispirazione dell'Onnipotente", ecc.; Non è a causa dei poteri e delle facoltà razionali dell'anima dell'uomo, e del loro uso, che un uomo diventa capace di insegnare agli altri la saggezza; ma alla sua anima o spirito essendo ispirato dall'Onnipotente; e costuione, giovane o vecchio che sia, in cui Dio soffia, ed è sotto la sua ispirazione, è l'uomo adatto a impegnarsi in tale opera: sebbene io pensi piuttosto che in questa prima frase si intenda lo spirito di Dio, e così Jarchi; che è uno Spirito increato, infinito ed eterno; è da Dio ed è posto negli uomini; poiché egli non è naturalmente negli uomini, né in tutti; e dove egli è, gli è dato, e là dimora; ed è da lui che gli uomini hanno la loro sapienza e conoscenza; è lui che fa conoscere agli uomini se stessi, che scruta le cose profonde di Dio e le rivela agli uomini, e che è lo spirito di sapienza e di rivelazione nella conoscenza di Cristo, e conduce a tutta la verità, come è in lui; sebbene qui si intenda piuttosto lo Spirito nei suoi doni, che nella sua grazia salvifica spirituale; e così non indica tutti gli uomini buoni in comune, ma coloro che sono favoriti con i doni dello spirito superiori agli altri; e così il Targum lo interpreta secondo lo spirito di profezia; e su chiunque questo ripode, giovane o vecchio, è degno di insegnare agli uomini la sapienza:

e l'ispirazione dell'Onnipotente dà loro intelligenza; non l'anima dell'uomo, o il soffio di Dio ispirato da lui, che è la candela del Signore, che scruta le parti interiori degli uomini; poiché ciò lo lascia senza comprensione delle cose della massima importanza: piuttosto, come il Targum, la Parola di Dio, la Parola essenziale, il Figlio di Dio, che dà l'intelligenza delle cose migliori, 1 Giovanni 5:20 ; ma, meglio, lo Spirito di Dio, dal quale le Scritture sono state ispirate, e che è soffiato negli uomini, Giovanni 20:22 ; ed è per loro uno spirito di comprensione; Infatti, sebbene l'uomo abbia intendimento delle cose naturali, tuttavia non delle cose spirituali; avere una comprensione di loro è il dono speciale di Dio, ed è in particolare l'opera dello Spirito di Dio: Elihu avendo ora qualche ragione per credere di avere lo Spirito di Dio, e di essere sotto la sua ispirazione, e di essere stato favorito con la conoscenza e l'intelligenza da lui, è incoraggiato, sebbene giovane, a interporsi in questa disputa tra Giobbe e i suoi amici, e dichiarare la sua opinione sulla questione in discussione; e che lo porta a fare un'osservazione un po' diversa dal suo sentimento precedente, come segue

9 Versetto 9. I grandi uomini non sono [sempre] saggi,

Uomini di grandezza e dignità, come potrebbero esserlo gli amici di Giobbe, i ricchi, gli onorevoli e i nobili; si pensa che l'apostolo si riferisca a questo, almeno per esprimere il sentimento in esso contenuto, 1Corinzi 1:26 ; o i grandi in quantità, i molti, la moltitudine; e quindi non devono essere seguiti nei principi o nella pratica; o che sono grandi in anni, ben colpiti nell'età, hanno vissuto a lungo nel mondo, così alcune versioni; o sono dottori, maestri di altri, maestri in Israele, come Nicodemo, e tuttavia ignoranti; tutti questi possono essere sapienti nelle cose naturali, civili e mondane, anche se non è sempre così; ma non sapienti e sapienti nelle cose divine e spirituali, in particolare in coloro che rispettano le cause e le ragioni dei rapporti provvidenziali di Dio con gli uomini, affliggendo i giusti e permettendo ai malvagi di prosperare, che è spiegato più ampiamente nella prossima frase:

né gli anziani comprendono il giudizio; ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, la differenza tra la verità e l'errore, e in particolare i giudizi di Dio, che sono imperscrutabili, e le sue vie non possono essere scoperte; anche per comprenderli in modo da osservare e riconoscere in essi la sua sovranità, sapienza, verità e fedeltà

10 Versetto 10. Perciò ho detto: Ascoltami,

Tu, o Giobbe, e ciascuno di voi i suoi amici, perché la parola è singolare; benché io non sia che un giovane, tuttavia, se ho lo Spirito di Dio e sono sotto l'ispirazione dell'Onnipotente, potrei essere in grado di dirvi qualcosa che valga la pena di essere ascoltato:

Anch'io mostrerò la mia opinione; perché, sebbene per un po' di tempo fosse timoroso e timoroso di farlo, per timore di sbagliare e di esporsi, tuttavia, dopo aver debitamente soppesato e considerato le cose di cui sopra, era deciso a farlo

11 Versetto 11. Ecco, ho aspettato le tue parole,

Con grande desiderio, con grande entusiasmo e serietà, nella speranza di incontrare argomenti pienamente soddisfacenti e convincenti; egli attese che loro, come la pioggia, e l'ultima pioggia, fossero ravvivati, rinfrescati ed edificati con essa; e attese pazientemente che avessero finito di parlare:

Ho prestato orecchio alle vostre ragioni, o "intelligenze", mi sono sforzato di entrare nel senso e nel significato delle loro parole, non solo ho prestato attenzione a ciò che dicevano, ma a ciò che egli pensava che volessero dire: alcuni non sono così felici nelle loro espressioni; eppure, da ciò che dicono, con molta attenzione si può capire a cosa mirano, qual è la loro deriva e il loro disegno; Eliu fu attento a raggiungere questo non solo per udire le loro parole, ma per penetrare, se possibile, nel loro significato:

mentre cercavate che cosa dire; perché non risposero subito a Giobbe, e non dissero subito ciò che veniva in mente, ma si presero il tempo di riflettere sulle cose e di cercare gli argomenti più forti per confutare Giobbe e rafforzare la loro causa; è molto probabile che facessero una pausa alla fine di ogni discorso di Giobbe, e considerassero ciò che era giusto dire in risposta, e, forse, si consultassero l'un l'altro

12 Versetto 12. sì, ho assistito a te,

Molto da vicino, con grande applicazione e diligenza, sforzandomi di entrare, per così dire, in loro, e comprendere a fondo il significato di ciò che dicevano:

ed ecco, [non c'erano] nessuno di voi che convincesse Giobbe; il che non era dovuto alla sua ostinazione, ma alla mancanza di prove in loro, nelle loro parole e nei loro argomenti; avevano dato grande peso a Giobbe, in particolare a Elifaz, Giobbe 22:5-9 ; ma poi fallirono nella loro dimostrazione; Non hanno prodotto nulla a sostegno delle loro accuse:

[o] che rispose alle sue parole; gli argomenti e le ragioni che ha addotto per dimostrare la sua innocenza e rettitudine, o gli esempi che ha prodotto, dimostrando che Dio spesso affliggeva gli uomini buoni e permetteva ai malvagi di prosperare; e quindi non si poteva trarre alcun argomento dai rapporti di Dio con gli uomini, provando che erano di questo o dell'altro carattere, uomini buoni o cattivi

13 Versetto 13. Affinché non diate: "Abbiamo trovato la sapienza,

Furono abbandonati a se stessi, e non furono istruiti ad adottare i metodi appropriati per convincere Giobbe e rispondere alle sue argomentazioni; per timore che siano saggi nelle loro presunzioni e attribuiscano troppo a se stessi; o Eliu disse loro questo, che non avevano condannato Giobbe, benché lo avessero condannato, né risposto ai suoi argomenti, sebbene avessero smesso di parlare; e questo fu costretto a dire, e ciò per la ragione sopra osservata: poiché ogni sapienza viene da Dio, e non può essere scoperta o acquistata dagli uomini; non la sapienza naturale, che non è degli uomini, ma di Dio, e specialmente la sapienza soprannaturale, o la conoscenza delle cose divine e spirituali, e la ragione dei rapporti di Dio con i figli degli uomini nel modo diverso che egli fa, vedi Giobbe 28:12,13,20,28 ;

Dio lo ha abbattuto, non l'uomo: alcuni pensano che Elihu dica questo in riferimento a se stesso, di cui Dio si servirebbe come strumento per convincere Giobbe e rispondere alle sue argomentazioni; e che egli attribuirebbe questo non a se stesso, ma a Dio; essi presero una via naturale per convincere Giobbe, che fallì, che non fossero orgogliosi della loro sapienza; egli avrebbe dovuto adottare un metodo più divino e spirituale. e, se ci riuscisse, darebbe tutta la gloria a Dio, e non attribuirebbe nulla a se stesso: come nella convinzione e conversione di un peccatore, sebbene i ministri siano strumenti, non è per la potenza o la potenza degli uomini, ma per lo Spirito del Signore degli eserciti; è Dio che spinge l'uomo verso il basso per una vana opinione che ha di se stesso; che lo convince del peccato, che lo toglie dalla sua giustizia, e lo umilia, e lo depone ai suoi piedi: ma sembrano piuttosto essere le parole degli amici di Giobbe, come riferito da Eliu; e il senso è in relazione al primo, o che trovarono che era il metodo più saggio che potessero adottare con Giobbe di tacere, e lasciarlo a se stesso, per non aggiungere alla sua afflizione; su; a cui Jarchi propende, che lo parafrasa,

"Abbiamo trovato la sapienza con il nostro silenzio, per non provocarlo più";

il quale, se ha ragione, mostra più tenerezza e compassione di quanto non avessero espresso fino ad allora, e risponde più o meno al consiglio dato 2Corinzi 2:6,7 ; oppure il loro significato è che hanno trovato il modo migliore e più saggio per lasciarlo con Dio, essendo egli così ostinato e incorreggibile che nessuno tranne Dio poteva muoverlo; Non era in potere degli uomini, o delle parole usate dagli uomini, di renderlo sensibile alle cose; o piuttosto il significato è che Eliu fu costretto a dire loro che nessuno di loro aveva convinto Giobbe, o risposto ai suoi argomenti, per timore che dicessero: "Abbiamo trovato un argomento saggio e forte, che prova l'accusa mossa contro di lui, che deve essere un uomo malvagio e ipocrita, poiché Dio lo ha così duramente afflitto, e lo spinse giù da tutta la sua grandezza e dignità; cosa che nessun uomo avrebbe mai potuto fare, e Dio non l'avrebbe fatto, se non fosse stato l'uomo che supponiamo che fosse; ora il punto di vista di Eliu è quello di osservare loro che non c'era nulla in questo argomento convincente, in cui immaginavano che risiedesse tanta saggezza. Le afflizioni di Giobbe, in verità, venivano da Dio, e non dagli uomini; e che spesso possiede lui stesso; ma questa non era una prova o un argomento del fatto che fosse un uomo malvagio: il signor Broughton rende le parole:

"lo lancia l'Onnipotente, non l'uomo."

14 Versetto 14. Ora egli non ha rivolto le [sue] parole contro di me,

Cioè, Giobbe non aveva rivolto il suo discorso a lui, né aveva sollevato i suoi argomenti contro di lui; non aveva schierato se stesso e le sue parole in battaglia contro di lui, come significa la parola; non lo aveva frustato e irritato come aveva fatto con loro; e perciò entrò nella disputa calmo e non provocato, non avendo in vista altro che la verità, la gloria di Dio e il bene di Giobbe; e quindi speravano in un successo migliore di quello che avevano avuto:

né gli risponderò con i tuoi discorsi; Propose di prendere da loro un metodo nuovo e diverso, come fece; poiché non accusa mai Giobbe di alcun peccato o peccati, o di una condotta di vita peccaminosa, prima che quelle afflizioni lo colpissero, e come causa di esse; egli si accorge solo di ciò che non andava in lui dopo le sue afflizioni, e di ciò che gli è caduto nel calore di questa controversia, discorsi avventati e sconvenienti, che riflettevano sull'onore e la giustizia di Dio; e se faceva uso di parole e argomenti simili ai loro, ancora per un altro scopo, e in modo più mite e gentile

15 Versetto 15. Erano stupiti,

Erano come persone fulminate, molto sorprese e stupite di sentire un giovane parlare in questo modo:

Non risposero più; poiché avevano cessato di rispondere a Giobbe, non si impegnarono a rispondere a Elihu, il quale aveva detto loro chiaramente che i loro argomenti non erano convincenti, che le loro risposte non erano risposte e che avevano fatto una cosa sbagliata condannando Giobbe senza prove; e ciò che pensavano fosse la loro più grande saggezza e il loro argomento più forte, non aveva né saggezza né forza; cioè, che fu tratto dalle sue dolorose afflizioni per mano di Dio,

Smisero di parlare; o le parole si allontanavano da loro, come Jarchi; la loro parola li abbandonò, sembravano privarli: il signor Broughton rende il tutto,

"Si ritraggono, non parlano più, i discorsi si allontanano da loro".

16 Versetto 16. Quando uno aveva aspettato,

Per osservare se avrebbero risposto a ciò che aveva detto, o se avrebbero obiettato al suo coinvolgimento nella controversia:

perché non parlavano; erano muti come pesci:

ma si fermò; come statue, non avevano il potere di muoversi, né di sedersi né di andarsene, ma erano come se tutta la vita, il senso e il movimento fossero scomparsi da esse:

[e] non rispose più; o per niente; perché non sembra che gli avessero dato alcuna risposta prima, così come non ora

17 Versetto 17. [Ho detto], risponderò anch'io da parte mia,

O a sua volta dare una risposta a Giobbe; ciò che avevano dato era del tutto insufficiente e inadatto:

Anch'io mostrerò la mia opinione; conoscenza, o sentimento; Per un po' di tempo ebbe paura di farlo, ma, dopo un'attenta e seria considerazione delle cose, decise di farlo, e ora lo ripete, per assicurarsi che lo avrebbe fatto; le ragioni che seguono

18 Versetto 18. Perché io sono pieno di materia,

O "pieno di parole"; non di semplici parole, tali che non hanno nulla di solido e sostanziale in esse; questo è il carattere di uno stolto, Ecclesiaste 10:14 ; né Elihu era un uomo loquace e loquace, come Giobbe è accusato di essere, un uomo pieno di chiacchiere, Giobbe 11:2 ; ma era pieno di parole, che avevano pienezza di materia in esse, che erano allo scopo, e contenevano forti ragionamenti e solidi argomenti; la sua mente ne era piena, e poteva facilmente riempirsi la bocca di esse, e non era facile finché non le aveva pronunciate: così si può dire che un abile ministro della parola è pieno di parole, delle sane parole del nostro Signore Gesù, di utili dottrine, quando la parola di Cristo abita riccamente in lui, e ha un ricco tesoro in un vaso di creta, è pieno della benedizione del Vangelo di Cristo; ha una vasta conoscenza delle verità del Vangelo, una vera esperienza di esse nel cuore, grandi doni per esprimerle agli altri, ed è pieno di potenza e dello Spirito di Dio per proclamarle, come lo era questo brav'uomo:

lo Spirito dentro di me mi costringe, o "lo spirito del mio ventre"; alludendo al vento che vi è represso, che, a meno che non venga espulso, dà grande disagio e dolore: o intende lo Spirito di Dio dentro di lui, come in Giobbe 32:8, dal quale i profeti furono ispirati e parlarono, dal quale i ministri ordinari della parola sono qualificati per il loro lavoro, e dal quale sono condotti alla verità tutta intera, e che li spinge e li obbliga a dire ciò che sanno; c'è la necessità su di loro di predicare il Vangelo interamente e fedelmente, e guai a loro se non lo fanno: oppure il suo stesso spirito, influenzato e azionato dallo Spirito di Dio; come lo spirito dell'apostolo Paolo fu suscitato in lui per parlare, quando vide l'idolatria e la superstizione del popolo di Atene, Atti 17:16 ; così l'amore a Dio e a Cristo e alle anime degli uomini, l'onore di Dio e l'interesse della religione costringono i ministri di Cristo a parlare in suo nome, nonostante tutta l'opposizione che viene loro fatta e il biasimo che viene loro imposto

19 Versetto 19. Ecco, il mio ventre è come il vino che non ha sfogo,

O, "non è aperto", come una bottiglia di vino, come Ben Gersom, che è fermato vicino, e il vino in essa contenuto nuovo; che è molto adatto a fermentare, e dovrebbe essere sfogato; così il Targum,

"come vino nuovo, che non viene aperto":

allo stesso modo lo interpretano Jarchi e Bar Tzemach; con queste parole Elihu illustra, con una metafora tratta dal vino nuovo messo in otri e fermato ermeticamente, ciò che prima aveva espresso in modo più letterale e appropriato, e così nella seguente frase:

è pronto a scoppiare come bottiglie nuove; O forse potrebbe essere reso meglio: "Come le bottiglie di vino nuovo"; perché le bottiglie nuove non sono così inclini a scoppiare come quelle vecchie, e specialmente quando contengono vino nuovo; le bottiglie degli antichi, e nei paesi orientali, essendo fatte di pelle, il che si accorda meglio con ciò che dice nostro Signore, Matteo 9:17 ; con il suo ventre intende la sua mente, che era piena di materia, e quella materia la paragona al vino nuovo in otri, ben chiusi, che hanno bisogno di sfogo, e rischiano di scoppiare: la dottrina del Vangelo è come il vino, Cantici 7:9 ; al vino pulito e pulito, privo di ogni mescolanza umana; al vino di buon sapore e di gradevole gusto, come il Vangelo lo è per coloro che hanno cambiato sapore; al vino generoso, che ravviva, ristora e conforta; tutto ciò che ha effetto hanno le dottrine del Vangelo, quando sono accompagnate da un'influenza divina: e può essere paragonato al vino nuovo; non che sia una dottrina nuova e innovativa, è il Vangelo eterno, reso noto immediatamente dopo la caduta di Adamo, e fu ordinato davanti al mondo per la nostra gloria; ma perché è stato rivelato di recente, o di recente, sotto la dispensazione del Vangelo, più chiaramente: i ministri della parola sono come vasi, in cui è messa; non sono che vasi, anche vasi terreni, e non hanno altro che ciò che vi è messo dentro; e sono come vasi bloccati, quando sono stretti in se stessi, o rinchiusi dal Signore, da non poter uscire liberamente nel loro ministero, e quando qualsiasi restrizione esterna è imposta su di loro da magistrati persecutori, e quando non c'è per loro una porta aperta nella Provvidenza; il che dà loro grande dolore e disagio, e, qualunque sia la conseguenza, sono stanchi di sopportare, e non possono rimanere, ma devono dire le cose che vedono e sanno; vedi Geremia 20:9 Atti 4:18,20

20 Versetto 20. Parlerò, per essere ristorato,

Affinché la sua mente potesse essere resa tranquilla; la materia di cui era pieno vi si posava addosso con molto peso, lo premeva forte e gli dava dolore; e perciò decide di dire quello che pensa, e di liberarsi: così un ministro della parola parla a volte per il ristoro degli altri, essendo il Vangelo una parola a tempo opportuno per le anime stanche, il pane per gli affamati, le bevande per gli assetati, persino il vino per coloro che hanno il cuore pesante; e specialmente è ristoratore quando l'amore di Dio è sparso nel cuore per mezzo di esso, e la presenza di Dio è goduta sotto di esso; e a volte parla per ristorarsi con gli altri, Romani 15:32 ; e sia così, l'uno o l'altro, tuttavia un ministro fedele tranquillizza la sua mente, scarica la sua coscienza ed è puro dal sangue di tutti, quando dichiara veramente e pienamente l'intero consiglio di Dio, per quanto ne è a conoscenza:

Aprirò le mie labbra e risponderò; parlare liberamente e con franchezza di ciò che aveva in mente, e che aveva da dire, e che giudicava sarebbe stata una risposta sufficiente a Giobbe; L'apertura delle sue labbra è una frase da lui usata in allusione all'apertura di una bottiglia, piena di vino nuovo, la metafora prima da lui espressa

21 Versetto 21. Non permettere, ti prego, che io accetti la persona di un uomo,

Né la persona di Giobbe, a causa della sua povertà e afflizione, indulgeva troppo alla pietà e alla commiserazione, e pretendeva di ottenere un buon nome dagli altri per questo; né le persone dei suoi tre amici, a causa della loro ricchezza e grandezza; poiché né le persone dei poveri, né quelle dei ricchi devono essere considerate nel giudizio, o nella decisione di qualsiasi questione tra loro, ma si deve badare alla verità e alla giustizia; vedi Esodo 23:3; Levitico 19:15. Elihu era deciso con se stesso a non rispettare la persona di nessuno, e spera che Giobbe e i suoi amici lo sopportino e lo giustifichino per questo motivo:

né che io dia titoli lusinghieri agli uomini; non intende titoli di onore e di rispetto civile, che appartengono agli uomini, e sono di uso comune tra gli uomini, secondo le diverse condizioni di vita in cui gli uomini si trovano; poiché l'onore deve essere dato a chi è dovuto; e non è adulazione dare agli uomini i loro titoli propri e usuali, come non lo era nell'evangelista Luca e nell'apostolo Paolo, Luca 1:3 Atti 26:25 ; ma egli intende quei titoli che non appartengono agli uomini, e sono inadatti a loro, e dati loro solo a titolo di adulazione; come chiamare un uomo saggio e prudente quando è il contrario; o un uomo santo, giusto e buono, quando è molto malvagio. Eliu era deciso a non recitare una parte del genere, e sperava che le persone con cui aveva a che fare non avrebbero preso male il fatto che egli avesse parlato chiaramente e liberamente della sua mente, e avesse chiamato le cose con il loro nome; non devono aspettarsi di essere da lui complimentati con i caratteri di saggio e prudente, giusto e buono, se non gli sembravano tali. Secondo Ben Gersom il senso è che non nascondeva il nome di un uomo sotto gli epiteti, ma lo chiamava con il suo nome proprio; non volle fare come avevano fatto per mezzo di Giobbe, il quale, sotto nome nascosto, intendeva lui; come quando descrivevano un uomo malvagio e ipocrita, lo progettavano, ma non lo dicevano con parole esplicite; ora Elihu suggerisce che, se Giobbe o gli sembra che abbiano agito una parte sbagliata, dovrebbe dirglielo chiaramente e dire: "Tu sei l'uomo

22 Versetto 22. Perché so che non devo dare titoli lusinghieri,

Non era stato allevato in quel modo, né gli era stato insegnato a usarli; non si era abituato a loro, né li conosceva né li approvava; né poteva in coscienza darglieli;

[così facendo], il mio Creatore mi avrebbe presto portato via; essendo un tale atto di malvagità, così abominevole per lui, e così altamente risentito da lui, che potevo giustamente aspettarmi che, come poteva, mi colpisse subito a morte; proprio come Anania e Saffira furono colpiti a morte per aver mentito, Atti 5:5,10 : o sapeva che sarebbe stato poco tempo al massimo, e che sarebbe stato tolto dal mondo con la morte, quando doveva comparire davanti al suo Creatore, al suo Giudice, al quale doveva rendere conto delle sue parole, così come delle sue azioni; Il timore reverenziale di questo essere continuamente nella sua mente non gli avrebbe permesso di adulare nessuno. Alcuni lo rendono "mi brucerà", come in 2Samuele 5:21 ; così Aben Esdra e Ben Gersom, cioè, nel fuoco dell'inferno; vedi Salmi 12:2,3

Commentario del Pulpito:

Giobbe 32

1 Un nuovo personaggio viene ora introdotto sulla scena, che parla in un nuovo stile e quasi in una nuova lingua. Di lui non è stata fatta alcuna menzione precedente; non si tiene conto in seguito delle sue argomentazioni; e nulla è detto di lui nella sezione storica con cui si conclude l'opera. Non c'è quindi da stupirsi che sia stata fatta qualche eccezione alla genuinità dell'intero passaggioGiobbe 32-37), o che sia stato considerato da molti eccellenti critici come un'interpolazione nel Libro di Giobbe, fatta da uno che non era l'autore originale, in una data considerevolmente più tarda rispetto al resto della composizione delle tessere. Una modifica di questa visione estrema è suggerita da M. Renan, il quale pensa che l'autore originale possa aver aggiunto il passaggio nella sua vecchiaia. Questo punto di vista è degno di considerazione. L'argomento è stato discusso a lungo nell'Introduzione, per cui non c'è bisogno di dire altro qui. Ci troviamo di fronte al fatto che il passo è divenuto in noi come una parte sostanziale del Libro di Giobbe, in tutti i manoscritti ebraici che sono giunti fino ai nostri giorni, così come in tutte le versioni antiche: la Settanta, la Sirica, la Caldea, l'Araba, l'Etiopica, la Vulgata, ss. Eliminarlo, quindi, sarebbe una misura troppo audace, anche se alcuni moderni non si sono tirati indietro dal farlo

Versetti Il discorso di Eliu è preceduto da una breve introduzione in prosa semplice, che spiega chi era e fornisce le ragioni che lo spinsero a farsi avanti a questo punto del dialogo. Così questi tre uomini smisero di rispondere a Giobbe. Zofar era stato messo a tacere in precedenza. Elifaz e Bildad sentirono ora di non avere più nulla da dire. Avevano esaurito le armi del loro arsenale senza alcun effetto ed erano consapevoli che non si sarebbe guadagnato nulla con la semplice reiterazione. Tutti i loro sforzi erano volti a convincere Giobbe del peccato; E non era ancora convinto: rimaneva retto ai suoi stessi occhi

Versetti 1-5. - L'intervento di Elihu

I LA SCONFITTA DEGLI AMICI. "Così questi tre uomini" - Elifaz, Bildad e Zofar - «cessarono di rispondere a Giobbe», cioè non risposero ai lamenti e alle proteste che egli pronunciò nella sua parabola

1. Il motivo che forse hanno attribuito al loro silenzio. "Perché egli", cioè Giobbe, "era giusto ai suoi propri occhi". Se questo era poco accurato nel senso strettamente teologico dell'espressione, dal momento che Giobbe aveva più di una volta riconosciuto di essere un peccatore,Giobbe 7:20 9:2,3 e aveva persino sottoscritto il sentimento di Elifaz e dei suoi associati che nessun uomo mortale può essere giusto davanti a Dio,Giobbe 9:20 14:3,4 è tuttavia difficile scagionare completamente il patriarca dall'accusa qui rivolta contro di lui; perché, sebbene giusto al punto di essere libero da trasgressioni flagranti, cosa che i suoi amici sostenevano non fosse, e sinceramente devoto alle vie della santità, come Dio stesso aveva testimoniato,Giobbe 1:1 tuttavia insisteva sulla sua irreprensibilità di vita e sulla rettitudine di carattere con tale pertinacia da oltrepassare i limiti della vera umiltà, adducendo questi come un motivo o una ragione per cui Dio avrebbe dovuto trattarlo in modo diverso da ciò che aveva fatto, e così, per così dire, costruendo su di essi una pretesa di merito, o auto-giustizia dinanzi a Dio

2. Il motivo che hanno dimenticato di assegnare per il loro silenzio. "Perché non avevano trovato risposta", cioè a Giobbe. Per questa spiegazione della loro condotta siamo debitori all'osservazione di Elihu, un nuovo interlocutore che appare sulla scena. Incapaci di convincere Giobbe dell'immoralità e dell'ipocrisia, essi erano allo stesso modo, a giudizio di Eliu, incompetenti a rispondere alle sue argomentazioni e proteste. Senza dubbio la questione non si presentò così alla contemplazione degli amici. Secondo la loro teologia, Giobbe, essendo un grande sofferente, deve essere stato un grande peccatore; e qualsiasi dichiarazione contraria da parte sua dimostrava solo che non era stato sufficientemente umiliato davanti a Dio, e si stava abbandonando all'autoinganno. Questo, tuttavia, come spiegò Giobbe, fallì completamente nella sua applicabilità a lui, la cui vita passata di immacolata purezza, fervente pietà e instancabile filantropia dava una cospicua dimostrazione della falsità delle loro accuse, e la cui coscienza presente non lo rimproverava di non venir meno al dovere, ma piuttosto proclamava ad alta voce il carattere risoluto, la bellezza incontaminata e la sincerità non mescolata della sua integrità verso il Cielo. Ma, poiché il nostrum sopra citato era l'unico specifico che rimaneva nella farmacopea degli amici, essi abbandonarono giudiziosamente il caso come al di là della loro competenza. Avevano speso tutte le armi della loro faretra senza rovesciare il loro antagonista; e, di conseguenza, con lodevole prudenza, osservando una discreta reticenza sul motivo segreto del loro comportamento, si ritirarono dalla contesa

II L'INTERPOSIZIONE DI ELIHU. "Allora si accese l'ira di Elihu, figlio di Barachel il Buzita, della stirpe di Ram."

1. La personalità di Elihu. Dettagli come questi: riguardanti il nome (Elihu, equivalente a "Egli è il mio Dio"), la discendenza (figlio di Barachel, o "Dio benedice"), il paese (il buzita), probabilmente un discendente di Nahor attraverso il suo secondo figlio,Genesi 22:21 e quindi di origine aramsea, sebbene per nascita un arabo, Buz essendo menzionato con Dedan e Tema come città di Idumea al tempo di,Geremia 25:23 parenti

della famiglia di Ram, altrimenti sconosciuti, a meno che non siano collegati con Aram, figlio di Sem, - Genesi 10:23 - , fratello di Buz, - Genesi 22:21 - , o il nonno di Nahshon, confronta - Numeri 1:7 - con - 1Cronache 2:9,10 -sbarazzarsi della presunzione patristica che il nuovo interlocutore fosse Gesù Cristo. Allo stesso modo, però, escludono l'ipotesi (Cox) che egli fosse semplicemente uno dei giovani della città di Giobbe. Essi suggeriscono piuttosto che "apparteneva a una famiglia che aveva conservato la conoscenza dell'Iddio del cielo" (Cook); e, infatti, quando si considera che Elihu afferma chiaramente di parlare sotto l'impulso divino,Giobbe 32:8; 33:4 si propone come risposta alla richiesta spesso ripetuta da Giobbe di un uomo di giorni,Giobbe 33:6 e dispiega visioni della verità divina riguardo al carattere riparatore dell'afflizione e alla dottrina dell'espiazioneGiobbe 33:14-30 che sembrano anticipazioni delle scoperte del Vangelo, è difficile resistere alla deduzione che in Elihu abbiamo un giovane profeta arabo che era stato provvidenzialmente portato sulla scena, come lo erano gli amici, e fu spinto al momento opportuno a emettere certi giudizi preliminari sulla causa allora pendente

2. L'ora della sua apparizione. Siamo inclini a pensare che, come risultato della lotta di lingue tra il patriarca e i suoi amici, che possiamo anche supporre che Eliu avesse ascoltato, la cittadella dell'integrità di Giobbe, se non in pericolo di essere catturata, fu in ogni caso scossa bruscamente, e che la vittoria, nel grande dibattito fondamentale o nella controversia del poema, pendeva dalla parte del diavolo Ma come Dio non lascia mai il suo popolo nell'ora del bisogno, così neppure Giobbe fu lasciato prigioniero dall'astuzia di Satana. E di conseguenza Elihu è a questo punto introdotto sul palcoscenico

3. Lo scopo della sua introduzione

(1) Completezza dottrinale. Considerata come una discussione teologica, nulla avrebbe potuto essere meno soddisfacente della posizione delle cose alla fine del monologo di Giobbe. Da un lato, gli amici si erano sfiniti nel tentativo di dimostrare la loro particolare teoria senza convincere Giobbe. D'altra parte, Giobbe aveva pronunciato le sue ultime parole senza convertirle al suo modo di pensare. Da un lato, rimasero esattamente com'erano, sia per quanto riguarda la verità del loro dogma sia per quanto riguarda la sua relazione con il caso di Giobbe. D'altra parte, Giobbe stesso era irrimediabilmente invischiato in un futile tentativo di riconciliare la contraddizione apparentemente insolubile che esisteva tra la sua sorte esteriore e la sua condizione interiore. Per quanto riguardava il giusto rapporto tra la sofferenza e il peccato, nessuno dei contendenti l'aveva scoperto. Di tanto in tanto, infatti, sembrava che Giobbe ne avesse un'occhiata,Giobbe 23:10 come fece anche Elifaz;Giobbe 5:17 ma per la maggior parte gli usi riparatori, correttivi, benefici, pedagogici delle avversità non erano compresi. Questa visione dell'afflizione, quindi, richiedeva di essere esposta in modo prominente, se la poesia voleva essere riscattata da un'accusa di incompletezza, di iniziare un problema a cui non poteva rispondere, di proporre un enigma che non poteva risolvere; e ciò fu fatto incaricando Elihu di diradare le nebbie dottrinali che si erano addensate intorno alla mente altrimenti acuta di Giobbe, non meno che intorno agli intelletti meno penetranti dei suoi amici

(2) Unità drammatica. Ritornando al problema che sta alla base del poema, la controversia rappresentata come esistente tra Dio e Satana, e solennemente messa alla prova nella persona di Giobbe, non era se l'uomo, stando da solo e senza aiuto sulla piattaforma della natura, potesse mantenere la sua integrità verso il Cielo, ma se l'uomo potesse farlo sulla piattaforma della grazia. Era necessario, quindi, che, proprio nel momento in cui Giobbe sembrava essere sul punto di cedere, ricevesse l'assistenza che la grazia poteva impartire; e questo, di nuovo, fu fatto da Elihu, il quale, parlando per impulso divino, "mette davanti a Giobbe una visione più chiara, più completa e più accurata del carattere divino e dei modi di procedere nel trattare con i figli degli uomini, e quindi cerca di rafforzarlo nella sua lotta con i suoi amici, e di impedirgli di soccombere sotto le temprazioni del nemico" (vedi "British and Foreign Evangelical Review" ottobre 1872, art. "Il problema di Giobbe", del reverendo T. Whitelaw, M.A.). Così l'interlocuzione di Elihu non è tanto "ciò che Giobbe aveva ripetutamente chiesto, una confutazione delle sue opinioni, non effettuata da una schiacciante manifestazione del potere divino, ma da un razionale "argomento umano" (Can. Cook, in 'Speaker's Commentary'), o "il verdetto umano sulla controversia tra Giobbe e gli amici, che vogliamo sentire quasi quanto il verdetto divino" (Cox), come l'illuminazione speciale che la grazia divina doveva spargere sul problema agitato tra lui e loro, illuminazione che gli fu trasmessa attraverso lo strumento di Elihu, come ora è più ampiamente e luminosamente spiegata a noi nel vangelo

4. Lo spirito del suo intervento

(1) La sua ira si accese. Il fatto che Elihu avesse ceduto a un'ingiustificata ebollizione di rabbia, se tale era l'opinione adottata della sua appassionata eccitazione, non era una prova che egli parlava sotto ispirazione più di quanto non lo fosse il fatto che facesse uso di aramaismi e commettesse certe irregolarità di stile. "È bene essere zelantemente colpiti in una cosa buona", e l'indignazione di Eliu fu ampiamente giustificata dalla condotta di Giobbe prima (Versetto 2), e poi degli amici (Versetto 3). Ancora

(2) la sua modestia era evidente. Lo stile di severa animadversion adottato da molti commentatori, sia antichi che moderni, nello stigmatizzare Elihu come "un emblema di arroganza fiduciosa" (Gregorio Magno), come esempio dell'oratore ambizioso (Strigei), come "arrogante e audace" (Herder), come "un prater presuntuoso" (Umbreit), e i suoi discorsi come "i discorsi deboli e sconclusionati di un ragazzo", è del tutto ingiustificato. Non solo aveva aspettato rispettosamente che i suoi anziani avessero concluso le loro dispute (vex. 4), ma con molta umiltà attribuiva qualsiasi valore i suoi contributi potessero possedere, non all'intrinseca eccellenza del suo genio, ma al fatto della sua ispirazione (versetto 8), che lo rendeva poco più che il portavoce del Cielo

Imparare:

1. È un segno di vera saggezza sapere quando tacere

2. È particolarmente conveniente per i giovani essere deferenti verso i loro anziani

3. È del tutto possibile che gli uomini buoni siano giusti ai propri occhi

4. È comunemente il caso che di due controversialisti entrambi abbiano torto

5. Non è sconveniente per i giovani nemmeno essere gelosi dell'onore divino

6. Non è peccato per i giovani che conoscono la verità istruire gli anziani che non la conoscono

7. È giusto che coloro che parlano per Dio siano innalzati al di sopra del timore dell'uomo

8. È certo che Dio non permette mai che i santi siano tentati senza rafforzarli con la grazia e l'insegnamento divini

9. È osservabile che il soccorso celeste giunge agli uomini soprattutto quando le risorse umane sono esaurite

OMELIE DI E. JOHNSON versetto 1-37:24.- Elihu e il suo discorso

Nella persona del giovane Elihu si fa avanti un nuovo oratore, che fa da mediatore tra Giobbe e i suoi amici. Più calmo e più giusto di entrambi, egli prende la parola quando "l'ingegno e la ragione" da entrambe le parti sono finiti; mostra la debolezza degli amici, ma allo stesso tempo rimprovera Giobbe per i suoi discorsi selvaggi del passato, e confuta alcuni dei suoi errori. Così prepara la via per la comparsa di Geova stesso. Nei capitoli 32 e 33, dopo una lunga introduzione, egli avanza un argomento a favore della verità che l'uomo non può stimarsi puro e giusto alla presenza di Dio

versetto 1-33:7. - Apparizione di Elihu: i motivi del suo discorso

IO IL SUO CARATTERE INDICAVA. (Versetti 1-6) In pochi tocchi il temperamento e lo spirito di questo nuovo altoparlante sono messi davanti a noi

1. La sua calda pietà, che non poteva tollerare la fiducia e lo spirito autogiustificante di Giobbe. Il suo senso della grandezza di Dio e della sua santità è così profondo che non riesce a sopportare quello che sembra essere l'atteggiamento audace e superbo della creatura. Sembra che il suo sentimento sia: "Sia Dio verace e ogni uomo bugiardo!"

2. Il suo spirito di giustizia, che si indignò per l'ingiustizia degli amici, che ritenevano Giobbe colpevole, e lo condannarono senza poter dare risposta alla sua supplica. Si tratta di due elementi grandiosi in un carattere nobile. Senza zelo per Dio e per la sua giustizia, la nostra simpatia per i sofferenti può degenerare in un sentimentalismo malato e immorale. Ma senza il sentimento per i torti degli oppressi, senza la passione per la giustizia, il nostro zelo per Dio diventerà un fuoco empio e pernicioso. Quest'ultima è stata la causa di molte di quelle terribili persecuzioni che hanno deturpato la storia del mondo. Stiamo attenti nel nostro spirito e nel nostro temperamento a questi estremi, ed evitiamo di disonorare Dio con una debole pietà per la semplice sofferenza, o di essere crudeli con gli uomini per zelo verso Dio. Lo zelo è un buon servitore, ma un cattivo padrone; la sorgente di gesta eroiche o di crimini orribili

3. La sua modestia e il suo rispetto, dimostrati dal suo silenzio in presenza dei suoi anziani, finché desideravano parlare. Come l'ombra di una figura in un quadro, così la modestia conferisce forza e bellezza al personaggio; Aggiunge alla virtù il fascino che la castità aggiunge alla bellezza. Ma c'è un limite ad ogni grazia; e la modestia diventa una debolezza se porta un uomo a nascondere la verità al mondo, o a tenere la bocca chiusa whoa flue "parola a tempo" dovrebbe essere pronunciata

II LA SPIEGAZIONE DELL'INTERFERENZA DI ELIU (Versetti 6-10) Il suo modesto senso della propria giovinezza e il suo rispetto per la loro età lo trattenevano in presenza dei suoi anziani. Ma, d'altra parte, la coscienza e l'ispirazione della verità di Dio in lui lo spingevano a parlare. Questo piccolo frammento è molto istruttivo e fornisce diverse lezioni importanti. C'è una lezione di prudenza e di tatto. L'oratore dovrebbe sempre cercare di guadagnare la buona volontà del suo uditorio, mettendo da parte ogni apparenza di presunzione o presunzione, con testimonianze di grazioso rispetto per il suo uditorio. Specialmente questa regola dovrebbe essere tenuta a mente da coloro che hanno le verità più importanti da trasmettere. Prima di seminare il seme si sradichino le erbacce malate e si dissodi bene il terreno. Dobbiamo cercare di ammorbidire le menti dei nostri ascoltatori come preparazione per impressionarli. Agostino dice: "Colui che si sforza di persuadere gli altri al bene non dovrebbe trascurare nessuna di queste tre cose: compiacere, insegnare, influenzare le loro menti; così sarà ascoltato con gioia, intelligenza, ubbidienza". Ma più alta di queste è la lezione della coscienziosità: l'attenzione alla voce interiore. Lo Spirito di Dio trova la sua eco più vera nella coscienza. Tutte le distinzioni di persone e di età svaniscono di fronte a questa suprema verità. La sapienza infatti non dipende dall'età, ma dall'illuminazione divina. Buon per noi se riusciamo a dimenticare in presenza di chi stiamo parlando, se più giovane o più anziano, più ricco o più povero, più saggio o più ignorante, perché assorbito come Elihu nel senso della verità di Dio e nel desiderio della sua gloria. "Nessuno disprezzi la tua giovinezza". Se i giovani hanno una solida conoscenza delle cose divine, l'anziano non deve vergognarsi di ascoltarle e di imparare da esse

III LA GIUSTIFICAZIONE DELL'INTERFERENZA DI ELIU. (Versetti 11-22) In questo passaggio il suo carattere e il suo spirito sono ulteriormente dispiegati in punti che sono degni di ammirazione e imitazione

1. Il suo amore per la ragione: Aspettava con ansia di sentire una risposta soddisfacente dagli amici alle chiare argomentazioni e alle dichiarazioni di Giobbe per auto-rivendicazione. Si aspettava che lo avrebbero confutato o che avrebbero ammesso candidamente di essere stati coinvolti nella lotta. "Abbiamo trovato sapienza (in Giobbe); Dio può colpire lui, non l'uomo". La sua saggezza è così superiore alla nostra che Dio solo può scacciarlo dal campo (versetto 13). Questa è una lezione sulla morale della controversia. Incontra il tuo antagonista con la resina per ragione; e, quando non puoi più farlo, sii disposto a farti battere. La ragionevolezza e il candore, il desiderio di persuadere gli altri o di essere persuasi della verità, questa è la cavalleria della controversia; Questi sono i gioielli che brillano in mezzo alla nuvola delle parole; le preziose gocce di balsamo che queste guerre dolorose distillano. Una cupa cospirazione del silenzio è il rifugio e la fortezza del disonorevole e del codardo

2. La sua profondità di cuore. Eliu non è convinto da Giobbe; La sua mente pullula di materia di verità profonda e vivente. La sua non è una logica superficiale della scuola, che cade impotente sul vero cuore armato della giustizia della sua causa. Il suo non è un fulmine sciocco, sparato presto, e lo lascia impotente. Il suo petto è come un otre di vino nuovo; Egli sta prorompendo per dire tutto ciò che l'esperienza e la riflessione gli hanno insegnato riguardo alle verità della vita. "Dall'abbondanza del cuore la bocca parla". Raccogliamo l'istruzione del tempo, accumuliamo una buona riserva di ricordi del cuore, in modo da poter avere sempre una parola buona e utile da pronunciare a suo tempo. Prendiamoci cura di quegli impulsi forti che sono veri e puri prima di parlare; ma non esitate mai a parlare quando siamo consapevoli che Dio ci sta ispirando. Per essere guidati dallo Spirito, dobbiamo camminare nello Spirito

3. La sua sincerità senza paura. Non ha rispetto per le persone quando si tratta della verità, per quanto sia reverenziale in presenza dei suoi anziani. Egli non lusingherà; Non capisce l'arte di base. Il timore di Dio è davanti ai suoi occhi. "Gli adulatori sono il peggior tipo di traditori", dice Sir Walter Raleigh. Chi è fedele a Dio e a se stesso non stillerà mai questo veleno dalla sua lingua. In Elihu, quindi, abbiamo l'immagine di ciò che un uomo dovrebbe essere, di ciò che tutti dovremmo desiderare in un amico: equità, onore, candore; simpatia e affetto fondati sull'unico fondamento sicuro, l'amore per la verità, la pietà verso Dio

IV APPELLO SPECIALE DI ELIHU A GIOBBE PER UN'UDIENZA PAZIENTE.Giobbe 33:1-7 Qui vediamo i seguenti tratti:

1. Intensa serietà. (Versetti 1, 2) Perché queste parole iniziali, che potrebbero sembrare alle nostre orecchie occidentali come un "menare il can per l'aia", sono in realtà frasi orientali con le quali l'oratore richiama la più solenne attenzione su ciò che sta per pronunciare, e dà il massimo peso a ciò che sta per dire. Queste formule iniziali si trovano inMatteo 5:2; Atti 10:34; 2Corinzi 6:11). Sia chiaro in un modo o nell'altro a coloro che ascoltano che intendiamo quello che diciamo, che non stiamo parlando per riempire il tempo, o usando le parole per nascondere il vuoto del pensiero

2. Sincerità perfetta. (versetto 3) I suoi detti sono le espressioni dirette del suo cuore, molto diverse dai luoghi comuni stantii e di seconda mano dei tre amici. La vera eloquenza, come la sostanza di ogni virtù e di ogni arte, è nel cuore. Il proiettile trova la sua strada verso il bersaglio, secondo l'antica leggenda, che è stato immerso per la prima volta nel sangue del tiratore. Le parole che vengono dal cuore arriveranno al cuore

3. Il senso di dipendenza da Dio (Versetto 4), per ogni luce e sapienza, che, mentre rende un uomo umile, lo rende veramente fiducioso e forte. Lo Spirito di Dio lo ha creato. Tuttavia, egli non si appella a nessuna ispirazione speciale, ma semplicemente a quella genuina saggezza umana, a quel buon senso che egli riconosce essere un dono divino. È un segno di vera pietà possedere la presenza dello Spirito Divino in tutti i doni ordinari e straordinari dell'intelligenza. È questo che castiga, addolcisce e santifica l'uso di ogni brillante talento della mente e del cuore

4. Sentimento di amicizia. (Versetti 6, 7) Egli non pretende di essere più vicino a Dio del prossimo che è sorto per confortarlo e istruirlo. È fatto della stessa argilla, modellata dalla mano del Divino Vasaio. Perciò Giobbe non deve temere una lotta impari con Elihu come ha fatto con Dio. Vorrei che tutti gli insegnanti se ne ricordassero! Le distinzioni artificiali della vita, come principe o contadino, letterato o illetterato, significano ben poco; quelli del talento, del carattere e della realizzazione hanno un certo valore; ma la costituzione comune che Dio ci ha dato è il grande motivo di appello, la grande fonte dell'autorità. Questi sono i migliori insegnanti che leggono e interpretano più profondamente questa natura comune; e ogni verità deve infine essere certificata, non dall'ipse dixit di un insegnante dogmatizzante, ma dall'espressione del cuore e della coscienza universali

OMULIE di R. GREEN Versetti 1-22. - La voce della fiducia in se stessi giovanile

Ci avviciniamo ora alla soluzione del mistero, allo scioglimento del nodo, alla fine della controversia. I tre amici di Giobbe non sono riusciti a convincerlo che sta subendo le conseguenze benefiche del male; e non è riuscito a convincerli della sua integrità. Ora un amico più giovane parla con rabbia accesa perché i tre amici "non avevano trovato risposta". Parla con l'indebita sicurezza della gioventù; Ma egli intreccia molte parole di verità e saggezza nel suo discorso, dalle quali possiamo ricavarne alcune per la nostra guida. Con qualche esitazione e un chiaro riferimento alle pretese dell'età, Elihu rivela tuttavia l'impaziente fiducia in se stesso della giovinezza. Anche se la verità può essere dalla sua parte, la fiducia in se stessi giovanile è un errore. L'errore si manifesta qui come tante volte altrove

In un'indebita supposizione dell'uguaglianza con l'età, si presume che lo "spirito" che è "nell'uomo" e "l'ispirazione dell'Onnipotente", dia loro "intelligenza" allo stesso modo. Almeno Elihu si mette al loro livello, anche se in seguito afferma la loro inferiorità

II IN UN DISPREZZO DEGLI INSEGNAMENTI DELL'EPOCA. Così le labbra giovani sono pronte ad affermare: "I grandi uomini non sono sempre saggi, né i vecchi comprendono il giudizio"

III IN UN'INGIUSTIFICATA FIDUCIA IN SE STESSI. Quanto è pronta la gioventù a dare il suo giudizio! "Anch'io mostrerò la mia opinione"

IV NEL DESIDERIO DI DARE ESPRESSIONE ALLE OPINIONI. "Sono pieno di materia, lo spirito dentro di me mi costringe", ecc

V IN UNA PRESUNZIONE DI LIBERTÀ DA PREGIUDIZIO. « Cantici che non si devono dare titoli lusinghieri». Così parla la gioventù in una fiducia che è così spesso l'effetto dell'ignoranza e dell'inesperienza. Il vero atteggiamento per i giovani è

(1) umiltà e umiltà;

(2) capacità di insegnamento;

(3) pazienza;

(4) riverente riguardo per l'età e per i consigli dell'esperienza. - R.G

OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 1.- Silenzio dopo la tempesta

I tre amici confortarono prima Giobbe con sette giorni di silenzio.Giobbe 2:13 Essi ricadono nel silenzio dopo la loro dolorosa polemica con l'uomo sofferente. Proviamo un senso di sollievo e respiriamo liberamente ora che le loro illusioni dogmatiche sono finite e abbiamo il silenzio dopo la tempesta

È SAGGIO SAPERE QUANDO TACERE. Non possiamo attribuire molta di questa saggezza ai tre amici. Sarebbero stati più lodevoli se l'avessero praticato per tutto il tempo. Tuttavia, non erano del tutto insensati e senza cuore. Furono in grado di capire alla fine che non ci sarebbero state altre parole per il loro caso. Fa parte dell'arte di parlare e percepire il momento in cui si smette di parlare. È difficile per molte persone porre fine alle loro parole. Notiamo alcune volte in cui è possibile mettere a tacere il nostro discorso

1. Quando non abbiamo più da dire. Un uomo dovrebbe parlare solo perché ha qualcosa da dire, mai perché deve dire qualcosa

2. Quando le nostre parole non vengono ascoltate. Se parliamo a orecchie disattente sprechiamo il nostro fiato. È vano pronunciare parole che i nostri ascoltatori non possono o non vogliono assorbire

3. Quando le nostre parole non vengono accettate. Se non riusciamo a persuadere gli uomini con ciò che diciamo, non lo faremo con la mera reiterazione. Potremmo riscontrare che nessuna parola commuoverà i nostri ascoltatori; poi si sprecano altre parole su di loro. Se non siamo affatto in sintonia con il nostro pubblico, non possiamo giovargli aggiungendo parole a parole

4. Quando è arrivato il momento di agire. Non sarà saggio per il generale arringare i suoi uomini quando il nemico è già sul campo. Le parole hanno il loro posto; ma questo non significa usurpare il posto delle azioni

5. Quando un altro dovrebbe essere ascoltato. Elihu ha aspettato pazientemente mentre i vecchi parlavano. Ora è arrivato il suo momento. Le persone loquaci sono tentate di essere egoiste. San Paolo ordinò che quando molti volevano parlare nella chiesa di Corinto, ognuno avesse il suo turno, e uno cedesse il posto all'altro.1Corinzi 14:30

IL SILENZIO È PIÙ PREZIOSO QUANDO SEGUE UNA TEMPESTA. Questo secondo silenzio non ha la bellezza del primo silenzio di simpatia. Ma per certi versi ha un significato più profondo

1. È un sollievo dalle polemiche angoscianti. È doloroso litigare perennemente con i nostri amici. Quando la polemica si trasforma in parole rabbiose, la cosa migliore è interromperla e ricadere nel silenzio

2. Offre tempo per la riflessione. Se è stato detto qualcosa che vale la pena ricordare, è bene che la gente abbia il tempo di pensarci su. Probabilmente i nostri servizi religiosi sarebbero più fruttuosi se solo le persone avessero la pazienza di concedersi delle pause per la meditazione tranquilla

3. È un mezzo per stabilire la pace. Quando le parole non fanno che irritare, la pace sarà meglio assicurata dal silenzio. Se i tre amici desideravano riconciliarsi con Giobbe, la cosa più saggia da fare era aspettare che l'ardore della discussione si calmasse

4. È di per sé una benedizione. Altre voci parlano nel silenzio. Allora il mondo invisibile si avvicina a noi. Dopo che la tempesta è stata messa a tacere, i cieli si aprono. Tutti abbiamo bisogno di più silenzio, soprattutto dopo momenti di tensione e difficoltà

2 Allora si accese l'ira di Elihu. Il nome "Eliu" non era raro fra gli israeliti. Si trova tra gli antenati di Samuele,1Samuele 1:1 tra i leviti corhiti del tempo di Davide,1Cronache 26:7 e come variante di Eliab, uno dei fratelli di Davide1Cronache 27:8 Il significato della parola era: "Egli è il mio Dio" (awhyla). Figlio di Barachal. Barachel è anche un nome significativo. Significa "Benedici, o Dio" o "Dio benedice" (la rb). Entrambi i nomi implicano che il nuovo interlocutore appartenesse a una famiglia di monoteisti. La Buzita. "Huz" e "Buz" erano fratelli, figli di Nahor, fratello di Abraamo, e di Malea, figlia di Haran.Genesi 11:29 22:20,21 Della stirpe di Ram. Con "Ram" dobbiamo probabilmente intendere "Aram", che era il figlio di Kemuel, un fratello di Huz e Buz.

Sulla connessione di Huz e Buz con le tribù arabe di Khazu e Bazu, vedi il commento a - Giobbe 1:1 Contro Giobbe si accese la sua ira, perché giustificò se stesso anziché Dio. Eliu era ben intenzionato; e forse non sorprende che fosse rimasto scioccato da alcune espressioni di Giobbe. Giobbe stesso si era scusato per loro;Giobbe 6:26 e certamente si avvicinarono pericolosamente a tassare Dio con l'ingiustizia.

vedi - Giobbe 40:8 Ma bisogna ricordare che alla fine Dio giustifica le parole di Giobbe, mentre condanna quelle dei suoi "consolatori". «La mia ira si è accesa contro di te, dice a Elifaz, contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete detto di me ciò che è giusto, come ha detto il mio servo Giobbe».Giobbe 42:7

Ververs 2, 3.- Elihu il giovane

Raggiungiamo ora un altro atto del dramma. La fastidiosa polemica tra Giobbe e i suoi tre amici è finita. All'improvviso e in modo del tutto inaspettato un nuovo personaggio appare sul palco. Non dobbiamo preoccuparci della questione se l'episodio di Eliu fosse una parte originale del poema o se sia stato inserito successivamente dall'autore o anche da un'altra mano. Possiamo essere grati di averlo, e possiamo fare uso delle sue lezioni con fiducia; poiché non sappiamo chi sia stato l'autore di alcuna parte del Libro di Giobbe, eppure troviamo la grande opera viva di ispirazione divina e ricca di lezioni spirituali. Consideriamo il carattere di Elihu. La maggior parte delle opinioni contraddittorie sono state espresse su di lui

IO SONO UN GIOVANE. Gli anziani hanno parlato; Ora è il momento dei giovani. La saggezza non risiede interamente nell'età. Al giorno d'oggi la libertà americana sta eliminando le restrizioni antiquate sulla gioventù, e i giovani stanno godendo di un'importanza che una volta si riteneva non dovesse essere conveniente. Se il cambiamento sia del tutto vantaggioso può essere seriamente messo in discussione. Ma sicuramente non è privo di alcuni vantaggi. C'è uno slancio, una freschezza e una vivacità che solo i giovani possono apportare alla vita; Tutto il mondo dovrebbe essere grato per il vigore disinvolto che accompagna l'attività giovanile, perché tutto il mondo è migliore per questo

Elihu attese con modestia mentre i vecchi parlavano, eppure c'è un tocco di satira nel suo tono di umiltà. Perché, in effetti, ha un disprezzo supremo per i luoghi comuni e ronzanti dei consiglieri più anziani. Anche Giobbe cade sotto la sua frusta. Colpisce dappertutto. È estremamente difficile per i giovani credere di non essere infallibili. La fiducia che è naturale per i giovani tende a trasformarsi in censura

III UN UOMO DALLA VISTA ACUTA. Eliu aveva qualche motivo per la sua fiducia. Poteva vedere che i tre amici avevano commesso un errore molto oltraggioso. Anche Giobbe era in errore. Elihu si fa avanti con una nuova verità. Gli amici non dovrebbero accusare Giobbe; Giobbe non dovrebbe accusare Dio. Le sofferenze di Giobbe non erano affatto penali; erano medicinali. Così questo giovane solleva la questione a un nuovo stadio. È lui che introduce il grande pensiero del carattere disciplinare della sofferenza

IV UN UOMO ISPIRATO. Eliu rivendicò un'ispirazione diretta, non una che è peculiare di veggenti come Elifaz, e che giunge in una visione sorprendente, ma una che è concessa all'uomo in quanto uomo. Egli stesso afferma di avere una parte di questa ispirazione. Così anche lui avrebbe parlato per Dio; E in una certa misura ha ragione. Da qui la verità e il valore delle sue parole. Possiamo raggiungere la verità solo quando tocchiamo Dio. Dobbiamo essere liberi dalle massime mondane e dai pregiudizi egoistici, e aperti alla voce del Cielo, se vogliamo possedere la verità divina

3 La sua ira si accese anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato risposta. Eliu pensò che i ragionamenti e le lamentele di Giobbe ammettessero di ricevere una risposta soddisfacente, e si arrabbiò che i tre "amici" non avessero dato la giusta risposta. Eppure aveva condannato Giobbe. Lo avevano condannato per motivi errati e per peccati che non aveva commesso.Giobbe 22:6-9 Elihu lo condanna altrettanto,Giobbe 33:9-12 34:7-9 - , ss. ma per ragioni completamente diverse

4 Ora Elihu aveva aspettato che Giobbe avesse parlato; piuttosto, per parlare a Giobbe (vedi la Versione Riveduta) Egli aveva aspettato con impazienza che i tre speciali "amici" avessero detto la loro, e potessero farsi avanti senza manifesta presunzione. Perché erano più grandi di lui.

Sul rispetto reso all'età in questo momento nel paese in cui Giobbe viveva, vedi il commento su - Giobbe 29:8 #Giobbe 32:5

Quando Elihu vide che non c'era risposta sulla bocca di questi tre uomini, allora la sua ira si accese confronta Versetto 3 e il commento)

6 Versetti 6-22. - Inizia ora il discorso di Eliu. Nel presente capitolo, dopo un breve exordium apologetico, scusando la sua giovinezza (Versetti. 6-9), egli si rivolge esclusivamente agli amici di Giobbe. Li ha ascoltati attentamente e ha soppesato le loro parole (versetti 11, 12). ma non ha trovato in essi nulla che confutasse Giobbe. Non avevano "trovato la sapienza", non avevano "sconfitto Giobbe", alla fine erano stati "stupiti e non avevano avuto più una parola da dire" (versetti 13-16). Eliu, perciò, supplirà alla loro mancanza; Ha taciuto a fatica, ed è pieno di pensieri, ai quali vorrebbe dare voce (Versetti. 17-20). In tutto ciò che dice non mostrerà alcun favoritismo: "non accetterà la persona di nessuno", "non darà titoli lusinghieri", ma esprimerà sinceramente ciò in cui crede (Versetti. 21, 22). Elihu, figlio di Barachel il Buzita, rispose e disse: "Io sono giovane e voi siete molto vecchi". Possiamo solo indovinare l'età esatta di Giobbe e dei suoi amici. Dal fatto che Dio alla fine "diede a Giobbe il doppio di quanto aveva prima"Giobbe 42:10 e dall'ulteriore fatto che visse, dopo aver recuperato la sua prosperità, centoquarant'anni,Giobbe 42:16 è stato ipotizzato che avesse settant'anni al momento del suo incontro con i suoi amici, e che morì all'età di duecentodieci anni. Ma questo è chiaramente abbastanza incerto. Forse non aveva molto più di cinquant'anni quando le sue calamità si abbatterono su di lui. Se così fosse, l'età dei suoi amici non avrebbe dovuto superare i sessanta o i settant'anni. Forse Eliu stesso non aveva più di trent'anni. Perciò ho avuto paura e non ho osato mostrarvi la mia opinione, anzi mi sono trattenuto e ho avuto paura di dire ciò che sapevo in vostra presenza. Eliu sarebbe stato considerato eccessivamente insistente e presuntuoso se si fosse avventurato a farsi avanti fino a quando i suoi superiori non avessero terminato il loro colloquio

Versetti 6-22. - Le scuse di Elihu

I LE RAGIONI DELLA SUA PRECEDENTE RETICENZA. Eliu era stato un ascoltatore attento della controversia che Giobbe aveva intrapreso con i suoi tre amici, "aspettando Giobbe con le parole" (versetto 4), cioè ansioso di riversare in parole gli argomenti che tremavano sulle sue labbra; e ora dichiara che due cose lo avevano trattenuto dall'unirsi prima alla discussione

1. Un modesto rispetto per la loro età superiore. Lui era solo un giovane (letteralmente, "pochi anni"), mentre loro erano molto vecchi. Il loro aspetto venerabile gli aveva ispirato un tale timore reverenziale che temeva di esprimere la sua opinione in loro presenza. I giovani nei tempi moderni non sono sempre così deferenti nei confronti dei loro anziani. Ma seniores priores è una massima che dovrebbe essere di applicazione universale. Anche se in ogni momento è disdicevole e impertinente per un giovane interrompere o precedere un anziano nella conversazione, è un segno speciale di maleducazione nelle discussioni religiose per un ragazzo inesperto 'mostrare la sua opinione' prima che uomini di età matura abbiano espresso la loro. Gesù, all'età di dodici anni, tra i dottori nel tempio, non esprimeva le sue convinzioni, ma "ascoltava e interrogava"

2. Un'alta stima per la loro superiore conoscenza. Pensava che la vecchiaia, con la sua ricca esperienza, avrebbe dovuto avere pensieri saggi e ponderati, incommensurabilmente più degni di essere ascoltati di qualsiasi sentimento rozzo e giudizio immaturo che potesse pronunciare. Un giovane che misura così accuratamente l'importanza relativa della saggezza dell'età e delle "opinioni" della gioventù è un fenomeno raro. È caratteristico della gioventù, sebbene nata come un puledro d'asino selvatico, immaginarsi saggia come Salomone. Per la maggior parte, l'educazione di una vita intera è necessaria per consentire a chiunque di raccogliere con successo i frutti maturi della saggezza; E anche allora, la saggezza che si raccoglie è principalmente questa, che ciò che si conosce non è nulla in confronto a ciò di cui si è ignoranti. Si possono trovare esempi occasionali di talento straordinario, di immensa erudizione, di genio straordinario, nella giovinezza; Ma la saggezza matura, cioè la conoscenza accuratamente verificata, ben digerita, abilmente organizzata, è preminentemente la proprietà dell'età

II I MOTIVI DELLA SUA ATTUALE INTERFERENZA. A giustificazione del suo comportamento, egli offre le seguenti considerazioni

1. Che la vera saggezza nella sua ultima analisi è un'ispirazione del Cielo. "In verità è lo spirito nell'uomo [letteralmente, 'uomo debole, debole, mortale'] e il soffio di Shaddai che dà loro [cioè l'uomo collettivamente] la comprensione" (Versetto 8). Vale a dire, la vita umana in tutti i suoi settori -- fisico, intellettuale, spirituale -- non è un'evoluzione o uno sviluppo dalla materia morta, ma è la creazione dello Spirito di Dio.Genesi 2:7 È il soffio dell'Onnipotente che sostiene il principio pensante nell'uomo non meno del principio dell'esistenza puramente animale. Quindi l'intuizione spirituale, la penetrazione intellettuale, la comprensione religiosa, ha la sua origine piuttosto dall'interno che dall'esterno. Dipende non tanto da circostanze accidentali, come l'età, la capacità, l'opportunità, quanto dall'influenza vivificante dello Spirito vivificante e illuminante. Anzi, dimostra la possibilità di una comunicazione soprannaturale della saggezza a chiunque Shaddai voglia, e su qualsiasi tema gli piaccia. Essa dimostra che nessun uomo può giustamente, o senza presunzione, rivendicare il monopolio della saggezza. La dottrina di Elihu, che ogni intelligenza nell'uomo, e molto più ogni comprensione spirituale, procede da un afflato divino che respira quando, dove e come vuole, era la dottrina del Faraone, di Mosè, di Neemia, di Isaia, di Cristo, di San Paolo, di San Paolo, e di San Giovanni.1Giovanni 2:20

2. Che la vera saggezza non è necessariamente proprietà dell'età. "I grandi uomini non sono sempre saggi, né gli anziani comprendono il giudizio" (versetto 9). Questo era un passo avanti rispetto al pensiero precedente. Non solo la saggezza non era proprietà solo dell'età; I discorsi che aveva ascoltato lo avevano dolorosamente convinto che non era affatto una caratteristica dell'età. Questa testimonianza è vera. Se gli spiriti giovanili abbondano tra tutti i ranghi e le classi della società, purtroppo non mancano gli ottusi invecchiati. In parte per mancanza di capacità, in parte per un'istruzione insufficiente, in parte per negligenza prolungata, molti arrivano alla vecchiaia senza acquisire saggezza e talvolta senza possedere buon senso. Non è, quindi, sbagliato che giovani uomini di pietà e di cultura si offrano di istruire queste persone nella verità divina o nell'informazione secolare; Solo anche a costoro conviene ai giovani manifestare la cortesia e la deferenza che sono sempre dovute all'età

3. Che in particolare gli anziani prima di lui non avevano mostrato un alto grado di saggezza. Aveva ascoltato le loro "intelligenze", cioè le loro spiegazioni sull'argomento in discussione, e aveva esaminato attentamente le risposte con cui si erano sforzati di convincere e mettere a tacere Giobbe; ma in nessun caso avevano combattuto lealmente la sua posizione. Non era ragionevole dire: "Ecco! abbiamo trovato la sapienza", ed eccolo qui: "Dio lo spinge giù, non l'uomo", così che da questa sua punizione deduciamo la sua colpa (Versetto 13); Perché questo è stato esattamente il punto in discussione durante l'intero corso della discussione. Né, ancora, era ragionevole affermare che il loro dogma fosse la saggezza assoluta, sebbene Giobbe fosse di temperamento così ostinato che solo Dio poteva convincerlo, poiché ovviamente l'uomo non poteva. Questo, ancora una volta, significava porre completamente la questione; e, in mancanza di argomentazione, di abusare dell'avvocato dell'attore. Le parole di Giobbe devono essere contrastate in modo equo e onesto. Ma questi vecchi predicatori non capivano la faccenda. Una ben nota interpretazione del versetto 13 fa dire a Elihu che solo Dio poteva rovesciare Giobbe, mentre in realtà intende dire che solo un genio non comune come lui (Elihu) possedeva poteva sconfiggere un disputante così ostinato come Giobbe (Umbreit); ma questo significa dare la peggiore interpretazione possibile al linguaggio che può legittimamente significare che, a giudizio di Elihu, la posizione di Giobbe non poteva essere cambiata dalla saggezza semplicemente umana, ma richiedeva la luce dell'ispirazione che stava per riversare sul tema

4. Che il contributo che si proponeva di offrire era del tutto fresco e originale. La posizione che intendeva occupare non era quella contro cui Giobbe aveva già diretto i suoi attacchi; né gli argomenti che intendeva usare per confutare il patriarca erano venuti in mente a nessuno degli amici. I nuovi pensieri che Elihu si proponeva di introdurre nella discussione riguardavano principalmente il carattere disciplinare dell'afflizione; ed è dubbio che una tale visione delle tribolazioni della vita avrebbe potuto venire in mente a qualcuno senza la rivelazione divina. L'interpretazione che induce Elihu a dire che, poiché non era stato personalmente interessato al dibattito che Giobbe e gli amici avevano condotto, fu in grado sia di emettere un verdetto imparziale sul punto in questione, sia di mantenere un temperamento più equo di quello che essi, gli amici, erano stati in grado di fare, anche se forse ammissibile, non è così forte o appropriato

5. Che la forza delle sue convinzioni non avrebbe più ammesso il suo silenzio. La verità si era impadronita di lui con tanta potenza, e così a lungo si era sforzato di trattenerla, che ora la sua anima (letteralmente, "il suo ventre", come sede delle emozioni spirituali) sembrava un otre alla vigilia di scoppiare attraverso la fermentazione del liquore che conteneva (versetti 17-19). Così ogni idea nata dal Cielo, a chiunque sia comunicata per la prima volta, si sforza irresistibilmente di esprimersi. Per un certo periodo il pensiero vivente può essere tenuto in sospeso, accuratamente isolato dal mondo in generale, ma alla fine arriva un momento in cui afferma la sua supremazia concessa dal Cielo sulla mente dell'uomo che l'ha ricevuta, e, rifiutando di essere nascosto più a lungo, alla fine spinge quella mente a pronunciare il messaggio impartito da Dio. Così la Parola del Signore era nel cuore di Geremia come un fuoco ardente chiuso nelle sue ossa.Geremia 20:9 Allora i SS. Pietro e Giovanni dissero al Sinedrio che non potevano fare a meno di dire le cose che avevano visto e udito. Così San Paolo sentì che gli era stata imposta la necessità di predicare il vangelo. Così Maometto proclamò alle rozze tribù arabe di un giorno successivo la sublime scoperta dell'unità di Dio; e Lutero non poté nascondere la verità che lo Spirito di Dio aveva fatto balenare nella sua anima sulla scala di Pilato, che "il giusto vivrà per fede". Così, quando Dio dà a un uomo -- profeta, poeta, predicatore, scrittore, inventore, scopritore o uomo di genio in generale -- una nuova idea, ciò lo mette a disagio finché non è stato liberato, portato alla nascita, per così dire, e mandato a vagare per il mondo nella sua missione progettata dal Cielo. Se il possessore di una tale idea vuole avere agio e conforto nella sua anima, deve darle voce. Come dice Eliu, deve parlare per essere ristorato

III IL CARATTERE DELLA SUA PROSSIMA DICHIARAZIONE. I due versetti conclusivi sono da alcuni intesi come contenenti un'ulteriore ragione per l'interposizione di Elihu, vale a dire che il continuo silenzio avrebbe dimostrato una deferenza così meschina e vigliacca verso l'autorità meramente umana, che egli non poteva sperare di sfuggire alla punizione per esso per mano di Dio ('Commentario dell'oratore'; Cox); ma sembra preferibile considerarli come esponenti in primo luogo i principi che intendeva osservare nella sua proposta di interlocuzione e, in secondo luogo, le ragioni o gli argomenti su cui si basavano quei principi (Delitzsch, Carey, Fry, ss.)

1. I principi che intendeva osservare. Questi erano:

(1) La più stretta imparzialità tra uomo e uomo: "Ti prego, non accettare la persona di nessuno" (Versetto 21). L'accettazione delle persone, o il favorire i grandi a spese dei piccoli, dei ricchi a spese dei poveri, dei potenti a spese dei deboli, deriva dalla vigliaccheria morale, dalla vanità intellettuale o dalla disonestà personale. Condannato nella Parola di Dio,Proverbi 18:5 è particolarmente sconveniente per i seguaci di Cristo.Giudici 2:1 Accusato da Giobbe contro gli amici,Giobbe 13:8 era un peccato che Elihu sentiva il dovere di evitare

(2) La più diretta onestà nei confronti dell'individuo stesso. «Né mi permetta di dare titoli lusinghieri a nessun uomo». A differenza dei suoi compatrioti orientali, Eliu non si sarebbe reso colpevole di adulazione o complimento verso nessuno; ma con semplicità e santa sincerità avrebbe trasmesso i sentimenti di cui era stato accusato. Così Elia predicò ad Achab,1Re 18:18 e il Battista a Erode. Così San Paolo predicò il vangelo a Corinto,2Corinzi 1:12 a Tessalonica,1Tessalonicesi 2:4 ad Atene,Atti 17:22 e altrove. Così predicarono Lutero ai principi di Germania, Latimer a Enrico VIII d'Inghilterra e John Knox a Maria Regina di Scozia

2. Le ragioni che ha addotto per il suo comportamento previsto. Questi erano estremamente credibili per lui

(1) Non aveva imparato l'arte dell'adulazione. Possedeva un'anima troppo grande, onesta e indipendente per risiedere nel seno di un cortigiano. L'adulazione era ripugnante per la sua natura. Tali anime sono scarse. Eppure non c'è segno migliore della vera nobiltà spirituale dell'incapacità di dare o ricevere le parole mielose e le cortesie servili dell'adulazione

(2) sarebbe certamente punito se commettesse la malvagità a cui si allude -- punito, secondo l'interpretazione dell'ultima frase (Carey, Fry), con il disprezzo di Dio ampiamente meritato: "Quanto poco mi stimerebbe il mio Creatore!" -- secondo un'altra traduzione (Delitzsch, Cook, Cox), con qualche manifestazione segnaletica del suo disappunto, come ad esempio con la morte improvvisa

Imparare:

1. C'è un tempo per parlare e un tempo per tacere, anche riguardo alle questioni più sacre

2. È un'alta prova di saggezza essere in grado di riconoscere da dove viene tutta la saggezza

3. È opportuno vagliare le opinioni e le dottrine anche degli uomini più anziani e più saggi; provare tutte le cose e tenere per ultimo ciò che è buono

4. Contribuirebbe largamente alla felicità del mondo se coloro che si sono impegnati a insegnare agli altri non parlassero mai finché non fossero spinti dalla forza della convinzione interiore

5. Gli uomini che muovono il mondo sono quelli le cui anime sono illuminate e infiammate dalla luce e dal fuoco delle grandi idee

6. Uno dei più grandi piaceri di cui un'anima umana possa godere sulla terra è quello di proporre e diffondere pensieri nuovi ed elevati

7. La sincerità di mente e di cuore è una qualifica indispensabile per l'insegnante di cui Dio si serve

8. La mancanza di fedeltà alla verità e a coloro che ascoltano è uno dei più grandi crimini che un predicatore possa commettere

9. Dio disprezza e punirà coloro che cedono alla paura o al favore

10. Dio può facilmente rimuovere coloro che sono infedeli alla fiducia che hanno ricevuto

Giovinezza ed età

Elihu parla con modestia in queste parole, anche se la maggior parte del suo discorso mostra che è perfettamente sicuro di sé e pieno di disprezzo per i vecchi censori di Giobbe. Non può fare a meno di ammettere almeno le distinzioni convenzionali tra le pretese e i diritti della gioventù e dell'età. Diamo un'occhiata a queste distinzioni

LA DEFERENZA È DOVUTA ALL'ETÀ. Tutti noi sentiamo che questo è appropriato, anche se l'età non sempre appare in una luce che giustifichi pienamente le sue affermazioni. Su quali basi poggia questa deferenza?

1. L'esperienza dell'età. Certo l'età ha avuto opportunità di acquistare sapienza che non sono concesse ai giovani. Se si sia fatto buon uso di tali opportunità è un'altra questione. Eppure, è quasi impossibile attraversare il mondo senza imparare qualcosa, se non altro dai propri errori

2. La maturità dell'età. C'è una certa crudezza nella giovinezza. A parte le sue acquisizioni dall'esterno, la crescita della vita interiore di un uomo dovrebbe maturare, e il tempo dovrebbe addolcire il suo temperamento

3. La dignità dell'età. L'età non è sempre dignitosa; Tuttavia, la relazione paterna implica un certo rango che si trova solo con l'aggiunta degli anni. Dobbiamo rispettare l'ordine che attribuisce un posto d'onore agli anni

4. Le conquiste dell'età. Il vecchio eroe potrebbe essere diventato un debole invalido. Eppure porta ancora le cicatrici delle battaglie dei tempi passati, e dobbiamo rispettarlo per quello che ha fatto

5. Le infermità dell'età. Questi pretendono di essere trattati con riguardo e comprensione, non di disprezzo e disprezzo sprezzante

II LA MODESTIA STA DIVENTANDO NELLA GIOVINEZZA. Questo è particolarmente adatto per due motivi

1. Le rivendicazioni dell'età. Se queste devono essere rispettate, i giovani devono fare un passo indietro per un po'. Per quanto possa desiderare di affermarsi, la gioventù si trova qui di fronte a un ostacolo che non deve essere bruscamente messo da parte. Può irritare le restrizioni e considerarle molto irragionevoli. Forse sarebbe bene che i giovani considerassero che un giorno saranno invecchiati, e avranno bisogno della considerazione mostrata per invecchiare. Nel frattempo i loro vantaggi sono maggiori di quelli degli anziani sotto molti aspetti, cosicché il tentativo di circondare con onori una sorte naturalmente malinconica di crescenti infermità è davvero una patetica confessione della perdita di molti dei solidi benefici della vita. I giovani non devono invidiare gli onori dell'età, visto che hanno i poteri, le opportunità e le delizie della soleggiata primavera della vita

2. L'imperfezione della giovinezza. Nuovi e inediti poteri promettono grandi cose, ma hanno bisogno di essere regolati e guidati. È possibile fare un danno immenso correndo avanti con ignoranza e senza circospezione. È più saggio iniziare con calma e sentire la nostra strada a poco a poco

III NÉ LA DEFERENZA DOVUTA ALL'ETÀ NÉ LA MODESTIA CHE SI ADDICONO ALLA GIOVINEZZA DOVREBBERO INTERFERIRE CON IL DOVERE. I vecchi dovrebbero stare attenti a non reprimere l'entusiasmo generoso della gioventù. Dovrebbero piuttosto piangere di averlo perso, se non è più con loro. Nessuna posizione venerabile può giustificare l'ostruzione delle buone opere. I giovani devono imparare a coniugare l'adeguata modestia con la fedeltà alla verità e al diritto. Non ci sarà progresso se si permetterà alla timidezza costituzionale dell'età di ostacolare ogni miglioramento proposto. Deferenza non significa sottomissione assoluta. Dopotutto, le conseguenze delle azioni sono molto più importanti per i giovani, che vivranno per raccoglierle, che per i vecchi, che presto lasceranno il mondo. Il futuro è per i giovani; ai giovani deve essere permesso di modellarlo. - W.F.A

7 Dissi; cioè: "Continuavo a ripetermi, quando mi è venuto il desiderio di interrompere". I giorni dovrebbero parlare. L'età dovrebbe dare saggezza, e anche la parola dei vecchi dovrebbe essere molto degna di essere curata. Eliu era stato allevato in questa convinzione, e quindi si astenne. E la moltitudine degli anni dovrebbe insegnare la saggezza. "La vecchia esperienza dovrebbe giungere a qualcosa di ceppio profetico". "Bisogna prestare attenzione", dice Aristotele, "alle semplici affermazioni non dimostrate di uomini saggi e anziani, tanto quanto alle dimostrazioni effettive di altri".Giobbe 10:12 15:10 Proverbi 16:31 #Giobbe 32:8

Ma c'è uno spirito nell'uomo. Ma, dopo tutto, non sono solo l'età e l'esperienza a rendere gli uomini saggi e capaci di insegnare agli altri. "C'è uno spirito nell'uomo";

vedi - Genesi 2:7 ed è a seconda che questo spirito sia o non sia illuminato dall'alto che gli uomini pronunciano parole di saggezza o il contrario. L'ispirazione dell'Onnipotente è questa, che dà loro intelligenza. E tale ispirazione è in potere di Dio elargire, a suo piacimento, ai vecchi o ai giovani, ai grandi della terra o a coloro che hanno poca reputazione. Da qui la conclusione di Elihu:

L'ispirazione comune dell'uomo

Elihu qui pronuncia un pensiero grande e audace. Egli si volge dai dogmi degli antichi all'attuale ispirazione divina; dall'insegnamento dell'autorità alla voce della verità nel cuore dell'uomo

IO C'È UN'ISPIRAZIONE DIVINA DELL'UOMO. Elihu ne afferma l'esistenza. I vecchi si erano irrigiditi nei pensieri, mondani e perspicaci. Se mai avevano tremato sotto il tocco dell'ispirazione, era stato in tempi passati, e avevano dimenticato l'esperienza. Ma il giovane ed entusiasta Eliu è vivo all'influenza spirituale. Qui siamo alla radice della religione, che non scaturisce dall'adorazione di Dio da parte dell'uomo, ma dal tocco di Dio con l'uomo

II QUESTA ISPIRAZIONE È PER TUTTI GLI UOMINI. Elihu non sta pensando alla visione speciale e rara del veggente che Elifaz aveva descritto come così maestosa.Giobbe 4:12-16 Sta pensando a qualcosa di più semplice, più naturale e più comune. Dio non ci insegna solo indirettamente per mezzo di profeti e messaggeri intermedi. Non si è lasciato senza testimonianza nel cuore dell'uomo. La coscienza è la voce di Dio nell'anima. La ragione nell'uomo è una scintilla del Logos, la grande Parola e Ragione di Dio. Ogni volta che gli uomini leggono la verità, sono in contatto con l'onnipresente Spirito di verità. Non viviamo in un mondo deserto da Dio, né in un mondo che viene visitato solo a rari intervalli dalle influenze Divine. Dio è più vicino a noi di quanto sospettiamo. Giobbe ha invocato Dio; Eliu mostra che Dio non è lontano'

III L'ISPIRAZIONE COMUNE DELL'UOMO SI MANIFESTA IN VARIE FORME. Essa non fa di ogni uomo un profeta, tanto meno conferisce sempre il dono dell'infallibilità. A Bezaleel era una facoltà di lavorazione artistica.Esodo 35:30-35 Sansone lo trovò una fonte di forza fisica.Giuda 13:25 Dio dà il suo Spirito nella scienza, guidando gli uomini alla verità; nell'arte, insegnando ciò che è bello, e aiutando gli uomini a distinguere tra l'arte meretoria e dannosa e l'arte vera, feconda; nella vita quotidiana, offrendo guida nella perplessità e forza nelle difficoltà; nella religione, non solo sotto le dispensazioni ebraiche e cristiane, dove in verità è più gloriosamente sviluppata, ma in ogni vita veramente religiosa. Dio non ha abbandonato l'India, né ha abbandonato la Grecia o l'Egitto. Anche in mezzo alle mostruose illusioni e alle grossolane corruzioni del paganesimo, si può scorgere la voce dolce e sommessa di Dio. Tutto ciò che è buono e vero nel mondo è un'ispirazione di Dio

IV IL CRISTIANESIMO APPROFONDISCE E VIVIFICA L'ISPIRAZIONE DELL'UOMO. Gioele predisse il tempo in cui lo Spirito di Dio sarebbe stato sparso su ogni carne,

Gle 2:28 e San Pietro affermò che quel tempo era giunto nel giorno di Pentecoste.Atti 2:16-18 San Paolo ci dice che tutti i cristiani insieme costituiscono un tempio dello Spirito Santo. Se lo Spirito di Dio si fa sentire nel mondo, molto di più deve essere goduta la misericordiosa presenza divina nella Chiesa. Ogni cristiano è, infatti, un uomo ispirato. Non è infallibile. Ma egli ha una Guida per la verità, un Consolatore nell'angustia, una Forza per il servizio e una Grazia per la santità. - W.F.A

9 I grandi uomini non sono sempre saggi: nemmeno gli anziani capiscono (sempre) il giudizio. Eliu stabilisce la legge universale, prima di applicarla al caso particolare. La vera sapienza viene da Dio, non dall'osservazione e dall'esperienza. Perciò molti uomini anziani non sono saggi; Molti uomini esperti, di grande posizione, versati negli affari, non possiedono intelligenza. È un'osservazione banale: "Con quanta poca saggezza si governa il mondo!"

10 Perciò dissi: Ascoltami. Eliu evidentemente afferma non esattamente ciò che si intende ordinariamente per ispirazione, ma che il suo spirito è divinamente illuminato, e che quindi è più competente di molti anziani a prendere parte alla controversia che è stata sollevata. Mostrerò anche la mia opinione. "Anch'io", o "anche io", cioè io, giovane come sono, "mostrerò la mia opinione" o "esprimerò ciò che so sull'argomento". Eliu non parla delle sue convinzioni come di semplici "opinioni", ma afferma di essere in possesso di effettiva "conoscenza"

11 Ecco, io aspettavo le tue parole; cioè: "Ero pieno di aspettative; Ho aspettato con impazienza di sentire cosa avresti detto". Poi, mentre parlavi, ho prestato orecchio alle tue ragioni, o ai tuoi ragionamenti; Ho fatto del mio meglio per capire cosa intendete dire, mentre voi cercavate che cosa dire. Il professor Lee traduce: "mentre esaminavate le conclusioni di Giobbe; ma la Versione Autorizzata è probabilmente corretta. Eliu significa che ascoltò attentamente mentre gli amici cercavano tutti gli argomenti che potevano pensare per confutare Giobbe

12 sì, io mi sono occupato di voi, o vi ho prestato la mia attenzione, ed ecco, non c'è stato nessuno di voi che ha convinto Giobbe, ma piuttosto che ha convinto (o confutato). O che rispondesse alle sue parole. Secondo Elihu, il valore argomentativo di tutti i lunghi discorsi dei tre amici era nullo; avevano completamente omesso di rispondere alle argomentazioni di Giobbe

13 affinché non dite: Abbiamo trovato la sapienza; oppure, badate che non dite: Abbiamo trovato la sapienza (vedi la Versione Riveduta). "Non supponere, cioè di aver trionfato nella controversia, che il tuo modo di rispondere alle lamentele di Giobbe sia quello saggio e giusto. È vero l'esatto contrario. Tu non hai sconfitto Giobbe. Al contrario, non è vinto e rimane padrone del campo. Se mai sarà sconfitto, non sarà per colpa vostra. Dio spinge verso il basso lui, non l'uomo. Una vera profezia!

vedi - Giobbe 40:1-14 #Giobbe 32:14

Ora egli non ha diretto le sue parole contro di me. Eliu pensa di poter interferire nella controversia con la migliore prospettiva di un buon risultato, dal momento che non è toccato da nessuna delle parole di Giobbe, e può quindi parlare senza passione o risentimento. Né io gli risponderò con i vostri discorsi. Sta anche per portare avanti nuovi argomenti che, evitando la linea adottata dai tre amici, possano tranquillizzare, invece di esasperare, il patriarca

15 Erano stupiti, non risposero più. Un cambiamento dalla seconda alla terza persona, forse perché sembra meno irrispettoso. O forse Elihu si allontana dai tre amici a questo punto, come suppone il professor Lee, e si rivolge a Giobbe. I "confortatori" di Giobbe, egli dice, "rimasero stupiti" dal suo ultimo discorso, e non riuscirono a trovare nulla da dire in risposta. Di conseguenza, smisero di parlare

16 Quando ebbi aspettato (perché non parlarono, ma si fermarono e non risposero più), piuttosto, come nella versione riveduta, e aspetterò perché non parlano, perché si fermano e non rispondono più? Devo aspettare che si siano ripresi e abbiano trovato qualcosa a cui rispondere? Sicuramente questo non è necessario. Né la cortesia né l'etichetta lo impongono. Specialmente quando ho aspettato così a lungo, e ho così tanto da dire, e sono così ansioso di dirlo (vedi versetti 18-20). Eliu mostra tutta l'impazienza e l'ardore di un giovane oratore (vedere il versetto 6) e sente la fiducia che i giovani uomini provano così spesso nella saggezza e nella persuasività delle loro parole.Giobbe 33:1-6 #Giobbe 32:17

Ho detto, risponderò anche alla mia parte, mostrerò anche la mia opinione. L'iniziale "ho detto" è superfluo. Elihu, dopo essersi posto la domanda: "Devo aspettare?" nel versetto 16, qui dà la risposta. Non aspetterà oltre, prenderà la parola, esprimerà la sua convinzione

18 Perché io sono pieno di materia; letteralmente, sono pieno di parole; cioè ho molto da dire. Lo spirito dentro di me mi costringe; letteralmente, lo spirito del mio ventre; cioè "i miei sentimenti ed emozioni interiori". Confronta le dichiarazioni di Zofar inGiobbe 20:2:3); e le dichiarazioni di Giobbe stesso inGiobbe 13), che egli deve parlare (Versetti. 13, 19). C'è uno stato di eccitazione interna, quando la reticenza diventa impossibile

19 Ecco, il mio ventre è come vino che non ha sfogo. Il processo di fermentazione avviene propriamente nella vasca, da cui il gas sviluppatosi nell'operazione può fuoriuscire liberamente. Quando il vino veniva messo nelle bucce prima che la fermentazione fosse completa, e il gas continuava a svilupparsi, l'effetto era che le bucce si dilatavano, poiché il gas non aveva sfiato, e quindi non di rado le bucce scoppiavano, specialmente se erano vecchie.

vedi - Matteo 9:17 È pronto a scoppiare come otri nuovi. Anche se le pelli erano nuove, subivano una distensione e sembravano "pronte a scoppiare", anche se la catastrofe reale poteva essere evitata. I sentimenti repressi di Eliu gli sembrano, se non ottengono uno sfogo, minacciare un tale risultato

20 Parlerò, per essere ristorato; piuttosto, per poter ottenere sollievo; o, secondo alcuni, "per poter respirare" (Cook, Rosenmuller). Eliu si sente quasi soffocato da sentimenti contrastanti di rabbia (Versetti. 1-3), delusione (Versetti. 11, 12) e ansia di rivendicare l'onore di Dio (Versetti. 2). Aprirò le mie labbra e risponderò. Nel resto del discorso di Eliu si cerca di "rispondere" a Giobbe (vedi cap. 33-37), con quale successo si considererà altrove

Il ristoro della parola

Eliu parlerà per essere ristorato. Vediamo alcuni modi in cui si può provare questo ristoro

I IL SENSO DI SOLLIEVO

1. Nell'enunciazione di ciò che è fortemente sentito. È difficile trattenere le emozioni potenti. La passione ispira la parola. Desideriamo dire cosa brucia nei nostri cuori. La difficoltà di esprimersi nasce spesso dalla morte dell'anima, spesso, ma non sempre, perché molti degli uomini migliori non hanno alcuna facilità di parola. Tuttavia, la strada più sicura per l'eloquenza è attraverso l'emozione

2. Nella confessione di ciò che è profondamente angosciante. È difficile nascondere un oscuro segreto. Si sa che i criminali confessano le loro azioni malvagie semplicemente perché non potevano sopportare di mantenere il silenzio su di loro. Grandi dolori trovano sollievo nell'espressione. Mentre il sofferente si reprime in un dolore di pietra, la sua ragione è in pericolo; lascialo piangere e parlare, e la peggiore angoscia o la sua anima troveranno un po' di sollievo. La preghiera in grande angoscia non è solo invocare Dio per chiedere aiuto; Significa anche alleviare l'anima sovraccarica con la parola. È molto essere in grado di aprirsi a Dio, di svelare tristi segreti al Cielo

II L'ESERCIZIO DEL POTERE. Senza dubbio il motivo inferiore del desiderio di sentire il suo potere stava influenzando Eliu, anche se egli sarebbe stato troppo vanitoso per ammetterlo. Alcune persone si dilettano a sentire il suono della propria voce. L'importanza e la pubblicità di parlare prima degli altri si è rivelata attraente. Quando l'oratore scopre di poter commuovere un uditorio con la sua eloquenza, un nuovo fascino si impadronisce di lui, e se riesce a influenzare per mezzo della parola, troverà piacere nell'impugnare uno strumento così potente. Ma c'è un grande pericolo in tutto questo, che l'oratore non idolatri la propria eloquenza e cerchi di influenzare gli altri solo per il gusto di far sentire loro il peso delle sue parole. Va ricordato che c'è grande. responsabilità nel discorso. Un'espressione affrettata può essere seguita da un lungo pentimento, quando l'oratore darà mondi per recuperare le sue parole maliziose

III IL RAGGIUNGIMENTO DEL BENE. Un brav'uomo desidererà parlare per il profitto degli altri. Colui che conosce la verità di Dio desidererà ardentemente dichiararla ad altri. Un tesoro così grande non può essere nascosto. Per amore di Cristo e per amore del mondo deve essere fatto conoscere in lungo e in largo. Il cristiano dovrebbe sentire che ha un serio obbligo di guidare gli altri a condividere quei privilegi del Vangelo di cui tutti hanno bisogno e che sono destinati a tutti. San Paolo sentì una terribile necessità e esclamò: "Guai a me se non predicassi il vangelo!". I lebbrosi di Samaria pensavano che sarebbero stati colpevoli di un grande peccato se avessero banchettato nell'accampamento dei Siri, e non fecero sapere alla città affamata che c'era abbondanza di bene fuori delle porte. Ma non è solo un dovere predicare Cristo, è una grande gioia. Il corpo può essere stanco per lo sforzo, ma l'anima sarà ristorata. C'è un'influenza incoraggiante e corroborante nel far conoscere la verità; questo è più grande quando l'opera è quella di portare la conoscenza dell'amore di Dio in Cristo agli uomini e alle donne addolorati. - W.F.A

21 Vi prego, non permettetemi di accettare la persona di un uomo. Eliu spera che, in ciò che sta per dire, non si lascerà influenzare da alcun pregiudizio personale; che non favorirà indebitamente le classi superiori né il volgo (vedi il professor Lee, sulla differenza tra vya e μda 'Book of Job', p. 444), ma tratterà tutti in modo giusto ed equo. Né mi permetta (egli dice) di dare titoli lusinghieri all'uomo. Il prof. Lee osserva a questo proposito: "La pratica orientale di dare titoli lunghi e solenni è troppo nota per aver bisogno di qualcosa che vada oltre la semplice menzione del fatto". Eliu certamente, in tutto il suo discorso, non lusinga nessuno

Versetti 21, 22.- Adulazione

Eliu promette di essere franco e schietto, di non "accettare la persona di nessuno" per perversione della verità e di non dare "titoli lusinghieri" a nessuno. Questa decisione sarebbe molto significativa in Oriente, dove il rango personale conta molto anche nelle corti di giustizia, e dove un "titolo lusinghiero" è dato come una cosa ovvia, specialmente quando si cerca qualche favore, anche se smentisce la vera opinione di chi la adula; ad esempioAtti 24:2

LE TENTAZIONI ALL'ADULAZIONE

1. Per ottenere favori. Questo è il motivo più basso con cui adulare; è senza alcuna valida scusa; il suo carattere è del tutto egoistico

2. Per evitare danni. Anche questo è un motivo egoistico; ma può essere sollecitata dalla paura e incoraggiata dalla debolezza. L'adulazione di un tiranno non è accreditabile a nessuno degli interessati; ma è uno degli effetti certi della tirannia sulle nature deboli

3. Per dare piacere. Senza alcun profondo disegno di guadagno, le persone gradevoli desiderano compiacere coloro con cui sono associate. Una certa stolta gentilezza può aiutare l'adulazione

4. Esprimere umiltà. Le persone molto umili sono tentate di attribuire agli altri buone qualità in contrasto con la propria indegnità

II IL PECCATO DI ADULAZIONE. Eliu ripudia giustamente l'idea di adulare qualcuno, anche se lo fa con un'inutile ostentazione di indipendenza. L'adulazione è cattiva in molti modi e implica molte cose malvagie

1. Falsità. Questo è il primo elemento di adulazione. Tu lodi un uomo in faccia al di là dei tuoi veri pensieri su di lui

2. Codardia. Se l'adulazione è indulgente per propiziarsi un potente tiranno, l'adulatore si umilia, e appare nel miserabile carattere di un vigliacco rabbrividito

3. Ateismo. L'adulazione dell'uomo tende a disprezzare la legge e la volontà di Dio. Se si dà troppo peso alla dignità e al rango di una persona, in realtà diventa per noi quasi un dio; corriamo il pericolo di dargli la deferenza che dovrebbe essere offerta solo al nostro Creatore

III LE CATTIVE CONSEGUENZE DELL'ADULAZIONE

1. Il rovesciamento della giustizia. Se un uomo "accetta persone" trascurerà la giustizia. Invece di considerare ciò che è giusto ed equo, l'adulatore considera ciò che è piacevole. In questo modo il diritto e l'equità sono messi da parte

2. La distruzione della fiducia. L'adulazione sarà sicuramente scoperta, e l'abitudine di adulare sarà presto riconosciuta. Allora le parole di ammirazione cessano di avere qualsiasi significato. Diventa impossibile dare un vero onore a una persona, perché questo non può essere distinto dai falsi onori che il sicofante riversa sul suo patrono. Non è più possibile sapere se l'approvazione, il sostegno e la lealtà vengono mantenuti o meno. I traditori si nascondono sotto il mantello dell'adulazione

3. L'ira di Dio. Eliu parla in modo un po' brusco del fatto che il suo Creatore lo ha portato via. È un tratto della sua fiducia in se stesso essere abbastanza a suo agio nel parlare di Dio. Eppure c'è una verità nelle sue parole. Dio non può sopportare la falsità e l'ingiustizia. Il suo favore non si conquista con l'adulazione; l'adulazione degli uomini sarà sicuramente scoperta da Dio, e quindi l'adulatore deve giacere sotto il disfavore del Cielo, anche mentre gode del favore del suo patrono terreno. - W.F.A

22 Perché non so dare titoli lusinghieri; cioè non è mia abitudine dare titoli lusinghieri, né ho alcuna conoscenza dell'arte. Dovrei aspettarmi che, se questa fosse la mia abitudine, il mio Creatore mi porterebbe via presto; mi avrebbe presto, cioè, rimosso dalla terra, come uno la cui influenza non era per il bene, ma per il male. L'adulazione è condannata da Giobbe, inGiobbe 17:5): da Davide, nei Salmi;Salmi 12:2,3; 78:36 e da Salomone, nel Libro dei Proverbi.Proverbi 2:16, 7:21, 20:19, 28:23 - , ss.

Illustratore biblico:

Giobbe 32

1 CAPITOLO 32

Giobbe 32:1-7

Allora si accese l'ira di Elihu.

Analisi del discorso di Elihu:

Dopo l'introduzione, Elihu rimprovera Giobbe, perché aveva preteso troppo per sé, e si era abbandonato a uno spirito di lamentela contro Dio. Egli prosegue dicendo che non è necessario che Dio sviluppi tutti i Suoi consigli e propositi per gli uomini; che Egli parla spesso in visioni notturne; e che il grande scopo dei Suoi rapporti è quello di togliere l'orgoglio all'uomo e di produrre vera umiltà. Lo fa con le dispensazioni della Sua provvidenza e con le calamità con cui visita il Suo popolo. Eppure egli dice: se, quando l'uomo è afflitto, sarà veramente penitente, Dio avrà misericordia e ristabilirà la sua carne, così che sarà più fresca di quella di un bambino. Il vero segreto, quindi, delle dispensazioni divine, secondo Elihu, il principio in base al quale egli spiega tutto, è che le afflizioni sono disciplinari, o sono progettate per produrre vera umiltà e penitenza. Non sono la prova assoluta di un'enorme malvagità e ipocrisia, come avevano sostenuto gli amici di Giobbe, né si poteva pretendere nell'afflizione di essere liberi dal peccato, o incolpare Dio, come egli intendeva che Giobbe avesse fatto. Rimprovera poi a Giobbe di mostrare un orgoglioso spirito di disprezzo, e soprattutto di aver sostenuto che, secondo i rapporti divini con lui, non sarebbe stato un vantaggio per un uomo essere pio e dilettarsi in Dio. Tale opinione implicava che Dio fosse severo e sbagliato nei Suoi comportamenti. Per far fronte a ciò, Elihu avanza una serie di considerazioni per mostrare l'inadeguatezza di osservazioni di questo tipo, e specialmente per dimostrare che il Governatore del mondo non può fare nulla di incompatibile con la benevolenza e la giustizia. Da queste considerazioni egli deduce che il dovere di una persona nella situazione di Giobbe era evidente. Era ammettere la possibilità di aver peccato e decidere che non avrebbe più offeso. Procede quindi a considerare l'opinione di Giobbe, secondo cui secondo le disposizioni della Divina Provvidenza non ci potrebbe essere alcun vantaggio nell'essere giusti; che i buoni erano soggetti a tante calamità, che nulla si guadagnava con tutti i loro sforzi per essere santi; e che non c'era profitto se un uomo era purificato dal peccato. A ciò Elihu risponde, mostrando che Dio è supremo; che il carattere dell'uomo non può giovargli; che Egli è governato da altre considerazioni nei Suoi rapporti rispetto a quelle che l'uomo ha un diritto su di Lui; e che ci sono grandi e importanti considerazioni che lo portano alla condotta che segue con gli uomini, e che lamentarsi di queste è prova di ribellione. Elihu poi conclude il suo discorso affermando:

1.) I veri principi dell'amministrazione divina, come egli li intendeva; e

2.) Dicendo che c'è molto nel governo divino che è imperscrutabile, ma che ci sono tali prove di grandezza e saggezza nel suo governo, ci sono così tante cose nelle opere della natura, e nel corso degli eventi, che non possiamo comprendere, che dovremmo sottometterci alla sua saggezza superiore. (Albert Barnes.)

Saggezza post-esilica:

Elihu sembra rappresentare la "nuova saggezza" che giunse ai pensatori ebrei nel periodo dell'esilio; e ci sono certe opinioni incorporate nel suo discorso che devono essersi formate durante un esilio che portò molti ebrei all'onore. La lettura data dell'afflizione è quella che segue la scoperta che la peccaminosità generale di una nazione può comportare il castigo su uomini che non sono stati personalmente colpevoli di un grande peccato, ma che sono partecipi della comune negligenza della religione e dell'orgoglio del cuore, e inoltre, che questo castigo può essere il mezzo di grande profitto per coloro che soffrono. Sarebbe duro dire che il tono è quello di una mente che ha afferrato il trucco dell'"umiltà volontaria", dell'auto-umiliazione pietistica. Eppure ci sono tracce di una tale tendenza, l'inizio di una tensione religiosa contraria all'ipocrisia legale, che corre, tuttavia, molto facilmente all'eccesso e al formalismo. Elihu, di conseguenza, sembra essere sull'orlo di una discesa dal robusto vigore morale dell'autore originale verso quel terreno basso in cui le false visioni della natura dell'uomo ostacolano la libera attività della fede. Elihu evita di attaccare la concezione del prologo, che Giobbe è un uomo perfetto e retto davanti a Dio. Prende lo stato del malato così come lo trova, e chiede come e perché è, e qual è il rimedio. Ci sono pedanterie e oscurità nel discorso, ma non si deve negare all'autore il merito di un attento e riuscito tentativo di adattare il suo personaggio al posto che occupa nel dramma. Al di là di questo, e dell'ammissione che si dice qualcosa sul tema della disciplina divina, è inutile giustificare l'apparizione di Elihu. Si può solo notare con meraviglia, di sfuggita, che Elihu avrebbe mai dovuto essere dichiarato l'Angelo Geova, o una personificazione del Figlio di Dio. (Robert A. Watson, D.D.)

Menti credulone e incredule:

1.) Elihu sembra essere stato un giovane di acuta percezione, intelletto vigoroso e posseduto dall'idea di avere la missione di insegnare e criticare gli altri. Vedeva i loro errori come farebbe uno spettatore e si prefiggeva di correggerli. La cosa che lo scuote in modo particolare è che, mentre Giobbe aveva chiaramente torto, gli amici non avevano colto la verità, avevano sbagliato più di lui, e questo egli lo considera come annullato per sempre, affinché non potessero immaginare che "gli avevano risposto" e che loro, e non Dio, "lo avevano abbattuto". Con questa visione delle loro rispettive posizioni, egli si mette all'opera per rispondere alle loro obiezioni e per correggere Giobbe. L'inizio del suo discorso a Giobbe dà l'impressione di una persona semplice e volutamente umile, tuttavia profondamente persuasa che la sua missione di consigliare e insegnare agli altri viene da Dio. Eppure c'è un'inclinazione a condannare gli altri, e un'apparente arroganza. All'inizio si descrive come "pieno di materia". Sembra vanità, ma non è necessario che lo sia. C'è una coscienza intuitiva dell'ispirazione nelle menti di alcuni uomini, e spesso sono giovani, il che sembra indicarli come uomini per compiere un'opera per Dio, o per l'avanzamento delle anime, ai loro giorni. Il potere che li spinge dentro di loro è uno a cui non possono resistere. È l'insegnamento e l'influenza di Dio. Molti giovani sono coscienti di una tale energia e, essendone consapevoli, non possono né resistere alla coscienza, né ostacolare l'espressione del potere. La società di solito condanna questi uomini, anche se spesso gli uomini devono approvare il loro lavoro nei giorni successivi. Sembra che Eliu sia stato così. Non era il possesso del potere di vedere la verità invisibile agli altri che era colpa sua; né era la coscienza che lo possedeva; ma la presunzione del potere, di offendere le leggi dell'umiltà e della modestia, e di spingere avanti la coscienza della propria capacità in modo tale da disprezzare e disprezzare gli altri, o dare agli altri l'impressione di essere disprezzati e trascurati

2.) Elihu apre il suo discorso con una calorosa protesta a favore dell'equità dei rapporti di Dio e contro le lamentele sollevate da Giobbe contro la disuguaglianza della provvidenza. Egli mostra che c'è un fine e uno scopo nei rapporti di Dio con l'uomo attraverso il dolore e il castigo. Si sofferma sulla perfezione del suo carattere. Poi procede a mostrare la potenza e l'onniscienza di Dio. La sua lamentela contro Giobbe è, non solo che ha effettivamente fatto del male, ma che i suoi argomenti sono di tale da fortificare i malvagi e rafforzare la posizione dei nemici di Dio. Egli conclude la sua rimostranza con il magnifico linguaggio del capitolo 37, in cui espone la grandezza delle opere della creazione. È offeso dalla deviazione di Giobbe dai sentieri riconosciuti della religione semplice verso quelli più subdoli e intricati di una ricerca in qualche modo metafisica sulle cause delle apparenti contraddizioni

3.) Le due condizioni mentali si vedono meglio in contrasto. Spesso li vediamo così nella vita. Le seguenti classi di uomini sono frequenti e familiari alla nostra mente. C'è un uomo che serve e ama sinceramente Dio. Egli non esita nella sua fede nel suo amore, nella sua scelta e nel suo intenso desiderio; Tuttavia, la sua mente è quella che esamina e soppesa tutto. Vede l'ineguaglianza della legge di Dio, se si prende solo la visione superficiale; scende più in basso e si sforza di trovare una base solida fondata sul senso morale e sulla condizione più profonda del progresso della società. Quest'uomo accetta e difende le scoperte della scienza; Non è sorpreso dalle apparenti contraddizioni. Tale era Giobbe. Elihu non capiva l'uomo dalla mente acuta e indagatrice, agitato, com'era Giobbe, sulle cause delle cose. Ci sono due classi di uomini tra noi; Coloro che giungono alla fine della fede attraverso la galleria dell'indagine, e coloro che vi riposano fin dall'inizio, e rabbrividirebbero nel dover porre la domanda che considerano già finalmente cullati nel sonno nella culla di una fiducia ignara e senza esitazione

4.) Elihu suggerisce a Giobbe 1 vari modi delle visite e dei rapporti di Dio con gli uomini. Elihu esprime una certa sorpresa per il fatto che Giobbe non acconsenta più facilmente e sinceramente alla giustizia dei rapporti di Dio, senza indagare e indagare così profondamente nelle azioni e nei motivi di Dio. Tanti uomini della specie di Eliu sono sorpresi dalla difficoltà che le menti più profonde sentono. Dapprima obietta che Giobbe ha da ridire su Dio per avergli dato fastidio, come se avesse il diritto di obiettare ai modi e alle leggi di Colui che lo ha creato. Cerca di convincere Giobbe della stretta connessione tra causa ed effetto nel rapporto di Dio con il Suo popolo, della realtà delle Sue intenzioni in ogni atto di prova o di umiliazione per trarre l'anima dell'uomo da qualche laccio di Satana, da qualche pozzo di distruzione, e per portarlo vicino a Sé. La lamentela di Elihu contro Giobbe è che non sente tutto questo. Egli esita riguardo a questa evidente connessione tra causa ed effetto; Cerca con più ansia, decide con più esitazione e prende coraggio con più cautela. Cerca i motivi e le cause. Un altro uomo, che ha la forte impressione che una certa linea d'azione sia un dovere, si aspetta che tutto lo guidi al riguardo; vede tutto attraverso quell'atmosfera, posseduto nell'anima di un tempo, immagina che tutto ciò che sente sia una nota che tende a richiamarlo. Guarda come ciascuna di queste classi si comporterebbe a...

(1) Castigo

(2) Calamità nazionale

(3) Le scoperte e i dettami della scienza

(4) Fenomeni naturali. Le due classi mentali sono molto distinte; ma entrambi possono essere religiosi, e ciò nel senso più alto; Ma avranno la tendenza a confondersi e a fraintendersi. C'è una dolorosa tendenza negli uomini religiosi ad essere ristretti gli uni verso gli altri. Possiamo fare a meno di essere severi nel nostro giudizio reciproco. (E. Monro.)

Il discorso di Elihu:

(I.) La controversia religiosa si è conclusa con un totale fallimento. Lunga fu la polemica di Giobbe e dei suoi tre amici; Il loro spirito era caldo, e variavano gli argomenti impiegati da entrambe le parti. Ma qual è stato il risultato? Nessuna delle due parti era convinta. Le polemiche si sono dimostrate il più grande ostacolo e la più grande maledizione alla causa della verità. "Il disaccordo", dice F. W. Robertson, "è ristoratore quando due uomini desiderano amorevolmente confrontare le loro opinioni, per scoprire la verità. La polemica è miserabile quando è un tentativo di dimostrare che l'altro si sbaglia. Perciò Cristo non avrebbe discusso con Pilato. La controversia religiosa fa solo male. Distrugge l'umile ricerca della verità; Getta tutte le energie nel tentativo di dimostrare che abbiamo ragione. In quello spirito denigratorio nessuno arriva alla verità. 'Egli guiderà i mansueti nel giudizio.' L'unico modo efficace per ripulire l'atmosfera dagli errori religiosi è quello di scuoterla con il respiro e illuminarla con i raggi della verità divina. Fate emergere la verità, indipendentemente dalle opinioni degli uomini".

(II.) Indignazione verso gli uomini che scaturiscono dallo zelo verso Dio. "Allora si accese l'ira di Elihu, figlio di Barachel il Buzita, della stirpe di Ram; la sua ira si accese contro Giobbe, perché giustificava se stesso piuttosto che Dio. La sua ira si accese anche contro i suoi tre amici". Uomini che odiano i loro simili perché le loro opinioni riguardo a Dio non coincidono con le loro. Com'è arrogante questo! È il considerare le nostre opinioni come la verità infallibile; e che cos'è questo se non lo spirito del papato?

2.) Quanto è empio questo! Uno zelo per Dio che accende l'indignazione negli uomini, è un falso zelo, uno zelo ripugnante per la natura divina

3.) Quanto è disumano questo! C'è qualcosa di più disumano che indignarsi con un uomo solo perché le sue opinioni non sono in accordo con le nostre?

(III.) Il rispetto per l'età che limita la parola dei giovani. "Io sono giovane, e voi siete molto vecchi; perciò ho avuto paura e non ho osato mostrarvi la mia opinione. Ho detto: I giorni devono parlare e la moltitudine degli anni deve insegnare la saggezza". Qui questo giovane appare in un aspetto molto consono e lodevole. Egli mostra...

1.) Un senso della sua inferiorità teologica derivante dalla sua giovinezza

2.) Una deferenza per il giudizio dei suoi superiori. "Ho detto, i giorni dovrebbero parlare". L'età dà all'uomo un grande vantaggio nel giudicare le cose. "Gli anziani", dice uno scrittore moderno, "hanno avuto l'opportunità di una lunga osservazione. Hanno conversato molto con gli uomini. Hanno visto i risultati di certi corsi di condotta, e sono arrivati a un periodo della vita in cui possono guardare la realtà delle cose, e non sono più influenzati dalla passione. Ricambiare il rispetto per i sentimenti degli anziani, l'attenzione ai loro consigli, la venerazione per le loro persone e la deferenza per loro quando parlano, sarebbe un'indicazione del progresso della società nei tempi moderni; e non c'è quasi nulla in cui ci siamo deteriorati rispetto alla semplicità dei primi tempi, o in cui siamo rimasti indietro rispetto al mondo orientale, tanto quanto la mancanza di questo". (Omilestico.)

7 CAPITOLO 32

Giobbe 32:7

I giorni dovrebbero parlare.

La voce dei giorni:

I giorni dovrebbero parlare. Lo fanno. Ognuno ha un messaggio

(I.) Ieri parla. Dice: "Impara da me". Imparare dall'esperienza del passato è uno dei nostri doveri primari. Ciò che si apprende con l'esperienza si comprende meglio: si ricorda meglio; ed è molto pratico nella sua influenza

(II.) Oggi parla. Dice: "Usami. Fate buon uso a me e ai miei doni". Sfrutta prontamente l'opportunità

(III.) Domani parla. Dice: "Lasciami in pace. Lasciami. Affidati a me con Dio. Non anticiparmi". Messaggio saggio e gentile! Quattro considerazioni lo dimostrano. Oggi ha abbastanza preoccupazioni. L'ansia non ci aiuterà a sopportare le preoccupazioni di domani. Cristo è il Signore di domani. E domani potrebbe essere molto diverso da quello che ci aspettiamo. (W. R. Stevenson, B.A.)

Il tempo cede la scadenza:

La distanza tra l'infanzia di un grande uomo e il culmine della sua grandezza è immensa, così che se avessimo potuto sentire Fox o Pitt pronunciare una delle loro più grandi orazioni, sembrerebbe impossibile che sia mai stato il giorno in cui quelle labbra non avrebbero potuto pronunciare nemmeno il nome di colei le cui braccia erano tutto il loro mondo, il loro orizzonte, il loro parlamento, la loro unica terra e solo cielo. L'uomo è quindi un accumulo. Cresce come cresce l'albero. Il piccolo arbusto di quercia è alto solo un piede nella prima estate, ma intorno ad esso i venti, le piogge e il sole giocano, e gettano le loro offerte sul loro favorito, e con gioia li riceve, e li ammucchia, e quando sono passati cento anni, si erge il grande monumento della foresta, carico di tutte le forze vitali che gli si sono avvicinate in tutti i cento anni. Il suo grande tronco rappresenta il sole e la pioggia caduti cento anni prima. È probabile che la nostra terra nei suoi primi giorni presentasse solo una superficie di roccia vulcanica, desolata come Gibilterra; E poi venne l'influenza della pioggia, dell'atmosfera e del sole, che dissolse la superficie e creò quel terreno in cui vivono gli alberi e l'erba, e che l'aratro può spostare così facilmente. Comunque sia, la filosofia di questo mondo è l'azione, e la conservazione di questa azione in una nuova forma. In un tale teatro di forze Dio ha ritenuto opportuno collocare l'uomo, e se la creatura prediletta di Dio è fedele al suo mondo, ogni anno viene e aggiunge alla sua mente e al suo cuore molto più volentieri di quanto le giornate estive aggiungano alla quercia inconsapevole. La missione principale della terra deve essere quella di aiutare la mente a progredire verso una condizione superiore di ogni facoltà. In armonia con l'intera teoria della terra, Eliu apre il suo discorso a Giobbe e lascia cadere una delle più belle verità: "I giorni insegneranno e gli anni insegneranno la sapienza".

Omelia per il nuovo anno:

Il tempo dovrebbe essere educativo. Ogni giorno ha le sue lezioni divinamente organizzate che ci si aspetta che impariamo. I "giorni" con i loro processi educativi dovrebbero gettare una luce più brillante sui grandi problemi della vita e rendere il sentiero verso il mondo nascosto meno spettrale e oscuro. Ci può essere età senza saggezza, e ci può essere saggezza senza una "moltitudine di anni". C'è una saggezza che nasce solo dall'esperienza; E l'esperienza può arrivare solo con la crescita silenziosa degli anni. Che cos'è la saggezza? La corretta applicazione dei mezzi ai fini. La saggezza è conoscenza ridotta a pratica. Ma ci può essere saggezza mondana ed età avanzata senza "intelligenza". Gli uomini possono essere intellettualmente colti e saggi, ma moralmente sciocchi nei loro tentativi di interpretare le questioni e i problemi nel regno superiore dello spirituale e del divino. Il mentale non può mai interpretare da solo lo spirituale, il metafisico, il divino. Le rivelazioni morali non giungono a nessuno, se non a coloro che sono preparati in cuor loro e attendono di riceverle. Questo è il segreto degli errori che i nostri intelligenti scienziati commettono oggi nelle loro interpretazioni dei geroglifici dell'universo spirituale: li leggono, li scandiscono alla luce dell'intellettuale, e ne indovinano il significato per mezzo della conoscenza secolare, della mera ragione colta. Ci deve essere lo spirito bambino dell'umiltà, della ricettività, della sottomissione e dell'amore, altrimenti Dio rimarrà un mistero nascosto, impalpabile, non realizzato, e l'universo spirituale un volume sigillato, un oracolo muto, una terribile incertezza. I misteri della vita sono chiari solo nella luce che nasce dall'"ispirazione" divina. Elihu, istruito dallo spirito, vide sotto l'apparenza, il vero disegno delle sofferenze di Giobbe. Erano "disciplina morale", non "visita giudiziaria". Entrambe le parti guardavano lo stesso oggetto, ma i tre filosofi lo vedevano attraverso il mezzo della loro filosofia, ed Elihu attraverso il mezzo della filiazione, filialmente; Da qui la differenza! Il cuore vede più lontano della testa, e il suo amore cristiano interpreta con esattezza ciò che il dizionario confonde e la filosofia contraddice. "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio." (J. O. Keen, D.D.)

Le lezioni del tempo:

(I.) Il tempo dispiega il progetto della nostra vita. La nostra curiosità ci spinge spesso a desiderare una conoscenza presente degli eventi futuri. Li capiremmo se venissero rivelati? Metti un libro di aritmetica in mano a un bambino e dici: In questo libro troverai la pratica, la proporzione, le frazioni, l'interesse, ecc. Il bambino gira le foglie dall'inizio alla fine, ma non ha ancora imparato la numerazione. Il libro non è di alcuna utilità, sebbene contenga la saggezza dell'aritmetico. Quindi, se avessimo visto la fine fin dall'inizio, non saremmo più saggi. Dio ha conservato le altre pagine del Libro finché non abbiamo imparato la prima; gli altri non sono sporchi

1.) La vita umana è ordinata da Dio. Ordina i nostri passi. Cingere Ciro per il suo lavoro, anche se non lo sapeva. È impossibile realizzare e dare valore alla vita se non si assume questa visione di essa. La sua origine sacra e la sua organizzazione divina costituiscono la base della fede

2.) La vita umana si sviluppa gradualmente. Poiché è Divino, è misterioso. Tutte le opere di Dio sono passate attraverso il tempo. La materia e gli eventi devono sempre girare in cicli. Solo Dio è inamovibile. "Io, il Signore, non cambio".

(II.) Il tempo dispiega le nostre capacità di vivere. La crescita è una caratteristica della vita; il cambiamento, quello della natura inanimata

1.) L'uomo diventa un essere intelligente con l'esercizio del tempo. Ci sono attività che tendono sia a rivelare ciò che dovremmo sapere, sia ad ampliare la nostra capacità di conoscerlo. Si tratta di un processo duplice. I cervelli non esercitati sono nani. Le menti che si esercitano su ciò che le piace, e ne fanno il loro passatempo, crescono come il salice, molto a lungo, ma molto debole

2.) L'uomo diventa un essere morale considerando il tempo. La vita procede gradualmente, come un panorama, affinché possiamo osservare i suoi movimenti e conoscere in essi i propositi di Dio. Impariamo la natura delle azioni attraverso l'esercizio della facoltà intuitiva, così come le azioni si rivelano. La moralità e la responsabilità si dispiegano per gradi

3.) L'uomo diventa un essere sociale attraverso il godimento del tempo. Abbiamo la capacità di gioire, e la vita ha benedizioni per esercitare questa capacità. Ogni periodo della vita ha il suo fascino

(III.) Il tempo dispiega i grandi scopi della vita

1.) Lo sviluppo della vera virilità. L'uomo è la creatura ideale di Dio. Tutti gli altri sono gradini superiori all'uomo. L'evoluzione è il graduale dispiegarsi nella creazione dell'incarnazione finale della materia e della vita

2.) L'unità delle varie parti. C'è un periodo in cui non considereremo la vita come atomi separati dai loro parenti, o contraddizioni, ma un tutto, con tutte le sue parti ben messe insieme, e tutte le cose che lavorano per il nostro bene. (T. Davies, M.A.)

Il passato:

(I.) Il passato dovrebbe parlare di noi

1.) Parla dei peccati commessi. Gli spettri sembrano emergere dagli archi oscuri del passato e affrontarci ad ogni angolo. Raccontano di peccati di omissione e peccati di commissione; Parlano di fallimenti qui e di errori là. Il passato è oscuro e pochi riescono a guardarlo in faccia senza arrossire

2.) Parla di privilegi abusati. I mezzi della grazia trascurati, la preghiera trattenuta, il Vangelo declinato

3.) Parla di opportunità trascurate

(1) Opportunità di fare del bene

(2) Opportunità di diventare bravi

(II.) Il passato dovrebbe parlarci

1.) Dovrebbe parlarci della fragilità della vita umana

2.) Dovrebbe parlarci della brevità del tempo

3.) Dovrebbe parlarci della futura ricompensa dei santi e della punizione degli empi. La voce del passato dice: "Chi semina per la carne, mieterà corruzione dalla carne", ecc

(III.) Il passato dovrebbe parlare in noi e imprimere la nostra coscienza morale riguardo ai nostri obblighi personali

1.) Dovrebbe insegnarci a sviluppare uno spirito di gratitudine. "Lodate il Signore, perché egli è buono; poiché la Sua misericordia dura in eterno", è il linguaggio del cristiano riflessivo e intelligente tanto quanto l'enfatica espressione della rivelazione

2.) Dovrebbe predicarci la parte della nostra responsabilità personale verso noi stessi; alle nostre famiglie; alla Chiesa; al mondo

3.) Dovrebbe insegnarci una maggiore fedeltà a Dio

4.) Dovrebbe ispirarci una serietà divina. Conclusione: meditate sul passato. Piangete per i suoi peccati e i suoi fallimenti. Cerca di migliorarlo. Chiedete l'aiuto divino per avere successo. (Lo studio.)

Esperienza ancestrale: un maestro di scuola divino:

(I.) Una facoltà distintiva nella natura umana. Di tutte le creature su questa terra, solo l'uomo ha il potere di trarre istruzione dall'esperienza degli altri. Non abbiamo motivo di credere che gli uccelli del cielo o le bestie dei campi derivino una particella di informazione da uno qualsiasi dei loro antenati attraverso le ere che sono passate

1.) La facoltà collega tutte le generazioni insieme in un'unità mentale

2.) Questa facoltà spiega il graduale progresso del mondo in intelligenza. Ogni epoca costruisce un nuovo strato di intelligenza generale, su cui la successiva si fa avanti e lavora, e così le generazioni scalano sempre la collina della conoscenza

3.) Questa facoltà accresce la responsabilità morale del mondo. Su di noi è giunta la fine dei secoli

(II.) Una triste perversione nella natura umana. Nelle questioni secolari impariamo costantemente dall'esperienza dei nostri antenati. Ci avvaliamo delle loro scoperte. Ma nelle questioni morali e spirituali siamo lenti ad imparare. L'esperienza ancestrale ci insegna lezioni su argomenti spirituali non solo nelle opere storiche generali del mondo, ma soprattutto nella Bibbia. La Bibbia, per la maggior parte, è un resoconto dell'esperienza dell'uomo in relazione alle relazioni più elevate e più solenni dell'essere. (Omilestico.)

8 CAPITOLO 32

Giobbe 32:8

Ma c'è uno spirito nell'uomo.

Lo spirito nell'uomo:

Possiamo definire lo "spirito" solo con le negazioni, ma le negazioni sono positive, in quanto sono i limiti e le imperfezioni della materia che negano. Lo spirito, sebbene utilizzi organi e strumenti materiali, è distinto da loro, il loro proprietario e padrone. La scienza moderna fa derivare la discendenza dell'uomo da ciò che siamo stati abituati a chiamare l'ordine inferiore degli esseri. Confesso una forte preferenza per la genealogia, i cui due anelli di congiunzione sono: "che era il Figlio di Adamo, che era il Figlio di Dio". L'uomo ha le stesse condizioni materiali, l'ambiente e le necessità dei suoi simili più umili. Ma c'è nell'uomo una coscienza immateriale, sovramateriale, in cui egli differisce dai bruti, non solo per il grado, ma per il genere, qualcosa in cui l'istinto non potrebbe mai crescere, occupando una gamma di pensieri, conoscenze e aspirazioni che per il bruto è e sarà sempre una regione inesplorata? A questa domanda cerchiamo di rispondere

1.) Notate il potere dell'uomo di progredire, come si manifesta sia individualmente che collettivamente. La rondine costruisce il nido più bello della sua vita la prima primavera della sua vita. Ma gli antecedenti e l'ambiente dell'uomo non forniscono i primi elementi per calcolare la sua orbita, che può intersecare il cerchio più esterno del sistema materiale a cui appartiene, e estendersi fino alla regione non mappata al di là, come la cometa vola in profondità di spazio più remote di quelle del pianeta. Anche l'uomo, l'unico di tutti gli animali, cresce collettivamente e di generazione in generazione. Ogni generazione di uomini monta sulle spalle di quella che l'ha preceduta. I fatti sono riassunti in principi; La conoscenza è condensata in verità generali, e le acquisizioni di mille anni sono portate dal bambino dalla scuola elementare. Non c'è peculiarità fisica nell'uomo che possa spiegare questa potenza di progresso. È attribuito alla parola? La mano umana non può spiegare il progresso dell'uomo. La facoltà dell'uomo di progredire è dovuta a cause del tutto estranee al suo sviluppo fisico e alla possibilità della coscienza materiale. Non abbiamo alcuna prova che gli altri animali abbiano alcuna conoscenza, tranne quella che arriva loro immediatamente attraverso i sensi. Essi non mostrano alcuna apprensione per i principi, per la moltitudine di fatti comprensivi, per le verità generali. La superiorità dell'uomo consiste nella sua capacità di idee super-sensuali, che non possono essere elaborate da alcun apparato materiale concepibile. L'uomo con la sua vista mentale vede una classe o una legge così distintamente come l'occhio discerne un singolo oggetto; e ancora di più, con stadi più elevati di astrazione e generalizzazione, egli risolve gruppi di classi in classi più complete, fascicoli di leggi in singole leggi di una portata più ampia, fino a quando in ogni settore si impadronisce di un principio unificante sotto il quale tutte le classi possono essere raggruppate, o a cui tutte le leggi possono essere riferite. Da questi principi egli deduce deduzioni che i sensi non avrebbero mai potuto scoprire. E tutto l'apparato immaginativo dell'uomo è super-sensuale

2.) I fenomeni della natura morale dell'uomo non possono essere derivati dalla sua organizzazione materiale. Di tutti gli esseri sulla terra, solo l'uomo conosce la distinzione tra il bene e il male. La prima questione dell'etica, sia teorica che pratica, riguarda la natura delle distinzioni morali, la differenza essenziale tra il bene e il male. I filosofi materiali vedono l'origine di questa distinzione nelle diverse sensazioni di piacere e dolore; e che la coscienza deriva unicamente dall'osservazione di ciò che è approvato e di ciò che non è approvato. Ma il materialismo non può spiegare né la natura morale né quella religiosa di un uomo. Concludiamo che la scienza naturale non può staccare la presa dell'uomo sull'albero ancestrale che fa risalire la sua discendenza da Dio. In Gesù Cristo stesso troviamo il più forte di tutti gli argomenti contro la teoria dell'evoluzione materiale come applicabile alla parte superiore della natura dell'uomo. (A. P. Peabody, D.D.)

Spirito umano e ispirazione divina:

Leggete il testo così: "C'è uno spirito nell'uomo, e l'interiorizzazione dell'Onnipotente dà loro intelligenza". Lo spirito nell'uomo è quell'appartamento speciale della sua natura che è stato escogitato e adatto per il rapporto personale tra lui e Dio. Lo spirito nell'uomo è per la grande inspirazione di Dio ciò che i polmoni sono per l'aria circostante. È l'elemento del nostro essere che stabilisce in noi le possibilità religiose. "C'è uno spirito nell'uomo" e, come ogni altro istinto del nostro essere, si presenta a noi con autorità e ci impone imperiosamente il suo mandato. Siamo religiosi per natura. È proprio questa facoltà divinamente operata, e questa corda divinamente suonata, che costituisce realmente la forza e la tenacia delle nostre convinzioni religiose. L'ispirazione qui ha a che fare, in modo puramente generale, con la comunicazione personale di Dio di Se stesso a noi e, nel punto spirituale del nostro essere, con l'impartire a noi le energie della Sua saggezza, santità e potenza. Non è nostra preoccupazione capire come ciò avvenga. Il primo lavoro d'ufficio di ispirazione è quello di creare in noi un nuovo vigore personale e una nuova animazione spirituale. Il personaggio non può essere costruito. Non può essere messo insieme. Ha bisogno prima di tutto di un principio che sia animato, e quindi di un principio che sia animante. È stato un impulso più ardente, determinato e appassionato di qualsiasi cosa di cui siamo naturalmente posseduti. Non abbiamo bisogno di nulla di più di una forza vitale determinante nel nucleo del carattere, un impulso dall'anima stessa di Dio, che ci tenga nella sua morsa calda, ferma e irresistibile, e ci spinga con uno slancio che ha in sé la stessa pressione di Geova. E tutto questo è un abbozzo dell'ispirazione divina. Questo può sembrare ciò che i teologi chiamano "rigenerazione". L'uomo nuovo, la nuova vita, è solo un altro nome per il carattere forgiato dall'impulso determinante di un'ispirazione divina. Ciò di cui abbiamo bisogno prima di tutto non è di agire come Cristo, ma di avere esattamente lo stesso Spirito Divino che opera al centro della nostra vita che ha lavorato al centro della Sua, e poi gli atti si prenderanno cura di se stessi. Tutta la vera virilità cresce attorno a un nucleo di divinità. La virtù è al sicuro solo quando è ispirata. Un altro lavoro d'ufficio di ispirazione è quello di creare in noi percezioni fresche e vivide della verità divina. Abbiamo bisogno di tanta ispirazione per leggere la Bibbia quanto i suoi autori hanno bisogno di adattarli per scriverla. Nessun credo cristiano è mai stato costruito. È la forma in cui un uomo modella le proprie esperienze delle cose di Dio e della propria anima. Se continueremo a conoscere il Signore, il nostro credo cambierà. Il pensiero cristiano continuerà a crescere meglio, più profondo, più vero, finché i cristiani, lungo il sentiero luminoso dell'autorivelazione di Dio a loro, continueranno ad entrare nelle cose più profonde di Dio e nelle intimità più strette di Dio. E inoltre, le ispirazioni dell'Onnipotente sono adatte a diventare per noi la qualifica per tutti i tipi di azioni sante. Facciamo un lavoro faticoso per essere buoni, perché non permettiamo che le ispirazioni di Dio lavorino in noi: e facciamo un lavoro fastidioso per fare il bene perché non lasciamo che le ispirazioni di Dio lavorino attraverso di noi... Il nostro bisogno comune e comprensivo è dell'ispirazione dell'Onnipotente, del soffio diretto in noi del soffio di Dio, con tutta la saggezza, la santità e la potenza che un tale afflato divino comporta, affinché, sia che parliamo, sia con la parola che con l'azione, possiamo parlare come gli oracoli di Dio; e sia che ministriamo, possiamo farlo secondo la capacità che Dio dà: affinché Dio possa essere glorificato in ogni cosa per mezzo di Cristo Gesù. (Charles H. Parkhurst, D.D.)

Dio la fonte di ogni sapienza:

Una volta fu chiesto al professor Morse, il famoso inventore del telegrafo elettrico: "Professore, quando faceva i suoi esperimenti laggiù nelle sue stanze all'università, è mai venuto a fermarsi, senza sapere cosa fare dopo?" "Oh sì; più di una volta". «E in quei momenti, che cosa hai fatto dopo?» «Posso rispondervi in confidenza, signore», disse il professore, «ma è una questione di cui il pubblico non sa nulla. Ogni volta che non riuscivo a vedere chiaramente la mia strada, pregavo per avere più luce". «E la luce in genere arrivava?» «Sì. E posso dirvi che quando mi sono giunte onorificenze lusinghiere dall'America e dall'Europa a causa dell'invenzione che porta il mio nome, non ho mai sentito di meritarle. Avevo fatto un uso prezioso dell'elettricità, non perché fossi superiore agli altri uomini, ma solo perché Dio, che la intendeva per l'umanità, doveva rivelarla a qualcuno, e si è compiaciuto di rivelarla a me". Il primo messaggio dell'inventore - "Che cosa ha fatto Dio" - suggeriva in modo inequivocabile l'ispirazione che diede longevità alla sua opera e la rese una luce per il mondo

Sull'uomo come essere razionale e morale:

L'eccellenza intrinseca della nostra natura. Considera l'uomo...

1.) Come essere razionale. Come possiamo altrimenti spiegare quella superiorità che l'uomo ha acquisito su tutti gli altri abitanti di questo mondo? Nelle condizioni più basse della società umana c'è sempre una marcata preminenza nell'uomo sugli altri animali. Nell'uomo ci sono sempre segni di una mente che possiede in qualche misura un'energia creativa e inventiva. Gli effetti di questa potenza nell'uomo non sono affatto piccoli e insignificanti. Mentre egli è ancora lontano da ciò che chiamiamo civiltà, la grandezza nativa della mente umana si manifesta in audaci esercizi di genio; E man mano che procede nella sua carriera, l'uomo scopre costantemente nuove risorse. Che cos'è questo potere? Non è ciò che il testo dichiara essere, "uno spirito nell'uomo, l'ispirazione dell'Onnipotente"? Seguendo i principi della ragione naturale, che cos'è, infatti, che produce nella nostra mente la credenza dell'esistenza del Dio supremo, se non la percezione che il mondo che abitiamo porta forti indizi di un disegno e di un'intelligenza impiegati nella sua formazione? La nostra connessione con Dio è impressa nella nostra mente dalle prove stesse che ci portano alla conoscenza della Sua esistenza, e non potremmo sapere che esiste un tale Essere se non provassimo le Sue opere con la scala della nostra ragione

2.) La stessa grande verità apparirà se consideriamo l'uomo come un essere morale. Altri animali seguono ciecamente l'impulso dell'appetito. Nella mente dell'uomo è impressa una regola in base alla quale egli giudica se stesso, un senso del bene e del male nella condotta, per mezzo della quale egli diventa consapevole di essere oggetto o di amore e stima, o di disprezzo e odio. Rifletta sull'altissima dignità e importanza di questa parte della nostra costituzione; quanto ci eleva al di sopra delle altre creature; quanto stretta è la connessione che si forma tra noi e l'Onnipotente. Come possiamo derivare, se non da Dio stesso, se non dallo spirito che Egli ha soffiato nell'uomo, un sentimento di quelle eccellenze, un amore o un'aspirazione a quella bontà che costituisce indiscutibilmente il suo più grande attributo? Non è forse evidente il nostro rapporto con la natura divina in questo, che solo noi, tra tutte le creature che respirano sulla terra, siamo in grado di gustare quelle perfezioni che sole rendono Dio stesso oggetto di adorazione e di amore? (J. Morehead, M.A.)

Sull'uomo come essere religioso:

L'uomo non solo ha ricevuto la comprensione dall'ispirazione dell'Onnipotente, ma sa che è così; ed egli è spinto dalla natura ad elevare i suoi pensieri alla contemplazione di quel grande Essere che gli ha conferito una così alta preminenza. È questo principio che ci distingue dagli animali inferiori, ancor più della nostra ragione o delle nostre percezioni morali. Lui solo, tra tutte le creature, non pensa che sia presunzione rivolgersi al Dio sconosciuto. Dovunque esista l'uomo, quindi, troverete la religione. Raccogliendo tutte le follie della superstizione, si è cercato di dimostrare che la religione dell'uomo è piuttosto una prova della debolezza che dell'altezza della sua natura. Bisogna ammettere che i vizi e le follie dell'uomo si sono manifestati così frequentemente in mezzo ai suoi sentimenti religiosi come in qualsiasi altra parte del suo carattere. Eppure le perversioni della religione non dovrebbero mai essere trattate con leggerezza e noncuranza; sono piuttosto oggetti di pietà. Ma anche queste superstizioni provano che l'uomo è per natura un essere religioso. L'uomo è uno spirito, offuscato e oscurato, che lotta con le tenebre e incatenato dal peccato, ma che mira a cose elevate e si sforza di ritrovare alcuni barlumi della forma divina, che era abituata a camminare con l'uomo mentre era ancora nel giardino dell'innocenza primordiale

1.) Lasciate che gli studenti proseguano le loro indagini con una crescente riverenza per la natura a cui appartengono

2.) Valorizzare il cristianesimo che ha portato alla luce l'immortalità. (Ibidem)

Il mondo interiore:

C'è uno spirito nell'uomo, una personalità razionale, responsabile, immortale. Questo spirito è stato chiamato "il mondo interiore" e, in verità, di tutti i mondi è il più grande e il più meraviglioso. Come il mondo esteriore della natura, ha la sua orbita, le sue rivoluzioni e il suo centro. Le anime creano i propri centri. La Bibbia insegna ovunque la distinzione tra l'anima e la materia. Questo mondo è il mondo più grande

1.) È un mondo la cui esistenza è completa in se stessa

2.) È un mondo che ha un potere automoltiplicante

3.) È un mondo cosciente della propria esistenza

4.) È un mondo che può fare uso dell'esterno

5.) È un mondo che può riconoscere devotamente il suo Creatore

6.) È un mondo che il suo Creatore ha fatto sforzi straordinari per restaurare

7.) È un mondo che può escludere il suo Creatore. Conclusione-

(1) Considerate il triste stato morale di questo "mondo interiore".

(2) Studia profondamente questo mondo dentro di te

(3) Coltivate seriamente questo mondo interiore. (Omilestico.)

17 CAPITOLO 32

Giobbe 32:17

Anch'io mostrerò la mia opinione.

Lo spirito e il messaggio di Elihu:

Questo è l'inizio della dichiarazione di Elihu. È una voce piuttosto nuova. Non abbiamo mai sentito nulla di simile prima. Il tono della voce di Eliu è così sorprendente che alcuni si sono chiesti se il suo discorso faccia davvero parte del poema originale, o sia stato aggiunto da qualche mano successiva. Lo affrontiamo come lo troviamo qui. Non per questo meno ci è gradito il fatto che si tratti di una voce giovane, fresca, affascinante, audace, piena di vitalità, che non manca di una musica più alta, morale, solenne, profondamente religiosa. Sembra anche che sia una voce imparziale; poiché Elihu dice: "Io non sono parte in questa controversia: Giobbe non ha detto nulla a me né contro di me, e quindi vengo alla conferenza senza alcun pregiudizio: ma sono tenuto a mostrare la mia opinione: non parlo spontaneamente; Sono costretto a questo; Non posso permettere che l'occasione finisca, anche se le parole sono state tante e gli argomenti così vani, senza mostrare anche ciò che penso sull'intera questione. Un oratore del genere è il benvenuto. Gli uomini seri rinfrescano sempre ogni controversia in cui entrano: e i giovani devono parlare con audacia, con la freschezza di pensiero e di parola che li caratterizza; dovrebbero essere ascoltati; Le questioni religiose sono di infinita importanza per loro: a volte imparano dai loro errori; Ci sono occasioni in cui l'autocorrezione è il miglior tutor. È bene per noi sapere cosa pensano gli uomini. È inutile parlare a pensieri che non esistono, a domande che in realtà non eccitano le sollecitudini degli uomini. Meglio sapere, in modo diretto e franco, ciò a cui gli uomini stanno pensando, e ciò a cui vogliono arrivare, e rivolgersi al loro dolore e alla loro necessità immediata. Eliu ci aiuterà in questa direzione. Arriva un momento in cui il vecchio modo di mettere le cose deve cedere il passo a un nuovo metodo. Ma se i vecchi non sono sempre saggi, i giovani non sono sempre completi. Viviamo in un'epoca di cambiamenti dottrinali. C'è ora l'opportunità per un Elihu, la cui ira è divinamente accesa, di fare il grande progresso nel tentare l'istruzione superiore dell'anima. Elihu deve venire; quando verrà, sarà ucciso, ma un altro Elihu deve prendere il suo posto, e andare avanti con l'opera finché il nemico non si stancherà del sangue, e lascerà che l'ultimo Elihu abbia udienza. Possiamo cambiare le forme senza cambiare le sostanze. Ammettiamo che i nuovi metodi di affermazione delle vecchie verità siano perfettamente legittimi. Né condanniamo un uomo che ricorre a espressioni nuove, se non danneggia la sostanza della cosa che intende rivelare. Prendiamo, ad esempio, la dottrina della preghiera. La dottrina della preghiera è stata derisa o fraintesa, o espressa in modo imperfetto. Ogni uomo deve affermare questa dottrina per se stesso. Solo il singolo uomo sa cosa intende per preghiera. Non esiste una definizione generica e definitiva che possa essere messa a tacere nell'ambito di un lessico. Chi può definire la preghiera una volta per tutte? Solo l'Onnipotente. Ogni supplicante sa cosa intende quando prega il Padre suo che è nei cieli. Non deve essere sovraccaricato dalle definizioni di altri uomini; essi non faranno altro che appesantire la sua preghiera; Essi soffocheranno solo la musica della sua supplica. Supponiamo di dire: la preghiera è buona in caso di malattia, ma si ferma all'intervento chirurgico. Che cosa meravigliosa da dire, meravigliosa per la sua vacuità e vanità. Eppure, quanto siamo inclini a sorridere quando ci viene detto che la preghiera è estremamente buona per eliminare malattie nervose o immaginarie, ma la preghiera si ferma sempre all'intervento chirurgico; La preghiera non ha mai pregato di nuovo l'arto di un uomo quando l'aveva perso una volta. Come si dice, l'infermieristica è molto buona, ma si ferma sempre alla morte. Così fa; così deve essere. Come si può dire, la mietitura è molto buona, ma la mietitura si ferma sempre all'inverno. Questo è vero, ed è giusto. "Ciò che manca non può essere contato". La legge deve avere una certa ragionevolezza, altrimenti cessa di essere legge: quando perde la sua ragionevolezza perde la sua dignità e la facoltà di impadronirsi del giudizio generale e della fiducia personale dell'uomo. Anche i miracoli stessi potrebbero essere giocati, trasformati in luoghi comuni, degradati in familiarità del tutto prive di valore. La preghiera può fermarsi e si ferma all'intervento chirurgico, ma l'amore stesso ha un punto in cui si ferma all'improvviso; l'aria viva ha un punto in cui ricade, per così dire, impotente; Tutti i ministeri della natura si fermano a punti assegnabili, dicendo che senza l'assenso, il consenso e la cooperazione dall'altra parte non si può fare alcun miracolo. In tutti questi casi si consideri la ragionevolezza e la legge, e la necessità di confini e di fissità nell'educazione e nella cultura dell'umanità. D'altra parte, altri priverebbero la preghiera di ciò che molti hanno considerato una caratteristica essenziale. Al fine di mantenere la dottrina della preghiera che possono avere, sono ben lieti di svuotarla dell'elemento della domanda. Non sono restii ad avere un'aspirazione, una specie di comunione poetica con l'invisibile, ma completerebbero una grande opera di evacuazione nella direzione della richiesta, della petizione, della sollecitazione; Avrebbero congedato il mendicante dall'altare e avrebbero fatto entrare solo il contemplatore poetico, o l'entusiasta spirituale, o il comunicante mistico. Per questo non vedo alcun motivo. Mi attengo alla vecchia dottrina di "Chiedete e riceverete: non avete, perché non chiedete: se qualcuno manca di sapienza, la chiedano a Dio". Che ci possano essere abusi nella direzione dell'adescamento è ovvio; Ma non dobbiamo mai rinunciare alla realtà perché se ne può abusare. (Joseph Parker, D.D.)

18 CAPITOLO 32

Giobbe 32:18

Poiché io sono pieno di materia.

Idee ed espressione:

Sainte-Beuve osserva che la grande arte della parola, come del servizio militare, è quella di raccogliere, mantenere e mettere in campo contemporaneamente il maggior numero di forze. Alcuni generali possono gestire solo pochi uomini, e alcuni oratori possono gestire solo una o due idee. "Ci sono scrittori che assomigliano al maresciallo Soubise: quando ebbe radunato tutte le sue truppe a sua disposizione, non sapeva cosa farne, e le disperse di nuovo per poter combattere con maggiore vantaggio. Così so di scrittori che, prima di scrivere, scartano metà delle loro idee perché riescono ad esprimerle solo una per una: è pietoso. Dimostra che si è imbarazzati dalle proprie risorse".

Riferimenti incrociati:

Giobbe 32

1 Giob 6:29; 10:2,7; 13:15; 23:7; 27:4-6; 29:11-17; 31:1-40; 33:9

2 Sal 69:9; Mar 3:5; Ef 4:26
Ge 22:21
Giob 10:3; 27:2; 34:5,6,17,18; 35:2; 40:8; Lu 10:29

3 Giob 32:1; 24:25; 25:2-6; 26:2-4
Giob 8:6; 15:34; 22:5-30; At 24:5,13

4 Giob 32:11,12; Prov 18:13

5 Giob 32:2; Eso 32:19

6 Lev 19:32; Rom 13:7; 1Ti 5:1; Tit 2:6; 1P 5:5
Giob 15:10
Giob 15:7; 1Sa 17:28-30

7 Giob 8:8-10; 12:12; 1Re 12:6-8; Sal 34:11,12; Prov 1:1-4; 16:31; Eb 5:12

8 Giob 4:12-21; 33:16; 35:11; 38:36; Ge 41:39; 1Re 3:12,28; 4:29; Prov 2:6; Ec 2:26; Dan 1:17; 2:21; 1Co 2:10-12; 12:8; 2Ti 3:16; Giac 1:5

9 Ger 5:5; Mat 11:25; Giov 7:48; 1Co 1:26,27; 2:7,8; Giac 2:6,7
Giob 12:20; Ec 4:13

10 1Co 7:25,40

11 Giob 32:4; 29:21,23
Giob 5:27; Prov 18:17; 28:11; Ec 12:9,10

12 Giob 32:3; 1Ti 1:7

13 Ge 14:23; Giudic 7:2; Is 48:5,7; Zac 12:7
Giob 12:2; 15:8-10; Is 5:21; Ger 9:23; Ez 28:3; 1Co 1:19-21,27-29; 3:18
Giob 1:21; 2:10; 4:9; 6:4; 19:6,21; Giov 19:11

15 Giob 6:24,25; 29:22; Mat 7:23; 22:22,26,34,46

16 Giob 13:5; Prov 17:28; Am 5:13; Giac 1:19

17 Giob 32:10; 33:12; 35:3,4

18 Sal 39:3; Ger 20:9; Ez 3:14-27; At 4:20; 2Co 5:13,14

19 Mat 9:17

20 Giob 13:13,19; 20:2; 21:3
Prov 8:6,7

21 Giob 13:8; 34:19; Lev 19:15; De 1:17; 16:19; Prov 24:23; Mat 22:16
2Sa 14:17,20; At 12:22,23; 24:2,3

22 Giob 17:5; Sal 12:2,3; Prov 29:5; 1Te 2:5; Ga 1:10

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