Nuova Riveduta:

Giobbe 38

Il Signore risponde a Giobbe descrivendo le sue opere
1 Allora il SIGNORE rispose a Giobbe dal seno della tempesta e disse:
2 «Chi è costui che oscura i miei disegni con parole prive di senno?
3 Cingiti i fianchi come un prode; io ti farò delle domande e tu insegnami!
4 Dov'eri tu quando io fondavo la terra? Dillo, se hai tanta intelligenza.
5 Chi ne fissò le dimensioni, se lo sai, o chi tirò sopra di essa la corda da misurare?
6 Su che furono poggiate le sue fondamenta, o chi ne pose la pietra angolare, 7 quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme e tutti i figli di Dio alzavano grida di gioia?
8 Chi chiuse con porte il mare balzante fuori dal grembo materno, 9 quando gli diedi le nubi come rivestimento e per fasce l'oscurità, 10 quando gli tracciai dei confini, gli misi sbarre e porte?
11 Allora gli dissi: "Fin qui tu verrai, e non oltre; qui si fermerà l'orgoglio dei tuoi flutti".
12 Hai tu mai, in vita tua, comandato al mattino, o insegnato il suo luogo all'aurora 13 perché essa afferri i lembi della terra e ne scuota via i malvagi?
14 La terra si trasfigura come creta sotto il sigillo e appare come vestita di un ricco manto; 15 i malfattori sono privati della luce loro, e il braccio, alzato già, è spezzato.
16 Sei tu penetrato fino alle sorgenti del mare? Hai tu passeggiato in fondo all'abisso?
17 Le porte della morte sono state da te scoperte? Hai tu veduto le porte dell'ombra di morte? 18 Hai tu abbracciato con lo sguardo l'ampiezza della terra? Parla, se la conosci tutta! 19 Dov'è la via che guida al soggiorno della luce? Le tenebre dove hanno la loro sede?
20 Le puoi tu guidare verso i loro domini e conosci i sentieri per ricondurle a casa?
21 Lo sai di sicuro! Perché tu eri allora già nato, e il numero dei tuoi giorni è grande!
22 Sei forse entrato nei depositi della neve? Li hai visti i depositi della grandine, 23 che io tengo in serbo per i giorni della sciagura, per il giorno della battaglia e della guerra?
24 Per quali vie si diffonde la luce e si sparge il vento orientale sulla terra?
25 Chi ha aperto i canali all'acquazzone e segnato la via al lampo dei tuoni, 26 perché la pioggia cada sulla terra inabitata, sul deserto dove non sta nessun uomo, 27 e disseti le solitudini desolate, sicché vi germogli e cresca l'erba?
28 Ha forse la pioggia un padre? Chi genera le gocce della rugiada?
29 Dal seno di chi esce il ghiaccio, e la brina del cielo chi la dà alla luce?
30 Le acque, divenute come pietra, si nascondono, e la superficie dell'abisso si congela.
31 Puoi tu stringere i legami delle Pleiadi, o potresti sciogliere le catene di Orione?
32 Puoi tu, a suo tempo, far apparire le costellazioni e guidare l'Orsa maggiore insieme ai suoi piccini?
33 Conosci le leggi del cielo? Regoli il suo dominio sulla terra?
34 Puoi alzare la voce fino alle nubi e fare in modo che piogge abbondanti ti ricoprano?
35 I fulmini partono forse al tuo comando? Ti dicono essi: "Eccoci qua"?
36 Chi ha messo negli strati delle nubi saggezza, o chi ha dato intelletto alla metèora?
37 Chi conta con saggezza le nubi? Chi versa gli otri del cielo, 38 quando la polvere stemperata diventa una massa in fusione e le zolle dei campi si saldano fra loro?

Dio si prende cura degli animali
39 «Sei tu che cacci la preda per la leonessa, che sazi la fame dei leoncelli, 40 quando si appiattano nelle tane e si mettono in agguato nella macchia?
41 Chi provvede il pasto al corvo quando i suoi piccini gridano a Dio e vanno peregrinando senza cibo?

C.E.I.:

Giobbe 38

1 Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine:
2 Chi è costui che oscura il consiglio
con parole insipienti?
3 Cingiti i fianchi come un prode,
io t'interrogherò e tu mi istruirai.
4 Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!
5 Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura?
6 Dove sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra angolare,
7 mentre gioivano in coro le stelle del mattino
e plaudivano tutti i figli di Dio?
8 Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando erompeva uscendo dal seno materno,
9 quando lo circondavo di nubi per veste
e per fasce di caligine folta?
10 Poi gli ho fissato un limite
e gli ho messo chiavistello e porte
11 e ho detto: «Fin qui giungerai e non oltre
e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde».
12 Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all'aurora,
13 perché essa afferri i lembi della terra
e ne scuota i malvagi?
14 Si trasforma come creta da sigillo
e si colora come un vestito.
15 È sottratta ai malvagi la loro luce
ed è spezzato il braccio che si alza a colpire.
16 Sei mai giunto alle sorgenti del mare
e nel fondo dell'abisso hai tu passeggiato?
17 Ti sono state indicate le porte della morte
e hai visto le porte dell'ombra funerea?
18 Hai tu considerato le distese della terra?
Dillo, se sai tutto questo!
19 Per quale via si va dove abita la luce
e dove hanno dimora le tenebre
20 perché tu le conduca al loro dominio
o almeno tu sappia avviarle verso la loro casa?
21 Certo, tu lo sai, perché allora eri nato
e il numero dei tuoi giorni è assai grande!
22 Sei mai giunto ai serbatoi della neve,
hai mai visto i serbatoi della grandine,
23 che io riserbo per il tempo della sciagura,
per il giorno della guerra e della battaglia?
24 Per quali vie si espande la luce,
si diffonde il vento d'oriente sulla terra?
25 Chi ha scavato canali agli acquazzoni
e una strada alla nube tonante,
26 per far piovere sopra una terra senza uomini,
su un deserto dove non c'è nessuno,
27 per dissetare regioni desolate e squallide
e far germogliare erbe nella steppa?
28 Ha forse un padre la pioggia?
O chi mette al mondo le gocce della rugiada?
29 Dal seno di chi è uscito il ghiaccio
e la brina del cielo chi l'ha generata?
30 Come pietra le acque induriscono
e la faccia dell'abisso si raggela.
31 Puoi tu annodare i legami delle Plèiadi
o sciogliere i vincoli di Orione?
32 Fai tu spuntare a suo tempo la stella del mattino
o puoi guidare l'Orsa insieme con i suoi figli?
33 Conosci tu le leggi del cielo
o ne applichi le norme sulla terra?
34 Puoi tu alzare la voce fino alle nubi
e farti coprire da un rovescio di acqua?
35 Scagli tu i fulmini e partono
dicendoti: «Eccoci!»?
36 Chi ha elargito all'ibis la sapienza
o chi ha dato al gallo intelligenza?
37 Chi può con sapienza calcolare le nubi
e chi riversa gli otri del cielo,
38 quando si fonde la polvere in una massa
e le zolle si attaccano insieme?
39 Vai tu a caccia di preda per la leonessa
e sazi la fame dei leoncini,
40 quando sono accovacciati nelle tane
o stanno in agguato fra le macchie?
41 Chi prepara al corvo il suo pasto,
quando i suoi nati gridano verso Dio
e vagano qua e là per mancanza di cibo?

Nuova Diodati:

Giobbe 38

Dio interroga Giobbe nel contesto della sua creazione
1 Allora l'Eterno rispose a Giobbe di mezzo alla tempesta e disse: 2 «Chi è costui che oscura il mio disegno con parole prive di conoscenza? 3 Orsù, cingiti i lombi come un prode; io ti interrogherò e tu mi risponderai. 4 Dov'eri tu quando io gettavo le fondamenta della terra? Dillo, se hai tanta intelligenza. 5 Chi ha stabilito le sue dimensioni, se lo sai, o chi tracciò su di essa la corda per misurarla? 6 Dove sono fissate le sue fondamenta, o chi pose la sua pietra angolare, 7 quando le stelle del mattino cantavano tutte insieme e tutti i figli di DIO mandavano grida di gioia? 8 Chi racchiuse con porte il mare quando proruppe uscendo dal grembo materno, 9 quando gli diedi le nubi per vestito e per fasce l'oscurità? 10 Quando gli tracciai un limite e gli misi sbarre e porte, 11 e dissi: "Tu arriverai fin qui, ma non oltre; qui si arresteranno le tue onde superbe!"? 12 Da quando vivi hai mai comandato al mattino o insegnato all'aurora il suo posto, 13 perché essa afferri le estremità della terra e ne scuota via i malvagi? 14 Si trasforma come creta sotto il sigillo, e spicca come un vestito. 15 Ai malvagi è negata la loro luce, e il braccio alzato è spezzato. 16 Sei forse giunto fino alle sorgenti del mare o sei mai andato in cerca delle profondità dell'abisso? 17 Ti sono state mostrate le porte della morte, o hai forse visto le porte dell'ombra di morte? 18 Hai tu fatto caso all'ampiezza della terra? Dillo, se sai tutto questo! 19 Dov'è la via che guida alla dimora della luce? E le tenebre, dov'è il loro luogo, 20 perché tu le possa condurre al loro posto, e possa conoscere i sentieri che portano alla loro casa? 21 Tu lo sai, perché allora eri già nato, e il numero dei tuoi giorni è grande. 22 Sei mai entrato nei depositi della neve, o hai forse visto i depositi della grandine 23 che io tengo in serbo per i tempi di calamità, per il giorno della battaglia e della guerra? 24 Per quali vie si diffonde la luce o si propaga il vento orientale sulla terra? 25 Chi ha aperto un canale per le straripanti acque e la via al tuono dei fulmini, 26 per far piovere su una terra disabitata, su un deserto, dove non c'è alcun uomo, 27 per dissetare le solitudini desolate, e far germogliare e crescere l'erba? 28 La pioggia ha forse un padre? O chi genera le gocce della rugiada? 29 Dal grembo di chi esce il ghiaccio, e la brina del cielo chi la dà alla luce? 30 Le acque si induriscono come pietra e la superficie dell'abisso si congela. 31 Puoi tu unire assieme i legami delle Pleiadi, o sciogliere le catene di Orione? 32 Fai tu apparire le costellazioni a suo tempo, o guidare l'Orsa maggiore con i suoi piccoli? 33 Conosci tu le leggi del cielo, o puoi tu stabilire il loro dominio sulla terra? 34 Puoi tu far giungere la tua voce fino alle nubi affinché abbondanza di pioggia ti ricopra? 35 Sei tu forse che scagli i fulmini dove devono andare, dicendoti: "Eccoci"? 36 Chi ha messo nella mente la sapienza, o chi ha dato intendimento al cuore? 37 Chi conta le nubi per mezzo della sapienza, e chi versa gli otri del cielo 38 quando la polvere si fonde in una massa e le zolle si attaccano insieme? 39 Puoi tu cacciare la preda per la leonessa o saziare la fame dei leoncelli, 40 quando si accovacciano nelle loro tane o stanno in agguato nei loro nascondigli? 41 Chi provvede al corvo il suo cibo, quando i suoi piccini gridano a Dio e vanno errando senza cibo?

Riveduta 2020:

Giobbe 38

Prima risposta dell'Eterno a Giobbe
1 Allora l'Eterno rispose a Giobbe dal seno della tempesta, e disse:
2 “Chi è costui che oscura i miei disegni con parole prive di senno? 3 Cingiti i fianchi come un prode; io ti farò delle domande e tu insegnami! 4 Dov'eri tu quando io fondavo la terra? Dillo, se hai tanta intelligenza. 5 Chi ne fissò le dimensioni? se lo sai! O chi tirò su di essa la corda da misurare? 6 Su che cosa furono poggiate le sue fondamenta, o chi ne pose la pietra angolare 7 quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme e tutti i figli di Dio alzavano grida di gioia? 8 Chi chiuse con porte il mare balzante fuori dal grembo materno, 9 quando gli diedi le nubi come vestito e per fasce l'oscurità, 10 quando gli tracciai dei confini, gli misi sbarre e porte? 11 E dissi: 'Fin qui tu verrai, e non oltre; qui si fermerà l'orgoglio delle tue onde'. 12 Hai tu mai, in vita tua, comandato al mattino? o insegnato il suo luogo all'aurora, 13 perché essa afferri le estremità della terra, e ne scuota via i malvagi? 14 La terra si trasfigura come creta sotto il sigillo, e appare come vestita di un ricco manto; 15 i malfattori sono privati della loro luce e il braccio, alzato già, è spezzato. 16 Sei tu penetrato fino alle sorgenti del mare? Hai tu passeggiato in fondo all'abisso? 17 Ti sono state mostrate le porte della morte? Hai tu visto le porte dell'ombra di morte? 18 Hai tu abbracciato con lo sguardo l'ampiezza della terra? Parla, se la conosci tutta! 19 Dov'è la via che guida al soggiorno della luce? E dov'è la dimora delle tenebre? 20 Le puoi tu guidare verso i loro domini, e conosci bene i sentieri per ricondurle a casa? 21 Lo sai di sicuro! perché, allora, tu eri già nato e il numero dei tuoi giorni è grande! 22 Sei tu entrato nei depositi della neve? Li hai visti i depositi della grandine, 23 che io tengo in serbo per i tempi della calamità, per il giorno della battaglia e della guerra? 24 Per quali vie si diffonde la luce e si sparge il vento orientale sulla terra? 25 Chi ha aperto i canali all'acquazzone e segnato la via al lampo dei tuoni, 26 perché la pioggia cada sulla terra inabitata, sul deserto dove non c'è nessun uomo, 27 e disseti le solitudini desolate, in modo che vi germogli e cresca l'erba? 28 Ha forse la pioggia un padre? Chi genera le gocce della rugiada? 29 Dal seno di chi esce il ghiaccio, e la brina del cielo chi la dà alla luce? 30 Le acque, diventate come pietra, si nascondono, e la superficie dell'abisso si congela. 31 Sei tu che stringi i legami delle Pleiadi, o potresti tu sciogliere le catene di Orione? 32 Sei tu che, a suo tempo, fai apparire le costellazioni e guidi l'Orsa maggiore insieme ai suoi piccini? 33 Conosci le leggi del cielo? regoli il suo dominio sulla terra? 34 Puoi alzare la voce fino alle nubi e fare in modo che abbondanza di pioggia ti ricopra? 35 I fulmini partono forse al tuo comando? Ti dicono essi: 'Eccoci qua'? 36 Chi ha messo negli strati delle nubi sapienza, o chi ha dato intelletto alla meteora? 37 Chi conta con sapienza le nubi? Chi versa gli otri del cielo, 38 quando la polvere stemperata diventa come una massa in fusione e le zolle dei campi si saldano fra loro? 39 Sei tu che cacci la preda per la leonessa, che sazi la fame dei leoncelli 40 quando si accovacciano nelle tane e si mettono in agguato nella macchia? 41 Chi provvede il pasto al corvo quando i suoi piccini gridano a Dio e vanno errando senza cibo?

Riveduta:

Giobbe 38

Prima risposta dell'Eterno a Giobbe
1 Allora l'Eterno rispose a Giobbe dal seno della tempesta, e disse:
2 «Chi è costui che oscura i miei disegni con parole prive di senno? 3 Orsù, cingiti i lombi come un prode; io ti farò delle domande e tu insegnami! 4 Dov'eri tu quand'io fondavo la terra? Dillo, se hai tanta intelligenza. 5 Chi ne fissò le dimensioni? giacché tu il sai! O chi tirò sovr'essa la corda da misurare? 6 Su che furon poggiate le sue fondamenta, o chi ne pose la pietra angolare 7 quando le stelle del mattino cantavan tutte assieme e tutti i figli di Dio davan in gridi di giubilo? 8 Chi chiuse con porte il mare balzante fuor dal seno materno, 9 quando gli detti le nubi per vestimento e per fasce l'oscurità, 10 quando gli tracciai de' confini, gli misi sbarre e porte, 11 e dissi: 'Fin qui tu verrai, e non oltre; qui si fermerà l'orgoglio de' tuoi flutti?' 12 Hai tu mai, in vita tua, comandato al mattino? o insegnato il suo luogo all'aurora, 13 perch'ella afferri i lembi della terra, e ne scuota via i malvagi? 14 La terra si trasfigura come creta sotto il sigillo, e appar come vestita d'un ricco manto; 15 i malfattori sono privati della luce loro, e il braccio, alzato già, è spezzato. 16 Sei tu penetrato fino alle sorgenti del mare? hai tu passeggiato in fondo all'abisso? 17 Le porte della morte ti son esse state scoperte? Hai tu veduto le porte dell'ombra di morte? 18 Hai tu abbracciato collo sguardo l'ampiezza della terra? Parla, se la conosci tutta! 19 Dov'è la via che guida al soggiorno della luce? E la tenebra dov'è la sua dimora? 20 Le puoi tu menare verso i loro dominî, e sai tu bene i sentieri per ricondurle a casa? 21 Lo sai di sicuro! ché tu eri, allora, già nato, e il numero de' tuoi giorni è grande!... 22 Sei tu entrato ne' depositi della neve? Li hai visti i depositi della grandine 23 ch'io tengo in serbo per i tempi della distretta, pel giorno della battaglia e della guerra? 24 Per quali vie si diffonde la luce e si sparge il vento orientale sulla terra? 25 Chi ha aperto i canali all'acquazzone e segnato la via al lampo dei tuoni, 26 perché la pioggia cada sulla terra inabitata, sul deserto ove non sta alcun uomo, 27 e disseti le solitudini desolate, sì che vi germogli e cresca l'erba? 28 Ha forse la pioggia un padre? o chi genera le gocce della rugiada? 29 Dal seno di chi esce il ghiaccio, e la brina del cielo chi la dà alla luce? 30 Le acque, divenute come pietra, si nascondono, e la superficie dell'abisso si congela. 31 Sei tu che stringi i legami delle Pleiadi, o potresti tu scioglier le catene d'Orione? 32 Sei tu che, al suo tempo, fai apparire le costellazioni e guidi la grand'Orsa insieme a' suoi piccini? 33 Conosci tu le leggi del cielo? e regoli tu il dominio di esso sulla terra? 34 Puoi tu levar la voce fino alle nubi, e far che abbondanza di pioggia ti ricopra? 35 I fulmini parton forse al tuo comando? Ti dicono essi: 'Eccoci qua'? 36 Chi ha messo negli strati delle nubi sapienza, o chi ha dato intelletto alla meteora? 37 Chi conta con sapienza le nubi? e gli otri del cielo chi li versa 38 allorché la polvere stemperata diventa come una massa in fusione e le zolle de' campi si saldan fra loro? 39 Sei tu che cacci la preda per la leonessa, che sazi la fame de' leoncelli 40 quando si appiattano nelle tane e si mettono in agguato nella macchia? 41 Chi provvede il pasto al corvo quando i suoi piccini gridano a Dio e vanno errando senza cibo?

Ricciotti:

Giobbe 38

I discorsi di Dio.
1 Prese allora a parlare il Signore a Giobbe dalla procella e disse: 2 «Chi è costui che intreccia sentenze in discorsi da ignorante? 3 Ricingi pur da uomo [prode] i tuoi fianchi, io t'interrogherò e tu rispondimi. 4 Ov'eri tu quando io gettavo le fondamenta della terra? Dimmelo se hai intelligenza. 5 Chi fissò le sue dimensioni, che tu sappia? ovvero chi stese sovr'essa la livella? 6 Su che cosa stanno infisse le sue basi, o chi gettò la sua pietra angolare, 7 mentre m'innalzavano lodi in coro gli astri del mattino, ed esultavano tutti i figli di Dio? 8 Chi rinchiuse con porte il mare, quando eruppe come uscendo dall'utero? 9 quando io gli posi una nube come manto, e di caligine l'avvolsi come in fasce: 10 e lo circondai con i miei confini, mettendovi sbarra ed usci, 11 e dissi: - Fin qui verrai, ma non passerai oltre, e qui infrangerai i tuoi orgogliosi flutti? - 12 Hai tu forse, dacchè sei nato, dato legge al mattino, e insegnato all'aurora il posto suo? 13 sì che tu afferri e scuota i lembi della terra, e faccia sbalzare gli empii da essa: 14 trasformandosi ella qual creta d'un sigillo, e diventi [rossa] come un vestimento, 15 venendo sottratta agli empii la loro luce, e il braccio del violento sia spezzato. 16 Sei tu forse entrato nelle profondità del mare, e nel più recondito abisso ti sei tu aggirato? 17 Si sono forse dischiuse per te le porte della morte, e le porte tenebrose hai tu vedute? 18 Hai tu considerato la latitudine della terra? Dimmi, se sai tutto questo. 19 Qual è la strada per ove dimora la luce, e la tenebra dove sta di posto? 20 onde tu conduca ciascuna ai suoi confini, essendo esperto dei sentieri di sua dimora. 21 Sapevi tu allora che dovevi nascere? e conoscevi tu il numero dei giorni tuoi? 22 Sei tu entrato nei depositi della neve, e i depositi della grandine hai tu visitati? 23 quelli che ho preparato per i tempi di guerra, per il giorno di mischia e di battaglia? 24 Qual è la via per cui si diffonde la luce, e s'espande il calore sulla terra? 25 Chi ha segnato il corso alla pioggia impetuosa, e la strada al nembo tonante, 26 sì che piova su contrada ove l'uomo non è, sul deserto ove nessun mortale dimora, 27 per inondare il luogo impervio e desolato e far germogliare erbe verdeggianti? 28 Chi è mai il padre della pioggia, o chi ha generato le stille della rugiada? 29 Dall'utero di chi, è uscito il ghiaccio, e la brina del cielo chi l'ha generata, 30 [allorchè] come pietra le acque s'induriscono, e la superficie dell'abisso si restringe? 31 Puoi tu forse legare le folgoranti stelle Pleiadi, ovver disperdere il giro di Arturo? 32 Fai uscire forse tu la stella mattutina a suo tempo, e quella vespertina fai sorgere sui figli della terra? 33 Conosci tu forse l'ordine del cielo, e determini la sua influenza sulla terra? 34 Alzi tu forse verso la nube la tua voce, affinchè un profluvio d'acqua ti ricopra? 35 Scagli tu forse i fulmini, che partano e ritornando ti dicano: - Eccoci -? 36 Chi ha posto in seno all'uomo la sapienza? ovvero chi ha dato al gallo intelligenza? 37 Chi spiegherà la relazione dei cieli, e gli otri dei cieli chi può svuotare, 38 allorchè si rassoda [per siccità] la polvere sulla terra, e le zolle si ammassano insieme? 39 Prendi tu forse la preda per la leonessa, e la brama dei leoncelli tu sazii, 40 allorchè s'accovacciano nelle tane, e da dentro alle caverne stanno ad insidiare? 41 Chi fornisce nutrimento al corvo, quando i suoi piccoli gridano verso Dio, vagolando perchè non hanno cibo?

Tintori:

Giobbe 38

Dio interviene e interroga Giobbe sui misteri del creato
1 Allora il Signore parlò a Giobbe di mezzo a un turbine, e disse: 2 «Chi è costui che infarcisce sentenze in ragionamenti da ignorante? 3 cingiti da uomo forte ai fianchi: io t'interrogherò, e tu rispondimi. 4 Dov'eri tu quando io gettavo le fondamenta della terra? Dimmelo, se hai tanta intelligenza. 5 Sai tu chi ne fissò le misure? Chi tese sovr'essa il regolo? 6 Sopra di che poggiano le sue basi? O chi pose la sua pietra angolare, 7 quando a me cantavano di concerto le stelle del mattino e plaudivano tutti i figli di Dio? 8 Chi rinchiuse con porte il mare, quando eruppe come uscendo dal seno materno? 9 Quando io lo rivestii di nuvole e lo avvolsi nella caligine come in fasce? 10 Quando gli tracciai i miei confini, misi sbarre e porte, 11 e dissi: Fin qui verrai e non oltre: qui frangerai gli orgogliosi tuoi flutti? 12 Hai tu mai, in vita tua, comandato al mattino? Hai mostrato all'aurora il suo luogo? 13 Hai tu afferrati e scossi i lembi della terra per scuoterne via gli empi? 14 Essa si trasformerà come l'argilla sotto il sigillo e apparirà come coperta d'un manto. 15 Sarà tolta agli empi la loro luce e il loro braccio teso sarà spezzato. 16 Sei tu penetrato nelle profondità del mare? Hai tu passeggiato negli ultimi recessi dell'abisso? 17 Forse ti sono state aperte le porte della morte? Le porte tenebrose le hai viste? 18 Hai tu considerate le dimensioni della terra? Parlami di tutte queste cose, se le conosci: 19 fin qual via abiti la luce e qual sia il luogo delle tenebre, 20 da poter ricondurre l'una e le altre ai loro luoghi e conoscere i sentieri della loro dimora. 21 Sapevi tu adora di dover nascere? Conoscevi il numero dei tuoi giorni? 22 Sei tu entrato nei serbatoi della neve? Hai tu veduto (gli arsenali) delle grandini, 23 che io ho preparate nel giorno del nemico, pel tempo della battaglia e della guerra? 24 Per qual via si diffonde la luce e si spande il calore sulla terra? 25 Chi aperse le cateratte agli acquazzoni e la via al folgore tonante, 26 per far piovere sopra la terra desolata, sopra il deserto dove non dimora alcun mortale, 27 per inondare la solitudine inaccessibile e farvi germinare l'erba verdeggiante? 28 Chi è il padre della pioggia? Chi generò le stille della rugiada? 29 Da qual seno uscì il ghiaccio, e la brina del cielo chi l'ha generata? 30 Le acque s'induriscono come pietra e la superficie dell'abisso diventa solida. 31 Potrai forse tu unire le brillanti stelle delle Pleiadi o interrompere il corso di Arturo? 32 Sei forse tu che fai apparire a suo tempo la stella del mattino e fai nascere Vespero sopra i figli della terra? 33 Conosci forse l'ordine del cielo e potrai spiegare la sua influenza sulla terra? 34 Alzerai la tua voce alla nube e ti ricoprirà l'acquazzone? 35 Manderai tu le folgori, ed esse andranno, e al ritorno ti diranno: Eccoci? 36 Chi pose nel petto dell'uomo la sapienza, e chi diede al gallo il discernimento? 37 Chi spiegherà l'ordine dei cieli e farà tacere la loro armonia? 38 Quando la polvere sopra la terra si fonde e ne induriscono le glebe? 39 Sei tu che vai a predare per la leonessa e satolli le brame dei suoi leoncelli, 40 quando s'accovacciano nelle tane e stanno in agguato nelle caverne? 41 Chi prepara al corvo il suo nutrimento, quando i suoi piccoli gridano a Dio e van qua e là perchè non hanno da mangiare?»

Martini:

Giobbe 38

Dio stesso s' introduce nella disputa, e comanda ad Eliu di tacere, e riprende Giobbe, mostrando dalle opere fatte dà se, com egli non può comprendere la sua potenza, e sapienza.
1 Ma il Signore di mezzo al turbine parlò a Giobbe, e disse: 2 Chi è costui, che avviluppa sentenze in ragionamenti da ignorante? 3 Cingi da uomo forte i tuoi fianchi: io ti interrogherò, e tu rispondimi. 4 Dov' eri tu quand'io gettava i fondamenti della terra? dimmelo se ne sai tanto. 5 Sai tu chi ne fissò le misure? e chi tese sopra di essa il livello? 6 Qual hanno appoggio le basi di lei? e chi pose la sua pietra angolare, 7 Allorché davano laude a me tutte insieme le stelle della mattina, e voci di giubilo alzavano tutti i figliuoli di Dio? 8 Chi chiuse le porte al mare quand'ei scappò fuora, come uscendo dall'alvo materno? 9 Quand'io la nube gli diedi per vestimento, e nella caligine lo rinvolsi, come un bambino nelle sue fasce? 10 Lo ristrinsi dentro a' confini posti da me, e gli diedi sue porte, e contrafforti; 11 E dissi: Sin qua tu verrai, ma non passerai più innanzi, e qui frangerai gli orgogliosi tuoi flutti. 12 Forse dopo che sei al mondo desti legge alla luce della mattina, e all'aurora mostrasti il luogo onde uscir fuori? 13 Hai tu scossi colle tue mani i cardini della terra, e ne hai tu sbalzati gli empj? 14 Tornerà come fango il sigillo, e sussisterà come una veste: 15 Sarà agli empj tolto il loro splendore, e la eccelsa loro possanza sarà annichilata. 16 Se' tu entrato nel fondo del mare, e hai tu passeggiato nel profondo dell'abisso? 17 Son elleno state aperte a te le porte di morte, e que' tenebrosi liminari gli hai tu veduti? 18 Hai tu considerata l'ampiezza della terra? Dimmi, conosci tu tutte queste cose? 19 Dove sia che abiti la luce, e qual sia il ripostiglio delle tenebre: 20 Onde e l'una, e le altre tu condur possa a' luoghi loro, sapendo la via delle case loro. 21 Sapevi tu una volta di aver a nascere? Eri tu informato del numero de' tuoi giorni? 22 Se' tu entrato dove le nevi si serbano, ed hai tu veduto dove si raccolgan le grandini 23 Preparate da me per farne uso contro il nemico, pel giorno di guerra, e di conflitto? 24 Per quale strada si sparge la luce, e il calore si spande sopra la terra? 25 Chi segnò il corso alla impetuosa pioggia, e la strada al tuono romoreggiante? 26 E fece piovere sulla terra deserta priva di abitatore, dove nissun de' mortali pone sua stanza, 27 Inondandola, benché inabitabile, e desolata, affinchè verdi erbette produca? 28 Chi è il padre della pioggia, e chi generò le gocciole della rugiada? 29 Da qual seno uscì il ghiaccio, e chi dall'aria mandò il gelo? 30 Le acque si indurano come pietre, e la superficie del mar si rappiglia. 31 Potrai tu forse legare le stelle folgoreggianti delle Pleiadi, o sconvolgere il corso di Orione? 32 Se' tu forse, che fai apparire a suo tempo la stella del mattino, o che fai nascere Vespero sopra i figliuoli degli uomini? 33 Intendi tu l'ordine del cielo, e stabilirai le ragioni di lui sopra la terra? 34 Alzerai tu la tua voce alla nube per far venire sopra di te un diluvio di acque? 35 Spedirai tu i folgori, e questi anderanno, e ti diranno al ritorno: Siamo a' tuoi cenni? 36 Chi nel petto dell'uomo pose la saggezza, e chi al gallo diede discernimento? 37 Chi esporrà il governo de' cieli, e farà tacere la celeste armonia. 38 Così fu fin da quando si rapprese la polvere sopra la terra, e le sue zolle si rassodarono. 39 Anderai tu a far preda per la lionessa, e satollerai le brame de' suoi lioncini, 40 Allorché giaciono nelle tane, e stanno ansiosi per le caverne? 41 Chi preparò il suo nudrimento al corvo, allorché i suoi pulcini gracchiano verso Dio, e van qua, e là, perché non han da mangiare?

Diodati:

Giobbe 38

1 ALLORA il Signore rispose a Giobbe da un turbo, e disse: 2 Chi è costui, che oscura il consiglio Con ragionamenti senza scienza? 3 Deh! cigniti i lombi come un valente uomo, Ed io ti farò delle domande, e tu insegnami.
4 Ove eri, quando io fondava la terra? Dichiaralo, se hai conoscimento ed intelletto. 5 Chi ha disposte le misure di essa, se tu il sai? Ovvero, chi ha steso il regolo sopra essa? 6 Sopra che sono state fondate le sue basi? Ovvero, chi pose la sua pietra angolare? 7 Quando le stelle della mattina cantavano tutte insieme, E tutti i figliuoli di Dio giubilavano? 8 E chi rinchiuse il mare con porte Quando fu tratto fuori, ed uscì della matrice? 9 Quando io posi le nuvole per suo vestimento, E la caligine per sue fasce, 10 E determinai sopra esso il mio statuto, E gli posi attorno sbarre e porte, 11 E dissi: Tu verrai fin qua, e non passerai più innanzi; E qui si fermerà l'alterezza delle tue onde?
12 Hai tu, da che tu sei in vita, comandato alla mattina? Ed hai tu mostrato all'alba il suo luogo? 13 Per occupar l'estremità della terra, E far che gli empi se ne dileguino? 14 E far che la terra si muti in diverse forme, come argilla stampata; E che quelle si appresentino alla vista come un vestimento? 15 E che la luce di queste cose sia divietata agli empi, E che il braccio altiero sia rotto? 16 Sei tu entrato infino a' gorghi del mare, E sei tu passeggiato nel fondo dell'abisso? 17 Le porte della morte ti son esse scoperte, Ed hai tu vedute le porte dell'ombra della morte? 18 Hai tu compresa la larghezza della terra? Dichiaralo, se tu la conosci tutta. 19 Quale è la via del luogo ove dimora la luce? E dov'è il luogo delle tenebre? 20 Perchè tu vada a prendere essa luce, e la meni al termine del suo corso, E conosca i sentieri della sua casa? 21 Sì, tu il sai; perciocchè allora nascesti, E il numero de' tuoi giorni è grande. 22 Sei tu entrato dentro a' tesori della neve, Ed hai tu vedute le conserve della gragnuola, 23 La quale io riserbo per lo tempo del nemico, Per lo giorno dell'incontro, e della battaglia? 24 Per qual via scoppia la fiamma, E il vento orientale si spande egli in su la terra?
25 Chi ha fatti de' condotti alla piena delle acque, E delle vie a' lampi de' tuoni? 26 Per far piovere in su la terra, ove non è niuno; E in sul deserto, nel quale non abita uomo alcuno? 27 Per satollare il luogo desolato e deserto; E per farvi germogliar l'erba pullulante? 28 La pioggia ha ella un padre? Ovvero, chi ha generate le stille della rugiada? 29 Del cui ventre è uscito il ghiaccio, E chi ha generata la brina del cielo? 30 Chi fa che le acque si nascondano, e divengano come una pietra; E che la superficie dell'abisso si rapprenda? 31 Puoi tu legare le delizie delle Gallinelle, Ovvero sciogliere le attrazioni dell'Orione? 32 Puoi tu fare uscire i segni settentrionali al tempo loro, E condur fuori Arturo co' suoi figli? 33 Conosci tu gli ordini costituiti de' cieli? Hai tu stabilito il lor reggimento sopra la terra? 34 Puoi tu, alzando la tua voce alla nuvola, Far che una piena d'acqua ti copra? 35 Puoi tu mandare i folgori, Sì che vadano e ti dicano: Eccoci? 36 Chi ha messa la sapienza nell'interior dell'uomo? Ovvero chi ha dato il senno alla mente di esso? 37 Chi annovera le nuvole con sapienza? E chi posa i barili del cielo; 38 Dopo che la polvere è stata stemperata, come un metallo fonduto; E le zolle si son rigiunte?

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 38

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 38

Nella maggior parte delle controversie il conflitto è chi avrà l'ultima parola. Gli amici di Giobbe, in questa controversia, l'avevano docilmente ceduta a Giobbe, e poi lui a Elihu. Ma, dopo tutte le dispute dell'avvocato alla sbarra, il giudice in panchina deve avere l'ultima parola; così Dio ha avuto qui, e così avrà in ogni controversia, perché il giudizio di ogni uomo procede da lui e con la sua sentenza definitiva ogni uomo deve stare in piedi o cadere e ogni causa deve essere vinta o perduta. Giobbe si era spesso appellato a Dio e aveva parlato con coraggio di come avrebbe ordinato la sua causa davanti a lui, e come un principe si sarebbe avvicinato a lui; ma, quando Dio salì al trono, Giobbe non ebbe nulla da dire in sua difesa, ma tacque davanti a lui. Non è una questione così facile come alcuni pensano competere con l'Onnipotente. Anche gli amici di Giobbe a volte si erano appellati a Dio: "Oh, se Dio parlasse!" Giobbe 11:7.

E ora, finalmente, Dio parla, quando Giobbe, con gli argomenti chiari e precisi di Elihu, fu un po' ammorbidito, e mortificato, e così preparato ad ascoltare ciò che Dio aveva da dire. È compito dei ministri preparare la via del Signore. Ciò che il grande Dio progetta in questo discorso è di umiliare Giobbe, e di portarlo a pentirsi e a ritrattare le sue appassionate espressioni indecenti riguardo ai provvidenziali rapporti di Dio con lui; e lo fa invocando Giobbe perché paragoni l'eternità di Dio con il suo tempo, l'onniscienza di Dio con la sua ignoranza e l'onnipotenza di Dio con la sua impotenza.

I. Inizia con una sfida e una richiesta di risveglio in generale, Giobbe 38:2-3.

II. Egli procede in diversi casi particolari e prove della totale incapacità di Giobbe di contendere con Dio, a causa della sua ignoranza e debolezza:

1. Non sapeva nulla della fondazione della terra, Giobbe 38:4-7.

2. Nulla della limitazione del mare, Giobbe 38:8-11.

3. Niente della luce del mattino, Giobbe 38:12-15.

4. Nulla degli oscuri recessi del mare e della terra, Giobbe 38:16-21.

5. Nulla delle sorgenti nelle nuvole (Giobbe 38:22-27), né dei consigli segreti da cui sono diretti.

6. Non poteva fare nulla per la produzione della pioggia, o del gelo, o del lampo (Giobbe 38:28-30, 34-35, 37-38), nulla per dirigere le stelle e le loro influenze (Giobbe 38:31-33), nulla per creare la sua propria anima, Giobbe 38:36. E, infine, non poteva provvedere ai leoni e ai corvi, Giobbe 38:39-41. Se, in queste ordinarie opere della natura, Giobbe era perplesso, come osava pretendere di immergersi nei consigli del governo di Dio e di giudicarli? In questo (come osserva il vescovo Patrizio) Dio riprende l'argomento iniziato da Elihu (che si avvicinò di più alla verità) e lo persegue con parole inimitabili, superando il suo, e quello di tutti gli altri uomini, nell'altezza dello stile, tanto quanto il tuono fa un sussurro.

Ver. 1. fino alla Ver. 3.

Osserviamo qui,

1. Chi parla: Il Signore, Geova, non è un angelo creato, ma il Verbo eterno stesso, la seconda persona nella beata Trinità, poiché è lui che i mondi sono stati creati, e che non era altri che il Figlio di Dio. Qui parla lo stesso che in seguito parlò dal Monte Sinai. Qui egli inizia con la creazione del mondo, lì con la redenzione di Israele dall'Egitto, e da entrambi si deduce la necessità della nostra sottomissione a lui. Elihu aveva detto: Dio parla agli uomini ed essi non lo percepiscono == (Giobbe 33:14); ma questo non potevano non percepirlo, eppure abbiamo una parola di profezia più sicura, == 2Pietro 1:19.

2. Quando parlò... Allora. Quando tutti ebbero avuto la loro parola, e tuttavia non ebbero raggiunto il loro punto, allora fu il momento che Dio intervenisse, il cui giudizio è secondo verità. Quando non sappiamo chi ha ragione, e forse dubitiamo che noi stessi lo siamo, questo può soddisfarci, che Dio determinerà presto nella valle della decisione, == Gioele 3:14. Giobbe aveva messo a tacere i suoi tre amici, eppure non era riuscito a convincerli della sua integrità. Eliu aveva messo a tacere Giobbe, eppure non era riuscito a convincerlo a riconoscere la sua cattiva gestione di questa controversia. Ma ora Dio viene, e fa entrambe le cose, convince prima Giobbe del suo parlare sconsiderato e lo fa gridare: Peccavi, ho fatto male; e, dopo averlo umiliato, gli dà onore, convincendo i suoi tre amici che gli avevano fatto torto. Queste due cose Dio farà, prima o poi, per il suo popolo: mostrerà loro le loro colpe, affinché essi stessi si vergognino di loro, e mostrerà agli altri la loro giustizia, e la farà uscire come luce, affinché possano vergognarsi delle loro ingiuste biasime contro di loro.

3. Come parlò: dal turbine, dalla nuvola ondeggiante e avvolgente, di cui Elihu si accorse, Giobbe 37:1-2,9. Un turbine precedette la visione di Ezechiele (Ezechiele 1:4) e quella di Elia, 1Re 19:11. Si dice che Dio ha la sua via nel turbine == (Naum 1:3), e, per mostrare che anche il vento tempestoso adempie la sua parola, qui ne è stato fatto veicolo. Questo dimostra che voce potente è quella di Dio, che non era perduta, ma perfettamente udibile, anche nel rumore di un turbine. Così Dio intendeva spaventare Giobbe e comandare la sua attenzione. A volte Dio risponde al suo popolo con terribili correzioni, come fuori dal turbine, ma sempre con giustizia.

4. A chi parlò: Rispose a Giobbe, gli rivolse il suo discorso, per convincerlo di ciò che non andava, prima di liberarlo dalle ingiuste calunnie gettate su di lui. È Dio solo che può convincere efficacemente del peccato, e saranno umiliati coloro che egli intende esaltare. Coloro che desiderano ascoltare Dio, come fece Giobbe, certamente lo sentiranno a lungo.

5. Cosa ha detto. Possiamo congetturare che Elihu, o qualche altro dell'uditorio, abbia scritto parola per parola ciò che era stato liberato dal turbine, poiché troviamo (Apocalisse 10:4) che, quando i tuoni emettevano le loro voci, Giovanni era pronto a scrivere. O, se non è stato ancora scritto allora, essendo lo scrittore del libro ispirato dallo Spirito Santo, siamo sicuri di avere qui un resoconto molto vero ed esatto di ciò che è stato detto. Lo Spirito (dice Cristo) vi ricorderà, come ha fatto qui, ciò che vi ho detto. La prefazione è molto impegnativa.

(1.) Dio lo accusa di ignoranza e presunzione in ciò che aveva detto (Giobbe 38:2):

"Chi è questo che parla a questo ritmo? È Giobbe? Che cosa! Un uomo? Quella debole, sciocca, spregevole creatura... pretenderà di prescrivermi ciò che devo fare o di litigare con me per ciò che ho fatto? È Giobbe? Che cosa! il mio servo Giobbe, uomo perfetto e retto? Riuscirà a dimenticare se stesso e ad agire in modo diverso da se stesso? Chi è, dove è colui che ottenebra così il consiglio con parole senza conoscenza? Mostri la sua faccia, se ne ha il coraggio, e si attenga a ciò che ha detto".

Nota: oscurare i consigli della saggezza di Dio con la nostra follia è un grande affronto e una grande provocazione per Dio. Riguardo ai consigli di Dio dobbiamo ammettere che siamo privi di conoscenza. Sono un abisso che non possiamo scandagliare; Siamo completamente fuori dal nostro elemento, fuori dal nostro scopo, quando pretendiamo di renderne conto. Eppure siamo troppo inclini a parlarne come se li capissimo, con molta gentilezza e audacia; Ma, ahimè! Non facciamo altro che oscurarli, invece di spiegarli. Confondiamo e confondiamo noi stessi e gli uni gli altri quando discutiamo sull'ordine dei decreti di Dio, e sui disegni, e le ragioni, e i metodi, delle sue operazioni di provvidenza e grazia. Un'umile fede e un'obbedienza sincera vedranno più lontano e meglio nel segreto del Signore di tutta la filosofia delle scuole e delle cosiddette ricerche scientifiche. Questa prima parola che Dio pronunciò è tanto più osservabile perché Giobbe, nel suo pentimento, si attacca ad essa come a ciò che lo fece tacere e umiliare, Giobbe 42:3. Lo ripeté e fece eco come la freccia che gli si conficcò saldamente in lui:

"Io sono lo stolto che ha oscurato il consiglio".

C'era un certo colore che l'avesse rivolta contro Elihu, come se Dio si riferisse a lui, perché egli parlò per ultimo, e stava parlando quando cominciò il turbine; ma Giobbe lo applicò a se stesso, come si conviene a noi quando vengono dati fedeli rimproveri, e non (come fa la maggior parte degli altri) per farli pagare ad altre persone.

(2.) Lo sfida a dare prove della sua conoscenza tali da giustificare le sue indagini sui consigli divini (Giobbe 38:3):

"Cingi ora i tuoi fianchi come un uomo robusto; preparati all'incontro; Ti chiederò, ti farò alcune domande e mi risponderò se puoi, prima che io risponda alle tue".

Coloro che stanno per chiedere conto a Dio devono aspettarsi di essere catechizzati e chiamati a rendere conto loro stessi, per poter essere resi consapevoli della loro ignoranza e arroganza. Dio qui ricorda a Giobbe ciò che aveva detto, Giobbe 13:2 == Chiama, e io ti risponderò.

"Ora rendi buone le tue parole".

4 Ver. 4. fino alla Ver. 11.

Per l'umiliazione di Giobbe, Dio qui gli mostra la sua ignoranza anche riguardo alla terra e al mare. Benché così vicine, sebbene così ingombranti, egli non poteva spiegare la loro origine, tanto meno il cielo in alto o l'inferno in basso, che sono a tanta distanza, o le diverse parti della materia che sono così piccole, e poi, meno di tutto, i consigli divini.

I. Riguardo alla fondazione della terra.

"Se egli ha una così potente intuizione, come finge di avere, nei consigli di Dio, renda conto della terra su cui cammina, che è data ai figlioli degli uomini".

1. Dica dov'era quando fu creato questo mondo inferiore, e se stava consigliando di assistere a quell'opera meravigliosa (Giobbe 38:4):

"Dov'eri tu quando ho gettato le fondamenta della terra? Le tue pretese sono alte; puoi pretendere di farlo? Eri tu presente quando fu fatto il mondo?"

Vedi qui,

(1.) La grandezza e la gloria di Dio: Ho posto le fondamenta della terra. Questo dimostra che egli è l'unico Dio vivente e vero, e un Dio di potenza (Isaia 40:21; Geremia 10:11-12), e ci incoraggia a confidare in lui in ogni momento, Isaia 51:13,16.

(2.) La meschinità e la spregevolezza dell'uomo:

"Dov'eri dunque? Tu che hai fatto una tale figura tra i figli dell'oriente e ti sei eretto a oracolo e giudice dei consigli divini, dov'eri quando furono poste le fondamenta della terra?"

Eravamo così lontani dall'avere una parte nella creazione del mondo, che potesse darci diritto a un dominio su di esso, o tanto da esserne testimoni, attraverso il quale avremmo potuto ottenere una comprensione di esso, che allora non eravamo in essere. Il primo uomo non lo era, tanto meno lo eravamo noi. È l'onore di Cristo che egli era presente quando ciò fu fatto (Proverbi 8:22, ecc., Giovanni 1:1-2); ma noi siamo di ieri e non sappiamo nulla. Non troviamo dunque da ridire sulle opere di Dio, né prescriviamolo. Non ci ha consultati nel fare il mondo, eppure è ben fatto; Perché dovremmo aspettarci allora che Egli prenda da noi le sue misure per governarla?

2. Che descriva come è stato fatto questo mondo, e dia un resoconto particolare del modo in cui questo edificio forte e maestoso è stato formato ed eretto:

"Dichiara, se hai tanta intelligenza quanto credi di avere, quali sono stati i progressi di quell'opera?"

Coloro che pretendono di avere intendimento al di sopra degli altri dovrebbero darne prova. Mostra la tua fede con le tue opere, la tua conoscenza con le tue parole. Se può, Giobbe lo dichiari,

(1.) Come il mondo è venuto ad essere così finemente incorniciato, con così tanta esattezza, e una simmetria e una proporzione così ammirevoli di tutte le parti di esso (Giobbe 38:5):

"Alzati e di' chi ne ha preso le misure e ha steso la corda su di esso".

Sei tu l'architetto che ha formato il modello e poi ha disegnato le dimensioni secondo la regola secondo esso? La stragrande massa della terra viene modellata con la stessa regolarità come se fosse stata fatta con la linea e la misura; Ma chi può descrivere come è stato inserito in questa figura? Chi può determinarne la circonferenza e il diametro, e tutte le linee che vengono tracciate sul globo terrestre? Ancora oggi è una disputa se la terra si fermi o si giri; Come possiamo allora determinare con quali misure si è formata per la prima volta?

(2.) Come è arrivato ad essere così saldamente fissato. Sebbene non sia appeso a nulla, tuttavia è stabilito che non può essere spostato; Ma chi può dire su quali fondamenta sono fissate le sue fondamenta, affinché non affondi con il suo stesso peso, o chi ne abbia posto la pietra angolare, affinché le sue parti non cadano in pezzi? Giobbe 38:6 == Ciò che Dio farà, sarà per sempre == (Ecclesiaste 3:14); e quindi, come non possiamo trovare da ridire sull'opera di Dio, così non dobbiamo temere riguardo ad essa; essa durerà, e risponderà al fine, le opere della sua provvidenza così come l'opera della creazione; le misure di nessuna delle due non possono mai essere infrante; e l'opera della redenzione non è meno ferma, di cui Cristo stesso è sia il fondamento che la pietra angolare. La chiesa si erge salda come la terra.

3. Ripeta, se può, i canti di lode che furono cantati in quella solennità (Giobbe 38:7), quando le stelle del mattino cantavano insieme, gli angeli benedetti (i primogeniti del Padre della luce), che, nel mattino dei tempi, brillavano luminosi come la stella del mattino, andando immediatamente davanti alla luce che Dio ha comandato di far risplendere dalle tenebre sui semi di questo mondo inferiore, la terra, che era informe e vuota. Erano i figli di Dio, che gridavano di gioia quando videro gettate le fondamenta della terra, perché, sebbene non fosse stata fatta per loro, ma per i figli degli uomini, e anche se avrebbe accresciuto la loro opera e il loro servizio, tuttavia sapevano che l'eterna Sapienza e Verbo, che dovevano adorare (Ebrei 1:6), si rallegrerebbe delle parti abitabili della terra, e che gran parte del suo diletto sarebbe nei figli degli uomini, == Proverbi 8:31. Gli angeli sono chiamati figli di Dio perché portano molto della sua immagine, sono con lui nella sua casa di sopra e lo servono come un figlio fa con suo padre. Ora osserva qui,

(1.) La gloria di Dio, come Creatore del mondo, deve essere celebrata con gioia e trionfo da tutte le sue creature ragionevoli; poiché essi sono qualificati e nominati per essere i raccoglitori delle sue lodi dalle creature inferiori, che possono lodarlo semplicemente come oggetti che esemplificano la sua fattura.

(2.) L'opera degli angeli è quella di lodare Dio. Quanto più abbondiamo in lodi sante, umili, grate, gioiose, tanto più facciamo la volontà di Dio come essi la fanno; e, mentre noi siamo così sterili e difettosi nel lodare Dio, è un conforto pensare che lo stanno facendo in modo migliore.

(3.) Erano unanimi nel cantare le lodi di Dio; Cantavano insieme di comune accordo, e non c'era alcun barattolo nella loro armonia. I concerti più dolci sono nella lode a Dio.

(4.) Lo fecero tutti, anche quelli che in seguito caddero e lasciarono il loro primo stato. Anche coloro che hanno lodato Dio possono, per il potere ingannevole del peccato, essere portati a bestemmiarlo, eppure Dio sarà lodato eternamente.

II. Riguardo alla limitazione del mare al luogo ad esso designato, Giobbe 38:8, ecc. Questo si riferisce al lavoro del terzo giorno, quando Dio disse (Genesi 1:9): " Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo", e così fu.

1. Dal grande abisso o caos, in cui la terra e l'acqua erano mescolate, in obbedienza al comando divino le acque sgorgarono come un bambino dal grembo brulicante, == Giobbe 38:8. Allora le acque che avevano coperto l'abisso e si erano erette sopra i monti, si ritirarono con la pioggia. Al rimprovero di Dio fuggirono, == Salmi 104:6-7.

2. Questo neonato è vestito e fasciato, Giobbe 38:9 == La nuvola è fatta l'abito con cui è coperta, e una fitta oscurità (cioè rive molto lontane e distanti l'una dall'altra e completamente buie l'una contro l'altra) è per essa una fascia. Guardate con quanta facilità il grande Dio governa il mare in tempesta; nonostante la violenza delle sue maree e la forza dei suoi flutti, lo fa come la nutrice fa con il bambino in fasce. Non è detto: Egli ha fatto delle rocce e delle montagne le sue fasce, ma le nuvole e le tenebre, qualcosa di cui non siamo consapevoli e che dovremmo ritenere meno probabile per tale scopo.

3. C'è anche una culla per questo bambino: per questo ho rotto il mio posto decretato, == Giobbe 38:10. Furono scavate valli per essa nella terra, abbastanza capiente da accoglierla, e lì viene sepolta; e, se a volte è sballottato dal vento, quello (come osserva il vescovo Patrick) non è che il dondolio della culla, che la fa dormire più velocemente. Come per il mare, così per ognuno di noi, c'è un luogo decretato; poiché colui che ha stabilito i tempi prima stabiliti, ha determinato anche i confini della nostra dimora.

4. Questo bambino è stato reso indisciplinato e pericoloso dal peccato dell'uomo, che è stato l'origine di tutte le inquietudini e i pericoli in questo mondo inferiore, c'è anche una prigione prevista per esso; le sbarre e le porte sono fissate, == Giobbe 38:10. E gli si dice, per frenare la sua insolenza: Fin qui arriverai, ma non oltre. Il mare è di Dio, perché egli l'ha fatto, lo trattiene, gli dice: Qui si fermeranno le tue onde orgogliose, == Giobbe 38:11. Questo può essere considerato come un atto della potenza di Dio sul mare. Sebbene sia un corpo così vasto, e sebbene il suo movimento sia talvolta estremamente violento, tuttavia Dio lo tiene sotto controllo. Le sue onde non salgono più in alto, le sue maree non si agitano più di quanto Dio permetta; e questo è menzionato come una ragione per cui dovremmo avere timore di Dio (Geremia 5:22), e tuttavia perché dovremmo incoraggiarci in lui, perché colui che ferma il rumore del mare, anche il rumore delle sue onde, può, quando vuole, calmare il tumulto del popolo, Salmi 65:7. Deve anche essere considerato come un atto di misericordia di Dio verso il mondo dell'umanità e un esempio della sua pazienza verso quella grazia provocante. Sebbene egli potesse facilmente coprire di nuovo la terra con le acque del mare (e, credo, ogni marea che scorre due volte al giorno ci minaccia, e mostra ciò che il mare potrebbe fare, e farebbe, se Dio glielo permettesse), tuttavia li trattiene, non volendo che alcuno perisca, e avendo riservato il mondo che ora è al fuoco, == 2Pietro 3:7.

12 Ver. 12. fino alla Ver. 24.

Qui il Signore procede a porre a Giobbe molte domande sconcertanti, per convincerlo della sua ignoranza e quindi per farlo vergognare della sua follia nel prescrivere a Dio. Se solo ci metteremo alla prova con interrogatori come questi, saremo presto portati ad ammettere che ciò che sappiamo non è nulla in confronto a ciò che non sappiamo. Giobbe è qui sfidato a rendere conto di sei cose:

I. Delle primavere del mattino, l'alba che viene dall'alto, Giobbe 38:12-15. Come non c'è essere essere visibile di cui possiamo essere più fermamente certi che sia, così non c'è nulla che siamo più perplessi nel descrivere, né più dubbiosi nel determinare che cosa sia, della luce. Diamo il benvenuto al mattino e siamo contenti dell'alba e della primavera; ma

1. Non è comandato dai nostri giorni, ma quello che è era molto prima che nascessimo, così che non è stato né fatto da noi né progettato principalmente per noi, ma lo prendiamo come lo troviamo e come lo hanno avuto le molte generazioni che ci hanno preceduto. Il giorno-primavera ha conosciuto il suo posto prima che noi conoscessimo il nostro, perché noi siamo solo di ieri.

2. Non siamo stati noi, non è stato un uomo che ha comandato la luce del mattino all'inizio, o ha stabilito il luogo del suo sorgere e risplendere, o il tempo di essa. Il susseguirsi costante e regolare del giorno e della notte non era un espediente nostro; è la gloria di Dio che mostra, e il suo lavoro manuale, non il nostro, Salmi 19:1-2.

3. È del tutto fuori dal nostro potere modificare questo corso:

"Hai tu contramandato il mattino dai tuoi giorni? Hai mai alzato la luce del mattino prima del tempo stabilito, per servire al tuo scopo quando hai aspettato il mattino, o hai ordinato l'alba per tua comodità in un luogo diverso dal suo? No, mai. Perché allora pretendi di dirigere i consigli divini, o pretendi che i metodi della Provvidenza siano cambiati in tuo favore?"

Possiamo infrangere il patto del giorno e della notte come qualsiasi parte del patto di Dio con il suo popolo, e in particolare questo, li castigherò con la verga degli uomini.

4. È Dio che ha stabilito l'aurora per visitare la terra, e diffonde la luce del mattino nell'aria, che la riceve con la stessa prontezza con cui l'argilla lo riceve con il sigillo (Giobbe 38:14), ammettendo immediatamente le sue impressioni, in modo da essere all'improvviso illuminato da esso, come il sigillo imprime la sua immagine sulla cera; e stanno come un mantello, o come se fossero vestiti di un mantello. La terra assume ogni mattina un volto nuovo, si veste come noi, si veste di luce come un vestito, e allora si vede.

5. Questo è reso un terrore per i malfattori. Nulla è più confortevole per l'umanità della luce del mattino; è piacevole per gli occhi, è utile alla vita e ai suoi affari, e il suo favore è universalmente esteso, perché si impadronisce dei confini della terra == (Giobbe 38:13), e dovremmo soffermarci, nei nostri inni alla luce, sui suoi vantaggi per la terra. Ma Dio qui osserva quanto sia sgradito a coloro che fanno il male, e quindi odiano la luce. Dio fa della luce un ministro della sua giustizia e della sua misericordia. Ha lo scopo di scuotere i malvagi dalla terra, e a tale scopo ne afferra le estremità, come noi afferriamo le estremità di un indumento per scuotere la polvere e le tarme da esso. Giobbe aveva osservato quanto sia terribile la luce del mattino per i criminali, perché li scopre (Giobbe 24:13, ecc.), e Dio qui asseconda l'osservazione, e gli chiede se il mondo era in debito con lui per quella gentilezza. No, il grande Giudice del mondo manda i raggi della luce del mattino come suoi messaggeri per scoprire i criminali, affinché non solo possano essere sconfitti nei loro propositi e svergognati, ma affinché possano essere portati a una punizione adeguata (Giobbe 38:15), affinché la loro luce possa essere loro negata (cioè, affinché perdano le loro comodità, la loro fiducia, le loro libertà, la loro vita) e che il loro braccio alto, che hanno innalzato contro Dio e contro gli uomini, siano spezzati ed essi privati del loro potere di fare del male. Se ciò che è qui detto della luce del mattino fosse destinato a rappresentare, come in una figura, la luce del vangelo di Cristo, e a darne un tipo, non lo dirò; ma sono sicuro che può servire a farci ricordare gli encomi dati al vangelo proprio al sorgere della sua stella mattutina da Zaccaria nel suo Benedictus == (Luca 1:78, Per la tenera misericordia del nostro Dio l'aurora-sorgente dall'alto ci ha visitati, per dare luce a quelli che giacciono nelle tenebre, i cui cuori sono rivolti ad essa come l'argilla al sigillo, 2Corinzi 4:6), e dalla vergine Maria nel suo Magnificat == (Luca 1:51), mostrando che Dio, nel suo vangelo, ha mostrato forza con il suo braccio, ha disperso i superbi e ha abbassato i potenti, con quella luce con la quale ha progettato di scuotere gli empi, di scuotere la malvagità stessa dalla terra, e spezzare il suo alto braccio.

II. Delle sorgenti del mare (Giobbe 38:16):

"Sei entrato in essi, o hai camminato alla ricerca dell'abisso? Sai tu che cosa c'è in fondo al mare, i tesori che vi sono nascosti nella sabbia? O puoi rendere conto dell'origine e dell'origine delle acque del mare? I vapori vengono continuamente espirati dal mare. Sai tu come vengono allevate le reclute che ne fanno continuamente rifornimento? I fiumi si riversano costantemente nel mare. Sai tu come vengono continuamente scaricati, per non far traboccare la terra? Conosci i passaggi sotterranei segreti attraverso i quali circolano le acque?"

Si dice che la via di Dio nel governo del mondo sia nel mare e nelle grandi acque == (Salmi 77:19), lasciando intendere che è nascosta a noi e non deve essere penetrata da noi.

III. Delle porte della morte: Ti sono state aperte? == Giobbe 38:16. La morte è un grande segreto.

1. Non sappiamo in anticipo quando, e come, e con quali mezzi, noi o gli altri saremo portati alla morte, per quale strada dobbiamo andare per la via da cui non torneremo, quale malattia o quale disastro sarà la porta per farci entrare nella casa designata per tutti i viventi. L'uomo non conosce il suo tempo.

2. Non possiamo descrivere che cosa sia la morte, come si sciolga il nodo tra il corpo e l'anima, né come lo spirito di un uomo salga verso l'alto == (Ecclesiaste 3:21), per essere non sappiamo cosa e vivere non sappiamo come, come esprime il signor Norris; con quale terribile curiosità (egli dice) l'anima si lancia nel vasto oceano dell'eternità e si rassegna a un abisso non provato! Assicuriamoci che le porte del cielo saranno aperte per noi dall'altra parte della morte, e allora non dobbiamo temere l'apertura delle porte della morte, anche se è una via che dobbiamo percorrere solo una volta.

3. Non abbiamo alcuna corrispondenza con anime separate, né alcuna conoscenza del loro stato. È una regione sconosciuta e sconosciuta in cui vengono rimossi; Non possiamo né sentirli né inviarli. Mentre siamo qui, in un mondo di sensi, parliamo del mondo degli spiriti come i ciechi fanno con i colori, e quando vi ci sposteremo saremo stupiti di scoprire quanto ci sbagliamo.

IV. Della larghezza della terra (Giobbe 38:18 - L' hai tu percepito ? La conoscenza di ciò poteva sembrargli più livellata e alla sua portata; Eppure è sfidato a dichiararlo, se può. Noi abbiamo la nostra residenza sulla terra, Dio l'ha data ai figli degli uomini. Ma chi l'ha mai esaminata, o potrebbe dare un resoconto del numero dei suoi acri? Non è che un punto per l'universo? Eppure, per quanto piccolo, non possiamo essere precisi nel dichiararne le dimensioni. Giobbe non aveva mai fatto il giro del mondo, né nessuno prima di lui; Gli uomini conoscevano così poco l'ampiezza della terra che solo pochi secoli fa fu scoperto il vasto continente americano, che da tempo era rimasto nascosto. La perfezione divina è più lunga della terra e più larga del mare; è quindi presunzione per noi, che non percepiamo l'ampiezza della terra, immergerci nella profondità dei consigli di Dio.

V. Del luogo e della via della luce e delle tenebre. Dell'aurora aveva già parlato (Giobbe 38:12) e ritorna a parlarne di nuovo (Giobbe 38:19): Dov'è la via dove abita la luce? E ancora (Giobbe 38:24): Per quale via si divide la luce? Lo sfida a descrivere,

1. Come furono create la luce e le tenebre all'inizio. Quando Dio, all'inizio, sparse per la prima volta le tenebre sulla faccia dell'abisso, e poi comandò alla luce di risplendere dalle tenebre, con quella potente parola: Sia la luce, Giobbe fu testimone dell'ordine, dell'operazione? Può egli dire dove sono le fonti della luce e delle tenebre, e dove quei potenti principi tengono distinte le loro corti, mentre in un mondo governano alternativamente? Sebbene desideriamo tanto lo splendore del mattino o le ombre della sera, non sappiamo dove mandarli o dove andare a prenderli, né possiamo dire i sentieri che conducono alla sua casa, == Giobbe 38:20. Noi non siamo nati allora, né il numero dei nostri giorni è così grande da poter descrivere la nascita di quel primogenito della creazione visibile, Giobbe 38:21. Ci metteremo allora a parlare dei consigli di Dio, che erano dall'eternità, o a scoprire i sentieri per la loro casa, a sollecitare la loro modifica? Dio si glorifica in essa di formare la luce e di creare le tenebre; e se dobbiamo prendere quelli come li troviamo, prendere quelli come vengono, e litigare con nessuno dei due, ma fare il meglio di entrambi, allora dobbiamo, allo stesso modo, adattarci alla pace e al male che Dio ha creato allo stesso modo. Isaia 45:7.

2. Come mantengono ancora i loro turni in modo intercambiabile. È Dio che fa gioire le uscite del mattino e della sera == (Salmo 65:8); perché è il suo ordine, e non il nostro ordine, che viene eseguito dalle uscite della luce del mattino e dalle tenebre della notte. Non possiamo nemmeno dire da dove vengono né dove vanno (Giobbe 38:24): Per quale via si separa la luce al mattino, quando, in un istante, si proietta in tutte le parti dell'aria sopra l'orizzonte, come se la luce del mattino volasse sulle ali di un vento orientale, così rapidamente, È così potente, è trasportato, disperdendo l'oscurità della notte, come il vento orientale fa con le nuvole? Perciò leggiamo delle ali del mattino == (Salmi 139:9), sulle quali la luce è convogliata fino alle estremità del mare, e sparsa come un vento orientale sulla terra. È un cambiamento meraviglioso quello che passa su di noi ogni mattina per il ritorno della luce e ogni sera per il ritorno delle tenebre; ma noi li aspettiamo, e quindi non sono per noi una sorpresa né un disagio. Se, allo stesso modo, dovessimo fare i conti con i cambiamenti nella nostra condizione esteriore, non dovremmo aspettarci né nel mezzogiorno più luminoso il giorno perpetuo né nella più buia mezzanotte disperare del ritorno del mattino. Dio ha contrapposto l'uno all'altro, come il giorno e la notte; e così dobbiamo fare noi, Ecclesiaste 7:14.

VI. Dei tesori della neve e della grandine == (Giobbe 38:22-23):

"Sei entrato in questi e li hai visti?"

Nelle nuvole si generano la neve e la grandine, e da lì vengono in tale abbondanza che si potrebbe pensare che ci siano tesori di esse accumulati in magazzino, mentre in realtà sono prodotti estemporaneamente, improvvisamente, per così dire, e pro re nata, per l'occasione. A volte vengono così opportunamente, per servire gli scopi della Provvidenza, nella lotta di Dio per il suo popolo e contro i suoi e i loro nemici, che si potrebbe pensare che siano stati accumulati come magazzini, o depositi di armi, munizioni e provviste, contro il tempo dell'angoscia, il giorno della battaglia e della guerra, quando Dio contenderà con il mondo in generale (come nel diluvio, quando le cateratte del cielo si aprirono, e le acque furono estratte da questi tesori per annegare un mondo malvagio, che faceva guerra al Cielo) o a qualche persona o partito particolare, come quando Dio da questi tesori trasse grandi chicchi di grandine con cui combattere contro i Cananei, Giosuè 10:11. Vedete quale stoltezza è lottare contro Dio, che è così preparato per la battaglia e la guerra, e quanto ci interessa fare la pace con lui e mantenerci nel suo amore. Dio può combattere con la stessa efficacia con la neve e la grandine, se vuole, come con il tuono e il fulmine o con la spada di un angelo!

25 Ver. 25. fino alla Ver. 41.

Fino a quel momento Dio aveva posto a Giobbe domande che erano appropriate per convincerlo della sua ignoranza e miopia. Ora viene, allo stesso modo, a mostrare la sua impotenza e debolezza. Come è poco ciò che egli sa, e quindi non deve invocare i consigli divini, così è ben poco ciò che può fare, e quindi non deve opporsi al procedimento della Provvidenza. Consideri quali grandi cose fa Dio, e provi se può fare altrettanto, o se si ritiene alla pari con lui.

I. Dio ha al comando il tuono, il fulmine, la pioggia e il gelo, ma Giobbe non l'ha fatto, e quindi non osi paragonarsi a Dio, o contendere con lui. Nulla è più incerto del tempo che abbia, né più fuori dalla nostra portata da stabilire; sarà ciò che piacerà a Dio il tempo, non ciò che piacerà a noi, a meno che, come si conviene a noi, non piaccia a Dio tutto ciò che piace a noi. Riguardo a questa osservazione qui,

1. Quanto è grande Dio.

(1.) Egli ha un dominio sovrano sulle acque, ha stabilito che esse abbiano il loro corso, anche quando sembrano straripare e sono sotto il suo controllo, Giobbe 38:25. Ha diviso un corso d'acqua, dirige la pioggia dove cadere, anche quando la pioggia è più violenta, con la stessa sicurezza con cui se fosse convogliata da canali o condotte. Così si dice che i cuori dei re sono nelle mani di Dio; e come le piogge, quei fiumi di Dio, egli li volge dove vuole. Ogni goccia va come è indicato. Dio ha giurato che le acque di Noè non torneranno più a coprire la terra; e vediamo che egli è in grado di mantenere ciò che ha promesso, poiché ha la pioggia in un corso d'acqua.

(2.) Ha il dominio sui lampi e sui tuoni, che non vanno a caso, ma nel modo in cui li dirige. Sono menzionati qui perché prepara i lampi per la pioggia, == Salmi 135:7. Coloro che temono Dio non abbiano paura del lampo o del tuono, perché non sono proiettili ciechi, ma vanno per la via che Dio stesso, che non intende far loro del male, comanda.

(3.) Nel dirigere il corso della pioggia non trascura il deserto, la terra deserta (Giobbe 38:26-27), dove non c'è uomo.

[1.] Dove non c'è un uomo da impiegare per occuparsi delle produzioni. La provvidenza di Dio va oltre l'operosità dell'uomo. Se non avesse più gentilezza per molte delle creature inferiori di quanta ne abbia l'uomo, le cose andrebbero male per loro. Dio può rendere la terra feconda senza alcuna arte o dolore da parte nostra, Genesi 2:5-6. Quando non c'era un uomo che lavorasse la terra, tuttavia si alzò una nebbia e la innaffiò. Ma non possiamo renderlo fecondo senza Dio; È Lui che dà l'aumento.

[2.] Dove non c'è uomo a cui provvedere e che non possa trarre beneficio dai frutti che si producono. Benché Dio visiti e riguardi l'uomo con un favore del tutto particolare, tuttavia non trascura le creature inferiori, ma fa germogliare il germoglio della tenera erba come cibo per ogni carne, così come per il servizio dell'uomo. Anche gli asini selvatici si disseteranno, Salmi 104:11. Dio ha abbastanza per tutti, e provvede meravigliosamente anche a quelle creature da cui l'uomo non è né serve né provvede.

(4.) Egli è, in un certo senso, il Padre della pioggia, == Giobbe 38:28. Non ha altro padre. Egli lo produce con la sua potenza; Egli la governa e la dirige, e ne fa l'uso che vuole. Anche le piccole gocce di rugiada le distilla sulla terra, come il Dio della natura; e, come il Dio della grazia, egli fa piovere su di noi la giustizia ed è egli stesso come rugiada per Israele. Vedere Osea 14:5-6; Michea 5:7.

(5.) Il ghiaccio e il gelo, con cui le acque sono congelate e la terra incrostata, sono prodotti dalla sua provvidenza, Giobbe 38:29-30. Queste sono cose molto comuni, il che ne riduce la stranezza. Ma, considerando quale grande cambiamento hanno fatto in pochissimo tempo, come le acque sono nascoste come con una pietra, come con una lapide, posata su di loro (così denso, così forte è il ghiaccio che le ricopre), e anche la faccia dell'abisso è talvolta ghiacciata, possiamo ben chiedere:

"Dal grembo di chi è uscito il ghiaccio? Quale potere creato ha potuto produrre un'opera così meravigliosa?"

Nessun potere se non quello del Creatore stesso. Il gelo e la neve provengono da lui, e quindi dovrebbero condurre i nostri pensieri e le nostre meditazioni a colui che fa cose così grandi, oltre la scoperta. E sopporteremo più facilmente gli inconvenienti del clima invernale se impareremo a farne buon uso.

2. Quanto è debole l'uomo. Può fare cose come queste? Poteva Giobbe? No, Giobbe 38:34-35.

(1.) Non può comandare uno scroscio di pioggia per il sollievo di se stesso o dei suoi amici:

"Puoi tu alzare la tua voce verso le nuvole, quegli otri del cielo, affinché l'abbondanza delle acque ti ricopra, per irrigare i tuoi campi quando sono asciutti e aridi?"

Se alziamo la nostra voce a Dio, per pregare per la pioggia, potremmo averla (Zaccaria 10:1); ma se alziamo la nostra voce verso le nuvole, per esigerla, ci diranno presto che non sono ai nostri ordini, e noi andremo senza di essa, Geremia 14:22. I cieli non saranno sulla terra se Dio non li esaudisce, Osea 2:21. Guardate quali povere creature indigenti, dipendenti siamo; Non possiamo fare a meno della pioggia, né possiamo averla quando vogliamo.

(2.) Non può commissionare un solo lampo, se avesse l'intenzione di servirsene per il terrore dei suoi nemici (Giobbe 38:35):

"Puoi tu mandare dei lampi, affinché vadano a compimento del tuo incarico e facciano l'esecuzione che desideri? Verranno essi alla tua chiamata e ti diranno: Eccoci?"

No, i ministri dell'ira di Dio non saranno ministri nostri. Perché dovrebbero, dal momento che l' ira dell'uomo non opera la giustizia di Dio? Vedere Luca 9:55.

II. Dio ha le stelle del cielo sotto il suo comando e la sua conoscenza, ma noi non le abbiamo sotto il nostro. Le nostre meditazioni sono ora per elevarci più in alto, molto al di sopra delle nuvole, verso le gloriose luci lassù. Dio menziona in particolare, non i pianeti, che si muovono in sfere più basse, ma le stelle fisse, che sono molto più alte. Si suppone che abbiano un'influenza su questa terra, nonostante la loro grande distanza, non sulle menti degli uomini o sugli eventi della provvidenza (il destino degli uomini non è determinato dalle loro stelle), ma sul corso ordinario della natura; sono stabiliti per segni e stagioni, per giorni e anni, Genesi 1:14. E se le stelle hanno un tale dominio su questa terra (Giobbe 38:33), sebbene abbiano il loro posto nei cieli e non siano altro che mera materia, molto di più ha colui che è il loro Creatore e il nostro, e che è una Mente Eterna. Ora vediamo quanto siamo deboli.

1. Non possiamo alterare le influenze delle stelle (Giobbe 38:31), non le loro che sono strumentali per produrre i piaceri della primavera: puoi legare le dolci influenze delle Pleiadi?- le sette stelle, quella costellazione che si trova in una bussola così piccola (non di meno), eppure diffonde influenze molto benigne sulla terra. Né possiamo alterare i loro che introducono il rigore dell'inverno: puoi tu sciogliere i legami di Orione?- quella magnifica costellazione che fa una figura così grande (non più grande), e dispensa influenze ruvide e sgradevoli, che non possiamo controllare né respingere. Sia l'estate che l'inverno faranno il loro corso. Dio può cambiarle quando vuole, può rendere fredda la primavera, e così legare le dolci influenze delle Pleiadi, e l'inverno caldo, e così sciogliere i legami di Orione; ma non possiamo.

2. Non è in nostro potere ordinare i movimenti delle stelle, né ci è affidata la loro guida. Dio, che chiama le stelle per nome == (Salmi 147:4), le chiama nelle loro rispettive stagioni, fissando loro il tempo del loro sorgere e tramontare. Ma questa non è la nostra provincia; non possiamo generare Mazzaroth, le stelle nei segni meridionali, né guidare Arturo, quelli settentrionali, Giobbe 38:32. Dio può portare le stelle alla battaglia (come fece quando nelle loro corse combatterono contro Sisera) e guidarle negli attacchi che hanno l'ordine di fare; Ma l'uomo non può farlo.

3. Non solo non ci preoccupiamo del governo delle stelle (il governo a cui sono sottoposte e il governo che è loro affidato, poiché governano e sono governate), ma siamo completamente all'oscuro di esso; non conosciamo le ordinanze del cielo, == Giobbe 38:33. Siamo così lontani dall'essere in grado di cambiarli che non possiamo renderne conto; Sono un segreto per noi. Fingeremo allora di conoscere i consigli di Dio e le loro ragioni? Se ci rimanesse il compito di stabilire il dominio delle stelle sulla terra, ci troveremmo presto in difficoltà. Insegneremo allora a Dio come governare il mondo?

III. Dio è l'autore e il donatore, il padre e la fonte di ogni sapienza e intelligenza, Giobbe 38:36. Le anime degli uomini sono esseri più nobili ed eccellenti delle stesse stelle del cielo, e risplendono più intensamente. I poteri e le facoltà della ragione di cui l'uomo è dotato, e le meravigliose prestazioni del pensiero, lo portano in qualche alleanza con gli angeli benedetti; e da dove viene questa luce, se non dal Padre delle luci? Chi altro ha messo la saggezza nelle parti interiori dell' uomo e ha dato intelligenza al cuore?

1. L'anima razionale stessa, e le sue capacità, provengono da lui come Dio della natura; poiché egli forma in sé lo spirito dell'uomo. Non abbiamo creato le nostre anime, né possiamo descrivere come agiscono, né come sono unite ai nostri corpi. Colui che solo li ha creati li conosce e sa come gestirli. Egli modella i cuori degli uomini in alcune cose allo stesso modo, eppure in altre.

2. La vera sapienza, con il suo arredamento e il suo miglioramento, viene da lui come Dio della grazia e Padre di ogni dono buono e perfetto. Fingeremo di essere più saggi di Dio, quando abbiamo tutta la nostra sapienza da lui? Anzi, pretenderemo di essere saggi al di sopra della nostra sfera e al di là dei limiti che le pone colui che ci ha dato l'intelletto? Egli ha progettato che con esso dovremmo servire Dio e fare il nostro dovere, ma non ha mai inteso che dovremmo con esso stabilire direttori delle stelle o dei fulmini.

IV. Dio ha le nuvole sotto la sua cognizione e il suo governo, ma non l'abbiamo nemmeno noi, Giobbe 38:37. Può un uomo, con tutta la sua saggezza, impegnarsi a contare le nuvole, o (come si può leggere) a dichiarare e descrivere la loro natura? Sebbene siano vicino a noi, nella nostra atmosfera, tuttavia sappiamo poco di più di loro che delle stelle che sono a così grande distanza. E quando le nuvole avranno versato pioggia in abbondanza, così che la polvere si trasformerà in fango solido e le zolle si afflosceranno insieme == (Giobbe 38:38), chi potrà trattenere gli otri del cielo? Chi può fermarli, perché non piova sempre? La potenza e la bontà di Dio devono essere qui riconosciute, che egli dà alla terra abbastanza pioggia, ma non la sovraccarica, la addolcisce, ma non la affoga, la rende adatta all'aratro, ma non inadatta al seme. Come non possiamo comandare una pioggia di pioggia, così non possiamo comandare una bella giornata, senza Dio; La nostra dipendenza da Lui è così necessaria, così costante.

V. Dio provvede il cibo per le creature inferiori, ed è per la sua provvidenza, non per le nostre cure o dolori, che esse vengono nutrite. Il capitolo seguente è interamente occupato dagli esempi della potenza e della bontà di Dio riguardo agli animali, e quindi alcuni vi trasferiscono gli ultimi tre versetti di questo capitolo, che parlano del provvedimento preso:

1. Per i leoni, Giobbe 38:39-40.

"Non pretendi che le nuvole e le stelle dipendano da te, poiché sono al di sopra di te; ma sulla terra ti credi supremo; Proviamo allora: Vuoi cacciare la preda per il leone? Tu ti valuti per i tuoi beni di bestiame di cui un tempo eri proprietario, i buoi, gli asini e i cammelli, che venivano pascolati nella tua greppia; ma vuoi tu occuparti del mantenimento dei leoni e dei leoncelli quando si accovacciano nelle loro tane in attesa di una preda? No, non è necessario che lo facciano, possono cavarsela da soli senza di te: tu non puoi farlo, perché non hai i mezzi per soddisfarli: non osi farlo; Se tu venissi a dar loro da mangiare, si impadronirebbero di te. Ma lo faccio".

Vedete l'onnisufficiente sufficienza della divina provvidenza: essa ha i mezzi per soddisfare il desiderio di ogni essere vivente, anche del più famelico. Guardate la munificenza della divina Provvidenza, che, dovunque ha dato la vita, darà sostentamento, anche a quelle creature che non solo non sono utili, ma pericolose per l'uomo. E vedi la sua sovranità, che permette che alcune creature vengano uccise per il sostentamento di altre creature. Le pecore innocue vengono sbranate, per saziare l'appetito dei leonetti, che tuttavia a volte sono fatti mancare e soffrire la fame, per punirli della loro crudeltà, mentre coloro che temono Dio non vogliono alcun bene.

2. Per i giovani corvi, Giobbe 38:41. Come bestie fameliche, così uccelli famelici, sono nutriti dalla divina Provvidenza. Chi, se non Dio, provvede al corvo il suo cibo? L'uomo no, si prende cura solo di quelle creature che gli sono o possono essergli utili. Ma Dio ha riguardo per tutte le opere delle sue mani, anche le più meschine e le meno preziose. I piccoli dei corvi sono in modo speciale necessari, e Dio li provvede, Salmi 147:9. Il fatto che Dio nutra gli uccelli, specialmente questi uccelli (Matteo 6:26), è un incoraggiamento per noi a confidare in lui per il nostro pane quotidiano. Vedi qui,

(1.) In quale angoscia si trovano spesso i giovani corvi: vagano per mancanza di carne. I vecchi, dicono, li trascurano e non provvedono a loro come gli altri uccelli fanno ai loro piccoli: e in verità quelli che sono famelici agli altri sono comunemente barbari ai loro e innaturali.

(2.) Cosa dovrebbero fare in quell'angoscia: Piangono, perché sono creature rumorose e clamorose, e questo è interpretato come gridare a Dio. Essendo il grido della natura, è considerato come diretto al Dio della natura. Mettere una costruzione così favorevole come questa sulle grida dei giovani corvi può incoraggiarci nelle nostre preghiere, anche se non possiamo che gridare: Abbà, Padre.

(3.) Cosa fa Dio per loro. In un modo o nell'altro provvede a loro, affinché crescano e giungano alla maturità. E colui che si prende cura dei giovani corvi non mancherà certo al suo popolo né al loro. Questo, essendo solo uno dei tanti esempi della compassione divina, può darci l'occasione di pensare a quanto bene fa il nostro Dio, ogni giorno, al di là di ciò di cui siamo consapevoli.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 38

1 Capitolo 38

Dio chiede a Giobbe di rispondere Giob 38:1-3

Dio interroga Giobbe Giob 38:4-11

Riguardo alla luce e alle tenebre Giob 38:12-24

Riguardo ad altre opere potenti Giob 38:25-41

Versetti 1-3

Giobbe aveva messo a tacere, ma non aveva convinto i suoi amici. Eliu aveva fatto tacere Giobbe, ma non lo aveva portato ad ammettere la sua colpa davanti a Dio. Al Signore piacque intervenire. Il Signore, in questo discorso, umilia Giobbe e lo porta a pentirsi delle sue espressioni appassionate riguardo alla provvidenza di Dio nei suoi confronti; e lo fa invitando Giobbe a paragonare l'essere di Dio da sempre in eterno, con il suo tempo; la conoscenza di Dio di tutte le cose, con la sua ignoranza; e la potenza onnipotente di Dio, con la sua debolezza. Oscurare i consigli della sapienza di Dio con la nostra stoltezza è una grande provocazione per Dio. La fede umile e l'obbedienza sincera vedono più lontano e meglio la volontà del Signore.

4 Versetti 4-11

Per umiliare Giobbe, Dio gli mostra la sua ignoranza, anche riguardo alla terra e al mare. Come non possiamo trovare difetti nell'opera di Dio, così non dobbiamo temere per essa. Le opere della sua provvidenza, così come l'opera della creazione, non possono mai essere interrotte; e non meno salda è l'opera della redenzione, di cui Cristo stesso è il fondamento e la pietra angolare. La Chiesa è solida come la terra.

12 Versetti 12-24

Il Signore interroga Giobbe per convincerlo della sua ignoranza e svergognarlo per la sua follia nel prescrivere a Dio. Se ci mettiamo alla prova in questo modo, saremo presto portati ad ammettere che ciò che sappiamo è nulla in confronto a ciò che non sappiamo. Per la tenera misericordia del nostro Dio, l'Aurora dall'alto ci ha visitato per dare luce a coloro che siedono nelle tenebre, i cui cuori sono rivolti ad esso come l'argilla al sigillo, 2Cor 4:6. Si dice che la via di Dio nel governo del mondo sia nel mare; ciò significa che è nascosta a noi. Assicuriamoci che le porte del cielo ci siano aperte dall'altra parte della morte, e allora non dovremo temere l'apertura delle porte della morte. È presuntuoso per noi, che non percepiamo l'ampiezza della terra, immergerci nella profondità dei consigli di Dio. Non dobbiamo né nel mezzogiorno più luminoso contare sul giorno perpetuo, né nella mezzanotte più buia disperare del ritorno del mattino; e questo vale sia per la nostra condizione interiore che per quella esteriore. Che follia è lottare contro Dio! Quanto è nostro interesse cercare la pace con Lui e rimanere nel suo amore!

25 Versetti 25-41

Finora Dio aveva posto domande a Giobbe per mostrargli la sua ignoranza; ora Dio mostra la sua debolezza. Poiché è poco quello che sa, non dovrebbe mettere in discussione i consigli divini; è poco quello che può fare, quindi non dovrebbe opporsi alle vie della Provvidenza. Vedete l'onnipotenza della Provvidenza divina: essa ha i mezzi per soddisfare il desiderio di ogni essere vivente. E colui che si prende cura dei giovani corvi, certamente non mancherà al suo popolo. Questo non è che un esempio della compassione divina tra i tanti, e ci dà l'occasione di pensare a quanto bene fa il nostro Dio, ogni giorno, al di là di quello di cui siamo consapevoli. Ogni visione delle sue infinite perfezioni dovrebbe ricordarci il suo diritto al nostro amore, il male di peccare contro di lui e il nostro bisogno della sua misericordia e della sua salvezza.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 38

1 Allora il Signore rispose a Giobbe - Questo discorso è rivolto in modo particolare a Giobbe, non solo perché è il personaggio principale cui si fa riferimento nel libro, ma soprattutto perché si è lasciato andare al linguaggio del mormorio e del lamento. Dio ha progettato di portarlo a uno stato mentale appropriato prima che apparisse apertamente per la sua vendetta. È lo scopo di Dio, nei suoi rapporti con il suo popolo, "conducerli a uno stato d'animo appropriato" prima che appaia come loro vendicatore e amico, e quindi, le loro prove sono spesso prolungate, e quando appare, sembra dapprima per venire solo a rimproverarli. Giobbe si era lasciato andare a sentimenti molto sconvenienti, ed era necessario che quei sentimenti fossero soggiogati prima che Dio si manifestasse come suo amico e si rivolgesse a lui con parole di consolazione.

Fuori dal turbine - La tempesta; la tempesta - probabilmente quella che Eliu aveva visto avvicinarsi, Giobbe 37:21. Dio è spesso rappresentato mentre parla alle persone in questo modo. Parlò in mezzo a fulmini e tempeste sul Monte Sinai Esodo 19:16 , ed è spesso rappresentato come apparso tra i tuoni ei fulmini di una tempesta, come simbolo della sua maestà; confronta Salmi 18:9; Habacuc 3:3.

La parola qui resa "vortice" significa piuttosto "una tempesta, una tempesta". La Settanta rende questo versetto: "Dopo che Elihu ebbe cessato di parlare, il Signore parlò a Giobbe da una tempesta e dalle nuvole".

2 Chi è questo - Riferendosi senza dubbio a Giobbe, poiché è specificato nel versetto precedente. Alcuni l'hanno inteso di Elihu (vedi Schultens), ma il collegamento evidentemente richiede che sia inteso come riferito a Giobbe. Lo scopo era di rimproverarlo per il modo presuntuoso con cui aveva parlato di Dio e del suo governo. Era importante prima che Dio manifestasse la sua approvazione per Giobbe, che dichiarasse il suo senso di ciò che aveva detto e gli mostrasse quanto fosse improprio indulgere in un linguaggio come quello che aveva usato.

Che oscura il consiglio - Che rende l'argomento più oscuro. Invece di spiegare la ragione delle azioni divine e giustificare Dio dalle obiezioni mosse contro di lui e il suo governo, l'unica tendenza di ciò che aveva detto era stata quella di far apparire il suo governo oscuro, severo e ingiusto agli occhi dei suoi gli amici. Ci si poteva aspettare che Giobbe, essendo un amico di Dio, tutto ciò che diceva tendesse a ispirargli fiducia, e a spiegare e rivendicare le azioni divine; ma Dio aveva visto molto che era proprio il contrario.

Anche i veri amici di Dio, nei tempi bui della prova, possono dire molto che tenderà a far dubitare della saggezza e della bontà del suo governo, e a pregiudicare le menti dei malvagi contro di lui.

Con parole senza conoscenza - Parole che non contenevano una vera spiegazione della difficoltà. Non facevano luce sui suoi affari; non tendevano a soddisfare la mente, oa rendere l'argomento più chiaro di prima. C'è molto di questo modo di parlare nel mondo; molto di ciò che è scritto, e molto che esce dalle labbra nel dibattito, nella predicazione e nella conversazione, che non spiega nulla, e che lascia persino l'argomento più perplesso di prima.

Vediamo da questo versetto che Dio non approva e non può approvare tali "parole". Se i suoi amici parlano, dovrebbero rivendicare il suo governo; dovrebbero almeno esprimere la loro convinzione che ha ragione; dovrebbero mirare a spiegare le sue azioni e a mostrare al mondo che sono ragionevoli. Se non possono farlo, dovrebbero adorare in silenzio. Il Salvatore non parlò mai di Dio in modo tale da lasciare alcun dubbio che le sue vie potessero essere rivendicate, mai in modo da dare l'impressione che fosse duro o severo nell'amministrazione, o in modo da dare il minimo volto a uno spirito di mormorare e lamentarsi.

3 Cingiti ora i lombi come un uomo - Cingersi i lombi, è una frase che allude al modo di vestire nei tempi antichi. L'ampia veste fluente che era comunemente indossata, era allacciata con una cintura quando gli uomini correvano, o lavoravano, o si scontravano; vedi le note a Matteo 5:38. L'idea qui è: “Rendi te stesso il più forte e vigoroso possibile; preparatevi a fare il massimo sforzo.

” Dio stava per affidargli un compito che avrebbe richiesto tutta la sua capacità: quello di spiegare i fatti che avvenivano costantemente nell'universo. L'intero passaggio è ironico. Giobbe si era impegnato a dire ciò che sapeva dell'amministrazione divina, e Dio ora lo chiama a mostrare le sue pretese all'ufficio di tale espositore. Un uomo così saggio com'era, che poteva pronunciarsi sui consigli nascosti dell'Altissimo con tanta fiducia, poteva certamente spiegare quelle cose che riguardavano la creazione visibile. La frase "come un uomo" significa audacemente, coraggiosamente; confronta le note in 1 Corinzi 16:13.

Ti chiederò e mi rispondi - Margine, come in ebraico, "fammi conoscere". Il significato è: "Ti sottoporrò alcune domande o argomenti di indagine per la soluzione. Dal momento che hai parlato con tanta fiducia del mio governo, ti proporrò alcune indagini come prova della tua conoscenza".

4 Dov'eri tu quando io ponevo le fondamenta della terra? - Il primo appello è alla creazione. La domanda qui: "Dov'eri?" implica che Giobbe non era presente. Non aveva allora un'esistenza. Non poteva, quindi, aiutare Dio, o consigliarlo, o capire quello che stava facendo. Com'era presuntuoso, dunque, in uno di così breve vita sedere a giudicare le azioni di colui che aveva formato il mondo! Quanto poco poteva aspettarsi di poterlo conoscere! L'espressione, “gerò le fondamenta della terra”, è presa dalla costruzione di un edificio.

Si gettano prima le fondamenta e poi si alleva la sovrastruttura. È un'immagine poetica, e non è progettata per dare alcuna indicazione sull'effettivo processo con cui è stata creata la terra, o sul modo in cui è sostenuta.

Se hai comprensione - Margine, come in ebraico "se sai". Cioè: “Dichiara come è stato fatto. Spiega il modo in cui la terra è stata formata e fissata al suo posto, e per cui il bel mondo è cresciuto sotto la mano di Dio”. Se Giobbe non poteva farlo, che presunzione era parlare come aveva fatto dell'amministrazione divina!

5 Chi ne ha posto le misure - Cioè, come un architetto applica le sue misure quando eleva una casa.

Se lo sai - O meglio, "perché lo sai". L'espressione è del tutto ironica, ed è intesa a rimproverare le pretese di Giobbe di poter spiegare l'amministrazione divina.

O chi ha teso la linea su di essa - Come un falegname usa una linea per segnare il suo lavoro; vedere le note in Isaia 28:17. La terra è rappresentata come un edificio il cui progetto è stato preventivamente tracciato e poi realizzato secondo il disegno dell'architetto. Non è, quindi, opera del caso o del destino. È disposto e costruito secondo un piano saggio e con un metodo che mostra un'abilità infinita.

6 Dopodiché ci sono le basi: margine, "prese". La parola ebraica ( אדן 'eden ) significa “base”, come di una colonna, o di un piedistallo; e poi anche le fondamenta di un edificio. Il linguaggio qui è evidentemente figurativo, paragonando la terra a un edificio. Nella costruzione di una casa, la messa in sicurezza di fondamenta adeguate è essenziale per la sua stabilità; e qui Dio si rappresenta come colui che alleva la terra sulla base più permanente e solida. La parola non è usata nel senso di socket, come è nel margine.

Fissato - Margine, "fatto per affondare". Il margine esprime piuttosto il senso della parola ebraica הטבעוּ hāṭâba‛û. È reso "affondare" e "affondare" in Salmi 69:2 , Salmi 69:14; Salmi 9:15; Lamentazioni 2:9; Geremia 38:6 , Geremia 38:22; "annegato" in Esodo 15:4; e si stabilirono in Proverbi 8:25.

La parola non ricorre altrove nelle Scritture, e il senso prevalente è quello di "affondare", o "sistemarsi", e quindi, "impressionare" - come un sigillo "si posa" nella cera. Il riferimento qui è a una pietra di fondazione che affonda o si deposita nell'argilla o nel fango finché non diventa solida.

O chi ne ha posto la prima pietra - Ancora un'allusione a un edificio. La pietra angolare sostiene il peso principale di un edificio, poiché su di essa è concentrato il peso di due pareti, e quindi è di tale importanza che sia solida e saldamente fissata. La domanda proposta per la soluzione di Giobbe è: su che cosa è fondata la terra? Su questa questione aleggia una grande varietà di opinioni nutrite dagli antichi, e naturalmente non si potrebbe dare una soluzione corretta della difficoltà.

Non si sapeva che fosse sospeso e tenuto al suo posto dalle leggi della gravitazione. Il significato qui è che se Giobbe non potesse risolvere questa indagine, non dovrebbe presumere di sedere in giudizio sul governo di Dio, e supporre di essere qualificato per giudicare dei suoi segreti consigli.

7 Quando le stelle del mattino - Non ci possono essere dubbi sul fatto che gli esseri angelici siano qui destinati, anche se alcuni hanno pensato che le stelle si riferissero letteralmente alle stelle e che sembrassero unirsi in un coro di lode quando un altro mondo è stato aggiunto al loro numero. La Vulgata lo rende, astra matutina, stelle del mattino; la Settanta, ὅτε ἐγενήθηναι ἄστρα hote egenēthēnai astra - "quando furono fatte le stelle": i Caldei, "le stelle dello zefiro" o "mattina" - צפר כוכבי .

Il confronto di un principe, di un monarca o di un angelo con una stella non è raro; confrontare le note di Isaia 14. L'espressione “le stelle del mattino” è usata per la bellezza della stella principale che, in certe stagioni dell'anno, precede il mattino. Si applica naturalmente a quegli esseri angelici che sono di distinta gloria e rango in cielo.

Che si riferisca agli angeli, sembra essere evidente dalla connessione; e questa interpretazione è richiesta per corrispondere alla frase "figli di Dio" nell'altro membro del versetto.

Cantato insieme - Uniti in un grande coro o in un concerto di lode. Era consuetudine celebrare la posa di una pietra angolare, o il completamento di un edificio, rallegrandosi; vedi Zaccaria 4:7; Esdra 3:10.

E tutti i figli di Dio - gli angeli - chiamavano i figli di Dio per la loro somiglianza con lui, o per essere stati creati da lui.

Grida di gioia - Cioè, si unirono nella lode per un'opera così gloriosa come la creazione di un nuovo mondo. Videro che era un evento adatto a onorare Dio. Era una nuova manifestazione della sua bontà e potenza; era un allargamento del suo impero; era un'esibizione di benevolenza che reclamava la loro gratitudine. L'espressione in questo verso è di rara bellezza, forse di ineguagliabile bellezza.

Il tempo a cui si fa riferimento è alla fine della creazione della terra, poiché l'intero racconto si riferisce alla formazione di questo mondo, e non delle stelle. A quel tempo, è chiaro che erano stati creati altri mondi e che allora esistevano esseri santi che erano di un rango tale da essere appropriatamente chiamati "stelle del mattino" e "figli di Dio". È una giusta deduzione, quindi, che il "tutto" dell'universo non sia stato creato in una volta e che la terra sia uno degli ultimi mondi che sono stati chiamati all'esistenza.

Nessuno può dimostrare che l'opera della creazione non possa ora svolgersi in qualche parte remota dell'universo, né che Dio non possa ancora formare molti altri mondi per essere i monumenti della sua saggezza e bontà, e per dare occasione a maggiori lodi. . Chi può dire se non che questo processo possa essere portato avanti per sempre, e che nuovi mondi e sistemi possano continuare a nascere e che ci siano continuamente nuove manifestazioni di questa inesauribile bontà e saggezza del Creatore? Quando questo mondo fu creato, ci fu occasione per canti di lode tra gli angeli.

Era un mondo bellissimo. Tutto era puro, amabile e santo. L'uomo è stato fatto come il suo Dio, e tutto era pieno d'amore. Osservando la bella scena, mentre il mondo sorgeva sotto la mano di plastica dell'Onnipotente - le sue colline, le valli, gli alberi, i fiori e gli animali, ci fu occasione per canti e allegrezze in cielo. Se gli angeli avessero previsto, come forse hanno fatto, ciò che sarebbe accaduto qui, c'era anche l'occasione per canti di lode quali non sarebbero esistiti nella creazione di nessun altro mondo.

Questo doveva essere il mondo dell'amore redentore; questo il mondo dove il Figlio di Dio doveva incarnarsi e morire per i peccatori; questo il mondo dove un'ostia immensa doveva essere redenta per lodare Dio in un canto sconosciuto agli angeli - il canto della redenzione, nelle dolci note che saliranno dalle labbra di coloro che saranno stati riscattati dalla morte dalla grande opera dell'espiazione.

8 O chi ha chiuso il mare con le porte - Questo si riferisce anche all'atto della creazione, e al fatto che Dio ha posto dei limiti alla furia dell'oceano. La parola "porte" è qui usata piuttosto per indicare i cancelli, come quelli fatti per chiudere l'acqua in una diga. La parola ebraica si riferisce propriamente, nella forma duale che qui si usa דלתים delethiym ), a “porte doppie”, oa porte a soffietto, e si applica anche alle porte di una città; Deuteronomio 3:5; 1 Samuele 23:7; Isaia 45:1.

L'idea è che le inondazioni sgorgassero dall'abisso o dal centro della terra, e furono controllate ponendo porte o porte che le trattenessero. Se questo è progettato per essere una descrizione poetica o reale di ciò che è accaduto alla creazione, non è facile determinarlo. Nulla vieta l'idea che una cosa del genere possa essere avvenuta quando le acque della terra sgorgavano tumultuose, e quando erano trattenute da ostacoli posti lì dalla mano di Dio, come se avesse fatto delle porte attraverso le quali potevano passare solo quando dovrebbe aprirli.

Anche questa supposizione si accorda bene con il racconto del diluvio in Genesi 7:11 , dove si dice che "le fontane del grande abisso furono rotte", come se quelle cateratte fossero state aperte, o gli ostacoli che Dio avevano messo lì era stato permesso di essere sfondato, e le acque di loro spontanea volontà scorrevano sul mondo. Sappiamo ancora troppo poco dell'interno della terra, per accertare se questo debba essere inteso come una descrizione letterale di ciò che è realmente accaduto.

Quando si è staccato, come se fosse uscito dal grembo materno - Tutte le immagini qui sono prese dal parto. L'oceano è rappresentato come nascente, e poi investito di nuvole e oscurità come la sua copertura e le sue fasce. L'immagine è audace e non so se sia applicata in nessun altro luogo alla formazione dell'oceano.

9 Quando ho fatto della nuvola la sua veste - Riferendosi alla veste in cui è avvolto il neonato. Questa immagine è di grande bellezza. È quella del vasto oceano che sta appena nascendo, con una nuvola che si posa su di esso e lo copre. Una fitta oscurità lo avvolge, ed è avvolto dalle nebbie; confronta Genesi 1:2 "E le tenebre erano sulla faccia dell'abisso.

Il tempo a cui si fa riferimento qui è quello prima che la luce del sole sorgesse sulla terra, prima che apparisse la terraferma e prima che le annuali e le persone fossero state formate. Quindi l'oceano appena nato giaceva accuratamente avvolto nelle nuvole e nell'oscurità sotto la cura del guardiano di Dio. La notte oscura si posava su di essa e le nebbie aleggiavano su di essa.

10 E frena per questo il mio posto decretato - Margin, "ha stabilito il mio decreto su di esso". Così Herder, "Ho fissato i miei decreti su di esso". Lutero lo rende, "Da ich ihm den Lauf brach mit meinem Damm" - "poi ho rotto il suo corso con la mia barriera". Umbreit lo rende: "Ho misurato i miei limiti"; cioè i limiti oi limiti che ho giudicato appropriati. Quindi la Vulgata, "Circumdedi illud terminis meis" - "L'ho circondata con i miei limiti", o con i limiti che ho scelto di apporre.

La Settanta lo rende: "Ho posto dei limiti ad esso". Coverdale, "Gli ho dato il mio comandamento". Questo è senza dubbio il senso che: la connessione esige; e l'idea nella versione comune, che Dio avesse rotto i suoi piani fissi per accogliere l'oceano appena nato, non è conforme al parallelismo. La parola ebraica ( שׁבר shâbar ) infatti comunemente significa “spezzare, fare a pezzi.

Ma, secondo Gesenius, e come il luogo qui richiede, può avere il senso di misurare, definire, nominare, "dall'idea di spezzare in porzioni"; e allora il senso sarà: "Ho misurato per esso (il mare) il mio limite stabilito".

Questo significato della parola è, tuttavia, più probabilmente derivato dall'arabo, dove la parola שׁבר shâbar significa misurare con la campata (Castell), e da qui l'idea di misurare i limiti dell'oceano. Il senso è che Dio ha misurato o determinato i limiti del mare. L'idea di rompere un limite o confine che era stato prima fissato, si crede, non è nel testo.

La parola tradotta “il mio posto decretato” ( חקי chuqiy ) si riferisce comunemente ad una legge, statuto, o ordinanza, il che significa in origine tutto ciò che è stato “inciso” ( חקק chaqaq ) e poi, perché le leggi sono state incise su tavolette di bronzo o di pietra, qualsiasi statuto o decreto. Quindi, significa qualsiasi cosa prescritta o nominata, e quindi, un "vincolato" o "limite"; vedi le note a Giobbe 26:10; confronta Proverbi 8:29 , "Quando diede al mare il suo decreto ( חקו chuqô ) che le acque non dovessero passare il suo comandamento." L'idea nel passaggio davanti a noi è che Dio ha fissato i limiti dell'oceano con il suo scopo o piacere.

E le sbarre - Le porte erano precedentemente fissate, come spesso lo sono ora, da sbarre trasversali; e l'idea qui è che Dio aveva chiuso l'oceano, e così chiuso le porte da dove sarebbe uscito, che non poteva passare.

11 E disse: Finora verrai - Questa è un'espressione molto sublime, e la sua piena forza può essere sentita solo da chi è rimasto sulle rive dell'oceano, e ha visto le sue potenti onde rotolare verso la spiaggia come se nel loro orgoglio spazzerebbero via tutto, e come sono frenati dalla barriera che Dio ha fatto. Una voce sembra dire loro che possono rotolare nel loro orgoglio e grandezza finora, ma non oltre. Nessun aumento della loro forza o numero può spazzare via la barriera, o fare alcuna impressione sui limiti che Dio ha fissato.

E qui rimarranno le loro onde orgogliose - Margine, come in ebraico, "l'orgoglio delle tue onde". Una bella immagine. Le onde sembrano avanzare con orgoglio e fiducia in se stessi, come se nulla potesse fermarle. Vengono come esultando nella certezza che spazzeranno via tutto. In un attimo vengono arrestati e spezzati, e si sparpagliano umilmente e innocui sulla spiaggia. Dio fissa il limite o confine che non devono oltrepassare, e giacciono prostrati ai suoi piedi.

12 Hai comandato al mattino fin dai tuoi giorni - Cioè, durante la tua vita hai ordinato alla luce del mattino di risplendere e hai diretto i suoi raggi sul mondo? Dio fa appello a questo come una delle prove della sua maestà e potenza - e chi può guardare la luce che si diffonde del mattino ed essere insensibile alla forza e alla bellezza dell'appello? Il passaggio dall'oceano al mattino può essere stato in parte perché la luce del mattino è una delle manifestazioni più suggestive della potenza di Dio, e in parte perché nella creazione del mondo la luce del sole è stata fatta sorgere subito dopo la raccolta delle acque nei mari; vedi Genesi 1:10 , Genesi 1:14.

La frase "fin dai tuoi giorni" implica che le leggi che determinano il sorgere del sole furono fissate molto prima del tempo di Giobbe. Viene chiesto se questo fosse stato fatto da quando aveva un'esistenza, e se aveva un'agenzia nell'effettuarla - implicando che era un'ordinanza antica e stabilita molto prima della sua nascita.

Ha fatto sì che il giorno-primavera conoscesse il suo posto - Il giorno-primavera ( שׁחר shachar ) significa "aurora, l'alba, il mattino". La menzione del suo "luogo" qui sembra essere un'allusione al fatto che non occupa sempre la stessa posizione. In una stagione dell'anno appare sull'equatore, in un altro a nord e in un altro a sud di esso, e varia costantemente la sua posizione.

Eppure sa sempre il suo posto. Non manca mai di apparire dove secondo le leggi a lungo osservate dovrebbe apparire. È regolare nei suoi movimenti, ed è evidentemente sotto il controllo di un Essere intelligente, che ha fissato le leggi del suo apparire.

13 Che possa prendere possesso delle estremità della terra - Margine, come in ebraico "ali". Le ali sono nelle Scritture spesso date alla terra, perché sembra distesa, e l'espressione si riferisce alle sue estremità. Il linguaggio deriva dalla supposizione che la terra fosse una pianura e avesse limiti o limiti. L'idea qui è che Dio fa sì che la luce del mattino si diffonda improvvisamente nelle parti più remote del mondo e riveli tutto ciò che era lì.

Affinché i malvagi ne siano scacciati - Fuori dalla terra; cioè dalla luce che improvvisamente risplende su di loro. Il senso è che i malvagi compiono le loro azioni nelle tenebre della notte, e che nella luce del mattino fuggono via. L'effetto della luce che viene su di loro è di turbare i loro piani, di riempirli di allarme e di farli fuggire. L'idea è altamente poetica. I malvagi sono coinvolti in vari atti di iniquità sotto il favore della notte.

Ladroni, ladri e adulteri, vanno alle loro gesta oscure come se nessuno li vedesse. La luce del mattino li investe improvvisamente e fuggono davanti ad essa temendo di essere scoperti. "L'alba", dice Herder, "è rappresentata come una sentinella, un messaggero del Principe del cielo, inviato per scacciare le bande di briganti". Può illustrare ciò osservare che è ancora abitudine degli Arabi compiere escursioni di saccheggio prima dell'alba.

Durante il loro cammino questa fedele sentinella, l'aurora, esce per far luce su di loro, per intimidirli e per disperderli; confronta le note di Giobbe 24:13.

14 È trasformato come argilla nel sigillo - A questo passaggio è stata data una grande varietà di interpretazioni. Schultens ne enumera non meno di venti, e naturalmente non è facile determinarne il significato. La Settanta lo rende: "Hai preso l'argilla della terra, hai formato un animale e hai posto sulla terra una creatura dotata di parola?" Anche se questo sarebbe d'accordo con la connessione, tuttavia è un ampio allontanamento dall'ebraico.

Il riferimento è, senza dubbio, a qualche effetto o impressione prodotta sulla terra dalla luce del mattino, che ha una somiglianza, per certi aspetti, con l'impressione prodotta sull'argilla da un sigillo. Probabilmente l'idea è che la luce diffusa serva a rendere visibili e prominenti le forme delle cose, come il sigillo impresso sull'argilla produce certe figure.

Una forma di sigillo babilonese era un cilindro inciso, fissato su un asse, con un'impugnatura alla maniera di un rullo da giardino, che produceva l'impressione “facendo rotolare sulla cera ammorbidita. Mr. Rich (Second Memoir on the Ruins of Babylon, p. 59) osserva: “I cilindri babilonesi sono tra i più interessanti e notevoli tra gli oggetti d'antiquariato. Sono lunghi da uno a tre pollici; alcuni sono di pietra, altri apparentemente di pasta o di composizione di vario genere.

Le sculture di molti di questi cilindri sono state pubblicate in diverse opere. Alcuni di essi hanno scrittura cuneiforme” (per il carattere “a punta di freccia”, p. 48), “ma ha la notevole particolarità che è invertita, o scritta da destra a sinistra, essendo incontestabilmente ogni altro tipo di scrittura cuneiforme da leggere da sinistra a destra. Questo può essere spiegato solo supponendo che fossero destinati a ridurre le impressioni.

Si dice che i cilindri si trovino principalmente nelle rovine di Jabouiga. Il popolo americano ama usarli come amuleti e i pellegrini persiani che si recavano ai santuari di Ali e Hossein spesso portano con sé alcune di queste curiosità».

Si può osservare, inoltre, nella spiegazione del passo, che l'argilla era spesso usata a scopo di sigillo nei paesi orientali. Il modo in cui veniva usato era di imbrattarne una massa sopra la porta o la serratura di una casa, di un caravanserraglio, di una stanza o di qualsiasi luogo dove fosse depositato qualcosa di prezioso, e di imprimervi sopra un rozzo sigillo. Questo infatti non renderebbe la merce al sicuro da un ladro, ma sarebbe un'indicazione che il luogo non è da entrare, e dimostrerebbe che se fosse stato entrato è stato con la violenza; confronta Matteo 27:66.

Questa impressione sull'argilla sarebbe prodotta dal sigillo “girevole” o babilonese, girandolo, o facendolo rotolare sull'argilla, e così facendo risaltare le figure, e questo spiegherà il passaggio qui. Il passaggio della luce sulla terra al mattino, sembra essere come far rotolare un sigillo cilindrico su un'argilla morbida. Lascia impressioni distinte; solleva personaggi di spicco; dà forma e bellezza a ciò che prima sembrava una massa oscura e indistinta.

La parola tradotta “si gira” ( תתהפך tithâphak ), significa propriamente “si gira” - e l'idea è che, come il sigillo rotante, sembra rotolare sulla faccia della terra, e lasciare un distinto e bello impressione. Prima, la faccia della terra era oscura. Nulla, nel buio della notte, si distingueva. Ora, quando l'aurora sorge e la luce si diffonde all'esterno, le figure delle colline, degli alberi, delle tende e delle città, si ergono davanti ad essa come se un sigillo fosse stato arrotolato su un'argilla cedevole.

L'immagine è, quindi, di alto carattere poetico e di grande bellezza. Se questa è l'interpretazione corretta, il brano non si riferisce alla rivoluzione della terra attorno al suo asse, o ad alcun cambiamento di aspetto o forma che assume quando i malvagi vengono scacciati da essa, come suppone Schultens, ma alla bella cambiamento di aspetto che la faccia della terra sembra subire quando l'aurora vi passa sopra.

E stanno come un indumento - Questo passaggio è forse anche più difficile della prima parte del versetto. Il prof. Lee lo rende: "E che gli uomini siano preparati come se fossero equipaggiati per la battaglia", e secondo lui l'idea è che le persone, quando la luce splende, si dispongano per perseguire i loro disegni. Coverdale lo rende: “Hai trasformato i loro simboli e le loro armi come argilla e li hai rimessi in piedi come il cambio di un vestito.

Grozio suppone che significhi che le cose dell'aurora cambiano aspetto e colore come un abito variegato. La vera idea del brano è probabilmente quella adottata da Schultens, Herder, Umbreit, Rosenmuller e Noyes, che si riferisce al bell'aspetto che il volto della natura sembra assumere quando la luce del mattino risplende sul mondo. Prima, tutto era oscuro e indistinto. La natura sembrava essere un vasto spazio vuoto, senza oggetti prominenti e senza varietà di colori.

Quando le albe di luce sulla terra, i vari oggetti - Le colline, alberi, case, campi, fiori, sembrano stare in piedi indietro, o di elevarsi verso l'alto ( יתיצבו yityatsabu ), e di mettere su l'aspetto di paramenti splendidi e variegati. È come se la terra fosse rivestita di bellezza, e ciò che prima era un vasto vuoto ora fosse rivestito di splendidi paramenti.

Inteso così, non c'è bisogno di supporre che siano mai stati fatti indumenti, come talvolta si è supposto, con tanto argento e oro battuti da "rimanere in piedi". È una bellissima concezione della poesia - che la luce che si diffonde sembra rivestire il mondo oscuro di una splendida veste, richiamando gli oggetti della creazione dall'uniformità opaca e oscura della notte alla chiarezza del giorno.

15 E ai malvagi viene negata la loro luce - Mentre la luce si diffonde così sulla terra, rendendo ogni oggetto bello e benedicendo i giusti, luce e prosperità vengono negate ai malvagi; vedi le note a Giobbe 24:17. Oppure, il significato può essere che quando la luce splende sul mondo, i malvagi, abituati a compiere le loro azioni nella notte, fuggono da esso e si ritirano nei loro oscuri nascondigli.

E il braccio alto - Dei malvagi. Il braccio è un simbolo di forza. È ciò con cui raggiungiamo i nostri scopi, e l'idea qui è che l'altero potere dell'oppressore sarà schiacciato. La connessione qui sembra essere questa. In Giobbe 38:12 c'è una bella descrizione della luce, e dei suoi effetti sull'aspetto degli oggetti naturali.

Era tale da rivestire di bellezza il mondo, e da riempire di letizia il cuore dei devoti. Per mostrare ora la grandezza del castigo dei malvagi, si aggiunge che tutta questa bellezza sarà loro nascosta. Saranno scacciati dalla luce nei loro nascondigli oscuri, e lì troveranno il ritiro di tutti i segni di prosperità, e il loro potere sarà schiacciato.

16 Sei entrato nelle sorgenti del mare? - La parola qui resa “sorgenti” ( נבך nêbek ), non si trova da nessun'altra parte nelle Scritture. È reso dalla Vulgata “profunda”, le parti profonde; e dalla Settanta πηγὴν pēgēn - "fontane". Il riferimento sembra essere alle profonde fontane in fondo al mare, che avrebbero dovuto rifornirlo d'acqua.

Una gran parte dell'acqua dell'oceano gli è infatti convogliata da fiumi e torrenti che scorrono sulla superficie della terra. Ma si sa anche che vi sono fontane in fondo all'oceano, e in alcuni luoghi la quantità d'acqua che ne sgorga è così grande, che la sua azione è percepibile in superficie. Una di queste fontane esiste nell'Oceano Atlantico vicino alla costa della Florida.

O hai camminato alla ricerca della profondità? - O meglio, nei luoghi profondi o nelle caverne dell'oceano. La parola resa qui “cercare” ( חקר chêqer ), significa “cercare”, investigare, e quindi un oggetto che va ricercato, e quindi ciò che è oscuro, remoto, nascosto. Quindi può essere applicato alle profonde caverne dell'oceano o al fondo del mare.

Questo è per l'uomo inscrutabile. Non è stata trovata alcuna linea abbastanza lunga da scandagliare l'oceano, e ovviamente non si sa cosa ci sia. Si adduce, quindi, con grande proprietà come prova della saggezza di Dio, che poteva guardare le profonde caverne dell'oceano, e poteva cercare tutto ciò che era lì. Un sentimento simile a questo si verifica in Omero, quando si parla di Atlante:

ατε αλάσσης;

Πάσης βένθεα οἷδεν.

Hoate thalassēs ;

Pasēs benthea oiden.

Odissea Giobbe 1:5.

“Chi conosce le profondità di ogni mare.”

17 Ti sono state aperte le porte della morte - Cioè, le porte del mondo dove regna la morte; o le porte che conducono alle dimore dei morti. L'allusione qui è a "Sheol" o "Hades", le oscure dimore dei morti. Questo doveva essere sotto terra, ed era entrato dalla tomba, ed era chiuso da porte e sbarre; vedi le note a Giobbe 10:21.

Il passaggio dal riferimento al fondo del mare alle regioni dei morti è stato naturale, e la mente è portata avanti a un argomento più al di là della comprensione dei mortali persino delle insondabili profondità dell'oceano. L'idea è che Dio vide tutto ciò che accadeva in quel mondo oscuro sotto di noi, dove si radunavano i morti, e che la sua vasta superiorità sull'uomo era dimostrata dalla sua capacità di penetrare e sorvegliare quelle regioni nascoste. È comune negli scrittori classici rappresentare quelle regioni come entrate da porte. Così, Lucrezio, i. 1105,

- Haec rebus erit para janua letl,

Hae se turba foras dabit omnis materai.

- “Le porte della morte sono aperte,

E l'immensa e sconfinata rovina travolge”.

Buona.

Così Virgilio, Eneide ii. 661,

- Pater isti janua leto,

"La porta della morte è aperta".

O hai visto le porte dell'ombra della morte? - Le porte che conducono ai regni tenebrosi dove la morte diffonde le sue cupe ombre. Questa espressione è più enfatica della prima, poiché la parola צלמות tsalmâveth “ombra di morte” ha un significato più intenso della parola מות mâveth, “morte.

“C'è l'idea in più di un'ombra profonda e lugubre; di tenebre profonde e cupe; vedi la parola spiegata nelle note a Giobbe 3:5; confronta Giobbe 10:21. L'uomo non era in grado di penetrare in quelle lugubri dimore e di rivelare ciò che c'era; ma Dio vide tutto con la chiarezza del mezzogiorno.

18 Hai percepito l'ampiezza della terra? - Quanto lontano si estende la terra. Per vedere la forza di ciò, dobbiamo ricordare che la prima concezione della terra era che fosse una vasta pianura, e che al tempo di Giobbe i suoi limiti erano sconosciuti. Una delle prime e più ovvie domande sarebbe naturalmente: Qual era l'estensione della terra? Da cosa era delimitato? E qual era il carattere delle regioni al di là di quelle allora conosciute? Tutto questo era allora nascosto all'uomo, e Dio, quindi, chiede con enfasi se Giobbe fosse stato in grado di determinare questa grande indagine.

La conoscenza di ciò è posta sullo stesso fondamento di quella delle profondità del mare, e delle regioni oscure dei morti, e al tempo di Giobbe l'una era tanto sconosciuta quanto l'altra. Dio, che tutto questo sapeva, deve dunque essere infinitamente esaltato al di sopra dell'uomo.

19 Dov'è la via in cui dimora la luce? - O meglio, dov'è la via o il sentiero per il luogo dove dimora la luce? La luce è concepita come proveniente da una grande distanza e come se avesse un luogo che potrebbe essere considerato la sua casa. Viene al mattino e si ritira la sera, e sembra che al mattino sia venuto da qualche dimora lontana per illuminare il mondo, e poi si sia ritirato a casa sua la sera, e così abbia lasciato il posto alle tenebre per visitare la terra.

L'idea è questa: “Sai tu, quando la luce si ritira dal mondo, in quale luogo si dirige a sua casa? Puoi seguirlo fino alle sue dimore lontane e dire dove sono? E quando le ombre della notte vengono fuori e prendono il suo posto, tu puoi dire da dove vengono; e quando si ritirano di nuovo al mattino, puoi seguirli e dire dove si radunano insieme per dimorare?». Il pensiero è altamente poetico e non va preso alla lettera.

Il significato è che solo Dio poteva sapere qual era la grande fontana di luce e dove si trovava; e la domanda sostanzialmente può essere posta all'uomo con la stessa forza e proprietà ora come al tempo di Giobbe. Chissà qual è la grande fontana di luce per l'universo? Chi sa cos'è la luce? Chi può spiegare le cause del suo rapido volo di mondo in mondo? Chi può dire cosa lo fornisce e ne impedisce l'esaurimento? Chi se non Dio, dopo tutte le scoperte della scienza, può comprenderlo appieno?

E quanto all'oscurità, dov'è il suo posto? - L' oscurità qui è personificata. È rappresentato come avente un luogo di dimora mentre viene avanti per prendere il posto della luce quando questa viene ritirata, e di nuovo come ritirarsi nella sua dimora quando la luce riappare.

20 Che dovresti portarlo ai suoi limiti - Margine, "o, a". Il senso sembra essere questo: Dio chiede a Giobbe se conoscesse così bene le fonti della luce e il luogo in cui dimorava, da poterla prendere sotto la sua guida e ricondurla al suo luogo di dimora.

E che tu dovresti conoscere i sentieri per la sua casa? - La stessa idea si ripete qui. La luce ha una casa; un luogo di dimora. Era molto lontano, in una regione sconosciuta all'uomo. Conosceva forse Giobbe il modo in cui veniva e il luogo in cui dimorava così bene, da poterlo ricondurre alla propria dimora? Umbreit, Noyes e Herder, supponiamo che questo sia da intendersi ironicamente.

“Poiché hai raggiunto i suoi confini!

Perché allora conosci il sentiero per la sua dimora!”

Ma è stata comunemente considerata come una domanda, e così intesa si accorda meglio con la connessione.

21 Lo sai, perché allora sei nato? - Questa può essere una domanda o può essere detta ironicamente. Secondo il primo modo di renderla, equivale a chiedere a Giobbe se ha vissuto abbastanza a lungo per capire dove fosse la dimora della luce, o se avesse avuto un'esistenza quando è stata creata, e sapeva dove fosse fissata la sua dimora. Secondo quest'ultima modalità, è acuto sarcasmo.

«Devi sapere tutto questo, perché sei così vecchio. Hai avuto l'opportunità di osservare tutto questo, perché hai vissuto tutti questi cambiamenti e hai osservato tutte le opere di Dio”. Quest'ultimo metodo di interpretazione è adottato da Umbreit, Herder, Noyes, Rosenmuller e Wemyss. Il primo, tuttavia, sembra molto meglio accordarsi con la connessione e con la dignità e il carattere dell'oratore. Non è desiderabile rappresentare Dio come parlante nel linguaggio dell'ironia e del sarcasmo a meno che le regole di interpretazione lo richiedano imperativamente.

22 Sei entrato nei tesori della neve? - La neve è qui rappresentata come qualcosa che viene accumulato come un tesoro e tenuto in riserva per l'uso quando Dio lo richiederà. Argento e oro furono così accumulati per le occasioni in cui sarebbero stati desiderati, e il sentimento figurativo qui è che neve e grandine furono così preservati per l'uso a cui l'Onnipotente potrebbe dedicarli, o per quelle grandi occasioni in cui sarebbe opportuno per portarli avanti per eseguire i suoi scopi.

Naturalmente, c'era da aspettarsi che Dio parlasse nella lingua che la gente comunemente usava quando parlava delle sue opere, e non entrava in una spiegazione filosofica o scientifica dei fenomeni della natura. Il suo scopo non era quello di insegnare la scienza, ma di produrre un'impressione solenne della sua grandezza, e questo è assicurato da un tale appello, sia che le leggi della natura siano comprese o meno. Il semplice appello a Giobbe qui è: potrebbe spiegare i fenomeni della neve e della grandine?

Potrebbe dire come si sono formati? Da dove sono venuti? Dove sono stati preservati e come sono stati inviati per eseguire gli scopi di Dio? L'idea è che tutto ciò che riguardava la neve fosse chiaramente compreso da Dio, e che questi fossero fatti di cui Giobbe non era a conoscenza e che non poteva spiegare. L'effetto del tempo e dell'indagine scientifica, in questo come in altri casi cui si fa riferimento in questo libro, è stato solo quello di aumentare la forza di questa domanda.

L'effetto delle scoperte che si fanno nelle opere di Dio non è di diminuire il nostro senso della sua sapienza e maestà, ma di mutare il semplice stupore in lode; trasformare il cieco stupore in intelligente adorazione. Ogni nuova scoperta di una legge di natura è più adatta a impressionare la mente con timore reverenziale, e allo stesso tempo diventa la base di un nuovo atto di intelligente fiducia in Dio. Questo vale per la neve come per altre cose.

Al tempo e nel paese di Giobbe venne senza dubbio dal nord. Grandi quantità sembravano sgorgare da quelle regioni in certe stagioni dell'anno, come se vi fossero conservate in vasti magazzini, o tesori. La scienza, tuttavia, ci ha detto che si tratta di vapore congelato formato nell'aria, dal momento che il vapore viene congelato lì prima di essere raccolto in gocce abbastanza grandi da formare grandine. Nella discesa del vapore sulla terra si gela e discende nelle numerose varietà di forme cristallizzate in cui compaiono i fiocchi.

Forse non c'è niente di più adatto a suscitare piacevoli concezioni della sapienza di Dio - nemmeno la varietà della bellezza nei fiori - delle varie forme di cristalli in cui appare la neve. Quei cristalli presentano una varietà quasi infinita di forme, Cartesio e il dottor Hook sono stati tra i primi le cui menti sembrano essere state attratte dalle figure dei cristalli nella neve, e dopo le loro ricerche il soggetto ha suscitato grande interesse in altri.

Il capitano Scoresby, che ha prestato molta attenzione a questo argomento e ad altri fenomeni artici, ha delineato 96 di questi cristalli. E aggiunge: “L'estrema bellezza e l'infinita varietà degli oggetti microscopici percepiti nei regni animale e vegetale, sono forse pienamente eguagliate, se non superate, in entrambi i particolari di bellezza e varietà, dai cristalli di neve. Le configurazioni principali sono quella stelliforme e quella esagonale; sebbene quasi tutte le varietà di forme di cui sono suscettibili gli angoli generatori di 60° e 120°, possono essere scoperte nel corso di pochi anni di osservazione.

Alcune delle varietà generali nelle figure dei cristalli possono essere riferite alla temperatura dell'aria; ma le particolari e infinite modificazioni delle stesse classi di cristalli possono essere riferite solo alla volontà e al piacere della Prima Grande Causa, le cui opere, anche le più minute ed evanescenti, e nelle regioni più lontane dall'osservazione umana, sono del tutto ammirevoli. .” Vedi l'Enciclopedia di Edimburgo, "Neve".

O hai visto i tesori della grandine - Come se la grandine fosse conservata in magazzini, come le armi da guerra, per essere richiamata quando Dio vorrà, per eseguire i suoi propositi. La grandine - così ben nota nella sua natura e forma - è costituita da masse di ghiaccio o vapore congelato, che cadono dalle nuvole in acquazzoni o tempeste. Queste masse sono costituite da piccole sferule unite, ma non tutte della stessa consistenza; alcuni sono duri e solidi come il ghiaccio perfetto, altri morbidi come la neve ghiacciata.

I chicchi di grandine assumono varie figure; alcuni sono rotondi, altri angolari, altri piramidali, altri piatti, e talvolta sono stellati, con sei raggi, come cristalli di neve - Encylopedia come citato nel Webster's Dictionary. Neve e grandine si formano tra le nuvole quando si trovano ad un'altitudine dove la temperatura è inferiore a 32 gradi. Le particelle di umidità si congelano e cadono a terra. Quando la temperatura sotto le nuvole supera i 32 gradi, i fiocchi di neve spesso si sciolgono e scendono sotto forma di pioggia.

Ma i chicchi di grandine, per la loro maggiore solidità e più rapida discesa, raggiungono spesso la terra anche quando la temperatura è molto più elevata; e quindi abbiamo tempeste di grandine in estate. La differenza nella formazione della neve e della grandine è che nel primo caso il vapore nelle nubi si rapprende prima di essere raccolto in gocce; in caso di grandine il vapore viene raccolto in gocce o masse e quindi congelato.

"Se esaminiamo", dice il signor Leslie, "la struttura di un chicco di grandine, percepiremo un nocciolo nevoso racchiuso da una crosta più dura. Ha quasi l'aspetto di una goccia d'acqua improvvisamente congelata, le particelle d'aria vengono spinte dalla superficie verso il centro, dove formano una consistenza spugnosa. Questa circostanza suggerisce la probabile origine della grandine, che è forse causata dalla pioggia che cade attraverso uno strato d'aria secco e molto freddo" - Enciclopedia di Edimburgo, "Meteorologia".

Tutti i fatti sulla formazione della grandine erano sconosciuti al tempo di Giobbe, e quindi Dio si appella ad essi come prova della sua superiore saggezza e grandezza, e come prova del dovere dell'uomo di sottomettersi a lui. Questi fenomeni, che si verificavano costantemente, l'uomo non poteva spiegare; e quanto meno qualificato, quindi, era lui a sedere in giudizio sui segreti consigli dell'Onnipotente! La stessa osservazione può essere fatta ora, perché sebbene la scienza abbia fatto qualcosa per spiegare le leggi con cui si formano la neve e la grandine, tuttavia quelle scoperte hanno avuto la tendenza ad ampliare le nostre concezioni della saggezza di Dio e ci hanno mostrato, in una misura che non era poi sospettato, quanto è ancora sconosciuto.

Vediamo alcune delle leggi con cui Dio fa queste cose, ma chi è disposto a spiegare queste stesse leggi, o a dire perché e come le particelle di vapore si dispongono in forme cristallizzate così belle?

23 Che ho riservato - Come se fossero accuratamente custoditi per essere portati alla luce quando saranno necessari. L'idea è che fossero interamente sotto la direzione di Dio.

Il tempo dei guai - Herder "il tempo del bisogno". Il significato probabilmente è che li aveva tenuti di riserva per il tempo in cui voleva portare calamità sui suoi nemici, o che se ne serviva per punire i suoi nemici; confrontare le note a Giobbe 36:31.

Contro il giorno della battaglia e della guerra - I chicchi di grandine sono stati impiegati da Dio a volte per sopraffare i suoi nemici e sono stati inviati contro di loro in tempo di battaglia; vedi Giosuè 10:11; Esodo 9:22; Salmi 18:12; confronta le note di Isaia 29:6.

24 Da che parte si divide la luce - Il riferimento qui è alla luce del mattino, che sembra venire da un punto, e diffondersi subito su tutta la terra. Sembra essere raccolto ad est, o, per così dire, condensato o concentrato lì, e poi dividersi, ed espandersi sulla faccia del mondo. Dio qui chiede a Giobbe se può spiegarlo o mostrare in che modo è stato fatto.

Questo era uno degli argomenti che si potrebbe supporre presto per stimolare l'indagine, ed è uno che può essere spiegato così poco ora come allora. Le cause della propagazione della luce, che sembra procedere da un centro e diffondersi rapidamente in ogni direzione, sono forse poco conosciute oggi come lo erano al tempo di Giobbe. La filosofia ha fatto poco per spiegare questo, e il modo in cui la luce viene fatta viaggiare in otto minuti dal sole alla terra - una distanza di novanta milioni di miglia - e il modo in cui è "divisa" o "separata" da quel grande centro, e diffuso sul sistema solare, è un vero mistero tanto quanto lo era ai tempi di Giobbe, e la domanda qui proposta può essere posta ora con la stessa enfasi di allora.

Che disperde il vento dell'est sulla terra - Secondo questa traduzione, l'idea sarebbe che in qualche modo la luce sia la causa del vento dell'est. Ma si può dubitare che questa sia la vera interpretazione, e se si debba affermare che la luce ha un qualche agente nel far soffiare il vento. Herder lo rende:

“Quando la luce si dividerà,

Quando il vento d'oriente lo spargerà sulla terra?».

Secondo questo, l'idea sarebbe che la luce del mattino sembra essere portata dal vento. Umbreit lo rende: "Dov'è la via per la quale il vento orientale scorre sulla terra?" Cioè, il vento dell'est, come la luce, viene da un certo punto e sembra diffondersi nel mondo; e la domanda è: se Giobbe potrebbe spiegarlo? Questa interpretazione è adottata da Rosenmuller e Noyes, e sembra essere richiesta dal parallelismo e dalla natura del caso.

La causa della rapida diffusione del vento da un certo punto della bussola, era coinvolta in altrettanta oscurità quanto la propagazione della luce, né quella causa è molto meglio compresa ora. Non c'è motivo di supporre che la diffusione della luce abbia un'azione particolare nel causare il vento dell'est, come sembra supporre la nostra versione comune, né questa idea è necessariamente nel testo ebraico. Il vento di levante è qui citato o perché la luce viene da levante, e il vento da quella parte era suggerito più naturalmente di ogni altro, o perché il vento di levante era notevole per la sua violenza.

L'idea che un forte vento orientale fosse in qualche modo connesso con l'alba del giorno o il sorgere del sole, era quella che prevaleva, almeno in una certa misura, tra gli antichi. Così, Catullo (lxiv. 270 ss) dice:

Hic qualis flatu placidum mare matutino

Horrificans zephyrus proclivas incitat undas

Aurora exoriente, vagi sub lumina solis.

25 Chi ha diviso un corso d'acqua per lo straripamento delle acque - Cioè per le acque che scendono dalle nuvole. L'idea sembra essere questa, che le acque del cielo, invece di riversarsi a fiumi, o discendere tutte insieme, sembravano scorrere in certi canali formati per loro; come se fossero stati ritagliati tra le nuvole per quello scopo. Le cause della pioggia, il modo in cui l'acqua era sospesa tra le nuvole e le ragioni per cui la pioggia non scendeva del tutto nelle inondazioni, attirarono presto l'attenzione e diedero occasione di investigare. L'argomento è citato più di una volta in questo libro; vedi le note a Giobbe 26:8.

O un modo per il lampo del tuono - Per il lampo del tuono. L'idea è questa: un sentiero sembra aprirsi nella nuvola oscura per il passaggio del lampo. Come è stato fatto un tale percorso, da quale agenzia o da quali leggi, è stata la domanda proposta per l'indagine. Il lampo sembrò immediatamente irrompere attraverso la nube oscura dove prima non c'era alcuna apertura e nessun segno di un sentiero, e proseguì il suo viaggio a zig-zag come se tutti gli ostacoli fossero stati rimossi, e passasse su un sentiero battuto.

La domanda è: chi avrebbe potuto tracciare questo percorso per far entrare il lampo di tuono? Chi potrebbe farlo se non l'Onnipotente? E tuttavia, con tutta la luce che la scienza ha gettato sull'argomento, possiamo ripetere la domanda.

26 Far piovere sulla terra, dove non c'è nessun uomo - Questo è progettato per aumentare la concezione del potere di Dio. Non si può pretendere che ciò sia stato fatto dall'uomo, poiché la pioggia è stata fatta cadere nelle regioni desolate dove nessuno abitava. Nel deserto solitario, nelle distese lontane dalle abitazioni della gente, la pioggia viene fatta scendere, evidentemente per la cura provvidenziale di Dio, e ben oltre la portata dell'azione dell'uomo.

C'è una grandissima bellezza in tutta questa descrizione di Dio che sovrintende alla pioggia che cade lontano dalle case delle persone, e in quelle distese solitarie che riversano le acque, affinché la tenera erba possa germogliare e i fiori sboccino sotto la sua mano. Tutto questo può sembrare sprecato, ma non è così agli occhi di Dio. Non una goccia di pioggia cade nel deserto sabbioso o sulla roccia sterile, per quanto inutile possa sembrare, che non sia vista come preziosa da Dio, e che non sia designata per realizzare lì qualche scopo importante.

27 Per soddisfare la terra desolata e desolata - Come se alzasse una voce implorante a Dio, e mandasse giù la pioggia per soddisfarla. Il deserto è dunque come un pellegrino assetato. È arido, assetato e triste, e fa appello a Dio, e lui soddisfa i suoi bisogni e li soddisfa.

O per far germogliare il bocciolo della tenera erba - Nel deserto. Lì Dio opera da solo. Nessun uomo è lì per coltivare le vaste terre selvagge, eppure un'agenzia invisibile sta andando avanti. L'erba cresce; il bocciolo si apre; la foglia si espande; i fiori esalano la loro fragranza come se fossero sotto la più attenta coltivazione. Tutto questo deve essere opera di Dio, poiché non si può nemmeno pretendere che l'uomo sia lì a produrre questi effetti.

Forse si rimarrebbe più profondamente impressionato dal senso della presenza di Dio nel deserto senza sentieri, o nella sconfinata prateria, dove non c'è nessuno, che nel parco più splendido, o nel giardino coltivato con più gusto che l'uomo possa fare. In un caso, si vede solo la mano di Dio; nell'altro, ammiriamo costantemente l'abilità dell'uomo.

28 La pioggia ha un padre? - Cioè, è prodotto da Dio e non dall'uomo. Nessuno tra gli uomini può affermare di averlo causato, o può considerarlo come sua progenie. L'idea è che la produzione della pioggia è tra le prove della saggezza e dell'agenzia di Dio, e che è causata in un modo che dimostra la sua stessa agenzia. Non è per alcun potere dell'uomo; e non è in modo tale da costituire un rapporto come quello tra un padre e un figlio.

In questo libro si fa spesso appello alla pioggia come a qualcosa la cui causa l'uomo non poteva spiegare e come dimostrazione della saggezza e della supremazia di Dio. Tra le menti filosofiche e contemplative, esso susciterà presto l'indagine e darebbe occasione allo stupore. Cosa l'ha causato? Da dove veniva l'acqua che cadeva? Come è stato sospeso? Come è stato portato da un luogo all'altro? Come è stato fatto scendere a gocce, e perché non è stato subito versato a fiumi?

Domande come queste avrebbero presto stimolato l'indagine, e non dobbiamo supporre che al tempo del lavoro la scienza fosse così avanzata da poter essere risolta; vedi le note a Giobbe 26:8; confronta Giobbe 38:37 note. Le leggi della produzione della pioggia sono ora meglio comprese, ma come tutte le altre leggi scoperte dalla scienza, sono adatte ad elevare, non a diminuire, le nostre concezioni della saggezza di Dio.

Può essere interessante e può servire a spiegare i passaggi di questo libro che si riferiscono alla pioggia, come ad illustrare la saggezza di Dio, affermare quella che ora è la teoria comunemente accettata della sua causa. Tale teoria è quella proposta dal Dr. James Hutton, e pubblicata per la prima volta nelle Philosophical Transactions di Edimburgo, nel 1784. In questa teoria si suppone che la causa consista nel vapore che si tiene disciolto nell'aria, e si basa su questo principio - "che la capacità dell'aria di trattenere l'acqua allo stato di vapore aumenta in un rapporto maggiore della sua temperatura;" cioè che se vi sono due porzioni d'aria che conterrebbero una certa quantità d'acqua in soluzione se entrambe fossero riscaldate in egual grado, la capacità di trattenere l'acqua sarebbe uguale; ma se uno si scalda più dell'altro,

Tratterrà molta più acqua quando la temperatura viene aumentata di quanto sia proporzionale alla quantità di calore applicata. Dagli esperimenti che furono fatti da Sanssure ed altri, si trovò che mentre la temperatura dell'aria sale in progressione aritmetica, il potere dissolvente dell'aria aumenta quasi in progressione geometrica; cioè, se la temperatura è rappresentata dalle figure 2, 4, 6, 8, 10, ecc.

, la capacità di trattenere l'umidità sarà quasi rappresentata dalle figure 2, 8, 16, 32, 64, ecc. La pioggia è causata nel modo seguente. Quando due porzioni d'aria di diversa temperatura, e ciascuna satura di umidità, vengono mescolate, la quantità di umidità nell'aria così mescolata, in conseguenza della diminuzione della temperatura, sarà maggiore di quella che l'aria conterrà in soluzione, e sarà condensato in una nuvola o precipitato sulla terra. Questa legge di natura era naturalmente sconosciuta a Giobbe, ed è una disposizione che avrebbe potuto essere formata solo dall'Onnisciente Autore della natura; vedi “Edin. Enci., art. Meteorologia, pag. 181."

O chi ha generato le gocce della rugiada? - Chi li ha prodotti - implicando che sono stati causati solo dall'agenzia di Dio. Nessuno tra i mortali poteva affermare di aver fatto cadere la rugiada. Dio fa appello alla rugiada qui, le cui cause erano allora sconosciute, come prova della sua saggezza e supremazia. La rugiada è l'umidità condensata dall'atmosfera e che si deposita sulla terra. Di solito cade nelle notti serene e calme, ed è causata da un abbassamento della temperatura di quella su cui cade la rugiada.

Gli oggetti sulla superficie della terra diventano più freddi dell'atmosfera sopra di loro, e la conseguenza è che l'umidità che era sospesa nell'atmosfera vicino alla superficie della terra si condensa - allo stesso modo in cui si forma l'umidità in una giornata calda all'esterno di un bicchiere o una brocca piena d'acqua. Il freddo del recipiente contenente l'acqua condensa l'umidità che era sospesa nell'atmosfera circostante.

Il freddo, dunque, che accompagna la rugiada, la precede invece di seguirla. Il motivo per cui di notte la superficie della terra diventa più fredda dell'atmosfera circostante, in modo da formare rugiada, è stato oggetto di considerevoli ricerche. La teoria del dottor Wells, che è ora comunemente adottata, è che la terra irradia continuamente il suo calore verso le regioni alte e più fredde dell'atmosfera; che durante il giorno gli effetti di questa radiazione non sono sensibili, essendo più che controbilanciati dal maggior afflusso di calore per l'influenza diretta del sole; ma che durante la notte, tolta la causa contraria, questi effetti divengono sensibili, e producono l'abbassamento della temperatura che provoca la rugiada.

La superficie della terra si raffredda per il calore che viene irradiato alle regioni superiori dell'atmosfera e l'umidità dell'aria adiacente alla superficie della terra si condensa. Questo si verifica solo in una notte limpida e calma. Quando il cielo è nuvoloso, le nuvole fungono da schermo, e si impedisce l'irradiazione del calore alle regioni più alte dell'atmosfera, e la superficie della terra e l'atmosfera circostante sono mantenute alla stessa temperatura; vedere l'Enciclopedia di Edimburgo, "Meteorology", pp. 185-188. Certo, queste leggi erano sconosciute a Giobbe, ma ora che sono note a noi, costituiscono non meno propriamente una prova della sapienza di Dio.

29 Dal grembo di chi è uscito il ghiaccio? - Cioè, chi l'ha causato o prodotto? L'idea è che non sia stato per mezzo di alcuna agenzia umana, o in alcun modo noto, mediante il quale gli esseri viventi sono stati propagati.

E il canuto gelo del cielo - Che sembra cadere dal cielo. Il senso è che è causato interamente da Dio; vedi le note a Giobbe 37:10.

30 Le acque sono nascoste come una pietra - Il ghiaccio solido è posato su di esse come una pietra, nascondendole completamente alla vista.

E la faccia del profondo è congelata - Margine, "preso". L'idea è, sembrano prendere in mano l'un l'altro ( יתלכדוּ yitlakadu ); tengono insieme, o sono coerenti. La formazione del ghiaccio è quindi invocata come una prova della saggezza di Dio, e come una cosa che Giobbe non poteva spiegare. Nessun uomo potrebbe produrre questo effetto; né Giobbe poteva spiegare come fosse fatto.

31 Puoi tu legare le dolci influenze delle Pleiadi? - Le sette stelle. Sul significato della parola qui usata ( כימה kı̂ymâh ), vedi le note a Giobbe 9:9. Per quanto riguarda il significato della parola resa "dolci influenze", c'è stata una notevole varietà di interpretazioni.

La Settanta lo rende: "Capisci la banda ( δεσμόν desmon ) delle Pleiadi?" La parola ebraica ( מעדנה ma'ădannah ) è naturalmente deriva da una parola che significa “piaceri”, o “delizie” ( מעדן ma'adan, da עדן ' Adan, “per essere morbido o flessibile, per godere di piacere o per diletto”; quindi, la parola "Eden"), e quindi significherebbe, come nella nostra traduzione, le deliziose influenze delle Pleiadi; o le influenze che dovrebbero essere prodotte da questa costellazione nel conferire felicità, in particolare i piaceri goduti in primavera, quando quella costellazione fa la sua comparsa.

Ma Gesenius suppone che la parola derivi da ענד ânad, "legare", e che sia usata per trasposizione per מענדות mā‛nadôth.

Si riferirebbe quindi alle "bande delle Pleiadi", e la domanda sarebbe se Giobbe avesse creato la banda che univa le stelle che componevano quella costellazione in un'unione così stretta; se li avesse legati insieme in un grappolo o in un fascio. Questa idea è adottata da Rosenmuller, Umbreit e Noyes. Herder la rende "le brillanti Pleiadi". La parola "bande" applicata alle Pleiadi non è di rado usata nella poesia persiana.

Se ne parlava come una fascia o un ornamento per la fronte - o paragonati a un cerchietto composto da diamanti o perle. Così, Sadi, nel suo Gullstan, p. 22, (Amsterdam, 1651), parlando di un giardino, dice: "La terra è cosparsa, per così dire, di smeraldi, e le strisce delle Pleiadi appaiono sui rami degli alberi". Così Hafiz, un altro poeta persiano, dice, in una delle sue odi, "Sulle tue canzoni il cielo ha sparso i legami delle Pleiadi come sigillo di immortalità". I groenlandesi chiamano le Pleiadi killukturset, un nome dato loro perché sembrano essere legate insieme.

“Il resoconto di Egede della missione in Groenlandia, p. 57;” vedi Rosenmuller, “Alte u. nuova Morgenland, n. 768”. Non sembra, tuttavia, alcun buon motivo per discostarsi dal significato consueto della parola, e allora il riferimento sarà al momento in cui le Pleiadi o le sette stelle fanno la loro comparsa - la stagione della primavera. Poi l'inverno scompare; i flussi sono sbloccati; la terra è coperta d'erba e di fiori; l'aria è dolce e balsamica; e una felice influenza sembra insediarsi nel mondo.

Può esserci qualche allusione qui all'influenza che le stelle avrebbero dovuto esercitare sulle stagioni e sugli affari di questo mondo, ma non è necessario supporre questo. Tutto ciò che è richiesto nell'interpretazione del passaggio è che l'apparizione di certe costellazioni era collegata a certi cambiamenti nelle stagioni; come in primavera, estate o inverno. Non era innaturale dedurre da questo fatto che le costellazioni esercitassero un'influenza nel causare quei cambiamenti, e quindi nacque la pretesa scienza dell'astrologia.

Ma non c'è un collegamento necessario tra i due. Le Pleiadi appaiono in primavera e sembrano condurre in quella gioiosa stagione. Queste stelle, così strettamente unite, sembrano legate l'una all'altra in un'unione fraterna (Herder), e così gioiosamente inaugurano la primavera. Dio chiede a Giobbe se era l'autore di quella banda, e li aveva così uniti allo scopo di introdurre influenze felici sul mondo.

O sciogliere le bande di Orione - Riguardo a questa costellazione, vedi le note a Giobbe 9:9. Si suppone che la parola bande qui si riferisca alla cintura con cui è solitamente rappresentata. Orione è qui descritto come un uomo pronto all'azione, ed è il pioniere dell'inverno. Faceva la sua comparsa all'inizio dell'inverno ed era considerato il precursore di tempeste e tempeste; vedi le citazioni nelle note a Giobbe 9:9.

Apparendo così in autunno, questa costellazione sembra condurre all'inverno. Viene con forza. Diffonde la sua influenza sull'aria, sulla terra, sulle acque e lega ogni cosa a suo piacimento. Dio qui chiede a Giobbe se avesse il potere di disarmare questo gigante; sciogliere la sua cintura; privarlo delle forze; per controllare le stagioni? Aveva il potere sull'estate e sull'inverno, in modo da farli andare o venire al suo comando, e controllare tutte quelle leggi che li hanno prodotti?

32 Puoi tu partorire Mazzaroth nella sua stagione? - Margine, “i dodici segni”; cioè i dodici segni dello zodiaco. C'è stata molta diversità di opinioni sul significato di questa parola. Non si trova da nessun'altra parte nelle Scritture, e naturalmente non è facile determinarne il significato. La Settanta conserva la parola μαξσυρὠθ maxsurōth, senza tentare di tradurla.

Girolamo lo rende, " Lucifero - Lucifero", la stella del mattino. Il Caldeo, מזליא שטרי - le costellazioni dei pianeti. Coverdale, "la stella del mattino"; e così Lutero lo rende. Rosenmuller, "signa celestia" - i segni celesti, e così Herder, Umbreit, Gesenius e Noyes, "lo zodiaco". Gesenius considera la parola מזרה mazzârâh, come la stessa di מזלה mazzâlâh, propriamente “alloggi, locande”; e quindi le “dimore” del sole, ovvero i luoghi o “case” in cui appare nei cieli, e quindi come significati i segni dello zodiaco.

La maggior parte degli interpreti ebraici adotta questo punto di vista, ma non poggia su alcun fondamento certo, e poiché non siamo certi del significato della parola, l'unico modo sicuro è conservare l'originale, come avviene nella nostra versione comune. Non vedo come sia possibile determinarne con certezza il significato, e probabilmente è da considerarsi come un nome dato a qualche costellazione o ammasso di stelle che si suppone eserciti un'influenza sulle stagioni, o connesso a qualche cambiamento nelle stagioni , che ora non possiamo comprendere con precisione.

O puoi guidare Arturo? - Sulla costellazione “Arcturus” ( עשׁ ayish ), vedi le note a Giobbe 9:9. La parola resa “guida” nel testo, è a margine “guidali”. L'ebraico è “e עשׁ ' Ayish su (o quasi - על ' al ) i suoi figli, puoi tu li portano?” Herder e Umbreit lo rendono: "E conduci l'Orsa con i suoi piccoli", o i suoi figli.

Il riferimento è alla costellazione di Arturo, o dell'Orsa Maggiore, nel cielo settentrionale. I "figli" a cui si fa riferimento sono le stelle che lo accompagnano, probabilmente le stelle che ora vengono chiamate la "coda dell'orso". "Umbretta". Un'altra interpretazione è suggerita da Herder, secondo la quale questa costellazione è rappresentata come un viandante notturno - una madre, che cerca i suoi figli perduti, le stelle che non sono più visibili, e che così gira intorno al cielo.

Ma il probabile riferimento è alla costellazione condotta intorno al palo come da una mano invisibile, come una madre con i suoi figli, e la domanda è: se Giobbe avesse abilità e potere per farlo? Dio si appella ad essa come manifestazione della sua maestà e potenza, e al di sopra dell'abilità dell'uomo. Chi ha mai guardato quella bella costellazione e segnato le sue regolari rivoluzioni, senza sentire che la sua posizione ei suoi movimenti erano quelli che solo Dio poteva produrre?

33 Conosci tu le ordinanze del cielo? - Le leggi o statuti da cui sono regolati i moti dei corpi celesti. Queste erano del tutto sconosciute al tempo di Giobbe, e la scoperta di alcune di quelle leggi - poiché solo alcune di esse sono ancora conosciute - era riservata alla gloria del moderno sistema di astronomia. Il suggerimento dei grandi principi del sistema diede immortalità al nome Copernico; e la scoperta di quelle leggi nei tempi moderni ha conferito immortalità ai nomi di Brahe, Keplero e Newton.

Le leggi che controllano i corpi celesti sono le più sublimi che siano conosciute dall'uomo, e hanno fatto più di ogni altra per imprimere nella mente umana un senso della maestà di Dio: scoperte fatte nell'universo materiale. Naturalmente, tutte quelle leggi erano note a Dio stesso, e ad esse si appella a prova della sua grandezza e maestà. I grandi e bei movimenti dei corpi celesti al tempo di Giobbe erano atti a produrre ammirazione; e una delle principali delizie di coloro che dimoravano sotto lo splendore di un cielo orientale era contemplare quei movimenti e dare nomi a quelle luci mobili.

Le scoperte della scienza hanno allargato all'immensità le concezioni dell'uomo riguardo ai cieli stellati; hanno mostrato che queste luci scintillanti sono mondi e sistemi vasti, e allo stesso tempo hanno così svelato le leggi da cui sono governate da promuovere, dove il cuore è giusto, la pietà intelligente ed elevare la mente a visioni più gloriose del Creatore.

Puoi tu stabilirne il dominio sulla terra? - Cioè, "assegna il dominio dei cieli sulla terra?" Il riferimento è, senza dubbio, all'influenza dei corpi celesti sugli oggetti sublunari. Non si può supporre che l'esatta estensione di ciò fosse nota ai giorni di Giobbe, ed è probabile che all'influenza delle stelle sulle vicende umane sia stato attribuito molto di più di quanto la verità giustificherebbe.

Né è ora nota la sua estensione. È noto che la luna ha un'influenza sulle maree dell'oceano; può essere che in una certa misura sia sopravvissuto al tempo; e non è impossibile che gli altri corpi celesti possano avere qualche effetto sui cambiamenti osservati nella terra che non si comprende. Qualunque cosa sia, era ed è tutto noto a Dio, e l'idea qui è che era una prova della sua immensa superiorità sull'uomo.

34 Puoi tu alzare la tua voce fino alle nubi, affinché l'abbondanza delle acque possa coprirti? - Cioè, puoi comandare alle nuvole in modo che mandino giù una pioggia abbondante? Bouillier suppone che vi sia qui un'allusione agli incantesimi che si pretendevano praticati dai Magi, mediante i quali essi rivendicavano il potere di produrre pioggia a piacere; confrontare Geremia 14:22 , "C'è qualcuno tra le vanità dei Gentili (gli idoli che adorano) che può causare la pioggia? Non sei tu, Signore nostro Dio?». L'idea è che solo Dio può causare la pioggia e che il controllo delle nuvole da cui discende la pioggia è del tutto fuori dalla portata dell'uomo.

35 Puoi mandare fulmini? - Cioè, il fulmine è completamente sotto il controllo di Dio. Così è ora; poiché dopo tutto ciò che l'uomo ha fatto per scoprire le sue leggi e per difendersi da esso, tuttavia l'uomo non ha ancora fatto progressi verso un potere per esercitarlo, né è possibile che lo faccia mai. È una delle agenzie nell'universo che deve essere sempre sotto la direzione divina, e per quanto l'uomo possa sovvenzionare ai suoi scopi vento, acqua, vapore e aria, tuttavia non può esserci alcuna prospettiva che il fulmine biforcuto possa essere afferrato da mani umane e indirizzato dall'abilità umana a scopi di utilità o distruzione tra le persone; confrontare le note a Giobbe 36:31.

E dirti: Eccoci qui - Margine: " Eccoci ". Cioè, siamo a tua disposizione. Questo linguaggio deriva dalla condizione dei servi che si presentano alla chiamata dei loro padroni e dicono che erano pronti ad obbedire ai loro comandi; confronta 1Sa 3:4, 1 Samuele 3:6 , 1 Samuele 3:9; Isaia 6:8.

36 Chi ha messo la sapienza nelle parti interiori? - C'è una grande varietà nell'interpretazione di questo passaggio. Jerome lo rende, Quis posuit in visceribus heminis sapienttam? Vel quis dedit gallo intelligentiam? “Chi ha messo la sapienza nelle viscere dell'uomo? O chi ha dato al gallo l'intelligenza?" Altrettanto stranamente, la Settanta ha: "Chi ha dato alle donne l'abilità nella tessitura e la conoscenza dell'arte del ricamo?". Uno dei Targum lo rende: "Chi ha dato alla beccaccia l'intelligenza che dovrebbe lodare il suo Maestro?" Herder lo rende,

“Chi ha dato intelligenza alle nuvole volanti,

O intelligenza alle meteore dell'aria?"

Umbreit,

“Chi ha messo la saggezza nelle nuvole scure?

Chi ha dato comprensione alle forme dell'aria?”

Schultens e Rosenmuller lo spiegano dei vari fenomeni che appaiono nel cielo - come fulmini, tuoni, luci meteoriche, ecc. Quindi il prof. Lee spiega le parole come riferite alla "tempesta" e al "temporale". Secondo tale interpretazione, l'idea è che questi fenomeni sembrano essere dotati di intelligenza. C'è prova di piano e saggezza nella loro disposizione e connessione, e mostrano che non è un caso che siano diretti.

Una ragione assegnata a questa interpretazione è che si accorda con la connessione. Il corso dell'argomento, si osserva, riguarda i vari fenomeni che appaiono nel cielo: i fulmini, le tempeste e le nuvole. È innaturale supporre che qui si interponga un'osservazione rispetto alle doti intellettuali dell'uomo, quando l'appello alle nuvole è di nuovo subito ripreso Giobbe 38:37.

Non c'è dubbio che vi sia molto peso in questa osservazione, e che la connessione richieda questa interpretazione, e che dovrebbe essere adottata se le parole usate lo consentiranno.

L'unica difficoltà riguarda le parole rese "parti interiori" e "cuore". Il primo di questi ( טחות ṭûchôt ) secondo gli interpreti ebraici, deriva da טוח ṭûach, “coprire, stendere, imbrattare”; e quindi è dato alle vene, perché coperto di grasso. Si verifica solo in questo luogo, e in Salmi 51:6 , "Ecco tu desideri la verità nelle parti interiori", dove si riferisce senza dubbio alla sede degli affetti o dei pensieri nell'uomo.

Il verbo è spesso usato nel senso di imbrattare, sovrapporre o intonacare, come in Levitico 14:42; Ezechiele 22:28; Ezechiele 13:12 , Ezechiele 13:14.

Schultens, Lee, Umbreit e altri ricorrono nella spiegazione dell'uso della parola araba delle stesse lettere con l'ebraico, che significa vagare, fare un colpo a caso, ecc., e quindi applicarlo al fulmine, e alle meteore. Umbreit suppone che vi sia allusione all'opinione prevalente in Oriente che le nuvole ei fenomeni dell'aria potessero essere considerati come un indizio profetico di ciò che sarebbe accaduto; o all'usanza di predire eventi futuri dagli aspetti del cielo.

È un'obiezione sufficiente a questo, tuttavia, che non si può supporre che l'Onnipotente presti la sua approvazione a questa opinione appellandosi ad essa come se fosse così. Dopo tutto ciò che è stato scritto sul brano, e tutta la forza della difficoltà che viene sollecitata, non vedo prove che dobbiamo discostarci dall'interpretazione comune, vale a dire che Dio intende appellarsi al fatto che ha dotò l'uomo di intelligenza come prova della sua grandezza e supremazia.

Il collegamento, in effetti, non è molto evidente. Può darsi però, come suggerisce Noyes, che il riferimento sia alla mente di Giobbe in particolare, e all'intelligenza con cui egli fu in grado di percepire, e in qualche misura comprendere, questi vari fenomeni. La connessione potrebbe essere qualcosa del genere: “Guarda il cielo e contempla queste meraviglie. Spiegali, se possibile; e poi chiedi chi è che ha così dotato la mente dell'uomo da poter rintracciare in loro tali prove della saggezza e del potere dell'Onnipotente. I fenomeni stessi, e la capacità di contemplarli e di esserne istruiti, sono ugualmente manifestazioni della supremazia dell'Altissimo».

Comprensione al cuore - Alla mente. La parola comune per denotare “cuore” - לב lêb non è qui usata, ma una parola ( שׂכוי śekvı̂y da שכה ) che significa “guardare, vedere”; e quindi, denotando la mente; l'anima intelligente. "Gesenius".

37 Chi può numerare le nuvole? - La parola qui resa “nuvole” ( שׁחקים shachaqiym ) è applicata alle nuvole in quanto costituite da “piccole particelle” - come se fossero composte di polvere fine, e quindi ad esse si applica la parola numero, non nel senso che le nubi stesse erano innumerevoli, ma nessuno poteva stimare il numero di particelle che entrano nella loro formazione.

In saggezza - Con la sua saggezza. Chi ha l'intelligenza sufficiente per farlo?

O chi può restare le bottiglie del paradiso? - Margine, come in ebraico "causa di sdraiarsi". Le nuvole sono qui paragonate alle bottiglie, come se trattengono l'acqua allo stesso modo; confrontare le note a Giobbe 26:8. La parola resa "rimanere" nel testo, e a margine "farsi coricare", è resa da Umbreit, "versare", da un significato arabo della parola.

Gesenius suppone che il significato di "versare" derivi dall'idea di "far sdraiare", dal fatto che una bottiglia o un recipiente veniva fatto sdraiare o era inclinato da un lato quando il suo contenuto veniva versato. Questa spiegazione sembra probabile, anche se non c'è nessun altro luogo in ebraico dove la parola è usata in questo significato. Il senso di versamento si accorda bene con la connessione.

38 Quando la polvere cresce in durezza - Margine, "viene versata o si trasforma in fango". Le parole qui usate si riferiscono spesso ai metalli e all'atto di versarli fuori quando sono fusi, allo scopo di fondere. L'idea corretta qui è "quando la polvere scorre in una massa fusa"; cioè, quando è bagnato dalla pioggia scorre insieme e diventa duro. Il senso è che la pioggia agisce sull'argilla come il calore sui metalli, e che quando si dissolve scorre insieme e diventa così una massa solida. Lo scopo è confrontare l'effetto della pioggia con il consueto effetto nella fusione dei metalli.

E le zolle si uniscono velocemente - Cioè, sono gestite insieme dalla pioggia. Formano una massa della stessa consistenza e poi vengono cotte a fuoco dal sole.

39 Darai la caccia alla preda per il leone? - L'appello qui è agli istinti di cui Dio ha dotato gli animali, e al fatto che li ha fatti in modo che si assicurassero il cibo. Chiede a Giobbe se si impegnerebbe a fare ciò che ha fatto il leone per istinto nel trovare il suo cibo e per la sua potenza e abilità nel catturare la sua preda. C'era un saggio adattamento del leone per questo scopo che l'uomo non poteva né originare né spiegare.

Oppure riempi l'appetito dei giovani leoni - Margine, come in ebraico "vita". La parola vita è qui usata per fame, poiché l'appetito è necessariamente connesso con la conservazione della vita. Il significato qui è: “Ti impegneresti a provvedere ai suoi bisogni? È fatto per leggi e in un modo che tu non puoi spiegare. Ci sono nella disposizione con cui è compiuto segni di saggezza che superano di gran lunga l'abilità dell'uomo di originare, e l'istinto e il potere con cui è fatto sono la prova della supremazia dell'Altissimo”. Nessuno può studiare l'argomento degli istinti degli animali, o conoscere minimamente la Storia Naturale, senza trovare ovunque tracce della saggezza e della bontà di Dio.

40 Quando si adagiano nelle loro tane - Allo scopo di balzare sulla loro preda.

E restare nascosto per restare in agguato? - La solita postura del leone quando cerca la sua preda. Si mette in una posizione inosservata in una fitta boscaglia, o si accuccia a terra per non essere visto, e poi balza improvvisamente sulla sua vittima. Il metodo comune del leone nel prendere la sua preda è di balzare o gettarsi su di essa dal luogo della sua imboscata, con un grande balzo e infliggere il colpo mortale con un colpo di zampa.

Se manca il suo obiettivo, tuttavia, raramente tenta un'altra molla sullo stesso oggetto, ma torna deliberatamente al boschetto in cui si è nascosto. Guarda le abitudini del leone illustrate nell'Enciclopedia di Edimburgo, "Mazology".

41 Chi provvede al corvo il suo cibo? - Lo stesso pensiero è espresso in Salmi 147:9 ,

Dà alla bestia il suo cibo,

E ai giovani corvi che piangono.

Confronta Matteo 6:26. Scbeutzer ( in loc.) suggerisce che la ragione per cui il corvo è specificato qui piuttosto che altri uccelli è che è un uccello offensivo, e che Dio intende affermare che nessun oggetto, per quanto considerato dall'uomo, è sotto la sua attenzione. Provvede con cura ai bisogni di tutte le sue creature.

Quando i suoi piccoli gridano a Dio, vagano per mancanza di carne - Bochart osserva che il corvo espelle i piccoli dal nido non appena sono in grado di volare. In questa condizione, non potendo procurarsi il cibo con le proprie fatiche, emettono un rumore gracchiante, e si dice che Dio lo ascolti e che provveda ai loro bisogni. "No sì." Varie sono le opinioni espresse su questo argomento dagli scrittori rabbinici, e dagli antichi in genere.

Eliezer (cap. 21) dice che: "Quando i vecchi corvi vedono venire al mondo i giovani che non sono neri, li considerano come la progenie dei serpenti, e fuggono da loro, e Dio si prende cura di loro". Salomone dice che in questa condizione si nutrono delle mosche e dei vermi che si generano nei loro nidi, e la stessa opinione era degli scrittori arabi, Haritius, Alkuazin e Damir. Tra i padri della chiesa, Crisostomo, Olimpiodoro, Gregorio e Isidoro, supponevano che fossero nutriti dalla rugiada che scendeva dal cielo.

Plinio (Lib. xc 12) dice, che i vecchi corvi espellono il più forte dei loro piccoli dal nido, e li costringono a volare. Questo è il momento, secondo molti dei commentatori più anziani, in cui i giovani corvi sono rappresentati mentre invocano Dio per il cibo. Vedi Scheutzer, Physica Sacra, in loc. e Bochart, Hieroz. P. ii. l. ii. C. ii. Non so se ora si suppone che ci siano prove sufficienti per confermare questo fatto riguardo al modo in cui i corvi trattano i loro piccoli, e tutte le circostanze del luogo davanti a noi saranno soddisfatte dalla supposizione che i giovani uccelli sembrino invocano Dio e che provvede ai loro bisogni.

Gli ultimi tre versi di questo capitolo non avrebbero dovuto essere separati dai seguenti. L'appello in questo è alla creazione animale, e questo è continuato per tutto il prossimo capitolo. Il luogo adatto per la divisione sarebbe stato alla fine di Giobbe 38:38 , dove si Giobbe 38:38 l'argomento delle grandi leggi dell'universo materiale. Quindi inizia un appello alle sue opere di ordine superiore - la regione dell'istinto e degli appetiti, dove le creature sono governate da leggi diverse da semplici leggi fisiche.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 38

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 38

In questo capitolo il Signore riprende la polemica con Giobbe; lo invita a prepararsi a impegnarsi con lui in esso, e chiede una risposta alle domande che gli pone, riguardo alla terra e al suo tessuto, Giobbe 38:1-7 ; riguardo al mare, paragonato a un bambino in embrione, alla nascita, nelle fasce e nella culla, Giobbe 38:8-11 ; riguardo alla luce del mattino, alla sua diffusione e influenza, Giobbe 38:12-15 ; riguardo alle sorgenti del mare, alle parti oscure della terra, luogo della luce e delle tenebre, Giobbe 38:16-21 ; riguardo alle varie meteore, neve, grandine, pioggia, tuoni, fulmini e l'influenza delle stelle, Giobbe 38:22-38 ; e riguardo alla provvista per leoni e corvi, Giobbe 38:40,41

Versetto 1. Allora il Signore rispose a Giobbe dal turbine:

Appena Eliu ebbe finito di parlare, che vide la tempesta salire e ne diede indizi, Giobbe 37:2,14 ; e si affrettò a finire il suo discorso. Questo fu innalzato per dare l'avviso che il Signore stava per apparire, e per mostrare la sua maestà, e per comandare riverenza e attenzione. Il Targum lo chiama il turbine dell'angoscia, come potrebbe essere per Giobbe; e una rappresentazione dello stato e della condizione angosciata e disturbata in cui si trovava. La persona che ne ha parlato è Geova, il Figlio di Dio, l'eterna Parola, che molto probabilmente è apparsa in forma umana; fu visto un oggetto, Giobbe 42:5 ; e parlò con voce articolata a Giobbe;

e disse; in risposta ai suoi frequenti desideri e desideri che il Signore apparisse e prendesse in mano la sua causa

2 Versetto 2. Chi [è] questo,

Non intendendo Elihu l'ultimo oratore, come alcuni pensano; e ci sono alcuni che suppongono non solo che queste parole siano dirette a lui, ma tutto ciò che è detto in questo e nel seguente capitolo: ma era Giobbe il Signore a cui parlò e rispose, come espresso in Giobbe 38:1 ; e queste parole sono prese da Giobbe a se stesso, Giobbe 42:3. riguardo al quale il Signore si interroga, non come se ignorasse di lui, chi fosse; ma meravigliandosi che un uomo come lui parlasse come lui; e come adirati con lui, e lo rimproveravano per questo;

che oscura il consiglio con parole senza conoscenza? o il suo consiglio, il suo senso e i suoi sentimenti delle cose, che sono stati pronunciati in modo così oscuro da non essere intelligibili da coloro che li hanno ascoltati; per cui furono indotti, come lo erano gli amici di Giobbe, ad alcune idee errate su di lui: o piuttosto il consiglio di Dio, le sue opere di provvidenza, che sono fatte secondo il consiglio della sua volontà, e sono state travisate da Giobbe, come non sagge e buone, giuste ed eque; vedi Giobbe 34:3,5,37

3 Versetto 3. Cingi ora i tuoi lombi come un uomo,

Come un uomo valoroso che si cinge i bardaggi per la battaglia: Giobbe è invitato a prepararsi per la controversia che il Signore stava entrando con lui; e portare avanti le sue forti ragioni e i suoi argomenti più potenti in sua difesa. L'allusione è all'usanza nei paesi orientali, dove indossavano lunghe vesti, di cingerli intorno ai fianchi, quando erano impegnati nel lavoro o in guerra. Giobbe aveva spaccigliato quello che avrebbe fatto, e ora ha il coraggio di farlo; vedi Giobbe 23:4-6; 31:37 ;

poiché io ti chiederò e tu mi risponderai; Gli poneva domande, alle quali esigeva una risposta diretta e positiva. Geova prende la parte dell'avversario in questa disputa e dà quella del rispondente a Giobbe; poiché Giobbe stesso aveva messo a sua scelta quale prendere, Giobbe 13:22

4 Versetto 4. Dov'eri tu quando ho gettato le fondamenta della terra?

La terra ha fondamenta, e così solide da non poter essere spostata; ma che cosa sono, dal momento che è sospeso nell'aria sul nulla! Nient'altro che la potenza e la volontà di Dio, che ha posto queste fondamenta, e il Figlio di Dio, che ha creato e sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, Ebrei 1:3,10. Dov'era Giobbe allora? In uno stato di nulla, una mera nullità: non era presente quando questa straordinaria opera della natura fu compiuta, e non vide come il Signore l'avesse compiuta; e tuttavia si assume l'incarico di immergersi nelle opere segrete e nelle vie della Provvidenza, per le quali è rimproverato da questa domanda e dalle seguenti;

Dichiara, se hai intelligenza: Giobbe aveva l'intelligenza di un uomo nelle cose naturali e civili, e di un uomo buono nelle cose spirituali e divine; ma non aveva comprensione di questo, di ciò di cui si interrogava; non poteva dichiarare in quale luogo si trovasse e dove si trovasse quando fu fondata la terra

5 Versetto 5. Chi ne ha stabilito le misure, se tu lo sai?

Dio o una creatura? Il Signore, senza dubbio. Egli li espose nella sua mente divina, e li espose mediante la sua potenza divina; che fa tutte le cose con il peso e la misura. Fissò le dimensioni della terra, quanto lunga, quanto spessa e quanto larga dovesse essere; ne stabilì i confini e i confini. Questo Giobbe poteva sapere che il Signore lo sapeva; ma egli li deponeva, e che cosa fossero quelli che sono stati deposti, non lo sapeva. I matematici pretendono di darci la circonferenza e il diametro della terra; ma nei loro resoconti non sono concordi, ma differiscono ampiamente; il che dimostra che non sono certi di loro; e Giobbe e gli uomini della sua età potrebbero essere ancora meno sapienti: sebbene le parole possano essere tradotte: "perché tu sai"; certamente un uomo sapiente come te deve necessariamente saperlo, e quindi è un severo sarcasmo su di lui;

o chi ha steso la corda su di esso? La linea di misura è formata secondo la regola, con simmetria e proporzione esatte. Questo può essere lo stesso con il cerchio della terra e la bussola posta sulla faccia del globo profondo o terracqueo, Proverbi 8:27 Isaia 40:22. E con la stessa esattezza e giusta proporzione sono le vie e le opere della Provvidenza, che Giobbe avrebbe dovuto accettare come ben e saggiamente fatte

I matematici al tempo di Aristotele calcolavano la larghezza della terra poco meno di quaranta miriadi di stadi, e la sua lunghezza settanta miriadi. Aristotele. de Mundo, c

(3.) Vid. Plin. Nat. Hist. l

(2.) c. 108, 109. Secondo i moderni, la circonferenza della terra è di 25.031,5 miglia del nostro statuto, e il suo diametro 7967 di tali miglia. Vedi il Chamber's Dictionary sulla parola "Terra"

6 Versetto 6. Su dove sono fissate le sue fondamenta?

O i suoi pilastri, come lo interpreta Ben Gersom; vedi Salmi 75:3 ; e che Aben Esdra comprende delle montagne: ma qualunque esse siano, su che cosa possono essere fissate o affondate, quando la terra non è appesa a nulla, e non c'è nulla di visibile che la sostenga, nient'altro che la potente mano di Dio?

O chi ne ha posto la pietra angolare? che unisce, cementa e tiene insieme il tessuto, e ne è l'ornamento e la bellezza; Ma chi può dire di cosa si tratta? Aben Esdra lo interpreta del punto o centro della terra

7 Versetto 7. Quando le stelle del mattino cantavano insieme,

O tutte le stelle in senso letterale; Perché, sebbene a rigor di termini non ci sia che una stella del mattino, tuttavia tutte possono essere chiamate così, perché create presto al mattino del mondo; e tutte le stelle risplendono fino al mattino; ed è osservato da alcuni, che più si avvicina il mattino, più risplendono: e questi a loro modo cantano le lodi di Dio, e mettono in mostra la gloria delle sue perfezioni, e provocano canti di lode negli uomini; vedi Salmi 148:3; 19:1. O figurativamente, o angeli, come la maggior parte li interpreta, paragonabili alle stelle per la loro gloria, purezza e luce, per la loro costanza, permanenza e numero: o uomini buoni, in particolare ministri della parola, e angeli delle chiese; che sono stelle nella destra di Cristo, Apocalisse 1:20; 2:1 ; ma la stella principale del mattino è Cristo stesso, Apocalisse 22:16 ;

e tutti i figli di Dio gridarono di gioia; che di solito si intendono anche per gli angeli, quindi il Targum; che sono figli di Dio, non per nascita, come Cristo, né per adozione, come santi; ma per creazione, come Adamo, Luca 3:38. E poiché hanno una certa somiglianza con Dio, come spiriti santi, e lo onorano e gli ubbidiscono nel fare la sua volontà; sebbene il carattere dei figli di Dio, distinto dai figli degli uomini, dato ai professori di religione, si sia acquisito prima dei tempi di Giobbe; vedi Genesi 6:2 ; e che si potrebbe dire che cantassero insieme, e gridassero di gioia, quando si riunivano per il culto sociale; vedi Giobbe 1:6 ; e specialmente quando venivano fatte loro nuove scoperte del Messia, e la salvezza per mezzo di lui. Così Abramo, uno di questi figli di Dio, vide il giorno di Cristo e si rallegrò, e gridò di gioia, Giovanni 8:56. Poiché queste parole non devono necessariamente essere limitate alla posa del fondamento e della pietra angolare della terra, come la nostra versione indica; sebbene in realtà gli angeli potessero essere presenti, essendo stati creati non appena furono i cieli e con le stelle, come osserva Capello in questo luogo; e si rallegrarono, quando furono poste le fondamenta della terra, nel vedere una tale manifestazione della potenza, della sapienza e della bontà di Dio in essa; e che si può dire di loro, in allusione a ciò che viene fatto alla posa delle fondamenta di qualsiasi edificio degno di nota; vedere Esdra 3:10 ; poiché può essere ripetuto da Giobbe 38:4 ; "Dov'eri tu quando le stelle del mattino", ecc. e così può riferirsi a qualsiasi gioia, sia degli angeli che degli uomini, prima dei tempi di Giobbe, in cui egli non era presente

8 Versetto 8. O [che] chiudono il mare con le porte,

Dalla terra il passaggio è al mare, secondo l'ordine della creazione; e questo non si riferisce allo stato e al caso del mare come al diluvio, di cui alcuni lo interpretano, ma come alla sua prima creazione; ed è in tutto questo racconto rappresentato come un bambino, e qui per primo come in embrione, chiuso nelle viscere della terra, dove era quando fu creato per la prima volta con esso, come un bambino chiuso nel grembo di sua madre, e con le sue porte; vedi Giobbe 3:10 ; le viscere della terra sono i magazzini dove Dio ha depositato per la prima volta le acque profonde, Salmi 33:7 ; e quando il caos, la terra deforme, era come una donna incinta;

quando esce dall'abisso, come il Targum, con forza e violenza, come Farez uscì dal grembo di sua madre; per cui gli fu dato il suo nome, che significa una breccia, Genesi 38:29 ; così segue:

[come se] fosse uscito dal grembo materno; come un bambino uscito dal grembo materno; così il mare uscì e uscì dalle viscere della terra, e la coprì tutt'intorno, come in Salmi 104:6 ; e ora fu che lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque, prima che fossero prosciugate dalla terra; Questa fu la prima produzione visibile aperta del mare, e anzi può essere chiamata la sua nascita; vedi Genesi 1:2. Qualcosa di simile aveva l'idea del filosofo pagano Archelao, che dice, che il mare era chiuso in luoghi cavi, ed era come teso attraverso la terra

9 Versetto 9. Quando ho fatto della nuvola la sua veste,

Per questo neonato, il mare;

e una fitta oscurità una fascia per essa; che fu il caso del mare quando uscì dalle viscere della terra e la coprì, perché allora le tenebre erano sulla faccia dell'abisso, un'aria oscura, nebbiosa, nebbiosa, nebbiosa, Genesi 1:2 ; e questo avvenne prima della sua separazione dalla terra, e in questo ordine si trova in questo racconto; sebbene da allora, le nuvole, le nebbie e le nebbie, che salgono dal mare, siano come vesti per esso, e lo coprano a volte, e l'atmosfera circostante, poiché preme l'intero globo terracqueo, e tiene insieme le parti della terra, in modo che le acque del mare non fuoriescano; e queste sono le vesti e le fasce con cui sono avvolte le mani e le braccia di questa grande e chiassosa creatura; si dice del bambino in Ezechiele 16:4 che non era né "salato né fasciato affatto"; ma entrambi si possono dire del mare; che sia salato è sufficientemente noto, e che sia fasciato è qui affermato; ma chi, se non il Signore Onnipotente, poteva fare questo? e chi è riuscito, e lo fa ancora e può gestire, questa creatura indisciplinata, con la stessa facilità con cui un'infermiera può girarsi e fasciare un neonato sulle sue ginocchia

10 Versetto 10. e per esso ho decretato [luogo],

O, come lo traduce il signor Broughton, "e spezzare la terra per esso per mio decreto": fece una vasta voragine nella terra per contenere le acque del mare, che fu fornita come una sorta di culla per mettere questo bambino fasciato; Dio squarciò la terra, sollevò le colline e affondò le valli, che divennero come canali per convogliare le acque che scorrevano dalla terra al luogo stabilito, che si esprimeva magnificamente in Salmi 104:7,8 ; e si riferisce lì, come qui, all'opera della creazione del secondo giorno, Genesi 1:9,10 ;

e impostare sbarre e porte; per conservarlo nel luogo stabilito e stabilito, affinché le acque non superino la terra; queste sono le rive, come il Targum, le scogliere e le rocce su di esse, i confini del mare; a cui si può aggiungere, e ciò che è sorprendente, la sabbia sulla riva del mare è un tale confine per essa che non può passare, Geremia 5:22 ; ma questi sarebbero insufficienti se non fosse per la potenza e la volontà di Dio, espresse in seguito

11 Versetto 11. e disse: Fin qui verrai, ma non oltre,

Le acque del mare si estenderanno fino a tali rive e le lavassero, ma non andranno oltre; le sue maree ondeggianti saliranno fino a quel punto nei fiumi che ne usciranno, e poi torneranno, mantenendo esattamente il tempo e il luogo; questo è detto da Geova, la Parola di Dio, e per mezzo della sua onnipotente potenza è curato;

e qui si fermeranno le tue onde orgogliose; così in alto e non più in alto si innalzeranno; così lontano e non più lontano che fino ai confini fissati per loro; e anche se possono rivoltarsi come gli uomini superbi alzano la testa, per cui, ragione per cui l'orgoglio è attribuito loro, tuttavia non prevarranno, Geremia 5:22 ; tutto questo può essere adattato alle afflizioni del popolo di Dio, che a volte sono paragonate alle onde e ai flutti del mare, Salmi 42:7; 88:7 ; e questi escono dal grembo dei propositi e dei decreti di Dio, e non sono gli effetti del caso; sono molti e minacciano di sopraffare, ma Dio è con il suo popolo in loro e li preserva dall'essere inondati da loro; egli ne ha stabilito i limiti e le misure, oltre i quali non possono andare; vedi Isaia 27:8; 43:2 ; e anche al mondo, e agli uomini di esso, che sono come un mare agitato, Daniele 7:2,3 Isaia 57:20 ; e che si alzano, si gonfiano e si scagliano contro il popolo di Dio, essendo separati da coloro che in origine erano mescolati con loro; ma l'Eterno trattiene la loro ira e il loro furore, e non permette loro di fare alcun male al suo popolo; che ha posto nelle munizioni delle rocce fuori dalla loro portata, affinché quelle acque orgogliose non possano passarle sopra come minacciano di fare; vedi Salmi 76:10 124:2-6

12 Versetto 12. Hai tu comandato il mattino fin dai tuoi giorni;

Giobbe aveva vissuto abbastanza a lungo da vedere molte mattine, ma non era mai stato in suo potere comandarne una; si era trovato in circostanze tali da desiderare la luce del mattino prima che fosse, ma era costretto ad aspettarla, non poteva affrettarla o farla scattare prima del tempo; vedi Giobbe 7:3,4 ; uno dei Targumim è,

"Eri tu nei giorni della prima creazione e hai comandato che fosse il mattino?"

non lo era, Dio era; egli era prima del primo mattino, e comandò che ciò avvenisse, Genesi 1:3-5; Isaia 43:13 ;

[e] fece conoscere all'aurora il suo posto; la prima primavera di luce o l'alba del giorno; il quale, sebbene abbia un posto diverso ogni giorno dell'anno, come il sole sale o scende nei segni dello Zodiaco, tuttavia conosce e osserva il suo luogo esatto, essendo istruito da Dio

13 Versetto 13. Che si impadronisca dei confini della terra,

Come quando la luce del mattino spunta, lo fa rapidamente, raggiungendo in breve tempo la parte estrema dell'emisfero; che, e ciò che precede, può essere applicato alla luce del Vangelo, e alla direzione di quello sotto la divina Provvidenza nelle diverse parti del mondo, e fino ai suoi fini; vedi Salmi 19:4-6; Romani 10:18 ;

affinché gli empi ne siano scossi? la terra, per mezzo della luce; il che può essere inteso sia degli uomini malvagi che sono stati tutta la notte sulle opere delle tenebre, e si portano all'avvicinarsi della luce in luoghi nascosti in privato, come bestie da preda, così che la terra sembra essere, per così dire, libera da loro; o che fossero presi al mattino per fatti fatti di notte, e portati davanti alla giustizia, che si esercitavano al mattino, Geremia 21:12 Salmi 101:8 ; e così la terra si liberò di loro: così gli uomini malvagi fuggono la luce del Vangelo e ne sono condannati; e negli ultimi giorni luce e gloria cesseranno dalla terra; vedi Giovanni 3:19,20 Salmi 10:16 104:35

14 Versetto 14. È girato come argilla [a] il sigillo,

Come l'argilla riceve una forma diversa dall'impronta del sigillo su di essa, così la terra appare in modo diverso dalla primavera della luce del mattino su di essa; nell'oscurità della notte non si vede nulla della sua forma e della sua bellezza; è un semplice "tohu" e "bohu", come il caos, Genesi 1:2 ; le sue colline che si innalzano, le sue valli che si estendono e i suoi bei paesaggi non possono essere osservati con piacere; ma quando la luce irrompe al mattino, si vede in tutta la sua bellezza e gloria: del cambiamento che la luce del Vangelo opera negli uomini, vedi 2Corinzi 3:18 ;

e stanno come un mantello; o le cose vi stanno sopra come un vestito, come il signor Broughton rende le parole; erbe, piante e alberi, invisibili nella notte, si ergono come un parapetto alla terra nella luce del mattino; e come sono vestiti essi stessi, sono un vestito per quello, che ora indossa un altro e bellissimo abito; i pascoli sono rivestiti di greggi, e le valli coperte di grano, e tutta la terra di luce, come di un vestito, e come gli uomini resi leggeri nel Signore appaiono in modo meraviglioso; vedi Isaia 41:10 Apocalisse 3:4,5 12:1

15 Versetto 15. E agli empi è negata la loro luce,

la cui luce è tenebre e il cui giorno è la notte, di cui sono privati quando irrompe la luce del mattino; vedi Giobbe 24:17 ; Si può intendere figurativamente la luce della prosperità che viene rimossa da loro, o la luce della vita, quando saranno mandati nelle tenebre più complete;

e il braccio alto sarà spezzato; il loro potere indebolito e reso inutile; anche il potere di tali uomini malvagi che ne hanno avuto una gran parte, e l'hanno usato in modo tirannico; e specialmente questo sarà il loro caso alla morte; vedi Isaia 14:10,12

16 Versetto 16. Sei tu entrato nelle sorgenti del mare?

I passaggi sotterranei attraverso i quali le acque sfociano nel mare e lo alimentano; o le sorgenti e le fontane che sorgono sul fondo di esso; e alcuni ci dicono di sorgenti di acqua dolce che vi sorgono, anche se l'acqua sul fondo del mare è più salata che in superficie: alcuni lo rendono "le gocce del mare"; le hai considerate e contate? sei in grado di farlo? no: altri le "perplessità" di esso, così il Targum, la parola usata in questo senso, Esodo 14:3 ; i suoi boschetti; alcuni parlano di boschi e foreste in esso, vedi Gill su "Esodo 10:19" ; altri "rocce" e ripiani, e altri i suoi "confini"; e il senso allora è: sei entrato e hai viaggiato attraverso l'oceano principale, hai osservato le foreste che vi si trovavano, le rocce scoscese e le montagne sabbiose che vi si trovavano, e sei andato fino ai suoi confini estremi?

O hai camminato alla ricerca dell'abisso? per scoprirne il luogo più profondo, dove nessuna linea sonora può arrivare; o camminato in cerca delle curiosità di esso, animali, piante e minerali, sconosciuti agli uomini; o delle ricchezze che giacciono in fondo ad esso, per le quali ora si usa la campana dello scafandro, ma non si inventa e non si conosce ai tempi di Giobbe; e se Giobbe non avesse fatto e non potesse fare tutto questo, come potrebbe essere in grado di entrare nelle sorgenti segrete della Provvidenza, o di seguire le vie di Dio, la cui via è nel mare, i cui sentieri sono nelle grandi acque, e le sue orme non sono conosciute? Salmi 77:19 Romani 11:33

Secondo il dottor Plot, le fontane principali hanno la loro origine, e sono alimentate d'acqua attraverso passaggi sotterranei dal mare. Deuteronomio Origine Fontium, &c. apud Act. Erudit. Labbra. A. M. 1685. p. 538. Vedi Genesi vii. 11

17 Versetto 17. Ti sono state aperte le porte della morte?

Non intendendo per cui la morte è entrata nel mondo, e quali ne sono state le cause e l'occasione; come il peccato dell'uomo, la nomina di Dio e varie provvidenze, calamità e malattie; ma per mezzo del quale gli uomini entrano nello stato dei morti. Gli uomini non sanno sperimentalmente che cosa sia la morte, né in che modo usciranno dal mondo, né in quale tempo, né in quale luogo; non sanno quale sia lo stato dei morti, non c'è corrispondenza tra loro e i vivi; non sanno né ciò di cui godono né sopportano, né chi si trovano precisamente e con certezza nelle dimore separate della beatitudine o della miseria; Le porte di queste regioni oscure e invisibili per noi non sono mai state spalancate, perché i mortali vi guardassero;

O hai visto le porte dell'ombra della morte? la stessa cosa in altre parole; il Targum e il Jarchi interpretano questo dell'inferno

18 Versetto 18. Hai tu percepito l'ampiezza della terra?

Il che può essere messo per tutte le sue dimensioni, lunghezza, larghezza, diametro e circonferenza, ma soprattutto per quanto riguarda la sua superficie e la misura di essa; Hai forse esaminato tutta la faccia della terra e l'hai misurata, tutte le sue parti, le sue colline e le sue valli, le sue rocce e i monti, e hai fatto un'ispezione di tutte le città, i paesi e i villaggi, i boschi, le foreste, le fontane, i fiumi, ecc.? No; se un uomo vivesse tanto a lungo quanto Matusalemme, e passasse tutti i suoi giorni in questo modo, non potrebbe mai essere in grado di farlo; e alcune parti sono inaccessibili, e non possono essere misurate dal più abile geometra;

dichiara, se sai tutto; tutta la terra e ogni sua parte, e tutto ciò che è in essa. Se l'altro emisfero e gli antipodi fossero conosciuti al tempo di Giobbe è una domanda; tuttavia non l'America, o il nuovo mondo, che è una scoperta tardiva; E ancora oggi, nelle nostre mappe più esatte del mondo, alcune parti sono contrassegnate con "Terra Incognita", la terra sconosciuta

19 Versetto 19. Dov'è la via dove abita la luce?

O la strada per il luogo in cui abita, e che cosa sia;

e [quanto alle] tenebre, dov'è il loro posto? Dove furono collocati quando furono separati per la prima volta alla creazione? Dove va e dimora la luce, quando si allontana da noi al tramonto? E dove si trova l'oscurità e si stabilisce al sorgere del sole? Che cos'è la camera del sole e il suo tabernacolo? Da dove parte e dove torna? E sebbene a queste domande possano rispondere geografi e astronomi a modo loro; eppure sembrano rispettare principalmente la disposizione della luce e delle tenebre, in modo tale da causarne la rivoluzione, e la disuguaglianza dei giorni e delle notti nelle diverse stagioni e nei diversi climi; e che non è in potere degli uomini di effettuare, ma dipende dalla volontà sovrana di Dio

20 Versetto 20. affinché tu lo porti fino al suo limite,

O l'oscurità, o piuttosto la luce; prendilo per mano e guidalo e dirigi il suo corso fino al limite estremo. Questo solo il Signore può fare e fa: egli ha eretto un tabernacolo per il sole, che esce al suo comando come un uomo forte per correre una corsa; il cui andare è dall'estremità dei cieli e il suo circuito fino alla fine di essi, in cui la sua condotta è così guidata e diretta dal Signore, che egli non smarrisce mai la sua via né si allontana da essa; ma mantiene esattamente il suo sentiero, così come ne conosce l'ascesa e il tramonto, i suoi limiti estremi;

e che tu conosca i sentieri [della] sua casa? da dove parte e dove ritorna; vedi Salmi 19:4-6. E così la luce e le tenebre della prosperità e dell'avversità, così come la luce naturale e le tenebre, sono da Dio, a sua disposizione e delimitate da lui, e quindi la sua volontà dovrebbe essere sottomessa; che è la dottrina che il Signore insegnerebbe a Giobbe con tutto questo

21 Versetto 21. Lo sai tu, perché allora sei nato?

Quando la luce e le tenebre furono separate per la prima volta, e furono loro assegnati i loro diversi appartamenti; le loro leggi e le loro regole date loro, e i loro limiti e limiti li stabiliscono? No; non lo era: e, se fosse stato il primo uomo, non avrebbe potuto essere abbastanza presto da essere presente al fare ciò, e quindi venire a conoscenza di ciò; poiché l'uomo non fu creato fino al sesto giorno della creazione;

o [perché] il numero dei tuoi giorni [è] grande; giungono all'inizio del tempo, e quindi sono vecchi quanto la creazione. Non è stato così. Alcuni interpretano queste parole in modo ironico; "Tu conosci" i luoghi e i confini della luce e delle tenebre, poiché sei un uomo molto vecchio, nato appena il mondo è esistito. Egli era di ieri e non sapeva nulla; Di cui convincerlo è il design di questa espressione mordace e tagliente. Il Targum è,

"Sapevi dunque che saresti nato, e che il numero dei tuoi giorni sarebbe stato numeroso?"

No, Giobbe non sapeva quando era nato, né da chi, e in quali circostanze, se non per parentela di altri; e molto meno poteva sapere, prima di nascere, che sarebbe esistito, o per quanto tempo sarebbe vissuto nel mondo: ma Dio sa tutto questo in anticipo; quando gli uomini verranno al mondo, in quale periodo e di quali genitori, e per quanto tempo vi rimarranno

22 Versetto 22. Sei entrato nei tesori della neve? O hai visto i tesori della grandine?] I vapori si alzarono e le nuvole si formarono nell'atmosfera, che è il deposito di quelle meteore; e possono essere chiamati tesori, perché nascosti tra le nuvole, e non visti dall'uomo fino alla loro caduta; e perché sono custoditi, e sotto il comando e la direzione del Signore, il loro proprietario; e perché ricca e arricchente, soprattutto la neve, che cadendo mantiene calda la terra, e la rende feconda; e a causa dell'abbondanza che a volte cade. Ora non dobbiamo immaginare che il Signore ne abbia immagazzinato in mucchi, in tempi passati per il tempo a venire; ma che può produrli e li produce con la stessa facilità e con la stessa rapidità con cui lo desidera, come chi ha tesori accumulati può portarli subito alla luce

23 Versetto 23. Che ho riservato per il tempo dell'angoscia,

per la punizione o l'afflizione degli uomini; ed è spiegato come segue,

contro il giorno della battaglia e della guerra? come la sua artiglieria e munizioni per illuminare i suoi nemici. Di grandine abbiamo esempi nelle Scritture, come impiegato contro gli Egiziani e i Cananei, Esodo 9:25 Giosuè 10:11 ; e di una riserva di esso nei propositi di Dio, e nella profezia contro il giorno della battaglia con l'anticristo, Apocalisse 16:21 ; e così Jarchi lo interpreta qui della guerra di Gog e Magog. E anche se non ci sono casi in cui la neve viene usata in questo modo nelle Scritture, c'è ancora nella storia. Strabone riferisce che a Corzena e a Cambisena, che si uniscono al monte Caucaso, sono cadute tali nevi, che intere schiere di uomini sono state inghiottite da esse, e persino eserciti ne sono stati sopraffatti, come l'esercito dei Galli, e tali quantità sono state gettate giù dai monti, sui quali sono stati alloggiati, che città, torri e villaggi, sono stati prostrati da loro; e nell'anno 443, una vasta neve ha distrutto molti. Spesso sentiamo parlare dalle nostre parti dei disastri causati da loro. Il Targum menziona in particolare la neve; e lo rende "che neve ho riservato", ecc. sebbene lo applichi assurdamente alla punizione nell'inferno

24 Versetto 24. Da che parte si divide la luce,

Cioè, sai tu in che modo si divide o si divide? come nella prima creazione, quando Dio separò la luce dalle tenebre, Genesi 1:4 ; o al sorgere e al tramontare del sole; e così nei due emisferi, quando c'è oscurità da uno e luce dall'altro; o sotto i due poli, quando ci sono inintercambiabili sei mesi di luce e sei mesi di buio. O come si divide in una distribuzione ineguale del giorno e della notte, nelle diverse stagioni e nei diversi climi; o come in uno stesso giorno, e nello stesso tempo, il sole splenderà in una parte della terra, e non in un'altra; e soprattutto se questo fosse stato ora un fatto, e saputo, che ci sarebbero state tenebre in tutto il paese d'Egitto, e luce a Gosen. Alcuni lo capiscono del fulmine, ma questo viene menzionato in seguito;

[che] disperde il vento orientale sulla terra? che sorge a volte con il sole, o la prima sorgente di luce; vedi Giona 4:8 ; o che la luce si diffonde e si diffonde "da est", secondo la sua resa. Il sole sorge a est, e in modo molto rapido e sorprendente diffonde e diffonde la sua luce in tutto l'emisfero. O questo può rispettare lo stesso vento dell'est, che disperde le nuvole; e o li sparge nei cieli sopra la terra, o li disperde e scaccia via la pioggia, come fa il vento del nord: o come il signor Broughton rende le parole, "e il vento dell'est si disperde sulla terra"; soffiando invisibilmente e a nostra insaputa, va e ritorna come fanno gli altri venti, Giovanni 3:8

25 Versetto 25. che ha diviso un corso d'acqua per lo straripamento delle acque,

Per un grandissimo scroscio di pioggia, come la versione latina della Vulgata: poiché questo non si deve intendere di un acquedotto, di un canale o di un canale fatto sulla terra, né per il drenaggio delle acque dalla terra da esso traboccata, né per il convogliamento di esse in diverse parti per traboccare; quelli che furono strappati dal Nilo in Egitto, per lo straripamento del paese, per renderlo fecondo; tali possono essere e sono state fatte dagli uomini: ma di un corso d'acqua nell'aria o nell'atmosfera, come un canale o un canale, perché la pioggia scenda sulla terra; e questa è l'opera di Dio, e di lui solo, che dirige e dirige il corso della pioggia, che cada regolarmente e dolcemente, non in getti e inondazioni, ma in gocce più grandi o più piccole, in quale punto di terra, o parte della terra, gli piace: e se è vero ciò che dice Jacchi, che ogni goccia ha il suo corso, il suo canale, attraverso il quale passa, è ancora più meraviglioso;

o una via per i lampi dei tuoni: che generalmente vanno insieme, e sono da Dio. Il suo fuoco e la sua voce, e per i quali egli apre una via, per mezzo della quale prorompono e prorompono dalla nube, e il loro corso è diretto da lui sotto tutti i cieli; vedi Giobbe 28:26; 37:3. Così il Vangelo, paragonato alla pioggia e al lampo, ha la sua direzione e il suo corso orientati verso la parte del mondo che gli piace; vedi Salmi 19:4 Atti 13:46,47 16:6-10

26 Versetto 26. per far piovere sulla terra, [dove] non c'è uomo; [sul] deserto, nel quale [non c'è] uomo.] che è disabitata dagli uomini, essendo così arida e sterile; dove non c'è uomo che la coltivi e la innaffi, come lo sono i giardini; e dove non c'è nessuno che possa trarre alcun vantaggio dalla pioggia che si abbatte su di esso; eppure il Signore lo manda per l'uso degli animali che vi abitano; il che mostra la sua cura e provvidenza anche rispetto alle bestie selvagge della terra. Questo può essere un emblema della pioggia del Vangelo sul mondo dei Gentili, paragonabile a un deserto; vedi Isaia 35:1

27 Versetto 27. Per soddisfare il terreno desolato e desolato,

Che è estremamente desolato, e quindi due di queste parole sono usate per esprimerlo; che è così secco e assetato che è una delle quattro cose che dicono che non è abbastanza, Proverbi 30:16 ; eppure Dio può e le dà la pioggia per la sua piena soddisfazione, Salmi 104:13 ; così il Signore sazia le anime, paragonabili alla terra arida e assetata, con la sua parola e le sue ordinanze, con la bontà e la grassezza della sua casa; vedi Salmi 63:1-5; 65:4 ;

e far germogliare il bocciolo della tenera erba? erba per il bestiame ed erba per il servizio degli uomini, Salmi 104:14 ; di uso simile è la parola in senso spirituale per il germogliare e l'aumento delle grazie dello Spirito nel popolo del Signore; vedi Deuteronomio 32:2 Isaia 55:10,11

28 Versetto 28. La pioggia ha forse un padre?

Nessuno tranne Dio; quindi i pagani stessi chiamano Dio γετιος, e ομβριος; vedi Geremia 14:22 ; colui che è nostro Padre nei cieli è il Padre della pioggia, e lui solo; qualunque siano le cause seconde, Dio solo ne è la causa efficiente, il genitore e il produttore: così il Vangelo non viene dagli uomini, ma da Dio, è un suo dono, scende dal cielo, non indugia per gli uomini, ed è una grande benedizione, come lo è la pioggia;

O chi ha generato le gocce della rugiada? che sono innumerevoli; colui che è il genitore della pioggia è anche della rugiada, ed egli solo; al quale a volte non solo la parola di Dio, e il suo libero favore e buona volontà, ma il popolo di Dio stesso sono paragonati per numero, influenza e uso; vedi Salmi 110:3 Michea 5:7 ; e la loro nuova nascita è simile alla generazione della rugiada, non essendo della volontà dell'uomo, ma di Dio, secondo la sua abbondante misericordia, il suo gratuito favore e la sua buona volontà, viene dall'alto, dal cielo, e si compie silenziosamente, segretamente, all'improvviso, in modo inconsapevole; Giovanni 1:13 3:3,5,8

29 Versetto 29. Dal grembo di chi è uscito il ghiaccio?

Il genitore della pioggia e della rugiada è anche il genitore del ghiaccio, ed egli solo; perciò è chiamato "il suo ghiaccio", suo figlio, la sua progenie, Salmi 147:17. Qui il Signore è rappresentato come una madre, e così è chiamato da Orfeo "metropator", o "madre-padre";

e il gelo canuto del cielo, chi l'ha generato? questo è da Dio, e dal suo soffio; vedi Giobbe 37:10

30 Versetto 30. Le acque sono nascoste come una pietra,

La superficie delle acque a causa del gelo diventa dura come una pietra, e porterà grandi pesi, e permetterà ai carri di passarvi sopra dove le navi sono andate prima, così che le acque sotto di esse sono nascoste e del tutto fuori dalla vista: un emblema del cuore duro dell'uomo, che può essere scongelato solo dalla potenza e dalla grazia di Dio, dal vento meridionale dello Spirito che soffia, e dal "sole di giustizia" che sorge su di esso;

e la faccia dell'abisso è gelata; o legati insieme dal gelo, come il Targum; Viene presa, afferrata e tenuta insieme, come significa la parola, in modo che non possa fluire. Gli storici parlano di mari ghiacciati, come alcune parti del mare Scita, riportate da Mela, e il Bosforo Cimmero, da Erodoto, e i mari settentrionali da Olao Magno, come che gli uomini potessero viaggiare su di essi a piedi o a cavallo, da un paese all'altro; e Strabone riferisce , che dove c'è stata una battaglia navale nel periodo estivo, gli eserciti e le schiere si sono incontrati e combattuti in inverno. Nella Moscovia il ghiaccio è profondo fino a sei piedi e dieci; nell'anno 401 il mare Eussino fu ghiacciato per lo spazio di venti giorni; e nell'anno 763 i mari di Costantinopoli erano ghiacciati a cento miglia dalla riva, così spessi da sopportare i carri più pesanti.

31 Versetto 31. Puoi legare le dolci influenze delle Pleiadi,

Di cui si veda Gill su "Giobbe 9:9" ; e questa costellazione delle sette stelle che si intende, sorgere in primavera, le piacevolezze della stagione, come la parola può essere tradotta, può essere intesa qui; che non può essere trattenuta o impedita dal verificarsi nel giusto corso dell'anno; che è splendidamente descritta in Cantici 2:12,13 ; e può in senso spirituale riferirsi agli effetti della grazia potente ed efficace, le cui influenze sono irresistibili, e causano una primavera nell'anima degli uomini, dove era prima dell'inverno, uno stato di oscurità, di morte, di freddo, di durezza e di infecondità, ma ora il contrario. Alcune versioni leggono, "le bande delle Pleiadi", come se il senso fosse, puoi tu raccogliere e legare, o raggruppare insieme, una costellazione come le sette stelle, come ho fatto io? tu non puoi; e così non fermare il loro sorgere o ostacolare la loro influenza, secondo le altre versioni:

O sciogliere le catene di Orione? di cui si veda Gill in "Giobbe 9:9" e Amos 5:8. Questa costellazione appare d'inverno, e porta con sé venti tempestosi, pioggia, neve e gelo, che lega la terra, che in essa non possono germogliare semi e radici; e lega le mani degli uomini dal lavoro, intorpidendole o rendendo inutili i loro materiali o utensili; per queste ragioni le bande sono attribuite a Orione, e sono così forti che non è in potere degli uomini di perdere: le stagioni non devono essere alterate dagli uomini; e, Giobbe potrebbe essere insegnato da questo che non era in suo potere apportare alcun cambiamento alle dispensazioni della Provvidenza; trasformare l'inverno delle avversità nella primavera della prosperità; e quindi era meglio sottomettersi silenziosamente alla sovranità di Dio, e aspettare il suo tempo per un cambiamento di circostanze

32 Versetto 32. Puoi generare Mazzaroth a suo tempo?

Che si pensa siano gli stessi con "le camere del sud", Giobbe 9:9 ; il polo meridionale con le sue stelle, significate da camere, perché nascoste alla nostra vista in questa parte del globo; e qui da Mazzaroth, da, "nazar", separare, perché separato e lontano da noi; alcuni pensano [n] che si intendano [n] i dodici segni dello Zodiaco, ciascuno dei quali è generato a suo tempo, non dagli uomini, ma dal Signore; vedi Isaia 40:26 ;

O puoi tu guidare Arturo con i suoi figli? una costellazione di molte stelle chiamate suoi figli, di cui vedi Giobbe 9:9. Schmidt ipotizza che si riferisca a Giove e ai suoi satelliti; ma piuttosto quello che chiamiamo l'Orsa maggiore e minore, nella coda della quale c'è la stella del polo nord, la guida dei marinai, che si dice sia stata scoperta da Talete, con la quale i Fenici navigavano, ma non deve essere guidata dagli uomini; questa costellazione si immagina abbia la forma di un carro o di un carro, ed è chiamato carro di Carlo; se questo potesse essere ammesso, si potrebbe pensare che ci sia un'allusione ad esso, e il senso è: puoi tu guidare e guidare questa costellazione, come un carro o una squadra di cavalli possono essere guidati e condotti? le stelle hanno i loro corsi, Giudici 5:20 ; ma non sono guidate, guidate e dirette dagli uomini, ma dal Signore stesso

33 Versetto 33. Conosci tu le ordinanze del cielo?

Stabiliti dal decreto, dal proposito e dalla volontà di Dio, e sono fermi e stabili; vedi Salmi 148:6; Geremia 31:35,36 ; le leggi e gli statuti che ne riguardano la situazione, la mozione, il funzionamento, l'influenza e l'uso, che sono costantemente osservati; Questi sono così lontani dall'essere fatti dagli uomini, e sotto la loro direzione, che non sono conosciuti da loro, almeno non pienamente e perfettamente;

Puoi tu stabilire il suo dominio sulla terra? o sopra di esso; dei cieli sopra la terra; non uno tale come gli astrologi giudiziari attribuiscono loro, da influenzare i corpi degli uomini, specialmente il temperamento e le disposizioni delle loro menti; influenzare la loro volontà e le loro azioni morali, gli eventi e gli avvenimenti della loro vita e il destino delle nazioni e dei regni; il loro dominio non è morale e civile, ma fisico o naturale, tale da operare le rivoluzioni della notte e del giorno, e delle diverse stagioni dell'anno; e influenzare e influenzare i frutti della terra, ecc. vedi Genesi 1:16 Deuteronomio 33:13,14 Osea 2:21-23 ; ma questo dominio è unicamente sotto Dio, e sotto la sua direzione, e non è di ordine degli uomini

34 Versetto 34. Puoi tu alzare la tua voce verso le nuvole, perché l'abbondanza delle acque ti copra?] i tuoi giardini, i tuoi campi e le tue fattorie; Puoi, in modo magistrale, chiamare e chiedere alle nuvole di far scendere la pioggia in grande quantità, sufficiente ad irrigarle e renderle feconde? No, non puoi; puoi gridare e invocare finché vuoi, non si muoverà una nuvola, né scenderà una goccia d'acqua; la pioggia si ottiene in modo supplice, attraverso la preghiera della fede, come per mezzo di Elia, ma non in modo dittatoriale e autorevole: le nuvole e la pioggia sono solo a disposizione del Signore; Chiediglielo, ed egli glielo darà; ma non devono essere comandati, Zaccaria 10:1 ; vedi Amos 5:8

35 Versetto 35. Puoi mandare lampi, perché vadano e ti dicano: Eccoci qui?? i tuoi umili servi; siamo stati dove ci hai mandato, e abbiamo eseguito ciò che ci era stato ordinato di fare, e siamo tornati, e qui stiamo aspettando ulteriori ordini; vedi Matteo 8:9 ; No; i fulmini sono solo al comando di Dio, e ci sono stati alcuni casi terribili di ciò, Levitico 10:1; Numeri 11:1; 16:35 ; ma non in potere degli uomini; infatti abbiamo un esempio straordinario in Elia, che, al movimento, e sotto l'impulso dello spirito di profezia in lui, chiamò il fuoco, o il fulmine, per consumare i capitani con le loro cinquantine, ed esso scese su di loro, e li consumò, 2Re 1:10,12 ; ma non deve essere imitato in questo: quando i discepoli di Cristo vollero lo stesso per provocazione, furono da lui severamente rimproverati, Luca 9:54,55 ; Se questi fossero chiamati e disponessero degli uomini, quali cose terribili si farebbero nel mondo! perché se gli uomini buoni, quando provocati, si servirebbero di un tale potere per distruggere la vita degli uomini, molto più uomini cattivi; e i nostri occhi contemplavano continuamente i lampi della luce, e le nostre orecchie udivano i rombi dei tuoni, e i loro terribili effetti; ma né le misericordie né i giudizi sono ai comandi degli uomini, ma di Dio

36 Versetto 36. Chi ha messo la sapienza nelle parti interiori?

Cioè, dell'uomo, nel suo cuore, come spiegato nella prossima frase; una saggezza tale da guidare le stelle, conoscere le ordinanze del cielo, stabilire il loro dominio sulla terra, gestire e dirigere le nuvole e i fulmini; tale sapienza non è messa nell'uomo:

O chi ha dato intelligenza al cuore? comprendere tutte le cose di cui sopra e rispondere alle diverse domande poste in questo capitolo; sebbene, poiché queste clausole possono rispettare molto la stessa cosa, possono essere comprese della saggezza e dell'intelligenza nell'uomo, sia naturale che spirituale; E vedendo che vi si trovano, la domanda è: chi li ha messi lì, o come sono arrivati lì? Chi glieli ha dati? la risposta deve essere: Dio stesso, e nessun altro; L'uomo ha in sé la sua anima razionale, le sue facoltà intellettuali, la luce della natura e della ragione; tutta la sua comprensione nelle arti e nelle scienze, nei mestieri e nelle manifatture, è dal Signore, e non da se stesso o da un altro, vedi Giobbe 32:8 Esodo 36:1,2 Isaia 28:23-29 ; tutta la saggezza e la comprensione spirituale che risiede nella preoccupazione di un uomo per il suo benessere eterno nella conoscenza di se stesso, e del suo stato e condizione per natura, e del modo di vivere e della salvezza per mezzo di Cristo, e delle verità e dottrine del Vangelo, è tutta di Dio e di Cristo, e per lo spirito di sapienza e rivelazione nella conoscenza di lui; Nessuno, quindi, ha motivo di gloriarsi della sua sapienza e della sua scienza, di qualsiasi genere, come se non l'avesse ricevuta; né dovrebbe osare accusare la sapienza di Dio nei suoi provvidenziali rapporti con gli uomini; Poiché colui che insegna all'uomo la conoscenza deve necessariamente saper governare meglio dell'uomo il mondo che ha fatto e disporre di tutte le cose in esso. L'ultima frase è nella Vulgata latina resa: Chi ha dato al gallo l'intelligenza? e così i Targumim e altri scrittori ebrei lo interpretano; e osservano che in Arabia un gallo è chiamato con la parola che è qui usata; e nelle loro preghiere mattutine, e all'udire il canto di un gallo,

"Benedetto sia l'Eterno, che dà al gallo l'intelligenza per distinguere fra il giorno e la notte":

ma per quanto notevole sia l'intelletto di questa creatura, che Dio le ha dato, e che è persino preso in considerazione dagli scrittori pagani; che dovrebbe conoscere le stelle, distinguere le ore della notte cantando, ed esprimere la sua gioia al sorgere del sole e della luna; tuttavia un tale senso del testo sembra impertinente, così come quella della versione dei Settanta, di dare alle donne la saggezza e la conoscenza della tessitura e del ricamo

37 Versetto 37. Chi può contare le nuvole con saggezza?

O ha una tale saggezza da poterli contare quando i cieli ne sono pieni; quindi sono usati per denotare una grande moltitudine, Isaia 55:8; Ebrei 12:1 ; o "dichiararli", esporre e spiegare la loro natura, la loro materia, il loro movimento e il loro uso; nessuno può farlo perfettamente o completamente. Aben Esdra lo interpreta, chi può farli diventare zaffiro? in cui è seguito dal signor Broughton e da altri; lo zaffiro è una pietra preziosa, molto chiara e lucida, di un colore del cielo. E poi il senso è, chi può rendere il cielo limpido e sereno, quando è nuvoloso? Nessuno tranne il Signore; vedi Giobbe 37:11 ;

O chi può trattenere le bottiglie del paradiso? o "barili", come il signor Broughton; le nuvole in cui la pioggia è imbottigliata o avvolta; e quando è il piacere di Dio di spargerli, chi può trattenerli, fermarli o trattenerli? o chi può "farli sdraiare"? cioè, sulla terra; per scendere o "distillare" su di essa, come lo stesso traduttore. Chi può fare questo, quando è la volontà di Dio di trattenerli? Fermare o stappare, quelle bottiglie, trattenere la pioggia, o versarla fuori, è interamente a sua disposizione, e non dell'uomo; vedi Giobbe 38:34 Genesi 8:2 Amos 4:7

38 Versetto 38. Quando la polvere si indurisce e le zolle si spezzano l'una all'altra?] Quando la polvere si è attenuata e macinata, per così dire, in polvere; e le zolle si spaccano insieme, come se fossero incollate, come in una siccità per mancanza di pioggia: o le otri del cielo vengono stappate e versate; o

"spruzzando la polvere con questa aspersione",

come il signor Broughton. O meglio, versando sulla polvere con la colata; cioè, piovere a dirotto, stappando le bottiglie del cielo. La polvere, come farina, con l'acqua versata in essa, cementa, si unisce, si compatta e diventa terra da coltivare; è avvolto e si attacca insieme, e può essere arato e seminato

39 Versetto 39. Vuoi cacciare la preda per il leone?

Dalle meteore il Signore passa agli animali, alle bestie e agli uccelli, per cui alcuni qui cominciano il trentanovesimo capitolo, che tratta solo di questi; e comincia con il leone, il più forte tra le bestie e il più feroce, crudele e vorace, e chiede: Chi caccia la sua preda per lui? Non l'uomo, che non può; e se poteva, non osava: ma il Signore lo fa; e, secondo alcuni scrittori, egli ha provveduto una piccola creatura, tra una volpe e un lupo, chiamata sciacallo, che precede il leone, e caccia la preda per lui. E questo potrebbe essere compreso in particolare del vecchio leone, come osservano Cocceio e altri, naturalisti , che i giovani leoni cacciano i vecchi, quando non sono in grado di andare in cerca di preda; e quando l'hanno presa, o la portano a loro, o li chiamano a mangiarla con loro;

o saziare l'appetito dei giovani leoni, il cui appetito è acuto e acuto, e richiede molto per soddisfarlo, e specialmente per soddisfare un gran numero di loro; mandrie di loro, come il signor Broughton rende la parola, e che significa una compagnia; vedi Salmi 68:30. Gli uomini non possono nutrirli, ma Dio può e lo fa; essendoci alcuni fini nella Provvidenza a cui rispondere in tal modo, vedi Salmi 104:21 ; vedi anche Salmi 34:8-10

40 Versetto 40. Quando si accovacciano nelle [loro] tane, [e] rimangono nel nascondiglio per tendere agguati?] Il che alcuni capiscono dei vecchi leoni, che, per mancanza di forze, giacciono accovacciati nelle loro tane, o in qualche luogo nascosto, aspettando che qualsiasi preda passi di lì, per afferrarla. Ma gli stessi pascoli e gli stessi luoghi sono utilizzati dai leoni più giovani, così come da quelli più vecchi; che sono emblemi di uomini malvagi, crudeli persecutori e tiranni assetati di sangue, che riempiono i loro palazzi e regni di omicidi e rapine; vedi Salmi 10:8-10 Naum 2:11,12

41 Versetto 41. Chi provvede al corvo il suo cibo?

Non l'uomo, ma Dio; nutre i corvi, creature molto voraci, meschine e inutili, Luca 12:24 ;

quando i suoi piccoli gridano a Dio; piangere per mancanza di cibo; che è interpretato dal Signore come un grido a lui, ed egli li solleva, Salmi 147:9 ; quando abbandonato dai vecchi; o lasciati nei loro nidi per dimenticanza, come alcuni; o perché non sono, fino a quando non sono involati, neri come gli altri; quando Dio li nutre, come alcuni dicono, con una specie di rugiada dal cielo, o con mosche che volano intorno a loro, e cadono nelle loro bocche; o con vermi allevati dal loro sterco, ma queste cose non sono da fidarsi; può piuttosto rispettarli quando vengono cacciati del nido da parte dei vecchi, quando sono in grado di volare, il che è testimoniato dai naturalisti; e con ciò concorda quanto segue:

vagano per mancanza di carne; essere obbligati a cambiare per se stessi, quando Dio si prende cura di loro; il che è un esempio della sua provvidenziale bontà; e come questo deve essere migliorato, vedi Matteo 6:26 Luca 12:24

Commentario del Pulpito:

Giobbe 38

1 Il discorso, con cui l'Onnipotente risponde a Giobbe e rimprovera i suoi "amici", occupa quattro capitoli (capp. 38-41). È spezzato in due parti dall'interposizione di una breve confessione da parte di Giobbe. I capitoli 38 e 39 sono strettamente connessi, e formano un unico appello -- una sorta di argumentum ad verecundiam -- alla profonda ignoranza di Giobbe del governo naturale di Dio, che lo rende incapace di giudicare ciò che è molto più incomprensibile e misterioso, il governo morale di Dio. I punti addotti in cui Giobbe è sfidato ad affermare di avere conoscenza, o a confessare di essere ignorante, sono:

(1) La creazione del mondo materiale.Giobbe 38:4-7

(2) Il controllo e il governo del mare (Versetti. 8-11)

(3) Il sorgere dell'aurora (Versetti. 12-15)

(4) La formazione dello Sceol, della luce e delle tenebre, della neve, della grandine, delle inondazioni, della pioggia, della lampo, del tuono, del ghiaccio, della rugiada, della brina (Versetti. 17-30)

(5) Il governo delle stelle e delle nuvole (Versetti. 31-38)

(6) La creazione, l'investitura di istinti e la direzione generale del mondo animale: capre selvatiche, cerve, asini selvatici, bovini selvatici, struzzi, cavalli, falchi, aquileGiobbe 39:1-30 Il tono dell'appello è sostenuto ad un tono acuto, e l'intero passaggio è di straordinaria forza ed eloquenza

Allora il Signore rispose a Giobbe dal turbine. Si fa notare, a ragione, che la menzione speciale di Giobbe nella risposta della persona "implica che un altro oratore era intervenuto" (Wordsworth); mentre l'attribuzione dell'articolo alla parola "turbine" implica una precedente menzione di quel fenomeno, che si trova solo nel discorso di Elihu.Giobbe 37:9 Entrambi i punti hanno un'importante influenza sulla genuinità della sezione contestata, cap. 32-37. E ha detto. La questione se ci sia stata un'espressione oggettiva di parole umane fuori dal turbine, o solo un'impressione soggettiva dei pensieri registrati nella mente dei presenti, non è importante. In ogni caso, ci fu una rivelazione diretta da Dio, che fornì una soluzione autorevole delle questioni dibattute a tutti coloro che erano stati coinvolti nel dibattito

Versetti 1-3. - Geova a Giobbe: la prima risposta: la teofania

I L'APPARIZIONE DEL SIGNORE A GIOBBE

1. Il momento di questa apparizione. Alla fine del discorso di Elihu. Non troppo presto, quando né Eliu aveva terminato le sue esposizioni né il cuore di Giobbe era stato adeguatamente preparato per un colloquio come quello che stava per ottenere, ma precisamente nel momento in cui era più probabile che si realizzasse lo scopo della sua venuta. Dio non sbaglia mai nessuna delle sue visite al suo popolo, sia che venga per il giudizio o per la misericordia. In questo caso la predicazione di Eliu aveva cominciato a parlare dello spirito turbolento del patriarca. Il temporale aveva contribuito a solennizzare la sua mente e a prostrarlo davanti alla maestà di quell'Operaio che fino a quel momento era rimasto invisibile. Poi, tra il fragore dei tuoni e i luridi bagliori dei lampi, mentre il vortice impetuoso si levava dal deserto meridionale, allora fu il momento che Dio scelse per far conoscere la sua presenza al suo servo afflitto

2. La modalità di questa apparizione. Se ci fosse una forma visibile presentata all'occhio del patriarca è impossibile dirlo. Probabilmente c'era solo una voce, come quella che parlò ad Adamo nel giardino,Genesi 3:9,10 ad Abramo su Moria,Genesi 22:11 a Israele al Sinai,Esodo 19:19; 20:1 Deuteronomio 4:12 e a Elia sull'Horeb;1Re 19:12 come quello che parlò a Cristo al Giordano,Matteo 3:17 sul monte della Trasfigurazione,Matteo 17:5 e nella città di Gerusalemme;Giovanni 12:30 come quello che arrestò Saulo,Atti 9:4 e poi San Giovanni.

Ri 1:10 Che questa voce fosse uscita in mezzo a un turbine (tra l'altro, una conferma indiretta dell'autenticità della sezione di Eliu) era senza dubbio previsto

(1) per attirare l'attenzione di Giobbe,

(2) per trasmettere un'impressione della maestà di Dio, e

(3) per indicare il carattere pesante della verità che sta per essere comunicata

3. La realtà di questa apparenza. È stato suggerito che non ci fosse alcuna apparenza oggettiva presentata a nessuno dei sensi di Giobbe, tranne ciò che era offerto dai fenomeni del temporale; che la voce era puramente soggettiva, la voce interiore dello spirito di Giobbe, per così dire, che si alzava dentro di lui per proclamare il senso opprimente della maestà divina sotto la quale giaceva. "Mentre la tempesta si placa con un vento veemente, schiarisce i cieli e presenta un vivace simbolo della terribile maestà di Dio, Giobbe sente la presenza vicina del suo Creatore; La parola risuona nel suo cuore, gli riporta tutto ciò che aveva imparato delle sue opere; la creazione si alza davanti a lui per testimoniare per il suo Creatore, lo Spirito di Dio plasma i suoi pensieri e completa la sua conoscenza", e lo conduce a riversare i sentimenti qui registrati in quella "forma metodica e artistica che appartiene al più alto ordine della poesia ebraica" (Can. Cook). A una tale interpretazione del linguaggio del drammaturgo non c'è obiezione molto seria; ma, d'altra parte, è lecito ritenere che l'intero fenomeno fosse oggettivo

4. L'oggetto di questa apparizione

(1) Per soddisfare i desideri di Giobbe. Più volte e con fervore il patriarca aveva espresso il desiderio, dapprima in tono dubbioso, ma poi con qualcosa di simile alla sfida, che Dio lo ammettesse a un colloquio, in modo che potesse avere l'opportunità di esporre il suo caso e perorare la sua causa.Giobbe 9:34,35 13:3,22 23:3 31:37 Ebbene, in sorprendente condiscendenza a questa richiesta quasi empia, Geova, "che non rende conto delle sue cose",Giobbe 33:13 scende dalle tranquille alture del suo palazzo eterno, cavalcando un turbine, tuonando con la sua voce, mandando i suoi lampi, facendo tremare il solido globo sotto il passo dei suoi piedi luminosi.Salmi 18:9-14

(2) Per completare l'istruzione di Giobbe. Eliu era stato mandato per iniziare l'opera di educazione del servitore di Dio male informato. Quel lavoro era stato svolto con un notevole successo. Conformemente, per approfondire le impressioni fatte sulla mente di Giobbe, Geova riprende la linea di argomentazione seguita dal suo ambasciatore, confermando così in modo tale tutto ciò che era stato da lui proposto, e rivelando dinanzi alla mente di Giobbe il pieno significato di quell'insegnamento in un modo che era impossibile a Eliu

(3) Per umiliare l'orgoglio di Giobbe. Sebbene il Signore fosse venuto espressamente per offrire a Giobbe l'opportunità di vendicarsi, se potesse, egli inizia mirando a ridurre la vanità ipocrita di Giobbe. Con una creatura piena com'era Giobbe in quel momento di tale intollerabile altezzosità e presunzione, era impossibile che Dio potesse trattare. La prima cosa da tentare fu di far scendere Giobbe dall'alto piedistallo della dignità autocompiacente su cui si era stabilito; e ciò era mirato in parte al carattere sublime della manifestazione divina, e in parte (forse principalmente) all'elevato tenore dell'insegnamento divino

(4) Per effettuare la restaurazione di Giobbe. Che nella terribile prova attraverso la quale Giobbe era passato la sua integrità non fosse stata in qualche modo scossa, nessun lettore sincero lo affermerà. All'inizio Satana sosteneva che sarebbe fallito completamente. Geova sosteneva che sarebbe rimasto in piedi. Quando l'ultima prova (la predicazione degli amici) fu terminata, Giobbe era ben lungi dall'essere in uno stato di equilibrio stabile per quanto riguarda la sua integrità. Di conseguenza, Eliu, in perfetta armonia con le condizioni originali del problema, fu mandato in suo aiuto; e ora, quando tutte le cose erano state preparate per la sua venuta, Dio stesso viene sulla scena. "Chi può insegnare come lui?" disse Elihu; e così, discernendo l'avvicinarsi del grande Re, il fedele ambasciatore si ritira, lasciando che Giobbe riceva la sua ultima lezione da colui che solo insegna a profitto. Se dopo questo Giobbe continuerà ancora senza umiltà, allora Satana si sarà dimostrato vittorioso; ma se Dio sarà in grado di riportare il suo servo a un giusto stato d'animo, allora il verdetto finale lo accompagnerà, e non solo il diavolo, ma l'universo intelligente, sarà costretto ad ammettere che "Un uomo buono, nell'oscurità e nello sgomento dei poteri che falliscono, e dei propositi sconvolti, possono ancora essere consapevoli della retta via; "(Faust di Goethe, Prologo) affinché un uomo, attraverso la grazia di Dio, possa diventare possessore di una pietà contro la quale nemmeno le porte dell'inferno prevarranno

II IL RIMPROVERO DEL SIGNORE A GIOBBE

1. Accusato di peccato. Geova inizia l'intervista specificando chiaramente l'offesa di Giobbe. Aveva "oscuri consigli" (Versetto 2); cioè, aveva oscurato e travisato il piano prestabilito e i principi sottostanti dell'amministrazione divina. La lingua ci ricorda:

(1) Che c'è un piano ben definito in base al quale tutto sulla terra si avvera. Come gli atomi primordiali della materia non si sono fortuitamente modellati in quella brillante schiera di soli e sistemi che chiamiamo universo, e nemmeno in questo meraviglioso globo che, in confronto al tutto, non è che una goccia nell'oceano, così nemmeno gli eventi del tempo che compongono la storia umana si verificano per caso, ma ognuno cade nel posto preparato per esso nello schema universale

(2) Che questo piano, o programma di creazione, è stato organizzato in conformità con la più alta saggezza. Non è un piano casuale quello che Dio ha scelto per il suo universo, e nemmeno per la terra, come un architetto potrebbe costruire una casa conforme alla prima idea o schizzo che gli viene in mente; È il miglior piano possibile che la saggezza onnisciente possa escogitare

(3) Che questo programma di creazione o piano mondiale in tutti i suoi dettagli è stato costruito in conformità con i principi fondamentali della verità e dell'equità. Altrimenti non avrebbe potuto essere la produzione della saggezza più alta. Quindi se ne deduce che né l'esistenza del peccato né quella della sofferenza sono incompatibili con il diritto eterno

(4) Che l'armoniosa conformità di questo piano divino con la legge e la giustizia risplende nell'amministrazione di Dio con sufficiente chiarezza da convincere chiunque studi quell'amministrazione con equità e imparzialità

(5) Che se in ogni caso lo splendore luminoso del consiglio di Dio è oscurato, deve essere a causa dell'ombra proiettata su di esso dall'oscurità intellettuale e morale di coloro da cui è contemplato

2. Ignoranza affermata. Proprio questo era il caso di Giobbe, perché la sfida non è rivolta agli amici, e ancor meno a Elihu. Giobbe aveva affermato più di una volta che il governo divino del mondo non era in accordo (in ogni caso, non in accordo visibile) con gli eterni principi di equità, adducendo esempi, come supponeva, che nessuna quantità di ingegno poteva armonizzare con una giustizia assolutamente imparziale. "Ma Dio dichiara che queste parole erano 'senza conoscenza'. Gli esempi a cui Giobbe si era appellato come ovvi alla vista di tutti gli uomini del fatto che Dio dava prosperità ai malvagi e faceva soffrire gli innocenti ingiustamente e senza riparazione, sono dichiarati falsi" (Fry)

3. Stupore espresso. "Chi è costui?" Le parole portano in sé

(1) "un rimprovero o una ripresa", "come se Dio, indicando Giobbe, avesse detto: Sei tu? Non avrei mai creduto che il mio servo Giobbe si sarebbe dimenticato così tanto; " e

(2) "un affronto o una diminuzione", come se Giobbe, altrimenti un uomo di spirito eccellente, "fosse stato troppo audace con Dio, e quindi non c'è da meravigliarsi se Dio gli ha parlato in modo dispregiativo" (Caryl)

III LA RICHIESTA DEL SIGNORE A GIOBBE

1. Per mostrare il coraggio che aveva precedentemente vantato. "Cingiti i fianchi ora come un uomo", cioè come un eroe valoroso (un geber)' come spesso sembravi essere. In precedenza Giobbe aveva professato di essere pronto per un colloquio con Dio;Giobbe 13:18,22 si era lamentato che Dio agiva verso di lui come un assalitore invisibile,Giobbe 19:7 che non sapeva come incontrare o dove trovare;Giobbe 23:3,8,9 anzi, aveva dichiarato che nulla lo avrebbe rallegrato di più che sentire che il suo invisibile avversario aveva aperto un tribunale per l'udienza del suo caso e preparato un atto d'accusa per l'esposizione della sua colpevolezza, che un tale atto d'accusa si sarebbe avvolto intorno alla sua fronte come una corona regale, e avrebbe marciato alla presenza di Dio con i passi maestosi di un principe.Giobbe 31:35-37 Parole coraggiose, o Giobbe! Ma la maggior parte degli uomini, come Falstaff, sono valorosi in assenza del nemico. Geova era ora venuto a chiedere a Giobbe di dimostrare la sincerità del suo vanto. Così un giorno Dio verrà sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria, per offrire a tutti gli empi presuntuosi l'opportunità di mostrare se possono incontrare senza paura colui che ora disprezzano senza vergogna

2. Recitare le risposte che in precedenza aveva professato di aver preparato. Giobbe aveva dichiarato la sua perfetta indifferenza al fatto che l'Onnipotente, quando era arrivato, dovesse assumere la posizione di assalitore o di imputato. Se preferiva che fosse Giobbe ad aprire il caso, Giobbe era pronto; se avesse scelto di assumere l'iniziativa, Giobbe avrebbe avuto le sue difese a portata di mano. "Ebbene", esclama Geova, "poiché mi hai dato la scelta, decido per quest'ultima. Sono pronto a iniziare l'udienza della tua causa. Perciò fatevi avanti. Io ti chiederò e tu mi risponderai" "Verrò presto", scrisse Paolo ai Corinzi,1Corinzi 4:19 "se il Signore vuole, e vuole conoscere, non la parola di quelli che si gonfiano, ma la potenza" Con lo stesso spirito Geova era venuto da Giobbe, per vedere se la realtà corrispondeva in qualche modo alla professione che aveva fatto ad alta voce

Imparare:

1. Che Dio mantenga i tempi e le stagioni di tutte le cose connesse con il suo regno nelle sue mani

2. Che la natura con tutti i suoi fenomeni è al servizio di Dio

3. Che la voce di Dio nella natura, molto più nella Parola, e soprattutto nella coscienza, è piena di maestà

4. Che per Dio rispondere a una qualsiasi delle sue creature, molta più polvere e cenere peccaminosa, è un atto di sorprendente condiscendenza

5. Che Dio non nasconderà le colpe di nessuno del suo popolo quando entrerà in giudizio con loro

6. Quell'ignoranza è alla radice di molte, se non tutte, le incomprensioni e i mormorii dell'uomo contro le vie di Dio

OMELIE DI E. JOHNSON - I discorsi di Geova

Alla fine, in risposta ai ripetuti appelli di Giobbe, l'Onnipotente appare, non per schiacciare e sopraffare, come la paura aveva spesso suggerito, ma per ragionare con il suo servo; fare appello alla sua intelligenza spirituale, piuttosto che colpirlo in una prostrazione più bassa con un fulmine di rimprovero. "Vieni ora, e ragioniamo insieme", è il grazioso invito di colui che è l'Eterna Ragione, in mezzo ai clamori selvaggi della nostra passione e del nostro sconforto. Allo stesso tempo, questa rivelazione della maestà di Dio umilia e purifica il destinatario di essa, insegnandogli la propria piccolezza e il proprio limite di fronte a questa pienezza di potenza e di sapienza. Dio, come l'Onnipotente e l'unico Saggio, con il quale nessun mortale può contendere in giudizio, può destinare le sofferenze dei giusti alla loro prova e purificazione. E così il grande problema del libro, l'enigma della vita, riceve dalla Fonte più alta la sua soluzione a lungo ritardata

versetto 1- 39:30.- Primo discorso di Geova: Dio l'Onnipotente e il Più Saggio: l'uomo non può contendere con lui

I INTRODUZIONE. APPARIZIONE DI DIO; CONVOCA AL GIOBBE. (Versetti 1-3) Dalla tempesta, in tutta la sua grandezza e bellezza, che si era addensata mentre Eliu stava parlando, si ode la voce del Creatore, che chiama Giobbe, come uno che ha oscurato il consiglio divino con parole ignoranti, a cingersi i fianchi e a prepararsi per la gara che ha così spesso invocato

II LE DOMANDE DI DIO ALLA RAGIONE E ALLA COSCIENZA DELL'UOMO. (versetto 4 --Giobbe 39:30 Tutte queste domande fanno appello allo stupore e alla curiosità dell'uomo, che lo spingono a cercare le cause delle cose, e sono quindi richiami indiretti alla sua ignoranza che non può trovare una risposta definitiva alle domande che non può non porsi

1. Domande sul modo di creazione. (Versetti 4-15)

(1) Come fu fondata la terra? Chi ne ha prescritto i limiti? Come potranno i solidi pilastri, sui quali nella fantasia del mondo antico era concepito come poggiante, essere essi stessi concepiti come sostenuti? Dov'è la pietra angolare di questa costruzione del mondo, e chi l'ha posata? Come si può realizzare nell'immaginazione quella grande epoca della creazione, quando tutti gli esseri celesti celebrarono il giubileo del mondo appena nato? Noi concepiamo l'esistenza della terra nello spazio sotto nozioni diverse da queste; Ma la meraviglia di un mondo che rotola nello spazio, e legato dal principio della gravitazione ad altri corpi, è forse una concezione meno meravigliosa, o una più facile da spiegare?

(2) Così con il grande mare. Chi gli ha dato i suoi limiti, chi ha chiuso come con le porte l'immensa inondazione delle acque? Sgorgando, come sembrava, dal grembo della terra con forza impetuosa, eppure governato e mantenuto entro limiti, in modo che le sue onde orgogliose non possano trascendere i limiti fissati dall'Onnipotenza, rivestito delle vesti delle nuvole, il grande oceano risveglia in tutte le menti il senso della sublimità, l'emozione del timore. "Glorioso specchio, dove la forma dell'Onnipotente si specchia nelle tempeste; in ogni tempo, -- calmo o convulso, nella brezza, o nella burrasca, o nella tempesta, che ghiaccia il polo, o nel torrido clima oscuro -- sconfinato, infinito e sublime, l'immagine dell'eternità, il trono dell'invisibile; anche dalla tua melma sono fatti i mostri dell'abisso; ogni zona ti obbedisce: tu vai, terrorizzato, insondabile, solo"

(3) O guarda di nuovo l'alba nella sua splendida bellezza, che gli uomini adoravano come Eos, Ushas, Aurora; considera la regolarità del suo aspetto, rallegrando i cuori di tutte le creature. Chi ordinò all'alba di sorgere e dorare le cime del monte, facendo risplendere la terra di tutta la sua brillante varietà di colori? Chi ha detto al sole di rivestire il torrente di arcobaleni? Anzi, chi ha fatto di quel sole un simbolo di giustizia, istintivamente percepito dalla coscienza umana, così che i malfattori fuggono davanti ai suoi raggi rivelatori, poiché la loro fortezza delle tenebre è stata spezzata e la loro potenza è stata rovesciata?

2. La domanda continua: le profondità e le altezze della terra, e le forze che ne derivano. (Versetti 16-27)

(1) Le profondità sotto la terra. (Versetti 16-18) Dio chiama l'uomo a riflettere sull'incommensurabile, sull'inaccessibile; far precipitare il suo pensiero negli abissi del mare, passare con l'immaginazione quei tetri portali dove tramonta il sole, e che conducono all'Ade, regno delle ombre e delle tenebre; o con una visione estesa per esaminare la vasta terra in tutta la sua vastità da est a ovest. "Confinata, ingabbiata, confinata" in un unico luogo dalle condizioni della vita corporea, la nostra mente ha capacità e organi spirituali attraverso i quali possiamo avere nozioni dell'Infinito, e questi ci riempiono del senso dell'imperscrutabilità di Dio

(2) Ancora, dalle profondità la fantasia bruci fino alle altezze luminose in alto (Versetti. 19-21), cerchi di esplorare l'inavvicinabile fonte della luce, o la sede delle tenebre. Ancora la nostra ignoranza arrossisce e nasconde il suo volto davanti ai segreti divini dell'esistenza. Con quale acuta ironia Geova rimprovera gli sciolisti di ogni epoca nel versetto 21? L'uomo di breve vita avrà la presunzione di conoscere l'inizio e la fonte di qualcosa? Quantunque possiamo aver chiarito alcune confusioni infantili di pensiero, aver introdotto qualche metodo e sistema nelle nostre concezioni dell'universo, aver ridotto il calore e la luce a modi di movimento, tracciato la correlazione delle forze, e forse siamo sulla buona strada per la concezione di un'unità di forza in tutte le sue varie manifestazioni: E allora? Da dove viene la forza? Da dove e che cos'è il movimento? Avvicinandoci il più indefinitamente possibile all'ultima generalizzazione, al principio germinale ultimo della genesi dell'universo, rimarrà ancora l'ignoto e l'inconoscibile; Ci sarà bisogno e ancora spazio per la meraviglia, l'adorazione, la riverenza, la religione

(3) Oppure volgetevi alle meraviglie dell'atmosfera: neve e grandine, luce e vento (Versetti. 22-27). Le domande che qui vengono poste di nuovo sono quelle della meraviglia e dell'ignoranza infantile. Non li mettiamo allo stesso modo. La scienza ci ripete queste domande; Ma solo per dare alla nostra meraviglia una nuova direzione, un raggio d'azione più ampio, una qualità più intelligente

3. Le meraviglie dell'aria e dei cieli stellati. (Versetti 28-38)

(1) Qui sono menzionati un certo numero di fenomeni e processi naturali, e la loro spiegazione in modo simile è richiesta. La generazione della pioggia, della rugiada, del ghiaccio, del gelo, la scienza le spiega mediamente, cioè le fa risalire alle loro cause seconde, e le fa risalire a certe leggi generali. Ma così l'interesse per il fenomeno si approfondisce; La meraviglia non è di meno, ma di più

(2) La guida delle stelle e la loro influenza sulla terra (Versetti. 32, 33). Le Pleiadi, o sette stelle, appaiono come infilate su una matassa, come una collana di gioielli. Chi ha formato quel filo meraviglioso? O chi può sciogliere le catene di Orione, in modo che quella splendida figura del cielo cada a pezzi o scenda dal cielo? Può l'uomo guidare le splendide stelle (Mazzaroth) nella loro stagione? Giove, Venere, Marte e l'Orso insieme ai suoi piccoli? Conosci le leggi del cielo, per mezzo delle quali si realizzano il corso dei pianeti, i cambiamenti del giorno e dell'anno? O puoi determinare la sua influenza sulla terra? La scienza moderna ha risposto a queste antiche domande con una chiarezza e una pienezza inconcepibili ai tempi del patriarca. Ma il campo della contemplazione e della meraviglia che ci apre in questo modo è infinitamente più vasto (vedi Proctors, "Other Worlds than Ours"). E la frase è valida: "Un astronomo non devoto è pazzo". Forse non c'è scienza che aiuti la mente al senso della sublimità di Dio più dell'astronomia. E oltre alla rivelazione dell'infinitamente grande sopra le nostre teste, la scienza microscopica ha portato alla luce l'infinitamente piccolo sotto i nostri piedi. Più a lungo Giobbe rimane a guardare, a riflettere, più le domande divine si addensano su di lui. Da ogni stella, da ogni nuvola in mezzo all'innumerevole schiera distesa nel mare, da ogni lampo e da ogni goccia di pioggia, parla la stessa voce, arriva la stessa sfida. L'uomo non può creare con tutta la sua scienza la più piccola di queste cose, e come può presumere di penetrare i misteri del consiglio dell'Onnipotente, o mettere in dubbio la saggezza e la giustezza delle sue azioni?

4. Il mondo animale. (versetto 39-39:30) Un ricco campo di studio si apre qui, nelle testimonianze della storia naturale, della potenza creatrice e dell'amorevole provvidenza di Dio per tutte le sue creature. Non possiamo trasformare i nostri sermoni in lezioni di storia naturale; Scendere nei dettagli significherebbe perdere di vista quelle grandi verità elementari di cui ogni pagina della natura fornisce illustrazioni così abbondanti. Ai fini dell'insegnamento, la religione e la scienza devono essere in qualche misura tenute separate nella loro considerazione. Cioè, non dobbiamo appesantire l'insegnamento religioso con dettagli naturali, per quanto interessanti; né interrompere ad ogni passo una lezione scientifica, per pronunciare un'omelia, o spingere avanti un'applicazione morale. Ma visto in modo generale allo scopo di stimolare un sentimento religioso intelligente, il mondo animale presenta:

(1) Varietà, ricca e illimitata, di forma, di struttura, di modo e di esistenza. Com'erano diversi i poteri degli animali qui elencati: il leone, il corvo, la capra, l'asino selvatico, il cavallo! Le membra che saltano e saltano, che si arrampicano o volano, provviste di quell'apparato muscolare che nessuna arte umana può eguagliare; gli organi interni adatti la creatura al suo particolare cibo e alla scena dell'esistenza; -- questi e tutta la varietà di fatti che vengono alla luce sotto questo titolo rivelano un potere e un'abilità che possono adattare lo strumento a ogni insieme di circostanze, non possono essere scoraggiati da alcuna difficoltà, possono trovare mezzi per tutti i fini necessari (vedi le illustrazioni in "Forme tipiche e fini speciali" di McCosh e Dickie). Qualunque sia la teoria scientifica in voga, teleologica o evoluzionistica, in quanto è una teoria vera, cioè rappresenta correttamente i fatti dell'osservazione, può e deve prestarsi alla pietà naturale, alla conferma delle grandi verità della religione. Separate le congetture selvagge di alcuni uomini di scienza dalle sobrie teorie di una scienza accurata, quest'ultima deve sempre rimanere, fianco a fianco con la Bibbia, un testimone di Dio

(2) Consideriamo ancora la forza meravigliosa che chiamiamo istinto. L'istinto può essere definito come ragione inconscia. Neemia vediamo tracce nelle piante e più marcate negli animali. È un potere con cui queste creature inferiori giungono ai fini, eseguono disegni di meravigliosa abilità e bellezza, penetrano immediatamente nella verità naturale. L'uomo, che arranca lentamente alla luce della ragione verso i suoi fini, rimane stupito di fronte agli effetti e ai risultati di questa misteriosa forza mentale. Ebbene, potrebbe; perché che cos'è questa forza, così costante, così infallibile, così incomparabile, se non un'emanazione diretta e un'impartita dal Creatore stesso?

(3) E di nuovo il nostro senso del bello e del sublime è risvegliato dallo studio della vita animale. La descrizione del cavallo da guerra, nel cap. 39, è sempre stata annoverata tra gli esempi più eclatanti del sublime. La sua forza, la sua criniera vibrante e il suo collo tremante, tutti tremanti per l'emozione, il suo spirito ardente che soffia, per così dire, fuoco attraverso le sue narici, scalpitando sul terreno nella sua impazienza, precipitandosi alla carica al segnale di battaglia, tutto è un'espressione vivente della forza divina, terribile e bella a vedersi. Le abitudini analitiche del pensiero scientifico possono ostacolare, se non ci guardiamo da esso, il nostro semplice e intenso apprezzamento della natura e dei singoli oggetti della natura come attraenti per il nostro senso di meraviglia, stupore e bellezza. Questi sentimenti ci sono stati dati per condurci verso l'alto alla Fonte di tutta l'esistenza, per adorare la bellezza e la potenza di Dio. Così "il libro della vita animale, che Dio qui scrive per noi, può essere per noi un vero libro di addestramento per tutte le virtù" (Cramer). Se Dio si prende cura così strettamente e così provvidenzialmente della vita degli animali inferiori, quanto più noi, i suoi figli, ci prendiamo cura di lui? Questa meravigliosa vita nel corpo, nell'anima e nella mente; queste capacità di miglioramento morale, di accrescere la conoscenza della vita eterna in comunione con se stesso; -Non si curerà di loro? Che il grido delle creature mute ci ricordi il nostro bisogno di preghiera e di colui che si compiace di ascoltare; che la contemplazione della bellezza e dell'ordine della loro vita divinamente creata ci riempia di disgusto per il disordine del peccato nel nostro cuore e nella nostra vita, e cerchiamo, nel nuovo modo di esistenza redento, di usare e migliorare tutti i nostri poteri, e di consacrarli al servizio del nostro fedele Creatore, il nostro compassionevole Padre e Redentore. - J

OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 1.- Una teofania

Alla fine Giobbe esaudisce il suo desiderio. Ha sempre desiderato ardentemente incontrare Dio e pregare affinché Dio si rivelasse. È giunto il momento per Dio di ascoltare la sua preghiera e di far conoscere la sua volontà. Questo è molto più importante delle speculazioni dell'uomo

I LA VENUTA DI DIO

1. Il tempo della sua venuta. Dio viene per ultimo. I tre amici hanno detto la loro, ripetendo fino a stancarci. Giobbe è stato libero di sfogare il suo dolore e la sua disperazione. Elihu, più illuminato, ma non del tutto giunto alla piena luce, ha pronunciato la sua lunga arringa. Tutti hanno detto tutto quello che avevano da dire, e Dio è rimasto in silenzio per tutto il tempo. Ora è il suo momento di apparire. Dio avrà l'ultima parola in ogni controversia, nella storia di ogni vita, nella storia del grande mondo. "In principio Dio "Alla fine c'è anche Dio. Cristo è l'Alfa e anche l'Omega. Non ci resta che aspettare con pazienza. La fine non è ancora; quando arriva Dio si rivela

2. Il modo in cui è venuto. "Fuori dal vortice." Quando Elia incontrò Dio, il Signore non era nel turbine. Dio usa vari veicoli di rivelazione: la "voce dolce e sommessa" per Elia, il turbine per Giobbe. Non è legato a nessuna routine. Non ha cerimonie rigide. Adatta i suoi metodi alle circostanze e alle esigenze. Tutto ciò che Dio ha fatto può essere un carro sul quale Egli verrà a visitare il suo popolo. A volte è meglio che venga nella tempesta e nella tempesta, per mettere a tacere le nostre vane chiacchiere e sottomettere il nostro spirito ribelle. Il rumoroso dibattito degli uomini è affogato nel vortice di Dio

II L'AZIONE DI DIO. Quando arriva, è per rispondere a Giobbe

1. Per amore di Giobbe. Allora il primo pensiero è del patriarca. È la figura centrale di tutto il dramma. Ma avremmo potuto pensare che i tre amici sarebbero stati rimproverati per primi. Eppure la loro condanna è rimandata. È più necessario che Giobbe sia liberato dalla sua perplessità e condotto a un giusto stato d'animo

2. Una risposta. Allora Dio aveva udito ciò che lo precedeva. Può non rendere manifesta la sua presenza, ma è comunque un Auditor silenzioso in tutte le nostre conferenze, dibattiti, litigi. Ascolta le nostre parole fidate. Egli percepisce i nostri stupidi dubbi. Il modo in cui Dio ci tratta non è indipendente dalle nostre azioni. Egli tiene conto di tutto ciò che facciamo e diciamo, e la sua azione è regolata di conseguenza. Così Dio risponde all'uomo. Affronta il dubbio, raccoglie la difficoltà, affronta il reclamo, affronta la preghiera, risponde alla domanda. Forse dovremo aspettare a lungo per avere la risposta. Potrebbe non arrivare in questa vita. Ma come avvenne a Giobbe, così alla fine, al tempo di Dio, verrà sicuramente a noi, e quando sarà venuto non c'è più bisogno di dirlo. Sarà certamente pieno, sufficiente, appagante

3. In parole. Il Signore parlò dal turbine. Di solito Dio ci risponde sulla terra con le opere della provvidenza, o con la supplica silenziosa del suo Spirito nei nostri cuori. Ma ci ha dato delle parole nei messaggi che i profeti ci hanno portato e che sono riportati nella Bibbia. Per noi, però, la grande risposta di Dio ad ogni domanda e ad ogni preghiera è il Verbo fatto carne, Gesù Cristo. Il vangelo mostra che Dio non ci ha lasciato a risolvere i nostri problemi nell'oscurità. Rivela che Dio ci parla, e il suo messaggio in Cristo è tale da dare luce e pace. - W.F.A

2 Chi è costui che oscura il consiglio con parole senza conoscenza? È molto evidente che Dio ignora completamente i ragionamenti di Elihu e si rivolge, in prima istanza, interamente a Giobbe, con il quale inizia con le sue rimostranze. Giobbe non è stato senza colpe. Egli ha pronunciato molte "parole senza conoscenza" o con insufficiente conoscenza, e così si è trincerato nell'irriverenza, e ha dato ai nemici di Dio l'occasione di bestemmiare. Inoltre ha "consigli ottenebrati". Invece di rendere chiare le vie di Dio ai suoi amici e compagni, egli nutre seri dubbi sul governo morale di Dio, sulla sua misericordia e amorevole benignità, quasi sulla sua giustizia.Giobbe 19:7 31:1-35 Egli è quindi esposto alla censura, e riceve la censura, e si considera "vile",Giobbe 40:4 prima che la pace e la riconciliazione possano essere stabilite

Ververs 2, 3.- La risposta di Dio

Questo lascia perplessi. Quando, dopo lunghi ritardi, Dio sarà finalmente apparso, ci aspettiamo che egli chiarisca tutti i dubbi e rivendichi pienamente la sua provvidenza verso Giobbe, mentre rivendica anche Giobbe in presenza dei tre amici. Ma Dio agisce in modo molto diverso, e sembra piuttosto difendere le tenebre e il mistero che spargere luce. Tuttavia, se esaminiamo attentamente la questione, vedremo che tutta la luce che potrebbe essere data con profitto proviene dalla nuova impressione di stupore e mistero che il linguaggio della risposta di Dio produce

L 'IGNORANZA DEVE ESSERE RICONOSCIUTA E UMILIATA. Se c'era qualcosa che era stato dolorosamente evidente a Giobbe durante l'intero dibattito, suscitando il suo disprezzo e la sua rabbia, era il fatto che i suoi tre amici avevano "oscurato il consiglio con parole senza conoscenza". Ora Dio vuole che Giobbe veda che anche lui ha commesso lo stesso errore. Il patriarca perplesso ha gettato una nuvola di parole indignate, ma non ha veramente capito di cosa stesse parlando. Tali parole non hanno aiutato a spiegare le cose; Al contrario, sono stati fuorvianti, oscurando i consigli invece di gettare luce su di essi. Ora, finché Giobbe non se ne rende conto, non può essere condotto a una visione di verità rassicurante. Mentre pensiamo di sapere, la nostra ignoranza è invincibile. Finché siamo soddisfatti di noi stessi, non possiamo ricevere la liberazione di Dio. La prima lezione deve rivelare la nostra ignoranza e umiliare il nostro orgoglio

II IL MISTERO DEVE ESSERE AFFRONTATO CON CORAGGIO. Giobbe era rimasto sdraiato gemendo sul suo mucchio di cenere. Che ora si cinga i fianchi come un uomo. L'umiltà non deve essere pensata per escludere il coraggio. Siamo più coraggiosi quando pensiamo meno a noi stessi. Ora, è necessario affrontare con coraggio le difficoltà se vogliamo vincerle. È inutile delirare contro il mistero della vita. Andiamo verso di essa e affrontiamola con calma. Questo è il secondo passo verso la conquista delle difficoltà morali e intellettuali. Ma ci può essere un tocco di ironia nelle parole di Dio a Giobbe: misericordiose e non amare, con intenzioni gentili, per completare la sua lezione di umiltà. Riuscirà il patriarca ad affrontare il mistero? Lascialo provare. E' fallito nel tentativo onesto, sarà nella condizione stessa per ricevere l'aiuto di una rivelazione divina

IL PENSIERO DEVE ESSERE RISVEGLIATO E STIMOLATO. Giobbe aveva messo in discussione Dio; Dio ora interrogherà Giobbe. La prima risposta di Dio a Giobbe è quella di chiedere una risposta al patriarca. È facile fare domande. Dovremmo essere più saggi se ascoltassimo coloro che ci vengono rivolti. Il metodo della risposta a Giobbe fuori dal turbine era adatto a risvegliare il pensiero del patriarca. Dobbiamo imparare ad accostarci ai misteri di Dio con una mente aperta e attiva. Nessun aiuto può arrivare a noi finché rimaniamo inerti. Forse uno degli effetti del risveglio del pensiero sarà quello di rivelare la nostra piccolezza accanto alla terribile grandezza di Dio. Questo è ciò che la risposta di Dio a Giobbe sembra destinata a produrre nel suo ascoltatore. Allora non potremo più essere perplessi di fronte al mistero. Vediamo che dobbiamo aspettarcelo. Nello stesso tempo, la grandezza e la bontà di Dio nelle sue opere ci insegnano a confidare in lui e a non disperare di fronte al mistero. - W.F.A

3 Cingi ora i tuoi lombi come un uomo. Giobbe aveva desiderato contendere con Dio, supplicarlo e discutere la sua causa.Giobbe 9:32-35; 13:3,18-22; 23:4-7; 31:35 Dio ora si offre di esaudire la sua richiesta, e gli ordina di alzarsi "come un uomo" e di "corgarsi" per la contesa, che ha sfidato. Poiché io ti chiederò e tu mi risponderai. Inizierà con interrogatori a cui Giobbe dovrà rispondere; allora Giobbe avrà il diritto di fargli domande. Giobbe, però, quando gli viene data l'opportunità, si tira indietro e dice: "Ecco, io sono vile; che cosa ti risponderò? Poserò la mia mano sulla mia bocca. Una volta ho parlato: ma non risponderò: sì, due volte; ma non procederò oltre".Giobbe 40:4,5 L'audacia fiduciosa che egli provava quando Dio sembrava lontano scompare alla sua presenza, ed è sostituita dalla diffidenza e dalla diffidenza

4 Dov'eri tu quando ho gettato le fondamenta della terra? Eri presente? Neemia sei stato testimone? Se no, che cosa puoi sapere al riguardo? E se non sai nulla della creazione, che cosa puoi sapere delle cose più profonde? La metafora, con la quale la creazione della terra è paragonata alle fondamenta di un edificio, è una metafora comune,Salmi 102:25 104:5 Proverbi 8:29 Isaia 48:13 51:13,16Zaccaria 12:1 Ebrei 1:10 - , ss. e deve essere visto come una concessione alla debolezza umana, essendo la creazione stessa, così come è effettivamente avvenuta, inconcepibile. Dichiara, se hai intelligenza. Cioè, se hai qualche conoscenza sull'argomento confronta Versetto 18)

Versetti 4-15. - Geova a Giobbe: la prima risposta: l'esame:1. Riguardo alla creazione

I LA CREAZIONE DELLA TERRA OPERA DI DIO

1. Un'opera esclusivamente divina. Geova asserisce non solo di essere stato l'Artefice della possente struttura del globo, ma di aver condiviso l'onore di quella stupenda impresa senza alcun collaboratore. Quindi non certo con Giobbe. "Dov'eri tu quando stabilii la terra?" Non prendervi parte e nemmeno stare a guardare, poiché allora non esistevate. Che questo mondo terrestre, e in verità il vasto universo di cui fa parte quasi infinitesimamente piccolo, non sia esistito dall'eternità, e non sia sorto all'esistenza fortuitamente e senza una causa adeguata, ma sia stato evocato dal grembo del nulla dal fiat dell'Onnipotenza, oltre che secondo le più chiare dichiarazioni della Scrittura, armonizza più esattamente di qualsiasi altra teoria con i dettami della ragione

2. Un lavoro perfettamente rifinito. Come nella cosmogonia mosaica Elohim è rappresentato mentre inizia, prosegue attraverso fasi successive e completa la preparazione della terra appena fatta come dimora dell'uomo, così qui Geova avanza una pretesa simile a favore di se stesso. Sotto l'immagine di un edificio, egli descrive la terra, nella sua costruzione, come se fosse stata progettata da lui: "Chi", cioè se non me, "ne ha determinato la misura?" fondata da lui: "Dov'eri quando stabilivo la terra?" da lui eretta: "Su dove sono "fissate" le fondamenta, cioè le basi delle sue colonne?

3. Un'opera saldamente fissata. Non nel senso di stare fermi e senza movimento (Caryl), ma in quello di essere permanentemente stabiliti. La costituzione e il corso della natura, sebbene non inalterabili per volontà di colui da cui è stato decretato, sono tuttavia stabiliti in modo così definitivo che l'uomo può contare sulla sua uniformità. Non può essere rovesciato né per caso né per intenzione. Le proprietà e le leggi della materia sono così certe nel loro funzionamento, che alcuni ragionatori hanno falsamente concluso che sono immutabili

II LA CREAZIONE DELLA TERRA FU IL CANTO DEGLI ANGELI

1. I cantanti: gli angeli. La razza delle intelligenze spirituali che abitano il mondo celeste,Salmi 68:17 Matteo 18:10 Giovanni 1:51 che sono qui descritte da:

(1) Il loro posto nella creazione; essendo chiamati (secondo un'esposizione del passo) "stelle del mattino", come se fossero stati creati per primi, i primi esseri chiamati nell'ampia distesa dell'esistenza dipendente,Genesi 3:3-4 Isaia 8:5 come le stelle del mattino sembrano nuotare per prime nella volta del cielo; come posseduti da un'incomparabile eccellenza di natura,Salmi 103:20 come le stelle del mattino brillano in splendore di tutte le altre stelle; o come messaggeri o araldi di creature successive e forse più elevate di loro,Giovanni 1:51 come la stella del mattino serve a introdurre attraverso i portali dell'aurora il carro d'oro del sole

(2) La loro relazione con Dio; essendo designati suoi "figli", non come lo è Cristo, che è l'Unigenito del PadreSalmi 2:7; Giovanni 1:18; Atti 13:33 -- un onore mai conferito agli angeli;Ebrei 1:5 o come lo sono i santi, mediante la rigenerazione e l'adozioneGiovanni 1:12 -- un'esperienza di cui gli angeli non caduti non hanno bisogno, e quelli caduti non ottengono; probabilmente come lo fu Adamo,Luca 3:38 e come lo sono gli uomini in generaleAtti 17:28 per indicare la loro dipendenza da Dio loro Creatore e la loro somiglianza costituzionale con esso

2. La loro canzone: un inno alla creazione. Che si caratterizza anche in un duplice modo:

(1) Con la sua espressione esteriore, come vocale, "cantavano", esprimendo le loro emozioni nella lingua degli immortali; come corali, "cantavano insieme", conservando l'armonia nel loro canto, mantenendo una deliziosa concordia di dolci suoni; come universale, "tutti i figli di Dio gridavano" non c'era una voce nell'innumerevole folla che taceva confronta ' Atto 5. sc. 1); Come cordiali, "gridavano", esprimendo la cordiale veemenza e l'esuberante letizia con cui riversavano le loro celestiali melodie

(2) Con la sua ispirazione interiore, come procedente dalla piena marea di gioia che saliva e si gonfiava nei loro petti, gioia che era causata dall'ammirazione della potenza del grande Creatore, dalla contemplazione della saggezza del Divino Artefice, dall'apprezzamento della bontà del Padre Infinito, dall'anticipazione del supremo proposito di Dio, nel chiamare dal vasto grembo della non-esistenza, per un unico fiat di onnipotenza, un mondo così meravigliosamente bello, per un fine del quale potrebbe essere stato dato alle loro menti angeliche di formare una qualche concezione tutt'altro che vaga, cioè di essere la futura dimora dell'uomo

III LA CREAZIONE DELLA TERRA UNO STUDIO PER L'UOMO, Come tale fu proposto a Giobbe, al quale fu chiesto di ricevere lezioni da esso riguardo a tre punti

1. La brevità della vita dell'uomo rispetto all'esistenza di Dio. "Dov'eri tu quando ho fondato la terra? Tu non sei nato allora! I tuoi giorni sulla terra sono come un'Ombra. Qualche anno fa non esistevi. Ma io, il tuo Creatore, che tu stoltamente accusi, ero un essere cattivo prima del mondo!" Nulla è più adatto a impressionare l'uomo con il senso dell'assoluta vanità e insignificanza di questa esistenza terrena di cui egli partecipa di una contemplazione dell'eternità di Dio

2. L'ignoranza della mente dell'uomo in confronto all'onniscienza di Dio. Geova chiede al patriarca se poteva dire come le colonne del globo erano fissate nelle loro basi, o come le fondamenta o le pietre angolari della stupenda stoffa erano poste al loro posto, e fissate in modo da rimanere permanenti e immobili. "Dichiara, se hai intelligenza." Ma tutte queste cose erano comprese dalla sapienza eterna. Quanto deve essere incommensurabilmente sciocco, quindi, per l'uomo presumere di poter o di dover essere in grado di comprendere l'amministrazione morale di un mondo della cui costruzione originale è completamente ignorante! Nulla è meglio calcolato per umiliare l'orgoglio della saggezza umana di quanto riflettiamo sia quanto sia piccolo il cerchio della conoscenza esaminato dal più saggio in confronto alla vasta sfera dell'ignoranza da cui è ancora circondato, e in particolare quanto infinitesimale sia la più grande quantità di scienza raccolta dall'uomo se confrontata con l'incommensurabile onniscienza di Dio

3. L'impotenza del braccio dell'uomo rispetto all'onnipotenza di Dio. Vaste nell'espediente e nell'esecuzione come lo sono molte delle opere dell'uomo, la costruzione delle piramidi, l'esplorazione delle miniere, la costruzione di locomotive, lo scavo di gallerie di montagne e altre potenti conquiste del genio umano, è certo che l'uomo stesso deve considerarle come minuscole e insignificanti rispetto alle gigantesche opere della natura. l'accumulo dell'Himalaya, la formazione degli oceani, l'instaurarsi di quelle misteriose influenze che gli uomini nella loro ignoranza chiamano forze fisiche, il popolamento della terra, dell'aria e del mare con le loro miriadi di forme di vita. Eppure queste sono tutte opera di Dio, compiute dalla sua potenza con infinita facilità e con tale consumata abilità che l'uomo non può sperare di migliorarle, non può imitarle, sì, può difficilmente riuscire a farne una copia perfetta. Anzi, l'astronomia moderna, ampliando le nostre concezioni del mondo stellare, ci ricorda che un'opera stupenda come è la formazione di questo globo materiale, è in realtà una delle più piccole produzioni che sono venute dalla sua mano creatrice, essendo in realtà solo come una goccia in un secchio, o come la piccola polvere di una bilancia. in confronto all'universo sconfinato a cui appartiene

Imparare:

1. Che il primo di tutti gli esseri è Dio

2. Che la causa primaria di tutte le cose è la potenza di Dio

3. Che solo la mente che ha pianificato il mondo può comprendere perfettamente il suo governo

4. Che tutte le opere di Dio, nel mondo morale non meno che in quello materiale, sono caratterizzate dalla sapienza

5. Che le opere di Dio non manchino mai di suscitare l'ammirazione e la gioia dei figli di Dio

6. Affinché, sebbene l'uomo non possa essere salvato, possa ancora essere istruito dagli angeli

7. Che se la creazione antica o materiale richiedeva la potenza di Dio, molto di più lo richiede la creazione nuova o spirituale

OMELIE DI R. GREEN Versetti 4, 19, 32, 33.- Esposizione dell'impotenza umana e dell'ignoranza

L'afflizione di Giobbe è un mistero, un mistero che deve essere svelato. Giobbe non ne ha dato la spiegazione. Non lo sapeva. I suoi amici hanno fallito. È stato attribuito al suo peccato; Ma egli è fiducioso nella sua onesta integrità, e non può essere persuaso di subire una punizione, perché non ha coscienza della colpa. Elihu ha indicato la natura nascosta delle opere divine, e non ha reso il mistero più chiaro. Ma ha chiuso le labbra a coloro che vorrebbero accusare Dio di agire in modo sbagliato e ingiusto. Giobbe viene condotto, forse bendato, a un'esposizione finale del tutto. Conoscendo in modo imperfetto il proposito di Dio, Giobbe può essere indotto a conclusioni sbagliate. Ma Dio non abbandonerà il suo servo fedele, del quale la testimonianza divina all'inizio fu che "non peccò con la sua lingua" e alla fine che aveva "detto la cosa giusta". È ancora notte per Giobbe; Egli è all'oscuro del motivo della sua afflizione, ma spunta il mattino. E mentre Dio è apparso finora come il Punitore di Giobbe, presto si dichiarerà suo Amico, e quando avrà ben provato il suo fedele servo lo ricompenserà ampiamente. Ma ci sono processi nel metodo divino. Giobbe deve essere umiliato fino alla polvere, e lo stadio attuale di questo processo è quello di rivelare la piccolezza dell'uomo in presenza dell'Altissimo. L'impotenza e l'ignoranza umana si manifestano di fronte alla meravigliosa creazione di Dio

"Dov 'eri tu quando gettai le fondamenta della terra?" "Hai tu comandato il mattino" e "hai fatto conoscere il suo posto all'alba?" "Sei entrato nelle sorgenti del mare?" ecc

II L'OPERA DI DIO AL DI SOPRA DELL'UOMO. "Puoi legare le dolci influenze delle Pleiadi?" ecc

III L'OPERA DI DIO SCONOSCIUTA ALL'UOMO. "Conosci tu le ordinanze del cielo?" "Chi ha messo la sapienza nelle parti interiori?" ss. Così viene insegnato a Giobbe, in mezzo alle meraviglie della creazione di Dio, quanto sia grande il Creatore. Se le sue opere sono al di là della scoperta da parte dell'uomo gracile, certamente il suo scopo che ha nascosto è al di là della portata della ricerca umana. È un altro passo nella valle dell'umiliazione per colui che alla fine si trova a mordere la polvere

5 Chi ne ha determinato le misure? Tutto nella creazione è ordinato, misurato, predeterminato, governato dalla legge e dalla volontà. Il peso effettivo dei pianeti è fissato dalla saggezza divina, in vista della stabilità e della durata del sistema solare. Se tu sai, letteralmente, perché tu lo sai, un'anticipazione dell'alta ironia che emerge in modo così notevole nel versetto 21. O chi ha steso la corda su di esso? I costruttori umani determinano le dimensioni delle loro costruzioni per mezzo di una linea di misurazione.Ezechiele 40:3-49 - , ss. Lo scrittore realizza la sua metafora di un edificio supponendo che una bacchetta di misurazione sia stata usata anche per la creazione della terra. Alcuni trovano una traccia dell'idea in Gen 1:9, dove traducono μyiMh Wwq, "siano segnate le acque con una corda"

6 Su dove sono fissate le sue fondamenta? Questi dettagli seguono naturalmente l'adozione della particolare metafora di una casa o di un edificio. Non devono essere pressati. L'obiettivo è quello di imprimere in Giobbe la sua totale ignoranza delle vie di Dio nella creazione. O chi ne ha posato la pietra angolare? Chi ha dato l'ultimo tocco finale all'opera?

vedi - Salmi 118:22; Zaccaria 4:7 Puoi dirlo? Se no, perché entrare in polemica con il Creatore?

7 Quando le stelle del mattino cantavano insieme. Si intendono probabilmente le stelle in generale, o le stelle reali visibili al mattino della creazione. Essi, per così dire, cantarono un canto di forte acclamazione quando videro la nuova meraviglia. La loro priorità per la terra è implicita, poiché assistono alla sua nascita. La loro canzone è, naturalmente, quella silenziosa canzone di simpatia, di cui parla Shakespeare quando dice: "Ognuno nel suo movimento come un angelo canta" ('Mercante di Venezia', atto 5. sc. 1). E tutti i figli di Dio gridarono di gioia. "I figli di Dio" qui devono necessariamente essere gli angeli,

vedi - Giobbe 1:6; 2:1 poiché non esistevano ancora uomini. Anche loro si unirono al coro di simpatia e ammirazione, forse alzando le loro voci, forse solo i loro cuori, lodando il Creatore, che aveva fatto cose così meravigliose

I canti degli angeli

IO ALLA CREAZIONE DEL MONDO

II ALL'INCARNAZIONE DEL SALVATORE

III ALLA CONVERSIONE DEI PECCATORI

IV ALL'INTRODUZIONE DEI NUOVI CIELI E DELLA NUOVA TERRA

Il canto della creazione

IO UNA CANZONE FELICE. Questo quadro altamente poetico descrive la gioia della creazione. Quando il mondo fu creato, Dio vide che era buono.Genesi 1:10 Nella Bibbia non c'è pessimismo manicheo. La natura è piena di gioia. Questo dobbiamo aspettarci quando conosciamo il carattere di Dio, perché colui il cui nome è amore deve compiacersi della gioia delle sue creature. Possiamo vedere la stessa verità nella costruzione del mondo. È bello e fatto per servire la felicità delle miriadi di creature viventi che lo abitano. Può sembrare difficile cogliere gli echi del canto della creazione, ma anche in mezzo alle fatiche e alle preoccupazioni della vita è rallegrato quando ci viene ricordata la sua rara e incantevole melodia

II UN CANTO DI LODE. Era più che gioia. La gloria del Creatore si celebra nel gioioso riconoscimento della grandezza e della bellezza delle sue opere. L'adorazione della natura tende sempre a strisciare nel fango, legandosi più strettamente alla cosa più bassa della natura. Wordsworth era un profeta della natura di prim'ordine, perché vedeva più della natura e perché prendeva la natura come uno specchio del mondo spirituale. Le liete lodi dei figli del mattino iniziano la storia del mondo con un inno a Dio

III UNA CANZONE DI SPERANZA. Era cantata dalle stelle del mattino, in vista del nuovo giorno della creazione. È scaturito dalla fresca giovinezza del mondo. Lodiamo Dio per quello che ha fatto da quando è stato cantato quel primo salmo. Ma anche noi possiamo cantare nella speranza, perché Dio illumina ancora il futuro di gloria. C'è sempre qualcosa di malinconico in un canto della memoria. L'atteggiamento giusto dei figli di Dio è lo sguardo in avanti

IV UN CANTO ARMONIOSO. Le stelle del mattino cantavano insieme. Platone scoprì la musica delle sfere nei loro movimenti ritmici. Non c'è musica nella guerra, nella confusione o nell'egoismo. La gioia del cielo è la letizia dell'amore. La simpatia accorda la musica più dolce che il cuore possa emettere. Se vogliamo emulare le lodi gioiose degli angeli, dobbiamo seguire la loro obbedienza volontaria e vivere in quell'atmosfera celeste di amore che è la loro casa

V UN ANTICO CANTO. Molto più antico di quanto si immaginasse ai tempi di Giobbe. Il cervello ha le vertigini nel vano tentativo di farsi un'idea dell'incommensurabile antichità che ci viene aperta dalla meravigliosa storia della geologia. Prima di tutto ciò venne il primo canto della creazione. Questo pensiero fa impallidire la vita dell'uomo. Giobbe aveva considerato la brevità della vita da un altro punto di vista, e riguardo alla triste prospettiva della sua fine. Ora deve guardarsi indietro e vedere quanto recente sia stata la sua origine. Questo per verificare le ipotesi dogmatiche. Come può la creatura di un giorno entrare nei consigli secolari di Dio?

VI COME CANTO ETERNO. La lontana antichità gioiva nella luce e nell'amore di Dio. Ma la luce e l'amore divini non sono scomparsi dal mondo. Dio sta ancora creando. Ogni fresca primavera è una nuova nascita da Dio, ogni giorno ha il suo sorgere, ogni bambino la sua gioiosa giovinezza. La teoria dell'evoluzione suggerisce creazioni ancora più gioiose in futuro. Ma meglio di tutte è la seconda creazione, la rigenerazione delle anime, per la quale c'è gioia alla presenza degli angeli di Dio. La gioia della creazione è la gioia degli angeli; quella della redenzione è "alla presenza degli angeli". Questa gioia più grande infatti non sorge prima in loro; scaturisce dal cuore stesso di Dio. - W.F.A

8 O chi chiude il mare con le porte? Dalla terra si passa al mare, come seconda grande meraviglia della creazione.

comp. - Genesi 1:9,10; Ester 20:11; Salmi 104:24,25 La potenza di Dio si manifesta specialmente nel suo potere di controllare e confinare il mare, che infuria così terribilmente e sembra così completamente incontrollabile. Dio l'ha bloccata "con porte", cioè con "limiti che non può oltrepassare, né tornare a coprire la terra".Salmi 145:9 A volte la barriera è di roccia alta e solida, che sembra adatta a confinare e trattenere; ma a volte non è altro che una sottile striscia di sabbia scheggiata o un banco di ciottoli sciolti e mobili. Eppure, in entrambi i casi, la moderazione è sufficiente. "La sabbia è posta al confine del mare con un decreto perpetuo, che non può oltrepassarlo";Geremia 5:22 la spiaggia di ciottoli mobili rimane solida come la roccia stessa, e non si ritira o avanza mai più di qualche metro. quando si spezza, come se fosse uscito dal grembo materno; cioè alla sua nascita, quando si formò per la prima volta, dalla raccolta delle acque in un unico luogo.

vedi - Genesi 1:9

Versetti 8-11. - Geova a Giobbe: la prima risposta: l'esame:2. Riguardo al mare

I LA PRODUZIONE DEL MARE

1. Il luogo da cui è uscito. Il mare, con un'audace metafora, è rappresentato come un bambino che esce dal grembo materno. L'allusione sembra riferirsi all'opera creativa del terzo giorno, quando le acque terrestri furono raccolte nei mari a causa "dello sconvolgimento della terra attraverso l'azione di fuochi sotterranei, o del cedimento della crosta terrestre in conseguenza del raffreddamento e del restringimento della massa interna" ('Pulpit Commentary: Genesis,' 1:9). La superficie fino ad allora tranquilla degli abissi era gettata in un violento tumulto, da un lato l'impeto verso l'alto delle acque causato dall'affondamento delle particelle solide sarebbe sembrato come un'irruzione dall'interno della terra, mentre dall'altro lato la spazzata all'indietro prodotta dall'improvviso sollevamento delle cime delle montagne sarebbe apparsa come se fosse stata effettuata dalla superiore moderazione di una mano potente. Quindi, il tutto è raffigurato come la nascita di un giovane gigante, che non appena viene introdotto alla vita ha bisogno di essere trattenuto e confinato

2. La violenza della sua irruzione. La parola impiegata da Geova per descrivere la sua evoluzione dalla massa ancora caotica del globo è la stessa che gli scrittori delle Scritture usano per rappresentare l'irruzione di un fiume dalla sua sorgente,Giobbe 40:23 l'emergere di un bambino dal grembo di sua madre,Salmi 22:10 la corsa di un soldato in battaglia,Ezechiele 32:2 il balzo di un guerriero da un'imboscata.Giuda 20:33 Il linguaggio trasmette un'immagine vivida del modo veemente e improvviso in cui la terra e l'acqua del nostro globo furono separate, il che, secondo la rivelazioneSalmi 104:7 e la scienza, fu molto probabilmente effettuato dall'agente vulcanico

3. L'aspetto che presentava. Attenendosi ancora alla metafora del neonato, che la balia avvolge in fasce e vestiti per bambini, Geova dice al patriarca che anche lui aveva provveduto un vestito adatto per il mare appena nato, dandogli nuvole per un indumento e tenebre per un fascio, il che significa che alla sua prima separazione dalla terra solida fu sovrastato da forti vapori e da fitte nebbie che servirono ad avvolgerlo come una coltre di neve

II LA DISPOSIZIONE DEL MARE

1. La preparazione del suo posto. La traduzione ricevuta, che è chiaramente ispirata daGenesi 1:9 eSalmi 104:8), comprende che Dio ha detto che il mare appena formato non fu lasciato rotolare le sue acque a volontà sulla superficie del globo, ma fu ritirato nei letti oceanici in cui riposa attualmente, e che questi letti, oltre ad essere stato costruito dall'azione divina, l'agire, senza dubbio, con mezzi naturali, era stato anche definitivamente predisposto dalla saggezza divina, che aveva "spezzato per esso il mio posto decretato" ed era stato permanentemente fissato dal potere divino, che aveva "rigorosamente misurato il suo confine" (Umbreit), o infranto su di esso un decreto divino (Delitzsch), cioè imponendogli una prescrizione

2. Il contenimento delle sue acque. Anche questo è rappresentato come l'imprigionamento all'interno di mura solidamente costruite e di porte saldamente sbarrate del suddetto gigante giovane e vigoroso, al quale non può essere concessa una libertà incontrollata, ma deve essere mantenuta entro dei limiti, essendo concessa tanta libertà e non di più, la libertà, vale a dire, all'interno dei recinti della sua prigione, ma non oltre. Nel caso del mare, i muri e le porte che imprigionano sono le rocce, le sabbie e le spiagge che costeggiano le coste delle grandi acque oceaniche. Eppure non sono questi che impediscono al mare di straripare dalle sue sponde, ma la voce di Dio che dice: "Fin qui arriverai, ma non oltre: e qui si fermeranno le tue orgogliose onde", poiché non sono le mura della prigione che in realtà confinano il giovane gigante, ma la volontà sovrana di lui, il Genitore o la Nutrice, da cui sono stati costruiti e il mostro bambino è stato murato

Imparare:

1. Che Dio è il Creatore del mare e della terraferma

2. Che Dio può controllare il mare anche nei suoi umori più feroci

3. Che il mare, non meno delle altre creature, non può oltrepassare i limiti assegnatigli dal suo Creatore

4. Che la mano di Dio sul mare' e la voce di Dio al mare, sono tutto ciò che impedisce alle sue acque di straripare sulla terra

Versetti 8-11. - Lezioni di mare

Passando dal pensiero della gioia della creazione, quando le stelle del mattino cantavano insieme, troviamo il nostro pensiero rivolto al mare nella sua potenza e nel suo orgoglio, formato per la prima volta dalla mano di Dio, e sempre tenuto a freno dalla sua voce imperiosa

I POTERE DI DIO SU CIÒ CHE È PIÙ GRANDE. Il mare colpisce la nostra immaginazione soprattutto per la sua vastità. Consiste solo di acqua, che, quando la vediamo nel ruscello che gocciola o la teniamo nella tazza, è una delle cose più semplici e apparentemente innocue in natura. Ma nell'accumulare volume acquista forza. Il piccolo ruscello si gonfia nel torrente scrosciante. L'acqua del mare si trasforma in un tumulto di forze terribili di fronte alle quali l'uomo più forte è impotente. All'oceano Byron dice: "L'uomo segna la terra con la rovina: il suo controllo si ferma alla riva; sulla pianura acquosa i relitti sono tutte le tue opere, né le stoffe rimangono un'ombra della devastazione dell'uomo, se non la sua, quando, per un momento, come una goccia di pioggia, Egli sprofonda nelle tue profondità con un gemito gorgogliante, senza una tomba, non annodata, senza bara e sconosciuta. Eppure il mare è sotto il completo controllo di Dio: nulla è troppo forte per Dio. Nessuna forza può sfuggire alla sua autorità. Apocalisse e imperatori, uomini di genio e uomini di vaste risorse, sono tutti soggetti al governo attuale, e tutti devono rispondere alla chiamata finale di Dio

II L'ORDINE DI DIO IN CIÒ CHE È PIÙ TURBOLENTO. Nulla sembra così selvaggio e senza legge come il mare in tempesta. Nel mescolarsi degli elementi, quando il vento stride tra le onde e le acque salgono impazzite verso il cielo, ci sembra di essere di nuovo nella confusione del Vecchio Caos. Eppure sappiamo che il mare in tempesta è veramente sotto le leggi della natura come i campi con i loro raccolti in crescita. Ogni goccia d'acqua è assolutamente obbediente alla legge come le stelle nel loro corso ordinato. Dio cavalca la tempesta. Egli governa gli indisciplinati. Le tempeste selvagge della passione umana, la furia del despota e la rabbia del popolo, sono tutte osservate e controllate da Dio. Quando le nuvole nere si addensano e le onde rabbiose si alzano sul mare della vita umana, ricordiamoci che c'è Colui che governa le nazioni e le città, così come le forze selvagge della natura

III LA MODERAZIONE DI DIO SU CIÒ CHE È PIÙ MUTEVOLE. Le acque minacciano di invadere la terra. Ma c'è un limite al loro progresso. Ogni onda che cerca più ardentemente di superare la precedente è costretta a infrangersi e a ricadere in confusione, sibilando di rabbia mentre viene trascinata giù tra i ciottoli. La marea sale, sempre più alta; Ma ha il suo limite. Dio dà all'uomo un certo spazio di libertà. Egli può salire e scendere come l'onda, e fluire e rifluire come la marea. A volte sembra avere un guinzaglio molto lungo. Ma non è infinito, e Dio lo ha afferrato. Al momento giusto lo attirerà, e allora tutto l'orgoglio dell'uomo non servirà a nulla. La nostra vita è come la marea che cambia, come l'onda irrequieta. Siamo stanchi del suo incessante mutevolezza. È come il mare che si arrampica sulla spiaggia e torna indietro, gemendo sulla riva notte e giorno senza interruzione. C'è monotonia anche nei cambiamenti. Questo è solo il punto da notare. Sono tutti limitati e sottoposti a restrizioni. Così è per quelli della vita; sono limitati e limitati dalla provvidenziale cura del nostro Padre. - W.F.A

9 quando ho fatto della nuvola la sua veste. Il racconto della creazione qui riportato non è certamente tratto interamente dalla Genesi, ma deve essere visto come un secondo resoconto indipendente degli avvenimenti, in modo più dettagliato, ma più vago, a causa della fraseologia poetica. E una fitta oscurità le faceva da fasce. Il mare neonato, appena uscito dal grembo materno (versetto 8), è rappresentato come avvolto da una nuvola e avvolto in una fitta oscurità, per segnare la sua completa sottomissione al suo Creatore fin dall'inizio

10 e spezzare per esso il mio posto decretato; piuttosto, come a margine, e stabilii su di esso il mio decreto; o, come nella Versione Riveduta, e ha prescritto per esso il mio decreto. Il decreto stesso è dato nel versetto 11. E impostare sbarre e porte (vedi sopra, Versetto 8, dove l'immagine delle "porte" è già stata introdotta). Come osserva il professor Lee, "Il termine μyitlD contiene una metafora presa dalle grandi porte pieghevoli di una città, che di solito sono erette allo scopo di ostacolare l'avanzata di un nemico invasore, e sono quindi fornite di catenacci e sbarre" ('Book of Job', p. 490). Rappresentazioni di tali porte a soffietto sono comuni nelle sculture assire; e in un caso sono state recuperate le porte stesse, o, per parlare più esattamente, il loro alleggerimento esterno in bronzo (vedi un articolo nelle "Transactions of the Society of Biblical Archaeology", sulle Porte di Bronzo scoperte dal signor Rassam a Balawat, vol. 7. pp. 85-115). Queste porte erano alte ventidue piedi e larghe sei piedi ciascuna

11 E dissero: Fin qui avrai dei grani, ma non oltre. La legge non è del tutto assoluta. Dovunque il mare bagna una linea di costa, c'è una continua azione erosiva, per cui la terra viene, a poco a poco, divorata, e la linea della costa viene respinta. Ma l'azione è così lenta che passano millenni senza che si produca alcun effetto considerevole, e le usurpazioni in alcuni luoghi sono generalmente controbilanciate da un ridimensionamento in altri, cosicché il contorno generale del laud e dell'acqua, con la proporzione dell'uno rispetto all'altro, rimane probabilmente molto simile ai giorni nostri come quando la terra divenne per la prima volta l'abitazione dell'uomo. E qui si fermeranno le tue onde orgogliose. Le onde del mare "infuriano orribilmente", e di tanto in tanto precipitano da una roccia o minano una scogliera, e sembrano orgogliose delle loro conquiste; Ma quanto poco effetto, anche in migliaia di anni! L'isolotto di Psyttaleia blocca ancora l'estremità orientale dello stretto di Salamina. L'isola di Pharos si trova al largo della foce più occidentale del Nilo. Nemmeno il basso, fiat Aradus, sulle coste siriane, è stato spazzato via. Dappertutto le onde sono praticamente "trattenute" e tutte le minacce del mare contro la terra svaniscono a nulla

12 Hai tu comandato il mattino fin dai tuoi giorni? piuttosto, a causa della lunghezza dei giorni del raggio, un'ironia simile a quella osservabile nei versetti 5, 21, ss. La terza meraviglia della creazione che ci viene presentata è l'alba, o l'alba, quel miracolo permanente di utilità e bellezza combinate. Giobbe ha l'autorità di impartire i suoi ordini all'alba e di dirle quando fare la sua comparsa? Ha egli fatto sì che l'alba conoscesse il suo posto? Giobbe non può pretendere di avere un tale potere

Versetti 12-15. - Geova a Giobbe: la prima risposta: l'esame:3. Riguardo alla luce

IO, LA LUCE DEL MATTINO, LA SERVA DI DIO

1. La luce del mattino è serva di qualcuno. È sotto il comandamento di un Superiore. Ogni movimento che fa proclama di essere sotto la legge. La scienza moderna è persino in grado di formulare con molta precisione le leggi alle quali obbedisce. E questi operano con una regolarità così infallibile e una potenza così irresistibile, che anche la più sottile, la più agile e la più potente delle creature non è in grado di eludere la loro presa o respingere il loro dominio. Mattina dopo mattina l'alba appare come una sentinella che torna al suo posto. Giorno dopo giorno il sole dorato spinge il suo disco sopra l'orizzonte, senza mai sbagliare il momento o il punto esatto in cui dovrebbe iniziare a inclinare le cime delle montagne con sfumature rosate. Da qualunque fonte emanino le leggi, è chiaro che il sole le sottomette

2. La luce del mattino non è la serva dell'uomo. "Hai tu comandato il mattino fin dai tuoi giorni? hai tu fatto conoscere all'aurora il suo posto?" chiede Geova a Giobbe, come se volesse ironicamente suggerire che, sebbene Giobbe non avesse avuto alcuna parte né nella prima formazione del globo né nella produzione del mare, in quanto allora non esisteva, forse da quando era arrivato sulla terra era stato il signore supremo, al quale il potente re del giorno rendeva omaggio e dal quale l'alba rosea riceveva la sua carica quotidiana. Allo stesso tempo, l'interrogatorio è formulato in modo da indicare la risposta appropriata che non solo Giobbe non era il direttore generale dei movimenti solari, ma durante l'intero corso della sua carriera non era stato in grado di imporre la sua autorità sulla luce del mattino per un solo giorno. E, naturalmente, ciò che era vero per Giobbe è altrettanto vero per tutti. Lo studioso dei cieli può contemplare la bellezza e indagare le leggi del raggio solare; ma non può ostacolarla nella sua missione o distoglierla dal suo cammino. Egli non può né istruirla né dirigerla su quando, dove o come deve brillare. Può servirlo in obbedienza al comando divino che ha fatto sì che tutte le creature sperfidino l'uomo; ma l'uomo non può farne il suo servo nel senso di sottometterlo alle sue ordinanze. Quindi la deduzione che segue è inevitabile

3. La luce del mattino è esclusivamente la serva di Dio. La voce a cui obbedisce è quella che si rivolse a Giobbe dal turbine. La regola che segue è quella prescritta da colui che all'inizio disse: "Sia la luce", e la luce fu. La legge che riconosce e adempie è quella di colui che ha posto il sole nei cieli per illuminare la terra

II LA LUCE DEL MATTINO È NEMICA DEI MALFATTORI

1. La metafora espressiva. La luce, personificata come un potente servitore o ministro di Dio, è rappresentata mentre esce ogni mattina dalle camere dell'aurora, mentre afferra per i bordi l'ampio e meravigliosamente variegato tappeto della terra, come se lo sollevasse con la forza e come se ne scuotesse efficacemente i malfattori che, col favore delle tenebre, si erano sdraiati a riposare, o erano andati a compiere commissioni di malvagità, sulla sua superficie

2. L'interpretazione autorizzata. L'alba del giorno sorprende così completamente gli uccelli notturni, o operatori di iniquità, che predano la società che le loro braccia tese vengono spezzate, cioè vengono arrestati nell'atto stesso di perpetrare le loro azioni nefaste. Quando le tenebre svaniscono, la luce in cui lavorano viene rimossa da loro; e, rifuggendo l'alba del giorno come se fosse l'ombra della morte,Giobbe 24:17 sgattaiolano via nelle loro tane, scomparendo dal mondo della luce con la stessa efficacia come se fossero stati scossi violentemente dalla superficie della terra

III LA LUCE DEL MATTINO, L'ABBELLITORE DELLA TERRA

1. Il sigillo di impronta. Analizzando la metafora divina, si può dire che l'allargamento dell'alba è paragonato all'arrotolamento di un sigillo cilindrico sulla superficie di un foglio di argilla preparato. La figura indica l'apertura graduale e progressiva dell'alba, la marcia silenziosa e in avanti della luce, la diffusione sempre più ampia del giorno, il sorgere degli oggetti sulla superficie terrestre in chiarezza e nitidezza di contorno

2. L'argilla stampata. Come il sigillo, quando passa sopra l'argilla liscia, lascia dietro di sé un argano da impronta che sembra partire dall'argilla, così il spazzare dell'alba attraverso le pianure della terra fa sì che un oggetto dopo l'altro, montagna, roccia, albero, erba, fiore, tutto ciò che la terra sostiene sul suo seno, si avvii in successione in prominenza di visione

3. L'indumento radioso. Il risultato è espresso da un cambiamento di figura. La terra illuminata è paragonata a un abito riccamente ricamato, le cui tonalità variegate e le figure abilmente intrecciate, nascoste dall'oscurità precedente, sono ora portate alla luce dal giorno fulgido

Imparare:

1. Che la costituzione e il corso della natura in tutte le sue parti e dettagli si basano sul comando di Dio

2. Che senza questo comandamento divino i figli degli uomini non potevano godere nemmeno di un giorno

3. Che il potere dell'uomo non può interferire con le piccole cose più che con le grandi cose della natura

4. Quell'uomo ha molti servi che non obbediscono al suo comando

5. Che la luce gioca un ruolo importante nell'amministrazione morale della terra

6. Che la principale fonte di bellezza nelle cose materiali è la luce del giorno

7. Che i malfattori generalmente e istintivamente odiano la luce

13 Affinché si impadronisca dei confini della terra, affinché gli empi ne siano scossi? Gli sembra l'idea che l'alba, apparsa all'improvviso, si impadronisca di tutti i confini della terra "in un sol impeto" (Can. Cook) e illumini l'intera regione terrestre. I malvagi, amanti delle tenebre, vengono colti di sorpresa, e ricevono una scossa da cui si riprendono con difficoltà. Il fatto che siano "scossi dalla terra" deve essere considerato un'iperbole orientale

14 Viene girato come argilla fino al sigillo; piuttosto, cambia come l'argilla di un sigillo. I sigilli dei Babilonesi, degli Assiri e di altri erano comunemente impressi sull'argilla e non sulla cera (Lsyard, 'Nineveh and Babylon', pp. 153-156). Come il sigillo ha trasformato l'argilla da un ammasso opaco e informe a una superficie figurata, così l'arrivo dell'alba cambia la terra da una massa indistinta a una diversificata di forma e colore. Come spiega M. Renan, "L'aurore fair our la terre l'effet d'un sceau sur la torte sigillee, en dormant de laforme, et du relief, à la surface do l'univers, qui pendant la nuit est somme un chaos indistinct". E stanno come un mantello; piuttosto, e le cose risaltano come un indumento' o come su un indumento, si intende un abito riccamente ricamato, sul quale il motivo risalta in rilievo

15 E agli empi è negata la loro luce. Poi, quando l'alba spunta, "dagli empi, la loro luce" -- che è tenebreGiobbe 24:13-17 -- "è trattenuta", e la conseguenza è che il braccio alto, il braccio che è orgoglioso e sollevato, sarà spezzato. L'individuazione e la punizione cadono sui malvagi che sono sorpresi dalla luce del giorno

16 Sei tu entrato nelle sorgenti del mare? L'accento è posto sulla parola "sorgenti", che significa fonti, origine o profondità più profonde (vedi la Settanta, che ha πηγη, e la Vulgata, che ha profunda). Puoi andare a fondo di qualcosa, esplorarne i segreti, spiegarne la causa e l'origine? O hai tu camminato alla ricerca (piuttosto, dei luoghi profondi) dell'abisso? Non sei tu ignorante come gli altri uomini di tutte queste cose remote e segrete? La scienza fisica sta ora tentando l'esplorazione materiale delle profondità oceaniche, ma i "dragaggi in acque profonde" non ci avvicinano all'origine, alla causa o al modo di creazione della grande massa acquosa

Versetti 16-30. - Geova a Giobbe: la prima risposta: l'esame:4. Riguardo ai misteri della creazione

I MISTERI DELLA CREAZIONE SONO MOLTEPLICI NELLA LORO VARIETÀ. Geova richiama l'attenzione di Giobbe su alcuni esempi di queste cose nascoste, o segreti, della natura

1. Le profondità dell'oceano. Il mare, forse più di ogni altro oggetto in natura, l'emblema universale del misterioso, per quanto riguarda la sua immensità, incostanza, potenza, armonia, è particolarmente investito di un velo di meraviglia quando la mente riflette sulla sua insondabile profondità. Sempre risuonando e cantando sulla sua superficie, ora cantando strane melodie mentre le sue minuscole onde si infrangono sulla riva, ora muggindo e ruggendo con furia discordante quando i venti furiosi che afferrano le onde ruffiane per la cima le invitano a scontrarsi in un conflitto mortale, sotto sotto tutto è immobile, silenzioso, solenne, senza voce, e, tranne dove ci sono correnti, immobile come la tomba. In alto invitano l'uomo all'avvicinamento e all'indagine, in basso ci sono profondi e oscuri recessi, non attraversati da un piede umano, non scrutati dall'occhio mortale. Inviando continuamente i suoi tesori nell'aria superiore in magici treni di nebbia, rendendo omaggio al sole d'oro, ha sotto "sorgenti" o "fontane",Genesi 7:11 da cui vengono forniti i suoi rifiuti

2. I regni del mondo invisibile. Le cupe e cupe regioni sotterranee così eloquentemente descritte da GiobbeGiobbe 10:22 26:5 come le dimore degli spiriti disincarnati, sono qui similmente rappresentate come le abitazioni dei morti, che sono chiusi all'interno dei recipienti senza sole per mezzo di porte e sbarre. Senza asserire espressamente che i due luoghi, "le parti interne della terra" e "il reame delle ombre", fossero identici, il linguaggio di Geova implica che entrambi erano ugualmente fra le cose segrete ancora svelate all'uomo. E questa testimonianza è vera. Sia per il santo che per il peccatore il modo di esistere, quando lo spirito ora incarnato si sarà liberato da questa spira mortale, è un mistero insondabile. Una terra incognita è il paese oltre la tomba. Né l'uomo è ancora stato in grado di esplorare i recessi più reconditi della terra. Le sue indagini e ricerche sono state confinate alla crosta terrestre, che possiede uno spessore di poche migliaia di piedi. Che la sostanza centrale del globo sia una massa solida o un fuoco incandescente è tuttavia per i fisici una quaestio vexata

3. L'estensione della terra. Che in epoca patriarcale si credesse popolarmente che la terra fosse una pianura non è una prova che anche allora la sua sfericità non fosse indovinata, anche se forse non definitivamente accertata dai geografi e dagli astronomi. Eppure, con tutti gli strumenti della scienza moderna per osservare il transito di Venere, da cui dipendono i calcoli per le dimensioni della terra, il massimo che si può ottenere in questo modo è solo un'approssimazione verso la verità, un'approssimazione senza dubbio sufficientemente accurata per scopi operativi, ma pur sempre un'approssimazione distinta dalla verità assoluta

4. L'origine della luce e dell'oscurità. Tra le scoperte della scienza moderna, poche superano in interesse quelle relative alla composizione e alle leggi della luce. Il prisma, srotolando un raggio solare, e lo spettro, analizzando la sua stessa sostanza, hanno ampliato la conoscenza dell'uomo in questo campo della fisica in misura sorprendente. Eppure che cosa sia la luce stessa, quali siano le sue cause fisiche e come produca i suoi effetti particolari, sono ancora tra i fatti inaccertati della natura

5. Le fonti di neve e grandine. Anche in questo caso non è la potenza fisica o la forza che provoca la neve o la grandine a costituire il mistero; ma il fatto che sembrano scendere sulla terra in provviste inesauribili nei momenti in cui sono più necessarie, cioè quando Dio ha in serbo per l'uomo un tempo di angoscia o qualche terribile giudizio da infliggere alla terra. La Scrittura dice che la grandine è stata impiegata da Dio per la distruzione dei suoi nemici.Esodo 9:18; Giosuè 10:11; Isaia 30:10

6. La distribuzione della luce e del vento. Geova allude alle leggi secondo le quali i raggi di luce e le correnti d'aria si diffondono sulla superficie del globo ed esercitano le loro rispettive influenze sulla terra e sui suoi abitanti

7. I principi interni di pioggia, rugiada, ghiaccio e gelo. Le cause che producono immediatamente questi fenomeni erano probabilmente in gran parte sconosciute ai tempi di Giobbe, anche se ora sono comprese da persone di un moderato grado di cultura. Ma è la potenza che sta dietro alle cause materiali immediatamente operanti che Geova indaga

II I MISTERI DELLA CREAZIONE SONO INESPLORABILI PER L'UOMO

1. L'uomo più anziano non era presente alla loro formazione. "Lo sai [cioè dove abita la luce] perché allora sei nato? o perché il numero dei tuoi mesi è grande?". Geova intende dire che né Giobbe né nessun'altra intelligenza umana fu a conoscenza dell'istituzione di questo o di qualsiasi altro dei misteri summenzionati. L'istituzione delle leggi della natura è avvenuta prima della nascita o della creazione dell'uomo. Ogni individuo, quando apre gli occhi sul teatro dell'esistenza, assiste al loro operato. Quando cominciarono a operare non c'era nessuno

2. L'uomo più saggio non li conosce attraverso l'intuizione. "Hai tu percepito l'ampiezza della terra?" La conoscenza di questo o di qualcuno di questi misteri è balenata in te, o è sorta in te da una sorta di intuizione scientifica? Crediamo che l'intelletto umano sia stato inviato nel mondo con una quantità definita di arredi mentali sotto forma di intuizioni mentali e morali, che gradualmente affermano la loro presenza e il loro potere sull'anima; Ma tra queste idee innate non si possono scoprire soluzioni ai problemi fisici dell'universo

3. L'uomo più diligente non può sgridarli con l'indagine personale. "Sei tu venuto nei tuoi passi sulle fonti del mare?" Le tue ricerche ti hanno condotto ai segreti della creazione? Nella migliore delle ipotesi, la conoscenza dell'universo materiale da parte dell'uomo è relativamente superficiale. È dubbio che le sue capacità di indagine possano condurlo ai primi principi dei fenomeni naturali; e, anche se fossero sufficienti in se stesse, l'estensione limitata del tempo durante il quale l'uomo può applicarle al compito rende quasi impossibile il successo finale

III I MISTERI DELLA CREAZIONE SONO TUTTI COMPRESI DA DIO

1. Sono tutti opera sua. Il mare con tutte le sue sorgenti e grotte è di sua produzione. L'oscuro mondo sotterraneo degli spiriti è stato costruito da lui. La sua era la voce che chiamava in essere la luce. Neve, grandine, vento, pioggia, gelo e rugiada, sono tutte le sue creature

2. Sono tutti suoi nascondigli. Se l'uomo sa così tanto e non di più sui fenomeni naturali, ciò è riconducibile esclusivamente alla volontà divina. Dio avrebbe potuto dotare l'uomo di una visione più profonda delle cause finali delle cose, se avesse voluto. Se, quindi, Dio ha il potere di nascondere, deve anche sapere ciò che nasconde

3. Sono tutti di sua regia. È Dio che ordina alle fonti dell'oceano di sgorgare, che dice alla luce: "Distribuisciti sulla faccia della terra", che ordina alla neve di cadere sulla terra, che la fa piovere sul deserto dove non c'è uomo. Quindi l'intero segreto del loro lavoro deve essere conosciuto da lui

Imparare:

1. Di fronte ai misteri della natura, una lezione sulla nostra ignoranza

2. In presenza della nostra ignoranza, una lezione di umiltà

3. In presenza del Dio della natura, diminuisce la riverenza, la fiducia e la sottomissione

17 Ti sono state aperte le porte della morte? Sembra che si intenda "le porte della morte" lo Sceol, la dimora dei morti.Giobbe 10:21,22 17:16 Giobbe ha esplorato questa regione e ne ha penetrato i segreti? O è sconosciuto a lui come al resto dell'umanità? Il secondo emistichio: O hai visto le porte dell'ombra della morte?- è solo un'eco del primo, che aggiunge una nuova idea

18 Hai tu percepito l'ampiezza della terra? letteralmente, le larghezze, cioè le dimensioni in generale. Probabilmente le dimensioni esatte non sono ancora note. Giobbe non può averne avuto alcuna idea. Per lui la terra era probabilmente una vasta pianura, estesa, non sapeva quanta, in tutte le direzioni. Dichiara se sai tutto confronta Versetti. 4, 5 e 21)

19 Dov'è la via dove abita la luce? o: Qual è la via per la dimora della luce? Dove abita la luce? Qual è la sua casa originale e vera? La luce è una cosa ben distinta dal sole, dalla luna e dai pianeti.Genesi 1:3,16 Dove e che cos'è? Conosci tu la via per la sua dimora? Se no, perché, ancora una volta, pretendi di cercare le cose profonde di Dio? E in quanto alle tenebre, dov'è il loro posto? Anche le tenebre, antitesi della luce, non devono avere una casa, un "luogo" di dimora, come aveva postulato Giobbe stesso, quando parlava di "una terra di tenebre e di ombra di morte, una terra di tenebre come le tenebre stesse... Dove la luce è come tenebre"?Giobbe 10:21,22 Se è così, può Giobbe indicare la località?

20 affinché tu lo porti fino al suo limite. Può Giobbe "prendere" la luce e le tenebre, e condurle al loro giusto posto, e far loro osservare i loro giusti "limiti", come può fare Dio?Genesi 1:4 E che tu conosca i sentieri che conducono alla sua casa confronta Versetto 19)

21 Lo sai tu, perché allora sei nato? L'ironia che ha sotteso tutto il discorso viene qui a galla, e si manifesta in modo palpabile. Giobbe, naturalmente, è vecchio quanto l'Onnipotente, o, in ogni caso, coevo alla creazione; altrimenti non potrebbe presumere di assumere il tono che ha assunto, e accusare il governo morale del Creatore. O perché il numero dei tuoi giorni è grande! Confronta il sarcasmo di Elifaz.Giobbe 15:7 #Giobbe 38:22

Sei tu entrato nei tesori della neve? I "tesori della neve" sono i magazzini, in cui si suppone, poeticamente, che la neve sia depositata. Vasti accumuli di neve esistono in varie porzioni della superficie terrestre, ma la neve fresca che cade non proviene da questi tesori, ma è generata dalla cristallizzazione dei vapori fluttuanti nell'atmosfera. O hai visto i tesori della grandine! Questa espressione deve essere spiegata in modo simile, come poetica. La grandine non è mai tenuta in serbo. È generato dal passaggio di gocce di pioggia attraverso uno strato di aria gelida

23 Che ho riservato per il tempo dell'angoscia. La Grandine è considerata in tutta la Scrittura come uno dei ministri della vendetta divina.

vedi - Ester 9:18-29; 10:5-15; Giosuè 10:11; Salmi 18:12,13; 78:47,48; 105:32; Isaia 30:30; 32:19; Ezechiele 13:11,13; 36:22; Aggeo 2:17; Apocalisse 8:7; 11:19; 16:21 Il suo effetto distruttivo sulle colture, anche alle latitudini temperate, è indicato dalle assicurazioni contro i danni da grandine, che, anche nel nostro paese, tanti agricoltori pensano valga la pena di pagare. Nelle regioni tropicali e semitropicali le lesioni causate dalle grandinate sono molto maggiori. Contro il giorno della battaglia e della guerra. Confrontate in particolareGiosuè 10:11), che, però, non dobbiamo supporre fosse nella mente dello scrittore. Nei tempi antichi, quando l'arco occupava in guerra il posto che ora è occupato dal fucile o dal moschetto, una forte grandinata, che colpiva in pieno volto i combattenti da una parte, mentre cadeva solo sulle spalle dei loro avversari, doveva aver deciso una battaglia

24 In che modo si divide la luce? o, distribuito, in modo da essere goduto da tutti gli abitanti della terra (Stanley Loathes). che disperde, ss.); Piuttosto, o in che modo il vento orientale si disperde sulla terra? (vedi la versione riveduta) A Giobbe viene chiesto di spiegare il modus operandi di Dio nella natura, cosa che, naturalmente, egli non può fare. Da qui la sua risposta inGiobbe 40:5 #Giobbe 38:25

Chi ha diviso un corso d'acqua per lo straripamento delle acque? piuttosto, come nella Versione Riveduta, Chi ha aperto un canale per il diluvio dell'acqua? cioè Chi ha solcato e solcato il terreno (nell'Asia occidentale) con profondi burroni, o "corsi d'acqua", per il rapido trasporto delle violente piogge a cui quelle regioni sono soggette? Sembra che si alluda ai wadi della Siria e dell'Arabia. Anche loro sono opera di Dio, non di Giobbe. O un modo per il lampo del tuono? La "via" per il passaggio della corrente elettrica non è segnata in anticipo, come la via per la fuga delle acque superflue, ma è ugualmente determinata e predisposta da Dio, che ha stabilito le leggi che è tenuta a seguire

26 per far piovere sulla terra, dove non c'è uomo, sul deserto, dove non c'è uomo. Dio non solo fa cadere la sua pioggia in egual misura sui giusti e sugli ingiusti, ma ugualmente, o quasi ugualmente, sulle lodi abitate e disabitate. La sua provvidenza non si limita a supplire ai bisogni dell'uomo, ma ha tenero riguardo per le bestie, gli uccelli, i rettili e gli insetti che possiedono le terre su cui l'uomo non ha ancora messo piede

27 Per soddisfare il terreno desolato e desolato. La terra arida sembra gridare ad alta voce per l'acqua, e così fare un pietoso appello al Cielo. Forse la pioggia non è del tutto sprecata, nemmeno sulle sabbie nude del Sahara o sulle aspre rocce della Terra del Fuoco. Può avere usi che vanno oltre la nostra conoscenza. E per far germogliare il bocciolo della tenera erba. Dove la pioggia produce erba, è certamente utile, perché ovunque ci sia erba ci sono sempre insetti, il cui godimento della vita ha tutta l'apparenza di essere intenso

28 La pioggia ha forse un padre? O chi ha generato le gocce di rugiada? Come nascono la pioggia e la rugiada? Può fare Giobbe o qualsiasi altro uomo? L'uomo può anche solo concepire il processo attraverso il quale sono stati creati? In caso contrario, il loro Creatore, che è Dio, non dovrebbe essere del tutto imperscrutabile?

29 Dal grembo di chi è uscito il ghiaccio? Gli scienziati moderni ammettono che il processo attraverso il quale un liquido viene metamorfosato in un solido trascende la loro massima capacità di pensiero. Non sanno nulla di più del fatto che alla temperatura di 32° Fahr. l'acqua, e ad altre temperature altri liquidi, si solidificano (vedi un articolo del professor Tyndall sulla generazione di un fiocco di neve nella Contemporary Review del 1880). Non è quindi solo la creazione stessa, ma le trasformazioni delle cose create, che trascendono l'intelletto scientifico e sono inspiegabili. E il gelo canuto del cielo, chi l'ha generato? Si tratta della stessa domanda della clausola precedente, espressa con parole diverse.

30 Le acque sono nascoste come con una pietra; piuttosto, le acque sono indurite come pietra. Quando arriva il gelo, le acque si rapprendono e diventano dure come la pietra. (Così Dillmann e il canonico Cook.) E la faccia dell'abisso è congelata. Per "abisso" (μwOhT) non si intende certo qui né l'oceano aperto, che, alle latitudini note agli abitanti dell'Asia sud-occidentale, non gela mai, né il Mediterraneo. Probabilmente si tratta di alcuni dei laghi che abbondano nelle regioni abitate da Giobbe e dai suoi amici. A volte questi possono essere stati ricoperti di ghiaccio ai tempi in cui fu scritto il Libro di Giobbe.

vedi il commento su - Giobbe 6:16 #Giobbe 38:31

Puoi legare le dolci influenze delle Pleiadi?

Sull'identificazione quasi certa dell'ebraica Kirnah con le Pleiadi, vedi il commento su - Giobbe 9:9 Se qui si parli delle "dolci influenze" della costellazione è molto dubbio. Schultens e il professor Lee sostengono la traduzione; ma la maggior parte dei critici preferisce tradurre la parola impiegata (μyndm) con "catene" o "chiusure" (Rashi, Kimchi, Rosenmuller, Dillmann, Canon Cook). Se adottiamo questo punto di vista, dobbiamo supporre che i legami invisibili che uniscono le stelle in una costellazione siano intenzionali. A Giobbe viene chiesto se può avvicinare i legami e legare le stelle più vicine l'una all'altra. O sciogliere le bande di Orione? L'identità di Kesil con Orione è generalmente consentita. A Giobbe viene chiesto se può allentare il legame che unisce i vari membri di questa costellazione. Naturalmente, può fingere di non avere tali poteri

Versetti 31-41. - Geova a Giobbe: la prima risposta-l'esame:5. Riguardo ai quattro mondi

IL MONDO DELLE STELLE. Geova invita Giobbe a riflettere sulla propria impotenza, e quindi anche inferenzialmente sulla sua onnipotenza (cioè su quella di Geova), per quanto riguarda i fenomeni dei cieli, sui quali la Potenza di Dio si manifesta in quadruplice grado

1. Nella creazione delle sfere del cielo. Le costellazioni (Orione, Arturo, le Pleiadi, Mazzaroth) e i pianeti che adornano il cielo notturno, le nebulose che riempiono le profondità dello spazio, le comete erranti che lampeggiano lungo i loro percorsi eccentrici, sono tutte opera delle sue dita onnipotenti; confrontaGiobbe 9:9), omiletica; e consultare l'Esposizione per l'importazione dei nomi Orione ("Gigante" o "Matto"), le Pleiadi ("Un mucchio" o "Gruppo"), Arturo (l'Orsa Maggiore). Mazzaroth è comunemente inteso come i dodici segni dello zodiaco (Gesenius, Umbreit, Delitzsch, Carey), anche se la sua introduzione tra Orione e Arturo, unita alla sua ovvia connessione con la radice zahar' "brillare", sembra indicare una costellazione o una stella di particolare luminosità (Canone Cook), come ad esempio Giove o Venere (LXX, Lucifero)

2. Nell'istituire le ordinanze del cielo. Le leggi secondo le quali i luminari celesti sono stati formati e stabiliti nei loro rispettivi luoghi nel cielo, e in obbedienza alle quali si muovono nelle profondità dello spazio e risplendono sulla faccia della terra, sono state pazientemente studiate, e sono ora in una certa misura comprese dall'uomo; ma nel senso di comprendere come sono stati ordinati, l'astronomo più saggio, non meno del contadino più ottuso, è completamente ignorante. Keplero accertò che i pianeti si muovono in orbite ellittiche, ma il perché, era al di là del suo potere di dire a Newton che aveva scoperto la legge di gravitazione; Ma che cosa fosse la gravitazione in sé, il filosofo non poteva spiegarlo più di quanto non lo fosse uno scolaretto

3. Nel regolare i movimenti del cielo. Sia che l'immagine sia quella di un carro a cui sono legati i suoi destrieri sbuffanti per mezzo di fasce (Carey), o di un mazzo di gioielli legati o attorcigliati insieme (Delitzsch), la legatura delle dolci influenze delle Pleiadi si riferisce alla potenza di Dio nel portare quella costellazione sopra l'orizzonte in certe stagioni dell'anno e nel chiamarla ogni notte durante la stagione sulla oscura volta del cielo. Quindi l'allentamento delle catene di Orione può indicare la scomparsa di quella costellazione dal firmamento, la nascita di Mazzaroth e la guida di Arturo alla direzione dei loro movimenti nel cielo

4. Nel determinare le influenze del cielo. Che il mondo stellare esercitasse un'influenza sulla terra, sul corso dei suoi eventi e sulle fortune dei suoi abitanti, era un sogno di superstizione astrologica, e non può essere ammesso come l'argomento a cui Geova qui allude. La spiegazione deve essere cercata, e si troverà con sufficiente pienezza, ricorrendo alle parole di Mosè in relazione all'opera del quarto giorno creativo.Genesi 1:14-19

II IL MONDO DELLE METEORE. Scendendo dal cerchio superiore delle stelle, Geova si ferma al successivo sotto di esso, il cerchio del firmamento aereo, indirizzando Giobbe verso due fenomeni che si trovano al di là della portata delle sue capacità, ma del tutto all'interno della sfera di Dio, dimostrando così da un lato la debolezza dell'uomo, e dall'altro l'onnipotenza di Dio

1. L'arrivo della pioggia. "Puoi tu alzare la tua voce fino alle nuvole, perché l'abbondanza delle acque ti copra? Dio parla alle nuvole quando la sua voce tuona nel cielo, e subito le nuvole rispondono inondando la terra con un diluvio. Ma l'uomo può gridare a voce rauca nel vano tentativo di rendere le nuvole obbedienti alla sua volontà. Eppure il potere della fede esercitato da un uomo debole ha compiuto ciò che qui è negato all'uomo in se stesso.1Re 18:42; Giudici 5:17

2. L'invio di fulmini. "Puoi mandare lampi, perché vadano e ti dicano: Eccoci qui?" No! È una misericordia speciale che nessun Giobbe possa esercitare un controllo illimitato sulle forze della natura. "Se i grandi uomini potessero tuonare come fa Giove stesso, Giove non starebbe mai zitto, perché ogni sottufficiale che si lancia userebbe il suo cielo per il tuono!" ('Misura per misura', atto 2:Cantici 2 Ma i fulmini del cielo, le correnti elettriche dell'aria, le innumerevoli forze del globo, sono tutti obbedienti alla parola di comando che Dio dà.

Confronta - Matteo 8:9

III IL MONDO DELL'INTELLIGENZA. Scendendo ancora un terzo gradino, Geova raggiunge il reame degli uomini. Interrogando Giobbe, egli:

1. Fa un riconoscimento franco. L'uomo possiede la saggezza nelle parti interiori e conserva l'intelligenza nel suo cuore; Ha cioè un certo potere di indagare i nomi e le cause dei fenomeni terrestri. Dio si compiace di riconoscere l'essenziale dignità dell'uomo, anche se il peccato ha largamente deturpato la sua bellezza e ne ha compromesso le forze. L'intelligenza dell'uomo è un dono nobile che l'uomo non deve disprezzare, ma coltivare con assiduità

2. Pone una domanda importante. Da dove l'uomo ha ricevuto la sua sapienza? Era da lui stesso? È spuntato nel suo cuore come una crescita o uno sviluppo spontaneo? O era corretta la dottrina di ElihuGiobbe 32:8 che è lo Spirito dell'Onnipotente che dà all'uomo la comprensione? Molti scienziati moderni affermerebbero la prima ipotesi, il che dimostra che devono ancora riflettere sulla domanda che Geova rivolse al patriarca

IV IL MONDO DEGLI ANIMALI. Lasciando l'uomo, si arriva all'ultima fase nel dominio delle creature inferiori, in cui Giobbe è invitato a contemplare una prova della potenza, della saggezza e della bontà di Dio

1. Della potenza di Dio. Se a Giobbe fosse stato proposto il problema di provvedere cibo alla leonessa e ai suoi cuccioli, Geova gli chiede se avrebbe potuto farlo: "Vuoi cacciare la preda per la leonessa? o riempire l'appetito dei giovani leoni?" (versetto 39). No; Giobbe non avrebbe potuto nemmeno avvicinarsi a quelle creature feroci senza tremare; ma Dio lo faceva ogni giorno, silenziosamente, regolarmente, efficacemente, per opera di un istinto divinamente impiantato che spingeva ogni particolare creatura a cercare e trovare il proprio cibo particolare. Il fatto che Dio fosse in grado di muovere in tal modo anche la più indomabile delle bestie era una dimostrazione sufficiente della completezza di quel controllo che esercitava sull'intera creazione animale

2. Della sapienza di Dio. Ci sono poche illustrazioni più sorprendenti della saggezza di Dio di quelle offerte dagli istinti delle creature inferiori, e in particolare da ciò che le guida verso il cibo speciale di cui ciascuna ha bisogno, verso il luogo in cui si trova e il modo in cui se ne deve appropriarsi. Che cosa sia questa forza misteriosa che controlla ogni creatura senziente, né la scienza né la filosofia possono spiegarlo. Simile all'intelligenza, tuttavia differisce dall'intelligenza per caratteristiche evidenti

3. Della bontà di Dio. Si manifesta nel provvedere a una qualsiasi delle sue creature, ma si vede in modo evidente nel fornire cibo al corvo impuro e alla sua odiosa progenie. Essa è rivelata anche da quegli istinti predatori che inducono gli animali più forti a predare i più deboli, servendo così, tra gli altri scopi, a limitare l'aumento degli ordini inferiori dell'esistenza, e persino a far emergere all'uomo verità di un alto significato spirituale, se solo avesse avuto l'occhio aperto per comprenderle

Imparare:

1. Che non c'è parte dell'universo di Dio su cui il suo dominio non sia sovrano e completo

2. Affinché l'uomo possa ammirare la grande potenza e sapienza di Dio, ma non può né eguagliare l'una né migliorare l'altra

3. Che l'uomo dipende persino da Dio per la capacità di comprendere e apprezzare la saggezza e la potenza divine

4. Che non esiste nulla nel mondo di Dio che non serva a uno scopo divinamente ordinato

5. Che la bontà di Dio si estende alla più meschina e ripugnante delle creature

6. Che quel Dio che è gentile con leonesse e corvi probabilmente non dimenticherà i suoi stessi figli

7. Che gli uomini imitino il loro Creatore nell'essere gentili con gli animali inferiori

Versetti 31, 32.- Astrologia e astronomia

La scienza più antica fu quella che si occupava dei movimenti dei corpi celesti; Fino a tempi recenti questa scienza era universalmente associata alle fortune degli uomini, ed è ancora così associata dalla maggior parte del mondo. Qual è il nostro rapporto con i corpi celesti?

IO, COME LE STELLE, FACCIAMO PARTE DI UN UNICO UNIVERSO DIVINO. Lo studio dei cieli è lo studio delle opere di Dio. Egli dimora nei sistemi più lontani, e ugualmente in questo mondo familiare. Tutte le parti dell'universo obbediscono alle leggi fisse di Dio; tutti si muovono in armonia sotto la sua mano che dirige. Così tutti i mondi sono collegati tra loro. Siamo membri di una "casa di Dio" molto numerosa

II SIAMO SOGGETTI ALLE INFLUENZE DEI CORPI CELESTI. Abbiamo abbandonato l'astrologia come un'illusione. Ma per la vita stessa dipendiamo interamente da un solo corpo celeste, il sole. Questa terra non è autosufficiente. Sarebbe morto congelato se il sole avesse cessato di riversare in esso i suoi flussi di calore. Alcuni hanno collegato le macchie solari con le crisi sociali e finanziarie! Anche se questo può essere solo il sopravvivimento di un'antica superstizione, forse non è saggio affermare che non deve essere niente di più. Ora, i cieli fisici sono sempre stati per noi un tipo dei cieli spirituali. Spiritualmente la nostra vita non è autosufficiente. L'astrologia aveva questo a suo favore, che insegnava una certa ampiezza di vedute. Non permetteva a una persona di limitare la propria attenzione alla propria parrocchia. Lo costrinse a guardare in alto e a guardare le cose lontane. È nostro dovere "fare la prossima cosa" e non sprecare il nostro tempo a guardare le stelle. Ciononostante, abbiamo bisogno di essere sollevati con il pensiero dal meschino giro di interessi che ci riguardano direttamente, anche per poter adempiere al meglio il nostro dovere in relazione a tali interessi. L'astronomia è una scienza che eleva e amplia; Molto di più lo è una vera teologia

III NON POSSIAMO INFLUENZARE I CORPI CELESTI. Essi proseguono i loro percorsi secolari in sublime indifferenza per le nostre più grandi conquiste e i nostri desideri più forti. A Giobbe viene chiesto se può legare l'ammasso o le Pleiadi, come farebbe con un mucchio di gioielli. Riuscirà a slacciare la cintura del grande Orione? Qui l'uomo non è nulla. Questa è una lezione di umiltà. Eppure non abbiamo un grande incoraggiamento nel sapere che il Signore dell'universo stellato è nostro Padre che si prende cura di noi, ascolta il nostro grido e viene incontro ai nostri bisogni?

IV NON POSSIAMO GOVERNARE LE STAGIONI. Con l'arrivo dell'estate, Giobbe vedeva il brillante gruppetto delle Pleiadi sorgere prima del sole e il gigante Orione scomparire dalla vista; E questo sarebbe stato un segno che la stagione fruttuosa si stava avvicinando. Ma Giobbe non poté affrettare la cosa. L'agricoltore non può portare l'aborto nelle stagioni che sceglierebbe. È inutile mormorare della loro apparente inopportunità. È più saggio imparare la lezione che ci insegnano della nostra assoluta dipendenza da Dio. Di fronte a questi grandi fenomeni della natura noi siamo come nulla. Eppure agli occhi di Dio noi siamo più di tutti loro; perché loro sono materiali, noi spirituali; essi le sue opere, noi i suoi figli. - W.F.A

32 Puoi generare Mazzaroth a suo tempo? Il contesto implica che "Mazzaroth" sia una costellazione alla pari delle Pleiadi, di Orione e dell'Orso (Kimah, Kesil' e 'Aish). Ciò rende impossibile accettare il significato, così generalmente attribuito, dei "dodici segni dello Zodiaco". Ancora una volta, la forma plurale è fatale per la congettura che "Mazzaroth" designi una singola stella o pianeta, come Giove, Venere o Sirio (Cook). La parola deriva probabilmente dalla radice zahar, "risplendere", "essere splendente", e dovrebbe designare un ammasso di stelle particolarmente brillante È incerto se debba essere considerato come una variante di Mazzaloth2Re 23:5. O puoi guidare Arturo con i suoi figli?

Sull'identità di 'Ash o 'Aish con l'Orsa Maggiore, vedi il commento a - Giobbe 9:9 Si ipotizza che i "figli" di Aish siano le tre grandi stelle nella coda dell'Orsa Maggiore (Stanley Leathes); ma le basi su cui si basa la congettura sono molto deboli

33 Conosci tu le ordinanze del cielo? cioè le leggi fisiche con cui è governato il corso della natura.

comp. Sl. 119:90,91; 148:6 La prevalenza generale della legge nel mondo materiale è asserita con la stessa forza dagli scrittori sacri come dalla scienza moderna. La differenza è che la scienza moderna considera le leggi come necessità fisiche, autosussistenti, mentre la Scrittura le considera come le ordinanze della volontà divina. Quest'ultimo punto di vista implica, naturalmente, l'ulteriore risultato che la volontà divina può in qualsiasi momento sospendere o invertire qualsiasi delle sue promulgazioni. Puoi tu stabilire il suo dominio sulla terra? Se Giobbe non conosce nemmeno le leggi con le quali il mondo è governato, tanto meno può stabilire lui stesso tali leggi e farle funzionare

34 Puoi tu alzare la tua voce fino alle nuvole, perché l'abbondanza d'acqua ti recida? Le nuvole prenderanno i loro ordini da te, ti ascolteranno, obbediranno alla tua voce? Nessuno, tranne gli "stregoni" delle tribù selvagge, professa di avere un tale potere. Elia, infatti, "pregò, e il cielo diede la pioggia";Giudici 5:18 ma questa era una cosa molto diversa dal "comandare alle nuvole del cielo". La sua preghiera era rivolta a Dio, e Dio diede la pioggia per la quale egli fece la sua supplica

35 Puoi tu mandare lampi, perché vadano e ti dicano: Noi siamo suoi? Se Giobbe non può comandare le nuvole, tanto meno può inviare (o meglio, inviare) lampi, queste meravigliose e terribili prove di potenza onnipotente. Anche ora, con tutta la nostra padronanza dell'elettricità, i nostri sapienti, con la migliore macchina elettrica, troverebbero difficile produrre gli effetti che spesso derivano da un singolo lampo

36 Chi ha messo la sapienza nelle parti interiori? Alcuni si riferiscono a questo alla saggezza umana, e comprendono che l'Onnipotente chiede: Chi ha messo la saggezza dell'uomo nelle sue parti interiori? letteralmente, nei suoi reni, o come direbbe il nostro idioma, "nel suo cuore". Ma è molto difficile supporre un passaggio improvviso dalle nuvole e dai fulmini alla Versetti. 34, 35 all'intelletto umano nel Versetto 36, con un ritorno alle nuvole e alla pioggia nel versetto 37. Perciò molti dei migliori critici comprendono il proposito e l'intelligenza che si può ritenere esistano nelle nuvole, nella pioggia e nei lampi stessi, che sono ministri di Dio, e corrono avanti e indietro al suo comando, ed eseguono il suo piacere. (Così Schultens, Rosenmuller, il professor Lee e il professore Stanley Leathes.) Per ottenere questo risultato, dobbiamo tradurre la parola twOjWf con "tempesta" o "cinture di tuono", e la parola ywkc, nella frase successiva, con "tempesta n o qualcosa di simile (vedi la versione riveduta, dove "nuvole scure" è suggerito come alternativa a "parti interne" e "meteora" come alternativa a "cuore"). L'intero passaggio sarà quindi seguente: Chi ha messo la sapienza nei fulmini? O chi ha dato intelligenza alla tempesta?

37 Chi può contare le nuvole con saggezza? cioè, chi è abbastanza saggio da contare le nuvole e dire quante sono? O chi può trattenere le bottiglie del paradiso! piuttosto, Chi può versare? (vedi la versione riveduta). Le "bottiglie", o "otri" del cielo sono le dense nuvole cariche di pioggia, che alternativamente trattengono l'umidità come un serbatoio, e la riversano sulla terra. Dio solo può determinare quando cadrà la pioggia

38 Quando la polvere diventa durezza. Aphar (rp) qui, come spesso, significa "terra" o "suolo", piuttosto che "polvere". Quando per il calore dei raggi del sole il terreno diventa duro, e le zolle si spaccano l'una all'altra, cotte in una massa compatta, allora è il momento in cui la pioggia è più necessaria, e in cui l'Onnipotente nella sua misericordia la manda comunemente. La considerazione della natura inanimata termina qui, con il risultato che i suoi misteri trascendono completamente l'intelletto umano e rendono completamente vana e futile la speculazione sui misteri ancora più profondi del mondo morale

39 Vuoi cacciare la preda per il leone? Da questo punto dovrebbe iniziare una nuova partenza. Il capitolo 39 dovrebbe cominciare. Cosa sa Giobbe delle abitudini e degli istinti degli animali? Può egli disporre in modo che il leone (o meglio, la leonessa) ottenga la sua giusta preda, e così soddisfi l'appetito - o soddisfi l'appetito (Versione Riveduta) - dei giovani leoni, che dipendono dalla loro madre? Certamente no. "I leoni, ruggendo dietro alla loro preda, cercano il loro cibo da Dio".Salmi 104:21 #Giobbe 38:40

Quando si accovacciano nelle loro tane e rimangono nel nascondiglio per tendere agguati.

comp. - Salmi 10:9,10; 17:12 #Giobbe 38:41

Chi provvede al corvo il suo cibo?.Luca 12:24 - , "Considerate i corvi: poiché non seminano né mietono; che non hanno né magazzino né fienile; e Dio li nutre" La misericordia di Dio è "su tutte le sue opere", non solo su quelle di cui l'uomo vede l'utilità, ma anche sulle bestie da preda e sugli uccelli ritenuti di cattivo auspicio. Specialmente si prende cura dei giovani di ogni specie, che più hanno bisogno di protezione. Quando i suoi piccoli gridano a Dio. CosìSalmi 147:9): "Egli dà alla bestia il suo cibo, e ai giovani corvi che gridano". I giovani corvi sono spinti a gridare quando, cioè gli uccelli genitori, vagano per mancanza di carne e hanno difficoltà a trovarla

Il corvo

A Giobbe viene chiesto di pensare al corvo e di considerare come viene provveduto. Cristo risponde alla domanda: "Considerate i corvi; che non seminino e non mietono; che non hanno un magazzino né un fienile; e Dio li nutre: quanto valete più degli uccelli!". Ma le lezioni non sono le stesse in entrambi i casi. Mentre Giobbe deve vedere la grandezza di Dio nella provvidenza, Cristo rivolge l'attenzione alla sua cura e gentilezza nel provvedere alle sue creature. Ci sono alcune caratteristiche del corvo che accentuano le idee di potere provvidenziale e gentilezza

IO SONO UNA DELLE CREATURE INFERIORI. Dio non si preoccupa solo degli esseri spirituali, ma fa sentire la sua potenza e mostra la sua gentilezza nel mondo animale. Nulla è così insignificante da essere al di sotto della sua attenzione. I bisogni materiali sono pensati e soddisfatti da Dio. Ma se egli soddisfa questi bisogni delle creature inferiori, soddisferà molto di più la fame più profonda degli esseri spirituali

II UN UCCELLO SELVATICO. L'uomo si prende cura dei suoi animali domestici e lascia che le creature selvatiche si arrangino da sole. Ma questi animali non sono trascurati da Dio. Anche se costruisce il suo nido nel profondo della foresta o in qualche remoto recesso montano tra scogliere desolate e rupi, il corvo è sorvegliato e curato da Dio. Sebbene non sia un mite uccello in gabbia, ma un libero abitante della natura selvaggia, non è al di fuori del suo controllo. Dio si prende cura dei suoi figli erranti. Razze selvagge, tribù selvagge, popoli dimenticati, anime abbandonate, sono tutti sotto l'attenzione e la cura di Dio

III UN UCCELLO RIPUGNANTE. Il corvo non ha un piumaggio splendido; non c'è musica nel suo gracchiare; Si nutre di carogne. Eppure Dio provvede ad esso. Dio è molto ampio nelle sue simpatie. Siamo ristretti, parziali, selettivi. Mentre favoriamo una persona e ne disprezziamo un'altra, la grande munificenza di Dio si estende a tutte le sue creature. Dio provvede all'insignificante passero e al corvo gracchiante. Si prende cura sia di uomini che di donne insignificanti e discutibili. Dobbiamo ricordare, tuttavia, che la ripugnanza del corvo non è morale. Il peccato è peggio che nutrirsi di carogne. Dio provvede ai peccatori, mandando pioggia e sole sia sui buoni che sui cattivi. Ciononostante, le sue migliori benedizioni sono riservate a quei suoi figli che lo conoscono e lo amano

IV UNA CREATURA NATURALE. Il corvo è una parte della natura. Segue semplicemente i suoi istinti inconsci, e così facendo scopre che i suoi bisogni sono soddisfatti. Dio che ha impiantato gli istinti li soddisfa. Dobbiamo seguire tutta la nostra natura, non solo la parte animale, ma anche quella spirituale, che in noi è naturale quanto l'animale, e più importante. Allora, nella misura in cui ci atteniamo alle leggi del nostro essere come Dio ci ha costituiti, troveremo che i nostri veri bisogni sono soddisfatti. Ma se Dio ci ha dato la ragione e la coscienza, e solo l'istinto al corvo, dobbiamo usare le nostre facoltà superiori per ottenere ciò che è necessario, proprio come il corvo usa ciò che è più alto nella sua natura. Il corvo non si nutre se vive pigramente come il giglio, di cui Dio si prende ancora cura nella sua sfera; e l'uomo non sarà soddisfatto se vivrà solo come il corvo. Ogni creatura deve seguire la sua piena natura

V UN GENITORE. Dio instilla l'amore dei genitori. Quando i giovani corvi piangono, Dio li nutre conducendo i loro genitori al cibo. Dio usa gli affetti naturali per il bene delle sue creature. Egli benedice i figli tramite i loro genitori. - W.F.A

Illustratore biblico:

Giobbe 38

1 CAPITOLO 38

Giobbe 38:1-3

Allora il Signore rispose a Giobbe, uscito dal turbine, e disse:

L'indirizzo dell'Onnipotente:

Questo sublime discorso è rappresentato come fatto in mezzo alla tempesta o turbine che Elihu descrive come un addensamento. In questo discorso l'obiettivo principale di Dio è quello di affermare la Sua grandezza e maestà, e il dovere di una profonda sottomissione sotto le dispense del Suo governo. Il pensiero generale è che Egli è il Signore del cielo e della terra; che tutte le cose sono state fatte da Lui e che Egli ha il diritto di controllarle; e che nelle opere delle Sue mani aveva dato così tanta prova della Sua saggezza, potenza e bontà, che gli uomini avrebbero dovuto avere una fiducia incrollabile in Lui. Egli si appella alle Sue opere e mostra che, in realtà, l'uomo poteva spiegare poco e che gli oggetti più familiari erano al di là della sua comprensione. C'era quindi da aspettarsi che nel Suo governo morale ci sarebbero state molte cose che sarebbero state al di sopra della capacità dell'uomo di spiegare. In questo discorso la creazione del mondo è portata per la prima volta davanti alla mente in un linguaggio che non è mai stato eguagliato. Poi l'Onnipotente si riferisce a varie cose nell'universo che superano la saggezza dell'uomo per comprenderle, o il suo potere di farle, alle leggi della luce; le profondità dell'oceano; la formazione della neve, della pioggia, della rugiada, del ghiaccio, del gelo; i cambiamenti delle stagioni, le nuvole, i lampi; e gli istinti degli animali. Poi rivolge un particolare appello ad alcuni dei più notevoli abitanti dell'aria, della foresta e delle acque, per illustrare la Sua potenza. Si riferisce alla gestazione delle capre di montagna; all'asino selvatico, al rinoceronte, allo struzzo e al cavallo (cap. 39) . Il fondamento dell'argomento in questa parte del discorso è che Egli aveva adattato ogni specie di animale al modo di vita che doveva condurre; che Egli aveva dato l'astuzia dove l'astuzia era necessaria, e dove non era necessaria, che l'aveva trattenuta; che Egli aveva dotato di rapidità di piede o di ala dove tali qualità erano necessarie; e che dove il potere era richiesto, Egli lo aveva conferito. In riferimento a tutte queste classi di creature, c'erano leggi particolari da cui erano governate; e tutti, nelle loro diverse sfere, mostrarono la saggezza e l'abilità del loro Creatore. Giobbe è sommesso e intimorito da queste mostre. Per produrre, tuttavia, un'impressione più potente della Sua grandezza e maestà, e per assicurarsi una prostrazione più profonda davanti a Lui, l'Onnipotente procede a una descrizione particolare di due degli animali più straordinari che aveva creato: il colosso, o ippopotamo, e il leviatano, o coccodrillo; e con questa descrizione, si chiude il discorso dell'Onnipotente. L'impressione generale che si vuole garantire con tutto questo discorso è quella di timore reverenziale, riverenza e sottomissione. Il pensiero generale è che Dio è supremo; che Egli ha il diritto di governare; che ci sono innumerevoli cose nel Suo governo che sono inspiegabili dalla saggezza umana; che è presuntuoso da parte dell'uomo giudicare le Sue azioni; e che in ogni momento l'uomo si inchini davanti a Lui con profonda adorazione. È degno di nota il fatto che, in questo discorso, l'Onnipotente non si riferisca al punto principale della controversia. Egli non tenta di vendicare il Suo governo dalle accuse di disuguaglianza mosse contro di esso, né si riferisce allo Stato futuro come a un luogo in cui tutte queste apparenti irregolarità saranno regolate. (Albert Barnes.)

La teofania:

Mentre l'eloquente discorso di Eliu volge al termine, il nostro cuore si riempie di attesa e di speranza. La potente tempesta in cui Geova si avvolge si abbatte attraverso il cielo oscurato; si avvicina sempre di più; siamo accecati dal "lampo che Egli scaglia fino ai confini della terra", i nostri cuori "palpitano e saltano fuori dal loro posto" e diciamo: "Dio sta per parlare e ci sarà luce". Ma Dio parla, e non c'è luce. Egli non tocca nemmeno i problemi intellettuali sui quali abbiamo rimuginato così a lungo, e tantomeno, come speravamo, li spinge oltre l'orizzonte più lontano dei nostri pensieri. Egli semplicemente ci travolge con la Sua maestà. Egli fa passare la Sua "gloria" davanti a noi, e sebbene, dopo aver visto questo grande spettacolo, il volto di Giobbe risplenda di una lucentezza riflessa che deve essere velata da noi sotto le semplici forme di una prosperità recuperata e accresciuta, noi non ne siamo affatto più luminosi. Egli afferma di avere ogni potere in cielo e sulla terra, di essere il Signore di tutte le meraviglie del giorno e della notte, della tempesta e della calma. Egli afferma semplicemente, ciò che nessuno ha negato, che tutti i processi della natura e tutti i cambiamenti della provvidenza sono opera Sua, che è Lui che evoca le stelle e determina la loro influenza sulla terra, Lui che manda la pioggia e le stagioni feconde, Lui che fornisce cibo agli uccelli e alle bestie, li arma con forza, li riveste di bellezza e stimola in loro i molteplici istinti saggi con i quali sono conservati e moltiplicati. Egli non pronuncia una sola parola per alleviare i misteri del Suo governo, per spiegare perché i buoni soffrono e i malvagi prosperano, perché permette che i nostri cuori siano così spesso e così crudelmente lacerati dalle agonie del lutto, del dubbio, del dubbio. Quando la voce maestosa cessa, non siamo più vicini di prima a una soluzione dei problemi ossessionanti della vita. Possiamo solo meravigliarci che Giobbe debba sprofondare nell'amore più assoluto e nell'umiliazione di sé davanti a Lui; possiamo solo chiedere, con non finta sorpresa - ed è bene per noi se un tono di disprezzo non si mescola alla nostra sorpresa - "Che cosa c'è in tutto questo per gettare calma, ordine e una fede invincibile nello spirito turbato e dubbioso di Giobbe?" Diciamo: "Questa patetica poesia è un fallimento logico, dopo tutto; non porta il suo tema a nessuna conclusione soddisfacente, né a nessuna conclusione; suggerisce dubbi ai quali non fornisce alcuna risposta, problemi che non tenta nemmeno di risolvere; Possiamo essere affascinati dalla sua bellezza, ma non siamo più saggi per il nostro paziente studio della sua argomentazione". Ma questa sarebbe una triste conclusione del nostro lavoro. E prima di rassegnarci a questo, chiediamoci almeno:

1.) È così certo, come a volte supponiamo che questa poesia fosse destinata a spiegare il mistero della vita umana? È anche certo che una spiegazione logica di questo mistero sia possibile o desiderabile per creature come noi in un mondo come questo? Il sentiero della logica non è comunemente il sentiero della fede. La logica può convincere la ragione, ma non può piegare la volontà o cambiare il cuore. Dio ci insegna, Geova insegnò a Giobbe, come noi insegniamo ai bambini, con il mistero della vita, con le sue illusioni e contraddizioni, con i suoi mescolamenti di male e bene, di dolore e gioia; Dalle domande che siamo costretti a porre anche se non possiamo rispondere, dai problemi che siamo costretti a studiare anche se non possiamo risolverli. E non è questo il Suo modo migliore?

2.) Ma se la "risposta" di Geova ci delude, soddisfa Giobbe; e non solo lo soddisfaceva, ma spazzava via tutti i suoi dubbi e le sue paure in un trasporto di gratitudine e di rinnovato amore. Aspettandoci di udire qualche argomento conclusivo, trascuriamo l'immensa forza e il pathos del fatto che Geova parlò a Giobbe. Ciò che Giobbe non poteva sopportare era che Dio lo abbandonasse e lo affliggesse. Non era quello che Dio aveva detto, ma Dio gli aveva parlato, gli aveva dato conforto

3.) Ancora la domanda ricorre: che cosa ha riportato Giobbe alla fede, alla pace e alla fiducia? Non c'era assolutamente nulla nella risposta di Geova dalla tempesta per rispondere all'inchiesta dei suoi imploranti dubbi? Sì, c'era qualcosa, ma non molto. C'è un argomento di suggerimenti e suggerimenti. Incontra il doloroso senso di mistero che opprimeva Giobbe. Dio dice semplicemente, non dovremmo permettere che quel mistero ci affligga, perché ci sono misteri ovunque. Un altro argomento è: Considera questi misteri e parabole della Natura, e ciò che rivelano del carattere e dello scopo di Colui dal quale sono stati creati e fatti. Si può vedere che tutti lavorano insieme per il bene. Non potrebbe essere altrettanto benefico il mistero della vita umana e del dolore? Dio non discute con noi, né cerca di forzare la nostra fiducia; perché nessun uomo è mai stato spinto all'amore, o potrebbe persino costringere il proprio figlio ad amarlo e a confidarsi con lui. La fiducia e l'amore non sono da forzare, ma da conquistare. Dio potrebbe doversi occupare di noi come noi trattiamo i nostri figli. Non con argomenti logici, che convincono la nostra ragione, ma con teneri appelli che toccano e spezzano i nostri cuori, nostro Padre ci conquista finalmente e conquista il nostro amore e la nostra fiducia per sempre. (Samuel Cox, D.D.)

L'apparizione di Jahve:

Poiché Giobbe ha finalmente esaurito tutte le forze mortali per prevalere su Dio senza sfidare e senza mormorare, e per vedere la soluzione dell'oscuro enigma, Colui che è stato così a lungo desiderato e supplicato non può più trattenere la Sua apparizione. Egli appare ora al momento giusto, poiché un'apparizione precedente sarebbe stata pericolosa per l'uomo che non era ancora sufficientemente preparato per essa, perché sarebbe stata necessariamente una risposta rabbiosa e distruttiva alla sfida provocatoria o mormorante dell'uomo, oppure sarebbe stata incompatibile con la propria maestà di Dio, supponendo che fosse stato misericordiosamente condiscendente e conciliante, come se l'uomo, nella sua ignoranza, potesse costringere a ribellarsi a una così graziosa apparenza. Ma ora, dopo che il sofferente ha provato tutti i mezzi umani per prevalere su Dio nel modo giusto, e già, come conquistatore di se stesso, si sforza senza sentimento appassionato di ottenere una rivelazione superiore e una liberazione finale, questo gli è concesso al momento giusto. Sembra quindi che Jahve avesse ritardato così a lungo semplicemente perché fin dall'inizio aveva previsto e saputo che un sofferente così coraggioso come Giobbe non si sarebbe perso completamente, nemmeno nella tentazione e nel pericolo estremo, ma ne sarebbe uscito trionfalmente con maggiore potenza e capacità, in modo da poter sperimentare il terribile momento della rivelazione di una verità e di una gloria quali non erano mai state prima pensato. Una rivelazione che arriva in questo modo deve essere per Giobbe amichevole e gentile. (Heinrich A. Von Ewald.)

La rivelazione nel vortice:

Con queste parole ci viene ricordata l'esperienza simile di Elia quando, in mezzo alle più grandiose manifestazioni della natura, fu messo in contatto diretto con Dio. Il Signore, ci viene detto, non era nel vento impetuoso che precedeva Elia sull'Oreb. Non ha scelto il turbine come simbolo di Se Stesso; perché ciò che Elia richiedeva non era la manifestazione della potenza di Dio, ma la rivelazione del Suo amore, non il lato burrascoso, ma quello gentile della natura di Dio. Egli stesso era uno spirito tempestoso, un turbine incarnato. A una natura così tempestosa venne una lezione per insegnargli il segreto del suo fallimento e per mostrargli che c'erano poteri più grandi di quelli che aveva impiegato e uno spirito migliore di quello che aveva mostrato. Credeva che il modo più efficace per liberare la terra dalla sua idolatria fosse la minaccia e il giudizio. Non c'era nulla in questi giudizi che facesse appello alla natura migliore di Israele, che lo convincesse del suo peccato e che lo suscitasse al senso del dovere; e l'adorazione di Baal, alla quale furono costretti dalla paura a rinunciare per un giorno, riprese il suo antico incantesimo su di loro quando la tempesta si placò, e il cielo tornò sereno. Ma non così Dio si rivelò a Giobbe. Egli si rivelò con voce calma e sommessa a Elia, perché c'era troppo turbine nel suo carattere e nella sua opera di riforma per Israele, e aveva bisogno che gli fosse insegnato il potere più grande della gentilezza e dell'amore. Si rivelò nel turbine a Giobbe, perché c'era troppa voce calma e sommessa nella sua indole e nelle sue circostanze, e aveva bisogno di essere stimolato da prove e problemi che avrebbero scosso la sua vita fino al centro. La sorte di Giobbe fu in un primo momento straordinariamente prospera. La sua natura divenne come le sue circostanze; la sua anima era tranquilla, viveva sulla superficie del suo essere; Era contento di se stesso e del mondo. L'adorazione di Giobbe era praticamente un simile patto di fede. Avrebbe offerto sacrifici a Dio come prevenzione del male mondano e come salvaguardia della sua prosperità. Sappiamo cosa succede in natura dopo una lunga continuazione di sole e calma. C'è bisogno di una tempesta per agitare le acque stagnanti e riempire le onde spumeggianti di aria vitale per il bene delle creature del mare. E così l'uomo la cui vita prospera si stabilisce sulle fecce della sua natura e partecipa alla loro sordidezza, ha bisogno della tempesta della prova per purificare l'atmosfera della sua anima, per svegliarlo dal suo egoismo, per rinforzare le sue energie e per fare di lui una benedizione per gli altri, e un uomo più grande e più vero in se stesso. Fu per questo motivo che furono inviate le tribolazioni schiaccianti che si abbatterono su Giobbe. "Il Signore rispose a Giobbe dal turbine". Quel discorso divino era completamente diverso dagli argomenti di Eliu e Zofar, Bildad ed Elifaz. Non c'erano rimproveri in esso; Nessuna risposta a sofismi speciosi e accuse miopi. Sembrava ignorare del tutto le questioni in questione; Non faceva appello all'intelletto, ma al cuore. Diventava più saggio quanto più soffriva; e la tempesta che purificò la sua anima gli diede una visione più profonda dei misteri della Divina Provvidenza, in modo che potesse elevarsi al di sopra dei dubbi del suo cuore e rivendicare le vie di Dio verso l'uomo contro tutti gli argomenti disonorevoli dei suoi falsi amici. Come una candela all'interno di una trasparenza, così il fuoco del dolore gli illuminò la verità di Dio e rese chiaro ciò che prima era stato oscuro. Aveva perso tutto ciò che gli uomini del mondo apprezzavano, ma aveva trovato qualcosa di più di un risarcimento. E così Dio tratta ancora con noi. Egli parla a persone diverse in modi diversi: a chi è autosufficiente a causa della sua prosperità, con il forte fragore della tromba d'aria; a un altro che è scoraggiato e depresso a causa del fallimento e delle speranze rovinate derivanti da metodi sbagliati di fare il bene, Egli parla con voce calma e sommessa, e gli assicura che la furia non è in Lui. Il metodo Divino è sempre quello della voce calma e sommessa. Dio preferirebbe trattarci in modo gentile, amorevole e tranquillo. Il giudizio è la Sua strana opera. La continua bontà di Dio verso di noi troppo spesso ci lascia negligenti e senza Dio. La voce dolce e sommessa che ci parla nelle benedizioni della vita di cui giorno dopo giorno è colmata la nostra coppa, non viene ascoltata, e Dio richiede di mandare il Suo turbine per parlarci in modo tale che saremo costretti ad ascoltare. (H. Macmillan, D.D.)

Tempeste spirituali:

Si potrebbero citare numerosi esempi in cui Dio si è manifestato da una nuvola. Ma anche nella goccia di rugiada, fuori dal lago calmo e silenzioso, così come dall'oceano ondeggiante. In tutti i modi Egli cerca di raggiungere e impressionare gli uomini con la Sua grandezza e bontà. Ma credo che gli uomini siano più impressionati quando si trovano sul percorso del ciclone, dove le normali disposizioni di sicurezza sono inadeguate, e gli uomini alzano la voce e implorano la misericordia del grande Geova

(I.) La prima cosa da considerare è quanto facilmente le cose più innocenti possano diventare dannose e pericolose. Un bambino può dormire nella brezza mattutina. Cosa c'è di più morbido della goccia di rugiada in quanto sprigiona l'aroma dei campi in cui beviamo con tanto piacere? Eppure con quale forza terrificante si diffonde quando si trasforma in tornado e inondazione! Quanto grande, quindi, il potere di distruzione nel più semplice. Nell'animo degli uomini ci sono forze non meno terribili di quelle di natura fisica che, trattenute da un leggero ritegno, tengono a freno i vizi che, se fossero sciolti, porterebbero devastazione nella società

(II.) Il secondo principio insegna che le cose distruttive possono diventare benefiche. Agisci prima di tutto ci tiriamo indietro di fronte alla tempesta che si avvicina, che le proprietà vengono perse, le case distrutte, eppure impariamo osservando la scena della desolazione che le tempeste possono essere benefiche. Pensiamo al veleno nell'atmosfera, e a come la tempesta lo ha raccolto e spazzato via, dandoci al suo posto un'atmosfera pura? Qualche vita può essere data al tornado, ma a voi ed io è stata data aria più pura. Il soldato allo stesso modo muore per il suo paese. Questi possono essere grandi misteri. La tempesta può distruggere molto, ma ci benedice tutti. I cicloni nel mondo spirituale ci colpiscono, ma ci danno una visione migliore; Purificano la nostra atmosfera spirituale e ci permettono di vedere più vicino il mondo verso il quale siamo in cammino

(III.) Il terzo insegnamento del tornado è come le cose semplici diventino imperscrutabili. La conoscenza dell'uomo sembra estendersi fino a un certo punto. Dio disse al mare: "Fin qui andrai e non oltre". Ma la tempesta può portare grandi benedizioni. Viviamo in un piccolo cerchio di luce; Vediamo solo pochi piedi, e non sappiamo che il prossimo passo potrebbe essere verso l'oscurità infinita; ma se Dio è con noi non importa. Le tre lezioni, considerate insieme, ci insegnano che questo mondo è un'isola in mezzo a un grande oceano. Siamo come i marinai sul lago: più infuria la tempesta, più le luci saranno rivolte verso il porto. Tutti abbiamo bisogno di un rifugio dalla tempesta. Alcuni lo cercano nelle scienze e nella filosofia; ma l'unico rifugio è tra le braccia di Gesù, dove c'è almeno il cielo, il cielo dolce e benedetto, per chi è oppresso e affaticato. (George C. Lorimer, D.D.)

4 CAPITOLO 38

Giobbe 38:4

Dov'eri tu quando ho gettato le fondamenta della terra?-

Ignoranza dell'origine del mondo:

Dio avrebbe impresso in Giobbe la sua totale ignoranza del mondo in cui viveva e la sua incompetenza nell'interpretare la Sua amministrazione morale. La morale è questa: Preoccupati, Giobbe, di una fiducia morale nel Mio carattere, piuttosto che di una conoscenza teorica delle Mie vie. Nel testo c'è una sfida divina in relazione al quando e al come dell'origine del mondo

(I.) Il quando. La Sua ignoranza su quando Egli iniziò la Sua creazione. "Dov'eri tu quando ho gettato le fondamenta della terra?"

(II.) Il come. "Chi ne ha stabilito le misure, se tu lo sai? o chi ha steso la corda su di esso?" Conclusione-L'argomento serve...

(1) Rimproverare ogni disposizione a pronunciare un'opinione sulle vie di Dio

2.) Suggerire che il nostro grande sforzo dovrebbe essere quello di coltivare una fiducia amorevole nel carattere Divino, piuttosto che comprendere la procedura Divina. ComprenderLo, non potremo mai

3.) Per permetterci di apprezzare i gloriosi servizi del cristianesimo. La domanda: "Dov'eri quando gettai le fondamenta della terra?" mi confonde e mi schiaccia. Mi sento impotente di fronte ad esso, mi travolge con un senso della mia insignificanza. Il cristianesimo viene in mio soccorso. Mi dice che, sebbene io sia insignificante, sono pur sempre un bambino, un figlio amato dall'Eterno, e che non è volontà di mio Padre che qualcuno, nemmeno i Suoi "piccoli", perisca; anzi, che gli piaccia che io abbia un regno. (Omilestico.)

L'insignificanza dell'uomo come creatura:

(I.) Qual è il tuo intelletto rispetto al Mio?

(II.) Qual è la tua età rispetto alla Mia?

(III.) Qual è il tuo potere per il Mio?

(IV.) Qual è la tua indipendenza dalla Mia? Lui è...

1.) Indipendente nell'essere

(2) In azione. Questo argomento serve:

3.) Per permetterci di apprezzare il glorioso servizio del cristianesimo. (Ibidem)

La creazione del mondo:

(I.) Alcune idee guida riguardo all'opera divina della creazione. Avviso-

1.) La canuta e venerabile antichità dell'opera, e la sua completa indipendenza dalla potenza e dalla saggezza dell'uomo. Molti nuovi arrivati di ieri si immaginano capaci di indagare e definire ogni argomento. Le domande del testo ci portano a contemplare l'opera creatrice come misteriosa e imperscrutabile

(II.) Il modo in cui le meditazioni su quest'opera di creazione possono essere condotte nel modo più proficuo. I filosofi offriranno un aiuto delizioso all'osservatore più studioso dell'universo. La grande filosofia è nella Bibbia, dove risuona la voce di Dio stesso, che descrive le Sue operazioni. Ma c'è ancora bisogno dell'influenza particolarmente illuminante dello Spirito Santo di Dio. Questa influenza deve essere ricercata con la preghiera, mentre i mezzi appropriati sono usati diligentemente

(III.) I fini e gli usi importanti a cui meditazioni di questo tipo dovrebbero essere dirette e applicate. L'azione dello Spirito si manifesta in particolare nel santificare le meditazioni devote al loro giusto fine. Con le meditazioni condotte correttamente, si acquisisce l'abitudine alla spiritualità e la capacità di avvicinare la mente alla contemplazione delle cose divine. Qui c'è il portico del tempio della saggezza. C'è il piede della scala, per mezzo del quale l'anima alla fine sale al cielo. Né l'utilità di tali meditazioni è limitata all'infanzia della saggezza religiosa; Ci segue fino alle porte del cielo, sì, nel cielo stesso. (J. Love, D.D.)

6 CAPITOLO 38

Giobbe 38:7

Su dove sono fissate le sue fondamenta?-

La posa della prima pietra della terra:

Il nostro testo ci presenta un periodo molto antecedente alla creazione dell'uomo, quando fu fatto il primo passo verso la costruzione e la fornitura di questo pianeta per la dimora dei suoi futuri abitanti. Il testo ci presenta la verità in una parabola. Le operazioni di un'altra sfera sono rappresentate in un'immagine tratta da questa, affinché le nostre concezioni della verità siano vivaci e intelligenti. Queste parabole non sono semplici commedie di fantasia: sono fondate su analogie reali. Le cose terrene sono in realtà un'ombra delle cose celesti. Le vie della natura sono un vero tipo delle vie della grazia. I rapporti degli uomini gli uni con gli altri sono realmente e oggettivamente una figura dei rapporti di Dio con l'uomo. Qui Dio espone le operazioni celesti sotto una figura, tratta dalla posa di una pietra di fondazione. Posare la prima pietra di un grande edificio è di per sé, per quanto di buon auspicio, un evento solenne. La struttura, di cui stiamo gettando le fondamenta, sarà testimone di una grande fluttuazione degli interessi umani, e sarà associata a qualche grande e critico evento. Supponiamo che l'edificio sia dedicato all'edificazione dell'uomo o all'adorazione dell'Iddio Altissimo, per esempio un grande seminario o una grande chiesa. Qui i nostri sentimenti di solennità e di timore reverenziale sarebbero molto più temperati dalla gioia. C'è motivo di rallegrarsi, in quanto il bene che ci si può ragionevolmente aspettare derivi dall'opera che stiamo inaugurando, prevale così ampiamente sul male, che può essere accidentalmente associato ad esso. Il testo ci riporta a un periodo di pensiero, antecedente alla creazione dell'uomo, al periodo in cui fu posato il primo substrato del globo, al periodo in cui, per opera di leggi, che l'uomo ha impiegato più di cinquemila anni per scoprire, questo pianeta era sospeso a mezz'aria, una piccola palla in mezzo a soli e sistemi innumerevoli, con uno spazio infinito che si estende intorno ad esso su tutti i lati. L'uomo non esisteva ancora, né il luogo della sua abitazione; ma che esistessero creature intelligenti e razionali, il nostro stesso testo fornisce prove sufficienti. Gli angeli che assistono alla fondazione della terra e mandano le alte lodi di Dio in giubilanti melodie di trionfo: è un grande argomento di meditazione. Quali furono i motivi della loro solenne allegrezza? La loro conoscenza del destino della terra non poteva essere di carattere profetico. La terra poteva essere considerata da loro in riferimento sia ai suoi futuri abitanti, sia a Dio, sia al male che aveva già trovato la sua strada nell'universo

(I.) I suoi futuri abitanti. Doveva essere la casa di una grande famiglia e la scuola di un grande carattere

1.) Era stato progettato per la dimora di una razza, e non semplicemente di quei due individui che per primi furono posti in solitudine e innocenza su di esso; e i destini di quella razza, come degli individui che la compongono, fluttuerebbero

2.) Doveva essere la scuola del carattere umano. La Terra doveva essere una scena di prova e disciplina. La creatura che doveva essere formata su di essa doveva essere suscettibile di miglioramento e progresso. Se la creatura ha capacità per l'infinito, mentre la sfera su cui si muove è finita, ciò deve provare che la sfera è solo preparatoria, un'introduzione a uno stadio superiore

(II.) A Dio. La terra era destinata ad essere un tempio di Dio, da ogni angolo del quale sarebbe dovuto ascendere continuamente a Lui l'incenso della lode, dove Egli avrebbe dovuto manifestare in modo significativo la Sua gloria e sviluppare le Sue perfezioni

(III.) Alla lotta con il male. L'uomo dovrebbe diventare un peccatore e alienarsi da Dio. Allora sorse questa difficoltà: come si poteva riparare a questo male morale? (E. M. Goulburn, D.C.L.)

7 CAPITOLO 38

Giobbe 38:7

Quando le stelle del mattino cantavano insieme e tutti i figli di Dio gridavano di gioia?-

Il canto eterno:

La semplice creazione della materia sarebbe meravigliosa, ma pensare che Dio ha messo in quella materia tutto ciò che potrebbe essere necessario per tutto ciò che gli esseri intelligenti potrebbero desiderare, o pensare, o di cui hanno bisogno, per milioni di anni! Dio preparò la terra per milioni di persone su di essa, e preparò ogni cosa per soddisfare i loro bisogni. Questi mondi sono esistiti a lungo, ma sono rimasti in movimento per tutto il tempo. E tengono il tempo l'uno con l'altro; non sono entrati in collisione. Dio ha tracciato il loro cammino. Non mi meraviglio che le stelle del mattino cantassero insieme, quando videro tutto questo macchinario messo in moto. È più meraviglioso con il passare delle età, perché attraverso tutti questi anni tiene il tempo, e il canto risuona ancora nel cielo. Saremo meno interessati? Gli angeli conoscono Dio come il loro Creatore, il Dio meraviglioso. Vedono la Sua maestà, la Sua potenza. Ma Lui si avvicina a noi, e ci chiama bambini. Qui i nostri occhi vedono, le nostre orecchie odono e il nostro cuore risplende di ammirazione per ciò che il nostro Padre ha fatto, fatto per noi. A volte, quando penso al cielo che Egli ha dato, proprio al di là di tutti questi mondi, guardo attraverso i mondi con gioia, e vedo qualcosa di più glorioso al di là. Questa canzone va ancora avanti. La musica continua a rotolare sopra le nostre teste. Non lo sentiamo, ma di tanto in tanto abbiamo scorci del mondo che riecheggiano con esso... Cristo stava venendo a soffrire il dolore e la morte sulla terra. Perché gli angeli (a Betlemme) dovrebbero rallegrarsi? Se Egli venne a subire la morte, non fu altro che per entrare nella Sua gloria. Gli angeli aprirono le porte e Lo accolsero lungo il sentiero verso il trono. La gioia è perpetua. Giovanni ne ebbe una visione nell'isola di Patmos. Gli angeli cantavano alla creazione, e gli angeli cantavano del dominio e della gloria; ma c'è un nuovo canto: "A Colui che ci ha amati e ci ha lavati nel suo sangue", ecc. Che canzone! È una canzone sempre nuova, perché ci sono nuove tensioni, nuove voci. (Vescovo Simpson.)

Gli angeli si rallegrano per la creazione del mondo:

Ecco qualcosa che è accaduto quando il nostro mondo è stato creato, ma non nel nostro mondo. Il cielo ne era la scena; e ci viene detto per portare i nostri pensieri in cielo e farcelo conoscere meglio. Nel testo trovare:

(I.) Quelli di cui si parla in esso. "Stelle del mattino", "Figli di Dio". Con una stella colleghiamo le idee di luminosità e bellezza, ma con una stella del mattino, luminosità e bellezza peculiari. "I miei angeli", ci dice Dio, "sono le stelle del mattino". Gli angeli non sono "figli" come lo è il Figlio Eterno. Essi sono chiamati figli per pura grazia e favore. Il nome mostra l'abbondanza dell'amore di Dio per loro

(II.) Cosa si dice che questi angeli abbiano fatto. Hanno cantato. Il canto è il linguaggio del sentimento felice. "Hanno cantato insieme". Qui entra in gioco l'idea dell'unione, dell'armonia, dell'unità dei sentimenti e della gioia, tra queste stelle del mattino. Dio ama questa unità di sentimenti. Essi "gridarono di gioia". Questo investe la figura di una sublimità e maestosità

(III.) L'occasione per tutta questa gioia. Essa è stata suscitata dalla creazione del mondo

1.) La gioia di questi angeli era una gioia di ammirazione. Hanno cantato insieme, perché sono stati colpiti insieme dalla bellezza del mondo

2.) Era un canto di lode. Perché il mondo ha scoperto loro, in ogni sua parte, le perfezioni di Dio. (C. Bradley, M.A.)

La gioia degli angeli alla creazione del mondo:

(I.) Le persone, o gli esseri, di cui si parla qui. Dovevano essere gli "angeli", quegli spiriti gloriosi che furono formati prima della terra. Per "figli di Dio" il greco ha, "tutti i miei angeli"; e un'antica parafrasi ebraica dice "tutti gli eserciti del cielo". Gli angeli sono chiamati "stelle del mattino" a causa del loro splendore e della purezza della loro natura. Nelle Scritture, le persone di posizioni eminenti sono descritte come "stelle". Essi sono chiamati "figli di Dio", perché prodotti da Lui, che è il Padre degli spiriti, il Padre di tutta la famiglia in cielo e sulla terra. Possono essere così acconciati, perché gli assomigliano nella loro natura, partecipano della Sua divina e gloriosa immagine; oppure possono essere chiamati Suoi "figli" come lo sono gli uomini

(II.) Cosa provocò i loro canti gioiosi e le grida di lode?

1.) La magnificenza e la bellezza della creazione

2.) Le glorie dell'architetto divino mostrate in esso

3.) Si rallegrarono per gli usi per i quali la terra era stata progettata. Gli angeli sono esseri benevoli e portano l'immagine di Dio nell'amore. Applicazione-

(1) La creazione è stata un'opera gloriosa e richiede la nostra ammirazione e la nostra lode

(2) Le opere di Dio sono degne del nostro studio serio e diligente

(3) Se gli angeli si rallegrarono della creazione di Dio, dunque, dovevano essere rattristati per tutto ciò che deturpa e disonora la creazione

(4) Si rallegrerebbero di più della nuova creazione. La nuova creazione di Gesù Cristo è principalmente una manifestazione delle perfezioni morali di Dio, della Sua giustizia e pazienza, della Sua fedeltà e bontà, della Sua santità e misericordia. È un piano che assicura allo stesso tempo l'onore del governo divino e la guarigione e la felicità delle creature cadute

(5) Quale gioia e quale grida ci saranno fra gli angeli nell'ultimo giorno. Quando il mistero di Dio sarà compiuto e la redenzione di tutto il Suo popolo sarà completata. (Giobbe Orton, S.T.P.)

11 CAPITOLO 38

Giobbe 38:11

Fin qui arriverai, ma non oltre.

Tracciando la linea:

Tutti tracciano la linea da qualche parte

1.) Il Lord Cancelliere, parlando del Burials Bill, ha osservato che noi inglesi dobbiamo tracciare una linea di demarcazione per quanto riguarda i requisiti della cerimonia religiosa nei cimiteri del nostro paese, dicendo che deve essere un servizio cristiano. Ogni persona razionale acconsentirà a tracciare quella linea di demarcazione della parola "cristiano", con la quale capisco che si intenda un servizio che riconosce Dio e una vita oltre la tomba

2.) Tracciamo una linea di deposizione nelle corti di giustizia e nell'entrare in Parlamento. Non si può credere e fidarsi di un uomo a meno che non presti giuramento o affermi che sarà veritiero e fedele. È assurdo e offensivo per un inglese fargli giurare che sta dicendo la verità; e spero che, tra non molto, nei nostri tribunali di giustizia affermeremo semplicemente, prima di deporre: "Prometto, sulla mia parola d'onore, di dire la verità".

3.) La linea è tracciata anche nelle cose di grande importanza sociale e morale. In questioni di modestia. Ci sono alcuni libri contro i quali devi tracciare la linea dell'esclusione, e dire: "No, io traccio la linea di demarcazione con questi libri; non entreranno in casa mia". E' giusto tracciare una linea da qualche parte. Con tutta la dovuta deferenza per coloro che dicono: "Per i puri tutte le cose sono pure", si dovrebbe tracciare una linea di demarcazione nell'ammissione dei quadri alle mostre pubbliche. Bisogna tracciare una linea di demarcazione contro tali opere d'arte demoralizzanti, non importa se l'artista è un principe. Traccia anche tu una linea di demarcazione nella tua conversazione. Non unitevi a scherzi o storie che vanno troppo oltre il limite del pudore, ma rimproveratela in ogni forma e modo. La modestia è la gloria più dolce della donna e la corona più ricca dell'uomo

4.) Tracciare la giusta linea nel rispetto dovuto l'uno all'altro. Non rispettiamo l'uomo per il suo denaro, ma per la sua virilità

5.) Tracciare la linea giusta nelle questioni di religione. Non una linea di intolleranza ed esclusività. Alcune persone tracciano presuntuosamente una linea intorno al cuore di Dio; essi usurpano la prerogativa di Dio, dicendo che Egli non può salvare ogni uomo. Che calunnia su Dio. (W. Birch.)

16 CAPITOLO 38

Giobbe 38:16

Sei tu entrato nelle sorgenti del mare? O hai camminato alla ricerca dell'abisso?-

Alte maree:

Che fascino c'è nell'alta marea! Passando per Manchester, notai che la compagnia ferroviaria offriva viaggi economici per Blackpool, in modo che la gente potesse assistere alle alte maree prevalenti. Amiamo vedere la marcia trionfale, sentire il grido di tante acque. Che ci siano maree simili "negli affari degli uomini" il più grande dei poeti lo ha notato molto tempo fa. Occasionalmente, o può essere solo una volta, gli uomini sono notevolmente favoriti da felici congiunzioni di circostanze che li spingono a balzare verso un rifugio ambito. Il politico raggiunge una straordinaria popolarità, ed esulta che la marea sia con lui; Gli uomini di commercio ricordano con affetto gli anni in cui le navi che mandavano a prendere l'oro tornavano costantemente e rapidamente con vento e onde propizie. Di solito le correnti della vita sono lente. Anche lo spirito dentro di noi ha le sue maree primaverili, periodi privilegiati in cui trascende i livelli ottusi dell'esperienza ordinaria, in cui le onde di Dio lo sollevano in alto e sa di essere catturato da correnti irresistibili di influenza spirituale e di grazia. La maggior parte delle persone sa che le maree oceaniche sono regolate dal sole e dalla luna, e sa anche che quando queste luci maggiori e minori agiscono in congiunzione, come fanno durante la luna nuova e la luna piena, il flusso e il riflusso sono considerevolmente aumentati, producendo quelle che conosciamo come maree primaverili. La luna, nella sua rivoluzione mensile, è ora migliaia di miglia più vicina alla terra di quanto non lo sia in un altro; Anche il sole è più vicino alla nostra terra in inverno che in estate; e le maree più alte si producono quando il sole e la luna si uniscono in un momento in cui ogni globo si trova in quella parte del suo percorso più vicina alla terra. L'attrazione di queste sfere e la loro vicinanza al nostro pianeta hanno tutto a che fare con le maree gloriose a cui amiamo assistere, anche se la folla di viaggiatori potrebbe non ricordare la causa firmamentale. E così l'universo celeste governa le maree dell'anima. Non sempre ricordiamo il fatto, ma il mondo eterno agisce direttamente sul nostro spirito, agitandolo, mettendo in moto le sue facoltà e le sue forze, dirigendo le sue correnti verso conseguenze della massima benedizione. Ci sono ore e giorni in cui Dio si avvicina particolarmente a noi, come ci sono stagioni in cui il sole e la luna si avvicinano alla terra, creando un maestoso raduno delle acque. Gli atti, quei meravigliosi periodi di visita spirituale, i dubbi sono sciolti; vediamo chiaramente ciò che in altri momenti ci sfugge o vediamo solo oscuramente; Concepiamo i pensieri e formiamo i propositi che danno nuova nobiltà alla vita. C'è per la mente non istruita molto di misterioso e inesplicabile nell'influenza delle stelle sulle maree che scorrono sulle nostre coste, in conseguenza delle numerose complicazioni - astronomiche, meteorologiche e geografiche - che oscurano le leggi che governano le maree. I più grandi filosofi trovano difficile, anzi, impossibile, spiegare all'uomo medio il meraviglioso fenomeno; e l'azione del mondo eterno sul nostro spirito è un mistero ancora più grande che nessuno può comprendere o spiegare; Ma ogni uomo spirituale ne è sicuro, e ha sentito l'estasi di straordinarie visite di grazia, quando maree di influenza spirituale attraversano il suo cuore e la sua mente, facendo sì che tutto viva, si muova e fiorisca. Quanto sono preziosi quei giorni in cui Dio si avvicina a noi e il nostro spirito è profondamente commosso! Queste maree di emozioni che salgono e scendono sono per molti versi le più benedette. Un'anima come uno stagno di anatre non è lo stato ideale; I nostri giorni più grandiosi sono quelli in cui misteriose effluvi scorrono in ogni arteria del nostro essere. Sono giorni di purificazione. Il fango e i detriti che altrimenti soffocherebbero i nostri fiumi vengono ripuliti dalle alte maree. Queste alte maree di benedizione servono in un altro modo; Ci liberano da vari umori e abitudini dannose che sorgono nella vita ordinaria e che con la grazia ordinaria troviamo quasi impossibile da superare. I modi di pensare e di agire, le abitudini e le associazioni che ci circoscrivono, che ci rendono superficiali, che possono rivelarsi occasioni di stagnazione e di naufragio, vengono facilmente sfondati e distrutti quando una grande marea di vita attraversa l'anima. Questi giorni di efflusso spirituale sono anche giorni di potere e di realizzazione. Ciò che gli uomini intellettuali cercano invano durante le maree nere, lo raggiungono splendidamente nei momenti di ispirazione. I tempi pentecostali sono momenti di apice, in cui il credente che si lascia andare è trasportato verso esperienze e attributi più elevati, più ampi e più soddisfacenti. Queste stagioni di effusione d'amore e di grazia, di pienezza pervadente, di influenza vitale che penetra nei recessi più intimi dell'anima, sono giorni di dolce e memorabile delizia. Andrew Bonar dice: "Spesso non riesco a dare lode o ringraziamento con parole diverse da quelle di canzoni come 'Santo, santo, santo, Signore Dio Onnipotente'!" Questi sono i giorni dell'alta marea. Giorni benedetti in cui non c'è risacca, non c'è banco di fango, non ci sono erbacce, non ci sono panorami nocivi o odori, ma quando, pieni di Spirito, tutto il male è scomparso da noi e tutto ciò che è umano e temporale è diventato bello alla luce del Divino, mentre la marea che sale sulla spiaggia trasforma la sabbia opaca in oro giallo e i ciottoli comuni in gemme scintillanti. Stiamo attenti a non ostacolare in alcun modo il flusso glorioso quando lo Spirito viene come un diluvio. Gli scienziati insegnano che le maree osservate non corrispondono ai tempi del tramonto della luna, ma che sono sempre in ritardo di un intervallo maggiore o minore. C'è attrito, come quello causato dalle correnti che scorrono oltre i bordi frastagliati dei continenti e delle isole, che ritardano più o meno l'azione delle maree; E c'è anche l'influenza conflittuale di correnti contrarie. E proprio così possiamo ritardare l'azione spirituale con l'incredulità, la mondanità e l'infedeltà della vita. Assicuriamoci di ottenere tutto ciò che le grandi maree portano. Tutta la purezza che portano, fino a quando la nostra anima è come il mare dell'Apocalisse, vetro mescolato al fuoco. Tutta la potenza che portano. I nostri scienziati si rammaricano per lo spreco di energia delle maree e pregustano il giorno in cui l'energia che ora si spende inutilmente sulle nostre coste sarà utilizzata come forza motrice. Se eliminiamo gli impulsi forti e benevoli dello Spirito di Dio, la nostra vita sarà confinata in secche e miserie di debolezza, depressione e fallimento; E molte anime sono così povere e infelici perché hanno omesso di migliorare quelle preziose visite di grazia straordinaria concesse a tutti. Non possiamo dire quando saremo i soggetti di queste benedette e memorabili visite. La lunga esperienza e l'osservazione hanno permesso agli astronomi di superare tutte le difficoltà che si presentano per risolvere il vero problema delle maree, e hanno messo al servizio dei naviganti e di altri accurate tavole delle maree e delle correnti di marea, oltre ai periodi di alta e bassa marea per ogni parte del mondo civilizzato. Ma non possiamo calcolare in questo modo l'afflusso delle maree divine sulle anime degli uomini. Tutti i grandi artisti e poeti testimoniano l'apparente arbitrarietà della loro ispirazione. Il cuore si scalda stranamente in un'ora inaspettata; L'aria diventa improvvisamente limpida e le cose invisibili si mostrano, con prove forti e imponenti. Non possiamo comandare queste stagioni; Se non riusciamo a migliorarli, non possiamo richiamarli. Quando giunge "il tempo stabilito per favorire Sion", ci sono segni inequivocabili dell'attuale Signore; Quando giunge il "tempo stabilito" per favorire un'anima, ci sono agitazioni solenni e tuttavia deliziose in quell'anima. Cerchiamo di essere tremendamente vivi a queste maree che ci portano a Dio. Se siamo occupati qua e là, lo Spirito se ne andrà e le infinite benedizioni del mare pieno andranno perdute. (W. L. Watkinson.)

17 CAPITOLO 38

Giobbe 38:17

Ti sono state aperte le porte della morte?-

Le porte della morte:

L'allusione qui è allo stato che in ebraico è chiamato Sceol, e in greco Ade; che significa l'oscura dimora dei morti

(I.) L'oscurità mentale che ci avvolge. Tutti i fenomeni dei cieli, della terra e le multiformi operazioni del Creatore, a cui si riferisce questo discorso divino, erano progettati e adatti a impressionare Giobbe con la necessaria limitazione della sua conoscenza e l'ignoranza che lo circondava su tutte le questioni; e la regione della morte non è che uno dei molti punti a cui è diretto come esempio della sua ignoranza. Come siamo ignoranti del grande mondo degli uomini che se ne sono andati! Quale spesso velo di mistero avvolge il tutto! Quali domande sorgono spesso dentro di noi alle quali non possiamo ottenere una risposta soddisfacente, né dalla filosofia né dalla Bibbia! Sono grato che siamo rimasti nell'ignoranza...

1.) Dell'esatta condizione di ogni individuo in quel regno grande e in continua crescita. In generale, la Bibbia ci dice che i buoni sono felici e i malvagi infelici. Questo è sufficiente. Non avremmo più luce

2.) Della nostra esatta vicinanza al grande regno dei defunti. Non vorremmo che il giorno o l'ora fossero rivelati

(II.) Il cambiamento solenne che ci attende. "Le porte" non si sono aperte per noi, ma devono

1.) I cancelli sono in costante movimento. Non appena si chiudono l'uno con l'altro, ne entra un altro

2.) I cancelli si aprono a tutte le classi. Ci sono cancelli che possono essere varcati solo da persone di distinzione

3.) Le porte si aprono solo in una direzione: verso l'eternità

4.) Le porte separano il probatorio dal retributivo

5.) Le porte sono sotto l'autorità suprema

(III.) La meravigliosa misericordia che ci preserva

1.) Siamo sempre stati vicino a quei cancelli

2.) Migliaia di persone ci sono passate da quando abbiamo iniziato il viaggio della vita

3.) Spesso ci è stato fatto sentire vicini. In tempi di afflizione personale; e nei momenti di lutto

(IV.) Il servizio che il cristianesimo ci rende

1.) Ci assicura che c'è vita dall'altra parte dei cancelli

2.) Ci assicura che c'è beatitudine dall'altra parte delle porte

3.) Toglie l'istintiva ripugnanza che proviamo nel varcare quei cancelli. "Libera coloro che per paura della morte sono per tutta la vita soggetti alla schiavitù". Toglie il pungiglione della morte, ecc. (Omileta.)

Le porte invisibili:

Nulla potrebbe essere concepito come più veramente sublime dell'intero discorso di cui la citazione di cui sopra fa parte. Giobbe è convinto dal grande Maestro sia di ignoranza che di debolezza. Quanto poco sapeva dei piani e dell'operato della provvidenza. Dovunque si volgesse, era circondato dal mistero. C'era anche un altro stato dell'essere, su cui riposavano le nuvole e l'oscurità. Era una terra da cui nessun viaggiatore era mai tornato; una terra di essenze spirituali e di sole nature incorporee. "Ti sono state aperte le porte della morte?"

1.) La metafora ci suggerisce quanto siamo ignoranti del periodo in cui la nostra vita mortale deve terminare. Puoi tu guardare nelle stanze segrete dell'Onnipotente e dire quale dei diecimila modi di lasciare questo mondo, è proprio quello che sarai costretto a prendere? Quante volte il re dei terrori ne prende uno e ne passa accanto a un altro. Il numero di anni che dobbiamo riempire; la natura della morte che dobbiamo morire; il luogo dove e il modo come; tutti sono infallibilmente noti a Dio; anzi, erano così tanto tempo prima che noi nascessimo, o si è formata la terra stessa su cui amoriamo. A noi questi futuri sono saggiamente e misericordiosamente nascosti. "Le mille porte della morte sono aperte", come dice il poeta, ma attraverso quale di esse dobbiamo passare è noto solo a Colui che ha stabilito per ogni carne i confini della loro dimora

2.) La metafora ci suggerisce che siamo molto all'oscuro della natura del mondo invisibile. Puoi discernere chiaramente, attraverso le porte aperte, la condizione di quel mondo che si trova oltre il presente, l'occupazione dei suoi abitanti, le occupazioni in cui sono impegnati o le opinioni che nutrono? Sappiamo che esiste uno stato del genere. Ci è stato detto che sarà sempre bene per i giusti e male per i malvagi. Ma siamo lasciati molto all'oscuro dei particolari. Molte domande curiose e interessanti sorgono naturalmente a una mente pensante. Alcuni pensano che dal momento in cui il respiro se ne va, tutta la vita spirituale e la coscienza siano sospese fino al giorno della resurrezione. Ma una tale teoria può essere facilmente dimostrata assurda e insostenibile. Tutte le cose provano che, come è stabilito che tutti gli uomini muoiano una sola volta, così immediatamente dopo la morte viene il giudizio, non il giudizio generale dell'ultimo giorno, ma il giudizio particolare che si pronuncerà su ogni individuo

3.) La metafora suggerisce che spetta a noi esprimerci con grande cautela quando in qualsiasi momento parliamo dei morti. Ci sono due proposizioni di cui non possiamo essere troppo fiduciosi

(1) Che coloro che muoiono nel Signore siano benedetti

(2) Coloro che muoiono non rigenerati saranno eternamente infelici. Ma potremmo sbagliare molto nell'applicazione di essi. Non possiamo conoscere, con assoluta certezza, lo stato del bene di un altro uomo: Dio non ci ha costituiti giudici in materia. Imparare-

1.) La correttezza di considerare il nostro ultimo fine

2.) La follia delle speculazioni avventate sulla natura del mondo invisibile. Ciò che Dio ci ha insegnato, sta a noi meditarlo diligentemente; ciò che Egli ha ritenuto opportuno nascondere, asteniamo religiosamente dall'immischiarci

3.) Vedere abbondanti motivi di gratitudine a Dio per la risurrezione di Gesù dai morti. Quali dovevano essere, se non per questo, le nostre prospettive future? Colui che giaceva in un sonno mortale nella tomba di Giuseppe è tornato per dire che la morte sarà inghiottita nella vittoria e che coloro che credono in Lui non periranno mai. (J. L. Adamson).

Porte della morte:

Questo mondo, e quello che verrà, sono quindi scritturalmente connessi sulla terra di confine. Una volta Davide si avvicinò molto a loro, ma proruppe in un ringraziamento dicendo: "Tu mi sollevi dalle porte della morte". Il buon Ezechia disse: "Andrò alle porte della tomba", usando una forma più materiale per la stessa idea. Queste "porte della morte" di cui si parla in Giobbe 38:17 ; Il Salmo 107:18 e il Salmo 9:13 sono sinonimi delle "porte dell'inferno", di cui parla nostro Signore in Matteo 16:18, che significa le porte dell'Ade, o le vaste regioni dello stato invisibile. Sono tutti al termine del pellegrinaggio della vita, e il credente che ha varcato le "porte della giustizia", di cui si parla nel Salmo 118:19, quando si avvicina a questi meravigliosi portali, può usare il linguaggio trionfante di Davide: "Alzate il capo, o porte, e alzatevi, porte eterne". Queste porte, come dice Giovanni, hanno dei nomi scritti su di esse. Sopra il primo è scritto:

1.) Mistero. Un pilastro sembra poggiare sul tempo, e l'altro sull'eternità, aprendosi verso l'ignoto, da cui da questo lato si stendono le ombre più profonde; e alcuni dicono: "Non c'è nulla al di là"; altri: "Con quale corpo vengono?", altri: "Quali sono i loro impieghi, la loro compagnia e le loro condizioni?" e altri ancora: "Ci conoscono lì e possono venirci a trovare?"

2.) Il cambiamento si scrive su un altro. Al massimo si apre come una sorpresa. Da una parte si dice: "Un uomo è morto" e dall'altra: "Un uomo è nato". Man mano che passano, i vecchi diventano giovani, i poveri ricchi, i disprezzati onorevoli e i piccoli grandi; affinché tutti non siano dall'altra parte quello che erano da questa parte

3.) L'immortalità è scritta sull'altro, chiaramente letta dal cristiano, ma alla massa dell'umanità nel passato, rintracciabile solo in oscuri geroglifici

4.) L'infinito è un altro. Qui tutto è rudimentale: le nostre opere, i nostri successi, le nostre conquiste, ma suggerisce immense possibilità, risveglia la curiosità e stimola l'attività. Il nostro campo d'azione è qui limitato dalle condizioni stesse della nostra esistenza; Eppure, con le barriere del senso rimosse, avremo idee illimitate di spazio, potere, occupazione, conoscenza e progresso

5.) La ricompensa è il titolo di un altro, che ci accoglierà alla presenza del Re, dicendo: "La mia ricompensa è con me, e darò a ciascuno secondo la sua opera"; ricompense secondo le nostre opere, e non per esse, ma tanto meglio perché attraverso le ricchezze della Sua grazia; ognuno nel suo ordine, ma ognuno compensava secondo le sue capacità. C'è chi sarà grande nel regno dei cieli e chi sarà più piccolo. (J. Waugh.)

22 CAPITOLO 38

Giobbe 38:22

Sei tu entrato nei tesori della neve?-

I tesori della neve:

(I.) La bellezza di questi "tesori". Le molteplici forme gradevoli modellate dai diversi oggetti su cui cade; l'ampio copriletto bianco dell'ampia pianura; le colline ondulate; le cime delle montagne, le cui vesti bianche si vedono da lontano come sommi sacerdoti intercedenti. Suggerendo all'occhio spirituale le infinite risorse al comando del Creatore, e l'incomprensibile varietà e pienezza degli splendori morali che giacciono ripiegati nel Suo carattere e nelle Sue rivelazioni

(II.) I poteri di conservazione e di fruttificazione contenuti in questi "tesori". Il loro potere di preservare la vita vegetale e rendere il terreno più ricco per il suo temporaneo sudario bianco. Qui sorgono suggerimenti dell'amore e della saggezza divini che visitano le anime degli uomini nelle fredde vesti del dolore e del dolore. Il processo di uccisione è sempre un processo di dolore nel mondo umano; l'analogia di cui, senza il dolore, abbiamo nel regno vegetale. La neve uccide e distrugge. Così come il dolore e la tristezza; ma uccide solo quelle influenze che si oppongono alla vita e alla fecondità delle crescite successive. Gli scopi dell'afflizione non sono egualmente benefici? Che giardino di spezie è diventato il cuore a causa di un freddo e pungente inverno di dolore!

(III.) C'è, quindi, un potere purificatore e purificatore in questi tesori della neve. Nella disciplina morale e spirituale abbiamo visto che questo è il caso. Ma siamo "entrati" nella verità che si trova ancora più in profondità, ed è vitale per tutta la purificazione dell'anima? Dove cercheremo il potere di fermare le erbacce mortali del peccato e la diffusa colpa del mondo, se non lo scopriamo nel potere che è splendidamente tipificato dal Salmista nella neve? "Purificami con l'issopo, e sarò puro; lavami e diventerò più bianco della neve" Salmi 51:7. I "tesori" di saggezza, di conoscenza e di salvezza di Dio sono rinchiusi in Colui che, nel Suo amore e nella Sua umiliazione, ha steso il manto della Sua carne lacerata sul male putrescente del mondo. E dalla morte è venuta la vita del mondo: purezza, pace, speranza, radiosa di piumaggio celeste

(IV.) Quali forze silenziose appartengono alla neve! Durante le tranquille ore della notte, cade, cade, cade, così dolcemente, così furtivamente, che la sua discesa non disturba nemmeno il sonno dell'invalido; ma quando guardiamo fuori all'alba del mattino vediamo ampi acri coperti da alti mucchi di neve compatta. Quante mani indaffarate e quanti macchinari rumorosi ci vorrebbero per trasportare la millesima parte di ciò che si vede dalla finestra, da un luogo all'altro, nello stesso spazio di tempo trascorso durante la sua caduta! E come il materiale casto e soffice sarebbe stato rovinato dal transito, non più puro come proveniva dal suo luogo di nascita celeste. La Chiesa ha bisogno, con l'occhio dell'anima, di "entrare" in questa lezione dei "tesori" delle forze silenziose. I discepoli del Maestro hanno fatto troppo tempo molto rumore nell'adempimento della loro missione, e in molti casi hanno sostituito il rumore al lavoro. I veri operai sono una banda silenziosa che, con molte preghiere e poche parole, con esempi cristiani e scarso interesse per i credi verbali, le cui voci sono raramente udite per le strade e i cui nomi sono raramente annunciati sui giornali, sono, tuttavia, tra le vere forze morali e spirituali del mondo

(V.) Abbiamo considerato, nell'ora dei nostri grandi lutti, i "tesori" di consolazione suggeriti dalla neve? Quale marea primaverile di splendori immortali scaturirà ancora dai semi umani che giacciono coperti dalla fredda coltre della morte! Alla luce della risurrezione ci sentiamo talvolta molto ricchi dei "tesori" di cui la morte ci ha resi coscienti: "le rose che devono uscire dalla neve". (Lo studio.)

Hai tu visto i tesori della grandine?-

I tesori della grandine:

Questa descrizione servirebbe a imprimere in Giobbe la verità che tutte le forze naturali sono rigidamente sotto il controllo di Dio. Non ci sono trombe d'aria, o fulmini, o neve, o grandine; tutto è nelle Sue mani. Le forze che avevano raso a terra Giobbe e la sua famiglia facevano parte dell'ordinata schiera di Dio. Stando così le cose, tutte queste forze esistono e agiscono per i fini più alti. Combattono le battaglie di Dio e sono ministri della Sua gloria. Quindi abbiamo una chiara affermazione di due verità

(I.) La soprannaturalità delle forze fisiche. La scienza moderna tende ad abituarci a considerare il mondo come una macchina, il gioco di forze cieche, che non richiede alcuna spiegazione al di là del proprio nesso di cause ed effetti. Il nostro testo contiene una concezione molto più grande e ispiratrice, che ci dice che il fatto più profondo della creazione non è la "legge", ma la "vita". Le leggi naturali sono l'espressione della vita divina, ma non la esauriscono

(II.) Il fine etico delle forze fisiche. Sono i guerrieri di Dio, custoditi per il giorno della battaglia. E per cosa combatte Dio? Che Egli universalizzi il Regno dell'amore, che veda nel mondo come in uno specchio perfetto la Sua immagine. È chiaro, quindi, che la creazione non è un noioso giro di causa ed effetto, un moto perpetuo senza significato. No, è tutto ambientato nel regno dell'amore. L'amore illumina le stelle e le accelera nel loro cammino. La neve e la grandine preziose combattono per il regno dell'amore, altrimenti cesserebbero di essere custodite. Perché tutto ciò che non aiuterà a portare il regno dell'amore perirà. Tutta la creazione geme e soffre per il dolore, aspettando la gloria dei figli di Dio. (Anon.)

23 CAPITOLO 38

Giobbe 38:23

Contro il giorno della battaglia e della guerra.

Guerra dal cielo:

In alcune parti della Scrittura Geova è rappresentato mentre scende nelle nuvole e nelle tempeste, e si fissa nell'aria una tenda o un padiglione, dove le forze elementari assistono e ricevono commissioni e armi per il servizio in cui ogni meteora, o elemento, deve essere impiegato Salmi 18

(I.) I tesori nell'arsenale di Geova

1.) Tesori di neve e grandine. Che il vapore, salendo dalla terra e fluttuando sopra le nostre teste nell'aria, scenda in piccole scaglie bianche, è una verità sensata; ma come le particelle di vapore si condensino e aderiscano, come assumano la forma, il colore e la qualità della neve, sono questioni troppo alte per noi, e devono essere risolte nella volontà e nella potenza di Dio. La grandine, come corpo di vapore condensato, è ben nota. Terribile è l'esecuzione che ha fatto tra i nemici del Signore ( Esodo 9:25 ; Giosuè 10:11

2.) L'aria è il magazzino dove la neve e la grandine vengono raccolte e depositate. Questo magnifico tessuto, le cui dimensioni sono sconosciute, è un effetto glorioso della saggezza e della potenza del grande Costruttore. Il piano è fondato su un piano, e una sfera sollevata su una sfera. Agisce al comando di Dio ogni esalazione appare e, senza resistere alla Sua volontà, assume la forma e riempie il luogo che Egli ha stabilito

3.) I tesori della neve e della grandine sono sotto la cura e la direzione del Signore del cielo e della terra. Su di essi il Suo potere è illimitato, e in essi e per mezzo di essi Egli fa tutto ciò che Gli piace

4.) Questi tesori sono inaccessibili all'uomo. Ci sono segreti nell'aria che non possiamo scoprire, e operazioni in quel deposito di vapore che non siamo in grado di spiegare; allora perché gli uomini di penetrazione inciampano nei misteri della religione, o rifiutano le verità che Dio ha rivelato, perché queste non sono comprensibili dalla ragione? "Puoi scoprire l'Onnipotente alla perfezione?"

(II.) Il tempo dell'angoscia e il giorno della battaglia e della guerra. Ci possono essere davvero problemi quando non c'è la guerra, ma un giorno di guerra è sempre un momento di problemi

1.) La ribellione è la causa di queste operazioni. L'esistenza di una ribellione contro il Signore, il Dio di tutta la terra, non può essere negata. I nemici e i ribelli sono i veri caratteri delle moltitudini di questa generazione

2.) Queste operazioni sono operazioni penali, o punizioni di ribellione contro le leggi del Suo regno

3.) Queste operazioni dell'ira e del potere divino sono procedimenti giusti e sacri contro i ribelli

(III.) La conservazione della neve e della grandine nei tesori del Signore. Nell'espressione c'è una grandezza che diventa la maestà dell'Araldo, e lo stato e la grandezza del Sovrano. I seguenti particolari ci aiuteranno a comprendere la sublime espressione che il Signore di tutti usa riguardo alle Sue operazioni

1.) Il vapore, che riempie i tesori della neve e della grandine, viene sollevato, raccolto, condensato e immagazzinato dalla potenza di Dio

2.) I tesori, che sono riempiti e conservati dalla potenza di Dio, sono bilanciati e bilanciati dalla Sua saggezza. Queste meravigliose opere vengono eseguite secondo un piano determinato e prestabilito

3.) La neve e la grandine sono trattenute nei tesori fino al momento dell'angoscia e al giorno della battaglia e della guerra. Inferenze-

(1) Nella guerra dal cielo gli abitanti della terra sono gli aggressori

(2) Provocare il Signore degli eserciti alla battaglia è la follia della malvagità

(3) "La ribellione è come il peccato di stregoneria".

(4) Umiliarci sotto la potente mano del Signore e afferrare l'alleanza di pace è il dovere presente e la vera saggezza. (A. Shanks.)

25 CAPITOLO 38

Giobbe 38:25-27

per far piovere sulla terra.

Pioggia e grazia: un paragone:

Elaboreremo un parallelo tra la grazia e la pioggia

(I.) Dio solo dà la pioggia, e lo stesso vale per la grazia. Diciamo della pioggia e della grazia: Dio ne è l'unico autore. Ha ideato e preparato il canale attraverso il quale arriva sulla terra. Egli ha "diviso un corso d'acqua per lo straripamento delle acque". Il Signore apre una via affinché la grazia raggiunga il Suo popolo. Egli dirige ogni goccia e dà ad ogni filo d'erba la sua propria goccia di rugiada, a ogni credente la sua parte di grazia. Modera la forza, in modo che non abbatta o anneghi la tenera erba. La grazia viene nel suo modo gentile. La convinzione, l'illuminazione, ecc., sono inviati nella dovuta misura. Egli lo tiene in Suo potere. Assolutamente a Sua volontà, Dio concede o la pioggia per la terra, o la grazia per l'anima

(II.) La pioggia cade indipendentemente dagli uomini, e così fa la grazia. La grazia non attende l'osservazione dell'uomo. Come la pioggia cade dove non c'è uomo, così la grazia non corteggia la pubblicità. Né la sua cooperazione. Essa "non indugia per l'uomo, né spera nei figli degli uomini" Michea 5:7. Né le sue preghiere. L'erba non chiama la pioggia, eppure arriva. "Sono stato trovato tra quelli che non mi hanno cercato" Isaia 65:1. Né i suoi meriti. La pioggia cade sul terreno incolto

(III.) La pioggia cade dove meno ce l'avremmo aspettata. Cade dove non c'è traccia di piogge passate, nemmeno sul deserto desolato; così la grazia entra nei cuori che fino ad allora erano stati i più benedetti, dove il grande bisogno era l'unica supplica che saliva al cielo Isaia 35:7. Cade dove sembra che non ci sia nulla per ripagare il dono. Molti cuori sono naturalmente sterili come il deserto Isaia 35:6. Cade dove il bisogno sembra insaziabile; "per soddisfare i desolati". Alcuni casi sembrano richiedere un oceano di grazia; ma il Signore viene incontro al bisogno; e la Sua grazia cade dove la gioia e la gloria sono tutte dirette a Dio da cuori grati. Per due volte ci viene detto che la pioggia cade "dove non c'è uomo". Quando la conversione è operata dal Signore, nessuno si vede: il Signore solo è esaltato

(IV.) Questa pioggia è la più apprezzata dalla vita

1.) La pioggia dà gioia ai semi e alle piante in cui c'è vita. La vita in erba lo sa; l'erba più tenera se ne rallegra; Lo stesso vale per coloro che cominciano a pentirsi, che credono debolmente e quindi sono semplicemente vivi

2.) La pioggia provoca lo sviluppo. La grazia perfeziona anche la grazia. I germogli di speranza crescono in una fede forte. I boccioli del sentimento si espandono nell'amore. I boccioli del desiderio sorgono per risolversi. I germogli della confessione vengono ad aprire l'aconfessione. I boccioli dell'utilità si gonfiano in frutti

3.) La pioggia provoca salute e vigore di vita. Non è forse così con la grazia?

4.) La pioggia crea il fiore con il suo colore e il suo profumo, e Dio si compiace. La piena crescita della natura rinnovata viene dalla grazia, e il Signore se ne compiace. Riconosciamo la sovranità di Dio riguardo alla grazia. Invochiamo a Lui per la grazia. Aspettiamoci che Egli lo mandi, anche se possiamo sentirci tristemente sterili e del tutto lontani dai soliti mezzi di grazia. (C. H. Spurgeon.)

in cui non c'è uomo.

Fertilità della parte disabitata della terra:

Un illustre naturalista, membro della Royal Society, descrive come un'idea così errata sia stata corretta nella sua esperienza. Una volta si stava facendo strada attraverso una fitta e intricata boscaglia in una regione solitaria e alta della Giamaica. Improvvisamente si imbatté nella più magnifica orchidea terrestre, in piena fioritura, che avesse mai visto. Era una pianta nobile, coronata da una spiga piramidale di fiori simili a gigli, i cui petali che si espandevano sembravano al suo sguardo rapito la perfezione stessa della bellezza. Poi cominciò a riflettere da quanto tempo quella squisita pianta cresceva in un luogo selvaggio e inesplorato, riempiendo ogni stagione l'aria circostante con la sua gloria, eppure non avrebbe mai potuto incontrare uno sguardo umano prima. "A che scopo sono questi rifiuti?" si chiede. Ma ben presto la vera risposta gli entrò in mente. "Non parlare di spreco! L'uomo può essere l'uomo da solo ad ammirare la bellezza? Può l'uomo da solo esultare in essa? Certamente l'occhio del Signore si posa con gioia sull'opera perfetta delle Sue mani, sull'espressione appropriata del Suo sublime pensiero!"

28 CAPITOLO 38

Giobbe 38:28-29

La pioggia ha forse un padre?-

Il fornitore del tempo:-

Due navi si incontrano nel mezzo dell'Atlantico. L'uno va a Southampton e l'altro arriva a New York. Fate in modo che, mentre è a poppa per una nave, non sia un vento contrario per l'altra. C'è una fattoria che si è prosciugata per la mancanza di pioggia, e qui c'è una festa di piacere che esce per un'escursione. Fornire un tempo che si adatta alla fattoria secca e all'escursione di piacere. No, signori, non prenderò un dollaro di azioni della vostra compagnia meteorologica. C'è solo un Essere nell'universo che sa abbastanza per fornire il giusto tipo di tempo per questo mondo. "La pioggia ha un padre?" (T. Deuteronomio Witt Talmage, D.D.)

Chi ha generato le gocce di rugiada?-

Gocce di rugiada:

La rugiada è l'umidità rilasciata dall'atmosfera sulla terra. Durante il giorno la terra riceve e restituisce calore; ma dopo il tramonto non riceve più, eppure continua per un po' di tempo a espellere il calore che ha ricevuto. In poco tempo l'erba, i fiori e il fogliame sono abbastanza freschi; Eppure l'atmosfera conserva ancora il calore del giorno, che, man mano che la sera si fa più fresca, si deposita gradualmente sulla terra sottostante. Questo deposito è rugiada. Quanto sono sagge e meravigliose le vie di Dio! Gli effetti della rugiada sono come l'influenza che esercitiamo l'uno sull'altro

1.) La rugiada è potente. Ci sono alcuni paesi, o parti di essi, la cui vegetazione dipende quasi interamente dalla rugiada. Achab fu severamente punito quando gli fu detto che per tre anni non ci sarebbe stata pioggia, e la punizione fu notevolmente aumentata anche dal ritiro della rugiada. Allo stesso modo, il potere che esercitiamo gli uni sugli altri è molto grande

2.) La rugiada è perfettamente silenziosa. Così come l'influenza. Non si sente il sole sorgere, la neve cadere o il mais crescere. I più grandi poteri della natura tacciono. La nostra influenza, dolce o acida che sia, ci sta scivolando via ogni ora, e tutti noi stiamo rendendo il mondo un posto migliore o peggiore in cui vivere ogni giorno

3.) La rugiada è molto preziosa. Quando Isacco diede la sua benedizione morente ai suoi ragazzi, pregò: "Dio ti dia della rugiada del cielo". Anche così, l'influenza, una buona influenza, è molto preziosa. Credo che il bene si produca di più con l'influenza silenziosa che con tutte le chiacchiere

4.) Infine, ricordiamolo, la rugiada passa presto. Osea si lamenta che "la bontà d'Israele scompare come la rugiada mattutina". Vale a dire, la rugiada si secca rapidamente a meno che non venga assorbita dai fiori e dall'erba, proprio come l'influenza viene presto dimenticata se non si obbedisce. (J. C. Adlard.)

E il gelo canuto del cielo, chi l'ha generato?-

Nel capitolo 38 di quel dramma ispirato che è il Libro di Giobbe, Dio dice al drammaturgo ispirato, con interrogatorio estatico: "Il gelo canuto del cielo, chi l'ha generato?" Dio chiede a Giobbe se conosce la discendenza del gelo. Chiede informazioni sul suo pedigree. Suggerisce a Giobbe di studiare la linea genealogica del gelo. Un minuto prima Dio mi aveva chiesto della discendenza di una goccia di pioggia con parole che anni fa mi diedero un testo suggestivo per un sermone: "La pioggia ha forse un padre?" Ma ora il Signore Onnipotente sta catechizzando Giobbe sul gelo. Praticamente dice: "Conosci suo padre? Conosci sua madre In quale culla delle foglie l'ha cullata il vento? "Il gelo canuto del cielo, chi l'ha generato?" "È uno stupido cristiano che pensa così tanto alla Bibbia stampata e rilegata da trascurare l'Antico Testamento dei campi, né legge la saggezza, la gentilezza e la bellezza di Dio scritte nei fiori sul frutteto, negli scintillii sul lago, nelle stelle nel cielo, nella brina sui prati. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

31 CAPITOLO 38

Giobbe 38:31

Puoi legare le dolci influenze delle Pleiadi o sciogliere i legami di Orione?-

Luce incontenibile:

Chi può "legare" o "trattenere" la luce? L'argomento che abbiamo di fronte è la potenza autorivelatrice del Vangelo. Gli uomini possono amare le tenebre, ma non possono nascondere l'avvento della luce, e non possono mai essere, in coscienza e responsabilità, come se non avessero visto la luce. Gli uomini malvagi possono desiderare che il Cristo esca dal mondo, ma non possono nascondere la Sua gloria. Tutta la luce cristiana, sia che il suo mezzo sia l'insegnamento, o il carattere, o la vita, o la conversazione, non può essere trattenuta. Non possiamo dire dove arriva l'influenza. Può balzare fuori molto tempo dopo che abbiamo terminato il nostro corso. Gli uomini sono morti, eppure ci parlano; i fatti della loro storia sono dissotterrati, e noi riceviamo la luce della loro fedeltà e del loro eroismo

(I.) La luce delle Pleiadi in senso umano. Ciò che il mondo vuole è più luce, la luce dell'amore. Questo addolcisce tutte le relazioni, ed è l'unico cemento di tutte le classi sociali nelle nostre comunità affollate. L'amore è la luce dell'universo. Lasciate che i raggi rosei dell'affetto risplendano nel carattere, il suo potente fascino sarà irresistibile come lo è la luce salutare e gioiosa

(II.) La luce delle Pleiadi in senso divino. L'amore non è mai impotente, non dubita mai del suo trionfo. Il nostro Salvatore non ha mai diffidato dei problemi della Croce. Mentre gli uomini si interrogano su di Lui, le Sue influenze si stanno diffondendo. Il peccato, il dolore e la morte sono ancora qui. Ma gli uomini non possono togliere Cristo dal mondo

(III.) La luce delle Pleiadi in senso storico. La luce non muore. La grande influenza dei riformatori non andrà mai perduta. Puoi vincolare la mera opinione; si può vincolare il mero ecclesiasticismo; non puoi legare l'anima cristiana rinnovata

(IV.) La luce delle Pleiadi in senso di influenza personale. Le parole vivono a lungo dopo che i loro autori le hanno pronunciate. Le azioni sono vitali molto tempo dopo che i grandi imperi sono scomparsi. Le parole e i fatti passano attraverso la catena elettrica delle scuole, delle famiglie e delle chiese. Nessuno può legare le dolci influenze delle Pleiadi in patria o all'estero. (W. M. Statham.)

Primavera:

Le Pleiadi sono una costellazione, o gruppo di sette stelle, viste nel segno astronomico del Toro, che fanno la loro comparsa in primavera, e da qui chiamate segni primaverili, o segni. Il termine ebraico esprime bellezza. Nel testo, la parola tradotta "legare" significa costringere o costringere. "Puoi costringere le dolci influenze delle Pleiadi, o sciogliere i legami di Orione?" (inverno) . Puoi spingere in avanti la primavera e spezzare bruscamente la rigidità dell'inverno?

(I.) Quanto è assoluto il governo dell'Altissimo nel mondo naturale. L'uomo può modificare le dispensazioni divine, o anche solo affrettarle o ritardarle? Segniamo la nostra assoluta dipendenza e umiliamoci davanti al Sovrano Onnipotente

(II.) Colui che governa nel regno della natura governa anche in quello della provvidenza. Gli eventi della vita non sono meno sotto il Suo controllo di quanto non lo siano le stelle nel loro corso. Puoi costringere o trattenere le dolci influenze della prosperità; O puoi sciogliere i legami dell'avversità? Tutto il nostro conforto e la nostra soddisfazione, sia di tipo fisico che mentale, sono ricevuti da Lui; e, quando gli piace, ci viene strappato in un attimo. La gioia e il dolore, il piacere e il dolore, vanno e vengono al Suo comando. È vero che gli uomini stessi, essendo creature libere e intelligenti, modificano e influenzano con il loro carattere e la loro condotta il loro destino e la loro fortuna; ma lo fanno solo in conformità con le leggi della Provvidenza. Quanto è importante che noi siamo seri e fedeli nel migliorare le varie dispensazioni della provvidenza che vengono successivamente assegnate per la nostra prova

(III.) Colui che governa nella natura e la provvidenza governa anche nel regno della grazia. Se guardiamo dentro, troveremo nuove prove della nostra ignoranza e debolezza, e dell'assoluta dipendenza dall'Autore del nostro essere. Riuscirai a sciogliere i legami della colpa o a costringere le dolci influenze della misericordia che perdona? Dio solo può rimettere le nostre offese; e i mezzi che Egli ha impiegato a questo scopo, nell'incarnazione, nelle sofferenze e nella morte del Suo caro Figlio, offrono la più chiara dimostrazione della stoltezza della saggezza umana e dell'impotenza del potere umano in questa alta preoccupazione. (H. Grey, D.D.)

Deliziose influenze della marea primaverile:

Le Pleiadi sono un noto ammasso di stelle nella costellazione del Toro. Gli antichi avevano l'abitudine di determinare le loro stagioni dal sorgere e dal tramontare di certe costellazioni. Le Pleiadi erano considerate le costellazioni cardinali della primavera. Queste sette stelle compaiono verso la metà di aprile, e quindi sono associate al ritorno della primavera, la stagione delle dolci influenze. La parola ebraica deriva da una parola che significa delizie. Le influenze della primavera sono deliziose in molti modi...

(I.) Come ministeri temporali. Queste influenze giungono a portare grandi benedizioni all'uomo, come inquilino della terra

1.) Scorte di cibo. Vengono a calmare la terra, a fertilizzare il suolo, a far germogliare il seme da cui provengono le provviste materiali per l'uomo e per gli animali

2.) Piaceri per i sensi. La primavera ammanta il mondo con mille vesti di bellezza, tutte con un'infinita varietà di colori e forme

3.) Esalta lo spirito. Le influenze della primavera sono deliziose...

(II.) Come manifestazioni divine. La marea primaverile è una nuova rivelazione di Dio. Rivela...

1.) La profusione della Sua energia vitale. Ogni luogo pullula di una nuova esistenza, e ogni nuova vita viene da Lui

2.) Il meraviglioso gusto di Dio. La primavera porta un universo di fresche bellezze agli occhi

3.) La calma e la facilità con cui Egli opera. Con quanta calma riversa quegli oceani di nuova vita che ora rotolano sulla terra

4.) La regolarità della Sua procedura. Per 6000 anni la primavera non ha mai mancato di arrivare

(III.) Come emblemi istruttivi

1.) La primavera è un emblema della vita umana. Entrambi hanno vaste capacità di miglioramento. Entrambi sono notevolmente mutevoli. Entrambi sono pieni di promesse fallaci

2.) La primavera è un emblema di rinnovamento spirituale

(1) La nuova vita spirituale è come la primavera nella stagione da cui è emersa

(2) Nella tenacia con cui il passato si sforza di mantenere la sua presa

(3) Tende a un futuro perfetto. La forza dell'inverno cederà gradualmente il passo; Arriverà l'estate, e poi l'autunno dorato

3.) La primavera è un emblema della risurrezione generale. La Bibbia lo guarda sotto questa luce 1Corinzi 15:36, 41

(1) La vita primaverile è una resurrezione; non è propriamente una nuova creazione, nasce dal passato

(2) La vita primaverile è una resurrezione da una vita apparentemente estinta. "Ciò che semini non è vivificato se non muore".

(3) La vita primaverile è una rianimazione contro la quale potrebbero essere state sollevate molte obiezioni antecedenti. Così con la risurrezione del corpo. (Omilestico.)

Influenza e potere:

Le Pleiadi erano considerate come la costellazione della primavera; Orione, dell'inverno. "Le dolci influenze delle Pleiadi" erano le forze vitali che facevano germogliare l'erba, far crescere la pianta e far fiorire il fiore. "Le bande di Orione" erano fatte di ghiaccio. Potevano solo legare le dolci influenze della primavera; solo la primavera, al suo ritorno, poteva perderli. Nient'altro che l'influenza silenziosa è abbastanza forte da superare l'influenza silenziosa. Le forze più grandi di questo mondo sono quelle che lavorano, come il calore della primavera e il freddo dell'inverno, nel silenzio. C'è, nella vita di ogni uomo, la primavera e l'inverno; E c'è guerra tra loro. In questo mondo la buona influenza ha sempre a che fare con la cattiva influenza. Una leggenda narra che dopo la battaglia di Chalons gli spiriti dei soldati uccisi continuarono il conflitto per diversi giorni. E dopo che saremo morti, le influenze silenziose e invisibili che abbiamo portato in essere continueranno la loro battaglia per il bene o per il male. Theodore Parker disse una grande verità quando, morendo in Italia, disse: "Ci sono due Theodore Parker; uno di loro sta morendo in Italia; l'altro l'ho piantato in America, e continuerà a vivere". Abbiamo, nostro malgrado, l'immortalità sulla terra. Lungi dall'oscurarci, la morte spesso intensifica la nostra personalità. Ma nel cristianesimo c'è più dell'influenza. "Riceverete potenza dopo che lo Spirito Santo sarà sceso su di voi". L'influenza è la somma totale di tutte le forze della nostra vita: mentale, morale, finanziaria, sociale. Il potere è Dio all'opera. "Ogni potere Mi è stato dato in cielo e in terra. Andate dunque e fate discepoli, ed ecco, io sono con voi". Dio non delega il potere. Egli viene con noi ed esercita lui stesso quel potere. Le influenze cristiane non sono sufficienti per le necessità della Chiesa. Il successo del Vangelo all'inizio non dipendeva dall'influenza. L'unica volta che la parola viene usata nella Bibbia è in questo testo di Giobbe. Gli apostoli non erano uomini influenti. Pochi discepoli appartenevano alle classi influenti e, non appena furono fatti, persero con la loro fedeltà gran parte dell'influenza che avevano prima. Cristo non ha scelto di diventare un uomo influente. Dio ha scelto il potere piuttosto che l'influenza. La semplice influenza non ha mai convertito un'anima. Lo Spirito può, naturalmente, usare le influenze. L'influenza senza lo Spirito non ha mai salvato nessuno. Dovremmo cercare il potere anche a scapito dell'influenza. Esiste una cosa come ottenere e mantenere l'influenza su una persona in modo tale da perdere ogni potere presso Dio. E c'è una cosa come perdere influenza mentre noi guadagniamo potere. Paolo ebbe una buona opportunità di guadagnare influenza su Felice adulandolo nei suoi peccati, e avrebbe potuto fare una splendida impressione per se stesso con una tale condotta. Ma man mano che guadagnava influenza su Felice, avrebbe perso il potere presso Dio. Scelse il potere prima dell'influenza e "ragionò sulla giustizia, la temperanza e il giudizio a venire" finché Felice tremò sotto la mano di Dio. Paolo e Sila non avevano abbastanza influenza da tenerli fuori di prigione, ma c'era abbastanza potere in loro da scuotere la vecchia prigione. Con un corso compromettente avrebbero potuto piacere alle autorità e tenersi fuori di prigione, ma avrebbero perso ogni potere. I discepoli alla Pentecoste ebbero poca influenza. Erano i seguaci di Colui che era stato crocifisso come fattore maschile. Le dottrine che Egli predicava erano molto impopolari. Ma avevano il potere, e i cristiani che hanno il potere possono cavarsela senza molta influenza. Se avessero fatto affidamento sull'influenza, si sarebbero messi all'opera per la costruzione di tali case e per l'istituzione di tali istituzioni che l'avrebbero promossa. Tutto questo avrebbe richiesto tempo. Le influenze, come le forze della primavera, agiscono lentamente. L'alimentazione funziona all'improvviso. Non l'evoluzione, ma la rivoluzione, fu l'effetto del potere alla Pentecoste. Non ho una parola da dire, lasciatemelo ripetere, contro l'uso di tutte le influenze per il bene. Ciò su cui insisto è che questo mondo non si lascerà convertire dalle influenze. (A. C. Dixon, D.D.)

Pleiadi:

Il gruppo isolato delle "Sette Stelle", per la singolarità del suo aspetto, è stato distinto e designato con un nome appropriato fin dalle epoche più antiche. I dotti sacerdoti di Belo osservarono attentamente i suoi sorgenti e tramonti quasi duemila anni prima dell'era cristiana. Dai Greci era chiamata Pleiadi, dalla parola pleein, navigare, perché indicava il momento in cui il marinaio poteva sperare di intraprendere un viaggio in sicurezza. Era anche chiamata Vergili&ae;, da ver, la primavera, perché introduceva il clima mite primaverile, favorevole alle occupazioni agricole e pastorali. I poeti greci lo associavano a quella bella mitologia che, nella sua forma più pura, popolava l'aria, i boschi e le acque di esseri immaginari, e faceva del cielo stesso uno specchio concavo, da cui riaffioravano i riflessi ideali esagerati dell'umanità. Si supponeva che le sette stelle fossero le sette figlie di Atlante, di Pleione, una delle Oceanidi, poste nei cieli dopo la morte. I loro nomi sono Alcyone, Merope, Maia, Electra, Taygeta, Asterope e Cel&ae;no. Erano tutti uniti agli dèi immortali, ad eccezione di Merope, che sposò Sisifo, re di Corinto, e la cui stella, quindi, è fioca e oscura tra le sue sorelle. La "Pleiade perduta", la "Merope addolorata", è stata a lungo una delle creazioni oscure preferite del sogno poetico. Ma un interesse più profondo di qualsiasi altro derivato da un'associazione mitica o da un'allusione classica, è connesso a questo gruppo di stelle dall'uso che ne viene fatto nelle Scritture. Credo che nell'allusione apparentemente semplice e fugace ad essa contenuta in Giobbe, si nasconda il germe di una delle più grandi verità fisiche, un germe che giace dormiente e nascosto nelle pagine della Scrittura per secoli, ma che ora viene portato nell'aria e alla luce del sole dalle scoperte della scienza, e che sviluppa fiori e frutti di raro valore e bellezza. Se i nostri traduttori hanno identificato correttamente il gruppo di stelle a cui hanno dato il nome familiare di Pleiadi, e noi abbiamo tutte le ragioni per confidare nella loro fedeltà, abbiamo qui una prova lampante della perfetta armonia che esiste tra le rivelazioni della scienza e quelle della Bibbia, l'una che illustra e conferma l'altra. Per quanto riguardava Giobbe, la domanda: "Puoi legare le dolci influenze delle Pleiadi?" avrebbe potuto riferirsi solo a quella che allora era la credenza comune, cioè che il clima favorevole della primavera fosse in qualche modo causato dalla particolare posizione delle Pleiadi nel cielo in quella stagione; come se Dio avesse semplicemente detto: "Puoi tu ostacolare o ritardare la molla?" Alla scienza moderna restava il compito di farne un'applicazione più grande e più ampia, e di mostrare in questo, come in altri casi, che la Bibbia è strutturata in modo tale da espandere il suo orizzonte con il cammino della scoperta, che la necessaria stabilità di una regola morale è, in essa, mirabilmente combinata con la capacità di movimento e di progresso. Se esaminiamo il testo dell'originale, scopriamo che la parola caldea tradotta nella nostra versione Pleiadi è Chimah, che significa letteralmente una cerniera, un perno o un asse, che gira su se stesso e muove altri corpi insieme ad esso. Ora, strano a dirsi, il gruppo di stelle così caratterizzato è stato recentemente accertato da una serie di calcoli indipendenti - nella totale ignoranza del significato del testo - essere effettivamente la cerniera o l'asse attorno al quale ruota il sistema solare. È stato a lungo noto come una delle verità più elementari dell'astronomia, che la terra e i pianeti ruotano attorno al sole; ma recentemente si è cominciata a sorgere tra gli astronomi la domanda: "Il sole si ferma o si muove intorno a qualche altro oggetto nello spazio, portando con sé nella sua orbita il suo seguito di pianeti e i loro satelliti?" Essendo così l'attenzione rivolta in modo speciale a questo argomento, si scoprì presto che il sole aveva un movimento apprezzabile, che tendeva nella direzione di un gruppo di piccole stelle a forma di giglio, chiamato la costellazione di Ercole. Verso questa costellazione le stelle sembrano aprirsi; mentre nel punto opposto del cielo le loro distanze reciproche sembrano diminuire, come se si stessero allontanando, come la scia spumeggiante di una nave, dalla rotta del sole. Quando questa grande verità fisica fu stabilita al di là di ogni dubbio, il successivo argomento di indagine fu il punto o il centro attorno al quale il sole compì questa meravigliosa rivoluzione: e dopo una serie di osservazioni elaborate e di calcoli molto ingegnosi, anche questo intricato problema fu risolto in modo soddisfacente: uno dei più grandi trionfi del genio umano. M. Madler, di Dorpat, scoprì che Alcyone, la stella più luminosa delle Pleiadi, è il centro di gravità del nostro vasto sistema solare, il cardine luminoso nei cieli, attorno al quale il nostro sole e i pianeti che lo accompagnano si muovono nello spazio. La complessità e l'isolamento del sistema delle Pleiadi, che esibisce sette sfere distinte strettamente compresse ad occhio nudo, ma nove o dieci volte quel numero se visto attraverso un telescopio, formando un grande ammasso, i cui individui sono uniti l'uno all'altro più strettamente che alla massa generale delle stelle, indica la sorprendente energia attrattiva che deve essere concentrata in quel punto. Per quanto vasta sia la distanza che separa il nostro sole da questo gruppo centrale, una distanza trentaquattro milioni di volte maggiore della distanza tra il sole e la nostra terra, tuttavia la forza esercitata da Alcyone è così tremenda che attira irresistibilmente il nostro sistema intorno a sé alla velocità di 422.000 miglia al giorno, in un'orbita che impiegherà molte migliaia di anni per completare. Con questa nuova spiegazione, quanto colpisce e appare appropriata la parola originale per Pleiadi! Quale alto significato riceve da questa interpretazione la domanda dell'Onnipotente! "Puoi legare le dolci influenze delle Pleiadi?" Puoi arrestare, o in qualche modo modificare, quell'influenza attrattiva che esercita sul nostro sole e su tutti i suoi mondi planetari, facendoli roteare attorno al suo perno in un'orbita di dimensioni così inconcepibili e con una velocità così assolutamente sconcertante? Il silenzio, il più profondo, può essere l'unica risposta a una domanda del genere. L'uomo non può fare altro che stare in disparte, e con terribile stupore e profonda umiltà esclamare con il Salmista: "O Signore mio Dio, Tu sei grandissimo!" (Hugh Macmillan, D.D.)

Orione:

Questo ammasso di stelle, il Kesil degli antichi Caldei, è di gran lunga la più magnifica costellazione del cielo. La sua forma deve essere familiare a tutti coloro che hanno attentamente considerato il cielo notturno. Assomiglia al rozzo contorno di una gigantesca figura umana. Secondo i mitologi greci, Orione era considerato un celebre cacciatore, superiore al resto dell'umanità per forza e statura, le cui gesta potenti gli davano diritto, dopo la morte, agli onori di un'apoteosi. Gli orientali lo immaginavano come un enorme gigante che, simile a un Titano, aveva combattuto contro Dio, ed era quindi legato in catene al firmamento del cielo; e alcuni autori hanno ipotizzato che questa nozione sia l'origine della storia di Nimrod, il quale, secondo la tradizione ebraica, istigò i discendenti di Noè a costruire la Torre di Babele. La costellazione di Orione è composta da quattro stelle molto luminose, che formano un quadrilatero, più alto che largo, con tre stelle equidistanti in linea diagonale al centro. Le due stelle superiori, chiamate Betelgeux e Bellatrix, formano le spalle; Al centro, immediatamente sopra di esse, ci sono tre piccole stelle fioche, vicine l'una all'altra, che formano la guancia o testa. Queste stelle sono distintamente visibili solo in una notte molto limpida; e questa circostanza può aver dato origine all'antica favola che Enopione, re di Chios, - la cui figlia Orione chiedeva in sposa - si cavò gli occhi mentre giaceva addormentato sulla riva del mare, e che riacquistò la vista guardando il sole nascente dalla cima di una collina vicina. La costellazione è quindi rappresentata dai poeti, mentre brancola con gli occhi accecati tutt'intorno al cielo alla ricerca del sole. I piedi sono composti da due stelle molto luminose, chiamate Rigel e Saiph; Le tre stelle al centro sono chiamate cintura o cintura, e da esse dipende una striscia di stelle più piccole, che formano la spada del cacciatore. L'intera costellazione, che contiene diciassette stelle ad occhio nudo, ma che ne presenta settantotto in un normale telescopio, occupa una posizione ampia e cospicua nei cieli meridionali, sotto le Pleiadi; ed è spesso visibile, a causa della luminosità e della magnitudine delle sue stelle, quando tutte le altre costellazioni, ad eccezione dell'Aratro, si perdono nella nebbia della notte. In questo paese lo si vede solo un breve spazio sopra l'orizzonte, lungo il cui profilo frastagliato di colline scure si possono osservare i suoi piedi stellati per molte notti d'inverno, camminando in solitaria grandezza. Raggiunge la sua massima altitudine in gennaio e febbraio e scompare del tutto durante i mesi estivi e autunnali. In Mesopotamia occupa una posizione più vicina allo zenit, e quindi è più brillante e appariscente nell'aspetto. Notte dopo notte riversa i suoi raggi con mistico splendore sulle solitarie solitudini attraverso le quali scorre l'Eufrate, e dove un tempo sorgevano le tende del patriarca di Uz. Orione non è solo la costellazione più suggestiva e splendida dei cieli, ma è anche uno dei pochi ammassi visibili in tutte le parti del mondo abitabile. L'equatore passa attraverso il centro di esso; le stelle scintillanti della sua cintura sono infilate, come diamanti, sulla sua linea invisibile. All'inizio di gennaio, quando si avvicina il meridiano, otteniamo il più grande spettacolo di stelle che i cieli siderali di questo paese possano mostrare. L'ubiquità di questa costellazione potrebbe essere stata una delle ragioni per cui è stata scelta per illustrare l'argomento di Dio con Giobbe, in un libro destinato ad essere letto universalmente. Quando il lettore della Bibbia di ogni clima e paese può uscire nella stagione appropriata, e trovare nel suo cielo la stessa costellazione e dirigere il suo sguardo verso la stessa particolarità in essa, a cui il Creatore alludeva nella Sua misteriosa conversazione con Giobbe, non ha più un'idea vaga e indefinita nella sua mente, ma è potentemente convinto della realtà di tutta la circostanza, mentre i suoi sentimenti di devozione si approfondiscono e si intensificano. Le tre stelle luminose che costituiscono la cintura o le fasce di Orione non cambiano mai la loro forma; Conservano la stessa posizione relativa l'uno rispetto all'altro, e rispetto al resto della costellazione, di anno in anno, e di età in età. Ci offrono uno dei più alti tipi di immutabilità in mezzo a cambiamenti incessanti. (Ibidem)

Interrogatori umile orgoglio:

È probabile che Giobbe sia stato tentato dall'arroganza dai suoi vasti successi. Era un metallurgista, uno zoologo, un poeta, e dimostra con i suoi scritti che conosceva la caccia, la musica, l'allevamento, la medicina, l'estrazione mineraria, l'astronomia, e forse era così avanti rispetto agli studiosi e agli scienziati del suo tempo, che potrebbe essere stato un po' gonfio. Da qui questa interrogazione del mio testo. E non c'è nulla che abbatta così presto l'orgoglio umano come un punto di interrogatorio giustamente spinto. Cristo lo usò potentemente. Paolo salì il parapetto dei suoi grandi argomenti con una tale batteria. Gli uomini del mondo lo capiscono. Demostene iniziò il suo discorso sulla corona, e Cicerone la sua orazione contro Catilina, e Lord Chatham le sue orazioni più famose con una domanda. L'impero dell'ignoranza è tanto più vasto dell'impero della conoscenza che, dopo la più dotta ed elaborata disquisizione su qualsiasi argomento di sociologia o di teologia, l'uomo più semplice può porre una domanda che lascerà senza parole il più saggio. Dopo il più profondo attacco al cristianesimo, il discepolo più umile può fare un'indagine che metterebbe a tacere un Voltaire. Chiamati, come tutti noi a volte siamo, a difendere la nostra santa religione, invece di argomenti a cui si può sempre rispondere con argomenti, proviamo il potere dell'interrogatorio. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Le "dolci influenze" della vita:

Il mio testo si chiama Giobbe e ci chiama a considerare "le dolci influenze". Diamo troppa importanza all'acidità della vita, alle irritazioni della vita, alle delusioni della vita. Ammiano Marcellino disse che la Caldea era, nei tempi antichi, invasa dai leoni, ma molti di loro persero il loro potere perché le grandi paludi producevano molti moscerini, che entravano negli occhi dei leoni, e i leoni, per liberarsi dai moscerini, si cavavano gli occhi e poi morivano di fame. E ai nostri giorni molti leoni sono stati sopraffatti da un moscerino. I piccoli, pungenti fastidi della vita ci impediscono di apprezzare le dolci influenze. E quanti di questi ultimi ce ne sono! Dolci influenze di casa, dolci influenze della moglie dell'amicizia, della nostra santa religione. Di tutte le dolci influenze che hanno mai benedetto la terra, quelle che irradiano da Cristo sono le più dolci. (Ibidem)

L'influenza non può essere limitata:

Non correte il rischio di sopravvalutare la vostra influenza sugli altri. Il vero pericolo sta nella direzione opposta. Lei influenza gli altri e modella i loro caratteri e destini per il tempo e per l'eternità molto più ampiamente di quanto immagini. Tutta la verità in questa faccenda potrebbe lusingarti; Ti stupirebbe certamente se potessi afferrarlo una volta in tutte le sue proporzioni. Samuel J. Mills diceva che "nessun giovane dovrebbe vivere nel diciannovesimo secolo senza far sentire la sua influenza in tutto il mondo". Atti prima di pensare che sembra un contratto pesante da accettare per qualsiasi giovane. Man mano che arriviamo ad apprendere più chiaramente le leggi immutabili dell'universo morale di Dio, scopriamo che questa cintura del globo da parte della Sua influenza è proprio ciò che ogni essere responsabile fa, troppo spesso, ahimè, inconsciamente. Avete visto il telefono, quello strumento meraviglioso che trasmette così accuratamente il suono della voce umana per così tanti chilometri. Com'è vero che tutte queste meravigliose invenzioni moderne non sono che deboli riflessi di qualche grande ed eterna legge dell'universo morale di Dio! Il grande telefono di Dio - lo dico con riverenza - è dappertutto, riempie la terra, l'aria e il mare, e manda in giro per il mondo con infallibile precisione, e per una benedizione o una maledizione, ogni pensiero del tuo cuore, ogni parola che cade pensierosa o sconsideratamente dalle tue labbra, e ogni azione che fai. E' tempo che vi rendiate conto che, che lo vogliate o no, la vostra influenza è mondiale per il bene o per il male. Che? (Peter Pounder.)

La gravitazione morale è potente quanto la gravitazione materiale, e se, come insegna il mio testo, e la scienza conferma, le Pleiadi, che si trovano a 422.000 miglia dalla nostra terra, influenzano la terra, dovremmo essere impressionati da come possiamo essere influenzati da altri molto lontani nel tempo, e come possiamo influenzare gli altri molto lontani nel futuro. Quel ruscello che si snoda tra gli Alleghanies, così sottile che si pensa che difficilmente troverà la sua strada giù per le rocce, diventa il possente Ohio che si getta nel Mississippi e si getta nel mare. Quella parola che pronunci, quell'azione che fai, può aumentare se stessa con il passare degli anni, fino a quando i fiumi cesseranno di scorrere e l'oceano stesso sarà prosciugato nell'incendio del mondo. Paolo, che diceva sempre cose importanti, non disse nulla di più sorprendentemente suggestivo di quando dichiarò: "Nessuno di noi vive né muore per se stesso". Le parole, i pensieri, le azioni, hanno un'eternità di volo. Come Giobbe non poteva legare le dolci influenze delle Sette Stelle, come venivano chiamate, così noi non possiamo arrestare o allontanare il bene proiettato molto tempo fa. Queste influenze sono iniziate secoli prima che la nostra culla fosse scossa e regneranno secoli dopo che le nostre tombe saranno state scavate. Oh, è una cosa straordinaria vivere. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

32 CAPITOLO 38

Giobbe 38:32

Puoi tu guidare Arturo con i suoi figli?-

Il quarto "può":

Percepire ciò che possiamo fare, da un lato, e ciò che non possiamo fare, dall'altro, significa avere in mano la chiave del successo. Puoi? La domanda spesso ripetuta è introspettiva. Verso l'interno verso i pensieri, all'indietro verso la fonte. È bene aggiungere che la parola "canst" attraversa tutta questa penultima sezione del Libro di Giobbe. La parola non è assente nei capitoli precedenti; ma man mano che ti avvicini alla fine, questa e altre domande simili, come "Conosci tu?" "Hai tu?" ecc., appaiono con frequenza sempre crescente. Per dirla in modo un po' più chiaro, è Dio che rivela Giobbe a se stesso, sia in ciò che può e non può essere o fare, sia nel portarlo a trovare riposo e rifugio in un altro fatto più grande: "Io so che tu puoi tutto" (42:2). La nostra Bibbia abbonda di pronomi: il "tu" di questo versetto è un esempio. Oh! cielo affollato di stelle, pieno di messaggi, pieno di Dio! Tu mi parli e le tue parole scendono nel mio cuore. Da ogni angolo di quella mappa celeste gli araldi di Dio proclamano la Sua Parola. In alto nei cieli settentrionali le Sette Stelle, la più luminosa delle quali risplende Alcione, che parla per il cielo settentrionale e orientale, e considerata come il centro del sistema solare, dice all'uomo: "Puoi legare le dolci influenze delle Pleiadi?" Poi, dal quartiere meridionale, quella grande costellazione, cinta da tre stelle fisse, ripete la domanda di Dio stesso: "Puoi... Sciogliere le catene di Orione?" Il terzo "canst" proviene dallo Zodiaco, come si crede si trovi nel Mazzaroth della prima proposizione del testo. Così conduciamo a, e meglio comprendiamo, la connessione dell'ultimo di questi "canst". Arturo è una costellazione a noi familiare con il nome di "Aratro" o "Carro di Carlo". Giobbe fa riferimento a questo insieme agli altri gruppi nel nono capitolo. Lì egli parla di Dio come del Creatore di questi vari luminari, ora che Dio gli sta dando ulteriori istruzioni sulla stessa questione. Possiamo ben chiederci il significato delle parole "Arturo con i suoi figli". La mitologia dà la risposta. Arturo prende il nome da Arcas. Arcas ebbe tre figli. La costellazione conosciuta come l'Orsa Maggiore, e definita la gloria dell'emisfero settentrionale, ha una stella nella parte della coda chiamata Arturo, il cui nome stesso significa Coda d'Orso. Sorge in autunno ed è il precursore della tempesta. I figli di Arturo sono collocati nel gruppo come tre stelle, in modo simile alla cintura di Orione. Sei in grado di guidare? Questo è ciò che si chiede questo quarto "canst". Così facendo ci ricorda le influenze regolatrici della vita

(I.) Le influenze regolatrici della vita che influenzano un desiderio umano profondamente radicato. Quest'ultimo "canst" ci attrae ancora più fortemente di ciascuno o di tutti gli altri tre. In alcuni particolari li include, perché guidare è più o meno legare e sciogliere, controllare e trattenere, mentre si conduce fuori e si spinge. Ma anche quando non abbiamo un grande desiderio di frenare le influenze che sono operative, o di perdere quelle che sono imprigionate, e di metterle in gioco, abbiamo il desiderio di guidare, organizzare e dirigere quelle già e attualmente in azione. Nel suo stesso campo tale desiderio è del tutto legittimo. La sua assenza, infatti, sarebbe una sorpresa e una delusione. Hai il potere di guida? Sono sicuro che vorrà dire di sì. Sono sicuro che avete la speranza che, aiutati dalla sapienza divina e sostenuti dalla grazia divina, potete farvi strada nella vita, bene e saggiamente. Gli amanti del cambiamento sono sempre "pigramente occupati", cercano di riorganizzare i piani degli altri, e hanno le mani dentro e sopra tutto ciò che possono. Qui non hanno spazio. Arturo e i suoi tre figli hanno trovato posto, uso e movimento nelle sette luci dell'Aratro; guidati da un Superiore a te, essi possono guidarti, ma tu non puoi guidarli né interferirli. Tu non puoi guidare Arturo, ma, alto privilegio! puoi guidare te stesso, se, in prima istanza, ti sottometti alla guida e al dominio di Dio. "Non è nell'uomo che cammina il dirigere i suoi passi" Geremia 10:23. Il Signore di Arturo è il Signore del Suo popolo, la Guida dei Suoi servi e la guida delle Sue stelle. Dio ci aiuta affinché possiamo aiutare noi stessi e possiamo aiutare gli altri. Egli risveglia in noi quei poteri e quelle facoltà, schiacciati e soffocati dal peccato. Come dunque, per mezzo di Lui, in che modo guideremo noi stessi? Allenare noi stessi e i nostri poteri. Significa "governare il nostro spirito", "tenere a freno la nostra lingua", "mortificare i nostri desideri" (il male), ecc. Tutto questo culmina nell'unico pensiero dell'autocontrollo. Puoi allora guidare te stesso e, nel guidare, rafforzare e arricchire in modo tale che possa diventare una stella polare di influenza? Guidarmi, ma non con obiettivi ristretti che finiscono in se stessi. Puoi tu guidare Arturo e i suoi figli? No. Il mondo è tanto migliore che tu non puoi. Puoi aiutare una povera famiglia di figli della terra a stabilirsi o a guadagnarsi da vivere? Sì. Il mondo è ancora peggio se non lo fai. Ma se lo fate, se aiutate un fratello a superare qualsiasi aspro pendio di prova o di dovere, o lo guidate in avanti attraverso le correnti incrociate della tentazione, allora non solo beneficiate gli altri, ma gratificate anche in modo equo e completo quel desiderio altruistico, così insito da far parte della nostra natura e del nostro retaggio umano

(II.) Le influenze regolatrici della vita viste nel loro funzionamento. Abbiamo notato il fatto che le stelle che non possiamo guidare sono comunque guidate, sempre, rapidamente e sicuramente, silenziosamente e bene. Ognuno prende il suo posto o va per la sua strada. Richiede grande abilità e un sistema accurato per gestire le nostre ferrovie. Quale abilità di gran lunga maggiore e quale sistema più perfetto sono necessari per guidare le costellazioni, per proteggere ed evitare tutte le terribili collisioni e combustioni che altrimenti si verificherebbero! Il fatto è uno, chiamatela Provvidenza, o lasciate che sia conosciuta come la gigantesca macchina della vita, o se volete - gli equilibri secolari, o soffermatevi su questa frase - il Pensiero Eterno. Il pensiero sempre vivo e vigoroso. Il pensiero che pensa nello sforzo, pianifica, propote, guida e dispone, crea e modella l'universo, conta e trasporta le stelle, crea e continua la vita dell'uomo, governa e regola guidando, governando e dirigendo verso il suo scopo finale, tutto ciò che è e tutto ciò che deve essere

(III.) Le influenze regolatrici della vita che glorificano Dio nella redenzione dell'uomo. Sono cristocentrici, Dio incarnato. Questa è la prima di una serie di spiegazioni più chiare: la loro prima traduzione nella lingua madre della comprensione umana e del bisogno del cuore. Tutto ciò che era anteriore, e c'era molto, riceveva il suo valore da questa luce nascente; Che si tratti di un rituale ornato o di un oracolo ispirato, di un bardo sacro o di un veggente mistico. Per economizzare, e allo stesso tempo utilizzare al meglio le nostre parole, diciamo che la Vita Benedetta era il grande antidoto e correttivo di ogni peccato ed egoismo, di ogni follia e meschinità, di ogni distorsione e disonore; mentre essa favoriva e favoriva, guidava, regolava, sviluppava tutto ciò che valeva la pena di essere, perché originariamente veniva dal Padre. La Croce è nel cielo, illuminata e illuminante. Illuminato dalla chiara luce argentea delle stelle dell'Eterna Provvidenza, di quella Provvidenza la sua gamma più completa, la sua distesa più lontana, la sua più grande provvista. Della mente di Dio la concezione più alta e più profonda; del pensiero di Dio l'idea più sublime: questa è la luce sulla Croce. C'è anche la luce della Croce. È la guida del vagabondaggio. Il nostro scopo attuale ci impedisce di tracciare ulteriormente nell'opera del Redentore della Risurrezione e dopo la Risurrezione le influenze onnipotenti e regolatrici, gli stadi più avanzati, attraverso i quali la terra avanza in questa luce sempre crescente. Mettendo tutto insieme, questa è la conclusione della questione. È una grande opera guidare Arturo, sostenere e sospendere il "carro di Carlo", regolare e mantenere il sistema siderale, legare, o sciogliere, o generare uno, o alcuno, dei corpi celesti; ma Dio ha compiuto un'opera più grande. La grande opera di Dio è questa, guidare i nostri passi sulla via della pace Luca 1:79. (H. B. Aldridge.)

35 CAPITOLO 38

Giobbe 38:35

Puoi mandare fulmini?-

Telegrafia spirituale:

I fulmini non sono una cosa di ieri. Che Giobbe conoscesse la filosofia del fulmine, o i fatti della scienza, come insegnati nei tempi moderni; O se, quando parlò di "inviare fulmini", pronunciò solo una profezia inconscia di ciò che si sarebbe realizzato in futuro, naturalmente non possiamo dirlo con certezza. Le grandi leggi e le grandi forze della natura sono i destrieri dell'Onnipotente. Il grado di civiltà e di progresso raggiunto da un popolo o da una nazione è esattamente indicato dalla misura in cui il semplice potere umano è integrato o sostituito da queste grandi leggi e forze, nelle industrie del popolo. Dai tempi di Franklin, quali meravigliosi progressi sono stati fatti nello studio dell'elettricità e come è stata utilizzata a beneficio dell'uomo. Quali meraviglie ha operato nell'annientare il tempo e lo spazio! Utilizzerò questi metodi di comunicazione umana, in costante miglioramento, per illustrare il mezzo di comunicazione più perfetto tra la terra e il cielo, un mezzo pianificato e perfezionato mediante l'espiazione di Cristo. Nell'Eden l'uomo non aveva bisogno di inviare comunicazioni, o di far conoscere richieste a un Dio lontano. La terribile catastrofe della Caduta ruppe il legame di armonia tra l'uomo e Dio; e da questa spaventosa convulsione morale, la gravità spirituale dell'uomo fu spostata, e girata dall'altra parte, e verso un centro terribile, sconosciuto, infernale, pesata verso il basso. Dio non era più una calamita da attrarre, ma un Essere da respingere. Continenti di spazio morale e di oscurità giacevano tra di loro, senza che l'uomo avesse né la forza né il desiderio di tornare, e che non fosse ancora stato annunciato alcun mezzo di ripresa. Un mezzo di comunicazione fu annunciato nel "seme della donna". Questi, come condizione per avvicinarsi a Dio, il sangue del Calvario cominciò ad essere tipicamente versato, e altari infuocati rotolarono il loro incenso verso il cielo. Da quel momento in poi, attraverso la dispensazione patriarcale, gli uomini mantennero rapporti con Dio attraverso il sangue del Salvatore promesso, tipicamente versato, nei loro sacrifici. In seguito fu istituita l'economia di Mosè, durante la quale gli uomini intrattennero rapporti con Dio per mezzo di sacerdoti divinamente nominati. Nella pienezza dei tempi Gesù è venuto "per aprire una via nuova e vivente al Padre". Da solo e da solo, e di fronte ai più terribili scoraggiamenti, Egli proseguì e completò l'opera di posa di questa gloriosa linea di intercomunicazione tra la terra e il cielo. Questa nuova linea non fu completamente funzionante fino al giorno di Pentecoste. Gesù Cristo è l'unico mezzo attraverso il quale l'uomo caduto può avvicinarsi a Dio e mantenere la comunione con Lui. Questo glorioso mezzo di comunicazione è permanente e duraturo, in ogni fase pratica del suo funzionamento. Ora, dopo millenovecento anni di prove, essa rimane perfetta e utile come sempre, all'altezza di ogni emergenza: la gioia del presente e la speranza del futuro. È uno degli strumenti spirituali più perfetti e meravigliosi nell'universo morale di Dio. Non ci sono ritardi o delusioni, come spesso accade con il telegrafo elettrico. Il grande operatore è sempre al Suo posto, non è mai troppo occupato per sentire, non è mai confuso ed è sempre pronto a rispondere ad ogni messaggio. (T. Kelly.)

Utilizzo dell'elettricità da parte dell'uomo:

Sì può fare. Viene fatto migliaia di volte al giorno. Franklin, a Boston, lanciò i fulmini, e Morse vi mise sopra un morso di filo, facendoli girare da una città all'altra, e Cyrus W. Field li fece precipitare in mare; e ogni volta che lo strumento telegrafico scatta su Valentia, o su Heart's Content, o su Londra, o su New York, i lampi del cielo esclamano con le parole del mio testo: "Eccoci qui!" aspettiamo il tuo ordine; Ascoltiamo il tuo comando. Quanta fatica dal giorno in cui Talete, 600 anni prima di Cristo, scoprì l'elettricità per attrito mediante lo sfregamento dell'ambra; e Wimbler, nel secolo scorso, ha inviato correnti elettriche lungo fili metallici, finché ai nostri giorni, Faraday, Bain, Henry, Morse, Prescott e Orton, alcuni in un modo e altri in un altro, hanno aiutato i lampi del cielo a venire saltellando, gridando: "Eccoci qui!" (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 38

1 Giob 37:1,2,9,14; Eso 19:16-19; De 4:11,12; 5:22-24; 1Re 19:11; 2Re 2:1,11; Ez 1:4; Na 1:3

2 Giob 12:3; 23:4,5; 24:25; 26:3; 27:11; 34:35; 35:16; 42:3; 1Ti 1:7

3 Giob 40:7; Eso 12:11; 1Re 18:46; Ger 1:17; 1P 1:13
Giob 13:15,22; 23:3-7; 31:35-37

4 Prov 8:22,29,30; 30:4
Ge 1:1; Sal 102:25; 104:5; Eb 1:2,10

5 Giob 11:9; 28:25; Prov 8:27; Is 40:12,22
Sal 19:4; 78:55; Is 34:11; Zac 2:1,2; 2Co 10:16

6 Giob 26:7; 1Sa 2:8; Sal 24:2; 93:1; 104:5; Zac 12:1; 2P 3:5
Eso 26:18-25
Sal 118:22; 144:12; Is 28:16; Ef 2:20,21

7 Ap 2:28; 22:16
Giob 1:6; 2:1; Sal 104:4; Ap 5:11
Esd 3:11,12; Zac 4:7

8 Giob 38:10; Ge 1:9; Sal 33:7; 104:9; Prov 8:29; Ger 5:22
Giob 38:29

9 Ge 1:2

10 Giob 26:10; Ge 1:9,10; 9:15; Sal 104:9; Ger 5:22

11 Sal 65:6,7; 93:3,4; Prov 8:29; Mar 4:39-41
Giob 1:22; 2:6; Sal 76:10; 89:9; Is 27:8; Lu 8:32,33; Ap 20:2,3,7,8

12 Ge 1:5; Sal 74:16; 136:7,8; 148:3-5
Giob 38:4,21; 8:9; 15:7
Lu 1:78; 2P 1:19

13 Sal 19:4-6; 139:9-12
Giob 37:3
Giob 24:13-17; Eso 14:27; Sal 104:21,22,35

14 Sal 104:2,6

15 Giob 5:14; 18:5,18; Eso 10:21-23; 2Re 6:18; Prov 4:19; Is 8:21,22; Ger 13:16; At 13:10,11
Sal 10:15; 37:17; Ez 30:22

16 Sal 77:19; Prov 8:24; Ger 51:36
Giob 26:5,6

17 Sal 9:13; 107:18; 116:3
Giob 3:5; 12:22; Sal 23:4; 107:10,14; Am 5:8; Mat 4:16

18 Sal 74:17; 89:11,12; Is 40:28; Ger 31:37; Ap 20:9

19 Giob 38:12,13; Ge 1:3,4,14-18; De 4:19; Is 45:7; Giov 1:9; 8:12
Sal 18:11; 104:20; 105:28; Ger 13:16; Ez 32:8; Am 4:13; Mat 27:45

20 Ge 10:19; 23:17

21 Giob 38:4,12; 15:7

22 Giob 6:16; 37:6; Sal 33:7; 135:7

23 Giob 36:31; 36:13; Eso 9:18,24; Gios 10:11; Is 30:30; Ez 13:11-13; Mat 7:27; Ap 16:21

24 Giob 38:12,13; Gion 4:8; Mat 24:27

25 Giob 28:26; 36:27,28; 37:3-6; Sal 29:3-10

26 Sal 104:10-14; 107:35; 147:8,9; Is 35:1,2; 41:18,19; 43:19,20; Ger 14:22; Eb 6:7,8

28 Giob 38:8; 5:9,10; 1Sa 12:17,18; Sal 65:9,10; Ger 5:24; 10:13; 14:22; Gioe 2:23; Am 4:7; Mat 5:45
Giob 29:19; Ge 27:28,39; De 33:13,28; 2Sa 1:21; 1Re 17:1; Prov 3:20; Os 14:5

29 Giob 38:8; 6:16; 37:10; Sal 147:16,17

30 Giob 37:10

31 Giob 9:9; Am 5:8

32 2Re 23:5
Giob 9:9

33 Ge 1:16; 8:22; Sal 119:90,91; Ger 31:35,36; 33:25
Giob 38:12,13

34 1Sa 12:18; Am 5:8; Zac 10:1; Giac 5:18

35 Eso 9:23-25,29; Lev 10:2; Nu 11:1; 16:35; 2Re 1:10,14; Ap 11:5,6
1Sa 22:12; Is 6:8; Giob 65:1

36 Giob 32:8; Sal 51:6; Prov 2:6; Ec 2:26; Giac 1:5,17
Eso 31:3; 36:1,2; Is 28:26

37 Ge 15:5; Sal 147:4
Ge 8:1; 9:15

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