Nuova Riveduta:Giobbe 411 «Ecco, è vana la speranza di chi lo assale; basta scorgerlo e uno soccombe. | C.E.I.:Giobbe 411 Ecco, la tua speranza è fallita, | Nuova Diodati:Giobbe 411 Puoi tu tirar fuori il Leviathan con l'amo, o tener ferma la sua lingua con una corda? 2 Puoi tu mettergli un giunco nelle narici o forargli la mascella con un uncino? 3 Ti farà egli molte suppliche o ti rivolgerà parole dolci? 4 Farà egli un patto con te, perché tu lo prenda come servo per sempre? 5 Scherzerai tu con lui come con un uccello o lo terrai al guinzaglio per le tue fanciulle? 6 I tuoi amici faranno con lui splendidi intrattenimenti o lo spartiranno forse tra i mercanti? 7 Puoi tu coprire la sua pelle di dardi o la sua testa con arpioni? 8 Mettigli le mani addosso; ti ricorderai del combattimento e non ci riproverai. 9 Ecco, la speranza di chi l'assale è ingannevole; al solo vederlo uno è atterrito. 10 Nessuno è tanto audace da osare di provocarlo. Chi dunque è in grado di stare fermo davanti a me? 11 Chi mi ha reso per primo un servizio, perché lo debba ripagare? Qualunque cosa sotto tutti i cieli è mia. 12 Non passerò sotto silenzio le sue membra, la sua grande forza e la bellezza della sua armatura. 13 Chi può spogliarlo della sua corazza, e chi può avvicinarlo con una doppia briglia? 14 Chi può aprire le porte della sua bocca, circondata com'è dal terrore dei suoi denti? 15 Superbe sono le file dei suoi scudi, strettamente saldati come da un sigillo. 16 L'uno è così vicino all'altro che tra loro non passa neppure l'aria. 17 Sono attaccati gli uni agli altri, saldamente uniti insieme, e non possono separarsi. 18 I suoi starnuti danno guizzi di luce e i suoi occhi sono come le palpebre dell'aurora. 19 Dalla sua bocca escono vampate, sprizzano scintille di fuoco. 20 Dalle sue narici esce fumo, come da una pentola bollente o da un calderone. 21 Il suo alito incendia carboni e dalla sua bocca escono fiamme. 22 La forza risiede nel suo collo e davanti a lui danza il terrore. 23 Le parti flosce della sua carne sono ben compatte, sono ben salde su di lui e non si muovono. 24 Il suo cuore è duro come una pietra, duro come la parte inferiore della macina. 25 Quando si rizza, i forti hanno paura, e per il terrore restano smarriti. 26 La spada che lo raggiunge non gli fa nulla, e neppure la lancia, la freccia e il giavellotto. 27 Considera il ferro come paglia e il bronzo come legno tarlato. 28 La freccia non lo mette in fuga; le pietre della fionda per lui diventano stoppia. 29 Le mazze gli sembrano paglia, si fa beffe del vibrare della lancia. 30 Al di sotto ha punte acuminate e lascia come tracce d'erpice sul fango. 31 Fa bollire l'abisso come una caldaia e fa del mare come un vaso di unguento. 32 Si lascia dietro una scia di luce e l'abisso sembra coperto di canizie. 33 Sulla terra non c'è nulla simile a lui, che è stato fatto senza paura alcuna. 34 Guarda in faccia tutti gli esseri alteri; egli è il re su tutte le fiere più superbe». | Riveduta 2020:Giobbe 411 Ecco, vana è la speranza di chi lo assale; basta scorgerlo e si è atterrati. 2 Nessuno è tanto audace da provocarlo. E chi dunque oserà starmi di fronte? 3 Chi mi ha anticipato qualcosa perché io glielo debba restituire? Sotto tutti i cieli, ogni cosa è mia. 4 E non voglio tacere delle sue membra, della sua grande forza, della bellezza della sua armatura. 5 Chi lo ha mai spogliato della sua corazza? Chi è penetrato fra la doppia fila dei suoi denti? 6 Chi gli ha aperto i due battenti della gola? Intorno alla chiusura dei suoi denti sta il terrore. 7 Superbe sono le file dei suoi scudi, strettamente uniti come da un sigillo. 8 Uno tocca l'altro, e tra di loro non passa l'aria. 9 Sono saldati assieme, si tengono stretti, sono inseparabili. 10 I suoi starnuti danno sprazzi di luce; i suoi occhi sono come le palpebre dell'aurora. 11 Dalla sua bocca partono vampate, ne sprizzano fuori scintille di fuoco. 12 Dalle sue narici esce un fumo, come da una pentola che bolle o da una caldaia. 13 Il suo alito accende i carboni, e una fiamma gli esce dalla gola. 14 Nel suo collo risiede la forza, davanti a lui si fugge presi dal terrore. 15 Compatte sono in lui le parti molli della carne, gli stanno salde addosso, non si muovono. 16 Il suo cuore è duro come il sasso, duro come la macina di sotto. 17 Quando si solleva, tremano i più forti, e dalla paura sono fuori di sé. 18 Invano lo si attacca con la spada; a nulla valgono lancia, giavellotto e corazza. 19 Il ferro è per lui come paglia; il bronzo, come legno tarlato. 20 La figlia dell'arco non lo mette in fuga; le pietre della fionda si trasformano per lui in stoppia. 21 Stoppia gli sembra la mazza e ride del vibrare della lancia. 22 Il suo ventre è armato di punte acute e lascia come tracce di erpice sul fango. 23 Fa bollire l'abisso come una caldaia, del mare fa come un grande vaso da profumi. 24 Si lascia dietro una scia di luce; l'abisso sembra coperto di bianca chioma. 25 Non c'è sulla terra chi lo domi; è stato fatto per non avere paura. 26 Guarda in faccia tutto ciò che è eccelso, è re su tutte le belve più superbe”. | Riveduta:Giobbe 411 Ecco, fallace è la speranza di chi l'assale; basta scorgerlo e s'è atterrati. 2 Nessuno è tanto ardito da provocarlo. E chi dunque oserà starmi a fronte? 3 Chi mi ha anticipato alcun che perch'io glielo debba rendere? Sotto tutti i cieli, ogni cosa è mia. 4 E non vo' tacer delle sue membra, della sua gran forza, della bellezza della sua armatura. 5 Chi l'ha mai spogliato della sua corazza? Chi è penetrato fra la doppia fila dei suoi denti? 6 Chi gli ha aperti i due battenti della gola? Intorno alla chiostra de' suoi denti sta il terrore. 7 Superbe son le file de' suoi scudi, strettamente uniti come da un sigillo. 8 Uno tocca l'altro, e tra loro non passa l'aria. 9 Sono saldati assieme, si tengono stretti, sono inseparabili. 10 I suoi starnuti danno sprazzi di luce; i suoi occhi son come le palpebre dell'aurora. 11 Dalla sua bocca partono vampe, ne scappan fuori scintille di fuoco. 12 Dalle sue narici esce un fumo, come da una pignatta che bolla o da una caldaia. 13 L'alito suo accende i carboni, e una fiamma gli erompe dalla gola. 14 Nel suo collo risiede la forza, dinanzi a lui salta il terrore. 15 Compatte sono in lui le parti flosce della carne, gli stanno salde addosso, non si muovono. 16 Il suo cuore è duro come il sasso, duro come la macina di sotto. 17 Quando si rizza, tremano i più forti, e dalla paura son fuori di sé. 18 Invano lo si attacca con la spada; a nulla valgon lancia, giavellotto, corazza. 19 Il ferro è per lui come paglia; il rame, come legno tarlato. 20 La figlia dell'arco non lo mette in fuga; le pietre della fionda si mutano per lui in stoppia. 21 Stoppia gli par la mazza e si ride del fremer della lancia. 22 Il suo ventre è armato di punte acute, e lascia come tracce d'erpice sul fango. 23 Fa bollire l'abisso come una caldaia, del mare fa come un gran vaso da profumi. 24 Si lascia dietro una scia di luce; l'abisso par coperto di bianca chioma. | Ricciotti:Giobbe 411 Non c'è audace che voglia eccitarlo, perchè chi può resistere alla presenza sua? 2 Chi ha dato a me prima, onde io a lui restituisca? tutte le cose che stanno sotto al cielo, son mie! 3 Non voglio tacere circa le sue membra, e circa la forza e bellezza di sua armatura. 4 Chi ha scoperto il disopra del suo manto, e in mezzo alla sua bocca chi è penetrato? 5 Le porte del suo muso chi mai le ha aperte? attorno alle sue zanne dimora il terrore. 6 Il suo corpo è come di scudi fusi insieme, composto di squame che combaciano: 7 l'una con l'altra è congiunta, neppure un soffio passa tra loro; 8 l'una all'altra aderisce, e si tengono in guisa da non separarsi. 9 Il suo starnuto è uno splendor di fuoco, e gli occhi suoi come le ciglia dell'aurora; 10 dalla sua bocca escono faci, come fiaccole di vivo fuoco; 11 dalle sue froge vien fuori fumo, come da caldaio acceso e bollente: 12 il suo soffio accende tizzoni, ed una vampa dalla sua bocca esce. 13 Nel suo collo risiede la forza, dinanzi a lui precede la squallidezza. 14 Le membra delle sue carni sono compatte: lanciandosi contro esso fulmini, non si volgono altrove. 15 Il suo cuore è duro come pietra, e saldo come l'incudine del fucinatore. 16 Quand'esso si rizza ne temono gli angeli, e sbigottiti si discolpano. 17 La spada che lo assale non resiste, nè la lancia, nè la corazza. 18 Reputa egli come paglia di ferro, come legno putrido il bronzo. 19 Non lo mette in fuga l'arciere, in stoppa si cambiano per lui le pietre di fionda. 20 Come stoppa egli reputa la mazza, della lancia imbrandita esso si burla. 21 Sotto di lui vi sono raggi di sole, egli giace sull'orlo come fosse fango. 22 Fa bollire come caldaia il profondo mare, lo riduce come a un [vaso] d'unguento che spuma; 23 dietro a lui risplende il sentiero, si crederebbe che l'abisso sia canuto. 24 Non v'è sulla terra una forza somigliante a lui, che fu fatto per non temer nessuno; 25 ogni essere eccelso egli mira [con disprezzo], è re su tutti i figli di fierezza.» | Tintori:Giobbe 41Descrizione nel coccodrillo | Martini:Giobbe 41Spiegasi più diffusamente la malizia di Leviathan colla descrizione delle sue membra, della sua durezza, e superbia. | Diodati:Giobbe 411 Trarrai tu fuori il leviatan con l'amo, O con una fune che tu gli avrai calata sotto alla lingua? 2 Gli metterai tu un uncino al muso? Gli forerai tu le mascelle con una spina? 3 Userà egli molti preghi teco? Ti parlerà egli con lusinghe? 4 Patteggerà egli teco, Che tu lo prenda per servo in perpetuo? 5 Scherzerai tu con lui, come con un uccello? E lo legherai tu con un filo, per darlo alle tue fanciulle? 6 I compagni ne faranno essi un convito? Lo spartiranno essi fra i mercatanti? 7 Gli empirai tu la pelle di roncigli, E la testa di raffi da pescare? 8 Pongli pur la mano addosso, Tu non ricorderai mai più la guerra. 9 Ecco, la speranza di pigliarlo è fallace; Anzi l'uomo non sarà egli atterrato, solo a vederlo? 10 Non vi è alcuno così feroce, che ardisca risvegliarlo; E chi potrà presentarsi davanti a me? |
Commentario completo di Matthew Henry:
Giobbe 41
1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 41
La descrizione qui data del leviatano, un pesce o animale acquatico molto grande, forte e formidabile, ha lo scopo di convincere ulteriormente Giobbe della sua impotenza e dell'onnipotenza di Dio, affinché potesse essere umiliato per la sua follia nell'essere così audace con lui come aveva fatto.
I. Per convincere Giobbe della sua debolezza, egli è qui sfidato a sottomettere e domare questo leviatano, se può, e a rendersi padrone di lui (Giobbe 41:1-9), e, poiché non può farlo, deve ammettere di essere completamente incapace di stare davanti al grande Dio, Giobbe 41:10.
II. Per convincere Giobbe della potenza e della terribile maestà di Dio, vengono qui forniti diversi esempi particolari della forza e del terrore del leviatano, che non è più di quello che Dio gli ha dato, né più di quello che ha sotto il suo controllo, Giobbe 41:11-12. Il volto del leviatano è qui descritto come terribile (Giobbe 41:12,14), le sue squame chiuse (Giobbe 41:15-17), il suo respiro e i suoi nefasti scintillanti (Giobbe 41:18-21), la sua carne soda (Giobbe 41:22-24), la sua forza e il suo spirito, quando è attaccato, insuperabili (Giobbe 41:25-30), i suoi movimenti turbolenti e disturbanti per le acque (Giobbe 41:31-32), così che, nel complesso, è una creatura molto terribile, e l'uomo non può competere con lui, Giobbe 41:33-34.
Ver. 1. fino alla Ver. 10.
Se questo leviatano sia una balena o un coccodrillo, è una grande disputa tra dotti, che non mi impegnerò a determinare; alcuni particolari concordano più facilmente con l'uno, altri con l'altro; entrambi sono molto forti e feroci, e in essi appare la potenza del Creatore. L'ingegnoso Sir Richard Blackmore, sebbene ammetta l'opinione più diffusa riguardo al colosso, che si debba riferire all' elefante, tuttavia concorda con la nozione del leviatano del dotto Bochart, che è il coccodrillo, che era così ben noto nel fiume d'Egitto. Confesso che ciò che mi spinge piuttosto a capire della balena non è solo perché è un animale molto più grande e più nobile, ma perché, nella storia della Creazione, c'è una tale espressa attenzione che non lo è di nessun'altra specie di animali (Genesi 1:21, Dio creò le grandi balene), da ciò risulta non solo che le balene erano ben conosciute da quelle parti al tempo di Mosè, che visse un po' dopo Giobbe, ma che la creazione delle balene era generalmente considerata come una prova illustrissima dell'eterna potenza e divinità del Creatore; e possiamo congetturare che questa fosse la ragione (perché altrimenti sembra inspiegabile) per cui Mosè menziona così particolarmente la creazione delle balene, perché Dio aveva così recentemente insistito sulla mole e sulla forza di quella creatura piuttosto che di qualsiasi altra, come prova della sua potenza; e del leviatano si parla qui come di un abitante del mare (Giobbe 41:31), che il coccodrillo non è; e Salmi 104:25-26, là, nel grande e vasto mare, è quel leviatano. Qui in questi versi,
I. Egli mostra quanto Giobbe non fosse in grado di dominare il leviatano.
1. Che non poteva prenderlo, come un pesciolino, con la pesca, Giobbe 41:1-2. Non aveva un'esca con cui ingannarlo, un amo con cui catturarlo, una lenza con cui tirarlo fuori dall'acqua, né una spina che gli passasse tra le branchie, con cui portarlo a casa.
2. Che non poteva renderlo suo prigioniero, né costringerlo a gridare per un quarto, o arrendersi a discrezione, Giobbe 41:3-4.
"Egli conosce troppo bene la propria forza per rivolgerti molte suppliche e per fare un patto con te di essere tuo servo a condizione che tu gli salvi la vita".
3. Che non poteva attirarlo in una gabbia e tenerlo lì come un uccello con cui i bambini potessero giocare, Giobbe 41:5. Ci sono creature così piccole, così deboli, da essere facilmente trattenute così, e trionfate; Ma il Leviatano non è uno di questi: è fatto per essere il terrore, non lo sport e il diversivo, dell'umanità.
4. Che non poteva farlo servire alla sua tavola; lui e i suoi compagni non potevano farne un banchetto; La sua carne è troppo forte per essere adatta al cibo e, se non lo fosse, non sarebbe facilmente catturabile.
5. che non potevano arricchirsi con il suo bottino. Lo divideranno forse fra i mercanti, le ossa a uno, l'olio a un altro? Se riescono a prenderlo, lo faranno; ma è probabile che l'arte della pesca delle balene non sia stata portata alla perfezione allora, come lo è stata da allora.
6. Che non potevano distruggerlo, non potevano riempire la sua testa di lance di pesce, == Giobbe 41:7. Si teneva fuori dalla portata dei loro strumenti di macellazione, o, se lo toccavano, non potevano toccarlo fino in fondo.
7. Che non serviva a nulla tentarlo: La speranza di prenderlo è vana, == Giobbe 41:9. Se gli uomini vanno in procinto di afferrarlo, egli è così formidabile che la sua sola vista li spaventerà e farà svenire un uomo robusto: non sarà forse abbattuto uno nemmeno alla sua vista? E questo non dissuaderà gli inseguitori dal loro tentativo? A Giobbe viene detto, a suo rischio e pericolo, di imporre la mano su di lui, == Giobbe 41:8.
"Toccalo se ne hai il coraggio; Ricorda la battaglia, quanto sei incapace di affrontare una tale forza, e quale quindi è probabile che sia l'esito della battaglia, e non fare altro, ma desistere dal tentativo.
È bene ricordare la battaglia prima di ingaggiare una guerra, e togliere l'imbracatura in tempo se prevediamo che sarà inutile allacciarla. Giobbe è qui ammonito a non procedere nella sua controversia con Dio, ma a fare pace con lui, ricordando in che cosa certamente finirà la battaglia se si scontrerà. Vedi Isaia 27:4-5.
II. Da qui deduce quanto fosse incapace di contendere con l'Onnipotente. Nessuno è così feroce, nessuno così temerario, da osare aizzare il leviatano (Giobbe 41:10), sapendo che sarà certamente troppo duro per loro; e chi allora è in grado di stare davanti a Dio, sia per mettere sotto accusa e accusare il suo processo, sia per affrontare la potenza della sua ira? Se le creature inferiori che sono poste sotto i piedi dell'uomo, e sulle quali egli ha dominio, ci tengono in soggezione in questo modo, quanto deve essere terribile la maestà del nostro grande Signore, che ha un dominio sovrano su di noi e contro il quale l'uomo è stato così a lungo in ribellione! Chi può stare davanti a lui quando una volta è arrabbiato?
11 Ver. 11. fino alla Ver. 33.
Dio, avendo nei versetti precedenti mostrato a Giobbe quanto fosse incapace di trattare con il leviatano, qui espone la sua propria potenza in quella massiccia e potente creatura. Ecco qui
I. Il dominio sovrano e l'indipendenza di Dio stabiliti, Giobbe 41:11.
1. Che non è in debito con nessuna delle sue creature. Se qualcuno pretende di essere in debito con loro, faccia la sua richiesta e provi il suo debito, e lo riceveranno per intero e non per composizione.
"Chi me l'ha impedito?" cioè: "Chi mi ha imposto alcun obbligo con i servizi che mi ha fatto? Chi può fingere di essere in anticipo con me? Se qualcuno lo fosse, non starei a lungo dietro di loro; Li ripagherei presto".
L'apostolo cita questo per il silenzio di ogni carne alla presenza di Dio, Romani 11:35 == Chi gli ha dato per primo, e gli sarà reso di nuovo? Come Dio non ci infligge i mali che abbiamo meritato, così ci concede i favori che non abbiamo meritato.
2. Che egli è il legittimo Signore e padrone di tutte le creature:
"Tutto ciò che è sotto l'intero cielo, animato o inanimato, è mio (e in particolare questo leviatano), al mio comando e a mia disposizione, ciò di cui ho una proprietà incontestabile e un dominio".
Tutto è suo, noi siamo suoi, tutto ciò che abbiamo e facciamo, e perciò non possiamo rendere Dio nostro debitore, ma ti abbiamo dato il tuo Signore. Tutto è suo, e quindi, se fosse in debito con qualcuno, ha i mezzi per ripagarlo; il debito è in buone mani. Tutto è suo, e quindi non ha bisogno dei nostri servizi, né può trarne beneficio. Se avessi fame, non te lo direi, perché il mondo è mente e la sua pienezza, == Salmi 50:12.
II. La prova e l'illustrazione di esso, dalla meravigliosa struttura del leviatano, Giobbe 41:12.
1. Le parti del suo corpo, la potenza che esercita, specialmente quando è prefissato, e la proporzione piacevole di tutto lui, sono ciò che Dio non nasconderà, e quindi ciò in cui dobbiamo osservare e riconoscere la potenza di Dio. Sebbene sia una creatura di mole mostruosa, tuttavia c'è in lui una proporzione piacevole. Ai nostri occhi la bellezza sta in ciò che è piccolo (inest sua gratia parvis - le piccole cose hanno una grazia tutta loro) perché noi stessi siamo così; ma agli occhi di Dio anche il leviatano è attraente; e, se egli pronuncia anche la balena, o il coccodrillo, così, non sta a noi dire di nessuna delle opere delle sue mani che siano brutte o sgraziate; è sufficiente dirlo, come abbiamo causa, delle nostre opere. Dio qui va in giro per darci una visione anatomica (per così dire) del leviatano; poiché le sue opere appaiono bellissime ed eccellenti, e la sua sapienza e la sua potenza appaiono maggiormente in esse, quando sono prese a pezzi e viste nelle loro diverse parti e proporzioni.
(1.) Il leviatano, anche prima facie, a prima vista, appare formidabile e inaccessibile, Giobbe 41:13-14. Chi osa avvicinarsi a lui mentre è vivo così da scoprire o vedere distintamente il volto dell'indumento, la pelle di cui è vestito come di un indumento, così vicino a lui da imbrigliarlo come un cavallo e condurlo via, così vicino a lui da essere a portata delle sue mascelle, che sono come una doppia briglia? Chi oserà guardare nella sua bocca, come noi facciamo nella bocca di un cavallo? Chi apre le porte del suo viso vedrà i suoi denti terribili tutt'intorno, forti e affilati, e atti a divorare; farebbe tremare un uomo al pensiero di avere una gamba o un braccio tra di loro.
(2.) La sua bilancia è la sua bellezza e forza, e quindi il suo orgoglio, == Giobbe 41:15-17. Il coccodrillo è davvero notevole per le sue squame; Se lo intendiamo della balena, dobbiamo intendere con questi scudi (perché così si dice) i diversi strati della sua pelle; altrimenti potrebbero esserci balene in quel paese con squame. Ciò che è notevole riguardo alle bilance è che si attaccano così vicine l'una all'altra, per cui egli non solo è tenuto al caldo, perché nessuna aria può trafiggerlo, ma è tenuto al sicuro, perché nessuna spada può trafiggerlo attraverso quelle squame. I pesci, che vivono nell'acqua, sono fortificati di conseguenza dalla saggezza della Provvidenza, che dà vestiti come dà freddo.
(3.) Egli sparge terrore con il suo stesso respiro e con lo sguardo; se starnutisce o sputa acqua, è come una luce che brilla, o con la schiuma o la luce del sole che brilla attraverso di essa, Giobbe 41:18. Si dice che gli occhi della balena brillino di notte come una fiamma, o, come qui, come le palpebre del mattino; Lo stesso si dice del coccodrillo. Il respiro di questa creatura è così caldo e ardente, a causa del grande calore naturale all'interno, che si dice che dalla sua bocca escano lampade accese e scintille di fuoco, fumo e fiamme, anche tali che si potrebbe pensare sufficienti per incendiare i carboni, Giobbe 41:19-21. Probabilmente queste espressioni iperboliche sono usate riguardo al leviatano per suggerire il terrore dell'ira di Dio, perché è di questo che tutto questo ha lo scopo di convincerci. Il fuoco che esce dalla sua bocca divora, == Salmi 18:7-8 == Il soffio dell'Onnipotente, come un ruscello di zolfo, accende Tofet e lo manterrà sempre acceso, Isaia 30:33. Il malvagio sarà consumato dal soffio della sua bocca, == 2Tessalonicesi 2:8.
(4.) Egli è di forza invincibile e di una ferocia terribile, così che spaventa tutto ciò che gli capita sulla strada, ma non è spaventato da nessuno. Dai un'occhiata al suo collo, e rimane la forza, Giobbe 41:22. La sua testa e il suo corpo sono ben uniti. Il dolore si rallegra (o cavalca in trionfo) davanti a lui, perché egli compie un'opera terribile ovunque venga. Oppure, quelle tempeste che sono il dolore degli altri sono le sue gioie; ciò che viene lanciato agli altri è ballare per lui. La sua carne è ben tesa, Giobbe 41:23 == Le scaglie di esso sono così strettamente unite tra loro, e sono così solide, che è difficile perforarle; è come se fosse tutto osso. La sua carne è di rame, cosa che Giobbe aveva lamentato che la sua non era, Giobbe 6:12 == Il suo cuore è saldo come una pietra, == Giobbe 41:24. Ha uno spirito pari alla sua forza fisica e, sebbene sia massiccio, è vivace e non ingombrante. Come la sua carne e la sua pelle non possono essere trafitte, così il suo coraggio non può essere scoraggiato; ma, al contrario, spaventa tutti quelli che incontra e li mette in costernazione (Giobbe 41:25): Quando si innalza come un monte che si muove nelle grandi acque, anche i potenti temono che rovesci le loro navi o faccia loro qualche altro male. A causa delle rotture che egli fa nell'acqua, che minacciano la morte, essi si purificano, confessano i loro peccati, si dedicano alle loro preghiere e si preparano alla morte. Leggiamo (Giobbe 3:8) di coloro che, quando risuscitano un leviatano, sono così spaventati da maledire il giorno. Era una paura che, a quanto pare, spingeva alcuni alle loro maledizioni e altri alle loro preghiere; perché, come ora, così allora c'erano uomini di mare di diverso carattere e sui quali i terrori del mare hanno effetti contrari; Ma tutti sono d'accordo che c'è un grande spavento tra loro quando il Leviatano si alza.
(5.) Tutti gli strumenti di macellazione che vengono usati contro di lui non gli fanno male e quindi non sono un errore per lui, Giobbe 41:26-29 == La spada e la lancia, che lo colpiscono a portata di mano, non sono nulla per lui; i dardi, le frecce e le pietre da fionda, che feriscono a distanza, non gli fanno alcun danno; la natura lo ha così bene armato in tutti i punti, contro tutti. Le armi difensive che gli uomini usano quando si scontrano con il leviatano, come l'habergeon, o corazza, spesso non servono agli uomini più delle loro armi offensive; Il ferro e il bronzo sono per lui come paglia e legno marcio, e ne ride. È l'immagine di un peccatore dal cuore duro, che disprezza i terrori dell'Onnipotente e ride di tutte le minacce della sua parola. Il leviatano teme così poco le armi che vengono usate contro di lui che, per mostrare quanto sia forte, sceglie di sdraiarsi sulle pietre taglienti, sulle cose appuntite == (Giobbe 41:30), e vi si sdraia con la stessa facilità come se giacesse sul fango morbido. Coloro che vogliono sopportare la durezza devono abituarsi ad essa.
(6.) Il suo stesso movimento nell'acqua la turba e la mette in fermento, Giobbe 41:31-32. Quando si rotola, e si agita, e si agita nell'acqua, o è all'inseguimento della sua preda, fa bollire l'abisso come una pentola, solleva una grande schiuma e schiuma sull'acqua, come su una pentola bollente, specialmente una pentola di unguento bollente; e fa un sentiero per risplendere dietro di lui, cosa che nemmeno una nave in mezzo al mare fa, Proverbi 30:19. Si può rintracciare il leviatano sott'acqua dalle bolle sulla superficie; Eppure chi può trarre questo vantaggio contro di lui nel perseguirlo? Gli uomini rintracciano le lepri nella neve e le uccidono, ma chi segue il leviatano non osa avvicinarsi a lui.
2. Dopo aver dato questo particolare resoconto delle sue parti, della sua potenza e della sua bella proporzione, conclude con quattro cose in generale riguardo a questo animale:
(1.) Che egli è un non-tale tra le creature inferiori: Sulla terra non c'è un suo simile, == Giobbe 41:33. Nessuna creatura in questo mondo è paragonabile a lui per forza e terrore. O qui la terra è distinta dal mare: il suo dominio non è sulla terra (così alcuni di loro), ma nelle acque. Nessuna di tutte le creature selvagge sulla terra si avvicina a lui per mole e forza, ed è un bene per l'uomo che sia confinato nelle acque e che lì sia posto un velo su di lui == (Giobbe 7:12) dalla divina Provvidenza, perché, se a una creatura così terribile fosse permesso di vagare e devastare su questa terra, Sarebbe un'abitazione insicura e scomoda per i figli degli uomini, ai quali è destinata.
(2.) Che è più audace e audace di qualsiasi altra creatura: è fatto senza paura. Le creature sono come sono fatte; il leviatano ha coraggio nella sua costituzione, nulla può spaventarlo; altre creature, al contrario, sembrano fatte per volare tanto quanto questa per combattere. Così, tra gli uomini, alcuni sono nel loro temperamento naturale audaci, altri sono timorosi.
(3.) Che egli stesso è molto orgoglioso; sebbene alloggiato nell'abisso, tuttavia vede tutte le cose alte, == Giobbe 41:34. Le onde ondeggianti, le rocce incombenti, le nuvole sospese e le navi a vela con la cima e la testa galante, questo possente animale guarda con disprezzo, perché non pensa che lo diminuiscano o lo minaccino. Coloro che sono grandi sono inclini a essere sprezzanti.
(4.) Che egli è un re su tutti i figli dell'orgoglio, cioè è il più orgoglioso di tutti i superbi. Ha più di cui essere orgoglioso (così spiega il signor Caryl) di quanto ne abbiano le persone più orgogliose del mondo; e quindi è una mortificazione per l'alterigia e l'aspetto altero degli uomini. Quali che siano le realizzazioni corporee di cui gli uomini sono orgogliosi e di cui si gonfiano, il leviatano li supera ed è un re su di loro. Alcuni lo leggono per comprenderlo di Dio: Colui che contempla tutte le cose alte, sì, è Re di tutti i figli dell'orgoglio; può domare il colosso (Giobbe 40:19) e il leviatano, grandi come sono, e forti come sono. Questo discorso riguardante questi due animali è stato introdotto per dimostrare che è Dio solo che può guardare gli uomini superbi e umiliarli, abbassarli e calpestarli, e nasconderli nella polvere == (Giobbe 40:11-13), e così si conclude con un quod erat demonstrandum - che doveva essere dimostrato; c'è uno che contempla tutte le cose alte, e, dove gli uomini agiscono con orgoglio, è al di sopra di esse; egli è il Re di tutti i figli dell'orgoglio, sia brutale che razionale, e può farli piegare o spezzare tutti davanti a lui, Isaia 2:11 == Gli sguardi alteri dell'uomo saranno umiliati, e la superbia degli uomini sarà inchinata, e così solo il Signore sarà esaltato.
Commentario abbreviato di Matthew Henry:
Giobbe 41
Capitolo 41
A proposito del Leviatano
Versetti 1-26
La descrizione del Leviatano serve a convincere ulteriormente Giobbe della propria debolezza e dell'onnipotenza di Dio. Si discute se questo Leviatano sia una balena o un coccodrillo. Il Signore, dopo aver mostrato a Giobbe quanto fosse incapace di affrontare il Leviatano, espone la propria potenza in quella potente creatura. Se questo linguaggio descrive la forza terribile del Leviatano, quali parole possono esprimere la potenza dell'ira di Dio? Con un senso umiliante della nostra bassezza, riveriamo la Maestà divina; prendiamo e occupiamo il posto che ci spetta, abbandoniamo la nostra saggezza e diamo tutta la gloria al nostro benevolo Dio e Salvatore. Ricordando da chi proviene ogni buon dono e per quale fine è stato dato, camminiamo umilmente con il Signore.
Note di Albert Barnes sulla Bibbia:
Giobbe 41
1 Puoi tirare fuori - Come un pesce viene tirato fuori dall'acqua. Il metodo usuale con cui si prendevano i pesci era con un amo; e il significato qui è che non era possibile prendere il leviatano in questo modo. L'intera descrizione qui è di un animale che viveva nell'acqua.
Leviatano - Molto è stato scritto riguardo a questo animale, e le opinioni che sono state scambiate sono state molto varie. Schultens enumera le seguenti classi di opinioni riguardo all'animale qui inteso.
1. L'opinione che la parola leviatano debba essere conservata, senza tentare di spiegarla - implicando che vi fosse incertezza sul significato. Sotto questo capo si riferisce al Caldeo e alla Vulgata, ad Aquila e Symmacbus, dove è conservata la parola, e alla Settanta, dove è usata la parola Δράκοντα Drakonta, "drago", e anche al siriaco e all'arabo, dove il si usa la stessa parola.
2. La favola degli ebrei, che menzionano un serpente così grande da abbracciare tutta la terra. La credenza dell'esistenza di un tale serpente o mostro marino prevale ancora tra i Nestoriani.
3. L'opinione che la balena sia destinata.
4. L'opinione che un grande pesce chiamato "Mular" o "Musar", che si trova nel Mediterraneo, è indicato. Questa è l'opinione di Grozio.
5. L'opinione che il coccodrillo del Nilo sia indicato.
6. L'opinione di Hasaeus, che non si intende la balena, ma l'"Orca", un mostro marino armato di denti e nemico della balena.
7. Altri hanno inteso l'intera descrizione come allegorica, come rappresentazione di mostri d'iniquità; e tra questi, alcuni l'hanno considerato descrittivo del diavolo! Vedi Schulten. A questi si può aggiungere la descrizione di Milton:
- Quella bestia marina
Leviatano, che Dio di tutte le sue opere
Abbracci creati che nuotano nella corrente dell'oceano,
Lui, forse, sonnecchiando sulla schiuma della Norvegia,
Il pilota di qualche piccola barca naufragata notturna
Ritenendo qualche isola, spesso, come dicono i marinai,
Con l'ancora fissa nella sua scorza squamosa
Orme al suo fianco sotto il riparo, mentre la notte
Investi il mare, e augura ritardi mattinieri.
Paradiso Perduto, B. i.
Per un'indagine completa sull'argomento, si può consultare Bochart, "Hieroz". P. ii. Lib. vc xvi - xviii. La conclusione a cui giunge è che il coccodrillo del Nilo è denotato; e in questa opinione i critici hanno generalmente, dal suo tempo, acconsentito. Le opinioni che meritano maggiore attenzione sono quelle che riguardano l'animale qui descritto come la balena o il coccodrillo. Le obiezioni alla supposizione che la balena sia destinata sono le seguenti:
(1) Che le tribù delle balene non abitano il Mediterraneo, tanto meno i fiumi che vi si riversano - che solo si suppone Giobbe avrebbe potuto conoscere.
(2) Che l'animale qui descritto differisce dalla balena in molti particolari essenziali. “Questa famiglia di mostri marini non ha né muso né narici adeguati, né denti adeguati. Al posto del muso, hanno un semplice spiracolo, o foro per soffiare, con una doppia apertura sulla sommità del capo; e per i denti, una dura distesa di lamine cornee, che chiamiamo osso di balena, nella mascella superiore. Gli occhi della balena comune, inoltre, invece di rispondere alla descrizione qui data, sono sproporzionatamente piccoli, e non superano di grandezza quelli del bue.
Né si può considerare questo mostro di feroci abitudini o di invincibile coraggio; poiché invece di attaccare gli animali marini più grandi per il saccheggio, si nutre principalmente di granchi e meduse, ed è spesso a sua volta attaccato dall'orco o dal grappolo, sebbene sia meno della metà della sua dimensione”. “Dott. Buona." Queste considerazioni sembrano essere decisive rispetto alla supposizione che l'animale qui citato sia la balena. In effetti, nella descrizione non c'è quasi nulla che corrisponda alla balena, tranne la dimensione.
L'intero racconto, al contrario, concorda bene con il coccodrillo; e vi sono parecchie considerazioni che si possono suggerire, prima di procedere con l'esposizione, che corrispondono alla supposizione che questo sia l'animale inteso. Sono come questi:
(1) Il coccodrillo è un abitante naturale del Nilo e di altri fiumi asiatici e africani, ed è ragionevole supporre che si parli di un animale ben noto a chi abitava nel paese di Giobbe. Sebbene l'Onnipotente sia l'oratore e possa descrivere un animale del tutto sconosciuto a Giobbe, tuttavia non è ragionevole supporre che un tale animale sconosciuto sarebbe stato selezionato. L'appello era a ciò che sapeva delle opere di Dio.
(2) La descrizione generale concorda con questo animale. Il leviatano è rappresentato come selvaggio, feroce e ingovernabile; quanto di vasta estensione, e altrettanto terribile nel suo aspetto; come avente una bocca di grandi dimensioni e armato di una formidabile schiera di denti; coperto di scaglie accostate come una cotta di maglia, distinto dalla fierezza dei suoi occhi e dall'aspetto spaventoso della sua bocca; come dotato di grande forza e incapace di essere preso in nessuno dei metodi ordinari per mettere al sicuro le bestie feroci.
Questa descrizione generale concorda bene con il coccodrillo. Questi animali si trovano nei fiumi dell'Africa e anche nei fiumi meridionali dell'America e sono solitamente chiamati alligatori. Nell'Amazzonia, nel Niger e nel Nilo se ne trovano in gran numero e di solito sono lunghi da diciotto a ventisette piedi; e talvolta giacevano l'uno vicino all'altro come una zattera di legno. "Orafo."
Il coccodrillo raggiunge una grande lunghezza, trovandosi talvolta lungo trenta piedi dalla punta del muso all'estremità della coda; sebbene la sua lunghezza più comune sia di circa diciotto o venti piedi. “L'armatura, di cui è ricoperta la parte superiore del corpo, può essere annoverata tra i pezzi più elaborati del meccanismo della Natura. Nell'animale adulto è così forte e grosso da respingere facilmente una palla di moschetto.
L'intero animale appare come ricoperto della più regolare e curiosa opera intagliata. La bocca è di grande larghezza, l'apertura ha un contorno alquanto flesso, ed entrambe le mascelle sono fornite di numerosissimi denti aguzzi. Il numero di denti in ciascuna mascella è trenta o più, e sono disposti in modo da alternarsi l'uno con l'altro quando la bocca è chiusa. Le gambe sono corte, ma forti e muscolose.
Nelle ardenti regioni dell'Africa, dove raggiunge la sua piena forza e potenza, è giustamente considerato il più formidabile abitante dei fiumi”. "Zoologia" di Shaw, vol. ii. P. 184. Il coccodrillo raramente, se non pressato dalla fame, o allo scopo di deporre le sue uova, lascia l'acqua. Il suo metodo abituale è di galleggiare lungo la superficie e afferrare qualunque animale arrivi alla sua portata; ma quando questo metodo fallisce, si avvicina alla banca.
Là aspetta, tra i carici, qualsiasi animale che possa scendere a bere, lo afferra e lo trascina nell'acqua. La tigre viene così spesso afferrata dal coccodrillo, trascinata nel fiume e annegata.
(3) Una terza ragione per supporre che si intenda qui il coccodrillo, deriva dalla prima conclusione riguardante il "behemoth", Giobbe 40:15 , che segue. La descrizione del leviatano segue immediatamente quella, e la presunzione è che si trattasse di animali che di solito si trovavano ad abitare nello stesso distretto del paese.
Se, quindi, il behemoth è l'ippopotamo, si presume che il leviatano sia il coccodrillo - un abitante dello stesso fiume, ugualmente anfibio e ancora più terribile. “E questa considerazione”, dice l'editore della Bibbia pittorica, “è rafforzata, se si considera che i due animali erano così associati dagli antichi. Alcuni dei dipinti di Ercolano rappresentano paesaggi egiziani, in cui vediamo il coccodrillo sdraiato tra le canne e l'ippopotamo che bruca le piante su un'isola.
Così anche nel famoso Mosaico di Preneste, che rappresenta le piante e gli animali dell'Egitto e dell'Etiopia, il cavallo da fiume e il coccodrillo sono associati nello stesso gruppo, nel fiume Nilo”. Il coccodrillo era precedentemente trovato in abbondanza nel Basso Egitto e nel Delta, ma ora limita l'estensione delle sue visite verso nord ai distretti intorno a Manfaloot, e l'ippopotamo non è più visto nella Bassa Etiopia.
Né l'ippopotamo né il coccodrillo sembrano essere stati mangiati dagli antichi egizi. Plinio menziona le proprietà medicinali di entrambi (xxviii. 8). e Plutarco afferma che gli abitanti di Apollinopolis mangiavano il coccodrillo (“de Isid.” s. 50); ma questa non sembra essere stata una consuetudine.
Erodoto dice che “alcuni egizi considerano sacro il coccodrillo, mentre altri gli fanno guerra; e coloro che abitano intorno a Tebe e al lago Moeris (nell'arsinoita “nome”) lo tengono in grande venerazione”, ii. 69. In alcuni casi il coccodrillo è stato trattato con il massimo rispetto e tenuto a spese considerevoli; era nutrito e accudito con la più scrupolosa cura; oche, pesce e carni varie erano condite apposta per questo; ornavano la sua testa con orecchini e i suoi piedi con bracciali e collane d'oro e pietre artificiali; fu addomesticato da un trattamento gentile, e dopo la morte il corpo fu imbalsamato in modo sontuoso.
Questo era particolarmente vero nel nomes tebano, ombita e arsinoita, e in un luogo ora chiamato Maabdeh, di fronte alla moderna città di Manfaloot, sono estese grotte scavate nella montagna calcarea, dove sono state trovate numerose mummie di coccodrillo, perfettamente conservate ed evidentemente imbalsamato con grande cura.
In altre parti dell'Egitto, tuttavia, l'animale era tenuto in grande orrore, e quindi non perdevano occasione di distruggerlo. Vedere "Manners and Customs of the Ancient Egyptians" di Wilkinson, vol. ii. pp. 75 ss. L'incisione a lato rappresenta coccodrilli egiziani ( "Crocodilus vulgaris" ) che si divertono sulle rive del Nilo, o che si crogiolano al sole - una delle loro pratiche preferite.
Le figure sono state tratte da animali viventi. La parola qui resa “leviatano” ( לויתן livyâthân ) ricorre solo in questo luogo e in Giobbe 3:8; Salmi 74:14; Salmi 104:26; Isaia 27:1.
In tutti questi luoghi è reso leviatano, eccetto in Giobbe 3:8 , dove è reso nel testo, "il loro lutto", a margine, "leviatano"; vedi le note in quel versetto e confronta le note in Isaia 27:1. La connessione della parola con la radice non è certamente nota.
Gesenius lo considera come derivato da לוה lâvâh, unirsi a qualcuno, e poi avvolgere, piegare, curvare; e in arabo "tessere, torcere", come una corona o una ghirlanda; e che la parola è applicata a un animale che è "inghirlandato" o che si raccoglie "in pieghe" - un "animale contorto".
In Giobbe 3:8 , la parola è usata per indicare un mostro enorme, indomabile e feroce, e sarà d'accordo con la supposizione che il coccodrillo sia destinato; vedere le note in quel luogo. In Salmi 74:14. l'allusione è al Faraone, paragonata al leviatano, e il passaggio sarebbe più d'accordo con la supposizione che l'allusione fosse al coccodrillo.
Il coccodrillo era un abitante del Nilo, ed era naturale alludere a questo nel descrivere un feroce tiranno d'Egitto. In Salmi 104:26 , l'allusione è a qualche enorme animale degli abissi, in particolare del Mediterraneo, e il linguaggio si applicherebbe a qualsiasi mostro marino. In Isaia 27:1.
l'allusione è al re e tiranno che regnava in Babilonia, paragonato a un drago oa un animale feroce; confrontare le note su quel passaggio, e Apocalisse 12. Ciascuno di questi passaggi si accorda bene con l'ipotesi che il coccodrillo sia denotato dalla parola, o che si faccia riferimento a qualche animale feroce, forte e violento che potrebbe coinvolgersi, o che aveva l'aspetto di un serpente allungato. La somiglianza tra l'animale qui descritto e il coccodrillo, sarà ulteriormente indicata dalle note alle descrizioni particolari nel capitolo.
Con un amo - Implica che l'animale qui citato fosse acquatico e che non potesse essere preso nel modo in cui di solito si pescavano i pesci. È noto ora che il coccodrillo viene occasionalmente preso con un gancio, ma questo non è il metodo abituale e non ci sono prove che fosse praticato ai tempi di Giobbe. Erodoto dice che era uno dei metodi usati ai suoi tempi. “Tra i vari metodi”, dice, “che si usano per prendere il coccodrillo, ne racconterò solo uno che merita più attenzione; fissano un uncino ( ἄγκιστρον agkistron ) su un pezzo di carne di maiale e lo lasciano galleggiare nel mezzo del ruscello.
Sulle rive hanno un maiale vivo, che picchiano finché non grida. Il coccodrillo, sentendo il rumore, fa verso di esso, e nel modo incontra e divora l'esca. Lo tirano così a riva, e la prima cosa che fanno è riempirgli gli occhi di argilla; è quindi facilmente gestibile, cosa che altrimenti non sarebbe”.
B. ii. 70. “Il modo di prenderlo in Siam è gettare tre o quattro forti reti attraverso un fiume a distanze adeguate l'una dall'altra, in modo che se l'animale sfonda il primo, possa essere catturato da uno degli altri. Quando è preso per la prima volta, usa la coda, che è il grande strumento della sua forza, con grande forza; ma dopo molte lotte senza successo, la forza dell'animale è finalmente esaurita.
Allora gli indigeni si avvicinano al loro prigioniero su barche e lo trafiggono con le loro armi nelle parti più tenere, finché non sia indebolito dalla perdita di sangue”. "Orafo." Dalle antiche sculture in Egitto, sembra che il metodo comune per attaccare il coccodrillo fosse con una lancia, trafiggendolo mentre passava sotto la barca in acque poco profonde, vedi "Manners and Customs of the Ancient Egyptians" di Wilkinson, vol.
ii. pp. 75ff Il metodo più comune per catturare il coccodrillo ora è sparargli. "Pococca". è ben chiaro, quindi, che, in accordo con quanto si dice nel brano prima di noi, il modo comune di prenderlo non era ad uncino, ed è probabile che al tempo di Giobbe questo metodo non fosse praticato.
O la sua lingua con una corda che hai abbassato - O meglio, "Puoi affondare la sua lingua con una corda?" - cioè, puoi domarlo con un laccio o con un morso infilato nella sua bocca? "Gesenius". L'idea è quella di “premere” la lingua con una corda, in modo che sia docile.
2 Puoi mettergli un uncino nel naso - O meglio, una "corda" o "corda". La parola qui usata ( אגמון 'agmôn ) significa "calderone", o "bollitore" Giobbe 41:20 , anche una canna, o giunco, che cresce in luoghi paludosi, e quindi una corda fatta di canne, un cordone di giunco. L'idea è che non potrebbe essere condotto da una corda, come possono essere gli animali domestici.
Il signor Vansittart, tuttavia, suppone che le parole qui siano espressive di ornamenti, e che l'allusione sia al fatto menzionato da Erodoto, che il coccodrillo fosse condotto dagli Egiziani come una divinità, e che in questo stato fosse adorno di anelli e vari ornamenti signorili. Non c'è dubbio che un tale fatto sia esistito, ma ciò non si accorda bene con la portata del passaggio qui. L'obiettivo è quello di imprimere nella mente di Giobbe il senso della forza e dell'indomabilità dell'animale, non di descrivere gli onori che gli sono stati tributati.
O gli trapassò la mascella con una spina - O con un anello. La parola qui significa propriamente una spina, o un cespuglio di spine, Giobbe 31:40; Proverbi 26:9; e poi anche un anello che veniva messo nel naso di un animale, per fissarlo.
Lo strumento fu probabilmente reso tagliente come una spina o una punta, e poi piegato in modo da diventare un anello; confronta Isaia 37:29. Il signor Bruce, parlando del modo di pescare nel Nilo, dice che quando un pescatore ha preso un pesce, lo attira a riva e gli mette un forte anello di ferro nella mascella. A questo anello è fissata una corda con la quale il pesce è attaccato alla riva, che poi ributta in acqua. "Rosenmuller".
3 Ti farà molte suppliche? - Alla maniera di un prigioniero che chiede l'elemosina per la sua vita. Cioè, si sottometterà tranquillamente a te? Il prof. Lee suppone che qui ci sia un'allusione ai ben noti versi del delfino quando viene catturato; ma non è necessario supporre una simile allusione. L'idea è che l'animale qui citato non si sottometterebbe docilmente al suo rapitore.
Ti parlerà con parole dolci? - Implorando per la sua vita con toni di tenera e lamentosa supplica.
4 Farà un patto con te? - Cioè, si sottometterà a te e stipulerà un patto per servirti? Tale patto è stato fatto da coloro che hanno accettato di servire un altro; e l'idea qui è che l'animale qui citato non potrebbe essere ridotto a tale servizio - cioè, non potrebbe essere addomesticato.
Lo prenderai per servo per sempre? - Riesci tu a sottometterlo in modo che sia uno schiavo perpetuo? Il significato di tutto questo è che era un animale indomabile, e non poteva essere ridotto, come molti altri, all'uso domestico.
5 Giocherai con lui come con un uccello? - Un uccello addomesticato. L'arte di addomesticare gli uccelli era senza dubbio praticata all'inizio, e venivano tenuti per divertimento. Ma il leviatano non poteva essere così domato.
O lo legherai per le tue ancelle? - Per il loro divertimento. Per tali scopi, senza dubbio, gli uccelli venivano catturati e messi in gabbia. C'è una grande forza in questa domanda, supponendo che il coccodrillo sia inteso. Niente potrebbe essere più incongruo dell'idea di assicurare un mostro così rude e sgradevole per il divertimento di femmine tenere e delicate.
6 I tuoi compagni faranno di lui un banchetto? - Questo è uno dei “passaggi contrariati” su cui c'è stata molta divergenza di opinioni. Gesenius lo rende: "I compagni ("cioè" i pescatori in compagnia) gli tendono lacci?" Quindi Noyes lo rende. Il Dr. Harris lo traduce: "I tuoi soci devono organizzare un banchetto per lui?" La Settanta lo rende: "Le nazioni si nutrono di lui?" La Vulgata, "Gli amici lo faranno a pezzi?" cioè per un banchetto.
Rosenmuller lo rende: "Gli amici banchetteranno con lui?" La parola resa "tuoi compagni" ( חברים chabbâriym ) significa propriamente quelli uniti o associati insieme per qualsiasi scopo, sia per amicizia che per affari. Può riferirsi qui sia a quelli associati allo scopo di pescare o banchetti. La parola "tuo" è introdotta impropriamente dai nostri traduttori, e non ci sono prove che il riferimento sia ai compagni o agli amici di Giobbe, come sembrerebbe supporre.
La parola resa “fare banchetto” ( יכרוּ yikârû ) è da כרה kârâh, "scavare", e quindi fare un complotto o un espediente contro uno - derivato dal fatto che una "trappola" è stata scavata per prendere gli animali ( Salmi 7:15; Salmi 57:6; confronta Giobbe 6:27 ); e secondo questo significa: "Fate i compagni", i.
e.” i pescatori in compagnia gli tendono lacci?». La parola, però, ha un altro significato, che significa comprare, acquistare, e anche dare una festa, fare un banchetto, forse dall'idea di “comprare” le provviste necessarie per un banchetto. Secondo questo, il significato è: "I compagni, "cioè" quelli associati allo scopo di banchettare, fanno di lui un banchetto?" Quale sia il vero senso qui non è facile da determinare.
La maggior parte delle versioni inclina all'idea che si riferisca a una festa, e significa che coloro che sono associati per mangiare non fanno di lui una parte del loro divertimento. Questa interpretazione è la più semplice e ovvia.
Lo divideranno tra i mercanti? - Cioè, lo faranno a pezzi e lo esporranno per la vendita? La parola resa “mercanti” ( כנענים k e na‛anı̂ym ) significa propriamente “cananeo”. È usato nel senso di "mercanti o trafficanti", perché i Cananei erano comunemente impegnati in questo lavoro; vedere le note in Isaia 23:8. Il coccodrillo non fa mai parte di un banchetto, né oggetto di traffico.
7 Puoi riempire la sua pelle di ferri spinati? - In riferimento al suo spessore e impenetrabilità. Un metodo comune per prendere il pesce è con la lancia; ma qui è detto che il leviatano non poteva essere catturato in questo modo. Il metodo comune per prendere il coccodrillo ora è sparargli; vedi le note a Giobbe 41:1. Niente è più notevole nel coccodrillo della pelle spessa e impenetrabile di cui è ricoperto; e la descrizione qui concorderà meglio con questo animale che con qualsiasi altro.
Oppure la sua testa con lance di pesce - La parola qui resa “lancia di pesce” ( צלצל ts e lâtsal ) significa propriamente un “tintinnio, tintinnio”, come di metallo o di braccia, e quindi qualsiasi strumento tintinnante. Qui si riferisce evidentemente a qualche lancia di metallo, o arpione, e il nome fu dato allo strumento a causa del suo rumore metallico. La Settanta lo rende stranamente, riferendolo ai "Fenici", o mercanti menzionati nel versetto precedente: "Con tutta la loro flotta non potevano portare la prima pelle della sua coda, né la sua testa nelle loro barche da pesca".
8 Metti la tua mano su di lui - Il prof. Lee lo rende, molto impropriamente, come mi sembra, "Metti la tua mano sulla tua bocca rispettandolo", supponendo che significhi che dovrebbe essere intimorito fino al silenzio dal terrore dell'animale a cui si fa riferimento. Ma il significato del passaggio evidentemente è: "Cerca di afferrarlo imponendogli la mano, e presto desisterai dal terribile conflitto e non lo rinnoverai".
Ricorda la battaglia - Ricorda che ne deriverà un conflitto spaventoso. Forse c'è un'allusione a qualche fatto fresco nella mente di Giobbe, dove un tale tentativo era stato fatto per mettere al sicuro il leviatano, accompagnato con spaventoso disastro a coloro che avevano fatto il tentativo.
Non fare più - O meglio, "Non lo farai più". Cioè, sarebbe stato dissuaso dal rinnovare mai il tentativo, o il conflitto gli sarebbe stato fatale.
9 Ecco, la speranza di lui è vana - Cioè, la speranza di prenderlo è vana.
Non sarà forse uno abbattuto anche alla vista di lui? - Così formidabile è il suo aspetto, che il coraggio di chi vorrebbe attaccarlo è scoraggiato, e la sua risoluzione fallisce. Questo va d'accordo anche con il coccodrillo. Forse non c'è quasi nessun animale il cui aspetto potrebbe dissuadere qualcuno dall'attaccarlo.
10 Nessuno è così feroce da osare eccitarlo - Nessuno ha il coraggio di svegliarlo e provocarlo.
Chi dunque può stare davanti a me? - Il significato di questo è chiaro. È: “Se una delle mie creature è così formidabile che l'uomo non osa attaccarla, come può competere con il grande Creatore? Questo può forse essere concepito come un rimprovero di Giobbe. Aveva espresso il desiderio di portare la sua causa davanti a Dio e di sollecitare la discussione davanti a lui per rivendicare se stesso. Dio qui gli mostra quanto deve essere disperata una gara con l'Onnipotente.
L'uomo trema ed è disarmato del suo coraggio anche alla vista di una delle creature di Dio. Sopraffatto dalla paura, si ritira dal concorso contemplato, e fugge via. Come poteva allora presumere di contendere con Dio? Che speranze poteva avere in una gara con lui?
11 Chi me l'ha impedito? - Poiché questo versetto è qui reso, il suo significato e il motivo per cui è stato introdotto non sono molto evidenti. Sembra quasi, infatti, come se fosse un'interpolazione, o fosse stato introdotto da qualche altro luogo, e strappato dalla sua corretta connessione. Il Dr. Harris propone di rimuovere la principale difficoltà traducendola,
“Chi starà davanti a me, sì, presuntuoso?
Tutto ciò che è sotto l'intero cielo è mio.
Non posso essere confuso per le sue membra e la sua violenza,
Né alla sua potenza, né alla forza della sua struttura”.
Si può dubitare, tuttavia, che l'originale ammetta questa traduzione. Rosenmuller, Umbreit e Noyes, si uniscono nel supporre che il significato sia: "Chi mi ha fatto un favore, che io debba ripagarlo?" Ma forse si può arrivare alla vera idea del passaggio facendo riferimento al significato della parola resa “impedito” - קדם qâdam. Significa propriamente nel Piel, andare avanti; precedere; anticipare, Salmi 17:13; Salmi 119:148.
Allora significa precipitarsi all'improvviso; cogliere; andare incontro a qualcuno o per soccorso, Salmi 59:11 , o per uno scopo diverso. Isaia 37:33 , "nessuno scudo Isaia 37:33 contro di lei". יקדמנה yaqâdamenâh “i.
e.” contro la città. Quindi Giobbe 30:27 , "I giorni dell'afflizione me lo hanno impedito". Un significato simile si verifica nella forma Hiphil in Amos 9:10 , "Il male non ci raggiungerà né ci impedirà"; cioè, non si precipiterà su di noi come per anticipazione, o quando siamo alla sprovvista.
Se si suppone che un'idea di questo tipo sia trasmessa dalla parola qui, probabilmente esprimerà il vero senso. “Chi può prendermi all'improvviso, o quando sono alla sprovvista; per anticipare la mia vigilanza e la mia forza di resistenza in modo da costringermi a ricompensarlo, o così da dominarmi da obbligarmi a conferirgli i favori che richiede? Potrebbe esserci un'allusione al modo in cui vengono catturate le bestie feroci, quando il cacciatore fa uscire improvvisamente il suo gin, anticipa il potere dell'animale, si precipita inaspettatamente su di lui e lo costringe a cedere.
Dio dice che nessuno potrebbe così sorprenderlo e sopraffarlo. Così spiegato, il sentimento concorda con l'argomento che l'Onnipotente sta presentando. Sta mostrando il suo diritto di regnare e fare tutto il suo piacere. Si appella, a riprova di ciò, alle sue grandi e potenti opere, e soprattutto a quegli esemplari della creazione animale che “l'uomo” non poteva domare o superare. L'argomento è questo: "Se l'uomo non può sorprendere e sottomettere queste creature dell'Onnipotente e costringere "loro" a rendergli servizio, come può pretendere di costringere il Creatore stesso ad essergli tributario, o a concedergli i favori che chiede?"
Tutto ciò che è sotto tutto il cielo è mio - Cioè: “Tutto mi appartiene; tutti sono soggetti a me; tutti sono miei, da conferire a chi mi piace. Nessuno può reclamarli come suoi: nessuno può strapparmeli». Questa pretesa alla proprietà di tutte le cose create, è progettata "qui" per mostrare a Giobbe che su un Essere così supremo l'uomo non poteva esercitare alcun controllo. È suo dovere, quindi, sottomettersi a lui senza lamentarsi e ricevere con gratitudine ciò che sceglie di conferire.
12 Non nasconderò le sue parti - Questo è l'inizio di una descrizione dell'animale più particolare di quella che era stata data prima. Nella parte precedente del capitolo, le osservazioni sono generali, parlandone semplicemente come di un grande potere, e non da prendere con nessuno dei metodi ordinari. Segue una descrizione delle varie parti dell'animale, tutte tendenti a confermare questa impressione generale, ea riempire l'ascoltatore di una profonda convinzione del suo carattere formidabile.
Le parole tradotte "non nasconderò" significano "non tacerò"; cioè, ne parlerebbe. La descrizione che segue delle “parti” dell'animale si riferisce in particolare alla sua bocca, ai suoi denti, alle sue scaglie, alle sue palpebre, alle sue narici, al suo collo e al suo cuore.
Né la sua avvenente proporzione - Il coccodrillo non è un oggetto di bellezza, e l'animale qui descritto non è detto di bellezza, ma di grande potenza e ferocia. La frase usata qui ( ערכוּ חין chı̂yn ‛êrekô ) significa propriamente "la grazia della sua armatura", o la bellezza della sua armatura. Non si riferisce alla bellezza dell'animale in quanto tale, ma all'armatura o difesa che aveva.
Sebbene possa non esserci bellezza in un animale come quello qui descritto, tuttavia potrebbe esserci una "grazia" o un'idoneità nei suoi mezzi di difesa che non potrebbero non attirare l'ammirazione. Questa è l'idea nel passaggio. Così lo rendono Gesenius, Umbreit e Noyes.
13 Chi può discernere il volto della sua veste? - letteralmente, "Chi può rivelare il volto, cioè l'aspetto, della sua veste?" Questo “vestito” è senza dubbio la sua pelle. Il significato sembra essere: "La sua pelle dura e ruvida è la sua difesa, e nessuno può togliersela così tanto da avere accesso a lui". La parola resa “scoprire” ( גלה gâlâh ) significa “rendere nudo”; poi “rivelare”; e l'idea è che di quella copertura non si può spogliare, né privarsene per poterlo aggredire.
O chi può venire da lui con la sua doppia briglia? - Margine, "dentro" Gesenius rende questo, "Il raddoppiamento delle sue mascelle"; questo è. la sua doppia fila di denti. Umbreit, "La sua doppia punta". Noyes, "Chi si avvicinerà alle sue mascelle?" Quindi Rosenmuller. Schultens e il prof. Lee, tuttavia, suppongono che significhi che nessuno può avvicinarsi a lui e "raddoppiare il morso" su di lui, "cioè" gettargli il morso o il cappio sul naso, in modo da assicurarlo raddoppiandolo, o passandola intorno a lui.
Il primo mi sembra essere il vero significato. "Nel raddoppiare delle sue mascelle, chi può entrare?" Cioè, chi oserà avvicinarsi a una doppia fila di denti così formidabili?" La parola resa “briglia” ( רסן resen ) significa propriamente un cordolo o una cavezza, che va sopra il naso di un cavallo, e quindi, un morso o briglia. Ma può essere usato per indicare l'interno della bocca, le mascelle, dove è posto il morso, e quindi la frase denota la doppia fila di denti dell'animale. Si mantiene così la descrizione delle “parti di difesa” dell'animale.
14 Chi può aprire le porte del suo volto? - La sua bocca. Lo stesso termine è sti 1 usato per denotare la bocca - dalla sua somiglianza con una porta. L'idea è che nessuno oserebbe forzare ad aprire la bocca. Questo concorda meglio con il coccodrillo che con quasi tutti gli altri animali. Non si applicherebbe alla balena. Il coccodrillo è armato di una dentatura più formidabile di quasi ogni altro animale; si veda la descrizione nelle note a Giobbe 41:1.
Bochart dice che ha sessanta denti, e quelli molto più grandi che in proporzione alle dimensioni del corpo. Alcuni di loro, dice, si distinguono; alcuni sono seghettati, o come una sega, che si incastrano l'uno nell'altro quando la bocca è chiusa; e alcuni si riuniscono a mo' di pettine, sì che la presa dell'animale è molto tenace e paurosa; vedere una descrizione completa in Bochart.
15 Le sue squame sono il suo orgoglio: Margin, "forti pezzi di scudi". La traduzione letterale di questo sarebbe "Orgoglio, il forte degli scudi"; cioè i forti scudi. Non c'è dubbio che si faccia riferimento alle scaglie dell'animale, come avente una somiglianza con forti scudi posti uno vicino all'altro. Ma c'è una notevole varietà di opinioni sul suo significato. Umbreit e il prof.
Lee prende la parola qui resa "orgoglio" ( גאוה gê'voh ) per essere la stessa di ( גוה gêvâh ), "schiena", e quindi il significato sarebbe che la sua schiena era armata come con uno scudo - riferendosi, come il Prof. Lee suppone, alla pinna dorsale della balena. Ma questa supposizione non è necessaria, e non si può negare che sia alquanto forzata.
Il “collegamento” richiede che lo si capisca, non della pinna dorsale, ma delle squame; per una descrizione segue immediatamente in continuazione di questa, che non si applicherà in alcun modo alla fin. Il significato ovvio e corretto è che l'orgoglio o la gloria dell'animale - ciò da cui dipendeva la sua sicurezza, e che era la cosa più notevole in lui - erano le sue "scaglie", che erano disposte insieme come scudi solidi e compatti, così che nulla potesse penetrarli.
Questa descrizione si accorda meglio con il coccodrillo che con qualsiasi altro animale. È ricoperto di scaglie, “così dure da resistere a una palla di moschetto”. “Ed. Enza." La descrizione non può essere applicata a una balena, che non ha squame; e di conseguenza il prof. Lee suppone che il riferimento in questo verso e nei due seguenti non sia alle "squame", ma ai "denti" e all'"impianto della pinna dorsale!"
Zitti insieme - Fatti vicini o compatti.
Come con un sigillo stretto - Come se fossero stati sigillati con cera, in modo che non potesse entrare aria tra di loro.
17 Sono uniti l'uno all'altro - letteralmente, "Un uomo con suo fratello"; cioè, ognuno è connesso con un altro. Non c'è un legame naturale di una bilancia con un'altra, ma sono così vicine e compatte che sembrano così fissate l'una sull'altra; vedi Bochart su questo verso. È questo che rende il coccodrillo così difficile da uccidere. Una palla di moschetto penetrerà nella pelle sotto il ventre, che è lì meno protetto; e di conseguenza gli sforzi di coloro che tentano di metterli al sicuro sono diretti a quella parte del corpo. Anche una palla nell'occhio o nella gola lo distruggerà, ma il corpo è impermeabile a una lancia oa un proiettile.
18 Con i suoi bisogni risplende una luce - La parola resa "bisogni" significa starnutire propriamente, e il senso letterale qui sarebbe: "I suoi starnuti, la luce risplende". Coverdale lo rende: "Il suo nesingo è come una fiamma scintillante". Bochart dice che il significato è "che quando il coccodrillo starnutisce, il respiro viene spinto attraverso le narici con una tale forza che sembra scintillare o emettere fuoco.
"Probabilmente il significato è che quando l'animale emette un suono improvviso, come uno starnuto, il fuoco sembra lampeggiare dall'occhio. C'è un movimento rapido e rapido degli occhi, che nei raggi del sole sembrano lampeggiare di fuoco. Lo starnuto del coccodrillo è menzionato da Aristotele. Prof. Lee. Gli animali anfibi, quanto più a lungo trattengono il respiro sott'acqua, tanto più respirano violentemente quando emergono, ed il respiro viene espulso improvvisamente e con violenza.
Schulten. Questa è l'azione qui riferita: il forte sforzo dell'animale per riprendere fiato quando risale in superficie, e quando nello sforzo gli occhi sembrano scintillare, o emettere luce.
E i suoi occhi sono come le palpebre del mattino - Le "palpebre del mattino" è una bellissima frase poetica abbastanza comune nella poesia ebraica. Gli occhi del coccodrillo sono piccoli, ma sono notevoli. Quando alza la testa fuori dall'acqua, i suoi occhi sbarrati sono le prime cose che colpiscono chi guarda, e possono allora essere paragonati con grande bellezza alla luce del mattino. C'è una coincidenza notevole qui, nel fatto che quando gli egiziani rappresentavano il mattino con un geroglifico, dipingevano l'occhio di un coccodrillo.
La ragione assegnata per questo era che prima che tutto il corpo dell'animale apparisse, gli occhi sembravano sorgere dal profondo; vedi Bochart sul passaggio, "Hierez." e anche Herapollo, "Geroglifico". io 65.
19 Dalla sua bocca escono lampade accese - La parola "lampade" qui è probabilmente usata per indicare torce o tizzoni ardenti. L'animale è qui descritto come all'inseguimento della sua preda a terra; e la descrizione è estremamente grafica e potente. La sua bocca è quindi aperta; le sue mascelle sono distese; il suo respiro viene espulso con grande violenza; il suo sangue è infiammato e l'animale sembra vomitare fiamme. La descrizione è ovviamente da considerarsi figurativa. È come si potrebbe dare a chi vedesse un animale feroce che si accalca all'inseguimento della sua preda.
E scintille di fuoco saltano fuori - C'è un'apparenza come scintille di fuoco. L'animale, con la gola aperta molto infiammata, sembra esalare fiamme. La figura è comune applicata a un cavallo da guerra. Così, Ovidio:
“Dalle loro greggi si ritirano i generosi destrieri,
Far cadere schiuma d'ambrosia e sbuffare fuoco.
Dr. Good
La stessa cosa è osservata da Achille Tazio, dell'ippopotamo, "Con le narici aperte, e respirando fumo come fuoco ( πυρώδη καπνόν purōdē kapnon ) come da una fontana di fuoco". E in Eustazio è detto: “Hanno una narice aperta , esalano fumo come fuoco da una fornace” - πυρώδη καπνόν, ὠς ἐκ καμίνου πνέοντα purōdē kapnon, hōs ek kaminou pneonta. Vedi Bochart.
20 Dalle sue narici esce fumo - Vedi le citazioni su Giobbe 41:19. Questo aspetto del coccodrillo, o alligatore, è stato spesso notato. Bertram, nei suoi "Viaggi in North and South Carolina", p. 116, racconta: “Mentre cercavo un luogo di riposo, ho incontrato un alligatore che nel vicino lago si è precipitato tra le canne che crescevano sulle sue sponde.
Gonfiò il suo enorme corpo e fece oscillare la coda in aria. Un fumo denso usciva dalle sue narici spalancate, con un suono che faceva tremare la terra”. Rosenmuller, “Alte u. neue Morgenland”, n. 778.
Come da una pentola ribollente - Una pentola che bolle. Letteralmente, "un vaso soffiato"; cioè una pentola sotto la quale viene soffiato o acceso il fuoco.
O calderone - Qualsiasi bollitore. La stessa parola è usata per indicare una canna o giunco, o una corda fatta di canne, Isaia 9:14; Giobbe 41:1.
21 Il suo respiro accende i carboni - Sembra essere una fiamma, e darsi fuoco tutt'intorno. Quindi Esiodo, "Teog". io. 319, descrivendo la creazione della Chimera, ne parla come
ουσαν ἀμαισάκετον πῦρ
pneusan amaimaketon pur.
“Soffia fuoco inestinguibile”, così Virgilio, “Georg”. ii. 140:
Haec loca non tauri spirantes naribus ignem Invertere.
"Tori che sputano fuoco che questi solchi non hanno mai conosciuto."
Warton
Una frase simile si trova in una sublime descrizione dell'ira dell'Onnipotente, in Salmi 18:8 :
Gli usciva dalle narici un fumo,
e fuoco dalla sua bocca divorò:
Ne furono accesi i carboni.
22 Nel suo collo rimane la forza - Cioè, la forza è "residente permanentemente" lì. Non si presume per il momento, ma il suo collo è costruito in modo da essere la dimora della forza. La parola qui resa “ remaineth ” ( ילין yālı̂yn ), significa propriamente passare la notte; poi dimorare o dimorare; e qui c'è un contrasto progettato con ciò che si dice di "dolore" in questo verso.
Questa descrizione della forza che risiede nel collo, concorda bene con il coccodrillo; vedi la figura dell'animale a p. 255. Non è facile, tuttavia, vedere come ciò sia applicabile alla balena, come suppone il prof. Lee. La balena è dotata, infatti, di una grande forza, come ha dimostrato il prof. Lee, ma tale forza si manifesta principalmente con il colpo di coda.
E il dolore si trasforma in gioia davanti a lui - Margin, "si rallegra". Il significato proprio della parola usata qui ( תדוץ tādûts ) è "danzare, saltare, saltare;" e il senso è che "il terrore danza davanti a lui". Non si riferisce al movimento dell'animale, come se fosse svelto e rapido. ma è un'espressione poetica, come se il terrore suonasse o si scatenasse dovunque venisse.
La forza "risiedeva" nel suo collo, ma il suo approccio gli faceva suonare il terrore e l'allarme ovunque andasse; cioè, produceva terrore e terrore. Nel suo collo c'è una forza calma e permanente; davanti a lui tutto trema e si agita. La bellezza del brano sta in questo contrasto tra la forza e la fermezza che riposano serenamente nel collo dell'animale, e la costernazione che produce ovunque, facendo tremare tutti mentre si avvicina. Bochart lo ha ben illustrato dagli scrittori classici.
23 I fiocchi della sua carne sono uniti insieme - Margine, "cadute". La parola ebraica usata qui significa qualsiasi cosa "cadente" o "pendente", e il riferimento qui è, probabilmente, alle parti pendule della carne dell'animale; le parti flaccide; le gocce di rugiada. Negli animali comunemente queste parti del collo e del ventre sono morbide, pendenti e contribuiscono poco alla loro forza. Il significato qui è che nel leviatano, invece di essere così flaccidi e penduli, erano compatti e sodi.
Questo è sorprendentemente vero per il coccodrillo. Il ventre è, infatti, più morbido e penetrabile delle altre parti del corpo, ma non c'è niente come le morbide e pendenti grembiuli di rugiada della maggior parte degli animali.
24 Il suo cuore è solido come una pietra - Duro; come solido. Bochart osserva che la parola "cuore" qui non deve essere considerata come denotante il "coraggio" dell'animale, come a volte fa, ma letteralmente il cuore. L'affermazione ricorre nella descrizione delle varie parti dell'animale, e l'obiettivo è mostrare che c'era una particolare fermezza o solidità in ognuno dei suoi membri. C'è una particolare fermezza o forza necessaria nei "cuori" di tutti gli animali, per consentire loro di spingere il sangue attraverso le arterie del corpo; e in un animale delle dimensioni del coccodrillo, è facile vedere che il cuore deve essere reso capace di esercitare una forza enorme.
Ma non c'è ragione di supporre che l'affermazione qui sia fatta sulla supposizione che ci sia bisogno di una forza straordinaria nel cuore per spingere il sangue. La dottrina della circolazione del sangue non era allora nota all'umanità, e si deve presumere che l'argomento qui sarebbe basato su ciò che "era" noto, o ciò che potrebbe essere facilmente osservato. La presunzione è, quindi, che quanto qui affermato si basi su quanto si era “visto” della notevole compattezza e fermezza del cuore dell'animale qui citato. Probabilmente non c'era nulla di così unico nel cuore del coccodrillo che questa descrizione potesse essere applicabile solo a quell'animale, ma è senza dubbio tale da applicarsi al cuore di qualsiasi animale di dimensioni e forza straordinarie.
Sì, duro come un pezzo di macina del basso - I mulini comunemente usati nei tempi antichi erano a mano; vedi una loro descrizione nelle note a Matteo 24:41. Perché la pietra inferiore fosse la più dura non è del tutto evidente. Forse per questo si sarebbe potuto scegliere una pietra più solida, perché si supponeva che ci fosse più usura sulla pietra inferiore rispetto a quella superiore, o perché il suo peso avrebbe reso la macchina più solida e stabile.
25 Quando si rialza - Quando si desta per un attacco o per legittima difesa.
I potenti hanno paura - La Vulgata rende questo "anqels". Il significato è che produce allarme su coloro che non sono abituati alla paura.
A causa delle rotture si purificano - Questo, sebbene sia una traduzione letterale, non dà un'idea molto chiara, e questa traduzione non è necessaria. La parola resa “rottura” ( שׁבר sheber ) significa propriamente “una rottura, una breccia, una foratura”; “un crollo, una distruzione”; e poi può significare “un crollo della mente, cioè terrore.
Questo è evidentemente il significato qui. “A causa della prostrazione del loro coraggio, o dell'annientamento della mente per l'allarme.” La parola resa “purificarsi” ( חטא châṭâ' ) significa nel Qal, “mancare”, come segno; "peccare; errare." Nella forma di Hithpael, che ricorre qui, significa perdere la propria strada; “perdersi”; e può riferirsi allo stupore e al terrore da cui si è portati a perdere la propria strada in una fuga precipitosa. "Gesenius". Il significato allora è: "Si perdono per il terrore". Non sanno dove rivolgersi; fuggono allarmati; vedi Rosenmuller in loc.
26 La spada di colui che gli sta addosso - La parola "spada" qui ( חרב chereb ) significa indubbiamente "arpione", o uno strumento affilato con cui si tenta di perforare la pelle del mostro.
Non può reggere - Cioè, nella pelle dura. Non lo penetra.
La lancia, il dardo - Questi erano senza dubbio usati spesso nel tentativo di prendere l'animale. Il significato è che "loro" non terrebbero o si attaccherebbero all'animale. Sono volati via quando gli sono stati scagliati addosso.
Né l'habergeon - Margine, "pettorale". No, "giavellotto". Prof. Lee, "lancia". Vulgata, “ torace, corazza”. Così la Settanta, θώρακα thōraka. La parola usata qui ( שׁריה shiryâh ), la stessa di שׁריון shiryôn 1 Samuele 17:5 , 1 Samuele 17:38; Ne 4:16 ; 2 Cronache 26:14 , significa propriamente una " cotta di maglia " , ed è così chiamato dal suo splendore - da שׁרה shârâh, "splendere". Non è usato nel senso di lancia o giavellotto altrove, anche se forse potrebbe avere quel significato qui - denotando un'arma "brillante" o "brillante". Questo concorda meglio con la connessione.
27 Considera il ferro come paglia - Considera gli strumenti di ferro e ottone come se fossero paglia o legno marcio. Cioè, non fanno impressione su di lui. Questo andrà d'accordo meglio con il coccodrillo rispetto a qualsiasi altro animale. La sua pelle è così dura, che una palla di moschetto non la penetrerà; vedere numerose citazioni che provano la durezza della pelle del coccodrillo, in Bochart.
28 La freccia - Ebraico "il figlio dell'arco". Quindi Lamentazioni 3:13 , nm. Questo uso della parola figlio è comune nelle Scritture e in tutta la poesia orientale.
Pietre da fionda - La fionda fu presto usata in guerra e nella caccia, e per abilità e pratica poteva essere così impiegata da essere un'arma formidabile; vedi Giudici 20:16; 1Sa 17:40, 1 Samuele 17:49.
Come una delle armi di attacco contro un nemico è menzionata qui, sebbene non ci siano prove che la fionda sia mai stata effettivamente usata nel tentativo di distruggere il coccodrillo. Il significato è che tutte le armi comuni usate dagli uomini per attaccare un nemico non hanno avuto effetto su di lui.
Con lui vengono trasformati in stoppia - Non producono più effetto su di lui di quanto ne farebbe gettargli addosso la stoppia.
29 Le freccette sono contate come stoppie - La parola tradotta "freccette" ( תותח tôthâch ) non si trova in nessun'altra parte delle Scritture. Viene da יתח , radice obsoleta, "battere con una mazza". La parola qui probabilmente significa club. I dardi e le lance sono menzionati prima, e l'obiettivo sembra essere quello di enumerare tutti i soliti strumenti di attacco. Il singolare è usato qui con un verbo plurale in senso collettivo.
30 Le pietre taglienti sono sotto di lui - Margine, come in ebraico, "pezzi di coccio". La parola ebraica ( חדוד chaddûd ), significa “affilato, appuntito”; e la frase usata qui significa "le punte acuminate di un coccio", o pezzi di terracotta rotti. Il riferimento è, senza dubbio, alle squame dell'animale, che erano ruvide e appuntite, come i cocci rotti di terracotta.
Questa descrizione non andrebbe d'accordo con la balena, e in effetti non si accorda con nessun altro animale così bene come con il coccodrillo. Il significato è che le parti inferiori del suo corpo, con cui riposa sul fango, sono costituite da cose taglienti e appuntite, come ceramiche rotte.
Stende cose aguzze e appuntite sul fango - Cioè, quando si riposa o si distende sul fango o sulla melma della riva del fiume. La parola usata qui e resa "cose appuntite" ( חרוץ chârûts ) significa propriamente qualcosa "tagliata dentro"; poi qualcosa di affilato o appuntito; ed è usato per indicare "una trebbiatrice"; vedi questo strumento descritto in Isaia 28:27 , nota; Isaia 41:15 , nota.
Non è certo, tuttavia, che vi sia qui allusione a quello strumento. È piuttosto a tutto ciò che è ruvido o appuntito e si riferisce alla parte inferiore dell'animale come avente questo carattere. La Vulgata lo rende: "Sotto di lui sono i raggi del sole, ed egli riposa sull'oro come sull'argilla". Il Dr. Harris, il Dr. Good e il Prof. Lee, supponiamo che si riferisca a ciò su cui giace l'animale, nel senso che giace su schegge di roccia e pietra rotta con la stessa prontezza e facilità come se fosse argilla.
Ma quanto sopra mi sembra essere la vera interpretazione. È quello di Gesenius, Rosenmuller e Umbreit. Grozio lo interpreta nel senso che le armi lanciate contro di lui giacciono intorno a lui come pezzi di ceramica rotti.
31 Fa bollire l'abisso come una pentola - Nel suo rapido movimento attraverso di esso. La parola "profondo" ( מצולה m e tsôlâh ) può riferirsi a qualsiasi luogo profondo - sia del mare, che di un fiume o di fango, Salmi 69:2. Si applica alle profondità del mare, Giona 2:3; Michea 7:19; ma non c'è nulla nella parola che impedisca la sua applicazione a un grande fiume come il Nilo - la solita dimora del coccodrillo.
Egli rende il mare - La parola “mare” ( ים Yam ) è spesso applicato ad un grande fiume, come il Nilo o dell'Eufrate; vedere le note in Isaia 19:5.
Come un vasetto di unguento - Quando viene mescolato o mescolato insieme. Bochart suppone che ci sia qui un'allusione all'odore di muschio, che si dice abbia il coccodrillo, e per il quale le acque attraverso le quali passa sembrano profumate. Ma l'allusione sembra piuttosto essere solo al fatto che l'abisso è agitato da lui quando lo attraversa, come se fosse agitato dal fondo come un vaso di unguento.
32 Fa risplendere dietro di lui un sentiero - Questo si riferisce senza dubbio alla schiuma bianca delle acque attraverso le quali passa. Se si parlasse di qualche mostro che comunemente risiede nell'oceano, non sarebbe innaturale supporre che si riferisca alla luce fosforica quale si osserva quando le acque sono agitate, o quando un vascello le attraversa rapidamente. Se invece si fa riferimento al coccodrillo, l'allusione va intesa all'aspetto canuto del Nilo o del lago dove si trova.
Si potrebbe pensare che il profondo sia canuto - Omero parla spesso del mare come πολιὴν θάλασσαν poliēn thalassan - "il mare canuto ". Così Apollonio, parlando degli Argonauti, Lib. io. 545:
- μακραὶ δ ̓ αἰὲν ἐλευκαίνοντο οι -
- makrai d' aien eleukainonto keleuthoi -
“I lunghi sentieri erano sempre bianchi”
Così Catullo, in Epith. Pelei:
Totaque remigio spumis incanuit unda.
E Ovidio, Epis. Eno:
- remis eruta canet acqua.
Il rapido movimento di un animale acquatico attraverso l'acqua produrrà l'effetto qui indicato.
33 Sulla terra non c'è il suo simile - ebraico, "Sulla polvere". Il significato è che nessun altro animale può essere paragonato a lui; o la terra non produce un mostro come questo. Per taglia, forza, ferocia, coraggio e formidabile, nessun animale ascolterà un paragone con lui. Questo può essere vero solo per una creatura così feroce come il coccodrillo.
Chi è fatto senza paura - Margine, "Oppure, comportati con paura". Il significato è che è creato per non avere paura; non ha paura degli altri Sotto questo aspetto è diverso dagli altri animali. La Settanta lo rende: "È fatto per essere sfoggiato dai miei angeli".
34 Egli contempla tutte le cose elevate - Cioè, disprezza ogni cosa come inferiore a lui.
È un re su tutti i figli dell'orgoglio - Riferendosi, dai "figli dell'orgoglio", agli animali che sono audaci, orgogliosi, coraggiosi - come il leone, la pantera, ecc. Il leone è spesso chiamato "il re della foresta” o “re degli animali”, e in un senso simile si parla qui del leviatano come a capo della creazione animale. Non ha paura di nessuno di loro; non è sottomesso da nessuno di loro; non è preda di nessuno di loro.
L'intero argomento, quindi, si chiude con questa affermazione, che egli è a capo della creazione animale; ed era con questa magnifica descrizione della potenza delle creature che Dio aveva fatto, che si intendeva imprimere nella mente di Giobbe il senso della maestà e della potenza del Creatore. Ha avuto l'effetto. Era intimorito dalla convinzione della grandezza di Dio, e vide quanto fosse stato sbagliato per lui presumere di mettere in discussione la giustizia, o di giudicare le azioni di un tale Essere.
Dio, infatti, non entrò nell'esame dei vari punti che erano stati oggetto di controversia; non spiegò la natura della sua amministrazione morale per sollevare la mente dalla perplessità; ma evidentemente intendeva dare l'impressione di essere vasto e incomprensibile nel suo governo, infinito in potenza, e aveva il diritto di disporre della sua creazione a suo piacimento. Nessuno può dubitare che Dio abbia potuto con infinita facilità spiegare la natura della sua amministrazione in modo da liberare la mente dalle perplessità, e da aver risolto le difficoltà che incombevano sui vari argomenti che erano entrati in discussione tra Giobbe e i suoi amici .
Il "perché" non l'ha fatto, non è detto da nessuna parte e può essere solo oggetto di congetture. È possibile, tuttavia, che i seguenti suggerimenti possano fare qualcosa per mostrare i motivi per cui ciò non è stato fatto:
(1) Dobbiamo ricordare il primo periodo del mondo in cui avvennero queste transazioni e quando fu composto questo libro. Era nell'infanzia della società, e quando poca luce aveva brillato nella mente umana riguardo alle questioni della morale e della religione.
(2) In quello stato di cose, non è probabile che né Giobbe né i suoi amici sarebbero stati in grado di comprendere i principi secondo i quali i malvagi possono prosperare e i giusti sono tanto afflitti, se fossero stati dichiarati . Per comprendere l'argomento che allora agitava le loro menti, era necessaria una conoscenza molto più elevata di quella che possedevano allora sul mondo futuro. Non si sarebbe potuto fare senza un riferimento molto deciso allo stato futuro, dove tutte queste disuguaglianze devono essere rimosse.
(3) Il piano generale di Dio è stato quello di comunicare la conoscenza per gradi; impartirlo quando le persone hanno avuto piena dimostrazione della propria imbecillità, e quando sentono il bisogno dell'insegnamento divino; e riservare le grandi verità della religione per un periodo avanzato del mondo. In conformità con questa disposizione, Dio si è compiaciuto di tenere riservate, di età in età, alcune verità grandi e importanti, e tali che erano particolarmente adatte a illuminare gli argomenti di discussione tra Giobbe ei suoi amici.
Sono le verità relative alla risurrezione della carne; le retribuzioni del giorno del giudizio; le glorie del cielo e le pene dell'inferno, dove tutte le disuguaglianze dello stato presente possono ricevere il loro ultimo ed uguale aggiustamento. Queste grandi verità erano riservate al trionfo e alla gloria del Cristianesimo; e averli enunciati al tempo di Giobbe, sarebbe stato come anticipare le rivelazioni più importanti di quel sistema.
Le verità di cui ora siamo in possesso avrebbero alleviato gran parte delle perplessità allora provate e avrebbero risolto la maggior parte di quelle domande; ma il mondo non era allora nello stato appropriato per la loro rivelazione.
(4) Era una lezione molto importante da insegnare alla gente, inchinarsi con sottomissione a un Dio sovrano, senza conoscere il motivo delle sue azioni. Nessuna lezione, forse, potrebbe essere appresa di più alto valore di questa. A una mente orgogliosa, sicura di sé, filosofica, incline a fare affidamento sulle proprie risorse e fidarsi delle proprie deduzioni, era della massima importanza inculcare il dovere di sottomissione alla "volontà" e alla "sovranità".
Questa è una lezione che spesso dobbiamo imparare nella vita, e che quasi tutte le difficili dispensazioni della Provvidenza sono atte a insegnarci. Non è perché Dio non ha motivo di ciò che fa; non è perché intende che non sapremo mai il motivo; ma è perché è nostro “dovere” inchinarci con sottomissione alla sua volontà, e acconsentire al suo diritto di regnare, anche quando non possiamo vedere la ragione delle sue azioni. Se potessimo "ragionare" e poi sottometterci "perché" abbiamo visto la ragione, la nostra sottomissione non sarebbe al piacere del nostro Creatore, ma alle deduzioni delle nostre menti.
Quindi, da sempre, tratta l'uomo in modo tale, nascondendo la ragione delle sue azioni, da portarlo alla sottomissione alla sua autorità e ad umiliare ogni orgoglio umano. A questo termine sono condotti tutti i ragionamenti dell'Onnipotente in questo libro; e dopo l'esibizione della sua potenza nella tempesta, dopo la sua sublime descrizione delle proprie opere, dopo il suo appello alle numerose cose che di fatto sono incomprensibili per l'uomo, sentiamo che Dio è grande, che è presuntuoso nell'uomo sedere nel giudizio sulle sue opere - e che la mente, qualunque cosa faccia, dovrebbe inchinarsi davanti a lui con profonda venerazione e silenzio.
Queste sono le grandi lezioni che siamo chiamati ogni giorno ad apprendere nelle attuali dispense della sua provvidenza; e gli “argomenti” di queste lezioni non furono mai enunciati altrove con tanta potenza e sublimità come nei capitoli conclusivi del libro di Giobbe. Abbiamo la luce della religione cristiana; possiamo guardare nell'eternità e vedere come le disuguaglianze dell'attuale ordine delle cose possono essere regolate lì; e abbiamo fonti di consolazione di cui né Giobbe né i suoi amici godevano; ma ancora, con tutta questa luce, sono numerosi i casi in cui ci viene richiesto di inchinarci, non perché vediamo la ragione delle azioni divine, ma perché tale è la volontà di Dio. Per noi, in tali circostanze, questo argomento dell'Onnipotente è adatto a insegnare le lezioni più salutari.
Esposizione della Bibbia di John Gill:
Giobbe 41
1 INTRODUZIONE AL LAVORO 41
Qui viene data un'ampia descrizione del leviatano, dalla difficoltà e dal pericolo di prenderlo, da cui si deduce che nessuno può stare davanti a Dio, Giobbe 41:1-10 ; dalle diverse parti di lui, il viso, i denti, le squame, gli occhi, la bocca e il collo, la carne e il cuore, Giobbe 41:11-24 ; e da varie cose meravigliose e terribili dette di lui, e attribuite a lui, Giobbe 41:25-34
Versetto 1. Puoi tu tirare fuori il leviatano con un amo?
Cioè, tirarlo fuori dal mare o dal fiume come i pescatori tirano fuori i pesci più piccoli con una lenza o un amo? La domanda suggerisce che non si può fare; se per "leviatano" si intende la balena, che era l'idea più generalmente accettata; o il coccodrillo, come Bochart, che è stato seguito da molti; o l'orca, "un grosso pesce della specie balena con molti denti, come Hasaeus, non è facile dire "Leviatano" è una parola composta della prima sillaba di "thanni", resa o una balena, o un drago, o un serpente, e di "levi", che significa congiunzione, dalla stretta unione delle sue squame, Giobbe 41:15-17 ; il patriarca Levi ha avuto il suo nome dalla stessa parola; vedi Genesi 29:34 ; e il nome è più bello per il coccodrillo, e che è chiamato "thannin", Ezechiele 29:3,4; 32:2. Se il coccodrillo potesse essere definito come il "leviatano" e il colosso come il cavallo del fiume, il passaggio dall'uno all'altro sembrerebbe molto facile; poiché, come dice Plinio, c'è una specie di parentela tra loro, essendo dello stesso fiume, il fiume Nilo, e quindi si può pensare che Giobbe sia più noto della balena, sebbene non si debba nascondere ciò che Plinio dice, che le balene sono state viste nei mari arabi, egli parla di una che è entrata nel fiume d'Arabia, seicento piedi di lunghezza e trecentosessanta di larghezza. Ci sono alcune cose nella descrizione di questa creatura che sembrano concordare meglio con il coccodrillo, e altre che si adattano meglio con la balena, e alcune con nessuno dei due;
o la sua lingua con una corda che tu hai calato? nel fiume o nel mare, come fanno i pescatori, con piombo per farlo affondare sotto la superficie dell'acqua, e una penna d'oca o un tappo di sughero perché non affondi troppo in profondità; ma questa creatura non deve essere presa in questo modo; e che si può obiettare al coccodrillo, dal momento che non ha lingua, o almeno così piccola da non essere vista, e si frange vicino alla sua mascella inferiore, che non si muove mai; ed è presa con uncini e corde, come testimoniano Erodoto, Diodoro Siculo e Leone Africano; ma non così la balena
Vedi la definizione per 03882. Editore.)
2 Versetto 2. Puoi mettergli un uncino nel naso?
O un giunco, cioè una corda fatta di giunchi; poiché di tali corde sono state fatte, come afferma Plinio ;
O gli ha trafitto la mascella con una spina? come gli uomini fanno con le aringhe, o simili a piccoli pesci, per comodità di trasportarle o appenderle ad asciugare; la balena non deve essere usata in questo modo: ma i Tentyriti, un popolo in Egitto, grandi nemici dei coccodrilli, avevano metodi per prendere le spine nelle reti, e per legarle e imbrigliarle, e portarle a loro piacimento
3 Versetto 3. Ti farà egli molte suppliche?
Smettere di inseguirlo, o lasciarlo andare quando viene preso, o usarlo bene e non togliergli la vita; no, è troppo vivace e coraggioso per chiedere un favore, è inferiore a lui;
Ti dirà forse [parole] dolcemente? Quelli lisci e lusinghieri, per gli scopi di cui sopra? Non lo farà Questo è un modo figurato di parlare
4 Versetto 4. Farà egli un patto con te?
Vivere in amicizia o servitù, come segue;
Lo prenderai tu come servo per sempre? obbligalo a servirti per tutta la vita, o riducilo alla schiavitù perpetua; che significa che non deve essere domato o assoggettato; il che è vero per la balena, ma non per il coccodrillo; poiché diversi autori parlano di loro come di una sorta di tregua con i sacerdoti d'Egitto per un certo tempo, e di essere domati in modo da essere maneggiati, nutriti e allevati in casa
5 Versetto 5. Vuoi giocare con lui come con un uccello?
In mano o in gabbia: il leviatano gioca nel mare, ma non si gioca con lui per terra, Salmi 104:26 ;
O lo legherai tu per le tue ancelle? o le ragazze, come le rende il signor Broughton; legarlo a una corda, come gli uccelli sono per i bambini con cui giocare? Ora, sebbene i coccodrilli siano molto perniciosi per i bambini, e spesso ne facciano preda quando si avvicinano troppo alle rive del Nilo, o ogni volta che hanno l'opportunità di afferrarli, tuttavia c'è un esempio del figlio di una donna egiziana che è stata allevata con uno, e che era solita giocarci, sebbene, una volta cresciuto, ne fosse ucciso; ma non si può citare un esempio simile della balena di qualsiasi tipo
6 Versetto 6. I tuoi compagni faranno un banchetto di lui?
I pescatori che si uniscono per pescare faranno un banchetto di gioia nel prendere il leviatano? Il che suggerisce che non deve essere preso da loro, e quindi non hanno occasione o occasione di un banchetto, o si nutriranno di lui? La carne di coccodrillo è mangiata da alcuni, e si dice che sia molto saporita, ma non la carne della balena;
Lo divideranno fra i mercanti? questo sembra favorire il coccodrillo, che non fa parte della merce, e essere contro la balena, che, almeno nella nostra epoca, dà luogo a un commercio considerevole per amore dell'osso e dell'olio: ma forse, in quei tempi e in quei paesi in cui Giobbe visse, il loro uso potrebbe non essere conosciuto
7 Versetto 7. Puoi riempire la sua pelle di ferri spinati? o la sua testa di lance da pesce?] Questo non sembra così buono per accordarsi con la balena; la cui pelle, e le diverse parti del suo corpo, devono essere trafitte con arpioni e lance, come usano i pescatori per catturare le balene; e la loro carne deve essere tagliata a pezzi con i loro coltelli: ma meglio con il coccodrillo, la cui pelle è così dura e così strettamente incastonata di squame, che è impenetrabile; vedi Gill su " Ezechiele 29:4". O se le parole sono tradotte, come da alcuni, "riempirai le navi con la sua pelle? e la barca dei pescatori con la sua testa"? fa anche contro la balena, perché ciò avviene continuamente, navi di diverse nazioni vengono caricate ogni anno con la sua pelle, carne e ossa della sua testa
8 Versetto 8. Imponi la tua mano su di lui,
Se puoi o osi farlo. È pericoloso farlo, sia per la balena che per il coccodrillo;
ricordare la battaglia; o "cercare la guerra", come la rende il signor Broughton; Aspettati che ne segua una lotta, nella quale tu non avrai parte con questa creatura.
non fare di più; se puoi in qualche modo fuggire, bada di non fare mai più una cosa simile; o non lo farai mai più, morirai certamente per questo
9 Versetto 9. Ecco, la sua speranza è vana,
Di avere il dominio su di lui, o di prenderlo; eppure sia i coccodrilli che le balene sono stati presi; né c'è da disperare della loro cattura; ma sembra che l'orca, o la balena dai molti denti, non sia mai stata presa e uccisa;
Non sarà forse uno di essi abbattuti alla sua vista? La vista di una balena è terribile per i marinai, per timore che le loro navi vengano rovesciate da essa; e alcuni sono stati così spaventati alla vista di un coccodrillo da perdere i sensi: e leggiamo di uno che era molto terrorizzato nel vedere l'ombra di uno; e si suppone che la creatura prima menzionata sia molto più terribile
10 Versetto 10. Nessuno è così feroce da osare eccitarlo,
Questo sembra essere più d'accordo con il coccodrillo, che spesso si sdraia e dorme per terra, e nell'acqua di notte; vedi Ezechiele 29:3 ; quando è molto pericoloso svegliarlo; e pochi, se nessuno ha così audacia, ha abbastanza coraggio per farlo: sebbene siano state viste balene sdraiate vicino alla riva addormentate, e sembravano rocce, anche quaranta di esse insieme;
Chi dunque può stare davanti a me? Questa è la deduzione che il Signore ne trae, o l'uso che ne fa; che se questa creatura è così formidabile e terribile, che è pericoloso eccitarla e provocarla, e non c'è posizione davanti a lui o contro di lui; allora come si può stare davanti al Signore, che ha creato questa creatura, ogni volta che è adirato ? vedi Salmi 76:7
11 Versetto 11. Chi me l'ha impedito, perché uno lo rendesse in cambio?
Prima mi diede qualcosa che non era mio, e così mi costrinse ad obbligarmi verso di lui a restituirlo. L'apostolo sembra avere rispetto per questo passaggio, Romani 11:35 ;
[tutto ciò che è] sotto tutto il cielo è mio; gli uccelli del cielo, il bestiame su mille colline, la pienezza della terra; oro, argento: pietre preziose, ecc. Tutte le cose sono fatte per mezzo di lui, sono di sua proprietà e a sua disposizione; e quindi nessun uomo sulla terra può dargli ciò a cui non ha un diritto prioritario; vedi Salmi 24:1 50:10-12
12 Versetto 12. Non nasconderò le sue parti,
Le parti del leviatano; o "le sue sbarre", le membra del suo corpo, che sono come sbarre di ferro:
né il suo potere; che è molto grande, sia del coccodrillo che della balena:
né la sua proporzione avvenente; la simmetria del suo corpo e delle sue membra; che, sebbene grandi, ogni parte è in giusta proporzione l'una con l'altra
13 Versetto 13. Chi può scoprire il volto della sua veste?
O piuttosto scoprirlo? Non il mare, che il signor Broughton rappresenta come l'abito della balena; Chi può spogliarglielo, o toglierglielo, e portarlo a terra? il che, sebbene non impossibile, è difficile: ma o l'abito del suo viso, la grande mole o la prominenza che pende sui suoi occhi; o meglio la sua pelle. Chi osa osare togliergli la pelle o scorticarlo vivo? O togliersi il mantello squamoso del coccodrillo, che per lui è come una cotta di maglia e che non getta mai via da solo, come fanno i serpenti?
[o] chi può venire [a lui] con le sue doppie briglie? o entrano nelle sue fauci, che, una volta aperte, sono come una doppia briglia; o si avvicini e apra le sue fauci, e vi metta dentro una briglia, e lo guidi, lo diriga e lo governi a suo piacimento. Questo non deve essere fatto né alla balena né al coccodrillo; eppure le Tentyritae avevano il modo di salire sul dorso del coccodrillo; e mettendogli un bastone sulla bocca, come l'apriva per morderle, e così tenendone entrambe le estremità con la mano destra e sinistra, come con una briglia, le portava a terra, come riferisce Plinio ; e così le Nereidi sono rappresentate come sedute sul dorso delle balene da Teocrito
14 Versetto 14. Chi può aprire le porte del suo volto?
Della sua bocca, le sue mascelle, che sono come un paio di porte a soffietto: le fauci di un coccodrillo hanno un'apertura prodigiosa. Pietro Martire parla di uno, le cui fauci si aprirono di sette piedi di larghezza; e Leone Africano afferma di averne visti alcuni, le cui fauci, una volta aperte, avrebbero sostenuto un'intera mucca. Alla larghezza delle fauci di questa creatura allude Marziale ; e che le porte o le fauci della bocca della balena siano di una vasta estensione, sarà facilmente creduto da coloro che suppongono che sia stato il pesce che ha inghiottito Giona;
i suoi denti sono terribili tutt'intorno; Questo può sembrare che sia contro la balena, il fatto che la balena comune non ne abbia nessuna; anche se i "ceti dentati" sono una specie di balene che hanno molti denti nella mascella inferiore, bianchi, grandi, solidi e terribili. Olaus Magnus parla di alcuni che hanno mascelle lunghe dodici o quattordici piedi, e denti di sei, otto e dodici piedi, e c'è una specie chiamata "trumpo", che ha denti che assomigliano a quelli di un mulino. Nel capodoglio ci sono file di sottili denti d'avorio in ogni mascella, lunghi circa cinque o sei pollici. Ma del coccodrillo non c'è dubbio; che ha due file di denti, molto affilati e terribili, e in numero di sessanta
15 Versetto 15. Le [sue] bilance [sono] il suo orgoglio, chiuse insieme [come] un sigillo chiuso.] Questo è notoriamente vero per il coccodrillo, il cui dorso e la cui coda sono coperti di squame, che sono in una certa misura impenetrabili e invincibili: cosa che tutti gli scrittori che lo riguardano, e i viaggiatori che l'hanno visto, sono d'accordo; vedi Gill su "Ezechiele 29:4" ; ma la pelle della balena è liscia; la pelle esterna è sottile, come la pergamena, e si strappa facilmente con la mano; e la sua pelle inferiore, sebbene spessa un pollice, non è mai rigida né dura, ma morbida: sebbene, se Nearco [e] deve essere accreditato, egli riferisce, che uno è stato visto lungo cinquanta cubiti, con una pelle squamosa dappertutto, spessa un cubito; e tali, si dice, furono portati da una tempesta nel nostro fiume Trent alcuni anni fa, e gettati a riva, che avevano scaglie sul dorso molto dure, grandi e spesse come uno dei nostri scellini. Ma Aben Esdra interpreta questo dei denti del leviatano, e in cui è seguito da Hasaeus; che sono forti come uno scudo, come significano le parole usate; così il signor Broughton,
"I forti scudi hanno orgoglio":
ma allora questo è altrettanto applicabile, o più, alle squame del coccodrillo; che sono così vicini come se fossero sigillati insieme, e sono come uno scudo, la sua difesa, e di cui si vanta
16 Versetto 16. Uno è così vicino all'altro che l'aria non può entrare tra di loro.] Ciò dimostra che non si può capire la pelle della balena, e la durezza e la forza di quella, che è uguale e di un pezzo; mentre quelle squame, o comunque siano, sebbene strettamente unite, tuttavia sono distinte: coloro che interpretano questo delle balene che hanno denti, e queste dei denti, osservano, che poiché hanno denti in numero di quaranta o cinquanta nella mascella inferiore, in quella superiore si infilano fori o prese in cui entrano; e sono così vicini che nessun vento o aria può frapporsi tra loro
17 Versetto 17. Sono uniti l'uno all'altro,
Una bilancia all'altra, o "un uomo nel suo fratello": il che può sembrare favorire l'idea dei denti della balena nelle orbite, che rispondono esattamente l'uno all'altro; ma la proposizione successiva non sarà affatto d'accordo con loro;
Si attaccano insieme, che non possono essere separate, mentre lo sono facilmente, almeno dalla creatura stessa; ma le squame di un coccodrillo sono così strettamente unite e sigillate insieme, che non c'è modo di separarle
18 Versetto 18. Dai suoi rintocchi brilla una luce,
Il filosofo osserva che coloro che guardano il sole sono più inclini a starnutire: ed è notato da vari scrittori che il coccodrillo si compiace di prendere il sole, e di giacere sbadigliando al sole e guardandolo, come citato da Bochart; e così spesso starnutisce: il quale starnutisce, attraverso i raggi del sole, può sembrare brillare e dare luce. Sebbene negli starnuti l'acqua venga gettata fuori dalle narici, si può osservare della balena che ha bocche o buchi nella parte anteriore, attraverso i quali, come attraverso i tubi, getta piogge e fiumi d'acqua, come riferisce Plinio ; che, per mezzo dei raggi del sole, come in un arcobaleno, appaiono luminosi e scintillanti;
e i suoi occhi sono come le palpebre del mattino: l'alba e l'alba del giorno; un'espressione molto bella, la stessa che chiamiamo "sbirciare del giorno": Pindaro ha "l'occhio della sera"; l'alba del giorno, come dice Ben Gersom, è circa un'ora e la quinta parte d'ora prima del sorgere del sole. Gli occhi del coccodrillo erano, presso gli Egiziani, un geroglifico del mattino: per cui questo sembra più concordare con il coccodrillo che con la balena, i cui occhi non sono molto più grandi di quelli di un giovenco; e ha palpebre e capelli come gli occhi degli uomini; il cristallo dell'occhio non è molto più grande di un pisello; i suoi occhi sono posti molto in basso, quasi all'estremità del labbro superiore, e quando è senza la sua guida, si scaglia contro rocce e secche. Sebbene si dica che quella specie di balene chiamate "orche" abbia occhi lunghi un piede e di un colore rosso rosato, come il mattino è descritto da q; e uno scrittore nordico ci dice che alcune balene hanno occhi, la cui circonferenza permette a quindici o venti uomini di sedersi su di esse; e in altre supera gli otto o dieci cubiti; e che la pupilla è un cubito, e di colore rosso e fiammante; che, a distanza, nelle stagioni buie, tra le onde, appare ai pescatori come fuoco acceso. E Thevenot dice dei coccodrilli, che i loro occhi sono indifferentemente grandi, e molto scuri
19 Versetto 19. Dalla sua bocca escono lampade accese, [e] sgorgano scintille di fuoco.] Che, sebbene espressioni iperboliche, hanno qualche fondamento per loro in quest'ultimo; nelle grandi quantità d'acqua gettate fuori dalla balena, attraverso la sua bocca o foro nel suo frontespizio, che al sole possono sembrare lampade e scintille di fuoco, come osservato prima; e specialmente nelle "orche", o balene con i denti, che espellono allo stesso modo un muco oleoso, o il liquore grasso del cervello, comunemente chiamato spermaceti, che può apparire più brillante e scintillante. Ovidio dice più o meno la stessa cosa del cinghiale che qui si dice del leviatano
20 Versetto 20. Dalle sue narici esce fumo, come da una pentola o da un calderone ribollente.] In cui bolle la carne o qualsiasi altra cosa. Si osserva che c'è una somiglianza tra il coccodrillo e il cavallo di fiume, e particolarmente nel loro respiro: e del primo si nota [w], che le sue narici sono molto grandi e aperte, e che esalano un fumo ardente, come da una fornace
21 Versetto 21. Il suo respiro accende carboni e una fiamma esce dalla sua bocca.] Espressioni iperboliche, che le osservazioni di cui sopra possono sembrare giustificare
22 Versetto 22. Nel suo collo rimane la forza,
Si pensa che questo sia un argomento contro la balena, che si dice non abbia collo: ma tutto ciò che unisce la testa e il corpo può essere chiamato il collo, anche se così piccolo; e più corto è il collo, più è forte. Alcuni dicono anche che il coccodrillo non ha nemmeno il collo; ma il filosofo è espresso per esso, che ne ha uno e lo muove: e Plinio ne parla come di un girare la testa verso l'alto, cosa che non potrebbe fare senza un collo;
e la tristezza si muta in gioia davanti a lui; o salta e balla davanti a lui; si allontana da lui: non ha paura di nulla, anche se sempre così minaccioso. O il dolore e l'angoscia alla sua vista, negli uomini e nei pesci, li fanno sobbalzare e affrettarsi a togliersi di mezzo a lui e a sfuggirgli
23 Versetto 23. Le scaglie della sua carne si sono unite insieme,
I muscoli del suo muscoloso non sono flaccidi e flaccidi, ma solidi e saldamente compattati;
sono saldi in se stessi, non possono essere spostati; cioè, non molto facilmente, non senza un grosso coltello da taglio affilato, e quello usato con molta forza
24 Versetto 24. Il suo cuore è saldo come una pietra, sì, duro come un pezzo della macina inferiore. Che deve essere compreso non della sostanza ma delle sue qualità, essendo audace, coraggioso, intrepido e spietato; il che è vero sia per la balena che per il coccodrillo, e in particolare per il coccodrillo: Eliano riferisce di un tipo di loro che sono spietati, sebbene altrove li rappresenti come paurosi
25 Versetto 25. quando si rialza,
Non fuori dalle acque, ma sopra la superficie di esse, in modo che la sua grande mole, le sue terribili mascelle e denti, siano visibili;
i potenti hanno paura; non solo i pesci e gli altri animali, ma gli uomini, e questi i più coraggiosi e coraggiosi, come marinai e capitani di navi;
A causa delle rotture si purificano: sia a causa delle brecce del mare provocate dal sollevamento di questa creatura, che minacciano il rovesciamento dei vasi, sia dalle brecce del cuore degli uomini a causa della paura, vengono gettati nel vomito e purificati sia dalle feci che dall'urina, che sono spesso gli effetti della paura, così Ben Gersom; o si riconoscono peccatori, o si espiano, sforzandosi di farlo confessando il peccato, dichiarando il pentimento per esso, pregando per il perdono di esso, e promettendo l'emendamento; il che è spesso il caso di marinai in difficoltà; vedi Giona 1:4-17
26 Versetto 26. La spada di colui che gli si posa addosso non può reggere,
O si rompe colpendolo o, comunque, non può trafiggerlo e conficcarsi in lui; ma poiché una spada non è usata nella pesca, si può piuttosto intendere l'arpagone o l'arpione, che non può entrare nel coccodrillo, essendo così recintato con squame; ma la balena, colpita da essa, entra profondamente nella sua carne e ne viene ferita; per cui questo e ciò che segue nei versetti successivi sembra essere più d'accordo con il coccodrillo, o con qualche altro pesce;
la lancia, il dardo, né l'habergeon; cioè, nessuno di questi può attaccarsi a lui o entrare in lui: eppure è certo che la balena, dopo che è stata colpita e ferita dal ferro da arpa, gli uomini si avvicinano a lui e gli infilano una lunga lancia d'acciaio o lancia sotto le branchie nel petto e attraverso gli intestini, che lo uccide: le freccette non sono utilizzate nella pesca delle balene; e per quanto riguarda i coccodrilli, come dice Pietro Martire, non devono essere trafitti con dardi: l'habergeon, o cotta di maglia, essendo un pezzo di armatura difensiva, sembra non essere stato progettato, come non essendo mai stato usato per catturare tali creature; piuttosto quindi un giavellotto o un dardo a mano possono essere intesi; poiché, come osserva Bochart, nella lingua araba tale parola è espressa da questa parola
27 Versetto 27. Stima il ferro come la paglia,
Puoi anche gettargli addosso una paglia come una sbarra di ferro; non farà alcuna impressione sulla sua schiena d'acciaio, che per lui è come una cotta di maglia; così Eustazio afferma che il ferro più affilato viene rimbalzato e smussato da lui;
[e] ottone come legno marcio; o d'acciaio, qualsiasi strumento fatto di esso, anche se così forte o penetrante
28 Versetto 28. La freccia non può farlo fuggire,
La pelle del coccodrillo è così dura, come dice Pietro Martire, che non può essere trafitta con le frecce, come già osservato; perciò non ha paura di loro, né fuggirà da loro;
le fionde si trasformano con lui in stoppia; non sono da lui più considerati come se gli fosse gettata addosso la barba; non solo pietre da un'imbracatura, ma da un motore; e tale è la durezza della pelle del coccodrillo, che, come dice Isidoro, i colpi delle pietre più forti sono rimbalzati da esso, sì, anche si dice che resista ai colpi di moschetto
29 Versetto 29. Le freccette sono contate come stoppie,
Essendo i dardi menzionati prima, forse qui si intende qualcos'altro, e, secondo Ben Gersom, la parola significa un motore da cui vengono lanciate pietre per abbattere i muri; ma questi non servono a nulla contro il leviatano;
ride al fruscio di una lancia; a lui, sapendo che non può fargli del male; il coccodrillo, come dice Thevenot, è a prova di alabarda. La versione dei Settanta è "lo scuotimento del piroforo", o portatore di fiaccola; uno che portava una torcia davanti all'esercito, che, quando veniva scossa, era un segno per iniziare la battaglia; di cui il leviatano, non avendo paura, ne ride; vedi Gill su " Abdia 1:18"
30 Versetto 30. Pietre taglienti [sono] sotto di lui,
Eppure non dargli dolore né disagio;
egli sparge cose appuntite e taglienti sul fango; e ne fa il suo letto e si sdraia su di essi; come pietre taglienti, come prima, conchiglie di pesci, pezzi spezzati di dardi, frecce e giavellotti lanciati contro di lui, che gli cadono intorno: questo non si accorda così bene con il coccodrillo, la cui pelle del ventre è morbida e sottile; perciò i delfini vi si tuffano sotto e la tagliano con una spina, come racconta Plinio , o con pinne spinose ma con la balena, che giace tra rocce dure e pietre taglienti, e grossi pezzi di ghiaccio taglienti, come nei mari settentrionali
31 Versetto 31. Fa bollire l'abisso [k] come una pentola,
Che è tutto in un a causa della violenta agitazione e del movimento delle onde, causato dal suo agitarsi e dal suo rotolare; che si adatta meglio alla balena che al coccodrillo, il cui movimento nell'acqua non è così veemente;
Egli rende il mare come una pentola di unguento; questo sembra anche fare contro il coccodrillo, che è un pesce di fiume, e si trova principalmente nel Nilo. I laghi, infatti, sono talvolta chiamati mari, nei quali si trovano i coccodrilli; sì, si dice anche che siano nei mari, Ezechiele 32:2 ; e Plinio ne parla come comuni alla terra, al fiume e al mare; e il Nilo è nell'Alcorano chiamato mare, e il suo antico nome era "Oceames" presso gli Egiziani, cioè, in greco, "oceano", come afferma Diodoro Siculo; e così si pensa che sia il mare egiziano in Isaia 11:15. Si osserva che lasciano dietro di sé un dolce profumo; così Pietro Martire, nel suo racconto dei viaggi di Colombo nelle Indie Occidentali, dice: "A volte incontravano i coccodrilli, i quali, quando fuggivano o prendevano acqua, lasciavano dietro di sé un sapore molto dolce, più dolce del muschio o del castoreo. Ma questo non arriva qui all'espressione di rendere il mare come una pentola di unguento; ma il capodoglio della balena si avvicina molto di più ad esso, che è di natura grassa e oleosa, e simile a un unguento, e che la balena a volte getta fuori in grande abbondanza, così che il mare ne è coperto; i secchi interi pieni possono essere tolti dall'acqua; nuota sul mare come grasso; Se ne vede abbondanza con tempo calmo, così che rende il mare tutto ripugnante e viscido: e ci sono una specie di uccelli chiamati "mallemuck", che volano in gran numero e se ne nutrono. Non posso fare a meno di notare ciò che il vescovo di Bergen osserva del serpente marino, che i suoi escrementi galleggiano sull'acqua in estate come melma grassa
32 Versetto 32. Egli fa un sentiero per risplendere dietro di lui,
Sul mare, sollevando un bianco da esso, con il suo movimento veemente mentre passa, o con gli spermaceti che getta fuori e lascia dietro di sé. Si dice che le balene taglieranno e solcheranno il mare in modo tale da lasciare dietro di sé un sentiero scintillante e scintillante, lungo un miglio tedesco, che è tre dei nostri;
[uno] penserebbe che l'abisso [sia] canuto; essere vecchio e con i capelli grigi, o bianchi come i capelli della testa di un vecchio, una figura spesso usata per il mare dai poeti; e quindi "Nereus", che è il mare, si dice che sia un vecchio, perché la schiuma nelle sue onde sembra capelli bianchi
33 Versetto 33. Sulla terra non c'è nulla di simile,
Quanto alla forma e alla figura; Nella maggior parte delle creature c'è una certa somiglianza tra quelle del mare e quelle della terra, come i cavallucci marini, i vitelli, ecc. Ma non c'è somiglianza tra una balena e qualsiasi creatura sulla terra; c'è tra il coccodrillo e la lucertola; né alcuno è simile alla balena per la grandezza della sua mole; il Targum è,
"Il suo dominio non è sulla terra",
ma sul mare, come nota Aben Esdra; ma piuttosto il senso è che non c'è potere sulla terra a cui egli obbedisca e a cui si sottometta, come la versione tigurina; sebbene il significato sembri essere che non c'è nessuno come lui, per ciò che segue:
che è fatto senza paura; ma questo non concorda né con il coccodrillo, che Eliano dice essere spaventoso, né con la balena, che si allontana e se ne va alle grida degli uomini, al suono delle trombe e all'uso di qualsiasi strumento tintinnante, di cui si spaventa, come riferiscono Strabone, Filostrato e Olao Magno. Si osserva del loro valore, che se vedono un uomo o una lunga barca, vanno sott'acqua e scappano; e non si sa mai che tentino di fare del male a qualcuno, se non quando sono in pericolo; sebbene un viaggiatore dei nostri dica:
"abbiamo visto balene a Whale-sound, e sdraiate in alto sull'acqua, senza temere le nostre navi, o nient'altro."
Il Targum è,
"egli è fatto affinché non sia spezzato";
o contuso, come Bochart; come di solito possono fare i rettili, tra i quali il coccodrillo può essere annoverato, a causa delle sue zampe corte; eppure è fatto con una pelle squamosa così dura, che non può essere schiacciata, ammaccata e spezzata. Aben Esdra osserva che alcuni dicono che la parola "hu", cioè "egli", manca, e dovrebbe essere fornita, "egli", cioè "[Dio], lo ha fatto senza paura"; o che non fosse ferito; per questo Cocceio interpreta le seguenti parole interamente di Dio
34 Versetto 34. Egli contempla tutte le cose elevate,
O "colui che contempla tutte le [cose] alte"; anche colui che ha fatto il leviatano, cioè Dio, come l'interprete di cui sopra: fa ciò che Giobbe è stato invitato a fare, e non ha potuto; vede chiunque è orgoglioso, e lo umilia, Giobbe 40:11,12 ; e quindi dovrebbe riconoscere la sua sovranità e superiorità su di lui, e sottomettersi a lui;
egli [è] re di tutti i figli della superbia: degli angeli superbi che caddero e di tutti i superbi figli degli uomini; superbi monarchi e potentati della terra, come Nabucodonosor e altri, Daniele 4:31-33. Ma gli interpreti generalmente comprendono tutto questo o del coccodrillo, o di un pesce della specie delle balene. Bochart osserva che il coccodrillo, sebbene abbia le zampe corte, vedrà e incontrerà senza terrore bestie abbondantemente più alte di lui, e con un colpo di coda spezzerà loro le zampe e le porterà basse; e distruggerà non solo gli uomini, ma ogni sorta di bestie, come elefanti, cammelli, cavalli, buoi, cinghiali e ogni animale di qualsiasi tipo. Ma altri applicano questo alla balena, che vede le onde agitate del mare, che salgono fino al cielo; le nuvole del cielo in alto sopra di esso; le alte scogliere o le coste, e le navi della massima mole e altezza; e che, quando si solleva sopra l'acqua, eguaglia gli alti alberi delle navi, ed è abbondantemente superiore a tutte le tribù di animali acquatici, o alle bestie del mare. Ma questo non sembra corrispondere del tutto alle espressioni qui usate. Nel complesso, poiché ci sono alcune cose che concordano con il coccodrillo, e non con la balena; e altri che concordano con la balena, di una specie o dell'altra, e non con il coccodrillo; non si sa bene cosa si intenda, e sembra che nessuno dei due fosse inteso: e per me molto probabile è l'opinione di Johannes Camerensis, e alla quale il dotto Schultens è più incline, che il leviatano è il drago della specie terrestre, chiamato leviatano, il serpente penetrante, distinto dal drago nel mare, Isaia 27:1 ; il che concorda con la descrizione del leviatano nel suo insieme: come la sua prodigiosa mole; il suo volto terribile; le sue larghe mascelle; la sua lingua a tre biforcute; le sue tre file di denti aguzzi; il suo essere coperto dappertutto, dorso e ventre, con spesse squame, per non essere penetrato da frecce e dardi; i suoi occhi fiammeggianti, il suo alito ardente, ed essere terribile per tutti, e impavido di ogni creatura; si scontrerà con chiunque, e conquisterà e ucciderà un elefante; quindi in Etiopia i draghi non hanno altri nomi che uccisori di elefanti: e così si può dire che sia il re di tutti i figli dell'orgoglio; di tutti questi esempi si può dare prova da vari scrittori, come Plinio, Eliano, Filostratoe altri; e in particolare il drago Attilio Regolo, il generale romano, ucciso vicino a Bagrado in Africa, è una prova di quasi tutti gli articoli di cui sopra, come Osorio lo ha descritto; né è un'obiezione che il leviatano sia rappresentato come se fosse nel mare, dal momento che il drago, anche il drago della terra, si tuffa nei fiumi, e si trova spesso in laghi chiamati mari, e in luoghi marittimi, e andrà nel mare stesso, come riferiscono Plinio e Filostrato [k ]. A ciò si può aggiungere che questa creatura fu trovata tra i Trogloditi che vivevano vicino al Mar Rosso, e non lontano dall'Arabia, dove Giobbe abitava, e quindi poteva essere ben conosciuta da lui: e inoltre, di tutte le creature, è l'emblema più vivo del diavolo, che tutti gli antichi scrittori cristiani fanno del leviatano; e Satana è espressamente chiamato il drago in Apocalisse 12:3, 9. Così Suida dice, il diavolo è chiamato drago in Giobbe. Ma sia il leviatano qualunque cosa sia, è certamente un esempio illustre della potenza di Dio nel crearlo; e perciò Giobbe e ogni altro uomo devono sottomettersi a colui che l'ha fatto, in ogni cosa, ed essere umili sotto la sua potente mano; ammettendo liberamente che è la sua destra, e la sua sola, e non quella dell'uomo, che può salvare, sia in senso temporale che spirituale; per cui questo e il colosso sono istanziati in
Commentario del Pulpito:
Giobbe 41
1 Versetti La descrizione finale di una meraviglia naturale -- il "leviatano", o coccodrillo -- è ora data, e con un'elaborazione con la quale non c'è parallelo nel resto della Scrittura. Costituisce, tuttavia, un culmine adatto alle descrizioni gradualmente sempre più elaborate diGiobbe 38:39-41 39:1-30); eGiobbe 40:15-24). Puoi tu tirare fuori il leviatano con un uncino? La parola leviatano, o più propriamente livyathan, che ricorre in precedenza inGiobbe 3:8), e si trova anche inSalmi 74:14 104:26); eIsaia 27:1), sembra derivare da ywl, "torcere", e t, "un mostro", da cui il yNT o μyNT del Pentateuco e anche di Giobbe,Giobbe 7:12 Geremia,Geremia 9:11 ed Ezechiele.Ezechiele 39:3 È quindi un epiteto descrittivo piuttosto che un nome, e non è innaturalmente stato usato per designare più di un tipo di animale. I migliori critici moderni lo considerano applicato a volte a un pitone o a un grosso serpente, a volte a un cetaceo, a una balena o a un grampo, e a volte, come eroe, al coccodrillo. Quest'ultima domanda è ormai quasi universalmente accettata. Il coccodrillo era pescato dagli Egiziani con un amo, e al tempo di Erodoto veniva spesso catturato e ucciso (Erode, 2:70); ma probabilmente ai tempi di Giobbe nessuno era stato così avventuroso da attaccarlo. O la sua lingua con una corda che tu hai calato? piuttosto, o premere la sua lingua con una corda? (cfr. la versione riveduta); cioè "lega una corda intorno alla sua mascella inferiore, e così premi sulla sua lingua". Molti animali selvaggi sono rappresentati nelle sculture assire come condotti da una corda attaccata alle loro bocche
Versetti 1-34. - Geova a Giobbe: la seconda risposta:3. Riguardo al leviatano
IO L'ANIMALE INTENDEVA
1. Una creatura serpentina. Ciò implica il nome leviatano, che significa "un animale avvolto o contorto", distinto dal tannin' o "mostri a lunga estensione".Genesi 1:21
2. Un mostro acquatico. Sebbene anfibio per quanto riguarda le sue abitudini, il colosso era essenzialmente un animale terrestre; L'intera descrizione del Leviatano indica un inquilino degli abissi (Versetti. L, 2, 31, 32)
3. Un coccodrillo gigantia. Ritenuto dagli interpreti più antichi la balena, è ora comunemente accettato come il coccodrillo, che, allo stesso modo del colosso, frequentava il Nilo
II IL MOSTRO DESCRITTO
1. La sua ferocia indomabile. (Versetti 1-9) L'idea è presentata in vari modi
(1) L'impossibilità di catturare l'animale è la sua lingua con una corda esibita. Puoi tu tirare fuori il leviatano con un uncino? o che tu hai calato?' letteralmente, "o con una corda gli premi la lingua", Il significato è che il coccodrillo non può essere catturato come un pesce; quindi gli uomini non possono farne a meno come i pescatori fanno con i pesci, "mettergli un amo [letteralmente, 'una corda di giunchi'] nel suo naso, o trafiggere la sua mascella con una spina", piuttosto "con un amo o un anello" - l'allusione è al modo egiziano di trattare i pesci che sono stati catturati. Passavano il gambo di un giunco attraverso le branchie, e così le attaccavano insieme, per portarle più comodamente a casa" (Wilkinson's 'Ancient Egyptians,' vol. 2. p. 121)
(2) L'impossibilità di utilizzare l'animale è poi rappresentata. "Ti farà egli molte suppliche? Ti dirà parole dolci?" per essere risparmiato quando viene scoperto? -- persuadendoti, forse, che puoi metterlo in conto in modo buono e proficuo. Ebbene, che cosa puoi fare di lui? Un servo come uno degli animali domestici? "Farà egli un patto con te, per prenderlo come schiavo perpetuo?" -un giocattolo o un giocattolo per te o per i tuoi figli? "Vuoi giocare con lui come un uccellino? o lo legherai per le tue ancelle?" un articolo di commercio per i mercanti? Vuoi ucciderlo e tagliarlo a pezzi per il mercato del pesce? "I compagni [letteralmente, 'i soci', cioè della corporazione dei pesci] banchetteranno su di lui [o piuttosto, come mostra il parallelo, 'commerciano su di lui o con lui']? lo divideranno tra i mercanti?" letteralmente, "i cananei" o mercanti fenici
(3) L'impossibilità di distruggerlo è ulteriormente rappresentata. "Puoi riempire la sua pelle di ferri spinati? o la sua testa con lance da pesce?" No, se solo tu portassi la tua mano su di lui, avresti subito motivo di pentirti della tua temerarietà; "Dovresti ricordare la battaglia" in modo così deciso che non ti curerebbe di ripeterla. Anzi, la speranza che un assalitore possa prevalere contro la formidabile creatura è assolutamente vana, la sola vista di essa è tale da riempire di sgomento. Probabilmente nessuno al tempo di Giobbe aveva mai pensato di attaccare il mostro, anche se i coccodrilli furono catturati in Egitto prima dei giorni di Erodoto
2. Il suo aspetto terrificante. (Versetti 12-24) Geova invita l'attenzione su tre punti: le parti dell'animale, cioè le singole membra o membra; la potenza del bruto, cioè la grande forza di cui è in possesso; e la proporzione attraente della creatura, cioè la bellezza della sua armatura, o pelle
(1) Gli arti dell'animale. Le sue massicce mascelle circondate da una doppia fila di denti: "Chi può venire a lui con [o, 'dentro'] la sua doppia briglia?" cioè chi può entrare con i suoi doppi denti, che "sono terribili tutt'intorno"? La sua bocca emette violenti sbuffi di respiro caldo: "Dalla sua bocca escono lampade accese, e ne escono scintille di fuoco. Il suo soffio accende carboni ardenti, e una fiamma esce dalla sua bocca". Le sue narici starnutiscono mentre giace a crogiolarsi al sole: "Per i suoi neighi brilla una luce". I suoi occhi lampeggiano nella luce del mattino mentre si alzano dall'acqua. "Le sue palpebre sono come le palpebre del mattino"; cioè appaiono per primi sopra l'acqua, suggerendo che il corpo della creatura sta per risorgere quando le prime strisce dell'alba annunciano l'avvicinarsi del giorno. Quindi, per descrivere l'alba, gli egiziani raffigurano due occhi del coccodrillo
(2) La forza del bruto. "Nel suo collo rimane la forza", così che "il dolore gioisce davanti a lui" (margine), che cade al di sotto dell'originale -- "Sul suo collo abita la forza e l'orrore danza davanti a lui", il che significa che ovunque il mostro appaia diffonde costernazione davanti a lui, che è rappresentata da una vivace fantasia poetica come se coloro che correvano davanti all'animale danzassero davanti a lui. L'effetto del suo aspetto è altrettanto vividamente rappresentato. "Quando si rialza, i potenti hanno paura: a causa delle rotture si purificano", letteralmente, "dalle (o per mezzo delle rotture", cioè le irruzioni della creatura dalla sua tana, perdono la strada, diventando completamente confusi in presenza dell'enorme bruto
(3) La proporzione attraente della creatura. La pelle impenetrabile del coccodrillo è uno dei suoi tratti più caratteristici. Geova descrive le sue guancette aderenti, che, come robusti scudi saldati insieme (Versetti. 15), sono così vicine che non può entrare aria in mezzo (Versetti. 15), e così veloci insieme che non possono essere spezzate (Versetto 17), e così impermeabili che "i dardi sono contati come stoppia, ed egli ride al tremolio della lancia" (Versetti. 26-29). Anche le parti inferiori del corpo di questa creatura, a differenza di quelle di altri animali, sono compatte e sode (Versetto 23), essendo fornite anche di schegge di coccio, cioè squame affilate, in modo che sulla riva di fango dove giace lascia l'impressione di una trebbiatrice (Versetto 30); mentre il suo "cuore è fermo come una pietra; sì, come un pezzo della macina da mulino inferiore" (Versetto 24)
1. Il suo movimento impetuoso. Uno che vide due alligatori combattere dice "che il loro rapido passaggio era segnato dalla superficie dell'acqua come se stesse bollendo" (Versetto 23). L'animale si muove anche con una velocità tale da lasciare dietro di sé una scia di schiuma bianca brillante, come se l'abisso fosse canuto (Versetto 32)
2. La sua supremazia incontestabile. "Sulla terra non c'è nulla di simile a colui che è fatto senza paura". Perciò tutte le altre creature si ritraggono davanti a lui. "Egli contempla tutte le cose alte, è il re di tutti i figli dell'orgoglio", cioè di tutte le altre bestie da preda
III LA LEZIONE INDICATA
1. L'impossibilità di contendere con Dio. Se nessun uomo può sperare di incontrare con successo un coccodrillo, quanto deve essere sciocco pensare di lottare contro Dio (versetto 10)!
2. La sovranità della procedura di Dio nel mondo. Se Dio, nel plasmare una bestia così meravigliosa, avesse agito esclusivamente in base alla sua volontà irresponsabile, non era probabile che potesse agire allo stesso modo in relazione all'uomo (Versetto 11)?
3. La probabilità che le opere di Dio nella provvidenza siano contrassegnate dalla sapienza. Se nella struttura di un coccodrillo c'era così tanta apparenza (e realtà) di un progetto, non era certo irragionevole sperare che la stessa caratteristica del progetto non sarebbe stata assente dalle azioni del Creatore nel regno superiore dell'intelligenza
4. La probabilità di trovare misteri nei rapporti di Dio con gli uomini. Se a Giobbe fosse stato chiesto di dire perché Dio avesse creato una bestia così feroce, non avrebbe potuto farlo. È dubbio che qualcuno possa spiegare in modo soddisfacente l'introduzione di animali carnivori tra altre creature pacifiche. Perché, allora, non si dovrebbero trovare enigmi nel mondo superiore della vita umana?
Imparare:
1. Il grande potere di Dio, che può controllare la più feroce delle creature
2. La debolezza dell'uomo, che un animale irragionevole può spaventare
3. La sapienza della fede, che confida sempre dove non può comprendere
OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-34. - Descrizione del leviatano, o coccodrillo
La descrizione è composta da due parti
La prima parte mostra la difficoltà o quasi l'impossibilità di aggirare e catturare questa enorme e scivolosa creatura. (Versetti 1-7) Con un linguaggio di ironia e quasi di scherno questo fatto è esposto. Ecco, dunque, una semplice creatura di Dio davanti alla quale l'uomo deve sentire la sua impotenza. Se l'uomo non può vincere la creatura, quanto meno pretenderà di competere con il Creatore, di fare della sua volontà imperfetta il governo del mondo e di piegare l'orgoglio dei malvagi sotto di lui?
II La seconda parte (Versetti. 8-34) è UNA DESCRIZIONE DETTAGLIATA DELLE PARTI, DEGLI ORGANI, DELL'ASPETTO TERRIBILE, DELLA FURIA, DELL'OSTINATA POTENZA DI DIFESA E DELL'ORGOGLIOSO DOMINIO DI QUESTA TERRIBILE CREATURA SU TUTTE LE ALTRE NEI SUOI RITROVI FLUVIALI. Senza forzare minimamente il linguaggio o il senso, il coccodrillo può essere considerato come il tipo o l'allegoria del malvagio, nella sua ferocia e passione distruttiva, nella sua insensibilità, nel suo posto di orgoglio e nelle sue difese mondane, nell'allarme e nella confusione che diffonde intorno a lui. La malvagità sembra così spaventosa e così reale negli alti luoghi della terra. Interiormente, l'uomo buono può sfuggire al suo potere e alla sua influenza; Esteriormente, sembra esposto al suo dominio funesto, e cerca invano di dominarlo. Il leviatano è il simbolo di quei "re dei figli dell'orgoglio". La conquista dei regni della forza e della frode è riservata alla sola potenza divina della giustizia
La grande lezione di questo capitolo è, quindi, che il potere onnipotente e la giustizia sono inseparabili. Separiamo per un momento questi principi, e immaginiamo che l'uno senza l'altro sia associato alla natura di Dio, e avremo un mondo che è orribile da contemplare, un mondo in cui la forza senza diritto è l'unica legge, o un mondo in cui il diritto lotta sempre invano contro la forza. Mettiamo questi casi davanti alla mente, e vediamo subito che non sono solo alternative terribili ma impossibili, né lo è quel mondo umano, in cui, con tutti i suoi misteri e le sue apparenti inconseguenze, le anime pie e diligenti sono grate e contente di vivere, il mondo che è fermamente e ampiamente basato sull'eterna volontà del potere e della giustizia assoluti. Così, inoltre, ci viene insegnata la verità riguardo a noi stessi. Finché non conosciamo sia la nostra debolezza che la nostra fragilità morale, non sappiamo nulla di noi stessi. Essere consapevoli dell'impotenza di fronte al male significa confessare di essere ingiusti. E questo porta a quell'umile convinzione di dipendenza in cui sta la grande radice della pietà. La dipendenza, nella vita naturale e in quella morale, è la legge del nostro essere. Nel riconoscimento di esso, nell'accettazione di quelle relazioni e nell'adempimento di quei doveri che il Vangelo costruisce su questo fondamento, consiste la salute e la pace dell'uomo. Il pensiero di un Dio che è mero potere arbitrario, come gli dèi e i destini dei pagani, non può mai ispirare fiducia amorevole o santità. Il pensiero di un Dio che è giusto, ma non onnipotente, in modo da non poter realizzare i suoi giusti propositi (come nell'antico manicheismo e nella strana teoria, ad esempio, di J. S. Mill), non può mai sostenere l'anima debole in mezzo alle tentazioni del mondo, nella sua lotta contro il male. Le fondamenta poste in Sion non sono costruite con tale materiale fatiscente; Essa si eleva su una verità sulla quale riposare significa essere al sicuro da ogni disturbo, poiché su di essa sono costruite tutta la storia del tempo e la vita dell'umanità. "Lode, lode eterna, sia resa a colui che ha posto le fondamenta della terra; Lode al Signore, i cui forti decreti influenzano la creazione come vuole". - J
OMULIE di w.f. adeney Versetti 1-34. - Leviatano il terribile
Questo terribile mostro ha un intero capitolo tutto per sé. Il suo ritratto è dipinto su un'ampia tela, ed è tanto pieno di vita e di movimento quanto di forma e colore. Rappresentando il coccodrillo, anche se ingrandito e idealizzato, il leviatano è un'immagine della più terribile delle opere della natura
CI SONO COSE TERRIBILI IN NATURA. Quando guardiamo le crudeli fauci del coccodrillo, spalancate per la preda, e i piccoli occhi simili a serpenti che osservano attentamente, nonostante un atteggiamento inerte del corpo che ci tenta a disprezzare la creatura come niente di meglio di un ceppo di legno, abbiamo davanti a noi il mistero del terrore naturale. Dio potrebbe aver creato questo orribile mostro? C'è qualcosa nel mondo animale come la zizzania nei campi, che un nemico ha seminato nella notte? L'unità e l'armonia della natura vietano un simile pensiero. Inoltre, il coccodrillo ha lo stesso diritto di vivere del pesce o del vitello di cui si nutre. Anche quando si scaglia contro una giovane creatura innocente e bella, non fa altro che soddisfare quel grande istinto naturale della fame, senza il quale il mondo perirebbe. Molto più terribile del coccodrillo è il vecchio serpente, che ha messo al mondo non la morte naturale, ma il peccato e la morte dell'anima
II LA NATURA AVANZA IN BELLEZZA E GIOIA. Sia il colosso che il leviatano - l'ippopotamo idealizzato e il coccodrillo idealizzato - sono sopravvivenze di un ordine di creature più antico di quelle che abitano ora il nostro globo. La geologia ci insegna che un tempo tali creature, e altre più grandi, erano i principali, se non gli unici, abitanti della terra. Sono davvero simili all'enorme mastodonte, un mostro che farebbe impallidire un elefante; e il dinosauro e l'ittiosauro, in confronto ai quali il rettile più tremendo dei nostri giorni è un animale insignificante. Mentre questi mostri si schiantavano attraverso le foreste o si tuffavano nei fiumi, il mondo non era un posto adatto all'uomo. Ma fin dai loro tempi Dio ha popolato la terra di una fauna più bella e docile. In ogni caso, con gli animali che ora lo abitano, egli ha reso possibile a un essere così debole come l'uomo di governare il mondo. Le creature più vecchie, brutte e paurose rimangono a testimoniare il passato. Ma in contrasto con la vita generale del presente mostrano come Dio sta migliorando la terra
III LE CREATURE PIÙ SPAVENTOSE HANNO LA LORO VITA REGOLATA DA DIO. C'è poesia nella magnifica descrizione del leviatano, soprattutto perché il tutto è in armonia. Non ci sono veri e propri "scherzi della natura". Le creature più eccentriche hanno le loro sfere. Il terrore e la furia della vita inferiore della natura sono tutti tranquillamente provveduti da Dio. Potremmo forse pensare che qualcosa non andasse, "Quando i draghi nel fiore degli anni si tarano l'un l'altro nella loro melma". Per noi questa furia, questa agonia della natura, è spaventosa e misteriosa. Ma agli occhi di Dio è l'innocenza stessa in confronto alla furia del peccato e all'agonia del rimorso. Le cose terribili della natura possono forse risultare provenire da una qualche perversione del piano originale di Dio da parte dell'influenza di esseri malvagi; Questa, tuttavia, non è che una congettura di volontà. Ma il terribile peccato dell'uomo è un fatto certo, e il male del cuore da cui scaturisce è peggiore del crudele furore del leviatano, solo perché il male umano è del tutto in disarmonia con la volontà di Dio e in diretto antagonismo con la sua legge. - W.F.A
2 Puoi mettergli un uncino nel naso? piuttosto, una canna, o una corda di canne. Il significato esatto è dubbio. O gli ha trafitto la mascella con una spina? Si intende un amo o un anello, piuttosto che una "spina", un "amo" o un "anello" come quello che veniva comunemente usato per tenere i pesci prigionieri in cattività nell'acqua, o per portare i prigionieri di rango alla presenza dei monarchi che li avevano catturati.
vedi - 2Re 19:28; 2Cronache 33:11; 4:2 - ; 'Antiche monarchie', vol. 1. pagine 304, 367 #Giobbe 41:3
Ti farà egli molte suppliche? Ti dirà egli parole dolci? Ironico. Si comporterà come fanno i prigionieri umani, quando desiderano ingraziarsi i loro carcerieri?
4 Farà egli un patto con te? Come fanno i monarchi prigionieri. Lo prenderai come servo per sempre?
confronta Es. 21:6 - Deuteronomio 15:17 #Giobbe 41:5
Vuoi giocare con lui come con un uccello? Gli egiziani amavano particolarmente gli animali da compagnia, e si può supporre che i connazionali di Giobbe fossero gli stessi. Oltre ai cani, troviamo gli egiziani che allevano antilopi, leopardi e scimmie addomesticate. Un coccodrillo addomesticato sembrerebbe certamente un animale domestico straordinario, ma Erodoto dice che gli Egiziani lo addomesticarono (2:39), e Sir Gardner Wilkinson mi informò di averne conosciuti alcuni addomesticati al Cairo. Gli arabi della Mesopotamia addomesticano i falchi per aiutarli nella caccia all'otarda e alla gazzella (Layard, 'Nineveh and Babylon,' pp. 481-483). E questo uso, sebbene non rappresentato sui monumenti assiri, è probabile che fosse antico. O lo legherai per le tue ancelle? cioè, lo assicurerai in modo che possa essere consegnato alle tue ancelle, per essere reso il loro animale domestico e compagno di giochi?
6 I compagni faranno di lui un banchetto? piuttosto. I compagni faranno un traffico con lui? Per "i compagni" possiamo intendere sia le corporazioni o le compagnie di pescatori, che potrebbero essere considerate impegnate a fare la cattura, sia le bande di mercanti itineranti, che si potrebbe supporre disposti a comprarlo e portarlo via. Poiché nessuno di questi ultimi poteva essere immaginato abbastanza ricco da fare l'acquisto da solo, viene posta un'altra domanda: Lo divideranno tra i mercanti? cioè permettere a un certo numero di fare gruppo, ognuno prendendo una quota
7 Puoi riempire la sua pelle di ferri spinati? L'ippopotamo fu catturato in questo modo dagli Egiziani in una data precoce, e quindi l'idea di tentare lo stesso modo di cattura con il coccodrillo sarebbe sorta naturalmente; ma al tempo di Giobbe sembrerebbe che nessuno avesse avuto il coraggio di tentarlo. La pelle del coccodrillo è penetrabile in pochissimi luoghi, e la sua cattura da parte di un solo uomo con un arpione, sebbene ora talvolta praticata (Wilkinson, nell'Erodoto dell'autore, vol. 2, p. 99), è ancora un'opera di pericolo e di difficoltà. O la sua testa con lance da pesce? Le lance di pesce avrebbero un piccolo effetto sulla testa di un coccodrillo, che è ossuta e coperta da una pelle molto dura. C'è un punto vulnerabile, tuttavia, nel punto in cui la testa si unisce alla spina dorsale, in cui gli antichi egizi, quando si avventuravano ad attaccare il coccodrillo, erano soliti colpire (vedi l'autore "History of Ancient Egypt", vol. 1. p. 545)
8 Imponi la tua mano su di lui, ricordati della battaglia, non fare più. Questo è di nuovo ironico, come il Versetti. 3-6. "Stendi solo la tua mano contro di lui, pensa alla guerra, fallo una volta e non più". (comp. Rosenmuller, 'Scholia in Jobum,' p. 976). L'idea è che una volta sarà sufficiente. Un uomo non vivrà abbastanza per farlo una seconda volta
9 Ecco, la sua speranza è vana; cioè la speranza di catturarlo o ucciderlo. Shah non si abbatte neppure alla sua vista? La sola vista dell'animale selvaggio e invulnerabile è sufficiente a far cadere a terra un uomo per la paura
10 Nessuno è così feroce da osare eccitarlo. Il coccodrillo è spesso visto addormentato, o quasi addormentato, sui banchi di sabbia bagnati dal Nilo. Sarebbe un uomo audace che si avvicinasse furtivamente e lo incitasse. Chi dunque può stare davanti a me? Qui arriviamo al punto in cui l'intera discussione si è sviluppata. Se l'uomo non è in grado di far fronte alle creature, che sono opera delle mani di Dio, quanta forza può pretendere di far fronte a colui che è il loro Creatore!
11 Chi me l'ha impedito, perché io lo ricomponga? cioè: "Chi mi ha imposto un obbligo, in modo che io sia obbligato a seguire le sue opinioni e a seguire la condotta che egli potrebbe prescrivere?" L'allusione è alla persistente richiesta di Giobbe di essere ascoltato, una controversiaGiobbe 9:34,35; 10:3; 13:3,22; 23:3-7 - , ss.) -- un processo, in cui egli supplicherà Dio, e Dio con lui, in condizioni per così dire, eque, e così la verità su di lui, i suoi peccati, la sua integrità, le sue sofferenze, e la loro causa o cause, sarà resa manifesta. Dio resiste a qualsiasi pretesa che gli venga fatta per giustificare se stesso e le sue azioni a una creatura. Non è debitore verso nessuno. Se si spiega fino a un certo punto, se si accontenta di rendere conto di una qualsiasi delle sue azioni, è di pura grazia e favore. È stato osservato che ci saremmo potuti aspettare che questa fosse la conclusione dell'intero discorso iniziato inGiobbe 38); e che senza dubbio sarebbe stato, secondo le leggi ordinarie della composizione umana, il suo posto più appropriato. Ma la poesia ebraica è erratica, e presta poca attenzione al prato logico. Se qualcosa di importante è stato omesso nel suo posto più appropriato, è inserito in uno che è, umanamente parlando, meno appropriato. I dettagli riguardanti il coccodrillo, che sono calcolati per approfondire l'impressione generale, essendo stati trascurati dove ci saremmo potuti aspettare, sono qui riassunti, come completamento della descrizione del Versetti. 1-10
Il governo universale di Dio
Questo è testimoniato anche dal leviatano. Lo splendido terrore del padrone d'acqua è raffigurato in modo che possiamo farci sentire in qualche modo quanto grande deve essere Dio, che lo ha fatto e che lo governa
INCLUDE L'UNIVERSO FISICO. Tutta la natura è oggi sotto la mano e il potere di Dio come quando apparve per la prima volta agli albori della creazione. Nemmeno il disordine e la confusione che sono entrati nella natura sono riusciti a strapparla al dominio di Dio. Dio governa attraverso il terrore, la confusione e la morte con la stessa verità con cui regna attraverso la bellezza e la vita. Dio non si limita a ciò che chiamiamo spirituale. Egli non si preoccupa solo di ciò che, nel senso stretto della parola, intendiamo come "il religioso". È il grande Architetto, Meccanico, Ingegnere, dell'universo
II NON È SEMPRE VISIBILE ALL'UOMO. La mano che guida è invisibile. Il regno della legge sembra respingere il regno di Dio. Così scrive Matthew Arnold: "Anche il mare della fede era una volta, sulla piena e rotonda riva della terra, giaceva come le pieghe di una cintura luminosa arrotolata; Ma ora sento solo il suo ruggito malinconico, lungo, ritirato, che si ritira, al respiro del vento notturno, lungo i vasti bordi tetri e nudi ciottoli del mondo"
III NON È MENO REALE PERCHÉ È INVISIBILE. Non possiamo vedere la mano che guida, ma spesso possiamo rilevare la sua presenza con gratitudine dal risultato provvidenziale. Potremmo non essere in grado di distinguere il timoniere dagli spruzzi di guida, ma se siamo entrati sani e salvi in porto possiamo essere sicuri che sia al timone. Il regno della legge non può fare a meno del governo di Dio, se Dio è il grande Legislatore. La verità scientifica più meravigliosa che è stata portata a casa alle ultime generazioni è il sistema di leggi fisso e uniforme in natura. Come mai è stato così? e in che modo le leggi rigorose contribuiscono al benessere delle creature di Dio, come ovviamente fanno? Sicuramente la legge stessa indica una mente dominante. Il mondo non è abbandonato a se stesso, altrimenti sarebbe nel caos. L'ordine del mondo, che si estende fino alla più lontana galassia di stelle, proclama il dominio universale del suo unico Signore
IV SI FARÀ SENTIRE DA COLORO CHE AL MOMENTO NON LO RICONOSCONO. La nostra negazione del dominio universale di Dio non la distrugge. Non abroghiamo le leggi di Dio ignorandole. L'esistenza di un ateo non significa la non esistenza di Dio. Per il momento Dio ci aspetta, dandoci la nostra prova e l'opportunità di conoscerlo pacificamente e felicemente. Ma un giorno dovremo contemplare il suo trono di gloria, se quel trono esiste. Allora sarà bene per noi averlo riconosciuto per primi, e accostarci ad esso come i suoi ubbidienti servitori che tornano a casa dalla loro fatica. - W.F.A
12 Non nasconderò le sue parti, né la sua potenza, né la sua bella proporzione. L'ulteriore descrizione è introdotta da questo annuncio formale, che forse è meglio reso: Non tacerò riguardo alle sue membra né riguardo alla questione della sua potenza o alla bellezza della sua proporzione (vedi la versione riveduta); cioè entrerò in questi punti seriamente' e li esporrò separatamente
13 Chi può scoprire il volto della sua veste? Alcuni critici lo intendono in senso generale: "Chi può esporlo all'assalto?" Altri suggeriscono un significato più definito: "Chi può spogliarsi del suo rivestimento esterno?" il mantello squamoso, cioè, che costituisce la sua difesa speciale, e mette a nudo la pelle relativamente tenera sottostante? Se ciò fosse stato fatto, sarebbe stato alla mercé del cacciatore; ma chi si impegnerà a farlo? Chi, ancora, può venire da lui con le sue doppie briglie? Vieni, cioè, con una doppia briglia in mano, e mettila nelle fauci del mostro. (Così Schultens e il professor Lee.) Altri traducono: "Chi entrerà nel raggio d'azione delle sue doppie briglie? e intendono per "la sua doppia briglia" le sue due file di denti: ερκος οδοντων di Omero (Rosenmuller, Canon Cook, Professor Stanley Leathes, ss.)
14 Chi può aprire le porte del suo volto? Chi può fargli aprire le sue enormi mascelle spalancate, se sceglie di tenerle chiuse? Chi avrebbe il coraggio di farlo? I suoi denti sono terribili tutt'intorno. Il coccodrillo ha "due file di denti appuntiti, trenta o più su ciascun lato" (Russell's 'Ancient and Modern Egypt,' p. 460). Essi sono "così formati e disposti da sbranare la loro preda piuttosto che masticarla" (Dict. Universelle des Sciences, p. 447). La voracità del coccodrillo adulto è grande; e.egli non si farà scrupolo di attaccare e divorare gli uomini, se si trovano sulla sua strada. I nativi dell'Alto Egitto hanno un sano terrore di lui
15 La sua bilancia è il suo orgoglio; oppure, il suo orgoglio è nell'incanalare le sue squame (letteralmente, dei suoi scudi). Le squame del coccodrillo sono arranged.in cinque file lungo tutta la schiena, con una depressione tra le file che è come un "canale". Ogni singola squama assomiglia a uno scudo. Essi sono chiusi insieme come con un sigillo stretto, ciascuno cioè strettamente attaccato al suo simile, in modo che non vi sia spazio tra di loro. "Una palla di fucile", secondo il canonico Tristram, "sfiora da loro come da una roccia" ('Natural History of the Bible', p. 352)
16 Uno è così vicino all'altro, che l'aria non può mettersi tra di loro (vedi il commento al versetto precedente)
17 Sono uniti l'uno all'altro, si attaccano insieme, in modo che non possano essere separati; letteralmente, sono saldati l'uno all'altro.
comp. - Isaia 41:7 #Giobbe 41:18
Al suo suono brilla una luce. "Neesings" è l'inglese antico per "starnuti". Secondo Aristotele, il coccodrillo ha l'abitudine di starnutire, ma non trovo che questo fatto sia notato dagli scrittori moderni: Boehart lo afferma in modo molto positivo ('Hieroz.,' pp. 752-754), ma non professa di parlare per propria conoscenza. E i suoi occhi sono come le palpebre del mattino. Questo probabilmente non significa altro che i suoi occhi brillano di luce di tanto in tanto, il che è senza dubbio vero, sebbene gli occhi, essendo piccoli, non abbiano generalmente attirato molta attenzione
19 Dalla sua bocca escono lampade accese e sgorgano scintille di fuoco. La descrizione diventa ora altamente poetica, e sarebbe un errore cercare di sostanziarla. L'intenzione è quella di rappresentare l'impressione che l'animale farebbe su un osservatore impressionabile ma non scientifico che lo osservasse per la prima volta nei suoi luoghi nativi. Schizzi, sbuffi e spruzzi dappertutto, sembrerebbe che stia espirando vapore e fumo, da cui l'idea del fuoco è inseparabile (vedi il verso successivo)
20 Dalle sue narici esce fumo, come da una pentola o da un calderone ribollente; piuttosto, come da una pentola ribollente e giunchi; cioè come da una pentola riscaldata da giunchi ardenti
21 Il suo soffio accende carboni ardenti, e una fiamma esce dalla sua bocca. Tutte le rappresentazioni di draghi che sputano fumo e fiamme, che si trovano nei miti e nelle saghe di tanti paesi, probabilmente si basano sul fatto osservato di una squadra o di uno spruzzo che fuoriesce dalla bocca e dalle narici spalancate del coccodrillo. Il vapore sembrava essere fumo, e il fumo ha naturalmente suggerito fiamme e fuoco
22 Nel suo collo rimane la forza. È stato giustamente osservato che la balena non ha collo, o almeno non ne ha nessuno che sia visibile, mentre il coccodrillo ne ha uno che è di grande forza, e che attira naturalmente l'osservazione. "Le cou assez marque", dice il "Dictionnaire des Sciences" (l.s.c.). Ha quasi lo stesso diametro della testa nel punto di giunzione, e dove confina con il corpo è ancora più grande. E la tristezza si trasforma in gioia davanti a lui; piuttosto, e il terrore si liberò davanti a lui (vedi la Versione Riveduta). Dovunque vada, provoca terrore; La gente trema, fugge e scompare
23 Le scaglie della sua carne sono unite insieme. Anche i muscoli più morbidi, e le parti che nella maggior parte degli animali sono cedenti e flaccide, nel coccodrillo sono legate e, per così dire, saldate insieme (rottame Versetto 17). Sono fermi in se stessi; piuttosto, sono fermi su di lui; letteralmente, fusi su di lui, come pezzi di metallo staccati, che si fondono l'uno nell'altro. Non possono essere spostati. Tutto il suo corpo è così saldamente compattato che è tutto un pezzo; Le parti separate non possono essere spostate separatamente. Un risultato è che il coccodrillo ha grandi difficoltà a girare
24 Il suo cuore è saldo come una pietra. Alcuni ritengono che ciò sia intenzionale fisicamente, e notano che i grandi sauri, con la loro circolazione fredda e lenta, hanno cuori relativamente torpidi, che non si contraggono o si espandono facilmente. Altri interpretano il termine "cuore di pietra" come un'indole feroce e ostinata. In entrambi i casi, la descrizione si adatterà bene al coccodrillo. Sì, duro come un pezzo di macina da mulino del Nether. Una ripetizione e una leggera esagerazione dell'idea precedente
25 Quando egli si rialza, i potenti hanno paura. Gli storici egiziani dicono che uno dei loro primi re era stato ucciso da un coccodrillo (Maneto ap. Euseb., 'Chronicles Can.,' pars 1:20, p. 98). L'adorazione tributata ai coccodrilli in alcune parti dell'Egitto, e l'odio provato verso di loro in altre, erano probabilmente ispirati dalla paura. Eliano dice che, nei distretti dove si adoravano i coccodrilli, non era sicuro per nessuno lavarsi i piedi o attingere acqua al fiume, e che nelle vicinanze di alcune città la gente non osava camminare lungo la riva del torrente ('Nat. An.,' 10:24). Nei tempi moderni si sa che precipitano gli uomini dalla riva nell'acqua con un colpo di coda, e poi li divorano a loro piacimento. A causa delle rotture si purificano, anzi sono confusi. Le "rotture" possono essere o le fughe dell'animale dalla sua tana tra i giunchi del Nilo, o la sua "rottura" delle armi dei suoi assalitori
26 La spada di colui che gli si posa addosso non può reggere. O non fa impressione o si spezza nella sua mano. Ugualmente vani sono la lancia, il dardo e il giavellotto. Habergeon è una traduzione errata
27 Egli stima il ferro come paglia e l'ottone (anzi, il bronzo) come legno marcio. Anche i metalli più duri sono inutili contro il coccodrillo. I moderni osservano che anche le armi da fuoco sono di scarsa utilità contro di lui. Il dorso e la coda, in ogni caso, resistono alle palle di moschetto (Bochart); e una pallottola di fucile sposterà lo sguardo se colpisce una delle squame (Tristram); Vedi versetto 15
28 La freccia non può farlo fuggire; letteralmente, il figlio dell'arco.
comp. - Lamentazioni 3:13 - , dove le frecce sono chiamate "figli della faretra" Le pietre della fionda sono trasformate con lui in stoppia.
Sull'uso della fionda come arma di guerra nei primi tempi, vedi l'autore. 'Storia dell'Antico Egitto', vol. 1. p. 449; 'Antiche monarchie', vol. 2, pp. 35,36 - 1Samuele 17:49,50 2Re 3:25
Sulla "stoppia" come metafora della debolezza, vedi sopra, - Giobbe 21:18 - , e confronta il versetto successivo #Giobbe 41:29
Le freccette sono contate come stoppie; piuttosto, il bastone è contato come stoppia. Le mazze, sia di legno duro che di metallo, erano usate dagli Assiri ('Ancient Monarchies', vol. 2. p. 64). Avevano teste pesanti ed erano armi altrettanto efficaci delle spade o delle lance. Se un uomo forte fosse riuscito a sferrare un colpo con uno sulla testa di un coccodrillo, probabilmente sarebbe stato fatale; ma gli assalitori intenzionati furono senza dubbio caricati e sparsi "come stoppia", prima che potessero trovare l'opportunità di colpire. Egli ride al fruscio di una lancia; piuttosto, all'impeto del giavellotto (vedi la versione riveduta)
30 Le pietre taglienti sono sotto di lui; piuttosto, sotto di lui ci sono cocci frastagliati; cioè "il suo ventre è coperto di squame frastagliate" -- una cosa che è vera per il coccodrillo, ma non per qualsiasi altra bestia. Egli sparge oggetti appuntiti (piuttosto, una trebbiatrice o un trascinamento di grano) sul fango. Lascia sul fango su cui si è sdraiato, cioè un'impressione simile a quella di un carro da trebbiatura orientale, o traino di grano, che è "una spessa tavola di legno, conficcata completamente sul lato inferiore, di selci o pietre da taglio dure disposte a forma di palato o lingua ruvida di una mucca" (Sir C. Fellows, 'Asia Minor, ' p. 70). Si dice che i banchi di fango su cui i coccodrilli si sono sdraiati siano stati incisi dappertutto con tali impronte
31 Egli fa bollire l'abisso come una pentola. La corsa del coccodrillo attraverso l'acqua del ruscello o della piscina in cui dimora provoca un'agitazione e un trambusto che è forzatamente paragonato all'ebollizione dell'acqua in un calderone. Egli fa il mare come un vaso di unguento. In genere si ammette che per "mare" qui si intenda il Nilo, come inIsaia 18:2; 19:5); eNaum 3:8). Il vortice del Nilo, mentre il coccodrillo fa la sua corsa, è come il sollevamento di una pentola di olio bollente o di unguento
32 Egli fa un sentiero per risplendere dietro di lui; si potrebbe pensare che l'abisso sia canuto. Lascia dietro di sé una scia bianca mentre passa da un banco di sabbia all'altro attraverso le secche. È come se il Nilo fosse invecchiato e avesse messo su peli rauchi
33 Sulla terra non c'è un suo simile, che è fatto senza paura confronta Versetti. 24-29)
34 Egli contempla tutte le cose alte, guarda senza timore tutto ciò che è alto e grande. Nulla lo allarma; nulla turba la sua equanimità. Egli è un re su tutti i figli (letteralmente, figli) dell'orgoglio. Si sente superiore a tutti gli altri animali che gli capitano. Possono essere "figli dell'orgoglio", ma lui ha più di cui essere orgoglioso del più orgoglioso di loro. Di solito, il leone si atteggia a "re delle bestie", ma qui è, per così dire, deposto e relegato nella seconda posizione,Giobbe 38:39 il coccodrillo viene esaltato al suo posto. Da diversi punti di vista, ci sono diverse grandi bestie che potrebbero essere considerate i signori della creazione animale
"Un re su tutti i figli dell'orgoglio"
Questo titolo magniloquente corona l'elaborata descrizione del leviatano, che occupa l'intero capitolo. Ci dà un'idea vivida della supremazia e della parentela che si trovano in natura
CI SONO GRADAZIONI DI RANGO IN NATURA. La natura non è democratica o comunista. Tra i suoi vari ordini osserviamo ranghi ascendenti di creature viventi. C'è un'aristocrazia naturale; C'è una regalità naturale. Non tutte le creature sono dotate allo stesso modo. Alcuni sono dotati di poteri che li elevano al di sopra dei loro simili. Vediamo gli stessi fatti nel mondo umano. Non tutti gli uomini sono dotati allo stesso modo. Alcuni hanno cinque talenti, altri due, altri un solo talento. Ci sono uomini che sembrano nati per governare; Il potere è innato in loro. Ora, questi fatti possono sembrare giustificare una rigida adesione alle differenze di rango e una repressione degli sforzi per realizzare uno stato di uguaglianza. Ma dobbiamo modificare la loro applicazione agli uomini sotto due o tre aspetti
1. Gli uomini sono tutti uno grandemente, e sono quindi fratelli, mentre nel mondo animale abbiamo considerato le differenze di specie
2. Gli uomini hanno una natura morale e possono discernere un diritto più alto di quello della forza
3. Gli uomini hanno una religione, che insegna loro che i loro istinti e le loro volontà devono essere subordinati alla volontà di Dio
II LA REGALITÀ PIÙ ALTA È MENTALE E MORALE. È solo in una descrizione altamente retorica che il coccodrillo, anche quando idealizzato, può essere descritto come "un re su tutti i figli dell'orgoglio", perché in realtà non governa sulle bestie, gli uccelli e i pesci del Nilo. Sono le sue dimensioni, la sua forma e la sua potenza simili a quelle di un drago che ci suggeriscono un'idea di regalità. E che regalità! Qui abbiamo la reductio ad absurdum della regalità della forza. È naturale e giusto nel coccodrillo, che vive all'altezza della sua natura. Eppure, con tutta la sua durezza e il suo terrore, questo animale è una delle creature più insensate. Non è molto potersi vantare della supremazia fisica. I re nati degli uomini sono i grandi leader della vita superiore, leader del pensiero, come Platone, Agostino, Tommaso d'Aquino, Bacone, Newton, Kant; leader della vita e della condotta religiosa, come San Paolo, Atanasio, Lutero, Wesley
III DIO È IL RE DEI RE. Sarebbe spaventoso se il potere e la supremazia che sono affidati agli animali più grandi fossero stati dati loro senza limiti né restrizioni. Ma gli animali regali, il leone e l'aquila, così come il leviatano stesso, sono tutti sudditi obbedienti del Signore che governa su tutte le opere della natura. Non potrebbero ribellarsi contro il loro Sovrano se lo avessero voluto. I loro regni non sono altro che satrapie del grande impero della natura che Dio governa assolutamente. Da qui l'ordine del verme nonostante la potenza di queste creature mostruose. Solo l'uomo è in grado di ribellarsi. Eppure Dio domina la ribellione anche del mondo umano, e porta i re a fare la sua volontà, anche se possono riconoscerlo tanto poco quanto il leviatano riconosce il suo Signore e Creatore. Così Dio dà potere entro limiti. Gli uomini della più grande libertà e dei più alti privilegi saranno chiamati a rendere conto davanti al loro supremo Maestro. Perciò spetta a noi guardare al di sopra di ogni grandezza terrena e governare a quella perfetta regalità e a quell'unica suprema autorità che ci è stata rivelata in Cristo per guidare la nostra vita nel sentiero della leale ubbidienza. - W.F.A
Illustratore biblico:
Giobbe 41
1 CAPITOLO 41
Giobbe 41:1-34
Puoi tu tirare fuori il Leviatano?-
Behemoth e leviatano:
La descrizione del "colosso" nel capitolo precedente e del "leviatano" qui suggerisce alcune riflessioni morali
(I.) La prodigalità della potenza creata. Di quale forza stupefacente sono dotate queste creature! Come sono enormi le loro proporzioni! Com'era esuberante la loro energia vitale!
(II.) Il potere restrittivo del governo divino. Cosa tiene sotto controllo queste creature? Sono sotto l'incantesimo dell'Onnipotente. A tutte le creature il Creatore ha posto un confine oltre il quale non possono passare
(III.) L'assurdità dell'uomo che si vanta della sua forza. "Non si glori l'uomo potente della sua potenza", ecc
(IV.) La probabilità di giganti mentali nell'universo. Non potrebbe esserci nel dominio spirituale una differenza così grande nel potere dei suoi inquilini come ce n'è in quello fisico?
(V.) Il modo divino di risolvere le difficoltà morali dell'uomo. Grandi furono le difficoltà di Giobbe in relazione al governo di Dio. Dio non ragiona con Giobbe, ma si mostra a lui, e questo risolve tutte le controversie, e lo farà sempre
(VI.) L'opera di Dio nella natura dovrebbe essere studiata, al fine di impressionarci con la Sua maestà. Dobbiamo ricordare il carattere profondamente religioso e serio del patriarca d'Oriente. (Omilestico.)
32 CAPITOLO 41
Giobbe 41:32
Egli fa un sentiero per risplendere dietro di lui.
Fosforescenza:
Che cos'era quel sentiero illuminato? Era la fosforescenza. Lo trovi sulla scia di una nave di notte, soprattutto dopo il maltempo. La fosforescenza è il lampo del mare. Ho trovato un libro di Giovanni Ruskin, e la prima frase su cui mi sono posato gli occhi è stata la sua descrizione della fosforescenza, in cui la chiama il "lampo del mare". Sono le onde del mare diamantate; è l'infiorescenza dei flutti; le onde del mare si fecero cremisi, come lo era l'abisso dopo la battaglia navale di Lepanto; le onde del mare in fiamme. Ci sono momenti in cui, da un orizzonte all'altro, l'intero oceano sembra in conflagrazione con questo strano splendore, che cambia ogni momento in un colore più docile o più abbagliante da ogni parte di te. Ti siedi a guardare oltre il ringhiera di zampa dello yacht o del piroscafo oceanico, guardando e aspettando di vedere quale cosa nuova farà il Dio della bellezza con l'Atlantico. Questa fosforescenza è l'apparizione di miriadi di miriadi del regno animale che salgono, cadono, lampeggiano, vivono, muoiono. Questi luminosi animaletti sono stati per quasi centocinquant'anni lo studio dei naturalisti e il fascino di tutti coloro che hanno abbastanza cervello per pensare. Ora Dio, che non mette nella Sua Bibbia nulla di banale o inutile, richiama l'attenzione di Giobbe, il più grande scienziato del suo tempo, su questa fosforescenza, e mentre il leviatano degli abissi passa, sottolinea il fatto che "Egli fa un sentiero per risplendere dietro di lui". (T. Deuteronomio Witt Talmage.)
33 CAPITOLO 41
Giobbe 41:33-34
Sulla terra non c'è un suo simile.
La supremazia del leviatano:
Spesso si parla del leone come del "re della foresta" o del "re delle bestie", e in senso simile si parla qui del leviatano come del capo della creazione animale. Non ha paura di nessuno di loro; non è sottomesso da nessuno di loro; non è preda di nessuno di loro. L'intero argomento, quindi, si chiude con questa affermazione, che egli è a capo della creazione animale; e fu con questa magnifica descrizione della potenza delle creature che Dio aveva creato, che si intendeva imprimere nella mente di Giobbe 49 senso della maestà e della potenza del Creatore. Ha avuto l'effetto. Era intimorito dalla convinzione della grandezza di Dio, e vide quanto fosse stato sbagliato per lui presumere di mettere in discussione la giustizia, o di giudicare le azioni di un tale Essere. Dio, infatti, non si addentrò in un esame dei vari punti che erano stati oggetto di controversia; Non spiegò la natura della Sua amministrazione morale in modo da sollevare la mente dalla perplessità; ma evidentemente intendeva dare l'impressione di essere vasto e incomprensibile nel suo governo, infinito in potenza, e di avere il diritto di disporre della sua creazione a suo piacimento. Nessuno può dubitare che Dio avrebbe potuto, con infinita facilità, spiegare la natura della Sua amministrazione in modo da liberare la mente dalle perplessità e risolvere le difficoltà che incombevano sui vari argomenti che erano stati oggetto di dibattito tra Giobbe e i suoi amici. Il motivo per cui non lo fece non è dichiarato da nessuna parte, e può essere solo oggetto di congetture. È possibile, tuttavia, che i seguenti suggerimenti possano fare qualcosa per mostrare le ragioni per cui ciò non è stato fatto
1.) Dobbiamo ricordare il primo periodo del mondo in cui avvennero queste transazioni e quando questo Libro fu composto. Era l'infanzia della società, e quando poca luce brillava sulla mente umana riguardo alle questioni di morale e di religione
2.) In questo stato di cose non è probabile che né Giobbe né i suoi amici sarebbero stati in grado di comprendere i principi in base ai quali è permesso ai malvagi di prosperare, e ai giusti sono tanto afflitti, se fossero stati enunciati. Per comprendere l'argomento che allora agitavano le loro menti era necessaria una conoscenza molto più elevata di quella che allora possedevano sul mondo futuro. Non si sarebbe potuto fare senza un riferimento molto deciso allo Stato futuro, in cui tutte queste disuguaglianze dovranno essere eliminate
3.) È stato il piano generale di Dio di comunicare la conoscenza per gradi: impartirla quando gli uomini hanno avuto piena dimostrazione della loro imbecillità e quando sentono il bisogno dell'insegnamento divino; e di riservare le grandi verità della religione per un periodo avanzato del mondo. In conformità a questa disposizione, Dio si è compiaciuto di tenere in riserva, di epoca in età, certe verità grandi e importanti, e quelle che erano particolarmente adatte a gettare luce sugli argomenti di discussione tra Giobbe e i suoi amici. Sono le verità relative alla risurrezione della carne; le retribuzioni del Giorno del Giudizio; le glorie del cielo e i guai dell'inferno, dove tutte le disuguaglianze dello stato presente possono ricevere il loro ultimo ed equo aggiustamento. Queste grandi verità erano riservate al trionfo e alla gloria del cristianesimo; e averle enunciate al tempo di Giobbe sarebbe stato anticipare le rivelazioni più importanti di quel sistema. Le verità di cui siamo ora in possesso avrebbero alleviato gran parte dell'ansia allora provata, e risolto la maggior parte di queste questioni; ma il mondo non era allora nello stato adatto per la loro rivelazione
4.) Era una lezione molto appropriata da insegnare agli uomini, inchinarsi con sottomissione, a un Dio sovrano, senza conoscere la ragione delle Sue azioni. Forse non si potrebbe imparare una lezione di valore più alto di questa. Per una mente orgogliosa, sicura di sé, filosofica, incline a fare affidamento sulle proprie risorse e a confidare nelle proprie deduzioni, era della massima importanza inculcare il dovere della sottomissione alla volontà e alla sovranità. Questa è una lezione che spesso dobbiamo imparare nella vita, e che quasi tutte le difficili dispensazioni della provvidenza sono adatte a insegnarci. Non è perché Dio non ha ragione per quello che fa; non è perché Egli intende che non ne sapremo mai la ragione: ma è perché è nostro dovere inchinarci con sottomissione alla Sua volontà e acconsentire al Suo diritto di regnare, anche quando non riusciamo a vedere la ragione delle Sue azioni. Potremmo ragionare, e poi sottometterci perché ne abbiamo visto la ragione, la nostra sottomissione non sarebbe per il piacere del nostro Creatore, ma per le deduzioni della nostra mente. Quindi, per tutto il tempo, Egli tratta l'uomo in modo tale da portarlo alla sottomissione alla Sua autorità e da umiliare ogni orgoglio umano. A questo termine sono condotti tutti i ragionamenti dell'Onnipotente in questo Libro; e dopo l'esibizione della Sua potenza nella tempesta, dopo la Sua sublime descrizione delle Sue opere, dopo il Suo appello alle numerose cose che, di fatto, sono incomprensibili per l'uomo, sentiamo che Dio è grande, che è presuntuoso nell'uomo sedersi a giudicare le Sue opere, e che la mente, qualunque cosa faccia, dovrebbero inchinarsi davanti a Lui con profonda venerazione e silenzio. (Albert Barnes.)
Riferimenti incrociati:
Giobbe 41
1 Giob 3:8; Sal 74:14; 104:26; Is 27:1
3 Sal 55:21; Prov 15:1; 18:23; 25:15; Is 30:10
4 1Re 20:31-34
Ge 1:28; Sal 8:5,6
Eso 21:6; De 15:17
8 1Re 20:11; 2Re 10:4; Lu 14:31,32
9 De 28:34; 1Sa 3:11; Is 28:19; Lu 21:11
10 Ge 49:9; Nu 24:9; Sal 2:11,12; Ez 8:17,18
Giob 9:4; 40:9; Ger 12:5; 1Co 10:22
11 Giob 22:2,3; 35:7; Sal 21:3; Rom 11:35
Eso 19:5; De 10:14; 1Cron 29:11-14; Sal 24:1; 50:12; 115:16; 1Co 10:26,28
12 Ge 1:25
13 2Re 19:28; Sal 32:9; Giac 3:3
14 Giob 38:10; Ec 12:4
Sal 57:4; 58:6; Prov 30:14; Dan 7:7
19 Sal 18:8
20 Ger 1:13,14
21 Sal 18:8,12; Is 30:33; Abac 3:5
22 Giob 39:19; 40:16
Os 13:14; 1Co 15:55-57
23 Giob 41:17
29 2Cron 26:14
31 Giob 41:20
32 Ge 1:15
Giob 28:14; 38:16,30; Ge 1:2
Ge 15:15; 25:8; 42:38; Prov 16:31; 20:29
34 Giob 26:12; Eso 5:2; Sal 73:6,10; Is 28:1; Ez 29:3; Ap 12:1-3; 13:2; 20:2,3
Dimensione testo: