Nuova Riveduta:Giobbe 371 «A tale spettacolo il mio cuore trema e balza fuori dal suo posto. | C.E.I.:Giobbe 371 Per questo mi batte forte il cuore | Nuova Diodati:Giobbe 371 Per questo il mio cuore trema e balza fuori dal suo posto. 2 Ascoltate attentamente il fragore della sua voce, il rombo che esce dalla sua bocca! 3 Egli lascia andar libero il suo lampo sotto tutto il cielo e fino alle estremità della terra. 4 Dietro di esso una voce rugge; egli tuona con la sua voce maestosa; egli non li trattiene quando si è udita la sua voce. 5 Dio tuona meravigliosamente con la sua voce e fa grandi cose che non possiamo comprendere. 6 Dice infatti alla neve: "Cadi sulla terra"; lo dice tanto alle piogge leggere che alle piogge torrenziali. 7 Arresta la mano di ogni uomo, affinché tutti i mortali possano conoscere le sue opere. 8 Le fiere entrano nei loro nascondigli e rimangono nelle loro tane. 9 Dai più remoti recessi del sud viene l'uragano, e il freddo dai gelidi venti del nord. 10 Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e la distesa delle acque si ritira. 11 Carica le dense nubi di umidità e disperde lontano le sue nubi luminose. 12 Esse vagano ovunque nel cielo, cambiando direzione in base alla sua guida, per compiere qualunque cosa egli manda loro sulla faccia della terra abitata. 13 Le manda o per castigo o per la sua terra o per bontà. 14 Porgi l'orecchio a questo, o Giobbe, fermati e considera le meraviglie di Dio! 15 Sai tu come Dio le diriga e come faccia brillare il lampo delle sue nubi? 16 Sai tu come le nubi si librino nell'aria, le meraviglie di colui che sa tutto? 17 Sai tu perché i tuoi abiti sono caldi, quando la terra si riposa a motivo dello scirocco? 18 Hai tu forse disteso con lui il firmamento, rendendolo solido come uno specchio di metallo fuso? 19 Insegnaci che cosa dobbiamo dirgli, perché noi non possiamo preparare il nostro caso per l'oscurità. 20 Gli si può forse dire che io voglio parlare? Se un uomo dovesse parlare, sarebbe certamente distrutto. 21 Anche ora nessuno può guardare fisso il sole quando splende in cielo, dopo che è passato il vento e l'ha reso terso. 22 Il bel tempo viene dal nord, ma intorno a Dio è tremenda maestà. 23 L'Onnipotente noi non lo possiamo raggiungere. Egli è sublime in potenza, in rettitudine e nella sua grande giustizia; egli non opprime alcuno. 24 Per questo gli uomini lo temono; ma egli non tiene conto di chi si ritiene sapiente». | Riveduta 2020:Giobbe 371 A tale spettacolo il mio cuore trema e balza fuori dal suo posto. 2 Udite, udite il fragore della sua voce, il rombo che esce dalla sua bocca! 3 Egli lo lancia sotto tutti i cieli e il suo lampo guizza fino alle estremità della terra. 4 Dopo il lampo, una voce ruggisce; egli tuona con la sua voce maestosa; e quando si ode la voce, il fulmine non è già più nella sua mano. 5 Iddio tuona con la sua voce meravigliosamente; egli fa grandi cose che noi non comprendiamo. 6 Dice alla neve: 'Cadi sulla terra!', lo dice alla pioggia, alla pioggia torrenziale. 7 Rende inoperosa ogni mano d'uomo, affinché tutti i mortali, che sono opera sua, imparino a conoscerlo. 8 Le bestie selvagge vanno nel covo e rimangono accovacciate dentro le loro tane. 9 Dal sud viene l'uragano, dal nord il freddo. 10 Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e si restringe la distesa delle acque. 11 Egli carica pure le nubi di umidità, disperde lontano le nuvole che portano i suoi lampi 12 ed esse, da lui guidate, vanno vagando nei loro giri per eseguire quanto egli comanda loro sopra la faccia di tutta la terra; 13 le manda come flagello, oppure come beneficio alla sua terra, o come prova della sua bontà. 14 Porgi l'orecchio a questo, o Giobbe; fermati e considera le meraviglie di Dio! 15 Sai tu come Iddio le diriga e faccia guizzare il lampo dalle sue nubi? 16 Conosci tu l'equilibrio delle nuvole, le meraviglie di colui la cui scienza è perfetta? 17 Sai tu come mai i tuoi abiti sono caldi quando la terra si assopisce sotto il soffio dello scirocco? 18 Puoi tu, come lui, distendere i cieli e farli solidi come uno specchio di metallo? 19 Insegnaci tu che dirgli! Nelle nostre tenebre, noi non abbiamo parole. 20 Gli si annuncerà forse che io voglio parlare? Ma chi mai può bramare di essere inghiottito? 21 Nessuno può fissare il sole che sfolgora nei cieli quando è passato il vento a renderlo limpido. 22 Dal settentrione viene l'oro; ma Dio è circondato da una maestà terribile; 23 l'Onnipotente noi non lo possiamo scoprire. Egli è grande in forza, in equità, in perfetta giustizia; egli non opprime nessuno. 24 Perciò gli uomini lo temono; egli non degna di uno sguardo chi si ritiene saggio”. | Riveduta:Giobbe 371 A tale spettacolo il cuor mi trema e balza fuor del suo luogo. 2 Udite, udite il fragore della sua voce, il rombo che esce dalla sua bocca! 3 Egli lo lancia sotto tutti i cieli e il suo lampo guizza fino ai lembi della terra. 4 Dopo il lampo, una voce rugge; egli tuona con la sua voce maestosa; e quando s'ode la voce, il fulmine non è già più nella sua mano. 5 Iddio tuona con la sua voce maravigliosamente; grandi cose egli fa che noi non intendiamo. 6 Dice alla neve: 'Cadi sulla terra!' lo dice al nembo della pioggia, al nembo delle piogge torrenziali. 7 Rende inerte ogni mano d'uomo, onde tutti i mortali, che son opera sua, imparino a conoscerlo. 8 Le bestie selvagge vanno nel covo, e stan ritirate entro le tane. 9 Dai recessi del sud viene l'uragano, dagli aquiloni il freddo. 10 Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e si contrae la distesa dell'acque. 11 Egli carica pure le nubi d'umidità, disperde lontano le nuvole che portano i suoi lampi 12 ed esse, da lui guidate, vanno vagando nei lor giri per eseguir quanto ei loro comanda sopra la faccia di tutta la terra; 13 e le manda o come flagello, o come beneficio alla sua terra, o come prova della sua bontà. 14 Porgi l'orecchio a questo, o Giobbe; fermati, e considera le maraviglie di Dio! 15 Sai tu come Iddio le diriga e faccia guizzare il lampo dalle sue nubi? 16 Conosci tu l'equilibrio delle nuvole, le maraviglie di colui la cui scienza è perfetta? 17 Sai tu come mai gli abiti tuoi sono caldi quando la terra s'assopisce sotto il soffio dello scirocco? 18 Puoi tu, come lui, distendere i cieli e farli solidi come uno specchio di metallo? 19 Insegnaci tu che dirgli!... Nelle tenebre nostre, noi non abbiam parole. 20 Gli si annunzierà forse ch'io voglio parlare? Ma chi mai può bramare d'essere inghiottito? 21 Nessuno può fissare il sole che sfolgora ne' cieli quando v'è passato il vento a renderli tersi. 22 Dal settentrione viene l'oro; ma Dio è circondato da una maestà terribile; 23 l'Onnipotente noi non lo possiam scoprire. Egli è grande in forza, in equità, in perfetta giustizia; egli non opprime alcuno. 24 Perciò gli uomini lo temono; ei non degna d'uno sguardo chi si presume savio». | Ricciotti:Giobbe 371 Di ciò s'atterrisce il mio cuore, e balza fuor dal suo posto: 2 udite, udite il rombo della sua voce, e il suono che parte dalla bocca di lui; 3 sotto tutti i cieli ei lo sprigiona, e la sua folgore verso gli estremi della terra: 4 dietro ad essa ruggisce un fragore, tuona [Dio] con la sua voce maestosa, nè s'investiga allorchè s'ascolta la sua voce. 5 Tuona Dio con la sua voce mirabilmente, egli che opera cose grandi e imperscrutabili. 6 Comanda egli alla neve che cada sulla terra, e alle piogge invernali e ai suoi violenti acquazzoni; 7 le mani di ogni uomo ei chiude in un sigillo, affinchè riconosca ciascuno le opere sue: 8 allor la fiera entra nella tana, e dentro la sua grotta dimora. 9 Dai luoghi reconditi vien fuori la tempesta, e da Arturo il freddo; 10 al soffiar di Dio si forma il ghiaccio, e di nuovo s'espandono abbondantissime acque. 11 Il frumento desidera le nubi, e le nubi lanciano la loro folgore: 12 esse s'aggirano all'intorno, ovunque le meni la volontà di chi le governa, per compiere tutto ciò ch'ei loro comanda sulla superficie dell'orbe della terra, 13 sia in una sola tribù, sia nella sua terra, sia ovunque la sua bontà vuol che si trovino. 14 Presta a ciò orecchio, o Giobbe, férmati, e considera le meraviglie di Dio. 15 capisci tu forse quando Dio abbia comandato alle piogge di mostrar la folgore delle sue nubi? 16 capisci tu forse le vie delle nubi, per cognizioni grandi e perfette? 17 Non s'infocano forse le tue vesti, allorchè la terra è invasa dal vento del sud? 18 Forse hai tu fabbricato insiem con Lui i cieli che sono saldissimi come se di bronzo fuso? 19 Facci sapere che cosa potremo dire a Lui, perchè noi siamo involti nelle tenebre. 20 Chi riferirà a Lui ciò che io dico? sol che l'uomo ne parli, sarà annientato. 21 Ed or non si vede la luce, [impedita] dall'aere addensatosi a un tratto in nuvole; ma un vento passa e le disperde, 22 dal settentrione un aureo [fulgore] s'avanza. A Dio [si deve] lode con tremore: 23 degnamente non possiamo ritrovarlo; egli è grande per fortezza, giudizio e giustizia, nè si può enarrare. 24 Perciò gli uomini devono temerlo, nè ardiranno contemplarlo tutti coloro che si ritengono sapienti.» | Tintori:Giobbe 37Grandezza di Dio e piccolezza dell'uomo | Martini:Giobbe 37Eliu dalle mirabili opere di Dio ne deduce la sapienza di Dio, la potenza, la giustizia, e l'imperscrutabilità del suo giudizio: alle quali cose pretende, che Giobbe abbia fatto torto, onde lo avverte a sotto porsi in tutto, e per tutto al cenno di Dio. | Diodati:Giobbe 371 Il cuor mi trema eziandio di questo, E si muove dal luogo suo. 2 Udite pure il suo tremendo tuono, E il mormorare ch'esce dalla sua bocca. 3 Egli lo lancia sotto tutti i cieli, E la sua fiamma sopra le estremità della terra; 4 Dopo la quale rugge il tuono; egli tuona con la voce della sua altezza, E non indugia quelle cose, dopo che la sua voce è stata udita. 5 Iddio tuona maravigliosamente con la sua voce; Egli fa cose tanto grandi, che noi non possiam comprenderle. |
Commentario completo di Matthew Henry:
Giobbe 37
1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 37
Elihu qui continua a esaltare la meravigliosa potenza di Dio nelle meteore e in tutti i cambiamenti del tempo: se, in quei cambiamenti, ci sottomettiamo alla volontà di Dio, prendiamo il tempo così com'è e ne traiamo il meglio, perché non dovremmo farlo in altri cambiamenti della nostra condizione? Qui osserva la mano di Dio,
I. Nel tuono e nel lampo, Giobbe 37:1-5.
II. Nel gelo e nella neve, nella pioggia e nel vento, Giobbe 37:6-13.
III. Lo applica a Giobbe, e lo sfida a risolvere i fenomeni di queste opere della natura, affinché, confessando la sua ignoranza in esse, possa considerarsi un giudice incompetente nei procedimenti della divina Provvidenza, Giobbe 37:14-22. E poi
IV. Conclude con il suo principio, che si impegnò a dimostrare, Che Dio è grande e da temere grandemente, Giobbe 37:23-24.
Ver. 1. fino alla Ver. 5.
Tuoni e lampi, che di solito vanno insieme, sono indicazioni sensibili della gloria e della maestà, della potenza e del terrore di Dio Onnipotente, l'uno all'orecchio e l'altro all'occhio; in questi Dio non lascia se stesso senza testimonianza della sua grandezza, come, nella pioggia dal cielo e nelle stagioni feconde, non lascia se stesso senza testimonianza della sua bontà (At 14,17), anche ai più stupidi e sconsiderati. Sebbene vi siano cause naturali ed effetti utili di esse, che i filosofi si impegnano a spiegare, tuttavia sembrano principalmente progettate dal Creatore per spaventare e risvegliare il mondo addormentato dell'umanità alla considerazione di un Dio al di sopra di loro. L'occhio e l'orecchio sono i due sensi dell'apprendimento; e quindi, sebbene una tale circostanza sia possibile, dicono che non si è mai saputo infatti che qualcuno sia nato cieco e sordo. Mediante la parola di Dio le istruzioni divine sono trasmesse alla mente attraverso l'orecchio, mediante le sue opere attraverso l'occhio; ma, poiché quelle immagini e quei suoni ordinari non influenzano debitamente gli uomini, Dio si compiace talvolta di stupire gli uomini con l'occhio con i suoi lampi e con l'orecchio con il suo tuono. È molto probabile che in questo momento, quando Eliu stava parlando, la questione tuonò e si illuminò, poiché egli parla dei fenomeni come presenti; e, essendo Dio in procinto di parlare (Giobbe 38:1), queste erano, come in seguito sul Monte Sinai, le prefazioni appropriate per attirare l'attenzione e il timore reverenziale. Osserva qui,
1. Come Elihu stesso fu influenzato, e desiderò influenzare Giobbe, con l'apparizione della gloria di Dio nel tuono e nel lampo (Giobbe 37:1-2):
"Da parte mia", dice Eliu, "il mio cuore trema a questo; sebbene l'abbia sentito spesso, l'abbia visto spesso, tuttavia è ancora terribile per me, e mi fa tremare ogni giuntura, e il mio cuore batte come se volesse spostarsi dal suo posto.
Tuoni e fulmini sono stati terribili per i malvagi: l'imperatore Caligola correva in un angolo, o sotto un letto, per paura di loro. Coloro che sono molto stupiti, diciamo, sono colpiti da un fulmine. Anche le brave persone pensano che i tuoni e i fulmini siano molto terribili, e ciò che li rende ancora più terribili è il danno spesso causato dai fulmini, molti dei quali ne sono stati uccisi. Sodoma e Gomorra furono ridotte in rovina da esso. È un'indicazione sensata di ciò che Dio potrebbe fare a questo mondo peccaminoso, e di ciò che farà, alla fine, mediante il fuoco a cui è riservato. I nostri cuori, come quelli di Elihu, dovrebbero tremare per paura dei giudizi di Dio, Salmi 119:120. Chiede anche a Giobbe di occuparsene (Giobbe 37:2): Ascolta attentamente il rumore della sua voce. Forse ancora tuonava a distanza, e non poteva essere udito senza ascoltare: o piuttosto, anche se il tuono sarà udito, e qualunque cosa stiamo facendo non possiamo fare a meno di prestare attenzione ad esso, tuttavia, per apprendere e comprendere le istruzioni che Dio ci dà in tal modo, abbiamo bisogno di ascoltare con grande attenzione e applicazione di mente. Il tuono è chiamato la voce del Signore == (Salmi 29:3, ecc.), perché per mezzo di esso Dio parla ai figlioli degli uomini di temere davanti a lui, e dovrebbe farci ricordare quella potente parola mediante la quale il mondo fu creato in principio, che si chiama tuono. Salmi 104:7 : Al suono del tuo tuono si affrettarono ad andarsene, cioè le acque, quando Dio disse: Siano raccolte in un solo luogo. Coloro che sono essi stessi colpiti dalla grandezza di Dio dovrebbero sforzarsi di influenzare gli altri.
2. Come li descrive.
(1.) Le loro cause originali, non le loro seconde, ma le prime. Dio dirige il tuono, e il lampo è suo, Giobbe 37:3. La loro produzione e il loro movimento non provengono dal caso, ma dal consiglio di Dio e sotto la direzione e il dominio della sua provvidenza, sebbene a noi sembrino accidentali e ingovernabili.
(2.) La loro estensione. I tuoni risuonano sotto tutto il cielo e si odono da lontano e da vicino, così i lampi si scagliano fino alle estremità della terra; escono da una parte sotto il cielo e risplendono all'altra, Luca 17:24. Sebbene gli stessi lampi e tuoni non raggiungano tutti i luoghi, tuttavia raggiungono luoghi molto lontani in un attimo, e non c'è luogo che, un giorno o l'altro, non abbia questi allarmi dal cielo.
(3.) Il loro ordine. Il lampo viene diretto per primo, e dopo di esso ruggisce una voce, == Giobbe 37:4. Il lampo di fuoco, e il rumore che fa in una nuvola d'acqua, sono davvero allo stesso tempo; ma, poiché il movimento della luce è molto più rapido di quello del suono, vediamo il lampo un po' di tempo prima di udire il tuono, come vediamo lo sparo di un grosso cannone a distanza prima di udirne il rapporto. Il tuono è qui chiamato la voce dell'eccellenza di Dio, perché con esso egli proclama la sua potenza trascendente e la sua grandezza. Egli manda la sua voce e quella una voce potente, == Salmi 68:33.
(4.) La loro violenza. Egli non li fermerà, cioè non ha bisogno di fermarli, né di trattenerli, per timore che diventino indisciplinati e non siano più in grado di trattenerli, ma lascia che seguano il loro corso, dice loro: Andate, ed essi vanno... Venite, e vengono... Fate questo, ed essi fanno quello. Egli non fermerà le piogge e gli acquazzoni che di solito seguono al tuono (di cui aveva parlato, Giobbe 36:27-29), così alcuni, ma li riverserà sulla terra quando la sua voce sarà udita. I temporali sono piogge scroscianti, e per loro egli fa i lampi, == Salmi 135:7.
(5.) La deduzione che trae da tutto questo, Giobbe 37:5. Dio tuona così meravigliosamente con la sua voce? Dobbiamo quindi concludere che le altre sue opere sono grandi, e tali che non possiamo comprendere. Da questo unico esempio possiamo argomentare a tutti che, nelle dispensazioni della Sua provvidenza, c'è qualcosa che è troppo grande, troppo forte, perché ci opponiamo o contro cui lottare, e troppo alto, troppo profondo, perché possiamo accusarci o litigare.
6 Ver. 6. fino alla Ver. 13.
I cambiamenti e le estremità del tempo, umido o secco, caldo o freddo, sono l'argomento di gran parte dei nostri comuni discorsi e osservazioni; ma quanto raramente pensiamo e parliamo di queste cose, come fa qui Eliu, con un terribile riguardo a Dio, il loro direttore, che mostra la sua potenza e serve i propositi della sua provvidenza per mezzo di esse! Dobbiamo prendere nota della gloria di Dio, non solo nei tuoni e nei lampi, ma nelle più comuni rivoluzioni del tempo, che non sono così terribili e che fanno meno rumore. Come
I. Nella neve e nella pioggia, Giobbe 37:6. Tuoni e fulmini accadono di solito in estate, ma qui si accorge del clima invernale. Allora disse alla neve: «Sii tu sulla terra; Egli lo commissiona, lo comanda, lo nomina, dove si accenderà e per quanto tempo rimarrà. Egli parla, ed è fatto: come nella creazione del mondo, sia la luce, così nelle opere della comune provvidenza: Neve, sii tu sulla terra. Dire e fare non sono due cose per Dio, anche se lo sono per noi. Quando egli pronuncia la parola, la piccola pioggia si distilla e la grande pioggia cade a suo piacimento - la pioggia invernale (così la LXX), perché in quei paesi, quando l'inverno era passato, la pioggia era finita e se n'era andata, Cantico dei Cantici 2:11. La distinzione in ebraico tra la pioggia piccola e la pioggia grande è questa, che la prima è chiamata pioggia di pioggia, la seconda pioggia, molte piogge in una; ma tutte sono le piogge della sua forza: la potenza di Dio deve essere osservata tanto nella pioggia piccola che bagna la terra quanto nella grande pioggia che batte sul tetto della casa e lava via tutto ciò che le sta davanti. Nota: La provvidenza di Dio deve essere riconosciuta, sia dai contadini nei campi che dai viaggiatori sulla strada, in ogni scroscio di pioggia, sia che faccia loro una gentilezza o una scortesia. È peccato e follia lottare con la provvidenza di Dio nel tempo; Se manda la neve o la pioggia, possiamo noi impedirglielo? O ci arrabbieremo con loro? È altrettanto assurdo litigare con qualsiasi altra disposizione della Provvidenza che riguardi noi stessi o i nostri. L'effetto dell'estremo clima invernale è che obbliga sia gli uomini che le bestie a ritirarsi, rendendo scomodo e pericoloso per loro andare all'estero.
1. Gli uomini si ritirano nelle loro case dalle loro fatiche nei campi e si tengono dentro le porte (Giobbe 37:7): Egli sigilla la mano di ogni uomo. Con il gelo e la neve, i contadini non possono seguire i loro affari, né alcuni commercianti, né i viaggiatori, quando il tempo è estremo. L'aratro è posato, la nave è posata, nulla è da fare, nulla da ottenere, affinché gli uomini, essendo tolti dal loro proprio lavoro, possano conoscere il suo lavoro, e contemplarlo, e dargli la gloria di ciò, e, considerando quel suo lavoro nel tempo che sigilla le loro mani, Siate condotti a celebrare le altre sue grandi e meravigliose opere. Notate, quando siamo, per qualsiasi motivo, incapaci di seguire i nostri affari mondani, e ne siamo allontanati, dovremmo passare il nostro tempo piuttosto negli esercizi di pietà e devozione (nel familiarizzarci con le opere di Dio e lodarlo in esse) che in stupidi sport e ricreazioni oziose. Quando le nostre mani sono sigillate, i nostri cuori dovrebbero essere aperti in questo modo, e quanto meno abbiamo da fare in qualsiasi momento nel mondo, tanto più dovremmo fare per Dio e per le nostre anime. Quando siamo confinati nelle nostre case, dovremmo per questo essere costretti alle nostre Bibbie e alle nostre ginocchia.
2. Anche le bestie si ritirano nelle loro tane e rimangono nei loro luoghi vicini, Giobbe 37:8. Si riferisce alle bestie selvagge, che, essendo selvagge, devono cercare un rifugio per se stesse, verso il quale sono dirette per istinto, mentre le bestie domestiche, che sono utili all'uomo, sono ospitate e protette dalle sue cure, come Esodo 9:20. L'asino non ha altra tana che la greppia del suo padrone, e lì va, non solo per essere al sicuro e al caldo, ma per essere nutrito. La natura ordina a tutte le creature di ripararsi da una tempesta; E l'uomo solo non sarà forse provvisto di arca?
II. Nei venti, che soffiano da diverse parti e producono effetti diversi (Giobbe 37:9): Dal luogo nascosto (così si può leggere) viene il turbine; gira, e quindi è difficile dire da quale punto proviene, ma viene dalla camera segreta, come significa la parola, che non sono così disposto a capire del sud, perché qui dice (Giobbe 37:17) che il vento dal sud è così lontano dall'essere un turbine che è un riscaldamento, quiete, vento. Ma in quel tempo, forse, Elihu vide una nuvola vorticosa che usciva dal sud e si dirigeva verso di loro, dalla quale il Signore parlò poco dopo, Giobbe 38:1. Oppure, se da sud arrivano venti turbolenti che portano rovesci, da nord escono raffiche fredde e secche per disperdere i vapori e ripulire l'aria da essi.
III. Nel gelo, Giobbe 37:10. Vedete la causa di ciò: è dato dal soffio di Dio, cioè dalla parola della sua potenza e dal comando della sua volontà; o, come alcuni lo intendono, dal vento, che è il soffio di Dio, come il tuono è la sua voce; è causato dal vento freddo e gelido proveniente dal nord. Vedete l'effetto di ciò: l'ampiezza delle acque è stretta, cioè le acque che si erano diffuse, e scorrevano con libertà, sono congelate, intorpidite, arrestate, legate in catene di cristallo. Questo è un esempio della potenza di Dio che, se non fosse comune, sarebbe vicino a un miracolo.
IV. Nelle nuvole, il grembo dove sono concepite tutte queste meteore acquose, di cui egli aveva parlato, Giobbe 36:28. Qui parla di tre tipi di nuvole:
1. Nuvole vicine, nere, dense, gravide di acquazzoni; e queste con l'acqua si stanca == (Giobbe 37:11), cioè si consumano, e sono esauste dalla pioggia in cui si sciolgono e si dissolvono, versando acqua finché non sono stanchi e non possono più versare. Guardate quali pene, per così dire, le creature, anche quelle sopra di noi, prendono per servire l'uomo: le nuvole bagnano la terra fino a stancarle; Spendono e sono spesi per il nostro beneficio, il che ci fa vergognare e ci condanna per il poco bene che facciamo nei nostri luoghi, anche se sarebbe a nostro vantaggio, perché chi innaffia sarà anche irrigato egli stesso.
2. nuvole sottili e luminose, nuvole senz'acqua, e queste egli le disperde; sono dispersi da soli, e non dissolti nella pioggia, ma non sappiamo che ne sarà di loro. La nuvola luminosa, la sera, quando il cielo è rosso, si disperde, e si dimostra un giorno fertile, Matteo 16:2.
3. Nuvole volanti, che non si dissolvono, come la densa nuvola, in una pioggia ravvicinata, ma sono trasportate sulle ali del vento da un luogo all'altro, facendo cadere acquazzoni mentre vanno; e si dice che queste siano state girate dai suoi consigli, Giobbe 37:12. La gente comune dice che la pioggia è determinata dai pianeti, il che è tanto una divinità cattiva quanto una filosofia, perché è guidata e governata dal consiglio di Dio, che si estende anche a quelle cose che sembrano più casuali e minute, affinché possano fare tutto ciò che egli comanda loro; poiché i venti tempestosi e le nuvole che sono sospinte da essi adempiono la sua parola; e in questo modo fa piovere su una città e non su un'altra, == Amos 4:7-8. Così la sua volontà è fatta sulla faccia del mondo sulla terra, cioè tra i figli degli uomini, ai quali Dio ha occhio in tutte queste cose, dei quali si dice che li ha fatti abitare sulla faccia della terra, == Atti 17:26. Le creature inferiori, essendo incapaci di compiere azioni morali, sono incapaci di ricevere ricompense e punizioni: ma, tra i figli degli uomini, Dio fa venire la pioggia, o per la correzione della sua terra o per una misericordia verso di essa, Giobbe 37:13.
(1.) La pioggia a volte si trasforma in un giudizio. È un flagello per una terra peccaminosa; Come una volta era per la distruzione del mondo intero, così ora è spesso per la correzione o la disciplina di alcune parti di esso, ostacolando la semina e il raccolto, sollevando le acque e danneggiando i frutti. Alcuni hanno detto che la nostra nazione ha ricevuto molti più pregiudizi per l'eccesso di pioggia che per la mancanza di pioggia.
(2.) Altre volte è una benedizione. È per la sua terra, perché questa sia resa feconda; e, oltre a ciò che è appena necessario, egli dà per misericordia, per ingrassarla e renderla più feconda. Vedete quale dipendenza necessaria abbiamo da Dio, quando la stessa cosa, secondo la proporzione in cui è data, può essere o un grande giudizio o una grande misericordia, e senza Dio non possiamo avere né una doccia né un bel bagliore.
14 Ver. 14. fino alla Ver. 20.
Qui Eliu si rivolge strettamente a Giobbe, desiderando che metta in pratica ciò che fino a quel momento si era detto fino a quel momento. Egli implora di dare ascolto a questo discorso (Giobbe 37:14), di fermarsi un po': Fermati e considera le meraviglie di Dio. Ciò che ascoltiamo non è probabile che ci giovi a meno che non lo consideriamo, e non è probabile che consideriamo pienamente le cose a meno che non stiamo fermi e ci dedichiamo alla considerazione di esse. Le opere di Dio, essendo meravigliose, meritano e hanno bisogno della nostra considerazione, e la dovuta considerazione di esse ci aiuterà a riconciliarci con tutte le sue provvidenze. Elihu, per l'umiliazione di Giobbe, gli mostra:
I. Che non aveva alcuna comprensione delle cause naturali, non poteva né vedere le loro sorgenti né prevederne gli effetti (Giobbe 37:15-17): Sai tu questo e sai quali sono le opere meravigliose di colui che è perfetto nella conoscenza? Siamo qui insegnati,
1. La perfezione della conoscenza di Dio. È una delle più gloriose perfezioni di Dio che egli sia perfetto nella conoscenza; È onnisciente. La sua conoscenza è intuitiva: vede, e non conosce per rapporto. È intima e intera: egli conosce le cose veramente, e non dai loro colori, a fondo, e non a pezzi. Per quanto ne sappia, non c'è nulla di lontano, ma tutto vicino, nulla di futuro, ma tutto presente, nulla di nascosto, ma tutto aperto. Dobbiamo riconoscerlo in tutte le sue opere meravigliose, ed è sufficiente soddisfarci in quelle opere meravigliose di cui non conosciamo il significato, che sono le opere di uno che sa quello che fa.
2. L'imperfezione della nostra conoscenza. I più grandi filosofi sono molto all'oscuro riguardo ai poteri e alle opere della natura. Siamo un paradosso per noi stessi, e ogni cosa di noi è un mistero. La gravitazione dei corpi e la coesione delle parti della materia sono certissime, eppure inspiegabili. È bene per noi essere resi consapevoli della nostra ignoranza. Alcuni hanno confessato la loro ignoranza, e quelli che non l'hanno fatto l'hanno tradita. Ma tutti dobbiamo dedurne quali giudici incompetenti siamo della politica divina, quando comprendiamo così poco anche della meccanica divina.
(1.) Non sappiamo quali ordini Dio abbia dato riguardo alle nuvole, né quali ordini darà, Giobbe 37:15. Che tutto sia fatto con determinazione e con il progetto, ne siamo certi; ma che cosa sia stato determinato, e che cosa sia stato progettato, e quando il piano sia stato stabilito, non lo sappiamo. Dio fa risplendere spesso la luce della sua nube, nell'arcobaleno (così alcuni), nel lampo (così altri); ma noi abbiamo previsto, o potevamo predire, quando lo avrebbe fatto? Se prevediamo il cambiamento del tempo poche ore prima, con l'osservazione volgare, o quando le cause seconde hanno cominciato ad agire con il cannocchiale, quanto poco ci mostrano questi propositi di Dio con questi cambiamenti!
(2.) Non sappiamo come le nuvole siano in bilico nell'aria, il loro bilanciamento, che è una delle opere meravigliose di Dio. Sono così equilibrati, così diffusi, che non ci derubano mai del beneficio del sole (anche il giorno nuvoloso è giorno), così equilibrati che non cadono subito, né scoppiano in cataratte o getti d'acqua. L'arcobaleno è un'indicazione del favore di Dio nel bilanciare le nuvole in modo da impedire loro di affogare il mondo. Anzi, sono così equilibrati da distribuire imparzialmente i loro acquazzoni sulla terra, in modo che, una volta o l'altra, ogni luogo abbia la sua parte.
(3.) Non sappiamo come avvenga il comodo cambiamento quando l'inverno è passato, Giobbe 37:17.
[1.] Come il clima diventa caldo dopo che ha fatto freddo. Sappiamo come la nostra veste si è riscaldata su di noi, cioè come siamo venuti a essere caldi nelle nostre vesti, a causa del calore dell'aria che respiriamo. Senza la benedizione di Dio ci vestiremmo, ma non ci riscalderemmo, Aggeo 1:6. Ma, quando lo ordina, i vestiti sono caldi su di noi, il che, nell'estremo freddo, non servirebbe a tenerci al caldo.
[2.] Come si calma dopo che c'è stata tempesta: Egli calma la terra con il vento del sud, quando viene la primavera. Come ha un vento gelido del nord, così ha un vento del sud che si scongela, che compone; lo Spirito è paragonato ad entrambi, perché convince e conforta, Cantico dei Cantici 4:16.
II. Che non ebbe alcuna parte nella prima creazione del mondo (Giobbe 37:18):
"Hai tu con lui disteso il cielo? Non puoi pretendere di averlo steso senza di lui, no, né di averlo steso insieme a lui, perché era ben lungi dal aver bisogno di aiuto sia per escogitare che per lavorare.
La creazione dell'immensa distesa dei cieli visibili (Genesi 1:6-8), che vediamo esistere fino ad oggi, è un glorioso esempio della potenza divina, considerando:
1. Che, sebbene sia fluido, tuttavia è solido. È forte e deve il suo nome alla sua stabilità. È ancora quello che era, e non subisce alcun decadimento, né le ordinanze del cielo saranno alterate fino a quando il contratto di locazione non scadrà con il tempo.
2. Che, sebbene sia grande, è brillante e curiosamente fine: è uno specchio fuso, liscio e levigato, e senza il minimo difetto o crepa. In questo, come in uno specchio, possiamo contemplare la gloria di Dio e la saggezza del suo lavoro manuale, == Salmi 19:1. Quando guardiamo il cielo lassù, dovremmo ricordare che è uno specchio o uno specchio, non per mostrarci i nostri volti, ma per essere una debole rappresentazione della purezza, della dignità e della luminosità del mondo superiore e dei suoi gloriosi abitanti.
III. Che né lui né loro erano in grado di parlare della gloria di Dio in proporzione al merito dell'argomento, Giobbe 37:19-20.
1. Sfida Giobbe a essere il loro direttore, se osa intraprendere il compito. Lo dice ironicamente:
"Insegnaci, se puoi, ciò che gli diremo, == Giobbe 37:19. Tu hai intenzione di ragionare con Dio, e vuoi che noi contendiamo con lui per tuo favore; Insegnaci allora ciò che diremo. Puoi tu vedere più lontano di noi in questo abisso? Se puoi, favoriscici con le tue scoperte, forniscici istruzioni".
2. Egli riconosce la propria insufficienza sia nel parlare con Dio che nel parlare di Lui: Non possiamo ordinare la nostra parola a causa delle tenebre. Notate: I migliori degli uomini sono molto all'oscuro riguardo alle gloriose perfezioni della natura divina e alle amministrazioni del governo divino. Coloro che per grazia conoscono molto di Dio, ma sanno poco, sì, nulla, in confronto a ciò che deve essere conosciuto, e a ciò che sarà conosciuto, quando verrà ciò che è perfetto e il velo sarà squarciato. Quando vogliamo parlare di Dio, lo facciamo in modo confuso e con grande incertezza, e presto ci troviamo in difficoltà e ci areniamo, non per mancanza di materia, ma per mancanza di parole. Come dobbiamo sempre cominciare con timore e tremore, per non parlare male (De Deo etiam vera dicere periculosum est - Anche mentre affermiamo ciò che è vero riguardo a Dio corriamo un rischio), così dobbiamo concludere con vergogna e arrossendo, per non aver parlato meglio. Elihu stesso, da parte sua, aveva parlato bene in nome di Dio, eppure è così lontano dall'aspettarsi un compenso, o dal pensare che Dio fosse in debito con lui per questo, o che fosse degno di essere il suo consigliere, che
(1.) Si vergogna persino di ciò che ha detto, non della causa, ma della sua gestione di essa:
«Gli si dirà che parlo? == Giobbe 37:20. Gli sarà riferito come un servizio meritorio, degno della sua attenzione? In nessun modo; che non se ne parli mai",
perché teme che il soggetto abbia sofferto per averlo intrapreso, come un bel viso è offeso da un cattivo pittore, e la sua opera è così lontana dal meritare un ringraziamento che ha bisogno di perdono. Quando abbiamo fatto tutto il possibile per Dio, dobbiamo riconoscere che siamo servitori inutili e non abbiamo assolutamente nulla di cui vantarci. Ha paura di dire ancora: Se un uomo parla, se si impegna a perorare per Dio, molto più se si offre di perorare contro di lui, certamente sarà inghiottito. Se parla con presunzione, l'ira di Dio lo consumerà presto; ma, se mai lo farà bene, presto si perderà nel mistero e sarà sopraffatto dallo splendore divino. Lo stupore lo colpirà cieco e muto.
21 Ver. 21. fino alla Ver. 24.
Elihu qui conclude il suo discorso con alcune brevi ma grandi parole riguardanti la gloria di Dio, come quella di cui egli stesso era impressionato, e desiderava impressionare gli altri, con un santo timore reverenziale. Parla in modo conciso e frettoloso, perché, a quanto pare, si rendeva conto che Dio stava per prendere l'opera nelle sue mani.
1. Osserva che Dio che ha detto che abiterà nelle fitte tenebre e ne farà il suo padiglione == (2Cronache 6:1; Salmi 18:11) è in quel terribile carro che avanza verso di loro, come se stesse preparando il suo trono per il giudizio, circondato da nuvole e tenebre, == Salmi 97:2,9. Vide la nuvola, con un turbine in seno ad essa, venire dal sud; ma ora pendeva così fitta, così nera, sopra le loro teste, che nessuno di loro riusciva a vedere la luce brillante che poco prima era tra le nuvole. La luce del sole era ora eclissata. Questo gli ricordò l'oscurità a causa della quale non poteva parlare (Giobbe 37:19), e gli fece paura di andare avanti, Giobbe 37:20. Così temettero i discepoli quando entrarono in una nube, == Luca 9:34. Eppure guarda a nord, e lo vede chiaro da quella parte, il che gli dà la speranza che le nuvole non si addensano per un diluvio; ne sono coperti, ma non circondati. Egli si aspetta che passi il vento (così si possa leggere) e li purifichi, un vento tale da passare sopra la terra per ripulirla dalle acque del diluvio di Noè (Genesi 8:1), in segno del ritorno del favore di Dio; e allora verrà il bel tempo dal nord == (Giobbe 37:22) e tutto andrà bene. Dio non aggrotterà sempre le sopracciglia, né lotterà per sempre.
2. Si affretta a concludere, ora che Dio sta per parlare; e quindi pronuncia molto in poche parole, come la somma di tutto ciò di cui aveva parlato, che, se debitamente considerato, non solo avrebbe stretto il chiodo che aveva piantato, ma avrebbe aperto la strada a ciò che Dio avrebbe detto. Egli osserva:
(1.) Quella presso Dio è terribile maestà. Egli è un Dio di gloria e di tale perfezione trascendente che non può non infondere timore in tutti i suoi servitori e terrore in tutti i suoi avversari. Presso Dio c'è una lode terribile (così alcuni lo sono), perché egli è timoroso nelle lodi, == Esodo 15:11.
(2.) Che quando parliamo a proposito dell'Onnipotente dobbiamo ammettere che non possiamo trovarlo; le nostre intelligenze finite non possono comprendere le sue infinite perfezioni, Giobbe 37:23. Possiamo mettere il mare in un guscio d'uovo? Non possiamo rintracciare i passi che Egli compie nella sua provvidenza. La sua via è nel mare.
(3.) Che è eccellente in potenza. È l'eccellenza della sua potenza che egli può fare tutto ciò che vuole in cielo e in terra. L'estensione universale e la forza irresistibile del suo potere ne sono l'eccellenza; Nessuna creatura ha un braccio come lui, così lungo, così forte.
(4.) Che non è meno eccellente in sapienza e giustizia, in giudizio e abbondanza di giustizia, altrimenti ci sarebbe poca eccellenza nel suo potere. Possiamo essere certi che colui che può fare ogni cosa farà ogni cosa per il meglio, perché è infinitamente saggio, e non farà nulla di sbagliato, perché è infinitamente giusto. Quando esegue il giudizio sui peccatori, c'è ancora molta giustizia nell'esecuzione, e non infligge più di quanto essi meritino.
(5.) Che non affliggerà, cioè, che non affliggerà volontariamente; non è piacere per lui affliggere i figli degli uomini, tanto meno i suoi stessi figli. Egli non affligge mai, se non quando c'è causa e quando c'è bisogno, e non ci sovraccarica di afflizioni, ma considera la nostra struttura. Alcuni lo leggono così:
"L'Onnipotente, che non possiamo trovare, è grande in potenza, ma non affliggerà nel giudizio, e presso di lui c'è molta giustizia, né è estremo per notare ciò che facciamo di sbagliato".
(6.) Non apprezza le censure di coloro che sono saggi nella loro presunzione: non le rispetta, == Giobbe 37:24. Egli non modificherà i suoi consigli per obbligarli, né quelli che gli prescrivono possono convincerlo a fare ciò che vorrebbero che facesse. Considera la preghiera degli umili, ma non la politica degli astuti. No, la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, 1Corinzi 1:15.
(7.) Da tutto ciò è facile dedurre che, poiché Dio è grande, è da temere grandemente; anzi, poiché è misericordioso e non affligge, gli uomini lo temono, perché c'è il perdono presso di lui, affinché possa essere temuto, == Salmi 130:4. È dovere e interesse di tutti gli uomini temere Dio. Gli uomini lo temeranno (così alcuni); prima o poi lo temeranno. Coloro che non temono il Signore e la sua bontà tremeranno per sempre sotto l'effusione delle coppe della sua ira.
Commentario abbreviato di Matthew Henry:
Giobbe 37
1 Capitolo 37
Eliu osserva la potenza di Dio Giob 37:1-13
Giobbe deve spiegare le opere della natura Giob 37:14-20
Dio è grande e va temuto Giob 37:21-24
Versetti 1-13
I cambiamenti del tempo sono oggetto di molti dei nostri pensieri e dei nostri discorsi comuni; ma quanto raramente pensiamo e parliamo di queste cose, come Eliu, con riguardo a Dio, che ne è l'artefice! Dobbiamo notare la gloria di Dio non solo nei tuoni e nei lampi, ma anche nei più comuni e meno terribili cambiamenti del tempo, come la neve e la pioggia. La natura indica a tutte le creature di ripararsi da una tempesta; e l'uomo deve forse essere sprovvisto di un rifugio? Oh, se gli uomini ascoltassero la voce di Dio, che in molti modi li avverte di fuggire dall'ira futura e li invita ad accettare la sua salvezza e ad essere felici. La cattiva opinione che gli uomini hanno della direzione divina appare in modo particolare nei loro mormorii sul tempo, anche se l'intero risultato dell'anno dimostra la follia delle loro lamentele. I credenti dovrebbero evitarlo: nessun giorno è cattivo come Dio lo crea, anche se siamo noi a renderne molti cattivi con i nostri peccati.
14 Versetti 14-20
La giusta riflessione sulle opere di Dio ci aiuterà a riconciliarci con tutte le sue provvidenze. Come Dio ha un vento del nord potente e gelido, così ha un vento del sud che scongela e compone: lo Spirito è paragonato a entrambi, perché convince e conforta, CC 4:16. I migliori uomini sono molto all'oscuro delle gloriose perfezioni della natura e del governo divini. Coloro che, grazie alla grazia, conoscono molto di Dio, non sanno nulla in confronto a ciò che si deve conoscere e a ciò che si conoscerà quando verrà la perfezione.
21 Versetti 21-24
Eliu conclude il suo discorso con alcune grandi affermazioni sulla gloria di Dio. La luce c'è sempre, ma non sempre si vede. Quando le nuvole si frappongono, il sole si oscura nel giorno sereno. La luce del favore di Dio brilla sempre verso i suoi servi fedeli, anche se non sempre si vede. I peccati sono nuvole e spesso ci impediscono di vedere quella luce brillante che è nel volto di Dio. Anche per quanto riguarda le spesse nubi di dolore che spesso oscurano la nostra mente, il Signore ha un vento che passa e le cancella. Che cos'è questo vento? È il suo Spirito Santo. Come il vento dissipa e spazza via le nubi che si addensano nell'aria, così lo Spirito di Dio libera le nostre anime dalle nubi e dalle nebbie dell'ignoranza e dell'incredulità, del peccato e della lussuria. Da tutte queste nubi lo Spirito Santo di Dio ci libera nell'opera di rigenerazione. E da tutte le nubi che turbano la nostra coscienza, lo Spirito Santo ci libera nell'opera di consolazione. Ora che Dio sta per parlare, Eliu pronuncia alcune parole, come sintesi di tutto il suo discorso. Dio ha una maestà terribile. Prima o poi tutti gli uomini lo temeranno.
Note di Albert Barnes sulla Bibbia:
Giobbe 37
1 Anche a questo - Cioè, in vista del temporale, poiché è ciò che Elihu sta descrivendo. Questa descrizione è iniziata in Giobbe 36:29 , ed è continuata in Giobbe 37:5 , e non avrebbe dovuto essere separata dalla divisione in capitoli.
Elihu vede sorgere una tempesta. Le nuvole si radunano, i lampi lampeggiano, il tuono rimbomba, ed è intimorito come dalla presenza cosciente di Dio. Non c'è da nessuna parte una descrizione più grafica e impressionante di un temporale di questa; confrontare Herder sulla poesia ebraica, vol. i., 85ff, di Marsh, Burlington, 1833.
Il mio cuore trema - Di paura. Si riferisce alla palpitazione o all'aumento dell'azione del cuore prodotta dall'allarme.
E viene spostato dal suo posto - Cioè, da violente palpitazioni. Il cuore sembra lasciare il suo tranquillo luogo di riposo e scoppiare a causa della paura. L'aumento dell'azione del cuore sotto gli effetti della paura, come descritto qui da Elihu, è stato sperimentato da tutti. La "causa" di questa maggiore azione dovrebbe essere questa. L'effetto immediato della paura è sulle estremità dei nervi del sistema, che sono diffusi in tutto il corpo.
Il primo effetto è di impedire la circolazione del sangue alle estremità, e di ricondurlo al cuore, e così produrre pallore. Il sangue così ricacciato sul cuore produce un'azione aumentata lì per spingerlo attraverso i polmoni e le arterie, causando così allo stesso tempo l'aumento dello sforzo del cuore e l'azione rapida dei polmoni, e naturalmente la respirazione rapida. e la palpitazione osservata nella paura. Vedi Scheutzer, Physica. Sacra, in loc. Un'espressione simile a quella che ricorre qui, è usata da Shakespeare, in Macbeth:
“Perché cedo a quel suggerimento,
la cui orrenda immagine scioglie i miei capelli,
E fa' che il cuore seduto con raggio mi batta alle costole
Contro l'uso della natura”.
2 Ascolta attentamente - Margine, come in ebraico "ascolta nell'udire"; cioè, sopportare con attenzione. È stato supposto da molti, e non senza probabilità, che la tempesta fosse già stata vista sorgere, dalla quale Dio si sarebbe rivolto a Giobbe 38 , e che Eliu qui richiama l'attenzione speciale dei suoi ascoltatori alla tempesta in arrivo, e al tuono in lontananza.
Il rumore della sua voce - Il tuono è spesso rappresentato come la voce di Dio, e questa era una delle supposizioni più naturali di tutte quando la sua natura era poco compresa, ed è sempre una bella concezione poetica; vedi tutto Salmi 29:1. La parola resa "rumore" ( רגז rôgez ), significa propriamente "commozione", ciò che è adatto a produrre turbamento, o inquietudine (vedi Giobbe 3:17 , Giobbe 3:26; Isaia 14:3 ), ed è qui usata per denotano la commozione, o "furia" del tuono.
E il suono - La parola qui usata ( הגה hegeh ) significa propriamente un “ringhio borbottante” - come di tuono. È spesso usato per denotare sospiri, gemiti e meditazione, in contrapposizione all'enunciazione chiara. Qui si riferisce al tuono che sembra borbottare o ringhiare nel cielo.
3 Lo dirige sotto tutto il cielo - È sotto il controllo di Dio, e lo dirige dove vuole. Non è confinato in un punto, ma sembra lamentarsi da ogni parte del cielo.
E il suo fulmine - Margine, come in ebraico "luce". Non c'è dubbio che il fulmine è destinato.
Fino ai confini della terra - Margine, come in ebraico "ali". La parola ali è data alla terra dall'idea del suo essere spiegata o dilatata come le ali di un uccello; confrontare Giobbe 38:13; Ezechiele 7:2. Si parlava della terra come di una distesa o pianura che aveva angoli o confini (vedi Isaia 11:12 , nota; Isaia 24:16 , nota; Isaia 42:5 , nota), e il significato qui è che Dio ha diffuso il fulmine a piacere su tutta quella vasta distesa.
4 Dopo di esso una voce ruggisce - Dopo il fulmine; cioè, si vede il lampo prima che si senta il tuono. Questo è evidente a tutti, l'intervallo tra il fulmine e l'udito del tuono a seconda della distanza. Lucrezio, che ha fatto riferimento allo stesso fatto, lo paragona a ciò che accade quando si vede da lontano un boscaiolo che brandisce un'ascia. Lo sguardo dell'ascia si vede molto prima che si senta il suono del colpo:
Sed tonitrum fit uti post antibus accipiamus,
Fulgere quam cernunt ocuil, quia semper ad aures
Tardius adveniunt, quam visum, guam moveant res.
Nunc etiam licet id cognoscere, caedere si quem
Ancipiti videas ferro procul arboris actum.
Ante fit, ut cernas ictum, quam plaga per aures
Det sonitum: Sic fulgorem quoque cernimus ante.
Lib. vi.
Tuona con la voce di sua eccellenza - Cioè, con una voce di maestà e grandezza.
E non li fermerà - Cioè, non tratterrà la pioggia, la grandine e altre cose che accompagnano la tempesta, quando comincia a tuonare. "Rosenmuller". Oppure, secondo altri, non tratterrà e non tratterrà i fulmini quando comincerà il tuono. Ma la connessione sembra piuttosto esigere che dovremmo comprenderla dai soliti accompagnamenti di una tempesta - il vento, la grandine, la pioggia, ecc.
Herder lo rende: "Non possiamo esplorare i suoi tuoni". Prof. Lee, "E nessuno può rintracciarli, anche se si sente la loro voce". Secondo lui, il significato è che "per quanto grande e terribile sia questa esibizione della potenza di Dio, il progresso di questi suoi ministri non può essere seguito dall'occhio mortale". Ma la solita interpretazione data alla parola ebraica è quella di "trattenere" o "ritardare", e questa idea si accorda bene con la connessione.
5 Dio tuona meravigliosamente - tuona in modo meraviglioso. L'idea è che la voce del suo tuono sia una straordinaria esibizione della sua maestà e potenza.
Grandi cose fa lui, che non possiamo comprendere - Cioè, non solo riguardo al tuono e alla tempesta, ma in altre cose. La descrizione della tempesta termina proprio qui, e nei versi successivi Elihu procede a specificare vari altri fenomeni, che erano del tutto incomprensibili per l'uomo. Il riferimento qui alla tempesta, e agli altri grandi e incomprensibili fenomeni della natura, è un'introduzione più appropriata alla manifestazione di Dio stesso come descritto nel prossimo capitolo, e non poteva che fare molto per preparare Giobbe e i suoi amici per quella conclusione sublime della controversia.
Il brano davanti a noi Giobbe 36:29; Giobbe 37:1 , è probabilmente la prima descrizione di un temporale mai registrata. Una tempesta è un fenomeno che deve aver presto attirato l'attenzione, e che possiamo aspettarci di trovare descritto o accennato in tutta la poesia antica.
Può essere interessante, quindi, confrontare questa descrizione di una tempesta, probabilmente nel poema più antico del mondo, con ciò che è stato fornito dai maestri del canto nei tempi antichi e moderni, e troveremo che in sublimità e bellezza il Il poeta ebreo non soffrirà nulla in confronto. Sotto un aspetto, che costituisce la sublimità principale della descrizione. li supera tutti: intendo nel riconoscimento di Dio.
Nella descrizione ebraica. Dio è ovunque nella tempesta, la eccita; tiene i fulmini con entrambe le mani; lo dirige dove vuole; ne fa lo strumento del suo piacere e dell'esecuzione dei suoi scopi. Sublime, dunque, come è la descrizione della tempesta stessa, furiosa come è la tempesta; luminoso come è il fulmine: e pesante e terribile come è il ruggito del tuono, tuttavia la descrizione deriva la sua sublimità principale dal fatto che "Dio" presiede a tutto, cavalcando la tempesta e dirigendo la tempesta come vuole.
Raramente altri poeti hanno tentato di dare questa direzione ai pensieri nella loro descrizione di una tempesta, se si può eccettuare Klopstock, e quindi cadono molto al di sotto del poeta sacro. Quella che segue è la descrizione di una tempesta di Elihu, secondo l'esposizione che ho dato:
Chi può comprendere l'allargarsi delle nuvole,
E gli spaventosi tuoni nel suo padiglione?
Ecco, egli spande su di esso la sua luce;
Copre anche le profondità del mare.
Con questi esegue il giudizio sul popolo,
Con questi dà cibo in abbondanza.
Con le sue mani copre il fulmine,
e gli comanda dove colpire.
Indica ai suoi amici -
La raccolta della sua ira è sugli empi.
A questo anche il mio cuore palpita,
E viene spostato dal suo posto.
Ascolta, ascolta, il tuono della sua voce!
Il borbottio tuono che esce dalla sua bocca!
Lo dirige sotto tutto il cielo.
E il suo fulmine fino alla fine della terra.
Dopo di esso, il tuono ruggisce;
tuona con la voce di sua maestà,
E non fermerà la tempesta quando si ode la sua voce.
Dio tuona meravigliosamente con la sua voce;
Egli fa prodigi che noi non possiamo comprendere.
Quella che segue è la descrizione di una Tempesta di Eschilo, nel Prometh. Desm., inizio,
- αεσάλευται;
α δ ̓ ἠχὼ αραμυκᾶται
οντῆς, κ.τ.λ.
- Chthon sesaleutai ;
Bruchia d' ēchō paramukatai
Bronts, ecc.
- "Mi sento molto in atto
La solida roccia della terra: il ruggito sempre più profondo del tuono
Rolls con rabbia raddoppiata; le fiamme litigiose
Flash di spessore; le sabbie vorticose sono volteggiate in alto;
In terribile opposizione, i venti selvaggi
squarcia l'aria irritata; si alzano i flutti chiassosi
Terra e cielo che confondono: la tempesta impetuosa
Rotola tutta la sua terribile furia.”
Vasaio
La descrizione di Ovidio è la seguente:
Aethera conscendit, vultumque sequentia traxit
Nubilato; queis nimbos, immistaque fulgura ventis
Addidit, et tonitrus, et inevitabile fulmen.
Meta. ii.
La descrizione di una tempesta di Lucrezio, è la seguente:
Praeterea persaepe niger quoque per mare nimbus
Ut picis e coelo demissum flumen, in undas
Sic cadit, et fertur tenebris, procul et trahit atram
Fulminibus gravidam tempestatem, atque procellis.
Ignibus ac ventis cum primus ipse repletus:
In terris quoque ut horrescant ae tecta requirant.
S c igitur sutpranostrum caput esso putandum est
Tempestatem altam. Neque enim caligine tanta
Obruerat terras, nisi inaedificata superne
Suola multa forent multis esento nubila.
Lib. vi.
La nota descrizione della tempesta di Virgilio è la seguente:
Nimborum in patriam, loca foeta furentibus austris,
Eoliam venit. Hic vasto Rex Aeolus antro
Luctantis ventos tempestatesque sonoras
Imperio premit, ac vinelis et carcere frenat.
Illi indignantes, magno cum mormure, montis
Circo claustra fremunt. Celsa sedet Aeolus arce,
Sceptra tenens: molliitque animos, et temperat iras.
- Venti, velut agmine facto.
Qua data petra, ruunt, et terras turbine perfant.
Incubuere mari, totumque a sedibus imis,
Una Eurusque Notusque ruunt, creberque procelis
Africus, et vastos volvunt ad litora fluctus.
Eneide i. 51-57, 82-86.
Una delle descrizioni più sublimi di una tempesta che si possa trovare ovunque, è fornita da Klopstock. Contiene un bellissimo riconoscimento della presenza e della maestà di Dio, e una descrizione molto tenera e commovente della protezione che i suoi amici sperimentano quando la tempesta si precipita. È nel Fruhlingsfeier, una poesia che è considerata da molti il suo capolavoro. Ne trascriverò una piccola parte:
Wolken stromen herauf!
Sichtbar ist; der komant, der Ewige!
Nun schweben sie, rauschen sie, wirbeln die Winde!
Wie beugt sich der Wald! Wie hebet sich det Strom!
Sichtbar, wie du es Sterblichen seyn kannst,
Sì, das bist du, sichtbar, Unendlicher!
Zurnest du, Herr,
Weil Nacht dein Gewand ist?
Diese Nacht ist Segen der Erde.
Vater, du Zurnest no!
Seht ihr den Zeugendes Nahen, den zucken den Strahi?
Hort ihr Donner di Geova?
Hort ihr ihn? hort ihr ihn.
Der erschtternden Donner des Herrn?
signore! signore! Gott!
Barmhertzig, und gnadig!
Angebetet, gepriesen,
Sey dein herrlicher Nome!
Und die Gowitterwinde! Sie tragen den Donner!
Wie sie rauschen! Wie sie mit lawter Woge den Wald du: chstromen!
Und nun schwiegen sie. Langsam wandelt
Die schwartze Wolke.
Seht ihr den neurn Zeugen des Nahen, den fliegenden Strahl!
Horet ihr hoch a Wolke den Donner dex Herrn?
Er ruft: Geova! Geova!
Und der geschmetterte Wald umido!
Abet nicht unsre Hutte
Unser Vater gebot
Seinem Verderber,
Vor unsrer Hutte voruberzugehn!
6 Poiché egli dice alla neve - Cioè, la neve è prodotta per comando di Dio, ed è una prova della sua saggezza e grandezza. L'idea è che; la formazione della neve era un'illustrazione della saggezza di Dio e dovrebbe insegnare alle persone a guardarlo con riverenza. Non si deve supporre che le leggi con cui si forma la neve nell'atmosfera siano state comprese al tempo di Elihu. Il fatto che sembrava essere l'effetto della creazione immediata di Dio, era l'idea principale nella mente di Eliu nell'illustrare la sua saggezza.
Ma non è meno adatto a suscitare la nostra ammirazione per la sua saggezza ora che le leggi da cui è prodotto sono meglio comprese; e infatti la conoscenza di quelle leggi è atta ad elevare le nostre concezioni della sapienza e maestà di Colui che le ha formate. Le indagini e le scoperte della scienza non sminuiscono le prove della saggezza e della grandezza del Creatore. ma ogni nuova scoperta tende a mutare l'ammirazione cieca in devozione intelligente; trasformare la meraviglia in lode. Sulla formazione della neve si vedano le note a Giobbe 38:22.
Sii sulla terra - C'è una forte somiglianza tra questo passaggio e il comando sublime in Genesi 1:3 , "E Dio disse: Sia luce, e luce fu". Ciascuno di essi esprime la potenza creatrice di Dio e la facilità con cui realizza i suoi scopi.
Allo stesso modo per la piccola pioggia - Margine, "e per la pioggia di pioggia, e per la pioggia di pioggia della sua forza". La parola che viene qui utilizzato in ebraico ( גשׁם Ghesem ), significa “pioggia” in generale, e la frase “piccolo pioggia” ( גשׁם ( מטר Matar Ghesem ), sembra essere usato per indicare la “pioggia” semplicemente, senza riferimento alla sua violenza, o al suo essere copioso.
La frase seguente, "la grande pioggia della sua forza" ( עזוּ מטרות גשׁם geshem mâṭârôt ‛ôzû ) si riferisce alla pioggia quando è diventata un acquazzone copioso. L'idea davanti alla mente di Elihu sembra essere stata quella di una doccia, poiché inizia e aumenta fino a far piovere torrenti, e il significato è che allo stesso modo in un caso e nell'altro, la pioggia era sotto il comando di Dio , e obbedì alla sua volontà. L'intera descrizione qui è quella che riguarda l'inverno, ed Elihu si riferisce senza dubbio alle abbondanti piogge che cadevano in quella stagione dell'anno.
7 Sigilla la mano di ogni uomo - Cioè, in inverno, quando la neve è sul terreno, quando i torrenti sono gelati e quando cessano le fatiche dell'agricoltore. L'idea di "sigillare la mano" deriva dallo scopo comune di un sigillo, fare il sigillo, chiudere, assicurare (confronta Giobbe 9:7 , ndr; Giobbe 33:16 , ndr), e il senso è , che le mani non possono più essere usate nel lavoro ordinario.
A ogni uomo sotto la neve e la pioggia dell'inverno è impedito di andare all'estero alla sua solita fatica, ed è, per così dire, rinchiuso nella sua dimora. L'idea è squisitamente bella. Dio rinchiude gli esseri umani e le bestie nelle loro case o caverne, finché non sia passato l'inverno.
Che tutti gli uomini possano conoscere la sua opera - La Settanta rende questo "Che ogni uomo possa conoscere la propria debolezza" - ἀσθένειαν astheneian. Varie interpretazioni sono state date del passaggio, ma la nostra versione comune ha probabilmente espresso nel senso principale il vero senso, che Dio interrompe così le fatiche dell'uomo e lo confina nella sua casa, affinché possa sentire la sua dipendenza da Dio e possa riconoscere l'azione costante del suo Creatore.
L'ebraico è letteralmente "Per la conoscenza di tutti gli uomini da lui creati"; cioè, che tutte le persone che ha creato possano avere conoscenza. Le stagioni mutevoli mantengono così davanti a noi la prova costante dell'opera incessante di Dio nelle sue opere, e impediscono la sensazione che potremmo avere, se tutto fosse uniforme, che l'universo fosse sotto il controllo del "fato". Così com'è, la successione delle stagioni, la neve, la pioggia, la rugiada e la luce del sole, tutte portano segni di essere sotto il controllo di un Essere intelligente, e sono così regolate che non dobbiamo dimenticare che la sua incessante agenzia è costantemente intorno a noi.
Si può aggiungere che quando il contadino d'inverno è deposto dalla sua solita fatica e confinato nella sua dimora, è un tempo favorevole per meditare sulle opere di Dio e per conoscere il suo Creatore. Le fatiche dell'uomo sono così interrotte; le indaffarate faccende della vita si fermano, e mentre la natura tace intorno a noi, e la terra avvolta nel suo soffice manto vieta il lavoro dell'agricoltore, tutto invita alla contemplazione del Creatore e delle opere delle sue mani.
L'inverno, quindi, potrebbe essere migliorato da ogni agricoltore per ampliare la sua conoscenza di Dio, e dovrebbe essere considerato come una stagione saggiamente stabilita per coltivare la sua comprensione e migliorare il suo cuore.
8 Poi le bestie vanno nelle tane - D'inverno. Questo fatto sembra essere stato osservato presto, che nella stagione del freddo gli animali selvatici si ritiravano nelle caverne e che molti di loro diventavano intorpiditi. Questo fatto viene indicato da Elihu come un'illustrazione della saggezza e della grandezza di Dio. La prova della sua sovrintendenza era vista nel fatto che si ritiravano dal freddo in cui sarebbero periti, e che si provvede alla loro continuazione in vita in un momento in cui non possono ottenere il cibo di cui normalmente si nutrono. In quello stato torpido e inattivo, hanno bisogno di poco cibo e rimangono spesso per mesi quasi senza nutrimento.
9 Out of the south - Margin, “chamber.” Jerome, “ab interioribus - from the interior,” or “inner places.” Septuagint, ἐκ ταυείων ek taueiōn - “from their chambers issue sorrows” - ὀωύνας othunas. The Hebrew word used here (חדר cheder) denotes properly “an apartment,” or “chamber,” especially an inner apartment, or a chamber in the interior of a house or tent: Genesi 43:30; Giudici 16:9, Giudici 16:12.
Hence, it means a bed-chamber, 2 Samuele 4:7, or a female apartment or harem, Cantico dei Cantici 1:4; Cantico dei Cantici 3:4.
In Giobbe 9:9, it is connected with the “south” - “the chambers of the south” (see the notes at that place), and means some remote, hidden regions in that quarter. There can be little doubt that the word “south “is here also to be understood, as it stands in contrast with a word which properly denotes the north.
Still there may have been reference to a supposed opinion that whirlwinds had their origin in deep, hollow caves, and that they were owing to the winds which were supposed to be pent up there, and which raged tumultuously until they broke open the doors of their prison, and then poured forth with violence over the earth; compare the description of the storm in Virgil, as quoted above in Giobbe 37:5.
There are frequent allusions in the Scriptures to the fact that whirlwinds come from the South; see the notes at Isaia 21:1; compare Zaccaria 9:14. Savary says of the south wind, which blows in Egypt from February to May, that it fills the atmosphere with a fine dust, rendering breathing difficult, and that it is filled with an injurious vapor.
Sometimes it appears in the form of a furious whirlwind, which advances with great rapidity, and which is highly dangerous to those who traverse the desert. It drives before it clouds of burning sand; the horizon appears covered with a thick veil, and the sun appears red as blood. Occasionally whole caravans are buried by it in the sand. It is possible that there may be reference to such a whirlwind in the passage before us; compare Burder, in Rosenmuller’s Alte u. neue Morgenland. No. 765.
The whirlwind - See Giobbe 1:19, note; Giobbe 30:22, note.
And cold out of the north - Margin, “scattering” winds. The Hebrew word used here (מזרים mezâriym) means literally, “the scattering,” and is hence used for the north winds, says Gesenius which scatter the clouds, and bring severe cold. Umbreit thinks the word is used to denote the north, because we seem to see the north winds strewed on the clouds.
Probabilmente il riferimento è al vento del nord come spargimento di neve o grandine sul terreno. I venti caldi provengono da sud; ma quelli che disperdono la neve, e sono fonte di freddo, vengono dal nord. In tutti i luoghi a nord dell'equatore è vero che i venti del quarto settentrionale sono la fonte del freddo. L'idea di Elihu è che tutte queste cose sono sotto il controllo di Dio e che queste varie disposizioni per il caldo e il freddo sono prove evidenti della sua grandezza.
10 Dal soffio di Dio è dato il gelo - Non dal violento vento del nord, o dal turbine del sud, ma Dio sembra "respirare" in modo gentile, e la terra è ricoperta di brina canuta. Appare in una notte tranquilla, quando non c'è tempesta o tempesta, e scende sulla terra silenziosamente come se fosse prodotta dal semplice respiro. Il gelo è rugiada congelata o ghiacciata. Sulla formazione e la causa della rugiada, vedi le note a Giobbe 38:28. La figura è poetica e bella. Il leggero movimento dell'aria, anche quando appare il gelo, sembra essere causato dal respiro di Dio.
E l'ampiezza delle acque è ristretta - Cioè, è contratta dal freddo; o è congelato. Le acque sono "compresse" in una massa solida ( במוצק b e mûtsaq ), o sono in uno stato di "pressione" o "compressione" - o almeno così significa la parola qui usata. Quelli che prima erano fiumi espansi o bracci di mare, ora sono compressi in solide masse di ghiaccio.
Anche questa è una prova della grandezza e del potere di Dio, poiché sebbene la causa non fosse stata compresa da Elihu, tuttavia non c'era dubbio che fosse prodotta dal suo libero arbitrio. Sebbene le leggi in base alle quali ciò avviene ora siano meglio comprese di quanto lo fossero allora, non è meno chiaro che ciò avviene per suo mezzo; e tutta la luce che otteniamo riguardo alle leggi mediante le quali queste cose accadono, serve solo ad esaltare le nostre concezioni della saggezza e della grandezza di Dio.
11 Anche annaffiando - Di questa frase sono state date interpretazioni molto diverse. Herder lo rende: "Il suo splendore rende le nuvole". Umbreit, Und Heiterkeit vertreibt die Wolke - "e la serenità o la chiarezza allontanano le nuvole". Prof. Lee, "Perché l'irrigazione è la spessa nuvola distesa". Rosenmuller, "Lo splendore disperde le nuvole". Lutero, “Le nuvole spesse si dividono affinché sia chiaro.
Coverdale, "Le nuvole fanno il loro lavoro nel dare umidità." La Vulgata, "Il grano desidera le nuvole", e la Settanta, "La nuvola forma gli eletti" - ἐκλεκτον eklekton. Questa varietà di interpretazione nasce dall'incertezza del significato della parola originale -ברי b e rı̂y.
Secondo i caldei e i rabbini, questa parola significa "chiarezza, serenità" dei cieli, e quindi l'intera frase deve essere resa, "la serenità dissipa la nuvola". Oppure la parola può essere formata dalla preposizione ב ( b e ), e רי rı̂y, che significa "irrigazione" o "pioggia", la stessa di רוי reviy.
La parola non si trova altrove in ebraico, e quindi non è facile determinarne il significato. Il peso dell'autorità è a favore della serenità, o chiarezza - nel senso che la nuvola spessa e scura è allontanata dalla serenità o chiarezza dell'atmosfera - come dove il cielo limpido sembra illuminare i cieli e scacciare le nuvole. Questa idea sembra, inoltre, essere richiesta dal parallelismo, ed è anche più poetica di quella nella versione comune.
Stanca - O rimuove o disperde. Il verbo usato qui ( טרח ṭârach ) non si trova da nessun'altra parte nelle Scritture, sebbene i nomi derivati dal verbo si trovino in Isaia 1:14 , reso "problema", e Deuteronomio 1:12 , reso "ingombro".
In arabo significa "abbassare, proiettare", e quindi, addossarsi come un peso. Ma la parola può significare spingere, spingere in avanti, e quindi, l'idea che la spessa nuvola scura sia spinta o spinta in avanti dalla serenità del cielo. Questo "sembra" essere così, e quindi, l'idea poetica come venne in mente a Elihu.
Sparge la sua nuvola luminosa - Margin, "la nuvola della sua luce". L'idea sembra essere che la “sua luce”, cioè la luce che Dio fa risplendere al passare della tempesta, sembra disperdere o disperdere la nuvola. L'immagine davanti alla mente di Elihu era probabilmente quella di una doccia che si allontana, quando la luce sembra sorgere dietro di essa, e per così dire espellere la nuvola o scacciarla. Non dobbiamo supporre che questo sia filosoficamente corretto, ma Elihu lo rappresenta come appariva, e l'immagine è interamente poetica.
12 Ed è capovolto - La parola qui tradotta “esso” ( הוא hû' ) può riferirsi sia alla “nube”, e quindi vorrà dire che è mossa al piacere di Dio; oppure può riferirsi a Dio, e allora vorrà dire che “egli” lo guida a suo piacimento. Il senso non è materialmente variato. L'uso del participio ebraico reso “girato” (in Hithpael), implicherebbe piuttosto che si riferisca alla nuvola. Il senso allora è che gira su se stesso - riferendosi all'apparizione di una nuvola nel cielo che si rotola da un luogo all'altro.
Per i suoi consigli - Per i consigli o gli scopi di Dio. Non è per agenzia o potere proprio, ma è per leggi come ha stabilito, e in modo da compiere la sua volontà. L'obiettivo è mantenere l'idea che Dio presiede e dirige tutte queste cose. La parola resa “consigli” ( תחבולה tach e bûlâh ) significa propriamente “guida, guida, direzione”, Proverbi 11:14.
Di solito è applicato all'atto di governare, come una nave, e quindi alla gestione prudente, al consiglio saggio, alle misure abili. È reso "saggi consigli" e "consigli", Proverbi 1:5; Proverbi 11:14; Proverbi 12:5; Proverbi 24:6 e "buoni consigli", Proverbi 20:18.
Non ricorre altrove nelle Scritture. La parola deriva da חבל chebel, "una corda", o חבל chôbêl, "un marinaio, pilota", e quindi, l'idea di "guida" o "direzione". Il significato è che i movimenti delle nuvole sono interamente sotto la "direzione" di Dio, come la nave è del pilota o del timoniere.
La Settanta sembra non aver compreso il significato della parola, e non ha tentato di tradurla. Lo conservano nella loro versione, scrivendolo, θεεβουλαθὼ q theeboulathōth, mostrando, tra l'altro, come l'ebraico fosse "pronunciato" da loro.
Che possano fare tutto ciò che egli comanda loro - Vedi Salmi 147:17. L'idea è che anche le nuvole, che sembrano così capricciose nei loro movimenti, sono in realtà sotto la direzione di Dio e stanno realizzando i suoi scopi. Non si muovono a casaccio, ma sono sotto il controllo di chi intende realizzare con loro scopi importanti.
Eliu aveva fatto questa osservazione riguardo al fulmine Giobbe 36:30 , e ora dice che la stessa cosa era vera per le nuvole. Le ricerche della scienza sono servite solo a confermarlo, ea mostrare che anche i movimenti delle nuvole sono regolati da leggi che sono state ordinate da un Essere di intelligenza infinita.
13 Egli fa sì che venga - Cioè, la pioggia o la tempesta. È interamente sotto la mano di Dio, come il fulmine Giobbe 36:30 , e progettato per realizzare i suoi scopi di misericordia e di giustizia.
Sia per la correzione - Margine, come in ebraico "una verga". La verga è spesso usata come emblema di punizione. L'idea è che Dio, quando vuole, può inviare la pioggia sulla terra allo scopo di eseguire la punizione. Così fece nel vecchio mondo Genesi 7:11 , e così il diluvio straripante è spesso inviato per spazzare via le opere dell'uomo, per devastare i suoi campi e per sterminare gli empi.
O per la sua terra - Quando necessario per rendere produttiva la terra. Lo innaffia con piogge tempestive. Si chiama “la sua terra”, nel senso che la terra appartiene al Signore, e che Egli la coltiva come sua; Salmi 24:1.
O per misericordia - In gentilezza e benignità verso il mondo. Ma per questo, la terra sarebbe diventata cotta e riarsa, e tutta la vegetazione sarebbe estinta. L'idea è che le piogge siano interamente sotto il controllo di Dio e che egli possa usarle per realizzare i suoi vari scopi: per eseguire i suoi giudizi o per esprimere la sua benignità e amore. Questi vari usi ai quali il lampo, la tempesta e la pioggia potevano essere sottomessi sotto la direzione divina. sembra essere stata una delle idee principali nella mente di Elihu, mostrando la supremazia e la maestà di Dio.
14 Ascolta questo, o Giobbe, cioè la lezione che tali eventi sono adatti a trasmettere riguardo a Dio.
Stai fermo - In una posizione di riverenza e attenzione. Lo scopo è assicurare una serena contemplazione delle opere di Dio, in modo che la mente possa essere riempita di riverenza adeguata per lui.
15 Sai quando Dio li ha disposti? - Cioè i venti, le nuvole, il freddo, la neve, il cielo, ecc. La domanda si riferisce al modo in cui Dio li dispone e li governa, piuttosto che al tempo in cui è stato fatto. Così implica l'ebraico, e così la connessione richiede. La domanda non era se Giobbe sapesse "quando" tutto questo era stato fatto, ma se poteva spiegare "come" Dio aveva così disposto e ordinato le cose a cui si riferiva. Elihu gli chiede se può spiegare il modo in cui sono stati preservati gli equilibri delle nuvole; in cui erano diretti i fulmini; in cui le sue vesti erano calde e in cui Dio aveva fatto e sostenuto il cielo? La Settanta lo rende: "Sappiamo che Dio ha disposto le sue opere che ha fatto luce dalle tenebre".
E fece risplendere la luce della sua nuvola - Cioè, puoi spiegare la causa del fulmine? Sai dire com'è che sembra uscire da una nuvola oscura? Dove è stato nascosto? E da quali leggi viene ora prodotto? Elihu presume che tutto ciò sia stato fatto per opera di Dio, e poiché, come presume essere vero, era impossibile per le persone spiegare il modo in cui è stato fatto, il suo scopo è mostrare che si dovrebbe mostrare una profonda venerazione per un Dio che opera in questo modo.
Delle leggi mediante le quali si produce il fulmine si conosce ora un po' di più di quanto non ve ne fossero al tempo di Giobbe; ma la domanda può ancora essere posta all'uomo, ed è altrettanto adatto a produrre timore e venerazione come lo era allora, se comprende il modo in cui Dio produce il fulmine luminoso dal seno oscuro di una nuvola. Può dire qual è l'esatta agenzia dell'Altissimo in essa? Può spiegare tutte le leggi con cui è fatto?
16 Conosci gli equilibri delle nuvole? - Cioè, sai come le nuvole sono sospese e sospese nell'aria? La difficoltà da spiegare era che le nuvole, così piene d'acqua, non mancavano alla terra, ma restavano sospese nell'atmosfera. Erano in bilico e mossi da una mano invisibile. Eliu chiede cosa li tenesse lì; cosa ha impedito loro di cadere a terra; ciò che ha preservato l'equilibrio in modo che non rotolassero tutti insieme.
Il fenomeno delle nuvole sarebbe tra i primi ad attirare l'attenzione dell'uomo, e nei primi tempi di Giobbe non è da supporre che l'argomento possa essere spiegato. Elihu presume che fossero trattenute nel cielo dal potere di Dio, ma quale fosse la natura della sua agenzia, dice, l'uomo non poteva capire, e quindi ne deduce che Dio dovrebbe essere considerato con profonda venerazione.
Conosciamo i fatti e le leggi riguardanti le nuvole più di quanto si comprendesse allora, ma la nostra conoscenza in questo, come in tutte le altre cose, è adatta solo per esaltare le nostre concezioni della Divinità e per trasformare la meraviglia cieca in adorazione intelligente.
Le cause della sospensione delle nuvole sono così enunciate nell'Enciclopedia di Edimburgo, art. Meteorologia: "Quando diverse parti dell'atmosfera sono mescolate in modo da produrre una deposizione di umidità;" (confrontare le note a Giobbe 38:28 ), “la conseguenza sarà la formazione di una nuvola. Questa nube, per il suo maggior peso specifico, tenderà a sprofondare verso il basso; e se gli strati inferiori dell'aria fossero alla stessa temperatura della nube, e saturati di umidità, continuerebbe a discendere fino a raggiungere la superficie della terra - sotto forma di pioggia, o ciò che comunemente si chiama nebbia.
In generale, però, la nube nella sua discesa passa per una regione più calda, quando l'umidità condensata passa nuovamente in vapore, e di conseguenza risale fino a raggiungere una temperatura sufficientemente bassa per ricondensarla, quando riprenderà ad affondare. Questa oscillazione continuerà fino a quando la nube si stabilizzerà nel punto in cui la temperatura e l'umidità sono tali che l'umidità condensata inizia a dissiparsi e che si trova in media tra due e tre miglia sopra la superficie della terra. Con tali leggi è assicurato l'"equilibrio" delle nuvole, e così viene mostrata la saggezza di Colui che è "perfetto nella conoscenza".
Le meravigliose opere di colui che è perfetto nella conoscenza - In particolare nella materia in esame. Colui che può comandare il fulmine e tenere le nuvole sospese nell'aria, deduce Elihu, deve essere perfetto nella conoscenza. Ad un Essere che può fare questo, tutto deve essere conosciuto. Il ragionamento di Elihu qui è ben fondato, e non è meno energico ora di quanto lo fosse al tempo di Giobbe.
17 Come sono caldi i tuoi indumenti - Qual è la ragione per cui gli indumenti che indossiamo producono calore? Questa, a quanto pare, era una delle domande filosofiche che si ponevano a quel tempo, e che era difficile da spiegare. Forse alla maggior parte delle persone non è mai venuto in mente di porre questa domanda apparentemente semplice, e se l'indagine fosse proposta loro, per quanto semplice possa sembrare, troverebbero difficile dare una risposta come Elihu supponeva che fosse per Giobbe.
Del fatto qui riferito che le vesti diventavano opprimenti quando veniva un vento afoso da sud, non si poteva contestare. Ma quale sia stata la difficoltà precisa nello spiegare il fatto, non è così chiaro. Alcuni suppongono che Elihu faccia questa domanda con sarcasmo, nel senso che Giobbe non potrebbe spiegare le cose più semplici ei fatti più chiari; ma vi sono tutte le ragioni per pensare che la questione sia stata proposta con tutta serietà, e che avrebbe dovuto comportare reali difficoltà.
Sembra probabile che la difficoltà non fosse tanto quella di spiegare perché le vesti dovessero diventare opprimenti in un'atmosfera ardente o afosa, quanto di mostrare come si producesse l'aria riscaldata stessa. Difficile spiegare perché dal nord uscisse freddo Giobbe 37:9; come le nuvole erano sospese, ei lampi provocavano Giobbe 37:11 , Giobbe 37:15; e non era meno difficile mostrare che cosa producesse un caldo sgradevole quando si placarono le tempeste del nord; quando la terra si calmò, e quando le brezze soffiarono dal sud. Questa sarebbe una domanda giusta per l'indagine, e possiamo facilmente supporre che le cause allora non fossero completamente conosciute.
Quando acquieta la terra - Quando il soffio penetrante del nord si spegne, e il vento gira intorno al sud, producendo un'aria più dolce, ma afosa. Era vero non solo che la tromba d'aria proveniva da sud Giobbe 37:9 , ma anche che l'aria calda e ardente proveniva anche da quel quartiere, Luca 12:55.
Sappiamo il motivo per cui le regioni equatoriali sono più calde di quelle settentrionali, e soprattutto che nelle regioni in cui visse Giobbe l'aria si riscalda passando su estese pianure sabbiose, ma non c'è motivo di supporre che ciò fosse del tutto inteso al momento qui richiamato.
18 Hai con lui disteso il cielo? - Cioè, sei stato impiegato con Dio nell'eseguire quella vasta opera, che puoi spiegare come è stata fatta? Elihu qui parla del cielo come appare, e come spesso viene detto, come una distesa o un corpo solido steso sopra le nostre teste e sostenuto da qualche causa sconosciuta. A volte nelle Scritture se ne parla come di un sipario (Note, Isaia 40:22 ); a volte come un "firmamento", o un corpo solido disteso (Settanta, Genesi 1:6 ); a volte come un infisso in cui sono collocate le stelle (Note, Isaia 34:4 ), ea volte come un rotolo che può essere arrotolato, o come un indumento, Salmi 102:26.
Non c'è motivo di supporre che la vera causa dell'apparizione di una distesa fosse compresa in quel momento, ma probabilmente l'impressione prevalente era che il cielo fosse solido e fosse un infisso in cui si tenevano le stelle. Molti degli antichi supponevano che vi fossero sfere concentriche, trasparenti ma solide, e che queste sfere girassero intorno alla terra portando con sé i corpi celesti.
In una di queste sfere, supponevano, c'era il sole; in un altro la luna; in un altro le stelle fisse; in un altro i pianeti; ed era il movimento armonioso di queste sfere concentriche e trasparenti che si supponeva producesse la "musica delle sfere".
Che è forte - Solido, compatto. Elihu evidentemente supponeva che fosse solido. Era così solido da essere autosufficiente.
E come uno specchio fuso - Come uno specchio che si ottiene fondendosi o fondendosi. La parola "vetro" non è nell'originale, l'ebraico denota semplicemente "vedere" o uno "specchio" ( ראי r e 'ı̂y ). Gli specchi erano comunemente fatti di lastre di metallo lucidate a specchio; vedere le note in Isaia 3:23; confrontare Manners and Customs of the Ancient Egyptians, vol.
ii. P. 365. Gli specchi antichi erano così lucidati che in alcuni che sono stati scoperti a Tebe la lucentezza è stata parzialmente restaurata, sebbene siano stati sepolti per molti secoli. Non c'è dubbio che la prima apprensione riguardo al cielo fosse che fosse una distesa solida, e che spesso se ne parla così nella Bibbia. Non c'è, tuttavia, alcuna dichiarazione diretta che sia così, e ogni volta che se ne parla, è da intendersi come linguaggio popolare, poiché parliamo ancora del sorgere o del tramonto del sole, sebbene sappiamo che la lingua è non filosoficamente corretto. Lo scopo della Bibbia non è quello di insegnare la scienza, ma la religione, e agli oratori della Bibbia è stato permesso di usare il linguaggio della vita comune, proprio come fanno oggi gli uomini di scienza.
19 Insegnaci cosa gli diremo - Questo sembra rivolto a Giobbe. È il linguaggio di Elihu, il che implica che era intimidito dal senso della maestà e della gloria di un tale Dio. Non sapeva in che modo, né con quali parole avvicinarsi a un tale Essere, e chiede a Giobbe di informarlo, se lo sapeva.
Non possiamo ordinare il nostro discorso a causa delle tenebre - Giobbe aveva ripetutamente professato il desiderio di portare la sua causa direttamente davanti a Dio e di discuterla in sua presenza. Si sentiva sicuro che se avesse potuto farlo, avrebbe potuto presentarlo in modo da ottenere una decisione in suo favore; vedi Giobbe 13:3 , nota; Giobbe 13:18 , note.
Elihu ora intende, indirettamente, censurare quella fiducia. Dice che lui ei suoi amici erano così intimoriti dalla maestà di Dio, e si sentivano così ignoranti e così poco qualificati per giudicare di lui e delle sue opere, che non avrebbero saputo cosa dire. Erano nell'oscurità. Non potevano capire nemmeno le opere delle sue mani che erano direttamente davanti a loro, e le operazioni più comuni della natura erano imperscrutabili per loro.
Come potevano allora presumere di citare in giudizio Dio? Come potevano gestire una causa davanti a lui con qualche speranza di successo? È appena necessario dire che lo stato d'animo cui fa riferimento Elihu è quello che dovrebbe essere coltivato, e che i sentimenti che esprime sono quelli con cui dovremmo avvicinarci al Creatore. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni. Siamo circondati da misteri che non possiamo comprendere, e dovremmo quindi avvicinarci al nostro Creatore con profonda riverenza e sottomissione
20 Gli si deve dire che parlo? - Ancora il linguaggio di profonda soggezione e riverenza, come se non volesse neppure intimare a Dio di aver osato dire qualcosa su di lui, o per spiegare il motivo delle sue azioni.
Se un uomo parla - Cioè, se cerca di parlare con Dio; discutere un caso con lui; lottare con lui in dibattiti; per opporsi a lui. Eliu aveva progettato di rimproverare Giobbe per il modo audace e presuntuoso con cui aveva parlato male di Dio e per il suo desiderio di entrare in discussione con lui per rivendicare la sua causa. Ora dice che se qualcuno avesse tentato questo, Dio aveva subito il potere di distruggerlo; e che un simile tentativo sarebbe pericoloso per la sua vita. Ma sono state proposte altre interpretazioni, che possono essere viste in Rosenmuller, Umbreit e Lee.
Sicuramente sarà inghiottito - Distrutto per la sua presunzione e avventatezza nel contendersi in tal modo con l'Onnipotente. Elihu dice che per questo motivo non oserebbe parlare con Dio. Avrebbe paura di uscire allo scoperto nella sua rabbia e di distruggerlo. Quanto l'uomo per natura sente istintivamente, quando ha una visione giusta della maestà di Dio, di aver bisogno di un Mediatore!
21 E ora gli uomini non vedono la luce splendente che è nelle nuvole - O il fulmine che gioca sulle nuvole in una tempesta che si avvicina, o una luce gloriosa diffusa nel cielo all'avvicinarsi di Dio. C'è motivo di credere che mentre Elihu esprimeva i sentimenti registrati alla fine di questo capitolo, intendeva descrivere Dio come se fosse visto avvicinarsi, e che i simboli della sua presenza fossero scoperti nella tempesta e nella tempesta in arrivo.
Viene introdotto nel capitolo successivo con stupefacente sublimità e grandezza per parlare a Giobbe e ai suoi amici e per chiudere la discussione. Arriva in un turbine e parla con toni di vasta sublimità. Si vedevano ora i segni della sua venuta, e quando Eliu li scorse, si agitò e il suo linguaggio divenne brusco e confuso. Il suo linguaggio è proprio quello che si userebbe quando la mente fosse intimidita dall'approccio di Dio: solenne e pieno di riverenza, ma non connesso, e molto meno calmo che nel suo discorso ordinario.
La fine di questo capitolo, mi sembra, quindi, è da considerarsi come pronunciata quando si vide la tempesta venire, e quando con terribile maestà Dio si avvicinava, i lampi che giocavano intorno a lui, le nuvole ammucchiate su nuvole che lo assistevano. , il tuono che rimbomba lungo il cielo, e un insolito splendore che rivela il suo avvicinarsi; Note, Giobbe 37:22.
L'idea qui è che le persone non potrebbero guardare fermamente quella luce brillante. Era così abbagliante e così opprimente che non potevano guardarlo intensamente. La venuta di un tale Essere smarrito in tanta grandezza, e vestito di tale luce, era atto a vincere le forze umane.
Ma il vento passa, e li purifica - Il vento passa e li schiarisce. L'idea sembra essere che il vento sembrava spazzare sopra le nuvole mentre si levava la tempesta, e sembravano aprirsi o disperdersi in una parte dei cieli, e rivelare nell'apertura una gloria così luminosa e abbagliante che il l'occhio non poteva posarsi su di esso. Quella luce o splendore fatto nella nuvola iniziale era il simbolo di Dio, che si avvicinava per concludere questa grande controversia e per rivolgersi a Giobbe e ai suoi amici nel linguaggio sublime che si trova nei capitoli finali del libro, La parola tradotta "purifica ” ( טהר ṭâhêr ) significa propriamente risplendere, essere luminoso; e poi essere puro o pulito.
Qui deve essere mantenuta la nozione di splendore o splendore; e l'idea è che un vento sembrava passare, togliendo la nuvola che sembrava essere un velo sul trono di Dio, e facendo vedere attraverso l'apertura il simbolo visibile della sua maestà; vedi le note a Giobbe 26:9 , "Egli trattiene la faccia del suo trono e stende su di esso la sua nuvola".
22 Bel tempo - Margine, "oro", La parola ebraica ( זהב zâhâb ) significa propriamente "oro", ed è così resa dalla Vulgata, dal siriaco e dalla maggior parte delle versioni. La Settanta la rende, νέψη χρυσαυγουντα nepsē chrusaugounta, "nuvole che brillano come l'oro". Il Caldeo, אסתניא , il vento del nord, Borea.
Molti espositori si sono sforzati di dimostrare che l'oro si trovava nelle regioni settentrionali (vedi Schultens, in loc.); e non è difficile stabilire tale fatto da confermare quanto qui detto, supponendo che si riferisca letteralmente all'oro. Ma è difficile capire perché Elihu dovrebbe qui fare riferimento alla fonte dove è stato trovato l'oro, o come tale riferimento dovrebbe essere collegato alla descrizione della tempesta in arrivo e alla luce che era già stata vista sulle nuvole che si aprivano.
Mi sembra probabile che l'idea sia completamente diversa e che Elihu intenda dire che una luce brillante e abbagliante è stata vista nel cielo settentrionale come oro brunito, che era un simbolo appropriato della Divinità in avvicinamento. Questa idea è accennata nella Settanta, ma non è sembrata venire in mente agli espositori. L'immagine è quella dei cieli oscurati dalla tempesta, i lampi che suonano, il tuono che rimbomba, e poi il vento che sembra spazzare via le nuvole a nord, e rivelando nell'apertura un aspetto luminoso e abbagliante come l'oro brunito, che ha rivelato l'avvicinamento di Dio.
La parola non è mai usata nel senso di "bel tempo". Un antico tragediografo greco, menzionato da Grozio, parla di aria dorata - χρυσωπός αἰθήρ chrusōpos aithēr. Varrone usa anche un'espressione simile: aurescit aer, "l'aria diventa come l'oro". Così Thomson, nelle sue Stagioni:
Ma laggiù arriva il potente re del giorno
Gioia in oriente. La nuvola che diminuisce.
L'azzurro acceso e il ciglio della montagna,
Illuminato con oro fluido, il suo vicino approccio
Promesso felice.
Estate
Fuori dal nord - Cioè, il simbolo della Divinità che si avvicina appare in quel quartiere, o Dio è stato visto avvicinarsi da nord. Può servire a spiegarlo, ad osservare che presso gli antichi le regioni settentrionali erano considerate la residenza degli dei, e che sulle montagne del nord si supponeva che fossero abituate a radunarsi. A prova di ciò, e per le sue ragioni, vedi le note in Isaia 14:13.
Da quella regione Eliu vede ora avvicinarsi Dio, e rivolge l'attenzione dei suoi compagni ai simboli del suo avvento. È questo che riempie la sua mente di tanta costernazione, e che rende il suo discorso così spezzato e disconnesso. Avendo, in un modo destando grande allarme, rivolto la loro attenzione a questi simboli, conclude in fretta ciò che ha da dire, e Dio appare, per chiudere la controversia.
Con Dio è terribile maestà - Questa non è una dichiarazione che afferma questo di Dio in generale, ma come apparve allora. È il linguaggio di chi è stato sopraffatto dalla sua tremenda maestà, come lo splendore della sua presenza è stato visto nella tempesta.
23 Toccando l'Onnipotente, non possiamo scoprirlo - Vedi le note a Giobbe 11:7. Questo sentimento è in accordo con tutto ciò che Elihu aveva detto, e in effetti è ciò che si proponeva in particolare di far rispettare. Ma ha un'enfasi speciale qui, dove si vede Dio avvicinarsi in visibile splendore, circondato da nuvole e tempeste, e seduto su un trono d'oro brunito.
Un tale Dio, dice Elihu, era impossibile da comprendere. Sua maestà fu travolgente. Il brano è molto più imponente e solenne, e si accorda molto meglio con l'originale, omettendo le parole che i nostri traduttori hanno introdotto e stampato in corsivo. Sarebbe allora,
L'Onnipotente! - Non possiamo scoprirlo!
Grande in potenza, giustizia e rettitudine!
Esprime così l'emozione travolgente, lo stupore, l'allarme prodotto nella mente di chi ha visto Dio avvicinarsi nella sublimità della tempesta.
È eccellente in potenza - Eccelle, o è vasto e incomprensibile al potere.
E in giudizio - Cioè, in giustizia.
E in abbondanza di giustizia - ebraico, "in moltitudine di giustizia". Il significato è che c'era una pienezza traboccante di giustizia; il suo carattere era del tutto giusto, o quel tratto abbondava in lui.
Non affliggerà - Oppure, non opprimerà, non schiaccerà. Era vero che "affliggeva" le persone, ma l'idea è che non c'era durezza o oppressione in esso. Non l'avrebbe fatto solo per produrre afflizione, o quando non era meritato. Alcuni manoscritti variano la lettura qui in modo da significare "non risponderà"; cioè, non darà alcun resoconto di ciò che fa. Il cambiamento ha relazione solo con i punti, ma quanto sopra è la consueta interpretazione e si accorda bene con la connessione.
24 Gli uomini quindi lo temono - C'è motivo per cui dovrebbero temerlo, o perché dovrebbero trattarlo con riverenza.
Non rispetta nessuno che sia saggio di cuore - Persegue i propri piani, forma ed esegue i propri consigli. Non dipende dai suggerimenti delle persone e non ascolta i loro consigli. Nei suoi schemi è originale e indipendente, e la gente dovrebbe quindi guardarlo con profonda venerazione. Questa è la somma di tutto ciò che Elihu aveva da dire: che Dio era originale e indipendente; che non chiedeva consiglio alle persone nei suoi affari; che era grande, glorioso e imperscrutabile nei suoi piani; e che quindi le persone dovrebbero inchinarsi davanti a lui con profonda sottomissione e adorazione.
C'era da presumere che fosse saggio e buono in tutto ciò che faceva, e a questo Sovrano indipendente e onnipotente l'uomo doveva sottomettere la sua intelligenza e il suo cuore. Dopo aver illustrato e rafforzato questo sentimento, Elihu, sopraffatto dai terribili simboli della Divinità che si avvicina, tace e Dio viene introdotto per chiudere la controversia.
Esposizione della Bibbia di John Gill:
Giobbe 37
1 INTRODUZIONE AL LAVORO 37
Elihu in questo capitolo procede a mostrare la grandezza di Dio come appare in altre delle sue opere della natura, che lo hanno grandemente influenzato, e a un'attenzione a cui esorta gli altri, Giobbe 37:1,2 ; in particolare tuoni e fulmini, di cui osserva la direzione, l'estensione e l'ordine, Giobbe 37:3,4 ; e poi suggerisce che oltre a queste ci sono altre grandi cose da lui fatte, incomprensibili e sconosciute sotto vari aspetti; come la neve, e la pioggia, sempre più grandi, che vengono sulla terra al suo comando, e hanno un tale effetto sugli uomini da sigillare le loro mani, e sulle bestie dei campi da farli ritirare nelle loro tane, e lì rimangono, Giobbe 37:5-8 ; e poi passa a notare il vento, il gelo, le nuvole e la loro dispersione; il loro uso e i loro fini, sia in giudizio che in misericordia, Giobbe 37:9-13 ; e poi invita Giobbe a considerare queste opere meravigliose di Dio, e a notare quanto gli uomini siano ignoranti riguardo alla disposizione delle nuvole per l'arcobaleno; del bilanciamento degli stessi; del calore e della quiete che vengono dal vento del sud, e della fermezza del cielo, Giobbe 37:14-21 ; e da tutto ciò conclude la terribile maestà, la natura imperscrutabile di Dio, l'eccellenza della sua potenza e giustizia; e che dunque gli uomini temano e temano colui che non ha riguardo alla qualità delle persone, Giobbe 37:21-23
Versetto 1. Atti questo anche il mio cuore trema,
Agisce la grandezza e la maestà di Dio, non solo come si manifestano in quelle sue opere già osservate, ma anche come si manifestano in quelle di cui stava per parlare: una tale terribile maestà è presso Dio, che tutte le creature razionali ne tremano; le nazioni del mondo, i re e i grandi uomini della terra, e persino i diavoli stessi, Isaia 64:2; Geremia 33:9; Giacomo 2:19. Gli uomini buoni tremano nell'adorazione di Dio e alla parola di Dio; e anche ai giudizi di Dio sugli uomini malvagi e alle cose che stanno per accadere nelle chiese di Cristo. Ma Elihu ha un rispetto particolare per i tuoni e i fulmini, che sono molto terribili per molte persone, sia buone che cattive. Atti il dare la legge, ci furono tali bagliori di lampi e scoppi di tuoni, che non solo tutto il popolo d'Israele nell'accampamento tremò, ma anche Mosè stesso ebbe grande paura e tremò, Esodo 19:16; Ebrei 12:21. È molto probabile che in quel momento Eliu vide una tempesta che si avvicinava e una tempesta che si alzava; si videro alcuni lampi di lampo, e si udirono alcuni mormorii di tuoni, che cominciarono a colpirlo; poiché subito dopo leggiamo che Dio parlò dal turbine o dalla tempesta, Giobbe 38:1 ;
e viene spostato dal suo posto; era pronto a saltare fuori dal suo corpo. Un tale effetto aveva su di lui questo fenomeno della natura; come a volte accade agli uomini a uno spavento improvviso o a un suono insolito, e in particolare ai tuoni
2 Versetto 2. Ascolta attentamente il rumore della sua voce,
Della voce di Dio sulle nuvole; e del tuono, che è la sua voce, Giobbe 40:9. Eliu, essendo egli stesso colpito da esso, esorta la compagnia intorno a lui a dargli ascolto e ad ascoltarlo, e a imparare qualcosa da esso;
e il suono [che] esce dalla sua bocca: come la prima frase può avere riguardo a un forte tuono, a uno schiocco o a un applauso più violento; così questo può significare alcuni sussurri e mormorii minori a distanza; o un rumore rimbombante nelle nuvole prima che esplodano; poiché la parola è talvolta usata per la meditazione privata. Ora la voce di Dio, sia nelle sue opere di natura, sia nelle dispensazioni della sua provvidenza, sia nella sua parola; sia nel tuono della legge, sia nel suono calmo del Vangelo, deve essere ascoltato attentamente; perché è la voce di Dio, la voce del Dio della gloria, maestosa e potente, e si accompagna con vari effetti; di cui vedi Salmi 29:3-9
3 Versetto 3. Egli lo dirige sotto tutto il cielo,
La sua voce di tuono, che risuona da un capo all'altro del cielo, carica le nuvole con esso, e dirige sia lui che loro dove andranno a scaricare; quale albero, casa o uomo, colpirà; e dove cadrà la pioggia quando le nuvole scoppieranno: eppure Plinio chiama ateamente il tuono e il lampo il caso conta. Così i ministri della parola, che sono paragonati a nuvole, Isaia 5:6, sono incaricati di essa dal Signore: sono guidati da lui su ciò che diranno, dove andranno e lo annunzieranno, ed egli dirige dove cadrà con potenza e peso; sì, egli lo dirige nel cuore stesso degli uomini, dove trafigge e penetra, ed è un discernitore e uno scopritore dei loro pensieri e intenti;
e il suo lampo fino alle estremità della terra, viene da oriente e risplende a occidente, Matteo 24:27 e si muove rapidamente fino alle parti più lontane della terra. E tale direzione, movimento ed estensione ha avuto il Vangelo; la sua luce gloriosa, paragonabile al lampo, è esplosa per la prima volta a oriente, dove Cristo, il suo precursore e i suoi discepoli, lo predicò per la prima volta, e si formarono chiese cristiane; e di là si diffuse nelle parti occidentali del mondo, e prima della distruzione di Gerusalemme fu predicato a tutte le nazioni; aveva un corso libero, correva ed era glorificato; Il suono della sua voce si diffuse per tutta la terra, e le parole e le dottrine degli apostoli giunsero fino ai confini del mondo
4 Versetto 4. Dopo di essa una voce ruggisce,
Dopo il lampo arriva un violento schiocco di tuono, che è come il ruggito di un leone. Tale è l'ordine dei tuoni e dei fulmini, secondo i nostri sensi e la nostra apprensione di essi; altrimenti in natura sono insieme: ma le ragioni addotte per cui il lampo è visto prima, e quindi lo stesso nel lampo e nel rumore di un fucile, sono perché il senso della vista è più rapido del senso dell'udito; e il movimento della luce è più rapido di quello del suono; quest'ultima è la ragione più vera. La voce ruggente del tuono può essere un emblema del tuono della legge; le sue terribili raffiche di maledizioni, vendetta e ira su coloro che lo violano, come pronunciato dai Boanergesi, figli del tuono, Marco 3:17 : o la forte proclamazione del Vangelo, fatta dai suoi ministri; e l'allarmante suono di risveglio della parola, quando assistita dallo Spirito e dalla potenza di Dio, ai peccatori addormentati e morti nei falli e nei peccati; su cui si svegliano, odono e vivono;
egli tuona con la voce della sua eccellenza, cioè Dio tuona con una voce così eccellente e maestosa, perché la sua voce di tuono è piena di maestà, Salmi 29:4. Così è la voce di Cristo nel Vangelo; Egli parlò quando fu sulla terra come uno che ha autorità, e ora viene avanti e appare in essa con maestà e gloria; e parla in esso delle cose eccellenti che ha fatto, dell'eccellente giustizia che ha operato, dell'eccellente sacrificio che ha offerto e dell'eccellente salvezza di cui è l'autore;
e non li fermerà quando la sua voce sarà udita; o il tuono e il fulmine, come alcuni; che non differisce a lungo dopo aver emanato il decreto che li riguarda, l'ordine e la disposizione per loro: o piuttosto la pioggia e la grandine; questi non si fermano, ma seguono rapidamente il lampo e il fragore del tuono: "poiché quando emette la sua voce [di tuono], c'è una moltitudine di acque nei cieli"; e questi scendono rapidamente e non si fermano, Geremia 10:13. La parola per "restare" significa "soppiantare" o "agire con inganno"; il nome di Giacobbe deriva da questa radice, perché soppiantò suo fratello, Genesi 25:26 ; E così può essere reso qui: "Egli non li soppianterà", o "li ingannerà, quando la sua voce sarà udita": cioè, o non li sovvertisce, i cieli e la terra, ma li preserva; sebbene li faccia tremare con la sua voce di tuono: o non recita la parte di un segreto, nemico subdolo e ingannevole, quando tuona; ma si mostra apertamente come un Re, eseguendo i suoi decreti con autorità: o piuttosto non inganna nessuno con la sua voce; nessuno può confonderla; tutti sanno che è la voce del tuono quando viene ascoltata: così le pecore di Cristo conoscono la sua voce nel Vangelo, e non possono essere ingannate; non seguiranno la voce di un estraneo, Giovanni 10:4,5,27
5 Versetto 5. Dio tuona meravigliosamente con la sua voce,
O "meraviglie", o cose meravigliose, che possono rispettare gli effetti meravigliosi del tuono e del fulmine: come squarciare rocce e montagne, abbattere alte e forti torri, frantumare alte e possenti querce e cedri, e altri effetti simili, menzionati in Salmi 29:5-9 ; e ci sono alcune cose riportate che sembrano quasi incredibili, se non fossero fatti ben attestati; come che un uovo dovrebbe essere consumato in tal modo, e il guscio illeso; una botte di liquore, il liquore in essa contenuto si è deteriorato e la botte non è stata toccata; il denaro si scioglieva nella borsa, e la borsa era intera; il feto nel grembo materno ucciso e la donna preservata; con altre cose del genere menzionate da vari scrittori; e che devono essere spiegate solo con il movimento rapido e la natura penetrante e penetrante del fulmine. Così la voce di Dio nel Vangelo tuona e dichiara molte cose meravigliose; come le dottrine della trinità delle Persone in un solo Dio; dell'amore eterno delle tre Persone; della persona di Cristo, e l'unione delle due nature in lui; della sua incarnazione, della redenzione e della salvezza per mezzo di Lui; di rigenerazione mediante lo spirito di Dio; dell'unione a Cristo e della comunione con Lui; e della risurrezione dei morti: e produce effetti meravigliosi, accompagnati da una potenza divina; come vivificatori peccatori morti nei falli e nei peccati; illuminare coloro che sono l'oscurità stessa; abbattere ogni opposizione davanti ad esso; abbattere le fortezze del peccato e di Satana, e ridurre i più testardi e ostinati all'obbedienza di Cristo;
egli fa grandi cose che noi non possiamo comprendere; o "sapere": grandi cose nella creazione, la cui natura e le cui cause sono molto al di fuori della portata dell'uomo; e che egli piuttosto indovina che conosce, e ancor meno comprende. Grandi cose nella provvidenza; nel sostenere tutte le creature e nel provvedere ad esse; e nel governo del mondo, e nelle sue dispensazioni in esso; i suoi giudizi sono imperscrutabili, e le sue vie sconfinano nella conoscenza, e grandi cose nella grazia; come la salvezza dei peccatori per mezzo di Cristo, e la conversione delle loro anime per mezzo del suo Spirito; e anche ciò che si sa di loro è noto, ma in parte e molto imperfettamente. Questo è un passaggio ad altre grandi cose fatte dal Signore, oltre a quelle sopra menzionate, e seguono casi particolari
6 Versetto 6. Poiché egli dice alla neve: Rimani sulla terra,
Nell'originale è: sii tu terra: quindi uno dei Rabbini si formò l'idea che la terra sia stata creata dalla neve sotto il trono della gloria, cosa che è giustamente censurata da Maimonide, perché c'è un difetto della lettera ב, come in 2Cronache 34:30 ; come osserva Aben Esdra; e quindi giustamente fornita da noi, sulla terra. Questa è una delle cose grandi e incomprensibili di Dio. Quale sia la causa di esso, come si genera, che cosa gli dia il suo eccessivo candore e la sua forma, lo immaginiamo piuttosto che saperlo con certezza; e ci sono alcune cose relative ad esso che non sono facili da spiegare: come il fatto che dovrebbe essere generato nella regione inferiore dell'aria, così vicino a noi, eppure essere così freddo; ed essere così freddo nella sua stessa natura, eppure essere come una coperta che riscalda la terra; e che, essendo così freddo, dovrebbe cadere nei paesi caldi, come in molte parti dell'Africa, come afferma Leone Africano; e sebbene si sciolga così facilmente, tuttavia giace continuamente sulla cima di una montagna ardente, l'Etna, come osservato da Pineda e altri. Dio ne ha i suoi tesori, e li trae fuori da lì; è al suo comando, va a una parola che parla; è una delle cose che adempiono la sua parola, Salmi 148:8. E se ciò che Plinio dice è vero, che la neve non cade mai in alto mare o sull'oceano principale, l'espressione qui è, con grande esattezza e proprietà, sii tu sulla terra. Tuttavia, questo è certo, che solo per la terra è utile, riscaldante, rinfrescante e fruttificante; Ha in sé una meravigliosa virtù di ingrassare la terra. Olaus Magnus riferisce che nei paesi settentrionali, dove cade in grande abbondanza, i campi sono più fertili di tutti gli altri, e producono i loro frutti e crescono più presto di altri campi preparati e coltivati con il massimo lavoro e diligenza: e che sono spesso costretti a scacciare il bestiame da essi, per timore che mangiassero troppo e scoppiassero, i campi e i prati diventassero così lussureggianti; e spesso falciano le cime delle erbe e dell'erba con le loro falci, per evitare che crescano troppo fitte. La parola di Dio, come per la sua purezza, così per la sua natura riscaldante, ristoratrice e fruttifera, è paragonata ad essa, Isaia 55:10,11 ;
lo stesso vale per la piccola pioggia e per la grande pioggia della sua forza: cioè, Dio dice a costoro come alla neve: siate sulla terra; e attualmente sono, sia piccoli che grandi: i più piccoli o i più dolci, secondo Seneca, cadono in inverno, e i più grandi in primavera; i primi quando soffia il vento del nord, il secondo quando il sud; ma ogni volta che vengono, cadono sotto la direzione di Dio e al suo comando. Lui e lui solo dà la pioggia, le vanità dei Gentili non possono; e questi sono mandati ad irrigare e rinfrescare la terra, e renderla feconda; per cui anche la parola di Dio è paragonata ad essa, Deuteronomio 32:12 Isaia 55:10,11. Il Targum è,
"alla pioggia dopo la pioggia d'estate, per far maturare i frutti; e alla pioggia dopo la pioggia, per far germogliare l'erba d'inverno con la sua forza".
Quindi uno scroscio di pioggia al singolare significa pioggia che cade in estate; e uno scroscio di pioggia al plurale ciò che cade in inverno
7 Versetto 7. Egli sigilla la mano di ogni uomo,
Cioè, a causa delle nevicate profonde e delle forti piogge che si abbattono sulla terra; dove, come i viaggiatori sono fermati nei loro viaggi e non possono procedere, così i vari artefici sono impediti dal loro lavoro, e i contadini specialmente dal loro impiego nei campi; così che le loro mani sono come chiuse e sigillate, così che non possono lavorare con esse. Sephorno interpreta questo dei frutti e dell'aumento della terra che vengono prodotti e portati a perfezione per mezzo della neve e della pioggia, e così raccolti da e nelle mani degli uomini; per cui sono portati a osservare l'opera di Dio e la sua bontà in essa, e quindi ad amarlo e temerlo; che egli considera il senso della seguente frase,
affinché tutti gli uomini conoscano la sua opera; o il proprio lavoro; cosa devono fare nel loro paese quando non possono lavorare all'estero; o che possano avere il tempo di riflettere sui loro modi e opere morali, e considerare quanto siano carenti: o piuttosto l'opera di Dio; affinché sappiano e riconoscano che la neve e la pioggia sono opera sua e dipendono dalla sua volontà; o che possano avere il tempo e l'opportunità di considerare e meditare sulle opere di Dio, nella natura, nella provvidenza e nella grazia. Alcuni scelgono di leggere le parole: "affinché tutti gli uomini della sua opera conoscano", possano conoscere lui, l'autore del loro essere, e il Dio delle loro misericordie. Poiché tutti gli uomini sono opera delle sue mani; li ha fatti lui, e non essi stessi; e il fine di tutti i rapporti di Dio con loro è che lo conoscano, lo temano, lo servano e lo glorifichino
8 Versetto 8. Allora le bestie vanno nelle tane,
Quando la neve e la pioggia sono sulla terra in grande abbondanza, allora le bestie selvagge dei campi, non potendo aggirarsi qua e là, si rifugiano nelle tane; dove stanno in agguato, in agguato per qualsiasi preda che possa passare, da dove saltano e la afferrano;
e rimangono al loro posto; fino a quando la neve e le piogge non saranno finite. Quanto alle altre bestie, Olaus Magnus osserva che quando cadono nevicate così grandi, che gli alberi ne sono coperti e i rami teneri si piegano sotto il loro peso, verranno e rimarranno sotto di esse, come in luoghi ombrosi, in grande sicurezza, al riparo dal vento freddo. I primi possono farci venire in mente grandi personaggi, paragonabili a bestie da preda per la loro ferocia e crudeltà, che, quando verrà il giorno dell'ira e della vendetta di Dio, fuggiranno verso rocce e montagne, tane e caverne, per nascondersi da esso; Apocalisse 6:15-17
9 Versetto 9. Dal sud viene il turbine,
O "dalla camera"; dalla camera della nuvola, come Ben Gersom, dall'interno di essa; o dal tesoro di Dio, che trae il vento dai suoi tesori; alludendo alle camere dove sono custoditi i tesori; o dai cieli, chiusi e velati dalle nuvole come un padiglione: ma perché leggiamo delle camere del sud, Giobbe 9:9 ; e il polo meridionale era come una camera segreta, chiusa, invisibile e molto sconosciuta agli antichi; quindi lo rendiamo, e altri lo interpretano, del sud; da dove in questi paesi provenivano i turbini. Quindi leggiamo dei turbini del sud, Isaia 21:1; Zaccaria 9:14 ;
e freddo dal nord; venti freddi e gelidi da lì; o "dai dispersori": Aben Esdra li interpreta come stelle, lo stesso con il "Mazzaroth", Giobbe 38:32 ; stelle sparse intorno all'Artico o al polo nord, come alcune: o piuttosto i venti settentrionali sono progettati che disperdono le nuvole, scacciano la pioggia, Proverbi 25:23 ; e portare bel tempo, Giobbe 37:22. Perciò il signor Broughton rende la parola:
"venti di bel tempo";
e, in nota marginale,
"I dispersori di nuvole."
10 Versetto 10. Mediante il soffio di Dio è dato il gelo,
Per la parola di Dio, come il Targum, al suo comando, alla sua parola viene, e alla sua parola va, Salmi 147:15-18 ; o per la sua volontà, come Ben Gersom la interpreta, quando gli piace, sembra; può essere inteso come un vento gelido che viene dal Signore, poiché un vento è talvolta espresso dal soffio delle sue narici, Salmi 18:15 ; e man mano che la parola "Dio" aggiunta alle cose ne accresce il significato, come i monti di Dio sono forti monti; così il soffio di Dio può significare un vento forte, come nota Sephorno, il vento del nord;
e l'ampiezza delle acque è stretta; dal gelo vengono ridotti e portati in un ambito più ristretto; o reso duro, come lo rende il signor Broughton; così duro da camminarci sopra, da trainare carrozze e da posare pesi e fardelli molto grandi; o diventare compatti o legati insieme, come il metallo fuso, versato e consolidato; sebbene alcuni pensino che si riferisca allo scioglimento del ghiaccio da parte dei venti meridionali, quando le acque ritornano alla loro antica ampiezza, il che avviene per soffio o comandamento di Dio, come appare dal luogo prima citato dal salmista, Salmi 18:15 ; poiché può essere tradotto: "E la larghezza delle acque si sta riversando, " così il Targum, quando scongelato; o attraverso lo scroscio della pioggia, così nelle versioni siriaca e araba, "manda fuori molta acqua"
11 Versetto 11. E innaffiando stanca la densa nuvola,
Riempiendolo di una moltitudine d'acqua, è come se ne caricasse e ne si stancasse; e specialmente mandandolo in giro così carico da un luogo all'altro prima di essere scaricato, quando diventa come un viaggiatore stanco; e poi facendo scendere l'acqua in esso, per cui si consuma come uno stanco; un emblema di ministri che spendono e sono spesi per il bene degli uomini: alcuni lo rendono con la serenità o con il bel tempo, e così il signor Broughton,
"con la chiarezza egli stanca i vapori densi";
provocando un cielo sereno li dissipa;
egli disperde la sua nube luminosa; nuvole sottili e leggere che non hanno nulla in sé, e si disperdono presto e svaniscono e non si vedono più; tutti emblemi di tali che sono nuvole senz'acqua, Giuda 1:12 ; vedi Zaccaria 11:17 ; o "egli disperde la nuvola con la sua luce"; con il sole, che dissipa le nuvole e rende il cielo sereno; un emblema dell'oscuramento e del perdono dei peccati, e della restaurazione delle manifestazioni dell'amore divino, e delle gioie della salvezza; vedi Isaia 44:22
12 Versetto 12. E i suoi consigli lo rivoltano,
La nuvola è, e quella dal vento, che si gira intorno a tutti i punti cardinali, secondo la volontà di Dio; dai consigli di colui che siede al timone, come significa la parola, e ordina tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà: a cui deve ogni spostamento del vento e i vari movimenti delle nuvole;
affinché facciano tutto ciò che egli comanda loro sulla faccia del mondo sulla terra; come fanno tutte le sue creature; le numerose meteore nell'aria, le nuvole, il vento tempestoso, il fuoco, la grandine, la neve e il vapore, tutti adempiono la sua parola; e ciò che fanno dappertutto, nelle diverse parti del mondo dove sono inviati, Salmi 107:25-29 148:1-14. Così i ministri della parola fanno scendere o trattengono la pioggia della dottrina del Vangelo e la portano nei diversi luoghi del mondo, come il Signore li comanda; vedi Isaia 5:6 Atti 13:46 Matteo 28:19,20
13 Versetto 13. Egli lo fa venire,
La nuvola, e la pioggia vicino ad essa;
se per la correzione; per il rimprovero e il castigo degli uomini per i loro peccati, permettendo che cadano quantità tali da lavare, o corrompere e distruggere, i frutti della terra: o "per una tribù", come a volte significa la parola; la pioggia è mandata, e viene solo in una particolare parte o punto di terra, in una città e non in un'altra, Amos 4:7 ;
o per la sua terra; di una terra particolare ha un favore, come la terra di Canaan di cui si è preso cura da un capo all'altro dell'anno, e quindi ha mandato su di essa la pioggia a tempo debito, sebbene non sembrasse ancora essere l'oggetto della sua particolare considerazione; o per tutta la terra, che è sua; e ovunque la pioggia arrivi stagionalmente e in giusta quantità, è per il suo beneficio; sebbene alcuni pensino che si intenda la terra in cui nessun uomo ha una proprietà se non il Signore, anche il deserto dove non c'è uomo, Giobbe 38:26,27 ;
o per pietà; in un luogo particolare e in alcune persone particolari; e in verità è una gentilezza e un beneficio sia per gli uomini buoni che per quelli cattivi; per mezzo di ciò la terra è irrigata e resa fertile e feconda, per produrre seme al seminatore e pane a chi mangia, vedi Matteo 5:45 Atti 14:17 ; la parola di Dio è per la correzione di alcuni e per il conforto di altri, 2Timoteo 3:16 ; sì, il sapore della morte per la morte per alcuni, e il sapore della vita per la vita per gli altri, 2Corinzi 2:16. Il Targum parafrasa le parole:
"O una pioggia di vendetta sui mari e sui deserti, o una pioggia impetuosa sugli alberi dei monti e delle colline, o una pioggia calma di misericordia sui campi fertili e sulle vigne".
14 Versetto 14. Ascolta questo, o Giobbe,
O all'attuale scoppio di tuono allora udito; o piuttosto a ciò che Eliu aveva detto l'ultima volta riguardo alle nuvole di pioggia che venivano per la correzione o la misericordia; e migliorarlo e applicarlo al suo caso, e considerare se le afflizioni a cui era sottoposto erano per il rimprovero e la correzione di lui per il peccato, o per misericordia e amore verso la sua anima e per il suo bene, come poteva essere il caso; o a ciò che aveva ancora da dirgli, che era poco più, e avrebbe concluso;
stare fermi; alzarsi in piedi, per ascoltare meglio e in riverenza per ciò che si potrebbe dire; e con il silenzio, affinché fosse meglio accolto e compreso:
e considera le meraviglie di Dio; non prodigi e cose straordinarie, che sono fuori dal corso comune della natura, come le meraviglie in Egitto, al Mar Rosso, nel deserto e nel paese di Canaan, ma cose comuni; quelli che vengono più o meno sotto osservazione quotidiana, perché di questi solo lui aveva parlato, e continuava a parlare; come venti, nuvole, tuoni, fulmini, grandine, pioggia e neve; Li avrebbe fatti considerare e riflettere, che sebbene fossero così comuni e ovvi da vedere, tuttavia c'erano in essi alcune cose meravigliose e al di là della piena comprensione degli uomini; e quindi molto di più devono essere le opere della Provvidenza, e le cause e le ragioni nascoste di esse
15 Versetto 15. Sai tu quando Dio li disponeva?
Le nuvole, quella parte delle meraviglie di Dio di cui parlava; quando decretò riguardo a loro che fossero, quando vi mise dentro e li conservò con pioggia, grandine, neve, ecc. li dispose qua e là nei cieli, e diede loro ordine di cadere su questo e sull'altro punto di terra; Eri tu presente a tutto questo, e sapevi ciò che Dio faceva segretamente sulle nuvole, e prima di udire ciò che sarebbe scoppiato da esse, o sarebbe caduto da esse? e se sei ignorante di queste cose, puoi immaginare di dover essere messo al corrente delle sorgenti segrete dei rapporti provvidenziali di Dio con i figlioli degli uomini?
e fece risplendere la luce della sua nuvola; o il lampo a squarciare la nuvola, o piuttosto la luce del sole a brillare sulla sua nuvola, preparata a ricevere la luce riflessa su di essa, e formare l'arcobaleno; che, come è chiamato il suo arco, la nuvola in cui si trova può essere chiamata la sua nuvola; che è una delle opere meravigliose di Dio, ed è chiamata dai pagani la figlia della meraviglia; formata in un semicerchio, con vari colori, e come segno che Dio non annegherà più la terra; un emblema del patto di pace, e di Gesù Cristo, che si dice sia vestito di una nuvola, e con un arcobaleno intorno al capo, Apocalisse 10:1
16 Versetto 16. Conosci tu i bilanciamenti delle nuvole?
Come quei corpi pesanti, poiché alcuni di essi sono molto pesanti, pieni d'acqua, sono in bilico e sospesi nell'aria, senza voltarsi da una parte o dall'altra, o cadere a terra;
le meraviglie di colui che è perfetto nella conoscenza; di Dio, che è un Dio di conoscenza, di conoscenza, 1Samuele 2:3 ; che conosce se stesso e tutte le sue opere, tutte le creature e le cose che siano, vedi Giobbe 36:4 ; e questa è un'altra delle sue opere meravigliose, che nessuno tranne lui, la cui conoscenza è perfetta, ed è l'autore e il datore della conoscenza, può conoscere, anche l'equilibrio e l'equilibrio delle nuvole nell'aria; Vediamo che sono equilibrati, ma non sappiamo come si fa
17 Versetto 17. Quanto sono calde le tue vesti, quando egli acquieta la terra con il vento del sud?] Si dovrebbe pensare che non ci sia grande difficoltà a spiegare questo, che i vestiti di un uomo dovrebbero essere caldi, e lui dovrebbe essere così caldo da non poterli sopportare, ma costretto a riporli nella stagione estiva, quando soffia solo il vento del sud, che porta calore, un cielo sereno e bel tempo. Luca 12:55 ; eppure c'è qualcosa nel concorso della divina Provvidenza che accompagna queste cause naturali, e la sua benedizione con esse, senza la quale l'abito di un uomo non sarà caldo, o almeno non lo riscalda, Aggeo 1:6 ; o
"Come sono calde le tue vesti quando la terra è ancora dal sud",
come il signor Broughton rende le parole; cioè, com'è quando la terra è ancora lontana dai vortici del sud; o quando non soffia quel vento che porta calore, ma venti settentrionali nel periodo invernale; che allora le vesti di un uomo siano calde e lo tengano caldo
18 Versetto 18. Hai tu disteso il cielo con lui?
Ti sei preoccupato di lui al primo che si diffondeva dal cielo? Sei stato tu il suo aiutante in esso? Non l'ha forse steso su di sé come una cortina o un baldacchino, senza l'aiuto di un altro? In verità lo fece; vedi Giobbe 9:8; Isaia 44:24 ;
[che] è forte: poiché sebbene sembri fluido e sottile, è molto solido e forte, come appare da ciò che porta, e sono contenuti in esso; e quindi è chiamato "il firmamento della sua potenza", Salmi 150:1 ;
[e] come uno specchio fuso; limpido e trasparente, come gli occhiali delle donne, fatti di ottone fuso, Esodo 38:8 ; e questo è uno specchio in cui si può vedere la gloria di Dio e le sue perfezioni divine, ed è una delle opere meravigliose di Dio, fatta per l'ostentazione della sua gloria e per il beneficio degli uomini, Salmi 19:1. O questo può rispettare lo stendere un cielo limpido e sereno, e levigarlo dopo che è stato coperto e increspato da tempeste e tempeste; che è un'opera così meravigliosa di Dio, che l'uomo non vi ha parte
19 Versetto 19. Insegnaci ciò che gli diremo,
A questo Dio operante prodigio, delle cui opere comuni della natura sappiamo così poco; come dovremmo ragionare con lui sulle sue opere della Provvidenza, quando ne sappiamo così poco:
[poiché] non possiamo ordinare [la nostra parola] a causa delle tenebre; a causa delle tenebre in se stesse, che sono naturalmente in tutti gli uomini, e anche nei santi in questo stato di imperfezione; e a causa delle nuvole e delle tenebre che circondano il Signore stesso, che è incomprensibile nella sua natura e nelle sue perfezioni; e a causa delle tenebre gettate sui suoi provvidenziali rapporti con gli uomini, così che sono imperscrutabili e inesplorabili; e i migliori degli uomini non sanno come ordinare il loro discorso, o il loro discorso con Dio riguardo a queste cose
20 Versetto 20. Gli si dirà che io parlo?
E di cosa parlo? non ce n'è bisogno, poiché egli è onnisciente e conosce ogni parola pronunciata dagli uomini; O forse qualcosa che ho detto riguardo a lui, alle sue vie e alle sue opere, degno di essere raccontato o degno di essere ascoltato, è forse così imperfetto? né le cose di cui ho parlato, sebbene cose comuni, possono essere pienamente spiegate a nessuno; o si doveva dire a lui, al Signore, che lui, Elihu, aveva parlato come aveva fatto Giobbe, e aveva fatto causa alla sua giustizia, e si era lamentato delle sue azioni? Dio non voglia; non voleva che si dicesse che erano state pronunciate da lui per tutto il mondo: o "gli sarà scritto ciò che dico?" come il signor Broughton, o che io parlo; sarà scritto in un libro, e sarà mandato a Dio; che io parlerò per la tua causa, e sarò un avvocato per te, e cercherò di giustificarti in tutto ciò che hai detto? No, niente affatto;
se uno parla, sarà certamente inghiottito; se parla dell'essere e delle perfezioni di Dio, si perde presto; La sua essenza, e molti dei suoi attributi, sono al di là della sua comprensione; Se parla delle sue opere di natura e provvidenza, è attualmente fuori dalla sua profondità; C'è in loro un bathos, una profondità che non può scandagliare: se parla del suo amore, della sua grazia e della sua misericordia per la salvezza dell'uomo, è inghiottito dall'ammirazione; È costretto a dire: Che tipo di amore è questo? ha altezze che non può raggiungere, profondità che non può raggiungere, lunghezze e larghezze incommensurabili: o se si impegnasse a disputare con Dio, a litigare con lui su un punto riguardo alle sue opere, non potrebbe rispondergli in una sola cosa su mille; e in particolare Eliu suggerisce che, se avesse intrapreso la causa di Giobbe, sarebbe presto andata perduta e sarebbe finita con lui; così il signor Broughton rende le parole: "Qualcuno potrebbe supplicare, quando dovesse essere disfatto?" chi si impegnerebbe in una causa che è sicuro sarebbe perduta, e dimostrerebbe la sua completa rovina?
21 Versetto 21. E ora gli uomini non vedono la luce splendente che [è] nelle nuvole,
Qui Eliu ritorna al suo argomento, forse, causato da nuvole nere che si addensano nei cieli, come preparazione per il turbine, la tempesta e la tempesta, di cui si dice che il Signore parli nel prossimo capitolo. E questo deve essere compreso, non del lampo nella nuvola, che non si vede finché non ne esce; né l'arcobaleno nella nuvola, formato dai raggi di luce del sole, che scompare al passaggio del vento e sgombra il cielo dalla nuvola in cui si trova; né della Galassia, o della Via Lattea, come Sephorno, che non si vede in una notte nuvolosa; ma del sole, che è la grande luce e la luce, e risplende luminosamente; ma a volte non possono essere visti dagli uomini, a causa delle nuvole che si interpongono, fino a quando non vengono spazzate via dai venti. Anche se questo riguarda piuttosto il sole che risplende nel suo splendore e nella sua piena forza, nei cieli o nelle regioni eteree, in un giorno limpido, quando gli uomini non sono in grado di guardarlo completamente: e quanto meno allora sono in grado di vedere colui che è la luce stessa, e nel quale non c'è affatto oscurità, né ombra di svolta; che dimora nella luce, alla quale nessun mortale può avvicinarsi; Nella cui natura e perfezione nessuno può guardare pienamente, o contemplare le sorgenti segrete delle sue azioni, e le ragioni delle sue dispensazioni verso gli uomini?
ma il vento passa e li purifica; le nuvole e sgombra l'aria da quelle che ostruiscono la luce del sole, o "quando passa il vento e la schiarisce"; l'aria, come il signor Broughton, allora il sole splende così intensamente che abbaglia l'occhio a guardarlo
22 Versetto 22. Il bel tempo viene dal nord,
O "oro", che alcuni intendono letteralmente; questo si trova nei climi settentrionali così come in quelli meridionali, come riferisce Plinio; in particolare nella Colchide e nella Scizia, che si trovano a nord della Palestina e dell'Arabia; ed è pensato da un uomo dotto come qui inteso: sebbene per intenderlo figurativamente della serenità dell'aria, brillante e puro come l'oro, o di bel tempo, che è tempo d'oro, come lo rende il signor Broughton,
"Attraverso il nord arriva l'oro,"
sembra meglio essere d'accordo con l'argomento su cui si trova Elihu; e tale tempo viene dal nord, attraverso i venti del nord, che scacciano la pioggia, Proverbi 25:23 ;
presso Dio [è] terribile maestà; la maestà gli appartiene come è il Re dei re, di cui è il regno della natura e della provvidenza; ed egli è il Governatore tra e sopra le nazioni del mondo. Il suo trono è preparato nei cieli; quello è il suo trono, e il suo regno domina su tutto: e questa sua maestà è "terribile", e suscita timore e riverenza fra tutti gli uomini, che sono suoi sudditi; e specialmente tra i suoi santi e la gente particolare; e incute terrore agli altri, anche ai grandi personaggi, ai re e ai principi della terra; per il quale il Signore è a volte terribile ora, e lo sarà in seguito; vedi Salmi 76:12Re 6:15-17 ; e a tutti i peccatori senza Cristo, specialmente quando viene in giudizio; vedi Isaia 2:19; 2Corinzi 5:11. O "lode terribile"; perché Dio è "tremendo nelle lodi", Esodo 15:11 ; che può rispettare il soggetto della lode, le cose terribili, e il modo di lodarlo con timore e riverenza, Salmi 106:22 2:11
23 Versetto 23. [Toccando] l'Onnipotente,
O rispetto a Dio, che è onnipotente; con il quale nulla è impossibile; chi può fare e fa tutte le cose che gli piace, e più di quanto possiamo chiedere o pensare; e che è tutto sufficiente, come questa parola è resa da alcuni; ha abbastanza di ogni cosa in sé e di sé per renderlo felice; e non ha bisogno di alcuna delle sue creature, né di nulla che esse possano fare o dargli, ma ha una sufficienza per sé e per loro;
non possiamo trovarlo; si è trovato che può essere nelle sue opere, e specialmente in suo Figlio, l'immagine espressa della sua persona; nel quale si fa conoscere come il Dio della grazia, ma non si trova fino alla perfezione; né dalla luce della natura, che è molto fioca, e dalla quale gli uomini brancolano dietro di lui, se per caso riescono a trovarlo; e neppure alla luce della grazia nello stato presente: e ci sono molte cose in Dio del tutto fuori dalla portata dell'uomo, e sempre lo saranno, da comprendere pienamente; come i modi di sussistenza delle tre Persone nella Divinità; l'eternità e l'immensità di Dio; con tutte le cose segrete, che non ci appartengono per indagare con curiosità;
[è] eccellente in potenza; o grande e molto in esso; che si manifesta nelle opere della creazione e del sostentamento del mondo; nella redenzione e conversione del suo popolo; nel loro mantenimento, protezione e conservazione; e nella distruzione dei suoi e dei loro nemici;
e in giudizio; nel governo del mondo in modo così giusto; nei giudizi che egli esegue sugli uomini malvagi; e come apparirà nel giudizio generale del mondo, nel gran giorno, che sarà giusto;
e in abbondanza di giustizia; essendo giustissimo, retto in tutte le sue vie e santo in tutte le sue opere; distribuire la giustizia a tutti, agendo secondo le sue regole, in tutte le cose e verso tutte le persone; in modo che, sebbene sia grande in potenza, non abusi di tale potere, per fare cose che non sono giuste;
non affliggerà; senza una giusta causa e ragione per essa; né volentieri, ma con riluttanza; né mai oltre i deserti, né più di quanto dia forza a sopportare; e solo per il bene del suo popolo, e nell'amore per loro. Alcuni lo rendono "non risponderà"; o danno un resoconto delle sue cose, o la ragione dei suoi rapporti con gli uomini
24 Versetto 24. Gli uomini lo temono dunque,
O dovrebbe, a causa della sua grandezza in potenza, giudizio e giustizia; e a causa della sua bontà, non affliggendo per il suo piacere, ma per il profitto degli uomini; e perciò dovrebbero riverirlo e adorarlo, sottomettersi alla sua volontà, sopportare pazientemente le afflizioni, servirlo internamente ed esternamente, con riverenza e santo timore;
egli non rispetta nessuno che sia saggio di cuore; che sono saggi in senso naturale: questi non sono sempre considerati da Dio, o sono i suoi favoriti; né le benedizioni temporali, né la grazia speciale, né la conoscenza delle cose spirituali, sono sempre date ai saggi e ai prudenti, Ecclesiaste 9:11 Matteo 11:25. O che sono saggi nella loro presunzione; C'è un guaio in tutto questo; e c'è più speranza nello stolto che in lui, Isaia 5:21 Proverbi 26:12. Oppure non ha "paura" di loro, come alcuni scelgono di rendere la parola; non teme di rimproverarli e correggerli per i loro difetti, o per gli schemi che escogitano per contrastarlo; perché può prenderli nella loro astuzia e portare avanti i loro consigli a capofitto. O "ogni sapiente di cuore non lo vedrà": il mondo non lo conosce per mezzo della sapienza; né alcuno può guardare nel suo cuore, nei suoi pensieri, propositi e disegni, e nelle cause e ragioni delle sue azioni; né coloro che sono veramente saggi hanno una visione e una conoscenza perfette di lui ora, 1Corinzi 13:9,12
Commentario del Pulpito:
Giobbe 37
1 Versetti 1-24. - È già stato osservato che non c'è divisione naturale tra il capitolo 36 e il capitolo 37. - La descrizione del temporale e dei suoi effetti continua. Dal suo effetto sul bestiame, Elihu passa al suo effetto sull'uomo (Versetti. 1-5); e da lì prosegue parlando di altre manifestazioni naturali della potenza e della meraviglia di Dio: neve, pioggia violenta, turbine, gelo e simili (Versetti. 6-13). Poi rivolge un ultimo appello a Giobbe affinché riconosca la propria debolezza e la perfezione e l'imperscrutabilità di Dio, e si inchini con stupore e adorazione davanti a lui (versetti 14-24). Anche in questo; cioè al temporale o al particolare schianto menzionato inGiobbe 36:33). Il mio cuore trema. Un violento rombo di tuono produce in quasi tutti gli uomini una certa trepidazione nervosa. Sembra che Eliu fosse anormalmente sensibile. Il suo cuore tremava così tanto che sembrava essere spostato dal suo posto
Versetti 1-24. - Elihu aGiobbe:5) . Le meravigliose opere di Dio
MERAVIGLIOSO PER QUANTO RIGUARDA LA LORO VARIETÀ. Cominciando dal temporale (Versetto 2), con le sue nuvole che si allargano rapidamente,Giobbe 36:29 i suoi dardi aguzzi e scintillanti (Versetto 3), i suoi fragorosi e riverberanti (Versetto 4), Eliu passa a soffermarsi su altri fenomeni naturali, come la caduta della neve e la pioggia sulla terra (Versetto 6); lo spazzare del turbine, o caldo simoom, dalle remote regioni del deserto meridionale, alternativamente con l'impeto delle raffiche fredde dei "dispersori", o venti del nord (Versetto 9); il congelamento delle gocce d'acqua per il soffio dell'inverno, e la restringimento dei fiumi per spessi blocchi di ghiaccio (Versetto 10); il rifornimento della nube di pioggia svuotata con freschi carichi d'acqua, e la distribuzione in lungo e in largo della nube della sua luce, cioè della nube che è gravida di fulmini (versetto 11). Eppure tali fenomeni sono solo una parte infinitamente piccola di quella varietà infinita che la Natura offre nei suoi movimenti e nelle sue manifestazioni. Anche questa varietà, oltre ad essere un eminente miglioramento della bellezza della natura, contribuisce in alto grado all'utilità della natura, ed è una testimonianza non trascurabile a favore del fatto che la natura è stata la produzione di un Artefice onnisciente, poiché è a dir poco inconcepibile che un mondo così meravigliosamente bello, così squisitamente diversificato, Così armoniosamente regolato in tutte le sue parti, potrebbe essere stato l'opera di una forza cieca e non intelligente, diretta nelle sue operazioni da un caso senza scopo, o potrebbe essere stata emanata da qualsiasi altra fonte che non sia quella di una mente infinita
II MERAVIGLIOSO PER QUANTO RIGUARDA LA LORO ORIGINE. La presunzione sopra creata è esplicitamente confermata da Elihu, che raccomanda all'attenzione di Giobbe l'intero cerchio dei fenomeni interessanti della natura come "le opere meravigliose di Dio" (Versetto 14), "le opere meravigliose di colui che è perfetto nella conoscenza" (Versetto 16) e "la sua opera" (Versetto 7), cioè come le produzioni del suo dito onnipotente. Il tuono cannoneggia nel cielo? È Dio che ruggisce con la voce della sua eccellenza (versetto 4). I cieli scuotono i loro fiocchi di neve, distillano le loro docce soavi o riversano le loro copiose inondazioni sulla terra? È Dio che dice alla neve e alla pioggia: "Sii tu sulla terra" (versetto 6). Il gelo arresta il fiume che scorre, rapprende la goccia d'acqua, giace come perline bianche e croccanti sul terreno, o traccia le sue immagini fiabesche sul vetro della finestra? È il soffio di Dio che manda il gelo nell'aria (versetto 10). Le nuvole di pioggia si riempiono e si svuotano sulla terra? È Dio che li carica di pesi liquidi (Versetto 11). Il dardo del fulmine, saltando dal seno oscuro della nube tempestosa, attraversa il cielo torbido? È Dio che lo dirige sotto tutto il cielo (Versetto 3). Né si tratta semplicemente di superstizione, come quella che indusse il selvaggio non istruito e il greco colto a trasformare ogni montagna e ogni ruscello nella dimora di una divinità. E altrettanto poco è solo la poesia che, personificando le cose morte, le tratta come esseri dotati di vita e di intelligenza. È la pietà che, con un discernimento più acuto e più vero di quello che talvolta dimostrano gli scienziati moderni, superando ogni causa intermedia, prende il suo posto con adorante stupore accanto al trono di colui che è l'Autore assoluto e increato di questa struttura universale. La caratteristica qui attribuita a Elihu, il giovane profeta d'Arabia, era una caratteristica che in grado eminente apparteneva alla mente ebraica. I salmi di Davide, in particolare, si distinguono per l'audacia con cui riconoscono la mano di Dio nei fenomeni sempre diversi di questa sfera terrestre.
Confronta - Salmi 8, Salmi 19, Salmi 29, Salmi 65, Salmi 68 Né questa peculiarità mancava ai poeti successivi del periodo dell'esilio. Anche gli scrittori del Nuovo Testamento
ad esempio San Paolo, - Atti 14:17; 17:28 non sono estranei a questa pratica devota. Soprattutto, era abituale con Cristo. È molto da rimpiangere che gli scienziati moderni trascurino così spesso il fatto che, nell'investigare le leggi della natura, si informano semplicemente sui metodi specifici con cui il supremo Creatore si è compiaciuto di operare
III MERAVIGLIOSO PER QUANTO RIGUARDA LA LORO ESECUZIONE. Se i fenomeni della natura sono in se stessi tali da richiedere una mente infinita per la loro concezione, molto più la loro produzione richiede un Artefice supremo di risorse illimitate quanto alla saggezza e al potere. Elihu dichiara che sono "azioni" positivamente incomprensibili dalla mente finita (Versetto 5); e, nonostante tutti i risultati dell'osservazione scientifica, è ancora vero che i principali segreti della natura continuano a confondere l'intelligenza dell'uomo. Prendete il temporale, per esempio, a cui allude Elihu. Quasi tutti i trattati scientifici che toccano l'argomento spiegheranno come le masse scure di nuvole che si accumulano sopra l'orizzonte e si diffondono gradualmente lungo il cielo siano riempite d'acqua e cariche di elettricità, come i fulmini siano prodotti dall'incontro di elettricità positiva con quella negativa e come il rombo del tuono derivi dall'esplosione delle nuvole sovraccariche. Ma, dopo tutto, questo non impartisce una grande quantità di informazioni alla mente. Lascia irrisolti i misteri più profondi connessi con il problema, come il modo in cui si forma la nube temporalesca, e la struttura delle particelle di cui è composta, il modo in cui la terra e l'aria sono state caricate di diversi tipi o gradi di elettricità, che cos'è l'elettricità stessa, e quali sono le leggi della sua produzione e distribuzione. E anche se tutte queste questioni fossero esplorate dall'intelletto paziente della scienza, rimarrebbe ancora la questione di come i fenomeni stessi possano essere realizzati, mostrando chiaramente che il massimo che è raggiungibile dall'uomo è comprendere le opere di Dio (almeno in parte) quando sono fatte, non arrivare alla saggezza con cui potrebbero essere riprodotte. Il meteorologo può osservare come Dio fa il suo tuono, ma non può tuonare lui stesso con una voce come quella di Dio. Può dilungarsi sulla causa della neve, può dilungarsi sulla bellezza dei fiocchi di neve e può dire che i loro cristalli assumono cinque forme principali; ma con tutta la sua erudizione e in mezzo a tutte le sue ricerche non ha mai messo il dito sull'arte di fare la neve, o di dire a un solo fiocco: "Sii tu sulla terra"
IV MERAVIGLIOSO PER QUANTO RIGUARDA IL LORO CONTROLLO. Se la natura non è una grande macchina da cui Dio si è allontanato, ancor meno è un motore che egli ha sofferto per sfuggire dalla sua mano. Concepito da una saggezza infinita e modellato da un potere onnipotente, è stato mantenuto in completa subordinazione dalla stessa combinazione di qualità. Elihu cita la nuvola del fulmine come un'opera di Dio che è "girata intorno ai suoi consigli, e che fa tutto ciò che comanda sulla faccia della vasta terra" (versetto 12). Ma è lo stesso con la neve e la pioggia, il gelo e il vento. Questi sono sottomessi al suo comando come il tuono quando ruggisce, o il lampo quando brilla. Così, secondo la concomitante testimonianza della Scrittura, tutte le sue opere sono in tutti i luoghi del suo dominio.Giobbe 23:13; Salmi 33:9; 119:90,91; Isaia 40:26; Daniele 4:35; Efesini 1:11);
V MERAVIGLIOSO PER QUANTO RIGUARDA LA LORO IMPONENZA. Più specialmente questo è il caso dei fenomeni grandi e più sublimi. La tempesta, con la sua oscurità minacciosa, i suoi fuochi luridi, le sue terrificanti detonazioni, porta un senso di timore reverenziale in ogni creatura senziente. Al suo primo approccio il bestiame manifesta la sua paura radunandosi insieme nei luoghi più riparati che riesce a trovare. Gli uccelli, mentre volano con fretta per ripararsi tra i rami, danno prova di essere colpiti da un terrore sconosciuto. Persino le bestie feroci che vagano per la foresta o perlustrano la pianura, il leone irsuto e la tigre feroce, sgattaiolano via per nascondersi nelle loro tane Anzi, l'uomo, sia civile che barbaro, religioso o incredulo, non può assistere al terribile tumulto degli elementi, non può guardare "i fuochi sulfurei che eseguono il pensiero, i corrieri vantati di fulmini che fendono le querce" mentre sfrecciano attraverso la torbida volta del cielo, O ascoltate il "tuono che tutto scuote" mentre si schianta, rotola e ruggisce sul selciato dei cieli, senza trattenere istintivamente il respiro e sentirsi solenne, come se si trovasse in presenza del soprannaturale. Anche il cuore di Elihu tremò e vacillò dal suo posto di fronte alla tremenda manifestazione della potenza divina che stava allora avendo luogo (Versetto 1), proprio come fece Mosè alla presenza del Monte Sinai, quando tremò sotto i piedi del Dio d'Israele,Salmi 68:8 e diede espressione al suo orrore, dicendo: "Ho estremamente paura e tremo". Ma non meno impressionante per una mente riflessiva e devota è la Natura nei suoi umori più tranquilli. "Il fiore più meschino della valle, la nota più semplice che gonfia la burrasca, il sole comune. l'aria, i cieli, a lui si apre il Paradiso". Elihu parla di Dio che sigilla la mano di ogni uomo con i terrori del suo tuono o con i rigori del suo inverno (versetto 7); cioè, arrestando le occupazioni abituali dell'uomo, e costringendo l'uomo, con un periodo di tempo libero forzato, a meditare sul suo lavoro, in modo da sapere e riconoscere che è suo. Una delle ragioni per cui gli uomini non riescono a rintracciare la presenza di Dio nella sua stessa creazione è la mancanza di una contemplazione religiosa delle sue opere. Il supremo Creatore ha costruito ogni parte della natura in modo tale che, se interpretata correttamente, parlerà di Lui
MERAVIGLIOSI NEL RISPETTO DEL LORO DESIGN. È un articolo fondamentale della teologia biblica che l'Artefice supremo non agisce mai senza uno scopo.Atti 15:18; Efesini 1:11 L'universo non è stato chiamato all'esistenza senza un fine specifico in vista. La terra non fu creata invano, ma formata per essere abitata.Isaia 45:18 Quindi ogni singola opera di Dio ha il suo scopo particolare. Eliu ricorre di nuovo per esempio alla nube temporalesca. Quando Dio fa scoppiare un temporale su una terra, non si tratta di un incidente, o di un'operazione casuale, ma di un evento con un oggetto ben definito in contemplazione. Essa è o come punizione per il peccato, o come atto di misericordia verso l'uomo, o come mezzo per fertilizzare la terra e quindi conferire beneficio a un'intera popolazione. Vale a dire, è impiegato come strumento nell'esecuzione del disegno prestabilito di Dio, sia che sia specifico nella sua destinazione o generale, cioè a beneficio di un individuo o per il bene di un paese, e che sia punitivo o misericordioso. E ogni altro fenomeno della natura è similmente connesso con la linea d'argento dell'eterno proposito di Dio. La scienza potrebbe non essere in grado di vedere come le due cose siano collegate tra loro. Ma, se la fede può, è sufficiente. Non è antiscientifico affermare che Dio manda il temporale e la tempesta, il terremoto e la pestilenza, poiché la mano di Dio è confessata al di fuori della conoscenza della scienza; La religione non richiede di negare che tutti questi fenomeni siano dovuti a cause immediatamente precedenti. La scienza fa risalire gli anelli della catena fino al limite del suo dominio materiale. Quando la scienza vacilla e diventa cieca, la fede, afferrando la ricerca, penetra nelle regioni al di là e scopre che l'ultimo anello della catena è la mano di Dio
VII MERAVIGLIOSO PER QUANTO RIGUARDA I LORO INSEGNAMENTI. Questi possono essere riassunti in una parola, "ignoranza". Qualunque altra cosa attestino, proclamano enfaticamente che l'uomo è privo di vera conoscenza
1. Riguardo ai fenomeni della natura. Elihu chiede a Giobbe con una punta di ironia se poteva spiegare agli uomini in generale cosa era incomprensibile -- come Dio avesse imposto leggi sulla nube e sul lampo, e con quali mezzi avesse fatto risplendere "la luce della sua nube" -- se conoscesse così tanto la meteorologia da essere in grado di comprendere "l'equilibrio delle nuvole" -- anzi, se potesse dire come l'azione del vento del sud, o caldo simoom, lo riscaldasse (Versetti. 15-17). Senza dubbio su ognuno di questi punti la scienza ci ha svelato molto di ciò che era nascosto alla mente di Giobbe e persino di Elihu; Ma è ancora relativamente vero che, in confronto a ciò che resta da esplorare, l'uomo è ancora profondamente ignorante dei grandi segreti della natura
2. Riguardo alla posizione di se stesso. L'uomo, ricorda Elihu a Giobbe, non si distingueva dai fenomeni della natura come lo era Dio, non essendo il creatore in quanto Dio, ma solo se stesso una creatura come la natura. "Hai tu con lui disteso il cielo, forte e come uno specchio fuso?" (Versetto 18). Di conseguenza, era pura presunzione immaginare che l'uomo fosse in grado di entrare in giudizio o in controversia con Dio. Se Giobbe sapeva come rivolgersi a Dio, Eliu sarebbe stato lieto di essere istruito; quanto a se stesso, pensava subito di dire che voleva essere inghiottito come che desiderava parlare con Dio (versetti 19, 20). È sempre precisamente nella misura in cui comprendiamo la debolezza, l'insignificanza e la peccaminosità della nostra posizione davanti a Dio che veniamo trattenuti dalle offese della presunzione e dell'irriverenza
3. Riguardo all'amministrazione della provvidenza. Esattamente come il limpido firmamento sopra di lui con il suo sole splendente è oscurato alla vista dalle nuvole tempestose che intervengono, così i principi su cui Dio governa il mondo, attribuendo la sofferenza all'uno e la felicità all'altro, non possono essere percepiti distintamente dall'uomo. Di lì a poco saranno fatti risplendere di uno splendore splendente, come non appena i cieli oscurati saranno spazzati dalle nuvole, e la luce brillante, pagliaccio raggiante dalle altezze eteree, sarà rivelata in tutta la sua radiosa gloria. Nel frattempo l'uomo sta sotto le nuvole, dove tutto è buio, anche se in alto, cioè per la mente di Dio, tutto è chiaro.1Giovanni 1:5
4. Riguardo al carattere di Dio. Eliu intende dire o che il bel tempo splendente come l'oro (o che rivela il sole d'oro), esce dai quarti settentrionali del cielo, o che gli uomini dalle regioni settentrionali della terra estraggono l'oro; ma che né l'Essere Divino, presso il quale è terribile maestà, può essere guardato costantemente dall'uomo, come l'uomo può contemplare il globo del giorno, né la natura di Dio può essere scandagliata come gli uomini estraggono l'oro dalla miniera. "Toccando l'Onnipotente, non possiamo trovarlo". Non che ciò implichi una totale ignoranza degli attributi che appartengono al Supremo. Al contrario, l'uomo può dedurre dalle sue opere meravigliose nella creazione e nella provvidenza che Dio è "eccellente in potenza, in giudizio e in abbondanza di giustizia", anzi, che è anche compassionevole e misericordioso, essendo indisposto ad affliggere né volontariamente né severamente, e mai se non come mezzo per un fine
5. Riguardo alla regola del dovere. "Gli uomini lo temono perciò". Tale omaggio si basa sui tre pilastri della potenza di Dio, della giustizia di Dio e della misericordia di Dio. Eppure l'uomo, come Giobbe, è incline a dimenticare la riverenza dovuta a Dio. Perciò è sempre necessario imporre l'attenzione al dovere ricordando la supremazia e la maestà di Dio. "Egli non rispetta nessuno che sia saggio di cuore". L'ipocrisia e l'orgoglio sono del tutto incompatibili con il giusto adempimento del dovere umano verso il Supremo. "Quand'anche l'Eterno fosse eccelso, egli ha rispetto per l'umile, ma conosce da lontano l'orgoglioso".Salmi 138:6
Imparare:
1. Che la natura è opera di Dio
2. Che la natura contiene rivelazioni di bellezza, potenza, saggezza, bontà, giustizia, all'anima dell'uomo
3. Che è dovere dell'uomo studiare ciò che Dio ha rivelato
4. Che la migliore preparazione per uno studio della natura, come di qualsiasi altra rivelazione, è una profonda convinzione di ignoranza personale
5. Che più impariamo sulle opere di Dio, meno penseremo a noi stessi
6. Che giustamente perseguito, lo studio della natura conduce a Dio
7. Che la gloria di Dio è sempre più grande della grandezza delle sue opere, o della natura nei suoi umori più sublimi
8. Che la somma del dovere umano, come esposto dalla natura, è temere Dio e osservare i suoi comandamenti
9. Che le scoperte della natura sono state eclissate dalle rivelazioni del vangelo
10. Che se conviene all'uomo studiare Dio nella natura, molto più gli conviene studiare Dio in Cristo
OMULIE di w.f. adeney Versetti 1-5. - La voce del tuono
HO UNA VOCE DI TERRORE. Il rombo profondo, l'ampio volume del suono, il mistero e la maestosità del tuono, si combinano per farlo colpire con soggezione. Il tuono accompagnò l'emanazione della Legge sul monte Sinai.Ester 19:16 Gli uomini sono naturalmente allarmati da qualsiasi voce dal cielo. Dio a volte ci parla con note tonanti, cioè attraverso grandi calamità. Allora tremiamo come davanti a una maestà irresistibile
II UNA VOCE DELLA NATURA. Il tuono fa parte dell'economia della natura, tanto quanto il sussurro del vento o il ronzio dell'insetto. Colpì il mondo antico con maggiore allarme perché era del tutto inspiegabile. Ora che conosciamo la sua connessione con le correnti elettriche del tempo dell'atmosfera, non pensiamo che sia così spaventosa. L'artiglieria dei cieli è tutta obbediente alle leggi fisse della natura. Eppure non per questo è meno infiammata dalla mano di Dio, che è lo Spirito della natura e il suo Creatore. La riduzione del tuono a un posto tra i fenomeni naturali suggerisce una lezione di fede. Possiamo essere rassicurati quando vediamo che ciò che sembra illegale fa parte dell'ordine divino. Spesso ci allarmiamo con paure inutili; ma tutto deve andare bene quando Dio governa su tutto
III UNA VOCE IMPOTENTE. Il fulmine silenzioso è mortale. D'altra parte, i re non sono fulmini; Era l'ignoranza che attribuiva gli effetti del lampo elettrico al tuono che lo seguiva. Ma questo era in accordo con un modo di pensare comune. Prestiamo la massima attenzione a ciò che fa più rumore. Eppure, quando si sente il rumore, la potenza è passata. Gli uomini sottovalutano sempre i fulmini e sopravvalutano i tuoni. Il peccato viene ignorato, le sue conseguenze vengono sfruttate in modo significativo. La bontà è dimenticata, la fama è adorata. La fedeltà non si vede, il successo fa risuonare il welkin di applausi
IV UNA VOCE DI MISERICORDIA. Il tuono non può fare nulla direttamente, con tutto il suo rumore e la sua furia. Le azioni sono compiute dall'elettricità rapida e sottile; e il tuono vanaglorioso non è altro che rumore. Eppure, c'è un messaggio nel tuono. Il rumore del tuono ci dice che il fulmine è arrivato e se n'è andato! Il lampo spaventoso è passato, e ancora viviamo intatti, illesi. Inoltre la tempesta, di cui il tuono è un elemento, è un'influenza molto rinfrescante, che purifica l'atmosfera, raffredda la temperatura, porta la pioggia nei campi e nei giardini assetati. Così la voce che sembra solo ruggire di rabbia deve essere associata a pensieri di gratitudine. Lo stesso si può dire di altre voci tonanti. Le calamità scoppiano sopra le nostre teste come temporali. All'inizio ci stordiscono; Ma a poco a poco cominciamo a vedere che hanno portato piogge di benedizioni e che non ci hanno schiacciato come ci aspettavamo. Eccoci qui, nonostante la tempesta, ancora vivi e ancora godendo dell'amorevole benignità di Dio. - W.F.A
2 Ascolta attentamente il rumore della sua voce e il rumore che esce dalla sua bocca; oppure: Ascoltate, ascoltate il rumore della sua voce.
comp. Sl. 77:18:104:7; e sotto, Versetti. 4, 5 Non dobbiamo supporre che Elihu parli diversamente che poeticamente. Non lo fa, come l'indiano di "... mente non istruita, vedi Dio nelle nuvole o ascoltalo nel vento". Egli non intende dire che il tuono sia effettivamente la voce di Dio, ma che parla di lui, lo ricorda, porta naturalmente nella mente degli uomini il pensiero della sua meravigliosa grandezza e potenza, e dovrebbe quindi essere ascoltato con timore e tremore, non trascurato alla leggera, come qualsiasi altro suono
3 Egli lo dirige sotto tutto il cielo. I riverberi del rombo del tuono rotolano lungo l'intera volta delle nuvole, da un capo all'altro del cielo, cominciando spesso deboli in lontananza, poi crescendo forti sopra le nostre teste, infine sprofondando in bassi brontolii mormorati all'orizzonte lontano. e il suo lampo fino all'estremità della terra. Similmente, il lampo, benché abbia avuto origine da un lampo in un punto preciso, fa risplendere l'intero cielo, risplendendo da una parte all'altra dei cieli e, per così dire, fino alle "estremità della terra". Entrambi hanno un carattere di universalità che è meraviglioso, e che li rende emblemi appropriati di colui di cui sono i messaggeri e i ministri.
vedi - Matteo 24:27 #Giobbe 37:4
Dopo di essa una voce ruggisce. Dopo che il lampo è stato visto, arriva il tuono. Nella loro origine sono simultanei; ma, poiché la luce viaggia più veloce del suono, a meno che non siamo vicini al lampo, allora c'è un intervallo, il tuono che segue il lampo. Egli tuona con la voce di sua eccellenza (vedi il commento al Versetti. 2). Ed egli non li fermerà quando la sua voce sarà udita. Le parole sono chiare, ma il significato è oscuro. Che cosa non resterà Dio? I suoi fulmini? I suoi tuoni? La sua pioggia? La sua saluto? Non c'è un antecedente evidente. E in che senso non li "fermerà"? Alcuni spiegano: "Egli non rallenterà la loro velocità". altri: "Non li farà cessare"
5 Dio tuona meravigliosamente con la sua voce. Concludendo la sua descrizione del temporale, Eliu si sofferma sulla sua meraviglia. Ogni fase dell'intero processo è strana e meravigliosa, al di là della comprensione dell'uomo; e la lezione da trarre dalla considerazione dell'intera serie di fenomeni è che egli (cioè Dio) fa grandi cose che non possiamo comprendere. Anche dopo tutto ciò che è stato fatto negli ultimi anni per far progredire la scienza della meteorologia, non si può dire che la logica delle tempeste sia pienamente compresa dall'intelletto scientifico
6 Poiché egli dice alla neve: Tu stai sulla terra. Il fenomeno della neve è sempre pieno di meraviglia per un orientale. Gli si presenta così raramente; è di per sé così strano; Si tratta di cose così inspiegabili come l'improvvisa solidificazione di un liquido, la cristallizzazione, una marcata espansione della massa e l'improvvisa assunzione da parte di ciò che era incolore di un colore definito e abbagliante. In Arabia e nei paesi confinanti con la Palestina la neve cade molto raramente; ma nella stessa Palestina le catene montuose del Libano e dell'Hermon non ne sono mai prive; e nella regione occupata da Giobbe e dai suoi amici c'è allora motivo di credere che il ghiaccio e la neve non fossero del tutto infrequenti.
vedi - Giobbe 6:16 - , e il commento ad loc Allo stesso modo per la piccola pioggia; o, per il leggero scroscio di pioggia -- "la pioggia primaverile", come spiega la parafrasi caldea. E alla grande pioggia della sua forza; o, "la forte pioggia invernale", secondo la stessa autorità. "La prima e la seconda pioggia" - la pioggia dell'inverno e la pioggia della primavera - sono spesso menzionate dagli scrittori sacri.
vedi - Deuteronomio 11:14; Geremia 5:24; Osea 6:3; Gioele 2:23; Zaccaria 10:1; Giudici 5:7 Dio diede entrambi, di solito, a tempo debito
7 Egli sigilla la mano di ogni uomo. Nella stagione invernale, quando cade la neve e piovono forti piogge (versetto 6), Dio "alza la mano di ogni uomo", cioè pone fine al lavoro ordinario all'aperto e stabilisce un tempo di pausa o di riposo confronta Omero, II, 17:549). Egli fa questo con l'obiettivo che tutti gli uomini possano conoscere la sua opera; cioè che, durante il periodo del loro ozio forzato, gli uomini possano avere tempo per riflettere e possano impiegarlo meditando su di lui e sul suo meraviglioso "lavoro"
8 Poi (cioè in inverno) le bestie vanno nelle tane. Le stesse bestie si chiudono e rimangono nascoste nei loro posti, cioè nelle loro tane, a causa dell'inclemenza della stagione
9 Dal sud viene il turbine; piuttosto, fuori dalla camera segreta, il magazzino dove Dio tiene le sue tempeste. Qui non si parla del "sud", anche se altrove, senza dubbio, si dice che le trombe d'aria provengano soprattutto da quella parte.
vedi - Isaia 21:1 - eZaccaria 9:14 E freddo dal nord; piuttosto, e freddo dai dispersori. "I dispersori" sembrano essere i venti violenti che sgombrano il cielo dalle nuvole e portano un'atmosfera limpida e gelida. Oppure la parola usata può indicare una costellazione.
comp. - Giobbe 38:32 #Giobbe 37:10
Mediante il soffio di Dio è dato il gelo.
comp. Sl. 147:16-18 "Il soffio di Dio", che è una metafora della volontà di Dio, provoca sia il gelo che il disgelo. E l'ampiezza delle acque è stretta; o, congelato. Un'ampia distesa d'acqua viene improvvisamente trasformata dal gelo in una massa rigida e solida
11 E innaffiando stanca la densa nuvola; anzi, anche con l'umidità egli avvolge la densa nuvola. Elihu ritorna dalla sua descrizione della stagione invernale alla condizione più ordinaria delle cose. La pioggia è la principale necessità dei paesi orientali; e Dio la provvede sempre, facendo sì che l'umidità sia estratta dalla terra e dal mare, e depositata al sicuro nelle nuvole, da dove discende, secondo le necessità e come comandato da Dio, sui campi e sulle pianure che l'uomo coltiva. Egli disperde la sua nube luminosa. La maggior parte dei commentatori vede qui un riferimento ai fulmini; ed è possibile, senza dubbio, che tale riferimento sia intenzionale. "La sua nuvola luminosa" -- letteralmente, "la nuvola della sua luce" -- può significare "la nuvola in cui è immagazzinato il suo fulmine". Ma forse non si intende altro che Dio sparge sulla terra le nuvole su cui si posa la sua luce solare. Le piogge piacevoli della primavera cadono generalmente da nuvole che sono, almeno in parte, intrise di raggi solari
Versetti 11-13. - Il temporale
I LA SUA FONTE. È prodotto da Dio ed è diretto da Dio. Egli lo realizza e lo guida
1. Viene da Dio. Ora, questo è sicuramente parte integrante della natura. Abbiamo visto che il tuono appartiene alla natura. Questo non era sempre evidente agli uomini; Sembrava che ci fosse qualcosa di così strano e terribile in esso che gli uomini lo attribuivano ad agenti soprannaturali. Ma la pioggia è manifestamente nell'ordine dei fenomeni naturali. Eppure questo è divino come il tuono. Dio è in tutta la natura, e tanto nei suoi eventi tranquilli e normali quanto in ciò che è sorprendente ed eccezionale
2. È pilotato da Dio. Le nuvole sembrano passare sopra il cielo in una confusione selvaggia. Non riusciamo a vedere redini per tenerli, né alcuna frusta per spingerli. La scienza della meteorologia è la più arretrata di tutte le scienze, perché è così difficile ridurre i fenomeni meteorologici al loro posto in uno schema ordinato, a causa delle loro incessanti variazioni e irregolarità apparentemente illimitate. Ma stiamo già vedendo che ci sono leggi dietro il tempo, e alcune di esse sono già note. Da qui le nostre previsioni meteorologiche sui giornali. Ora, la visione della Scrittura del tempo, tanto quanto quella dei fenomeni più ordinati e immutabili, attribuisce tutti i suoi movimenti alla volontà di Dio. Dio è in ciò che ci sembra più conflittuale e senza scopo. Se è lui a guidarla, possiamo confidare in lui per portarla a un lieto fine
II IL SUO SCOPO
1. Questo è determinato da Dio. La marcia delle nuvole è comandata dal loro grande Capitano. Nella natura come nella vita umana Dio opera con uno scopo, e il fine è con lui
2. È oscuro. Non possiamo dire se la pioggia è per uno scopo particolare che abbiamo in mente, o per un altro che non ci è mai venuto in mente. In tutta la vita Dio realizza molti propositi che vanno ben oltre la portata dei nostri pensieri
3. Potrebbe essere "per un flagello". Dio manda quella che noi consideriamo pioggia prematura, pioggia nel raccolto; o troppa pioggia: inondazioni che devastano i campi, affogano i raccolti e invadono le case. Perché Dio a volte sembra molto severo nelle sue azioni, qualunque siano i suoi pensieri. In altri modi Dio castiga il suo popolo con le calamità naturali. Non stupiamoci quando queste cose ci accadono. Sono previsti, e quindi dovrebbero essere previsti
4. Potrebbe essere in misericordia. "Per il bene della sua terra". Il terreno asciutto ha bisogno di pioggia. I raccolti assetati sono rinfrescati dall'acquazzone che è angosciante per il viaggiatore. Quella che sembra una calamità può essere una benedizione. Invece di lamentarci dell'inconveniente di ciò che ci accade, guardiamoci intorno e vediamo se sta portando del bene in qualche altra direzione
5. In ogni caso è per una benedizione. Il flagello è una benedizione sotto mentite spoglie. Anche se dalle varie azioni di Dio possono derivare vari risultati, nella misura in cui sono state progettate da Dio, tutte contribuiscono alla giustizia e al benessere dei Suoi figli. Il tuono e la pioggia benedicono anche con le loro calamità. Dolore e perdita, dolore e lacrime, flagelli e spine, sono strumenti di disciplina che benedicono quando fanno male. - W.F.A
12 Ed essa è girata dai suoi consigli, "Essa" (cioè la nuvola) è "girata" (o diretta nel suo corso) "dai suoi consigli", o sotto la guida della sua sapienza, e così convoglia la sua pioggia dove vuole. affinché facciano tutto ciò che egli comanda loro sulla faccia del mondo sulla terra. Non c'è un antecedente espresso a "loro". Forse le docce sono intenzionali, o le influenze atmosferiche in generale
13 Egli lo fa venire, sia per la correzione, sia per il suo paese, sia per misericordia. Dio ha scopi diversi nel dirigere la pioggia qua o là. A volte il suo scopo è quello di punire con piogge violente o eccessive: a volte è quello di fertilizzare la propria terra speciale; A volte è per gentilezza verso gli uomini in generale
14 Versetti 14-24. - Eliu termina con un appello personale a Giobbe, basato sulle dichiarazioni che ha fatto. Giobbe può immaginare di comprendere l'opera di Dio nella natura? In caso contrario, come può osare sfidare Dio in una controversia? Non sarebbe meglio riconoscere che le sue vie sono imperscrutabili?
Ascolta questo, o Giobbe, fermati e considera le meraviglie di Dio. Considera le meraviglie delle opere di Dio nella natura, come te le ho esposte;Giobbe 36:27-33 37:2-13 i misteri delle evaporazioni, della formazione e dell'accumulo delle nuvole, dei tuoni, dei fulmini, della neve e del gelo, degli acquazzoni geniali e degli acquazzoni violenti, dell'estate e dell'inverno, della prima pioggia e del secondo, della leggera brezza e del turbine; e poi di' se comprendi i vari processi, e riesci a spiegarli, e fare in modo che gli altri li comprendano (Versetto 19). Se no, non dovresti ammettere, come noi, che "non possiamo trovarlo" (versetto 23), non possiamo raggiungere le profondità della sua natura, e quindi non sei adatto a pronunciare un giudizio sulle sue azioni?
OMELIE DI R. GREEN versetto 14.- Considerando le opere di Dio
Eliu, nel suo continuo discorso, avrebbe insegnato a Giobbe a dare ascolto al Signore piuttosto che a rispondergli. imparare piuttosto che insegnare, e più specialmente considerare le sue opere meravigliose. La grandezza delle opere divine fa tremare il cuore del maestro di Giobbe; così sarebbe stato per Giobbe. Alla grandezza della voce divina, alla meraviglia delle opere divine, lo dirige. Le opere di Dio possono essere considerate:
IO COME RIVELAZIONE DELLA GRANDEZZA DIVINA. Questo è uno degli scopi nella mente di Elihu. Avrebbe indotto Giobbe a "strappare". È solo attraverso la contemplazione delle opere di Dio che possiamo elevarci, per gradini successivi, a qualsiasi concezione adeguata della grandezza della potenza divina o della grandezza del Nome divino. Sono al di là della nostra comprensione, e quindi ci danno una nozione dell'infinito; sono moltiplicati, grandi e meravigliosi. In essi è nascosta la parabola della grandezza divina. Possono essere considerati:
II COME RIVELAZIONE DELLA BONTÀ DIVINA. In questo libro è rintracciata la bontà divina con grande bellezza. Una bontà estesa non solo all'uomo, ma anche alle bestie dei campi, ai pesci del mare, agli uccelli del cielo. È da questa contemplazione che l'uomo può tornare a se stesso e imparare che la bontà che si manifesta ovunque intorno a lui può essere veramente all'opera in lui e per lui, anche se i suoi processi non sono resi noti. Quindi le opere divine possono essere considerate
III COME RIVELAZIONE DEL PROPOSITO NASCOSTO DI DIO. In tutte le opere meravigliose che ci sono intorno, per quanto gli uomini sanno, c'è molto che è nascosto. A questo Eliu richiama l'attenzione di Giobbe. "Sai quando Dio li disponeva?" "Conosci tu l'equilibrio delle nuvole? Conosci "le meraviglie di colui che è perfetto nella conoscenza"?
IV Da qui è rivelato
(1) l'ignoranza dell'uomo;
(2) la sua piccolezza;
(3) la sua conseguente incapacità di contendere con Dio
Questo è il processo dell'argomentazione di Elihu. "Presso Dio c'è una terribile maestà". Il suo lavoro è profondo. Egli è "l'Onnipotente", che non possiamo trovare. Non riusciamo a capire i suoi propositi. Pertanto, così termina la discussione, quindi inchinati, aspetta e fidati. Dio "è eccellente in potenza, in giudizio e in giustizia". Egli non li pervertisce. Perciò gli uomini lo riveriscano con umile timore e con bocca silenziosa, e i saggi lo aspetteranno per lo svolgimento delle sue proprie vie sagge. - R.G
"Le meraviglie di Dio"
I LA NATURA DI QUESTE OPERE,
1. Cose materiali. Non possiamo vivere per sempre in un regno di idee. È bene scendere sulla terra solida e guardare i fatti fisici. Ci sono lezioni da imparare dalle pietre, dagli alberi e dalle creature viventi della natura. Montagna anti ruscello, foresta e fiore, parlano all'anima dell'uomo
2. Cose create. "Funziona." Queste cose sono state fatte. Non sono eterni; Sono articoli fabbricati. Non sono prodotti casuali del caos; Sono stati realizzati in modo mirato
3. Cose divine. La loro gloria è il loro Creatore. Dio ha accondisceso a mettere la sua mano su questa nostra terra. e il risultato è stata tutta la vita e la bellezza di cui abbonda. Il carattere del Creatore è impresso nella sua opera. Dio possiede ciò che ha fatto. Perciò le sue opere appartengono a lui. Essi non ci sono che prestati a noi. Siamo amministratori che dovranno rendere conto di tutto ciò che usiamo e di come lo usiamo
4. Cose meravigliose. Le opere di Dio sono "meravigliose". Sono impressi con l'impronta del pensiero. La scienza più avanzata non è altro che il goffo tentativo dell'uomo di enunciare i geroglifici di Dio scritti nel grande libro della natura. Le stesse difficoltà della natura scaturiscono dalla sua vasta complessità. L'Architetto dell'universo è un Artista, un Matematico, un Fisiologo infinito
II COME QUESTE OPERE MERAVIGLIOSE DOVREBBERO ESSERE CONSIDERATE
1. Con attenzione. "Ascolta questo". Il peccato del mondo distrae i nostri pensieri, così che cadiamo a percepire ciò che Dio ci sta dicendo attraverso le molte voci della natura. Ci perdiamo le voci di Dio nella natura e nella vita a causa dell'indifferenza incurante
2. Con pazienza. "Stai fermo." Ci affrettiamo avanti e indietro, e così non riusciamo a raccogliere i tesori che arrivano a colui che aspetta. La vita della fretta è superficiale. Le cose migliori non arrivano al momento giusto, né possono essere afferrate in un attimo. Dobbiamo "sperare nel Signore" se vogliamo avere la sua benedizione, e "stare tranquilli" se vogliamo sapere che egli è Dio. Così ascoltando e stando fermi, dobbiamo aspettare che Dio ci parli attraverso le sue opere. Parliamo troppo delle opere di Dio; Sarebbe meglio se stessimo zitti e lasciassimo che ci parlino
3. Con il pensiero. "E considera." Notare la "e". L'attenzione e la pazienza devono precedere e preparare la strada alla considerazione. Ma poi questo deve seguire e essere unito alle precedenti condizioni passive. Non dobbiamo essere trampolaci nell'indolenza mentale. Quando Dio ci parla attraverso le sue opere meravigliose, la nostra parte è quella di accogliere il suo messaggio con intelligenza e di riflettere su di esso. Lo studio della natura nella scienza ci è raccomandato. Ma dobbiamo elevarci al di sopra di questo, meditare sulle voci divine nella natura e in tutte le opere di Dio
15 Sai tu quando Dio li disponeva; piuttosto, li dispone, dà loro ordini, organizza il loro corso e la loro sequenza? O sai quando ha fatto brillare (o meglio, causa) la luce della sua nuvola (o il lampo, o forse l'arcobaleno, come suggerisce Schultens)? Non puoi pretendere di avere una tale conoscenza
16 Conosci tu i bilanciamenti delle nuvole? cioè "come sono in bilico e sospesi nel cielo" (Stanley Loathes). Le opere meravigliose di colui che è perfetto nella conoscenza.Giobbe 36:5 #Giobbe 37:17
Come sono calde le tue vesti, quando egli acquieta la terra con il vento del sud? Sai tu come mai mentre la brezza del nord ti raggela (versetti 9, 10), il soffio del sud ti fa sentire le tue vesti troppo calde? Se non puoi spiegare una questione fisica, per quanto riguarda il tuo benessere, quanto meno puoi comprendere l'opera di Dio nel suo universo morale!
18 Hai tu disteso il cielo con lui? Hai tu contribuito alla diffusione del cielo, quella grande e magnifica opera del Creatore, che trascende quasi tutte le altre?
vedi il commento su - Giobbe 9:8 O Dio non ha compiuto quest'opera da solo, senza nemmeno un consigliere,Isaia 40:13,14 così che tu non hai avuto parte in essa? Che è forte, e come uno specchio fuso. Il cielo è "forte" o "fermo", cioè duraturo o permanente, anche se non veramente duro come uno specchio. Eliu, però, sembra che lo considerasse, come molti degli antichi, come una massa solida, simile a uno specchio concavo di metallo. La traduzione "specchio" è errata, sia qui che inEsodo 38:8), dato che il vetro non fu usato per gli specchi fino al periodo dell'inizio dell'impero romano. Gli specchi più antichi erano di metallo lucido (vedi Smith's 'Dict. of Antiquities,' vol. 3. pp. 1052, 1212)
19 Insegnaci ciò che gli diremo. Elihu si abbandona all'ironia. Se tu sei così saggio come pretendi di essere, allora egli si è compiaciuto di "insegnarcelo". Riconosciamo la nostra ignoranza, non possiamo ordinare la nostra parola a causa delle tenebre. Illuminaci, se puoi
La preghiera per la preghiera
Vedendo Gesù in preghiera, e notando quanto la sua preghiera fosse diversa dalla loro, i discepoli lo supplicarono di raggiungerli per pregare. La loro richiesta implicava un'alta stima della vera preghiera e, allo stesso tempo, un profondo senso della propria incapacità di pregare rettamente. Gli stessi sentimenti sono espressi a noi da Elihu
IO CIÒ CHE È RICHIESTO NELLA VERA PREGHIERA. La grandezza di Dio suggerisce a Elihu l'importanza di parlare con Dio nel modo giusto. L'immensità e lo splendore dei cieli, così come la maestà del tuono e il governo della nube, ci impressionano con la maestà di Dio; Eppure la sua gloria più grande non si vede in questi fenomeni, ma si rivela nella sua regola morale e nella sua bontà paterna. Sarebbe una cosa stolta da parte nostra rifuggire dall'accostarci a Dio a motivo della sua maestà nell'universo fisico. Non è come un maestoso monarca che si circonda della cerimonia di una corte. Le maniere formali sono un abominio nella preghiera. Dio non cerca l'ossequiosità del cortigiano; Cerca la fiducia del bambino. Allo stesso tempo, il suo stato regale è coronato dalla santità. Dobbiamo avvicinarci a lui con soggezione per la sua purezza. Egli dimora nella luce eterna. Questo fatto, molto più del suo potere e della sua ampia influenza sull'universo fisico, richiede uno spirito profondamente riverente nella preghiera. Allora la natura spirituale di Dio richiede un'adorazione spirituale, e noi dobbiamo essere sinceri nel cuore se vogliamo pregare in modo accettevole
II LA DIFFICOLTÀ DI RAGGIUNGERE LA VERA PREGHIERA. Sia Eliu che i discepoli di Cristo sentirono questa difficoltà. L'amico di Giobbe ne spiega la causa: "poiché non possiamo ordinare la nostra parola a causa delle tenebre"
1. Ignoranza. Non sappiamo cosa Dio vuole; né conosciamo i nostri cuori. Non solo il regno spirituale ci è estraneo; Abbiamo anche bisogno di sapere quali sono i nostri bisogni
2. Il peccato. Questa è l'oscurità che realmente ostacola e rovina la preghiera. Il padre non è irritato dalle chiacchiere impotenti di suo figlio quando il figlio è amorevole e obbediente. Non cerca frasi pompose; Preferisce l'effusione naturale e semplice del cuore del bambino. Ma è addolorato per la doppiezza, l'insincerità, l'irrealtà. Quando il nostro cuore è lontano da Dio, non possiamo pregarlo in modo accettevole. La grande difficoltà è la mancanza di simpatia per Dio; La mancanza di simpatia è l'unico ostacolo a tutti i rapporti umani, ed è l'unica cosa che ci impedisce di pregare in modo accettabile
III LA VIA PER GIUNGERE ALLA VERA PREGHIERA. Questo avviene con la preghiera. Dobbiamo pregare per essere insegnati a pregare. La confessione della nostra incapacità di pregare è il primo passo per farlo in modo accettabile. L'orgoglio e l'autosufficienza ci trattengono dal giusto spirito di preghiera. Dobbiamo imparare a piegare la nostra volontà così come a piegare le ginocchia. Ma la preghiera che si deve insegnare a questa lezione può essere esaudita in modi inaspettati. Possiamo imparare cosa dovremmo dire a Dio in una scuola di avversità. Umiliati e soggiogati dal dolore, possiamo essere portati al giusto spirito di preghiera nell'esperienza da cui ci ritraiamo con sgomento. O forse la lezione può giungere attraverso influenze spirituali più dirette. Abbiamo bisogno di contemplare il carattere di Dio per poterlo pregare rettamente. La rivelazione di Dio in Cristo ci mostra come dovremmo avvicinarci a Dio. Quando vediamo Gesù impariamo a pregare. - W.F.A
20 Gli si dirà che io parlo? piuttosto, che io parlassi.Giobbe 31:35 Giobbe aveva espresso il desiderio che Dio "lo ascoltasse e gli rispondesse". Elihu, con l'intenzione di rimproverare questa presunzione, ma rifuggendo dal farlo direttamente, si mette al posto di Giobbe e chiede: "Sarebbe conveniente che io chiedessi di parlare con Dio?" In caso contrario, non è giusto che Giobbe lo faccia. Se uno parla, sarà certamente inghiottito. Questo è probabilmente il vero significato, anche se un altro è stato suggerito da alcuni commentatori, che preferiscono tradurre: "O un uomo dovrebbe desiderare di essere distrutto?" (Così Ewald, Dillmann, il canonico Cook e i nostri revisori.) Se adottiamo questa traduzione, dobbiamo capire che Eliu aggiunge al suo primo rimprovero un secondo, rivolto contro il desiderio di Giobbe di porre fine alla sua vita
21 E ora gli uomini non vedono la luce brillante che è nelle nuvole; piuttosto, e ora gli uomini non possono contemplare la luce che risplende nei cieli. Ora, cioè qui, in questo mondo, gli uomini non possono guardare direttamente il sole, poiché egli li abbaglia. Quanto meno, dunque, sarebbero stati in grado di affrontare Dio sul suo trono in cielo! Eppure questo è ciò che Giobbe si era proposto di fare.Giobbe 9:32-35; 13:18-22; 22:3-7 - , ss. ma il vento passa e li purifica; piuttosto, quando il vento passa e li schiarisce, cioè quando, dopo che il vento ha spazzato via le nuvole e schiarito il cielo, il sole risplende in tutto il suo splendore
Luce insopportabile
Quando le nuvole si diradano dalla faccia del sole, non possiamo sopportare di guardare in alto lo splendore della luce svelata. Questo è il caso anche nella nostra atmosfera densa e umida; ma lo è molto di più in Oriente, dove il sole splende con la sua terribile forza. La luce insopportabile è un simbolo della maestà di Dio
IO, DIO, VELA LA SUA GLORIA NELLE NUVOLE. La giornata è spesso piena di nuvole intorno al sole. Allora possiamo guardare lo splendore dell'alba, perché il panorama sempre mutevole di cremisi e oro che annuncia il giorno è visibile a noi in colori che i nostri occhi possono sopportare di guardare. Dio inizia l'educazione dei suoi figli in una luce che è temperata per adattarsi alla loro debole vista. Ma un errore comune è quello di dimenticare che Dio è condiscendente verso la nostra debolezza, e di limitare la nostra concezione di Dio alla rivelazione misurata. Così ci formiamo idee parziali e umane di Dio. Se la sua nube è densa e oscura, non vediamo la sua luce gloriosa, e allora lo accusiamo delle tenebre, e nei nostri cuori sorgono pensieri ristretti e ingiusti di Dio. Le difficoltà della natura e della provvidenza ci turbano. I pensieri irritanti sull'apparente imperfezione delle opere di Dio riempiono la nostra mente di dubbi. E per tutto il tempo la semplice verità è che Dio è misericordioso e premuroso, velandosi di nuvole proprio allo scopo di risparmiarci
LA GLORIA SVELATA DI DIO SAREBBE UNA LUCE INSOPPORTABILE. Questo lo diciamo comunemente e lo sentiamo istintivamente. Chiediamoci ora come sia possibile
1. L'ignoranza è abbagliata dalla conoscenza assoluta. Il principiante non è aiutato, è solo perplesso, quando è favorito dai pensieri più avanzati dello studioso maturo. Se tutta la verità di Dio ci venisse improvvisamente rivelata, sarebbe incomprensibile e travolgente
2. Il peccato rifugge dalla santità perfetta. Il centro della luce eterna di Dio è la sua purezza. Nel nostro peccato non possiamo sopportare di guardare questo
3. La vita finita non può sopportare la pienezza della vita infinita. La nostra simpatia si sforza di rispondere agli appelli che li attirano. Ma quando questi appelli sono infiniti, la nostra stessa vita viene inghiottita dalla risposta. Se entrassimo pienamente nella vita di Dio, la nostra vita si spegnerebbe come la luce delle stelle si spegne in quella del sole
III DIO CI EDUCA SVELANDO GRADUALMENTE LA SUA GLORIA. Le nuvole vengono arrotolate all'indietro per gradi. Il crepuscolo è un dono misericordioso della provvidenza, che tempera il primo approccio della luce e ci salva dallo scuotimento dell'improvviso scambio della notte con il giorno. L'educazione di Dio al suo popolo è graduale
1. La rivelazione è progressiva. Adamo non poteva sopportare la luce che Cristo aveva portato. Le età più giovani venivano addestrate a poco a poco per renderle adatte alla crescente luce della verità di Dio. Non abbiamo raggiunto tutta la conoscenza. Cristo ha molte cose da dirci, ma noi non possiamo sopportarle ora.Giovanni 16:12 "Dio ha ancora più luce e verità per uscire dalla sua Parola."
2. Le vite individuali sono preparate per far crescere la luce. Non possiamo sopportare sulla terra la gloria che sarà rivelata in cielo. La nostra prima esperienza cristiana non è in grado di ricevere tutto ciò che Dio desidera rivelarci; Perciò egli fa rotolare le nuvole lentamente indietro, preparandosi per la grande apocalisse. "Ora vediamo attraverso uno specchio, in modo oscuro; ma poi faccia a faccia". - W.F.A.1Corinzi 13:12 #Giobbe 37:22
Il bel tempo viene dal nord; Letteralmente, dal nord viene l'oro. Il significato di ciò è molto oscuro, sia che si tratti di oro reale, sia che si intendano gli splendori dorati del sole, o qualsiasi altro splendore luminoso. Nessun commentatore ha trovato una spiegazione soddisfacente. Presso Dio c'è una terribile maestà. Questo è sufficientemente chiaro, ed è il punto a cui è stato diretto tutto il successivo argomento di Elihu.
vedi - Giobbe 36:22-33; 37:1-18 La maestà di Dio è così grande che gli uomini possono solo tremare davanti a lui
23 Toccando l'Onnipotente, non possiamo scoprirlo. Questa è la "conclusione di tutta la questione". Dio è imperscrutabile, e l'uomo deve nascondere il suo volto davanti a sé e non avere la presunzione di giudicarlo. Egli è anche eccellente in potenza, in giudizio e in abbondanza di giustizia. La sua perfezione morale è pari alla sua potenza e maestà. Egli non affliggerà; piuttosto, non risponderà; cioè non renderà conto agli uomini delle sue azioni, né accondiscenderà a giustificarsi ai loro occhi. Le sue azioni non possono che essere giuste
Il mistero di Dio
Non possiamo scoprire Dio. Nella sua grande forza e nella sua perfetta equità non renderà conto a nessuno. Ecco un mistero, ma che viene salvato dal terrore da una rivelazione sufficiente a rassicurarci della vera giustizia di Dio
IL MISTERO È NELL'AZIONE DI DIO. La sua natura è misteriosa. Ma non siamo angosciati dalla difficoltà di comprenderla, perché sappiamo che deve essere al di là della nostra portata, e possiamo essere contenti di vivere in pace senza risolvere i problemi più astrusi della teologia. È molto diverso con l'azione di Dio. Questo ci riguarda da vicino. Lo vediamo nella nostra vita comune nel mondo. Eppure anche qui c'è un mistero
1. La natura è un mistero. Non solo non possiamo capire la sua origine, ma non possiamo vedere dove sta tendendo. La grande macchina avanza verso un futuro che va oltre la nostra immaginazione. Che cosa ci fa Dio? Come sta usando tutto il dolore e il fallimento che ne derivano?
2. La Provvidenza è un mistero. Non riusciamo a capire perché Dio agisca in questo modo, dando prosperità a uno e avversità a un altro senza ragioni che scopriamo. Perché permette all'uomo semplice e onesto di fallire e all'astuto furfante di avere successo?
3. La religione è un mistero. Ci sono dottrine misteriose in esso; Possiamo sopportarli. Ma ci sono anche esperienze misteriose. Non possiamo capire i giorni bui di strani pensieri e sentimenti tristi, la stanchezza e il fallimento, attraverso i quali dobbiamo passare
II IL CARATTERE DI DIO CI È RIVELATO. Siamo giusti e vediamo ciò che si sa prima di sederci e disperare per il mistero di Dio. È meglio fissare gli occhi sulla luce che abbiamo piuttosto che rimuginare nella malinconia impotente sull'oscurità che la circonda da ogni parte. Ora sappiamo cosa ci interessa di più sapere su Dio. Non abbiamo bisogno di capire il processo esatto se riusciamo a vedere la fine. Ma se il carattere di Dio viene rivelato, possiamo essere certi che il fine delle azioni di Dio sarà d'accordo con esso. Dio si è fatto conoscere a noi come giustizia perfetta. Questo è sufficiente. Allora tutto ciò che fa deve essere giusto, "in abbondanza di giustizia". Possiamo confidare in Dio per quello che è, anche quando non capiamo quello che fa
III IL MISTERO DI DIO È IN ARMONIA CON LA RIVELAZIONE DI DIO. C'è una stretta connessione tra i due. Non si contraddicono a vicenda. Al contrario, la rivelazione conduce al mistero. Questa rivelazione dimostra l'equità. Ora, l'equità implica un trattamento equo di tutte le cose. Non è una nozione semplice come l'amore o la rabbia. Se Dio è giusto, deve prendere in considerazione gli altri oltre all'unica persona con cui ha a che fare, e più del piacere o del dolore del momento presente. Sono in gioco grandi questioni, sono coinvolti ampi interessi. Questi devono andare oltre il nostro piccolo mondo di osservazione. Pertanto, poiché crediamo nell'equità di Dio, dobbiamo aspettarci che Egli agisca in modo misterioso. Non spetta a noi chiedergli conto. L'idea della cupola suggerisce quindi un dubbio indegno. Dovremmo confidare nella sua giustizia senza chiedergli di risolvere il mistero della sua azione. - W.F.A
24 Gli uomini quindi lo temono; O, che gli uomini lo temano dunque. Vedano nella sua imperscrutabilità, nella sua onnipotenza, nella sua assoluta perfezione morale e nella sua superiorità rispetto a tutte le domande umane, ampi motivi per la più profonda riverenza e timore. E ricordino che egli non rispetta nessuno che è saggio di cuore. Per quanto gli uomini possano essere "saggi di cuore", Dio non li "rispetta", almeno fino al punto di sottomettere la sua condotta al loro giudizio e di rispondere alle loro domande (vedi Versetto 20)
Illustratore biblico:
Giobbe 37
1 CAPITOLO 37
Giobbe 37:1-13
Ascolta attentamente il rumore della Sua voce.
Qual è il messaggio di Eliu?
Ciò che realmente contribuisce all'argomento principale del libro è che la sofferenza può essere medicinale, correttiva, fruttificante, così come punitiva. Gli amici erano partiti dal presupposto, un presupposto abbondantemente confutato da Giobbe, che le sue calamità fossero scaturite e che le sue trasgressioni potessero scaturire soltanto. Nella loro teologia non c'era posto per nessun'altra conclusione. Ma, ovviamente, c'è un'altra interpretazione della funzione delle avversità che deve essere discussa, se la discussione deve essere completa; e questa interpretazione più ampia Elihu cerca di formulare. Secondo lui, Dio può essere spinto a castigare gli uomini con l'amore, oltre che con l'ira; al fine di ravvivare la loro coscienza, di istruire i loro pensieri e di dare loro un campo d'azione più ampio; per purificarli, affinché possano produrre frutti più numerosi e migliori; per scuoterli dal letargo in cui, anche quando sono spiritualmente vivi, sono inclini a sprofondare, e per salvarli dalla corruzione troppo spesso alimentata anche dai buoni costumi, se questi costumi non crescono e non cambiano. La sua principale contesa è infatti diventata, fin dai suoi tempi, il più semplice luogo comune. Ma questo pio luogo comune era abbastanza nuovo per Giobbe e i suoi amici da essere sorprendente. A loro Elihu, quando sostiene che Dio spesso libera gli afflitti attraverso le loro afflizioni, deve essere sembrato che stesse pronunciando una pericolosa eresia, o che parlasse come uno che aveva ricevuto nuova luce e ispirazione dall'alto. (Samuel Cox, D.D.)
I fenomeni della natura:
Elihu considerava la natura...
(I.) Come risultato dell'arbitrio divino. Parla del tuono come della voce di Dio. "Il suono che esce dalla Sua voce", "la voce della Sua Eccellenza". Egli parla del lampo come diretto da Lui sotto l'intero cielo, fino alle "estremità della terra". La scienza moderna diffonde schemi teorici tra la natura e Dio. Parla di leggi e di forze. Questa non era la scienza di Elihu; egli considerava l'uomo come se fosse stato messo faccia a faccia con Dio nella natura
(II.) Come rivelatore del carattere divino. Riconobbe...
(1) Sua maestà. "Nel tuono."
(2) La sua ubiquità. Lo vedeva dappertutto, nel piccolo come nel grande
(3) La sua imperscrutabilità, non poteva seguirlo in tutti i suoi movimenti
(III.) Come strumento del proposito divino. "Ed è capovolto dai suoi consigli; affinché possano fare tutto ciò che Egli comanda loro sulla faccia del mondo sulla terra. Egli lo fa venire, sia per la correzione, sia per la Sua terra, sia per misericordia". (Omilestico.)
Poiché Egli dice alla neve.
Le lezioni dei fiocchi di neve:
(I.) Impariamo che ciò che Dio ci dà è puro. La bella neve, nella sua purezza, è un tipo dei Suoi doni. Essere puri è certamente uno stato da desiderare ardentemente e da sforzarsi strenuamente di raggiungere. Richiede il crogiolo dell'afflizione e della disciplina per raggiungerlo, e Dio spesso, sì, davvero, lo usa costantemente
(II.) Che ciò che Dio dà è bello. Niente è più bello di un campo di neve appena caduta. La neve diventa più bella quando la si esamina da vicino. Ma pensa alla fonte da cui provengono, e ogni piccola forma sarà per te un insegnante proficuo. Dio ha dato la neve, ed è così bella; così belli sono tutti i suoi doni. La bellezza è una qualità degli oggetti da non trascurare. Quando Dio fa la bellezza, quanto è infinitamente superiore in bellezza alla bellezza costruita dalla mano dell'uomo
(III.) Che ciò che Dio dà è buono. Se non fosse per la neve benigna, in alcuni paesi non un chicco di grano sopravviverebbe al freddo rigido dell'inverno. Ma il grano stesso è riscaldato alla vita dalla protezione della neve
(IV.) La neve ci insegna ad essere imparziali. In questo è in accordo con la Parola di Dio. Concede i suoi benefici a una comunità, non ne trascura nessuno
(V.) Impariamo una lezione di cautela. Quanto facilmente sporca la neve, a causa del suo stesso candore e pulizia. La sua suscettibilità al suolo e alla sporcizia è una costante supplica che si sta attenti a non sporcarlo. Più una cosa è chiara, bianca e pulita, più facilmente si sporca
(VI.) Un'altra lezione: l'evanescenza di tutte le cose terrene. I campi, ora nascosti alla vista dalla loro copertura nevosa, saranno presto visti di nuovo; e quando la neve se ne sarà andata, come sembrerà breve la stagione del suo soggiorno! Da questa lezione ne scaturisce un'altra: il dovere di essere pronti a incontrare lo Sposo. (Wallace Thorp.)
La tempesta di neve:
(I.) La neve nel suo interessante fenomeno. La neve cade quasi ogni anno in bellissimi acquazzoni, e copre il volto della natura. Moltitudini ammirano le sue bellezze, ma pochi ne comprendono la singolare formazione, gli usi importanti e il design vario. Queste cose non dovrebbero essere così. Dovremmo familiarizzarci con le opere di Dio, specialmente con doni comuni come la pioggia, il vento e la neve. Questo condurrebbe i nostri pensieri dalla natura al Dio della natura; e allora la Sua saggezza, la Sua potenza e la Sua bontà, come si vede in essa, susciterebbero la nostra ammirazione. La neve, questa meravigliosa creatura di Dio, è stata così descritta: "La neve è un vapore umido che viene sollevato dalla terra fino alla regione centrale dell'aria o in prossimità di essa, dove si condensa o si addensa in una nuvola, e ricade come lana cardata, a volte in fiocchi più grandi e a volte in fiocchi minori. La neve e la pioggia sono fatte della stessa materia, e sono prodotte nello stesso luogo, solo che differiscono nella loro forma esterna, come è evidente all'occhio, e nella loro stagione. La pioggia cade nelle stagioni più calde, le nuvole si dissolvono in pioggia a causa del calore; La neve cade nelle stagioni più rigide, le nuvole sono addensate dal freddo. Il luogo in cui si genera la neve è nell'aria, da lì riceve l'ordine di inviarsi sulla terra, e lì di rimanere. Tre cose rispetto alla neve possono essere notate
1.) Il suo candore. Il candore della neve, osservano i naturalisti, è causato dall'abbondanza di aria e di spiriti che si trovano nei corpi trasparenti. "Il candore della neve", dice Sturm, "può essere spiegata così: è estremamente leggera e sottile, quindi piena di pori, e questi contengono aria. È inoltre composto di parti più o meno spesse e compatte, e una tale sostanza non lascia passare i raggi del sole, né li assorbe: al contrario, li riflette molto potentemente, e così gli dà quell'aspetto bianco che vediamo in esso" Isaia 1:18
2.) Forma. "Le scaglie", osserva il pio autore appena nominato, "assomigliano generalmente a stelle esagonali; Talvolta, tuttavia, hanno otto angoli, e altre dieci, e alcuni di essi sono di forma piuttosto irregolare. Il modo migliore per osservarli è quello di ricevere la neve su carta bianca, ma finora si è detto poco sulla causa di queste diverse figure.
3.) Abbondanza. «Sei tu entrato nei tesori della neve», disse Dio a Giobbe, «sei entrato nei tesori della neve?».
(II.) La neve nella sua fonte efficiente. Il filosofo può spiegare le sue cause secondarie o strumentali, ma il cristiano riconosce e riconosce la sua causa prima e originale. Elihu, nel testo, e in altre parti di questo capitolo, traccia, o nota, il tuono e il fulmine, la neve e la pioggia, il turbine e il freddo, il gelo e le nuvole, alla loro fonte divina. "Poiché Egli dice" (cioè, Egli comanda) "alla neve: Tu stai sulla terra". La fonte da cui proviene la neve, illustra...
1.) La potenza di Dio. Quando l'Onnipotente Creatore vuole una cosa, deve solo parlare, ed è fatta
2.) La sovranità di Dio. La sovranità di Dio significa il Suo potere e il Suo diritto di dominio sulle Sue creature, per disporle e determinarle come Gli sembra buono. La neve offre un esempio dell'esercizio di questo attributo: dalla volontà di Dio dipendono il tempo, la quantità e il luogo
3.) La giustizia di Dio. Il testo stesso si riferisce proprio a questo attributo. "Poiché Egli lo fa venire, sia per la correzione, sia per il suo paese, sia per misericordia". Ed Elihu, alla fine del capitolo, dove chiude la sua conversazione con Giobbe, sugli attributi di Dio, come si vedono nelle Sue opere, dà risalto alla Sua giustizia. "Toccando l'Onnipotente, non possiamo trovarlo: Egli è eccellente in potenza, in giudizio e in abbondanza di giustizia: gli uomini lo temono perciò". E l'Onnipotente stesso, nel capitolo successivo, dice a Giobbe che a volte manda la Sua neve e la Sua grandine in giustizia, affinché i peccatori possano essere puniti per i loro peccati Giobbe 38:22, 23
4.) La bontà di Dio
5.) La provvidenza di Dio
(III.) La neve nei suoi vari scopi. "Egli fa sì che la nuvola, con qualunque sia il suo carico, si scarichi e si scarichi", "per la correzione, o per la Sua terra, o per misericordia". Dobbiamo qui osservare:
1.) Il Signore a volte manda la neve sulla via della correzione. L'ebraico significa verga, quindi lo mettiamo a margine. Il tuono e la pioggia sono la verga (Samuele 12:17-19). E chi può dire che Dio non mandi la Sua neve, il Suo vento e il Suo freddo per punirci per la nostra noncuranza delle Sue misericordie e per la nostra opposizione alle Sue leggi?
2.) La neve può essere inviata a beneficio della terra di Dio. "Per la Sua terra" (ver. 13) . "Il mondo è Suo, e la sua pienezza". Le nuvole, perciò, abbassano la loro umidità a beneficio della terra di Dio, affinché le bestie possano avere pascolo; piante, nutrimento; e che ci possa essere provvedimento per tutta la progenie di Dio Salmi 104:10-14, 27, 28; 65:9-13
3.) Il disegno di Dio nel mandare la neve può essere misericordioso
(IV.) Il nostro dovere come implicito nel discorso di Eliu a Giobbe. "Ascolta questo, o Giobbe: fermati e considera le meraviglie di Dio" (ver. 14). Le opere di Dio sono meravigliose, meravigliose per la loro grandezza, varietà, bellezza, utilità e ordine, queste devono essere considerate. Considerateli, quindi; Molti li vedono, che non li considerano mai. Considerateli con riverenza. Pazientemente. Tranquillamente. Strettamente. Le opere di Dio saranno esaminate. Frequentemente. Devotamente. Non solo perché la vostra mente sia informata, ma il vostro cuore si rivolga a Dio, in pii affetti. Impariamo da questo argomento:
1.) La maggior parte degli uomini presta poca attenzione alle meravigliose opere di Dio, che tale indifferenza è molto criminale, e che è dovere dei ministri risvegliare l'attenzione del loro popolo sull'argomento
2.) Provvidenze speciali e particolari richiedono un'attenzione speciale e particolare. "Ascolta questo".
3.) La perfetta facilità con cui Dio può punire i malvagi e scagliarli verso la distruzione
4.) Il tempo presente offre un'ottima opportunità per l'esercizio della benevolenza cristiana
5.) I preziosi privilegi di coloro che sono interessati al favore di Dio. (Il pulpito.)
La neve e le sue lezioni:
(I.) Dalla neve possiamo imparare che è possibile fare molto bene senza fare molto rumore. La neve è una grande benedizione. Il Salmista dice: "Egli dà la neve come la lana" Salmi 147:16. La lana, si sa, è molto calda. I capi invernali sono fatti di lana, e quindi teniamo fuori il freddo. La neve è l'abito invernale di Dio per la terra. Copre le tenere radici e le piante con i suoi spessi vestiti e le protegge dalle gelate taglienti che altrimenti le distruggerebbero. Poi la neve è utile per l'irrigazione della terra Isaia 55:10, 11. Quando guardiamo la bellezza della primavera e le molte glorie dell'estate, non dobbiamo dimenticare la parte che la neve ha avuto nel produrre queste cose. Eppure, mentre la neve è così utile alla terra, con quanta silenziosità fa il suo lavoro Matteo 6:2
(II.) Fai attenzione a quali impronte lasci dietro di te. La neve fresca è una testimonianza molto fedele dei nostri passi. È in un senso più serio che lasciamo anche le nostre impronte dietro di noi mentre camminiamo lungo il vicolo della vita. Non intendo sulla neve, ma sui ricordi e sui caratteri di chi ci ha conosciuto
(III.) Un'altra lezione che la neve ci ha insegnato è il potere delle piccole cose. Un fiocco di neve è una piccola cosa, ma molti fiocchi di neve creano "un mondo bianco". Il successo nella vita consiste molto in una costante attenzione alle piccole cose. Non sempre riusciamo a trovare l'opportunità di compiere grandi azioni
(IV.) L'ultima delle nostre lezioni è che Dio ama la santità. Niente è più bianco della neve. Nessun peccato può entrare in cielo. (R. Brewin.)
Suggerimenti della neve:
L'Antico Testamento, molto più del Nuovo, impiega i fenomeni della natura per simboleggiare la verità. La nascita della neve, lassù su soffici nuvole, o di etere ancora più tenue, dà origine a piacevoli suggestioni delle vie di Dio nella natura. Per un bambino, la neve che scende è come le piume, come se il grande globo fosse un uccello che viene alla sua muta e perde tutte le sue vecchie piume. Oppure, se la neve è paragonata ai fiori, allora le gocce di pioggia nell'aria superiore sono boccioli, e la neve sono le gocce di pioggia che fioriscono o germogliano. O, se il poeta esprime il suo pensiero, la neve è il grande agricoltore, e pianta l'umidità presa in prestito dal lago e dal mare, e a tempo debito scuote sulla terra i granelli piumosi che sono stati allevati nel cielo lassù. O ancora, come emblema, Quarles potrebbe aver notato la rara bellezza della neve. Ogni fiocco di neve ha una struttura più squisita di qualsiasi cosa le mani mortali possano fare. Perché le gocce di pioggia non dovrebbero scendere a colpi di proiettile, come fanno in estate? La terra, quindi, si potrebbe pensare, aveva tutta la bellezza della forma e del fiore di cui aveva bisogno; ma d'inverno, freddo e sterile, il cielo è il gelido giardino e manda giù una fioritura squisita, più bella del mughetto. Non solo ogni fiocco è bello, ma lo sono anche tutti i suoi modi strani e stregoneschi. Se indisturbata, la neve cade con meravigliosa leggerezza, come in un sogno o in una fantasticheria; come se conoscesse a malapena la strada, e vacillasse nella ricerca della strada. Tocca il suolo con grazia ariosa, come se come un uccello del cielo toccasse il ramo o il ramoscello solo per volare di nuovo. Ma una volta incarnato, pende da cespugli e alberi, arruffando il ramo nero con il pizzo, o ammortizzando il ramo sempreverde con il velluto bianco più raro e delicato. Oppure, quando i venti lo spingono o lo mandano in vortici intorno e al di sopra di tutti gli ostacoli, facendolo scivolare in argini con bordo e curvatura, come nessuna matita o strumento può eguagliare, esso, fuori da tutta la sua agitazione, opera ancora linee di grazia e bellezza che sono state l'ammirazione del mondo fin dall'inizio. Questo figlio della tempesta è esso stesso bello, e l'artista della bellezza. Considera la debolezza e la potenza della neve. C'è qualcosa di più gentile e impotente? Non arriva come una palla dal fucile, o una freccia dall'arco, o un falco in picchiata che scende dal cielo per la sua preda. La mano di un bambino lo afferra e lo soggioga; e prima che possa vederlo, non c'è più. Un bambino può padroneggiare ciò che domina l'umanità. I ragazzi lo raccolgono, ed è sottomesso; non resiste a nulla. Tutte le cose sembrano più forti della neve appena nata. Eppure, una notte di tessitura, e copre la terra attraverso ampie latitudini e longitudini con un abito che tutti i telai della terra non avrebbero potuto fornire. Ancora un giorno e affonda le recinzioni sotto di esso, cancella tutte le strade e livella l'intera terra come vanga e aratro, e diecimila volte diecimila ingegneri e operai non potrebbero farlo. Posa la mano sul motore rombante, blocca le ruote e ne ferma il movimento. Si trova davanti al porto e cala un'oscurità bianca che sconcerta il pilota e controlla la nave di ritorno a casa. Prende le colline e le montagne, e raduna il suo esercito fino al giorno, senza suono di tamburo o di tromba, carica; E chi può resistere alla sua venuta in assetto di battaglia? Che potere c'è dunque nelle schiere della debolezza! Così i pensieri degli uomini buoni, piccoli, silenziosi, che si raccolgono lentamente, alla fine sono padroni del tempo e dei secoli. Se tale è la potenza della debolezza di Dio, quale deve essere la Sua Onnipotenza, il tuono della Sua potenza? Considerate, inoltre, che la neve che scende non ha parenti solo per immaginare, ma è anche un'operaia. Mandiamo all'estero nelle isole dell'America del Sud e sulle banchine costiere per portare qui lo stimolante che accenderà nuova vita nei terreni devastati e produrrà nuovi raccolti. Eppure, dall'aria immacolata, la neve fa scendere la fertilità nelle infinite distese che si consumano, i gas esalati, dai paesi e dalle città, forme moltiplicate che sono vandali, vagabondi nel cielo. Intrappolati nelle maglie della neve, i gas ammoniacali e vari altri vengono da essa portati giù e depositati sul terreno; Ed è diventato un proverbio che la neve, fresca e appena caduta, è il letame del povero. Raccoglie di nuovo, quindi, il materiale di scarto della terra, la cui leggerezza lo trasporta in alto, e depone con uguale distribuzione su tutte le terre ciò che riporta loro la fertilità necessaria. (Henry Ward Beecher.)
Inverno:
Quali sono le sue mute lezioni per noi?
1.) L'inverno ci presenta uno studio speciale della ricchezza, della saggezza e della grandezza dell'ordine divino del mondo. La religione dell'adorazione invernale è preminentemente la religione del soprannaturale-la religione di Cristo. È l'impulso di uno spirito religioso a riconoscere la bellezza, la saggezza, la grandezza di queste manifestazioni del Creatore. Il potere, la bellezza e la bontà si rivelano
2.) L'inverno può essere reso il testo di un importante studio sociale. Ha potenti influenze sul carattere, sui doveri e sulle simpatie della vita. Che lezione è nella distribuzione dei doni di Dio. Dappertutto la natura, l'ordine di Dio, rimprovera l'egoismo. L'inverno è potente come civilizzatore sociale. La casa è completamente realizzata solo nei climi invernali. L'inverno fa appello alla carità e alle simpatie umane
3.) L'inverno è un ottimo studio morale, pieno di lezioni spirituali e analogie, come quelle che Cristo avrebbe suscitato. È qualcosa che c'è una pausa con la mera acquisizione, una stagione in cui l'accumulo è arrestato, in cui persino Dio sembra non prodigare doni. L'inverno porta il dovuto riconoscimento della bellezza e della gloria della terra che Dio ha creato, delle sue meravigliose forme e forze. Esso porta un senso di obbligo alla meravigliosa provvidenza dell'economia della terra: il rapporto tra il tempo della semina e la semina, tra l'inverno e l'estate; e nel frattempo i bisogni uniformi della vita supplivano, una stagione provvedendo a un'altra che non produce rifornimenti. Come sono transitorie tutte le condizioni terrene e le forme di bellezza e di forza! Quanto inquietante, quanto incalzante è la legge del cambiamento. L'analogia suprema dell'inverno è la morte. A questo inverno della vita umana tutti dobbiamo arrivare. (Henry Allon, D.D.)
Lezioni della neve:
(I.) Considera la sua bellezza. La sua forma e il suo colore hanno sempre affascinato i naturalisti e i poeti. La sua bellezza è propria, unica, artistica, divina. Questa bellezza suggerisce una bellezza superiore, come articolata nel pensiero, nel carattere e nella vita. La bellezza di ogni vita consiste in quel cerchietto di eccellenze che si chiama frutto dello Spirito. Quella vita è bella il cui tocco è curativo, le cui parole sono confortanti e la cui influenza è nobilitante. La delicatezza e la dolcezza appartengono alla musica più alta. Più pura è l'anima, più delicatezza e dolcezza ci saranno in essa. Una bella vita porta il cuore di Cristo. Non solo ogni cristallo di neve è una cosa di bellezza, ma le sue vie sono vie di piacevolezza. Com'erano aggraziate le curve e belle le linee dei fiocchi di neve che cadono! Con quanta dolcezza toccano la terra! Con morbidezza piumata tessono intorno agli alberi e ai cespugli i merletti più rari, sfidando tutti i telai del mondo moderno. La neve è un artista che non ha eguali in tutto il mondo. Le sue vie sono piene di grazia e di bellezza. E la bellezza nell'anima si esprime in modi piacevoli e in azioni accattivanti. La spiritualità non solo trasfigurerà il volto, ma rivestirà le mani e i piedi di tenerezza e grazia
(II.) Considera la purezza della neve. È pulito, bianco e luminoso. Ma quando viene a contatto con la fuliggine, la sua purezza viene contaminata e la sua bellezza distrutta. Che spettacolo pietoso è un'anima contaminata dalla fuliggine del peccato! La neve incontaminata è di una bellezza ammaliante, ma quando è contaminata è ripugnante. La vista delle colombe e della neve fece desiderare a David un cuore puro
(III.) Considera la varietà dei fiocchi di neve. Il fiocco di neve è stato esaminato al microscopio e le sue rivelazioni sono state rivelate. Rivelazioni di corone tempestate di brillanti, di stelle con raggi in espansione, di ponti con le loro spalle, e di templi con le loro navate e colonne. Gli scienziati hanno osservato non meno di mille forme e forme diverse nei cristalli di neve. Mentre sparano stelle come diamanti cesellati, rivelano una varietà infinita. Oh, che Dio è il nostro! Ovunque in natura vediamo diversità. Rimaniamo stupiti di fronte ai vari tipi di mente. Quando diciamo che il cristallo di neve è un'immagine del pensiero di Dio, siamo anche costretti a credere che sia espresso in mille modi diversi
(IV.) Considera l'utilità della neve. È uno stimolante e fertilizzante. I terreni esausti sono ravvivati e rafforzati dalla neve. I gas vengono catturati da esso, e scendono in docce per arricchire e abbellire i campi. L'utilità è una legge diffusa. Il materiale di scarto viene raccolto e utilizzato per un altro scopo. Guardate come la neve ricopre con il suo manto di lana oggetti sgradevoli, e contemporaneamente protegge quelle potenze nascoste che sotto l'equinozio di primavera si dispiegano in boccioli e foglie, fiori, frutti. Sotto quel sudario bianco le forze della primavera si alleano e si schierano, come soldati sul campo. La neve è una fonte di irrigazione. Nei paesi di grande altitudine, dove le piogge sono solo periodiche, gli abitanti dipendono interamente dalla neve per arricchire e fertilizzare i loro campi. Considerando la vita umana alla luce di una filosofia divina, siamo costretti a concludere che l'inverno delle nostre prove è essenziale per il frutto dell'anima. Lowell vide nella prima caduta di neve l'immagine di un grande dolore, ma un dolore addolcito dagli elementi della speranza. Riposando nel pensiero di un Padre universale, e avendo la certezza che l'inverno lascerà il posto alla primavera e alle melodie degli uccelli, vediamo nelle nostre prove e afflizioni i mezzi ordinati per il nostro ingresso nella gloria. Nella Creazione di Haydn il brano iniziale abbonda di dissonanze, una rappresentazione calzante del caos, che però ben presto cede il passo ad armonie, corali e sinfoniche, che riempiono l'anima di sogni di gloria incommensurabile e di pace ultraterrena. E come nella musica, così nella vita le dissonanze finiranno in armonie, e dolci melodie riempiranno la terra e il cielo. La morte può sembrare che faccia tacere l'arpa della vita, ma è solo come una pausa nella musica che è preparatoria a toni più ricchi, più dolci e più pieni. (J. B. Whitford.)
7 CAPITOLO 37
Giobbe 37:7
Egli sigilla la mano di ogni uomo.
Dio conosciuto dal sigillo della mano dell'uomo:
Il riferimento principale a questa affermazione è la stagione dell'inverno. Allora la terra è dura per il gelo, e forse coperta di neve. Questo porta all'uomo una diminuzione del potere. Lo spazio per la sua attività abituale è tagliato. Non solo il lavoro dell'agricoltore cessa in gran parte, ma anche altre forme di lavoro all'aperto, poiché i materiali necessari non sono più di plastica nelle mani dell'operaio. La mano dell'uomo è sigillata in modo così efficace che, per un certo periodo, numerose industrie falliscono. Sebbene questo sia il riferimento principale dell'affermazione, potrebbe essere applicato molto più ampiamente. Da ogni parte Dio pone un limite all'uomo. In relazione a tutto, arriva a un punto in cui trova la sua mano "sigillata". Questo, senza dubbio, è una necessità della sua natura limitata
1.) Dio sigilla la mano dell'uomo nel regno della natura, affinché possiamo conoscere la Sua opera nel fornire il cibo necessario. Per questo dipendiamo dalla terra e dagli elementi, e possiamo fare molte cose per estrarre da essi il cibo di cui abbiamo bisogno. Possiamo arare, seminare, erpicare e diserbare. Ma in questo caso l'uomo arriva a un punto in cui Dio sigilla la sua mano. C'è un'altra classe di operazioni che è altrettanto necessaria per garantire il risultato desiderato. Ci deve essere una ripartizione dell'umidità e del sole; e potrebbero esserci muffa e peronospora. Ma riguardo a tutto questo, l'uomo è completamente impotente. Non abbiamo alcun potere sulle nuvole e sul sole. Tutto questo tipo di operazione appartiene interamente a Dio. Questo è un motivo speciale di adorazione e gratitudine quando l'opera è completata, visto che è così peculiarmente e manifestamente l'opera di Dio. Se la vendemmia fosse, dal primo all'ultimo, opera nostra, quanto saremmo orgogliosi! quanto autosufficiente e quanto dimentico di Dio!
2.) Dio sigilla la mano dell'uomo mediante gli eventi della Provvidenza, affinché tutti gli uomini possano conoscere la Sua opera come Sovrano del mondo. La Provvidenza è proprio opera di Dio in questo senso. Lo pone davanti a noi come il giusto Governatore dell'universo. Gli uomini possono fare molte cose, ma non possono fare tutto. Questo deriva in gran parte dai nascondimenti della Provvidenza. C'è un velo spesso steso sulle azioni di Dio, affinché gli uomini possano temere davanti a Lui. Questo vale sia per le nazioni che per gli individui. Sia l'uno che l'altro devono muoversi molto nell'oscurità per quanto riguarda le circostanze e i risultati, ma non per quanto riguarda i principi. Poiché i princìpi sono immutabili, e Dio vuole che agiamo in base ad essi. Quante volte Dio arresta effettivamente i corsi dell'azione umana con improvvise combinazioni nella provvidenza che le rendono impossibili, come nella confusione delle lingue a Babele
3.) Dio sigilla la mano dell'uomo con l'afflizione, affinché gli uomini possano conoscere la Sua opera nella loro vita individuale. L'afflizione è senza dubbio una parte della provvidenza, ma è una parte isolata. È individuale nella sua azione e rafforza la conoscenza dell'opera di Dio nella sfera personale. Questo lo fa sigillando la mano. Allora sentiamo quanto poco avevamo in nostro potere, anche quando eravamo al nostro meglio, e quanto eravamo completamente alla mercé di un superiore. E vediamo anche come le cose possono andare avanti bene senza di noi
4.) Dio sigilla la mano di ogni uomo quando, mediante il Suo Spirito, lo convince del peccato, affinché tutti possano conoscere la Sua opera in materia di salvezza dell'anima. Qui siamo nella regione della coscienza. Lezione pratica. Dobbiamo accettare la nostra debolezza e tutti i limiti della nostra condizione attuale, se vogliamo conoscere l'opera di Dio. (A. L. Simpson, D.D.)
14 CAPITOLO 37
Giobbe 37:14
Ascolta questo, o Giobbe, fermati e considera le meraviglie di Dio.
L'opera meravigliosa di Dio:
L'insegnamento della Scrittura, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, ci impone il riconoscimento della più intima connessione tra Dio e tutte le forze e gli eventi della natura e della provvidenza. Il tuono è la Sua voce, le nuvole sono la polvere dei Suoi piedi
(I.) Come si fa? Con quali mezzi si realizza? Prendiamo il vento e le nuvole per illustrare questa domanda. "Il vento soffia dove vuole, tu ne senti il suono; ma non sai dire da dove viene e dove va". Non possiamo esercitare alcun controllo su di esso; Sembra che non sia sotto controllo. Ma un esame più attento mette in dubbio l'opinione che i movimenti del vento e delle nuvole siano solo un lavoro casuale. Alcuni venti si trovano ad essere molto fissi nella loro stagione, nella loro direzione e nella loro forza. Scoprire come si formano le nuvole e come si alzano e scendono i venti, è il lavoro della scienza. La legge e l'ordine devono prevalere ovunque la scienza possa lavorare. Ma supponiamo che, uno per uno, i fenomeni naturali siano stati ricondotti alle loro cause immediate in tutto il dominio della natura e della legge naturale, e che la scienza ci fornisca i suoi risultati finali, non abbiamo alcuna ragione, con le Scritture nelle nostre mani e le loro verità nascoste nei nostri cuori, di ricevere quei risultati con altro sentimento che la gioia. Sappiamo dalla Scrittura che Dio non è un Dio di confusione 1Corinzi 14:33. Ma non dobbiamo lasciarci imporre dall'uso di termini ambigui. Supponiamo di poter rintracciare l'universo esistente fino al suo germe o ai suoi germi primordiali; Non siamo più vicini alla scoperta dell'origine delle cose. Le leggi della natura, le cause prossime, o qualsiasi altra frase si possa preferire, non sono forze, tanto meno sono poteri; Sono semplicemente i modi in cui opera la forza o il potere. Al di sotto e al di là di tutte queste leggi, o modi, o sequenze, c'è un potere misterioso che la scienza non può afferrare, che sa esistere, ma che ha sempre eluso la sua ricerca. Tyndall ha ragione, perché strettamente scientifico, quando dice che i fenomeni naturali sono, uno per uno, associati alle loro cause prossime; Ma può sbagliarsi quando aggiunge che l'idea della volontà personale che si mescola nell'economia della natura si ritira sempre di più, perché qui egli si avventura oltre la sua sfera e fa parlare la scienza come se avesse qualcosa da dire su una questione sulla quale egli stesso ammette di non dover azzardare un'opinione. E se questo misterioso Potere dietro le cose fosse esso stesso una Persona la cui volontà è il fattore più potente di tutti? Il professor Darwin dice: "Come l'uomo può produrre, e certamente ha prodotto, un grande risultato con i suoi metodici e coscienti mezzi di selezione, che cosa non può fare la Natura?" Rispondiamo: Infinitamente di più, purché la natura possieda una saggezza e una potenza infinite per adottare i metodi e per fare le selezioni, insieme con la volontà personale che li origina tutti. Ma questa "Natura" non è altro che il Dio della Bibbia, che ha creato i cieli e la terra, e che ha fatto l'uomo a Sua immagine
(II.) Da chi viene fatto? Da quale agente è provocato? Il mondo, con la sua sapienza, non ha mai conosciuto Dio. Dio si rivela. Mentre la scienza scruta tutte le sue opere, trova dappertutto il "nascondiglio della sua potenza", ma non riesce a trovare se stesso. Dio può essere conosciuto solo da coloro che sentono la Sua voce che si fa conoscere. Per fede comprendiamo che i mondi sono stati incorniciati dalla parola di Dio. Per fede sappiamo anche che i mondi sono sostenuti e bilanciati dallo stesso Potere che li ha creati. Le leggi della natura sono i metodi con cui il Dio della creazione e della provvidenza dispone e bilancia le cose che ha fatto. È strano che il Come si confonda con il Chi, o che si creda che il regno della legge metta da parte la necessità e renda dubbia l'esistenza di un legislatore. Si fa un orologio, così anche un albero. Il metodo di produzione non sostituisce in entrambi i casi la necessità di un creatore. Le leggi della pittura non producono l'immagine di un albero senza la mano, l'abilità e la volontà di un pittore che traccia ogni dettaglio. Quando ascoltiamo i venti, o guardiamo in alto verso le nuvole, o, stando sulla riva, guardiamo l'oceano in tempesta, non ci può essere in queste voci articolate che ci indirizzi verso il carattere e il nome di quel potere che li ha creati e li muove. Ma certamente il Creatore e il Motore dei venti, delle nuvole e delle tempeste non è così debole e indifeso, ma da poter parlare per Se Stesso, e farsi comprendere da creature intelligenti. È vero, e deve rimanere sempre vero nella natura stessa del caso, che al mero esploratore scientifico Dio rimane sconosciuto, "rifiutando ogni manipolazione intellettuale". Quando ora scrutiamo le Scritture come coloro che desiderano udire la voce di Dio stesso, ascoltare la Sua spiegazione di come il mondo è stato modellato e di come è sostenuto, troviamo, forse, molte cose difficili da comprendere; ma troviamo anche la costante dichiarazione dell'onnipresenza divina, che sovrintende, dirige e opera attivamente, secondo il Suo eterno proposito, qualunque cosa accada. La relazione tra la potenza provvidenziale di Dio e la Sua potenza creatrice è piuttosto una questione di speculazione inutile che di importanza pratica. Jonathan Edwards suggerisce, a titolo illustrativo, la formazione e il sostegno di un'immagine in uno specchio. I primi raggi di luce dell'oggetto che cade sullo specchio formano l'immagine, e c'è un flusso costante e ininterrotto di raggi che la sostengono. Le forze formatrici e quelle che sostengono sono sostanzialmente una sola. Allo stesso modo, la relazione dell'azione libera e universale di Dio nella provvidenza con altre agenzie libere e cause secondarie, solleva molte questioni interessanti, che, tuttavia, sono anche di scarso profitto. Ci basta il fatto che Dio non è, e non può essere, l'autore del peccato; che nessuna violenza sia offerta alla volontà delle creature; che la libertà o la contingenza delle cause seconde non è tolta, ma piuttosto stabilita, in quanto la stessa provvidenza che fa accadere tutte le cose, ordina che esse cadano secondo la natura delle cause seconde. E ancora, il rapporto del generale di Dio con la Sua provvidenza particolare, l'adattamento degli eventi al tutto, e allo stesso tempo a ciascuna delle sue parti più piccole, suggerisce molti problemi che è difficile, forse impossibile, risolvere. Ci basta la certezza che, per quanto complicato possa sembrarci il compito, con Dio tutto è possibile. E il Dio a cui appartengono tutta questa potenza e sapienza, ci è rivelato nella persona di Gesù, che è lo splendore della Sua gloria, e l'immagine stessa della Sua sostanza, che ci dice: "Chi ha visto me ha visto il Padre". Nella vita terrena di Gesù, come è riportato nei Vangeli, l'uomo di scienza troverà problemi difficili da risolvere e misteri difficili da comprendere come quelli che gli si presentano sul campo della natura. C'è lo stesso potere misterioso, la stessa terribile presenza e lo stesso fallimento di una manipolazione intellettuale nel catturarlo e definirlo
(III.) Perché viene fatto? A che scopo viene realizzato? Questa domanda è ovviamente duplice, a seconda che sia posta dalla scienza o dalla religione, in riferimento ai modi di azione o ai motivi dell'agente. Alla prima domanda si può rispondere in una sola frase. Ogni evento, considerato scientificamente, è prima di tutto un effetto, e poi anche una causa; Qualunque cosa ne derivi mostra lo scopo per cui è stata essa stessa realizzata. Fisicamente, l'evento è destinato a produrre qualsiasi cosa, secondo le leggi della natura, scaturisca da esso. Ma resta da chiedersi se, parlando strettamente del mondo materiale e dei suoi fenomeni, il Dio della natura e della provvidenza abbia, o possa avere, in vista fini che esulano dal dominio della scienza fisica. Quando fa delle nuvole il Suo carro, o cammina sulle ali del vento, si limita forse a un lavoro puramente fisico? Secondo Elihu, nel nostro testo, è molto diverso; perché quelle nuvole e quel vento possono portare pesanti carichi di misericordia o di giudizio. Il fisico, il morale e lo spirituale-il personale, il nazionale e l'universale-sono tutti dipartimenti dello stesso governo, e quel governo è personale e assoluto. A volte si afferma che l'insegnamento della Scrittura, almeno dell'Antico Testamento, non deve essere applicato alla vita moderna e alla provvidenza di Dio in relazione ad essa, in quanto Dio aveva allora a che fare in modo speciale con una nazione teocratica, che era specialmente sotto la Sua autorità, in un senso in cui nessuna nazione lo è ora. Ma questo comporta un errore evidente: per
1.) Può, al massimo, applicarsi solo ai metodi particolari del governo divino con quella particolare nazione, e non ai principi del governo divino in generale
2.) Troviamo questi principi applicati nella Scrittura ad altre nazioni oltre a Israele
3.) Troviamo gli stessi misteri che esercitano le menti degli uomini allora come oggi
4.) Gli stessi principi sono riportati nel Nuovo Testamento, e sono trattati come universali nella loro portata. Anche quelli che potrebbero sembrare i rapporti più eccezionali del Signore verso il Suo popolo sono addotti allo scopo di imprimere in noi i principi implicati e di fornirci esempi. Elia, per esempio, era un uomo come noi, dice Giacomo, e l'efficacia delle sue preghiere ci insegna che anche noi possiamo pregare con aspettativa. È vero che la Scrittura ci rivela la presenza di Dio che si manifesta per miracolo, oltre che per ordinaria provvidenza. Ma ora non ci interessano i metodi della manifestazione divina, ma solo il fatto che la volontà e la potenza di Dio sono presenti e che sono supreme. Ammettiamo questo, e la questione dei miracoli diventa puramente secondaria. Anche la volontà dell'uomo creatura è una forza potente tra quelle del mondo che lo circonda, molte delle quali sono almeno sotto il suo controllo fino al punto di essere dirette verso fini particolari che altrimenti non raggiungerebbero . Sotto questo aspetto anche l'uomo fu fatto a immagine del suo Creatore; e non può essere sufficiente alcuna spiegazione della natura e della provvidenza che non tenga conto della volontà di Dio come Potere Supremo su tutto. Non è solo lo straordinario o il miracoloso nel mondo naturale che può essere subordinato a fini morali e spirituali. Ma le leggi ordinarie della natura sono disposte ed equilibrate in modo tale da cooperare anche a tali fini. È un bene, senza dubbio, in considerazione, per esempio, del cattivo commercio, della depressione agricola, della diffusione di malattie o di disastri personali, sociali o nazionali, è bene esaminare attentamente le cause naturali di queste cose e rimuoverle se possiamo. Ma è tutto nostro dovere! Il signor Froude dice: "Il clero è sempre consapevole che i mali contro i quali prega dipendono da cause naturali, e che la preghiera di un ministro cristiano porterà un cambiamento di tempo tanto poco quanto gli incantesimi di un piovoso di Caffre". Ora, certamente, se le preghiere del ministro cristiano devono essere classificate insieme agli incantesimi del piovoso di Caffre, come uguali per natura e simili nel loro motivo e nel loro disegno, il signor Froude ha ragione. Ma questa è una descrizione corretta o accurata del caso? Il ministro cristiano, sosteniamo, è chiamato a pregare, non perché la sua preghiera possa cambiare il tempo, ma perché il suo Dio può farlo. La pestilenza viene dall'impurità e dalla negligenza delle misure sanitarie; perciò in questo dipartimento si prendano tutte le dovute precauzioni per evitarlo. Viene anche dalla mano di Dio, e quindi è un soggetto appropriato per l'umiliazione e la preghiera. Certo, è irrazionale e profano affermare che noi stessi possiamo dominare e dirigere le forze della natura, con precauzioni sanitarie e in altro modo, in modo da alleviare o evitare il colera, e tuttavia sostenere che il Dio a cui preghiamo non ha il potere di farlo. La depressione del commercio può essere dovuta a cause economiche, è dovuta anche al dito di Dio. Possiamo, e spesso lo facciamo, sbagliare, tuttavia, nel tentativo di leggere la provvidenza di Dio dal punto di vista sbagliato, chiedendoci che cosa Dio intenda con essa, invece di chiederci quale lezione possiamo imparare da essa. Potremmo sbagliare nel leggere la provvidenza di Dio per gli altri invece che per noi stessi. Potremmo sbagliare nel rivolgere un'attenzione troppo esclusiva a quelle che chiamiamo provvidenze speciali, e pensare troppo poco alla protezione divina ordinaria e quotidiana. Tutti gli eventi hanno, almeno, un duplice aspetto: uno in relazione alle loro cause ed effetti prossimi tra le leggi della natura, che legge la sua lezione appropriata sull'uso o la negligenza dei mezzi per evitare il male, e un altro in relazione alla mano e alla volontà di Dio, che legge anche le sue lezioni, non meno chiaramente e in modo impressionante del primo. È una visione ristretta e indegna del governo divino, simile a quello spirito che rende Dio del tutto simile a noi, supporre che quando abbiamo trovato un disegno e un adattamento manifesti di qualsiasi evento in un settore, non ci possono essere altri disegni o adattamenti in altre direzioni che non osserviamo. È una prova della saggezza con cui le forze della natura sono disposte ed equilibrate che nulla è permesso di andare sprecato, ma che tutto è economizzato e fatto per andare il più lontano possibile. Per concludere, consentitemi di soffermarmi su tre punti pratici sui quali l'argomento in esame ha un'importante attinenza
1.) Nella sfera della vita sociale e nazionale, la mano di Dio, per mezzo della legge naturale, colpisce l'iniquità con il castigo, e la sua voce chiama alla gratitudine, alla penitenza e alla preghiera. Dio è supremo, ma anche immediato e personale, Governatore tra le nazioni. Come per mezzo della legge naturale Egli punisce le iniquità dei padri sui figli, e fa testimoniare contro di lui l'ostentazione del volto del peccatore, così similmente ci assicura con la Sua provvidenza, così come con la Sua parola, che la giustizia esalta una nazione, e che il peccato diventa l'obbrobrio di una nazione. Le nazioni, così come gli individui, ricevono chiamate divine alla gratitudine, al pentimento e alla preghiera
2.) Il dovere e l'efficacia della preghiera devono essere considerati solo alla luce della nostra seconda domanda. L'uso appropriato dei mezzi per il compimento di determinati scopi appartiene al primo dipartimento: il Come; e questo non dovrebbe essere trascurato. Ma la preghiera guarda direttamente a Dio e non ha nulla a che fare con cause secondarie. La gamma della preghiera è tanto ampia quanto la provvidenza di Dio. Quali che siano le difficoltà che possono affliggere la filosofia dell'argomento, possiamo pregare meglio, nel modo più scritturale, più sinceramente, quando dimentichiamo completamente la sua filosofia e le sue difficoltà. Tutto ciò si trova nella regione della legge naturale e delle cause seconde, con le quali la preghiera non ha nulla a che fare. È vano tentare un compromesso o una divisione del territorio tra la legge naturale da una parte e la preghiera efficace dall'altra. Ogni preghiera deve, nella natura del caso, essere limitata e condizionata dalla sottomissione della volontà del richiedente alla volontà di Colui al quale prega, e dovrebbe comportare il ringraziamento e l'adorazione. Alcuni tentano di escludere la preghiera dal mondo fisico come una forza non prevista e inutile, e la limiterebbero a cose più puramente spirituali. Ma se il regno della legge esclude la preghiera dal mondo fisico, la esclude ugualmente da ogni campo. Poiché le strutture e i sentimenti dello spirito umano, l'opera della coscienza e tutto ciò che appartiene al mondo spirituale sono sotto il regno della legge tanto quanto i movimenti delle maree o le fasi lunari, e gli eventi sono stabiliti tanto in una sfera quanto nell'altra. E la stessa linea di ragionamento, se portata avanti con coerenza, paralizzerebbe ogni sforzo umano in ogni direzione. Se vogliamo avere la legge e la preghiera, dobbiamo farli cooperare come compagni di servizio nella stessa sfera, e non c'è possibilità di una divisione amichevole della terra tra di loro
3.) In tutto il lavoro della Chiesa, specialmente nel lavoro del pulpito, abbiamo a che fare, direttamente e principalmente, con la Parola di Dio. Il nostro lavoro si colloca in un ambito diverso da quello dell'esploratore scientifico nel campo della legge naturale. Il mondo ha bisogno del Vangelo; abbiamo l'autorità di Dio per dire che Cristo Gesù può salvare fino all'estremo. Paolo disse a Timoteo: "Predica la Parola"; gli ordinò anche di allontanarsi dalle opposizioni della scienza che è falsamente chiamata così 1Timoteo 6:20. Il modo più sicuro per scacciare tutti i nemici dal campo è predicare la Parola, lasciare che essa parli da sé. (James Smith, MA.)
16 CAPITOLO 37
Giobbe 37:16
Conosci tu i bilanciamenti delle nuvole?-
Nuvole:
Notate, nel discorso di Eliu, la sua attenta osservazione delle opere di Dio nella natura, e l'ammirevole uso che ne fa
(I.) Il fatto in Natura. Meravigliose creazioni di Dio sono le nuvole, che meritano la nostra ammirazione e il nostro studio. Che bel fatto è il bilanciamento delle nuvole! Pensiamo al materiale di cui è composta la nuvola. Eccolo, un vello addormentato sul petto dell'azzurro. Possiamo spiegare il bilanciamento? Come il ghiaccio duro o l'acqua pesante si trasformano in vapore leggero, o come il vapore si condensa in acqua, o si indurisce di nuovo in ghiaccio? Perché un giorno può aggrottare le sopracciglia con le tempeste dell'inverno, e il giorno dopo sorridere con la luce della primavera? Calore, gravitazione, elettricità, sono nomi utili per i fatti che osserviamo, ma quanta spiegazione danno?
(II.) Il fatto nell'esperienza. Le parole di Elihu avevano lo scopo di portare i pensieri di Giobbe oltre le nuvole del cielo: perché il Libro di Giobbe non è un trattato di filosofia naturale, ma di verità morale e spirituale. Non ci sono nuvole nel nostro cielo? È tutto luminoso, senza una sola ombra? Un cielo del genere sarebbe più di quanto potremmo sopportare. Le nostre teste sono troppo deboli per sopportarlo. Sia benedetto Dio per le nuvole! Temperano il cielo cocente e rendono l'atmosfera più dolce, più salubre. Aprono un nuovo campo per l'esibizione degli attributi divini; presentano masse che la luce del Suo carattere può irradiare e glorificare. E non c'è un bilanciamento delle nostre nuvole? C'è mai una sola afflizione che Dio non pesi, misuri e controlli? La Sapienza Infinita è all'opera per determinare la forma e il grado delle nostre prove terrene; e non permetterà che 'siamo tentati oltre ciò che siamo in grado di sopportare'. Eppure, quanto poco ne sappiamo! Vediamo lo scopo di alcuni dei nostri dolori; il male che ci portano a correggere, il pericolo che ci insegnano ad evitare; ma, per quanto possiamo dire, Dio ha in essi molti altri propositi, che non sapremo mai fino a quando non ci saranno rivelati in cielo. (F. Tucker, B.A.)
che è perfetto nella conoscenza.
Dell'onniscienza di Dio:
Queste parole sono una dichiarazione di quell'attributo divino, la perfezione della conoscenza
(I.) Dio è davvero un Essere con una conoscenza perfetta
1.) La conoscenza è una perfezione senza la quale gli attributi precedenti non sono affatto perfezioni, e senza la quale quelli che seguono non possono avere fondamento. Dove non c'è conoscenza, l'eternità e l'immensità sono come nulla; e la giustizia, la bontà, la misericordia e la sapienza non possono avere posto
2.) Che Dio debba essere davvero un Essere con una conoscenza perfetta, appare dal fatto che Egli ha comunicato certi gradi di quella perfezione. Infatti, qualunque sia la perfezione in un certo effetto, deve necessariamente essere stata molto più nella causa che l'ha prodotta. Nulla può dare ad un altro ciò che non ha in sé. Sebbene nulla possa dare ciò che non ha, tuttavia ogni causa può astenersi dal dare tutto ciò che ha
3.) Dall'immensità e dall'onnipresenza di Dio possa essere parimenti chiaramente manifestata la stessa verità. Dovunque si trovi, c'è la sua conoscenza, che è inseparabile dal suo essere, e quindi deve essere infinita
(II.) La natura particolare e le circostanze della conoscenza divina
1.) L'oggetto di questa conoscenza. È una conoscenza di tutte le cose in modo assoluto. La nostra conoscenza è breve come la nostra durata, e limitata come la nostra estensione. La conoscenza di Dio è la conoscenza di tutte le azioni degli uomini; di tutti i loro pensieri e intenti; e anche di eventi futuri e contingenti. Anche i futuri più contingenti, le azioni dei free agent, non possono essere concepiti per essere nascosti alla sua lungimiranza. In che modo la prescienza in Dio può essere compatibile con la libertà d'azione negli uomini? Premessa che le nostre infinite intelligenze non sono in grado di comprendere tutte le vie della conoscenza infinita, e che la questione non è se le azioni degli uomini siano libere, ma come quella libertà di azione che fa sì che gli uomini siano uomini, possa essere coerente con la preconoscenza di tali azioni. Se queste due cose fossero veramente incoerenti e non potessero essere conciliate, ne seguirebbe non che le azioni degli uomini non siano libere (perché ciò distruggerebbe tutta la religione), ma che le azioni libere come quelle degli uomini non siano oggetto della prescienza divina. La prescienza non fa sì che le cose esistano. Il futuro delle azioni libere è esattamente lo stesso, sia che possano o non possano essere preconosciute
2.) Il modo di questa conoscenza divina. Non possiamo, in particolare, spiegare tutti i modi, i modi e le circostanze della conoscenza infinita. Possiamo fare solo alcune osservazioni generali. La conoscenza divina non è, come la nostra e gli angeli, una conoscenza delle cose per gradi e parti. È una perfetta comprensione di tutto, in tutti gli aspetti possibili in un dato momento, e in tutte le circostanze possibili insieme. Non si tratta, come la nostra, solo di una conoscenza superficiale ed esteriore, ma di una prospettiva intima e completa della loro intima natura ed essenza. Non si tratta, come la nostra, di una conoscenza confusa e generale, ma di una conoscenza chiara, distinta e particolare di ogni cosa o circostanza, anche la più piccola. Non è, come la nostra, acquisita con difficoltà, considerazione, attenzione e studio, ma una conoscenza che sorge necessariamente e perpetuamente da se stessa
3.) La certezza di questa conoscenza divina. È assolutamente infallibile, senza la minima possibilità di essere ingannati
(III.) Alcune deduzioni pratiche
1.) Se la conoscenza divina è perfetta, è un oggetto appropriato della nostra ammirazione e del nostro onore
2.) Se Dio conosce tutto, anche le nostre azioni più segrete; allora dovremmo vivere sotto il potere di questa convinzione, in ogni santa e pia condotta, sia pubblicamente che in privato
3.) Impara la follia di ogni ipocrisia; l'obbligo alla purezza di cuore
4.) Se Dio conosce tutti gli eventi futuri, possiamo tranquillamente contare e confidare nella Sua provvidenza, senza essere troppo solleciti per il tempo a venire
5.) Vedi la follia di fingere di preconoscere le cose
6.) Se Dio solo conosce i pensieri degli uomini, non dovremmo essere avanti nel giudicare gli altri. (S. Clarke, D.D.)
18 CAPITOLO 37
Giobbe 37:18
Hai tu disteso il cielo con lui?-
Il cielo:
Per la bellezza, per l'ispirazione, per la salute e il ristoro, per un senso di libertà e di ampliamento, c'è qualcosa di simile al cielo quando la terra non lo seppellisce alla vista con i suoi vapori, né lo sporca e lo offusca con il suo fumo? O ancora, per l'insegnamento e per l'istruzione più sublime, per la tenerezza e per la forza, per l'incommensurazione e l'eternità, c'è qualcosa di simile al cielo? Come ci attrae e ci trascina tutti fuori dalla porta, ci rende impossibile vivere all'interno di qualsiasi porta! Dobbiamo essere sotto il cielo. E come ci premia! Il primo passo quando si varca la soglia, che incontro tra il volto di un uomo e il volto del cielo! È uno spirito e una vita per noi. Ci fa il bagno. È anodino la sera, ci bacia la mattina. È abbastanza vitale, abbastanza intenso da entrare e fluire attraverso il centro di ogni globulo di sangue, di ogni nervo e di ogni atomo. Di più, è positivamente anima per la nostra anima, perché accende il pensiero e l'affetto; sì, anzi, è lo spirito più intimo per il nostro spirito più profondo, perché Dio è nel cielo e si dona a noi attraverso di esso. Se non ricevi Dio attraverso il cielo, è colpa tua; non è né colpa di Dio né colpa del cielo. Perché, in ogni caso, sono consapevole di ricevere Dio ogni giorno della mia vita attraverso il cielo. Perciò il cielo nutre la nostra riverenza; ravviva l'adorazione; ci insegna come adorare; elimina ogni piccolezza e parzialità dal nostro culto; rende la nostra adorazione grande, grande e imparziale come il cielo; Ci toglie la paura e la diffidenza, crea in noi la fede e la speranza che non morirà. Quando vi sentite oscuri e tristi all'interno della stretta prigione della vostra personalità, andate verso il cielo di Dio, liberatevi, lasciate che la vostra anima si espanda nella sua apertura. C'è una speranza infinita per noi nel cielo, e Dio l'ha messa lì. Tutti i profeti, dunque, e queste Scritture ci rimandano al cielo. Voi sapete quanto i profeti di questo Libro Antico siano pieni di riferimento al cielo e a Colui che lo ha steso. "Dio solo distende i cieli", dice Giobbe. "O Signore, mio Dio", dice Davide, "tu sei molto grande; … che stende i cieli come una tenda". Il cielo è un velo o una cortina tra la Sua gloria e la gloria esteriore. Ma ciò che noi chiamiamo la gloria esteriore - il cielo - è la Sua gloria che si manifesta. La sua vitalità preme sul sipario azzurro. La cortina azzurra è permeabile in ogni punto del Suo Spirito. Il tenero cielo infinito è la veste più remota di Dio, e la Sua veste è piena di Lui, piena delle Sue virtù. Egli trattiene la faccia del Suo trono e vi appende davanti la cortina azzurra. Permettetemi di notare qui che la parola tradotta cielo nel nostro testo è plurale in ebraico, e significa "l'etere" o le tenui atmosfere che sono intermedie tra il nostro cielo e quell'altra gloria che gli occhi mortali non possono vedere. E nel giustificare le parole "si estende" e "si diffonde", come applicabili agli "eteri" o al cielo, osserviamo, una volta per tutte, che le cose più solide e quelle più attenuate sono tutte una sola sostanza. A rigore, c'è una sola sostanza nell'universo visibile e invisibile. L'etere del cielo è metallico come l'oro, l'argento o l'acciaio. Questi metalli possono essere trasformati di nuovo in etere in qualsiasi momento. Nulla è così solido e nulla è così forte come il cielo eterno. È la sostanza spirituale "distesa"; la dolce trasparenza. È l'immagine e lo specchio del Dio invisibile, e una parola esprime entrambi, l'etere e il Suo Spirito. Il soffio di Dio è ciò che chiamiamo Spirito Santo, e il cielo "disteso" riveste semplicemente il Suo respiro o spirito per noi che siamo così ottusi nel comprendere il Suo Spirito - il grande, chiaro, infinito cielo - in modo che sia la manifestazione, l'immagine dello Spirito di Dio. Dobbiamo permettere a Dio di appendere l'immagine davanti a noi; Lui sa cosa vogliamo. Siamo abbastanza saggi da seguire questo metodo divino nel mettere le immagini davanti agli occhi dei nostri piccoli, e dopo aver risvegliato la meraviglia e assicurato il loro interesse, procediamo poi a dare loro le idee di cui le immagini sono i segni. Ora, di tutte le immagini, l'infinita cortina punteggiata dai suoi innumerevoli soli d'oro è l' immagine. È Dio che tiene davanti ai nostri occhi l'ombra di se stesso. La tenda sconfinata e sovrastante che si estende su tutti i mondi e i cieli dei Suoi figli è semplicemente l'immagine della Sua stessa illimitatezza. È uno, come Dio: insondabile, incommensurabile, forte e senza fine. Come tutte le scene il cielo è il primo e il più grande, allo stesso modo tra le cose utili è il primo uso. È l'infinito, il servo invisibile di Dio. È il primo di tutti i Suoi angeli ministranti. Ci sta sempre benedicendo e senza un suono. Ci insegna sempre. Ci insegna più di quanto tutti i suoni e le voci ci abbiano mai insegnato o possano mai insegnare. Ci insegna riguardo allo Spirito di Dio, riguardo al volto di Dio e riguardo all'operato di Dio. E se volete imparare cos'è la Sua Trinità, vi prego di non impararla dagli uomini, o dai libri, ma dall'insegnamento di Dio. È il Padre che rappresenta la Sua adorabile Trinità per i Suoi figli, e quanto è indicibilmente superiore a tutte le nostre definizioni, siano esse atanasiane o meno! "Alzate gli occhi", dice, "e contemplate il mio etere infinito, guardatelo di giorno e guardatelo di notte. Quando avete considerato con ammirazione e riflessione il Mio etere infinito, allora considerate il sole che è nel seno dell'etere, il bambino, l'unigenito dell'etere infinito. Poi, in terzo luogo, pensate al soffio dell'etere che scende nel vostro sangue e nel vostro corpo, e al raggio di luce, entrambi provenienti dal Padre e dal Figlio, dall'etere infinito e dal sole nel cielo. È impossibile immaginare un insegnamento più espressivo o più impressionante sul Padre, sul Figlio e sullo Spirito Santo di quello che Dio ha creato per il cielo. Dal cielo abbiamo il respiro per i polmoni e la luce per gli occhi, e dall'adorabile Trinità il soffio e l'illuminazione del Suo Spirito per la nostra vita eterna. Pensate all'infinità dello spirito vivente che è dietro l'etere, e pensate a quella luce centrale che illumina tutti i soli, che i soli semplicemente riflettono, e pensate di nuovo allo spirito vivente e alla luce vivente che si donano ad ogni atomo-bambino nell'universo per la vita eterna di ogni figlio del Padre nei Suoi cieli visibili. Dio ci ha dato l'insegnamento più sublime nel modo più sublime. Ora, come se volessimo insistere sul fatto che dobbiamo portare tutto il cielo e tutto ciò che è nel cielo nel nostro Vangelo - e se non lo portate nel Vangelo allora non è Vangelo di Dio, perché da qualunque parte provenga il vostro Vangelo sono certo che il primo insegnamento di Dio è nel Suo cielo infinito - Dio ci mostra in esso uno specchio di Se stesso disteso davanti a noi. Il cielo è "uno specchio di metallo fuso" che riflette il volto di Dio. Allo stesso modo leggiamo: "Il tuo tabernacolo, la tua tenda nella quale abiti con i tuoi figli". Ma chi può parlare dei bambini ripiegati all'interno dell'infinita cortina del cielo? Tutti i mondi hanno, naturalmente, le loro atmosfere, ma al di là delle loro atmosfere distinte c'è un mantello etereo, un cielo che li include tutti. Una tenda blu comprende tutte le costellazioni e tutti i pianeti, ma nulla è così solido come questa tenda fissa. Perché la chiamiamo ferma? Perché è inamovibile. I venti soffiano e le tempeste infuriano nella vostra atmosfera planetaria, ma mai nell'etere. Se diecimila volte diecimila soli, che ora sono nel firmamento, dovessero bruciarsi e estinguersi stanotte, ciò non toccherebbe o influenzerebbe minimamente l'infinito o l'etere eterno che sovrasta tutti i mondi. È imperturbabile perché è l'immagine di Dio, come Lui stesso, imperturbabile, eppure infinitamente delicata e tenera. Dio respira attraverso questa tenda dal cielo, e la Sua tenda in ogni punto inspira il respiro di Dio. I suoi figli addormentati e svegli in tutto l'universo dormono e si svegliano in tutta la tenda d'azzurro e d'oro che tutto respira del loro Padre. "Egli distende i cieli come una cortina, e li stende come una tenda in cui i Suoi figli possono dimorare", e soffia attraverso la tenda, in ogni spirito e seno di ogni bambino, perché gli eteri sono molti. Un etere sopra l'altro, un etere dentro l'altro, adattato alle diverse esigenze dei Suoi figli, eppure tutti gli eteri interiori e più intimi degli angeli e degli uomini, tutti i cieli materiali dell'immensità e tutti i cieli invisibili non sono che la tenda di un solo Padre in cui dimorare. Alza gli occhi in alto e guarda le innumerevoli case nella tenda infinita del Padre tuo; i figli di ogni globo nel cielo, di numero incalcolabile. Quanto è ineffabile dunque il pensiero di tutti i figli di tutti i mondi e di tutti i cieli in una sola tenda di un Dio infinito. Qui si apre abbastanza spazio per ammettere viaggi all'estero per tutta l'eternità. C'è anche abbastanza famiglia qui da occuparci e interessarci per tutta l'eternità. Avremo l'eterna opportunità di intrattenere gli estranei e di essere intrattenuti dagli estranei. Ma la cosa che ci preoccupa in modo particolare è la meravigliosa trasformazione che stiamo subendo dall'essere larve della terra a diventare le farfalle di Dio nel cielo-la trasformazione dei figli di Dio dall'essere figli planetari a diventare i Suoi figli dei cieli. Nella forma attuale della nostra natura possiamo vivere solo nell'atmosfera densa della nostra terra, ma Dio sta generando un uomo interiore dentro di noi. Colui che ci ha chiesto poco fa di pensare a Colui che "ci ha formati nel grembo materno", ci chiede ora di pensare alla nostra forma esteriore come a un grembo in cui Egli sta formando la creatura interiore che sarà in grado di respirare il Suo etere, e dopo di ciò l'etere più sottile, fino a quando alla fine, nel nostro più alto raffinamento, saremo in grado di respirare l'etere più sublime, vale a dire, l'etere della Sua presenza e gloria. Supponiamo, per illustrare la nostra formazione e la nostra trasfigurazione, che prendiamo quegli strani abitanti del nostro cielo chiamati comete, che sembrano essere pianeti in formazione, cioè che così mi appaiano, e così penserò a loro finché non sarò meglio istruito. Sono stati tutti generati e gettati via da qualche sole. Tutte le terre e le comete sono figli dei soli. Le comete hanno troppa energia ignea del loro originale. Le comete sono troppo recenti; Hanno bisogno di secoli e secoli per raffreddarsi, come ha fatto il nostro pianeta, prima di poter diventare abitazioni per la coltivazione di erba e frutta. Ma notate il bellissimo processo. A quale incommensurabile distanza dal loro sole genitore si precipitano queste comete, come se fossero decise a entrare nell'oscurità esterna! Ma ecco, a tempo debito, forse nel loro centesimo anno, se non allora, nel loro settecentesimo anno, o nel loro millesimo anno, cominciano a precipitarsi indietro sotto l'attrazione del loro genitore, il sole, proprio con la stessa rapidità con cui si erano allontanati dal sole per tutti i secoli. Che processo! Ricevi istruzioni. Viaggiando dal sole si raffreddano, si raffreddano e si immergono in atmosfere lontane e lontane, e si impregnano di virtù straniere, e poi, tornando al sole, rinnovano la loro energia e sono impregnati di elettricità solare. E questa strana legge di allontanarsi dal sole e poi avanzare verso il sole continua fino a quando non viene raggiunto l'equilibrio felice, e diventano mondi miti e temperati. Alla luce di questa legge, contemplate l'attuale vita terrena dell'uomo, stranamente incoerente. Per quanto sia un bambino di Dio, sparato fuori dal Suo seno, tuttavia c'è in lui una tendenza terribilmente forte a voltare le spalle a Dio e a correre via con la forza della propria volontà, come se volesse precipitarsi verso l'oscurità, il caos, il deserto, l'inferno, e trovare una regione senza Dio, senza speranza. Ma arriva il momento - il momento della sua più grande distanza, forse il suo più grande peccato - in cui egli ripensa a se stesso, si rialza e si pente, si piega, si volta, si muove verso il suo Dio con tutta la serietà con cui prima si era allontanato da Lui, come una cometa. È così che anche lui acquisisce l'esperienza, l'esperienza della distanza, l'esperienza dell'oscurità, l'esperienza delle sue passioni ardenti; e poi l'esperienza del soffio di Dio, della verità armonizzante di Dio, dell'amore puro, calmo, immutabile, eterno di Dio, fino a raggiungere alla fine le grandi ricchezze della natura, le ricchezze delle tenebre, le ricchezze della luce, le ricchezze della personalità, le ricchezze di Dio, e diventa un carattere divinamente equilibrato, un nobile figlio di Dio. (Giovanni Pulsford.)
19 CAPITOLO 37
Giobbe 37:19-24
Insegnaci ciò che Gli diremo.
L'uomo e Dio:
(I.) Suggerimenti riguardanti l'uomo
1.) L'atto più sublime, parlare con Dio. «Insegnaci ciò che gli diremo; poiché non possiamo ordinare la nostra parola a causa delle tenebre. Gli si dirà che io parlo? Se uno parla, sarà certamente inghiottito". Parlare con Dio è un atto che implica una fede nella Sua personalità, presenza e suscettibilità. Riguardo a questo atto, Eliu qui lascia intendere tre cose:
(1) Una consapevole inadeguatezza ad esso
(2) Una necessità consapevole per esso. È mai vissuto un uomo che a volte non abbia sentito la necessità di entrare in comunione con Dio?
(3) La solennità cosciente dell'atto. "Se uno parla, certamente sarà inghiottito" o distrutto. C'è forse un atto più sublimemente terribile dell'atto di parlare con Dio?
2.) Una triste tendenza. Questo è suggerito dalle parole: "Gli uomini non vedono la luce brillante che è nelle nuvole". Anche se il riferimento qui è ovviamente al fatto fisico, è certamente indicativo della tendenza mentale, che è molto forte in alcuni, a guardare il lato oscuro delle cose. Vedete questa tendenza...
(1) Nello scettico, in relazione alle cose oscure della rivelazione
(2) Nella raffineria, in relazione alla provvidenza di Dio
(3) Nel misantropo, in relazione al carattere dei suoi simili
(4) Nel cristiano scoraggiato, in relazione alla propria esperienza
(II.) Dichiarazioni riguardanti Dio. Ci sono quattro fatti riguardanti Dio qui dichiarati; e poiché sono stati notati più di una volta in precedenza, sarà sufficiente menzionarli
1.) Si fa riferimento alla sua grandezza. "Presso Dio c'è una terribile maestà".
2.) Si fa riferimento alla sua imperscrutabilità. "Non possiamo trovarlo".
3.) La sua giustizia. "Egli è eccellente in potenza, in giudizio e in abbondanza di giustizia".
4.) La sua indipendenza. "Egli non rispetta nessuno che sia saggio di cuore". (Omilestico.)
21 CAPITOLO 37
Giobbe 37:21
E ora gli uomini non vedono la luce brillante che è nelle nuvole.
Luce tra le nuvole:
La fede può vedere la luce quando per i sensi umani tutto è buio e lugubre; sa distinguere le stelle nella notte più buia, i raggi del sole nelle nuvole più nere. Non pretendo di determinare con precisione il significato del nostro testo. Forse le parole devono essere interpretate nel loro significato letterale, riferendosi ai cambiamenti del tempo, mediante i quali Dio, in un modo sconosciuto all'uomo, realizza i Suoi scopi saggi e benevoli. Ma una nuvola è una figura così comune per denotare avversità, la luce per denotare prosperità, un freddo vento del nord una dolorosa dispensa della Provvidenza, e il bel tempo un tempo di conforto e tranquillità, che non esito ad applicare queste parole all'attuale condizione dei credenti
(I.) Le nuvole. Non di rado le nuvole si addensano intorno al cammino del cristiano nel suo pellegrinaggio verso il cielo. Cercare il sole perpetuo è un'aspettativa vana e sciocca nel passaggio attraverso le vicissitudini di questo mondo tempestoso. Se l'uomo è nato per le difficoltà, certamente il cristiano non ha alcuna esenzione dalla sorte comune della natura umana. Il suo esempio è Cristo, e in conformità a Cristo il suo carattere religioso deve raggiungere la sua purezza e perfezione. Come il suo grande Maestro, deve imparare l'obbedienza nelle cose che soffre. Tu credi nella Provvidenza; Ora è il momento di fidarsi. Tu credi nella mano castigatrice del tuo Padre celeste, poi di' a Dio: «Mostrami perché contendi con me». Come si disperderà la nuvola? In che modo finirà? Questo deve essere lasciato tra te e Dio. L'ordine della Provvidenza è stato organizzato con riferimento al carattere del credente
(II.) La luce intensa. La luce è qui, anche se gli uomini non la vedono. Alcune persone non sono abituate ad osservare il monito della Provvidenza. Gli eventi devono presentarsi in tutta la loro realtà prima di essere correttamente apprezzati. Luce e ombra si mescolano nelle dispensazioni della Provvidenza, come nello scenario della natura; e nell'ombra più oscura scorgeremo un po' di luce se la cerchiamo con una giusta disposizione d'animo. Alcuni non vedranno l'ombra; Altri non vedranno la luce. Il margine argenteo della nuvola è un segno piacevole. O la luce intensa è una matita di raggi, che irrompe attraverso un'apertura nella nuvola sottile e soffice, come spesso l'avete osservata nelle sere d'estate? Ti dice che il sole non è tramontato. Brilla ancora attraverso la nuvola. O la luce brillante è l'arco tra le nuvole, la luce riflessa dei raggi del sole separati nei loro colori ricchi e belli? Questo è l'emblema della promessa, il segno del bene. Significa promessa nel dolore, e la promessa è sempre presente nel giorno più buio della nostra vita
(III.) Il vento che passa. Il vento qui non è quello che fa salire la pioggia dalle camere del sud, ma quello che disperde le nuvole e produce bel tempo. Potresti sperimentare qualcosa dello stesso tipo di dispersione della tua tristezza e del tuo dolore. Il vento che allontana la nuvola può sembrare ruvido e freddo. Ma qualunque sia il vento, ruvido o gentile, freddo o caldo, è mandato dal Signore. I nostri problemi sono la Sua nomina, la nostra liberazione a Sua disposizione; ed Egli disperderà le tribolazioni e manderà la liberazione in quel momento, e con i mezzi che riterrà migliori. Sia nostro, quindi, fare in modo che le prove realizzino il buon proposito di Dio, e allora possiamo aspettarci la loro rapida rimozione. (R. Halley, D.D.)
La luce brillante tra le nuvole:
Da Eliu apprendiamo che qualsiasi difetto apparente nelle disposizioni divine deve essere attribuibile, non a una mancanza di abilità o saggezza nel Divino Sovrano di tutte le cose, ma piuttosto alla miopia della visione imperfetta dell'uomo. Preso da questo punto di vista, il testo ci presenta ampi materiali per una profonda riflessione sul carattere divino, e allo stesso tempo ci somministra un rimprovero istruttivo. Quanto siamo inclini a indulgere in uno spirito di lamentela e di lamentela, quando non riusciamo a vedere l'intera macchina del governo di Dio funzionare secondo le nostre nozioni di equità e bontà? "L'uomo vanitoso sarebbe saggio", dice Zofar a Giobbe; il suo spirito inquieto e svettante avrebbe voluto esplorare l'intero tesoro della conoscenza; eppure, con tutto questo anelito alla saggezza, quanto poco il più dotato dei figli della terra conosce comparativamente Dio come rivelato nell'ampio e sottile volume delle opere divine. Se c'è così tanto di oscuro e misterioso nelle opere di Dio così riccamente sparse intorno a noi, e nelle opere di Dio che battono così calorosamente dentro di noi, che meraviglia c'è se non siamo in grado di seguire in modo soddisfacente le più alte operazioni del governo morale di Dio? C'è, tuttavia, sempre la luce brillante della saggezza e della benevolenza che brilla nella nube più oscura; e non brilla di meno perché non viene osservata dalla nostra vista miope. In tutte le dispensazioni di Dio, Egli ha senza dubbio sempre una ragione di saggezza e di amore, anche se può essere avvolta nelle nuvole dell'oscurità e a noi sconosciuta. Vediamo solo alcune delle ruote incrociate, e non riusciamo a capire il significato delle loro rotazioni. Ma a Colui che ordina tutte le cose e vede la fine fin dal principio, ogni ruota appare ben regolata per il suo lavoro speciale. Ricordate, dunque, che su coloro che realmente vivono nella fede nel Figlio di Dio, anche se non sempre lo riconoscono, la luce fulgida del favore celeste risplende nella nube più oscura della Provvidenza; e ciò che non sappiamo ora, lo sapremo in seguito. (W. J. Brock, A. B.)
Luce sulla nuvola:
L'argomento è: che l'uomo taccia quando Dio ha a che fare con lui; perché non può scandagliare l'imperscrutabile sapienza di Dio. Il testo rappresenta la vita dell'uomo sotto la figura di una giornata nuvolosa
(I.) Viviamo sotto una nuvola e vediamo la via di Dio solo con una luce fioca. Come esseri intelligenti, ci troviamo circondati dal mistero da ogni parte. Tutta la nostra apparente conoscenza è costeggiata, a portata di mano, da oscuri confini di ignoranza. Cosa significa allora? Dio è geloso dell'intelligenza che è in noi? Esattamente il contrario di questo. Egli è un Essere che dimora nella luce e ci chiama a camminare nella luce con Lui. Con tutte le sue opere provvidenziali Egli sta addestrando in noi l'intelligenza e rendendoci capaci di conoscenza. La vera spiegazione è che la nuvola sotto la quale siamo chiusi non è più pesante di quanto dovrebbe essere. Come può un Essere infinito essere compreso da un essere finito? Inoltre, abbiamo appena iniziato ad esserlo; e un'esistenza cominciata è, per ipotesi, quella che ha appena cominciato a conoscere, e ha tutto da sapere. Come può allora aspettarsi, in pochi anni, di padroneggiare la conoscenza di Dio e del Suo regno universale? Non c'è solo una limitazione necessaria, ma anche colpevole su di noi. E quindi non solo siamo obbligati ad imparare, ma, essendo sotto il peccato, siamo anche in uno stato d'animo che proibisce di imparare, avendo la nostra mente disordinata e offuscata dal male. Da qui vengono le nostre perplessità; perché, come il sole non può mostrare distintamente ciò che c'è sul fondo di una pozza fangosa, così Dio non può mai essere rivelato distintamente nelle profondità di una mente sporca e terrena. L'attività stessa della ragione, che dovrebbe generare conoscenza, genera ora solo oscurità, oscurità artificiale. Cominciamo a litigare con la limitazione stessa, e quindi con Dio. Non solo è nascosto dietro spesse mura di mistero, ma è temuto come un potere ostile, sospettato, dubitato, concepito in modo ripugnante. Cadiamo così in uno stato di confusione generale, in cui si perdono anche le distinzioni della conoscenza. Ricordandoci che Dio è, e deve essere, un mistero, prendiamo come una grande difficoltà, o, forse, un'assurdità, il fatto che ci venga richiesto di credere a ciò che non possiamo comprendere. Entrando nel campo della presunta rivelazione, le difficoltà aumentano di numero e i misteri si accumulano più di prima. Dio nella creazione, Dio nella Trinità, Dio incarnato. L'uomo stesso. L'uomo nella società. In pratica, si sa molto su Dio e sulle Sue vie, tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere; ma, speculativamente, o per mera comprensione, quasi nulla tranne che non possiamo sapere. La mente credente dimora in una luce continua; perché, quando Dio si rivela all'interno, le domande curiose e sconcertanti tacciono. Ma la mente che giudica Dio, o che esige il diritto di comprenderlo prima di credere, inciampa, si lamenta, litiga e non trova alcun problema nel suo lavoro
(II.) C'è abbondanza di luce dall'altra parte della nuvola, e sopra di essa. Questo potremmo facilmente dedurlo dal fatto che traspare tanta luce. L'esperienza di ogni anima che si rivolge a Dio è una prova convincente che c'è luce da qualche parte, e ciò che è luminoso è chiaro. Si troverà anche che le cose che un tempo sembravano oscure - afflizioni, perdite, prove, torti, propositi vanificati e atti di sofferenza, pazienza, non danno frutto - sono molto suscettibili, in seguito, di cambiare colore e diventare visite di misericordia. E così, dove Dio era particolarmente oscuro, di solito tira fuori alla fine qualche bene o benedizione, in cui il soggetto scopre che il suo Padre celeste comprendeva solo i suoi bisogni meglio di quanto egli stesso comprendesse. Le cose che sembravano oscure o inspiegabili, o addirittura impossibili da soffrire per Dio senza torto in Sé, alla fine sono in realtà luminose di bontà. Che cosa concluderemo dunque, se non che dall'altra parte della nuvola c'è sempre una luce brillante e gloriosa, per quanto oscura sia sotto? Ecco perché le Scritture fanno tanto del carattere di Dio come una potenza che dà luce, e trasformano la figura in tante forme
(III.) La nuvola sotto la quale ci troviamo finalmente si aprirà il largo e sarà diradata. Su questo punto abbiamo molte indicazioni distinte. Così coincide con l'analogia generale delle opere di Dio, cercare prima l'oscurità e poi la luce. Illustrare la creazione; animali ciechi alla nascita; il modo delle nostre scoperte intellettuali, ecc. Esattamente quale debba essere il modo e la misura della nostra conoscenza, nella rivelazione più piena e gloriosa del futuro, non ci è chiaro ora; perché questa è una delle cose oscure o misteri del nostro stato attuale. Ma il linguaggio della Scrittura è notevole: dichiara persino che vedremo Dio così com'è. Viene persino dichiarato che la nostra conoscenza di Lui sarà completa. Riceviamo da questo argomento:
1.) Una lezione di modestia. Da qualunque parte ci volgiamo nella nostra ricerca della conoscenza, ci scontriamo con il mistero al secondo o terzo passo. Non c'è vero conforto nella vita, non c'è dignità nella ragione, a parte la modestia
2.) Quanto è chiaro che non c'è posto per lamentarsi o lamentarsi sotto i dolori e le prove della vita. Dio è imperscrutabile, ma non ha torto. Se la nuvola è sopra di te, c'è una luce brillante dall'altra parte; e verrà il tempo, in questo mondo o nell'altro, in cui quella nube sarà spazzata via, e la pienezza della luce e della sapienza di Dio si riverserà intorno a te
3; Anche se l'imperscrutabilità di Dio dovrebbe mantenerci nella modestia e fermare le nostre lamentele contro di Lui, non dovrebbe mai sopprimere, ma piuttosto acuire, il nostro desiderio di conoscenza. (Horace Bushnell, D.D.)
Luce tra le nuvole:
Queste parole illustrano:
(I.) Quella stagione buia in cui nuvole di colpa non perdonata incombono e opprimono l'anima. Come quelle dense nuvole che, addensandosi a lungo, si addensano in una massa distinta e compatta, così è l'immensa colpa del peccatore che si allontana da Dio. Come le nuvole dense nascondono il sole e ostruiscono la luce del giorno, così questa colpa accumulata nasconde al miserabile peccatore ogni luce del favore di Dio
(II.) Quelle stagioni oscure e dolorose che a volte si verificano nella carriera del cristiano. Ci sono stagioni e giorni in cui la luce del Signore è negata, ed egli deve camminare e lavorare nelle tenebre. Eppure la sua oscurità non è mai del tutto oscura. Atti in tali occasioni non c'è alcun cambiamento in Dio, nessun ritiro di Cristo. Il sole è sempre al suo posto nei cieli
(III.) Le stagioni nuvolose delle avversità e dell'afflizione. Fa parte del metodo della procedura divina nell'educazione della razza umana e per lo sviluppo delle facoltà superiori della nostra natura, sottoporci alla sofferenza. La nostra vita diventerebbe dura e sgradevole se non fosse per i dolci dolori che ci colpiscono, le prove che ci colpiscono e le nuvole che ci inzuppano. Ma quali che siano i dolori che ci colpiscono, quando hanno compiuto la loro missione, muoiono. (W. T. Bull, B.A.)
La luce brillante sulle nuvole:
Ci sono un centinaio di uomini in cerca di tempesta, dove c'è un uomo in cerca di sole. Il mio obiettivo sarà quello di far prendere a te e a me stesso la deliziosa abitudine di trarre il meglio da ogni cosa
(I.) Dovresti trarre il meglio da tutte le tue disgrazie finanziarie. Durante il panico di qualche anno fa, tutti voi avete perso soldi. Compressione: ridimensionamento. Chi non ne ha sentito la necessità? Hai fatto del tuo meglio? Sei consapevole di quanto sia stata stretta la fuga? Supponete di aver raggiunto la fortuna verso la quale vi state rapidamente dirigendo? Sareste stati orgogliosi come Lucifero. Quanti pochi uomini hanno avuto successo in gran parte in senso finanziario, pur mantenendo la loro semplicità e consacrazione religiosa! Non un uomo su cento. La stessa mano divina che ha schiacciato il vostro magazzino, la vostra banca, il vostro ufficio, la vostra compagnia di assicurazioni, vi ha sollevato dalla distruzione. Il giorno in cui ti sei onestamente sospeso dagli affari ha fatto la tua fortuna per l'eternità. "Oh!", direte voi, "potrei cavarmela molto bene da solo, ma sono così deluso che non posso lasciare una competenza ai miei figli". La stessa disgrazia finanziaria che salverà la tua anima salverà i tuoi figli. La migliore eredità che un giovane possa avere è la sensazione di dover combattere la propria battaglia, e che la vita è una lotta in cui deve gettare corpo, mente e anima, o essere vergognosamente sconfitto
(II.) Ancora una volta, osservo, dovresti trarre il meglio dai tuoi lutti. L'intera tendenza è quella di rimuginare su queste separazioni, e di dedicare molto tempo alla gestione dei ricordi dei defunti, e di fare lunghe visite al cimitero, e di dire: "Oh, non potrò mai più alzare lo sguardo; la mia speranza è svanita; il mio coraggio è scomparso; la mia religione è scomparsa; la mia fede in Dio è svanita! Oh, l'usura, lo strappo e la stanchezza di questa solitudine!» Il lutto più frequente è la perdita di figli. Invece della completa sicurezza in cui è stato sollevato quel bambino, vorreste trattenerlo dai rischi di questo stato mortale? Ti piacerebbe tenerlo al largo in un mare in cui ci sono stati più naufragi che viaggi sicuri? Non è un conforto per voi sapere che quel bambino, invece di essere sporcato e gettato nel fango del peccato, viene gettato nel cielo? Così dovrebbe essere che tu debba trarre il meglio da tutti i tuoi lutti. Il fatto che tu abbia così tanti amici in cielo renderà la tua partenza molto allegra. Più amici ci sono, più amari addii; Più amici ci sono, più gloriose sono le accoglienze. Anche se tutto intorno può essere buio, non vedi la luce brillante tra le nuvole, che illumina i volti irradiati dei tuoi parenti glorificati?
(III.) Così vorrei che anche tu traessi il meglio dalle tue malattie. Quando ne vedi uno allontanarsi con passo elastico e nel pieno del vigore fisico, a volte ti spazientisci con il tuo piede zoppo. Quando un uomo descrive un oggetto a un miglio di distanza, e tu non riesci a vederlo affatto, diventi impaziente del tuo occhio offuscato. Quando senti parlare di un uomo sano che fa una grande impresa, diventi impaziente con il tuo sistema nervoso depresso o la tua salute fatiscente. Ti dirò come puoi fare il peggio. Rimugina su di esso; rimugina su tutte queste malattie, e i tuoi nervi diventeranno più nervosi, la tua dispepsia più aggravata e la tua debolezza più spaventosa. Ma questo è il lavoro del diavolo, dirvi come fare il peggio: è il mio lavoro mostrarvi una luce brillante tra le nuvole. Quali degli uomini della Bibbia attirano maggiormente la tua attenzione? Voi dite: Mosè, Giobbe, Geremia, Paolo. Ebbene, che cosa strana è che tu abbia scelto quelli che erano fisicamente disordinati! Mosè, so che era nervoso per il colpo che aveva dato all'Egiziano. Giobbe: il suo sangue era viziato e malato, e la sua pelle era dolorosamente eruttante. Geremia aveva un ingrossamento della milza. Chi può dubitare chi legge Lamentazioni? Paolo, egli ebbe una malattia permanente di cui i commentatori hanno fatto congetture per anni, non sapendo esattamente cosa intendesse l'apostolo con "una spina nella carne". Da tutto ciò deduco che il disordine fisico può essere il mezzo di grazia per l'anima. La migliore vista sulle deliziose montagne è attraverso la grata della stanza del malato
(IV.) Ancora una volta, dovresti trarre il meglio dalla finalità della vita. Ci sono molte persone che hanno l'idea che la morte sia l'immersione di tutto ciò che è piacevole da ciò che è doloroso. Oh, che rumore per la morte! Ci affezioniamo così tanto alla palude malarica in cui viviamo che abbiamo paura di salire e vivere in cima alla collina. Siamo allarmati perché le vacanze stanno arrivando. L'eterna luce del sole e il miglior programma di menestrelli celesti e alleluia non sono un incentivo. Restiamo qui e manteniamo il freddo, l'ignoranza e la debolezza. Non presentateci i santi dell'antichità. Mi stupisco di me stesso e di te stesso per questa infatuazione sotto la quale tutti riposiamo. Gli uomini, si potrebbe supporre, si spaventerebbero all'idea di dover rimanere in questo mondo invece di spaventarsi all'idea di dover andare in cielo. Mi congratulo con chiunque abbia il diritto di morire. Con questo intendo dire che attraverso la malattia non puoi evitare, o attraverso l'incidente che non puoi evitare: il tuo lavoro è consumato. «Dove hanno seppellito Lily?» chiedeva un bambino all'altro. "Oh!" rispose lei, "l'hanno seppellita sotto terra". "Cosa! nella terra fredda?" "Oh no, no! non nella terra fredda, ma nella terra calda, dove i semi brutti diventano fiori fedeli". (T. Deuteronomio Witt Talmage.)
La luce brillante nella nuvola:
Prendi il testo per illustrare la disposizione degli uomini a guardare il lato oscuro delle cose
(I.) il testo si applicherà allo scettico in relazione alle cose oscure della rivelazione. Questi uomini vedono le nuvole e, a causa dell'incredulità del loro cuore, queste nuvole si anneriscono e si allargano fino a coprire l'intero firmamento della rivelazione. Che ci siano nuvole che incombono su questo Libro, è molto più cristiano ammetterlo che negarlo. Ma, grazie a Dio, anche se vediamo le nuvole, le nuvole che vede lo scettico, non le vediamo come lui. Vediamo una luce brillante su di loro. Ci sono diverse cose che danno al più oscuro di loro una luce brillante
1.) C'è l'amore del Padre Infinito. Questo traspare in tutte le sue pagine
2.) La santità immacolata del nostro Grande Esempio
3.) Il provvedimento che Egli ha preso per la nostra guarigione spirituale
4.) L'esistenza di un'immortalità benedetta. L'immortalità è una luce brillante su tutte le nuvole della rivelazione. Le nuvole danno varietà e interesse alla scena, ammorbidiscono e raffreddano i raggi brillanti e ardenti
(II.) Il testo si applicherà ai faziosi accusatori della provvidenza di Dio. Alcune persone meditano continuamente sulle difficoltà della provvidenza
1.) Il permesso del male morale è una nuvola
2.) L'apparente disprezzo di Dio per le distinzioni morali della società è una nuvola. "Tutte le cose vengono uguali a tutti", ecc
3.) Il potere che la malvagità è spesso autorizzata ad esercitare sulla virtù, è una nuvola: catene, prigioni, pali
4.) Le morti premature dei buoni e degli utili sono una nuvola. Sentiamo queste nuvole. Ma c'è una luce brillante su queste nuvole. La convinzione che siano locali, temporanei, di transizione, è una luce brillante su tutte le nuvole. Dalla loro oscurità e confusione un giorno uscirà un bellissimo sistema. "Le nostre lievi afflizioni che sono solo per un momento", ecc
(III.) Il testo si applicherà al misantropo in relazione al carattere della razza. Ci sono uomini che hanno una visione cupa e poco caritatevole del carattere dell'umanità. Tutti gli uomini sono corrotti quanto possono essere: la virtù non è altro che vizio in una veste piacevole. Davvero molto scure sono le nuvole che questi uomini vedono incombere sulla società; Non c'è raggio che allevi la loro oscurità. Eppure, vediamo una luce brillante sulle nuvole: non c'è una corruzione totale e senza sollievo. C'è la luce dell'amore sociale che fluisce attraverso tutte le ramificazioni della vita. C'è una luce di giustizia morale che divampa quando il giusto e il vero sono oltraggiati. C'è la luce della vera religione. Ci sono uomini che gettano sulla società i giusti pensieri, fanno i giusti sforzi e soffiano al cielo le giuste preghiere
(IV.) Il testo si applicherà al cristiano scoraggiato in relazione alla sua esperienza. Ci sono ore nell'esperienza di molti dei buoni in cui tutto dentro è nuvoloso. La tendenza a cadere nel peccato, la freddezza del nostro sentimento devozionale, la consapevolezza dei nostri difetti, la distanza percepita tra il nostro ideale e noi stessi, a volte portano una triste tristezza nel cuore. "Camminiamo nelle tenebre e non abbiamo luce". Ma ci sono luci brillanti, tuttavia, su questa esperienza nuvolosa. In primo luogo, la stessa sensazione di imperfezione indica qualcosa di buono. "Beati i poveri in spirito", ecc. "Beati coloro che piangono", ecc. In secondo luogo, la maggior parte di coloro che ora sono in cielo hanno sentito questo una volta. Cristo è pronto ad aiutare quelli come voi. Da questo argomento impariamo:
1.) Coltivare l'abitudine di guardare il lato positivo delle cose
2.) Anticipare il mondo della luce futura. (Omilestico.)
La luce tra le nuvole:
1.) Viviamo sul lato non illuminato della nube tra il trono di Dio e i Suoi figli terreni, e solo i raggi necessari risplendono; eppure i raggi sono del tutto sufficienti per la tua guida e per la mia. Abbiamo abbastanza verità che risplende attraverso la nube per camminare sui sentieri dell'obbedienza, aspettando il momento in cui arriveremo al di sopra della nuvola, e dietro la nuvola, nello splendore travolgente che gioca per sempre intorno al trono
2.) La luce infinita dietro il trono è l'amore infinito. Quella nuvola è luce e amore, e ogni raggio che fluisce verso di noi è un raggio d'amore dall'infinito, l'amore abbondante e inesauribile nella Divinità eterna. Dio governa il mondo con le più belle leggi di compensazione. La sofferenza ha molte compensazioni, non solo nella sua influenza sul sofferente, nell'umiliarlo, nel portarlo a un senso di dipendenza, nell'ispirargli uno spirito di preghiera, nel ravvivare la sua fede e nell'attuare i principi della rettitudine, ma la sofferenza ha la sua felice influenza sugli altri
3.) Il futuro chiarirà molti misteri. Di lì a poco verrà l'ultimo grande giorno della rivelazione, quando non si scoprirà che nulla di ciò che è giusto sarà stato sconfitto, e nulla di ciò che è sbagliato sarà trionfato. Imparare-
(1) Dio è spesso imperscrutabile, ma non sbaglia mai
(2) Da questa parte della nuvola non abbiamo altro da fare che ricevere la verità che viene e camminare accanto ad essa
(3) Non spaventarti mai davanti alle nuvole di Dio
(4) Spesso piovono nubi di prova verità che non possono essere raccolte da nessun'altra fonte. Dio di solito ordina che attraverso la penitenza vengano la lode e il perdono, attraverso la prova venga il trionfo; Sì, la nuvola stessa fa scendere misericordia. (T. L. Cuyler, D.D.)
Nuvole con rivestimenti d'argento:
Quanto si dice nella Scrittura sulle nuvole! Le nuvole sono i segni appropriati del mistero, della maestà e della misericordia. È impossibile guardare una nuvola senza essere impressionati forse più del mare o della montagna per l'adeguatezza di essa come rivestimento della grandezza di Dio e della Sua divinità. Le nuvole hanno una forza interpretata. Hanno insegnamenti gentili e luminosi. Sono capaci di dagherrotipizzare sui nostri sentieri lettere luminose, se solo ci fermiamo a leggerle. Vediamo se riusciamo a rilevare un po' di luce
3.) Nel carattere di Dio, la nuvola ha un rivestimento d'argento. "Appaiono le Sue gonne oscure con luce eccessiva". Nella natura, Dio ci appare molto più come il Dio del mistero che come il Dio della misericordia. Per me la natura non è vangelo. Il carattere di Dio è una grande, strana, oscura nuvolosa; Ma ha il suo lato positivo. Dimora in una luce incomunicabile, inaccessibile. Eppure, ai margini di quella nube che lo riveste e passa davanti al suo trono, vediamo indicazioni e tracce della benignità e della bellezza del suo carattere. La Bibbia è solo qualcosa di simile a una nuvola davanti al trono di Dio. Egli trattiene lo splendore del Suo Essere, perché noi non potremmo sopportarlo
2.) Nel sentiero della provvidenza le nuvole hanno un rivestimento d'argento. La provvidenza in cui Dio si muove è spesso nebulosa come persino la veste che avvolge il Suo stesso essere e il Suo carattere. Quanto è irragionevole per noi supporre che tutte le disposizioni provvidenziali debbano essere conosciute e viste da noi. La giustizia di Dio è terribile, ma è rivestita di misericordia; Il terrore di Dio è terribile, ma è rivestito d'amore; La potenza di Dio è terribile, ma è rivestita di saggezza
3.) Nell'interpretazione della verità, la nuvola ha spesso un rivestimento d'argento. Le parole del Libro hanno in sé una grande oscurità. È molto più facile fare domande sulle difficoltà della Scrittura che rispondere
4.) Nelle ordinanze religiose la nuvola ha un rivestimento d'argento. Impara che dobbiamo essere allegri nell'oscurità. Infine, ci sono nuvole in alcune parti dell'universo che non hanno alcun lato positivo. (E. Paxton Hood.)
La luce brillante nella nuvola:
Dio appare, l'ultimo delle dramatis person&ae;. Egli viene nel turbine e dalla nube, spazzando i cieli: proclama la Sua maestà: "Cingi ora i tuoi fianchi come un uomo, perché io ti chiederò e tu mi risponderai". La nuvola è il padiglione di Dio. È il mezzo appropriato attraverso il quale l'Infinito si rivela all'uomo. Nella natura del caso non è possibile avere una rivelazione senza una corrispondente adombramento di Lui. Egli è come il sole, che non può essere visto senza che una penombra intervenga tra esso e l'occhio nudo. Questo è il modo in cui Dio si rivela: Egli deve necessariamente oscurare la Sua gloria per manifestarla. La lamentela di Elihu è che gli uomini vedono la nuvola, ma non la luce splendente che contiene
(I.) In quanto alla personalità di Dio. Conoscerlo è il culmine dell'aspirazione umana. Questa è la vita eterna, conoscere Dio e Gesù Cristo che è la manifestazione di Dio. È facile pronunciare il Suo nome; ma chi può comprendere la tremenda verità suggerita in quella piccola parola di tre lettere! L'infinito è abbracciato in esso. Quando Simonide fu incaricato dal re Gerone del compito di definire Dio, tornò alla fine della giornata per chiedere altro tempo. Passò una settimana, un mese, un anno, e poi riferì: "Più penso a Lui, più mi è sconosciuto". Ci sono state campagne di polemiche, secoli di ricerche, biblioteche di teologia, e ancora qui ci chiediamo: Che cos'è Dio? La nuvola ci disorienta. Ma una cosa sappiamo, Dio è Amore. Questa è la luce brillante. Qualsiasi altra cosa non riusciamo ad afferrare, possiamo comprenderla pienamente. Se Gesù Cristo non avesse fatto altro, come ha detto la signora de Gasparin, che rivelare la Paternità divina, ciò avrebbe compensato la sua incarnazione
(II.) Per quanto riguarda il carattere di Dio. I Suoi attributi di verità, giustizia e santità sono la dimora del Suo trono. Il pensiero della santità divina ci spaventa, perché siamo contaminati e infinitamente separati da Lui dai nostri peccati. Ma ancora una volta, l'amore è la luce brillante. La croce sta in mezzo alla santità divina. La croce è la manifestazione preminente dell'amore divino. Atti nel momento in cui Gesù morì, il velo del Tempio si squarciò in due, e una via nuova e vivente fu aperta per i peccatori verso il Santissimo di tutti
(III.) Per quanto riguarda i decreti divini. O, il modo in cui Dio ci ha trattato dai secoli eterni. La sola suggestione ci offende. Tuttavia dobbiamo essere consapevoli che Dio non sarebbe Dio se non avesse preconosciuto e preordinato tutto ciò che accadrà. È vano, tuttavia, impegnarsi a semplificare la dottrina. Ma qui, ancora una volta, l'amore è la luce brillante. I decreti di Dio sono fondati sulla Sua misericordia. L'elezione non ha mai tenuto nessuno fuori dal cielo, ma vi ha portato una moltitudine innumerevole
(IV.) Per quanto riguarda la Divina Provvidenza. Qui, certamente, le nuvole e le tenebre sono intorno a Lui. Il dolore, la tristezza, la delusione, sono la nostra parte comune. Siamo tutti portatori di pesi. Perché dobbiamo esserlo? Qui, ancora una volta, l'amore è la luce brillante. Tutti i rapporti di Dio con noi sono illuminati dal pensiero che Egli non ci affligge volontariamente. Egli fa in modo che tutte le cose cooperino per il nostro bene. Non molto tempo fa, nel quartiere cinese di San Francisco, sotto uno dei teatri, vidi una bambina di sei anni con sua madre in una stanza stretta, circondata da dèi-joss. Per una moneta, il piccolo ha cantato per noi. Era un posto strano per uno scroscio di melodia del cielo. Ecco cosa cantava:
"Gesù mi ama, questo lo so,
Poiché la Bibbia me lo dice".
Oh, che tutti noi potessimo portare con noi la certezza dell'amore del nostro Padre! Qualunque oscurità possa raccogliere, questa è la luce brillante. (D. J. Burrell, D.D.)
Luce nella nuvola:
Poche cose sono così indefinite, o almeno indefinite, come l'oscurità e la luce. Il dolore e la gioia non sono uguali per tutti, così come le tenebre e la luce non sono le stesse per ognuno di noi. Come calcolo la mia felicità secondo il ricordo di qualche afflizione passata, così valuto i miei guai ricordando le mie gioie. Il mio passato e il mio futuro si fanno l'un l'altro. Non potrò mai sopportare il pianto che dura per una notte, senza preparare la strada per la gioia che viene al mattino. Questa non può essere altro che una dottrina molto graziosa
1.) Nulla è più brillante, nulla di più semplice, di più disponibile, del vangelo di Cristo; ma nulla è più facilmente ferito o coperto dalle fantasie e dalle finzioni che esalano verso l'alto da noi stessi. La verità è la verità, sempre la stessa, fatene quello che volete; ma potete mettere tende e nuvole tra la verità e voi stessi, che vi lasceranno nelle tenebre dell'errore. Non è colpa del sole quando le nuvole lo eclissano
2.) Vi portiamo alla speranza cristiana come luce della nuova vita: il senso del perdono attraverso una fideiussione, e la speranza della gloria come l'acquisto di un altro. Ricorda solo che le tue iniquità possono essersi separate tra te e il tuo Dio
3.) Il volto del Padre delle luci può essere coperto e nascosto, quando non c'è falsa dottrina, non c'è alcun traviamento, direttamente da noi per fare nostra la barriera. (H. Christopherson.)
La luce brillante tra le nuvole:
Qui sembra esserci un'allusione figurativa agli eventi che sono sotto il controllo della Divina Provvidenza, a somiglianza delle nuvole e del disegno luminoso che a volte è al di là della portata della mente umana per essere compreso
(I.) Questi eventi a volte assomigliano alle nuvole
1.) Nella loro improvvisa apparizione
2.) Nelle loro varie grandezze
3.) Nei loro felici effetti. Ogni nuvola porta la sua proporzione di oscurità, eppure ogni nuvola è un veicolo di benedizione
(II.) C'è qualcosa di rallegrante in tutte le dispensazioni della Provvidenza
1.) Il carattere di Dio è una luce brillante. Donando splendore e bellezza agli eventi della Provvidenza, come il sole nascente lambisce di dorata luminosità la nuvola più scura che incontra nel suo corso
2.) Le promesse sono una luce brillante tra le nuvole. Questa è la luce della verità, risplende della fedeltà dell'Eterno. Non c'è alcuna esigenza che possa sorgere, ma c'è una promessa appropriata. Alcuni di essi sono molto completi. È bene avere la memoria conservata con queste promesse
3.) La condotta passata del Signore è una luce brillante tra le nuvole. La revisione del passato dovrebbe incoraggiare la fiducia in riferimento al presente e al futuro. L'influenza morale della riflessione sulle misericordie passate è quella di risvegliare la speranza anche quando Dio sembra rivestirsi di nuvole e fitte tenebre
(III.) Cause che ci impediscono di vedere la luce brillante nelle nuvole
1.) Lo sconforto costituzionale o fisico farà questo. La salute o la malattia del corpo ha un'influenza molto maggiore sui nostri piaceri spirituali di quanto alcuni cristiani immaginino. Corpo e anima sono troppo strettamente legati per non simpatizzare profondamente l'uno con l'altro
2.) Ci sono, tuttavia, altre cause, sia intellettuali che morali, come le visioni difettose della verità divina. Alcuni hanno vedute così imperfette ed errate della Parola di Dio che sembra che non abbiano alcuna consolazione in nessun momento di difficoltà
2.) Mancanza di fede nella saggezza e nella bontà di Dio. La fede è proprio ciò che la vista è per l'anima per il corpo. Il sole splende anche se il cieco non lo vede: così Cristo, "La Luce", risplende, ma solo la mente credente lo vede. Altri non vedono questa luce brillante. (Predicatore evangelico.)
Le nuvole, la luce e il vento:
Tre oggetti
1.) La "luce splendente", che è il simbolo della personalità di Dio
2.) Le "nuvole", che sono simbolo di quelle oscurità che nascondono Dio ai nostri occhi
3.) Il "vento", che è il simbolo di quella potenza divina con cui queste oscurità vengono rimosse, affinché gli uomini possano vedere Dio. Tutta la difficoltà di Giobbe era che non riusciva a vedere Dio. Non riusciva a capire perché Dio lo affliggeva
(I.) Le difficoltà di trovare Dio sono qui poste davanti a noi. L'oscurità è spesso in noi stessi. Spesso è riconducibile alla natura infinita e illimitata di Dio. Come può Dio rivelarsi in modo da soddisfare la mente e il cuore umani? Solo nel modo che Dio ha scelto, Dio potrebbe rivelarsi efficacemente a creature come noi. Ci devono essere approcci graduali della Sua mente alla nostra. Ci deve essere una condiscendenza verso la nostra finitezza. Dio rende il cammino verso di Sé il più chiaro possibile, considerando le difficoltà che sono naturalmente sul nostro cammino. Guardate prima le nuvole. La nostra ignoranza è una nuvola. La finitezza è un altro nome per questa ignoranza; e finitezza significa fallibilità, cioè responsabilità a sbagliare. La natura dell'uomo, limitata e debole in confronto all'argomento su cui i suoi pensieri devono essere impegnati, fa sentire all'uomo che intorno a lui ci sono nebbie e ombre che non può penetrare
(II.) La rimozione delle difficoltà. Possono essere rimossi solo da Dio. Dio può scacciare la debolezza dell'uomo con la Sua grazia gratuita, La volontà di Dio è impegnata nella nostra salvezza
(III.) Poche cose in natura sono più forti del vento. Il vento è il simbolo dello Spirito di Dio. Dio è venuto a noi in Suo Figlio Gesù Cristo, e Dio parla per mezzo del Suo Spirito, attraverso la Sua Parola. (Samuel Pearson, M.A.)
22 CAPITOLO 37
Giobbe 37:22
Il bel tempo viene dal nord: presso Dio c'è una terribile maestà.
La testimonianza della natura alla terribile maestà di Dio:
Queste parole avvengono verso la fine di quella rimostranza di Elihu che egli rivolse a Giobbe suo amico, e sono immediatamente seguite dalla risposta del Signore stesso fuori dal turbine. Il testo è semplicemente una di quelle proposizioni o prove con cui l'oratore ha cercato di stabilire la grandezza e l'imperscrutabilità di Dio. Le operazioni di Dio nella natura sono date come prova dell'errore di aspettarsi di comprendere Dio Stesso. Se non riuscite a comprendere le opere e le vie dell'Onnipotente, c'è da meravigliarsi che l'Onnipotente stesso sconcerti completamente il vostro esame? Perché il fatto che il bel tempo provenga dal nord, dovrebbe suggerire la deduzione che presso Dio c'è una terribile maestà? Se ogni operazione e produzione della natura può essere immediatamente attribuita all'azione di Dio, allora ogni operazione e produzione di questo tipo è una prova diretta della meraviglia di Dio, che non può essere esaminata da una mente devota e riflessiva, priva di emozioni di timore e di gioia! Dà dignità ad ogni filo d'erba, perché possa essere considerato come opera di Dio. Non è che ciascuna o alcune delle operazioni o delle produzioni siano di per sé schiaccianti nella testimonianza della grandezza di Dio, ma che ognuna fa parte di un vasto sistema, ognuna testimonia lo stesso fatto stupendo, che Dio è natura, o che la natura non è altro che Dio, perpetuamente e universalmente all'opera. E non voglio che nient'altro mi faccia guardare Dio con stupore e timore sconfinati. Se penso al bel tempo come a un vento proveniente dal nord, devo pensare a Dio che agisce in tutti i laboratori della natura, disponendo gli elementi, facendo uscire i venti dai Suoi tesori, raccogliendo le nuvole e dando la luce del sole. La natura, nient'altro che il Dio della natura ovunque occupato, questo è Dio nella sua imperscrutabilità; questo è Dio nella Sua magnificenza; questo è Dio nella Sua meraviglia. "Presso Dio c'è una terribile maestà". Nel testo c'è anche una testimonianza della costanza e dell'uniformità degli atti di Dio nel mondo materiale. "Il bel tempo viene dal nord". Puoi sempre contare su questo. È stato così fin dall'inizio; E il corso della natura è così fisso e stabile, che osservando i segni si possono calcolare i cambiamenti con una precisione poco meno che certa. Considerate quale effetto dovrebbe essere prodotto sugli uomini, e sarà prodotto sui giusti, con la costanza che sembra incoraggiare gli schernitori. Se Dio è immutabile nelle operazioni della natura, non fornisce forse anche questo una sorta di presunzione che Egli sarà immutabile sotto tutti gli altri aspetti? La nostra attuale lezione non è tanto quella insegnata dalla creazione, se considerata in se stessa, quanto quella che la creazione rintraccia nell'illustrazione o nella conferma della Bibbia. Se è ordinariamente vero che "il bel tempo viene dal nord", allora questo arrivo del bel tempo è un'altra prova della costanza o uniformità della natura, e poiché siamo fatti e costituiti in modo tale che ci aspettiamo e contiamo su questa costanza o uniformità, quindi è un'altra prova di quella fedeltà di Dio che assicura l'adempimento di ogni apice della Sua parola. Così c'è una voce per me nella costanza della natura, che conferma quella voce che mi esce dalle pagine della Scrittura. Il bel tempo dal nord non è né più né meno che l'adempimento della Sua parola da parte di Dio, una parola che, se non viene né pronunciata né scritta, si trova nell'aspettativa che Egli stesso ha impresso, che la natura sarà fissata nelle sue opere; e tutto ciò che mi dice di nuovo che Dio è fedele alla Sua parola, mi dice che la vendetta può essere differita, ma che si abbatterà ancora sui malvagi con una furia inimmaginabile, e che i giusti possono aspettare a lungo, ma non possono aspettare invano, un'eredità incorruttibile che non svanirà. E c'è ancora una particolarità nel testo, che non dovrebbe essere trascurata, e nel considerare la quale saremo di nuovo condotti alla teologia della rivelazione, sì, a trovare il Vangelo nel nostro testo. L'espressione che Elihu usa in riferimento a Dio, è evidentemente una di quelle che denota terrore e apprensione: "Presso Dio c'è una terribile maestà"; parole che mostrano l'oratore impressionato da un senso dell'orrore del Creatore, piuttosto che attratto verso di Lui da pensieri della Sua bontà e compassione. E non sembrerebbe che ciò fosse previsto, considerando qual è il fatto su cui l'attenzione dell'oratore era stata dichiaratamente fissata. So quando è che la maestà di Dio è più comunemente riconosciuta da coloro che osservano i fenomeni della natura. Non è quando "il bel tempo viene dal nord"; è piuttosto quando l'Onnipotente cavalca l'uragano, quando oscura il firmamento con le Sue tempeste e manda i Suoi lampi a consumare. Se qualcuno di voi assiste all'avanzare di una tempesta, che si abbatte con la sua furia, le vostre sensazioni come i venti ululano, e i torrenti scendono, e i tuoni si agitano, e le onde si agitano, sono sensazioni di terrore e di allarme; e se in mezzo a questo tumulto di elementi i vostri pensieri si rivolgono verso Dio, che ha la Sua via nel turbine, e ai cui piedi le nuvole sono la polvere, siete disposti a considerarLo con timore incondizionato, a rifuggire da Lui come se manifestasse, in e attraverso questo tremendo blasone, gli attributi celesti in guerra con creature come voi. E poi, se arriva il silenzio della tempesta, e il firmamento oscuro viene improvvisamente sgomberato, e il paesaggio che poco prima era stato desolato e inzuppato, è splendidamente illuminato dai raggi dorati di un sole estivo, oh, allora è che si risveglieranno in te emozioni grate e adoranti, e quel Dio la cui terribile maestà eri stato pronto a riconoscere quando la voce dei Suoi tuoni è stata udita, ti apparirà un Essere generoso e benefico, al quale anche i peccatori possono avvicinarsi e da cui gli indegni possono essere protetti. Ma noterete che con Eliu fu proprio il contrario. È il bel tempo da nord che ti farebbe esclamare: "Quanto è buono, quanto è misericordioso Dio"; ma fu il bel tempo da nord che fece esclamare Elihu: "Quanto è terribile Dio". E c'è la teologia della rivelazione in questo, se non c'è la teologia della natura. Non è tanto la tempesta, quanto piuttosto la calma, che dovrebbe portarmi a pensare alla grandezza di Dio. (Henry Melvill, B.D.)
23 CAPITOLO 37
Giobbe 37:23
Toccando l'Onnipotente, non possiamo scoprirlo.
Una quantità sconosciuta:
È bene che ci sia una quantità incommensurabile e sconosciuta nella vita e nella creazione. Anche l'ignoto ha i suoi scopi da servire; giustamente accolto, aumenterà la venerazione; rimprovererà l'ambizione empia; Insegnerà all'uomo un po' ciò che è, ciò che può fare e non può fare, e quindi potrebbe salvarlo dallo spreco di una buona quantità di energia. "Toccando l'Onnipotente, non possiamo trovarlo". Tutto lo spazio conduce all'infinito. Arriva un momento in cui gli uomini non possono più misurare; gettano a terra il loro strumento e dicono: Questo è inutile; Stiamo solo aggiungendo cifrario a cifrario, e non possiamo procedere oltre. Lo spazio si è trasformato in infinito, e l'infinito non può essere misurato. Quasi tutte le parole, le parole più grandi, che usiamo nel nostro pensiero e nella nostra conversazione, sfociano nella grandezza religiosa. Prendi la parola "tempo". Noi calcoliamo il tempo in minuti e ore, in giorni e settimane e mesi e anni e secoli, e siamo arrivati al punto di parlare di millenni; ma presto ci stanchiamo; L'aritmetica può aiutarci solo fino a un certo punto. Anche qui tracciamo la linea di misura o la norma di calcolo, e diciamo: "È inutile, perché il tempo è passato nell'eternità". Questi sono fatti nella filosofia e nella scienza, nella natura e nell'esperienza: lo spazio che sale all'infinito; Il tempo che sale all'eternità: il piede della scala è sulla terra, ma la testa della scala si perde in una distanza infinita. Prendete la parola "amore". A quali usi lo mettiamo! Lo chiamiamo con nomi melodici; Ci incanta, dissipa la nostra solitudine, crea per noi compagnia, scambio di pensieri, reciprocità di fiducia, affinché una vita aiuti l'altra, completandola in mille modi, grandi o piccoli. Ma arriva un punto anche in amore in cui la contemplazione non può andare oltre; Lì riposa, sì, lì spira, perché l'amore è passato in sacrificio; è salita per la via della Croce. Sempre in qualche misura minore c'è stato un tocco di sacrificio in ogni forma di amore, ma tutti questi modi minori sono culminati nell'ultima tragedia, la crocifissione finale, e l'amore è morto per il suo oggetto. Così lo spazio è passato all'infinito, il tempo all'eternità, l'amore al sacrificio. Ora prendete la parola "uomo". Il termine termina in se stesso... il termine uomo è tutto ciò che sappiamo dell'essere? Abbiamo parlato di spirito, angelo, arcangelo; Razionalmente o poeticamente, o per ispirazione, abbiamo pensato ai serafini e ai cherubini, possenti alati, che bruciano e cantano davanti al trono eterno, e tuttavia abbiamo sentito che c'era qualcosa che rimaneva al di là, e l'uomo è nobilitato, glorificato, fino a quando non passa al termine completo: Dio. Sono dunque superficiali e stolti coloro che parlano di spazio, di tempo, di amore, di uomo, come se questi fossero termini che si completano da soli; Non sono che l'inizio del vero pensiero, piccoli segni di fuga, che scompaiono quando la cosa reale significata viene alla vista, cadendo davanti ad essa in una preparazione e in un omaggio armonioso e accettabile. Così, dunque, la fede può essere solo la cosa successiva dopo la ragione. A volte può essere difficile distinguere dove si ferma la ragione e inizia la fede; ma la fede è salita prima di essa, tutt'intorno; la fede è debitrice alla ragione; Senza ragione non ci sarebbe stata fede. Perché, dunque, non mettere la ragione tra i termini, e così completa per il momento la nostra categoria, e dire, spazio, tempo, amore, uomo, ragione, perché arriva un punto nell'ascesa della ragione in cui la ragione stessa si stanca, e dice: Posso avere le ali ora? Non posso più camminare, non posso più correre; Eppure quanto c'è da conquistare, da conquistare, da afferrare e da godere! e quando la ragione prega così, cosa succederebbe se la ragione fosse trasfigurata nella fede, e se quasi vedessimo l'immagine santa sorgere per diventare più simile al Creatore, e per dimorare più strettamente e amorevolmente alla Sua presenza? Tutti i grandi termini religiosi, quindi, hanno quelle che si possono chiamare radici sulla terra, le parole sublimi da cui gli uomini spesso ricorrono in un omaggio quasi ignorante che equivale alla superstizione. Comincia sulla terra; cominciamo tra di noi; Prendete le nostre parole e mostrate il loro vero significato, e date un indizio del loro problema finale. Colui che vive così, non avrà mancanza di compagnia; La mente che trova in tutti questi segni umani, sociali, alfabetici di grandi quantità e pensieri religiosi, avrà ricchezze imperscrutabili, un'eredità incorruttibile, incontaminata e che non svanisce. Perché sminuire le nostre parole? Perché svuotarli dei loro significati più ricchi e vitali? Perché non seguirli piuttosto in un corso ascendente, e rallegrarsi della loro espansione e delle loro ricchezze? L'insegnante di religione è chiamato ad operare in questa direzione, nella misura in cui può influenzare le menti dei suoi ascoltatori; Non sta a lui togliere dalle parole tutti i loro significati migliori, ma piuttosto caricare ogni termine umano di un pensiero più grande, trovare in ogni parola un seme, in ogni seme un raccolto, può essere di grano, può essere di altro cibo, ma sempre inteso per la soddisfazione e il rafforzamento della nostra natura più nobile. (Joseph Parker, D.D.)
L'imperscrutabile:
Imperscrutabile: prima collega questa parola con altre due parole, responsabilità e bontà. Avete detto che solo i decreti che sono indicati da disgrazie schiaccianti sono imperscrutabili? Perché, tutto, il più semplice, corre verso e infine corre verso l'imperscrutabile. Più sappiamo, più siamo portati alla coscienza dell'ignoto, dell'inconoscibile. "Ecco, noi non sappiamo nulla", dice il poeta, e mentre contempla il bene che cadrà "alla fine, lontano, alla fine, a tutti", aggiunge: "Così corre il mio sogno: ma che cosa sono io?" Ah, c'è la cosa imperscrutabile. Che cosa sono io? Cosa stai? Ognuno di noi non è forse un enigma? Quali influenze e forze strane, varie, a volte contraddittorie, opposte e contrastanti sono andate a fare di noi i curiosi fasci di incoerenze che siamo! L'eredità, le circostanze, le compagnie, e così via, diciamo, sono andate tutte a plasmarci, a confinarci, a espanderci o a contrarci; per costituire, per definire la nostra libertà. Me stesso, te stesso, questo è l'imperscrutabile. Eppure, tu sei responsabile di te stesso! Qualunque cosa i teorici possano argomentare o comunque possano parlare, la società - il mondo - ritiene un uomo responsabile di se stesso, l'imperscrutabile. Che sia l'imperscrutabile non nega la responsabilità. Né lo fa per quanto riguarda il mondo in generale. Agisce in ogni punto in cui sentiamo di cadere contro l'imperscrutabile. Non c'è un giorno, non c'è una condizione nella vita in cui non ci troviamo faccia a faccia con ciò che non possiamo capire. Dappertutto, e in tutte le cose c'è l'imperscrutabile, e c'è una responsabilità per il mondo. C'è da qualche parte una volontà che ne è responsabile. C'è un governo in esso. Il mondo è un incarico a una certa volontà, perché se c'è una cosa che si afferma in questo mondo è la forza di volontà. Le cose possono essere molto strane, e spesso sono così strane che ci spaventiamo, persino ci spaventiamo; Ma la cosa più strana che potrebbe essere, ciò che è rinnegato da tutto l'universo, da una certa corrente di tendenza che attraversa tutto l'universo, sarebbe che si tratti di un disordine, di una cieca spinta e di una deriva. Certamente non è così. Se ti rendi conto di essere responsabile della massa di imperscrutabilità che chiami te stesso, perché dovresti esitare a riconoscere che c'è la provvidenza, cioè una mente supremamente responsabile dell'ampia, vasta imperscrutabilità che chiamiamo mondo? Ma non sono forse incompatibili con una bontà perfetta i decreti imperscrutabili che rendono difficile la sottomissione? Ah, tu stai ponendo una domanda su quali trattati senza numero sono stati scritti da quando il mondo è cominciato, e trattati senza numero possono essere scritti ancora, e la domanda è aperta. E' un punto di cui non si deve discutere ora. Solo, vi prego di notare due cose. C'è sempre una voce che sussurra che la bontà avrà l'ultima parola, anche in ciò che è travolgente. Accade una terribile calamità. Sì, "Terribile, terribile", dite; Ma quella spaventosa calamità richiama l'attenzione - un'attenzione che non sarebbe stata richiamata se non fosse stata spaventosa - su mali a cui si può porre rimedio e si dovrebbe rimediare. Mette in moto le persone per i rimedi. C'è una sofferenza immediata, e può essere anche su scala terribile, ma c'è un guadagno immediato, su scala molto più grande, per il mondo. Il principe tagliato nel fiore della sua età, il tuo ragazzo portato via nel fiore dei suoi giorni... ah, cuori spezzati, davvero; Ma guardate come questo giovane principe, portato via, ha predicato a tutta la nazione. Egli ha unito l'impero in una meravigliosa simpatia, e così da un'ampia induzione si potrebbe dimostrare che la perdita temporale si è trasformata in guadagni spirituali e morali. Anche quando si sente che la mano ferrea del giudizio è scesa terribilmente, c'è un tocco di velluto in quella mano che parla di misericordia. E inoltre, quando parli di bontà perfetta, ricorda che tu ed io non sappiamo cosa sia la bontà perfetta. Lo sappiamo solo in parte. Il nostro punto di vista è quello di una concezione molto limitata. Parliamo di natura, ma chi conosce tutta la natura? Parliamo della provvidenza, ma chi conosce tutta la provvidenza? Avremmo bisogno di portare l'eternità, l'eternità in cui Dio opera. Ma pieno di promesse, reciso nel fiore della sua età! Bene, bene. Ma questo non suggerisce forse che una promessa non può essere perduta? Nulla, nulla è perduto. Le potenze non vengono distrutte. C'è una potenza in quella vita che sicuramente, sicuramente non viene annientata. Non potrebbe quindi la chiamata essere un modo per invitare il giovane a elevarsi a una regalità più alta e più nobile? E per coloro che sono in lutto, non potrebbe essere un modo per purificare e purificare nel fuoco, invitandoli ad alzarsi e a vivere più seriamente, a vivere più nobilmente, e ad afferrare la corona della vita che il Signore ha promesso? Non possiamo dire tutto ciò che significa bontà perfetta. Il chirurgo non esita a conficcare il coltello nella carne tremante, e il povero paziente piange. È un'agonia, ma un'agonia per la benedizione futura; E così non ci sono molte agonie per una benedizione futura, con un peso eterno di gloria davanti ad essa? Ah, dobbiamo stare tranquilli, o se non siamo fermi dobbiamo stendere le mani della fede, le mani zoppe della fede, e raccogliere polvere e pula, e invocare ciò che sentiamo essere il Signore di tutto. (J. M. Lang, D.D.)
Dio un mistero:
L'ignoranza dei modi dell'operazione divina non costituisce un motivo per dubitare dell'intervento divino negli affari umani. "Toccando l'Onnipotente, non possiamo trovarlo", perché le nostre facoltà non sono in grado di comprendere l'infinito; ma questa infermità non ci autorizza a mettere in dubbio il fatto della Sua provvidenza attiva, più di quanto il mistero delle opere di una guardia ci giustifichi a negare la loro esistenza o le loro operazioni attive. Considerate questa osservazione di Eliu in riferimento all'Onnipotente. Quanto al Suo essere. La sua natura è avvolta in un mistero impenetrabile. Sappiamo che Dio è uno Spirito, ma non sappiamo cosa sia uno spirito. Le nostre idee su questo argomento sono negative; Sappiamo cosa non è uno spirito. Nelle Scritture non si cerca di definire la natura divina. È descritto solo dai suoi attributi e dalle sue perfezioni. Ma per quanto riguarda gli attributi divini, siamo in uguale ignoranza. Chiamiamo Dio onnipotente, onnisciente, eterno, infinito; ma tutto ciò che possiamo capire con questi termini è che Egli non è limitato in quanto al potere, alla conoscenza, al tempo e allo spazio. Né siamo molto più illuminati riguardo all'opera della creazione. Conosciamo il fatto in generale, ma del modo non sappiamo nulla. Ma come la materia sia venuta all'esistenza, e il modo con cui si è formata in queste varie forme, siamo completamente ignoranti. Se abbiamo la presunzione di penetrare le vie della provvidenza, ci troviamo ugualmente coinvolti. Al di là del nudo e crudo fatto siamo perduti. Dio è avvolto nel mistero. E cos'è la vita? Di cosa è composto? Dove risiede? Da quali combinazioni dipende? Quanto sono irrintracciabili le dispense della provvidenza riguardo agli affari degli uomini! La storia del mondo è un enigma. Né Dio è meno nascosto nelle operazioni della grazia. E il modo in cui il cristianesimo è stato propagato è pieno di mistero. Per quanto riguarda il futuro, siamo quasi altrettanto ignoranti. Pensate anche al permesso del male nel mondo; la condizione dell'anima nel suo stato intermedio; e dell'umanità dopo il giudizio. Ciò che il nostro testo insegna è che l'ignoranza del modo delle dispensazioni provvidenziali non costituisce una giustificazione per l'incredulità della loro origine divina, né per i dubbi sulla loro equità. Molte cose sono misteriose, perché troppo astruse per le nostre facoltà; ma certamente Dio li sta originando e dirigendo in uno spirito di sapienza e bontà, che li farà scaturire a beneficio di tutti. Più l'Onnipotente è misterioso, più ci viene chiesto di studiarlo. Le sue opere e la sua Parola sono le cose profonde di Dio, di cui una lettura superficiale è peggio che inutile. Quali argomenti ci sono per la meditazione! I più grandi e i più interessanti di tutti gli altri, argomenti che riguardano l'Alto e l'Onnipotente, la creazione, la provvidenza, la grazia, le cose del tempo e dell'eternità, la vita, la morte e la risurrezione, argomenti che anche gli "angeli desiderano approfondire". Ma lasciamo che i nostri studi siano condotti con cauta riverenza. In generale, la libertà di ricerca è sicura; Ma ci sono punti in cui è pericoloso fare leva. Di solito, tutti i fatti sono aperti all'ispezione, ma non alla speculazione sui modi e sui mezzi. (J. Budgeon, M.A.)
Provvidenza imperscrutabile:
Non è raro in questi tempi sentire persone dire che sembrava che Dio fosse negligente, come se avesse dimenticato il Suo popolo. Gli uomini invocano Dio, ma lo invocano in apparenza invano. Egli non li sente; Almeno, non arriva alcuna risposta. Ma Dio ascoltò e rispose. C'è mistero riguardo al perché dell'opera di Dio, e c'è mistero riguardo al come. Non possiamo spiegare l'uno o l'altro. Il sentiero è invisibile per noi; Ma la strada c'è. I chimici e gli studiosi della natura generalmente sostengono che non c'è nulla in natura che meriti il nome di provvidenza; che la forza è eterna e che tutte le cose procedono in obbedienza a una legge immutabile. Ma questi studiosi della natura presumono troppo. È un modo che hanno. La presunzione li ha resi ciechi. C'è molto in natura che essi non conoscono, e molto che non possono sapere. Possono indicare la traiettoria del fulmine o tracciare il corso del vento? Anche ammettendo che la scienza abbia operato un cambiamento nella mente degli uomini riguardo ai fenomeni materiali, che dire della mente stessa? Perché George Washington è stato salvato in mezzo al naufragio del comando di Braddock? E se il maggiore André non fosse stato catturato? Come sarebbe stata diversa la storia di quegli ultimi anni se il generale Grant fosse stato fucilato a Belmont! Atti quel momento critico del campo di grano che cosa trattenne le mani dei Confederati che non spararono? E in un breve periodo di tempo dopo, che cosa lo tentò a lasciare la sua tenda e così evitare la pallottola fatale? Che cos'è che preserva così miracolosamente l'uguaglianza dei sessi? Ma questi sono esempi vaganti, che sono milioni. C'è mistero ovunque. Ci sono tre cose che è bene tenere sempre a mente quando si pensa alle vie di Dio. Primo, Dio può interferire negli affari del mondo senza che gli uomini lo sappiano; secondo, Dio può influenzare i motivi senza che gli uomini lo sappiano; terzo, Dio può toccare le sorgenti segrete e sottili della natura senza che gli uomini lo sappiano. L'esperienza è un'insegnante migliore della scienza. (Judson Sage, D.D.)
Egli è eccellente in potenza e in giudizio.
Dio eccellente:
"È eccellente... in giudizio". C'è qualche giudizio nella distribuzione delle cose? Il globo è fatto male? Tutte le cose sono nel caos? C'è da qualche parte il segno di una linea di piombo, di un nastro di misurazione? Le cose sono ripartite come se fossero state ripartite da un amministratore saggio? In che modo le cose si incastrano l'una con l'altra? Chi ha esitato a dire che l'economia della natura, per quanto ne sappiamo, è un'economia meravigliosa? Spiegandolo come gli uomini possono, tutti arriviamo a una conclusione comune, che c'è una meravigliosa convenienza delle cose, una sottile relazione e interrelazione, un'armonia del tutto musicale, un adattamento che, sebbene non avrebbe mai potuto essere inventato dalla nostra ragione, si assicura immediatamente la sanzione del nostro intelletto come buono, adatto e completamente saggio. "E in abbondanza di giustizia". Ora Elihu tocca le corde morali. È molto evidente che in tutta la Bibbia le rivelazioni più elevate sono sostenute dai più forti appelli morali. Se la Bibbia si occupasse solo di contemplazioni estatiche, di riflessioni religiose, di romanzi poetici, potremmo classificarla con altri libri sacri, e renderle il tributo dovuto alla fine inventiva e all'espressione letteraria; ma qualunque cosa ci sia nella Bibbia di soprannaturale, trascendentale, misterioso, c'è anche il giudizio, il diritto, la giustizia: ovunque il male è bruciato con fuoco inestinguibile, e il diritto è lodato e onorato come appartenente alla qualità di Dio. La disciplina morale del cristianesimo sostiene le sue più alte immaginazioni. Non ci sia divorzio tra ciò che è spirituale nel cristianesimo e ciò che è etico, tra la rivelazione sublime e la giustizia concreta, sociale, come tra uomo e uomo; Che lo studente mantenga nel suo campo di competenza tutte le parti e gli elementi di questa intricata rivelazione, e poi dica come l'uno bilancia l'altro, e quale cooperazione e armonia risultino dall'interrelazione della metafisica, delle rivelazioni spirituali, delle alte immaginazioni, del semplice dovere e del sacrificio personale, dell'industria come dell'amministrazione, dell'amministrazione fiduciaria. Questo è il punto di vista di Elihu. Dio per lui era "eccellente in potenza, e in giudizio, e in abbondanza di giustizia; Egli non affliggerà". Un'espressione curiosa questa, e resa in modo diverso. Alcuni lo rendono che Egli non risponderà; oppure, non sarà chiamato a rispondere delle Sue vie; Egli non renderà conto di Sé a nessuno; c'è un punto oltre il quale Egli non permetterà l'avvicinamento. Tuttavia, le parole così come sono nella Versione Autorizzata sono supportate da molti passaggi collaterali, e quindi possono essere prese come letterali in questo caso. Egli non affliggerà volontariamente; Non è un tiranno; Non è un despota che beve il vino del sangue e prospera sulle miserie della sua creazione: quando lo castiga è per purificare e nobilitare il carattere, e portare davanti alla visione dell'uomo luci e promesse che altrimenti sfuggirebbero alla sua attenzione. L'afflizione amministrata da Dio è buona; Il dolore ha i suoi usi raffinatori e arricchenti. I figli di Dio sono davvero prostrati, dolorosamente castigati, visitati da delusioni; spesso posano le loro teste stanche su cuscini di spine. Questo non è negato da nessuna parte nella Bibbia; Ovunque è evidente nella nostra storia aperta; eppure il cristianesimo ha operato in noi, per quanto riguarda il suo stesso spirito e il suo scopo, che possiamo accettare l'afflizione come un angelo velato, e il dolore come uno degli angeli notturni di Dio, che vengono a noi nelle nuvole e nelle tenebre, e tuttavia nella più oscura settuplice mezzanotte della solitudine ci sussurra parole del Vangelo e ci canta con tenerezza: toni minori come nessun'altra voce ha mai cantato al cuore orfano. I cristiani possono dire questo; I cristiani dicono questo. Lo dicono non meno distintamente perché ci sono uomini che si fanno beffe di loro. Devono seguire uno dei due corsi; devono seguire le proprie impressioni e realizzazioni del ministero spirituale all'interno del cuore; O devono, per fortuna, ascoltare uomini che non li conoscono, e permettere che la loro pietà sia derisa e che le loro più profonde realizzazioni spirituali siano derise da loro, o portate via da qualche vento di risata sciocca. Hanno deciso di essere più razionali; essi hanno deciso di interpretare gli eventi della loro esperienza personale e di accettare la sacra conclusione, e tale conclusione è che Dio non affligge volontariamente i figlioli degli uomini, che la verga è nelle mani di un Padre, che nessun castigo per il presente sembra essere gioioso, ma doloroso, nondimeno, in seguito, produce il pacifico frutto della giustizia a coloro che sono esercitati per mezzo di essa. Credetemi, non sono da deridere per questa posizione. Sono uomini ragionevoli, uomini di grande sagacia, uomini d'affari, uomini che possono occuparsi di questioni di Stato e di impero; Ed essi, entrando nel santuario - il santuario più profondo e sacro - non si vergognano di pregare. Questa è la forza della fede cristiana. Quando il cristiano si vergogna del suo Signore, l'argomento a favore del cristianesimo è praticamente e temporaneamente, almeno, morto. Perché non parliamo più chiaramente dei risultati della nostra osservazione e della nostra esperienza? Le grandi verità astratte ammettono di essere accentuate dalla testimonianza personale. "Venite e ascoltate, voi tutti che temete Dio", disse uno, "e io dichiarerò ciò che Egli ha fatto per la mia anima". Se un testimone si limita a ciò che egli stesso ha conosciuto, sentito e maneggiato della Parola di Vita, allora per distruggere l'argomento dovete prima distruggere il suo carattere. (Joseph Parker, D.D.)
In abbondanza di giustizia.
L'eccellenza della giustizia divina:
Forse la caratteristica principale di Dio che gli uomini sono tentati di denigrare è la Sua giustizia. Non apprezzano ciò che si oppone al loro godimento e al successo dei loro scopi. E poiché hanno un senso di colpa, e non possono fare a meno di vedere che la loro condotta li mette in conflitto con l'Onnipotente, poiché Egli deve essere offeso dalla violazione della Sua legge, prima desiderano che Egli non sia l'Essere giusto che è, e poi Gli negano questa qualità essenziale. Con un processo così debole essi creano un Dio a loro piacimento
1.) La giustizia si colloca in alto per il suo carattere intrinseco. Nell'antica mitologia greca la Dea della Giustizia sedeva al fianco di Giove. In tutti i paesi i tribunali di giustizia sono gli altari della religione. Quando gli uomini chiedono ciò che apprezzano di più tra i loro simili, chiedono giustizia. Quando gli Ateniesi onoravano maggiormente Aristide, lo chiamavano "il giusto". La giustizia è la madre di molte virtù. Il senso morale di ogni uomo pronuncia l'eccellenza di questa nobilissima virtù. È eccellente in Dio. Dà un senso di sicurezza e di riposo che il nostro Dio è un Dio di giustizia
2.) La giustizia è un attributo essenziale per la completa rivelazione di Dio. Alcuni uomini negano questa qualità in Dio; Se non lo negano, lo degradano. La prima eccellenza in un giudice è che sia giusto. Dio amministra il Suo governo senza alcun rispetto per le persone e con un riguardo incondizionato ai principi di equità
3.) La giustizia protegge i molteplici interessi dell'impero divino. La giustizia verso tutti e verso tutti è il risultato solo della saggezza più scelta. Nessuna negligenza, parzialità o ingiustizia può essere imputata a Lui
4.) La giustizia serve alla massima felicità dei sudditi di Dio. Questo senso della giustizia divina dà conforto nelle prove del mondo
5.) La giustizia ammette l'esercizio della misericordia. La teologia biblica non ammette alcuna rivalità tra questi due attributi cardinali di Dio. Dio ha escogitato un'espiazione di tale carattere che, da un lato, la maestà e la santità della Sua legge sono rivendicate e, dall'altro, un perdono completo può essere concesso ai peccatori che abbracciano questa provvidenza divina. Ciò che non sarebbe sicuro fare nella società civile, è sicuro farlo sotto questo piano divino per la redenzione umana
6.) La giustizia esige la punizione del colpevole. Sotto l'economia della grazia esige la punizione di chi è finalmente impenitente. È una strana infatuazione quella che si è impadronita di alcune menti, sensibili a ogni altro argomento, che non ci debba essere una punizione adeguata del peccato in seguito. Affermano che Dio è troppo buono per infliggere una punizione meritata; che la dottrina della punizione eterna è una censura sulla Sua paternità; che l'inferno non ha posto sotto l'amministrazione divina. Ma qui c'è il peccato e qui c'è la sofferenza. Il peccato causa sofferenza ora, e le punizioni per la trasgressione sono davanti ai nostri occhi ovunque. Il problema più difficile non è quello di rendere conto dell'inferno e della punizione futura, ma è quello di rendere conto del peccato e della sofferenza in generale. Sotto il governo di un Dio supremamente buono e potente, perché c'è il peccato e i suoi necessari guai? Sappiamo che il peccato è. Sappiamo che la punizione terribile è. Se il peccato entrerà nella vita futura, se vi diventerà grande e forte, se alzerà per sempre la sua sfida contro il trono eterno, porterà - deve portare - la sua punizione eterna. Non è l'eternità del peccato, né l'eternità della punizione, che sfida la nostra fede, non è la loro durata, ma la loro esistenza. Della loro esistenza sappiamo. Se, quindi, il peccato senza fine continua, dovrebbe esserci una punizione senza fine. Dio è giusto. Egli ha emanato una legge giusta, in armonia con il Suo carattere, come guida autorevole per gli uomini. Nella misura in cui tutti hanno infranto questa legge, Egli ha misericordiosamente escogitato, se così possiamo dire, un piano di salvezza, mediante il quale possono essere perdonati e giustificati, mentre la legge è ancora sostenuta. Ora, se rifiutano questo piano, se non saranno salvati per mezzo di Cristo, se preferiscono rimanere sulla vecchia base della legge, resta solo che il giudizio sarà dato dalla legge. Richiede un'obbedienza perfetta. Impone la morte come punizione del peccato. La legge, con la sua pena annunciata, Dio, in quanto Dio giusto, deve sostenerla. L'incredulo in Cristo, quindi, deve affrontare la punizione. Non c'è ricorso. La giustizia divina esige la punizione del colpevole. Non infliggerà a nessuno più di quanto meriti. (Burdett Hart, D.D.)
Riferimenti incrociati:
Giobbe 37
2 Giob 37:5; 36:29,33; 38:1; Eso 19:16-19; Sal 104:7
3 Sal 77:13; 97:4; Mat 24:27; Ap 11:19
Giob 38:13; Is 11:12
4 Sal 29:3-9; 68:33
Eso 15:7,8; De 33:26
Giob 36:27-33
5 2Sa 22:14,15
Giob 5:9; 9:10; 11:7; 26:14; 36:26; Ec 3:11; Is 40:21,22,28; Rom 11:33; Ap 15:3
6 Giob 38:22; Sal 147:16-18; 148:8
Giob 36:27
Ge 7:10-12; Esd 10:9,13; Prov 28:3; Ez 13:11,13; Am 9:6; Mat 7:25-27
7 Giob 5:12; 9:7
Giob 36:24; Sal 46:8; 64:9; 92:4; 109:27; 111:2; Ec 8:17; Is 5:12; 26:11
9 Giob 9:9; Sal 104:3
Giob 38:1; Is 21:1; Zac 9:14
10 Giob 38:29,30; Sal 78:47; 147:16-18
11 Giob 36:27,28
Giob 36:30,32; Is 18:4; Mat 17:5
12 Sal 65:9,10; 104:24; Ger 14:22; Gioe 2:23; Am 4:7
Sal 148:8; Giac 5:17,18; Ap 11:6
13 Giob 37:6; 36:31; 38:37,38; Eso 9:18-25; 1Sa 12:18,19; Esd 10:9
Giob 38:26,27
2Sa 21:10,14; 1Re 18:45; Gioe 2:23
14 Eso 14:13; Sal 46:10; Abac 2:20
Giob 26:6-14; 36:24; Sal 111:2; 145:5,6,10-12
15 Giob 28:24-27; 34:13; 38:4-41; Sal 119:90,91; Is 40:26
Giob 37:11; 36:30-32; 38:24,25
16 Giob 26:8; 36:29; Sal 104:2,3; Is 40:22; Ger 10:13
Giob 36:4; Sal 104:24; 147:5; Prov 3:19,20; Ger 10:12
17 Giob 6:17; 38:31; Sal 147:18; Lu 12:55
18 Giob 9:8,9; Ge 1:6-8; Sal 104:2; 148:4-6; 150:1; Prov 8:27; Is 40:12,22; 44:24
Eso 38:8
19 Giob 12:3; 13:3,6
Giob 26:14; 28:20,21; 38:2; 42:3; Sal 73:16,17,22; 139:6; Prov 30:2-4; 1Co 13:12; 1G 3:2
20 Sal 139:4; Mat 12:36,37
Giob 6:3; 11:7,8
22 Prov 25:23
Giob 40:10; 1Cron 29:11; Sal 29:4; 66:5; 68:7,8; 76:12; 93:1; 104:1; 145:5; Is 2:10,19; Mic 5:4; Na 1:3; Abac 3:3-19; Eb 1:3; 12:29; Giuda 1:25
23 Giob 37:19; 11:7; 26:14; 36:26; Prov 30:3,4; Ec 3:11; Lu 10:22; Rom 11:33; 1Ti 6:16
Giob 9:4,19; 12:13; 36:5; Sal 62:11; 65:6; 66:3; 93:1; 99:4; 146:6,7; Is 45:21; Mat 6:13
Sal 36:5-7
Giob 16:7-17; Sal 30:5; Lam 3:32,33; Eb 12:10
24 Sal 130:4; Ger 32:39; 33:9; Os 3:5; Mat 10:28; Lu 12:4,5; Rom 2:4; 11:20-22
Giob 5:13; Ec 9:11; Is 5:21; Mat 11:25,26; Lu 10:21; 1Co 1:26; 3:19
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