Nuova Riveduta:

Giudici 19

Violenza fatta alla moglie di un Levita in Ghibea di Beniamino
1 In quel tempo non c'era re in Israele. Un Levita, il quale abitava nella parte più lontana della regione montuosa di Efraim, si prese per concubina una donna di Betlemme di Giuda. 2 Questa sua concubina gli fu infedele e lo lasciò per andarsene a casa di suo padre a Betlemme di Giuda, dove stette per un periodo di quattro mesi. 3 Suo marito si mosse e andò da lei per parlare al suo cuore e ricondurla con sé. Egli aveva preso con sé il suo servo e due asini. Lei lo condusse in casa di suo padre; e come il padre della giovane lo vide, gli si fece incontro festosamente. 4 Suo suocero, il padre della giovane, lo trattenne ed egli rimase con lui tre giorni; mangiarono, bevvero e pernottarono là.
5 Il quarto giorno si alzarono di buon'ora e il Levita si disponeva a partire; il padre della giovane disse a suo genero: «Prendi un boccone di pane per fortificarti il cuore; poi ve ne andrete». 6 Si sedettero ambedue, mangiarono e bevvero insieme. Poi il padre della giovane disse al marito: «Ti prego, acconsenti a passare qui la notte e il tuo cuore si rallegri». 7 Ma quell'uomo si alzò per andarsene; nondimeno, per l'insistenza del suocero, pernottò di nuovo là.
8 Il quinto giorno egli si alzò di buon'ora per andarsene; e il padre della giovane gli disse: «Ti prego, fortificati il cuore e aspettate finché declini il giorno». Si misero a mangiare insieme. 9 Quando quell'uomo si alzò per andarsene con la sua concubina e con il suo servo, il suocero, il padre della giovane, gli disse: «Ecco, il giorno volge ora a sera. Ti prego, trattieniti qui questa notte; vedi, il giorno sta per finire; pernotta qui e il tuo cuore si rallegri. Domani vi metterete di buon'ora in cammino e te ne andrai a casa». 10 Ma il marito non volle passarvi la notte; si alzò, partì, e giunse di fronte a Gebus, che è Gerusalemme, con i suoi due asini sellati e con la sua concubina.
11 Quando furono vicini a Gebus, era quasi notte; il servo disse al suo padrone: «Vieni, ti prego, dirigiamo il cammino verso questa città dei Gebusei e passiamoci la notte». 12 Il padrone gli rispose: «No, non dirigeremo il cammino verso una città di stranieri i cui abitanti non sono figli d'Israele, ma andremo fino a Ghibea». 13 Disse ancora al suo servo: «Andiamo, cerchiamo di arrivare a uno di quei luoghi e pernotteremo a Ghibea o a Rama». 14 Così passarono oltre e continuarono il viaggio; e il sole tramontò quando erano presso Ghibea, che appartiene a Beniamino. 15 Volsero il cammino in quella direzione, per andare a pernottare a Ghibea. Il Levita andò e si fermò sulla piazza della città; ma nessuno li accolse in casa per la notte. 16 Quando ecco un vecchio, che tornava la sera dai campi, dal suo lavoro; era un uomo della regione montuosa di Efraim, che abitava come forestiero a Ghibea, in mezzo ai Beniaminiti. 17 Il vecchio alzò gli occhi, vide quel viandante sulla piazza della città e gli disse: «Dove vai, e da dove vieni?» 18 Quello gli rispose: «Siamo partiti da Betlemme di Giuda e andiamo nella parte più remota della zona montuosa di Efraim. Io sono di là ed ero andato a Betlemme di Giuda; ora sto andando alla casa del SIGNORE, ma nessuno mi accoglie in casa sua. 19 Eppure abbiamo paglia e foraggio per i nostri asini e anche pane e vino per me, per la tua serva e per il giovane che è con i tuoi servi; a noi non manca nulla». 20 Il vecchio gli disse: «La pace sia con te! Mi incarico io di ogni tuo bisogno; ma non devi passare la notte sulla piazza». 21 Così lo condusse in casa sua e diede del foraggio agli asini; i viandanti si lavarono i piedi, mangiarono e bevvero.
22 Mentre stavano rallegrandosi, ecco gli uomini della città, gente perversa, circondarono la casa, picchiarono alla porta e dissero al vecchio, al padrone di casa: «Fa' uscire quell'uomo che è entrato in casa tua, perché vogliamo abusare di lui!» 23 Ma il padrone di casa, uscito fuori, disse loro: «No, fratelli miei, vi prego, non fate una cattiva azione; dal momento che quest'uomo è venuto in casa mia, non commettete quest'infamia! 24 Ecco qua mia figlia che è vergine, e la concubina di quell'uomo; io ve le condurrò fuori e voi abusatene e fatene quel che vi piacerà; ma non commettete contro quell'uomo una simile infamia!» 25 Ma quegli uomini non vollero dargli ascolto. Allora l'uomo prese la sua concubina e la condusse fuori da loro; ed essi la presero, abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; poi, allo spuntar dell'alba, la lasciarono andare.
26 Quella donna, sul far del giorno, venne a cadere alla porta di casa dell'uomo presso il quale stava suo marito e rimase lì finché fu giorno chiaro. 27 Suo marito, la mattina, si alzò, aprì la porta di casa e uscì per continuare il suo viaggio, quand'ecco la donna, la sua concubina, giaceva distesa alla porta di casa, con le mani sulla soglia. 28 Egli le disse: «Àlzati, andiamocene!» Ma non ebbe risposta. Allora il marito la caricò sull'asino e partì per tornare a casa sua.
29 Quando giunse a casa, si munì di un coltello, prese la sua concubina e la divise, membro per membro, in dodici pezzi, che mandò per tutto il territorio d'Israele. 30 Tutti quelli che videro ciò dissero: «Una cosa simile non è mai accaduta né si è mai vista, da quando i figli d'Israele salirono dal paese d'Egitto fino al giorno d'oggi! Prendete a cuore questo fatto, consultatevi e parlate».

C.E.I.:

Giudici 19

1 In quel tempo, quando non c'era un re in Israele, un levita, il quale dimorava all'interno delle montagne di Efraim, si prese per concubina una donna di Betlemme di Giuda. 2 Ma la concubina in un momento di collera lo abbandonò, tornando a casa del padre a Betlemme di Giuda e vi rimase per quattro mesi. 3 Suo marito si mosse e andò da lei per convincerla a tornare. Aveva preso con sé il suo servo e due asini. Ella lo condusse in casa di suo padre; quando il padre della giovane lo vide, gli andò incontro con gioia. 4 Suo suocero, il padre della giovane, lo trattenne ed egli rimase con lui tre giorni; mangiarono e bevvero e passarono la notte in quel luogo. 5 Il quarto giorno si alzarono di buon'ora e il levita si disponeva a partire. Il padre della giovane disse: «Prendi un boccone di pane per ristorarti; poi, ve ne andrete». 6 Così sedettero tutti e due insieme e mangiarono e bevvero. Poi il padre della giovane disse al marito: «Accetta di passare qui la notte e il tuo cuore gioisca». 7 Quell'uomo si alzò per andarsene; ma il suocero fece tanta insistenza che accettò di passare la notte in quel luogo. 8 Il quinto giorno egli si alzò di buon'ora per andarsene e il padre della giovane gli disse: «Rinfràncati prima». Così indugiarono fino al declinare del giorno e mangiarono insieme. 9 Quando quell'uomo si alzò per andarsene con la sua concubina e con il suo servo, il suocero, il padre della giovane, gli disse: «Ecco, il giorno volge ora a sera; state qui questa notte; ormai il giorno sta per finire; passa la notte qui e il tuo cuore gioisca; domani vi metterete in viaggio di buon'ora e andrai alla tua tenda».
10 Ma quell'uomo non volle passare la notte in quel luogo; si alzò, partì e giunse di fronte a Iebus, cioè Gerusalemme, con i suoi due asini sellati, con la sua concubina e il servo.
11 Quando furono vicino a Iebus, il giorno era di molto calato e il servo disse al suo padrone: «Vieni, deviamo il cammino verso questa città dei Gebusei e passiamovi la notte». 12 Il padrone gli rispose: «Non entreremo in una città di stranieri, i cui abitanti non sono Israeliti, ma andremo oltre, fino a Gàbaa». 13 Aggiunse al suo servo: «Vieni, raggiungiamo uno di quei luoghi e passeremo la notte a Gàbaa o a Rama». 14 Così passarono oltre e continuarono il viaggio; il sole tramontava, quando si trovarono di fianco a Gàbaa, che appartiene a Beniamino. Deviarono in quella direzione per passare la notte a Gàbaa. 15 Il levita entrò e si fermò sulla piazza della città; ma nessuno li accolse in casa per passare la notte. 16 Quand'ecco un vecchio che tornava la sera dal lavoro nei campi; era un uomo delle montagne di Efraim, che abitava come forestiero in Gàbaa, mentre invece la gente del luogo era beniaminita. 17 Alzati gli occhi, vide quel viandante sulla piazza della città. Il vecchio gli disse: «Dove vai e da dove vieni?». 18 Quegli rispose: «Andiamo da Betlemme di Giuda fino all'estremità delle montagne di Efraim. Io sono di là ed ero andato a Betlemme di Giuda; ora mi reco alla casa del Signore, ma nessuno mi accoglie sotto il suo tetto. 19 Eppure abbiamo paglia e foraggio per i nostri asini e anche pane e vino per me, per la tua serva e per il giovane che è con i tuoi servi; non ci manca nulla». 20 Il vecchio gli disse: «La pace sia con te! Prendo a mio carico quanto ti occorre; non devi passare la notte sulla piazza». 21 Così lo condusse in casa sua e diede foraggio agli asini; i viandanti si lavarono i piedi, poi mangiarono e bevvero. 22 Mentre aprivano il cuore alla gioia ecco gli uomini della città, gente iniqua, circondarono la casa, bussando alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: «Fa' uscire quell'uomo che è entrato in casa tua, perché vogliamo abusare di lui». 23 Il padrone di casa uscì e disse loro: «No, fratelli miei, non fate una cattiva azione; dal momento che quest'uomo è venuto in casa mia, non dovete commettere questa infamia! 24 Ecco mia figlia che è vergine, io ve la condurrò fuori, abusatene e fatele quello che vi pare; ma non commettete contro quell'uomo una simile infamia». 25 Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo. Allora il levita afferrò la sua concubina e la portò fuori da loro. Essi la presero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; la lasciarono andare allo spuntar dell'alba. 26 Quella donna sul far del mattino venne a cadere all'ingresso della casa dell'uomo, presso il quale stava il suo padrone e là restò finché fu giorno chiaro. 27 Il suo padrone si alzò alla mattina, aprì la porta della casa e uscì per continuare il suo viaggio; ecco la donna, la sua concubina, giaceva distesa all'ingresso della casa, con le mani sulla soglia. 28 Le disse: «Alzati, dobbiamo partire!». Ma non ebbe risposta. Allora il marito la caricò sull'asino e partì per tornare alla sua abitazione.
29 Come giunse a casa, si munì di un coltello, afferrò la sua concubina e la tagliò, membro per membro, in dodici pezzi; poi li spedì per tutto il territorio d'Israele. 30 Agli uomini che inviava ordinò: «Così direte ad ogni uomo d'Israele: È forse mai accaduta una cosa simile da quando gli Israeliti sono usciti dal paese di Egitto fino ad oggi? Pensateci, consultatevi e decidete!». Quanti vedevano, dicevano: «Non è mai accaduta e non si è mai vista una cosa simile, da quando gli Israeliti sono usciti dal paese d'Egitto fino ad oggi!».

Nuova Diodati:

Giudici 19

Il Levita di Efraim, e l'abuso fatto alla sua concubina
1 In quel tempo, quando non c'era re in Israele, un Levita, che dimorava nella parte più remota della regione montuosa di Efraim, si prese per concubina una donna di Betlemme di Giuda. 2 Questa concubina commise adulterio contro di lui e lo lasciò per tornare a casa di suo padre a Betlemme di Giuda, dove rimase quattro mesi. 3 Suo marito allora si levò e andò da lei per parlare al suo cuore e riportarla a casa. Egli aveva preso con sé il suo servo e due asini. Così ella lo condusse in casa di suo padre; come il padre della giovane lo vide, lo accolse con gioia. 4 Suo suocero, il padre della giovane, lo trattenne, ed egli rimase con lui tre giorni; così mangiarono e bevvero e passarono la notte là. 5 Il quarto giorno si levarono al mattino presto, e il Levita si disponeva a partire; ma il padre della giovane disse al suo genero: «Prendi un boccone di pane per ristorarti; poi ve ne andrete». 6 Così si posero ambedue a sedere e mangiarono e bevvero assieme. Poi il padre della giovane disse al marito: «Ti prego, acconsenti a passare qui la notte, e il tuo cuore si rallegri». 7 Quell'uomo si alzò per andarsene; ma il suocero insistette tanto che egli passò ancora la notte là. 8 Il quinto giorno egli si alzò al mattino presto per andarsene; e il padre della giovane gli disse: «Ti prego, ristorati il cuore». Così si fermarono fino al pomeriggio, ed entrambi mangiarono. 9 Quando quell'uomo si alzò per andarsene con la sua concubina e col suo servo, il suocero, il padre della giovane, gli disse: «Ecco, il giorno volge a sera; ti prego, passa qui la notte; vedi, il giorno sta per finire; passa qui la notte e il tuo cuore si rallegri; domani vi metterete in cammino presto e andrai a casa». 10 Ma quell'uomo non volle passare la notte là; così si alzò, partì e giunse di fronte a Jebus, che è Gerusalemme, con i suoi due asini sellati e con la sua concubina. 11 Quando furono vicini a Jebus, il giorno era completamente trascorso; il servo disse al suo padrone: «Vieni, ti prego, entriamo in questa città dei Gebusei e passiamo in essa la notte». 12 Il padrone gli rispose: «No, non entreremo in una città di stranieri che non sono figli d'Israele, ma andremo fino a Ghibeah». 13 Disse quindi al suo servo: «Vieni, raggiungiamo uno di questi luoghi e passeremo la notte a Ghibeah o a Ramah». 14 Così passarono oltre e continuarono il viaggio; e il sole tramontò su di loro presso Ghibeah, che appartiene a Beniamino. 15 Là si volsero per entrare e passare la notte a Ghibeah. Così il Levita entrò e si fermò sulla piazza della città; ma nessuno li accolse in casa per passare la notte. 16 Proprio allora un vecchio rientrava di sera dal suo lavoro nei campi; egli era della regione montuosa di Efraim e risiedeva come forestiero in Ghibeah, ma la gente del luogo era Beniaminita. 17 Alzati gli occhi, vide il viandante sulla piazza della città. Il vecchio gli disse: «Dove vai e da dove vieni?». 18 Il Levita gli rispose: «Stiamo andando da Betlemme di Giuda verso la parte più remota della regione montuosa di Efraim. Io sono di là ed ero andato a Betlemme di Giuda; ora mi reco alla casa dell'Eterno, ma non c'è nessuno che mi riceva in casa sua. 19 Eppure abbiamo paglia e foraggio per i nostri asini e anche pane e vino per me, per la tua serva e per il garzone che è con i tuoi servi; non ci manca nulla». 20 Il vecchio gli disse: «La pace sia con te! Tuttavia lascia che io mi prenda cura di ogni tuo bisogno; ma non devi passare la notte sulla piazza». 21 Così lo condusse in casa sua e diede foraggio agli asini; i viandanti si lavarono i piedi, poi mangiarono e bevvero. 22 Mentre stavano rallegrandosi, ecco alcuni uomini della città, gente perversa, circondarono la casa, picchiando alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: «Fa' uscire quell'uomo che è entrato in casa tua, perché lo vogliamo conoscere!». 23 Ma il padrone di casa, uscito fuori, disse loro: «No, fratelli miei, vi prego, non comportatevi in modo così malvagio; poiché quest'uomo è venuto in casa mia, non commettete una simile infamia! 24 Ecco qui mia figlia vergine e la concubina di quest'uomo; io ve le condurrò fuori, e voi umiliatele e fatene ciò che vi pare; ma non commettete contro quest'uomo una simile infamia!». 25 Ma quegli uomini non vollero dargli ascolto. Allora l'uomo prese la sua concubina e la condusse fuori da loro; essi la conobbero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; la lasciarono andare solo quando cominciava ad albeggiare. 26 Sul far del giorno quella donna venne a cadere alla porta di casa dell'uomo presso cui stava suo marito e là rimase finché fu giorno. 27 Al mattino suo marito si levò, aperse la porta di casa e uscì per continuare il suo viaggio; ed ecco la sua concubina giaceva distesa alla porta di casa con le mani sulla soglia. 28 Egli le disse: «Alzati e andiamocene!». Ma non ci fu risposta. Allora il marito la caricò sull'asino e partì per tornare a casa sua. 29 Come giunse a casa, afferrò un coltello, prese la sua concubina e la tagliò, membro per membro, in dodici pezzi, che mandò per tutto il territorio d'Israele. 30 Or chiunque vide ciò disse: «Non è mai accaduta e non si è mai vista una cosa simile, da quando i figli d'Israele salirono dal paese d'Egitto fino al giorno d'oggi! Considerate la cosa; consigliatevi e parlate».

Riveduta 2020:

Giudici 19

Il Levita di Efraim
1 In quel tempo non c'era re in Israele; e avvenne che un Levita, che abitava nella parte più remota della regione montuosa di Efraim, si prese per concubina una donna di Betlemme di Giuda. 2 Questa sua concubina gli fu infedele e lo lasciò per andarsene a casa di suo padre a Betlemme di Giuda, dove stette per un periodo di quattro mesi. 3 E suo marito si alzò e andò da lei per parlare al suo cuore e ricondurla con sé. Egli aveva preso con sé il suo servo e due asini. Lei lo condusse in casa di suo padre; e come il padre della giovane lo vide, gli si fece incontro festosamente. 4 Suo suocero, il padre della giovane, lo trattenne, ed egli rimase con lui tre giorni; e mangiarono e bevvero e pernottarono là. 5 Il quarto giorno si alzarono di buon'ora, e il Levita si disponeva a partire; ma il padre della giovane disse a suo genero: “Prendi un boccone di pane per fortificarti il cuore; poi ve ne andrete”. 6 E si misero entrambi a sedere e mangiarono e bevvero assieme. Poi il padre della giovane disse al marito: “Ti prego, acconsenti a passare qui la notte, e il tuo cuore si rallegri”. 7 Ma quell'uomo si alzò per andarsene; tuttavia, per l'insistenza del suocero, pernottò di nuovo là. 8 Il quinto giorno egli si alzò di buon'ora per andarsene; e il padre della giovane gli disse: “Ti prego, fortificati il cuore, e aspettate finché declini il giorno”. E si misero a mangiare assieme. 9 E quando quell'uomo si alzò per andarsene con la sua concubina e con il suo servo, il suocero, il padre della giovane, gli disse: “Ecco, il giorno volge ora a sera; ti prego, trattieniti qui questa notte; vedi, il giorno sta per finire; pernotta qui, e il tuo cuore si rallegri; e domani vi metterete in cammino di buon'ora e te ne andrai a casa”. 10 Ma il marito non volle passare là la notte; si alzò, partì, e giunse di fronte a Gebus, che è Gerusalemme, con i suoi due asini sellati e con la sua concubina. 11 Quando furono vicini a Gebus, il giorno era di molto calato; e il servo disse al suo padrone: “Vieni, ti prego, e dirigiamo il cammino verso questa città dei Gebusei e pernottiamo là”. 12 Il padrone gli rispose: “No, non dirigeremo il cammino verso una città di stranieri i cui abitanti non sono figli d'Israele, ma andremo fino a Ghibea”. 13 E disse ancora al suo servo: “Andiamo, cerchiamo di arrivare a uno di quei luoghi, e pernotteremo a Ghibea o a Rama”. 14 Così passarono oltre e continuarono il viaggio; e il sole tramontò quando erano presso Ghibea, che appartiene a Beniamino. E continuarono il cammino in quella direzione, per andare a pernottare a Ghibea. 15 Il Levita entrò e si fermò sulla piazza della città; ma nessuno li accolse in casa per passare la notte. 16 Quando ecco un vecchio, che tornava la sera dai campi, dal suo lavoro; era un uomo della regione montuosa d'Efraim, che abitava come straniero a Ghibea, mentre la gente del luogo era Beniaminita. 17 Alzati gli occhi, vide quel viandante sulla piazza della città. E il vecchio gli disse: “Dove vai, e da dove vieni?”. 18 E quello gli rispose: “Siamo partiti da Betlemme di Giuda e andiamo nella parte più remota della regione montuosa di Efraim. Io sono di là ed ero andato a Betlemme di Giuda; ora mi reco alla casa dell'Eterno, e non c'è nessuno che mi accolga in casa sua. 19 Eppure abbiamo della paglia e del foraggio per i nostri asini, e anche del pane e del vino per me, per la tua serva e per il giovane che è con i tuoi servi; a noi non manca nulla”. 20 Il vecchio gli disse: “La pace sia con te! Io mi incarico di ogni tuo bisogno; ma non devi passare la notte sulla piazza”. 21 Così lo condusse in casa sua e diede del foraggio agli asini; i viandanti si lavarono i piedi, e mangiarono e bevvero. 22 Mentre si stavano rallegrando, ecco gli uomini della città, gente perversa, circondare la casa, picchiare alla porta, e dire al vecchio padrone di casa: “Porta fuori quell'uomo che è entrato in casa tua perché vogliamo abusare di lui!”. 23 Ma il padrone di casa, uscito fuori, disse loro: “No, fratelli miei, vi prego, non fate una cattiva azione; poiché quest'uomo è venuto in casa mia, non commettete questa infamia! 24 Ecco qua mia figlia che è vergine, e la concubina di quell'uomo; io ve le condurrò fuori, e voi servitevene, e fatene quello che vi pare; ma non commettete contro quell'uomo una simile infamia!”. 25 Ma quegli uomini non vollero dargli ascolto. Allora l'uomo prese la sua concubina e la condusse fuori da loro; ed essi la presero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; poi, allo spuntare dell'alba, la lasciarono andare. 26 E quella donna, sul far del giorno, venne a cadere alla porta di casa dell'uomo presso il quale stava suo marito, e là rimase finché fu giorno chiaro. 27 Suo marito, la mattina, si alzò, aprì la porta di casa e uscì per continuare il suo viaggio, quando ecco la donna, la sua concubina, giaceva distesa alla porta di casa, con le mani sulla soglia. 28 Egli le disse: “Alzati, andiamocene!”. Ma non ebbe risposta. Allora il marito la caricò sull'asino e partì per tornare a casa sua. 29 E quando fu giunto a casa, si munì di un coltello, prese la sua concubina e la divise, membro per membro, in dodici pezzi, che mandò per tutto il territorio d'Israele. 30 Tutti quelli che videro ciò dissero: “Una cosa simile non è mai accaduta né si è mai vista, da quando i figli d'Israele salirono dal paese d'Egitto, fino al giorno d'oggi! Prendete a cuore questo fatto, consigliatevi e parlate”.

Riveduta:

Giudici 19

Il Levita d'Efraim
1 Or in quel tempo non v'era re in Israele; ed avvenne che un Levita, il quale dimorava nella parte più remota della contrada montuosa di Efraim, si prese per concubina una donna di Bethlehem di Giuda. 2 Questa sua concubina gli fu infedele, e lo lasciò per andarsene a casa di suo padre a Bethlehem di Giuda, ove stette per lo spazio di quattro mesi. 3 E suo marito si levò e andò da lei per parlare al suo cuore e ricondurla seco. Egli aveva preso con sé il suo servo e due asini. Essa lo menò in casa di suo padre; e come il padre della giovane lo vide, gli si fece incontro festosamente. 4 Il suo suocero, il padre della giovane, lo trattenne, ed egli rimase con lui tre giorni; e mangiarono e bevvero e pernottarono quivi. 5 Il quarto giorno si levarono di buon'ora, e il Levita si disponeva a partire; e il padre della giovane disse al suo genero: 'Prendi un boccon di pane per fortificarti il cuore; poi ve ne andrete'. 6 E si posero ambedue a sedere e mangiarono e bevvero assieme. Poi il padre della giovane disse al marito: 'Ti prego, acconsenti a passar qui la notte, e il cuor tuo si rallegri'. 7 Ma quell'uomo si alzò per andarsene; nondimeno, per le istanze del suocero, pernottò quivi di nuovo. 8 Il quinto giorno egli si levò di buon'ora per andarsene; e il padre della giovane gli disse: 'Ti prego, fortificati il cuore, e aspettate finché declini il giorno'. E si misero a mangiare assieme. 9 E quando quell'uomo si levò per andarsene con la sua concubina e col suo servo, il suocero, il padre della giovane, gli disse: 'Ecco, il giorno volge ora a sera; ti prego, trattienti qui questa notte; vedi, il giorno sta per finire; pernotta qui, e il cuor tuo si rallegri; e domani vi metterete di buon'ora in cammino e te ne andrai a casa'. 10 Ma il marito non volle passar quivi la notte; si levò, partì, e giunse dirimpetto a Jebus, che è Gerusalemme, coi suoi due asini sellati e con la sua concubina. 11 Quando furono vicini a Jebus, il giorno era molto calato; e il servo disse al suo padrone: 'Vieni, ti prego, e dirigiamo il cammino verso questa città de' Gebusei, e pernottiamo quivi'. 12 Il padrone gli rispose: 'No, non dirigeremo il cammino verso una città di stranieri i cui abitanti non sono figliuoli d'Israele, ma andremo fino a Ghibea'. 13 E disse ancora al suo servo: 'Andiamo, cerchiamo d'arrivare a uno di que' luoghi, e pernotteremo a Ghibea o a Rama'. 14 Così passarono oltre, e continuarono il viaggio; e il sole tramontò loro com'eran presso a Ghibea, che appartiene a Beniamino. E volsero il cammino in quella direzione, per andare a pernottare a Ghibea. 15 Il Levita entrò e si fermò sulla piazza della città; ma nessuno li accolse in casa per passar la notte. 16 Quand'ecco un vecchio, che tornava la sera dai campi, dal suo lavoro; era un uomo della contrada montuosa d'Efraim, che abitava come forestiero in Ghibea, la gente del luogo essendo Beniaminita. 17 Alzati gli occhi, vide quel viandante sulla piazza della città. E il vecchio gli disse: 'Dove vai, e donde vieni?' 18 E quello gli rispose: 'Siam partiti da Bethlehem di Giuda, e andiamo nella parte più remota della contrada montuosa d'Efraim. Io sono di là, ed ero andato a Bethlehem di Giuda; ora mi reco alla casa dell'Eterno, e non v'è alcuno che m'accolga in casa sua. 19 Eppure abbiamo della paglia e del foraggio per i nostri asini, e anche del pane e del vino per me, per la tua serva e per il garzone che è coi tuoi servi; a noi non manca nulla'. 20 Il vecchio gli disse: 'La pace sia teco! Io m'incarico d'ogni tuo bisogno; ma non devi passar la notte sulla piazza'. 21 Così lo menò in casa sua, e diè del foraggio agli asini; i viandanti si lavarono i piedi, e mangiarono e bevvero. 22 Mentre stavano rallegrandosi, ecco gli uomini della città, gente perversa, circondare la casa, picchiare alla porta, e dire al vecchio, padron di casa: 'Mena fuori quell'uomo ch'è entrato in casa tua ché lo vogliam conoscere!' 23 Ma il padron di casa, uscito fuori, disse loro: 'No, fratelli miei, vi prego, non fate una mala azione; giacché quest'uomo è venuto in casa mia, non commettete questa infamia! 24 Ecco qua la mia figliuola ch'è vergine, e la concubina di quell'uomo; io ve le menerò fuori, e voi servitevene, e fatene quel che vi pare; ma non commettete contro quell'uomo una simile infamia!' 25 Ma quegli uomini non vollero dargli ascolto. Allora l'uomo prese la sua concubina e la menò fuori a loro; ed essi la conobbero, e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; poi, allo spuntar dell'alba, la lasciaron andare. 26 E quella donna, sul far del giorno, venne a cadere alla porta di casa dell'uomo presso il quale stava il suo marito, e quivi rimase finché fu giorno chiaro. 27 Il suo marito, la mattina, si levò, aprì la porta di casa e uscì per continuare il suo viaggio, quand'ecco la donna, la sua concubina, giacer distesa alla porta di casa, con le mani sulla soglia. 28 Egli le disse: 'Lèvati, andiamocene!' Ma non ebbe risposta. Allora il marito la caricò sull'asino, e partì per tornare alla sua dimora. 29 E come fu giunto a casa, si munì d'un coltello, prese la sua concubina e la divise, membro per membro, in dodici pezzi, che mandò per tutto il territorio d'Israele. 30 Di guisa che chiunque vide ciò, disse: 'Una cosa simile non è mai accaduta né s'è mai vista, da quando i figliuoli d'Israele salirono dal paese d'Egitto, fino al dì d'oggi! Prendete il fatto a cuore, consigliatevi e parlate'.

Ricciotti:

Giudici 19

Infamia dei Gabaiti
1 Eravi un certo levita, che abitava sul fianco della montagna di Efraim e che aveva preso moglie in Betleem di Giuda. 2 Costei abbandonò il marito e fece ritorno in Betleem a casa di suo padre e restò presso di lui quattro mesi. 3 Il marito, accompagnato da un servo e da due asini, la seguì, volendosi riconciliare e guadagnarla colle buone per ricondurla seco. La moglie lo accolse e lo introdusse in casa di suo padre. Avendo inteso ciò e avendolo visto, il suocero gli mosse incontro festante 4 e lo abbracciò e per tre giorni trattenne in casa il genero, mangiando e bevendo famigliarmente. 5 Al quarto giorno il levita si levò che era ancor notte e volle partire; ma il suocero lo trattenne e gli disse: «Prendi un po' di pane per ristorarti lo stomaco e poi partirai». 6 Sedettero insieme e mangiarono e bevettero. Poi il padre della fanciulla disse al genero: «Te ne prego, resta qua oggi e stiamo allegri insieme». 7 Ma egli, levatosi, voleva andarsene. Tuttavia il suocero con grandi istanze lo fece restare presso di sè. 8 Il mattino seguente il levita erasi preparato per andarsene e il suocero ancora gli disse: «Te ne prego, prendi un po' di cibo e ristorati le forze; quando il giorno sarà più inoltrato, potrai andare». Mangiarono adunque insieme 9 e poi il giovane, levatosi, fece per partire colla moglie e col servo. Di nuovo gli venne detto dal suocero: «Guarda che il giorno è più vicino al tramonto e s'avvicina la sera; resta con me anche oggi e passa allegramente la giornata, e domani partirai per tornare a casa tua». 10 Ma il genero non volle accondiscendere alle parole del suocero e partì immediatamente. Venne davanti a Jebus, chiamata con altro nome Gerusalemme, conducendo seco i due asini carichi e la moglie. 11 Arrivato adunque presso Jebus, e avvicinandosi la notte, il servo disse al padrone: «Vieni, te ne prego, dirigiamoci alla città dei Jebusei e tratteniamoci in essa». 12 Ma il padrone rispose: «Non entrerò in una borgata di gente straniera, che non è dei figli d'Israele, ma passerò fino a Gabaa; 13 e giuntivi pernotteremo colà oppure nella città di Rama». 14 Oltrepassarono adunque Jebus e continuando l'incominciato cammino, il sole tramontò presso Gabaa, che è nella tribù di Beniamino. 15 Si diressero colà per fermarvisi ed, entrati nella città, sedettero nella piazza, ma nessuno li volle ospitare. 16 Quand'ecco apparve un uomo vecchio, di ritorno la sera dal campo e dal lavoro, il quale era pure della montagna di Efraim e forestiero abitava in Gabaa, mentre tutti gli uomini di quella regione erano figli di Jemini. 17 Alzati gli occhi, il vecchio vide l'uomo seduto coi suoi bagagli nella piazza della città e gli chiese: «Donde vieni? E dove vai?». 18 Al che egli rispose: «Siamo partiti da Betleem di Giuda e siamo incamminati verso casa nostra, che sta all'estremità del monte di Efraim, donde eravamo partiti per Betleem ed ora ce ne andiamo alla casa del Signore. Ma nessuno ci ha voluto accogliere sotto il suo tetto; 19 eppure abbiamo paglia e fieno per foraggio degli asini, e pane e vino per me, per la mia ancella e per il servo che è meco; non abbiam bisogno che dell'ospitalità». 20 Il vecchio gli rispose: «La pace sia con te; io ti darò tutto ciò che ti è necessario; ma te ne prego, non restar nella piazza». 21 E li introdusse in casa sua e diede foraggio agli asini e dopo che si furono lavati i piedi li ricevette a mensa. 22 Mentre essi mangiavano e dopo la fatica del viaggio si ristoravano il corpo col cibo e colla bevanda, giunsero gli uomini di quella città, figliuoli di Belial (vale a dire senza freno), e circondata la casa del vecchio, cominciarono a battere alla porta e a gridare al padrone della casa dicendo: «Menaci fuori l'uomo che entrò in casa tua, perchè abusiamo di lui». 23 Il vecchio se ne uscì verso di loro e disse: «Non vogliate, fratelli, non vogliate fare questo male così grande, poichè quest'uomo ha ricevuto da me l'ospitalità. Non commettete quest'infamia. 24 Ho una figlia vergine e costui ha la moglie; ve le condurrò fuori affinchè le disonoriate e soddisfacciate la vostra libidine: vi prego soltanto di non compiere su quest'uomo un delitto così grande contro natura». 25 E vedendo che essi non volevano lasciarsi persuadere dalle sue parole, l'uomo condusse a loro la moglie e l'abbandonò ai loro oltraggi; ed essi, dopo averne abusato per tutta la notte, la rimandarono verso il mattino. 26 E la donna al farsi del giorno venne alla porta della casa dove si trovava il suo signore e ivi cadde per terra. 27 Fattosi giorno, l'uomo si levò e aprì la porta per proseguire il suo cammino e vide la donna sua giacer distesa dinanzi alla porta colle mani sul limitare. 28 E credendola riposare, le disse: «Lèvati e andiamocene». Ma, non ricevendo nessuna risposta, capì che era morta. Presala allora, la pose su un asino e se ne tornò a casa. 29 Entrato che fu, prese una spada, tagliò il cadavere della moglie colle sue ossa in dodici parti e le mandò in tutto il territorio d'Israele. 30 Tutti quelli che videro si fecero a gridare: «Non è mai stata fatta cosa simile in Israele dal giorno in cui i padri nostri salirono dall'Egitto fino a questo giorno. Raccoglietevi a consiglio e insieme decretate ciò che si debba fare».

Tintori:

Giudici 19

Un levita è ospitato da un efraimita a Gabaa
1 Vi fu un certo levita che abitava all'estremità del monte d'Efraim. Egli prese una moglie di Betlemme di Giuda, 2 la quale, lasciatolo, tornò a Betlemme, a casa di suo padre, ove stette quattro mesi. 3 Il marito andò a trovarla per riconciliarsi con lei, guadagnarla colle buone e ricondurla con sè. Andato adunque con un servo e due asini, fu accolto da lei che lo menò in casa di suo padre. Appena il suocero seppe che era venuto, l'aveva visto, gli andò incontro tutto lieto, 4 e lo abbracciò, e lo tenne in casa tre giorni, a mangiare e bere con lui familiarmente. 5 Al quarto giorno il levita si alzò di notte per partire; ma il suocero lo trattenne col dirgli: «Assaggia prima un po' di pane, fortificati lo stomaco e poi partirai». 6 E si misero insieme a sedere e mangiarono e bevvero. Poi il padre della giovane disse a suo genero: «Fammi il piacere di restar qui anch'oggi per stare allegri insieme». 7 Ma il levita s'apparecchiò a partire; però il suocero gli fece tanta violenza da farlo restare ancora. 8 Venuta poi la mattina dopo, il levita si preparava a partire; ma il suocero di nuovo gli disse: «Fammi il piacere, prendi un po' di cibo, per ristorar le forze; aspetta che cresca il giorno per partire». Mangiaron dunque insieme; 9 poi il giovane si alzò per andarsene colla moglie e col servo. Ma il suocero di nuovo a dirgli: «Vedi bene che il giorno è molto inclinato al tramonto e si avvicina la sera: resta con me anch'oggi, a passare un giorno allegro, poi domani partirai per tornare a casa tua». 10 Il genero non volle piegarsi alle sue parole, ma partì subito, e con i due asini carichi e la donna giunse dirimpetto a Gebus, chiamata anche Gerusalemme. 11 Quando furono vicino a Gebus, siccome il giorno si cambiava in notte, il servo disse al padrone: «Vieni, ti prego, andiamo alla città dei Gebusei per passarvi la notte». 12 Il padrone gli rispose: «Per non entrare nella città d'una gente straniera, che non è dei figli d'Israele, andremo sino a Gabaa; 13 cerchiamo d'arrivarci per passarvi la notte, almeno nella città di Rama». 14 Oltrepassata adunque Gebus, continuarono il loro viaggio, e siccome il sole tramontò loro vicino a Gabaa, che è nella tribù di Beniamino, 15 andarono a questa città per passarvi la notte, ed entrati in città si posero a sedere sulla piazza della città; ma nessuno volle ospitarli. 16 Finalmente comparve un vecchio che sul far della sera tornava dal suo lavoro dei campi, e che, pur essendo anche lui della montagna di Efraim, abitava come forestiero in Gabaa, abitata dai figli di Iemini. 17 Il vecchio, alzati gli occhi e visto l'uomo seduto col suo piccolo bagaglio nella piazza della città, gli disse: «Donde vieni? e dove vai?» 18 E quello gli rispose: «Partiti da Betlemme di Giuda, andiamo a casa nostra, che è all'estremità del monte d'Efraim, da cui eravam partiti per Betlemme. Ora andiamo alla casa di Dio, e nessuno vuole accoglierci sotto il suo tetto; 19 eppure ho paglia e fieno per gli asini, ho pane e vino per me, per la tua serva e per il servo che ho meco: non abbiamo bisogno che di ricovero». 20 Il vecchio gli rispose: «La pace sia con te: io ti darò tutto il necessario; ma, ti scongiuro, non restar più sulla piazza». 21 E lo menò in casa sua, ove dato da mangiare agli asini, fece agli ospiti un banchetto, lavati che si ebbero i piedi.

Il delitto dei Gabaiti
22 Or mentre essi mangiavano e ristoravano il corpo col cibo e colla bevanda, dopo la fatica del viaggio, vennero degli uomini di quella città, figli di Belial (vale a dire senza freno), e circondata la casa del vecchio, cominciarono a picchiare alla porta e a gridare al padrone della casa: «Metti fuori quell'uomo che è entrato in casa tua, che vogliamo abusarne». 23 E il vecchio, uscito fuori verso di loro, disse: «No, fratelli, non vogliate fare questo male: quest'uomo è entrato sotto il mio tetto ospitale: rinunziate a quest'infamia. 24 Io ho una figlia vergine; quest'uomo ha la sua donna: le condurrò a voi, affinchè ve ne serviate e saziate la vostra libidine, purché non commettiate, ve ne scongiuro, verso quest'uomo una scelleraggine contro natura». 25 Ma siccome essi non volevano arrendersi alle parole del vecchio, l'uomo, ciò visto, menò fuori la sua donna, e l'abbandonò ai loro oltraggi. Essi, dopo averne abusato tutta la notte, la rimandarono sul far del mattino. 26 La donna, al dileguarsi delle tenebre, giunse alla porta della casa dove stava il suo signore, ed ivi cadde per terra. 27 Alzatosi la mattina, l'uomo apri la porta per continuare il viaggio, ed ecco la sua donna giacere dinanzi alla porta, colle mani distese sopra la soglia. 28 E lui, credendo che dormisse, a dirle: «Su, andiamo!» Ma nessuno rispondeva. Allora egli, compreso che era morta, la prese, la mise sull'asino e se ne tornò a casa sua, 29 ove, appena giunto, prese una spada, e spezzato il cadavere della moglie, colle ossa, in dodici parti, le mandò in tutto il territorio d'Israele. 30 Nel vederle tutti esclamarono: «Non è mai stata fatta tal cosa in Israele, dal giorno in cui i nostri padri salirono dall'Egitto fino ad oggi: giudicate e decidete in comune il da farsi».

Martini:

Giudici 19

Un Levita riconducendo dalla casa de' genitori di lei la sua moglie, questa con inauditi orribili insulti e messa a morte da' Gabaoniti, che erano delta tribù di Beniamin: il marito, tagliato il corpo in dodici pezzi, ne manda un pezzo ad ogni tribù, chiamando tutte le altre a far vendetta di sì orrenda scelleraggine.
1 Eravi un certo Levita che abitava accanto al monte di Ephraim, il quale prese una moglie di Bethlehem di Giuda: 2 La quale lo lasciò, e tornò a casa di suo padre a Bethlehem, e si stette con lui quattro mesi. 3 E suo marito andò a trovarla, volendo riconciliarsi con lei, e colle buone parole ricondurla seco; egli avea con se un servo, e due asini: ed ella lo accolse, e menollo in casa di suo padre. E il suocero saputo che ebbe il suo arrivo, e vedutolo, gli andò incontro con festa, 4 E abbracciollo. E il genero stette in casa del suocero tre giorni, mangiando e bevendo con lui familiarmente. 5 E il quarto giorno alzatosi che era ancor notte, volea partire; ma il suocero lo trattenne, e gli disse: Assaggia prima un po' di pane, e fortificati lo stomaco, e poi anderai. 6 E si posero insieme a sedere, e mangiarono e bevvero. E il padre della donna disse a suo genero: Di grazia per oggi sta qui, e facciamo allegria insieme. 7 Ma quegli alzatosi volea andarsene. E nulladimeno il suocero gli fece violenza, e lo fece restare in sua casa. 8 Venuta poi la mattina, il Levita si pose in ordine per partire. E di nuovo il suocero: Di grazia prendi, gli disse, un po' di cibo, e ristorate le forze sino tanto che il giorno cresca, poscia te n'andrai. Mangiarono adunque insieme: 9 E il giovane si alzò per partire colla sua moglie, e col servo, Ma il suocero di nuovo gli disse: Rifletti che il dì s'avanza, e si avvicina la sera: rimanti ancora quest'oggi meco, passa il dì allegramente, e domani partirai per andare a casa tua. 10 Non volle il genero piegarsi alle sue parole; ma tosto se n'andò, e giunse dirimpetto a Jebus, la quale con altro nome è chiamata Gerusalemme, conducendo seco due asini carichi, e la donna: 11 E già erano vicini a Jebus, e il dì faceva luogo alla notte: e il servo disse al suo padrone: Vieni di grazia, pigliam la strada della città delli Jebusei, e ivi fermiamoci. 12 Il padrone gli rispose: Io non entrerò in una città di gente estrania che non è de' figliuoli d'Israele, ma anderò fino a Gabaa: 13 E arrivato ch'io sia colà ivi resteremo, o per lo meno nella città di Rama. 14 Trapassarono adunque Jebus, e continuavano il viaggio incominciato, e il sol tramontò loro vicino a Gabaa, che è nella tribù di Beniamin: 15 E vi entrarono per fermarvisi. E quando furono dentro, si posero a seder sulla piazza della città, ma nissuno volle albergarli. 16 Quand'ecco comparve un vecchio uomo che tornava dal campo, e dal suo lavoro sul tardi, che era egli pure della montagna di Ephraim, e abitava forestiero in Gabaa: ora gli uomini di quel paese eran figliuoli di Jemini. 17 E alzati gli occhi il vecchio vide l'uomo fermo col suo piccolo bagaglio nella piazza della città, e dissegli: Donde vieni? e dove vai? 18 E quegli rispose a lui: Siamo partiti da Bethlehem di Giuda, e andiamo a casa nostra, la quale è accanto al monte Ephraim, donde eravamo andati a Bethlehem, e ora andiamo alla casa di Dio, e nissuno vuol darci ricetto sotto il suo tetto, 19 Avendo noi paglia, e fieno pegli asini, e pane, e vino pel bisogno mio, e della tua serva, e del garzone che è meco: non abbiamo bisogno d'altro che di ricovero. 20 Risposegli il vecchio: Pace sia a te; io ti somministrerò tutto il necessario: solo ti prego di non istar sulla piazza. 21 E li menò in casa sua, e diede da mangiare agli asini: e lavati che ebbero i loro piedi fece loro un banchetto. 22 Nel tempo che essi cenavano, e dopo la fatica del viaggio ristoravan col cibo, e colla bevanda i corpi loro, arrivarono degli uomini di quella città, figliuoli di Belial (vale a dire senza giogo), e circondata la casa del vecchio principiarono a picchiare gridando, e dicendo al padrone di casa: Conduci fuora quell'uomo, che vogliamo abusarne. 23 E il vecchio uscì fuora a trovarli, e disse: Non vogliate, fratelli, non vogliate far questo male, perocché quest'uomo è venuto da me in ospizio: guardatevi da tanta stoltezza. 24 Io ho una figliuola vergine, e quest'uomo ha la sua concubina; le condurrò a voi, e voi servitevene, e saziate la vostra libidine: di questo solo vi prego, che non commettiate con un uomo una scelleraggine contraria alla natura. 25 Non volevano quegli rendersi alle sue parole: lo che vedendo quell'uomo (Levita) trasse lor fuora la sua concubina, e l'abbandonò a' loro scherni: ed eglino dopo averla straziata tutta la notte, la rimandarono di gran mattino. 26 Ma la donna, dileguandosi già le tenebre, andò fino alla porta della casa, dove stava il suo signore, e ivi cadde per terra. 27 Fattosi giorno si levò il marito, e aperse la porta per continuare il suo viaggio; ed ecco vede la sua concubina giacente dinanzi alla porta, colle mani distese sopra la soglia. 28 Ed egli credendola addormentata, le diceva: Alzati, e andiamcene. Ma non rispondendo ella niente, comprese come era morta, e la prese, e la mise sull'asino, e tornossene a casa sua. 29 E appena vi fu entrato prese un coltello, e il cadavere della donna colle sue ossa divise in dodici parti, e mandolle per tutte le regioni d'Israele. 30 E a tale spettacolo esclamavano ad uno ad uno: Non è mai avvenuta cosa simile in Israele da quel giorno, in cui i padri nostri uscirono dall'Egitto fino al presente: ponderate il fatto, e per comun consiglio determinate quello che sia da farsi.

Diodati:

Giudici 19

1 OR in quel tempo, non essendovi alcun re in Israele, avvenne che un uomo Levita, dimorando nel fondo del monte di Efraim, si prese una donna concubina di Bet-lehem di Giuda. 2 E questa sua concubina fornicò in casa sua, e si partì da lui, e se ne andò a casa di suo padre, in Bet-lehem di Giuda, ove stette lo spazio di quattro mesi. 3 Poi il suo marito si levò, e le andò dietro, per piegare il cuor suo con dolci parole, e per ricondurla; e avea seco il suo servitore, e un paio d'asini. Ed ella lo menò in casa di suo padre; e il padre della giovane, come l'ebbe veduto, gli si fece lietamente incontro. 4 E il suo suocero, padre della giovane, lo ritenne; ed egli dimorò con lui tre giorni; e mangiarono, e bevvero, e albergarono quivi. 5 E, al quarto giorno, si levarono la mattina; e il Levita si mise in ordine per andarsene; ma il padre della giovane disse al suo genero: Confortati il cuore con un boccon di pane, e poi voi ve ne andrete. 6 Così si posero amendue a sedere, e mangiarono, e bevvero insieme; e il padre della giovane disse a quell'uomo: Deh! piacciati star qui questa notte, e il cuor tuo si rallegri. 7 Ma quell'uomo si levò per andarsene; ma pure il suo suocero gli fece forza, talchè egli se ne ritornò, e stette quivi quella notte. 8 E al quinto giorno, egli si levò la mattina per andarsene; e il padre della giovane gli disse: Deh! confortati il cuore. E, postisi amendue a mangiare insieme, indugiarono finchè il giorno fu calato. 9 Allora quell'uomo si levò, per andarsene con la sua concubina, e col suo servitore. Ma il suo suocero, padre della giovane, gli disse: Ecco ora, il giorno vien mancando e fassi sera; deh! state qui questa notte: ecco, il giorno cade; deh! sta' qui questa notte, e rallegrisi il cuor tuo; e domattina voi vi leverete per andare a vostro cammino, e tu te ne andrai a casa tua. 10 Ma quell'uomo non volle star quivi la notte; anzi si levò, e se ne andò; e giunse fin dirincontro a Iebus, che è Gerusalemme, co' suoi due asini carichi, e con la sua concubina. 11 Come furono presso a Iebus, il giorno era molto calato; laonde il servitore disse al suo padrone: Deh! vieni, riduciamoci in questa città de' Gebusei, e alberghiamo in essa. 12 Ma il suo padrone gli disse: Noi non ci ridurremo in alcuna città di stranieri, che non sia de' figliuoli d'Israele; anzi passeremo fino a Ghibea. 13 Poi disse al suo servitore: Cammina, e arriviamo ad uno di que' luoghi, e alberghiamo in Ghibea, o in Rama. 14 Essi adunque passarono oltre, e camminarono; e il sole tramontò loro presso a Ghibea, la quale è di Beniamino. 15 Ed essi si rivolsero là, per andare ad albergare in Ghibea. Ed essendo quel Levita entrato nella città, si fermò in su la piazza; e non vi fu alcuno che li accogliesse in casa per passar la notte.
16 Ma ecco, un uomo vecchio, che veniva in su la sera dal suo lavoro da' campi, il quale era della montagna di Efraim, e dimorava in Ghibea; gli abitanti del qual luogo erano Beniaminiti. 17 Ed esso, alzati gli occhi, vide quel viandante nella piazza della città; e gli disse: Ove vai? ed onde vieni? 18 Ed egli gli disse: Noi passiamo da Bet-lehem di Giuda, per andare al fondo della montagna di Efraim; io sono di là, ed era andato fino a Bet-lehem di Giuda; e ora me ne vo alla Casa del Signore; e non vi è alcuno che mi accolga in casa. 19 E pure abbiamo della paglia, e della pastura, per li nostri asini; e anche del pane e del vino, per me, e per la tua servente, e per lo famiglio che è co' tuoi servitori; noi non abbiamo mancamento di nulla. 20 E quell'uomo vecchio gli disse: Datti pace; lascia pur la cura a me d'ogni tuo bisogno; sol non istar la notte in su la piazza. 21 Ed egli lo menò in casa sua, e diè della pastura agli asini; ed essi si lavarono i piedi, e mangiarono e bevvero.
22 Mentre stavano allegramente, ecco, gli uomini di quella città, uomini scellerati, furono attorno alla casa, picchiando all'uscio; e dissero a quell'uomo vecchio, padron della casa: Mena fuori quell'uomo ch'è venuto in casa tua, acciocchè noi lo conosciamo. 23 Ma quell'uomo, padron della casa, uscì fuori a loro, e disse loro: No, fratelli miei; deh! non fate questo male; poichè quest'uomo è venuto in casa mia, non fate questa villania. 24 Ecco, la mia figliuola, ch'è vergine, e la concubina di esso; deh! lasciate che io ve le meni fuori, e usate con esse, e fate loro ciò che vi piacerà; ma non fate questa villania a quest'uomo. 25 Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo; laonde quell'uomo prese la sua concubina, e la menò loro nella strada; ed essi la conobbero, e la straziarono tutta quella notte infino alla mattina; poi, all'apparir dell'alba, la rimandarono. 26 E quella donna se ne venne, in sul far del dì, e cascò alla porta della casa di quell'uomo, nella quale il suo signore era; e stette quivi finchè fosse dì chiaro. 27 E il suo signore si levò la mattina, e aprì l'uscio della casa, e usciva fuori per andarsene a suo cammino; ed ecco, quella donna, sua concubina, giaceva alla porta della casa, con le mani in su la soglia. 28 Ed egli le disse: Levati, e andiamocene. Ma non v'era chi rispondesse. Allora egli la caricò sopra un asino, e si levò, e se ne andò al suo luogo. 29 E, come fu giunto a casa sua, tolse un coltello, e prese la sua concubina, e la tagliò, per le sue ossa, in dodici pezzi, e la mandò per tutte le contrade d'Israele. 30 E chiunque vide ciò, disse: Tal cosa non è giammai stata fatta, nè veduta, dal dì che i figliuoli d'Israele salirono fuor del paese di Egitto, fino a questo giorno; prendete il fatto a cuore, tenetene consiglio e parlamento.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giudici 19

1 INTRODUZIONE AI GIUDICI CAPITOLO 19

I tre capitoli rimanenti di questo libro contengono una storia molto tragica della malvagità degli uomini di Ghibea, patrocinati dalla tribù di Beniamino, per la quale quella tribù fu severamente castigata e quasi completamente stroncata dal resto delle tribù. Sembra che questo sia stato fatto non molto tempo dopo la morte di Giosuè, perché avvenne quando non c'era nessun re, nessun giudice, in Israele (Giudici 19:1 e Giudici 21:25), e Fineas era allora sommo sacerdote, Giudici 20:28. Queste particolari iniquità, l'idolatria dei Daniti e l'immoralità dei Beniaminiti, lasciarono entrare quell'apostasia generale, Giudici 3:7. L'abuso della concubina del levita è qui in modo molto particolare.

I La sua fuga adulterina da lui, Giudici 19:1,2.

II. La sua riconciliazione con lei, e il viaggio che ha fatto per riportarla a casa, Giudici 19:3.

III. Il gentile intrattenimento di suo padre, Giudici 19:4-9.

IV. Gli abusi subiti a Ghibea, dove, essendo stato oscurato, fu costretto a smettere.

1. Fu trascurato dagli uomini di Ghibea (Giudici 19:10-15) e intrattenuto da un Efraimita che soggiornava tra loro, Giudici 19:16-21.

2. Lo attaccarono nei suoi alloggi, come fecero i Sodomiti nelle ricerche di Lot, Giudici 19:22-24.

3. Hanno malvagiamente costretto a morte la sua concubina, Giudici 19:25-28.

V. La condotta che seguì per far conoscere ciò a tutte le tribù d'Israele, Giudici 19:29,30.

Ver. 1. fino alla Ver. 15.

Gli affari interni di questo levita non sarebbero stati raccontati in questo modo in gran parte, se non per far posto alla seguente storia delle ingiurie che gli erano state fatte, alla quale l'intera nazione si interessò. La prima osservazione del vescovo Hall su questa storia è: "Non c'è da lamentarsi di uno stato di ordine pubblico, ma c'è un levita a un'estremità di esso, sia come agente che come paziente". Nell'idolatria di Michea un levita era attivo; nella malvagità di Ghibea un levita era passivo; nessuna tribù sentirà prima la mancanza di governo di quella di Levi; e, in tutto il libro dei Giudici, non si fa menzione di nessuno di quella tribù, ma di questi due. Questo levita era del monte Efraim, Giudici 19:1. Sposò una moglie di Betlemme di Giuda. Ella è chiamata la sua concubina, perché non era stata investita, perché forse egli non aveva nulla di cui dotarla, essendo egli stesso un forestiero e non stabile; ma non risulta che egli avesse un'altra moglie, e il margine la chiama moglie, concubina, == Giudici 19:1. Veniva dalla stessa città da cui proveniva il levita di Michea, come se Betlemme di Giuda dovesse una doppia cattiva sorte al monte Efraim, perché era tanto cattiva per la moglie di un levita quanto l'altra per un levita.

I La concubina di questo levita fece la meretrice e fuggì da suo marito, Giudici 19:2. Il caldeo legge solo che si comportava insolentemente da lui, o lo disprezzava, e, essendo lui dispiaciuto, si allontanò da lui, e (il che non era giusto) fu ricevuta e intrattenuta nella casa di suo padre. Se suo marito l'avesse cacciata di casa ingiustamente, suo padre avrebbe dovuto compatire la sua afflizione; ma, quando si allontanò slealmente dal marito per abbracciare il seno di un estraneo, suo padre non avrebbe dovuto approvare il suo peccato. Forse non avrebbe violato il suo dovere verso il marito se non avesse saputo troppo bene dove essere accolta gentilmente. La rovina dei bambini è spesso dovuta in gran parte all'indulgenza dei genitori.

II. Il levita andò lui stesso a corteggiare il suo ritorno. Era un segno che non c'era nessun re, nessun giudice, in Israele, altrimenti sarebbe stata processata e messa a morte come adultera; ma, invece di questo, si rivolge a lei nel modo più gentile il marito ferito, che intraprende un lungo viaggio apposta per supplicarla di riconciliarsi, Giudici 19:3. Se l'avesse respinta, sarebbe stato un crimine da parte sua tornare di nuovo da lei, Geremia 3:1. Ma, essendosela andata, era una virtù in lui perdonare l'offesa e, sebbene la parte avesse fatto un torto, farle il primo gesto di essere di nuovo amica. Fa parte del carattere della saggezza dall'alto che sia gentile e facile da trattare. Le parlò in modo amichevole , o confortevole (perché così significa comunemente l'espressione ebraica di parlare al cuore), il che suggerisce che era addolorata, penitente per ciò che aveva fatto di sbagliato, di cui probabilmente aveva sentito parlare quando era venuto a riprenderla. Così Dio promette riguardo all'adultero Israele (Osea 2:14), la condurrò nel deserto e le parlerò comodamente.

III. Suo padre lo accolse molto e, con la sua straordinaria gentilezza verso di lui, si sforzò di espiare il volto che aveva dato a sua figlia allontanandosi da lui, e di confermarlo nella sua disposizione a riconciliarsi con lei.

1. Lo intrattiene con gentilezza, si rallegra di vederlo (Giudici 19:3), lo tratta generosamente per tre giorni , Giudici 19:4. E il levita, per dimostrare di essere perfettamente riconciliato, accettò la sua gentilezza, e non troviamo che abbia rimproverato lui o sua figlia per ciò che era stato sbagliato, ma fu facile e piacevole come al suo primo banchetto di nozze. Spetta a tutti, ma soprattutto ai Leviti, perdonare come fa Dio. Ogni cosa tra loro dava una prospettiva di speranza di vivere comodamente insieme per l'avvenire; ma, se avessero potuto prevedere ciò che sarebbe accaduto loro nel giro di un giorno o due, come tutta la loro allegria sarebbe stata amareggiata e trasformata in lutto! Quando gli affari della nostra famiglia sono nella posizione migliore, dovremmo rallegrarci con tremore, perché non sappiamo quali problemi un giorno potrebbero portare. Non possiamo prevedere quale male c'è vicino a noi, ma dobbiamo considerare ciò che potrebbe essere, affinché non possiamo essere sicuri, come se il domani dovesse essere come oggi e molto più abbondante, == Isaia 56:12.

2. È molto sincero per il suo soggiorno, come ulteriore dimostrazione della sua calorosa accoglienza. L'affetto che provava per lui, e il piacere che provava in sua compagnia, proseguivano,

(1.) Da un civile riguardo verso di lui come suo genero e un ramo innestato della sua stessa casa. Nota: L'amore e il dovere sono dovuti a coloro con i quali siamo imparentati per matrimonio, così come a coloro che sono ossa delle nostre ossa: e coloro che mostrano benignità come fece questo levita possono aspettarsi di ricevere benignità come lui. E

(2.) Da un pio rispetto per lui come un levita, un servo della casa di Dio; se era un levita come dovrebbe essere (e nulla sembra il contrario) deve essere lodato per aver corteggiato il suo soggiorno, trovando la sua conversazione proficua e avendo l'opportunità di imparare da lui la buona conoscenza del Signore, sperando anche che il Signore gli faccia del bene, perché ha un levita come suo genero, e lo benedirà per amor suo.

[1.] Lo costringe a rimanere il quarto giorno, e questo è stato gentile; non sapendo quando potrebbero essere di nuovo insieme, lo ingaggia a rimanere il più a lungo possibile. Il levita, benché trattato nobilmente, era molto urgente di andarsene. Il cuore di un brav'uomo è dove si trova il suo mestiere; poiché come un uccello che si allontana dal suo nido, così è l'uomo che si allontana dal suo luogo. È un segno che un uomo ha poco da fare a casa, o poco cuore per fare ciò che deve fare, quando può provare piacere nel rimanere a lungo all'estero dove non ha nulla da fare. È particolarmente bello vedere un levita disposto a tornare a casa dalle sue poche pecore nel deserto. Eppure questo levita fu sopraffatto dall'insistenza e dalla gentile persuasione a rimanere più a lungo di quanto intendesse, Giudici 19:5-7. Dovremmo evitare l'estremo di una cedimento troppo facile, la negligenza del nostro dovere da un lato, e quello della tristezza e dell'ostinazione, la negligenza dei nostri amici e la loro gentilezza dall'altro. Il nostro Salvatore, dopo la sua risurrezione, fu persuaso a rimanere con i suoi amici più a lungo di quanto avesse inizialmente lasciato intendere come il suo proposito, Luca 24:28,29.

[2.] Lo costringe a rimanere fino al pomeriggio del quinto giorno, e questo, come si è dimostrato, è stato scortese, Giudici 19:8,9. Non lo lasciò andare prima del pranzo, gli promise che avrebbe cenato presto, con l'intenzione di trattenerlo un'altra notte, come aveva fatto il giorno prima; ma il levita era intento verso la casa del Signore a Silo (Giudici 19:18), e, essendo impaziente di arrivarvi, non volle rimanere più a lungo. Se fossero partiti di buon'ora, avrebbero potuto raggiungere un alloggio migliore di quello che ora erano costretti a prendere, anzi, sarebbero potuti arrivare a Silo. Nota, le gentilezze progettate dai nostri amici spesso si rivelano, nel caso, vere e proprie offese; Ciò che è destinato al nostro benessere diventa una trappola. Chissà cosa è bene per un uomo in questa vita? Il levita non fu saggio a partire così tardi; sarebbe potuto tornare a casa meglio se si fosse fermato una notte più a lungo e avesse preso il giorno prima di lui.

IV. Al suo ritorno in patria fu costretto ad alloggiare a Ghibea, una città della tribù di Beniamino, poi chiamata Ghibea di Saul, che si trovava sulla sua strada verso Silo e il monte Efraim. Quando si avvicinava la notte, e le ombre della sera si stendevano, cominciarono a pensare (come ci conviene fare quando osserviamo il giorno della nostra vita che si affretta verso un periodo) dove devono alloggiare. Quando scese la notte, non poterono proseguire il viaggio. Chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Non potevano fare a meno di desiderare il riposo, a cui la notte era destinata, come il giorno del lavoro.

1. Il servo propose che alloggiassero a Gebus, poi a Gerusalemme, ma ancora in possesso dei Gebusei.

«Venite», disse il servo, «alloggiandoci in questa città dei Gebusei».

Giudici 19:11. E, se l'avessero fatto, è probabile che avrebbero avuto un uso molto migliore di quello che incontrarono a Ghibea di Beniamino. Gli Israeliti dissoluti e dissoluti sono peggiori e molto più pericolosi degli stessi Cananei. Ma il padrone, come si addiceva a uno della tribù di Dio, non voleva affatto alloggiare, no, non una notte, in una città di stranieri (Giudici 19:12), non perché mettesse in dubbio la sua sicurezza tra loro, ma non voleva, se poteva evitarlo, avere tanta intimità e familiarità con loro come veniva l'alloggio di una notte, né di essere così grato a loro. Evitando questo luogo egli avrebbe dato testimonianza contro la malvagità di quelli che contraevano amicizia e familiarità con queste nazioni devote. Gli Israeliti, specialmente i Leviti, si associno agli Israeliti, e non ai figli dello straniero.

2. Passati per Gebus, che era a circa cinque o sei miglia da Betlemme (il luogo da cui provenivano), e non avendo la luce del giorno per condurli a Rama, si fermarono a Ghibea (Giudici 19:13-15); lì si sedettero per la strada, senza offrire loro un alloggio. In questi paesi, a quel tempo, non c'erano locande, o locande, in cui, come da noi, i viaggiatori potessero divertirsi per il loro denaro, ma portavano con sé i divertimenti, come faceva questo levita (Giudici 19:19), e dipendevano dalla cortesia e dall'ospitalità degli abitanti per un alloggio. Cogliamo quindi l'occasione, quando siamo in viaggio, per ringraziare Dio per questo, tra le altre comodità del viaggio, che ci sono locande per ospitare gli stranieri, e in cui possono essere accolti e ben alloggiati per il loro denaro. Sicuramente non c'è paese al mondo in cui si possa stare a casa con più soddisfazione, o andare all'estero con più comodità, che nella nostra nazione. Questo viaggiatore, sebbene fosse un levita (e a quelli di quella tribù Dio aveva comandato in modo particolare al suo popolo di essere gentile in ogni occasione), incontrò a Ghibea un intrattenimento molto freddo: nessuno li accolse in casa sua. Se avevano motivo di pensare che fosse un levita, forse questo rendeva quelle persone maldisposte più timide nei suoi confronti. Ci sono quelli che avranno questo a loro carico nel grande giorno, ero uno straniero e tu non mi hai accolto.

16 Ver. 16. fino alla Ver. 21.

Benché non vi fosse nessuno di Ghibea, tuttavia fu dimostrato che ce n'era uno a Ghibea, che mostrò una certa cortesia verso questo afflitto levita, il quale era contento che qualcuno si accorgesse di lui. Era strano che qualcuno di quei malvagi, che, quando era buio, progettava così male per lui e la sua concubina, non li invitassero, con pretesto di gentilezza, ad entrare, affinché potessero avere una più giusta opportunità di perpetrare la loro malvagità; ma o non avevano abbastanza ingegno per essere così ingannevoli, o non abbastanza malvagità per essere così ingannevoli. O, forse, nessuno di loro pensò separatamente a una simile malvagità, finché nella notte nera e buia si riunirono per escogitare il male da fare. Le persone cattive nella confederazione si rendono l'un l'altra molto peggio di quanto sarebbero da sole. Quando il levita, sua moglie e il suo servo cominciarono a temere di dover rimanere in strada tutta la notte (e altrettanto bene avrebbero giaciuto in una fossa di leoni), alla fine furono invitati in una casa, e qui ci è stato detto:

I Chi era quell'uomo gentile che li aveva invitati.

1. Era un uomo del monte Efraim, e soggiornò solo a Ghibea, Giudici 19:16. Di tutte le tribù d'Israele, i Beniaminiti avevano più ragione di essere gentili con i poveri viaggiatori, perché il loro antenato, Beniamino, era nato sulla strada, sua madre era allora in viaggio, e molto vicino a questo luogo, Genesi 35:16,17. Eppure erano duri di cuore con un viaggiatore in difficoltà, mentre un onesto Efraimita aveva compassione di lui, e, senza dubbio, fu più gentile con lui, quando, indagando, scoprì che era suo compatriota, anch'egli del monte Efraim. Colui che non era altro che un forestiero a Ghibea era il più compassionevole verso un viandante, perché conosceva il cuore di un estraneo, == Esodo 23:9 ; Deuteronomio 10:19. Le brave persone, che si considerano solo come stranieri e ospiti in questo mondo, dovrebbero per questo essere tenere gli uni verso gli altri, perché appartengono tutti allo stesso paese migliore e non sono a casa qui.

2. Era un vecchio, uno che conservava alcune delle virtù in scadenza di un israelita. La generazione nascente era completamente corrotta; Se c'era qualcosa di buono tra loro, era solo con quelli che erano vecchi e se ne andavano.

3. Stava tornando a casa dal suo lavoro fuori dal campo al tramonto. La sera chiama i lavoratori a domicilio, Salmi 104:23. Ma, a quanto pare, questo è stato l'unico operaio che questa sera ha portato a casa a Ghibea. Gli altri si erano dati all'accidia e al lusso, e non c'era da meravigliarsi che ci fosse fra loro, come a Sodoma, abbondanza di impurità, quando c'era fra loro, come a Sodoma, abbondanza di ozio, Ezechiele 16:49. Ma colui che era onestamente diligente nei suoi affari tutto il giorno, era disposto ad essere generosamente ospitale con questi poveri stranieri di notte. Che gli uomini lavorino, per poter dover dare, == Efesini 4:28. Da Giudici 19:21 risulta che era un uomo di una certa sostanza, eppure era stato lui stesso a lavorare nei campi. La condizione di nessun uomo lo privilegierà nell'ozio.

II. Quanto fu libero e generoso nel suo invito. Non si trattenne finché non gli chiesero di mendicare un alloggio per la notte; ma quando li vide (Giudici 19:17) si informò sulla loro situazione e li previde con la sua benevolenza. Così il nostro buon Dio risponde prima che noi chiamiamo. Nota: Una disposizione caritatevole si aspetta solo l'opportunità, non l'importunità, di fare del bene, e soccorrerà a vista, non cercata. Quindi leggiamo di occhio generoso, == Proverbi 22:9. Se Ghibea era come Sodoma, questo vecchio era come Lot in Sodoma, che sedeva alla porta per invitare gli estranei, Genesi 19:1. Così Giobbe aprì le sue porte al viaggiatore, e non permise che alloggiasse per strada, == Giobbe 31:32. Osservare

1. Quanto era pronto a dare credito al racconto che il levita aveva di se stesso quando non vedeva alcun motivo per metterne in dubbio la veridicità. La carità non è incline a diffidare, ma spera ogni cosa (1Corinzi 13:7) e non farà uso della scusa di Nabal per la sua volgarità verso Davide, Molti servi in questi giorni si allontanano dai loro padroni, 1; Samuele 25:10 . Il levita, nel suo racconto di se stesso, professò che ora stava andando alla casa del Signore (Giudici 19:18), perché lì intendeva andare, o con un'offerta di riparazione per i peccati della sua famiglia, o con un'offerta di comunione per la misericordia della sua famiglia, o entrambi, prima di andare a casa sua. E, se gli uomini di Ghibea avessero avuto qualche indizio del fatto che egli fosse legato in quel modo, probabilmente non sarebbero stati inclini a prenderlo in considerazione. I Samaritani non vollero ricevere Cristo perché il suo volto era rivolto verso Gerusalemme, Luca 9:53. Ma proprio per questo, poiché era levita e ora andava alla casa del Signore, questo buon vecchio fu il più gentile con lui. Così ricevette un discepolo nel nome di un discepolo, un servo di Dio per amore del suo Maestro.

2. Quanto era libero di dargli intrattenimento. Il levita stesso era provvisto di tutto il necessario (Giudici 19:19), non voleva altro che un alloggio, ma il suo generoso ospite sarebbe stato lui stesso a prendersi cura del suo intrattenimento (Giudici 19:20): Sia su di me tutto ciò che vuoi; così lo condusse in casa sua, == Giudici 19:21. Così Dio, in un modo o nell'altro, susciterà amici per il suo popolo e ministri, anche quando sembrano abbandonati.

22 Ver. 22. fino alla Ver. 30.

Ecco qui

I La grande malvagità degli uomini di Ghibea. Non si poteva immaginare che mai sarebbe entrato nel cuore di uomini che avevano l'uso della ragione umana, di Israeliti che avevano il beneficio della rivelazione divina, di essere così malvagi.

«Signore, che cos'è l'uomo!» disse Davide, «che creatura meschina è questa!» "Signore, che cos'è l'uomo?"

Possiamo dire dopo la lettura di questa storia:

"Che vile creatura è questa, quando si abbandona alle concupiscenze del suo cuore!"

I peccatori sono qui chiamati figli di Belial, cioè uomini ingovernabili, uomini che non sopporteranno alcun giogo, figli del diavolo (poiché egli è Belial), che gli assomigliano, e si uniscono a lui nella ribellione contro Dio e il suo governo. I figli di Beniamino, dei quali Mosè aveva detto: " L'amato del Signore abiterà al sicuro presso di lui " (Deuteronomio 33:12), sono diventati tali figli di Belial che un uomo onesto non può alloggiare al sicuro in mezzo a loro. I sofferenti erano un levita e sua moglie, e quell'uomo gentile che dava loro dei divertimenti. Siamo stranieri sulla terra, e dobbiamo aspettarci strani usi. Si dice che stessero rallegrando i loro cuori quando questa tribolazione si abbatté su di loro, Giudici 19:22. Se l'allegria era innocente, ci insegna di quale incerta continuazione siano tutte le nostre comodità e i nostri godimenti; Quando siamo così soddisfatti dei nostri amici, non sappiamo quanto siano vicini i nostri nemici; né, se per noi va bene quest'ora, possiamo essere sicuri che sarà così la prossima. Se l'allegria era peccaminosa ed eccessiva, sia un avvertimento per noi di stare strettamente in guardia su noi stessi, affinché non diventiamo intemperanti nell'uso delle cose lecite, né ci lasciamo trasportare nelle indecenze dalla nostra allegria; perché la fine di quell'allegria è la pesantezza. Dio può presto cambiare la nota di coloro che rallegrano i loro cuori e trasformare le loro risate in lutto e la loro gioia in pesantezza. Vediamo qual era la malvagità di questi Beniaminiti.

1. Fecero un assalto rude e insolente, di notte, all'abitazione di un uomo onesto, che non solo viveva pacificamente tra loro, ma teneva una buona casa ed era una benedizione e un ornamento per la loro città. Assediarono la casa intorno e, con grande terrore di quelli che erano dentro, picchiarono più forte che poterono alla porta, Giudici 19:22. La casa di un uomo è il suo castello, nel quale dovrebbe essere al sicuro e tranquillo, e, dove c'è legge, è presa sotto la speciale protezione di essa; ma non c'era re in Israele che mantenesse la pace e proteggesse gli uomini onesti dai figli della violenza.

2. Avevano un particolare disprezzo per gli stranieri che erano dentro le loro porte, che desideravano solo un alloggio notturno tra loro, contrariamente alle leggi dell'ospitalità, che tutte le nazioni civili hanno considerato sacre, e che il padrone di casa li supplicava (Giudici 19:23): Visto che quest'uomo è entrato in casa mia. Quelli sono davvero spiriti vili e abietti che calpestano gli indifesi e usano un uomo peggiore per il suo essere un estraneo, di cui non conoscono alcun male.

3. Progettarono nel modo più sudicio e abominevole (da non pensare senza orrore e disprezzo) di insultare il levita, che forse avevano notato essere giovane e attraente: Portalo fuori affinché possiamo riconoscerlo. Avremmo certamente concluso che intendevano solo indagare da dove venisse e conoscere il suo carattere, ma che il buon uomo di casa, che ne comprendeva troppo bene il significato, con la sua risposta ci fa sapere che essi progettavano la soddisfazione di quella lussuria più innaturale e peggiore della brutale lussuria che era espressamente proibita dalla legge di Mosè, e chiamato un abominio, == Levitico 18:22. Coloro che ne sono colpevoli sono classificati nel Nuovo Testamento tra i peggiori e i più vili peccatori (1Timoteo 1:10), e coloro che non erediteranno il regno di Dio, == 1Corinzi 6:9. Ora

(1.) Questo fu il peccato di Sodoma, e per questo è chiamato Sodomia. Il Mar Morto, che era il monumento permanente della vendetta di Dio su Sodoma, per la sua sporcizia, era uno dei confini di Canaan, e si trovava a non molte miglia da Ghibea. Possiamo supporre che gli uomini di Ghibea l'avessero vista molte volte, eppure non ne vollero prendere avvertimento, ma fecero peggio di Sodoma (Ezechiele 16:48), e peccarono proprio dopo la somiglianza della loro trasgressione. Chi si sarebbe aspettato (dice il vescovo Hall) che un abominio così estremo uscisse dai lombi di Giacobbe? Anche i peggiori pagani erano santi per loro. A che serviva loro avere l'arca di Dio a Silo, quando avevano Sodoma nelle loro strade, la legge di Dio ai loro margini, ma il diavolo nel loro cuore? Nulla, se non l'inferno stesso, può produrre una creatura peggiore di un depravato israelita.

(2.) Questa era la punizione della loro idolatria, quel peccato a cui erano, più di tutti gli altri, più assuefatti. Poiché non volevano ritenere Dio nella loro conoscenza, egli li abbandonò a questi vili affetti, con i quali si disonorarono come lo avevano disonorato con la loro idolatria e mutarono la sua gloria in vergogna, Romani 1:24,28. Vedete e ammirate, in questo caso, la pazienza di Dio. Perché questi figli di Belial non furono accecati, come lo furono i Sodomiti? Perché fuoco e zolfo non sono piovuti dal cielo sulla loro città? Fu perché Dio avrebbe lasciato a Israele il compito di punirli con la spada, e avrebbe riservato la sua punizione per lo stato futuro, in cui coloro che vanno dietro a una carne straniera subiranno la vendetta del fuoco eterno, == Giuda 1:7.

4. Erano sordi ai rimproveri e ai ragionamenti del buon uomo di casa, il quale, conoscendo bene (possiamo supporre) la storia di Lot e dei Sodomiti, si mise a imitare Lot, Giudici 19:23,24. Confronta Genesi 19:6-8. Egli uscì verso di loro come Lot, parlò loro civilmente, li chiamò fratelli, li pregò di desistere, implorò la protezione della sua casa sotto la quale si trovavano i suoi ospiti e rappresentò loro la grande malvagità del loro tentativo.

"Non fare così malvagiamente, così malvagiamente".

La chiama follia e una cosa vile. Ma in una cosa si conformò troppo all'esempio di Lot (come siamo inclini a imitare gli uomini buoni per seguirli anche nei loro passi falsi), offrendo loro sua figlia perché facessero ciò che volevano. Non aveva il potere di prostituire così sua figlia, né avrebbe dovuto fare questo male perché venisse il bene. Ma questa sua malvagia proposta può essere in parte giustificata dalla grande sorpresa e dal grande terrore in cui si trovava, dalla sua preoccupazione per i suoi ospiti e dal fatto che aveva un'opinione troppo attenta a ciò che Lot aveva fatto in un caso simile, specialmente non trovando che gli angeli che erano lì lo rimproverassero per questo. E forse sperava che il fatto di menzionare ciò come una gratificazione più naturale della loro lussuria li avrebbe rispediti alle loro comuni prostitute. Ma essi non vollero ascoltarlo, == Giudici 19:25. Le concupiscenze ostinate sono come la vipera sorda che le chiude l'orecchio; Bruciano la coscienza e la rendono insensibile.

5. Presero tra loro la moglie del levita e la maltrattarono a morte, Giudici 19:25. Disprezzarono l'offerta del vecchio di sua figlia alla loro lussuria, o perché non era bella, o perché sapevano che era di grande serietà e modestia; ma, quando il levita condusse loro la sua concubina, la portarono con la forza con loro nel luogo designato per la loro sporcizia. Giuseppe Flavio, nel suo racconto di questa storia, fa di lei la persona su cui avevano un piano quando assediarono la casa, e non dice nulla del loro piano malvagio sul Levita stesso. La videro (egli dice) per strada, quando entrarono in città, e rimasero colpiti dalla sua bellezza; e forse, sebbene si fosse riconciliata con il marito, il suo aspetto non la lasciava denotare come una delle più modeste. Molti si procurano guai di questo tipo con il loro portamento e il loro comportamento disinvolti; Una piccola scintilla può accendere un grande fuoco. Si potrebbe pensare che il levita avrebbe dovuto seguirli per vedere che cosa ne fosse stato di sua moglie, ma è probabile che non osò, per timore che gli facessero del male. Nella miserabile fine di questa donna, possiamo vedere la mano giusta di Dio che la punisce per la sua precedente impurità, quando ha fatto la prostituta contro suo marito, Giudici 19:2. Benché suo padre l'avesse accolta, suo marito l'avesse perdonata, e la colpa fosse stata dimenticata ora che la lite era stata inventata, tuttavia Dio se ne ricordò contro di lei quando permise a questi uomini malvagi di maltrattare così miseramente di lei; Per quanto fossero ingiusti nel loro trattamento nei suoi confronti, nel permetterlo, il Signore fu giusto. La sua punizione rispondeva al suo peccato, Culpa libido fuit, poena libido fuit: la lussuria era il suo peccato e la lussuria era la sua punizione. Secondo la legge di Mosè doveva essere messa a morte per il suo adulterio. Sfuggì a quella punizione da parte degli uomini, ma la vendetta la perseguitò; perché, se non c'era re in Israele, c'era un Dio in Israele, un Dio che giudica sulla terra. Non dobbiamo pensare che sia sufficiente fare la pace con gli uomini, ai quali con i nostri peccati abbiamo fatto torto, ma ci preoccupiamo, con il pentimento e la fede, di fare la nostra pace con Dio, che non vede come vedono gli uomini, né prende così alla leggera il peccato come spesso fanno gli uomini. La giustizia di Dio in questa faccenda non attenua affatto l'orribile malvagità di questi uomini di Ghibea, di cui nulla potrebbe essere più barbaro e disumano.

II. L'avviso che fu mandato di questa malvagità a tutte le tribù d'Israele. La povera donna maltrattata si diresse verso l'alloggio del marito non appena l'avvicinarsi della luce del giorno obbligò questi figli di Belial a lasciarla andare (perché queste opere delle tenebre odiano e temono la luce), Giudici 19:25. Cadde sulla porta, con le mani sulla soglia, implorando perdono (per così dire) per la sua precedente trasgressione, e in quella posizione di penitente, con la bocca nella polvere, spirò. Lì la trovò (Giudici 19:26,27), la supponeva addormentata, o sopraffatta dalla vergogna e dalla confusione per ciò che era accaduto, ma presto si accorse che era morta (Giudici 19:28), raccolse il suo corpo morto, che, possiamo supporre, aveva dappertutto i segni delle mani, dei colpi e di altri abusi che aveva ricevuto. In questa triste occasione rinunciò al proposito di andare a Silo e tornò direttamente a casa. Colui che era uscito sperando di tornare contento rientrò, malinconico e sconsolato, si sedette e pensò:

«È questa una ferita degna di essere superata?»

Non può invocare fuoco dal cielo per consumare gli uomini di Ghibea, come fecero quegli angeli che, allo stesso modo, furono insultati dai Sodomiti. Non c'era un re in Israele, né (per quanto ne appaia) alcun sinedrio, o grande consiglio, a cui appellarsi e da cui chiedere giustizia. Fineas è il sommo sacerdote, ma si occupa attentamente degli affari del santuario e non sarà né giudice né divisore. Non gli resta quindi altra via se non quella di appellarsi al popolo: sia la comunità a giudicare. Sebbene non avessero un'assemblea generale di tutte le tribù, è probabile che ogni tribù avesse una riunione dei suoi capi al suo interno. A ciascuna delle tribù, nelle rispettive riunioni, inviò tramite messaggeri speciali una rimostranza del torto che gli era stato fatto, in tutte le sue circostanze aggravanti, e con essa un pezzo del cadavere di sua moglie (Giudici 19:29), sia per confermare la verità della storia che per colpirli ancora di più con essa. Lo divise in dodici pezzi, secondo le ossa, così alcuni lo lesse, cioè per le giunture, mandandone uno a ciascuna tribù, anche a Beniamino tra gli altri, con la speranza che alcuni di loro sarebbero stati spinti a unirsi alla punizione di una così grande scelleratezza, e tanto più calorosamente perché commessa da qualcuno della loro stessa tribù. Sembrava davvero molto barbaro mutilare così un cadavere, che, essendo stato così miseramente disonorato, avrebbe dovuto essere sepolto decentemente; ma il levita intendeva non solo rappresentare il loro barbaro uso di sua moglie, che avrebbero fatto meglio a tagliare a pezzi così piuttosto che usare come hanno fatto, ma anche per esprimere la sua appassionata preoccupazione e quindi per eccitare in loro qualcosa di simile. E ha avuto l'effetto desiderato. Tutti coloro che videro i pezzi del cadavere, e gli fu detto come stavano le cose, espressero gli stessi sentimenti su di esso.

1. Che gli uomini di Ghibea si erano resi colpevoli di una malvagità molto atroce, di cui non si era mai saputo nulla prima in Israele, Giudici 19:30. Era un crimine complicato, carico e annerito di tutte le aggravanti possibili. Non erano così sciocchi da farsi beffe di questo peccato, o da scartare la storia con uno scherzo.

2. Che fosse convocata un'assemblea generale di tutto Israele, per discutere ciò che era opportuno fare per la punizione di questa malvagità, affinché si potesse porre fine a questa minacciosa inondazione di dissolutezza, e l'ira di Dio non si riversasse sull'intera nazione per questo. Non è un caso comune, e quindi si incitano l'un l'altro a riunirsi in quell'occasione con questo: Pensateci, fatevi consigliare e dite quello che pensate. Abbiamo qui le tre grandi regole secondo le quali coloro che siedono in consiglio dovrebbero seguire ogni ardua faccenda.

(1.) Che ogni uomo si ritiri in se stesso, e soppesa la questione in modo imparziale e completo nei propri pensieri, e la consideri seriamente e tranquillamente, senza pregiudizi da entrambe le parti, prima di parlarne.

(2.) Ne parlino liberamente, e ognuno prenda consiglio dal suo amico, conosca la sua opinione e le sue ragioni e le valuti.

(3.) Allora ognuno dica la sua opinione e dia il suo voto secondo la sua coscienza. Nella moltitudine di tali consiglieri c'è sicurezza.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giudici 19

Capitolo 19

La malvagità degli uomini di Ghibea

I tre capitoli rimanenti di questo libro contengono una storia molto triste della malvagità degli uomini di Ghibea, in Beniamino. Il Signore giusto permette ai peccatori di compiere la giusta vendetta gli uni sugli altri, e se la scena qui descritta è orribile, quali saranno le scoperte del giorno del giudizio! Ognuno di noi consideri come sfuggire all'ira che verrà, come mortificare i peccati del proprio cuore, come resistere alle tentazioni di Satana e come evitare le contaminazioni che ci sono nel mondo.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giudici 19

1 Questa storia non ha alcun legame con la precedente. La nota del tempo Giudici 20:28 mostra che la sua data è nella vita della prima generazione di coloni in Canaan.

Una concubina - Vedi il margine. Il nome non implica alcun rimprovero morale. Una concubina era tanto la moglie dell'uomo quanto la donna così chiamata, sebbene non avesse gli stessi diritti. Vedi Giudici 19:3.

2 Ha fatto la puttana contro di lui - Forse significava solo che è scappata da lui e lo ha lasciato, perché è tornata a casa di suo padre.

9 Questa è un'immagine perfetta dei costumi dell'epoca. È probabile che il padre abbia mostrato un'ospitalità più del solito, al fine di garantire il trattamento gentile della figlia da parte del marito. Questi particolari sono dati per rendere conto del loro viaggio che si è protratto fino a sera, che fu la causa immediata dell'orribile catastrofe che seguì.

12 Città di uno straniero - Questo mostra come, anche in questi primi giorni, la popolazione gebusea avesse escluso sia le tribù di Giuda che quelle di Beniamino.

14 Ghibea, che appartiene a Beniamino - Cfr. Giosuè 18:24 nota.

15 Una strada - Probabilmente la piazza o il luogo all'interno delle porte, dove si tenevano i tribunali, si facevano affari e dove si radunavano i capi e gli estranei.

16 Che era anche del monte Efraim, cioè del paese dei leviti. Questo unico datore di ospitalità era egli stesso straniero e forestiero a Ghibea.

18 La casa del Signore - Probabilmente a Shiloh (riferimenti marginali). Il levita era probabilmente uno di quelli che servivano al tabernacolo. I suoi due asini e il servo mostrano che era in buone condizioni e che aveva una casa tutta sua.

23 Quest'uomo è entrato in casa mia - Si appella ai sacri diritti dell'ospitalità, proprio come fece Lot Genesi 19:8. Entrambi i casi tradiscono dolorosamente il posto basso nella scala sociale occupato dalla donna nel vecchio mondo, dal quale è una delle glorie del cristianesimo averla sollevata.

29 Un coltello - Piuttosto, "il" "coltello". L'unico strumento domestico utilizzato, non come i nostri coltelli durante i pasti, ma per macellare e tagliare gli animali in spicchi per mangiare Genesi 22:6 , Genesi 22:10; Proverbi 30:14.

Insieme alle sue ossa ... - Piuttosto, "nelle sue ossa", o "osso per osso, in dodici pezzi". I "pezzi" sono sinonimo di "ossa" (confronta Ezechiele 24:4 ). C'è qualcosa di veramente terribile nella feroce ferocia del dolore e dell'indignazione che ha dettato questo sforzo disperato per indurre i suoi compatrioti a vendicare il suo torto. Confronta 1 Samuele 11:7.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giudici 19

1 INTRODUZIONE AI GIUDICI 19

Questo capitolo dà un resoconto di una triste vicenda di un levita e della sua concubina, e delle cattive conseguenze di ciò, come lei fece la prostituta, e si allontanò da lui verso la casa di suo padre, dove lui la seguì, e dove fu gentilmente ospitato da suo padre per diversi giorni, Giudici 19:1-9 e poi partì per il suo viaggio verso il suo paese; e passando per Gebo o Gerusalemme, giunse a Ghibea, e non poté trovare alloggio, Giudici 19:10-15, ma alla fine fu accolto da un vecchio, un Efraimita, Giudici 19:16-21 quando la casa dove era assediato da alcuni uomini malvagi a Ghibea, con lo stesso intento con cui gli uomini di Sodoma assediavano la casa di Lot, Giudici 19:22-24 e dopo alcune spiegazioni del vecchio uomo che era con loro, la concubina fu portata da loro e maltrattata da loro fino alla morte, Giudici 19:25-28 al che il levita, suo marito, la tagliò in dodici pezzi e li mandò in tutti i confini d'Israele, il che fu sconvolgente e sorprendente, Giudici 19:29,30 la cui conseguenza è raccontata nel capitolo successivo

Versetto 1. E avvenne in quei giorni, quando non c'era re in Israele,

Lo stesso è osservato in Giudici 17:6; 18:1 e si riferisce agli stessi tempi, i tempi davanti ai giudici, tra loro e la morte di Giosuè, durante i quali non c'era nessun magistrato supremo o governante in Israele, che si intende; e questo è osservato, come prima, per spiegare la malvagità commessa impunemente, come l'adulterio, la sodomia, l'omicidio, ecc.

che c'era un certo levita che soggiornava sul fianco del monte Efraim; in una città che era su un lato di quella montagna; sembra che non fosse una città levitica, perché vi era solo un forestiero; forse scelse di risiedere lì, perché era vicino al tabernacolo di Silo, che era in quella tribù;

che prese con sé una concubina di Betlemme di Giuda; lo stesso luogo da cui proveniva il malvagio levita, di cui si è parlato nei capitoli precedenti, e che era il mezzo per diffondere l'idolatria in Israele; e qui viene dalla stessa una malvagia concubina di un Levita, e fu causa di grande spargimento di sangue in Israele; due esempi che possono sembrare riflettere il disonore e il disonore su Betlemme, che sono stati spazzati via dalla nascita di alcune persone eminenti in essa, come Boaz, Iesse, Davide, e specialmente il Messia. La donna che il Levita prese di qui è in ebraico chiamata: "una moglie, una concubina"; perché una concubina era una moglie secondaria, presa senza sposa e senza dote: alcuni pensano che fossero sposate, sebbene non ci fosse dote, e che fossero considerate vere mogli, sebbene non avessero tutto l'onore e il privilegio degli altri; e che questa donna fosse considerata la moglie del Levita, appare dal fatto che lui veniva chiamato spesso suo marito; e si dice che suo padre è suo suocero, e lui suo genero; né avrebbe potuto essere accusata di adulterio altrimenti

2 Versetto 2. E la sua concubina ha fatto la puttana contro di lui,

Fu infedele a lui e al suo letto, e ruppe il patto e l'accordo tra loro; o "con lui", mentre era con lui in casa; o "davanti a lui", di cui egli aveva conoscenza e prova; sebbene alcuni pensino che questo non si debba intendere come prostituzione o adulterio, ma per il cattivo uso che lei faceva di lui, e l'allontanamento da lui. Il Targum è, lei lo disprezzava; così Kimchi e Ben Gersom interpretano il suo declino e il suo allontanamento da lui, e il ritorno alla casa di suo padre, come segue: e in effetti, se si fosse resa colpevole di un tale crimine, si potrebbe pensare che non l'avrebbe mai cercata per riconciliarla e riprenderla, poiché non solo meritava di essere messa via, ma per essere messo a morte secondo la legge di Dio,

e da lui se ne andò alla casa di suo padre a Betlemme di Giuda; dove fu accolta, come sapeva di dover ricevere, avendo un genitore forse troppo indulgente, e che fu per lei un incoraggiamento a lasciare il marito:

e c'erano alcuni mesi interi o un anno e quattro mesi interi, secondo Ben Gersom; così Kimchi e Ben Melech osservano la copulazione "e" mancante, che è espressa in 1Samuele 27:7 e "yamim, giorni", è così i tempi usati per un anno, Giudici 14:8 15:1 21:19

3 Versetto 3. E suo marito si alzò,

Dal luogo in cui abitava:

e le andarono dietro; a Betlemme di Giuda, dove abitava suo padre:

di parlarle comodamente "o al suo cuore"; avendo forse udito che ella si era pentita del suo peccato, o se era solo per una lite tra loro, la sua ira poteva raffreddarsi e placarsi, e quindi cercava una riconciliazione; e ciò era tanto più lodevole in lui, in quanto non la mandava via, ma ella si allontanò da lui, e

per riportarla indietro; alla sua città, alla sua casa e al suo letto, come prima.

avendo con sé il suo servo e un paio di asini; uno di essi per lei su cui cavalcare e l'altro per portare le provviste:

e lo condusse in casa di suo padre; Sembra che lo abbia incontrato prima che lui arrivasse lì, nei campi o per strada; E da ciò risulta che ella fu contenta di vederlo, e lo ricevette in modo amorevole, e lo introdusse nella casa di suo padre, così che le cose sembravano bene, e prometteva successo:

e quando il padre della fanciulla lo vide, si rallegrò di incontrarlo; avendo una buona opinione di lui, e forse capì, anche dal racconto di sua figlia, che lei era molto in colpa, e quindi fu molto contenta di vederlo venire dietro di lei; anche se prima di quel momento avrebbe dovuto rimandarla a casa, o cercare di riconciliarla con il marito

4 Versetto 4. E suo suocero, padre della fanciulla, lo trattenne,

Lo convinse a rimanere un po' di tempo con lui:

e rimase con lui tre giorni; Sembra che abbia accettato di rimanere con lui così a lungo, e quella volta rimase soddisfatto:

Mangiarono e bevvero e vi si fermarono; il levita e il suo servo furono accolti molto benevolmente e avevano tutto ciò che era conveniente per mangiare, bere e alloggiare

5 Versetto 5. E avvenne il quarto giorno,

L'ora in cui il Levita aveva accettato di rimanere era in piedi:

Quando si alzarono di buon mattino, il levita, la sua concubina e la sua serva, per mettersi in cammino, si alzò per partire, il levita si alzò dal suo seggio per prendere congedo dal suocero, si allontanò dalla sua casa e si mise in cammino verso casa, perché prima era stato detto alzarsi dal letto.

E il padre della fanciulla disse al genero: "Consola il tuo cuore con un boccone di pane; fare prima colazione, affinché possa essere più adatto per il suo viaggio, perché il pane conforta o rafforza il cuore degli uomini, Salmi 104:15 anche se qui può essere messo per ogni sorta di provviste, tutto ciò che potrebbe essere opportuno prendere la mattina presto, e prima di mettersi in viaggio: e poi vai per la tua strada; sembrava che volesse mettersi in cammino, dopo averlo rifocillato con un pasto

6 Versetto 6. E si sedettero,

Non solo si sedettero di nuovo sui loro sedili, poiché il levita si era alzato per andarsene, ma si sedette a tavola.

e mangiarono e bevvero tutti e due; sia il levita che suo suocero; e da ciò, e da ciò che segue, risulta che il Levita non fece solo un breve pasto, o colazione con lui, ma si fermò e pranzò con lui, quando mangiarono un pasto abbondante, e bevvero liberamente dopo cena:

perché il padre della fanciulla aveva detto a quell'uomo: Ti prego, accontentati, e resta tutta la notte, e il tuo cuore sia allegro; Trascorriamo insieme una piacevole serata, bevendo liberamente, anche se non eccessivamente, in allegra conversazione e in innocente allegria. Glielo propose e sperava che sarebbe stato d'accordo

7 Versetto 7. E quando l'uomo si alzò per andarsene,

Si alzò da tavola, dopo aver mangiato e bevuto a sufficienza, per lasciare la casa e proseguire il suo viaggio.

il suocero lo esortò; con molte suppliche e sincere sollecitazioni, che rimanesse tutta la notte con lui:

perciò vi alloggiò di nuovo; un'altra notte, essendo persuaso dall'insistenza di suo padre

8 Versetto 8. Ed egli si alzò la mattina del quinto giorno per partire,

Con la piena intenzione di congedarsi da suo padre e andarsene:

e il padre della fanciulla disse: Ti prego, consola il tuo cuore; con un pasto di carne, con una colazione, prima di mettersi in viaggio, per essere più forte e più forte per questo:

e si attardarono fino al pomeriggio; o "fino al tramonto del giorno", quando il sole aveva passato il meridiano, e stava declinando, come fa immediatamente quando il mezzogiorno è passato:

e li mangiarono tutti e due; L'uomo rimase e cenò con il suocero; e sebbene non si faccia menzione della concubina, né in questo né in altri casi, senza dubbio mangiava con loro

9 Versetto 9. E quando l'uomo si alzò per partire, egli con la sua concubina e il suo servo,

Si alzarono da tavola, dopo essersi comodamente rinfrescati:

Suo suocero, padre della fanciulla, gli disse: "Ecco, ora il giorno si avvicina alla sera; o è "negligente" o "debole"; cioè, il calore, la luce e la forza del sole diminuirono, e divennero più deboli e più negligenti, come fa quanto più diminuisce, e si avvicina al tramonto:

Ti prego di aspettare tutta la notte; suggerendo che era un momento molto improprio per intraprendere un viaggio:

ecco, il giorno volge al termine; o "ecco, è l'accampamento del giorno", quando il giorno o il sole sembra piantare la sua tenda, e andare a riposare; o essendo il momento in cui un esercito in marcia si ferma e pianta le tende, per continuare tutta la notte; o quando gli uomini vanno alle loro tende e abitazioni, e si sdraiano e si riposano.

alloggia qui, affinché il tuo cuore possa essere allegro; e passiamo un'altra piacevole serata insieme, che non si può avere in una locanda lungo la strada; Non ci si può sentire a proprio agio lì, come qui, e quindi essere persuasi a restare, visto che non è possibile tornare a casa stasera:

e domani mettiti in cammino di buon'ora, affinché tu possa tornare a casa; alla tua città, come il Targum; significava che non avrebbe insistito perché rimanessero più a lungo, e poi avrebbero potuto mettersi in viaggio non appena avessero voluto

10 Versetto 10. Ma l'uomo non si fermò quella notte,

Era deciso nel suo viaggio; Si rese conto che le insistenze del suocero non avevano fine e non sapeva per quanto tempo intendeva trattenerlo, e perciò decise a non dargli più ascolto:

ma egli si alzò e se ne andò; si alzò dal suo posto, prese congedo dal suocero e proseguì il suo viaggio.

e passò contro Gebus, che è Gerusalemme; che allora si chiamava Gebus, perché abitato dai Gebusei, come risulta dal versetto seguente; questo era a circa sei miglia da Betlemme; fin qui erano venuti nel loro viaggio di ritorno.

e con lui c'erano due asini sellati; che portò con sé quando giunse a Betlemme, Giudici 19:3 ora detto che era "sellato", sia per lui che per la sua concubina; o erano legati o cinti, come significa la parola, essendo carichi di pane, vino e nutrimento; o forse uno di essi era per lui e la sua concubina per cavalcare a turno, e l'altro per portare le provviste:

e anche la sua concubina era con lui; Essendo ora le cose risolte tra loro, lei aveva accettato di andare con lui, e lo fece, il che fu la fine del suo arrivo a casa di suo padre; e quindi questo si osserva per questo motivo, così come per ciò che segue nella parte tragica di questa storia

11 Versetto 11. E quando furono presso Gebus, il giorno era trascorso,

O "tramontò molto", il sole stava tramontando rapidamente, e stava per tramontare:

e il servo disse al suo padrone: Vieni, ti prego; egli glielo propose sottomesso, e avrebbe bisogno di qualche supplica per il bene e la salvezza del suo padrone.

e andiamo in questa città dei Gebusei, e alloggiamoci in essa; poiché sebbene quella parte della città che apparteneva alla tribù di Giuda fosse stata presa da loro dopo la morte di Giosuè, tuttavia quella che apparteneva alla tribù di Beniamino, una parte di essa era ancora posseduta dai Gebusei, che i Beniaminiti non potevano espellere, Giudici 1:21 e Ben Gersom pensa, che questa faccenda di questo Levita, e la sua concubina, prima che gli uomini di Giuda combattessero contro di essa, e la prese; il che non è improbabile, visto che qui è chiamata città dei Gebusei, e perché il Levita si opponeva ad entrarvi per questo motivo; mentre non ci sarebbe stato molto da obiettare, se una parte fosse stata nella sessione degli uomini di Giuda, e l'altra nelle mani della tribù di Beniamino, sebbene avessero alcuni Gebusei che dimoravano tra loro

12 Versetto 12. E il suo padrone gli disse: "Non ci svieremo qui, nella città di un forestiero,

Città dei figli dei Gentili, come il Targum, come lo erano i Gebusei, essendo una delle sette nazioni del paese di Canaan, che dovevano essere spodestate e distrutte; e che, si potrebbe pensare, non avrebbe chiamato così, se fosse stato abitato, sebbene solo in parte, dai figli di Giuda e di Beniamino: da ciò risulta che questo Levita era un uomo buono e coscienzioso, e fuggiva ogni apparenza di male e la compagnia di uomini malvagi, come si addiceva al suo carattere e alla sua professione: e si aggiunge:

che non è dei figli d'Israele; il che conferma ulteriormente la congettura di cui sopra, che questa città non era ancora affatto nelle mani degli Israeliti; o se lo era stato, fu ripreso, e ora nelle mani dei Gebusei.

passeremo a Ghibea; che era nella tribù di Beniamino, e abitata da uomini di quella tribù, e quindi più gradita a questo Levita, sebbene gli fosse fatale; questo era, come dice Giuseppe Flavio, trenta stadi, o quasi quattro miglia da Gebo o Gerusalemme; e sebbene fosse vicino al tramonto, scelse piuttosto di procedere verso questo luogo, piuttosto che alloggiare a Gebus, e piuttosto può essere, poiché era una città levitica, Giosuè 21:17

13 Versetto 13. Ed egli disse al suo servo: «Vieni, avviciniamoci,

E saliamo il più velocemente possibile:

in uno di questi luoghi per alloggiare tutta la notte, a Ghibea o a Rama; che erano entrambi nella tribù di Beniamino, e lasciò al suo servo di andare nell'uno o nell'altro, in quello che era più conveniente, a causa dell'ora del giorno, essendo vicino al tramonto; ora, come già osservato, Ghibea non era proprio a quattro miglia da Gerusalemme; mentre, secondo Girolamo, Rama era di sei miglia, e quindi troviamo che presero a Ghibea, come il più vicino di questi due luoghi; vedi Gill su " Giosuè 18:24" vedi Gill su " Giosuè 18:25" vedi Gill su " Osea 5:8"

14 Versetto 14. Ed essi passarono oltre, e se ne andarono per la loro strada,

Proseguirono il loro viaggio da Gebus o Gerusalemme, presso la quale si trovavano:

e il sole tramontò su di loro quando furono presso Ghibea, che appartiene a Beniamino; il che si aggiunge, per distinguerlo da un'altra Ghibea della tribù di Giuda, Giosuè 15:57 quando furono giunti abbastanza vicino a questo luogo, dalla parte di esso, come sembra, il sole stava proprio tramontando, il che li determinò a prendere alloggio qui, come segue

15 Versetto 15. E quivi si allontanarono per andare a stabilirsi a Ghibea,

Invece di andare avanti e passare per Ghibea, di fronte alla quale si trovavano, uscirono dalla loro strada e andarono in città per cercarvi alloggio.

e quando entrò, lo fece sedere in una strada della città; per vedere se qualcuno lo invitava in una delle loro case, come era solito in quei tempi e in quei paesi ospitali, e dove c'erano poche locande per l'intrattenimento di viaggiatori e forestieri, o non ce n'erano affatto, e specialmente nelle città; se c'erano, erano sulla strada pubblica:

perché non c'era nessuno che li prendesse in casa sua per alloggiarli; lo spirito di ospitalità era molto diminuito, e persino scomparso tra loro; O, come alcuni pensano, coloro che avevano un tale spirito, ed erano disposti a ricevere estranei, avevano paura, a causa dei loro vicini malvagi, che assediavano le loro case per insultare gli estranei, come mostra il seguito di questa storia

16 Versetto 16. Ed ecco, un vecchio uscì dal campo dal suo lavoro, alla sera,

Che è il tempo in cui gli uomini tornano dal loro lavoro e si riposano; e quest'uomo, sebbene fosse un uomo d'età e di una certa sostanza, come appare da ciò che segue, tuttavia si occupava dell'impresa della sua vocazione, che era molto lodevole in lui:

che era anche del monte Efraim; come lo era il Levita, il quale, quando il vecchio lo comprese, fu senza dubbio più pronto ad accoglierlo in casa sua.

e soggiornò a Ghibea; non era nativo di quel luogo, eppure era più gentile con gli stranieri di quelli che lo erano; né sembra che fosse un levita, sebbene fosse una città levitica; Per quale motivo abbia soggiornato qui non è evidente:

ma gli uomini del luogo erano Beniaminiti, perché il numero dei Leviti non era ancora grande, altri abitavano nelle città oltre a loro, e quelli della tribù alla quale appartenevano

17 Versetto 17. E quando ebbe alzato gli occhi,

Può darsi che, uscendo dal campo, stesse meditando e meditando con gli occhi rivolti verso il basso, ma entrando in città guardò in alto:

vide un viandante per le strade della città; che supponeva fosse un viaggiatore e uno straniero dal suo abbigliamento e da altre circostanze, non avendolo mai visto prima, e conoscendo abbastanza bene gli abitanti del luogo:

E il vecchio disse: "Dove vai? E da dove vieni?". Il significato delle domande è: in quale luogo stava viaggiando, e da dove è venuto l'ultima volta

18 Versetto 18. Ed egli gli disse: "Noi stiamo per passare da Betlemme di Giuda,

Risponde prima alla sua ultima domanda, perché questo era il luogo da cui provenivano:

verso il fianco del monte Efraim: là stavano andando, il che è una risposta alla prima domanda: e poi aggiunge, che è più di quanto era stato richiesto,

di là sono; cioè, egli abitava una città da un lato del monte Efraim, ma che cosa fosse quella città, non lo dice, né è detto altrove:

e andai a Betlemme di Giuda; per quale motivo non lo dichiara, ma il racconto di cui sopra mostra chiaramente per quale motivo vi si recò lì:

ma ora vado alla casa del Signore; cioè, il tabernacolo di Silo, dove si propose di andare per primo a offrire sacrifici per il successo del suo viaggio, e per la riconciliazione di sua moglie con lui, e a pregare Dio per la felicità nella sua famiglia che doveva ancora venire, e dove alcuni pensano fosse la sua dimora; ma piuttosto era a una certa distanza, non lontano dal monte Efraim, e lungo il suo fianco, dove sarebbe tornato quando avesse compiuto quegli atti di religione e di devozione, che giudicava essere il suo dovere:

e non c'è uomo che mi riceva a casa sua, che lo avesse invitato a casa sua per prendervi alloggio, come era comune fare ai viaggiatori, come dimostrano i casi di Abramo, Lot, Giobbe e altri. C'era una legge con i Lucani, che se uno straniero veniva al tramonto del sole, e desiderava entrare sotto il tetto di qualcuno, se costui non lo riceveva, doveva essere multato, e subire la punizione dell'inospitalità.

19 Versetto 19. Eppure c'è paglia e foraggio per i nostri asini,

Paglia per cospargerli e foraggio per nutrirli, che aveva portato con sé su di loro.

e c'è pane e vino anche per me e per la tua serva; intendendo se stesso e la sua concubina; Ce n'era abbastanza per entrambi, che furono impacchettati e portati per gli asini:

e per il giovane che è con i tuoi servi; Il supplemento, che lo è, sembra del tutto inutile, e persino impertinente; perché il giovane, con il quale intende il suo servo, non era ancora in compagnia dei servi del vecchio; ma il senso è che non c'erano solo provviste con lui per sé, per sua moglie e anche per la sua serva, ma anche sufficienti per i servi del vecchio, sia fanciulle che servi: non c'è mancanza di nulla; e quindi nessuno doveva essere timido nell'accoglierli, poiché non dovevano essere di peso per nessuno per nessun motivo; tutto ciò che volevano era un alloggio

20 Versetto 20. E il vecchio disse: "La pace sia con voi,

Ogni felicità ti accompagna, in particolare l'agio e la tranquillità della mente, non lasciare che nulla ti turbi o ti affligga:

in ogni modo, lascia che tutti i tuoi desideri ricadano su di me; significando che, se non aveva né pane né vino per sé, per sua moglie e per il suo servo, né lettiga né foraggio per i suoi asini, era il benvenuto a tutti da parte sua; e qualunque fossero i suoi bisogni, li soddisfava, cosa che fu nobilmente e generosamente detta:

solo non alloggiare per la strada, che non posso sopportare di pensare, come se dicesse: perché uno straniero, un Israelita, uno del mio stesso paese, un brav'uomo, un levita che va alla casa di Dio per prendere alloggio per le strade, non si dica

21 Versetto 21. Così lo condusse in casa sua,

Gli mostrò la via per raggiungerla, e in modo gentile e amichevole lo presentò, e gli diede il benvenuto:

e diedero foraggio agli asini; Questo è menzionato per primo, essendo forse allora, come ora, la prima cosa di cui un uomo attento si preoccupa, di vedere che il suo bestiame sia curato, e poi se stesso; E questo antico buon metodo lo prese con il suo ospite:

e si lavarono i piedi; che veniva comunemente fatto agli stranieri in quei paesi caldi, ed era molto ristoratore, vedi Genesi 18:4 19:2

e mangiarono e bevvero; si sedette a tavola e cenò con lui

22 Versetto 22. Ora, mentre rallegravano i loro cuori,

Con un bicchiere di vino dopo cena, e conversando insieme in modo allegro del loro paese e dei loro amici:

ecco, gli uomini della città, certi figli di Belial; creature molto malvagie, senza legge, ingovernabili, indegne e inutili, uomini sotto l'influenza di Satana e le loro proprie concupiscenze.

circondava la casa tutt'intorno, perché nessuno potesse scamparne, specialmente il Levita, sua moglie e il suo servo.

e bussare alla porta; per entrare, sia da coloro che si trovano all'interno che si aprono ad essi, sia sfondandolo:

e parlai al padrone di casa, il vecchio; i quali, a questo rumore e a questo clamore, vennero alla porta per domandare che cosa significasse tutto ciò, ai quali risposero, dicendo:

fa' uscire l'uomo che è entrato in casa tua, affinché possiamo riconoscerlo; non che tipo di persona fosse, di quale paese e professione, dove andasse, e quali affari avesse qui; ma perché potessero avere una conoscenza carnale di lui in modo innaturale, o commettere con lui quel peccato che è comunemente chiamato sodomia; e gli uomini di Sodoma espressero la loro concupiscenza con la stessa parola, Genesi 19:5

23 Versetto 23. E quell'uomo, padrone di casa, uscì verso di loro,

Aprirono la porta, uscirono a conversare con loro, e parlarono loro in questo modo:

e disse loro: No, fratelli miei, no, vi prego, non fate così malvagiamente; È chiaro che li comprendeva in tale senso, che non intendevano la semplice conoscenza dell'uomo, come chi fosse, ecc., ma commettere la malvagità più abominevole; così grande, che non si può dire bene quanto sia grande; e per dissuaderlo da esso, usa il linguaggio più tenero e le suppliche più sincere:

Visto che quest'uomo è entrato nella mia casa, non commettere questa follia; argomenta dalla legge dell'ospitalità, che non dovrebbe essere violata; un uomo obbligato a proteggere uno sconosciuto sotto il suo tetto; e dalla natura del crimine, che era follia, stupidità e ciò che era abominevole fino all'ultimo grado

24 Versetto 24. Ecco, ecco mia figlia, una fanciulla, e la sua concubina,

la sua figliuola, la vergine, e la concubina del levita, sua ospite,

Io li farò uscire ora, e voi li umilierete, e farete di loro ciò che vi sembrerà bene; Quelli che si proponeva di portare fuori e di consegnare loro, di giacere con loro, di fare ciò che volevano per soddisfare la loro furiosa lussuria, il che era più di quanto avrebbe dovuto o aveva il potere di fare: non aveva il diritto di prostituire la propria figlia, e tanto meno la concubina o la moglie di un altro uomo, anche se forse poteva essere con il consenso del levita; ma tutto questo lo disse in fretta e con sorpresa, con spavento e terrore, e di due mali che sceglievano il più piccolo, e forse a imitazione di Lot, il cui caso poteva venire alla memoria:

ma a quest'uomo non fare una cosa così vile; poiché egli comprese ciò che desideravano, se ucciderlo, come egli stesso dice, Giudici 20:5 o commettere il peccato innaturale, e che, piuttosto che compiere, avrebbe dovuto scegliere di essere ucciso

25 Versetto 25. Ma gli uomini non vollero dargli ascolto,

Soprattutto per quanto riguarda sua figlia, che conoscevano molto bene e per la quale non provavano alcun affetto, forse non era abbastanza bella per loro:

Così l'uomo prese la sua concubina e la partorì da loro; cioè, non il vecchio, ma il levita prese la propria moglie o concubina, e la presentò loro, molto probabilmente con il suo consenso, per cercare se ciò li avrebbe tranquillizzati, essendo lei una donna bella e bella, come suggeriscono Ben Gersom e Abarbinel; e Giuseppe Flavio fa intendere che alcuni giovani della città l'avevano vista per strada, ed erano rimasti affascinati dalla sua bellezza, e erano venuti apposta per lei, e non sarebbero stati soddisfatti se non fosse stata consegnata a loro; e al che suo marito, accorgendosi di ciò, la afferrò con la forza, come significa la parola, e la portò fuori, che lo volesse o no, come nota Kimchi:

ed essi la conobbero, e la maltrattarono tutta la notte fino al mattino; aveva una conoscenza carnale di lei, e la usò nel modo più scioccante uno dopo l'altro, per tutta la notte, finché apparve il mattino:

e quando cominciò a spuntare il giorno, all'alba, quando spuntò la luce, la lasciarono andare; le loro opere erano opere di tenebre e non avrebbero portato la luce

26 Versetto 26. Poi venne la donna all'alba del giorno,

Quando quei malvagi disgraziati che l'avevano maltrattata l'ebbero lasciata, dopo averla tenuta da un posto all'altro, a una certa distanza dalla casa da cui era stata messa fuori, e alla quale era rientrata come meglio poteva:

e cadde alla porta della casa dell'uomo dov'era il suo signore; suo marito, così chiamato, non perché fosse stata sua serva, ma perché era sua moglie; e alla porta della casa del vecchio, dov'era, cosa che lei sapeva, e l'aveva scoperto in un modo o nell'altro; cadde, o apposta per il suo agio, e per sdraiarsi e aspettare lì, fino al momento di aprire la porta al mattino; o piuttosto per debolezza, non potendo stare in piedi, né tanto meno per bussare alla porta per entrare: e lì giaceva

finché non fece giorno; in pieno giorno

27 Versetto 27. E il suo signore si alzò la mattina,

Senza dubbio molto presto, ed è poco ragionevole pensare che avrebbe dormito tranquillamente dopo un simile tumulto, e la sua concubina o moglie si sarebbero date alla lussuria di creature così brutali:

e aprì le porte della casa, e uscì per andarsene; o per cercarla, o piuttosto per fare del suo meglio nel suo viaggio, per conservare la propria vita, avendola data per perduta:

ed ecco la donna, la sua concubina, cadde alla porta della casa e le mani erano sulla soglia; in una postura che le persone hanno quando cadono, allungando le mani per salvarsi quello che possono; o di coloro che si sdraiano a dormire con le mani sotto la testa, e che il marito pensava fosse il suo caso, da ciò che segue

28 Versetto 28. Ed egli le disse: «Alzati, andiamo,

Le parlò come se supponesse che dormisse, per svegliarla e prepararsi al viaggio con tutta la fretta possibile, per timore che accadesse loro un danno maggiore:

ma nessuno rispose; perché era morta; e la sua morte fu causata, come dice Giuseppe Flavio , in parte per il dolore per ciò che aveva sofferto, e in parte per la vergogna, non osando presentarsi alla vista del marito; ma principalmente per le ingiurie che le aveva fatto il numero di persone che avevano giaciuto con lei: così è riportato dei Tessalonicesi, quando presero la Focide, molte donne furono distrutte a causa dell'abbondanza di stupri commessi su di loro. A questi Abarbinel aggiunge, il freddo della notte, l'essere senza i suoi vestiti, o qualsiasi cosa per coprirla:

Allora l'uomo la prese su un asino; e portò via il suo cadavere, senza fare alcuna rimostranza agli abitanti, dai quali non poteva aspettarsi che gli sarebbe stata fatta giustizia:

E quell'uomo si alzò e lo condusse al suo posto; alla sua città da un lato del monte Efraim, al quale si affrettò il più possibile, invece di andare alla casa di Dio a Silo, come aveva proposto; poiché ora le circostanze delle cose erano cambiate per lui, e invece di sacrificare e lodare Dio nella sua casa, il suo compito era quello di cercare giustizia dalle tribù d'Israele

29 Versetto 29. E quando fu entrato in casa sua,

Dopo aver preso il cadavere di sua moglie dall'asino, averlo portato là dentro, e averlo deposto in un luogo e in un ordine adeguati,

Ha preso un coltello; un coltello da intaglio, come quello con cui si taglia il cibo, come significa la parola; il Targum è, una spada:

afferrò la sua concubina e la divise in dodici pezzi con le sue ossa; le tagliarono le membra all'altezza delle giunture delle ossa e ne fecero dodici pezzi, secondo il numero delle tribù d'Israele.

e la mandò in tutto il territorio d'Israele; cioè, a ogni tribù, come dice Giuseppe Flavio: non c'era ora nessun magistrato supremo a cui rivolgersi per la giustizia, né il tribunale dei settanta anziani, e quindi adottò questo metodo strano e inaudito per informare ciascuna delle tribù del fatto commesso; questo non lo fece per mancanza di rispetto verso sua moglie, ma per esprimere la veemente passione che provava a causa della sua morte, nel modo in cui era, e per sollevare la loro indignazione contro gli autori di essa. Ben Gersom pensa di non aver mandato alla tribù di Beniamino, dove il male è stato fatto; ma Abarbinel è di un altro avviso, e poiché Levi non era una tribù che si trovava insieme in una parte del paese, ma vi era sparpagliata, i pezzi potevano essere inviati alle due mezze tribù di Manasse, come l'una giaceva da una parte del Giordano e l'altra dall'altra, e così ce n'erano dodici per i dodici pezzi a cui essere inviati. Così Tolomeo, re d'Egitto, uccise il suo figlio maggiore, divise le sue membra, le mise in una scatola e le mandò a sua madre il giorno del suo compleanno. Chytraeus scrive che verso il 140 d.C., cittadino di Vicentia, essendo sua figlia violentata dal governatore Carrarius, e fatta a pezzi, che si era rifiutato di mandargliela, essendo stato rimandato indietro, mise la carcassa in un vaso, e la mandò al senato di Venezia, e li invitò a punire il governatore, e impadronirsi della città

30 Versetto 30. E fu così, che tutti quelli che lo videro,

I pezzi smembrati del cadavere, e furono messi a conoscenza della causa di esso, poiché così dice Giuseppe Flavio , diede ai messaggeri l'ordine di dichiarare quale fosse la causa della sua morte.

disse: "Non si è mai fatto né visto nulla di simile, dal giorno che i figliuoli d'Israele uscirono dall'Egitto fino ad oggi; intendendo non tanto il taglio a pezzi del cadavere, e l'invio in parti diverse; sebbene ciò fosse terribile e scioccante, poiché la complicata malvagità commessa a Ghibea, che ne fu la causa, a cui si fa riferimento, Osea 9:9 questa è un'osservazione dello scrittore di questo libro, Samuele; ma quelle che seguono sono le parole o di coloro che il Levita ha inviato, ai quali è stato ordinato di consegnarli a coloro ai quali sono stati inviati i pezzi, oppure delle persone presenti al momento della consegna dei pezzi a loro, o ai quali si sono riuniti per rivelare la cosa:

consideratelo, accettate consiglio e dite quello che pensate; Soppesate bene e riflettete sulla questione dentro di voi, consultatevi l'un l'altro su ciò che è giusto fare e date la vostra opinione liberamente senza alcuna riserva

Commentario del Pulpito:

Giudici 19

1 Quando non c'era un re.

Giudici 17:6 18:1 21:25

Da Giudici 20:27,28 risulta che gli eventi narrati in questi ultimi tre capitoli del Libro dei Giudici accaddero durante la vita di Fineas, e mentre l'arca era a Silo.

vedi Giudici 20:27, nota

Fineas evidentemente sopravvisse a Giosuè,

Giosuè 24:29,33

anche se non ci sono prove per dimostrare per quanto tempo. Gli eventi di questi capitoli devono essere accaduti nell'intervallo tra la morte di Giosuè e la morte di Fineas. Un certo levita, ecc. È una curiosa coincidenza che sia il levita di cui si narra la triste storia, sia il levita, figlio di Ghersom di cui leggiamo nei capitoli precedenti, soggiornassero nella regione montuosa di Efraim, e fossero anche strettamente legati a Betlemme di Giuda. Forse la deduzione legittima (vedi Versetto 18, e Giudici 20:26,27) è che in entrambi i casi i Leviti furono attratti da Efraim dal fatto che l'arca era a Silo, e anche che c'era una colonia di Leviti a Betlemme-Giuda. Se ci fosse qualche connessione tra la presenza dei Leviti a Betlemme e il sacrificio annuale a Betlemme che esisteva al tempo di Davide, e che sostiene l'esistenza di un alto luogo lì, può essere solo una questione di congetture.

vedere 1Samuele 9:13 e 1Samuele 20:29

Tutto quello che possiamo dire è che c'era la prevalenza universale dell'adorazione di alto luogo durante il tempo dei giudici, e che i servizi dei leviti erano ricercati in relazione ad essa.

Giudici 17:13

Sul lato. Ebraico, lati. Nella forma maschile la parola indica l'anca e la parte superiore della coscia; Nel femminile, come qui, si applica solo agli oggetti inanimati, come una casa, il tempio, una grotta, il nord, una fossa, un paese, ecc., ed è usato nel numero duale.

vedi 1Samuele 24:4, 1Re 6:16, Salmi 48:3, 128:3, Isaia 37:24, Ezechiele 32:23, ecc

Significa le parti più interne, più arretrate, più lontane. Sembra che l'applicazione qui al lato settentrionale di Efraim implichi che lo scrittore scrisse nel sud, probabilmente in Giuda. Una concubina. Una moglie inferiore, che non aveva per sé o per i suoi figli lo stesso diritto che aveva la moglie .

vedi Genesi 25:6

Versetti 1-30.- Il progresso verso il basso

Non è certo senza uno scopo che abbiamo nella Sacra Scrittura di tanto in tanto esibizioni del peccato nelle sue forme più ripugnanti e ripugnanti. La regola generale che ci dice che "è una vergogna anche solo parlare di quelle cose che si fanno di loro in segreto" è, per così dire, violata in queste occasioni, perché è più importante che la depravazione di cui la natura umana è capace nel suo peggio sia rivelata, piuttosto che che il rossore della vergogna sia impedito dal suo occultamento. Il peccato, in alcune delle sue forme, è così mascherato, attenuato e addolcito, che la mente naturale dell'uomo non si sottrae ad esso con orrore, né percepisce la sua natura mortale, o le sue conseguenze fatali. Ma è essenziale che il peccato sia conosciuto per quello che è, e soprattutto che sia reso chiaro con quali discese graduali un uomo può scivolare da uno stadio di malvagità all'altro, riempire, in circostanze favorevoli, raggiunge un abisso di viltà che un tempo sarebbe sembrato impossibile. Il processo attraverso il quale si raggiunge questa discesa non è difficile da tracciare. C'è in ogni uomo un certo senso morale che lo trattiene dal commettere certi atti, siano essi di falsità, disonestà, crudeltà, ingiustizia, sensualità o qualsiasi altra forma di peccato. E mentre quel senso morale è mantenuto nel suo vigore, tali atti possono sembrargli impossibili da commettere. Ma questo senso morale è indebolito, e più o meno distrutto, da ogni azione compiuta in contraddizione con la sua autorità. Atti ad ogni stadio successivo di discesa c'è meno shock per il senso morale indebolito dall'aspetto di tali o tali peccati di quanto non ci sia stato nello stadio precedente. Il peccato appare meno odioso, e la forza di resistenza è meno forte. È verissimo che in molti casi, anche dopo che il senso morale è stato distrutto, la forza dell'opinione pubblica, il senso degli interessi propri di un uomo, l'abitudine, l'autorità della legge e altre cause esterne all'io di un uomo, operano per mantenerlo entro certi limiti e per trattenerlo da certi eccessi di ingiustizia. Ma, d'altra parte, può accadere, e spesso accade, che queste cause contrastanti non siano in funzione. Un uomo è collocato in una società in cui l'opinione pubblica tollera il vizio, in cui non sembra che egli sia in pericolo di alcuna perdita di reputazione o di fortuna a causa dei più vili atti di malvagità, in cui l'autorità della legge è in sospeso e, in una parola, in cui non c'è altra barriera che il timore di Dio e il suo senso morale per trattenerlo dagli abissi più bassi della malvagità. Allora il malinconico passaggio dalla luce all'oscurità avviene senza impedimenti o impedimenti. Il rispetto di sé, l'onore, la decenza, i sentimenti gentili verso gli altri, il rispetto per l'umanità, la giustizia, la vergogna, bruciano gradualmente con una luce sempre più fioca all'interno, e infine l'ultima scintilla della luce dell'umanità si spegne, e non lascia altro che l'orrore di una grande oscurità, in cui nessun crimine o malvagità sconvolge, e nessuna lotta della coscienza è mantenuta. Gli uomini di Ghibea avevano raggiunto questo abisso spaventoso. Non all'improvviso, possiamo esserne certi, perché nemo repente fiet turpissimus; ma con un graduale progresso verso il basso. Ci deve essere stato per loro un tempo in cui le potenti azioni di Dio presso il Mar Rosso, nel deserto, nelle guerre di Canaan, erano fresche nei loro pensieri, o nei loro ricordi, o in quelli dei loro genitori. Il grande nome di Giosuè, l'esempio vivente di Fineas, le tradizioni degli anziani sopravvissuti, devono aver posto davanti a loro uno stendardo di rettitudine, e averli impressionati con il senso di essere il popolo di Dio. Ma non avevano agito all'altezza della loro alta chiamata. Senza dubbio si erano mescolati con i pagani e avevano imparato le loro opere. I loro cuori si erano allontanati da Dio, dal suo timore e dal suo servizio. L'idolatria aveva intaccato come un cancro il loro principio morale. La sua vergognosa licenziosità li aveva adescati e sopraffatti. Lo Spirito di Dio era irritato dentro di loro. La luce della sua parola si spense nelle tenebre di un materialismo grossolano. Sopraggiunse una totale insensibilità di coscienza. Cominciarono a deridere la virtù e a farsi beffe del timore di Dio. Quando il timore di Dio fu scomparso, presto scomparve anche l'onore dovuto all'uomo e a se stesso. E così avvenne che, al tempo di questa storia, l'intera comunità sprofondò al livello del paganesimo più vile. Ospitalità agli stranieri, sebbene quegli stranieri fossero la loro stessa carne e il loro sangue, non ce n'era; pietà per i senzatetto e gli stanchi, sebbene uno di loro fosse una donna, non c'era nemmeno; Il rispetto per i vicini e per i concittadini, la comune decenza e umanità, e ogni sentimento che distingue un uomo da una bestia feroce o da un diavolo, avevano completamente abbandonato i loro vili petti, e, popolo di Dio com'era per privilegio e patto, erano nella loro abbandonazione completamente figli del diavolo. L'esempio così riportato con incrollabile verità è necessario per la nostra generazione. Gli Israeliti furono separati da Dio da abominevoli idolatrie. Il tentativo della nostra epoca è quello di separare gli uomini da Dio con una negazione blasfema del suo Essere. Il risultato è lo stesso, comunque si possa arrivare: Che il timore di Dio si estingua una volta nel petto umano, e che il rispetto per l'uomo e per la propria natura umana perisca inevitabilmente. La virtù non può sopravvivere alla pietà. Lo spirito dell'uomo è nutrito dallo Spirito di Dio. Estingue lo spirituale e dell'uomo non rimane altro che la carne corrotta. E l'uomo senza spirito non è affatto un uomo. È nella coltivazione degli affetti spirituali, nel costante rafforzamento del senso morale, nella costante resistenza ai primi inizi del peccato e nella salda adesione a Dio, che risiede la salvezza dell'uomo. È nel mantenimento della religione che consiste la sicurezza della società. Senza il timore di Dio l'uomo diventerebbe presto un diavolo e la terra diventerebbe un inferno

OMELIE DI A.F. MUIR. versetto 1.- Cfr. su Giudici 18:1-13. - M

2 Ha giocato alla puttana, ecc. Forse la frase significa solo che lei si è ribellata a lui e lo ha lasciato. Il suo ritorno a casa di suo padre, e l'ansia di lui di rimediare alla lite, scoraggiano entrambi l'assunzione della frase nel suo senso peggiore. Quattro mesi interi. Letteralmente, giorni, quattro mesi; che significa o un anno e quattro mesi, come in 1Samuele 27:7, dove, tuttavia, la e è espressa; o giorni (cioè molti giorni), cioè quattro mesi.Per l'uso dei giorni per un anno vedi Esodo 13:10, Giudici 17:10, ecc

3 Per riportarla di nuovo. Cantici i Keri. Ma il Cethib deve portarlo lui, cioè di nuovo ilsuo cuore. Ma la frase per parlare al suo cuore è così comune per parlare amichevolmente o gentilmente a qualcuno che non è probabile che qui si debba usare diversamente, in modo che il pronome si riferisca al cuore. Se il maschile è qui la lettura corretta, potrebbe essere un arcaismo che rende il suffisso del genere comune come il suffisso plurale nel Versetto 24, che è maschile, anche se applicato alle donne, e come il pronome maschile stesso, che è così usato in tutto il Pentateuco e altrove.

vedi anche Giudici 21:12 Esodo 1:21

Un paio di asini. Uno per sé e uno per lei. Si rallegrò. Senza dubbio, almeno in parte, perché le spese per il mantenimento della figlia sarebbero state trasferite da lui al marito della figlia

4 Lo trattenne. Si veda la stessa frase 2Re 4:8, dove è resa lei lo costrinse . La frase completa è in Genesi 21:18, tienilo in mano

Versetti 4-10.- Ospitalità problematica

Non c'è immagine più vivida di questa stravaganza. Il levita è ritardato oltre ogni sua immaginazione, e forse attraverso questo è esposto ai mali narrati successivamente. C'è un proposito latente tradito dall'ansia del suo ospite, che priva l'offerta della sua semplicità e della sua vera ospitalità. Come tutti coloro che simulano una virtù per qualcosa di diverso dal semplice amore per essa, egli oltrepassa i limiti della modestia e del decoro, e diventa un inconveniente invece che un aiuto

LA VERA OSPITALITÀ DOVREBBE ESSERE PER IL BENE DELL'OSPITE, E NON DEL PADRONE DI CASA

II L 'ECCESSO DI OSPITALITÀ PUÒ COMPORTARE DISAGI E TORTI PER IL NOSTRO OSPITE

III QUANDO L'OSPITALITÀ È OFFERTA PER UNO SCOPO ESTRINSECO, PERDE IL SUO VERO CARATTERE

IV CRISTO IL GRANDE ESEMPIO DELL'ESERCITO. La sua moderazione; attento calcolo delle esigenze dei suoi ospiti; pienezza della simpatia umana; impartire la grazia spirituale alle vivande più umili. - M

5 Consola il tuo cuore, ecc. Confronta Genesi 18:5

6 Poiché il padre della fanciulla aveva detto, ecc., o meglio, E il padre della fanciulla ha detto. All'inizio non aveva intenzione di rimanere, ma di riprendere la sua strada dopo aver mangiato e bevuto (Versetto 5). Ma quando ebbero prolungato la loro baldoria, il padre della fanciulla lo convinse a rimanere un'altra notte

7 Alloggiò di nuovo lì. Letteralmente, è tornato e ha alloggiato lì. La Settanta e un manoscritto ebraico leggono: Ed egli si fermò e vi alloggiò

8 E si attardarono. Dovrebbe piuttosto essere reso in modo imperativo: E aspettate fino al pomeriggio. Cantici li hanno mangiati entrambi. Il conforto imperativo del tuo cuore è al singolare, perché solo l'uomo e il suocero sono rappresentati in tutto mentre mangiano e bevono, entrambi insieme. L' imperativo tarry ye è al plurale perché si applica sia alla moglie che all'uomo

9 Si avvicina alla sera. La frase ebraica, che è rara, è: Il giorno si sta allentando per diventare sera, cioè il caldo e la luce del giorno stanno diventando deboli e deboli, e la sera sta arrivando. Il giorno volge al termine. Un'altra frase insolita; letteralmente, Osserva il declinare del giorno, o, come alcuni lo dicono, l'accamparsi del giorno, come se il sole dopo il viaggio del suo giorno stesse ora piantando la sua tenda per la notte. Va' a casa. Letteralmente, alla tua tenda, come in Giudici 20:8. Cantici la frase, Alle tue tende, o Israele, significa: Va' a casa.

vedi 1Re 12:16, ecc

10 Gebus. Vedi Giudici 1:21, nota. Gerusalemme è annoverata tra le conquiste di Giosuè in Giosuè 10:23; 12:10. Ma da questo versetto sembrerebbe che la popolazione israelita si fosse ritirata e avesse lasciato la città per essere interamente occupata dai Gebusei, che la tennero fino al tempo di Davide.

2Samuele 5:6

Gerusalemme dista solo circa due ore da Betlemme

12 Ghibea (o ha-Ghibea, la collina).. Nella tribù di Beniamino;

Giosuè 18:28

Il luogo di nascita di Saul. Il suo nome moderno è Jeba. Sarebbe stato a circa due ore e mezza di viaggio da Gerusalemme

13 Ramah (ha-Ramah, l'altezza). Ora er-Ram, a meno di un'ora di viaggio da Ghibea, essendo entrambi quasi equidistanti da Gerusalemme

14 Versetti 14-21.- Ospitalità eccezionale. Come benvenuto!

Pochi di noi, ma prima o poi sono stati in ritardo in un posto strano. Non conosciamo nessuno, e forse la gente è riservata e diffidente. In tal caso un amico, l'unico, e, come quest'uomo, che dipende dal lavoro quotidiano per il pane quotidiano, diventa di inestimabile servizio. La sensazione di essere senza casa si sarebbe aggravata nel caso del levita quando si fosse ricordato del buon umore da cui era venuto

COLORO CHE SONO STATI ESTRANEI SONO PIÙ CAPACI DI SIMPATIZZARE CON GLI ESTRANEI. " Soggiornò a Ghibea".

II I POVERI SONO SPESSO PIÙ OSPITALI DEI RICCHI. La loro occupazione spesso li introduce a persone in difficoltà. "Che cosa farebbero i poveri se non fosse per i poveri?" La semplicità della vita tende a coltivare la vera simpatia

III NON C'È LUOGO COSÌ MALVAGIO E PRIVO DI AMORE DA ESSERE PRIVO DI UNA TESTIMONIANZA DI VERITÀ E BONTÀ. Che inferno questa Ghibea! Eppure in esso c'era uno "simile al Figlio dell'uomo". Quali giudizi può aver evitato dai suoi abitanti colpevoli! Una pietà eccezionale come questa non è una cosa casuale; ancor meno può essere il prodotto delle influenze sociali circostanti. Ci sono molti modi in cui non serviamo i nostri simili, se l'amore di Dio è nei nostri cuori. Forse la gente lo pensava eccentrico; molti lo disprezzerebbero come povero e straniero; ma fu l'unico uomo che compì l'opera di Dio in un momento in cui ne aveva disperatamente bisogno. Tale ospitalità non sarà forse ricordata nel regno? "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; Ho avuto sete e mi avete dato da bere; Ero uno straniero, e voi mi avete accolto", ecc. - M.

Matteo 25:35,40

15 Una strada della città. Piuttosto, l'ampio spazio o luogo vicino alla porta, come è consuetudine in una città orientale.

Confronta Rut 4:1

Non c'era nessuno che li accogliesse in casa sua. Questa assenza dei comuni riti di ospitalità verso gli stranieri era un segno del carattere degradato degli uomini di Ghibea.

vedi Genesi 18:3-8; 19:2,3; Romani 12:13; Ebrei 13:2; 1Pietro 4:9

16 Che era anche del monte Efraim. L'ebraico è: E l'uomo era della contrada montuosa di Efraim. Ciò non significa che anche lui, come il levita, fosse di Efraim

OMILIE di W.F. Adeney Versetti 16-21.- Ospitalità

ANCHE SE GLI UOMINI CHE SONO ABBANDONATI AI PIACERI PECCAMINOSI POSSONO DILETTARSI NELLA COMPAGNIA DI COMPAGNI DI BENE, SI MOSTRERANNO PRIVI DELLA GENEROSITÀ DELLA VERA OSPITALITÀ. Gli uomini di Ghibea si sarebbero uniti in apparente amicizia per la riottosa malvagità; ma mancavano della quasi universale gentilezza orientale verso lo straniero. Gli intemperanti e i viziosi possono sembrare più generosi nella loro chiassosa libertà rispetto alle persone di abitudini più rigide; ma sono troppo egoisti per la vera generosità. L'autoindulgenza è essenzialmente egoistica; Il vizio è naturalmente cupo

DOBBIAMO SFORZARCI DI FARE IL BENE, ANCHE SE CIÒ PUÒ ESSERE CONTRARIO ALL'ESEMPIO DEI NOSTRI VICINI. Il vecchio rimase scioccato dall'inospitalità degli uomini di Ghibea. Non era nativo del luogo e, sebbene possa avervi vissuto a lungo, ha conservato le abitudini più gentili della sua casa natale. Quando siamo a Roma, non dobbiamo fare come fa Roma, se questo è chiaramente sbagliato. Gli inglesi all'estero possono trovare difficile resistere alle cattive influenze sociali delle città straniere; ma se sono cristiani sentiranno che la prevalenza universale di una cattiva usanza non è una giustificazione per la loro adozione di essa. Ma quanto è difficile vedere il nostro dovere quando questo è contrario alle abitudini della società in cui viviamo, e quanto più difficile essere indipendenti e fermi nell'adempierlo!

III LAGENTILEZZA VERSO GLI ESTRANEI È UN DOVERE OBBLIGATORIO PER TUTTI NOI. L'immagine grafica del vecchio che torna dal suo lavoro nei campi alla sera e prende nota degli estranei senza casa è l'unico elemento di sollievo nella terribile storia delle azioni di quella notte. Le abitudini moderne e occidentali possono modificare la forma della nostra ospitalità, ma non possono esonerarci dal dovere di mostrare una gentilezza simile in circostanze simili. Dal mitico gentiluomo che si scusava per non aver salvato un uomo che stava annegando perché non gli era stato presentato, all'indigeno dello Yorkshire che, vedendo una faccia strana nel suo villaggio, gridò: "Tiriamogli addosso un mattone!" com'è comune per le persone limitare la loro gentilezza alle persone di loro conoscenza! La parabola del buon samaritano ci insegna che chiunque ha bisogno del nostro aiuto è il nostro prossimo.

Luca 10:29-37

LA GENTILEZZA VERSO GLI ESTRANEI PUÒ ESSERE RICOMPENSATA DALLA SCOPERTA DI LEGAMI DI AMICIZIA SCONOSCIUTI. Il vecchio scopre che il levita viene dalla sua stessa parte del paese. Senza dubbio fu così in grado di sentire notizie di vecchie conoscenze. Il mondo non è così grande come sembra. L'estraneo è spesso più vicino a noi di quanto sospettiamo. Sebbene la vera ospitalità non si aspetti alcun ritorno,

Luca 14:12-14

può trovare una ricompensa inaspettata in compagnie amichevoli scoperte di recente. - A

18 Il fianco del monte Efraim. Vedi Versetto 1, nota. Vado alla casa del Signore, cioè al tabernacolo di Silo. Ma alcuni traducono le parole che frequento, checonosco, che entrano, nella casa del Signore, cioè che sono un levita. Ma il primo sembra la migliore resa in generale

19 Eppure c'è paglia, ecc., cioè voleva solo un riparo, aveva con sé tutte le sue provviste, era poco quello che chiedeva, eppure nessuno lo accoglieva

20 Si lavarono i piedi. Vedi Genesi 18:4, 19:2, 1Timoteo 5:10, ecc

22 Rallegrando i loro cuori, come in Versetti 6, 9 e in Giudici 16:25 Rut 3:7. Ma non c'è nulla nell'espressione che implichi un eccesso nel bere. Genera l'uomo. Il carattere abbandonato degli uomini appare in questo, che non solo non offrivano ospitalità allo straniero stessi, ma erano pronti a violare la santità dell'ospitalità della casa del vecchio con la loro brutale violenza. Ci deve essere stata una spaventosa assenza di ogni legge, ordine e governo quando tali azioni potevano essere compiute senza alcuna interferenza da parte del magistrato o dell'anziano o del governante di qualsiasi tipo. La singolare somiglianza dell'intera narrazione con quella di Genesi 19 suggerisce che gli Israeliti, con il loro contatto con i maledetti Cananei, si fossero ridotti al livello di Sodoma e Gomorra. Sicuramente questo dimostra la saggezza del comando di distruggere completamente gli operatori dell'abominio. Figli di Belial. Vedi Giudici 20:13, dove la stessa frase ebraica è resa figli di Belial. Belial in questa frase comune non è un nome proprio, ma un sostantivo che significa inutilità. Figli o uomini di Belial significa individui indegni

Versetti 22-28.- Mostruosa malvagità

Di tanto in tanto il mondo è inorridito dalla notizia di qualche spaventosa atrocità di fronte alla quale il peccato ordinario sembra quasi virtuoso. Com'è possibile una tale malvagità?

LA MOSTRUOSA MALVAGITÀ È FRUTTO DELL'EGOISMO. Gli uomini di Ghibea furono abbandonati a una grossolana indulgenza verso se stessi fino a ignorare completamente i diritti e le sofferenze degli altri. Nulla è così crudelmente egoistico come la degradazione di quell'amore affettuoso più disinteressato. Quando il piacere egoistico è l'unico motivo della condotta, gli uomini sono accecati nella coscienza più che da qualsiasi altra influenza

II LA MOSTRUOSA MALVAGITÀ SI OTTIENE ATTRAVERSO SUCCESSIVI GRADI DI DEPRAVAZIONE. NESSUN uomo cade improvvisamente dall'innocenza alla grossolana licenziosità e alla crudeltà spietata. Il primo passo è leggero; Ogni passo successivo sembra solo un piccolo aumento del peccato, fino a quando il fondo del pozzo stesso dell'iniquità non viene raggiunto quasi inconsciamente. Se l'uomo malvagio avesse potuto prevedere fin dall'inizio la profondità della sua caduta, non l'avrebbe creduto possibile. Gli uomini dovrebbero stare attenti al primo passo verso il basso

LA MOSTRUOSA MALVAGITÀ È LA PIÙ AVANZATA NELLA SOCIETÀ DI MOLTI UOMINI MALVAGI. Come il fuoco arde di più quando viene riunito, il vizio si infiamma di più quando gli uomini sono compagni di malvagità. Ognuno tenta gli altri con il suo esempio. Il senso di colpa sembra essere diminuito dall'essere condiviso. Gli uomini giustificano la loro condotta paragonandola a quella dei loro vicini. Così la più grande depravazione si vede più spesso nelle città, nel concorso di molti uomini. Nell'eccitazione di una folla gli uomini commettono eccessi dai quali si ritrarrebbero in un'azione solitaria. Tuttavia, la responsabilità è ancora individuale, e ogni uomo deve in ultima analisi rispondere dei propri peccati

LA MOSTRUOSA MALVAGITÀ È RESA POSSIBILE DALLA GRANDEZZA STESSA DELLA NATURA UMANA. La natura umana ha una vasta gamma di capacità. L'uomo può elevarsi infinitamente al di sopra del bruto, e può cadere infinitamente al di sotto del bruto. Può elevarsi all'angelico, può cadere al diabolico. La sua originalità di immaginazione, la sua capacità inventiva e la sua libertà di volontà gli aprono vie del male e vie del bene che sono chiuse alla vita più ottusa del mondo animale. Maggiore è la capacità dello strumento, più orribile è la dissonanza che risulta dal suo scordo. Quegli uomini che hanno il più alto genio hanno la facoltà per il peccato peggiore. Cantici tremenda è la capacità dell'anima sia per il bene che per il male, che l'uomo saggio e umile, temendo di affidarla sola alle tentazioni della vita, impari a "affidarla alla custodia di un fedele Creatore".

1Pietro 4:19

23 Invoca la santità dell'ospitalità

25 L'uomo prese la sua concubina, ecc. Ribolle il sangue a tanta bassezza egoistica e a tanta vile crudeltà. Non è del tutto chiaro se l'uomo si riferisca al levita o all'antico efraimita

26 finché non fu luce, o, come possono significare le parole, alla luce del giorno

27 La donna cadde sulla porta, ecc. Poverina! con l'ultimo respiro si voltò verso la casa dove si trovava colui che avrebbe dovuto essere il suo protettore, ma che l'aveva abbandonata nel momento del bisogno

29 Confronta 1Samuele 11:8

30 E così fu, ecc. Alcuni traducono questo versetto in modo molto diverso. Essi comprendono l'intero versetto come ciò che disse il Levita quando mandò i dodici pezzi della donna uccisa alle dodici tribù, così: "Egli la mandò in tutti i confini d'Israele (Versetto 29), dicendo: Accadrà che tutti quelli che lo vedranno diranno: Non si è fatto nulla e non si è visto nulla di simile da quel giorno,and so on. Ma l'A.V ha molto senso, e l'ebreo lo sopporterà. Pensaci, ecc. Il senso generale di tutta la nazione era quello di convocare un consiglio nazionale per decidere cosa fare. Il levita era riuscito a suscitare l'indignazione delle dodici tribù per vendicare il suo terribile torto

Un crimine senza pari: lo spirito e il metodo con cui devono essere affrontati i suoi problemi

La narrazione del libro si è gradualmente approfondita in tragico interesse e importanza morale; ora raggiunge il suo culmine. La sentenza che il popolo stesso ha emesso su questo crimine è ripetuta, affinché l'inchiesta pubblica possa essere diretta al significato di esso, alle cause della sua produzione e ai mezzi per prevenire il ripetersi di simili enormità. Per l'autore l'unità della nazione, pubblicamente rappresentata nel tabernacolo di Silo e nel trono del nuovo regno, come simboli esteriori del governo teocratico, è il grande specifico, e la prova di ciò si può dire che sia lo scopo dogmatico della sua opera. Studiando lo stesso problema nelle sue illustrazioni moderne, siamo portati avanti verso una causa più profonda e più radicale, e, di conseguenza, verso la necessità di un'influenza più potente e interiore di moderazione e salvezza. Ma studiamo a sufficienza, dal punto di vista filosofico e religioso più elevato, i grandi crimini che ci spaventano di giorno in giorno? Non sarebbe un "mezzo di grazia" da non disprezzare in alcun modo se dovessimo cimentarci con gli aspetti spirituali e pratici di tali avvenimenti? Non ci potrebbe essere una condotta più giudiziosa in tali eventi di quella consigliata dallo scrittore. È conciso, naturale, filosofico

I MEDITAZIONE PERSONALE. "Pensaci." In tutte le sue relazioni, le nostre e gli altri. Lasciamo che ci mostri la misura della declinazione pubblica nella morale e nella religione. Chiedete quale sia la causa della negligenza in materia di istruzione, fratellanza sociale o insegnamento e influenza religiosa. Fino a che punto sono, come individuo, in sintonia con le idee, i costumi e l'intera vita pubblica del mio tempo? Fino a che punto sono il custode di mio fratello? Si può fare qualcosa per risvegliare la coscienza pubblica a un'attività più acuta e più influente? Quanto sarebbe facile o difficile per me un clima simile? Preghiere affinché io possa essere preservato da una cosa del genere e possa guidare gli altri verso una via migliore

II CONSULTAZIONE. Non a caso, ma di persone qualificate per consigliare. Le deliberazioni della "Società di Aiuto ai Prigionieri" fornirebbero un modello per la discussione pratica. Ma le "statistiche" non risolveranno mai il problema. È una questione di depravazione umana, e c'è bisogno di un pentimento generale e di un'attenzione allarmata

III SENTENZA. Un'opinione attenta, matura, ben informata e consigliata; ma, essendo l'opinione della nazione, deve essere messa in pratica. Qualcosa va fatto, oltre che pensato. Quanto è prezioso e influente un giudizio del genere! Essa porta in sé i germi della riforma e le condizioni della ripresa.

Il dovere di considerare argomenti dolorosi

IO È SBAGLIATO CHE LA CHIESA IGNORI LA MALVAGITÀ DEL MONDO. La Chiesa non è libera di godere dei fiori e dei frutti del suo "piccolo giardino murato intorno" trascurando la landa selvaggia e ululante all'esterno. Essa non ha il diritto di chiudere gli occhi di fronte al peccato del mondo mentre sogna la perfezione ultima dell'umanità. Una buona dose di sciocco ottimismo è raccontata da persone che non si prendono la briga di indagare sullo stato reale della società. Questa è una falsa meticolosità che rifiuta di prendere nota dei temi oscuri perché sono rivoltanti e contaminanti. La vera purezza sarà sconvolta non solo dalla conoscenza del male, ma più dalla sua esistenza, e troverà espressione non solo nell'evitare la vista di esso, ma nel superarlo attivamente. Tale azione, tuttavia, può essere intrapresa solo dopo che il male è stato riconosciuto. È quindi compito della Chiesa considerare seriamente i mali spaventosi della dissolutezza, dell'intemperanza e della corruzione sociale in generale. Il dovere di contemplare le cose celesti non è una scusa per ignorare il male del mondo, che è nostro preciso dovere illuminare e purificare per mezzo del vangelo di Cristo

LA MOSTRUOSA MALVAGITÀ DOVREBBE SUSCITARE UNA PROFONDA E SERIA CONSIDERAZIONE. È facile indignarsi. Ma la precipitosa passione dell'indignazione può fare più male che bene. Potrebbe colpire nel posto sbagliato; può solo toccare i sintomi superficiali e lasciare la radice del male; ed è probabile che si esaurisca con la stessa rapidità con cui spunta. I grandi peccati dovrebbero essere puniti non con la rabbia della vendetta, ma con una giustizia grave e severa. Dovremmo "considerare e accettare consigli", riflettere, consultarci, discutere la causa e il rimedio. La natura umana indisciplinata esprimerà orrore e cercherà vendetta alla rivelazione di un grande crimine. Vuole la riflessione cristiana e una profonda, triste convinzione del dovere per praticare l'autocontrollo nel momento dell'indignazione, e per indagare con cura l'argomento doloroso dopo che l'interesse di un'eccitazione temporanea si è affievolito

III È NOSTRO DOVERE PARLARE E AGIRE IN RELAZIONE A TEMI DOLOROSI QUANDO SI PUÒ FARE QUALCOSA PER OTTENERE UN MIGLIORAMENTO. I mali sono lasciati incontrollati perché una falsa modestia teme di parlarne. Gli uomini e le donne che superano questo e difendono coraggiosamente questioni impopolari dovrebbero essere trattati con ogni onore dalla Chiesa cristiana. Se il cristiano non fa nulla per controllare le pratiche viziose e le istituzioni corrotte che lo circondano, diventa responsabile della loro esistenza.

Illustratore biblico:

Giudici 19

CAPITOLO 19

Giudici 19:1-30

Dove vai? e da dove vieni?-Il passato e il futuro:-

Queste due domande erano di solito poste anticamente al viaggiatore, dagli abitanti di qualsiasi distretto attraverso il quale potesse passare; né erano innaturali in uno stato della società in cui la scarsa frequenza dei viaggi doveva aver reso l'aspetto di un estraneo una questione di curiosità, e dove, a causa della mancanza di case di intrattenimento pubblico, l'ospitalità era un dovere importante e necessario. Che cosa siamo tutti, in verità, se non uomini viandanti, in viaggio verso una città abitata? Siamo, come questo levita, ospiti che passano per le strade, ospiti che si trattengono solo una notte e che hanno bisogno solo di un rifugio temporaneo. Da dove veniamo? E dove stiamo andando?

1.) Alla prima di queste domande, se considerata in generale, si potrebbe rispondere ricordando che non abbiamo motivo di vantarci della nostra origine, poiché non è che di ieri, e della terra. "Perché la polvere e la cenere sono orgogliose?" Se il ricordo della nostra umile origine può in tal modo sottomettere gli imperiosi e liberalizzare gli egoisti, il senso della nostra estrazione peccaminosa dovrebbe in misura non minore abbassare gli autosufficienti. «Da dove veniamo?» Alcuni di noi sono venuti dalla sofferenza dell'afflizione. Siamo stati purificati in quella fornace? La tempesta, che si è abbattuta sul viandante, ha accelerato il suo passo verso casa? Altri sono venuti dall'esperienza di esempi straordinari della misericordia divina. Sono venuti da alcuni degli appezzamenti lisci di prati verdi, le isole di palme nella desolazione. In che modo hanno tratto profitto dalla benedizione? Hanno ingratamente attribuito il loro successo alla buona sorte, o coraggiosamente al loro stesso braccio, invece di riconoscere la mano del Padre delle luci? Hanno forse dato la decima alla povertà e all'angoscia?

2.) È stato detto (anche se l'osservazione è una bizzarra presunzione) che la divinità pagana Giano, da cui deriva il nome del primo mese del nostro anno, era descritta nell'antica mitologia come avente due facce, una che guarda al passato e l'altra al futuro. Ma non c'è bisogno di un'allusione così fantasiosa come questa per far avanzare le nostre contemplazioni dal passato irrevocabile al futuro solenne. Su quel futuro rivolgiamo poi la nostra previsione, volgendo la nostra attenzione dalla nostra origine alla nostra destinazione: "Dove vai?" Stiamo viaggiando in cerchio. Ci affrettiamo a tornare sulla terra, da dove siamo partiti. Polvere siamo, e in polvere ritorneremo

3.) Poniamo ora queste due domande insieme; vedere la linea della vita dal suo inizio alla sua fine; Considera il passato in riferimento al futuro, e il futuro come una continuazione del passato. Se ci sono alcuni che sono arrivati alla stagione attuale dopo un anno o una vita che possono rivedere solo con vergogna e dolore, che alla domanda: "Da dove vieni?" possono solo rispondere, come Satana a Geova: "Veniamo dall'andare avanti e indietro sulla terra e dal vagare su e giù per essa", pensino alla fine di quei giorni finora sprecati, verso il quale si affrettano sempre e non sanno quanto sono vicini, per poter riscattare, se possibile, il tempo passato e migliorare quello che passa. (J. Grant, M.A.)

Che tutti i tuoi desideri siano su di me. - Aiutare gli altri:

1.) La pratica di questo vecchio ci affida un duplice dovere: quello di essere pronti a rimuovere il dolore dai nostri fratelli e a calmare le loro menti turbate come possiamo. Poiché il dolore e la tristezza impediscono molto alla mente di compiere qualsiasi dovere; specialmente essendo profondamente radicati nel cuore, e le passioni turbolente di se stessi, e quindi l'alleviamento di essi è un luogo di libertà

2.) Il secondo dovere che impariamo è più particolarmente il dovere dell'ospitalità; cosa che per quanto il bisogno lo richiedeva, fece a questo Levita. La stessa benignità deve essere mostrata da noi agli estranei tristi di cuore, essendo noti come fratelli, affinché siano trattati da noi con gentilezza e in tutta cortesia, ma in nessun modo per rattristarli, essendo già di cuore pesante. (R. Rogers.)

Pensateci, fatevi consigliare e dite quello che pensate

(I.) Ci sono alcune azioni così sconvolgenti che tutti gli uomini, al primo udirne, senza prendersi il tempo di considerarle, senza chiedere l'opinione degli altri, concordano all'unanimità di condannarle. Ora, tra quelle verità che ottengono così il nostro assenso al primo punto di vista, penso che possiamo giustamente annoverare quei giudizi che formuliamo riguardo alle differenze essenziali del bene e del male morale. Poiché la nostra vista non è più pronta a discernere la varietà delle figure e dei colori, né più presa dalla bellezza di alcuni, o dispiaciuta dalla deformità di altri; l'orecchio più gentile non ha una percezione più distinta dell'armonia o della dissonanza dei suoni; Né il palato più delicato distingue i gusti più accuratamente di quanto le nostre facoltà intellettuali apprendano la netta distinzione tra giusto e sbagliato, onesto e disonesto, buono e cattivo, e trovino una gradevolezza e una soddisfazione nell'uno, una sgradevolezza e un'insoddisfazione nell'altro. Ed è per ragioni molto sagge e buone che Dio ha formato le nostre facoltà in modo tale che, riguardo a quelle azioni che sono straordinarie in entrambi i tipi, come quelle che sono estremamente buone o estremamente cattive, tutti gli uomini dovrebbero essere in grado di giudicare così prontamente e così veramente. Infatti, nella vita umana, accade spesso che ci venga data l'occasione di fare un gran bene, o la tentazione di commettere un grande male, quando non ci è concesso il tempo di entrare in una lunga deliberazione, nel qual caso è necessario che agiamo secondo la nostra luce presente; e perciò la Provvidenza ordinò saggiamente che dovessimo godere di una luce diurna così aperta che non ci fosse pericolo di inciampare. Con questo metodo Dio ha preso la stessa salutare provvedimento per la sicurezza delle nostre anime come ha fatto per preservare la salute dei nostri corpi. Verso quei cibi che potrebbero rivelarsi nocivi per noi, e che una volta tolti, digeriti e mescolati con la massa del nostro sangue potrebbero rapidamente distruggere la nostra vita, abbiamo spesso un'antipatia così forte che ci asteniamo da essi solo a causa di questa naturale avversione, senza considerare le conseguenze dannose che potrebbero derivare dal nostro indulgere in esse; e allo stesso modo, quei peccati che portano con sé la massima malignità, e che sono molto pericolosi per le anime degli uomini, creano nelle nostre menti un totale orrore

(II.)Sebbene tali azioni sembrino a prima vista molto odiose, tuttavia, per confermare o rettificare i nostri primi giudizi, è opportuno considerarle più a fondo e accogliere i consigli degli altri. Quando una cosa appare storta all'occhio al primo sguardo, non possiamo fare a meno di prestare tanta deferenza alla testimonianza dei nostri sensi da presumere che sia tale; Ma poiché questa apparenza può talvolta derivare da un difetto dell'organo, e non da una vera e propria stortezza dell'oggetto, per nostra migliore soddisfazione lo misuriamo con una regola, e poi pronunciamo con maggiore certezza su di esso. E lo stesso metodo dobbiamo osservare nel giudicare le azioni morali; Se, a prima vista, appaiono notoriamente malvagi, non possiamo non nutrire un violento sospetto che siano tali; ma poiché questa apparenza può derivare da una qualche corruzione del nostro giudizio, quando non c'è obliquità nelle azioni stesse, il modo migliore per prevenire ogni possibilità di errore sarà quello di esaminarle con l'unica prova infallibile, la legge di Dio. Ma questa frase avrà ancora più peso se non dipenderemo troppo dai nostri giudizi, ma invocheremo il consiglio degli altri. Gli uomini sono così inclini a differire nelle loro opinioni, e provano un tale piacere nel contraddirsi l'un l'altro, che quelle verità devono portare con sé un grado di prova più che ordinario in cui tutti o la maggior parte degli uomini sono d'accordo. Colui che considera quale grande differenza ci sia nel modo di pensare e di giudicare degli uomini, dalla differenza della loro carnagione, del loro temperamento, della loro educazione, del loro carattere, della loro professione, della loro età, della loro religione e di altre innumerevoli specialità, per le quali si distinguono l'uno dall'altro e sono disposti a formare giudizi molto diversi riguardo alle stesse persone o cose, non sarà sorpreso di scoprire che diversi uomini raramente concordano nel verdetto che emettono su quelle azioni che rientrano nella loro osservazione. Ci sono alcune verità speculative, nelle quali gli interessi degli uomini non sono affatto coinvolti, tutti possono essere unanimemente d'accordo; Ci possono essere alcune regole di vita, anche se molto meno delle altre, che la maggior parte degli uomini può approvare per la maggior parte degli uomini; alcune virtù e vizi che, considerati astrattamente e senza riguardo alle persone, possono accettare di lodare o di condannare, ma quando arrivano a giudicare delle azioni, non come sono nell'idea e nella teoria, ma come sono nella realtà e nei fatti, né come sono nei libri, ma come sono compiute da tali uomini, Qui diverse cose si offriranno per influenzare e influenzare i loro giudizi. Quando, quindi, nonostante ci siano così tanti e forti ostacoli che impediscono agli uomini di concordare nelle loro opinioni, qualsiasi azione è condannata da un consenso generale, questa unanimità di giudizio è, sebbene non una prova dimostrativa, ma una presunzione molto forte, che tali azioni sono notoriamente malvagie, e in realtà tali come appaiono universalmente

(III.) Quando un'azione, sia a prima vista che a un'indagine più approfondita, appare molto flagrante, dovremmo, senza alcuna riserva, esprimere apertamente e liberamente le nostre opinioni al riguardo. Un marchio d'infamia, con il consenso universale di tutte le nazioni civili, è stato posto su alcune azioni, tendenti o al grande disprezzo della natura umana, o al grande turbamento delle società civili, affinché il senso di vergogna e la paura del disonore potessero essere potenti freni per trattenere gli uomini dal fare cose vili che sarebbero sicuramente destinate a macchiare la loro reputazione. e di fissare una macchia indelebile di ignominia sui loro ricordi. Il più grande danno che si possa fare alle anime degli uomini è quello di scoraggiarli dal fare il loro dovere parlando male di ciò che Dio ha comandato, e di incoraggiarli a commettere il peccato parlando bene di ciò che Dio ha condannato, e quindi un guaio è giustamente denunciato dal profeta Isaia contro coloro che chiamano male il bene e bene il male. Ma gli interessi della virtù e della pietà sono anche molto danneggiati da coloro che, sebbene non arrivino a chiamare bene il male, tuttavia, con un silenzio criminale, si astengono dal chiamarlo male; e perciò sono accusati da Dio quei sacerdoti che violano le Sue leggi e profanano le Sue cose sante coloro che non fanno differenza tra il santo e il profano, né mostrano la differenza tra il puro e l'impuro. (Bp. Smalridge.)

Riferimenti incrociati:

Giudici 19

1 Giudic 17:6; 18:1; 21:25
Giudic 17:1,8; Gios 24:30,33
Ge 22:24; 25:6; 2Sa 3:7; 5:13; 16:22; 19:5; 20:3; 1Re 11:3; 2Cron 11:21; Est 2:14; CC 6:8,9; Dan 5:3; Mal 2:15
Giudic 17:8; Ge 35:19; Mat 2:6

2 Lev 21:9; De 22:21; Ez 16:28

3 Giudic 15:1
Ge 50:21; Lev 19:17; 20:10; Os 2:14; Mat 1:19; Giov 8:4,5,11; Ga 6:1
Ge 34:3
Ger 3:1
Nu 22:22

5 Giudic 19:8; Ge 18:5; 1Sa 14:27-29; 30:12; 1Re 13:7; Sal 104:15; Giov 4:34; At 9:19
Giudic 19:22

6 Giudic 19:9,21; 9:27; 16:25; Ru 3:7; 1Sa 25:36; Est 1:10; Sal 104:15; Lu 12:19; 1Te 5:3; Ap 11:10,13

9 Lu 24:29
Prov 27:1; Giac 4:13,14

10 Giudic 1:8; Gios 15:8,63; 18:28; 2Sa 5:6

11 Giudic 19:10; 1:21; Ge 10:16; Gios 15:63; 2Sa 5:6

13 Gios 18:25,26,28; 1Sa 10:26; Is 10:29; Os 5:8

15 Giudic 19:18; Ge 18:2-8; 19:2,3; Mat 25:35,43; Eb 13:2

16 Ge 3:19; Sal 104:23; 128:2; Prov 13:11; 14:23; 24:27; Ec 1:13; 5:12; Ef 4:28; 1Te 4:11,12; 2Te 3:10

17 Ge 16:8; 32:17

18 Giudic 18:31; 20:18; Gios 18:1; 1Sa 1:3,7
Giudic 19:5; Sal 26:9; Giov 15:6

20 Giudic 6:23; Ge 43:23,24; 1Sa 25:6; 1Cron 12:18; Lu 10:5,6; Giov 14:27; 1Co 1:3
Rom 12:13; Ga 6:6; Eb 13:2; Giac 2:15,16; 1P 4:9; 1G 3:18
Ge 19:2,3; 24:31-33

21 Ge 24:32; 43:24
Ge 18:4; 1Sa 25:41; 2Sa 11:8; Lu 7:44; Giov 13:4,5,14,15; 1Ti 5:10

22 Giudic 19:6,7; 16:25
Giudic 20:5; Ge 19:4; Os 9:9; 10:9
De 13:13; 1Sa 1:16; 2:12; 10:27; 25:25; 2Sa 23:6,7; 2Co 6:15
Ge 19:5; Rom 1:26,27; 1Co 6:9; Giuda 1:7

23 Ge 19:6,7
Giudic 20:6; Ge 34:7; Gios 7:15; 2Sa 13:12

24 Ge 19:8; Rom 3:8
Ge 34:2; De 21:14

25 Ge 4:1
Ger 5:7,8; Os 7:4-7; 9:9; 10:9; Ef 4:19

26 Giudic 19:3,27; Ge 18:12; 1P 3:6

28 Giudic 20:5; 1Re 18:29

29 Giudic 20:6,7; Rom 10:2
De 21:22,23

30 Giudic 20:7; Prov 11:14; 13:10; 15:22; 20:18; 24:6

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