Nuova Riveduta:

Giudici 20

Guerra contro la tribù di Beniamino
1 Allora tutti i figli d'Israele uscirono, da Dan fino a Beer-Sceba e al paese di Galaad, e la comunità si raccolse come un solo uomo davanti al SIGNORE, a Mispa. 2 I capi di tutto il popolo e tutte le tribù d'Israele si presentarono all'assemblea del popolo di Dio, in numero di quattrocentomila fanti, capaci di usare la spada. 3 I figli di Beniamino udirono che i figli d'Israele erano saliti a Mispa. I figli d'Israele dissero: «Parlate! Com'è stato commesso questo delitto?» 4 Allora il Levita, il marito della donna che era stata uccisa, rispose: «Io ero giunto con la mia concubina a Ghibea di Beniamino per passarvi la notte. 5 Ma gli abitanti di Ghibea insorsero contro di me e circondarono di notte la casa dove stavo; avevano l'intenzione di uccidermi; violentarono la mia concubina e lei morì. 6 Io presi la mia concubina, la feci a pezzi, che mandai per tutto il territorio della eredità d'Israele, perché costoro hanno commesso un delitto e una infamia in Israele. 7 Eccovi qui tutti, o figli d'Israele; dite qui il vostro parere e che cosa consigliate di fare».
8 Tutto il popolo si alzò come un sol uomo e disse: «Nessuno di noi tornerà alla sua tenda, nessuno di noi rientrerà in casa sua. 9 Ecco ora quel che faremo a Ghibea: l'assaliremo, tireremo a sorte chi deve cominciare. 10 Prenderemo in tutte le tribù d'Israele dieci uomini su cento, cento su mille e mille su diecimila, i quali andranno a cercare dei viveri per il popolo affinché, al loro ritorno, Ghibea di Beniamino sia trattata secondo tutta l'infamia che ha commessa in Israele». 11 Così tutti gli uomini d'Israele si radunarono contro quella città, uniti come fossero un solo uomo.
12 Le tribù d'Israele mandarono degli uomini in tutte le famiglie di Beniamino a dire: «Che delitto è questo che è stato commesso in mezzo a voi? 13 Consegnateci dunque quegli uomini, quegli scellerati di Ghibea, perché li mettiamo a morte e togliamo il male da Israele». Ma i figli di Beniamino non vollero dare ascolto alla voce dei loro fratelli, i figli d'Israele. 14 I figli di Beniamino uscirono dalle loro città e si radunarono a Ghibea per andare a combattere contro i figli d'Israele. 15 Il censimento che in quel giorno si fece dei figli di Beniamino usciti dalle città fu di ventiseimila uomini capaci di usare la spada, senza contare gli abitanti di Ghibea, che erano settecento uomini scelti. 16 Fra tutta questa gente c'erano settecento uomini scelti, che erano mancini. Tutti costoro potevano lanciare una pietra con la fionda a un capello, senza fallire il colpo.
17 Si fece pure il censimento degli uomini d'Israele, non compresi quelli di Beniamino; ed erano in numero di quattrocentomila uomini capaci di usare la spada, tutta gente di guerra. 18 I figli d'Israele si mossero, salirono a Betel e consultarono Dio, dicendo: «Chi di noi salirà per primo a combattere contro i figli di Beniamino?» Il SIGNORE rispose: «Giuda salirà per primo».
19 L'indomani mattina, i figli d'Israele si misero in marcia e si accamparono presso Ghibea. 20 Gli uomini d'Israele uscirono per combattere contro Beniamino e si disposero in ordine di battaglia contro di loro, presso Ghibea. 21 Allora i figli di Beniamino uscirono da Ghibea e in quel giorno stesero al suolo, morti, ventiduemila uomini d'Israele.
22 Il popolo, gli uomini d'Israele, ripresero animo, si disposero di nuovo in ordine di battaglia, nel luogo dove si erano disposti il primo giorno. 23 I figli d'Israele salirono e piansero davanti al SIGNORE fino alla sera; e consultarono il SIGNORE, dicendo: «Devo continuare a combattere contro i figli di Beniamino, mio fratello?» Il SIGNORE rispose: «Salite contro di loro». 24 I figli d'Israele attaccarono i figli di Beniamino il giorno appresso. 25 I Beniaminiti una seconda volta uscirono da Ghibea contro di loro e stesero al suolo, morti, altri diciottomila uomini dei figli d'Israele, tutti capaci di usare la spada.
26 Allora tutti i figli d'Israele e tutto il popolo salirono a Betel, piansero e rimasero là davanti al SIGNORE e digiunarono quel giorno fino alla sera e offrirono olocausti e sacrifici di riconoscenza davanti al SIGNORE. 27 I figli d'Israele consultarono il SIGNORE - l'arca del patto di Dio, in quel tempo, era là 28 e Fineas, figlio di Eleazar, figlio di Aaronne, ne faceva allora il servizio - e dissero: «Devo continuare ancora a combattere contro i figli di Beniamino mio fratello, o devo cessare?» Il SIGNORE rispose: «Salite, poiché domani ve li darò nelle mani».
29 Così Israele tese un'imboscata intorno a Ghibea. 30 I figli d'Israele salirono per la terza volta contro i figli di Beniamino e si disposero in ordine di battaglia presso Ghibea come le altre volte. 31 I figli di Beniamino, usciti per affrontare il popolo, si lasciarono attirare lontano dalla città e cominciarono a colpire e a uccidere, come le altre volte, alcuni del popolo d'Israele, per le strade, delle quali una sale a Betel e l'altra a Ghibea per la campagna; ne uccisero circa trenta. 32 Allora i figli di Beniamino dissero: «Eccoli sconfitti davanti a noi come la prima volta!» Ma i figli d'Israele dissero: «Fuggiamo e attiriamoli lontano dalla città sulle strade maestre!» 33 Tutti gli uomini d'Israele abbandonarono la loro posizione e si disposero in ordine di battaglia a Baal-Tamar, mentre l'imboscata d'Israele si slanciò fuori dal luogo dove si trovava, da Maare-Ghibea. 34 Diecimila uomini scelti in tutto Israele giunsero davanti a Ghibea. Il combattimento fu aspro e i Beniaminiti non si accorgevano del disastro che stava per colpirli. 35 Il SIGNORE sconfisse Beniamino davanti a Israele; e i figli d'Israele uccisero quel giorno venticinquemilacento uomini di Beniamino, tutti capaci di usare la spada.
36 I figli di Beniamino si accorsero di essere sconfitti; infatti gli Israeliti avevano ceduto terreno a Beniamino, perché confidavano nell'imboscata che avevano tesa contro Ghibea. 37 Quelli dell'imboscata si gettarono prontamente su Ghibea; avanzarono e passarono a fil di spada l'intera città. 38 C'era un segnale convenuto fra gli uomini d'Israele e quelli dell'imboscata: questi dovevano far salire dalla città un segnale di fumo. 39 Gli uomini d'Israele avevano dunque voltato le spalle nel combattimento; e quelli di Beniamino avevano cominciato a colpire e uccidere circa trenta uomini d'Israele. Essi dicevano: «Certo, li abbiamo sconfitti come nella prima battaglia!» 40 Ma quando il segnale, la colonna di fumo, cominciò ad alzarsi dalla città, quelli di Beniamino si voltarono indietro, ed ecco che da tutta la città salivano le fiamme verso il cielo. 41 Allora gli uomini d'Israele si voltarono e quelli di Beniamino furono spaventati, vedendo il disastro che piombava loro addosso. 42 Essi voltarono le spalle davanti agli uomini d'Israele, e presero la via del deserto; ma gli assalitori si misero alle loro calcagna e uccidevano sul posto quelli che uscivano dalla città. 43 Circondarono i Beniaminiti, li inseguirono, furono loro addosso dovunque si fermavano, fino di fronte a Ghibea dal lato dove nasce il sole. 44 Caddero, dei Beniaminiti, diciottomila uomini, tutta gente di valore. 45 I Beniaminiti voltarono le spalle e fuggirono verso il deserto, in direzione del masso di Rimmon, e gli Israeliti ne uccisero per le strade cinquemila, poi continuarono l'inseguimento fino a Ghideom e ne colpirono altri duemila. 46 Così il numero totale dei Beniaminiti che caddero quel giorno fu di venticinquemila, tutta gente di valore, capace di usare la spada.
47 Seicento uomini, che avevano voltato le spalle ed erano fuggiti verso il deserto in direzione del masso di Rimmon, vi rimasero quattro mesi. 48 Poi gli Israeliti tornarono contro i figli di Beniamino, li passarono a fil di spada, dagli abitanti delle città al bestiame, a tutto quello che si trovava; e diedero alle fiamme tutte le città che trovarono.

C.E.I.:

Giudici 20

1 Allora tutti gli Israeliti uscirono, da Dan fino a Bersabea e al paese di Gàlaad, e il popolo si radunò come un sol uomo dinanzi al Signore, a Mizpa. 2 I capi di tutto il popolo e tutte le tribù d'Israele si presentarono all'assemblea del popolo di Dio, in numero di quattrocentomila fanti, che maneggiavano la spada. 3 I figli di Beniamino vennero a sapere che gli Israeliti erano venuti a Mizpa. Gli Israeliti dissero: «Parlate! Com'è avvenuta questa scelleratezza?». 4 Allora il levita, il marito della donna che era stata uccisa, rispose: «Io ero giunto con la mia concubina a Gàbaa di Beniamino per passarvi la notte. 5 Ma gli abitanti di Gàbaa insorsero contro di me e circondarono di notte la casa dove stavo; volevano uccidere me; quanto alla mia concubina le usarono violenza fino al punto che ne morì. 6 Io presi la mia concubina, la feci a pezzi e li mandai per tutto il territorio della nazione d'Israele, perché costoro hanno commesso un delitto e un'infamia in Israele. 7 Eccovi qui tutti, Israeliti; consultatevi e decidete qui stesso». 8 Tutto il popolo si alzò insieme gridando: «Nessuno di noi tornerà alla tenda, nessuno di noi rientrerà a casa. 9 Ora ecco quanto faremo a Gàbaa: tireremo a sorte 10 e prenderemo in tutte le tribù d'Israele dieci uomini su cento, cento su mille e mille su diecimila, i quali andranno a cercare viveri per il popolo, per quelli che andranno a punire Gàbaa di Beniamino, come merita l'infamia che ha commessa in Israele».
11 Così tutti gli Israeliti si radunarono contro quella città, uniti come un sol uomo.
12 Le tribù d'Israele mandarono uomini in tutta la tribù di Beniamino a dire: «Quale delitto è stato commesso in mezzo a voi? 13 Dunque consegnateci quegli uomini iniqui di Gàbaa, perché li uccidiamo e cancelliamo il male da Israele». Ma i figli di Beniamino non vollero ascoltare la voce dei loro fratelli, gli Israeliti.
14 I figli di Beniamino uscirono dalle loro città e si radunarono a Gàbaa per combattere contro gli Israeliti. 15 Si passarono in rassegna i figli di Beniamino usciti dalle città: formavano un totale di ventiseimila uomini che maneggiavano la spada, senza contare gli abitanti di Gàbaa. 16 Fra tutta questa gente c'erano settecento uomini scelti, che erano ambidestri. Tutti costoro erano capaci di colpire con la fionda un capello, senza fallire il colpo.
17 Si fece pure la rassegna degli Israeliti, non compresi quelli di Beniamino, ed erano quattrocentomila uomini in grado di maneggiare la spada, tutti guerrieri. 18 Gli Israeliti si mossero, vennero a Betel e consultarono Dio, dicendo: «Chi di noi andrà per primo a combattere contro i figli di Beniamino?». Il Signore rispose: «Giuda andrà per primo». 19 Il mattino dopo, gli Israeliti si mossero e si accamparono presso Gàbaa. 20 Gli Israeliti uscirono per combattere contro Beniamino e si disposero in ordine di battaglia contro di loro, presso Gàbaa.
21 Allora i figli di Beniamino uscirono e in quel giorno sterminarono ventiduemila Israeliti, 22 ma il popolo, gli Israeliti, si rinfrancarono e tornarono a schierarsi in battaglia dove si erano schierati il primo giorno. 23 Gli Israeliti andarono a piangere davanti al Signore fino alla sera e consultarono il Signore, dicendo: «Devo continuare a combattere contro Beniamino mio fratello?». Il Signore rispose: «Andate contro di loro». 24 Gli Israeliti vennero a battaglia con i figli di Beniamino una seconda volta. 25 I Beniaminiti una seconda volta uscirono da Gàbaa contro di loro e sterminarono altri diciottomila uomini degli Israeliti, tutti atti a maneggiar la spada. 26 Allora tutti gli Israeliti e tutto il popolo andarono a Betel, piansero e rimasero davanti al Signore e digiunarono quel giorno fino alla sera e offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. 27 Gli Israeliti consultarono il Signore - l'arca dell'alleanza di Dio in quel tempo era là 28 e Pincas, figlio di Eleazaro, figlio di Aronne, prestava servizio davanti a essa in quel tempo - e dissero: «Devo continuare ancora a uscire in battaglia contro Beniamino mio fratello o devo cessare?». Il Signore rispose: «Andate, perché domani ve li metterò nelle mani».
29 Israele tese quindi un agguato intorno a Gàbaa.
30 Gli Israeliti andarono il terzo giorno contro i figli di Beniamino e si disposero a battaglia presso Gàbaa come le altre volte. 31 I figli di Beniamino fecero una sortita contro il popolo, si lasciarono attirare lontano dalla città e cominciarono a colpire e ad uccidere, come le altre volte, alcuni del popolo d'Israele, lungo le strade che portano a Betel e a Gàbaon, in aperta campagna: ne uccisero circa trenta. 32 Già i figli di Beniamino pensavano: «Eccoli sconfitti davanti a noi come la prima volta». Ma gli Israeliti dissero: «Fuggiamo e attiriamoli dalla città sulle strade!». 33 Tutti gli Israeliti abbandonarono la loro posizione e si disposero a battaglia a Baal-Tamar, mentre quelli di Israele che erano in agguato sbucavano dal luogo dove si trovavano, a occidente di Gàbaa. 34 Diecimila uomini scelti in tutto Israele giunsero davanti a Gàbaa. Il combattimento fu aspro: quelli non si accorgevano del disastro che stava per colpirli. 35 Il Signore sconfisse Beniamino davanti ad Israele; gli Israeliti uccisero in quel giorno venticinquemila e cento uomini di Beniamino, tutti atti a maneggiare la spada.
36 I figli di Beniamino si accorsero d'essere sconfitti. Gli Israeliti avevano ceduto terreno a Beniamino, perché confidavano nell'agguato che avevano teso presso Gàbaa. 37 Quelli che stavano in agguato infatti si gettarono d'improvviso contro Gàbaa e, fattavi irruzione, passarono a fil di spada l'intera città. 38 C'era un segnale convenuto fra gli Israeliti e quelli dell'imboscata: questi dovevano fare salire dalla città una colonna di fumo. 39 Gli Israeliti avevano dunque voltato le spalle nel combattimento e gli uomini di Beniamino avevano cominciato a colpire e uccidere circa trenta uomini d'Israele. Essi dicevano: «Ormai essi sono sconfitti davanti a noi, come nella prima battaglia!». 40 Ma quando il segnale, la colonna di fumo, cominciò ad alzarsi dalla città, quelli di Beniamino si voltarono indietro ed ecco tutta la città saliva in fiamme verso il cielo. 41 Allora gli Israeliti tornarono indietro e gli uomini di Beniamino furono presi dal terrore, vedendo il disastro piombare loro addosso. 42 Voltarono le spalle davanti agli Israeliti e presero la via del deserto; ma i combattenti li incalzavano e quelli che venivano dalla città piombavano in mezzo a loro massacrandoli. 43 Circondarono i Beniaminiti, li inseguirono senza tregua, li incalzarono fino di fronte a Gàbaa dal lato di oriente. 44 Caddero dei Beniaminiti diciottomila uomini, tutti valorosi.
45 I superstiti voltarono le spalle e fuggirono verso il deserto, in direzione della roccia di Rimmon e gli Israeliti ne rastrellarono per le strade cinquemila, li incalzarono fino a Ghideom e ne colpirono altri duemila. 46 Così il numero totale dei Beniaminiti, che caddero quel giorno, fu di venticinquemila, atti a maneggiare la spada, tutta gente di valore. 47 Seicento uomini, che avevano voltato le spalle ed erano fuggiti verso il deserto, raggiunsero la roccia di Rimmon, rimasero alla roccia di Rimmon quattro mesi. 48 Intanto gli Israeliti tornarono contro i figli di Beniamino, passarono a fil di spada nella città uomini e bestiame e quanto trovarono, e diedero alle fiamme anche tutte le città che incontrarono.

Nuova Diodati:

Giudici 20

Israele fa guerra alla tribù di Beniamino
1 Allora tutti i figli d'Israele si mossero, da Dan fino a Beer-Sceba e al paese di Galaad, e l'assemblea si raccolse come un sol uomo davanti all'Eterno a Mitspah. 2 I capi di tutto il popolo di tutte le tribù d'Israele si presentarono nell'assemblea del popolo di DIO, in numero di quattrocentomila fanti, abili a maneggiar la spada. 3 (E i figli di Beniamino udirono che i figli d'Israele erano saliti a Mitspah). Allora i figli d'Israele dissero: «Diteci; com'è stato commesso questo delitto?». 4 Allora il Levita, il marito della donna che era stata uccisa, rispose: «Io ero entrato con la mia concubina a Ghibeah di Beniamino per passarvi la notte. 5 Ma gli abitanti di Ghibeah si levarono contro di me e attorniarono di notte la casa dove mi trovavo, con l'intenzione di uccidermi; ma invece essi violentarono la mia concubina, ed ella morì. 6 Così io presi la mia concubina, la tagliai a pezzi, che mandai per tutto il territorio della eredità d'Israele, perché costoro hanno commesso un delitto e una infamia in Israele. 7 Ecco tutti voi ora, o figli d'Israele; date qui il vostro parere e il vostro consiglio». 8 Allora tutto il popolo si levò come un sol uomo, dicendo: «Nessuno di noi tornerà alla sua tenda, nessuno di noi rientrerà in casa sua. 9 E ora, ecco ciò che faremo a Ghibeah: andremo contro di essa tirando a sorte, 10 e prenderemo in tutte le tribù d'Israele dieci uomini su cento, cento su mille e mille su diecimila, i quali andranno a cercare viveri per il popolo, affinché andando contro Ghibeah di Beniamino la possano ripagare secondo tutta l'infamia che ha commesso in Israele». 11 Così tutti gli uomini d'Israele si radunarono contro quella città, uniti come un sol uomo. 12 Le tribù d'Israele mandarono quindi uomini per tutta la tribù di Beniamino a dire: «Che delitto è questo che è stato commesso fra voi? 13 Or dunque consegnateci quegli uomini, quegli scellerati che sono in Ghibeah, perché li mettiamo a morte e togliamo il male da Israele». Ma i figli di Beniamino non vollero dare ascolto alla voce dei loro fratelli, i figli d'Israele. 14 Anzi i figli di Beniamino si radunarono dalle loro città a Ghibeah per andare a combattere contro i figli d'Israele. 15 Quel giorno i figli di Beniamino chiamati a raccolta dalle loro città erano in numero di ventiseimila uomini abili a maneggiar la spada, senza contare gli abitanti di Ghibeah, che ammontavano a settecento uomini scelti. 16 Fra tutta questa gente c'erano settecento uomini scelti, che erano mancini. Tutti costoro erano capaci di lanciare un sasso con la fionda ad un capello, senza fallire il colpo. 17 Ora gli uomini d'Israele chiamati a raccolta, non compresi quelli di Beniamino, erano in numero di quattrocentomila uomini abili a maneggiare la spada, tutta gente di guerra. 18 Così i figli d'Israele si mossero, salirono a Bethel e consultarono DIO, dicendo: «Chi di noi salirà per primo a combattere contro i figli di Beniamino?». L'Eterno rispose: «Giuda salirà per primo». 19 Il mattino dopo i figli d'Israele si mossero e si accamparono contro Ghibeah. 20 Gli uomini d'Israele uscirono così per combattere contro Beniamino e si disposero in ordine di battaglia contro di loro presso Ghibeah. 21 Allora i figli di Beniamino uscirono da Ghibeah e in quel giorno stesero morti al suolo ventiduemila uomini d'Israele. 22 Ma il popolo, gli uomini d'Israele, ripresero coraggio e si disposero di nuovo in ordine di battaglia nello stesso luogo dove si erano schierati il primo giorno. 23 Allora i figli d'Israele salirono e piansero davanti all'Eterno fino alla sera, e consultarono l'Eterno, dicendo: «Devo continuare a combattere contro i figli di Beniamino mio fratello?». L'Eterno rispose: «Salite contro di loro». 24 I figli d'Israele vennero a battaglia con i figli di Beniamino una seconda volta. 25 I Beniaminiti uscirono una seconda volta da Ghibeah contro di loro e stesero morti al suolo altri diciottomila uomini dei figli d'Israele, tutti abili a maneggiar la spada. 26 Allora tutti i figli d'Israele, cioè tutto il popolo, salirono a Bethel e piansero; rimasero là davanti all'Eterno e digiunarono quel giorno fino a sera, e offrirono olocausti e sacrifici di ringraziamento davanti all'Eterno. 27 Poi i figli d'Israele consultarono l'Eterno (l'arca del patto di DIO in quel tempo era là, 28 e Finehas, figlio di Eleazar, figlio di Aaronne, prestava servizio in quel tempo davanti ad essa) e dissero: «Devo continuare ancora a uscire a combattere contro i figli di Beniamino mio fratello, o devo smettere?». L'Eterno rispose: «Salite, poiché domani li darò nelle vostre mani». 29 Così Israele tese un'imboscata tutt'intorno a Ghibeah. 30 I figli d'Israele salirono per la terza volta contro i figli di Beniamino e si disposero in ordine di battaglia presso Ghibeah come le altre volte. 31 I figli di Beniamino uscirono contro il popolo e si lasciarono attirare lontano dalla città; e cominciarono a colpire e ad uccidere, come le altre volte, alcuni del popolo d'Israele per le strade, (delle quali una sale a Bethel e l'altra a Ghibeah) per la campagna; uccisero circa trenta uomini. 32 Così i figli di Beniamino dissero: «Eccoli sconfitti davanti a noi come la prima volta!». Ma i figli d'Israele dissero: «Fuggiamo e attiriamoli lontano dalla città sulle strade maestre!». 33 Allora tutti gli uomini d'Israele si mossero dalla loro posizione e si disposero in ordine di battaglia a Baal-Thamar; intanto gli uomini d'Israele in agguato sbucarono dai loro nascondigli, posti nella pianura di Ghibeah. 34 Diecimila uomini scelti in tutto Israele avanzarono contro Ghibeah. Il combattimento fu aspro, ma i Beniaminiti non si accorgevano del disastro che stava per colpirli. 35 Così l'Eterno sconfisse Beniamino davanti ad Israele; e i figli d'Israele uccisero quel giorno venticinquemilacento uomini di Beniamino, tutti abili a maneggiar la spada. 36 Così i figli di Beniamino si accorsero di essere sconfitti. Gli Israeliti avevano ceduto terreno a Beniamino, perché confidavano negli uomini che avevano posto in agguato presso Ghibeah. 37 Gli uomini in agguato si gettarono prontamente su Ghibeah; essi avanzarono e passarono a fil di spada l'intera città. 38 C'era un segnale convenuto fra gli uomini d'Israele e quelli in agguato: questi dovevano far salire dalla città una grande colonna di fumo. 39 Gli uomini d'Israele avevano dunque voltato le spalle nel combattimento; e quei di Beniamino avevano cominciato a colpire e uccidere circa trenta uomini d'Israele. Essi infatti dicevano: «Certamente essi sono interamente sconfitti davanti a noi come nella prima battaglia!». 40 Ma quando il segnale della colonna di fumo cominciò ad alzarsi dalla città, quei di Beniamino si volsero indietro, ed ecco che tutta la città saliva in fiamme verso il cielo. 41 Allora gli uomini d'Israele si voltarono, e gli uomini di Beniamino furono presi da gran spavento, vedendo il disastro che li aveva colpiti. 42 Perciò si diedero alla fuga davanti agli uomini d'Israele in direzione del deserto, ma non poterono sottrarsi alla battaglia; e quelli che uscivano dalla città piombarono nel loro mezzo e li massacrarono. 43 Circondarono i Beniaminiti, li inseguirono senza tregua e li incalzarono fino di fronte a Ghibeah dal lato est. 44 Caddero dei Beniaminiti diciottomila uomini, tutti uomini di valore. 45 I superstiti voltarono le spalle e fuggirono verso il deserto, in direzione del masso di Rimmon; ed essi ne racimolarono per le strade cinquemila, li incalzarono fino a Ghidom e ne uccisero altri duemila. 46 Così il numero totale dei Beniaminiti che caddero quel giorno fu di venticinquemila, abili a maneggiare la spada, tutti uomini di valore. 47 Seicento uomini, che avevano voltato le spalle ed erano fuggiti verso il deserto in direzione del masso di Rimmon, rimasero al masso di Rimmon quattro mesi. 48 Poi gl'Israeliti tornarono contro i figli di Beniamino e passarono a fil di spada l'intera città, compreso il bestiame e tutto ciò che trovavano; e diedero alle fiamme tutte le città che trovavano.

Riveduta 2020:

Giudici 20

Guerra contro la tribù di Beniamino
1 Allora tutti i figli d'Israele uscirono, da Dan fino a Beer-Sceba e al paese di Galaad, e la comunità si raccolse come un sol uomo davanti all'Eterno, a Mispa. 2 I capi di tutto il popolo e tutte le tribù d'Israele si presentarono nell'assemblea del popolo di Dio, in numero di quattrocentomila fanti, abili a maneggiare la spada. 3 E i figli di Beniamino udirono che i figli d'Israele erano saliti a Mispa. I figli d'Israele dissero: “Parlate! Com'è stato commesso questo delitto?”. 4 Allora il Levita, il marito della donna che era stata uccisa, rispose: “Io ero giunto con la mia concubina a Ghibea di Beniamino per passarvi la notte. 5 Ma gli abitanti di Ghibea insorsero contro di me e di notte circondarono la casa dove stavo; avevano intenzione di uccidermi; violentarono la mia concubina e lei morì. 6 Io presi la mia concubina, la feci in pezzi, che mandai per tutto il territorio della eredità d'Israele, perché costoro hanno commesso un delitto e una infamia in Israele. 7 Eccovi qui tutti, o figli d'Israele; dite qui il vostro parere e che consigliate di fare”. 8 Tutto il popolo si alzò come un sol uomo, dicendo: “Nessuno di noi tornerà alla sua tenda, nessuno di noi rientrerà in casa sua. 9 E ora ecco quello che faremo a Ghibea: l'assaliremo, tireremo a sorte chi deve cominciare. 10 Prenderemo in tutte le tribù d'Israele dieci uomini su cento, cento su mille e mille su diecimila, i quali andranno a cercare dei viveri per il popolo, affinché, al loro ritorno, Ghibea di Beniamino sia trattata secondo tutta l'infamia che ha commesso in Israele”. 11 Così tutti gli uomini d'Israele si radunarono contro quella città, uniti come fossero un sol uomo. 12 E le tribù d'Israele mandarono degli uomini in tutte le famiglie di Beniamino a dire: “Che delitto è questo che è stato commesso fra voi? 13 Ora dunque consegnateci quegli uomini, quegli scellerati di Ghibea, perché li mettiamo a morte e togliamo via il male da Israele”. Ma i figli di Beniamino non vollero dare ascolto alla voce dei loro fratelli, i figli d'Israele. 14 E i figli di Beniamino uscirono dalle loro città e si radunarono a Ghibea per andare a combattere contro i figli d'Israele. 15 Il censimento che si fece in quel giorno dei figli di Beniamino usciti dalle città fu di ventiseimila uomini abili a maneggiare la spada, senza contare gli abitanti di Ghibea, che ammontavano al numero di settecento uomini scelti. 16 Fra tutta questa gente vi erano settecento uomini scelti, che erano mancini. Tutti costoro potevano lanciare una pietra con la fionda a un capello, senza fallire il colpo. 17 Si fece pure il censimento degli uomini d'Israele, non compresi quelli di Beniamino; ed erano in numero di quattrocentomila uomini abili a maneggiare la spada, tutta gente di guerra. 18 E i figli d'Israele si mossero, salirono a Betel e consultarono Iddio, dicendo: “Chi di noi salirà per primo a combattere contro i figli di Beniamino?”. L'Eterno rispose: “Giuda salirà per primo”. 19 E l'indomani mattina, i figli d'Israele si misero in marcia e si accamparono presso Ghibea. 20 E gli uomini d'Israele uscirono per combattere contro Beniamino, e si disposero in ordine di battaglia contro di loro, presso Ghibea. 21 Allora i figli di Beniamino avanzarono da Ghibea, e in quel giorno stesero morti al suolo ventiduemila uomini d'Israele. 22 Il popolo, gli uomini d'Israele, ripresero animo, si disposero di nuovo in ordine di battaglia, nel luogo dove si erano disposti il primo giorno. 23 E i figli d'Israele salirono e piansero davanti all'Eterno fino alla sera; consultarono l'Eterno, dicendo: “Devo continuare a combattere contro i figli di Beniamino mio fratello?”. L'Eterno rispose: “Salite contro di loro”. 24 I figli d'Israele andarono in battaglia con i figli di Beniamino una seconda volta. 25 E i Beniaminiti una seconda volta uscirono da Ghibea contro di loro, e stesero morti al suolo altri diciottomila uomini dei figli d'Israele, tutti abili a maneggiare la spada. 26 Allora tutti i figli d'Israele e tutto il popolo salirono a Betel, e piansero, e rimasero là davanti all'Eterno, e digiunarono quel giorno fino alla sera, e offrirono olocausti e sacrifici di ringraziamento davanti all'Eterno. 27 E i figli d'Israele consultarono l'Eterno - l'arca del patto di Dio, in quel tempo, era là, 28 e Fineas, figlio di Eleazar, figlio di Aaronne, ne faceva allora il servizio - e dissero: “Devo continuare ancora a combattere contro i figli di Beniamino mio fratello, o devo cessare?”. E l'Eterno rispose: “Salite, poiché domani ve li darò nelle mani”. 29 E Israele tese un'imboscata intorno a Ghibea. 30 I figli d'Israele salirono per la terza volta contro i figli di Beniamino e si disposero in ordine di battaglia presso Ghibea come le altre volte. 31 E i figli di Beniamino, essendo usciti contro il popolo, si lasciarono attirare lontano dalla città e cominciarono a colpire e a uccidere, come le altre volte, alcuni del popolo d'Israele, per le strade, delle quali una sale a Betel, e l'altra a Ghibea per la campagna: ne uccisero circa trenta. 32 Allora i figli di Beniamino dissero: “Eccoli sconfitti davanti a noi come la prima volta!”. Ma i figli d'Israele dissero: “Fuggiamo e attiriamoli lontano dalla città sulle strade maestre!”. 33 E tutti gli uomini d'Israele abbandonarono la loro posizione e si disposero in ordine di battaglia a Baal-Tamar, e l'imboscata d'Israele si slanciò fuori dal luogo dove si trovava, da Maare-Ghibea. 34 Diecimila uomini scelti in tutto Israele giunsero davanti a Ghibea. Il combattimento fu aspro, e i Beniaminiti non si accorgevano del disastro che stava per colpirli. 35 E l'Eterno sconfisse Beniamino davanti a Israele; e i figli d'Israele uccisero quel giorno venticinquemila e cento uomini di Beniamino, tutti abili a maneggiare la spada. 36 I figli di Beniamino videro che gli Israeliti erano battuti. Questi, infatti, avevano ceduto terreno a Beniamino, perché confidavano nell'imboscata che avevano posto presso Ghibea. 37 Quelli dell'imboscata si gettarono prontamente su Ghibea; e, avanzati, passarono a fil di spada l'intera città. 38 Ora c'era un segnale convenuto fra gli uomini d'Israele e quelli dell'imboscata: questi dovevano far salire dalla città una colonna di fumo. 39 Gli uomini d'Israele avevano dunque voltato le spalle nel combattimento; e quelli di Beniamino avevano cominciato a colpire e uccidere circa trenta uomini d'Israele. Essi dicevano: “Per certo, eccoli sconfitti davanti a noi come nella prima battaglia!”. 40 Ma quando il segnale, la colonna di fumo, cominciò ad alzarsi dalla città, quelli di Beniamino si voltarono indietro, ed ecco che da tutta la città salivano delle fiamme verso il cielo. 41 Allora gli uomini d'Israele si voltarono, e quelli di Beniamino furono spaventati, vedendo il disastro che piombava addosso a loro. 42 E voltarono le spalle davanti agli uomini d'Israele, e presero la via del deserto; ma gli assalitori si misero alle loro calcagna, e stendevano morti sul posto quelli che uscivano dalle città. 43 Circondarono i Beniaminiti, li inseguirono, furono loro addosso dovunque si fermavano, fino di fronte a Ghibea dal lato dove sorge il sole. 44 Caddero, dei Beniaminiti, diciottomila uomini, tutta gente di valore. 45 I Beniaminiti voltarono le spalle e fuggirono verso il deserto, in direzione del masso di Rimmon; e gli Israeliti ne uccisero per le strade cinquemila, li incalzarono fino a Ghideom, e ne colpirono altri duemila. 46 Così, il numero totale dei Beniaminiti che caddero quel giorno fu di venticinquemila, abili a maneggiare la spada, tutta gente di valore. 47 Seicento uomini, che avevano voltato le spalle ed erano fuggiti verso il deserto in direzione del masso di Rimmon, rimasero al masso di Rimmon per quattro mesi. 48 Poi gli Israeliti tornarono contro i figli di Beniamino, li sconfissero passandoli a fil di spada, dagli abitanti delle città al bestiame, a tutto quello che gli capitava; e diedero alle fiamme tutte le città che trovarono.

Riveduta:

Giudici 20

Guerra contro la tribù di Beniamino
1 Allora tutti i figliuoli d'Israele uscirono, da Dan fino a Beer-Sceba e al paese di Galaad, e la raunanza si raccolse come un sol uomo dinanzi all'Eterno, a Mitspa. 2 I capi di tutto il popolo, e tutte le tribù d'Israele si presentarono nella raunanza del popolo di Dio, in numero di quattrocentomila fanti, atti a trar la spada. 3 E i figliuoli di Beniamino udirono che i figliuoli d'Israele eran saliti a Mitspa. I figliuoli d'Israele dissero: 'Parlate! Com'è stato commesso questo delitto?' 4 Allora il Levita, il marito della donna ch'era stata uccisa, rispose: 'Io ero giunto con la mia concubina a Ghibea di Beniamino per passarvi la notte. 5 Ma gli abitanti di Ghibea si levarono contro di me e attorniarono di notte la casa dove stavo; aveano l'intenzione d'uccidermi; violentarono la mia concubina, ed ella morì. 6 Io presi la mia concubina, la feci in pezzi, che mandai per tutto il territorio della eredità d'Israele, perché costoro han commesso un delitto e una infamia in Israele. 7 Eccovi qui tutti, o figliuoli d'Israele; dite qui il vostro parere, e che consigliate di fare'. 8 Tutto il popolo si levò come un sol uomo, dicendo: 'Nessun di noi tornerà alla sua tenda, nessun di noi rientrerà in casa sua. 9 E ora ecco quel che faremo a Ghibea: l'assaliremo, traendo a sorte chi deve cominciare. 10 Prenderemo in tutte le tribù d'Israele dieci uomini su cento, cento su mille e mille su diecimila, i quali andranno a cercar dei viveri per il popolo, affinché, al loro ritorno, Ghibea di Beniamino sia trattata secondo tutta l'infamia che ha commessa in Israele'. 11 Così tutti gli uomini d'Israele si radunarono contro quella città, uniti come fossero un sol uomo. 12 E le tribù d'Israele mandarono degli uomini in tutte le famiglie di Beniamino a dire: 'Che delitto è questo ch'è stato commesso fra voi? 13 Or dunque consegnateci quegli uomini, quegli scellerati di Ghibea, perché li mettiamo a morte, e togliam via il male da Israele'. Ma i figliuoli di Beniamino non vollero dare ascolto alla voce dei loro fratelli, i figliuoli d'Israele. 14 E i figliuoli di Beniamino uscirono dalle loro città, e si radunarono a Ghibea per andare a combattere contro i figliuoli d'Israele. 15 Il censimento che in quel giorno si fece dei figliuoli di Beniamino usciti dalle città, fu di ventiseimila uomini atti a trar la spada, senza contare gli abitanti di Ghibea, che ascendevano al numero di settecento uomini scelti. 16 Fra tutta questa gente c'erano settecento uomini scelti, ch'erano mancini. Tutti costoro poteano lanciare una pietra con la fionda ad un capello, senza fallire il colpo. 17 Si fece pure il censimento degli uomini d'Israele, non compresi quelli di Beniamino; ed erano in numero di quattrocentomila uomini atti a trar la spada, tutta gente di guerra. 18 E i figliuoli d'Israele si mossero, salirono a Bethel e consultarono Iddio, dicendo: 'Chi di noi salirà il primo a combattere contro i figliuoli di Beniamino?' L'Eterno rispose: 'Giuda salirà il primo'. 19 E l'indomani mattina, i figliuoli d'Israele si misero in marcia e si accamparono presso Ghibea. 20 E gli uomini d'Israele uscirono per combattere contro Beniamino, e si disposero in ordine di battaglia contro di loro, presso Ghibea. 21 Allora i figliuoli di Beniamino s'avanzarono da Ghibea, e in quel giorno stesero morti al suolo ventiduemila uomini d'Israele. 22 Il popolo, gli uomini d'Israele, ripresero animo, si disposero di nuovo in ordine di battaglia, nel luogo ove s'eran disposti il primo giorno. 23 E i figliuoli d'Israele salirono e piansero davanti all'Eterno fino alla sera; consultarono l'Eterno, dicendo: 'Debbo io seguitare a combattere contro i figliuoli di Beniamino mio fratello?' L'Eterno rispose: 'Salite contro di loro'. 24 I figliuoli d'Israele vennero a battaglia coi figliuoli di Beniamino una seconda volta. 25 E i Beniaminiti una seconda volta usciron da Ghibea contro di loro, e stesero morti al suolo altri diciottomila uomini dei figliuoli d'Israele, tutti atti a trar la spada. 26 Allora tutti i figliuoli d'Israele e tutto il popolo salirono a Bethel, e piansero, e rimasero quivi davanti all'Eterno, e digiunarono quel dì fino alla sera, e offriron olocausti e sacrifizi di azioni di grazie davanti all'Eterno. 27 E i figliuoli d'Israele consultarono l'Eterno - l'arca del patto di Dio, in quel tempo, era quivi, 28 e Fineas, figliuolo d'Eleazar, figliuolo d'Aaronne, ne faceva allora il servizio - e dissero: 'Debbo io seguitare ancora a combattere contro i figliuoli di Beniamino mio fratello, o debbo cessare?' E l'Eterno rispose: 'Salite, poiché domani ve li darò nelle mani'. 29 E Israele pose un'imboscata tutt'intorno a Ghibea. 30 I figliuoli d'Israele salirono per la terza volta contro i figliuoli di Beniamino, e si disposero in ordine di battaglia presso Ghibea come le altre volte. 31 E i figliuoli di Beniamino, avendo fatto una sortita contro il popolo, si lasciarono attirare lungi dalla città, e cominciarono a colpire e ad uccidere, come le altre volte, alcuni del popolo d'Israele, per le strade, delle quali una sale a Bethel, e l'altra a Ghibea per la campagna: ne uccisero circa trenta. 32 Allora i figliuoli di Beniamino dissero: 'Eccoli sconfitti davanti a noi come la prima volta!' Ma i figliuoli d'Israele dissero: 'Fuggiamo, e attiriamoli lungi dalla città sulle strade maestre!' 33 E tutti gli uomini d'Israele abbandonarono la loro posizione e si disposero in ordine di battaglia a Baal-Thamar, e l'imboscata d'Israele si slanciò fuori dal luogo ove si trovava, da Maareh-Ghibea. 34 Diecimila uomini scelti in tutto Israele giunsero davanti a Ghibea. Il combattimento fu aspro, e i Beniaminiti non si avvedevano del disastro che stava per colpirli. 35 E l'Eterno sconfisse Beniamino davanti ad Israele; e i figliuoli d'Israele uccisero quel giorno venticinquemila e cento uomini di Beniamino, tutti atti a trar la spada. 36 I figliuoli di Beniamino videro che gl'Israeliti eran battuti. Questi, infatti, avean ceduto terreno a Beniamino, perché confidavano nella imboscata che avean posta presso Ghibea. 37 Quelli dell'imboscata si gettaron prontamente su Ghibea; e, avanzatisi, passarono a fil di spada l'intera città. 38 Or v'era un segnale convenuto fra gli uomini d'Israele e quelli dell'imboscata: questi dovean far salire dalla città una gran fumata. 39 Gli uomini d'Israele aveano dunque voltate le spalle nel combattimento; e que' di Beniamino avean cominciato a colpire e uccidere circa trenta uomini d'Israele. Essi dicevano: 'Per certo, eccoli sconfitti davanti a noi come nella prima battaglia!' 40 Ma quando il segnale, la colonna di fumo, cominciò ad alzarsi dalla città, que' di Beniamino si volsero indietro, ed ecco che tutta la città saliva in fiamme verso il cielo. 41 Allora gli uomini d'Israele fecero fronte indietro, e que' di Beniamino furono spaventati, vedendo il disastro che piombava loro addosso. 42 E voltaron le spalle davanti agli uomini d'Israele, e presero la via del deserto; ma gli assalitori si misero alle loro calcagna, e stendevano morti sul posto quelli che uscivano dalle città. 43 Circondarono i Beniaminiti, l'inseguirono, furon loro sopra dovunque si fermavano, fin dirimpetto a Ghibea dal lato del sol levante. 44 Caddero, de' Beniaminiti, diciottomila uomini, tutta gente di valore. 45 I Beniaminiti voltaron le spalle e fuggiron verso il deserto, in direzione del masso di Rimmon; e gl'Israeliti ne mieterono per le strade cinquemila, li inseguirono da presso fino a Ghideom, e ne colpirono altri duemila. 46 Così, il numero totale de' Beniaminiti che caddero quel giorno fu di venticinquemila, atti a trar la spada, tutta gente di valore. 47 Seicento uomini, che avean voltato le spalle ed eran fuggiti verso il deserto in direzione del masso di Rimmon, rimasero al masso di Rimmon quattro mesi. 48 Poi gl'Israeliti tornarono contro i figliuoli di Beniamino, li sconfissero mettendoli a fil di spada, dagli abitanti delle città al bestiame, a tutto quel che capitava loro; e dettero alle fiamme tutte le città che trovarono.

Ricciotti:

Giudici 20

Guerra contro Beniamino
1 Uscirono quindi tutti i figli d'Israele e da Dan fino a Bersabee e dalla terra di Galaad si raccolsero insieme, come un solo uomo, e vennero al Signore in Masfa. 2 Tutti i capi del popolo e tutte le tribù d'Israele si raccolsero in quell'assemblea del popolo di Dio. Erano quattrocentomila fanti in assetto di guerra. 3 E i figli di Beniamino non ignorarono che i figli d'Israele eran saliti a Masfa. Interrogato il levita, marito della donna uccisa, come fosse stato perpetrato un tanto delitto, 4 rispose: «Ero giunto in Gabaa di Beniamino con la moglie mia e mi ero fermato colà, 5 quando la notte gli uomini di quella città circondarono la casa, dove mi trovavo, volendo uccidere me, e in preda a un incredibile furore di libidine, violentarono la moglie mia, che finalmente morì. 6 Io la presi, la feci a pezzi e ne mandai le parti in tutti i confini dei vostri possedimenti, perchè giammai era stato commesso in Israele un tale delitto e una così grande infamia. 7 Voi siete qui tutti, o figli d'Israele; decretate ciò che dovete fare». 8 E tutto il popolo, balzato in piedi, ad una voce rispose: «Non ritorneremo alle nostre tende nè alcuno porrà piede in casa sua; 9 ma contro Gabaa questo faremo tutti insieme. 10 Si eleggano dieci uomini su cento fra tutte le tribù d'Israele, e cento su mille, e mille su diecimila per portare le vettovaglie all'esercito e poter così combattere contro Gabaa di Beniamino e infliggere la meritata vendetta di un tanto delitto». 11 Così tutti i figli d'Israele si raccolsero contro quella città, quasi fossero un solo uomo e non avessero che un solo pensiero e una sola decisione. 12 Mandarono quindi messaggeri a tutte le tribù di Beniamino per chiedere: «Come mai è stato tra voi commesso un tale delitto? 13 Dateci gli uomini di Gabaa che perpetrarono quell'infamia e colla loro morte sia tolto da Israele il male commesso». Ma essi non vollero ascoltare l'imposizione dei loro fratelli, figli d'Israele; 14 anzi da tutte le città che appartenevano al loro territorio convennero uomini in Gabaa per portare a questi aiuto e combatter contro tutto il popolo d'Israele. 15 E si trovò che venticinquemila furono i figli di Beniamino abili a maneggiare la spada, oltre gli abitanti di Gabaa 16 che avevano settecento uomini valorosissimi, capaci di combattere colla sinistra e colla destra e così valenti nel gettare colle fionde le pietre verso la mira, che potevano colpire anche un capello senza che la pietra fosse sviata da una parte o dall'altra. 17 Quanto agli uomini d'Israele, ad esclusione dei figli di Beniamino, si trovò essere quattrocentomila quelli che sapevano maneggiare la spada e che erano pronti a combattere. 18 Levatisi, vennero alla casa di Dio, vale a dire a Silo, e consultarono Iddio, dicendo: «Chi sarà nell'esercito nostro il capo della battaglia contro i figli di Beniamino?». E il Signore rispose: «Sia Giuda il vostro capo». 19 Tosto i figli d'Israele si levarono di buon mattino e si accamparono presso Gabaa, 20 e di là avanzandosi per combattere contro [i figli di] Beniamino, cominciarono ad espugnare la città. 21 Ma usciti i figli di Beniamino da Gabaa uccisero in quel giorno ventiduemila uomini dei figli d'Israele. 22 Di nuovo i figli d'Israele, confidando nella loro forza e nel numero, si schierarono nello stesso luogo dove prima aveano combattuto; 23 portandosi però prima a piangere dinanzi al Signore fino a notte, e lo consultarono, dicendo: «Debbo continuar a combattere contro i figli di Beniamino, miei fratelli o no?». Al che egli rispose: «Salite contro di loro e date battaglia». 24 Mentre i figli d'Israele il giorno seguente movevano per combattere contro i figli di Beniamino, 25 questi irruppero fuori dalle porte di Gabaa e movendo ad essi incontro operarono una tale strage da stendere al suolo diciottomila di quei combattenti. 26 Vennero perciò tutti i figli d'Israele alla casa di Dio e, postisi a sedere, piansero al cospetto del Signore; poi in quel giorno digiunarono fino a sera e offerti sacrifici e vittime pacifiche al Signore, 27 lo interrogarono intorno alla sorte ad essi riservata. In quel tempo l'arca dell'alleanza di Dio era colà 28 e Finees figlio di Eleazaro figlio di Aronne presiedeva al tabernacolo. Consultarono quindi il Signore e chiesero: «Dobbiamo un'altra volta muovere alla pugna contro i figli di Beniamino, nostri fratelli, o astenercene?». E il Signore rispose ad essi: «Salite, poichè domani li darò in vostra balìa». 29 E i figli d'Israele posero agguati intorno alla città di Gabaa e 30 per la terza volta come per la prima e per la seconda misero in campo l'esercito contro Beniamino. 31 Ma anche i figli di Beniamino irruppero audacemente fuori dalla città e inseguirono a lungo gli avversari postisi in fuga cosicchè ne ferirono come il primo e il secondo giorno e fecero a pezzi quelli che prendevano la fuga per le due strade, conducenti una a Betel e l'altra a Gabaa e ne abbatterono circa trenta 32 pensando che come al solito fossero sconfitti. Ma quelli che avevano simulato la fuga eransi proposti di allontanarli dalla città e di condurli, simulando la fuga, sui sentieri sopra indicati. 33 Allora tutti i figli di Israele, levatisi dal posto dove si trovavano, si spinsero in ordine di battaglia verso il luogo chiamato Baaltamar, e quelli che erano in agguato intorno alla città cominciarono a poco a poco a scoprirsi 34 e a procedere verso la porta occidentale di essa. Frattanto altri diecimila uomini, scelti da tutto Israele, provocarono gli abitanti della città a combattere e la battaglia si fece asprissima contro i figli di Beniamino, i quali non si rendevano conto che da ogni parte li aspettava la morte. 35 Il Signore li sconfisse al cospetto dei figli di Israele, i quali ne uccisero in quel giorno venticinquemila e cento uomini tutti guerrieri e atti a maneggiare la spada. 36 Allora i figli di Beniamino, vistisi soccombenti, cominciarono a fuggire e i figli di Israele a veder ciò facilitarono la fuga, perchè venissero agli agguati preparati accanto alla città. 37 Usciti allora dai nascondigli, mentre Beniamino volgeva le spalle, entrarono nella città, e la passarono a fil di spada. 38 I figli d'Israele avevano dato a quei che erano posti in agguato il segnale, che presa la città, vi dessero fuoco per dimostrare col fumo che sarebbe salito in alto che la città era presa. 39 Al veder ciò, i figli d'Israele impegnati nel combattere i Beniamiti (i quali credevano che essi fuggissero e perciò li inseguivano con più forza, dopo aver ucciso trenta uomini del loro esercito), 40 al vedere dunque la colonna di fumo salire dalla città (anche Beniamino guardando indietro s'accòrse che la città era presa e le fiamme salivano in alto), 41 quelli che prima aveano simulato la fuga si voltarono indietro e resistettero validamente. Visto ciò, i figli di Beniamino si volsero in fuga 42 e presero la via del deserto, avendo sempre alle spalle i loro avversari. Ma anche quelli che avevano dato fuoco alla città vennero loro incontro 43 e così d'ambedue le parti vennero battuti dai nemici e morirono senza aver scampo. Caddero e furono abbattuti dalla parte orientale della città di Gabaa. 44 Quelli che rimasero uccisi in questo stesso luogo furono diciottomila uomini, tutti valorosissimi combattenti. 45 Al vedere ciò i pochi di Beniamino che erano rimasti se ne fuggirono nella solitudine, e vennero alla roccia chiamata Remmon. Anche durante la fuga vennero uccisi altri cinquemila uomini sbandati ed erranti in diverse direzioni; e poichè volevano spingersi oltre furono inseguiti e ne rimasero uccisi altri duemila. 46 Così avvenne che, in tutto, quei di Beniamino rimasti caduti nei diversi luoghi furono venticinquemila combattenti e uomini di grande valore. 47 Di tutti i figli di Beniamino rimasero pertanto seicento uomini soli, i quali, avendo potuto sfuggire e raggiungere il deserto, rimasero alla roccia di Remmon per quattro mesi; 48 mentre i figli di Israele ritornati indietro, uccisero tutto ciò che era restato nella città, dagli uomini fino agli animali e tutte le città e i villaggi di Beniamino furono preda del fuoco divoratore.

Tintori:

Giudici 20

Guerra d'Israele contro la tribù di Beniamino
1 Allora tutti i figli d'Israele, da Dan fino a Bersabee e dalla terra di Galaad, si raccolsero come un sol uomo, davanti al Signore in Masfa. 2 E tutti i capi del popolo, e tutte le tribù d'Israele che si presentarono unite all'assemblea del popolo di Dio erano quattrocento mila combattenti a piedi. 3 Or i figli di Beniamino seppero che i figli d'Israele eran saliti in Masfa. Il levita, marito della donna uccisa, interrogato in qual modo fosse stata commessa sì grande scelleraggine, 4 rispose: «Arrivato a Gabaa di Beniamino colla mia moglie, vi albergai; 5 gli uomini di quella città circondarono di notte la casa in cui mi trovava, coll'intenzione d'ammazzarmi; essi straziarono con inaudito furore di libidine la mia moglie, che ne è morta. 6 Allora la presi, la feci in pezzi, e ne mandai le parti in tutti i territori da voi posseduti, perchè tanto misfatto, sì grave scelleraggine non vi fu mai in Israele. 7 Or voi tutti, o figli d'Israele qui presenti, decidete il da farsi». 8 Tutto il popolo, alzatosi, com'un sol uomo rispose: «Non torneremo alle nostre tende, nessuno rientrerà in casa sua! 9 Ecco quanto dobbiamo fare tutti insieme contro Gabaa: 10 di tutte le tribù d'Israele si scelgano dieci uomini su cento, cento su mille, mille su dieci mila; essi portino viveri all'esercito, affinchè noi possiamo combattere contro Gabaa di Beniamino e darle quel che si merita per la sua scelleraggine». 11 Tutto Israele adunque si adunò com'un sol uomo, collo stesso animo e colla stessa risoluzione, contro quella città. 12 E mandarono ambasciatori a tutta la tribù di Beniamino, a dire: «Perchè mai tanta scelleratezza in voi? 13 Consegnateci gli uomini di Gabaa, che hanno commesso questo misfatto, perchè siano messi a morte e sia tolto il male da Israele». Ma quelli di Beniamino non diedero ascolto all'ordine dei loro fratelli, figli d'Israele; 14 anzi da tutte le città del loro territorio si radunarono a Gabaa per soccorrerla e per combattere contro tutto il popolo d'Israele. 15 Tra quelli di Beniamino furon contati venticinque mila atti a trar la spada, oltre gli abitanti di Gabaa, 16 che eran settecento uomini fortissimi, e combattevano colla sinistra come colla destra, e colla fionda scagliavano sassi con tanta abilità, da colpire un capello, senza sgarrarne una. 17 Dei figli d'Israele, tolti quelli di Beniamino, furon contati quattrocento mila uomini atti a trarre la spada e pronti a combattere. 18 Questi, messisi in cammino, andarono alla casa di Dio (cioè Silo) e consultarono Dio, e dissero: «Chi deve essere nel nostro esercito il capo della battaglia contro i figli di Beniamino?» Il Signore rispose loro: «Giuda sia il vostro capo». 19 E subito i figli d'Israele, alzatisi di gran mattino, andarono a porre il campo vicino a Gabaa. 20 Si mossero poi dal loro posto per dar battaglia ai figli di Beniamino e assalire la città; 21 ma i figli di Beniamino, usciti da Gabaa, uccisero in quel giorno ventidue mila uomini dei figli d'Israele. 22 E i figli d'Israele, fidando nella loro forza e nel loro numero, si ordinarono di nuovo a battaglia nello stesso luogo, dove avevano combattuto prima; 23 ma avanti salirono a piangere dinanzi al Signore sino a notte, e lo consultarono e dissero: «Dobbiamo seguitare a combattere contro i figli di Beniamino nostri fratelli o no?» Il Signore rispose: «Salite pure contro di loro, e date battaglia». 24 Ma il giorno dopo, essendo i figli d'Israele andati a combattere contro i figli di Beniamino, 25 questi irruppero fuori dalle porte di Gabaa, saltaron loro addosso e ne fecero tanta strage da stenderne al suolo diciotto mila atti a trar la spada. 26 Allora i figli d'Israele andarono alla casa di Dio, e si posero seduti a piangere davanti al Signore e digiunarono fino alla sera di quel giorno, ed offersero olocausti e vittime pacifiche, 27 consultarono Dio sul loro stato. Era lì in quel tempo l'arca dell'alleanza del Signore, 28 e Finees, figlio di Eleazaro figlio di Aronne, presiedeva alla casa. Consultarono adunque il Signore, e dissero: «Dobbiamo tornare a combattere i figli di Beniamino, nostri fratelli, o stare in riposo?» Il Signore disse loro: «Salite: domani li darò nelle vostre mani». 29 Allora i figli d'Israele posero imboscate intorno alla città di Gabaa, 30 e per la terza volta, come per la prima e per la seconda, fecero avanzare il loro esercito contro Beniamino. 31 I figli di Beniamino irruppero con audacia fuori della città ed inseguirono per lungo tratto gli avversari che fuggivano, per ferirli come nel primo e nel secondo giorno, per farli a pezzi quando fuggissero per le due strade, di cui una sale a Betel e l'altra a Gabaa. Ne stesero al suolo circa trenta, 32 e credevano di tagliarli a pezzi secondo il solito. Invece i figli d'Israele, con astuzia, fingevan di fuggire per tirarli lontano dalla città e condurli, fuggendo, alle dette strade. 33 Tutti i figli d'Israele si mossero adunque dai loro posti, e si ordinarono a battaglia nel luogo chiamato Baaltamar, mentre le imboscate che erano attorno alla città cominciavano a poco a poco a farsi vedere, 34 e ad avanzarsi dal lato occidentale della città, ed altri dieci mila uomini scelti da tutto Israele, provocavano a battaglia gli abitanti della città. Così divenne più accanita la battaglia contro i figli di Beniamino, che non compresero come da ogni parte li attendesse la morte. 35 Il Signore li sconfisse dinanzi ai figli d'Israele che in quel giorno ne uccisero venticinque mila cento uomini, tutti guerrieri atti a trar la spada. 36 I figli di Beniamino, vedutisi inferiori, si diedero alla fuga. Veduto ciò, i figli d'Israele diedero loro agio di fuggire, affinchè giungessero alle imboscate messe vicino alla città. 37 Or quelli delle imboscate, usciti improvvisamente dai loro nascondigli, e tagliati a pezzi i figli di Beniamino che fuggivano, entrarono nella città e la misero a fil di spada. 38 A quelli posti nelle imboscate i figli d'Israele avevan detto di segnalare che avevan preso la città col mettervi il fuoco, affinchè dall'innalzarsi del fumo intendessero che la città era stata presa. 39 I figli d'Israele che seguitavano a combattere contro i figli di Beniamino, i quali, poiché credevano che se ne fuggissero, l'inseguivano con più lena, dopo aver fatto a pezzi trenta uomini del loro esercito, 40 vista la colonna del fumo alzarsi dalla città, intesero, ed anche quelli di Beniamino, avendo, voltandosi indietro, veduto alzarsi in alto le fiamme, s'accorsero della presa della città. 41 Allora gli Israeliti che avevan finito di fuggire, voltata la faccia, resistettero con gran forza, ed i figli di Beniamino, veduta la cosa, si diedero alla fuga 42 per la via del deserto. Ma anche là furono inseguiti dai nemici, e di più quelli che avevano incendiato la città si fecero loro incontro. 43 Così, trucidati da ambedue le parti dai nemici, perivano senza avere scampo, e caddero stesi al suolo ad oriente di Gabaa. 44 Quelli che rimasero uccisi in quello stesso luogo furono diciotto mila uomini, tutti combattenti di sommo valore. 45 Veduto ciò, quelli che eran rimasti di Beniamino fuggirono nel deserto, verso la rupe chiamata Remmon. Ma anche in questa fuga, errando qua e là in diverse direzioni, ne furono uccisi cinque mila, e, seguitando ad essere inseguiti, ne furono uccisi altri due mila. 46 Così tutti i caduti di Beniamino, in diversi luoghi, furon venticinque mila combattenti espertissimi nella guerra, 47 e non rimasero di tutta la gente di Beniamino che seicento uomini, i quali poterono salvarsi fuggendo nel deserto; e stettero quattro mesi alla rupe di Remmon. 48 I figli d'Israele, tornati indietro, passarono a fil di spada tutto ciò che restava nella città, dagli uomini fino alle bestie; e tutte le città ed i villaggi di Beniamino furono preda del fuoco divoratore.

Martini:

Giudici 20

Combattendo per vendicare tale scelleraggine tutte le altre tribù contro Beniamin, restano al di sotto per una, e per due volte: ma alla terza venute alle mani per ordine del Signore, sterminano del tutto quella tribù, toltine secento uomini, che fuggirono nella solitudine.
1 Andarono adunque tutti i figliuoli d'Israele, e si radunarono insieme con un sol cuore dinanzi al Signore in Maspha, da Dan sino a Bersabee, e dalla terra di Galaad. 2 E tutti i capi de' popoli, e tutte le tribù d'Israele intervennero all'adunanza del popol di Dio in numero di quattrocento mila pedoni atti alla guerra. 3 (E non ignorarono quelli di Beniamin che si erano congregati i figliuoli d'Israele in Maspha). E fu interrogato il Levita marito della donna uccisa, in qual modo fosse stata eseguita così grande scelleraggine. 4 Egli rispose: Io era arrivato a Gabaa di Beniamin colla mia moglie, e ivi albergai. 5 Quand'ecco che uomini di quella città circondarono di notte tempo la casa, dov'io mi trovava, volendo uccidermi: e questi avendo straziata con inaudito furore di libidine la mia moglie ella se ne morì. 6 E io la presi, e la feci in pezzi, e ne mandai i brani in tutti i luoghi del vostro dominio: conciossiachè indegnità così grande, e orrore simile non è mai avvenuto in Israele. 7 Siete tutti raunati, o figliuoli d'Israele: risolvete quello che abbiate a fare. 8 E tutto il popolo stando in piedi rispose, come se fosse stato un sol uomo: Noi non torneremo alle nostre tende, e nissuno rientrerà in sua casa; 9 Ma faremo così tutti d'accordo contro Gabaa: 10 Si scelgano da tutte le tribù d'Israele dieci uomini di ogni centinajo, e cento d'ogni migliajo, e mille di dieci mila, i quali forniscano l'esercito di vettovaglia, affinchè noi possiamo far guerra a Gabaa di Beniamin, e farle pagar il fio della sua scelleraggine. 11 E si collegò tutto Israele contro quella città, come fosse un sol uomo collo stesso animo, e colla stessa risoluzione. 12 E spedirono ambasciatori a tutta la tribù di Beniamin che dissero: Perchè mai si è trovata in voi tanta scelleratezza? 13 Rimetteteci gli uomini di Gabaa che hanno commessa così grande indegnità, affinchè sieno messi a morte, e tolgasi il male da Israele. Ma quelli non vollero ascoltar l'ambasciata de' loro fratelli, i figliuoli d'Israele: 14 Ma da tutte le città della loro tribù si radunarono a Gabaa per soccorrerla, e combattere contro tutto il popolo d'Israele. 15 E si contarono venticinque mila beniamiti atti alle armi, oltre gli abitanti di Gabaa; 16 I quali erano in numero di settecento uomini fortissimi, che maneggiavan le armi colla sinistra, come colla destra, e colla fionda scagliavano sassi con tal destrezza, che avrebbon colpito in un capello, senza che la pietra scagliata torcesse in altra parte. 17 E della nazione d'Israele, tolti i figliuoli di Beniamin, si contarono quattrocento mila uomini atti alle armi, e pronti a combattere. 18 E si mossero, e andarono alla casa di Dio, cioè a Silo: e consultarono Dio, e dissero: Chi sarà nel nostro esercito il capitano a combattere contro i figliuoli di Beniamin? Rispose loro il Signore: Giuda sia il vostro capitano. 19 E immediatamente i figliuoli d'Israele alzatisi di gran mattino andarono a porre il campo nelle vicinanze di Gabaa: 20 E indi avanzandosi per dar battaglia a' figliuoli di Beniamin cominciarono ad assalire la città. 21 Ma i figliuoli di Beniamin usciti di Gabaa uccisero in quel dì ventidue mila uomini de' figliuoli d'Israele. 22 E di nuovo i figliuoli d'Israele affidati al valore, e al numero loro, ordinaron l'esercito nel luogo stesso, in cui prima aveano combattuto: 23 Prima però di muoversi andarono a piangere dinanzi al Signore sino alla notte, e lo consultarono, e dissero: Debbo io tornare a combattere contro i miei fratelli figliuoli di Beniamin, o no? Ed egli rispose loro: Movetevi contro di loro, e attaccate la mischia. 24 Ed essendo andati il dì seguente i figliuoli d'Israele a combattere contro i figliuoli di Beniamin, 25 I figliuoli di Beniamin si scagliarono fuori delle porte di Gabaa; e investitili ne fecero tanta strage che ne stesero al suolo diciotto mila combattenti. 26 Per la qual cosa tutti i figliuoli d'Israele si portarono alla casa di Dio, e assisi piangevano dinanzi al Signore, e digiunarono quel dì sino alla sera e gli offerirono olocausti, e ostie pacifiche, 27 E lo consultarone sopra lo stato loro. Ivi era in quel tempo l'arca del testamento del Signore. 28 E Phinees figliuolo di Eleazaro figliuolo di Aronne presiedeva alla casa (di Dio). Consultarono adunque il Signore, e dissero: Dobbiamo noi di nuovo andare a combattere contro i nostri fratelli, i figliuoli di Beniamin, o stare in riposo? Disse loro il Signore: Andate: perocché domane io li darò in vostro potere. 29 E i figliuoli d'Israele posero un'imboscata intorno alla città di Gabaa: 30 E questa terza volta ordinaron l'esercito contro a Beniamin come la prima, e la seconda. 31 Ma i figliuoli di Beniamin nella stessa guisa si scagliarono arditamente fuori della città, e inseguirono per lungo tratto gli avversarii loro che fuggivano, talmente che ne ferirono, come nella prima, e nella seconda giornata, e tagliarono a pezzi quelli che scappavano per le due strade delle quali una va a Bethel, e l'altra conduce a Gabaa, e stesero al suolo circa trenta uomini: 32 Perocché credevano che cedessero secondo il solito. Ma eglino artifiziosamente fingendo di fuggire, ebbero mira di trarli lungi dalla città, e con simulata fuga condurgli a quelle strade che abbiamo dette. 33 E allora alzatisi tutti i figliuoli d'Israele da' loro posti, si ordinarono in battaglia nel luogo chiamato Baal-Thamar. E quelli parimente ch'erano nell'imboscata attorno alla città, cominciarono appoco, appoco a farsi vedere, 34 E ad avanzarsi dalla parte settentrionale della città. E oltre a questo altri dieci mila uomini scelti da tutto Israele provocarono a battaglia gli abitanti della città. E divenne più atroce il conflitto contro i figliuoli di Beniamin: ed essi non compresero, come era preparata per essi da ogni parte la morte. 35 E il Signore li flagellò dinanzi a' figliuoli d'Israele, i quali ne ammazzarono in quel giorno venticinque mila, e cento uomini, tutti valorosi, e buoni pel mestiero delle armi. 36 Or i figliuoli di Beniamin veggendosi perdenti, cominciarono a fuggire. La qual cosa avendo osservata i figliuoli d'Israele, fecero ad essi luogo, perchè fuggissero, affinchè incappassero nelle imboscate che aveano messe presso della città: 37 E quelli della imboscata essendo repentinamente saltati fuora da' lor nascondigli, i Beniamiti fuggendo da loro che li mettevano a fil di spada, entrarono nella città, e vi fecer macello. 38 Or i figliuoli d'Israele erano convenuti con quelli posti da loro in imboscata di questo segnale, che quando avesser presa la città, vi mettessero il fuoco, per fare intendere mediante il fumo che si leverebbe in alto, come la città era stata presa. 39 Or questo segnale l'osservarono i figliuoli d'Israele che tuttor combattevano (perocché i figliuoli di Beniamin credendo che si fuggissero, gli incalzavano fortemente avendo uccisi della loro gente trenta uomini). 40 Or veggendo quelli la colonna di fumo che si alzava dalla città: e parimente i Beniamiti volgendosi indietro, veggendosi presa la città, e che si alzavano in alto le fiamme, 41 Allora quelli che avean finto di fuggire, volgendo faccia resistevano con maggior forza. Lo che vedendo i figliuoli di Beniamin si diedero alla fuga; 42 E cominciarono a pigliar la via del deserto: ma i loro nemici gl'inseguirono anche in quella parte: e di più furono investiti di fronte da quelli che aveano incendiata la città. 43 E così avvenne che dall'una e dall'altra parte erano trucidati da' nemici, e perivano senza avere scampo. E furono sterminati, e stesi al suolo dalla parte orientale di Gabaa. 44 E quelli che rimasero uccisi in quello stesso luogo furon diciotto mila uomini combattenti, tutti di sommo valore. 45 Lo che avendo veduto gli avanzi di Beniamin fuggirono nel deserto, e andavano verso il masso chiamato Remmon: e sparsi com'erano, e fuggendo chi qua, di là, ne furon morti altri cinque mila. E inseguendogli ancor più innanzi ne uccisero altri due mila. 46 Per la qual cosa tutti quelli che in diversi luoghi perirono de' Beniamiti furono venti cinque mila combattenti, espertissimi nel mestiere dell'armi. 47 Rimasero adunque di tutta la gente di Beniamin secento uomini che poterono salvarsi, e fuggirsi nel deserto; e si fermaron per quattro mesi sul masso di Remmon. 48 Ma i figliuoli d'Israele tornati indietro trucidarono tutti gli avanzi della città dagli uomini fino alle bestie e tutte le città, e i villaggi di Beniamin furono preda del fuoco divoratore.

Diodati:

Giudici 20

1 ALLORA tutti i figliuoli d'Israele uscirono fuori, e la raunanza si adunò, come se non fosse stata che un uomo solo, da Dan fino a Beerseba, e dal paese di Galaad appresso al Signore, in Mispa. 2 E i capi di tutto il popolo, di tutte le tribù d'Israele, comparvero nella raunanza del popolo di Dio, in numero di quattrocentomila uomini a piè, che potevano trar la spada. 3 E i figliuoli di Beniamino udirono che i figliuoli di Israele erano saliti in Mispa. E i figliuoli d'Israele dissero: Dicasi come questo male è stato commesso. 4 E quell'uomo Levita, marito della donna ch'era stata ammazzata, rispose, e disse: Io giunsi in Ghibea, che è di Beniamino, con la mia concubina, per albergarvi la notte. 5 E gli abitanti di Ghibea si levarono, e intorniarono la casa di notte contro a me, avendo intenzione d'ammazzarmi; poi straziarono la mia concubina, tanto ch'ella ne morì. 6 Ed io presi la mia concubina, e la tagliai a pezzi, e la mandai per tutte le contrade dell'eredità d'Israele; conciossiachè quella gente abbia commessa una scelleratezza, e una villania in Israele. 7 Eccovi tutti, figliuoli d'Israele; mettete qui il fatto in deliberazione, e tenetene consiglio. 8 E tutto il popolo si levò, come se non fosse stato che un uomo solo, dicendo: Noi non ce ne andremo ciascuno alla sua stanza, nè ci ritrarremo ciascuno in casa sua. 9 Ma ora, ecco quel che faremo a Ghibea: noi trarremo la sorte contro ad essa. 10 E prenderemo di cent'uomini d'ogni tribù d'Israele dieci, e di mille cento, e di diecimila mille; per far provvisione di vittuaglia per lo popolo, acciocchè vada, e faccia a Ghibea di Beniamino, secondo tutta la villania che ha commessa in Israele. 11 Così tutti gli uomini d'Israele furono adunati contro a quella città, congiunti come se non fossero stati che un uomo solo.
12 E le tribù d'Israele mandarono degli uomini per tutte le comunità di Beniamino, a dire: Che male è questo ch'è stato commesso fra voi? 13 Ora dunque, dateci quegli uomini scellerati che sono in Ghibea, e noi li faremo morire, e torremo via il male d'Israele. Ma i figliuoli di Beniamino non vollero attendere alla voce de' figliuoli d'Israele, lor fratelli. 14 Anzi i figliuoli di Beniamino si adunarono dall'altre città, in Ghibea, per uscire in battaglia contro a' figliuoli d'Israele. 15 E in quel dì furono annoverati i figliuoli di Beniamino dell'altre città, in numero di ventiseimila uomini, che potevano trar la spada; senza gli abitanti di Ghibea, che furono annoverati, in numero di settecent'uomini scelti. 16 Di tutta questa gente, v'erano settecento uomini scelti ch'erano mancini; tutti costoro tiravano pietre con la frombola ad un capello, senza fallire. 17 E que' d'Israele furono annoverati senza Beniamino, in numero di quattrocentomila uomini, che potevano trar la spada; tutti costoro erano uomini di guerra.
18 Poi i figliuoli d'Israele si levarono, e salirono alla Casa di Dio, e domandarono Iddio, e dissero: Chi di noi salirà il primo in battaglia contro a' figliuoli di Beniamino? E il Signore disse: Giuda sia il primo. 19 I figliuoli d'Israele adunque si levarono la mattina, e posero campo sopra Ghibea. 20 E gl'Israeliti uscirono in battaglia contro a que' di Beniamino; e ordinarono la battaglia contro a loro presso a Ghibea. 21 Allora i figliuoli di Beniamino uscirono di Ghibea, e in quel dì tagliarono a pezzi, e misero per terra ventiduemila uomini degl'Israeliti. 22 Ma pure il popolo, cioè, que' d'Israele, prese animo, e ordinò di nuovo la battaglia nel luogo dove l'avea ordinata il primo giorno. 23 Perciocchè i figliuoli d'Israele erano saliti, e aveano pianto davanti al Signore infino alla sera, e aveano domandato il Signore, dicendo: Debbo io di nuovo venire a battaglia co' figliuoli di Beniamino, mio fratello? E il Signore avea risposto: Salite contro a loro. 24 I figliuoli d'Israele adunque vennero a battaglia contro a' figliuoli di Beniamino, il secondo giorno. 25 E que' di Beniamino uscirono loro incontro di Ghibea, il secondo giorno; e tagliarono a pezzi, e misero per terra ancora diciottomila uomini, i quali tutti potevano trar la spada.
26 Allora tutti i figliuoli d'Israele, e tutto il popolo, salirono, e vennero alla Casa del Signore, e piansero, e stettero quivi davanti al Signore, e digiunarono quel dì fino alla sera; e offersero olocausti e sacrificii da render grazie, davanti al Signore. 27 E i figliuoli d'Israele domandarono il Signore (or in que' dì l'Arca del patto di Dio era quivi; 28 e Finees, figliuolo d'Eleazaro, figliuolo di Aaronne, in que' dì si presentava davanti al Signore), dicendo: Uscirò io ancora di nuovo in battaglia contro a' figliuoli di Beniamino, mio fratello; o me ne rimarrò io? E il Signore disse: Salite; perciocchè domani io ve li darò nelle mani. 29 E Israele pose degli agguati a Ghibea d'ogni intorno. 30 E i figliuoli d'Israele nel terzo giorno salirono contro a' figliuoli di Beniamino, e ordinarono la battaglia presso a Ghibea, come le altre volte. 31 E i figliuoli di Beniamino uscirono incontro al popolo, e furono tratti fuor della città; e cominciarono, come l'altre volte, a uccidere alcuni del popolo, in su le strade, delle quali l'una sale in Betel, e l'altra sale in Ghibea, nella campagna; che furono intorno a trent'uomini d'Israele. 32 E i figliuoli di Beniamino dissero: Essi sono sconfitti davanti a noi, come per addietro. Ma i figliuoli d'Israele dicevano: Fuggiamo, e tiriamoli fuori della città alle grandi strade. 33 Tutti gl'Israeliti adunque si levarono dal luogo loro, e ordinarono la battaglia in Baal-tamar; e gli agguati d'Israele uscirono del luogo loro, dalla costa di Ghibea. 34 E, nel maggior calore della battaglia, diecimila uomini, scelti di tutto Israele, vennero a dirittura contro a Ghibea; e que' della città non si avvidero che quel male veniva loro addosso. 35 E il Signore sconfisse Beniamino davanti ad Israele; e in quel giorno i figliuoli d'Israele tagliarono a pezzi venticinquemila e cent'uomini di Beniamino, i quali tutti potevano trar la spada. 36 E i figliuoli di Beniamino videro ch'erano sconfitti. Gl'Israeliti adunque diedero luogo a que' di Beniamino; perciocchè si confidavano in su gli agguati che aveano posti contro a Ghibea. 37 E gli agguati corsero prestamente sopra Ghibea; ed essendo tratti , percossero la città, mettendola a fil di spada. 38 Ora, fra la gente d'Israele e gli agguati, v'era un punto preso, cioè: quando accenderebbero un gran fuoco, con fumo. 39 Così, dopo che la gente d'Israele ebbe voltate le spalle nella battaglia e che que' di Beniamino ebbero cominciato a uccidere della gente d'Israele intorno a trent'uomini (perciocchè dicevano: Per certo essi son del tutto sconfitti davanti a noi, come nella precedente battaglia); 40 quando l'incendio cominciò a salir dalla città, in una colonna di fumo, que' di Beniamino si rivoltarono, ed ecco, l'incendio della città saliva al cielo. 41 E gl'Israeliti voltarono faccia; e i Beniaminiti furono spaventati; perchè vedevano che il male era loro sopraggiunto. 42 E voltarono le spalle davanti agl'Israeliti, traendo verso la via dal deserto; ma la battaglia li perseguiva da presso; e anche quelli che uscivano della città li ammazzavano, avendoli rinchiusi nel mezzo di loro. 43 Gl'Israeliti adunque intorniarono i Beniaminiti, e li perseguitarono, e li calpestarono a loro agio, fin dirincontro a Ghibea, dal sol levante. 44 E caddero morti de' Beniaminiti diciottomila uomini, tutti uomini di valore. 45 Or i Beniaminiti, voltate le spalle, fuggirono verso il deserto, alla rupe di Rimmon; ma gl'Israeliti ne raspollarono per le grandi strade cinquemila uomini; poi, perseguitandoli da presso fino a Ghideom, ne percossero ancora duemila. 46 Così tutti quelli che in quel giorno caddero morti de' Beniaminiti, furono venticinquemila uomini, che potevano trar la spada, tutti uomini di valore. 47 E seicent'uomini voltarono le spalle, e se ne fuggirono verso il deserto, alla rupe di Rimmon, ove stettero quattro mesi. 48 Poi gl'Israeliti ritornarono a' figliuoli di Beniamino, e li percossero, e li misero a fil di spada, così le persone ch'erano nella città, come le bestie, e tutto ciò che si ritrovò; misero eziandio a fuoco e fiamma tutte le città che si ritrovarono.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giudici 20

1 INTRODUZIONE AI GIUDICI CAPITOLO 20

Nel libro delle guerre del Signore deve essere inserita la storia di questo capitolo, ma sembra triste e scomoda come qualsiasi altro articolo di tutta quella storia; poiché non c'è nulla in esso che appaia minimamente luminoso o piacevole se non il pio zelo d'Israele contro la malvagità degli uomini di Ghibea, che ne fece da parte loro una guerra giusta e santa; ma per il resto l'ostinazione dei Beniaminiti nel proteggere i loro criminali, che era il fondamento della guerra, le enormi perdite che gli Israeliti subirono nel condurre la guerra, e (sebbene la giusta causa alla fine fu vittoriosa) l'inizio della guerra con la quasi totale estirpazione della tribù di Beniamino, ne fanno dal primo all'ultimo, malinconia. Eppure questo accadde subito dopo il glorioso insediamento di Israele nella terra promessa, sulla quale ci si sarebbe aspettati che ogni cosa fosse prospera e serena. In questo capitolo abbiamo,

I La causa del levita fu ascoltata in un congresso generale delle tribù, Giudici 20:1-7.

II. Una risoluzione unanime di vendicare la sua lite sugli uomini di Ghibea, Giudici 20:8-11.

III. I Beniaminiti appaiono in difesa dei malfattori, Giudici 20:12-17.

IV. La sconfitta di Israele nella battaglia del primo e del secondo giorno, Giudici 20:18-25.

V. Umiliarsi davanti a Dio in quell'occasione, Giudici 20:26-28.

VI. La disfatta totale fu data ai Beniaminiti nel terzo scontro, con uno stratagemma, con il quale furono tutti tagliati fuori, tranne 600 uomini, Giudici 20:29-48. E tutto questo è l'effetto delle umiliazioni fatte a un povero levita e a sua moglie; Coloro che commettono l'iniquità considerano così poco quale sarà la sua fine.

Ver. 1. fino alla Ver. 11.

Ecco qui

I Un'assemblea generale di tutta la congregazione d'Israele per esaminare la questione riguardante la concubina del Levita, e per considerare ciò che doveva essere fatto su di essa, Giudici 20:1,2. Non sembra che siano stati convocati dall'autorità di un capo comune, ma si sono riuniti per il consenso e l'accordo, per così dire, di un cuore comune, infiammati da un santo zelo per l'onore di Dio e di Israele.

1. Il luogo del loro incontro era Mizpe; lì si radunarono presso il Signore, perché Mizpa era così vicina a Silo che si poteva benissimo supporre che il loro accampamento si estendesse da Mitspa a Silo. Silo era una piccola città, e perciò, quando c'era un'assemblea generale del popolo per rappresentarsi davanti a Dio, sceglievano Mizpa come loro quartier generale, che era la prossima città adiacente degna di nota, forse perché non erano disposti a dare a Silo quel disturbo che un'assemblea così grande avrebbe causato, essendo la residenza dei sacerdoti che frequentavano il tabernacolo.

2. Le persone che si incontrarono erano tutte Israele, da Dan (la città molto recentemente chiamata, Giudici 18:29) a nord fino a Bersabea a sud, con il paese di Galaad (cioè le tribù dall'altra parte del Giordano), tutti come un solo uomo, tanto erano unanimi nella loro preoccupazione per il bene pubblico. Qui c'era un'assemblea del popolo di Dio, non una convocazione dei Leviti e dei sacerdoti, sebbene un Levita fosse la persona principalmente interessata alla causa, ma un'assemblea del popolo, alla quale il Levita si riferiva con un Appello populum: mi appello al popolo. Il popolo di Dio era composto da 400.000 fanti che estraevano la spada, cioè erano armati e disciplinati, e idonei al servizio, e alcuni di loro forse erano quelli che avevano conosciuto le guerre di Canaan, == Giudici 3:1. In questa assemblea di tutto Israele, i capi (o gli angoli) del popolo (poiché i governanti sono le pietre angolari del popolo, che tengono tutto insieme) si presentarono come i rappresentanti del resto. Si presentarono ai loro rispettivi posti, alla testa delle migliaia e delle centinaia, delle cinquantine e delle decine, che presiedevano; Per tanto ordine e governo, possiamo supporre, almeno, che avessero tra loro, sebbene non avessero né un generale né un comandante in capo. Così che qui c'era,

(1.) Un congresso generale degli stati per il consiglio. I capi del popolo si presentarono per guidare e dirigere in questa faccenda.

(2.) Un raduno generale della milizia per l'azione, tutti coloro che sguainavano la spada ed erano uomini di guerra (Giudici 20:17), non mercenari né uomini pressati, ma i migliori proprietari liberi, che andavano a loro carico. Gli israeliti erano più di 600.000 quando entrarono in Canaan, e abbiamo ragione di pensare che in questo periodo fossero molto aumentati, piuttosto che diminuiti; ma allora tutti tra i venti e i sessanta erano militari, ora possiamo supporre più della metà esentata dal portare le armi per coltivare la terra; così che questi erano come le bande addestrate. Le milizie delle due tribù e mezzo erano 40.000 (Giosuè 4,13), ma le tribù erano molte di più.

II. Avviso dato alla tribù di Beniamino di questo incontro (Giudici 20:3): Hanno udito che i figli d'Israele erano saliti a Mitspa. Probabilmente furono mandati loro una convocazione legale a comparire con i loro fratelli, affinché la causa potesse essere discussa onestamente, prima che venissero prese risoluzioni in merito, e così i guai che seguirono sarebbero stati felicemente evitati; ma l'avviso che ebbero di questa riunione li induriva e li esasperava piuttosto che li risvegliava a pensare alle cose che appartenevano alla loro pace e al loro onore.

III. Esame solenne del crimine di cui sono accusati gli uomini di Ghibea. Una rappresentazione molto orribile di ciò era stata fatta dal rapporto dei messaggeri che erano stati inviati a convocarli, ma era opportuno indagare più da vicino, perché queste cose sono spesso rese peggiori di quanto non fossero in realtà; Perciò fu nominata una commissione per esaminare i testimoni (sotto giuramento, senza dubbio) e per riferire la questione. È solo la testimonianza del Levita stesso che è qui riportata, ma è probabile che il suo servo, e il vecchio, siano stati esaminati, e abbiano dato la loro testimonianza, poiché che più di uno è stato esaminato risulta dall'originale (Giudici 20:3), che è: Diccelo ; e la legge era che nessuno doveva essere messo a morte, tanto meno così tanti, sulla base della testimonianza di un solo testimone. Il Levita dà un particolare resoconto della questione: che egli entrò a Ghibea solo come viaggiatore per alloggiarvi lì, senza dare la minima ombra di sospetto che egli progettasse loro una cattiva sorte (Giudici 20:4), e che gli uomini di Ghibea, anche quelli che erano di sostanza tra loro, avrebbero dovuto essere una protezione per lo straniero entro le loro porte, si scagliò tumultuosamente sulla casa dove alloggiava, e pensò di ucciderlo; non poteva, per vergogna, riferire la richiesta che essi, senza vergogna, fecero, Giudici 19:22. Dichiararono il loro peccato come Sodoma, sì, il peccato di Sodoma, ma la sua modestia non gli permise di ripeterlo; bastava dire che lo avrebbero ucciso, perché avrebbe preferito essere ucciso piuttosto che sottomettersi alla loro malvagità; e, se l'avessero preso nelle loro mani, lo avrebbero maltrattato a morte, testimoniando ciò che avevano fatto alla sua concubina: L'hanno costretta a morire, == Giudici 20:5. E, per suscitare nei suoi connazionali l'indignazione per questa malvagità, aveva inviato pezzi del corpo straziato a tutte le tribù, che li avevano radunati per portare la loro testimonianza contro la dissolutezza e la follia commesse in Israele, == Giudici 20:6. Ogni dissolutezza è stoltezza, ma specialmente la dissolutezza in Israele. Per coloro che contaminano i propri corpi e hanno l'onorevole sigillo dell'alleanza nella loro carne, per coloro che sfidano la vendetta divina ai quali è così chiaramente rivelata dal cielo, Nabal è il loro nome e la stoltezza è con loro. Conclude la sua dichiarazione con un appello alla sentenza della corte (Giudici 20:7): Voi siete tutti figli d'Israele, e quindi conoscete la legge e il giudizio, == Ester 1:13.

"Tu sei un popolo santo a Dio, e hai timore di ogni cosa che disonora Dio e contamina il paese; Voi siete della stessa comunità, membri dello stesso corpo, e quindi è probabile che sentiate i suoi malumori; voi siete figli d'Israele, che dovete avere particolare cura dei Leviti, la tribù di Dio, fra voi, e perciò date il vostro consiglio e consiglio su ciò che si deve fare".

IV. Giunsero alla risoluzione che, essendo ora insieme, non si sarebbero dispersi finché non avessero visto la vendetta presa su questa città malvagia, che era il biasimo e lo scandalo della loro nazione. Osservare

1. Il loro zelo contro la dissolutezza commessa. Non sarebbero tornati alle loro case, per quanto le loro famiglie e i loro affari domestici li desiderassero, finché non avessero rivendicato l'onore di Dio e di Israele, e recuperato con le loro spade, se non si poteva avere altrimenti, quella soddisfazione per il crimine che la giustizia della nazione richiedeva, Giudici 20:8. In questo modo mostrarono di essere davvero figli d'Israele, che preferivano l'interesse pubblico ai loro interessi privati.

2. La loro prudenza nell'inviare un considerevole corpo delle loro forze a prendere provviste per il resto, Giudici 20:9,10. Uno dei dieci, e lui scelto a sorte, 40.000 in tutto, deve andare nei rispettivi paesi, da dove sono venuti, a prendere pane e altri beni necessari per la sussistenza di questo grande esercito; infatti, quando tornarono da casa, portarono con sé solo provviste per un viaggio a Mitspa, non per un accampamento (che poteva durare a lungo) davanti a Ghibea. Questo per evitare che si disperdessero per procurarsi il cibo perché, se l'avessero fatto, sarebbe stato difficile riunirli di nuovo tutti, specialmente tutti di così buona mente. Nota: Quando appare nelle persone un pio zelo per qualsiasi opera buona, è meglio battere il ferro finché è caldo, poiché tale zelo tende a raffreddarsi rapidamente se si ritarda la prosecuzione dell'opera. Non si dica mai che abbiamo lasciato da fare domani quel buon lavoro che avremmo potuto fare anche oggi.

3. La loro unanimità in questi consigli e la loro esecuzione. La risoluzione fu votata, Nemine contradicente, Senza voce dissenziente (Giudici 20:8); era una e tutta; e, quando fu messa in esecuzione, furono uniti insieme come un solo uomo, == Giudici 20:11. Questa era la loro gloria e la loro forza, che le diverse tribù non avevano interessi separati quando si trattava del bene comune.

12 Ver. 12. fino alla Ver. 17.

Ecco qui

I La giusta e giusta richiesta che le tribù d'Israele, ora accampate, inviarono alla tribù di Beniamino, di consegnare i malfattori di Ghibea alla giustizia, Giudici 20:12,13. Se la tribù di Beniamino si fosse presentata, come avrebbe dovuto, all'assemblea e fosse stata d'accordo con loro nella loro risoluzione, non ci sarebbe stato nessuno con cui trattare se non con gli uomini di Ghibea, ma essi, con la loro assenza, prendendo parte con i criminali, bisognava fare domanda a tutti loro. Gli Israeliti erano zelanti contro la malvagità che veniva commessa, eppure erano discreti nel loro zelo, e non pensavano che ciò li avrebbe giustificati a piombare sull'intera tribù di Beniamino a meno che, rifiutando di abbandonare i criminali e proteggendoli dalla giustizia, non si rendessero colpevoli, ex post facto, come accessari dopo il fatto. Vogliono che considerino quanto grande sia stata la malvagità che è stata commessa (Giudici 20:12), e che è stata commessa tra loro: e quanto fosse quindi necessario che punissero essi stessi i malfattori con la morte, secondo la legge di Mosè, o li consegnassero all'assemblea generale, per essere puniti tanto più pubblicamente e solennemente, che il male potesse essere allontanato da Israele, la colpa nazionale rimossa, l'infezione fermata tagliando la parte incancrenita e impediti i giudizi nazionali; poiché il peccato era così simile a quello dei Sodomiti che potevano giustamente temere, se non lo avessero punito, che Dio avrebbe fatto piovere grandine dal cielo su di loro, come aveva fatto, non solo su Sodoma, ma anche sulle città vicine. Se gli israeliti non avessero fatto questa ragionevole richiesta, avrebbero avuto molte più ragioni per lamentarsi delle successive desolazioni di Beniamino. Tutti i metodi di accomodamento devono essere utilizzati prima di andare in guerra o di andare in tribunale. La richiesta era simile a quella di Ioab ad Abele, 2Samuele 20:20,21.

"Consegna solo il traditore e noi deporremo le armi".

In questi termini, e in nessun altro, Dio sarà in pace con noi, che ci separeremo dai nostri peccati, che mortificheremo e crocifiggeremo le nostre concupiscenze, e allora tutto andrà bene; la sua ira si allontanerà.

II. La miserabile ostinazione e perversità degli uomini di Beniamino, che sembrano essere stati unanimi e zelanti nelle loro risoluzioni di stare dalla parte dei criminali come il resto delle tribù lo erano di punirli, tanto poco avevano senso del loro onore, dovere e interesse.

1. Erano così prodigiosamente vili da patrocinare la malvagità che veniva commessa: non avrebbero ascoltato la voce dei loro fratelli (Giudici 20:13), sia perché quelli di quella tribù erano generalmente più viziosi e corrotti in quel momento rispetto al resto delle tribù, e quindi non avrebbero sopportato che in altri fosse punito ciò di cui sapevano di essere colpevoli (alcune delle parti più fruttuose e piacevoli di Canaan caddero alla sorte di questa tribù; la loro terra, come quella di Sodoma, era come il giardino del Signore, il che forse contribuì a rendere gli abitanti, come gli uomini di Sodoma, malvagi e peccatori davanti al Signore in modo straordinario, == Genesi 13:10,13), o perché (come suggerisce il vescovo Patrizio) si sentivano male che le altre tribù si immischiassero nelle loro preoccupazioni; Non avrebbero fatto ciò che sapevano essere il loro dovere perché i loro fratelli glielo ricordavano, dai quali disdegnavano di essere istruiti e controllati. Se c'erano tra loro dei saggi che avrebbero acconsentito alla richiesta fatta, tuttavia furono sopraffatti dalla maggioranza, che così fece proprio il crimine degli uomini di Ghibea. Così abbiamo comunione con le opere infruttuose delle tenebre se diciamo una confederazione con coloro che hanno, e ci rendiamo colpevoli dei peccati degli altri uomini approvandoli e difendendoli. Sembra che non ci sia una causa così grave, ma troverà qualche mecenate, qualche sostenitore, che si presenti; ma guai a coloro che vengono da tali offese. Costoro dovranno rispondere di ciò che ostacola il corso della necessaria giustizia e rafforza le mani degli empi, dicendo: O uomo malvagio, non morirai.

2. Furono così prodigiosamente vanitosi e presuntuosi da affrontare la forza unita di tutto Israele. Mai, certamente, gli uomini furono così miseramente infatuati come quando presero le armi in opposizione,

(1.) Per una causa così buona come quella che aveva Israele. Come potevano aspettarsi di prosperare quando combattevano contro la giustizia, e quindi contro il Dio giusto stesso, contro coloro che avevano il sommo sacerdote e l'oracolo divino dalla loro parte, e quindi agivano in aperta ribellione contro la sacra e suprema autorità della nazione?

(2.) A una forza così grande come quella che aveva Israele. La sproporzione del loro numero era molto maggiore di quella, Luca 14:31.32, dove colui che aveva solo 10.000 non osava affrontare colui che veniva contro di lui con 20.000, e quindi desiderava condizioni di pace. Lì il nemico era solo due a uno, qui sopra i quindici a uno; eppure disprezzavano le condizioni di pace. Tutte le forze che poterono portare sul campo erano solo 26.000 uomini, oltre ai 700 uomini di Ghibea (Giudici 20:15); eppure con questi oseranno affrontare 400.000 uomini d'Israele, Giudici 20:17. Così i peccatori sono infatuati della loro stessa rovina e provocano alla gelosia colui che è infinitamente più forte di loro, 1Corinzi 10:22. Ma dovrebbe sembrare che dipendessero dall'abilità dei loro uomini per compensare ciò che mancava in numero, specialmente un reggimento di frombolieri, 700 uomini, che, sebbene mancini, erano così abili nel lanciare pietre che non sarebbero stati un capello accanto al loro bersaglio, Giudici 20:16. Ma questi bravi tiratori erano molto lontani dal loro scopo quando hanno sposato questa cattiva causa. Beniamino significa il figlio della mano destra, eppure troviamo la sua posterità mancina.

18 Ver. 18. fino alla Ver. 25.

Abbiamo qui la sconfitta degli uomini d'Israele nella loro prima e seconda battaglia contro i Beniaminiti.

I Prima del loro primo scontro chiesero consiglio a Dio riguardo all'ordine della loro battaglia e furono diretti, eppure furono duramente battuti. Non pensavano che fosse giusto chiedere a Dio se dovessero salire contro Beniamino (il caso era abbastanza chiaro, gli uomini di Ghibea dovevano essere puniti per la loro malvagità, e Israele doveva infliggere la punizione o non sarebbe stata fatta), ma

"Chi andrà per primo?"

(Giudici 20:18), cioè,

"Chi sarà il generale del nostro esercito?"

perché, qualunque tribù fosse stata designata per prima, il principe di quella tribù doveva essere considerato come comandante in capo di tutto il corpo. Perché, se lo avessero inteso solo per l'ordine della loro marcia, sarebbe stato il caso di chiedere:

"Chi andrà dopo?"

E poi

"Chi sarà il prossimo?"

Ma se sanno che Giuda deve andare per primo, sanno che tutti devono osservare gli ordini del principe di quella tribù. Questo onore fu fatto a Giuda perché il nostro Signore Gesù doveva nascere da quella tribù, che doveva avere la preminenza in ogni cosa. La tribù che salì per prima ebbe il posto più onorevole, ma anche il più pericoloso, e probabilmente perse la maggior parte nello scontro. Chi si sforzerebbe di avere la precedenza se ne vede il pericolo? Eppure, sebbene Giuda, quella tribù forte e valorosa, salga per primo, e tutte le tribù d'Israele li seguano, il piccolo Beniamino (così viene chiamato, Salmi 68:27), è troppo duro per tutti loro. L'intero esercito pone l'assedio a Ghibea, Giudici 20:19. I Beniaminiti avanzano per togliere l'assedio, e l'esercito si prepara a dare loro una calorosa accoglienza (Giudici 20:20), si rivolge a loro per combatterli, Giudici 20:20 Ma tra i Beniaminiti che li hanno attaccati di fronte con incredibile furia, e gli uomini di Ghibea che hanno fatto una sortita alle loro spalle, sono stati messi in confusione e hanno perso 22.000 uomini, Giudici 20:21. Qui non furono fatti prigionieri, perché non c'era quartiere, ma tutti passati a fil di spada.

II. Prima del loro secondo impegno chiesero di nuovo consiglio a Dio, e più solennemente di prima, perché piansero davanti al Signore fino a sera (Giudici 20:23), lamentando la perdita di tanti uomini coraggiosi, soprattutto perché era un segno del dispiacere di Dio e avrebbe dato occasione ai Beniaminiti di trionfare nel successo della loro malvagità. Anche in questo momento non si chiedeva chi dovesse salire per primo, ma se dovesse salire del tutto. L'intima ragione per cui avrebbero dovuto farsi scrupolo di farlo, specialmente ora che la Provvidenza li aveva disapprovati, perché Beniamino era il loro fratello, e la prontezza a deporre le armi se Dio glielo avesse ordinato. Dio ordinò loro di salire; permise il tentativo, perché, sebbene Benjamin fosse il loro fratello, era un membro del loro corpo in cancrena e doveva essere tagliato fuori. A questo punto si incoraggiarono, forse più con le loro forze che con l'incarico divino, e fecero un secondo tentativo contro le forze dei ribelli, nello stesso luogo in cui era stata combattuta la battaglia precedente (Giudici 20:22), con la speranza di recuperare il loro credito nello stesso punto di terra dove l'avevano perduto, che non avrebbero cambiato superstiziosamente, come se ci fosse qualcosa di sfortunato in quel luogo. Ma questa seconda volta furono respinti, con la perdita di 18.000 uomini, Giudici 20:25. La perdita del giorno precedente ammontava a 40.000, che era solo la decima parte di tutto l'esercito, e lo stesso numero che avevano estratto a sorte per prendere le vettovaglie, Giudici 20:10. Essi si decimarono per quel servizio, e ora Dio li decimò di nuovo per il massacro. Ma che diremo di queste cose, che una causa così giusta e onorevole debba essere così messa al peggio ancora una volta? Non stavano combattendo la battaglia di Dio contro il peccato? Non avevano forse il suo incarico? Che cosa, eppure abortire così!

1. I giudizi di Dio sono un grande abisso, e la sua via è nel mare. Nuvole e tenebre lo circondano spesso , ma il giudizio e la giustizia sono sempre la dimora del suo trono. Possiamo essere sicuri della giustizia, quando non riusciamo a vedere le ragioni, dell'azione di Dio.

2. Dio mostrerebbe a loro, e a noi in loro, che la corsa non è per i veloci né la battaglia per i forti, che non dobbiamo confidare nei numeri, cosa che forse gli Israeliti facevano con troppa sicurezza. Non dobbiamo mai posare il peso su un braccio di carne, che solo la Roccia dei secoli sopporterà.

3. Dio ha progettato con la presente di correggere Israele per i suoi peccati. Hanno fatto bene a mostrare un tale zelo contro la malvagità di Ghibea, ma non c'erano forse con loro, sì, peccati contro il Signore loro Dio? Bisogna far conoscere a coloro che sono in anticipo nel condannare l'iniquità degli altri. Alcuni pensano che fosse un rimprovero per non aver testimoniato contro l'idolatria di Michea e dei Daniti, con la quale la loro religione era corrotta, come facevano ora contro la dissolutezza di Ghibea e dei Beniaminiti, con la quale la pace pubblica era disturbata, sebbene Dio avesse particolarmente ordinato loro di muovere guerra agli idolatri, Deuteronomio 13:12, ecc.

4. Dio ci insegnerebbe quindi a non pensare che sia strano se una buona causa dovesse subire una sconfitta per un po', né a giudicare i meriti di essa dal successo di essa. L'interesse della grazia nel cuore, e della religione nel mondo, può essere sventato, e subire grandi perdite, e sembrare del tutto esaurito, ma il giudizio sarà finalmente portato alla vittoria. Vincimur in praelio, sed non in bello - Siamo sventati in battaglia, ma non in tutta la campagna. Il diritto può cadere, ma sorgerà.

26 Ver. 26. fino alla Ver. 48.

Abbiamo qui un resoconto completo della completa vittoria che gli Israeliti ottennero sui Beniaminiti nel terzo scontro: la giusta causa fu infine vittoriosa, quando i suoi dirigenti ripararono ciò che era stato sbagliato; perché, quando una buona causa soffre, è per mancanza di una buona gestione. Osservate dunque come si ottenne la vittoria e come la si conseguì.

I Come è stata ottenuta la vittoria. Due cose su cui avevano troppo confidato nei precedenti impegni: la bontà della loro causa e la superiorità numerica. Era vero che avevano dalla loro parte il diritto e la forza, il che era un grande vantaggio; ma dipendevano troppo da loro, trascurando quei doveri ai quali ora, questa terza volta, quando vedono il loro errore, si applicano.

1. In precedenza erano così fiduciosi della bontà della loro causa che pensavano che fosse inutile rivolgersi a Dio per la sua presenza e benedizione. Essi davano per scontato che Dio li avrebbe benedetti, anzi, forse conclusero che egli doveva loro il suo favore, e non poteva giustamente negarlo, poiché era in difesa della virtù che essi apparivano e prendevano le armi. Ma avendo Dio mostrato loro che non aveva alcun obbligo di far prosperare la loro impresa, che non aveva bisogno di loro né era legato a loro, che erano più debitori a lui per l'onore di essere ministri della sua giustizia che lui a loro per il servizio, ora divennero umili supplicanti per il successo. Prima si limitava a consultare l'oracolo di Dio: Chi salirà per primo? E, andiamo su? Ma ora imploravano il suo favore, digiunavano e pregavano, e offrivano olocausti e sacrifici di comunione (Giudici 20:26), per fare espiazione per il peccato e un riconoscimento della loro dipendenza da Dio, e come espressione del loro desiderio verso di lui. Non possiamo aspettarci la presenza di Dio con noi, a meno che non la cerchiamo nel modo che Egli ha stabilito. E quando furono in questo luogo, e così cercarono il Signore, egli non solo ordinò loro di salire per la terza volta contro i Beniaminiti, ma promise loro la vittoria: Domani li darò nelle tue mani, == Giudici 20:28.

2. In precedenza erano così sicuri della grandezza della loro forza che pensavano che fosse inutile usare qualsiasi arte, tendere un'imboscata o formare uno stratagemma, non dubitando ma per conquistare solo con una mano forte; ma ora vedevano che era necessario usare una certa politica, come se avessero un nemico da affrontare che era stato superiore in numero; di conseguenza, hanno messo in agguato i bugiardi (Giudici 20:29) e hanno guadagnato il loro punto, come avevano fatto i loro padri prima di Ai (Giosuè 8), stratagemmi di questo tipo che hanno avuto più probabilità di avere effetto dopo una precedente sconfitta, che ha incastrato il nemico e ha reso la finta fuga meno sospetta. La gestione di questo artificio è qui ampiamente descritta. L'assicurazione che Dio aveva dato loro del successo nell'azione di quel giorno, invece di renderli negligenti e presuntuosi, mise tutte le menti e le mani al lavoro per l'attuazione di ciò che Dio aveva promesso.

(1.) Osserva il metodo che hanno adottato. Il corpo dell'esercito si rivolse alla città di Ghibea, come aveva fatto prima, avanzando verso le porte, Giudici 20:30. I Beniaminiti, il cui esercito era ora acquartierato, si lanciarono contro di loro e li caricarono con grande coraggio. Gli assedianti si ritirarono, ritirandosi precipitosamente, come se il loro cuore venisse meno alla vista dei Beniaminiti, cosa che erano disposti a credere, immaginando orgogliosamente che con il loro precedente successo si erano resi molto formidabili. Alcuni danni subirono gli Israeliti in questa fuga contraffatta, una trentina di uomini furono tagliati fuori nelle loro retrovie, Giudici 20:31,39. Ma, quando i Beniaminiti furono tutti tirati fuori dalla città, l'imboscata si impadronì della città (Giudici 20:37), diede un segnale al corpo dell'esercito (Giudici 20:38,40), che immediatamente si rivoltò contro di loro (Giudici 20:41), e, a quanto pare, un altro considerevole gruppo che era appostato a Baaltamar li attaccò nello stesso momento (Giudici 20:33); così che i Beniaminiti furono completamente circondati, il che li mise nella più grande costernazione che potesse esistere. Un senso di colpa ora li scoraggiava, e quanto più alte erano le loro speranze, tanto più grave era questa confusione. Dapprima la battaglia fu dura (Giudici 20:34), i Beniaminiti combatterono con furore; ma, quando videro in quale trappola erano stati trascinati, pensarono che un paio di tacchi (come diciamo noi) valeva due paia di mani, e fecero del loro meglio per andare verso il deserto (Giudici 20:42); ma invano: la battaglia li raggiunse, e, per completare la loro angoscia, quelli che uscivano dalle città d'Israele, che aspettavano di vedere l'evento della battaglia, si unirono ai loro inseguitori e aiutarono a sterminarli. La mano di tutti era contro di loro.

(2.) Osserva in questa storia,

[1.] Che i Beniaminiti, all'inizio della battaglia, erano sicuri che il giorno era loro: Sono percossi davanti a noi, == Giudici 20:32,39. A volte Dio permette che gli uomini malvagi siano innalzati in successi e speranze, affinché la loro caduta sia più dolorosa. Guardate quanto è breve la loro gioia, e il loro trionfo, solo per un momento. Chi si cinge la bardatura non si glori, se non ha motivo di vantarsi in Dio.

[2.] Il male era vicino a loro ed essi non lo sapevano, Giudici 20:34. Ma (Giudici 20:41) videro, quando era troppo tardi per impedirlo, che il male era venuto su di loro. Quali mali possano essere in qualsiasi momento vicino a noi non possiamo dirlo, ma meno si temono e più pesanti cadono. I peccatori non saranno persuasi a vedere il male vicino a loro, ma quanto sarà terribile quando arriverà e non ci sarà scampo! 1Tessalonicesi 5:3.

[3.] Sebbene gli uomini d'Israele abbiano recitato così bene la loro parte in questo scontro, tuttavia la vittoria è attribuita a Dio (Giudici 20:35): Il Signore colpì Beniamino davanti a Israele. La battaglia era sua, e così anche il successo.

[4.] Hanno calpestato gli uomini di Beniamino con facilità quando Dio ha combattuto contro di loro, Giudici 20:43. È facile calpestare coloro che hanno fatto di Dio il loro nemico. Vedere Malachia 4:3.

II. Come la vittoria fu perseguita e migliorata in un'esecuzione militare fatta su questi peccatori contro le loro stesse anime.

1. Ghibea stessa, quel nido di dissolutezza, fu distrutta in primo luogo. L'imboscata che entrò di sorpresa nella città si trascinò, cioè si disperse nelle varie parti di essa, cosa che avrebbero potuto facilmente fare, ora che tutti gli uomini di guerra erano usciti e molto presuntuosamente l'avevano lasciata indifesa; e colpirono di spada tutti quelli che trovarono, anche donne e bambini (Giudici 20:37), e incendiò la città, Giudici 20:40. Il peccato porta la rovina sulle città.

2. L'esercito in campo era completamente sconfitto e tagliato fuori: 18.000 uomini valorosi giacevano morti sul posto, Giudici 20:44.

3. Quelli che fuggirono dal campo furono inseguiti, e stroncati nella loro fuga, fino al numero di 7000, Giudici 20:45. Non serve a nulla pensare di sfuggire alla vendetta divina. Il male perseguita i peccatori e li raggiungerà.

4. Anche coloro che sono rimasti a casa sono stati coinvolti nella rovina. Lasciarono che la loro spada divorasse per sempre, senza considerare che sarebbe stata amarezza alla fine, come Abner supplicò molto tempo dopo, quando era alla testa di un esercito di Beniaminiti, probabilmente con un occhio a questa stessa storia, 2Samuele 2:25,26. Passarono a fil di spada tutti quelli che respiravano e diedero fuoco a tutte le città, == Giudici 20:48. Tanto che di tutta la tribù di Beniamino, per quanto appaia, non rimase in vita altro che 600 uomini che si rifugiarono nella roccia di Rimmon, e vi rimasero vicini per quattro mesi, Giudici 20:47. Ora

(1.) È difficile giustificare questa severità in quanto è stato un atto di Israele. L'intera tribù di Beniamino era colpevole; ma devono quindi essere trattati come devoti cananei? Il fatto che ciò avvenne nel pieno della guerra, che questo fosse il modo di perseguire le vittorie a cui la spada d'Israele era abituata, che gli Israeliti fossero estremamente esasperati contro i Beniaminiti per il massacro che avevano fatto tra loro nei due precedenti scontri, non giustificherà che un po' la crudeltà di questa esecuzione. È vero che avevano giurato che chiunque non fosse salito a Mizpa sarebbe stato messo a morte, == Giudici 21:5. Ma questo, se era un giuramento giustificabile, si estendeva solo agli uomini di guerra; il resto non era previsto che arrivasse. Ancora

(2.) È facile giustificare la mano di Dio in esso. Beniamino aveva peccato contro di lui, e Dio aveva minacciato che, se lo avessero dimenticato, sarebbero periti come perirono le nazioni che erano prima di loro (Deuteronomio 8:20), che erano tutte in questo modo stroncate.

(3.) È facile anche migliorarlo per avvertirlo contro gli inizi del peccato: sono come l'acqua che sgorga, quindi lasciala fuori prima che venga mescolata, perché non sappiamo cosa accadrà alla sua fine. L'eterna rovina delle anime sarà peggiore e più spaventosa di tutte queste desolazioni di una tribù. Questa vicenda di Ghibea è menzionata due volte dal profeta Osea come l'inizio della corruzione di Israele e un modello per tutto ciò che seguì (Osea 9:9): Si sono corrotti profondamente come ai giorni di Ghibea; e (Osea 10:9), Tu hai peccato fin dai giorni di Ghibea; e si aggiunge che la battaglia a Ghibea contro i figli dell'iniquità non li raggiunse (cioè, non li raggiunse all'inizio).

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giudici 20

Capitolo 20

La tribù di Beniamino è stata quasi estirpata

L'avversione degli Israeliti per il crimine commesso a Ghibea e la loro decisione di punire i criminali erano giuste, ma furono prese con troppa fretta e fiducia in se stessi. La rovina eterna delle anime sarà peggiore e più spaventosa di queste desolazioni di una tribù.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giudici 20

1 La “congregazione” è il termine tecnico per l'intera comunità del popolo israelita. Il suo verificarsi qui è un'indicazione della data anticipata di queste operazioni.

Da Dan a Beer-Seba - Non possiamo dedurre con sicurezza da questa espressione che l'insediamento di Dan, registrato in Giudici 18 fosse avvenuto in questo momento. Dimostra solo che al tempo dello scrittore, da Dan a Beer-Sheba era un'espressione proverbiale per tutto Israele (confronta il riferimento marginale).

Con la terra di Galaad - Significa tutte le tribù transgiordane; menzionato in particolare, sia per mostrare che l'intera congregazione dei figli d'Israele, nella sua accezione più ampia, ha preso parte al concilio, sia a causa di Jabesh-Galead Giudici 21:8 , Giudici 21:10.

Al Signore a Mizpeh - La frase “al Signore”, implica la presenza del tabernacolo ( Giudici 11:11 nota). Mizpeh in Benjamin Giosuè 18:26 , dal suo collegamento con Betel e Ramah, è probabilmente qui inteso. È lo stesso che appare come luogo di assemblea nazionale in 1 Samuele 7:5; 1 Samuele 10:17; 2 Re 25:23.

Doveva essere vicino a Sciloh e Ghibea, ea nord di Beniamino. I Beniaminiti furono debitamente convocati con le altre tribù; cosicché la loro assenza fu contumace Giudici 20:3.

2 Il capo - letteralmente, "le pietre angolari". (Confronta 1 Samuele 14:38 ).

8 Si impegnarono a non disgregarsi e a non disperdersi finché non avessero punito la malvagità di Ghibea.

9 A sorte - Da stabilire chi deve salire per primo Giudici 20:18. La conformazione del terreno probabilmente rendeva impossibile a tutta la forza di operare contemporaneamente; e la questione del bottino avrebbe qualcosa a che fare con l'accordo. (Confronta 1 Samuele 30:22 ).

10 Per consentire alla forza d'Israele di mantenere il campo e di fare agli uomini di Ghibea ciò che la loro malvagità meritava, ogni decimo (40.000 in tutto) fu incaricato di trovare viveri per l'intero esercito.

15 Confrontando i numeri qui con quelli in Numeri 1; Numeri 26 , si vede che nel caso sia dei Beniaminiti che degli Israeliti i numeri sono diminuiti di circa un terzo, cioè appaiono come solo due terzi circa di quello che erano all'ultima numerazione nelle pianure di Moab .

Questa diminuzione sembra indicare tempi disturbati e molesti. Con ciò concorda la menzione delle città, come contenenti l'intera popolazione beniaminita. La deduzione è che l'aperta campagna e i villaggi senza mura non erano al sicuro, ma che i Beniaminiti tennero sottomessi i Cananei solo abitando in città fortificate.

Giudici 20:16

Vedi Giudici 3:15 e nota. Nella Settanta e nella Vulgata i 700 prescelti di Ghibea sono rappresentati come i settecento frombolieri mancini.

18 È salito alla casa di Dio - Dovrebbe essere "alla Betel". A quel tempo l'arca era a Betel (confronta 1 Samuele 10:3 ) e non a Sciloh. Non è improbabile che sebbene Shiloh fosse la residenza principale dell'arca Geremia 7:12 , tuttavia il tabernacolo, essendo mobile, fu, o in determinati momenti, o come richiesto dall'occasione, spostato dove risiedeva il giudice, o la congregazione riunita ( confronta 1 Samuele 7:16 ). Nella presente occasione l'arca potrebbe essere stata spostata a Betel per comodità della vicinanza al grande consiglio nazionale di Mizpeh.

21 Ghibea, essendo su una collina, era difficile l'accesso a un esercito attaccante, e dava grande vantaggio ai difensori, che combattevano da un'altura, e probabilmente difendevano un passo stretto, mentre i loro compagni sulle mura potevano infastidire gli assalitori con le loro pietre di fionda .

26 Digiuno fino alla sera - Il tempo regolare per terminare un digiuno tra gli ebrei era il tramonto (confronta 1 Samuele 14:24; 2 Samuele 1:12 ). Tali digiuni nazionali sono chiamati dai rabbini “digiuni della congregazione” e venivano prescritti in tempi di grande afflizione.

Sulle offerte, vedi Lev. io, 3.

28 Fineas, figlio di Eleazar... - Un'affermazione cronologica importantissima, che rende probabile che questi eventi siano avvenuti entro vent'anni dalla morte di Giosuè.

Domani - Le due risposte precedenti invitavano solo a scontrarsi con Benjamin; ora, per la prima volta, si aggiunge la promessa, “Domani”, ecc. (confronta Giosuè 8:1 ).

29 Lo stratagemma descritto è esattamente quello con cui Giosuè prese Ai (riferimento marginale).

31 Alla casa di Dio - " A Betel", come a margine. Su “Gibea in campo”, vedi nota Giosuè 18:24.

33 Baal-tamar è solo menzionato qui. Prese il nome da qualche palma che vi cresceva; forse uguale alla “palma di Debora, tra Rama e Betel” Giudici 4:5 , l'esatta località qui indicata, poiché “la strada maestra” Giudici 20:31 lungo la quale gli Israeliti indussero i Beniaminiti ad inseguirli, conduce dritta a Ramah, che si trovava solo un miglio oltre il punto in cui si diramano le due vie.

I prati di Ghibea - La parola tradotta “prato” si trova solo qui. Secondo la sua etimologia dovrebbe significare “luogo spoglio e aperto”, particolarmente inadatto all'agguato. Tuttavia, mediante un cambiamento nei punti vocalici, senza alcuna alterazione delle lettere, diventa la parola comune per "una caverna".

42 La via del deserto, cioè il deserto che si estendeva da Gerico alle colline di Betel.

Quelli che uscirono dalle città - Questi devono essere i Beniaminiti Giudici 20:15. Quindi, “in mezzo a loro” deve significare “nelle loro stesse città”, dove si rifugiarono singolarmente, ma non trovarono rifugio Giudici 20:48. Anathoth, Alemath, Ramah, Ataroth, Gheba, Micmas, Ai, Betel, Migron, ecc., sarebbero probabilmente le città in questione, tutte situate a est ea nord di Ghibeah.

43 Il linguaggio e la costruzione di questo verso è poetico; sembra un estratto da una canzone, e per descrivere, nel linguaggio della poesia, lo stesso evento che il verso precedente ha descritto in quello della prosa.

Con facilità - Oppure “riposate” Numeri 10:33; Salmi 95:11. L'espressione è molto oscura. Il margine lo prende come il nome di un luogo.

45 Rimmon - Esiste ancora un villaggio chiamato "Rummon", situato sulla sommità di una collina calcarea conica, e costituisce un oggetto notevole nel paesaggio, visibile in tutte le direzioni. Si trova a 15 miglia a nord di Gerusalemme. È un luogo diverso da Rimmon nel sud di Giuda Giosuè 15:32 , e Remmon in Zebulon Giosuè 19:13. Gidom, non menzionato da nessun'altra parte, era evidentemente vicino a Rimmon.

46 In Giudici 20:35 il numero dato è 25.100. Giudici 20:44 danno i dettagli della perdita di quel giorno: 18.000, 5.000 e 2.000; in tutto 25.000. Ma poiché i Beniaminiti contavano 26.700 uomini Giudici 20:15 , e 600 fuggirono alla roccia di Rimmon, è chiaro che 1.100 sono dispersi, in parte per non aver tenuto conto di coloro che caddero nelle battaglie dei due primi giorni, in parte dall'uso di numeri tondi o da qualche altra causa.

I numeri dati sia qui che in Giudici 20:35 sono espressamente limitati a coloro che sono caduti in "quel" (il terzo) "giorno".

48 Trattarono Beniamino come devoto alla distruzione totale, come Gerico era stato Giosuè 6:17 , Giosuè 6:21 , e l'intera tribù fu praticamente estirpata. Vediamo nella punizione inflitta la stessa ferocia che segnò sia il delitto che il modo del levita di esigere vendetta.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giudici 20

1 INTRODUZIONE AI GIUDICI 20

Questo capitolo narra come ci fu un'assemblea dei figli d'Israele a Mizpe, su ciò che era accaduto alla concubina del Levita, dove egli apparve e raccontò loro l'intera faccenda, Giudici 20:1-7 su cui concordarono all'unanimità di castigare gli abitanti di Ghibea per ciò che avevano fatto, Giudici 20:8-11, e per far ciò mandarono alla tribù di Beniamino a liberare i colpevoli, ma invece di ciò presero le armi e si prepararono per la battaglia in loro difesa, Giudici 20:12-17 e su questo seguirono due battaglie, in cui gli Israeliti, che erano dalla parte giusta della questione, furono sconfitti, Giudici 20:18-25 ma dopo aver cercato di nuovo il Signore e umiliati davanti a lui, si scontrarono per la terza volta in battaglia, ottennero una vittoria completa sui Beniaminiti e li distrussero tutti, tranne seicento uomini, Giudici 20:26-48

Versetto 1. Allora tutti i figli d'Israele uscirono,

Delle loro tribù, città, abitazioni, non tutti i loro individui, ma alcuni dei loro capi, con una schiera scelta con loro.

e la congregazione fu radunata come un solo uomo; con tanta unanimità e facilità riunite in un unico luogo, nello stesso tempo, come se un solo uomo fosse stato schierato e deputato a tale scopo:

da Dan fino a Bersabea, dalla città di Dan, costruita di recente, che si trovava nella parte più settentrionale del paese di Canaan, fino a Bersabea, una città nella parte più meridionale, che comprendeva tutte le tribù del paese di Canaan, che tutte, tranne Beniamino, si riunirono:

con il paese di Galaad; che si trovava dall'altra parte del Giordano, abitata dalle due tribù di Ruben e Dan e dalla mezza tribù di Manasse, che venne anch'essa in questa occasione.

al Signore in Mitspa; una città che si trovava ai confini di Giuda e Beniamino, ed è quindi assegnata a entrambi, Giosuè 15:38 18:26 poiché questa non era Mizpa nel paese di Galaad, ma una città vicina a Silo; e, secondo Fuller, a otto miglia da Ghibea, e quindi era un luogo conveniente per incontrarsi: non si deve pensare che le tribù si incontrassero qui, per un impulso segreto nelle loro menti, ma per una convocazione di alcune persone principali in una delle tribù, molto probabilmente nella tribù di Efraim, dove abitava il Levita, e in cui era il tabernacolo del Signore, e di cui l'ultimo magistrato supremo era, cioè Giosuè; e tutti, avendo notizia dell'occasione di ciò, si riunirono molto prontamente; e poiché si riunivano nel nome e nel timore di Dio, ed era per la causa di Dio, e come un'assemblea solenne, giudiziaria, in cui Dio era solitamente presente, si dice che fossero radunati presso di lui, e piuttosto, poiché cercavano da lui guida e consiglio nell'affare davanti a loro

2 Versetto 2. E il capo di tutto il popolo,

I principi delle tribù e i capifamiglia, i governanti di migliaia, centinaia, cinquantina e decine, o gli "angoli", che erano come le pietre angolari di un edificio, che non sono solo le più preziose e ornamentali, ma la forza dell'edificio, che lo cementano, lo sostengono e lo tengono insieme, sebbene Abarbinel pensi che ciò significhi la divisione e la separazione di ogni tribù, che si accamparono in un angolo separato e in un lato a parte: ma il primo senso sembra migliore, e il significato è che gli uomini principali di loro,

sì, di tutte le tribù d'Israele; eccetto la tribù di Beniamino:

si presentarono all'assemblea del popolo di Dio; ora radunati: la quale assemblea consisteva, oltre che dei loro capi, di

quattrocentomila fanti che sguainavano la spada; o erano uomini armati; c'erano 600.000 o più in Israele in grado di portare armi; ma poiché ora le guerre in Canaan erano quasi finite, la milizia della nazione non era mantenuta così regolarmente, e molti erano impiegati a coltivare la terra, a preparare le viti e simili; e inoltre, poiché non c'era nessuno della tribù di Beniamino presente, non c'era da meravigliarsi che non ce ne fossero più, ma piuttosto che così tanti si fossero radunati in tale occasione

3 Versetto 3. I figliuoli di Beniamino udirono che i figliuoli d'Israele erano saliti a Mitspa.

Avendo senza dubbio la stessa attenzione che avevano le altre tribù; ma la cosa di cui si lamentava era stata fatta nella loro tribù, e da parte di essa, potevano essere disposti a schermare i delinquenti, o erano negligenti e indifferenti al caso, e sicuri e tranquilli, immaginando che i loro fratelli non sarebbero mai andati in guerra con loro per questo; o erano superbi e superbi, e non volevano prestare attenzione alla chiamata che veniva loro data:

Allora i figli d'Israele dissero: "Dicci, com'è stata questa malvagità?". Nell'assemblea fu fatto un proclama che, se qualcuno avesse saputo qualcosa di questa scandalosa faccenda e di questa orribile iniquità, che era stata l'occasione del loro incontro, si sarebbero alzati e avrebbero dichiarato quale ne fosse stata la causa, come fosse accaduta e da chi fosse stata fatta; oppure si rivolgevano in particolare al levita, al suo esercito e al suo servo, che potevano essere tutti sul posto per testimoniare in questo caso, come è certo che era il primo di loro, che a questo punto si alzò e parlò come segue

4 Versetto 4. E il levita, marito della donna che era stata uccisa, rispose e disse:

Si alzò e, in risposta alla loro richiesta, dichiarò l'intera faccenda come segue: e nessuno era così appropriato come lui, che era sul posto quando fu fatto, e così vicino a un parente del defunto, e aveva il diritto di chiedere che fosse fatta giustizia; poiché da ciò risulta che era la sua legittima moglie, sebbene chiamata concubina:

Entrai in Ghibea, che appartiene a Beniamino; che egli descrive in modo così particolare, per distinguerlo da un altro con lo stesso nome nella tribù di Giuda, affinché non si commetta alcun errore, e un popolo innocente soffra nella sua reputazione, o in altro modo; e che spiegherebbe anche perché la tribù di Beniamino non era presente a questo congresso:

io e la mia concubina, per alloggiare; Lì vennero, non con l'intenzione di rimanervi, di soggiornarvi, e tanto meno di fare loro del male, o di violare alcuno dei loro diritti e privilegi; né minimamente di essere di peso per loro, avendo portato con sé tutte le provviste necessarie per sé, i servi e il bestiame, solo per ottenere un alloggio per la notte con loro

5 Versetto 5. E gli uomini di Ghibea insorsero contro di me,

Non tutti, ma alcuni che abitavano in quella città; si astiene dal dare loro il carattere che giustamente meritavano, figli di Belial. Questi arrivarono in modo tumultuoso e violento,

e di notte mi assediava la casa tutt'intorno; affinché non riuscisse a fuggire, risolvendo, se possibile, di prenderlo nelle loro mani e di fare di lui secondo la loro volontà;

e pensava di avermi ucciso; La loro prima intenzione era di commettere su di lui il peccato innaturale e, se avesse resistito, di ucciderlo; ma questo egli modestamente lo nasconde, come un peccato da non nominare in un'assemblea di santi; e inoltre poteva dire questo, perché lui stesso preferiva essere ucciso piuttosto che sottomettersi alla loro lussuria, cosa che sapeva doveva essere il caso al suo rifiuto e alla sua resistenza; e anche se avesse ceduto, essendo sopraffatto, questa sarebbe stata la conseguenza, che sarebbe stato maltrattato fino alla morte, come lo era stata sua moglie.

e la mia concubina l'hanno costretta a dire che è morta; o "afflitta", o "umiliata" [d] lei; che è un'espressione modesta per la conoscenza carnale di lei, e che avevano a tal punto che lei morì per mezzo di essa

6 Versetto 6. Presi la mia concubina e la feci a pezzi,

Affinché non si pensi che queste creature barbare, dopo averla usata in modo tale da causarne la morte, abbiano commesso anche questo fatto; il Levita se lo prende per sé, e ammette di averlo fatto:

e la mandò in tutto il paese dell'eredità d'Israele; per allarmarli, e per eccitare la loro attenzione su ciò che era accaduto, e per sollevare la loro indignazione contro di esso:

poiché hanno commesso dissolutezza e stoltezza in Israele; essendo colpevoli di adulterio e omicidio, e avrebbero commesso il crimine contro natura, se avessero avuto l'opportunità di farlo

7 Versetto 7. Ecco, voi tutti siete figli d'Israele,

I discendenti di un uomo che temeva il Signore; erano di una sola nazione e di una sola religione, uomini che professavano la pietà, e quindi dovevano rendere testimonianza contro il peccato e la malvagità di ogni specie, e specialmente contro tali abominazioni gridanti come queste:

date il vostro consiglio e consiglio: in questo luogo, essendo riuniti insieme in questa occasione, consultate ciò che è meglio fare, e lasciate che ognuno esprima liberamente la sua opinione su quale passo pensa debba essere fatto per la gloria di Dio e l'onore della religione, e per assicurare alla giustizia quelle persone che hanno commesso un fatto così turpe

8 Versetto 8. E tutto il popolo si alzò come un sol uomo,

O i capi del popolo riuniti in consiglio, tutti concordarono all'unanimità in una votazione o risoluzione, o tutti i 400.000 uomini erano della stessa opinione, quando il caso fu loro riferito:

dicendo: Nessuno di noi andrà alla sua tenda, né entreremo in casa sua; cioè, non sarebbero tornati a casa, per riposarsi una notte nelle loro case, o occuparsi degli affari delle loro vocazioni o di qualsiasi affare della vita, per quanto urgente, fino a quando non fosse stata soddisfatta il male commesso

9 Versetto 9. Ma ora questo sarà ciò che faremo a Ghibea,

Dove il fatto è stato fatto; Ciò che segue è stato proposto da alcuni e concordato all'unanimità da tutti:

saliremo a sorte contro di essa; tirare a sorte chi vi salirà e chiederà soddisfazione per l'offesa commessa; e, se negato, di agire in modo ostile contro di esso

10 Versetto 10. Prenderemo dieci uomini su cento, in tutte le tribù d'Israele,

eccetto quello di Beniamino che non era con loro, nessuno di loro.

cento su mille e mille su diecimila; in tutto 40.000, su 400.000:

per procurare cibo per il popolo; dieci uomini dovevano provvedere al cibo per novanta uomini, cento uomini a novecento, e 1000 uomini a 9000, in tutto 40.000, a 360.000; Questi dovevano andare nelle loro tribù e abitazioni, o nei paesi e nelle città adiacenti, per procurare cibo a questo grande esercito; perché uscirono dalle loro case senza alcuna provvista, non sapendo che la faccenda li avrebbe trattenuti a lungo; ma comprendendo che ci sarebbe voluto del tempo prima che si potesse determinare, giudicarono che fosse il metodo più saggio che alcuni fossero nominati per occuparsi dei viveri dell'esercito, affinché non si disperdesse per questo motivo, ma continuasse la guerra con vigore fino a quando non fosse stata soddisfatta.

affinché, quando giunsero a Ghibea di Beniamino, facessero come tutta la stoltezza che hanno commessa in Israele; punire con la morte i delinquenti e castigare gli abitanti, e specialmente i magistrati, per la loro connivenza con tali persone malvagie tra loro, e per la negligenza nel fare il loro dovere

11 Versetto 11. Così tutti gli uomini d'Israele si radunarono contro la città,

Di Ghibea, 360.000 uomini:

lavorare insieme come un solo uomo; andavano insieme con il cuore e con le mani, uniti nei loro sentimenti e nelle loro risoluzioni, decidendo di fare giustizia, o di perdere la vita per questa causa: secondo gli ebrei, questo avveniva il ventitré di Shebet, che corrisponde a una parte di gennaio e a una parte di febbraio, giorno in cui si osservava un digiuno per questo motivo

12 Versetto 12. Le tribù d'Israele mandarono degli uomini in tutte le tribù di Beniamino,

Intendendo le famiglie di Beniamino; poiché come talvolta una tribù è chiamata famiglia, Giosuè 7:17 così una famiglia è chiamata tribù; Nella tribù di Beniamino c'erano dieci famiglie, secondo il numero dei suoi figli, padri di queste famiglie. Genesi 46:21, le quali, essendo numerose e potenti, e composte di uomini coraggiosi ed esperti in guerra, si ritenevano all'altezza delle dieci tribù d'Israele ora riunite, che ne mandavano una per ogni tribù, molto probabilmente dieci in tutto, per questa missione; poiché giudicarono molto consigliabile, prima di entrare in guerra con loro, cercare di consegnare i colpevoli alla giustizia, e così impedire lo spargimento di sangue da entrambe le parti; e piuttosto, poiché non c'era nessuno della tribù di Beniamino a questa assemblea, e ciò che in verità poteva dare loro motivo di sospettare, non intendevano unirsi a loro in modo amichevole in questa faccenda: tuttavia, erano disposti a tentare prima metodi pacifici:

Che malvagità è questa che si fa fra voi? non che fossero stati mandati a indagare su quale fosse il crimine commesso, quello era pienamente noto; ma ponendo la questione in questo modo, il loro disegno era di aggravarla, e di far considerare agli uomini di Beniamino quanto fosse grande, quale enorme peccato fosse quello che veniva commesso, e quello tra loro; e quindi spettava a loro, o punire gli stessi autori di esso o consegnarli a loro perché fossero puniti secondo la legge comune di Israele

13 Versetto 13. Or dunque liberaci gli uomini, i figli di Belial, che sono in Ghibea,

Quegli uomini malvagi che furono gli autori di quell'abominevole malvagità che lì commisero:

affinché li mettiamo a morte; come meritavano, poiché erano colpevoli sia di adulterio che di omicidio; il loro significato è che essi, insieme alla tribù di Beniamino, potessero condannarli a morte e punirli con essa, come meritava il loro crimine:

e allontanare il male da Israele; impediscano sia la diffusione di un tale male peccaminoso nella nazione, incoraggiati da tali esempi, sia il male della punizione che viene su di loro da Dio, se dovessero lasciar passare impunemente tale malvagità:

ma i figliuoli di Beniamino non vollero dare ascolto alla voce dei loro fratelli, i figliuoli d'Israele; rifiutarono di consegnare gli uomini di Ghibea, che si erano resi colpevoli di tanta malvagità; considerando un rimprovero, come dice Giuseppe Flavio, obbedire agli ordini degli altri, per paura della guerra, e non volendo cedere a nessuno in armi, né a causa della moltitudine né del coraggio

14 Versetto 14. Ma i figliuoli di Beniamino si radunarono dalle città a Ghibea,

Proteggerla e difenderla dalle altre tribù, essendo una loro città e dove vivevano le persone accusate del crimine; questi si radunarono quivi dalle diverse città della tribù di Beniamino, quanti ne posero portare le armi.

per andare a combattere contro i figli d'Israele; Non negarono il fatto, né tentarono di attenuarlo e scusarlo, né cercarono la pace, ma si presero subito alle armi; che mostravano non solo mancanza di prudenza, ma orgoglio, passione e fiducia in se stessi, e che erano tristemente depravati nei loro costumi a sollevarsi in difesa di uomini così malvagi; e una strana infatuazione aspettarsi il successo contro un numero così enormemente superiore, e per una causa così cattiva

15 Versetto 15. In quel tempo i figliuoli di Beniamino furono annoverati fuori delle città,

Tutto ciò che riuscirono a radunare e a radunare dalle loro diverse città, non fu altro uomo che

ventiseimila uomini che sguainavano la spada , uomini abili alla guerra ed esperti in essa;

oltre agli abitanti di Ghibea, che erano settecento uomini scelti, giovani, robusti e forti, e in tutto tranne 26.700; e che cosa sono questi in confronto a un esercito di 400.000 uomini, o comunque 360.000 che salirono contro Ghibea, mentre 40.000 furono impiegati a procurare provviste per loro? Giuseppe Flavio fa sì che il numero dei Beniaminiti sia ancora più piccolo, non più di 25.600, portato a ciò da un resoconto successivo, che 25.000 Beniaminiti furono uccisi nella terza e ultima battaglia, e solo seicento fuggirono su una roccia per mettersi in salvo, senza considerare che si può ben supporre che 1000 uomini siano stati persi nelle prime due battaglie, perché sarebbe davvero strano che non perdessero nessuno in due scontri con così grandi un esercito; lo stesso errore è commesso nella versione latina della Vulgata, che non li rende più di 25.000; con cui concorda la copia alessandrina della versione dei Settanta: sebbene questa, secondo l'esemplare vaticano, ne abbia solo 23.000. I numeri nel testo ebraico sono senza dubbio quelli giusti

16 Versetto 16. In mezzo a tutto questo popolo c'erano settecento uomini scelti mancini,

Secondo Ben Gersom, questi erano i settecento uomini di Ghibea, ma questo non risulta dal testo, ma, al contrario, che questi erano in mezzo a tutto il popolo; o che tra tutti dovevano essere scelti tanti uomini mancini; né è probabile che tutti gli abitanti di un luogo fossero tali. Beniamino significa un figlio della mano destra, eppure questa tribù aveva un gran numero di uomini mancini, vedi Giudici 3:15. Giuseppe Flavio riduce erroneamente il numero a cinquecento:

Chiunque poteva lanciare pietre a un capello, e non mancare: il bersaglio a cui lanciavano la pietra, tanto erano esperti in esso; e forse il fatto di avere un tale numero di uomini abili in quest'arte li rendeva più fiduciosi del successo, e li incoraggiava in questa audace impresa, al punto che questa circostanza sembra essere menzionata. C'era un popolo che abitava le isole, ora chiamate Maiorca e Minorca, anticamente Baleari, per la loro abilità nel lanciare pietre, alle quali hanno allevato fin dall'infanzia, come è riferito da vari scrittori, Strabone, Diodoro Siculo, Flora e altri; che le loro madri erano solite posare la colazione su una trave o un palo, o qualcosa del genere, a distanza, che non dovevano avere, a meno che non potessero tagliarlo; e il primo di questi scrittori dice che esercitavano quest'arte dal tempo in cui i Fenici tenevano queste isole; e, secondo Plinio, i Fenici, gli antichi abitanti di Canaan, furono i primi inventori delle fionde, e da queste i Beniaminiti potrebbero impararle. Si dice che gli indiani siano molto esperti nel lanciare pietre a un pelo

17 Versetto 17. E gli uomini d'Israele, oltre a Beniamino,

che non si sono uniti a loro in questa faccenda, ma si sono opposti a loro,

si contarono quattrocentomila uomini che sguainavano la spada: vedi Giudici 20:9

Tutti questi erano uomini di guerra; ad essa assuefatti, abili e coraggiosi

18 Versetto 18. E i figliuoli d'Israele si alzarono,

Da Mitspa, dove si erano radunati, avendo udito che i Beniaminiti erano radunati per difendere gli uomini di Ghibea,

e salì alla casa di Dio; al tabernacolo che era a Silo, Giudici 18:31, vedi Giosuè 18:1 sebbene il Targum prenda Betel per il nome di un luogo così chiamato; e così fanno Ben Gersom e Giuseppe Flavio, che era vicino a Silo, poiché si dice che Siloe si trovi sul lato nord di Betel, Giudici 21:19 ma poiché non c'è motivo di credere che il tabernacolo fosse ora rimosso da Silo, così non è probabile che andassero in qualsiasi altro luogo se non dove l'arca del tabernacolo, e sommo sacerdote erano:

e chiese consiglio a Dio; davanti a Fineas, sommo sacerdote, secondo il giudizio di Urim e Thummim, Giudici 20:28

e disse: chi di noi salirà per primo alla battaglia contro i figli di Beniamino? non essendoci un magistrato supremo, un giudice o un generale che li guidasse; Non chiesero se dovevano andare in guerra o no con i loro fratelli; non ne dubitavano affatto, dando per scontato di avere una ragione sufficiente per farlo, e che fosse secondo la volontà di Dio; né si domandavano se dovessero essere vittoriosi o no, non dubitavano di essere vittoriosi, sia per la loro superiorità numerica, sia per la giustezza della loro causa; Chiedono solo chi debba guidarli, non avendo un generale; e questo potevano fare, per evitare qualsiasi contesa tra loro circa la precedenza:

e l'Eterno disse: "Giuda salirà per primo, la quale tribù piantò per prima il suo stendardo intorno al tabernacolo, e marciò per prima nei suoi viaggi nel deserto, e ricevette l'ordine di salire per prima e combattere i Cananei, essendo una tribù potente e guerriera

19 Versetto 19. E i figliuoli d'Israele si alzarono la mattina,

Dopo che ebbero avuto consiglio a Silo, e che forse fu inviato da una deputazione:

e si accamparono contro Ghibea: formarono un accampamento vicino a Ghibea di 360.000 uomini, abbastanza per aver preso d'assalto e preso quella città in una sola volta, si potrebbe pensare

20 Versetto 20. Gli uomini d'Israele uscirono a combattere contro Beniamino,

Dal luogo dove erano accampati:

e gli uomini d'Israele si schierarono per combattere contro di loro a Ghibea; non solo contro gli abitanti di Ghibea, ma anche contro i figli di Beniamino, che erano venuti in loro difesa; Si formarono, essi stessi in linea di battaglia, e si prepararono per un'azione

21 Versetto 21. E i figliuoli di Beniamino uscirono da Ghibea,

Quale era il loro luogo di ritrovo, e che erano venuti a difendere; e in cui e intorno al quale avevano stanziato tutto il loro esercito di 26.000 uomini.

e distrutto fino al suolo: ucciso morto sul posto:

degli Israeliti in quel giorno ventiduemila uomini; mancavano solo 4000 di tutto il loro numero, eccetto gli uomini di Ghibea, il che era un tale rifiuto che gli Israeliti non si aspettavano, essendo impegnati in una causa così giusta e avendo un esercito così numeroso. Diversi scrittori ebrei pensano che ciò fosse dovuto alla loro idolatria, che, sebbene fossero molto zelanti nel vendicare l'adulterio corporale nel caso della concubina del levita, e nel rimuovere tale iniquità da Israele, tuttavia non erano zelanti nel vendicarsi e non rimisero da parte l'adulterio spirituale o l'idolatria nel caso dei Daniti, che avevano eretto l'immagine di Michea, e così avevano diffuso l'idolatria non solo nella loro tribù, ma in tutto Israele; e quindi Dio colse questa opportunità per vendicare la sua stessa disputa e rimproverarli per il loro peccato; e ora Beniamino corvò come un lupo, secondo la profezia di Giacobbe, Genesi 49:27

22 Versetto 22. E il popolo, gli uomini d'Israele, si incoraggiarono,

Che, sebbene avessero perso un gran numero di uomini, tuttavia le loro forze erano grandi e di gran lunga superiori a quelle di Beniamino, e soprattutto la loro causa era buona.

e rischierarono la loro battaglia , formarono di nuovo una linea di battaglia di fronte al loro nemico, invitando a un'altra battaglia e sfidandoli.

e nel luogo dove si erano schierati il primo giorno; con il che sembra che tenessero il campo di battaglia; benché perdessero tanti uomini, non fuggirono davanti ai figli di Beniamino, ma resistettero; né erano così superstiziosi da immaginare che il posto fosse sfortunato; né si trovavano in una brutta situazione, a cui era dovuta la loro mancanza di successo, perché allora l'avrebbero cambiata

23 Versetto 23. E i figliuoli d'Israele salirono e piansero davanti all'Eterno fino alla sera,

La sera del giorno in cui fu combattuta la battaglia; non che tutto l'esercito salisse a Silo alla casa di Dio quiv, ma una delegazione di loro, che piangeva la loro sconfitta e la perdita di tante vite, ma non i loro peccati e le loro trasgressioni, e in particolare l'idolatria di cui si erano resi colpevoli.

e interrogò il consiglio dell'Eterno, dicendo: «Saliremo di nuovo a combattere contro i figli di Beniamino, mio fratello?». sembrava che avessero qualche dubbio, per la perdita subita, se avessero ragione di andare in guerra con Beniamino, tanto più che era loro fratello; e quindi la questione ora non è chi debba salire per primo, che era già stato determinato, ma se debbano andare affatto; e ancora non chiedono alcun aiuto a Dio in battaglia, né successo, ma dipendevano dal loro numero, e dalla giustezza della loro causa, e quindi nessuno dei due è promesso a loro, solo hanno una risposta alla loro domanda:

e l'Eterno disse: "Salite contro di lui; poiché Beniamino era certamente nel torto, e perciò gli Israeliti sono diretti ad andare contro di lui, e anche loro non furono sufficientemente castigati, né completamente umiliati

24 Versetto 24. E i figliuoli d'Israele si avvicinarono,

verso la città di Ghibea, vicina alla battaglia,

contro i figli di Beniamino il secondo giorno; poiché le due battaglie furono combattute due giorni di seguito

25 Versetto 25. Il secondo giorno Beniamino uscì contro di loro da Ghibea,

Arrossati dalla vittoria ottenuta il giorno prima:

e distrusse fino al suolo dei figli d'Israele di nuovo diciottomila uomini, tutti questi sguainarono la spada, erano uomini armati; questo, con i 22.000 uccisi il giorno precedente, fece 40.000; lo stesso numero fu estratto a sorte fra loro per provvedere loro cibo, e secondo alcuni è il caso a cui si riferisce Debora, Giudici 5:8 ed è ciò che è certamente inteso in Osea 10:9

26 Versetto 26. Allora tutti i figliuoli d'Israele e tutto il popolo salirono e vennero alla casa di Dio,

Sembra che l'intero corpo dell'esercito, con altre persone provenienti da parti vicine, sia salito al tabernacolo di Dio a Silo:

e piansero e si sedettero quivi davanti al Signore; non solo piansero, ma continuarono a piangere, e ciò non solo per la loro sconfitta, ma per i loro peccati, poiché ne consegue:

e digiunò quel giorno fino alla sera; affliggevano i loro corpi con il digiuno, che era un segno dell'umiliazione delle loro anime per i loro peccati.

e offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore, per fare espiazione dei loro peccati e per implorare successo sulle loro armi

27 Versetto 27. E i figliuoli d'Israele consultarono l'Eterno,

Per la Parola del Signore, come il Targum, e che ha la stessa espressione in Giudici 20:18,23 perché l'arca dell'alleanza di Dio era lì in quei giorni; a Silo, dove si trovava il tabernacolo

28 Versetto 28. E Fineas, figlio di Eleazaro, figlio di Aaronne, stava davanti ad essa in quei giorni.

Davanti all'arca, ministrando davanti al Signore, il che dimostra che questa faccenda fu molto prima dei tempi di Sansone, anche se posta dopo di loro; o altrimenti Fineas doveva avere più di trecento anni, il che non è probabile. La posizione di Fineas davanti all'arca era la posizione del sacerdote quando chiese al Signore di averne di Urim e Thummim; la persona che chiedeva stava davanti a colui che era stato interrogato, come osserva Kimchi, e colui che era interrogato stava davanti alla Shechinah, o la presenza della Maestà divina, di cui l'arca era un simbolo:

dicendo: "Andrò di nuovo a combattere contro i figli di Beniamino, mio fratello, o dovrò cessare?". in cui la questione è posta in modo un po' diverso da prima, non solo desiderando sapere se fosse volontà di Dio che dovessero rinnovare la battaglia o no, poiché Beniamino era loro fratello, ma se avrebbero avuto successo o no; insinuando che, se il Signore li avesse benedetti e aiutati, erano disposti a salire, ma in caso contrario avevano scelto di desistere; perché ora erano pienamente convinti di sbagliare a dipendere dal loro numero, o dalla giustezza della loro causa; mentre il successo dipendeva interamente dalla volontà e dal piacere di Dio, ai quali desideravano sottomettersi:

e il Signore disse: "Sai, perché domani te li darò in mano; Ora non solo hanno l'ordine di andare in battaglia, ma gli viene promessa la vittoria

29 Versetto 29. E Israele pose dei bugiardi intorno a Ghibea.] Infatti, sebbene fossero sicuri del successo e della vittoria, tuttavia ritennero opportuno fare uso dei mezzi: e sebbene il loro numero fosse molto grande, ricorsero all'arte e agli stratagemmi, e tendettero un'imboscata in diversi luoghi, in modo molto simile a quello che Israele fece per gli uomini di Ai; i due casi sono praticamente simili; questa imboscata fu tesa di notte, come dice Giuseppe Flavio,

30 Versetto 30. Il terzo giorno gli Israeliti salirono contro gli Israeliti,

Non il giorno successivo alla seconda battaglia, poiché ci sarebbe voluto più tempo per andare a Silo, digiunare e offrire sacrifici lì, ma il terzo giorno dalla seconda battaglia:

e si schierarono contro Ghibea, come in altre occasioni; come avevano fatto il primo e il secondo giorno di battaglia

31 Versetto 31. E i figliuoli di Beniamino uscirono contro il popolo,

Da Ghibea fecero una sortita contro di loro, dove si erano schierati contro di loro.

e furono trascinati via dalla città; gli Israeliti si ritirarono e dissimularono una fuga, che attirò i Beniaminiti a inseguirli, per cui furono attirati a una distanza maggiore dalla città di Ghibea.

e cominciarono a colpire il popolo e a uccidere come le altre volte; nelle altre due battaglie;

nelle autostrade; dove sembra che due strade si incontrino:

dei quali si sale alla casa di Dio; a Betel, come il Targum; o piuttosto a Silo, dove era la casa o tabernacolo di Dio, ed era a due miglia da Ghibea, come dice Bunting :

e l'altro a Ghibea nel campo; così chiamata, per distinguerla dall'altra Ghibea situata su un colle:

una trentina di uomini d'Israele; che sono stati uccisi in questo combattimento di corsa; e sembra che una parte dell'esercito d'Israele abbia preso una strada e l'altra l'altra, e così abbia diviso l'esercito dei Beniaminiti che li inseguivano

32 Versetto 32. E i figliuoli di Beniamino dissero: "Sono stati percossi davanti a noi, come prima,

Atti la prima battaglia, che diede loro grande spirito, e conclusero che avrebbero avuto la vittoria, come prima:

ma i figliuoli d'Israele dissero: "Fuggiamo, e trasciniamoli fuori dalla città verso le strade; fingendo di averne paura, e non essendo in grado di affrontarli, e quindi fatti come se fuggissero per paura e vigliaccheria, il che ispirò i Beniaminiti con nuovo ardore a inseguirli da vicino, e così furono attirati dalla città verso le strade, come espresso nel verso precedente

33 Versetto 33. E tutti gli uomini d'Israele si levarono dal loro posto,

Il grosso dell'esercito, che era fuggito davanti a Beniamino, quando fu giunto in un luogo conveniente, si fermò, ne uscì e si fermò in propria difesa.

e si schierarono a Baaltamar; si schierò in linea di battaglia in quel luogo, affrontando i loro nemici, per combattere con loro: questo luogo il Targum chiama le pianure di Gerico, che è la città delle palme, che Tamar significa; e così Jarchi lo interpreta; ma questi sono troppo lontani; dev'essere un posto vicino a Ghibea. Girolamo parla di un piccolo villaggio al suo tempo in quelle parti, chiamato Bethamari, e si può pensare che fosse questo stesso luogo; forse ai tempi degli antichi Cananei qui c'era un boschetto di palme, in cui Baal era adorato, da cui prese il nome:

e i bugiardi che erano in agguato d'Israele uscirono dai loro luoghi, sì, dai prati di Ghibea; o pianura di Ghibea, come il Targum; poiché la città era costruita su un colle, ai suoi piedi c'erano una pianura e bei prati d'erba, e qui fu tesa un'imboscata a poca distanza dalla città; e quando l'esercito dei Beniaminiti fu ritirato da esso, all'inseguimento di Israele, questi uscirono e si misero tra loro e la città

34 Versetto 34. E vennero contro Ghibea diecimila uomini scelti da tutto Israele,

Che, secondo Ben Gersom, erano i bugiardi in agguato; e venne da sud, come dice il Targum:

e la battaglia fu dura; non tra quei bugiardi in agguato e i Beniaminiti, ma tra quelli di Baaltamar e quelli che si schierarono in battaglia contro di loro, e combatterono strenuamente da entrambe le parti.

ma non sapevano che il male era vicino a loro; che era stata tesa un'imboscata, a causa della quale erano in grave pericolo; non sapevano nulla dei 10.000 uomini che erano ora usciti contro Ghibea, e che erano frapposti tra loro e quello

35 Versetto 35. L'Eterno colpì Beniamino davanti a Israele,

diede a Israele la vittoria su di loro a Baaltamar; perché, nonostante tutta l'arte e lo stratagemma che usarono, il loro numero e il loro valore, la vittoria fu del Signore, e a lui è attribuita; perché fino ad ora Beniamino, sebbene meno numeroso, era sempre stato vittorioso; e i figli d'Israele furono distrutti in quel giorno dei Beniaminiti, 25.100; che è la somma totale di tutti coloro che furono uccisi di loro quel giorno, i cui particolari sono riportati in seguito:

tutti questi sguainarono la spada; erano uomini armati

36 Versetto 36. I figli di Beniamino si accorsero di essere stati sconfitti.

Le loro forze si spezzarono e si dimenarono, molti furono uccisi:

poiché gli uomini d'Israele cedettero il posto ai Beniaminiti; dapprima e fece finta che avessero paura di loro, e fuggirono davanti a loro, il che non era altro che per attirarli a una distanza maggiore dalla città di Ghibea.

perché confidavano nei bugiardi che avevano posto presso Ghibea; che questi non solo sarebbero entrati nella città e l'avrebbero bruciata, ma avrebbero incontrato i Beniaminiti che fuggivano verso di essa, quando si sarebbero rivoltati contro di loro e li avrebbero colpiti, e così avrebbero tagliato fuori tutto ciò che rimaneva di loro

37 Versetto 37. E i bugiardi in agguato si affrettarono,

Quando fu giunto il momento in cui furono concordati per loro di rialzarsi dall'imboscata:

e si precipitò su Ghibea; alla sprovvista, con grande forza e violenza entrarono in città e ne presero possesso; o "estesi", o si allargarono ad essa; prima si trovavano vicini in uno stretto raggio, ma ora si misero in ordine regolare, e marciarono in fila e in fila, e raggiunsero dai prati in cui si trovavano, Giudici 20:33, alla città.

e i bugiardi in agguato si trascinarono; lungo la città, in ogni parte di essa, si sparsero dappertutto, e si fecero padroni di ogni angolo di essa; o "fece un lungo suono" con una tromba, protraendolo a lungo, il che fu fatto per terrorizzare gli abitanti, o per far sapere agli Israeliti che erano posseduti dalla città:

e passarono a fil di spada tutta la città; vecchi, donne e bambini, che non erano in grado di portare le armi

38 Versetto 38. C'era un segno stabilito tra gli uomini d'Israele e gli impadroniti dei bugiardi,

O un tempo stabilito come il Targum; così Kimchi e Abarbinel. C'era un tempo fissato, in cui gli uomini d'Israele si proponevano di essere a Baaltamar, esattamente quando i Beniaminiti sarebbero stati portati a debita distanza dalla città, e allora i bugiardi in agguato avrebbero fatto irruzione, si sarebbero precipitati su di essa ed sarebbero entrati.

e che facessero salire dalla città una grande fiamma con fumo; dargli fuoco e far ardere il fuoco, affinché si veda da lontano una grande ascesa di fiamme e di fumo; che, quando gli uomini d'Israele avessero visto, avrebbero capito che la città era stata presa

39 Versetto 39. E quando gli uomini d'Israele si ritirarono in battaglia,

Il che prima si esprimeva con la loro fuga e il cedimento ai Beniaminiti, e non era altro che un loro artificio per allontanarli dalla città.

Beniamino cominciò a colpire e uccidere una trentina di uomini d'Israele; che si faceva sulle strade che portavano a Silo e Ghibea nel campo, Giudici 20:31

Dicevano infatti: «Certo, sono stati sconfitti davanti a noi come nella prima battaglia; quando la maggior parte degli Israeliti fu uccisa da loro

40 Versetto 40. Ma quando la fiamma cominciò a salire dalla città con una colonna di fumo,

Essendo stato appiccato il fuoco dai bugiardi in agguato, che vi erano entrati, e che avevano acceso un grande fuoco, che fece sorgere una vasta colonna di fiamme e di fumo, che poteva essere vista molto lontano:

i Beniaminiti guardavano dietro di loro; forse all'udire il suono della tromba, e il lungo suono di quello:

ed ecco, la fiamma della città salì al cielo; salì verso l'alto e raggiunse una grande altezza

41 Versetto 41. E quando gli uomini d'Israele si voltarono di nuovo,

Volsero il viso verso i Beniaminiti, ai quali avevano voltato le spalle; e ciò che fecero udendo il suono della tromba, o vedendo la fiamma della città, o entrambi, e ciò per combattere i Beniaminiti, e colpirli, come ora era loro opportunità.

gli uomini di Beniamino erano stupiti; a questo strano e improvviso cambiamento di cose, alla vista della fiamma della loro città dietro di loro, e agli Israeliti che tornavano indietro per combatterli, quando si credevano sicuri della vittoria, come in altre occasioni:

perché videro che la sventura si abbatteva su di loro; che erano in estremo pericolo, tra due fuochi, come siamo soliti dire, i bugiardi dietro di loro, che si erano impadroniti della loro città e l'avevano incendiata, e l'esercito d'Israele che si rivolgeva contro di loro con grande spirito e risolutezza

42 Versetto 42. Perciò voltarono le spalle agli uomini d'Israele,

e fuggirono da loro,

fino alla via del deserto; quale deserto non è certo, forse il deserto di Giuda; non tornarono direttamente verso Ghibea, vedendo che era stata presa, e nelle mani di un corpo di uomini che li avrebbe incontrati, e perciò si volsero da una parte verso il deserto, se potevano felicemente fuggire lì, e rifugiarsi.

ma la battaglia li raggiunse; cioè, quelli che facevano guerra, come i Targum, gli Israeliti che erano impegnati in battaglia con loro li inseguirono e li raggiunsero.

e quelli che uscivano dalle città li distrussero in mezzo a loro; O gli Israeliti che uscirono dalle loro città per aiutare i loro fratelli distrussero i Beniaminiti mentre fuggivano, o i Beniaminiti che uscirono da altre città a Ghibea, questi furono distrutti in mezzo ad essa con gli abitanti, dai bugiardi in agguato, quando vi entrarono

43 Versetto 43. Così raccolsero i Beniaminiti tutt'intorno,

Li circondarono da ogni parte, l'esercito d'Israele era appostato in luoghi diversi e la gente usciva da tutte le città per venire in loro aiuto. Giuseppe Flavio dice, furono costretti ad entrare, e rinchiusi, in un luogo cavo in una valle, in modo che non potessero fuggire:

e li inseguiva; o "indotte a inseguirli"; chiamandoli all'inseguimento, gridando l'uno all'altro mentre procedevano, dicendo: inseguiteli, inseguiteli; così Jarchi e Kimchi; che gridano, come ispirava zelo agli inseguitori, così inseguivano con terrore:

e li calpestarono con facilità; non opponevano resistenza, essendo piuttosto scoraggiati; il Targrim è,

"dalla casa del loro riposo",

dove si riposarono, e progettarono di riposare quella notte, ma non potevano, essendo così strettamente inseguiti e diligentemente cercati. Alcuni prendono "menuchah", reso "facilità", per essere il nome di un luogo, da o verso il quale sono stati inseguiti e calpestati, vedi 1Cronache 2:52 *marg e così la Settanta sembra prenderlo per il nome di un luogo, rendendolo "da Noua":

di fronte a Ghibea, verso il levante; cioè, come lo interpreta Jachi, a est di Ghibea, c'è stato questo rovesciamento e massacro

44 Versetto 44. Di Beniamino caddero diciottomila uomini,

Solo il numero che avevano ucciso di Israele nella seconda battaglia. Questo è il numero di quelli che furono uccisi quando Israele si rivoltò contro di loro, e in quel tempo giunsero a oriente di Ghibea; in seguito altri 5000 furono uccisi sulle strade principali, e 2000 vicino a Gidom, come riportato in seguito:

tutti questi erano uomini valorosi; come appare per tre volte affrontando e ingaggiando l'esercito di Israele, così enormemente superiore a loro, e battendolo due volte

45 Versetto 45. Ed essi, voltatisi, fuggirono verso il deserto, fino alla roccia di Rimmon,

Che significa melagrana; forse era nella forma di uno, e potrebbe essere lo stesso di 1Samuele 14:2 dove si dice che Saul fosse sotto un albero di melagrana, o sotto Rimmon, la roccia Rimmon, perché si dice che fosse vicino a Ghibea, come questo. Al tempo di Girolamo c'era un villaggio chiamato Remmon, a quindici miglia da Gerusalemme verso il nord, ma non poteva essere vicino a questa roccia per avere il suo nome da lì; qui il resto dell'esercito fuggì in cerca di rifugio.

e ne raccolsero per le strade cinquemila uomini; che furono dispersi l'uno dall'altro, e come furono trovati per le strade e raccolti, furono uccisi uno dopo l'altro, come si spigolano le spighe ad una ad una, dopo che la vendemmia è entrata, o come uva in acini singoli, dopo che la vendemmia è finita.

e li inseguirono fino a Gidom; che forse deve il suo nome al taglio dei Beniaminiti lì:

e ne uccisero duemila uomini; cioè 2000 in più oltre ai 5000 prima menzionati

46 Versetto 46. E in quel giorno caddero solo ventimila uomini,

È prima detto 25.100 Giudici 20:35 qui si omettono i cento, e si dà il numero tondo di migliaia, il che non è un modo insolito di parlare e scrivere; l'intero esercito di Beniamino era composto da 26.700 uomini, di cui 18.000 uccisi sul campo di battaglia, 5000 sulle strade principali e 2000 a Gidom, in tutto 25.000; e possiamo supporre che cento fossero sparpagliati per la strada, o trovati in luoghi diversi, o non siano menzionati con nessuna delle migliaia per amore di un numero tondo, e seicento fuggirono alla roccia Rimmon; quanto agli altri 1000, è molto probabile, caddero nelle prime due battaglie, come giustamente suppongono Ben Gersom e Abarbinel; perché non è credibile che, sebbene abbiano ottenuto vittorie così sorprendenti, ciò sia avvenuto senza la perdita di uomini, e queste sono le poche che si possono immaginare. Jarchi pensa che questi migliaia fuggirono nelle città di Beniamino, e furono uccisi quando gli Israeliti vi entrarono, come poi riferito, Giudici 20:48 che è molto più probabile di una tradizione che hanno, che andarono nel paese di Romania, e vi abitarono. Ora tutti quelli che erano stati uccisi erano uomini

che estraeva la spada; soldati, non agricoltori, artefici, ecc., ma uomini armati:

tutti questi erano uomini valorosi; anche quelli che sono fuggiti, che hanno scelto di perdere la vita piuttosto che chiedere un quarto

47 Versetto 47. Ma seicento uomini,

Chi erano tutti quelli che erano rimasti di 26.700

si voltò e fuggì nel deserto; svoltato dalla strada maestra o dalla strada comune, ed essendo veloce di passo, giunse in un deserto; Quale natura selvaggia non è certo:

fino alla roccia di Rimmon, e dimorò nella roccia di Rimmon quattro mesi; molto probabilmente in una grotta di quella roccia, che potrebbe essere abbastanza grande da contenere un tale numero; Si dice che Saul avesse proprio lo stesso numero sotto di esso, e anche Davide aveva un numero simile in una grotta a Engaddi, 1Samuele 14:2 23:13 24:3, e da qui questi uomini potevano mandare fuori del loro numero a prendere provviste per loro dalle parti adiacenti, dopo che il calore dell'azione era finito, e la rabbia e la furia degli Israeliti si erano placate

48 Versetto 48. E gli uomini d'Israele si rivoltarono di nuovo contro i figliuoli di Beniamino,

Dopo che ebbero distrutto il loro esercito, la città di Ghibea e i suoi abitanti, non contenti di ciò, nel loro furore e furore si voltarono e se ne andarono.

e li passò a fil di spada, come gli uomini di ogni città; uomini, donne e bambini, in ogni città di Beniamino, almeno tutto ciò che incontravano sulla loro strada; e che avrebbero potuto fare per vendicarsi di loro, per aver inviato la loro milizia contro di loro, che aveva fatto un tale massacro tra loro con la perdita di 40.000 uomini, o per adempiere al loro giuramento, che coloro che non fossero venuti a Mizpa sarebbero stati messi a morte; per questo motivo furono messi a morte anche gli abitanti di Iabes di Galaad e delle città di Beniamino, uomini, donne e bambini, trattando con loro la stessa severità delle nazioni cananee o come di una città data all'idolatria.

come la bestia, e tutto ciò che è capitato a portata di mano; non risparmiato nessun essere vivente, mandrie e greggi;

Diedero alle fiamme tutte le città in cui giunsero; che appartenevano alla tribù di Beniamino, tanto erano adirati con loro, per aver protetto coloro che erano stati gli autori di tanta abominevole malvagità, e per la perdita della vita di tanti uomini di valore

Commentario del Pulpito:

Giudici 20

1 Sono usciti, cioè dalle loro diverse case al luogo dell'incontro. La congregazione. Il termine tecnico

non si trova, però, in Samuele e Re, tranne che in 1Re 12:20

per tutto il popolo israelita.

Esodo 12:3 16:1,2,9 Levitico 4:15 Giosuè 18:1, ecc

Da Dan a Beersheba. Dan, o Laish,

Giudici 18:29

essendo il punto più settentrionale, e Bersabea (ora Bir-es-saba, le sorgenti così chiamate) a sud di Giuda il più meridionale. Non si può dedurre con certezza da questa espressione che l'occupazione danita di Lais avesse avuto luogo in questo periodo, anche se potrebbe essere avvenuta, perché non sappiamo quando questo racconto fu scritto, e la frase è usata solo come un'espressione proverbiale familiare al tempo dello scrittore. La terra di Galaad. Nel suo senso più ampio, intendendo l'intero Israele transgiordano.

vedi Giudici 10:8; 11:1, ecc

Mizpeh, o, come è sempre scritto in ebraico, ham-Mizpeh, con l'articolo.

vedi Giudici 21:1

La Mizpa qui menzionata non è la stessa Mizpa di Giudici 10:17; 11:11,29,34, che era in Galaad, ma era situata nella tribù di Beniamino.

Giosuè 18:26

Che fosse un luogo di riunione nazionale al tempo di Samuele è chiaro da 1Samuele 7:5-12, e apprendiamo dal Versetto 16 di quello stesso capitolo che era uno dei luoghi in cui Samuele andò in circoscrizione. Lo troviamo un luogo di riunione nazionale anche in 1Samuele 10:17, e anche fino a 2Re 25:23, e al tempo dei Maccabei.

RAPC 1Ma 3:46

La sua vicinanza a Silo, dove si trovava il tabernacolo, fu probabilmente una delle ragioni per cui fu reso un centro per l'intera congregazione.

vedi in particolare 1Samuele 10:17,22,25

Il suo sito esatto non è noto con certezza, ma si pensa che sia quello di Nebi Samuil, da cui si vede Gerusalemme a circa due ore di distanza a sud-est. Al Signore, cioè alla presenza del tabernacolo, che senza dubbio fu portato lì, in un'occasione così solenne, da Silo.

Confronta Esodo 34:34, Levitico 1:3, Giudici 11:11, 21:2 e Versetto 26 di questo capitolo

Versetti 1-17.- Temperamento

È impossibile supporre che l'intera tribù di Beniamino simpatizzasse veramente con l'azione malvagia degli uomini di Ghibea, o avrebbe potuto pensare diversamente se non che tale azione meritasse la punizione più severa che potesse essere inflitta. Dobbiamo quindi cercare la causa della loro disperata resistenza al giusto decreto della nazione con un motivo diverso da quello del consenso alla "lascivia e follia" dei loro fratelli. Né questo motivo è lontano da cercare. Lo troviamo in quel movimento irragionevole di orgoglio ed egoismo umano che comunemente chiamiamo temperamento; un movimento che pone la propria dignità, l'importanza personale, la volontà egoistica, l'autostima di un uomo, al di sopra delle leggi di Dio, al di sopra della rettitudine, della giustizia, della verità e della legge della gentilezza, e tuttavia lo acceca a tal punto che, per rivendicare la propria dignità, compie le azioni più sciocche e degradanti, abbassandosi dove cercava di elevarsi, rendendosi ridicolo dove pensava di essere oggetto di rispetto superiore. Analizziamo il caso dei Beniaminiti. Se gli uomini di Ghibea fossero appartenuti alla tribù di Efraim o di Giuda, senza dubbio sarebbero stati ansiosi di unirsi alla loro punizione. Le loro percezioni naturali del bene e del male, i giusti sentimenti del disonore fatto all'intera congregazione d'Israele, la congregazione di Dio, e della profanazione del santo nome di Geova, li avrebbero indotti a cancellare la macchia con la punizione dei trasgressori. Ma poiché i colpevoli erano Benja-miti, immediatamente tutti questi giusti sentimenti furono soffocati, e al loro posto fu permesso di far prevalere l'unico sentimento egoistico che Beniamino sarebbe stato disonorato tra le tribù, e che essi stessi sarebbero stati degradati nella vergogna dei loro compagni di tribù. Il loro orgoglio era ferito e il loro umore era teso. Forse non erano stati adeguatamente consultati in prima istanza; forse il messaggio inviato loro era troppo perentorio e altezzoso; forse le altre tribù, nella loro giusta indignazione, li avevano a malapena trattati con la deferenza dovuta ai fratelli; e se così fosse, si trattava di nuovo combustibile aggiunto alla fiamma dell'ira. Ma il risultato fu che erano incapaci di un giusto sentimento o di un giusto giudizio; che erano ciechi di fronte a ciò che il dovere e l'interesse personale richiedevano loro; e che, sotto la guida del temperamento e dell'ostinato orgoglio, si precipitarono verso la propria distruzione, sfidando l'ira di un corpo quasi sedici volte più potente di loro, e macchiando al contempo la propria reputazione identificandosi con la più vile malvagità. Vediamo esattamente gli stessi risultati del temperamento su scala minore ogni giorno intorno a noi. Gli uomini non faranno la cosa giusta, o la cosa giusta, o la cosa saggia, non perché siano malvagi e ingiusti e privi di buon senso in circostanze ordinarie, ma perché il loro umore è alto. Il loro falso orgoglio li acceca e li rende schiavi. Vedono un'umiliazione personale nel modo di agire rettamente; Il loro risentimento contro gli individui per l'insulto o il torto fatto loro irrigidisce il collo e indurisce la loro volontà. Se fare il bene li farà piacere, o promuoverà i loro interessi, preferiranno fare il male. Non faranno nulla di ciò che chiedono, né si sottometteranno a nessuna delle loro richieste, per quanto possano essere giusti in se stessi. E per quanto riguarda i loro interessi, e persino il loro buon nome, sono pronti a sacrificarli all'imperioso comando del temperamento. Gran parte dell'infelicità umana è causata dal temperamento, che è tanto dannoso per la pace di coloro che cedono ai suoi dettami quanto per coloro che sono esposti ai suoi focolai. Non dovrebbe esistere, certamente non avere dominio, in nessun seno cristiano. La comunione con la croce di Cristo è il grande aiuto per sottomettere l'orgoglio umano. Man mano che la vera umiltà cresce, che la mente che era in Cristo Gesù è più perfettamente formata all'interno, che il vecchio uomo è crocifisso con Cristo, e il desiderio di fare la perfetta volontà di Dio sostituisce sempre più la volontà egoistica, e la gloria di Dio diventa più interamente lo scopo ricercato, al posto dell'autoglorificazione,il dominio dell'ira si indebolisce finché, come una fiamma tremolante, si spegne ed è immobile davanti alla potenza ascendente dello Spirito Santo di Dio

OMELIE DI A.F. MUIR. versetto 1.- Espiazione nazionale

Ci sono momenti in cui una nazione è scossa fino al midollo. La sua coscienza è quindi religiosa. Una solenne unità di sentimenti lo pervade, e prevale su tutte le differenze minori. Allora è pronto ed efficace come servo del Signore. Osservare-

I LE INFLUENZE UNIFICANTI

1. Un'avversione comune per il crimine

2. Un pericolo comune

3. Lo Spirito di Geova

II LA MISURA DETERMINATA SU. Dal consiglio della nazione

1. Punizione immediata dei criminali

2. Venendo meno alla loro consegna, la punizione di coloro che li hanno protetti e hanno condonato la loro malvagità.-M

2 Il capo. La parola qui usata significa le pietre angolari di un edificio. Perciò si applica ai capi, i quali, per così dire, legano e tengono insieme tutto il popolo. La loro presenza a questa grande adunanza è menzionata per mostrare che si trattava di un'assemblea regolarmente costituita da tutto Israele. La stessa frase ricorre in 1Samuele 14:38 e Isaia 19:13 (il soggiorno delle tribù, A.V). I numeri (400.000) sono naturalmente quelli di tutta la congregazione. L'assemblea del popolo di Dio. Così, in Numeri 16:3 20:4, Israele è chiamato la congregazione del Signore; e Neemia 13:1, la congregazione di Dio. Non dissimile fu il primo grande concilio della Chiesa, composto dalla Chiesa (η εκελησια) cioè l'assemblea dei discepoli) e dagli apostoli e dagli anziani (che ne erano le pietre angolari, le lapides angulares). Vedi Atti 15:4,6,12. Quattrocentomila. Vedi Versetto 17. Il censimento nel deserto dava 603.550,

Numeri 2:32 11:21

e al secondo con 601.730.

Numeri 26:51

In 1Samuele 11:8 un'assemblea generale di tutto il popolo, convocata inviando un pezzo della carne di un giogo di buoi "per tutte le coste d'Israele", ammontava a 330.000 persone. La contazione di Davide dava di Israele 800.000, e di Giuda 500.000, in tutto 1.300.000; ma questi non erano radunati insieme, ma contati nelle loro case. Gli uomini di guerra di Giosafat ammontarono a 1.160.000 secondo 2Cronache 17:14-18. Al tempo di Amazia c'erano solo 300.000 uomini in Giuda in grado di andare in guerra.

2Cronache 24:6

3 I figli di Beniamino udirono, ecc. Sembra che questo sia menzionato per dimostrare che l'assenza dei Beniaminiti dal consiglio nazionale non era dovuta all'ignoranza, ma alla contumacia. Tell as, ecc. Questo era rivolto a tutti coloro che potevano essere interessati. Il levita rispose

5 E pensavo di avermi ucciso. Questo era così vero che è probabile che avesse paura per la sua vita; ma senza dubbio ha modellato la sua narrazione in modo da nascondere la propria codardia nella transazione. Abbiamo un esempio simile di narrazione infedele dei fatti nella lettera di Claudio Lisia a Felice.

Atti 23:27

Gli uomini di Ghibea. I padroni, come in Giudici 9:2, cioè i cittadini

7 Voi tutti siete figli d'Israele. Si rivolge a loro come a uomini tenuti a cancellare la vergogna e la disgrazia del loro comune paese. Parla con forza e dignità sotto il senso di un grave torto e di un dolore schiacciante

8 Il popolo, con il significato enfatico di tutto il popolo d'Israele, l' assemblea del popolo di Dio, come in Versetto 2. Come un solo uomo

C'era solo una decisione, un solo sentimento e un'unica espressione di opinione in quella vasta moltitudine. Nessuno sarebbe tornato a casa prima che fosse stata inflitta la dovuta punizione a Ghibea di Beniamino. Alla sua tenda, cioè alla sua casa, come in Giudici 19:9

9 Saliremo a sorte contro di esso. Le parole "saliremo"non sono in ebraico, ma sono fornite dalla Settanta, che molto probabilmente ha trovato nella sua copia ebraica la parola na' aleh, "saliremo", che da allora (forse) è caduta fuori dal testo ebraico per la sua somiglianza con la parola successiva 'aleha contro di esso. Il senso sarà allora: Nessuno di noi si sottrarrà ai pericoli della guerra; ma tireremo a sorte chi salirà contro Ghibea e chi sarà impiegato nella raccolta di viveri per l'esercito, dovendo congedare 40.000 per quest'ultimo servizio. E esattamente nello stesso spirito (se davvero la risposta non fu data a sorte) chiesero al Signore chi dovesse salire per primo (in Versetto 18), e, possiamo anche supporre, chi dovesse seguire negli attacchi successivi, anche se questo è omesso per brevità. Altri, invece, pensano che le parole contro di essa a sorte siano volutamente brusche, e che il significato sia che Israele avrebbe trattato Ghibea come aveva fatto con i Cananei, cioè avrebbe distrutto la loro città e diviso il suo territorio a sorte tra le altre tribù, secondo l'analogia di Giosuè 18:8-10. Ma questa interpretazione non è corroborata da ciò che è realmente accaduto, né è probabile che la frase sia stata usata

11 OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 11.- Unione

I LA NATURA DELL'UNIONE

1. Ciò implica la congiunzione. L'individualità delle parti non viene distrutta quando queste sono unite. Ciascuna delle pietre separate mantiene la sua forma dopo essere stata incorporata nella struttura comune e l'unione si forma cementando tutte vicine tra loro. L'unione cantici tra gli uomini non distrugge la personalità e il carattere di ciascuno, ma, invece di agire separatamente, gli uomini in unione agiscono in comune

2. Ciò implica armonia. La congiunzione senza armonia non porta unione, ma confusione, e più vicina è la congiunzione, più feroce è il conflitto interno. Così la guerra civile è più crudele della guerra con una nazione straniera, le faide familiari più aspre delle liti con gli estranei. L'armonia implica la diversità, ma l'accordo, poiché le diverse pietre di un edificio, anche se ognuna può essere diversa per forma e dimensione dalle altre, si incastrano insieme, e si adattano meglio perché non sono tutte uguali

3. Ciò implica la subordinazione dell'individuo al tutto. Cantici anche se ci può essere una parziale soppressione dell'individualità, ma alla fine questo sviluppa un'individualità superiore. I diversi organi del corpo sono fatti per esercitare le loro funzioni non per se stessi, ma per il bene di tutto il corpo. Tuttavia questa differenziazione delle parti permette uno sviluppo più completo di ogni organo, e così conduce a un'individualità più completa nella sua forma e nel suo carattere. Quando gli uomini lavorano sotto un sistema sociale, ciascuno è in grado di contribuire con la sua parte al bene del tutto con un esercizio più libero dei propri talenti speciali di quanto sarebbe possibile in una condizione di isolamento

II I VANTAGGI DELL'UNIONE

1. L'unione fa la forza. Non c'è solo la forza grossolana risultante dalla somma delle unità di forza, c'è una moltiplicazione della forza, un'economia di potere. La nazione può fare nel suo insieme ciò che tutti i suoi cittadini non potrebbero fare se agissero separatamente. La Chiesa può compiere un'opera per Cristo che i cristiani privati non riuscirebbero a fare

2. L'Unione promuove la pace. Quando gli uomini sono uniti in un tutt'uno, dimenticano le loro differenze private. Anche se non possiamo raggiungere la pace dell'uniformità, dovremmo mirare a garantire la pace dell'armonia

3. L'Unione favorisce la crescita e lo sviluppo. Israele ha sofferto per la sua disintegrazione. La sua unificazione nazionale era necessaria per qualsiasi solido progresso della civiltà. Questo sviluppo di un'unione armonizzata e organizzata distingue le nazioni civili dalle tribù selvagge. Man mano che la Chiesa impara a pensare più alla comune carità cristiana che alle strette differenze settarie, progredirà a somiglianza della mente di Cristo e nel godimento delle grazie e delle benedizioni del Vangelo

III I MOTIVI DELL'UNIONE. Gli uomini hanno bisogno di una causa che li avvicini, di un terreno comune di unione

1. Questo può essere trovato in un grande torto da rimuovere. Un crimine spaventoso ha stancato i cuori di tutto Israele. In presenza di ciò, le tribù dimenticarono le loro piccole lamentele. Il grande peccato del mondo non dovrebbe essere un appello per i cristiani ad affondare le loro incessanti liti in un unico sforzo per distruggerlo con la potenza della verità di Cristo?

2. Questo può essere trovato nell'attacco di un nemico comune. Quando l'invasore è sulle nostre coste, conservatori e radicali combattono fianco a fianco, mossi da un comune istinto di patriottismo. Quando la verità del cristianesimo è assalita dall'infedeltà e la sua vita dalla mondanità e dal vizio, non dovremmo tutti stringerci attorno allo stendardo del nostro unico Capitano per una crociata unita contro il potere del nostro nemico comune, il diavolo?

3. Ciò può essere trovato in una buona causa di merito universalmente riconosciuto. La fedeltà alla verità, l'amore verso l'umanità, la devozione a Cristo dovrebbero unire tutti i cristiani.

12 Tribù di Beniamino. L'ebraico ha tribù, che probabilmente significano famiglie, come la parola è usata in Numeri 4:18. Viceversa, la famiglia è usata per tribù, Giudici 17:7 18:11. Che malvagità, ecc. Il messaggio era forse tagliente e perentorio per avere successo. Suscitò l'orgoglio e l'indipendenza tribale dei Beniaminiti a resistere. Dobbiamo supporre che il messaggio abbia preceduto nel tempo l'assembramento ostile registrato nel Versetto 11. Probabilmente fu inviato prima che il consiglio si sciogliesse.

vedi sopra, Giudici 7:25; 8:4, e nota

13 Figli di Belial. Vedi Giudici 19:22, nota. Sembra che ci sia un eroe di riferimento a Deuteronomio 13:12-15

14 Ma i figli di Beniamino. Dovrebbe essere E i bambini, ecc. Non dipende dal versetto precedente, ma inizia un nuovo capo della narrazione. Dalle città, cioè le diverse città della tribù di Beniamino, enumerate in Giosuè 18:21-28, in numero di ventisei

15 Ventiseimila. Il numero di Beniamino nel deserto era di 35.400 nel primo e di 45.600 nel secondo.

Numeri 1:36 2:23 26:41

È impossibile spiegare con certezza la diminuzione del numero di quasi 20.000 persone; ma forse molti furono uccisi nelle guerre di Canaan, e i tempi instabili erano sfavorevoli ai matrimoni precoci. Per tutto Israele ci fu, come appare nel Versetto 2, una caduta di quasi 200.000 uomini, o, per parlare esattamente (601.730-400.000 +26.700), di 175.030. Che erano numerati. C'è una certa oscurità in quest'ultima frase; ma, nonostante gli accenti siano contrari ad essa, l'A.V sembra certamente giusta. La traduzione secondo gli accenti, "essi (i Beniaminiti) furono contati, oltre agli abitanti di Ghibea, settecento uomini scelti", non ha senso, e non spiega chi fossero i 700. La popolazione di Ghibea sarebbe di circa 5 × 700, cioè 3500, secondo questa affermazione

16 Settecento... uomini mancini. È curioso che la tribù di Beniamino, che significa figlio della mano destra, abbia questa particolare istituzione di un corpo di uomini mancini. Eud il Beniaminita era un uomo mancino.

Giudici 3:15 ; vedi anche 1Cronache 12:2

Il nome romano Scaexola significa mancino. Per l'uso della fionda vedi 1Samuele 17:40,49. Diodoro Siculo (citato da Rosenmuller) menziona la notevole abilità degli abitanti delle Isole Baleari nell'uso della fionda, aggiungendo, in termini molto simili a quelli del testo, che raramente mancano il loro scopo

17 Una ripetizione dell'affermazione nel Versetto 2

18 La casa di Dio. In questa traduzione l'A.V segue la Vulgata, che ha in pudica Dei, hoc est, in Silo. Ma la Settanta ha Βαιθηλ, e tutte le autorità antiche, come pure i commentatori moderni, sono generalmente d'accordo nel renderla Betel. La ragione, che sembra conclusiva, per farlo è che l'ebraico la tyb significa invariabilmente Betel, e che la casa di Dio è sempre espressa in ebraico da μyhlah tyb (beth-ha-elohim). La conclusione è che in quel tempo l'arca di Dio, con il tabernacolo, era a Betel, che era a soli sette o otto chilometri da Silo. Betel si troverebbe a otto o dieci chilometri da Ghibea, cioè circa a metà strada tra Silo e Ghibea. Ha chiesto l'avvocato. La stessa frase di Giudici 1:1, dove è resa semplicemente chiesta (vedi nota a Giudici 1:1 e Versetti. 23, 47). Seguendo questo precedente, gli israeliti misero gli uomini di Ghibea sulla base degli abitanti cananei del paese. Con riferimento al Versetto 9, vale la pena considerare se questo non sia il compimento del proposito ivi espresso dagli Israeliti, di salire a sorte contro Ghibea ; o comprendendo che la risposta richiesta è stata data da un sorte divinamente ordinato , secondo il quale il turno di Giuda è venuto per primo,

Giosuè 7:14-18 1Samuele 14:41 Atti 1:24-26 ; ecc

o prendendo l'espressione per sorte in un senso più ampio, come se significasse generalmente la direzione divina

Versetti 18-48.- Zelo puro e impuro

Chi può dubitare che l'indignazione d'Israele sia stata giustamente suscitata dalla malvagità degli uomini di Ghibea? Che avessero un giusto motivo di litigare con gli uomini di Beniamino per essersi rifiutati di unirsi a loro nella punizione dei colpevoli non è meno certo. Ma che la spietata distruzione di tutta la tribù con il fuoco e la spada sia stata un'azione feroce e crudele non ammette ugualmente contraddizione. Uno stato d'animo, quindi, si generò tra il primo sorgere della loro ira a causa dell'orribile crimine dei loro compatrioti, e l'esecuzione finale della feroce vendetta, che richiede la nostra attenzione e la nostra riprovazione. Questo stato d'animo era ciò che i Greci chiamavano ζηλος, una passione o calore ardente e irragionevole, che spinge gli uomini a parole o azioni di cui nei loro momenti più freddi si pentono e si vergognano. Sotto l'influenza di tale passione, che si tratti di rabbia, gelosia, invidia o qualsiasi altra emozione intemperante della mente, gli uomini non sono più padroni di se stessi. Come nel caso di quello stato d'animo che abbiamo recentemente considerato sotto il nome di temperamento,

Omiletica su Giudici 20:1-17

La ragione cessa di guidare e di controllare le azioni, e la voce della coscienza non può farsi sentire. L'uomo è come una nave senza timone, sospinta dalla tempesta dove lui non vorrebbe. Ora, quando consideriamo che sotto l'influenza della passione siamo inclini a dire e fare cose sbagliate, e che sono molto contrarie ai nostri veri sentimenti e opinioni, e, forse, molto dannose per i nostri vicini, è ovvio quanto ogni uomo cristiano dovrebbe essere vigilante per tenere sotto stretto controllo tale passione,e di sorvegliare i vari movimenti del suo cuore. Ciò è doppiamente necessario, perché, come abbiamo visto nella storia che ci sta davanti, ciò che all'inizio è giusto tende a diventare sbagliato nel suo corso. Non è solo una questione di grado. Ma per la maggior parte la natura della passione cambia nel suo flusso in avanti. Così, nel caso degli Israeliti, il primo sentimento di indignazione per un grande torto, la vergogna per l'inquinamento del nome di Israele, la loro eredità comune, e il loro dolore per il disonore fatto al nome di Dio, erano sentimenti giusti e lodevoli. Non c'era bisogno di annacquarli o di farli ragionare. Sarebbe stato vile e sbagliato non seguirli fino alle loro legittime conseguenze nell'azione. Ma nel far ciò, il flusso puro fu inquinato da una passione di gran lunga più bassa. La rabbia per la contraddizione e l'opposizione che si presentavano, l'orgoglio ferito per il successo dei loro avversari nelle battaglie dei primi giorni, la feroce determinazione di reprimere e distruggere i loro nemici, e il calore e la sete di sangue che sono il risultato naturale della guerra e della lotta, li sferzarono alla follia. E così è per noi stessi. In guerra, in politica, nelle liti privati, anche se si comincia col passare per il giusto, tuttavia la causa originaria viene spesso persa di vista nel corso della lotta, e nuove gelosie, inimicizie personali, risentimenti egoistici e violenze ingiustificate dei sentimenti, che sorgono, per così dire, tra l'altro, si impossessano di noi.e ci spingono verso l'ingiustizia e il torto. Ma soprattutto questa dolorosa narrazione suggerisce un avvertimento a coloro che si assumono di essere i campioni del bene e del male di stare molto attenti che nessuna mera passione si mescoli con il loro campionato. Vorremmo dire a ogni fratello cristiano: Siate molto zelanti nel bene contro il male. Siate molto zelanti per la verità contro la falsità. NON AVERE RISPETTO PER LE PERSONE; e sii fermo nel rimproverare il torto quando lo trovi in coloro che ti sono più vicini e più cari come quando lo trovi in estranei o nemici; e quando si trova nei grandi e onorevoli, come quando si trova nei più meschini e umili degli uomini. Ma fai molta attenzione a mantenere puro il tuo zelo. Che sia un semplice zelo per l'onore e la gloria di Dio, e per la sua legge e la sua verità. Allora non ti tradirà mai nel parlare o nell'agire male; e, inoltre, realizzerà il suo scopo tra gli uomini. Sarà una vera testimonianza per Dio, e si farà sentire. Mentre la semplice rabbia e la passione sono assolutamente deboli e prive di valore, e di solito danneggiano la causa che sono destinate a servire, l'opposizione calma e ferma al torto, con le parole o con le azioni, avrà sempre il suo peso. Questa era la testimonianza delle parole e della vita del Signore Gesù sulla terra. Il suo zelo per l'onore del Padre suo era come un fuoco consumante; ma andava di pari passo con un'inesauribile pazienza e gentilezza verso gli uomini. Leggendo i Vangeli abbiamo sempre l'impressione che i suoi rimproveri più severi scaturissero dal suo odio per il peccato, e si combinarono con l'amore infinito per il peccatore. Tutta la sua vita fu una protesta contro il torto, ma tanto gentile quanto ferma, tanto vincente quanto decisa. Tali dovrebbero essere i rimproveri dei suoi discepoli, che scaturiscono dal principio, non dalla passione; severo, ma tenero; risoluto, ma mai dato senza necessità; non senza simpatia per il dolore che causano, e ansia di aggiungere il balsamo dell'amore e del perdono non appena hanno operato il pentimento; mai aggravato da sentimenti personali o da calore di rabbia; mai pronunciato con disprezzo, o con un senso di superiorità del rimprovero; ma il risultato di una mente retta che odia il male e zelante per l'onore di Dio, ma allo stesso tempo rivestita di umiltà e temprata dalla carità celeste

OMELIE DI A.F. MUIR. versetto 18.- Cfr. al cap. 1. Versetto 1. - M

20 Gli uomini d'Israele, cioè qui naturalmente gli uomini di Giuda

21 Gibea (a volte chiamata Geba, letteralmente, la collina) era senza dubbio molto difficile da assalire, e l'approccio ripido favoriva notevolmente i difensori. Gli uomini di Giuda probabilmente arrivarono con noncuranza e con una presuntuosa fiducia, e così andarono incontro a un terribile disastro. La parola distrutto qui usata è la stessa che si applica all'angelo distruttore.

Esodo 12:23; 2Samuele 24:16 ; vedi anche 2Cronache 24:23

23 E i figli d'Israele salirono e piansero, ecc. Questo versetto deve precedere cronologicamente il versetto 22 e spiega le circostanze in cui si svolse la battaglia di cui si parla nel versetto 22. L'inaspettata repulsione che avevano incontrato aveva cominciato a produrre l'effetto desiderato. C'era un'umiliazione davanti a Dio, uno spirito spezzato, un profondo senso di dipendenza da Dio e un ammorbidimento dei loro sentimenti versoil fratello Beniamino. Tutto questo fu mostrato quando andarono di nuovo al tabernacolo di Betel per chiedere al Signore (Versetto 18)

OMULIE di W.F. ADNEY versetto 23.- Lezioni di sconfitta

Il cristiano incontra talvolta la sconfitta nelle imprese della guerra spirituale, nella battaglia della vita interiore, negli sforzi per distruggere la malvagità e la miseria del mondo, nelle campagne missionarie

LA SCONFITTA DOVREBBE SUSCITARE RIFLESSIONE. Gli Israeliti avevano agito frettolosamente sotto l'impulso di un'improvvisa indignazione. Nella sconfitta furono respinti a pensare allo scopo e ai metodi della loro guerra. Questa guerra contro una tribù sorella fu un'impresa terribile. Era necessario? Nessuna guerra dovrebbe essere intrapresa fino a quando non è assolutamente necessaria. Può essere nostro dovere opporci ai nostri fratelli; Ma questo dovrebbe essere fatto solo dopo una seria riflessione. A volte ci viene permesso di fallire per poter considerare più profondamente tutto ciò che è coinvolto in azioni con gravi conseguenze

LA SCONFITTA DOVREBBE INDURRE ALL'UMILTÀ E AL PENTIMENTO. Gli israeliti erano stati troppo sicuri di sé. Infuriati per la malvagità di una città, non si erano resi conto del proprio peccato, né di come questa malvagità non fosse che un atto di depravazione nazionale. Ora erano i campioni della giustizia. La posizione da loro assunta li renderebbe ciechi di fronte ai loro fallimenti e stimolerebbe l'orgoglio. Quando gli uomini cristiani combattono contro qualche male mostruoso, anch'essi corrono il pericolo di cadere in simili mancanze di orgoglio e di presunzione. La sconfitta è quindi una salutare umiliazione che porta al pentimento. Se vogliamo testimoniare contro il peccato degli altri, anche noi non dobbiamo dimenticare che anche noi siamo peccatori

III LA SCONFITTA DOVREBBE PORTARCI A CERCARE IL CONSIGLIO DI DIO

1. Gli Israeliti avevano consultato qualche oracolo, alcuni "dèi", prima di andare. Dopo la sconfitta si rivolsero al vero Dio, l'Eterno. Spesso abbiamo bisogno di fallire prima di imparare a pregare. Allora vediamo che la nostra saggezza consiste nel seguire la volontà di Dio

2. Gli Israeliti non chiedevano semplicemente il successo. Chiesero se dovessero o no andare in guerra. Non dovremmo pregare per la benedizione di Dio sull'impresa che stiamo ostinatamente perseguendo indipendentemente dalla sua volontà, ma dovremmo prima chiedere la luce per insegnarci se dobbiamo perseguirla

3. Gli Israeliti non chiedevano la forza di Dio, ma solo la sua guida. Forse se avessero invocato il suo aiuto non avrebbero fallito una seconda volta. Abbiamo bisogno di confidare in Dio e di confidare nel suo aiuto per avere un successo perfetto

LA SCONFITTA IV DOVREBBE PORTARE A UNO SFORZO RINNOVATO E MIGLIORATO. Attraverso ripetute sconfitte Israele perseverò fino alla vittoria. Cantici è con il cristiano. "Quand'anche cadesse, non sarà completamente abbattuto".

Salmi 37:24

24 E, o almeno così, ripetendo ciò che era stato detto nel Versetto 22, ma dandogli questa volta il risultato della risposta di Dio registrata nel Versetto 23. Il secondo giorno. Non necessariamente, o probabilmente, il giorno successivo, ma il giorno della seconda battaglia

25 Dei figli d'Israele. Non ci è stato detto su quale tribù cadde la sorte, né fu data la risposta, che sarebbero saliti il secondo giorno

26 Allora tutti i figli d'Israele, tutto il popolo, ecc. Osservate la parola tutti, ripetuta due volte, per mostrare come tutta l'assemblea fu destata e stimolata a un uomo da questo secondo rovescio. Il popolo, distinto dagli uomini d'Israele, l'esercito, probabilmente significa il popolo che non combatte, gli anziani, gli infermi, le donne, ecc. La casa di Dio. Rendere, come nel Versetto 18 (vedi nota), Betel. Mi sono seduto lì. Sedersi con gli ebrei, specialmente per terra, era un atteggiamento di dolore e di lutto.

Giobbe 2:13 Isaia 47:1,5 Lamentazioni 2:10, ecc

Al giorno d'oggi gli ebrei siedono spesso per terra nel luogo del lamento a Gerusalemme. Davanti al Signore, cioè davanti al tabernacolo,

vedi Giudici 11:11, nota

Digiuno fino a sera. Il tempo abituale per terminare un digiuno tra gli ebrei, come al giorno d'oggi tra i maomettani. Per digiuni simili in occasioni solenni di colpa o dolore nazionale, vedi 1Samuele 7:6, 2Samuele 1:12, Geremia 36:9, Neemia 9:1, Gioele 1:14, ecc. Offerte di pace. Di solito ringrazia le offerte,

Levitico 3 Levitico 7:11,12

ma applicabile a qualsiasi sacrificio volontario la cui carne potesse essere mangiata lo stesso giorno, o il giorno successivo, dall'offerente.

Levitico 7:15,16

Senza dubbio il popolo, alla fine del digiuno, mangiò la carne di queste offerte di comunione

Versetti 26-28.- La difficoltà di punire i malfattori

È una lotta disperata. I vendicatori sono in un primo momento puniti più spine che colpevoli. Eppure rimangono saldi e si umiliano davanti a Dio

I torti privati sono disgrazie e pericoli pubblici, Era un pericolo per tutti i cittadini amanti della pace che uno di loro subisse oltraggio. Ma era anche un ulteriore problema e perdita punire tali trasgressori. Quanti preferiranno subire un torto piuttosto che prendersi la briga di consegnarlo alla giustizia! Questo è un tradimento per il Commonwealth

II QUANTO È DIFFICILE SRADICARE UN PECCATO INDIVIDUALE O NAZIONALE. Quanti si trovano a simpatizzare o a condonare l'atto, e a proteggere il trasgressore! Quali legami uniscono il trasgressore a noi stessi!

III IL PECCATO DI UNA PERSONA È SPESSO DOVUTO ALLO SPIRITO GENERALE E ALLA CONDIZIONE DI COLORO CHE LO CIRCONDANO; ANCHE LORO SONO COLPEVOLI CON LUI. Benjamin non è che un'esagerazione del tono e delle maniere prevalenti del tempo. Molti crimini e peccati di individui possono essere ricondotti a influenze più ampie. Il peccato o la giustizia del nostro fratello è, in una certa misura, il nostro. Sofferenza vicaria ed espiazione

IV IL DOVERE DI RIPARARE AL TORTO DEVE ESSERE ADEMPIUTO A QUALSIASI COSTO DI PROBLEMI E PERDITE. L'umiliazione di Israele. La sconfitta li spinge solo a una lotta più alta e più eroica. I principi e i sentimenti religiosi sono presenti in modo più influente. L'assoluta pretesa della giustizia di Dio. Come Israele, la Chiesa deve riparare a un grande torto; ma in modo diverso. Frequenti sconforti. La difficoltà di evangelizzare il proprio quartiere; Tanto meno il mondo! Eppure deve essere fatto, e può essere fatto, ma non con le nostre forze. Solo se ci sottomettiamo completamente a Dio e a Suo Figlio possiamo adempiere il grande compito. Speriamo anche noi in Dio, e fortunamo la saggezza e l'eroismo dalla sconfitta. Lo Spirito di Dio è con noi, e la promessa di Cristo è nostra.

27 Chiese al Signore. In ebraico, chiese il Signore, come in Versetti. 18, 23. Per l'arca dell'alleanza, ecc. Un'affermazione molto importante, che definisce il tempo di questi avvenimenti, durante la vita di Fineas, e dà anche una forte indicazione che lo scrittore di queste parole visse dopo che il tabernacolo era stato trasferito da Silo e dai suoi dintorni a Gerusalemme. Era lì. Dove? La risposta naturale da dare è: Atti Betel; poiché Betel è l'unico luogo a cui è stato dato un nome. Ma non è in accordo con le altre indicazioni che ci sono state date riguardo al tabernacolo, che Bethel debba essere il suo luogo di riposo sotto il sommo sacerdozio di Fineas. In Giosuè 18:1 abbiamo l'innalzamento formale del tabernacolo della congregazione a Silo; in Giosuè 22:12 lo troviamo lì, e Fineas figlio di Eleazaro il sacerdote prima di esso; in 1Samuele 1:3 2:14 3:21 4:3, lo troviamo lì fino a quando non fu preso dai Filistei; e Salmi 78:60 troviamo Shiloh descritto come la dimora del tabernacolo fino alla sua cattura da parte dei Filistei, e non c'è alcun accenno da nessuna parte a Betel o a qualsiasi altro luogo che sia stato il luogo di riposo dell'arca prima che cadesse nelle mani dei Filistei. Né, ancora una volta, lo è la spiegazione di alcuni commentatori, che le parole l'arca ... era lì in quei giorni implica "che l'arca del patto era solo temporaneamente a Betel", in modo del tutto soddisfacente. A quei tempi ha naturalmente un'applicazione molto più ampia e ampia, come l'espressione,

Giudici 17:6 18:1

A quei tempi non c'era un re in Israele, e il paragone è il tempo di Fineas e dei giudici con il tempo della monarchia, quando l'arca e il sommo sacerdote erano a Gerusalemme. A meno che, quindi, non comprendiamo Bethel in Versetti. 18, 26, 31 per significare la casa di Dio, il che sembra del tutto impossibile, dobbiamo interpretare la parola lì nel senso di Silo, e supporre che lo scrittore non abbia preso in considerazione il trasferimento temporaneo a Betel per comodità di consultazione, ma abbia considerato che fosse a Siloe in un certo senso, anche se momentaneamente era a poche miglia di distanza. Forse anche nella narrazione più completa,di cui abbiamo qui il riassunto, il nome di Shiloh è stato menzionato come quello a cui si riferiva

29 Metti i bugiardi in agguato. Resi più saggi dalla sfortuna, ora agiscono con cautela

30 Come in altri momenti, o, questa volta come in altri tempi.

vedi la stessa frase, Versetto 31,jud 16:20 Numeri 24:20

31 La casa di Dio. Qui manifestamente Betel, come a margine. Ghibea nel campo. La V è la traduzione naturale delle parole ebraiche, che implicano una Ghibea nel campo diversa da Ghibea, come sembra che la Settanta le abbia intese (Γαβαα εν αγρω). È una felice congettura, confermata dalle strade esistenti, che questa Ghibea nel campo sia la stessa di Gobs, ora Jeba. In effetti è quasi impossibile concepire come si possa descrivere come gli inseguitori, usciti da Ghibea, che arrivassero a due strade, una delle quali conduceva a Betel e l'altra al luogo stesso da cui erano venuti. Gli ultimi esploratori del distretto concordano pienamente in questa identificazione di Ghibea-nel-campo-con Jeba

32 E i figli di Beniamino, ecc. Questo versetto è tra parentesi, essendo esplicativo della condotta di entrambe le parti. I Beniaminiti inseguirono temerariamente, perché pensavano che il combattimento stesse andando come nei due giorni precedenti; gli Israeliti fuggirono per attirarli verso le strade, e così permettere all'imboscata di mettersi tra l'esercito beniaminita e la città

33 Si sono alzati dal loro posto. La narrazione è singolarmente oscura e spezzata, e difficile da seguire. Ma sembra che il significato sia che, quando l'esercito israelita ebbe raggiunto Baal-Tamar nella sua fuga, si fermò improvvisamente e si formò per dare battaglia ai Beniaminiti che li inseguivano. E nello stesso tempo i bugiardi uscirono dall'agguato e si misero alle spalle dei Beniaminiti, sulla strada diretta a Ghibea. Baal-tamar, un luogo di palme. Il sito non è stato identificato, ma potrebbe essere lo stesso della palma di Debora, tra Rama e Betel.

Giudici 4:5

I prati di Ghibea, in ebraico Maareh-Gheba, possono essere stati, come dice la Settanta, un nome proprio, che denota una località fuori di Ghibea (qui chiamata Gheba) dove era nascosta l'imboscata. Si pensa che il significato della parola maareh sia un tratto di terra nuda senza alberi, qualcosa di simile a una brughiera o a un comune. Potrebbe aver avuto fosse, o profonde depressioni, dove l'imboscata sarebbe stata nascosta sia dalla città stessa che dalla strada principale, o altre strutture per nascondersi

34 Contro Ghibea, cioè contro l'esercito di Ghibea. Sembra che la sensazione sia che i 10.000 Israeliti che erano fuggiti davanti a Beniamino e li avevano allontanati dalla città, ora li affrontassero e cominciassero un risoluto attacco contro di loro, che in un primo momento i Beniaminiti, non sapendo dell'imboscata alle loro spalle, incontrarono con uguale risolutezza, così che "la battaglia fu dura". Ma il risultato, i cui dettagli sono dati diffusamente in Versetti. 36-46, fu che quel giorno caddero 25.100 Beniaminiti (vedi Versetto 46)

"Non sapevano che il male era vicino a loro".

Quanto è descrittivo questo di tutti gli uomini: le nostre disgrazie spesso ci sorprendono inconsapevolmente. Non c'è sicurezza terrena. Il peccatore in particolare non dovrebbe incoraggiarsi in un'immunità immaginaria. Il Figlio dell'uomo viene come un ladro di notte, per il giudizio e per la ricompensa

I L'INCERTEZZA, IL FUTURO

II L'IGNORANZA E LA NONCURANZA DEI PECCATORI RIGUARDO AI GIUDIZI DI DIO

III Come essere liberati dalla paura e dai veri mali di questa ignoranza. Una vita retta, la grande salvaguardia. Ma come si è arrivati? Cristo è l'unico autorevole "Non temere". I mali esterni provvederanno attraverso di lui al nostro benessere eterno e al nostro benessere. Questa fiducia in lui dovrebbe essere implicita, e una forza attiva in ogni vita.

36 Versetti 36-41.-I figli di Beniamino videro che erano stati colpiti. Non naturalmente, dopo che 25.000 di loro erano stati colpiti, ma in quel periodo della battaglia descritto più dettagliatamente in Versetti. 40, 41 quando i Beniaminiti, guardando dietro di loro, videro Ghibea in fiamme, e subito si diedero alla fuga verso il deserto. Nella seconda metà di questo versetto e nei successivi versetti al versetto 41 lo scrittore ricapitola tutte le circostanze precedenti, alcune delle quali sono già state menzionate, che hanno portato al particolare incidente menzionato all'inizio del versetto, che "Beniamino vide che erano stati colpiti", vale a dire, la finta fuga degli Israeliti,la presa e l'incendio di Ghibea da parte dei bugiardi in agguato, il segnale di un gran fumo e il ritorno degli Israeliti in fuga. Fu allora che "gli uomini di Beniamino videro che il male si abbatteva su di loro", voltarono le spalle e fuggirono. Così Versetti. 36 (seconda metà)-41 ci riportano attraverso i dettagli al punto identico già raggiunto all'inizio del Versetto 36. In Versetti. 39, 40 c'è un altro movimento retrogrado nella narrazione, in cui l'affermazione di Versetti. 31, 32 è ripetuto per mettere in stretta contrapposizione l'acuto inseguimento del nemico da parte di Beniamino con il suo terrore quando vide il fumo salire alle sue spalle. Hasted (Versetto 37). Si tratta di un'amplificazione con ulteriori particolari del Versetto 33. I bugiardi in agguato non solo uscirono dal loro posto, ma si precipitarono per entrare a Ghibea prima che gli uomini di Ghibea, che inseguivano gli Israeliti in fuga, potessero rendersi conto delle loro intenzioni. Precipitato. Forse è caduto su un rendering migliore. È esattamente la stessa frase di 1Samuele 27:8, lì reso piuttosto docilmente invaso e in Versetto 10 fatto una strada. Si trascinarono. Alcuni prendono la parola nel senso comune di suonare la tromba, ma piuttosto significaspargersi(εξεχυθη, LXX) attraverso la città indifesa, in modo da uccidere e bruciare in tutte le parti contemporaneamente. Che facciano una grande fiamma con fumo, ecc. (Versetto 38). L'ebraico di questo versetto è difficile da interpretare, ma l'A.V ne dà sostanzialmente il senso giusto. Sembra che siano proprio gli ordini dati al capo dell'agguato. "Fa' che (l'imboscata) si moltiplichino per far salire (cioè inviare in grande quantità) la colonna di fumo dalla città". Sembra che l'apparizione del fumo fosse il segnale per gli Israeliti di voltarsi (Versetto 41). La fiamma, ecc. (Versetto 40). Piuttosto, la colonna cominciò a salire in (o come) una colonna di fumo. La fiamma della città. Letteralmente, l'intera città, il che significa ovviamente l'intera città in fiamme

42 Perciò voltarono le spalle, ecc. La narrazione ora finalmente avanza di un passo. Il risultato dei Beniaminiti che si trovarono tra l'imboscata e l'esercito d'Israele fu che si diedero alla fuga in direzione est (Versetto 43) verso il deserto, cioè il deserto descritto in Giosuè 16:1 come "il deserto che sale da Gerico attraverso il monte Betel", dove la direzione del deserto relativa a Efraim è anche descritta come "a est". Allo stesso modo Sedechia fuggì verso la pianura (arabah) o pianura di Gerico, un termine quasi sinonimo di deserto.

2Re 25:4,5

Quelli che uscivano dalle città, ecc. Questo è un passaggio molto oscuro, ed è spiegato in modo molto vario. Quelli che uscirono dalle città devono essere gli stessi descritti nel Versetto 15, e designano i Beniaminiti che non erano abitanti di Ghibea. Il modo più semplice, quindi, per comprendere il passaggio è quello di renderlo senza riferimento agli accenti: "E la battaglia colse lui e quelli che erano dalle città (cioè gli uomini di Ghibea e il resto dei Beniaminiti), distruggendo lui (l'intero esercito dei Beniaminiti) in mezzo a lui", cioè andando proprio in mezzo a loro,e distruggendo destra e sinistra. Alcuni, tuttavia, lo rendono in mezzo ad esso, cioè del deserto. Il participio plurale distruggere concorda con il sostantivo singolare di moltitudine, la battaglia ola guerra, che significa tutti gli uomini di guerra

43 Così si chiusero, ecc. Un altro passaggio difficile, che ha tutta l'apparenza di essere una citazione di una qualche descrizione poetica della battaglia. I tempi verbali dei verbi e l'assenza di congiunzioni in ebraico rendono la dizione simile a quella di Giudici 5:19. Le parole in corsivo così e le due e dovrebbero essere omesse, per dare la marcia maestosa dell'originale. "Li hanno chiusi, ecc.; li hanno inseguiti; li calpestavano", ecc. Sembra che si riferiscano allo stratagemma con cui i Beniaminiti furono circondati dall'imboscata alle loro spalle e gli Israeliti davanti. Poi venne l'inseguimento: «Li inseguirono», poi il massacro, «li calpestarono». I tre verbi descrivono le tre fasi della battaglia. Con facilità. Non sembra possibile che la parola ebraica menuchah possa avere questo significato. Significa a volte un luogo di riposo, e a volte uno stato di riposo. Prendendo quest'ultimo significato, le parole che li hanno calpestati fino al riposo possono significare che li hanno calmati schiacciandoli a morte sotto i loro piedi, o nel riposo possono significare non opporre resistenza. Alcuni lo rendono Menuchah, come se Menuchah fosse il nome di un luogo, o da Nochah, come fa la Settanta. Altri, nel luogo di riposo, cioè in ogni luogo in cui si fermavano per riposare, il nemico era su di loro

44 Versetti 44-46.-E lì cadde, ecc. Il resoconto del Versetto 35, anticipando i dettagli della battaglia, aveva già dato il numero lordo delle vittime dell'esercito beniaminita in quel giorno disastroso a 25.100. Ora abbiamo gli articoli del conto, vale a dire, 18.000 all'inseguimento, in aperta pianura; 5000 nelle strade,cioè le strade menzionate nel Versetto 31, o, come l'espressione spigola piuttosto sottintende, le strade per le quali i corpi sbandati cercavano di raggiungere le città vicine dopo che il grande massacro era avvenuto; e altri 2000 che partivano da Gidom; in tutto 25.000, che è solo 100 uomini in meno del calcolo del Versetto 35. La roccia di Rimmon. Vedi Versetto 47, nota. Gidom. Non menzionato altrove, né identificato con alcun nome moderno

47 Ma seicento uomini si voltarono. Se questi 600 superstiti si aggiungono ai 25.000, o 25.100, enumerati come uccisi (Versetti. '35, 44), dà un totale di 25.700. Ma il numero totale dei Beniaminiti, come risulta dal Versetto 15, era di 26.700. Rimangono, quindi, 1000 uomini dispersi. Questi possono essere stati uccisi in parte nei primi due giorni di battaglie vittoriose (Versetti. 21, 25), e in parte nelle diverse città in cui erano fuggiti, quando ebbe luogo il massacro generale registrato nel Versetto 48. La roccia Rimmon. Ci sono due identificazioni proposte di questo luogo. Uno lo rende lo stesso di Rummon, "un villaggio arroccato sulla cima di una collina gessosa conica", "che si eleva sul lato sud a un'altezza di diverse centinaia di piedi dal Wady Muti-yah", e difeso sul lato ovest "da una valle trasversale di grande profondità", che si trova a tre miglia a est di Bethel e sette miglia a nord-est di Gibeah (Tulell el-Ful),ed è situata nel deserto tra gli altopiani di Beniamino e il Giordano. Ciò è sostenuto da Robinson (Biblical Researches, 1:440), da Grove nel Dictionary of the Bible, e dal tenente Conder (Quart. Stato. per il luglio 1880", p. 173). L'altro è sostenuto da W. F. Birch ('Pal. Expl., Quart. Stato. per l'aprile 1880'). Questo lo identifica con il Wady er-Rummon, scoperto dal signor Rawnsley, dove si trova una vasta grotta, Mugharet el Jai, a circa un miglio e mezzo da Geba, capace, secondo la tradizione locale, di contenere 600 uomini, e utilizzata fino ai giorni nostri dagli abitanti del villaggio come luogo di rifugio dalle persecuzioni governative.l'affermazione che dimoravano nella roccia Rimmon è assolutamente corretta

48 Si voltarono di nuovo, non con la stessa parola del voltato di Versetti. 45, 47, ma tornarono indietro, tornarono per la via per la quale erano andati all'inseguimento dei Beniaminiti, e al loro ritorno verso Betel

Giudici 21:2

entrò in tutte le città di Beniamill, che si estendevano strette a est e a settentrione di Ghibea, e passò a fil di spada tutta la popolazione rimasta, bruciando tutte le città e trattando tutta la tribù di Beniamino con tutto ciò che le apparteneva, come un erem, una cosa votata alla completa distruzione, come Gerico

Illustratore biblico:

Giudici 20

CAPITOLO 20

Giudici 20:1-48

Gli uomini d'Israele si rivoltarono di nuovo contro i figli di Beniamino. - Dalla giustizia alla vendetta selvaggia:

Ci si può chiedere come, mentre la poligamia era praticata fra gli Israeliti, il peccato di Ghibea potesse suscitare tale indignazione e risvegliare la forte vendetta delle tribù unite. La risposta si trova in parte nel singolare e terribile espediente che il marito indignato usò per rendere noto l'atto. La femminilità deve essere stata stimolata alla più feroce indignazione, e la virilità era destinata a seguirla. Inoltre, c'è il fatto che la donna uccisa in modo così orribile, sebbene fosse una concubina, era la concubina di un levita. La misura della sacralità di cui erano investiti i leviti dava a questo crimine, abbastanza spaventoso sotto ogni punto di vista, il colore del sacrilegio. Non ci potrebbe essere alcuna benedizione per le tribù se permettessero che i fautori o i condonatori di questa cosa rimangano impuniti. Non è quindi incredibile, ma appare semplicemente in accordo con gli istinti e le usanze proprie del popolo ebraico, che il peccato di Ghibea provochi un'indignazione travolgente. Non c'è pretesa di purezza, non c'è rabbia ipocrita. La sensazione è solida e reale. Forse in nessun'altra questione di tipo morale ci sarebbe stata un'esasperazione così intensa e unanime. Un punto di giustizia o di fede non avrebbe commosso così tanto le tribù. L'io migliore di Israele appare affermando la sua pretesa e il suo potere. E i miscredenti di Ghibea che rappresentano l'io inferiore, in verità uno spirito impuro, sono detestati e denunciati da ogni parte. Ora, il popolo di Ghibea non era tutto vile. I disgraziati il cui crimine richiedeva un giudizio non erano che la marmaglia della città. E possiamo vedere che le tribù, quando si radunarono indignate, furono rese serie dal pensiero che i giusti potessero essere puniti con i malvagi. Non senza la sofferenza dell'intera comunità è un grande male da eliminare da una terra. È facile giustiziare un assassino, imprigionare un criminale. Ma lo spirito dell'assassino, del criminale, è largamente diffuso, e questo deve essere scacciato. Nella grande lotta morale i migliori hanno schierati contro di loro non solo i vili dichiarati, ma tutti coloro che sono contaminati, tutti coloro che sono deboli nell'anima, sciolti nelle abitudini, segretamente solidali con i vili. Quando si attacca qualche vile usanza, si ode una risata sardonica di coloro che vi trovano il loro profitto e il loro piacere. Sentono il loro potere. Sanno che l'ampia simpatia per loro si diffondeva segretamente in tutto il paese. Ancora una volta il debole tentativo del bene viene respinto. La marea cambiò, e venne un altro pericolo, quello che attende le esplosioni del sentimento popolare. Una folla incitata all'ira è difficile da controllare, e le tribù, avendo una volta assaporato la vendetta, non cessarono fino a quando Beniamino fu quasi sterminato. La giustizia ha superato il suo bersaglio, e per un male ne ha fatto un altro. Coloro che avevano usato più ferocemente la spada videro il risultato con orrore e stupore, poiché in Israele mancava una tribù. Né questa fu la fine del massacro. Poi, per amore di Beniamino, la spada fu sguainata e gli uomini di Iabes di Galaad furono massacrati. L'avvertimento qui trasmesso è intensamente acuto. È che gli uomini, resi dubbiosi dalla questione delle loro azioni se hanno agito saggiamente, possono correre verso la risoluzione di giustificarsi, e possono farlo anche a spese della giustizia; che una nazione possa passare dalla via giusta a quella sbagliata, e poi, essendo sprofondata in una straordinaria bassezza e malignità, possa volgersi, contorcendosi e autocondannandosi, ad aggiungere crudeltà a crudeltà nel tentativo di placare i rimproveri della coscienza. È che gli uomini nel calore della passione che è iniziata con il risentimento contro il male possono colpire coloro che non si sono uniti ai loro errori, così come coloro che meritano veramente la riprovazione. Ci troviamo, nazioni e individui, in costante pericolo di terribili estremi, una specie di follia che ci spinge quando il sangue è riscaldato da una forte emozione. Tentando ciecamente di fare il bene, facciamo il male; E ancora, avendo fatto il male, ci sforziamo ciecamente di porvi rimedio facendo di più. In tempi di oscurità morale e di condizioni sociali caotiche, quando gli uomini sono guidati da pochi rozzi principi, si fanno cose che poi si spaventano, e tuttavia possono diventare un esempio per future esplosioni. Durante la furia della sua Rivoluzione, il popolo francese, con alcune parole d'ordine del vero suono, come libertà, fraternità, si voltava di qua e di là, ora terrorizzato, ora ansimante per la giustizia o la speranza vagamente vedute, e sempre di sangue in sangue. Comprendiamo la congiuntura dell'antico Israele, e ci rendiamo conto dell'eccitazione e della rabbia di un popolo geloso di sé quando leggiamo i racconti moderni di crescente ferocia in cui appaiono gli uomini che ora inseguono la folla urlante alla vendetta, poi rabbrividiscono sul patibolo. Nella vita privata la storia ha un'applicazione contro i metodi selvaggi e violenti di auto-rivendicazione. Passando all'ultimo espediente adottato dai capi d'Israele per rettificare il loro errore -- lo stupro delle donne a Silo -- vediamo solo quanto sia pietoso l'errore morale di coloro che vi cadono. (R. A. Watson, M.A.)

Riferimenti incrociati:

Giudici 20

1 Giudic 20:2,8,11; 21:5; De 13:12-18; Gios 22:12
1Sa 11:7,8; 2Sa 19:14; Esd 3:1; Ne 8:1
Giudic 18:29; 1Sa 3:20; 2Sa 3:10; 24:2; 1Cron 21:2; 2Cron 30:5
Nu 32:1,40; Gios 17:1; 2Sa 2:9
Giudic 20:18,26; 11:11
Giudic 10:17; 11:11; Gios 15:38; 18:26; 1Sa 7:5,6; 10:17; 2Re 25:23

2 Giudic 20:15,17; 8:10; 2Sa 24:9; 2Re 3:26

3 Prov 22:3; Mat 5:25; Lu 12:58,59; 14:31,32
Giudic 19:22-27

4 Giudic 19:15-28

5 Giudic 19:22
Ge 19:4-8
Giudic 19:25,26
De 22:24; Ez 22:10,11

6 Giudic 19:29
Giudic 20:10; 19:23; Ge 34:7; Gios 7:15; 2Sa 13:12,13

7 Eso 19:5,6; De 4:6; 14:1,2; 1Co 5:1,6,10-12
Giudic 19:30; Gios 9:14; Prov 20:18; 24:6; Giac 1:5

8 Giudic 20:1,11
Giudic 21:1,5; Prov 21:3; Ec 9:10

9 Gios 14:2; 1Sa 14:41,42; 1Cron 24:5; Ne 11:1; Prov 16:33; Gion 1:7; At 1:26

12 De 13:14; 20:10; Gios 22:13-16; Mat 18:15-18; Rom 12:18

13 2Sa 20:21,22
Giudic 19:22; De 13:13; 1Sa 30:22; 2Sa 20:1; 23:6; 1Re 21:13; 2Cron 13:7
De 17:7,12; 19:19; 21:21; 22:21,24; 24:7; Ec 11:10
1Sa 2:25; 2Cron 25:16,20; Prov 29:1; Os 9:9; 10:9; Rom 1:32; Ap 18:4,5

14 Nu 20:20; 21:23; 2Cron 13:13; Giob 15:25,26

15 Giudic 20:25,35,46,47; Nu 26:41

16 Giudic 3:15; 1Cron 12:2
1Sa 17:40,49,50; 25:29; 2Cron 26:14

17 Giudic 20:2; Nu 1:46; 26:51; 1Sa 11:8; 15:4; 1Cron 21:5; 2Cron 17:14-18

18 Giudic 18:31; 19:18; Gios 18:1; Gioe 1:14
Giudic 20:7,23,26,27; 1:1; Nu 27:5,21; Gios 9:14
Giudic 1:1,2; Ge 49:8-10

19 Gios 3:1; 6:12; 7:16

21 Ge 49:27; Os 10:9
De 23:9; 2Cron 28:10; Sal 33:16; 73:18,19; 77:19; Ec 9:1-3; Ger 12:1

22 Giudic 20:15,17; 1Sa 30:6; 2Sa 11:25; Sal 64:5

23 Giudic 20:26,27; Sal 78:34-36; Os 5:15

25 Giudic 20:21; Ge 18:25; Giob 9:12,13; Sal 97:2; Rom 2:5; 3:5; 11:33

26 Giudic 20:18,23
1Sa 7:6; 2Cron 20:3; Esd 8:21; 9:4,5; Gioe 1:14; 2:12-18; Gion 3:5-10

27 Giudic 20:18,23; Nu 27:21
Gios 18:1; 1Sa 4:3,4; Sal 78:60,61; Ger 7:12
Is 59:1

28 Nu 25:7-13; Gios 22:13,30-32; 24:33
De 10:8; 18:5
Gios 7:7; 1Sa 14:37; 23:4-12; 30:8; 2Sa 5:19-24; 6:3,7-12; Prov 3:5,6; Ger 10:23
Giudic 1:2; 7:9; 2Cron 20:17

29 Giudic 20:34; Gios 8:4; 2Sa 5:23

31 Gios 8:14-16
Giudic 19:13,14; Is 10:29
Gios 7:5

32 Gios 8:15,16

33 Gios 8:18-22

34 Giudic 20:29
Gios 8:14; Giob 21:13; Prov 4:19; 29:6; Ec 8:11,12; 9:12; Is 3:10,11; 47:11; Mat 24:44; Lu 21:34; 21:34; 1Te 5:3

35 Giudic 20:15,44-46; Giob 20:5

36 Gios 8:15-29

37 Gios 8:19
Eso 19:13; Gios 6:5

38 Ge 17:21; 2Re 4:16

39 Giudic 20:31

40 Ge 19:28; CC 3:6; Gioe 2:30; Ap 19:3
Gios 8:20

41 Eso 15:9,10; Is 13:8,9; 33:14; Lu 17:27,28; 21:26; 1Te 5:3; 2P 2:12; Ap 6:15-17; 18:8-10

42 Lam 1:3; Os 9:9; 10:9

43 Gios 8:20-22

45 Gios 15:32; 1Cron 6:77; Zac 14:10

46 Giudic 20:15,35

47 Giudic 21:13; Sal 103:9,10; Is 1:9; Ger 14:7; Lam 3:32; Abac 3:2

48 De 13:15-17; 2Cron 25:13; 28:6-9; Prov 18:19

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