Nuova Riveduta:

Giobbe 5

Elifaz esorta Giobbe ad accettare il suo castigo
1 «Chiama pure! C'è forse chi ti risponda? A quale dei santi vorrai tu rivolgerti?
2 No, il cruccio non uccide che l'insensato e l'irritazione fa morire lo stolto.
3 Io ho visto l'insensato mettere radici, ma ben presto ho dovuto maledire la sua casa.
4 I suoi figli vanno privi di soccorso, sono oppressi alla porta della città e non c'è chi li difenda.
5 L'affamato gli divora il raccolto, glielo ruba perfino dalle spine; l'assetato gli trangugia i beni.
6 Infatti la sventura non spunta dalla terra, né il dolore germina dal suolo; 7 ma l'uomo nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto.
8 Io però vorrei cercare Dio, a Dio vorrei esporre la mia causa; 9 a lui, che fa cose grandi, imperscrutabili, meraviglie innumerevoli; 10 che sparge la pioggia sopra la terra e manda l'acqua sui campi; 11 che innalza quelli che erano abbassati e pone in salvo gli afflitti, in luogo elevato; 12 che sventa i disegni degli astuti, sicché le loro mani non giungono a eseguirli; 13 che prende gli abili nella loro astuzia, sicché il consiglio degli scaltri va in rovina.
14 Di giorno essi incorrono nelle tenebre, a mezzogiorno brancolano come di notte.
15 Ma Dio salva il meschino dalla spada della loro bocca, e il povero dalla mano del potente.
16 Così per il misero c'è speranza, mentre l'iniquità chiude la bocca.
17 Beato l'uomo che Dio corregge! Tu non disprezzare la lezione dell'Onnipotente; 18 perché egli fa la piaga, ma poi la fascia; egli ferisce, ma le sue mani guariscono.
19 In sei sciagure egli sarà il tuo liberatore, e in sette il male non ti toccherà.
20 In tempo di carestia ti scamperà dalla morte, in tempo di guerra dai colpi della spada.
21 Sarai sottratto al flagello della lingua, non temerai quando verrà il disastro.
22 In mezzo al disastro e alla fame riderai, non temerai le belve della terra; 23 perché avrai per alleate le pietre del suolo, e gli animali dei campi saranno con te in pace.
24 Saprai al sicuro la tua tenda; e, visitando i tuoi pascoli, vedrai che non ti manca nulla.
25 Saprai che la tua discendenza moltiplica, che i tuoi rampolli crescono come l'erba dei campi.
26 Te ne andrai maturo alla tomba, come i covoni di grano si accumulano a suo tempo.
27 Ecco quel che abbiamo trovato, riflettendo. Così è. Tu ascolta e fanne tesoro».

C.E.I.:

Giobbe 5

1 Chiama, dunque! Ti risponderà forse qualcuno?
E a chi fra i santi ti rivolgerai?
2 Poiché allo stolto dà morte lo sdegno
e la collera fa morire lo sciocco.
3 Io ho visto lo stolto metter radici,
ma imputridire la sua dimora all'istante.
4 I suoi figli sono lungi dal prosperare,
sono oppressi alla porta, senza difensore;
5 l'affamato ne divora la messe
e gente assetata ne succhia gli averi.
6 Non esce certo dalla polvere la sventura
né germoglia dalla terra il dolore,
7 ma è l'uomo che genera pene,
come le scintille volano in alto.
8 Io, invece, mi rivolgerei a Dio
e a Dio esporrei la mia causa:
9 a lui, che fa cose grandi e incomprensibili,
meraviglie senza numero,
10 che dà la pioggia alla terra
e manda le acque sulle campagne.
11 Colloca gli umili in alto
e gli afflitti solleva a prosperità;
12 rende vani i pensieri degli scaltri
e le loro mani non ne compiono i disegni;
13 coglie di sorpresa i saggi nella loro astuzia
e manda in rovina il consiglio degli scaltri.
14 Di giorno incappano nel buio
e brancolano in pieno sole come di notte,
15 mentre egli salva dalla loro spada l'oppresso,
e il meschino dalla mano del prepotente.
16 C'è speranza per il misero
e l'ingiustizia chiude la bocca.
17 Felice l'uomo, che è corretto da Dio:
perciò tu non sdegnare la correzione dell'Onnipotente,
18 perché egli fa la piaga e la fascia,
ferisce e la sua mano risana.
19 Da sei tribolazioni ti libererà
e alla settima non ti toccherà il male;
20 nella carestia ti scamperà dalla morte
e in guerra dal colpo della spada;
21 sarai al riparo dal flagello della lingua,
né temerai quando giunge la rovina.
22 Della rovina e della fame ti riderai
né temerai le bestie selvatiche;
23 con le pietre del campo avrai un patto
e le bestie selvatiche saranno in pace con te.
24 Conoscerai la prosperità della tua tenda,
visiterai la tua proprietà e non sarai deluso.
25 Vedrai, numerosa, la prole,
i tuoi rampolli come l'erba dei prati.
26 Te ne andrai alla tomba in piena maturità,
come si ammucchia il grano a suo tempo.
27 Ecco, questo abbiamo osservato: è così.
Ascoltalo e sappilo per tuo bene.

Nuova Diodati:

Giobbe 5

Invito ad affidarsi a Dio e a non disprezzare la sua correzione
1 «Grida pure! C'è forse qualcuno che ti risponde? A chi tra i santi ti rivolgerai? 2 L'ira infatti uccide lo stolto, e la gelosia fa morire lo sciocco. 3 Ho visto lo stolto mettere radici, ma ben presto ho maledetto la sua dimora. 4 I suoi figli non hanno alcuna sicurezza, sono oppressi alla porta, e non c'è alcuno che li difenda. 5 L'affamato divora la sua messe, gliela porta via anche tra le spine, e un laccio ne divora i beni. 6 Poiché la malvagità non esce fuori dalla polvere, e la fatica non germoglia dalla terra; 7 ma l'uomo nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto. 8 Io però cercherei Dio, e a Dio affiderei la mia causa, 9 a lui, che fa cose grandi e imperscrutabili, meraviglie senza numero, 10 che dà la pioggia sulla terra e manda le acque sui campi; 11 innalza gli umili e mette al sicuro in alto gli afflitti. 12 Rende vani i disegni degli scaltri, e così le loro mani non possono eseguire i loro piani; 13 prende i savi nella loro astuzia, e il consiglio dei disonesti va presto in fumo. 14 Di giorno essi incappano nelle tenebre, in pieno mezzodì brancolano come di notte; 15 ma Dio salva il bisognoso dalla spada, dalla bocca dei potenti e dalle loro mani. 16 Così c'è speranza per il misero, ma l'ingiustizia chiude la sua bocca. 17 Ecco, beato l'uomo che Dio castiga; perciò tu non disprezzare la correzione dell'Onnipotente; 18 poiché egli fa la piaga, ma poi la fascia, ferisce, ma le sue mani guariscono. 19 In sei sventure egli ti libererà, sì, in sette il male non ti toccherà. 20 In tempo di carestia ti scamperà dalla morte, in tempo di guerra dalla forza della spada. 21 Sarai sottratto al flagello della lingua, non temerai quando verrà la distruzione. 22 Riderai della distruzione e della carestia, e non avrai paura delle belve della terra; 23 poiché avrai un patto con le pietre del suolo, e le bestie dei campi saranno in pace con te. 24 Saprai che la tua tenda è al sicuro; visiterai i tuoi pascoli e troverai che nulla manca. 25 Ti renderai conto che i tuoi discendenti sono numerosi, e i tuoi rampolli come l'erba dei campi. 26 Scenderai nella tomba in età avanzata, come nella sua stagione si raduna un mucchio di covoni. 27 Ecco ciò che abbiamo trovato; è così. Ascoltalo e fanne profitto».

Riveduta 2020:

Giobbe 5

1 Chiama pure! C'è forse chi ti risponda? E a quale dei santi vorrai rivolgerti? 2 No, l'ira non uccide che l'insensato e l'irritazione non fa morire che lo stolto. 3 Io ho visto l'insensato prendere radice, ma ben presto ho dovuto maledire la sua casa. 4 I suoi figli vanno privi di soccorso, sono oppressi alla porta, e non c'è chi li difenda. 5 L'affamato gli divora il raccolto, glielo ruba perfino tra le spine; e l'assetato gli divora i beni. 6 Poiché la sventura non spunta dalla terra né il dolore germoglia dal suolo; 7 ma l'uomo nasce per soffrire, come la scintilla per volare in alto. 8 Io però vorrei cercare Dio e a Dio vorrei esporre la mia causa: 9 a lui, che fa cose grandi, imperscrutabili, meraviglie senza numero; 10 che sparge la pioggia sopra la terra e manda l'acqua sui campi; 11 che innalza quelli che erano abbassati e pone gli afflitti in salvo in luogo elevato; 12 che sventa i disegni degli astuti in modo che le loro mani non riescano a eseguirli: 13 che prende gli abili nella loro astuzia, in modo che il consiglio degli scaltri vada in rovina. 14 Di giorno essi incorrono nelle tenebre, a mezzogiorno brancolano come di notte; 15 ma Iddio salva l'oppresso dalla spada della loro bocca, e il povero dalla mano del potente. 16 Così per il misero c'è speranza, mentre l'iniquità ha la bocca chiusa. 17 Beato l'uomo che Dio corregge! Tu non disprezzare la correzione dell'Onnipotente; 18 poiché egli fa la piaga, poi la fascia; egli ferisce, ma le sue mani guariscono. 19 In sei sciagure egli sarà il tuo liberatore e in sette il male non ti toccherà. 20 In tempo di carestia ti scamperà dalla morte, in tempo di guerra dai colpi della spada. 21 Sarai sottratto al flagello della lingua, non temerai quando verrà il disastro. 22 In mezzo al disastro e alla fame riderai, non temerai le belve della terra; 23 perché avrai per alleate le pietre del suolo, e gli animali dei campi saranno con te in pace. 24 Saprai al sicuro la tua tenda e, visitando i tuoi pascoli, vedrai che non ti manca nulla. 25 Saprai che la tua progenie moltiplica, che i tuoi rampolli crescono come l'erba dei campi. 26 Scenderai maturo nella tomba, come i covoni di grano che si ammucchiano a suo tempo. 27 Ecco ciò che abbiamo trovato, riflettendo. Così è. Tu ascolta, e fanne profitto”.

Riveduta:

Giobbe 5

1 Chiama pure! C'è forse chi ti risponda? E a qual dei santi vorrai tu rivolgerti? 2 No, il cruccio non uccide che l'insensato e l'irritazione non fa morir che lo stolto. 3 Io ho veduto l'insensato prender radice, ma ben tosto ho dovuto maledirne la dimora. 4 I suoi figli van privi di soccorso, sono oppressi alla porta, e non c'è chi li difenda. 5 L'affamato gli divora la raccolta, gliela rapisce perfino di tra le spine; e l'assetato gli trangugia i beni. 6 Ché la sventura non spunta dalla terra né il dolore germina dal suolo; 7 ma l'uomo nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto. 8 Io però vorrei cercar di Dio, e a Dio vorrei esporre la mia causa: 9 a lui, che fa cose grandi, imperscrutabili, maraviglie senza numero; 10 che spande la pioggia sopra la terra e manda le acque sui campi; 11 che innalza quelli ch'erano abbassati e pone in salvo gli afflitti in luogo elevato; 12 che sventa i disegni degli astuti sicché le loro mani non giungono ad eseguirli: 13 che prende gli abili nella loro astuzia, sì che il consiglio degli scaltri va in rovina. 14 Di giorno essi incorron nelle tenebre, in pien mezzodì brancolan come di notte; 15 ma Iddio salva il meschino dalla spada della lor bocca, e il povero di man del potente. 16 E così pel misero v'è speranza, mentre l'iniquità ha la bocca chiusa. 17 Beato l'uomo che Dio castiga! E tu non isdegnar la correzione dell'Onnipotente; 18 giacché egli fa la piaga, poi la fascia; egli ferisce, ma le sue mani guariscono. 19 In sei distrette egli sarà il tuo liberatore e in sette il male non ti toccherà. 20 In tempo di carestia ti scamperà dalla morte, in tempo di guerra dai colpi della spada. 21 Sarai sottratto al flagello della lingua, non temerai quando verrà il disastro. 22 In mezzo al disastro e alla fame riderai, non paventerai le belve della terra; 23 perché avrai per alleate le pietre del suolo, e gli animali de' campi saran teco in pace. 24 Saprai sicura la tua tenda; e, visitando i tuoi pascoli, vedrai che non ti manca nulla. 25 Saprai che la tua progenie moltiplica, che i tuoi rampolli crescono come l'erba dei campi. 26 Scenderai maturo nella tomba, come la bica di mannelle che si ripone a suo tempo. 27 Ecco quel che abbiam trovato, riflettendo. Così è. Tu ascolta, e fanne tuo pro».

Ricciotti:

Giobbe 5

1 Chiama pur, se c'è chi ti risponda, e rivolgiti a qualcuno dei santi. 2 Però lo stolto lo uccide la rabbia e al dissennato dà morte l'invidia. 3 Io ben vidi lo stolto [quale albero] con sode radici, ma imputridì la sua prosperità ad un tratto. 4 Lungi da salvezza finiranno i suoi figli, oppressi saranno sulla porta senza che alcun li salvi. 5 La sua mèsse la divorerà l'affamato, un armato rapirà via lui, gente assetata succhierà le sue ricchezze. 6 Non avviene nulla in terra senza cagione, e dal suolo non germoglia l'affanno: 7 l'uomo nasce al travaglio, come l'uccello per il volo. 8 Io quindi, [fossi in te], pregherei il Signore, e innanzi a Dio proporrei la mia causa: 9 egli opera cose grandi e imperscrutabili, cose mirabili che non hanno numero; 10 manda egli la pioggia sulla superficie della terra ed irriga con le acque ogni cosa; 11 egli mette in alto tutti gli umiliati, e gli afflitti eleva in salvezza; 12 egli dissipa i pensieri dei maligni, sì che le lor mani non compiano ciò che cominciarono; 13 comprende egli i sapienti nella loro accortezza, e disperde il disegno dei malvagi: 14 di giorno incappano essi nelle tenebre, e come di notte brancolano a mezzodì. 15 Egli quindi salverà il misero dalla spada della lor bocca, e il poverello dalla mano del violento: 16 sì che v'abbia per l'infelice una speranza, e l'iniquità chiuda la sua bocca. 17 Beato l'uomo che da Dio è corretto: la riprensione del Signore tu dunque non spregiare! 18 Poichè egli ferisce e pur medica, percuote e pur le sue mani guariscono. 19 In sei angustie egli ti salverà, e nella settima non ti toccherà il male: 20 nella fame ti libererà dalla morte, e nella mischia dal poter della spada; 21 dal flagello della lingua [calunniatrice] sarai celato, nè temerai della calamità se venga; 22 della desolazione e carestia ti farai beffe, delle fiere della terra non avrai paura; 23 pur dalle pietre dei campi tu trarrai vantaggio, e le fiere della terra saranno in pace con te. 24 Proverai che la tua tenda gode di pace, e visitando la tua dimora non troverai mancanza. 25 Proverai pure che la tua prole s'accresce, e la tua progenie sarà come l'erba della terra. 26 Giungerai in decrepitezza alla tomba come racchiudesi la bica del grano a suo tempo. 27 Ecco, la cosa sta come abbiamo investigato; su ciò che hai ascoltato tu rifletti.»

Tintori:

Giobbe 5

Elifaz dice a Giobbe di cessare i lamenti e di rivolgersi a Dio
1 «Chiama pure, se v'è qualcuno che ti possa rispondere, ricorri a qualche santo. 2 Veramente la rabbia uccide lo stolto e l'invidia fa morire il piccino, 3 io vidi lo stolto con sode radici, ma subito maledissi la sua floridezza. 4 Non vi sarà salvezza per i suoi figli, saran calpestati alla porta, e non vi sarà chi li difenda. 5 L'affamato divorerà la sua messe, l'uomo armato rapirà anche lui, gli assetati ne succhieranno i beni. 6 Niente avviene senza causa sulla terra, e il dolore non spunta dal suolo: 7 l'uomo nasce a soffrire come gli uccelli al volo. 8 Per questo io pregherei il Signore, a Dio rimetterei la mia causa: 9 a lui che fa cose grandi e imperscrutabili e maraviglie senza numero; 10 che dona la pioggia alla superficie della terra e tutto irriga colle acque; 11 che pone in alto gli umili e rinfranca colla prosperità gli afflitti; 12 che sventa le trame dei maligni in modo che non giungano ad eseguirle; 13 che impiglia gli scaltri nelle loro astuzie e dissipa il consiglio degli empi. 14 In pieno giorno incontreranno le tenebre, e a mezzodì andran tentoni come di notte. 15 Ma Egli salverà il meschino dalla spada della loro bocca, e il povero dalla mano dell'oppressore. 16 E vi sarà speranza pel misero, e l'iniquità chiuderà la sua bocca. 17 Beato l'uomo che è corretto da Dio! Non sdegnare adunque la correzione del Signore, 18 perchè Egli fa la piaga e la fascia, ferisce e di sua mano risana. 19 Ti libererà da sei tribolazioni, e alla settima il male non ti toccherà. 20 In tempo di carestia Egli ti salverà a dalla morte, e nella guerra dal filo della spada. 21 Sarai riparato dal flagello della lingua, e non temerai quando venga la sventura. 22 Nella desolazione e nella fame riderai, e non avrai paura delle bestie della terra. 23 Farai alleanza colle pietre dei campi, e le bestie della terra saran per te pacifiche. 24 E vedrai la pace nella tua tenda e, visitando i tuoi beni, non peccherai. 25 Vedrai pure a moltiplicata la tua stirpe e la tua a progenie come l'erba del prato. 26 Scenderai maturo nel sepolcro, come un monte di grano rimesso nella sua stagione. 27 Ecco, secondo le nostre esperienze, come e stanno le cose; or tu ripensa a quanto hai ascoltato»

Martini:

Giobbe 5

Eliphaz accusa nuovamente Giobbe di iniquità, perchè nissuno è punito dà Dio se non per sua colpa: e perciò esorta Giobbe, che si converta a Dio, e così gli promette ogni prosperità; e celebra le opere della providenza divina verso le creature.
1 Chiama adunque, se v'ha alcuno, che ti risponda, e ricorri ad alcuno dei santi. 2 Veramente lo stolto è messo a morte dall'ira, e il piccolo è ucciso dall'invidia. 3 Vidi io un insensato aver messe sode radici, e subito maledissi la sua appariscenza. 4 I suoi figliuoli saran lontani dalla salute, e saran calpestati alla porta, e non troveranno liberatore. 5 Le sue messi saran divorate da un affamato, ed ei sarà condotto via dagli armati, e uomini assetati sorbiranno le sue ricchezze. 6 Nissuna cosa si fa sulla terra senza cagione, e gli affanni non germogliano dal terreno. 7 Nasce l'uomo ai travagli, come al volo gli uccelli. 8 Per la qual cosa io pregherò il Signore, e a lui rivolgerò le mie parole, 9 Il quale fa cose grandi, e imperscrutabili, e mirabili senza numero: 10 Che manda la pioggia sulla faccia della terra, e tutte le cose innaffia colle acque, 11 Che in alto pone que' che erano al basso; e gli afflitti rincora colla salute: 12 Che dissipa le brame de' maligni, affinché non conducano a fine le mani loro quel che aveano cominciato: 13 Che nella loro astuzia impiglia i sapienti, e sperde i disegni de' cattivi: 14 In pieno giorno si troveran nelle tenebre, e nel meriggio andran tentoni come di notte. 15 Ma egli salverà il meschino dalla spada della lor bocca, e il povero dalle mani dell'uom violento. 16 E il meschino avrà speranza, o l'iniquità chiuderà la sua bocca. 17 Beato l'uomo, cui Dio corregge: non disprezzar tu adunque la riprensione del Signore: 18 Perocché egli ferisce, e fascia la piaga, percuote, e medica di sua mano. 19 Alle sei tribolazioni egli ti libererà, e alla settima il male non ti toccherà. 20 Egli nella fame ti salverà dalla morte, e dalla spada in tempo di guerra. 21 Sarai messo in sicuro dal flagello di lingua rea, e quando venga calamità, non ne avrai paura. 22 Nelle desolazioni, e nelle carestie tu riderai, e non temerai le fiere selvagge. 23 Le pietre stesse de' campi ti averanno rispetto, e le bestie selvagge mariteranno pace con te. 24 E vedrai regnar la pace nel tuo padiglione, e nel governar la tua bella casa non commetterai mancamento. 25 Vedrai eziandio come numerosa sarà la tua stirpe, e la tua discendenza come l'erba dei campi. 26 Pieno di anni entrerai nel sepolcro, come si rinchiude a suo tempo una massa di grano. 27 Or quello che noi abbiamo esposto è così: tu che hai ascoltato, ripensavi.

Diodati:

Giobbe 5

1 Grida pure, vi sarà egli alcuno che ti risponda? Ed a cui d'infra i santi ti rivolgerai tu? 2 Conciossiachè il cruccio uccida il pazzo, E lo sdegno faccia morir lo stolto. 3 Io ho veduto il pazzo che si radicava; Ma incontanente ho maledetto il suo abitacolo. 4 I suoi figliuoli son lungi dalla salvezza, E sono oppressati nella porta, senza che alcuno li riscuota. 5 L'affamato divora la ricolta di esso, E la rapisce di mezzo le spine; E i ladroni trangugiano le sue facoltà.
6 Perciocchè la sventura non ispunta dalla polvere, E il dolore non germoglia dalla terra; 7 Benchè l'uomo nasca per soffrire, Come le faville delle brace per volare in alto. 8 Ma quant'è a me, io ricercherei pure Iddio, Ed addirizzerei il mio ragionamento a Dio; 9 Il quale fa cose sì grandi, che non si posson investigare; E tante cose maravigliose, che non si possono annoverare; 10 Che manda la pioggia in su la terra, E le acque in su le campagne; 11 Che innalza i bassi, E fa che quelli ch'erano in duolo sono esaltati per salvazione; 12 Che disperde i pensieri degli astuti, E fa che le lor mani non possono far nulla di bene ordinato. 13 Egli soprapprende i savi nella loro astuzia, E fa che il consiglio de' perversi va in ruina. 14 Di giorno scontrano tenebre, E in pien mezzodì vanno a tentone come di notte. 15 Ma egli salva il bisognoso dalla spada, Dalla gola loro, e dalla mano del possente. 16 E vi è qualche speranza per lo misero; Ma l'iniquità ha la bocca turata.
17 Ecco, beato è l'uomo, il quale Iddio castiga; E però non disdegnar la correzione dell'Onnipotente. 18 Perciocchè egli è quel che manda la doglia e altresì la fascia; Egli è quel che fa la piaga, e le sue mani altresì guariscono. 19 In sei afflizioni egli ti libererà, Ed in sette il male non ti toccherà. 20 In tempo di fame egli ti riscoterà dalla morte, E in tempo di guerra dalla spada. 21 Al tempo del flagello della lingua tu sarai nascosto; E non temerai la desolazione, quando verrà. 22 Tu riderai del guasto e della carestia; E non temerai delle fiere della terra. 23 Perciocchè tu avrai patto eziandio con le pietre de' campi; E le fiere della campagna ti saranno rendute pacifiche. 24 E tu conoscerai per prova che il tuo padiglione non sarà se non pace, E governerai la tua casa, e nulla ti verrà fallito. 25 E riconoscerai che la tua progenie sarà molta, E che i tuoi discendenti saranno come l'erba della terra. 26 Tu entrerai in estrema vecchiezza nel sepolcro, Come la bica delle biade è accumulata al suo tempo. 27 Ecco ciò noi ti diciamo; noi l'abbiamo investigato; egli è così; Ascoltalo, e riconoscilo.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 5

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 5

Elifaz, nel capitolo precedente, per adempiere alla sua accusa contro Giobbe, aveva emesso una parola dal cielo, lo aveva mandato in visione. In questo capitolo egli si appella a coloro che portano testimonianza sulla terra, ai santi, ai fedeli testimoni della verità di Dio in tutti i tempi, Giobbe 5:1. Essi testimonieranno,

I. Che il peccato dei peccatori è la loro rovina, Giobbe 5:2-5.

II. Eppure l'afflizione è la sorte comune dell'umanità, Giobbe 5:6-7.

III. Che quando siamo nell'afflizione è nostra saggezza e dovere rivolgerci a Dio, poiché egli è capace e pronto ad aiutarci, Giobbe 5:8-16.

IV. Che le afflizioni che si sopportano bene finiscano bene; e Giobbe in particolare, se fosse venuto a un temperamento migliore, avrebbe potuto assicurarsi che Dio aveva in serbo per lui una grande misericordia, Giobbe 5:17-27. In modo da concludere il suo discorso con un umore un po' migliore di come l'aveva iniziato.

Ver. 1. fino alla Ver. 5.

Essendo iniziata una disputa molto accesa tra Giobbe e i suoi amici, Elifaz fa qui una giusta mozione per mettere la questione a un punto di riferimento. In tutti i dibattiti, forse, prima si fa questo, meglio è se i contendenti non riescono a porvi fine tra di loro. Elifaz è così sicuro della bontà della sua causa che spinge Giobbe stesso a scegliere gli arbitri (Giobbe 5:1): Chiama ora, se c'è qualcuno che ti risponderà; Cioè

1. "Se c'è qualcuno che soffre come te. Puoi tu produrre un esempio di qualcuno che sia stato veramente un santo che sia stato ridotto a un tale estremo come sei ora ridotto tu? Dio non ha mai trattato con nessuno che ami il suo nome come si comporta con te, e quindi sicuramente tu non sei nessuno di loro".

2. "Se c'è qualcuno che dice come dici tu. C'è mai stato un uomo buono che ha maledetto il suo giorno come hai fatto tu? O qualcuno dei santi ti giustificherà in questi caldi o passioni, o dirà che queste sono le macchie dei figli di Dio? Non troverai nessuno dei santi che saranno tuoi avvocati o miei antagonisti. A quale dei santi ti volgerai? Volgiti a ciò che vuoi, e scoprirai che sono tutti della mia mente. Ho dalla mia parte il communis sensus fidelium, il voto unanime dei fedeli, che tutti sottoscriveranno ciò che dirò".

Osservare

(1.) Le persone buone sono chiamate santi anche nell'Antico Testamento; e quindi non so perché dovremmo, nel linguaggio comune (a meno che non dobbiamo loqui cum vulgo, parlare come i nostri vicini), appropriarci del titolo a quelli del Nuovo Testamento, e non dire S. Abramo, S. Mosè e S. Isaia, così come S. Matteo e S. Marco; e S. Davide il salmista, così come San Davide, vescovo britannico. Aronne è espressamente chiamato il santo del Signore.

(2.) Tutti coloro che sono santi si rivolgeranno a coloro che lo sono, li sceglieranno per i loro amici e parleranno con loro, li sceglieranno per i loro giudici e li consulteranno. Vedi Salmi 119:79. I santi giudicheranno il mondo, == 1Corinzi 6:1-2 == Camminate per la via degli uomini buoni == (Proverbi 2:20), per la via antica, per le orme del gregge. Ognuno sceglie una sorta di persone a cui studia per raccomandarsi, e i cui sentimenti sono per lui la prova dell'onore e del disonore. Ora, tutti i veri santi si sforzano di raccomandarsi a coloro che sono tali e di avere ragione nella loro opinione.

(3.) Ci sono alcune verità così chiare, e così universalmente conosciute e credute, che ci si può azzardare a fare appello a qualsiasi santo riguardo ad esse. Tuttavia ci sono alcune cose su cui discostano sfortunatamente, ce ne sono molte di più, e più considerevoli, in cui sono d'accordo; come il male del peccato, la vanità del mondo, il valore dell'anima, la necessità di una vita santa e simili. Anche se non tutti vivono all'altezza, come dovrebbero, della loro fede in queste verità, tuttavia sono tutti pronti a rendere loro testimonianza.

Ora, ci sono due cose che Elifaz qui sostiene, e sulle quali non dubita ma tutti i santi concordano con lui:

I. Che il peccato dei peccatori tende direttamente alla loro rovina (Giobbe 5:2): l'ira uccide l'uomo stolto, la sua stessa ira, e quindi è stolto per assecondarla; è un fuoco nelle sue ossa, nel suo sangue, abbastanza da metterlo in febbre. L'invidia è il marciume delle ossa, e così uccide lo sciocco che se ne agita.

"Così è di te", dice Elifaz, "mentre litighi con Dio, fai a te stesso il più grande danno; La tua rabbia per i tuoi guai e la tua invidia per la nostra prosperità non fanno che aumentare il tuo dolore e la tua miseria: volgiti ai santi e scoprirai che comprendono meglio il loro interesse".

Giobbe aveva detto a sua moglie che parlava come le donne stolte; ora Elifaz gli dice che si è comportato come gli uomini sciocchi, gli sciocchi. Oppure può essere inteso così:

"Se gli uomini sono rovinati e disfatti, è sempre la loro stessa follia che li rovina e li disfa. Si uccidono con una lussuria o con l'altra; perciò, senza dubbio, Giobbe, tu hai fatto una cosa sciocca, con la quale ti sei portato in questa condizione calamitosa".

Molti lo capiscono dell'ira e della gelosia di Dio. Giobbe non doveva essere inquieto per la prosperità dei malvagi, perché i sorrisi del mondo non potranno mai proteggerli dalle sopracciglia di Dio; Sono sciocchi e sciocchi se pensano di volerlo. L'ira di Dio sarà la morte, la morte eterna, di coloro su cui si fissa. Che cos'è l'inferno se non l'ira di Dio senza mescolanza o punto?

II. Che la loro prosperità è breve e la loro distruzione certa, Giobbe 5:3-5. Sembra qui che egli metta in parallelo il caso di Giobbe con quello che è comunemente il caso delle persone malvagie.

1. Giobbe aveva prosperato per un certo tempo, sembrava confermato ed era sicuro della sua prosperità; ed è comune per gli uomini malvagi stolti farlo: li ho visti mettere radici, piantare e, nell'apprensione propria e altrui, fissarsi e probabilmente continuare. Vedere Geremia 12:2; Salmi 37:35-36. Vediamo uomini mondani mettere radici nella terra; Sulle cose terrene fissano la posizione delle loro speranze, e da esse traggono la linfa delle loro comodità. La condizione esteriore può essere fiorente, ma non può prosperare l'anima che mette radici nella terra.

2. La prosperità di Giobbe era ora alla fine, e così lo è stata rapidamente la prosperità di altre persone malvagie.

(1.) Elifaz previde la loro rovina con occhio di fede. Coloro che guardavano solo alle cose presenti benedicevano la loro abitazione e le ritenevano felici, la benedicevano a lungo e desideravano se stessi nella loro condizione. Ma Elifaz la maledisse, la maledisse all'improvviso, appena li vide cominciare a mettere radici, cioè previde e predisse chiaramente la loro rovina; non che abbia pregato per questo (non ho desiderato il giorno doloroso), ma lo ha pronosticato. Entrò nel santuario, e lì comprese la loro fine e udì la loro condanna (Salmi 73:17-18), che la prosperità degli stolti li distruggerà, == Proverbi 1:32. Coloro che credono alla parola di Dio possono vedere una maledizione nella casa degli empi == (Proverbi 3:33), anche se è costruita così finemente e saldamente, e sempre così piena di ogni cosa buona; e possono prevedere che la maledizione, col tempo, la consumerà infallibilmente con il suo legno e le sue pietre, Zaccaria 5:4.

(2.) Vide, finalmente, ciò che aveva previsto. Non fu deluso dalle sue aspettative nei suoi confronti; L'evento rispose; La sua famiglia fu distrutta e la sua proprietà rovinata. In questi particolari egli riflette in modo chiaro e molto odioso sulle calamità di Giobbe.

[1.] I suoi figli furono schiacciati, Giobbe 5:4. Pensavano di essere al sicuro nella casa del loro fratello maggiore, ma erano lontani dalla salvezza perché erano rimasti schiacciati nel cancello. Forse la porta o il cancello della casa era costruito più in alto, e cadeva più pesantemente su di loro, e non c'era nessuno che li liberasse dal perire tra le rovine. Questo è comunemente inteso per la distruzione delle famiglie degli uomini malvagi, mediante l'esecuzione della giustizia su di loro, per costringerli a restituire ciò che hanno mal ottenuto. Lo lasciano ai loro figli; ma la discendenza non impedirà l'ingresso ai legittimi proprietari, che schiacceranno i loro figli e li cacceranno secondo il dovuto corso della legge (e non ci sarà nessuno che li aiuti), o forse con l'oppressione, Salmi 109:9, ecc.

[2.] La sua proprietà fu saccheggiata, Giobbe 5:5. Quella di Giobbe era così. I ladroni affamati, i Sabei e i Caldei, fuggirono con esso e lo inghiottirono; e questo, dice, l'ho spesso osservato in altri. Ciò che è stato ottenuto con il bottino e la rapina è andato perduto allo stesso modo. L'attento proprietario lo strinse di spine e poi lo ritenne sicuro; ma il recinto si rivelò insignificante contro l'avidità dei saccheggiatori (se la fame irromperà attraverso i muri di pietra, molto di più attraverso le siepi di spine), e contro la maledizione divina, che passerà attraverso le spine e i rovi, e li brucerà insieme, == Isaia 27:4.

6 Ver. 6. fino alla Ver. 16.

Elifaz, avendo toccato Giobbe in una parte molto tenera, menzionando sia la perdita del suo patrimonio che la morte dei suoi figli come la giusta punizione del suo peccato, per non spingerlo alla disperazione, comincia qui a incoraggiarlo, e lo mette in modo da rendersi tranquillo. Ora cambia molto la sua voce (Galati 4:20) e parla con accenti di gentilezza, come se volesse espiare le dure parole che gli aveva dato.

I. Gli ricorda che nessuna afflizione viene per caso, né deve essere attribuita a cause seconde: non esce dalla polvere,spunta dal suolo, come fa l'erba, Giobbe 5:6. Naturalmente, in certe stagioni dell'anno, non avviene come fanno le produzioni naturali, per una catena di cause seconde. La proporzione tra la prosperità e l'avversità non è osservata dalla Provvidenza così esattamente come quella tra il giorno e la notte, tra l'estate e l'inverno, ma secondo la volontà e il consiglio di Dio, quando e come egli ritiene opportuno. Alcuni lo leggono: Il peccato non viene dalla polvere, né l'iniquità della terra. Se gli uomini sono cattivi, non devono dare la colpa al suolo, al clima o alle stelle, ma a se stessi. Se tu bruci, tu solo lo sopporterai. Non dobbiamo attribuire le nostre afflizioni alla fortuna, perché vengono da Dio, né i nostri peccati al destino, perché vengono da noi stessi; così, qualunque sia il problema in cui ci troviamo, dobbiamo ammettere che Dio ce lo manda e noi ce lo procuriamo: il primo è un motivo per cui dovremmo essere molto pazienti. quest'ultimo è il motivo per cui dovremmo essere molto pentiti, quando siamo afflitti.

II. Gli ricorda che i guai e le afflizioni sono ciò che tutti abbiamo motivo di aspettarci in questo mondo: l'uomo è portato nei guai == (Giobbe 5:7), non come uomo (se avesse mantenuto la sua innocenza sarebbe nato al piacere), ma come uomo peccatore, come nato da una donna == (Giobbe 14:1), che era nella trasgressione. L'uomo è nato nel peccato, e quindi è nato per i guai. Anche coloro che sono nati per l'onore e la condizione sociale sono ancora nati per i guai nella carne. Nel nostro stato decaduto è diventato naturale per noi peccare, e la conseguenza naturale di ciò è l'afflizione, Romani 5:12. Non c'è nulla in questo mondo in cui siamo nati, e che possiamo veramente chiamare nostro, se non il peccato e i guai; Entrambi sono come le scintille che volano verso l'alto. Le trasgressioni reali sono le scintille che volano fuori dalla fornace della corruzione originale; e, essendo chiamati trasgressori fin dal grembo materno, non c'è da meravigliarsi che agiamo molto slealmente, == Isaia 48:8. Tale è anche la fragilità dei nostri corpi e la vanità di tutti i nostri godimenti, che anche i nostri problemi sorgono con la stessa naturalezza con cui le scintille volano verso l'alto: sono così numerose, così dense e così veloci che una si sussegue. Perché allora dovremmo sorprenderci che le nostre afflizioni siano strane, o litigare con esse altrettanto duramente, quando non sono altro che ciò per cui siamo nati? L'uomo è nato per lavorare (quindi è ai margini), è condannato a mangiare il suo pane con il sudore del suo viso, il che dovrebbe abituarlo alla durezza, e fargli sopportare meglio le sue afflizioni.

III. Egli gli guida come comportarsi nella sua afflizione (Giobbe 5:8): Cercherei Dio, certamente lo farei: così è nell'originale. Ecco qui

1. Un tacito rimprovero a Giobbe per non aver cercato Dio, ma per aver litigato con lui:

"Giobbe, se fossi stato nel tuo caso, non sarei stato così irritabile e passionale come te. Avrei acconsentito alla volontà di Dio".

È facile dire cosa faremmo se ci trovassimo nel caso di una persona del genere; ma, quando si tratta del processo, forse non sarà così facile da fare come diciamo.

2. Consigli molto buoni e stagionali per lui, che Eliphaz trasferisce a se stesso in una figura:

"Da parte mia, la via migliore che penserei di percorrere, se fossi nella tua condizione, sarebbe quella di rivolgermi a Dio".

Nota: Non dobbiamo dare ai nostri amici altro consiglio che quello che prenderemmo noi stessi se fossimo nel loro caso, per essere tranquilli nelle nostre afflizioni, per essere buoni con loro e per vedere un buon risultato da loro.

(1.) Con la preghiera dobbiamo attingere a Dio in misericordia e grazia, cercarlo come Padre e amico, anche se contende con noi, come uno che è l'unico in grado di sostenerci e soccorrerci. Dobbiamo cercare il suo favore quando abbiamo perduto tutto ciò che abbiamo al mondo; a Lui dobbiamo rivolgerci come fonte e Padre di ogni bene e di ogni consolazione. C'è forse qualcuno afflitto? Preghi. È la facilità del cuore, un balsamo per ogni piaga. Poiché la miseria non viene dalla terra, né la tribolazione germoglia dalla terra; (Giobbe 5:6)

(2.) Dobbiamo con pazienza riferire noi stessi e la nostra causa a lui: A Dio affiderei la mia causa; avendolo steso davanti a lui, glielo lascerei; dopo averlo deposto ai suoi piedi, lo metterei nella sua mano.

"Eccomi, il Signore faccia di me ciò che gli parrà bene".

Se la nostra causa è davvero una buona causa, non dobbiamo temere di affidarla a Dio, perché egli è giusto e benigno. Coloro che vogliono cercare di affrettarsi devono rivolgersi a Dio.

IV. Lo incoraggia così a cercare Dio e ad affidare la sua causa a lui. Non sarà vano farlo, poiché egli è uno in cui troveremo un aiuto efficace.

1. Egli raccomanda alla sua considerazione l'onnipotente potenza e il sovrano dominio di Dio. In generale, egli fa grandi cose == (Giobbe 5:9), davvero grandi, perché può fare qualsiasi cosa, fa ogni cosa e tutto secondo il consiglio della sua volontà, davvero grande, perché le operazioni della sua potenza sono,

(1.) Imperscrutabile, e tale che non può mai essere scoperto, non può mai essere scoperto dall'inizio alla fine, == Ecclesiaste 3:11. Le opere della natura sono misteriose; Le ricerche più curiose sono ben lontane da scoperte complete e i filosofi più saggi si sono dichiarati in perdita. I disegni della Provvidenza sono molto più profondi e inspiegabili, Romani 11:33.

(2.) Numerosi, e tali che non si possono mai contare. Egli fa grandi cose senza numero; Il suo potere non si esaurisce mai, né tutti i suoi propositi saranno mai adempiuti fino alla fine dei tempi.

(3.) Sono meravigliosi e tali che non possono mai essere ammirati abbastanza; l'eternità stessa sarà abbastanza breve da essere spesa nell'ammirazione di loro. Ora, con la considerazione di ciò, Eliphaz intende:

[1.] Per convincere Giobbe della sua colpa e della sua follia nel litigare con Dio. Non dobbiamo pretendere di esprimere un giudizio sulle sue opere, perché sono imperscrutabili e al di sopra delle nostre indagini; né dobbiamo lottare con il nostro Creatore, perché egli sarà certamente troppo duro per noi, ed è in grado di schiacciarci in un momento.

[2.] Incoraggiare Giobbe a cercare Dio e a riferire a lui la sua causa. Cosa c'è di più incoraggiante che vedere che egli è uno a cui appartiene il potere? Egli può fare grandi cose e meravigliose per il nostro sollievo, quando siamo portati così in basso.

2. Dà alcuni esempi del dominio e della potenza di Dio.

(1.) Dio fa grandi cose nel regno della natura: Egli dà la pioggia sulla terra == Giobbe 5:10, messo qui per tutti i doni della provvidenza comune, per tutte le stagioni fruttuose con le quali riempie i nostri cuori di cibo e gioia, == Atti 14:17. Osservate, quando vuole mostrare quali grandi cose Dio fa, parla della sua pioggia che dà, la quale, poiché è una cosa comune, siamo inclini a considerare come una piccola cosa, ma, se consideriamo debitamente sia come viene prodotta che ciò che viene prodotto da essa, vedremo che è una grande opera sia di potenza che di bontà.

(2.) Egli fa grandi cose negli affari dei figli degli uomini, non solo arricchisce i poveri e conforta i bisognosi, con la pioggia che manda (Giobbe 5:10), ma, per far avanzare coloro che sono bassi, delude le macchinazioni degli astuti; poiché Giobbe 5:11 deve essere unito a Giobbe 5:12. Confronta con Luca 1:51-53. Egli ha disperso i superbi nell'immaginazione del loro cuore, e così ha esaltato quelli di basso rango, e ha riempito il cuore di cose buone. Vedere

[1.] Come frustra i consigli dei superbi e dei politici, Giobbe 5:12-14. C'è un potere supremo che dirige e domina gli uomini che si credono liberi e assoluti, e realizza i propri scopi nonostante i loro progetti. Osservate, in primo luogo, che i perversi, che camminano contro Dio e gli interessi del suo regno, sono spesso molto astuti, perché sono il seme del vecchio serpente che era noto per la sua astuzia. Si credono saggi, ma, alla fine, saranno sciocchi. In secondo luogo, i perversi nemici del regno di Dio hanno i loro stratagemmi, le loro imprese e i loro consigli, contro di esso, e contro i suoi leali e fedeli sudditi. Sono irrequieti e instancabili nei loro progetti, vicini nelle loro consultazioni, pieni di speranze, profondi nella loro politica e strettamente legati nelle loro confederazioni, Salmi 2:1-2 == In terzo luogo, Dio può facilmente, e (per quanto riguarda la sua gloria) certamente lo farà, far saltare e sconfiggere tutti i disegni dei suoi nemici e del suo popolo. Come furono sconcertati i complotti di Ahitofel, Sanballat e Aman! Come furono spezzate le confederazioni di Siria e di Efraim contro Giuda, di Ghebal, di Ammon e di Amalek, contro l'Israele di Dio, i re della terra e i principi contro l'Eterno e contro i suoi unti! Le mani che sono state tese contro Dio e la sua chiesa non hanno compiuto la loro impresa, né le armi tese contro Sion hanno prosperato. Quarto, ciò che i nemici hanno progettato per la rovina della chiesa si è spesso rivolto alla propria rovina (Giobbe 5:13): Egli prende i saggi nella loro astuzia e li intrappola nell'opera delle loro stesse mani, == Salmi 7:15-16 ; 9:15-16. Questo è citato dall'apostolo (1Corinzi 3:19) per mostrare come i dotti dei pagani furono ingannati dalla loro stessa vana filosofia. Quinto, quando Dio infatua gli uomini, essi sono perplessi e smarriti anche in quelle cose che sembrano più chiare e facili (Giobbe 5:14): incontrano le tenebre anche di giorno, anzi (come ai margini), si imbattono nelle tenebre a causa della violenza e della precipitazione dei loro stessi consigli. Vedi Giobbe 12:20,24,25.

[2.] Come favorisce la causa dei poveri e degli umili, e la sposa. In primo luogo, Egli esalta gli umili, Giobbe 5:11. Quelli che gli uomini superbi escogitano di schiacciare, egli li solleva da sotto i loro piedi e li mette in salvo, Salmi 12:5. Avanza i miseri di cuore e gli afflitti, li conforta e li fa abitare in alto, nelle munizioni delle rocce, == Isaia 33:16. Coloro che fanno cordoglio per Sion sono quelli sigillati, segnati per sicurezza, Ezechiele 9:4 == In secondo luogo, Egli libera gli oppressi, Giobbe 5:15. I disegni degli astuti sono di rovinare i poveri. La lingua, la mano, la spada e tutto il resto sono all'opera per questo; ma Dio prende sotto la sua speciale protezione coloro che, essendo poveri e incapaci di aiutarsi, essendo suoi poveri e devoti alla sua lode, si sono affidati a lui. Li salva dalla bocca che dice cose dure contro di loro e dalla mano che fa cose dure contro di loro; perché può, quando vuole, legare la lingua e seccare la mano. L'effetto di questo è (Giobbe 5:16):

1. Che i santi deboli e timorosi siano consolati: Così il povero, che ha cominciato a disperare, ha speranza. Le esperienze di alcuni sono un incoraggiamento per gli altri a sperare il meglio nei momenti peggiori, perché è gloria di Dio mandare aiuto agli indifesi e speranza ai disperati.

2. Che i peccatori audaci e minacciosi siano confusi: l'iniquità le chiude la bocca, sorpresa dalla stranezza della liberazione, vergognata della sua inimicizia contro coloro che sembrano essere i favoriti del Cielo, mortificata dalla delusione e costretta a riconoscere la giustizia dell'azione di Dio, non avendo nulla da obiettare contro di loro. Coloro che hanno dominato i poveri di Dio, che li hanno spaventati, minacciati e falsamente accusati, non avranno una parola da dire contro di loro quando Dio apparirà per loro. Vedere Salmi 76:8-9; Isaia 26:11; Michea 7:16.

17 Ver. 17. fino alla Ver. 27.

Elifaz, in questo paragrafo conclusivo del suo discorso, dà a Giobbe (ciò che egli stesso non sapeva come prendere) una comoda prospettiva della questione delle sue afflizioni, se solo avesse recuperato la calma e si fosse adattato ad esse. Osservare

I. L'opportuna parola di avvertimento e di esortazione che gli dà (Giobbe 5:17):

"Non disprezzare il castigo dell'Onnipotente. Chiamatelo castigo, che proviene dall'amore del padre ed è progettato per il bene del figlio. Chiamatelo il castigo dell'Onnipotente, con il quale è follia contendere, al quale è saggezza e dovere sottomettersi, e che sarà un Dio tutto sufficiente (poiché così significa la parola) a tutti coloro che confidano in lui. Non disprezzarlo ";

È una parola abbondante nell'originale.

1. "Non essere contrario ad esso. Lascia che la grazia vinca l'antipatia che la natura ha per la sofferenza, e riconciliati con la volontà di Dio in essa".

Abbiamo bisogno della verga e ce la meritiamo; e quindi non dovremmo pensare che sia strano o difficile se ne sentiamo l'intelligenza. Non lasciate che il cuore si sollevi contro una pillola o una pozione amara, quando è prescritta per il nostro bene.

2. "Non pensarci male; non toglierlo da te (come ciò che è dannoso o almeno non utile, per il quale non c'è occasione né vantaggio) solo perché per il momento non è gioioso, ma doloroso".

Non dobbiamo mai disdegnare di abbassarci a Dio, né pensare che sia una cosa inferiore a noi venire sotto la sua disciplina, ma riconoscere, al contrario, che Dio magnifica veramente l'uomo quando lo visita e lo mette alla prova, == Giobbe 7:17-18.

3. "Non trascurarlo e trascurarlo, come se fosse solo un caso, e la produzione di cause seconde, ma presta grande attenzione ad esso come voce di Dio e messaggero dal cielo".

Più è implicito di quanto sia espresso:

"Riverisci il castigo del Signore; abbi un umile e terribile riguardo per questa mano che corregge, e trema quando il leone ruggisce, Amos 3:8. Sottomettiti al castigo e studia per rispondere alla chiamata, per rispondere alla fine di essa, e poi la riverisci".

Quando Dio, con un'afflizione, attira su di noi per alcuni degli effetti che ci ha affidato, dobbiamo onorare il suo conto accettandolo e sottoscrivendolo, rassegnandogli il suo quando lo richiede.

II. Le comode parole di incoraggiamento che egli gli dà in tal modo ad adattarsi alla sua condizione, e (come egli stesso aveva espresso) a ricevere il male dalla mano di Dio, e a non disprezzarlo come un dono che non vale la pena di accettare.

1. Se la sua afflizione è stata sopportata così,

(1.) La natura e la proprietà di esso sarebbero alterate. Anche se sembrava la miseria di un uomo, in realtà sarebbe stata la sua beatitudine: felice è l'uomo che Dio corregge se apporta solo un dovuto miglioramento alla correzione. Un uomo buono è felice anche se è afflitto, perché, qualunque cosa abbia perso, non ha perso il suo godimento di Dio né il suo diritto al cielo. No, è felice perché è afflitto; la correzione è una prova della sua figliolanza e un mezzo per la sua santificazione; mortifica le sue corruzioni, svezza il suo cuore dal mondo, lo avvicina a Dio, lo porta alla sua Bibbia, lo mette in ginocchio, lo lavora per, e così lavora per lui, un peso di gloria molto più grande ed eterno. Beato dunque l'uomo che Dio corregge, == Giacomo 1:12.

(2.) Il risultato e le conseguenze di ciò sarebbero molto buone, Giobbe 5:18.

[1.] Sebbene faccia male al corpo con foruncoli doloranti, alla mente con pensieri tristi, tuttavia si fascia allo stesso tempo, come l'abile e tenero chirurgo fascia le ferite che ha avuto occasione di fare con il suo coltello da incisione. Quando Dio fa le piaghe con i rimproveri della sua provvidenza, lo lega con le consolazioni del suo Spirito, che spesso abbondano più come abbondano le afflizioni, e le controbilancia, per l'indicibile soddisfazione dei pazienti sofferenti.

[2.] Anche se ferisce, le sue mani si risanano a suo tempo; come sostiene il suo popolo e lo rende facile nelle sue afflizioni, così a suo tempo lo libera e gli apre una via per fuggire. Tutto va di nuovo bene; e li consola secondo il tempo in cui li ha afflitti. Il metodo abituale di Dio è prima di tutto ferire e poi guarire, prima di convincere e poi di confortare, prima di umiliare e poi di esaltare; e (come osserva il signor Caryl) non fa mai una ferita troppo grande, troppo profonda, per la sua cura. Una eademque manus vulnus opemque tulit- La mano che infligge la ferita applica la cura. Dio sbrana i malvagi e se ne va; che quelli che vogliono, se possono, guariscano (Osea 5:14); ma gli umili e i penitenti possono dire: " Egli ha dilaniato e guarirà noi", == Osea 6:1. Questo è generale, ma,

2. Nei versetti seguenti Elifaz si rivolge direttamente a Giobbe, e gli fa molte preziose promesse di cose grandi e gentili che Dio farebbe per lui se solo si umiliasse sotto la sua mano. Benché allora non avessero Bibbie di cui siamo a conoscenza, tuttavia Elifaz aveva sufficienti garanzie per dare a Giobbe queste assicurazioni, dalle scoperte generali che Dio aveva fatto della sua buona volontà verso il suo popolo. E, sebbene in ogni cosa che gli amici di Giobbe dicevano di non essere guidati dallo Spirito di Dio (poiché parlavano sia di Dio che di Giobbe alcune cose che non erano giuste), tuttavia le dottrine generali che esponevano esprimevano il senso pio dell'età patriarcale, e come San Paolo citò Giobbe 5:13 per la Scrittura canonica: e come il comandamento Giobbe 5:17 è senza dubbio vincolante per noi, così queste promesse qui possono essere, e devono essere, ricevute e applicate come promesse divine, e noi possiamo avere speranza attraverso la pazienza e il conforto di questa parte della Scrittura. Diamo quindi diligenza per assicurarci del nostro interesse per queste promesse, e poi esaminiamo i dettagli di esse e traiamo conforto da esse.

(1.) È qui promesso che, man mano che le afflizioni e le difficoltà si ripresentano, i sostegni e le liberazioni saranno benignamente ripetuti, anche se ogni tanto: in sei difficoltà sarà pronto a liberarti; sì, e in sette, == Giobbe 5:19. Questo suggerisce che, finché siamo qui in questo mondo, dobbiamo aspettarci una successione di problemi, che le nuvole torneranno dopo la pioggia. Dopo sei guai può venire un settimo; dopo molti, cercate di più; ma da tutti loro Dio libererà quelli che sono suoi, 2Timoteo 3:11; Salmi 34:19. Le precedenti liberazioni non sono, come tra gli uomini, scuse per ulteriori liberazioni, ma caparra di esse, Proverbi 19:19.

(2.) Che, qualunque problema possano trovarsi gli uomini buoni, non ci sarà alcun male che li toccherà; non faranno loro alcun male, la loro malignità, il loro pungiglione, sarà tolta, potranno fischiare, ma non potranno nuocere, Salmi 91:10. Il maligno non tocca i figli di Dio, 1Giovanni 5:18. Essendo preservati dal peccato, sono preservati dal male di ogni afflizione.

(3.) Che, quando i giudizi desolanti sono all'estero, saranno presi sotto protezione speciale, Giobbe 5:20. Molti muoiono forse per mancanza dei necessari sostenimenti della vita? Essi saranno forniti.

"Nella carestia egli ti redimerà dalla morte; qualunque cosa accada agli altri, sarai mantenuto in vita, == Salmi 33:19 == In verità, sarai nutrito, anzi, anche nei giorni della carestia sarai soddisfatto, == Salmi 37:3,19. In tempo di guerra, quando migliaia di persone cadranno a destra e a sinistra, egli ti riscatterà dal potere della spada. Se Dio vuole, non ti toccherà, o se ti ha ferito, se ti ha ucciso, non ti farà del male; non può uccidere il corpo, e non ha il potere di farlo, a meno che non gli sia dato dall'alto".

(4.) Che, qualunque cosa si dica maliziosamente contro di loro, non li influenzerà di far loro alcun male, Giobbe 5:21.

"Non solo sarai protetto dalla micidiale spada di guerra, ma sarai nascosto dal flagello della lingua, che, come un flagello, è irritante e doloroso, benché non mortale."

Gli uomini migliori e i più inoffensivi non possono, nemmeno nella loro innocenza, proteggersi dalla calunnia, dal rimprovero e dalla falsa accusa. Da queste l'uomo non può nascondersi, ma Dio può nasconderlo, così che le calunnie più maligne siano così poco ascoltate da lui da non turbare la sua pace, e così poco ascoltate dagli altri da non macchiare la sua reputazione: e il resto dell'ira Dio può e frena, perché è a causa della presa che ha sulla coscienza degli uomini malvagi che è il flagello della lingua non la rovina di tutte le comodità degli uomini buoni in questo mondo.

(5.) Che abbiano una santa sicurezza e serenità di mente, derivanti dalla loro speranza e fiducia in Dio, anche nei momenti peggiori. Quando i pericoli sono più minacciosi, saranno tranquilli, credendosi al sicuro; e non avranno paura della distruzione, no, non quando la vedranno arrivare (Giobbe 5:21), né delle bestie selvatiche quando si scaglieranno su di loro, né di uomini crudeli come bestie; anzi, della distruzione e della carestia riderai == (Giobbe 5:22), non per disprezzare alcuno dei castighi di Dio o per schernire i suoi giudizi, ma per trionfare in Dio, nella sua potenza e bontà, e in ciò trionfare sul mondo e su tutte le sue maledizioni, per essere non solo facile, ma allegro e gioioso, nella tribolazione. Il beato Paolo rise della distruzione quando disse: O morte, dov'è il tuo pungiglione? quando, nel nome di tutti i santi, sfidò tutte le calamità di questo tempo presente per separarci dall'amore di Dio, concludendo che in tutte queste cose siamo più che vincitori, == Romani 8:35, ecc. Vedere Isaia 37:22.

(6.) Che, essendo in pace con Dio, ci sarà un patto di amicizia tra loro e l'intera creazione, Giobbe 5:23.

"Quando camminerai per i tuoi terreni non dovrai temere di inciampare, perché sarai alleato con le pietre del campo, non sbatterai il piede contro nessuna di esse, né sarai in pericolo a causa delle bestie dei campi, perché tutte saranno in pace con te";

confronta Osea 2:18, Io farò un patto per loro con le bestie dei campi. Ciò implica che, mentre l'uomo è in inimicizia con il suo Creatore, le creature inferiori sono in guerra con lui; ma tranquillus Deus tranquillat omnia, un Dio riconciliato riconcilia tutte le cose. Il nostro patto con Dio è un patto con tutte le creature, che non ci faranno alcun male, ma saranno pronte a servirci e a farci del bene.

(7.) Che le loro case e le loro famiglie siano confortevoli per loro, Giobbe 5:24. La pace e la pietà in famiglia lo renderanno tale.

"Tu saprai e avrai la certezza che il tuo tabernacolo è e sarà in pace; puoi essere sicuro sia della sua prosperità presente che di quella futura".

Quella pace è il tuo tabernacolo (così è la parola); la pace è la casa in cui dimorano quelli che dimorano in Dio e dimora in lui.

"Tu visiterai"

(cioè, indagare sugli affari di)

"la tua dimora, e passa in rassegna loro, e non peccare."

[1.] Dio provvederà un insediamento per il suo popolo, forse meschino e mobile, una capanna, un tabernacolo, ma una dimora fissa e tranquilla.

"Non peccherai",

o vagare; cioè, come alcuni lo capiscono,

"Non sarai fuggiasco né vagabondo"

(La maledizione di Caino),

"ma abiterai nel paese, e in verità, non incerto come vagabondi, sarai nutrito".

[2.] Le loro famiglie saranno prese sotto la speciale protezione della divina Provvidenza, e prospereranno per quanto è per il loro bene.

[3.] Avranno la certezza della pace, della sua continuazione e del suo perpetuo.

"Saprai, con tua indicibile soddisfazione, che la pace è certa per te e per i tuoi, avendo per essa la parola di Dio".

La Provvidenza può cambiare, ma la promessa no.

[4.] Avranno la saggezza di governare rettamente le loro famiglie, di ordinare i loro affari con discrezione e di badare bene alle vie della loro casa, che qui si chiama visitare la loro dimora. I padroni di famiglia non devono essere estranei in casa, ma devono avere un occhio vigile su ciò che hanno e su ciò che fanno i loro servitori.

[5.] Avranno la grazia di gestire le preoccupazioni delle loro famiglie secondo un modo divino, e di non peccare nella loro gestione. Chiederanno conto ai loro servi senza passione, superbia, cupidigia, mondanità o simili; Esamineranno i loro affari senza scontento di ciò che è o diffidenza di ciò che sarà. La pietà familiare corona la pace e la prosperità familiare. La più grande benedizione, sia nei nostri impieghi che nei nostri gioiosi, è quella di essere preservati dal peccato in essi. Quando siamo all'estero è comodo sentire che il nostro tabernacolo è in pace; e quando torniamo a casa è comodo visitare la nostra abitazione con soddisfazione per il nostro successo, che non abbiamo fallito nei nostri affari, e con una buona coscienza, che non abbiamo offeso Dio.

(8.) Che la loro posterità sia numerosa e prospera. Giobbe aveva perso tutti i suoi figli;

"ma", dice Elifaz, "se ritorni a Dio, egli edificherà di nuovo la tua famiglia, e la tua discendenza sarà numerosa e grande come sempre, e la tua discendenza crescerà e fiorirà come l'erba della terra == (Giobbe 5:25), e tu lo saprai".

Dio ha in serbo benedizioni per la progenie dei fedeli, che essi avranno se non si troveranno nella loro propria luce e non le perderanno con la loro follia. È un conforto per i genitori vedere la prosperità, specialmente la prosperità spirituale, dei loro figli; Se sono veramente buoni, sono veramente grandi, per quanto piccola possa essere la figura che possono fare nel mondo.

(9.) Che la loro morte sia opportuna e che finiscano il loro corso, finalmente, con gioia e onore, Giobbe 5:26. È una grande misericordia,

[1.] Vivere fino a un'età piena, e non avere il numero dei nostri mesi tagliato in mezzo. Se la provvidenza di Dio non ci dà una lunga vita, tuttavia, se la grazia di Dio ci dà di essere soddisfatti del tempo che ci è stato assegnato, si può dire che siamo giunti a un'età piena. Quell'uomo vive abbastanza a lungo da aver fatto il suo lavoro ed è adatto per un altro mondo.

[2.] Essere disposti a morire, a venire allegramente alla tomba, e a non esservi costretti, come colui la cui anima gli era richiesta.

[3.] Morire stagionalmente, poiché il grano viene tagliato e alloggiato quando è completamente maturo; non prima di allora, ma poi non sopportò di resistere un giorno di più, per timore che perdesse. I nostri tempi sono nelle mani di Dio; È bene che lo siano, perché egli avrà cura che coloro che sono suoi muoiano nel momento migliore: per quanto la loro morte possa sembrarci inopportuna, non sarà trovata inopportuna.

3. Nell'ultimo versetto raccomanda queste promesse a Giobbe:

(1.) Come parole fedeli, di cui potrebbe essere sicuro della verità:

"Ecco, questo lo abbiamo cercato, e così è. In verità abbiamo ricevuto queste cose per tradizione dai nostri padri, ma non le abbiamo prese sulla fiducia; le abbiamo esaminate attentamente, abbiamo confrontato le cose spirituali con quelle spirituali, le abbiamo studiate diligentemente e siamo stati confermati nella nostra credenza in esse dalla nostra osservazione ed esperienza; e siamo tutti d'accordo che è così.

La verità è un tesoro che vale la pena cercare, tuffarsi; E allora sapremo sia come valorizzarla noi stessi che come comunicarla agli altri quando ci saremo presi la briga di cercarla.

(2.) Come degno di ogni accettazione, che potrebbe migliorare a suo grande vantaggio: Ascoltalo e conoscilo per il tuo bene. Non è sufficiente ascoltare e conoscere la verità, ma dobbiamo migliorarla ed essere resi più saggi e migliori da essa, riceverne le impressioni e sottometterci al suo potere di comando. Conoscilo da te stesso (così è la parola), applicandolo a te stesso e al tuo caso; non solo

"Questo è vero", ma "questo è vero riguardo a me".

Ciò che così udiamo e conosciamo da noi stessi, lo udiamo e lo conosciamo per il nostro bene, poiché siamo nutriti dalla carne che digeriamo. Questo è davvero un buon sermone per noi che ci fa bene.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 5

1 Capitolo 5

Elifaz insiste sul fatto che il peccato dei peccatori è la loro rovina Giob 5:1-5

Dio è da considerare nell'afflizione Giob 5:6-16

Il lieto fine della correzione di Dio Giob 5:17-27

Versetti 1-5

Elifaz invita Giobbe a rispondere alle sue argomentazioni. Qualcuno dei santi o dei servi di Dio è stato visitato da giudizi divini come Giobbe, o si è mai comportato come lui nelle sue sofferenze? Il termine "santi", santi o, più propriamente, consacrati, sembra essere stato applicato in tutte le epoche al popolo di Dio, attraverso il Sacrificio ucciso nell'alleanza della loro riconciliazione. Elifaz non dubita che il peccato dei peccatori tenda direttamente alla loro rovina. Essi si uccidono a causa di qualche desiderio; quindi, senza dubbio, Giobbe ha fatto qualche sciocchezza che lo ha portato in questa condizione. L'allusione è evidente alla precedente prosperità di Giobbe; ma non c'è alcuna prova della malvagità di Giobbe e l'applicazione nei suoi confronti è ingiusta e severa.

6 Versetti 6-16

Elifaz ricorda a Giobbe che nessuna afflizione viene per caso, né è da attribuire a cause secondarie. La differenza tra prosperità e avversità non è così esattamente osservata come quella tra il giorno e la notte, l'estate e l'inverno; ma è secondo la volontà e il consiglio di Dio. Non dobbiamo attribuire le nostre afflizioni alla fortuna, perché vengono da Dio; né i nostri peccati al destino, perché vengono da noi stessi. L'uomo è nato nel peccato e quindi è nato nei guai. Non c'è nulla al mondo per cui siamo nati e che possiamo chiamare veramente nostro, se non il peccato e i problemi. Le trasgressioni vere e proprie sono scintille che escono dalla fornace della corruzione originale. La fragilità del nostro corpo e la vanità di tutti i nostri piaceri sono tali che i nostri problemi nascono come scintille che volano verso l'alto; sono così tanti e si susseguono così velocemente. Elifaz rimprovera a Giobbe di non cercare Dio, invece di litigare con lui. Se qualcuno è afflitto, preghi. È un sollievo per il cuore, un balsamo per ogni piaga. Elifaz parla della pioggia, che siamo portati a considerare una cosa da poco; ma se consideriamo come viene prodotta e cosa produce, vedremo che è una grande opera di potenza e di bontà. Troppo spesso il grande Autore di tutte le nostre comodità e il modo in cui ci vengono trasmesse non vengono notati, perché vengono accolti come cose scontate. Nelle vie della Provvidenza, le esperienze di alcuni sono un incoraggiamento per altri a sperare il meglio nei momenti peggiori; perché è la gloria di Dio mandare aiuto agli indifesi e speranza ai disperati. E i peccatori più audaci sono confusi e costretti a riconoscere la giustizia delle procedure di Dio.

17 Versetti 17-27

Elifaz rivolge a Giobbe una parola di ammonimento e di esortazione: Non disprezzare il castigo dell'Onnipotente. Chiamalo castigo, che viene dall'amore del Padre ed è per il bene del figlio; e consideralo come un messaggero del cielo. Anche Elifaz incoraggia Giobbe a sottomettersi alla sua condizione. Un uomo buono è felice anche se è afflitto, perché non ha perso il godimento di Dio né il diritto al cielo; anzi, è felice proprio perché è afflitto. La correzione mortifica le sue corruzioni, allontana il suo cuore dal mondo, lo avvicina a Dio, lo porta alla sua Bibbia, lo mette in ginocchio. Anche se Dio ferisce, sostiene il suo popolo nelle afflizioni e a tempo debito lo libera. Fare una ferita a volte fa parte della cura. Elifaz fa a Giobbe preziose promesse su ciò che Dio avrebbe fatto per lui, se si fosse umiliato. Qualunque siano le difficoltà in cui gli uomini buoni possono trovarsi, esse non causeranno loro alcun danno reale. Essendo tenuti lontani dal peccato, sono tenuti lontani dal male dei problemi. E se i servi di Cristo non sono liberati dai problemi esteriori, sono liberati da essi e, pur essendo vinti da un problema, li vincono tutti. Qualsiasi cosa venga detta maliziosamente contro di loro non li ferirà. Avranno saggezza e grazia per gestire le loro preoccupazioni. La più grande benedizione, sia nei nostri impieghi che nei nostri divertimenti, è quella di essere preservati dal peccato. Finiranno il loro percorso con gioia e onore. L'uomo che ha fatto il suo lavoro vive abbastanza a lungo ed è adatto per un altro mondo. È una misericordia morire a tempo debito, come il grano viene tagliato e messo a dimora quando è completamente maturo; non fino a quel momento, ma poi non viene lasciato più a lungo. I nostri tempi sono nelle mani di Dio; è bene che sia così. I credenti non devono aspettarsi grandi ricchezze, una lunga vita o di essere esenti da prove. Ma tutto sarà ordinato per il meglio. Dalla storia di Giobbe si può notare che la fermezza di mente e di cuore nelle prove è uno dei più alti risultati della fede. C'è poco esercizio per la fede quando tutto va bene. Ma se Dio solleva una tempesta, permette al nemico di inviare un'onda dopo l'altra, e apparentemente si tiene lontano dalle nostre preghiere, allora, resistere e confidare in Dio, quando non riusciamo a rintracciarlo, questa è la pazienza dei santi. Benedetto Salvatore, com'è dolce guardare a te, l'Autore e il Finitore della fede, in questi momenti!

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 5

1 Chiama ora - Le espressioni qui usate, come ha ben osservato Noyes, sembrano derivare dalla legge, dove la parola “chiama” denota la lingua del reclamante, e risponde quella dell'imputato. Secondo questo, il significato delle parole “chiama ora” è, in jus voca: cioè chiamare in causa la Divinità, o intentare un'azione contro di lui: o più propriamente, entrare in discussione o litigare, come davanti a un tribunale ; vedi le note in Isaia 41:1 , dove ricorre un linguaggio simile.

Se c'è qualcuno che ti risponderà - Se c'è qualcuno che ti risponderà in una tale prova. Noyes rende questo, "Vedi se ti risponderà;" vale a dire: "Vedi se la Divinità si degnerà di entrare in una controversia giudiziaria con te, e renderà conto dei suoi rapporti verso di te". Il Dr. Good lo rende: “Quale di questi può venire avanti a te; vale a dire: "Quale di questi insetti deboli, effimeri, morenti - quale di questi nulla può fornirti alcun aiuto?" Il significato è probabilmente: “Vai al processo, se riesci a trovare un rispondente; se c'è qualcuno disposto a impegnarsi in tale dibattito; e che la questione sia equamente giudicata e determinata.

Si discuta davanti a un tribunale competente, e si spingano le considerazioni pro e contro sul punto ora in esame». Il desiderio di Elifaz era che ci fosse un'indagine equa, dove si sollecitasse tutto ciò che si poteva dire da una parte o dall'altra della questione, e dove si decidesse sul punto importante della controversia. Evidentemente sentiva che Giobbe sarebbe stato sventato nella discussione davanti a chiunque fosse stata condotta, e chiunque avesse potuto schierarsi dalla parte opposta; e quindi, dice che non poteva ottenere nessuno dei "santi" per aiutarlo nella discussione.

Nell'espressione, "se c'è qualcuno che ti risponderà", può significare dire che non troverebbe nessuno che sarebbe disposto anche solo ad approfondire l'argomento. Il caso era così semplice, le opinioni di Giobbe erano così ovviamente sbagliate, gli argomenti a favore dell'opinione di Eliphaz erano così ovvi, che dubitava che si potesse trovare qualcuno disposto a renderlo l'occasione di un processo formale e formale, come se ci potesse essere qualche dubbio al riguardo.

E a quale dei santi ti rivolgerai? - Margine, come in ebraico "guarda". Cioè, a quale di loro cercherai di essere un sostenitore di tali sentimenti, o chi di loro sarebbe disposto ad entrare in una discussione su un argomento così semplice? Grotins suppone che Elifaz, dopo essersi vantato di aver prodotto una rivelazione divina in suo favore Giobbe 4 , ora inviti Giobbe a produrre, se può, qualcosa dello stesso genere in sua difesa, o a vedere se ci fosse qualcuno dei celesti spiriti che darebbero una simile rivelazione in suo favore.

La parola qui resa “santi” ( קדשׁים qôdeshı̂ym ) significa propriamente coloro che sono santificati o santi; e può essere applicato sia ai santi uomini, sia agli angeli. Generalmente si suppone che qui si riferisca agli angeli. Quindi Schultens, Rosenmuller, Noyes, Good e altri lo capiscono. La parola è spesso usata in questo senso nelle Scritture. Quindi la Settanta lo capisce qui - ἤ εἴτινα ἀγγέλων ἁγίων ὄψῃ ē eitina angelōn hagiōn opsē.

Tale è probabilmente il suo significato; e il senso del passaggio è: “Chiama ora qualcuno e non troverai nessuno disposto ad essere il difensore di tali sentimenti come hai sollecitato. Nessun essere santo - esseri umani o angeli - li difenderebbe". Con questo, probabilmente, Elifaz intendeva mostrare a Giobbe che era diverso da ogni essere santo e che le sue opinioni non erano quelle di un uomo veramente pio. Se non riusciva a trovare nessuno, né tra i santi angeli né tra gli uomini pii, per essere l'avvocato delle sue opinioni, ne seguiva che doveva essere in errore.

2 Poiché l'ira uccide l'uomo stolto - Cioè, l'ira di Dio. La parola stolto qui è usato come sinonimo di malvagio, perché la malvagità è follia suprema. La proposizione generale qui è che i malvagi sono sterminati e che sono sopraffatti da gravi calamità in questa vita. A prova di ciò, Elifaz fa appello nei seguenti versetti alla sua stessa osservazione: L'implicita deduzione è che Giobbe, avendo avuto tutti i suoi beni portati via, ed essendo stato sopraffatto da indicibili grandi calamità personali, doveva essere considerato come un grande peccatore.

Alcuni suppongono, tuttavia, che la parola "ira" qui si riferisca all'indignazione o al lamento dell'individuo stesso, e che il riferimento sia al fatto che tale ira o lamento preda lo spirito e attira la vendetta divina. Questa è l'opinione di Schultens e di Noyes. Ma sembra più probabile che Elifaz intenda affermare la proposizione, che l'ira di Dio arde contro i malvagi, e che i seguenti versi sono un'illustrazione di questo sentimento, derivato dalla sua stessa osservazione.

E invidia - Margine, "indignazione". Girolamo, invidia, invidia. Settanta ζῆλος zēlos. Castellio, severitas ac vehementia. La parola ebraica קנאה qı̂n'âh significa gelosia, invidia, ardore, zelo. Può essere applicato a qualsiasi forte affetto della mente; qualsiasi emozione fervente, ardente e ardente.

Gesenius suppone che qui significhi invidia, in quanto eccitata dalla prosperità degli altri. A me sembra che la connessione ci richieda di comprenderla di ira, o indignazione, come in Deuteronomio 29:20; Salmi 79:5. Applicato a Dio, spesso significa la sua gelosia, o la sua rabbia, quando gli affetti delle persone sono posti su altri oggetti oltre a lui; Numeri 25:11; Sofonia 1:18 , et al.

Uccide lo sciocco - Good e Noyes rendono questo, "l'uomo debole". Girolamo, parvulum, il piccolo. La Settanta, πεπλανημένον peplanēmenon, l' errante. Walton, ardelionem, l'indaffarato. La parola ebraica פתה poteh deriva da פתה pâthâh, aprire, espandere; e quindi, il participio applicato a colui che apre le sue labbra, o la cui bocca è aperta; cioè una persona loquace, Proverbi 20:19; e anche a chi è di cuore aperto, franco, ingenuo, insospettabile; e quindi, uno che è facilmente influenzato dagli altri, o il cui cuore può essere facilmente adescato.

Quindi, viene a significare uno che è semplice e sciocco. In questo senso è qui usato, per denotare uno che è così semplice e sciocco da essere messo da parte da argomenti deboli e opinioni infondate. Non ho dubbi che Eliphaz intendesse, con l'insinuazione, applicare questo a Giobbe, come un uomo debole di mente, per aver permesso alle opinioni che aveva di fare una tale impressione nella sua mente, e per essersi espresso come aveva fatto. La proposta è generale; ma sarebbe facile capire come intendesse applicarlo.

3 Ho visto gli stolti - I malvagi. Per confermare il sentimento che aveva appena espresso, Elifaz fa appello alla sua stessa osservazione, e dice che sebbene i malvagi per un certo tempo sembrano essere prosperi, tuttavia aveva osservato che furono presto sopraffatti dalla calamità e abbattuti. Evidentemente significa che la prosperità non era una prova del favore divino; ma che quando era durato per un po' di tempo, e poi era stato ritirato, era la prova che l'uomo che era stato prosperato era in fondo un uomo malvagio.

Era facile sottovalutare che intendeva dire che questo doveva essere applicato a Giobbe, il quale, sebbene fosse stato favorito da una prosperità temporanea, si rivelò ora in fondo un uomo malvagio. Il sentimento qui avanzato da Elifaz, come risultato della sua osservazione, concorda in modo sorprendente con l'osservazione di Davide, come espresso in Salmi 23:1 :

“Ho visto i malvagi con grande potenza,

E distendendosi come un verde alloro;

Eppure è morto, ed ecco, non era:

Sì, l'ho cercato, ma non è stato trovato».

Sal 23:1-6 :35-36.

Mettere radici - Questa cifra, per denotare una crescita prospera e rapida, è spesso usata nelle Scritture. Così, in Salmi 1:3 :

“E sarà come un albero piantato presso i fiumi d'acqua,

che produce il suo frutto nella sua stagione”.

Quindi Isaia 27:6 :

“Quelli che escono da Giacobbe farà mettere radici;

Israele fiorirà e germoglierà,

E riempirà di frutti la faccia del mondo”.

Quindi Salmi 80:9 :

“Hai preparato una stanza prima di esso,

E l'hai fatto mettere radici profonde,

E ha riempito la terra.

Le colline erano coperte dalla sua ombra,

E i suoi rami erano come i bei cedri”.

Ma all'improvviso - intendendo o che la calamità è venuta su di lui all'improvviso - come era successo su Giobbe, cioè senza alcuna preparazione apparente, o quello; la calamità è venuta prima di molto tempo, cioè che questa prosperità non è continuata. Probabilmente c'è un riferimento implicito qui al caso di Giobbe, nel senso che aveva conosciuto proprio questi casi prima; e poiché il caso di Giobbe concordava con ciò che aveva visto prima, si affrettò alla conclusione che Giobbe doveva essere un uomo malvagio.

Maledissi la sua abitazione - ebbi occasione di considerarla maledetta; cioè, ho assistito alla caduta delle sue fortune e ho dichiarato che la sua abitazione era maledetta. Vidi che Dio lo considerava tale e che lo aveva improvvisamente punito. Ciò concorda con l'osservazione di David, di cui sopra.

4 I suoi figli sono lontani dalla sicurezza - Cioè, questo è presto manifestato dal fatto che vengono tagliati fuori o sottoposti a calamità. Lo scopo di Elifaz è di dichiarare il risultato della sua osservazione e di mostrare come la calamità si abbattè sui malvagi sebbene essi prosperassero anche per un certo tempo. Comincia con ciò che un uomo sentirebbe di più: la calamità che colpisce i suoi figli, e dice che Dio lo punirebbe in loro.

Ogni parola di questo sarebbe andata al cuore di Giobbe; perché non poteva non sentire che era mirato a lui, e che il disegno era di provare che le calamità che erano avvenute sui suoi figli erano una prova della sua malvagità e del dispiacere divino. È straordinario che Giobbe ascolti questo con la massima pazienza. Non c'è interruzione dell'oratore; non irrompere nell'argomento del suo amico; nessun segno di disagio.

La cortesia orientale richiedeva che un oratore fosse ascoltato con attenzione attraverso qualunque cosa potesse dire. Vedi l'Introduzione, Sezione 7. Per quanto tagliente e severo, quindi, come doveva essere questo tipo di osservazione, il malato sedeva docilmente e ascoltava tutto, e aspettava il momento opportuno in cui una risposta poteva essere restituita.

E vengono schiacciati nella porta - La porta di una città nei tempi antichi era il principale luogo di concorso, ed era il luogo dove di solito si svolgevano gli affari pubblici e dove si tenevano le corti di giustizia; vedi Genesi 23:10; Deuteronomio 21:19; Deuteronomio 25:6; Rut 4:1 ss: Salmi 127:5; Proverbi 22:22.

Anche i greci tenevano i loro tribunali in qualche luogo pubblico di affari. Quindi, il forum, ἀγορά agora, era anche un luogo di fiere. Vedi Jahn's Archaeology, sezione 247. Alcuni suppongono che il significato qui sia che furono oppressi e calpestati dall'atrio della porta. Ma il significato più probabile è che non trovarono nessuno che difendesse la loro causa; che erano soggetti all'oppressione e all'ingiustizia nelle decisioni giudiziarie, e quindi quando il loro genitore era morto, nessuno si sarebbe alzato per giustificarli dal rispetto della sua memoria. L'idea è che, sebbene possa esserci una prosperità temporanea, tuttavia non passerà molto tempo prima che gravi calamità si abbattano sui figli dei malvagi.

5 La cui messe l'affamato divora - Cioè, non è permesso loro di godere dei vantaggi del proprio lavoro. Il campo di raccolta è soggetto alle depredazioni di altri, che fanno in modo di possederlo e di consumarlo.

E lo prende anche dalle spine - Oppure, lo afferra fino alle spine stesse. Cioè, il ladro affamato si impadronisce dell'intero raccolto. Porta via tutto, anche i cardi, e la pula, e le vongole, e tutte le sostanze impure che possono crescere con il grano. Non aspetta di separare il grano dalle altre sostanze, ma lo consuma tutto. Non risparmia nulla.

E il ladro inghiotte la loro sostanza - Noyes rende questo, come si propone di fare Gesenius, "e un laccio si apre dietro la sua sostanza"; Dr. Good, "e piomba rigidamente sulla loro sostanza". Rosenmuller molto meglio:

Cujusquo facultates oxhauriebant sitibundi, copiando esattamente la versione del Castellio. La Vulgata in modo simile, Et bibent sitientes divitias ejus - E l'assetato beve la sua ricchezza. La Settanta, ἐκσιφωνισθείη αὐτῶν ἡ ἰσχύς eksifōnisthein autōn ischus - “se il loro potere fosse assorbito.

Il vero senso, secondo me, è "l'anelito assetato, o ansimante, dopo la loro ricchezza"; cioè, lo consumano. La parola resa nella nostra versione comune “il ladro צמים tsammı̂ym è, secondo le antiche versioni, la stessa di צמאים tsâmê'ı̂ym, l'assetato, e questo senso il parallelismo certamente richiede.

Questo è così ovvio, che è meglio supporre un piccolo errore nel testo ebraico, piuttosto che dargli il significato di un laccio”, come fa Noyes e come propone Gesenius (Lexicon). La parola resa “inghiottisce” ( שׁאף shâ'aph ) significa, propriamente, respirare forte, ansimare, soffiare; e poi sbadigliare, desiderare, assorbire; e il senso qui è che gli assetati consumano la loro proprietà.

L'intera cifra è presa da ladri e predoni; e non ho dubbi che Eliphaz intendesse implicitamente alludere alla facilità di Giobbe, e dire che aveva conosciuto proprio questi casi, dove, sebbene vi fosse una grande prosperità temporanea, tuttavia in poco tempo i figli dell'uomo che era prosperato e che si professava pio, ma non lo era, furono schiacciati e i suoi beni furono portati via dai briganti. Era questa somiglianza del caso di Giobbe con i fatti che aveva osservato, che lo sbalordiva così tanto riguardo al suo carattere.

6 Sebbene l'afflizione non venga dalla polvere - Margine, "o iniquità". La lettura marginale qui è stata inserita dai diversi significati attribuiti alla parola ebraica. Quella parola ( און 'âven ) significa propriamente il nulla, o vanità; poi il nulla quanto al valore, l'indegnità, la malvagità, l'iniquità; e poi le conseguenze dell'iniquità: avversità, calamità, afflizione; Salmi 55:4; Proverbi 22:8; Salmi 90:10; Giobbe 15:35.

La Settanta lo rende κόπος kopos, "lavoro" o "guai". La Vulgata, Nihil in terra, sine causa - "non c'è nulla sulla terra senza una causa". Il senso generale è chiaro. È che le afflizioni non sono da attribuire al caso, o che non sono prive di un disegno intelligente. Non emergono come cardi, rovi e spine, dalla terra incosciente.

Hanno una causa. Sono sotto la direzione di Dio. L'obiettivo di Elifaz nella dichiarazione è mostrare a Giobbe che era improprio lamentarsi e che doveva affidare la sua causa a un Dio di potenza e saggezza infinite; Giobbe 5:8 ss. Le afflizioni, dice Eliphaz, non potevano essere evitate. L'uomo è nato per loro. Dovrebbe aspettarli, e quando verranno, dovrebbero essere sottoposti come ordinato da un Essere intelligente, saggio e buono.

Questo è un vero motivo di consolazione nelle afflizioni. Non provengono dalla terra inconscia: non nascono da se stessi. Se è vero che l'uomo è nato per loro, e deve aspettarli, è anche vero che sono ordinati in saggezza infinita, e che hanno sempre un disegno.

Né i problemi scaturiscono dalla terra - La Settanta lo rende: "Né l'afflizione sorgerà dalle montagne".

7 Eppure l'uomo nasce nei guai - Tutto questo è connesso con il sentimento in Giobbe 5:8 ss. Il significato è che "poiché le afflizioni sono ordinate da un Essere intelligente, e poiché l'uomo nasce per turbare mentre le scintille volano verso l'alto, quindi è saggio affidare la nostra causa a Dio e non lamentarsi contro di lui". Margine, o lavoro.

La parola qui ( עמל âmâl ) significa piuttosto afflizione, o afflizione, che fatica. Il senso è che, come è certo che l'uomo è nato, è così sicuro che avrà problemi. Ne consegue dalla condizione del nostro essere, tanto certamente quanto gli oggetti inconsci seguiranno le leggi della loro natura, che le scintille ascenderanno. Questo sembra avere un cast proverbiale, ed è stato senza dubbio considerato come un sentimento universalmente vero.

È vero adesso come lo era allora; perché è ancora la grande legge del nostro essere, che il disturbo, come certamente prima o poi, arriva, poiché gli oggetti materiali obbediscono alle leggi della natura che Dio ha impresso loro.

Mentre le scintille volano verso l'alto - L'espressione ebraica qui è molto bella - "come רשׁף בני b e nēy reshep - volano i figli della fiamma". La parola usata ( רשׁף reshep ) significa fiamma, fulmine; i figli, o figli della fiamma, sono ciò che essa produce; cioè scintille.

Gesenius lo rende stranamente “figli del fulmine; cioè uccelli da preda che volano veloci come il fulmine”. Quindi il dottor Good, "Come le tribù di uccelli sono fatte per volare verso l'alto". Così lo rende Umbreit, Gleichwie die Brut des Raubgeflugels sich hoch in Fluge hebt - "come uno stormo di uccelli da preda si elevano in volo". Noyes adotta la costruzione di Gesenius; in parte sul principio che l'uomo sarebbe più verosimilmente paragonato agli uccelli, creature viventi, che alle scintille.

C'è una notevole varietà nell'interpretazione del passaggio. La Settanta lo rende, νεοσσοι δε γυπος neossoi de gupos - il giovane dell'avvoltoio. Il Caldeo, מזיקי בני b e nēy m e zēyqēy - “i figli dei demoni.

"Figli degli uccelli" siriaco. Girolamo, “L'uomo nasce per lavorare e l'uccello per volare” - et avis ad volatum. Schultens lo rende "giavellotti scintillanti" e Ario Montano "figli del carbone vivo". Mi sembra che la nostra versione comune abbia espresso il vero significato. Ma l'idea non è sostanzialmente variata qualunque sia l'interpretazione adottata. È che come le scintille salgono, o come gli uccelli volano verso l'alto - seguendo le leggi del loro essere - così è il problema per la sorte dell'uomo.

Certamente viene; e viene sotto la direzione di un Essere che ha fissato le leggi della creazione inferiore. Sarebbe saggio per l'uomo, quindi, rassegnarsi a Dio nei tempi in cui vengono quei guai. Non dovrebbe sedersi e lamentarsi di questa condizione delle cose, ma dovrebbe sottomettersi ad essa come la legge del suo essere, e dovrebbe avere sufficiente fiducia in Dio per credere che lo ordina nel modo giusto.

8 Cercherei a Dio - I nostri traduttori hanno omesso qui la particella avversativa אוּלם 'Ulam, ma, ancora, tuttavia, e hanno così rovinato la connessione. Il significato di Elifaz, suppongo sia, "che poiché l'afflizione è ordinata da un Essere intelligente, e non sorge dal suolo, quindi affiderebbe la sua causa a Dio e guarderebbe a lui.

Jerome lo ha ben espresso, Quam ob rem ego deprecabor Dominum. Alcuni hanno inteso questo nel senso che lo stesso Elifaz aveva l'abitudine di affidare la sua causa a Dio e che esortava Giobbe a imitare il suo esempio. Ma il senso corretto è quello che lo considera consiglio dato a Giobbe di guardare a Dio perché le afflizioni sono frutto di un disegno intelligente, e perché Dio si era mostrato degno della fiducia degli uomini. Quest'ultimo punto Elifaz procede ad argomentare nei seguenti versi.

9 Che fa grandi cose - Lo scopo di questo è mostrare perché Giobbe dovrebbe affidare la sua causa a Dio. La ragione suggerita è che si era mostrato qualificato a governare il mondo dai grandi e meravigliosi atti che ha compiuto. Elifaz, quindi, procede a dilungarsi su ciò che Dio aveva fatto, e afferma così l'antica credenza riguardo alla sua sovranità sul mondo. Questa tensione di ragionamento continua fino alla fine del capitolo.

C'è grande bellezza e forza in esso; e sebbene abbiamo, attraverso le rivelazioni del Nuovo Testamento, alcune visioni più ampie del governo di Dio e del disegno dell'afflizione, tuttavia forse non si può trovare da nessuna parte un argomento più bello per portare le persone a riporre fiducia in Dio. La ragione qui indicata è che Dio fa "cose ​​grandi" e, quindi, dovremmo affidarci a lui.

Le sue opere sono vaste e sconfinate; sono tali da imprimere nella mente il senso della propria immensità; e in un tale essere dovremmo confidare piuttosto che nel braccio di una debole creatura. Chi, quando contempla il vasto universo che Dio ha fatto, e scruta il mondo stellato alla luce dell'astronomia moderna, può dubitare che Dio faccia “grandi cose” e che gli interessi che gli affidiamo siano salvi?

E non ricercabile - Margine, "Non c'è ricerca". Settanta ἀνεξιχνίαστα anecichniasta ) - "i cui passi non possono essere rintracciati". La parola ebraica חקר chêqer significa ricercare o esaminare; e l'idea è qui, che è impossibile cercare completamente e comprendere ciò che Dio fa.

Vedi Giobbe 11:7. Questo è indicato come un motivo per cui dovremmo guardare a lui. Dovremmo aspettarci cose nella sua amministrazione che non possiamo capire. L'argomento di Elifaz sembra essere che era un fatto indiscutibile che ci sono molte cose nel governo di Dio che sono al di sopra della nostra comprensione; e quando ci affligge, dovremmo sentire che questo fa parte delle azioni del Dio incomprensibile. C'è da aspettarsi tali affari misteriosi e non si dovrebbe permettere loro per un momento di scuotere la nostra fiducia in lui.

Cose meravigliose - Cose che sono meravigliose e sono adatte a suscitare stupore. Vedi le note in Isaia 9:6.

Senza numero - Margine, "Fino a quando non ci sarà più numero". Il senso è che è impossibile stimare il numero di quelle cose nell'universo su cui presiede che sono adatte a suscitare ammirazione. Se la visione dell'universo che si godeva al tempo di Elifaz era adatta a sopraffare la mente per la sua vastità e per il numero degli oggetti che furono creati, questo stupore è molto maggiore ora che il telescopio ha svelato le meraviglie del cielo in alto a l'uomo, e il microscopio le meraviglie non meno sorprendenti del mondo sotto di lui.

Leuwenhoeck, con l'aiuto del microscopio, scoprì, supponeva, un miliardo di animali, la cui massa unita non superava le dimensioni di un granello di sabbia, tutte formazioni distinte, con tutta la serie di funzioni necessarie alla vita. Del numero anche delle più grandi opere di Dio, la scienza dell'astronomia moderna presenta molte verità interessanti e travolgenti.

A titolo di esempio possiamo riferirci alla Via Lattea, ovvero la zona biancastra, irregolare, che percorre tutto il cielo, e che si vede in ogni stagione dell'anno, ma particolarmente nei mesi di agosto, settembre, e novembre. “Si scopre che questa vasta porzione dei cieli consiste interamente di stelle, ammucchiate in immensi ammassi. Presentando per la prima volta un telescopio di notevole potenza a questa splendida zona, ci si perde nello stupore per il numero, la varietà e la bella configurazione delle stelle di cui è composto.

In alcune sue parti, ogni minimo movimento del cannocchiale presenta ora gruppi e nuove configurazioni; e la nuova e mirabile scena continua per uno spazio di molti gradi in successione. In parecchi campi visivi, occupando uno spazio non più del doppio della larghezza della luna, percepisci più di questi luminari scintillanti, che tutte le stelle visibili ad occhio nudo in tutto il baldacchino del cielo.

Il defunto Sir W. Herschel, passando il suo telescopio lungo uno spazio di questa zona lungo quindici gradi e largo due, scorse almeno cinquantamila stelle, abbastanza grandi da poter essere contate distintamente; inoltre, ne sospettava il doppio, che si vedevano solo di tanto in tanto da deboli barlumi per mancanza di luce sufficiente; cioè cinquanta volte più di quanto l'occhio più acuto possa scorgere in tutto il cielo durante la notte più limpida; e lo spazio che occupano non è che la milletrecentosettantacinquesima parte della volta visibile del cielo.

In un'altra occasione questo astronomo scorse quasi seicento stelle in un campo visivo del suo telescopio; così che nello spazio di un quarto d'ora, centosedicimila stelle passarono in rassegna davanti a lui. Ora, se dovessimo supporre che ogni parte di questa zona sia ugualmente piena di stelle come i luoghi a cui ora alludono, ci troveremmo nella sola Via Lattea, non meno di venti milioni e centonovantamila stelle.

Riguardo alla distanza di alcune di queste stelle, è stato accertato che alcune delle più remote non sono meno di cinquecento volte la distanza della stella fissa più vicina, o quasi duemila miliardi di miglia; una distanza così grande che la luce, che vola alla velocità di dodici milioni di miglia al minuto, richiederebbe milleseicentoquaranta anni prima di poter attraversare questo potente intervallo! La Via Lattea è ora, a ragione, considerata l'ammasso di stelle in cui si trova il nostro sole; e tutte le stelle visibili ad occhio nudo sono solo poche sfere sparse vicino all'estremità di questo ammasso.

Tuttavia c'è anche ragione di credere che la Via Lattea, di cui fa parte il nostro sistema, non sia altro che una singola nebulosa, di cui sono già state scoperte diverse migliaia, che compongono l'universo; e che non ha più proporzione con l'intero cielo siderale di un piccolo puntino scuro che i nostri telescopi ci permettono di scorgere nei cieli. Sono già state scoperte tremila nebulose.

Supponiamo che il numero di stelle in tutta la Via Lattea non sia superiore a dieci milioni, e che ciascuna delle nebulose, in media, contenga lo stesso numero; supponendo inoltre che solo duemila delle tremila nebulose siano risolvibili in stelle, e che le altre migliaia siano masse di un fluido lucente, non ancora condensato dall'Onnipotente in globi luminosi, il numero di stelle o soli compresi in quella porzione di il firmamento che è alla portata dei nostri telescopi, è ventimila milioni.

Eppure tutto questo può essere nulla in confronto alle parti dell'universo che non siamo in grado di scoprire. Vedi nel Christian Keepsake per il 1840, un articolo di Thomas Dick, intitolato "An Idea of ​​the Universe"; confrontare le note a Giobbe 9:9.

Nota integrativa a Giobbe 5:9

Le fatiche degli astronomi, aiutate da strumenti di notevole accuratezza e potenza, e da metodi di osservazione perfezionati, aggiungono sempre più alla nostra conoscenza delle "cose ​​meravigliose senza numero" che rendono il meccanismo dei cieli un tale spettacolo di sublimità. Tra i fenomeni celesti più interessanti e belli ci sono gli ammassi stellari e le nebulose. Un piccolo numero di ammassi stellari è abbastanza brillante da essere distinto ad occhio nudo, al quale appaiono come una debole macchia di luce simile a una nuvola; ma è solo quando si usa il telescopio che si conosce il loro vero carattere, e si vedono allora come vasti conglomerati di sistemi di soli collegati alle stelle.

Il maggior numero sono di forma arrotondata e apparentemente globulare, le stelle essendo densamente ammassate insieme al centro; sebbene altri siano di forma molto irregolare. Quelle di forma globulare sono spesso costituite da un numero sorprendentemente grande di stelle. “Herschel ha calcolato che molti ammassi ne contengono 5.000 raccolti in uno spazio, le cui dimensioni apparenti sono appena la decima parte della superficie del disco lunare.

” “Il bellissimo ammasso in Acquario, che il disegno di Sir John Herschel mostra come una sottile polvere luminosa, se esaminato attraverso il potente riflettore del Conte di Rosse, appariva come un magnifico ammasso globulare, interamente separato in stelle. Ma l'esemplare più bello di questo genere è senza dubbio lo splendido ammasso di Tucano, ben visibile ad occhio nudo, in prossimità della nube di Magellano più piccola, in una regione del cielo meridionale interamente priva di stelle.

La condensazione al centro di questo grappolo è estremamente decisa; ci sono tre gradazioni perfettamente distinte e il colore rosso arancio dell'agglomerato centrale contrasta meravigliosamente con la luce bianca degli involucri concentrici.

In passato si supponeva da molti che tutte le nebulose fossero risolvibili in ammassi stellari, e che solo la mancanza di strumenti di potenza sufficiente impedisse che ciò avvenisse; ma l'analisi dello spettro ha ora dimostrato ciò che si era prima ipotizzato, che sebbene possano esserci molte nebulose che apparirebbero come stelle distinte se si usassero strumenti più potenti su di esse, ce ne sono altre di natura diversa, costituite, vale a dire, da masse incandescenti di materia gassosa.

Le forme assunte dalle nebulose sono estremamente varie, e alcune di esse molto notevoli. La forma rotonda o globulare è molto comune; altri assomigliano ad anelli, circolari o ovali; altri sono conici oa forma di ventaglio, simili alla coda di una cometa; alcuni sono costituiti da spirali, che si irradiano da un nucleo comune; mentre molti assumono forme così irregolari e bizzarre da essere difficili da descrivere. I nomi dati ad alcuni di loro, come Nebulosa Granchio, Nebulosa Manubrio, Nebulosa Bocca di Pesce (Nebulosa in Orione, vedi Tavola), suggeriscono sufficientemente gli aspetti sorprendenti che a volte presentano.

Molte delle nebulose, nelle quali prima non si potevano distinguere le singole stelle, sono state risolte dal grande telescopio di Lord Rosse; mentre altri, visti da esso, hanno forme molto diverse da quelle che davano loro strumenti meno potenti. Questo è il caso in particolare della Nebulosa Manubrio, la cui forma, come descritta e figurata da Sir John Herschel, è notevolmente diversa da quella della nostra incisione, che mostra il suo aspetto sotto il telescopio di Lord Rosse.

“Due masse luminose disposte simmetricamente e legate tra loro da un collo piuttosto corto, il tutto circondato da un leggero involucro nebuloso di forma ovale, gli davano un aspetto di regolarità molto marcato. Questo aspetto è stato però modificato dal telescopio di Lord Rosse di tre piedi di apertura, e le masse nebulose hanno mostrato una decisa tendenza alla risolvibilità. Ancora più tardi, con il telescopio da sei piedi, furono osservate numerose stelle stagliarsi, però, su un terreno nebuloso.

L'aspetto generale conserva la sua forma primitiva, meno regolare, ma comunque appariscente. “Riguardo alla nebulosa di Orione, estraiamo il seguente brano da “The Heavens” di Guillemin, a cura di John N. Lockyer, FRAS, opera da cui sono tratti i passaggi di cui sopra: - “Sir John Herschel paragona la parte più luminosa al testa di un animale mostruoso, la cui bocca è aperta e il cui naso ha la forma di un tronco.

Da qui il suo nome, Nebulosa Bocca di Pesce. È al margine dell'apertura, in uno spazio libero da nebulose, che i quattro più luminosi dei componenti di θ ( th ) (una stella settuplice, cioè un sistema connesso di sette stelle che appaiono ad occhio nudo un unico luminoso punto) devono essere trovati; intorno, ma principalmente al di sopra del trapezio formato da queste quattro stelle, c'è una regione luminosa, dall'aspetto screziato, che Lord Rosse e Bond hanno in parte risolto.

Questa regione è notevole a causa, non solo della brillantezza delle sue luci, ma anche dei numerosi centri in cui questa luce è condensata, e ciascuno dei quali sembra formare un ammasso stellare.

Merita attenzione anche la forma rettangolare dell'insieme. Le masse nebulose che lo circondano, la cui luce è molto più debole di quella della regione centrale, si perdono gradualmente; secondo Bond assumono una forma a spirale come indicato nel disegno eseguito da quell'astronomo” (da cui è tratta la nostra incisione). Scrivendo subito dopo che l'osservazione di Lord Rosse aveva risolto la nebulosa di Orione, il Dr.

Nichol dice: - “Il grande grappolo in Ercole ha a lungo abbagliato il cuore con i suoi splendori; ma ora abbiamo appreso che fra le galassie circolari e compatte, classe alla quale appartengono le stelle nebulose, vi sono moltitudini che la superano infinitamente; anzi, che i progetti dell'essere si levino al di sopra, il sole che si avvicina al sole, finché i loro cieli non devono essere un lampo di luce, una folla di attività ardenti! Ma molto in alto si erge Orione, la gloria e la meraviglia preminenti dell'universo stellato! - Sembrerebbe quasi che se tutti gli altri ammassi, finora misurati, fossero raccolti e compressi in uno, non supererebbero questo potente gruppo, in cui ogni filo, ogni ruga, è un mucchio di sabbia di stelle.

Ci sono casi in cui, sebbene l'immaginazione abbia tremato, la ragione può ancora avventurarsi nella ricerca e prolungare le sue speculazioni; ma a volte siamo portati a un limite oltre il quale nessuna facoltà umana ha la forza di penetrare, e dove, come allo sgabello stesso del trono segreto, possiamo solo chinare il capo e adorare in silenzio! "Questi fatti forniscono un commento molto impressionante alle parole di Elifaz - che fa cose grandi e imperscrutabili, "cose ​​meravigliose finché non ci sia numero" (margine) - e diventano tanto più significative dalla loro connessione con la costellazione di Orione, che è più volte menzionato nel libro di Giobbe” Giobbe 9:9; Giobbe 38:31.

10 Colui che fa piovere sulla terra - Nel versetto precedente, Elifaz aveva detto, in generale, che Dio ha fatto cose meravigliose - cose che sono adatte a portarci a riporre la nostra fiducia in lui. In questo e nei versetti successivi, scende ai particolari e specifica quelle cose che mostrano che Dio è degno di essere confidato. Questa enunciazione continua a Giobbe 5:16 , e lo scopo generale è che l'agenzia di Dio è vista ovunque ; e che i suoi atti provvidenziali sono atti a impressionare l'uomo con idee elevate della sua giustizia e bontà.

Elifaz comincia con la pioggia, e dice che il fatto che Dio la mandi sulla terra era atto a indurre l'uomo a confidare in lui. Vuol dire che mentre il sole, la luna e le stagioni hanno stabilito i tempi e sono governati da leggi stabilite, la pioggia sembra essere inviata direttamente da Dio e viene impartita nei momenti migliori. È completamente sotto il suo controllo e fornisce una prova costante della sua benevolenza.

Senza di essa, ogni verdura si seccherà e ogni animale sulla terra morirebbe presto. La parola terra qui si riferisce probabilmente alla parte coltivata della terra - i campi che sono in lavorazione. Così, Eichhorn lo rende, Angebauten Feldern. Sull'interesse che suscitarono i fenomeni della pioggia presso gli antichi saggi dell'Idumea, e le leggi da cui è prodotto, cfr Giobbe 37:6 , nota; Giobbe 37:15 , nota; Giobbe 38:22 , nota.

E manda acque - Cioè, docce.

Sui campi - Margine, "fuori-luoghi". Ebraico חוצוּת chûtsôt - fuori di casa, fuori, all'estero, che significa i campi fuori dalle città e dai paesi. Eichhorn lo rende "i pascoli", auf Triften. Il significato è che l'intero paese è irrigato; e il fatto che Dio dia la pioggia in questo modo, è un motivo per confidare in lui. Mostra che è un Essere benevolo, poiché contribuisce in modo così essenziale alla vita e alla felicità umana, e poiché nessun altro essere se non Dio può causarlo.

11 Montare in alto - Cioè, chi si erge in alto; o Dio esalta chi è basso. Dalle opere della natura, Elifaz passa ai rapporti di Dio con le persone, come destinati a dimostrare che era degno di fiducia. La prima prova è che si mostrò amico degli umili e degli afflitti, e spesso esaltò coloro che erano in condizioni umili, in modo da manifestare la sua diretta interposizione.

È da ricordare qui che Elifaz sta dettagliando il risultato della sua osservazione e stando le ragioni che aveva osservato per riporre fiducia in Dio; e il significato qui è che lo aveva visto fare così spesso da mostrare che Dio era l'amico degli umili e dei poveri. Questo sentimento fu poi espresso con grande bellezza da Maria, la madre del Signore Gesù:

Ha rovesciato i potenti dai loro seggi,

E li esaltò di basso grado;

ha ricolmato di beni gli affamati,

e ha mandato via i ricchi a mani vuote.

Luca 1:52.

Che quelli che piangono possano essere esaltati alla sicurezza - O meglio, coloro che piangono sono esaltati a un luogo di sicurezza, Il senso è che Dio ha fatto questo; e che, quindi, c'era motivo di fiducia in lui. La parola resa “coloro che piangono” קדרים qod e rı̂ym deriva da קדר qâdar, essere torbido o immondo come un torrente, Giobbe 6:16; quindi, andare in giro in abiti sporchi, come persone in lutto, a piangere.

Il senso generale della parola ebraica, come in arabo, è squallido, oscuro, sudicio, tenebroso, oscuro; e quindi denota coloro che sono afflitti, che è qui il suo senso. La Settanta lo rende, ἀπολώλοτας apolōlotas, "i perduti", o coloro che sono periti. Il senso è chiaro. Dio rialza chi è piegato, oppresso e afflitto.

Eliphaz si riferiva indubbiamente a casi che erano venuti sotto la sua stessa osservazione, quando persone che erano state in circostanze molto depresse, erano state sollevate a situazioni di conforto, onore e sicurezza: e ciò in un modo che era una manifesta interposizione della sua Provvidenza . Da ciò sosteneva che coloro che si trovavano in circostanze di grande prova, dovessero riporre in lui la loro fiducia. Si verificano spesso casi di questo tipo; e un'attenta osservazione dei rapporti di Dio con gli afflitti fornirebbe senza dubbio materiale per un argomento come quello su cui si è basato Elifaz in questo caso.

12 Delude i dispositivi degli astuti - li sventa nei loro schemi o rende vani i loro piani. Anche questo fu il risultato di un'attenta osservazione da parte di Elifaz. Aveva visto casi in cui i piani di persone astute, ingegnose e abili erano stati sconfitti, e dove il semplice era stato prosperato e onorato. Tali casi lo portarono a credere che Dio fosse l'amico della virtù, ed era degno di tutta fiducia.

In modo che le loro mani - In modo che loro. Le mani sono gli strumenti con cui realizziamo i nostri progetti.

La loro impresa - Margine, o "qualsiasi cosa". Ebraico תשׁיה tûshı̂yâh. Questa parola significa propriamente rettitudine da ישׁע Yasha ' ; poi aiuto, liberazione, Giobbe 6:13; poi scopo, impresa, impresa, cioè ciò che si vuole istituire o stabilire.

Gesenio. Questo è il suo significato qui. Vulgata, "Le loro mani non possono finire (implementare) ciò che avevano iniziato". Settanta, “Le loro mani non può eseguire ciò che è vero” - αληθες alethes. La Parafrasi Caldea si riferisce alla sconfitta dei propositi degli Egiziani: “Chi ha reso vani i pensieri degli Egiziani, che ha agito con saggezza (o astuzia - דחכימו ) per poter fare del male a Israele, ma le loro mani non hanno compiuto l'opera della loro saggezza Giobbe 5:13 , che prese i saggi del Faraone nella loro saggezza, e fece tornare su di loro il consiglio dei loro perversi astrologi.

"Il senso generale è che gli uomini abili e ingegnosi - persone che lavorano nell'oscurità e che formano scopi segreti del male, sono delusi e sventati. Elifaz probabilmente ne aveva visto esempi, e ora lo attribuisce a Dio per averlo reso degno della fiducia delle persone. È ancora vero. L'astuzia e la progettazione sono spesso sventate in modo tale da mostrare che è interamente di Dio. Espone così i loro disegni e si mostra amico dei sinceri e degli onesti; e così facendo si mostra degno della fiducia del suo popolo.

13 Prende i sapienti nella loro stessa astuzia - Questo passaggio è citato dall'apostolo Paolo in 1 Corinzi 3:19 , con la formula consueta in riferimento all'Antico Testamento, γέγραπται γάρ gegraptai gar, “poiché sta scritto”, mostrando che egli lo considerava parte degli oracoli ispirati di Dio.

La parola "saggio" qui significa senza dubbio l'astuzia, l'astuto, l'astuto e il progettista. Non può significare coloro che sono veramente saggi nel senso della Scrittura; ma il significato è che coloro che formano piani che si aspettano di realizzare con l'astuzia e l'arte, sono spesso vittime dei loro stessi disegni. Lo stesso sentimento ricorre non di rado nelle Scritture e altrove, e ha tutto l'aspetto di un proverbio. Così, in Salmi 7:15 :

Fece una fossa e la scavò,

ed è caduto nel fosso che aveva fatto».

Allora Salmi 9:15 :

I pagani sono sprofondati nella fossa che hanno fatto;

Nella rete che hanno nascosto è stato preso il loro piede».

Allora Salmi 35:8 :

Lascia che la sua rete che ha offerto si prenda lui stesso

In quella stessa distruzione lascialo cadere”.

Allora Salmi 37:15 :

La loro spada entrerà nel loro cuore,

E il loro arco sarà spezzato».

Confronta Eurip. Med. 409:

ακῶν δὲ πάντων τέκτονες σοφώταται

Kakōn de pantōn tektones sofōtatai.

Vedi anche lo stesso sentimento in Lucrezio, v. 1151:

Circumretit enim visatque injuria quemque,

Atque, unde exorta cst, ad caim plerumque revertit.

“Per la forza e la rapina nella loro rete più astuta

Spesso i loro figli si imbrogliano; e la peste si ritrae dieci volte».

Va ricordato che Elifaz qui parla della propria osservazione, e di ciò come motivo per confidare in Dio. Il sentimento è, ch'egli avea osservato che una condotta retta, onesta e retta si seguiva col divino favore e con la benedizione; ma che un uomo che avesse tentato di portare a termine i suoi piani con intrighi e stratagemmi, non avrebbe avuto un successo permanente. Prima o poi la sua astuzia si sarebbe ritratta su se stesso, e avrebbe sperimentato le disastrose conseguenze di una simile condotta.

È ancora vero. Un uomo è sempre sicuro del successo e della prosperità finali, se è diretto e onesto. Non può mai esserne sicuro, se tenta di portare avanti i suoi piani dalla direzione. Altri uomini possono mostrare tanta astuzia quanto lui; e quando la sua rete salta, può includere se stesso così come coloro per i quali l'ha posta. Sarà bene per lui se non si fa balzare su di lui, mentre gli altri scappano.

E il consiglio del perverso - Il disegno del perverso. La parola qui resa " froward ", נפתלים nı̂pâthalı̂ym, viene da פתל pâthal, torcere, intrecciare, girare. Significa quindi essere contorto, storto, astuto, ingannevole. Qui significa coloro che sono storti, abili, che progettano. Settanta, πολυπλόκων poluplokōn, il coinvolto - il molto invischiato.

Viene portato a capofitto - l' ebraico è precipitato, o affrettato. Non c'è tempo per farlo maturare; c'è uno sviluppo dello schema prima che sia maturo e il trucco viene scoperto prima che ci sia il tempo per metterlo in esecuzione. Niente può essere più vero di quanto spesso lo sia adesso. Qualcosa che non poteva essere previsto sviluppa il design e porta la trama oscura a metà giornata; e Dio mostra di essere il nemico di tutti questi schemi.

14 Si incontrano con l'oscurità durante il giorno - Margine, "incontrare"; confronta le note di Isaia 59:10. Il senso è che dove non c'è davvero alcun ostacolo alla realizzazione di un piano onesto - non più di quanto ce ne sia per un uomo che cammini durante il giorno - diventano perplessi e imbarazzati, per quanto un uomo lo sarebbe, dovrebbe l'oscurità improvvisa viene intorno a lui a mezzogiorno.

Lo stesso sentimento si verifica in Giobbe 12:25. Una vita di onestà e rettitudine sarà accompagnata da prosperità, ma un uomo che tenta di portare a termine i suoi piani con l'inganno e l'arte, incontrerà imbarazzi inaspettati. Il sentimento in tutte queste espressioni è che Dio mette in imbarazzo gli astuti, gli astuti e gli astuti, ma dà successo a coloro che sono retti; e che, quindi, è degno di fiducia.

15 Ma salva i poveri dalla spada - Si mostra amico e protettore degli indifesi. La frase "dalla spada, dalla loro bocca" è stata variamente interpretata. Il dottor Good lo rende,

Così salva i persecutori dalla loro bocca,

E gli indifesi dalle mani dei violenti”.

No sì,

Così salva i perseguitati dalla loro bocca,

Gli oppressi dalle mani dei potenti».

Questa resa si ottiene cambiando i punti della parola מחרב mēchereb, “dalla spada”, in מחרב māchĕrāb, rendendolo il participio Hophal da חרב chârab, per rendere desolato. Questo è stato proposto da Capellus ed è stato adottato da Durell, Michaelis, Dathe, Doederlein e altri.

Rosenmuller lo dichiara del tutto non autorizzato. Girolamo lo rende, un gladio otis eorum - "dalla spada della loro bocca". Mi sembra che l'intero versetto possa essere reso letteralmente, "salva dalla spada, dalla loro bocca e dalla mano del forte, il povero". Secondo questa versione, la frase “dalla loro bocca” può significare sia dalla bocca, cioè dal filo della spada, usando il plurale per il singolare, sia dalla bocca degli oppressori, usandola per rappresentare la loro violenza, e la loro disposizione divorare i poveri.

Quest'ultima è più probabilmente la vera interpretazione, e non c'è bisogno di un cambiamento nei punti in ebraico. Così, interpretato, il senso è che Dio preserva i poveri dall'oppressione; o, in altre parole, che li aiuta, ed è quindi degno di fiducia. Questo sentimento è in accordo con ciò che si trova ovunque nella Bibbia.

16 Così il povero ha speranza - Dall'interposizione di Dio. Non sono lasciati in una condizione triste e senza conforto. A loro è permesso considerare Dio come loro protettore e amico, e guardare avanti verso un altro e un mondo migliore. Questo sentimento si accorda con tutto ciò che è detto altrove nelle Scritture, che le offerte di misericordia sono fatte specialmente ai poveri, e che sono specialmente oggetto della divina compassione.

E l'iniquità le tappa la bocca - Cioè, gli empi sono confusi quando vedono sventati tutti i loro piani, e si trovano impigliati nei lacci che hanno teso per gli altri. Un sentimento simile si verifica in Salmi 107:41 :

Eppure mette in alto il povero dall'afflizione,

e fa di lui le famiglie come un gregge.

I giusti lo vedranno e si rallegreranno,

e ogni iniquità le chiuderà la bocca».

È da ricordare che Elifaz afferma questo come risultato della sua stessa osservazione e come chiaramente dimostrando a suo avviso che c'è una Provvidenza che sovrintende e prevale. Un'attenta osservazione del corso degli eventi porterebbe senza dubbio alla stessa conclusione, e questo è stato incarnato in quasi tutte le lingue da qualche proverbiale sentimento. Lo esprimiamo dicendo che "l'onestà è la migliore politica"; proverbio fondato indubbiamente sulla sapienza.

Il sentimento è che se un uomo desidera a lungo prosperare, dovrebbe seguire un corso diretto e onesto; che l'astuzia, l'intrigo, il commercio subdolo e la mera gestione, prima o poi si sconfiggeranno e si ripercuoteranno sulla testa di chi li usa; e che, quindi, se non ci fosse motivo più alto dell'interesse personale, un uomo dovrebbe essere onesto, franco e aperto. Vedi questo argomento esposto più lungamente, e con grande bellezza, in Salmi 37.

17 Ecco, felice è l'uomo che Dio corregge - Questo verso inizia un nuovo argomento, progettato per mostrare che le afflizioni sono seguite da vantaggi così importanti da rendere appropriato che dovremmo sottometterci a loro senza lamentarci. Il sentimento in questo versetto, se non espressamente citato, è probabilmente alluso dall'apostolo Paolo in Ebrei 12:5.

Lo stesso pensiero ricorre frequentemente nella Bibbia: vedi Giacomo 1:12; Proverbi 3:11. Il senso è chiaro, che Dio ci concede un favore quando ci richiama dai nostri peccati mediante le correzioni della sua mano paterna - come un padre concede un favore a un figlio che trattiene dal peccato mediante una correzione adeguata.

Il modo in cui ciò viene fatto, Eliphaz procede ad affermare a lungo. Lo fa con un linguaggio bellissimo e in modo del tutto conforme ai sentimenti che si verificano altrove nella Bibbia. La parola resa "corregge" ( יכח yâkach ) significa discutere, convincere, riprendere, punire e giudicare.

Si riferisce qui a uno qualsiasi dei modi con cui Dio chiama le persone dai loro peccati e le conduce a camminare nei sentieri della virtù. La parola "felice" qui, significa che la condizione di tale persona è benedetta ( אשׁרי 'ēshrēy ); Greco μακάριος makarios - non che ci sia felicità nella sofferenza.

Il senso è che è un favore quando Dio richiama i suoi amici dai loro vagabondaggi e dall'errore delle loro vie, piuttosto che lasciarli andare in rovina. Mi fa una gentilezza chi mi mostra un precipizio nel quale rischio di precipitare; mi obbliga a colui che anche con violenza mi salva dalle fiamme che mi divoreranno. Elifaz significa indubbiamente essere inteso come implicante che Giobbe fosse stato colpevole di trasgressione, e che Dio avesse adottato questo metodo per richiamarlo dall'errore delle sue vie.

Che avesse peccato, e che queste calamità fossero venute di conseguenza, sembra non dubitare nemmeno una volta; tuttavia suppone che l'afflizione fosse intesa con gentilezza, e procede affermando che se Giobbe l'avesse ricevuta in modo appropriato, potrebbe essere accompagnata ancora con importanti benefici.

Perciò non disprezzare il castigo dell'Onnipotente - “ Non rimpiangere ( תמאס tı̂m'ās ). Settanta, μή ἀπανάινου apanainou - i mezzi che Dio sta usando per ammonirti. Vi è qui indubbiamente un'allusione diretta ai sentimenti che Giobbe aveva manifestato Giobbe 3; e lo scopo di Elifaz è di mostrargli che c'erano importanti benefici da trarre dall'afflizione che dovrebbe renderlo disposto a sopportarlo senza lamentarsi.

Giobbe aveva mostrato, come pensava Elifaz, una disposizione a rifiutare le lezioni che le afflizioni erano destinate a insegnargli e a respingere gli ammonimenti dell'Onnipotente. Da quello stato d'animo lo avrebbe richiamato, e gli avrebbe impresso la verità che vi erano tali vantaggi da derivare da quelle afflizioni da renderlo disposto a sopportare tutto ciò che gli veniva imposto senza lamentarsi.

18 Perché fa male - Cioè, affligge.

E fascia - Egli guarisce. La frase è tratta dall'usanza di fasciare una ferita; vedi Isaia 1:6 , nota; Isaia 38:21 , nota. Questo era un modo comune di guarigione tra gli ebrei; e la pratica della medicina sembra essere stata confinata molto alle applicazioni esterne.

Il significato di questo versetto è che le afflizioni vengono da Dio e che solo lui può sostenere, confortare e risanare. La salute è il suo dono; e da lui deve venire tutta la consolazione di cui abbiamo bisogno e che possiamo cercare.

19 Ti libererà in sei guai - Sei è usato qui per indicare un numero indefinito, il che significa che sosterrebbe in molti guai. Questo modo di parlare non è raro tra gli Ebrei, dove è menzionato un numero, in modo che un numero estremo possa essere immediatamente aggiunto. Il metodo consiste nel menzionare un numero entro il limite e poi aggiungerne un altro, il che significa che in tutti i casi si verificherebbe la cosa a cui si fa riferimento.

Il limite qui è sette, con gli Ebrei un numero completo e perfetto; e l'idea è che in ogni successione di guai, per quanto numerosi, Dio è stato in grado di liberare. Non di rado ricorrono espressioni simili. Così, in Amos 1:3 , Amos 1:6 , Amos 1:9 , Amos 1:11 , Amos 1:13; Amos 2:1 , Amos 2:4 , Amos 2:6 :

Così dice il Signore:

Per tre trasgressioni di Damasco e per quattro,

Non respingerò la sua punizione.

Così dice il Signore:

Per tre trasgressioni di Gaza, e per quattro,

Non mi allontanerò, la sua punizione.

Così dice il Signore:

Per tre trasgressioni di Tiro, e per quattro,

Non respingerò la sua punizione.

Così in Proverbi 30:15 :

Ci sono tre cose che non sono mai soddisfatte,

Sì, quattro cose dicono di no, è abbastanza.

Ci sono tre cose che sono troppo meravigliose per me,

Sì, quattro che non conosco. Proverbi 30:18.

Per tre cose è inquieta la terra,

E per quattro che non può sopportare». Proverbi 30:21.

Ci sono tre cose che vanno bene,

Sì, quattro sono avvenenti nell'andare:

Un leone che è il più forte tra le bestie,

e non si allontana per nessuno;

Un levriero;

Anche un capro;

e un re, contro il quale non si può insorgere». Proverbi 30:29.

Confronta Omero, Iliade vi. 174:

μαρ ξείνισσε καὶ ἐννέα βοῦς ἱέρευσεν

Ennēmar ceinisse kai ennea bous hiereusen.

Un'enumerazione, riguardo al numero simile a quello che ci precede, si trova in Proverbi 6:16 :

Queste sei cose odia il Signore;

Sì, sette sono un abominio per lui.

Nessun male ti toccherà - Cioè, permanentemente; poiché non poteva significare che non sarebbe stato affatto soggetto a calamità, poiché per la stessa supposizione era un sofferente. Ma il senso è che Dio salverebbe da quelle calamità.

20 Nella fame egli ti redimerà - Cioè, ti libererà dalla morte. Sul significato della parola "riscattare", vedere le note in Isaia 43:1 , Isaia 43:3.

Dal potere della spada - Margine, come nelle "mani" ebraiche. Cioè, non dovrebbe essere ucciso da uomini armati. Una bocca è spesso attribuita alla spada nelle Scritture, perché divora; Le “mani” sono qui attribuite, perché è con la mano che compiamo un'impresa, e la spada è personificata, e rappresentata come agente cosciente; confrontare Ezechiele 35:5 , margine.

Il significato è che Dio proteggerà coloro che ripongono la loro fiducia in lui, in tempi di calamità e di guerra. Senza dubbio Elifaz aveva visto abbastanza casi di questo tipo da condurlo a questa conclusione generale, dove i pii poveri erano stati protetti in modo straordinario e dove erano stati concessi segnali di liberazione ai giusti in pericolo.

21 Sarai nascosto dal flagello della lingua - Margine, O, "quando la lingua flagella". La parola resa “flagello” - שׁוט shôṭ - significa propriamente frusta. È usato da Dio quando flagella le persone con calamità e punizioni; Isaia 10:26; Giobbe 9:23.

Vedi l'uso del verbo שׁוּט shûṭ in Giobbe 2:7. Qui è usato per denotare una lingua calunniosa, come quella che infligge una grave ferita alla reputazione e alla pace di un individuo. L'idea è che Dio proteggerà la reputazione di coloro che si impegnano con lui, e che saranno al sicuro dalla calunnia, "il cui respiro", dice Shakespeare, "supera tutti i vermi del Nilo".

Né avrai paura quando verrà la distruzione - Cioè, la tua mente sarà calma in quelle calamità che minacciano la distruzione. Quando infuria la guerra, quando ulula la tempesta, quando la peste soffia su una comunità, allora la tua mente sarà in pace. Un pensiero simile si verifica in Isaia 26:3 : "Tu manterrai in perfetta pace colui la cui mente è ferma su di te;" e lo stesso sentimento è lungamente illustrato magnificamente nel Salmi 91.

La parafrasi caldea applica tutto questo ad eventi accaduti nella storia degli ebrei. Così, Giobbe 5:20 : “Nella carestia in Egitto, ti ha redento dalla morte; e nella guerra con Amalek, dall'essere ucciso dalla spada; " Giobbe 5:21 : "Nel danno inflitto dalla lingua di Balaam tu eri nascosto tra le nuvole, e non temevi per la desolazione dei Madianiti quando venne"; Giobbe 5:22 : “Nella desolazione di Sihon, e nella carestia del deserto, tu ridevi; e degli accampamenti di Og, che era come una bestia selvaggia della terra, non avevi paura».

22 Alla distruzione e alla carestia riderai, cioè sarai perfettamente al sicuro e felice. Non verranno su di te; e quando si avvicineranno con aspetto minaccioso, tu sorriderai con cosciente sicurezza. La parola qui resa carestia ( כפן kâphân ) è una parola insolita e differisce da quella che ricorre in Giobbe 5:20 , רעב râ‛âb.

Questa parola deriva da כפן kâphan - languire, struggersi per la fame e la sete. Significa quindi lo stato languido e debole che esiste dove c'è una mancanza di nutrimento adeguato. Un sentimento simile a quello qui espresso si trova in Marziale, iv. 19, 4. Ridebis ventos line munere tectus, et imbres. “Non temere neppure le bestie selvatiche.

"Le bestie feroci nei nuovi paesi sono sempre oggetto di terrore, e nelle fortezze e nei deserti dell'Arabia, lo erano particolarmente. Là abbondavano; e una delle più alte immagini di felicità che ci sarebbe, che ci sarebbe una perfetta sicurezza da loro. Una promessa simile si verifica in Salmi 91:13 :

Camminerai sul leone e sulla vipera;

calpesterai il giovane leone e il drago.

E una promessa simile a questa fu fatta dal Salvatore ai suoi discepoli: «Prenderanno in mano i serpenti; e se bevono qualcosa di mortale, non farà loro male». Il sentimento di Elifaz è che coloro che ripongono la loro fiducia in Dio troveranno protezione e avranno la consapevolezza di essere al sicuro ovunque si trovino.

23 Perché tu sarai in combutta con le pietre del campo - In ebraico, "Ci sarà un patto tra te e le pietre del campo". Il senso è che non ti faranno del male. Qui si parla di loro come di nemici fatti per stare in pace, e che non infastidirebbero né ferirebbero. È da ricordare che questo si diceva in Arabia, dove abbondavano rocce e pietre, e dove viaggiare, per questo motivo, era difficile e pericoloso. Il senso qui è, a quanto ho capito, che gli sarebbe permesso di farsi strada con facilità e sicurezza. Tindal lo rende:

Ma i castelli nel paese saranno confederati con te;

Le bestie del fealde ti daranno pace.

Alcuni hanno supposto che il significato fosse che la terra sarebbe stata libera dalle pietre che la rendevano sterile, e sarebbe stata resa fertile se si fosse cercato il favore di Dio. Shaw, nei suoi Viaggi, suppone che si riferisca all'usanza di camminare sulle pietre, in cui i piedi possono ferirsi in ogni momento, e che il significato è che quel pericolo sarebbe scongiurato dall'interposizione divina. Da altri è stato ipotizzato che l'allusione sia a un'usanza nota come skopelismo, di cui Egmont e Heyman (Reisen, II.

Ns. S. 156), danno il seguente resoconto: “che in Arabia, se uno vive in disaccordo con un altro, pone sulla sua terra pietre per ammonimento che nessuno osi ararla, perché così facendo si esporrebbe a il pericolo di essere punito da colui che vi aveva posto le pietre”. Questa usanza è menzionata anche da Ulpiano (L. ix. de officio Proconsulis), e nelle Pandette greche, Lib.

lx. tetta XXII. Gamba. 9. Si può dubitare, tuttavia, se questa usanza fosse già al tempo di Giobbe, o fosse allora così comune da rendere probabile che l'allusione sia ad essa. Rosenmuller suppone che il significato sia: "Il tuo campo sarà libero da pietre, che lo renderebbero infruttuoso". Alti tu. nuova Morgenland, in loc. Altre spiegazioni possono essere viste in Rosenmuller (Commento), ma mi sembra che l'opinione presentata sopra, che viaggiare sarebbe reso sicuro e piacevole, sia quella vera. Tale promessa sarebbe tra le ricche benedizioni in un paese come l'Arabia.

24 E tu saprai che il tuo tabernacolo sarà in pace - La tua tenda - אהלך 'âh e lēkāh - mostrando che allora era comune abitare nelle tende. Il senso è che quando era lontano da casa avrebbe avuto fiducia che la sua dimora fosse sicura e la sua famiglia al sicuro. Questa sarebbe un'assicurazione che produce non poco grado di consolazione in un paese che abbonda di bestie feroci e di ladri.

Tale è la natura della benedizione che Elifaz dice che avrebbe l'uomo che ha riposto la sua fiducia in Dio e gli ha affidato la sua causa. In una certa misura questo era, ed è, indubbiamente vero. Un uomo non può davvero avere la certezza miracolosa quando è da casa, che sua moglie ei suoi figli sono ancora vivi e in salute; né può essere certo che la sua dimora non sia avvolta dalle fiamme, o che sia stata preservata dall'intrusione di uomini malvagi.

Ma può sentirsi sicuro che tutto è sotto il saggio controllo di Dio; che qualunque cosa accada sarà per suo permesso e direzione, e tenderà al bene ultimo. Può anche, con calma e pace, affidare la sua casa con tutto ciò che gli è caro a Dio, e sentire che nelle sue mani tutto è al sicuro.

E visiterai la tua abitazione - Cioè, al ritorno da un viaggio.

E non il peccato - Questa è una traduzione molto infelice. Il vero senso è che non perderai la tua dimora; tu non andrai smarrito per non tornare più. La parola usata qui, e che è resa “peccato” nella nostra versione comune, è חטא châṭâ'. È vero che comunemente si traduce in peccato, e che spesso ha questo senso. Ma propriamente significa "mancare"; cioè, per non colpire nel segno, parlava di fromboliere.

Giudici 20:16; poi fare un passo falso, inciampare o cadere, Proverbi 19:2. Si accorda quindi esattamente in senso con il greco ἁμαρτάνω hamartanō. Qui dovrebbe essere mantenuto il senso originale della parola ebraica, nel senso che non avrebbe perso la strada per la sua dimora; cioè, che gli sarebbe stato permesso di tornarvi sano e salvo.

Gesenius, tuttavia, lo rende, "tu raduna il tuo pascolo (gregge) e non manchi nulla": cioè, nulla è andato; tutte le tue greggi sono là. Ma il senso più ovvio, e un senso che la connessione richiede, è quello che rimanda l'intera descrizione a un uomo che è in viaggio ed è esposto ai pericoli delle bestie feroci e ai pericoli di un rude e sassoso modo, ma a chi è permesso di visitare la sua casa senza perderla o rimanerne deluso.

Una grande varietà di interpretazioni è stata data del passaggio, che si può vedere in Rosenmuller e Good. Molti suppongono che significhi che dovrebbe rivedere i suoi affari domestici e trovare tutto a suo piacimento; o avrebbe dovuto scoprire che ogni cosa era al suo posto, o era come doveva essere. Non si può dubitare che la parola ebraica “visita” ( פקד pâqad ) sopporti questa interpretazione, ma quella sopra proposta mi sembra più adatta alla connessione. Il margine lo rende correttamente, err.

25 Saprai anche che il tuo seme sarà grande - Margine, "molto". Cioè, la tua posterità sarà numerosa. Questa era una delle benedizioni che si supponeva fosse collegata al favore di Dio; vedere le note in Isaia 53:10.

E la tua progenie come l'erba della terra - Sul significato della parola qui Isaia 48:19 prole, vedi le note in Isaia 48:19. Niente è più comune nelle Scritture, che paragonare un uomo prospero e felice a un albero verde e rigoglioso; vedi Salmi 1:3; Salmi 92:12.

L'idea qui è che i giusti avrebbero una posterità numerosa e felice, e che il favore divino nei loro confronti sarebbe mostrato dalla benedizione di Dio sui loro figli; confronta Salmi 128:1 , Salmi 128:3.

Beato chi teme il Signore,

Che cammina nelle sue vie.

Tua moglie sarà una vite feconda accanto alla tua casa;

I tuoi figli come piante di olivo intorno alla tua mensa.

26 Verrai alla tua tomba in piena età - Cioè, avrai lunga vita; non sarai abbattuto prematuramente, né da alcuna calamità improvvisa. È da ricordare che la lunga vita era considerata una benedizione eminente nei tempi antichi; vedere le note in Isaia 65:22.

Come quando un colpo di grano arriva nella sua stagione - Margine, "ascende". Come un covone di grano viene raccolto quando è completamente maturo. Questo è un bellissimo confronto, e il significato è ovvio. Non sarebbe stato tagliato fuori prima che i suoi piani fossero completamente maturati; prima che i frutti della giustizia fossero maturi nella sua vita. Sarebbe stato portato via quando sarebbe stato maturo per il paradiso, come il grano giallo è per il raccolto.

Il grano non viene tagliato quando è verde; e il significato di Elifaz è che è desiderabile che l'uomo viva fino a una buona vecchiaia prima di essere raccolto dai suoi padri, come è che il grano dovrebbe essere lasciato riposare fino a quando non è completamente maturo.

27 Ecco questo - Tutto ciò che ho detto; la verità di tutte le osservazioni che ho fatto.

L'abbiamo cercato - Siamo giunti a queste conclusioni mediante un'attenta osservazione del corso degli eventi. Queste sono le nostre opinioni sulla provvidenza di Dio e sui principi del suo governo, per quanto abbiamo avuto l'opportunità di osservare, e sono ben degne della vostra attenzione. I sentimenti di questi due capitoli indicano un'osservazione attenta e accurata; e se pensiamo che l'osservazione non sia stata sempre del tutto accurata, o che i principi siano stati portati oltre quanto i fatti avrebbero garantito, o che Eliphaz li abbia applicati con un'eccessiva severità al caso di Giobbe, dobbiamo ricordare che questo avvenne nell'infanzia del mondo, che avevano pochi documenti storici e che non avevano rivelazioni scritte.

Se erano favoriti da rivelazioni occasionali, come sosteneva Elifaz ( Giobbe 4:12 ss), tuttavia erano pochi di numero, e ad intervalli distanti, e le comunicazioni divine riguardavano solo pochi punti.

Sebbene si possa sostenere senza scorrettezza che alcune delle opinioni di Elifaz e dei suoi amici non fossero del tutto accurate, tuttavia possiamo tranquillamente chiederci, dove tra i saggi greci e romani si possono trovare opinioni sul governo divino che eguagliano queste in correttezza, o che si esprimono con uguale forza e bellezza? Per l'osservazione profonda e accurata, per la bellezza del pensiero e la sublimità dell'espressione, il saggio di Teman non resterà indietro rispetto ai saggi di Atene; e cosa non meno interessante nella contemplazione del libro di Giobbe, è il confronto che siamo quasi necessariamente costretti a fare tra le osservazioni sul corso degli eventi che furono fatte in Arabia, e quelle che furono fatte dai filosofi di l'antico mondo pagano.

È improprio supporre che uno degli scopi di questo libro fosse quello di mostrare fino a che punto la mente umana potesse spingersi, con l'aiuto di occasionali rivelazioni su alcuni punti, nell'accertare i principi dell'amministrazione divina, e di dimostrare che, dopo tutto, la mente aveva bisogno di una rivelazione più piena per consentire all'uomo di comprendere le verità relative al regno di Dio? "Ascolta per il tuo bene". Margine, come in ebraico "te stesso". Questi principi sono tali che è importante che tu li comprenda e li applichi.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 5

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 5

In questo capitolo Elifaz prosegue per dimostrare, e ulteriormente confermare e stabilire, ciò che aveva affermato in precedenza, che non gli uomini buoni, ma solo gli uomini malvagi, sono afflitti da Dio, almeno grandemente, in modo che la loro sostanza sia completamente distrutta e perisca, come nel caso di Giobbe; e questo in parte dal caso, dallo stato e dai sentimenti di tutti i santi, Giobbe 5:1,2 ; e dalla sua osservazione ed esperienza, Giobbe 5:3-5 ; e poi procede a dare qualche consiglio; e poiché le afflizioni non vengono per caso, ma sono da Dio, è giusto in tali circostanze che un uomo cerchi il perdono e la salvezza dal Signore, e gli affidi la sua causa, Giobbe 5:6-8 ; che fa molte grandi cose in modo provvidenziale per il bene dell'uomo in generale, e per la delusione degli uomini malvagi e astuti, e per il servizio dei poveri in particolare, Giobbe 5:9-16 ; così che è meglio sopportare pazientemente la mano afflittrice di Dio, ed è una felicità essere corretti da lui, poiché li libera da tutte le loro afflizioni, e li preserva da molti mali, e concede loro molte cose buone; che sarebbe il caso di Giobbe in particolare, se si comportasse secondo il consiglio dato, e che è lasciato a lui da considerare, Giobbe 5:17-27

Versetto 1. Chiama ora, se c'è qualcuno che ti risponderà,

Cioè, invocare Dio, che, se detto seriamente, e non ironicamente, era un buon consiglio; Dio deve essere invocato, e specialmente nei momenti di difficoltà; e l'invocazione deve essere fatta con fede, sincerità e fervore, e deve essere accompagnata dalla confessione del peccato e dal pentimento per esso; e prima o poi Dio ascolta e risponde a coloro che lo invocano; ma Elifaz suggerisce che se Giobbe lo avesse invocato, sarebbe stato invano, non lo avrebbe ascoltato, seguendo la stessa massima che gli ebrei facevano al tempo di Cristo, "Dio non ascolta i peccatori": Giovanni 9:31 ; o invocarlo per dargli un oracolo dal cielo, per favorirlo con una visione e una rivelazione, e vedere se poteva ottenere qualcosa che potesse affrontare e confutare ciò che aveva pronunciato come venuto da quella parte; il che, se potesse essere fatto da lui, sembrerebbe una menzogna e un'impostura, poiché una rivelazione di Dio non è contraddetta da un'altra: oppure il senso è, "chiama" il catalogo e l'elenco degli uomini buoni che sono stati fin dall'inizio del mondo, e vedi se ce n'è qualcuno che "ti risponde", il cui caso, carattere e comportamento corrispondono a te; se mai qualcuno di loro è stato afflitto come te, o si è mai comportato con tanta indecenza, impazienza, mormorazione e bestemmia contro Dio, come hai fatto tu; che ha sempre aperto la bocca e ha maledetto il giorno della sua nascita, e ha riflettuto sulla provvidenza e sulla giustizia di Dio come hai fatto tu, come se fossi stato trattato ingiustamente: o piuttosto, "chiama ora" e chiama tutte le creature insieme, angeli e uomini, e fa' che qualcuno di loro sia il tuo patrono, per difendere la tua causa, e supplica per te di dare una risposta a ciò che è stato detto, con la ragione, l'esperienza e la rivelazione: e se dovessi ottenere questo, il che non è probabile, "ecco, c'è qualcuno che ti può rispondere", come alcuni rendono le parole, intendendo Dio o se stesso, così Elifaz insulta Giobbe, e trionfa su di lui, come se fosse completamente confuso e vinto da lui, da ciò che egli aveva riferito come un oracolo e una rivelazione dal cielo:

E a quale dei santi ti volgerai? o "guarda", o "abbi rispetto", che ti sarà di qualche servizio? intendendo o le Persone Divine nella Divinità, a volte chiamate Sante, come in Giosuè 24:19; Proverbi 9:10; 30:3; Osea 11:12 ; il Santo Padre, il Santo Figlio e lo Spirito Santo, che possono e devono essere convertiti e guardati; Dio Padre, come Dio della provvidenza e della grazia per tutti i beni; Gesù Cristo suo Figlio, come Redentore e Salvatore per la giustizia e la vita eterna; lo Spirito benedetto, come santificatore per portare avanti e portare a termine l'opera della grazia; ma si suggerisce che sarebbe inutile per Giobbe volgersi a guardare a qualcuno di questi, poiché sarebbe rigettato da loro come un uomo malvagio, né alcuno di loro perorerebbe la sua causa: oppure i santi angeli, come dicono i Settanta, e che sono chiamati santi e santi, Deuteronomio 33:2; Daniele 8:13; Zaccaria 14:5 ; E ci si chiede: a chi di questi potrebbe rivolgersi o guardare, e da chi potrebbe aspettarsi sollievo e protezione? a significare che nessuno di questi si sarebbe degnato di conversare con lui, né lo avrebbe preso sotto la loro cura, né si sarebbe impegnato a perorare la sua causa: o piuttosto uomini santi, come quelli che sono santificati o appartati da Dio Padre, ai quali Cristo è fatto santificazione, e nei cui cuori lo Spirito Santo ha operato principi di grazia e santità, e che vivono una vita e una conversazione santa; e si insinua che, se si volgesse e prendesse questi voti, non troverebbe nessuno di loro come lui, né nelle stesse circostanze, né degli stessi sentimenti, o che prendesse le sue parti e supplicasse per lui; ma che tutti a un uomo apparirebbero della stessa mente di Elifaz, che nessuno tranne gli uomini malvagi era afflitto da Dio come lui, e che egli era tale, e che per la seguente ragione: i papisti producono molto assurdamente questo passaggio a favore della preghiera ai santi defunti, quando non si intendono i morti ma i vivi, e anche rivolgersi a loro è scoraggiato; e inoltre, ciò contraddirebbe un altro principio dei papisti, che i santi dell'Antico Testamento, fino alla venuta di Cristo, erano in una sorta di purgatorio, chiamato Limbus Patrum, e quindi incapaci di aiutare i santi sulla terra che si applicassero a loro

2 Versetto 2. perché l'ira uccide l'uomo stolto,

Non uno che sia un idiota, e privo di buon senso, e che non abbia comprensione delle cose naturali e civili; ma un uomo malvagio, che non ha conoscenza delle cose divine e spirituali, e quindi stolto; che è il carattere di ogni uomo naturale e del popolo di Dio prima della conversione; e anche di alcuni professori, che sono vergini stolte, e portano la lampada di una professione religiosa senza l'olio della grazia; e tale Elifaz credeva che fosse Giobbe, che prima o poi l'ira del Signore, come la interpreta il Targum, che si rivela dal cielo e scende sui figli della disubbidienza, consumerebbe come fuoco divorante: o questo si può intendere dell'ira e della passione di tali uomini stessi, che talvolta sale in loro a tale altezza, come che muoiono in un impeto di esso; o fanno quelle cose che li portano alla morte, o per mano di Dio, o per mezzo del magistrato civile,

e l'invidia uccide lo sciocco; uno che è semplice e privo di intelligenza, ed è facilmente persuaso e trascinato nel peccato, sia dal suo cuore, sia da uomini malvagi, sia dalle tentazioni di Satana; e nel cui cuore abita l'invidia per la prosperità altrui, e che insensibilmente lo preda, divora il suo proprio spirito, ed è marciume fino alle sue ossa, e le riduce in polvere, Proverbi 14:30 ; oppure la parola può essere resa "gelosia" o "zelo", come a volte è, e può significare la gelosia del Signore, zelo per la propria gloria, che a volte suscita come un uomo di guerra, e che fuma contro gli uomini malvagi, e li consuma come fuoco, vedi Isaia 42:13 Salmi 79:5 Deuteronomio 29:20 ; Elifaz con tutto ciò avrebbe rappresentato e insinuato che Giobbe era un uomo simile, caldo, appassionato e arrabbiato con Dio e la sua provvidenza, e invidioso della prosperità degli altri, in particolare dei suoi amici; e così era un uomo stolto e sciocco, nel cui petto riposavano l'ira e l'invidia, e sarebbe stata la sua rovina e la sua distruzione, poiché era già sotto la provvidenza dell'uccisione e dell'uccisione

3 Versetto 3. Ho visto gli stolti mettere radici,

Quegli uomini malvagi stolti come quelli descritti prima; quelli che Elifaz aveva osservato prosperare nel mondo, e crescere in ricchezze, e persino aver raggiunto un'apparente stabilità e fermezza, come se potessero mai continuare in tali felici circostanze, vedi Geremia 12:2; Salmi 37:35,36 ; con ciò avrebbe ovviato a un'obiezione che qui poteva essere sollevata e fatta contro l'affermazione che stava dimostrando, che gli uomini malvagi sono afflitti e puniti da Dio per i loro peccati; che è noto che non sono in difficoltà come gli altri uomini, ma in circostanze molto prospere e fiorenti; Lui ammette che questo è il loro caso per un po' di tempo, come aveva osservato, ma in breve tempo passano, essi e la loro sostanza scompaiono, e non si vedono più, come segue:

ma all'improvviso maledissi la sua abitazione; non che gli volesse del male, o gli imprecasse del male; poiché la maledizione e l'amarezza si addicono solo alla bocca degli uomini malvagi, e non degli uomini buoni, tra i quali bisogna permettere a Elifaz di stare; ma subito pensò dentro di sé, non appena vide lo stato fiorente dei malvagi, che la maledizione del Signore era nelle loro case, come in Proverbi 3:33 ; che essi e tutto ciò che avevano erano sotto una maledizione, e che Dio trovò dato loro ciò che avevano con una maledizione, e aveva maledetto tutte le loro benedizioni; che fa la differenza tra un uomo buono e un uomo malvagio; l'uno ha quello che ha, la sua casetta e la sua piccola sostanza, con una benedizione; l'altro la sua piacevole dimora, come significa la parola qui usata, il suo maestoso palazzo, i ricchi mobili e le grandi proprietà, con una maledizione; o egli pronosticava, prevedeva e poteva predire, e ciò senza pretendere uno straordinario spirito di profezia, che in breve tempo la maledizione di Dio si sarebbe accesa su di lui e sulla sua casa, vedi Zaccaria 5:3,4

4 Versetto 4. I suoi figli sono lontani dalla salvezza,

Dalla sicurezza esteriore, dai mali e dai pericoli, ai quali sono soggetti ed esposti, non solo dagli uomini, che li odiano per amore del loro padre, che sono stati loro oppressori, o da Dio, che visita l'iniquità dei padri sui figli; e dalla salvezza spirituale ed eterna o "salvezza", o dalla salvezza nel mondo a venire, come il Targum, essi calpestano le orme dei loro padri e imitano le loro azioni:

e sono schiacciati alla porta; o apertamente, pubblicamente, come Aben Esdra e altri; o nei tribunali di giustizia dove sono portati da coloro che i loro genitori avevano oppresso, e dove sono gettati, e non hanno alcun favore mostrato loro; o letteralmente dalla caduta della porta su di loro; e forse si fa qualche riferimento ai figli di Giobbe che furono schiacciati nel cancello o nella porta della casa, attraverso la quale cercarono di passare quando questa cadde su di loro e li distrusse; il Targum è,

"e sono schiacciati alle porte dell'inferno, nel giorno del grande giudizio":

né [c'è] alcuno che li liberi; né Dio né l'uomo, non avendo alcun interesse né favore né l'uno né l'altro, in parte a causa del cattivo comportamento del padre, e in parte a causa del proprio; e triste è il caso degli uomini quando è tale, vedi Salmi 50:21

5 Versetto 5. il cui raccolto è divorato dall'affamato,

Questo si deve intendere per il ricco stolto descritto prima, come se mettesse radici e prosperasse; sebbene seminasse, mieta e raccogliesse nel suo raccolto, e immaginasse di avere beni accumulati per molti anni, per essere goduti da lui, tuttavia è portato via dalla morte, e un altro mangia ciò che ha raccolto; o i suoi eredi affamati, che ha tenuto nudo, e senza il necessario per vivere; o il povero che ha oppresso, che, spinto dalla fame, si impadronisce del suo raccolto e lo mangia, sia vivo che morto: Sephorno interpreta questo dell'uomo malvagio stesso, che dovrebbe mangiare il proprio raccolto e non avere abbastanza per soddisfarlo, essendo la maledizione di Dio sulla sua terra; e un altro dotto interprete pensa che il senso sia che tale dovrebbe essere la maledizione di Dio sui campi degli uomini malvagi, che non dovrebbero produrre più di ciò che di solito è lasciato ai poveri, e quindi non dovrebbero avere bisogno di raccoglierlo:

e lo toglie anche dalle spine; cioè, o l'affamato prende il raccolto dalle spine, tra le quali cresce, vedi Matteo 13:7 ; o che aveva ottenuto "attraverso le spine", come dice il signor Broughton; cioè il proprietario, attraverso molte difficoltà; e la fame irromperà in molti per arrivarci; o sebbene il suo raccolto, essendo entrato, sia chiuso da una siepe di spine, l'affamato vi passa e lo trae da esso, circondato da esso; il suddetto scrittore ebreo comprende anche questo dell'uomo malvagio, che prende il proprio raccolto di mezzo alle spine, così che non rimane nulla per i poveri e i suoi amici, come è giusto che vi si opponga: la parola per "spine" ha anche il significato di armatura, in particolare di scudi; quindi il Targum è:

"e uomini armati con armi da guerra lo porteranno via";

a cui concorda la versione latina della Vulgata,

"e gli uomini armati lo porteranno via";

cioè, i soldati dovrebbero foraggiarlo, saccheggiarlo e distruggerlo:

e il ladro ne inghiotte le sostanze; il ladro di case, che irrompe e divora tutto in una volta, e se ne libera chiaramente; alcuni lo rendono "l'uomo peloso" [u] o che trascura i suoi capelli, come mendicanti, o quelli che vivono in luoghi deserti, come ladri, per sembrare più terribili; o che se ne prendono cura, e lo nutrono, e lo legano in ciocche, e dietro le loro teste, come Bar Tzemach e Ben Melech osservano che fanno in Turchia; altri lo traducono "l'assetato", e così risponde agli affamati nella frase precedente, e progetta tali che hanno sete, e rimangono a bocca aperta, e bramano la sostanza degli altri, e avidamente la afferrano, e la inghiottono subito, in un sorso, come un uomo assetato fa una grande quantità di liquore, vedi Proverbi 1:12,13 ; questo può avere un certo rispetto per i Sabei e i Caldei, che inghiottirono le sostanze di Giobbe e gli portarono via subito il bestiame, e non erano altro che bande di briganti; e l'uso della parola per un ladro o un brigante, come la intendiamo noi, è confermato da un uomo dotto, che la fa derivare dalla parola araba che significa colpire con una mazza o una pietra

6 Versetto 6. Anche se l'afflizione non esce dalla polvere,

O piuttosto, "per" o "davvero", essendo questa una ragione che mostra che gli uomini malvagi sono giustamente afflitti e puniti; visto che le loro afflizioni non provengono dalle creature, anche se possono essere strumenti, ma da Dio per i peccati degli uomini: la parola per afflizione significa anche iniquità o peccato, la causa dell'afflizione, così come l'afflizione il frutto del peccato; e così fa la parola nella frase seguente; e Aben Esdra comprende entrambi, non del male naturale, ma anche di quello morale, e così fanno gli altri; entrambi i sensi possono essere assorbiti: il peccato non viene da Dio, il Creatore della polvere della terra, egli non è l'autore del peccato, né questo scaturisce dalla polvere che egli ha fatto; le cose buone, come osserva Schmidt, vengono dalla terra per l'uso dell'uomo così come delle bestie, pane, vino, olio e tutto il necessario per vivere; le cose preziose prodotte dall'influenza del sole e della luna, le cose preziose dei colli eterni e della terra, e la pienezza di essa; In verità la terra è stata maledetta per il peccato degli uomini, ma questo è stato tolto; e, tuttavia, non è a causa del suolo, o dell'aria e del clima in cui un uomo vive, che è peccatore; Infatti, sebbene vi siano vizi nazionali o alcuni peccati peculiari o più predominanti in una nazione che in un'altra, tuttavia ciò non è da attribuire a tali cause; poiché ogni peccato proviene dall'io dell'uomo, e procede dal suo proprio cuore malvagio, che è disperatamente malvagio e malvagio continuamente, e da cui sgorgano tutti i flussi impuri del peccato, vedi Matteo 15:19 ; e così le afflizioni non devono essere attribuite a cause seconde, come le cose prima menzionate, o le perdite di Giobbe da parte dei Sabei e dei Caldei; né li mise in quel conto, ma nella mano di Dio; né al caso e alla fortuna, o da considerare eventi fortuiti, come se fossero produzioni casuali, cose spontanee che nascono da sole, e non sotto la direzione di una Provvidenza onnisciente; ma devono essere considerati come da Dio, e come dalla sua nomina, e diretti dalla sua volontà e dal suo piacere sovrano, e annullati per la sua gloria; chi ha stabilito che cosa saranno, di quale specie e sorta, qual è la loro misura, a quale grado si eleveranno e per quanto tempo dureranno.

né l'affanno spunta dal suolo; la stessa cosa di prima con parole diverse, né il peccato, causa di difficoltà, effetto del peccato; il peccato può essere espresso molto appropriatamente con una parola che significa guaio, perché è sia fastidiosa, faticosa e offensiva per Dio, e porta guai ai corpi e alle anime degli uomini qui e nell'aldilà. Qui Elifaz comincia ad abbassare il tono della voce e a parlare a Giobbe in un modo apparentemente più gentile e amichevole, osservandogli la sorgente delle afflizioni e dandogli consigli su come comportarsi sotto di esse

7 Versetto 7. Eppure l'uomo è nato per l'afflizione,

Oppure, dopo la parte negativa segue la parte positiva dell'affermazione, prima di ciò che viene negato come causa dell'afflizione, ecco che cosa si afferma che sia, o a cosa debba essere attribuito, sì, alla nomina di Dio per il peccato: nascere ad esso significa essere designati ad esso, come tutti gli uomini sono destinati alla morte, e a tutto ciò che precede e che conduce ad essa; e significa che l'afflizione o l'afflizione scaturisce dal peccato di nascita dell'uomo, dal peccato originale, dal peccato del primo genitore e della sua natura; Come tutti i peccati nascono da qui, e sono ruscelli da questa fonte di inquinamento, così tutti i disordini e le malattie del corpo, tutte le angosce e le angosce della mente, e la morte in ogni senso, corporeo, spirituale ed eterno; e questi sono il lotto e la porzione, il patrimonio e l'eredità, dei figli degli uomini per natura, ciò per cui sono nati e di cui sono sazi, vedi Giobbe 14:1 ; la stessa parola è qui usata come in Giobbe 5:6, e significa fatica, malizia, malizia del peccato, improbità, malvagità, male morale; e si può dire che l'uomo è nato al peccato, in quanto è concepito, plasmato e nato in esso; e poiché nasce subito in uno stato peccaminoso, e pecca appena nato, si smarrisce dal grembo materno, ne è trasgressore, e l'immaginazione del suo cuore è malvagia dalla sua infanzia e giovinezza in su, diventa schiavo del peccato, ed è nato in casa; non che egli sia costretto a peccare con la forza, o che la sua volontà sia costretta a peccare; poiché pecca più liberamente, ne è schiavo volontario; egli serve varie concupiscenze come piaceri, e si dà a commettere ogni iniquità con avidità; ma c'è una tale connessione tra la sua nascita, le circostanze di essa, e il peccato, che il peccato ne è la conseguenza certa, e immediatamente, naturalmente e necessariamente ne consegue; cioè, per una necessità di conseguenza, anche se non di coazione o di forza; È naturale per l'uomo peccare come lo è per un uomo assetato desiderare e bere acqua; o come per un etiope che nasce nero, e un leopardo con macchie; o, come segue,

mentre le scintille volano verso l'alto; cosa che fanno naturalmente e necessariamente quando i carboni sono soffiati, e che qui sono chiamati "i figli dei carboni"; e a questi, le tribolazioni e le afflizioni, i frutti e gli effetti del peccato, possono essere giustamente paragonati; non solo per la loro necessità, è se è necessario che lo siano, ma per la loro natura, essendo igneo e fastidioso, quindi chiamato prove di fuoco, e significato da fuochi e fiamme di fuoco, 1Pietro 4:12 Isaia 24:15 43:2 ; e anche per il loro numero, che è numeroso, e molto grave: alcuni interpretano questo degli uccelli volanti, dei giovani avvoltoi, come la Septuaginta; di giovani aquile, come gli altri; Aben Esdra fa menzione di questo senso, come se lo fosse, come un uccello è nato per volare, così l'uomo è nato per lavorare; lavorare nella legge, secondo il Targum; o di lavorare per il suo pane; o meglio, al lavoro e al dolore; cioè, all'afflizione e all'afflizione: un uomo istruito pensa che la frase, secondo l'uso che se ne fa nella lingua araba, disegni il lancio più rapido di un dardo, della sua vibrazione, che è molto rapida

8 Versetto 8. Cercherei Dio,

O "veramente", "certamente, senza dubbio, cerco Dio", in verità lo faccio; poiché così le parole sono introdotte nel testo originale, ed esprimono ciò che Elifaz aveva fatto quando era egli stesso in difficoltà; poiché non era senza di esse, sebbene non le avesse al punto in cui le aveva Giobbe; e quando era sotto di loro, Questa fu la strada che prese; egli cercò Dio con la preghiera di sostenerlo sotto di loro, di santificarli a lui e di liberarlo da essi; e questo lo propone per l'imitazione di Giobbe, e suggerisce che, se fosse nel suo caso, questo sarebbe il primo passo che dovrebbe fare; e questo è un buon consiglio, nulla di più appropriato per un uomo, specialmente per un santo, che, quando è afflitto da Dio, cercarlo, cercare il suo volto e il suo favore, implorare la sua graziosa presenza e le scoperte del suo amore, affinché possa vedere che non è nell'ira, ma nell'amore, che lo affligge; di sottomettersi a Lui, di umiliarsi dinanzi a Lui, di riconoscere i suoi peccati e di implorare la Sua grazia e la Sua misericordia che lo perdonano; supplicarlo di aiutarlo, in questo momento di bisogno, ad esercitare le grazie della fede e della pazienza, e di ogni altra; di desiderare consiglio e consiglio su come comportarsi durante la presente prova, e di essere messo al corrente delle ragioni, dei fini e degli usi della dispensa, nonché di implorare la forza di sopportarla, e di concedere a suo tempo la liberazione da essa:

e a Dio affiderei la mia causa; o "dirigere la mia parola o parola" a lui; cioè, in preghiera, come aggiunge Sephorno; Vorrei, come se dicesse, fargli conoscere il mio caso, raccontarglielo tutto, e riversare la mia anima davanti a lui; e poi lo lascerei a lui, e non litigherei, litigherei e contenderei con lui, ma direi: "eccomi, lascio che faccia ciò che gli sembra bene": alcuni rendono le parole: "veramente", o "in verità parlerò di Dio, e ordinerò il mio discorso sulla Divinità"; Non insisterò più su questo argomento, ma lo lascerò cadere, e d'ora in poi tratterò di Dio, della sua natura, del suo essere e delle sue perfezioni, e in particolare delle sue opere; sebbene questi siano piuttosto osservati nei versetti seguenti, come altrettanti argomenti per impegnare Giobbe a cercare il Signore, e lasciare a lui il suo caso e la sua causa

9 Versetto 9. che fa grandi cose,

Le cose della creazione sono grandi cose, la creazione dei cieli e della terra, e di tutto ciò che è in essi, mediante la parola dell'Onnipotente, dal nulla, e che è un'ostentazione di grande potenza, sapienza e bontà; le cose della Provvidenza sono grandi cose, che Dio fa sempre; come colui che sostiene tutte le cose nell'essere mediante la parola della sua potenza, governando l'intero universo, ordinando tutte le cose in esso, nutrendo e nutrendo tutte le creature, uomini e bestie; e specialmente le cose della grazia sono grandi cose, il patto della grazia, e le sue benedizioni, la redenzione mediante Gesù Cristo, l'opera della grazia sul cuore, l'attualizzazione e l'illuminazione dei peccatori morti e teneschi, togliendo i loro cuori di pietra e dando loro cuori di carne, e fornendo loro costantemente la sua grazia per il suo compimento; la considerazione di tutto ciò che è un grande incoraggiamento a cercare il Signore nel momento del bisogno, così come di ciò che segue riguardo a loro:

e non ricercabile; le cose della natura; Molti di loro sono tali da confondere i più grandi filosofi, i quali non sono in grado, con tutta la loro sagacia e penetrazione, di scoprirne le cause e le ragioni; e nella provvidenza la via di Dio è spesso in profondità, e non deve essere tracciata e seguita; e le dispensazioni della sua grazia ai figli degli uomini sono così sovrane e distintive, che fece dire all'apostolo, parlando di loro: "O abisso", ecc. Romani 11:33 ; e ci sono alcune cose su cui non si deve indagare, né si possono cercare; le cose segrete appartengono a Dio, come i suoi propositi relativi allo stato eterno di determinate persone, e i tempi e le stagioni di vari eventi futuri, come il giorno del giudizio, ecc

cose meravigliose; nella natura, come formazione dell'uomo e di tutte le creature; nella provvidenza, e può essere rispettato le meraviglie fatte in Egitto, e le cose meravigliose nel campo di Zoan, le piaghe d'Egitto, e la liberazione di Israele, e il loro passaggio attraverso il Mar Rosso; che erano cose fatte molto in quel tempo, o prima, come alcuni pensano, e di cui Elifaz avrebbe potuto sentir parlare, ed erano fresche nella sua memoria; e le cose meravigliose sono fatte con grazia, come gli effetti di una meravigliosa benignità amorevole: e quelle

senza numero; le opere di Dio sono molteplici e non si contano; le stelle del cielo, gli uccelli del cielo, le bestie selvatiche e il bestiame su mille colli, i pesci del mare, piccoli e grandi, vedi Salmi 104:25 ; a cui si possono aggiungere quegli animalcules, di cui un miliardo non supera la dimensione di un piccolo granello di sabbia, come possono essere visti attraverso un microscopio; le varie cose fatte ogni giorno nella provvidenza, le speciali benedizioni della bontà e i pensieri gentili del cuore di Dio, che, se si tenta di contare, sono più di quanto si possa contare, Salmi 40:5

10 Versetto 10. che dà la pioggia sulla terra,

Non solo sulla terra di Israele, come il Targum e Jarchi, vedi Deuteronomio 11:11 ; ma su tutta la terra; questo è particolarmente menzionato come proveniente da Dio, e che nessuna delle vanità dei Gentili può dare; ed è un suo dono gratuito, che non indugia per il deserto degli uomini, ed è concesso ai pii e agli empi; ed è una grande benedizione di bontà, che arricchisce la terra, la rende feconda e, per mezzo di essa, produce abbondanza di beni per gli uomini e per gli animali.

e manda l'acqua sui campi; luoghi al di fuori delle città e dei paesi, come giardini, campi e deserti, dove sono mandati da Dio rovesci di pioggia per irrigarli, molti dei quali non sono sotto la cura dell'uomo, ma sono sotto la provvidenza di Dio; il Targum e il Jarchi interpretano questo delle terre dei Gentili, come distinte dalla terra di Israele, al quale Dio "dà" la pioggia, e all'altro "la manda"; Alcuni lo rendono "per le strade", cioè su persone che giacciono per le strade, e non hanno case in cui abitare, e per le quali la pioggia nei paesi caldi e secchi era gradita

11 Versetto 11. Per erigere in alto quelli che sono bassi,

Non le piante basse, che, a causa della pioggia, sono fatte correre in alto, anche se c'è del vero in questo; ma i contadini e i giardinieri, e simili persone, in condizioni basse, che, per mezzo di rovesci di pioggia, che rendono fertili i loro giardini, campi e terre, sono allevati per godere di buoni possedimenti e grandi possedimenti;

affinché coloro che piangono siano esaltati per la salvezza; o "sono neri", che sono vestiti di nero, in segno di lutto; o i cui volti sono neri per la carestia, vedi Lamentazioni 4:8 5:10 ; o sono in circostanze molto angosciate, e neri per la povertà, come il Targum, e piangono e si addolorano per la loro triste e deplorevole situazione; coloro, attraverso la pioggia e le stagioni fruttuose, sono tirati fuori da una situazione così scomoda, e messi in una condizione di vita migliore, dove sono come in una fortezza, fuori dalla portata di tali tristi calamità: alcuni collegano le parole con le seguenti, che per fare questo, per sollevare gli umili ed esaltare gli afflitti, "delude gli stratagemmi degli astuti", ecc. Giobbe 5:12

12 Versetto 12. Lui delude le macchinazioni degli astuti,

O, "delude", cioè la pioggia, come la interpretano alcuni commentatori ebrei , e l'intero paragrafo in questo senso, la pioggia che cade sulla terra la rende feconda e le fa produrre un raccolto abbondante, per cui vengono delusi i piani degli uomini astuti che in un tempo di siccità trattengono il grano e ne aumentano il prezzo. e affliggere i poveri; e questo per farne un soldo, secondo Amos 8:4,6 ; ma a causa della pioggia che cade non riescono a raggiungere il loro fine, ma sono costretti a portare fuori il loro grano, e a venderlo a basso prezzo, e così sono presi dalla loro astuzia; il loro consiglio diventa brutale, e sono essi stessi portati in cattive circostanze, e i poveri salvati dall'essere schiacciati e oppressi da loro, e hanno speranza per il futuro di abbondanza di provviste, con confusione e stupore dei loro oppressori: ma il Targum interpreta questo degli Egiziani che astutamente escogitano il male contro gli Israeliti, senza successo; e non a caso, poiché quella faccenda poteva essere ben nota a Elifaz, ed egli poteva averla in vista: il fatto era questo, un nuovo re d'Egitto, dopo la morte di Giuseppe, osservando il grande aumento del popolo d'Israele nei suoi domini, e temendo, in caso di guerra, che si unissero al nemico, e uscire dal paese con tale opportunità, chiama a raccolta i suoi nobili, cortigiani e consiglieri, per formare alcuni piani saggi su come diminuirli, Esodo 1:8-10 ; e il primo fu quello di stabilire su di loro dei sorveglianti, e di affliggerli con una dura schiavitù, ma questo non riuscì, Esodo 1:11-14 ; perché quanto più erano afflitti, tanto più si moltiplicavano e crescevano; un altro decreto fu quello di ordinare alle levatrici di uccidere i figli maschi degli Israeliti e di salvare in vita le femmine, Esodo 1:15,16 ; ma le levatrici, temendo Dio, non obbedirono all'ordine, e il popolo si moltiplicò ancora, Esodo 1:17-21 ; e poi fu formato un terzo progetto, gettare nel fiume ogni figlio nato dagli Israeliti e annegarli, Esodo 1:22 ; ma nonostante ciò furono preservati, come Mosè, Esodo 2:10, e senza dubbio molti altri; il popolo crebbe a tal punto, che uscì dall'Egitto seicentomila uomini, Esodo 12:37 ; questa era una cosa recente, forse ai tempi di Elifaz, e che egli potrebbe facilmente ricordare: e potrebbe anche avere riguardo a un caso più remoto, quello dei costruttori di Babele, che escogitarono un piano per costruire una torre, la cui cima avrebbe dovuto raggiungere il cielo, e proteggerli da una dispersione di essi in tutta la terra, Genesi 11:1-9 ; quando Dio discese nell'ostentazione della sua potenza e provvidenza, confuse il loro linguaggio, così che furono costretti a desistere dalla loro impresa, e furono dispersi per tutta la terra, cosa che con il loro piano pensavano di aver impedito: questo può essere applicato agli uomini malvagi e astuti in comune, che escogitano piani per commettere peccato e soddisfare le loro concupiscenze, procurarsi ricchezze e onori, e fare del male agli altri, cosa che Dio nella sua provvidenza spezza, frustra e rende inefficaci; e ai falsi maestri, che camminano con astuzia, stanno in agguato per ingannare e fanno uso di favole astutamente escogitate, coniano nuove dottrine, inventano nuove forme di culto, e stabiliscono nuove ordinanze, e escogitano diversi modi e metodi di salvezza; tutto ciò che è stoltezza presso Dio, e a tali persone Giobbe 5:13 è applicato dall'apostolo Paolo, 1Corinzi 3:19 : e questo può anche riguardare i principi e i potentati malvagi, con i loro consiglieri e saggi politici, che in passato, così come in tempi successivi, hanno formato disegni contro i loro vicini, e a danno dell'interesse della vera religione in particolare; ma sono stati sconcertati e confusi dalla Divina Provvidenza, di cui, come c'erano molti esempi in Israele nell'antichità, così nelle nostre isole britanniche di recente:

così che le loro mani non possono compiere la [loro] impresa; ciò che le loro teste hanno escogitato, ciò che hanno deciso e determinato, e ciò che hanno cominciato a realizzare, ma non sono riusciti a continuare; o, "portarlo a buon fine", come lo rende il signor Broughton; cioè, non poteva completarlo, o portarlo alla perfezione; e in verità non è in grado di fare "alcuna cosa", come alcuni traducono la parola, nulla di ciò che hanno ideato e escogitato: significa "ciò che è", che ha un essere e una sostanza, e solidità in esso, ma nulla di questo tipo potrebbe essere fatto; a volte è reso "sapienza" e "sana sapienza", Proverbi 2:7 Michea 6:9 ; e così è qui da alcuni, e può significare, che sebbene i loro consigli siano stati profondamente formulati, e saggiamente formati, secondo le migliori regole di saggezza e prudenza, non sono ancora in grado di realizzarli; il che mostra la saggezza infinitamente superiore di Dio, e la sua provvidenza dominante, e che quindi deve essere un grande incoraggiamento a cercare a Lui, e lascia a lui ogni causa e caso

13 Versetto 13. Prende i saggi nella loro astuzia,

Come le bestie vengono prese in una fossa, o gli uccelli in un laccio o in una rete, o con la calce degli uccelli, così questi uomini astuti, che sono saggi nella loro opinione, e in realtà lo sono nelle cose naturali, civili e mondane, o comunque per fare il male, sono impigliati e presi nei loro piani, cadono nella fossa che hanno scavato per gli altri, e sono intrappolati nelle opere delle loro stesse mani, come Haman e i suoi figli furono impiccati al patibolo che aveva preparato per Mardocheo, Ester 7:10; 9:25 ; o, "con la loro astuzia", con gli astuti piani che essi stessi hanno formato: così a volte quelle stesse cose che gli uomini astuti progettano di impedire, sono realizzate con gli stessi mezzi di cui fanno uso; così i fratelli di Giuseppe progettarono di impedire la realizzazione dei suoi sogni, che facevano presagire la loro sottomissione a lui, Genesi 37:9, vendendolo agli Ismaeliti, che lo portò in Egitto, dove, nel corso del tempo, fu nominato governatore del paese, e dove i suoi fratelli gli divennero obbedienti, Genesi 42:6 ; il che Elifaz poteva essere a conoscenza, non essendo molto prima del suo tempo: così i Giudei, per impedire ai Romani di portare via la loro città e nazione, escogitarono di mettere a morte Cristo, e lo fecero, per cui attirarono su di loro l'ira di Dio, giustiziato da quelle stesse persone; lo stesso fecero anche, per impedire la diffusione della sua fama e gloria nel mondo, e affinché non fosse creduto come il Salvatore degli uomini, mentre, in tal modo, divenne il Salvatore di loro; ed egli Cristo crocifisso, predicato al mondo dai suoi ministri, il profumo della sua conoscenza si è diffuso in ogni luogo, la sua gloria grande in tutta la terra, e lo sarà di più: il Targum applica questo ai saggi del Faraone, e l'apostolo Paolo ai dottori ebrei e ai saggi filosofi delle genti, 1Corinzi 3:19 ; la cui citazione dimostra l'autorità di questo libro:

e il consiglio del perverso è portato a capofitto: cioè, il consiglio o gli schemi ben congegnati degli astuti e dei saggi prima menzionati, che si contorcono e si snodano, come significa la parola qui usata, che non c'è modo di rintracciare le loro misure, e scoprire la loro sorgente, né i fini che hanno in vista; eppure questi sono talvolta portati all'esecuzione in modo avventato e precipitoso, e così abortire; e come un uomo che è costretto a un precipizio, e ne è gettato giù, ed è subito distrutto, così i loro consigli e le loro intese sono frantumati dalla provvidenza di Dio: o, "si affretta"; si fa troppa fretta per realizzarlo, e così si arriva a nulla, per un'eccessiva impazienza di farlo subito; non aspettando un'occasione adatta per il compimento di esso

14 Versetto 14. Incontrano l'oscurità durante il giorno,

Il che può denotare la loro infatuazione per le cose più chiare e chiare, e che sono evidenti agli occhi di tutti, anche a coloro che sono di capacità molto più meschine di se stessi; e così a volte accade, che i più grandi politici, uomini della più grande sagacia e penetrazione, capaci di formare e di condurre i consigli più saggi, sbagliano ancora in cose chiare e facili per tutti; il che deve essere imputato al fatto che sono stati abbandonati a una cecità giudiziaria di mente da parte del Signore, che distrugge la sapienza dei sapienti e riduce a nulla l'intelligenza dei prudenti; o questo può significare la sconfitta dei loro consigli, quando sono nel più alto grado di stima tra gli uomini, come il consiglio di Ahitofel lo era come l'oracolo di Dio; o la distruzione di tali persone e dei loro piani quando sono nel meridiano della loro gloria, che trovandosi in luoghi alti e scivolosi, giungono in un attimo alla desolazione:

e brancolare a mezzogiorno di giorno come di notte; che intende lo stesso di prima; questo era minacciato agli ebrei in caso di disubbidienza, e si adempì in loro, Deuteronomio 28:29 Isaia 59:9,10 ; un uomo dotto lo rende "come la notte che brancolano" o "sentono, a mezzogiorno"; come gli Egiziani sentivano le tenebre quando era mezzogiorno, e quando la luce era in tutte le dimore degli Israeliti, Esodo 10:22,23 ; questo può essere applicato al caso di molti in una terra di luce evangelica, che sono nelle tenebre, camminano nelle tenebre, e sono le tenebre stesse; sebbene la luce del glorioso Vangelo risplenda tutt'intorno a loro sugli altri, e non conoscano le cose divine e spirituali più dei Gentili, ma brancolano o si sentono come persone cieche, e nelle tenebre tanto quanto loro, Atti 17:27 ; anzi, non solo hanno nascosto le grandi cose del Vangelo, e Satana acceca le loro menti per timore che questa luce risplenda in loro, ma "corrono nelle tenebre", come si possono rendere le parole della prima frase; quelle "lucifugae", come lo erano gli ebrei, e i deisti ora sono fuggiti dalla luce della rivelazione divina, e amano le tenebre, e che è l'aggravamento della loro condanna, Giovanni 3:19,20

15 Versetto 15. Ma egli salva i poveri,

Che lo sono in senso letterale, e che il Signore salva con una salvezza temporale; questi sono il bersaglio degli astuti, dei saggi e degli astuti, sui quali sono i loro occhi, per i quali tendono trappole e stanno in agguato per attirarli; ed essendo questi indifesi e senza amici, Dio si accorge di loro, appare per loro, e si leva in loro aiuto, e li salva.

dalla spada; dei loro nemici, attirati contro di loro e pronti ad essere avvolti in essi,

dalla loro bocca; dai loro rimproveri, calunnie, distrazioni e maldicenze; o "dalla spada, la loro bocca", come alcuni; o "dalla spada della loro bocca", come altri; o che esce da essa; le cui bocche e lingue sono come spade affilate, che distruggono il loro credito e la loro reputazione, e li minacciano di rovina; il Targum è,

"dall'uccisione della loro bocca":

e dalla mano del potente; i loro potenti nemici, che sono più potenti di loro; il Targum è,

"dalla mano di un re potente";

uno come il Faraone, di cui la stessa parafrasi fa menzione in Giobbe 5:14, e dal quale furono liberati i poveri Israeliti: questo può essere applicato ai poveri in senso spirituale, che sono poveri in spirito, e sono sensibili alla loro povertà spirituale, a cui il Signore guarda, per cui ha riguardo e li salva dalla "spada" della giustizia vendicatrice; che essendo risvegliato contro l'uomo, suo compagno, e così allontanato da loro, e dalla bocca di una legge maledetta e condannatrice, e da Satana l'accusatore dei fratelli; e degli uomini malvagi, la cui lingua si leva in giudizio contro di loro, egli condanna; e dalla "mano" di Satana l'uomo forte armato, e che è più forte di loro; e di tutti i loro nemici spirituali

16 Versetto 16. Così il povero ha speranza,

Il quale, osservando questo e quello e l'altro povero che grida al Signore e salva, spera di poter essere salvato anche da lui; e avendo fatto esperienza della salvezza da una o più tribolazioni, anche da sei tribolazioni, come in Giobbe 5:19, nutre una comoda speranza di essere salvato dalla settima, o qualunque cosa egli sia: la parola usata significa uno che è debole e debole, attenuato ed esaurito della sua forza, ricchezza e sostanza; e può essere applicata a uno spiritualmente povero, e in una condizione molto povera e desolata in se stesso; eppure, attraverso la rivelazione della grazia e della misericordia di Dio verso di lui, ha la speranza della salvezza in Cristo, la fortezza e la speranza poste davanti a lui per fuggire; e della salvezza per mezzo di lui, essendo in lui, e per il capo dei peccatori, e del tutto libera; e della vita eterna per mezzo di lui, come promesso da Dio, che non può mentire: il dono gratuito di Dio per mezzo di Cristo, e nelle sue mani per disporne:

e l'iniquità le chiude la bocca, cioè gli uomini iniqui, uomini molto malvagi, che sono l'iniquità e la malvagità stessa; questi chiuderanno la loro bocca, per vergogna per ciò che hanno detto riguardo ai poveri che Dio salva, vedi Michea 7:9,10 ; e per ammirazione per la bontà di Dio nel salvarli, Isaia 52:15 ; non avendo nulla da dire contro le vie e le dispensazioni della Divina Provvidenza, sono inclini a litigare, Salmi 107:40-42 ; e specialmente nell'ultimo giorno a costoro sarà chiusa la bocca e non potranno aprirla contro il Signore o contro il suo popolo, essendo convinti delle dure parole che hanno pronunciato contro di loro, Giuda 1:15 ; e sarà come l'uomo alla festa senza abito nuziale, muto o con la museruola, e la sua bocca chiusa, Matteo 22:12

17 Versetto 17. Ecco, felice è l'uomo che Dio corregge,

Rimprovera, rimprovera, convince con la sua parola, che è utile per correggere le menti e i costumi degli uomini; e per mezzo dei suoi messaggeri, i profeti e i ministri, che sono mandati come rimproveri del popolo, e per rimproverarlo aspramente, affinché siano sani nei loro princìpi e sobri nella loro condotta; e per mezzo del suo Spirito, che rende efficace la correzione della parola e dei ministri, e che rimprovera e convince del peccato, della giustizia e del giudizio; e talvolta questo si fa per provvidenze afflittive, per colpi come per parole, che sono la verga di correzione di cui Dio si serve con i suoi figli; poiché questa non è la correzione di un giudice che rimprovera, condanna e castiga malfattori e malfattori, ma di un padre che corregge i suoi figli, nell'amore, nel giudizio e nella misura, per le colpe commesse; Proverbi 3:12 ; così le correzioni di Dio sono per il peccato, per portare il suo popolo a un senso di esso, all'umiliazione e al pentimento per esso, e a un riconoscimento di esso; e spesso per negligenza nel dovere, privato o pubblico, e quando attribuiscono un valore troppo alto alla creatura, e ai piaceri delle creature, confidano in loro, e si gloriano di loro, trascurando le cose migliori: ora sono felici quelle persone che sono corrette da Dio in questo modo; poiché queste correzioni sono frutti e prove dell'amore di Dio per loro, e della loro relazione con Dio come figli; concede loro la sua presenza in essi, simpatizza con loro, li nutre e li sostiene sotto di loro, e li libera; li fa lavorare per il loro bene, spirituale ed eterno; con questi egli previene e purifica il peccato, prova e illumina le loro grazie; li rende più partecipi della sua santità; li svezza da questo mondo, e li adatta per un altro: e questo racconto è introdotto con un "guarda", come una nota di attenzione, che lo eccita in Giobbe e negli altri; suggerendo così che era degno di nota e considerazione, e una questione di momento e importanza; e come nota di ammirazione, essendo una cosa meravigliosa, un mero paradosso specialmente per gli uomini naturali, e contrario a tutte le loro nozioni e cose, che un uomo afflitto debba essere un uomo felice, che generalmente considera gli uomini buoni come uomini infelici, a causa delle loro afflizioni, rimproveri e persecuzioni; e come nota di asseverazione, affermando la verità e la certezza dell'asserzione, e che è confermata da testimonianze successive, e dall'esperienza dei santi, Salmi 94:19; 119:67,71 ; il Targum lo limita ad Abramo; ma è vero per ogni uomo buono che Dio affligge in modo paterno:

perciò non disprezzare il castigo dell'Onnipotente; che ha la capacità di salvare e di distruggere, di togliergli la mano, o di appesantirla senza considerarla, di sostenere il suo popolo in tutte le sue afflizioni, o di liberarlo da esso; o di Shaddai, Dio tutto sufficiente, che ha una sufficienza in se stesso, e non ha bisogno di nulla dalle sue creature; la cui grazia è sufficiente per il suo popolo, per supplire in tutte le sue ristrettezze e difficoltà; o di colui che tutto nutre, che ha le sere di consolazione da stendere al suo popolo nell'angoscia, la parola usata proviene da uno che significa una pappa, o un petto, come alcuni pensano; quindi si fa menzione delle benedizioni del petto, quando si parla di lui sotto questo carattere, Genesi 49:25 ; ora questo suo castigo non deve essere inteso come castigo in un modo di ira vendicativa e giustizia, e come giusta punizione per il peccato, poiché questo è posto su Cristo, la garanzia del suo popolo, Isaia 53:5 ; e infliggere loro questo sarebbe un disprezzo per la soddisfazione di Cristo, sarebbe contrario alla giustizia di Dio e al suo amore eterno e immutabile; ma questo è il castigo di un padre, e nell'amore, e per il bene del suo popolo, quando li tratta come con i figli: la parola significa "istruzione"; l'afflizione è una scuola di istruzione, in cui i santi imparano molto della mente e della volontà di Dio, e più del suo amore, grazia e gentilezza verso di loro; e sono arricchiti con una più ampia esperienza delle cose divine e spirituali: e quindi tale castigo non dovrebbe essere "disprezzato" o respinto come nauseante e ripugnante, come significa la parola: infatti nessuna afflizione è gioiosa; il pane dell'afflizione e l'acqua dell'avversità non sono graditi né grati alla carne e al sangue; sì, sono anche una pozione amara e sgradevole, come il calice del dolore lo fu per la natura umana di Cristo; ma tuttavia non dovrebbe essere rigettato, ma bevuto, per la stessa ragione che dà, essendo il calice dato dal suo Padre celeste, Giovanni 18:11 ; né dovrebbe essere disprezzato come inutile e inutile, come la parola è usata in Salmi 118:22 ; vedendo che le afflizioni sono di grande utilità per l'umiliazione, per il peccato, per l'aumento della grazia e della santità; il castigo del Padre degli spiriti è ora a scopo di lucro, e opera un peso di gloria molto più grande ed eterno, Ebrei 12:10 2Corinzi 4:17 ; questo passaggio sembra essere citato da Salomone, Proverbi 3:11 ; ed è citato dall'apostolo, in Ebrei 12:5 ; dove usa una parola con cui traduce questo, che significa "fare poco di"; e come da una parte le afflizioni non dovrebbero essere ingigantite troppo, come se non ce ne fossero, né ne fossero mai state all'infuori di esse; così, dall'altra parte, non dovrebbero essere disprezzate e trascurate, e non si dovrebbe prestare loro attenzione, come se fossero insignificanti e insignificanti, e non rispondessero a nessun fine o scopo; la mano di Dio dovrebbe essere osservata in loro e riconosciuta; e gli uomini dovrebbero umiliarsi sotto la sua mano potente, e sopportarla tranquillamente e pazientemente; e, invece di disprezzarlo, dovrebbe benedirlo per questo, essendo per il loro bene, e molti fini salutari sono esauditi da esso

18 Versetto 18. Poiché egli rende dolorante e fascia,

Oppure, "anche se fa male, tuttavia fascia"; come un chirurgo, che fa una ferita più dolorante tastandola e aprendola, per far uscire la materia e far posto alla sua medicina, e poi si sdraia sul cerotto, e la fascia: così Dio causa dolore e fa soffrire il suo popolo, con malattie del corpo, o facendo breccia nelle loro famiglie e proprietà, e simili tagliando le provvidenze; e poi egli fascia la loro breccia, e guarisce il colpo della loro ferita, e nella questione risana tutto: così nelle cose spirituali; egli taglia e ferisce, e dà dolore e disagio, con la spada affilata a doppio taglio della parola, e con il suo Spirito che ne fa uso; e smaschera tutta la corruzione della natura, e porta al pentimento e all'umiliazione per tutte le trasgressioni; e poi versa l'olio e il vino della grazia e della misericordia che perdonano, e fascia le piaghe che si fanno.

egli ferisce e le sue mani guariscono; La stessa cosa è intesa, espressa con parole diverse; e l'insieme suggerisce che ogni uomo afflitto, e in particolare Giobbe, se si comportasse bene, e come dovrebbe, sotto la mano afflittrice di Dio, sarebbe guarito, e diventerebbe sano e integro di nuovo, nel corpo, nella mente, nella famiglia e nello stato; perché, sebbene Dio per il momento abbia causato dolore, eppure ne ebbe compassione, poiché non affliggeva volentieri i figli degli uomini; non lo fece per il suo piacere, ma per il loro bene; come un abile chirurgo taglia e ferisce per guarire; vedi Deuteronomio 32:39 Osea 6:1 Lamentazioni 3:32,33

19 Versetto 19. Egli ti libererà in sei distese,

Comportarsi come indicato in precedenza; cercando Dio, affidando a lui la sua causa e il suo caso, e lasciandoli a lui; e non disprezzando il castigo del Signore, ma ricevendolo e sopportandolo con riverenza, pazienza e sottomissione: e allora il senso è che Dio avrebbe liberato da qualsiasi afflizione in cui si trovasse o dovesse trovarsi, anche se fossero sempre così tanti; un certo numero è posto per uno incerto, Salmi 34:19 ;

sì, sette non ti toccherà alcun male; che è un numero che esprime la moltitudine e la perfezione, e quindi può denotare la moltitudine e la pienezza delle afflizioni: le tribolazioni del popolo di Dio sono molte, attraverso le quali passano al cielo, e c'è una misura di esse da riempire; e quando saranno giunti all'altezza e la misura sarà pienamente alta, allora il Signore li fermerà e li libererà da tutte le loro angosce; e in mezzo a tutti loro, li preserva in modo tale che "nessun male" li "toccherà"; non il male della punizione; perché, sebbene i problemi e le afflizioni che li accompagnano siano cose malvagie, in senso naturale o civile, sono sgradevoli e angoscianti, tuttavia non sono l'effetto di una giustizia vendicativa; non c'è in loro una goccia di ira e vendetta; e anche se vengono su di loro e su di loro, sulle loro persone e famiglie; ma non in modo da fare alcun male reale, o da distruggerli; vedi Salmi 91:10 ; alcuni pensano che si intendano sette problemi particolari, in seguito menzionati, come Jarchi; come la carestia, la guerra, la lingua malvagia, la distruzione, la cara provvista, le bestie della terra e le pietre dei campi

20 Versetto 20. Nella carestia egli ti riscatterà dalla morte,

In un tempo di estrema mancanza di provviste, Dio si prende cura del suo caro popolo, affinché non muoia di fame a causa della carestia; così nella carestia in Egitto, di cui il Targum si accorge, al tempo di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e dei patriarchi, fu provveduto loro del cibo, così che essi e le loro famiglie furono sostenuti, e non perirono per mancanza del necessario per vivere: Dio a volte esce dalla sua via ordinaria, e opera prodigi per i suoi poveri e bisognosi nell'angoscia, quando gridano a lui; vedi Isaia 41:17,18 ;

e in guerra per il potere della spada; o, "dalle mani della spada": dalle spade in mano, quando sono sguainate, e gli uomini sono pronti a spingerle con tutta la loro forza; come liberò e preservò Abramo dalla spada dei quattro re, quando fece guerra contro di loro, Genesi 14:20 ; e gli Israeliti, nella guerra di Amalek, ai tempi di Mosè, Esodo 17:8-13, a cui qui si riferisce il Targum; e Davide dalla spada dannosa di Golia, 1Samuele 17:46,47, e altri con i quali era coinvolto in guerra: e così il Signore copre spesso le teste del suo popolo nel giorno della battaglia, quando le moltitudini cadono alla loro destra e alla loro sinistra

21 Versetto 21. Sarai nascosto dal flagello della lingua,

Di Satana, come Jarchi, l'accusatore dei fratelli, o piuttosto dalla lingua malvagia degli uomini malvagi, dalle loro calunnie, calunnie e rimproveri, la lingua è un'arma piccola, ma è tagliente, è come un flagello o una frusta con cui gli uomini malvagi colpiscono duramente: i nemici di Geremia si incoraggiarono l'un l'altro a colpirlo con la lingua, Geremia 18:18 ; ed è triste essere sotto la sferza delle lingue di alcuni uomini, e una grande misericordia è essere liberati da loro: Dio a volte nasconde il suo popolo, e lo tiene segretamente, come in un padiglione, dalla contesa delle lingue; Salmi 31:20 ; egli trattiene le lingue degli uomini, pone un embargo su di loro e non permetterà loro di dire quel male del suo popolo a cui Satana e i loro cuori malvagi li spingono; o, se si permette loro di diffamare e parlare male degli uomini buoni, tuttavia lo fanno in modo così romantico, e così lo sovraccaricano e lo caricano, che non è accreditato da nessuno di ciò che dicono, nemmeno da quelli del loro stesso partito; in modo che i caratteri del popolo di Dio non soffrano per le loro menzogne e calunnie: alcuni lo rendono "quando la lingua vaga"; cammina per la terra, e non risparmia nessuno, tutti i ranghi e gradi di uomini; Dio nasconde il suo popolo dal farne del male, vedi Salmi 73:9 ; Aben Esdra interpreta la parola tradotta "lingua" di una nazione o di un popolo; e così si può intendere di una nazione che entra in un'altra, vi passa attraverso e vi fa desolazione; come hanno fatto gli Sciti, i Galli, i Goti, gli Unni e i Vandali in epoche diverse; e che, in un tale tempo di calamità, Dio ha i suoi nascondigli nella Provvidenza per la protezione e la sicurezza del suo popolo: ma il Targum lo interpreta di una lingua malvagia, e in particolare della lingua di Balaam:

e non avrai paura della rovina quando verrà, cioè della pestilenza, che è la distruzione che devasta a mezzogiorno, Salmi 91:6,10 ; che, quando arriva in una nazione o in un vicinato, non si avvicinerà all'uomo buono e non lo infetterà; o, se lo fa, non lo porterà via; e se lo fa, lo porta a casa in cielo e alla felicità, e quindi non ha motivo di averne paura: o di una calamità generale; come quando c'è una complicazione dei giudizi in una nazione, o nel mondo in generale, come guerre, carestie, pestilenze, terremoti, ecc. come se tutto stesse cadendo a pezzi e in rovina; eppure anche allora i santi non hanno motivo di temere; vedi Salmi 46:1-4 ; o la distruzione di tutto il mondo nell'ultimo giorno, quando i cieli e la terra, e tutto ciò che è in essi, saranno bruciati, perché allora gli uomini buoni e giusti saranno al sicuro con Cristo, e abiteranno con lui nei nuovi cieli e nella nuova terra, che saranno preparati per loro; vedere 2Pietro 3:10-13 ; il Targum si riferisce alla distruzione dei Madianiti

22 Versetto 22. Atti di distruzione e carestia riderai,

Non deriderli e disprezzarli, e non prenderli in giro, perché gli uomini buoni hanno riverenza e timore dei giusti giudizi di Dio su di loro, quando sono nel mondo, Salmi 119:120 ; ma il senso è che costoro si considereranno al sicuro in mezzo a tali calamità, essendo state prese disposizioni per la loro protezione e il loro sostentamento; e saranno allegri e comodi, riponendo la loro fiducia nel Signore, come lo fu Abacuc, in un momento di grande angoscia, quando tutto il necessario per la vita era tagliato dalla stalla, dalle mandrie, dalle greggi e dai campi; Abacuc 3:17-19 ; proprio come un uomo che si trova in un buon porto, o ha una bella casa sopra la testa, ride delle tempeste e dei venti impetuosi, o si crede al sicuro, e così è allegro e piacevole in mezzo a tutto il rumore che c'è intorno a lui, vedi Habacuc 1:10 ;

e non avrai paura delle bestie della terra; o, letteralmente prese, bestie da preda, che vagano per la terra, rumorose e perniciose; che sono uno dei dolorosi giudizi di Dio con cui egli minaccia i disubbidienti, e promette agli obbedienti di cui li libererà; e quindi non hanno motivo di averne paura, vedi Ezechiele 14:21 Levitico 26:6,22 ; Alcuni pensano che siano particolarmente progettati i serpenti, che strisciano sulla terra, e il cui cibo è la polvere della terra, con tutti gli altri animali velenosi, tra i quali e gli uomini c'è un'antipatia; eppure gli uomini buoni non devono aver paura di questi; vedi Marco 16:18; Atti 28:3-5 ; o figurativamente, uomini crudeli e barbari, ladri e briganti, come Jarchi; o piuttosto feroci e furiosi persecutori, e in particolare le bestie di Roma, pagane e papali; sebbene il senso letterale sia da preferire; il Targum interpreta questo dell'accampamento di Og, paragonabile alle bestie della terra

23 Versetto 23. Poiché tu sarai alleato, con le pietre del campo,

Per non ricevere da loro alcun danno, camminando in mezzo a loro, e anche scalzi, come era solito nei paesi orientali, vedi Salmi 91:12 ; o stando nei campi, in modo da ostacolare il loro aumento; ma al contrario, anche da quei campi che erano terreni sassosi, è stato prodotto un grande raccolto, e così piuttosto ricevono beneficio da loro, come gli uomini fanno da coloro con cui sono in combutta; e può quindi anche significare che queste pietre dovrebbero essere utili per essere confini o recinzioni intorno ai loro campi, e punti di riferimento in essi, che non dovrebbero essere rimossi: molti interpreti notano un senso che Pineda dà di queste parole, e che Cocceio chiama ingegnoso, che si riferisce a un'usanza in Arabia, che può essere chiamato Scopelismo, ed era questo; I nemici di un uomo mettevano pietre nel suo campo, e queste significavano che se qualcuno avesse tentato di dissodare e concimare quei terreni dove erano state posate, gli sarebbe accaduto qualcosa di male per mezzo di quelle persone che vi avevano posato le pietre; e quali pietre erano ritenute minacciose e formidabili; qualcosa di simile è in 2Re 3:19,25 ; e così il senso è che un uomo buono non aveva nulla da temere da tali pietre, essendo in combutta con esse; e si pensa che questa pratica malevola abbia avuto la sua origine in Arabia Petraea; ma il primo senso sembra il migliore:

e le bestie selvatiche saranno in pace con te; essendo fatto un patto con loro, come in Osea 2:18 ; intendendo letteralmente, le bestie dei campi; e questi o gli stessi di prima, bestie feroci o bestie da preda; o piuttosto, a differenza di loro, bestie domestiche, come mucche e cavalli, che dovrebbero essere così lontane dal fare alcun male, come talvolta si fa da queste creature mansuete, che dovrebbero essere molto utili nel coltivare i campi e nel trainare carrozze, e simili: o altrimenti figurativamente, uomini paragonabili a tali creature; e così può essere il senso che quando le vie di un uomo piacciono al Signore, ed egli si comporta secondo la sua mente e la sua volontà, particolarmente nelle afflizioni, anche i suoi nemici sono fatti per essere in pace con lui; Proverbi 16:7 ; il Targum interpreta questo dei Cananei, paragonabile alle bestie dei campi

Vedi Egmont e i viaggi di Heyman, vol

(2.) p. 156

24 Versetto 24. E tu saprai che il tuo tabernacolo sarà in pace,

Non un luogo di culto religioso, sebbene il Targum lo renda una casa di dottrina o di istruzione; poiché non leggiamo di nessuno di essi se non del tabernacolo di Mosè, eretto nel deserto, e che in verità era circa, o poco dopo, i tempi di Giobbe; ma non si può ragionevolmente pensare che vi abbia partecipato o potesse frequentarlo; né il tabernacolo del suo corpo, ora in grande dolore e angoscia, in cui non c'era riposo né salute, essendo pieno di foruncoli doloranti e ulcere brucianti; ma la sua casa di dimora, che era stata costruita come tenda o tabernacolo: tali erano le case del popolo orientale, fatte spostare da un luogo all'altro, per amore del pascolo per le loro greggi e armenti, in cui consistevano le loro ricchezze; così Abramo, Isacco e Giacobbe dimorarono in tabernacoli; e quindi in tempi successivi furono chiamate così abitazioni più solide, fisse e stabili; Davide chiama il suo palazzo il tabernacolo della sua casa, Salmi 132:3 ; sebbene questo includa anche tutto ciò che abitava nella sua casa, la sua famiglia; e il significato è che, se egli si comportasse rettamente sotto la mano afflittrice di Dio, la sua famiglia vivrebbe in concordia, armonia e amore; non ci dovrebbero essere discordia, animosità e contesa tra loro, ma dovrebbero essere in pace e in unità tra loro; come in effetti lo erano i figli di Giobbe mentre li aveva, e prima che questa calamità si abbattesse su di lui; e che siano anche al sicuro dai nemici e dimorino indisturbati da loro; ed essere nella massima sicurezza, godendo di ogni tipo di prosperità, interiore ed esteriore, temporale e spirituale; che la parola pace include, come usata nei paesi orientali, il cui saluto comune era: "pace a te"; desiderando così ogni sorta di felicità, o si possono tradurre le parole: "La pace sarà il tuo tabernacolo" come lo è il tabernacolo di un uomo buono: egli dimora in Dio, che è tutto amore, ogni pace, nel quale non c'è ira né furore; egli dimora mediante la fede in Cristo, che è la sua pace, il suo pacificatore e datore di pace; e nel quale ha pace in mezzo a tutte le tribolazioni che incontra nel mondo; la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, lo custodisce e lo custodisce in Cristo, come in una guarnigione, al sicuro e protetto; e gode di molta pace, come frutto dello Spirito, derivante da una visione dell'interesse per il sangue, la giustizia e il sacrificio di Cristo; e quando muore entra nella pace, e dimora e dimora in essa come la sua dimora eterna, Isaia 57:2 ; ora tutto questo, dice Elifaz, Giobbe, comportandosi bene, dovrebbe saperlo; cioè, averne un'esperienza; dovrebbe davvero goderne, e trovare di fatto vero ciò che ha affermato:

e tu visiterai la tua dimora, e non peccherai; non intendendo sua moglie, come lo intendono alcuni interpreti, ebrei e cristiani; e così nel Talmud, la parola è resa "colei che si è trattenuta in casa", Salmi 68:12 ; che è una descrizione di una buona casalinga, che tiene in casa e si occupa degli affari della sua famiglia; ma piuttosto disegna lo stesso come il suo tabernacolo nella frase precedente, la sua casa di dimora, e significa una multa, bella e bella; un edificio spazioso e bello, e ben fornito di ricchi beni per la casa; e includendo anche la sua famiglia: e "visitare" questo è prendersi cura della sua famiglia, governarla e governarla bene, proteggerla e difenderla, e provvedere a tutte le cose necessarie per loro; così come ispezionare negli affari della sua casa, indagare, esaminare e vedere come vengono gestite le cose; conoscere lo stato, la condizione e le circostanze in cui si trova; il quale bada bene alle vie della sua casa: e deve fare questo, e "non peccare"; non che un uomo, anche un brav'uomo, possa comportarsi sempre nella sua famiglia in modo da non essere colpevole di alcun peccato, ma non di peccato in comune, o continuamente; almeno non grossolane e famigerate: il senso è che egli stesso non peccherebbe, mentre faceva una tale visita e indagine, con un calore eccessivo, con una rabbia eccessiva, con espressioni avventate e appassionate, le cose non erano del tutto a suo agio; o essere causa di peccato negli altri, provocando i suoi figli all'ira, minacciando e minacciando i suoi servi in modo severo, chiassoso e sfrontato; ma rimproverando entrambi, se ce ne fosse l'occasione, in modo mite e gentile; oppure non peccare essendo connivente con esso e non correggendolo, che era colpa di Eli: Ben Gersom pensa che Elifaz suggerisca tacitamente, e colpisca, l'indulgenza di Giobbe verso i suoi figli; e così Sephorno: la parola usata avendo il significato di errare e smarrirsi, alcuni ritengono che il senso sia questo; che egli abbia una dimora sicura e certa in cui entrare, e in cui dimorare, e non vaghi in giro, né sia come un passeggiatore e un vagabondo sulla terra, anche se questo è stato talvolta il caso degli uomini buoni, come dei pii ai tempi dei Maccabei, che vagavano nei deserti e nelle montagne, nelle grotte e nelle tane della terra; e anche dei discepoli di Cristo, che non avevano una dimora certa; sì, di Cristo stesso, che non aveva dove posare il capo: piuttosto, poiché la parola significa mancare il bersaglio, e quindi essere deluso; in questo senso è usato in Giudici 20:16 ; il senso può essere che quando visitava la sua abitazione non avrebbe trovato nulla di sbagliato o mancante, ma tutto avrebbe dovuto rispondere alle sue aspettative e ai suoi desideri, così Aben Esdra; e il signor Broughton lo rende "non fallirà"; e altri, "non ti sentirai frustrato"; esitato, deluso dai tuoi fini e dalle tue opinioni, dai tuoi disegni, dalle tue speranze e dai tuoi desideri

25 Versetto 25. Tu saprai che la tua discendenza sarà grande,

Non la sua discendenza seminata nella terra, e la sua crescita, ma i suoi figli, come spiega bene la frase successiva, come osserva bene Bar Tzemach, e progetta o la loro grandezza nelle cose mondane, nelle ricchezze e nelle ricchezze, nell'onore e nella dignità, nel potere e nell'autorità, oppure il loro numero, perché la parola può essere resa "molto" o "molti", una moltitudine di bambini era considerata una grande benedizione temporale; Ma questo sembra piuttosto inteso con le seguenti parole:

e la tua progenie come l'erba della terra; numerose come le guglie d'erba, che non possono essere raccontate più delle stelle del cielo, o della sabbia del mare, con le quali la stessa cosa, una progenie numerosa, è talvolta illustrata: questo non deve essere compreso della sua progenie immediata, ma dei suoi discendenti nelle epoche e nelle generazioni successive, e che dovrebbe essere bella come l'erba della terra quando è nella sua vegetazione; indicando la bellezza delle loro persone, il loro onore e la loro dignità elevati, la grandezza delle loro sostanze, la grandezza della loro prosperità e le circostanze fiorenti in cui si trovavano; sebbene possa anche denotare l'originale di essi, in mezzo a tutto, l'essere della terra e terreno, e la loro fragilità e condizione di sbiadimento; per questo motivo si dice che ogni carne è come l'erba, e gli uomini sono spesso paragonati ad essa, vedi Salmi 90:5,6; 102:4; 103:15; Isaia 40:6-8

26 Versetto 26. Tu verrai alla [tua] tomba in piena età,

O, "entra nella tua tomba", che è rappresentato come una casa in cui entrare e dimorare; e così l'uomo saggio la chiama la lunga dimora dell'uomo, e Giobbe la sua casa, e che è destinata a tutti i viventi, Ecclesiaste 12:5; Giobbe 17:13; 30:23 ; poiché tutti gli uomini devono morire, e quindi venire alla tomba, uomini buoni come cattivi, i giusti e gli empi: questo non deve essere inteso letteralmente, perché i morti non possono andare o venire alle loro tombe, ma sono portati lì, come lo era Stefano, e tutti lo sono; ma denota la loro volontà di morire, coloro che scelgono di assentarsi dal corpo, per poter essere presenti con il Signore, e sono desiderosi di lasciare questo mondo, e di stare con lui, come lo fu l'apostolo Paolo; e quindi abbandonano allegramente lo spirito, e rassegnano le loro anime nelle mani di Cristo, desiderando che egli le riceva; e si rallegrano quando vedono che la tomba è vicina e pronta per loro; mentre altri hanno l'anima richiesta e richiesta da loro, e sono costretti alla morte e alla tomba contro la loro volontà, e sono scacciati nella loro malvagità: ora questo, rispetto agli uomini buoni, si dice che è "in piena età", non "in abbondanza", come la versione latina della Vulgata, in abbondanza o pienezza di ricchezza e onore, e con grande pompa e splendore, il che non è il caso di tutti gli uomini buoni, ma di pochissimi; né nel tempo pieno che Dio ha determinato e stabilito che gli uomini debbano vivere, che può essere chiamato "la pienezza del tempo"; poiché in questo ogni uomo viene alla tomba, buono e cattivo, giovane e vecchio; nessun uomo muore prima di essa o vive al di là di essa, vedi Giobbe 14:5 se non nella piena età degli uomini o nel termine comune della vita dell'uomo; il più alto a cui di solito raggiunge, che è di sessant'anni e dieci, e al massimo di sessant'anni, Salmi 90:10 ; e si dice che coloro che muoiono prima di questo muoiono prima del tempo, il termine abituale della vita; che muoiono prima di tutto questo, si dice che non vivano metà dei loro giorni, Ecclesiaste 7:17; Salmi 55:23 ; ma chi arriva a questo muore in una buona vecchiaia, e ha riempito i suoi giorni, che gli uomini, al massimo, ordinariamente vivono: il signor Broughton lo rende, "nella lussuriosa vecchiaia", godendo di grande salute, forza e vigore; e così Nachmanide prende la parola come composta da כ, "come", e לח, "umido", vivace, forte e lussurioso; come se il senso fosse che Giobbe dovesse morire davvero in vecchiaia, ma, quando era vecchio, essere vigoroso come un giovane in tutta la sua forza, e le cui ossa sono inumidite di midollo; come fu il caso di Mosè, i cui occhi non si offuscarono, né la sua forza naturale o umidità radicale diminuirono, Deuteronomio 34:7 ; ma la parola denota una vecchiaia estremamente decrepita, che deriva dalla radice della lingua araba, che significa essere di un aspetto austero, ruvido, rugoso, contratto, che di solito è il caso dei vecchi: ora questo deve essere inteso, non come se ogni bene arrivasse a tale età, o che nessuno tranne gli uomini buoni lo facciano; certo è, che alcune persone buone, come Abia, muoiano nella loro giovinezza, e che molti uomini malvagi vivano fino a tarda età, vedi Ecclesiaste 7:15 ; ma Elifaz qui parla in modo appropriato della dispensa legale sotto la quale si trovava, in cui le benedizioni temporali erano promesse agli uomini buoni, come ombre di cose spirituali, e questa di lunga vita era una delle principali, vedi Salmi 91:16; Efesini 6:2,3 ; Ciò è illustrato dalla seguente similitudine:

come una spiga di grano che entra nella sua stagione; C'è una grandissima somiglianza tra il mais maturo e la vecchiaia; il granoturco, quando è nella sua spiga piena e maturo, le sue spighe pendono; gli steli, essendo secchi e appassiti, sono deboli e non sono in grado di sopportarne il peso; così i vecchi si chinano, le ginocchia si piegano, gli uomini forti si inchinano, non potendo sopportare il peso del corpo; i campi di grano, maturi per il raccolto, sembrano bianchi, e così i capelli della testa di un uomo in età avanzata; fiorisce il mandorlo, che, quando è in piena fioritura, è un vivace emblema della testa canuta: e c'è una grande somiglianza tra il grano maturo, e le sghiglie e i covoni di esso, e un buon vecchio; un uomo buono è paragonabile a un chicco di grano che cade in terra, a cui Cristo si paragona, Giovanni 12:24 ; e al grano paragona i suoi santi, Matteo 13:30 ; per la loro scelta, eccellenza, purezza e solidità; e questi, come un chicco di grano, crescono gradualmente nella grazia, nella luce spirituale, nella conoscenza, nella fede e nell'esperienza, e alla fine giungono a maturazione; l'opera buona è compiuta e perfezionata in loro, ed essi giungono alla misura della statura della pienezza di Cristo; e poi sono abbattuti con la falce o falce della morte, che è il tempo giusto, come il grano "nella sua stagione"; che, se tagliato prima che sia maturo, non sarebbe adatto all'uso, e, se rimanesse più a lungo, perderebbe e non arriverebbe a nulla: e poi, come il grano, quando viene tagliato e mietuto, viene sollevato in covoni e covoni, che vengono sollevati da terra e fatti "salire", come significa la parola , e sono deposti in carri e carri, e portati a casa con espressioni di gioia, (da qui leggiamo della gioia del raccolto), e sono deposti nel granaio o granaio; così i santi sono portati dagli angeli, i mietitori, nel seno di Abramo, come lo fu Lazzaro, in cielo, e come tutti gli eletti saranno radunati dagli angeli alla mietitura, la fine del mondo; accompagnati con le loro grida e acclamazioni, e con espressioni di gioia da parte dei ministri del Vangelo, che ora vanno portando il prezioso seme della parola, e lo seminano in lacrime, ma poi torneranno con gioia, portando con sé i loro covoni, vedi Matteo 13:30,39 24:31 Salmi 126:5,6 1Tessalonicesi 2:19,20

27 Versetto 27. Ecco, l'abbiamo cercato,

Questa è la parte conclusiva della prima orazione o discorso di Elifaz a Giobbe; e per attirare la sua attenzione su di esso, osserva che ciò che aveva detto non era la sua unica opinione, ma il sentimento del resto dei suoi amici; e che era il risultato di un'indagine laboriosa e diligente; che avevano cercato negli archivi dei tempi passati e indagato presso gli antichi, così come avevano fatto le più severe osservazioni sulle cose durante il corso della loro vita;

così [è]; e la somma e l'importo di tutto era ciò che aveva dichiarato, e che avevano trovato sicuro e certo, la verità della questione; che è una verità indubbia, che non deve essere contestata e messa in discussione, ma deve essere tenuta come primo principio, che era questo; che gli uomini malvagi siano puniti per i loro peccati, e che gli uomini buoni non siano mai molto afflitti, almeno non al punto da essere spogliati di tutto il necessario per vivere, e da essere in una condizione molto desolata e peribile; e poiché questo era stato da loro così accuratamente indagato, e tale "probatum est" era scritto su di esso, esorta Giobbe a

ascoltalo; Accettatelo, credeteci, ricevetelo e fatene un uso appropriato, come sperava di fare:

e lo riconosci per il tuo bene; o "per te stesso"; prendilo per te, come se ti appartenesse, come adatto al tuo caso; applicalo a te stesso, impara alcune lezioni da esso e fai buon uso di esso; che è ciò che è proposto da tutto ciò che è stato detto

Commentario del Pulpito:

Giobbe 5

1 Versetti Elifaz, dopo aver narrato la sua visione e ripetuto le parole che lo spirito pronunciò al suo orecchio, continua nella sua persona, prima (Versetti. 17) rimproverando segretamente Giobbe, e poi (Versetti. 8-27) cercando di confortarlo suggerendo che, se si metterà senza riserve nelle mani di Dio, è ancora possibile che Dio possa cedere, Togliete la sua mano castigatrice, liberatelo dalle sue afflizioni e restituitegli tutta la sua antica prosperità. L'anticipazione è in notevole accordo con l'ultimo,Giobbe 42:10-17 e mostra che Elifaz, se non un profeta nel senso più alto, è almeno un sagace interprete delle vie di Dio con gli uomini, e può molto felicemente prevedere il futuro

Chiama ora, se c'è qualcuno che ti risponderà; piuttosto, chiama ora; C'è qualcuno che ti risponderà? Quale aiuto, cioè, invocherai se ti allontani da Dio e lo insulti? Credi di trovare qualcuno in cielo o in terra che risponda alla chiamata e venga in tuo aiuto? Una simile speranza è del tutto vana. E a quale dei santi ti volgerai? Con "i santi" si intendono in questo luogo "i santi angeli".Giobbe 15:15 Salmi 89:7Zaccaria 14:5 La domanda: "A chi ti volgerai?" sembra implicare che ci fosse già al tempo di Giobbe una certa conoscenza dei singoli membri dell'esercito angelico, come Michele, Gabriele, Raffaele, ss.), anche se non abbiamo alcuna menzione di alcun nome di angeli nella Scrittura fino al tempo di Daniele. Che l'invocazione degli angeli fosse una pratica effettiva all'epoca di Giobbe è però scarsamente provato da questo passo

Elifaz a - Giobbe:3) . La storia di uno stolto

IL CARATTERE DI IO, IL PAZZO

1. Un empio sciocco. Il ritratto mentale e morale del male (versetto 2) è minuziosamente delineato nel Libro dei Proverbi, distinto dal disprezzo della vera sapienza, dalla loquacità, dalla presunzione, dall'irritabilità del temperamento, dall'orgoglio, dall'irritazione contro Dio, dalla peccaminosità del pensiero, dal peccato 24:9 ss.), la maggior parte delle quali qualità erano, a giudizio di Elifaz, possedute dal diavolo che egli descrisse, che probabilmente era Giobbe

2. Un sempliciotto morale. Il potheh è anche abbozzato nei Proverbi, come uno che è facilmente sedotto dalla tentazioneProverbi 9:14-18 e dall'adulazione; che è privo di ogni potere di autocontrollo, credulone di ciò che ode, e incurante del pericolo. Secondo Elifaz, anche lui è segnato dall'invidia

II L'ISOLAMENTO DEL PAZZO

1. Inascoltato da Dio. "Chiama ora, se c'è qualcuno che ti risponderà" (versetto 1); forse intendendo, ironicamente, che faresti meglio a preparare un atto d'accusa contro la Divinità. In pratica, sottintende Elifaz, questo è ciò che fa il peccatore che si scaglia contro le dispensazioni divine verso di lui. Ogni peccato è più o meno una messa in stato d'accusa della giustizia e dell'equità divina. Eppure l'idea di una creatura gracile e peccaminosa come l'uomo che entra nelle liste contro Dio è così selvaggia e stravagante; così incommensurabilmente sciocca e presuntuosa è l'immaginazione che la Purezza e la Sapienza Infinite possono essere accusate con qualche speranza di successo, che l'oratore rappresenta le clamorose grida del peccatore come multe inascoltate e inascoltate attraverso i cieli silenziosi. L'Ineffabile Supremo non dà alcuna indicazione di essere anche solo consapevole della presenza del suo accusatore; né rispondendo se stesso né incaricando un altro di comparire in suo favore. Il silenzio del Cielo, spesso frainteso dal peccatore, se indicativo della pazienza e della clemenza divina, non è meno eloquente della sicurezza divina contro il peccatore e del disprezzo divino per lui

2. Senza l'assistenza dei suoi simili. "A chi dei santi", santi o più probabilmente angeli, "ti volgerai?" cioè per procurarti aiuto nella tua oltraggiosa causa contro l'Onnipotente. Elifaz presume che gli uomini malvagi e gli angeli caduti non potrebbero, mentre con uguale sicurezza afferma che gli uomini buoni e gli angeli santi non aiuterebbero uno sciocco in una tale impresa presuntuosa. Il linguaggio ritrae graficamente l'impotenza del peccatore contro Dio.Isaia 27:4

III LA MISERIA DELLO SCIOCCO

1. Consumato dal dispiacere. "L'ira uccide l'uomo stolto". Il termine "ira" include nel suo significato l'intimorimento verso la propria miserabile sorte. È l'opposto di quella mitezza calma, tranquilla, sottomessa che un uomo buono si sforza di dimostrare nelle avversità, e che è stata esemplificata da Davide,Salmi 39:9 San Paolo,2Corinzi 6:9,10 e Giobbe.Giobbe 1:21

2. Divorato dall'invidia. "L'invidia uccide lo sciocco". L'inquietudine riguardo alla propria particolare condizione è comunemente associata all'invidia per il bene (vero o presunto) degli altri. Come solo un uomo sinceramente buono può rallegrarsi di cuore della prosperità del suo prossimo, così è solo un uomo cattivo, un debole morale, che si lascia irritare da ciò. Davide, Asaf,Salmi 73:2 e San Paolo,Romani 13:13; Galati 5:21 - mettono in guardia contro questa suprema manifestazione di follia

3. Divorata dalla rabbia. "L'ira [la passione] uccide l'uomo stolto". L'idea principale del termine "ira" è quella dell'indignazione contro l'Arbitro del destino umano. L'obiettivo di Elifaz è quello di dipingere allo stesso tempo la suprema infelicità dello sciocco come vittima delle sue stesse passioni malvagie, e lo spaventoso destino dello sciocco che è quello di un suicidio morale; la sua distruzione, quando arriva, non è tanto inflitta dal colpo della mano di Dio quanto dalla violenza interiore delle sue stesse concupiscenze peccaminose: una malinconica illustrazione dell'auto-nemesi del peccato

IV IL ROVESCIAMENTO DEL MATTO

1. Inaspettato. La distruzione si abbatte sul povero stolto quando meno se lo aspetta, quando, avendo abbattuto le sue radici e fatto spuntare i suoi rami, sembra che stia fiorendo come un verde albero di alloro,Salmi 37:35 e che abbia raggiunto una posizione di cospicua prosperità, di grande potenza e di assoluta sicurezza.1Samuele 25:37; Luca 12:20; Atti 12:23

2. Improvviso. In un attimo la scena cambia, e il bell'albero della sua prosperità si erge bruciato e bruciato, senza foglie e spoglio. "Improvvisamente ho maledetto la sua dimora"; cioè l'ho visto maledetto. Questo è stato a volte vero, come testimonia Asaf,Salmi 73:20 e come testimoniano i fatti (Nabucodonosor, Aman, Erode, i due Napoleoni), anche se non sempre.Salmi 17:14 73:4

3. Visibile. L'avvicinarsi della caduta dello sciocco, raramente appreso da lui stesso, è comunemente previsto da altri. "All'improvviso maledissi la sua dimora; " intendendo che nel momento in cui Elifaz vide lo stolto mettere radici, dichiarò maledetta la sua fattoria; Non poteva aspettarsi nulla per lui se non un rapido e rapido inghiottimento in un'oscura sventura. Così, nel mondo morale, non meno che in quello materiale, "gli avvenimenti futuri proiettano le loro ombre in avanti"

4. Completare. Il rovesciamento del folle si estende a:

(1) La sua famiglia. "I suoi figli sono lontani dalla sicurezza". Ridotti in condizioni di ristrettezza a causa della rovina del padre, essi si "schiacciano l'un l'altro alla porta"; cioè si consumano l'un l'altro in litigi vessatori, partecipando così alla punizione, mentre seguono le orme, del loro genitore malvagio. Né la loro miseria suscita la simpatia, o provoca l'amichevole interferenza degli spettatori. "Né ce n'è nessuno da consegnare". Se è prudente non immischiarsi nelle lotte degli altri,Proverbi 26:17 è ancora dubbio se gli uomini buoni debbano essere indifferenti alle calamità degli altri, anche se sono malvagi.Proverbi 24:11

(2) I suoi beni. Il ladro affamato, che si aggira per l'aia dello sciocco, raccoglie tutto ciò su cui riesce a mettere le mani e, imbaldanzito dalla desolazione che vede, porta via il grano ben accatastato. Sebbene non si possa dire che la proprietà di nessun uomo goda di un'assoluta immunità dalle depredazioni dei ladri, tuttavia è certo che i tesori degli uomini malvagi sono particolarmente soggetti alla decomposizione.Giudici 5:3 Solo i tesori dell'uomo buono nei cieli sono al sicuro per sempre. Poi" il ladro inghiotte [letteralmente, ' il laccio si spalanca per "la sua sostanza"; cioè malvagi cospiratori sono in agguato per avventarsi sulla sua proprietà, concertando misure per portare via quel poco che è rimasto ai ladri affamati. Quando il ladro deruba il ladro, allora il diavolo prende il suo. "Quando l'anima dell'empio desidera il male, allora il suo prossimo non trova grazia ai suoi occhi".Proverbi 21:10

5. Giusto. La calamità che colpisce lo stolto non è un incidente o una sfortunata disgrazia, non la produzione della terra e la sua costituzione fisica (Versetti. 6), ma il risultato inevitabile di una legge in base alla quale l'uomo, come Learn:

1. Non c'è appello per l'uomo contro i giudizi di un Dio santo

2. Quando Dio abbandona un peccatore, anche tutti i santi sulla terra (così come gli angeli in cielo) lo abbandonano

3. Il più grande nemico che un peccatore ha è se stesso

4. La rabbia contro i giudizi di Dio è più pericolosa per un'anima di quanto non lo siano i giudizi stessi

5. Né la permanenza né la prosperità sono un segno certo di bontà, poiché gli uomini stolti possono mettere radici

6. La prosperità degli stolti è una grande prova per i santi

7. La maledizione del Signore è nella dimora degli empi

8. Le cose buone esteriori non sono un segno del favore divino

9. Quando i padri mangiano uva acida, i denti dei figli sono tesi

10. Gli uomini spesso non riescono a godere di ciò a cui hanno dedicato molto lavoro

11. Dio usa spesso i malvagi per punire i malvagi in questa vita

12. Le sofferenze dell'uomo non scaturiscono da ciò che lo circonda, ma da se stesso

13. La condizione di sofferenza dell'uomo è la prova incontestabile di una caduta

OMULIE di R. GREEN Versetti 1-5. - La sorte degli stolti

Con un abile giro di pensiero, Elifaz mostra le conseguenze della follia umana:

1. COME INFLUENZANO LA VITA DELL'INDIVIDUO STOLTO. "L'ira uccide e l'invidia lo uccide". Con la sua follia egli suscita l'ira o l'invidia degli altri, o la sua follia lo conduce a vie mortali

II IN QUANTO INFLUENZANO LA SUA SORTE E CONDIZIONE. La sua prosperità, anche se dovesse iniziare, è solo di durata temporanea. Se mette radici, improvvisamente la sua dimora è maledetta

III COME INFLUENZANO LA SUA FAMIGLIA. I suoi figli sono in pericolo, "lontani dalla sicurezza". Sono condannati dal giudice che siede alla porta; vengono schiacciati e non vengono trovati. "Il seme degli empi sarà sterminato"

IV IN QUANTO INFLUENZANO LA SUA SOSTANZA. Egli semina, ma lo straniero miete i suoi raccolti; La sua fatica può essere produttiva, ma un "ladro inghiotte" le sue sostanze. Oscura è l'immagine così presentata dei giudizi che cadono sugli empi, sugli stolti e sui vanitosi. Se Elifaz intendeva che questa fosse una riflessione su Giobbe, era immeritata e non necessaria. Il giudizio divino su Giobbe fu: "Il mio servo Giobbe, uomo perfetto e retto". Elifaz argomentava dal particolare al generale. Per quanto possa essere vero che lo stolto soffre, non è altrettanto vero che ogni sofferente è sciocco

2 Poiché l'ira uccide lo stolto, e l'invidia uccide lo stolto. Per "ira" e "invidia" altri suggeriscono "vessazione" e "impazienza" (Lee), o "vessazione" e "gelosia" (Revised Version). La connessione del pensiero sembra essere: "Perché sei abbastanza sciocco da lasciare che la tua vessazione e impazienza ti spingano a una tale condotta, che potrebbe solo portare alla tua distruzione". Elifaz è abbastanza sicuro che confidare in qualsiasi altro oltre a Dio, e appellarsi a qualsiasi altro contro Dio, è una follia assoluta, un'infatuazione peccaminosa, e deve

3 Ho visto gli stolti mettere radici. L'"io" è enfatico. "Io stesso ho visto", ss. Ciò che Elifaz aveva visto era che la follia, cioè l' infatuazione peccaminosa, era sempre punita. Potrebbe sembrare che prosperi: l'uomo stolto potrebbe sembrare che stia mettendo radici; ma Elifaz non si lasciò ingannare dalle apparenze: vide attraverso di esse, sapeva che c'era una maledizione sulla casa di quell'uomo, e così dichiarò che era maledetta. E la rovina che egli aveva previsto, è implicito, seguì. Ma all'improvviso; piuttosto, immediatamente, senza esitazione. Maledissi la sua dimora; cioè "lo pronunciò maledetto, dichiarò che la maledizione di Dio era su di esso?"

"Gli stolti mettono radici"

IO È POSSIBILE CHE GLI STOLTI METTANO RADICI. "Gli stolti", nella fraseologia biblica, sono peggio delle persone di debole intelletto; Sono sempre considerati moralmente degenerati. La loro follia è l'opposto della saggezza di cui l'inizio è "il timore del Signore". Benché manchino di fibra morale e di resistenza mentale, queste persone spesso riescono ancora a raggiungere una sorprendente quantità di successo nella vita

1. Possono essere favoriti dalle circostanze. In questo mondo gli uomini non dipendono interamente dal loro carattere e dalla loro condotta. C'è un'ondata generale di prosperità che travolge con forza sulla sua inondazione molti che non hanno avuto alcun ruolo nel crearla. C'è la fortuna così come la sfortuna, e l'una è spesso poco meritata come l'altra

2. Possono essere aiutati dalla Provvidenza. La grazia di Dio è sempre più grande dei nostri deserti. Egli ci avrebbe conquistati con la sua bontà. L'uomo stolto dovrebbe capire che questa bontà di Dio ha lo scopo di condurlo al pentimento. A volte, tuttavia, il favore temporale divino è in realtà un metodo di giudizio, un raggio di sole che matura gli effetti della follia, in modo che possano apparire nella loro pienezza al tempo della mietitura affrettata

3. Possono aiutare se stessi. C'è un tipo di prosperità che gli uomini buoni e saggi disprezzano, non essendo in grado di abbassarsi alla degradazione che vi conduce. Allora intervengono uomini cattivi e stolti e, sebbene striscianti nella polvere, riescono ad afferrare alcune delle cosiddette cose buone della vita. Gran parte della prosperità esteriore non dipende direttamente dalle qualità morali. Un uomo può essere abile nel fare soldi senza essere né un santo né un filosofo

II, ANCHE SE GLI STOLTI POSSONO METTERE RADICI, NON PORTERANNO BUON FRUTTO. Possiamo essere sorpresi dalla loro prosperità temporale, ma è solo temporale. Per un po' di tempo vivono e crescono, non semplicemente fiorendo un momento come un fiore colto che deve presto appassire, ma addirittura piantando radici nel terreno, e rafforzando così la loro posizione e traendo nutrimento da sé. Eppure, nella migliore delle ipotesi, si pensa solo al radicamento nel terreno. Questa non è che la prima fase. Elifaz aveva perfettamente ragione quando supponeva che l'ultima tappa sarebbe stata molto diversa, sebbene si sbagliasse sul tempo, le circostanze e il carattere del grande epilogo

1. Non seguirà alcun buon frutto. Il ceppo stolto non può produrre che frutti di follia, e se cresce rigoglioso, non darà prodotti migliori. Le sue dimensioni non faranno altro che moltiplicare e ingrossare il suo problema naturale. Lasciate che gli uomini cattivi e stolti avanzino il più possibile senza impedimenti nella loro prosperità terrena, ma di vera prosperità dell'anima non ne avranno, perché non hanno in sé la vita da cui scaturisce

2. La fiorente prosperità finirà. Queste piante nocive devono essere definitivamente sradicate se non vengono colpite prima dai fulmini del giudizio. Una crescita rapida non è una promessa di lunga durata. L'errore del vecchio mondo è stato quello di cercare il giudizio sulla terra. Potrebbe arrivare qui. Ma se non lo fa, è certo che verrà in seguito; poiché Dio è saggio, buono e onnipotente. Guardatevi dunque dall'illusione della follia temporale. Guardate fino alla fine. Guarda alla qualità del successo ottenuto. Che questo sia ciò che Cristo approva; cioè come il suo successo, che è stata la vittoria attraverso la croce. Allora una radice feconda germoglierà da un "terreno asciutto". - W.F.A.Isaia 53:2 #Giobbe 5:4

I suoi figli sono lontani dalla salvezza. I peccati dei padri si ripercuotono sui figli. Elifaz fa un'allusione nascosta alla morte dei figli di Giobbe.Giobbe 1:19 Sentendo, tuttavia, di essere su un terreno delicato, procede con dettagli che non si adattano in alcun modo al loro caso. E (dice) sono schiacciati alla porta; cioè sono oppressi, schiacciati, dalle controversie. Una volta che la casa è stata colpita da Dio, vi entrano bestie umane da preda; i crediti sono fatti valere nei confronti dei figli; sono iniziate le cause legali; tutte le arti dell'imbroglio messe in moto; ogni sforzo fatto per privarli del loro ultimo centesimo.

Per il significato qui attribuito alla "porta", vedi - Giobbe 29:7 eGiobbe 31:21 Né c'è nessuno che li liberi. Nessuno intercede in loro favore, intraprende la loro distensione nei tribunali, o fa alcuno sforzo per evitare la loro rovina. Questo quadro di oppressione legale si accorda molto da vicino con ciò che sappiamo dell'Oriente in tutte le epoche.Isaia 1:17,23; 3:14,15; 5:23; 10:2 - , ss. La codardia orientale fa sì che gli uomini si tirino indietro dal gettare la loro sorte con coloro che la sfortuna ha segnato come suoi

5 il suo raccolto l'affamato divora. Gli avidi si precipitano e "mangiano " tutto ciò che la famiglia possiede, portandola così all'estremo della povertà e del bisogno. e lo toglie anche dalle spine. Vana è qualsiasi protezione che possa essere escogitata. Come le siepi, anche del fico d'India, non tengono fuori una banda di predoni, così non c'è ostacolo che coloro che vogliono depredarle non supereranno. E il ladro inghiotte le loro sostanze, o l'assetato; cioè coloro che ne hanno sete

6 Anche se l'afflizione non esce dalla polvere, né l'angoscia sgorga dal suolo. C'è un tacito riferimento a ciò che è stato detto inGiobbe 4:8). L'afflizione e l'afflizione non sono prodotti casuali di una crescita spontanea. Germogliano solo quando gli uomini hanno preparato il terreno per loro e vi hanno piantato un seme malvagio

Versetti 6, 7.- La sorte comune

"L'uomo è nato per l'afflizione"

È UN RISULTATO INEVITABILE DELLA SUA CONDIZIONE ESPOSTA

II È EVIDENTEMENTE UNA PARTE DELL'ORDINE ATTUALE DELLE COSE. Ma

III È DOVUTO ALLO SQUILIBRIO DEI GIUSTI RAPPORTI DELL'UOMO CON IL SUO DIO, CON IL SUO PROSSIMO, CON IL MONDO CIRCOSTANTE. "L'afflizione non viene dalla polvere; né l'affanno spunta dal suolo"

IV È USATO CON GRAZIA COME MEZZO DI DISCIPLINA SPIRITUALE, CORREZIONE E SVILUPPO. Ora sappiamo che ciò che sopportiamo è per il castigo, per quella cultura che ogni padre saggio cerca di assicurare ai suoi figli. E quando le afflizioni sono "non gioiose, ma dolorose", anche allora "Dio ci tratta come figli". Egli prende le cose tristi, oscure e dolorose della nostra vita e le usa come strumenti per la nostra disciplina, "affinché possiamo essere partecipi della sua santità". Possiamo certamente sapere che "i pacifici frutti della giustizia" sono dati a coloro che sopportano pazientemente queste afflizioni quando sono "esercitati mediante essa". Impariamo, quindi:

1. Non sorprenderci se i "guai" ci sorprendono. Siamo nati in una terra dove è molto ricca

2. Fare in modo che le nostre afflizioni derivino dalla nostra fragilità, non dalla nostra follia

3. Attendere pazientemente la fine, quando avrà realizzato il suo proposito, colui che fa "cooperare tutte le cose per il bene di coloro che lo amano". -R.G

Questo era noto anche nei tempi antichi, ma pienamente insegnato solo ai tempi dell'Ora Testamento. È un grande incoraggiamento per gli uomini a sopportare il dolore e la tristezza sapere che il Signore affligge. "Fa dolere", ma "fascia"; "Egli ferisce", ma le sue "mani si risanano". Essendo una correzione divina, un castigo dalla sua mano sarà

I UNA SAGGIA CORREZIONE. Un buon proposito sarà sempre tenuto in vista. "Non volontariamente", "non per il suo piacere", affligge. Il suo scopo è promuovere il nostro bene, "affinché possiamo essere partecipi della sua santità"

II UNA GRAZIOSA CORREZIONE. La misericordia lo tempererà. "Si ricorda che non siamo che polvere". Non imporrà alcun carico di dolore oltre la forza che dona"

Se egli abbassa nell'afflizione, è per esaltarsi nell'onore. Se toglie i possedimenti terreni, è per soppiantarli con quelli celesti. Egli svezza il cuore dall'amore del temporale, per fissarlo nell'eterno. È, quindi

III UNA CORREZIONE BENIGNA. Seguono frutti felici. Se affligge, guarisce. Egli consegna in sei, sì, sette guai. Egli riscatta gli affamati dalla morte. Si nasconde dal flagello della lingua. Egli protegge dal colpo della distruzione. Egli attira gli uomini alle buone vie; poi, quando piacciono al Signore, egli fa sì che anche i loro nemici siano in pace con loro. Questo è splendidamente illustrato: "Sarai in combutta con le pietre del campo; e le bestie selvatiche saranno in pace con te". Colui che osserva i comandamenti di Dio è in armonia con l'intero regno di Dio

Questo incoraggia alla pazienza nelle prove

1. È il castigo del Signore

2. È controllato e regolato da una mano divina

3. Ha in vista un fine saggio e degno

4. Giunge al suo beato compimento nella santità e nella perfezione del carattere umano. - R.G

Colui che con misericordia affligge, o con uguale misericordia si fa carico dei mali e dei mali della vita e, usandoli come propri strumenti, li trasforma in mezzi di grazia e di benedizione, dopo aver messo alla prova i suoi servi con la loro esposizione alle tempeste e alle pene della vita, darà loro "un fine desiderato". Prima o poi vedono "la fine del Signore" -- la fine che il Signore aveva in vista. In questi versetti vengono dichiarate le conseguenze più felici che seguono quei castighi che il Signore ha concesso durante il processo di sofferenza e di esposizione

LA CONTENTEZZA E LA PACE REGNERANNO NELLA CASA. Dio acquieta i cuori dei suoi figli e, anche se le prove più dure li assalgono, prepara per loro riposo e pace. In quanti casi si vede questo ogni giorno! Il male si esaurisce. Dio pone la sua mano su di esso e lo arresta. Riconduce i suoi esposti alla salvezza e al riposo, e, come si adempì nel caso di Giobbe, di cui Elifaz inconsciamente predice, alla fine li benedice. Come veterani esausti, tornano finalmente per ricevere onore, riconoscimento e riposo. Preziosi sono gli ultimi giorni di chi è veramente provato; La vita è maturata, il carattere castigato e perfezionato, l'esperienza della vita è ampliata

LA BENEDIZIONE DIMORERÀ SULLA PROGENIE. "La tua posterità sarà grande... come l'erba della terra; " sì, anche se metà del dolore è stato causato proprio da quel seme. Il Signore ricondurrà indietro gli erranti, punirà, correggerà e recupererà. Molti tra le loro sofferenze di pietra innalzano una Betel. La testimonianza della santa fedeltà da parte del genitore parla nel suo silenzio alla prole, e alla fine produce i suoi buoni risultati. Ogni uomo pio ha il miglior motivo per sperare che la benedizione del Signore sarà anche sulla sua progenie

III NELLA PIENEZZA DELL'ETÀ E NELLA MATURITÀ DEL CARATTERE, LA VITA SI CHIUDERÀ. Così colui che è provato riceve in sé, alla fine, l'intero risultato della disciplina divina. La storia è completa, il lavoro del giorno finito, il viaggio terminato, il carattere formato. Tutta la storia della vita è scritta nella vita colta e matura; nel carattere acquisito; nell'onore vinto. Fedele fino alla morte, chi lotta riceve la corona della vita. Nella maturità del giudizio e della realizzazione si trova tutto il frutto della tribolazione pazientemente sopportata. L'uomo è fatto. I suoi dolori, i suoi pericoli, la sua veglia e la sua preghiera, la sua diligenza nel dovere e la sua pazienza nella sofferenza, tutto concorre a costituire la vita perfetta che gli spetta di ereditare. Il grano esposto è cresciuto attraverso tutti i pericoli, è cresciuto attraverso tutti i cambiamenti: nel caldo e nel freddo, nella luce e nell'oscurità, nella pioggia e nel sole. "Tu verrai alla tua tomba in piena età, come viene una spiga di grano nella sua stagione." Ognuno cerchi questo, lo ascolti e lo conosca per il suo bene. - R.G

Versetti 6, 7.- Guai inevitabili

I GUAI NON ARRIVANO CASUALMENTE E SENZA UNA GIUSTA CAUSA. Non è come un'erbaccia che spunta lungo la strada. Potrebbe sembrare così, perché arriva così all'improvviso e in modo così inaspettato, e perché non sembra esserci alcuna regola che regoli il suo avvento in un luogo piuttosto che in un altro. Ma Elifaz è giustamente persuaso che non è l'effetto del caso. Finora abbiamo buone ragioni per essere d'accordo con lui

1. Tutte le cose sono soggette alla legge. Il caso è solo un nome per la nostra ignoranza. Quando non vediamo una causa, immaginiamo che l'evento sia accaduto casualmente. Ma man mano che proseguiamo le nostre indagini, scopriamo che non ci sono eventi vaganti al di fuori del grande vincolo dell'ordine divino

2. Tutte le cose sono disposte dalla Provvidenza. Ecco un'altra risposta alla dottrina del caso. Non solo c'è la legge; vi è anche un Amministratore supremo del diritto. La mano di Dio è invisibile, ma non una pedina si muove a meno che le sue dita non siano su di essa; o se si dice che questo non lascia spazio al libero arbitrio dell'uomo, si può tuttavia affermare che, la mente infinita di Dio che vede l'intero gioco, la fine fin dall'inizio, può sempre disporre in modo che alla fine i suoi disegni siano pienamente eseguiti

II I GUAI VENGONO DALL'INTERNO, NON DALL'ESTERNO. Non spunta dal terreno. L'uomo è nato per questo. C'è qualcosa nella natura umana a cui egli lo predispone ai guai. Proprio come le scintille volano per natura, così l'anima dell'uomo soffre per natura. È un attributo della costituzione umana essere soggetti alla sofferenza

1. La suscettibilità alla sofferenza è naturale. I cattivi sono l'innaturale. L'anima che non soffre mai è dura e morta. Siamo fatti per essere sensibili al dolore, proprio come siamo fatti per sentire i suoni e vedere la luce

2. I guai nascono con noi. Il peccato genera sofferenza. Il peccato del genitore scende in cadenza sui suoi figli, che ereditano il raccolto dei suoi misfatti. La caduta dell'uomo e la generale peccaminosità della razza assicurano una certa quantità di sofferenza ad ogni bambino innocente che viene al mondo. Tuttavia, non rifugiatevi con il fatalista. Il problema ha una causa. Cercate questo e padroneggiatelo

III I GUAI SONO UNIVERSALI E INEVITABILI. Alcuni ne hanno più di altri. Ci sono uomini a cui le linee sono cadute in luoghi piacevoli, sì, hanno una buona eredità. Uno di questi era stato Giobbe. Ma venne la sua ora di angoscia, e allora si rivelò un'ora di calamità senza precedenti. Sebbene gli uomini soffrano in modo diverso, tutti soffrono, se non nel corpo o nello stato, almeno nella mente e nell'anima; se non nella giovinezza soleggiata, almeno nella virilità nuvolosa; se non nelle avversità visibili, almeno nell'angoscia interiore. Questo non significa che gli uomini soffrano sempre, né che nella vita ci sia più dolore che gioia

1. Non dovremmo sorprenderci di incontrare problemi. Molte persone immaginano irrazionalmente che debbano essere eccezioni all'esperienza universale. Quando i fatti dolorosi rivelano la loro illusione, sono sopraffatti dallo stupore e dalla delusione. Sarebbe meglio essere preparati ad aspettarsi ciò che fa parte della sorte comune dell'uomo

2. I problemi che non possono essere evitati possono ancora essere curati. Il vero ricorso non dovrebbe essere né all'indifferenza stoica né alla disperazione impotente. Non c'è alcun vangelo nell'affermazione che i problemi sono universali. Ma c'è un vangelo che tratta di questo fatto. Cristo viene per darci il potere di utilizzare l'afflizione come disciplina, e infine di vincerla, così che "la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi un peso di gloria molto più grande ed eterno".2Corinzi 4:17 #Giobbe 5:7

Eppure l'uomo è nato per i guai. Eppure, in realtà, l'uomo è nato per i guai. Ha una natura corrotta e pecca sempre più o meno. Ogni peccato lo mette nei guai, poiché comporta su di lui una punizione. Come le scintille volano verso l'alto, letteralmente, i figli della fiamma. Alcuni suppongono che si intendano "lampi meteorici", mentre altri suggeriscono "frecce accese". Ma molti buoni ebraisti sostengono la traduzione della Versione Autorizzata (vedi Buxtorf, 'Lexicon', p. 757; Rosenmuller, 'Scholia', vol. 5. p. 165; Canon Cook, "Commentario dell'oratore", vol. 4. p. 34)

8 Cercherei Dio; piuttosto, come nella versione riveduta; ma quanto a me, cercherei ss.); cioè, se il caso fosse mio, se fossi afflitto come te, non mi rivolgerei a nessuno degli angeli (vedi versetto 1), ma mi affiderei completamente a Dio. È necessariamente implicito che Giobbe non lo avesse fatto. E a Dio vorrei affidare la mia causa.

comp. - Proverbi 16:3

"Cercherei Dio"

Saggiamente Elifaz esortò il suo amico a cercare rifugio nell'unico vero e sicuro rifugio. "Confida nelle sue piume". In mezzo a tutti i dolori: "Dio è il rifugio dei suoi santi, quando tempeste di acuta angoscia invadono; Prima che possiamo offrire le nostre lamentele, eccolo presente con il suo aiuto". A cercare questo Rifugio gli uomini sono incoraggiati da:

I LA GRANDEZZA DELLA POTENZA DIVINA. Egli "fa cose grandi e imperscrutabili; cose meravigliose senza numero". Di queste bellissime illustrazioni si possono trovare dappertutto: in cielo, in terra, negli abissi marini, nei processi della natura, nel governo degli uomini

II LA DIVINA BENEFICENZA. I suoi ricchi doni hanno fatto gratuitamente i mari degli uomini. "Egli dà la pioggia sulla terra" che è allo stesso tempo un dono prezioso e un simbolo di tutte le benedizioni nella sua abbondanza, diffusione, preziosità, gratuità per tutti. "Egli è benigno con i malvagi e gli ingrati, e manda la pioggia sui giusti e sugli ingiusti"

III IL CONTROLLO DIVINO SUGLI UOMINI. Specialmente illustrato nel modo in cui tratta i malvagi. Ha compassione dei bisognosi. "Egli pone in alto quelli che sono bassi". Egli abbatte la superbia degli stolti. Egli "delude le macchinazioni degli astuti", prende i malvagi nel loro inganno

IV LA DIVINA PIETÀ PER I POVERI è un ulteriore incoraggiamento per gli uomini a trovare il loro rifugio in Dio. Egli protegge il povero e il debole. Lo dice dalla spada della loro bocca, dalle loro parole crudeli e dalla mano dei potenti. L'aiuto divino dei poveri, gli uomini hanno cantato in tutte le epoche. "Così il povero ha speranza; Il povero si affida a te". In questo Rifugio è al sicuro. Il giorno dei suoi guai passa. Una mano divina, invisibile, lo sostiene mentre la pressione è pesante. Dei poveri, come dei passeri, si deve dire: "Dio li nutre". Se gli uomini conoscessero l'amorevole benignità del Signore e la sua grande pietà, riporrebbero la loro fiducia in lui più volentieri e troverebbero aiuto e conforto. - R.G

Versetti 8-16. - Elifaz aGiobbe:4) . La fiducia del santo in Dio

DESCRITTO, IL CARATTERE DEL SANTO

1. Negativamente. In contrasto con gli empi, che sono raffigurati come

(1) astuti, cioè persone che astutamente escogitano complotti contro Dio, Cristo o i loro vicini;Salmi 2:2; Atti 4:25-28

(2) peccatori forti, cioè violenti, feroci, che usano le loro spade come bestie feroci, le loro bocche, per divorare, divorare, il popolo di Dio come pane.Salmi 14:4

2. Positivamente. Esponendoli come

(1) umili (Versetto 11), cioè depressi o abbattuti, prostrati dall'afflizione e, di conseguenza, abbattuti nello spirito: un'esperienza comune con il popolo di Dio;

(2) lutto (Versetto 11), cioè andare in abiti squallidi, che esprimono dolore penitenziale e umiliazione di sé, e ovunque esista la grazia eccita tali emozioni nel cuore;

(3) povero (Versetto 16), cioè debole, debole, magro, snello, troppo privo di forza per essere in grado, e troppo gentile e paziente per prendersi cura, per resistere agli assalti degli empi. Le tre caratteristiche sopra menzionate possono essere paragonate alle persone specificate nelle prime tre Beatitudini: i poveri in spirito, gli afflitti, i miti.Matteo 5:3-5

II ESALTATO IL DIO DEL SANTO

1. Come un Dio di potenza

(1) Essenzialmente fantastico; El (Versetto 8) denota Dio come il Forte o il Potente, e suggerisce un contrasto con la debolezza del santo e la violenza dell'oppressore del santo a cui si allude sopra

(2) Perpetuamente attivo; l'onnipotenza di Dio non è semplicemente una capacità potenziale che risiede nella sua natura infinita, ma un'energia vitale che procede continuamente in opera attiva.Giovanni 5:17

(3) Infinitamente diversificato; il plurale Elohim (Versetto 8) indica la totalità della sua natura variamente manifestata, e le sue meraviglie sono dichiarate al di là del calcolo, un'affermazione la cui esattezza nemmeno le scoperte della scienza hanno confutato

(4) Infinitamente meravigliose sono le grandi cose che egli compie, trascendendo i più alti sforzi dell'intelletto umano per spiegare, comprendere o persino calcolare.Giobbe 9:10 11:7 36:26 Salmi 145:3

2. Come un Dio di benevolenza. Operatorio:

(1) Nel regno della natura; ad esempio mandando la pioggia sulla terra -- un miracolo della potenza e della saggezza divinaGiobbe 28:26 -- per irrigare la faccia del suolo assetato, e far sì che i fiumi straripassero sulle rive dei pascoli, per renderli fecondi -- un miracolo della bontà divina;Salmi 68:9; Geremia 5:24; Atti 14:7 affinché potesse liberare gli uomini da tristi apprensioni riguardo al futuro fallimento del raccolto promesso, e trasformare le loro dolorose vaticinazioni in trionfanti alleluia: un miracolo di grazia e compassione.Salmi 147:8

(2) Nella sfera dell'umanità; ad esempio da

(a) confondere gli astuti, far esplodere i loro piani, neutralizzare le loro azioni, superare in astuzia la loro astuzia, precipitare i loro propositi, facendo così apparire i loro espedienti meglio escogitati strutture di consumata follia, e loro stessi sembrare stupidi pasticcioni, indifesi e perplessi come uomini che inciampano nell'oscurità della notte;

esempi: i costruttori di torri di Babele, - Genesi 11:1-9 - ; la moglie di Potifar, - Genesi 39:1-23 - ; Ahitofel, - 2Samuele 15:31 - ; Haman, - Ester 7:10

(b) liberando il pari, liberandolo dalle mani dei loro nemici,

ad esempio gli Israeliti dall'Egitto, - Esodo 18:10 - ; S. Pietro da Erode, - Atti 12:11 - ; S. Paolo da Nerone, 2Tm 4:17 ispirandoli di speranza, e non solo mettendo a tacere i loro calunniatori e oppressori, ma a volte ammutolindoli con orrore e stupore per la manifesta interposizione di Dio a favore dei suoi servitori sofferenti

III DICHIARATA LA FIDUCIA DEL SANTO

1. Enfaticamente. "Tuttavia lo farei" così e così. Come Elifaz insinuò delicatamente che Giobbe fosse uno sciocco, così qui non esita a proporsi come il modello perfetto di uomo saggio. Senza dubbio questo fu dovuto alla mancanza di modestia da parte di Elifaz; Eppure, trascurando questo, il carattere audace e senza esitazione della sua dichiarazione non è del tutto indegno di imitazione. I santi di Dio e i seguaci di Cristo non dovrebbero mai vergognarsi di confessare la loro fiducia in Dio, o di confessare il loro attaccamento a Cristo.Matteo 5:16; 10:32; Romani 1:16

2. Sinceramente. "Ma io-io cercherei Dio; a Dio affiderei la mia causa". L'oratore significa che la sua fiducia in Dio non era una semplice professione verbale, ma un'emozione del cuore che lo avrebbe portato, se si fosse trovato in circostanze come Giobbe, a ricorrere a Dio e ad affidare la sua causa alla Divinità nella preghiera e nell'esercizio della fede. E certamente, se Dio fosse cercato in ogni tempo,1Cronache 16:11 si dovrebbe ricorrere a lui specialmente nel tempo di avversitàSalmi 50:15 -"per consiglio e guida in esso; per conforto e sostegno sotto di esso; per grazia per glorificare Dio

3. Speriamo. Anche se non affermato all'inizio, è chiaramente espresso alla fine. "Così", cioè andando a Dio e affidando la propria causa a Lui, "il povero ha speranza"; Dio si è rivelato come l'Ascoltatore, e quindi come il Rispondente, della preghiera;Ester 22:27; Giobbe 12:4; 22:27; Salmi 34:17; 37:5; Matteo 21:22; Filippesi 4:6, e questo è un motivo sufficiente per la fiduciosa attesa del santo che Dio interporrà per il suo soccorso e la sua salvezza

Imparare:

1. Non è sufficiente rimproverare semplicemente coloro che crediamo abbiano sbagliato; dobbiamo anche istruirli su come correggere

2. La cosa migliore da fare con i problemi di qualsiasi tipo è portarli al trono della grazia e lasciarli lì

3. Non c'è Dio come il Dio del santo, i nemici del santo stessi sono giudici

4. Dio ha dato agli uomini e ai santi la ragione più alta per fidarsi di Lui: la prima, le meraviglie della natura; la seconda, le meraviglie della grazia

5. La debolezza di Dio è più forte degli uomini, mentre la stoltezza di Dio è più saggia degli uomini

6. Se Dio può trasformare la luce del giorno in tenebre intorno ai suoi nemici, può anche trasformare le tenebre in luce intorno a sé e al suo popolo

7. Dio può salvare il suo popolo dai pericoli più grandi, dalla bocca della tomba e dalle fauci dell'inferno

8. Non è vano sperare in Dio, poiché siamo salvati mediante la speranza, e Dio ama coloro che sperano nella sua misericordia

9. Le lingue degli uomini malvagi, per quanto possano ora bestemmiare il Nome e insultare i figli di Dio, saranno ancora efficacemente messe a tacere

10. Quando Cristo verrà finalmente a salvare i suoi poveri, il mondo empio rimarrà muto e si condannerà da solo

IO CHE COSA PRESUPPONE

1. Credere nell'esistenza di Dio.Ebrei 11:6

2. Consapevolezza del bisogno.Giudici 1:5

3. Desiderio dell'assistenza divina.Salmi 63:1

II COSA IMPLICA

1. La realizzazione della vicinanza di Dio all'anima.Salmi 145:18

2. Una sollecitazione dell'aiuto di Dio per l'anima.Matteo 7:7; Ebrei 4:16

3. Un'accettazione delle disposizioni di Dio per l'anima.Matteo 5:6

III COSA PRODUCE

1. Compostezza interiore.Isaia 26:3

2. Aspettativa speranzosa.Salmi 42:11

3. Salvezza definitiva.Salmi 37:5; Proverbi 16:3; Giobbe 22:27);

Imparare:

1. La grazia di Dio nel permettere agli uomini di cercarlo

2. La saggezza degli uomini nell'avvalersi di questo permesso

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 8-27. - Rifugio dai guai nel pensiero di Dio

Conclusione del discorso di Elifaz. Il suo linguaggio si trasforma improvvisamente in una tensione più dolce. È come la radura di un cielo scuro, che rivela ancora una volta il blu profondo; o l'ansa di un torrente che scorreva attraverso una gola severa, ora allargandosi in un lago illuminato dal sole

I LA GRANDEZZA E LA BENEFICENZA DI DIO. (Versetti 8-16) Che gli uomini si rivolgano a lui per trovare conforto e forza. È una gemma luminosa di descrizione

1. Dio è il Supremo. (versetto 8) Gli uomini non guardino più in basso che all'Altissimo. Con lui è l'appello finale. Egli è il Giudice di tutta la terra. Nuvole e tenebre lo circondano; ma la giustizia e il giudizio sono la dimora del suo trono

2. Egli è il grande Lavoratore. La sua scala e la sua sfera d'azione sono vaste, incommensurabili, imperscrutabili (Versetto 9). Il suo modo di operare è meraviglioso, oltre a scoprirlo. "La sua via è nel mare, il suo sentiero nelle grandi acque, chi ha conosciuto le sue orme?" Si vede la grandezza e la meraviglia delle sue gesta:

(1) In natura. (versetto 10) Un fenomeno è menzionato solo come tipico, sotto tutti gli aspetti importanti, di tutti gli altri segni del suo potere nella natura. È il dono benedetto della pioggia. Perché nulla in un clima orientale parla più potentemente ai sensi e ai sentimenti di questo inestimabile dono. Molte altre Scritture lo testimoniano. Prima dà la prima pioggia e l'ultima pioggia; " "scende come pioggia sull'erba falciata" e "come acquazzoni che irrigano la terra". È lui che fa cadere le piogge rinfrescanti sui campi dei giusti e degli ingiusti. I contadini francesi, mentre guardano la pioggia cadere sui loro vigneti, dicono: "Voici le vin qui descend du ciel!" "Ecco che scende il vino dal cielo!" Ma quali cose buone non scendono dal cielo sotto la pioggia da parte del Dio che benedice sempre?

(2) Nella vita umana. In questo vasto campo, l'esperienza comune trae molte lezioni dello stesso tipo. Non c'è nessuno dei tratti di questa squisita descrizione di cui l'osservatore intelligente non possa dire: "Questo è vero per la vita!" Egli è visto come l'Esalatore degli umili e degli afflitti (versetto 11). Chi non ha avuto in molti casi il senso di questa verità nel corso della vita? Che racconti di oscuri e umili meriti che salgono all'eminenza; Delle vedove abbandonate e degli orfani che trovavano sorgenti di aiuto e di soccorso meravigliosamente aperte per loro nell'ora del bisogno, non possiamo tutti dirlo? E noi ci dilettiamo in queste narrazioni perché ci convincono che la costituzione della vita non è la mera macchina insensata che i pensatori senza Dio vorrebbero far credere. Vediamo che l'astuzia egoistica e l'astuzia sono alla fine delusi e sconcertati (versetto 12). Le bugie e gli imbrogli non prosperano a lungo. I proverbi del mondo ne danno testimonianza; L'esperienza comune imprime loro il marchio della verità. E anche questo non è un caso, ma il risultato della giusta operazione di Dio. Vediamo che gli uomini superano se stessi e cadono sotto le loro stesse trappole (versetto 13). "L'ambizione del volteggio salta da sola, e cade dall'altra parte." E la vista ci dà un profondo piacere, qualunque pietà possiamo provare per la vittima della sua presunzione e follia, perché qui di nuovo riceviamo una comunicazione della volontà di Dio. Vediamo uomini sicuri di sé immersi nella perplessità, infatuati, incapaci di guidare bene il loro cammino, anche se la luce è lenta e chiara intorno a loro (versetto 14). In certi casi si deve osservare una cecità giudiziaria; così che coloro che, nel perseguimento della passione o dell'interesse, hanno spento la coscienza, diventano alla fine incapaci di vedere anche il proprio interesse e commettono errori suicidi. Anche qui c'è il dito di un Potere superiore

3. L'oggetto dell'operazione divina. (Versetti 15, 16) Sia nella natura che nella vita umana è uno: diminuire la sofferenza, proteggere l'innocenza, liberare dalla violenza e dalla persecuzione

II LA BENEDIZIONE DEL CASTIGO DIVINO. (Versetti 17-27) Dalle prove generali della beneficenza di Dio, arriviamo a una forma speciale e peculiare di essa, Egli è buono con noi nei nostri dolori così come nei nostri piaceri. Il suo potere viene esercitato per purificare e castigare così come per distruggere. Il riconoscimento di questa verità è una delle caratteristiche principali della rivelazione delle Scritture. Com'è diverso dal cupo credo dei pagani più illuminati riguardo alla sofferenza mandata dal cielo! Sentiva l'ira dei suoi dei, ma non conobbe mai i loro colpi come segni di un amore segreto e riparatore. Dove non c'è fede nella giustizia suprema, la sofferenza deve essere sempre senza sollievo. La beatitudine qui descritta è sia interna che esterna

1. Interno. L'uomo è benedetto

(1) che riconosce le sue sofferenze come correzioni. Allora la loro peggiore amarezza passa; lo sconforto è rallegrato; La speranza albeggia nel cuore. Egli è benedetto

(2) chi non respinge gli avvertimenti che porta. Egli prende volentieri la medicina e si sottomette alla direzione del Medico celeste. Ma aggravano le loro sofferenze e infiammano i loro mali coloro che sanno di essere corretti, ma rifiutano di accettare il suggerimento divino per emendarsi; che sono come il cavallo ostinato o l'asino che si irrita al morso, resistendo alla guida delle redini. Egli è benedetto

(3) chi si arrende implicitamente al trattamento divino, permette che i suoi mali siano espulsi, le sue follie siano sradicate. Egli è benedetto

(4) perché in tal modo viene introdotto nella conoscenza e nella comunione più profonde di Dio. Conoscere Dio come l'Onnipotente Benefattore è un passo nella religione; conoscerlo come il Castigo Onnipotente è un'altra cosa e più elevata. E questo non si raggiunge mai se non attraverso la sofferenza, la consapevolezza più profonda del peccato, la lotta con se stessi, una purezza superiore e una pace più profonda

2. Esterno. L'uomo in pace con se stesso e con Dio sembra avere una vita incantata (versetto 19)

(1) Essere difeso dai mali esterni. (Versetti 20-22) Egli passa attraverso mari di angoscia, e cavalca sulla cresta di ogni onda che avanza; passa attraverso il fuoco, e non gli fa male. Vengono menzionate le più grandi calamità esteriori, solo per mostrare come egli si eleva al di sopra di tutte. "Carestia". Le storie di Elia, della vedova di Sarepta, della tentazione di Gesù Cristo, illustrano tutte la grande verità che la forza dell'uomo non deriva solo dal pane, ma direttamente dalla Parola e dalla volontà di Dio. La verità è generale. È quello espresso da San Paolo affinché, sebbene l'uomo esteriore perisca, l'uomo interiore possa rinnovarsi giorno dopo giorno. "Il potere della spada", la "devastazione", la "carestia", le "bestie feroci", formano il catalogo dei mali più comuni e più temuti nei tempi antichi. Nessuno di questi può nuocere all'uomo che è riconciliato con Dio. Anche la verità è generale, e ammette una duplice applicazione. In primo luogo, la storia è piena di provvidenziali fughe di uomini buoni, in cui ogni mente perspicace vedrà la mano di Dio. Ma ci sono delle eccezioni. Nessuna legge di natura è messa da parte. La spada del nemico, il dente del leone, non è smussato, né il corpo è indurito contro la fame. Gli uomini buoni, come gli altri, muoiono per queste cause. Ma qui la verità si applica in un altro modo. Le anime dei martiri fuggono all'altare del cielo.

Ri 6:9 o sono portati dalla scena della sofferenza a quella del riposo, come Lazzaro alla salma di Abraamo. In entrambi i casi sono illesi e felici in Dio. Ma un altro male, più acutamente sentito in tempi più civilizzati, è il "flagello della lingua". Calunnia..." Il cui filo è più affilato della spada; la cui lingua supera tutti i vermi del Nilo; il cui respiro cavalca i venti di punta, e smentisce tutti gli uomini del mondo, re, regine e stati, cameriere, matrone, anzi, i segreti della tomba in cui entra questa vipera calunnia

Da questo spaventoso flagello l'uomo benedetto è nascosto, protetto. Gli uomini buoni sono spesso attaccati, ma non possono essere distrutti, con la calunnia. Non lo sentono come i colpevoli coscienti. Essi, secondo le belle parole del salmo, sono tenuti "segretamente in un padiglione dalla contesa delle lingue". Il calunniatore alla fine rende un servizio all'uomo retto costringendolo a una posizione di autodifesa, o di silenziosa dignità, che mette in luce più chiaramente le vere qualità del suo carattere

(2) Egli è favorito con il bene esteriore. (Versetti 23-27) Le pietre che affliggono i campi con sterilità, le bestie divoratrici, sembrano essere in patto segreto con lui e si rifiutano di fargli del male. Questa è poesia che avvolge la verità. Ci viene in mente la bellissima ode del poeta romano (Orazio, 1,22), dove, soffermandosi sul tema che l'innocenza è la sua stessa protezione, le sue stesse armi, racconta come della trama che gli fuggì tutta inerme nel bosco sabino. L'intero quadro è quello della tranquilla vita pastorale che amiamo associare all'innocenza e alla protezione del Cielo. C'è conforto nella sua tenda; Quando visita i suoi pascoli, non manca nessun capo di bestiame (perché questo è forse il vero significato dell'ultima clausola del versetto 24). I bambini e i figli dei figli spuntano intorno a lui; finché giunge alla fine coronato di capelli d'argento, come il covone maturo portato a casa al granaio. Con questa descrizione confronta il nobile novantunesimo salmo. Elifaz dichiara enfaticamente (Versetti. 27) che questa è stata la sua esperienza. Era un'immagine tratta dal vero. Non possiamo dubitare che si sia realizzato in innumerevoli casi in quelle prime condizioni di vita; anzi, è così ancora. Difficilmente rientra nell'ambito di tale poesia riconoscere le eccezioni reali o apparenti. E se non vediamo la verità universale della descrizione della carriera del brav'uomo, dobbiamo ricordare che la vita è una faccenda molto più complicata e dalle molte facce per noi. È molto più difficile rintracciare la connessione di causa anti effetto nei vari corsi degli uomini. E noi abbiamo questo immenso vantaggio rispetto a questo maestro primitivo-che abbiamo una visione più chiara, una convinzione più ferma dell'estensione della carriera dell'uomo nell'eternità. Tutto ciò che sembra eccezionale e contrario alle leggi della vita stabilite da Elifaz, non dubitiamo, sarà compensato e riparato in uno stato futuro

Versetti 8-16. - Alla ricerca di Dio

Come al solito, i consigli di Eliphaz sono eccellenti in astratto. L'errore sta nel modo particolare di applicarlo a Job. Ecco il pungiglione. Ma la sua verità generale è sempre istruttiva. Questo è certamente il caso della raccomandazione di "cercare Dio"

CHIEDO CHE COSA SIGNIFICHI CERCARE DIO

1. Si inizia con la lontananza da Dio. Abbiamo perso Dio se dobbiamo cercarlo, poiché non dobbiamo pensare a trovare ciò che già possediamo e di cui godiamo. Dio è perduto a causa del peccato; ma il senso della presenza di Dio è spesso intorpidito dall'oppressione del dolore e dall'intrusione delle scene mondane

2. Significa uno sforzo sincero dell'anima. Non dobbiamo aspettare che Dio venga a noi, ma "cercarlo". Ciò richiede la mente e la volontà. Dobbiamo essere vigili per notare qualsiasi indicazione della sua presenza, e attivi nell'avanzare verso di lui

3. Implica che Dio può essere trovato. È inutile cercare ciò che è irrimediabilmente perduto o assolutamente irraggiungibile. Se cerchiamo, dobbiamo aspettarci di trovare. Questo processo sarebbe una follia agli occhi dell'agnostico. Ora, l'incoraggiamento è che altri hanno cercato e trovato Dio. Lo hanno visto, non con la visione corporea, in verità, ma con vera esperienza spirituale. Giobbe stesso cercò Dio, e alla fine lo trovò; poiché esclamò, in un magnifico scoppio di gioia riconoscente: "Ho udito parlare di te per sentito dire dall'orecchio, ma ora il mio occhio ti vede".Giobbe 42:5

4. Porta alla fiducia. È inutile cercare Dio per mera curiosità. Abbiamo molto a che fare con lui quando lo troviamo. Ma prima di tutto dobbiamo riporre piena fiducia in Lui, confessandogli il nostro peccato e il nostro doloroso bisogno

II CONSIDERA GLI INCORAGGIAMENTI CHE CI INVITANO A CERCARE DIO. L'autore del Libro di Giobbe è un grande amante della natura. Scene del mondo fisico, in particolare nella sua maestosità e grandezza, riempiono le sue spaziose tele nelle fasi successive. Qui ci imbattiamo nel primo scoppio di quella gloria della natura che risplende con volume sempre crescente man mano che procediamo nel libro. Questo porta al meraviglioso

(1) La grandezza: "fa grandi cose";

(2) il mistero: "e imperscrutabile"; e

(3) la varietà delle opere di Dio nella natura: "cose meravigliose senza numero" (Versetto 9)

Perciò deve essere in grado di aiutare tutti noi in ogni tipo di difficoltà

1. La grazia di Dio nelle sue opere più miti. Ciò è illustrato dal fenomeno della pioggia (Versetto 10). "Egli scenderà come pioggia sull'erba falciata". Perciò "non spezzerà la canna rotta", ss.Isaia 42:3

2. La bontà di Dio verso gli umili. Egli innalza in alto coloro che sono bassi (versetto 11). Perciò essere umiliati significa avere un motivo speciale per aspettarsi il suo aiuto

3. I suoi giudizi nello sconfiggere gli astuti (Versetti. 12-14). La sua stessa ira reca misericordia agli oppressi. Il povero non può sfuggire al suo ingiusto oppressore; ma Dio può portare la liberazione. Presso di lui c'è l'ultima corte d'appello, e lì il diritto è sempre reso, lì i ricchi non hanno favori e gli astuti nessuna possibilità di ingannare la giustizia

4. La liberazione dei poveri e degli indifesi da parte di Dio. Egli è "un Dio giusto e un Salvatore" e si compiace di rivelarsi nell'attività della grazia per redimere e recuperare i suoi figli sofferenti. Con tali manifestazioni della potenza e della bontà di Dio nella natura e nella provvidenza, l'anima turbata può ben cercare in lui la liberazione. - W.F.A

9 che fa cose grandi e imperscrutabili. Questi sono i motivi per cui Giobbe dovrebbe "cercare Dio". "Grandi cose sono quelle che ha fatto". Non c'è nessuno come lui. Le sue vie sono "imperscrutabili"; nessuno può pensare pienamente di scrutarle e cercarle.

comp. - Giobbe 9:10; Salmi 145:3; Romani 11:33 Può darsi che, se Giobbe si rivolge a lui, seguirà un risultato che al momento sembra impossibile. Poiché egli fa cose meravigliose senza numero.Salmi 40:5, 72:18, 77:14, 136:4, Elifaz procede a menzionarne alcuni

Le grandi opere di Dio

I LA CREAZIONE DELL'UNIVERSO. Una manifestazione di segnale della potenza e della saggezza divine

II IL GOVERNO DEL MONDO. Una prova lampante dell'onniscienza e dell'onnipresenza divina

III IL RISCATTO DELLA RAZZA. Una sublime rivelazione della grazia e della compassione divina

IO CREATURA DI DIO

1. Fatto da Dio.Giobbe 28:26 38:28 Geremia 14:22

2. Inviato da Dio.Salmi 65:10 68:9; Geremia 5:24

3. Trattenuto da Dio.1Re 17:1 4:7Zaccaria 14:17

II SERVO DELLA TERRA

1. Pulizia dell'atmosfera

2. Concimazione del terreno

3. Riempire i fiumi

4. Moderazione del calore,

III MAESTRO DELL'UOMO

1. Un simbolo di verità.Deuteronomio 32:2 Isaia 4

2. Un emblema di grazia.Salmi 68:9; Osea 6:3; Salmi 72:6

3. Un'immagine di prosperità.Giobbe 29:23

Imparare:

1. Valorizzare il dono.1Re 8:36

2. Temere il DonatoreGeremia 5:24 della pioggia

10 Che dà la pioggia sulla terra. Per chi abita le regioni aride dell'Asia sud-occidentale la pioggia è la più grande di tutte le benedizioni, e sembra la più grande di tutte le meraviglie. Quando per mesi e mesi il sole ha brillato tutto il giorno da un cielo senza nuvole, quando il cielo che è sopra il suo capo è stato di rame, e la terra che è sotto di lui,Deuteronomio 28:33 una grande disperazione si abbatte su di lui, e che piovere di nuovo sembra quasi impossibile. Da dove verrà la pioggia? Da quel cielo crudele e abbagliante, che lo ha perseguitato con la sua ostilità settimana dopo settimana, e mese dopo mese? O da quella terra riarsa in cui, a quanto pare, non è rimasto alcun atomo di umidità? Quando Dio alla fine dà la pioggia, crede a malapena ai suoi occhi. Che cosa? L'umidità benedetta scende ancora una volta dal cielo, irriga la terra, vivifica ciò che sembrava morto e trasforma il deserto in un giardino! Tutta la poesia orientale è piena di lodi della pioggia, della sua beatitudine, della sua meraviglia e del suo potere vivificante. Molto naturalmente Elifaz, parlando delle meravigliose opere di misericordia di Dio, menziona la pioggia per prima, come, nella sua esperienza, una delle principali. e manda l'acqua sui campi. Si tratta o della consueta ripetizione pleonastica del secondo emistichio, o (forse) di un riferimento alle fontane e ai rivoli d'acqua, che sgorgano in seguito alla pioggia

11 Per impostare in alto quelli che sono bassi. Le benedizioni fisiche di Dio sono destinate a servire fini morali. Egli dà la sua pioggia, sia la prima che la seconda, per sollevare gli uomini dalla disperazione, per permettere loro di vedere in lui un Dio di misericordia e un Dio di vendetta; e con lo stesso scopo, dopo avercelo trattenuto per un po', versa nei nostri cuori inariditi la rugiada del suo Santo Spirito. Affinché coloro che piangono possano essere esaltati alla salvezza, o "innalzati alla salvezza" (Lee)

12 Egli delude gli stratagemmi degli astuti; o, frustrano, li rende inutili. Alcuni suppongono che Elifaz insinui qui che l'apparente sapienza di Giobbe non sia stata vera sapienza, ma astuzia o astuzia, e che quindi Dio l'abbia ridotta a nulla. Ma a noi sembra piuttosto che egli esprima un sentimento generale, e vero. Egli sta dando esempi delle "cose meravigliose" che Dio fa (versetto 9), e naturalmente enumera tra loro le sue vittorie sull'astuzia e l'astuzia dei suoi avversari. Così che le loro mani non possono compiere la loro impresa; letteralmente, e le loro mani non realizzano nulla di solido. Nessun risultato sostanziale è ottenuto da tutti i loro intrighi

13 Egli prende i saggi nella loro astuzia. Gli uomini sono, come dice Shakespeare, "issati con il loro stesso petardo". Essi "cadono insieme nelle loro reti", mentre i pii, la loro preda designata, "sfuggono a loro". E questo è opera di Dio, è la sua provvidenza che lo fa avverare. E il consiglio dei perversi è portato a capofitto; o, "messo in confusione" (Lee)

14 Incontrano l'oscurità durante il giorno.

comp - Deuteronomio 28:29 eIsaia 59:10 La metafora esprime lo smarrimento dei furbi, quando scoprono che i loro piani sono sventati e che tutte le loro sottigliezze sono inutili. Improvvisamente la loro luce si spegne; non sanno cosa fare, né da che parte girarsi; "la loro via è nascosta";Giobbe 3:23 sono sconcertati, perplessi, confusi. E brancolare nel mezzogiorno come nella notte.

comp. - Giobbe 12:25 Una forma variante del precedente emistichio

15 Ma egli dice il povero dalla spada, dalla loro bocca; piuttosto, dalla spada della loro bocca; cioè dai loro crudeli e distruttivi,Salmi 57:4 64:3 Proverbi 12:18 che tagliano "come un rasoio affilato".Salmi 52:2 Con calunnie, insinuazioni, menzogne, rappresentazioni fraudolente e simili, gli empi operano, forse, più danno che con le loro azioni. e dalla mano del potente. Dio libera i poveri dalle loro parole e dalle loro opere

16 Così il povero ha speranza. Con la caduta di ogni astuto oppressore, le speranze del pover'uomo si rianimano. Egli sente che "Dio governa in Giacobbe e fino agli estremi confini del mondo".Salmi 59:13 Egli riconosce il fatto che l'Onnipotente "sostiene la causa degli afflitti e il diritto dei poveri",Salmi 140:12 che egli è "un rifugio per gli oppressi, un rifugio nei momenti di avversità".Salmi 9:9 E l'iniquità le chiude la bocca. O "gli stessi oppressori sono ammutoliti, riconoscendo il fatto che Dio è contro di loro"; o "coloro che perversamente mettono in dubbio le vie di Dio sono ammutoliti, vedendo la sua giustizia retributiva". Se comprendiamo il passaggio in quest'ultimo senso, possiamo vedere in esso un rimprovero ai mormorii di Giobbe contro il trattamento che Dio gli riservava.Giobbe 3:11-26

La speranza del povero

SONO GRANDE NELLE SUE ASPETTATIVE. Alla ricerca della salvezza

II DIVINO NELLA SUA ORIGINE. Essere impiantati da Dio

III FERMO NELLA SUA FONDAZIONE. Riposando non sulla sua pietà o forza, ma sulla misericordiosa interposizione di Dio in suo favore

IV PRESENTE NEL SUO GODIMENTO. Il povero ha speranza; Costituisce un principio dentro di loro ora

V CHE SOSTIENE NEL SUO FUNZIONAMENTO. Sostenere nei guai

VI CERTO NEL SUO FINE. Arrivare alla realizzazione finale

IO CASTIGO -- LA SUA NATURA

1. Il suo soggetto. L'uomo, come un essere decaduto, perché, sebbene l'afflizione non possa sempre essere collegata a particolari trasgressioni come loro punizione immediata, è pur sempre vero che la peccaminosità dell'uomo è la ragione fondamentale per cui egli è sottoposto a correzione

2. Il suo autore. Dio. Un pensiero pieno di conforto per i castigati; poiché, essendo Dio giusto, non sarà mai permesso che la loro correzione superi i loro meriti; essendo misericordioso, non sarà mai somministrato con eccessiva severità; essendo saggio, non sarà mai inflitto senza un disegno adeguato; ed essendo potente, non mancherà mai, dove piamente accettato, di raggiungere il suo fine

3. Il suo strumento. Calamità, afflizione, come Giobbe aveva sperimentato e come gli uomini subiscono sulla terra. Coloro che soffrono possono trarre consolazione dal pensiero che la verga che li colpisce non è nelle mani del diavolo (se non con il permesso divino) o nelle mani di un destino cieco e insensibile, ma nelle mani di un Dio amorevole e comprensivo

4. Il suo scopo. La riforma dell'uomo. È dubbio che qualcuna delle sofferenze di questa vita sia puramente punitiva e giudiziaria, mentre c'è motivo di credere che tutte siano correttive e riparative nel loro disegno. Secondo Elifaz, hanno lo scopo di castigare l'uomo per la sua iniquità, di portarlo al pentimento e di ridurlo alla sottomissione obbediente sotto Dio.

Confronta - Giobbe 33:17,19 Salmi 94:12,13 Proverbi 3:11 Ebrei 12:7-11

II CASTIGO-IL SUO MIGLIORAMENTO

1. L'uso sbagliato dell'afflizione. Di disprezzarlo. Gli uomini lo fanno quando

(1) si allontanano da esso con avversione, detestandolo come un fisico nauseante e mostrando ripugnanza a sottomettersi alla sua inflizione;

(2) accoglierlo con indignazione, infuriando contro Dio per averli colpiti, sfidando la sua bontà, mettendo in discussione la sua integrità e mettendo in dubbio la sua saggezza per farli precipitare così nella tribolazione;

(3) sopportarlo con impazienza, mormorando contro la sua pena, agitandosi per la sua continuazione e desiderando disordinatamente la sua rimozione;

(4) considerarlo con disprezzo, stimandolo inutile e inutile, e non facendo alcun tentativo di scoprire o di aderire allo speciale proposito di Dio nella loro correzione; e

(5) uscirne con impenitenza, con il cuore non più tenero e lo spirito non più umile di quando fu gettato nella fornace. Tale mancanza nel migliorare il castigo divino, sebbene comune nel caso degli uomini malvagi, non è impossibile nemmeno per gli uomini buoni

2. Il giusto uso dell'afflizione. Per riceverlo

(1) con mite sottomissione, riconoscendo il nostro bisogno del castigo divino in conseguenza del peccato che ancora rimane in noi, se non nella punizione per l'effettiva malvagità da noi compiuta, e riconoscendo la sovranità e la giustizia di Dio nell'imporre su di noi tali rimproveri;

(2) con paziente perseveranza, rimanendo muti e non aprendo la bocca, perché Dio l'ha fatto,Salmi 39:9 o, se parliamo, adottando la lingua di Eli,1Samuele 3:18 di Giobbe,Giobbe 1:21 di San Paolo,Atti 21:14 o di Cristo;Matteo 26:39

(3) con santa gratitudine, ricordando il proposito misericordioso che Dio ha inseparabilmente collegato con l'afflizione,Romani 5:3,4; 8:28 Ebrei 12:11 e la rappresentazione che ha dato dell'afflizione come pegno del suo amore;

Ri 3:19; - Ebrei 12:6 e

(4) con intelligente cooperazione, cercando, per quanto è in noi, con l'autoesame, con il pentimento e la fede, mettendo da parte ogni peccato conosciuto, e pregando contro ogni peccato, di promuovere i graziosi disegni di Dio nella nostra correzione

III CASTIGO: LA SUA CONSOLAZIONE

1. Guarigione divina

(1) Le ferite che richiedono di essere fasciate e guarite sono quelle lacerazioni dello spirito, dolorose e profonde, che sono state precedentemente inflitte dalla mano di Dio attraverso lo strumento affilato dell'afflizione. Il fatto che queste piaghe, per quanto acute e incisive, non siano destinate ad essere mortali o lasciate aperte, ma, dopo aver raggiunto il loro scopo, debbano essere chiuse, dovrebbe essere fonte di conforto per il santo

(2) Il Medico per mezzo del quale la legatura e la guarigione devono essere effettuate è Dio, come dichiara Elifaz (Versetto 18), e Davide attesta,Salmi 103:3 come Geova stesso ha promesso,Esodo 15:26 e come Cristo ha insegnato. Questo è un secondo motivo di conforto per lo spirito castigato; poiché Dio, avendo causato le ferite, comprenderà meglio come curarle, e Dio non fa mai una piaga che non può guarire, o infligge un colpo che non può guarire; e poiché Dio possiede tutte le qualità che sono necessarie per costituire un chirurgo di successo, avere "un occhio d'aquila, un occhio che tutto vede, sette occhi di provvidenza e saggezza per guardare attraverso le nostre piaghe e in tutti i nostri mali; la mano di una signora, morbida e tenera, per medicare le nostre ferite e farci soffrire poco; e un cuore di leone, -- coraggio e forza d'animo infiniti, per affrontare le ferite più orribili o le piaghe gonfie e putrefatte" (Caryl)

(3) Le bende impiegate nell'operazione sono le dottrine, le promesse e le consolazioni del Vangelo.Salmi 107:20

2. La protezione divina. Generalmente, da qualsiasi afflizione possa assalire, da sei, sì, da sette, cioè da tutte le possibilità di guai, e poi in particolare da:

(1) Calamità pubblica (Versetto 20). Dalla carestia, facendo sì che la terra producesse i suoi prodotti in modo da evitare la carestia,Salmi 67:6 mediante miracolosa interposizione in modo da sostenere in mezzo alla carestia,Esodo 16:15 - , manna; - 1Re 17:14 - , la botte della vedova; - 1Re 19:7 - , festa di Elia mediante consolazioni spirituali se il suo popolo dovesse morire di carestia;

Habacuc 3:17 e dalla spada, rimuovendo le occasioni di guerra, proteggendosi mentre è impegnato in una guerra legale (se così gli piace nella sua saggezza), e conducendo in sicurezza fuori dalla guerra

(2) Illecito privato (Versetto 21). Dalla calunnia, permettendo all'uomo buono di sfuggirvi attraverso l'irreprensibilità del carattere e della vita, come Daniele;Daniele 6:5 o vendicandolo contro di esso attraverso qualche svolta favorevole nella provvidenza,Salmi 37:6 come nel caso di Geremia;Geremia 20:10,11 o attraverso un'interposizione miracolosa, come accadde ai tre bambini ebrei;Daniele 3:25 o ricompensandolo a causa di ciò che gli fosse stato recato dolore, come fece con Santo Stefano;Atti 6:11 e dalla violenza, cioè dalle ingiurie e dalle ingiustizie perpetrate dai forti contro i deboli, non impedendole del tutto, poiché è implicito che verranno, ma impedendo all'anima di sprofondare sotto di loro a causa del terrore

(3) Da disgrazie personali, come la fame, cioè l 'indigenza privata, e la violenza, cioè devastazioni di bestie feroci su proprietà personali; Dio permette al santo, invece di considerarli con stoica indifferenza, di trionfare su di essi come mezzo per realizzare il suo sommo bene, poiché tutte le cose, anche le pietre e le vanterie selvagge, saranno in combutta con lui, e contribuiranno alla sua pace.Romani 8:28

3. La benedizione divina

(1) Salute. "Saprai che la tua tenda sta bene"; cioè gli abitanti della tua casa saranno al sicuro dagli altri, in armonia tra loro e, in generale, nel godimento della pace e della felicità. La felicità domestica: una delle più grandi benedizioni di cui un brav'uomo possa godere

(2) Prosperità. "Tu sorveglierai alla tua casa, e non serrerai", o "conterai il tuo bestiame, e non mancherai a nessuno". Il successo che accompagna le occupazioni ordinarie viene da Dio; tuttavia non può essere considerata oggi, come allora, una prova del favore divino, sebbene sia ancora vero che la pietà tende ad affinare le facoltà della mente e ad aumentare la diligenza della mano, rendendo così la pietà proficua per questa vita così come per quella futura

(3) Posterità. "Il tuo seme sarà numeroso" e "la tua discendenza come l'erba del paese". Una famiglia numerosa, una delle benedizioni della vecchia, una famiglia graziosa, una delle benedizioni della nuova, la dispensazione.Isaia 44:3-5

(4) Durata delle giornate. "Tu verrai alla tua tomba in un'età piena [matura]", indicando molti anni di vita, così tanti da maturare pienamente le grazie delSalmi 92:14 e da soddisfare il desiderio del santo di vivereSalmi 91:16 -- una promessa fatta prima ad Abramo,Genesi 15:15 e poi data generalmente ai pii;Salmi 91:16 una promessa il cui adempimento è promosso anche da una vita santa.Proverbi 3:16 Salmi 34:12

(5) Una morte pacifica. "Tu verrai alla tua tomba", volentieri, in silenzio, in pace, sentendo che la dissoluzione non era una maledizione

(6) Una sepoltura onorata. "Come la scossa del grano viene portata nella sua stagione", così sarai consegnato con riverenza e rispetto alla tomba. Una tomba pacifica e una sepoltura decente stimate dagli orientali, che consideravano la loro mancanza come un segno dell'ira divina, cosa che a volte era.Deuteronomio 28:26 Geremia 22:18,19 36:30

Imparare:

1. "Felici noi se riceviamo castigo; perché allora Dio ci tratta come figli"

2. "Nessun castigo per il presente sembra essere gioioso, ma piuttosto doloroso; nondimeno in seguito produce i pacifici frutti della giustizia"

3. Il modo più rapido per sfuggire al castigo è "ascoltare la verga e colui che l'ha stabilita"

4. È meglio essere castigati come figli di Dio che condannati come nemici di Dio

5. "Molte sono le afflizioni dei giusti, ma Dio lo libera da tutte"

6. La migliore alleanza contro i mali della vita è l'amicizia del Dio vivente

7. Se Dio è per il suo popolo, nulla può essere veramente contro di loro

17 Ecco, beato l'uomo che Dio corregge! Questo "apre", come osserva il professor Lee, "una nuova visione dell'argomento". Fino ad allora Elifaz ha considerato le afflizioni come semplicemente punitive. Ora gli viene in mente che a volte sono castighi. La differenza è che la punizione ha riguardo solo al passato, alla violazione della legge morale commessa e alla retribuzione che deve seguirla. Il castigo guarda al futuro. Mira a produrre un effetto nella mente della persona castigata, a beneficiarla e ad elevarla nella scala dell'essere morale. Da questo punto di vista le afflizioni sono benedizioni.

vedi - Ebrei 12:5-11 Riconoscendo ciò, Elifaz improvvisamente prorompe con il riconoscimento: "Beato l'uomo [o, 'benedizioni sull'uomo'] che Dio corregge!".

Comp. - Proverbi 3:11,12; Salmi 94:12; 1Corinzi 11:32 Egli suggerisce a Giobbe l'idea che le sue sofferenze non sono punizioni, ma castighi, che potrebbero essere solo per un tempo. Li riceva con lo spirito giusto; si umili sotto di loro, ed essi possano lavorare del tutto per il suo bene, il suo ultimo fine possa superare la sua promessa iniziale. Perciò non disprezzare il castigo dell'Onnipotente. Parole citate dagli autori dei Proverbi,Proverbi 3:11 e dell'Epistola agli Ebrei,Ebrei 12:5 e ben meritevoli di essere conservate nel ricordo di tutte le anime fedeli. Ci ricordano che i castighi di Dio sono benedizioni o il contrario, come li facciamo noi. Accolti umilmente, essi migliorano gli uomini, esaltano il carattere morale, lo purificano dalle sue scorie e lo avvicinano alla perfezione a cui Dio vuole che miriamo.Matteo 5:48 Respinti, irritati, accolti con malcontento e mormorii, ci feriscono, fanno deteriorare il nostro carattere, ci fanno sprofondare invece di elevarci nella bilancia morale. Giobbe stava ora affrontando la prova, con quale risultato rimaneva da determinare

La felicità del castigo

C 'È UNA FELICITÀ NEL CASTIGO. La frase sembra paradossale. Nessun castigo può essere piacevole mentre viene sopportato, altrimenti cesserebbe di essere castigo. Dove risiede dunque la sua felicità?

1. Il castigo è una prova della cura di Dio. "Il Signore corregge colui che ama". Dunque, essere castigati significa ricevere un pegno dell'amore di Dio. Ora, certamente dovremmo essere disposti a sopportare una buona dose di sofferenza se solo possiamo ottenere un segno così prezioso come questo. Se Dio non ci castigasse, non ci tratterebbe come veri figli. La nostra stessa immunità sarebbe quindi una prova dell'abbandono di Dio nei nostri confronti, una condizione molto miserabile e senza speranza

2. Il castigo è progettato per effettuare la purificazione. Potrebbe non portare a questo fine, e non lo farà a meno che non cooperiamo in modo sottomesso e penitente. Elifaz vide questo, e quindi, sebbene stesse applicando queste verità in modo irritante e sbagliato, egli, abbastanza giustamente dal suo punto di vista, esortò Giobbe a cercare la misericordia di Dio in penitenza per poter così beneficiare del suo castigo. Essere purificati dal peccato è meglio che essere resi ricchi, agiati, esteriormente felici. È la vera beatitudine, anche se all'inizio vissuta tra lacrime di dolore

3. Il castigo porta alla gioia. In seguito produce il "pacifico frutto di giustizia". Contiamo un uomo felice che è sulla strada di un grande bene. Può darsi che ne goda già in anticipo. In ogni caso, c'è da congratularsi con lui per il suo destino, come ci si congratula con l'erede dei grandi possedimenti. Il cristiano può essere congratulato se può dire con San Paolo: "Poiché ritengo che le sofferenze di questo tempo presente non siano degne di essere paragonate alla gloria che sarà rivelata in noi".Romani 8:18

II È QUINDI SBAGLIATO E SCIOCCO DISPREZZARE IL CASTIGO. È sbagliato, perché dobbiamo sottometterci con umiltà a tutto ciò che viene dalla mano di Dio; Ed è stolto, perché il disprezzo distruggerà l'efficacia del castigo, che ha bisogno di essere sentito se vuole essere efficace, e che ci benedice attraverso la nostra umiltà e contrizione. Un atteggiamento orgoglioso e superbo sotto castigo vanifica i fini della graziosa ordinanza. Vediamo qui quanto la visione ebraica illuminata della sofferenza sia diametralmente opposta a quella stoica. Entrambe le opinioni consideravano il dolore non come la cosa malvagia che la maggior parte degli uomini pensava fosse; entrambi richiedevano pazienza e coraggio a chi soffriva. Ma lo stoicismo inculcava il disprezzo per la sofferenza. Così generò l'orgoglio farisaico. L'idea scritturale -- nell'Antico Testamento come nel Nuovo Testamento -- è piuttosto quella di condurci ad attribuire alla sofferenza più importanza di quanta ne diano gli sconsiderati, non per ingrandire le sensazioni di angoscia, ma per lasciare che l'afflizione abbia la sua piena opera nella nostra anima

1. Possiamo disprezzare il castigo quando lo prendiamo alla leggera

2. Il disprezzo può essere dimostrato negandone il significato o l'uso

3. Può essere sperimentato anche ribellandosi al castigo

In quest'ultimo caso non consideriamo il problema come lieve. Ma noi non riveriamo il santo proposito con cui è stato inviato. La nostra resistenza selvaggia mostra disprezzo per il carattere della nostra afflizione. Cristo è il modello di Sofferente, che non meritava alcun castigo, eppure che fu "condotto come un agnello al macello", e fu così reso perfetto mediante le sofferenze. - W.F.A.Ebrei 2:10 #Giobbe 5:18

Poiché egli fa affliggere e fascia. Metafore tratte dall'arte della guarigione. Egli "fa male" - applica il bisturi e il cauterizzazione quando e dove sono necessari; e poi, dopo un po', "fascia" -- impiega la sua lanugine e le bende; in entrambi i casi cercando ugualmente il bene del sofferente. Egli ferisce e le sue mani guariscono.Deuteronomio 32:39 Osea 6:1 #Giobbe 5:19

Egli ti libererà in sei distese, anzi in sette.Amos 1:3,6,9,11,13 - , "Per tre trasgressioni... e per quattro" Un modo idiomatico di esprimere un numero indefinito. Nessun male ti toccherà; cioè nessun vero male, nulla di calcolato per farti del vero male. Ogni afflizione è "per il presente dolorosa", ma se "poi produce il pacifico frutto della giustizia a coloro che sono esercitati per mezzo di essa",Ebrei 12:11 non ci fa male, ma bene

20 Nella carestia egli ti riscatterà dalla morte. La carestia appare in tutta la Scrittura come uno dei castighi più severi di Dio.Levitico 26:19, 20; Deuteronomio 28:22-24; 2Samuele 21:1; 24:13; 2Re 8:1; Salmi 105:16; Isaia 14:30; Geremia 24:10; Apocalisse 18:8);

Ezechiele parla della "spada, della carestia, della bestia rumorosa e della pestilenza", come dei "quattro dolorosi giudizi" di Dio.Ezechiele 14:21 Miracolose liberazioni dalla carestia sono narrate inGenesi 41:29-36; 1Re 17:10-16; 2Re 7:1-16). E in guerra per il potere della spada. In guerra Dio protegge chi vuole, e sembra che abbiano incantato la vita. Sono coperti dalle sue piume e al sicuro sotto le sue ali.Salmi 91:4 #Giobbe 5:21

Sarai nascosto dal flagello della lingua. Dio proteggerà anche i suoi dal "flagello della lingua", cioè dalla calunnia, dall'ingiuria, dalle parole amare (vedi il commento al versetto 15). E non avrai paura della distruzione quando verrà; piuttosto, di devastazione. "Shod (rwOv) populationes, praedationes, calamitosas tempestates, terrae motus, ruinas, incendia, mala omnia vastitatem inducentia, amplectitur" (Schultens)

22 Alla distruzione (anzi, alla devastazione) e alla carestia, piuttosto, alla carestia. La parola non è la stessa usata nel versetto 20, ma è un indizio più debole

Tu riderai; "Tu sorriderai" (Lee). Non avrai paura delle bestie della terra. "Le bestie della terra" - cioè le bestie selvagge distruttive e feroci, come i "mangiatori di uomini" indiani - sono enumerate tra le "quattro piaghe dolorose" di Dio.Ezechiele 14:21 - ; comp. - 2Re 17:25 Nei tempi antichi erano a volte così numerosi in un paese che gli uomini avevano paura di occuparlo

23 Poiché tu sarai in combutta con le pietre del campo; cioè ci sarà pace tra te e tutto il resto della creazione di Dio, sì, "le pietre del campo", contro le quali non sbatterai il tuo piede;Salmi 91:12 e se le pietre insensate sono così in combutta con te, e si astengono dal farti del male, molto più puoi essere sicuro che le bestie dei campi saranno in pace con te. Poiché non sono del tutto insensati, e in qualche modo capiranno che sei sotto la protezione di Dio, e non devi essere molestato da loro.Osea 2:18 - , dove Dio promette di fare un patto tra il suo popolo e "le bestie dei campi, gli uccelli del cielo e i rettili della terra", affinché possano "giacere al sicuro" Un'ingegnosità mal riposta cerca di trovare sei o sette forme di calamità nell'enumerazione dei versetti 20-23; ma sembra che ce ne siano in realtà solo cinque:

(1) carestia;

(2) guerra;

(3) calunnia;

(4) devastazione; e

(5) bestie rumorose

L'espressione usata nel versetto 19 - "sei, sì, sette" - significa, come già spiegato, un numero indefinito

In combutta con la natura

Elifaz sostiene che, se Giobbe si sottometterà alle ordinanze di Dio, la natura stessa sarà sua alleata, e le stesse pietre che ostruiscono il suo aratro, e persino le bestie che devastano le sue greggi, diventeranno i suoi ausiliari. Qui il veggente delle visioni ha toccato una grande verità. Essere in armonia con il Signore della natura significa essere in combutta con la natura

NON SIAMO NATURALMENTE IN COMBUTTA CON LA NATURA. Questo è un paradosso nella forma, eppure è una trascrizione dell'esperienza. L'esperienza è peculiare dell'uomo. Tutte le altre cose trovano il loro habitat congeniale a loro. Solo l'uomo scopre di essere come un alieno tra i nemici: pietre, erbacce, parassiti, bestie da preda, venti crudeli, tempeste, terremoti, che frustrano i suoi disegni. Due cause molto diverse possono spiegare questa discordia

1. La nostra grandezza naturale. Siamo parte della natura, eppure siamo al di sopra della natura. Nel nostro sé superiore non possiamo accontentarci di prendere la nostra parte con le bestie che periscono. Le nostre aspirazioni ci sollevano dal punto di vista della vita che viene vissuta dalle piante e dagli animali

2. La nostra caduta peccaminosa. Siamo destinati a essere al di sopra della natura, a governarla. Con il peccato siamo caduti al di sotto della natura, ed essa ci ha calpestati. Il padrone è diventato lo schiavo e la vittima del suo servo

II È BENE ESSERE IN COMBUTTA CON LA NATURA. Così Elifaz implica con la sua promessa a Giobbe di questa condizione come ricompensa per la sottomissione contrita. La Bibbia non insegna da nessuna parte un orrore manicheo della natura. Tutte le opere di Dio sono buone e meritano di essere apprezzate da noi. Né impariamo dalla Scrittura a nutrire un orrore monacale della natura. L'innocenza intrinseca di ogni potere e azione naturale è suggerita dalla descrizione biblica della creazione. Perciò commetteremo un grave errore se penseremo di sfuggire alla tirannia della natura, sia con la fuga che con la guerra. Non possiamo fuggire dalla natura se lo vogliamo. Anche se abbiamo schiacciato la nostra natura, essa sarebbe sorta e si sarebbe riaffermata. Ma, supponendo la nostra fuga o

III NON POSSIAMO FORMARE UNA LEGA DI SUCCESSO CON LA NATURA SCENDENDO ALLA VITA DELLA NATURA. I sofismi del cosiddetto naturalismo ci dicono che possiamo. Ma è ingannevole, battezzare la bestialità con il nome di natura. La natura da imitare è la natura di Wordsworth, non quella di Zola. Ma la natura di Wordsworth è il tipo e la profezia dello spirituale che è superiore alla natura. Seguire semplicemente gli impulsi naturali significa diventare spreconi, non umani, in parte perché gli impulsi inferiori della natura sono i più violenti, e in parte perché abbiamo aggravato quegli impulsi con il peccato

IV LA SOTTOMISSIONE A DIO RENDE LA NATURA IN COMBUTTA CON NOI. Dio è il Padrone della natura, e quando impariamo a fare la volontà di Dio, la natura, che alla fine fa anche la sua volontà, si rivolge ad aiutarci. Fisicamente, le forze della natura lavorano per coloro che obbediscono alle leggi di Dio in natura, ed è da notare che obbedire a quelle leggi è una cosa molto diversa dall'essere schiavi degli impulsi naturali; Ad esempio, le leggi della salute non sono d'accordo con l'indulgenza dell'appetito. Spiritualmente, la nostra obbediente sottomissione a Dio costringe le forze avversetto della natura a lavorare per il nostro bene come strumenti di disciplina. Questo non era sufficientemente chiaro a Elifaz, che dava troppo peso alla prosperità temporale e pensava che quella fosse la sorte invariabile dell'uomo buono. Ma il Libro di Giobbe lo rivela. Così la natura serve l'uomo quando l'uomo serve Dio. - W.F.A

24 E tu saprai che il tuo tabernacolo sarà in pace; piuttosto, la tua tenda; cioè la tua dimora, qualunque essa sia. Avrai la certezza della pace nella tua dimora, poiché la pace di Dio riposerà su di essa. E tu visiterai la tua dimora; o, il tuo ovile (vedi la Versione Riveduta). E non pecchere; e non perderò nulla (Versione Riveduta). Il significato esatto è molto incerto. Il professor Lee rende: "Non serrare"; Schultens, "Non sarai deluso dai tuoi desideri"; Rosenmuller, "Non mancherai il bersaglio"

25 Saprai pure che la tua discendenza sarà grande. A poco a poco Elifaz passa da una descrizione generale della beatitudine di quei fedeli che "non disprezzano il castigo dell'Onnipotente" (Versetto 17) a una serie di allusioni che sembrano toccare in modo particolare il caso di Giobbe. Senza pretendere un'ispirazione profetica, si azzarda a promettergli in futuro "l'esatto contrario di tutto ciò che aveva vissuto" in passato: "una casa sicura, greggi intatte, una famiglia felice e prospera, una vecchiaia pacifica" (Cook). Le promesse possono essere risuonate alle orecchie di Giobbe come "una presa in giro" (ibid.); ma è accreditato alla sagacia di Elifaz il fatto che si sia avventurato a farle. e la tua progenie come l'erba della terra. I simboli ordinari della moltitudine - la sabbia del mare e le stelle del cielo - sono qui sostituiti da uno completamente nuovo, "l'erba della terra". Indubbiamente è altrettanto appropriato, e forse più naturale in una comunità pastorale

26 Tu verrai alla tua tomba in piena età.

comp. - Genesi 15:15; 25:8; 35:29 Il professor Lee traduce: 'Verrai alla tua tomba con onore'. Ma, nel complesso, la resa della Versione Autorizzata potrebbe benissimo reggere. L'espressione usata ricorre solo qui inGiobbe 30:2). Come una spiga di grano che arriva nella sua stagione, letteralmente, viene sollevata. I pezzi di grano venivano sollevati e posti su un carro per essere trasferiti nel fienile o nell'aia. L'enfasi, tuttavia, è sulle parole conclusive, "nella sua stagione". Elifaz promette a Giobbe che raggiungerà una buona vecchiaia e non morirà prematuramente.

Per il risultato, vedi - Giobbe 42:17

La casa del raccolto di Dio

Abbiamo qui una caratteristica immagine dell'Antico Testamento della vita compiuta dell'anziano servo di Dio. Egli è ricompensato per la sua fedeltà, non solo avendo la natura come ministro della sua prosperità durante i suoi giorni attivi, ma avendo il suo tempo prolungato fino a una tarda età, e tutta la sua carriera completata e finita in modo che alla fine sia portato come una spiga di grano a casa del raccolto di Dio

LASCIO CHE CONSIDERIAMO L'IDEA DI UNA VITA COMPLETA,

1. La verità dell'idea dell'Antico Testamento. Gli ebrei non erano pessimisti. Erano lontani dal malaticcio sogno buddista del Nirvana. Per loro la vita era dolce, e la lunga vita una benedizione. Non era questa una concezione vera e sana?

2. La vita è un dono di Dio, è fonte di grande gioia naturale, è un talento prezioso, che offre ricche opportunità di servizio. È bello vivere. Benché possa piacere a Dio cogliere il bocciolo prima che si sia aperto, o rimuovere il fiore prima che abbia maturato il frutto, dovremmo pensare che c'è una grande benedizione nel fatto che egli risparmi una vita per fruttificare pieno e maturo

3. Il supplemento della rivelazione del Nuovo Testamento. Il Vangelo ha ampliato la portata e il valore della vita. Ci ha mostrato che nessuna vita umana può essere completa in una breve esistenza terrena. Ha promesso la vita eterna per la pienezza dell'essere e del servizio. Ora possiamo vedere che la vita è buona e davvero benedetta

OSSERVIAMO LA BEATITUDINE DI UNA VITA MATURA. La vecchiaia è paragonata a una scossa di mais. Abbiamo "prima la lama, poi la spiga, poi il grano pieno nella spiga". Questo mais pieno matura nell'oro del raccolto. Nella vecchiaia perfetta vediamo il mais giungere a maturazione. Ha ottenuto tutto ciò che poteva ottenere. La disciplina della vita è per la maturazione delle anime. I vecchi dovrebbero essere più ricchi di grazia dei giovani, e una certa dolcezza dovrebbe caratterizzare il carattere del cristiano anziano. Purtroppo, questo non si vede sempre. A volte la bellezza e l'entusiasmo della giovinezza lasciano il posto a un formalismo freddo e grosso. Invece di maturare, l'anima appassisce. Invece di succhi ricchi, ha l'aceto del cinismo. Questo è chiaramente sbagliato. Indica l'errore e il fallimento di una vita. Ma la possibilità di un problema così sfortunato ci impone di stare tutti in guardia contro di esso. Ci avverte di evitare il pericolo e ci esorta a usare la grazia di Dio in modo da poter maturare e diventare più dolci

III ANTICIPIAMO IL RACCOLTO DI UNA VITA COMPLETA E MATURA. La scossa del mais è raccolta. Questo è necessario per preservarlo; perché se fosse stato lasciato sul campo non lo sarebbe stato nell'umido autunno. Un'immortalità terrena non sarebbe una benedizione. Ma Dio chiama i suoi servitori anziani fuori dal mondo in cui il loro servizio è completo e che non può più provvedere alla loro ulteriore maturazione. Eppure il raduno non è la fine. Il grano non viene ammucchiato per essere bruciato, ma conservato nel granaio per il cibo e per il seme. Dio raduna i suoi servitori a casa in sicurezza, al riparo da tutte le tempeste e le gelate dell'inverno. Allora il vero scopo della loro vita comincia a essere visto. Tutto il resto non era che la preparazione per la mietitura; e il raccolto stesso fu intrapreso solo in vista dell'utilità futura. Il vecchio non ha ancora finito la sua vita quando depone la sua testa grigia per morire. Allora sta per cominciare a vivere; allora la più grande fecondità dell'esperienza della sua anima sta per essere utilizzata. Il raccolto ghiacciato

27 Ecco, l'abbiamo cercato, così è. Elifaz non pretende di trasmettere un messaggio divino, né di affermare in alcun modo i risultati che ha appreso dalla rivelazione. Piuttosto, egli dichiara ciò che ha "cercato"; cioè raccolti con molta fatica dall'indagine, dall'osservazione e dall'esperienza. È, tuttavia, abbastanza fiducioso di essere arrivato a una conclusione vera, e si aspetta che Giobbe l'accetti e agisca di conseguenza. Ascoltalo, e conoscilo per il tuo bene, letteralmente, per te stesso. Fai tua la conoscenza, cioè che ti ho comunicato. Il professor Lee osserva: "Non c'è nulla in tutto questo assaporare alcuna asprezza, per quanto posso vedere, al di là delle ansie della vera amicizia. I sentimenti espressi dal versetto 17 alla fine del capitolo non sono solo molto eccellenti in se stessi, ma perfettamente applicabili al caso di Giobbe; e furono, alla fine, rimediati sotto ogni aspetto. È vero, non abbiamo molta compassione per i lutti e le afflizioni di Giobbe. E, a questo proposito, Elifaz era, senza dubbio, da biasimare" ('Libro del Patriarca Giobbe' p. 216)

Illustratore biblico:

Giobbe 5

1 CAPITOLO 5

Giobbe 5:1-7

Chiama ora, se c'è qualcuno che ti risponderà.

Il male morale come visto da un religioso naturale illuminato:

Come sembra che Elifaz consideri il peccato?

(I.) Come escludere il peccatore dalla simpatia dei buoni. Qui potrebbe anche dire: Chi simpatizzerà con le tue opinioni come peccatore? o: Chi simpatizzerà con la tua condotta di peccatore? "Chiama ora, se c'è qualcuno che ti risponderà." La tua condotta è tale che nessuno dei santi si accorgerà di te. Tutto questo era falso in relazione a Giobbe, eppure è perfettamente vero in relazione al peccato in generale. Il peccato esclude sempre dalla simpatia dei buoni

(II.) Come con le proprie passioni che opera la distruzione del peccatore. "L'ira uccide lo stolto, e l'invidia uccide lo stolto." La sua stessa ira e la sua stessa invidia. Le passioni malefiche, in tutte le loro forme, sono distruttive

(III.) Come se godesse della prosperità solo per finire in rovina

1.) I peccatori spesso prosperano nel mondo. Esse "mettono radici".

2.) La prosperità deve finire. È solo temporaneo. Spesso svanisce durante la vita

3.) Agisce, la terminazione, la rovina è completa

(IV) Come destinato a produrre miseria ovunque esista

1.) La miseria segue il peccato per l'ordinazione divina

2.) Un uomo peccatore, così sicuro come è nato, deve sopportare i guai. Tale era la visione di questo vecchio Temanita sul male morale, e, in linea di massima, la sua opinione è vera. (Omilestico.)

2 CAPITOLO 5

Giobbe 5:2

E l'invidia uccide lo sciocco.

Plutarco dice delle passioni umane che non sono cattive in se stesse, ma buone affezioni, che la natura ci ha fornito, per usi grandi e nobili. Il diritto, la ragione, la saggezza e la discrezione dovrebbero governare; ma tutte le nostre forze e passioni hanno il loro giusto posto, e seguono la risoluzione del nostro giudizio, e si sforzano fin dove la ragione lo dirige. Se quest'ordine fosse ben osservato, come saremmo benedetti, come saremmo felici! Ma come vergognosamente invertiamo l'ordine della nostra natura! Se i bruti potessero capire, si rallegrerebbero della loro condizione di necessità, e disprezzerebbero il nostro stato di libertà e ragione, quando osserverebbero quanto fatalmente li abusiamo. Assecondando le nostre passioni distruggiamo la nostra felicità. Elifaz insulta questo santo sofferente Giobbe, e vorrebbe fargli credere di essere quest'uomo malvagio il cui vizio lo aveva ucciso, e questo invidioso il cui dispetto lo aveva ucciso. Eppure, a parte Giobbe, la massima del testo rimane una verità: "L'invidia uccide lo sciocco".

(I.) Spiega il vizio dell'invidia. Quando si può dire che un uomo è di mente invidiosa? L'invidia è un rimpianto della mente, o un problema interiore per la prosperità di un altro. Ci sono altri vizi, come l'ambizione, la malizia, l'orgoglio, che hanno una somiglianza con l'invidia, e sono legati ad essa; ma o procedono da un principio diverso, o terminano in qualche oggetto particolare. Sono confinati e limitati, ma l'invidia è indefinita. Il principio, la ragione formale di questo singolare vizio dell'invidia è, un rimpianto, un morso, un turbamento nella mente, che ogni uomo possa prosperare. È più o meno predominante e rancorosa a seconda del temperamento degli uomini e dell'indulgenza che trova. A volte appare senza travestimento; La passione degli invidiosi lo vince. A volte lo si può vedere nelle stesse gratulazioni di un uomo; Si può discernere la sua invidia nelle sue espressioni più gentili. A volte sfoga il suo tumore arrabbiato in una piacevole narrazione di tutto il male, o della parte più oscura, della tua condizione. A volte la sua invidia ribolle in vane insinuazioni dei suoi stessi meriti. A volte si nasconde in una vana pretesa di abnegazione, di un temperamento mortificato e di un disprezzo del mondo. A volte gettano la loro invidia sulla loro milza, e allora pensano di poterla sfogare liberamente, e senza riflettere su se stessi. A volte appare sotto un manto di pietà e di religione. E l'invidia si esprimerà, secondo l'occasione, in rapine, violenze e omicidi

(II.) La verità del suo carattere. O come giustamente si dice di un uomo invidioso, che è uno sciocco. La sua follia è estrema, apparente e indiscutibile. La saggezza consiste in tre particolari. In una perfetta conoscenza della nostra felicità, o di ciò che è giusto per noi perseguire, e di ciò che dobbiamo evitare. In una giusta comprensione dei mezzi più adatti, con cui possiamo raggiungere il bene ed evitare il male. In un'abile applicazione di questi mezzi ai loro fini, affinché possano operare nel modo più efficace per realizzare i nostri disegni. Come la follia è esattamente l'opposto della saggezza. Uno stolto è colui il cui intelletto è prevenuto, il cui giudizio non è libero; che è governato dalle sue passioni, trascinato in false opinioni, fini selvaggi e irragionevoli e misure distruttive. Ma una sciocchezza come questa, è quella del testo; Sopporta e nutre un vizio che acceca la sua ragione e lo mette fuori da ogni possibilità di essere felice. Un uomo invidioso è un fastidio comune, che tutti sono offesi e che nessuno può sopportare. Uomo sciocco; Mentre progetta di ferire il suo prossimo, distrugge se stesso. Il suo disprezzo e la sua indignazione lo fanno superare tutti i limiti modesti. C'è una tale complicazione di qualità malvagie nell'invidia e nella distrazione; di curiosità, presunzione e orgoglio; di intromissione, di giudizio e di censura maliziosa, che rende il colpevole nauseante per tutti. Nessun uomo può essere felice se non nel modo della sua natura. E quindi colui che si aggrapperà a ciò che è fuori dalla sua linea, colui che deve avere ciò che elenca, e farà in modo che tutte le cose vadano secondo la sua mente, o si arrabbierà, sarà sicuramente sempre infelice. Colui che non considera semplicemente la sua condizione, come è in sé, ma in relazione e rispetto verso le altre persone, non sarà mai facile mentre vive

(III.) Gli effetti fatali di questo sciocco vizio. Lo distrugge

1.) Colpisce il suo corpo. L'invidia, l'irritazione e l'insoddisfazione fermentano e inacidiscono il sangue, accelerano il movimento degli spiriti, stimolano passioni oltraggiose, riempiono la mente di pensieri rabbiosi, ostacolano il riposo, distruggono l'appetito, tolgono ogni godimento, generano dolore e malinconia, e finiscono in uno sguardo malaticcio e livido, nella pigrizia, nella consunzione e nella disperazione

2.) Vizia la sua mente e distrugge la vita morale. Se l'invidia spoglia l'uomo della sua virtù e della sua ragione, deve necessariamente distruggere anche la sua anima

(IV.) I metodi di recupero

1.) Colui che vuole essere libero dall'invidia deve sforzarsi di meritare, per quanto possibile, sia da Dio che dall'uomo. La vera virtù dà all'uomo un'umile opinione di se stesso; lo fa conoscere i propri difetti, o ciò che non è, così come ciò che è

2.) Devi portare la tua mente a una buona opinione della tua condizione. Colui che vuole essere tranquillo nella sua mente deve governare i suoi desideri e trarre il meglio da ciò che ha

3.) Devi svezzare i tuoi affetti dal mondo e imparare a valutarlo a un tasso non più alto di quello che merita. Che cosa resta dunque se non che ci sforziamo di domare le nostre passioni, di dominare il nostro spirito e di vivere secondo ragione nel mondo. (J. Lambe, D.D.)

Ira e invidia:

(I.) Abbiamo l'ira. Avviso-

1.) La sua natura. L'ira non è piacevole, ma a volte è utile. Un uomo che non conosce mai la rabbia è, in nove casi su dieci, un essere incolore che non ha né energia, né brillantezza, né potere. Dio è arrabbiato. L'apostolo lascia intendere che ci si può indulgere senza peccato. Ma ci sono degli estremi. Può indicare una disposizione non governata; Può indicare uno spirito crudele, passionale e vendicativo. Può mostrare un carattere frettoloso, sconsiderato, impetuoso, squilibrato. A parte questo, l'ira inutile è sgradevole e sgradevole per tutti. La sua abituale indulgenza aliena ogni bene. Questo ci porta a notare:

2.) La sua conseguenza: "L'ira uccide l'uomo stolto". Come uccide? Uccide i sentimenti migliori. Soffoca ogni senso di giustizia, di diritto, di prudenza, di onore. Controlla i migliori impulsi e genera crudeltà. Uccide la pace e la felicità. Quante angosce doposchiena produce, quanto amare le divisioni, i bruciori del cuore, il male che provoca! Sfiletta il corpo stesso. Non sono rari i casi in cui la vita viene persa in un impeto di rabbia. Mina la salute e, anche se non ha più effetto, crea un'indole cupa, irritabile, miserabile

(II.) Invidia. La parola tradotta "invidia" può significare "indignazione". I due sono divisi l'uno dall'altro solo da una linea molto sottile. L'invidia è un'indignazione malvagia nei confronti di un altro, perché si dà il caso che stia meglio di noi. Ci viene detto che "l'invidia uccide lo sciocco". Notate come questo sia il caso...

(1) Logora la sua pace. Guardate Acab che invidia la vigna di Nabot. Per il desiderio l'uomo avido spreca la sua vita

(2) Indietreggia con conseguenze fatali. Provoca risultati mortali. Porta alla commissione di crimini, che portano a punizioni mortali. L'invidia è il padre dell'omicidio. Esortò Caino a mettere a morte suo fratello. Perciò provoca l'uccisione di coloro che vi cedono. Una parola sulla descrizione dei personaggi di cui si parla qui. Sono chiamati "sciocchi" e "sciocchi". Quali nomi appropriati e suggestivi per coloro che cedono all'influenza di tali passioni dannose e perniciose, come poi scoprono a loro danno e perdita! Il nome applicato a coloro che rifiutano di obbedire ai dettami della saggezza divina è "stolti". (Omilestico.)

3 CAPITOLO 5

Giobbe 5:3

Ho visto gli stolti mettere radici.

1.) Gli uomini malvagi possono prosperare in una grande prosperità esteriore

2.) Gli uomini malvagi possono non solo fiorire e crescere, ma possono fiorire e crescere per un grande periodo. Su questo mi baso; il testo dice che mettono radici: Ho visto gli stolti mettere radici; e la parola nota un profondo radicamento. Alcuni uomini malvagi si distinguono per molte tempeste, come vecchie querce; Come alberi profondamente radicati, resistono a molti colpi, sì, a molti colpi. Gli spettatori sono pronti a dire: "Certe tempeste li rovesceranno certamente", eppure sono ancora in piedi; ma anche se resistono così a lungo che tutti si meravigliano, tuttavia cadranno

3.) Le cose buone esteriori non sono buone in se stesse. Gli stolti mettono radici. Il peggiore degli uomini può godere delle migliori comodità esteriori. Le cose esteriori sono per noi come siamo. Se l'uomo è buono, allora sono buoni. C'è una grande differenza tra la fioritura di un uomo saggio e la fioritura di uno stolto; Tutto il suo fiorire sulla terra non gli giova, perché egli stesso non è buono. Le cose buone spirituali sono così buone che, anche se ci trovano non buoni, tuttavia ci renderanno buoni; non possiamo averli davvero, ed essere diversi da loro

4.) Il godimento delle cose buone esteriori non è una prova, non si può fare alcun argomento, che un uomo sia buono. Eppure, quanti si attengono a questa evidenza, benedicendo se stessi perché sono benedetti esteriormente! (J. Caryl.)

6 CAPITOLO 5

Giobbe 5:6-7

L'afflizione non viene dalla polvere.

Sofferenza umana:

"L'afflizione non viene dalla polvere, né l'afflizione sgorga dal suolo". La responsabilità dell'uomo verso la sofferenza è una delle verità più palpabili rivolte alla nostra osservazione o esperienza, e allo stesso tempo una delle più toccanti che possono suscitare le suscettibilità di una mente ben regolata. Innumerevoli e diversificate sono le cause immediate o prossime da cui scaturiscono questi dolori. Lo studio della sofferenza umana è indiscutibilmente malinconico, e ad alcuni può apparire non solo cupo, ma anche inutile. È quindi, al di sopra di ogni cosa, opportuno che noi ci sforziamo di trarre dalla sofferenza il suo dovuto miglioramento, come parte e parte importante dei rapporti verso di noi di un Dio di misericordia, un Dio che si è impegnato a far cooperare tutte le cose per il bene del Suo popolo

(I.) C'è qualcosa in noi stessi che ci espone naturalmente o necessariamente alla sofferenza? Il testo almeno insinua che ci sia. È forte anche nella sua affermazione negativa, e piena di significato, quando ci informa che "l'afflizione non viene dalla polvere". La ragione ci dice che in noi stessi ci deve essere qualche causa provocante dei guai che proviamo. Dobbiamo aver offeso il nostro Creatore. La rivelazione risolve la questione su una base più sicura. Il grande fatto è che con il peccato la razza umana ha acquistato il dolore, e con la sua colpa lo ha provocato. Mai è vissuto e morto un uomo la cui storia non abbia fornito innumerevoli prove della dipendenza del dolore dal peccato. In molti casi possiamo far risalire una determinata afflizione a un determinato peccato. Questi casi riguardano sia individui che nazioni

(II.) Dio ha in vista un fine benevolo nell'infondere l'afflizione così copiosamente nel calice della nostra sorte temporale? Che la sofferenza, mentre si riconduce al peccato, come causa che la provoca, sia misurata dal Dio del cielo, e sia decisamente sotto il Suo controllo, allo stesso tempo per grado e durata, è una verità che riteniamo non necessario soffermarsi a dimostrare. Come possiamo conciliare l'azione divina in materia con la bontà e l'amore che, mentre caratterizzano, allo stesso tempo costituiscono, la gloria e la grandezza della Sua natura?

1.) Dio manda spesso afflizioni ai Suoi nemici allo scopo di sciogliere i loro cuori e sottometterli a Sé. Anche nel mondo naturale, e nella condotta degli uomini, siamo a conoscenza di una cosa come la produzione del vero bene dal male apparente. Ogni giorno e ogni ora Dio sta facendo le dispensazioni della Sua provvidenza, più specialmente le dispensazioni afflittive, per servire, per spianare la strada e per promuovere gli scopi della Sua grazia. Come Dio polverizza, purifica e rinvigorisce il suolo affaticato con le forti raffiche, le gelate pungenti e le nevi vaganti dell'inverno, preparandolo così per una favorevole accoglienza del seme da parte del coltivatore in primavera, così Dio non di rado, con la rude tempesta dell'avversità o l'agghiacciante visita dell'afflizione, si addolcisce, sciogliere e preparare i cuori sterili dei figlioli degli uomini per il buon seme della Parola di verità

2.) Dio manda spesso afflizione ai Suoi nemici in vista della loro conversione in amici. E quando lo visita al Suo popolo, è allo scopo di promuovere il loro miglioramento e avanzamento nella vita Divina. Anche nel caso dei malvagi, i giudizi di Dio non sono necessariamente di carattere penale. Ma uniformemente, e senza eccezione, nel caso del Suo popolo genuino, l'afflizione è inviata nell'amore. E inconcepibilmente vari sono i fini benevoli che l'afflizione è calcolata per servire e promuovere. Impara che dobbiamo essere umili nell'afflizione. La semplice riflessione che scaturisce ed è attribuibile alla nostra disobbedienza e colpa dovrebbe essere sufficiente a richiamare e a mantenere viva questa emozione. Dovremmo anche imparare ad essere rassegnati quando la mano dell'Onnipotente si posa su di noi. E in ogni caso dovremmo cercare di migliorare l'afflizione per la gloria di Dio e il nostro bene. (W. Craig.)

Gli usi della sofferenza:

È una cosa comune per gli uomini considerare il dolore come un male totale. Ma una riflessione più profonda mostra che la sofferenza non è quindi un male puro, una cosa da temere e odiare completamente. È spesso uno strumento impiegato a fin di bene

(I.) La sofferenza non può essere totalmente malvagia

1.) Una vita senza problemi sarebbe una delle cose peggiori per l'uomo

2.) Nulla di ciò che è una necessità della nostra natura è completamente malvagio. La sofferenza è una di quelle cose che nessuno può evitare in questo stato imperfetto dell'esistenza

3.) Gli innocenti spesso soffrono. Si sopporta una grande quantità di dolore che non può essere considerato retributivo, non può essere definito punizione. Guardate la creazione animale e i dolori che gli uomini sopportano ingiustamente: i crudeli torti dei poveri schiavi, dei prigionieri innocenti e dei popoli oppressi

4.) Le nature più dotate sono le più suscettibili al dolore

5.) Gesù Cristo accondiscese a sopportare la sofferenza

(II.) La sofferenza risponde a scopi utili

1.) È una forza motrice nello sviluppo della civiltà

2.) È una delle grandi forze rigenerative della società

3.) Uno degli usi più benefici consiste nel suo potere preventivo

4.) È la condizione necessaria del sacrificio

5.) Offre spazio per l'esercizio delle virtù passive

6.) Renderà le gioie del cielo più ricche e dolci. Ricordate che ogni disciplina beneficia o danneggia a seconda dello spirito con cui la riceviamo. (T. W. Mays, M.A.)

I guai della vita divinamente stabiliti:

(I.) Questo è un mondo problematico

1.) Gli elementi di cui è composto il mondo non sono solo fastidiosi, ma spesso distruttivi per l'umanità

2.) I grandi cambiamenti che avvengono nel mondo di anno in anno lo rendono non solo fastidioso, ma molto angosciante e distruttivo per i suoi abitanti. Ognuna delle quattro stagioni dell'anno porta con sé prove, fatiche, pericoli e malattie particolari

3.) Molte parti del mondo sono piene di una grande varietà di animali, che sono estremamente ostili e fastidiosi per l'umanità

4.) Questo mondo è pieno di male, a causa della depravazione morale che prevale universalmente tra i suoi abitanti umani. L'uomo è il più grande nemico dell'uomo

5.) Questo è un mondo problematico a causa delle gravi e complicate calamità che vengono inflitte dalla mano immediata di Dio

(II.) Perché Dio ha ordinato questo stato di cose? Avrebbe potuto rendere questo mondo libero da problemi come lo è ora qualsiasi altro mondo, o addirittura lo sarà. C'è ragione di credere che Dio abbia formato il mondo in vista dell'apostasia di Adamo, e lo abbia adattato allo stato previsto della sua posterità peccatrice

1.) Dio ha ordinato che questo sia un mondo problematico, perché l'umanità merita guai

2.) Per svezzare l'umanità da esso

3.) Preparare coloro che lo abitano al loro stato futuro e finale. Miglioramento-

(1) Poiché Dio ha ordinato che questo sia un mondo problematico, è un grandissimo favore che Egli ci abbia dato la Sua Parola, che dispiega i Suoi disegni saggi e santi nel fare e governare tutte le cose

(2) Dio ha sagge e buone ragioni per non rendere questo mondo più problematico di quanto non sia

(3) Poiché tutti sono nati per i guai, alcuni non sono molto più felici di altri come immaginiamo

(4) È follia e presunzione aspettarsi di sfuggire ai mali comuni della vita e di godere di prosperità e felicità ininterrotte

(5) Dovremmo vivere nell'esercizio universale della simpatia e della compassione, e nella sottomissione alla volontà di Dio

(6) Tutti coloro che vivono in questo mondo problematico dovrebbero essere veramente religiosi. (N. Emmons, D.D.)

Sull'afflizione:

(I.) L'afflizione è l'appuntamento della Provvidenza. Ciò che la vanità della falsa scienza attribuirebbe alle cause seconde è, con una sana osservazione, così come con gli scritti sacri, attribuito alla provvidenza di Dio. Non è né l'effetto del caso né il risultato di una cieca necessità. Qui la felicità completa non è la parte destinata dei mortali. Su questo punto l'esperienza personale non contraddice il rapporto di osservazione generale. "Siamo nati per i guai come le scintille volano verso l'alto". Il presente è una fase di prova. Nella prima fase del nostro essere siamo sottoposti alla disciplina morale. Per uno stato di prova, la sofferenza è necessaria

(II.) L'afflizione ha lo scopo di migliorare la nostra natura e promuovere la nostra felicità. Contribuisce molto alla formazione di un carattere che sia amabile e rispettabile. Purifica l'anima, rafforza la simpatia reciproca e ci rende uomini di natura più mite. Produce pia rassegnazione e umiltà. L'avversità è un mezzo felice per correggere l'indole altezzosa. L'afflizione ha spesso umiliato i potenti. Genera forza d'animo. Un popolo coraggioso e generoso, diventando ricco e lussuoso, perde la sua intrepidezza marziale e la sua virtù. Coloro che lottano con i pericoli e le difficoltà acquistano la più alta energia dell'anima, uno spirito fermo e intrepido, che non è turbato da apprensioni e allarmi, e nemmeno inorridito dal pericolo che minaccia l'esistenza. L'afflizione ci fa bene moderando il nostro attaccamento al mondo. Quando l'angelo dell'avversità toglie ai ricchi quei doni che assorbivano il loro affetto, si fissa maggiormente sul Donatore. L'afflizione è la correzione salutare di un Padre, che intende che essa produca in ultima analisi la felicità dei Suoi figli. Il Signore fa sorgere il bene dal male. I problemi presenti sono connessi con la felicità futura. Allora "non rattristatevi come quelli che non hanno speranza". Non indulgete mai a vedute cupe della vita umana, né mormorate al castigo dell'Onnipotente. Agisci sempre una parte virtuosa. È la colpa, e solo la colpa, che arma l'afflizione con i pungiglioni degli scorpioni. Sii virtuoso, e non avrai mai l'amarezza del rimorso da aggiungere alla gravità della sventura. (T. Laurie, D.D.)

Sulle afflizioni:

Perché è permesso alla miseria di entrare nella creazione, di interromperne l'armonia, di deturpare la sua bellezza e di contrastare il piano del Creatore? Alcuni pagani hanno dedotto che il mondo non può essere sotto la cura e la direzione di un sovrintendente onnipotente. Alcuni filosofi dicono che le anime degli uomini erano esistite in uno stato precedente, e che i mali e le sofferenze di questa vita dovevano essere considerati come inflizioni per crimini commessi nel loro stato di preesistenza. Altri hanno formulato l'ipotesi di due esseri supremi, co-eterni e co-eguali, che agiscono in opposizione l'uno all'altro. Gli scritti sacri danno un resoconto diverso di quei mali che affliggono l'umanità. È in loro insegnato che lo stato degenerato della nostra natura richiede una tale correzione e disciplina, una tale mescolanza di bene e male come ora osserviamo e sperimentiamo nel mondo. Il nostro attuale stato d'essere è uno stato di prova o una scuola di virtù. Le afflizioni, lungi dall'essere indizi del fatto che Dio trascura e trascura le Sue creature, sono espressioni della Sua cura e del Suo affetto paterno. Le afflizioni del cielo non sono mai mandate se non con un'intenzione misericordiosa. Notate alcuni vantaggi morali e religiosi che possono derivare dalle afflizioni

1.) Le afflizioni hanno una tendenza naturale a formarci alla virtù disponendo la mente alla considerazione. Il peccato non può superare la prova della considerazione. La sofferenza ha una tendenza naturale a riformare i disobbedienti e gli involontari, a confermare e migliorare le virtù del bene, e ad assicurare e promuovere la felicità futura di entrambi

2.) Le sofferenze ci ricordano la provvidenza di Dio e la nostra dipendenza. Lo fanno con la convinzione che portano che la nostra forza non è altro che debolezza, e che siamo soggetti a infermità che non possiamo rimuovere, e a bisogni che non possiamo soddisfare.

3.) Le sofferenze tendono a correggere in noi un attaccamento troppo parziale e limitato al mondo. È senza dubbio nel potere effettivo dell'Onnipotente assicurarci un passaggio agevole e facile attraverso questa valle della vita, e proteggerci da ogni male. Ma ciò che la Sua potenza potrebbe concedere, la Sua saggezza ritiene opportuno trattenerlo. Nel nostro stato futuro, quando adotteremo una visione retrospettiva delle nostre vite, queste appariranno in una luce molto diversa da quella in cui le vediamo attualmente. Quelle che ora consideriamo disgrazie e afflizioni sembreranno essere state misericordie e benedizioni. Vedremo che le intenzioni della Divinità erano benevole quando le Sue inflizioni sembravano severe. Andiamo dunque incontro a ogni dispensazione della Provvidenza con la più sottomessa rassegnazione alla volontà di quel Sovrano di natura sommamente misericordioso, la cui infallibile saggezza può da sola determinare ciò che è bene o male per noi, e la cui illimitata bontà dirigerà infine tutte le cose alla felicità delle Sue creature. (G. Carr.)

Preparazione e miglioramento delle nostre afflizioni:

Le parole di Elifaz implicano che lo stato generale dell'uomo in questo mondo è uno stato di difficoltà e afflizione. Eppure queste afflizioni e quei problemi non crescono da una certa fonte regolare e costante della natura, né sono semplicemente accidentali e casuali. Essi sono inviati, disposti, diretti e gestiti dalla condotta e dalla guida della saggissima provvidenza di Dio Onnipotente. Se non ci fosse altro fine nella tagliente provvidenza di Dio se non quello di mantenere gli uomini umili e disciplinabili, le Sue vie sarebbero altamente giustificate

(I.) Quale preparazione è degna di essere fatta ogni uomo prima che vengano le afflizioni

1.) Una solida convinzione della verità che nessun uomo può in alcun modo aspettarsi di essere esente dalle afflizioni. Ogni uomo condivide le comuni calamità pubbliche. E ogni uomo ha i suoi mali personali, come quelli che capitano al corpo, alla proprietà, al nome, o agli amici e ai parenti degli uomini. Nessun uomo è mai esente da queste croci per alcun privilegio speciale, e talvolta esse sono cadute insieme nella loro perfezione, anche su alcuni degli uomini migliori di cui leggiamo. Anche la pietà e l'integrità più sincere del cuore e della vita non possono dare a nessun uomo alcuna esenzione o privilegio da afflizioni di qualche tipo. Questa considerazione può mettere a tacere quel mormorio e quel malumore inquieto e orgoglioso che spesso sorge nelle menti degli uomini buoni; Sono pronti a pensare di essere feriti se cadono sotto le calamità che colpiscono l'umanità. A volte assumono persino l'idea di essere odiati o abbandonati da Dio perché gravemente afflitti

2.) Un altro preparativo è quello di ragionare su noi stessi per eccesso di amore e valutazione del mondo. La filosofia ha fatto qualche breve saggio in questa faccenda, ma la dottrina del Vangelo ha fatto di più

(1) Fornendoci una stima e una valutazione chiara e chiara di questo mondo; e

(2) mostrandoci un patrimonio più prezioso, certo e durevole dopo la morte, e un modo per ottenerlo

3.) Un altro preparativo è quello di mantenere la pietà, l'innocenza e una buona coscienza prima che arrivino. Avere l'anima il più possibile libera dalla colpa del peccato, con una vita innocente e vigilante nel tempo della nostra prosperità, e con un sincero e cordiale pentimento per il peccato commesso

4.) Il prossimo preparativo è acquisire una mente umile. Quando l'afflizione incontra un cuore orgoglioso, pieno di opinioni sul proprio valore e sulla propria bontà, sorgono più problemi e tumulti di quanti ne possano derivare dall'afflizione stessa. Se un uomo considera rettamente, ha molte ragioni importanti per mantenere la sua mente sempre umile

5.) Un altro preparativo è una rassegnazione ferma e risoluta di un uomo alla volontà e al beneplacito di Dio Onnipotente. Quella volontà è sovrana, saggia e benefica

6.) L'ultimo preparativo è: lavora per ottenere la tua pace con Dio attraverso Gesù Cristo

(II.) Come le afflizioni che incombono su di noi devono essere accolte, intrattenute e migliorate

1.) Un uomo nell'afflizione dovrebbe avere la dovuta considerazione di Dio come un Dio di infinita saggezza, giustizia e misericordia

2.) Dovrebbe rendersi conto che le afflizioni non sorgono dalla polvere, ma sono inviate e gestite dalla saggia indole di Dio Onnipotente

3.) Che i migliori degli uomini sono visitati dalle afflizioni, ed è solo necessario che

4.) Che tutte le dispensazioni divine sono tanto benefiche o dannose quanto vengono ricevute e utilizzate

5.) Le conseguenze di tutte queste considerazioni ci portano ai seguenti doveri: Ricevere l'afflizione con tutta umiltà, pazienza e sottomissione di mente; per tornare a Dio, che affligge; pregare Dio; dipendere e confidare in Dio; essere grati; a porci in una debita ricerca ed esame dei nostri cuori e delle nostre vie

(III.) Il temperamento e la disposizione d'animo che dovremmo avere dopo e dopo la liberazione dalle afflizioni

1.) Dobbiamo solennemente rendere i nostri umili e sinceri ringraziamenti a Dio Onnipotente

2.) Sforzarsi di esprimere la gratitudine con un'obbedienza sincera e fedele alla volontà di Dio

3.) Fai attenzione che il cuore non sia innalzato nella presunzione di Dio. E...

4.) Sii vigile e vigile per evitare che il male ti prenda alla sprovvista. Nulla è più suscettibile di procurare afflizione della sicurezza e dell'impreparazione della mente. È bene anche tenere le liberazioni lontane dall'afflizione nella memoria. (M. Hale.)

L'afflizione è ragionevole?-

Questo mondo è davvero quello che sembra: una fase passeggera per la disciplina e il miglioramento degli esseri destinati a un'altra esistenza. Una cosa, tuttavia, è teorizzare sobriamente e razionalmente il mirabile piano della Provvidenza, e un'altra è applicare la verità che è così riconosciuta praticamente a noi stessi. Anche se non possiamo fare a meno di credere a ciò che sembra essere vero, tale convinzione può essere molto breve per determinarci a fare ciò che sembra ragionevole. Di qui la divergenza tra professione e pratica, tra principio e condotta, che appare nel mondo. E da qui la necessità di alcuni motivi più urgenti e operativi di quelli della mera ragione e convinzione astratta, per costringere alle verità della nostra religione divina un'attenzione tale da far sentire la sua efficacia in modo salvifico. Se il primo e il più grande degli usi dell'avversità è quello di condurci alla conoscenza di Dio, il secondo per importanza è quello di farci sentire per i nostri simili e di mettere in pratica le nostre carità dormienti. Che razza di uomo è colui che può guardare impassibile lo spettacolo pietoso della miseria umana che la vita quotidiana offre? In verità, non uno che si approvi al suo Dio o si raccomandi ai suoi simili. Il modo in cui Dio ci tratta ha il suo principale riferimento alla purificazione dei nostri cuori e delle nostre menti, e allo sviluppo delle nostre facoltà e dei nostri affetti. Nella misura in cui questi fini vengono raggiunti, i propositi della Sua provvidenza sono esauditi. Ma il Suo oggetto rivendica la Sua bontà, i Suoi mezzi approvano la Sua sapienza. Per quanto sia importante il dovere di soccorrere gli afflitti, esso è subordinato a quello ancora più importante di purificare il nostro cuore e la nostra mente e di rinnovare in noi uno spirito retto. Infatti, è solo quando il primo è subordinato al secondo di questi doveri che può essere religiosamente lodato. Abbiamo, dunque, qualche viscera di compassione verso i nostri simili, o qualche sentimento di gratitudine verso Dio, se rifiutiamo quel liberale esercizio di carità che Egli ha così graziosamente promesso di considerare come fatto a Se stesso per imputazione? I mezzi con i quali siete stati benedetti dalla Provvidenza non vi sono stati conferiti principalmente o principalmente per il vostro bene. (S. O'Sullivan, A.M.)

La brevità e la vanità della vita umana:

(I.) Una descrizione patetica della brevità, ecc., della vita umana. Afflizioni e calamità di innumerevoli tipi sembrano necessariamente e costantemente accompagnare la vita dell'uomo

(II.) Una dichiarazione che queste miserie e problemi non derivano dal caso o dalla necessità. Essi provengono dalla sapiente provvidenza di Dio che governa il mondo. Questo, in verità, è l'unico vero e solido conforto che possa essere offerto a una mente razionale e premurosa

(III.) È implicito che ci sono molti fini giusti, buoni e utili a causa dei quali Dio permette così tante afflizioni

1.) Alcune di quelle cose che di solito stimiamo tra i problemi e le afflizioni della vita sono tali che possono giustamente, e devono necessariamente, essere risolte nell'assoluta sovranità e dominio di Dio. Di questo tipo sono la mortalità in generale e la brevità della vita umana; l'ineguale distribuzione delle ricchezze e dell'onore e delle buone cose di questa vita presente; le diverse capacità e abilità della mente; i diversi temperamenti e costituzioni del corpo; i diversi stati e condizioni in cui Dio ha originariamente posto l'uomo nel mondo. Di queste cose non si può e non si deve tenere conto se non della sovranità e del dominio assoluti di Dio. Non ha il Signore il diritto di impiegare i Suoi servi in quali diverse posizioni Gli piace, più o meno onorevoli, purché, nella Sua distribuzione finale, tratti equamente ciascuno di loro nei loro diversi e rispettivi gradi?

2.) La maggior parte dei problemi della vita, e delle afflizioni di cui siamo inclini a lamentarci, non sono affatto l'immediata e originale nomina di Dio, ma i meri effetti e le conseguenze naturali del nostro peccato. La maggior parte dei peccati, anche nelle conseguenze naturali delle cose, sono, in un momento o nell'altro, accompagnati dalla loro giusta punizione. Questa considerazione dovrebbe farci accettare, con tutta umiltà e pazienza, a quel peso che non Dio, ma le nostre stesse mani ci hanno imposto. Ma anche le afflizioni che sono le conseguenze della nostra follia possono, con un saggio miglioramento, sopportandole come ci conviene, ed esercitandoci alla saggezza sotto di esse, diventare materia di un'eccellente virtù, e possono trasformarsi in occasione di molti vantaggi religiosi

3.) Alcune delle più grandi afflizioni e calamità della vita sono gli effetti dei giudizi pubblici di Dio sul mondo per la malvagità e l'empietà degli altri. Questi sono motivi sufficienti di contentezza e acquiescenza, di sottomissione volontaria e di rassegnazione alla volontà divina. I fini che Dio intende nelle afflizioni sono quattro:

1.) Per insegnarci l'umiltà e un giusto senso della nostra indegnità

2.) Per condurci al pentimento per i nostri errori passati

3.) Per svezzarci da un amore troppo affettuoso per il mondo presente

4.) Provare, migliorare e perfezionare le nostre virtù, e fare di alcune persone particolari eminenti esempi di fede e pazienza per il mondo. Due inferenze

(1) È una conclusione molto sbagliata e ingiusta immaginare, con gli amici di Giobbe, che chiunque sia molto afflitto debba essere stato di conseguenza molto malvagio, e che Dio sia molto adirato con lui

(2) Da ciò che è stato detto appare una grande ragione per gli uomini di rassegnarsi con tutta pazienza alla volontà di Dio; e di fare affidamento su di Lui con piena fiducia e certezza (in tutte le possibili circostanze della vita) che Egli dirigerà le cose finalmente a nostro vantaggio. (S. Clarke, D.D.)

I problemi fanno parte della vita umana:

Una vita senza problemi sarebbe molto poco interessante. Le nostre opportunità di grandezza si restringerebbero se le prove fossero eliminate. Guardai un tramonto glorioso, meravigliandomi della bellezza di cui i cieli della sera erano tutti in fiamme, e adorando Colui che dava loro il loro incomparabile colore. La sera seguente ricorsi nello stesso luogo, sperando di essere di nuovo rapito dalla splendida pompa del giorno finale, ma non c'erano nuvole, e quindi non c'erano glorie. È vero, c'era il baldacchino di zaffiro, ma non c'era una magnifica schiera di nuvole a formare masse dorate con bordi di cremisi ardente, o isole della più bella tonalità incastonate in un mare di smeraldo; Non c'erano grandi conflagrazioni di splendore o picchi fiammeggianti di montagne di fuoco. Il sole era splendente come prima, ma per mancanza di nuvole scure su cui riversare il suo splendore la sua magnificenza non fu rivelata. Un uomo che vivesse e morisse senza prove sarebbe come un sole al tramonto senza nuvole; avrebbe avuto scarse opportunità di mostrare quelle virtù di cui la grazia di Dio lo aveva dotato. (C. H. Spurgeon.)

8 CAPITOLO 5

Giobbe 5:8,9

Cercherei Dio.

Meraviglie e preghiere:

Nulla potrebbe essere migliore del consiglio offerto nel testo, nulla di più certo delle basi su cui egli fonda il suo consiglio. Cercare Dio e diffondere la propria causa dinanzi a Lui, questa deve essere la cosa migliore da fare in qualsiasi emergenza. Il meraviglioso non avviene forse spesso nella vita umana? È solo nel grande mondo che avvengono le meraviglie, le elevazioni inaspettate e grandi, le svolte, gli svolgimenti, la luce e l'aiuto? Non è forse la mera cecità che rifiuta di vedere il meraviglioso nella nostra sfera e lo cerca lontano nei tempi antichi o su lidi stranieri? Se crediamo che Dio abbraccia e pervade tutta la vita umana, non vedremo la Sua mano in tutte queste cose e impareremo a guardare a Lui con aspettativa, qualunque siano le nostre circostanze?

(I.) Perché, allora, non ci aspettiamo da Dio cose meravigliose?

1.) Una ragione è che ci basiamo troppo sull'esperienza passata. Abbiamo difficoltà ad elevarci al di sopra del familiare

2.) Alcuni pensano troppo alla legge. L'idea della legge che pervade tutte le cose, non solo i fatti e i fenomeni della natura, ma anche il pensiero e il sentimento, l'anima e il cuore, si è impressa profondamente in molte menti. Sembra che non ci sia spazio per lo strano, per il meraviglioso. Gli uomini dimenticano due cose, la libertà e Dio. Uno spirito è qualcosa che non è incluso nel rigido sistema di leggi. Uno spirito è esso stesso una causa, e ha origine. Produce. Ciò risiede nella natura stessa di un essere morale; e Dio è infinitamente libero, e tratta l'anima in modi imperscrutabili

3.) Gli uomini pensano solo al proprio lavoro, e non a quello di Dio. Di conseguenza, si assestano in piccole aspettative

4.) Temiamo di diminuire la nostra diligenza aspettandoci che cose grandi e meravigliose vengano fatte per noi

(II.) Alcuni motivi per cui dovremmo nutrire l'attesa dei grandi e dei meravigliosi. Tale attesa è essenziale per lo spirito orante. La preghiera attende grandi cose. Non potrebbe infondere coraggio e gioia in noi nella nostra sfera individuale, se potessimo vivere abitualmente nella convinzione che Dio può fare cose sorprendenti per noi, sollevandoci dalle difficoltà, aprendoci una via dove non appare? (J. Leckie, D.D.)

Riferite tutto a Dio:

Zachary Macaulay e Wilberforce, gli amici degli schiavi, vivevano l'uno vicino all'altro ed erano grandi amici. Quest'ultimo aveva un'opinione così alta della cultura del primo che quando voleva informazioni su qualsiasi questione, gridava scherzosamente: "Vieni, andiamo a vedere a Macaulay". Paragonare le piccole cose alle grandi, questo è proprio ciò che dovremmo fare quando ci troviamo in una difficoltà morale. "Venite", dovremmo dire, "cerchiamo di vedere in Cristo: che cosa vorrebbe che dicessimo o facessimo in questa materia?" È principalmente perché la Bibbia ci dice che la mente di Dio come rivelata in Gesù Cristo è una lampada per i nostri piedi e una luce sul nostro sentiero. (Fremo.)

che fa cose grandi e imperscrutabili.

Il grande Dio come visto da un illuminato religioso naturale:

Lo considerava come...

(I.) Un Dio degno di fiducia. Quattro cose dimostrano l'affidabilità dell'Onnipotente

1.) Il suo amore. Non potevamo fidarci di un Dio che non amava. Prima di affidare la nostra causa, il nostro interesse, il nostro tutto a qualsiasi essere, dobbiamo essere certi del suo amore per noi

2.) La sua sincerità. La veridicità è alla base dell'affidabilità. È, ahimè, troppo vero che ci fidiamo del falso, ma ci fidiamo di loro credendo che siano veri. Dio è vero in se stesso. Egli è la verità. Egli è l'Unica Grande Realtà nell'universo. Dio è verace nelle Sue rivelazioni. È "impossibile per Lui mentire".

3.) La sua capacità. La capacità di realizzare ciò che ci aspettiamo e di cui abbiamo bisogno nell'oggetto in cui confidiamo è essenziale per l'affidabilità

4.) La sua costanza. La costanza è essenziale per l'affidabilità

(II.) Che lo considerava un Dio che operava prodigi. Il suo Dio non era semplicemente un Dio degno di fiducia, ma un Dio attivo

1.) Elifaz si riferisce alle Sue opere in generale, "che fanno cose grandi e imperscrutabili; cose meravigliose senza numero", o come dice il margine, "finché non ci sia più numero" - passando oltre i limiti del calcolo aritmetico. A tutte le Sue numerose opere egli applica gli epiteti di "grande", "imperscrutabile", "meraviglioso". Le sue opere nell'universo materiale sono meravigliose. Sfogliate tutte le ciclopedie scientifiche nelle biblioteche del mondo e avrete solo pochi esemplari delle Sue meravigliose imprese. Prendete il microscopio e potrete, come Lauwenhoeck, scoprire un miliardo di animalcul&ae;, la cui mole unita non supererà la dimensione di un granello di sabbia, e tutte aventi formazioni distinte, con tutta la gamma di funzioni essenziali per la vita. Prendete il telescopio: e osservate "la Via Lattea", e troverete i soli centrali di un milione di sistemi tutti più grandi dell'economia solare a cui appartiene il nostro piccolo pianeta. Le sue opere nel mondo spirituale sono ancora più meravigliose

2.) Elifaz si riferisce in particolare alle Sue opere

(1) Si riferisce alla sfera vegetale. "Egli dà la pioggia sulla terra e manda l'acqua sui campi". Che benedetta è la pioggia! Nelle stagioni di siccità il suo valore è molto sentito. I nostri piccoli saggi attribuiscono la pioggia a certe leggi: ci indicano il cambiamento dei venti e il cambiamento delle temperature come cause della pioggia. Ma questo vecchio saggio di Ternan riferiva le docce a Dio. "Egli dà la pioggia sulla terra". Questa è la filosofia ispirata

(2) Si riferisce alla sfera umana. Vede Dio nella storia umana. Nella condotta di Dio verso l'umanità egli vede due cose. Favorisce il bene. Egli confonde il male. (Omilestico.)

Dio un grande lavoratore:

Le opere di Dio rispondono allo stile o agli attributi di Dio. Egli è un grande Dio, e le Sue sono grandi opere. Le opere di Dio parlano di un Dio. E qui ci sono quattro cose dette in questo solo versetto, delle opere di Dio, che parlano ad alta voce: questo è il dito di Dio. Prima li raggrupperò insieme, e poi li prenderò e li peserò a pezzi

1.) Grandi cose

2.) Non ricercabile

3.) Meraviglioso

4.) Innumerevoli; o senza numero. Nessuna opera dell'uomo o dell'angelo è capace di un marchio così quadruplice come questo; no, né alcuna opera di tutte le creature messe insieme. L'uomo può scandagliare le opere dell'uomo, le sue vie più vicine non sono al di là della scoperta. Più direttamente. Primo, Egli fa grandi cose. C'è una grandezza in tutto ciò che Dio fa: il grande Dio lascia, per così dire, l'impronta della Sua grandezza anche su quelle cose che consideriamo piccole: le piccole opere della Natura hanno in sé una grandezza considerata come fatta da Dio; e le piccole opere della Provvidenza hanno in sé una grandezza, considerata come fatta da Dio: se la cosa che Dio fa non è grande in se stessa, tuttavia è grande perché la fa. Ancora, quando si dice che Dio fa grandi cose, non dobbiamo intenderlo come se Dio non si occupasse di piccole cose, o come se lasciasse passare le piccole cose del mondo e non si immischiasse in esse: grande in questo luogo non esclude il piccolo, perché Egli non fa solo grande, ma piccolo, anche le cose più piccole. I pagani dicevano che il loro Giove non aveva tempo di essere presente a fare piccole cose, o che non gli spettava di assistervi. Dio assiste al fare le piccole cose, ed è Suo onore farlo. Voi direte: "Che cos'è questa grandezza e che cosa sono queste grandi cose?". Accennerò a una risposta a entrambi, per chiarire le parole. C'è una duplice grandezza nelle opere di Dio. C'è (così possiamo distinguere) - Primo, la grandezza della quantità. In secondo luogo, la grandezza della qualità o virtù. E come queste opere della creazione, così le opere della provvidenza sono grandi opere: quando Dio distrugge grandi nemici, la grandezza della Sua opera è proclamata. Così, grandi opere di misericordia e di liberazione per il Suo popolo sono gridate di ammirazione, e ci ha dato una liberazione come questa, dice Esdra 9:13. Le opere spirituali di Dio sono ancora molto più grandi; L'opera di redenzione è chiamata una grande salvezza. È proprietà di Dio fare grandi cose, e poiché è sua proprietà, Egli può fare facilmente cose grandi come piccole. E se è proprietà di Dio fare grandi cose, allora è un dovere in noi aspettarci grandi cose

1.) Chi compie grandi opere deve avere grandi lodi

2.) Vedendo che Dio fa grandi opere per noi, mostriamo grande zelo per il grande amore verso il Signore. (J. Caryl.)

Non ricercabile.-

Le opere di Dio imperscrutabili:

E queste opere sono imperscrutabili, in due modi. In primo luogo, per quanto riguarda il modo di agire: non possiamo scoprire i modi e gli espedienti dell'opera di Dio. Le sue vie sono nell'abisso e le sue orme non sono conosciute. In secondo luogo, le Sue opere sono imperscrutabili nelle loro cause o fini; ciò a cui Dio mira o intende, ciò che lo spinge o lo provoca a tale condotta è di solito un segreto. Egli fa cose di cui nessuno può rendere conto, o dare una ragione. Se le opere di Dio sono imperscrutabili, allora, dobbiamo sottometterci alle dispensazioni di Dio, qualunque esse siano; sebbene non siamo in grado, secondo la ragione, di darne conto. (Ibidem)

11 CAPITOLO 5

Giobbe 5:11

Affinché coloro che piangono possano essere esaltati alla salvezza.

L'esaltazione e la sicurezza del penitente:

(I.) Del carattere che Dio approva. Quella degli umili e dei contriti

1.) Non si rivolge a coloro che sono bassi e depressi nelle circostanze esteriori. L'umiltà divina è l'effetto della grazia

2.) Non ci può essere vera umiliazione per il peccato che non si esprime nella tristezza secondo Dio

(II.) Come esprime tale approvazione. "Egli resiste ai superbi; Egli dà grazia agli umili". Dio esprime la Sua approvazione per i Suoi santi, non solo con la loro elevazione a privilegi e onori elevati, ma anche con la loro sicurezza. (Stephen Bridge, M.A.)

12 CAPITOLO 5

Giobbe 5:12

Lui delude gli stratagemmi degli astuti.

La delusione dell'astuto:

La parola "astuto" può significare "prudente", ma di solito denota coloro che sono malvagiamente "astuti". Il significato del testo è che con quanta arte e astuzia gli uomini malvagi possono ordire le loro trame e i loro cattivi disegni, c'è un Dio che può e spesso li delude e li confonde, li rende vani e di nessun effetto

(I.) Quando possiamo supporre che le delusioni degli stratagemmi degli uomini astuti provengano da Dio? Cioè, come gli effetti straordinari della Sua particolare e speciale provvidenza. Non è necessario fare riferimento a quelli che sono miracolosi

1.) Quando una delusione si verificherà in un modo evidentemente strano, sorprendente e insolito

2.) La mano di Dio è in quelle delusioni che coinvolgono gli uomini o in quegli stessi mali che avevano preparato per gli altri, o almeno in altri, per la loro tristezza e dolore, non dissimili da loro

3.) Quando le macchinazioni degli uomini malvagi incontreranno fortunatamente una delusione, proprio in quel momento, quando saranno mature e pronte per l'esecuzione

4.) Quando gli uomini buoni, nel momento stesso in cui pregano per la delusione del loro nemico, otterranno il loro desiderio

5.) Quando un gran numero di incidenti imprevisti dovrà, per così dire, cospirare per iniziare, continuare e alla fine consumare qualsiasi delusione notevole

(II.) Quanto eminentemente apparve la mano di Dio nelle liberazioni di questa nazione. Che noi oggi, 5 novembre, commemoriamo

(III.) Inferenze pratiche. Le liberazioni di Dio dovrebbero...

1.) Scoraggiare gli astuti dal formare altri schemi

2.) Incoraggiaci, in tutte le nostre ristrettezze e difficoltà, a riporre la nostra speranza e la nostra fiducia in Dio

3.) Rivolgere le nostre fervide preghiere a Dio per ricevere aiuto nel momento del bisogno

4.) Poiché Dio ha fatto cose così meravigliose per noi, dobbiamo essere sicuri di non dimenticare di glorificarlo. (Sir Wm. Dawes, Bart., D.D.)

I progetti di progettazione di uomini ambiziosi sconfitti:

1.) È stata una questione di fatale esperienza che ci sono sempre stati, in tutte le epoche del mondo, disegni di uomini malvagi e disegni di malizia; ed è coerente con la saggezza e la bontà di Dio soffrire che progettano uomini che portino avanti i loro ambiziosi progetti con una probabile dimostrazione di successo

(1) Possibilmente per esercitare la prudenza e il coraggio degli innocenti, e virtuosi, quando i loro disegni sono molto profondi

(2) Scoprire l'inveterata malizia e la segreta crudeltà del temperamento di quegli uomini che, sotto i nomi calmi, miti e accattivanti della religione e del bene pubblico, non si attengono a nessuna malvagità per spingere i loro oscuri disegni

(3) Forse che Dio possa manifestare la Sua particolare e vigilante cura per la Sua Chiesa, ridotta anche alle estremità

2.) Questi espedienti sono stati, per la buona provvidenza di Dio, miracolosamente sconfitti. Sono stati vanitosi, non solo nei confronti di altri contro i quali sono stati rivolti, ma anche dannosi nei confronti di coloro che li hanno escogitati

3.) Il risultato naturale di questi particolari è lodare Dio, e noi, essendo liberati, dovremmo glorificarLo. (Tho. Whincop, D.D.)

13 CAPITOLO 5

Giobbe 5:13

Egli prende i saggi nella loro astuzia.

1.) La saggezza degli uomini naturali non è altro che astuzia o ingegno per fare malvagiamente

2.) Satana si serve di uomini astuti e astuti e abusa delle loro parti per i suoi scopi

3.) Gli astuti sono pieni di speranze che i loro stratagemmi avranno successo; e pieni di guai, perché non riescono

4.) Ciò che tali complotti e escogitano, lavorano per agire ed effettuare

5.) Gli uomini astuti possono escogitare con forza, ma non hanno la forza sufficiente per realizzare i loro stratagemmi

6.) È una grande e meravigliosa opera di Dio, deludere i dispositivi e fermare le imprese di uomini astuti. (J. Caryl.)

16 CAPITOLO 5

Giobbe 5:16

Così il povero ha speranza.

L'espediente della saggezza preventiva:

Con il diverso trattamento che Dio ha riservato agli uomini, secondo i loro diversi caratteri, gli afflitti ricevono conforto e gli ingiusti sono messi a tacere e trattenuti. "Così il povero ha speranza, e l'iniquità le chiude la bocca." Le parole raccomandano...

(I.) Un'attenta imitazione della bontà divina, mostrando un riguardo compassionevole verso coloro che sono veramente indigenti e afflitti. L'amabile perfezione del grande Originale, l'eccellenza e la bellezza della bontà illimitata, se debitamente considerate, devono dimostrarsi sufficienti persuasive per studiare questa somiglianza; la razionale e deliziosa somiglianza di quella munificenza divina che è buona per tutti, e la cui tenera misericordia è su tutte le Sue opere. Un esempio così perfetto può giustamente scaldare i nostri cuori per tentare l'imitazione più vicina che la fragilità umana possa compiere; di essere misericordioso come nostro Padre, nostro Creatore, Preservatore, Redentore, nostro Amico più gentile, nostro costante Benefattore

(II.) La moderazione e la correzione dei disordinati e dei malvagi. "E l'iniquità le chiude la bocca." Com'è commovente pensare che tante migliaia di miserabili creature sono ora effettivamente impiegate a moltiplicare i malumori, ora a ingoiare quelle pozioni mortali che, a poco a poco, ma con la certezza di una pallottola, devono presto finire fatalmente i loro giorni. Quanto è contagioso, quanto è spudorato questo orribile vizio! Queste cose non dovrebbero essere così. Che cosa si deve fare allora per fermare, per rimediare a questo male crescente? La disattenzione non può farlo. La disperazione non può farlo. Le comunità pubbliche e le persone private, ognuno nella sua rispettiva posizione, deve esercitare i suoi sforzi zelanti e onesti in questa importante causa; la causa della religione e dell'umanità, la causa del nostro paese e la causa di Dio. Una volta che decidi di intraprendere la buona opera - e decidi di perseguirla - con la benedizione di Dio, essa è compiuta a metà. (Lord Vescovo di Worcester, 1750.)

17 CAPITOLO 5

Giobbe 5:17-18

Ecco, felice è l'uomo che Dio corregge.

Felicità:

"Ecco, felice è l'uomo che Dio corregge". Ce ne sono relativamente pochi felici in questo nostro mondo. Che cos'è la felicità? La parola deriva da "hap". Può significare un evento di qualsiasi tipo, buono o cattivo. La fortuna e la fortuna si trovano l'una accanto all'altra nella relazione di causa ed effetto. Ora, "hap" significa solo gioioso haps. Felicità significa praticamente la preparazione a tutte le avversità, di qualsiasi tipo esse siano. L'uomo felice è colui che ha un pensiero profondo e serio, che, con calma giudiziaria, può soppesare tutti gli eventi e stimarne il valore per se stesso: l'uomo che può sondare onestamente i propri scopi nella vita e testare equamente il loro valore morale. Può costringere ogni avvenimento della vita a lasciarlo un uomo superiore a quello in cui lo ha trovato. L'uomo che è preparato ad affrontare e a dominare tutte le croci è l'unico uomo che può dire: "Tutte le cose cooperano per il mio bene". Tutti sono sotto il controllo di un potere che può costringerli a fare la sua volontà; Tutti sono nell'ambito di una bontà che li costringerà ad essere i Miei Correttori. Tutti gli aspetti della vita sono suoi. Si può obiettare che altri uomini oltre ai cristiani possono possedere questo potere; affinché chiunque possa, padroneggiando le leggi della natura umana e della società, rafforzando la forza di volontà e aderendo al proposito determinato, raggiungere questa potente sovranità. Ma si può dire che tutta questa energia di proposito è opera di Dio, anche se non è conosciuta come opera cristiana. Ogni cosa buona viene dall'alto. E sicuramente il giusto sforzo, per uno scopo giusto, è una buona cosa. Felicità e piacere sono spesso usati come se fossero sinonimi, quando in realtà non sono nulla del genere. Tutti gli uomini di piacere non sono necessariamente uomini felici. Il cristiano è un uomo di piacere, vive per piacere, non a se stesso però, ma a Dio. Felicità e piacere sono sinonimi nella vita cristiana, e solo in essa. (J. M'Cann, D.D.)

Il misericordioso castigo di Dio verso i Suoi figli:

(I.) Il Signore corregge il Suo popolo. Per "corretto" si intende "rimprovero". È un rimprovero quello che Egli manda, e questo per scoprire i nostri peccati. Non dimenticate che coloro che Egli corregge sono i Suoi figli. Se chiedi perché li castiga, è perché non sono che bambini. Non crediate che, poiché Dio tratta in questo modo i Suoi figli, non li tratti con apparente severità. Osservate l'istanza di Giobbe. Ma anche se ci può essere un'apparenza di severità, è sempre nella tenerezza. Non è che "in misura". Ricordate questo, qualunque cosa Dio possa togliere a Suo figlio, Egli non toglie mai Se Stesso

(II.) Un'esortazione. "Non disprezzare il castigo dell'Onnipotente". Con il termine "Onnipotente" dobbiamo intendere "Dio che basta a tutti". Tutto basta in tutto, potere, tenerezza, simpatia, tutto ciò che vogliamo. La parola "disprezzare" è usata nel senso di disgusto, un sentimento di disgusto per il castigo dell'Onnipotente. Dio rende gli ingredienti del calice a volte molto amari. Possiamo disprezzare il castigo dimenticando di chi è il castigo. Lo disprezziamo quando lo disprezziamo

(III.) La consolazione. Lo stesso Dio che dà la ferita, può solo fasciarla. Questa verità dovremmo impararla ogni giorno. (J. H. Evans.)

Felice sotto le correzioni divine:

1.) Che le afflizioni ai figli di Dio in senso più grave non sono altro che correzioni. Beato l'uomo che Dio corregge. Voi direte: Ma che cos'è una correzione? E in che cosa differiscono dai giudizi e dalle punizioni, e in che cosa sono d'accordo? Essi sono d'accordo, in primo luogo, nella causa efficiente. Dio impone la Sua mano sull'uomo in entrambi. In secondo luogo, sono d'accordo in materia; Lo stesso male, lo stesso problema per un uomo è una correzione, per un altro un giudizio. In terzo luogo, possono essere d'accordo anche nel grado; un problema o un'afflizione possono cadere e giacere altrettanto pesanti, ed essere altrettanto dolorosi da percepire su un figlio di Dio, come sul più vile disgraziato del mondo; Può essere povero, senza amici, malato come qualsiasi uomo malvagio. Che cos'è, allora, questa correzione? E dove si separeranno la correzione e il giudizio? Io concepisco che le infermità dei santi e i peccati dei malvagi differiscano, come differiscono i giudizi e le correzioni. Allora, dove si separano? Sicuramente, dove le correzioni e i giudizi si separano. Soprattutto in due cose

(1) Nel modo in cui;

(2) Alla fine perché vengono inflitti. Primo, il Signore non corregge mai i Suoi figli con il cuore che porta nel mettere angoscia agli uomini malvagi. Il cuore di Dio si rivolge ai Suoi figli quando li corregge; ma il suo cuore si allontana da un uomo malvagio quando lo punisce. In secondo luogo, la differenza è altrettanto ampia rispetto alla fine. Quando Dio pone la verga della correzione su Suo figlio, mira a purificare il suo peccato, a prevenire il suo peccato, a rivelare un dispiacere paterno contro di lui per il suo peccato. Il Signore vorrebbe solo che si accorgesse che Egli non lo approva in tali condotte. Quando questi fini sono proposti, ogni afflizione è una correzione. Ma le afflizioni degli empi sono mandate per altri fini. In primo luogo, vendicarsi di loro. In secondo luogo, per soddisfare la giustizia offesa

2.) Un figlio di Dio è in una condizione felice sotto tutte le correzioni. Le correzioni non sono mandate per togliere le sue comodità, ma per togliere le sue corruzioni. Ancora una volta, le correzioni non sono manifestazioni di ira, ma una prova del Suo amore Apocalisse 3:21. E se c'è qualche dubbio, può un uomo essere felice quando il suo benessere esteriore è scomparso? Senza dubbio può farlo, perché un uomo non è mai infelice, se non quando ha perduto ciò in cui consiste la felicità. La felicità di un uomo pio non consiste nelle sue comodità esteriori, nelle ricchezze, nella salute, nell'onore, nella libertà civile o nelle relazioni umane; perciò nella perdita di questi non può essere infelice. La sua felicità consiste nella sua relazione con Dio e nella sua accoglienza, nel suo titolo e nella sua unione con Gesù Cristo. Non ha perso nulla di riconoscibile del suo patrimonio. Supponiamo che un uomo valga un milione di soldi e perda un centesimo, pensereste che quest'uomo sia un uomo disfatto? No: il suo patrimonio non sente questa perdita, e quindi non ha perso il suo patrimonio

3.) Un uomo pio non può essere infelice mentre gode di Dio. E di solito gode di Dio di più, quando è più afflitto. (J. Caryl.)

Afflizioni santificate:

Tutte le afflizioni non sono per la correzione. Si notino alcuni dei vantaggi sottolineati da Eliphaz

1.) Restauro. "Egli rende dolorante e fascia", ecc. Quando viene portato al pentimento, dalla correzione di Dio, il peccatore viene teneramente curato e riportato alla salute

2.) Certezza dell'instancabile bontà di Dio. Dio non si stanca dell'opera di soccorso. La sua amorevole benignità si manifesta in modo significativo nella liberazione dell'anima fiduciosa dalle più grandi e tremende calamità. Il migliore amico terreno ha dei limiti al suo potere di aiutare

3.) Una relazione di amicizia tra l'anima e le potenze che l'hanno ferita. Il trasgressore delle leggi di Dio è castigato, ma l'uomo che si mette in armonia con la volontà di Dio e si sottomette alle Sue leggi, trova tutta la natura tributaria al suo benessere

4.) Liberazione dall'ansia per i piccoli e comuni mali della vita. Questi sono difficili da sopportare. Come lo è il cuore, così è l'uomo. La tranquillità del cuore viene in risposta alla preghiera, o come frutto dello Spirito, che Dio dà per confortare e rafforzare i Suoi afflitti. Per quanto la natura umana sia difettosa e necessiti di correzione, il castigo che Dio amministra per compierlo è indispensabile per il tipo più elevato di carattere. (Albert H. Currier.)

Afflizioni santificate:

Questo passaggio è vero, ma non è tutta la verità riguardo alla sofferenza. Elifaz assume la posizione di uno che ha una visione speciale della verità divina

(I.) Tocca i fatti in questione

1.) Il fatto principale davanti a lui è che la sofferenza è reale. La realtà di esso è la sottostruttura stessa del suo pensiero. Non è bene per noi rimuginare sui dolori. Ma non è bene per noi trattare con loro chiudendo gli occhi davanti a loro. Gran parte della Scrittura è occupata dalle prove della vita. Il dolore è qui un fatto colossale, terribile

2.) Un altro fatto evidente a Eliphaz era che la sofferenza viene da Dio. È "il castigo dell'Onnipotente". Dio non è responsabile di tutto ciò che permette. Egli non è responsabile del peccato. Né è responsabile della sofferenza nel suo insieme, che è venuta al mondo come risultato del peccato. Ma Egli è responsabile del metodo di applicazione delle sofferenze individuali, ora che la sofferenza è qui. Il santo può alzare lo sguardo dai suoi dispiaceri e dire: "Dio intende qualcosa per me con questo". Dal punto di vista di Dio, nessuna sofferenza è destinata ad essere sprecata

(II.) Elifaz procede a mostrare lo scopo della sofferenza

1.) Il suo scopo è quello di condurre all'auto-ispezione, alla confessione dei peccati e al pentimento

2.) Ma la vera intenzione di esso, naturalmente, sta dietro la cosa stessa. La sofferenza non è fine a se stessa. C'è sempre nel pensiero di Dio una sequenza a venire

(III.) Viene mostrato il risultato delle afflizioni correttive di Dio

1.) Elifaz mostra che è un progresso per l'anima, che è condotta da loro alla penitenza

2.) Egli mostra che la prosperità esteriore giunge a coloro che accettano la correzione di Dio e si convertono dai loro peccati. Nelle sue parole troviamo un'idealizzazione della prosperità dei giusti. Potrebbe esserci un riferimento letterale alla vita presente. Potrebbe riferirsi alla beatitudine nella vita futura del santo che accetta pazientemente la correzione di Dio qui. La giustizia di regola paga e la malvagità di regola non paga. La conclusione di tutta la questione è esposta nelle parole: "Ecco, felice è l'uomo che Dio corregge". (D. J. Burrell, D.D.)

Il castigo divino conduce alla felicità:

Beato l'uomo che Dio corregge. Quanto sono multiformi e inaspettati gli incidenti della vita umana!

(I.) In che occasione il castigo dell'Onnipotente ci porta alla felicità?

1.) Quando induce riflessione. È sorprendente quanto poco pensiamo, cioè pensiamo seriamente e bene. Alle cose eterne non pensiamo quasi per niente. La correzione dell'Onnipotente ci porta a dire: "Perché il Signore ha fatto questo?" Quindi la premura si approfondisce e aumenta

2.) Quando ci ricorda la nostra fragilità. La considerazione del nostro ultimo fine è molto utile a moderare il nostro attaccamento a un mondo la cui moda passa e dal quale noi stessi ci stiamo affrettando

3.) Quando induce a una preghiera più sincera. Non è facile mantenere vivo il potere della religione nell'anima. Nient'altro che l'abituale vigilanza e preghiera lo farà. A questo siamo naturalmente contrari, e questa avversione naturale rimane anche in coloro che sono rigenerati. Sono pochi quelli che non sanno quanto possiamo diventare freddi e formali, negligenti e negligenti nella preghiera. Felice è quando la nostra afflizione ci porta a una maggiore e più insistente sollecitudine nella preghiera

4.) Quando eleva la nostra mente al di sopra delle cose sublunari. L'anima, castigata e corretta qui, influenzerà il riposo che le rimane nell'aldilà

5.) Quando ci rende caro il Signore Gesù Cristo. Quando il nostro peccato ci viene scoperto, quanto diventa desiderabile Gesù Cristo. Mai apprezziamo così pienamente questo dono come quando siamo tormentati dal dolore, logorati dalla malattia e quando, stando sull'orlo del tempo, stiamo per lanciarci, in attesa, nel mondo eterno

(II.) Perché, quindi, il castigo non dovrebbe essere disprezzato?

1.) Perché è la correzione di un Padre tenero. Un padre amorevole non affligge volontariamente suo figlio. In mezzo alle nostre sofferenze più dure Dio è ancora nostro Padre

2.) Perché Dio è onnipotente per salvare e liberare. Un padre può fare come se non avesse udito il pianto di un figlio corretto: tuttavia, il grido di un cuore spezzato e contrito lo commuoverà e lo interesserà

3.) Perché Dio progetta il nostro bene spirituale in questo modo. Il Signore ci ferisce e ci rende doloranti, di proposito per la manifestazione più piena e gloriosa della Sua potenza e della Sua bontà, prima nell'umiliazione e poi nella salvezza della nostra anima. Egli ci svuota dell'amor proprio e dell'autocompiacimento carnale, per riempirci della Sua grazia e del Suo Spirito. Egli mette alla prova la nostra fede per dimostrarne la preziosità. Dovremmo allora temere il fuoco che raffina?

4.) Perché Cristo ci ha preceduto per gloriarsi attraverso le sofferenze. Nulla dovrebbe essere sottovalutato che tende a renderci simili a Gesù Cristo

5.) Perché tende a incontrarci strumentalmente per il cielo. Ci deve essere una preparazione mentale per la sua società, il suo contrario, i suoi impieghi. Questo non si acquisisce in nessun luogo così facilmente come nella scuola dell'afflizione. (W. Mudge.)

Le afflizioni del bene:

Il punto di vista di Eliphaz sembra essere...

(I.) Quell'afflizione, per qualsiasi canale possa arrivare, è per un uomo buono una dispensa benefica. "Ecco, felice è l'uomo che Dio corregge; perciò non disprezzare il castigo dell'Onnipotente", ecc. Egli considera l'afflizione, in questi versetti, come proveniente da una varietà di fonti. Parla di "carestia", di "guerra", di "flagello della lingua" (calunnia), e indica anche le devastazioni delle bestie feroci e le pietre dei campi. In verità, la sofferenza umana scaturisce da una grande varietà di fonti, parte da molte fonti e scorre attraverso molti canali. Ci sono elementi, sia dentro che fuori di lui, che provocano all'uomo innumerevoli dolori e dolori. Ma la sua posizione è che tutta questa afflizione, per un uomo buono, è benefica. Perché felice?

1.) Dio corregge l'uomo buono con l'afflizione. "Che Dio corregge".

2.) Dio redime l'uomo buono dall'afflizione. "Poiché Egli fa affliggere e fascia; Egli ferisce e le sue mani guariscono. Egli ti libererà in sei distese; sì, in sette non ti toccherà alcun male". L'afflizione è solo temporanea: l'Onnipotente nel suo tempo la rimuove. Chi fa la piaga lega, chi ferisce guarisce

3.) Dio protegge l'uomo buono nell'afflizione. "Sarai nascosto dal flagello della lingua; e non avrai paura della rovina quando verrà. Atti di distruzione e carestia tu riderai; e non avrai paura delle bestie della terra". L'Eterno è con il suo popolo nella fornace: è un muro di fuoco intorno a loro, li nasconde nel suo padiglione. "Il mio Dio ha mandato il suo angelo a chiudere la bocca dei leoni, perché non mi abbiano fatto del male."

4.) Dio benedice l'uomo buono nell'afflizione. Queste benedizioni sono indicate:

(1) Facilità in corso di avanzamento. "Poiché tu sarai in alleanza con le pietre del campo; e le bestie selvatiche saranno in pace con te". Che qui le "pietre e le bestie del campo" indichino gli ostacoli dell'agricoltore o il progresso del viaggiatore, non importa, l'idea è la stessa: l'assenza di ostacoli. Nelle faccende mondane il grande Dio raddrizza il sentiero del Suo popolo

(2) Pace e sicurezza nella vita domestica. "Benedetto sarai quando entrerai, sarai benedetto quando uscirai".

(3) Posterità fiorente. "Saprai anche che la tua discendenza sarà grande e la tua progenie come l'erba della terra". Questa è una benedizione più apprezzata nelle epoche lontane e nelle terre orientali che nei tempi moderni e nei climi occidentali

5.) Dio perfeziona l'uomo buono con l'afflizione. Maturerà il carattere e preparerà per un mondo felice. Tre idee...

(1) Che la vera religione è una vita che cresce in questo mondo fino a una certa maturità

(2) Che quando questa maturità sarà raggiunta, avrà luogo la sua rimozione dal mondo

(3) Questa affiliazione è uno dei mezzi che porta a questa maturità

(II.) Che questa afflizione, come dispensa benefica per un uomo buono, dovrebbe essere debitamente apprezzata e ponderata da lui. La riverenza è il castigo dell'Onnipotente. Non mormorare; Non lamentatevi. Sarebbe bene che il santo afflitto riflettesse sull'origine, il disegno, la necessità e la tendenza delle sue sofferenze. Conclusione-Questo primo discorso di Elifaz-

1.) Serve a correggere gli errori popolari. Si suppone popolarmente che più andiamo indietro nella storia del mondo, più gli uomini sono ottenebrati: che le ampie e filosofiche visioni di Dio e del Suo universo siano la nascita di questi ultimi tempi. Ma ecco un uomo, questo vecchio Temanita, che visse in un deserto solitario, più di 3000 anni fa, le cui vedute, nella loro altezza, ampiezza e accuratezza, reggeranno il confronto non solo con i più saggi saggi della Grecia e di Roma, ma anche con i principali sapienti di questi tempi illuminati. Questo vecchio Temanita era al di fuori della presunta cerchia ispirata, eppure le sue idee sembrano, per la maggior parte, così completamente in accordo con le espressioni degli uomini ispirati riconosciuti, che sono persino citate da loro

2.) Suggerisce un probabile malinteso teologico. La maggior parte degli espositori biblici e degli scrittori teologici considerano Elifaz come un grande peccatore, perché era un grande sofferente. Come si può conciliare questo con il fatto che Elifaz inizia il paragrafo con: "Ecco, felice è l'uomo che Dio corregge"? In tutto il paragrafo, infatti, mostra che era una buona cosa per un brav'uomo essere afflitto. Si contraddice? Può darsi che sia così, perché era umano, e quindi errante; ma la mia impressione è che Elifaz abbia tratto la sua conclusione che Giobbe era un grande peccatore, non solo, se non del tutto, per le sue grandi sofferenze, ma per lo spirito mormorante che mostrava sotto di esse, come riportato nel terzo capitolo. (Omilestico.)

Castigare da non disprezzare:

1.) C'è, o forse può esserci, un'avversione nel migliore dei figli di Dio per un certo tempo, dovuta al dovuto intrattenimento dei castighi. Ogni afflizione è un messaggero di Dio, ha qualcosa da dirci dal cielo; e Dio non lo sopporterà, se i Suoi messaggeri saranno disprezzati, per quanto meschini. Se mandi un bambino con un messaggio a un amico, e lui lo disprezza e lo disprezza, te la prenderai male

2.) I castighi più leggeri provengono da una mano che è in grado di distruggere. Quando il colpo è piccolo, ancora un grande Dio colpisce. Anche se Dio ti dà solo un tocco, una livisura che sfiora appena la pelle, tuttavia può ferirti fino al cuore. Sappiate che non è perché vuole che il potere colpisca più forte, ma perché non lo farà, perché si compiace di moderare il Suo potere; tu non hai che un castigo tale da poter ben sopportare un bambino di un anno; ma in quel tempo, sappi che tu sei castigato con una mano capace di abbattere il mondo intero; la mano di Shaddai, l'Onnipotente dà quel piccolo colpo. Gli uomini raramente colpiscono i loro fratelli meno del loro potere; Spesso li colpivano di più, la loro volontà è più forte del loro braccio. Ma il braccio del Signore è più forte (in questo senso) della Sua volontà. Egli non corregge se non che chi potrebbe distruggere. (J. Caryl.)

Benefici delle afflizioni:

La polvere vulcanica rende il terreno fertile. Splendidi fiori vengono coltivati nella materia di La Soufriere che una volta era fusa e terrificante. Dopo l'eruzione del 1812 la quantità di ortaggi prodotti in una tenuta vicino a Kingston era senza precedenti. Così le afflizioni e le difficoltà fecondano l'anima e la rendono più prolifica nella pazienza, nella simpatia, nella fede e nella gioia

21 CAPITOLO 5

Giobbe 5:21

Sarai nascosto dal flagello della lingua.

Il flagello della lingua:

(I.) Il flagello. "Il flagello della lingua".

1.) C'è la lingua bugiarda. Perverte i fatti. Toglie di mezzo lo zoppo e svia il cieco

2.) C'è la lingua che maledice

3.) C'è la lingua oscena

4.) C'è la lingua che rimprovera. Quali martiri sono diventati alcuni membri di una famiglia! Una lingua di rimprovero appassisce e rovina tutto ciò che incontra, proprio come il fulmine appassisce e fa esplodere l'albero che colpisce. È come un pungolo per un bue, la zanzara per il viaggiatore, la spina che mangia la carne incancrenita

(II.) La liberazione. "Sarai nascosto dal flagello della lingua". È una delle peculiarità delle promesse di Dio che Egli non si impegni a rimuovere i mali. Saremo nascosti...

1.) Per l'influenza diretta del potere divino. Dio tratterrà l'oratore malvagio e l'ira degli empi

2.) Per l'influenza santificante della grazia divina. Ci sono alcune creature che quando viene versata dell'acqua su di loro respingono lo stesso per la natura della loro pelle o piume. Così il cuore che è preparato dalla grazia, mette da parte e respinge la parola cattiva, o l'insinuazione crudele, o l'ingiuria chiassosa; Queste cose non hanno alcun potere su di esso

3.) Con la rassegnazione di uno spirito castigato. Lo spirito castigato del cristiano disarma le frecce della lingua malvagia e, piegandosi davanti al furioso scoppio, è risparmiato dai pungiglioni struggenti della malizia

4.) Dalla prospettiva della libertà futura. Il sapore nauseabondo della medicina è poco ascoltato quando si considera la fine prevista, che è la salute ristabilita e la forza rinnovata. Quindi, in vista della gloria futura e dell'intera santificazione, l'amarezza presente sarà poco considerata. (J. J. S. Uccello.)

Il flagello della lingua:

Alcune persone si presentano per essere il più sgradevoli possibile e dicono cose sgradevoli. Sono le vespe dei rapporti umani. Gli amici sinceri che Canning aborriva tanto, le persone che "dicono quello che pensano", ma hanno una mente che era molto meglio non dire. (H. O. Mackey.)

24 CAPITOLO 5

Giobbe 5:24

Il tuo tabernacolo sarà in pace.

Di ritorno da un viaggio:

Queste parole possono essere considerate come una promessa fatta a un uomo buono, riguardo alla sua assenza da casa. Quando intraprende un viaggio alla chiamata della provvidenza, può lasciare tutte le sue preoccupazioni al Signore che serve, poiché Egli guiderà i suoi passi e non permetterà che gli accada alcun male né alcuna piaga che si avvicini alla sua dimora. Si suppone che la persona a cui viene fatta questa promessa abbia una casa. È chiamato "tabernacolo", "o tenda". Sarebbe bene per noi considerare la nostra dimora, per quanto piacevole e durevole possa apparire, solo come una residenza temporanea, un rifugio di alloggio per un viaggiatore. Davide chiama il suo palazzo il "tabernacolo della sua casa". La casa ha mille attrattive. Ma per quanto sia caro, a volte dobbiamo lasciarlo. A volte i viaggi sono necessari. Quando Dio ci chiamerà all'estero, si prenderà cura di noi, e possiamo sperare di trovare vero il proverbio: "La via del dovere è la via della sicurezza". Perciò gli viene ricordato il benessere della sua casa e della sua famiglia in sua assenza. Tu saprai che il tuo tabernacolo è in pace. Pace significa prosperità. La pace è armonia. Non ci può essere felicità in una famiglia, tra i cui membri si trovano riserbi, sospetti, litigi, contese. La pace è conservazione. A quanti disastri è esposta una famiglia se Dio ritira la sua protezione. E non sarà conservato solo il tabernacolo, ma anche il proprietario. Viaggiamo sempre in pericolo. Non si deve forse rendere un ritorno adeguato all'Iddio della nostra salvezza? Un uomo peccherebbe se la sua gratitudine non fosse viva e pratica. Peccherebbe, se non confidasse in Dio per il futuro in modo più semplice e fermo. Impara, la pietà domestica corona la pace domestica. (William Jay.)

26 CAPITOLO 5

Giobbe 5:26

Tu verrai alla tua tomba in piena età.

La morte del cristiano:

(I.) La morte è inevitabile. "Tu verrai." Questa osservazione è molto banale, semplice e comune. Ma mentre questa è una verità così ben nota, non ce n'è nessuna così dimenticata

(II.) La morte per il cristiano è sempre accettabile. "Tu verrai alla tua tomba"; suggerendo la volontà e l'allegria di morire. Non ti farai trascinare né mettere fretta. Il cristiano non ha nulla da perdere con la morte

(III.) La morte del cristiano è sempre tempestiva. "In piena età." Ma le brave persone non vivono più a lungo degli altri. L'uomo più pio può morire nel fiore della giovinezza. Il testo non dice "vecchiaia", ma "piena età". Una "piena età" è ogni volta che Dio ama portare a casa il Suo popolo. Ci sono due misericordie per un cristiano. Non morirà mai troppo presto. E non muore mai troppo tardi

(IV.) Il cristiano morirà con onore. "Come una scossa di grano". Credo che dovremmo avere un grande rispetto per i corpi dei santi. "La memoria dei giusti è benedetta". (C. H. Spurgeon.)

La tomba del brav'uomo:

Se questo passaggio viene preso nella sua applicazione ristretta alla mera esistenza animale dell'uomo sulla terra, la promessa che contiene si troverà adempiuta solo in pochi del popolo di Dio. Ma in tal caso, la vita significa qualcosa di più della semplice durata, o della mera successione di eventi esterni. La vita di un uomo buono consiste principalmente nella misura in cui egli realizza i frutti della sua pietà, e la pienezza della sua età è raggiunta nella maturità di quelle grazie che sono impiantate in lui dallo Spirito di Dio. Da questo punto di vista il passaggio può essere considerato come verificato nel caso di ogni uomo veramente pio, qualunque sia il termine della sua permanenza qui sulla terra. Il passaggio suggerisce i seguenti pensieri: La vita spirituale nell'uomo è sempre progressiva. Dove esiste una vera vitalità spirituale, la maturità è sempre raggiunta prima che l'individuo sia rimosso dalla morte. L'intero processo è sotto l'occhio vigile del Grande Proprietario di tutti. E ci viene ricordata la vera natura e i veri scopi della morte per il figlio di Dio. È semplicemente l'agente con cui egli viene trasferito da una scena in cui la sua permanenza più lunga sarebbe dannosa, a una sfera più alta e più nobile. Sorge spontanea la domanda: in quale relazione i due termini dell'esistenza, che si trovano ai lati del punto di transito, si trovano l'uno con l'altro? Se la domanda fosse stata posta nel caso di un essere non caduto, non ci sarebbe stata alcuna difficoltà a rispondere. La difficoltà riguarda l'uomo caduto ma redento. Per loro la tomba è derubata dei suoi terrori. Intorno ad essa si riuniscono associazioni, non di sconfitta ma di vittoria; non di umiliazione, ma di onore. Attraverso i suoi portali il pellegrino stanco passa verso la sua casa. Il paganesimo, conscio solo della presenza della putrefazione, accese per i morti la pira funeraria; ma il cristianesimo, in attesa della risurrezione, depone i loro corpi nella polvere con riverenza, e scrive sul loro sepolcro: "In Cristo dorme in pace" (W. Lindsay Alexander, D.D.)

Una pia vecchiaia:

(I.) In che cosa consiste questa maturità o idoneità per il cielo? Ci deve essere sincerità in un tale carattere. Intendo dire che ci deve essere integrità nelle loro prime transazioni con Dio. Una scossa di mais completamente maturo ci ricorda la fermezza. Avere una mente spirituale è anche implicito nella maturità o idoneità del cristiano per la gloria

(II.) Sotto quali aspetti è auspicabile una vecchiaia così buona? Non c'è nulla di desiderabile nella vecchiaia in sé

1.) È una prova di sincerità

2.) Dà l'opportunità di una notevole crescita nella grazia

3.) Raccomanda la religione agli altri

4.) Tende a una straordinaria idoneità per il cielo. Questi sono alcuni dei vantaggi di una vecchiaia religiosa. E questo è un argomento che sta molto a cuore a tutti. Migliorate la stagione presente, poiché "quello che l'uomo semina, quello pure mieterà". (S. Lavington.)

Maturo per il raccolto:

La vita dell'uomo, considerata moralmente e spiritualmente, non deve essere misurata dalla lunghezza dei giorni, ma piuttosto dal grado in cui è stato raggiunto il fine dell'esistenza. Considera questa interessante promessa

1.) L'emblema sotto il quale viene trasmesso ci suggerisce la cura e l'affetto con cui il grande Capo della Chiesa guarda al progresso e alla fine dei Suoi servi

2.) Il confronto del testo implica che il progresso appartiene alla natura stessa della religione, e quindi è la sua legge invariabile e indispensabile

3.) C'è uno stato di grazia raggiungibile sulla terra che può essere appropriatamente descritto come uno stato di maturità. Considera in che cosa consiste quella maturità

4.) Dovrebbe riconciliarci con tali perdite per riflettere che uno stato di maturità richiede il raccolto. (Daniel Katterns.)

Preparazione alla morte:

(I.) Una considerazione del cambiamento che avrà luogo nella dissoluzione del corpo. Attraverso la trasgressione dell'uomo la morte entrò nel mondo, "così la morte passò su tutti gli uomini". Il nostro primogenitore è venuto dalle mani di Dio, creato a Sua somiglianza, impresso nell'immortalità

(II.) Una considerazione sul periodo di arrivo della morte. Quanti pochi muoiono in età avanzata! Per noi è "piena età" quando siamo pronti a partire, quando il lavoro è finito dobbiamo farlo

(III.) Il modo in cui è arrivata la morte. L'ultimo nemico indossa mille forme

(IV.) Alcune riflessioni. I cristiani non si lamentano del decreto di Dio. Al cristiano viene insegnato a credere che, mentre lo spirito è nella custodia di Dio, anche il corpo non è immeritevole della Sua conoscenza. (George Anthony Moore.)

La parabola del raccolto:

Questo testo dice letteralmente: "Come una spiga di grano che si alza". È una visione perfetta degli ultimi giorni di vendemmia. È la consumazione dell'anno; L'ultimo atto trionfale di un lungo dramma di abilità e pazienza

1.) La prima parabola del raccolto è che il raccolto è il memoriale di Dio e la parabola del Suo amore. La sua promessa è che finché l'arco sarà in cielo, la primavera e il raccolto non verranno meno. Dio pone l'arco come segno, un luminoso osservatore o ministro, per dichiararci la Sua buona volontà. Quanto è miracolosa la mietitura del grano nel mondo! La mietitura del grano in Oriente è l'evento supremo dell'anno. Questa è la prima e principale lezione del raccolto; siamo pensionati di Dio, ed Egli impiatta la tavola nel deserto

2.) L'ordine del mondo è prima l'uso e poi la bellezza. Ci sono molte cose più belle del mais. È vero, ha una sua grazia umile, ma è la grazia democratica dell'operaio, non la grazia aristocratica dell'ozioso. Si potrebbe vivere in un mondo senza rose, ma non in un mondo senza mais; Ti piace avere il profumo, ma devi avere il pane

3.) Il raccolto è la parabola della vita stessa. Quanto poco rovina entrambi. Come sono irrevocabili le tendenze di ciascuno! Un piccolo errore rovina l'allevamento dell'anno, come piccoli errori spesso rovinano un'intera vita. Vedi nel mais un esempio della solidarietà della vita stessa. Il mais viaggia in tutto il mondo. Non ha limiti locali, è cosmopolita. Non ha una vita personale; La sua vita è per la razza. Sotto questi aspetti si rivela la parabola della vita. Viviamo in infinite relazioni, al di là del nostro rapporto con il suolo in cui prosperiamo e dell'epoca in cui si dice che viviamo. Seminiamo noi stessi come si semina il grano e gli altri mietono; come prima raccoglievamo ciò che altri seminavano

4.) Il raccolto è la parabola della morte. Che cos'è la morte? Sappiamo che la decomposizione è ricomposizione. Nulla perisce, perché non c'è desolazione in natura. Qui abbiamo la rivelazione del vero scopo della vita, che è l'uso; e del vero trionfo della vita, che deve essere sacrificato, come il grano deve essere colto e macinato prima che possa diventare pane. (G. W. Dawson.)

Come invecchiare con grazia, o come invecchiare in modo che l'età, avanzando, possa essere un onore e un conforto per noi, e finisca in pace e felicità

1.) Tieni presente che dobbiamo invecchiare. Questa è la legge del nostro essere, fissa e certa come la legge della mortalità

2.) Se vogliamo invecchiare con grazia, dobbiamo possedere la vera pietà; la fede in Cristo come nostro Salvatore e la speranza in Dio come la nostra parte eterna

3.) Dobbiamo coltivare l'amore per la natura

4.) Dobbiamo continuare a interessarci dei giovani e di tutto ciò che si muove intorno a noi, influenzando il benessere della società e la causa di Cristo

5.) Ci sono alcuni difetti e peccati peculiari, inerenti all'età, contro i quali dobbiamo essere guardati, se vogliamo invecchiare con grazia. Come l'irritabilità. «Ci sono due cose di cui un uomo non dovrebbe preoccuparsi: ciò che può aiutare e ciò che non può». Avarizia o cupidigia. Gelosia per tutto ciò che è nuovo e tendenza a pensare che le cose stiano peggiorando perché sono diverse da quelle di un tempo. E la riluttanza a lasciare andare i doveri, le responsabilità e gli onori della vita, a ritirarsi dalla fase dell'azione e ad essere dimenticati. Questa è davvero una lezione difficile da imparare

6.) Ci sono certe virtù che richiedono di essere coltivate, se vogliamo invecchiare con grazia. Come la pazienza, la liberalità, l'allegria, la speranza, la prontezza a cedere il campo del lavoro e la responsabilità a coloro che sono più giovani; e un atteggiamento abituale e allegro di disponibilità a lasciare il mondo e andare a stare con Cristo. (J. Hawes, D.D.)

Maturità cristiana:

Per un istinto naturale, l'uomo legge in tutti gli oggetti di breve durata che lo circondano le immagini del proprio decadimento. Nulla è più bello da guardare, nulla è più evanescente nella sua bellezza, della variegata vegetazione che riveste il paesaggio. E nella sua evanescenza l'uomo ha sempre contemplato l'emblema della sua mortalità. Questi emblemi non sono del tutto luttuosi. Mentre ci sono quelli che suggeriscono un destino prematuro, ce ne sono altri che delineano la fine dell'uomo nella sua stagionalità come una chiusura naturale, un pieno compimento, una maturità come del raccolto. Contemplare la vera maturità dell'uomo

(I.) La maturità dell'uomo nelle sue caratteristiche. Morire vecchi sembra un desiderio naturale. La morte in età avanzata non arriva con uno shock, come se si trattasse di qualcosa di brusco, inaspettato, ma come una questione naturale: il culmine del destino manifesto della vita, la misurazione dell'intero cerchio del viaggio della vita. Porta con sé le associazioni del tramonto, del raccolto: tenere, ma non cupe e tristi. E questi sono sentimenti giusti e religiosi. Perché la vita dell'uomo sulla terra è una cosa grande, un potere sacro, una fiducia importantissima e incommensurabile. L'errore dell'umanità non è quello di mettere la vita troppo in alto, ma di pensare troppo poco al suo vero valore, alla sua più terribile responsabilità. La Scrittura non ci ha insegnato a pensare con leggerezza alla vita, o a desiderare una rapida rimozione da essa. Coltiva l'apprezzamento della vita come una cosa grande e santa. Usata come potere di ottenere e di fare del bene, la vita è un glorioso privilegio. La vita sulla terra ha il suo cerchio completo, i suoi sessant'anni e dieci, quando ha girato quella piccola orbita, la vita corporea ha raggiunto la sua maturità, oltre la quale non è adatta a sopravvivere, e sprofonda nella polvere con la stessa naturalezza con cui il grano maturo cade nel terreno. Ma se questo fosse tutto, sarebbe difficile dire perché dovrebbe essere una cosa di promessa divina. Sarebbe una magra consolazione, avere il termine completo della vita, e venire alla tomba in un'età per quanto matura, se la tomba fosse tutto. Ma il corpo non è l'uomo, ma solo il veicolo e il tabernacolo dell'uomo. È l'anima che è l'uomo; E l'uomo è allora solo "come una spiga di grano nella sua stagione", quando è maturo nella parte spirituale e immortale. Il decadimento del corpo non impone un inevitabile declino della vita superiore dell'anima. Il tempo non lascia alcun segno nella mente, se non di un potere crescente. Se, dunque, la piena età dell'uomo è dello spirito, la maturità per l'immortalità, quali sono le caratteristiche di colui che è pronto ad essere arruolato in cielo?

1.) La maturità cristiana è la pienezza della vita spirituale. L'uomo è "in piena età" quando l'intero cerchio delle eccellenze cristiane è presente nel carattere, e ciascuna si è dispiegata nella sua giusta proporzione. Quando tutte le grazie si incontrano in una persona, la rivestono di una gloria nota solo al cristianesimo. L'ultimo conseguimento è la completezza. Il cristianesimo è l'unione di tutte le grazie, non solo nella loro completezza, ma nella loro pienezza individuale. Nella nostra seconda nascita sono inclusi tutti gli elementi della perfezione finale, non giungono allora alla loro piena misura, ma da quel momento i principi formativi del carattere devono progredire verso la maturità

2.) La maturità cristiana è la pienezza dell'esperienza spirituale. Associamo l'esperienza alla vita, l'esperienza cristiana alla vita cristiana; E questo aggiunge alla pietà elementi e aspetti che non si trovano nella sua prima ascesa, che addolcisce, fa riflettere, arricchisce tutto l'uomo spirituale, come con il bagliore dorato dell'autunno. C'è una grande differenza tra l'effetto dell'esperienza mondana e dell'esperienza cristiana. Il primo disincanta il cuore di tutte le sue illusioni giovanili, e lo fa diffidare di tutte le apparenze e di tutte le persone, e non sperare in nulla di meglio che la vanità e la vessazione dello spirito. L'effetto dell'esperienza cristiana è quello di trasferire le speranze e gli affetti alle realtà di un mondo superiore e di approfondire il loro potere. Il seguace di Cristo sta conducendo un grande esperimento riguardo alla potenza del Vangelo. E scopre man mano che va avanti, che giustifica tutta la sua fiducia. La fede diventa esperienza, meno soggetta ad essere allontanata da esplosioni di incredulità o da assalti di tentazione. Il discepolo diventa un cristiano affermato

3.) La maturità cristiana è completata dall'utilità spirituale. Il cristianesimo renderà un uomo utile in ogni modo, sia secolare che religioso. Ma nessuna misura di servizio secolare può essere accettata come scusa per la negligenza dell'opera superiore, che è posta ad ogni uomo nel regno di Cristo. La vita spirituale e l'esperienza sono i preparativi e il potere dell'utilità. Esse si ingrandiscono, alimentando e arricchendo quella fecondità spirituale che pone il coronamento della maturità cristiana

(II.) Le condizioni della maturità cristiana. Come si prepara? Lo shock del mais è il risultato di un processo. La maturità cristiana rappresenta l'intero corso e la combinazione di influenze che hanno operato nell'uomo. Nulla può maturare se non ha vita. Tra le condizioni di una maturità cristiana nominiamo:

1.) Decisione anticipata per Cristo. La vera pietà prende il suo posto in un cordiale abbandono a Cristo, e raggiunge la sua maturità nella pienezza di questo abbandono

2.) Pietà progressiva. Non ci sarebbe raccolto se la pianta da seme si radicasse e germogliasse in superficie, e non avanzasse mai oltre. C'è una successione di stadi di crescita: "prima la lama, poi la spiga, poi il grano pieno nella spiga". Nessun uomo, in qualunque fase della sua condotta cristiana lo troviate, è tutto ciò che ha bisogno di essere. Ci deve essere progresso nell'intelligenza cristiana, crescita nella fede cristiana, che opera mediante l'amore. Ci deve essere un'assidua coltivazione della pietà, che includerà un crescente amore per il santuario, per la Bibbia, per il servizio della preghiera, per la scena della comunione. Ci sarà una crescente devozione che si avvicinerà sempre di più allo spirito del cielo e attenderà la chiamata per entrare nella gioia del Signore. (J. Riddell.)

La morte in una tarda vecchiaia:

Molti uomini evitano ogni considerazione sulla morte e non osano mai parlare dell'argomento. Se questo è il risultato dell'ignoranza, c'è da lamentarsene; Se è il risultato del dubbio sulla loro futura esistenza, il loro riserbo e il loro silenzio possono tendere notevolmente e inutilmente a perpetuare e aumentare il dubbio. Una vita futura era l'aspettativa dei saggi dell'antichità, vedendo che una fine dell'uomo come quella che appare alla sua morte è indegna dei grandi poteri conferitigli dal Creatore, e inadeguata alla conoscenza dell'uomo e al pensiero e alla preghiera sinceri di una vita senza fine. Gesù Cristo ha portato alla luce la vita e l'immortalità mediante il Suo Vangelo. Egli ci ha rivelato con grande semplicità e bellezza il carattere e la provvidenza del Padre suo e Padre nostro, del Dio suo e del Dio nostro. Questa è la prova più alta e la testimonianza più sicura di una vita futura posseduta dalla nostra razza. Essa è degna di essere accolta universalmente e reca luce alla comprensione e conforto al cuore. La morte ha il potente potere di distruggere molte cose che rovinano la felicità della vita. Che lezione legge agli avidi, ai maliziosi! Che bella scena, o che scena dolorosa e miserabile, si può fare un letto di morte! Ma nel caso del vero bene, il potere della vita sarà più grande dell'impressione della morte. (R. Ainslie.)

Tempo di mondatura del mais:

"Come una scossa di grano arriva nella sua stagione." C'è divergenza di opinioni sul fatto che gli orientali sapessero qualcosa del grano così com'è nei nostri campi. Dopo il raccolto in America, i contadini si riuniscono, un giorno in una fattoria e un giorno in un altro, indossano il loro grembiule da mondata, prendono il piolo da mondatura, che è un pezzo di ferro con un anello di cuoio fissato alla mano, e con esso sguainano il grano dalla buccia e lo gettano nel mucchio d'oro. Poi arriveranno i carri e lo porteranno alla culla del mais. Forse gli ebrei conoscevano il mais indiano e lo decorticavano proprio come noi. Lezioni-

1.) È giunto il momento che il re dei terrori venga espulso dal vocabolario cristiano. Molti parlano della morte come se fosse il disastro dei disastri, invece di essere per un uomo buono la benedizione delle benedizioni

2.) Prima il gelo e poi il sole. Sappiamo tutti che il tempo della mondatura era un periodo di gelo. Ricordiamo che eravamo soliti nasconderci tra i mucchi di grano, in modo da tenerci lontani dal vento. Ma dopo un po' il sole era alto, e tutta la brina scomparve dall'aria, e l'ilarità risvegliò gli echi. Così tutti ci rendiamo conto che la morte dei nostri amici è il venir meno di molte aspettative, il congelamento, il gelo, la glassa di molte delle nostre speranze. Ma al freddo delle gelate segue la gioia che entra come una scossa di grano nella sua stagione

3.) Il processo di decorticazione. Il tempo della pilatura rendeva duro il lavoro con la spiga di grano. Il piolo della sbucciatura doveva essere infilato dentro, e il pollice duro della sbucciatrice doveva scendere sull'andana della spiga, e poi c'era uno strappo, e uno strappo spietato, e uno spezzarsi completamente, prima che il grano fosse libero. Se il guscio avesse potuto parlare, avrebbe detto: "Perché mi lacerate?" Questo è il modo in cui Dio ha disposto che l'orecchio e la buccia si separino. Questo è il modo in cui Egli ha disposto che il corpo e l'anima si separino. Potete permettervi di avere le vostre angosce fisiche quando sapete che stanno portando avanti la liberazione dell'anima. Questa potrebbe essere una risposta alla domanda: "Perché così tante persone veramente buone devono soffrire così terribilmente?" Un po' di mais non vale la pena di essere decorticato. Con un buon mais il lavoro di decorticazione è severo. Ci deve essere qualcosa di prezioso in te, altrimenti il Signore non ti avrebbe messo a tacere

4.) L'ora della sbucciatura era una riunione di vicinato. C'era un gioioso banchetto insieme quando il lavoro era finito. Il paradiso sarà un momento di riunione di quartiere

5.) Tutti gli shock arrivano nella loro stagione. Nessuno di voi è morto troppo presto, o troppo tardi, o a casaccio. Riduci al momento giusto. Sbucciato al momento giusto. (T. Deuteronomio Witt Talmage, D.D.)

Consolazioni nella morte dei cristiani anziani:

"Verrai alla tua tomba in piena età". In questo testo c'è la promessa di una morte confortevole. Andrai alla tua tomba con la libertà della mente e senza riluttanza, soddisfatto della vita, aspettando una liberazione e alla piena maturità, lasciando cadere gentilmente come un frutto maturo, o come un mucchio di grano completamente maturo viene raccolto nel granaio o nel magazzino al momento del raccolto. Vecchi cristiani...

(I.) Giacevano sotto la comune sentenza di morte per tutti i loro giorni. Erano sotto la sentenza di morte per tutto il tempo in cui vivevano in questo mondo, e una lunga vita era solo una tregua più lunga. Sapevamo che i nostri amici erano mortali, per tutto il tempo in cui hanno vissuto con noi

(II.) È comodo considerare per quanto tempo sono stati risparmiati e sono rimasti fino a noi in uno stato utile. Quale grande motivo di gratitudine a Dio per aver risparmiato il conforto della loro vita utile. Spesso, quindi, si ricordano gli esempi più notevoli della loro antica utilità e del loro carattere esemplare mentre erano in vita. Non abbiamo finito con i nostri amici defunti quando li abbiamo ospitati nella tomba; Dobbiamo ricordare ciò che era eminente ed esemplare nelle diverse fasi della vita, e le circostanze delle cose attraverso le quali passarono

(III.) Considera il grande onore reso a coloro che sono stati a lungo utili in questo mondo. Hanno avuto un maggiore esercizio della cura divina su di loro, e una più ampia esperienza della bontà divina nelle molte espressioni di una graziosa sollecitudine per il loro bene, di opportuna interposizione e di favore distintivo. Che misericordia è stata per i nostri amici defunti maturare da tempo, in saggezza ed esperienza, ed essere strumenti di successo della gloria divina, e del bene per il mondo, per un lungo periodo insieme!

(IV.) Considera quanto spesso gli anziani sopravvivono alla loro utilità. Non c'è da meravigliarsi se le nature attive e gli spiriti vivaci, a lungo esercitati in un servizio doloroso, cominciano alla fine a decadere. Quanto più sono zelanti e laboriosi nel servizio di Dio, tanto più è probabile che la loro forza naturale diminuisca con l'avanzare dell'età. A volte gli uomini buoni e utili sono resi inabili al servizio a causa dell'indebolimento delle loro facoltà intellettuali. Allora la loro morte diventa meno dolorosa

(V.) Pensate a quanto erano ben preparati per la morte e a quanto erano maturi per un altro mondo. È una cosa malinconica pensare a una persona anziana che muore impreparata. Ma quando sono preparati nell'abituale temperamento delle loro menti e in una benedetta compostezza di spirito, quale prova diventa ciò della verità e del valore della religione

(VI) Considerate la misericordiosa liberazione dalle lunghe fatiche e dai conflitti della vita. Essi sono liberati da tutti i pesi della natura, che a volte sono molto gravi, e da tutte le afflizioni della vita, che spesso creano loro una grande quantità di guai. Tutte le fatiche della vita e le difficoltà del servizio cessano. Essi sono liberati dal potere di tutti i loro nemici spirituali e messi fuori dalla portata di tutti i loro tentativi

(VII.) Considera lo stato benedetto in cui sono entrati, e l'infinito vantaggio di una rimozione. Lasciano uno stato di peccato e di dolore, dei fardelli della natura e delle miserie della vita, per uno stato di purezza e pace, di libertà e di ampliamento, dove tutti i loro fardelli sono rimossi e i loro desideri soddisfatti. Considerate con piacere l'alto progresso e l'onore dei nostri amici defunti, i nobili godimenti, le pure delizie, la perfetta soddisfazione e gioia. Un'eccessiva preoccupazione per la morte degli uomini buoni, sembra un po' egoistica, e come invidiare la loro felicità

(VIII.) Pensa all'imminenza della nostra dissoluzione e a quanto presto ci incontreremo di nuovo insieme. Li stiamo seguendo a passo spedito verso l'altro mondo. Che conforto essere seguaci di loro che, mediante la fede e la pazienza, ereditano le promesse

IX. È una notevole ragione di conforto il fatto che siano rimaste molte parenti sopravvissute. Non possiamo mai dire di essere completamente in lutto. Gli uomini a volte vivono nella loro posterità per diverse età. (W. Harris, D.D.)

La tomba sollevò dal suo terrore:

Elifaz esorta Giobbe a pentirsi della sua malvagità e gli promette un grande bene come conseguenza. Le sue parole suggeriscono...

(I.) Quella vecchiaia aiuterà ad alleviare la tomba dal suo terrore. La vita per coloro che sono in età avanzata ha perso il suo splendore geniale; il desiderio è venuto meno; le membra hanno perso il loro vigore; gli appetiti che assaporano; i sensi la loro acutezza; le facoltà la loro attività; il cuore, la maggior parte delle sue amicizie, le sue speranze, i suoi scopi. Sono sopravvissuti al loro interesse per il mondo; i loro vecchi amici sono nella polvere; sono circondati da estranei; Si inchinano sotto il peso degli anni e spesso accolgono la tomba. Sì, a parte la religione, c'è molto in età avanzata che rende la tomba ancora più attraente. Ma a quanti pochi membri della famiglia umana è permesso di raggiungere la tomba in questo modo

(II.) Quella maturità spirituale aiuterà ad alleviare la tomba dal suo terrore

1.) La vera religione è una vita che cresce in questo mondo fino a una certa maturità

2.) Quando questa maturità è raggiunta in un uomo, avrà luogo la sua rimozione da questo mondo. Matura in alcuni molto prima che in altri

3.) La rimozione di tali persone dal mondo non sarà un terrore per loro. Si svolgerà sotto la supervisione del grande Agricoltore. È questa maturità spirituale che priva la tomba del suo terrore. Ecco allora due aiuti per alleviare per noi il terrore della tomba. La vecchiaia è una di queste. La maturità spirituale del carattere è il grande potere di sollievo. (Omilestico.)

Il cristiano è maturo per il granaio:

(I.) Marco 50 'analogia tra il grano e un brav'uomo. "Tu verrai alla tua tomba", ecc.

1.) In entrambi i casi c'è il lavoro. I raccolti spontanei non spuntano in questo mondo. Se si vuole produrre un raccolto maggiore, e ottenere una migliore qualità, egli mette più gestione nella sua terra, e le dedica più lavoro, e il risultato, nella maggior parte dei casi, è un ricco raccolto

2.) La vita di un uomo buono, come il grano, è un grande mistero. Se il piccolo, minuscolo seme che cresce nel tuo campo ti sconcerta, quanto più l'opera di Dio nel cuore umano! Non dobbiamo preoccuparci del processo; la grande domanda è: "Il seme incorruttibile della Parola di Dio è entrato nella mia natura?"

3.) Il mais ha vita in sé e crescerà! Gli uomini che ci dicono che il cristianesimo si sta svolgendo, sono gli uomini nelle cui anime non è mai stato messo in gioco!

4.) L'uomo buono, come il grano, si nutre di varie influenze. Attraverso quanti processi deve passare una minuscola piantina, e a quanti influssi deve essere sottoposta, prima di diventare pane sulle nostre tavole? E quante influenze sono necessarie per formare e maturare il carattere di un uomo buono?

5.) Il grande agente è lo Spirito Santo, che intenerisce il cuore per ricevere "il seme incorruttibile".

6.) Le avversità aiutano a maturare il carattere di un brav'uomo. Si dice che ogni giorno di sole, nel mese di giugno, valga un milione di soldi per i nostri agricoltori; Ma se tutti i giorni dell'estate e dell'autunno fossero un sole ininterrotto, sarebbe utile per fienili pieni e grandi mucchi di fieno? No! Davide disse: "È stato un bene per me essere afflitto", e milioni di persone hanno fatto la stessa confessione. Queste piaghe e delusioni della vita hanno lo scopo di ricordarci che i campi eterni sono alla nostra portata, campi che sono sempre ricchi di raccolti d'oro. La perdita temporale spesso porta a un guadagno spirituale, e milioni di persone hanno esclamato, con Richard Baxter: "Oh! Malattia salutare! Oh! Dolore confortevole! Oh! perdita redditizia! Oh! Arricchire la povertà! Oh! benedetto giorno in cui sono stato afflitto!"

(II.) E cosa si intende per un uomo buono che viene alla tomba in piena età? "Verrai alla tua tomba", ecc

1.) Che ha colmato la misura della vita umana. Spesso misuriamo la vita in base alla lunghezza; Dio lo misura in profondità e larghezza. Guardiamo alla quantità; Dio guarda alla qualità. Molti uomini sono morti pieni di opere buone, molto prima di aver raggiunto i quarant'anni. Altri hanno superato l'arco di vita umano assegnato e non hanno lasciato dietro di sé alcuna opera buona

2.) Venire alla tomba come una spiga di grano, pienamente maturo, significa la maturità del carattere cristiano. L'agricoltore conosce il momento giusto per tagliare il mais. Se lo tagliava troppo presto, la spiga non si riempiva, e se aspettava troppo a lungo, il grano migliore veniva scosso e sprecato. I nostri tempi sono interamente nelle mani di una saggezza infallibile e di una bontà imperscrutabile, ed Egli non permetterà che la morte ci sorprenda troppo presto, o che sia ritardata un momento troppo a lungo

3.) E osserva la certezza di tutto questo. "Egli verrà." Alcuni impartiscono un grande lavoro a ciò che non produce loro alcun profitto. La vecchiaia di un brav'uomo è sempre più ricca della sua giovinezza. Dio si prende cura tanto del povero resto della vita di un vecchio che rimane, quanto del periodo fresco e immacolato della sua giovinezza. E una delle viste più invidiabili dal cielo è quella di un buon vecchio, che aspetta, con poteri intatti e temperamento inasprito, finché il suo Maestro dirà: "È maturo per il granaio". Infatti, quando un uomo del genere muore, è la testimonianza del cielo che è pronto per il cielo. Il grande dottor Clarke, in età avanzata, guardando indietro a una vita utile e in attesa di un glorioso riposo, disse: "Ho goduto della primavera della vita: ho sopportato le fatiche dell'estate; Ho raccolto i frutti dell'autunno. Sto ora attraversando il rigore dell'inverno, e non sono né abbandonato da Dio né abbandonato dall'uomo. Vedo a non grande distanza l'alba di un nuovo giorno: il primo di una primavera che sarà eterna. Sta avanzando per incontrarmi. Corro ad abbracciarlo. Benvenuta, eterna primavera". Vi è mai capitato di incontrare un uomo pio che non era preparato a morire quando la morte sarebbe arrivata? Mai!

4.) Un brav'uomo, come una scossa di grano, è raccolto in modo sicuro. Il mais viene messo da parte per essere conservato; Ma non è tutto. È anche riposto per poter essere utilizzato. Il miglior uso del mais arriva dopo che è stato tagliato. Alcune persone immaginano che il paradiso sarà un luogo di perpetua indolenza e delizie egoistiche. Questa non è la concezione biblica del cielo. So che il cielo è un luogo di riposo, ma poi, come dice Baxter, "non è il riposo di una pietra, ma un riposo coerente con il servizio; un'attività senza stancarsi, un servizio che è perfetta libertà". Quando un uomo buono muore, non viene gettato via come uno strumento inutile, per non essere più impiegato al servizio del suo Maestro, ma passa dai servizi più umili della terra al servizio più nobile del cielo; da un servizio oscuro a uno più elevato, "dove i Suoi servi Lo servono". La santità dell'anima di un uomo buono non si perde con la morte, ma continuerà a crescere per sempre

(1) Ai non convertiti diciamo: "Seminate a voi stessi nella giustizia" Osea 10:12

(2) Al cristiano diciamo: "Non stancatevi di fare il bene", ecc. "Infine, fratelli, tutte le cose vere", ecc. Filippesi 4:8, 9

(3) Che gli anziani siano incoraggiati. (H. Beccaccia.)

La vita matura raccolse:

(I.) Per produrre la scossa del granoturco, deve essere stato seminato un seme

(II.) Il seme seminato deve aver contenuto il principio della vita del mais

(III.) Deve esserci stato un terreno preparato e adeguato

(IV.) Il seme deve essere cresciuto gradualmente

(V.) La pianta deve essere stata nutrita dalla radice verso l'interno e dall'aria, dalla pioggia, ecc. verso l'esterno. Questo è assolutamente necessario in natura, altrimenti la pianta appassirà e morirà. È lo stesso nel regno della grazia. "Gli alberi della giustizia, la piantagione dell'Eterno" Isaia 61:3, devono essere sostenuti dalla linfa che sgorga dalla radice e dall'opera dello Spirito tramite la Parola e le ordinanze

(VI.) Crescendo deve essere stato esposto a molte vicissitudini. Il freddo, il caldo, la siccità, le inondazioni e le tempeste sono comuni tra il tempo della semina e il raccolto; e nostro Signore ha annunziato ai Suoi discepoli che in questo mondo avranno tribolazione

(VII.) Deve aver avuto il sole per farlo maturare. Non c'è raccolto senza sole; né l'anima può maturare senza i raggi del Sole di Giustizia

1.) Della verità

2.) Del volto di Dio

3.) Del cielo. Conclusione-

1.) L'agricoltore semina il seme allo scopo di mietere un raccolto gioioso. Egli taglia il grano quando è d'oro nella spiga, affinché non vada perduto, e quando il tempo del Signore è pienamente giunto, Egli manda i Suoi mietitori

2.) L'agricoltore separa il grano dalla paglia, così il Signore separa lo spirito dal corpo. "Il corpo è morto a causa del peccato, lo spirito è vita a causa della giustizia".

3.) Il raduno è proficuo e gioioso

(1) Al contadino. Cristo vede il travaglio della sua anima e si accontenta

(2) Agli angeli e alla Chiesa di lassù

(3) Allo spirito glorificato

4.) Dovremo allora piangere o rimpiangere la nostra perdita? (W. P. Tiddy.)

Una vecchiaia matura:

Abbiamo qui raffigurato una vecchiaia matura e venerabile, un uomo buono che esce sano e salvo da tutto l'esercizio e la disciplina della vita presente, ripreso da tutti e ospitato per sempre nella gloria e nel granaio del cielo. La lucidatura e la maturazione sono lavori ruvidi e caldi. L'anima dell'uomo subisce qui un trattamento rude e difficile; ma la via del dolore è la via della gioia; e la via della sofferenza è la via della gloria

(I.) La suggestiva similitudine con cui viene raffigurata la vita dell'anziano santo in questo mondo. Mais, mais maturo, pronto per l'agricoltore e la casa. Il mais suggerisce le idee di preziosità, maturità, diversità di influenze e molteplicità. Cerchiamo che la nostra vita possa essere preziosa come il grano maturo, e non senza valore come pula vuota

(II.) Il glorioso destino per il quale l'anziano santo in questo mondo viene disciplinato

1.) Il santo come il peccatore deve affrontare la stessa inevitabile sorte, per quanto riguarda il corpo

2.) Il santo va alla sua tomba, ma il malvagio vi viene cacciato

3.) I buoni non vengono distrutti quando arrivano alla tomba, ma vengono raccolti nel granaio. Lasciamo che queste riflessioni ci rallegrino nel ricordo dei nostri amici defunti e santi e nell'anticipazione della nostra partenza. (F. W. Brown.)

Il cristiano maturo:

L'illustrazione è tratta dalla vita agricola. È la fine del raccolto, e gli indaffarati mietitori stanno portando a casa il bottino. Ci sono poche scene da vedere sulla terra più piacevoli e attraenti. Come suggerisce il comfort e l'abbondanza! Che immagine di felice industria e di fatica ben ricompensata! Come sono squisite le macchie di colore! Com'è allegra e melodiosa la canzone! Marco con quanta abilità il mietitore maneggia la sua falce e stringe il grano; una spazzata, e l'intera bracciata è abbassata, e posata in modo così pulito e livellato che quando la fascia è messa intorno al covone, quasi ogni paglia è della stessa lunghezza. Il singolo stelo è chiamato "uno stelo di grano"; il bracciale, che il mietitore taglia con un colpo del suo amo, è chiamato "un covone"; mentre un fascio di covoni, messi insieme e messi in posizione verticale, pronti per essere portati via alla fattoria, è chiamato, da un'antica radice olandese, "una scossa di grano". Ebbene, che metafora interessante e significativa è questa! e che suggestione! Quanto c'è in quel fascio di covoni di grano, ora pronti per essere portati a casa, per ricordarvi il vecchio cristiano, che ha servito la sua generazione per volontà di Dio! Quanta ansietà è stata spesa per quel grano! Attraverso quali rischi e tempeste è arrivato! Potrebbero verificarsi mille imprevisti per controllare la crescita o influenzare la qualità del grano e il valore del raccolto. Ma ora è stato portato in sicurezza attraverso tutti questi rischi. La piccola cosa verde è diventata un gambo vigoroso e fruttuoso. La sollecitudine del contadino è finita; i suoi mesi di ansiosa fatica sono finiti; Il grano è raccolto in modo sicuro... quanto in tutto questo fa pensare alla scena finale della vita di un credente maturo. "Tu verrai alla tua tomba in piena età, come una spiga di grano entra nella sua stagione." Mentre leggiamo il testo, ci viene spontaneo pensare al santo vecchio e dai capelli grigi. Quanti anni di ansietà sono stati spesi su di lui! Quante tempeste si sono abbattute su di lui! Attraverso quale varietà di esperienze è passato! Forse in gioventù diede poche promesse di una carriera lunga e utile. Eppure eccolo qui, giunto alla fine della vita nella felicità e nell'onore. Ha resistito alle esplosioni, ha portato i suoi frutti, ha servito la sua generazione e tutto ciò che gli rimane è solo da raccogliere, da portare dolcemente nella dimora del cielo. Eppure non vorrei che fuggiste con l'idea che il testo si applichi esclusivamente agli anziani. Questa idea prominente non è tanto la vecchiaia, quanto la maturità, la maturità. Non dice: "Verrai alla tua tomba nella vecchiaia", ma "in un'età piena". C'è una differenza. La vecchiaia non è assolutamente promessa a tutto il popolo di Dio; Ma una "piena età" lo è. È degno di nota che, sebbene nella storia primitiva della razza umana molti vissero per un lungo periodo di tempo, anche fino a centinaia di anni, non è scritto nella Scrittura di nessuno di questi che morirono "in buona vecchiaia e sazi di anni"; Solo quando arriviamo ad Abramo viene data una tale testimonianza; sebbene la sua vita fosse solo un quarto di quella di molti che lo avevano preceduto; la ragione probabilmente è che, sebbene gli anni di Abramo fossero stati meno, tuttavia le sue virtù erano maggiori; La sua vita è stata una vita di fede, e quindi di completezza. Ho visto un santo maturo stroncato a vent'anni; e un altro uomo, non così maturo, a settanta e dieci. Forse ricorderete come, rivolgendosi ai giovani, Salomone, con la sagacia che lo contraddistingue, fa la distinzione che sto indicando. "Figlio mio", dice, "osserva i miei comandamenti: ti aggiungeranno lunga vita e lunghezza di giorni"; suggerendo, naturalmente, che la tendenza naturale della virtù è quella di allungare le giornate di un uomo; ma che, sia che i giorni di un tale uomo siano molti o pochi, egli avrà, in ogni caso, "una lunga vita", nel senso di una vita piena e completa

"Sbagliano, quelli che misurano la vita in anni,

Con la lingua falsa e sconsiderata:

Alcuni cuori invecchiano prima del tempo,

Altri sono sempre giovani

Non è il numero delle righe

Sulla pagina che riempie velocemente la vita;

Non sono i palpiti aggiunti del polso,

Che costituiscono la vera età".

Tra gli esseri morali e responsabili, quella vita è in realtà la più lunga, per quanto breve sia il suo periodo esteriore, in cui si condensa la maggior quantità di attività benefica. Pensieri qui suggeriti riguardo alla morte di un brav'uomo

1.) Non è sgradito. "Tu verrai alla tua tomba." Non è spinto o trascinato ad essa, come si può dire di molti uomini empi. Dio lo rende disponibile quando lo ha reso pronto. Sono stato spesso colpito dal fatto che, quando la fine della vita di un cristiano comincia ad avvicinarsi, per quanto riluttante sia stato fino a quel momento a lasciare il mondo, e per quanto possa anche aver temuto la sua partenza, tutta quella riluttanza e paura si scioglie

2.) La morte di un brav'uomo è opportuna. "Come una scossa di grano arriva nella sua stagione."

3.) Come la morte è benvenuta per il credente maturo, e opportuna, così è onorevole. Non è un colpo ignominioso; Non è un colpo schiacciante e umiliante; È una liberazione, un affrancamento, un'incoronazione. (J. Thain Davidson, D.D.)

27 CAPITOLO 5

Giobbe 5:27

Ecco, l'abbiamo cercato, così è; ascoltalo e riconoscilo per il tuo bene.

"Così è":

Così si concluse un energico discorso di Elifaz il Temanita; Si può chiamare il suo "riassunto". Dice virtualmente: "Ciò che ho testimoniato a nome dei miei amici non è un loro sogno. Su questo argomento siamo specialisti; e testimoniare la verità che abbiamo fatto oggetto di ricerca e di esperienza. Ecco, l'abbiamo cercato, così è; ascoltalo e riconoscilo per il tuo bene". Con questa dichiarazione egli espone il suo insegnamento con autorità e lo ribadisce a ciò. Persuade Giobbe a considerare ciò che aveva detto, perché non era un'opinione affrettata, ma il frutto maturo dell'esperienza. Non seguirò Elifaz; Prenderò in prestito solo le sue parole conclusive e le userò in riferimento alla testimonianza del Vangelo; che per noi è una cosa conosciuta e cercata

(I.) Per cominciare, queste parole possono ben descrivere la qualifica dell'insegnante. Sarà mal fornito se non sarà in grado di seguire la linea che Elifaz traccia nelle parole del nostro testo

1.) Dovrebbe avere una conoscenza intima del suo argomento. Come può insegnare ciò che non sa? Quando arriviamo a parlare di Dio, e dell'anima, e del peccato, e del prezioso sangue di Gesù, e della nuova nascita, e della santità e della vita eterna, l'oratore che non sa nulla di queste cose personalmente deve essere un povero sciocco. Un cieco, che sta insegnando agli altri il colore e la vista? Un predicatore di un Dio sconosciuto? Un uomo morto inviato con messaggi di vita? Sei in una strana posizione

2.) Devo aggiungere che dovrebbe averne un'esperienza personale, in modo da poter dire: "Ecco, l'abbiamo cercato, così è". È sconveniente che un uomo ignorante debba tenere una scuola. Non è giusto che un uomo muto insegni a cantare. L'uomo impenitente predicherà forse il pentimento? L'uomo incredulo predicherà forse la fede? Un uomo empio predicherà l'obbedienza alla volontà divina? Colui che vuole imparare ad arare, non deve essere apprendista di uno che non ha mai girato un solco. Dobbiamo conoscere il Signore, altrimenti non possiamo insegnare la Sua via

3.) Ciò che si vuole in un insegnante di successo è una ferma convinzione della verità di queste cose, che scaturisca dall'averle provate da solo. Deve dire, con enfasi: "Così è". La Parola del Signore deve essere vera. Perché lo "speri"? Credici e divertiti. Ma la gente andrà sperando e sperando e zoppicando; come se essere zoppi fosse la cosa giusta. Un ministero di esitazione deve essere rovinoso per le anime. Quando la verità divina è mantenuta, allora che sia sostenuta, e non prima di allora

4.) Ancora una volta: una qualifica necessaria per un insegnante della Parola è la serietà e la buona volontà verso l'ascoltatore. Dobbiamo implorare ciascuno dei nostri ascoltatori di prestare premurosa attenzione. Dobbiamo gridare a lui con tutto il nostro cuore: "Ascoltalo e riconoscilo per il tuo bene". Senza amore, non ci può essere vera eloquenza. Il cuore del grande Salvatore è l'amore, e coloro che devono essere i Suoi salvatori devono essere di spirito amorevole. Il vero amore farà l'opera quando tutto il resto avrà fallito. La conoscenza del nostro argomento non è priva di amore per i nostri ascoltatori. Ci sono tre modi per conoscere, ma solo un tipo vale veramente la pena di averlo. Molti si sforzano di sapere, solo per poter sapere. Questi sono come avari, che raccolgono l'oro per poterlo contare, e lo nascondono in buchi e angoli. Questa è l'avarizia della conoscenza. Tale conoscenza diventa stagnante, come l'acqua chiusa in uno stagno chiuso, in alto ricoperto di erbacce e in basso putrido, o pieno di vita ripugnante. Una seconda classe aspira a sapere che gli altri possono sapere che loro sanno. Essere reputato saggio è il paradiso della maggior parte dei mortali. Non si mangia semplicemente perché gli altri sappiano che hai mangiato, e non si dovrebbe sapere solo per far sapere che lo sai. Il terzo tipo di conoscenza è quello che vale la pena avere. Impara a sapere che puoi far sapere agli altri. Non si tratta dell'avarizia, ma del commercio della conoscenza. Acquisisci la conoscenza che puoi distribuire. Accendi la candela, ma non metterla sotto il moggio. Siate istruiti affinché possiate insegnare. Questo trading è redditizio per tutti coloro che lo praticano

(II.) L'argomento per l'ascoltatore. "Ecco, l'abbiamo cercato, così è." L'argomento diretto all'ascoltatore è l'esperienza di molti, che conferma l'affermazione di uno. "L'abbiamo cercato, quindi lo è". Vorrei portare la mia personale testimonianza su alcune cose di cui sono pienamente convinto. "Ecco, l'abbiamo cercato, così è."

1.) E la mia prima testimonianza è che il peccato è un male e una cosa amara. Penso che potrei parlare per te e dire: "Abbiamo cercato questo, e sappiamo che è così". Abbiamo visto il peccato rivelarsi dannoso per i nostri simili

2.) Desidero testimoniare il fatto che il pentimento del peccato e la fede nel Signore Gesù Cristo portano un meraviglioso riposo al cuore e operano un meraviglioso cambiamento in tutta la vita e nel carattere

3.) Successivamente, chiediamo di portare la nostra testimonianza al fatto che la preghiera viene ascoltata da Dio. Dio ascolta la preghiera. Noi rendiamo testimonianza di questo fatto con tutte le nostre forze, e perciò diciamo a riguardo: "Ecco, l'abbiamo scrutato, così è; ascoltalo e riconoscilo per il tuo bene".

4.) Un'altra testimonianza che vorremmo portare, vale a dire, che l'obbedienza al Signore, anche se può comportare una perdita presente, è sicuramente la condotta più proficua da seguire per l'uomo credente

5.) Ci permettiamo di dire che il Vangelo antiquato è in grado di salvare gli uomini e di suscitare entusiasmo nelle loro anime

(III.) Abbiamo qui l'esortazione al ricercatore

1.) "Questo, l'abbiamo cercato, così è; ascoltalo". Ma oh, se vuoi essere salvato, ascolta il Vangelo! Nulla vi tenga lontani dal santuario di Dio, dove viene proclamato il vero Vangelo. Ascoltate! Se non viene predicato esattamente nello stile che preferireste, tuttavia, ascoltatelo. "La fede viene dall'udire".

2.) La prossima cosa che dice è: "Sappiatelo". Ascoltalo e conoscilo; Continua a sentirlo finché non lo sai. Conoscere Cristo è vita eterna

3.) Il nostro testo significa: conoscerlo in un modo particolare. "Conoscilo per il tuo bene." Il diavolo sa molte cose. Lui sa più dei più intelligenti di noi; ma non sa nulla per il suo bene. Tutto ciò che conosce si trasforma in male nella sua natura ribelle

(1) Come può un uomo conoscere qualcosa per il suo bene? Questa conoscenza deve essere prima di tutto una conoscenza pratica. La Parola dice: "Pentitevi"? Se vuoi sapere che cosa significa pentirti, pentiti subito. Se vuoi sapere cos'è la fede, credi nel Signore Gesù Cristo, e quando avrai creduto, saprai cos'è il credere. Il modo migliore per conoscere una virtù è praticarla

(2) Conoscere una cosa per il nostro bene è conoscerla per noi stessi. "Conoscilo per il tuo bene." Trovo che una traduzione è: "Conoscilo da te stesso". Il Dio di un altro uomo non è Dio per me; deve essere "il mio Signore e il mio Dio".

(3) Devo aggiungere che conosciamo le cose per il nostro bene solo quando le conosciamo con fede. Per un peccatore una promessa è oscura quanto una minaccia, se non ci crede. (C. H. Spurgeon.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 5

1 Giob 15:8-10,15; Is 41:1,21-23; Eb 12:1
Giob 4:18; 15:15; De 33:2,3; Sal 16:3; 106:16; Ef 1:1

2 Giob 18:4; Gion 4:9
Sal 14:1; 75:4; 92:6; 107:17; Prov 1:22,23; 8:5; Ec 7:9
Ge 30:1; 1Sa 18:8,9; Rom 2:8
Os 7:11; 2Ti 3:6

3 Giob 27:8; Sal 37:35,36; 73:3-9,18-20; 92:7; Ger 12:1-3
De 27:15-26; Sal 69:25; At 1:20

4 Giob 4:10,11; 8:4; 18:16-19; 27:14; Eso 20:5; Sal 109:9-15; 119:155; 127:5
Giob 1:19; Lu 13:4,5
Giob 10:7; Sal 7:2

5 De 28:33,51; Giudic 6:3-6; Is 62:8
Giudic 6:11; 2Cron 33:11
Giob 1:15,17; 12:6; 18:9; Os 8:7
Giob 2:3; 20:15; Ger 51:34,44; Lam 2:5,16

6 Giob 34:29; De 32:27; 1Sa 6:9; Sal 90:7; Is 45:7; Lam 3:38; Am 3:6
Os 10:4; Eb 12:15

7 Giob 14:1; Ge 3:17-19; Sal 90:8,9; 1Co 10:13
Ec 1:8; 2:22; 5:15-17

8 Giob 8:5; 22:21,27; Ge 32:7-12; 2Cron 33:12,13; Sal 50:15; 77:1,2; Gion 2:1-7
Sal 37:5; 2Ti 1:12; 1P 2:23; 4:19

9 Giob 9:10; 11:7-9; 37:5; Sal 40:5; 72:18; 86:10; Rom 11:33
Is 40:28
Giob 26:5-14
Sal 40:5; 139:18

10 Giob 28:26; Sal 65:9-11; 147:8; Ger 5:24; 10:13; 14:22; Am 4:7; At 14:17
Giob 38:26-28

11 1Sa 2:7,8; Sal 91:14; 107:41; Ez 17:24; Lu 1:52,53
Lu 6:21; Giac 1:9; 4:6-10; 1P 5:10
De 33:27; 1P 1:3

12 Giob 12:16,17; Ne 4:15; Sal 33:10,11; 37:17; Prov 21:30; Is 8:10; 19:3
Sal 21:11; Is 37:36; At 12:11; 23:12-22

13 2Sa 15:31,34; 17:23; Est 6:4-11; 7:10; 9:25; Sal 7:15,16; 9:15,16; 35:7,8; Lu 1:51; 1Co 1:19,20
Sal 18:26; Prov 3:32

14 Giob 12:25; De 28:29; Prov 4:19; Is 59:10; Am 8:9

15 Sal 10:14,17; 35:10; 72:4,12,13; 107:41; 109:31; 140:12

16 1Sa 2:8,9; Sal 9:18; Is 14:32; Zac 9:12
Eso 11:7; Sal 63:11; 107:42; Rom 3:19

17 Sal 94:12; Prov 3:11,12; Ger 31:18; Eb 12:5-11; Giac 1:12; 5:11; Ap 3:19

18 De 32:39; 1Sa 2:6; Sal 147:3; Is 30:26

19 Sal 34:19; 91:3-7; Prov 24:16; 1Co 10:13; 2Co 1:8; 2P 2:9
Sal 91:7-10

20 Ge 45:7; 1Re 17:6; Sal 33:19; Prov 10:3; Is 33:16; Abac 3:17
Sal 49:7; Os 13:14
Sal 27:3; Mat 24:6

21 Sal 31:20; 55:21; 57:4; Prov 12:18; Is 54:17; Ger 18:18; Giac 3:5-8
Sal 91:5-7

22 2Re 19:21
Is 35:9; 65:25; Ez 34:25

23 Sal 91:12,13; Os 2:18; Rom 8:38,39
Lev 26:6; Ez 14:15,16; Is 11:9; Dan 6:22

24 Giob 18:6,15,21; 21:7-9; 1Sa 30:3; Is 4:5,6
Sal 25:13
De 28:6; Sal 91:10; 121:7,8
Sal 107:4,40

25 Giob 42:13-16; Ge 15:5; Lev 26:9; De 28:4; Sal 112:2; 127:3-5; 128:3-6
Sal 72:16

26 Giob 42:16,17; Ge 15:15; 25:8; Sal 91:16; Prov 9:11; 10:27

27 Giob 8:8-10; 12:2; 15:9,10,17; 32:11,12; Sal 111:2; Prov 2:3-5
Giob 22:2; De 10:13; Prov 9:12

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