Nuova Riveduta:

Giudici 18

I Daniti, alla ricerca di un territorio, rubano l'idolo di Mica
1 In quel tempo non vi era re in Israele; e in quel medesimo tempo la tribù dei Daniti cercava un suo territorio per stabilirvisi, perché, fino a quei giorni, non le era toccata alcuna eredità fra le tribù d'Israele. 2 I figli di Dan mandarono dunque da Sorea e da Estaol cinque uomini della loro tribù, scelti fra loro tutti, uomini valorosi, per esplorare ed esaminare il paese; e dissero loro: «Andate a esaminare il paese!» Quelli giunsero nella regione montuosa di Efraim, alla casa di Mica e pernottarono in quel luogo. 3 Quando furono in prossimità della casa di Mica, riconobbero la voce del giovane Levita; e, avvicinatisi, gli chiesero: «Chi ti ha condotto qua? Che fai in questo luogo? Perché sei qui?» 4 Egli disse loro quello che Mica aveva fatto per lui e aggiunse: «Mi stipendia e io gli servo da sacerdote». 5 Quelli gli dissero: «Consulta Dio, affinché sappiamo se il viaggio che abbiamo intrapreso avrà successo». 6 Il sacerdote rispose loro: «Andate in pace; il viaggio che fate è sotto lo sguardo del SIGNORE».
7 I cinque uomini dunque partirono, giunsero a Lais e videro che il popolo che vi abitava viveva al sicuro, come gli abitanti di Sidone, tranquillo e fiducioso, poiché nel paese non c'era nessuno in autorità che potesse fare loro il minimo torto; inoltre erano lontani dai Sidoni e non avevano relazione con nessuno.
8 Poi tornarono dai loro fratelli a Sorea e a Estaol; i fratelli chiesero loro: «Che dite?» 9 Quelli risposero: «Su, saliamo contro quella gente; poiché abbiamo visto il paese, ed ecco, è eccellente. E voi ve ne state là senza dir nulla? Non siate pigri a muovervi per andare a prendere possesso del paese! 10 Quando arriverete là, troverete un popolo che se ne sta sicuro. Il paese è vasto e Dio ve lo ha messo in mano: è un luogo dove non manca nulla di ciò che è sulla terra».
11 Così seicento uomini della famiglia dei Daniti partirono da Sorea e da Estaol, armati per la guerra. 12 Salirono e si accamparono a Chiriat-Iearim, in Giuda; perciò quel luogo, che è a ovest di Chiriat-Iearim, fu chiamato e si chiama anche oggi Macanè-Dan. 13 Di là passarono nella regione montuosa di Efraim e giunsero alla casa di Mica.
14 Allora i cinque uomini che erano andati a esplorare il paese di Lais dissero ai loro fratelli: «Sapete voi che in questa casa c'è un efod, ci sono degli idoli domestici, un'immagine scolpita di metallo fuso? Considerate ora quello che dovete fare». 15 Essi si diressero da quella parte, giunsero alla casa del giovane Levita, alla casa di Mica, e gli chiesero come stava. 16 I seicento uomini dei figli di Dan, armati per la guerra, si misero davanti alla porta. 17 Ma i cinque uomini che erano andati a esplorare il paese salirono, entrarono in casa, presero l'immagine scolpita, l'efod, gli idoli domestici e l'immagine di metallo fuso, mentre il sacerdote stava davanti alla porta con i seicento uomini armati. 18 Quando furono entrati in casa di Mica ed ebbero preso l'immagine scolpita, l'efod, gli idoli domestici e l'immagine di metallo fuso, il sacerdote disse loro: «Che fate?» 19 Essi gli risposero: «Taci, mettiti la mano sulla bocca, vieni con noi e ci farai da padre e da sacerdote. Che è meglio per te, essere sacerdote in casa di un uomo solo, oppure essere sacerdote di una tribù e di una famiglia in Israele?» 20 Il sacerdote si rallegrò nel suo cuore; prese l'efod, gli idoli domestici e l'immagine scolpita e si unì a quella gente.
21 Così si rimisero in cammino, mettendo davanti a loro i bambini, il bestiame e i bagagli. 22 Quando erano già lontani dalla casa di Mica, la gente che abitava nelle case vicine a quella di Mica si radunò e inseguì i figli di Dan. 23 Siccome gridava dietro ai figli di Dan, questi, voltatisi indietro, dissero a Mica: «Che cos'hai? Perché hai radunato questa gente?» 24 Egli rispose: «Avete portato via gli dèi che mi ero fatti e il mio sacerdote e ve ne siete andati. Che cosa mi rimane? Come potete dunque dirmi: "Che hai?"». 25 I figli di Dan gli dissero: «Non alzare la voce verso di noi, perché alcuni potrebbero irritarsi e scagliarsi su di voi e tu ci perderesti la vita tua e quella della tua famiglia!» 26 I figli di Dan continuarono il loro viaggio; e Mica, vedendo che essi erano più forti di lui, se ne tornò a casa sua.

Occupazione di Lais
27 Essi, dopo aver preso le cose che Mica aveva fatte e il sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Lais, da un popolo che se ne stava tranquillo e senza timori; lo passarono a fil di spada e diedero la città alle fiamme. 28 Non ci fu nessuno che la liberasse, perché era lontana da Sidone e i suoi abitanti non avevano relazioni con altra gente. Essa era nella valle che si estende verso Bet-Reob. 29 Poi i Daniti ricostruirono la città e l'abitarono. Le posero nome Dan, dal nome di Dan, loro padre, che era stato uno dei figli d'Israele; ma prima, il nome della città era Lais. 30 Poi i figli di Dan rizzarono per sé l'immagine scolpita; e Gionatan, figlio di Ghersom, figlio di Mosè, e i suoi figli furono sacerdoti della tribù dei Daniti fino al giorno in cui gli abitanti del paese furono deportati. 31 Così collocarono per sé l'immagine scolpita, che Mica aveva fatta, per tutto il tempo che la casa di Dio rimase a Silo.

C.E.I.:

Giudici 18

1 In quel tempo non c'era un re in Israele e la tribù dei Daniti cercava un territorio per stabilirvisi, perché fino a quei giorni non le era toccata nessuna eredità fra le tribù d'Israele. 2 I figli di Dan mandarono dunque da Zorea e da Estaol cinque uomini della loro tribù, uomini di valore, per visitare ed esplorare il paese; dissero loro: «Andate ad esplorare il Paese!». Quelli giunsero sulle montagne di Efraim fino alla casa di Mica e passarono la notte in quel luogo. 3 Mentre erano presso la casa di Mica, riconobbero la voce del giovane levita; avvicinatisi, gli chiesero: «Chi ti ha condotto qua? Che fai in questo luogo? Che hai tu qui?». 4 Rispose loro: «Mica mi ha fatto così e così, mi dà un salario e io gli faccio da sacerdote». 5 Gli dissero: «Consulta Dio, perché possiamo sapere se il viaggio che abbiamo intrapreso avrà buon esito». 6 Il sacerdote rispose loro: «Andate in pace, il viaggio che fate è sotto lo sguardo del Signore». 7 I cinque uomini continuarono il viaggio e arrivarono a Lais e videro che il popolo, che vi abitava, viveva in sicurezza secondo i costumi di quelli di Sidòne, tranquillo e fidente; non c'era nel paese chi, usurpando il potere, facesse qualcosa di offensivo; erano lontani da quelli di Sidòne e non avevano relazione con nessuno. 8 Poi tornarono ai loro fratelli a Zorea e a Estaol e i fratelli chiesero loro: «Che notizie portate?». 9 Quelli risposero: «Alziamoci e andiamo contro quella gente, poiché abbiamo visto il paese ed è ottimo. E voi rimanete inattivi? Non indugiate a partire per andare a prendere in possesso il paese. 10 Quando arriverete là, troverete un popolo che non sospetta di nulla. Il paese è vasto e Dio ve lo ha messo nelle mani; è un luogo dove non manca nulla di ciò che è sulla terra».
11 Allora seicento uomini della tribù dei Daniti partirono da Zorea e da Estaol, ben armati. 12 Andarono e si accamparono a Kiriat-Iearim, in Giuda; perciò il luogo, che è a occidente di Kiriat-Iearim, fu chiamato e si chiama fino ad oggi l'accampamento di Dan. 13 Di là passarono sulle montagne di Efraim e giunsero alla casa di Mica.
14 I cinque uomini che erano andati a esplorare il paese di Lais dissero ai loro fratelli: «Sapete che in queste case c'è un efod, ci sono i terafim, una statua scolpita e una statua di getto? Sappiate ora quello che dovete fare». 15 Quelli si diressero da quella parte, giunsero alla casa del giovane levita, cioè alla casa di Mica, e lo salutarono. 16 Mentre i seicento uomini dei Daniti, muniti delle loro armi, stavano davanti alla porta, 17 e i cinque uomini che erano andati a esplorare il paese vennero, entrarono in casa, presero la statua scolpita, l'efod, i terafim e la statua di getto. Intanto il sacerdote stava davanti alla porta con i seicento uomini armati. 18 Quando, entrati in casa di Mica, ebbero preso la statua scolpita, l'efod, i terafim e la statua di getto, il sacerdote disse loro: «Che fate?». 19 Quelli gli risposero: «Taci, mettiti la mano sulla bocca, vieni con noi e sarai per noi padre e sacerdote. Che cosa è meglio per te, essere sacerdote della casa di un uomo solo oppure essere sacerdote di una tribù e di una famiglia in Israele?». 20 Il sacerdote gioì in cuor suo; prese l'efod, i terafim e la statua scolpita e si unì a quella gente. 21 Allora si rimisero in cammino, mettendo innanzi a loro i bambini, il bestiame e le masserizie. 22 Quando erano già lontani dalla casa di Mica, i suoi vicini si misero in armi e raggiunsero i Daniti. 23 Allora gridarono ai Daniti. Questi si voltarono e dissero a Mica: «Perché ti sei messo in armi?». 24 Egli rispose: «Avete portato via gli dèi che mi ero fatti e il sacerdote e ve ne siete andati. Ora che mi resta? Come potete dunque dirmi: Che hai?». 25 I Daniti gli dissero: «Non si senta la tua voce dietro a noi, perché uomini irritati potrebbero scagliarsi su di voi e tu ci perderesti la vita e la vita di quelli della tua casa!». 26 I Daniti continuarono il viaggio; Mica, vedendo che essi erano più forti di lui, si voltò indietro e tornò a casa.
27 Quelli dunque, presi con sé gli oggetti che Mica aveva fatti e il sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Lais, a un popolo che se ne stava tranquillo e sicuro; lo passarono a fil di spada e diedero la città alle fiamme. 28 Nessuno le prestò aiuto, perché era lontana da Sidòne e i suoi abitanti non avevano relazioni con altra gente. Essa era nella valle che si estende verso Bet-Recob. 29 Poi i Daniti ricostruirono la città e l'abitarono. La chiamarono Dan dal nome di Dan loro padre, che era nato da Israele; ma prima la città si chiamava Lais. 30 E i Daniti eressero per loro uso la statua scolpita; Gionata, figlio di Ghersom, figlio di Manàsse, e i suoi figli furono sacerdoti della tribù dei Daniti finché gli abitanti del paese furono deportati. 31 Essi misero in onore per proprio uso la statua scolpita, che Mica aveva fatta, finché la casa di Dio rimase a Silo.

Nuova Diodati:

Giudici 18

I Daniti in cerca di un territorio
1 In quel tempo non c'era re in Israele; in quello stesso tempo la tribù dei Daniti cercava per sé un territorio per stabilirvisi, perché fino a quei giorni non le era stata assegnata alcuna eredità fra le tribù d'Israele. 2 I figli di Dan mandarono dunque da Tsorah e da Eshtaol cinque uomini valorosi, che rappresentavano l'intera loro tribù, per perlustrare il paese ed esplorarlo; e dissero loro: «Andate ad esplorare il paese!». Così essi giunsero nella regione montuosa di Efraim, alla casa di Mikah, e pernottarono in quel luogo. 3 Mentre erano presso la casa di Mikah, riconobbero la voce del giovane Levita; essi allora entrarono in casa e gli chiesero: «Chi ti ha condotto qua? Che fai in questo luogo? Che hai tu qui?». 4 Egli rispose loro: «Mikah mi ha fatto questo e questo; mi ha assunto a servizio e io gli faccio da sacerdote». 5 Allora essi gli dissero: «Deh, consulta DIO, affinché sappiamo se il viaggio che abbiamo intrapreso sarà prospero». 6 Il sacerdote rispose loro: «Andate in pace; il viaggio che fate è sotto lo sguardo dell'Eterno». 7 Così i cinque uomini partirono e giunsero a Laish, e videro che il popolo che vi abitava viveva al sicuro, secondo le usanze di quei di Sidone, tranquillo e sicuro, perché non c'era nessuno nel paese che imponesse alcuna restrizione e che li potesse riprovare; essi erano lontani da quei di Sidone e non avevano relazione con alcuno. 8 Poi tornarono ai loro fratelli a Tsorah e a Eshtaol; e i fratelli chiesero loro: «Che dite?». 9 Essi risposero: «Leviamoci e saliamo contro quella gente, perché abbiamo visto il paese, ed è veramente eccellente. Perché ve ne rimanete inattivi? Non indugiate a muovervi per andare ad occupare il paese! 10 Quando arriverete troverete un popolo sicuro e un paese vasto, perché DIO ve lo ha dato nelle mani: è un luogo dove non manca nulla di ciò che è sulla terra». 11 Allora seicento uomini della famiglia dei Daniti partirono da Tsorah e da Eshtaol, ben armati per la guerra. 12 Salirono e si accamparono a Kirjath-Jearim, in Giuda; (perciò quel luogo che è dietro a Kirjath-Jearim, è chiamato fino al giorno d'oggi il campo di Dan). 13 Di là passarono nella regione montuosa di Efraim e giunsero alla casa di Mikah.

I Daniti rubano gli idoli di Mikah e si impadroniscono di Laish
14 Allora i cinque uomini che erano andati ad esplorare il paese di Laish, presero a dire ai loro fratelli: «Sapete voi che in queste case c'è un efod, una casa di idoli, un'immagine scolpita e un'immagine di metallo fuso? Perciò ora considerate ciò che dovete fare». 15 Così essi si diressero da quella parte, giunsero alla casa del giovane Levita, alla casa di Mikah, e lo salutarono. 16 Mentre i seicento uomini dei figli di Dan, ben armati per la guerra, rimanevano davanti alla porta, 17 i cinque uomini che erano andati ad esplorare il paese salirono, entrarono in casa, presero l'immagine scolpita, l'efod, la casa di idoli e l'immagine di metallo fuso. Or il sacerdote stava davanti alla porta con i seicento uomini ben armati per la guerra. 18 Quando questi entrarono in casa di Mikah e presero l'immagine scolpita, l'efod, la casa di idoli e l'immagine di metallo fuso, il sacerdote disse loro: «Che fate?». 19 Quelli gli risposero: «Taci, mettiti la mano sulla bocca, vieni con noi, e sarai per noi un padre e un sacerdote. Che cosa è meglio per te, essere sacerdote della casa di un uomo solo o essere sacerdote di una tribù e di una famiglia in Israele?». 20 Così il sacerdote si rallegrò in cuor suo; prese l'efod, la casa di idoli e l'immagine scolpita e si unì a quella gente. 21 Allora si rimisero in cammino, mettendo davanti a loro i bambini, il bestiame e le masserizie. 22 Quando erano già lontani dalla casa di Mikah, gli uomini che abitavano nelle case vicine a quella di Mikah si radunarono e inseguirono i figli di Dan. 23 Gridarono quindi ai figli di Dan. Questi si voltarono e dissero a Mikah: «Che cosa hai, che hai radunata codesta gente?». 24 Egli rispose: «Avete portato via gli dèi che mi ero fatto e il sacerdote, e ve ne siete andati. Or che mi resta? Come potete dunque dirmi: "Che cosa hai?"». 25 I figli di Dan gli dissero: «Fa' che la tua voce non si senta più dietro a noi, perché degli uomini irritati potrebbero scagliarsi su di voi, e tu perderesti la tua vita e quella della tua famiglia!». 26 I figli di Dan continuarono il loro viaggio; e Mikah, vedendo che essi erano più forti di lui, si voltò e fece ritorno a casa sua. 27 Così essi, dopo aver preso le cose che Mikah aveva fatto e il sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Laish, a un popolo che se ne stava tranquillo e al sicuro; lo passarono a fil di spada e diedero la città alle fiamme. 28 Non ci fu alcuno che la liberasse, perché era lontana da Sidone, e i suoi abitanti non avevano relazioni con altra gente. Essa era nella valle che si estende verso Beth-Rehob. Poi i Daniti ricostruirono la città e l'abitarono, 29 e la chiamarono Dan, dal nome di Dan loro padre, che fu figlio d'Israele; ma prima la città si chiamava Laish. 30 Poi i figli di Dan eressero per sé l'immagine scolpita; e Gionathan, figlio di Ghershom, figlio di Manasse, e i suoi figli furono sacerdoti della tribù dei Daniti fino al giorno della cattività degli abitanti del paese. 31 Così eressero per sé l'immagine scolpita che Mikah aveva fatto, durante tutto il tempo che la casa di DIO rimase a Sciloh.

Riveduta 2020:

Giudici 18

La tribù di Dan ruba l'idolo di Mica e s'impadronisce della città di Lais
1 In quel tempo non c'era re in Israele; e in quello stesso tempo, la tribù dei Daniti cercava un territorio dove stabilirsi, perché fino a quei giorni, non le era toccato alcuna eredità fra le tribù d'Israele. 2 I figli di Dan mandarono dunque da Sorea e da Estaol cinque uomini della loro tribù, presi fra tutti loro, uomini valorosi, per esplorare ed esaminare il paese; e dissero loro: “Andate a esaminare il paese!”. Quelli giunsero nella regione montuosa di Efraim, alla casa di Mica, e pernottarono in quel luogo. 3 Come furono presso la casa di Mica, riconobbero la voce del giovane Levita; e, avvicinatisi, gli chiesero: “Chi ti ha condotto qua? che fai in questo luogo? che hai tu qui?”. 4 Egli rispose loro: “Mica mi ha fatto questo e questo: mi stipendia, e io gli servo da sacerdote”. 5 E quelli gli dissero: “Consulta Iddio, affinché sappiamo se il viaggio che abbiamo intrapreso sarà prospero”. 6 Il sacerdote rispose loro: “Andate in pace; il viaggio che fate è sotto lo sguardo dell'Eterno”. 7 I cinque uomini dunque partirono, giunsero a Lais, e videro che il popolo che vi abitava viveva al sicuro, al modo dei Sidoni, tranquillo e fiducioso, poiché nel paese non c'era nessuno in autorità che potesse far loro il minimo torto, inoltre erano lontani dai Sidoni e non avevano relazione con nessuno. 8 Poi tornarono dai loro fratelli a Sorea e a Estaol; e i fratelli chiesero loro: “Che dite?”. 9 Quelli risposero: “Alziamoci e saliamo contro quella gente; poiché abbiamo visto il paese, ed ecco, è eccellente. E voi ve ne state là senza dire una parola? Non siate pigri a muovervi per andare a prendere possesso del paese! 10 Quando arriverete là troverete un popolo che se ne sta sicuro. Il paese è vasto, e Dio ve lo ha dato nelle mani: è un luogo dove non manca nulla di ciò che è sulla terra”. 11 E seicento uomini della famiglia dei Daniti partirono da Sorea e da Estaol, muniti di armi. 12 Salirono e si accamparono a Chiriat-Iearim, in Giuda; perciò quel luogo, che è dietro a Chiriat-Iearim, fu chiamato e si chiama anche oggi Maane-Dan. 13 E di là passarono nella regione montuosa di Efraim e giunsero alla casa di Mica. 14 Allora i cinque uomini che erano andati a esplorare il paese di Lais, dissero ai loro fratelli: “Sapete voi che in queste case c'è un efod, ci sono degli idoli, un'immagine scolpita e un'immagine di metallo fuso? Considerate ora quello che dovete fare”. 15 Quelli si diressero da quella parte, giunsero alla casa del giovane Levita, alla casa di Mica, e gli chiesero come stava. 16 I seicento uomini dei figli di Dan, muniti delle loro armi, si misero davanti alla porta. 17 Ma i cinque uomini che erano andati a esplorare il paese, salirono, entrarono in casa, presero l'immagine scolpita, l'efod, gli idoli e l'immagine di metallo fuso, mentre il sacerdote stava davanti alla porta con i seicento uomini armati. 18 E quando furono entrati in casa di Mica ed ebbero preso l'immagine scolpita, l'efod, gli idoli e l'immagine di metallo fuso, il sacerdote disse loro: “Che fate?”. 19 Quelli gli risposero: “Taci, mettiti la mano sulla bocca, vieni con noi, e sarai per noi un padre e un sacerdote. Cosa è meglio per te, essere sacerdote in casa di un uomo solo, oppure essere sacerdote di una tribù e di una famiglia in Israele?”. 20 Il sacerdote si rallegrò nel suo cuore; prese l'efod, gli idoli e l'immagine scolpita, e si unì a quella gente. 21 Così si rimisero in cammino, mettendo davanti a loro i bambini, il bestiame e i bagagli. 22 Quando erano già lontani dalla casa di Mica, la gente che abitava nelle case vicine a quella di Mica si radunò e inseguì i figli di Dan. 23 E siccome gridava dietro ai figli di Dan, questi, voltatisi indietro, dissero a Mica: “Che cos'hai? Perché hai radunato questa gente?”. 24 Egli rispose: “Avete portato via gli dèi che mi ero fatto, e il sacerdote, e ve ne siete andati. Che cosa mi rimane? Come potete dunque dirmi: 'Che cos'hai?'”. 25 I figli di Dan gli dissero: “Fa' che la tua voce non si oda dietro a noi, perché degli uomini irritati potrebbero scagliarsi su di voi, e tu ci perderesti la vita tua e quella della tua famiglia!”. 26 I figli di Dan continuarono il loro viaggio; e Mica, vedendo che essi erano più forti di lui, si voltò indietro e tornò a casa sua. 27 Ed essi, dopo aver preso le cose che Mica aveva fatto e il sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Lais, da un popolo che se ne stava tranquillo e in sicurezza; lo passarono a fil di spada e diedero la città alle fiamme. 28 E non ci fu nessuno che la liberasse, perché era lontana da Sidone, e i suoi abitanti non avevano relazioni con altra gente. Essa era nella valle che si estende verso Bet-Reob. 29 Poi i Daniti ricostruirono la città e l'abitarono. E la chiamarono Dan, dal nome di Dan loro padre, che fu figlio d'Israele; ma prima, il nome della città era Lais. 30 Poi i figli di Dan eressero per sé l'immagine scolpita; e Gionatan, figlio di Ghersom, figlio di Mosè, e i suoi figli furono sacerdoti della tribù dei Daniti fino al giorno in cui gli abitanti del paese furono deportati. 31 Così eressero per sé l'immagine scolpita che Mica aveva fatto, durante tutto il tempo che la casa di Dio rimase a Silo.

Riveduta:

Giudici 18

La tribù di Dan ruba l'idolo di Mica e s'impadronisce della città di Lais
1 In quel tempo, non v'era re in Israele; e in quel medesimo tempo, la tribù dei Daniti cercava un possesso per stabilirvisi, perché fino a quei giorni, non le era toccato alcuna eredità fra le tribù d'Israele. 2 I figliuoli di Dan mandaron dunque da Tsorea e da Eshtaol cinque uomini della loro tribù, presi di fra loro tutti, uomini valorosi, per esplorare ed esaminare il paese; e dissero loro: 'Andate a esaminare il paese!' Quelli giunsero nella contrada montuosa di Efraim, alla casa di Mica, e pernottarono in quel luogo. 3 Come furon presso alla casa di Mica, riconobbero la voce del giovine Levita; e, avvicinatisi, gli chiesero: 'Chi t'ha condotto qua? che fai in questo luogo? che hai tu qui?' 4 Egli rispose loro: 'Mica mi ha fatto questo e questo: mi stipendia, e io gli servo da sacerdote'. 5 E quelli gli dissero: 'Deh, consulta Iddio, affinché sappiamo se il viaggio che abbiamo intrapreso sarà prospero'. 6 Il sacerdote rispose loro: 'Andate in pace; il viaggio che fate è sotto lo sguardo dell'Eterno'. 7 I cinque uomini dunque partirono, giunsero a Lais, e videro che il popolo, il quale vi abitava, viveva in sicurtà, al modo de' Sidonii, tranquillo e fidente, poiché nel paese non c'era alcuno in autorità che potesse far loro il menomo torto, ed erano lontani dai Sidonii e non aveano relazione con alcuno. 8 Poi tornarono ai loro fratelli a Tsorea ed a Eshtaol; e i fratelli chiesero loro: 'Che dite?' 9 Quelli risposero: 'Leviamoci e saliamo contro quella gente; poiché abbiam visto il paese, ed ecco, è eccellente. E voi ve ne state là senza dir verbo? Non siate pigri a muovervi per andare a prender possesso del paese! 10 Quando arriverete là troverete un popolo che se ne sta sicuro. Il paese è vasto, e Dio ve lo ha dato nelle mani: è un luogo dove non manca nulla di ciò che è sulla terra'. 11 E seicento uomini della famiglia dei Daniti partirono da Tsorea e da Eshtaol, muniti d'armi. 12 Salirono, e si accamparono a Kiriath-Jearim, in Giuda; perciò quel luogo, che è dietro a Kiriath-Jearim, fu chiamato e si chiama anche oggi Mahané-Dan. 13 E di là passarono nella contrada montuosa di Efraim, e giunsero alla casa di Mica. 14 Allora i cinque uomini che erano andati ad esplorare il paese di Lais, presero a dire ai loro fratelli: 'Sapete voi che in queste case c'è un efod, ci son degl'idoli, un'immagine scolpita e un'immagine di getto? Considerate ora quel che dovete fare'. 15 Quelli si diressero da quella parte, giunsero alla casa del giovane Levita, alla casa di Mica, e gli chiesero notizie del suo bene stare. 16 I seicento uomini de' figliuoli di Dan, muniti delle loro armi, si misero davanti alla porta. 17 Ma i cinque uomini ch'erano andati ad esplorare il paese, salirono, entrarono in casa, presero l'immagine scolpita, l'efod, gl'idoli e l'immagine di getto, mentre il sacerdote stava davanti alla porta coi seicento uomini armati. 18 E quando furono entrati in casa di Mica ed ebbero preso l'immagine scolpita, l'efod, gl'idoli e l'immagine di getto, il sacerdote disse loro: 'Che fate?' 19 Quelli gli risposero: 'Taci, mettiti la mano sulla bocca, vieni con noi, e sarai per noi un padre e un sacerdote. Che è meglio per te, esser sacerdote in casa d'un uomo solo, ovvero esser sacerdote di una tribù e d'una famiglia in Israele?' 20 Il sacerdote si rallegrò in cuor suo; prese l'efod, gl'idoli e l'immagine scolpita, e s'unì a quella gente. 21 Così si rimisero in cammino, mettendo innanzi a loro i bambini, il bestiame e i bagagli. 22 Com'erano già lungi dalla casa di Mica, la gente che abitava nelle case vicine a quella di Mica, si radunò e inseguì i figliuoli di Dan. 23 E siccome gridava dietro ai figliuoli di Dan, questi, rivoltatisi indietro, dissero a Mica: 'Che cosa hai, che hai radunata cotesta gente?' 24 Egli rispose: 'Avete portato via gli dèi che m'ero fatti e il sacerdote, e ve ne siete andati. Or che mi resta egli più? Come potete dunque dirmi: Che hai?' 25 I figliuoli di Dan gli dissero: 'Fa' che non s'oda la tua voce dietro a noi, perché degli uomini irritati potrebbero scagliarsi su voi, e tu ci perderesti la vita tua e quella della tua famiglia!' 26 I figliuoli di Dan continuarono il loro viaggio; e Mica, vedendo ch'essi eran più forti di lui se ne tornò indietro e venne a casa sua. 27 Ed essi, dopo aver preso le cose che Mica avea fatte e il sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Lais, a un popolo che se ne stava tranquillo e in sicurtà; lo passarono a fil di spada, e dettero la città alle fiamme. 28 E non ci fu alcuno che la liberasse, perch'era lontana da Sidon, e i suoi abitanti non avean relazioni con altra gente. Essa era nella valle che si estende verso Beth-Rehob. 29 Poi i Daniti ricostruirono la città e l'abitarono. E le posero nome Dan, dal nome di Dan loro padre, che fu figliuolo d'Israele; ma prima, il nome della città era Lais. 30 Poi i figliuoli di Dan rizzarono per sé l'immagine scolpita; e Gionathan, figliuolo di Ghershom, figliuolo di Mosè, e i suoi figliuoli furono sacerdoti della tribù dei Daniti fino al giorno in cui gli abitanti del paese furon deportati. 31 Così rizzarono per sé l'immagine scolpita che Mica avea fatta, durante tutto il tempo che la casa di Dio rimase a Sciloh.

Ricciotti:

Giudici 18

I Daniti conquistano Lais
1 In quel tempo non eravi re in Israele e la tribù di Dan andava cercando un possedimento per abitarvi, giacchè fino a quei giorni tra tutte le altre tribù non aveva ancora ottenuta la sua porzione. 2 I figli di Dan mandarono dunque cinque uomini tra i più forti di Saraa e di Estaol della loro stirpe e della loro famiglia per esplorare il paese ed esaminarlo minutamente, e dissero ad essi: «Andate ad esplorare il paese». Essendo venuti, cammin facendo, nella montagna di Efraim ed essendo entrati in casa di Mica, vi si riposarono. 3 Inteso che ebbero la voce del giovane levita presso il quale erano ospitati, gli chiesero: «Chi ti ha condotto qua? Cosa fai qui? Perchè hai voluto venirvi?». 4 E avendo egli risposto: «Mica mi ha fatto queste e queste proposte e mi paga, perchè io gli faccia da sacerdote». 5 Lo pregarono che consultasse il Signore per sapere se avrebbero fatto un buon viaggio e se l'impresa sarebbe riuscita. 6 Ottenuto il responso: «Andate in pace; il Signore guarda al vostro viaggio e alla via per la quale andate», 7 i cinque uomini se ne partirono e vennero a Lais e videro un popolo abitante colà senza timore alcuno, alla maniera dei Sidoni, sicuro e tranquillo, non avendo nemici, pieno di grandi ricchezze e lontano da Sidone e separato da ogni altro popolo. 8 Fecero allora ritorno ai propri fratelli in Saraa e ad Estaol e, interrogati da loro che cosa avessero fatto, risposero: 9 «Levatevi e andiamo colà, poichè abbiam visto una terra molto ricca e ubertosa; non lasciatevi sfuggir l'occasione, non perdete tempo; andiamo a possederla; non dovremo sostenere nessuna fatica. 10 Giungeremo a gente che sta sicura in un paese molto vasto, e il Signore ci darà un luogo, dove non mancherà nulla di ciò che la terra produce».

I Daniti rubano l'idolo di Mica
11 Partirono adunque dalla parentela di Dan, cioè da Saraa e da Estaol, in numero di seicento uomini armati di tutto punto. 12 Salendo si arrestarono in Cariatiarim di Giuda, in un luogo che da quel tempo in poi fu chiamato "Campo di Dan" e si trova dietro a Cariatiarim. 13 Quindi passarono sulla montagna di Efraim e venuti alla casa di Mica, 14 i cinque uomini, che erano stati mandati prima a esaminare il paese di Lais, dissero ai loro fratelli: «Dovete sapere che in questa casa vi è un efod, dei terafim e un'immagine scolpita e fusa. Vedete voi quel che vi piace». 15 Avendo deviato un po' entrarono nella casa del giovane levita, che stava con Mica, e lo salutarono amichevolmente. 16 Frattanto i seicento uomini, armati com'erano, stavano innanzi alla porta, 17 mentre quelli che erano entrati nella casa del giovane si studiavano di togliere la scoltura, l'efod, i terafim e la statua di getto. Frattanto il sacerdote stava alla porta e i seicento fortissimi uomini erano in attesa non molto lontano. 18 Quelli che erano entrati presero la scoltura, l'efod, e la statua di getto. E il sacerdote disse loro: «Che cosa fate?». 19 «Taci» risposero «e poni il tuo dito sopra la bocca e vieni con noi: così avremo in te un padre e un sacerdote. Non è meglio per te essere sacerdote in una tribù e famiglia d'Israele che nella casa di un solo uomo?». 20 A queste parole egli si acquietò e, preso l'efod, gli idoli e l'immagine scolpita, se ne andò con loro. 21 Essendosi messi in cammino, preceduti dai fanciulli, dalle bestie da soma e da tutto ciò che aveano di più prezioso, 22 erano già lungi dalla casa di Mica, quando gli uomini che stavano in quella abitazione si misero a inseguirli con grandi clamori 23 e ad alzare la voce dietro essi. Voltisi questi indietro, dissero a Mica: «Cosa vuoi? Perchè gridi?». 24 E rispondendo egli: «Mi avete portato via i miei dèi, che mi ero fatti, e il sacerdote e quanto io avea; e domandate: - Che cosa hai? -», 25 i figli di Dan gli dissero: «Guardati bene dal parlare ancora contro di noi, se no, [alcuni dei nostri], irritati, verranno a te e perirai tu e tutta la tua casa». 26 E così continuarono l'intrapreso cammino, mentre Mica, visto che erano più forti di lui, se ne tornò a casa. 27 I seicento uomini presero adunque il sacerdote e ciò che abbiamo detto e se ne vennero a Lais, a quel popol tranquillo e sicuro, e passatolo a fil di spada, diedero fuoco alla città, 28 senza che nessuno venisse a portare soccorso, perchè erano assai lontani da Sidone e non avevano alleanza o commercio con nessun altro uomo. La città, situata nella regione di Roob, fu ricostruita di nuovo dai Daniti, che l'abitarono, 29 chiamando città di Dan, dal nome del padre loro generato da Israele, quella città che prima si chiamava Lais. 30 Colà essi collocarono l'immagine scolpita e Gionata figlio di Gersam figlio di Mosè e i figli di lui furono sacerdoti nella tribù di Dan fino al tempo della loro cattività. 31 E l'idolo di Mica restò presso di loro per tutto il tempo in cui la casa di Dio stette in Silo. In quei giorni non eravi re in Israele.

Tintori:

Giudici 18

I Daniti conquistano un nuovo territorio ove portano Pidolo di Mica
1 Al tempo in cui non c'era re in Israele, la tribù di Dan cercava un territorio da abitare, non avendo fino a quel giorno ricevuta la sua parte fra le tribù. 2 I figli di Dan mandarono adunque cinque uomini della loro stirpe e della loro famiglia, tra i più valorosi di Saraa e di Estaol, ad esplorare il paese e ad esaminarlo diligentemente. Avuto l'ordine: «Andate ad esplorare il paese» e messisi in cammino, essi arrivarono al monte d'Efraim, ove, entrati in casa di Mica, vi si riposarono. 3 Trovatisi nella stessa casa col giovane levita di cui riconobbero la voce, gli dissero: «Chi ti ha condotto qua? Che fai qui? Perchè ci sei voluto venire?» 4 Egli rispose loro: «Mica ha fatto per me questo e questo, e mi ha dato uno stipendio, perchè gli serva da sacerdote». 5 Essi allora lo pregarono di consultare il Signore, per poter sapere se farebbero un felice viaggio e se andrebbe a finir bene la loro impresa. 6 Ed egli rispose loro: «Andate pure in pace: il Signore riguarda la vostra via e il vostro cammino». 7 Rimessisi in cammino, quei cinque uomini giunsero a Lais, e vedutala abitata da un popolo senza alcun timore, alla maniera dei Sidoni, sicuro e tranquillo, non avendo chi l'attacchi, e molto ricco, e lontano da Sidone, e separato da tutti gli uomini, 8 tornarono ai loro fratelli in Saraa e in Estaol, e risposero a quei che li interrogavano sulla loro missione: 9 «Su via, andiamo verso quel popolo, perchè abbiamo trovato un paese molto ricco e fertile. Non vi lasciate fuggir l'occasione! Senza por tempo in mezzo, andiamo ad occuparlo: non avremo a durar fatica. 10 Entreremo da gente senza sospetti, in un paese vastissimo, e il Signore ci darà un luogo dove nulla manca di ciò che produce la terra». 11 Così dalla famiglia di Dan, da Saraa e da Estaol partirono seicento uomini in assetto di guerra, 12 salendo si fermarono a Cariatiarim di Giuda, e quel luogo, che è a occidente di Cariatiarim, da quel giorno fu chiamato Campo di Dan. 13 Di là passarono al monte d'Efraim. Giunti alla casa di Mica, 14 i cinque che erano stati mandati ad esplorare la terra di Lais dissero agli altri loro fratelli: «Vi facciamo sapere che in queste case vi è un efod, dei terafim, una scultura e una statua di getto: pensate al da farsi». 15 E, deviando un poco entrarono nella casa del giovane levita che abitava nella casa di Mica e lo salutarono con parole di pace. 16 Or mentre i seicento uomini, armati come erano, stavano davanti alla porta, 17 quelli che erano entrati in casa del giovane si sforzavano di portar via la scultura, l'efod, i terafim e la statua di getto. Il sacerdote stava alla porta, mentre i seicento uomini di sommo valore stavano aspettando a poca distanza. 18 Quelli che erano entrati dentro portarono via la scultura, l'efod, gli idoli e la statua di getto. E il sacerdote disse loro: «Che mi fate?» 19 Gli risposero: «Taci, mettiti un dito sulla bocca e vieni con noi ad essere nostro padre e sacerdote. Che è meglio per te, essere sacerdote nella casa di un uomo solo ovvero in una tribù e in una famiglia d'Israele?» 20 Il sacerdote, sentito ciò, si arrese alle loro parole, e, preso l'efod, gli idoli e la scultura, andò con loro. 21 Essi eran già partiti, e, fatti andare innanzi i bambini, i bestiami ed ogni cosa preziosa, 22 Eran già lontani dalla casa di Mica, quando gli uomini che abitavano nelle case di Mica, radunatisi, l'inseguirono. 23 Sentendoli gridare dietro, si voltarono e dissero a Mica: «Che vuoi? Perchè gridi?» 24 E Mica: «Avete portato via gli dèi da me fatti, e il sacerdote, e tutto quello che avevo, e poi mi dite: Che cosa hai?» 25 Ma i figli di Dan gli risposero: «Guardati dal farti sentire ancora da noi, se non vuoi che ti saltino addosso degli uomini irritati a farti perire con tutta la tua casa». 26 E seguitarono il loro viaggio, mentre Mica, vedutili più forti, se ne tornava a casa. 27 Quei seicento uomini che avevan menato via il sacerdote e quanto abbiam detto sopra, giunti a Lais, ad un popolo tranquillo e sicuro, li passarono a fil di spada e diedero la città alle fiamme; 28 non aveva chi la soccorresse, perchè era lontana da Sidone e non aveva alleanze nè commercio con gli altri uomini. Questa città era situata nel paese di Rohob. Essi la riedificarono e l'abitarono, e, 29 dal nome del loro padre generato da Israele, chiamarono Dan la città che prima era detta Lais. 30 I figli di Dan si eressero la scultura, e Gionatan, figlio di Gersam, figlio di Mosè, e i suoi figli furon sacerdoti della tribù di Dan, sino al giorno della loro cattività. 31 L'idolo di Mica rimase presso di loro per tutto il tempo in cui la casa di Dio restò in Silo. In quel tempo non vi era re in Israele.

Martini:

Giudici 18

Mandati innanzi gli esploratori, vanno dipoi secento uomini della tribù di Dan a cercarsi luogo da stabilirsi: e tolto via l'idolo di Micha, e il sacerdote, prendono per forza la città di Lais, e ivi si fermano.
1 In quel tempo non era re in Israele, e la tribù di Dan cercava luogo da stabilirvisi: perocché fino a quel giorno ella non aveva occupata la sua porzione tra le altre tribù. 2 Mandarono adunque i figliuoli di Dan cinque uomini di Saraa, e di Esthaol, i più valorosi della loro stirpe, e famiglia, a visitare diligentemente il paese, e disser loro: Andate, ed esaminate la terra. I quali, partiti che furono arrivarono al monte Ephraim, ed entrarono in casa di Micha, e vi si riposarono: 3 E avendo riconosciuto il giovane Levita alla favella, e albergando con lui gli dissero: Chi ti ha condotto in questo luogo? che fai tu qui? e a qual fine ci se' venuto? 4 Rispose loro: Micha ha fatto per me questo, e questo, e mi dà stipendio, perch'io sia suo sacerdote. 5 E lo pregarono che consultasse il Signore, affinchè potesser sapere, se il loro viaggio sarebbe felice, e se il loro affare riuscirebbe. 6 Ed egli rispose loro: Andate in pace; il Signore seconda il vostro disegno, e il viaggio da voi intrapreso. 7 E partitisi que' cinque uomini giunsero a Lais, e videro come il popolo che l'abitava, vivea senza timori, tranquillo, e in pace, secondo il fare de' Sidoni, non avendo chi lo disturbasse, ed essendo grandemente ricco, e in lontananza da Sidone, e separato da tutti gli uomini. 8 E se ne tornarono a' loro fratelli in Saraa, e in Esthaol; e interrogati da loro di quel che avessero fatto, risposero: 9 Su via, andiamo verso quel popolo: imperocché la terra che abbiam veduta, è molto ricca e fertile: non siate negligenti, non mettete tempo in mezzo: andiamo ad occuparla, non avremo da durar fatica. 10 Entreremo in casa di gente senza sospetti, in paese vastissimo, e il Signore ci farà padroni di un luogo, dove non si scarseggia di veruna di quelle cose che son prodotte dalla terra. 11 Partirono adunque da Saraa, ed Esthaol secento uomini della stirpe di Dan armati come per fare battaglia, 12 E giunti presso a Cariathiarim di Giuda, ivi si fermarono: quel luogo da quel tempo fu nomato il campo di Dan, ed è dietro a Chariathiarim. 13 Di dove passarono al monte di Ephraim. E giunti che furono presso alla casa di Micha, 14 Dissero i cinque uomini mandati già a visitare la terra di Lais, agli altri loro fratelli: Voi sapete che in questa casa ci è un Ephod, de' Theraphim, e un simulacro scolpito, e un di getto: pensate quel che vi paja di fare. 15 E usciti un po' fuori di strada entrarono nell'abitazione del giovane Levita, il quale stava con Micha: e lo salutarono con dolci parole. 16 E i secento uomini armati com'erano, stavano davanti alla porta. 17 E quelli che erano entrati nell'abitazione del giovane, si affaccendavano per pigliare la statua, e l'Ephod: e i Teraphim, e il simulacro di getto; e il sacerdote stava alla porta, mentre i secento uomini di sommo valore stavano in poca distanza aspettando. 18 Quegli adunque che erano entrati dentro, preser la statua, e l'Ephod, e gl'idoli, e il simulacro di getto. E il sacerdote disse loro: Che fate voi? 19 Gli risposero: Taci, e mettiti un dito sulla bocca: e vieni con noi che ti terremo in luogo di padre, e di sacerdote. Che è meglio per te, di essere sacerdote nella casa di un uomo solo, ovvero in una tribù, e in una famiglia d'Israele? 20 Egli, udito questo, si arrendette alle loro parole, e prese l'Ephod, e gl'idoli, e la statua, e andossene con loro. 21 E quelli partitisi, e avendo fatto andare innanzi i bambini, e i bestiami, e tutto quel che aveano di più caro, 22 Ed essendo già lontani dalla casa di Micha, la gente che abitava nella casa di Micha, gl'inseguì con alte grida, 23 E principiarono a fare schiamazzo dietro a loro. Ed eglino rivoltatisi indietro dissero a Micha: Che vuoi? perchè gridi tu? 24 Ed egli rispose: Mi avete portato via gli dei che io mi era fatti, e il sacerdote, e tutto quel che io avea, e dite: Che hai? 25 Ma i figliuoli di Dan gli dissero: Guardati dal farne più parola con noi, affinchè non si muovan contro di te degli uomini di mal talento, e tu abbi a perire con la tua casa. 26 E così eglino seguitarono il viaggio incominciato. E Micha veggendo ch'essi ne potevano più di lui, se ne tornò a casa sua. 27 E i secento uomini menaron via il sacerdote, e quel che si è già detto: e arrivarono a Lais a quel popolo tranquillo, e senza sospetto, e ne fecer macello, e incendiarono la città. 28 Non essendovi stato nissuno che la soccorresse; perchè era lungi da Sidone, e non avea società, nè commercio con altri uomini. E questa città era situata nel paese di Rohob: ed essi la riedificarono, e l'abitarono, 29 Chiamando città di Dan dal nome del padre loro figliuolo d'Israele quella che prima dicevasi Lais. 30 Ed eressero la loro statua, e Gionatham figliuolo di Gersam figliuolo di Mosè, e i suoi figliuoli furon sacerdoti nella tribù di Dan fino al giorno della sua schiavitù. 31 E l'idolo di Micha rimase presso di loro per tutto il tempo in cui la casa di Dio stette in Silo: in quel tempo non v'era re in Israele.

Diodati:

Giudici 18

1 IN quel tempo non v'era re alcuno in Israele; e in que' dì la tribù di Dan si cercava eredità, da abitare; perciocchè fino a quel dì non le era scaduta sorte fra le tribù d'Israele in eredità. 2 Laonde i figliuoli di Dan mandarono cinque uomini della lor nazione, presi qua e là d'infra loro, uomini di valore, da Sorea e da Estaol, a spiare un certo paese, e ad investigarlo; e dissero loro: Andate, investigate quel paese. Essi adunque, giunti al monte di Efraim, alla casa di Mica, albergarono quivi. 3 Come furono presso alla casa di Mica, riconobbero la voce del giovane Levita; e, ridottisi là, gli dissero: Chi ti ha condotto qua? e che fai qui? e che hai da far qui? 4 Ed egli disse loro: Mica mi ha fatte tali e tali cose, e mi ha condotto per prezzo per essergli sacerdote. 5 Ed essi gli dissero: Deh! domanda Iddio, acciocchè sappiamo se il viaggio che facciamo sarà prospero. 6 E il sacerdote disse loro: Andate in pace; il viaggio che voi fate è davanti al Signore.
7 Que' cinque uomini adunque andarono; e, giunti in Lais, videro il popolo che era in quella città, la quale era situata in luogo sicuro, stare in riposo e in sicurtà, nella maniera de' Sidonii; non essendovi alcuno nel paese, che desse loro molestia in cosa alcuna; ed erano padroni del loro stato, e lontani da' Sidonii, e non aveano da far nulla con alcuno. 8 Poi, essendo ritornati a' lor fratelli, in Sorea ed in Estaol, i lor fratelli dissero loro: Che dite voi? 9 Ed essi dissero; Or su, saliamo contro a quella gente: perciocchè noi abbiamo veduto il paese, ed ecco, egli è grandemente buono: e voi ve ne state a bada? non siate pigri a mettervi in cammino, per andare a prender possessione di quel paese. 10 Quando voi giungerete là (conciossiachè Iddio ve l'abbia dato nelle mani), verrete ad un popolo che se ne sta sicuro, e il paese è largo; è un luogo, nel quale non v'è mancamento di cosa alcuna che sia in su la terra. 11 Allora seicent'uomini della nazione de' Daniti si partirono di là, cioè, di Sorea e di Estaol, in armi. 12 E salirono, e si accamparono in Chiriat-iearim, in Giuda; perciò quel luogo è stato chiamato Mahane-Dan, fino a questo giorno; ed ecco, egli è dietro a Chiriat-iearim. 13 E di là passarono al monte di Efraim, e giunsero alla casa di Mica.
14 Allora, i cinque uomini ch'erano andati a spiare il paese di Lais, fecero motto a' lor fratelli, e dissero loro: Sapete voi che in queste case vi è un Efod, e delle immagini, e una scultura, e una statua di getto? Ora dunque, considerate ciò che avete a fare. 15 Ed essi si ridussero là, e vennero alla casa del giovane Levita, nella casa di Mica, e gli domandarono del suo bene stare. 16 Or i seicent'uomini de' figliuoli di Dan armati si fermarono all'entrata della porta. 17 Ma que' cinque uomini, ch'erano andati per ispiar il paese, salirono, ed entrarono là entro, e presero la scultura, e l'Efod, e le immagini, e la statua di getto, mentre il sacerdote era arrestato all'entrata della porta, co' seicent'uomini armati. 18 Essi adunque, essendo entrati in casa di Mica, e avendo presa la scultura, e l'Efod, e le immagini, e la statua di getto, il sacerdote disse loro: Che fate voi? 19 Ed essi gli dissero: Taci; mettiti la mano in su la bocca, e vieni con noi, e siici per padre, e per sacerdote; quale è meglio per te, esser sacerdote a una casa d'un uomo, ovvero esser sacerdote a una tribù, e ad una nazione in Israele? 20 E il sacerdote se ne rallegrò nel suo cuore, e prese l'Efod, e le immagini, e la scultura, e se ne andò fra quella gente. 21 Poi i Daniti si rimisero al lor cammino, avendo posto innanzi a loro i piccoli fanciulli, ed il bestiame, e le robe. 22 Ed essendo già lungi della casa di Mica, gli uomini ch'erano nelle case vicine alla casa di Mica, si adunarono a grida, e seguitarono di presso i figliuoli di Dan. 23 E gridarono a' figliuoli di Dan. Ed essi, voltando la faccia, dissero a Mica: Che cosa hai, che tu hai adunata la tua gente? 24 Ed egli disse: Voi avete presi i miei dii, che io avea fatti, e il sacerdote, e ve ne siete andati via. Che mi resta egli più? E come dunque mi dite voi: Che hai? 25 Ma i figliuoli di Dan gli dissero: Non far che s'intenda la tua voce appresso di noi; che talora alcuni uomini d'animo iracondo non si avventino sopra voi; e che tu, e que' di casa tua, perdiate la vita. 26 I figliuoli di Dan adunque seguitarono il lor cammino; e Mica, veggendo ch'erano più forti di lui, rivoltosi indietro, se ne ritornò a casa sua.
27 Ed essi, preso quello che Mica avea fatto, e il sacerdote ch'egli avea, giunsero a Lais, ad un popolo che se ne stava in quiete e in sicurtà; e percossero la gente a fil di spada, e arsero la città col fuoco. 28 E non vi fu alcuno che la riscotesse; perciocchè era lungi di Sidon, e gli abitanti non aveano da far nulla con niuno; e la città era nella valle che è nel paese di Bet-rehob. Poi riedificarono la città, e abitarono in essa. 29 E le posero nome Dan, del nome di Dan, lor padre, il qual fu figliuolo d'Israele; in luogo che il nome di quella città prima era Lais. 30 E i figliuoli di Dan si rizzarono la scultura; e Gionatan, figliuolo di Ghersom, figliuolo di Manasse, e i suoi figliuoli dopo di lui, furono sacerdoti della tribù di Dan, infino al giorno che gli abitanti del paese furono menati in cattività. 31 Si rizzarono adunque quella scultura di Mica, ch'egli avea fatta; ed ella vi fu tutto il tempo che la Casa di Dio fu in Silo.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giudici 18

1 INTRODUZIONE A GIUDICI CAPITOLO 18

Come l'idolatria si sia insinuata nella famiglia di Michea leggiamo nel capitolo precedente, come sia stata tradotta da lì nella tribù di Dan abbiamo un racconto in questo capitolo, e come abbia guadagnato un insediamento in una città notevole; poiché quanto grande è l'incendio che si accende! Alla tribù di Dan fu assegnata la sorte per ultima di tutte le tribù e, poiché era troppo stretta per loro, vi fu aggiunta una città considerevole nell'estremo angolo di Canaan a nord.

"Che lo prendano e lo prendano";

si chiamava Laish o Leshem, Giosuè 19:47. Ora qui ci viene detto,

I Come mandarono delle spie a portare loro un resoconto del luogo, le quali, tra l'altro, fecero conoscenza con il sacerdote di Michea, Giudici 18:1-6.

II. Che rapporto incoraggiante riportarono queste spie, Giudici 18:7-10.

III. Quali forze furono inviate per conquistare Lais, Giudici 18:11-13.

IV. Come essi, tra l'altro, saccheggiarono Michea dei suoi dèi, Giudici 18:14-26.

V. Con quanta facilità conquistarono Lais (Giudici 18:27-29) e, quando l'avevano, vi collocarono l'immagine scolpita, Giudici 18:30,31.

Ver. 1. fino alla Ver. 6.

Ecco qui

1. L'occhio che questi Daniti avevano su Lais, non tutta la tribù di Dan, ma una sola famiglia di loro, alla cui sorte, nella suddivisione di Canaan, cadde quella città. Fino a quel momento questa famiglia aveva soggiornato con i loro fratelli, che avevano preso possesso della loro sorte, che era tra Giuda e i Filistei, e avevano rifiutato di andare nella loro città, perché non c'era nessun re in Israele che li governasse, Giudici 18:1. Si trovava molto lontano, separato dal resto della loro tribù; Era interamente nelle mani del nemico, e quindi avrebbero fatto presa sui loro fratelli piuttosto che andare lontano per provvedere a se stessi. Ma alla fine la necessità li costrinse a svegliarsi, e cominciarono a pensare a un'eredità in cui abitare. È meglio avere un po' di sé che aggrapparsi sempre agli altri.

2. L'inchiesta che questa famiglia dei Daniti fece riguardo a Lais: Mandarono cinque uomini a esplorare il paese (Giudici 18:2), per poter conoscere il carattere del paese, se era un'eredità per cui valeva la pena andare così lontano, e la posizione del popolo, se il rendersi padroni di esso era una cosa praticabile, quale forza fosse necessaria per farlo, e quale fosse il modo migliore per sferrare un attacco contro di essa. Gli uomini che mandarono erano uomini valorosi che, se cadevano nelle mani dei loro nemici, sapevano guardare in faccia il pericolo. È prudente guardare prima di saltare. Dan aveva la sottigliezza di un serpente (Genesi 49:17), così come il coraggio di un cucciolo di leone, che salta da Basan, == Deuteronomio 33:22.

3. La conoscenza che le loro spie ebbero con il sacerdote di Michea, e l'uso che fecero di quella conoscenza. Sembra che avessero conosciuto questo levita in precedenza, essendo stato talvolta nel loro paese nelle sue passeggiate; e, sebbene il suo volto potesse essere cambiato, lo riconobbero dalla sua voce, Giudici 18:3. Furono sorpresi di trovarlo così lontano, chiesero che cosa lo avesse portato lì, ed egli disse loro (Giudici 18:4) quali affari avesse lì, e quale incoraggiamento. Essi, comprendendo che aveva un oracolo sotto la sua custodia, desiderarono che dicesse loro se avrebbero prosperato nella loro presente impresa, Giudici 18:5. Vedete la loro negligenza e noncuranza nei confronti di Dio e della sua provvidenza; non avrebbero affatto consultato il Signore se questo levita avesse menzionato i terafim che aveva con sé non glielo avesse messo in testa. Molti non pensano mai alla religione, ma solo quando capita sulla loro strada e non possono evitarla, come clienti casuali. Vedete la loro ignoranza della legge divina, che pensavano che Dio, che aveva proibito l'uso religioso delle immagini scolpite, le avrebbe ancora ammesse nel consultare un'immagine, e avrebbe dato loro una risposta di pace. Dovrebbero essere interrogati da loro? == Ezechiele 14:3. Sembra che avessero un'opinione maggiore dei terafhim di Michea che degli urim di Dio; poiché erano passati per Silo, e, per quanto appariva, non vi avevano consultato il sommo sacerdote di Dio, ma l'squallido levita di Michea sarà per loro un oracolo. Si dedica al suo solito metodo di consultare i suoi teraphim; e, che egli stesso ci credesse o no, assecondò la cosa così bene che fece loro credere di avere una risposta da Dio che li incoraggiava ad andare avanti e assicurava loro un buon successo (Giudici 18:6):

"Va' in pace, sarai al sicuro e sarai tranquillo, perché prima che il Signore sia la tua via",

Cioè

"Egli lo approva"

(come si dice che il Signore conosce la via dei giusti con l'accettazione),

"E perciò egli la renderà prospera, il suo occhio sarà su di te per il bene, dirigerà la tua via e preserverà il tuo uscire e il tuo entrare".

Nota: La nostra grande cura dovrebbe essere che la nostra via sia come Dio approva, e, se è così, possiamo andare in pace. Se Dio si prende cura di noi, su di lui gettiamo la nostra cura, e siamo soddisfatti di non poter perdere la strada se ci precede.

7 Ver. 7. fino alla Ver. 13.

Ecco qui

I L'osservazione che le spie fecero sulla città di Lais, e la postura dei suoi abitanti, Giudici 18:7. Mai luogo fu così mal governato e così mal custodito, il che lo renderebbe una preda molto facile per l'invasore.

1. Era mal governato, perché ogni uomo poteva essere cattivo quanto voleva, e non c'era magistrato, nessun erede di restrizione (come si dice), che potesse anche solo svergognarli in qualsiasi cosa, tanto meno metterli a morte, così che con le più impudenti immoralità provocavano l'ira di Dio, e con ogni sorta di malizie reciproche si indebolivano e si consumavano a vicenda. Vedi qui,

(1.) Che cos'è l'ufficio dei magistrati. Devono essere eredi della moderazione, cioè conservare un costante potere di potere, come eredi di un'eredità, nei luoghi in cui si trovano, per frenare ciò che è male. Essi sono possessori di moderazione, a cui è stata affidata la loro autorità per questo fine, affinché possano controllare e sopprimere ogni cosa che è viziosa ed essere un terrore per i malfattori. È solo la grazia di Dio che può rinnovare le menti depravate degli uomini e volgere i loro cuori; ma il potere del magistrato può frenare le loro cattive pratiche e legare le loro mani, in modo che la malvagità dei malvagi non sia così dannosa o così contagiosa come sarebbe altrimenti. Anche se la spada della giustizia non può tagliare la radice dell'amarezza, può tagliarne i rami e ostacolarne la crescita e la diffusione, affinché il vizio non rimanga senza controllo, perché allora diventa audace e pericoloso, e la comunità partecipa alla colpa.

(2.) Vedi quale metodo deve essere usato per frenare la malvagità. I peccatori devono essere svergognati, affinché coloro che non saranno trattenuti dalla vergogna del peccato davanti a Dio e la loro coscienza possano essere trattenuti dalla vergogna della punizione davanti agli uomini. Bisogna cercare in tutti i modi di cancellare il peccato dal volto e coprirlo di disprezzo, per far vergognare gli uomini del loro ozio, ubriachezza, inganno, menzogna e altri peccati, facendo apparire la reputazione sempre dalla parte della virtù.

(3.) Vedete quanto miserabili e quanto vicini alla rovina sono quei luoghi che o non hanno magistrati o non portano la spada per alcuno scopo; i malvagi allora camminano da ogni parte, == Salmi 12:8. E quanto siamo felici di buone leggi e di un buon governo.

2. Era mal custodito. Il popolo di Laish era negligente, tranquillo e al sicuro, le sue porte lasciate aperte, le sue mura in rovina, perché non temevano in alcun modo il pericolo, sebbene la loro malvagità fosse così grande che avevano motivo di temere la vendetta divina ogni giorno. Era un segno che gli Israeliti, a causa della loro pigrizia e vigliaccheria, non erano ora un terrore per i Cananei come lo erano quando giunsero per la prima volta tra loro, altrimenti la città di Lais, che probabilmente sapeva di essere stata assegnata a loro, non sarebbe stata così sicura. Benché fossero una città aperta e interna, vivevano al sicuro, come i Sidoni (che erano circondati dal mare ed erano ben fortificati sia dall'arte che dalla natura), ma erano lontani dai Sidoni, che quindi non potevano venire in loro aiuto, né aiutarli a difenderli dal pericolo che, corrompendo i loro costumi, Avevano contribuito a farli entrare. E, infine, non avevano affari con nessuno, il che rivela sia l'ozio che provavano (non seguivano alcun commercio, e così divennero pigri e lussuosi, e del tutto incapaci di difendersi) sia l'indipendenza che colpivano: disdegnavano di essere sottomessi o alleati con qualcuno dei loro vicini, e quindi non avevano nessuno che li proteggesse né portasse loro alcun aiuto. Non si curavano di nessuno e quindi nessuno si curava di loro. Questi erano gli uomini di Lais.

II. L'incoraggiamento che di conseguenza diedero ai loro connazionali che li mandarono a perseguire il loro disegno su questa città, Giudici 18:8-10. Probabilmente i Daniti si erano fatti un'idea delle difficoltà insormontabili dell'impresa, pensavano che fosse impossibile rendersi padroni di Lais, e quindi si erano tenuti così a lungo fuori dal suo possesso, forse suggerendo allo stesso modo l'uno all'altro, nella loro incredulità, che non era un paese per cui valesse la pena andare così lontano e correre un tale rischio. gelosie a cui le spie (e non erano, in questo, spie malvagie) avevano un occhio di riguardo nel loro rapporto.

1. Rappresentano il luogo come desiderabile:

"Se credete ai nostri giudizi, noi abbiamo visto il paese, e siamo d'accordo nel nostro verdetto sul punto di vista che, ecco, è molto buono (Giudici 18:9), migliore di questo paese montuoso in cui siamo qui ammassati dai Filistei. Non devi dubitare di viverci comodamente, perché è un luogo dove non c'è mancanza di nulla".

Giudici 18:10. Vedete che bel paese era Canaan, che questa città, che si trovava più a nord di tutte, nell'angolo più estremo del paese, sorgeva in un luogo così fertile.

2. Lo rappresentano come raggiungibile. Non fanno affatto domande ma, con la benedizione di Dio, potrebbero presto prenderne possesso; perché il popolo è al sicuro, == Giudici 18:10. E più sicuro è sempre meno sicuro.

"Dio l'ha data nelle tue mani, e tu puoi averla per prenderla".

Li incitano all'impresa:

"Alzatevi, affinché possiamo salire contro di loro, facciamolo rapidamente e risolutamente".

Essi si lamentano con loro per i loro ritardi e li rimproverano per la loro lentezza: "Stai ancora fermo? Non essere pigro ad andare. Gli uomini hanno bisogno di essere così stimolati a pensare anche al loro interesse. Il cielo è una terra molto buona, dove non c'è mancanza di nulla; il nostro Dio, con la promessa, ce l'ha data nelle mani; Non siamo dunque indolenti nel rendercene sicuri e nell 'afferrare la vita eterna, ma sforziamoci di entrarvi.

III. La spedizione dei Daniti contro Lais. Questa particolare famiglia di loro, alla cui sorte cadde quella città, ora finalmente si dirige verso di essa, Giudici 18:11-13. I militari erano solo 600 in tutto, non la centesima parte di quella tribù, perché quando entrarono in Canaan i Daniti erano più di 64.000, Numeri 26:43. Era strano che nessuno dei loro fratelli della loro stessa tribù, e tanto meno di nessun altro, venisse in loro aiuto; ma passò molto tempo dopo che Israele venne in Canaan che apparve tra loro qualcosa di uno spirito pubblico, o di una preoccupazione per un interesse comune, che era la ragione per cui raramente si univano in un capo comune, e questo li teneva bassi e insignificanti. Sembra (da Giudici 18:21) che questi 600 fossero l'intero numero di coloro che andarono a stabilirsi lì, perché avevano con sé le loro famiglie e i loro beni, i loro piccoli e il bestiame, tanto erano fiduciosi del successo. Le altre tribù diedero loro il libero passaggio attraverso il loro paese. Il loro primo giorno di marcia li portò a Kirjath-Jearim (Giudici 18:12), e gli accampamenti militari erano diventati così rari in Israele che il luogo dove riposarono quella notte fu chiamato Mahaneh-dan, l'accampamento di Dan, e probabilmente il luogo da cui iniziarono la loro marcia tra Zorah ed Eshtaol fu chiamato con lo stesso nome, e si intende, Giudici 13:25. Il secondo giorno di marcia li portò sul monte Efraim, vicino alla casa di Michea (Giudici 18:13), e lì dobbiamo fermarci un po'.

14 Ver. 14. fino alla Ver. 26.

I Daniti avevano mandato le loro spie a trovare un paese per loro, ed essi si affrettarono bene nella loro ricerca; Ma qui, ora che sono arrivati sul posto (perché fino a quando questo non ha fatto loro venire in mente non sembra che ne abbiano parlato ai loro fratelli), li obbligano con un'ulteriore scoperta: possono dire loro dove sono gli dèi:

"Qui, in queste case, ci sono un efod, e un terafim, e molte cose belle per la devozione, come non ne abbiamo di simili nel nostro paese; ora dunque considera cosa devi fare, == Giudici 18:14. Li consultammo e ricevemmo una buona risposta da loro; vale la pena averli, anzi, vale la pena di rubarli (cioè, averli alle peggiori condizioni), e, se solo riusciamo a renderci padroni di questi dèi, possiamo sperare di prosperare e diventare padroni di Laish".

Erano così nel giusto, che era desiderabile avere con sé la presenza di Dio, ma si sbagliavano miseramente quando scambiavano queste immagini (che erano più adatte ad essere usate in un gioco di marionette che in atti di devozione) per segni della presenza di Dio. Pensavano che un oracolo sarebbe stato per loro una bella compagnia nella loro impresa, e invece di un consiglio di guerra per consultarsi su ogni emergenza; e, poiché il luogo in cui stavano per stabilirsi era così lontano da Silo, pensavano di avere più bisogno di una casa di dèi tra loro di quanto ne avesse Michea che viveva così vicino. Avrebbero potuto fare un efod e un terafim buoni come questi, e tali da servire al loro scopo in ogni modo; ma la reputazione di cui si trovarono in possesso (sebbene avessero avuto quella reputazione solo per un po') li divertì a una strana venerazione per questa casa di dèi, che avrebbero presto abbandonato se avessero avuto tanto buon senso da indagare sulla sua origine e vedere se ci fosse qualcosa di divino nella sua istituzione. Essendo determinati a portare con sé questi dèi, ci viene qui raccontato come rubarono le immagini, lusingarono il sacerdote e spaventarono Michea dal tentare di salvarli.

I I cinque uomini che conoscevano la casa e i viali che vi si conducevano, e in particolare la cappella, entrarono e presero le immagini, con l'efod, il teraphim e tutte le pertinenze, mentre i 600 tenevano il sacerdote a parlare alla porta, Giudici 18:16-18. Guardate quanta poca cura questo triste prete aveva dei suoi dèi; Mentre passeggiava davanti al cancello e guardava gli stranieri, il suo tesoro (così com'era) era sparito. Guardate quanto erano impotenti questi tristi dèi, che non riuscivano a trattenersi dall'essere rubati. È menzionato come biasimo degli idoli il fatto che essi stessi fossero andati in cattività, == Isaia 46:2. Oh la stupidità di questi Daniti! Come potevano immaginare che quegli dèi dovessero proteggerli che non potevano impedirsi di essere rubati? Ma poiché andavano sotto il nome di dèi, come se non bastasse che avessero con sé la presenza del Dio invisibile, né che stessero in relazione al tabernacolo, dove c'erano anche segni visibili della sua presenza, nulla servirà loro se non devono avere dèi che vadano davanti a loro, non per colpa loro, ma, cosa altrettanto grave, per furto. La loro idolatria iniziò con il furto, un vero e proprio prologo per un'opera del genere. Per infrangere il secondo comandamento, cominciano con l'ottavo e prendono i beni del loro prossimo per farne i loro dèi. Il Dio santo odia il furto per gli olocausti, ma il diavolo lo ama. Se questi Daniti si fossero impadroniti delle immagini per deturparle e abolirle, e il sacerdote per punirlo, avrebbero fatto proprio come gli Israeliti, e sarebbero apparsi gelosi del loro Dio come avevano fatto i loro padri (Giosuè 22:16); ma prenderli per il loro uso personale era un crimine così complicato da dimostrare che non temevano Dio né consideravano l'uomo, ma erano perfettamente perduti sia per la pietà che per l'onestà.

II. Si scagliarono contro il prete e lo lusingarono fino a farlo diventare di buon umore, non solo perché lasciasse andare gli dèi, ma anche perché andasse lui stesso con loro; perché senza di lui non sapevano bene come servirsi degli dèi. Osservare

1. Come lo tentarono, Giudici 18:19. Gli assicurarono che con loro sarebbe stata preferita una preferenza migliore di quella che aveva ora. Sarebbe stato più onore e profitto essere cappellano di un reggimento (perché non lo erano più, anche se si definivano una tribù) che essere solo un cappellano domestico di un gentiluomo privato. Vada con loro, e avrà più dipendenti da lui, più sacrifici portati al suo altare e più compensi per consultare i suoi terafim, di quanti ne avesse qui.

2. Come lo hanno conquistato. Un po' di persuasione servì: il suo cuore si rallegrò, == Giudici 18:20. La proposta accolse abbastanza bene la sua fantasia sconclusionata, che non gli avrebbe mai permesso di rimanere a lungo in un posto, e soddisfò la sua cupidigia e la sua ambizione. Non aveva motivo di dire se non che stava bene dov'era; Michea non l'aveva ingannato, né cambiato il suo salario. Non era mosso da alcun rimorso di coscienza per aver assistito a un'immagine scolpita: se fosse andato a Silo per servire i sacerdoti del Signore, secondo il dovere di un levita, avrebbe potuto essere il benvenuto lì (Deuteronomio 18:6), e la sua rimozione sarebbe stata lodevole; ma, invece di questo, porta con sé le immagini, e porta l'infezione dell'idolatria in un'intera città. Sarebbe stato molto ingiusto e ingrato nei confronti di Michea se solo se ne fosse andato lui stesso, ma lo era ancora di più portare con sé le immagini, che sapeva essere il cuore di Michea. Eppure non ci si poteva aspettare di meglio da un levita traditore. Quale casa può essere sicura di colui che ha abbandonato la casa del Signore? O a quale amico sarà fedele se è stato falso al suo Dio? Non poteva fingere di essere sotto la forza della costanza, perché in cuor suo era contento di andare. Se dieci sicli lo avessero vinto (come dice il vescovo Hall), undici lo avrebbero perso; poiché che cosa può trattenere coloro che hanno fatto naufragio di una buona coscienza? Il mercenario fugge perché è un mercenario. Il sacerdote e i suoi dèi andarono in mezzo al popolo. Lì lo misero per impedirgli di tornare indietro, se avesse cambiato idea, o di essere ripreso da Michea, o forse questo posto gli fu assegnato a imitazione dell'ordine della marcia di Israele attraverso il deserto, in cui l'arca e i sacerdoti andarono in mezzo al loro accampamento.

III. Spaventarono Michea quando li inseguì per recuperare i suoi dèi. Appena si accorse che la sua cappella era stata saccheggiata e che il suo cappellano era fuggito da lui, radunò tutte le forze che poté e inseguì i ladri, Giudici 18:22. I suoi vicini, e forse gli affittuari, che erano soliti unirsi a lui nelle sue devozioni, erano pronti ad aiutarlo in questa occasione; si radunarono e inseguirono i briganti, i quali, avendo davanti a sé i loro figli e il loro bestiame (Giudici 18:21), non poterono affrettarsi, così che presto li raggiunsero, sperando con la forza della ragione di recuperare ciò che era stato rubato, perché la sproporzione del loro numero era tale che non potevano sperare di farlo con la forza delle armi. Gli inseguitori li chiamarono, desiderando dire loro una parola; quelli nelle retrovie (dove è probabile che avessero appostato i più feroci e forti della loro compagnia, aspettandosi di essere attaccati) si voltarono e chiesero a Michea che cosa lo affliggeva perché fosse così preoccupato, e che cosa avrebbe voluto, Giudici 18:23. Discute con loro e invoca il suo diritto, che pensava dovesse prevalere; ma essi, in risposta, invocarono la loro forza, che, si dimostrò, prevalse; perché è comune che la forza superi il diritto.

1. Insiste sul torto che gli avevano certamente fatto (Giudici 18:24):

"Tu hai tolto i miei dèi, le mie immagini di Dio, di cui ho un titolo incontestabile, perché le ho fatte io stesso, e per le quali ho un tale affetto che sono distrutto se le perdo; poiché che cosa ho di più che mi gioverà se queste cose andranno perdute?"

Ora

(1.) Questo ci rivela la follia degli idolatri e il potere che Satana ha su di loro. Che follia è stata per lui chiamare suoi dèi quelli che ha fatto, quando solo colui che ci ha fatti deve essere adorato da noi come un Dio! Davvero una follia riporre il suo cuore su cose così sciocche e oziose, e considerare se stesso come incompiuto quando le aveva perdute!

(2.) Questo può rivelarci la nostra idolatria spirituale. Quella creatura in cui riponiamo la nostra felicità, su cui riponiamo i nostri affetti in modo disordinato, e che non possiamo in alcun modo trovare nel nostro cuore da cui separarci, di cui diciamo:

"Che cosa abbiamo di più?"

di cui facciamo un idolo. Questo è messo al posto di Dio, ed è un usurpatore, di cui ci preoccupiamo come se la nostra vita e il nostro benessere, la nostra speranza e felicità, e il nostro tutto, fossero legati ad esso. Ma

(3.) Se tutti gli uomini cammineranno in questo modo nel nome del loro dio, non saremo noi allo stesso modo influenzati verso il nostro Dio, il vero Dio? Consideriamo l'interesse per Dio e la comunione con lui incomparabilmente la parte più ricca, e la perdita di Dio la perdita più grave. Guai a noi se egli se ne andasse, perché che cosa abbiamo di più? Le anime abbandonate che si lamentano del Signore possono ben meravigliarsi, come fece Michea, che tu debba chiedere che cosa le affligge; poiché i segni del favore di Dio sono sospesi, le sue comodità sono ritirate, e che cosa hanno di più?

2. Insistono sul male che certamente gli farebbero se perseguisse la sua richiesta. Non vollero ascoltare la ragione, né fare giustizia, né offrirsi di pagargli il primo prezzo che aveva pagato per quelle immagini, né promettere di restituire ciò che avevano preso quando avevano servito al loro scopo attuale con loro in questa spedizione e avevano avuto il tempo di copiarle e farne altre simili per se stessi: tanto meno avevano compassione per una perdita che egli lamentava così amaramente. Essi non vollero nemmeno dargli buone parole, ma decisero di giustificare la loro rapina con l'omicidio se egli non avesse immediatamente abbandonato le sue pretese, Giudici 18:25.

"Bada che gli uomini adirati non ti corrano addosso e tu perda la tua vita, e questo è peggio che perdere i tuoi dèi".

Gli uomini malvagi e irragionevoli considerano una grande provocazione essere invitati a fare giustizia, e a sostenersi con la loro forza contro il diritto e la ragione. Il crimine di Michea è chiedere il suo, eppure, per questo, rischia di perdere la sua vita e quella della sua famiglia. Michea non ha abbastanza coraggio per rischiare la vita per salvare i suoi dèi, così poco ha opinione che essi siano in grado di proteggerlo e sostenerlo, e quindi li abbandona docilmente (Giudici 18:26): Si voltò e tornò a casa sua; e se la perdita dei suoi idoli lo convinceva (come, si potrebbe pensare, dovrebbe) della loro vanità e impotenza, e della sua stessa follia nel riporre il suo cuore su di essi, e lo rimandava al vero Dio da cui si era ribellato, colui che li aveva perduti aveva un affare molto migliore di quelli che con la forza delle armi li portavano via. Se la perdita dei nostri idoli ci guarisce dall'amore per loro e ci fa dire: Che cosa abbiamo a che fare ancora con gli idoli? La perdita sarà un guadagno indicibile. Vedere Isaia 2:20; Isaia 30:22.

27 Ver/ 27. fino alla Ver. 31.

Ecco qui

I Lais conquistata dai Daniti. Continuarono la loro marcia e, poiché non incontrarono alcun disastro, forse conclusero di non aver fatto male a derubare Michea. Molti si giustificano nella loro empietà con la loro prosperità. Osservare

1. In quale posizione trovarono la gente di Lais, sia quella della città che quella della campagna. Erano tranquilli e sicuri, non gelosi delle cinque spie che erano state tra loro per esplorare il paese, né avevano alcuna informazione dell'avvicinarsi di questo nemico, il che li rendeva una preda molto facile per quel piccolo pugno di uomini che li assaliva, Giudici 18:27. Nota: Molti sono portati alla distruzione dalla loro sicurezza. Satana si avvantaggia contro di noi quando siamo negligenti e fuori dal nostro sguardo. Beato dunque l'uomo che teme sempre.

2. Che vittoria completa ottennero su di loro: Passarono tutto il popolo a fil di spada e bruciarono quella parte della città che ritennero opportuno ricostruire (Giudici 18:27,28), e, per quanto appaia, qui non incontrarono resistenza; perché la misura dell'iniquità dei Cananei era piena, quella dei Daniti stava appena cominciando a riempirsi.

3. Come i conquistatori si sistemarono nella loro stanza, Giudici 18:28,29. Costruirono la città, o gran parte di essa, di nuovo (i vecchi edifici erano andati in rovina), e la chiamarono Dan, per testimoniare loro che, sebbene separati così lontano dai loro fratelli, erano nondimeno Daniti per nascita, cosa che in seguito, a causa della loro distanza, potrebbe essere messa in discussione. Dovremmo preoccuparci di non perdere il privilegio della nostra relazione con l'Israele di Dio, e quindi dovremmo cogliere tutte le occasioni per possederlo e preservarne il ricordo per il nostro dopo di noi.

II. L'idolatria si stabilì immediatamente lì. Dio aveva misericordiosamente adempiuto la sua promessa, mettendoli in possesso di ciò che era toccato loro in sorte, obbligandoli così ad essere fedeli a colui che era stato così per loro. Hanno ereditato il lavoro del popolo, per poter osservare le sue statue, == Salmi 105:44,45. Ma la prima cosa che fanno dopo essersi sistemati è rompere le sue statue. Appena cominciarono a sistemarsi, eressero l'immagine scolpita (Giudici 18,30), attribuendo perversamente il loro successo a quell'idolo che, se Dio non fosse stato infinitamente paziente, sarebbe stata la loro rovina. Così un idolatra prospero continua a offendere, imputando questo suo potere al suo dio, == Abacuc 1:11. Il loro levita, che officiava come sacerdote, è infine nominato qui: Gionathan, figlio di Ghersom, figlio di Manasse. La parola Manasse, nell'originale, ha la lettera n, posta sopra la testa, che, dicono alcuni rabbini ebrei, è un'indicazione che dovrebbe essere tralasciata, e allora Manasse sarà Mosè, e questo levita, dicono, era nipote del famoso Mosè, che in verità aveva un figlio di nome Ghershom; ma, dicono, lo storico, in onore di Mosè, con una mezza interposizione di quella lettera, ha cambiato il nome in Manasse. Il latino volgare lo legge Mosè. E se davvero Mosè aveva un nipote che era furbo, e fu preso come uno strumento adatto da usare per stabilire l'idolatria, non è l'unico caso (volesse Dio che lo fosse!) dell'infelice degenerazione della posterità di uomini grandi e buoni. I figli dei bambini non sono sempre la corona dei vecchi. Ma il dotto vescovo Patrizio prende questa come un'oziosa presunzione del rabbino, e suppone che questo Gionatan appartenga a qualche altra famiglia dei Leviti. Per quanto tempo queste corruzioni continuarono, ci viene detto alla fine.

1. Che la posterità di questo Gionatan continuasse ad agire come sacerdoti per questa famiglia di Dan che era seduta a Lais, e nel paese circostante, fino alla cattività, Giudici 18:30. Dopo che l'immagine di Michea fu rimossa, questa famiglia conservò il carattere di sacerdoti, e fu loro rispettata come tale da quella città, ed è molto probabile che Geroboamo li tenesse d'occhio quando vi pose uno dei suoi vitelli (che potevano accogliere a Can, e mettere una certa reputazione, quando i sacerdoti del Signore non volevano avere nulla a che fare con loro). e che questa famiglia officiava come alcuni dei suoi sacerdoti.

2. Che queste immagini continuarono fino al tempo di Samuele, poiché l' arca di Dio rimase a Silo; ed è probabile che in lui sia stata presa un'efficace cura per sopprimere e abolire questa idolatria. Vedete quanto è pericoloso ammettere un'infezione, poiché i cimurri spirituali non si curano così presto come se li si contraggono.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giudici 18

Capitolo 18

I Daniti cercano di allargare la loro eredità e derubano Mica

I Daniti decisero di portare con sé gli dèi di Mica. Oh, la follia di questi Daniti! Come potevano pensare di essere protetti da quegli dèi che non riuscivano a non farsi rubare! Prenderli per uso personale era un doppio crimine; dimostrava che non temevano Dio né consideravano l'uomo, ma che avevano perso sia la pietà che l'onestà. Che follia fu per Mica chiamare suoi dèi quelli che aveva fatto, quando solo Lui deve essere adorato da noi come Dio, che ci ha fatto! Questo viene messo al posto di Dio, di cui ci preoccupiamo, come se il nostro tutto fosse legato ad esso. Se gli uomini camminano nel nome dei loro falsi dei, tanto più dovremmo amare e servire il vero Dio!

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giudici 18

 

2 Questa identità di località con la scena della nascita e della morte di Sansone indica che entrambe le narrazioni sono tratte dalla stessa fonte, probabilmente gli annali della tribù di Dan.

3 Non ne consegue che lo avessero conosciuto prima e avessero riconosciuto la sua voce, anche se potrebbe essere così. Ma l'ebreo ha ugualmente la sensazione di aver udito la voce del levita; e, attratto da essa, si recò nella cappella Giudici 18:18 dove si trovava Gionata. Probabilmente stavano appena iniziando il loro viaggio, ma erano ancora all'interno della corte o dei recinti della casa di Michea. Evidentemente Michea non aveva parlato loro della sua casa di Dio e del suo levita. Le loro domande indicano sorpresa.

5 La vista dell'efod e dei terafim suggeriva l'idea di indagare su Dio.

6 Davanti al Signore... - cioè Egli lo guarda con favore. (Confronta Esdra 8:21 ).

7 Lais - In seguito chiamato “Dan” Giudici 18:29. Il sito esatto non è stato identificato, ma era l'estremità settentrionale di Israele, vicino alle sorgenti del Giordano, ea circa quattro miglia da Panium, o Cesarea-Filippi. Si pensa che si trovasse dove ora sorge il villaggio di Tell-el-Kadi.

Alla maniera degli Zidoni - Essendo il genio degli Zidoni meccanico e commerciale, non militare, i loro coloni erano inclini a trascurare le fortificazioni e simili precauzioni belliche. Al tempo di Salomone i Sidoni erano particolarmente abili nel tagliare il legname 1Re 5:6 ; 1 Cronache 22:4 , ed è altamente probabile, data la loro vicinanza al Libano, che tale fosse l'occupazione degli uomini di Lais.

Tranquillo e sicuro... - Questo è un passaggio molto oscuro e difficile. Traduci così: "Tranquillo e sicuro, e nessuno di loro fa alcun danno nel paese, possedendo ricchezze" o "dominio".

12 Kurjath-jearim - “ Città delle foreste”, altrimenti chiamata “Kirjath-Baal” (riferimento marginale.), identificata da Robinson con il moderno “Kurit-el-Enab”, sulla strada da Giaffa a Gerusalemme e da Conder con Soba.

14 In queste case - Ciò concorda con quanto abbiamo visto in Giudici 18:2 che la “casa di Dio” e la casa di Gionatan erano staccate da quella di Michea. C'erano altre case oltre a Giudici 18:22. L'intero insediamento era probabilmente chiamato Beth-Michea, contenuto in un'unica corte, e vi si accedeva da una porta Giudici 18:16.

17 I cinque tornarono alla cappella di Michea (casa di Michea, Giudici 18:18 ) e presero l'efod, i terafim, ecc., e li portarono alla porta dove il sacerdote stava parlando con i 600 uomini.

21 E metti i piccoli, ecc., davanti a loro - Si aspettavano un inseguimento dalla gente di Michea e organizzarono di conseguenza il loro ordine di marcia.

La carrozza - Piuttosto, "gli oggetti di valore". Alcuni lo interpretano “il bagaglio pesante”.

22 Sono stati riuniti - letteralmente, "sono stati chiamati insieme". Gli uomini, che erano tutti operai di Michea, erano probabilmente nei campi con il loro padrone al momento della rapina. Quando le donne videro ciò che era accaduto, diedero l'allarme e Michea radunò gli uomini il più presto possibile, inseguirono i Daniti e li raggiunsero.

27 Le cose che Michea aveva fatto - Piuttosto, da Giudici 18:24 , "gli dei che Michea aveva fatto". Vedi Giudici 18:31; Deuteronomio 27:15; Esodo 20:4.

28 Rehob (come Dan in seguito) è menzionato come il punto più settentrionale della terra di Canaan Numeri 13:21 , e la sua posizione è definita con riferimento all'ingresso di Hamath.

Una città - Piuttosto, "la" città. Ricostruirono Lais, che avevano bruciato Giudici 18:29.

30 Nel testo ebraico il nome qui reso Manasse è scritto MN)- SH. Senza la “N” (suora) sospesa sulla linea, si può leggere la parola: Mosè, il cui figlio era Gershom Esodo 2:22 , il cui figlio o discendente era chiaramente Gionatan. I masoreti, probabilmente addolorati che un discendente di Mosè fosse implicato in un culto idolatrico, adottarono questo espediente per mascherare il fatto senza falsificare assolutamente il testo. La Vulgata ha "Mosè", la Settanta "Manasse".

Questi versetti sembrano dirci che i discendenti di Gionatan furono sacerdoti della tribù di Dan fino alla cattività 2 Re 15:29; 2 Re 17:6; e che l'immagine scolpita rimase nella loro custodia fino al tempo di Davide, per ordine del quale, forse, fu distrutta, sebbene il culto idolatrico continuasse, o fosse ripreso, a Dan.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giudici 18

1 INTRODUZIONE AI GIUDICI 18

Questo capitolo racconta come i Daniti, essendo sommersi dalla loro eredità, mandarono delle spie a perlustrare il paese, e vedere se potevano trovare un posto adatto per aggiungervi e ampliarlo, Giudici 18:1-6 che tornò e riferì Lais come tale, e incoraggiò i Daniti ad andare a prenderne possesso; per questo scopo vi mandarono seicento uomini, Giudici 18:7-12 e mentre andavano, si fermarono alla casa di Michea, e portarono via i suoi sacerdoti e i suoi dèi, Giudici 18:13-27 e, dopo aver preso Lais, vi eresse l'immagine scolpita di Michea, Giudici 18:28-31

Versetto 1. In quei giorni non c'era re in Israele,

Nessun magistrato supremo, nessun giudice, perché era prima del tempo dei giudici, dopo la morte di Giosuè e prima di Otniel, il primo giudice; questo è osservato prima, Giudici 17:6 e qui ripetuto per spiegare le cose malvagie fatte dai Daniti, consultando l'oracolo di Michea, portando via il suo sacerdote e i suoi dèi, e ponendo la sua immagine scolpita in Dan, per cui l'idolatria si diffuse in Israele, e portò la loro schiavitù a Chushanrishathaim, da cui Otniel il primo giudice fu il loro liberatore:

e in quei giorni la tribù dei Daniti cercava loro un'eredità in cui abitare; cioè, una famiglia di loro, come nel versetto successivo, non l'intera tribù; poiché come una famiglia è talvolta posta per una tribù, Giosuè 7:17 così una tribù per una famiglia, Giudici 20:12

fino a quel giorno [tutta la loro] eredità non era toccata a loro tra le tribù d'Israele; giustamente riferiamo le parole "tutti loro", perché altrimenti un'eredità sarebbe toccata a loro a sorte, come alle altre tribù. Giosuè 19:40, ma non solo era troppo poco per loro, Giosuè 19:47 ma tutto ciò che era stato loro assegnato non entrò in loro possesso, ma una parte rimase non sottomessa; e alcuni di cui erano in possesso non potevano mantenerli, né per la forza superiore degli Amorrei, né per la loro pigrizia e vigliaccheria, né per mancanza dell'aiuto dei loro fratelli; vedi Giudici 1:34,35

2 Versetto 2. I figli di Dan mandarono cinque uomini della loro famiglia,

Secondo Abarbinel, uno di famiglia, come Mosè mandò uno di una tribù a spiare la terra; E quindi ci devono essere cinque famiglie coinvolte in questa faccenda:

dai loro confini, uomini valorosi di Zore e di Eshtaol per esplorare il paese e perlustrarlo; questi uomini furono mandati dai confini della tribù, dalle parti estreme di essa, come la parola può significare, dove forse erano i più pressati e sovraffollati: Zorah ed Eshtaol sono particolarmente menzionati, e furono le prime città del loro destino, e furono la costa della loro eredità, vedi Gill su "Giosuè 19:41" alcuni prendono la frase resa "dalle loro coste" per significare persone di estrema meschinità, uomini della classe più bassa tra loro; ma gli scrittori sopra menzionati lo interpretano in un senso del tutto opposto, dai "Katzinim", principi, come Mosè inviato a spiare il paese; e questo si accorda meglio con la clausola successiva, "uomini di valore": e la parola usata significa non solo magnanimità e fortezza d'animo, ma ricchezza e ricchezza; e questi furono mandati non a esplorare il paese di Canaan, ma i luoghi che caddero in mano a questa tribù, ma furono posseduti dai Cananei; e il loro compito era di osservare in quali condizioni si trovassero, e se fossero adatti al loro scopo, e facili da ottenere, e come avrebbero potuto entrare in possesso di qualcuno di loro:

Ed essi dissero loro: Scrutate il paese; e vedere se non si può trovare un luogo conveniente per ingrandire la loro eredità, e dare loro più spazio e libertà per le loro famiglie, ora represse, e un pascolo per le loro greggi e armenti:

chi quando giunsero al monte Efraim; che si stendevano ai loro confini:

vi si fermarono alla casa di Michea; cioè, quando furono vicini alla casa di Michea, come la interpretano Kimchi e Ben Melech, presero alloggio nelle vicinanze di essa, forse in una locanda o in una locanda; poiché non ha senso che alloggiarono nella casa di Michea, poiché dopo ciò leggiamo che vi si trasformarono, come nel versetto successivo. Secondo Bunting, questo luogo era a ventiquattro miglia da Zorah e Eshtaol, da dove provenivano questi uomini

3 Versetto 3. quando furono presso la casa di Michea,

Atti la loro locanda, che potrebbe essere accanto ad essa, o mentre vi passavano accanto:

conoscevano la voce del giovane, il levita; che erano stati nel loro paese, e loro erano stati in sua compagnia e nella sua conversazione, e riconoscevano il tono della sua voce quando lo udivano; una particolare brogue che potrebbe avere. Abarbinel congettura che stesse cantando all'idolo di Michea, o moltiplicando le sue preghiere davanti a lui:

e vi si voltarono; nella casa di Micah e nell'appartamento dove si trovava il giovane;

e gli dissero: Chi ti ha condotto qui? sapevano che era di Betlemme di Giuda; Domandano dunque come vi sia arrivato, chi l'abbia mandato a chiamare e in che modo sia stato condotto in quel luogo.

E che cosa fai tu in questo luogo? sapevano che era un levita, e che costui non aveva altro da fare che al tabernacolo, e perciò domandano quale fosse il suo impiego qui, e tu che cosa hai qui? per mantenersi, con ciò che aveva per il suo mantenimento, o come viveva

4 Versetto 4. Ed egli disse loro: "Michea fa così e così mi tratta:

Raccontò loro tutta la storia, come era giunto alla porta della casa di Michea, come gli aveva chiesto chi fosse, da dove venisse e dove andava, e poi lo invitò a casa sua per stare con lui.

e mi ha assunto; all'anno, per dieci sicli d'argento, un vestito, cibo e bevande, e in questo modo si guadagnava da vivere e veniva mantenuto.

e io sono il suo prete; e questo era il suo compito offrire sacrifici per la sua famiglia, e consultare il suo oracolo per lui, e per chiunque si rivolgesse

5 Versetto 5. Ed essi gli dissero: Chiedi consiglio a Dio, ti preghiamo,

Non lo rimproverarono per aver assunto l'ufficio sacerdotale, quando sapevano che era un levita, tale era la corruzione di quei tempi, e la grande depravazione e declinazione in cui erano caduti; e neppure per l'idolatria di cui si era reso colpevole, ma incoraggiarlo in essa, e pensare di avere una bella opportunità, che prontamente colsero al volo, di farsi chiedere consiglio a Dio, circa il successo della missione per cui erano stati mandati; A questo furono condotti alla vista dell'efod, che era simile a quello del tabernacolo, e dei terafim, immagini che, secondo una nozione prevalente, quando consultate, predicevano cose future; non è certo se per Dio intendessero il vero Dio, che pensavano avrebbe dato una risposta per mezzo di questi, o gli dèi di Michea; secondo il Targum di Gionathan, intendevano il vero Dio, che lo parafrasa,

"chiedere alla Parola del Signore":

affinché possiamo sapere se la nostra strada sarà prospera o no; se dovessero trovare un luogo adatto in cui dimorare, ed essere in grado di prenderne possesso

6 Versetto 6. E il sacerdote disse loro: "Andate in pace,

Dopo aver consultato l'oracolo, o aver chiesto consiglio all'efod e al terafim; o con la sua testa, o con una voce che aveva udito, che Satana avrebbe potuto essere autorizzato da Dio a liberare, disse loro molto chiaramente che potevano continuare il loro viaggio con la mente abbastanza tranquilla e con piena certezza di successo:

davanti al Signore è la via per la quale andate; è visto, osservato e preso in considerazione da lui, ed egli lo approva; è secondo la sua volontà, e sotto la sua direzione e protezione, e si può contare sul suo successo; sebbene alcuni osservino che questa risposta è data in termini ambigui, come generalmente lo erano gli oracoli dei demoni, e potrebbe essere presa in senso buono o cattivo, a seconda che l'evento debba essere; come che la loro via era davanti al Signore, e fu vista da lui o con piacere o dispiacere, con approvazione o disapprovazione, per il loro bene, o per il loro male, così che lasciasse cadere come poteva, il credito dell'oracolo era salvato

7 Versetto 7. E i cinque uomini partirono,

Dal monte Efraim, e la casa di Michea, quivi:

e venne da Lais; che, secondo Bunting, era a centoquattro miglia dal monte Efraim, e così tante egli fa che provenga da Gerusalemme; si trovava all'estremo confine settentrionale del paese di Canaan, ai piedi del monte Libano, vicino alla fonte del Giordano; era a quattro miglia da Paneas, come dice Girolamo: mentre vai a Tiro; è la Cesarea di Filippo del Nuovo Testamento, e la stessa che si chiama Leshem, vedi Gill su "Giosuè 19:47",

e vide la gente che vi si trovava; entrarono in città e fecero le loro osservazioni sugli abitanti di essa, sul loro numero, sulla loro forza e sul loro modo di vivere.

come abitavano incuranti, alla maniera dei Sidoni, tranquilli e sicuri; gli abitanti di Sidone, di cui imitano i costumi, le leggi di cui usano le leggi e che sono sotto il loro governo, dal momento che si dice che non hanno in sé un magistrato; e la loro negligenza e fiducia potevano derivare dalle loro forti fortezze; o piuttosto perché pensavano che la loro città, e il paese adiacente ad essa, non appartenessero al paese d'Israele, e non sapevano che gli Israeliti vi avessero pretese, e quindi erano abbastanza tranquilli, e non avevano paura di loro; non avevano sentinelle a guardia della loro città e non si preoccupavano di fornirsi di armi da guerra per la loro difesa, come i Sidoni; i quali, oltre ad essere una città forte e fortificata, non avevano paura degli Israeliti, perché la loro città non era nel paese di Canaan, ma vi arrivava solo il confine.

e non c'era magistrato nel paese che potesse farli vergognare in qualche cosa; per trattenerli dal vizio, e punirli per questo, o anche per rimproverarli e correggerli, e così farli vergognare; o mettere su di loro un marchio di infamia e di disonore in modo pubblico, che potrebbe farli vergognare; quindi vivevano in modo disordinato e dissoluto, per cui diventavano la preda più facile degli altri: o il senso è che non c'era un re, né un erede del regno, come lo interpreta Kimchi, così che non c'era nessuno che contestasse il suo diritto al governo del luogo, o che accusasse un altro, e lo svergognasse per averglielo tolto. Jarchi ritiene che nessuno avesse bisogno di respingere il suo vicino a mani vuote, quando gli chiedeva qualcosa per il suo sollievo, poiché non mancava nulla nel paese, come osservò in seguito; Ma il primo senso sembra il migliore:

ed erano lontani dai Sidoni; che erano le uniche persone che potevano aiutarli, essendo in amicizia con loro; e può darsi che fossero sotto il loro governo, come già osservato; Si dice che siano a circa undici miglia da loro; Giuseppe Flavio dice, un giorno di viaggio:

e non aveva affari con nessuno; nessun commercio o commercio, ma vivevano indipendentemente dagli altri, e dentro di loro, la loro terra offriva loro tutto ciò che era sufficiente per loro. Alcuni lo capiscono perché non erano in alcuna lega o alleanza con nessun altro popolo, e quindi non avevano nessuno che chiamasse in loro aiuto in caso di attacco contro di loro

8 Versetto 8. E vennero dai loro fratelli a Zorah e a Eshtaol,

Dopo aver visto bene la città e fatto le loro osservazioni sugli abitanti di essa, sulla condizione e le circostanze in cui si trovavano, e aver preso nota della bontà del paese che la circondava, tornarono dai loro fratelli che li avevano mandati, in particolare da quelli che abitavano nei due luoghi menzionati:

E i loro fratelli dissero loro: "Che dite?". Quali notizie porti? Che resoconto del luogo e del paese in cui sei stato?

9 Versetto 9. Ed essi dissero: "Alzati, perché io salga contro di loro,

Cioè, prepararsi alla guerra e salire in modo ostile contro gli attuali possessori della terra, non dubitando di esserne facilmente padroni:

perché abbiamo visto il paese, ed ecco, è molto buono. Adrichomius dice che era un ottimo pascolo, e fertile, ricco di frutti di ogni specie; e lo stesso è attestato da Giuseppe Flavio:

E siete ancora fermi? Potete stare tranquilli e non permettervi di salire e possedere un paese così buono, di cui si può fare una facile conquista? oppure, affermativamente: "Voi state fermi o tacete"; non rispondete a ciò che diciamo, e sembrate negligenti e indifferenti riguardo alla questione; o, a mo' di esortazione: "Tacete", sia affinché il popolo possa rimanere nel suo stato tranquillo, tranquillo, incurante, e per timore, udendo disegni contro di loro, che si prepari per la loro difesa; oppure, come Abarbinel, perché nessuna delle altre tribù d'Israele ne venisse a sapere e andasse a prenderlo davanti a loro.

non essere pigro per andare ed entrare in possesso del paese; Essi suggeriscono che non c'era quasi nulla di più da fare che andare a prenderne possesso, e che se non lo avessero fatto sarebbe stato del tutto dovuto alla loro pigrizia e indolenza

10 Versetto 10. Quando andrete, arriverete a un popolo sicuro e a un grande paese,

Infatti, sebbene fosse una sola città, i suoi territori erano grandi e i villaggi che le appartenevano potevano essere molti; che, con la sicurezza del popolo, potrebbero facilmente essere sorpresi e presi, non essendo in guardia, sono gli argomenti usati dalle spie per incoraggiare i loro compatrioti a salire e prenderlo, ai quali ne aggiungono altri:

poiché Dio l'ha data nelle vostre mani; che conclusero dallo stato e dalle condizioni in cui trovavano il popolo, sconsiderato e indifeso; o forse a causa dell'oracolo nella casa di Michea che avevano consultato e al quale avevano dato credito; sebbene alcuni pensino che la loro fede fosse fondata sul fatto che questo luogo fosse stato dato a sorte alla tribù di Dan, ma questo non appare:

un luogo dove non c'è mancanza di nulla di ciò che è sulla terra; nel paese di Canaan; il che significa che non c'era nulla in tutta la terra che non si potesse trovare lì, come grano e orzo, viti, fichi, melograni, ulivi e miele, con tutte le altre necessità e comodità della vita

11 Versetto 11. E di là partì della famiglia dei Daniti,

O famiglie, il singolare è messo al plurale; poiché non si può pensare che un tale numero di uomini, come si è detto in seguito, sia uscito da una sola famiglia:

da Zorah e da Eshtaol; i due luoghi da cui erano state mandate le spie, e ora erano tornati: e su loro rapporto, e su loro istigazione, e per l'incoraggiamento che davano, c'erano

seicento uomini dotati di armi da guerra; che partì armato dai luoghi di cui sopra, nella spedizione per prendere Laish

12 Versetto 12. Salirono e si accamparono a Kirjath-Jearim, in Giuda,

Di questo luogo si veda Giosuè 15:9,60. Secondo Bunting era a sedici miglia da Zorah ed Eshtaol, e questo era il loro primo giorno di marcia:

pertanto chiamarono quel luogo Mahanehdan fino al giorno d'oggi; che significa l'accampamento di Dan, o dei Daniti; così era chiamato ai tempi di Sansone, Giudici 13:25 ed è una prova che questa spedizione era precedente al suo tempo; ed era così chiamato, a quanto pare, al tempo di Samuele, lo scrittore di questo libro:

ecco, è dietro Kirjath-Jearim; a ovest di esso; perché, sebbene si dica che si accampassero in quel luogo, il significato è che si accampavano vicino ad esso, nei campi adiacenti, che erano i più adatti e convenienti per un accampamento

13 Versetto 13. E di là passarono fino al monte Efraim,

Dirigendo la loro costa ancora verso nord, questa, secondo Bunting, era a otto miglia da Kirjathjearim, o Mahanehdan, dove si trovava la casa di Michea, perché non vi erano ancora arrivati, vedi Giudici 18:15

14 Versetto 14. Risposero ai cinque uomini che erano andati a esplorare il paese di Lais:

Che furono inviati dai loro fratelli, Giudici 18:5 e, come sembra da qui, furono inviati particolarmente a Laish; avevano qualche idea di quel luogo come adatto a loro, e quindi mandarono quegli uomini a perlustrarlo; e ora, poiché erano già passati di qui, quando giunsero in vista della casa di Michea, ciò li fece ricordare a ciò che avevano visto lì; perciò uno, a nome degli altri, e con la loro approvazione, lo fece conoscere alla compagnia:

e dissero ai loro fratelli: Sapete voi che c'è in quelle case? in uno di essi, indicando le case di un villaggio o di una città in vista:

un efod e un terafino, un'immagine scolpita e un'immagine fusa? di cui si veda Giudici 17:4,5 e senza dubbio li conoscevano, solo che li avevano visti, e quindi erano certi, ma li avevano consultati, e ciò con successo:

Ora dunque considerate, dicono,

ciò che dovete fare; se non sia il caso di consultarli di nuovo, o piuttosto di portarli con noi, per consultarli secondo le circostanze, e come pegni e pegni della presenza di Dio con noi, e così può piuttosto sperare che tutto riuscirà a soddisfare i nostri desideri

15 Versetto 15. Ed essi si voltarono là,

Sembra che la casa fosse un po' fuori mano, e quindi si voltarono da una parte per raggiungerla:

e giunsero alla casa del giovane, il Levita, alla casa di Michea; perché la casa del giovane non era che un appartamento di Michea, e molto probabilmente si trovava accanto a quella in cui si trovavano le immagini e l'oracolo; e si recarono nell'appartamento del giovane, anziché in quello di Michea, perché le cose di cui sopra erano sotto la sua cura.

e lo salutò; gli chiesero del suo benessere in modo gentile e servizievole, piuttosto di ingraziarsi a lui

16 Versetto 16. e i seicento uomini equipaggiati con le loro armi da guerra,

che erano uomini armati e marciavano intorno con le loro armature,

che erano dei figli di Dan; poiché nessun altro era coinvolto in questa spedizione: si fermò all'ingresso della porta; non della casa di Michea, ma della città in cui si trovava la sua casa; Lì rimasero mentre i cinque uomini salivano alla casa

17 Versetto 17. E i cinque uomini che erano usciti per esplorare il paese salirono e vi giunsero,

Per prima cosa giunsero a casa di Michea, salutarono il giovane, e dopo quel saluto gli dissero che c'era un tale numero di loro fratelli alla porta della città, molto probabilmente, che sarebbero stati felici di vederlo; e il giovane, desideroso anche di vederli e di porgere loro omaggio, vi andò con loro e, dopo che l'ebbero presentato, lo lasciò a discutere con loro e poi tornò al suo appartamento.

e prese l'immagine scolpita, l'efod, il terafim e l'immagine di metallo fuso; e li portarono via con loro; E da qui appare chiaramente che c'erano due immagini, l'una scolpita e l'altra fusa, poiché sono così manifestamente distinte, e l'efod e il terafim sono menzionati tra di loro:

e il sacerdote si fermò all'ingresso della porta, con i seicento uomini che erano stati designati con le armi da guerra; che lo tenne a parlare, mentre i cinque uomini andavano a rubare le cose di cui sopra

18 Versetto 18. E costoro entrarono nella casa di Michea,

In quella parte di esso dove si trovavano i suoi dèi; non i seicento uomini menzionati per ultimi, ma i cinque uomini che conoscevano la casa e la cappella dove si trovavano le cose.

e presi l'immagine scolpita, l'efod, il terafim e l'immagine di metallo fuso; e li condusse nelle loro mani dai loro fratelli, alla porta, dov'era anche il sacerdote.

Allora il sacerdote disse loro: «Che cosa fate?». Cosa intendi con questo? È questa la tua gentilezza verso di me, per togliere ciò che è la mia cura e il mio carico, e da cui dipende il mio sostentamento? E consideri la malvagità, il peccato di sacrilegio di cui sei colpevole, per portarti via queste cose sacre, questi oggetti di devozione religiosa?

19 Versetto 19. Ed essi gli dissero: "Taci,

Taci, non disturbare, stai tranquillo e tranquillo:

posa la tua mano sulla tua bocca; come segno di silenzio; così gli egiziani erano soliti dipingere Arpocrate, il dio del silenzio, con le dita che premevano le labbra:

e vieni con noi; perché volevano lui e i suoi dèi, non sapendo bene come servirsene senza di lui.

e sii per noi padre e sacerdote; per dirigerli, istruirli, compiere atti di devozione per loro e chiedere consiglio per loro; sembra che a quei tempi fosse comune chiamare padre un prete, vedi Giudici 17:10

È meglio per te essere sacerdote della casa di un solo uomo o essere sacerdote di una tribù e di una famiglia in Israele? suggerendo che doveva essere molto più onorevole per lui, e più a suo vantaggio, officiare come sacerdote in un corpo di persone, che potrebbe essere chiamato una tribù, o in una famiglia composta da varie case, piuttosto che nella casa di una persona privata; Lasciarono che lo considerasse e giudicasse questo

20 Versetto 20. E il cuore del prete si rallegrò,

Si rallegrava che una simile opportunità gli si offrisse; Si adattava bene alla sua disposizione d'animo avida, ambiziosa, sconclusionata e inquieta:

Prese l'efod, i terafim e l'immagine scolpita; e senza dubbio anche l'immagine fusa, dalle mani dei cinque uomini nelle sue, accettò di andare con loro e officiare per loro.

e andò in mezzo al popolo; i seicento uomini armati, sia per la sua sicurezza, sia per la sua sicurezza, se Michea avesse sollevato i suoi servi e i suoi vicini per inseguirlo e riportarlo indietro con le sue immagini; o, come altri pensano, a imitazione dei sacerdoti che portavano l'arca, che viaggiando marciavano in mezzo all'accampamento

21 Versetto 21. Così si voltarono e se ne andarono,

Uscito dalla porta della città dove abitava Michea, si diresse verso Lais.

e mise davanti a loro i piccoli, il bestiame e la carrozza; in parte per mettersi al sicuro da Michea, dai suoi amici e dai suoi vicini, e in parte per non essere sopraffatti: le loro mogli, che senza dubbio erano con loro, anche se non menzionate, e i loro figli, e anche le loro greggi e armenti, portarono con loro da Zorah e da Eshtaol, come se non avessero mai avuto l'intenzione di tornarvi più, ed essendo pienamente sicuri che avrebbero preso Lais, e il paese intorno, e stabilirsi lì; e anche tutte le loro ricchezze e sostanze, come il Targum rende la parola per "carrozza", qualunque cosa fossero in possesso che fosse mobile; i loro vasi, argento e oro, e altri beni mobili, come li interpreta Kimchi, tutto ciò che era pesante, prezioso e glorioso, come significa la parola, o che era di qualche importanza e valore

22 Versetto 22. E quando furono ben lontani dalla casa di Michea,

Perché poteva passare un po' di tempo prima che Michea sapesse che i suoi dèi erano stati rubati e che il suo sacerdote era stato ingannato da lui; e ci deve volere ancora più tempo per radunare i suoi servi e i suoi vicini per inseguire quelli che lo hanno ferito:

gli uomini che erano nelle case vicine alla casa di Michea si radunarono; senza dubbio su richiesta di Michea, che li informò di ciò che gli era accaduto: ed essi, non solo suoi vicini, ma profondamente coinvolti nella stessa superstizione e idolatria, e strettamente dediti ad essa, e ai quali poteva essere in qualche modo vantaggioso in ciò portavano persone da varie parti all'adorazione, o di consultare l'oracolo: questi essendo riuniti in un corpo, perseguiti

e raggiunse i figli di Dan; che erano costretti a muoversi ma lentamente, a causa delle loro mogli, dei piccoli e delle sostanze pesanti che portavano con sé

23 Versetto 23. Ed essi gridarono ai figliuoli di Dan:

Quando furono abbastanza vicini a loro, e in loro ascolto, li chiamarono ad alta voce, e chiesero che si fermassero, avendo qualcosa da dire loro:

e voltarono la faccia; cioè, i Daniti si voltarono e li guardarono, e si fermarono per ascoltare ciò che avevano da dire loro; Questi erano quelli che erano nelle retrovie in marcia:

e disse a Michea: chi era a capo di loro:

Che cosa ti importa di venire con una simile compagnia? come se avesse intenzione di attaccarli in modo ostile, e quindi si chiedesse quale dovrebbe essere l'occasione? Quale affronto gli era stato fatto, quale ingiuria gli era stata fatta, che lo aveva spinto a uscire allo scoperto e a seguirli in quel modo?

24 Versetto 24. Ed egli disse: "Voi avete tolto i miei dèi che io ho fatto,

Intendendo le sue immagini scolpite e fuse, che aveva fatto, o fatto fare, con l'argento che sua madre gli aveva dato, o comunque aveva pagato per la fabbricazione; e sebbene questo potesse essere un argomento che provava il suo diritto verso di loro, era un argomento molto scarso a favore della loro divinità; ed è sorprendente che egli li chiami dèi di cui conosceva la fabbricazione, e che non potevano salvarsi dall'essere rubati e portati via:

e il prete e voi siete andati via; essi non solo avevano portato via i suoi dèi, ma anche il sacerdote che offriva loro sacrifici per lui, e lo assistevano in atti di devozione verso di loro, o verso Dio per mezzo di loro, e se ne erano andati con entrambi.

e cosa ho di più? a significare che tutto ciò che aveva al mondo, moglie, figli e sostanze, non erano nulla in confronto a questi; Non c'era nulla che egli apprezzasse tanto quanto questi, né poteva trarre alcun piacere o conforto da alcunché, essendone privato, tanto era il suo cuore rivolto a loro:

E che cos'è questo che mi dite: Che cosa hai? che domanda è questa che fai, come se il torto che mi hai fatto non fosse affatto e che non avessi motivo di lamentarmi; che era una cosa insignificante, insignificante, degna di nessun riguardo, quando si trattava di una questione di grande importanza per lui nella vita

25 Versetto 25. E i figliuoli di Dan gli dissero: "Non si oda la tua voce in mezzo a noi,

lamentandosi di noi per aver fatto una cosa ingiusta, accusandoci e rimproverandoci di furto e sacrilegio, insistendo per la restituzione delle cose prese e insultando con nomi e caratteri odiosi:

affinché non ti piombino addosso degli uomini di animo amaro e passionale, provocati dal linguaggio scurrile, sguainino le spade e non piombino su di te.

e tu perdi la tua vita e la vita della tua casa; la vita di se stesso, della sua famiglia, dei servi, degli affittuari e dei vicini con lui, che avrebbe dovuto essere più preziosa e preziosa dei suoi dèi; di cui c'era un grande pericolo nel chiedere i suoi dèi, dai quali gli facevano sapere che non si sarebbero separati

26 Versetto 26. E i figli di Dan se ne andarono,

Proseguirono per la loro strada, non vollero fermarsi a parlare più con lui, come se fosse un uomo impertinente e indegno della loro considerazione, invitandolo a sfidarlo e a fare del suo peggio, non avendo nulla da temere da lui:

e quando Michea vide che erano troppo forti per lui; che non poteva convincerli con parole e argomenti; Prendere le armi e usarle, si rese conto che non serviva a nulla, poiché erano più numerose e più potenti di lui e dei suoi vicini:

si voltò e tornò a casa sua; e se tornava dalla sua idolatria al vero Dio, e alla sua giusta adorazione, avendo perduti i suoi dèi, era bene per lui che fossero tolti via

27 Versetto 27. E presero le cose che Michea avea fatte,

I Daniti presero l'efod, il terafim e le due immagini, le presero o, dopo averle prese, le conservarono e proseguirono con esse.

e il prete che aveva; presero anche lui, e chi fu abbastanza disposto da andare con loro.

e giunse a Lais, in un popolo che era tranquillo e sicuro; non avendo sentinelle poste a distanza per avvertirle di un nemico, né sentinelle sulle loro mura per scoprirne uno; e forse le loro porte non si chiusero, né alcuna guardia in alcuno dei loro passi e viali, non avendo alcun timore di essere visitati da un nemico, specialmente da Israele, non essendo informati che avevano alcuna pretesa sulla loro città e sul paese circostante.

e li passarono a fil di spada; entrarono nella loro città, si gettarono su di loro all'improvviso e li fecero a pezzi.

e incendiarono la città; incutere terrore a tutti; o può darsi che abbiano appiccato il fuoco a qualche parte di esso, appena entrati, solo per spaventare gli abitanti e gettarli in una confusione maggiore, affinché potessero diventare una preda più facile per loro; perché la loro intenzione era di abitarla, e sembra che sia ancora la stessa città, anche se l'hanno ricostruita e l'hanno chiamata con un altro nome

28 Versetto 28. E non ci fu alcun liberatore, perché era lontana da Sidone,

Sotto il cui governo e la cui protezione sembrano essere stati; ed essendo quella città lontana da loro, e i Daniti li piombavano addosso all'improvviso, non c'era tempo per mandare loro aiuto, né alcuno per venire in loro aiuto, e salvarli dai loro nemici, vedi Giudici 18:7

e non avevano affari con nessuno; ciò avrebbe potuto far venire loro l'avviso del disegno dei figli di Dan contro di loro, né che i Sidoni venissero abbastanza presto per la loro protezione e difesa; Nessuno era alleato con loro, tranne loro.

ed era nella valle che giace presso Bettrehob; che si trovava al confine settentrionale del paese di Canaan, mentre vai ad Amat di Siria, vedi Gill su "Numeri 13:21"

e costruirono una città perché vi abitasse; non ne avevano una nuova, ma avevano riedificato e ampliato Lais, e avevano reso conveniente per loro abitare

29 Versetto 29. E chiamarono la città Dan,

Il nome della loro tribù, e per mostrare che, sebbene si trovassero nella parte più lontana del paese a nord, e a una tale distanza dalla loro tribù, che si trovava a sud-ovest, tuttavia appartenevano ad essa:

secondo il nome di Dan, loro padre, nato in Israele; uno dei dodici figli di Giacobbe o Israele:

tuttavia, il nome della città era inizialmente Laish; che significa un "leone", e potrebbe essere così chiamato per il suo essere infestato da leoni, che potrebbe venire dal monte del Libano, vicino al quale si trovava, e dove Dan, come un cucciolo di leone, saltò, Deuteronomio 33:22 e ora la profezia aveva il suo compimento. Questo luogo era anche chiamato Leshem, Giosuè 19:47 ed è notevole che Leshem sia il nome della pietra preziosa nel pettorale del sommo sacerdote, su cui era inciso il nome di Dan, cosa che fu fatta molti anni prima che questa città cadesse nelle mani dei Daniti, anche se questo potrebbe presagire

30 Versetto 30. E i figli di Dan eressero l'immagine scolpita,

Nella loro nuova città Dan, e molto probabilmente fece costruire una casa per essa, peculiare, nello stesso luogo in cui Geroboamo, in tempi successivi, pose uno dei suoi vitelli d'oro. I Daniti ci riuscirono, secondo l'oracolo nella casa di Michea, avevano una grandissima venerazione per le immagini che portavano via con sé da lì, e le stabilirono per il culto religioso in un luogo appropriato; Infatti, sebbene si faccia solo menzione dell'immagine scolpita, tuttavia senza dubbio l'immagine fusa e i terafim con l'efod furono tutti posti insieme per devozione e consultazione.

Giònata, figlio di Ghershom, figlio di Manasse, fu sacerdote con i suoi figli della tribù di Dan, non di tutta la tribù, ma di quella parte di essa che abitava in questa città, chiamata Dan. Sembra che questo Gionata non sia altri che il levita che Michea prese in casa sua e di cui fece sacerdote i Daniti, che i Daniti portarono con loro a Lais. per essere il loro sacerdote, che si dice fosse figlio di Ghersom, figlio di Manasse: ora Ghersom era figlio di Mosè, e quest'uomo è considerato da alcuni un suo nipote; e con questo concorda il tempo in cui visse, poiché come Fineas, nipote di Aaronne, viveva ora, Giudici 20:28 così poteva vivere un nipote di Mosè; e sebbene sia chiamato giovane, potrebbe essere un figlio minore di Gershom; né il suo essere un levita è un'obiezione, poiché è un chiaro caso che Mosè non prese provvedimenti per la sua famiglia, tanto era disinteressato, il che può essere osservato contro i deisti: ed è notevole che la monaca, o N in Manasse, sia sospesa sulle altre lettere nelle nostre copie stampate della Bibbia ebraica, e così senza di esso si può leggere, Mosè; e gli ebrei hanno l'idea che ciò sia stato fatto per l'onore di Mosè, e per osservare che egli era più simile a un figlio di Manasse che a quello di Mosè; sebbene piuttosto che questa sia la prima lettera di נשׁה, dimenticare, può suggerire, come osserva Alting , che avesse dimenticato le virtù di suo nonno; e la versione latina della Vulgata dice: figlio di Mosè; e alcuni sono dell'opinione che questa sia la vera lettura del testo; anche se può darsi che un altro Gershom che il figlio di Mosè, e un altro Manasse di cui non sappiamo nulla, siano qui intesi, così Marco Marino: tuttavia, quest'uomo, e i suoi figli dopo di lui, furono sacerdoti a Dan,

fino al giorno della cattività della terra; non fino alla prigionia di Sennacherib o Salmaneser, quando Dan, con il resto delle dieci tribù, furono portati prigionieri, come Jarchi; poiché questa idolatria, e questi sacerdoti idolatri, difficilmente si può pensare che sia continuata qui fino ai tempi di Samuele, Davide e Salomone: né si deve intendere della cattività di Israele da parte di Jabin re di Canaan, come Ben Gersom; poiché l'altro è un tempo troppo lungo, questo è troppo breve, poiché è chiaro, dal versetto successivo, che questa idolatria continuò per tutto il tempo in cui la casa di Dio fu a Silo; e che ci indirizza alla cattività di cui si parla qui, quando l'arca fu portata prigioniera dai Filistei, e la casa di Silo fu abbandonata; che è il senso di Kimchi, R. Isaiah e Abarbinel; e può essere illustrato e confermato da alcuni passi di Salmi 78:58-61

31 Versetto 31. E fecero loro l'immagine scolpita di Michea, che egli fece,

Che viene ripetuto per amore del tempo della sua continuazione poi espresso:

per tutto il tempo la casa di Dio era a Silo; che, secondo alcuni scrittori ebrei, fu di trecentosessant'anni, cioè finché vi fu il tabernacolo, che fu poi trasferito a Nob

Commentario del Pulpito:

Giudici 18

1 A quei tempi, ecc. Vedi Giudici 17:6. La tribù dei Daniti cercò loro un'eredità, ecc. Questo non significa che l'intera tribù di Dan stesse ancora cercando la propria eredità. La maggior parte della tribù, come leggiamo in Giosuè 19:40-48, ricevette la sua eredità a sorte prima della morte di Giosuè (ibid. Versetto 49) ed Eleazaro (ibid. Versetto 51). Ma finché una parte della tribù non era abitata, la tribù in quanto tale, nella sua unità, cercava ancora una soluzione. La terra per la loro eredità non era ancora caduta nella sua integrità nella tribù. Questo è in parte spiegato da ciò che leggiamo in Giudici 1:34, che gli Amorrei non avrebbero permesso ai figli di Dan di scendere nella valle, così che coloro che non potevano entrare in possesso della loro terra sarebbero stati ammassati in altre parti del territorio tribale. Questi Daniti, di cui stiamo leggendo qui, dimoravano a Zora e a Eshtaol,

Giudici 13:1,25

come vediamo da Versetti. 2, 11. Fino a quel giorno, ecc. Traduci questa clausola, poiché fino a quel giorno il paese (cioè l'intero paese) non era caduto nelle loro mani in mezzo alle tribù d'Israele per un'eredità. Le parole la terra devono essere fornite dopo l'analogia Numeri 34:2. Quello che segue in questo capitolo è un resoconto più dettagliato di quanto è stato brevemente accennato in Giosuè 19:47, dove però l'A.V è uscito troppo poco per loro non è una traduzione del testo ebraico, che è molto difficile da spiegare. Houbigant, con un'ingegnosa congettura, dà il senso che era troppo ristretto per loro. Dalla menzione di questa migrazione nel Libro di Giosuè, è probabile che abbia avuto luogo non molti anni dopo la morte di Giosuè

Versetti 1-31.- Società senza testa che cessa di essere società

Lo scrittore degli ultimi cinque capitoli del Libro dei Giudici aveva un compito doloroso da svolgere. Scrivendo la storia del suo popolo, e loro del popolo di Dio, dovette raccontare una storia di violenza, saccheggio, spargimento di sangue, brutalità, guerra civile e sterminio, dal lato secolare, e di superstizione, scisma e idolatria, dal lato religioso della sua storia. E possiamo osservare, a proposito, che abbiamo una prova lampante della veridicità e dell'imparzialità del narratore in questa spietata esposizione dei peccati e dei misfatti dei suoi connazionali. Né siamo in difficoltà nel trarre la lezione che egli intendeva trarre dal racconto che ha dato; poiché non meno di quattro volte nel corso del suo breve racconto egli imprime nella mente dei suoi lettori il fatto che nei giorni in cui venivano compiute queste azioni vergognose "non c'era re in Israele, ma ognuno faceva ciò che era giusto ai suoi occhi".

Giudici 17:6 18:1 19:1 21:25

Senza dubbio lo scrittore si riferiva in particolare a quel governo che conosceva, il governo dei re propriamente detti, dei quali Saul fu il primo, e Davide e la sua lunga discendenza furono i successori. Ma quando ricordiamo che nei suoi giorni migliori la nazione israelita non aveva altro re che Dio, ed era governata sotto di lui da governanti come Mosè, Giosuè, Gedeone, Samuele e gli altri giudici, ci renderemo conto che la lezione da imparare non è tanto quella della superiorità della monarchia su altre forme di governo (per quanto vera possa essere),come dell'assoluta necessità, per il benessere religioso e civile di un popolo, che esista un governo fermo, che controlli con la forza della legge gli eccessi della volontà individuale, e che costringa entro certi limiti l'azione degli individui per il bene pubblico. Considerando le loro diverse influenze sul corpo del popolo israelita, quanto fu pernicioso il furto da parte di Michea del tesoro accumulato da sua madre; quanto fu dannoso per la comunità il culto idolatrico istituito da Michea, e ciò di generazione in generazione; quanto disastroso fu per la repubblica d'Israele il brutale oltraggio degli uomini di Ghibea; quanto era intollerabile la spedizione di predoni dei Daniti, sia per i tranquilli abitanti del paese che per i pacifici vicini al di là del suo confine; E quale completo allentamento di tutte le articolazioni della vita sociale mostrano le diverse transazioni! Da nessuna parte vediamo uno scopo comune per il bene comune, se non la cupidigia, la superstizione, la lussuria, la rabbia, la crudeltà di ogni uomo, che persegue obiettivi privati a spese degli interessi pubblici. Le idee di una società, di uno stato, di una Chiesa, di una nazione, si sono perse nell'egoismo individuale. Ora, ciò era in gran parte dovuto alla mancanza di un'autorità suprema centrale che reprimesse, dirigesse e dominasse. Proprio come la natura materiale, se il potere di gravitazione fosse rimosso, cadrebbe a pezzi, e tutta la coesione scomparirebbe, così, senza un'autorità comune che eserciti il potere della legge, la società umana cadrebbe a pezzi, e sarebbe ridotta al caos. Gli uomini sono accecati dalle loro stesse passioni; particolari settori della società non possono vedere altro che i propri interessi immaginari; la violenza illegale saccheggerebbe qui; lo zelo impulsivo si precipitava laggiù; una superstizione fanatica metterebbe i suoi altari dove non dovrebbe; una feroce rivalità sorgerebbe sulle rovine del suo antagonista; la vendetta si sazierebbe di distruzione; un mestiere avrebbe cercato la soppressione di tutto ciò che si trovava sulla sua strada; Un interesse ne divorava un altro, una classe ne soppiantava un'altra, un rango ne calpestava un altro. E' compito della legge esercitata dal potere sovrano guardare con uguale occhio a tutti i diversi interessi dello Stato, favorire tutti non favorendo nessuno a spese degli altri, reprimere ogni azione individuale che danneggerebbe il tutto e regolare tutte le forze separate che sarebbero dannose per il tutto. La legge, come l'occhio di Dio, è imparziale nel suo osservare; Il suo fine è quello di produrre ordine, armonia e pace. Sotto il regno equo della legge la violenza eccentrica è sconosciuta, e la sua pressione costante ma irresistibile dà consistenza e forza all'intero tessuto della società. Sotto il suo regno viene dato pieno spazio a ogni energia per il bene, e tutte le forze sparse delle singole parti sono concentrate a beneficio del tutto. Sotto le sue sane restrizioni non si permette alle passioni egoistiche dell'uomo di nuocere a se stesso o agli altri, e la follia degli stolti e la malvagità dei malvagi sono frenate nelle loro dannose condotte. Non ciò che è giusto ai suoi occhi, e che l'egoismo desidera, ma ciò che la legge, il riflesso della mente di Dio, comanda, è la regola secondo la quale le azioni di ogni uomo devono essere quadrate. La perfezione di un sistema di governo umano è quella in cui le leggi sagge governano l'intero movimento sociale con la stessa certezza con cui le leggi della natura governano il mondo materiale. È interesse di tutte le classi della comunità inchinarsi a questa supremazia del diritto e unirsi in un patto fermo per sostenere l'autorità centrale nella repressione di ogni atto di illegalità, sia commesso da un individuo che da una società. È solo così che il caos sociale può essere evitato e che il cosmo civile, che solo è civiltà, può essere mantenuto per la vera libertà e il benessere dell'umanità. È proprio lo stesso con la Chiesa di Dio, che è la comunità dei suoi santi. In esso la parola di Dio deve regnare sovrana. In esso le opinioni individuali, i sentimenti, i desideri e i sentimenti devono essere subordinati alla legge divina. In essa le eccentricità egoistiche, le ambizioni, le attività devono essere frenate da un governo saggio e regolare, se la Chiesa deve essere la dimora dell'ordine, della pace e dell'amore. Nell'abbandono della volontà individuale alla disciplina dell'autorità suprema, la sacra repubblica trova il suo perfetto equilibrio, e ogni membro è in grado di rendere quel servizio che in verità è la perfetta libertà; perché il potere incontrollato di fare ciò che è giusto ai suoi occhi non è la libertà di un uomo, ma la sua schiavitù. La volontà egoistica è messa in moto dal peccato; Ma la legge è il frutto della saggezza e della giustizia che si muovono per la felicità di tutti, assicurando il diritto e sbarrando le passerelle del torto. Dallo spirito dell'iniquità libera la tua Chiesa, o Signore!

OMELIE DI A.F. MUIR. Versetti 1-13.- La storia di un ministero creato dall'uomo:2. Il suo abuso

Un esempio speciale del modo in cui ha causato danni nella migrazione dei Daniti. La vicinanza della casa di Michea alla grande strada del nord la rendeva un luogo di riposo naturale per i viaggiatori, e così le spie vi trovavano la strada. Da loro viene riconosciuto il giovane prete, che si scopre essere una conoscenza precedente. L'esistenza della "casa degli dèi" viene così resa nota, ed essi desiderano che egli consulti l'oracolo riguardo alle loro fortune. Sebbene la loro avventura fosse malvagia e senza scrupoli, viene detto loro: "Andate in pace, davanti al Signore è la via per la quale andate". Vengono poi narrate la visita delle spie a Lais, il loro rapporto ai loro fratelli e la partenza dei 600; Daniti, che giungono ancora una volta nella prima fase della loro marcia a casa di Michea. Vediamo, quindi...

I COME UN SACERDOZIO E UN SANTUARIO MERCENARIO POSSONO ESSERE PROSTITUITI PER USI VILI. L'oracolo di Shiloh era il simbolo e il sigillo dell'unità nazionale e il suo sacerdozio rappresentava la coscienza nazionale. Sarebbe stato impossibile per loro sanzionare un simile crimine. Ma la cosa avvenne diversamente per il sacerdote e la "casa degli dèi" di Michea. Quest'ultima era una speculazione mercantile, un'impresa privata, ed era quindi odiosa a qualsiasi tentazione come questa. Un sorprendente parallelo a questo è offerto dalla Chiesa di Roma, con la sua vendita di indulgenze, ecc

II QUANTO GLI UOMINI EMPI SIANO DESIDEROSI DI SANZIONI RELIGIOSE NELLE LORO AZIONI FRAUDOLENTE E OMICIDE. Quando la religione diventa una questione di denaro, e i suoi vantaggi vengono venduti al miglior offerente, essa cessa di essere il giudice del bene e del male. La contraddizione tra l'incarico per il quale erano stati mandati e lo spirito della rivelazione di Dio avrebbe dovuto colpirli. Eppure questo non è che un esempio di un errore quasi universale. Immaginano che la vera religione possa chiamare bene il male e male il bene

III COME IN TAL MODO UNA TRIBÙ TURBOLENTA SIA INCORAGGIATA NEI SUOI DISEGNI SU UN DISTRETTO PACIFICO, E VENGA INFLITTO UN TORTO PERMANENTE. La morale latente nell'incidente è quindi nettamente precisata. Deve apparire a tutti quanto debba essere dannosa, sovversiva della società umana e della religione, una tale istituzione. L'unica salvaguardia contro tali mali è che l'autorità centrale di Silo sia riconosciuta, e che tale autorità sia fatta rispettare da un re debitamente eletto.

2 Giunsero al monte Efraim.

Giudici 17:1,8

La regione montuosa di Efraim sarebbe stata in cammino verso nord da Estaol. Naturalmente avrebbero evitato la pianura dove gli Amorrei e i Filistei erano forti

3 Quando. Piuttosto, mentre. Vicino alla casa. Piuttosto, dentro o in casa. Conoscevano la voce, avendolo, come alcuni pensano, conosciuto prima che lasciasse Betlemme, o percependo un accento meridionale. Ma potrebbe semplicemente significare che essi riconobbero la sua voce mentre cantava o recitava preghiere nella casa di Dio. Sembra che la casa di Michea fosse un insieme di case (Versetti 14, 22), a cui si accedeva da una porta (Versetto 16), in una delle quali abitava il levita. Essi vi si voltarono. Sembra che fosse la mattina dopo, quando stavano iniziando il loro viaggio. Udita la voce del levita, si diressero verso la sua casa. Che cosa fai, ecc. Piuttosto, che cosa fai in questo luogo? e che cosa ti occupi qui?

4 E io sono il suo prete, o, per essere il suo prete

5 Chiedi consiglio a Dio, o semplicemente Chiedi a Dio, poiché la frase identica è resa in Giudici 1:2, dove vedi nota

OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 5.- La religione della convenienza

IO UOMINI CHE NON SONO DISPOSTI A FARE LA VOLONTÀ DI DIO SONO A VOLTE ANSIOSI DI OTTENERE IL SUO AIUTO. Questi Daniti sono poco meglio dei filibustieri; sono determinati ad andare per la loro strada; non desiderano essere guidati da Dio; desiderano semplicemente essere sicuri del successo. Cantici sono molti che hanno una fede religiosa sufficiente per desiderare la benedizione di Dio sulla loro vita, ma non abbastanza per sottomettersi alla sua guida e autorità. La vera lealtà a Dio ci farà non limitarci a consultarlo per quanto riguarda il successo della nostra opera, ma per quanto riguarda la sua giustezza, e non limitarci a chiederci se la via per la quale siamo decisi a seguire prospererà, ma a chiederci quale via Dio vuole che prendiamo

LA PREGHIERA PER LA PROSPERITÀ, NON ACCOMPAGNATA DALLA SOTTOMISSIONE ALLA VOLONTÀ DI DIO, NON GIUSTIFICA LA LINEA D'AZIONE A CUI SI RIFERISCE. Abbiamo delle superstizioni sulla preghiera. Siamo troppo pronti a immaginare che tutto vada bene se abbiamo cercato la benedizione di Dio sul nostro lavoro. Ma abbiamo il diritto di chiederlo solo quando stiamo facendo bene. La preghiera non può santificare una cattiva azione. I Daniti non erano giustificati nella loro spedizione di predoni perché prima avevano consultato un presunto oracolo divino. Gli uomini cercano la benedizione di Dio sui loro affari mentre li conducono in modo disonesto, sul loro paese mentre favoriscono guerre di aggressione e ingiustizie nazionali, sulla loro vita privata mentre perseguono una condotta mondana, forse anche immorale. Tale condotta aggrava piuttosto che mitigare la colpa, perché tradisce la cecità della coscienza alla luce penetrante della presenza di Dio

III LA CERTEZZA DEL SUCCESSO NON È UNA PROVA DEL FAVORE DI DIO. Siamo troppo pronti ad adorare il successo come se fosse una giustificazione dei mezzi con cui è stato raggiunto. In questo mondo, visto da un punto di vista umano, la bontà spesso fallisce e la malvagità spesso ha successo. Il nostro sentimento di sicurezza non è motivo di ragionevole fiducia. Coloro che sono in ottimi rapporti con se stessi non sono quindi in migliori rapporti con Dio. L'anima timida, diffidente, scoraggiata può essere realmente guardata con favore da Dio, mentre l'anima vanitosa ed egocentrica può vivere sotto il suo cipiglio. La fede che salva non è la fiducia in se stessi né la certezza del successo, mala fiducia sottomessa e obbediente in un Signore e Salvatore

COLORO CHE FANNO DELLA RELIGIONE UN CONVENIENZA, SCOPRIRANNO ALLA FINE CHE ESSA SARÀ IL LORO GIUDICE DI CONDANNA. Il sacerdote disse ai Daniti che la loro via era davanti al Signore. Dio li avrebbe osservati. Avevano invocato il suo nome. Alla fine avrebbero capito cosa comportava la sua presenza. Il riconoscimento di Dio che comporta la ricerca della sua benedizione aumenterà la nostra condanna se ignoriamo la sua volontà. - A

6 E il sacerdote disse, ecc., avendo prima, si deve presumere, messo l'efod.

vedi Giudici 8:26,27, nota; Giudici 17:5

Davanti al Signore c'è la tua via, cioè egli la guarda con benevolenza, la rispetta e la farà riuscire a successo, come è detto in Salmi 34:15 : "Gli occhi del Signore sono sui giusti". "Se", dice il vescovo Patrick, "abbia avuto una risposta dai teraphim, o l'abbia finta di propria voce, è incerto".

7 A Laish. Chiamato in Giosuè 19:47 Leshem, che forse è una corruzione causata dall'affermazione che lo chiamarono con il nome (Keshem) di Dan, o potrebbe essere solo un'altra forma. Il nome è stranamente corrotto nella Septuaginta di Versetto 29 di questo capitolo in Oulamais, e in Giosuè 19:47 in Lesem-dan. San Girolamo, fuorviato dalla Settanta, ha Lesem Dan. Laish si trovava a quattro miglia romane da Bahias, sulla strada per. Tiro, su una delle sorgenti del Giordano. Robinson la identifica senza esitazione con Tell-el-Kady, "il monte del giudice" (dove Kady ha lo stesso significato di Dan), vicino alla grande fontana, "una delle più grandi fontane del mondo", chiamata el-Leddan, che è la sorgente del Giordano minore (Giuseppe Flavio), e che potrebbe essere molto probabilmente l'ultima forma di ed-Dan, corrotto in Eddan,el-Eddan, Led-dan, el-Leddan, per successive incorporazioni dell'articolo el nella parola stessa, di cui ci sono altri esempi. Il resto di questo versetto è estremamente oscuro; una traduzione probabile è la seguente: "E videro il popolo che era in mezzo ad esso dimorare al sicuro alla maniera dei Sidoni, 'quieto e sicuro, e nessuno faceva del male ad alcuno nel paese, possedendo ricchezze; ' ed erano lontani dai Sidoni, e non avevano affari con nessuno". Le parole in corsivo sono probabilmente una citazione poetica, descrittiva del popolo di Laish, che spiegherebbe la particolare dizione e i cambiamenti grammaticali; Infatti, mentre la parola abitare è di genere femminile, concordare con le persone, le parole quieto e sicuro e possedere sono al maschile, il che può essere facilmente spiegato se è una citazione. Questo spiegherebbe anche la tautologia, "dimorare in sicurezza", "quieto e sicuro", e il carattere poetico della frase "possedere ricchezza", e per la forma insolita della parola qui resa ricchezza (etzer con un ain, invece del solito otzar con un aleph), in accordo con la Septuaginta e la Vulgata e Gesenius, che derivano il significato di ricchezza dal collezionare,da cui deriva il significato di colletta o congregazione di persone

9 Andare, ed entrare. Il significato esatto è: Non essere pigro ad andare (cioè a proseguire per la tua strada da qui), in modo da entrare e prendere possesso della terra. Questo sarebbe espresso lasciando fuori a prima di entrare, andare ed entrare

10 Traduci: "Quando verrete, arriverete a un popolo al sicuro; e la terra è molto grande (perché Dio l'ha data nelle vostre mani), un luogo dove non c'è bisogno", ecc. L'ebraico di molto grande è, letteralmente, largo su entrambe le mani. La parentesi perché Dio l'ha data nelle tue mani, spiega semplicemente perché ne parlano con tanta fiducia.

Confronta Deuteronomio 8:9

11 La famiglia, cioè la tribù.

vedi Giudici 13:2, nota, e Confronta Giosuè 7:17

Forse una ragione per l'uso della parola famiglia qui e nel Versetto 2, applicata a Dan, potrebbe essere che c'era una sola famiglia nella tribù di Dan, quella degli Shuamiti.

Numeri 26:42

Seicento uomini. Con le loro mogli, sorelle e figli (vedi Versetto 21), l'intera compagnia doveva ammontare a due o tremila anime

12 Kirjath-Jearim (città delle foreste), altrimenti chiamata Kirjath-Baal e Baalah, nella regione montuosa di Giuda.

Giosuè 15:60

Essa, giaceva sul confine di Beniamino.

Giosuè 18:14,15

Il suo rappresentante moderno è con ogni probabilità Kurit-el-enab, anove miglia da Gerusalemme, sulla strada per Giaffa. Il quartiere è ancora molto boscoso. Mahaneh-dan, cioè l'accampamento di Dan.

vedi Giudici 13:25

Dietro, cioè a ovest di. Il sito esatto di Mahaneh-dan non è stato identificato con certezza. Al signor Williams è stato mostrato un sito chiamato Beit-Mahanem nel Wady Ismail che risponde bene in posizione, ma non è stato notato da nessun altro viaggiatore ('Dizionario della Bibbia')

14 In queste case, a dimostrazione che Bet-Michea, la casa di Michea, era in realtà un piccolo villaggio (vedi Versetto 22)

Versetti 14-31.- Il suo trasferimento e la sua istituzione in una comunità senza legge

Le spie si erano evidentemente consultate con i 600, perché il furto degli dei avviene in modo freddo e professionale; ed essi hanno evidentemente un disegno stabilito riguardo a loro. Tutto ciò che potrebbe essere d'intralcio o dannoso per loro viene mandato davanti. La rimostranza vera o finta del prete, e la sua volontaria accondiscendenza al loro desiderio, e la ricerca da parte di Michea, sono tocchi realistici che aggiungono molto all'interesse e alla naturalezza della narrazione. Si suggerisce che il massacro, ecc. a Laish sia stato della descrizione più orribile: "Non c'era nessun soccorritore".

Coloro che sovvertono i principi della morale non dovrebbero aspettarsi di essere trattati secondo quei principi

PER QUANTO APPARENTEMENTE SIANO I TRASGRESSORI RELIGIOSI, LA LORO CONDOTTA NON PERDE IL SUO CARATTERE ESSENZIALE E SARÀ GIUDICATA. Il racconto dell'evento lo ha preservato per sempre, ed è condannato davanti alla sbarra della retta coscienza

III SI DOVREBBE PRESTARE LA MASSIMA ATTENZIONE AL PRIMO SEGNO DI SCISMA O DI ERRORE, POICHÉ TALI COSE TENDONO A PERPETUARSI. Viene istituito un sacerdozio regolare, con i suoi privilegi e doveri ereditari

IV L'EFFETTO REALE DI TALI MOVIMENTI RELIGIOSI È A SCAPITO DELLA VERA RELIGIONE. La "casa degli dèi" di Lais è una rivale della "casa di Dio" di Silo. Durante quei primi giorni della nazionalizzazione ebraica e dell'educazione religiosa, i danni e gli ostacoli causati da essa devono essere stati enormi. La vera religione è sempre osteggiata nel mondo. I suoi peggiori nemici sono quelli che più gli assomigliano nelle cerimonie esteriori, ma i cui motivi sono impuri.

15 fino alla casa, ecc. Piuttosto, a Bet-Michea

17 Salito, cioè, nella camera superiore, dove sembra la cappella wan Cantici leggiamo in 2Re 23:12 che c'erano altari sul tetto della camera superiore di Acaz.

Confronta Geremia 19:13

E si avvicinò, e prese. Non c'è e in ebraico, e il tempo del verbo è cambiato. Un punto più completo deve essere messo dopo è salito. E poi il racconto prosegue, con una certa solennità di dizione: Entrarono là, presero l'immagine scolpita, l'efod, il terafim e l'immagine fusa. La narrazione continua, Ora il prete stava in piedi all'ingresso della porta, ecc. Ma questi cinque entrarono nella casa di Michea, ecc., come appena detto, e naturalmente li portarono fuori alla porta dove il sacerdote stava con i 600; Daniti

18 L'immagine scolpita. Dovrebbe essere l' immagine scolpita, come altrove. Il testo ebraico qui ha l'immagine scolpita dell 'efod, come è stato notato in Giudici 17:3, nota. Ma è molto probabile che il raggio, e, sia caduto fuori dal testo per caso, e non sembra probabile che in questo punto si debba adottare una frase diversa da quella seguita in tutto l'elenco degli articoli nella cappella di Michea, così che l'A.V ha probabilmente ragione. Allora disse il prete, ecc. Quando vide gli idoli e i terafim nelle mani dei cinque uomini, gridò allarmato. È notevole che qui e nel versetto precedente sia chiamato il prete

19 Metti la tua mano sulla tua bocca. Cfr. Giobbe 21:5; 29:9; 40:4. Un padre e un prete. Vedi Giudici 17:10, nota

Versetti 19, 20- Il sacerdote mercenario

L'avidità e l'ambizione sono i peccati che affliggono i preti depravati. Entrambe queste caratteristiche malvagie sono evidenti nel levita di Michea

L 'UFFICIO SACERDOTALE È DEGRADATO DALL'AVIDITÀ MERCENARIA. Michea aveva adottato il levita quando era senza casa e indigente, e lo aveva trattato con la gentilezza di un padre verso suo figlio; Eppure, non appena scopre la possibilità di una paga migliore, l'uomo miserabile diserta e deruba il suo patrono. Nessun uomo può servire veramente Dio se il denaro, il salario del suo servizio sono la considerazione principale per lui. Benché possa accettare il giusto pagamento che gli viene dato se è un fedele servitore di Dio, sentirà, come i fedeli Leviti, che la sua vera parte è l'Eterno.

Giosuè 13:33

Un tale uomo dovrebbe anche considerarsi legato da vincoli di affetto e di obbligo amichevole verso il popolo in mezzo al quale esercita il suo ministero. Se cerca una promozione semplicemente per amore di un vantaggio pecuniario, e indipendentemente dalla perdita che può essere subita nella sua sfera attuale, e dalla sua possibile inadeguatezza per una sfera più ampia, è colpevole di grossolana mondanità e di malvagio egoismo

II L'UFFICIO SACERDOTALE È DEGRADATO DALL'AMBIZIONE EGOISTICA. Il levita è tentato dalla prospettiva di esercitare le sue funzioni in modo più ampio come sacerdote di una tribù. Una tale offerta sarebbe possibile in Israele solo in circostanze di declino religioso e disordine sociale. Anche allora il levita doveva sapere che non era affatto sacerdote secondo la legge di Dio, perché non apparteneva alla famiglia di Aronne. Ma l'ambizione calpesta la legge per il proprio avanzamento. Naturalmente ci sono occasioni in cui un uomo può naturalmente sforzarsi di elevarsi nel mondo, e se può essere sicuro che estenderà la sua utilità, è suo dovere farlo. Ma...

1. L'opportunità di un servizio più esteso altrove non giustifica l'infedeltà al nostro servizio attuale. Chiaramente il levita trattava il suo benefattore con imperdonabile ingratitudine e tradimento abbandonandolo per il servizio dei Daniti

2. È solo un'ambizione colpevole che porterà un uomo a cercare una posizione più elevata semplicemente per il proprio onore e profitto, e non per il bene di coloro che sono affidati alle sue cure. Il prete esiste per il popolo, non il popolo per il prete. Ma quest'ultima condizione è stata fin troppo evidente nel corso delle corruzioni della cristianità. L'ufficio è stato cercato esclusivamente per soddisfare l'avidità e l'ambizione dell'aspirante. Quanto è contrario all'insegnamento di Cristo, che disse: "Chi vuol diventare grande tra voi, sia vostro servo"!

Matteo 20:27

20 Il cuore del prete si rallegrava, ecc. La prospettiva di una maggiore dignità e di un maggiore emolumento soffocò tutti i sentimenti di gratitudine e di lealtà verso Michea, e lo rese allegramente connivente con un atto di furto e di sacrilegio

21 Essi voltarono, cioè voltarono le spalle a Bet-Michea, e proseguirono il loro cammino verso il nord. I più piccoli. Il termine include necessariamente le donne del partito emigrante. Confronta la cura di Giacobbe per le sue mogli e i suoi figli;

Genesi 33:1-5

solo Giacobbe si aspettava un attacco da Esaù di fronte, i Daniti un attacco da Michea da dietro. La carrozza. È la stessa parola tradotta in Genesi 31:1 gloria; potrebbe essere reso un oggetto di valore. Senza dubbio includeva le preziose immagini e l'efod che avevano appena rubato

22 Le case vicino alla casa di Micah. Vedi Versetto 14, nota. Anno a, la stessa parola ebraica resa da in Versetto 3, dove vedi nota

23 Che tu venga, ecc., letteralmente, che tu sia radunato, la stessa parola di Versetto 22. È l'idea del clan, o della famiglia, o della tribù che causa la frase. Proprio come Israele o Giuda designano l'intera nazione, o l'intera tribù, sotto il nome del loro patriarca, così qui Michea includeva tutto il clan che abitava nella casa di Michea; e quindi i Daniti parlano di Michea radunato

Versetti 23, 24.- L'angoscia dell'idolatra

Michea ha in un colpo solo perduto dèi ed efod e sacerdote. Poiché i suoi principali guadagni e la sua immaginaria importanza derivavano da questa fonte, era desolato

COLORO CHE CONFIDANONELLE COSE ESTERIORI E IL CUI CUORE È LEGATO AD ESSE, SONO ESPOSTI A GRAVI PERICOLI E SVANTAGGI. Le perdite di vite umane; le ansie e i timori; lutto. La religione dei dettagli esterni, come si disordina facilmente! L'intero "establishment" può essere spazzato via!

II LE PERSONE DI MENTALITÀ SPIRITUALE SONO LIBERATE DA QUESTE PREOCCUPAZIONI E, SEBBENE SOFFRANO DI PRIVAZIONI E PERDITE SIMILI, NON SONO PRIVE DI CONFORTO. "Dio è uno spirito, e quelli che lo adorano", ecc. Il cuore che riposa su Cristo è al sicuro contro tutti i pericoli esterni. Le forme, l'esteriorità, ecc. non sono essenziali per la vera religione. I "mezzi della grazia" non devono diventare un fine in se stessi, e dove il fine è raggiunto altrimenti se ne può fare a meno.

24 I miei dèi, o, come alcuni lo dicono, il mio dio. Ma il plurale è probabilmente corretto, poiché Michea pensava alle immagini fuse e scolpite, e ai terafim, e li chiamò dèi, senza forse intendere che ci fosse un Dio all'infuori di Geova

Gli dei perduti

L'angoscia di Michea per la perdita dei suoi dèi e del suo sacerdote può essere considerata da due parti: dalla parte della superstizione e da quella della vera devozione

I IL LATO SUPERSTIZIOSO DELL'ANGOSCIA DI MICHEA

1. Il dio che può essere rubato non deve essere un vero Dio. Michea avrebbe dovuto vedere la follia della sua idolatria nella catastrofe che gli era capitata. Se gli idoli non potevano proteggere il loro santuario, cosa potevano fare per la casa del loro proprietario?

2. L'uomo il cui carattere è corrotto è inutile come sacerdote. Eppure, dopo che il levita si era comportato nel modo più vile, Michea sentiva ancora amaramente la sua perdita. Questa angoscia derivava dalla sua fede superstiziosa nell'efficacia della residenza di un prete ufficiale nella sua casa, qualunque fosse la bassezza del carattere dell'uomo o la vacuità dei suoi servizi

3. Una religione che dipende da qualsiasi cosa materiale o ufficio umano per la sua efficacia è estranea al carattere dell'adorazione spirituale del vero Dio. Fu un errore per Michea supporre che avrebbe perso la presenza di Dio perdendo le immagini che aveva fatto, o la benedizione di Dio perdendo il suo sacerdote. Nulla di ciò che viene fatto alla vita esterna di un uomo può influire sulle sue benedizioni religiose. Dio abita nel santuario del cuore. Nessuna persecuzione può privarci della sua presenza. I Valdesi nella loro caverna di montagna avevano perso ogni conforto terreno, ma non avevano perso Dio. Le benedizioni di Dio non dipendono da ordinanze esterne, anche se questi sono i canali abituali attraverso i quali fluiscono. Se non abbiamo un tempio, un altare, un sacerdote o un servizio visibile, Dio può comunque benedirci pienamente

II IL LATO NATURALE DELL'ANGOSCIA DI MICHEA. C'è molto in esso che parla bene per Michea. Michea è un uomo religioso. Per lui la perdita di quella che crede essere la fonte delle benedizioni religiose è un grande problema. Coloro che possono perdere la presenza reale di Dio nei loro cuori senza alcun sentimento di rimorso non sono forse molto più smarriti di quest'uomo con tutta la sua idolatria e superstizione? Dio è la luce e la vita dell'anima. Com'è strano dunque che qualcuno viva senza di lui e non sappia che qualcosa lo "apre"! Ma qualunque cosa un uomo faccia di un dio per se stesso lo interesserà profondamente. Se fa del suo denaro, della sua arte, del suo figlio un dio, la perdita del suo dio lo farà precipitare nell'oscurità della disperazione

1. Poiché siamo così profondamente colpiti dall'oggetto della nostra suprema devozione, vediamo che questa non è una cosa terrena che può essere rubata o distrutta, ma il vero, eterno Dio che non ci lascerà mai

2. A volte Dio ci toglie i tesori terreni di cui abbiamo fatto dèi affinché possiamo vedere l'errore della nostra idolatria, e così imparare ad elevare i nostri cuori alla presenza eterna.

25 Corri su di te. Piuttosto, corri o cadi su di te; È il pronome plurale, che comprende l'intero partito. L'argomento dei Daniti era l'argomento dei più forti

26 Il versetto ci dice ciò che fecero le due parti, ma non nell'ordine in cui lo esprimerebbe uno scrittore inglese; perché senza dubbio i Daniti, carichi delle loro donne, dei loro bambini e dei loro bagagli, non proseguirono per la loro strada finché Michea e il suo gruppo non furono tornati indietro, sebbene in inglese l'ordine contrario sia piuttosto implicito. L'ebraico si limita a mettere le azioni una accanto all'altra, e lascia che l'ordine sia dedotto

27 E loro. In ebraico il loro è enfatico. Sarebbe meglio esprimerlo in inglese ripetendo I figli di Dan. La ripetizione degli epiteti quieti e sicuri, applicati al popolo di Lais, sembra piuttosto indicare la riprovazione dell'atto da parte dello scrittore come crudele, come quella di Simeone e Levi nell'uccidere Hamor e Sichem. Li colpirono a fil di spada, una frase che denota un massacro sterminatore.

Esodo 34:26 Giosuè 19:47 1Samuele 15:8, ecc

E hanno bruciato la città, ecc. Forse avevano fatto del popolo e della città un cherem, una cosa devota, e quindi uccisero l'uno e bruciarono l'altro;

Confronta Numeri 21:3; Giosuè 8:19; 11:11, etc

o l'incendio della città potrebbe essere stato uno dei mezzi con cui hanno distrutto il popolo

28 Perché era lontano, ecc. Ritorna di nuovo alla descrizione data nel versetto 7. Che giace presso Bet-Rehob. Letteralmente, che appartiene a Bet-Rehob, cioè la valle di cui si parla qui faceva parte del territorio dei Siri di Bet-Rehob al tempo di Davide (e molto probabilmente prima), come leggiamo in 2Samuele 10:6. Sembra che abbia preso il nome, Casa di Rehob, da Rehob padre di Hadadezer, re di Zobah,

2Samuele 8:12

e che fosse stata chiamata Bet-Rehob proprio come l'insediamento di Michea si chiamava Bet-Michea. È stato anche chiamato per brevità : Rehob, Numeri 13:21, Giudici 1:31, 2Samuele 10:8. Era situata, come apprendiamo da Giudici 1:31, nei confini della tribù di Aser, nell'estremo nord della Terra Santa, vicino all'ingresso di Hamath, il cui sito, tuttavia, è sconosciuto.

vedi Numeri 13:21

La valle è quella attraverso la quale scorre la fontana di Leddan (Versetto 7, nota), ed è la parte superiore della pianura chiamata el-Hulleh, che è la continuazione settentrionale della valle del Giordano. Hanno costruito una città. Piuttosto, hanno ricostruito la città

29 Comunque Laish fosse il nome, ecc. La strana forma qui data nella Settanta, Oulamais, deriva dal fatto che hanno preso la parola ebraica per howbeit (oulam) come parte del nome, e hanno omesso la L di Laish (vedi Versetto 7, nota)

30 Versetti 30, 31.-E i figli di Dan, ecc. Fu probabilmente la lunga esistenza di questa adorazione semi-idolatrica dell'immagine scolpita a Dan che indusse il re Geroboamo a erigere uno dei suoi vitelli d'oro a Dan, come abbiamo in 1Re 12:28-30. Gionathan, figlio di Ghershom, figlio di Manasse. Il testo ebraico ha in realtà il figlio di Mosè. Ma una piccola n è scritta sopra la riga tra la M e la S di Mosè (Mosheh), in modo da poter essere letta Manasse, così: MSH; in modo che evitassero il dolore di leggere ad alta voce che il nipote o discendente di Mosè era un sacerdote idolatra, senza effettivamente alterare il testo scritto. È davvero molto triste che sia stato così, anche se non mancano esempi simili, come, ad esempio, i figli di Eli e di Samuele. Per Gershom, figlio di Mosè, vedi Esodo 2:22; 18:3; 1Cronache 23:14-16. Non ne consegue che Gionatan, il sacerdote dei Daniti, fosse letteralmente figlio di Ghersom. Potrebbe semplicemente significare che era della famiglia di cui Gershom era il capo. Fino al giorno della cattività della terra. C'è una grande diversità di opinioni sul significato di questa frase. Molti lo capiscono, come lo è l'ovvio significato delle parole, della cattività assira.

2Re 15:29 17:6

Ma alcuni dei migliori commentatori, come il Kimchi tra gli ebrei, e molti moderni, pensano che si riferisca alla presa prigioniera dell'arca da parte dei Filistei ai giorni di Eli, perché questo è il tempo indicato nel versetto successivo dalla menzione della casa di Dio a Silo. L'arca di Dio non tornò mai più a Silo dopo che fu portata via

1Samuele 4:3,4

e catturati dai Filistei (ibid. Versetto 11). Si nota anche che l'espressione, L'arca di Dio è andata in cattività (è presa, A.V), ricorre in 1Samuele 4:21,22. Sarebbe certamente strano che un versetto (30) parlasse del culto dell'immagine scolpita che durò fino alla conquista assira del paese, e il successivo versetto (31) lo limitasse al tempo in cui la casa di Dio era a Silo, circa 300 anni prima. Atti nello stesso periodo si noti che il versetto 30 parla del tempo in cui i figli di Gionata erano sacerdoti della tribù di Dan, e il versetto 31 del culto dell'immagine di Michea. È molto probabile che i discendenti di Gionatan siano stati nominati sacerdoti a Dan per l'adorazione del vitello d'oro di Geroboamo, anche se l'originale immagine scolpita di Michea potrebbe essere stata distrutta da Saul o Davide; e nell'intervallo fra tale distruzione dell'immagine di Michea e l'erezione dei vitelli di Geroboamo essi possono essere stati i sacerdoti di un'adorazione irregolare su un alto luogo a Tell-el-Kady. E questo ci permetterebbe di dare quello che è certamente il suo significato naturale alle parole "la cattività della terra". Ma non si può arrivare a nessuna certezza senza una maggiore conoscenza effettiva. Molti commentatori adottano la congettura di Houbigant di leggere arca per terra alla fine del Versetto 30 (aron per aretz). Altri pensano che qui si parli di una deportazione dei Daniti da parte dei Siriani o di altri popoli vicini non ricordata nella storia. Per tutto il tempo la casa di Dio, ecc. Questo deve essere stato scritto non prima del tempo di Samuele, e forse molto più tardi. La casa di Dio, cioè il tabernacolo, era a Silo dai giorni di Giosuè

Giosuè 18:1

fino ai giorni di Eli,

1Samuele 1:3

dopo di che non abbiamo alcun conto di dove fosse la casa di Dio fino a quando l'arca fu portata a Gerusalemme dal re Davide dalla casa di Obed-Edom di Gath.

2Samuele 6:12

e posto nel tabernacolo che Davide aveva eretto per esso;

2Samuele 6:17

ma non risulta se questo fosse il tabernacolo che era stato eretto a Silo o uno nuovo. Non è improbabile che Samuele possa aver spostato il tabernacolo da Silo a.

1Samuele 7:17

L'arca aveva riposato nella casa di Abinadab a Baaleh o Kirjath-Jearim per vent'anni

1Samuele 7:2

prima della sua rimozione da parte di David

Illustratore biblico:

Giudici 18

CAPITOLO 18

Giudici 18:1-31

I Daniti cercavano loro un'eredità Eressero loro l'immagine scolpita di Michea. - L'adorazione dell'immagine si espande nell'idolatria tribale:

(I.) Le angusità in cui l'incredulità riduce i forti (ver. 1)

(II.)Il malcontento per una sorte segnata da Dio porta al male (ver. 2)

(III.) Circostanze insignificanti spesso portano alla scoperta di schemi peccaminosi (ver. 3)

(IV.)La negligenza silenziosa all'inizio, porta poi al rifiuto aperto delle ordinanze di Dio (versetto 5)

(V.)Le persone più inoffensive non sono al sicuro dagli attacchi degli uomini malvagi (vers. 7, 9, 10)

(VI.)A volte la religione viene invocata per aiutare le trame degli empi (versetto 5)

(VII.)L'indiretta è un carattere dei consigli del mondo (ver. 6)

(VIII.)I falsi adoratori si rifugiano imitando le apparenze dei veri (vers. 14, 17)

IX. La divina provvidenza spesso non offre alcuna interruzione all'esecuzione dei disegni dei malvagi

X. L'improvvisa distruzione della religione creata dall'uomo (vers. 15-20)

XI. La preghiera non assicurerà la benedizione divina su un'azione sbagliata (vers. 5, 6, anche vers. 18, 19)

XII. Le menti mondane si curano poco dell'accuratezza nelle cose spirituali (vers. 17-19)

XIII. Non ci si può aspettare né un principio morale né una ragione sana da coloro che negano a Dio i Suoi diritti naturali

XIV. Il successo nel male non è una prova dell'approvazione divina

XV. Non ci si deve aspettare vero servizio da un falso sacerdote (ver. 20)

XVI. L'eccessiva importanza che un idolatra attribuisce ai suoi dèi (versetto 24). (J. P. Millar.)

Chiedi consiglio a Dio, ti preghiamo

Cercare il consiglio di Dio è il primo dovere degli uomini cristiani

(I.) Perché dovremmo chiederlo

1.) A causa della nostra ignoranza e miopia. La strada davanti a noi è oscura, incerta. Così la ragione suggerirebbe di chiedere, ss.) È la condotta che il popolo di Dio abbia mai adottato. Vedere Giacobbe a Betel Genesi 27:20 ; Mosè Esodo 33:12 ; Davide 2Samuele 7:29

2.) A motivo della capacità di Dio di dare. Lui sa tutto il cammino prima di noi

3.) A motivo del fatto che i nostri migliori interessi sono implicati nei consigli che Dio può dare. È come la colonna e la nuvola, la bussola del marinaio, la luce del giorno, ecc

(II.)Cosa potremmo chiedere

1.) Per quanto riguarda le nostre preoccupazioni temporali. Doveri nel mondo, impegni, piani e cambiamenti

2.) Per quanto riguarda le nostre preoccupazioni relative. Famiglie, bambini, amici, ss.) Così Abramo e Davide; così tutti i veramente pii

3.) Per quanto riguarda le nostre preoccupazioni spirituali. La via della pietà sperimentale, dell'utilità, ss.) Influenza per il bene. Il testo parla di "la via è prospera"

(III.) Come dobbiamo chiederci

1.) Con una profonda convinzione della nostra esigenza. Non autosufficiente

2.) Con fiducia credente. Le promesse sono abbondanti per ogni scena. Guidare, dirigere, custodire, liberare, rafforzare, proteggere, santificare, salvare; quindi dobbiamo guardare con calma e supplicare

3.) Con la decisione di seguire il consiglio

4.) Attraverso la persona e la difesa di Cristo. (J. Burns, D.D.)

Abbiamo visto la terra, ed ecco, è molto buona. - Rapporto dalla terra promessa:

Questo era un rapporto modello, perché esortava i fratelli a cogliere un'opportunità che significava beneficio per loro stessi. Il credente in Gesù Cristo è un esploratore e riporta un rapporto ai suoi fratelli che non sono credenti. La religione, come la scienza, per l'esattezza, deve essere fondata sulla verità e sui fatti. Ascoltiamo Livingstone e gli crediamo, come faremmo solo con pochi a parlarci delle distese dell'Africa, perché sappiamo che lui ha visto. Che la vostra vita sia una vita profumata di pace, una vita altruista, devota, simile a Cristo, una vita di bellezza, e porterà una notizia vittoriosa del paese, e i vostri ascoltatori diranno: "Noi verremo con te. Sarà un buon paese, perché Dio è con voi". Supponiamo che un uomo proveniente dal freddo e triste Artico venga qui. Viene da una terra di freddo e di esplosioni, dove il calore del sole non cade mai, dove non cantano gli uccelli e dove i fiori non sbocciano mai. Supponiamo che un uomo di questa zona dell'Artico venga nella nostra città e apra un ufficio a Broadway. Quanti lo ascolterebbero e tornerebbero con lui ai terrori di quel gelido nord? Ma supponiamo che arrivi un uomo del soleggiato sud. Raccontava degli uccelli che cantano tutto l'anno, dei fiori che fiorivano stagione dopo stagione e dei ruscelli gorgoglianti che scorrevano per sempre. Quale dei due respingerebbe e quale attrarrebbe? Il popolo di Dio è debole. Non attribuite i loro fallimenti alla terra da cui provengono. Non rivolgere la tua riprensione contro il paese. È una terra gloriosa. Va' e fai di quella terra la tua terra, la tua speranza e la tua eternità. (W. T. Sabine.)

E siete ancora fermi?-Indifferenza per la religione:

Può darsi che ci meravigliamo della lentezza dei Daniti, meravigliarci che essi debbano esitare a spingersi avanti e a possedere una tale eredità terrena; di tale eredità perché faceva parte della terra promessa da Dio ai loro padri. Non possiamo, tuttavia, essere più stupiti di noi stessi, ricordando la nostra indifferenza verso un'eredità celeste? L'abitazione che ora possediamo, stretta com'è, e se non fosse per il tempo, deve essere rassegnata al richiamo della morte, sia che abbiamo fatto qualche progresso verso l'eredità celeste o no. E perché siamo ancora? È perché ci viene richiesto di ritirare i nostri affetti dalla terra? Se è così, dobbiamo trarne vantaggio 1Pietro 1:4. E noi stessi spesso professiamo il desiderio di possedere una casa del genere. E spesso ci immaginiamo una casa dove tutto ciò che rende dolorosa questa vita non si troverà più. Desideriamo una terra che sia "molto buona". Una tale casa, una tale terra, la Parola di Dio ci parla, e dice che è riservata a coloro che la cercano 1Corinzi 2:9. Eppure pochi di noi cercano davvero questa casa; E così, secondo le parole delle spie, veniamo ripetutamente rimproverati per la nostra indifferenza. "Ecco, il paese è molto buono, e voi siete ancora tranquilli? non essere pigro per andare ed entrare in possesso del paese". Riguardo al popolo di Lais, le spie dichiararono: «Quando andrete, arriverete a un popolo sicuro e a un grande paese»

1.) La sicurezza a cui si allude qui era una falsa sicurezza. Era quella noncurante indifferenza al pericolo, quella mancanza di pensiero per la propria sicurezza, a cui la gente di Laish si abbandonava. C'era pace intorno a loro. Non pensavano alla possibilità che si spezzasse. Essi, infatti, prepararono la strada per la loro propria distruzione. E la Sacra Scrittura dice a noi che cerchiamo l'eredità celeste: "Quando andrete, verrete da un popolo sicuro e da un grande paese". Ma questa sicurezza è vera 2Samuele 22:2, 3

2.) È una terra grande. In essa abiteremo in pace con coloro che ora godono della sua beatitudine. Il nostro ingresso lì sarà seguito dal dono del nostro Dio a noi di misure più piene di amore. Potremmo forse desiderare una vita più benedetta di questa?, una vita passata con angeli, arcangeli e tutti i fedeli di Dio. «Ecco», dunque, «la terra è molto buona e il popolo abita al sicuro; e voi siete ancora fermi?» Per svegliare i loro connazionali e spingerli verso Lais, le spie dichiararono: "Dio l'ha dato nelle tue mani". Ora, queste parole o espongono la fede delle spie, e significano: "Dio te la darà nelle mani", o si riferiscono alla promessa di Dio fatta ad Abramo Genesi 15:18, e significano: "Non sapete che è già vostro per promessa? Dio l'ha data nelle vostre mani, poiché ha giurato ad Abramo che lui e la sua discendenza l'avrebbero posseduta". E noi prendevamo in prestito le loro parole, e dicevamo del cielo: "Dio l'ha dato nelle tue mani". Poiché da quando il Salvatore ha versato il suo sangue per voi, il cielo è stato acquistato per la vostra eredità eterna. Eredi, per promessa, il vostro battesimo vi ha costituiti. Cittadini del cielo siete ora. Badate di non perdere, seguendo il mondo e le sue concupiscenze, la vostra cittadinanza. Inoltre, non era stato acquistato per essere concesso arbitrariamente, e alla maniera degli uomini, a pochi. E questo è evidente da tutto l'insegnamento del nostro benedetto Signore. "In esso ci sono molte dimore". "È un grande paese". E sebbene molti siano usciti dalla terra e siano sicuri di entrarvi, "tuttavia c'è posto". Ma per chi è la loro stanza? Oh, non per i superbi e i superbi. Non per coloro che gridano: "Signore, Signore", ma non fanno le cose che Egli ha comandato. Non per coloro che amano questo mondo attuale, ma professano di cercare un migliore, ma lo sono ancora! C'è posto in cielo per i poveri e gli umili di spirito, per coloro che seguono "la temperanza, la sobrietà e la castità". Le spie cercarono anche di spronare i loro connazionali dichiarando, riguardo a Lais, che era "un luogo dove non c'è mancanza di nulla di ciò che è sulla terra". Un premio così allettante come questo, dovremmo pensare, metterebbe via ogni esitazione, ogni paura delle difficoltà. E noi dichiariamo la stessa cosa del cielo. Le benedizioni offerte ai Daniti avevano rispetto alla vita presente. Le benedizioni che ci vengono offerte sono quelle della vita eterna con Dio in cielo. Desiderate la pace? È lì. Il cielo è la dimora della santità; E dove c'è santità, c'è anche pace. Desideri la gioia? È lì. In cielo non ci sono dolori e lacrime. Desideri sicurezza? In cielo nulla turberà la tua pace, nulla diminuirà la tua gioia. Desiderate ardentemente offrire a Dio un culto santo e immacolato? In cielo lo offrirai. Lì ti unirai agli angeli senza peccato, e ai "giusti resi perfetti", e con loro adorerai e adorerai il tuo Dio. (C. P. Longland.)

Non essere indolente ad andare, e ad entrare a prendere possesso della terra. - Attenzione pratica alla religione:

(I.) Alcune considerazioni per indurre un'attenzione seria e pratica alla religione

1.) Considerate la gloria e la grandezza dell'eredità a cui aspirate. Vedete gran parte della saggezza di Dio nel fornire descrizioni simboliche della beatitudine del cielo

2.) Considerate le incoraggianti assicurazioni che abbiamo riguardo al successo nella nostra ricerca

3.) Considerate il pericolo della negligenza e dell'indifferenza quando sono in gioco interessi così importanti

(II.)Brevi suggerimenti sui mezzi per promuovere la spiritualità della mente

1.) Sforzati di formare un alto livello di quella santità di carattere in cui consiste l'idoneità per il cielo

2.) La meditazione seria e devota della Parola di Dio dovrebbe far parte dell'attività quotidiana

3.) Coltivate uno spirito devozionale. (Rivista omiletica.)

Ho recuperato l'immagine scolpita, l'efod e il terafim. - Gli dèi rubati:

Michea e la sua casa adorano le immagini d'argento, il levita che officia all'altare, che chiede consiglio a Geova per mezzo di efod e terafim, i Daniti che rubano gli dèi, portano via il sacerdote e stabiliscono un nuovo culto nella città che costruiscono, tutto questo rappresenta per noi i tipi e gli stadi di ciò che è veramente scisma, pietosa e disastrosa, cioè la separazione dalla verità delle cose e dalle sacre realtà della fede divina. La menzogna egoistica e l'infedeltà sono scisma, deserto e messa al bando dell'anima

1.) Michea e la sua casa, con la loro cappella di immagini, i loro efod e terafim, rappresentano coloro che cadono nella superstizione che la religione è buona quanto assicura il successo e la prosperità temporale, che Dio provvederà al benessere mondano di coloro che lo rispettano. Anche tra i cristiani questa è una superstizione molto comune e molto degradante. I sacramenti sono spesso osservati come segni di un'alleanza che assicura agli uomini il favore divino attraverso le disposizioni sociali e la legge umana. La natura spirituale e il potere della religione non sono negati, ma sono incompresi. L'usanza nazionale e la speranza mondana hanno a che fare con l'osservanza di forme devote piuttosto che con qualsiasi movimento dell'anima verso il cielo. In questo modo una Chiesa può diventare come la casa di Michea, e pregare può significare cercare buoni rapporti con Colui che può riempire il paese di abbondanza o mandare carestia e pulizia dei denti

2.) Il levita rappresenta un ministero mondano indegno. Pochissimi di coloro che siedono nelle file del ministero cristiano si preoccupano interamente del rispetto che viene loro tributato nella società e del numero di sicli che si possono ottenere in un anno. Che stia al passo con la folla invece di precederla è forse la cosa più difficile che si possa dire del pastore mondano. È umano, attivo, intelligente; ma è per la Chiesa come una grande istituzione, o per la Chiesa come sua speranza e sostegno temporale. Così il suo ministero diventa nel migliore dei casi una questione di servire le tavole e di fare l'elemosina, non diremo divertimento. Qui, infatti, c'è lo scisma; poiché che cosa c'è di più lontano dalla verità delle cose, da Cristo?

3.) Ancora una volta, oggi abbiamo con noi, molto con noi, certi Daniti della scienza, della politica e della stampa, i quali, se potessero, ci porterebbero via il nostro Dio e la nostra Bibbia, il nostro Padre Eterno e la speranza spirituale, non per il desiderio di possedere, ma perché odiano vederci credere, odiano vedere qualsiasi peso d'argento dato agli usi religiosi. Non pochi di questi stanno marciando, come pensano, trionfanti verso posizioni dominanti e opulente, da dove governeranno il pensiero del mondo. E lungo la strada, anche se deridono e detestano il soprannaturale, faranno andare con loro il prete. A loro non importa nulla di ciò che dice; Ascoltare la voce di un maestro spirituale è un'assurdità di cui non sarebbero colpevoli; poiché tutta l'umanità deve prestare attenzione alla loro vaga profezia, e le loro interpretazioni della vita umana devono essere accolte come la Bibbia dell'epoca. Dello stesso ordine è il socialista che vorrebbe servirsi di una fede che intende distruggere, e di un clero la cui pretesa gli è offensiva, nel suo cammino verso ciò che egli chiama l'organizzazione della società. A suo avviso, gli usi del cristianesimo e della Bibbia sono temporali e terreni. Egli non vuole Cristo il Redentore dell'anima, eppure tenta di evocare con le parole di Cristo e di appropriarsi della potenza del Suo nome. L'audacia di questi aspiranti ladri è pari solo alla loro ignoranza dei bisogni e dei fini della vita umana. (R. A. Watson, M.A.)

Voi avete tolto i miei dèi. - La perdita degli dèi:

(I.) Tutti gli uomini hanno un Dio

1.) Qualunque sia il dio di un uomo, egli lo ritiene il bene più grande

2.) Ma le idee che l'uomo ha di Dio sono molto carenti e contrastanti. Alcuni fanno dei mezzi per gratificare le loro passioni e le loro concupiscenze un dio; altri fanno del denaro e delle ricchezze il loro dio; altri la lode e l'approvazione dei loro simili, e altri ancora i riti esteriori e le cerimonie della religione

3.) Una cosa è essere religiosi; un'altra e molto diversa questione è essere pii, adorando il Padre "in spirito e verità"

(II.)I falsi dèi possono essere tolti ai loro devoti

1.) Spesso nella vita. Molti, molto prima di morire, perdono i mezzi per gratificare il senno; molti, fin dall'inizio della vita, pur essendo amanti del denaro, diventano miseramente poveri; e molti, in un modo o nell'altro, sono privati dei mezzi per seguire il loro modo abituale di partecipare ai riti religiosi, e quindi perdono i loro dèi

2.) Nella morte. Il buon senso non può essere gratificato nella tomba. Nessun avaro è mai stato in grado di portare un granello del suo adorato denaro in un altro mondo. La lode e il biasimo del mondo sono ugualmente irrilevanti quando un uomo sente di dover essere introdotto davanti al seggio del giudizio; e tutti i riti e i formulari religiosi vengono lasciati alle spalle per sempre quando entriamo in un mondo di spiriti

(III.) La perdita, anche di un falso dio, sarà sentita come una grande perdita. "Che cosa ho di più?" Strappare da noi ciò che abbiamo fatto nostro dio è il più grande lutto. Anche se la cosa è cattiva, è stata amata supremamente, e la sua perdita creerà un vuoto e un'agonia intollerabili. Ma la perdita cosciente del vero Dio, questo è il culmine della sofferenza. Allora l'anima è un caos, un orfano nell'universo. (Omilestico.)

Michea 50 'Efraimita:

Considera il piano di vita che ha fatto, e il motivo per cui è andato così male

1.) Non era un pagano, anche se era un idolatra. Pensava di servire Dio per mezzo degli idoli. Era più comodo rimanere a casa ed era più facile adorare per mezzo di ciò che si poteva vedere. Era come le persone che dicono che non è necessario andare in chiesa, perché possono leggere la Bibbia e dire le loro preghiere a casa; come se leggere la Bibbia e dire preghiere fosse l'intero dovere dell'uomo! Era anche come coloro che pensano che l'adorazione debba essere comoda: non sono chiamati ad alzarsi presto o ad adottare più di una postura seduta. Si può vedere quale sarebbe diventata l'influenza degli idoli nella vita di quest'uomo. Micah dimenticava a poco a poco il mondo invisibile che si supponeva gli ricordassero, e il suo negozio di immagini richiedeva la sua costante cura e attenzione. L'anima che possedeva sarebbe stata centrata lì, e la presenza del levita lo avrebbe rassicurato con l'idea che tutto andava bene. Né la vita era solitaria, perché altri, a quanto pare, vivevano vicino a loro, e si interessavano all'immagine scolpita, all'efod, al teraphim e all'immagine fusa: in effetti, si formava un piccolo scisma piuttosto confortevole in cui nessuno era propenso a indagare. Questo era il piano della vita religiosa di Michea, un piano a buon mercato, noterete, nonostante i dieci sicli d'argento e le vesti e le vettovaglie, perché ora non c'era bisogno di intraprendere viaggi verso altri luoghi di culto, e non c'era denaro offerto loro

2.) E perché un modo così economico di servire Dio fallì? Alcuni rozzi viaggiatori lo derubarono dei suoi dèi e del suo prete, e che cosa aveva di più? Sarebbe stato possibile sostituirli, ma il costo sarebbe stato elevato; Inoltre, si era affezionato a quelle immagini e a questo prete, e il suo cuore era con loro. Era troppo tardi per ricominciare la vita, e sarebbe stato difficile realizzare immagini così belle. Tutto sarebbe potuto andare bene se avesse saputo che cosa significasse l'adorazione, ma sfortunatamente nel suo servizio a Dio aveva lasciato fuori Dio. "Dio è uno Spirito, e coloro che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". C'è qualcosa di simile a noi nel carattere di questo pover'uomo, che ha cominciato ingannando gli altri e ha finito per essere ingannato lui stesso?

1.) La vera religione non può essere facile, almeno all'inizio. Non può mai essere economico. Fare la volontà di Dio comporta il sacrificio di noi stessi, anima e corpo, all'Onnipotente. E così la religione accomodante è popolare. Gli uomini non andranno lontano per un servizio. Se hanno il tempio davanti alla porta, possono trascinare le loro membra stanche fino a un certo punto, ma, a differenza dei loro antenati, non si preoccupano di camminare per pochi chilometri fino alla casa di Dio. Quanto al tempo e al denaro, quanto basta spesso poco per calmare la coscienza addormentata!

2.) La religione di Michea si era fatta da sé. Non ha forse seguaci in coloro che insegnano che possiamo piacere a noi stessi nel modo e nel metodo dell'adorazione? È del tutto irrilevante che il nostro Salvatore abbia fatto una Chiesa o no, che rimaniamo fermamente nella dottrina e nella comunione degli apostoli, nello spezzare il pane e nella preghiera, o no? E se queste cose contano, sicuramente vale la pena pensarci un po'. "Stiamo andando tutti nella stessa direzione", ti dicono le persone. Eppure è inconcepibile che tutto possa essere ugualmente giusto. Non siamo forse tenuti a dare, ciascuno per sé, una ragione della forma della fede che abbiamo?

3.) La religione di Michea lo abbandonò. I suoi dèi furono portati via, e il suo sacerdote, e che cosa aveva di più? Dio fu lasciato fuori dalla vista. Possiamo prendere l'avvertimento per noi stessi. La nostra religione, forse, è stata in gran parte esteriore: abbiamo detto preghiere formali mattina e sera; siamo venuti in chiesa e abbiamo seguito le funzioni; abbiamo letto alcuni versetti della Bibbia come un dovere sgradevole; abbiamo sperato che tutto andasse bene; E all'improvviso, cade un duro colpo, e noi dove siamo? La nostra religione è un conforto? Ci aiuta a sostenerci? Neanche un po'. Perché? Perché era solo superficiale. (W. R. Hutton, M.A.)

Lo stabile e l'instabile nella religione:

Questa storia ha solo una debole analogia con ciò di cui desidero parlare, ma illustra un principio applicabile a tutte le epoche, che la religione essenziale è qualcosa che non può essere rubato. Ora ci sono ogni sorta di Daniti, veri Daniti ostili, e uomini considerati tali da anime timide che non lo sono affatto. Ci sono daniti spietati, il cui scopo onesto, o disonesto, è quello di rimuovere ciò in cui sembrano davvero pensare che la religione sia avvolta. E poi ci sono i Daniti amichevoli, che rimuoverebbero le immagini idolatriche per un vero amore per una fede più spirituale e vitale. Ma chiunque siano i Daniti, questo è vero: che nessuno ha paura dei Daniti a meno che non abbia una religione Michea; e nessuno incoraggia le incursioni e le ingiurie dei Daniti: "Che cosa hai?" -- come l'uomo che grida: "Che cosa ho di più?"

(I.) Qualsiasi religione che si concentri in una forma o organizzazione può essere rubata. Questo è solo per dire che gli aiuti esterni alla devozione e la diversa organizzazione dell'esercito di Dio possono essere cambiati, e tuttavia non distruggere altro che una fede di Michea che è avvolta in essi. Ma ciò che è sembrato così permanente e vitale in tempi diversi, e a diverse anime, è proprio questo! La fede di Michea degli ebrei poteva essere, doveva essere, rubata. Ma cosa era permanente? Riverenza e adorazione di Dio Onnipotente. Ancora una volta, prendiamo il Nuovo Testamento. Fu uno zelo nel nome di Dio con il quale Gesù stesso purificò il tempio di Suo Padre! E chi ha mai rubato gli elementi Michea della religione come ha fatto nostro Signore stesso, mescolando amore e indignazione per l'eterna legge di Dio? Di nuovo, vi siete mai resi conto che il grande argomento che attraversa tutte le Epistole di Paolo è proprio questo processo di attuazione di quel sistema, glorioso nella sua purezza e necessario per il suo tempo, ma che ora sta per passare, nei suoi elementi essenziali, a una diversa forma di crescita? La sua grande tesi dappertutto è che c'erano sia ombre che sostanza nell'antica economia mosaica; quella forma stava svanendo, la sua verità permanente; che Cristo aveva soddisfatto, o colmato pienamente, quei grandi bisogni morali e spirituali degli uomini che un tempo erano meglio soddisfatti con altri mezzi. Ha tolto un solo elemento che era permanente?

(II.)Le norme di ciò che è giusto e sbagliato nella condotta possono essere rubate, eppure non portare a compimento gli obblighi eterni della vita terrena. Quante volte la gente ha cercato di dire che questo, quello e l'altra cosa è eternamente giusta o sbagliata per tutti e per tutte le nazioni da fare o non fare! È questo spirito che va nella Bibbia, e nel Levitico e nell'Ecclesiaste, così come in Giovanni e Romani, troverebbero, a un livello di autorità, qualche parola per decidere, come per mezzo di un talismano, se questo o quello è coerente per tutti, ovunque, da fare o da non fare. Come questo confonde e travisa la Bibbia! La Bibbia è un libro di vita, e così ha progressivamente cambiato e innalzato le sue forme di obbligo morale di età in età. Proprio nel mezzo dell'Antico Testamento, come un faro in tempesta, si ergono i dieci comandamenti: veri non perché ci sono, ma perché universalmente veri; eppure anche loro non sono vere perché questa è la forma migliore o più alta di obbligo morale; poiché Gesù dice di quella legge: "Dice questo e quello, ma 'io dico'", portando quegli stessi principi più avanti e più in alto, e aggiungendo motivi e sanzioni completamente nuovi e più profondi. Il "Non lo farai" negativo realizza per un uomo o per un'età ciò che il "Tu amerai" positivo di Gesù fa per un altro: due forme della stessa cosa. Guardate il progresso delle norme bibliche!

1.) Non farai nulla di male

2.) Amerai Dio e l'uomo

3.) Amatevi gli uni gli altri, "come io vi ho amati". C'è una grande differenza tra questi tre modi di guardare a una cosa

(III.) Ciò che è vero per le forme di culto e le norme di morale è vero anche per le forme e le proporzioni delle questioni teologiche. Giudicato dalle credenze di Michea degli uomini, potremmo supporre che il mondo cristiano non avrebbe avuto più nulla di fede dopo che i Daniti di ogni generazione avessero portato via alcune cose su cui tutto sembrava dipendere. Viviamo in un'epoca in cui schiere di cristiani pensano che l'arca di Dio sia in pericolo come non lo è mai stata prima. Ma quando c'è stata un'epoca in cui le persone non dicevano la stessa cosa? Si dice che questa sia un'epoca di riaggiustamento e rivoluzione. Sì; ma così è stato contato quasi ogni epoca da quando Gesù venne, se possiamo giudicare dai terribili auspici di ogni secolo. Ci sono sempre alcune persone perfettamente sicure che se questa o quella dottrina non è sostenuta proprio come la sostengono i loro padri, o la loro Chiesa o loro stessi, che gli uomini si stanno liberando da ogni ancoraggio sicuro. La cosa rassicurante è che questo è proprio ciò che gli uomini hanno sempre detto, eppure, nonostante gli oscuri dubbi e i presagi, i Daniti ostili, e gli uomini così considerati Daniti in un'epoca per essere canonizzati nell'altra, hanno tutti rubato solo ciò che era falso o solo unilaterale e temporaneo. Non c'è un grande fatto o una verità essenziale della rivelazione cristiana che non sia sostenuta così saldamente oggi come mai prima d'ora. (A. R. Merriam.)

Il problema indiano:

Riteniamo che un uomo che si trovava in una situazione come quest'uomo fosse un degno oggetto di pietà e di simpatia o no? L'iconoclasta severo e intransigente direbbe certamente "No". Avrebbe pensato che fosse meglio per uno di loro scoprire per amara esperienza quanto fossero vani e inutili gli idoli in cui confidava. Nella sua desolazione e attraverso la sua desolazione poteva essere portato a cercare aiuto dove solo poteva essere trovato. Lo studente mite e tollerante di religione comparata probabilmente direbbe: "Sì". Egli insisteva in suo nome sul fatto che, in quel particolare momento dell'evoluzione della religione ebraica dal suo culto primitivo di forze invisibili, era inevitabile che l'adoratore cercasse di dare forma e incarnazione concreta all'idea antropomorfica di Dio che veniva allora assimilata dalle nazioni circostanti. Per una tale persona essere privata dei suoi idoli significava essere messa fuori dal rapporto e dalla corrispondenza con il suo ambiente religioso, e poiché ciò significava la morte spirituale, merita chiaramente la nostra pietà nella sua indigenza. Passando però dall'interesse meramente speculativo che il caso dell'antico israelita presenta, desidero trasferirlo, "come in una figura", all'interesse molto reale e pratico presentato dalla situazione parallela di una larga parte dei nostri sudditi in India, e cercare di rispondere alla domanda appena sollevata considerando quale sia il nostro dovere verso di loro. Infatti, in linea di massima, l'appello dell'ebreo del monte Efraim viene ora riecheggiato o con sentimenti inespressi o con dichiarazioni esplicite da migliaia di indù di mentalità religiosa in India. È solo con una parte del problema che cercherei di affrontare; quella, cioè, che è connessa con la sfera dell'educazione cristiana. Sarebbe ripetere una storia spesso raccontata per raccontare a lungo ciò che è stato e sarà sempre più il risultato necessario di quel contatto dell'Occidente con l'Oriente che il nostro dominio in India ha determinato. Quel contatto è unico e senza precedenti in alcune, se non in tutte, le sue condizioni, e ci si deve aspettare che produca risultati strani e inaspettati, persino contraddittori. Ma è solo dell'aspetto morale di esse che desidero parlare. Quando il governo dell'India decise che l'istruzione statale doveva essere condotta secondo il principio della neutralità religiosa e della non interferenza, non sembra che l'effetto disgregante dell'istruzione puramente secolare fosse pienamente realizzato. Ciò che, in breve, non era previsto, ma che ora si scopre essere il risultato inevitabile del sistema educativo statale, è che, mentre tende a distruggere molto di ciò che è stato dannoso e fatale per il progresso, non riesce a sostituire ciò che distrugge con un nuovo e vitale principio di coesione e di solidarietà. Il figlio torna a casa sua e annuncia ai suoi genitori che ha imparato a elevarsi al di sopra delle tradizioni e dei pregiudizi di casta, e si scopre che ciò equivale praticamente a questo, che mentre ha una patina di cultura e scienza occidentale, ha perso la presa su ciò che è la vera vita e l'anima di qualsiasi società. il senso dell'obbedienza, della riverenza, del dovere nella famiglia e nello Stato. Egli ha acquisito, infatti, idee di libertà, di indipendenza, di uguaglianza, di autoaffermazione, ma se ha perso o rischia di perdere queste altre idee, che sicuramente è vero dire che sono più fondamentali e indispensabili per il benessere della famiglia e della nazione, non è probabile che la perdita sia maggiore del guadagno. in ogni caso per l'indiano? Se c'è una virtù che il sistema delle caste può affermare di aver sviluppato e preservato, è l'istinto di riverenza e obbedienza. Ed è questo istinto che la nostra educazione tende a indebolire, se non a distruggere. E inoltre, è proprio in quelle parti dell'India che sono più avanzate nella conoscenza occidentale che questa tendenza si vede nel suo pieno sviluppo. Che meraviglia, allora, che il genitore che sente parlare dei vantati vantaggi della scienza e dell'educazione occidentali ne lamenti il risultato con parole che sembrano un'eco del grido dell'ebreo del monte Efraim: "Voi avete tolto i miei dèi che io ho creato, e che cosa ho di più? e come dunque mi dite: Che hai?" Ma non è tutto. Lo studente, privo delle sanzioni morali della sua religione e fornito di nuovi motivi di obbedienza e di rettitudine, è esposto ad altri pericoli ancora. Se il demone della superstizione è stato espulso, ci sono gli altri sette spiriti più malvagi del primo, pronti a precipitarsi e ad occupare la stanza vuota e triste. Perché le strutture mentali dello studente indiano sono molto più avanzate delle sue facoltà morali. Questo è così naturale; e quando il corso dell'educazione tende quasi esclusivamente a sviluppare la parte intellettuale di lui, la disparità diventa ancora più marcata. L'elemento morale in lui, già di debole vitalità, viene gradualmente soffocato, e la lotta per la superiorità è piuttosto tra l'animale e l'intellettuale. Ci sono molte nobili eccezioni, ma esse non possono riscattare un sistema che condanna la maggioranza alla sterilità morale. È alla Chiesa cristiana, e solo a quella, che dobbiamo rivolgerci per l'affermazione e la rivendicazione dei principi di una vera riforma, così come per la dinamica morale che deve energizzarli e incarnarli in e attraverso una società vivente realmente visibile. Ed è piuttosto meraviglioso notare come il bisogno del Vangelo in India venga riconosciuto da tutte le parti e negli ambienti più inaspettati. Il politico guarda alla diffusione del cristianesimo come a una grande fonte di forza e stabilità per la permanenza dell'impero britannico. L'educatore guarda alle nostre donne cristiane native come al momento il mezzo più promettente per rendere efficace l'educazione femminile tra le classi superiori. Sir W. W. Hunter ha recentemente detto: "Il cristianesimo offre vantaggi di organizzazione sociale che non sono offerti dall'induismo o dall'islam. Provvede all'educazione e alla supervisione morale del suo popolo con una cura pastorale che l'Islam, privo di un sacerdozio regolare, non pretende di avere. Riceve le nuove membra nel suo corpo con una cordialità e una completezza a cui l'induismo è estraneo. Io credo", egli dice, "che sia riservato al cristianesimo sviluppare i più alti usi delle caste indiane, 'come un sistema di socialismo conservatore' . Ma sarà la casta indiana umanizzata da una nuova vita spirituale". O per prendere uno o due casi più specifici. Il tahsíldár, o capo ufficiale indigeno di una grande città di campagna, si appella a un missionario perché mandi un insegnante cristiano in una scuola indù, perché scopre che gli insegnanti indù hanno ceduto all'immoralità prevalente della città. Il comune di una grande città del Punjab nomina un ministro cristiano nativo come suo presidente perché non riescono a trovare nessun altro uomo così nobile e onesto per l'incarico. L'unico grande riformatore religioso moderno che l'India abbia prodotto ha testimoniato sul letto di morte il bisogno di Cristo in India. Quando l'uomo di Macedonia si trovò davanti a San Paolo quella notte nella visione, il pathos del grido: "Vieni ad aiutarci" non derivava forse dal fatto stesso che era l'inconscia richiesta di aiuto del mondo pagano? E se la risposta a quel grido fu la missione per l'Europa, che fu l'origine e la causa di tutto ciò che è più alto, migliore e più nobile nella nostra vita e nel nostro pensiero qui oggi, la risposta della Chiesa al grido dell'India sarà meno pronta, meno devota, meno piena di fede, di speranza e di amore, quando avrà il più grande di tutti gli esempi che la ispira e la stimola? l'esperienza della potenza del messaggio che egli portava per sostenerla e guidarla nel suo compito, la certezza della vittoria finale, non nel nostro tempo, ma nel tempo di Dio, per incoraggiarla e incoraggiarla fino a quando Cristo verrà a reclamare il regno per i suoi? (S. S. Allnutt, M.A.)

E cosa ho di più?-L'aldilà nella religione:

Era naturale che Michea deplorasse la perdita delle sue immagini. Possiamo sorridere del suo dolore e dire che era un uomo molto ignorante e molto superstizioso. Senza dubbio avrebbe potuto riflettere che la perdita non era irreparabile; senza dubbio avrebbe potuto consolarsi con il pensiero di ciò che rimaneva. Eppure noi, con la nostra fede più pura e il nostro credo più nobile, dobbiamo ricordare a noi stessi che tale superstizione non è del tutto sconosciuta tra noi. C'è sempre stata la tendenza a confondere l'esteriore e il visibile con l'interiore e lo spirituale, a pensare o ad agire come se tutto ciò fosse tutto, e a dimenticare l'aldilà; Anche solo immaginare che se questi ci vengono tolti e portati via, allora tutto è sparito e non rimane più nulla. L'idolatria nelle sue forme più grossolane è passata, ed è improbabile che ritorni; Ma esiste ancora la tendenza a prestare un'indebita deferenza e a dipendere da ciò che è visibile, materiale e transitorio, mentre ignoriamo quegli elementi invisibili e permanenti in cui solo consiste la vera vitalità della religione. Tracciamo questa tendenza in tre direzioni

1.) La religione è sancita nelle cerimonie. Le forme possono essere non solo utili nella religione, ma sono in una certa misura necessarie. Nel culto cristiano c'è sempre stata più o meno la forma, il cerimoniale, il rituale. Gli uomini hanno cercato in varie epoche di mantenere una religione che dovrebbe essere puramente spirituale, ma lo sforzo non ha avuto successo a lungo termine. Nei primi tempi il culto cristiano era molto semplice. Lo era in parte intenzionale, in contrasto con il materialismo sensuale dell'idolatria circostante; in parte per necessità, a causa della povertà dei fedeli. In tempi successivi venne l'elaborazione del cerimoniale. La domanda per noi è: cosa abbiamo di più? Il nostro culto, le nostre cerimonie ci portano a ciò che è al di là? Ci affidiamo agli accessori o alle verità eterne che custodiscono? Cosa abbiamo di più? Posso, per esempio, essere abituato a un luogo di culto dove le funzioni sono rese con il più squisito gusto musicale, dove l'arte dello scultore o del pittore serve al mio senso di cultura e raffinatezza; ma che cosa ho di più? Se le circostanze mutate dovessero costringermi a non adorare in nessuno di questi ambienti, potrei sapere che lì, nel tempio più meschino e più povero, non c'è meno presenza di Dio? Se dovessi essere condannato come invalido a passare mesi e persino anni estenuanti tra le quattro mura della mia stanza di malato, potrei riposare nella certezza che Cristo è ancora con me, e che possedendo Lui possiedo tutte le cose? Questo è penetrare nel nocciolo della religione; Questo è avere il potere così come la forma della pietà, ed è a questo che ogni forma, ogni rituale, dovrebbe condurre, e senza questo non giovano a nulla

2.) Ma la religione non è custodita solo nella forma; è incarnato in frasi. Le chiese hanno i loro credi e i loro catechismi. La verità religiosa deve trovare la sua espressione nella dottrina, in forme portatili che siano facilmente ricordabili, anche se la dottrina probabilmente esprime in modo molto inadeguato la verità che inculca. Un credo sano è la base di un carattere forte. Le parole sono l'incarnazione necessaria della verità. Ma c'è sempre il pericolo che la semplice struttura delle parole sia presa come un sostituto della verità che indica. Ci sono quelli che adorano, invece di un Cristo vivente, le loro forme di teologia legnose e pietrose, che possono lasciarli altrettanto duri, ristretti e privi di amore come qualsiasi altra forma di superstizione. La storia del cristianesimo è piena di esempi. Questa tendenza a dipendere dalle parole si vede soprattutto nella decadenza di qualsiasi movimento religioso. Frasi che un tempo erano pregne di significato sono ripetute con precisione pappagallo da coloro che sono molto lontani dall'essere animati dal loro spirito. Pensano che, poiché hanno le parole, devono anche avere la verità. "Che cosa ho di più?" Abbiamo le nostre dottrine, i nostri credi, i nostri catechismi; Ma ci conducono a ciò che c'è oltre? Ci rivolgiamo con la forte presa di una fede viva alle verità immutabili ed eterne che le parole incarnano? Ricordate che una cosa è dire: "Credo in Dio", un'altra è credere in Dio con il cuore e con l'anima come il grande Fattore della nostra vita? Le frasi possono cambiare; ma Dio non cambia. La verità non può cambiare, anche se può essere trasmessa con mezzi diversi. Il credo è importante, ma il carattere è più grande del credo. La vita è più dell'ortodossia, e la bontà delle opinioni corrette

3.) Ancora una volta, la religione non è custodita solo nelle cerimonie e nei credi, ma anche nelle persone. Quando San Paolo dice che la Chiesa è il "corpo di Cristo", sottintende che nostro Signore opera attraverso il popolo cristiano, e che essi sono i Suoi rappresentanti sulla terra. È un dato di fatto che tutte le nostre impressioni precedenti, e molte delle nostre impressioni successive, nella religione, ci sono giunte attraverso le persone. La madre che insegnò alle nostre labbra di bambini a pregare, l'insegnante che per prima ci istruì nelle semplici verità del Vangelo, il pastore ai cui piedi sedevamo da bambini, l'amico così nobile e così coraggioso a cui ci appoggiavamo per avere consigli e guida: questi e altri furono coloro che per primi portarono la religione alla nostra attenzione come la grande potenza del mondo. E nessuno può sopravvalutare il potere e il valore della formazione religiosa e dell'amicizia cristiana. Eppure, anche la migliore, la più pura e la più santa delle influenze terrene può talvolta essere quasi l'idolo, la cui rimozione può essere il naufragio delle nostre speranze. A volte tremo per la religione del giovane ragazzo che esce da una casa santa e felice di un villaggio per entrare nelle strade affollate della grande città. Riuscirà a resistere in futuro? Riuscirà egli a mantenere l'insegnamento della sua fanciullezza in presenza di crescenti tentazioni? Manterrà egli la vecchia fede nel paese nuovo? Non lo farà, se la sua fede è solo di seconda mano. Non lo farà se non ha mai veramente fatto in modo che la convinzione dei suoi genitori fosse la sua. La grande domanda è: "Che cosa ho di più?" Ho un'influenza cristiana intorno a me, ho amici religiosi; ma che cosa ho di più? Se Dio ritenesse opportuno togliermelo, ho forse imparato a confidare nell'unico Amico dal quale né la lontananza né la morte possono separarsi? Posso appoggiarmi a Lui quando ogni puntello terreno sarà rimosso? Alcuni anni fa fui chiamato a visitare un'anziana signora che era sul letto di morte. Era una cristiana molto sincera, che aveva condotto una vita eccezionalmente utile di attiva benevolenza. Ma aveva bevuto a fondo la coppa del dolore; era stata ridotta a causa delle perdite monetarie a una relativa povertà; Suo marito l'aveva abbandonata e aveva pochi, se non nessuno, parenti che potessero aiutarla. E mentre sedevo al suo capezzale, poche ore prima della sua morte, lei parlava delle sue prove, dei suoi dolori, delle sue perdite, quando, alzandosi all'improvviso, indicò un testo sopra il suo letto e disse: "Ma ho sempre scoperto che è vero". Ho alzato lo sguardo e ho letto il testo. Era la promessa familiare: "Non ti lascerò né ti abbandonerò mai". Sì, gli amici terreni potevano fallire e lasciarla, ma c'era Uno che non l'avrebbe mai abbandonata, l'Amico immutabile che l'aveva rafforzata e sostenuta nella vita come nella morte. Certamente verrà per tutti noi il giorno in cui tutti gli aiuti terreni ci lasceranno e dovremo ripiegare sulle realtà invisibili, o sul nulla. Atti in un momento del genere, se mai avremo bisogno di dipendere dalla realtà e non dall'ombra. Nessuna forma, nessuna frase, nessun amico può aiutarci allora. Nient'altro che il Cristo vivente può allora essere la nostra forza e il nostro sostegno; Lui e Lui solo può dire: "Quando passerai attraverso le acque, io sarò con te". Che Dio ci impedisca di confidare nell'ombra piuttosto che nella sostanza. "Chi ho io in cielo se non Te? e non c'è nessuno sulla terra che io desideri all'infuori di Te. Tu mi guiderai con il Tuo consiglio, e poi mi accoglierai nella gloria. La mia carne e il mio cuore vengono meno, ma Dio è la forza del mio cuore e la mia parte in eterno". (Pulpito del mondo cristiano.)

Riferimenti incrociati:

Giudici 18

1 Giudic 17:6; 19:1; 21:25
Gios 19:40-48
Giudic 1:34

2 Giudic 18:8,11; 13:2,25; 16:31; Ge 42:9; Gios 19:41
Nu 13:17; Gios 2:1; Prov 20:18; Lu 14:31
Giudic 17:1; 19:1,18; Gios 17:15-18

3 Giudic 12:6; Ge 27:22; Mat 26:73
Is 22:16

4 Giudic 17:10; Prov 28:21; Is 56:11; Ez 13:19; Os 4:8,9; Mal 1:10; Giov 10:12,13; At 8:18-21; 20:33; 1Ti 3:3; Tit 1:11; 2P 2:3,14,15

5 1Re 22:5; 2Re 16:15; Is 30:1; Ez 21:21; Os 4:12; At 8:10
Giudic 18:14; 17:5,13

6 1Re 22:6,12,15; Ger 23:21,22,32
De 11:12; Sal 33:18; 1Te 3:11

7 Gios 19:47
Giudic 18:27,28; Ap 18:7
1Sa 3:13; 1Re 1:6; Rom 13:3; 1P 2:14

8 Giudic 18:2,11; 13:2; 16:31

9 Nu 13:30; 14:7-9; Gios 2:23,24
1Re 22:23
Gios 18:3; 1Sa 4:9; 2Sa 10:12; Giov 6:27; Eb 6:11,12; 2P 1:10,11

10 Giudic 18:7,27
De 2:29; 4:1; Gios 6:16
Eso 3:8; De 8:7-9; 11:11,12; Ez 20:6; 1Ti 6:17

12 Gios 15:60; 1Sa 7:1; 1Cron 13:5,6; 2Cron 1:4
Giudic 13:25

13 Giudic 18:2,3; 17:1; 19:1; Gios 24:30,33

14 1Sa 14:28
Giudic 18:3,4; 17:5
Prov 19:27; Is 8:19,20

15 Ge 37:14; 43:27; 1Sa 17:22; 2Re 4:26; Mat 10:12,13; Lu 10:4-6; Giov 14:27

16 Giudic 18:11

17 Giudic 18:2,14
Giudic 6:31; 17:4,5; Eso 32:20; 1Sa 4:11; 6:2-9; 2Re 19:18,19; Is 46:1,2,7

19 Giob 21:5; 29:9; 40:4,5; Prov 30:32; Mic 7:16
Giudic 17:10; 2Re 6:21; 8:8,9; 13:14; Mat 23:9

20 Giudic 17:10; Prov 30:15; Is 56:11; Ez 13:19; Os 4:3; At 20:33; Fili 3:19; 2P 2:3,15,16

23 Ge 21:17; 1Sa 11:5; 2Sa 14:5; 2Re 6:28; Sal 114:5; Is 22:1

24 Giudic 17:13; Sal 115:8; Is 44:18-20; Ger 50:38; 51:17; Ez 23:5; Abac 2:18,19; At 19:26; Ap 17:2

25 1Sa 30:6; 2Sa 17:8; Giob 3:5; 27:2

27 Giudic 18:7,10
De 33:22; Gios 19:47
Gios 11:11

28 2Sa 14:6; Sal 7:2; 50:22; Dan 3:15-17
Giudic 18:1,7; Gios 11:8; Is 23:4,12
Nu 13:21
2Sa 10:6

29 Giudic 20:1; Ge 14:14; Gios 19:47; 2Sa 17:11; 1Re 12:29,30; 15:20
Ge 30:6; 32:28

30 Eso 20:4; Lev 26:1; De 17:2-7; 27:15; 31:16,29; Gios 19:40-48; Sal 78:58-61
Giudic 13:1; 1Sa 4:2,3,10,11; Sal 78:60-62

31 Giudic 19:18; 21:21; Gios 18:1; 1Sa 1:3; 4:4; Ger 7:12

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia


     

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia


      


     

Ricerca avanzata

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Indirizzo di questa pagina:
https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Giudici18&versioni[]=Nuova+Riveduta&versioni[]=C.E.I.&versioni[]=Nuova+Diodati&versioni[]=Riveduta+2020&versioni[]=Riveduta&versioni[]=Ricciotti&versioni[]=Tintori&versioni[]=Martini&versioni[]=Diodati&versioni[]=CommentarioHenry&versioni[]=Commentario&versioni[]=CommentarioBarnes&versioni[]=CommentarioGill&versioni[]=CommentarioPulpito&versioni[]=CommentarioIllustratore&versioni[]=CommentariMeyer&versioni[]=Riferimenti+incrociati

Indirizzo del testo continuo:
https://www.laparola.net/app/?w1=bible&t1=local%3Anr&v1=JG18_1&w2=bible&t2=local%3Acei1974&v2=JG18_1&w3=bible&t3=local%3And&v3=JG18_1&w4=bible&t4=local%3Ar2&v4=JG18_1&w5=bible&t5=local%3Aluzzi&v5=JG18_1&w6=bible&t6=local%3Aricciotti&v6=JG18_1&w7=bible&t7=local%3Atintori&v7=JG18_1&w8=bible&t8=local%3Amartini&v8=JG18_1&w9=bible&t9=local%3Adio&v9=JG18_1&w10=commentary&t10=local%3Acommhenrycompleto&v10=JG18_1&w11=commentary&t11=local%3Acommabbrmh&v11=JG18_1&w12=commentary&t12=local%3Acommbarnes&v12=JG18_1&w13=commentary&t13=local%3Acommgill&v13=JG18_1&w14=commentary&t14=local%3Acommpulpito&v14=JG18_1&w15=commentary&t15=local%3Acommillustratore&v15=JG18_1&w16=bible&t16=local%3A&v16=JG18_1&w17=commentary&t17=local%3Arifinc&v17=JG18_1