Nuova Riveduta:

Giobbe 33

Eliu annuncia la salvezza di Dio
1 «Ma pure, ascolta, o Giobbe, il mio dire, porgi orecchio a tutte le mie parole!
2 Ecco, apro la bocca, la lingua parla dentro il mio palato.
3 Nelle mie parole è la rettitudine del mio cuore; le mie labbra diranno sinceramente quello che so.
4 Lo Spirito di Dio mi ha creato, e il soffio dell'Onnipotente mi dà la vita.
5 Se puoi, rispondimi; prepara le tue ragioni, fatti avanti!
6 Ecco, io sono uguale a te davanti a Dio; anch'io fui tratto dall'argilla.
7 Spavento di me non potrà quindi coglierti e il peso della mia autorità non ti potrà schiacciare.
8 Davanti a me tu dunque hai detto (e ho udito bene il suono delle tue parole):
9 "Io sono puro, senza peccato; sono innocente, non c'è iniquità in me; 10 ma Dio trova contro me degli appigli ostili, mi considera suo nemico;
11 mi mette i piedi nei ceppi, spia tutti i miei movimenti".
12 Ecco, io ti rispondo: "In questo non hai ragione"; poiché Dio è più grande dell'uomo.
13 Perché contendi con lui? Egli non rende conto dei suoi atti.
14 Dio parla una volta, e anche due, ma l'uomo non ci bada; 15 parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti; 16 allora egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti, 17 per distogliere l'uomo dal suo modo di agire e tenere lontano da lui la superbia; 18 per salvargli l'anima dalla fossa, la vita dalla freccia mortale.
19 L'uomo è anche ammonito sul suo letto, dal dolore, dall'agitazione incessante delle sue ossa; 20 quando egli ha in avversione il pane e lo ripugnano i cibi più squisiti; 21 la carne gli si consuma e sparisce, mentre le ossa, prima invisibili, gli escono fuori; 22 egli si avvicina alla fossa, e la sua vita a quelli che infliggono la morte.
23 Ma se, presso di lui, c'è un angelo, un interprete, uno solo tra i mille, che mostri all'uomo il suo dovere, 24 Dio ha pietà di lui e dice: "Risparmialo, che non scenda nella fossa! Ho trovato il suo riscatto".
25 Allora la sua carne diviene più fresca di quella di un bimbo; egli torna ai giorni della sua giovinezza; 26 implora Dio, e Dio gli è propizio; gli dà di contemplare il suo volto con gioia e lo considera di nuovo come giusto.
27 Ed egli canterà tra la gente e dirà: "Avevo peccato, pervertito la giustizia, e non sono stato punito come meritavo.
28 Dio ha riscattato l'anima mia dalla fossa, e la mia vita si schiude alla luce!"
29 Ecco, tutto questo Dio lo fa due, tre volte, all'uomo, 30 per salvarlo dalla fossa, perché su di lui splenda la luce della vita.
31 Sta' attento, Giobbe, dammi ascolto; taci, e io parlerò.
32 Se hai qualcosa da dire, rispondimi, parla, perché io vorrei poterti dare ragione.
33 Se no, tu dammi ascolto, taci, e t'insegnerò la saggezza».

C.E.I.:

Giobbe 33

1 Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi,
ad ogni mia parola porgi l'orecchio.
2 Ecco, io apro la bocca,
parla la mia lingua entro il mio palato.
3 Il mio cuore dirà sagge parole
e le mie labbra parleranno chiaramente.
4 Lo spirito di Dio mi ha creato
e il soffio dell'Onnipotente mi dà vita.
5 Se puoi, rispondimi,
prepàrati davanti a me, sta' pronto.
6 Ecco, io sono come te di fronte a Dio
e anch'io sono stato tratto dal fango:
7 ecco, nulla hai da temere da me,
né graverò su di te la mano.
8 Non hai fatto che dire ai miei orecchi
e ho ben udito il suono dei tuoi detti:
9 «Puro son io, senza peccato,
io sono mondo, non ho colpa;
10 ma egli contro di me trova pretesti
e mi stima suo nemico;
11 pone in ceppi i miei piedi
e spia tutti i miei passi!».
12 Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione.
Dio è infatti più grande dell'uomo.
13 Perché ti lamenti di lui,
se non risponde ad ogni tua parola?
14 Dio parla in un modo
o in un altro, ma non si fa attenzione.
15 Parla nel sogno, visione notturna,
quando cade il sopore sugli uomini
e si addormentano sul loro giaciglio;
16 apre allora l'orecchio degli uomini
e con apparizioni li spaventa,
17 per distogliere l'uomo dal male
e tenerlo lontano dall'orgoglio,
18 per preservarne l'anima dalla fossa
e la sua vita dalla morte violenta.
19 Lo corregge con il dolore nel suo letto
e con la tortura continua delle ossa;
20 quando il suo senso ha nausea del pane,
il suo appetito del cibo squisito;
21 quando la sua carne si consuma a vista d'occhio
e le ossa, che non si vedevano prima, spuntano fuori,
22 quando egli si avvicina alla fossa
e la sua vita alla dimora dei morti.
23 Ma se vi è un angelo presso di lui,
un protettore solo fra mille,
per mostrare all'uomo il suo dovere,
24 abbia pietà di lui e dica:
«Scampalo dallo scender nella fossa,
ho trovato il riscatto»,
25 allora la sua carne sarà più fresca che in gioventù,
tornerà ai giorni della sua adolescenza:
26 supplicherà Dio e questi gli userà benevolenza,
gli mostrerà il suo volto in giubilo,
e renderà all'uomo la sua giustizia.
27 Egli si rivolgerà agli uomini e dirà:
«Avevo peccato e violato la giustizia,
ma egli non mi ha punito per quel che meritavo;
28 mi ha scampato dalla fossa
e la mia vita rivede la luce».
29 Ecco, tutto questo fa Dio,
due volte, tre volte con l'uomo,
30 per sottrarre l'anima sua dalla fossa
e illuminarla con la luce dei viventi.
31 Attendi, Giobbe, ascoltami,
taci e io parlerò:
32 ma se hai qualcosa da dire, rispondimi,
parla, perché vorrei darti ragione;
33 se no, tu ascoltami
e io ti insegnerò la sapienza.

Nuova Diodati:

Giobbe 33

Elihu dice di parlare da parte di Dio
1 «Ora dunque, Giobbe, ascolta ciò che ho da dire e porgi orecchio a tutte le mie parole! 2 Ecco, io apro la bocca e la mia lingua parla nella mia bocca. 3 Le mie parole vengono da un cuore retto, le mie labbra proferiranno pura conoscenza. 4 Lo Spirito di Dio mi ha fatto e il soffio dell'Onnipotente mi dà la vita. 5 Se puoi, rispondimi; preparati pure a difendere le tue posizioni. 6 Ecco, io sono uguale a te davanti a Dio; anch'io sono stato formato dall'argilla. 7 Ecco, nessuna paura di me ti dovrebbe spaventare, e la mia mano non graverà su di te. 8 Tu però hai detto alle mie orecchie, e ho udito il suono delle tue parole, che dicevano: 9 "Io sono puro, senza peccato; sono innocente, non c'è in me alcuna colpa. 10 Ma Dio trova contro di me motivi di ostilità e mi considera suo nemico; 11 pone i miei piedi nei ceppi e osserva tutti i miei passi". 12 Ebbene, io ti dico che in questo non hai ragione, perché Dio è più grande dell'uomo. 13 Perché contendi con lui, dato che egli non rende conto di alcuno dei suoi atti? 14 Dio infatti parla in un modo o nell'altro, ma l'uomo non ci bada: 15 in un sogno, in una visione notturna, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando stanno assopiti sui loro letti. 16 Allora egli apre le orecchie degli uomini e sigilla gli ammonimenti che dà loro, 17 per distogliere l'uomo dalle sue azioni e tener l'uomo lontano dalla superbia, 18 per scampare la sua anima dalla fossa e impedire che la sua vita perisca per la spada. 19 L'uomo è pure ammonito con il dolore sul suo letto e con il tormento incessante nelle sue ossa, 20 sì da aver nausea del pane e persino dei cibi più squisiti. 21 La carne si consuma a vista d'occhio, mentre le sue ossa, che prima non si vedevano, spuntano fuori; 22 così la sua anima si avvicina alla fossa e la sua vita a quelli che danno la morte. 23 Ma se presso a lui vi è un angelo, un interprete, uno solo fra mille, che mostri all'uomo il suo dovere, 24 Dio ha pietà di lui e dice: "Risparmialo dallo scendere nella fossa; ho trovato il riscatto per lui". 25 Allora la sua carne diventerà più fresca che nella sua fanciullezza ed egli tornerà ai giorni della sua giovinezza. 26 Supplicherà Dio, troverà grazia presso di lui e potrà contemplare il suo volto con giubilo, perché Dio avrà ristabilito l'uomo nella sua giustizia. 27 Rivolgendosi alla gente dirà: "Ho peccato e violato la giustizia, e non sono stato punito come meritavo. 28 Dio ha riscattato la mia anima, perché non scendesse nella fossa e la mia vita può vedere la luce". 29 Ecco, Dio fa tutto questo due volte, tre volte con l'uomo, 30 per scampare la sua anima dalla fossa e per illuminarlo con la luce della vita. 31 Sta' attento, Giobbe, ascoltami; sta' in silenzio, e io parlerò. 32 Se hai qualcosa da dire, rispondimi, parla, perché vorrei poterti dar ragione. 33 Se no, ascoltami; taci, e io ti insegnerò la sapienza».

Riveduta 2020:

Giobbe 33

Primo discorso di Eliù
1 Ascolta dunque, o Giobbe, il mio parlare, porgi orecchio a tutte le mie parole! 2 Ecco, apro la bocca, la lingua parla sotto il mio palato. 3 Nelle mie parole c'è la rettitudine del mio cuore; e le mie labbra diranno sinceramente quello che so. 4 Lo Spirito di Dio mi ha creato, e il soffio dell'Onnipotente mi dà la vita. 5 Se puoi, rispondimi; prepara le tue ragioni, fatti avanti! 6 Ecco, io sono uguale a te davanti a Dio; anch'io fui tratto dall'argilla. 7 Paura di me non potrà quindi coglierti, e il peso della mia autorità non ti potrà schiacciare. 8 Davanti a me tu dunque hai detto (e ho udito bene il suono delle tue parole): 9 'Io sono puro, senza peccato; sono innocente, non c'è iniquità in me; 10 ma Dio trova contro me degli appigli ostili, mi considera suo nemico; 11 mi mette i piedi nei ceppi, spia tutti i miei movimenti'. 12 E io ti rispondo: 'In questo non hai ragione'; poiché Dio è più grande dell'uomo. 13 Perché contendi con lui? poiché egli non rende conto di nessuno dei suoi atti. 14 Iddio parla, una volta e anche due, ma l'uomo non ci bada; 15 parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti; 16 allora egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti, 17 per distogliere l'uomo dal suo modo di agire e tenere lontano da lui la superbia; 18 per salvargli l'anima dalla fossa, la vita dalla freccia mortale. 19 L'uomo è anche ammonito sul suo letto, dal dolore, dall'agitazione incessante delle sue ossa; 20 quando egli ha in disgusto il pane, e l'anima sua disprezza i cibi più succulenti; 21 la carne gli si consuma e sparisce, mentre le ossa, prima invisibili, gli escono fuori, 22 l'anima sua si avvicina alla fossa, e la sua vita a quelli che danno la morte. 23 Ma se, presso di lui, c'è un angelo, un interprete, uno solo fra i mille, che mostri all'uomo il suo dovere, 24 Iddio ha pietà di lui e dice: 'Risparmialo, che non scenda nella fossa! Ho trovato il suo riscatto'. 25 Allora la sua carne diventa più fresca di quella di un bimbo; egli torna ai giorni della sua gioventù; 26 implora Dio, e Dio gli è propizio; gli dà di contemplare il suo volto con gioia e lo considera di nuovo come giusto. 27 Ed egli va cantando fra la gente e dice: 'Avevo peccato, pervertito la giustizia, e non sono stato punito come meritavo. 28 Iddio ha riscattato la mia anima, affinché non scendesse nella fossa e la mia vita si schiude alla luce!'. 29 Ecco, tutto questo Iddio lo fa due, tre volte, all'uomo, 30 per allontanare l'anima sua dalla fossa, perché su di lei splenda la luce della vita. 31 Sta' attento, Giobbe, dammi ascolto; taci, e io parlerò. 32 Se hai qualcosa da dire, rispondi, parla, perché io vorrei poterti dare ragione. 33 Se no, tu dammi ascolto, taci, e ti insegnerò la saggezza”.

Riveduta:

Giobbe 33

Primo discorso di Elihu
1 Ma pure, ascolta, o Giobbe, il mio dire, porgi orecchio a tutte le mie parole! 2 Ecco, apro la bocca, la lingua parla sotto il mio palato. 3 Nelle mie parole è la rettitudine del mio cuore; e le mie labbra diran sinceramente quello che so. 4 Lo spirito di Dio mi ha creato, e il soffio dell'Onnipotente mi dà la vita. 5 Se puoi, rispondimi; prepara le tue ragioni, fatti avanti! 6 Ecco, io sono uguale a te davanti a Dio; anch'io, fui tratto dall'argilla. 7 Spavento di me non potrà quindi sgomentarti, e il peso della mia autorità non ti potrà schiacciare. 8 Davanti a me tu dunque hai detto (e ho bene udito il suono delle tue parole): 9 'Io sono puro, senza peccato; sono innocente, non c'è iniquità in me; 10 ma Dio trova contro me degli appigli ostili, mi tiene per suo nemico; 11 mi mette i piedi nei ceppi, spia tutti i miei movimenti'. 12 E io ti rispondo: In questo non hai ragione; giacché Dio è più grande dell'uomo. 13 Perché contendi con lui? poich'egli non rende conto d'alcuno dei suoi atti. 14 Iddio parla, bensì, una volta ed anche due, ma l'uomo non ci bada; 15 parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti; 16 allora egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti, 17 per distoglier l'uomo dal suo modo d'agire e tener lungi da lui la superbia; 18 per salvargli l'anima dalla fossa, la vita dal dardo mortale. 19 L'uomo è anche ammonito sul suo letto, dal dolore, dall'agitazione incessante delle sue ossa; 20 quand'egli ha in avversione il pane, e l'anima sua schifa i cibi più squisiti; 21 la carne gli si consuma, e sparisce, mentre le ossa, prima invisibili, gli escon fuori, 22 l'anima sua si avvicina alla fossa, e la sua vita a quelli che danno la morte. 23 Ma se, presso a lui, v'è un angelo, un interprete, uno solo fra i mille, che mostri all'uomo il suo dovere, 24 Iddio ha pietà di lui e dice: 'Risparmialo, che non scenda nella fossa! Ho trovato il suo riscatto'. 25 Allora la sua carne divien fresca più di quella d'un bimbo; egli torna ai giorni della sua giovinezza; 26 implora Dio, e Dio gli è propizio; gli dà di contemplare il suo volto con giubilo, e lo considera di nuovo come giusto. 27 Ed egli va cantando fra la gente e dice: 'Avevo peccato, pervertito la giustizia, e non sono stato punito come meritavo. 28 Iddio ha riscattato l'anima mia, onde non scendesse nella fossa e la mia vita si schiude alla luce!' 29 Ecco, tutto questo Iddio lo fa due, tre volte, all'uomo, 30 per ritrarre l'anima di lui dalla fossa, perché su di lei splenda la luce della vita. 31 Sta' attento, Giobbe, dammi ascolto; taci, ed io parlerò. 32 Se hai qualcosa da dire, rispondi, parla, ché io vorrei poterti dar ragione. 33 Se no, tu dammi ascolto, taci, e t'insegnerò la saviezza».

Ricciotti:

Giobbe 33

1 Ascolta dunque, o Giobbe, le mie parole, e a tutti i miei discorsi presta orecchio. 2 Ecco che io apro la mia bocca, e la mia lingua nel mio palato parla; 3 dal mio schietto cuore [procedono] i miei discorsi, e le mie labbra proferiscono sentenze monde: 4 il soffio di Dio m'ha fatto, e l'alito dell'Onnipotente mi diè vita; 5 se tu puoi, rispondimi, e prendi posizione contro di me: 6 ecco, tanto me quanto te ha fatto Dio, e dallo stesso fango fui formato anch'io; 7 quindi, non temere di me come di cosa straordinaria, e la mia eloquenza non ti sia grave. 8 Tu dunque hai detto ai miei orecchi, e il suono delle tue parole udii: 9 "Puro son io, e senza delitto; immacolato e scevro d'iniquità; 10 [ma] poichè [Dio] trovò in me delle querele, per questo mi stima come suo nemico; 11 nel ceppo egli ha posto i miei piedi ed ha osservato tutte le mie strade!". 12 Ebbene, questo è dove tu non hai ragione - io ti rispondo -perchè Dio è più grande dell'uomo. 13 Contro di Lui vuoi tu contendere perchè non ha risposto a tutte le tue parole? 14 In una prima maniera parla Dio, e poi una seconda ma non vi si pone mente. 15 Per mezzo del sogno nella visione notturna, quando il sopore si riversa sugli uomini ed essi dormono sul giaciglio; 16 allora apre egli l'orecchio agli uomini, e li erudisce istruendoli nella disciplina, 17 affin di ritrarre l'uomo da ciò che sta operando, e liberarlo dalla superbia: 18 così che libera l'anima sua dallo sterminio, e la sua vita dal passar per la spada. 19 Ovver lo castiga col dolore sul letto, e tutte le sue ossa fa imputridire; 20 abominevole diventa a lui nel suo stato il cibo, e l'alimento al suo essere che prima lo gustava: 21 la carne di lui si va consumando, e le ossa, già ricoperte, si denudano; 22 così l'anima sua s'avvicina allo sterminio, e la sua vita agli esseri mortiferi. 23 Ma se vi sarà in suo favore un angelo un interprete - uno fra mille - che mostri all'uomo il suo dovere, 24 [Dio] avrà pietà di lui e dirà: - Liberalo, sì che non scenda al [luogo di] sterminio, poichè ho trovato ciò che mi muove a sua pietà; 25 la sua carne è consumata dai tormenti, [ma] ritorni come ai giorni di sua giovinezza! - 26 Egli pregherà Dio che gli sarà propizio, mostrerà il suo volto in giubilo, e renderà all'uomo la sua giustizia; 27 questi rivolto agli uomini dirà: - Avevo peccato e veramente prevaricato, e non fui contraccambiato come meritavo! - 28 [Dio] liberò l'anima sua dal cader nella morte, sì che vivendo vedesse la luce. 29 Ecco, tutto ciò opera Dio più e più volte con ciascuno, 30 affin di ritrarre l'anima sua dallo sterminio, e illuminarla della luce dei viventi. 31 Sta' attento, Giobbe, ascoltami, e taci mentre io parlo: 32 se hai qualche cosa da dire, rispondimi, parla pure, perchè io gradirei darti ragione: 33 se non hai nulla, ascoltami, taci e io t'insegnerò la sapienza.»

Tintori:

Giobbe 33

Primo discorso di Eliu
1 «Ascolta dunque, o Giobbe, le mie parole, e poni mente a tutti i miei discorsi. 2 Ecco, ho aperta la mia bocca, la mia lingua già parla sotto il mio palato, 3 i miei discorsi verranno da un cuore schietto, e le mie labbra proferiranno la pura verità. 4 Lo Spirito di Dio mi ha fatto, e il soffio dell'Onnipotente mi ha dato la vita. 5 Se puoi, rispondimi, e stai pronto a contraddirmi. 6 Ecco, Dio ha fatto me come te, e anch'io sono stato formato del medesimo fango: 7 quindi ciò che v'ha di mirabile in me non ti spaventi, e la mia eloquenza non ti sia grave. 8 Tu dunque hai detto in mia presenza, ed io ho ben sentito il suono delle tue parole: 9 Io sono puro e senza peccato, sono immacolato, e in me non v'è iniquità. 10 Egli ha trovato dei pretesti contro di me, e mi ha considerato come suo nemico. 11 Ha posto i miei piedi nei ceppi, ha spiate tutte le mie vie. 12 In questo però tu non hai ragione, ed io ti risponderò che Dio è più grande dell'uomo. 13 Tu te la rendi contro Dio, perchè egli non ha risposto a tutte le tue parole? 14 Dio parla una volta sola, e non ripete una seconda volta ciò che ha detto. 15 Nei sogni, nelle visioni notturne, quando il sonno discende sopra gli uomini ed essi dormono nel loro letto, 16 allora egli apre agli uomini le orecchie, li istruisce e insegna loro la scienza, 17 per distogliere l'uomo da quello che fa e liberarlo dalla superbia, 18 per salvare la sua anima dalla corruzione e la sua vita dalla spada. 19 Lo riprende pure per mezzo del dolore sul suo letto, e fa imputridire tutte le sue ossa. 20 In questo stato egli ha in orrore il pane, e l'anima sua anche il cibo prima tanto desiderato. 21 La sua carne si va consumando e le ossa, prima coperte, appaion nude. 22 La sua anima si avvicina alla corruzione, e la sua vita agli apportatori della morte. 23 Se parlerà in suo favore un angelo, uno delle migliaia destinati ad annunziare all'uomo il dovere, 24 Egli ne avrà pietà e dirà: Liberalo, affinchè non scenda nella corruzione: ho trovato motivi d'essergli propizio: 25 sia sua carne è stata consunta dai supplizi: si torni ai giorni della sua giovinezza. 26 Egli pregherà Dio, e Dio gli sarà propizio; egli vedrà con gioia la sua faccia, e Dio renderà all'uomo la sua giustizia: 27 egli si volgerà agli uomini e dirà: Peccai, veramente mancai, e non sono stato punito secondo il mio merito. 28 E libererà l'anima sua dal cader nella morte, per vivere e vedere la luce. 29 Ecco, Dio fa tutte queste cose per tre volte con ciascuno, 30 affine di richiamare le anime degli uomini dalla corruzione e irraggiarle colla luce dei viventi. 31 Sta' attento, o Giobbe, stammi a sentire, e taci mentre io parlo. 32 Se poi hai qualche cosa da dire, rispondimi e parla, perchè io voglio che tu comparisca giusto. 33 Ma se non hai nulla, ascoltami, e taci; chè io t'insegnerò la sapienza».

Martini:

Giobbe 33

Dalle parole di Giobbe Eliu tenta di provare, che egli non è giusto, e insegna in qual modo parli Dio all'uomo per istruirlo, e riprenderlo, e come sia propizio a chi si ravvede.
1 Ascolta adunque, o Giobbe, il mio ragionare, e pon mente a tutte le mie parole. 2 Apro adesso la mia bocca, la mia lingua articola le voci sotto del mio palato. 3 I miei parlari verranno da cuore schietto, e le mie labbra proferiranno sentimenti di verità. 4 Lo spirito di Dio mi creò, e il soffio dell'Onnipotente mi diede la vita. 5 Rispondimi se potrai, e contraddicimi in faccia. 6 Tu vedi, che me come te fece Dio, e che io pure fui formato del medesimo fango. 7 Ma i miei prodigj non ti recheranno terrore, né ti sbalordirà la mia eloquenza. 8 Tu adunque di mia sentita dicesti, e il suono di queste parole fu udito da me: 9 Mondo son io, e senza reato; immacolato, e scevro di iniquità. 10 Perché ha trovate querele contro di me, per questo mi ha riguardata come suo nimico. 11 Ha posti ne' ceppi i miei piedi ha osservati tutti i miei andamenti. 12 In questo adunque tu non se' stato giusto: io ti risponderò, che Dio è più grande dell'uomo. 13 Con lui tu vieni a contesa, perché egli non ha risposto a tutte le tue parole? 14 Dio parla una volta, e la stessa cosa non ripete due volte. 15 In sogno, con notturne visioni, quando gli uomini vinti dal sonno riposano ne' loro letti, 16 Allora egli apre agli uomini le orecchie, e gli istruisce, e li corregge, 17 Per ritrar l'uomo da quel ch'ei fa, e liberarlo dalla superbia: 18 Salvando l'anima di lui dalla corruzione, e la sua vita dal taglio della spada. 19 Egli parimente lo corregge nel letto co' dolori, e fa marcir le sue ossa. 20 In questo suo stato egli ha in orrore il pane, e il cibo una volta si grato al suo appetito. 21 La carne di lui si va consumando, e le ossa prima ascose rimangono scoperte. 22 Egli si avvicina alla corruzione, e la sua vita da tutti i segni di morte. 23 Se uno delle migliaia di Angeli per lui parlerà, e lo istruirà de' doveri dell'uomo, 24 Egli avrà compassione di lui, e dirà: Salvalo dal cadere nella corruzione: ho trovato motivo onde averne pietà. 25 La sua carne è stata consunta dai malori: ch'ei ritorni come ne' giorni di sua giovinezza. 26 Egli porgerà a Dio sue preghiere; e questi con lui si placherà, è con lieta faccia lo mirerà, e renderà all'uomo la sua giustizia. 27 E rivolto agli uomini dirà egli: Io peccai, e prevaricai veramente, e non fui punito com'io meritava. 28 Egli ha liberata l'anima sua dal cader nella morte, e viverà, e goderà della luce: 29 Così Dio tutte queste cose fa per tre volte con ciascheduno: 30 Per richiamare le anime loro dalla corruzione, e rischiararle colla luce de' viventi. 31 Pon mente, o Giobbe, e ascoltami, e taci mentre io parlo. 32 Che se qualche cosa hai da dire rispondimi, e parla; perocché io desidero, che tu comparisca giusto. 33 Ma se non hai nulla, ascoltami: taci, e ti insegnerò la saggezza.

Diodati:

Giobbe 33

1 Ora dunque, Giobbe, ascolta, ti prego, i miei ragionamenti, E porgi gli orecchi a tutte le mie parole. 2 Ecco, ora io ho aperta la mia bocca, La mia lingua parla nel mio palato. 3 Le mie parole saranno secondo la dirittura del mio cuore; E le mie labbra proferiranno scienza pura. 4 Lo Spirito di Dio mi ha fatto, E l'alito dell'Onnipotente mi ha data la vita. 5 Se tu puoi, rispondimi; Mettiti in ordine contro a me, e presentati pure. 6 Ecco, io sono a Dio, come tu; Anch'io sono stato tratto dal fango. 7 Ecco, il mio spavento non ti sgomenterà, E la mia mano non ti sarà grave addosso.
8 Tu hai pur detto, udendolo io, Ed io ho intesa la voce delle parole: 9 Io son puro, senza misfatto; Io son netto, e non vi è iniquità in me; 10 Ecco, egli trova delle occasioni contro a me; Egli mi reputa per suo nemico; 11 Egli ha messi i miei piedi ne' ceppi, Egli spia tutti i miei sentieri. 12 Ecco, in questo tu non sei stato giusto; io ti risponderò; Perciocchè Iddio è vie maggiore che l'uomo. 13 Perchè hai tu conteso con lui, Perchè egli non dichiara tutte le sue ragioni?
14 Egli è ben vero, che talora Iddio parla una volta, E due, a chi non vi ha atteso. 15 In sogno, in vision notturna, Quando il più profondo sonno cade in su gli uomini, Quando essi son tutti sonnacchiosi sopra i lor letti; 16 Allora egli apre loro l'orecchio, E suggella il lor castigo; 17 Per istorre l'uomo dalle opere sue, E per far che la superbia dell'uomo non apparisca più; 18 Per iscampar l'anima sua dalla fossa, E far che la sua vita non passi per la spada.
19 Ma talora altresì l'uomo è castigato con dolori sopra il suo letto, E tutte le sue ossa di grave malattia; 20 E la sua vita gli fa abbominare il cibo, E l'anima sua la vivanda desiderabile; 21 La sua carne è consumata, talchè non apparisce più; E le sue ossa, che prima non si vedevano, spuntano fuori; 22 E l'anima sua si accosta alla fossa, E la vita sua a' mali mortali. 23 Ma se allora vi è appresso di lui alcun messo, un parlatore, Uno d'infra mille, Per dichiarare all'uomo il suo dovere; 24 Iddio gli farà grazia, e dirà: Riscuotilo, che non iscenda alla fossa; Io ho trovato il riscatto. 25 La sua carne diventerà morbida, più che non è in fanciullezza; Egli ritornerà a' dì della sua giovanezza. 26 Egli supplicherà a Dio, ed egli gli sarà placato, E gli farà veder la sua faccia con giubilo, E renderà all'uomo la sua giustizia. 27 Ed esso poi si volgerà verso gli uomini, e dirà: Io avea peccato, ed avea pervertita la dirittura, E ciò non mi ha punto giovato. 28 Così Iddio riscoterà l'anima sua, che non passi nella fossa, E la vita sua vedrà la luce.
29 Ecco, Iddio opera tutte queste cose Due e tre volte inverso l'uomo; 30 Per ritrarre l'anima sua dalla fossa, Acciocchè sia illuminata della luce de' viventi. 31 Attendi, o Giobbe, ascoltami; Taci, ed io parlerò. 32 Se tu hai alcuna cosa da dire, rispondimi; Parla, perciocchè io desidero giustificarti. 33 Se no, ascoltami tu; Taci, ed io t'insegnerò la sapienza.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 33

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 33

Prefazioni pompose, come la montagna brulicante, introducono spesso prestazioni scadenti; ma il discorso di Eliu qui non delude le aspettative che la sua prefazione aveva suscitato. È sostanziale, vivace e molto adatto allo scopo. Nel capitolo precedente aveva detto ciò che aveva da dire ai tre amici di Giobbe; e ora si avvicina a Giobbe stesso e rivolge a lui il suo discorso.

I. Egli rivela l'accettazione favorevole di Giobbe di ciò che dovrebbe dire, e desidera che lo prenda per quella persona che aveva così spesso desiderato, che lo supplicherebbe, e che accoglierebbe la sua supplica in favore di Dio, Giobbe 33:1-7.

II. Egli, in nome di Dio, intenta un'azione legale contro di lui, per le parole che aveva pronunciato, nel calore della disputa, riflettendo su Dio che trattava male con lui, Giobbe 33:8-11.

III. Egli si sforza di convincerlo della sua colpa e della sua follia, mostrandogli:

1. Il dominio sovrano di Dio sull'uomo, Giobbe 33:12-13.

2. La cura che Dio ha dell'uomo, e i vari modi e mezzi che usa per fare del bene alla sua anima, che abbiamo ragione di pensare che egli disegni quando impone su di lui afflizioni corporali, Giobbe 33:14.

(1.) Giobbe si era talvolta lamentato di sogni inquieti, Giobbe 7:14.

"Ebbene", dice Eliu, "Dio a volte parla di convinzione e istruzione agli uomini mediante tali sogni", Giobbe 33:15-18.

(2.) Giobbe si era lamentato in particolare delle sue malattie e dei suoi dolori; e, in quanto a questi, mostra in gran parte che erano così lontani dall'essere segni dell'ira di Dio, come li prendeva Giobbe, o prove dell'ipocrisia di Giobbe, come li prendevano i suoi amici, che erano davvero metodi saggi e graziosi, che la grazia divina prendeva per aumentare la sua conoscenza con Dio, per operare pazienza, esperienza, e la speranza, Giobbe 33:19-30. E, infine, conclude con una richiesta a Giobbe, di rispondergli o di lasciarlo andare avanti, Giobbe 33:31-33.

Ver. 1. fino alla Ver. 7.

Elihu qui usa diversi argomenti per persuadere Giobbe non solo a dargli un paziente ascolto, ma a credere di aver progettato per lui un buon ufficio, e a prenderlo con gentilezza, e ad essere disposto a ricevere le istruzioni che stava per dargli. Lasciate che Giobbe consideri,

1. Che Elihu non si unisca ai suoi tre amici contro di lui. Nel capitolo precedente ha dichiarato la sua antipatia per i loro procedimenti, ha negato la loro ipotesi e ha completamente messo da parte il metodo che hanno adottato per guarire Giobbe.

"Perciò, Giobbe, ti prego, ascolta il mio discorso, == Giobbe 33:1. Erano tutti nella stessa canzone, tutti parlavano con la stessa melodia; ma io sto cercando di dire di nuovo, quindi ascolta tutte le mie parole, e non solo alcune di esse";

perché non possiamo giudicare un discorso se non lo prendiamo per intero e non lo ascoltiamo tutto.

2. Che intendeva farne un affare solenne, non per dire una parola di soppiatto, o dare una breve risposta, per mostrare il suo ingegno: dopo un lungo silenzio aprì la bocca == (Giobbe 33:2), con deliberazione e disegno. Dopo matura considerazione aveva già cominciato a parlare, ed era pronto a proseguire se Giobbe lo avesse incoraggiato con la sua attenzione.

3. Che era deciso a parlare come pensava e non altrimenti (Giobbe 33:3):

"Le mie parole saranno della rettitudine del mio cuore, il prodotto genuino delle mie convinzioni e dei miei sentimenti".

C'era motivo di sospettare che i tre amici di Giobbe non pensassero, in coscienza, che Giobbe fosse un uomo così cattivo come avevano rappresentato nei loro discorsi, solo per sostenere la loro ipotesi; E questo non era giusto. È una cosa vile condannare coloro che hanno la nostra lingua, servire un volto, che allo stesso tempo non possiamo che nella nostra coscienza pensare bene. Eliu è un uomo onesto e disdegna di farlo.

4. Che ciò che ha detto sia facile, e non oscuro e difficile da capire: le mie labbra conosceranno completamente chiaramente. Giobbe comprenderà prontamente il suo significato e percepirà a cosa mira. Coloro che parlano delle cose di Dio dovrebbero evitare accuratamente ogni oscurità e perplessità sia di nozione che di espressione, e parlare nel modo più chiaro e chiaro possibile; perché da ciò sembrerà che essi stessi comprendano ciò di cui parlano, che intendano onestamente e progetteranno l'edificazione di coloro a cui parlano.

5. Che avrebbe, nel suo discorso, fatto il miglior uso possibile della ragione e dell'intelligenza che Dio gli aveva dato, quella vita, quell'anima razionale che aveva ricevuto dallo Spirito di Dio e dal soffio dell'Onnipotente, == Giobbe 33:4. Egli si riconosce indegno di entrare nelle liste con i suoi anziani, eppure desidera che essi non disprezzino la sua giovinezza, perché egli è opera di Dio come loro, fatto dalla stessa mano, dotato degli stessi nobili poteri e facoltà, e progettato per lo stesso grande fine; e perciò perché il Dio che lo ha fatto non può servirsi del suo come strumento di bene per Giobbe? Con questa considerazione dovremmo anche suscitarci (e forse Eliu ne fece questo uso) a fare il bene nei nostri luoghi secondo le nostre capacità. Dio ci ha creati, e ci ha dato la vita, e quindi dovremmo studiare per usare la nostra vita per qualche buon scopo, per spenderla glorificando Dio e servendo la nostra generazione secondo la sua volontà, per poter rispondere alla fine della nostra creazione e non si possa dire che siamo stati fatti invano.

6. Che sarebbe stato molto disposto ad ascoltare ciò che Giobbe avrebbe potuto obiettare contro ciò che aveva da dire (Giobbe 33:5):

"Se puoi, rispondimi. Se ti sono rimaste così tante forze e così tanti spiriti, e non sei del tutto stanco per il malumore e la disputa, metti in ordine le tue parole, ed esse avranno la dovuta considerazione.

Coloro che possono parlare con la ragione sentiranno la ragione.

7. Che aveva spesso desiderato uno che apparisse per Dio, con il quale potesse liberamente esporsi, e al quale, come arbitro, potesse riferire la questione, e un tale Elihu sarebbe stato (Giobbe 33:6): Sono, secondo il tuo desiderio, al posto di Dio. Quanto pateticamente Giobbe aveva desiderato (Giobbe 16:21), Oh, che si potesse intercedere per un uomo presso Dio! e (Giobbe 22:3), Oh, se sapessi dove potrei trovarlo! Solo lui avrebbe fatto in modo che il suo terrore non gli facesse paura, == Giobbe 13:21.

"Ora", dice Eliu, "guardatemi, per questa volta, come se foste in vece di Dio. Io mi impegnerò a perorare la sua causa presso di te e a mostrarti in che cosa l'hai oltraggiato e che cosa ha contro di te; e quali appelli o lamentele devi fare a Dio, falle a me".

8. Che non era un avversario impari per lui:

"Anch'io sono formato dall'argilla. Anch'io, come il primo uomo (Genesi 2:7), anch'io come te".

Giobbe lo aveva esortato con Dio come motivo per cui non avrebbe dovuto pesare duro su di lui (Giobbe 10:9): Ricordati che tu mi hai fatto come l'argilla.

"Io", dice Elihu, "sono formato dall'argilla come te",

formata dalla stessa argilla, così alcuni la leggono. È bene per tutti noi considerare che siamo formati dall'argilla; e buon per noi è che coloro che sono per noi al posto di Dio siano così, che egli ci parla per mezzo di uomini come noi, secondo il desiderio di Israele in un processo completo, Deuteronomio 5:24. Dio ha saggiamente depositato il tesoro in vasi di creta come noi, 2Corinzi 4:7.

9. Che non avrebbe avuto motivo di spaventarsi per l'assalto che gli aveva fatto (Giobbe 33:7):

"Il mio terrore non ti spaventerà,"

(1.) "Come i tuoi amici hanno fatto con le loro discussioni. Non ti rimprovererò come hanno fatto loro, né solleverò un'accusa così pesante contro di te, né."

(2.) "Come farebbe Dio se apparisse per ragionare con te. Io sono allo stesso livello di te, e sono fatto dello stesso stampo, e quindi non posso importi quel terrore che puoi giustamente temere dall'apparizione della divina Maestà".

Se vogliamo convincere giustamente gli uomini, deve essere con la ragione, non con il terrore, con argomentazioni leali, non con mano pesante.

8 Ver. 8. fino alla Ver. 13.

In questi versetti,

I. Eliu accusa in particolare Giobbe di alcune espressioni indecenti che gli erano sfuggite, riflettendo sulla giustizia e la bontà di Dio nei suoi rapporti con lui. Egli non fonda l'accusa su un resoconto, ma fu egli stesso un testimone uditivo di ciò per cui qui lo rimprovera (Giobbe 33:8):

"Tu l'hai detto al mio orecchio e all'orecchio di tutta questa schiera".

Non l'aveva di seconda mano; se così fosse, avrebbe sperato che non fosse così male come veniva rappresentato. Non lo udì da Giobbe in una conversazione privata, perché allora non sarebbe stato così maleducato da ripeterlo così pubblicamente; ma Giobbe l'aveva detto apertamente, e quindi era giusto che fosse apertamente rimproverato per questo. Coloro che peccano davanti a tutti, rimproverano davanti a tutti. Quando sentiamo dire qualcosa che tende al disonore di Dio, dovremmo pubblicamente portare la nostra testimonianza contro di essa. Ciò che è stato detto a sproposito nella nostra udienza, ci preoccupiamo di rimproverarlo; poiché voi siete i miei testimoni, dice il Signore, per affrontare l'accusatore.

1. Giobbe si era presentato come innocente (Giobbe 33:9): Tu hai detto: Io sono puro senza trasgressione. Giobbe non aveva detto questo totidem verbis... con tante parole; Anzi, egli aveva riconosciuto di aver peccato e di essere impuro davanti a Dio, ma in verità aveva detto: Tu sai che io non sono malvagio, che tengo salda la mia giustizia e cose simili, sulle quali Eliu potrebbe fondare questa accusa. Era vero che Giobbe era un uomo perfetto e retto e non come lo avevano rappresentato i suoi amici; ma non avrebbe dovuto insistere così tanto su di esso, come se Dio gli avesse fatto torto affliggendolo. Eppure, a quanto pare, Eliu non si comportò in modo equo accusando Giobbe di dire che era puro e innocente da ogni trasgressione, quando si limitò a dichiararsi retto e innocente dalla grande trasgressione. Ma coloro che parlano con passione e imprudenza devono ringraziare se stessi se vengono fraintesi; Avrebbero dovuto prestare maggiore attenzione.

2. Aveva rappresentato Dio come severo nel marcare ciò che aveva fatto di sbagliato e nell'accettare tutti i vantaggi contro di lui (Giobbe 33:10-11), come se cercasse l'opportunità di litigare con lui. Egli trova occasioni contro di me, il che suppone di cercarle. A questo proposito Giobbe aveva parlato, Giobbe 14:16-17 : Non vegli tu sul mio peccato? Egli mi considera come suo nemico; così aveva detto espressamente: Giobbe 13:24; 19:11.

"Egli mette i miei piedi nei ceppi, affinché, come non posso contendere con lui, così non posso fuggire da lui";

questo aveva detto, Giobbe 13:27 == Lui commercializza tutti i miei sentieri; così aveva detto, Giobbe 13:27.

II. Si sforza di convincerlo che aveva parlato male parlando così, e che doveva umiliarsi davanti a Dio per questo, e con il pentimento non dirlo (Giobbe 33:12): Ecco, in questo non sei giusto. Qui tu non sei nel giusto, così alcuni lo leggono. Vedi la differenza tra l'accusa che Eliu mostrò contro Giobbe e quella che gli furono preferite dagli altri suoi amici; non volevano ammettere che era giusto, ma Elihu dice solo:

"In questo, dicendo questo, non sei giusto".

1. "Tu non agisci con giustizia verso Dio".

Essere giusti è rendere a tutti ciò che è dovuto; ora non rendiamo a Dio ciò che gli è dovuto, né siamo giusti verso di lui, se non riconosciamo la sua equità e gentilezza in tutte le sue dispensazioni della sua provvidenza verso di noi, che egli è giusto in tutte le sue vie, e che, comunque sia, tuttavia è buono.

2. "Tu non parli la lingua di un uomo giusto. Io non nego che tu sia tale, ma in questo non lo fai apparire".

Molti che sono ancora, in alcuni casi particolari, non parlano e agiscono come se stessi; e come, da una parte, non dobbiamo mancare di dire anche a un uomo buono in che cosa sbaglia e sbaglia, né lusingarlo nei suoi errori e nelle sue passioni, perché in questo non siamo gentili, così dall'altra parte non dobbiamo disegnare caratteri di uomini, né emettere un giudizio su di loro, per un solo caso, o per qualche parola fuori luogo, perché in questo non siamo giusti. In molte cose tutti noi offendiamo, e quindi dobbiamo essere sinceri nelle nostre censure. Elihu propone due cose alla considerazione di Giobbe, per convincerlo che aveva detto male:

(1.) Che Dio è infinitamente al di sopra di noi, e quindi è follia contendere con lui; perché se ci supplica con la sua grande potenza, non possiamo stare davanti a lui. Io ti risponderò, dice Eliu, con una sola parola, che porta con sé la sua prova: Dio è più grande dell'uomo; Senza dubbio lo è, infinitamente più grande. Tra Dio e l'uomo non c'è proporzione. Giobbe stesso aveva detto molto, e mirabilmente bene, riguardo alla grandezza di Dio, alla sua irresistibile potenza e sovranità incontestabile, alla sua terribile maestà e alla sua imperscrutabile immensità.

«Ora», disse Elihu, «non fare altro che considerare ciò che tu stesso hai detto riguardo alla grandezza di Dio, e applicalo a te stesso; Se è più grande dell'uomo, è più grande di te, e vedrai una ragione sufficiente per pentirti di queste riflessioni sgradevoli e sgradevoli su di lui, e per arrossire della tua follia, e tremare al pensiero della tua presunzione.

Notate, C'è abbastanza in questa semplice e indiscutibile verità, che Dio è più grande dell'uomo, se debitamente migliorato, per mettere sempre a tacere e svergognare tutte le nostre lamentele sulla sua provvidenza e le nostre eccezioni contro i suoi rapporti con noi. Egli non solo è più saggio e potente di noi, e quindi non serve a nulla contendere con Colui che sarà troppo duro per noi, ma più santo, giusto e buono, perché queste sono le glorie e le eccellenze trascendenti della natura divina; in questi Dio è più grande dell'uomo, e quindi è assurdo e irragionevole trovare da ridire su di lui, poiché egli è certamente nel giusto.

(2.) Che Dio non deve rendere conto a noi (Giobbe 33:13): Perché combatti contro di lui? Coloro che si lamentano di Dio lottano contro di lui, lo implorano, lo mettono sotto accusa, fanno causa contro di lui. E perché lo fanno? Per quale causa? A quale scopo? Nota: È una cosa irragionevole per noi, creature deboli, stolte, peccatrici, lottare con un Dio di infinita sapienza, potenza e bontà. Guai all'argilla che lotta con il vasaio; poiché non rende conto di nessuna delle sue cose. Egli non ha l'obbligo di mostrarci una ragione per ciò che fa, né di dirci ciò che si propone di fare (in quale metodo, in quale tempo, con quali strumenti) né di dirci perché si comporta così con noi. Egli non è tenuto né a giustificare il proprio operato, né a soddisfare le nostre richieste e le nostre indagini; I suoi giudizi si giustificheranno certamente. Se non ci soddisfiamo in essi, è colpa nostra. È quindi un'empietà audace da parte nostra accusare Dio alla nostra sbarra, o sfidarlo a mostrare causa per ciò che fa, per dirgli: Che fai? oppure: Perché fai così? Egli non rende conto di tutte le sue cose (così alcuni lo leggono); rivela tutto ciò che è conveniente che noi sappiamo, come segue qui (Giobbe 33:14), ma ci sono ancora cose segrete, che non ci appartengono, in cui non sta a noi curiosare.

14 Ver. 14. fino alla Ver. 18.

Giobbe si era lamentato del fatto che Dio lo teneva completamente all'oscuro del significato dei suoi rapporti con lui, e quindi aveva concluso che lo trattava come un suo nemico.

"No", dice Eliu, "egli ti parla, ma tu non lo vedi; in modo che la colpa sia vostra, non sua; Ed egli sta progettando il vostro vero bene anche in quelle dispensazioni su cui avete posto questa dura costruzione".

Osservare in generale,

1. Che amico è Dio per il nostro benessere: Egli ci parla una volta, sì, due volte, == Giobbe 33:14. È un segno del suo favore il fatto che, nonostante la distanza e i litigi tra noi e lui, si compiaccia di parlarci. È una prova del suo grazioso disegno che egli si compiace di parlarci delle nostre preoccupazioni, di mostrarci qual è il nostro dovere e quale il nostro interesse, ciò che egli richiede da noi e ciò che possiamo aspettarci da lui, di dirci i nostri difetti e di avvertirci del nostro pericolo, di mostrarci la via e di guidarci in essa. Lo fa una volta, sì, due volte, cioè ancora e ancora; Quando un avvertimento viene trascurato, ne dà un altro, non volendo che alcuno perisca. Il precetto deve essere su precetto, e linea su linea; È così, affinché i peccatori siano lasciati inescusabili.

2. Quali nemici siamo per il nostro benessere: l'uomo non lo percepisce, cioè non lo ascolta né lo considera, non lo discerne né lo comprende, non si rende conto che è la voce di Dio, né riceve le cose rivelate, perché sono pazzia per lui; si tappa l'orecchio, sta nella sua luce, rifiuta il consiglio di Dio contro se stesso, e quindi non è mai più saggio, no, non per i dettami della saggezza stessa. Dio ci parla per mezzo della coscienza, della provvidenza e dei ministri, di tutto ciò che Eliu qui parla ampiamente, per mostrare a Giobbe che Dio gli stava dicendo la sua mente e facendogli una gentilezza, anche ora che sembrava tenerlo all'oscuro e quindi trattarlo come un estraneo, e tenerlo nell'angoscia e quindi trattarlo come un nemico. Non c'era allora, che noi sappia, alcuna rivelazione divina per iscritto, e quindi questa non è qui menzionata tra i modi con cui Dio parla agli uomini, sebbene ora sia la via principale.

In questi versetti egli mostra come Dio istruisca e ammonisca i figlioli degli uomini mediante la loro coscienza. Osservare

I. La stagione e l'opportunità adatte per queste ammonizioni (Giobbe 33:15): In sogno, addormentati sul letto, quando gli uomini si sono ritirati dal mondo e dagli affari e dalle conversazioni di esso. È un buon momento per ritirarsi nei loro cuori e comunicare con loro, quando sono sui loro letti, soli e immobili, Salmi 4:4. È il tempo che Dio impiega per trattare personalmente con gli uomini.

1. Quando inviava angeli, messaggeri straordinari, per le sue commissioni, sceglieva comunemente quel momento per la consegna dei loro messaggi, quando con un sonno profondo che scendeva sugli uomini i sensi corporei erano tutti rinchiusi e la mente più libera di ricevere le comunicazioni immediate della luce divina. Così fece conoscere la sua mente ai profeti con visioni e sogni (Numeri 12:6); così avvertì Abimelec (Genesi 20:3), Labano (Genesi 31:24), Giuseppe (Matteo 1:20); così fece conoscere al faraone e a Nabucodonosor le cose che sarebbero accadute in seguito.

2. Quando suscitava la coscienza, quel suo ordinario deputato, nell'anima, a svolgere il suo ufficio, coglieva quell'opportunità, sia quando il sonno profondo cadeva sugli uomini (perché, sebbene i sogni provenissero per lo più dalla fantasia, alcuni possono venire dalla coscienza) o nel sonno, quando gli uomini sono tra il sonno e la veglia, riflettendo di notte sugli affari del giorno precedente o proiettando al mattino gli affari del giorno successivo; allora è il momento opportuno perché il loro cuore li rimproveri per ciò che hanno fatto di male e li ammonisca per ciò che devono fare. Vedere Isaia 30:21.

II. Il potere e la forza con cui giungono queste ammonizioni, Giobbe 33:16. Quando Dio progetta il bene degli uomini con le convinzioni e i dettami della loro coscienza,

1. Li fa entrare e li fa ascoltare: Poi apre gli orecchi degli uomini, che prima erano chiusi alla voce di questo incantatore, Salmi 58:5. Apre il cuore, come aprì quello di Lidia, e così apre le orecchie. Toglie ciò che ha chiuso l'orecchio, in modo che la convinzione trovi o forzi la sua strada; anzi, opera nell'anima la sottomissione al regime della coscienza e l'osservanza delle sue regole, poiché ciò segue l'apertura dell'orecchio da parte di Dio, Isaia 50:5 == Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ero ribelle.

2. Egli dà loro un posto nel cuore e li fa rimanere: sigilla la loro istruzione, cioè l'istruzione che è destinata a loro ed è adatta a loro; di questo fa sì che le loro anime ricevano l'impressione profonda e duratura, come la cera del sigillo. Quando il cuore viene consegnato alle istruzioni divine, come in uno stampo, allora il lavoro è compiuto.

III. Il fine e il disegno di queste ammonizioni che vengono inviate.

1. Preservare gli uomini dal peccato, e in particolare dal peccato di orgoglio (Giobbe 33:17). Che egli possa distogliere l'uomo dal suo proposito, cioè dai suoi scopi malvagi, possa cambiare il temperamento della sua mente e il corso della sua vita, la sua indole e inclinazione, o prevenire qualche peccato particolare in cui è in pericolo di cadere, che possa distogliere l'uomo dal suo lavoro, possa indurlo a smettere dal lavoro dell'uomo, che opera per il mondo e per la carne, e lo metta a compiere l'opera di Dio. Molti uomini sono stati fermati nel pieno della carriera di una ricerca peccaminosa dai controlli opportuni della loro coscienza, dicendo: Non fare questa cosa abominevole che il Signore odia. In particolare, in questo modo, Dio nasconde l'orgoglio all'uomo, cioè gli nasconde quelle cose che sono oggetto del suo orgoglio, e distoglie la sua mente dal soffermarsi su di esse, ponendogli davanti la ragione che ha per essere umile. Che possa togliere l'orgoglio all'uomo (così alcuni lo leggono), che possa estirpare quella radice di amarezza che è la causa di tanto peccato. Tutti coloro per i quali Dio ha in serbo misericordia si umilierà e nasconderà l'orgoglio. L'orgoglio rende le persone desiderose e risolute nel perseguire i loro scopi; avranno ciò che vogliono, perciò Dio li distoglie dai loro propositi, mortificando il loro orgoglio.

2. Per preservare gli uomini dalla rovina, Giobbe 33:18. Mentre i peccatori perseguono i loro malvagi propositi e assecondano il loro orgoglio, le loro anime si affrettano rapidamente verso la fossa, verso la spada, verso la distruzione, sia in questo mondo che in quello a venire; ma quando Dio, per ammonimento della coscienza, li sottrae al peccato, in tal modo trattiene le loro anime dal pozzo, dall'abisso, e li salva dal perire per la spada della vendetta divina, così l'iniquità non sarà la loro rovina. Ciò che converte gli uomini dal peccato li salva dall'inferno, salva l'anima dalla morte, == Giacomo 5:20. Vedete che misericordia è essere sotto le restrizioni di una coscienza risvegliata. Fedeli sono le piaghe e gentili sono i legami di quell'amico, perché per mezzo di essi l'anima è preservata dal perire eternamente.

19 Ver. 19. fino alla Ver. 28.

Dio ha parlato una volta ai peccatori con la loro coscienza, per tenerli lontani dai sentieri del distruttore, ma essi non se ne accorgono; non sono consapevoli che i controlli che il loro cuore dà loro in modo peccaminoso vengono da Dio, ma sono imputati alla malinconia o alla precisione della loro educazione; e quindi Dio parla due volte; Parla una seconda volta, e cerca un altro modo per convincere e riscattare i peccatori, e cioè con le provvidenze, afflittive e misericordiose (in cui parla due volte), e con le opportune istruzioni dei buoni ministri che si mettono con loro. Giobbe si lamentava molto delle sue malattie e giudicò da esse che Dio era adirato con lui; anche i suoi amici fecero altrettanto: ma Elihu mostra che si sbagliavano tutti, perché Dio spesso affligge il corpo nell'amore, e con graziosi disegni di bene per l'anima, come appare nel numero. Questa parte del discorso di Eliu ci sarà di grande utilità per il dovuto miglioramento della malattia, in e con la quale Dio parla agli uomini. Ecco qui

I. Il paziente descritto nella sua estremità. Guardate quale lavoro fa la malattia (Giobbe 33:19, ecc.) quando Dio lo manda su commissione. Fa' questo, ed esso lo fa.

1. Il malato è pieno di dolore in tutto il suo (Giobbe 33:19): È castigato dal dolore sul suo letto, un dolore tale da confinarlo nel suo letto, o così estremo che il dolore è che non può trovare sollievo, no, non sul suo letto, dove vorrebbe riposare. Il dolore e la malattia trasformeranno un letto di piumino in un letto di spine, sul quale colui che dormiva ora si agita avanti e indietro fino all'alba del giorno. Il caso, come qui detto, è molto brutto. Il dolore è sopportato con più difficoltà della malattia, e con ciò il paziente qui è castigato, non un dolore sordo e pesante, ma forte e acuto; e spesso più forte è il paziente, più forte è il dolore, perché più la carnagione è sanguigna, più violenta, comunemente, è la malattia. Non è l'irritazione della carne che viene lamentata, ma il dolore delle ossa. È un dolore radicato interiormente; e non solo le ossa di un arto, ma la moltitudine delle ossa, sono così castigate. Guardate quali corpi fragili e vili abbiamo che, pur non ricevendo alcun danno esterno, possono essere così addolorati da cause interne a se stessi. Vedete quale opera fa il peccato, quale danno fa. Il dolore è frutto del peccato; eppure, per grazia di Dio, il dolore del corpo è spesso reso un mezzo di bene per l'anima.

2. Ha completamente perso l'appetito, l'effetto comune della malattia (Giobbe 33:20): La sua vita aborre il pane, il cibo più necessario, e il cibo prelibato, di cui si dilettava di più, e che prima gustava con grande piacere. Questa è una buona ragione per cui non dovremmo desiderare le prelibatezze, perché sono cibo ingannevole, == Proverbi 23:3. Potremmo presto essere stufi di loro come ora li amiamo; e coloro che vivono nel lusso quando stanno bene, se mai arrivano, a causa della malattia, a detestare il cibo prelibato, possono, con dolore e vergogna, leggere il loro peccato nella loro punizione. Non amiamo eccessivamente il sapore della carne, perché potrebbe venire il momento in cui potremmo persino detestare la vista della carne, Salmi 107:18.

3. È diventato uno scheletro perfetto, nient'altro che pelle e ossa, Giobbe 33:21. A causa di una malattia, forse di qualche giorno, la sua carne, che era grassa e bella, si consuma da non poter essere vista; è stranamente deperita e scomparsa: e le sue ossa, che erano sepolte nella carne, ora sporgono; puoi contare le sue costole, puoi dire tutte le sue ossa. L'anima che è ben nutrita con il pane della malattia della vita non si dimagrirà, ma presto cambierà il corpo.

Lui che, prima, aveva un'aria così bella, e, coccolato con la sua facilità, sembrava paffuto e bello, sorprendono tutti i suoi amici (cambiamento sorprendente!) con guance pallide e magre e orribili occhi vuoti; Le sue ossa (uno spettacolo orribile) spuntano attraverso la sua pelle, che giaceva davanti, in carne e grasso, invisibile.

-Sir R. Blackmore

4. È dato per scomparso, e la sua vita disperata (Giobbe 33:22): La sua anima si avvicina alla tomba, cioè ha tutti i sintomi della morte su di sé, e nell'apprensione di tutto ciò che lo circonda, così come nella sua, è un uomo morente. I dolori della morte, qui chiamati i distruttori, sono pronti ad afferrarlo; lo circondano, Salmi 116:3. Forse suggerisce le terribili apprensioni che coloro che hanno della morte come cosa distruttrice, quando si trova di fronte a coloro che, quando era lontana, la prendevano alla leggera. Tutti sono d'accordo quando si arriva al punto, qualunque cosa pensassero prima, che morire è una cosa seria.

II. Il provvedimento preso per la sua istruzione, al fine di un uso santificato della sua afflizione, affinché, quando Dio parla in quel modo all'uomo, possa essere ascoltato e compreso, e non parlare invano, Giobbe 33:23. Egli è felice se c'è con lui un messaggero che lo assista nella sua malattia, che lo convinca, lo consigli e lo conforti, che gli spieghi la provvidenza e gli dia la comprensione del significato, un uomo di saggezza che conosca la voce della verga e la sua interpretazione, perché, quando Dio parla per mezzo delle afflizioni, Spesso siamo così poco versati nella lingua, che abbiamo bisogno di un interprete, ed è bene che ne abbiamo uno. Il consiglio e l'aiuto di un buon ministro sono tanto necessari e opportuni, e dovrebbero essere accettabili, in caso di malattia, quanto di un buon medico, specialmente se è ben esperto nell'arte di spiegare e migliorare le provvidenze; è quindi uno dei mille, e deve essere valutato di conseguenza. Il suo compito in un tale momento è quello di mostrare all'uomo la sua rettitudine, cioè la rettitudine di Dio, che nella fedeltà egli lo affligge e non gli fa alcun torto, cosa di cui è necessario essere convinti per poter migliorare debitamente l'afflizione: o, piuttosto, può significare la rettitudine o rettitudine dell'uomo.

1. La rettitudine che è. Se risulta che il malato è veramente pio, l'interprete non farà come avevano fatto gli amici di Giobbe, non si preoccuperà di dimostrarlo ipocrita perché è afflitto, ma al contrario gli mostrerà la sua rettitudine, nonostante le sue afflizioni, affinché ne tragga conforto e si rasserena. qualunque sia l'evento.

2. La rettitudine, la riforma, che dovrebbe essere, per la vita e la pace. Quando si fa agli uomini che si fa vedere che la via della rettitudine è l'unica via e una via sicura per la salvezza, e che la scelgono e la percorrono di conseguenza, l'opera è compiuta.

III. La misericordiosa accettazione di Dio su di lui, dopo il suo pentimento, Giobbe 33:24. Quando vede che la persona malata è veramente convinta che il pentimento sincero e quella rettitudine che è la perfezione del Vangelo sono il suo interesse e il suo dovere, allora colui che aspetta di essere benevolo e mostra misericordia al primo segno di vero pentimento, è misericordioso verso di lui e lo accoglie nel suo favore e nei suoi pensieri per il bene. Dovunque Dio troverà un cuore misericordioso, troverà un Dio misericordioso; e

1. Darà un ordine cortese per il suo congedo. Egli dice: Liberatelo (cioè, sia liberato) dal scendere nella fossa, da quella morte che è il salario del peccato. Quando le afflizioni avranno compiuto la loro opera, saranno rimosse. Quando torniamo a Dio in una via di dovere, Egli tornerà a noi in una via di misericordia. Saranno liberati coloro che ricevono i messaggeri di Dio e comprendono correttamente i suoi interpreti, in modo da sottoscrivere la sua rettitudine.

2. Egli darà una ragione benevola per quest'ordine: Ho trovato un riscatto, o propiziazione; Gesù Cristo è quel riscatto, così lo chiama Elihu, come Giobbe lo aveva chiamato il suo Redentore, poiché egli è sia il compratore che il prezzo, il sacerdote e il sacrificio; così alto era il valore attribuito alle anime che nulla di meno le avrebbe redime, e così grande il danno fatto dal peccato che nulla di meno avrebbe espiato per esso del sangue del Figlio di Dio, che diede la sua vita in riscatto per molti. Questo è un riscatto della scoperta di Dio, un espediente della Sapienza Infinita; non avremmo mai potuto trovarla noi stessi, e gli angeli stessi non avrebbero mai potuto trovarla. È la sapienza di Dio in un mistero, la sapienza nascosta, e un'invenzione tale che è e sarà l'eterna meraviglia di quei principati e di quelle potenze che desiderano esaminarla. Osservate come Dio si glorifica dell'invenzione qui, ευρηκα, ευρηκα-

"Ho trovato, ho trovato, il riscatto; Io, proprio io, sono colui che l'ha fatto".

IV. La guarigione del malato d'ora in poi. Togli la causa e l'effetto cesserà. Quando il paziente diventa un penitente, vedi quale cambiamento benedetto segue.

1. Il suo corpo recupera la salute, Giobbe 33:25. Questa non è sempre la conseguenza del pentimento e del ritorno a Dio di un uomo malato, ma a volte lo è; e la guarigione dalla malattia è davvero una misericordia quando nasce dalla remissione dei peccati; allora è nell'amore per l'anima che il corpo viene liberato dalla fossa della corruzione quando Dio getta i nostri peccati dietro le sue spalle, == Isaia 38:17. Questo è il metodo di una guarigione benedetta. Figlio, sii di buon animo, i tuoi peccati ti sono perdonati; e poi: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina, == Matteo 9:2,6. Ecco, interessatelo del riscatto, e allora la sua carne sarà più fresca di quella di un bambino e non ci saranno più resti del suo cimurro, ma egli ritornerà ai giorni della sua giovinezza, alla bellezza e alla forza che aveva allora. Quando il malumore che opprimeva la natura viene rimosso, come stranamente la natura aiuta se stessa, in cui la potenza e la bontà del Dio della natura devono essere riconosciute con gratitudine! Con provvidenze misericordiose come queste, che le afflizioni danno occasione, Dio parla una volta, sì, due volte, ai figlioli degli uomini, facendo loro sapere (anche se solo se ne accorgessero) della loro dipendenza da lui e della sua tenera compassione per loro.

2. La sua anima ritrova la pace, Giobbe 33:26.

(1.) Il paziente, essendo un penitente, è un supplicante, e ha imparato a pregare. Sa che Dio sarà cercato per i suoi favori, e perciò pregherà Dio, pregherà per il perdono, pregherà per la salute. C'è qualcuno che è afflitto e malato? Lascialo pregare. Quando si troverà a guarire, non penserà allora che la preghiera non sia più necessaria, perché abbiamo bisogno della grazia di Dio tanto per la santificazione di una misericordia quanto per la santificazione di un'afflizione.

(2.) Le sue preghiere sono accettate. Dio gli sarà favorevole e si compiacerà di lui; la sua ira si allontanerà da lui e la luce del volto di Dio risplenderà sull'anima sua; e allora seguirà:

(3.) Che ha il conforto della comunione con Dio. Ora vedrà la faccia di Dio, che prima gli era stata nascosta, e la vedrà con gioia, perché quale spettacolo può essere più ravvivante? Vedere Genesi 33:10, Come se avessi visto il volto di Dio. Tutti i veri penitenti gioiscono più del ritorno del favore di Dio che in qualsiasi caso di prosperità o piacere, Salmi 4:6-7.

(4.) Egli ha una beata tranquillità di mente, che sorge dal senso della sua giustificazione davanti a Dio, che renderà a quest 'uomo la sua giustizia. Egli riceverà l'espiazione, cioè il conforto di essa, Romani 5:11. Gli sarà imputata la giustizia, e dopo di ciò sarà pronunciata la pace, la cui gioia e letizia gli sarà allora fatta udire anche se non le ha potute udire nel giorno della sua afflizione. Dio ora lo tratterà come un uomo giusto, presso il quale andrà bene. Egli riceverà la benedizione dal Signore, sì, la giustizia, == Salmi 24:5. Dio gli darà la grazia di andare e non peccare più. Forse questo può denotare la riforma della sua vita dopo la sua guarigione. Come egli pregherà Dio, che prima aveva disprezzato, così renderà all'uomo la sua giustizia, colui che prima aveva fatto torto, renderà la riparazione e agirà con giustizia per l'avvenire.

V. La regola generale che Dio seguirà nel trattare con i figli degli uomini dedotta da questo esempio, Giobbe 33:27-28. Come i malati, dopo la loro sottomissione, vengono ristabiliti, così tutti gli altri che si pentono veramente dei loro peccati troveranno misericordia presso Dio. Vedi qui,

1. Che cos'è il peccato e quale motivo abbiamo per non peccare. Conosceremmo la natura del peccato e la sua malignità? È la perversione di ciò che è giusto; è una cosa molto ingiusta e irragionevole; è la ribellione della creatura contro il Creatore, il dominio usurpato della carne sullo spirito, e una contraddizione con le regole e le ragioni eterne del bene e del male. Sta pervertendo le giuste vie del Signore == (Atti 13:10), e quindi le vie del peccato sono chiamate vie tortuose, == Salmi 125:5. Sapremmo noi che cosa si ottiene con il peccato? Non ci giova. Le opere delle tenebre sono opere infruttuose. Quando il profitto e la perdita saranno bilanciati, tutti i guadagni del peccato, mettendoli tutti insieme, saranno ben lontani dal compensare il danno. Tutti i veri penitenti sono pronti ad ammetterlo, ed è una considerazione mortificante. Romani 6:21 : Quale frutto avevate allora nelle cose delle quali ora vi vergognate?

2. Vediamo cos'è il pentimento e quale motivo abbiamo per pentirci. Ci approveremmo veri penitenti? Dobbiamo quindi, con un cuore spezzato e contrito, confessare i nostri peccati a Dio, 1Giovanni 1:9. Dobbiamo confessare il fatto del peccato (io ho peccato) e non negare l'accusa, o basarci sulla nostra giustificazione; dobbiamo confessare la colpa del peccato, l'iniquità, la disonestà di esso (aver pervertito ciò che era giusto); dobbiamo confessare la follia del peccato...

"Sono stato così sciocco e ignorante, perché non mi è servito a nulla; e quindi che cosa ho a che fare con esso?"

Non c'è una buona ragione per cui dovremmo fare una confessione così penitente come questa? Per

(1.) Dio se lo aspetta. Egli guarda gli uomini, quando hanno peccato, per vedere cosa faranno dopo, se continueranno in esso o se ripenseranno a se stessi e torneranno. Egli ascolta e ode se qualcuno dice: Che ho fatto? == Geremia 8:6. Egli guarda i peccatori con occhio di compassione, desiderando udire ciò da loro; poiché non si compiace della loro rovina. Li guarda e, non appena percepisce in loro queste opere di pentimento, li incoraggia ed è pronto ad accettarli (Salmi 32:5-6), come il padre andò incontro al figliol prodigo che ritorna.

(2.) Si volgerà a nostro indicibile vantaggio. La promessa è generale. Se qualcuno si umilia così, chiunque egli sia,

[1.] Egli non verrà in giudizio, ma sarà salvato dall'ira futura, libererà la sua anima dall'andare nella fossa, nella fossa dell'inferno, l'iniquità non sarà la sua rovina.

[2.] Egli sarà felice nella vita eterna e nella gioia: la sua vita vedrà la luce, cioè ogni bene, nella visione e nella fruizione di Dio. Per ottenere questa beatitudine, se il profeta ci avesse ordinato di fare una cosa grande, non l'avremmo fatta? Quanto più quando ci dice soltanto: Lavatevi e siate puri, confessatevi e siate perdonati, pentitevi e siate salvati?

29 Ver. 29. fino alla Ver. 33.

Abbiamo qui la conclusione di questa prima parte del discorso di Elihu, in cui:

1. Egli riassume brevemente ciò che aveva detto, mostrando che il grande e misericordioso disegno di Dio, in tutte le dispensazioni della sua provvidenza verso i figli degli uomini, è di salvarli dall'essere per sempre miserabili e portarli ad essere felici per sempre, Giobbe 33:29-30 == Tutte queste cose Dio sta operando con i figlioli degli uomini. Egli li tratta con la coscienza, con le provvidenze, con i ministri, con le misericordie, con le afflizioni. Li fa ammalare e li fa guarire. Tutte queste sono le sue operazioni; egli ha posto l'uno al di sopra dell'altro == (Ecclesiaste 7:14), ma la sua mano è in tutti; è lui che compie tutte le cose per noi. Tutte le provvidenze devono essere considerate come l'opera di Dio con l'uomo, i suoi sforzi con lui. Egli usa una varietà di metodi per fare del bene agli uomini; se un'afflizione non fa l'opera, ne proverà un'altra; se nessuno dei due lo fa, tenterà la misericordia; e manderà un messaggero per interpretare entrambi. Spesso fa cose come queste due, tre volte; così è nell'originale, riferendosi a Giobbe 33:14. Parla una, sì, due volte; Se questo non prevale, lavora due volte, sì, tre volte, cambia il suo metodo (abbiamo suonato, abbiamo pianto), ritorna di nuovo allo stesso metodo, ripete le stesse applicazioni. Perché si prende tutte queste pene con l'uomo? È per far uscire la sua anima dalla fossa, == Giobbe 33:30. Se Dio non si prendesse cura di noi più di quanto noi non ci prendiamo cura di noi stessi, saremmo infelici; Vorremmo distruggerci, ma Lui ci vuole salvati, e escogita mezzi, con la Sua grazia, per disfare ciò con cui stavamo disfacendo noi stessi. Il primo metodo, con il sogno e la visione, era quello di trattenere l'anima dalla fossa == (Giobbe 33:18), cioè di prevenire il peccato, affinché non potessimo cadere in esso. Questo, con la malattia e la parola, è per ricondurre l'anima, per ricuperare coloro che sono caduti nel peccato, affinché non rimangano fermi e periscano in esso. Riguardo a tutti coloro che mediante il pentimento sono riportati fuori dalla fossa, è affinché possano essere illuminati dalla luce dei viventi, affinché possano avere il conforto presente e la felicità eterna. Colui che Dio salverà dal peccato e dall'inferno, che sono tenebre, porterà in cielo l'eredità dei santi nella luce; e a questo mira in tutte le sue istituzioni e in tutte le sue dispensazioni. Signore, che cos'è l'uomo, perché tu lo visiti così? Questo dovrebbe impegnarci a conformarci ai disegni di Dio, a lavorare con lui per il nostro bene e non a contrastarlo. Questo renderà inescusabili coloro che periranno per sempre, che tanto è stato fatto per salvarli e che non saranno guariti.

2. Rivela l'accettazione di Giobbe di ciò che aveva offerto e lo implora di segnarlo bene, == Giobbe 33:31. Ciò che è destinato al nostro bene sfida la nostra considerazione. Se Giobbe osserverà ciò che viene detto,

(1.) Egli è il benvenuto a fare tutte le obiezioni che può contro di esso (Giobbe 33:32):

"Se hai qualche cosa da dire per te stesso, a tua propria rivendicazione, rispondimi; quand'anche io fossi fresco e tu fossi esausto, non ti abbatterò con le parole: parla, poiché io desidero giustificarti, e non sono come gli altri tuoi amici che desideravano condannarti".

Eliu combatte per la verità, non, come fecero loro, per la vittoria. Notate: Coloro che rimproveriamo dovremmo desiderare di giustificare, e siate lieti di vederli liberarsi dalle accuse sotto le quali si trovano, e quindi dare loro tutto il vantaggio e l'incoraggiamento possibile per farlo.

(2.) Se non ha nulla da dire contro ciò che viene detto, Elihu gli fa sapere che ha qualcosa di più da dire, che desidera che egli assista pazientemente (Giobbe 33:33): Taci, e io ti insegnerò la sapienza. Coloro che vogliono mostrare saggezza e imparare saggezza devono ascoltare e tacere, essere pronti ad ascoltare e lenti a parlare. Giobbe era saggio e buono; ma coloro che lo sono possono ancora essere più saggi e migliori, e devono quindi mettersi a migliorare per mezzo della saggezza e della grazia.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 33

1 Capitolo 33

Eliu si offre di ragionare con Giobbe Giob 33:1-7

Eliu rimprovera a Giobbe di aver riflettuto su Dio Giob 33:8-13

Dio chiama gli uomini al pentimento Giob 33:14-18

Dio manda le afflizioni per il bene Giob 33:19-28

Eliu chiede l'attenzione di Giobbe Giob 33:29-33

Versetti 1-7

Giobbe aveva desiderato un giudice che decidesse il suo appello. Eliu era un giudice secondo il suo desiderio, un uomo come lui. Se vogliamo convincere giustamente gli uomini, dobbiamo farlo con la ragione, non con il terrore; con argomenti giusti, non con la mano pesante.

8 Versetti 8-13

Eliu incarica Giobbe di riflettere sulla giustizia e sulla bontà di Dio. Quando sentiamo dire qualcosa che disonora Dio, dobbiamo testimoniare contro di essa. Giobbe aveva rappresentato Dio come severo nel giudicare ciò che aveva fatto di male. Eliu insiste sul fatto che aveva parlato male e che avrebbe dovuto umiliarsi davanti a Dio e, con il pentimento, disdire. Dio non deve rendere conto a noi. È irragionevole per creature deboli e peccatrici lottare con un Dio di infinita saggezza, potenza e bontà. Egli agisce con perfetta giustizia, saggezza e bontà, laddove non possiamo percepirla.

14 Versetti 14-18

Dio ci parla attraverso la coscienza, le provvidenze e i ministri; di tutti questi discorsi parla Eliu. Non esisteva allora, che noi sappiamo, alcuna rivelazione divina per iscritto, anche se ora è la nostra guida principale. Quando Dio progetta il bene degli uomini, attraverso le convinzioni e i dettami della loro coscienza, apre il cuore, come quello di Lidia, e apre le orecchie, in modo che la convinzione trovi o forzi la sua strada. Il fine e il disegno di queste ammonizioni sono di tenere gli uomini lontani dal peccato, in particolare dal peccato di orgoglio. Mentre i peccatori perseguono scopi malvagi e assecondano il loro orgoglio, le loro anime si avviano alla distruzione. Ciò che allontana gli uomini dal peccato, li salva dall'inferno. Che misericordia è essere sotto il controllo di una coscienza risvegliata!

19 Versetti 19-28

Giobbe si lamentava delle sue malattie e riteneva che Dio fosse in collera con lui; anche i suoi amici lo facevano: ma Eliu mostra che Dio spesso affligge il corpo per far bene all'anima. Questo pensiero sarà di grande utilità per trarre beneficio dalle malattie, nelle quali Dio parla agli uomini. Il dolore è il frutto del peccato; tuttavia, per grazia di Dio, il dolore del corpo è spesso reso un mezzo di bene per l'anima. Quando le afflizioni hanno compiuto la loro opera, saranno rimosse. Si trova un riscatto o una propiziazione. Gesù Cristo è il Messaggero e il Riscatto, così lo chiama Eliu, come Giobbe lo aveva chiamato il suo Redentore, perché è sia l'acquirente che il prezzo, il sacerdote e il sacrificio. Così alto era il valore delle anime, che niente di meno le avrebbe riscattate; e così grande era il danno fatto dal peccato, che niente di meno avrebbe espiato, se non il sangue del Figlio di Dio, che ha dato la sua vita in riscatto per molti. Segue un cambiamento benedetto. La guarigione dalla malattia è davvero una misericordia, quando procede dalla remissione del peccato. Tutti coloro che si pentono veramente dei loro peccati, troveranno misericordia presso Dio. Le opere delle tenebre sono opere infruttuose; tutti i guadagni del peccato saranno di gran lunga inferiori ai danni. Dobbiamo confessare a Dio i nostri peccati con cuore rotto e contrito, 1Giovanni 1:9. Dobbiamo confessare il fatto di aver peccato; dobbiamo confessare i nostri peccati. Dobbiamo confessare il fatto del peccato, senza cercare di giustificarci o scusarci. Dobbiamo confessare la colpa del peccato: ho pervertito ciò che era giusto. Dobbiamo confessare la follia del peccato: sono stato così stolto e ignorante. Non c'è forse una buona ragione per fare una tale confessione?

29 Versetti 29-33

Eliu mostra che il grande e benevolo disegno di Dio verso i figli degli uomini è quello di salvarli dall'essere per sempre infelici e di portarli a essere per sempre felici. Con qualsiasi mezzo ci venga impedito di vivere, benediremo il Signore almeno per questo, e dovremmo benedirlo per questo, anche se sarà doloroso e penoso. Quelli che periscono per sempre sono senza scusa, perché non vogliono essere guariti.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 33

1 Pertanto, Giobbe, ti prego - Nel prossimo capitolo si rivolge ai tre amici di Giobbe. Questo è rivolto in particolare a lui.

I miei discorsi - Ebraico, “le mie parole” - מלה millâh. Questa è la parola abituale nelle lingue aramaen per esprimere un detto o un discorso, sebbene in ebraico sia solo una forma poetica. Il significato non è che avrebbe rivolto discorsi separati, o discorsi distinti, a Giobbe, ma che lo ha invitato a prestare attenzione a ciò che aveva da dire.

2 La mia lingua ha parlato nella mia bocca - Margine, "palato". Il significato è che, poiché si era azzardato a parlare, e aveva effettivamente cominciato, avrebbe pronunciato solo ciò che era degno di essere ascoltato. Questo è propriamente l'inizio della sua argomentazione, poiché tutto ciò che aveva detto prima era solo un'introduzione. La parola palato - “nel mio palato” ( בחכי b e chêkiy ) è qui usata per l'importanza di quell'organo nell'atto del parlare.

Forse si può anche fare riferimento al fatto che gli Ebrei facevano molto più uso degli organi inferiori dell'enunciazione - il palato e la gola, di quanto facciamo noi, e molto meno uso dei denti e delle labbra. Quindi, il loro linguaggio era fortemente gutturale.

3 Le mie parole saranno della rettitudine del mio cuore - parlerò con sincerità. Non dirò nulla che sia vuoto e ipocrita. Ciò che dirò sarà il vero suggerimento del mio cuore, ciò che sento e so essere vero. Forse Eliu era più ansioso di chiarire completamente questo punto, perché si poteva supporre che i tre amici di Giobbe si fossero esposti al sospetto di essere stati influenzati dalla passione o dal pregiudizio; che avevano mantenuto le loro opinioni per semplice ostinazione e non per convinzione; e che talvolta erano stati disposti a cavillare. Elihu afferma che tutto ciò che stava per dire sarebbe del tutto sincero.

Dichiarerà chiaramente la conoscenza - Dichiarerà le cose così come sono, e darà la vera soluzione delle difficoltà che sono state avvertite riguardo ai rapporti divini. Il suo scopo è di guardarsi completamente dal sospetto di parzialità.

4 Lo Spirito di Dio mi ha creato; - vedi le note a Giobbe 32:8. C'è un'evidente allusione in questo versetto al modo in cui l'uomo fu creato, quando Dio soffiò in lui l'alito di vita ed egli divenne un essere vivente; Genesi 2:7.

Ma non è del tutto chiaro perché Elihu accenna qui al fatto che Dio lo aveva creato, o quale sia l'incidenza di questo fatto su ciò che si proponeva di dire. La supposizione più probabile è che intenda affermare di essere, come Giobbe, un uomo; che entrambi erano formati nello stesso modo - dallo stesso respiro dell'Onnipotente, e dalla stessa argilla Giobbe 33:6; e che sebbene si fosse impegnato a parlare a Giobbe al posto di Dio Giobbe 33:6 , tuttavia Giobbe non aveva motivo di temere che sarebbe stato intimidito e confuso dalla Divina Maestà.

Aveva temuto che, se gli fosse stato permesso di portare il suo caso davanti a lui (Note, Giobbe 33:7 ), ma Eliu dice che ora non avrebbe nulla da temere. Sebbene sarebbe in effetti la stessa cosa che portare la questione davanti a Dio - dal momento che è venuto nel suo nome, e intendeva affermare i veri principi del suo governo, tuttavia Giobbe avrebbe anche davvero condotto la causa con un uomo come lui, e potrebbe, senza timore, entrare con la massima libertà nella dichiarazione delle sue opinioni.

5 Se puoi rispondermi - Il significato di questo versetto è questo: “La controversia tra te e me, se scegli di rispondere, sarà condotta nel modo più equo e nei termini più eguali. Non cercherò, come hanno fatto i tuoi tre amici, di sommergerti di rimproveri; né cercherò di intimidirti come farebbe Dio, in modo che tu non possa rispondere. Sono un uomo come te e desidero che se si può dire qualcosa contro ciò che devo avanzare, venga offerto con la massima equità e libertà".

Alzati - Cioè, "mantieni la tua posizione, a meno che tu non sia convinto dalle mie argomentazioni. Non desidero portare nulla con la mera autorità o potere".

6 Ecco, io sono secondo la tua volontà al posto di Dio - Margine, come in ebraico "bocca". La bocca è ciò con cui esprimiamo i nostri desideri, e la parola qui equivale a desiderare. Alcuni, tuttavia, lo hanno reso in modo diverso. Umbreit lo traduce, ich bin, wie du, von Gott - Io sono, come tu sei, da Dio. Quindi Noyes: "Io, come te, sono una creatura di Dio". Wemyss, "Io sono tuo uguale agli occhi di Dio.

Coverdale, "Ecco, davanti a Dio sono proprio come te, perché sono modellato e fatto dello stesso stampo". La Vulgata lo rende: “Ecco, Dio ha fatto me come ha fatto te; e della stessa argilla sono formato”. Così la Settanta: "Io sono formato dall'argilla come te, e noi siamo formati dalla stessa". Questa interpretazione sembra essere richiesta anche dal parallelismo, dove dice di essere stato fatto della stessa argilla con Giobbe; cioè che era un uomo come lui.

Tuttavia, mi sembra, che il significato giusto e ovvio dell'ebraico sia quello espresso nella nostra versione comune. L'ebraico è, לאל כפיך הן־אני כפי hēn'ănı̂y k e piykā lā'ĕl - "ecco, io sono, secondo la tua bocca (parola, o desiderio) per Dio;" cioè, io sono al suo posto; parlo in suo nome; Sono così incaricato da lui che puoi ritenerti che in realtà parli con lui quando ti rivolgi al suo ambasciatore.

Questo sarà anche in accordo con ciò che è detto in Giobbe 33:7 , e con ciò che Giobbe aveva così ardentemente desiderato, che gli fosse permesso di portare la sua causa direttamente davanti a Dio; vedi le note a Giobbe 13:3.

Anch'io sono formato dall'argilla - Margine, "tagliato". La figura è tratta dall'atto del vasaio, che taglia una porzione di argilla che modella in un vaso, e qui c'è una chiara allusione all'affermazione nella Genesi, che Dio ha fatto l'uomo dalla polvere della terra. Il significato a questo proposito è: “Sebbene io sia al posto di Dio e parli nel suo nome, tuttavia sono anche un uomo, fatto della stessa fragile materia come te. In me, quindi, non c'è nulla che ti intimorisca o ti sconcerta come ci sarebbe se Dio parlasse da solo».

7 Ecco, il mio terrore non ti deve spaventare - Giobbe aveva ardentemente desiderato portare la sua causa direttamente davanti a Dio, ma aveva espresso la preoccupazione che lo avrebbe intimidito con sua maestà, così che non sarebbe stato in grado di gestire la sua richiesta con la calma e autocontrollo che erano desiderabili. Aveva, quindi, espresso come suo sincero desiderio, che se gli fosse stato permesso, Dio non avrebbe approfittato della sua maestà e potenza per confonderlo; vedi le note a Giobbe 13:21.

Elihu ora dice che il desiderio di Giobbe in questo potrebbe essere ampiamente soddisfatto. Sebbene parlasse in nome di Dio, e si potrebbe ritenere che il caso fosse giustamente portato davanti a lui, tuttavia era anche un uomo. Era il compagno, l'uguale a Giobbe. Era fatto della stessa argilla e non poteva intimorirlo come avrebbe potuto fare l'Onnipotente stesso. Ci sarebbe, quindi, nel suo caso, tutto il vantaggio di portare la causa direttamente a Dio, e tuttavia nessuno degli svantaggi che Giobbe ha percepito, e che deve derivare quando un semplice uomo si è impegnato a gestire la propria causa con l'Onnipotente.

Né la mia mano sarà pesante su di te - Alludendo, evidentemente, a ciò che Giobbe aveva detto, Giobbe 13:21 , che la mano di Dio era pesante su di lui, così che non poteva condurre la sua causa in modo tale da fare giustizia a se stesso. Aveva dunque chiesto (vedi le note in quel luogo), come favore speciale, se gli fosse permesso di portare la sua causa davanti a Dio, che la sua mano fosse così alleggerita da poter esporre i suoi argomenti con forza che richiedevano.

Elihu dice ora che quel desiderio potrebbe essere soddisfatto. Sebbene fosse al posto di Dio, tuttavia era un uomo e la sua mano non sarebbe stata su di lui per schiacciarlo in modo che non potesse rendere giustizia a se stesso. Il sostantivo reso “mano” ( אכף 'ekeph ) non ricorre altrove. Il verbo אכף 'âkaph ricorre una volta in Proverbi 16:26 , dove è reso "brama" - "Chi lavora, lavora per se stesso; poiché la sua bocca lo brama da lui” - dove il margine è piegato a.

La parola in arabo significa condurre una bestia da soma; piegare, far piegare sotto un guinzaglio; e poi spingere, incalzare; e quindi significa "la sua bocca, cioè la fame, lo spinge o lo spinge a lavorare". Allo stesso modo il significato della parola qui ( אכף 'ekeph ) può essere un piombo o un fardello, che significa “il mio piombo, cioè, il mio peso, dignità, autorità, non sarà gravoso o opprimente per te.

Ma il luogo parallelo in Giobbe 13:21 , è "mano", e questo significato sembra essere richiesto qui. Kimchi suppone che sia lo stesso di כף kaph - mano, e la Settanta l'ha resa così, ἡ χείρ μου cheir mou.

Alla luce del discorso di Elihu fino ad ora, non possiamo fare a meno di notare che c'è molto di unico, e soprattutto che egli rivendica con decisione l'ispirazione. Sebbene parlasse per Dio, tuttavia era nella natura umana, e Giobbe poteva parlargli come un amico, intimorito e non spaventato da qualsiasi timore di travolgente maestà e potere.

Non appare su quali basi Elihu fondasse queste alte pretese, e la sua pretesa nei loro confronti è tanto più notevole fin dalla sua giovinezza. Non richiede l'aiuto di una fantasia molto viva immaginare una somiglianza tra lui e il Signore Gesù - il grande mediatore tra Dio e l'uomo - e fosse quel modo di interpretazione che si diletta di trovare ovunque tipi e figure un modo che potrebbe essere confermato, non c'è nessun personaggio nell'Antico Testamento che suggerirebbe più ovviamente quello del Redentore del personaggio di Elihu.

La sua relativa giovinezza, la sua modestia, la sua umiltà, lo suggerirebbero. Il fatto che venga a esprimere i suoi sentimenti laddove l'età e la saggezza non erano riuscite a suggerire la verità, e quando i finti saggi erano confusi e messi a tacere, lo suggerirebbe. Il fatto che pretende di essere al posto di Dio, e che una causa potrebbe essere gestita davanti a lui come se fosse davanti a Dio e tuttavia che era un uomo come gli altri, e che nessun vantaggio sarebbe tratto da intimidire da mera maestà e potere, sono tutte circostanze che costituirebbero una forte e vivida somiglianza.

Ma non vedo alcuna prova che questo fosse il disegno dell'introduzione del personaggio di Elihu, e per quanto interessante possa essere il confronto, e per quanto desiderabile possa sembrare che si trovi che il libro di Giobbe contenga qualche riferimento alla grande opera di mediazione, ma le giuste e severe leggi dell'interpretazione escludono tale riferimento in assenza di prove, e non ci permettono di deliziarci nelle concezioni della fantasia, per quanto pie possano essere le riflessioni, o di ricercare caratteri tipici in cui lo Spirito di l'ispirazione non le ha rivelate come tali, per quanto interessante o edificante possa essere la contemplazione.

8 Sicuramente hai parlato nel mio udito - Margine, come in ebraico "orecchie". Ciò dimostra che Eliu era stato presente durante il dibattito e aveva ascoltato con attenzione quanto era stato detto. Ora riprende il punto principale su cui supponeva che Giobbe avesse sbagliato: il tentativo di giustificarsi. Dichiara di addurre le stesse parole che aveva usato, e nega ogni disegno di giudicare per semplice sentito dire.

9 Sono puro - sono puro e santo.

Senza trasgressione - Giobbe non aveva usato proprio queste espressioni, né aveva inteso sostenere di essere assolutamente esente dal peccato; vedi Giobbe 9:20. Aveva sostenuto di non essere imputabile delle trasgressioni di cui i suoi tre amici sostenevano che fosse colpevole, e nel farlo aveva usato un linguaggio forte, e un linguaggio che sembrava persino implicare che fosse senza trasgressione; vedi Giobbe 9:30; Giobbe 10:7; Giobbe 13:23; Giobbe 16:17.

Io sono innocente - La parola usata qui ( חף chaph ) deriva dal verbo חפף chophaph - coprire, proteggere; e anche, come significato secondario, dall'arabo, strofinare, asciugare; lavare via; lavare. Quindi, denota ciò che è pulito, lavato, puro - e poi innocente. La parola si verifica solo in questo luogo. Non è il linguaggio esatto che aveva usato Giobbe, e sembra che gli sia stata fatta un'ingiustizia nel dire che aveva usato tale linguaggio. Elihu significa, senza dubbio, che aveva usato un linguaggio che implicava questo, o che era equivalente ad esso.

10 Ecco, trova occasioni contro di me - Cioè, Dio. Questo non è esattamente il linguaggio di Giobbe, anche se molto di ciò che aveva detto sembrava implicarlo. L'idea è che Dio ha cercato l'opportunità di opporsi a lui; che desiderava trovare in lui qualche motivo o ragione per punirlo; che desiderava essergli ostile, ed era strettamente all'erta per trovare un'opportunità che giustificasse il suo recare calamità su di lui.

La parola resa “occasioni” - תנואה t e nu'ah, è da נוא nu 'nel Hiphil, הניא hāniy' - ai rifiuti, il declino; ostacolare, frenare, Numeri 30:6 , Numeri 30:9 , Numeri 30:12; e quindi, il sostantivo significa un trattenimento, un ritiro, un'alienazione; e quindi, l'idea è che Dio ha cercato di essere alienato da Giobbe.

La Vulgata lo rende: "Egli cerca denunce ( querales ) contro di me". La Settanta, μέμψιν mempsin - accusa. Umbreit, Feindshaft, inimicizia. Quindi Gesenius e Noyes. “Mi considera suo nemico”. Questo è il linguaggio che aveva usato Giobbe; vedi Giobbe 19:11.

11 Ha messo i miei piedi nei ceppi - Anche questo è il linguaggio che aveva usato Giobbe; vedi Giobbe 13:27. "Egli commercializza tutti i miei percorsi;" in Giobbe 13:27 , "Tu guardi angusto a tutti i miei sentieri;" vedere le note a quel verso.

12 Ecco, in questo tu non sei giusto - In questa visione di Dio, e in queste riflessioni sul suo carattere e governo. Tale linguaggio riguardo alla Divinità non può essere rivendicato; tali opinioni non possono essere giuste. Non può essere che voglia essere nemico dell'uomo; che osserva con occhio geloso ogni movimento per trovare qualcosa che lo giustifichi nel portare gravi calamità sulle sue creature, o che si ponga a spiare il modo in cui va l'uomo, per scoprire qualcosa che farà in modo che lo tratti come un nemico.

Non si può negare che Giobbe si fosse abbandonato al linguaggio facendo sostanzialmente tali rappresentazioni di Dio, e che avesse così dato occasione al rimprovero di Eliu. Si può altrettanto poco negare che tali pensieri passano frequentemente attraverso le menti degli afflitti, sebbene non li esprimano a parole, né è meno dubbio che debbano essere subito banditi dall'anima. Non possono essere vere.

Non può essere che Dio consideri e tratti così le sue creature; che desidera trovare in loro "l'occasione" per rendere appropriato per lui portare calamità su di loro, o che desidera considerarli come suoi nemici.

Ti risponderò - Cioè, dimostrerò che questa visione è ingiusta". Lo fa nei versi successivi, affermando quello che suppone essere il vero disegno delle afflizioni, e mostrando che Dio in queste prove aveva un oggetto buono e benevolo.

Che - - כי Kiy. Piuttosto, "perché" o "per". L'obiettivo non è mostrare che Dio era più grande dell'uomo - perché questo non poteva essere una questione di informazione, ma mostrare che poiché era molto al di sopra dell'uomo aveva oggetti grandi ed elevati nei suoi rapporti con lui, e l'uomo dovrebbe sottomettersi a lui senza lamentarsi.

Dio è più grande dell'uomo - Il significato di questo è che l'uomo dovrebbe supporre che Dio abbia buone ragioni per tutto ciò che fa e che potrebbe non essere qualificato per comprendere la ragione delle sue azioni. Dovrebbe quindi acconsentire alle sue disposizioni e non mettere in discussione l'equità dei rapporti divini. In tutte le nostre prove è bene ricordare che Dio è più grande di noi. Lui sa cosa è meglio; e sebbene possiamo non essere in grado di vedere la ragione delle sue azioni, tuttavia ci conviene accettare la sua saggezza superiore.

13 Perché lotti contro di lui? - Rifiutando di sottomettersi a lui, e mettendo in discussione la sua saggezza e bontà.

Perché non dà conto di nessuna delle sue questioni - Margine, come in ebraico "non risponde". L'idea è che è tanto inutile quanto improprio contendere con Dio. Fa il suo piacere e tratta con l'uomo come ritiene migliore e giusto. La ragione delle sue azioni non afferma, né l'uomo ha alcun potere di estorcergli una dichiarazione delle cause per cui ci affligge. Questo è ancora vero. La ragione delle sue azioni non fa spesso conoscere agli afflitti, ed è impossibile conoscere ora le cause per cui ha portato su di noi la calamità di cui siamo visitati.

Le ragioni generali per cui gli uomini sono afflitti possono essere meglio conosciute ora di quanto lo fossero al tempo di Elihu, poiché rivelazioni successive hanno gettato molta luce su questo argomento. Ma quando viene e ci affligge come individui; quando porta via un figlio amato; quando abbatte i giovani, i vigorosi, gli utili ei pii, spesso è impossibile capire perché lo abbia fatto.

Tutto ciò che possiamo fare allora è sottometterci alla sua volontà sovrana e credere che, sebbene non possiamo vedere le ragioni per cui l'ha fatto, ciò non prova che non ci siano ragioni, o che non ci sia mai permesso di capire loro. Siamo tenuti a sottometterci alla sua volontà, non alla nostra ragione; acconsentire perché lo fa, non perché lo vediamo giusto. Se comprendessimo sempre le ragioni per cui ci affligge, la nostra rassegnazione non sarebbe alla volontà di Dio, ma alla nostra stessa conoscenza di ciò che è giusto; e Dio, quindi, passa spesso davanti a noi nelle nuvole e nella fitta oscurità per vedere se abbiamo sufficiente fiducia in lui per credere che fa bene, anche quando non possiamo vedere o capire la ragione delle sue azioni.

Quindi un bambino ripone la massima fiducia in un genitore, quando crede che il genitore farà bene, anche se non riesce a capire perché lo fa, e il genitore non sceglie di farglielo sapere. Non potrebbe un padre vedere ragioni per ciò che fa che un figlio non potrebbe capire, o che potrebbe essere giusto che gli nasconda?

14 Perché Dio parla una volta - Lo scopo di ciò che viene detto qui è mostrare la ragione per cui Dio porta afflizione alle persone, o spiegare i principi del suo governo che Elihu supponeva fosse stato tristemente frainteso da Giobbe e dai suoi amici. Il motivo per cui porta afflizione, dice Elihu, è perché tutti gli altri mezzi per reclamare e trattenere le persone falliscono. Comunica loro la sua volontà; parla loro ancora e ancora in sogni e visioni; li avverte dell'errore del loro corso Giobbe 33:14 , e quando tutto questo è inefficace li porta afflizione.

Li depone sul letto dove devono riflettere, e dove c'è speranza che possano essere recuperati e riformati, Giobbe 33:18.

Sì, due volte - Non lo ammonisce solo una volta. Ripete l'ammonizione quando l'uomo si rifiuta di ascoltarlo la prima volta, e prende tutti i metodi che può con l'ammonimento e l'avvertimento per sottrarlo al suo malvagio proposito e per preservarlo dalla rovina.

Eppure l'uomo non lo percepisce - O, piuttosto, "Anche se non lo percepisce né si occupa di esso". Sebbene il peccatore sia incurante dell'ammonimento, tuttavia Dio lo ripete e si sforza di salvarlo dalla commissione dei crimini che lo porterebbero alla rovina. Questo è progettato per mostrare la pazienza e la tolleranza di Dio e quanti mezzi impiega per salvare il peccatore dalla rovina. Sulla verità di ciò che Elihu dice qui, non può esserci differenza di opinione.

È uno dei grandi principi dell'amministrazione divina che il peccatore sia spesso avvertito, anche se non ne dà ascolto; e che Dio manda ripetuti ammonimenti anche quando gli uomini non li guarderanno, ma sono intenti alla propria rovina.

15 In sogno - Questo era uno dei metodi con cui si faceva conoscere la volontà di Dio nei primi periodi del mondo; vedi le note a Giobbe 4:12. E per un resoconto più completo di questo modo di comunicare la volontà divina, vedi l'introduzione a Isaia, sezione 7 (2).

In una visione notturna - Appunti, Giobbe 4:13; confrontare l'introduzione a Isaia, sezione 7 (4).

Quando il sonno profondo cade sugli uomini - Questo può essere progettato per intimare più distintamente che proveniva da Dio. Non era l'effetto di un riposo disturbato e interrotto; non le fantasie che vengono alla mente tra il sonno e la veglia, ma le visite dello Spirito divino nel più profondo riposo della notte. La parola resa “sonno profondo” ( תרדמה tardêmâh ) è quella che denota il riposo più profondo.

Non è semplicemente il sonno, ma è il sonno del tipo più sano - quel tipo quando di solito non sogniamo; vedi le note a Giobbe 4:13. Il Caldeo l'ha qui reso correttamente, עמקתא שינתא - il sonno profondo. La Settanta lo rende, δεινὸς φόβος deinos phobos - orrore spaventoso. Il siriaco rende questo versetto: “Non insegna con le labbra; da sogni e visioni notturne”, ecc.

Nei sonni sul letto - La parola tradotta “ sonni ” ( בתנומה bit e nûmâh ) significa sonno leggero, in contrapposizione a un riposo molto profondo. La nostra parola sonno trasmette l'idea esatta. Il significato dell'insieme è che Dio parla alle persone quando i loro sensi sono bloccati nel riposo - allo stesso modo nel sonno profondo quando di solito non sognano, e nei sonni dolci e leggeri quando il sonno si interrompe facilmente.

In che modo, tuttavia, avrebbero dovuto distinguere tali comunicazioni dai sogni ordinari, non abbiamo informazioni. È appena il caso di notare che ciò che è detto qui e altrove nelle Scritture a proposito dei sogni, non è giustificato per riporre in essi alcuna fiducia ora come se fossero rivelazioni dal cielo.

16 Quindi apre le orecchie degli uomini - Margine, come in ebraico "rivela" o "scopre". L'idea è che poi riveli all'orecchio dell'uomo importanti ammonimenti o consigli. Comunica verità preziose. Non dobbiamo intendere questo come dire che il dormiente ode effettivamente Dio parlare, ma poiché l'orecchio è l'organo dell'udito, è impiegato qui per indicare che Dio poi comunica la Sua volontà agli esseri umani. In che modo abbia avuto accesso alle anime delle persone tramite i sogni, è impossibile da spiegare.

E sigilla la loro istruzione - letteralmente, "Nella loro ammonizione egli sigilla;" oppure appone un sigillo. L'idea è che renda l'ammonizione o l'istruzione sicura come se vi fosse apposto un sigillo. Un sigillo ratificava o confermava un contratto, un testamento o un atto, e qui il senso è che le comunicazioni di Dio all'anima erano ferme come se fossero state ratificate allo stesso modo. O forse può significare che gli avvertimenti di Dio sono stati comunicati all'anima come una lettera sigillata o un messaggio sconosciuto a nessun altro; cioè, sono state fatte privatamente all'individuo stesso nei sonni della notte.

Altri hanno inteso la parola resa istruzione, come denota castigo, o punizione, e secondo tale spiegazione il significato sarebbe che egli annunziasse loro una certa punizione se fossero rimasti nel peccato; lo rese loro sicuro come se fosse ratificato da un sigillo. Quindi Rosenmuller e Mercer. Schultens suppone che sia equivalente a ispirarli, o comunica l'istruzione per ispirazione come se fosse confermata e ratificata da un sigillo.

Egli osserva che la parola araba hhatham è spesso usata nel Corano, nel senso di ispirare. La Settanta lo rende, ἀυτοὺς ἐξεφόβησεν autous exephobēsen - “egli li terrorizza” - dove evidentemente leggono יחתם y e chathēm invece di יחתם yachthom. Il senso è che Dio comunica gli avvertimenti alle persone sui loro letti, in modo solenne e impressionante come se fosse ratificato con un sigillo e reso il più sicuro possibile.

17 Che possa allontanare l'uomo dal suo scopo - Margine, "lavoro". Il senso è chiaro. Dio progetta di avvertirlo delle conseguenze dell'esecuzione di un piano di iniquità. Lo allarma mostrandogli che il suo corso porterà alla punizione e rappresentandogli nelle visioni notturne, i terribili mali del mondo futuro in cui sta per precipitare. L'obiettivo è di dissuaderlo dal commettere l'atto di colpa che aveva contemplato e di indirizzarlo verso i sentieri della rettitudine.

È irragionevole supporre che la stessa cosa possa accadere ora, e che Dio possa avere uno scopo nei sogni che spesso visitano l'uomo che ha formato un piano di iniquità, o che sta vivendo una vita di peccato? Non si può dubitare che tali persone abbiano spesso sogni allarmanti; che questi sogni sono tali da dissuaderli dal commettere la loro malvagità contemplata; e che in effetti non di rado lo fanno.

Che cosa ci impedirà di supporre che Dio intenda che il lavoro della mente, quando i sensi sono chiusi nel riposo, sia il mezzo per allarmare i colpevoli e per indurli alla riflessione? Perché la mente non dovrebbe in tal modo essere ammonitrice di se stessa, e diventare allora lo strumento per frenare i colpevoli, proprio come con i suoi ragionamenti sobri e le sue riflessioni quando è sveglio? Molti uomini malvagi sono stati fermati in una carriera di malvagità da un sogno spaventoso; e non pochi sono stati portati a un grado di riflessione che ha portato a una sana conversione dall'allarme provocato nella mente dall'avere le conseguenze di una carriera di malvagità tracciata nelle visioni della notte.

Il caso del colonnello Gardiner non può essere dimenticato, anche se in quel caso si trattava più di una "visione notturna" che di un sogno. Stava meditando un atto di malvagità. ed era solo nella sua stanza in attesa dell'ora stabilita. Nel silenzio della notte, e nella solitudine della sua stanza, gli sembrava di vedere il Salvatore in croce. Questo punto di vista, tuttavia, si può spiegare, lo trattenne dall'atto di malvagità contemplato, e divenne un uomo eminentemente pio; vedere la vita del colonnello di Doddridge.

giardiniere. La mente, con tutte le sue facoltà, è sotto il controllo di Dio, e nessuno può dimostrare che egli non faccia delle sue azioni, anche nei vagabondaggi di un sogno, il mezzo progettato per controllare il peccatore e per salvare l'anima.

E nascondi l'orgoglio all'uomo - Probabilmente la cosa particolare a cui Elihu si riferiva qui, era l'orgoglio e l'arroganza verso Dio; o un comportamento insolente verso di lui, e una fiducia nei propri meriti. Questa era la cosa particolare in Giobbe che Elihu sembra aver pensato richiedesse un'avversione all'anima, e probabilmente intendeva insinuare che tutte le persone avevano tali comunicazioni da Dio tramite i sogni da salvarle da tale arroganza.

18 Trattiene la sua anima dalla fossa - La parola anima in ebraico è spesso equivalente a sé, e l'idea è che in questo modo trattiene l'uomo dalla fossa. Lo scopo di questi avvertimenti è di impedirgli di precipitarsi verso la propria distruzione. La parola tradotta “pit” - שׁחת shachath, significa propriamente un pozzo, o trabocchetto, in cui le trappole sono previste per gli animali selvatici; Salmi 7:15; Salmi 9:15; poi una cisterna che è fangosa; Giobbe 9:31; una prigione, Isaia 51:14; poi la tomba, o sepolcro, come spesso una caverna; Giobbe 17:13; Salmi 30:9; vedi Giobbe 33:28 , Giobbe 33:30.

Evidentemente significa qui la tomba, e il senso è che Dio mette così in guardia le persone dal seguire una condotta che le condurrebbe alla distruzione, o porrebbe rapidamente fine alle loro vite.

E la sua vita dalla morte per la spada - Margine, "passando". Il significato dell'ebraico potrebbe essere "per evitare che la sua vita passi di spada"; come se la spada fosse il mezzo con cui la vita o l'anima passava dal corpo. La parola resa qui spada - שׁלח shelach deriva da שׁלח shâlach - lanciare, scagliare, scagliare, e il riferimento è piuttosto a qualcosa inviato, come una freccia, un dardo, un giavellotto, che a una spada.

Il senso non è materialmente vario, e l'idea a cui si fa riferimento è quella di una morte violenta. Il significato è che Dio con questi avvertimenti impedirebbe a un uomo un corso di vita tale da condurre a una morte violenta, sia per punizione per il suo crimine, sia per essere stroncato in guerra.

19 È castigato anche con il dolore - Come un altro mezzo per controllarlo e trattenerlo dalla commissione del peccato. Quando gli avvertimenti della notte falliscono, e quando è piegato a una vita di peccato, allora Dio lo pone su un letto di dolore, e lì è portato a riflettere. Lì ha l'opportunità di pensare alla sua vita ea tutte le conseguenze che devono derivare da una carriera di iniquità. Ciò comporta l'inchiesta principale davanti ai contendenti.

Era il motivo per cui le persone erano afflitte. I tre amici di Giobbe avevano detto che era una prova completa di malvagità, e che quando i professati pii erano afflitti era dimostrativo di insincerità e ipocrisia. Giobbe aveva messo in dubbio questa posizione e aveva dimostrato che non poteva essere così, ma non sapeva ancora perché lo fosse. Elihu ora dice che l'afflizione fa parte di un governo disciplinare; che è uno dei mezzi che Dio adotta, quando gli avvertimenti sono inefficaci, per trattenere le persone e portarle alla riflessione e al pentimento. Questa sembra essere stata una visione quasi del tutto nuova per loro.

E la moltitudine delle sue ossa con forte dolore - Le ossa, come è stato prima osservato, si supponeva potesse essere la sede del dolore più acuto; vedi le note a Giobbe 30:17; confronta Giobbe 20:11; Giobbe 7:15; Giobbe 30:30. Il significato qui è che la cornice è stata tormentata da un'intensa sofferenza per ammonire gli uomini del peccato, per salvarli dall'immergersi in una trasgressione più profonda e per portarli al pentimento.

20 In modo che la sua vita aborrisca il pane - È un effetto comune della malattia togliere l'appetito. Elihu qui lo considera come parte della sana disciplina del sofferente. Non ha alcun gusto per le comodità della vita.

E la sua carne delicata dell'anima - Margine, "carne del desiderio". L'ebraico è "cibo del desiderio". La parola resa “carne” ( מאכל ma'ăkâl ) non indica solo cibo animale, ma qualsiasi tipo di cibo. Quindi è stata usata la parola inglese antico meat. L'idea è che il malato detesta il cibo più delicato. Fa parte della sua disciplina che il piacere che aveva nei giorni della sua salute ora gli sia tolto.

21 La sua carne è consumata, che non può essere vista - Si consuma. La sua carne, un tempo vigorosa, bella e bella, ora scompare. Questa non è una semplice descrizione della natura della sua malattia, ma è una descrizione delle disposizioni disciplinari di Dio. È una parte importante della sua afflizione, come parte della disciplina, che la sua carne svanisca e che il suo aspetto sia così cambiato che diventa ripugnante alla vista.

E le sue ossa che non si vedevano, sporgono - Le sue ossa erano prima invisibili. Erano accuratamente nascosti dal muscolo tondeggiante e dal grasso che riempiva gli interstizi, in modo che non fossero offensivi alla vista. Ma ora si vedono le protuberanze delle sue ossa, perché Dio lo ha ridotto allo stato di scheletro. Questo è uno degli effetti comuni della malattia, e questo mostra la forza della disciplina che Dio contempla.

Le parti del corpo umano che in salute sono accuratamente nascoste alla vista, in quanto antiestetiche, diventano ora prominenti e non possono più essere nascoste. Un progetto è quello di umiliarci; togliere l'orgoglio che deliziava l'arto tondo e levigato, la rosa sulla guancia, il labbro rubino e la fronte liscia; e per mostrarci cosa saremo presto nella tomba.

22 Sì, la sua anima si avvicina alla tomba - Cioè, lo fa lui stesso, poiché la parola anima è spesso usata per denotare sé.

E la sua vita per i distruttori - - לממתים lammitiym. letteralmente, "a quelli che causano la morte". L'interpretazione comunemente data di questo è "gli angeli della morte" che avrebbero dovuto venire a chiudere la vita umana; confronta 2 Samuele 24:16. Ma probabilmente si riferisce a malattie e dolori come aventi il ​​potere di porre fine alla vita ed essendo la causa della fine della vita. Il significato è che l'afflitto si avvicina molto a quelle sofferenze acute che interrompono la vita, e che per personificazione sono qui rappresentate come le artefici della morte.

23 Se c'è un messaggero con lui - Questa parte del discorso di Elihu ha dato luogo a una diversità di opinioni appena minore, ea discussioni appena minori, rispetto al celebre passo in Giobbe 19:25. Quasi ogni interprete ha avuto una visione speciale del suo significato e, naturalmente, è molto difficile, se non impossibile, determinarne il vero senso.

Prima che siano specificate le opinioni che sono state trattenute, e fatto un tentativo di determinare il vero senso del passaggio, può essere interessante vedere come è presentato nelle versioni antiche e quale luce vi gettano. La Vulgata lo rende: “Se c'è per lui un angelo che parla, uno di migliaia, che possa annunziare la giustizia dell'uomo; ne avrà compassione e dirà: Liberalo che non discenda nella corruzione: l'ho trovato nel quale gli sarò propizio” - inveni in quo ei propitier.

I traduttori dei Settanta lo rendono: "Se ci sono mille angeli della morte ( ἄγγελοι θανατηφόροι angeloi thanatēforoi ), nessuno di loro può ferirlo mortalmente ( τρώσῃ ἀυτόν trōsē auton ). Se deciderà in cuor suo di volgersi al Signore, quando avrà mostrato all'uomo la sua accusa contro di lui, e mostrato la sua follia, lo sosterrà affinché non muoia e rinnovi il suo corpo, come intonacare un muro ( ὥσπερ ἀλοιφην ἐπὶ τοίχου hōsper aloifēn epi toichou ), e riempirà le sue ossa di midollo e renderà la sua carne morbida come un bambino.

Il Caldeo lo rende: “Se c'è merito זכותא z-kwt-' in lui, si prepara un angelo, un consolatore ( פרקליטא , Paraclito, gr. παρύκλητος paraklētos ), uno tra mille accusatori ( קטיגוריא , gr. κατήγορός katēgoros ), per annunziare all'uomo la sua rettitudine.

Ed egli lo risparmia, e dice: Riscattalo, affinché non scenda alla corruzione; Ho trovato un riscatto". Schultens ha diviso le opinioni che sono state nutrite del passaggio in tre classi. Loro sono,

I. Le opinioni di coloro che suppongono che dal messaggero, o angelo, qui si faccia riferimento a un uomo. Di coloro che hanno questa opinione, egli enumera non meno di sette classi. Sono come questi:

(1) coloro che ritengono che l'uomo a cui si fa riferimento sia un distinto istruttore inviato ai malati per insegnare loro la volontà di Dio, opinione di Munster e Isidorus;

(2) coloro che lo riferiscono a un profeta, come Junius et Tremillius:

(3) Codurco suppone che si faccia riferimento al caso di Abimelec, che si ammalò a causa di Sara, e che l'uomo a cui si fa riferimento fosse un profeta, che gli annunciò che Dio era giusto; Genesi 20.

Il 4° e il 5° caso variano leggermente da quelli specificati.

(6) Coloro che ritengono che Elihu si riferisse a se stesso come all'angelo, o messaggero, che Dio aveva inviato per far conoscere a Giobbe la verità riguardo al governo divino e il motivo per cui affligge le persone. Di questa opinione era Gusset, e possiamo aggiungere che questa è l'opinione di Umbreit.

(7) Coloro che suppongono che sia destinato qualche fedele servitore di Dio, senza specificare chi, che si reca ai malati e agli afflitti, e annunzia loro il motivo delle divine dispense.

II. La seconda classe di opinioni è che qui si fa riferimento a un angelo e che il significato è che Dio impiega esseri angelici per comunicare la Sua volontà alle persone, e specialmente agli afflitti, per far conoscere loro il motivo per cui sono afflitti e la certezza che è disposto a mostrare loro misericordia se si pentiranno. Di coloro che detengono questo, Schultens cita

(1) la Settanta che la rende "gli angeli della morte";

(2) il parafrasista caldeo, che lo intende dell'angelo consolatore” - il Paraclito;

(3) l'opinione di Mercer, che suppone che si riferisca a un buon angelo, il quale, sebbene ce ne siano mille di una descrizione contraria, se annuncia la volontà di Dio e mostra la vera ragione per cui affligge le persone, può essere i mezzi per recuperarli;

(4) l'opinione di Clerc, che la considera una mera ipotesi di Elihu, dicendo che, supponendo che un angelo visiti così le persone, queste potrebbero essere reclamate;

(5) l'opinione di Grozio, che suppone che si riferisca ad angeli considerati mediatori, che svolgono il loro ufficio di mediazione in due modi: ammonendo le persone e pregando per loro. Questa era anche l'opinione di Maimonide.

(6) L'opinione di Girolamo, che suppone che si riferisca all'angelo che sta alla presenza di Dio, e che è impiegato da lui nell'ammonire e correggere l'umanità.

III. La terza classe di opinioni è costituita da coloro che la riferiscono al Messia. Di coloro che hanno sostenuto questa opinione, si possono citare: Cocceius - naturalmente; Calovins, Sehmidius e Agostino. In questa diversità di sentimenti è difficile, se non impossibile, determinare il vero significato del brano. Il sentimento generale è davvero semplice. È che Dio visita le persone afflitte per trattenerle dal peccato e per correggerle quando hanno sbagliato.

Non è per ostilità nei loro confronti; non per semplice giustizia; non perché si diletta nelle loro sofferenze; e non perché voglia tagliarli fuori. Possono soffrire molto e a lungo, come aveva fatto Giobbe. senza conoscere il vero motivo per cui è stato fatto. Possono formare visioni errate del disegno dell'amministrazione divina e supporre che Dio sia severo e duro. Ma se verrà un messaggero, in tali circostanze, che spiegherà la ragione delle azioni divine e mostrerà al sofferente su quali principi Dio infligge dolore; e se il sofferente ascolta il messaggio e acconsente ai rapporti divini, allora Dio sarebbe disposto a essere misericordioso.

Direbbe che era soddisfatto; lo scopo dell'afflizione era compiuto, ed egli avrebbe ristabilito l'afflitto in salute, e gli avrebbe conferito le più soddisfacenti prove del suo proprio favore. Un esame delle parole e delle frasi particolari che ricorrono nel brano può chiarire più chiaramente questa idea generale e condurci alla sua vera interpretazione. La parola tradotta “messaggero” מלאך mal'âk, è quella che di solito è impiegata per denotare un angelo. Significa, correttamente, colui che è inviato, da לאך , per l'invio; e viene applicato

(1) a un inviato, o un messaggero, vedi Giobbe 1:14; confronta 1 Samuele 16:19;

(2) a un messaggero inviato da Dio, come ad es.

(a) agli angeli, poiché gli angeli erano impiegati in messaggi di misericordia o di giudizio per l'umanità, Es 23:20 ; 2 Samuele 24:16 ,

(b) a un profeta inviato da Dio, Aggeo 1:13; Malachia 3:1;

(c) a un sacerdote; Ecclesiaste 5:6; Malachia 2:7. È reso qui da Girolamo, angelo, e dai Settanta, angeli che portano la morte.

Per quanto riguarda la parola, può applicarsi a qualsiasi messaggero inviato da Dio, che sia un angelo, un profeta o il Messia; chiunque fosse incaricato di spiegare all'uomo il motivo per cui venivano inviate le afflizioni, e di comunicare la certezza che Dio era pronto a perdonare.

Un interprete - Cioè, un interprete di angeli o un messaggero che dovrebbe essere un interprete. La parola מליץ mēliyts, deriva da לוץ lûts, “balbettare”; parlare in una lingua barbara; e poi nell'Hiphil, far capire una lingua straniera, o spiegare; interpretare. Quindi significa colui che spiega o interpreta ciò che era oscuro; e può significare qui colui che spiega al sofferente i veri principi dell'amministrazione divina, o che interpreta il disegno dei rapporti divini.

In 2 Cronache 32:31 , è reso "ambasciatori" - riferendosi agli ambasciatori che vennero da Babilonia a Ezechia - reso a margine, interpreti; in Isaia 43:27 , è reso maestri, a margine interpreti, riferendosi ai maestri di religione degli ebrei, ovvero coloro che erano incaricati di spiegare la legge di Dio.

Gesenius suppone che qui significhi lo stesso di intercessore, o internuncius, e che la frase denoti un angelo intercedere, o uno che intercede presso Dio per le persone. Ma non c'è nessun caso in cui la parola מליץ mēliyts sia così impiegata, e tale interpretazione non è richiesta qui dalla connessione. L'idea contenuta nella parola qui è spiegata immediatamente da Elihu stesso.

La parola denota colui che avrebbe "mostrato all'uomo la sua rettitudine"; cioè, chi sarebbe in grado di rivendicare la giustizia di Dio e spiegare le sue azioni. Questa parola, inoltre, può quindi essere applicabile a un profeta, un saggio, un angelo o il Messia - a chiunque sia in grado di spiegare e interpretare le azioni divine. Per quanto riguarda la lingua, non c'è motivo per cui non dovrebbe essere applicata a Elihu stesso.

Uno tra mille - Uno come difficilmente spereresti di trovare tra mille; cioè uno che era dotato di una conoscenza delle vie di Dio, e che era qualificato per questo lavoro in modo molto più eminente della massa della gente. Abbiamo ora una frase simile per denotare un uomo eminente per saggezza, apprendimento, abilità o valore morale. Questo linguaggio è quello che sarebbe più propriamente applicabile a un messaggero umano.

Difficilmente si penserebbe di fare tali distinzioni tra gli esseri angelici, o di insinuare che qualcuno di loro potrebbe non essere qualificato per portare un messaggio all'uomo, o che fosse necessario fare una tale selezione come implica la frase qui per spiegare i rapporti di Dio.

Mostrare all'uomo la sua rettitudine - Questo è l'ufficio che doveva svolgere l'interprete-messaggero. La “rettitudine” qui riferita, suppongo, è quella di Dio, e significa la rettitudine delle sue azioni; o, in senso più generale, la giustizia del suo carattere, l'equità della sua amministrazione. Così spiegato, significherebbe che il messaggero sarebbe venuto a dimostrare che Dio è degno di fiducia; che non è severo, severo, severo e crudele.

Si suppone che la persona afflitta non abbia una visione chiara su questo punto, ma consideri Dio severo e spietato. Eliu in questo indubbiamente aveva Giobbe nei suoi occhi, come visioni divertenti di Dio che erano tutt'altro che corrette. Ciò che era necessario, disse, era che venisse qualcuno che potesse mostrare al sofferente che Dio è degno di fiducia e che il suo carattere è del tutto retto. Il prof. Lee interpreta questo come riferito interamente al Messia e come denotante la “giustizia che questo Mediatore ha il potere di dare o imputare a coloro che debitamente la cercano; e così, come Mediatore, tra Dio e l'uomo, per renderlo loro dovuto, mediante il riscatto così trovato, offerto e accettato”.

Noyes lo spiega come "il suo dovere"; cioè, «ciò che la ragione e la religione richiedono a un uomo nella sua situazione; pentimento, sottomissione e preghiera a Dio per il perdono”. Ma mi sembra più naturale riferirlo ai grandi principi del governo divino, come degno di fiducia. Quei principi che era desiderabile dovevano essere spiegati in modo da ispirare tale fiducia, e in particolare questo era ciò che Elihu supponeva fosse necessario a Giobbe.

Nel complesso, quindi, sembra probabile che Elihu, in questo passaggio, tramite il messaggero che menziona, si riferisse a qualcuno che doveva svolgere l'ufficio che lui stesso si proponeva di svolgere - un uomo che conosceva bene i principi dell'amministrazione divina; chi potrebbe spiegare le ragioni per cui le persone soffrono; chi potrebbe presentare tali considerazioni che dovrebbero condurre il sofferente al vero pentimento; e chi poteva assicurargli la divina misericordia. Le ragioni di questa interpretazione possono essere riassunte in poche parole. Loro sono:

(1) Che questo è tutto ciò che è giusto e necessariamente implicato nel linguaggio, o che tale interpretazione incontra l'ovvio significato di tutte le espressioni e non lascia nulla di inspiegabile.

(2) È in accordo con ciò che Elihu supponeva essere il punto di vista di Giobbe. Lo considerava come se avesse apprensioni improprie del governo di Dio e dei motivi per cui gli venivano inviate afflizioni. Aveva ascoltato pazientemente tutto quello che aveva da dire; lo aveva sentito pronunciare molte cose che sembravano essere nello spirito di lamentele e mormorii; ed era evidente a Eliu che non aveva avuto le giuste apprensioni del disegno delle prove, e che non avevano prodotto il giusto effetto sulla sua mente. Aveva ancora bisogno di qualcuno - un interprete inviato da Dio - che spiegasse tutto questo e presentasse punti di vista che lo portassero a riporre fiducia in Dio come Dio di misericordia ed equità.

(3) Si accorda con il carattere che Elihu aveva assunto e che ha sempre mantenuto. Ha professato di venire da Dio, Giobbe 32:8. Era al posto di Dio, Giobbe 33:6. Venne a spiegare l'intera faccenda che aveva suscitato un dibattito così lungo e così caldo, un dibattito che aveva ascoltato con attenzione, e dove né Giobbe né i suoi amici avevano affermato i veri principi dell'amministrazione divina.

Rappresentare se stesso ora noi che abbiamo un indizio sul motivo per cui Dio affligge le persone in questo modo, e come essere qualificato per spiegare, l'argomento sconcertante, era in accordo con il carattere che ha mantenuto.

(4) Si accorda con l'effetto che voleva produrre sulla mente di Giobbe. Voleva portarlo a confidare in Dio; per mostrargli che tutti questi misteriosi affari avevano lo scopo di riportarlo al suo Creatore e di riportare pace e fiducia nel suo seno agitato e turbato.

Mentre Eliu, quindi, avanza una proposta generale, non dubito che intendesse rappresentare se stesso come un tale messaggero inviato da Dio; e sebbene in tutto il suo discorso manifestasse quasi l'estremo della modestia, tuttavia si considerava qualificato per svelare il mistero. Che si riferisca al Messia non si può dimostrare, ed è improbabile perché

(1) Non è applicato a lui da nessuna parte nel Nuovo Testamento - una considerazione non certo decisiva, ma di una certa forza, poiché non è molto sicuro applicargli passaggi dell'Antico Testamento senza tale autorità. Almeno, sia ripudiata e respinta la regola generale, che si supponga che ogni passaggio abbia un riferimento tale che si possa eventualmente far valere per lui, o dove si possa usare il linguaggio per descrivere la sua persona e i suoi uffici.

(2) L'opera dell'“interprete”, dell'“angelo” o del “messaggero”, a cui si fa riferimento qui, non è quella del Messia. L'effetto che Elihu dice sarebbe prodotto sarebbe che la vita del sofferente sarebbe stata risparmiata, la sua malattia rimossa e la sua carne restaurata con freschezza infantile. Ma questo non è il lavoro che il Redentore è venuto a compiere, e non è quello che effettivamente fa.

(3) L'argomento qui discusso non è applicabile all'opera del Messia. Si tratta qui solo di una domanda sul disegno dell'afflizione. Questo era il punto da spiegare; e la spiegazione era ciò che era necessario e ciò che si proponeva di fare. Ma questa non è l'opera speciale del Messia. Il suo era un ufficio molto più grande e più ampio; e anche se questo fosse stato tutto il suo lavoro, come avrebbe incontrato il punto in discussione il riferimento ad esso? Sono quindi incline all'opinione che Elihu avesse se stesso particolarmente nella sua opinione, e che intendesse rappresentare se stesso come colui che in quel momento sosteneva il carattere di un messaggero inviato da Dio per spiegare importanti principi della sua amministrazione.

24 Allora gli fa grazia - Cioè, supponendo che ascolti e consideri ciò che comunica il messaggero di Dio. Se comprende bene le ragioni dell'amministrazione divina, e vi acconsente, e se invoca Dio in modo appropriato Giobbe 33:26 , gli mostrerà misericordia e lo risparmierà.

Oppure può significare che Dio in effetti gli fa grazia inviandogli un messaggero che può venire e dirgli che è scopo divino risparmiarlo; che è soddisfatto e lo salverà dalla morte. Se un tale messaggero venisse ad annunciare la misericordia di Dio, allora ritornerebbe al rigore dei suoi giorni precedenti, e sarebbe completamente riportato alla sua precedente prosperità. Elihu si riferisce probabilmente a qualche metodo di comunicazione, mediante il quale la volontà di Dio è stata resa nota al sofferente, e mediante la quale gli è stato detto che era disegno di Dio non distruggerlo, ma disciplinarlo e salvarlo.

Liberalo - ebraico, פדעהו pâda‛hû, "riscattalo". La parola qui usata ( פדע pâda‛ ) significa propriamente “lasciare andare, liberare”; e poi “comprare sciolto”; cioè, "riscattare, riscattare per un prezzo". A volte è usato nel senso generale di liberare o consegnare, senza riferimento a un prezzo, confrontare Deuteronomio 7:8; Geremia 15:21; Salmi 34:22; Giobbe 6:23; ma di solito si fa riferimento a un prezzo, oa qualche corrispettivo di valore, espresso o implicito; confronta le note di Isaia 43:3.

Qui viene espressa l'idea appropriata, poiché si dice, come motivo per redimerlo o salvarlo: "Ho trovato un riscatto". Cioè, il “riscatto” è la preziosa considerazione per la quale doveva essere salvato dalla morte.

Dalla discesa alla fossa - La tomba, il mondo delle tenebre. Note, Giobbe 33:18. Cioè, lo avrebbe tenuto in vita e lo avrebbe riportato in salute. È possibile che con la parola fossa qui ci sia un riferimento a un luogo di punizione, o alle dimore dei morti come luoghi di oscurità e di orrore soprattutto nel caso dei malvagi, ma l'interpretazione più probabile è che si riferisce solo alla morte.

Ho trovato - Cioè, c'è un riscatto; oppure, ho visto una ragione per cui non dovrebbe morire. L'idea è che Dio stesse cercando una ragione per la quale sarebbe stato opportuno liberare il sofferente e restituirgli i consueti pegni del suo favore e che un tale riscatto fosse apparso ora. Non c'era ora necessità perché quelle sofferenze dovessero essere prolungate, e lui avrebbe potuto ristabilirlo costantemente in salute.

Un riscatto - Margine, o "un'espiazione". Ebraico, כפר kôpher. Sul significato di questa parola, vedi le note a Isaia 43:3. L'espressione qui significa che c'era qualcosa che poteva essere considerata una considerazione preziosa, o una ragione per cui il malato non doveva essere ulteriormente afflitto, e perché doveva essere preservato dalla discesa nella tomba.

Quale fosse quel prezzo, o corrispettivo di valore, non è specificato; e quale fosse l'idea reale che Elihu vi attaccò, è ora impossibile determinarlo con certezza. La connessione ci porterebbe piuttosto a supporre che fosse qualcosa che si vedeva nel malato stesso; qualche cambiamento fatto nella sua mente dalle sue prove; qualche prova di acquiescenza al governo di Dio, e qualche manifestazione di vero pentimento, che era la ragione per cui il colpo di punizione doveva essere rimosso e il sofferente doveva essere salvato dalla morte. Questo potrebbe essere chiamato da Elihu "un riscatto" - usando la parola in un senso molto ampio.

Non c'è dubbio che un tale "fatto" si verifica spesso. Dio pone la sua mano sui suoi figli erranti ed erranti. Egli porta su di loro afflizioni che li consegnerebbero alla tomba, se non fossero frenate. Quelle afflizioni sono effettive nel caso. Sono i mezzi del vero pentimento; richiamano il viandante; lo portano a riporre la sua fiducia in Dio, ea cercare di nuovo in lui la sua felicità; e questo risultato delle sue prove è una ragione per cui non dovrebbero estendersi oltre.

Lo scopo dell'afflizione è stato raggiunto, e la penitenza del sofferente è una ragione sufficiente per alleggerire la mano dell'afflizione e riportarlo di nuovo alla salute e alla prosperità. Questa non è propriamente un'espiazione, o un riscatto, nel senso in cui la parola è ora tecnicamente usata, ma la parola ebraica usata qui non sarebbe impiegata in modo inappropriato per trasmettere tale idea. Così, in Esodo 32:30 , si dice che l'intercessione di Mosè sia quella mediante la quale sarebbe stata fatta l'espiazione per il peccato del popolo.

“Mosè disse al popolo: Avete peccato un grande peccato; e ora salirò al Signore; forse che mi farà l'espiazione ( אכפרה ' e kapharah, da כפר kaphar ), per il vostro peccato “. Qui, è evidente che l'atto di Mosè nell'intercedere doveva essere la ragione pubblica, o il "riscatto", per cui non dovevano essere puniti.

Così l'audacia, lo zelo e la fedeltà di Fineas nel resistere all'idolatria e nel punire coloro che ne erano stati colpevoli, sono chiamati l'espiazione o il riscatto per cui la piaga fu fermata e l'ira di Dio rimossa dal suo popolo ; Numeri 25:12 , “Ecco, io do a lui il mio patto di pace, perché era zelante per il suo Dio e ha fatto un'espiazione ( ויכפר vaykâphar ) per i figli d'Israele.

"Settanta, ἐξιλάσατο exilasato. In questo senso ampio, il pentimento del malato potrebbe essere considerato la copertura, il riscatto o la ragione pubblica per cui dovrebbe essere restaurato.

Quella parola significa letteralmente ciò che copre o copre qualsiasi cosa; e poi un'espiazione o espiazione, come tale copertura. Vedi Genesi 20:16; Esodo 21:30. Cocceio, Calovius e altri suppongono che il riferimento qui sia al Messia e all'espiazione da lui compiuta.

Schultens suppone che abbia lo stesso riferimento per anticipazione, cioè che Dio aveva proposto un tale riscatto e che in virtù dell'espiazione promessa e prefigurata, ora poteva mostrare misericordia. Ma non si può dimostrare che Elihu avesse un tale riferimento; e sebbene fosse indubbiamente vero che Dio ha progettato di mostrare misericordia alle persone solo attraverso quell'espiazione, e che era, ed è, solo da questo che la liberazione è mai data a un sofferente, tuttavia, non ne consegue che Elihu abbia compreso appieno questo .

La verità generale che Dio era misericordioso, e che il pentimento del malato sarebbe stato seguito da una liberazione dalla sofferenza, era tutto ciò che si può ragionevolmente supporre di essere stato compreso a questo punto. periodo del mondo. Ora sappiamo il motivo, il modo e l'entità del riscatto; e prendendo le parole nel loro senso più ampio, possiamo andare da tutti coloro che soffrono e dire che possono essere redenti dallo scendere nelle camere oscure della fossa eterna, poiché Dio ha trovato un riscatto. Una preziosa considerazione è stata offerta, nel sangue del Redentore, che è un'ampia ragione per cui non dovrebbero essere consegnati all'inferno, se sono veramente pentiti.

25 La sua carne sarà più fresca di quella di un bambino - Margine, "infanzia". Il significato è ovvio. Sarebbe tornato in salute. La calamità che era stata portata su di lui per motivi di disciplina sarebbe stata rimossa. Questa era la teoria di Eliu riguardo alle afflizioni, e senza dubbio intendeva che doveva essere applicata a Giobbe. Se ora, comprendendo la natura e il disegno dell'afflizione, si rivolgesse a Dio, sarebbe di nuovo guarito e godrebbe della salute e del rigore della sua giovinezza.

Non dobbiamo supporre che questo sia universalmente vero, sebbene sia indubbiamente spesso un fatto ora, che se coloro che sono afflitti diventano veramente pentiti e invocano Dio, l'afflizione sarà rimossa. Avrà raggiunto il suo scopo e potrà essere ritirato. Quindi, coloro che pregano che le loro afflizioni possano essere ritirate, preghino prima di poter realizzare sul proprio cuore l'effetto che Dio ha progettato, producendo in loro la penitenza, la morte per il mondo e l'umiliazione, e poi che la sua mano possa essere ritirata .

Tornerà ai giorni della sua giovinezza - Cioè, alla salute e al rigore.

26 Pregherà Dio... - Cioè, quando comprenderà pienamente il disegno dell'afflizione; e quando la sua mente è portata a un appropriato stato di penitenza per la sua condotta passata, allora troverà Dio misericordioso e pronto a mostrargli gentilezza.

E vedrà il suo volto con gioia - Il volto di Dio. Cioè, potrà ammirarlo con pace e conforto. Questo linguaggio è simile a quello che è così frequentemente impiegato nelle Scritture, in cui si dice che Dio innalzi su di noi la luce del suo volto. Il significato qui è che l'uomo afflitto sarebbe nuovamente autorizzato a guardare per fede a Dio, essendo riconciliato con lui, e non vedrebbe nel suo volto alcun segno di dispiacere.

Poiché egli renderà all'uomo la sua giustizia, lo tratterà con giustizia ed equità. Quando vedrà prove di penitenza, lo tratterà di conseguenza; e se nell'afflitto discerne la vera pietà, lo considererà e lo tratterà come suo amico. Il significato è che se nel sofferente c'è un amore sincero per Dio, non gli sarà indifferente, ma lo tratterà come se lo possedesse.

Questo è ancora vero, e universalmente vero. Se c'è nel cuore di chi è afflitto una vera pietà, Dio non lo tratterà come un peccatore impenitente, ma gli manifesterà la sua misericordia, e gli mostrerà i favori che concede solo ai suoi amici.

27 Guarda gli uomini - Margine, "oppure, guarderà gli uomini e dirà: ho peccato". Umbreit rende questo, Nun singter er jubelnd zu den Menschen - "ora canta con gioia tra gli uomini". Quindi Noyes: "Egli canterà tra gli uomini e dirà". Prof. Lee "Egli considererà pienamente o dichiarerà diritto agli uomini, in modo che si possa dire, ho peccato". Coverdale, “Un tale rispetto ha per gli uomini. Perciò un uomo confessi e dica: ho offeso.

La Settanta lo rende, Εἷτα τὸτε άπιμέμψεται ἄνθρωπος άυτος ἑαυτῳ Eita tote apomempsetai anthrōpos autos heautō, "allora l'uomo si biasimerà ", ecc. Queste varie interpretazioni derivano dalla differenza di significato attribuita alla parola ebraica ישׁר yāshor.

Secondo la nostra interpretazione, deriva da שׁיר shı̂yr, "cantare", e quindi il significato sarebbe "canta davanti agli uomini", e quindi il riferimento sarebbe al sofferente, nel senso che avrebbe occasione di gioire tra uomini. Vedi Gesenius sulla parola. Secondo l'altro punto di vista, la parola deriva da שׁור shûr, “guardarsi intorno”; “prendersi cura o riguardare”; e secondo questo il riferimento è a Dio, nel senso che osserva attentamente e attentamente le persone in tali circostanze, e, se vede prove che c'è vera penitenza, ha compassione e salva. Certamente questa idea si accorda meglio della prima con la portata del passo, e mi sembra da ritenersi corretta.

E se qualcuno dice, ho peccato - ebraico "E dice", cioè, se il sofferente, sotto la pressione delle sue afflizioni, è disposto a confessare le sue colpe, allora Dio è pronto a mostrargli misericordia. Questo è in accordo con ciò che Elihu si proponeva di dichiarare del disegno delle afflizioni, che erano destinate a portare le persone alla riflessione e ad essere un mezzo di sana disciplina. Non c'è dubbio che intendesse dire che tutto questo dovrebbe essere inteso da Giobbe come applicabile a se stesso, poiché intende manifestamente essere inteso come se dicesse che non aveva visto in lui l'evidenza di una mente pentita, come pensava che le afflizioni fossero progettate produrre.

E pervertito ciò che era giusto - Cioè, per quanto riguarda le operazioni e le opinioni del governo divino. Aveva tenuto un errore, o aveva nutrito errate apprensioni del carattere divino. Oppure può significare che aveva trattato ingiustamente le persone a contatto con loro.

E non mi è servito - La parola usata qui ( שׁוה shâvâh ) significa propriamente essere pari o livellato; poi essere uguale, o di pari valore; e qui può significare che ora vedeva che non era vantaggioso per lui aver fatto male, poiché gli procurava una tale punizione, o il beneficio che riceveva dalla sua vita di malvagità non era equivalente al dolore che aveva stato chiamato a soffrire in conseguenza di esso.

Questa è l'interpretazione comune. Rosenmuller, tuttavia, ne suggerisce un altro, e cioè che egli progetta con questo linguaggio di esprimere il suo senso della divina misericordia, e che significa “le mie afflizioni non sono in alcun modo uguali ai miei meriti. Non sono stato punito come avrei potuto essere giustamente, perché Dio si è interposto per risparmiarmi». Mi sembra, tuttavia, che la prima interpretazione si accordi meglio con il significato delle parole e la portata del passaggio.

Sarebbe allora il riflesso di un uomo sul letto della sofferenza, che il corso della vita che lo ha portato lì era stato seguito senza alcun vantaggio, ma era stato il mezzo per farlo precipitare in meritati dolori. da cui poteva essere salvato solo per grazia di Dio.

28 Egli libererà la sua anima - Margine, "Ha liberato la mia anima". Ci sono diverse letture qui nel testo, che danno luogo a questa diversità di interpretazione. La lettura attuale nel testo è נפשׁי nepheshay - “la mia anima”; e per questo è da considerarsi come il linguaggio del sofferente che celebra la misericordia di Dio, ed è un linguaggio che si ricollega alla confessione del versetto precedente: «Ho peccato; Non ho trovato alcun vantaggio; ed egli mi ha liberato dalla morte.

” Molti manoscritti, tuttavia, leggono נפשׁו nepheshô - “la sua anima”; e secondo questo, il linguaggio sarebbe quello di Eliu, dicendo che in quelle circostanze Dio lo avrebbe liberato quando avesse fatto una confessione adeguata del suo peccato. Il senso è essenzialmente lo stesso. La Vulgata dice: "Egli libererà la sua anima"; la Settanta, "Salva la mia anima".

Dall'entrare nella fossa - Note Giobbe 33:18.

E la sua vita vedrà la luce - Qui c'è la stessa varietà di letture che avviene a proposito della parola anima. L'attuale testo ebraico è ( חיתי chayātay ) “la mia vita”; molti manoscritti leggono ( חיתו chayāto ), “la sua vita.” La frase "vedere la luce" equivale a vivere. La morte era rappresentata come una discesa in regioni dove non c'era raggio di luce.

Vedi Giobbe 3:5; Giobbe 10:21.

29 Ecco, tutte queste cose opera Dio - Cioè, prende tutti questi metodi per avvertire le persone e per riprenderle dalle loro vie malvagie.

Spesso - ebraico come a margine, due, tre volte. Questo può essere preso sia dai nostri traduttori, per denotare un numero indefinito, nel senso che Dio coglie spesso l'occasione per avvertire le persone, e ripete l'ammonimento quando lo ignorano, o più probabilmente Elihu si riferisce qui ai metodi particolari che aveva specificato, e che erano in numero di tre. Primo, avvertimenti nelle visioni notturne, Giobbe 33:14.

Secondo, afflizioni, Giobbe 33:19. Terzo, il messaggero che Dio ha inviato per far conoscere al sofferente il disegno dell'afflizione e per assicurargli che potesse tornare a Dio, Giobbe 33:23. Così la intende la Settanta, che la rese, ὁδοὺς τρεῖς hodous treis - tre modi, riferendosi ai tre metodi che Elihu aveva specificato.

30 Per riportare la sua anima dalla fossa - Per impedirgli di scendere nella tomba e nel mondo oscuro sottostante. Prende questi metodi per avvertire le persone, in modo che non possano portare distruzione su se stesse. Vedi Giobbe 33:18.

Essere illuminato con la luce dei viventi - Che possa ancora godersi la vita e non scendere nel mondo delle ombre.

31 Nota bene, o Giobbe, ascoltami... - Elihu si propone di insinuare che aveva molto altro da dire che richiedeva molta attenzione. Pregò, quindi, che Giobbe lo ascoltasse con pazienza.

32 Se hai qualcosa da dire, rispondimi - Nel versetto precedente, Elihu aveva chiesto che Giobbe ascoltasse tutto ciò che aveva da dire. Eppure qui, in considerazione di quanto aveva detto, gli chiede che se ci fosse qualcosa da cui dissentiva, ora esprimerebbe il suo dissenso. Possiamo supporre che si sia fermato a questa parte del suo discorso, e poiché ciò che aveva detto si riferiva in particolare a Giobbe, sentiva che era giusto che avesse l'opportunità di rispondere.

Poiché desidero giustificarti, ti farei giustizia. Non pervertirei ciò che hai detto, né attribuirei a te opinioni errate o motivi impropri. Forse potrebbe essere incluso anche un desiderio di vendicarlo, se possibile. Non voleva disputare per disputare, né biasimarlo se poteva evitarlo, ma il suo scopo era la verità; e se poteva, desiderava rivendicare il carattere di Giobbe dalle aspersioni che gli erano state gettate.

33 Se no, ascoltami... - Se non è stato detto nulla da cui dissenti, allora ascoltami, e ti spiegherò ulteriormente l'argomento sconcertante che ha suscitato tante discussioni. Queste osservazioni di Elihu implicano una grande fiducia nella verità di ciò che aveva da dire, ma non sono arroganti e irrispettosi. Tratta Giobbe con la massima deferenza; è disposto ad ascoltare tutto ciò che potrebbe essere detto in opposizione alle sue opinioni ed è desideroso di non ferire i suoi sentimenti o fare ingiustizia alla sua causa.

Si può supporre che si sia fermato qui, per dare a Giobbe l'opportunità di replicare, ma poiché non ha fatto osservazioni, ha ripreso il suo discorso nel capitolo successivo. Le opinioni che aveva espresso erano evidentemente nuove per Giobbe, ed erano del tutto in disaccordo con quelle dei suoi tre amici, e sembrano essere state accolte da tutti con profondo e rispettoso silenzio.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 33

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 33

In questo capitolo Elihu si rivolge a Giobbe stesso, e supplica la sua attenzione a ciò che aveva da dirgli, e offre diverse cose per indurlo a farlo; e si raccomanda come uno che era secondo il suo desiderio, al posto di Dio, un uomo simile a lui, e di cui non aveva motivo di aver paura, Giobbe 33:1-7 ; e poi lo accusa di cose che lui stesso aveva udito, di parole che gli erano cadute nel corso della sua polemica con i suoi amici; in cui insisteva troppo e troppo fortemente sulla propria innocenza e purezza, e lasciava riempire riflessioni molto indebite e sconvenienti sui rapporti di Dio con lui, Giobbe 33:8-11 ; al che egli dà una risposta osservando la superiore grandezza di Dio verso l'uomo, e la sua sovranità su di lui, non essendo responsabile verso di lui di nulla da lui fatto; e quindi l'uomo dovrebbe essere silenzioso e sottomesso a lui, Giobbe 33:12,13 ; eppure, sebbene sia così grande e così assoluto e incontrollabile, e non sia obbligato a rendere conto dei suoi affari all'uomo, e delle ragioni di essi; eppure egli accondiscende in vari modi e mezzi a istruirlo nella sua mente e nella sua volontà, e anche con queste stesse cose di cui ci si lamenta; e quindi non dovrebbe essere trattato come se fosse scortese e ostile agli uomini; a volte lo fa con sogni e visioni, quando apre le orecchie degli uomini, e suggella loro istruzioni, e con questa visione, per trattenerli dai loro propositi e azioni malvagie, e per indebolire il loro orgoglio e umiliarli, e preservarli dalla rovina, Giobbe 33:14-18 ; e talvolta con provvidenze castigate e afflittive, che sono descritte, Giobbe 33:19-22 ; e che diventano insegnanti; attraverso l'interposizione di un messaggero divino, e sulla preghiera dell'uomo afflitto a Dio, e l'umiliazione davanti a lui, Dio è misericordioso e favorevole a lui, e lo libera; che è spesso il disegno e l'uso che egli fa delle dispense castighi, Giobbe 33:23-30 ; e il capitolo si conclude con la supplica di notare e considerare bene ciò che gli era stato detto, e di rispondere se poteva o riteneva opportuno; in caso contrario, di prestare silenziosamente attenzione a ciò che aveva da dirgli per la sua istruzione, Giobbe 33:31-33

Versetto 1. Perciò, Giobbe, ti prego, ascolta i miei discorsi,

Nel capitolo precedente, Elihu rivolse il suo discorso principalmente ai tre amici di Giobbe, qui a Giobbe stesso, e ciò per nome; che nessuno dei suoi amici in tutti i loro discorsi usava mai; e in modo umile e supplicante supplica la sua attenzione per ciò che stava per consegnare, e ciò per ragioni che il suo discorso ai suoi amici poteva fornirgli; e quindi inizia il suo discorso con "perciò", vedendo che non ha preso le parti dei suoi tre amici, ma li ha biasimati; e perché aveva in sé lo Spirito di Dio, ed era pieno di materia, e inquieto finché non l'ebbe sfogato; e che si proponeva di pronunciare in modo semplice e fedele, con sincerità e senza adulazione; per tutti questi motivi lo supplica di dargli ascolto diligente e attento:

e ascolta tutte le mie parole; non solo ad alcuni di loro, ma a tutti; Dimostra la sua candida e costante attenzione, per ascoltarlo, tutto ciò che aveva da dire, con pazienza e senza interruzione; e poi giudicare la verità, la forza e la pertinenza di essi; il che non sarebbe in grado di fare così bene, se non li avesse uditi tutti; perché a volte la prova, l'evidenza e la dimostrazione di una cosa non dipendono da un solo argomento, ma da molti messi insieme; Ciascuno di essi da solo è insufficiente, almeno può sembrare, quando tutti considerati insieme danno piena soddisfazione

2 Versetto 2. Ecco, ora ho aperto la mia bocca,

Cominciò a parlare per dare sfogo alla pienezza della materia che era in lui, che lo rendeva, come otri di vino nuovo, pronto a scoppiare; e poiché aveva aperto le labbra, per poter parlare e ristorarsi, desidera che Giobbe lo ascolti, e offre le stesse cose alla sua considerazione per indurlo a ciò:

La mia lingua ha parlato nella mia bocca, ma la lingua di ogni uomo non parla forse nella sua bocca quando parla? C'è forse qualcosa di singolare e peculiare in questo, che possa suscitare l'attenzione? può essere tradotto: "nel mio palato"; che, come è uno strumento di parola, così di gustare e provare il cibo, vedi Giobbe 6:30 12:11 ; e il senso di Elihu è: che aveva riflettuto a fondo su ciò che doveva dire, aveva ben soppesato ciò che doveva dire e non doveva pronunciare nulla di crudo, rozzo e non digerito; aveva assaggiato le sue parole, per discernere se in esse c'era qualcosa di perverso o no

3 Versetto 3. Le mie parole saranno della rettitudine del mio cuore,

Non che la rettitudine del suo cuore, o la sua integrità personale, debbano essere l'argomento del suo discorso; ma ciò che avrebbe dovuto dire sarebbe stato dentro o fuori dalla rettitudine del suo cuore, con ogni sincerità e fedeltà; quali sarebbero stati i veri sentimenti della sua mente, e non procedere da un cuore doppio o insincero:

e le mie labbra proferiranno chiaramente la conoscenza; quale conoscenza avesse di Dio, e delle perfezioni della sua natura, e delle sue opere di natura e di grazia, e dei suoi rapporti in modo provvidenziale con i figli degli uomini; e quale conoscenza avesse di Cristo, della sua persona, del suo ufficio e della sua grazia, di cui si parla in qualche modo in questo capitolo; e questo tipo di conoscenza deve essere espressa, pubblicata e resa nota per il bene degli altri; e non essere nascosto, né nascosto, né trattenuto, come in una prigione, nell'ingiustizia; e di essere pronunciato in modo chiaro, semplice e distinto, con parole intelligibili e facili da capire; e non in termini ambigui, o in parole di doppio significato; o che sono astrusi e intricati, e servono piuttosto a rendere più oscuri e oscuri i misteri della Provvidenza e della grazia che a spiegarli; L'integrità del cuore e la perspicacia del linguaggio servono molto a raccomandare un oratore, ed entrambe sono espresse in questo versetto

4 Versetto 4. Lo Spirito di Dio mi ha fatto,

Come uomo; così ogni uomo è fatto da Dio, e non da se stesso; Padre, Figlio e Spirito sono i suoi Creatori o Creatori, come leggiamo di loro al plurale, Salmi 149:2; Ecclesiaste 12:1 ; e questa è una prova della divinità dello Spirito, che non si preoccupò solo della creazione di tutte le cose, adornando i cieli e muovendosi sulla faccia delle acque sulla terra; ma nella formazione dell'uomo:

e il soffio del potente mi ha dato la vita; lo stesso vale per lo Spirito di Dio, l'allusione è alla creazione dell'uomo all'inizio, quando Dio soffiò in lui l'alito della vita, ed egli divenne un'anima vivente: la vita naturale viene da Dio, è il Dio della nostra vita, dona tutte le misericordie della vita, e per mezzo di lui questa vita è preservata; e il tutto è l'effetto della potenza onnipotente: ora questo è osservato da Elihu a Giobbe, per incoraggiarlo ad attenderlo senza paura, poiché era un uomo, una creatura di Dio, com'era: si può capire dalla sua formazione spirituale, lo Spirito di Dio ricrea gli uomini, o li rende uomini nuovi, nuove creature; ciò avviene nella rigenerazione, che è l'opera dello Spirito Santo; quindi la rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo sono messi insieme; ed essendo un'opera di potenza onnipotente, è la prova della divinità dello Spirito di Dio; è lui che vivifica gli uomini morti nei falli e nei peccati, e li rende viventi a Dio; che appare dai loro respiri spirituali secondo le cose divine, e dall'esercizio dei loro sensi spirituali, e dal loro compimento di azioni spirituali; e ora Elihu, essendo un uomo rigenerato e vivificato dallo Spirito, poteva più giustamente reclamare l'attenzione di Giobbe, poiché ciò che doveva dire era ciò che aveva udito, sentito e visto, come uomo buono, uno che aveva un'esperienza delle cose divine e spirituali

5 Versetto 5. Se puoi rispondermi,

Cioè, quando ebbe finito di parlare, dopo averlo ascoltato; Se pensava di potergli rispondere, gli dava piena libertà di farlo, e gli suggeriva tacitamente di ascoltarlo con attenzione e sincerità, come gli aveva chiesto:

metti ordine davanti a me, metti ordine davanti a me; mettili nella migliore forma e ordine che puoi per la tua autodifesa, e spianali contro di me; mettili, per così dire, in schieramento di battaglia contro di me; dona loro tutta l'intensità, la forza e tre di cui sei capace:

alzarsi; non per venerazione verso di lui, ma per denotare libertà e audacia in se stesso; una presentazione di se stesso con audacia, e in piedi e mantenendo la sua posizione: le espressioni sono militari; Il signor Broughton lo rende "resisti"

6 Versetto 6. Ecco, io sono secondo il tuo desiderio in luogo di Dio,

Così alcune persone sono, come magistrati civili, i ministri della parola, i profeti dell'Antico Testamento e gli apostoli del Nuovo; vedere 2Corinzi 5:20 ; e così, in un certo senso, fu Elihu; si impegna ad essere un avvocato di Dio, a rivendicare la sua giustizia nei suoi rapporti con i figli degli uomini, e a liberarlo dall'accusa di severità verso di loro, e di duro uso di loro, e in particolare di Giobbe; e che egli cercò, come in vece di Dio, di riconciliarsi con i suoi provvidenziali rapporti con lui; di sopportare pazientemente le sue afflizioni e di aspettarne l'uscita: o "Io sono come te"; così il Targum e Ben Gersom lo interpretano; uno che appartiene a Dio, una creatura di Dio, una creatura mortale fragile e peccatrice, come lo era Giobbe, e che deve rendere conto a Dio; uno che gli apparteneva sia come Dio della natura e della provvidenza, sia della grazia; e un tale Giobbe sembrava aver voluto, per disputare il punto in questione; vedi Giobbe 9:32,33 ;

anch'io sono formato dall'argilla; alludendo al vasaio, che, da una massa o da un pezzo di argilla davanti a lui, ne taglia un pezzo per farne un vaso di Dio è il vasaio, gli uomini sono come argilla nelle sue mani, i loro corpi sono corpi di argilla, case di argilla, che hanno le loro fondamenta nella polvere; si può fare riferimento alla formazione originale dell'uomo, Genesi 2:7, e può denotare non tanto l'inquinamento della sua natura, essendo l'argilla contaminante, ma la fragilità dell'uomo, un vaso fatto di argilla essendo fragile e facilmente rompente; vedi Giobbe 4:19 10:9 13:12 Isaia 64:8

7 Versetto 7. Ecco, il mio terrore non ti spaventerà,

Avvicinarsi, partecipare a un dibattito e parlare liberamente; questo Giobbe aveva desiderato, e desiderato da Dio che la sua paura non lo terrorizzasse, e il suo terrore non lo facesse paura, e allora potesse parlare e ragionare liberamente con lui, Giobbe 9:34,35; 13:21,22 ; ora Giobbe non aveva nulla da temere da Elihu, era un uomo e non Dio, presso il quale non c'era una terribile maestà, come presso Dio; non era che una zolla d'argilla e non aveva nulla in sé o intorno a sé che gli incutesse terrore; Non era un grande personaggio, come un re o un principe, né in alcuna autorità civile, né aveva l'età per suscitare timore reverenziale, tanto meno poteva iniettare terrore e terrore:

e la mia mano non sarà pesante su di te; che non deve essere inteso letteralmente; Giobbe non poteva aver paura di ciò, né Elihu colpevole di tale maleducazione; ma in senso figurato, affinché non cercasse di affliggerlo e affliggerlo, né di aggravare la sua afflizione, e di renderla più pesante, con parole dure, severe riflessioni e crudeli rimproveri; sembra riferirsi a Giobbe 13:21 ; il Targum è,

"il mio fardello sul tempo non sarà pesante";

Promette di non aggravare le cose, ma di renderle facili quanto vogliono ammettere

8 Versetto 8. Certo, tu hai parlato al mio orecchio,

Dopo la prefazione di cui sopra, Elihu procede al punto in questione, e lancia un'accusa contro Giobbe; che egli riprese, non per sospetto e congettura, né per rapporto, né per accuse ricevute da altri, ma per ciò che aveva udito con le proprie orecchie, a meno che non si sbagliasse di grosso, cosa che pensava di non essere:

e ho udito la voce delle [tue] parole; il loro suono, chiaro e distinto, e ne prese il significato, come credeva veramente:

[dicendo]; come segue

9 Versetto 9. Sono puro senza trasgressione,

Questo, con ciò che segue, dovrebbe essere dedotto da Giobbe 10:6,7; 13:23; 27:5,6 ; poiché questo non è detto da nessuna parte da Giobbe con parole esplicite; anche se penso piuttosto, dal momento che Elihu afferma così perentoriamente che furono pronunciate al suo orecchio, che queste parole e le seguenti uscirono dalle labbra di Giobbe, nella controversia con i suoi amici, sebbene non siano state registrate; poiché non dobbiamo supporre che tutto ciò che è stato detto da entrambe le parti sia conservato, ma solo quanto lo Spirito Santo ha ritenuto opportuno: nessun uomo è naturalmente puro, o libero dal peccato; l'uomo è uscito puro dalle mani di Dio, per mezzo del peccato è diventato impuro. Questa impurità si propaga per generazione naturale, ed è in tutto senza eccezione. Giobbe si esprime chiaramente su questo punto, e in modo d'accordo con esso, Giobbe 14:4 ; né alcun uomo è puro da se stesso, o attraverso qualsiasi cosa sia in grado di fare, in senso morale, cerimoniale o evangelico, per rendersi puro; come con le azioni morali, con le abluzioni cerimoniali e i sacrifici, o con la sottomissione alle ordinanze evangeliche, o anche con le proprie lacrime, il pentimento e l'umiliazione. Giobbe sembrava chiaramente e pienamente consapevole di ciò, Giobbe 9:30,31 ; vedi Proverbi 20:9; Geremia 2:22 ; eppure ci sono alcune persone che sono pure per mezzo del sangue di Cristo, nel quale sono lavate e che purifica da ogni peccato; e per la giustizia di Cristo imputata a loro, in cui appaiono senza macchia né ruga, né alcuna cosa del genere; e per la sentenza di giustificazione pronunciata su di loro, per la quale parola pronunciata sono tutti puri; e per la grazia di Dio concessa loro, l'acqua pura che è spruzzata su di loro, mediante la quale sono purificati da ogni impurità, e quindi si dice che hanno cuore puro e mani pure; e se Giobbe lo intendeva in questo senso, poiché aveva conoscenza del suo Redentore vivente, senza dubbio era tale, Giobbe 19:25 : ma non "senza trasgressione": senza trasgressione imputata egli era, e tali sono tutti coloro le cui persone sono giustificate e i loro peccati perdonati; a quelli Dio non imputa il peccato, Salmi 32:1,2 ; ma non sono senza l'essere né il commettere il peccato; poiché nessun uomo, nemmeno il migliore degli uomini, ne è libero in questo senso. Giobbe potrebbe essere libero dai peccati più grossolani della vita, ma non dal peccato interiore e dalle sue azioni; lo troviamo confessare il peccato e rinnegare la perfezione, Giobbe 7:20; 9:20 ;

Io [sono] innocente; così era, per quanto riguarda le accuse mosse contro di lui dai suoi amici, o le cose di cui si insinuava che fosse colpevole, come ipocrisia, ecc. o per aver fatto del male alle persone e alle proprietà degli uomini, o rispetto a grossolane enormità, da cui si era sufficientemente liberato in Giobbe 31:1-40 ; ma non così innocente da essere libero da ogni peccato, come Adamo era nel suo stato di innocenza, il che è contrario alle sue stesse dichiarazioni nei passaggi prima citati; alcuni, come osserva Aben Esdra, interpretano la parola "coperto", e come avente lo stesso significato di Salmi 32:1 ; e in questo senso era vero di Giobbe, che le sue iniquità erano coperte; e altri del suo essere coperto di giustizia, di giustizia civile, come in Giobbe 29:14 ; il che era vero per l'esercizio di essa; e in senso evangelico era coperto con la giustizia giustificante di Cristo; il Targum rende la parola " lavato", com'era in senso spirituale. Jarchi lo interpreta "asciugato" o "strofinato", e altri pettinato e spazzolato, e quindi "ordinato" e "pulito", che è il senso di diverse versioni:

né [c'è] iniquità in me; in senso evangelico non ce n'è nessuno nei credenti in Cristo; le loro iniquità sono state rimosse da loro a lui, e sono state eliminate e terminate da lui; né devono essere visti con l'occhio della giustizia vendicativa; Dio li ha gettati dietro la sua schiena e negli abissi del mare, per non essere mai più visti; ma allora c'è in loro l'iniquità, considerata in se stessi; Il fatto che gli uomini dicano di non averne mostra orgoglio e ignoranza, ed è incompatibile con la verità della grazia. Se Giobbe deve essere inteso in queste espressioni in senso evangelico, o rispetto ai peccati più grossolani della vita, o a una condotta viziosa della vita (e in verità in nessun altro senso può essere ben compreso, coerente con se stesso), non è da biasimare per ciò che ha detto, e mi sembra che Elihu non lo biasimi per aver detto queste cose in sua difesa; ma per aver insistito così tanto e così a lungo sulla sua innocenza e purezza, e sulla sua vita immacolata; e soprattutto per unire ad essa riflessioni indebite e sconvenienti sul Signore, per affliggere una persona così santa e giusta, come segue

10 Versetto 10. Ecco, egli trova occasioni contro di me,

Cioè, cercati per trovarli; così Giobbe in alcuni punti suggerisce che Dio si informò sui suoi peccati, e li cercò diligentemente, per poter avere qualcosa da portare contro di lui; e poiché non poteva trovare grandi peccati, grossolane enormità, cercò peccati minori; così alcuni rendono la parola "barcollare", "vacillare"; fragilità, mancanze e infermità; e poiché negli ultimi tempi non riusciva a trovarne alcuno di natura molto odiosa, tornò indietro fino ai peccati della sua giovinezza; vedi Giobbe 10:6; 13:26 ; e questo per litigare con lui; e così il signor Broughton rende le parole: "ecco, egli litiga contro di me"; o che potrebbe avere una giusta ragione per allontanarsi da lui, o per rompere con lui, o per rompere l'amicizia con lui, o per farlo a pezzi nel suo patrimonio, nella sua famiglia e nella sua salute; tutti i sensi che alcuni osservano le parole porteranno: ma sarebbe inutile che Dio cercasse per trovare occasioni contro gli uomini; c'è abbastanza a portata di mano, i peccati che li circondano; e rappresentare il Signore come se trattasse in questo modo gli uomini buoni è rappresentarlo come se agisse in modo contrario alle dichiarazioni e ai metodi della sua grazia; sì, come facendo ciò che gli uomini malvagi fanno agli uomini buoni, come i nemici di Davide, Daniele e Geremia fecero loro; anzi, proprio come fa Satana stesso, che va in giro e cerca e raccoglie accuse contro i santi; si deve ammettere che questa è un'espressione molto irriverente e disdicevole di Giobbe, e per la quale meritava di essere aspramente rimproverato, così come per alcune successive, e per le quali in seguito fu completamente umiliato:

egli mi considera suo nemico; Lo aveva detto spesso, ma molto a torto; vedi Gill in "Giobbe 13:24 ", e vedi Gill in "Giobbe 16:9", e vedi Gill in "Giobbe 19:11"

11 Versetto 11. Ha messo i miei piedi nei ceppi,

Anche questo aveva detto: Giobbe 13:27 ; con ciò avrebbe suggerito non solo che le sue afflizioni erano dolorose e vergognose, e dalle quali non poteva districarsi, essendone strettamente incatenato; ma che gli erano state inflitte come punizioni, ed era stato trattato come un criminale, come un malfattore, che si era reso colpevole di qualche nota violazione della legge:

egli spiana tutti i miei sentieri; Li guardò attentamente, li contò e li contò ; anche questo aveva detto, Giobbe 13:27; 14:16; 31:4 ; intendendo non solo i suoi sentieri e passi naturali e civili, ma anche quelli morali, che non poteva camminare minimamente storto, ma subito fu segnato e osservato, Giobbe 10:14 ; ma sebbene Dio si accorga dei peccati del suo popolo e li castighi per essi, tuttavia non li segna in stretta giustizia, perché, se lo facesse, non potrebbero stare davanti a lui, Salmi 130:3

12 Versetto 12. Ecco, in questo tu non sei giusto,

Qui inizia la risposta di Elihu, che non nega che Giobbe fosse un uomo giusto, sia davanti a Dio in senso evangelico, sia davanti agli uomini in senso morale; non si dilungava per sminuire il carattere generale di Giobbe, come un uomo che viveva sobriamente, rettamente e piamente nel mondo; ma in questo non era giusto, né è da giustificare, rispetto a questa cosa, non poteva assolverlo dal fare ciò che era sbagliato; vale a dire, insistere così tanto sulla propria innocenza, e con essa affrontare tali riflessioni disdicevoli e indebite sui rapporti di Dio con lui; non ha dato a Dio ciò che gli è dovuto, non gli ha reso giustizia rappresentandolo in questa luce; non ha detto né fatto la cosa giusta, così il signor Broughton traduce le parole:

"ecco, qui non sei nel giusto";

vedi Giobbe 32:2 ;

Io ti risponderò; o "Devo dirtelo"; come lo stesso scrittore rende le parole, riuscendo a renderle chiare e chiare:

che Dio è più grande dell'uomo, più grande di qualsiasi uomo, del più grande degli uomini, famoso per potenza, sapienza o giustizia; egli non è solo più grande nella sua potenza, fedeltà, bontà, grazia e misericordia, ma nella sua santità e giustizia, sapienza e conoscenza; e quindi non può mai fare né una cosa ingiusta, né una non saggia; e per l'uomo, che è sia peccatore che ignorante, anche il migliore in confronto a lui, per accusarlo alla sua sbarra, è molto arrogante e presuntuoso; poiché egli sa meglio di chiunque altro ciò che deve fare e quali sono le sue ragioni per farlo, ed è giusto in tutte le sue vie e santo in tutte le sue opere

13 Versetto 13. Perché combatti contro di lui?

Una creatura contro il Creatore, un uomo contro il suo Creatore, l'argilla contro il vasaio; Quanto è assurdo e stupido questo! e un pezzo di debolezza e follia era in lui il desiderio di litigare la questione con Dio, e disputare con lui, come faceva spesso, quando gli uomini non possono rispondergli uno su mille, come egli stesso ammetteva, Giobbe 9:3,4 ; ed è molto peccaminoso e criminale rimproverarsi con Dio, o lamentarsi di lui, a causa di alcuno dei suoi rapporti con i figli degli uomini, così come è vano e infruttuoso:

poiché non rende conto di nessuna delle sue cose; egli è un Essere sovrano, e fa ciò che vuole nella natura, nella provvidenza e nella grazia, e non è responsabile verso nessuno di ciò che fa; nelle cose temporali, egli fa tutto secondo il consiglio della sua volontà; elargisce ricchezze e onori, ricchezze e salute, doni di saggezza e conoscenza naturale ad alcuni, e li nega ad altri; e ciascuno di questi è suo, ed egli può farne ciò che vuole: così similmente nelle cose spirituali, egli ama, sceglie, redime, rigenera, chiama con la sua grazia e porta alla gloria chi ritiene opportuno; le benedizioni della grazia e della gloria sono sue, ed egli le dispone come sembra bene ai suoi occhi; e sotto ogni aspetto agisce secondo la sua volontà in cielo e in terra; nessuno può fermargli la mano, o impedirgli di fare il suo piacere; e nessuno dovrebbe dirgli: Che cosa fai? O perché fai così? o, in tal caso, non è tenuto a fornire alcuna motivazione per tale azione. Alcuni ritengono che questa fosse la cosa per cui Giobbe si sforzò e discusse con Dio, che non lo fece, e perché non rese conto di tutte le sue cose, né rispose a tutte le sue parole; e in particolare non gli mostrò perché contendeva con lui; e altri pensano che il significato sia che Dio non rivela tutti i suoi segreti agli uomini, ma solo quanto ritiene opportuno conoscerli; le cose segrete appartengono a lui e le cose rivelate agli uomini; i segreti della sua stessa natura, e i modi di sussistenza delle Persone divine nella Divinità, le ragioni segrete della divina predestinazione degli uomini alla vita o alla morte, e dei suoi rapporti con gli uomini in modo provvidenziale, affliggendo i giusti e permettendo ai malvagi di prosperare

14 Versetto 14. Poiché Dio parla una volta, sì, due volte,

Oppure, "ma Dio parla"; sebbene non sia tenuto a rendere conto delle sue cose, e delle ragioni del suo agire in un modo di provvidenza o di grazia; tuttavia tale è la sua condiscendenza e bontà, che egli fa uso di vari modi e mezzi per far conoscere la sua mente e la sua volontà nelle sue dispensazioni, se gli uomini fossero attenti a loro; parla una volta, in sogni e visioni, come in Giobbe 33:15 ; e due volte, o una seconda volta, con castighi, come in Giobbe 33:18 ; oppure parla spesso, ancora e ancora, vedi Salmi 62:11 ; dà linea su linea e precetto su precetto; se una via non ha effetto, ne prenderà un'altra; e se un avvertimento e un'ammonizione non sono sufficienti, ne darà un altro; cosicché, sebbene sia un Essere sovrano, e non debba rendere conto a nessuno, tuttavia non agisce la parte scortese e ostile che Giobbe aveva suggerito:

[eppure l'uomo] non lo percepisce: la voce di Dio che parla in un modo o nell'altro; non dà ascolto all'ammonimento dato in sogno o in visione, né ode la verga di castigo, e colui che l'ha stabilito; è sordo a tutte le istruzioni; non comprende la mente e il significato di Dio nelle sue dispensazioni; il che non è dovuto alla mancanza di mezzi di conoscenza, ma alla cecità e all'ignoranza della sua mente, all'ottusità dell'udito, alla negligenza e alla disattenzione, e al prevalere del peccato e della corruzione: le parole, eppure l'uomo, sono un supplemento al testo, e non in esso, e alcune versioni ne sono prive, e comprendono tutto Dio, rendendo le parole così: Dio parla una volta, e una seconda volta non lo ripete; così la Vulgata latina, il siriaco e le versioni arabe: o non la rivede, o non la vedrà [k]; a cui concorda il Targum,

"e una seconda volta non ha bisogno di guardarlo";

e la cui resa, come si adatta al contesto, è così più gradevole agli accenti; ma è diversamente applicato, da alcuni alla sufficienza della parola di Dio, che Dio ha subito fatto conoscere tutta la verità, e non c'è bisogno di farlo una seconda volta; ma è certo che Dio parlò ai padri per mezzo dei profeti in vari momenti, e in modi diversi; sebbene in verità in questi ultimi giorni egli abbia espresso subito tutta la sua mente e la sua volontà per mezzo di suo Figlio, così che non c'è da aspettarsi alcuna rivelazione futura; ma sebbene questo sia vero ora, non lo era ai tempi di Elihu: da altri si riferisce ai rapporti di Dio con un uomo orgoglioso, che lo chiama a rendere conto delle sue azioni, al quale parla una volta, e lo rimprovera per la sua audacia; ma una seconda volta non lo guarderà, né porterà il suo orgoglio e la sua insolenza: e per mezzo di altri agli inalterabili decreti e propositi di Dio; Ciò che ha detto o determinato nella sua mente eterna è fatto immediatamente, e rimane invariabilmente fisso; Non ha bisogno di ripensarci una seconda volta, o di rivedere i suoi primi pensieri e disegni, o di riconsiderarli, che sia opportuno modificarli o meno, sono subito così saggiamente formati; ed egli ha tutte le cose davanti a sé in un'unica visione nella sua mente onnicomprensiva, così che non può assolutamente accadere nulla di imprevisto da lui, che impedisca l'esecuzione dei suoi propositi, o lo induca a fare alcun cambiamento in essi; Nessun nuovo pensiero, risoluzione o scopo può sorgere nella sua mente, presso la quale non c'è variabilità, né ombra di svolta. Questo concorda bene con la sua sovranità, espressa in Giobbe 33:13, e porta in sé una forte ragione che rafforza ciò che vi è detto. Sebbene alcuni prendano il significato di questo, che Dio parla una volta a un uomo, e lo ammonisce e lo rimprovera come era solito fare, nel modo espresso nel versetto seguente; e se non ci bada, non gli parla una seconda volta in quel modo, o non più con le parole, ma ora con colpi o castighi

15 Versetto 15. In un sogno, in una visione della notte,

Cioè, Dio parla agli uomini in questo modo, e che in quei tempi era il suo modo più consueto; vedi Giobbe 4:12,13 ; a volte parlava a un profeta, a una persona che ricopre un ufficio pubblico, e gli faceva conoscere in questo modo la sua mente e la sua volontà, per poterla trasmettere ad altri, Numeri 12:6 ; e a volte direttamente e immediatamente alle persone stesse, come fece con Abimelec e Labano, Genesi 20:3; 31:24 ;

quando il sonno profondo giace sugli uomini, addormentati sul letto; il primo denota un sonno veloce, pesante e profondo, quando i sensi sono tutti chiusi a chiave, e non c'è la minima attenzione per qualsiasi oggetto esterno; il secondo un sonno leggero, quando un uomo è tra il sonno e la veglia; e ora in un momento del genere, quando era sdraiato sul suo letto nella stagione notturna, era consuetudine che Dio venisse a lui in modo visionario, e imprimesse le cose nella sua mente; quando era distolta dai pensieri e dalle preoccupazioni mondane e terrene, ed era calma e serena, e così adatta a ricevere le intimazioni e le istruzioni che potevano essere date in questo modo; vedi Salmi 4:4. Giobbe ebbe i suoi sogni e le sue visioni notturne, anche se sembra che non ne abbia tratto alcun beneficio, o che li abbia compresi, ma ne fu spaventato e terrorizzato, Giobbe 7:14 ; cosa che Eliu può avere un certo rispetto

16 Versetto 16. Poi apre le orecchie degli uomini,

Non le orecchie del suo corpo, che rimangono chiuse mentre le cose gli vengono presentate alla mente in sogno o in visione, ma le sue orecchie interne; È lo stesso con l'apertura del cuore o della comprensione per prestare attenzione e ricevere le cose consegnate in questo modo visionario:

e sigilla la loro istruzione; manda a casa l'istruzione data in questo modo, e la imprime nella mente, in modo che sia ben ricordata quando è sveglia, non solo i sogni stessi, ma le lezioni insegnate e apprese lì, come si può osservare nei casi di Abimelec e Labano, Genesi 20:3 31:24 ; la parola significa "castigo" così come istruzione, essendo questo un modo in cui Dio insegna e istruisce gli uomini, Salmi 94:12 ; e così potrebbe essere il senso, che Dio in un sogno o visione fa sapere agli uomini, che se non considerano ciò che dice loro, e non si pentono dei loro mali, e si allontanerà da loro, li correggerà e li castigherà, e di questo li assicura; e possono aspettarne l'adempimento certo, affinché egli punisca le loro trasgressioni con una verga e le loro iniquità con percosse; le cose che sono sigillate essendo sicure e solide. Il signor Broughton rende le parole "e imprime il motivo per cui sono castigati".

17 Versetto 17. per allontanare l'uomo dal suo proposito,

O "lavoro", la sua opera malvagia, come il Targum, sia che egli abbia iniziato a fare, sia che si sia proposto di fare. Così Abimelec e Labano furono trattenuti dalle loro intenzioni da un'ammonizione divina in sogno, l'uno dal prendere la moglie di Abramo, come egli intendeva, e l'altro dal fare del male a Giacobbe, che egli aveva progettato:

e nascondere l'orgoglio all'uomo; perdonando i suoi peccati, nei quali c'è sempre orgoglio, così alcuni; il perdono del peccato si esprime coprendolo, Salmi 32:1 ; o piuttosto reprimendolo, indebolendolo e impedendolo; e ciò non permettendo a uomini vanitosi e superbi di compiere le loro imprese, ma obbligandoli a sottomettersi alla volontà di Dio e ad umiliarsi sotto la sua potente mano. Questi sono i fini proposti e che sono realizzati attraverso il Signore che parla agli uomini in sogno, aprendo loro le orecchie e mandando loro istruzioni; e altri anche per il loro buon seguito

18 Versetto 18. Trattiene l'anima sua dalla fossa,

O, "affinché egli possa trattenersi"; poiché questo è un altro fine e uso del discorso di Dio agli uomini; è per preservarli per il momento dal scendere nella tomba, la fossa della corruzione e della distruzione; così chiamata perché i corpi degli uomini, essendo lì deposti, corrotti e sono interamente distrutti dai vermi, e si trasformeranno in marciume e polvere; e per preservarli dall'abisso dell'abisso della rovina e della distruzione eterne; poiché il popolo del Signore è da lui ripreso, affinché non sia condannato con il mondo, 1Corinzi 11:32 ;

e la sua vita dal perire di spada; per mezzo della spada degli uomini, che è uno dei dolorosi giudizi di Dio; o con la spada del magistrato civile, l'uomo a cui si parla essendo avvertito da Dio di commettere questi peccati, il che lo porterebbe nelle mani di costui; o dalla spada della giustizia divina; Jarchi lo interpreta della spada dell'angelo della morte; la parola significa un'arma missiva, come un dardo; così il signor Broughton rende le parole, "e la sua vita dall'andare sul dardo": o, come dice un'altra versione, "affinché non continui sotto il lancio dei dardi"; i dardi di un nemico in guerra, o i dardi infuocati di Satana, Efesini 6:16

19 Versetto 19. Egli è castigato con dolore sul suo letto,

Questo sembra essere un altro modo, in cui Dio, secondo i suoi eterni propositi, parla agli uomini, come suggerisce la parola "anche"; vale a dire, dalle afflizioni, e talvolta dolorose; che hanno voce in loro, e gli uomini di saggezza le daranno ascolto, Michea 6:9. Il dolore qui non significa dolore della mente, o uno spirito ferito, che è molto afflittivo, angosciante e intollerabile; ma il dolore del corpo, come mostra la frase successiva; e questo durava sul letto, essendo così grande da confinare un uomo nel suo letto, o è ciò che sentiva lì, dove poteva sperare di agio e riposo; vedi Giobbe 7:13 ;

e la moltitudine delle sue ossa con forte [dolore]; non con uno leggero, ma molto forte, come quelli che si sentivano quelli che si rosicchiavano la lingua per il dolore, Apocalisse 16:10. Jarchi lo interpreta, la moltitudine delle sue ossa, che sono forti; sebbene siano robusti e forti, eppure pieni di squisito dolore; e non uno, o pochi di loro, ma una moltitudine di loro, come ce ne sono una moltitudine nel corpo di un uomo; anche tutti, come si lamenta Ezechia, il che deve essere davvero molto straziante, Isaia 38:13 ; e che era il caso di Giobbe; non solo la sua carne soffriva, a causa delle piaghe e delle ulcere che gravano su di lui, ma le sue ossa erano trafitte in lui, e i suoi tendini non avevano riposo, ed era pieno di agitarsi avanti e indietro, Giobbe 7:3,4 30:17 ; e in questo modo fu, come lo sono gli altri uomini buoni, ripreso e castigato dal Signore; e in che modo gli aveva parlato, come fa con gli altri, e di cosa si doveva badare; e poiché tali afflizioni dolorose non sono altro che castighi paterni, dovrebbero essere sopportate pazientemente, e la voce di Dio in esse ascoltata, e tra non molto non ci sarà più dolore: il "Cetib", o scrittura testuale, è: "la contesa delle sue ossa è forte"; attraverso il dolore, o con cui Dio combatte con gli uomini; Seguiamo la lettura marginale

20 Versetto 20. così che la sua vita aborre il pane,

Per la forza del dolore perde l'appetito per il cibo, e ne subisce persino la nausea; lo detesta come la cosa più abominevole e sporca che si possa pensare; anche il pane, così necessario per il sostentamento della vita umana, così fortificante per il cuore dell'uomo, e ciò di cui ogni giorno ha bisogno, e per cui dovrebbe pregare, e di cui la salute non si stanca mai; Può essere messo per tutti gli alimenti comuni e utili:

e la sua anima cibo prelibato; il più ricco e delizioso; come le tavole dei grandi e dei ricchi sono fornite con: "cibo del desiderio"; o cibo desiderabile, secondo che può essere reso; vedi Daniele 10:3 ; come nel tempo della salute l'appetito brama e desidera, e si nutre di delizia e piacere, ma ora ha la massima avversione. I dolori e le malattie del corpo spesso producono una tale nausea negli uomini, Salmi 107:17,18, e fu il caso di Giobbe, Giobbe 3:24 6:7

21 Versetto 21. La sua carne si è consumata, così non si vede,

Tutto se n'era andato, non si vedeva più, nient'altro che pelle e ossa; e questo in parte per la veemenza di un forte dolore, e in parte per la nausea del cibo; non potendo assumere nulla per il nutrimento e il sostegno dei liquidi, e quindi abbastanza emaciato:

e le sue ossa sporgono, che prima erano coperte di carne e di grasso, così che non si vedevano; ma ora che la carne e il grasso si consumano, sembra che si siano alzati in un'altura e si siano fatti vedere; questo fu anche il caso di Giobbe, ridotto a un semplice scheletro, Giobbe 19:20. Elihu, in questa descrizione di un uomo afflitto, sembra avere principalmente in mente Giobbe, e con ciò gli avrebbe fatto capire che Dio era stato, e gli stava parlando con quelle afflizioni, alle quali avrebbe fatto bene a mettere in guardia

22 Versetto 22. sì, l'anima sua si avvicina alla tomba,

Non l'anima, propriamente e propriamente parlando, perché quella non lo fa, né viene deposta nel sepolcro alla morte, ma ritorna a Dio che l'ha data; piuttosto il corpo, per il quale a volte è messo, e di cui ciò che è qui detto è vero, vedi Salmi 16:10 ; o la persona del malato, la cui malattia è così minacciosa, ogni speranza è svanita, ed egli è abbandonato dai suoi medici e amici, e sembra essere alla bocca della tomba, e questo è pronto per lui, ed egli è sull'orlo di ciò; quali erano le apprensioni che Giobbe aveva di se stesso, Giobbe 17:1 ; vedi Salmi 88:3, 107:17 ;

e la sua vita ai distruttori; gli angeli distruttori, come Aben Esdra, e così la versione dei Settanta: o distruggere le malattie, e così lo rende il signor Broughton, "per uccidere le malattie"; o può essere ai vermi, che distruggono il corpo nella tomba, e di cui Giobbe era consapevole sarebbe diventato rapidamente il suo caso, Giobbe 19:26 ; sebbene alcuni lo interpretino di coloro che uccidono, o di coloro che sono morti, con i quali sono deposti coloro che muoiono; o di morti corporee ed eterne, e degli orrori e dei terrori di entrambi, con i quali le persone in tali circostanze sono talvolta angosciate

23 Versetto 23. Se c'è un messaggero con lui,

O angelo, o con Dio, come alcuni pensano, o piuttosto con l'uomo malato; con ciò si intende messaggero non un angelo per natura, un angelo creato, anche se a volte tali sono i messaggeri di Dio, inviati da lui per commissioni agli uomini, sono interpreti delle cose per loro, come Gabriele lo fu per Daniele, dei quali sono migliaia, e che possono essere utili agli uomini malati per il loro conforto e istruzione, poiché è certo che assistono i santi nei loro momenti di morte; tuttavia ciò non prova che essi debbano essere invocati come mediatori tra Dio e gli uomini: ma piuttosto è designato un ministro della parola, che è per ufficio un angelo, un "messaggero" di Cristo e delle chiese; un "interprete" delle Scritture e della mente di Dio in esse; e un ministro spirituale, evangelico, fedele, è scarso e raro, uno tra mille; e il suo compito è quello di visitare i malati e di osservare la "rettitudine" e la fedeltà di Dio nell'affliggerli, affinché possano tranquillamente sottomettersi e sopportare pazientemente l'afflizione; e di indirizzarli per la loro pace e conforto alla rettitudine o giustizia di Cristo, per la loro giustificazione davanti a Dio; e mostrare loro ciò che è giusto che facciano nelle loro attuali circostanze; sia che il malato sia stupido e insensibile alla sua situazione e al suo bisogno di giustizia, sia che sia un uomo veramente misericordioso, ma che si affanna sotto dubbi e timori circa la verità della grazia in lui, la rettitudine del suo cuore e il suo interesse per la giustizia di Cristo: ma sembra meglio capire questo di Cristo stesso, l'angelo della presenza di Dio, il messaggero dell'alleanza, che è con il malato e lo favorisce con la sua presenza spirituale; o è "per lui" come può essere reso, è dalla sua parte, avvocato e intercessore per lui presso Dio;

un interprete della mente di suo Padre, e che egli conosce da molto tempo, giacendo nel suo seno; e delle Sacre Scritture, come lo era per i suoi discepoli riguardo a se stesso; o un "oratore", eloquente, che mai l'uomo ha parlato come lui, avendo la lingua dei dotti datagli come uomo; e che come Persona divina è l'eterna ed essenziale Parola di Dio; che ha parlato per il suo popolo nel concilio di pace e alleanza di grazia; e anche come Mediatore è l'antitipico Aronne, può parlare bene per loro in tutte le occasioni:

uno tra mille: il più importante tra diecimila, angeli o uomini; vedi Cantici 5:10 Ecclesiaste 7:28 ;

per mostrare all'uomo la sua rettitudine; il che fare è il suo ufficio di Mediatore, e specialmente di profeta, anche per mostrare la rettitudine di Dio, la rettitudine della sua natura, la giustizia richiesta nella sua santa legge; e questo Cristo ha mostrato e dichiarato nel suo essere la propiziazione per i peccati del suo popolo, Romani 3:25,26 ; mediante il suo Spirito egli mostra all'uomo, e quindi al malato, la sua mancanza di rettitudine in se stesso, il suo bisogno di giustizia da un altro; e lo porta vicino a sé, e lo mostra come perfetto, completo e conveniente; oltre a insegnare a vivere in modo sobrio, retto e pio

24 Versetto 24. Allora gli è propizio,

Al malato; o il messaggero o il ministro che è con lui, che ha pietà del suo caso e prega per lui; e da alcuni si suppone che le seguenti parole siano una sua preghiera, "liberami", ecc. poiché si trova nel Vangelo che c'è un riscatto per tali persone. Piuttosto Cristo, che è misericordioso verso l'uomo, come appare dalla sua assunzione della loro natura e dal fatto che diventa per loro un riscatto, e che sul piede della redenzione che ha "trovato" o ottenuto, vedi Ebrei 9:12 ; implora il benessere presente e la felicità futura del suo popolo, in un linguaggio come dopo espresso: "liberalo", ecc. O piuttosto Dio Padre è misericordioso verso il malato per amore del suo Figlio,

e dice: Liberalo dal scendere nella fossa; O la malattia, così il signor Broughton rende la parola, "risparmiagli (o malattia mortale) dal scendere nella fossa", la tomba, per il momento la sua malattia lo minacciava. O il ministro della parola che accompagna il malato, al quale viene chiesto di annunciargli, come Natan a Davide, e Isaia a Ezechia, che dovrebbe vivere più a lungo, e non morire per il presente: o piuttosto l'indirizzo è alla legge e alla giustizia, per lasciare liberi i redenti del Signore, e in particolare il malato è uno di loro; e non lo gettò nell'abisso dell'eterna rovina e distruzione, per la ragione seguente:

Ho trovato un riscatto; che non è altri che Cristo, il Figlio di Dio; che Geova, nella sua infinita sapienza, scoprì e stabilì per essere il riscattatore del suo popolo; egli acconsentì, e nella pienezza del tempo venne a dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti, e per i quali ha dato se stesso come prezzo di riscatto, che è stato testimoniato a suo tempo. E questo riscatto è per tutti gli eletti di Dio, ed è da loro dal peccato, da Satana, dalla legge, dall'inferno, e la morte; e il suo ritrovamento non è dell'uomo, né lo schema di propiziazione, pace e riconciliazione da parte di Cristo, o di espiazione e soddisfazione mediante il sacrificio di Cristo, come significa la parola qui usata, un'invenzione degli uomini; ma è l'effetto di una sapienza infinita, e un piano disegnato nella mente eterna, e formato in Cristo dall'eternità; vedere 2Corinzi 5:19. Alcuni ritengono che queste parole siano state dette dal Padre al Figlio, dopo la sua nomina e il suo accordo di essere il riscattatore e il Redentore, dicendo: "Va', redimilo", ecc. perché così le parole possono essere rese; e altri pensano che siano le parole del Figlio il messaggero a suo Padre, l'avvocato con lui per il suo popolo, come osservato in precedenza

25 Versetto 25. La sua carne sarà più fresca di quella di un bambino,

Essere guariti dalla malattia e rimessi in salute, grazie alla benevolenza di Dio con lui. Questo deve essere inteso non semplicemente e assolutamente, ma comparativamente, o rispetto alla sua condizione precedente; che colui che prima era ridotto a pelle e ossa, ora è diventato grasso e grassoccio; e la cui carne era secca e appassita, ora umida, succulenta e succosa; e la cui pelle era rugosa, ora morbida e liscia, e liscia; e il cui viso era pallido, ora fiorito e rubicondo. Il Targum è,

"La sua carne è indebolita più di un bambino",

e la Vulgata latina,

"si consuma,"

Riferendosi al suo stato precedente:

ritornerà ai giorni della sua giovinezza. La sua giovinezza si rinnovò, e sembrò di nuovo giovane; divenne sano e robusto come nei suoi giorni giovanili; vedi Salmi 103:5

26 Versetto 26. Egli pregherà Dio,

Poiché il primo versetto esprime la condizione del corpo dell'uomo guarito dalla malattia, questa la struttura della sua anima e le benedizioni spirituali di cui godeva: alcuni comprendono questo della sua preghiera nel tempo della sua afflizione, e la considerano come un mezzo per la sua guarigione; e in verità un tempo di afflizione è un tempo di preghiera; e che vi porta un uomo buono, che in salute e prosperità è stato negligente nei suoi confronti; costui farà la sua domanda a Dio per la liberazione, e non alla creatura; ed è la sua misericordia e il suo privilegio che ha un Dio a cui pregare, che può e vuole aiutarlo. Ma secondo il corso e la connessione delle parole, sembra piuttosto rispettare ciò che l'uomo buono farebbe, e lo stato in cui si troverebbe dopo la sua guarigione; che supplicherebbe il Signore di renderlo grato per la misericordia ricevuta, e di accettare il suo rendimento di grazie per essa; affinché la sua afflizione possa apparire a lui santificata, e che egli sia molto migliore per questo, più santo e più umile; e che gli avrebbe manifestato la sua grazia di perdono per tutti i peccati e le trasgressioni di cui si era reso colpevole, i suoi mormorii e le sue lamentele, e ogni altra cosa durante la sua afflizione; e affinché possa fare uso della salute e della forza che gli sono state date nel servizio di Dio e per la gloria del suo nome;

ed egli gli sarà favorevole; il che, se compreso del tempo dell'afflizione, può essere interpretato come se non gli ponesse addosso più di quanto gli permettesse di sopportare, e lo sostenesse sotto di esso; di concedere la sua graziosa presenza in esso, e di prenderne nota, di visitarlo, di conoscerlo, di possederlo e di sceglierlo nella fornace dell'afflizione, e di manifestare a lui la sua cura; e della sua liberazione da essa. Ma se rispetta l'uomo come guarito dall'afflizione, denota ulteriori scoperte della speciale cura e favore di Dio verso di lui, che sono molto vivificanti e ristoratrici, rafforzanti e sostengono; e della sua graziosa accettazione della sua persona e dei suoi sacrifici di preghiera, lode e ringraziamento, per mezzo di Cristo Mediatore e messaggero del patto;

e vedrà il suo volto con gioia, cioè, o Dio che gli è favorevole, guarda con volto sorridente l'uomo ora guarito, che prima sembrava guardarlo con cipiglio sul volto, essendoci un cambiamento nelle dispensazioni esteriori della sua provvidenza verso di lui, sebbene nessuna nel suo cuore. il suo volto guarda con piacere gli uomini retti, che lo vedano o no; egli guarda il suo popolo in Cristo con la massima compiacenza e gioia, e in particolare quando vengono a lui nell'esercizio della grazia, con le loro preghiere, lodi e ringraziamenti. O l'uomo guarito dalla malattia, essendo Dio a lui favorevole, guarda con gioia il volto di Dio, che forse glielo aveva nascosto nella sua afflizione, che gli causava disordine; ma ora, mostrando il suo volto e il suo favore, provoca gioia ed esultanza, persino un giubileo nella sua anima. Lo vede in Cristo come il Dio della grazia e della pace; e attraverso di lui può venire a lui, e guardarlo in faccia con conforto e piacere, poiché nulla è più piacevole per lui della luce del suo volto;

poiché egli renderà all'uomo la sua giustizia; non il malato guarito renderà ad un altro ciò che gli è giusto e dovuto, o ciò di cui gli ha fatto torto, per cui, essendo ripreso dall'afflizione e condannato, desidera fare la restituzione, ma Dio, che renderà o restituirà all'uomo la sua giustizia, che è il fondamento della sua gioia; non rendergli secondo la sua giustizia, come il Targum, che non sarebbe che una misera ricompensa se dato rigorosamente; né restituirgli la giustizia che aveva perduto in Adamo, che non è altro che una giustizia creatura; ma la giustizia di Cristo, come il signor Broughton, che è quella dell'uomo buono o del credente in Cristo, perché operata per lui, imputata a lui, e conferita a lui come dono gratuito. Ora, sebbene questa giustizia non possa mai essere perduta, essendo eterna, tuttavia può esserci un senso di interesse per essa, che viene restituito, restaurato e reso a un uomo, quando quella giustizia gli viene nuovamente rivelata da fede a fede; la cui conseguenza è la pace e il conforto, la gioia e il trionfo

27 Versetto 27. Egli guarda gli uomini,

Secondo la nostra versione, e secondo altri interpreti, il senso è che Dio guarda gli uomini come considera tutti gli uomini in generale, le loro vie e le loro opere; e in particolare si accorge degli uomini nell'afflizione e osserva come si comportano; se sono penitenti e confessano i loro peccati, li ristabilisce in salute e fa loro del bene sia nel corpo che nell'anima. Ma la maggior parte porta il senso in un altro modo, e lo interpreta del malato guarito, che guarda i suoi amici e parenti intorno a lui, e tutti gli altri che gli capitano a tiro; di lui li circonda, come Aben Esdra spiega la parola; o accompagnerà con gli uomini, come il signor Broughton; o li mette in file, come Gersom, in ordine, come a un argine, per poterli affrontare meglio; o si dirigerà verso di loro, come il Targum; o canterà su di loro o davanti a loro, così Schultens; in modo gioioso, in uno sforzo esultante, si esprime, come segue; poiché la frase:

e [se qualcuno] dice, dovrebbe essere reso: "ed egli dirà"; fai la seguente confessione del suo riconoscimento della bontà di Dio verso di lui;

Ho peccato; contro Dio e contro l'uomo, e questa è stata la causa di tutte le mie afflizioni; Ora ne sono consapevole, e ingenuamente lo possiedo:

e pervertito [ciò che era] giusto: non hanno fatto ciò che è giusto agli occhi di Dio, né ciò che è giusto e retto tra uomo e uomo; hanno pervertito le giuste vie di Dio, si sono allontanati dai suoi comandamenti e sono andati per sentieri tortuosi, con gli operatori di iniquità; e hanno rifiutato o pervertito la giustizia e il giudizio tra gli uomini;

e non mi giova; come il peccato non nella questione; sebbene prometta profitto e vantaggio, non li cede; ma, al contrario, ne derivano molti danni e malizie

28 Versetto 28. Egli libererà la sua anima dall'entrare nella fossa,

Nella fossa della tomba; e allora l'anima è messa per l'uomo o per il corpo; o nella fossa dell'inferno o della perdizione:

e la sua vita vedrà la luce; o vivrà e godrà qui della prosperità esteriore e della luce della felicità eterna nell'aldilà; e così il Targum lo interpreta della luce superiore, o della luce superiore, persino dell'eredità dei santi nella luce. Queste parole hanno una doppia lettura; il "Keri", o lettura marginale, è ciò che seguiamo; ma il "Cetib", o lettura testuale, è: "egli ha liberato la mia anima dall'entrare nella fossa, e la mia vita vede la luce"; e che sembra essere la lettura migliore; e così le parole sono una continuazione del discorso dell'uomo guarito dalla malattia ai suoi amici; esponendo e riconoscendo, con gioia e gratitudine, la grande bontà di Dio verso di lui, che lo aveva liberato dalla tomba, e risparmiato la sua vita, e gli aveva dato di godere di grande prosperità, sia temporale che spirituale

29 Versetto 29. Ecco, tutte queste [cose] operano spesso Dio con l'uomo.] Questo è un riassunto o una ricapitolazione di ciò che precede, da Giobbe 33:15 ; Dio è un Essere operante, è sempre all'opera in modo provvidenziale: "il Padre mio opera fino ad ora", Giovanni 5:17 ; a volte nella mente degli uomini nei sogni e nelle visioni; e talvolta per afflizione; e talvolta dai suoi profeti, messaggeri e ministri della parola; Egli opera con e per mezzo di questi, e tutto secondo le operazioni e le azioni interne della sua mente, i suoi eterni propositi e decreti, che sono qui realizzati: e questi egli opera "spesso", o, come nell'originale, "due volte"; perciò, quando una volta non è sufficiente, la ripete nei sogni e nelle visioni; quando gli uomini non sono ammoniti da uno, egli viene a loro in un altro: e nelle afflizioni, quando uno non porta gli uomini al pentimento, né risponde a un buon proposito, ne manda un altro; e continua il ministero della parola, in cui attende di essere misericordioso, finché tutto il suo popolo sia portato al pentimento, e tutti i suoi fini siano esauditi da esso: e tutto questo opera "con l'uomo", il suo oggetto prediletto, la cura speciale della sua provvidenza; e per i quali la sua grande preoccupazione è la redenzione e la salvezza. Egli lavora con uomini considerati distributivamente, con vari uomini, nei diversi modi precedentemente espressi; e con gli uomini personalmente e individualmente; a uno stesso uomo è apparso spesso in sogni e visioni, e sulla stessa persona ha posato più volte la sua mano afflittrice; e allo stesso individuo ha dato linea su linea e precetto su precetto. E poiché questo è certo e si può fare affidamento sulla verità, ed è degno di nota e considerazione, oltre che è molto meraviglioso e stupefacente, che Dio si ricordi così dell'uomo e operi con lui e per lui, "ecco", o "ecco", è prefissato ad esso: i fini per i quali tutto questo è fatto seguono

30 Versetto 30. Per riportare la sua anima fuori dalla fossa,

Dalla fossa della tomba, alla cui bocca o sull'orlo del quale sembrava essere in apprensione dei suoi amici, e che aveva in sé la sentenza di morte; vedi Salmi 90:3. O "allontanarsi", o "trattenere la sua anima dalla fossa", come il signor Broughton; impedirgli di entrarvi rimuovendo il suo disordine, e riportandolo in salute, come nel caso di Ezechia, Isaia 38:17. O figurativamente, dalla fossa di uno stato non rigenerato, che può essere paragonato a una fossa o tomba, perché in essa giacciono quelli che sono morti nei falli e nei peccati; e che è un pozzo di corruzione, o uno stato corrotto: gli uomini in esso sono corrotti e corruttori, corrotti sia nei principi che nelle pratiche; ed è impuro, simile al fango e all'argilla; e molto scomoda, una fossa in cui non c'è acqua, né ristoro, né pace e conforto. Nella conversione, che talvolta si realizza con i mezzi sopra indicati, con le provvidenze afflittive, così come con il ministero della parola, le anime vengono ricondotte da qui; sono rigenerati, vivificati e risuscitati dalle tombe del peccato, e vivono spiritualmente, poiché sono anche protetti dal scendere nella fossa dell'inferno e dalla distruzione eterna:

essere illuminati dalla luce dei vivi; in senso naturale, godere della luce degli uomini viventi, la luce del sole, e vivere in salute e prosperità, che si chiama luce in opposizione all'afflizione e all'avversità, espresse dalle tenebre; vedi Ester 8:15 Salmi 112:4 Isaia 8:22. E in senso spirituale, vivere una vita spirituale, che prima erano morti nel peccato, vivere una vita di fede in Cristo come loro giustizia, e vivere una vita di santità da lui, e in novità di vita a suo onore e gloria; e di avere luce spirituale nel loro stato per natura, e nel loro recupero e salvezza per mezzo di Cristo; vedere il loro bisogno di lui, la sua adeguatezza, il suo valore e la sua eccellenza, e avere un barlume della gloria eterna; come anche in seguito di partecipare sia della vita eterna che della luce eterna, chiamata dal nostro Signore "la luce della vita", Giovanni 8:12

31 Versetto 31. Marco bene, o Giobbe,

Considerate e soppesate bene ciò che è stato detto; o piuttosto badare a ciò che è da dire ulteriormente:

ascoltatemi; a ciò che stava per dire; perché era pieno di materia e non aveva ancora sfogato tutto ciò che aveva da dire.

taci, e io parlerò; taci e non interrompere, e io continuerò il mio discorso

32 Versetto 32. Se hai qualcosa da dire, rispondimi,

Qualsiasi cosa che potesse obiettare a ciò che aveva consegnato, o qualsiasi risposta che rispondesse a ciò di cui lo aveva accusato:

parla, perché desidero giustificarti. Eliu era un leale antagonista, e gli dava libertà, tempo e spazio, per dare qualsiasi risposta ritenesse opportuna, e che avrebbe dovuto ascoltare con pazienza e attenzione: il suo punto di vista non era la vittoria, ma che la verità potesse venire fuori, e avere luogo e prevalere, non avendo a cuore nulla di più del bene di Giobbe; e poteva desiderare che sembrasse che fosse un uomo giusto sotto tutti gli aspetti, e anche in ciò in cui pensava di non essere giusto; ma se si fosse onesto a se stesso, sarebbe stato un piacere per lui

33 Versetto 33. Se no, ascoltami,

Se non avesse obiezioni da fare, né una risposta da ricambiare, allora desidera partecipare e ascoltare ciò che aveva da sottoporgli:

taci, e io ti insegnerò la sapienza. Infatti, sebbene Giobbe fosse un uomo saggio e buono, poteva diventare più saggio e più sapiente; e in verità quando viene data istruzione a un uomo saggio, egli sarà ancora più saggio, Proverbi 9:9 ; e questo può essere ricevuto a volte da persone inferiori per età e capacità. Elihu si propose di insegnargli, come fece, la saggezza naturale, morale ed evangelica, specialmente la saggezza di Dio nei suoi rapporti provvidenziali con gli uomini, e qual è la più alta saggezza dell'uomo sotto di loro; che è riconciliarsi con loro, e sottomettersi pazientemente, e temere il Signore, e stare attenti a non offenderlo, il che è sapienza e intelligenza

Commentario del Pulpito:

Giobbe 33

1 Versetti In questo capitolo Eliu, allontanandosi dai "consolatori", si rivolge a Giobbe stesso, offrendosi di ragionare sulla questione in disputa con lui, al posto di Dio. Dopo un breve exordium (Versetti. 1-7), egli fa un'eccezione

(1) all'autoaffermazione di Giobbe (Versetti. 8, 9); e

(2) alle sue accuse contro Dio (Versetti. 10-13), che (egli dice) sono ingiuste. Successivamente egli porta avanti la sua teoria secondo cui le sofferenze inflitte da Dio sono, per lo più, castighi che procedono da uno scopo amorevole, intesi a purificare, a rafforzare, a purificare i difetti, a "salvare dalla fossa", a migliorare e a illuminare (versetti 14-24). Egli indica in quale spirito si dovrebbe ricevere il castigo (Versetti. 25-30); e conclude con una raccomandazione a Giobbe di rimanere in silenzio e di ascoltarlo, mentre allo stesso tempo esprime la volontà di ascoltare ciò che Giobbe ha da dire, se ha obiezioni da offrire (versetti 31-33). Perciò, Giobbe, ti prego, ascolta i miei discorsi; piuttosto, Giobbe, ti prego, ascolta il mio discorso (vedi la Versione Riveduta); Ad esempio: "Comunque tu mi consideri personalmente, ascolta quello che ho da dire". e ascolta tutte le mie parole. Dammi tutta la tua attenzione; non permettere che nulla di ciò che ti dico ti sfugga. Eliu è profondamente convinto dell'importanza di ciò che sta per pronunciare.Giobbe 32:8,10,17

Versetti 1-13. - Il primo discorso di Eliu aGiobbe:1) . Una denuncia del peccato di Giobbe

I ELIHU RIVELA L'ATTENZIONE DI GIOBBE. Lo fa per quattro motivi distinti

1. Che ciò che stava per dire era stato ponderato deliberatamente, accuratamente e in modo imparziale. (versetto 2) Non stava per aprire la bocca a caso o sotto una sensazione di eccitazione, ma dopo aver gustato, per così dire, ogni parola nel suo palato, una metafora che suggeriva la saggia discriminazione con cui erano stati preparati i suoi pensieri e scelto il suo linguaggio. "La bocca dello stolto effonde stoltezza, ma la lingua dei saggi usa rettamente la scienza". La condotta di Elihu è degna di essere imitata da tutti, ma specialmente dai predicatori del vangelo, che non dovrebbero mai parlare di cose sacre senza una lunga, saggia, dolorosa, premeditazione e preparazione

2. Che ciò che stava per dire sarebbe stato pronunciato con la massima sincerità. (versetto 3) Le arringhe degli amici erano state vistosamente prive di parole di rettitudine.Giobbe 6:25 Le orazioni di Eliu dovrebbero essere la rettitudine del suo cuore

(1) Dovrebbero essere verità pure e non mescolate, non fantasie o speculazioni, antiche massime o saggi apotegmi, come Elifaz, Bildad e Zofar avevano trattato, ma fatti accertati, dottrine stabilite, esperienze verificate

(2) Dovrebbero essere enunciati in modo chiaro e semplice, senza alcuna mescolanza accidentale di retorica o di eloquenza, senza alcuna grazia meretricia di linguaggio o ornamenti di dizione che servirebbero solo a nascondere la verità che pretendevano di trasmettere

(3) Dovrebbero essere intese onestamente e onorevolmente, non avanzate semplicemente per amore di discussione, o per mostrare l'abilità dell'oratore, e ancor meno con uno scopo sinistro per quanto riguarda l'ascoltatore, ma come si ritiene che abbiano un rapporto diretto e importante con l'argomento in questione. La determinazione di Eliu merita ancora una volta lo studio serio dei ministri cristiani, i quali, nel perseguire le loro sacre chiamate, dovrebbero ricordarsi di esporre la verità di Dio nuda e non adulterata, come San Paolo,1Corinzi 2:2 come San Pietro,1Pietro 4:11 e di farlo con "grande chiarezza di parola",2Corinzi 3:12 senza mai cercare di esaltare se stessi1Corinzi 2:1-5 9:16 o di piacere agli uomini,

Gal 5:11; - 1Tessalonicesi 2:4 ma sempre per glorificare Dio1Corinzi 10:31 ed edificare l'ascoltatore.1Corinzi 14:3; 2Corinzi 13:10

3. Che ciò che stava per dire era, in un certo senso, un'ispirazione dell'Onnipotente. (versetto 4) Per riscattare il linguaggio da un'accusa di superfluità, se non di presunzione, si deve ritenere che Elihu qui pretenda di essere il soggetto di un afflato divino, che eccitava così nel suo petto le convinzioni che possedeva allora da essere completamente incontenibili. Ancora una volta Eliu si erge come un modello per i messaggeri di Cristo, i quali, sebbene forse non ispirati esattamente come Elihu, dipendono tuttavia dall'insegnamento di quello stesso Spirito per una perfetta comprensione di ciò che attraverso i profeti e gli apostoli è stato rivelato,1Corinzi 2:9,10; Giovanni 16:13-15 e che dovrebbero mirare, nel rivolgersi ai loro simili sulle cose divine, avere il cuore illuminato, eccitato e riscaldato dalla luce, dal fuoco e dal calore dello Spirito Santo. Questo predicatore si avvicina molto di più all'ideale di un autentico ministro del vangelo che può in una certa misura adottare le parole di Elihu e descriversi come mosso dallo Spirito di Dio, illuminato e infiammato dal soffio dell'Onnipotente

II ELIHU CONTESTA LA CONFUTAZIONE DI GIOBBE. Giobbe aveva spesso affermato di poter respingere trionfalmente qualsiasi accusa che potesse essere mossa contro di lui.Giobbe 13:22; 23:4-7; 31:35-37 Di conseguenza, Elihu gli chiede di preparare una tale rivendicazione di se stesso come aveva detto. Supponendo che Giobbe avesse ragione, un compito del genere non dovrebbe essere difficile

1. Eliu era il tipo di antagonista che Giobbe aveva desiderato incontrare. (versetto 6) Giobbe aveva insistito sul fatto che il suo avversario invisibile non era un uomo come lui,Giobbe 9:32 e aveva chiesto l'intervento di un uomo di giorni che potesse mettere la mano su entrambi.Giobbe 9:33 In risposta, Elihu dice: "Ecco, io sono secondo la tua bocca a ['di', 'per', o 'da'] Dio", intendendo sia

(1) Sono secondo il tuo desiderio per, cioè per o al posto di Dio (Versione Autorizzata); o

(2) Io sono come te (sc. creato) da Dio (Gesenius), o ciò che sembra preferibile, sono come tu sei per Dio, cioè sto con lui nella stessa relazione con cui tu sei -- io, come te, sono la sua creatura (Carey); o, come te, appartengo a Dio (Delitzsch), cioè. Io sono un essere umano come te, modellato dalla mano di Dio, staccato dall'argilla come quando un vasaio taglia un pezzo di argilla dal pezzo più grande per costruirne un vaso o una figura umana. Il linguaggio di Eliu ricorda in modo sorprendente il racconto mosaico della creazione dell'uomo.Genesi 2:7

2. Non c'era nulla in Eliu che potesse intimidire Giobbe o impedirgli di rispondere, se avesse potuto. "Ecco, il mio terrore non ti spaventerà, né la mia mano sarà pesante su di te", letteralmente, "e il mio fardello, la mia pressione o il mio peso su di te non saranno pesanti". Giobbe non avrebbe avuto nulla che lo sopraffacesse o lo scoraggiasse nel fare la più completa esposizione del suo caso; Si sentirebbe di avere a che fare con un pari, con uno che disdegnerebbe, anche se potesse, di approfittare indebitamente del suo avversario. In Elihu ci sembra di vedere un tipo, o almeno una somiglianza, dell'Uomo Cristo Gesù, il quale, dotato di Spirito Santo senza misura, è diventato il Mediatore e il Giudice degli uomini

III ELIU DICHIARA L'OFFESA DI GIOBBE

1. Che Giobbe si giustificò. Aveva detto: "Io sono puro, senza trasgressione, sono innocente; né c'è iniquità in me" (versetto 9). Che Eliu non travisi molto il patriarca può essere dimostrato confrontando le dichiarazioni qui fatte con le dichiarazioni di Giobbe precedentemente scritte.Giobbe 9:21 10:7 12:4 16:7 Ma Elihu, si dice, non ammette sufficientemente certe altre dichiarazioni in cui Giobbe ammette una coscienza della peccaminosità naturale. L 'obiettivo di Elihu, tuttavia, non era quello di indicare le parti dei discorsi e degli appelli di Giobbe che erano dottrinalmente e praticamente corrette, ma di indicare dove Giobbe aveva oltrepassato i limiti della rettitudine e della verità; e lo fa citando ciò che considera come la sostanza delle espressioni di Giobbe stesso, come linguaggio che anche un peccatore giustificato e consapevole della propria integrità e purezza morale dovrebbe essere cauto nell'adottare, e non dovrebbe mai essere eccessivamente veemente nel mantenere

2. Che Giobbe condannò Dio. Sotto questo titolo Elihu si riferisce agli ipsissima verba del patriarca. Infinitamente geloso della propria reputazione, Giobbe era stato paurosamente sconsiderato nei confronti di quella di Dio. Risentendo con una feroce indignazione il più debole sussurro che potesse essere alitato contro di lui, non esitò a mettere sotto accusa l'Onnipotente di durezza, dicendo: "Ecco, egli trova occasioni contro di me, mi considera suo nemico. Egli mette i miei piedi nei ceppi, spiana tutti i miei sentieri", linguaggio preso direttamente dalle labbra di Giobbe.Giobbe 10:13-17 13:24-27 19:11 30:21

IV ELIHU MOSTRA L'ERRORE DI GIOBBE. Probabilmente la semplice riproduzione delle parole di Giobbe fu sufficiente a convincerlo della loro scorrettezza. Inoltre, gli viene ricordata la grandezza sovrumana di Dio, in cui, come in uno specchio, può vedere la fallacia di tutto ciò che ha sostenuto

1. L'errore di concludere che lui stesso era giusto. "Ecco, in questo non sei giusto", cioè non hai ragione di supporre di essere puro e libero dalla trasgressione, perché, anche se il tuo cuore non ti condanna, Dio è più grande del tuo cuore e conosce ogni cosa.1Giovanni 3:20 "Anche quando abbiamo fiducia davanti a Dio riguardo alla nostra integrità, la nostra fiducia può essere mal riposta, e il nostro cuore può averci ingannato" (Fry). Confronta il linguaggio di San Paolo.1Corinzi 4:4

2. La stoltezza di pensare che Dio lo considerasse un nemico. Il carattere eccelso e la potenza infinita, per non dire la grazia incommensurabile, di Dio avrebbero dovuto liberarlo da qualsiasi malinteso del genere. Se Giobbe avesse riflettuto adeguatamente sulla grandezza divina, non si sarebbe mai permesso di pensare, e tanto meno di parlare, a Dio come a un Avversario scortese e a un Aggressore sempre vigile

3. L'assurdità di aspettarsi che Dio risponda ai suoi interrogatori. Dio è un essere troppo elevato, troppo elevato e glorioso per essere messo in discussione dall'uomo. Perciò Elihu si offre per rispondere a Giobbe al posto di Dio. Perciò è assurda anche l'illusione di pensare di contendere con lui in una qualsiasi corte di giustizia, dal momento che "egli non rende conto di nessuna delle sue questioni"

Imparare:

1. Che se Elihu meritava l'attenzione di Giobbe, molto di più Cristo merita la nostra

2. Che l'umanità di Cristo offre agli uomini peccatori il più grande incoraggiamento ad accostarsi al suo trono senza paura

3. Che coloro che vengono a supplicare Cristo devono essere preparati a riconoscere le loro offese

4. Che Cristo è ben informato riguardo a tutte le trasgressioni di coloro per i quali intercede

5. Che uno dei più grandi errori che un'anima umana possa commettere è dire che Dio lo considera un nemico

6. Che la follia più profonda che una creatura finita possa perpetrare è lottare contro Dio

7. Che il tribunale più alto davanti al quale qualsiasi azione di Dio può essere portata è la sua Divinità giusta, santa e amorevole

OMULIE di R. GREEN Versetti 1-38. - La correzione divina

Nella sicurezza della sua capacità di dare saggezza a Giobbe, di correggere i suoi errori e di risolvere il mistero della sua afflizione, Elihu continua il suo discorso e invita a rispondere. "Se puoi rispondermi, metti ordine nelle tue parole davanti a me, alzati". Egli accusa Giobbe di non solo aver affermato la propria innocenza, ma di aver anche mosso accuse contro Dio. Quindi procede a rivendicare i propositi di Dio nell'afflizione umana. "Dio parla una volta, sì, due volte"; l'errore è da parte dell'uomo, che "non lo percepisce". Egli dà una visione delle correzioni Divine

IO PER QUANTO RIGUARDA IL LORO METODO. Il Dio che "è più grande dell'uomo", che opera segretamente e "non rende conto di nessuna delle sue cose", dà istruzione:

1. In sogno, nelle visioni notturne, aprendo le orecchie degli uomini e sigillando la loro istruzione

2. Dalle severità dell'afflizione; quando l'uomo è "castigato con dolore sul suo letto". Questo è applicabile a Giobbe; e il primo potrebbe essere stato menzionato gentilmente per introdurlo

II PER QUANTO RIGUARDA IL LORO SCOPO. Questo è sempre gentile. È salvare dal pericolo imminente e guidare in modo sicuro e buono

1. Trattenere l'uomo dai sentieri malvagi. "Per distoglierlo dal suo proposito"

2. Per nascondere l'orgoglio all'uomo. Per abbattere gli sguardi alti degli autocompiacenti e dei malvagi

3. Salvare dalla morte prematura e dalle armi della violenza distruttiva. Per evitare che "la sua vita perisca di spada". Il peccato tende alla morte sia per cause naturali che per violenza. Allora Elihu vede queste correzioni:

III NEL LORO FELICE RISULTATO

(1) Se il Consigliere mediatore è vicino, e la via della vita, la via retta, la via della rettitudine, deve essere indicata; e

(2) l'innamorato ritorna con pentimento, dicendo: "Ho peccato e ho pervertito ciò che era giusto"; e

(3) alzando la voce, "prega Dio";

(4) verrà la liberazione divina:

(a) in un'espressione della tolleranza divina;

(b) nell'ammissione al favore divino -- "vedrà il suo volto con gioia";

(c) in una graziosa restaurazione, liberando "la sua anima dall'entrare nella fossa" e portandola a rallegrarsi nella luce. Questa è la risposta divina al pentimento che Elihu esorta a Giobbe. Felice è ogni colpito che, tornando a Dio, trova pagato un prezzo di riscatto per la sua anima, e si rallegra di una liberazione che gli restituisce i giorni della sua giovinezza, quando "la sua medesima carne diviene più fresca di quella di un bambino". -R.G

OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 4.- L'ispirazione della creazione

Elihu assicura a Giobbe che è un uomo, creato da Dio, e che la sua stessa creazione ha lo Spirito di Dio in lui. C'è un po' di pretenziosità nel modo di fare di Elihu. Eppure ciò che dice è importante, perché non è vero solo per lui, ma per ogni uomo

L 'UOMO È FATTO DALLO SPIRITO DI DIO

1. La sua origine è al di fuori di se stesso. Tutto ciò che l'uomo può fare per se stesso, certamente non può farlo da solo. Quando torniamo alla questione delle origini, la persona più sicura di sé deve confessare che non avrebbe potuto causare il proprio essere

2. La sua origine viene da Dio. L'uomo trae la sua vita originariamente dalla Causa Prima di tutta la serie delle creature viventi. Sia che l'uomo sia stato creato immediatamente dalla polvere della terra o, come insegnano gli evoluzionisti, mediatamente, attraverso altre creature, egli, in comune con tutte le cose viventi, deriva il suo essere dal grande Genitore della natura. L'evoluzione non distrugge la creazione; Descrive solo il processo e riporta indietro il tempo dell'inizio della creazione

3. La sua origine è nello Spirito di Dio. Dapprima lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.Genesi 1:2 Quando apparve l'uomo, Dio soffiò in lui lo spirito della vita.Genesi 2:7 Lo Spirito Santo è il Signore e il Datore della vita. Nella sua natura spirituale l'uomo è particolarmente legato allo Spirito di Dio. Egli è una scintilla del Sole eterno

4. La sua stessa esistenza è mantenuta dallo Spirito di Dio. L'uomo vive solo perché Dio vive in lui. Per natura la sua vita è un'ispirazione dal cielo. In qualsiasi momento, se Dio si ritirasse, l'uomo perirebbe. "In lui noi cinque, e ci muoviamo, ed esistiamo". Perciò non solo la creazione originale, ma anche la vita presente deve essere considerata ispirata da Dio

II L'ISPIRAZIONE DELLA CREAZIONE È UNA FONTE DI CONOSCENZA

1. Il Creatore può essere conosciuto per il suo lavoro. Tutta la creazione rivela Dio; ma l'uomo, la creatura più elevata, esprime più pienamente il Divino. Per noi non ci può essere rivelazione di Dio più alta di quella che viene fatta attraverso un uomo perfetto. Perciò l'incarnazione di Cristo è la nostra visione più completa del Padre. Ma tutti gli uomini sono in una certa misura rivelatori della mano che li ha fatti

2. La natura spirituale dell'uomo è un tipo di Dio. Tutta la natura rivela Dio; soli e stelle, alberi e fiori, uccelli, bestie e pesci, danno limoni del Divino; Ma lo fanno attraverso le loro strutture materiali. L'uomo rivela Dio nella costituzione della sua natura spirituale. Egli non è semplicemente l'edificio che espone le idee dell'Architetto; egli è il bambino, fatto a immagine del Padre. La sua natura spirituale è essenzialmente simile a Dio, che è Spirito. Così è fatto a immagine di Dio

3. La presenza dello Spirito di Dio è una rivelazione permanente di Dio. Dio non solo si fa conoscere con ciò che ha fatto, ma si rivela ogni giorno con la sua vita presente in mezzo a noi. La natura non è come un fossile che mostra nei suoi lineamenti morti le tracce di una vita del vecchio mondo; è uno specchio dell'attività divina. Le nostre anime stanno testimoniando Dio con la loro vitalità. La dimora di Dio in noi è una prova continua che Egli vive, che opera, che ama. Sappiamo che cosa è Dio ora da ciò che Dio sta facendo ora nel nostro cuore e nella nostra vita. - W. F. A

2 Ecco, ora ho aperto la mia bocca.

Sulla solennità della frase, "aprii la mia bocca", vedi il commento su - Giobbe 3:1 La mia lingua ha parlato nella mia bocca, letteralmente, nel mio palato. Ogni parola è stata, per così dire, gustata, cioè seriamente considerata ed esaminata in anticipo. Le mie osservazioni non saranno rozze, osservazioni estemporanee; quindi possano essere i migliori che valga la pena di occuparsene

3 Le mie parole saranno della rettitudine del mio cuore. Inoltre, qualsiasi cosa io dica sarà detta con tutta sincerità. Il mio cuore è retto e parlerò "dalla rettitudine del mio cuore", senza pretese, inganni o dissimulazioni di alcun tipo. E le mie labbra proferiranno chiaramente la scienza. Dirò solo ciò che so e cercherò di dirlo in modo semplice e chiaro, in modo che nessuno possa fraintendere il mio significato

4 Lo Spirito di Dio mi ha creato. Questo è indicato come il motivo principale per cui Giobbe dovrebbe prestare la massima attenzione alle parole di Eliu. Elihu afferma di essere vivificato e informato dallo Spirito Divino che una volta fu soffiato nell'uomo,Genesi 2:7 per mezzo del quale l'uomo divenne un'anima vivente. E il soffio dell'Onnipotente mi ha dato la vita, o, mi ha vivificato, ha originato e preservato la mia vita. Eliu, però, non afferma che le sue parole siano effettivamente ispirate, o che abbia un messaggio per Giobbe da parte dell'Onnipotente

5 Se tu puoi rispondermi; piuttosto, se puoi rispondermi (vedi la Versione Riveduta). Metti in ordine le tue parole davanti a me, alzati.

comp. - Giobbe 23:4 #Giobbe 33:6

Ecco, io sono secondo il tuo desiderio in luogo di Dio; cioè io sono l'antagonista di cui hai chiesto,Giobbe 9:33 13:19 pronto ad entrare in controversia con te, invece che con Dio. Io sono tuo uguale, una creatura come te. Anch'io sono formato dall'argilla.

comp. - Genesi 2:7 Perciò-

Versetti 6, 7.- Il mediatore umano

Eliu dichiara che il suo atteggiamento verso Dio è proprio lo stesso di Giobbe. Egli si erge come Giobbe nel rispetto di Dio. È un uomo mortale formato dall'argilla. Allora, benché Giobbe tema l'orribile e invisibile Dio, può ascoltare un simile senza timore. Se non riesce a trovare Dio nelle tenebre, può essere incoraggiato e rafforzato sentendo la presenza di un fratello-uomo. Egli può prendere le sue lezioni da Elihu in modo molto semplice e naturale come da uno come lui. In queste idee Elihu adombra ciò che può essere perfettamente realizzato in Cristo. Era un segno della fiduciosa vanità di Eliu che parlava in quel modo. Ma le sue parole, un po' superflue per quanto riguarda se stesso, lo presentavano in una luce sorprendente come un tipo del nostro Signore Gesù Cristo

ABBIAMO BISOGNO DELLA SIMPATIA UMANA NELLA RELIGIONE. Sebbene l'uomo sia fatto a immagine di Dio, e sebbene la sua stessa vita sia un'ispirazione costante e dipenda dalla presenza e dal potere di Dio, tuttavia Dio è invisibile, Dio è grande, Dio è uno Spirito infinito. L'anima dell'uomo ha fame di simpatia fraterna. Tutti noi vogliamo sentire la compagnia di qualcuno che è come noi

1. Che possiamo capire bene. Non possiamo capire un essere di una specie diversa da noi. Non riusciamo nemmeno a capire il significato del nostro cane quando ci guarda con occhi patetici, perché siamo di un'altra specie

2. Che i nostri affetti possano essere risvegliati. Amiamo naturalmente qualcuno che è affine a noi stessi. La difficoltà di amare Dio è percepire che c'è qualcosa in lui che è affine alla nostra stessa natura. Quando ci appare strano, ci allontaniamo da lui; Non possiamo tendere la mano a Lui con fiducia e gioiosa emozione

II CRISTO CI PORTA LA SIMPATIA UMANA NELLA RELIGIONE. Non dobbiamo pensare che si trovi a metà strada tra noi e Dio. Un tale Cristo sarebbe un essere mostruoso, né uno con noi né uno con Dio. Uniti al Padre dalla parte divina. nostro Signore è un Uomo perfetto dal punto di vista umano

1. Egli è intelligibile per noi. Possiamo vederlo, ascoltarlo, capirlo. E ci ha detto che quando vediamo Lui vediamo il Padre.Giovanni 14:9

2. Collega gli affetti del nostro cuore. La sua parentela lo rende possibile; il suo amore fraterno lo rende attuale; La sua grande opera e la sua morte per noi perfezionano la sua presa su di noi. Così i nostri cuori sono attirati a Dio dalla simpatia di Cristo

GLI UOMINI DOVREBBERO MOSTRARE SIMPATIA UMANA NELLA RELIGIONE. Ciò a cui Elihu mirava, ciò che Cristo ha realizzato, questo è l'ideale per noi. Senza l'ostentazione del giovane buzita, siamo chiamati a ricordare la nostra natura umana quando cerchiamo di aiutare i nostri simili in questioni religiose e in altre questioni. C'è una sorta di spiritualità bigotta che ignora l'umanità. Questo è disgustante per gli uomini, ed è la causa di molta avversione popolare per la religione. Non possiamo aiutare i nostri simili finché non ci ricordiamo di essere umani come loro: fragili, fallibili, mortali; anzi, peccatori, caduti, noi stessi bisognosi di un Salvatore. La simpatia fraterna è il primo elemento essenziale per un'utile influenza religiosa. - W.F.A

7 Il mio terrore non ti spaventerà. Tu non puoi sentirti allarmato da me; Non posso terrorizzarti, come farebbe Dio.Giobbe 6:4, 7:14, 9:34 - . ss. Né la mia mano (letteralmente, la mia sella da soma) sarà pesante su di te. Non sentirai la mia presenza come un peso, né sarai schiacciato sotto il peso delle mie parole

8 Versetti 8-12. - Terminato il suo esordio, Elihu procede a indicare ciò che biasima nei discorsi di Giobbe, e al presente nota due deviazioni dalla verità e solo dal diritto. Giobbe, dice, afferma la sua assoluta innocenza (Versetto 9); sostiene anche che Dio lo tratta duramente, come un nemico (Versetti. 10, 11). Nessuna delle due affermazioni è giustificabile

Certo, tu hai parlato secondo il mio orecchio, e io ho udito la voce delle tue parole, dicendo. Eliu non cita esattamente ciò che aveva detto Giobbe. Probabilmente intendeva essere perfettamente equo e giusto, ma in realtà esagera notevolmente la verità. Giobbe non aveva mai detto le parole che gli attribuisce nel versetto 9; nel migliore dei casi sono un'inferenza, o una deduzione, da ciò che aveva detto. E aveva detto molto dall'altra parte, cosa che Elihu trascura (vedi il commento alla Versetti. 9)

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 8-33. - Il primo discorso di Elihu: la colpa dell'uomo agli occhi di Dio

LA FIDUCIA DI GIOBBE IN HA INNOCENTI CENSURATI. (Versetti 8-11) Eliu raccoglie in breve alcune di quelle parole di Giobbe che avevano scosso il suo orecchio e scandalizzato la sua coscienza spirituale. Giobbe aveva affermato la propria purezza e aveva accusato Dio di inimicizia contro la sua persona.

confronta le parole di Giobbe, (Giobbe 9:21, 10:7, 16:17, 23:10, 27:5,6, 10:13 - , segg.; - Giobbe 19:11 30:21

II ESPOSTE LE VERE RELAZIONI DELL'UOMO CON DIO. (Versetti 12-30) Con molti accenni di esperienza interiore ed esteriore, Dio cerca di avvertire l'uomo e di portarlo a sé: Egli non è un Essere di passioni come Giobbe lo rappresenta; "Più alto di un mortale", non fa parte della sua natura schiacciare con rabbia e vendetta una creatura indifesa. Né è muto, muto, freddo alle grida e agli appelli delle sue creature, come pensa Giobbe. Parla ancora e ancora; ma la colpa è nella sordità e nell'ottusità dell'ascoltatore (Versetti. 12-14). Vengono poi descritti alcuni medi dell'istruzione divina

1. La voce della coscienza nei sogni. (Versetti 15-18) L'orecchio è aperto; la natura sensuale si placa, l'immaginazione si accende nella vita; la memoria sblocca le sue scorte; il passato suggerisce il futuro; e così i suggerimenti e gli avvertimenti sono "impressi sull'istruzione" dell'anima. Questi non sono semplicemente fatti di un'epoca passata del mondo. Se l'istruzione divina attraverso i sogni è mai stata reale, è ancora reale. Lo studio della fisiologia e della psicologia della nostra vita onirica può fornire un fondo di interesse di tipo direttamente religioso a tutti coloro che credono che la nostra natura sia in rapporto immediato con l'invisibile e il Divino. Siamo ancora protetti e confortati da Dio nei sogni. Lo scopo di queste comunicazioni è quello di trattenere l'uomo dal male; nascondergli l'orgoglio, cioè perché cessi di assecondarlo; per tenere lontana la sua anima dalla tomba; per metterlo in guardia contro la morte e tutto ciò che è mortale, contro l'arrivo improvviso del colpo mortale. Qualunque sia il punto di vista che si può avere sull'argomento delle visioni speciali e delle comunicazioni dall'altro mondo, è aperto a tutti noi osservare come nella nostra costituzione fisica non siamo mai privi di avvertimenti, presentimenti, accenni tempestivi, di dolore e malattia imminenti; come, nella nostra costituzione morale, in modo simile, gli eventi di punizione imminenti gettino le loro ombre davanti a noi, e ci sveglino dal torpore della colpa e della vergogna. Una voce gentile ci chiama sempre in questi modi a fuggire dall'ira che sta per arrivare

2. La malattia grave come visita di Dio. (Versetti 19-22) Il tamponamento è percepito come un castigo. Quando tutta la struttura è slegata, quando il dolce senso della vita si trasforma in disgusto, e il corpo si consuma, e la morte si avvicina, allora l'uomo sente la sua dipendenza da un potere superiore; poi, spesso per la prima volta, impara a pregare, a credere in Dio, a sentire la sua vicinanza e la sua bontà. Senza dubbio c'era molta superstizione nei tempi antichi riguardo al supporre che la sofferenza fosse una diretta visita dell'ira di Dio. Ma mentre ci liberiamo della superstizione, conserviamo la verità di cui è una distorsione: che in questa nostra costituzione mista l'effetto appropriato del dolore è quello di condurre la mente all'Autore di tutto ciò di cui godiamo e soffriamo. "In alcune costituzioni l'afflizione sembra particolarmente necessaria come un accenno a Dio. Alcuni alberi non prospereranno a meno che le loro radici non siano messe a nudo; o a meno che, oltre alla potatura, i loro corpi non vengano squarciati e affettati. Altri che sono troppo rigogliosi hanno bisogno che i loro fiori vengano strappati, altrimenti non produrranno nulla. Il grano di rango, se non viene mangiato tempestivamente, può dare qualcosa al granaio, ma poco al granaio. Ogni uomo può dire di ringraziare Dio per la sua facilità; ma per me, benedico Dio per i miei problemi" (Bishop Hall)

3. Il ministero degli angeli. (Versetti 23-28) Letteralmente nell'ultimo versetto i "distruttori" sono gli "angeli della morte", inviati per la loro fatale missione dall'Onnipotente. Al contrario abbiamo ora la menzione dell'angelo buono e liberatore che porta la liberazione dal destino. L'angelo ministrante si avvicina al penitente sofferente con compassione e dice: "Liberalo dal scendere nella fossa; Ho trovato un riscatto? Nelle forme dell'immaginazione poetica, viene così descritta una guarigione inaspettata da una malattia mortale. Poi la salute che ritorna copre di nuovo la sua carne con il fiore della giovinezza; il dolore svanisce dalla sua mente; È di nuovo estate nell'anima. Egli prega l'Onnipotente, ed è benignamente ascoltato e accettato; si crogiola al sole del volto di Dio; e la pace perduta è restituita alla coscienza purificata. E il cuore prorompe a cantare, poiché un nuovo canto viene messo in bocca al ristabilito: un canto di lode a Dio. E questo è il suo fardello: "Avevo peccato e pervertito il diritto; ma non mi è stato corrisposto; ha redento l'anima mia, perché non andassi nella tomba, e la mia vita vede il suo compiacimento nella luce".Isaia 22:23 - , segg.; - Isaia 51:17 Tale è la parte dell'uomo che ascolta la verga e che l'ha designata, che si inchina sotto l'afflizione solo per elevarsi alla più pura altezza della gioia spirituale. I suoi peccati sono perdonati, i suoi buoni sforzi accettati, le sue croci santificate, le sue preghiere esaudite; Tutto ciò che ha è per lui una benedizione, tutto ciò che soffre è un vantaggio

CONCLUSIONE. (Versetti 31-33) Questi sono i rapporti di Dio con l'uomo; questo è il significato di tutte le sue afflizioni. L'esperienza sigilla la verità. Lasciate che Giobbe o qualsiasi altro lo contraddica o lo confuti se vuole o può! Ma piuttosto, questa forte e profonda convinzione personale di Elihu vibrerà e risveglierà una risposta nel cuore del sofferente. C'è un contagio nella vera fede. Oh per la vittoria che vince il mondo! Una volta che ci rendiamo conto che Dio è il nostro Dio, il nostro Rifugio e la nostra Forza, il nostro attuale Aiuto nelle avversità, e la terra o l'inferno nel vano lavoro per renderci tutt'altro che beati

9 Io sono puro, senza trasgressione, sono innocente. Giobbe non aveva detto di essere "puro", né "senza trasgressione", né "innocente". Riguardo alla "purezza", aveva osservato: "Chi può trarre una cosa pura da un'impura? nemmeno uno", sottintendendo che tutti gli uomini erano impuri.

vedi - Giobbe 14:4 Riguardo alle 'trasgressioni', aveva dichiarato, "ho peccato... Perché non perdoni la mia trasgressione e non togli la mia iniquità?";Giobbe 7:20,21 e ancora: "Tu mi fai possedere le iniquità della mia giovinezza". Inoltre, aveva chiesto che gli fosse detto il numero delle sue iniquità e dei suoi peccati,Giobbe 13:23 e aveva dichiarato che Dio custodiva le sue trasgressioni e iniquità cucite e sigillate in un sacco.Giobbe 14:17 Riguardo all'"innocenza", l'unica osservazione che aveva fatto era: " Cantici che tu non mi riterrai innocente".Giobbe 9:28 Ciò che egli aveva realmente affermato era la sua rettitudine, la sua integrità, la sua "giustizia".Giobbe 12:4:16:17; 23:7; 27:5,6; 31:5-40 E questi sono esattamente ciò di cui Dio ha reso testimonianza. È chiaro, quindi, che Elihu sopravvalutava la sua disinvoltura e, quali che fossero le sue intenzioni, era praticamente ingiusto nei confronti di Giobbe quasi quanto i "confortatori". Né c'è iniquità in me. Né Giobbe aveva detto questo. Aveva spesso riconosciuto il contrario.

vedi - Giobbe 7:21; 13:26; 14:17 #Giobbe 33:10

Ecco, egli trova occasioni contro di me. Questa accusa può forse essere giustificata facendo riferimento alle lamentele di Giobbe inGiobbe 7:17-19 eGiobbe 10:3-6); ma le parole esatte non sono di Giobbe. Egli mi considera come suo nemico. Certo Giobbe lo aveva detto più di una volta.

vedi - Giobbe 16:9 Ma non può averlo creduto veramente, o la sua fiducia in Dio deve essere venuta meno. Il fatto che fino all'ultimo si sia aggrappato a Dio, si sia appellato a lui, abbia sperato di ricevere il giudizio da lui,Giobbe 31:2,6,28,35-37 è una prova sufficiente che sapeva che Dio non era realmente alienato da lui, ma che alla fine lo avrebbe riconosciuto e avrebbe rivendicato il suo carattere

11 Ha messo i miei piedi nei ceppi. Un riferimento alle parole di Giobbe inGiobbe 13:27). Lui commercializza tutti i miei sentieri.

comp. - Giobbe 31:4 eGiobbe 7:17-19 #Giobbe 33:12

Ecco, in questo non sei giusto. Non sarebbe stata certo un'accusa giusta da fare a Dio, che egli considerava Giobbe un nemico; e, per quanto riguarda le dichiarazioni di Giobbe, si deve ammettere che egli si era esposto al rimprovero di Eliu. Ma non è una "risposta" logica all'accusa di Giobbe dire, in risposta ad essa, ti risponderò, che Dio è più grande dell'uomo. La forza non costituisce il diritto, ed è un modo povero di giustificare Dio esortare a essere onnipotente e a poter fare ciò che vuole. Così Cambise fu giustificato nei suoi atti peggiori dai giudici reali (Erode, 3:31); E così in una monarchia assoluta è sempre possibile giustificare gli atti più estremi di tirannia. Certamente Dio non può agire ingiustamente; ma questo non è perché il suo fare una cosa la renda giusta, ma perché la sua giustizia è una legge alla sua volontà, ed egli non vuole mai fare nulla che non abbia precedentemente visto come giusto (vedi "Immutable Morality" di Cudworth, che merita uno studio attento, non solo dei moralisti, ma anche dei teologi)

13 Perché combatti contro di lui? Perché insisti ad assumere l'atteggiamento di chi contende con Dio, che vorrebbe entrare in polemica con lui, e costringerlo a perorare in sua difesa? Non è solo la sua onnipotenza a rendere folle tale condotta, ma la sua lontananza, la sua inaccessibilità. Non può essere costretto a rispondere; Non è sua abitudine farlo; non rende conto di nessuna delle sue cose. È presuntuoso supporre che Dio accondiscenderà a rivelarsi dal cielo e a rispondere alle tue sfide troppo audaci

14 Poiché Dio parla una volta, sì, due volte. Dio ha i suoi modi di parlare all'uomo, che non sono quelli che Giobbe si aspettava. Egli parla silenziosamente e segretamente, non con tuoni e lampi, come al Sinai,Ester 19:16-20 non con teofanie straordinarie, ma tuttavia altrettanto efficacemente. Eppure l'uomo non lo percepisce. L'uomo spesso non riconosce l'azione di Dio in questo suo silenzioso insegnamento. L'uomo vuole qualcosa di più sorprendente, di più sensazionale. Al tempo di nostro Signore, gli ebrei chiesero "un segno", "un segno dal cielo", ma non fu dato loro alcun segno del genere. Giobbe ora non capiva che Dio, che aveva invocato per rispondergli,Giobbe 10:2 13:22 23:5 - , ss. già gli parlava in vari modi: con i suoi giudizi, con i pensieri suggeriti interiormente al suo cuore, con i sogni e le visioni di cui si lamentava.Giobbe 7:14

Versetti 14-33. - Il primo discorso di Eliu aGiobbe:2) . La filosofia dell'istruzione divina

I METODI DELL'ISTRUZIONE DIVINA

1. Attraverso il mezzo dei sogni. I sogni, o visioni, a cui si fa riferimento erano rivelazioni soprannaturali impartite nei primi tempi agli uomini, quando lo spirito, probabilmente immerso nella meditazione sulle cose divine, fu gettato in un sonno profondo, come quello che cadde su Adamo alla creazione di Eva. Il fatto che i sogni notturni trovino di solito la loro base psicologica nelle idiosincrasie mentali dell'individuo, e in larga misura prestino le loro forme e i loro colori dai fenomeni dell'esistenza di veglia, non è una prova che Dio non possa averli talvolta impiegati, e non possa ancora impiegarli, come canali per impartire istruzioni agli uomini. Che erano così impiegati nei tempi antichi, non solo per istruire pagani come Abimelec,Genesi 20:6 Labano,Genesi 31:24 Faraone,Genesi 41:1 e Nabucodonosor,Daniele 4:5 ma anche santi come Abramo,Genesi 15:12 Giacobbe,Genesi 31:10 Giuseppe,Genesi 37:5 Elifaz,Giobbe 4:13 e Giuseppe marito di Maria,Matteo 1:20 è esplicitamente dichiarato nella Scrittura. Il fatto che gli uomini non siano in grado di distinguere facilmente tra i sogni e le visioni che sono le creazioni della loro immaginazione eccitata, e quelli che sono inviati dall'alto, non dimostra l'impossibilità di Dio ancora nello stesso modo soprannaturale "che apre le orecchie degli uomini e sigilla l'istruzione sulle loro anime"

2. Attraverso lo strumento dell'afflizione. Il malato descritto da Eliu vive un'esperienza simile a quella di Giobbe. La malattia che lo assale ha molte delle caratteristiche dell'elefantiasi

(1) Doloroso. "Egli è castigato anche con dolore sul suo letto" (Versetto 19), il quale, se possiamo trarre vantaggio dalle varie letture e traduzioni della frase seguente, è rappresentato come improvviso, "mentre la moltitudine delle sue membra è ancora vigorosa" (Ewald); universale, "e la moltitudine delle sue membra con forte dolore" (Authorized Version); veemente, "così che si contorce in grande agonia" (Cox); e incessante, "e con l'incessante conflitto delle sue membra" (Delitzsch); o, "e la lotta non riposa mai nelle sue ossa" (Umbreit); o, "e il travagliamento delle sue ossa è incessante" (Fry)

(2) Nauseante. "Così che la sua vita aborre il pane, e la sua anima cibo prelibato; " letteralmente, "cibo del desiderio" (Versetto 20). Il caso di IsaccoGenesi 27:4 fu eccezionale. La perdita di appetito e la nausea sono concomitanti di una condizione corporea debole e malata

(3) Deperimento. "La sua carne è consumata, che non può essere vista" -- letteralmente, "fuori dalla vista", che può anche significare "dalla bellezza, così che diventa sgradevole" (Delitzsch) -- "e le sue ossa che non sono state viste sporgono" (Versetto 21); o, secondo un'altra lettura, "le sue ossa si consumano e scompaiono" (Commentario dell'Oratore), cioè perdono la loro bella forma, finché alla fine diventa poco più di uno scheletro senza carne, senza sangue, senza midollo, emaciato

(4) Distruggere. "Sì, l'anima sua si avvicina alla tomba e la sua vita ai distruttori" (Versetto 22); sia a quegli angeli che Dio incarica di uccidere l'uomo quando rimane impenitente, sia a quegli agenti distruttivi che Dio impiega per porre fine alle funzioni vitali

3. Attraverso gli uffici amichevoli di un interprete. La parola "interprete" ha ovviamente in questo luogo il senso di "internuncius", cioè ambasciatore, o rappresentante, che comunica la volontà di un superiore, e indica l'ufficio speciale affidato al "messaggero" a cui allude Elihu come quello di far conoscere autorevolmente, come maestro o profeta incaricato dal Cielo, la volontà di Dio. Prevale la diversità di vedute sul fatto che il messaggero a cui è affidato questo compito debba essere considerato come umano, angelico o divino (vedi Esposizione), come un insegnante, un profeta o un ministro come Elihu, un essere angelico sovrumano, o l'angelo della Presenza, il Messaggero del patto. Contro la prima, non ci può essere alcuna obiezione insormontabile; solo è ovvio che in questo caso Elihu non può riferirsi a se stesso senza una straordinaria presunzione, dal momento che caratterizza il messaggero che l'uomo malato richiede come meditatore come "uno dei mille", cioè non uno dei tanti, ma uno senza pari, uno in possesso dei doni preminenti dell'intuizione e dell'insegnamento. Né è impossibile che Elihu, ricordando la lingua di Elifaz,Giobbe 4:18 possa aver pensato a un aiutante angelico; solo la clausola qualificativa, "uno di mille", determina che colui che è l'Angelo di Geova, che solo tra la miriade di schiere di angeli sta senza pari. Che un giovane profeta arabo di origine aramea abbia familiarità con l'angelo-interprete non è più notevole del fatto che l'Angelo del Signore sia conosciuto dai patriarchi

II GLI SCOPI DELL'ISTRUZIONE DIVINA

1. Per dissuadere l'uomo dal peccato. In particolare, il ritiro dell'uomo dal suo proposito (Versetto 17), letteralmente, dal suo lavoro, generalmente in senso malvagio, è mostrato come l'oggetto specifico a cui mirano gli avvertimenti soprannaturali di Dio all'anima, come ad esempio nei casi di AbimelecGenesi 20:6 e Labano;Genesi 31:24 ma ciò nonostante, l'afflizione ha lo scopo di esercitare sugli uomini malvagi un'influenza deterrente, impedendoli di peccare, come nei casi di FaraoneEsodo 7:16 e di Manasse; mentre il terzo metodo di istruzione a cui si fa riferimento, quello dell'illuminazione spirituale (sia umana che divina per quanto riguarda il suo libero arbitrio), contempla chiaramente come suo scopo, tra le altre cose, l'assoggettamento degli impulsi malvagi nell'anima e l'eliminazione delle azioni malvagie dalla vita dell'uomo.Giovanni 15:3 17:17 1Tessalonicesi 2:13 2Tm 3:16

2. Di sottrarre l'uomo all'orgoglio. L'orgoglio è l'omaggio che un'anima umana rende a se stessa, l'arrogante assunzione da parte propria di quel culto che è dovuto a Dio. Il grande peccato a cui l'uomo nell'innocenza fu tentato dal diavolo,Genesi 3:5 è sempre stato una caratteristica del cuore decaduto,Salmi 10:2 che, apparentemente dimentico della sua debolezza, è sempre alla ricerca dei sintomi della sua potenza, definendosi un geber, "un forte", un eroe valoroso, quando in realtà è un enosh, "una creatura fragile e debole" (cfr i cristiani di Laodicea). Oltre ad essere estremamente stolta in se stessa, e infinitamente pericolosa per il soggetto di essa, una tale disposizione e mente è intensamente odiosa a Dio,Salmi 101:5; Proverbi 8:13; Isaia 13:11; Geremia 50:31; 1Corinzi 1:29; Giudici 4:6 che, con il triplice ministero sopra specificato, mira alla sua completa estirpazione dal cuore umano, controllando prima le sue manifestazioni esteriori con avvertimenti provvidenziali, soprannaturale o altro, come nel caso di Agar,Genesi 16:9 Miriam e Aaronne,Numeri 12:2-10 Davide,2Samuele 24:10 ed Ezechia;2Re 20:13; 2Cronache 1:31 colpendo poi le sue radici interiori con la scure affilata dell'afflizione, come fece con il faraone,Esodo 7 - , e segg. Nabucodonosor,Daniele 4:30-34 Sennacherib;2Re 18:19-35 e infine, mediante l'esempio personale e l'insegnamento di CristoMatteo 11:29 che lo scaccia e lo nasconde dalle anime di coloro in cui tale afflizione è santificata

3. Per liberare l'uomo dall'ignoranza. Più precisamente si dichiara che questo è l' oggetto contemplato dal "Maleach Malitz". L'uomo peccatore è preminentemente nelle tenebre riguardo alla "sua rettitudine", cioè alla rettitudine e alla giustizia di Dio nei rapporti con gli individui (Carey), o, ciò che sembra preferibile, alla retta condotta dell'uomo da seguire

confronta - 1Samuele 6:12; Proverbi 14:2 -- il sentiero che dovrebbe seguire quando giace sotto la mano castigatrice di Dio; "in una parola, la via della salvezza, che egli deve prendere per liberarsi dal peccato e dalla morte, la via, cioè, del pentimento e della fede" (Delitzsch, Good, Fry, Cox e altri). In larga misura questa assenza di illuminazione morale e spirituale sulla via della salvezza spiega la durezza e l'impenitenza di cuore dell'uomo. Di conseguenza, l'amministrazione divina ha provveduto a portare l'illuminazione necessaria all'anima ottenebrata dell'uomo per mezzo di uno speciale Angelo-Interprete (prima Cristo, poi lo Spirito Santo e, sotto di loro, gli angeli o ministri delle Chiese); E il momento scelto per mandare un flusso di luce celeste sull'intelletto ottenebrato dell'uomo è la stagione dell'afflizione, quando, essendo stato abbassato il suo orgoglio, il suo cuore è diventato tenero e suscettibile all'istruzione

4. Per salvare l'uomo dalla morte. È irragionevole insistere sul fatto che Eliu non sapesse nulla di una liberazione spirituale dell'anima dalla condanna e dalla morte eterna, e che il suo linguaggio (Versetti. 18, 24, 30) riguardo alla fossa debba essere limitato esclusivamente alla tomba. D'altra parte, sarebbe altrettanto assurdo negare che Elihu alluda alla guarigione temporale e fisica di un malato come risultato dell'accettazione con penitenza e fede dell'insegnamento dell'Angelo-Interprete; come ad esempio nel caso di Ezechia, verso il quale Isaia agì in qualità di "Maleach, Malitz", e che, in risposta alle sue preghiere e alle sue lacrime, fu ristabilito in salute,Isaia 38:5 e come nei primi tempi cristiani l'invalido che chiamò gli anziani della Chiesa e ascoltò le loro istruzioni fu spinto a sperare che in risposta alla preghiera della fede Dio lo avrebbe risuscitato.Giudici 5:14,15 È probabile che entrambe le forme di liberazione fossero nella contemplazione di Elihu:

a. dell'anima dell'uomo peccatore dalla fossa della condanna di cui Davide canta,Salmi 40:2 e

b. del corpo del malato dalla fossa della corruzione in cui Ezechia guardòIsaia 38:18 -- quest'ultimo è la conseguenza e il segno del primo

III I RISULTATI DELL'ISTRUZIONE DIVINA

1. Emancipazione. Quando lo scopo a cui mirano gli avvertimenti, le afflizioni e gli insegnamenti divini è realizzato, il penitente è liberato come un prigioniero dalla sua schiavitù, come un prigioniero dalla sua prigionia, essendo questo con ogni probabilità il significato della parola tradotta "liberare", che non ricorre da nessun'altra parte; e questa emancipazione dell'anima castigata è minuziosamente descritta dall'oratore

(1) La sua fonte primaria è la grazia di Dio (Versetto 24). Al vero penitente Dio è pietosamente inclinato, considerandolo con tenera misericordia e amore ardente; e in questa emozione divina verso l'uomo ha origine ogni redenzione.Salmi 3:8; 68:19,20; 86:15; Isaia 45:21; Efesini 2:5,8; Tito 2:11 Non che Dio possa o voglia perdonare qualcuno semplicemente a causa della loro penitenza, senza l'intervento di un'espiazione; ma che, ovunque esista una vera contrizione, lì Dio è misericordioso e misericordioso, mentre non è né può essere né perdonare e benigno verso gli impenitenti e i ribelli.Isaia 1:20

(2) La sua natura essenziale è la liberazione, sia fisica che spirituale, sia temporale che eterna (vide supra), quest'ultima simboleggiata dalla prima, il recupero dell'anima al favore di Dio e la comunione con il ripristino della salute e del vigore del corpo. Il malato, ridotto dalla malattia a uno scheletro magro, debole, emaciato, trasparente, comincia a rivestirsi di carne fino a quando le sue ossa ben coperte diventano grasse e paffute, come se fosse tornato ai giorni della sua giovinezza come Naaman il Siro;2Re 5:14 e in questo gli è concesso un segno visibile del ritorno del favore di Dio

(3) Il suo meritorio fondamento è il riscatto o il prezzo di redenzione pagato per essere liberati dalla schiavitù o dalla morte,Esodo 21:30; 30:12; Isaia 42:3 quel riscatto non è il pentimento (Hofmann, Carey) o le sofferenze (Umbreit) del castigato, ma la mediazione dell'Angelo (Delitzsch, Cook, Fry), un pensiero in cui "riconosciamo prontamente un presagio del mistero svelato nel Nuovo Testamento, che Dio era in Cristo che riconciliava a sé il mondo". Dichiarare che una tale dottrina per bocca di Eliu è "un anacronismo", significa dimenticare il corpulento angelo di Eden,Genesi 3:15 e presumere gratuitamente che al di fuori della linea di discendenza della famiglia eletta nei tempi patriarcali la fede in questo sublime vangelo si fosse completamente estinta. Affermare che un tale anacronismo (cosiddetto) è "rimproverato dal senso chiaro e ovvio del passaggio stesso, e del significato e dell'intenzione del capitolo in generale" (Cox), significa dimostrare che non si è riusciti a cogliere distintamente la portata e lo scopo sia di questa particolare sezione che dell'interlocuzione di Elihu nel suo complesso. Se Eliu parlò per ispirazione, perché lo Spirito di Cristo che era in lui1Pietro 1:11 non avrebbe dovuto testimoniare in anticipo dell'opera di colui che, quando venne sulla terra, doveva dare la sua vita in riscatto per molti,Matteo 20:28 e tanto più che il ritrovamento di un tale riscatto era un'opera che trascendeva le capacità umane? e richiedendo, come è qui dichiarato, l'intervento di Dio stesso?

2. Accezione. Come risultato successivo dell'insegnamento divino, degli avvertimenti accettati, delle afflizioni santificate, delle istruzioni migliorate, il penitente sottomesso, ora ammesso nel favore divino, riceve una ricompensa per la sua giustizia, cioè una graziosa ricompensa per essersi convertito a Dio nella contrizione,

Confronta - Isaia 64:5 e per la sua retta condotta in generale, o è d'ora in poi considerato e trattato come una persona giusta o giustificata; il trattamento accordato a lui e la ricompensa conferita a lui sono lo stesso, e compreso in tre privilegi inestimabili

(1) Libero accesso al trono di Dio. "Egli pregherà Dio (versetto 26). La preghiera è il linguaggio dello spirito appena nato;Atti 9:11 una caratteristica necessaria dei figli di Dio;Romani 8:15 il dovere imperativo di tutti gli uomini;Salmi 62:8; Isaia 65:6; Luca 18:5 e un privilegio speciale dei credenti.Efesini 2:18; Ebrei 4:16; 10:22 Il strisciante perdonato gode della più completa libertà di rivolgersi a Dio in preghiera quando, dove e come vuole,Filippesi 4:6; 1Tessalonicesi 5:17 a condizione che lo faccia sempre, naturalmente, con fede,Ebrei 11:6 nel Nome di Gesù Cristo,Giovanni 14:13,14 e per cose conformi alla volontà di Dio.1Giovanni 5:14

(2) Sicuro godimento del favore di Dio. "Egli", cioè Dio, "gli sarà favorevole" e alle sue richieste. Dio non dice mai a nessuno della progenie di Giacobbe: "Cercatemi invano"Isaia 45:19 ma, al contrario, si impegna espressamente a soddisfare i desideri di coloro che lo temono.Salmi 81:10; 91:15; Isaia 65:24; Geremia 29:12; Zaccaria 13:9; Matteo 7:7; Giovanni 16:23; 1Giovanni 5:14);

"Il sacrificio degli empi è un abominio per l'Eterno, ma la preghiera degli uomini retti è il suo diletto.Proverbi 15:8 "L'Eterno è lontano dagli empi, ma egli ascolta la preghiera dei giusti".Proverbi 15:29 Si può difficilmente immaginare un incoraggiamento più grande a 'continuare istantaneamente nella preghiera'

(3) Gioia filiale alla presenza di Dio. "Egli", cioè il peccatore perdonato, "vedrà il suo", cioè il "volto di gioia" di Dio. Ora per fede venendo davanti a lui come un bambino felice che esulta nell'amore di un padre;Efesini 2:18 e nell'aldilà in cielo, quando come uno dei glorificati comparirà davanti al trono.Salmi 17:15 Apocalisse 22:4

3. Tripudio. Come EzechiaIsaia 38:20 e come Davide,Salmi 40:3; 104:33, il malato guarito e il penitente accettato prorompono in un canto. "Egli canta agli uomini e dice" (Versetto 27), il fardello del suo inno è:

(1) Un umile riconoscimento del peccato. "Avevo peccato e pervertito ciò che era giusto, e non mi è stato corrisposto". La confessione dei peccati, anche se indispensabile per il perdono,Levitico 26:40-42; Giosuè 7:19; Proverbi 28:13; Salmi 32:5; Osea 5:15; Luca 18:13; 1Giovanni 1:9 non è mai così franca, completa o fervente prima della conversione come dopo la conversione

Il peccatore giustificato vede più chiaramente del penitente appena risvegliato l'estrema efferatezza del peccato, si rende conto più acutamente della grandezza della propria colpa personale e apprezza più altamente la clemenza divina nel passare attraverso la trasgressione che avrebbe potuto giustamente punire con una punizione adeguata

(2) Un caloroso riconoscimento della grazia. Non solo egli magnifica la clemenza divina nel non ricambiargli le sue azioni malvagie, ma esalta l'amorevole benignità divina nel liberare la sua anima colpevole dalla condanna e dalla morte. "Egli ha liberato l'anima mia dalla discesa nella fossa, e la mia vita gioisce nella luce". Confronta l'inno di Davide.Salmi 103:1-5

Imparare:

1. L'estrema ansia con cui Dio cerca l'istruzione dell'uomo

2. La naturale insensibilità dell'uomo all'insegnamento divino

3. L'efficienza con cui Dio può sigillare l'istruzione nel cuore umano

4. Il debito degli uomini malvagi verso la grazia restrittiva di Dio

5. La follia e il peccato di indulgere nell'orgoglio

6. L'inevitabilità della distruzione dell'uomo a meno che Dio non intervenga per salvare

7. Il disegno benefico dell'afflizione

8. La facilità con cui Dio può distruggere la piacevolezza della vita e condurre anche l'uomo forte alla tomba

9. L'infinita misericordia di Dio nel fornire all'uomo un Angelo-Interprete e un riscatto

10. L'impossibilità per qualsiasi uomo di fuggire dalla fossa a meno che Dio non dica: "Libera"

11. La beatitudine dell'uomo i cui peccati sono perdonati e la cui trasgressione è coperta

12. L'obbligo che grava su tutti i santi di dichiarare quali grandi cose Dio ha fatto per le loro anime

Versetti 14-17. - Voci divine

I L'AVVENTO DELLE VOCI DIVINE. Elihu ci ricorda Elifaz, ma con una differenza. Entrambi gli uomini credono nelle influenze sovrumane, nei messaggi inviati da Dio, ma Elifaz racconta di una visione maestosa, di un'apparizione terribile e travolgente; Elihu, d'altra parte, si accontenta delle voci dei sogni. Dio si avvicina all'uomo in vari modi. Il più maestoso non è necessariamente il più istruttivo. I sogni sono stati continuamente riconosciuti tra i canali di comunicazione divina, ad esempio le storie di Giuseppe e Daniele e la predizione di Gioele.Gioele 2:28 È molto facile fraintendere un sogno e attribuire a un impulso divino ciò che scaturisce solo dai capricci della propria fantasia. Abbiamo bisogno di una certa certezza che le voci vengano da Dio. Ora, la prova è nel loro carattere. Tutti i pensieri santi provengono da Dio, e nessuno che sia profano. Quando veniamo visitati da un pensiero santo, sia nel sonno che nella veglia, possiamo gioire con gratitudine sapendo che Dio ci ha parlato

II LA RIPETIZIONE DELLE VOCI DIVINE. "Dio parla una volta, sì, due volte". I sogni del faraone si ripeterono.Genesi 41:32 I diversi sogni di Giuseppe ripetevano lo stesso messaggio.Genesi 37:9 Il profeta seguì il profeta con un avvertimento e una promessa per Israele. La nuova voce cristiana seguì la vecchia voce ebraica. Dio sta parlando ora, mandando un messaggio dopo l'altro nella sua provvidenza. Tutti noi abbiamo sentito Dio più di una volta. La sua è stata la Voce che ha instillato i primi ardenti desideri di bene nell'infanzia, e la sua è la voce che ha implorato in mezzo agli entusiasmi appassionati della gioventù. È risuonato nelle nostre orecchie ripetutamente tra le varie scene della vita che mettono in guardia contro il peccato e chiamano al servizio cristiano. Viene ripetuto ogni volta che si legge la Bibbia, ogni volta che si predica la verità divina, ogni volta che si risveglia la coscienza

III LA RICEZIONE DELLE VOCI DIVINE. Troppo spesso non vengono ascoltati. "L'uomo non lo percepisce". Uno stato d'animo di ottusità spirituale può far passare le voci inascoltate. Ma questa non è una condizione naturale. Il bambino piccolo non è quindi sordo. "Il cielo giace intorno a noi nella nostra infanzia". Gli anni successivi intorpidiscono le nostre percezioni, non certo per la semplice usura della vita, ma per le cose malvagie che ne derivano. La mondanità e il peccato che ci distraggono, i nemici più letali delle voci celesti, ci rendono incuranti dei messaggi di Dio

IV LO SCOPO DELLE VOCI DIVINE. Essi devono guidare e salvare. "Allontanare l'uomo dal suo proposito", quando questo scopo è malvagio o pericoloso. "Nascondere l'orgoglio all'uomo", cioè salvare l'uomo dal suo orgoglio. Quindi le voci sono un avvertimento e un deterrente. Ci ricordano il "demone" di Socrate, che, diceva, gli diceva quando non doveva fare qualcosa, ma non lo spingeva a fare nulla. Sappiamo che Dio ispira all'azione, che le voci celesti chiamano alla fatica e alla battaglia. Eppure, forse possiamo percepire che la voce interiore è più spesso una voce restrittiva che stimolante. Per lo stimolo guardiamo al Cristo vivente. Eppure la moderazione è mandata con misericordia. Dio avverte, affinché possa salvare. - W.F.A

15 In un sogno, in una visione della vista. Così Dio parlò ad Abimelec,Genesi 20:3-7 a Giacobbe,Genesi 31:11 a Labano,Genesi 31:24 a Giuseppe,Genesi 38:5,9 al faraone che Giuseppe serviva,Genesi 41:1-7 a Salomone,1Re 3:5 a Daniele,Daniele 2:19 a Nabucodonosor,Daniele 2:28 4:5-18 e a molti altri. A volte gli uomini riconoscevano tali visioni come comunicazioni divine; ma a volte, probabilmente altrettanto spesso, li consideravano semplici sogni, fantasie, fantasie, indegni di qualsiasi attenzione. Elihu sembra sostenere che le visioni divine venivano solo quando un sonno profondo scendeva sugli uomini; e similmente Elifaz, inGiobbe 4:13). Questo metodo di rivelazione sembra appartenere specialmente ai tempi più primitivi e agli stadi più antichi dei rapporti di Dio con gli uomini. Nel Nuovo Testamento i sogni fanno a malapena parte dell'economia della grazia. Nel sonno sul letto. Un'aggiunta pleonastica, che non deve essere considerata come una diminuzione della forza della clausola precedente

16 Allora egli apre gli orecchi agli uomini e sigilla la loro istruzione. In tali momenti, sostiene Elihu, Dio dà agli uomini sapienza spirituale, li istruisce, fa loro capire il suo modo di agire verso di loro e i suoi propositi riguardo a loro. Se Giobbe è perplesso riguardo alle vie dell'Onnipotente con se stesso e desidera spiegazioni, che abbia l'orecchio aperto all'insegnamento divino in tali occasioni e lo prenda seriamente a cuore. Così, forse, troverà la sua perplessità diminuita

17 Che egli (cioè Dio) possa distogliere l'uomo dal suo scopo; letteralmente, dal suo lavoro, assunto come un lavoro illecito. Elihu considera l'insegnamento divino attraverso le visioni come destinato ad elevare e purificare gli uomini. A volte Dio opera su di loro in modo tale da farli abbandonare una condotta malvagia in cui erano entrati. A volte il suo scopo è quello di salvarli dall'indulgenza in un cattivo umore in cui, senza il suo aiuto, sarebbero potuti cadere. In quest'ultimo caso egli può occasionalmente nascondere l'orgoglio all'uomo. Eliu, forse, pensa che Giobbe sia troppo orgoglioso della sua integrità

18 Egli trattiene la sua anima dalla fossa e la sua vita dal perire di spada. Con queste interposizioni Dio può anche salvare un uomo dalla completa rovina, quando, se non fosse stato per loro, si sarebbe precipitato su di essa. Può indurre una persona a rinunciare a progetti o imprese che l'avrebbero messa in pericolo, e forse l'avrebbero portata ad essere uccisa con la spada

19 Anche lui è castigato dal dolore sul suo letto. Dio parla agli uomini anche in segreto e in silenzio, in un altro modo, cioè attraverso i castighi. Affligge l'uomo forte con una grave malattia, lo fa mettere a letto, lo tormenta con il dolore e gli torce la moltitudine delle ossa con forte dolore. Ma anche in questo caso il suo proposito è gentile e amorevole

Versetti 19-22. - Castigo

Elihu si avvicina ora al suo speciale e nuovo contributo alla grande controversia. Dio si rivolge all'uomo in vari modi. Prima parla con la voce interiore calma e sommessa della coscienza. Ma quando la ripetizione di questa voce non viene ascoltata, egli procede con un altro metodo e richiama l'attenzione con la voce stimolante del castigo

LA SOFFERENZA È CASTIGO. Mentre elabora il suo pensiero, vediamo ciò che Elihu sta rendendo chiaro. La sofferenza non è la punizione vendicativa del peccato; né è opera di un maligno o anche di un essere indifferente. È mandato da Dio per la sana disciplina dei suoi figli. Senza dubbio questa disciplina è spesso resa necessaria dal peccato, e quando lo è il castigo è praticamente una punizione; ma anche allora è una punizione con un fine misericordioso. È la verga che corregge, non la forca che pone fine a una carriera senza speranza. Non vede l'ora di fare cose migliori; È direttamente progettato per aiutare, benedire e salvare. Ma spesso non è collegato al peccato. È la sana disciplina che condisce il soldato con le difficoltà

II IL CASTIGO È UN MESSAGGERO DIVINO. Il povero sofferente, "castigato anche dal dolore sul suo letto", non è abbandonato da Dio. Egli è tentato di considerare la sua afflizione come una prova che Dio lo ha abbandonato, se non è un segno che Dio è diventato il suo Nemico. Ma entrambe le idee sono sbagliate. Dio non è né nemico né negligente. La stessa sofferenza è un segno dell'attuale cura di Dio. È un processo attraverso il quale sta migliorando suo figlio. Perciò è un messaggio di misericordia. Tuttavia, non sempre è possibile discernere la misericordia nel messaggio. Tuttavia, il messaggio non è infruttuoso. Forse c'era il pericolo di avere troppa fiducia in se stessi; L'orgoglio si stava insinuando; Il successo era elevare l'anima a vette pericolose. Allora il castigo venne a abbattersi e ad umiliarsi. All'inizio questo sembrava duro e doloroso. Ma riflettendoci, si vede che è proprio la cosa necessaria per salvare la vita migliore e raffinarla

III LA SOFFERENZA DEL CASTIGO DOVREBBE SPINGERCI A DIO. Forse non gli daremmo ascolto nelle ore allegre. Ora abbiamo bisogno di lui. Le voci che sono state annegate nelle rumorose scene di piacere possono insinuarsi nelle nostre orecchie nelle solitarie veglie del dolore. Così impariamo a fidarci dell'oscurità. "Signore, nel tuo cielo azzurro non appare alcuna macchia di nuvola Svanite tutte le mie paure infedeli, solo il tuo amore sembra vero. Aiutami a ringraziarti, dunque, ti prego; Camminate nella luce e obbedite allegramente. "Signore, quando guardo in alto, le nuvole incontrano solo la mia vista; Le paure si fanno più profonde con la notte, eppure è il tuo cielo. Aiutami a confidare in te, dunque, ti prego; Aspetta nel buio e obbedisci in lacrime".- W.F.A

20 Sia che la sua vita aborrisca il pane, e la sua anima il cibo prelibato. Mangiare e bere sono detestabili per l'uomo che è disteso su un letto di malattia.

comp. Sl. 107:18, "L'anima loro aborre ogni sorta di cibo; e si avvicinano alle porte della morte" Le catene che legano alla terra cadono, e l'anima è lasciata aperta a influenze più elevate

21 La sua carne si è consumata, che non si può vedere; letteralmente, dalla vista; ma la Versione Autorizzata dà probabilmente il significato corretto. E le sue ossa che non sono state viste sporgono. Queste sono le caratteristiche generali di una malattia debilitante.

comp. Sl. 22:17, "Io posso dire a tutte le mie ossa" Tale malattia dà al sofferente il tempo di rivedere a fondo la sua vita e il condotto della mucca, e di vedere "se c'è qualche via di malvagità in lui", o qualsiasi forma particolare di peccato a cui è tentato

22 sì, la sua anima si avvicina alla tomba, e la sua vita ai distruttori. "I distruttori" sono probabilmente gli angeli ai quali è assegnato il compito di infliggere infine la morte, se i castighi minori si rivelano insufficienti.

comp. - 2Samuele 24:16,17; Salmi 78:49 - , ss. #Giobbe 33:23

Se c'è un messaggero con lui; piuttosto, un angelo (vedi la versione riveduta). Si suppone generalmente che si intenda "l'angelo del patto" e che l'intero passaggio sia messianico; ma su di esso incombe molta oscurità. Gli ebrei certamente lo comprendono messianicamente, poiché lo leggono nel grande Giorno dell'Espiazione, e usano nelle loro liturgie la preghiera: "Suscitaci il giusto interprete; dite: Ho trovato un riscatto". La conoscenza di Eliu di un Interprete, o Mediatore, uno tra mille, che avrebbe dovuto liberare l'afflitto dal scendere nella fossa, e trovare un riscatto per lui (Versetto 24), è certamente molto sorprendente; e possiamo a malapena immaginare che comprendesse tutta la forza delle sue parole; ma non può essere giusto privarli del loro significato naturale: Elihu certamente non intendeva parlare di se stesso come di un "angelo-interprete, uno tra mille; " e non è probabile che intendesse riferirsi a un aiuto meramente umano. Per mostrare all'uomo la sua rettitudine, sia per "mostrare all'uomo ciò che è giusto che egli faccia", sia per "indicare all'uomo in che cosa consista la vera giustizia"

Versetti 23-26. - Il messaggero e il riscatto

Elihu mostra che Dio ha tre modi di parlare all'uomo: con le voci interiori (Versetti. 14-18), con l'esperienza del castigo (Versetti. 19-22) e ora infine con un messaggero vivente (Versetti. 23-26)

IO, DIO, PARLA PER MEZZO DI UN MESSAGGERO. Si tratta di capire se dovremmo intendere la parola tradotta "messaggero" nel senso usuale ad esso collegato, cioè come se stesse per "angelo". Dio ha parlato attraverso angeli-messaggeri fin dai giorni di Abramo. Ma chiunque sia incaricato di un messaggio divino diventa angelo di Dio per coloro ai quali lo trasmette. Ogni profeta è il messaggero di Dio, uno che parla per Dio. L'apostolo è uno inviato da Cristo. Angeli, profeti, apostoli: sono tutti, finora, gli stessi. Sono missionari di Dio. Cristo è chiamato una volta Apostolo,Ebrei 3:1 perché anche lui è stato mandato dal Padre suo. La missione di nostro Signore sulla terra era di portare il nuovo messaggio di salvezza dal cielo e di renderlo una cosa reale e vivente tra gli uomini. Ogni vero seguace di Cristo è chiamato ad essere un messaggero di Dio per i suoi simili. Le persone ascolteranno la voce umana quando saranno sorde alle suppliche della coscienza e cieche agli insegnamenti dell'esperienza. Il vero predicatore è il messaggero di Dio. "Noi siamo ambasciatori di Cristo, come se Dio vi supplicasse per mezzo nostro: vi preghiamo in vece di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio".2Corinzi 5:20

II IL MESSAGGERO DI DIO PORTA UN RISCATTO. È contrario a tutto il corso della rivelazione storica, che sviluppa la verità per gradi lenti, supporre che il riscatto inteso da Eliu fosse la morte sacrificale di Cristo sulla croce. Un tale anacronismo implica una totale mancanza di prospettiva nella visione dell'interprete. Ciò nonostante, qui vengono presentate le idee essenziali del riscatto

1. Liberazione. È dovere del messaggero di Dio predicare "la liberazione ai prigionieri". Egli è più di un rivelatore di verità; Egli è un araldo di salvezza

2. Un metodo costoso. Eliu potrebbe non avere alcuna idea del prezzo della redenzione. Eppure percepisce più o meno vagamente che un riscatto deve essere pagato. Abbiamo una visione molto più chiara dell'argomento, perché possiamo leggerlo alla luce della storia. Ora sappiamo che la nostra liberazione avviene attraverso la morte di Cristo. "Il Figlio dell'uomo è venuto a dare la sua vita in riscatto per molti".Matteo 20:28

III IL RISCATTO DIVINO ASSICURA UNA LIETA ACCOGLIENZA DA PARTE DI DIO. Il messaggio può sembrare che giunga con toni severi di rabbia, dopo una preparazione del castigo di Giovanni Battista. Eppure è un vangelo. Il versetto 26 dipinge un quadro luminoso dell'uomo redento

1. Preghiera accettabile. Fino a quando non fu riscattato, la sua preghiera sembrò essere vana. Ora Dio lo ascolta con favore

2. La visione beatifica. "Vedrà il suo volto con gioia". Riconciliato con Dio, egli gioisce nella comunione con Dio

3. Restaurazione della giustizia. "Egli restituisce all'uomo la sua rettitudine". Questo è il grande risultato umano della redenzione. La liberazione dal destino non è sufficiente, non è il fine principale. La restaurazione dell'immagine di Dio rotta e contaminata alla sua bellezza originale, o più che alla sua originale, è il grande risultato dell'opera di redenzione di Cristo. - W.F.A

24 Allora egli gli fa grazia e dice. Alcuni interpretano: "Allora egli (cioè Dio) gli è misericordioso, ed egli (cioè l'angelo) dice. Altri fanno di Dio il soggetto di entrambe le clausole. Ma l'angelo è il soggetto naturale. Liberalo dallo scendere nella fossa. L'angelo mediatore si rivolge così a Dio, e aggiunge: "Ho trovato un riscatto", lasciando inspiegata la natura del riscatto. Qualche nozione di riscatto, o espiazione, è alla base dell'intera idea del sacrificio, che sembra essere stata universalmente praticata fin dai tempi più remoti dalle nazioni orientali

25 La sua carne sarà più fresca di quella di un bambino. Il castigo ha compiuto la sua opera, e il sofferente è liberato dalla morte dall'angelo mediatore, ne consegue una restaurazione della salute. Il recupero di "carne più fresca di quella di un bambino" è l'antitesi naturale della lebbra di Giobbe. Ritornerà ai giorni della sua giovinezza. La forza giovanile, il vigore giovanile, i sentimenti giovanili, torneranno. Egli sarà di nuovo come era nei giorni della sua giovinezza

26 Egli pregherà Dio, ed egli (cioè Dio) gli sarà favorevole, essendo restaurato nel favore di Dio, sarà ancora una volta in grado di rivolgersi a lui in "fervente preghiera efficace" e ottenere da lui tutto ciò che desidera. Ed egli vedrà la sua faccia con gioia. Il volto di Dio non sarà più per lui un terrore, ma egli lo guarderà con gioia ed esultanza. Poiché egli (cioè Dio) renderà all'uomo la sua giustizia. Cioè, lo renderà conto e lo renderà giusto, lo giustificherà e lo santificherà

27 Egli guarda gli uomini; piuttosto, egli (cioè il penitente ristabilito) canta davanti agli uomini. È esultante e confessa le sue precedenti offese con il cuore leggero, sentendo che ora è perdonato e restituito al favore di Dio. E se qualcuno dice: "Ho peccato e ho pervertito ciò che era giusto". Questa è una traduzione completamente errata. La costruzione dell'ebraico è abbastanza semplice, e suona così: Ed egli (il penitente) dice: Ho peccato e ho pervertito ciò che era giusto. E non mi giovò; cioè: "Non ho guadagnato nulla con le mie trasgressioni: mi hanno portato un vantaggio". Confronta la domanda di San Paolo,Romani 6:21 "Quale frutto avevate allora in quelle cose di cui ora vi vergognate?" Alcuni, tuttavia, traducono: "E non mi è stato corrisposto", il che dà anche un buon significato:

Versetti 27-30. - Il penitente ristabilito

I LE CONDIZIONI DI RESTAURO. L'uomo redento è rappresentato mentre canta un salmo riconoscente in riconoscimento della sua liberazione misericordiosa. In questo salmo egli riconosce la sua colpa e riconosce di non essere stato trattato come meritava. La colpa è un fatto da riconoscere prima di tutto. Non c'è perdono senza confessione. Anche quando un uomo viene perdonato, anche se Dio può mettere da parte la sua colpa, l'uomo non può farlo. Il pensiero di ciò da cui è stato liberato accresce la sua gratitudine e approfondisce la sua umiltà

II LO STATO DI RECUPERO. È la liberazione dalla morte, "la fossa". La morte è la punizione naturale del peccato. Ma quando Dio perdona e restaura fa di più che rimettere la pena. La salvezza è molto più di questa benedizione negativa. Il peccato ha già avvelenato la vita del peccatore. Egli è già "morto nei falli e nei peccati". Perciò ha bisogno del dono della vita. Ora, questo dono positivo arriva con la grande restaurazione delle anime nella redenzione. Dio, che per primo ha dato la vita naturale, ora dà la vita spirituale. Quindi la benedizione è interiore e personale. Non si tratta di un cambiamento dello stato dell'anima, ma di una rigenerazione dell'anima stessa

III LA FONTE DELLA REDENZIONE. Dio stesso realizza la nuova, felice condizione del penitente ristabilito. Non riusciva a rimettersi in sesto; Nessuna creatura nell'universo potrebbe dargli ciò di cui ha bisogno. Perché il male era la morte, e il requisito era il dono della vita. Solo colui che per primo ha creato la vita, e che vive sempre in tutte le sue creature, può rinnovare la vita. La rigenerazione implica un'energia Divina. Quelle forme di religione che si accontentano dell'uomo così com'è possono fare a meno di qualsiasi attività molto marcata da parte di Dio nella religione; ma quando si riconosce la rovina dell'uomo, l'elemento principale della religione deve essere non la devozione dell'uomo, ma la salvezza di Dio. Ora, questo è ciò che vediamo nella Bibbia. Lì l'uomo appare nella sua peccaminosità e impotenza, completamente inadatto al cielo, o anche alla vita terrena nella sua bellezza e fecondità, e lì Dio è visto come il potente Liberatore che viene alla scala del suo figlio indifeso

IV IL METODO DEL RINNOVO. Elihu ha parlato delle voci divine, dell'esperienza del castigo e del messaggero personale. Con questi mezzi Dio raggiunge l'uomo. Ciò che viene fatto non è qui così pienamente visto come nella successiva rivelazione del Nuovo Testamento, in cui scopriamo la croce di Cristo come la radice della nuova vita dell'uomo. Ma nel corso dei rapporti di Dio con l'uomo in tutte le epoche è stato evidente che ci sono vari processi di esperienza spirituale attraverso i quali Dio guida i penitenti che ritornano. Perciò, se il processo attuale è oscuro e misterioso e persino doloroso, abbiamo grandi incoraggiamenti a sottometterci ad esso con una fede più che paziente, con gioiosa speranza, guardando al fine che è "riportare la sua anima dalla fossa, per essere illuminata dalla luce dei viventi". -W.F.A

28 Egli libererà la sua anima dall'entrare nella fossa, e la sua vita vedrà la luce; piuttosto, come nel margine, egli ha liberato la mia anima dall'entrare nella fossa (Comp. versetto 24), e la mia vita vedrà la luce. Il penitente ristabilito sta ancora parlando

29 Ecco, tutte queste cose operano Dio spesso (letteralmente, due e tre volte) con l'uomo. Elihu, da questo punto fino alla fine del capitolo, parla in prima persona. Dio, egli dice, opera così con l'uomo, attraverso visioni o spesso attraverso castighi, non in quest'ultimo caso, vendicandosi di lui per i suoi peccati, ma guidandolo con grazia verso una mente migliore e una condizione spirituale più elevata. Questo fa parte del governo morale ordinario di Dio, e Giobbe non ha bisogno di supporre di essere trattato in modo eccezionale. Eliu ha la ragione dalla sua parte in tutto questo, e le sue parole possono aver dato a Giobbe un po' di conforto. Ma non si adattavano esattamente alla disinvoltura di Giobbe. Eliu, a meno che non fosse illuminato in modo soprannaturale, non avrebbe potuto penetrare nelle particolari circostanze del processo di Giobbe. Poteva solo cercare di far valere il suo caso in base a leggi generali, di cui non era un'illustrazione; e così, sebbene ben intenzionato e probabilmente di qualche utilità, il suo argomento non era una risposta completa alle difficoltà di Giobbe

30 Per riportare la sua anima fuori dalla fossa. Per la disciplina e la correzione, non per la vendetta, con amore e non con rabbia.Ebrei 12:5-11 - , dove la dottrina è esposta pienamente: essere illuminato dalla luce dei viventi, ovvero, affinché egli possa essere illuminato. Questo è il proposito di Dio, ordinariamente, nell'affliggere gli uomini; o, in ogni caso, una parte del suo proposito che Egli mira a illuminare le loro intelligenze, e così metterli in grado di comprendere le sue vie, e vedere chiaramente il sentiero in cui è la loro vera saggezza camminare

31 Nota bene, o Giobbe, ascoltami; Cioè: "Segna bene quello che dico. Nota e riponi nel tuo cuore". Taci, e io parlerò. Si può congetturare che Giobbe a questo punto mostrò una certa inclinazione a rompere il silenzio contro la risposta di Elihu. Ma Elihu pensò di avere ancora molto da dire, il che era importante, e non volle essere interrotto. Perciò egli bloccò le parole di Giobbe. Poi, temendo di essersi spinto troppo oltre, fece la concessione del verso successivo

32 Se hai qualcosa da dire, rispondimi. Tuttavia, cioè, se c'è davvero qualcosa che vorresti sollecitare per tuo conto a questo punto, parla -- sono pronto ad ascoltare -- perché oso giustificarti; cioè: "Sono ansioso, se possibile, o per quanto possibile, di difendere e giustificare la tua condotta". Poi, probabilmente, Eliu fece una pausa, per permettere a Giobbe di parlare; ma, poiché il patriarca taceva, continuò

33 Se no, ascoltami; taci, e io ti insegnerò la sapienza. Elihu è certamente sufficientemente impressionato dal senso della sua capacità intellettuale. Il silenzio di Giobbe potrebbe essere stato inteso come una sorta di tacito rimprovero nei suoi confronti. Considerando la sua giovinezza,Giobbe 32:6 c'è qualcosa di arrogante in tutto il tono del suo discorso, e specialmente nella sua idea di poter "insegnare a Giobbe la saggezza". È significativo che né ora, quando è stato espressamente invitato a rispondere, né in qualsiasi punto successivo del discorso, e nemmeno alla sua conclusione, Giobbe si degna di rispondere in alcun modo al discorso di Elihu

Illustratore biblico:

Giobbe 33

1 CAPITOLO 33

Giobbe 33:1-7

Perciò, Giobbe, ti prego, ascolta i miei discorsi.

Applicazioni personali della verità:

Ecco il grande fallimento nel caso dei tre amici e di Elihu: essi parlano in modo generico; sono sicuri che la dottrina sia giusta. Con questi, come semplici espressioni, non abbiamo nulla da ridire; Ma dov'era la saggezza che poteva applicare la dottrina al caso individuale? Dove la sacra abilità che poteva toccare la ferita senza aggravarla? Dove quella lingua dotta ed eloquente che potrebbe dire una parola a tempo opportuno a chi è stanco, e parlare come se stesse cantando? Che poteva esprimersi senza fare rumore; Chi potrebbe emettere un giudizio senza perpetrare una violenza? Tali condoglianze sono il balsamo stesso del cielo, ma tale conforto non è mai stato associato a nude generalità, rozze, vaghe dichiarazioni di verità, per quanto profonde; Tali condoglianze, tale conforto, possono essere applicati solo con il cuore che è diventato esso stesso ricco di esperienza, e hanno imparato attraverso molte lunghe giornate scolastiche a soffrire e ad essere forti. I luoghi comuni, per quanto profondi e belli, non possono toccare l'agonia della vita. Per "luoghi comuni" si intendono qui affermazioni che possono per la loro veridicità passare senza contestazione; sono diventati tra le verità stabilite del mondo; sono accettati; la Chiesa li ascolta come la pioggia che cade; Non suscitano alcuna sorpresa; Vengono e operano come per una graziosa necessità. Ma quello che vogliamo è un'applicazione particolare, lo studio di ogni singolo caso; Ogni cuore ha la sua storia, ogni spirito conosce il suo desiderio. Così, nell'ascoltare grandi dichiarazioni dal pulpito, ognuno di noi deve ricevere queste dichiarazioni secondo le proprie necessità individuali: esse cessano di essere meramente generali quando diventano applicate in modo definitivo e personale. (Joseph Parker, D.D.)

4 CAPITOLO 33

Giobbe 33:4

Lo Spirito di Dio mi ha creato.

Sulla dispensazione generale dello Spirito Santo riguardo alla nuova creazione:

Lo Spirito Santo completò l'opera della creazione in tutte le sue parti. Rispetto alla nuova creazione, l'opera è triplice

(I.) Le sue ricche e abbondanti influenze e operazioni. La dispensazione dello Spirito riguardo alla nuova creazione può essere considerata come segue:

1.) L'abbondante effusione degli influssi dello Spirito

2.) Il ministero dello Spirito, nel Vangelo, è chiamato ministero dello Spirito per via di eminenza

3.) Nel Vangelo lo Spirito è promesso a tutti i ranghi e gradi degli uomini

4.) Nostro Signore insegna a tutti i Suoi discepoli a pregare per lo Spirito Luca 11:13

5.) Il principale conforto che nostro Signore lasciò ai Suoi discepoli alla Sua partenza fu lo Spirito

(II.) L'opera dello Spirito rispetto alla natura umana di Cristo, il Capo della nuova creazione

1.) Lo Spirito ha miracolosamente formato la natura umana, l'anima e il corpo di nostro Signore, nel grembo della Vergine

2.) Egli ha riempito di santità la natura umana di nostro Signore; Egli santifica la nuova natura del credente

3.) Egli ha portato avanti l'opera progressiva di grazia nell'anima e nel corpo di nostro Signore; Egli porta avanti la santificazione del credente fino alla perfezione

4.) Egli ha unto il nostro Signore con tutti i poteri straordinari necessari per l'adempimento dei Suoi uffici; Egli unge il credente per l'adempimento di ogni dovere

5.) Ha permesso a nostro Signore di operare miracoli. Egli permette al credente di vincere il peccato e Satana: e non sono questi grandi miracoli?

6.) Egli guidò e confortò il nostro Signore in tutte le Sue difficoltà. Egli dirige e conforta i credenti in tutte le loro afflizioni

7.) Ha permesso a nostro Signore di offrirsi senza macchia a Dio. Egli permette al credente di incontrare la morte in pace e purezza

8.) Egli ha preservato il corpo morto del nostro Signore affinché non vedesse corruzione. Egli raccoglierà i resti del corpo del credente, ovunque essi si trovino

9.) Egli ha risuscitato il nostro Signore dai morti. Egli risusciterà il credente nell'ultimo giorno

10.) Ha glorificato la natura umana di nostro Signore. Egli glorificherà il credente, quando risorgerà dal sepolcro

(II.) Egli ha reso testimonianza riguardo al nostro Signore da quando lo ha risuscitato dai morti. Scriverà il nome del credente nel Libro della Vita

(III.) L'opera dello Spirito sui membri del corpo mistico di Cristo. (J. Kidd, D.D.)

Il soffio dell'Onnipotente mi ha dato la vita.

Il valore della vita:

Ci sono due teorie contrastanti sull'origine dell'uomo. Uno lo porta in alto dal bruto, l'altro in basso da Dio

1.) La vita, nella sua origine, è infinitamente importante. La nascita di un bambino è un evento potente. Gli scandinavi hanno un'allegoria molto impressionante della vita umana. Lo rappresentano come un albero, l'"Igdrasil", o albero dell'esistenza, le cui radici crescono in profondità nel terreno del mistero; il tronco arriva sopra le nuvole; I suoi rami si estendono in tutto il globo. Agisce il piede di esso si siede il passato, il presente e il futuro, innaffiando le radici. I suoi rami, con il loro disfacimento, si sparsero per tutte le terre e per tutti i tempi; Ogni foglia dell'albero è una biografia, ogni fibra una parola, un pensiero o un'azione; i suoi rami sono le storie delle nazioni; il suo fruscio è il rumore dell'esistenza umana in avanti da un tempo; Cresce in mezzo all'ululato dell'uragano: è il grande albero dell'umanità

2.) La vita umana è trascendentemente preziosa per i servizi che può rendere a Dio nell'avanzamento della Sua gloria. L'uomo non è stato creato come un pezzo di congettura, gettato all'esistenza come un vagabondo. C'è uno scopo nella creazione di ogni essere umano. Qual è lo scopo della vita? L'uomo è stato creato per essere felice, per essere santo! Questo è il doppio scopo della vita: prima il dovere, poi la felicità come conseguenza. Lo stile più elevato di virilità e femminilità deve essere raggiunto con la consacrazione al Figlio di Dio

3.) La vita è infinitamente preziosa per le conseguenze eterne che ne derivano. Questo mondo è un solenne vestibolo dell'eternità. Pensieri pratici-

1.) Quanto dovremmo stare attenti alla vita del marito

2.) Che stupendo crimine diventa la guerra sfrenata!

3.) Com'è breve la vita, eppure infinita nella sua portata e retribuzione! Che tipo di vita stai vivendo? (T. L. Cuyler, D.D.)

6 CAPITOLO 33

Giobbe 33:6-7

Ecco, io sono secondo il tuo desiderio in luogo di Dio.

La filosofia della mediazione:

Le parole mediazione e intercessione presentano fondamentalmente la stessa idea: una via di mezzo, per superare un abisso o per evitare un ictus. Un essere che si frapponesse tra lui e Dio, e che fosse l'interprete del modo in cui Dio trattava lui, e del suo pensiero su Dio, era ciò che il cuore di Giobbe desiderava. L'unica domanda a cui l'uomo chiede una risposta, come condizione per la sua pace, è questa: c'è qualche essere, che ha il potere prevalente presso Dio, che possa essere toccato come un fratello dal sentimento delle nostre infermità, e che possa sopportare il sentimento delle nostre infermità con lui in tutte le sue operazioni con Dio per noi? L'intercessione si basa sul fatto che in Dio c'è una completa umanità. C'è già l'umano all'interno del globo della natura divina. Il pensiero che la creatura agisca su Dio, se non per mezzo di un Mediatore che è Dio, distrugge ciò che è più essenziale nell'idea di Dio. Parliamo dell'amore di Dio in Cristo come se fosse nato quando Cristo prese su di sé il peso dei nostri peccati e delle nostre preoccupazioni. Egli non fece altro che tirare fuori e rivelare, in modo che ogni occhio potesse vederlo, ciò che era stato lì da tutta l'eternità. Qui è il vero terreno profondo di ogni intercessione. Non dobbiamo creare nulla, non dobbiamo cambiare nulla, dobbiamo solo attingere ciò che già attende di essere estratto dal cuore divino. Che bisogno c'è allora del Mediatore? C'era una necessità divina che Dio si rivelasse come il Mediatore, che questa forma divina di Dio prendesse forma e apparisse nel nostro mondo. La creazione è il pensiero divino che si riveste di forma visibile; e si manifesta nella forma perché donarsi è l'atto più divino di Dio. Ma c'erano profondità nella natura divina, cose segrete dei consigli divini, che nessuna creazione materiale era abbastanza piena o ricca da esprimere. Nel Mediatore vediamo le infinite ricchezze della grazia e della misericordia, della compassione e della tenerezza, che altrimenti sarebbero rimaste represse nel cuore di Dio. Quale deve essere la forma del Mediatore per soddisfare le condizioni e soddisfare non solo i desideri del cuore umano, ma le necessità della vita umana?

1.) Secondo il nostro desiderio al posto di Dio. Solo Dio può stare al posto di Dio. C'è quella differenza assoluta tra Dio e ogni creatura, che l'unico essere che può far conoscere Dio è Dio stesso

2.) "Anch'io", dice Elihu, stabilendo le condizioni della natura e dell'opera di un Mediatore, "sono formato dall'argilla". C'è qualcuno che conosce l'una e l'altra, le cose di Dio e le cose dell'uomo, per conoscenza interiore, in cui le due esperienze si incontrano? Sì, è la risposta della rivelazione. C'è un solo Dio: ci può essere un solo Dio-uomo. Il Verbo fatto carne. Ricevendolo come nostro Mediatore che è in grado di stare al posto di Dio, e tuttavia indossa la forma di argilla al nostro fianco, vediamo:

1.) Che Lui è la nostra pace

2.) Egli è qui per spiegare e giustificare la nostra disciplina

3.) Egli è qui per realizzare la nostra speranza più grande e più alta

Egli è stato reso simile a noi sulla terra, affinché noi possiamo essere resi simili a Lui in cielo, affinché possiamo contemplare la Sua gloria e, contemplando, partecipare. (J. Baldwin Brown, B.A.)

I rapporti di Dio con l'uomo:

Rivolgi l'attenzione prima di tutto a quelle operazioni dello Spirito Santo attraverso le quali, come crediamo, Dio agisce sull'uomo, esortandolo alla giustizia e mettendolo in guardia contro l'iniquità. C'è molto mistero intorno a queste operazioni; Li riconosciamo dai loro effetti. Queste operazioni non solo sono nascoste agli altri, ma sono nascoste alla parte stessa, nel cui petto si fanno sentire. Le operazioni dello Spirito non devono essere completamente separate dalle azioni della propria mente. Se si può dimostrare che, agendo su di noi attraverso le operazioni del Suo Spirito, Dio si serve di uno strumento creato, ci sarebbe poca difficoltà a provare, da questa stessa circostanza, che Egli tratta con noi con tenerezza e compassione. Molti hanno supposto che Elihu non sia altri che il Redentore stesso; ma senza supporre ciò, non si può negare che il linguaggio del nostro testo sarebbe meravigliosamente appropriato sulle labbra del Mediatore, e, anzi, che nel più ampio significato non può essere giustamente usato da nessun altro. È di grande importanza assegnare il suo giusto valore a ciascuna parte del piano di redenzione, per non soffermarsi su nessuno per la relativa dimenticanza di un altro. Che il Mediatore sia morto per noi non è tutto il Vangelo: che Egli viva sempre per noi è un annuncio altrettanto importante. Elihu assume certamente il carattere di un messaggero inviato da Dio, e sotto questo carattere c'è molto di enfatico e interessante nelle sue parole. (Henry Melvill, B.D.)

12 CAPITOLO 33

Giobbe 33:12-13

Dio è più grande dell'uomo. Perché combatti con Lui?-

Le contese dell'uomo con Dio:

Il misterioso luogo d'incontro tra la volontà divina e quella umana. Sconosciuto da noi e introvabile. Entrambe le volontà sono operative e possono essere conciliate solo con l'acquiescenza filiale. L'uomo ha due prerogative: scegliere e lamentarsi. Le nostre lamentele sono state rimproverate

(I.) La natura delle contese dell'uomo con Dio

1.) L'uomo si lamenta della sua sorte. L'inevitabile preso stoicamente. L'inevitabile preso a calci contro. Gli Israeliti mormoravano nel deserto. Un truffatore in ogni lotto

2.) Gli uomini lottano contro i comandamenti di Dio. Dio parla non solo per le circostanze, ma per mezzo della Sua Parola. Eppure gli uomini si lamentano. Un'altra legge dentro di loro. I comandamenti non sono adatti alla vita umana. La religione è troppo teorica. Non adatto per un uomo provato e tentato. Negli affari, la vetrina si trova quando l'uomo ammira la verità. Un basso tono morale indotto nella società. Vie scivolose alla moda. La legge di Dio si inchinava educatamente fuori dalla casa e dal mondo, e talvolta dalla Chiesa

3.) Gli uomini combattono con le promesse di Dio. Troppo bello per essere vero. Paura di appropriarsene. Gli uomini non osano credere

(II.) La follia di resistere a Dio e la conseguente saggezza di arrendersi a Lui

1.) Tali sforzi non promuovono i nostri migliori interessi spirituali. Non ci rendono felici. I tasti e i fumi ostacolano la crescita. Silenziosità necessaria. L'albero colpisce la radice dove si trova

2.) Tali affermazioni mettono in discussione la saggezza di Dio. La religione è pratica. Dio ha fatto l'uomo. Sa cosa c'è nell'uomo. Suo Figlio si è fatto uomo. Gli uomini religiosi sono stati uomini pratici

3.) Il successo di tali contese sarebbe fatale per noi. Tale lotta non è diretta contro la potenza di Dio. Potrebbe schiacciarci. Abbiamo la libertà di agire morale; ma profezia e rivelazione per avvertirci. La nostra gioia e il nostro dovere di cadere nelle mani di Dio. "In tutte le tue vie", ecc. "Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non appoggiarti al tuo proprio intelletto". Dio è più grande dell'uomo. Nella saggezza, nella bontà e nell'amore. Questa grandezza viene comunicata a coloro che confidano in Lui. (Samuel Pearson, M.A.)

14 CAPITOLO 33

Giobbe 33:14

Poiché Dio parla una volta.

Il primo discorso di Elihu:

Elihu dice: Dio parla agli uomini in vari modi. Non è vero che Egli non dà conto di Se Stesso e dei Suoi rapporti con gli uomini. Elihu specifica due o tre delle vie di Dio

1.) Dio vivifica gli uomini al pensiero e all'emozione morale nel silenzio e nel sonno della notte; Intuizioni e aneliti religiosi profondi prendono forma in visioni. Un metodo di approccio divino è attraverso la Porta dei Sogni. Con tali solenni visite Dio ha in tutte le epoche "scoperto l'orecchio" di uomini altrimenti sordi alle loro istruzioni, e ha sigillato o impresso nelle loro menti la speciale ammonizione di cui avevano bisogno; o - perché questa può essere la forza dell'immagine - trasmise loro, in questo modo sigillato e privato, il suggerimento o l'avvertimento confidenziale che Egli desiderava che ricevessero

2.) Dio parla agli uomini con il dolore, quando li corregge e li castiga attraverso la sofferenza. Nell'esporre ciò, Eliu ha certamente Giobbe negli occhi. Non c'è speranza nemmeno per un sofferente come questo? Non c'è scuola in cui gli uomini imparino così tanto, o così in fretta, come nella scuola della sofferenza; Non c'è esperienza attraverso la quale l'anima sia così purificata e castigata come dall'esperienza del dolore e della perdita. Il rimprovero divino è come l'aratura del terreno indurito e macchiato di erbacce, affinché possa produrre frutti più numerosi e migliori

3.) Se anche questi falliscono, Dio manda un messaggero - uomo o spirito - per interpretare i loro pensieri e le loro emozioni. Mentre descrive questa terza via, può darsi che Elihu, che ha già generalizzato l'esperienza di Giobbe ed Elifaz, rivolga il suo sguardo su se stesso. Egli stesso infatti era stato mosso e ammaestrato da Dio. La profonda "convinzione" a cui ora stava dando voce, era, come egli più di una volta insiste, una "ispirazione" dall'alto. E questa ispirazione, questa nuova interpretazione dei fatti della vita umana, gli venne probabilmente attraverso uno dei mille messaggeri che Dio impiega per "mostrare all'uomo ciò che è giusto". Ma mentre rivendica un insegnamento divino e un'ispirazione per se stesso, Elihu non pretende di essere favorito rispetto ai suoi simili. I messaggeri di Dio vengono a tutti, e vengono con lo stesso scopo in vista: mostrarci ciò che è giusto, e riversare la luce e la pace del cielo sui nostri cuori ottenebrati e distratti. Anche i commentatori seri e sobri, tuttavia, hanno trovato in questi versetti tutto il mistero della redenzione. Nell'"angelo" del versetto 23 vedono "l'Angelo della presenza", l'"Angelo Geova"; e nel "riscatto" del versetto 24 "il Sacrificio della Croce"; e quindi attribuiscono a Eliu almeno una qualche "provvidenza" del "grande mistero della pietà". Un tale metodo di interpretazione è, a mio giudizio, forzato e innaturale. (Samuel Cox, D.D.)

Comunicazioni divine:

Qui si dice che Dio a volte si rivolge agli uomini senza che essi se ne accorgano, non certo per mancanza di chiarezza nella comunicazione, ma perché mancano di riverenza. Tre modi in cui possiamo credere che la Divinità mantenga le comunicazioni con i Suoi figli. Uno è attraverso il mondo visibile che ci circonda; un altro, mediante la comunione diretta con lo Spirito umano; e un altro ancora, da interpreti incaricati della Sua mente e della Sua volontà

(I.) Nelle opere della natura. Non ci può essere un rapporto diretto della mente con la mente. L'unico modo in cui posso far capire a un altro ciò che passa nella mia mente è quello di indicare qualche altro oggetto visibile, che rappresenterà per lui il pensiero invisibile. Il linguaggio consiste di immagini che suggeriscono naturalmente certi pensieri ed emozioni, o che si adattano a tale scopo, che ci vengono presentate da lettere o suoni diversi a seconda del dialetto del paese. Poiché questo è il linguaggio della natura, potremmo supporre che Dio comunichi con i Suoi figli in questo modo; e certamente lo fa, in misura molto maggiore di quanto generalmente si intenda. Devono essere pochissimi quelli che, guardando il mondo naturale, non sono stati consapevoli delle forti impressioni che a volte sono state fatte su di loro. Dovremmo quindi considerare il mondo naturale come un mezzo di comunicazione

(II.) Con l'azione diretta sullo spirito dell'uomo. Questo è ragionevole; Ma non può essere provato in modo soddisfacente per chiunque ne dubiti, per la stessa ragione per cui non possiamo dimostrare nessuno dei nostri sentimenti ed emozioni. Eppure, questa comunicazione invisibile dello Spirito di Dio con i nostri spiriti è creduta da ogni mente religiosa. È vero che la misura di tali comunicazioni non può essere accertata, né può essere distinta, di regola, dall'azione delle nostre menti. Dovremmo estendere la nostra fede, e credere che ciò sia comune, e nel consueto ordine della provvidenza, e non una cosa misteriosa e insolita. Per coloro che riescono a vedere Dio in tutte le cose in cui è presente il Suo libero arbitrio, il mondo morale diventa più profondamente interessante, più sublime e più bello di quello visibile. Possiamo guardare attraverso la natura umana fino al Dio della natura

(III.) Attraverso le Scritture, scritte da interpreti incaricati della Sua mente e della Sua volontà, in particolare coloro che hanno registrato la vita e il carattere di Gesù Cristo. In Lui il Divino si è fuso con l'umano, in modo da presentare contemporaneamente la perfezione del carattere divino e umano, dandoci un'immagine vivente di quell'unione che altrimenti non potremmo comprendere. Ci si potrebbe chiedere: "Perché Dio dovrebbe rivolgersi di nuovo agli uomini? La voce della natura non è abbastanza chiara?" Non era il difetto delle precedenti comunicazioni di Dio, ma l'infedeltà degli uomini al loro destino, alla loro mondanità e corruzione, che offuscava la loro visione spirituale e rendeva necessario dare nuova luce dall'alto. Fu, come insegna la Bibbia, in concessione al peccato umano, non a causa della mancanza di altri mezzi originali di luce, che fu fatta la rivelazione cristiana. Non tutti capiscono come Dio comunica con noi attraverso le Scritture. Non è solo alla lettera. A questo si devono aggiungere le suggestioni che danno, le linee di pensiero che risvegliano. Le informazioni dirette che le parole ci trasmettono sembrano essere di scarso valore in confronto alla potenza vivificante dello Spirito che opera attraverso la Parola. (W. B. O. Peabody.)

15 CAPITOLO 33

Giobbe 33:15-18

In un sogno.

Un caso difficile:

Quanto è perseverante l'amore divino. Dio ha voci che usa in modo tale che gli uomini devono e devono ascoltare

(I.) Quindi, per prima cosa, cominciamo con quella che è una considerazione molto umiliante, cioè che l'uomo è molto difficile da influenzare per il bene. "Può l'etiope cambiare la sua pelle, o il leopardo le sue macchie?" Secondo il testo, prima che Dio stesso possa salvare gli uomini, deve aprire le loro orecchie: "Allora apre le orecchie degli uomini". Di fronte a Dio, le orecchie degli uomini sono spesso tappate. Il peccato originale genera negli uomini una grande noncuranza riguardo alle cose divine. Come si eccitano rapidamente quando si parla di politica! Le loro orecchie sono tappate dalla disattenzione. Spesso, inoltre, c'è un'altra forma di arresto, che è molto difficile da togliere dall'orecchio; cioè, mondanità. "Sono troppo occupato per occuparmi di religione!" In alcuni casi l'orecchio è fermato dal pregiudizio. Sarebbe una cosa sciocca per un uomo pregiudicarsi fino a ridursi a stracci e mendicanti; ma è molto peggio quando un uomo si pregiudica dalla vita eterna nel dolore eterno. Con molti di più, l'orecchio sembra essere doppiamente sigillato dall'incredulità. Non crederanno a ciò che Dio stesso ha detto. Può anche essere fermato dall'autosufficienza; quando un uomo ha abbastanza in sé per soddisfarlo, non vuole nulla da Cristo. Poi c'è un'altra difficoltà. Se passiamo attraverso l'orecchio, e l'uomo è spinto ad ascoltare, il suo cuore non trattiene ciò che è buono, lo dimentica così presto. Perciò il testo dice del Signore: "Egli apre gli orecchi agli uomini e sigilla la loro istruzione". Ah! Pensiamo che il bambino, l'uomo, la donna, abbia finalmente imparato quella verità; ma è come se l'avessimo scritto su una lavagna, viene presto spazzato via. Come saranno salvati gli uomini? Non possiamo impressionarli; o, se li impressioniamo, quante volte finisce in nulla! Un'altra difficoltà deve essere notata: cioè, lo scopo di tanti uomini; anzi, lo scopo segreto di tutti gli uomini; e da questo scopo gli uomini devono essere ritirati. Lo scopo della maggior parte degli uomini è quello di cercare la felicità, e la loro idea è che la troveranno facendo a modo loro. Sì, e c'è un'altra cosa che è, forse, la più grande barriera di tutte. Non è semplicemente la loro sordità d'orecchio, la loro mancanza di spirito e la loro risolutezza di propositi; ma è il loro orgoglio del cuore. Oh, questo è irremovibile; Dove troveremo il diamante che può tagliare una cosa così forte come l'orgoglio dell'uomo? Dio ci salvi da questo peccato! Ha bisogno di Dio per farlo, perché solo Lui può "nascondere l'orgoglio all'uomo".

(II.) Ora, in secondo luogo, sebbene l'uomo sia difficile da influenzare, Dio sa come raggiungerlo, e lo fa in molti modi. Secondo il testo, a volte lo fa "in sogno, in una visione notturna, quando un sonno profondo cade sugli uomini, addormentato sul letto". Non ho dubbi che molte, molte volte, i pensieri addormentati degli uomini siano stati l'inizio di cose migliori per loro. Vedete, la ragione tiene il timone del vascello quando siamo svegli, e di conseguenza tiene la coscienza nella stiva, e non lo lascia parlare; Ma nei nostri sogni, la ragione ha lasciato il timone, e allora, a volte, la coscienza si ripresenta, e nel suo modo selvaggio comincia a suonare un tale allarme che l'uomo si sveglia nella notte. Avete mai notato come Dio suscitò Nabucodonosor, l'uomo più grande, forse, della sua epoca? Ebbene, in un sogno! Dio si rivolge agli altri uomini in un modo diverso, cioè con l'afflizione o con la morte degli altri. Così ho conosciuto uomini suscitati da strane provvidenze. Se Dio non viene contro gli uomini con strane provvidenze, quante volte lo fa con le parole singolari del predicatore! Allora Dio ha un modo di venire al cuore degli uomini con visite personali, senza sogni, senza parole, senza voce

(III.) Quando Dio arriva agli uomini, realizza grandi propositi. Il suo scopo è, in primo luogo, quello di allontanare l'uomo dal suo proprio scopo. "Affinché Egli distolga l'uomo dal suo proposito". A volte un uomo si è proposto in un certo momento di commettere un peccato, e Dio glielo ha impedito. Egli ritira anche gli uomini dal loro proposito generale di continuare nel peccato. Trovo che la traduzione possa essere che Dio sottrae l'uomo alla sua opera, a quella che è stata l'opera della sua vita; da tutta la corsa e il tenore della sua conversazione, Dio lo ritira. Un uomo esce dopo aver ricevuto la Parola del Signore, ed è un uomo diverso da quell'ora. Allora cos'altro fa Dio? Nasconde l'orgoglio all'uomo. Questa è un'espressione molto strana, certamente, per "nascondere l'orgoglio all'uomo". Nessuno di voi ha mai nascosto un coltello a un bambino? Non avete mai nascosto la frutta ai vostri bambini quando ne hanno avuto abbastanza, e ne avrebbero mangiata di più se fossero riusciti a trovarla? Dio nasconde spesso l'orgoglio agli uomini perché, se l'uomo può trovare qualcosa di cui essere orgoglioso, lo sarà. Allora, infine, Egli assicura così la salvezza dell'uomo dalla distruzione. "Egli trattiene la sua anima dalla fossa e la sua vita dal perire di spada". Con quanta meraviglia Dio ha preservato alcuni di noi da quella che sarebbe stata la nostra distruzione se fossimo andati avanti! (C. H. Spurgeon.)

I sogni: la loro filosofia e il loro uso:

Tutti sognano, e ognuno sa cos'è un sogno meglio di quanto gli si possa dire

(I.) La loro filosofia

1.) Da cosa nasce un sogno? Probabilmente ha più di una causa, e diversi tipi di sogni hanno cause diverse. La causa di alcuni può essere trovata nello stato del corpo in quel momento. La causa degli altri può essere trovata in qualcosa che ha fatto un'impressione più che ordinaria sulla mente. "Un sogno", dice il saggio, "viene da una moltitudine di affari".

2.) Perché i pensieri assumono forme così grottesche nei sogni? La ragione potrebbe essere questa: la mente nel sonno è lasciata incontrollata dalla volontà. Se il pensiero è di tipo innaturale, continuerà a produrre l'innaturale e il mostruoso. Nei sogni la mente è come un vascello senza timone. Le leggi dell'associazione la spingono in tutte le direzioni

(II.) I loro usi

1.) Servono a gettare un po' di luce sulla nostra costituzione spirituale

Esse mostrano il potere dell'anima per l'azione involontaria, azione in cui la volontà non è coinvolta. Ci sono due tipi di azione involontaria. In evidente pericolo, cerchiamo involontariamente la sicurezza. In presenza di verità assiomatiche crediamo involontariamente; Di fronte al vero bello, involontariamente ammiriamo e amiamo. C'è un'azione involontaria che è sbagliata. Nasce da una profonda infermità della volontà, attraverso l'indulgenza alle passioni e le lunghe abitudini di peccato

(2) Il potere dell'anima per una vivida realizzazione. Nei sogni lo spirito vede gli oggetti con tutta la vividezza della realtà. Quando siamo svegli, vediamo gli oggetti esterni attraverso le nostre sensazioni; ma gli oggetti che ci vengono in sogno li vediamo direttamente faccia a faccia

(3) Il potere dell'anima di muoversi rapidamente

(4) Il potere dell'azione incorporea dell'anima

(5) Il potere di carattere morale dell'anima

2.) A volte sono gli organi della comunicazione divina. L'argomento insegna che siamo fatti in modo spaventoso e meraviglioso. (Omilestico.)

19 CAPITOLO 33

Giobbe 33:19-30

Egli è castigato con dolore anche sul suo letto.

Afflizione santificata:

Due capitoli del libro della vita umana sono difficili da capire: la prosperità dei malvagi e le afflizioni dei giusti. Il Libro di Giobbe è un luminoso commento su entrambi. Attentamente studiati, questi versetti forniscono una catena di ragionamento che renderà chiara alle menti riverenti la fonte e il significato dell'afflizione terrena

(I.) Il Signore Geova è un sovrano (ver. 13) . "Egli non rende conto di nessuna delle Sue cose". È da questo punto che il problema del male umano in tutte le sue forme deve cominciare ad essere risolto. E se le nostre indagini dovessero finire dove sono iniziate, con l'assoluta sovranità di Dio, non ci sarebbe alcun giusto motivo di lamentarsi. Dio ha tutto il potere e il diritto nel Suo universo. Egli non è tenuto a giustificare alcun suo singolo atto alla ragione umana. Il primo trattamento di ogni afflizione è darle il benvenuto. È la volontà pronunciata da Dio. Deve essere presa senza alcuna ragione, non perché non ce ne sia, ma perché non abbiamo il diritto che ci venga mostrata. Ma mentre Dio è un sovrano e fa il Suo beneplacito, non è Suo piacere affliggere gli uomini volentieri o precipitosamente, perché...

(II.) Egli parla più e più volte prima di colpire (versetti 14-18) . Questi versetti sono un'immagine della pazienza di Dio nei Suoi rapporti con gli uomini. Egli esaurirà ogni forma di avvertimento e ogni tono di voce. Quando gli uomini, nelle loro ore di veglia, sono insensibili alle voci di Dio, allora Egli invade il loro sonno

(III.) La sofferenza sotto il governo di Dio è spesso aggiunta all'istruzione e alla supplica (vers. 19-22) . La disciplina della sofferenza non è confinata a nessuna parte della natura dell'uomo. Spazia liberamente attraverso il corpo, la mente e lo spirito. Appare nei nervi disordinati; nel fallimento dei desideri naturali; o le stesse fonti di salute si soffocano e si squilibrano; Per molti la gioia di vivere è offuscata dall'ombra di una morte sempre presente. Tutto questo lo riconosciamo come l'immagine fedele di molte vite umane, e ce ne meravigliamo. Lo chiamiamo un mistero; Ma il mistero cessa quando guardiamo queste cose dal giusto angolo di visione. La sofferenza sotto il governo di Dio è una necessità della benevolenza divina. È l'ultimo strumento dell'amore. Dobbiamo imparare che questo mondo non è la nostra vera casa. Nient'altro che la sofferenza, nella maggior parte delle vite, può produrre questa sana convinzione. È tra le prime leggi di una vita di successo che il regno di Cristo e la sua giustizia debbano stare davanti al regno di sé e al suo orgoglio. Come fanno gli uomini a imparare questo? La grande massa degli uomini è resa perfetta in questa saggezza per mezzo della sofferenza. Devono essere amaramente delusi nella loro lotta per le cose inferiori, prima di imparare a mettere al primo l'ultimo posto e l'ultimo al primo. Il fallimento è il coltello affilato che trafigge il loro orgoglio

(IV) Le afflizioni terrene cessano quando si raggiungono tre risultati. Quando gli uomini comprendono il loro scopo (versetto 23). Quando gli uomini si rivolgono a Dio con la preghiera (versetto 26). E quando si pentiranno dei loro peccati (ver. 27). Comprensione, preghiera, penitenza: guardate per un momento queste condizioni di sollievo. L'afflizione non può farci bene finché non ci inchiniamo al suo significato. I fini di tutti gli atti di Dio sono fini morali. Come risultato dell'afflizione, quanto è naturale, come condizione di sollievo, quanto è indispensabile la preghiera! La grazia gemella della preghiera è la penitenza. Nessuno dei due può sopravvivere all'altro. Nessuno dei due può esistere senza l'altro. Questi tre sono i primi frutti della prova santificata. Solo la dottrina della Divina Provvidenza, che governa il mondo per fini morali, ha mai squarciato le nubi oscure della sofferenza umana e ha attirato la benedizione della loro pioggia primaverile sui cuori degli uomini. (Sermoni del Monday Club.)

La missione della malattia:

(I.) La grande incidenza della natura umana nelle malattie e nelle malattie corporali. I migliori uomini non ne sono esenti. Questa incidenza delle malattie e delle malattie fisiche si fonda in parte sulla struttura della nostra natura, in parte sugli incidenti comuni della vita, ma soprattutto sulla grande entrata in campo di tutte le calamità, vale a dire il peccato e la nostra fatale apostasia da Dio. Allora quali ragioni abbiamo per essere grati, per ogni momento di godimento o di continuazione della salute? E come dovremmo essere grati per la salute, dovremmo anche essere sottomessi nella malattia

(II.) La malattia e le malattie corporee hanno una grande quantità di istruzioni in loro. Piaccia a Dio di infliggerli frequentemente proprio per questo scopo; affinché gli uomini potessero così essere portati alla conoscenza di se stessi e del loro dovere verso di Lui. Questo potrebbe apparire:

1.) Da una considerazione di Dio, che ha sempre reso chiaro nelle rivelazioni della Sua Parola, che Egli ha quell'amore e quella buona volontà verso l'umanità, Egli non li affligge mai per amore dell'afflizione

2.) Da una considerazione della calamità stessa. Con le malattie e le infermità ci viene insegnata l'assoluta vanità e incertezza di questo mondo, con tutte le comodità che ne derivano; la bellezza di tutto svanisce davanti a noi su un letto di malattia. Con la malattia otteniamo una più facile comprensione della nostra colpa e di tutte le provocazioni irragionevoli che abbiamo dato all'Onnipotente durante l'intero corso della nostra vita. A volte il peccato si legge nel cimurro stesso

(III.) Che sollievo da una calamità così grande è avere un messaggero o un interprete. Alcuni comprendono qui il ministero di un angelo. Il valore di un tale messaggero può essere visto...

1.) Nella nostra indisposizione a fare qualsiasi cosa per un buon proposito per noi stessi

2.) I grandi errori in cui siamo inclini a cadere

3.) Un mediatore è di ulteriore vantaggio, per implorare Dio per noi. Imparate a vivere con la saggia aspettativa di una tale calamità. Non disprezziamo in questi momenti l'aiuto dei ministri di Dio. (Nathanael Resbury, D.D.)

Il giusto miglioramento delle malattie e di altre angosce:

(I.) Si suppone un caso di angoscia. Queste parole conducono i nostri pensieri a uno spettacolo molto comune: quello di una persona che soffre per il dolore e per una malattia pericolosa, e allo stesso tempo è oppressa da molte tenebre e ansietà della mente. Queste cose molto spesso vanno insieme. "Fuori ci sono lotte, dentro ci sono paure".

(II.) Sarà bene chiamare un consulente competente. Chi è afflitto dalla malattia mandi a chiamare il suo giusto consigliere spirituale

(III.) Il testo suggerisce ciò che, in generale, un tale consulente dovrà fare. Egli deve mostrare all'afflitto la giustizia di Dio. Nella misura in cui sarà in grado di fare questo, per grazia divina, si dimostrerà "uno dei mille" a colui che manca di guida e di consolazione

(IV.) Dichiarano le conseguenze, attraverso la misericordia divina, se i sani consigli vengono seguiti fedelmente. Se il paziente ha una disposizione d'animo docile, sincera e infantile, la verità che gli viene consegnata gli sarà benedetta e i frutti la mostreranno. (E. Bather, M.A.)

23 CAPITOLO 33

Giobbe 33:23-24

Se c'è qualche messaggero con lui, un interprete.

Come visitare gli ammalati:

Dio non desidera il tormento o la rovina dell'uomo, ma la sua riforma e il suo emendamento. A tal fine Egli parla agli uomini in sogno. Quando questo non basta, con le afflizioni. Per rendere queste afflizioni più intelligibili ed efficaci, Egli manda un messaggero, o un angelo, per ufficio, non per natura; o un interprete della mente e della volontà di Dio. Dottrina: Che l'istruzione stagionale delle persone malate e languenti è un'opera di grande vantaggio, quindi di grande abilità e difficoltà

(I.) È di grande vantaggio. Alcuni sono inclini a pensare che le applicazioni per i letti di malattia siano in qualche modo inutili e inefficaci. Osservare-

1.) Che l'istruzione dei malati è un'istituzione di Dio

2.) La misericordia di Dio è proposta da Lui stesso, e può essere offerta dai ministri, anche alle persone che languono

3.) Il pentimento a letto di malattia non è del tutto impossibile, anche se è difficile. La malattia è uno dei mezzi che Dio usa per operare il pentimento

(II.) È di grande difficoltà

1.) È un'opera che Dio ha messo nelle mani dei Suoi principali ufficiali, dei Suoi ministri, che dovrebbero essere le persone più compiute

2.) Non tutti i ministri sono adatti a questo lavoro. Come i ministri o gli amici cristiani possono e devono applicarsi alle persone malate per il loro bene e per lo sfogo della loro coscienza

(1) L'impegno deve essere usato per comprendere lo stato della persona malata

(2) Il grande compito è quello di portare l'uomo malato a una vera vista del suo stato e della sua condizione

I ministri e gli altri devono stare attenti a non imbattersi in un altro, mentre evitano un estremo, il che è un errore comune in pratica

(4) Gli stessi metodi non devono essere usati per tutte le persone malate. Bisogna tenere conto della differenza di temperamento; dell'educazione e della conversazione; e della colpa

(5) È una pessima guida seguire i consigli o i desideri delle persone malate, o dei loro amici carnali

(6) Lo stesso corso (per la sostanza) deve essere seguito per la conversione delle persone malate e sane

(7) La massima cura deve essere quella di preservare le persone malate da quegli errori con i quali tali persone comunemente abortiscono. Come l'insensibilità al loro pericolo; disponibilità a farsi ingannare; negligenza e svogliatezza; riposo in generale; l'occultamento di qualche via nascosta di malvagità

(8) Avendo cura di guarire leggermente le anime dei malati. Siamo molto inclini a farlo, per l'avido desiderio di conforto del malato; dall'attesa e dal desiderio degli amici carnali; dai nostri cuori negligenti, che amano non metterci in alcun disturbo o rimprovero, che incontreremo, se saremo fedeli al caso. Usi-

1.) Ai ministri. Imparate la grande difficoltà dell'opera di ministero. Quali capacità angeliche richiede! Acutezza, per discernere l'umore del malato; conoscenza, per comprendere la natura di tutte le malattie spirituali; saggezza, per realizzare applicazioni adeguate. Un ministro doveva conoscere tutte le cose, capire tutte le persone, discernere le sottigliezze del cuore degli uomini e non ignorare le astuzie del diavolo

2.) Alle persone. È di tale difficoltà? Oh, sforzati di fare il tuo lavoro in salute, finché durano il tempo e le forze, prima che vengano i giorni cattivi. (Matthew Poole, A.M.)

Il Vangelo predicato da Eliu:

Sebbene le parole del testo siano tratte dal libro più antico della Bibbia, contengono gli elementi e respirano lo spirito del Vangelo. Non meno uniforme è l'esperienza del popolo di Dio in ogni epoca. Considerate queste parole come una descrizione divinamente ispirata della via della salvezza destinata all'istruzione di un vero credente allora sottoposto alle più profonde afflizioni, ma ugualmente destinata all'edificazione di coloro che in questi ultimi tempi sentono il peso dei loro peccati. Scopriamo sei stati del peccatore

1.) Uno stato di rovina imminente. "La sua anima si avvicina alla tomba".

2.) Uno stato di grazia. "Se c'è un messaggero con lui", ecc

3.) Uno stato di giustificazione. "Ho trovato un riscatto".

4.) Uno stato di santificazione. "Ritornerà ai giorni della sua giovinezza".

5.) Uno stato di pace con Dio. "Egli gli sarà favorevole".

6.) Uno stato di gloria. "Egli vedrà il suo volto con gioia".

Il testo si chiude con una breve ricorrenza alla causa benevola di tutto questo progressivo avanzamento dal pentimento alla gloria. (C. A. Hulbert, M.A.)

Orme di misericordia:

(I.) Quando Dio, sulla via della provvidenza, ha preparato un cuore umano per un'opera di grazia, uno dei primi mezzi per benedire l'uomo eletto è quello di inviargli un messaggero. Suppongo che il passaggio che abbiamo davanti possa essere riferito principalmente ai ministri cristiani, che divengono, attraverso Dio lo Spirito Santo, interpreti delle anime degli uomini. Ma preferisco credere, come molti espositori, che il pieno significato di queste parole non si troverà mai nei ministri della razza mortale; dobbiamo piuttosto riferirlo al Grande Messaggero dell'alleanza, il Grande Interprete tra Dio e l'uomo, la cui presenza all'anima malata è una sicura profezia di misericordia. Un'altra descrizione che gli appartiene, come credo, è quella di un interprete. Gesù Cristo è davvero un interprete benedetto. Un interprete deve comprendere due lingue. Nostro Signore Gesù comprende il linguaggio di Dio. Egli sa come parlare con Dio come il suo confratello, co-uguale e co-eterno con Lui. Egli può distinguere i sospiri, le grida e le lacrime di un povero peccatore, e può coglierne il significato, e interpretarli tutti a Dio. Inoltre, Gesù capisce la nostra lingua, perché è un uomo come noi, toccato da un sentimento delle nostre infermità e bruciato dalle nostre malattie. Questo messaggero, dunque, questo interprete, non è forse "Uno tra mille"? O Gesù incomparabile! chi tra i figli dei potenti può essere paragonato a Te?

(II.) Ora, in secondo luogo, ovunque questo messaggero divino venga, secondo il testo, Egli rivela la rettitudine di Dio

(III.) La terza fase è questa: "Allora Egli gli è misericordioso". Dio tratta i peccatori convinti in una via di grazia. Ogni parola qui è pesante. "Allora gli è misericordioso". Marco, il tempo... allora! Dio è misericordioso con l'uomo quando, essendo Cristo venuto a lui come messaggero e interprete, è portato a discernere il proprio peccato e la rettitudine di Dio. Il modo e il tempo richiedono la vostra attenzione. È attraverso il messaggero che Dio è misericordioso. Allora... è allora che arriva il messaggero. Quando Gesù si interpone, allora Dio è misericordioso

(IV.) Procediamo alla fase successiva: Dio libera il peccatore. "Egli dice: Liberalo dal scendere nella fossa".

(V.) L'ultima cosa è che Dio spiega al peccatore che Egli libera il motivo della sua liberazione. "Liberalo dal scendere nella fossa; Ho trovato un riscatto". "Ho trovato un riscatto", una copertura. Notate queste parole: "Ho trovato un riscatto". Non lo trovate da soli. Non avreste mai potuto scoprirlo, tanto meno averlo messo al mondo. (C. H. Spurgeon.)

Ho trovato un riscatto.

Il ritrovamento del riscatto:

Queste parole uscirono dalle labbra di Elihu, compagno e consigliere di Giobbe. Gli uomini di quel tempo non avevano che vaghe visioni di Colui che doveva venire; dovevano guardare attraverso il tipo fino all'antitipo; attraverso il simbolo alla cosa significata. "Ho trovato un riscatto". Questo indica nell'uomo che lo pronunciò:

(I.) Una conoscenza dello stato dell'uomo. Un riscatto significa il prezzo della redenzione dalla prigionia. Prima di chiedere un riscatto dobbiamo sentirci coinvolti. La sensibilità verso la nostra condizione di sofferenza è l'opera stessa di fondamento di un appello a Gesù. L'uomo per natura è in schiavitù; viene preso prigioniero da Satana a suo piacimento

(II.) I mezzi della liberazione dell'uomo. "Ho trovato un riscatto". Il prigioniero trova un riscatto: dove? Nelle offerte dei saggi del mondo? Nei consigli e nelle suggestioni di sé? No; nessun uomo aveva mai respirato questa certezza finché i suoi occhi non erano fissi sul sacrificio espiatorio di Gesù. A che altro poteva rivolgersi?

(III.) L'acquisizione di queste conoscenze. Cioè, una conoscenza del tuo cuore in uno stato di natura, e una conoscenza del riscatto che ti è provveduto nelle dispensazioni della grazia. Sia l'uno che l'altro procedono immediatamente dallo Spirito di Dio. Egli convince del peccato, e Lui solo. "Ho trovato un riscatto" implica che il riscatto è stato cercato; E questa ricerca è un corso di preghiera umile, diligente e perseverante. (T. J. Judkin, A.M.)

Il riscatto trovato:

(I.) Lo stato pericoloso dell'uomo. Stava "scendendo nella fossa".

1.) L'uomo nella sua condizione decaduta e degradata. la corona cadde dalla sua testa; decaduto dalla santità, dalla dignità, dal dominio, dalla felicità, ecc.; nella colpa, nella depravazione e nell'infelicità

2.) Denota il passaggio dell'uomo alla tomba. Il peccato ha introdotto la malattia e la morte

3.) Rappresenta la nostra esposizione al pozzo della distruzione. La tendenza del peccatore era verso la perdizione. Il suo peccato lo aveva condannato a questo. E anche il peccato lo stava maturando per questo. I suoi passi erano verso il basso verso le porte della perdizione, le regioni del dolore senza fine. Che stato terribile!

(II.) Mostrò i Suoi benevoli saluti verso di lui. Ora, l'interposizione di Dio in suo favore deve essere stata del tutto misericordiosa

1.) La Deità era completamente indipendente dall'uomo. Avrebbe potuto facilmente cancellare la razza umana e formare creature in ogni modo più degne del Suo rispetto

2.) L'uomo non aveva nulla che interessasse a Geova per il suo benessere. Nessuna eccellenza morale; nessuna scusa ragionevole per il suo crimine; nessuna possibilità di dare un reso

3.) Geova aveva tutte le ragioni per punire. La giustizia è stata ferita, la santità insultata, la bontà abusata, ecc., eppure la misericordia ha prevalso

(III.) Ai mezzi di liberazione forniti. "Ho trovato un riscatto".

1.) La fonte della nostra liberazione. "Io" ho trovato, ecc. L'uomo non ha trovato, né gli angeli, ma Dio ha trovato un riscatto. Oh sì! Dio solo possedeva riserve di saggezza sufficienti per la grande e potente impresa

2.) Lo strumento della nostra liberazione è stato un riscatto. Quel riscatto era Suo proprio Figlio. "Egli diede Suo Figlio", "Non risparmiò il Suo proprio Figlio", ecc. Il prezzo del nostro riscatto fu "il prezioso sangue di Cristo".

3.) La modalità del nostro riscatto. Questo è stato fatto assumendo la nostra natura; obbedire alla legge; morire per il peccato; vincere le potenze dell'inferno; risorgere dalla grazia, ecc. Isaia 53:4-11; Romani 4:15; Colossesi 1:20. Imparare-

1.) Quale rovina e miseria ha prodotto il peccato

2.) Ciò che la misericordia divina ha provveduto

3.) Ciò che i meriti del Salvatore hanno procurato

4.) La necessità di sentirci personalmente interessati alle benedizioni della grazia redentrice. "Chi ha il Figlio, ha la vita".

5.) La grata ricompensa che dovremmo rendere per l'amorevole gentilezza e la misericordia redentrice di Dio. (J. Burns, D.D.)

Liberazione dalla fossa:

Non si dimentichi mai che, in tutto ciò che Dio fa, agisce per buone ragioni. Osservate che il testo, parlando del malato, rappresenta Dio che dice: "Liberalo dallo scendere nella fossa: ho trovato il riscatto". Se intendo il passaggio come se si riferisse esclusivamente a un uomo malato, e prendessi le parole proprio al livello naturale comune dove alcune le collocano, direi ancora che il Signore qui dà una ragione per cui sospende le operazioni di dolore e malattia, e risuscita il sofferente: "Ho trovato un riscatto". C'è sempre una ragione per ogni atto di grazia che Dio compie per l'uomo. Ognuno di noi pensi: "Se sono stato risuscitato dalla malattia, se la mia vita, che era quasi scomparsa, è stata risparmiata, forse non saprò perché Dio l'ha fatto, ma certamente lo ha fatto con infinita saggezza e compassione". C'è una cosa come la malattia dell'anima, che, secondo Dio, è molto peggiore della malattia del corpo; E c'è una cosa come la guarigione dalla malattia dell'anima

(I.) Ora, venendo al nostro testo, vi chiederò, per prima cosa, di guardare con me un uomo in grave pericolo. Questo è il suo pericolo: sta "scendendo nella fossa". Quella frase descrive tutta la sua vita, che va giù, giù

1.) Si noti, in primo luogo, che questo è un pericolo quotidiano e comune. Se non siamo convertiti, se non siamo rinnovati dalla grazia divina, ognuno di noi è in pericolo di cadere nella fossa del dolore

2.) Inoltre, ci sono alcuni che, per uno scopo prefissato, stanno scendendo nella fossa. In questo capitolo Eliu disse di alcuni che Dio manda loro le malattie per poterli distogliere dal loro proposito

3.) Ci sono anche alcuni che scendono nella fossa per il loro orgoglio

4.) Ci sono altri che sentono una certa apprensione per il giudizio imminente

5.) Se a tutto ciò aggiungete il fatto che l'uomo, come lo descrive Elihu, soffriva di una malattia mortale, così che temeva l'effettiva vicinanza della morte, avete davvero davanti a voi un caso infelice

(II.) Ora notiamo, in secondo luogo, un nuovo principio in azione: "Allora Egli gli è misericordioso". Cosa significa?

1.) Ebbene, "grazia" significa, in primo luogo, favore gratuito

2.) Ma la grazia ha un altro significato nella Sacra Scrittura; significa un'interferenza salvifica, una certa operazione divina con la quale Dio opera sulla volontà e sugli affetti degli uomini, in modo da cambiarli e rinnovarli

(III.) Questo mi porta al mio terzo punto, che riguarda il modo in cui opera questa grazia. Opera secondo una parola di potere. Quest'uomo stava scendendo nella fossa, ma Dio disse: "Liberalo". A chi viene rivolto questo comando?

1.) Sembra essere indirizzato ai messaggeri della giustizia divina

2.) Inoltre, l'uomo non solo era vincolato dalla giustizia, ma era incatenato dal suo peccato. I suoi peccati lo tenevano prigioniero e lo trascinavano giù nella fossa. C'era l'ubriachezza, per esempio, che lo teneva come in una morsa, così che non poteva muovere né le mani né i piedi per liberarsi

3.) Vedo questo stesso uomo, dopo la vita, attaccato dai suoi vecchi peccati

(IV.) Concludo notando che, in questo caso, Dio ci fornisce la Sua ragione per liberare un'anima, ed è un argomento d'amore: "Liberalo dallo scendere nella fossa: ho trovato un riscatto". Osservate che il testo dice: "Ho trovato un riscatto".

1.) Questo riscatto è un'invenzione della saggezza divina. Non credo che a nessun'altra mente se non alla mente di Dio stesso sarebbe mai venuto in mente di salvare i peccatori mediante il sacrificio sostitutivo di Cristo. Notate, poi, che Dio non solo ha inventato una via di liberazione, ma ha trovato un riscatto

2.) Perché sia un dono dell'amore divino: "Liberalo dallo scendere nella fossa". Non dice: "perché c'è un riscatto", o "lo accetterò se lo trova e lo porta"; ma il Signore stesso dice: "Ho trovato il riscatto". È l'uomo che ha peccato, ma è Dio che ha trovato il riscatto

3.) E non c'è qualcosa di molto meraviglioso nell'assicurazione di questa verità? Questa è l'"Eureka" di Dio! "Ho trovato un riscatto. Non cercai un riscatto tra gli angeli, perché sapevo che erano troppo deboli per fornirlo. Non l'ho cercato tra i figli degli uomini, perché sapevo che non si trovava lì, erano troppo decaduti e colpevoli. Il mare disse: "Non è in me". Tutta la creazione gridò: 'Non è in me'. " (C. H. Spurgeon.)

25 CAPITOLO 33

Giobbe 33:25

Ritornerà ai giorni della sua giovinezza.

Il croco autunnale:

Se il bucaneve può essere chiamato la stella del mattino che inaugura l'alba dell'anno floreale, si può dire che il croco sia la sua alba. Il croco è talmente associato agli acquazzoni e ai raggi del sole di aprile, che richiede uno sforzo mentale speciale, anche quando il fatto è noto, per rendersi conto che fiorisce anche nella luce che si affievolisce e in mezzo al fogliame appassito di settembre. Ci sono specie ben note di crochi che fioriscono solo durante i mesi autunnali. In Svizzera i prati sabbiosi lungo le rive dei torrenti alpini sono ricoperti da miriadi di crochi autunnali, la cui squisita tonalità ametista pura e delicata al sole splendente è una festa di colori di cui l'occhio non si stanca mai. Tutti conoscono il croco zafferano viola pallido, che fiorisce a seconda del terreno e della posizione da fine settembre a inizio novembre. Se il croco giallo primaverile è l'alba dorata dell'anno floreale, il croco autunnale lilla è il suo tramonto. Il croco autunnale è un tipo di fenomeno tra i più interessanti della natura e della vita umana. In molti dipartimenti ci sono numerosi casi di ricorrenza in un periodo successivo di qualcosa che appartiene a un tempo precedente. Il cremisi e l'oro dell'alba si ripetono nello splendore del tramonto. Più si invecchia, più la tenera grazia di ogni primavera diventa patetica. Tanto di ciò che abbiamo amato e perduto non tornerà mai più, che la bellezza della primavera ci tocca come la luminosità di un giorno perfetto, quando la tomba si chiude su occhi cari che non la vedranno mai più. Perché le cose inferiori della natura dovrebbero tornare, e quelle per il cui uso sono state tutte create, giacciono incoscienti nella polvere? Gli anziani vivono nelle sorgenti del passato; e la loro vita avanza verso un'altra e più luminosa sorgente nel mondo eterno, di cui le sorgenti della terra sono solo tipi fugaci e ombre. Ma anche se la fiamma luminosa del loro croco primaverile è bruciata fino all'orbita, e solo le foglie verdi e monotone rimangono dietro, non c'è forse riaccendersi nella trama appassita della loro vita del croco autunnale, la cui tinta più sobria si addice al carattere più triste della stagione? Sì, anche la vita dell'uomo ha la sua estate indiana e il suo croco autunnale. La stagione del decadimento gli porta anche reminiscenze della luminosa stagione del rinnovamento. Spesso, dove gli altri vedono solo foglie appassite, il cuore sente lo sbocciare dei fiori primaverili. Giobbe, descrivendo la felicità che aveva avuto negli anni precedenti, e desiderando ardentemente il suo ritorno, dice: "Oh, se fossi come ero nei giorni della mia giovinezza!" Questa frase significa letteralmente la stagione del raccolto, il momento della raccolta della frutta; e la versione autorizzata, che adotta un'altra traduzione che la frase porta anch'essa, esprime involontariamente la sottile connessione tra giovinezza e vecchiaia, primavera e autunno, fioritura e tempo di frutta della vita. I veri giorni della giovinezza di Giobbe furono il periodo in cui la sua vita tornò giovane grazie alla maturità dei suoi poteri e al compimento delle sue speranze. Fu nell'autunno della sua vita che godette di tutte quelle benedizioni di prosperità di cui deplora la perdita. L'uso simbolico legittimo dell'autunno è come la stagione della maturità, della pienezza del potere, non della decadenza. Che ci siano giorni e segni di giovinezza nel tempo della vendemmia e della vendemmia della vita tutti possono testimoniarlo. I campi autunnali sono "felici" con i fiori che raccontano la primavera, con il ricordo di giorni che non ci sono più. È vero, infatti, il croco autunnale non è lo stesso fiore del croco primaverile. Ha sfumature più profonde e intense. Parla di cambiamento e decadimento. Così le gioie della nostra prima infanzia, che ricordiamo negli ultimi anni, non sono le stesse di quando hanno suscitato il nostro giovane sangue; Li coloriamo con le tonalità più profonde e tenere del nostro spirito. Nella sfera fisica dell'uomo ci sono numerosi esempi di croco primaverile che rifiorisce in autunno. Il taglio di nuovi denti e la crescita di giovani capelli, in età avanzata, non sono affatto così rari come potremmo supporre. Il potere dell'aquila di auto-rinnovarsi è stato manifestato da molte forme invecchiate. Nella sfera mentale la crescita del croco autunnale è molto più comune che in quella fisica, e molto più preziosa e bella. Quanti e splendidi sono gli esempi dell'intelletto che rivela i suoi poteri più pieni alla fine della vita! Da vecchio Catone imparò il greco. Goethe aveva ottant'anni quando completò la seconda parte del Faust. I letterati hanno spesso registrato la particolare gioia con cui nei loro ultimi anni sono tornati agli studi della loro giovinezza. I cinesi incoraggiano i loro studenti a perseverare nelle loro attività mentali fino all'estrema vecchiaia, conferendo il bottone d'oro del candidato prescelto a un uomo quando ha ottant'anni, anche se ha fallito in tutti i suoi esami precedenti. Ma è nella sfera dell'anima che il croco autunnale fiorisce più magnificamente. Il ringiovanimento dell'anima, il rinnovamento della vita spirituale, possono essere l'esperienza di tutti. Questa vittoria giovanile - l'uomo interiore che si rinnova sempre di più mentre l'uomo esteriore decade - è la gloria della vecchiaia di ogni vero cristiano. Solo il fuoco che scende dal cielo può conservare la giovinezza dello spirito in mezzo a tutti i cambiamenti e i dolori della vita. La religione realmente vissuta mantiene il cuore sempre giovane, sempre tenero. Ci insegna che nulla di bello o di buono una volta posseduto è completamente perduto per noi; che c'è una verità più profonda nelle parole: "Una cosa bella è una gioia per sempre", di quanto persino il suo poeta conoscesse. (Hugh Macmillan, D.D.)

27 CAPITOLO 33

Giobbe 33:27-28

Egli guarda gli uomini.

Uno spirito penitenziale:

Il testo...

(I.) Ci presenta l'estensione dell'ispezione divina. "Egli guarda gli uomini". L'onniscienza di Dio dovrebbe farci adorare e tremare. Egli veglia sulle azioni degli uomini, e non c'è oscurità o ombra di morte dove gli operatori di iniquità possano nascondersi ai Suoi occhi. Egli guarda gli uomini universalmente. Li vede tutti in un solo sguardo, in un solo sguardo

(II.) Dispiega il linguaggio del pentimento non finto. Qui Dio fissa i Suoi occhi su uno che dice: "Ho peccato". L'uomo che fa una confessione come questa è di gran lunga migliore agli occhi di Dio di colui che dice di non avere peccato, e inganna se stesso. Ecco che...

1.) Una confessione di aver offeso Dio con il peccato. Dovunque lo Spirito di Dio ha cominciato a lavorare sull'anima, ci sarà questo senso di indegnità, questa convinzione di peccato

2.) Una confessione di aver abusato della migliore delle benedizioni. "Ho pervertito ciò che era giusto". Cioè, la Tua santa provvidenza mi ha dato molti e particolari favori, che ho impiegato per un cattivo scopo, o ho completamente trascurato

3.) Una confessione di aver sperimentato la delusione nelle vie del peccato. "Ho fatto tutto questo, e non mi giova". Ogni penitente può testimoniare che la via dei trasgressori è dura

(III.) Scopre il trionfo della grazia regnante. Questo umile penitente che guarda al Redentore, ottiene la grazia ai suoi occhi; per il Signore...

1.) Impedisce alla sua anima di sopportare la perdizione eterna

2.) Lo eleva al godimento eterno dell'illuminazione divina. Imparare-

(1) La ricchezza della misericordia perdonante di Dio, che si estende fino ai peccati di perversità

(2) La follia dei peccatori impenitenti; essi devono essere banditi nella fossa, per non vedere mai la luce

(3) L'importanza di implorare quotidianamente uno spirito penitenziale. Pecchiamo ogni giorno; perciò implora sempre misericordia. (T. Spencer.)

Pentimento:

Tre punti emersi dal testo

(I.) Il fatto che Dio guarda l'uomo. Questa è la dottrina dell'onniscienza di Dio. Andiamo dove possiamo, sia in mezzo alla folla che in solitudine, non potremo mai sfuggire all'occhio di Dio. Egli vede i pensieri stessi del nostro cuore; Egli legge i motivi da cui scaturiscono le azioni. Questa è una verità molto meravigliosa, quasi confonde la nostra comprensione. L'occhio di Dio non è solo su di noi, è su tutto l'universo. Questo deve essere un attributo necessario di Dio. Come potrebbe Dio governare il mondo se non fosse in grado di esaminare con un solo sguardo i pensieri e le azioni di tutta l'umanità?

(II.) Il carattere di un vero penitente. Ciò include:

1.) La coscienza personale del peccato. Il peccato portato a casa all'individuo, il peccato riconosciuto, il peccato confessato come un fardello che grava sull'individuo stesso; non solo un fardello condiviso con gli altri

2.) L'assenza di ogni scusa di sé. "Ho pervertito ciò che era giusto". Un penitente insincero cercherà sempre piuttosto di attenuare la sua colpa che altrimenti; per attenuare la sua trasgressione. Il vero penitente è piuttosto pronto ad aggravare che ad attenuare i peccati di cui è cosciente

3.) Insoddisfazione senza speranza. "Non mi giova". Ogni trasgressore di Dio deve essere indotto, in un momento o nell'altro, ad esclamare: "Non mi giova". Il peccato arriva sempre con l'offerta di profitto. La tentazione di trasgredire cadrebbe impotente se non fosse accompagnata dalla corruzione di qualche vantaggio prospettico

(III.) Gli effetti benedetti che seguono il vero pentimento. Due cose...

1.) Liberazione dalla condanna "Egli libererà la sua anima dall'entrare nella fossa". Questo parla di perdono pieno e completo

2.) Traduzione in ricompensa. "La sua vita vedrà la luce". Egli sarà traslato alla vita eterna. (Vescovo Boyd Carpenter.)

Dio guarda gli uomini:

Sia che Dio visiti con l'afflizione, con l'avversità o con la prosperità, tuttavia tutte queste cose opera spesso Dio con l'uomo, per riportare la sua anima dalla fossa, per essere illuminata dalla luce dei viventi

(I.) Egli guarda l'uomo. Come creatore. Come il Governatore del mondo. Come un Essere santo. Come il Giudice degli uomini. Come un genitore compassionevole guarda la sua famiglia

(II.) L'uomo penitente che guarda a Dio

1.) "Ho peccato". Ciò suppone la riflessione. "Ho pensato alla mia strada". Questo suppone l'auto-ripugnanza. "Guai a me, perché sono distrutto". Questo suppone la tristezza secondo Dio, la tristezza per il peccato. Ho peccato. Il mio peccato mi ha portato su di me miseria e male, e mi ha esposto a future punizioni

2.) "E ha pervertito ciò che era giusto". Queste parole possono essere considerate in riferimento alle dispensazioni della provvidenza, siano esse prospere o avverse. Sono pervertiti dall'uomo. L'uomo perverte la sua via quanto all'opinione; per quanto riguarda la pratica morale; per interesse o guadagno, così come per piacere

(III.) La misericordiosa determinazione di Dio a favore del penitente. "Egli libererà la sua anima dal discendere nella fossa, e la sua vita vedrà la luce". Queste espressioni sono talvolta usate per la liberazione dalla morte naturale alla vita e alla salute. A volte queste espressioni sono usate in senso figurato per la liberazione dall'angoscia e il ristabilimento della felicità. Dio ascolterà il nostro grido e ci libererà da tutte le nostre tribolazioni. (J. Walker, D.D.)

Il penitente perdonò:

Il vero pentimento inizia con la convinzione, risveglia la contrizione, conduce alla confessione e termina con la conversione. Ai peccatori vengono dati molti incoraggiamenti a pentirsi

(I.) Dio vede la condotta dei peccatori penitenti

1.) Dio guarda gli uomini universalmente. Il nostro potere di visione è limitato. Dio vede tutte le cose

2.) Dio guarda gli uomini individualmente. Nessun uomo può nascondersi da Dio

(II.) Dio ascolta la confessione dei peccatori penitenti. Molti hanno peccato che non ammettono la loro peccaminosità; Molti confessano i loro peccati se non li abbandonano

1.) Il vero penitente confessa i suoi peccati. La confessione del penitente è piena, libera e sincera

2.) Il vero penitente riconosce la sua follia. Abbiamo pervertito le nostre benedizioni spirituali

3.) Il vero penitente ammette la sua delusione. Il peccato è un grande errore. Non c'è soddisfazione nel peccato

(III.) Dio libera l'anima dei peccatori penitenti. Dio conosce l'arretratezza del penitente tremante e cerca di incoraggiarlo con la più piena certezza del perdono

1.) Dio salva il penitente dalla morte eterna

2.) Dio ricompensa il penitente con la vita eterna. (J. T. Woodhouse.)

Il credo del penitente:

C'è tutta la filosofia della penitenza nel testo

(I.) Il credo della penitenza

1.) Un bene e un male assoluti, giusto e sbagliato. Ci sono quelli ai cui occhi il peso di una coscienza sporca non è che una cattiva forma di ipocondria. Finché durerà il mondo, il credo del penitente esprimerà la convinzione e i sentimenti dell'umanità

2.) Ho pervertito ciò che è giusto. Questo è il secondo articolo della confessione di fede del penitente. Nessuno sa che cosa significhi "io", se non l'uomo che si è sentito isolato da Dio a causa della trasgressione. Secondo la filosofia panteistica, in senso stretto non esiste una cosa come il peccato. L'uomo pecca come un cane imbronciato, o un cavallo feroce

3.) E non mi giovò. "Il salario del peccato è la morte". Se a lungo andare per un peccatore fosse possibile qualsiasi altra confessione oltre a questa del testo, e dopo la piena esperienza di una via malvagia, significherebbe semplicemente che il Dio giusto ha cessato di essere il sovrano del mondo

(II.) La confessione della penitenza. "Se qualcuno dice: Ho peccato". Ciò implica fondamentalmente che il male non viene da Dio. Dio ha creato un essere capace di peccare, ma Dio non ha fatto il peccato. Dire a Dio: "Ho peccato" è essenziale per il perdono completo; Su quale base di ragione poggia questa necessità? Se un uomo è convinto, non è sufficiente? Dio esige la confessione

1.) Solo la confessione rende completa la penitenza

2.) Solo la confessione ristabilisce quel rapporto filiale, senza il quale la penitenza non può avere frutti duraturi

(III.) I frutti della confessione attraverso l'abbondanza della misericordia e dell'amore di Dio. I frutti qui esposti sono duplici. Egli libererà la sua anima dall'entrare nella fossa e la sua vita vedrà la luce. Una gloria indorerà il suo cammino, anche attraverso questo stanco deserto di disciplina. (J. Baldwin Brown, B.A.)

Lo sguardo d'amore di Geova:

(I.) Il riguardo misericordioso di Dio verso l'uomo. "Egli guarda l'uomo". L'uomo che guarda non è di tipo generale; è espressivo di quella gentile, benigna attenzione che ha un rispetto immediato per il benessere dei suoi oggetti. Non è lo sguardo scrutatore di un maestro duro e rigoroso, che prova piacere nello scoprire un difetto; è lo sguardo di un Padre che, sebbene quando vede il male non può e non può permetterlo di passare inosservato, non desidera vedere altro che ciò che è giusto, e fissa affettuosamente i suoi occhi sul minimo segno di natura favorevole nella condotta di suo figlio

(II.) Cosa Dio si aspetta dall'uomo. Cerca di scoprire uno stato di cuore umile e penitente. Tutta la morale, e tutto ciò che si chiama religione, che non è fondato su un senso di colpa, e che non nasce dall'umiliazione per il peccato, non è che una splendida illusione, una mera forma, un'ombra e una beffa della pietà. Ci deve essere il pieno, aperto, franco riconoscimento della colpa. La confessione è il primo, appropriato, linguaggio naturale del pentimento. Quando la vostra mente sarà profondamente umiliata, non solo confesserete di aver peccato, ma sentirete e riconoscerete anche che "non vi è servito alcun giovamento".

(III.) Le benedizioni che Dio impartisce a coloro che soddisfano questa richiesta. "Egli libererà la sua anima dallo scendere nella fossa, e la sua vita vedrà la luce". Non è certo che Eliu intendesse qualcosa di più che l'umiliazione davanti a Dio sarebbe stata il mezzo per preservare la vita di Giobbe e per riportarlo alla sua pace e prosperità di un tempo. Non possiamo avere difficoltà a dare alla lingua un significato molto più ampio e generale. Al di là della tomba c'è una fossa più profonda e più terribile. Ma ora non c'è più condanna per il penitente umile e credente. (Stephen Bridge, M.A.)

Dio in attesa di scoprire il pentimento e di accettare il penitente:

1.) L'occhio di Dio è fisso su ogni individuo della famiglia dell'uomo. Il sentimento opposto, la negazione di questa verità, è stato sostenuto da alcuni dei più eminenti filosofi pagani. Le loro nozioni della Deità erano tali che li portavano a concepire che Egli potesse in qualche modo occuparsi delle cose di questo nostro mondo

2.) Ciò che Dio cerca in modo speciale è una piena confessione del peccato

(1) Un riconoscimento della colpa essenziale del peccato, come una perversione di ciò che è giusto

(2) Confessione del fatto effettivo del peccato

(3) Riconoscimento della sua deludente e ingannevole follia

3.) Tale confessione penitente si volgerà a nostro ineffabile vantaggio. Impara allora a considerare la confessione dei peccati come un dovere di primaria importanza. Il linguaggio della confessione nel nostro testo ogni essere vivente ha motivo di fare suo. (Robert Eden, M.A.)

L'inutilità del peccato in questa vita è un argomento per il pentimento:

La grande follia e perversità della natura umana non è in nulla di più evidente che in questo, che quando in tutte le altre cose gli uomini sono generalmente guidati e governati dai loro interessi, e difficilmente possono essere imposti da qualsiasi arte, o persuasi da qualsiasi sollecitazione, ad agire chiaramente in contrasto con essa; eppure, per quanto riguarda il loro peccato e il loro dovere, hanno poco o nessun riguardo per esso. Di questo ogni peccatore, quando torna in sé e considera ciò che ha fatto, è abbondantemente convinto. In queste parole c'è una grande benedizione e un beneficio promesso da parte di Dio, e una condizione richiesta da parte nostra

1.) Una confessione penitente dei nostri peccati a Dio

2.) Una vera contrizione per il nostro peccato; non solo per paura delle perniciose conseguenze del peccato, ma per un giusto senso della natura malvagia del peccato, e della colpa e dell'offesa di esso contro Dio

3.) Ecco una descrizione della natura malvagia del peccato: è una perversione di ciò che è giusto. Il peccato è una perversione della costituzione e della nomina di Dio, e della natura e dell'ordine delle cose. Quando facciamo ciò che è giusto, agiamo in modo conforme al disegno e alla struttura del nostro essere; facciamo ciò che ci conviene; ma il peccato perverte la natura delle cose e le mette fuori rotta

4.) Un riconoscimento delle conseguenze dannose e perniciose del peccato. Questo non è vero solo per quanto riguarda la questione finale e l'evento di una condotta malvagia nell'altro mondo, ma anche per quanto riguarda questo mondo e la vita presente, la pratica di alcuni peccati è chiaramente dannosa per gli interessi temporali degli uomini; che gli altri sono del tutto inutili. Riflessioni-

1.) Ciò che è stato detto su questo argomento dovrebbe commuovere in modo particolare coloro che hanno una così grande considerazione di questa vita presente, e della felicità temporale di essa, che la pratica di tutte le virtù è amica del loro benessere temporale così come eterno, e ogni vizio è nemico di entrambi

2.) Questo toglie anche ogni sorta di scusa dal peccato e dal vizio. Finge di non servire l'anima e di giovare alla nostra futura felicità in un altro mondo; e se è un nemico anche del nostro attuale benessere in questo mondo, che cosa c'è da dire per esso?

3.) Tutti gli argomenti usati per convincere gli uomini della follia di una condotta malvagia, sono altrettante ragioni forti e inconfutabili per il pentimento. Gli uomini commettono errori riguardo al pentimento. Alcuni fanno consistere la grande forza e la virtù di essa, non tanto nella risoluzione del penitente, quanto nell'assoluzione del sacerdote. Alcuni fanno consistere il pentimento nella mera risoluzione dell'emendamento, anche se non ha mai il suo effetto. (J. Tillotson, D.D.)

29 CAPITOLO 33

Giobbe 33:29-30

Ecco, tutte queste cose opera spesso Dio con l'uomo.

Divina provvidenza:

Colui che crede nell'essere di un Dio, deve logicamente credere nella dottrina della Divina provvidenza. Che la provvidenza sia al di sopra di tutte le cose - una provvidenza generale - deve implicare una provvidenza particolare, perché tutti i generali sono fatti di particolari. E per Dio nulla può essere grande o piccolo. Non possiamo comprendere i misteri della Divina Provvidenza, così come non possiamo comprendere perfettamente i misteri dell'opera della creazione. Il governo di Dio è veramente paterno. Egli si prende cura dei Suoi figli e, più in particolare, dei loro interessi superiori. Nulla può accaderci per caso, perché tutto è ordinato e regolato dalla Sua sapienza, potenza e bontà. In vari modi la disciplina della Divina provvidenza può essere esercitata su di noi, e possiamo raccogliere illustrazioni del suo scopo da varie fonti

1.) Percepiamo lo scopo morale della Divina provvidenza nell'annullare la maledizione originale. Ciò che è caduto su tutta la nostra razza come una nube oscura portata su di noi dal peccato, ha ancora i suoi bordi orlati di luce argentea, e impariamo che c'è speranza per gli uomini anche in mezzo alla maledizione

2.) Nelle consuete conseguenze del vizio e della virtù, della santità e del peccato. Ogni osservazione e testimonianza rende chiaro che Dio è dalla parte della virtù e contro il vizio; che nessun crimine passi inosservato ai Suoi occhi. Sebbene non ci siano conseguenze così uniformi in seguito alla trasgressione o alla virtù da farci pensare che in questa vita l'intero giudizio sia completo, tuttavia c'è abbastanza per dirci che c'è veramente un Dio che giudica sulla terra; che mentre c'è ancora molto di sbagliato, verrà un giorno in cui Dio giudicherà gli uomini secondo il Vangelo. I peccati della carne sono puniti nella carne. I peccati dello spirito sono puniti nello spirito. Dove c'è una riforma, le conseguenze immediate dei peccati degli uomini non sono evitate in ogni caso, eppure è un passo nella giusta direzione

3.) Questa disposizione della Divina Provvidenza è fortemente marcata nella vanità intrinseca che è impressa su ogni bene terreno. Perché non inseguo ciò che svolazza davanti a me e sfugge alla mia presa come un'ombra? Questo ha lo scopo di insegnare all'uomo questa grande lezione, che per Dio stesso l'uomo non sarà felice; Nessun bene terreno può essere il fine e il riposo dell'uomo

4.) Un altro esempio può essere trovato nelle dispense speciali della Divina provvidenza. Dio ha riserve di sapienza, di bontà e di severità. Imparate da questa visione della provvidenza di Dio che le provvidenze sono paterne, morali e correttive. Ma l'intero schema della provvidenza di Dio si basa sullo schema della redenzione e della misericordia di Dio. (Francesco A. Ovest.)

L'opera di Dio con l'uomo:

Il riassunto e l'applicazione pratica della difesa di Eliu del carattere di Giobbe e la rivendicazione dei rapporti di Dio con lui. Passando da Giobbe a tutta la razza, dice; "Ecco, tutti questi..."

(I.) L'oggetto delle operazioni divine. "Amico."

1.) Un essere intelligente. Dio può lavorare con lui e spendere su di lui le risorse della Sua saggezza, del Suo amore e della Sua potenza Giobbe 32:8

2.) Caduto e depravato. L'uomo ha bisogno delle operazioni divine e senza di esse deve perire Genesi 1:16; 6:5; Romani 8:7

3.) Redento. Dio opera per la guarigione dell'uomo attraverso Cristo Giovanni 5:17, ma non sostituisce la necessità dello sforzo umano Filippesi 2:12, 13

(II.) I mezzi delle operazioni divine. "Ecco, tutti questi..."

1.) Sogni e visioni della notte (ver. 15) . Gli effetti di alcuni sogni provano che l'anima ha ascoltato la voce di Dio

2.) Le ispirazioni segrete e silenziose dello spirito (ver. 16) . Il sogno porta all'allarme e all'indagine, allora lo spirito apre le vie dell'anima, si riversa nella luce e si produce un'impressione permanente

3.) Afflizioni (vers. 19-22) . Un'immagine triste, una correzione per prevenire la distruzione (Cron. 33:12, 13; Salmi 119:67

4.) Sforzi degli amici (vers. 23, 24) . Il genitore, il ministro, l'amico, che come "interprete" mandato da Dio conduce gli afflitti al favore di Dio è stimato come "uno dei mille".

5.) La frequenza delle operazioni Divine. "Spesso". Quando un mezzo fallisce, Dio ne impiega un altro

(III.) Il disegno delle operazioni divine (ver. 30)

1.) Per salvare "dalla fossa". Le metafore insegnano la verità. L'inferno è una terribile realtà. I non salvati sono in cammino verso di essa. Dio guardò dentro di sé e "trovò un riscatto" affinché l'uomo non potesse "scendere nella fossa"; e tutti i mezzi che il Suo amore può escogitare sono adottati per garantire questo scopo

2.) Per rendere la vita luminosa e felice. "Illuminati dalla luce dei viventi", si legge dal versetto 25. (Samuel Wesley.)

Prove inviate da Dio per salvare l'anima:

Tutti conoscono la storia di Giobbe. I diversi gradini della scala dei propositi di Dio appaiono come segue:

1.) Le preoccupazioni terrene sono benedizioni celesti, non maledizioni. Venendo dal libro più antico della Bibbia, vediamo in Giobbe 50 'uomo rappresentativo della tribolazione. Il fatto che le afflizioni fossero state mandate su di lui, prova solo che Dio non lo aveva ancora lasciato andare. L'oscurità non era che una prova di luce, proprio come l'ombra sulla meridiana prova l'esistenza del sole. Questi disordini dei nostri tempi dimostrano solo che Dio si preoccupa di ciò che accade di noi. Il miglior amico che l'alpinista possa avere è la guida fedele, che lo risveglia dalla sonnolenza fatale con colpi, aspri e dolorosi

2.) Il secondo passo è che la regola di Dio nel far ricadere i dolori su di noi è lo scopo, non semplicemente il permesso. Egli non si limita a permettere che i problemi si abbattano su di noi, ma li manda. Qualsiasi altra idea implica che qualcuno sia più forte di Dio. Se qualcuno ci castiga, sia il nostro Padre Celeste

3.) Dio opera. I pagani hanno un dio, Brahma, che riposa in un sonno eterno. Abbiamo un Dio che opera. Egli ci salva come chirurgo, con un lavoro serio e risoluto, tagliando un arto o togliendo un occhio. Presi nella morsa della provvidenza, non possiamo dire nulla. La fontana non può essere costruita senza demolire molto di bello; L'erba, il terreno sollevato, i detriti antiestetici, sono tutti processi di lavoro necessari. Gli atti durano tutto viene rimesso a posto, il terreno verde viene ripristinato e il risultato è una fontana. Così è con la fontana della nuova vita

4.) La portata dell'occhio onnipotente è su tutto il mondo in una sola volta. Egli ci sottomette con processi concertati e persistenti. "Avrei potuto farmi male", dice uno, "ma essere completamente rovesciato è più di quanto meritassi", il che mostra il cuore ancora in ribellione

5.) Il quinto passo indica che l'obiettivo di Dio è la piena redenzione dell'uomo. È dalla fossa che lo salva. Dio fa sul serio; Egli intende a qualunque costo salvare le anime

6.) Abbiamo la promessa di Dio di dare la luce perfetta dalle tenebre, la speranza invece dell'incredulità, il Cielo invece della fossa. A poco a poco ci rendiamo conto che dopo tutto è meglio che le cose siano come sono, che l'intelligenza guidi l'universo. Alla luce di ciò, una delle due cose che puoi fare...

1.) Puoi resistere a questo scopo. Ma nessun uomo ha mai prosperato se ha resistito alla volontà di Dio; o

2.) Accetti questa volontà e adegui i tuoi scopi di conseguenza. Se cedi, Egli cesserà i Suoi castighi. E questo è naturale, facile e corretto. (C. S. Robinson, D.D.)

Una conversione all'antica:

(I.) Si tratta di confrontare una conversione antiquata con quelle del tempo presente, e la prima nota che toccheremo è questa: è abbastanza certo dalla descrizione data in questo trentatreesimo capitolo di Giobbe che i soggetti della conversione erano simili, e gli uomini nei secoli lontani erano esattamente come gli uomini di questi tempi. Rileggendo il brano, scopriamo che gli uomini in quei tempi avevano bisogno di convertirsi; perché erano sordi alla voce di Dio (ver. 14) ; Erano ostinati nei propositi malvagi (Ver. 17) e gonfi di orgoglio. Avevano bisogno di castigo per risvegliarli alla riflessione, e avevano bisogno di una dolorosa angoscia per farli invocare misericordia (versetti 19-22). Erano molto restii a dire: "Ho peccato" e non erano affatto inclini alla preghiera. La salvezza fu operata solo dalle benevole influenze dello Spirito di Dio ai tempi di Giobbe, e si compie solo in questo modo in quest'ora presente. L'uomo non ha superato i suoi peccati

(II.) La seconda nota che toccheremo è questa, che in quei tempi antichi l'operatore di conversione era lo stesso: "tutte queste cose Dio opera". L'intero processo è attribuito da Elihu a Dio, e ogni cristiano può testimoniare che il Signore è il grande lavoratore ora; Egli ci trasforma, e noi siamo trasformati

(III.) Il punto più interessante per te sarà probabilmente il terzo: i mezzi usati per operare la conversione in quelle epoche lontane erano molto simili a quelli impiegati oggi. C'erano differenze nelle agenzie esterne, ma il modus operandi interno era lo stesso. C'era una differenza negli strumenti, ma il modo di lavorare era lo stesso. Si prega di andare al capitolo, al quindicesimo versetto; Vi trovate che Dio prima di tutto parlò agli uomini, ma essi non Lo considerarono, e poi parlò loro efficacemente per mezzo di un sogno: "In un sogno, in una visione notturna, quando un sonno profondo cade sugli uomini, nel sonno sul letto". Ora, questo era uno straordinario mezzo di grazia, raramente usato oggi. È molto più vantaggioso per voi avere la parola nelle vostre case che potete leggere in ogni momento, e avere ministri di Dio che proclamino chiaramente il vangelo di Gesù, piuttosto che dipendere dalle visioni della notte. I mezzi, quindi, esteriormente, possono essere cambiati, ma ancora, che si tratti del sogno notturno o del sermone del sabato, il potere è esattamente lo stesso: vale a dire, nella parola di Dio. Dio parla agli uomini in sogno; se è così, non dice a tutti loro niente di più e nulla di diverso da ciò che dice nella parola scritta. Ora, osservate che, oltre alla venuta esterna della parola, dal capitolo che ci precede, nel sedicesimo versetto, sembra che gli uomini si siano convertiti avendo le loro orecchie aperte da Dio. Notate la frase successiva: Egli "sigilla la loro istruzione". Questo era il mezzo di conversione nei tempi antichi. Dio ha fatto scendere la verità sull'anima come si preme un sigillo sulla cera: si porta sul sigillo per fare l'impronta, e anche così la potenza di Dio ha insistito sulla parola. Per sigillare a volte si intende anche conservare e mettere da parte, come sigilliamo documenti o tesori di grande valore, affinché possano essere messi al sicuro. In questo senso il Vangelo ha bisogno di essere sigillato nei nostri cuori. Dimentichiamo ciò che ascoltiamo fino a quando Dio, lo Spirito Santo, non lo sigilla nell'anima, e allora viene meditato e custodito nel cuore: diventa per noi una perla buona, un segreto divino, un'eredità particolare. Questa sigillatura è un punto fondamentale nella conversione. Sembra anche che il Signore, in quei giorni, si servisse della provvidenza come aiuto per la conversione, e che la provvidenza fosse spesso di tipo molto gentile, perché preservava gli uomini dalla morte. Leggete il diciottesimo versetto: "Egli trattiene la sua anima dalla fossa e la sua vita dal perire di spada". Molti uomini hanno avuto il corso della loro vita completamente cambiato da una fuga da un pericolo imminente. Ma inoltre, sembra che, come dice Elihu, la malattia fosse un risveglio ancora più efficace nella serie comune dei casi. Osservate il diciannovesimo versetto: "Egli è castigato con dolore sul suo letto, e la moltitudine delle sue ossa con forte dolore, così che la sua vita aborre il pane, e la sua anima cibo prelibato". Oltre a questa malattia, la persona che Dio salvò fu persino portata ad essere preoccupata per la morte: "Sì, la sua anima si avvicina alla tomba e la sua vita ai distruttori". Sarebbe meglio per te essere salvato così, come con il fuoco, piuttosto che non essere salvato affatto. Ma ora, notate che tutto ciò non ha portato la persona al comfort; sebbene fosse impressionato dal sogno e dalla malattia, e così via, tuttavia gli mancava il ministero di un ambasciatore inviato da Dio. "Se c'è un messaggero presso di lui", cioè un uomo mandato da Dio, "un interprete", uno che può aprire cose oscure e tradurre la mente di Dio nel linguaggio dell'uomo, "uno tra mille", perché un vero predicatore, esperto nel trattare con le anime, è una persona rara "che mostra all'uomo la sua rettitudine, allora gli è misericordioso". Dio potrebbe salvare le anime senza ministri, ma non lo fa spesso

(IV.) In quarto luogo, gli obiettivi a cui si mirava nelle vecchie conversioni erano esattamente gli stessi a cui si mira oggi. Volete gentilmente dare un'occhiata al diciassettesimo versetto. La prima cosa che Dio dovette fare con l'uomo fu di distoglierlo dal suo proposito. Lo trova deciso nel peccato, nella ribellione. L'obiettivo successivo dell'opera divina fu quello di nascondere l'orgoglio all'uomo, poiché l'uomo si atterrà all'ipocrisia finché potrà. Un altro grande obiettivo della conversione è quello di condurre l'uomo alla confessione del suo peccato. Perciò troviamo detto nel versetto ventisette: "Egli guarda l'uomo, e se qualcuno dice: Ho peccato e pervertito ciò che era giusto, e non mi è giovato, egli libererà la sua anima dall'entrare nella fossa". L'uomo odia la confessione al suo Dio; Intendo una confessione umile, personale, cordiale

(V.) In quinto luogo, il processo di conversione nei tempi passati assomigliava esattamente a quello che si compie in noi ora per quanto riguarda le sue sfumature. Il lato oscuro indossava le stesse tonalità cupe di adesso. Prima di tutto, l'uomo si rifiutò di ascoltare; Dio parlò una volta, sì, due volte, e l'uomo non Lo guardò: qui c'era un'ostinata ribellione

(VI.) Ma ora, in sesto luogo, le luci sono le stesse, così come le ombre erano le stesse. Noterete nella descrizione di Eliu che la grande fonte di tutta la luce era questa: "Liberalo dal scendere nella fossa, poiché ho trovato un riscatto". Non c'è un barlume di luce in questo caso finché non si arriva a quella parola divina, e non è forse così ora? Poi, quando questo prezioso vangelo viene annunciato al peccatore, il conforto di esso entra nella sua anima nell'esercizio della preghiera: "Egli pregherà Dio, ed Egli gli sarà favorevole". Poi, sembra che l'anima ottenga conforto perché Dio le ha dato la Sua giustizia, "poiché Egli renderà all'uomo la Sua giustizia". E poi l'uomo viene condotto a una piena confessione del suo peccato nel ventisettesimo versetto, l'ultima nuvola sul suo spirito viene spazzata via, ed egli è in perfetta pace. Dio fu misericordioso verso l'uomo descritto da Elihu. Dio stesso divenne la sua luce e la sua salvezza, ed egli uscì nella gioia e nella libertà. Non c'è niente di più pieno di freschezza e sorpresa della gioia di un nuovo convertito

(VII.) E infine, che è il settimo punto, i risultati sono gli stessi, perché penso di conoscere a malapena una descrizione migliore del risultato della rigenerazione di quella che viene data nel versetto venticinquesimo: "La sua carne sarà più fresca di quella di un bambino: egli tornerà ai giorni della sua giovinezza". "Le cose vecchie sono passate, ecco, tutte le cose sono diventate nuove!" E con questo cambiamento torna la gioia. Vedi il ventiseiesimo versetto: "Egli vedrà il suo volto con gioia; poiché Egli renderà all'uomo la Sua giustizia"; e il trentesimo versetto: "Per far uscire la sua anima dalla fossa, per essere illuminata dalla luce dei viventi". (C. H. Spurgeon.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 33

1 Giob 13:6; 34:2; Sal 49:1-3; Mar 4:9

2 Giob 3:1; Sal 78:2; Mat 5:2
Giob 31:30

3 Giob 27:4; Prov 8:7,8; 1Te 2:3,4
Giob 15:2; 36:3,4; 38:2; Sal 37:30,31; Prov 15:2,7; 20:15

4 Giob 10:12; 32:8; Ge 2:7; Sal 33:6; Rom 8:2; 1Co 15:45

5 Giob 33:32,33; 32:1,12
Giob 23:4,5; 32:14; Sal 50:21
At 10:26

6 Giob 9:32-35; 13:3; 20:22; 23:3,4; 31:35
Ge 30:2; Eso 4:16; 2Co 5:20
Giob 4:19; 10:9; 13:12; Ge 2:7; 3:19; 2Co 5:1

7 Giob 9:34; 13:21; Sal 88:16
Sal 32:4

8 De 13:14; Ger 29:23

9 Giob 9:17; 10:7; 11:4; 16:17; 23:11,12; 27:5,6; 29:14
Giob 9:23,28; 17:8; Ger 2:35

10 Giob 9:30,31; 10:15-17; 13:25; 14:16; 34:5
Giob 13:24; 16:9; 19:11; 30:21; 31:35

11 Giob 13:27; Sal 105:18; Ger 20:2; At 16:24
Giob 31:4; Dan 4:35

12 Giob 1:22; 34:10-12,17-19,23; 35:2; 36:22,23; Ez 18:25; Rom 9:19-21
Giob 32:17; 35:4
Giob 9:4; 26:14; 36:5; 40:2,8,9; Ger 18:6

13 Giob 9:14; 15:25,26; Is 45:9; Ger 50:24; Ez 22:14; At 5:39; 9:4,5; 1Co 10:22
Giob 40:2; De 29:29; Sal 62:11; Is 46:10; Dan 4:35; Mat 20:15; At 1:7; Rom 11:34

14 Giob 40:5; Sal 62:11
2Cron 33:10; Prov 1:24,29; Is 6:9; Mat 13:14; Mar 8:17,18; Lu 24:25; Giov 3:19

15 Giob 4:13; Ge 20:3; 31:24; Nu 12:6; Ger 23:28; Dan 4:5; Eb 1:1
Ge 15:12; Dan 8:18

16 Giob 36:10,15; 2Sa 7:27; Sal 40:6; Is 6:10; 48:8; 50:5; Lu 24:45; At 16:14
Ne 9:38; Rom 15:28

17 Giob 17:11; Ge 20:6; Is 23:9; Os 2:6; Mat 27:19; At 9:2-6
De 8:16; 2Cron 32:25; Is 2:11; Dan 4:30-37; 2Co 12:7; Giac 4:10

18 At 16:27-33; Rom 2:4; 2P 3:9,15

19 Giob 5:17,18; De 8:5; Sal 94:12; 119:67,71; Is 27:9; 1Co 11:32; Ap 3:19
Giob 7:4; 20:11; 30:17; 2Cron 16:10,12; Sal 38:1-8; Is 37:12,13

20 Sal 107:17,18
Ge 3:6; Ger 3:19; Am 5:11

21 Giob 7:5; 13:28; 14:20,22; 19:20; Sal 32:3,4; 39:11; 102:3-5; Prov 5:11
Sal 22:15-17

22 Giob 7:7; 17:1,13-16; 1Sa 2:6; Sal 30:3; 88:3-5; Is 38:10
Giob 15:21; Eso 12:23; 2Sa 24:16; Sal 17:4; At 12:23; 1Co 10:10; Ap 9:11

23 Giudic 2:1; 2Cron 36:15,16; Ag 1:13; Mal 2:7; 3:1; 2Co 5:20
Giob 34:32; Sal 94:12; Is 61:1-3; At 8:30; 1Co 11:30-32; Eb 12:5-12
Giob 9:3; Ec 7:28; Rom 11:13
Giob 11:6; 34:10,12; 35:14; 36:3,8-13; 37:23; Ne 9:33; Sal 119:75; Lam 3:22,23,32,39-41; Ez 18:25-28; Dan 9:14

24 Giob 33:18; 22:21; Eso 33:19; 34:6,7; Sal 86:5,15; Os 14:2,4; Mic 7:18-20; Rom 5:20,21
Giob 36:10,11; Sal 22:4; 30:9-12; 40:2; 71:3; 86:13; Is 38:17-19; Ger 31:20; Zac 9:11
Giob 33:24; Sal 49:7,8; Mat 20:28; Rom 3:24-26; 1Ti 2:6; 1P 1:18,19

25 2Re 5:14
Giob 42:16; De 34:7; Gios 14:10,11; Sal 103:5; Os 2:15

26 2Re 20:2-5; 2Cron 33:12,13,19; Sal 6:1-9; 28:1,2,6; 30:7-11; 41:8-11; 50:15; 91:15; 116:1-6; Is 30:19; Ger 33:3; Gion 2:2-7; At 9:11
Giob 42:8,9; Nu 6:25,26; Sal 4:6,7; 16:11; 30:5; 67:1; At 2:28; Giuda 1:24
Giob 34:11; 1Sa 26:23; Sal 18:20; 62:12; Prov 24:12; Mat 10:41,42; Eb 11:26

27 Ge 16:13; 2Cron 16:9; Sal 11:4; 14:2; 139:1-4; Prov 5:21; 15:3; Ger 23:24
Giob 7:20; Nu 12:11; 2Sa 12:13; Prov 28:13; Ger 3:13; 31:18,19; Lu 15:18-22; 18:13; 1G 1:8-10
Ec 5:8
Sal 19:7,8; 119:128; Rom 7:12-14,16,22
Giob 34:9; Ger 2:8; Mat 16:26; Rom 6:21

28 Giob 33:18,24; 17:16; Sal 55:23; 69:15; Is 38:17,18; Ap 20:1-3
Giob 33:20,22; 3:9,16,20; Sal 49:19; Is 9:2; Giov 11:9

29 Giob 33:14-17; 1Co 12:6; 2Co 5:5; Ef 1:11; Fili 2:13; Col 1:29; Eb 13:21
Giob 33:14; 40:5; 2Re 6:10; 2Co 12:8

30 Giob 33:24,28; Sal 40:1,2; 118:17,18
Sal 56:13; Is 2:5; 38:17; Giov 8:12; At 26:18

31 Giob 13:6; 18:2; 21:2; 32:11

32 Giob 15:4,5; 21:27; 22:5-9; 27:5

33 Sal 34:11; Prov 4:1,2; 5:1,2
Giob 33:3; Sal 49:3; Prov 8:5

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