Nuova Riveduta:

Giobbe 34

Eliu proclama la sovranità della giustizia divina
1 Eliu riprese a parlare e disse:
2 «Voi savi, ascoltate le mie parole! Voi che siete intelligenti, prestatemi orecchio!
3 Poiché l'orecchio giudica i discorsi, come il palato assapora le vivande.
4 Scegliamo quello che è giusto, riconosciamo tra noi quello che è buono.
5 Giobbe ha detto: "Sono giusto, ma Dio mi nega giustizia; 6 ho ragione e passo da bugiardo; la mia ferita è incurabile e sono senza peccato".
7 Dov'è l'uomo che al pari di Giobbe tracanni gli empi scherni come l'acqua, 8 cammini in compagnia dei malfattori e vada assieme con gli scellerati?
9 Infatti ha detto: "All'uomo non giova a nulla avere la benevolenza di Dio".
10 Ascoltatemi dunque, uomini di senno! Lungi da Dio il male, lungi dall'Onnipotente l'iniquità!
11 Poiché egli rende all'uomo secondo le sue opere, fa trovare a ognuno il salario della sua condotta.
12 No, di certo Dio non commette ingiustizie! L'Onnipotente non perverte il diritto.
13 Chi gli ha dato il governo della terra? Chi ha affidato l'universo alla sua cura?
14 Se egli non si curasse che di se stesso, se ritirasse a sé il suo Spirito e il suo soffio, 15 ogni carne perirebbe all'improvviso e l'uomo ritornerebbe in polvere.
16 Se tu sei intelligente, ascolta questo, porgi orecchio alla voce delle mie parole.
17 Uno che odiasse la giustizia potrebbe governare? Osi tu condannare il Giusto, il Potente, 18 che chiama i re "uomini da nulla!" e i prìncipi "scellerati"?
19 Egli non porta rispetto all'apparenza dei grandi, non considera il ricco più del povero, perché sono tutti opera delle sue mani.
20 In un attimo essi muoiono; nel cuore della notte la gente del popolo è scossa e scompare, i potenti sono portati via, senza mano d'uomo.
21 Perché Dio tiene gli occhi aperti sulle vie dei mortali, e vede tutti i loro passi.
22 Non ci sono tenebre, non c'è ombra di morte dove possa nascondersi chi opera iniquamente.
23 Dio non ha bisogno di osservare a lungo un uomo per portarlo davanti a lui in giudizio.
24 Egli fiacca i potenti senza inchiesta e ne stabilisce altri al loro posto; 25 poiché egli conosce le loro azioni. Li abbatte nella notte e sono fiaccati; 26 li colpisce come dei malvagi, in presenza di tutti, 27 perché si sono sviati da lui e non hanno posto mente ad alcuna delle sue vie.
28 Hanno fatto salire a lui il gemito del povero, ed egli ha dato ascolto al gemito degli infelici.
29 Quando Dio dà riposo, chi lo condannerà? Chi potrà contemplarlo quando nasconde il suo volto a una nazione ovvero a un individuo, 30 per impedire all'empio di regnare, per allontanare dal popolo le insidie?
31 Quell'empio ha forse detto a Dio: "Io porto la mia pena, non farò più il male, 32 mostrami tu quel che non so vedere; se ho agito perversamente, non lo farò più"?
33 Dovrà forse Dio rendere la giustizia a modo tuo, perché tu lo critichi? Ti dirà forse: "Scegli tu, non io; quello che sai, dillo"?
34 Le persone assennate, e ogni uomo saggio che mi ascolta, mi diranno:
35 "Giobbe parla senza giudizio, le sue parole sono irragionevoli".
36 Ebbene, sia Giobbe provato sino alla fine, poiché le sue risposte sono quelle dei malvagi, 37 poiché al suo peccato aggiunge la ribellione, batte le mani in mezzo a noi e moltiplica le sue parole contro Dio».

C.E.I.:

Giobbe 34

1 Eliu continuò a dire:
2 Ascoltate, saggi, le mie parole
e voi, sapienti, porgetemi l'orecchio,
3 perché l'orecchio distingue le parole,
come il palato assapora i cibi.
4 Esploriamo noi ciò che è giusto,
indaghiamo fra di noi quale sia il bene:
5 poiché Giobbe ha detto: «Io son giusto,
ma Dio mi ha tolto il mio diritto;
6 contro il mio diritto passo per menzognero,
inguaribile è la mia piaga benché senza colpa».
7 Chi è come Giobbe
che beve, come l'acqua, l'insulto,
8 che fa la strada in compagnia dei malfattori,
andando con uomini iniqui?
9 Poiché egli ha detto: «Non giova all'uomo
essere in buona grazia con Dio».
10 Perciò ascoltatemi, uomini di senno:
lungi da Dio l'iniquità
e dall'Onnipotente l'ingiustizia!
11 Poiché egli ripaga l'uomo secondo il suo operato
e fa trovare ad ognuno secondo la sua condotta.
12 In verità, Dio non agisce da ingiusto
e l'Onnipotente non sovverte il diritto!
13 Chi mai gli ha affidato la terra
e chi ha disposto il mondo intero?
14 Se egli richiamasse il suo spirito a sé
e a sé ritraesse il suo soffio,
15 ogni carne morirebbe all'istante
e l'uomo ritornerebbe in polvere.
16 Se hai intelletto, ascolta bene questo,
porgi l'orecchio al suono delle mie parole.
17 Può mai governare chi odia il diritto?
E tu osi condannare il Gran Giusto?
18 lui che dice ad un re: «Iniquo!»
e ai principi: «Malvagi!»,
19 lui che non usa parzialità con i potenti
e non preferisce al povero il ricco,
perché tutti costoro sono opera delle sue mani?
20 In un istante muoiono e nel cuore della notte
sono colpiti i potenti e periscono;
e senza sforzo rimuove i tiranni,
21 poiché egli tiene gli occhi sulla condotta
dell'uomo
e vede tutti i suoi passi.
22 Non vi è tenebra, non densa oscurità,
dove possano nascondersi i malfattori.
23 Poiché non si pone all'uomo un termine
per comparire davanti a Dio in giudizio:
24 egli fiacca i potenti, senza fare inchieste,
e colloca altri al loro posto.
25 Poiché conosce le loro opere,
li travolge nella notte e sono schiacciati;
26 come malvagi li percuote,
li colpisce alla vista di tutti;
27 perché si sono allontanati da lui
e di tutte le sue vie non si sono curati,
28 sì da far giungere fino a lui il grido
dell'oppresso e fargli udire il lamento dei poveri.
29 Se egli tace, chi lo può condannare?
Se vela la faccia, chi lo può vedere?
Ma sulle nazioni e sugli individui egli veglia,
30 perché non regni un uomo perverso,
perché il popolo non abbia inciampi.
31 Si può dunque dire a Dio:
«Porto la pena, senza aver fatto il male;
32 se ho peccato, mostramelo;
se ho commesso l'iniquità, non lo farò più»?
33 Forse, secondo le tue idee dovrebbe ricompensare,
perché tu rifiuti il suo giudizio?
Poiché tu devi scegliere, non io,
di', dunque, quello che sai.
34 Gli uomini di senno mi diranno
con l'uomo saggio che mi ascolta:
35 «Giobbe non parla con sapienza
e le sue parole sono prive di senno».
36 Bene, Giobbe sia esaminato fino in fondo,
per le sue risposte da uomo empio,
37 perché aggiunge al suo peccato la rivolta,
in mezzo a noi batte le mani
e moltiplica le parole contro Dio.

Nuova Diodati:

Giobbe 34

Elihu difende la giustizia di Dio
1 Elihu riprese a parlare e disse: 2 «Ascoltate, o saggi, le mie parole, e voi, dotti, prestatemi orecchio! 3 Poiché l'orecchio esamina le parole, come il palato assapora i cibi. 4 Scegliamo noi stessi ciò che è giusto, riconosciamo fra noi ciò che è buono. 5 Poiché Giobbe ha detto: "Sono giusto, ma Dio ha tolto via la mia giustizia. 6 Dovrei mentire contro la mia giustizia? La mia ferita è incurabile, benché sia senza peccato". 7 Chi è come Giobbe, che beve la derisione come l'acqua, 8 che cammina in compagnia dei malfattori e vada assieme ai malvagi? 9 Poiché ha detto: "Non giova nulla all'uomo riporre il proprio diletto in DIO". 10 Ascoltatemi dunque, o uomini di senno! Lungi da Dio l'iniquità e dall'Onnipotente la malvagità! 11 Poiché egli rende all'uomo secondo le sue opere, e fa trovare a ognuno il salario della sua condotta. 12 Certamente Dio non compie il male e l'Onnipotente non sovverte la giustizia. 13 Chi gli ha affidato la cura della terra, o chi lo ha costituito sul mondo intero? 14 Se Dio dovesse decidere in cuor suo di ritirare a sé il suo Spirito e il suo soffio, 15 ogni carne perirebbe assieme, e l'uomo ritornerebbe in polvere. 16 Se hai intendimento, ascolta questo, porgi orecchio a ciò che ti dico. 17 Uno che odia la giustizia potrebbe governare? Osi tu condannare il Giusto, il Potente? 18 Lui che dice a un re, "Sei spregevole", e ai principi: "Siete malvagi". 19 Ma egli non usa alcuna parzialità con i grandi né considera il ricco più del povero, perché sono tutti opera delle sue mani. 20 In un attimo, essi muoiono; nel cuore della notte la gente è scossa e scompare, i potenti son portati via senza mano d'uomo. 21 Poiché egli tiene gli occhi sulle vie dell'uomo, e vede tutti i suoi passi. 22 Non vi sono tenebre né ombra di morte, dove possano nascondersi i malfattori. 23 Dio infatti non ha bisogno di osservare a lungo un uomo prima di farlo comparire davanti a sé in giudizio. 24 Egli fiacca i potenti senza fare inchiesta e ne mette altri al loro posto. 25 Poiché conosce le loro opere, li abbatte nella notte e sono distrutti; 26 li colpisce come gente malvagia alla vista di tutti, 27 perché si sono allontanati da lui senza prestare attenzione alle sue vie, 28 fino a far giungere a lui il grido del povero, perché egli ode il grido degli afflitti. 29 Quando Dio dà tranquillità, chi lo condannerà? Quando nasconde il suo volto, chi potrà vederlo, sia contro un'intera nazione o un sol uomo, 30 per impedire all'empio di regnare e al popolo di essere preso da lacci? 31 Può uno dire a Dio: "Io porto la mia pena, non farò più il male; 32 mostrami ciò che non riesco a vedere; se ho commesso qualche iniquità, non lo farò più"? 33 Dovrebbe egli ricompensare in base alle tue condizioni, perché tu rifiuti il suo giudizio? Tu devi scegliere e non io; perciò di' ciò che sai. 34 La gente assennata, come ogni uomo saggio che mi ascolta, mi dirà: 35 "Giobbe parla senza intendimento, le sue parole sono prive di sapienza". 36 Sia dunque Giobbe provato sino alla fine, perché le sue risposte sono come quelle degli uomini malvagi, 37 perché aggiunge al suo peccato la ribellione, batte le mani in mezzo a noi e moltiplica le sue parole contro Dio».

Riveduta 2020:

Giobbe 34

Secondo discorso di Eliù
1 Eliù riprese a parlare e disse:
2 “Voi saggi, ascoltate le mie parole! Voi che siete intelligenti, prestatemi orecchio! 3 Poiché l'orecchio giudica i discorsi, come il palato assapora le vivande. 4 Scegliamo quello che è giusto, riconosciamo fra noi quello che è buono. 5 Giobbe ha detto: 'Sono giusto, ma Dio mi nega giustizia; 6 ho ragione e passo da bugiardo; la mia ferita è incurabile, e sono senza peccato'. 7 Dov'è l'uomo che, come Giobbe, beva gli insulti cattivi come l'acqua, 8 cammini in compagnia dei malfattori, e vada assieme agli scellerati? 9 Infatti ha detto: 'Non giova nulla all'uomo avere il suo diletto in Dio'. 10 Ascoltatemi dunque, o uomini di senno! Lungi da Dio il male, lungi dall'Onnipotente l'iniquità! 11 Poiché egli rende all'uomo secondo le sue opere, e fa trovare a ognuno il salario del suo comportamento. 12 No, di certo Iddio non commette ingiustizie! l'Onnipotente non perverte il diritto. 13 Chi gli ha dato il governo della terra? Chi ha affidato l'universo alla sua cura? 14 Se egli non si curasse che di sé stesso, se ritirasse a sé il suo Spirito e il suo soffio, 15 ogni carne perirebbe all'improvviso, e l'uomo ritornerebbe in polvere. 16 Se tu sei intelligente, ascolta questo, porgi orecchio alla voce delle mie parole. 17 Uno che odiasse la giustizia potrebbe governare? Osi tu condannare il Giusto, il Potente, 18 che chiama i re 'uomini da nulla' e i prìncipi 'scellerati', 19 che non porta rispetto all'apparenza dei grandi, che non considera il ricco più del povero, perché sono tutti opera delle sue mani? 20 In un attimo essi muoiono; nel cuore della notte la gente del popolo è scossa e scompare, i potenti sono portati via, senza mano d'uomo. 21 Perché Iddio tiene gli occhi aperti sulle vie dei mortali, e vede tutti i loro passi. 22 Non ci sono tenebre, non c'è ombra di morte, dove possa nascondersi chi opera ingiustamente. 23 Dio non ha bisogno di osservare a lungo un uomo per portarlo davanti a lui in giudizio. 24 Egli fiacca i potenti, senza inchiesta, e ne stabilisce altri al loro posto; 25 poiché egli conosce le loro azioni; li abbatte nella notte, e sono fiaccati; 26 li colpisce come dei malvagi, in presenza di tutti, 27 perché si sono sviati da lui e non hanno posto mente a nessuna delle sue vie; 28 hanno fatto salire a lui il gemito del povero, ed egli ha dato ascolto al gemito degli infelici. 29 Quando Iddio dà riposo chi lo condannerà? Chi potrà contemplarlo quando nasconde il suo volto a una nazione oppure a un individuo, 30 per impedire all'empio di regnare, per allontanare dal popolo le insidie? 31 Quell'empio ha forse detto a Dio: 'Io porto la mia pena, non farò più il male, 32 mostrami tu quello che non so vedere; se ho agito perversamente, non lo farò più'? 33 Dovrà forse Iddio rendere la giustizia a modo tuo, che tu lo critichi? Ti dirà forse: 'Scegli tu, non io, quello che sai, dillo'? 34 La gente assennata e ogni uomo saggio che mi ascolta, mi diranno: 35 'Giobbe parla senza giudizio, le sue parole sono prive di senno'. 36 Ebbene, sia Giobbe provato sino alla fine! poiché le sue risposte sono quelle degli iniqui, 37 poiché al suo peccato aggiunge la ribellione, batte le mani in mezzo a noi e moltiplica le sue parole contro Dio”.

Riveduta:

Giobbe 34

Secondo discorso di Elihu
1 Elihu riprese a parlare e disse:
2 «O voi savi, ascoltate le mie parole! Voi che siete intelligenti, prestatemi orecchio! 3 Poiché l'orecchio giudica dei discorsi, come il palato assapora le vivande. 4 Scegliamo quello ch'è giusto, riconosciamo fra noi quello ch'è buono. 5 Giobbe ha detto: 'Sono giusto, ma Dio mi nega giustizia; 6 ho ragione, e passo da bugiardo; la mia ferita è incurabile, e sono senza peccato'. 7 Dov'è l'uomo che al par di Giobbe tracanni gli empi scherni come l'acqua, 8 cammini in compagnia de' malfattori, e vada assieme con gli scellerati? 9 Poiché ha detto: 'Non giova nulla all'uomo l'avere il suo diletto in Dio'. 10 Ascoltatemi dunque, o uomini di senno! Lungi da Dio il male, lungi dall'Onnipotente l'iniquità! 11 Poich'egli rende all'uomo secondo le sue opere, e fa trovare a ognuno il salario della sua condotta. 12 No, di certo Iddio non commette ingiustizie! l'Onnipotente non perverte il diritto. 13 Chi gli ha dato il governo della terra? Chi ha affidato l'universo alla sua cura? 14 S'ei non ponesse mente che a se stesso, se ritirasse a sé il suo spirito e il suo soffio, 15 ogni carne perirebbe d'un tratto, e l'uomo ritornerebbe in polvere. 16 Se tu se' intelligente, ascolta questo, porgi orecchio alla voce delle mie parole. 17 Uno che odiasse la giustizia potrebbe governare? E osi tu condannare il Giusto, il Potente, 18 che chiama i re 'uomini da nulla' e i principi 'scellerati', 19 che non porta rispetto all'apparenza de' grandi, che non considera il ricco più del povero, perché son tutti opera delle sue mani? 20 In un attimo, essi muoiono; nel cuor della notte, la gente del popolo è scossa e scompare, i potenti son portati via, senza man d'uomo. 21 Perché Iddio tien gli occhi aperti sulle vie de' mortali, e vede tutti i lor passi. 22 Non vi son tenebre, non v'è ombra di morte, ove possa nascondersi chi opera iniquamente. 23 Dio non ha bisogno d'osservare a lungo un uomo per trarlo davanti a lui in giudizio. 24 Egli fiacca i potenti, senza inchiesta; e ne stabilisce altri al loro posto; 25 poich'egli conosce le loro azioni; li abbatte nella notte, e son fiaccati; 26 li colpisce come dei malvagi, in presenza di tutti, 27 perché si sono sviati da lui e non hanno posto mente ad alcuna delle sue vie; 28 han fatto salire a lui il gemito del povero, ed egli ha dato ascolto al gemito degli infelici. 29 Quando Iddio dà requie chi lo condannerà? Chi potrà contemplarlo quando nasconde il suo volto a una nazione ovvero a un individuo, 30 per impedire all'empio di regnare, per allontanar dal popolo le insidie? 31 Quell'empio ha egli detto a Dio: 'Io porto la mia pena, non farò più il male, 32 mostrami tu quel che non so vedere; se ho agito perversamente, non lo farò più'? 33 Dovrà forse Iddio render la giustizia a modo tuo, che tu lo critichi? Ti dirà forse: 'Scegli tu, non io, quello che sai, dillo'? 34 La gente assennata e ogni uomo savio che m'ascolta, mi diranno: 35 'Giobbe parla senza giudizio, le sue parole sono senza intendimento'. 36 Ebbene, sia Giobbe provato sino alla fine! poiché le sue risposte son quelle degli iniqui, 37 poiché aggiunge al peccato suo la ribellione, batte le mani in mezzo a noi, e moltiplica le sue parole contro Dio».

Ricciotti:

Giobbe 34

1 Ed Eliu continuando a parlare disse: 2 «Ascoltate, o sapienti, le mie parole, e voi, forniti di scienza, uditemi; 3 poichè l'orecchio discerne le parole, come la gola giudica al giusto i cibi. 4 Il diritto noi dobbiamo scegliere, e conoscere fra noi ciò ch'è meglio. 5 Giobbe infatti ha detto: - Io sono giusto, ma Dio ha tolto via il mio diritto; 6 nel mio giudizio infatti v'è una menzogna: acuta è la freccia di chi mi [ha colpito] senza veruna colpa. 7 Qual uomo mai è come Giobbe, che tracanna lo scherno [verso Dio] come acqua? 8 che procede d'accordo con quelli che operano il male, e batte la strada degli empii? 9 Egli infatti ha detto: - All'uomo non giova, metter la sua compiacenza in Dio. - 10 Perciò, o uomini di mente, ascoltatemi: Lungi da Dio l'empietà, e dall'Onnipotente l'iniquità! 11 Egli invero ripaga all'uomo l'opera sua, e qual è la via di ciascuno, gli fa trovar [la mèta]; 12 poichè certamente egli non condanna senza motivo, e l'Onnipotente non viola il diritto. 13 Ha forse egli costituito un altro a capo della terra? ovvero ha affidato a un altro l'orbe ch'ei fabbricò? 14 Se egli ritirasse a sè il suo alito, ed il suo soffio a sè raccogliesse, 15 perirebbe ad un tratto ogni carne [vivente], e l'uomo ritornerebbe in polvere. 16 Se hai dunque intelligenza ascolta ciò che [ti] si dice, e porgi orecchio al suono del mio discorso. 17 Può forse governare chi non ama il diritto? e tu come puoi condannare in tal guisa colui ch'è il Giusto? 18 colui che dice al re: - O indegno! -che verso i principi esclama: - O empii! - 19 che non ha riguardo alle persone dei nobili, nè riconosce il tiranno in contrasto col povero: poichè opera delle sue mani son tutti quanti, 20 all'istante essi muoiono e nel cuor della notte. Sono sconvolti i popoli e via passeranno, sarà rapito il violento senza che alcun lo tocchi. 21 Poichè gli occhi di Lui son sulle vie degli uomini, e tutti i loro passi egli esamina; 22 non v'è tenebra nè ombra di morte, ove asconder si possano gli operanti il male; 23 nè è più oltre in poter dell'uomo di comparir davanti a Dio a giudizio. 24 Egli infrange molti e innumerevoli, e pone degli altri in luogo loro; 25 poichè conosce le opere loro, e per questo adduce la notte e sono schiacciati. 26 Come empii ei colpisce ov'è chi contempli, 27 perchè a industria si allontanarono da lui e nessuna delle sue vie vollero comprendere; 28 cosicchè fecero giungere a lui il grido del meschino, e gli fecero udire la voce del povero. 29 Se egli infatti concede pace, chi lo condannerà? se nasconde il suo volto chi può scorgerlo? Sia sulle genti che su tutti gli uomini [domina egli] 30 che fa regnare il malvagio per i peccati del popolo. 31 Poichè dunque io ho parlato a Dio, non impedirò [altrettanto] a te. 32 Se ho errato, tu ammaestrami, se ho dette cose empie, non insisterò. 33 Forse Dio ne chiederà conto a te perchè ti sono dispiaciute? Eppur tu cominciasti a parlare, non io: chè se tu sai alcunchè di meglio, parla. 34 Gli uomini intelligenti parlino a me, e l'uomo sapiente mi ascolti. 35 Giobbe invece ha parlato stoltamente, e le sue sentenze non sanno d'accortezza. 36 Padre mio! sia messo Giobbe alla prova sino alla fine, nè cessar con l'uomo malvagio; 37 poichè ai suoi peccati aggiunge la bestemmia, stringiamolo frattanto tra di noi, e allor provochi a giudizio Dio coi suoi discorsi.»

Tintori:

Giobbe 34

Secondo discorso di Eliu
1 Poi Eliu, continuando a parlare, disse anche questo: 2 «O sapienti, ascoltate le mie parole, o prudenti, statemi a sentire: 3 giacchè l'orecchio giudica le parole come il palato discerne i cibi. 4 Formiamoci un giudizio, e vediamo tra noi quale sia il meglio. 5 Giobbe ha detto: Io son giusto: e Dio non mi rende giustizia; 6 nel giudizio fatto contro di me ci sono degli sbagli; la mia piaga è atroce senza che io abbia peccato: 7 chi è mai come Giobbe che beve l'insulto come l'acqua, 8 e cammina con quei che commettono l'iniquità, e s'imbranca cogli scelerati? 9 Infatti ha detto: L'uomo non piacerà a Dio, quand'anche corresse assieme con lui. 10 Or dunque ascoltatemi, o uomini assennati. Lungi da Dio l'empietà, e dall'onnipotente l'ingiustizia. 11 Egli infatti renderà all'uomo secondo le sue opere, e retribuirà a ciascuno secondo la sua condotta. 12 Di certo Dio non condanna senza ragione, e l'Onnipotente non perverte la giustizia. 13 Qual altro ha Egli costituito sopra la terra? A chi ha dato il governo dell'universo da lui creato? 14 Se restringesse in sè il suo pensiero, se ritirasse a sè lo spirito e il fiato, 15 sogni carne verrebbe meno, e l'uomo ritornerebbe in cenere. 16 Se tu sei intelligente, ascolta quanto si dice, e sta' attento al suono delle mie parole. 17 Può forse essere sanato colui che non ama la giustizia? E come fai a condannare a questa maniera colui che è il Giusto? 18 Colui che dice al re: Apostata, e chiama i grandi scelerati; 19 colui che non guarda in faccia ai potenti, e non fa conto del tiranno quando è in litigio col povero, perché tutti sono opera delle sue mani. 20 Essi moriranno all'improvviso, nel mezzo della notte, ne saran turbati i popoli, ed essi passeranno, e il violento sarà portato via senza la mano (dell'uomo). 21 Infatti Dio tien d'occhio la condotta dei mortali e considera tutti i loro passi. 22 Non vi son tenebre, nè ombra di morte ove possano nascondersi quelli che operano l'iniquità. 23 Non è più in potere dell'uomo di comparire al giudizio di Dio. 24 Egli ne stritolerà una moltitudine innumerevole, e ne stabilirà altri al loro posto. 25 Conoscendo le loro opere, li travolge nella notte e li fa stritolare; 26 li colpisce come empi in presenza di tutti. 27 Essi come per partito preso si allontanarono da lui e non vollero comprendere nessuna delle sue vie, 28 in modo da far giungere a lui il gemito del povero, da fargli sentire i lamenti degl'infelici. 29 Se Egli dà pace, chi potrà condannare? Se Egli nasconde il suo volto, chi potrà contemplarlo, sia delle nazioni che di tutti gli uomini? 30 E gli fa regnare l'ipocrita a motivo dei peccati del popolo. 31 Giacchè io ho parlato davanti a Dio, non t'impedirò di parlare. 32 Se ho sbagliato, mostramelo, e se ho parlato male non dirò altro. 33 Forse che Dio non ti domanderà conto dell'iniquità, perchè ti è dispiaciuto? Tu e non io hai cominciato a parlare, or se hai qualche cosa di meglio, parla. 34 Parlino con me gli uomini intelligenti, e l'uomo saggio mi ascolti. 35 Ma Giobbe ha parlato stoltamente, e le sue parole non suonan buona dottrina. 36 Padre mio, sia provato Giobbe sino alla fine, non risparmiare l'uomo iniquo; 37 perchè egli aggiunge ai suoi peccati la bestemmia. Frattanto sia fra noi messo alle strette, e poi coi suoi discorsi chiami in giudizio Dio».

Martini:

Giobbe 34

Eliu nuovamente dalle parole di Giobbe lo accusa di bestemmia, e di altri delitti, mostrando l'equità del divino giudizio, e come alla potenza, e scienza di lui tutte le cose sono soggette.
1 Ricomincio adunque Elia, e soggiunse: 2 Voi sapienti ascoltate le mie parole: voi prudenti prestatemi attenzione: 3 Perocché l'orecchio giudica dei discorsi, come il palato discerne i cibi. 4 Discutiamo noi in comune la causa, e vediamo tra noi quello, che sia più vero. 5 Giobbe disse: Io son giusto, ma Dio ha sovvertita la mia causa. 6 Imperocché nel giudizio che è stato fatto di me è corso errore: violenta è la mia piaga, senza alcun mio peccato. 7 Qual'è l'uomo simile a Giobbe, che tien lo schernire come un bere dell'acqua? 8 Il quale si associa con que' che commetton l'iniquità, e batte la via degli empj? 9 Perocché egli ha detto: Non sarà l'uomo accetto a Dio per quanto nelle vie di lui egli corra. 10 Per la qual cosa voi, uomini saggi, ascoltatemi: lungi da Dio l'empietà, e dall'Onnipotente la ingiustizia. 11 Perocché egli renderà all'uomo secondo le sue azioni, e farà che tocchi a ciascuno quello, che ha meritato. 12 Perocché vero si è, che Dio non condanna senza ragione, e l'Onnipotente non giudica a torto. 13 Ha egli cedute le sue veci ad un altro sopra la terra? ed a chi ha egli dato a reggere il mondo ch'ei fabbricò? 14 Se col cuore irato egli a lui si volgesse, lo spirito, e il soffio di lui a se ritrarrebbe. 15 Verrebber meno tatti gli uomini di carne, e ritornerebbero in cenere. 16 Se tu adunque non se' privo d'intelletto, ascolta quel che si dice, e pon mente alle mie parole. 17 Può egli esser capace di guarigione colui, che non ama la giustizia? e come mai condanni tu in tal guisa colui, che è il giusto? 18 Colui che condanna come apostati i regi, e i grandi come empj: 19 Colui che non ha riguardo all'essere de' principi, né fece conto de' tiranni quando disputavano contro de' poveri: perocché opera delle mani di lui son tutti quanti. 20 Ei di repente morranno, e nel mezzo della notte saran conturbati i popoli, ed eglino, passeranno, e saran rapiti i crudeli senz'opera d'uomo. 21 Perocché gli occhi tien egli attenti agli andamenti degli uomini, ed esamina tutti i lor passi. 22 Né il buio, né l'ombra di morte è bastante a nascondere quelli, che operano l'iniquità. 23 Perocché non è in potere dell'uomo il venir di nuovo in giudizio dinanzi a Dio. 24 Egli ne atterra molti, anzi innumerabili, ed altri sostituisce ne' posti loro. 25 Perocché egli conosce le opere loro, e per questo fa venire la notte, ond'ei sono distrutti. 26 Li percosse come empj in luogo di gran concorso. 27 Perché eglino quasi preso partito si allontanaron da lui, e non vollero saper nulla di tutte le vie di lui: 28 Talmente che fino a lui fecer giungere i clamori dei meschini, e gli fecero udire le voci de' poveri. 29 Conciossiaché quand'ei da ad alcuno la pace, chi è che lo condanni? tosto che egli nasconde il suo volto, chi è che in viso lo guardi? Così sarà delle genti, e di tutti gli uomini. 30 Egli è, che ad un ipocrita da il regno a motivo de' peccati del popolo. 31 Or giacché io ho parlato per Iddio non impedirò che tu ancora parli. 32 Se io ho errato correggimi in: se ho parlato male, non dirò più altro. 33 Forse che Dio ne domanderà conto a te, se la mia parola ti spiace? Tu però fosti il primo a parlare, e non io: e se qualche cosa tu sai di meglio, tu parla. 34 Parlino a me gli uomini intelligenti, e l'uomo saggio mi ascolti. 35 Ma Giobbe stoltamente ha parlato, e le parole di lui non suonano buona dottrina. 36 Padre mio, sia tenuto Giobbe alla prova sino alla fine: non lasciar di percuotere un uomo iniquo. 37 Perché egli la bestemmia aggiunge all'altre sue colpe: frattanto mettiamolo noi alle strette, e di poi ne' suoi discorsi chiami egli Dio in giudizio.

Diodati:

Giobbe 34

1 ED Elihu proseguì a parlare, e disse: 2 Voi savi, udite i miei ragionamenti; E voi intendenti, porgetemi l'orecchio. 3 Perciocchè l'orecchio esamina i ragionamenti, Come il palato assapora ciò che si deve mangiare. 4 Proponiamoci la dirittura, Giudichiamo fra noi che cosa sia bene. 5 Conciossiachè Giobbe abbia detto: Io son giusto; Iddio mi ha tolta la mia ragione. 6 Mentirei io intorno alla mia ragione? La saetta, con la quale son ferito, è dolorosissima, Senza che vi sia misfatto in me. 7 Quale è l'uomo simile a Giobbe, Che beve lo scherno come acqua? 8 E che cammina in compagnia con gli operatori d'iniquità, E va con gli uomini empi? 9 Perciocchè egli ha detto: L'uomo non fa niun profitto Di rendersi grato a Dio.
10 Perciò, uomini di senno, ascoltatemi; Tolga Iddio che vi sia empietà in Dio, O perversità nell'Onnipotente. 11 Perciocchè egli rende all'uomo secondo l'opera sua, E fa trovare a ciascuno secondo la sua via. 12 Sì veramente Iddio non opera empiamente, E l'Onnipotente non perverte la ragione. 13 Chi gli ha commesso il governo della terra? E chi gli ha imposta la cura del mondo tutto intiero? 14 Se egli ponesse mente all'uomo, Egli ritrarrebbe a sè il suo alito, ed il suo soffio; 15 Ogni carne insieme trapasserebbe, E l'uomo ritornerebbe nella polvere.
16 Se pur tu hai del senno, ascolta questo; Porgi l'orecchio alla voce de' miei ragionamenti. 17 Di vero, colui che odia la dirittura signoreggerebbe egli? E condannerai tu colui che è sommamente giusto? 18 Direbbesi egli ad un re: Scellerato? E a' principi: Empio? 19 Quanto meno a colui che non ha riguardo alla qualità de' principi, Ed appo cui non è riconosciuto il possente, Per essere antiposto al povero, Perchè essi tutti sono opera delle sue mani? 20 Essi muoiono in un momento, E di mezza notte tutto un popolo è conquassato, e perisce; E il potente è tolto via senza opera di mani. 21 Perciocchè gli occhi suoi son sopra le vie dell'uomo, Ed egli vede tutti i passi di esso. 22 Non vi è oscurità, nè ombra di morte alcuna, Ove si possan nascondere gli operatori d'iniquità. 23 Perciocchè Iddio non ha più riguardo all'uomo, Quando esso è per venire in giudicio davanti a lui. 24 Egli fiacca i possenti incomprensibilmente, E ne costituisce altri in luogo loro. 25 Perciò, conoscendo egli le opere loro, Nel girar d'una notte son fiaccati, 26 Egli li sbatte come empi, In luogo di molti spettatori; 27 Perciocchè si son rivolti indietro da lui, E non hanno considerate tutte le sue vie; 28 Facendo pervenire infino a lui il grido del povero, E facendogli udire lo strido degli afflitti. 29 Se egli rimanda in pace, chi condannerà? E se nasconde la sua faccia, chi lo riguarderà? O sia una nazione intiera, o un uomo solo; 30 Acciocchè l'uomo profano non regni più, E che il popolo non sia più tenuto ne' lacci.
31 Certo ei ti si conveniva indirizzarti a Dio, dicendo: Io ho portato la pena; io non peccherò più. 32 Se vi è alcuna cosa, oltre a ciò che io veggo, mostramelo; Se io ho operato perversamente, io non continuerò più. 33 Vorresti tu, ch'egli ti facesse la retribuzione di ciò ch'è proceduto da te? Sei tu che rifiuti ed eleggi, non già io; Di' pure ciò che tu sai. 34 Gli uomini di senno diranno meco, E l'uomo savio mi acconsentirà, 35 Che Giobbe non parla con conoscimento, E che le sue parole non sono con intendimento. 36 O padre mio, sia pur Giobbe provato infino all'ultimo, Per cagione delle sue repliche, simili a quelle degli uomini iniqui. 37 Perciocchè altrimenti egli aggiungerà misfatto al suo peccato, Si batterà a palme fra noi, E moltiplicherà le parole sue contro a Dio.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 34

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 34

È probabile che Eliu si fermò un po' per vedere se Giobbe avesse qualcosa da dire contro il suo discorso nel capitolo precedente; ma lui seduto in silenzio, e probabilmente sta suggerendo il suo desiderio di continuare, qui procede. E

I. Egli parla non solo dell'uditorio, ma dell'assistenza della compagnia, Giobbe 34:2-4.

II. Accusa Giobbe di altre espressioni indecenti che gli erano sfuggite, Giobbe 34:5-9.

III. Si impegna a convincerlo di aver parlato male, mostrandogli molto pienamente:

1. L'incontestabile giustizia di Dio, Giobbe 34:10-12,17,19,23.

2. Il suo dominio sovrano, Giobbe 34:13-15.

3. La sua onnipotenza, Giobbe 34:20,24.

4. La sua onniscienza, Giobbe 34:21-22,25.

5. La sua severità contro i peccatori, Giobbe 34:26-28.

6. La sua provvidenza dominante, Giobbe 34:29-30.

IV. Gli insegna ciò che deve dire, Giobbe 34:31-32. E poi, infine, lascia la questione alla coscienza di Giobbe, e conclude con un aspro rimprovero nei suoi confronti per la sua irritazione e il suo malcontento, Giobbe 34:33-37. Tutto questo Giobbe non solo sopportò pazientemente, ma prese con gentilezza, perché vedeva che Eliu aveva buone intenzioni; e, mentre gli altri suoi amici lo avevano accusato di ciò da cui la sua stessa coscienza lo aveva assolto, Eliu lo accusò solo di ciò per cui, è probabile, il suo stesso cuore, ora al riflesso, cominciò a colpirlo.

Ver. 1. fino alla Ver. 9.

Qui

I. Elihu si rivolge umilmente agli uditori e si sforza, come un oratore, di ottenere la loro benevolenza e la loro favorevole attenzione.

1. Li chiama saggi e uomini che avevano conoscenza, == Giobbe 34:2. È a suo agio nel trattare con coloro che comprendono il senso. Parlo come a uomini saggi, che possono giudicare quello che dico, == 1Corinzi 10:15. Eliu aveva opinioni diverse da loro, eppure li chiama uomini saggi e sapienti. I disputanti irritati pensano tutti gli sciocchi che non sono della loro mente; ma è un pezzo di giustizia che dobbiamo a coloro che sono saggi a riconoscerlo, anche se i nostri sentimenti non concordano con i loro.

2. Si appella al loro giudizio, e quindi si sottopone al loro processo, Giobbe 34:3 == L'orecchio del giudizioso prova le parole, sia che ciò che viene detto sia vero o falso, giusto o sbagliato, e colui che parla deve superare la prova dell'intelligente. Come dobbiamo provare tutte le cose che udiamo, così dobbiamo essere disposti a dimostrare ciò che diciamo.

3. Li prende in società con lui nell'esame e nella discussione di questa questione, Giobbe 34:4. Non pretende di essere l'unico dittatore, né si impegna a dire ciò che è giusto e buono e ciò che non lo è, ma è disposto a unirsi a loro nella ricerca e desidera una consultazione:

"Mettiamoci d'accordo nel mettere da parte tutte le animosità e le faide, tutti i pregiudizi e le affettazioni di contraddizione, e ogni rigidità nell'aderire all'opinione che abbiamo un tempo sposato, e scegliamo il giudizio su noi stessi; Fissiamo i giusti princìpi su cui procedere, e poi adottiamo i giusti metodi per scoprire la verità; e facciamo sapere tra di noi, confrontando le note e comunicando le nostre ragioni, ciò che è bene e ciò che è diversamente.

Notate, allora è probabile che discerniamo ciò che è giusto quando accettiamo di aiutarci l'un l'altro a cercarlo.

II. Accusa calorosamente Giobbe per alcune parole appassionate che aveva pronunciato, che si riflettevano sul governo divino, appellandosi alla casa se non fosse il caso di chiamarlo alla sbarra e di controllarle.

1. Recita le parole che Giobbe aveva pronunciato, per quanto riesce a ricordare.

(1.) Aveva insistito sulla propria innocenza. (Giobbe ha detto: Io sono giusto == Giobbe 34:5), e, quando era stato esortato a confessare la sua colpa, aveva sostenuto rigidamente la sua dichiarazione: Non colpevole: Dovrei io mentire contro il mio diritto? == Giobbe 34:6. Giobbe aveva parlato a questo proposito: " Tengo salda la mia giustizia", == Giobbe 27:6.

(2.) Aveva accusato Dio di ingiustizia nei suoi rapporti con lui, di avergli fatto torto affliggendolo e di non averlo raddrizzato: Dio ha tolto il mio giudizio; così aveva detto Giobbe, Giobbe 27:2.

(3.) Aveva disperato di trovare sollievo e aveva concluso che Dio non poteva o non voleva aiutarlo: La mia ferita è incurabile e probabilmente mortale, eppure senza trasgressione; non per qualche ingiustizia nelle mie mani, == Giobbe 16:16-17.

(4.) Aveva, in effetti, detto che non c'è nulla da ottenere nel servizio di Dio e che nessun uomo sarà alla fine migliore per il suo (Giobbe 34:9): Ha detto ciò che dà motivo di sospettare che egli pensa che non giovi nulla a un uomo che egli si diletti con Dio. È ammesso che ci sia un piacere attuale nella religione; perché che cos'è se non dilettarsi con Dio, in comunione con lui, in concorso con lui, nel camminare con lui come fece Enoch? Questa è una vera nozione di religione, e rivela che i suoi modi sono piacevoli. Eppure il vantaggio di esso è negato, come se fosse vano servire Dio, == Malachia 3:14. Questo Elihu raccoglie come opinione di Giobbe, con un'allusione a ciò che ha detto (Giobbe 9:22), Egli distrugge il perfetto e l'empio, il che ha una verità in sé (poiché tutte le cose sono uguali a tutti), ma è stato espresso male, e ha dato troppa occasione per questa imputazione, e quindi Giobbe si sedette in silenzio sotto di esso e non tentò la sua propria rivendicazione, donde il signor Caryl osserva bene che gli uomini buoni a volte parlano peggio di quanto intendano, e che un brav'uomo preferirà sopportare più biasimo di quanto meriti piuttosto che scusarsi quando ha meritato qualsiasi biasimo.

2. Fa pagare a Giobbe molto in alto. In generale, quale uomo è come Giobbe? Giobbe 34:7.

«Avete mai conosciuto un uomo come Giobbe, o avete mai sentito un uomo parlare a un ritmo così stravagante?»

Lui lo rappresenta,

(1.) Come sedersi sul seggio degli sprezzanti:

"Beve con disprezzo come l'acqua", cioè "si prende molta libertà di rimproverare Dio e i suoi amici, si compiace di farlo ed è molto liberale nelle sue riflessioni". Oppure: "Egli è molto avido nel ricevere e nell'ascoltare gli scherni e il disprezzo che gli altri gettano sui loro fratelli, si compiace di loro e li esalta".

O, come alcuni spiegano,

"Con queste sue sciocche espressioni si rende oggetto di disprezzo, si espone al rimprovero e dà occasione agli altri di ridere di lui; mentre la sua religione ne soffre, e la reputazione di ciò è ferita dal suo costato".

Abbiamo bisogno di pregare affinché Dio non ci lasci mai a noi stessi a dire o fare qualsiasi cosa che possa renderci un rimprovero per gli stolti, == Salmi 39:8.

(2.) Come se camminasse nella condotta degli empi e stesse sulla via dei peccatori: Egli va in compagnia degli operatori di iniquità == (Giobbe 34:8), non che nella sua conversazione si associasse a loro, ma nella sua opinione li favoriva e li sosteneva, e rafforzava le loro mani. Se (come segue, Giobbe 34:9, per la prova di ciò) non giova nulla all'uomo dilettarsi in Dio, perché non dovrebbe egli porre le redini al collo delle sue concupiscenze e radunarsi con gli operatori di iniquità? Chi dice: Ho lavato invano le mie mani, non solo offende la generazione dei figli di Dio == (Salmi 72:13-14), ma gratifica i suoi nemici e dice come dicono.

10 Ver. 10. fino alla Ver. 15.

Lo scopo del discorso di Eliu è quello di riconciliare Giobbe con le sue afflizioni e di pacificare il suo spirito sotto di esse. A tal fine egli aveva dimostrato, nel capitolo precedente, che Dio non intendeva fargli del male nell'affliggerlo, ma intendeva farlo per il suo beneficio spirituale. In questo capitolo mostra di non avergli fatto alcun torto nell'affliggerlo, né di averlo punito più di quanto meritasse. Se il primo non è riuscito a convincerlo a soddisfarlo, ciò avrebbe dovuto farlo tacere. In questi versi egli rivolge il suo discorso a tutta la compagnia:

"Ascoltatemi, uomini d'intelletto " (Giobbe 34:10), e mostratevi intelligenti acconsentendo a ciò che dico".

E questo è ciò che egli dice: Che il giusto Dio non ha mai fatto, né mai farà, alcun torto ad alcuna delle sue creature, ma le sue vie sono uguali, le nostre sono ineguali. La verità qui mantenuta rispetta la giustizia dell'equità di tutti i procedimenti di Dio. Ora osservate in questi versetti:

I. Con quanta chiarezza questa verità è stabilita, sia negativamente che positivamente.

1. Non fa torto a nessuno: Dio non può fare malvagità,l'Onnipotente commettere iniquità, == Giobbe 34:10. È incompatibile con la perfezione della sua natura, e così è anche con la purezza della sua volontà (Giobbe 34:12): Dio non agirà malvagiamente, né l'Onnipotente perverterà il giudizio. Non può né vuole fare una cosa sbagliata, né trattare a malapena con nessun uomo. Egli non infliggerà mai il male della punizione se non dove trova il male del peccato, né in alcuna proporzione indebita, perché ciò significherebbe commettere iniquità e agire malvagiamente. Se gli si fa appello, o si deve emettere una sentenza definitiva, avrà un occhio di riguardo per il merito della causa e non rispetterà la persona, perché ciò sarebbe pervertire il giudizio. Egli non farà mai torto a nessuno né negherà il diritto a nessuno, ma i cieli proclameranno presto la sua giustizia. Poiché egli è Dio, e quindi è infinitamente perfetto e santo, non può né fare il male a se stesso né tollerarlo negli altri, anzi più di quanto possa morire, o mentire, o rinnegare se stesso. Benché sia Onnipotente, non usa mai il suo potere, come spesso fanno gli uomini potenti, per sostenere l'ingiustizia. Egli è Shaddai, Dio onnisufficiente, e quindi non può essere tentato dal male == (Giacomo 1:13) per fare una cosa ingiusta.

2. Egli amministra la giustizia a tutti (Giobbe 34:11): Egli renderà a lui l'opera dell'uomo. Le buone opere saranno premiate e le cattive opere punite o soddisfatte, così che presto o tardi, in questo mondo o in quello a venire, farà sì che ogni uomo trovi secondo le sue vie. Questa è la regola permanente della giustizia distributiva, dare ad ogni uomo secondo il suo lavoro. Di' ai giusti: Andrà loro bene, guai agli empi, sarà loro male. Se i servizi perseverati ora non vengono ricompensati, e i peccati persistiti ora rimangono impuniti, tuttavia viene un giorno in cui Dio renderà pienamente a ciascuno secondo le sue opere, con gli interessi per il ritardo.

II. Con quanta forza viene affermato,

1. Con l'assicurazione della sua veridicità: sì, certamente, == Giobbe 34:12.

È una verità che nessuno può negare o mettere in discussione; è ciò che possiamo dare per scontato e su cui siamo tutti d'accordo, che Dio non agirà malvagiamente.

2. Con l'orrore del solo pensiero del contrario (Giobbe 34:10): Lungi da Dio che commetta il male, e da noi che ne nutriamo il minimo sospetto o diciamo qualsiasi cosa che sembri accusarlo di esso.

III. Come è evidente che è dimostrato da due argomenti:

1. La sua sovranità assoluta indipendente e il suo dominio (Giobbe 34:13): Chi gli ha dato l'incarico sulla terra e lo ha incaricato di gestire gli affari degli uomini sulla terra? O, chi oltre a disporre l'intero mondo dell'umanità? Egli ha l'amministrazione esclusiva dei regni degli uomini, e l'ha da sé, né gli è affidata da o per nessun altro.

(1.) È certo che il governo è suo, ed egli agisce secondo la sua volontà in tutte le schiere sia del cielo che della terra; e quindi non deve essere accusato di ingiustizia; poiché il Giudice di tutta la terra non farà il bene? == Genesi 18:25. In che modo Dio governerà o giudicherà il mondo se ci sarà, o potrebbe esserci, qualche ingiustizia presso di lui? == Romani 3:5-6. Colui che ha diritto a un potere così illimitato ha certamente in sé una purezza immacolata. Questa è anche una buona ragione per cui dovremmo acconsentire a tutti i rapporti di Dio con noi. Colui che dispone del mondo intero non disporrà forse di noi e delle nostre preoccupazioni?

(2.) È altrettanto certo che egli non deriva il suo potere da nessuno, né è una dispensa che gli è affidata, ma il suo potere è originale e, come il suo essere, da se stesso; e quindi, se non fosse perfettamente giusto, tutto il mondo e i suoi affari sarebbero presto nella massima confusione. Le più alte potenze sulla terra hanno un Dio al di sopra di loro, al quale devono rendere conto, perché non è lontano da loro commettere iniquità. Ma perciò Dio non ha nessuno al di sopra di lui, perché non è possibile che egli faccia alcuna cosa (tale è la perfezione della sua natura) che debba essere controllata. E, se egli è un sovrano assoluto, siamo tenuti a sottometterci a lui, perché non c'è potere superiore a cui possiamo appellarci, così che la virtù è una necessità.

2. Il suo potere irresistibile (Giobbe 34:14): Se avesse rivolto il suo cuore all'uomo, per contendere con lui, molto di più se (come alcuni leggono) avesse rivolto il suo cuore contro l'uomo, per rovinarlo, se avesse trattato l'uomo o con summa potestas - mera sovranità, o con summum jus - stretta giustizia, non ci sarebbe stato alcun posto davanti a lui; lo spirito e il respiro dell'uomo sarebbero presto scomparsi e tutta la carne sarebbe perita insieme, == Giobbe 34:15. L'onestà di molti uomini è dovuta esclusivamente alla loro impotenza; Non fanno il male perché non possono sostenerlo quando viene fatto, o non è in loro potere farlo. Ma Dio è in grado di schiacciare qualsiasi uomo facilmente e improvvisamente, e tuttavia non schiaccia alcun uomo con una forza arbitraria, che quindi deve essere attribuita alla perfezione infinita della sua natura, e che è immutabile. Vedi qui,

(1.) Cosa può fare Dio con noi. Egli può presto ridurci in polvere; non c'è bisogno di alcun atto positivo della sua onnipotenza per farlo; Se Egli ritira il concorso della Sua provvidenza per la quale viviamo, se raccoglie a sé lo Spirito e il Respiro che all'inizio erano dalla Sua mano e che sono ancora nella Sua mano, noi spiriamo immediatamente, come un animale in una pompa d'aria quando l'aria è esaurita.

(2.) Cosa può fare di noi senza farci torto. Egli può ricordare l'essere che ha dato, di cui noi non siamo che affittuari a volontà, e che pure abbiamo perduto; e quindi, finché ciò viene continuato dal suo semplice favore, non abbiamo motivo di gridare per torto, qualunque altra comodità venga rimossa.

16 Ver. 16. fino alla Ver. 30.

Qui Eliu si rivolge più direttamente a Giobbe. Aveva parlato agli altri (Giobbe 34:10) come uomini di intelligenza; ora, parlando a Giobbe, egli mette un se sul suo intelletto: Se hai compreso, ascolta questo e osservalo, Giobbe 34:16.

I. Ascoltate questo: Che Dio non deve essere oggetto di litigio per qualsiasi cosa egli faccia. È un'audace presunzione accusare e condannare l'operato di Dio, come aveva fatto Giobbe con il suo malcontento. Era

1. Per quanto assurdo possa portare al potere chi è un nemico dichiarato della giustizia: governerà anche chi odia il diritto? == Giobbe 34:17. Il giusto Signore ama così tanto la giustizia che, in confronto a lui, si potrebbe dire che anche Giobbe, sebbene fosse un uomo perfetto e retto, odiasse il diritto; e governerà? Pretenderà di dirigere Dio o correggerà ciò che fa? Creature ingiuste come noi daranno forse la legge al giusto Dio? O deve prendere le sue misure da noi? Quando consideriamo la corruzione della nostra natura, e la contrarietà che c'è in noi con l'eterna regola dell'equità, non possiamo non vedere come una cosa empia e impudente da prescrivere a Dio.

2. Era assurdo come sarebbe stato chiamare alla sbarra una persona innocente molto giusta e giudicare contro di lui, sebbene apparisse così chiaramente, durante il processo, che era giustissimo: Condannerai tu colui che è giusto in tutte le sue vie, e non può non esserlo?

3. È più assurdo e disdicevole di quanto sarebbe dire a un principe sovrano: Tu sei malvagio, e ai giudici in trono: Tu sei empio, == Giobbe 34:18. Questo sarebbe considerato come un affronto insopportabile alla maestà e alla magistratura; Nessun re, nessun principe, lo sopporterebbe. A favore del governo, presumiamo che sia una sentenza giusta quella che viene emessa, a meno che non sia molto evidente il contrario; ma, qualunque cosa si pensi, non è opportuno dire in faccia a un re che è malvagio. Natan rimproverò Davide con una parabola. Ma, qualunque cosa possa fare un sommo sacerdote o un profeta, non spetta a un suddito ordinario essere così audace con i poteri che ci sono. Com'è assurdo allora dire così a Dio, imputare l'iniquità a colui che, non avendo rispetto per le persone, non è in tentazione di fare una cosa ingiusta! Egli non considera i ricchi più dei poveri, e quindi è conveniente che egli governi, e non è opportuno che troviamo da ridire su di lui, Giobbe 34:19. Nota: Ricchi e poveri stanno sullo stesso piano davanti a Dio. Un grand'uomo non se la passerà mai meglio, né troverà alcun favore, per la sua ricchezza e grandezza; né un povero se la passerà mai peggio per la sua povertà, né una causa onesta sarà affamata. Giobbe, ora che era povero, doveva avere tanto favore presso Dio, ed essere da lui tanto considerato, quanto quando era ricco; perché sono tutte opera delle sue mani. Le loro persone sono così: i poveri sono fatti dalla stessa mano e dello stesso stampo dei ricchi. Le loro condizioni sono così: i poveri sono stati resi poveri dalla divina provvidenza, così come i ricchi resi ricchi; e quindi i poveri non se la passeranno mai peggio per quello che è il loro destino, non per colpa loro.

II. Ascoltate questo: Che Dio deve essere riconosciuto e sottomesso in tutto ciò che fa. Diverse considerazioni Elihu suggerisce qui a Giobbe, per generare in lui grandi e alti pensieri di Dio, e così persuaderlo a sottomettersi e a non procedere oltre nella sua disputa con lui.

1. Dio è onnipotente e capace di trattare con gli uomini più forti quando entra in giudizio con loro (Giobbe 34:20); anche il popolo, il corpo di una nazione, anche se così numerosa, sarà turbato, sconvolto e messo in disordine, quando Dio vorrà; anche l'uomo potente, il principe, sebbene sempre così onorevole, sempre così formidabile tra gli uomini, Se Dio proferisce la parola, saranno tolti dal suo trono, anzi dalla terra dei viventi; essi moriranno, passeranno. Che cosa non può fare se ha tutti i poteri della morte ai suoi ordini? Osservate la subitaneità di questa distruzione: in un attimo moriranno. Non è un'opera di tempo, con Dio, abbattere i suoi orgogliosi nemici, ma, quando Egli vuole, è presto fatto; né Egli è tenuto a dare loro un avvertimento, no, non un'ora di preavviso. Questa notte la tua anima sarà richiesta. Osserva la sua stagione: saranno turbati a mezzanotte, quando saranno sicuri e negligenti, e non potranno servirsi da soli, come gli Egiziani quando furono uccisi i loro primogeniti. Questa è l'opera immediata di Dio: essi sono portati via, senza mano, insensibilmente, da giudizi segreti. Dio stesso può umiliare il più grande tiranno, senza l'assistenza o l'azione di alcun uomo. Qualunque mano usi a volte per realizzare i suoi scopi, non ne ha bisogno, ma può farlo senza mano. Né è un solo uomo potente che può sopraffare in questo modo, ma anche schiere di loro (Giobbe 34:24): Egli frantumerà uomini potenti senza numero; poiché nessuna potenza combinata può distinguerla contro l'Onnipotenza. Eppure, quando Dio distrugge la tirannia, non progetta l'anarchia; Se vengono abbattuti coloro che hanno governato male, non ne consegue che il popolo non debba avere governanti; poiché, quando spezza gli uomini potenti, ne mette al loro posto altri, che governeranno meglio, o, se non lo fanno, rovescia anche loro di notte, o di notte, così che siano distrutti, == Giobbe 34:25. Ne è testimone Baldassarre. Oppure, se progetta loro lo spazio per pentirsi, non li distrugge subito, ma li colpisce come uomini malvagi, == Giobbe 34:26. Su di loro vengono inferti alcuni giudizi umilianti e mortificanti; Questi governanti malvagi sono colpiti come gli altri uomini malvagi, come certamente, come dolorosamente, colpiti nei loro corpi, nelle loro proprietà o nelle loro famiglie, e questo per avvertire i loro vicini; il colpo è dato in terrorem, come allarme per gli altri, e quindi è dato agli occhi aperti degli altri, affinché anch'essi possano vedere e temere, e tremare davanti alla giustizia di Dio. Se i re non stanno davanti a lui, come staremo noi!

2. Dio è onnisciente e può scoprire ciò che è più segreto. Come il più forte non può opporsi al suo braccio, così il più sottile non può sfuggire al suo occhio; e quindi, se alcuni sono puniti più o meno di quanto pensiamo che dovrebbero essere, invece di litigare con Dio, spetta a noi attribuirlo a qualche causa segreta nota solo a Dio. Per

(1.) Ogni cosa è aperta davanti a lui (Giobbe 34:21): I suoi occhi sono sulle vie dell'uomo; Non solo sono a portata del suo occhio, così che egli possa vederli, ma il suo occhio è su di loro, così che egli effettivamente li osserva e li ispeziona. Egli ci vede tutti e vede tutti i nostri andiri; andiamo dove vogliamo, siamo sotto il suo occhio; Tutte le nostre azioni, buone e cattive, sono considerate, registrate e riservate per essere portate in giudizio quando i libri saranno aperti.

(2.) Nulla è o può essergli nascosto (Giobbe 34:22): Non c'è oscurità né ombra di morte così vicina, così fitta, così solitaria, così lontana dalla luce o dalla vista come che in essa gli operatori di iniquità possano nascondersi dall'occhio scopritore e dalla mano vendicatrice del Dio giusto. Osserva qui,

[1.] Gli operatori di iniquità si nasconderebbero se potessero dagli occhi del mondo per la vergogna (e forse lo faranno), e dagli occhi di Dio per paura, come Adamo tra gli alberi del giardino. Sta arrivando il giorno in cui uomini potenti e capitani in capo chiameranno le rocce e le montagne per nasconderle.

[2.] Sarebbero volentieri nascosti anche dall'ombra della morte, sarebbero nascosti nella tomba e vi giacerebbero per sempre, piuttosto che comparire davanti al tribunale di Cristo.

(3.) È vano pensare di fuggire dalla giustizia di Dio, o di fuggire quando la sua ira ci perseguita. Gli operatori di iniquità possono trovare modi e mezzi per nascondersi dagli uomini, ma non da Dio: Egli conosce le loro opere == (Giobbe 34:25), sia ciò che fanno sia ciò che progettano.

3. Dio è giusto e, in tutte le sue azioni, va secondo le regole dell'equità. Anche quando rovesce i potenti e li frantuma, tuttavia non imporrà all'uomo più del diritto, == Giobbe 34:23. Come non punirà l'innocente, così non esigerà da coloro che sono colpevoli più di quanto meritino le loro iniquità; e della proporzione tra il peccato e la punizione la Sapienza Infinita sarà il giudice. Egli non darà ad alcuno motivo di lamentarsi di non trattarlo male, né alcuno entrerà in giudizio presso Dio, né intenterà un'azione contro di lui. Se lo farà, Dio sarà giustificato quando parlerà e chiaro quando giudicherà. Perciò Giobbe era da biasimare per le sue lamentele nei confronti di Dio, e qui è bene che lasci cadere la sua azione, perché sarebbe certamente stato ingannato o non adatto. Non spetta all'uomo proporsi sempre di entrare in giudizio con l'Onnipotente; Così alcuni leggono l'intero versetto. Giobbe aveva spesso desiderato perorare la sua causa davanti a Dio. Elihu chiede:

"A che scopo? Il giudizio già emesso riguardo a te sarà certamente affermato; Non si possono trovare errori in esso, né si possono fare eccezioni, ma, dopo tutto, deve rimanere così com'è".

Tutto va bene perché Dio lo fa, e così sarà trovato. Per dimostrare che quando Dio distrugge gli uomini potenti e li colpisce come uomini malvagi, non impone su di loro più del giusto, mostra quale fosse la loro malvagità (Giobbe 34:27-28); e chiunque lo confronti con la loro punizione, e poi giudichi se non l'hanno meritata. In breve, questi giudici ingiusti, che Dio giudicherà giustamente, non temevano Dio né consideravano l'uomo, == Luca 18:2.

(1.) Erano ribelli a Dio: si allontanarono da lui, si allontanarono dal suo timore e abbandonarono i suoi stessi pensieri; perché non consideravano nessuna delle sue vie, non badavano né ai suoi precetti né alle sue provvidenze, ma vivevano senza Dio nel mondo. Questo è il fondamento di tutta la malvagità degli empi, che si allontanano da Dio; Ed è perché non considerano, non perché non possono, ma perché non vogliono. Dall'inconsiderazione deriva l'empietà, e da qui ogni immoralità.

(2.) Erano tiranni per tutta l'umanità, Giobbe 34:28. Non invocheranno Dio per se stessi; ma essi fanno giungere a lui il grido dei poveri, e quel grido è contro di loro. Essi sono dannosi e oppressivi per i poveri, li offendono, li schiacciano, li impoveriscono ancora di più, e aggiungono afflizione agli afflitti, che gridano a Dio, si lamentano con lui, ed egli li ascolta e perora la loro causa. Male è il loro caso chi ha contro di sé le preghiere e le lacrime dei poveri; perché il grido degli oppressi, prima o poi, attirerà la vendetta sulle teste degli oppressori, e nessuno può dire che questo sia più che giusto, == Esodo 22:23.

4. Dio ha un dominio incontrollabile in tutti gli affari dei figli degli uomini, e così guida e governa tutto ciò che riguarda sia le comunità che le persone particolari, affinché, come ciò che progetta non può essere sconfitto, così ciò che fa non può essere cambiato, Giobbe 34:29. Osservare

(1.) Le sopracciglia di tutto il mondo non possono disturbare coloro che Dio calma con i suoi sorrisi. Quando dà quiete, chi può creare problemi? == Giobbe 34:29. Questa è una sfida a tutte le potenze dell'inferno e della terra per inquietare coloro ai quali Dio parla di pace, e per i quali la crea. Se Dio dà la pace esteriore a una nazione, può assicurare ciò che dà, e mettere in difficoltà i suoi nemici a darle disturbo. Se Dio dà la pace interiore solo a un uomo, la quiete e la certezza eterna che sono l'effetto della giustizia, né le accuse di Satana né le afflizioni di questo tempo presente, no, né gli arresti della morte stessa, possono dare problemi. Che cosa può mettere a disagio coloro la cui anima dimora a proprio agio in Dio? Vedi Filippesi 4:7.

(2.) I sorrisi di tutto il mondo non possono calmare coloro che Dio tormenta con le sue sopracciglia; perché se egli, nel dispiacere, nasconde il suo volto e nega il conforto del suo favore, chi può allora vederlo? cioè, Chi può contemplare un Dio dispiaciuto, in modo da sopportare la sua ira o allontanarla? Chi può fargli mostrare il suo volto quando decide di nasconderlo, o vedere attraverso le nuvole e le tenebre che lo circondano? Oppure: Chi può vedere un peccatore inquieto, in modo da dargli un sollievo efficace? Chi può essere amico di colui per il quale Dio è nemico? Nessuno può alleviare le angosce della condizione esteriore senza Dio. Se l'Eterno non ti aiuta, da dove arriverò io? 2Re 6:27. Né alcuno può alleviare le angosce della mente contro Dio e i suoi terrori. Se egli imprime il senso della sua ira su una coscienza colpevole, tutte le comodità che la creatura può impartire sono inefficaci. Come aceto su nitrato, così sono le canzoni per un cuore pesante. L'irresistibilità dell'operato di Dio deve essere riconosciuta nei suoi rapporti sia con le comunità che con le persone particolari: ciò che egli fa non può essere controllato, sia che sia fatto contro una nazione nella sua funzione pubblica, sia contro un uomo solo nei suoi affari privati. La stessa Provvidenza che governa i regni potenti presiede agli affari dell'individuo più meschino; e né la forza di un'intera nazione può resistere al suo potere, né la piccolezza di una sola persona può sfuggire alla sua consapevolezza; ma ciò che farà sarà fatto efficacemente e vittoriosamente.

5. Dio è saggio e attento al benessere pubblico, e quindi provvede che l'ipocrita non regni, per timore che il popolo sia preso in trappola, == Giobbe 34:30. Vedi qui,

(1.) L'orgoglio degli ipocriti. Mirano a regnare; La lode degli uomini e il potere nel mondo sono la loro ricompensa, ciò a cui mirano.

(2.) La politica dei tiranni. Quando mirano a stabilirsi, a volte fanno uso della religione come mantello e copertura per la loro ambizione e con la loro ipocrisia salgono al trono.

(3.) Il pericolo in cui si trova il popolo quando regnano gli ipocriti. È probabile che rimangano intrappolati nel peccato, o nei guai, o in entrambi. Il potere, nelle mani dei dissimulatori, è spesso distruttivo per i diritti e le libertà di un popolo, da cui è più facile strapparlo che forzarlo. Molto male è stato fatto allo stesso modo al potere della pietà sotto il pretesto di una forma di pietà.

(4.) La cura che la divina Provvidenza ha del popolo, per prevenire questo pericolo, che l'ipocrita non regni, o che non regni affatto o che non regni a lungo. Se Dio ha misericordia in serbo per un popolo, impedirà l'ascesa o affretterà la rovina di governanti ipocriti.

31 Ver. 31. fino alla Ver. 37.

In questi versetti,

I. Elihu istruisce Giobbe su ciò che dovrebbe dire sotto la sua afflizione, Giobbe 34:31,32. Dopo averlo rimproverato per le sue parole irritanti e appassionate, qui gli mette in bocca parole migliori. Quando riprendiamo per ciò che è sbagliato dobbiamo dirigere a ciò che è buono, affinché i nostri rimproveri siano i rimproveri dell'istruzione, == Proverbi 6:23. Egli non impone a Giobbe di usare queste parole, ma gliele raccomanda, come ciò che era opportuno dire. In generale, lo avrebbe fatto pentire della sua cattiva condotta e delle sue espressioni indecenti sotto la sua afflizione. Gli altri amici di Giobbe avrebbero voluto che egli stesso si considerasse un uomo malvagio, e con l'esagerazione disfecero la cosa. Eliu lo obbligherà solo ad ammettere che, nella gestione di questa controversia, aveva parlato sconsideratamente con le sue labbra. Ricordiamoci di questo, nel dare rimproveri, e non rendiamo la cosa peggiore di quello che è, perché l'allungamento del delitto può vanificare l'accusa. Elihu conficca il chiodo giusto e accelera di conseguenza. Dirige Giobbe,

1. Umiliarsi davanti a Dio per i suoi peccati e accettare la punizione di essi:

"Ho portato il castigo. Ciò che soffro ricade giustamente su di me, e perciò lo sopporterò, e non solo giustificherò Dio in esso, ma riconoscerò la sua bontà".

Molti sono castigati che non sopportano il castigo, non lo sopportano bene e quindi, in effetti, non lo sopportano affatto. I penitenti, se sinceri, prenderanno tutto ciò che Dio fa bene, e sopporteranno il castigo come un'operazione medicinale destinata al bene.

2. Pregare Dio di scoprire i suoi peccati a lui (Giobbe 34:32):

"Quello che vedo non insegnarmi. Signore, dopo averci rivisto, trovo molto male in me e molto male fatto da me, ma ho motivo di temere che ci sia molto di più di cui non sono consapevole, abomini più grandi, che per ignoranza, errore e parzialità verso me stesso, non vedo ancora; Signore, dammi di vederlo, risvegliato dalla coscienza per compiere fedelmente il suo ufficio".

Un uomo buono è disposto a conoscere il peggio di se stesso e, in particolare, nell'afflizione, desidera sentirsi dire perché Dio contende con lui e cosa progetta per correggerlo.

3. Promettere la riforma (Giobbe 34:31): Non offenderò più.

"Se ho commesso iniquità (o vedo che l'ho commessa), non lo farò più; qualunque cosa tu mi riveli sbagliata, per la tua grazia la correggerò per il futuro".

Ciò implica una confessione che abbiamo offeso, un vero rimorso e una tristezza secondo Dio per l'offesa, e un'umile conformità con il disegno di Dio nell'affliggerci, che è quello di separare tra noi e i nostri peccati. Il penitente qui completa il suo pentimento; perché non basta essere dispiaciuti per i nostri peccati, ma dobbiamo andare e non peccare più, e, come qui, legarci con il vincolo di una ferma risoluzione di non tornare mai più alla follia. Questo è degno di essere detto in un proposito fermo, e degno di essere detto a Dio in una solenne promessa e voto.

II. Ragiona con lui riguardo al suo malcontento e al suo disagio sotto la sua afflizione, Giobbe 34:23. Siamo pronti a pensare che ogni cosa che ci riguarda dovrebbe essere proprio come la vorremmo; ma Elihu qui mostra:

1. Che è assurdo e irragionevole aspettarsi questo:

"Dovrebbe essere secondo la tua mente? No, per quale motivo?"

Elihu qui parla con grande deferenza verso la volontà e la sapienza divina, e con una soddisfazione: è altamente appropriato che ogni cosa sia secondo la mente di Dio. Parla anche con giusto disprezzo delle pretese di coloro che sono orgogliosi, e vorrebbero essere i loro stessi intagliatori: Dovrebbe essere secondo la tua mente? Dovremmo avere sempre il bene di cui abbiamo intenzione di godere? Dovremmo quindi invadere ingiustamente gli altri e intrappolare stupidamente noi stessi. Non dobbiamo mai essere afflitti, perché non abbiamo intenzione di farlo? È giusto che i peccatori non si sentano intelligenti, che gli studiosi non siano sottoposti a nessuna disciplina? Oppure, se dobbiamo essere afflitti, è giusto che scegliamo con quale verga saremo percossi? No; è giusto che ogni cosa sia secondo la mente di Dio, e non secondo la nostra; poiché egli è il Creatore, e noi siamo creature. Egli è infinitamente saggio e sapiente; Siamo sciocchi e miopi. Egli è d'accordo; siamo in molti.

2. Che è invano, e inutilmente, aspettarselo:

"Egli lo ricompenserà sia che tu rifiuti sia che tu scelga. Dio seguirà la sua propria via, adempirà il suo consiglio e ricompenserà secondo la sentenza della sua giustizia, sia che tu sia contento o dispiaciuto; non ti chiederà il permesso né il tuo consiglio, ma, ciò che vuole, lo farà. È dunque tua saggezza essere facile e fare della necessità virtù; Sfrutta al meglio ciò che è, perché è in tuo potere fare altrimenti. Se pretendi di scegliere e rifiutare", cioè "di prescrivere a Dio e di eccellere contro ciò che fa, così non lo farò io, acconsentirò a tutto ciò che fa; e perciò dì ciò che sai; Dimmi quello che vuoi, se ti opporrai o ti sottometterai. La questione è chiaramente davanti a te; essere a un punto; tu sei nelle mani di Dio, non nelle mie".

III. Egli fa appello a tutte le persone intelligenti e indifferenti se non ci fosse una grande quantità di peccato e di follia in ciò che Giobbe disse.

1. Avrebbe fatto esaminare a fondo la questione e avrebbe portato a una questione (Giobbe 34:36):

"Il mio desiderio è che Giobbe possa essere processato fino alla fine. Se qualcuno si impegnerà a giustificare ciò che ha detto, lo faccia; in caso contrario, accettiamoci tutti di portare la nostra testimonianza contro di esso".

Molti lo comprendono della sua prova per le afflizioni:

"Che le sue afflizioni continuino finché non sia completamente umiliato e il suo spirito orgoglioso abbattuto, finché non sia costretto a vedere il suo errore e a ritrattare ciò che ha detto così presuntuosamente contro Dio e la sua provvidenza. Che il processo continui fino a quando si ottenga la fine".

2. Si appella sia a Dio che all'uomo, e desidera il giudizio di entrambi su di esso.

(1.) Alcuni leggono Giobbe 34:36 come un appello a Dio: Oh, Padre mio! sia processato Giobbe. Così il margine delle nostre Bibbie, poiché la stessa parola significa il mio desiderio e mio padre; e alcuni suppongono che abbia alzato gli occhi quando ha detto questo, intendendo:

"O Padre mio che sei nei cieli! sia processato Giobbe finché non sia sottomesso".

Quando preghiamo per il beneficio delle afflizioni che ci riguardano o che ci sono per gli altri, dobbiamo guardare a Dio come a un Padre, perché sono correzioni paterne e fanno parte della nostra educazione filiale, Ebrei 12:7.

(2.) Si rivolge agli astanti (Giobbe 34:34):

«Che gli uomini intelligenti mi dicano se possono dare alle parole di Giobbe un'interpretazione più favorevole di quella che ho dato io, e se non ha parlato molto male e non dovrebbe piangere, Peccavi... ho sbagliato».

In ciò che Giobbe aveva detto, pensava che apparisse:

[1.] Che non aveva capito bene se stesso, ma aveva parlato in modo stolto, Giobbe 34:35. Non può dire che Giobbe sia privo di conoscenza e sapienza; ma, in questa faccenda, ha parlato senza conoscenza, e, qualunque sia il suo cuore, le sue parole erano prive di prudenza. Ciò che ha detto a sua moglie può essere ritorto su di lui (Egli parla come parla uno degli stolti) e per la stessa ragione: Non accetteremo il male come il bene dalla mano di Dio? Giobbe 2:10. A volte abbiamo bisogno e meritiamo noi stessi quei rimproveri che abbiamo dato agli altri. Coloro che rimproverano la sapienza di Dio in realtà rimproverano la propria.

[2.] Che non aveva il dovuto riguardo per Dio, ma aveva parlato in modo malvagio. Se ciò che aveva detto sarà provato fino alla fine, cioè se uno lo metterà al massimo e ne trarrà il peggio, si troverà, Primo, che ha preso parte con i nemici di Dio: le sue risposte sono state per gli uomini malvagi; Cioè, ciò che aveva detto tendeva a rafforzare le mani e a indurire i cuori dei malvagi nella loro malvagità, avendo egli portato la questione della loro prosperità molto più in là del necessario. Uomini malvagi, come Baal, perorano per se stessi, se vogliono, ma lungi da noi il fatto che dobbiamo rispondere per loro, o dire qualcosa in loro favore. In secondo luogo, che ha insultato gli amici di Dio e li ha tormentati:

"Egli batte le mani in mezzo a noi; e, se non sarà completamente provato e umiliato, diventerà ancora più insolente e imperioso, come se avesse avuto la meglio e ci avesse messi a tacere tutti".

Parlare male è già abbastanza brutto, ma battere le mani e trionfare quando l'abbiamo fatto, come se l'errore e la passione avessero vinto la vittoria, è molto peggio. In terzo luogo, che ha parlato contro Dio stesso e, attenendosi a ciò che aveva detto, ha aggiunto la ribellione al suo peccato. Parlare, anche se con una sola parola, contro Dio, per il quale parliamo e per il quale dobbiamo parlare, è un grande peccato; che cosa significa allora moltiplicare le parole contro di lui, come se volessimo parlarne? Che cosa significa ripeterli, invece di disfarli? Coloro che hanno peccato e, quando sono chiamati a pentirsi, vanno avanti in modo perverso, aggiungono ribellione al loro peccato e lo rendono estremamente peccaminoso. Errare possum, Haereticus esse nolo - Posso cadere in errore, ma non precipiterò nell'eresia.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 34

1 Capitolo 34

Eliu accusa Giobbe di aver accusato Dio di ingiustizia Giob 34:1-9

Dio non può essere ingiusto Giob 34:10-15

La potenza e la provvidenza di Dio Giob 34:16-30

Eliu rimprovera Giobbe Giob 34:31-37

Versetti 1-9

Eliu invita i presenti a decidere con lui sulle parole di Giobbe. Il cristiano più semplice, la cui mente è illuminata, il cui cuore è santificato dallo Spirito di Dio e che conosce le Scritture, può dire fino a che punto le cose, le parole o le azioni sono in accordo con la vera religione, meglio di chiunque si affidi alla propria comprensione. Giobbe aveva parlato come se volesse giustificarsi completamente. Chi dice: "Ho pulito le mie mani invano", non solo offende i figli di Dio (Sal 73:13-15), ma gratifica i suoi nemici e dice come loro.

10 Versetti 10-15

Eliu aveva mostrato a Giobbe che Dio non intendeva fargli del male affliggendolo, ma intendeva giovargli spiritualmente. Qui dimostra che Dio non gli ha fatto alcun torto affliggendolo. Se il primo non lo soddisfaceva, questo dovrebbe farlo tacere. Dio non può fare del male, né l'Onnipotente commettere del male. Se ora i servizi non vengono ricompensati e i peccati impuniti, c'è un giorno che sta per arrivare, quando Dio renderà pienamente a ogni uomo secondo le sue opere. Inoltre, sebbene la condanna finale del credente sia stata eliminata grazie al riscatto del Salvatore, egli ha comunque meritato più di ogni altra afflizione esteriore, cosicché non gli viene fatto alcun torto, per quanto possa essere provato.

16 Versetti 16-30

Eliu si rivolge direttamente a Giobbe. Poteva forse supporre che Dio fosse come quei principi terreni che odiano il diritto, che sono inadatti a governare e che si rivelano i flagelli dell'umanità? È un'audace presunzione condannare le azioni di Dio, come aveva fatto Giobbe con i suoi malumori. Eliu suggerisce a Giobbe diverse considerazioni, per suscitare in lui pensieri elevati nei confronti di Dio e convincerlo così a sottomettersi. Giobbe aveva spesso desiderato di perorare la sua causa davanti a Dio. Eliu chiede: "A che scopo? Tutto è bene ciò che Dio fa, e sarà trovato tale. Cosa può rendere inquieto chi ha l'anima a suo agio in Dio? I sorrisi di tutto il mondo non possono tranquillizzare coloro che Dio disapprova.

31 Versetti 31-37

Quando rimproveriamo ciò che non va, dobbiamo indirizzare verso ciò che è buono. Gli amici di Giobbe avrebbero voluto che si riconoscesse come un uomo malvagio. Lo obbligheremo solo a riconoscere che ha parlato in modo incauto con le sue labbra. Nel rimproverare, non dobbiamo peggiorare la situazione. Eliu dice a Giobbe di umiliarsi davanti a Dio per i suoi peccati e di accettare la punizione. Inoltre, prega Dio di rivelargli i suoi peccati. Un uomo buono è disposto a conoscere il peggio di se stesso; in particolare, nell'afflizione, desidera sapere perché Dio è in lotta con lui. Non basta essere dispiaciuti per i nostri peccati, ma dobbiamo andare avanti e non peccare più. E se siamo figli affettuosi, ameremo parlare con nostro Padre e dirgli tutto il nostro pensiero. Eliu ragiona con Giobbe a proposito del suo malcontento per l'afflizione. Siamo pronti a pensare che ogni cosa che ci riguarda debba essere proprio come la vorremmo; ma non è ragionevole aspettarsi questo. Eliu chiede se non ci sia peccato e follia in ciò che Giobbe ha detto. Dio è giusto in tutte le sue vie e santo in tutte le sue opere (Sal 145:17). Il credente dice: "Lascia che il mio Salvatore, il mio Signore saggio e amorevole, scelga ogni cosa per me. Sono sicuro che sarà la cosa più saggia e la migliore per la sua gloria e il mio bene.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 34

1 Inoltre, Eliu rispose e disse: - Cioè, evidentemente, dopo una pausa per vedere se Giobbe avesse qualcosa da replicare. La parola risposta nelle Scritture significa spesso "iniziare un discorso", sebbene nulla fosse stato detto da altri; vedi Giobbe 3:2; Isaia 14:10; Zaccaria 1:10; Zaccaria 3:4; Zaccaria 4:11.

A volte è usato con riferimento a un argomento, nel senso che si è risposto a ciò che potrebbe essere suggerito dal lato opposto. Qui forse inteso o nel senso generale di iniziare un discorso, o più probabilmente come risposta ai sentimenti che Giobbe aveva avanzato nel dibattito con i suoi amici.

2 Ascoltate le mie parole, o voi saggi - Rivolgendosi in particolare ai tre amici di Giobbe. Il capitolo precedente era stato indirizzato a Giobbe stesso. Gli aveva esposto le sue opinioni sul disegno dell'afflizione, e non aveva nulla da replicare. Ora si rivolge ai suoi amici, con una particolare intenzione di esaminare alcuni dei sentimenti che Giobbe aveva avanzato, e di mostrare dove era in errore. Si rivolge a loro come "saggi", o saggi, e come dotati di "conoscenza", per conciliare la loro attenzione, e perché li considerava qualificati per comprendere il difficile argomento che si proponeva di spiegare.

3 Per l'orecchio prova le parole: ne accerta il significato, e in particolare determina quali parole valga la pena considerare. Lo scopo di questo è di fissare l'attenzione su ciò che stava per dire; per ottenere l'orecchio in modo che ogni parola dovrebbe fare la sua giusta impressione. La parola orecchio in questo luogo, tuttavia, sembra non essere usata per indicare l'organo esterno, ma l'intera facoltà dell'udito. È dall'udito che si determina il senso di quanto si dice, così come è dal gusto che si discerne la qualità del cibo.

Poiché la bocca gusta la carne - Margine, come in ebraico "palato". Il significato è, come l'organo del gusto determina la natura dei vari articoli di cibo. La stessa figura è usata da Giobbe in Giobbe 12:11.

4 Scegliamo noi il giudizio - Cioè, esaminiamo ed esploriamo ciò che è vero e giusto. Tra le opinioni contrastanti e i sentimenti che sono stati avanzati, scopriamo cosa resisterà alla prova di un'attenta indagine.

5 Perché Giobbe ha detto: Io sono giusto - vedi Giobbe 13:18 , "So che sarò giustificato"; confrontare Giobbe 23:10 , dove dice, se fosse stato provato sarebbe uscito come l'oro. Elihu potrebbe anche aver fatto riferimento alla linea generale di osservazione che aveva perseguito come giustificazione a se stesso.

E Dio ha tolto il mio giudizio - Questo sentimento si trova in Giobbe 27:2; vedere le note in quel luogo.

6 Dovrei mentire contro il mio diritto? - Queste sono anche citate come le parole di Giobbe, e come parte delle opinioni errate su cui Elihu si propone di commentare. Queste parole non ricorrono, tuttavia, come usate da Giobbe riguardo a se stesso, ed Elihu deve essere inteso come riferito a quello che considerava il ceppo generale dell'argomento da lui sostenuto. Sul significato delle parole ci sono state diverse opinioni.

Girolamo li rende: “Poiché nel giudicarmi c'è menzogna - mendacium est ; la mia freccia violenta (la freccia dolorosa in me) è senza peccato”. La Settanta, "Egli il Signore è stato falso nella mia accusa" - ἐψένσατο δὲ τῳ κρίματί μου epseusato de krimati mou - "la mia freccia è pesante senza trasgressione". Coverdale, "Devo essere un bugiardo, anche se la mia causa è giusta". Umbreit lo rende: "Devo mentire se dovessi riconoscere di essere colpevole".

Noyes, "Anche se sono innocente, sono diventato un bugiardo". Prof. Lee, “Devo mentire riguardo al mio caso? la mia freccia è mortale senza trasgressione”. Cioè, Giobbe disse che non poteva mentire al riguardo; non poteva usare un linguaggio che potesse trarre in inganno. Sentiva che una freccia mortale lo aveva raggiunto senza trasgressione, o senza una causa adeguata. Rosenmuller lo rende: “Per quanto possa essere la mia causa, sembro un bugiardo.

Cioè, era considerato colpevole, e trattato di conseguenza, per quanto consapevole potesse essere dell'innocenza e per quanto strenuamente potesse sostenere di non essere colpevole. Il significato probabilmente è: "Sono ritenuto un bugiardo. mi difendo; ripassare la mia vita passata; indicare la mia linea di condotta; incontrare le accuse dei miei amici, ma in tutto questo sono ancora ritenuto un bugiardo. I miei amici mi considerano così, perché non daranno credito alle mie affermazioni, e continuano ancora a discutere come se fossi il più colpevole dei mortali.

E Dio anche in questo mi tiene bugiardo, perché mi tratta costantemente come se fossi colpevole. Non ascolta la mia rivendicazione, e mi infligge dolore e dolore come se tutto ciò che avevo detto sulla mia integrità fosse falso, e io fossi uno dei mortali più abbandonati, così che da tutte le mani sono considerato e trattato come se fossi fondamentalmente falso”. La traduzione letterale dell'ebraico è: "Riguardo al mio giudizio (o alla mia causa) sono ritenuto un bugiardo".

La mia ferita è incurabile - Margine, come in ebraico "freccia". L'idea è che lo avesse colpito una freccia mortale, che non poteva essere estratta. Quindi in Virgilio:

Haeret lateri letalis arundo. Eneide iv. 73.

L'immagine è tratta da un animale che era stato trafitto da una freccia mortale.

Senza trasgressione - Senza alcun peccato che meritasse tale trattamento. Giobbe non pretendeva di essere assolutamente perfetto; sostenne solo che le sofferenze che sopportò non erano una prova adeguata del suo carattere; confronta Giobbe 6:4.

7 Quale uomo è come Giobbe, che beve disprezzando come l'acqua? - Un'immagine simile si trova in Giobbe 15:16. L'idea è che fosse pieno di discorsi di rimprovero riguardo a Dio; del linguaggio dell'irriverenza e della ribellione. Vi si abbandonava così liberamente come un uomo beve l'acqua; raccoglie e assorbe tutto il linguaggio di rimprovero che trova, e vi si abbandona come se fosse perfettamente innocuo.

8 Che va in compagnia degli operatori d'iniquità - Cioè, nei suoi sentimenti. L'idea è che ha sostenuto le stesse opinioni che hanno fatto, e ha avuto le stesse opinioni di Dio e del suo governo. La stessa accusa era stata prima mossa contro di lui dai suoi amici; vedi le note a Giobbe 21.

9 Perché ha detto: Non giova a un uomo che si diletta in Dio - Cioè, non c'è alcun vantaggio nella pietà e nello sforzo di servire Dio. Non farà alcuna differenza nei rapporti divini con lui. Sarà trattato altrettanto bene se vive una vita di peccato, come se si impegnasse a vivere secondo le più severe regole della pietà. Giobbe non aveva usato proprio questo linguaggio, ma in Giobbe 9:22 aveva espresso quasi lo stesso sentimento.

È probabile, tuttavia, che Elihu si riferisca a ciò che considerava la portata e la tendenza generale delle sue osservazioni, come implicando che non vi era alcun rispetto per il carattere nei rapporti divini con l'umanità. Era facile pervertire le opinioni che Giobbe effettivamente nutriva, in modo da fargli sembrare di mantenere questo sentimento, e fu probabilmente con una vista speciale a questa accusa che Giobbe pronunciò i sentimenti registrati in Giobbe 21; vedere le note in quel capitolo.

10 Perciò ascoltami: Elihu procede ora a rispondere a quelli che considerava i sentimenti errati di Giobbe, ea mostrare l'improprietà del linguaggio che tanto si rifletteva su Dio e sul suo governo. Invece, invece, di confrontarsi con i fatti di causa, e di mostrare come l'effettivo corso degli eventi potrebbe conciliarsi con la giustizia, risolve tutto in una questione di sovranità, e sostiene che è sbagliato dubitare della rettitudine dei rapporti di uno così potente come Dio.

In ciò egli segue sostanzialmente lo stesso corso che avevano fatto gli amici di Giobbe, e per risolvere le reali difficoltà del caso fa poco più di quanto non abbiano fatto loro. I fatti a cui si riferiva Giobbe sono appena accennati; le questioni imbarazzanti sono ancora irrisolte, e la quantità di tutto ciò che dice Elihu è che Dio è un sovrano e che deve esserci uno spirito improprio quando le persone presumono di pronunciarsi sulle sue azioni.

Voi uomini di comprensione - Margine, come in ebraico uomini di "cuore". La parola cuore è usata qui come era uniformemente tra gli ebrei; la visione ebraica della fisiologia era che il cuore fosse la sede di tutte le operazioni mentali. Non parlano mai della testa come sede dell'intelletto, come facciamo noi. Il significato qui è che Elihu li considerava saggi, qualificati per comprendere e apprezzare la verità sull'argomento in discussione.

Lungi da Dio - ebraico חלילה châlı̂ylâh - "profano, empio". È un'espressione di ripugnanza, come se la cosa proposta fosse profana o empia: 1 Samuele 20:2; Genesi 18:25; Giosuè 24:16.

Il significato qui è che l'idea stessa che Dio farebbe del male, o potrebbe patrocinare l'iniquità, era una concezione profana e non doveva essere tollerata per un momento. Questo è abbastanza vero, e in questo sentimento generale, senza dubbio, Giobbe stesso sarebbe stato d'accordo.

11 Poiché egli gli renderà l'opera di un uomo - tratterà ogni uomo come merita - e questa è l'essenza della giustizia. Della verità di questo, inoltre, non poteva esserci alcun dubbio. Elihu, infatti, non lo applica al caso di Giobbe, ma non c'è dubbio che intendesse che dovesse avere un tale riferimento. Riteneva che Giobbe avesse accusato Dio di ingiustizia, per avergli inflitto mali che non si meritava affatto.

Si preoccupa, quindi, di affermare questo principio generale, che presso Dio ci deve essere giustizia imparziale - lasciando che l'applicazione di questo principio ai fatti del mondo, sia organizzata nel miglior modo possibile. Nessuno può dubitare che Elihu in questo abbia preso il vero fondamento, e che si debba sostenere il grande principio che Dio non può sbagliare, e che tutti i fatti nell'universo devono essere coerenti con questo grande principio, se ora possiamo vedere che sia così o no.

12 Sì, sicuramente Dio non agirà in modo malvagio - Elihu ritiene che questo principio sia così importante che lo ripete e si sofferma su di esso. Dice: "Sicuramente ( אמנם 'omnâm ) deve essere così". Il principio deve essere mantenuto a tutti i costi, e nessuna opinione che lo contravviene dovrebbe essere assecondata per un momento. Il suo motivo di lamentela contro Giobbe era che non si era attenuto a questo principio, ma, sotto la pressione delle sue sofferenze, si era lasciato andare a osservazioni che implicavano che Dio potesse fare del male.

Né l'Onnipotente perverterà il giudizio - Come Elihu supponeva che Giobbe avesse sostenuto; vedi Giobbe 34:5. “Pervertire il giudizio” è fare ingiustizia; mettere l'ingiustizia al posto del diritto.

13 Chi gli ha affidato l'incarico sulla terra? - Cioè, è il grande Proprietario e Sovrano originale di tutti. Ha tratto la sua autorità per governare da nessuno; non è soggetto a nessuno, e quindi ha il diritto assoluto di fare il proprio piacere. Regnando quindi con autorità assoluta e originale, nessuno ha il diritto di mettere in discussione l'equità di ciò che fa. L'argomento di Elihu qui, che Dio farebbe bene, deriva esclusivamente dalla sua indipendenza.

Se fosse un governatore subordinato, proverebbe meno interesse per la corretta amministrazione degli affari e potrebbe essere tentato di commettere offese per gratificare i sentimenti del suo superiore. Essendo, tuttavia, supremo e indipendente, non può essere tentato di fare il male da alcun riferimento a una volontà superiore; poiché l'universo è ciò che ha fatto, e che gli appartiene, ogni considerazione lo porterebbe a fare il bene a tutti.

Non può avere parzialità per l'uno più che per l'altro; e non ci può essere nessuno a cui desidererebbe fare ingiustizia - perché chi vuole ferire ciò che gli appartiene? Il prof. Lee, tuttavia, rende questo: "Chi ha ordinato una terra contro di lui?" Suppone che l'osservazione abbia lo scopo di mostrare la follia di ribellarsi a Dio. Ma la prima interpretazione sembra meglio accordarsi con la portata dell'argomentazione.

O chi ha disposto il mondo intero? - Chi ha organizzato gli affari dell'universo? La parola resa "mondo", di solito significa la terra abitabile, ma è qui impiegata nel senso dell'universo, e l'idea è che Dio ha disposto e ordinato tutte le cose, e che è il Sovrano supremo e assoluto.

14 Se ha messo il suo cuore sull'uomo - Margine, come in ebraico "su di lui" - che significa "uomo". Cioè, se fissa la sua attenzione in modo particolare su di lui, o dovrebbe formare uno scopo nei suoi confronti. L'argomento sembra essere tbis. “Se Dio volesse una cosa del genere, e ci mettesse il cuore, potrebbe facilmente stroncare l'intera razza. Ha il potere di farlo, e nessuno può negargli il diritto. L'uomo non ha diritto alla vita, ma colui che l'ha data ha il diritto di ritirarla, e la razza è assolutamente dipendente da questo Sovrano infinito.

Essendo un tale Sovrano, quindi, e avendo tale diritto, l'uomo non può lamentarsi del suo Creatore come ingiusto, se è chiamato a passare attraverso prove”. Rosenmuller, tuttavia, suppone che questo debba essere preso nel senso di un severo esame, e che significhi: “Se Dio esaminasse con rigore la vita dell'uomo, e notasse tutte le sue colpe, nessuna carne sarebbe autorizzata a vivere. Tutti sarebbero stati giudicati colpevoli e sarebbero stati tagliati fuori.

Grozio suppone che significhi: “Se Dio considerasse solo se stesso; se volesse solo essere buono con se stesso, cioè consultare il proprio benessere, toglierebbe la vita a tutti, e vivrebbe e regnerebbe da solo». Questa è anche l'interpretazione di Umbreit, Schnurrer ed Eichhorn. Noyes lo considera un argomento tratto dalla benevolenza di Dio, il che significa che se Dio fosse severo, ingiusto e vendicativo, la terra sarebbe una scena di desolazione universale.

Mi sembra, tuttavia, che sia piuttosto un argomento dell'assoluta sovranità o potere dell'Onnipotente, il che implica che l'uomo non aveva il diritto di lamentarsi delle azioni divine nella perdita della salute, della proprietà o degli amici; poiché, se avesse voluto, avrebbe potuto spazzare via l'intera razza e lasciare la terra desolata.

Se raccoglie in sé il suo spirito e il suo respiro - Lo spirito dell'uomo è rappresentato come dato originariamente da Dio, e che ritorna a lui quando l'uomo muore; Ecclesiaste 12:7 , “Allora la polvere ritornerà sulla terra com'era; e lo spirito ritornerà a Dio che l'ha dato”.

15 Ogni carne perirà insieme - Se Dio avesse scelto, avrebbe il diritto di abbattere l'intera razza. In che modo allora la gente si lamenterà della perdita della salute, degli agi e degli amici, e presumerà di accusare Dio come se fosse ingiusto?

16 Se ora hai comprensione, ascolta questo: sembra che questo sia rivolto a Giobbe. Il discorso prima di questo era stato diretto ai suoi tre amici, ma qui sembra che Eliu si sia rivolto a Giobbe e gli abbia rivolto un appello solenne, se così non fosse. Nei versi successivi si ribatte con lui sulle sue opinioni e gli mostra che ciò che aveva detto implicava gravi riflessioni sul carattere e sul governo di Dio.

17 Dovrà governare anche colui che odia il diritto? - Margine, come in ebraico "bind". Cioè, dovrà vincolare dalle leggi. L'argomento in questo verso sembra essere un appello a quella che deve essere la convinzione dell'umanità, che Dio, il Grande Governatore dell'universo, non poteva essere ingiusto. Questa convinzione, sembra aver supposto Eliu, era così profonda nella mente umana, che avrebbe potuto fare appello anche a Giobbe stesso per la sua verità.

La domanda qui posta implica che sarebbe impossibile credere che un ingiusto possa governare l'universo. Una tale supposizione sarebbe in contrasto con tutte le convinzioni dell'anima umana, e tutte le indicazioni della natura del suo governo che si trovano nelle sue opere.

E condannerai il giustissimo? - Il grande e santo Sovrano dell'universo. L'argomento qui è che Giobbe si era in effetti posto nell'atteggiamento di condannare colui che, per il fatto che era il Governatore dell'universo, doveva essere il più giusto. L'improprietà di ciò la mostra nei versi seguenti.

18 È giusto dire a un re: sei malvagio? - L'argomento qui è questo: “Ci sarebbe una grave scorrettezza nel denunciare la condotta di un monarca terreno e nell'usare un linguaggio condannando severamente ciò che fa. Il rispetto è dovuto a quelli di rango elevato. I loro piani sono spesso nascosti. È difficile giudicarli finché non sono completamente sviluppati. Condannare quei piani e usare il linguaggio della denuncia non sarebbe tollerato e sarebbe gravemente improprio.

Quanto più quando quel linguaggio si riferisce al Dio Grande, Infinito, e ai suoi piani eterni!” Si può aggiungere qui, in accordo con il sentimento di Elihu, che le persone spesso si abbandonano a pensieri e un linguaggio su Dio che non tollererebbe rispetto a un monarca terreno.

19 Tanto meno a chi non accetta la persona dei principi - Accettare la persona di qualcuno è trattarlo con speciale favore a causa del suo rango, della sua ricchezza, o per favoritismi e parzialità. Questo Dio spesso nega rispetto a se stesso; (confronta Galati 2:6; Atti degli Apostoli 10:34; 2 Cronache 19:7; Romani 2:11; Efesini 6:9; Colossesi 3:25 ), e lo vieta solennemente in altri; vedi Giacomo 2:1 , Giacomo 2:3 , Giacomo 2:9; Levitico 19:15; Deuteronomio 1:17; Deuteronomio 16:19.

Il significato qui è che Dio è del tutto imparziale nella sua amministrazione e tratta tutti come dovrebbero essere trattati. Non mostra favore a nessuno a causa della ricchezza, del rango, del talento, dell'ufficio o dell'abito gioioso, e non esclude nessuno dal favore a causa della povertà, dell'ignoranza o di un rango umile nella vita. Questo sembra fosse un sentimento ammesso ai tempi di Elihu, e sulla base del fatto che era indiscutibile, egli sostiene con forza l'improprietà di mettere in discussione l'equità della sua amministrazione in un linguaggio come quello che aveva usato Giobbe.

Poiché sono tutti opera delle sue mani - Egli li considera tutti sue creature. Nessuno ha alcun diritto speciale su di lui a causa del rango, del talento o della ricchezza. Ogni creatura che ha fatto, alta e bassa, ricca e povera, vincolata e libera, può aspettarsi che gli sarà fatta giustizia imparziale e che le sue circostanze esterne non controlleranno o modificheranno le determinazioni divine nei suoi confronti, o il divino rapporti con lui.

20 In un momento moriranno - Cioè, i ricchi ei grandi. Passano improvvisamente fuori dalla scena dell'azione. Non hanno alcun potere di costringere Dio a favorirli, e non hanno qui una permanenza di esistenza che possa costituire una pretesa sul suo favore speciale. Presto giacciono indistinti nella polvere. Tutti sono nelle sue mani; e quando lui lo vorrà, dovranno coricarsi nella polvere insieme. Non esenta nessuno dalla morte; non risparmia nessuno per bellezza, rango, ricchezza, talento o cultura, ma consegna tutti indiscriminatamente alla tomba, mostrando che è disposto a trattarli tutti allo stesso modo.

Questo è sollecitato da Elihu come prova che Dio non ha parzialità, ma tratta tutte le persone come se fossero allo stesso livello - e non c'è illustrazione più sorprendente di ciò che è fornita dalla morte. Tutti muoiono. Nessuno viene risparmiato a causa del titolo, della ricchezza, del rango, della bellezza, dell'età o della saggezza. Tutti muoiono in un modo che dimostra che non ha favoritismi. Il ricco può morire di una malattia dolorosa e protratta come il povero; il bello e l'abile con una malattia ripugnante e ripugnante come il mendicante.

Il triste mutamento che subisce il corpo nella tomba è tanto ripugnante in un caso quanto nell'altro; e in mezzo a tutto lo splendore del rango, e la magnificenza dell'abito e dell'equipaggiamento, Dio intende mantenere la grande verità davanti alle menti delle persone, che sono davvero allo stesso livello e che tutti devono condividere allo stesso modo per mano sua.

E il popolo sarà turbato - Sarà scosso, agitato, allarmato. Temono il pericolo imminente o la prospettiva di una distruzione improvvisa.

A mezzanotte - L'immagine qui è probabilmente tratta da un terremoto, o da un improvviso attacco di una banda di briganti in un villaggio di notte. Il pensiero essenziale è quello della subitaneità con cui Dio può togliere insieme il potente e il medio. Niente può resistergli, e poiché ha questo controllo assoluto sulle persone e tratta tutti allo stesso modo, c'è una grande scorrettezza nel lamentarsi del suo governo.

E i potenti - Margine, "Porteranno via i potenti". L'idea è che i grandi saranno rimossi, vale a dire, per morte improvvisa o per travolgente calamità. L'argomentazione di Elihu in questo passaggio Giobbe 34:18 è che sarebbe considerata una grande presunzione accusare la condotta di un principe o di un re, e deve essere molto più così mettere in discussione le azioni di colui che è così superiore a principi e re che non mostra loro alcuna parzialità a causa del loro rango, ma li spazza via con improvvise calamità come fa con i più umili dell'umanità.

Senza mano - Cioè, senza alcuno strumento umano, o senza l'uso di alcun mezzo visibile. È con una parola - con un'espressione della sua volontà - con il potere dove l'agenzia non si vede. Il progetto è mostrare che Dio può farlo con infinita facilità.

21 Poiché i suoi occhi sono sulle vie dell'uomo - Nessuno può sfuggire alla sua attenzione; confrontare Salmi 139:2.

22 Non c'è oscurità - Nessuna caverna oscura che possa fornire un luogo di nascondiglio. I colpevoli di solito si rifugiano in qualche luogo oscuro dove le persone non possono individuarli. Ma Eliu dice che l'uomo non ha il potere di nascondersi così a Dio.

Né ombra di morte - Una frase qui che significa oscurità profonda; vedilo spiegato nelle note di Giobbe 3:5.

Dove si nascondono gli operatori di iniquità - Cioè, dove si nascondono per non essere scoperti da Dio. Possono nascondersi all'attenzione dell'uomo; possono sfuggire alla polizia più vigile; possono eludere tutti gli ufficiali di giustizia sulla terra. Ma non possono essere nascosti a Dio. C'è un occhio che vede i loro nascondigli e c'è una mano che li trascinerà davanti alla giustizia.

23 Perché non imporrà all'uomo più del giusto - Sono state date molte traduzioni di questo versetto. Secondo la nostra versione comune, significa che Dio non tratterà l'uomo in modo tale da dargli giusta ragione per mettere in discussione la rettitudine dei rapporti divini. In nessun caso riceverà più di quanto meritino i suoi peccati, in modo da dargli motivo di lamento. Questo è senza dubbio un sentimento corretto; ma si può dubitare che sia il senso trasmesso dall'originale. Umbreit lo rende:

Denn er braucht auf einem Mann nicht lang zu achten

Um ihm vor Gott in das Gericht zn ziehen.

"Poiché non ha bisogno di molto tempo per considerare un uomo per portarlo davanti a Dio in giudizio" - nel senso che ha tutto il potere; che può vedere subito tutto il suo carattere; e che può portarlo subito al suo bar. Questa traduzione si accorda indubbiamente con la portata generale dell'argomento. Noyes lo rende:

Non ha bisogno di occuparsi a lungo di un uomo,

Per portarlo in giudizio davanti a Dio.

Wemyss lo rende in modo simile:

Non ha bisogno di laboriose indagini,

Per condannare gli uomini al suo tribunale.

Rosenmuller dà un senso simile al passaggio. Secondo questo, il significato è che non c'è bisogno che Dio presti lunga attenzione a un uomo, o si occupi di una lunga indagine, per poterlo portare in giudizio. Lo conosce a colpo d'occhio. Può subito condannarlo, e può decidere il caso in un momento senza pericolo di errore. I tribunali umani hanno bisogno di lunghe e pazienti indagini, e poi sono spesso ingannati; ma nessuna tale necessità, e nessun tale pericolo, appartiene a Dio.

Questa interpretazione concorda con la portata del passaggio (confronta le note a Giobbe 34:24 ), e mi sembra corretta. L'ebraico letteralmente è: "Poiché non riposerà sull'uomo (scil. la sua mente o attenzione) a lungo che dovrebbe andare davanti a Dio in giudizio;" cioè, non c'è bisogno di una lunga e ansiosa indagine da parte sua, affinché possa dimostrare che è giusto per lui tagliare l'uomo. Può farlo subito e nessuno ha il diritto di lamentarsi.

24 Spezzerà in pezzi - Schiaccia o distrugge il grande. Non è intimidito dalla loro ricchezza, dal loro rango o dal loro numero.

Senza numero - Margine, più correttamente, "ricerca". Cioè, lo fa senza il lungo processo di un'indagine giudiziaria. La parola ebraica qui usata ( חקר chêqer ) significa propriamente “una ricerca”, “un esame”; e il significato qui è che non c'è bisogno che si occupi di una lunga indagine sulla vita delle persone malvagie prima di portarle alla punizione.

Li vede subito; conosce tutta la loro condotta e può procedere contro di loro senza indugio. Quindi, è che viene spesso in modo così improvviso e li interrompe. Un tribunale umano ha la necessità di esaminare i testimoni e di occuparsi di tutte le circostanze palliative, prima di poter pronunciare una sentenza su un delinquente. Ma non è così con Dio. Giudica subito e direttamente, e quindi si fa avanti all'improvviso per abbattere i colpevoli.

E metti gli altri al loro posto - Metti gli altri nella situazione che ora occupano. Cioè, può con la massima ragione fare intere rivoluzioni tra le persone.

25 Perciò conosce le loro opere - O, "Perché conosce le loro opere". La parola ( לכן lākên ) qui resa "quindi" è evidentemente usata per indicare che poiché o perché era intimamente a conoscenza di tutto ciò che facevano, poteva giustamente vendicarsi su di loro senza lunghe indagini.

E li capovolge nella notte - letteralmente, "si trasforma nella notte"; nel senso, probabilmente, volge la notte su di loro; cioè, porta loro calamità. La parola "notte" è spesso usata per indicare calamità o rovina. Umbreit lo intende nel senso di "girare la notte"; cioè, che avevano nascosto le loro opere come nella notte, ma che Dio "così gira la notte" da portarle alla luce del giorno. La Vulgata lo rende “et ideireo inducit noctem”, “e perciò porta la notte”; cioè porta avversità e rovina. Questa è probabilmente l'interpretazione corretta.

In modo che vengano distrutti - Margine, "schiacciato". L'idea è che quando Dio provoca così avversità su di loro, sono prostrati sotto il suo potere.

26 Li colpisce come uomini malvagi - letteralmente, "Sotto i malvagi, o a causa dei malvagi, li colpisce". Cioè, li tratta “come se” fossero malvagi; li considera e li tratta come tali. Si occupa di loro "sotto" il carattere generale di persone malvagie e le punisce di conseguenza.

Alla vista degli altri - Margine, come in ebraico "al posto di chi guarda". L'idea è che sia fatto apertamente o pubblicamente. I loro peccati sono stati commessi in segreto, ma sono puniti apertamente. La manifestazione del dispiacere divino è in presenza di spettatori, o è così aperta e pubblica, che non può che essere vista. È molto probabile che in tutta questa descrizione Eliu avesse messo gli occhi sulle pubbliche calamità che erano avvenute su Giobbe, e che intendesse includerlo tra il numero di uomini potenti che Dio aveva così improvvisamente rovesciato.

27 Perché si sono allontanati da lui - Margin, "da dopo di lui". Cioè, si sono allontanati o si sono allontanati da Dio.

E non avrebbero considerato nessuno dei suoi modi - Non avrebbero considerato o prestato attenzione a nessuno dei suoi comandi. La parola via, nelle Scritture, è spesso usata per indicare “religione”. Una “via” denota il corso della vita che si conduce; il sentiero in cui cammina. Le “vie di Dio” denotano il suo corso o progetto, i suoi precetti o leggi; e allontanarsi da loro, o ignorarli, è solo un altro modo per dire che un uomo non ha religione.

28 In modo che facciano venire a lui il grido dei poveri - - Il loro carattere è quello degli oppressori. Tolgono i diritti ai poveri; spogliare le loro proprietà senza giusta pretesa, e far loro versare i loro lamenti davanti a Dio.

E ascolta il grido degli afflitti: opprimono il povero in modo che si appelli a lui, ma Dio ascolta il loro grido e punisce l'oppressore. Questa è “un'osservazione generale” qui inserita, nel senso che Dio “sempre” guarda al grido degli oppressi. La sua relazione con il caso dinanzi a noi è che Dio ascolta l'appello che gli fanno gli oppressi, e di conseguenza porta calamità su coloro che sono colpevoli di torto.

29 Quando dona tranquillità - Cioè, quando Dio progetta di dare riposo, conforto, agio o prosperità in qualsiasi modo a un uomo. La parola ebraica usata qui può riferirsi a qualsiasi tipo di agio, riposo o pace. L'idea che Elihu intende trasmettere è che Dio ha tutte le cose sotto il suo controllo e che può portare prosperità o avversità a un individuo oa una nazione a suo piacimento.

Chi allora può creare guai? - letteralmente, "Chi può condannare o ritenere colpevole" - ירשׁע yarâsha‛. Il senso è che nessuno può sopraffarlo con la coscienza della colpa, al quale Dio intende dare la pace derivante dal suo favore e dalla sua amicizia. Oppure, nessuno può portare calamità su un uomo “come se” fosse colpevole, o in modo da “mostrare” che è colpevole, quando Dio intende trattarlo come se non lo fosse.

Questo è vero ora come lo era al tempo di Elihu. Quando Dio progetta di dare pace all'anima di un uomo e di impartirgli l'evidenza che i suoi peccati sono perdonati, non c'è nessuno che possa suscitare nella sua mente la convinzione di colpa, o togliere il conforto che Dio dà. Quando si propone di "trattare" un uomo come se fosse suo amico, e di impartirgli tali prove del suo favore da convincere il mondo che è suo amico, non c'è nessuno che possa impedirlo.

Nessuno può tanto calunniarlo, o tanto pregiudicare il mondo contro di lui, o tanto arrestare i pegni discendenti del favore divino, da far tornare indietro la prova del favore di Dio; confronta Proverbi 16:7.

E quando nasconde il volto - "Nascondere il volto" è un'espressione comune nelle Scritture per denotare calamità, angoscia e mancanza di conforto spirituale, poiché l'espressione "innalzare la luce del volto" è comune frase per indicare il contrario; confronta Giobbe 13:24.

Chi può allora guardarlo? - Un'espressione che denota che nessuno può avere visioni incoraggianti ed elevanti di Dio. Nessuno può allora avere quelle chiare concezioni del suo carattere e del suo governo che daranno pace all'anima. “Questo” è vero anche adesso come lo era al tempo di Elihu. Dipendiamo da Dio stesso per qualsiasi giusta visione del suo carattere, per qualsiasi concezione elevante e purificatrice del suo governo e dei suoi piani, e per qualsiasi consolazione che fluisce nelle nostre anime dall'evidenza che egli è nostro amico.

Che sia fatto contro una nazione, o contro un uomo solo - La stessa verità riguarda le nazioni e gli individui. Le stesse leggi che rispettano le fonti di pace e felicità si applicano ad entrambi. Entrambi dipendono allo stesso modo da Dio e nessuno dei due può garantire pace e prosperità permanenti senza di lui. Entrambi sono a sua disposizione sovrana; e nessuno dei due può dare origine a fonti permanenti di prosperità. Anche questo è vero adesso come lo era al tempo di Elihu.

Le nazioni sono più inclini a dimenticarlo rispetto agli individui, ma è comunque una grande verità che non dovrebbe mai essere dimenticata, che nessuno dei due ha il potere di originare o perpetuare i mezzi della felicità, ma che entrambi sono ugualmente dipendenti da Dio.

30 Che l'ipocrita non regni - Tutto questo è fatto per impedire agli uomini malvagi di governare sul popolo. Le osservazioni di Elihu avevano avuto molto rispetto per principi e re, e aveva mostrato che per quanto grandi fossero, erano nelle mani di Dio ed erano completamente a sua disposizione. Egli "ora" dice che lo scopo dei suoi rapporti con loro era di impedire che opprimessero i loro simili. Lo scopo generale delle osservazioni di Elihu è che Dio è il Sovrano universale; che ha tutte le persone sotto il suo controllo e che nessuno è così potente da poter resistere alla sua volontà.

L'osservazione in questo versetto è inserita, non per illustrare questo sentimento generale, ma per mostrare quello che era "di fatto" lo scopo per il quale si interponeva così: salvare le persone dall'essere oppresse e schiacciate da coloro che detengono l'autorità.

Per timore che il popolo venga irretito - Ebraico "Dal loro essere intrappolatori del popolo". Egli abbatte i potenti, affinché non siano lasciati a prendere il popolo come le bestie feroci sono prese nelle fatiche. Erano disposti a usare il loro potere per opprimere gli altri, ma Dio si interpone e il popolo è salvato. Per una visione più completa di questo verso, vedere le osservazioni di Rosenmuller.

31 Sicuramente è opportuno dire a Dio: È evidente che questo versetto dà inizio a un nuovo filone di osservazione, e che è destinato in particolare a portare Giobbe a riflessioni appropriate in vista di ciò che era accaduto. C'è stata, tuttavia, molta diversità di opinioni sul significato di questo e dei seguenti versi. Schultens enumera non meno di "quindici" diverse interpretazioni che sono state date di questo versetto.

Il significato "generale" sembra essere che un uomo afflitto dovrebbe sottomettersi a Dio e non mormorare o lamentarsi. Dovrebbe supporre che ci sia qualche buona ragione per ciò che Dio fa, e rassegnarsi alla sua volontà, anche dove non può “vedere” la ragione delle sue dispense. La deriva di tutte le osservazioni di Elihu è che Dio è un grande e imperscrutabile Severeign; che ha il diritto di regnare, e che l'uomo dovrebbe sottomettersi senza riserve a lui. In questo passaggio non rimprovera aspramente Giobbe.

Non dice di essere stato colpevole di grandi crimini. Non afferma che i sentimenti dei tre amici di Giobbe fossero corretti, né sostiene che Giobbe fosse un ipocrita. Afferma una verità “generale”, che considera applicabile a tutti, e dice che conviene a tutti coloro che sono afflitti sottomettersi a Dio, e decidere di non offendere più; andare a Dio con il linguaggio dell'umile confessione, e quando tutto è oscuro e tenebroso nei rapporti divini implorare i “suoi” insegnamenti, e supplicarlo di illuminare il cammino.

Quindi, dice: “È appropriato o appropriato usare questo linguaggio davanti a Dio. Diventa uomo. Dovrebbe presumere che Dio abbia ragione e che abbia delle buone ragioni per agire, sebbene siano imperscrutabili. Anche quando un sofferente non è da annoverare tra i più vili e malvagi; quando è consapevole che il suo scopo generale è stato quello di fare il bene: e quando il suo carattere esteriore è stato giusto, si deve "presupporre che sia possibile" che abbia peccato.

Potrebbe non aver conosciuto completamente se stesso. Forse si è lasciato andare a cose sbagliate senza esserne stato a malapena cosciente. Potrebbe aver amato troppo il mondo; può aver fissato i suoi affetti con attaccamento idolatrico alla sua proprietà o ai suoi amici; potrebbe aver avuto un carattere che non dovrebbe essere assecondato; o può aver fatto affidamento su ciò che possedeva, e quindi non è riuscito a riconoscere la sua dipendenza da Dio.

In tali casi, diventa uomo avere tanta fiducia in Dio da andare a riconoscere il "suo diritto" di infliggere il castigo e pregarlo di insegnare al sofferente "perché" è così afflitto".

Ho sopportato il castigo - La parola "castigo" non è in ebraico. L'ebraico è semplicemente - נשׂאתי nâśâ'tiy, "ho portato" o "porto". Umbreit lo rende: "Mi pento". Alcune parole come "castigo" o "castigo" devono essere intese dopo "ho sopportato". L'idea evidentemente è che un uomo che è afflitto da Dio, anche quando non può vedere la ragione "perché" è afflitto, e quando non è consapevole di essere stato colpevole di un particolare peccato che lo ha portato, dovrebbe essere disposto a considerarlo come "una prova" che è colpevole, e dovrebbe esaminare e correggere la sua vita. Ma c'è una grande varietà di opinioni riguardo al significato di questo passaggio - non meno di quindici diverse interpretazioni sono enumerate da Schultens.

Non offenderò più - אחבל לא lo' 'châbal - “Non agirò malvagiamente; Non farò più corruzione". Il senso è che le sue afflizioni dovrebbero portarlo a una risoluzione per riformare la sua vita e non peccare più. Questo sentimento giusto e bello è applicabile a noi ora come lo era agli afflitti al tempo di Elihu.

È una cosa comune essere afflitti. La prova viene spesso su di noi quando non possiamo vedere alcun peccato particolare che ha portato ad essa, e nessuna ragione speciale per cui dovremmo essere afflitti piuttosto che altri. Dovremmo, tuttavia, considerarlo come una prova che c'è qualcosa nei nostri cuori o nella nostra vita che può essere modificato, e dovremmo sforzarci di accertarci di cosa si tratta. è, e decidete di non offendere più. Chiunque, se esaminerà se stesso attentamente, può trovare ragioni sufficienti per cui "lui" dovrebbe essere visitato con la verga del castigo, e anche se potremmo non essere in grado di vedere perché altri sono preservati da tali calamità, tuttavia possiamo vedere che ci sono ragioni in abbondanza per cui dovremmo essere richiamati dai nostri vagabondaggi.

32 Quello che non vedo, insegnami - Cioè riguardo ai miei errori e peccati. Nessuna preghiera potrebbe essere più appropriata di questa. È il linguaggio che diventa ognuno che è afflitto e che non vede chiaramente il motivo per cui è fatto. Il senso è che con la piena convinzione di essere soggetto all'errore e al peccato, che ha un cuore malvagio e ingannevole e che Dio non affligge mai senza motivo, dovrebbe andare da lui e chiedergli di mostrargli "perché" lo ha afflitto.

Non dovrebbe lamentarsi o lamentarsi; non dovrebbe accusare Dio di ingiustizia o parzialità; non dovrebbe tentare di nascondere le sue offese, ma dovrebbe andare e supplicarlo di fargli conoscere i peccati del cuore e della vita che hanno portato a queste calamità. Solo allora sarà in uno stato d'animo in cui sarà probabile che tragga profitto dalle prove.

Se ho commesso iniquità, non farò più - Ammettendo la possibilità che abbia sbagliato. Chi è che non può usare appropriatamente questo linguaggio quando è afflitto?

33 Dovrebbe essere secondo la tua mente? - Margine, come in ebraico “da con te” - המעמך hamē‛im e. C'è stata molta diversità di opinioni riguardo al significato di questo versetto. È estremamente oscuro nell'originale e ha l'aspetto di un'espressione proverbiale. Il senso generale sembra essere che Dio non sarà regolato nei suoi rapporti da quelle che possono essere le opinioni dell'uomo, o da ciò che l'uomo potrebbe essere disposto a scegliere o rifiutare. Agirà secondo le sue opinioni su ciò che è giusto e appropriato da fare. La frase "dovrebbe essere secondo la tua mente" significa che non ci si può aspettare che Dio consulti le opinioni e i sentimenti dell'uomo piuttosto che i suoi.

Lo ricompenserà - Visiterà con il bene o il male, la prosperità o l'avversità, secondo come giudicherà giusto.

Sia che tu rifiuti, sia che tu scelga - Qualunque siano le tue preferenze o desideri. Agirà secondo le sue opinioni di diritto. L'idea è che Dio è assoluto e indipendente, e agisce secondo il proprio piacere. È un giusto Sovrano, che dispensa i suoi favori e nomina calamità, non secondo la volontà delle singole persone, ma reggendo la bilancia in modo imparziale e facendo ciò che "lui" ritiene giusto.

E non io - Rosenmuller, Drusius, DeWette e Noyes, traduciamo questo "E non lui", supponendo che si riferisca a Dio, e significhi che le disposizioni che devono influenzare le persone dovrebbero essere come "lui" vuole, e non così come "uomo" preferirebbe. Umbreit lo spiega nel senso: "Sta a te determinare in questa materia, non a me. Sei la persona più interessata. Non sono particolarmente preoccupato.

Parli dunque e stabilisci la cosa, se sai qual è la verità». La Vulgata lo rende: "Dio ti chiederà questo perché ti dispiace? Perché tu hai cominciato a parlare, non io: perché se conosci qualcosa di meglio, parla». Quindi Coverdale, “Non darai una risposta ragionevole? Hai paura di qualcosa, visto che hai cominciato a parlare per primo, e io no?" La grande difficoltà dell'intero versetto si può vedere consultando Schultens, che dà non meno di "diciassette" diverse interpretazioni, che sono state proposte - il suo essere diverso da tutti gli altri.

Lo rende”, ecco, ti ripagherà a modo tuo; poiché tu sei pieno di piaghe - "namquesubulceratus es:" che, in verità, hai scelto tu, e non io - e cosa sai? parlare." Confesso che non riesco a capire il brano, né nessuna delle interpretazioni proposte sembra esente da obiezioni. Vorrei presentare quanto segue, tuttavia, come una parafrasi fatta dall'ebraico, e in qualche modo diversa da qualsiasi interpretazione che ho visto, come forse esprimente il vero senso dell'intero versetto.

“Sarà da te che Dio manderà punizione su di essa (cioè sulla condotta umana), perché rifiuti o sei riluttante, o perché non è conforme alle tue opinioni? Perché tu devi scegliere, e non io. Risolvi questa faccenda, perché riguarda particolarmente te, e non me, e ciò che sai, parla. Se hai delle opinioni al riguardo, esprimile, perché è importante sapere su quali principi Dio tratta gli uomini”.

34 Lascia che gli uomini di comprensione - Margine, come in ebraico "cuore". Il “cuore”, come si è spesso avuto occasione di rimarcare, nelle Scritture è spesso usato per indicare la sede della mente o dell'anima, come è con noi la testa. Rosenmuller, Umbreit e Noyes, rendono questo passaggio come se dovesse essere preso in connessione con il seguente verso: "Gli uomini di comprensione diranno, e un uomo saggio che ascolta le mie opinioni si unirà nel dire: 'Giobbe ha parlato senza sapere e le sue parole sono prive di saggezza.

'” Secondo questo, i due versi esprimono un sentimento in cui Elihu suppone che ogni uomo saggio che si fosse occupato di lui sarebbe d'accordo, che ciò che Giobbe aveva detto non era fondato sulla conoscenza o sulla vera saggezza.

36 Il mio desiderio è - Margine, “o, “padre mio, che Giobbe sia processato”.” Questa variazione tra il testo e il margine, nasce dalle diverse interpretazioni apposte alla parola ebraica אבי 'âbiy. La parola ebraica comunemente significa "padre", e alcuni hanno supposto che questo senso debba essere mantenuto qui, e quindi sarebbe un solenne appello a Dio come suo Padre - esprimendo la fervida preghiera di Elihu affinché Giobbe possa essere pienamente messo alla prova. Ma le difficoltà di questa interpretazione sono evidenti:

(1) Un tale modo di fare appello a Dio non si trova da nessun'altra parte nel libro, ed è poco nello spirito del poema. Nessuna ragione particolare può essere assegnata perché quel solenne appello dovrebbe essere fatto qui, piuttosto che in molti altri luoghi.

(2) Il nome "Padre", sebbene spesso dato a Dio nelle Scritture, non gli viene dato altrove in questo libro.

È probabile, quindi, che la parola derivi da אבה 'âbâh - "respirare, desiderare", e significa che Elihu "desiderava" che Giobbe avesse un processo equo. Tuttavia, nessun'altra forma simile della parola si verifica La Vulgata lo rende, "Pater mi, mio ​​padre"; la Settanta, "Ma impara, Giobbe, non rispondere più come lo stolto;" il Caldeo, צבינא - "Io desidero".

Può essere provato - Che le sue opinioni possano essere completamente discusse ed esaminate. Aveva espresso sentimenti che Elihu riteneva non dovessero essere lasciati passare senza il più attento esame della loro verità e del loro portamento. "Fino alla fine". Nella maniera più piena e libera; che la questione dovrebbe essere portata avanti per quanto possibile, in modo che possa essere pienamente compresa. Letteralmente, significa “per sempre” - עד-נצח ' annuncio - Netsach.

Per le sue risposte per gli uomini malvagi - Per le opinioni che ha espresso, che sembrano favorire i malvagi. Elihu si riferisce alle opinioni avanzate da Giobbe secondo cui Dio non ha punito le persone in questa vita, o non le ha trattate secondo i loro caratteri, che "lui" ha interpretato come dare appoggio alla malvagità, o come affermare che Dio non era il nemico di empietà. La Vulgata lo rende: “Padre mio, sia tentato fino alla fine Giobbe; non cessare dall'uomo di iniquità; " ma il vero significato è senza dubbio che Giobbe aveva espresso sentimenti che Elihu capì favorire i malvagi, e desiderava che gli venisse applicata ogni prova che tendesse a correggere le sue opinioni errate.

37 Poiché al suo peccato aggiunge la ribellione - Al peccato che ha commesso prima e che gli ha procurato queste prove, aggiunge ora il peccato di lamento e di ribellione contro Dio. Di Giobbe, questo non era certamente vero nella misura in cui intendeva Elihu, ma è un caso molto comune nelle afflizioni. Un uomo è visitato con calamità come castigo per i suoi peccati. Invece di cercare la causa per cui è afflitto, o inchinarsi con rassegnazione alla saggezza superiore di Dio quando non può "vedere" alcuna causa, si considera trattato ingiustamente; si lamenta che il governo di Dio sia severo e dà "occasione" per una calamità più grave in qualche altra forma. Il risultato è spesso che è visitato da una grave afflizione, e gli si fa vedere sia la sua offesa originale che la colpa accumulata che ha reso necessaria una nuova forma di punizione.

Batte le mani in mezzo a noi - Battere le mani è o un segno di applauso o di trionfo, o un segno di indignazione, Numeri 24:10 , o di derisione, Giobbe 27:23. Sembra essere usato in un certo senso qui, per esprimere disprezzo o derisione per i sentimenti dei suoi amici.

Il significato è che invece di trattare l'argomento in discussione con uno spirito calmo e una disposizione a conoscere la verità e trarne profitto, aveva manifestato in relazione a tutta la questione una grande mancanza di rispetto, e si era comportato come chi cerca di mettere a tacere gli altri , o che mostra il suo disprezzo per loro battendo loro le mani. È appena necessario dire che, nonostante tutto il candore e l'imparzialità dichiarati di Elihu, questa è una rappresentazione più ingiusta dello spirito generale di Giobbe. Che a volte avesse dato sfogo a sentimenti sconvenienti non c'è dubbio, ma nulla era accaduto per giustificare questa affermazione.

E moltiplica le sue parole contro Dio - Cioè, i suoi argomenti sono contro la giustizia del suo governo e dei suoi rapporti. Nella frase speciale usata qui - "moltiplica le "parole"" Elihu significa, probabilmente, per dire che c'era più di "parole" che di argomentazione in ciò che Giobbe aveva detto, e che non si accontentava nemmeno di esprimere la sua sentimenti impropri una volta, ma che ha accumulato parole su parole, e epiteto su epiteto, per poter esprimere più pienamente i suoi sentimenti di rimprovero contro il suo Creatore.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 34

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 34

In questo capitolo Eliu riprende il suo discorso, e procede nella sua risposta a Giobbe, in cui sono prima una prefazione che suscita attenzione, Giobbe 34:1-4 ; poi viene mossa un'accusa contro Giobbe, espressa o estratta da alcune parole che sono uscite dalle sue labbra, non così ben custodite, Giobbe 34:5-9 ; una confutazione di queste sue espressioni in una varietà di argomenti, Giobbe 34:10-30 ; e il capitolo si chiude con alcuni buoni consigli a Giobbe, Giobbe 34:31-33 ; e con una sincera richiesta di Elihu agli uomini di intelligenza, di unirsi a lui nel metterlo alla prova fino all'estremo, Giobbe 34:34-37

Versetto 1. Elihu rispose e disse. È ragionevole supporre che Elihu abbia fatto una notevole pausa, per vedere se Giobbe avrebbe risposto a ciò che aveva pronunciato, o avrebbe obiettato a ciò che aveva detto; il che gli diede la libertà di fare, se aveva qualche cosa in mente: ma vedendo che non era incline a rispondergli alcuna risposta, continuò il suo discorso; e che gli si chiama un'ulteriore risposta: perché, sebbene Giovanni non avesse dato alcuna risposta alla quale si potesse chiamare una risposta, tuttavia poiché rimanevano diverse cose a cui Elihu doveva rispondere, e alle quali si proponeva di rispondere e lo fece, si può dire qui con grande correttezza che gli rispose

2 Versetto 2. Ascoltate le mie parole, o voi saggi,

Questo non è un discorso ai tre amici di Giobbe, come alcuni pensano; poiché Elihu aveva espresso il suo dispiacere nei loro confronti, condannando Giobbe senza condannarlo, e rispondendogli con fermezza; e quindi non dovrebbe prendere il loro metodo per trattare con lui, ma prenderne un altro; e suggerisce chiaramente che la sapienza non era con loro, né insegnata da loro; e quindi, poiché non poteva dare titoli lusinghieri agli uomini, non si poteva ben pensare che dovesse rivolgersi a loro come uomini saggi e comprensivi, se non in modo ironico, come alcuni preferiscono interpretarlo; vedi Giobbe 32:3,5,7,9,12,14,21,22. Piuttosto, quindi, qui si parla ad alcuni astanti, che Elihu sapeva essere uomini di saggezza e conoscenza, ecc. come segue:

e porgete orecchio a me, voi che avete conoscenza; e poiché erano dotati non solo di saggezza e conoscenza naturale e politica, ma di ciò che è divino e spirituale, erano giudici appropriati dell'affare in controversia, e potevano discernere meglio se ciò che Elihu aveva pronunciato era giusto o sbagliato, e allo scopo o no. E inoltre, sebbene avessero una grande parte di sapienza e di conoscenza, tuttavia essa era imperfetta; e i più saggi e sapienti possono diventarlo di più, e ciò a volte per mezzo dei loro inferiori e giovani: e quindi Elihu brama la loro attenzione su ciò che aveva detto o avrebbe dovuto dire, sebbene fosse solo un giovane, e loro invecchiati, e uomini di grande genio e capacità; e piuttosto potrebbe insistere su di loro perché siano suoi ascoltatori e giudici, perché, in generale, come sono i più giudiziosi, così i più sinceri ascoltatori

3 Versetto 3. Perché l'orecchio prova le parole,

Non solo il loro suono musicale, la bontà della lingua e della dizione, e la loro costruzione grammaticale, ma il loro significato, e se la materia di essi è buona o no; che sono parole sane, che non possono essere condannate, o non sane; se sono giuste o sbagliate, in accordo con la retta ragione, la sana dottrina e la parola di Dio; poiché vi sono parole e parole, alcune parole di uomini, altre parole di Dio. Un orecchio santificato li prova; ma allora gli uomini devono avere tali orecchie per udire, ed essere attenti a ciò che sentono, e trattenerlo; ascoltare sia internamente che esternamente; e ciò che l'uomo fa quando gli sono aperti gli orecchi dal Signore, dal quale provengono l'orecchio che ascolta e l'occhio che vede; e costoro provano ciò che odono, distinguono tra il bene e il male, approvano la verità e la accettano, e la ritengono e la ritengano salda.

come la bocca gusta la carne; Le parole e le dottrine sono come la carne, alcune buone e altre cattive; e quelli che hanno buon gusto li provano, o un discernimento razionale o piuttosto spirituale: alcuni non hanno gusto spirituale, il loro gusto non è cambiato, e quindi non possono distinguere, né dare alcun buon giudizio sulle cose; ma altri l'hanno fatto, e questi discernono la differenza, gustano la verità, assaporano le cose che sono di Dio, gustano la buona parola di Dio e la stimano più del loro cibo necessario; ed è per loro più dolce del miele o del favo. Tale Eliu giudicò che a questi uomini ci si rivolgesse, e perciò desiderò la loro attenzione a ciò che aveva da dire

4 Versetto 4. Scegliamo i nostri giudizi,

Prendete la parte della questione o della controversia in cui risiedono la verità e la giustizia, ed egli senza dubbio ha rispetto per l'attuale controversia con Giobbe;

facciamo sapere tra noi ciò che è buono; concordare su ciò che è meglio fare nel caso presente, quale giudizio si deve fare sui rapporti di Dio con Giobbe, e sul suo comportamento sotto di essi, e quale sia il miglior consiglio da dargli

5 Versetto 5. Giobbe ha detto: Io sono giusto,

Non con parole esplicite, ma con ciò che era importante: senza dubbio era un uomo giusto in senso evangelico, essendo giustificato dalla giustizia di Cristo, come lo erano tutti i santi dell'Antico Testamento, che guardavano a lui e credevano in lui come il Signore la loro giustizia, e dicevano, come faceva la chiesa in quei tempi: "Certo, nel Signore ho giustizia e forza"; Isaia 45:24,25. E inoltre era un uomo retto, di cui il Signore stesso rendeva testimonianza, Giobbe 1:8 ; e aveva in lui la verità della grazia, quell'"uomo nuovo che è creato nella giustizia e nella vera santità"; e anche visse una vita e una conversazione santa; ma allora non disse o pensò di essere giusto in sé o da sé, o in modo da essere libero dal peccato: Giobbe non poteva giudicare o parlare così di se stesso, il che sarebbe contrario a ciò che dichiara espressamente, Giobbe 7:20; 9:20,30,31 ; sebbene si debba ammettere che si riteneva così giusto, santo e buono, che non avrebbe dovuto essere afflitto nel modo in cui era; in questo senso è probabile che Eliu lo abbia compreso: e inoltre, queste parole non devono essere prese separatamente, ma in connessione con ciò che segue, che mostra il senso di Giobbe, e come Elihu lo comprese, che sebbene fosse una persona giusta, non gli era stata fatta giustizia:

e Dio ha tolto il mio giudizio; le quali parole egli disse, vedi Gill in Giobbe 27:2 ; o, come il signor Broughton rende le parole, "l'Onnipotente trattiene il mio diritto"; non rivendica la mia causa, né tanto meno la ascolta, né mi fa sapere perché contende con me; e, sebbene io chieda che sia fatta giustizia, non può essere ascoltata, Giobbe 19:7 ; un lamento simile della chiesa in Isaia 40:27

6 Versetto 6. Dovrei mentire contro il mio diritto?

No; Non dovrei: sebbene Giobbe non lo avesse detto con tante parole, tuttavia questo sembra essere il suo senso in Giobbe 27:4-6 ; che se ammetteva e diceva di essere un uomo malvagio, ipocrita e privo della grazia di Dio, non solo avrebbe parlato contro se stesso, ma, contrariamente alla sua coscienza, avrebbe detto una falsità e non avrebbe reso giustizia al suo carattere. Alcuni lessero le parole senza essere interrogati, come il signor Broughton,

"per il mio diritto devo essere un bugiardo";

cioè, per aver rivendicato il mio diritto, per aver cercato e cercato di farmi giustizia e di liberarmi da false imputazioni, sono considerato un bugiardo. E a questo scopo è la parafrasi di Aben Esdra:

"Poiché cerco il giudizio, dicono che mento".

Altri li rendono così, c'è una menzogna nel giudicarmi, così la versione latina della Vulgata, cioè:

"Sono accusato falsamente, sono giudicato ingiustamente":

cose che non so sono imputate a me, il che è stato spesso il caso degli uomini buoni: oppure: "Ho mentito in giudizio"; cioè, "fallito", come a volte viene usata la parola, Isaia 58:11 Habacuc 3:17; ha fallito nella sua aspettativa che gli fosse fatto il giudizio o che gli fosse fatta giustizia; Lo cercò, ma rimase deluso; ma il primo senso sembra il migliore;

la mia piaga [è] incurabile senza trasgressione; non che si ritenesse senza trasgressione, ma che la ferita o il colpo che gli era stato inflitto, o le afflizioni con cui era stato esercitato, fossero senza causa; non erano per alcuna ingiustizia nelle sue mani, o malvagità che aveva commesso; e che disperava completamente di liberarsene o di riportarli alla sua salute e prosperità di un tempo; e in questo senso si era espresso, Giobbe 9:17 16:17-20. Nel testo ebraico si legge: "la mia freccia", cioè la freccia che era in lui, le frecce del Signore che si conficcarono in lui; queste furono scagliate contro di lui e conficcate in lui senza motivo; e non c'era speranza che fossero estratte, o che le ferite da esse fatte fossero guarite; vedi Giobbe 6:4. Ora, ciò di cui Elihu si offese in queste espressioni era che Giobbe insistesse così rigidamente sulla sua innocenza, e non si riconoscesse in difetto sotto alcun aspetto; né ammettere che ci fosse alcuna causa per le sue afflizioni, né nutrire alcuna speranza di rimuoverle: mentre gli spettava riconoscere i suoi peccati, dai quali nessuno è esente, e che gli fu trattato meno di quanto meritassero le sue iniquità; e che, invece di indulgere alla disperazione, dica piuttosto: "Ritornerò" al Signore; egli ha "stracciato" e "guarirà", ha "percosso" e "fascierà", Osea 6:1

7 Versetto 7. Quale uomo [è] come Giobbe,

Questo si dice come meraviglia della parte che recitava, che un uomo così saggio e buono come Giobbe era stimato si comportasse in quel modo che fece;

[chi] beve con disprezzo come l'acqua? Per un uomo sciocco e malvagio farlo non è strano né raro; ma per un uomo di tale buon senso e grazia come Giobbe fare questo era sorprendente; non avere più riguardo per il suo carattere che esporsi al disprezzo e al ridicolo degli uomini: per un uomo diventare lo zimbello di uomini profani e malvagi per la sua religione e pietà, non è una disgrazia, ma un onore per lui; ma con parole e gesti sconvenienti farsi giustamente deridere e deridere è una grande indiscrezione. Oppure si può capire attivamente che si comportava molto liberamente e frequentemente in scherni e scherni, che riversava molto generosamente e abbondantemente, e apparentemente con tanto piacere quanto un uomo beve acqua quando ha sete; vedi Giobbe 11:3

8 Versetto 8. che va in compagnia degli operatori di iniquità,

Il peggiore degli uomini, che fa del peccato il suo costante lavoro e la sua occupazione:

e cammina con gli empi; il più abbandonato dell'umanità. Non che Giobbe tenesse compagnia a costoro e camminasse con loro in tutto il loro eccesso; né Eliu la pensava così; Giobbe era "un uomo che temeva Dio e fuggiva il male", e uomini malvagi; era "compagno di quelli che temevano il Signore"; Il suo diletto era "con l'eccellente della terra": né un uomo buono dovrebbe stare in compagnia e camminare con gli empi, né può farlo con alcun piacere. Ma il senso è che dalle sue parole, dalle espressioni che gli uscivano dalle labbra, sembrava essere d'accordo con loro, e avere gli stessi sentimenti con loro; e ciò che egli trasmise tendeva a incoraggiarli e indurirli nelle loro vie peccaminose; e quali fossero quelle parole che seguono

9 Versetto 9. Poiché egli ha detto:

Non in modo chiaro ed esplicito, ma in modo consequenziale; ciò che si pensava poteva essere dedotto da ciò che aveva detto, in particolare in Giobbe 9:22 ;

non giova nulla all'uomo che si diletti con Dio; nella sua casa e nelle sue ordinanze, nelle sue vie e nel suo culto; può anche indulgere nei piaceri del peccato e nelle delizie del mondo, se Dio distrugge i perfetti e i malvagi, come aveva detto Giobbe nel luogo citato; se questo è il caso, è vano servire Dio, e pregarlo, o osservare le sue ordinanze; che sono il linguaggio e i sentimenti degli uomini malvagi, e secondo i quali agiscono, vedi Giobbe 21:14,15 Malachia 3:14. Il signor Broughton lo rende:

"quando avrebbe camminato con Dio";

e così il Targum,

"nel suo camminare con Dio";

e un altro Targum,

"nella sua corsa con Dio":

Benché cammini e corra anche nella via dei suoi comandamenti, tuttavia non gli è di alcun vantaggio; o fa la volontà di Dio, come Aben Esdra; o cerca di piacergli o di essergli gradito, e di trovare grazia ai suoi occhi. Considerando che, sebbene l'amore e l'odio non si conoscano con la prosperità e l'avversità, ma entrambi vengono agli uomini buoni e ai cattivi, il che sembra essere il significato di Giobbe nel luogo precedente, da cui si deduce questa deduzione; eppure è certo che la pietà è utile a tutti, 1Timoteo 4:8

10 Versetto 10. Ascoltatemi dunque, uomini di intelligenza,

Alle stesse persone si rivolge come uomini saggi e uomini di conoscenza, Giobbe 34:2 ; e qui come uomini di intelligenza, o "cuore"; essendo il cuore la sede della saggezza e della conoscenza; e tale Elihu desiderava essere i suoi ascoltatori, per prestare attenzione a ciò che stava per dire; che era per confutare le parole di Giobbe, o il suo senso espresso nei versetti precedenti;

lungi da Dio [da commettere] malvagità, e [dall'Onnipotente, [da commettere] iniquità; fare alcuna ingiustizia o ingiuria ad alcuna persona, non essendoci in essa alcuna ingiustizia, né in alcuna delle sue vie e opere; di cui Giobbe sembrava tacitamente incaricare Dio, almeno per come Elihu lo intendeva. Ma il peccato è contrario alla sua natura pura e santa; non può guardarlo con piacere, tanto meno commetterlo; è proibito dalla sua santa legge giusta, e quindi non lo farebbe mai da lui, il legislatore; né si può dare a nessuno un solo esempio di malvagità e ingiustizia commesse da lui in una qualsiasi delle sue opere di natura, o provvidenza, o grazia. Egli è l'autore del male delle afflizioni, sia come punizioni che come correzioni paterne; e in nessun caso commette o commette alcuna ingiustizia; non nel punire gli uomini malvagi meno di quanto meritino, come fa in questa vita; né nel correggere il proprio popolo, che è sempre per il loro bene: ma non del male del peccato; ciò può essere dedotto dai titoli qui dati, di "Onnipotente e Onnisufficiente"; poiché essendo così non può essere tentato di fare una cosa ingiusta; e che è espresso con lo stesso orrore e indignazione da Elihu come lo stesso sentimento è dall'apostolo Paolo, Romani 9:14

11 Versetto 11. Poiché egli gli renderà l'opera dell'uomo,

La ricompensa del suo lavoro, come lo interpreta Ben Gersom, sia che si tratti dell'opera di un uomo malvagio o di un uomo buono:

e fa' che ciascuno trovi secondo le [sue] vie. Che è una verità frequentemente inculcata nelle Scritture; e avrà luogo specialmente alla risurrezione dei morti, che è a tale scopo, e al giudizio finale, per mezzo del giusto Giudice di tutti; poiché, sebbene gli uomini malvagi non possano essere puniti ora secondo i loro meriti, lo faranno in seguito, il che è sufficiente per rivendicare la giustizia di Dio: e quanto alle opere e alle vie degli uomini buoni, sebbene Dio non proceda secondo loro nei metodi della sua grazia, essi non sono giustificati da loro, né chiamati e salvati secondo loro; perché, sebbene le opere cattive meritino la dannazione, le opere buone non meritano la salvezza; eppure non sono trascurati dal Signore; Egli non è ingiusto a dimenticarli, e in verità c'è una ricompensa per gli uomini giusti, anche se non è di debito ma di grazia; e non per, ma nell'osservare i comandamenti di Dio, è questa ricompensa; anche la comunione con lui e la pace nelle loro anime, di cui godono, sebbene non derivino dal loro osservarle; e nell'ultimo giorno, quando la loro giustificazione sarà pronunciata davanti agli uomini e agli angeli, sarà secondo le loro opere di giustizia, non fatte da loro stessi, ma fatte da Cristo, nella loro stanza e al loro posto e contate a loro; poiché l'obbedienza di Cristo, per la quale sono resi giusti, sebbene imputata loro senza opere, non è altro che una serie di buone opere perfettamente compiute da Cristo per loro; e secondo il quale la corona della giustizia sarà data loro in modo giusto dal giusto Giudice. Tutto ciò è quindi una piena prova che nessuna iniquità è, volontà o può essere commessa dal Signore

12 Versetto 12. sì, in verità Dio non agirà malvagiamente,

Questa verità è ripetuta e affermata nel modo più forte; o "non condannerà", come la versione latina della Vulgata, e così il Targum, cioè non condannerà i giusti; poiché, quand'anche li affliggesse, il che avviene affinché non siano condannati con il mondo, non li condannerà; poiché non c'è condanna per quelli che sono in Cristo; la sua giustizia, mediante la quale sono giustificati, li protegge da ogni condanna;

né l'Onnipotente pervertirà il giudizio: pronuncerà una sentenza sbagliata, rifiuterà l'esecuzione della giustizia, devierà dalla sua regola, o farà una cosa sbagliata, perché egli punisce ovunque la trovi, sia nel peccatore che nella sua garanzia; e il suo punirlo in suo Figlio, come garante del suo popolo, è la prova più forte della sua giustizia punitiva che possa essere data. né trascura di castigare il suo popolo per il peccato, anche se soddisfatto; tanto è lontano dal connivente con il peccato, e ancora più lontano dal commetterlo; vedi vedi Gill su "Giobbe 8:2"

13 Versetto 13. Chi gli ha dato l'ordine di governare la terra?

O chi gli ha affidato la terra e ne ha fatto la sua cura e il suo incarico? C'è qualcuno sopra di lui che lo ha messo in questo posto e ufficio? Sotto la direzione e il comando di chi, e a chi deve rendere conto? Nessuno; non è né vice né sottogovernatore: i re della terra sono sotto di lui, e hanno altri subordinati a loro; ma lui soprattutto, più alto del più alto: è l'unico Governatore del mondo per suo diritto, per diritto di creazione, e che ha da sé e non da un altro; non ha rivali, né partner con lui, nessuno a cui deve rendere conto o che possa controllarlo; e poiché egli è il Giudice di tutta la terra, farà il bene. I governatori subordinati a volte fanno cose ingiuste in obbedienza ai loro superiori, o per compiacerli, o per paura di loro; ma nulla di questo genere è o può essere il caso di Dio; come non può fare alcuna ingiustizia per inclinazione della natura, né per ignoranza, come possono fare gli uomini; così non per timore di alcuno, non essendoci alcuno al di sopra di lui da cui abbia ricevuto un incarico, o che domini su di lui; e, come dice Jachi, può dirgli: Che cosa fai? come, non ti ho comandato questo e quello. E sebbene sia sovrano e indipendente, e il suo potere incontrollabile, è contrario alla sua natura farne un cattivo uso; e se la giustizia fosse pervertita da lui, il mondo sarebbe presto nella massima confusione: ma è un caso evidente che c'è un Dio che giudica sulla terra e non può commettere iniquità. O questo si può dire riguardo all'uomo; Chi ha affidato la terra all'uomo, perché fosse sua custodia, perché fosse governata da lui? Se così fosse, presto non si arriverebbe a nulla; tutte le creature in esso sarebbero state distrutte, come nei versetti seguenti; Ma non è così. O chi l'ha data all'uomo perché la possedesse e godesse di tutte le cose in essa, e ha messo tutte le cose nelle sue mani e in sottomissione a lui, per farne uso, e per il suo bene, diletto e piacere, e lo visita in essa in modo provvidenziale, con grande gentilezza e bontà? È il Signore; E si può pensare che colui che è così buono e benefico verso gli uomini farà loro qualche ingiustizia? No, certamente! sì, se dovesse togliere tutte queste cose buone che ha dato loro, e persino la vita stessa, non potrebbe essere un'ingiustizia, poiché toglierebbe solo ciò che aveva dato e a cui aveva diritto;

O chi ha disposto il mondo intero? o l'ha creata, come Aben Esdra; che l'ha conservata con tutte le cose buone in essa per l'uso degli uomini? O metterlo nel bell'ordine che è, così adatto e conveniente per il bene delle sue creature? O l'ha resa la terra abitabile che è per l'uomo e per gli animali? così il signor Broughton rende il tutto,

"Chi prima di lui ha guardato alla terra, o chi si è stabilito su tutta la terra abitata?"

O chi l'ha resa la terra feconda, ricca di cibo in abbondanza per gli uomini e per gli animali? O chi dispone di tutte le cose che sono in esso con la sua sapiente provvidenza, in modo che tutto sia bello a suo tempo? Nessuno, tranne il Signore, ha fatto tutto questo; Come si può allora pensare che colui che ha riempito la terra della sua bontà debba fare malvagiamente o pervertire il giudizio?

14 Versetto 14. Se ha messo il suo cuore su un uomo,

Non il suo amore e i suoi affetti; sebbene ci siano alcuni su cui egli pone in questo senso il suo cuore, e le cui anime alla morte raduna a sé, ma con questo senso il prossimo versetto non sarà d'accordo; ma per distruggerlo, come aggiunge Jarchi a mo' di spiegazione; se vi si dedica, vi è deciso e deciso a farlo, nessuno può impedirglielo; o si pone contro di lui in modo ostile, la questione deve essere la completa rovina e distruzione per la razza degli uomini; ma è chiaro che non è così, altrimenti tutti devono essere periti molto tempo fa: o se egli segna severamente le vie e le opere degli uomini, e le tratta secondo il rigore della sua giustizia, cosa che tuttavia potrebbe fare senza alcuna accusa di ingiustizia, nessuno potrebbe resistergli; ma questo non lo fa, tanto è lontano da qualsiasi ingiustizia, o da qualsiasi apparenza di essa;

[se] raccoglie a sé il suo spirito e il suo respiro; non il suo spirito e il suo respiro, che li attira e li trattiene dentro di sé, e ne trattiene l'influenza dalle sue creature, cosa che la versione dei Settanta sembra favorire; ma lo spirito e il soffio dell'uomo, che sono da Dio, e che, come egli dà, può raccogliere quando vuole. Lo spirito o anima razionale dell'uomo è messo in lui dal Signore; Questi, alla morte, si separa dal corpo, ma non muore con esso, ma è riunito al Signore; e il soffio che egli soffia nell'uomo, ed è nelle sue narici, e che, come dà, può togliere, e allora l'uomo muore. Ma nel fare questo non fa alcuna ingiustizia; Infatti, se egli in collera e risentimento dovesse insorgere e trattare così gli uomini in generale, la conseguenza dovrebbe essere la seguente

15 Versetto 15. Ogni carne perirà insieme,

Non uno per uno, o uno dopo l'altro, come fanno di solito, ma tutti insieme; come quando il diluvio spazzò via il mondo degli empi. "Ogni carne" significa tutti gli uomini, e in particolare i loro corpi di carne, che sono deboli, fragili e mortali; e se Dio raccoglie o toglie loro lo spirito, essi muoiono immediatamente, il che significa perire, come in Ecclesiaste 7:15; Isaia 57:1 ;

e l'uomo si ridurrà in polvere; da dove è venuto, come fa il corpo alla morte; quando quei tabernacoli terreni dei corpi degli uomini, che hanno il loro fondamento nella polvere, si dissolvono e sprofondano in essa. Ora, sebbene questo sia il caso di persone particolari, una dopo l'altra, tuttavia non è un caso generale, come lo sarebbe se Dio esercitasse la sua potenza, come farebbe senza alcuna accusa di ingiustizia: e questo mostra la misericordiosa bontà di Dio verso l'uomo, tanto è lontano dal fare qualcosa di dannoso o ingiusto

16 Versetto 16. Se ora [hai] intelligenza, ascolta questo,

Non come mettere in dubbio il suo intelletto, come se non ne avesse avuto, perché Giobbe era un uomo molto intelligente, non aveva perduto il suo intelletto naturale a causa delle sue afflizioni, vedi Giobbe 6:13, né era privo di intendimento delle cose divine, come mostrano i suoi discorsi e le sue risposte, ma piuttosto si dà per scontato che egli fosse un uomo di intelligenza: "se" o "vedendo" hai intelligenza, sei un uomo di scienza e intelligenza, ascolta e presta attenzione a ciò che è stato detto o sta per essere detto; sebbene, come osservano alcuni interpreti ebrei , la parola non sia un sostantivo, ma un verbo, ed è imperativo: "Capisci ora, ascolta questo"; e allora il senso è, "se" le cose sono così come prima sono riferite, Giobbe 34:13-15 ; allora ora comprendi questo, prendilo nel tuo cuore e nella tua mente, e ben soppesalo e consideralo:

ascolta la voce delle mie parole; sia il precedente che il successivo

17 Versetto 17. Governerà anche chi odia il diritto?

Che odia la giustizia morale e civile; è una persona del genere adatta a governare tra gli uomini o sopra di essi? No, certamente; poiché amare la giustizia e metterla in pratica è una qualifica di un governatore civile; è suo compito amministrare la giustizia; e se lo odia, non potrà mai essere una persona adatta a governare: e se Dio odiasse ciò che è giusto, come sembrerebbe essere se non lo facesse, non sarebbe adatto a governare il mondo come fa. A questa assurdità Giobbe si riduce, insinuando che non gli è stato fatto del bene, o che Dio gli ha tolto il suo giudizio; vedi 2Samuele 23:3; Genesi 18:25; Romani 3:5,6. Il signor Broughton traduce le parole: "Può un nemico del giudizio governare bene?" Eppure non si può negare, ma si deve ammettere, che Dio giudica sulla terra e giudica con giustizia. O tale persona deve "legare"? L'allusione può essere a un chirurgo che fascia le ferite. Il peccato produce ferite, e quelle che non possono essere guarite dagli uomini; ma Dio può fasciarli e guarirli, e lo fa: ma farebbe questo se odiasse ciò che è giusto, se non fosse benigno e misericordioso, giusto e buono? vedi Osea 6:1. O, come dicono altri, che si avvicinano molto allo stesso senso, "chi odia il giudizio tratterrà l'ira"? Tali sono i tiranni, crudeli e spietati, pieni d'ira e di vendetta, e che eseguono in modo barbaro: ma tali non è Dio; non suscita tutta la sua ira, che egli potrebbe con giustizia; non la conserva per sempre, ma si compiace della misericordia;

E condannerai tu il più giusto? Non è giusto condannare un uomo giusto, accusarlo ingiustamente e poi emettere una sentenza ingiusta su di lui; e tanto meno accusare il Dio giusto di ingiustizia e condannare colui che è giustissimo, superlativamente giusto; in cui non c'è la minima ombra di ingiustizia; che è giusto in tutte le sue vie e santo in tutte le sue opere; che è naturalmente, essenzialmente e infinitamente giusto

18 Versetto 18. [È forse giusto] dire a un re: "Tu sei malvagio"?

Nemmeno a un cattivo re; poiché, sebbene egli possa essere ripreso per i suoi peccati, tuttavia non da nessuno o da tutti, ma da una persona adatta e appropriata: e in generale, se non sempre, gli esempi scritturali di rimprovero di tali re sono di uomini che erano profeti, e mandati nel nome del Signore per farlo; e quando lo facevano loro, lo facevano con decenza: e tanto meno si dovrebbe dire questo a un buon re; come per dirgli, Belial, la parola qui usata; o tu sei Belial; o un figlio di Belial, come Simei disse a Davide, 2Samuele 16:7 ; un nome dato al peggiore degli uomini, ed è il diavolo stesso; e significa o uno senza giogo, o senza legge, che un re non è; o inutile, mentre un re è ministro di Dio per il bene; è per la punizione dei malfattori e per la lode di quelli che fanno il bene;

[e] ai principi, [siete] empi? Che hanno il loro nome per essere generosi, munifici e liberali, e quindi non dovrebbero essere trattati in questo modo; che sono figli di re, o magistrati subordinati a loro, e ne eseguono la volontà e il piacere, le leggi e i precetti. E se ora tale linguaggio non deve essere usato per i re e i principi terreni, allora certamente non per il Re dei re e il Signore dei signori; così Jarchi lo interpreta di Dio, il Re del mondo; e alcuni interpreti cristiani, come Schmidt, intendono per "principi" le tre Persone nella Divinità; che difficilmente può essere fatto sopportare: sebbene, se l'insieme di Dio fosse compreso nelle tre Persone della Divinità, il collegamento con Giobbe 34:19 funzionerebbe più agevolmente senza il supplemento che viene fatto; così Broughton,

"al Re, il Re dei nobili, che non accetta", ecc

19 Versetto 19. [Quanto meno a colui che non accetta le persone dei principi,

E in verità Dio non ha riguardo alle persone di nessuno, no, non dei più grandi uomini della terra, re e principi, Atti 10:34 ; Questi sono trattati da lui come da altri nelle dispensazioni della Sua provvidenza; e non sfuggono ai segni del suo dispiacere, della sua ira e della sua vendetta, quando peccano contro di lui.

e non considera i ricchi più dei poveri? mostrando loro favore o connivente con loro,

poiché [sono] tutte opera delle sue mani; sia i ricchi che i poveri; non solo come creature fatte da lui, ma come ricchi e poveri; è Dio che rende gli uomini ricchi o poveri, 1Samuele 2:7 Proverbi 22:9 ; Seguono esempi che provano ciò, che Dio non ha riguardo alle persone a causa delle circostanze esterne

20 Versetto 20. In un attimo moriranno,

Principi come la gente comune, ricchi e poveri; Tutti devono morire e muoiono, grandi e piccoli, alti e bassi, re e contadini, ricchi e poveri, e talvolta all'improvviso; vengono colpiti a morte subito, e senza alcun preavviso, quella notte, quell'ora, quel momento in cui le loro anime sono richieste da loro. Il Targum interpreta questo degli uomini di Sodoma. E il signor Broughton, nel suo margine, si riferisce alla loro storia in Genesi 19:1-38 ;

e il popolo sarà turbato a mezzanotte; o la gente comune, quando muoiono i loro re e governatori; o i parenti e gli amici delle persone decedute; e si aggiunge questa circostanza "a mezzanotte", che rende la scena più malinconica, terribile e scioccante, quando accade in un momento simile. Il Targum di cui sopra lo comprende degli Egiziani, quando i loro primogeniti furono uccisi, il che avvenne nel cuore della notte; e il signor Broughton si riferisce a margine dello stesso esempio: ma è una questione se questa faccenda sia mai venuta a conoscenza di Giobbe e dei suoi amici, almeno non così presto come questa controversia;

e morire; non in un altro paese, venendo preso e portato via prigioniero; ma passano con la morte nelle loro tombe e in un altro mondo. Sephorno lo interpreta come il passaggio dell'angelo distruttore sopra le tende degli Israeliti, e non entrò in esse per colpirli quando colpirono il primogenito d'Egitto. Ma il primo senso è il migliore, vedi Salmi 37:36 ;

e i potenti saranno portati via senza mano d'uomo, ma per mano immediata di Dio, non cadendo in battaglia, o in un modo naturale comune a causa di malattie, ma per qualche giudizio di Dio su di esse: e l'intero versetto sembra essere inteso non come una morte naturale, o nel modo comune, ma di morte improvvisa in una via di giudizio, dalla mano immediata di Dio, e ciò sugli uomini potenti e grandi della terra; il che dimostra che non ha riguardo ai principi, vedi Daniele 8:25 11:20

21 Versetto 21. Poiché i suoi occhi sono sulle vie dell'uomo,

Che denota l'onniscienza di Dio, che raggiunge ogni uomo, ogni individuo e tutti gli uomini in generale; e alle loro vie, a ogni passo da loro fatto, a tutta la loro vita e conversazioni, e a ogni loro azione; a tutti i loro modi e modi interni ed esterni; Forse il primo può essere inteso in questo, e il secondo nella frase seguente. Questo può denotare tutti i loro pensieri interiori, il funzionamento della loro mente, le immaginazioni del loro cuore; tutti i loro scopi, disegni e schemi segreti; e tutti i desideri e gli affetti della loro anima; e tutte queste cose, buone o cattive che siano:

ed egli vede tutti i suoi passi; l'insieme della sua camminata e della sua conversazione, della sua condotta e del suo comportamento; tutti i suoi modi, le sue opere e le sue azioni esteriori; e questi, sia di uomini buoni che cattivi, vedi Salmi 139:1-6

22 Versetto 22. Non c'è tenebra, né ombra di morte, dove gli operatori di iniquità possano nascondersi. Con i quali si possono intendere principalmente i peccatori profani che sono abbandonati a un corso vizioso di vita, e fanno un mestiere di peccato, o che il corso comune della loro vita; sebbene i peccatori segreti, e persino i professori di religione, gli ipocriti, che in modo più privato vivono nel peccato, vengano sotto questo nome, Matteo 7:23 ; questi possono cercare di nascondersi per vergogna e paura, ma tutto invano e inutilmente; non c'è modo di proteggere se stessi e le loro azioni dall'occhio onniveggente di Dio, dalla sua ira e dalla sua vendetta. "Nessuna oscurità" di alcun tipo può nasconderli, né le dense nuvole del cielo, né le tenebre della notte; né c'è alcuna oscurità in Dio che possa ostruire la sua vista su di loro; né sono in grado di gettare alcuna nebbia davanti ai suoi occhi, o di usare colori, pretese e scuse attraverso i quali non può vedere. "Né ombra di morte": l'oscurità più grossolana e più fitta; E nemmeno la tomba stessa è un nascondiglio per i peccatori, da cui saranno risuscitati per ricevere i giusti meriti dei loro peccati. Vedi Giobbe 10:21,22; 14:13. Ora, dall'onniscienza di Dio e dalla sua visione chiara e ininterrotta di tutte le persone e delle loro azioni, interiori ed esteriori, Elihu argomenta alla giustizia di Dio, che quindi non può fare nulla di sbagliato per ignoranza, errore o errore

23 Versetto 23. Poiché egli non imporrà all'uomo più [del diritto],

Né in senso di dovere, essendo la sua legge santa, giusta e buona, non grave alcuno dei suoi comandamenti, ma tutti i suoi precetti riguardo a tutte le cose giuste, il suo giogo dolce e il suo carico leggero; né in modo di punizione, punendo sempre meno di quanto le loro iniquità meritino; né in modo di castigo, non permettendo che nulla accada al suo popolo se non ciò che è comune agli uomini; ed egli è fedele a sostenerli sotto e attraverso di esso, e a trovare una via per scampare da esso: o la frase, "che giusto", essendo un supplemento, può essere omessa, e le parole possono essere collegate con ciò che segue,

che egli entrasse in giudizio presso Dio; e il senso è, o che Dio non imponga all'uomo di andare di nuovo in giudizio con lui; non gli permette che una causa sia riesaminata, che si appelli a Dio o che abbia una seconda udienza; né c'è nulla da ottenere, egli è di una sola mente, e nessuno può voltarlo o ribaltare o essere ribaltato alcuna sua sentenza; e quindi era un pezzo di debolezza in Giobbe insistere tanto quanto lui per avere davanti a sé un'udienza della sua causa, dal momento che non poteva aspettarsi che ci sarebbe stata alcuna modifica fatta in suo favore: o, come legge il signor Broughton, "non spetta agli uomini proporsi di entrare in giudizio davanti all'Onnipotente"; Un tale proposito è vano, egli non potrà mai portare la sua causa contro di sé; è un pezzo di debolezza pretendere di litigare un punto con lui: o il senso è che non mette sull'uomo altro che venire da lui in giudizio, così Schultens; Egli ha costituito una persona e un tempo per giudicare il mondo con giustizia, e tutti devono comparire davanti al suo tribunale; e ogni cosa, pensiero, parola e azione, sarà allora e là sarà resa conto, e il giusto giudizio passerà; e quindi, poiché ha stabilito un tale modo di procedere, e non ne richiede altro, non può mai essere accusato di ingiustizia

24 Versetto 24. Egli frantumerà uomini potenti senza numero,

Quelli che sono potenti in forza fisica, come i giganti del vecchio mondo, e quelli che furono abitanti di alcune parti del paese di Canaan, o potenti in potenza e autorità, essendo re, principi, governanti e governatori su nazioni e città, o potenti in ricchezze e ricchezze, che danno agli uomini potere e forza, questi Dio può e talvolta fa a pezzi come vasi da vasaio, e renderà anche i regni potenti e le nazioni stesse come la pula dell'aia estiva, e sì, senza numero; o ci sono stati e ci saranno innumerevoli casi di questo tipo; chi può dire quanti di questi uomini potenti, uomini di statura gigantesca, furono annegati nel diluvio, o stroncati dalla spada degli Israeliti nel paese di Canaan? o "senza perquisizione" come può essere reso; o da parte di Dio, che non ne ha bisogno, con il quale non sono necessarie indagini formali su una causa, o esame di testimoni, al fine di un processo giudiziario contro i delinquenti, essendo tutti nudi e aperti davanti a lui allo stesso tempo; o da parte dell'uomo, presso il quale le vie e i giudizi di Dio sono imperscrutabili e che non dovrebbe indagare attentamente e con curiosità su alcuno dei suoi procedimenti, e sulle cause e le ragioni di essi, che fa tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà. Il signor Broughton lo rende "senza fine", per sempre; con una distruzione eterna, totale e irrimediabile; li spezza in modo tale che non possano mai essere rimessi in sesto, come un vaso di creta che si frantuma e non si può ricomporre;

e mettere altri al loro posto; Dio provvede sempre a una successione nel mondo, che come quando una generazione se ne va, ne subentra un'altra; quando distrusse il mondo con un diluvio, preservò una famiglia per ricostituire la terra; quando i padri della nazione ebraica i loro cadaveri caddero nel deserto, i loro figli furono risuscitati nella loro stanza per entrare nella buona terra e possederla; e in particolare provvede al governo civile del mondo e quando abbatte o rimuove un re ne stabilisce un altro, e non permetterà che regni e stati cadano nell'anarchia e nella confusione: e talvolta, quando rovescia i potenti dai loro seggi, esalta gli uomini di basso rango, come quando rigettò Saul prese Davide dall'ovile, 1Samuele 16:11-13 ; e fa sì che tali re e regni "stiano stabili e saldi, come il regno di Davide, e come significa la parola qui usata

25 Versetto 25. Perciò egli conosce le loro opere,

Essendo Dio onnisciente, o piuttosto li prende in considerazione, li soppesa e li considera, e dona all'uomo secondo essi; o piuttosto li fa conoscere, perché della sua onniscienza Elihu aveva già parlato; li fa conoscere a se stessi, fissa le convinzioni delle loro vie malvagie e opera sulle loro coscienze, e li obbliga a confessarli, come mostrano i casi di Caino, Faraone e altri; e li fa conoscere ad altri mediante il giudizio che esegue, come sul vecchio mondo, Sodoma e Gomorra; e le opere di tutti saranno rese manifeste nel giorno del giudizio;

ed egli li rovesce di notte; presa alla lettera, come i primogeniti degli Egiziani furono uccisi nella notte, Esodo 12:30 ; e il Faraone e il suo esercito furono annegati nel Mar Rosso nella notte, Esodo 15:4 ; e l'esercito assiro fu distrutto da un angelo in una sola notte, 2Re 19:35 ; e Baldassarre fu ucciso nella notte, e l'impero babilonese trasferì ai Medi e ai Persiani allo stesso tempo, Daniele 5:30,31 : o figurativamente, cioè, all'improvviso, inconsapevolmente, e di sorpresa, e con la stessa rapidità e facilità con cui la notte si trasforma in giorno; e si fa una rivoluzione tale, come quando trasforma la notte in giorno, e scopre e fa conoscere tutte le loro azioni segrete commesse nell'oscurità; oppure volge su di loro la notte della calamità e pone fine alla loro luce di felicità e prosperità temporale; o volgerà su di loro la notte della morte, dell'ira eterna e del diritto, l'oscurità delle tenebre,

così che sono distrutti; sia in senso temporale, da ogni parte, con una distruzione totale; e in senso spirituale, con uno eterno

26 Versetto 26. Li colpisce come uomini malvagi,

Tale è la rigorosa giustizia di Dio, che egli non colpisce mai gli uomini, né infligge loro punizioni, né fa scendere su di loro i suoi giudizi, se non come uomini malvagi, e a causa della loro malvagità; la cacciata dell'uomo dall'Eden era per il suo peccato, come pure la cacciata dal cielo degli angeli che avevano peccato; l'annegamento del vecchio mondo, la distruzione di Sodoma e Gomorra, la rovina di Faraone e del suo esercito, la cacciata dei Cananei dal loro paese, le varie cattività degli Israeliti, con altri esempi di disapprovazione di Dio verso gli uomini in questo mondo, e la loro punizione eterna in un altro, sono solo per loro come uomini malvagi, e per il peccato; e quindi non è accusabile di alcuna ingiustizia. Sephorno lo interpreta, "invece di uomini malvagi", e lo illustra con lo scuotimento del Faraone e del suo esercito nel mare nella stanza e al posto dei malvagi Israeliti, che salirono di là,

alla vista aperta degli altri: che lo stesso interprete si riferisce agli Israeliti che vedono gli Egiziani morti sulla riva del mare; o "al posto di coloro che vedono", cioè in modo pubblico, come generalmente vengono giustiziati i malfattori, a cui l'allusione può essere; denota la pubblicità dei giusti giudizi di Dio sugli uomini malvagi, per la più grande dichiarazione della sua potenza e della sua giustizia, e per la più grande vergogna e disonore di tali uomini malvagi, e per la gioia e il conforto dei giusti liberati da loro

27 Versetto 27. perché si sono allontanati da lui,

Divennero apostati dalle vie e dal culto di Dio, come la posterità di Caino prima del diluvio, e la posterità di Cam dopo di esso; che era stato educato e addestrato in essa, e si era allontanato dalla legge di Dio, come la versione dei Settanta, dalla luce e dalla legge della natura:

e non prendeva in considerazione nessuna delle sue vie; o della provvidenza, sia in un modo di misericordia che potrebbe portare al pentimento, sia in un modo di giudizio che potrebbe essere un avvertimento e un'istruzione per loro; né dei suoi precetti, della via dei suoi comandamenti, nessuno di questi considerò alcuno; in modo da esprimere un valore per loro, mostrare loro alcun riguardo e camminare in essi; e ciò era dovuto alla testardaggine della loro volontà; non avrebbero fatto loro pubblicità

28 Versetto 28. in modo che facciano giungere a lui il grido dei poveri,

A Dio; a causa delle loro oppressioni sui poveri sono fatti gridare a causa loro, e vengono a Dio con le loro grida, lacrime e suppliche, e che giungono agli orecchi del Signore degli eserciti;

ed egli ascolta il grido dell'afflitto; come fece con il grido degli Israeliti sotto la schiavitù egiziana; egli è un Dio che ascolta e risponde alle preghiere, e presta particolare attenzione al grido degli umili e degli afflitti, e si leva per il loro aiuto e la loro liberazione

29 Versetto 29. Quando egli dà quiete, chi può creare problemi?

La quiete o la pace è di Dio; la pace esterna ai corpi degli uomini, alle comunità, civili e religiose, e alle persone particolari; la quiete e la contentezza nei piaceri esteriori, la pace e la sicurezza in patria e dai nemici esterni; la pace spirituale interiore, che viene da Dio, è in Cristo e da Lui; è il frutto della sua giustizia, di cui si parla mediante il suo sangue, viene mediante la fede in Cristo, ed è goduto nelle sue ordinanze, e continua finché è gradito a Dio darlo, e non può essere disturbato da uomini o diavoli; una pace nazionale, quando Dio la dà, non può essere violata; né la pace delle chiese, sebbene ci siano sempre alcuni inclini a disturbare l'Israele di Dio; né la pace di persone particolari, non la loro pace e tranquillità esteriore, quando Dio pone intorno a loro una siepe di provvidenza; né la loro pace interiore, non per tutte le afflizioni e persecuzioni che incontrano nel mondo; né da tutte le tentazioni di Satana e dalle corruzioni dei loro cuori. Il Targum è: "chi condannerà?" e così la Settanta, la Vulgata latina, il siriaco e le versioni arabe; quando Dio assolve, assolve e giustifica gli uomini, chi può condannarli? vedi Romani 8:33; Isaia 50:8,9. Quando Dio pronuncia la sentenza di giustificazione per la giustizia di Cristo nella coscienza di un peccatore, produce una pace solida e sostanziale, e fatto questo, chi condannerà? O a che servirà la loro condanna? sia della legge, o di Satana, o del mondo, o di se stessi, del proprio cuore;

E quando egli nasconde la faccia, chi potrà vederlo, sia contro una nazione che contro un uomo solo; se Dio nasconde la sua faccia a una nazione, come a volte fece alla nazione d'Israele, a causa dei loro peccati; quando non ha ascoltato le loro preghiere, né li ha aiutati contro i loro nemici, né si è alzato per il loro aiuto e la loro liberazione dalle loro mani, né dalla sua chiesa e dal suo popolo, dal suo Giacobbe spirituale e da Israele, come quando si lamentano, la loro via è nascosta al Signore, e il Signore li ha dimenticati e abbandonati; o da persone particolari, come da Davide, Eman e altri; e chi, del popolo del Signore, non è mai stato sotto il nascondiglio del suo volto? e allora non c'è modo di trovarlo, non c'è modo di guardarlo con conforto e fiducia; non guardare e contemplare le opere e le vie di Dio, e le cause del suo modo di agire con esse; Questi sono nascosti, le sue vie sono nell'abisso e le sue orme non sono conosciute. Alcuni lo riferiscono agli uomini; chi mostrerà favore a colui che Dio disapprova? chi lo guarderà in modo piacevole, quando Dio gli nasconderà il suo volto?

30 Versetto 30. che gli ipocriti non regnino,

Queste parole sembrano essere collegate con Giobbe 34:24-28, "frantuma i potenti", ecc. l'intero Giobbe 34:29 viene letto tra parentesi; o con la frase "nasconde il suo volto"; come si dice che Dio è nella distruzione di uomini potenti e malvagi, che opprimono i poveri e fanno giungere a Dio il loro grido, per impedire il regno di un ipocrita, o comunque per abbreviarlo. Per "ipocrita" non si intende un ipocrita comune nella religione, ma un ipocrita in politica; che pretende di avere grande umanità e bontà, di avere tenera cura del popolo e di preservarlo nei suoi diritti e nelle sue libertà, e promette di sostenere e stabilire la costituzione e di osservare le leggi della nazione, con una dimostrazione di zelo per la religione in essa professata. Ma quando è salito al trono e ha preso il potere nelle sue mani, getta via la maschera e diventa un tiranno; e gli uomini di tale temperamento, o Dio non permette di salire al trono, ma se vi salgono con l'artificio e l'inganno, non permette loro di continuare, ma li depone e tronca il loro regno: e fa questo

affinché il popolo non sia preso in trappola; essere ridotti in schiavitù e perdere i loro diritti, privilegi e libertà; o perché non siano attirati nel peccato dai loro precetti o dai loro esempi. Alcuni ritengono che le parole abbiano il senso che Dio non permette che tali regnino, ma quando lo fa è a causa delle offese o dei peccati del popolo; Egli dà loro tali re nella sua ira, per punirli delle loro iniquità

31 Versetto 31. In verità è giusto che si dica a Dio:

Da qualsiasi persona afflitta sotto la sua mano castigatrice, e in particolare da Giobbe, per il quale sono destinati i consigli e le istruzioni in questo versetto e in Giobbe 34:32 :

Ho portato [castigo]; la parola "castigo" non è nel testo, ma è fornita in modo molto appropriato, come lo è da Jarchi e altri; l'afflizione del popolo di Dio è un castigo paterno, e come tale dovrebbe essere considerata e sopportata; e diventa un brav'uomo afflitto dire:

"Ho portato e porto ancora, e sono contento di portare ancora, il castigo del Signore; Sono desiderosa di sopportarlo volentieri, allegramente e pazientemente, finché egli non si compiacerà di togliermelo".

Vedere Michea 7:9 ;

Non offenderò [più]; cioè, peccare ancora; il peccato è un'offesa a Dio, essendo contrario alla sua natura, e una violazione della sua legge; Giobbe aveva peccato come ogni uomo buono, nessun uomo è senza peccato, in molte cose tutti noi offendiamo; e a causa del peccato Dio castiga il suo popolo, e il suo scopo è di portarlo al senso e al riconoscimento di esso; e conviene a loro, sotto provvidenze castighi, confessarlo, e umiliarsi sotto la potente mano di Dio, e nella forza della grazia divina decidere di stare attenti a non offendere più. Alcuni rendono le parole: "Non corromperò"; cioè, me stesso o gli altri, le mie vie e opere, peccando; e altri, "non spezzerò" o "sfonderò"; i comandi di Dio; e così il senso di questa e della precedente versione è molto simile al nostro; o non cercherò di infrangere l'afflittiva provvidenza in cui sono rinchiuso, o spezzare le catene e le corde dell'afflizione, ma sopportare tutto con pazienza, finché non giunga il tempo e la volontà del Signore di rimettermi in libertà. Alcuni, come Ben Gersom, interpretano questa e la frase precedente, "Io perdono, non distruggerò"; o "non manterrà un pegno", come gli altri; e così le prendono come parole di Dio stesso; e così il signor Broughton rende l'intero versetto:

"ora all'Onnipotente, che dice: Io perdono, non distruggerò, "questo dovrebbe essere detto",

vale a dire, ciò che segue in Giobbe 34:32 ; è prerogativa di Dio, ed è sua grazia perdonare, e tali che egli perdona non li distrugge mai, ma accetta, scioglie e rimette il vincolo o il pegno del fideiussore; e nulla si impegna più efficacemente in un'attenta astinenza dal peccato per il futuro, di un senso di grazia perdonante; e si addice altamente a tali persone dire a cosa sono poi dirette

32 Versetto 32. [Quello che] non vedo tu insegnami,

Il che può essere compreso sia dei castighi di Dio, e dei suoi rapporti con il suo popolo in modo provvidenziale, sia del disegno e dell'uso di essi, che a volte sono imperscrutabili, e al massimo solo una parte di essi vista e conosciuta; è opportuno dire a Dio: non è che una piccola parte e parte delle tue vie che sono conosciute da me; Riesco a vedere ben poco in essi: insegnami di più sulla tua mente e sulla tua volontà in essi, oppure sui peccati e sulle trasgressioni, causa del castigo; è appropriato che un uomo afflitto dica a Dio: Sono consapevole a me stesso di molte mancanze e infermità peccaminose, ma ci possono essere peccati segreti commessi da me che sono sfuggiti alla mia attenzione e osservazione; indicamelo, affinché io possa esserne umiliato, e ne faccia una libera confessione;

se ho commesso l'iniquità, non farò più; cioè, se ho commesso un delitto capitale, un reato immondo o una grossolana enormità, perché altrimenti nessuno vive senza peccato, me ne pento sinceramente, e mi prenderò cura per il futuro, per grazia divina, di non farlo più

33 Versetto 33. [Dovrebbe essere] in accordo con la tua mente?

O Giobbe, poiché le parole sembrano che egli fosse rivolto a lui; e può rispettare sia il governo del mondo in generale, sia la disposizione di tutte le cose in esso, di cui si parla in questo capitolo, anche se più remotamente, Giobbe 34:13. Non è forse giusto che sia Dio a governarla, che l'ha creata, e a fare tutte le cose in essa come vuole? È giusto che si consulti con gli uomini su ciò che deve fare, o che sia istruito e istruito da loro sulla via del giudizio? È giusto che ogni uomo abbia la sua mente e la sua volontà, e che tutto vada nella forma e nel corso che gli sono più congeniali? Oppure possono rispettare il castigo, con il quale le parole sono più strettamente connesse; e così è il senso: l'uomo dovrebbe essere consultato, come Giobbe o qualsiasi altro, e la sua mente dovrebbe sapere per prima, se debba essere castigato o no? Un genitore o un padrone dovrebbe chiedere per primo a un figlio o a un servo se è opportuno dare correzione o no? o si deve consigliare all'uomo in che modo e in che modo debba essere castigato da Dio, se nella sua persona, o nella sua famiglia, o nel suo patrimonio? o per quanto tempo il castigo dovrebbe durare su di lui, e quando dovrebbe essere rimosso? No, certamente; tutto dovrebbe essere lasciato a Dio, il saggio e sovrano Disponente di tutte le cose;

egli la ricompenserà, sia che tu rifiuti o che tu scelga, e non io; cioè, Dio ricompenserà il castigo; castigherà chi vorrà, e in che modo vorrà, e per tutto il tempo che vorrà, sia che l'uomo acconsenta o si sottometta o no; non chiederà il suo permesso; farà secondo il consiglio della sua volontà; e tu Giobbe potrai scegliere o rifiutare di sottometterti a lui come più ti piace; da parte mia, se fosse il mio caso, non rifiuterei di sottomettermi alla sua volontà; Io direi: "È il Signore, che faccia ciò che gli sembra bene agli occhi". Alcuni fanno di quest'ultima frase le parole di Dio, poste a titolo di domanda: "Dovresti tu scegliere o rifiutare, e non io?" Dovresti tu avere la tua opzione e il tuo rifiuto, e non io? L'uomo dovrebbe scegliere da solo o scegliere da sé ciò che gli piace di più? Non dovrebbe egli dire: Il Signore sceglierà per me la mia eredità, anche se questa eredità è afflizione? Le parole sono rese da altri in sensi diversi, il che sarebbe troppo noioso da osservare: alcuni a questo senso,

"ciò che da te stesso Dio lo ricompensa";

il peccato è di se stesso, scaturisce dal suo cuore corrotto e dalla sua volontà, egli non è tentato ad esso da Dio; né deve essere attribuito alle tentazioni di Satana, che, sebbene possano avere la loro influenza, il peccato è l'atto e l'azione di un uomo; e Dio lo ricompenserà in un modo o nell'altro, che l'uomo lo voglia o no; o in modo di punizione sul peccatore stesso, o sulla sua garanzia per lui; o in una via di correzione e castigo paterno; e questo è opera del Signore e non mia, ed egli è giusto nel farlo;

Di' dunque ciò che sai: se sai qualcosa di meglio di questo, o puoi contraddire ciò che è detto, o come altri a questo scopo,

"È mai venuto da te un discorso simile, come è stato espresso nei versetti precedenti? Dio lo ricompenserà, se rifiuti di parlare in modo così sottomesso; tu puoi rifiutarti di farlo, io non lo farei; Sceglierei di sottomettermi e ascoltare pazientemente l'afflizione; se la pensi diversamente, esprimi la tua opinione".

34 Versetto 34. Lasciate che gli uomini intelligenti mi dicano:

Che io abbia ragione o torto:

e mi dia ascolto un uomo saggio; a ciò che ho detto o dirò. Elihu si rivolge qui alla compagnia che lo circonda, alla parte saggia e intelligente di loro; le parole possono essere rese al futuro, gli uomini di intelletto "mi diranno", e un uomo saggio "sarà" ascoltarmi e acconsentire, non solo a ciò che ho detto, ma a ciò che sto per dire, vale a dire, ciò che segue

35 Versetto 35. Giobbe ha parlato senza conoscenza,

Non che Giobbe fosse un uomo ignorante, né nelle cose naturali né in quelle divine; ma in questo punto, riguardo alla mano castigatrice di Dio su di lui, aveva detto alcune cose che tradivano mancanza di conoscenza, come in Giobbe 34:5 ;

e le sue parole [erano] prive di sapienza; Giobbe non era privo di sapienza umana, né di sapienza spirituale, ma nessun uomo è saggio in ogni tempo; erano cadute da lui alcune cose che sapevano di stoltezza e di ignoranza, e di cui in seguito si convinse, e confessò con vergogna, Giobbe 40:4,5 42:3 ; essere incaricato dal Signore stesso di ciò che è qui per Elihu, Giobbe 38:2 ; e si può osservare che Elihu non accusa Giobbe di essere un uomo malvagio, come fecero i suoi tre amici, ma di aver parlato sconsideratamente con le labbra, nelle sue circostanze di castigo, e di cui si sforza di convincerlo

36 Versetto 36. Il mio desiderio è che Giobbe sia processato fino alla fine,

Questa è la mia opinione, o ciò che "io porto" addurre, e porre davanti a voi, uomini di intelligenza e saggezza, e lascio a voi di considerarlo. Alcuni lo rendono così: "O Padre mio, sia processato Giobbe", ecc. come se fosse un'apostrofe a Dio, e una richiesta a lui; così il signor Broughton, che aggiunge:

"che sei nei cieli",

e lo stesso è aggiunto da alcuni interpreti ebrei, come ce ne sono altri di loro che vanno in questa direzione, e anche diversi commentatori cristiani; e recentemente è stato sollecitato, da questo e da altri passaggi, che Elihu era Cristo, che qui si rivolge a Dio come suo padre: ma questo è il suo titolo del Nuovo Testamento; e sebbene Dio sia il padre di tutti gli uomini per creazione, e dei santi per adozione, tuttavia questa relazione e questo titolo non sono così frequentemente rivendicati sotto la dispensazione precedente, o comunque non così presto come ai tempi di Giobbe, ma sono più peculiari della dispensazione del Vangelo, sotto la quale i santi ricevono "non lo spirito di schiavitù per il timore, ma lo Spirito di adozione, con il quale gridano: Abbà, Padre", Romani 8:15 ; perciò ammettendo questa versione, piuttosto una persona grave e venerabile, come Elifaz, più anziano di Elihu, che era un giovane, è chiamato con questo titolo; o l'intera cerchia degli amici di Giobbe ora intorno a lui, tutti più anziani di Elihu, può essere intesa; "padre" per "padri", il singolare per il plurale, vedi Atti 7:2 ; e ciò che propone è che facciano la loro richiesta congiunta al trono della grazia, che le afflizioni di Giobbe continuino ancora; affinché potesse essere completamente provato da loro, ed essere purificato da tutte le sue scorie, non sembrando ancora completamente consapevole dei suoi discorsi peccaminosi, e umiliato per loro; e quindi era giusto che fosse ancora corretto e castigato fino alla fine, o alla vittoria, come il signor Broughton, o fino a quando non si ottenesse la vittoria, e fosse costretto a cedere, e gridare "peccavi": ma poiché le afflizioni non sono cose gioiose ma dolorose, e non sembra così gradito a un uomo buono, gentile e umano, desiderare la continuazione delle afflizioni di un altro, anche se palliato con un plausibile per il suo bene; sembra meglio intendere questo come una mozione fatta da Eliu alla parte comprensiva della compagnia, affinché le parole di Giobbe, che egli aveva pronunciato senza conoscenza e sapienza, potessero essere da loro esaminate rigorosamente, e accuratamente esaminate, affinché si potesse conoscere meglio ciò che era opportuno dirgli di più per la sua convinzione;

a causa delle [sue] risposte per gli uomini malvagi; o riguardanti o relative a quelle risposte che aveva dato, che erano simili a quelle che fanno gli uomini malvagi; che accusano le vie di Dio di disuguaglianza e mancanza di equità, chiedono dov'è il Dio del giudizio? o che servono la causa degli empi, e che forniscono loro argomenti, li preparano per loro, e li mettono nelle loro bocche, per discutere contro Dio e i suoi provvidenziali rapporti con gli uomini, e contro ogni religione. Vedi Giobbe 34:8

37 Versetto 37. Poiché egli aggiunge la ribellione al suo peccato,

Oppure "può" o "vuole" aggiungere, se gli si permette di andare avanti di questo passo, e non viene fermato; finora ha solo commesso, si può sperare caritatevolmente, alcuni peccati per ignoranza, errore e errore, ma se è lasciato in pace procederà di male in male, a più empietà; per essere colpevole di peccati presuntuosi, di aperto tradimento e ribellione contro Dio;

egli batte [le sue mani] in mezzo a noi, o "applaudirà"; o batterà le mani insieme come espressione di estremo dolore e tristezza, delle agonie della sua mente; mostrando un'impazienza stravagante, e riversando i suoi lamenti nel modo più amaro, vedi Ezechiele 21:14 ; o piuttosto per via della gioia e del trionfo, come se avesse ottenuto la vittoria su di noi, vedi Salmi 47:1 ;

e moltiplica le sue parole contro Dio, o "si moltiplicherà"; ha già detto troppe cose contro Dio, la sua giustizia nei suoi rapporti con lui, Giobbe 34:5 ; dirà di più se non si trattenerà. Queste sono le ragioni che Eliu adduce per un accurato processo e un rigoroso esame di Giobbe; e sono presi in parte dalla preoccupazione per il bene di Giobbe, e in parte per il loro motivo, che non potessero essere trionfati, e principalmente per la gloria di Dio

Commentario del Pulpito:

Giobbe 34

1 Versetti 1-37. - In questo capitolo Eliu si rivolge da Giobbe a coloro a cui si rivolge come "saggi" (Versetto 2), o "uomini di intelletto" (Versetto 10). Non è chiaro se si tratti dei tre amici speciali di Giobbe, o di altri tra la compagnia che forse si era riunita per ascoltare il dibattito. Fa dell'oggetto del suo discorso la condotta di Giobbe, cosa poco educata da fare in presenza di Giobbe. Giobbe, dice, ha disprezzato Dio e lo ha accusato di ingiustizia (versetti 5-9). Lo vendicherà. Procede a fare questo nel Versetti. 10-30. Poi indica quale dovrebbe essere la condotta di Giobbe (Versetti. 31-33), e termina con un appello agli "uomini di intelligenza" perché approvino la sua condanna di Giobbe come peccatore e ribelle (versetti 34-37)

Versetti 1, 2.-Ed Elihu rispose e disse: Ascoltate le mie parole, o saggi. Avendo, come forse pensava, ridotto Giobbe al silenzio con la fama dei suoi ragionamenti, Elihu, volendo portare con sé il consenso generale del suo uditorio, rivolge un appello a loro, o, in ogni caso, ai saggi tra loro, perché giudichino la condotta di Giobbe e si pronuncino su di essa. È probabile, come osserva Schultens, che un numero considerevole di persone influenti si fosse riunito a questo punto per ascoltare la discussione in corso. A costoro Eliu si rivolge in modo speciale: Porgete l'orecchio a me, voi che avete conoscenza

Versetti 1-37. - Elihu agli astanti: il caso di Giobbe processato

I LA CORTE COSTITUITA

1. Il pannello. Giobbe, un brav'uomo, un grande sofferente, calunniò amaramente, profondamente perplesso, immerso nel dubbio e nell'oscurità, e colpevole di molta presunzione

2. I giudici. O i tre amici ironicamente chiamati "uomini saggi", o gli astanti, tra i quali c'erano senza dubbio molti in possesso di sana saggezza e discrezione, "saggi" e "sapienti" (Versetto 2), "uomini di intelletto", letteralmente, "uomini di cuore", cioè persone di intelligenza e matura esperienza, capaci di formare un giudizio su una questione così alta come quella che stava per essere loro sottoposta

3. Il pubblico ministero. Elihu. I dettagli della sua personalità sono stati forniti inGiobbe 32:2). Un giovane profeta arabo che asserisce di parlare sotto un impulso divino, viene presentato allo scopo di emettere un verdetto preliminare sul caso di Giobbe, allo scopo di preparare Giobbe per la successiva teofania di Geova.Giobbe 38:1

4. L'indirizzo. Elihu invita la corte dei giurati a prestare attenzione ai dettagli del caso, come dovrebbe presentarlo alla loro considerazione, a usare la discriminazione nel vagliare ciò che l'orecchio ha sentito, in modo da separare l'essenziale dall'accidentale, l'importante dal non importante, il pertinente dall'irrilevante, essendo l'orecchio dotato di una facoltà di provare le parole come il palato è dotato di una capacità di assaggiare le carni (Versetto 3), e, nell'esercizio di un sano giudizio, di decidere di arrivare alla verità (Versetti. 4). Ciò che qui viene raccomandato agli ascoltatori e agli spettatori accanto al "mucchio di cenere" come qualifiche indispensabili per giudicare correttamente il caso di Giobbe, vale a dire l'attenzione, la discriminazione e la prova, sono necessarie per tutti coloro che cercano la verità, e sono specialmente ingiunte agli studenti credenti della Parola di Dio, ai quali è comandato non solo, come i Bereani, "di ricevere la Parola con ogni prontezza di mente, " e "a scrutare le Scritture ogni giorno",Atti 17:11 ma, come i Tessalonicesi, a "provare ogni cosa e a ritenere ciò che è buono".1Tessalonicesi 5:21

II L'ACCUSA È PREFERIBILE

1. Che Giobbe si era dichiarato giusto. Senza dubbio Eliu allude a quei passi in cui Giobbe aveva affermato la sua innocenza contro le calunnie infondate dei suoi amici.Giobbe 9:17,21 10:7 13:18 16:17 Sebbene fosse vero nel senso che Giobbe era innocente di flagrante malvagità, tuttavia nel giudizio di Elihu tali veementi proteste di integrità immacolata che erano cadute dalle sue labbra difficilmente si addicevano a una creatura peccatrice.

vedi - Giobbe 32:2 - , omiletica

2. Che Giobbe accusò Dio di ingiustizia. Ancora una volta Eliu riporta fedelmente quella che considera la sostanza dell'affermazione di Giobbe, che sarebbe colpevole di falsità e ipocrisia se ammettesse la correttezza delle accuse dei suoi amici;Giobbe 27:4 che la malattia apparentemente incurabile che lo aveva colto

la freccia di Dio, come in - Giobbe 6:4; 16:9; 19:11 si era abbattuta su di lui, sebbene fosse "senza trasgressione",Giobbe 10:17 e che di conseguenza Dio gli aveva tolto il diritto,Giobbe 27:2 che egli suppone significhi, gli aveva negato giustizia e lo aveva trattato come un criminale, mentre in realtà era innocente

3. Che Giobbe si era lasciato andare alla bestemmia. Nell'accusare Giobbe di "bere disprezzo come l'acqua", cioè di pronunciare censure blasfeme contro Dio, Elihu, è stato detto (Can. Cook), "va ora per la prima volta ben oltre la verità", poiché "le parole di Giobbe" di feroce e amara rimostranza "gli furono strappate dall'agonia e dagli scherni dei suoi ostili consiglieri", mentre "il suo disprezzo era del tutto diretto contro di loro, non, come sembra supporre Eliu, contro Dio". Ma ci si può chiedere se questo non sia un esempio del dimenticare di agire secondo il canone di Elihu: "Scegliamo il giudizio: facciamo sapere tra noi che cos'è il combattimento". Per quanto scusabile fosse il disprezzo sprezzante che Giobbe scagliò contro gli amici, è impossibile ricordare gli appelli e le estorsioni selvagge, appassionate, spesso sconsiderate e irragionevoli che egli rivolse a Dio senza essere d'accordo con Elihu che in quei momenti egli oltrepassò i limiti di una giusta e santa moderazione, e si avvicinò pericolosamente, se non toccò davvero, i limiti di un'irriverenza empia e blasfema. "Non possiamo fare a meno di sentire che spesso ha spinto le sue deduzioni contro la giustizia e la provvidenza divina troppo in là, come in effetti lui stesso ha confessato di aver fatto quando finalmente ha visto Geova faccia a faccia" (Cox)

4. Che Giobbe aveva adottato i sentimenti e le massime degli empi. Senza affermare esplicitamente che Giobbe stesso fosse stato un giullare ribaldo e profano delle cose sante, Elihu afferma che sostenendo che "all'uomo non giova nulla che si diletti di Dio" (Versetto 9), Giobbe era praticamente passato dalla parte degli irreligiosi. Sebbene la dichiarazione di cui sopra non sia mai stata espressa in così tante parole, non è affatto una deduzione innaturale dalle parole di Giobbe.Giobbe 9:22 21:7 24:1 30:26 Un ragionatore non è ingiustamente ritenuto responsabile di ciò che può essere dedotto da una giusta e necessaria conseguenza dalle sue premesse, anche se egli stesso dovrebbe seguire per percepire, o, percependo, non dovrebbe intendere, ciò che queste premesse implicano. Ora, Giobbe aveva insistito in modo correlato sulla distribuzione apparentemente anomala del bene e del male tra l'umanità; e mentre, come risposta agli amici, ciò era perfettamente legittimo, era possibile mostrare quella circostanza così sconcertante da far concludere che il supremo Governatore dell'universo era indifferente ai caratteri delle sue intelligenze assoggettate, e che un uomo buono non traeva alcun vantaggio dalla sua pietà, mentre un uomo malvagio non soffriva alcuno svantaggio in conseguenza della sua irreligione. Giobbe aveva fatto questo, a giudizio di Eliu, e contro ciò Eliu protestava

III LA CONTRO-PROPOSIZIONE DICHIARATA. La posizione assunta da Elihu era il negativo di quella di Giobbe, cioè che la perpetrazione di un torto contro una qualsiasi delle sue creature era semplicemente impossibile da parte di Dio, che per lui una cosa come la perversione del giudizio era inconcepibile, e che, quando correttamente compreso, il principio dell'amministrazione divina era di assoluta equità. I tre amici sostenevano non solo che questo era il principio dell'amministrazione divina, ma che il suo funzionamento era sempre visibile. Giobbe sosteneva che l'attuazione di un tale principio non era sempre visibile nei rapporti di Dio con l'umanità, e quindi Giobbe a volte dubitava che questo fosse il principio su cui era governato l'universo, sebbene nel profondo della sua anima sentisse che doveva esserlo. Elihu afferma che, visibile o meno all'intelligenza umana e in casi particolari, questa e nessun'altra era la legge o la regola della procedura divina

IV LA NECESSARIA DIMOSTRAZIONE OFFERTA

1. La supremazia assoluta di Dio. (Versetti 13-15) L'argomento ha tre punti

(1) Dio governa il mondo senza alcuna autorità delegata. Nessuno gli ha dato un incarico su tutta la terra, né gli ha affidato, come a un satrapo o a un subalterno, il vicereame del globo (Versetto 13). Al contrario, governa con un diritto che è essenziale e non derivato, indiscutibile e irresponsabile

(2) Dio governa il mondo senza un potere insufficiente. Se Dio fissasse egoisticamente la sua attenzione solo su se stesso (Grozio, Eichhorn, Delitzsch, Umbreit, Carey, Cook, Cox), piuttosto che sull'uomo, considerandolo come un nemico (Vulgata, Targumim, Deuteronomio Wette, Rosenmuller), e di conseguenza raccogliesse su di sé il suo Spirito e il suo alito, dai quali tutte le creature viventi sono sostenute,Giobbe 12:9,10 Il risultato sarebbe la completa estinzione di tutti gli esseri animati sulla faccia della Terra (versetto 15). Il significato è che Dio ha tutte le creature così interamente nelle sue mani che non sono nulla, e non possono fare nulla se non nella misura in cui sono sostenute da lui. Quindi

(3) Dio governa il mondo senza alcun fine egoistico. Se lo facesse, potrebbe facilmente sbarazzarsi di un universo ribelle riducendolo in polvere o consegnandolo all'annientamento. Il fatto che non lo faccia è la prova che non si considera solo, o, in altre parole, che è spinto da considerazioni di amore disinteressato per l'uomo. E stando così le cose, è manifestamente impossibile che Dio possa infliggere ingiustizia a una creatura che ama

1. L'immacolata purezza di Dio. (versetto 17) L'argomento di Eliu si riduce a questo: che la base necessaria di ogni governo è la retta: l'integrità nella Persona e l'equità nella Legge del Governante; che senza di essa ogni amministrazione, umana o divina, cadrebbe nell'anarchia e nella confusione; e che, di conseguenza, a meno che queste condizioni non fossero soddisfatte dal supremo Governatore dell'umanità, l'amministrazione da lui condotta sarebbe presto o tardi stata travolta dalla rovina. Se è vero che la stabilità di un governo dipende in ultima analisi dal carattere retto dei suoi governanti e dalla natura equa delle sue leggi, molto di più l'amministrazione morale dell'universo deve essere fondata sull'immacolata santità di Dio e sull'immutabile giustizia delle sue leggi

2. La rigorosa imparzialità di Dio. Secondo Eliu è poco meno che di lesa maestà, o alto tradimento, per un suddito accusare re o principi di corruzione,Esodo 22:28 negando loro così la prima e più indispensabile qualifica di un governante. "Le grazie che diventano re sono la giustizia, la verità, la temperanza, la stabilità". (Shakespeare.) E "colui che domina sugli uomini deve essere giusto, governando nel timore di Dio".Che 2Samuele cosa deve essere, dunque, per mettere sotto accusa colui che "non accetta le persone dei principi, e non considera il ricco più del povero?" (versetto 19). Il rispetto delle persone, una mancanza abbastanza comune anche per le persone buone,Deuteronomio 1:17; 16:19; Giudici 2:1,9 è impossibile a Dio,2Samuele 14:14; Atti 10:34; 1Pietro 1:17 la cui imparzialità verso gli uomini si basa sulla considerazione che essi sono tutti uguali "opera delle sue mani" (Versetto 19), quindi tutti ugualmente in possesso della stessa dignità essenziale, suscettibile alla stessa alta autorità, e ha il diritto di essere curato dallo stesso governo paterno. E come si basa sulla fondamentale uguaglianza degli uomini agli occhi del Cielo, così è provato dal fatto palpabile che tutti allo stesso modo sono soggetti allo stesso sventura imparziale (Versetto 20); grandi e potenti potentati muoiono in un attimo, come BaldassarreDaniele 5:30 o come Faraone,Ester 14:28 o, essendo portati via senza mano d'uomo,

Confronta - Daniele 2:34 8:25 cioè per qualche visita soprannaturale, come i principi ribelli della congregazioneNumeri 16:29 o come Erode,Atti 12:23 e i loro popoli sono turbati a mezzanotte, come gli Egiziani,Esodo 12:29 o rovesciati fradiciamente e inaspettatamente, come gli antidiluvianiGenesi 7:22 e gli abitanti delle città della pianura.Genesi 19:24,25

1. L'onniscienza onnicomprensiva di Dio. (versetto 21) Gli occhi del Supremo sono costantemente sulle vie dell'uomo. Non c'è oscurità né ombra di morte dove gli operatori di iniquità possano nascondersi al suo sguardo penetrante. Egli può leggere il cuore umano con tale precisione che non ha bisogno di guardare un uomo due volte per comprenderne il carattere e la conversazione. Non ha bisogno di fermarsi prima di portare l'individuo in giudizio. La richiesta di Giobbe che Dio tenesse una corte d'assise e mettesse in giudizio il suo caso era del tutto superflua. Dio comprende così profondamente l'uomo con lo sguardo del suo occhio onnisciente che può procedere a spezzare i potenti senza indagare, facendo un breve lavoro sulla loro prova e mettendo gli altri al loro posto (versetto 24). È chiaro che Eliu, un Dio che comprende così esattamente e pienamente ogni caso che gli viene sottoposto non è probabilmente colpevole di aver commesso malvagità pervertendo il giudizio

2. L'incontestabile giustizia di Dio. (Versetti 24-30) Elihu intende dire che l'integrità assoluta di Dio può essere stabilita da una considerazione del carattere dei suoi giudizi, che sono:

(1) Improvviso. "Egli sconvolge gli empi nella notte" (versetto 25); cioè istantaneamente e inaspettatamente, cosa che, naturalmente, non avrebbe e non avrebbe potuto fare a meno che non fosse completamente soddisfatto del carattere giusto dei suoi giudizi. Ma "egli conosce le loro opere" senza indagare, in virtù della sua onniscienza; e quindi non esita, come se temesse un errore giudiziario, a procedere a una rapida esecuzione

(2) Pubblico. "Li colpisce come uomini malvagi", cioè come malfattori condannati, sulla cui criminalità non ci può essere alcun dubbio... "alla vista degli altri", letteralmente, "al posto degli spettatori"."Chi fa il male odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprese". Ma Dio, le cui opere sono tutte verità e giudizio, e fatte in verità e rettitudine,Salmi 111:7,8 non ha bisogno di evitare l'osservazione o di aver paura delle critiche. Perciò non ricorre mai a camere stellari o a inquisizioni segrete, ma cerca la massima pubblicità possibile per tutto ciò che fa

(3) Retributivo. Quando Dio esce dal suo posto per infliggere sofferenze agli uomini, non è mai per la gratificazione di un sentimento privato di vendetta, mai nell'esercizio sconsiderato di un potere meramente arbitrario, ma sempre per la rivendicazione della giustizia insultata, sempre per la punizione di qualche oltraggiosa manifestazione di malvagità. Quando potenti tiranni vengono abbattuti sotto gli occhi di altri, si riscontra generalmente, dice Elihu, che è stato "perché si sono allontanati da lui e non hanno tenuto conto di nessuna delle sue vie", ma sono giunti a un tale livello di audace empietà, opprimendo e calpestando i poveri, che "hanno fatto giungere a lui il grido dei poveri, " e in un certo senso lo obbligava ad ascoltare il grido degli afflitti (Versetto 28). Esaminato, ogni caso del genere si troverà nelle sue caratteristiche più essenziali per essere in completo accordo con l'eterna idoneità delle cose

(4) Ineccepibile. Hanno così evidentemente ragione, così autogiustificanti, infatti, che nessuno può osare attaccarli sulla base dell'iniquità. "Quando egli dà quiete" -- cioè fa la pace colpendo l'oppressore dei poveri (Delitzsch, Gesenius, Carey), piuttosto che "quando colpisce la terra" (Umbreit) -- "chi allora lo condannerà?" o "chi allora farà rumore?" come se avesse commesso un'ingiustizia. E viceversa' "quando nasconde la sua faccia", nel senso di essere adirato e punire un individuo o una nazione,Salmi 30:8 104:29 "chi allora può vederlo, cioè renderlo visibile, e indurlo a ristabilire il suo favore, come se ritirando la sua considerazione fosse stato colpevole di fare il male? La coscienza universale sente, dice Eliu, che l'Onnipotente, agendo in tal modo, agisce rettamente

(5) Benefico. E non solo, ma i giudizi di Dio mostrano il disegno più benevolo e filantropico, essendo dettati da un alto riguardo per il benessere generale dell'umanità, al fine che "gli ipocriti" [letteralmente, 'gli empi', tali da indurre altri all'empietà] non regnino, affinché non siano lacci per il popolo" (Versetto 30), come lo sono comunemente i governanti malvagi; ad esempio Geroboamo,1Re 12:28 Omri,1Re 16:25,26 Achab,1Re 16:31 Ioacaz,2Re 13:2 e altri monarchi sia di Israele che di Giuda. È una misericordia speciale per un popolo quando Dio tronca la vita di re malvagi

V IL CONSIGLIO DATO. Adottare la confessione modello recitata di seguito (versetti 31, 32), in cui sono tre cose degne di considerazione

1. Un'umile sottomissione ai castighi di Dio. "Certo, è giusto che si dica a Dio: Io ho partorito!" (sc. castigo). La rassegnazione nell'afflizione è il dovere di tutti;Proverbi 3:11 incombe specialmente sul popolo di Dio,Luca 21:19 indispensabile come condizione per ricambiare il favore di Giobbe,Levitico 26:40 42 e uno dei segni più sicuri di un cuore veramente penitente.Geremia 31:18 Nulla permette di manifestare una genuina rassegnazione come il chiaro riconoscimento della mano di Dio nell'afflizione,Michea 6:9; 1Samuele 3:18; Giudici 4:7 e del vero disegno dell'afflizione di castigare piuttosto che punire. La rassegnazione nell'afflizione e la sottomissione al castigo divino furono esemplificate da Aaronne,Levitico 10:3 i figli d'Israele,Giuda 10:15 Eli,1Samuele 3:18 Davide,2Samuele 15:26 Giobbe 1:21 2:10)Michea 7:9). San Paolo.Atti 21:14

2. Una sincera promessa di emendamento. "Non offenderò più" (Versetto 31); "Se ho commesso l'iniquità, non farò più" (Versetto 32). Una tale promessa implicava chiaramente la confessione di aver offeso; e senza confessione non ci può essere perdono,Proverbi 28:13; 1Giovanni 1:9 come, d'altra parte, senza emendamento non c'è prova che la confessione sia sincera.Giobbe 22:23 Isaia 1:16 Ezechiele 14:6 Osea 14:8

3. Un sincero desiderio dopo l'istruzione divina. "Quello che vedo non insegnarmi tu" (versetto 32). Le anime convertite sono sempre più o meno profondamente consapevoli della loro ignoranza, specialmente riguardo alle cose spirituali, come ad esempio la malvagità dei loro cuori,Geremia 17:9 la sottigliezza del peccato,Salmi 19:12 gli scopi specifici delle dispensazioni provvidenziali,Giovanni 13:7 il giusto sentiero della vita santa;Geremia 10:23 e con riferimento a tutti questi e molti altri punti sono sempre pronti a ricevere l'illuminazione celeste, dicendo: "Insegnami a conoscere la tua via",Salmi 27:11 e "a fare la tua volontà".Salmi 143:10

VI LA DOMANDA PRESENTATA

1. Un appello a Giobbe

(1) Una domanda. "Egli", cioè Dio..." lo ricompenserà (così la malvagità dell'uomo, e le azioni in generale) "secondo la tua mente?" cioè Dio adotterà un modo di governo o un principio di amministrazione per farti piacere?

(2) Una ragione. "Perché hai trovato da ridire" (Delitzsch); "Poiché tu hai disprezzato" (sc. i suoi giudizi) (Cook). Cioè, Giobbe aveva espresso insoddisfazione per le dispensazioni di Dio. Da qui l'ovvia deduzione che Giobbe riteneva che queste dispensazioni avrebbero dovuto essere formulate secondo le sue idee

(3) Un dovere. "Così che tu devi scegliere, e non io", intendendo che in quelle circostanze Giobbe avrebbe fatto meglio a prendere una decisione su quel piano di governo per il mondo migliore di quello di Dio, e a pubblicarlo il più presto possibile: "E ciò che sai parla"

1. Un discorso agli astanti. Trovando Giobbe in silenzio, Elihu si rivolge agli ascoltatori e agli spettatori, che egli saluta abilmente come "uomini di intelligenza" e "saggi", chiedendo loro di dire se non è il caso che siano d'accordo con lui nel verdetto: "Giobbe parla senza conoscenza, e le sue parole sono senza sapienza" (Versetti. 34, 35). Un verdetto severo, che il pubblico si appellasse o meno! In seguito, però, Geova affermò la sua verità.Giobbe 38:2 E certamente è indice di follia per l'uomo gracile, come fece Giobbe, sedere in giudizio su Dio

2. Una dichiarazione di Eliu

(1) Il desiderio di Elihu. Che il processo di Giobbe possa essere ulteriormente prolungato, il che potrebbe significare che i sentimenti di Giobbe potrebbero essere esaminati più a fondo, o che le afflizioni di Giobbe potrebbero essere ulteriormente prolungate - il primo, un desiderio che diventa un vero ricercatore e un sincero predicatore della verità; e il secondo, anche se apparentemente duro, ma non necessariamente scortese o incoerente con gli obblighi e le pretese dell'amicizia

(2) La ragione di Eliu. In generale, l'afflizione di Giobbe non aveva ancora prodotto su di lui l'effetto benefico a cui era destinata. In particolare, che

(a) i suoi sentimenti erano irreligiosi - "le sue risposte erano "alla maniera degli uomini malvagi";

(b) la sua malvagità era grande: "aggiunge la ribellione", o la forma più aggravata di trasgressione, "quella dei discorsi blasfemi" (Delitzsch), "al peccato", cioè i suoi errori inconsci e non intenzionali;

(c) il suo disprezzo era vistoso: "tra noi egli batte le mani" (vedi le sue mani), esprimendo un disprezzo trionfante, mostrando che "sebbene vittorioso nell'argomento", egli era "non ancora umiliato nello spirito" (Robinson); e

(d) la sua irriverenza era estrema: "moltiplica le sue parole contro Dio", "portandosi come vincitore, non solo sugli uomini, ma anche su Dio" (Robinson)

Imparare:

1. Che gli uomini buoni, nel pronunciare il giudizio sui loro simili, procedano con la massima cura e cautela

2. Che il popolo di Dio dovrebbe essere studioso nel dare voce a parole calcolate per lasciare impressioni errate nella mente degli ascoltatori

3. Che i santi a volte possono essere scambiati per peccatori a causa dell'indiscrezione del loro parlare

4. Che la giustizia di Dio è una massima fondamentale in tutta la sana teologia

5. Che ugualmente l'altruismo (o la grazia) di Dio deve essere in ogni concezione adeguata del suo carattere correlato alla sua giustizia

6. Che il Dio della Bibbia è l'unica Divinità in possesso di qualifiche adeguate per il governo del mondo, per non dire dell'universo

7. Che i giudizi di Dio, come si manifestano nel suo provvidenziale governo della terra, sono mirabilmente adatti a insegnare all'uomo la giustizia

8. Che Dio è profondamente interessato al benessere delle nazioni e delle comunità, così come delle persone private

9. Che l'amministrazione divina sia sempre esercitata nell'interesse della santità

10. Che il vero atteggiamento dell'uomo in presenza del governo divino è la sottomissione mite e gioiosa

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-37. - Il secondo discorso di Elihu: l'uomo non ha il diritto di dubitare del più pignolo di Dio

BIASIMO I DUBBI DI GIOBBE. (Versetti 1-9) In silenzio Giobbe ha ascoltato il rimprovero del suo amico, e a quanto pare ha preso a cuore la lezione che con una giustificabile autodifesa possiamo portare le nostre proteste oltre il vero limite, ed esagerare la nostra innocenza mentre rifiutiamo le false imputazioni. Eliu quindi risuscita di nuovo, e procede con il suo secondo rimprovero. Giobbe ha rappresentato Dio come un crudele, ingiusto persecutore della sua innocenza. Dubita quindi della giustizia del dominio di Dio che governa il mondo. Alla confutazione di questa posizione è diretto il presente discorso. Elihu fa appello al buon senso degli uomini, alla saggezza imparziale dell'esperienza. L'orecchio ha il potere di mettere alla prova le parole, la mente ha una facoltà di giudizio e di gusto, analoga a quella del corpo, per cui distinguiamo il falso dal vero, e il bene dal male. Questo, in verità, deve essere l'ultimo appello in ogni controversia, sia sulle cose divine che su quelle umane. Una parola scritta, una rivelazione positiva, è sempre aperta a diverse interpretazioni; e ciò rende tanto più necessario accertare i vasti dettami della coscienza e del giudizio comune, con i quali ogni vera rivelazione concorda. La domanda ora è: questo comune senso religioso condanna o no le espressioni e l'atteggiamento di Giobbe? Ha affermato: "Sono innocente, eppure Dio mi ha negato la giustizia, mi ha tolto il diritto. Nonostante il fatto che il diritto sia dalla mia parte, sarò un bugiardo se lo mantengo. La ferita causata dall'asta dell'ira di Dio è incurabile". Questo, secondo l'oratore, era l'effetto del linguaggio di Giobbe. Lui lo respinge indignato. Prendendo in prestito un'espressione da Elifaz,Giobbe 15:16 egli denuncia Giobbe come uno che beve schernendo come l'acqua; e con queste bestemmie si associa con i malvagi. Giobbe nega, secondo l'oratore, che ci sia alcun profitto o utilità nella pietà, nel vivere in amicizia con Dio. Non l'aveva mai detto con tante parole; ma il senso di molte cose che aveva detto assomigliava a questo.Giobbe 9:22,23; 21:7,8; 24:1 - , sqq. Tali espressioni sembravano negare il fondamento stesso della religione. Giobbe si stava rivoltando contro la luce interiore. E sebbene avesse più volte rimproverato e ricordasse a metà le sue stesse parole, l'offesa era stata tuttavia ripetuta

II PROVE DELLA GIUSTIZIA DIVINA. (Versetti 10-30)

1. Dalla bontà creatrice di Dio. (Versetti 10-15) Il punto è mostrare che Dio è incapace di fare il male, di pervertire la giustizia e il diritto nei suoi rapporti con gli uomini; mostrare che egli ricompensa gli uomini secondo le loro opere, dà loro il giusto frutto della loro semina, provoca il percorso di vita che scelgono di condurre alla luce felice o infelice, secondo la giustezza della loro scelta o meno. Egli pone davanti a loro benedizione e maledizione; e la responsabilità del risultato è solo loro. Ma come possiamo avere la convinzione che tutto questo sia così? La risposta è mostrando che le opere di Dio escludono il pensiero dell'egoismo; E solo l'egoismo può spiegare la perversione del diritto. Non possiamo concepire la ricerca di noi stessi in Dio. Nessuno gli affidò la responsabilità della terra; Nessuno all'infuori di lui ha fondato il cerchio della terra. Come Causa prima e assoluta, tutte le cose sono sue; Non c'è divisione del potere, del profitto o della gloria. L'ambizione, l'avidità, la gelosia, ogni passione che tenta gli uomini a fare torto ai loro simili, è esclusa dall'idea stessa di Dio. Egli riversa sempre la pienezza della sua vita e della sua beatitudine sulle sue creature, l'azione esattamente opposta a quella dell'egoismo, che attira in sé il più possibile di bene e si separa dal meno possibile. Supponiamo solo per un momento che Dio diventasse un Essere egocentrico, "dirigendo il suo cuore solo a se stesso, assorbendo il suo spirito e i suoi soffi" invece di emetterlo, ne deve derivare immediatamente la morte universale; Gli uomini devono perire, tornando alla polvere. L'impossibilità stessa di una tale supposizione mostra l'impossibilità di attribuire a Dio la ricerca di sé e l'amore per se stessi. Egli è il Padre Eterno; e poiché l'amore del genitore puro ha in sé la minima lega di sé di qualsiasi amore terreno, dobbiamo considerare questo come il tipo della natura di Dio. Questi sono pensieri sublimi e ispiratori. Dio non può fare del male all'uomo, o fare del male, perché in tal modo danneggerebbe se stesso e macchierebbe la sua gloria. Nessuno può consapevolmente tradire o fare torto a se stesso. Tutto ciò che chiamiamo cattiva condotta implica che l'uomo abbia al suo fianco i suoi pari come esseri liberi e disponga della proprietà degli altri. Questo è impossibile a Dio, perché tutte le cose appartengono a lui, essendo il prodotto della sua attività amorosa, della sua pienezza di vita che si dona

2. Dall'idea di Dio come Sovrano supremo. (Versetti 16-30) Come Governatore del mondo, egli non può essere ingiusto, perché il governo può essere mantenuto solo da una giustizia costante ed eguale, e deve essere distrutto dalla sua mancanza. Dio è allo stesso tempo il Giusto e il Potente, perché non potrebbe esercitare l'una qualità senza l'altra. L'esperienza, la grande maestra, lo dimostra con il corso costante degli eventi

III CONCLUSIONE. LA FOLLIA E LA CONTRADDITTORIETÀ DELLE ACCUSE DI GIOBBE CONTRO DIO. (Versetti 31-37) Viene introdotta una confessione riluttante, come se fosse stata pronunciata da Giobbe: "Sono castigato, senza fare il male; quello che io non vedo, quello tu me lo mostri! Se faccio del male, non lo farò più!" (Versetti. 31, 32) Sembra dire che si pentirà a condizione che venga fatto notare solo il torto.Giobbe 7:20 19:4 Ma, chiede Elihu, Dio passerà impunito il tuo lamento scontento contro il suo modo di retribuzione, e adotterà un modo che sia gradito alla tua mente? Le leggi del governo divino devono essere dettate da desideri individuali o da nozioni di ciò che è giusto? Deve essere l'uomo a scegliere, e non Dio, il modo in cui deve essere ricompensato o punito? E dite, allora, qual è la vera punizione? Parlare! Ma questo appello diretto deve convincere il mormoratore della sua incapacità di suggerire un metodo migliore per amministrare il mondo. Le vie di Dio possono non essere chiare per noi in molti particolari; ma dovremmo ricordare, come insegna il vescovo Butler, che vediamo solo "parti di un piano non perfettamente comprese". Se tutti fossero conosciuti, il dubbio e l'angoscia cesseranno. In conclusione, l'oratore riassume il suo significato nelle parole degli uomini di intendimento al cui giudizio si appella, condannando la mancanza di vera perspicacia nelle parole di Giobbe, ed esprimendo la speranza di poter essere ulteriormente processato, a causa delle sue risposte "alla maniera dei reprobi", perché aggiunge la beffa al peccato, adotta il tono dello schernitore e moltiplica le parole contro Dio. Che questa visione dello stato d'animo di Giobbe sia giusta o sbagliata, "Beato l'uomo che sopporta la tentazione". Beato colui che sa esclamare, in mezzo a sofferenze che non può non sentire dissociato dalla colpa: "Scrutami, o Dio, e mettimi alla prova; mettetemi alla prova, e conoscete i miei pensieri; e vedi se c'è in me qualche via malvagia, e guidami per la via eterna". -J

3 Poiché l'orecchio prova le parole, come la bocca gusta la carne. Un'espressione proverbiale, già usata da Giobbe nel dialogo.Giobbe 12:11 "È tanto compito dell'orecchio distinguere tra parole sagge e stolte, quanto del palato distinguere tra cibo sano e non salutare."

OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 3.- La prova della verità

LASCIO ALL'UOMO IL COMPITO DI VERIFICARE LA VERITÀ. Non esiste un oracolo inconfondibile. Nella moltitudine delle voci dobbiamo scoprire qual è il grido della verità, quale quello dell'errore. Conosciamo la voce di Dio, non perché siamo sicuri in anticipo che è Lui e solo Lui che ci parlerà, ma perché rileviamo l'espressione celeste in contrasto con i molti canti di sirene che vorrebbero attirarci alla distruzione, la rileviamo dai suoi stessi toni, e non semplicemente a causa di un'autorità che ce la assicura. La Chiesa può pretendere di guidarci in questa importante ricerca; ma la Chiesa è composta di membri umani, che devono usare quelle facoltà che Dio ha dato loro, anche se senza dubbio la Chiesa è aiutata dalla presenza dello Spirito Santo in mezzo a lei. Così, quando i singoli uomini cercano la verità, lo Spirito di Dio è per loro una Luce e una Guida. Tuttavia, la ricerca deve essere fatta; Le parole devono essere provate e vagliate

1. Questo è un avvertimento contro la credulità. Molte voci reclamano la nostra attenzione. Stiamo attenti a non essere ingannati

2. Questo è uno stimolo al pensiero. Non dobbiamo essere come la terra opaca che fa crescere qualsiasi seme vi cada dentro: brutte erbacce tanto quanto bei fiori, piante velenose e raccolti fruttuosi. Abbiamo una capacità indipendente di vagliare e vagliare, scegliere e rifiutare. Perciò usiamo la nostra mente

3. Questo è per la coltivazione delle nostre anime. Lo sforzo stesso di mettere alla prova la verità contribuisce alla crescita mentale e spirituale. Quando lo teniamo in mano dopo averlo testato, la verità è più reale per noi che se l'avessimo ricevuta senza sforzo

4. Questo dovrebbe spingerci alla preghiera. Come distingueremo tra le molte voci speciose? È probabile che le nostre facoltà non assistite sbaglino. Cerchiamo dunque la luce dall'alto, non per sostituire le nostre forze, ma per rafforzarle e illuminarle

II LA PROVA DELLA VERITÀ È COME IL SAPORE DEL CIBO

1. È naturale. Dio ci ha dato un senso naturale del gusto con cui distinguere tra ciò che è sano e ciò che è nocivo nel nostro cibo, e ha impiantato in noi una simile facoltà di discernimento mentale e spirituale

2. Dovrebbe essere addestrato. Per certi aspetti l'appetito naturale non è una guida sicura. Il bambino può dilettarsi con prelibatezze dolci ma malsane. Alcuni veleni non sono sgradevoli. Quindi la mera percezione di gradevolezza non è sufficiente. Alcuni molto piacevoli perché le idee lusinghiere sono molto false e dolorose. Ciò che è "giusto per i nostri gusti" può non essere né vero né buono per noi. Scegliere le idee preferite non significa ottenere certe verità. Dobbiamo addestrare la facoltà di verificare la verità a riconoscere il valore di ciò che non è attraente e a respingere il fascino meretricio

3. Potrebbe essere danneggiato. L'appetito può essere viziato. Una simpatia malsana per il cibo malsano può essere generata dalla pratica; Il cibo buono e sano può sembrare disgustoso a chi è in cattivo stato di salute. Pensieri e sentimenti corrotti portano a una degenerazione della facoltà di verificare la verità. Anche il senso naturale della verità è smussato. L'ago cessa di puntare verso nord. Il reagente chimico è impuro e quindi non funge da test. L'anima falsa e impura sceglie la menzogna e rifiuta la verità

4. Ha bisogno di correzione. Dopotutto, la prova della verità non è come un senso corporeo. Non è immediato. Implica la riflessione. Ma, affinché la riflessione possa essere vera e sana, l'intera natura spirituale deve essere pura, semplice e sana. È pericoloso fare troppo affidamento sulla nostra facoltà privata di verificare la verità. La nostra unica salvezza è quella di tenerci stretti a Cristo, che è la Verità, e alla Chiesa di Cristo. che ci ordinò di "sentire". - W.F.A.Matteo 18:17 #Giobbe 34:4

Scegliamo il giudizio; cioè: "Cerchiamo di giungere a una giusta conclusione (mishphat) su ogni argomento che ci viene presentato per essere preso in considerazione". Facciamo sapere tra noi ciò che è buono. "Conosciamo, discerniamo e riconosciamo ciò che è giusto e buono". Ottimi sentimenti, ma un po' pomposamente espressi da un giovane che si rivolge ai più anziani

5 Giobbe infatti ha detto: Io sono giusto. Giobbe aveva mantenuto la sua "giustizia" in un certo senso, cioè la sua integrità, la sua onestà, la sua convinzione che Dio alla fine lo avrebbe assolto; ma non aveva mantenuto la sua assenza di peccato.

vedi il commento su - Giobbe 33:9 Non aveva nemmeno detto, con tante parole, "Io sono giusto". Il punto più vicino a dirlo era stato quando aveva esclamato: " Cantici che sarò ritenuto giusto" o "giustificato". E Dio ha tolto il mio giudizio. Giobbe aveva detto questo,Giobbe 27:2 ma nel senso che Dio gli aveva negato il giudizio sulla sua causa che desiderava, non che avesse pervertito il giudizio, e lo avesse condannato ingiustamente (vedi il 'Commentario dell'Oratore', vol. 4. p. 97)

6 Dovrei mentire contro il mio diritto? Questa era una parte essenziale dell'argomentazione di Giobbe.

vedi - Giobbe 27:4 Contro la teoria della sua segreta atroce malvagità avanzata dai suoi "consolatori", egli mantenne coerentemente la sua libertà dall'opposizione deliberata e cosciente alla volontà di Dio, e rifiutò di fare le confessioni che esse suggerivano o richiedevano, sulla base del fatto che sarebbero state false, nel farle avrebbe "mentito contro il suo diritto". In questo certamente Giobbe "non peccò". Ma era essenziale per la teoria di Elihu, non meno che per quella di Elifaz e dei suoi amici, che Giobbe soffrisse a causa dell'iniquità passata, sia che fosse punito per essa con rabbia o castigato per essa con amore.

vedi - Giobbe 33:17,27 La mia ferita

letteralmente, la mia freccia; comp. - Giobbe 6:4 è incurabile senza trasgressione, cioè senza che io abbia commesso alcuna trasgressione per renderne conto

7 Quale uomo è come Giobbe, che beve con scherno come l'acqua? Questo commento non è solo inutile, ma ingiusto. Non spettava a Eliu, che professava il desiderio di "giustificare" (o scagionare completamente) Giobbe, aggravare la sua colpa per mezzo di commenti retorici; e il commento stesso era ingiusto, perché Giobbe non si era lasciato andare al disprezzo in alcun modo, tanto meno "lo aveva bevuto come l'acqua". Egli non aveva in alcun modo disprezzato Dio; e se di tanto in tanto aveva riversato un po' di disprezzo sui suoi "consolatori",Giobbe 6:21; 12:2; 13:4-13; 16:2; 21:2-5; 26:2-4, non si doveva ammettere che l'avevano meritato? Eliu aveva il dovere di fungere da moderatore tra Giobbe e i "consolatori", mentre qui egli cerca di esasperarli e di incatenarli all'ira contro il loro amico afflitto. Forse l'atteggiamento impassibile di Giobbe lo ha amareggiato

8 che va in compagnia degli operatori di iniquità. È impossibile fornire un altro antecedente al "quale" se non Giobbe stesso. Elihu accusa quindi Giobbe di essersi allontanato dalla giustizia e di essersi dedicato al "consiglio degli empi, alla via dei peccatori e al seggio degli schernitori".Salmi 1:1 Questo è grossolanamente esagerare i difetti di temperamento di Giobbe, e pone Eliu molto vicino allo stesso livello di Elifaz, Bildad e Zofar per quanto riguarda l'equivoco e la maleducazione. e cammina con gli uomini malvagi. Se non si intende altro che Giobbe ha adottato principi e argomenti comunemente usati da uomini malvagi (Canone Cook), il linguaggio impiegato è infelice

9 Egli infatti ha detto: Nulla giova all'uomo che egli si compiaccia di Dio. Ancora una volta si deve notare che Giobbe non aveva detto questo. L'approccio più vicino ad esso si trova inGiobbe 9:22), dove si trova questo passaggio: "Tutto è uno; perciò dico: Egli distrugge i perfetti e gli empi" (Revised Version). Altrove Giobbe parla, non in generale, ma del suo caso individuale, osservando che la sua giustizia non lo ha salvato dalla calamità.Giobbe 9:17,18; 10:15; 17:9-16 - , ss. E il fatto è uno di quelli che gli provoca la più profonda perplessità

10 Ascoltatemi dunque, uomini di intelletto confronta 2). Elihu ripete se stesso, desiderando richiamare l'attenzione sulla sua giustificazione di Dio (Versetti. 10-30). Lungi da Dio che egli commetta malvagità. Eliu probabilmente intende dire che commettere il male è contrario alla natura e all'idea stessa di Dio; Ma non si esprime molto chiaramente. e dall'Onnipotente, perché commettesse iniquità. Un Dio malvagio, un Dio che può fare il male, è una contraddizione in termini, un'idea impossibile e inconcepibile. Gli adoratori del diavolo, se ci sono o sono mai esistiti tali persone, non concepiscono l'oggetto della loro adorazione come realmente Dio, ma come un potente spirito maligno. Una volta assurto all'altezza della concezione di un Potere assolutamente supremo, onnisciente, onnipresente, l'Autore di tutte le cose, è impossibile immaginarlo come meno che perfettamente buono

OMELIE DI R. GREEN versetto 10.- La rettitudine delle azioni divine

Le parole di Eliu continuano. La sua accusa contro Giobbe è di aver detto: "Io sono giusto". Egli "aggiunge la ribellione al suo peccato" (Versetto 37). E nella sua auto-giustificazione egli getta un'ombra sulla procedura divina. "Egli moltiplica le sue parole contro Dio" (Versetto 37). Questa è la tesi di Eliu. Dice che Giobbe dichiara: "Dio ha tolto il mio giudizio". Difendere l'opera divina e quindi portare Giobbe a riconoscere il suo peccato è lo scopo di Elihu. Qui Egli dichiara la rettitudine delle azioni Divine. "Lungi da Dio il fare malvagità". La giustizia delle vie di Dio si vede

" Egli non accetta la persona dei principi, né considera i ricchi più dei poveri". In verità non c'è rispetto per le persone presso Dio. "L'opera di un uomo gli renderà n (Versetto 11), sia essa buona o cattiva

Nella perfetta giustizia del nome divino si trova il massimo pegno di giustizia. "Certo, Dio non agirà malvagiamente, né l'Onnipotente perverterà il giudizio" (Versetto 12). "Poiché egli non imporrà sull'uomo più del diritto" (Versetto 23). Ciò è ulteriormente illustrato:

III NEL GOVERNO AUTOIMPOSTO DEL MONDO. "Chi gli ha dato l'ordine di governare la terra?" Se gli piace, può "raccogliere a sé il suo spirito e il suo respiro". Allora "ogni carne perirebbe insieme, e l'uomo si trasformerebbe di nuovo in polvere". Egli non ha la tentazione di allontanarsi dal diritto nei suoi rapporti con gli uomini, poiché tutti sono interamente nelle sue mani. Ma si vede un'ulteriore e sorprendente prova della rettitudine delle vie divine:

IV NEL GIUDIZIO SUGLI EMPI, I MALVAGI "EGLI COLPISCE COME UOMINI MALVAGI AGLI OCCHI DEGLI ALTRI" (VER. 26). Elihu trova un'ulteriore conferma di ciò:

V NEI PROPOSITI EFFETTIVI DELLA BENIGNITÀ DIVINA. "Quando egli dà quiete, chi può allora creare disturbo?" ss. (Versetto 29). Tutto questo viene fatto "affinché l'ipocrita non regni". Da tutto ciò avrebbe condotto Giobbe alla confessione. "Se ho commesso iniquità, non farò più". Così lo scopo delle giuste vie di Dio deve essere quello di guidare:

1. Alla coscienza del male

2. Alla confessione di un torto noto

3. Alla modifica della vita

4. Alla pazienza sotto le afflizioni divine

Eliu insegna questo, benché non conosca ancora lo scopo delle sofferenze di Giobbe. - R.G

La giustizia certa di Dio

Sembra che Giobbe abbia invocato la giustizia divina. Elihu afferma con enfasi la sua assoluta perfezione. Qualunque altra cosa non riusciamo a vedere, un punto di riferimento non deve essere perso di vista. Dio è perfettamente libero da ogni male. Forse non comprendiamo i suoi modi di agire, ma sicuramente agisce con giustizia

I I FONDAMENTI DELLA FEDE NELLA GIUSTIZIA CERTA DI DIO. Perché possiamo affermare così dogmaticamente che Dio è perfettamente giusto? Si notino tre motivi di garanzia

1. Il carattere essenziale di Dio. Comprendiamo che l'idea stessa di Dio implica la giustizia. Non sarebbe Dio se cessasse di essere giusto. Ora, la sua giustizia assoluta è come il suo potere infinito. Non c'è motivo di limitarlo. Se uno dei due attributi esiste, è più naturale supporre che esista nella perfezione. Non c'è nulla che limiti Dio. Dio è troppo grande per essere tentato di essere ingiusto

2. Il carattere rivelato di Dio. In tutta la Bibbia la giustizia di Dio è affermata e riaffermata. Quegli uomini che conoscevano meglio Dio affermavano molto chiaramente che era giusto

3. Il carattere provato di Dio. Conosciamo Dio nella vita. Potremmo non essere sempre in grado di assicurarci della giustizia di ciò che Dio fa mentre lo sta facendo. Allora potrebbe sembrare oscuro e terribile. Ma quante volte abbiamo scoperto, guardando indietro ai tratti più oscuri della vita, che le nuvole sono passate, e la giustizia di Dio è stata resa chiara come il mezzogiorno!

II LA PROVA DELLA FEDE NELLA GIUSTIZIA CERTA DI DIO. Per ogni singolo uomo il fatto della giustizia di Dio deve essere una questione da prendere per fede. Vale a dire, anche se ci sono buone prove per questo, non possiamo vedere come si ottenga nelle nostre circostanze personali. Questo è prevedibile, tuttavia, e può essere spiegato da varie cause

1. Viste parziali. Non possiamo vedere l'intero schema in cui Dio sta operando, e quindi i fili che si incrociano spesso ci sembrano confusi e mal posizionati

2. Idee perverse. Giudichiamo Dio secondo il nostro criterio. Ma questo standard potrebbe essere stato distorto. Allora ciò che è retto in Dio ci sembra storto, semplicemente perché il nostro governo è storto

3. Prova di fede. C'è una ragione nel provvidenziale governo di Dio per cui egli dovrebbe permetterci di essere all'oscuro del significato e dello scopo di alcune delle sue azioni. Egli vuole condurci a fidarci di Lui. Se potessimo vedere tutto, la fede non avrebbe scopo, non avrebbe esercizio, e quindi non avrebbe sviluppo. Perirebbe per mancanza di utilizzo

III L'ESERCIZIO DELLA FEDE NELLA GIUSTIZIA CERTA DI DIO

1. Nella nostra vita. Qui siamo chiamati a camminare per fede. Quando il cammino è duro e doloroso, ricordiamo la verità che Dio sta facendo bene con noi, anche se non riusciamo a capire come

2. Nella storia. Le nazioni sono guidate dal Apocalisse dei re. Attraverso strane rivoluzioni egli sta realizzando la sua giusta volontà. Se potessimo credere a questo, vedremmo l'aspetto oscuro e minaccioso del mondo senza sgomento

3. In natura. Anche qui Dio agisce per il bene di tutti e per la giustizia di ciascuno. La feroce lotta della natura sembra crudele. Ma la pace! Dio è giusto

4. Nella redenzione. Qui Dio si mostra sia un Dio giusto che un Salvatore, sostenendo la giustizia mentre ha pietà dei peccatori. - W.F.A

11 Egli infatti gli renderà l'opera dell'uomo. Dio "ricompensa ogni uomo secondo l'opera sua ",Salmi 62:1-3 rende a ciascuno il bene o il male, secondo che le sue opere sono state l'una o l'altra. Ma questo deve essere compreso per l'intera condotta dell'uomo, e per l'intero trattamento che Dio ha riservato a lui. Una tale assoluta rettitudine del governo morale di Dio, considerato nel suo insieme, è implicita e implicata nella sua assoluta e perfetta giustizia. e fa' che ciascuno trovi secondo le sue vie. Noi "troviamo secondo le nostre vie" quando, avendo "arato l'iniquità e seminato malvagità, raccogliamo la stessa cosa"Giobbe 4:8 o quando, d'altra parte, avendo "seminato nella giustizia, mietiamo nella misericordia". La retribuzione esatta è la legge del governo di Dio, ma l'esattezza non può essere vista, o provata, o dimostrata in questa vita. Apparirà, tuttavia, e sarà riconosciuto da tutti, al compimento di tutte le cose

12 sì, certo Dio non agirà malvagiamente, né l'Onnipotente perverterà il giudizio. Elihu ama l'amplificazione retorica, come la maggior parte dei giovani oratori. Versetti 11, 12 non contengono nulla che sia realmente aggiuntivo all'affermazione del versetto 10

13 Chi gli ha dato l'ordine di governare la terra? L'argomento sembra essere che se Dio avesse "ricevuto un incarico" e fosse in possesso di una semplice autorità delegata, come gli dèi subordinati delle nazioni pagane, potrebbe avere un interesse separato da quello di coloro che governa, e quindi essere tentato di essere ingiusto; ma poiché è l'Autore di tutto e l'unico Governante di tutti, Il suo interesse deve essere legato ai veri interessi delle sue creature, e non può scontrarsi con essi. Perciò non può mai essere ingiusto, poiché non può avere la tentazione di essere ingiusto. O chi ha disposto il mondo intero? Piuttosto, chi ha imposto su di lui il mondo intero? (vedi il margine della versione riveduta). Elihu ripete l'idea della frase precedente in altre parole

14 Se ha posto il suo cuore nell'uomo, se ha raccolto a sé il suo spirito e il suo respiro. Vengono proposti due rendering, entrambi supportati da un'autorità quasi uguale:

(1) "Se egli (cioè Dio) ponesse il suo cuore su se stesso, se raccogliesse a sé il suo proprio spirito e respirasse", allora ogni carne perirebbe, ecc

(2) "Se egli (cioè Dio) ponesse il suo cuore su [o, 'contro'] l'uomo, se raccogliesse a sé lo spirito dell'uomo e il respiro dell'uomo", allora, ss. La differenza non è grande. Dio potrebbe, sia sottraendo all'uomo il respiro e lo spirito che gli ha dato, sia semplicemente negando all'uomo le influenze vivificanti e sostenitrici che egli emette continuamente, ridurre tutta l'umanità al nulla. Essendo così completamente padrone dell'uomo, non si sarebbe certo degnato di trattarlo con ingiustizia. L'ingiustizia implica qualcosa di opposizione, di lotta, di rivalità

15 Ogni carne perirà insieme. Senza la mano di Dio che ci sostiene, tutte le creature ricadrebbero nel nulla. E l'uomo si rivolgerà di nuovo in polvere, O Eliu si riferisce qui a Gen 3:19, oppure ha una conoscenza tradizionale dell'origine dell'uomo, tramandata da un'antichità remota, che è in piena conformità con la credenza ebraica

16 Se ora hai intelligenza, ascolta questo. L'appello non è rivolto a Giobbe, ma a qualsiasi uomo saggio e intelligente tra i molti ascoltatori presenti (vedi il commento ai versetti 1, 2). Ascoltate la voce delle mie parole confronta Versetti. 2, 10)

17 Governerà anche chi odia il diritto? È concepibile che a capo dell'universo, il suo Sovrano e Guida, possa esserci Uno che odia la giustizia? L'appello è al sentimento istintivo che nell'unico Dio si uniscono la bontà perfetta e l'onnipotenza. Il suo spirito è esattamente quello della domanda di Abramo: "Il Giudice di tutta la terra non farà forse il bene?".

vedi - Genesi 18:5 E condannerai tu colui che è il più giusto? piuttosto, colui che è giusto e forte (vedi la Versione Riveduta)

18 È forse giusto dire a un re: Tu sei malvagio? E ai principi: Voi siete empi? Qualche suddito di un re terreno riterrebbe appropriato accusare il suo sovrano di condotta malvagia e ingiusta? Avrebbe anche lui accusato di empietà coloro che stavano accanto al re, i principi e i grandi ufficiali della corte? Se il senso di ciò che si addice e decoroso trattiene un uomo dall'uso di un linguaggio di questo tipo verso il suo sovrano terreno, può essere giusto che egli si conceda tale libertà o parola verso il suo Apocalisse celeste, il suo assoluto Signore e Maestro? Giobbe non aveva realmente usato un simile linguaggio di Dio, anche se le lamentele che aveva fatto riguardo al modo in cui Dio lo trattava potevano non irragionevolmente essere ritenute implicare un'accusa del genere

19 Quanto meno a chi non accetta le persone dei principi! Quanto meno decoroso è l'uso di un linguaggio simile per Uno così al di sopra dei principi che egli li considera allo stesso livello di tutti gli altri uomini, e non presta loro alcun rispetto speciale! Il rango mondano, naturalmente, non è nulla in confronto a Dio. Tutti gli uomini sono suoi sudditi e servi, che egli differenzia gli uni dagli altri solo per le loro qualità morali e spirituali. E non considera il ricco più del povero. Se il rango terreno non conta nulla presso Dio, tanto meno lo è l'abbondanza dei beni. La parabola del ricco e di Lazzaro mette in forte luce la sua totale indifferenza. Poiché tutti sono opera delle sue mani. Tutte le classi di uomini, ricchi e poveri, potenti e deboli, sono ugualmente creature di Dio, da lui messe al mondo, a cui sono state date le loro diverse posizioni e da lui considerate con favore o sfavore, a seconda di come si comportano nelle loro varie occupazioni e occupazioni

20 In un attimo moriranno. Tutti giacciono sotto la stessa legge di morte: "Pallida Mors aequo pulsat pede pauperum tabernas Regumque turres". (Orazio, 'Od.,' 1:4, 11. 13, 14). "In un attimo", quando Dio vuole, essi scompaiono dalla vita e scompaiono, il ricco allo stesso modo del bisognoso, il principe potente come l'emarginato e il mendicante. E il popolo sarà turbato a mezzanotte, e passerà.

comp. Es. 12:29; - 2Re 19:35 Tali catastrofi improvvise sono rare; ma è in potere di Dio produrle in qualsiasi momento. Quando si verificano, esemplificano in modo sorprendente l'uguaglianza dei suoi rapporti con tutte le classi di uomini, dal momento che nessuno sfugge.Ester 11:5; 12:29 E i potenti saranno portati via senza mano di mano, cioè senza l'intervento umano.

comp. - Daniele 2:34 #Giobbe 34:21

Poiché i suoi occhi sono sulle vie dell'uomo, ed egli vede tutte le sue vie. Eliu procede a un nuovo argomento. L'onniscienza di Dio è una garanzia contro il suo agire ingiustamente. Egli conosce esattamente i poteri, le capacità, il temperamento, le tentazioni, le circostanze di ogni uomo, può esattamente me, sicuro che ogni uomo gli sia dovuto, e sicuramente lo distribuirà a ciascuno senza parzialità o pregiudizi

22 Non c'è tenebra, né ombra di morte, dove gli operatori di iniquità possano nascondersi. "Tutte le cose sono nude e aperte agli occhi di colui con il quale abbiamo a che fare".Ebrei 4:13 Per quanto gli uomini malvagi possano essere attenti a nascondere i loro misfatti "aspettando il crepuscolo"Giobbe 24:15 o facendoli "nelle tenebre"Giobbe 24:16 - troveranno del tutto impossibile sfuggire all'occhio onniveggente dell'Onnipotente, che è così lungimirante nelle tenebre più profonde come nella luce più brillante ("Sì, le tenebre non sono tenebre per te, ma la notte è limpida come il giorno; le tenebre e la luce per te sono entrambe uguali",Salmi 139:11), Parola del Libro di Preghiere)

23 Poiché egli non imporrà all'uomo più che il diritto, ma non ha bisogno di considerare ulteriormente un uomo (vedi la Versione Riveduta). Non ha bisogno di considerare due volte il caso di nessuno; Lo vede al primo sguardo, e lo giudica infallibilmente. Se così non fosse, un uomo potrebbe forse pretendere di avere un secondo processo e, invocando la propria difesa, potrebbe "entrare in giudizio con Dio", o (secondo altri) "andare davanti a Dio in giudizio"; ma l'assoluta onniscienza di Dio lo preclude

24 Egli frantumerà uomini potenti senza numero; piuttosto, in modi che non sono ricercabili, o in modi che vanno oltre la scoperta (vedi la versione riveduta). E mettere gli altri al loro posto.

comp. - 1Samuele 2:7; Salmi 75:7; Daniele 2:21 #Giobbe 34:25

Perciò (cioè a quel fine o in vista di quell'oggetto) egli conosce (anzi, prende conoscenza di) le loro opere. Poiché Dio governa il mondo, e lo governa, in larga misura, esaltando alcuni uomini e deprimendone altri, è tenuto a tenere in stretto conto la loro condotta, per poter esaltare i meritevoli e deprimere gli indegni. Ed egli li rovesciò nella notte confronta 20). Così che sono distrutti; letteralmente, schiacciato. I giudizi di Dio cadono sugli uomini all'improvviso, o "di notte", o come "di notte, cioè all'improvviso, inaspettatamente, quando sono del tutto impreparati; e piombare su di loro con forza "schiacciante", con una potenza del tutto irresistibile,

26 Li colpisce come uomini malvagi; cioè come malfattori aperti e riconosciuti. Alla luce del sole degli altri; letteralmente, al posto di chi guarda; cioè pubblicamente, apertamente, dove il loro destino è un esempio per gli altri

27 Perché si allontanarono da lui (Sul peccato di 'volgersi', vedi2Re 17:15, 16; Proverbi 26:11; 2Pietro2:22 e non vollero considerare nessuna delle sue vie.

comp. - Salmi 28:5; Isaia 5:12 La follia e la malvagità di tale condotta sono rimproverate da Salomone nei termini più forti: "Poiché io ho chiamato, e voi avete rifiutato: ho steso la mia mano, e nessuno ha guardato; ma voi avete disprezzato ogni mio consiglio, e non avete voluto nulla del mio riprensione; anch'io riderò della vostra calamità; Io ti farò beffe quando verrà la tua paura; quando il tuo terrore verrà come desolazione e la tua rovina verrà come un turbine, quando l'angoscia e l'angoscia si abbattono su di te. Ti invocheranno, ma io non risponderò; mi cercheranno presto, ma non mi troveranno, perché hanno odiato la scienza e non hanno scelto il timore del Signore, non hanno voluto ascoltare il mio consiglio, hanno disprezzato ogni mia riprensione. Perciò mangeranno il frutto della loro condotta e saranno saziati delle loro proprie macchinazioni. Poiché l'allontanamento dei semplici li ucciderà, e la prosperità degli stolti li distruggerà".Proverbi 1:24-32 #Giobbe 34:28

Affinché facciano giungere a lui il grido dei poveri. Eliu vede l'uomo malvagio come quasi certamente un oppressore, i cui misfatti "fanno sì che il grido dei poveri giunga davanti a Dio" e provochino Dio, il Vendicatore dei poveri e dei bisognosi, a visitarlo con il castigo. Ed egli ascolta il grido degli afflitti

comp. Es. 2:23,24; 22:23,24; - Salmi 12:5 - , ss. Le orecchie di Dio sono sempre aperte al grido degli oppressi e la sua mano è sempre pesante su coloro che "affliggono" i deboli e gli indifesi.Isaia 1:24; 3:12-15 - AM 5:11,12 - Michea 3:1-4 - Habacuc 1:13 #Giobbe 34:29

Quando egli dà quiete, chi può creare problemi? letteralmente, Chi può dunque condannare? Il sentimento è lo stesso di San Paolo nella Lettera ai Romani: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? … Chi accuserà gli eletti di Dio? È Dio che giustifica. Chi è colui che condanna?".Romani 8:31-34 E quando nasconde la sua faccia, chi può vederlo? Quando Dio nasconde il suo volto, allora ogni carne è turbata;Salmi 104:29 l'uomo si chiude in se stesso e dispera della felicità; la natura stessa sembra venir meno e svanire. Nessuno lo vede quando si nasconde; nessuno può fare di più che deprecare la sua ira e pregare: "Signore, innalza su di noi la luce del tuo volto". Sia che sia fatto contro una nazione, sia contro un uomo solo. I risultati sono simili, sia che Dio sottragga la luce del suo volto a una nazione o a un individuo. In entrambi i casi, non c'è aiuto dall'esterno; Seguono rovina e distruzione

La pace di Dio

LA PACE È UNA BENEDIZIONE DEL PIÙ ALTO VALORE. C'è la quiete della morte; gli sconfitti vengono messi a tacere; La letargia e l'inerzia sono tranquille. E non c'è beatitudine in queste cose. La vera pace è viva, vigile, piena di potere e di facoltà, ma calma. La pace che le nostre anime bramano è il riposo interiore. Questo può essere trovato con molta attività esterna, con molta vita e pensiero anche all'interno, ma senza confusione o tumulto. L'attività è armoniosa. È possibile che la pace coesista con molti dolori. La pace è più profonda del dolore. Quando dimora in esso, dà forza e senso di soddisfazione, così che la sofferenza che altrimenti sembrerebbe intollerabile diventa del tutto sopportabile, anche se non può mai cessare di essere angosciante. Il desiderio più profondo non è la gioia; è (o la soddisfazione di qualche fame dell'anima- C'è un'inquietudine che tormenta. Anche l'appetito brama la pace, non tanto il godimento che accompagna la sua soddisfazione, quanto la soddisfazione stessa, cioè la pace ultima

II L 'UOMO NON RIESCE A TROVARE LA PACE. Sono stati provati due metodi opposti

1. La soddisfazione del desiderio. Questa è la via del voluttuario; ma porta stanchezza e disgusto, non pace. Molti desideri non possono essere soddisfatti, e il vano sforzo di dare loro il loro fine è causa di tumulto interiore. Anche quando un desiderio è soddisfatto, un altro spunta clamoroso al suo posto. La capacità di desiderare è incommensurabile, ma le possibilità di soddisfazione sono molto limitate. Da qui un'inevitabile delusione

2. La soppressione del desiderio. Questo è il metodo ascetico. È meno deludente sotto certi aspetti, ma è possibile solo per le nature forti. Infatti, nella sua completezza non è possibile per nessuno. I desideri sorgeranno indesiderati. Ma se tutti i desideri potessero essere schiacciati, il risultato sarebbe il torpore, la morte. Perché viviamo di speranza. Quindi la pace della mera soppressione non è che la pace della morte, e non la vera pace

III DIO DÀ LA PACE. La quiete di una vita forte e felice viene da lui e da lui solo. Eppure non è dato come un dono diretto, indipendentemente dalla nostra condizione. Dio dà la pace attraverso la fiducia. Cristo disse: "Non sia turbato il vostro cuore; credete in Dio, credete anche in me". Perciò dobbiamo avere fiducia per essere a riposo. Tuttavia, la pace è un dono divino; È più che la conseguenza naturale della fiducia. Bisogna fare qualcosa per sedare le passioni turbolente e armonizzare i desideri contrastanti, e questo viene fatto dall'influenza dello Spirito di Dio nel cuore dell'uomo,

IV LA PACE DI DIO È SICURA. "Chi può dunque creare problemi?" Questa è una pace solida

1. Poggiare su una buona base. La pace terrena è come un equilibrio instabile. Sembra giusto e invitante, eppure viene ribaltato dal primo tocco di opposizione. Ma la pace di Dio è stabile; Possiamo imparare a mettere it.to prova. Non è un semplice stato d'animo dell'anima; È di carattere forte e vitale

2. Protetto da gravi aggressioni Quando la quiete dell'anima è data da Dio, è anche custodita da Lui. Ripara il suo rifugio di rifugio. Con la provvidenziale vigilanza egli tiene lontano ciò che distruggerà la pace; Con la grazia interiore fortifica l'anima contro le influenze perturbatrici. Tutto questo si sperimenta finché l'anima si fida di Dio, e quindi vive in comunione con Lui. "Tu manterrai in perfetta pace colui la cui mente è rivolta a te." -W.F.A

30 che gli ipocriti non regnino, affinché il popolo non sia preso in trappola; piuttosto, che l'empio non regni, che un popolo non sia un laccio. (Così Schultens, il professor Lee e altri.) Il passaggio è oscuro per la sua brevità; Ma questo sembra essere il senso migliore. Dio ritira il suo favore da un re empio o da una nazione malvagia, affinché il re cessi di nuocere agli uomini con il suo dominio, e la nazione cessi di essere un laccio per i suoi vicini

31 In verità è giusto dire a Dio: Ho portato il castigo. (Così Rosenmuller e altri.) Se il passaggio è reso in questo modo, Elihu deve essere considerato, come Elifaz,Giobbe 5:8 Bildad,Giobbe 8:5 e Zofar,Giobbe 11:13-15 che consigliano a Giobbe di sottomettersi a Dio, riconoscendo il suo peccato, accettando la sua punizione e promettendo un emendamento per il futuro (versetto 22). Ma forse è meglio considerare il passaggio come un interrogatorio, ed Eliu come una domanda: Quale uomo, tra coloro che Dio ha abbattuto e punito, ha mai cercato di deprecare la sua ira con la contrizione, la confessione e la promessa di emendamento, sottintendendo che, se lo avessero fatto, Dio avrebbe ceduto e li avrebbe perdonati? (vedi la versione riveduta). In questo caso non viene offerto alcun consiglio diretto a Giobbe; ma gli viene comunque dato un indizio indiretto. Non offenderò più. Questo è preferibile alla traduzione marginale della Versione Riveduta, "benché io non abbia offeso"

Versetti 31, 32.- Lezioni di afflizione

L'afflizione è una scuola, e i suoi studenti sono messi a imparare lezioni preziose. Esaminiamone alcune

PREGO. L'intero passaggio riguarda la preghiera, ciò che è opportuno dire a Dio. L'afflizione non insegna a tutti gli uomini a pregare; Alcuni imparano solo la disperazione e la durezza di cuore. Ma il disegno dell'afflizione è di condurci a Dio. Ci fa sentire la nostra impotenza; ci rivela l'azione di una mano invisibile, e così ci ricorda la presenza di Dio; ci mostra che le cose terrene non soddisferanno; ci dà l'opportunità di usare e godere della benedizione divina di quella pace che il mondo non può né dare né togliere

II PAZIENZA. "Ho portato il castigo". Ecco una riflessione raccolta dalla contemplazione dell'esperienza. È un pensiero che nasce da un'anima arricchita da ciò che ha attraversato. Dobbiamo lasciare che "la pazienza abbia il suo lavoro perfetto". Un visitatore del Real Ospedale degli Incurabili è colpito dallo spirito di pace che lo pervade. Quello che esteriormente è un palazzo del dolore si rivela essere in realtà una casa di pace. I sofferenti sono stati addestrati dalla sofferenza alla pazienza; in qualcosa di più della pazienza, in verità, perché si vede un'allegria tra i sofferenti senza speranza. La lunga perseveranza ha prodotto frutti meravigliosi che difficilmente vediamo tra i felici e gli incuranti

III UMILTÀ. La preghiera rivela in ogni frase uno spirito di umiltà. L'orgoglio è completamente distrutto. La prosperità era autosufficiente e soddisfatta di sé. I suoi favori erano troppo accettati come diritti e persino come ricompense. Ma l'afflizione ha dissipato l'illusione. Può darsi che il problema non sia la punizione del peccato; ma dimostra ancora la debolezza e la piccolezza dell'uomo, e gli fa capire che non ha alcun diritto sulle buone cose di cui aveva goduto

IV CONTRIZIONE. Tutti gli uomini che soffrono molto non sono grandi peccatori; Spesso gli uomini migliori soffrono di più. Questo ci è reso chiaro dal Libro di Giobbe, ed Elihu non è così cieco come i tre amici. Tuttavia, ogni uomo pecca, e quindi ogni uomo ha bisogno di imparare la contrizione. Ora, la scuola dell'afflizione è progettata per condurci in questa condizione salutare. Senza paragonare una persona con l'altra, senza osare accusare il prossimo di peccato perché soffre, senza supporre che ci sia una proporzione tra la colpa del peccato e la quantità di sofferenza, possiamo ancora, ciascuno per sé, esaminare il nostro cuore e confessare i nostri peccati nell'ora tranquilla del dolore

V EMENDAMENTO. Chi ne soffre deve cercare una guida per il futuro. Quando si sbaglia e non lo vede, prega che Dio possa rivelargli il suo errore. Allora abbandonerà gli errori e i peccati del passato. Decide di non commettere più iniquità. Non tutti i malati agiscono in questo modo. Il purgatorio non sempre purga. Ma l'uomo buono cercherà di volgere la sua afflizione a vantaggio, non solo esaminando il passato, ma anche con sincere risoluzioni di vivere meglio per il futuro. - W.F.A

32 Quello che non vedo, insegnamelo; cioè: "Se in qualche cosa non riesco a vedere la tua volontà, insegnamelo tu. Spiana la tua strada davanti al mio volto". Se ho commesso l'iniquità, non farò più. La forma ipotetica sembra essere preferita, in quanto più accettabile per Giobbe, che sosteneva la sua giustizia, rispetto a una confessione positiva del peccato

33 Dovrebbe essere secondo la tua mente? Egli lo ricompenserà. Le due clausole dovrebbero essere prese insieme, e la traduzione dovrebbe dire: "Dio dovrebbe ricompensare" (cioè fare i suoi premi) "secondo il tuo piacere'" o "come tu vuoi?" Elihu si rivolge a Giobbe e si rivolge direttamente a lui: "Può egli aspettarsi che Dio esegua i suoi decreti, condanni e assolva gli uomini, proprio come Giobbe ritiene giusto?" Che tu rifiuti; piuttosto, poiché li rifiuti. Giobbe si era rifiutato di riconoscere la giustezza dei premi e delle decisioni di Dio. O se tu lo desideri; e non io; piuttosto, ma tu devi scegliere, e non io È Giobbe che deve determinare come agirà. Elihu, un amico, non può che indicare e consigliare un corso, come aveva fatto nel Versetti. 31, 32. Spetta a Giobbe stesso decidere quale condotta seguire. Di' dunque ciò che sai; cioè: "Dì ciò che hai deciso"

I limiti del giudizio privato

Elihu si è appellato al giudizio privato, dicendo: "L'orecchio prova le parole, come la bocca gusta la carne" (Versetto 3). Ora sembra che egli si rivolga a questo principio e lo ripudi. Eppure non è incoerente, perché ci devono essere dei limiti al giudizio privato. Non possiamo giudicare la Provvidenza. Consideriamo, quindi, sotto quale aspetto la decisione sulla verità deve essere rimossa dal tribunale della nostra ragione e del nostro giudizio. Quali sono i limiti del giudizio privato? Possiamo considerarli da due punti di vista: da quello della nostra imperfezione e da quello della grandezza di Dio

I LIMITI CHE DERIVANO DALLA NOSTRA STESSA IMPERFEZIONE

1. Ignoranza. Il miglior giudice non può decidere correttamente finché tutti i fatti non gli sono stati presentati. Conosciamo solo alcune delle circostanze che determinano l'azione della Provvidenza; E non conosciamo le leggi e i principi che devono essere applicati

2. Pregiudizio. Non siamo giudici imparziali; La nostra giustizia non è bendata; La nostra bilancia non è uniforme. L'orgoglio, l'interesse personale e la passione accecano i nostri occhi e distorcono il nostro giudizio

3. Il peccato. Questo è peggio del pregiudizio; è un'influenza direttamente ingannevole. Ci porta a ignorare le distinzioni morali e persino a chiamare bene il male. Noi siamo giudici ingiusti riguardo alla verità, quando siamo i nemici della verità e della giustizia più alta

4. Debolezza naturale. Oltre a tutte queste condizioni difettose, ci sono condizioni naturali che limitano i nostri poteri di giudizio. Con tutta l'illuminazione e la rettifica morale possibili, dovremmo ancora rimanere umani, cioè dovremmo ancora essere creature di capacità molto piccole riguardo ai grandi problemi dell'universo. Questi problemi sono troppo alti per noi; non possiamo raggiungerli. Essi confondono il pensiero

II I LIMITI CHE DERIVANO DALLA GRANDEZZA DI DIO. La nostra imperfezione ci limita nel giudicare tutte le questioni; ma più specialmente ci limita a valutare l'azione di Dio. L'idea speciale di Elihu è che non possiamo giudicare il modo provvidenziale di Dio nei nostri confronti. I tre amici avevano torto nella loro difesa, come disse Giobbe, "parlando malvagiamente per Dio"; e Giobbe aveva torto a pensarci male. Perché nessuna delle due parti era in grado di decidere al riguardo. Non possiamo scegliere saggiamente il nostro corso nel mondo, tanto meno possiamo decidere come Dio agirà. La grandezza di Dio e delle sue opere supera di gran lunga la portata del nostro punto di vista

1. Saggezza suprema. Le idee che superano di gran lunga la nostra comprensione regnano nei propositi di Dio

2. Disegni di grandi dimensioni. Dio non si limita alla considerazione di un singolo individuo o di una piccola cerchia; Egli amministra un universo. Perciò i suoi progetti e i suoi propositi devono superare di gran lunga la nostra vista per l'estensione della loro portata e per il carattere del loro scopo

3. Bontà perfetta. Dio deve decidere rettamente, perché in lui non c'è il male. La sua santità e il suo amore dovrebbero farci sentire che non osiamo sederci a giudicare le sue azioni. Se per noi sono oscure, lo sono per eccesso di luce. - W.F.A

34 Me lo dicano gli uomini intelligenti, e mi ascolti l'uomo saggio. Poiché Giobbe non gli risponde, Eliu si rivolge ai suoi "uomini d'intelletto" (supra, Versetti. 2, 10). Si sente sicuro che almeno li avrà portati con sé, e che si uniranno alla condanna delle parole di Giobbe come prive di vera sapienza. "Gli uomini intelligenti", egli dice, "mi diranno: Sì, ogni uomo saggio che mi ascolta dirà: Giobbe parla senza conoscenza", ss. (vedi la Revised Version)

35 Giobbe parlò senza conoscenza, e le sue parole furono prive di sapienza; letteralmente, non con saggezza. Le parole intese sono, naturalmente, quelle in cui Giobbe sembra tassare Dio con l'ingiustizia (vedi il commento al versetto 9)

36 Il mio desiderio è che Giobbe possa essere processato fino alla fine; letteralmente, Se Giobbe fosse messo alla prova fino all'estremo! - "provato", cioè, come l'oro è provato, dalla pietra di paragone, e "fino all'estremo", così che non ci dovrebbe essere alcun dubbio sul risultato. Eliu esaudì il suo desiderio. Giobbe fu processato il più severamente possibile e la questione fu pronunciata da Dio stesso. "Voi non avete detto di me ciò che è giusto, come ha detto il mio servo Giobbe".Giobbe 42:8 - , Versione Riveduta A causa delle sue risposte per gli uomini malvagi; piuttosto, alla maniera degli uomini malvagi confronta sopra, Versetti. 5, 6, 9). Questo era il punto di vista che Eliu aveva delle parole avventate di Giobbe

Il completamento del processo

Eliu desidera che Giobbe sia "processato sino alla fine". Il suo desiderio ci sembra crudele. Eppure, forse a sua insaputa, un grande bene può scaturire dal suo compimento

IO C'È LA FINE DEL PROCESSO. Mentre guardiamo giù per la lunga panoramica dei guai, non riusciamo a vedere alcun capolinea; sembra scorrere per sempre nell'oscurità. Ma qualunque sia l'apparenza, la realtà non è eterna. "Il pianto può durare una notte, ma la gioia viene al mattino". La notte non fu mai più lunga. Le sue ore lente si trascinano stancamente; eppure devono passare, e il giorno deve venire al tempo buono di Dio. La lunga vita di afflizioni finirà finalmente nella pace della tomba. Ma molte afflizioni terrene passano come pomeriggi tempestosi, e c'è "luce al calar della sera"

II UN BUON USO DEL PROCESSO PUÒ AFFRETTARNE LA FINE. Finché ci preoccupiamo contro di esso, Dio può ritenere necessario tenerlo con noi. Se siamo lenti nell'imparare la lezione, dobbiamo rimanere a lungo a scuola. Ma quando la lezione è imparata, la scuola può essere distrutta

III IL COMPLETAMENTO DELLA PROVA SI VEDE NEI SUOI FRUTTI Il fuoco non ha fatto il suo lavoro se le scorie non sono state separate dal metallo. Solo quando il crogiolo mostra il cambiamento chimico richiesto, il test è completo. Pertanto, dovremmo osservare i risultati. Grandi problemi sono sprecati per gli uomini che non si sottomettono ad essi, in modo che possano sopportare la loro morte. Ha firmato i frutti nella pazienza, nell'umiltà, nella contrizione, nell'emendamento, ecc

IV NON POSSIAMO GIUDICARE IL PROCESSO FINCHÉ NON NE ABBIAMO VISTO LA FINE. Dobbiamo leggere fino alla fine della storia di Giobbe prima di poter scoprire per che cosa viene condotto attraverso le acque profonde. La vita a tutto tondo mostra il luogo e lo scopo dei suoi diversi episodi, ma questi episodi da soli sembrano frammentari e privi di significato. Perciò dobbiamo "aspettare la fine". Quando questo arriverà, molti enigmi saranno risolti, molte dure esperienze saranno spiegate, molte nuvole nere saranno glorificate in uno splendore dorato

V DIO PUÒ FARE A MENO DEL COMPLETAMENTO NATURALE DELLA PROVA. I guai non sono come un tunnel, da cui non c'è uscita se non alle sue estremità. È un fardello che può essere sollevato ogni volta che Dio lo ritiene opportuno. L'oggetto della sperimentazione può essere ottenuto con altri mezzi, ed è possibile che metodi più delicati possano portare agli stessi risultati. Così Dio conduce al pentimento con la sua bontà così come con le afflizioni del purgatorio. Perciò non dovremmo vivere come se un destino di ferro ci avesse costretto a una certa quantità di prove. Dio è uno Spirito vivente e un Padre amorevole; e non permetterà ai suoi figli di soffrire, quando metodi pacifici di disciplina faranno per loro l'opera desiderata. La nostra parte è quella di prendere pazientemente ciò che Dio manda e di usarlo con profitto, confidando che Dio ridurrà il problema o lo allungherà come meglio crede

37 Poiché egli aggiunge la ribellione al suo peccato. Eliu sostiene che è il "peccato" di Giobbe che ha portato su di lui il castigo, e considera le sue denunce e le sue lamentele come una flagrante "ribellione" contro l'Altissimo. Egli batte le mani in mezzo a noi; cioè applaude se stesso, approva la propria condotta e, invece di pentirsi, se ne vanta. e moltiplica le sue parole contro Dio. Giobbe aveva continuato fino all'ultimo a giustificarsi e a protestare per la sua integrità, il che, secondo Elihu, consisteva nel tassare Dio con l'ingiustizia

Illustratore biblico:

Giobbe 34

1 CAPITOLO 34

Giobbe 34:6-9

Quale uomo è come Giobbe?-

La stima di Giobbe da parte di Eliu:

Era naturale che, con tutta la sua riverenza per Giobbe, Eliu si offendesse per il calore e la passione delle sue parole, per l'assenza di moderazione e di autocontrollo, e gli dicesse che "questa passione tesa gli aveva fatto torto". Senza dubbio è più facile per un amico sulla riva mantenere la calma, che non lo è per l'uomo che è stato spazzato via dalla corrente della calamità, e sta combattendo all'istante con le sue correnti feroci e le sue onde impetuose. Non si deve biasimare troppo Giobbe se, sotto la pressione della calamità e colpito dalle calunnie infondate degli amici, di tanto in tanto perdeva la calma e diventava smodato sia nei suoi risentimenti che nelle sue repliche. Ricordando l'acuta agonia che dovette sopportare, possiamo ben perdonare un'offesa di cui è così facile rendere conto; possiamo ammettere allegramente, come Geova stesso ha ammesso, che in linea di massima egli ha parlato di Dio nel modo giusto; Possiamo anche ammirare la costanza e la pazienza con cui, nel complesso, affrontò le provocazioni e gli insulti degli amici; eppure non possiamo fare a meno di sentire che spesso ha spinto le sue deduzioni contro la giustizia e la provvidenza divina troppo in là: come, in effetti, egli stesso ha confessato di aver fatto, quando alla fine ha visto Geova faccia a faccia, e ha portato all'eccesso il suo giusto risentimento contro gli amici. Ci sono punti nel corso della storia in cui sembra crogiolarsi nel suo senso di torto e scagliarsi selvaggiamente sia contro Dio che contro l'uomo. Con fine tatto morale, Elihu aveva notato questo difetto nel suo tono e nel suo portamento, e aveva scoperto dove lo stava conducendo. (Samuel Cox, D.D.)

10 CAPITOLO 34

Giobbe 34:10-12

Né l'Onnipotente pervertirà la Giustizia.

Sulla giustizia di Dio:

Queste parole sono una descrizione del diritto e della rettitudine del supremo Governatore di tutte le cose; introdotto con un affettuoso appello alla ragione comune dell'umanità per la verità dell'affermazione, e chiuso con un'eloquente ripetizione della certezza della sua certezza. Ci sono, e devono esserci, difficoltà nell'amministrazione della provvidenza; ma queste difficoltà colpiscono solo coloro che sono negligenti in materia di religione, e non possono mai indurre le persone ragionevoli e premurose, uomini attenti e comprensivi, a dubitare della rettitudine del governo divino

(I.) Dio è, e non può che essere, giusto in tutte le Sue azioni. Essendoci necessariamente in natura una differenza di cose, che è ciò che chiamiamo bene e male naturale, e una varietà nelle disposizioni e nelle qualifiche delle persone, che è ciò che chiamiamo bene e male morale, dal dovuto o indebito adattamento di queste qualità naturali delle cose alle qualifiche morali delle persone, sorgono inevitabilmente le nozioni di giusto e sbagliato. Ora, poiché la volontà di ogni agente intelligente è sempre diretta da un motivo, è chiaro che il motivo naturale dell'azione, dove nulla di irregolare si interpone, non può essere altro che questo diritto o ragione delle cose. Ogni volta che questo diritto e questa ragione non sono la regola dell'azione, può esserlo solo perché l'agente ignora ciò che è giusto, o vuole la capacità di perseguirlo, oppure è consapevolmente e volontariamente distolto da esso, dalla speranza di un bene, o dal timore di un male. Ma nessuna di queste cause di ingiustizia può avere un posto in Dio. Le sue azioni devono necessariamente essere dirette dal diritto, dalla ragione e solo dalla giustizia. A volte si sostiene che le azioni di Dio devono necessariamente essere giuste, perché qualsiasi cosa Egli faccia è giusta, perché la fa. Ma questo argomento non è dimostrativo, ma suppone la cosa in questione. È stato usato indegnamente, come se, poiché tutto ciò che Dio fa è certamente giusto, quindi tutte le cose ingiuste e irragionevoli che gli uomini, nei loro sistemi di Divinità, Gli attribuiscono, fossero rese giuste e ragionevoli supponendo che Dio ne fosse l'autore. O che, essendo Dio onnipotente, quindi tutto ciò che gli viene attribuito, sebbene in sé possa sembrare ingiusto e sarebbe ingiusto tra gli uomini, tuttavia per la potenza suprema è reso giusto e retto. Su questo tipo di ragionamento si basa la dottrina della riprovazione assoluta, e alcune altre opinioni simili. Ma questo è parlare in modo ingannevole per Dio. Nelle Scritture, Dio si appella perpetuamente alla ragione comune e al giudizio naturale dell'umanità per l'equità dei Suoi rapporti con loro

(II.) In cui consiste la natura della giustizia di Dio. La giustizia è di due tipi. C'è una giustizia che consiste in una distribuzione dell'uguaglianza; e c'è una giustizia che consiste in una distribuzione di equità. Di quest'ultimo tipo è la giustizia di Dio. In materia di punizione, la Sua giustizia esige che essa sia sempre ripartita con la massima esattezza, al grado o al demerito del delitto. I particolari in cui consiste questa giustizia sono:

1.) Imparzialità nei confronti delle persone

2.) Un'equità di distribuzione riguardo alle cose; cioè, l'osservazione di un'esatta proporzione nei diversi gradi particolari di ricompensa e punizione, così come l'imparzialità e la determinazione di quali persone debbano essere in generale premiate o punite

(III.) Obiezioni derivanti da casi particolari contro la dottrina generale della giustizia divina

1.) Dalle distribuzioni ineguali della provvidenza nella vita presente. A ciò si risponde con la credenza di uno stato futuro, in cui, con l'esattezza e la precisa equità delle determinazioni finali del grande giorno, saranno abbondantemente compensate tutte le piccole disuguaglianze di questa breve vita. Ci sono anche molte ragioni speciali di queste apparenti disuguaglianze. Dio affligge frequentemente i giusti, per la prova e il miglioramento della loro virtù, per l'esercizio della loro pazienza o per la correzione dei loro difetti. D'altra parte, Dio spesso differisce, per ragioni non meno sagge, la punizione dei malvagi. Accanto a queste, vi sono anche particolari difficoltà derivanti da singolari disuguaglianze, anche per quanto riguarda i vantaggi spirituali. Gli usi di questo discorso sono:

1.) Riconosciamo e sottomettiamoci alla giustizia divina, e mostriamo il nostro giusto senso e il nostro timore di essa nel corso della nostra vita

2.) Una giusta nozione della giustizia di Dio è motivo di conforto per gli uomini buoni

3.) La giustizia di Dio è motivo di terrore per tutti gli uomini malvagi e ingiusti, per quanto grandi e potenti possano essere

4.) Da una considerazione della giustizia di Dio nasce una vera nozione dell'efferatezza del peccato

5.) Se Dio, che è onnipotente e supremo, si limita sempre a ciò che è giusto, come osano gli uomini mortali insultarsi e tiranneggiarsi l'un l'altro, e pensare di essere liberati da tutti gli obblighi di equità verso i loro simili? (S. Clarke, D.D.)

La perdizione dei non convertiti, non attribuibile a Dio:

(I.) Dio non può desiderare che una mente umana continui a non convertirsi. Sarebbe davvero strano se lo facesse. È una bestemmia pensare che Dio debba desiderare che qualsiasi creatura commetta peccato. Il Dio santo non può desiderare che nessuna mente umana cominci ad essere profana, o continui ad essere non santa

(II.) Dio non può desiderare che un essere umano perisca. Dio ha dichiarato che lo faranno. È inevitabile per i fini della giustizia e per il mantenimento del Suo governo morale. Ma, allora, Egli non desidera questo problema. Dire che lo ha fatto sarebbe come dire che Dio è malvagio. Non può provare alcun piacere nella sofferenza

(III.) Dio non ha decretato che una singola mente debba rimanere non convertita, e debba perire. Non esiste un decreto del genere. Se ci fosse, sarebbe sostanzialmente lo stesso con l'ultimo, solo che sarebbe subdolo e clandestino. Significherebbe accusare Dio, non solo di peccato, ma di codardia e ipocrisia

(IV.) Dio non agisce mai con l'idea che qualcuno debba rimanere non convertito e perire. Dio non opera mai sulla mente con questa visione. Egli non pone mai difficoltà sulla via della sua conversione e in vista della sua perdizione. Dio desidera che ogni mente umana sia convertita e salvata

1.) Dimostralo con le parole di Dio

2.) Le azioni di Dio si troveranno in armonia con la Sua parola

3.) Provate questo dalla morte di Cristo

4.) Questa dottrina è deducibile dall'intero piano di salvezza. (Giovanni Young, M.A.)

13 CAPITOLO 34

Giobbe 34:13

Chi ha disposto il mondo intero.

Il disponente del mondo:

Spetta a noi nutrire le giuste apprensioni di "Colui con cui abbiamo a che fare".

(I.) L'onnipotente arbitrio di Dio

1.) Dio è il disponente di tutto il mondo della natura. Ciò che l'uomo può produrre, l'uomo può comprendere. Tutta la manodopera umana è limitata e finita, e suscettibile di miglioramento. È diverso con le opere di Dio. Qui nulla è superfluo, nulla manca, nulla può essere migliorato con l'alterazione. Che disposizione c'è in tutti quei numerosi e immensi mondi che Dio ha creato! Se siamo colpiti da un solo esempio della disposizione di Dio nel mondo della natura, quanto più saremmo impressionati dal tutto se fossimo in un corretto stato d'animo, e se Dio fosse in tutti i nostri pensieri

2.) Egli è il disponente di tutto il mondo della grazia. L'apostolo parla non solo della grazia, ma del proposito della grazia. Non c'era nulla di non nominato o di non sistemato. Lo schema si estende da un'eternità all'altra, e in ogni parte di esso vediamo Dio abbondare in ogni sapienza e prudenza

3.) Egli è il disponente di tutto il mondo della provvidenza; e mentre sembra che non stia facendo nulla, sta facendo "ogni cosa secondo il consiglio della Sua volontà". Abbiamo molti esempi della provvidenza di Dio nelle Scritture di verità. La Provvidenza è stata all'opera nella vostra storia

(II.) Riflessioni pratiche. Quattro modi in cui la dottrina dell'energia di Dio che tutto dispone può essere migliorata

1.) Sulla via della convinzione

2.) Nel cammino dell'adorazione

3.) Sulla via della consolazione

4.) Lasciamo che questo argomento verifichi la nostra presunzione. (William Jay.)

16 CAPITOLO 34

Giobbe 34:16-30

Se ora hai intelligenza, ascolta questo.

La rimostranza di Elihu:

(I.) Fondata sulla supremazia di Dio. Dove c'è supremazia assoluta, non ci può essere ingiustizia. Ci sono alcuni che parlano della legge assoluta del diritto come di qualcosa al di fuori dell'Onnipotente, indipendente da Lui, e verso la quale Egli è responsabile. Ciò che il Supremo vuole, è giusto, e giusto perché lo vuole

(II.) Sull'imparzialità dell'Eterno. Dio non ha riguardo alle persone. Questo è un fatto proclamato più e più volte nella Bibbia, e che tutta la natura e la storia dimostrano. Il pensiero dell'imparzialità di Dio serve a due scopi

1.) Per allarmare i malvagi influenti

2.) Incoraggiare i poveri devoti

(III.) Sull'onniscienza dell'Eterno. "Non c'è tenebra né ombra di morte dove gli operatori di iniquità possano nascondersi".

1.) Gli uomini malvagi compiono le loro azioni nelle tenebre

2.) Per quanto profonde siano le tenebre, l'occhio di Dio è su di loro

(IV.) Sul potere dell'Eterno. Che descrizione del potere abbiamo qui. Queste visioni di Dio non sono sufficienti a mettere a tacere ogni pensiero mormorante, a sottomettere ogni volontà ribelle e a portare ogni cuore in un accordo amorevole con i Suoi piani? (Omilestico.)

20 CAPITOLO 34

Giobbe 34:20

E i potenti saranno portati via senza mano di mano.

La sovranità di Dio vista in relazione alla morte del Suo popolo:

Il testo fa parte dell'argomento impiegato da Elihu per stabilire il principio dell'equità divina nel governo dell'universo. Egli insinua che il patriarca sofferente avesse almeno sottinteso certe riflessioni sul carattere della Deità, e protesta con lui per dimostrare che il governatore dell'universo non poteva essere ingiusto

(I.) La sovranità e l'imparzialità di Dio. La sovranità nel senso più alto e più proprio appartiene esclusivamente a Geova. Non ci sono limiti alla Sua influenza e nessun dipartimento è libero dal Suo controllo. La causa originaria della morte non è la sovranità divina, ma il nostro peccato. Nella salvezza vediamo la sovranità di Dio come la causa originaria; ma nella morte la colpa dell'uomo. Sebbene la morte non abbia avuto origine nella sovranità, tuttavia tutte le circostanze della morte sono controllate da essa. La Morte si erge come un messaggero volontario ai piedi dello sgabello dell'Onnipotenza

1.) Dio determina l'ora della dissoluzione. Le vittime di cui a volte parliamo sono vittime per noi, ma non per Dio. Sono parti necessarie del sistema generale che la Sua saggezza regola e il Suo potere controlla. Non c'è confusione in ciò che Dio fa o permette che sia fatto

2.) Dio determina o controlla gli strumenti con cui la vita deve essere terminata. Che si tratti di una lunga e persistente malattia o di un ictus improvviso. Ci sono solo due casi di esenzione (apparente): Enoc ed Elia

3.) Dio non è influenzato dalla considerazione delle conseguenze meramente presenti. Sono tutti previsti da Lui. La morte è una pena che deve essere universalmente comminata. Nell'amministrare un governo equo, non si deve permettere che ciò che è particolare impedisca il bene universale

(II.) La debolezza e la dipendenza dell'uomo. Il contrasto tra la debolezza della creatura e la maestà del Creatore è enorme. "L'uomo muore e si consuma". "Egli spunta come un fiore ed è tagliato". Ci poniamo la domanda: "Dov'è?" La natura non dà risposta. La filosofia non dà risposta. Solo la rivelazione può. Getta la sua luce sul futuro e, come in una parola, pronuncia "l'eternità!" (George Wilkins.)

29 CAPITOLO 34

Giobbe 34:29

Quando Egli dà quiete, chi può dunque creare difficoltà?-

Quiete cristiana:

Non è una benedizione da poco godere della tranquillità in un mondo come questo

(I.) Questa tranquillità. Non è una libertà dalle afflizioni esteriori. Spesso notiamo che i cristiani sono così lontani dall'essere esentati dalle sofferenze, che sono solo i cristiani più avanzati ad essere i più provati. Non è una spietata indifferenza verso le nostre sofferenze o le sofferenze degli altri. Non è durezza o egoismo. Purificando il cuore e distruggendo il suo naturale e miserabile egoismo, il cristianesimo rende gli affetti molto più forti e duraturi. Né questa quiete è una libertà dal conflitto. In effetti, solo il vero cristiano sa che cosa sia questo conflitto tra la carne e lo spirito. Chiunque raggiunga il cielo in sicurezza è, e deve essere, un conquistatore. Eppure c'è una quiete di spirito di cui gode il cristiano. Una calma di spirito che scaturisce dalla fede e dalla fiducia in Gesù Cristo, nella Sua espiazione perfetta, nella Sua opera compiuta, nel Suo sangue prezioso, nella Sua persona vivente. Questa quiete è qualcosa di non mondano, qualcosa che viene dall'alto, e quindi è uno stato mentale che dura. Nota da dove e come viene. "Quando Egli dà quiete." È un dono, un dono gratuito di Dio. Il canale è Gesù Cristo. La vera pace, la vera quiete dello spirito, può venire ai peccatori solo come lo siamo noi attraverso un mediatore. Ci manca la quiete dello spirito quando non dipendiamo pienamente e semplicemente da Cristo. Ma non è sempre all'inizio della condotta cristiana che Dio dà "quiete". A volte viene conferito più vicino alla sua fine. È il risultato di un santo cammino con Dio, con una crescente conoscenza di Lui

(II.) Le stagioni in cui Dio dà quiete. Non c'è bisogno di parlare di stagioni di prosperità esteriore. Allora è, e solo allora, che il mondo gode della sua quiete mondana. Ma quella quiete, che cosa vuota! La quiete che Dio dà, la dona in larga misura nei periodi di difficoltà. È proprio quando le comodità esteriori vengono meno, quando il mondo appare molto oscuro, è allora che le consolazioni interiori abbondano, e il calice del credente trabocca. "Chi può dunque creare problemi?" È una sfida audace! Audaci, sia che si rivolga a Satana, al mondo o ai nostri cuori, che sono tutti così potenti da creare problemi. Il vero cristiano può affrontare anche la morte con la quiete dello spirito. (George Wagner.)

La quiete data da Dio:

Nel nostro intimo dell'essere c'è un desiderio ardente per ciò che Elihu qui chiama "quiete", per ciò che Paolo altrove descrive come "la pace che sopravanza l'intelligenza", per ciò che Gesù ha promesso agli "affaticati e oppressi": il riposo. Siamo stanchi della lotta stancante nei nostri cuori, del conflitto interno che va e viene tra impulsi buoni e cattivi. Notate alcuni dei modi in cui "Dio dà quiete" all'anima

(I.) Pacificando la coscienza. L'innocenza consapevole è il miglior cuscino. Beati tutti coloro che sanno qualcosa della quiete che Dio dona quando pacifica la coscienza!

(II.) Operando nel cuore una disposizione soddisfatta. Il malcontento è uno dei più grandi nemici della nostra tranquillità. È l'assassino della felicità degli uomini. Stendiamo le mani vuote da ciò che è stato raggiunto a ciò che non è stato raggiunto. È la vecchia storia: l'apprendista desidera essere un garzone, e l'artigiano ansima per essere un caposquadra, e il caposquadra geme per essere un padrone, e il padrone si strugge finché non è in grado di costruire una villa accogliente e ritirarsi dagli affari. Ma Dio ci dà la quiete, e allora gettiamo l'ancora, per non navigare mai più sul mare del desiderio insoddisfatto. Chi può creare problemi ora?

(III.) Liberandoci da ogni ansia per il futuro. Non tutti possono contemplare il futuro con calma. Per molti è un terrore informe. Chi oserà aprire il suo libro dai sette sigilli, chi avrà il coraggio di leggerne il contenuto? Il futuro! Nessuno può guardarla senza paura, tranne il cristiano. Qualunque cosa accada, egli è preparato per tutto ciò che gli accadrà tra quest'ora e la tomba

(IV.) Trasmettendo un senso di sicurezza in vista del cambiamento finale. (S. L. Wilson, M.A.)

Calma cristiana:

(I.) Qual è la natura della quiete di cui si parla qui? Quando Dio permette a un uomo di riposare in pace, tranquillamente, senza impedimenti o impedimenti, senza nulla che lo molesti, o lo nuochi, o lo turbi, o lo terrorizzi, "chi può creare problemi?"

1.) La quiete esteriore, come quando Dio si interpone in difesa del suo popolo. Ecco il conforto del cristiano, che nessun male può accadergli senza il permesso di Dio. È al sicuro al di là della portata del pericolo. Ma non possiamo mai essere certi che sia piacere di Dio liberarci completamente. Può lasciare che il male venga. Può tenerci con il fiato sospeso

2.) C'è un altro modo. Dio può darci la pace interiore, quella pace che ci libererà dalle ansiose paure riguardo alle prove che potrebbero abbattersi su di noi, o che ci sosterrà e ci sosterrà in mezzo alle prove che sono arrivate. Spesso le prove che temiamo non arrivano; e spesso, quando arrivano, si rivelano meno di quanto avessimo immaginato. Dio dà quiete in questi casi permettendoci di guardare a Lui come a nostro Padre, al nostro Padre riconciliato, in Cristo Gesù, e così a sentirci sicuri che siamo l'oggetto della Sua cura paterna

(II.) L'autore di questa pace benedetta: Dio. Siamo perfettamente al sicuro da ogni molestia e da ogni pericolo, perché Colui che ci protegge è il Dio eterno, immutabile, onnipotente, sempre presente

(III.) In che modo si deve raggiungere questa quiete?

1.) Il primo passo verso di essa è assicurarsi di essere in uno stato di riconciliazione con Dio; e questo deve essere raggiunto ritornando a Lui con fervore e cuore per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo

2.) Il secondo passo è vivere strettamente con Dio, camminare davanti a Lui in tutta santa obbedienza, servendoLo fedelmente, senza riserve, diligentemente. Possiamo essere certi che la pace vera, solida e ben fondata non può essere goduta da nessuno se non da coloro che Lo servono in questo modo

3.) Dobbiamo imparare a gettare tutta la nostra preoccupazione su Dio nella piena certezza che Egli si prende cura di noi. Dobbiamo distogliere lo sguardo da noi stessi. Dobbiamo camminare per fede, non per visione

4.) Dovremmo acquisire l'abitudine di portare le nostre preoccupazioni, ansietà e dolori a Dio, e di diffonderle davanti a Lui nella preghiera. È vero che Egli li conosce tutti senza che noi glielo diciamo; ma Lui voleva che glielo dicessimo nonostante ciò. La preghiera è l'ordinanza da Lui stabilita. (C. A. Heurtley, B.D.)

Pace:

Ovunque si trovi l'innocenza, lì regna la pace perfetta. L'uomo, in quanto soggetto del peccato, conduce una guerra contro l'essere universale, non eccettuato se stesso

(I.) La pace non risiede necessariamente in nessun altro luogo se non nel seno di Geova. È chiamato "il Dio della pace". Poi...

1.) La pace deve essere universalmente dono di Dio. L'essere finito non ha pace da conferire ad un altro; deve emanare incessantemente dal seno della Divinità

2.) La pace è similmente l'acquisto della Divinità. Colui che è Dio deve portare le conseguenze dei nostri peccati, altrimenti la Sua pace non potrà mai raggiungerci

3.) È il dono e la creazione dello Spirito Divino. Imparate, quindi, a valutare il valore della vera religione

(II.) Perché, allora, Dio nasconde il Suo volto a Suo figlio?

1.) Condurre l'uomo a una conoscenza intima con se stesso

2.) Per umiliare la Sua famiglia

3.) Insegnare loro ad apprezzare la comunione con Lui al di sopra di tutto

4.) Che Egli possa provare se qualcosa può renderli felici in Sua assenza

5.) Castigare i Suoi figli per la loro trasgressione. (W. Howel.)

La necessità di giustificare la provvidenza di Dio:

(I.) La dottrina in materia. Dio è il supremo e l'unico disponente di tutte le cose umane. Questa dottrina non è stabilita formalmente, ma data per scontata. Costituisce il fondamento dell'appello di Eliu. Molti non ammetteranno che Dio si intromette negli affari di questa o quella persona in particolare. Ma questa obiezione alla dottrina della provvidenza particolare procede non dal dubbio sulla dottrina, ma dall'avversione per essa. Nel governo del mondo, Dio non solo governa, ma domina. Dio, nel governo del mondo, sente verso di esso non solo l'interesse di un creatore e di un concorrente di mezzi per un fine, ma la considerazione molto più tenera e compassionevole di un Redentore

(II.) I doveri che derivano dalla dottrina

1.) Il dovere cristiano di una fedele dipendenza da Dio

2.) Il dovere cristiano del timore reverenziale di Lui. (F. C. Clark, B.A.)

Dio, il Datore della quiete:

1.) Perché tutte le cose sono sottomesse alla Sua disposizione. Come, per esempio, i propositi e i consigli degli uomini, essi sono tutti guidati da Lui

2.) Quando Dio darà la quiete, nessuno sarà in grado di creare problemi, perché quei problemi che vengono fatti in qualsiasi momento, sono in riferimento a Dio Stesso, e per vendicare la Sua lite sulle persone. Il secondo riferimento di questo versetto è come essi rispettano, non un regno, ma una persona in particolare. Quando Dio dà a un uomo la tranquillità, nessuno può disturbarlo; quando Dio gli nasconde il Suo volto, nessuno può sostenerlo. Quando Dio dà la pace interiore, l'uomo non soffrirà grandi inconvenienti a causa delle difficoltà esterne. Il problema non deriva tanto dalla condizione, quanto dall'affetto; Non proviene tanto dallo Stato, quanto dalla mente. Dove un uomo ha la pace e la tranquillità della coscienza, è così lontano da ogni problema e disturbo di qualsiasi tipo. Colui che ha pace ed espiazione con Dio, ha dentro di sé ciò che inghiotte tutta la tristezza e l'angoscia esteriore. Colui che è in pace con Dio, non c'è nulla che possa turbarlo, perché ciò che è il terreno principale, l'occasione e il fondamento dell'afflizione è stato rimosso e gli è stato tolto. Dove Dio dà questa quiete e questa pace, c'è anche un indizio e una certezza di tutti quei mali e calamità esteriori, che operano e contribuiscono al nostro bene. Dove c'è pace con Dio, c'è anche un segno di salvaguardia e protezione per il tempo a venire. C'è anche la dolce e confortevole attesa di una condizione benedetta e felice, di cui un uomo parteciperà in un altro mondo. (T. Horton, D.D.)

Calma cristiana:

(I.) La natura e il carattere della benedizione di cui si parla qui. È quiete, calma, riposo, e può consistere in:

1.) Pace esterna. Questo è quando Dio si interpone a favore del Suo popolo. "Egli fa sì che anche i suoi nemici siano in pace con lui". Tuttavia, non possiamo fare i conti con questo tipo di pace

2.) Pace interna. Questo è di natura diversa dalla pace esteriore, e ogni cristiano può e deve goderne. È indipendente da tutte le vicissitudini della vita, da tutte le prove del tempo

(II.) Il metodo per raggiungerlo. La tranquillità del nostro testo è una delle crescite del carattere cristiano. Ci sono due particolari che lo determinano:

1.) Riconciliazione con Dio. Non ci può essere pace dove ci sono alienazione e inimicizia

2.) Santità della conversazione. Non ci può essere pace dove c'è il peccato indulgente

3.) Garanzia di fiducia. "Gettando su di lui tutte le vostre preoccupazioni, perché egli ha cura di voi". (J. J. S. Uccello.)

La mente tranquilla:

Servire Dio in un mondo che è in ribellione contro di Lui è allo stesso modo nostro dovere e alto privilegio. Cristo ci ha esortato: "Non preoccupatevi", cioè non siate ansiosi e inquieti, non lasciate che la vostra mente sia distratta, attratta da strade diverse, da preoccupazioni riguardo a questo e a quello; imparate a fidarci, a servire Dio con mente tranquilla. Come possiamo ottenere e garantire questo spirito? Se stiamo veramente servendo il Signore, come possiamo farlo come qui richiesto, con una mente tranquilla? Il mare sempre inquieto e mutevole è un'immagine troppo vera del cuore. Per essere reale, duraturo ed efficace, ci deve essere la vera base per questo, il perdono e la purificazione dal peccato; ci deve essere la purificazione della coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente. Il vero servizio deve essere fondato sul senso del perdono e della riconciliazione. In nessun altro modo può essere fornito il movente che solo può produrre il risultato. Oltre al perdono che Dio ci offre, e come risultato del fatto che è stato ricevuto da noi, e ci è assicurato, c'è la pace, affinché possiamo servirlo con mente tranquilla. Ci deve essere la vera base, ma ci deve essere anche questo risultato a cui si mira e si deve realizzare. È, infatti, una conseguenza del perdono, ma non si deve dare per scontato che sia goduto, che il servizio sia necessariamente reso e che la tranquillità della mente sia mantenuta. Questo privilegio è provveduto da Dio, ma il grado in cui viene usato varia notevolmente nel caso di cristiani diversi. Ci sono così tante cause di difficoltà e inquietudine: dubbi e difficoltà in relazione alla parola di Dio; prove personali e familiari: nell'adempimento dei doveri a cui la provvidenza di Dio ci chiama, e nell'impiegare per Lui i talenti che ci ha dato, a volte possiamo rimanere perplessi. Può sembrare che ci sia uno scontro di doveri, e questo può inquietarci nel nostro servizio; ma non ci richiede più di quanto possiamo fare. Quante volte le paure che hanno turbato la quiete dei figli di Dio sono state infondate. (J. H. Holford, M.A.)

Dio, tutto in tutti:

(I.) In primo luogo, quindi, l'occhio della fede vede l'intera sufficienza di Geova, e la nostra completa dipendenza da Lui, mentre essa segna la Sua opera efficace. "Quando Egli dà quiete, chi può dunque creare difficoltà?" Questa domanda senza risposta può essere illustrata dalle opere del Signore nella natura. Un tempo il mondo era un caos tumultuoso: fuoco, vento e vapore lottavano l'uno contro l'altro. Chi c'era che poteva portare quella massa ondeggiante, spumeggiante, bollente e furiosa alla quiete e all'ordine? Lascia solo che il grande Conservatore degli uomini rilassi il comando della quiete, e ci sono forze feroci all'interno della terra sufficienti a riportarla al suo caos primordiale in un'ora; ma mentre il Suo fiat è per la pace, noi non temiamo alcun crollo della materia e nessun naufragio dei mondi. Il tempo della semina e del raccolto, estate e inverno, freddo e caldo, non cessano. Passando all'età dell'uomo, vediamo il Signore nel giorno della Sua ira sollevare le chiuse del grande abisso e, nello stesso momento, ordinare alle nuvole del cielo di diradarsi, così che il mondo intero divenne ancora una volta una colossale rovina. L'arco dell'alleanza fu visto nella nuvola, il segno che il Signore aveva dato quiete alla terra e che nessuno avrebbe più potuto disturbarla. Più avanti nella storia il Mar Rosso ci pone la stessa domanda: "Quando Egli dà quiete, chi può dunque creare disordini?" Guardando lontano nella storia, e passando per mille casi che vanno tutti dritti al punto, ne citiamo solo un altro, cioè quello di Sennacherib e del suo ospite. Dio mise un uncino nel naso del nemico, gli mise una briglia tra le mascelle e lo rimandò con vergogna al luogo da cui era venuto. "Quando Egli dà quiete, chi può dunque creare difficoltà?"

1.) Rifletteremo su questa verità così come si applica, in primo luogo, al popolo di Dio. Se il tuo misericordioso Signore ti dà la quiete della mente, chi allora ti può causare angoscia? Abbiamo trovato dolce essere afflitti quando abbiamo goduto della presenza di Dio in esso, così che l'abbiamo considerata tutta gioia quando siamo caduti in diverse tentazioni; perché, nell'ora della nostra estrema e di pericolo, il Salvatore è stato indicibilmente il più prezioso. Quando il Signore dà quiete, la calunnia non può darci fastidio. Sì, e in tali momenti puoi aggiungere alle tribolazioni esteriori e alle calunnie dell'uomo malvagio, tutte le tentazioni del diavolo; ma se il Signore ci dà tranquillità, anche se ci fossero tanti diavoli ad attaccarci quante sono le pietre sul selciato delle strade di Londra, cammineremmo sopra tutte le loro teste con fiducia senza sosta. Anche il peccato innato, che è il peggiore dei mali, non causerà alcun problema al cristiano quando la luce del volto di Geova sarà chiaramente visibile

2.) Ringrazio Dio che il mio testo è altrettanto vero per il peccatore che cerca. Se il Signore si compiaccia di darti oggi, povero cuore turbato, la quiete in Cristo, nessuno potrà turbare l'anima tua. Che misericordia è per voi che Dio vi dia pace e tranquillità! "Ah", dite, "ma c'è la Sua legge, quella terribile legge dei dieci comandamenti; L'ho infranto mille volte". Ma se il Salvatore ti condurrà alla croce, ti mostrerà che ha adempiuto la legge per te; che tu non sei più sotto la legge, ma sotto la grazia. "Sì, sì", dite, "bene, ringrazio Dio per questo, ma la mia coscienza, la mia coscienza non mi permetterà mai di stare in silenzio". Oh! ma il mio Maestro sa parlare con la tua coscienza. Egli può dirgli: "Ho cancellato come una densa nube le tue trasgressioni e, come una nuvola, i tuoi peccati". E lasciami dire, caro amico, se il Signore ti dà la quiete mentre la legge e la coscienza saranno in pace con te, lo sarà anche quel Libro di Dio. Alcuni di voi, ogni volta che sfogliano la Bibbia, non vi trovano altro che minacce. Oh! ma se solo puoi andare a Gesù e riposare in Lui, allora la pagina brillerà di benedizioni e risplenderà di benedizioni

3.) Ora, questo testo, che appartiene quindi al santo e al peccatore che lo cerca, penso sia altrettanto vero, su scala più ampia, per la Chiesa cristiana. Lascerò questo primo punto quando ne avrò brevemente tratto tre insegnamenti. "Quando il Signore dà quiete, chi può dunque creare difficoltà?" La prima lezione è che coloro che hanno la pace dovrebbero questa mattina adorare e benedire Dio per questo. In secondo luogo, siate fiduciosi, voi che cercate la pace, sia per gli altri che per voi stessi. Infine, abbandona ogni altra pace, tranne quella che il Signore dà ad ogni credente. Se hai una quiete che Dio non ha creato, implora il Signore di spezzarla

(II.) L'intera sufficienza di Dio si vede, in secondo luogo, nei Suoi ritiri sovrani. A volte Dio nasconde il Suo volto al Suo popolo e allora, come ben sanno i Suoi santi, nulla può permettere loro di vederLo o di essere felici

(III.) Questo è vero per una nazione così come per ogni chiesa e per ogni uomo. (C. H. Spurgeon).

31 CAPITOLO 34

Giobbe 34:31-37

Certamente è giusto che si dica a Dio.

Il secondo discorso di Elihu:

(I.) Un buon consiglio. Elihu raccomanda a Giobbe di fare due cose

1.) Decidere per una vita migliore. Ciò include:

(1) Riforma morale

(2) Aumento della luce

2.) Sottomettersi alla volontà eterna. La mente di Dio è lo standard: tutto sa, tutto ama, tutto è giusto, è immutabile... Il metodo di redenzione dovrebbe essere secondo la tua mente? Due fatti ci convincono che la mente umana è del tutto incompetente a formare un piano per la restaurazione spirituale. Gli errori che ha commesso sull'argomento nell'interpretazione della Scrittura. E gli errori che ha commesso in materia nell'interpretazione del cristianesimo

(II.) Un cattivo esempio. Quattro cose (vers. 34-37) mostrano Eliu in una luce non molto virtuosa o amabile

1.) C'è vanità

2.) Arroganza

3.) Mancanza di cuore

4.) Calunnia

In queste cose Elihu è un monito per i giovani sostenitori delle opinioni religiose. (Omilestico.)

32 CAPITOLO 34

Giobbe 34:31-32

Ho sopportato il castigo.

La natura e la necessità della santa risoluzione:

Ci sono due parti essenziali di un vero pentimento. Un umile riconoscimento e confessione dei nostri peccati a Dio. Un fermo proposito e la risoluzione di emendarsi, e abbandonare il peccato per il futuro

(I.) Mostra cos'è la risoluzione in generale. È una determinazione fissa della volontà su qualsiasi cosa. Suppone...

1.) Una precedente deliberazione della mente sulla cosa da risolvere. Determinare e risolvere perentoriamente qualsiasi cosa prima della deliberazione non è propriamente risoluzione, ma precipitazione e temerarietà

2.) La risoluzione suppone un giudizio emesso su una cosa dopo la deliberazione. Questo giudizio sulla necessità e l'adeguatezza della cosa non è la risoluzione della volontà, ma dell'intelletto. Essere convinti che una cosa è giusta e necessaria da fare, ed essere decisi a mettersi a farla, sono due cose molto diverse. Un atto della sentenza deve precedere la risoluzione del testamento

3.) Se la questione è di notevole importanza, la risoluzione suppone un qualche movimento degli affetti; che è una sorta di pregiudizio sulla volontà. Deliberazione e giudizio, dirigono un uomo su cosa fare o lasciare incompiuto; Gli affetti eccitano e stimolano un uomo a prendere una decisione nella questione

(II.) Qual è l'oggetto o la questione speciale di questa risoluzione. Su cosa è che un uomo, quando si pente, si decide. Significa lasciare il suo peccato e tornare a Dio e al suo dovere. Colui che si pente veramente, è deciso a interrompere la sua condotta peccaminosa e ad abbandonare quelle concupiscenze e quei vizi da cui era precedentemente dipendente e in cui viveva. Il vero penitente non rimane nella parte negativa della religione, è deciso ad essere diligente nell'adempiere i doveri della religione come lo era prima di essere negligente nei loro confronti

(III.) Cosa è implicito in una sincera risoluzione di lasciare i nostri peccati e tornare a Dio. Tre cose

1.) Deve essere universale, nel rispetto di tutto l'uomo, e in relazione a tutte le nostre azioni

2.) Una risoluzione sincera implica una risoluzione dei mezzi e del fine

3.) Implica il tempo presente, e che siamo decisi rapidamente e senza indugio a mettere in pratica la risoluzione. C'è questa ragione per cui dovresti mettere immediatamente in pratica questa risoluzione e non indugiarla un momento. Al momento puoi farlo con molta più certezza, e molto più facilmente. Tu sei più sicuro del tempo presente di quanto non lo sia del futuro: e più a lungo rimani nel peccato, la tua risoluzione contro di esso si indebolirà e l'abitudine al peccato si rafforzerà sempre di più. Il peccato non è mai stato mortificato dall'età

(IV.) In questa risoluzione di emendamento, consiste l'essenza stessa e la natura formale del pentimento. Un uomo può fare molte azioni ragionevoli senza una risoluzione esplicita. Ma non è una questione di difficoltà. Non c'è cambiamento nella vita di un uomo che si possa immaginare in cui un uomo offra maggiore violenza alle abitudini inveterate e alle forti propensioni del suo attuale temperamento, che in questo del pentimento. Così, tra tutte le azioni della vita di un uomo, non ce n'è nessuna che richieda più necessariamente uno scopo esplicito del pentimento

(V.) Alcune considerazioni per convincere gli uomini della necessità e dell'opportunità di questa risoluzione, e di mantenersi saldi ad essa

1.) Questa risoluzione di pentimento non è altro che ciò che, sotto l'influenza della grazia di Dio e dello Spirito Santo, è in tuo potere. È un potere di cui ogni uomo è naturalmente investito, per considerare, giudicare e scegliere. Quanto alle cose spirituali, ogni uomo ha questo potere radicalmente. Egli ha le facoltà dell'intelletto e della volontà, ma queste sono ostacolate nel loro esercizio, e fortemente influenzate in modo opposto, dal potere delle inclinazioni e delle abitudini malvagie; cosicché, per quanto riguarda l'esercizio di questo potere e l'effetto di esso sulle cose spirituali, gli uomini sono in qualche modo tanto invalidi quanto se ne fossero privi. Quando persuadiamo gli uomini a pentirsi, a cambiare la loro vita e a decidere su una condotta migliore, non li esortiamo a qualcosa che sia assolutamente fuori dal loro potere, ma a ciò che possono fare, anche se non da se stessi, ma per la grazia di Dio

2.) Considera su cosa devi decidere; di lasciare i tuoi peccati e di tornare a Dio e alla bontà. Considera cos'è il peccato. Considera cosa significa tornare a Dio e al dovere

3.) Quanto è irragionevole rimanere irrisolti in un caso di così grande momento e preoccupazione. Non c'è argomento più grande della debolezza di un uomo, che l'irresolutezza in questioni di grandi conseguenze

4.) Quanta risoluzione tenderebbe a calmare le nostre menti e a rendere le nostre vite confortevoli

(VI.) Direttive riguardanti la gestione e il mantenimento di questa santa e necessaria risoluzione

1.) Che argomento di vanità e di incostanza è cambiare questa risoluzione, mentre la ragione di essa è valida e non viene cambiata

2.) Se non siamo costanti nella nostra risoluzione, tutto ciò che abbiamo fatto è perduto

3.) Con l'incostanza peggioreremo molto la nostra condizione. Applicazione-

(1) Facciamo tutto nella forza di Dio, considerando la nostra necessaria ed essenziale dipendenza da Lui

(2) Dovremmo essere molto attenti a noi stessi

(3) Rinnoviamo e rafforziamo frequentemente i nostri propositi. (J. Tillotson, D.D.)

Per i malati e gli afflitti:

(I.) Ma prima comunichiamo insieme il testo nella sua applicazione più naturale come rivolto agli afflitti

1.) La prima lezione è che è giusto che accettino l'afflizione che il Signore manda e dicano a Dio: "Ho portato il castigo". Notiamo che la parola "castigo" non è in realtà in ebraico, anche se l'ebraico non potrebbe essere ben interpretato senza fornire la parola. Potrebbe essere tradotto esattamente e letteralmente "io porto" o "io ho portato". È il cuore intenerito che dice a Dio: "Io porto tutto ciò che Tu vuoi mettermi addosso; L'ho sopportato, lo porto ancora e lo porterò, qualunque cosa Tu possa ordinare che sia. Mi sottometto completamente a Te e accetto il peso con cui Tu ti compiaccio di appesantirmi". Una costante sottomissione alla volontà divina dovrebbe essere l'atmosfera stessa in cui vive un cristiano. Non dobbiamo accontentarci di portare ciò che il Signore manda, con la freddezza che dice: "Deve essere, e quindi devo sopportarlo". Tale sottomissione forzata è molto al di sotto di una grazia cristiana, perché molti pagani l'hanno raggiunta. Né, d'altra parte, dobbiamo ricevere l'afflizione con spirito ribelle. Né, come credenti in Dio, dobbiamo disperare nelle difficoltà, perché questo non è portare la croce, ma sdraiarsi sotto di essa. Il cristiano, quindi, non deve trattare la croce che Dio pone su di lui nel modo che ho descritto, ma deve accettarla umilmente, guardando a Dio, e dicendo: "Molto peggio di questo potrei ritenere di ricevere proprio come tuo figlio; poiché la disciplina della Tua casa richiede la verga, e ben potrei aspettarmi di essere castigato ogni mattina". Dovremmo ricevere il castigo con mite sottomissione. L'oro non deve ribellarsi all'orafo, ma deve subito cedere per essere messo nel crogiolo e gettato nel fuoco. Dovremmo accettare il castigo con gioia. Il prossimo dovere è quello di abbandonare il peccato che può aver causato il castigo. "È giusto che si dica a Dio: Io ho portato il castigo; Non offenderò più". C'è una connessione tra il peccato e la sofferenza. Ci sono afflizioni che vengono da Dio, non a causa del peccato passato, ma per prevenire il peccato in futuro. La terza lezione del testo agli afflitti insegna loro chiaramente che è loro dovere e privilegio chiedere più luce. Il testo dice: "Quello che non vedo, insegnamelo. Se ho commesso iniquità, non farò più". Vedete la deriva di tutto questo? È il figlio di Dio risvegliato a prendersi cura del peccato che il castigo indica; e poiché non può vedere tutto il male che può esserci in lui, si rivolge al suo Dio con questa preghiera: "Quello che non vedo, insegnamelo tu". Può darsi che, guardando alla tua vita passata e cercando nel tuo cuore, non vedi il tuo peccato, perché forse è dove non sospetti. Hai cercato in un altro trimestre. Forse il tuo peccato è nascosto sotto qualcosa di molto caro a te. Giacobbe fece una grande ricerca delle immagini, dei terafi che Labano adorava. Non riusciva a trovarli. No; a lui non piaceva disturbare Rachele, e nemmeno a Labano piaceva disturbarla: una moglie e una figlia preferite non dovevano essere disturbate. Può sedersi immobile sui mobili del cammello, ma nasconde lì le immagini. Anche così, non ti piace cercare in un certo settore della tua natura. Questo è il modo giusto in cui trattiamo i nostri castighi: "Se ho commesso iniquità, non farò più. Quello che non vedo, insegnamelo".

(II.) E ora, userò il testo per quelli di noi che potrebbero non essere stati afflitti. Che cosa ci dice il testo se non siamo afflitti? Non dice forse questo: "Se l'afflitto deve dire: 'Io porto' e prendere il suo giogo con gioia, con quanta gioia io e voi dobbiamo prendere il giogo quotidiano del nostro lavoro cristiano"? "Qualunque cosa la tua mano trovi da fare, fallo con la tua forza". Abbiamo ancora un'altra osservazione per coloro che sono forti. I favori di Dio non dovrebbero forse condurci a cercare i nostri peccati? Non pensate che, mentre godiamo della misericordia di Dio, dovremmo essere ansiosi di essere scrutati dalla luce dell'amore di Dio? Non dovremmo forse voler usare la luce del volto divino per scoprire tutto il nostro peccato e vincerlo?

(III.) L'ultima osservazione che devo fare è per i non convertiti. Forse ci sono alcuni qui che non sono il popolo di Dio, eppure sono molto felici e prosperi. Prendici nel nostro peggio: quando siamo più malati, più scoraggiati, più provati, più penitenti davanti a Dio, non scambieremmo con te al tuo meglio. Cambieremmo con te, nonostante tutta la tua allegria e la tua ilarità peccaminosa? (C. H. Spurgeon.)

Non offenderò più.

Riforma in corso di correzione:

La risoluzione di una riforma dovrebbe essere nel cuore di tutti coloro che sono intelligenti sotto la verga del Signore

(I.) Che tipo di riforma dobbiamo intraprendere sotto la verga del Signore

1.) Nell'opera di riforma sotto la verga, dobbiamo fare riferimento a Colui che usa la verga, andare a Dio e porci a emendare ciò che è sbagliato, come sotto l'occhio di Dio

2.) Devi essere sicuro che il tuo lavoro sia guidato da Dio Stesso

3.) Devi stare attento a riformare in un particolare, così come in un altro; Devi andare a punto con questo business. Egli non si è ravveduto in nulla di giusto che non corregga in ogni cosa biasimevole

4.) Non solo dovete correggervi in ciò che voi stessi fate, o potete capire che è sbagliato, ma dovete prendere la direzione per sapere cosa è biasimevole; sii ansioso e serio di capire in che cosa sbagli

5.) Un cristiano sotto la verga dovrebbe essere così colpito dalla risoluzione di riformarsi, che dovrebbe, con un patto solenne, legarsi a Dio per il futuro

6.) I cristiani sotto la verga devono riformare separatamente e personalmente, e non solo congiuntamente e in compagnia e in assemblea, ciò che non va, secondo le regole sopra menzionate. I cristiani non dovrebbero considerare questa riforma come un compito necessario e un dovere comandato; dovrebbero considerarlo come un impiego piacevole e piacevole

(II.) Quali argomenti possono prevalere con i cristiani per riformare così sotto la verga?

1.) Alcuni in relazione a Dio

(1) Perché Dio che chiama alla riforma sotto correzione è l'autore di ogni colpo, di ogni flagello

(2) Dio ci affida perché siamo biasimevoli, perché abbiamo peccato

(3) Dio è straordinariamente giusto e clemente in ogni verga che usa, in ogni colpo che dà, in ogni affittudine che invia. Dio non renderà il bastone troppo pesante né la verga troppo grande

(4) Il Signore considera la struttura dello spirito di ogni uomo, il portamento di ogni anima sotto la Sua mano che corregge

(5) Il Signore non ha riguardo alla qualità delle persone

(6) Questo è il vero fine a cui Dio mira, affinché per mezzo della Sua verga il popolo possa essere riformato

(7) Sua Maestà lo considererà onorato, in qualche modo possiamo fare ammenda a Dio, non a titolo di contraccambio, ma a titolo di manifestazione

2.) In relazione a noi stessi

(1) Per le argomentazioni guidate. Non per riformarsi sotto la verga, essa appiccica un marchio nero di vergognosa ignominia e di biasimo sul cuore del peccatore. È un segno di indicibile stoltezza e di straordinaria brutalità

(2) Disegnare argomenti. Questo è il modo per ottenere il conforto del Signore, le tenere viscere della Sua compassione. Le cose peggiori che puoi soffrire si volgeranno alla tua gioia e al tuo conforto eterno

(III.) Quale corso dovremmo seguire per essere indotti a raggiungere questo stato di spirito

1.) A fondo, alla luce della Scrittura, informaci riguardo alla peccaminosità e alla bruttezza della condotta di cui devi riformare

2.) Devi essere profondamente umile per qualsiasi cosa tu scopra essere fuori posto, sia nel tuo cuore, che nella tua mente e nelle tue azioni. Perciò andate da Dio, pregateLo, sperate in Dio e aspettatevi da Lui delle liberazioni. (William Fenner.)

Il miglioramento dell'afflizione:

(I.) Un'umile confessione della giustizia di Dio nell'affliggere. "Ho portato il castigo", cioè ho sofferto giustamente, anzi sono stato punito meno di quanto meritino le mie iniquità. Le afflizioni dei credenti sono castighi da parte di Dio. In verità, le afflizioni particolari non sono sempre inflitte a causa di peccati particolari, ma c'è abbastanza peccato nel migliore degli uomini da giustificare le sofferenze più severe con cui possono essere visitati in un mondo presente

(II.) Una preghiera per l'insegnamento divino. "Quello che non vedo, insegnamelo". Una preghiera necessaria per tutti; ma particolarmente opportuno nel tempo dell'afflizione, poiché uno dei fini principali per i quali l'afflizione è mandata è la scoperta del peccato, e uno dei principali benefici che ne derivano è la conoscenza di noi stessi

1.) Questa preghiera può avere un riferimento alla regola e alla misura della nostra condotta, la santa legge di Dio. Considerate quali idee basse e imperfette la generalità dell'umanità nutre della legge di Dio: e quale scarsa misura di conformità esteriore ai suoi precetti sembra soddisfare molti

2.) Questa preghiera può riferirsi all'applicazione di questa regola al nostro carattere e alla nostra condotta, per mezzo della quale veniamo a conoscenza dei nostri peccati in particolare

(III.) Una pia risoluzione, fondata sulla confessione e sulla preghiera di cui sopra. "Se ho commesso iniquità, non farò più". Ciò implica una rinuncia totale a tutti i peccati e un proposito pieno e fisso di nuova e migliore obbedienza. Ovunque la grazia di Dio sia conosciuta in verità, c'è una rinuncia assoluta a tutti i peccati e un totale abbandono di noi stessi al servizio di Dio. (D. Nero.)

Ciò che non vedo, insegnamelo.

Santo desiderio di istruzione:

Il desiderio di conoscenza è universale tra gli uomini. È una seconda natura. Diventa naturale dal corso della loro educazione, per quanto limitata possa essere quell'istruzione. C'è in ogni mente una sete di informazioni e intelligenza. I mezzi umani di conoscenza, tuttavia, si esauriscono presto. Le verità religiose sono del più profondo interesse per la mente di ogni uomo riflessivo, ma di queste egli naturalmente non potrebbe sapere nulla. Anche quando le cose profonde di Dio vengono rivelate, esse vanno oltre la comprensione della ragione umana. Le facoltà dell'uomo furono oscurate dalla caduta e i suoi affetti si allontanarono dal cielo e dalle cose celesti. Spettava all'offeso Geova aprire i suoi occhi e riversare su di loro la luce di un giorno appena nato. Questo è l'opera del potente piano di redenzione, per dare all'uomo un po' della conoscenza che aveva perduto; per rivelare il Dio della verità dentro di lui, e per riempire la sua anima con il desiderio e l'amore per la verità. Questa è la descrizione profetica del giorno del Vangelo. "Tutti i tuoi figli saranno ammaestrati dal Signore". È per questo che lo spirito rigenerante viene soffiato in loro. Non c'è nulla di più notevole nell'uomo naturale del suo spirito di autosufficienza; e questo continua a manifestarsi più o meno anche dopo che egli è stato portato in comunione con un Dio santo, anche durante tutta la sua prova cristiana. Coloro che riposano contenti delle loro attuali conquiste e osservanze, si mostrano estranei alla natura della verità divina; al significato e allo scopo di quella rivelazione con la quale sono favoriti dal loro Dio misericordioso. C'è molto da imparare continuamente dal modo in cui Dio tratta con noi, giorno per giorno, dal suo agire spirituale e provvidenziale. (J. Slade, M.A.)

33 CAPITOLO 34

Giobbe 34:33

Dovrebbe essere secondo la tua mente?-

La presunzione rimproverava:

Il versetto è scritto in una lingua del tipo più antico, che è poco compresa. Inoltre, è estremamente conciso e sentenzioso, e quindi è oscuro. Il senso dato nella nostra versione è, tuttavia, quello che riassume le altre traduzioni, e noi preferiamo attenerci ad esso

(I.) Gli uomini pensano davvero che le cose debbano essere secondo la loro mente?

1.) Riguardo a Dio. Le loro idee su di Lui sono in base a ciò che pensano che dovrebbe essere; ma potrebbe essere Dio se fosse tale come la mente umana vorrebbe che fosse?

2.) Riguardo alla Provvidenza su larga scala, gli uomini riscriverebbero la storia? Immaginano forse che le loro disposizioni sarebbero un miglioramento della saggezza infinita? Nel loro caso avrebbero sistemato tutte le questioni egoisticamente. Dovrebbe essere così?

3.) Riguardo al Vangelo, alle sue dottrine, ai suoi precetti, ai suoi risultati, gli uomini dovrebbero fare a modo loro? L'espiazione dovrebbe essere tralasciata, o la sua dichiarazione dovrebbe essere modificata per adattarla a loro?

4.) Riguardo alla Chiesa. Dovrebbero essere il capo e il signore? Le loro idee liberali dovrebbero cancellare l'ispirazione? Il Battesimo e la Cena del Signore dovrebbero essere distorti per gratificarli? Il gusto dovrebbe prevalere sui comandi divini? Il ministero dovrebbe esistere solo per la loro speciale consolazione, ed essere modellato ai loro ordini?

(II.) Cosa li porta a pensarla così?

1.) Presunzione ed egoismo

2.) Presunzione e orgoglio

3.) Uno spirito mormorante che deve necessariamente brontolare per tutto

4.) Mancanza di fede in Cristo che porta a dubitare della potenza del Suo Vangelo

5.) Mancanza di amore per Dio, inasprimento della mente e portarla a prendere a calci una cosa semplicemente perché il Signore lo prescrive

(III.) Che misericordia che le cose non siano secondo la loro mente!

1.) La gloria di Dio sarebbe oscurata

2.) Molti soffrirebbero per permettere a un uomo di giocare a fare il dittatore

3.) Ognuno di noi avrebbe una terribile responsabilità se la nostra mente avesse la regolamentazione degli affari

4.) Le nostre tentazioni aumenterebbero. Dovremmo essere orgogliosi se ci siamo riusciti, e disperati se abbiamo incontrato un fallimento

5.) I nostri desideri diventerebbero più avidi

6.) I nostri peccati non sarebbero stati corretti; perché non dovremmo mai permettere che una verga o un rimprovero vengano contro di noi

7.) Ci sarebbe un conflitto universale; perché ogni uomo vorrebbe governare e comandare Giacomo 4:5. Se deve essere secondo la tua mente, perché non secondo la mia?

(IV.) Controlliamo lo spirito che suggerisce tale presunzione

1.) È impraticabile; perché le cose non potranno mai essere, come tante menti diverse vorrebbero

2.) È irragionevole; perché le cose non dovrebbero essere così

3.) Non è cristiano; perché anche Cristo Gesù non piacque a se stesso, ma gridò: "Non come voglio" Matteo 26:39

4.) È ateo; perché detronizza Dio per stabilire l'uomo gracile. Pregate Dio di portare la vostra mente alla Sua volontà. Coltivate l'ammirazione per le disposizioni della mente divina. Soprattutto, accettate il Vangelo così com'è, e accettatelo ora. (C. H. Spurgeon.)

Una parola all'uomo che critica Dio:

(I.) Le disposizioni della vita dovrebbero essere secondo la tua mente? Coloro che mormorano costantemente sotto le dispense della Provvidenza dovrebbero ricordare:

1.) La sfera circoscritta della loro osservazione

2.) La limitazione delle facoltà umane

3.) La brevità dell'esistenza mortale dell'uomo

4.) La ristrettezza delle simpatie umane

(II.) Il metodo di redenzione dovrebbe essere secondo la tua mente? Ci sono molti che sollevano obiezioni al cristianesimo. Molti che immaginano che avrebbero potuto costruire un sistema migliore di redenzione spirituale. Due fatti ci convincono che la mente umana è del tutto incompetente a formare un piano per la restaurazione spirituale

1.) Gli errori che ha commesso in materia nell'interpretazione della natura

2.) Gli errori che ha commesso in materia nell'interpretazione del cristianesimo. I pervertitori del piano evangelico di salvezza possono essere divisi in due grandi classi

(1) Coloro che deducono dal cristianesimo che possono essere salvati da una mera fede intellettuale in certe proposizioni teologiche

(2) Coloro che deducono che possono essere salvati da un'osservanza esterna di certe cerimonie: l'intervento dei sacerdoti, l'invocazione dei santi, l'osservanza dei sacramenti, ecc. Così diciamo allo scettico capzioso: non possiamo avere un sistema religioso secondo la tua mente. La tua mente è del tutto inadatta a costruire una religione redentrice per l'uomo e accettabile per Dio. "L'occhio non ha visto, l'orecchio non ha udito", ecc. (Omileta.)

La condanna dell'ostinazione:

L'oratore è Elihu. Il significato della domanda è ovvio. "L'Essere Supremo non farà nulla senza il tuo consenso? Dovrebbe chiederti consiglio?" Giobbe avrebbe risposto immediatamente: "No".

(I.) Avere le cose secondo la nostra mente è un desiderio molto comune. L'uomo è naturalmente ostinato. La disposizione appare molto presto nei nostri figli. Ogni peccato è una contesa contro la volontà di Dio. Tutto ebbe inizio in Paradiso. Entrate nel mondo della grazia. Guardate la rivelazione che Dio ci ha dato. Lo si ritiene superfluo; per un secondo è troppo semplice; per un terzo è troppo misterioso. Cerchiamo di essere giustificati per le nostre opere, mentre il Vangelo ci assicura che dobbiamo essere giustificati per la fede di Cristo. Lo stesso si vede nel mondo della provvidenza. Chi si accontenta di quelle che ha? Chi non brama ciò che gli viene negato? Chi non desidera essere a sua disposizione? Ma questa disposizione non è forse schiacciata nella conversione? Ahimè, rimane troppa ostinazione anche nei santi più scelti. Siamo ben lungi dal dire che non avrebbero fatto nulla secondo la mente di Dio, ma spesso sono solleciti a fare troppe cose secondo la loro

(II.) Il desiderio è irragionevole. Perché siamo del tutto inqualificati per governare; mentre Dio è in ogni modo adeguato all'opera in cui è impegnato. Nulla può essere più assurdo che lavorare per dispiacerGli e sostituirci a creatori del destino, regolatori degli eventi. Non vi siete trovati spesso in errore dove vi ritenevate più sicuri? Non avete sbagliato spesso a giudicare voi stessi, e in generale a giudicare gli altri? E come possiamo decidere i mezzi che l'Essere Supremo impiega, mentre ignoriamo le ragioni che lo muovono e il piano che Egli ha in vista?

(III.) Il desiderio è criminale. Le fonti sono cattive

1.) Argomenta l'ingratitudine. È infinita condiscendenza in Dio essere "memori di noi". Per tutto questo Egli merita sicuramente i nostri riconoscenti riconoscimenti, e noi Lo insultiamo con lamentele mormoranti

2.) Nasce dal malcontento. Dimostra che siamo insoddisfatti del Suo operato, poiché se non eravamo insoddisfatti perché desideriamo un cambiamento?

3.) Tradisce la mentalità terrena. L'anima lo sente quando "si aggrappa alla polvere". Secondo i nostri attaccamenti saranno, per tutta la vita, le nostre afflizioni e le nostre perplessità. Siamo più attaccati ai nostri interessi carnali che alle nostre preoccupazioni spirituali

4.) È il prodotto dell'impazienza. Questo non subirà alcun ritardo e non sopporterà alcuna negazione

5.) È la progenie dell'orgoglio e dell'indipendenza. È una presuntuosa invasione dell'autorità e delle prerogative di Dio. Il tuo posto è lo sgabello, non il trono. Mantenete le distanze qui, e non invadete i diritti divini

(IV.) Il desiderio è pericoloso. Se si realizzasse, tutte le parti soffrirebbero: Dio, i nostri simili e noi stessi. In una parola, sareste troppo ignoranti per scegliere bene. Per determinare ciò che promuoverà la nostra felicità, è necessario che conosciamo le cose stesse tra le quali dobbiamo fare la nostra scelta. Né è meno necessario capire noi stessi. Perché un uomo deve essere adattato alla sua condizione, altrimenti non sarà mai felice in essa. Qui si verifica un'altra difficoltà. È impossibile per noi giudicare di noi stessi in circostanze e connessioni non provate. Non solo siamo soggetti a sbagliare dalla parte delle nostre speranze, ma anche delle nostre paure

(V.) Il desiderio è impraticabile

1.) I desideri dell'umanità sono spesso opposti l'uno all'altro; quindi non possono essere tutti realizzati

2.) Il piano del governo divino è già fissato. Imparare-

(1) Non ritenerci colpevoli della disposizione alla censura, quando assecondiamo solo il desiderio permesso

(2) Il soggetto predica la sottomissione

(3) Ispira consolazione. (William Jay.)

La provvidenza di Dio:

"L'opera della provvidenza di Dio è la Sua santissima, saggia e potente, che preserva e governa tutte le Sue creature e tutte le loro azioni". La verità è che dobbiamo portare Dio in tutti, o tenere Dio fuori da tutto. A Lui, e alla Sua provvidenza che presiede, tutto deve essere attribuito, tutto o niente. Se i grandi eventi della vita si realizzano per mano di Dio, così devono fare anche i piccoli; perché, nella rete del destino umano, i due sono inseparabilmente intrecciati. Ci sono alcuni che rifiutano questa visione della provvidenza di Dio. Non è coerente con le loro nozioni della dignità e della grandezza di Dio, pensare che Egli si accorga della nostra razza nella sua debolezza e insignificanza. Qual è la risposta? Litighiamo troppo da noi stessi fino all'Onnipotente. Sappiamo solo poche cose: non sappiamo nulla a fondo. È solo l'esterno delle cose che vediamo. È uno dei tristi aspetti dell'esplorazione scientifica il fatto di essere entrati, in questi ultimi giorni, in un labirinto labirintico di cause seconde. La fede nella Provvidenza è troppo felice per essere separata. Dio sta vegliando su tutta la nostra fortuna, custode tutto il nostro benessere, ci guida lungo tutto il cammino. Le misteriose e spaventose dispensazioni della Sua provvidenza possono sembrare imperscrutabili e inesplorabili. Ahimé! siamo tutti molto inclini a credere nella Provvidenza quando facciamo a modo nostro, ma quando le cose vanno male, pensiamo, se c'è un Dio, è in cielo, e non sulla terra. (A. B. Jack, D.D.)

Dio giudica meglio dell'uomo:

Quando consideriamo che c'è un Dio di infinita perfezione a capo dell'universo, che estende la Sua provvidenza a ogni evento e ne fa l'espressione della Sua volontà, sembra essere la più chiara di tutte le verità che creature come noi dovrebbero essere allegramente soggette alla Sua disposizione. C'era un tempo in cui la sottomissione a Dio da parte dell'uomo non era considerata grave. Allora la volontà dell'uomo e la volontà del suo Dio erano una cosa sola. Ma l'uomo sarebbe stato più saggio del suo Creatore, e invano avrebbe immaginato che, consultando la propria volontà, si sarebbe trovata una soddisfazione più grande che nel conformarsi alla santa volontà di un Dio perfetto: sullo stesso sentiero di miserabile avventura sono andati, da allora, la sua cieca e infelice progenie. Per sviluppare questa forma di egoismo umano, e per mostrare quanto sia disdicevole in una creatura come l'uomo, consideriamolo:

(I.) Come altamente presuntuoso. Guardate la lezione dell'esperienza. In tutte le loro stime gli uomini non solo sono soggetti a errori, ma vi cadono costantemente. Gli stessi eventi ai quali gli uomini sono principalmente debitori della loro felicità non sono di loro invenzione. È la testimonianza dell'esperienza, che non capiamo bene come scegliere gli eventi, né come controllarli. La presunzione è ancora più evidente se riflettiamo sulla nostra incompetenza a governare. Possiamo anche solo guardare attraverso il tempo? Possiamo gettare uno sguardo sull'immensità e sull'eternità? La presunzione è ancora più sorprendente quando riflettiamo sulla nostra incapacità di confronto o di contrasto. Che cos'è l'uomo e che cos'è Dio?

(II.) Questo desiderio, se realizzato, sarebbe fatale per i più alti e migliori interessi. Che ne sarebbe stato della gloria di Dio? Gli effetti non sarebbero meno fatali per gli interessi di qualsiasi comunità. Sarebbe altrettanto fatale per gli interessi individuali dell'uomo. E ancora più fatale per i loro interessi spirituali. Come dovremmo ordinare gli eventi in modo diverso dal modo in cui Dio li ordina, se le cose potessero essere secondo la nostra mente

(III.) Questo stato d'animo è altamente offensivo per Dio. Tradisce quasi ogni carattere e disposizione malvagia. Mostra un sordido attaccamento ai nostri interessi egoistici. Questo desiderio tradisce anche l'insoddisfazione verso Dio. Rivela ingratitudine verso Dio. È in diretta ribellione contro Dio. Governare il mondo è prerogativa di Dio. Voler cambiare l'amministrazione è un'invasione di questa prerogativa e un alto tradimento contro il Re dei re. È la sfiducia in Dio. Osservazioni-

1.) La sottomissione alla volontà divina è necessaria per garantire le benedizioni di cui abbiamo bisogno

2.) L'acquiescenza alla volontà divina è un dovere che rispetta tutti gli eventi

3.) Che questo argomento ci sostenga nelle prove di questo mondo e ci animi nel nostro cammino verso un migliore. (N. W. Taylor, D.D.)

Presunzione rimproverata:

Questa era una domanda molto appropriata da porre a Giobbe, il cui pericolo era quello di sfidare e criticare le vie di Dio. Ma il principio rimproverato in lui è largamente diffuso tra gli uomini. A volte appare la nostra propensione ad opporre i nostri giudizi alle determinazioni divine

(I.) Per quanto riguarda l'estensione della legge divina. Permettiamo al Suo diritto di governare. Dio pretende di governare le opinioni degli uomini; regolare la volontà, mediante un saggio adeguamento dei suoi gradi di scelta ai gradi della bontà morale

(II.) Rispetto alla religione come questione di esperienza. Se fosse "secondo la tua mente", quale sarebbe il sistema di pietà sperimentale che ci viene posto davanti?

(III.) Con riferimento al metodo del nostro perdono come peccatori. Che gli esseri che hanno così grandemente offeso debbano sempre sopportare di essere perdonati in un modo da loro stessi prescritto al loro Dio grandemente offeso, sebbene sia un fatto strano, è ancora stabilito. E qui l'uomo pretende, con orgoglio e petulanza, che sarà secondo la sua mente

(IV.) Il principio è illustrato in un altro modo, ma non in modo poco istruttivo, da quella tendenza che c'è in noi a lottare con le nomine di Dio nella scelta della nostra sorte e parte nella vita. Qui, infatti, non di rado pensiamo che dovrebbe essere secondo la nostra mente: e altrettanto spesso ci troviamo dolorosamente contrariati nei nostri sforzi per renderlo tale

Questo principio è suscettibile di manifestarsi, anche negli uomini buoni, in quelle che potremmo chiamare le circostanze della loro esperienza. Molto meglio prendere la religione come descritta nelle Scritture. Prendere la nostra provvidenziale sorte e trarne del bene. E lasciare il processo della nostra guarigione dal peccato alla santità nelle mani di Dio. (R. Watson.)

La mente di Dio:

La mente dell'uomo non è la mente di Dio. Supponiamo che l'uomo abbia l'ordine delle cose, quale alterazione apporterebbe ai consigli e alle disposizioni del Signore. La mente dell'uomo spirituale è opposta a quella di Dio? Per l'abbondante grazia del suo Redentore le cose vanno in gran parte diversamente. Ma in lui, sì, anche in lui, c'è uno stato d'animo, a volte, che si eleva, o che si sforza di elevarsi, contro la mente di Dio. Ci sono certe dispensazioni della provvidenza di Dio che anche lui è spesso sotto forti tentazioni di desiderare diversamente. Quando l'afflizione si abbatte su di lui, a volte pensa che la mano di Dio prema troppo forte, e oltre ciò che il caso richiede. Anche la mente del credente non è, in molti punti, conforme alla mente di Dio. Consideriamo un paragone tra Dio e le Sue creature

1.) In punto di rango ed eminenza

2.) In punto di saggezza

3.) Pensa alla grazia e alla bontà del Signore

L'esperienza di tutte le epoche è sufficiente per insegnarci quanto sia stato male quando le cose sono andate secondo la mente degli uomini, e quanto bene sia stato quando si sono sottomessi alla mente di Dio. A volte il Signore ha lasciato che gli uomini facessero a modo loro; e triste è stata la conseguenza. Un'ultima ragione per cui il credente non dovrebbe desiderare che le cose siano secondo la sua mente, è che tale non era lo spirito di Cristo suo Salvatore. Nemmeno Cristo si è compiaciuto. Eppure quante ragioni c'è per temere che questo sia il desiderio segreto di troppi di noi. Altrimenti perché tanta irritazione e malcontento quando le cose non sono secondo la nostra mente? (A. Roberts, M.A.)

Sottomissione alla volontà divina:

L'uomo è così imperfetto nelle sue vedute, così debole nella sua fede, così mondano nel suo spirito e così egoista nelle sue azioni, da essere incapace di dirigere saggiamente i propri affari; quanto più allora è incapace di suggerire qualcosa a Colui che è "meraviglioso nel consiglio ed eccellente nell'operare!"

(I.) Spiega la natura di questa presentazione. È l'arrendere il cuore a Dio in tutte le dispensazioni della Sua provvidenza e nell'amministrazione del Suo governo. È uno stato del tutto lontano dall'apatia o dallo stoicismo. Ha a cuore, piuttosto che distruggere, la migliore sensibilità della nostra natura. Alcuni hanno distinto tra sottomissione e rassegnazione. Questo stato d'animo è la sottomissione della nostra ragione all'autorità suprema in riferimento a varie verità che non possiamo comprendere. È l'abbandono della volontà alle Sue disposizioni di grazia

(II.) Insistere sull'importanza di questo argomento. Sottomettersi a Dio è un dovere fondato sui principi più solidi e sollecitato dalle considerazioni più convincenti e fattibili. Considera-

1.) Lo stato dell'uomo. Come creatura, è quella della sottomissione a Dio e della completa dipendenza da Lui. Come peccatore, l'uomo è caduto nella degradazione più bassa: la povertà abietta e il vassallaggio completo

2.) Il carattere di Dio. Egli ha il diritto di dispensare i Suoi favori a suo piacimento

3.) La natura del governo morale di Dio. Tutta la procedura divina verso l'uomo è fondata sui principi più sacri, sui principi eterni della giustizia morale, sui principi essenziali della bontà morale e sui principi inalterabili della rettitudine morale. Può un essere del genere fare del male?

4.) Lo stato d'animo manifestato in alcuni dei personaggi più illustri. L'esempio è di grande importanza e di grande influenza. Prendete i profeti, che hanno parlato nel nome del Signore, come esempio di sofferenza, afflizione e pazienza, come Aaronne, Eli, Giobbe, ecc.

(III.) Illustra i vantaggi di questo stato mentale. Il nostro dovere e la nostra felicità sono strettamente uniti; nell'osservanza dei comandamenti di Dio c'è una grande ricompensa

1.) La sottomissione è l'effetto dell'influenza divina, e quindi diventa una prova di grazia

2.) È l'operazione del sacro principio, e di conseguenza prepara la mente per le prove future. La religione non esente dalla sofferenza; ma garantisce un sostegno adeguato

3.) È una benedizione del Nuovo Patto e, come tale, è una caparra del cielo

(IV.) Suggerire motivi per il suo esercizio

1.) Rifletti molto sulla tua colpa morale. Perché si lamenta forse l'uomo vivente per la punizione dei suoi peccati?

2.) Contemplare le sofferenze di Cristo; Questi erano numerosi, terribili, travolgenti. Ha sofferto nella Sua persona, nelle Sue circostanze, nel Suo carattere. Ha sofferto nella sua anima. Ha sofferto come sostituto

3.) Confrontate le sofferenze presenti con le glorie future

4.) Considerate la grande incoerenza della mancanza di sottomissione con il vostro carattere di creature, con la vostra condizione di peccatori, e con la vostra professione, le vostre preghiere e i vostri obblighi di cristiani. (Giovanni Arundel.)

Di chi sarà?-

La teologia degli amici di Giobbe era che il successo dipende da un carattere giusto e il dolore accompagna uno sbagliato. Con questa teologia, se un uomo ha dolore, sfortuna e dolore, è certo che il suo carattere è sbagliato. Come molti altri dei tempi successivi, non hanno mai pensato di rivedere la loro teologia quando hanno scoperto che non si adattava ai fatti. Prendono una scorciatoia; Essi rivedono i fatti. Il fatto è che i buoni non sono esenti dalla sofferenza, e i cattivi non vi si abbandonano. Diventare cristiano non esenta la persona dalla prova, né le dà ciò che vuole. Può avere ciò che vuole, se vuole ciò che Dio vuole che abbia; Egli può fare a modo suo se la sua via è la via di Dio. Diventare cristiani significa, in generale, rinunciare i nostri progetti a Lui, la nostra volontà alla Sua. La religione è abbandono di sé. Che cos'è la libertà della volontà? La libertà non è un termine assoluto, ma relativo. Non esiste una cosa come la libertà incondizionata. Libertà della volontà non significa libertà da ogni restrizione; non significa licenza; ma la libertà "da un particolare tipo di restrizione o induzione a cui gli altri esseri sono soggetti". La libertà non è la libertà dall'influenza dei motivi, ma la libertà di fare la scelta dei motivi. La volontà dell'uomo è soggetta a motivi. Ecco cosa intendiamo quando parliamo di formare un personaggio. Formare un carattere significa indurre la probabilità che un uomo, in determinate condizioni, agisca in un modo che può essere previsto. L'uomo può vedere dove è debole, e quando vede venire un motivo che viene ad assalirlo e che ritiene troppo forte per lui, può interporne un altro per escludere il primo. L'educazione di un uomo è che un uomo venga sotto l'influenza dominante di certi motivi; Una giusta educazione deve passare sotto il controllo facile e permanente dei migliori motivi. Vediamo, quindi, che non l'uomo più obbediente a determinati motivi è lo schiavo, ma colui la cui condotta può essere la meno prevista. Lo schiavo è colui che è soggetto all'impulso del momento, dedito al capriccio e al capriccio di qualsiasi passione che lo colpisca. L'uomo forte, l'uomo libero, l'uomo grande, speranzoso, intelligente, coraggioso, è colui che si è arreso nel modo più perfetto ai migliori motivi. Abbiamo il paradosso, sorprendente ma vero, che l'uomo che possiede questa libertà di volontà nella sua forma più preziosa è quello la cui volontà è più vicina a schiavi dei migliori motivi, e che quindi obbedisce ad essi facilmente e senza ribellione. Ne consegue che, quando parliamo della religione come di un abbandono di sé a Dio, intendiamo dire che la libertà umana consiste nell'abbandono franco, cosciente, totale, irreversibile, lieto a Colui in cui risiedono tutti i motivi più alti che animano l'umanità e da cui traggono origine. Il Signore Gesù rappresenta questo personaggio centrale per il mondo. Questo abbandono di sé alla volontà di Dio è sapienza. Stiamo iniziando con il fine, in vista di fare di noi stessi qualcosa che resista allo shock della morte e all'usura dell'eternità. Ora è saggio affidare la conduzione di questo processo nelle mani di Dio. E per due motivi molto semplici

1.) Perché non conosciamo gli elementi che funzionerebbero nel carattere che desideriamo. E

2.) Non abbiamo il potere di combinarli se lo facessimo. (Henry Elliot Mott.)

Dovrebbe essere secondo la nostra mente?-

Nessuno ha tutto ciò che desidera. Molti hanno molto nella sorte della vita che deprecano, a cui si oppongono, che si risentono e contro cui lottano con tutte le loro forze, anche se invano. Molto dipende dalla "mente" che un uomo ha. Quanta "mente" ha per cominciare? Di che natura è? Come si ordina e si conserva? Se il temperamento è acuto, la volontà forte, e la visione della vita e del dovere definita e decisa, allora tra l'anima e gli eventi ci sarà un continuo scontro. Le cose non prenderanno la loro giusta forma; tutto questo avverrà, a meno che non arrivi, felicemente, la spiegazione e il correttivo di una fede fiduciosa, della vera religione. L'unica risposta che possiamo dare alla domanda del testo è negativa. Non dovrebbe essere secondo la nostra mente

1.) Perché la nostra conoscenza è così limitata. Il nostro giudizio sulle cose è altrettanto imperfetto quanto la nostra conoscenza di esse

2.) Sbagliamo la natura di ciò che vediamo. Le forme delle cose non sono le cose stesse

3.) Se questo è stato concesso in un caso, deve essere concesso in tutti

4.) La stessa cosa che cerchiamo con la volontà personale non viene raggiunta da essa. Nessun uomo ostinato è felice. Nemmeno quando in larga misura ottiene ciò che cerca

5.) C'è un solo Governatore morale di questo mondo, e uno solo, che ci governa e ci mantiene tutti. La sua volontà è sufficientemente resa nota a ciascuno per essere per lui una regola di guida pratica in tutto ciò che deve fare. La provvidenza della legge naturale contempla e prevede un solo progetto di vita per ciascuno, il migliore. Il fallimento di ciò deve portare a una punizione e, in effetti, a un disastro irrimediabile. Bene possa essere secondo la mente di Dio, e male deve essere per chiunque insista ancora che sarà secondo la propria. (Alessio. Raleigh, D.D.)

La giustizia richiede un governo da parte di una mente infallibile:

Il giudizio deve essere modellato in base alla conoscenza, e dove prevale l'ignoranza, come può il giudizio essere giusto? Un ingegnere ferroviario fu arrestato e processato per omicidio colposo perché il suo treno ne colpì un altro, passando a metà di una carrozza prima di fermarsi. Nel processo l'imputato depose che stava correndo secondo il tempo previsto, solo quindici miglia all'ora, e quindi non era responsabile del disastro. L'accusa accusò che stava correndo a trenta miglia all'ora, ed era, quindi, interamente da biasimare. Era una questione di velocità, e una conoscenza accurata di questo fatto era essenziale per una decisione giusta. Con certe cifre a sua disposizione, un professore del Massachusetts Institute of Technology calcolò attentamente la quantità di moto del treno in movimento e l'inerzia della sfortunata carrozza, e scoprì che il risultato era in perfetto accordo con la dichiarazione dell'ingegnere. Se la velocità fosse stata di trenta miglia all'ora, si dimostrò chiaramente che l'aumento della quantità di moto avrebbe spinto il suo motore quattro volte più lontano. E l'ingegnere fu subito rimesso in libertà. Ora, senza questa conoscenza della matematica, chi avrebbe la presunzione di giudicare un caso del genere? Uomini di minore esperienza e di comprensione molto più limitata affermeranno che la giustizia deve essere secondo il loro pensiero? Prima di presumere tanto, sarebbe bene fare almeno un onesto tentativo di rispondere alle meravigliose domande che il Signore rivolse a Giobbe fuori dal turbine, e poi confessare che la nostra conoscenza è come il ruscello, la nostra ignoranza come il mare. (R. Cox, D.D.)

Il nostro modo di fare è assurdo:

Siamo tutti molto inclini a credere nella Provvidenza quando facciamo a modo nostro; ma quando le cose vanno male, pensiamo: se c'è un Dio, è in cielo e non sulla terra. Il grillo, in primavera, costruisce la sua casa nel prato e cinguetta di gioia perché tutto gli va così bene. Ma quando sente il rumore dell'aratro a pochi solchi di distanza e il tuono del passo dei buoi, allora il suo cielo comincia a oscurarsi e il suo giovane cuore gli viene meno. A poco a poco l'aratro arriva grupboccando, capovolge la sua abitazione con il fondo verso l'alto, e mentre si rotola più e più volte, senza casa e senza casa, "Oh", dice, "le fondamenta del mondo si stanno spezzando, e tutto si sta affrettando verso la distruzione". Ma l'agricoltore, mentre cammina dietro l'aratro, pensa che le fondamenta del mondo si stiano sgretolando? No. Pensa solo al raccolto che seguirà sulla scia dell'aratro; e il grillo, se solo aspetterà, vedrà lo scopo del contadino. Miei ascoltatori, siamo tutti come grilli. Quando otteniamo ciò che vogliamo, siamo felici e contenti. Quando siamo sottoposti alla delusione, diventiamo vittime della disperazione. (A. B. Jack.)

La nostra mente dovrebbe essere in armonia con la mente di Dio:

C'è un modo attraverso il quale puoi ottenere tutto secondo la tua mente. Gli uomini hanno lavorato duramente per scoprire la pietra filosofale, il segreto con cui potevano trasmutare il ferro, il rame, lo stagno, tutti i loro beni in oro. Ora, c'è un modo - e lo mostrerò in una parola - c'è un modo attraverso il quale possiamo ottenere tutto secondo la nostra mente. Mi dicono, se prendi due strumenti e li accordi in perfetta armonia, e metti il dito su uno e lo suoni, che l'altro, sebbene in tono più debole, emette la stessa nota, come se un musicista invisibile stesse vicino all'arpa e la toccasse con il dito leggero di uno spirito. Che sia vero o no, di tutti gli strumenti, so che se lo Spirito Santo accorda la tua anima discordante in perfetta armonia con Dio; So che se c'è una santa armonia tra il cielo e la terra, la tua mente e Dio, allora hai tutto secondo la tua mente, perché la tua mente è secondo la mente di Dio. (Ibidem)

L'orgoglio ha catechizzato:

(I.) Per cominciare dall'inizio, ecco prima una domanda: "Dovrebbe essere secondo la tua mente?" Dici di essere disposto a trovare misericordia e di essere molto disponibile all'insegnamento; ma voi obiettate al piano di salvezza così come è rivelato nelle Scritture. Prima, dunque, a che cosa obiettate? Avete da ridire sulla base stessa del piano, vale a dire che Dio perdonerà i peccati tramite il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo, Suo Figlio? Ma, forse, non obiettate alla dottrina della sostituzione, ma la vostra obiezione è alla via della salvezza per mezzo della fede. Ma se vi opponete a questa dottrina, come vorreste che fosse modificata? «Oh, bene! Mi piacerebbe che i buoni sentimenti fossero espressi con fede". E come si salverebbe, dunque, un uomo? Riuscirà a comandare i propri sentimenti? "Oh, ma", dicono alcuni, "noi ci opponiamo alle esigenze del Vangelo, specialmente a quel versetto in cui Cristo dice: 'Dovete nascere di nuovo'. "Ebbene, signori, poiché dite che le esigenze di Cristo non sono secondo la vostra mente, che cosa vorreste che fossero? Quale peccato c'è, in tutto il mondo, che verrebbe messo a morte se gli uomini fossero lasciati a scegliere l'Agag che ciascuno desidera salvare? "Dovrebbe essere secondo la tua mente?" No, certamente no; perché, riunendo tutte le ragioni, non è minimamente utile che tu faccia alcuna obiezione al Vangelo, perché sarai perduto se non lo accetterai così come è rivelato nelle Scritture. Ho cercato di menzionare alcune delle obiezioni che gli uomini fanno al piano di salvezza di Dio. Ora permettetemi di fare due o tre domande. Primo, Dio non dovrebbe fare a modo suo? Sapete che quando facciamo beneficenza anche di poco conto, ci piace farlo a modo nostro. O Signore, se solo vuoi salvarmi, salvami in ogni modo! Inoltre, la via di Dio non è forse la migliore? La mente di Dio è così infinitamente grande, buona e saggia, che non si può supporre che, anche se Egli lasciasse il piano di salvezza alla nostra scelta, potremmo scegliere qualcosa di buono la metà di ciò che Egli decreta e stabilisce. Supponiamo che il piano di salvezza debba essere secondo una mente umana, la cui mente deve decidere cosa sarà? Tuo? No, il mio. E un altro dice: "No, il mio".

(II.) Ora, in secondo luogo, ecco un avvertimento: "Egli lo ricompenserà, sia che tu rifiuti sia che tu scelga". Da questo capisco che, qualunque sia la nostra volontà, Dio realizzerà il Suo proposito. Vorrei anche ricordarvi che, anche se cavillate sulla via di salvezza di Dio, Egli punirà il peccato lo stesso. E inoltre, anche se potete obiettare alla via di salvezza di Dio, altri saranno salvati da essa. Cristo non è morto invano. Ancora una volta, su questo punto, lasciatemi dire che Dio certamente magnificherà il Suo nome, chiunque Gli si opporrà

(III.) Questo ci porta alla terza parte del nostro argomento, sulla quale desidero dire esattamente ciò che Elihu disse: "e non io". Non possiamo essere assolutamente sicuri di cosa significhino queste tre parole; ma se intendono quello che penso facciano, ci insegnano una lezione, che ho chiamato protesta. Ogni volta che trovi qualcuno che si oppone a Dio, dì a te stesso: "E non io". Quando viene fatta una cosa sbagliata, e questa viene sotto la vostra attenzione, dite: "E non io". Bada di non andare con una moltitudine a fare il male. Ciò che Elihu intendeva dire, credo, era questo. Chi si oppone a Dio deve sapere che non ha a che fare con un uomo come lui. Elihu significa anche, penso, "Non sarò responsabile per l'uomo che rifiuta la Parola di Dio. Non starò al suo posto, né mi prenderò la colpa che gli è dovuta". E, ancora una volta, Elihu significa: "Se rifiuti la Parola di Dio, non è

(I.) Non parteciperò alla tua ribellione contro di Lui".

(IV.) La nostra ultima testa è, una sfida e un invito. Se ci sono alcuni che rifiutano il Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo, per qualsiasi ragione nota solo a loro stessi, ci permettiamo di chiedergli di dire di cosa si tratta: "Di' dunque ciò che sai". Non era nella mente di Elihu dire a Giobbe di tacere e di non aprire mai più bocca. La parola è la gloria dell'uomo, e la libertà di parola, per quanto riguarda i suoi simili, è un diritto di ogni uomo. È molto meglio che, quando c'è una difficoltà o un'obiezione, sia giustamente affermata, piuttosto che rimanga soffocata nell'anima per generare danni indicibili. Perciò, se hai un'obiezione alla Parola di Dio, scrivila e guardala. Ma allo stesso tempo, quando parli, "dì ciò che sai". Ora, che cosa sai veramente di Dio? La maggior parte di noi sa abbastanza poco; ma, ancora, penso che ne sappiamo abbastanza per sapere che Egli non è il dio dei tempi moderni che alcuni predicano. È bene per noi parlare di Dio così come lo abbiamo trovato. Egli ci ha trattati con gentilezza e benignità: "Egli non ha trattato noi dopo i nostri peccati; né ci ha ricompensato secondo le nostre iniquità"; altrimenti saremmo stati gettati via per sempre. (C. H. Spurgeon.)

34 CAPITOLO 34

Giobbe 34:34

Lasciate che me lo dicano gli uomini intelligenti.

Rispetta le certezze:

Ci occorre guardarci dall'originalità in materia di fede. La vecchia massima, che "ciò che è vero non è nuovo, e ciò che è nuovo non è vero", è di non poco valore. Parke Godwin era solito dire di aver sentito parlare molto di "indagini originali in cui l'originalità superava l'indagine". Il Dr. C. F. Deans osservava anche: "Credi alle tue convinzioni e dubita dei tuoi dubbi; Non commettere mai l'errore di dubitare delle tue convinzioni e di credere ai tuoi dubbi". Non siate mai temerari nell'abbandonare, senza una causa sufficiente, una fede a lungo cara alle anime più devote di tutti i tempi. Come dice Paley, "Non dovremmo mai permettere che ciò che sappiamo sia disturbato da ciò che non sappiamo". E Butler aggiunge bene: "se si stabilisce una verità, le obiezioni non sono nulla; l'uno è fondato sulla nostra conoscenza, l'altro sulla nostra ignoranza". C'è una favola araba di un derviscio a cui fu detto che la "pietra filosofale" giaceva nel letto di un certo fiume. Raccolse un sassolino dopo l'altro solo per buttarlo via; e in effetti raccolse il tesoro tra gli altri, ma aveva preso l'abitudine di gettare via a tal punto che gettò via anche la pietra filosofale e non riuscì mai a ritrovarla. (A. T. Pierson.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 34

 

2 Prov 1:5; 1Co 10:15; 14:20

3 Giob 6:30; 12:11; 1Co 2:15; Eb 5:14
Giob 31:30; 33:2

4 Giob 34:36; Giudic 19:30; 20:7; 1Co 6:2-5; Ga 2:11-14; 1Te 5:21
Is 11:2-5; Giov 7:24; Rom 12:2

5 Giob 10:7; 11:4; 16:17; 29:14; 32:1; 33:9
Giob 9:17; 27:2

6 Giob 27:4-6
Giob 6:4; 16:13

7 Giob 15:16; De 29:19; Prov 1:22; 4:17

8 Giob 2:10; 11:3; 15:5; Sal 1:1; 26:4; 50:18; 73:12-15; Prov 1:15; 2:12; 4:14; 13:20; 1Co 15:33

9 Giob 9:22,23,30,31; 21:14-16,30; 22:17; 35:3; Mal 3:14
Giob 27:10; Sal 37:4

10 Giob 34:2,3,34; Prov 6:32; 15:32
Giob 8:3; 36:23; 37:23; Ge 18:25; De 32:4; 2Cron 19:7; Sal 92:15; Ger 12:1; Rom 3:4,5; 9:14; Giac 1:13

11 Giob 33:26; Sal 62:12; Prov 24:12; Ger 32:19; Ez 33:17-20; Mat 16:27; Rom 2:6; 2Co 5:10; 1P 1:17; Ap 22:12
Prov 1:31; Ga 6:7,8

12 Sal 11:7; 145:17; Abac 1:12,13
Giob 8:3

13 Giob 36:23; 38:4-41; 40:8-11; 1Cron 29:11; Prov 8:23-30; Is 40:13,14; Dan 4:35; Rom 11:34-36

14 Giob 7:17; 9:4
Sal 104:29; Is 24:22

15 Giob 30:23; Ge 3:19; Sal 90:3-10; Ec 12:7; Is 27:4; 57:16

16 Giob 12:3; 13:2-6

17 Ge 18:25; 2Sa 23:3; Rom 3:5-7
Giob 1:22; 40:8; 2Sa 19:21; Rom 9:14

18 Eso 22:28; Prov 17:26; At 23:3,5; Rom 13:7; 1P 2:17; 2P 2:10; Giuda 1:8

19 Giob 13:8; De 10:17; 2Cron 19:7; At 10:34; Rom 2:11; Ga 2:6; Ef 6:9; Col 3:25; 1P 1:17; Eb 12:28
Giob 12:19,21; Sal 2:2-4; Ec 5:8; Is 3:14
Giob 36:19; Sal 49:6,7; Giac 2:5
Giob 31:15; Prov 14:31; 22:2

20 Sal 73:19; Is 30:13; 37:38; Dan 5:30; Lu 12:20; At 12:23; 1Te 5:2; 2P 2:3
Eso 12:29,30; Is 37:36; Mat 25:6; Lu 17:26-29
1Sa 25:37-39; 26:10; Is 10:16-19; 30:30-33; Dan 2:34,44,45; Zac 4:6

21 Giob 31:4; Ge 16:13; 2Cron 16:9; Sal 34:15; 139:23; Prov 5:21; 15:3; Ger 16:17; 17:10; 32:19; Am 9:8

22 Sal 139:11,12; Is 29:15; Ger 23:24; Am 9:2,3; 1Co 4:5; Eb 4:13; Ap 6:15,16
Giob 3:5; 24:17; Is 9:2
Giob 31:3; Sal 5:5; Prov 10:29; Mat 7:23; Lu 13:27

23 Giob 34:10-12; 11:6; Esd 9:13; Sal 119:137; Is 42:3; Dan 9:7-9
Giob 9:32,33; 16:21; 23:7; Ger 2:5; Rom 9:20

24 Giob 19:2; Sal 2:9; 72:4; 94:5; Ger 51:20-23; Dan 2:21,34,35,44,45
1Sa 2:30-36; 15:28; 1Re 14:7,8,14; Sal 113:7,8; Dan 5:28-31

25 Sal 33:15; Is 66:18; Os 7:2; Am 8:7; Ap 20:12
Giob 34:20; CC 3:8; Is 15:1; 1Te 5:2

26 Eso 14:30; De 13:9-11; 21:21; 2Sa 12:11,12; Sal 58:10,11; Is 66:24; 1Ti 5:20,24; Ap 18:9,10,20

27 1Sa 15:11; Sal 125:5; Sof 1:6; Lu 17:31,32; At 15:38; 2Ti 4:10; Eb 10:39
Sal 28:5; 107:43; Prov 1:29,30; Is 1:3; 5:12; Ag 2:15-19

28 Giob 22:9,10; 24:12; 29:12,13; 31:19,20; 35:9; Eso 2:23,24; 3:7,9; Sal 12:5; Is 5:7; Giac 5:4
Eso 22:23-27

29 Giob 29:1-3; 2Sa 7:1; Is 14:3-8; 26:3; 32:17; Giov 14:27; Rom 8:31-34; Fili 4:7
Giob 23:8,9; Sal 13:1; 27:9; 30:7; 143:7
Giob 12:14; 23:13
2Re 18:9-12; 2Cron 36:14-17; Ger 27:8

30 Giob 34:21; 1Re 12:28-30; 2Re 21:9; Sal 12:8; Ec 9:18; Os 5:11; 13:11; Mic 6:16; 2Te 2:4-11; Ap 13:3,4,11-14

31 Giob 33:27; 40:3-5; 42:6; Lev 26:41; Esd 9:13,14; Ne 9:33-38; Ger 31:18,19; Dan 9:7-14; Mic 7:9

32 Giob 10:2; Sal 19:12; 25:4,5; 32:8; 139:23,24; 143:8-10
Prov 28:13; Lu 3:8-14; Ef 4:22,25-28

33 Giob 9:12; 18:4; Is 45:9; Rom 9:20; 11:35
Giob 34:11; 15:31; Sal 89:30-32; Prov 11:31; 2Te 1:6,7; Eb 2:2; 11:26
Sal 135:6; Mat 20:12-15
Giob 33:5,32

34 Giob 34:2,4,10,16; 1Co 10:15

35 Giob 13:2; 15:2; 35:16; 38:2; 42:3

36 Giob 23:16; Sal 17:3; 26:2; Giac 5:11
Giob 34:8,9; 12:6; 21:7; 24:1

37 1Sa 15:23; Is 1:19,20
Giob 27:23
Giob 8:2,3; 11:2,3; 35:2,3,16; 42:7

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia


     

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia


      


     

Ricerca avanzata

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Indirizzo di questa pagina:
https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Giobbe34&versioni[]=Nuova+Riveduta&versioni[]=C.E.I.&versioni[]=Nuova+Diodati&versioni[]=Riveduta+2020&versioni[]=Riveduta&versioni[]=Ricciotti&versioni[]=Tintori&versioni[]=Martini&versioni[]=Diodati&versioni[]=CommentarioHenry&versioni[]=Commentario&versioni[]=CommentarioBarnes&versioni[]=CommentarioGill&versioni[]=CommentarioPulpito&versioni[]=CommentarioIllustratore&versioni[]=CommentariMeyer&versioni[]=Riferimenti+incrociati

Indirizzo del testo continuo:
https://www.laparola.net/app/?w1=bible&t1=local%3Anr&v1=JB34_1&w2=bible&t2=local%3Acei1974&v2=JB34_1&w3=bible&t3=local%3And&v3=JB34_1&w4=bible&t4=local%3Ar2&v4=JB34_1&w5=bible&t5=local%3Aluzzi&v5=JB34_1&w6=bible&t6=local%3Aricciotti&v6=JB34_1&w7=bible&t7=local%3Atintori&v7=JB34_1&w8=bible&t8=local%3Amartini&v8=JB34_1&w9=bible&t9=local%3Adio&v9=JB34_1&w10=commentary&t10=local%3Acommhenrycompleto&v10=JB34_1&w11=commentary&t11=local%3Acommabbrmh&v11=JB34_1&w12=commentary&t12=local%3Acommbarnes&v12=JB34_1&w13=commentary&t13=local%3Acommgill&v13=JB34_1&w14=commentary&t14=local%3Acommpulpito&v14=JB34_1&w15=commentary&t15=local%3Acommillustratore&v15=JB34_1&w16=bible&t16=local%3A&v16=JB34_1&w17=commentary&t17=local%3Arifinc&v17=JB34_1