Nuova Riveduta:Lamentazioni 3Dolori e conforti | C.E.I.:Lamentazioni 3Alef Bet Ghimel Dalet He Vau Zain Het Tet Iod Caf Lamed Mem Nun Samech Pe Ain Sade Kof Res Sin Tau | Nuova Diodati:Lamentazioni 3Geremia prende parte all'afflizione di Israele Speranza nelle compassioni dell'Eterno | Riveduta 2020:Lamentazioni 3Dolori e conforti | Riveduta:Lamentazioni 3Dolori e conforti | Ricciotti:Lamentazioni 31 Aleph. Io sono l'uomo spettatore della mia miseria sotto la verga del suo sdegno. 2 Mi ha guidato e condotto nelle tenebre e non nella luce. 3 Sol contro di me mena e rimena le mani tutto il giorno. 4 Beth. Egli fece invecchiare la mia pelle e la mia carne e ha fiaccate le mie ossa. 5 Costrusse in giro a me e mi cerchiò di amarezza e di affanno. 6 Mi ripose in luoghi tenebrosi, come i trapassati da secoli. 7 Ghimel. Mi ha murato contro perchè non esca, aggravò i miei ceppi. 8 Anche se imploro e supplico egli contende il passo alla mia preghiera. 9 Sbarrò le mie strade con riquadrate pietre, ha sovvertito i miei sentieri. 10 Daleth. Egli è per me un orso appostato, un leone negli agguati. 11 Le mie strade ha sconvolto e mi ridusse a brani, e mi lasciò nella desolazione. 12 Tese l'arco e pose me come bersaglio alla freccia. 13 He. Scagliò nel fianco mio le figlie della sua faretra. 14 Sono stato messo in derisione da tutto il popolo, in canzone da loro tutto il giorno. 15 Mi ha riempito di amarezze, mi abbeverò di assenzio. 16 Vau. Mi ha rotto ad uno ad uno i denti, m'ha cibato di cenere. 17 Dalla pace è divisa l'anima mia; dei beni ho perduto il ricordo. 18 E ho detto: «È perduta la mia ultima aspettazione e la speranza mia dal Signore!». 19 Zain. Ricordati della mia miseria e delle mie traversie, delle mie amarezze, e acerbità! 20 Colla memoria mia, nel rammentarle, si strugge in me l'anima mia. 21 Tutto questo sto rivolgendo nel cuor mio, e quindi io spererò. 22 Heth. È bontà del Signore se non fummo annientati, perchè le sue misericordie non son venute meno, 23 in nuovi modi rinnovellate ogni mattina; molto grande è la tua fedeltà. 24 «La mia porzione è il Signore», disse l'anima mia, per questo io lo aspetterò. 25 Teth. Il Signore è buono con quelli che sperano in lui, coll'anima che lo ricerca. 26 È bene attendere in silenzio la salvezza di Dio. 27 È bene per l'uomo l'aver portato il giogo sin dalla sua fanciullezza: 28 Jod. sederà solingo e silenzioso, perchè se l'è tolto sopra di sè. 29 Porrà nella polvere la sua bocca, se mai fosse ancora speranza. 30 A chi lo percote porgerà la guancia, si sazierà di oltraggi. 31 Caph. Perchè mai non rigetterà uno da sè per sempre, il Signore. 32 Perchè se avvilisce, anche ha pietà, secondo la molteplice sua misericordia. 33 Nol fa che a malincuore, quando umilia e abietta i figli degli uomini. 34 Lamed. Lasciando che sotto i piedi altri calpesti tutti quei che ha catturato sulla terra: 35 e che altri perverta la giustizia umana nel cospetto dell'Altissimo: 36 e che faccia torto al diritto altrui, come se il Signore non vedesse. 37 Mem. Chi è costui che disse: «Così sia fatto!» se il Signore non permette? 38 Dalla bocca dell'Altissimo non procedono tanto i beni che i mali? 39 Perchè dunque si querela l'uomo vivente? l'uomo per i suoi peccati? 40 Nun. Disaminiamo piuttosto i nostri andamenti e richiamiamoli, e ritorniamo al Signore! 41 Alziamo i nostri cuori insiem con le palme verso il Signore in cielo. 42 Noi abbiamo male operato, provocammo lo sdegno, per questo tu fosti inesorabile. 43 Samech. Nel tuo furore nascondesti la faccia, ci hai percossi, hai menato strage senza remissione. 44 Ti sei fatto delle nubi schermo affinchè non passasse la preghiera. 45 Spazzatura ed abiezione ci hai resi in mezzo alle nazioni. 46 Phe. Spalancarono contro di noi la loro bocca tutti i nemici. 47 Spavento e laccio furono per noi, esterminio e ruina. 48 A rivi sgorga il pianto dall'occhio mio, per lo sfacelo della figlia del mio popolo. 49 Ain. L'occhio mio è afflitto e non si può calmare, perchè non trova quiete: 50 fino a tanto che si affacci e guardi il Signore dal cielo. 51 Il mio occhio ha straziato l'anima mia, per tutte le figlie della mia città. 52 Mi hanno dato la caccia, come ad un uccello, quei che mi osteggiano senza ragione. 53 La mia vita rovinò nella fossa e mi hanno sovrapposto una pietra. 54 Una piena dilagò sopra il mio capo, ho detto: «Sono perduto!». 55 Coph. Ho invocato il tuo nome, o Signore, dalla profonda fossa. 56 Hai udita la mia voce: non torcere le orecchie dai miei singhiozzi e dalle mie querele. 57 Nel dì ch'io t'invocai ti appressasti; hai detto: «Non temere». 58 Res. Hai patrocinato, o Signore, la causa dell'anima mia, ti sei fatto tutore della mia vita. 59 Hai veduto, o Signore, i torti che fanno a me, rendimi giustizia. 60 Hai veduto tutta la loro tracotanza; quanti disegni fanno contro di me. 61 Sin. Hai udito i loro oltraggi, o Signore, tutti i loro disegni contro di me. 62 Le labbra dei miei oppositori, i loro ragionamenti son contro di me tutto il giorno. 63 Quando seggono e quando sorgono, li vedi come mi prendono in canzone. 64 Thau. Renderai loro il contraccambio, Signore, secondo il loro operato. 65 Premerai loro il cuore sotto lo scudo delle tue pene. 66 Li perseguiterai col tuo furore, li distruggerai di sotto ai cieli, o Signore! | Tintori:Lamentazioni 3Pianto consolato dalla speranza | Martini:Lamentazioni 31 ALEPH. Uom son io, che conosco la mia miseria sotto la verga dell'ira di lui. 2 ALEPH. Tra le tenebre mi ha condotto, e non al chiaror della luce. 3 ALEPH. Non ha fatt'altro, che percuotermi, e ripercuotermi tutto giorno colla sua mano. 4 BETH. Ha fatta invecchiar la mia pelle, e la mia carne, ha stritolate le ossa mie. 5 BETH. Ha alzato un muro intorno a me, e mi ha circondato di amarezze, e di affanni. 6 BETH. Mi collocò in luoghi tenebrosi, come que', che son morti per sempre. 7 GHIMEL. Mi serrò con ripari all'intorno, perch'io non ne esca: aggravò i miei ceppi. 8 GHIMEL. Ed oltre a ciò, quand'io alzi le grida, e lo preghi, ha chiuso il varco alla mia orazione. 9 GHIMEL. Mi ha chiuse le strade con pietre quadrate: ha ruinati i miei sentieri. 10 DALETH. Egli è divenuto per me qual orso, che sta in aguato: come lione in luogo rimoto. 11 DALETH. Egli ha ruinati i miei sentieri, e mi ha straziato, mi ha abbandonato alla desolazione. 12 DALETH. Egli tese il suo arco, e mi fe' come segno agli strali. 13 HE. Ne' miei reni ha confitte le frecce del suo turcasso. 14 HE. Son divenuto il ludibrio di tutto il mio popolo; la lor canzone per tutto il giorno. 15 HE. Mi ha ripieno di amarezza, mi ha inebriato di assenzio. 16 VAU. Ed ha spezzati a uno a uno tutti i miei denti, mi ha cibato di cenere. 17 VAU. E bandita Dall'anima mia la pace; non so più che sia bene. 18 VAU. Ed io dissi: Ogni termine per me è sparito, e l'espettazione mia nel Signore. 19 ZAIN. Ricorditi della miseria, miseria mia eccedente, e dell'assenzio, e del fiele. 20 ZAIN. Queste cose ho di continuo alla memoria, e si strugge l'anima mia dentro di me. 21 ZAIN. Queste cose riandando in cuor mio, per questo io spererò. 22 HETH. Misericordia del Signore ell'è, che noi non siamo consunti: perchè non son mai venute meno le sue misericordie. 23 HETH. Delle nuove ne sono ogni mattina: grandemente fedele se' tu. 24 HETH. Mia porzione è il Signore, disse l'anima mia: per questo io lo aspetterò. 25 TETH. Buono è il Signore a que', che sperano in lui, all'anima, che lo cerca. 26 TETH. Buona cosa è l'aspettare in silenzio la salute di Dio. 27 TETH. Buona cosa è per l'uomo l'aver portato il giogo fin dalla sua adolescenza. 28 JOD. Ei sederà solitario, e si tacerà, perch'egli il giogo ha preso sopra di se. 29 JOD. Porrà la bocca sua nella polvere (cercando) se a sorte siavi speranza. 30 JOD. Porgerà la guancia a chi lo percuote: sarà satollato d'ignominie. 31 CAPH. Perocché non per sempre rigetterà da se il Signore. 32 CAPH. Perocché se egli ci ha rigettati, avrà anche pietà secondo le molte sue misericordie. 33 CAPH. Perocché non di sua elezione egli umilia, e rigetta i figliuoli degli uomini, 34 LAMED. Ma per calpestare sotto i suoi piedi tutti gli schiavi della terra, 35 LAMED. Pesare con non giusta bilancia la causa d'un uomo nel suo cospetto. 36 LAMED. Ledere ingiustamente un uomo nel suo giudizio: ciò non sa fare il Signore. 37 MEM. Chi è colui, che ha detto, che si facesse una cosa, senza che il Signore la comandasse? 38 MEM. Non verran eglino dalla bocca del Signore i beni, ed i mali? 39 MEM. Perchè mai uomo vivente querelavasi dell'effetto de' suoi peccati? 40 NUN. Disaminiamo, e facciam ricerca de' nostri andamenti, e torniamo al Signore. 41 NUN. Alziamo al cielo insiem colle mani i cuori nostri al Signore. 42 NUN. Noi iniquamente ci diportammo, e ti provocammo ad ira: per questo tu se' inesorabile. 43 SAMECH. Tu ti cuopristi col tuo furore, e ci percuotesti: tu uccidesti, e non perdonasti. 44 SAMECH. Ti ponesti davanti una nuvola, perchè non arrivasse a te l'orazione. 45 SAMECH. Tu mi hai diradicato, e gettato per terra sulla faccia di tutti i popoli. 46 PHE. Tutti i nemici hanno aperta la loro bocca contro di noi. 47 PHE. La profezia fu per noi terrore, e laccio, e rovina. 48 PHE. Rivi di acque spargono gli occhi miei sopra l'afflizione della figliuola del popol mio. 49 AIN. Il mio occhio è afflitto, né si dà posa, perchè requie alcuna non è, 50 AIN. Fino a tanto che il Signore volga l'occhio dal cielo, e rimiri. 51 AIN. L'occhio mio è stato nemico della mia vita, in piangendo le figlie tutte della mia patria. 52 SADE. Come uccello alla caccia mi presero i miei nemici senza mia colpa. 53 SADE. E caduta l'anima mia nella fossa: hanno posta una pietra sopra di me. 54 SADE. Un diluvio di acque si è scaricato sulla mia testa: io dissi: Son perduto 55 COPH. Invocai il nome tuo o Signore, dalla fossa profonda. 56 COPH. Tu ascoltasti la voce mia; or non chiuder le orecchie tue a' mie singulti, e a' miei clamori. 57 COPH. Tu ti appressasti nel giorno, ch'io ti invocai: dicesti: Non temere. 58 RES. Tu pronunziasti in favore dell'anima mia, o redentore della mia vita. 59 RES. Tu hai veduto, o Signore, l'iniquità loro inverso di me: fammi giustizia. 60 RES. Tu vedesti i lor furori, e tutti i loro disegni contro di me. 61 SIN. Tu udisti, o Signore, le lor villanie, e i lor pensieri contro di me; 62 SIN. E le parole di color, che mi fanno guerra, e quel, ch'ei meditan tutto giorno contro di me. 63 SIN. Osserva come andando essi, e venendo, io sono la loro canzone. 64 THAU. Tu renderai loro, o Signore, secondo le opere delle lor mani. 65 THAU. Tu porrai sopra il cuor loro per iscudo gli affanni, che lor manderai. 66 THAU. Li perseguiterai col furor tuo, e li spergerai di sotto al cieli, o Signore. | Diodati:Lamentazioni 31 IO son l'uomo che ha veduta afflizione, Per la verga dell'indegnazion del Signore. 2 Egli mi ha condotto, e fatto camminar nelle tenebre, E non nella luce. 3 Certo, egli mi ritorna addosso, E rivolge la sua mano contro a me tuttodì. 4 Egli ha fatta invecchiar la mia carne, e la mia pelle; Egli mi ha fiaccate le ossa. 5 Egli ha fatti degli edificii contro a me, E mi ha intorniato di tosco e di affanno. 6 Egli mi ha fatto dimorare in luoghi tenebrosi, A guisa di quelli che son morti già da lungo tempo. 7 Egli mi ha assiepato d'ogn'intorno, sì che non posso uscire; Egli ha aggravati i miei ceppi. 8 Eziandio quando grido e sclamo, Egli chiude il passo alla mia orazione, 9 Egli ha chiuse le mie vie di pietre conce a scarpello, Ha rinvolti i miei sentieri. 10 Egli mi è stato un orso all'agguato, Un leone ne' suoi nascondimenti. 11 Egli ha traviate le mie vie, Mi ha tagliato a pezzi, mi ha renduto desolato. 12 Egli ha teso l'arco suo, E mi ha posto come un bersaglio incontro alle saette. 13 Egli mi ha fitti nelle reni Gli strali del suo turcasso. 14 Io sono in derisione a tutti i popoli, E son la lor canzone tuttodì. 15 Egli mi ha saziato di amaritudini, Mi ha inebbriato di assenzio. 16 Egli mi ha stritolati i denti con della ghiaia, Mi ha voltolato nella cenere. 17 E tu hai allontanata l'anima mia dalla pace, Ed io ho dimenticato il bene. 18 E ho detto: Il Signore ha fatta perire la mia forza, E la mia speranza. 19 Ricordati della mia afflizione, E del mio esilio; del tosco e dell'assenzio. 20 L'anima mia se ne ricorda del continuo, E se ne abbatte in me. |
Commentario abbreviato di Matthew Henry:
Lamentazioni 3
1 Capitolo 3
I fedeli lamentano le loro calamità e sperano nella misericordia di Dio
Versetti 1-20
Il profeta racconta la parte più cupa e scoraggiante della sua esperienza e come ha trovato sostegno e sollievo. Nel periodo della prova il Signore era diventato terribile per lui. Era un'afflizione che era la miseria stessa; perché il peccato rende il calice dell'afflizione un calice amaro. La lotta tra l'incredulità e la fede è spesso molto dura. Ma il credente più debole si sbaglia, se pensa che la sua forza e la sua speranza siano perite dal Signore.
21 Versetti 21-36
Dopo aver esposto la sua angoscia e la sua tentazione, il profeta mostra come è stato innalzato al di sopra di essa. Per quanto le cose siano brutte, è merito della misericordia di Dio se non sono peggiori. Dobbiamo osservare ciò che ci favorisce e ciò che è contro di noi. La compassione di Dio non viene meno; ne abbiamo nuove prove ogni mattina. Le porzioni sulla terra sono cose destinate a scomparire, ma Dio è una porzione per sempre. È nostro dovere, e sarà nostro conforto e soddisfazione, sperare e attendere serenamente la salvezza del Signore. Le afflizioni fanno e faranno molto bene: molti hanno trovato giovamento nel portare questo giogo in gioventù; ha reso molti umili e seri e li ha allontanati dal mondo, che altrimenti sarebbero stati orgogliosi e indisciplinati. Se la tribolazione genera pazienza, la pazienza genera esperienza e l'esperienza una speranza che non fa vergognare. Le dovute riflessioni sul male del peccato e sulla nostra peccaminosità ci convinceranno che è grazie alle misericordie del Signore che non siamo consumati. Se non possiamo dire con voce incrollabile: "Il Signore è la mia parte", non possiamo forse dire: "Desidero avere Lui come parte e salvezza e spero nella sua parola"? Saremo felici se impareremo a ricevere l'afflizione come se fosse posta su di noi dalla mano di Dio.
37 Versetti 37-41
Finché c'è vita c'è speranza; e invece di lamentarci perché le cose vanno male, dovremmo incoraggiarci con la speranza che andranno meglio. Siamo uomini peccatori e ciò di cui ci lamentiamo è molto meno di quanto meritino i nostri peccati. Dovremmo lamentarci con Dio, e non di lui. In tempi di calamità, siamo portati a riflettere sulle vie degli altri e a biasimarli; ma il nostro dovere è quello di cercare e provare le nostre vie, per rivolgerci a Dio dal male. Il nostro cuore deve accompagnare le nostre preghiere. Se le impressioni interiori non rispondono alle espressioni esteriori, ci prendiamo gioco di Dio e inganniamo noi stessi.
42 Versetti 42-54
Più il profeta guardava alle desolazioni, più era addolorato. Ecco una parola di conforto. Mentre continuavano a piangere, continuavano ad aspettare; e non si aspettavano né si aspettano sollievo e soccorso da nessun altro se non dal Signore.
55 Versetti 55-66
La fede esce vincitrice, perché in questi versetti il profeta conclude con un po' di conforto. La preghiera è il respiro dell'uomo nuovo, che attinge l'aria della misericordia nelle suppliche e la restituisce nelle lodi; essa prova e mantiene la vita spirituale. Mise a tacere le loro paure e tranquillizzò i loro spiriti. Tu hai detto: "Non temere". Questo era il linguaggio della grazia di Dio, attraverso la testimonianza del suo Spirito ai loro spiriti. E cosa sono tutti i nostri dolori, in confronto a quelli del Redentore? Egli libererà il suo popolo da ogni problema e farà rinascere la sua Chiesa da ogni persecuzione. Salverà i credenti con una salvezza eterna, mentre i suoi nemici periranno con una distruzione eterna.
Commentario del Pulpito:
Lamentazioni 3
1 Versetti 1-21.- MONOLOGO PRONUNCIATO DA UN SINGOLO CREDENTE IL CUI DESTINO È LEGATO A QUELLO DELLA NAZIONE; O FORSE DALLA NAZIONE PERSONIFICATA (vedi Introduzione)
Visto. "Vedere" in ebraico significa spesso "sperimentare"; ad esempio Geremia 5:12 Salmi 16:10 Ecclesiaste 8:16. Per la verga della sua ira. L'idea non è che Babilonia abbia umiliato Israele come strumento di Geova, ma che Dio stesso abbia recato questi problemi sul suo popolo. "Mi ha guidato, mi ha fatto un velo d'intorno", ecc
versetto 1.-"L'uomo che ha visto l'afflizione".
Nel primo e nel secondo capitolo delle Lamentazioni viene descritta e deplorata la desolazione della città di Gerusalemme. Il terzo capitolo mette a fuoco il quadro dandoci il lamento di un singolo individuo: un cittadino tipico o eccezionalmente angosciato, o la città considerata con immaginazione come un uomo afflitto. La nostra simpatia è molto commossa dagli appelli individuali. Siamo inorriditi dai disastri che colpiscono migliaia di persone; Ma siamo più toccati dai dettagli della sofferenza di una persona. La vicinanza è necessaria per la simpatia, una vicinanza di vedute, almeno, che ci permetta di vedere l'umanità di chi soffre. Le statistiche sulla sofferenza pubblica non ci colpiscono tanto quanto la vista di alcuni casi gravi che ci vengono portati sotto gli occhi. Non possiamo compatire "le masse", abbiamo pietà di quest'uomo e di quella donna. Perciò dovremmo metterci in contatto con i sofferenti del nostro vicinato, e non accontentarci di seguire solo i suggerimenti di benevolenza che possono derivare da un'indagine a distanza di vasti campi di disagio offerti dai rapporti formali delle istituzioni caritatevoli
IO , L'UOMO CHE HA VISTO L'AFFLIZIONE, HO DIRITTO ALLA CONSIDERAZIONE DEI SUOI SIMILI. Il sofferente di Gerusalemme attira la nostra attenzione. Ha il diritto di farlo. La grande angoscia è di per sé abbastanza importante da richiedere la nostra attenzione. Il merito morale accrescerà la forza dell'appello alla sofferenza. Ma anche dove manca il merito, la sofferenza stessa ha ancora dei diritti su di noi. Non dobbiamo scrollarci di dosso gli obblighi della simpatia con l'osservazione che il cliente è immeritevole. Se il malessimo deserto significa che la lamentela è falsa e l'angoscia una finzione, naturalmente deve essere visitata con disprezzo o punizione. Ma supponiamo che, con il carattere malvagio, ci sia anche una vera angoscia. In tal caso dovremmo prendere in considerazione l'angoscia. Potremmo non aiutare nello stesso modo in cui aiuteremmo un caso meritevole, perché forse un'assistenza simile sarebbe sprecata, o abusata, o in qualche modo dannosa. Ma dobbiamo ricordare che la carità non si limita al merito. Come la misericordia di Dio verso i peccatori, dovrebbe fluire verso coloro che hanno come unica pretesa il loro bisogno e la loro sofferenza. Il grande dolore non espia, specialmente quando lascia il sofferente impenitente. Ma richiede pietà. Che fosse innocente o colpevole, proviamo profonda compassione per una vittima di tortura come Beatrice Cenci, e immaginiamo persino una certa sacralità nella sua solitaria preminenza di angoscia che mette a tacere ogni giudizio severo
II L'UOMO CHE HA VISTO L'AFFLIZIONE CORRE IL PERICOLO DI CONSIDERARE LE SUE SOFFERENZE COME SENZA PARI. Sente il proprio problema più acutamente di quello del suo vicino. Così arriva a considerarsi eccezionalmente angosciato. Il dolore è una buona scuola in cui imparare la simpatia per gli altri che si trovano in problemi simili. Ma la simpatia si ottiene comunemente dopo che la propria agonia è stata placata. Arriva con il ricordo di esso richiamato dalla vista dell'angoscia presente fuori di noi. Ma mentre il dolore viene sopportato, specialmente se è molto acuto, tende a rendere il malato egoista per il momento. Agisce minimamente, lo avvolge in se stesso e gli fa magnificare la severità della propria sorte rispetto a quella degli altri. Stiamo in guardia contro questa illusione, e la scortesia verso gli altri, il mormorio e la disperazione di noi stessi che possono scaturire da essa
III L'UOMO CHE HA VISTO L'AFFLIZIONE HA ACQUISITO LA CONOSCENZA DI ALCUNI DEI FATTI PIÙ PROFONDI DELLA VITA. Non conosciamo la vita finché non abbiamo provato dolore. Buddha, pur essendo tenuto lontano da ogni sofferenza nel suo palazzo, ignorava il mondo e l'uomo. La sofferenza apre gli occhi ai fatti della vita e infrange molti sogni oziosi. La mera esibizione e la finzione sono quindi percepite come vane e beffarde. I veri amici sono discriminati dai conoscenti oziosi. Si scopre il valore delle cose interiori
IV L'UOMO CHE HA VISTO L'AFFLIZIONE HA SPERIMENTATO UNA DISCIPLINA PREZIOSA. Questo è un utile "mezzo di grazia". Può essere inviato per punire il peccato e fermare il peccatore sconsiderato sulla sua strada verso la rovina. O può essere per ricordare al cristiano negligente la sua declinazione. Oppure può essere come la potatura del ramo fecondo, uno stimolo per rendere più fecondo il cristiano fecondo. Possono essere serviti vari fini. Ma in tutti i casi la sofferenza è intesa per il nostro bene. Tuttavia, il godimento del vantaggio a cui si mira nell'ordinamento provvidenziale dipende dall'uso che facciamo del nostro disturbo. Possiamo ricevere questa grazia invano. Se induriamo il nostro cuore sotto di esso, saremo inutili per noi. Un tale risultato è doppiamente deludente, perché non sfuggiamo al dolore, eppure usciamo dalla prova peggio invece che migliori
V L'UOMO CHE HA VISTO L'AFFLIZIONE È UN TIPO DI CRISTO. Come "il Servo dell'Eterno", nell'ultima parte di "Isaia", questo sofferente senza nome delle Lamentazioni sembra prefigurare l'unica angoscia dell'Uomo dei dolori. Cristo reclama la nostra attenzione con la sua sofferenza, e tanto più ha sofferto per noi. Non immaginava semplicemente che le sue angosce fossero grandi. Non ha mai posato per pietà. Ma mai il dolore fu simile al suo. Entrò profondamente nell'esperienza umana con le sue sofferenze, e divenne un Sommo Sacerdote toccato dal sentimento delle nostre infermità. Reso perfetto dalla sofferenza, Egli ci dona i frutti della sua croce e della sua passione come qualcosa di più di un "mezzo di grazia", come pane di vita e sangue di redenzione
OMELIE DI J.R. THOMSON versetto 1.- Afflitto da Dio
Ogni figlio di Dio, anzi, ogni figlio dell'uomo, ha sopportato l'afflizione. Si può dire che Geremia e la città che egli eroe personifica e rappresenta abbiano sperimentato l'afflizione in misura straordinaria. Un fatto così universale non può essere privo di un significato speciale nella vita umana. Ma non tutti gli afflitti discernono questo significato sottostante e proficuo
L 'AFFLIZIONE PORTA ALCUNI A DUBITARE DELL'ESISTENZA DI DIO. Non è raro che le persone dicano in cuor loro, ciò che alcuni osano persino dire con le labbra: "Se ci fosse un Dio, non mi permetterei di passare attraverso disgrazie e dolori così angoscianti e così immeritati".
II L'AFFLIZIONE PORTA ALCUNI A DUBITARE DELLA BENEVOLENZA DI DIO E DEL SUO BENEVOLO INTERESSE PER GLI ESSERI UMANI. Non negando l'esistenza della Deità, questi afflitti mettono in dubbio i suoi attributi morali. Essi chiedono: "Se Dio fosse un Essere di infinita benevolenza, permetterebbe che attraversassimo acque così profonde, fiamme così feroci? La sua gentilezza e compassione - se tali attributi facessero parte della sua natura - si interporrebbero in nostro favore e ci libererebbero».
III ALCUNI CHE CREDONO CHE DIO PERMETTA L'AFFLIZIONE LA INTERPRETANO ERRONEAMENTE COME UN SEGNO DELLA SUA IRA. Può darsi che sia; questo fu nel caso di Gerusalemme. Eppure Dio, in mezzo all'ira, si ricorda della misericordia; e ci sono casi in cui non potrebbe essere possibile un'interpretazione errata più grande dell'idea che la sofferenza sia mera punizione, che coloro che soffrono di più siano necessariamente peccatori al di sopra di tutti i loro vicini
IV L 'AFFLIZIONE DOVREBBE ESSERE CONSIDERATA DAI PII E DAI SOTTOMESSI COME UNA PROVA DELLA MISERICORDIA DIVINA E COME INTESA PER IL LORO BENE. La Scrittura rappresenta la sofferenza come il castigo della mano di un Padre. L'esperienza di molti cristiani è riassunta nel linguaggio del salmista: "È stato bene per me essere afflitto".
L 'AFFLIZIONE PUÒ COSÌ DIVENTARE, NELL'ESPERIENZA DEI PII, L'OCCASIONE PER UN DEVOTO RINGRAZIAMENTO. Quante volte si sono sentiti cristiani maturi e santi dire: "Guardando indietro, non sarei stato senza l'asprezza della strada, l'amarezza del calice"!
3 Si è convertito, si converte; piuttosto, si gira ancora e ancora
4 Reso vecchio; più letteralmente, consumato, come un indumento. Comp. Isaia 50:9 51:6 Mi ha rotto le ossa. Cantici Giobbe si lamenta: "La sua ira mi lacera e mi perseguita"; Giobbe 16:9 e, parallelo ancora più stretto, Ezechia, "Come un leone, così spezzerà tutte le mie ossa". Isaia 38:13 Salmi 51:8, "Le ossa che hai spezzato."
5 Egli ha edificato contro di me e mi ha circondato . Una figura dell'assedio di una città. Fiele. Per il vero significato della parola, vedi Geremia 8:14. Non dobbiamo preoccuparci qui, perché la parola è evidentemente usata come una sorta di "ideogramma" per indicare l'amarezza. Viaggiare; letteralmente, stanchezza
6 Questo versetto è riprodotto verbalmente in Salmi 143:3. In luoghi bui; cioè nell' Ade. Comp. Salmi 88:7 Come coloro che sono morti da tempo. Uno strano paragone; Che differenza può infatti fare se i morti sono uomini del mondo antico o del mondo moderno? La resa però, seppur perfettamente ammissibile, è meno adatta al contesto rispetto a quella di coloro che sono morti per sempre; che sono entrati "nel paese dal quale non c'è ritorno" (un titolo assiro dell'Ade). Comp. "la casa eterna", cioè il, Ecclesiaste 12:5 "il sonno eterno". Geremia 51:39,57
"Luoghi oscuri".
Il sofferente si sente come se fosse nei luoghi bui dei morti, nella casa eterna che nessun inquilino lascia mai
IO , DIO, A VOLTE PONE IL SUO POPOLO IN LUOGHI OSCURI. Egli permette che la luce della letizia svanisca e che la visione della verità si affievolisca e che la luminosità cosciente della sua presenza vada perduta, così che l'anima è immersa nelle nere profondità del dolore, del dubbio e della solitudine. Allora il sofferente sgomento si sente perduto, quasi morto. Ma non è morto, e nemmeno abbandonato da Dio. Il fatto stesso che egli ammetta che Dio lo ha posto in un luogo oscuro è una confessione che la mano di Dio è stata con lui. La vera morte e la completa desolazione provengono dall'abbandono dell'anima da parte di Dio; Il castigo che Egli impone direttamente evidenzia la sua presenza e la sua energia, e quindi promette la vita
II MENTRE SIAMO NELLA LUCE DOVREMMO ESSERE PREPARATI PER I LUOGHI OSCURI. Inciampiamo nell'oscurità e ne siamo terrorizzati e confusi perché non lo sappiamo e non siamo pronti ad affrontarlo. Come Adamo nel "Paradiso Perduto", siamo sorpresi al primo sorgere della luce. Poiché ci aspettiamo la notte e sappiamo che seguirà un nuovo giorno, possiamo contemplare l'oscurità sempre più profonda della sera senza apprensione. Il minatore, preparato all'oscurità del suo lavoro sotterraneo, porta con sé la sua lampada. Ogni anima dovrebbe essere avvertita che è probabile che un giorno sarà immersa nelle tenebre spirituali. Se è pronto con la tranquilla luce interiore della fede, non deve temere nulla. Pur sapendo che la verga e il bastone di Dio sono con noi per confortarci, non ci sgomenteremo, anche se saremo rattristati, per essere chiamati a camminare attraverso la valle dell'ombra della morte
III LE ANIME IMPARANO LEZIONI DI LUCE IN LUOGHI OSCURI. In un pozzo profondo le stelle sopra sono visibili a mezzogiorno. Nella profonda umiliazione si vede la luce celeste che si perde nello sfarzo della vita terrena e banale, così come nelle vette dell'orgoglio e della presunzione. Lacrime di dolore purificano la visione dell'anima. A volte è bene essere soli al buio con Dio
IV CI SONO LUOGHI OSCURI DI MORTE SPIRITUALE CHE SONO PIÙ TERRIBILI DELLA DIMORA DEGLI SPIRITI DEFUNTI. Per la vecchia visione del mondo, l'Ade era un regno di oscurità senza peccato. Ma peggio delle tenebre di questo Ades è l'oscurità di coloro che sono morti nei falli e nel peccato. Questi uomini portano l'inferno nel loro petto. L'oscurità della morte aleggia sulla loro natura spirituale così che non provano scrupoli di coscienza e non sono svegli a nessuna voce dal cielo. Questi luoghi più oscuri non sono mai assegnati da Dio alle sue creature. Se vi si trovano è perché vi si sono immersi di loro spontanea volontà
7 Versetti 7-9.Tre figure, interrotte da un'affermazione letterale del cattivo successo della preghiera. Un viaggiatore che si ritrova improvvisamente ingabbiato da un'alta siepe di spine.
Comp. Giobbe 3:23 Osea 2:6 Un prigioniero con una pesante catena. Di nuovo, un viaggiatore si chiuse all'improvviso vicino a solide mura di pietra. Osea 2:8
La mia catena; letteralmente, il mio ottone. Comp. Giudici 16:21 2Re 25:7
Coperto circa
OGNI VITA È CIRCONDATA DA LIMITAZIONI DIVINE. Dio ci protegge tutti. Alcuni hanno un campo di libertà ristretto e altri un campo più ampio. Ma il campo di ogni uomo è recintato. Entro certi limiti abbiamo spazio per la scelta e la volontà. Eppure anche lì la scelta è limitata. Perché non c'è solo la siepe che delimita il nostro campo d'azione, c'è la catena sulla nostra persona che ostacola i nostri movimenti. Il libero arbitrio è ben lungi dall'essere illimitato. O, se il testamento non è vincolato, lo è la sua esecuzione. Notate alcune delle cose che costituiscono la siepe che Dio pianta intorno a noi
1. Le limitazioni fisiche, le leggi della natura, le circostanze del nostro habitat, la misura delle nostre forze corporee, gli impedimenti speciali in eventi esterni che vanno contro di noi e, con alcuni, malattie, mutilazioni o altri impedimenti corporali al di fuori del nostro controllo
2. Limitazioni mentali. C'è un limite a ciò che possiamo pensare, immaginare o desiderare. La nostra conoscenza è limitata, sia la conoscenza dei fini che la conoscenza dei mezzi. Come uno che si trova straniero in un paese montuoso è chiuso da ogni parte perché non conosce i passi, la nostra ignoranza ci incatena e ci ostacola
3. Limitazioni morali. Dio ci recinta la strada con la sua Legge. Ci sono campi proibiti che nessuna barriera materiale chiude, ma dai quali le misteriose e invisibili catene della rettitudine ci tengono indietro. Così l'uomo la cui coscienza è sveglia è spesso consapevole di essere circondato e incatenato dove uno di spiritualità più ottusa si sente libero di vagare a piacere
II QUESTE LIMITAZIONI DIVINE SONO SENTITE COME FASTIDIOSE PER NOI QUANDO LA NOSTRA VOLONTÀ È IN CONFLITTO CON LA VOLONTÀ DI DIO. Tutti gli esseri finiti devono essere protetti dai loro limiti naturali. Gli angeli devono essere all'interno del recinto dei loro poteri e diritti. I puri spiriti sono sotto la legge di Dio. Ma per questi esseri le barriere non possono essere fastidiose. Devono essere sottomessi con mite e felice compiacimento. Nessuno sguardo malinconico è gettato oltre nel pascolo proibito, nessuna avidità avida tormenta con il desiderio dell'irraggiungibile o dell'illecito, ma noi uomini sulla terra viviamo in frequente conflitto con la volontà del nostro Padre celeste. Troviamo che i muri siano duri perché ci gettiamo su di essi. La nostra catena ci irrita perché ci irritiamo e ci preoccupiamo contro di essa. La pecora errante è sbranata dalla siepe, mentre la pecora tranquilla e obbediente non sa nulla dei rovi. Quando ci ribelliamo a Dio, mormoriamo le sue restrizioni. Ma, si dice, la schiavitù non è la stessa finché non si sente? E non è ignominioso dimenticarsene? E non c'è forse qualcosa di nobile anche nel colpo disperato che viene sferrato per la libertà? La più sottile tentazione spirituale del diavolo prende questa forma, e tenta al peccato più malvagio: la ribellione contro Dio per se stesso. Ed è un'illusione. L'obbedienza di gran lunga più alta non è il contenimento della nostra volontà di fronte alla volontà di Dio, ma l'assimilazione delle due. Impariamo a volere ciò che Dio vuole. Allora ci manteniamo entro i limiti divini, eppure essi cessano di essere limiti per noi. Non ci toccano mai perché non tentiamo né vogliamo mai attraversarli. Qui sta il segreto della pace e della santità. Cantici un alto conseguimento può essere raggiunto solo attraverso quell'unità con Cristo di cui parla quando prega perché i suoi discepoli siano una cosa sola con lui e con il Padre, come lui è una cosa sola con il Padre. Giovanni 17:21
Versetti 7-9.- Il modo di vivere protetto e costruito
L'uomo che gode della prosperità sembra godere anche della libertà; La sua via è diritta, piana e aperta davanti a lui. Ma accade spesso nella vita umana che la libertà si trasformi in moderazione, che ogni sentiero che sia liscio e pacifico sia chiuso, che, nel linguaggio figurato di questo passaggio, si pianti una siepe, si picchetta una recinzione, si costruisca un muro lungo la strada del viaggiatore
IL PIACERE DELL'UOMO È NATURALMENTE NELLA LIBERTÀ E NELLA PROSPERITÀ
LE CIRCOSTANZE PROVVIDENZIALI A VOLTE LO PRIVANO COMPLETAMENTE DI TALE LIBERTÀ E PROSPERITÀ
1. Si può perdere l'oggetto del desiderio terreno del proprio cuore. Può aver visto questo affetto in qualche oggetto, può aver diretto la sua aspirazione verso uno scopo, può aver proposto un corso nella vita; e tutte queste attese e speranze potrebbero non portare a nulla; Le circostanze possono cospirare contro la realizzazione di tali desideri e intenzioni
2. Un altro può trovare grande diletto nel servizio di Dio; e improvvisamente la salute può venir meno e tale servizio può essere di conseguenza proibito, o le facoltà della mente possono essere indebolite, o i mezzi possono essere ridotti, o i compagni di lavoro, apparentemente necessari, possono essere rimossi dalla morte
III C'È IL PERICOLO CHE IN UNA TALE POSIZIONE ANCHE LE PERSONE BUONE DIVENTINO IMPAZIENTI E RIBELLI. Credendo che l'Onnipotente abbia il potere di rimuovere ogni ostacolo e di spianare il sentiero più accidentato, sono tentati di mettere in dubbio l'interesse, la cura, la benevolenza del Supremo, e di cedere all'irritazione e alla mormorazione, e di chiedere: "Perché Dio non dovrebbe alleggerire la mia pesante catena, strappare la crudele siepe, abbattere il muro impenetrabile?"
IV EPPURE, IN TALI CIRCOSTANZE, IL SENTIERO CHE DIO HA STABILITO DOVREBBE ESSERE RICONOSCIUTO COME IL SENTIERO GIUSTO. La rassegnazione alla sua volontà, l'attesa del suo tempo di liberazione, la fiducia nella sua bontà: questo è l'atteggiamento del cuore in cui si troveranno la vera consolazione e la prosperità finale.
8 Egli chiude la mia preghiera. C'è una specie di barriera attraverso la quale queste preghiere futili non possono penetrare (cfr. su Versetto 44)
Preghiera non ascoltata
C'erano stagioni in cui al profeta sembrava che Dio non solo rifiutasse di interporsi in suo favore, ma rifiutasse persino di ascoltare la sua preghiera. A tali immaginazioni e paure infedeli e tuttavia non innaturali hanno partecipato molte nature veramente pie. Gli afflitti si lamentano di aver pregato, ma invano; che Dio ha "escluso" la loro preghiera
C'è una preghiera che Dio esclude, cioè LA PREGHIERA DELL'EGOISMO E DEL PECCATO. Gli uomini chiedono e non ricevono, perché chiedono male. Chiedono doni che Dio non ha mai promesso di elargire e che non li ha mai incoraggiati a desiderare senza riserve. Ci sono cose cattive che gli uomini chiedono a Dio e che farebbero male ai supplicanti ricevere. Ci sono cose non cattive in se stesse, il cui conferimento, tuttavia, a certe persone e in certe circostanze sarebbe spiritualmente dannoso. Tali doni sono negati, non per malevolenza, ma per misericordia
II C'È UNA PREGHIERA CHE NON È INASCOLTATA, MA LA CUI RISPOSTA NON È IMMEDIATA E NON È SOLO QUELLA CHE CI SI ASPETTA. La negazione è una cosa, il ritardo è un'altra. Forse si può dire che ogni vera preghiera viene ascoltata ed esaudita. Perché ogni richiesta accettabile assume il tono della preghiera sempre memorabile e incomparabile del nostro Salvatore: "Sia fatta non la mia volontà, Padre mio, ma la tua". Bisogna evitare interpretazioni errate. La ragione del ritardo, dell'apparente negazione, va cercata in noi stessi. Dio spesso trattiene per un certo periodo, al fine di risvegliare la nostra fede e sottomissione, ciò che intende infine conferire.
9 Chiuso; o, murato; il participio di questo verbo è reso "muratori" nella Versione Autorizzata di 2Re 12:12. ha reso tortuosi i miei sentieri; cioè mi ha costretto a camminare per strade secondarie. margine della Versione Autorizzata, Giudici 5:6 Ma questo non sembra appropriato al contesto. La semitas meas subvertit della Vulgata è preferibile. Render, quindi, ha capovolto il mio percorso. Comp. Isaia 24:1 Un'espressione analoga m Giobbe 30:13 è resa nella Versione Autorizzata: "guastano il mio sentiero". Thenius pensa che la distruzione di una strada rialzata sia la cifra prevista; ma la parola è resa abbastanza correttamente "sentieri"; vedi la nota di Delitzsch su Isaia 59:8
10 Era, anzi, è. Come un orso ... come un leone. Il paragone del nemico a un leone non è raro; vedi ad esempio Geremia 4:7; 5:6 (vedi nota); Geremia 49:19, Salmi 10:9, 17:12, Giobbe 10:16. L'orso è menzionato solo una volta in un contesto del genere. Osea 13:8 Gli ultimi due passaggi possono forse essere stati nella mente dello scrittore, poiché Geova è in entrambi il soggetto del confronto
11 Ha sviato le mie vie; Comp . Salmi 146:9, "Egli rende tortuosa la via degli empi", cioè li conduce alla distruzione. Mi ha reso desolato; o, mi ha stordito. "stupito", Esdra 9:3 nella nostra Bibbia Cantici Lamentazioni 1:13,16
12
Stabiliscimi come un segno. Proprio come Giobbe si lamenta di Geova, "Egli mi ha posto alla sua macchia". Giobbe 16:13
13 Questo versetto sembra stranamente breve: consiste di sole quattro parole in ebraico, probabilmente qualcosa come "le sue armi" o "le armi della morte", Salmi 7:13 è caduto. Restaurateli, e il versetto diventa a due membri, come i suoi compagni. Entrare nelle mie redini. Cantici Giobbe, Giobbe 16:12 "Egli mi spezza le redini". "Redini", equivalente a "parti interne", come "cuore", con cui è spesso combinato; es. Geremia 11:20 17:10 20:12
14 Una derisione per tutto il mio popolo. Se la lettura del testo è corretta, queste sono le parole di Geremia (o di uno come Geremia), che descrivono il cattivo ritorno accordato ai suoi amichevoli ammonimenti. Ma la Massora cita Salmi 144:2 ; 2Samuele 22:44; Lamentazioni 3:14, come passaggi in cui si usa "il mio popolo", mentre noi dovremmo aspettarci "popoli". La versione siriaca del nostro passaggio in realtà traduce "a tutti i popoli", e il prefisso "tutti" favorisce certamente il plurale, e così, in grado molto più alto, la visione che siamo stati portati ad adottare di chi parla questo Lamento (vedi Introduzione). La correzione ('ammim for 'ammi) è stata ricevuta dall'arcivescovo Seeker, da Ewald e da J. Olshausen. La loro canzone. Una reminiscenza di Giobbe 30:9
15 Con amarezza; letteralmente, con amarezze, cioè con amari guai. Una reminiscenza di Giobbe 9:18. Con assenzio; cioè con un sorso di assenzio. Comp. Geremia 9:15 23:15 Ci viene un po' in mente Salmi 69:21, "Mi hanno dato fiele per la mia carne".
16 Ha spezzato anche i miei denti con pietre di ghiaia; cioè mi ha dato (per quanto possa sembrare innaturale nel Padre d'Israele) pietre invece del pane. Comp. Matteo 7:9 Il rabbino ebreo comunemente chiamato Rashi pensa che in queste parole si conservi un fatto storico, e che gli ebrei esuli fossero realmente obbligati a mangiare pane mescolato con graniglia, perché dovevano cuocere in fosse scavate nel terreno. Cantici troppi commentatori successivi, ad esempio Grozio, che confronta un passo di Seneca (Deuteronomio Benefie, 2:7), "Beneficium superbe datum simile est pani lapidoso". Mi ha coperto di cenere; piuttosto, mi ha ridotto in cenere. Un'espressione figurata per una grande umiliazione. Cantici nel Talmud la nazione ebraica è descritta come "ridotta in cenere" ('Bereshith Rabba', 75)
17 Tu hai tolto l'anima mia; Piuttosto, tu hai rigettato l'anima mia. Le parole sembrano una citazione da Salmi 88:14, dove sono senza dubbio un indirizzo a Geova. Ma c'è un'altra traduzione, che grammaticalmente è ugualmente sostenibile, e che evita il discorso stranamente brusco a Dio, cioè. La mia anima è rifiutata (dalla pace)
Prosperità dimenticata
Che commovente immagine di estrema avversità e angoscia presentano queste parole: "Ho dimenticato la prosperità"! I giorni di felicità sono così lontani che sono svaniti nell'oblio; La loro memoria è cancellata da dolori ricorrenti, da continue disgrazie
LE AVVERSITÀ NON RAGGIUNGONO LO SCOPO CHE SI PREFIGGONO SE PORTANO ALLA DISPERAZIONE. Ci sono nature in cui un rovesciamento delle circostanze induce la depressione, che gradualmente si approfondisce in sconforto. Dove questa è la comodità, c'è motivo di temere che gli affetti e i desideri siano stati troppo concentrati sulle cose terrene e corruttibili, che i doni di una gentile Provvidenza siano stati considerati come beni a cui coloro che ne godono hanno diritto, che gli scopi più alti di questa disciplina terrena chiamata vita siano stati trascurati
II L 'AVVERSITÀ DOVREBBE ESSERE CONSIDERATA DAL CRISTIANO COME TEMPORANEA E COME UN APPUNTAMENTO DELLA SAPIENZA E DELL'AMORE DIVINI. Dimenticare la prosperità del passato significa dimenticare che, per i devoti, gli obbedienti e i sottomessi, c'è una prosperità in riserva nel futuro. La nuvola scende nel cielo, ma il sole del mattino sarà seguito a tempo debito dallo splendore che si chiuderà in un glorioso tramonto. Il discepolo di Cristo non può perdere di vista il fatto che il suo Maestro era "un uomo di dolore e familiare con il dolore", e che assicurò ai suoi seguaci che "nel mondo avrebbero avuto tribolazione". Ma la voce che prediceva il conflitto prometteva la vittoria. Ai fedeli sarà restituita la grazia e la prosperità sarà rinnovata. "Il pianto può durare una notte, ma la gioia viene al mattino". -T
18 La forza e la speranza perirono
Il sofferente sente come se la sua forza, o meglio, secondo la parola espressiva dell'ebraico, la sua "linfa" fosse distrutta, e con essa anche la sua speranza; e attribuisce questa condizione disperata all'azione di Dio, è una condizione di afflizione spirituale la cui patologia richiede un'attenta indagine, perché è sintomatica di un grande progresso di afflizione interiore
INDICA CHE LE CALAMITÀ ESTERNE HANNO PRODOTTO ANGOSCIA INTERNA. Ogni calamità assale l'anima. Ma per un po' la cittadella resiste. Senza la tempesta batte furiosamente
All'interno c'è sicurezza e relativa quiete. Agisce a lungo, dopo che è stata raggiunta una certa forza di difficoltà, con l'aggiunta di un'ondata dopo l'altra, come nel caso di Giobbe, o nell'accesso a qualche disastro schiacciante come nella distruzione di Gerusalemme, la difesa fallisce, il nemico entra nella breccia e si riversa in un'inondazione su tutta la fortezza. Il dolore del cuore segue la perdita di ricchezze, la malattia o altri problemi della vita esteriore
INDICA CHE L'ANGOSCIA DELL'ANIMA HA MINATO LE FORZE DELLA RESISTENZA. La "linfa" perisce. Per un po' di tempo un uomo resiste coraggiosamente, anche se con il cuore sanguinante. Ma man mano che il dolore cresce su di lui, egli "crolla", non ce la fa più, dice che non può sopportarlo. In un certo senso può sopportare qualsiasi quantità di problemi, che non estingue il suo essere. Può attraversarlo e uscirne vivo. Ma sopportare i problemi nel senso di mantenersi padroni di sé e calmi sotto di essi potrebbe non essere più possibile. L'angoscia selvaggia e sconsiderata prende il posto del dolore sobrio e paziente. La forza dell'anima se n'è andata. Lo spirito che ha resistito all'esplosione è spezzato. Schiacciato e indifeso, il sofferente non lotta più con la tempesta, ma si lascia sballottare e sballottare dal gioco delle onde crudeli
III INDICA CHE LA PERDITA DI FORZE È FINITA NELLA DISPERAZIONE. Anche la speranza perisce. Bisogna tracciare una linea di demarcazione tra il dolore che è alleggerito dalla speranza e il dolore senza speranza. Cantici: finché il più debole raggio brilla ancora all'orizzonte, la prospettiva non è del tutto oscura. Quando la speranza se ne va, l'anima è davvero abbandonata alle sue angosce. Il dolore più acuto può essere sopportato con relativa equanimità finché c'è una prospettiva di sollievo. Non appena questa prospettiva viene distrutta, un problema molto più piccolo diventa insopportabile. Di tanto in tanto incontriamo un'anima che ha perso la speranza; Lo vediamo alla deriva nel mare selvaggio della vita senza timone né bussola, un mero relitto di se stesso
IV È UNA CONDIZIONE INTERNA CHE NON DOVREBBE ESSERE PRESA COME INDICATIVA DI FATTI ESTERNI CORRISPONDENTI. Non dobbiamo presumere che non ci sarà un futuro luminoso, perché la disperazione scoraggiante non è la sua stessa giustificazione. Spesso è irrazionale, quasi folle. Scaturisce da un dolore che è abbastanza grande da nascondere ogni prospettiva di cose migliori, ma non da distruggere la possibilità del loro arrivo finale. Il fatto stesso che l'afflizione sia fatta risalire a Dio - questa afflizione è "dall'Eterno" - dovrebbe aiutarci a diffidare della dolorosa profezia della disperazione. Se Dio nostro Padre manda tribolazioni, è bene. Ne trarrà sicuramente del bene. Per chi ha fede in Cristo, non si deve permettere che l'angoscia finisca nella disperazione
OMELIE di D. Young versetto 18.- La somma di un'esperienza terribile
Questo capitolo deve senza dubbio essere considerato come l'espressione dei sentimenti di Geremia stesso, sentimenti indotti dal continuo stress e dalle difficoltà della sua vita. Attraverso i primi diciassette versetti allude a qualche avversario e aguzzino che continuamente ostacola ogni suo proposito, non lasciandolo libero nemmeno per un momento. Dobbiamo supporre, quindi, che il profeta credesse realmente che tutte queste esperienze spiacevoli provenissero da un agente che aveva disegni speciali contro di lui? O forse cercava solo di rendere più forte la storia delle sue sofferenze? Comunque si debba risolvere la questione, alcune delle nostre difficoltà vengono eliminate quando, arrivando al Versetto 18, troviamo questo chiaro riferimento a Geova: "La mia forza e la mia speranza sono scomparse dal Signore". Queste parole possiamo prenderle per segnare il punto più basso in un parlare sconsiderato e sconsiderato. Essi danno una sorta di confessione su quale membro mortale possa diventare la lingua in ore di sofferenza. Ciò che sentiamo solo essere la realtà viene preso per essere la realtà, mentre la realtà può essere immensamente migliore. Il profeta venne a parlare in modo più degno e visse abbastanza a lungo da ammettere che, nel profondo, aveva scoperto quale fosse la vera disposizione di Dio nei suoi confronti. Notate come il profeta commise un doppio errore
DISSE CHE LA SUA FORZA E LA SUA SPERANZA ERANO SVANITE. Eppure queste cose, anche quando sono composte di elementi puramente naturali, non si distruggono così facilmente. Anche con tutte le debolezze che appartengono alla natura umana, c'è una forza immensa in essa. Dopo una lunga vita, gli uomini si meravigliano di guardarsi indietro e vedere ciò che hanno effettivamente raggiunto e lo sforzo che hanno subito. Anche se possiamo essere allarmati in mezzo ai nostri problemi e alle nostre vicissitudini, Dio guarda in modo molto diverso, sapendo quanta forza c'è per superarli. Le risorse della nostra natura devono essere sviluppate, e le risorse della grazia devono essere collegate ad esse. Poi, quando la forza viene tirata fuori, la speranza scaturisce naturalmente allo stesso tempo. Non c'è pericolo più grande nella vita che agire in base alle conclusioni che ci vengono coniato in uno stato d'animo cupo
II DISSE CHE LA SUA FORZA E LA SUA SPERANZA ERANO ANDATE PERDUTE DA DIO. Da Dio. Come mai aveva detto una cosa del genere, o anche solo pensarla per un momento? Probabilmente perché non aveva sufficientemente ricordato in che cosa appare realmente il favore di Dio. A quel Dio che ha tutto il potere nulla sarebbe stato più facile che aver reso il cammino del profeta esteriormente piacevole e lineare. Ma dove ci sarebbe stato il guadagno? La cosa veramente desiderata era che, quando Geremia fosse rimasto solo, privo di conforto e di sostentamento terreno, fosse condotto in uno stato d'animo in cui potesse dire: "Sebbene sembri solo, e nella mia solitudine debole e senza speranza, tuttavia non sono solo; perché l'Iddio che mi ha fatto profeta è con me in modi che non possono essere compresi dai miei innumerevoli nemici". -Y
19 Versetti 19-21.-Questi versetti preparano la strada a un breve intervallo di calma e di rassegnazione
Ricordare; piuttosto, ricorda. È il linguaggio della preghiera
Versetti 19-21.- Dio si accorge dell'afflizione dell'uomo
Nella sua angoscia il sofferente grida a Dio, invocando il suo grande Aiutante perché noti la sua condizione e la ricordi. Allora è calmato dalla preghiera e riposa nella certezza che Dio non dimentica la sua tribolazione. Ricordando questo pensiero, egli recupera la speranza
IO IL GRIDO PER L'ATTENZIONE DI DIO
1. È a Dio. Agisce per primo: sembra che Dio abbia dimenticato il suo figlio afflitto. La visione del volto divino è offuscata; Nessuna voce parla dall'oscurità. Desolata e disperata, in una miseria amara come l'assenzio e il fiele, l'anima turbata sembra essere abbandonata da Dio nell'ora del più grande bisogno. Allora il sofferente grida a Dio. Qui sta la saggezza istintiva. Possiamo o non possiamo essere osservati dai nostri simili, e sebbene la simpatia umana sia una consolazione e l'indifferenza un'amarezza aggiuntiva, tuttavia nelle difficoltà più gravi l'uomo può fare poco. Non è la sua attenzione che dovremmo essere più ansiosi di attrarre. Il clamore degli afflitti per la pietà è indice di debolezza. Ma abbiamo bisogno della simpatia di Dio; Questo è il vero balsamo curativo. A lui salga il grido di angoscia
2. È per l'attenzione di Dio. Non è per sollievo, ma per il ricordo di Dio. Ci sono buone ragioni per confidare che il ricordo si tradurrà in sollievo. Tuttavia, la prima e principale necessità è che Dio si accorga di noi nelle difficoltà. Se lo farà, possiamo lasciare il resto a lui. Sarebbe bene che le nostre preghiere implicassero un più semplice affidamento sulla bontà di Dio, senza definizioni perfette di ciò che desideriamo che Egli faccia per noi
II L'ASSICURAZIONE DELL'AVVISO DI DIO. Non appena il grido esce dalle sue labbra, il sofferente si consola con la certezza che Dio si ricorda della sua afflizione. Così rapidamente la preghiera viene esaudita, anche nell'atto stesso di pronunciarla. Tuttavia, non si deve pensare che Dio non si sia ricordato dell'afflizione fino a quando non è stato implorato di farlo. Dovremmo piuttosto capire che è sempre stato sotto l'occhio pietoso di Dio, solo che il compassionevole riconoscimento divino di esso non è stato scoperto fino a quando non si è pregato per esso. Così spesso preghiamo Dio di fare per noi ciò che sta già facendo, e riceviamo una risposta alle nostre preghiere nell'apertura dei nostri occhi per vedere l'azione divina che finora è stata inosservata. Preghiamo che Dio sia misericordioso con noi. Egli risponde alla nostra preghiera non diventando misericordioso, ma mostrandoci che è ed è sempre stato misericordioso. Questa rivelazione ci giunge in due modi
1. Siamo in grado di credere di più nel carattere di Dio, nel suo amore e nella sua misericordia. Allora possiamo applicare questa fede alle nostre circostanze attuali, e dedurre con sicurezza che un tale Dio deve ricordarsi di noi anche quando non vediamo alcuna prova della sua attenzione, come un bambino quando si perde all'inizio disperato, ma, dopo aver riflettuto sull'amore di suo padre e di sua madre, si consola con la certezza che sicuramente non lo abbandoneranno mai
2. Siamo in grado di vedere le indicazioni dell'avviso di Dio. A volte riusciamo a vedere come Dio sta lavorando per la nostra liberazione quando spostiamo il nostro punto di vista e consideriamo la nostra vita dallo sgabello della preghiera
III LA SPERANZA CHE SCATURISCE DALL'AVVISO DI DIO. Questo è sufficiente. Dio ci osserva. L'afflizione è ancora grande e amara, ma sappiamo che egli non permetterà che periremo. Come l'equipaggio naufragato sventola le vesti e compie sforzi frenetici per attirare l'attenzione di una nave di passaggio, e recuperare la speranza non appena vede i segni di essere scoperto, così le anime turbate dovrebbero perdere ogni disperazione non appena apprendono di essere viste da Dio. Potrebbe essere ancora impossibile vedere come Dio salverà. Ma possiamo fidarci di lui. Ora, affinché possiamo godere di questa speranza, è necessario che ricordiamo il fatto che Dio si ricorda della nostra afflizione. Molto dipende dall'aspetto delle cose su cui ci soffermiamo. Se ci rivolgiamo all'assenzio e al fiele, il nostro destino sembrerà essere un battitore senza mitigazione. Dobbiamo volontariamente dirigere i nostri pensieri verso il ricordo invisibile di Dio, per poter ricevere il conforto della speranza
Versetti 19, 20.- Ricordando l'afflizione
Quando il profeta implora il Signore di ricordare le afflizioni che lui e i suoi connazionali hanno attraversato, egli riporta il suo vivido ricordo della miseria e dell'umiliazione passate. Ora, il consiglio del mondo sarebbe: Dimentica i tuoi problemi; sono passati; Perché permettere loro di disturbare e affliggere la mente? Ci sono, tuttavia, buone ragioni per cui questo consiglio dovrebbe essere respinto, per cui a volte dovrebbero essere ricordate le afflizioni che abbiamo attraversato
QUESTO ESERCIZIO SERVE A RICORDARCI L'INCERTEZZA E LE VICISSITUDINI DI QUESTA VITA. È bene che nei giorni di prosperità gli uomini non dimentichino quanto presto il cielo possa essere offuscato, che in tempi di salute si tenga presente la responsabilità verso le malattie e le infermità, che i vivi e gli attivi sentano una voce che li consiglia gentilmente.
II QUESTO ESERCIZIO SERVE A PRESERVARCI DA UNA DISPOSIZIONE VERSO LA MONDANITÀ. Nella prosperità è molto comune che gli uomini si aggrappino a questo mondo, sopravvalutino le sue ricchezze, i suoi piaceri, i suoi onori. Che ricordino i giorni di avversità; considerino come sia possibile che tali giorni possano ripetersi; e così preservarsi dal peccato minacciato della mentalità mondana
III QUESTO ESERCIZIO PUÒ PORTARCI A GLORIFICARE IL LIBERATORE DIVINO. L'afflizione è per molti una cosa del passato; Hanno lasciato i mari tempestosi e sono nel tranquillo porto. Considerino coloro per la cui grande misericordia è stata effettuata tale liberazione, a cui è dovuta la loro gratitudine. Chi si è interposto in loro favore e li ha portati in salvo? Dimenticano di cantare: "Questo pover'uomo gridò, e il Signore lo esaudì, e lo liberò da tutte le sue angosce"?
IV QUESTO ESERCIZIO PUÒ SUGGERIRE L'ASPETTATIVA DEL CIELO E PUÒ CONFERIRE ATTRATTIVA ALLA PROSPETTIVA. Il passato suggerisce naturalmente il futuro. Ricordando le afflizioni della terra ci viene ricordato quello stato in cui "gli empi cessano di turbare e gli affaticati riposano". -T
20 La mia anima, ecc. Questo rendering è difficile. Nel versetto successivo leggiamo: "Questo mi viene in mente, perciò ho speranza", il che sembra incoerente con il Versetto 20 come dato nella Versione Autorizzata. Una traduzione altrettanto grammaticale e ancora più ovvia è: Tu (o Dio!) ricorderai sicuramente, perché la mia anima è china dentro di me. L'ultima parte del verso è una reminiscenza di Salmi 42:5, almeno, se il testo è corretto, perché le parole finali non sono ben coerenti con quelle iniziali. Il Peshito (siriaco) dice: "Ricorda, e ravviva [letteralmente, 'causa per tornare'] la mia anima dentro di me", che implica una lettura leggermente diversa di una parola. Ma più allettante di qualsiasi altra visione del significato è quella di Bickell, anche se comporta una correzione e un'inserzione: "La mia anima ricorda bene e medita sulla tua fedeltà".
21 Questo mi viene in mente, ecc., cioè che tu ti ricorderai di me, o, la tua fedeltà (Versetto 20). Anche qui sembra che si ricordi un passo dei Salmi 42 (Versetto 4). Altri suppongono che "questo" si riferisca ai seguenti versetti; Ma in questo caso una nuova sezione inizierebbe nel mezzo di una triade (la triade di Versetti che inizia con Zayin), il che è certamente improbabile
La speranza si ravviva
Alla fine l'angoscia e la desolazione assolute espresse nelle parti precedenti di questo libro sembrano alleviate. Un raggio di luce irrompe nella densa massa di nuvole. Lo sconforto lascia il posto alla speranza
DA QUALE STATO QUESTO LINGUAGGIO DENOTA UNA REPULSIONE, UNA REAZIONE. Geremia, non innaturalmente, è stato immerso nell'angoscia, nello sgomento, nello sconforto. Le terribili calamità che si sono abbattute sulla sua nazione sono sufficienti a spiegare questo. Eppure, come figlio di Dio e credente nella Divina Provvidenza, non poteva rimanere nella desolazione, non poteva abbandonarsi alla disperazione
II L'ORIGINE DELLA SPERANZA. In che modo il profeta fu sollevato dallo scoraggiamento e dallo sconforto in cui era caduto? Sembra che qui, come spesso accade, la speranza sia scaturita dall'umiltà. Quando il suo cuore si piegò e si umiliò dentro di lui, cominciò ad alzare gli occhi verso le colline da cui solo poteva venire il suo aiuto
III IL GRANDE OGGETTO DELLA SPERANZA. Il profeta non vedeva nulla nelle circostanze attuali che potesse offrire un motivo per prevedere cose migliori e giorni più luminosi, ma la sua speranza era nel Signore, che ascolta gli umili, i penitenti, i contriti e, in risposta al loro grido, li libera e li esalta a tempo debito
IV LE ATTESE DELLA SPERANZA. Quando nel cuore del profeta si levò la stella della speranza, a che cosa puntava, con i suoi raggi vivificanti e rallegrati? Per la consolazione, per la liberazione, per il risveglio della vita naturale, per il rinnovamento del favore divino, nessuna speranza, basata sulla fedeltà e sulla compassione di Dio, è troppo luminosa perché egli possa realizzarla e realizzarla.
Come la speranza risorge dagli abissi della disperazione
Questa affermazione deve essere contrapposta a quella del Versetto 18. Lì il profeta dice che la speranza è perita. Qui egli ha una speranza, fondata su un "quindi" e rafforzata da un atteggiamento risoluto della mente. Così veniamo aiutati a ottenere una spiegazione della sua depressione passata, o, come potremmo anche chiamarla, disperazione. Siamo aiutati a distinguere tra le realtà divine permanenti e il modo in cui sono colorate o nascoste dai nostri stati d'animo. Com'è possibile, allora, che il profeta sia qui in grado di giungere a una risoluzione così ispiratrice? Due cose sono da notare
IO QUESTA SPERANZA VIENE CONSIDERANDO LE COSE GIUSTE. Il profeta dice: "Questo lo richiamerò alla mia mente", o "lo prenderò a cuore". Questo, vale a dire, le cose che egli continua a menzionare più avanti nel capitolo. Disse di essere stato condotto nell'oscurità e nella reclusione. Il fatto che fosse stato condotto era solo il suo modo di porre la cosa; il punto importante da notare è che era caduto in una tale confusione mentale, in una tale preoccupazione per i mali potenti, da non essere in grado di vedere la vita nel tutto. L'oscurità aveva coperto la graziosa verità, o le nuvole si erano alzate tra essa e la sua visione spirituale. Possiamo facilmente giungere alle conclusioni più tristi se solo decidiamo di escludere dalla mente certe considerazioni. Si noti anche che, come la speranza soddisfacente deriva dal considerare le cose giuste, così la speranza illusoria viene dal lasciare che la mente si soffermi esclusivamente su quelle sbagliate. E ciò che è vero per la produzione di una speranza soddisfacente è vero per altri stati mentali soddisfacenti. Gli uomini cantici possono passare dall'incredulità alla fede più ferma e feconda, e dall'egoismo all'amore
II QUESTA SPERANZA DERIVA DAL CONSIDERARE LE COSE GIUSTE CON LO SPIRITO GIUSTO. Per come si può tradurre l'espressione, ci deve essere "un prendere a cuore". La perdita della speranza deriva dal prendere a cuore il lato triste della vita umana. Le stesse cose sono, ovviamente, davanti a tutti noi. C'è abbastanza misteriosa miseria nel mondo da opprimere qualsiasi cuore umano che non pensi ad altro, ma allora insieme a questo dovremmo sempre avere davanti a noi, come cose da esaminare con ogni serietà, i grandi fatti dell'amorevole rivelazione di Dio in Cristo Gesù, la risurrezione di Gesù, giustamente considerati, darà una speranza radicata nel profondo delle potenze più sconcertanti di questo mondo. Non è sufficiente metterci davanti i grandi fatti; devono essere trattati come molto cari e necessari al cuore.
22 Versetti 22-36.-RASSEGNAZIONE E SPERANZA
È per le misericordie del Signore, ecc.; letteralmente, per le misericordie del Signore che non siamo consumati. Ma il "noi" è difficile, soprattutto se si considera che nel Versetto 23 (che è chiaramente parallelo) il soggetto della frase non è il "noi", ma "le misericordie del Signore". Quindi è probabile che la lettura del Targum e del Peshita (adottata da Thenius, Ewald e Bickell) sia corretta: "Le misericordie del Signore, in verità non cessano" (tammu per tamnu)
Versetti 22, 23.- Le incessanti misericordie di Dio
Sembrerebbe, secondo le migliori autorità, che dovremmo leggere così il primo di questi due versetti: "Le misericordie del Signore, in verità non cessano, certamente le sue compassioni non vengono meno". In questo modo siamo certi del carattere duraturo delle misericordie di Dio. Com'è sorprendente questa certezza, che arriva dove arriva dopo mostruosi canti funebri di disperazione! Nelle Lamentazioni incontriamo una delle più ricche confessioni di fede nella bontà di Dio. Le nuvole nere non sono universali; Anche qui c'è una pausa, e la luce del sole più intensa filtra attraverso, tanto più allegra per l'oscurità che la precede. Questa è una notevole testimonianza dell'ampiezza e della forza della grazia divina. Nessuna scena è così terribile da escludere assolutamente ogni visione di essa. I suoi raggi penetranti si fanno strada attraverso le fessure e le fessure dei sotterranei più profondi. Se i nostri occhi fossero aperti per vederlo, ognuno di noi dovrebbe confessare i segni della sua presenza. Sicuramente è una grande consolazione per gli avviliti il fatto che anche l'eccezionale sofferente delle Lamentazioni veda le incessanti misericordie di Dio!
LE MISERICORDIE DI DIO NON CESSANO MAI
1. Non abbiamo alcun diritto sulla loro continuazione. La misericordia è per gli immeritevoli. È molto simile a quello che riceviamo qualsiasi. Non avremmo potuto lamentarci se tutti avessero cessato. Il più piccolo di essi è al di là del nostro merito
2. Abbiamo molto per provocare la loro cessazione
a. Accettandoli ingratamente;
b. ignorandoli lamentandosi;
c. abusando peccaminosamente di loro
3. A volte sembrano cessare. Non sono sempre ugualmente ridicoli. Ma poiché la luna che sembra crescere e calare non cambia mai in se stessa, la grazia che ci sembra fluttuare, e talvolta anche spegnersi, non viene mai diminuita, e tanto meno viene distrutta
4. Cambiano la loro forma. La luce del mattino varia dalla luce della sera. Eppure entrambi provengono dallo stesso sole. La misericordia di Dio a volte è allegra, altre volte sembra disapprovarci. Ma l'ira è misericordia sotto mentite spoglie; e non solo, ma nelle circostanze che lo rendono necessario è più misericordioso di quanto lo sarebbe la gentilezza. Ci può essere più pietà nel bisturi del chirurgo che nel letto di piumino
II LE MISERICORDIE DI DIO SI RINNOVANO COSTANTEMENTE. Le stesse misericordie non dureranno per sempreVersetto Sono doni e atti per un tempo definito. Ciò che si adatta a un'età non va d'accordo con un'altra. Dio adatta la sua grazia alle necessità immediate del momento. Le sue misericordie non sono statuarie e immobili. Si mangiava vivo e adatto alle necessità. Non sono mai anacronistiche. Non sono mai stantii. Dio dona a ciascuno di noi nuove misericordie. Egli vive e agisce in mezzo a noi ogni giorno e in ogni momento immediato. Leggiamo della misericordia di Dio negli scritti di Davide e di San Giovanni. Ma non dobbiamo riesumare le antiche misericordie che furono concesse a questi uomini dei tempi antichi. La nostra misericordia è fresca oggi. Come Dio mantiene verde il vecchio mondo rinnovandolo ogni primavera, così egli ristora e rinvigorisce il suo popolo con le primavere della grazia. Inoltre, è bene vedere come lo fa ogni giorno, e svegliarsi al mattino con una gioiosa gratitudine in vista delle misericordie completamente nuove del nuovo giorno
III L'INCESSANTE MISERICORDIA DI DIO È UNA PROVA DELLA SUA FEDELTÀ
1. È l'adempimento della sua promessa che non lascerà né abbandonerà mai il suo popolo
2. È anche un segno che sta ancora agendo secondo la sua antica parola. Perché la misericordia, essendo non solo continuata, ma anche rinnovata, ci mostra che Dio sta adempiendo la sua promessa nell'immediato presente. L'amico che ci costruisce una casa può essere considerato fedele alla sua promessa di proteggerci finché la casa esiste. Ma chi promette il pane quotidiano dà un'ulteriore prova di fedeltà visitandoci ogni giorno. La manna mostrava che Dio era presente ogni giorno per adempiere i suoi propositi di grazia. Le misericordie quotidiane sono ricorrenti promemoria della fedeltà di Dio
Risparmiare compassione
A questo punto le meditazioni del profeta prendono una piega. Distoglie lo sguardo dalle afflizioni proprie e dei suoi connazionali e volge lo sguardo verso il cielo. La scena della sua visione cambia. Non sono più le calamità di Gerusalemme, ma il carattere e i propositi dell'Altissimo ad assorbire la sua attenzione. C'è un arcobaleno che abbraccia anche il cielo più tempestoso. La Terra può essere buia, ma c'è luminosità sopra. L'uomo può essere crudele o infelice, ma Dio non ha dimenticato di essere misericordioso
I GLI ATTRIBUTI DI GRAZIA DEL SIGNORE. Questi sono descritti come
(1) le sue misericordie e
(2) le sue compassioni
È la gloria della rivelazione che fa conoscere un Dio personale, investito dei più nobili attributi morali. I pagani videro nella calma delle città e delle nazioni il capriccio di divinità adirate o l'opera di un destino inesorabile. Gli Ebrei videro la presenza, l'interesse e la provvidenza sovrintendente di un Dio di giustizia, santità e grazia,
II L'ESERCIZIO INFALLIBILE DI QUESTI ATTRIBUTI PER IL SOLLIEVO E LA SALVEZZA DEGLI UOMINI. Se "non siamo consumati", non è per qualche nostra eccellenza o merito, ma a causa della pazienza e della pietà di colui che non affligge volontariamente i miei figli. Tentiamo il Signore con la nostra ingratitudine e ribellione a mettere da parte la sua compassione, ma Egli è più grande e migliore dei nostri pensieri più alti e più puri su di lui: "Le sue compassioni non vengono meno".
III I VANTAGGI DI CUI GLI UOMINI GODONO ATTRAVERSO L'ESERCIZIO DI QUESTI ATTRIBUTI. C'è
(1) un vantaggio negativo: non siamo consumati; e
(2) Un vantaggio positivo: siamo salvati e benedetti
Il linguaggio del profeta riceve la sua più alta illustrazione nella dispensazione del Vangelo. È in Cristo Gesù che gli attributi qui celebrati appaiono nella loro massima gloria e assicurano agli uomini i risultati di bene più grandi e duraturi. Da qui il privilegio di ascoltare la buona novella. E da qui l'obbligo sotto il quale tutti i cristiani sono posti di esaltare le misericordie e le compassioni di Dio, rivelate in suo Figlio, e praticamente assicuranti a tutti coloro che credono le benedizioni del perdono, dell'accettazione e della vita eterna.
Versetti 22, 23.- Le inesauribili compassioni di Geova
Qui infatti c'è una completa ritrattazione della sconsiderata menzogna registrata nel Versetto 18. Colui che aveva lasciato intendere che Dio era un Distruttore, che si compiaceva, per così dire, di ridurre i suoi figli alla disperazione, ora si trova a gloriarsi nello stesso Dio come il grande Preservatore, l'unico efficace Guardiano dell'esistenza e della pace dell'uomo
NOTO I POTERI DISTRUTTIVI CHE AFFLIGGONO LA VITA UMANA. La misericordia di Dio è l'unica garanzia contro la nostra consumazione. Quanto devono essere grandi, dunque, i pericoli della vita! Geremia non aveva altro da fare che guardare indietro alla propria esperienza, e allora si riempiva di meraviglia al pensiero di essere arrivato fin qui. Pensate al modo vivido in cui Paolo riassunse i pericoli della sua vita. E' vero che facciamo bene a non pensare troppo a tali pericoli. Tutto il comfort sarebbe tolto dalla vita se pensassimo troppo a loro. Ma ci sono, e arrivano i momenti in cui è utile passarli davanti alla mente. E soprattutto dovremmo notare quei pericoli che sono pericoli perché hanno in sé la tentazione. Uno dei più grandi pericoli della vita è quello di fare una stima inadeguata dei pericoli. Il più grande di tutti i pericoli è quello di essere falsi nei confronti della verità e del bene per amore della vita o anche della prosperità temporale. Le nostre passioni, le nostre paure e il nostro orgoglio sono tutti pronti a coalizzarsi con il grande nemico di Dio e dell'umanità
NOTA CHE L'UNICA DIFESA ADEGUATA CONTRO QUESTE POTENZE DISTRUTTORI
1. Questa difesa si trova in Geova. Con lui solo c'è la forza e la forza necessarie per provvedere dovutamente. L'uomo è ignorante e prevenuto, va continuamente sulla via della morte, con la ferma convinzione che essa è la via della vita. Se Geremia fosse stato lasciato a se stesso, alla sua prudenza e alle sue idee di sicurezza, è probabile che sarebbe stato un uomo morto in non molto tempo dopo aver iniziato a profetizzare. La vera saggezza è metterci nelle mani di Dio. Allora la via del dovere diventa la via della sicurezza. Non ci lasciamo più ingannare dalle apparenze. Soffriamo per il pericolo minore e fuggiamo per il maggiore. Scopriamo quanto sia vero che un uomo può perdere la sua vita, eppure proprio nel perdente la trova
2. Si insiste in modo particolare sulla compassione e sulla fedeltà di Geova. Ci chiediamo costantemente perché gli uomini fanno le cose e quali sono i motivi che stanno alla base delle loro azioni. E le stesse cose dobbiamo chiederle rispetto a Dio. Da ciò che è stato fatto possiamo elevarci per comprendere il cuore di chi lo fa. E poi, sapendo qual è il suo carattere, possiamo calcolare con sicurezza che tipo di cose farà in futuro. Le misericordie di Dio si rinnovano ogni mattina: la luce dopo l'oscurità, la forza dopo il sonno, la vita cosciente con tutte le sue grandi doti dopo ore di incoscienza. E grande è la sua fedeltà. Le irregolarità e le dimenticanze della procedura umana non si trovano nei rapporti di Dio. E questa è proprio la responsabilità che ci viene da tutte le conquiste della scienza, che quanto più approfondiamo la costituzione dell'universo, tanto più dovremmo essere impressionati dalla grandezza della fedeltà di Dio.
23 "Nuovo ogni mattina".
La vita umana abbonda di novità. È fatto di esperienze che combinano novità e ripetizione. Ma le misericordie dell'Eterno sono sempre nuove; non spunta il giorno che non apra una nuova prospettiva di fedeltà divina e di amorevole gentilezza verso i figli degli uomini
LE STESSE MISERICORDIE SI RIPETONO DI NUOVO. Poiché un dono di Dio assomiglia a un dono precedente, non manca quindi di essere una nuova prova della beneficenza e del favore divini. Le benedizioni più necessarie sono quelle che vengono concesse più frequentemente e sono quelle che è più probabile che riceviamo senza attenzione e che sottovalutiamo
II NUOVE MISERICORDIE SONO COSTANTEMENTE ELARGITE. Le tappe successive del nostro pellegrinaggio terreno rivelano nuovi bisogni, richiedono nuovi rifornimenti dalla generosità e dalla benevolenza del nostro Dio anale Padre. Con le nuove esigenze arrivano nuovi favori. Doveri variabili, nuove relazioni e circostanze mutevoli sono l'occasione di manifestazioni sempre rinnovate della bontà divina. E i nostri ripetuti errori e infermità sono l'occasione di nuove manifestazioni della tolleranza e del perdono divini
III NUOVE PRETESE SONO COSÌ STABILITE SULLA CONSACRAZIONE E L'OBBEDIENZA UMANA. Se un benefattore umano che in qualche occasione importante è venuto in nostro aiuto merita gratitudine per tutta la vita, come possono le richieste di Dio essere giustamente concepite e praticamente riconosciute, visto che le ore di ogni giorno sono cariche dei suoi favori? Se c'è bisogno di un motivo per una nuova vita, una vita di devozione e di santo servizio, dove si può trovare un motivo più potente di qui? Spesso, quando abbiamo preso parte alla bontà divina, spesso abbiamo goduto della certezza del perdono divino, siamo chiamati dai favori che sono nuovi ogni mattina per rinnovare la nostra devozione al Dio di ogni grazia e perdono
IV SI OFFRONO COSÌ NUOVE OCCASIONI PER RINNOVATE LODI E RINGRAZIAMENTI. Ad ogni nuovo mattino la natura offre un nuovo tributo di lode al Cielo. L'uomo da solo sarà silenzioso e ingrato? Il cristiano, che è il destinatario scelto dei favori divini, sarà lento a riconoscere la sua fonte celeste, a lodare il Datore celeste? "Nuove misericordie ogni giorno che ritorna" ecc.-T
24 Il Signore è la mia Parte. Una reminiscenza di Salmi 16:5.
Salmi 73:26 119:57 142:5
Il segreto della speranza
Il lettore dei salmi conosce bene l'espressione: "Il Signore è la mia parte". La peculiarità caratteristica dell'adozione di questa confessione di fede da parte del sofferente delle Lamentazioni è che egli la assume come motivo di speranza. Il presente è così oscuro che egli può avere poca gioia anche in Dio. Le cose terrene sono così poco propizie che si può sperare poco da esse. Ma con Dio per la sua Parte egli può guardare avanti dalle afflizioni del presente e dalle minacce delle calamità terrene a una gioia ultraterrena nel futuro. Sforziamoci di vedere come avere Dio per la nostra Porzione è il segreto della speranza
IO DIO È IL MIGLIOR OGGETTO DI DOLORE
1. Considera come Dio può essere un oggetto di speranza. Speriamo in Dio quando speriamo di godere della sua presenza, di crogiolarci al sole del suo amore, di entrare nella vita di comunione con Lui. Conoscere Dio è soddisfazione per l'intelletto. Avere comunione con Dio attraverso l'amore significa avere riposo e gioia nel cuore. Essere riconciliati con Dio significa avere il problema della coscienza placato. Tutti i desideri più profondi dell'anima trovano il loro fine e la loro soddisfazione in Dio
2. Considera come Dio sia l'unico Oggetto perfetto della speranza. La più grande delusione di una casa terrena è quando la cosa attesa ci viene data e tuttavia la gioia che ci si aspetta da essa non arriva. Stringiamo il nostro tesoro e scopriamo che è scoria, o lo vediamo essere oro e scopriamo che non fermerà la fame delle nostre anime. Siamo più grandi dei più grandi. la speranza terrena. Le nostre aspirazioni sono le più alte. Ma Dio è più alto, più profondo e più grande del più grande desiderio di qualsiasi anima. Egli è proprio ciò di cui tutti abbiamo bisogno per il riposo e la gioia. Non può deluderci. Se il denaro è la nostra parte, può essere perso, o può non comprare la tranquillità del cuore. Se il potere, il piacere, il successo o qualsiasi altro fine comune è la nostra parte, possiamo essere più stanchi quando abbiamo guadagnato di più, Dio è la Parte per soddisfare la speranza, e lui solo
II DIO È IL MIGLIOR TERRENO DI SPERANZA. Abbiamo la massima certezza che la nostra speranza non verrà meno quando confideremo in lui. Perché?
1. Perché è buono. Gli esseri maligni si compiacciono della frustrazione della speranza, gli uomini crudeli lo fanno con indifferenza, gli uomini egoisti e sconsiderati inconsapevolmente. Ma Dio, che è l'amore stesso e che sempre guarda alle necessità dei suoi figli con misericordiosa considerazione, è troppo misericordioso per deludere la speranza che abbiamo in lui
2. Perché è fedele. Egli ha invitato la nostra fiducia e ha promesso la sua eredità ai suoi figli obbedienti e fiduciosi. Così ha promesso la sua parola. Il suo onore è coinvolto. Egli non manterrà mai la sua promessa
3. Perché è onnipotente. Con le migliori intenzioni un uomo può essere costretto a deludere la fiducia riposta in lui per la semplice incapacità di soddisfarla. Il fallito non può pagare i suoi debiti, per quanto onesto possa essere. Ma come non c'è limite alla potenza di Dio, così non mancherà la speranza in lui
4. Perché la speranza in Dio è lecita e giusta. Non dobbiamo temere che il giudizio più severo lo condanni. È una santa speranza, ed è quindi probabile che venga soddisfatta sempre di più, poiché il giudizio di Dio condanna e distrugge gli oggetti indegni dell'ambizione
La Porzione del Dio
Quando la terra promessa fu divisa tra le tribù d'Israele, nessuna eredità fu assegnata a nessuna di esse, cioè alla tribù di Levi. Alla saggezza divina parve bene che la tribù consacrata e sacerdotale fosse distribuita tra la popolazione e che si provvedesse regolarmente al loro mantenimento. Per riconciliare i leviti con la loro sorte, Geova stesso dichiarò loro che egli era la loro Parte. Il linguaggio di cui il profeta si è qui appropriato, mentre la sua fede e la sua speranza rivivono, è un linguaggio che ogni vero servo di Dio può prendere per sé
IO , IL SIGNORE, È UNA PORZIONE INCOMPARABILE E INEGUAGLIABILE. Senza il favore divino, i più grandi, i più ricchi, i più prosperi, sono poveri; Con questo favore, i più umili e gli squattrinati sono ricchi. Infatti, ciò che appartiene all'anima supera in valore ciò che è esterno; Le circostanze non sono irrilevanti, ma per la mente giusta e riflessiva sono inferiori a ciò che è spirituale
II IL SIGNORE È UNA PORZIONE SUFFICIENTE E SODDISFACENTE. Con quale giubilo, trionfante esultanza il salmista esclamò: "Il Signore è la parte della mia eredità e il mio calice"! Solo Colui che ha creato e redento l'anima può soddisfarla e soddisfarla pienamente. L'apostolo potrebbe ben assicurare ai suoi lettori cristiani: "Tutte le cose sono vostre", e potrebbe ben ragionare per il loro incoraggiamento: "Dio con Cristo non vi darà anche liberamente ogni cosa?"
III IL SIGNORE È UNA PORZIONE ETERNA. Mentre "le ricchezze prendono le ali e volano via", mentre "la reputazione della bolla" scoppia, mentre la morte livella i re della terra contro i mendicanti, i beni spirituali dei pii rimangono intatti nella preziosità. Infatti, il vero valore della Porzione del divino può essere conosciuto solo nell'eternità. Qui la tenuta è in reversibilità; lì è pienamente posseduto e goduto eternamente.
Coloro che hanno Geova per la loro Parte
IO , OGNI UOMO HA LA SUA PARTE. Ciò che è il suo capitale, che costituisce le sue risorse, e con il quale egli deve costruire i risultati della sua vita. Era naturale che un israelita facesse molte porzioni. Israele aveva una porzione, divinamente assicurata e meravigliosamente imballata con le materie prime della ricchezza. Ogni tribù aveva la sua parte, data a sorte, così che non c'era motivo di lamentarsi, e così a ogni famiglia a tempo debito veniva una porzione. In Israele, come in ogni altra nazione, c'erano i ricchi e i poveri, quelli che possedevano molto e quelli che non ne possedevano affatto. Così ci sono disuguaglianze, e non ultime sono quelle che sono inerenti alla costituzione dell'individuo. La nostra parte non dipende da ciò che possediamo legalmente, ma da ciò che abbiamo l'energia e l'abilità di usare. La più grande delle risorse naturali di un uomo è in se stesso. Altrimenti potrebbe sedersi tra grandi possedimenti che non gli sono di maggior utilità di quanto non lo siano i suoi tesori per un avaro
II OGNI UOMO HA IL POTERE DI RIMUOVERE LE DISUGUAGLIANZE DELLA SUA PORZIONE. Geremia ci mostra come. Qualunque fosse stata la sua parte naturale, era quasi svanita a causa dell'odio del suo popolo e persino dei suoi stessi conoscenti. Né dobbiamo dimenticare che parlava in mezzo a una terra desolata. Molte porzioni erano andate e avevano lasciato i loro proprietari senza sapere da che parte girarsi. Ma ora Geremia ci assicura delle sue proprie risorse e ci consiglia dove cercarci, dicendo: "Geova è la mia Parte". In tal modo egli allontana la mente dalla mera proprietà esterna. È il carattere terribile di tutta la mera ricchezza esterna che ce n'è solo una certa quantità, e quindi, proprio nella misura in cui alcuni diventano ricchi, altri devono diventare poveri. Oltre a ciò, c'è da considerare quel momento in cui le ricchezze prenderanno le ali e fuggiranno, e quel momento ancora più grave in cui la carne e il cuore verranno meno. Così vediamo che la lamentela sulle disuguaglianze della vita ha più plausibilità che forza. Tutte le parti puramente naturali sono finalmente ridotte alla stessa vanità, e l'uomo che confida in esse non ha fatto altro che sprecare il suo tempo e procurarsi le più profonde delusioni. Qualunque cosa ci manchi, non dobbiamo mancare quella parte che consiste nelle promesse di Dio fatte a coloro che veramente confidano in lui
III LA CONSEGUENZA DI AVERE DIO PER PORZIONE. La vita è piena di speranza. Un uomo può sperare solo secondo la sua parte. Se la sua parte è in questo mondo, la sua speranza odierà un personaggio corrispondente; mentre se la sua parte è realmente in Dio, la sua speranza parteciperà della necessaria elevazione e pienezza della sua parte. Dio si preoccupa che coloro che sono veramente suoi abbiano nel cuore un sentimento che li faccia guardare avanti verso un futuro sempre migliore del presente. Siamo salvati dalla speranza. Il processo è ancora lontano dall'essere completo, ma è nostro diritto rallegrarci di essere nelle mani di Colui che renderà completa la salvezza a suo tempo.
25 Versetti 25, 26.- Attesa silenziosa
Qui ci viene ricordato per la prima volta che Dio non trascura coloro che lo cercano. Anche se la sua grazia può essere ritardata, arriverà a tempo debito. Poi ci viene detto che questa attesa della risposta di Dio alle nostre preghiere è per il nostro bene, purché sia paziente
IO DIO VISITA CON GRAZIA COLORO CHE LO CERCANO, ANCHE SE POSSONO DOVERLO ASPETTARE
1. Si aspetta di essere ricercato. Aspettare Dio implica attenzione e vigilanza. Ma lo sforzo diretto per trovare la grazia in Dio è coinvolto nella sua ricerca. C'è chi dice che questo è un segno di diffidenza; che dovremmo aspettare senza cercare Dio; che andare dietro a lui implica impazienza per il suo indugio; e, in breve, che ogni preghiera che è una petizione positiva, mostra ostinazione, impazienza e diffidenza. Ma questa visione ipercritica della preghiera è un'illusione. Perché l'atto di cercare può sviluppare una fiducia e portare a una preparazione che non si troverebbe senza di essa. Abbiamo l'invito di Cristo a "cercare per trovare"
2. Potrebbe ritardare la sua risposta al nostro appello. Potrebbe farci aspettare. La ragione di ciò non può essere la riluttanza o l'indifferenza da parte di Dio. Ma può darsi che i tempi non siano maturi per ricevere la risposta, o che saremo disciplinati a prepararci aspettando, o che, al di là di altri interessi che ci riguardano, la risposta debba tardare a causa di essi. Qualunque sia la ragione, dobbiamo essere avvertiti di aspettarci questo ritardo, altrimenti saremo gravemente delusi, perplessi e persino gettati nel dubbio e nello sconforto
3. Risponderà sicuramente a tempo debito. Dio è buono con tutti coloro che lo aspettano e lo cercano veramente. Non è un capriccioso, parziale, rispettoso delle persone. Né richiede una certa quantità di merito nel richiedente. Il nostro bisogno è la nostra unica pretesa, e i più indegni sono i più bisognosi. Ma osservate:
(1) dobbiamo veramente cercare Dio stesso, e non semplicemente cose piacevoli da Dio; e
(2) sebbene Dio sia buono con tutti coloro che lo cercano in questo modo, la sua bontà non assume la stessa forma per ciascuno. Per alcuni è un balsamo curativo, per altri l'issopo purificante
II ASPETTARE LA GRAZIA DI DIO È BENE PER COLORO CHE LO CERCANO, PURCHÉ ATTENDANO IN SILENZIO
1. Dio permette loro di aspettare il proprio profitto. Quali che siano gli altri fini che possono essere raggiunti dal ritardo, il bene del richiedente è perseguito nell'accordo provvidenziale. Come?
(1) Mettendo alla prova la fede. Così si vede se la fede è reale, duratura e costante
(2) Richiedendo la sottomissione. Una delle condizioni più essenziali per trarre profitto dalla grazia divina è la volontà di sottomettersi alla volontà di Dio
(3) Esercitando i nostri poteri spirituali. Se il timido nuotatore fosse stato soccorso nel momento in cui avesse gridato aiuto, non avrebbe mai acquistato fiducia e forza
(4) Fornendoci l'opportunità di essere presi in considerazione. Mentre aspettiamo possiamo pensare. Possiamo quindi misurare il nostro bisogno e vedere cosa lo soddisferà. Guardando alla salvezza che si avvicina alla luce della speranza e dell'immaginazione, siamo meglio preparati a goderne
2. Affinché questa attesa possa essere proficua, deve essere tranquilla. L'impazienza distrugge la fede, la sottomissione e l'obbedienza, e tutte le grazie che sono necessarie per una giusta ricezione della salvezza divina. È difficile stare zitti durante l'attesa. Diventiamo irrequieti e ci preoccupiamo mentre le ore stanche passano. È più difficile aspettare che lavorare, perché il lavoro ci occupa come non l'attesa. Eppure perdiamo molto per mancanza di pazienza. Non siamo abbastanza silenziosi da sentire la voce dolce e sommessa che porterebbe la salvezza. Nella nostra pazienza dobbiamo possedere le nostre anime se vogliamo ricevere in esse i doni più ricchi della bontà di Dio
Versetti 25, 26 - Aspettando la salvezza
Per la maggior parte delle persone è più facile lavorare che aspettare. Eppure ci sono possedimenti, dignità, influenza, che anche qui e ora possono essere raggiunti solo con l'attesa. E la religione, che è la disciplina più alta dello spirito, incoraggia questo atteggiamento e, anzi, in molti casi lo esige
I L'ATTEGGIAMENTO DELL'ANIMA PIA. Colui che è vividamente descritto in questi versetti:
1. Cerca Dio. Poiché non siamo chiamati ad essere completamente passivi; non siamo portati ad aspettarci che le benedizioni giungano su di noi senza alcuno sforzo da parte nostra. Cercare Dio nella nostra vita quotidiana, nell'ordine della sua provvidenza, nelle pagine della sua Parola, è un esercizio ragionevole e proficuo
2. Spera nella sua salvezza. E perché no? L'Altissimo non si è forse rivelato come Salvatore? E la salvezza non è forse la benedizione di cui abbiamo più urgente bisogno?
3. Lo aspetta in silenzio. Questa bella espressione implica che la parola della promessa è creduta, e che senza dubitare l'anima ne attende il compimento. Un rimprovero a coloro che pensano che la ricerca di Dio sia accompagnata da rumore ed eccitazione
II LA RICOMPENSA DELL'ANIMA PIA
1. C'è quella che può essere chiamata l'influenza riflessa dell'attesa, Il ricercatore e supplicante in attesa trova buona e proficua la postura che è portato ad assumere. "Nella quiete e nella fiducia sarà la tua forza".
2. Il Signore è effettivamente buono con coloro che lo aspettano. Egli è impegnato in questo. I suoi servitori hanno sempre riscontrato che questo è il caso. Perché l'attesa onora colui dal quale ci si aspetta la benedizione. I pazienti sono liberati dalle loro afflizioni, e a coloro che cercano il Signore la sua gloria è svelata.
Vers, 25, 26.- La bontà di Dio verso chi spera e chi è paziente
La bontà di Dio è una cosa; che sia reso manifesto agli uomini in modo che possano trarne conforto è un altro. Gli uomini cattivi non vedranno mai Dio come buono. Non essendo buoni essi stessi, non avendo sentimenti benigni, generosi e altruistici verso gli altri, non possono mai arrivare a guardare Dio dal punto di vista necessario per ottenere una manifestazione della sua bontà. Da qui notiamo:
I COME APPARE LA BONTÀ DI DIO A COLORO CHE SI COMPORTANO IN MODO RETTO. La prima cosa che è richiesta è credere che Dio è buono, per quanto la sua bontà sia nascosta, e per quanto difficili possano essere le esperienze della vita. Non dobbiamo accontentarci di dire: "Forse qualcosa di buono verrà in qualche modo". Ma piuttosto diciamo: "La manifestazione della bontà dipenderà dal nostro prepararci per essa". Dobbiamo aspettare, Cantici per parlare, dobbiamo fare il nostro turno. Quando il seme è seminato, il raccolto deve essere aspettato, perché Dio potrebbe darci subito certe cose buone, ma non le cose migliori. Il bambino non può ricevere le cose dell'uomo. Il servo può ottenere la sua ricompensa solo quando il suo servizio è completato, e ciò in modo degno. Poi, oltre all'attesa, c'è la ricerca. Non c'è un atteggiamento appropriato verso Dio senza una combinazione di passivo e attivo. Dio ha fatto dell'eccellenza nella vera conoscenza il risultato di uno sforzo strenuo e lungo e continuo
II LA GRANDE CONQUISTA IN OGNI TEMPO DI DIFFICOLTÀ È AVERE UN DOVUTO MISCUGLIO DI SPERANZA E PAZIENZA. Geova può salvare, se solo abbiamo quella che si può chiamare presenza spirituale di mente. Se diciamo: "Devo liberarmi dei miei problemi ora, o abbandonerò immediatamente la lotta, allora, in verità, la prospettiva della salvezza si ritira a una distanza immensa. Ciò che si vuole è che mettiamo tutti i nostri interessi più alti nelle mani di Dio, e poi andiamo tranquillamente alle nostre opportunità quotidiane di servirlo. Quando il passeggero sale a bordo della nave all'inizio di un lungo viaggio, ripone completa fiducia nel capitano, e quindi spera e attende tranquillamente che il viaggio giunga al termine. Attraverso tutti i pericoli del mare può solo sperare e aspettare in silenzio, sapendo che il padrone della nave è l'unico che può difendersi dai pericoli. E così nel viaggio della vita; Non possiamo accorciarlo, non possiamo. determinare quali saranno le sue circostanze; ma possiamo metterci nelle mani del grande Guido. Egli si prenderà cura della nostra sicurezza, se solo ci dedicheremo alla nostra parte nel fare il suo lavoro. Lasciamo che l'attesa silenziosa sia la nostra regola. È molto probabile che diciamo cose sciocche nella nostra critica delle vie divine, e quindi è bene tacere. Ma mentre rimaniamo in silenzio, possiamo pensare molto. Questo è un buon consiglio del salmista: "Comunica con il tuo cuore... e stai zitto". È attraverso le domande interiori e il malcontento nei confronti delle tradizioni ricevute che dobbiamo arrivare alla comoda verità. Ma se continuiamo a parlare, è molto probabile che ci scomponiamo e fuorviiamo gli altri. Gli stati d'animo in cui siamo dubbiosi, timorosi e stanchi, dovremmo fare del nostro meglio per tenerli per noi stessi.
26 Dovrebbe sperare e aspettare tranquillamente; piuttosto, dovrebbe aspettare in silenzio. "Silenzio" è un'espressione del salmista (le Lamentazioni sono salmi) per la rassegnazione alla volontà di Dio; comp. Salmi 62:1 Salmi 65:1, e vedi Versione Autorizzata, margine. Il pensiero del versetto è quello dei Salmi 37:7
27 Nella sua giovinezza. Il pensiero di questo versetto ci ricorda Salmi 119:71. La giovinezza è menzionata come il momento in cui è più facile adattarsi alle circostanze e in cui la disciplina è più prontamente accettata. Le parole non provano che lo scrittore sia giovane, non più di Versetti. 9 e Salmi 119:100 provano che il salmista era un uomo anziano (contro questo punto di vista, vedi Versetti. 84-87). Non c'è quindi motivo per l'alterazione testuale (poiché come tale non posso fare a meno di considerarla), "dalla sua giovinezza", che si trova in alcuni manoscritti ebraici della Teodozione, nell'edizione aldina della Settanta e nella Vulgata. La lettura fu probabilmente dettata dal tentativo inconscio di sostenere la teoria della paternità di Geremia. Gli scribi e i traduttori ricordarono, inopportunamente, che i processi di Geremia erano iniziati nella prima età adulta
Gioventù
IO , IL GIOGO APPARTIENE ALLA GIOVENTÙ. È comune sentire parlare della giovinezza come di un momento di piacere. Le persone anziane fanno del loro meglio per smorzare la gioia dei giovani dicendo loro che questi sono i loro giorni felici, che presto arriveranno i giorni bui dei guai, che si godano il tempo luminoso finché dura. Anche se una tale visione della vita fosse corretta, la saggezza di spingerla avanti non è facile da scoprire. Perché rovinare il banchetto indicando la spada di Damocle? Perché dirigere la passeggiata in una bella giornata primaverile verso il cimitero? Certamente sarebbe più saggio dire: "Al giorno basta il suo male". Ma questa visione è falsa. Nasce dall'immaginazione disturbata degli anni successivi. Cresciuti cupi con cura, gli uomini guardano indietro ai primi giorni della loro vita e immaginano che siano stati molto più luminosi di quelli di cui godono ora; ma. Lo fanno solo con quel comune trucco della memoria che seleziona le immagini piacevoli e lascia cadere quelle sgradevoli
1. La giovinezza è un momento di moderazione. Con tutta la loro leggerezza di cuore, i bambini sentono i vincoli dell'autorità e anelano al tempo in cui saranno padroni di se stessi. È difficile per gli uomini adulti, che hanno il libero controllo delle proprie azioni, comprendere l'irritabilità dei legami necessari dell'infanzia. Trattenuti all'asilo e nelle aule scolastiche dalla legge e dalla sorveglianza, passibili di ignominiosi rimproveri, molti bambini si sentono in schiavitù. Un trattamento più saggio dà più libertà; ma continua necessariamente molte restrizioni. E nella vita adulta, quando la schiavitù è più irritante, i giovani devono comunemente obbedire e sottomettersi alla direzione più degli uomini più anziani
2. La giovinezza è un tempo di fatica. Gli uomini generalmente devono lavorare sodo nei loro anni più giovani. Le ore di lavoro sono le più lunghe; i compiti imposti sono i più sgradevoli; I salari pagati sono i più bassi. La maggior parte degli uomini, man mano che avanzano negli anni, lavorano per meno ore in compiti più piacevoli e per maggiori ricompense
II IL GIOGO FA BENE ALLA GIOVENTÙ. Abbiamo visto che non è corretto considerare la giovinezza come un tempo di eccezionale piacevolezza. Per una vita normale il giorno si illumina man mano che si allunga, almeno fino a quando non si raggiunge il meridiano, e anche più tardi la tenue luce della sera è per molti una fonte di gioia profonda e calma sconosciuta nell'eccitazione febbrile della giovinezza (vedi la poesia di Wordsworth sulla superiorità dei tranquilli canti di settembre degli uccelli rispetto a quelli selvatici), canzoni primaverili irrequiete). Ciò nonostante, il giogo stesso della gioventù è buono
1. Se deve essere portato, il giogo può essere portato meglio in gioventù. La mente è allora più flessibile a modellarsi al peso e alla pressione insoliti di essa, allora un uomo può cedere all'autorità con la massima flessibilità e affrontare il duro lavoro con la massima sicurezza
2. Il giogo è necessario per la gioventù. È una buona cosa portarlo in gioventù
(1) La moderazione è quindi necessaria. Si abuserebbe della libertà. Fino a quando una coscienza indipendente non sarà stata sviluppata, istruita e rafforzata, è necessaria la coscienza esterna dell'autorità
(2) Il lavoro fa bene anche ai giovani. Anche la disciplina dei compiti spiacevoli è salutare. Conquista la caparbietà e l'amore ozioso per il piacere, e si allena all'abnegazione
3. Gli anni successivi beneficiano del giogo della gioventù. Anche se gli anni durante i quali viene partorito non sono così felici come potrebbero essere, l'uomo stesso è migliore in tutta la sua vita. Lui trae profitto dalla disciplina. Impara le abitudini dell'autocontrollo e dell'operosità. È in grado di apprezzare meglio i privilegi derivanti dall'avanzare nelle fasi della vita
Il giogo nella giovinezza
Questa non è una lezione gradita. È naturale per tutti, e specialmente per i giovani, resistere all'autorità, sfidare le restrizioni, risentirsi per la punizione. Come il giovane bue deve essere portato sotto il giogo, come il giovane cavallo deve essere abituato al morso e alla briglia, alla bardatura e alla sella, così il giovane deve imparare la lezione pratica e preziosa della resistenza e della sottomissione
Nella vita umana un giogo è imposto a tutti. In alcuni casi è più facile e in altri più irritante; Ma non c'è via di fuga, non c'è eccezione. Il lavoro deve essere sopportato, il peso quotidiano deve essere sopportato, le restrizioni devono essere sopportate per il bene generale, i sacrifici devono essere fatti, la pazienza deve essere richiamata e coltivata
II , QUANDO SI SENTE PER LA PRIMA VOLTA IN ETÀ AVANZATA, IL GIOGO È PARTICOLARMENTE DIFFICILE DA SOPPORTARE. A volte accade che la gioventù sia al riparo dalla tempesta delle avversità, che si abbatte ferocemente sugli inesperti e sugli indisciplinati solo negli anni successivi. È ben noto quanto siano gravi i problemi in questi casi; perché la schiena non è adatta al peso, il collo non è piegato al giogo
III LA DISCIPLINA SPERIMENTATA NELLA GIOVENTÙ SI ADATTA ALLA FATICA E ALLA SOFFERENZA DELL'ALDILÀ. Ecco perché è "bene" allora sopportarlo. Molti dei personaggi più nobili hanno conosciuto problemi in gioventù, e hanno così imparato le salutari lezioni delle avversità che gli sono state utili negli anni successivi. Coloro che sono afflitti nella loro giovinezza imparano la limitazione delle proprie forze, imparano le inesorabili necessità della vita umana e diventano abili studiosi nella grande scuola della Divina Provvidenza
IV LA RESISTENZA AL GIOGO È SBAGLIATA E STOLTA, LA SOTTOMISSIONE È GIUSTA E SAGGIA. È difficile scalciare contro i pungoli; è inutile risentirsi per le nomine della sapienza divina. Ci sono casi in cui uno spirito ribelle dura tutta la vita, ed è indiscutibile che la miseria lo accompagni. D'altra parte, se il giogo viene portato presto e portato con pazienza, diventa più facile con l'abitudine. E coloro che sono forti per soffrire sono anche forti per servire.
La disciplina della gioventù
Ricordate quanto presto Geremia fu chiamato a profetizzare. Dice all'inizio: "Ah, Signore Dio! ecco, io non posso parlare, perché sono un fanciullo".
Geremia 1:6
Dovette sopportare il giogo nella sua giovinezza, e senza dubbio questo contribuì molto a prepararlo per una vita utile e ben controllata in seguito. Il paragone, ovviamente, è chiaro. Un bue poteva essere messo sotto il giogo quando era molto giovane, e allora, anche se la restrizione sarebbe stata fastidiosa per un po', alla fine il senso di restrizione sarebbe scomparso, e il giogo sarebbe diventato una seconda natura; mentre se un bue non fosse mai stato provato con il giogo fino a quando non fosse completamente cresciuto, era probabile che non lo avrebbe accettato in modo docile e utile. C'è questa differenza tra il giovane bue e il giovane essere umano, che il giovane bue è interamente nelle mani del suo padrone, mentre il giovane essere umano ha la sua scelta. Perché qui non intendiamo il giogo principalmente per le circostanze esterne della vita. Il giogo è quello che prendiamo su di noi, vedendo che è la cosa giusta e virile da fare. L'abnegazione è un giogo. Lo sforzo necessario per formare giuste abitudini è un giogo. La subordinazione del presente al futuro, dell'inferiore al superiore, dell'umano al Divino, è un giogo. Non che dobbiamo lasciare del tutto fuori questione le circostanze esterne. Gli uomini che hanno avuto momenti difficili da giovani sono arrivati ad essere grati, negli anni successivi, per quei lime molto duri. È meglio essere orfani che essere figli di genitori che hanno sia i mezzi che la disposizione che li rendono generosamente indulgenti. Tenete solo presente che le circostanze esterne non hanno in sé alcun potere disciplinante. I materiali di un giogo potrebbero essere usati per fare qualcos'altro, la decisione spetta a noi. Uno può fare della prosperità e delle circostanze favorevoli un giogo, mentre un altro si irrita e tiene il broncio di fronte alle avversità al punto da peggiorare ogni giorno.
28 Versetti 28-30.- Egli siede da solo, ecc.; piuttosto, Lasciatelo sedere da solo... taca (Versetto 28) ... che metta (Versetto 29) ... lascia che dia ... sia riempito (Versetto 30). Il nesso è: poiché è bene per un uomo essere afflitto, lascialo stare fermo, quando gli viene mandata una difficoltà, e rassegnarsi a sopportarle
Perché egli l'ha sopportato; piuttosto, quando egli (cioè Dio) l'ha posta
29 Mette la bocca, ecc. Un modo orientale di esprimere la sottomissione.
Comp. Michea 7:17 Salmi 72:9
30 Egli porge la sua guancia. Si noti la sorprendente affinità (che non è affatto casuale) con Giobbe 16:10 Isaia 1:6. L'ideale dell'uomo giusto, secondo questi libri affini, contiene, come una delle sue caratteristiche più importanti, la paziente sopportazione dell'afflizione; e così anche lo stesso ideale, ricevuto e amplificato dal più grande "Servo di Geova".
Matteo 5:39
La guancia per chi percuote
Probabilmente questi versetti andrebbero tradotti per imperativi. Il profeta, approfittando della propria esperienza e di quella del suo Paese. uomini, ammonisce tutti alla mansuetudine e alla sottomissione. Nella resistenza non c'è né pace né liberazione; Nella paziente sottomissione e nell'attesa c'è la vera sapienza, poiché tale è la via che conduce alla contentezza e alla salvezza finale
TALE MANSUETUDINE È CONTRARIA ALL'INCLINAZIONE NATURALE ED È INDICATIVA DI UNO SPIRITO CASTIGATO. Colui che è colpito naturalmente colpisce di nuovo. Ma agire in base a questo principio significa perpetuare uno stato di guerra e di conflitto. La vendetta è infatti spesso onorata nel mondo, eppure i documenti del mondo sono testimonianze della miseria che questa abitudine produce. D'altra parte, il principio cristiano, lodato da nostro Signore in un linguaggio che sembra preso in prestito da questo passaggio, è un principio di perdono e di mite sottomissione, la cui prevalenza fa molto per mitigare l'asprezza e per frenare le ferite inutili
TALE MANSUETUDINE È INCULCATA DAL SIGNORE GESÙ SIA CON IL PRECETTO CHE CON L'ESEMPIO. Fu oltraggiato, ma non lo oltraggiò di nuovo. E accettando senza risentimento o lamentela le ingiuste percosse e i colpi e le molte umiliazioni che ha sopportato, il nostro Salvatore ha dato al mondo il più glorioso esempio di vittoria su se stesso, di mansuetudine sovrumana
III TALE MANSUETUDINE CONTRIBUISCE ALLA FELICITÀ DI COLORO CHE LA MANIFESTANO E ALL'EDIFICAZIONE DI COLORO CHE NE SONO TESTIMONI. I miti e gli umili di cuore trovano riposo alla loro anima. E la società trae profitto da ogni illustrazione del potere e della bellezza dell'autogoverno e dell'autocontrollo, della conciliazione e della pazienza.
31 Versetti 31-33.-Due motivi di comfort:
(1) il problema è solo per un tempo, e Dio avrà di nuovo compassione (Versetti. 31, 32); e
(2) Dio non affligge con spirito maligno (Versetto 33)
Versetti 31-33.- Castigo solo per una stagione
MI SEMBRA CHE IL CASTIGO SIA SOLO PER UNA STAGIONE. Dio 'rigetta' e 'causa dolore'. Il suo amore non annulla la sua ira. Quando è addolorata e rinnegata da Dio, l'anima si sente completamente desolata. Ma il terribile giudizio è solo per una stagione. Finirà con la riconciliazione e la compassione. Questa grande verità dà una carnagione completamente nuova alle nostre visioni della vita e della provvidenza. A volte vediamo il lato severo. Ma giudichiamo male se lo prendiamo come un esempio del tutto. In verità la stessa severità prepara la via alla misericordia; poiché Dio può mostrare compassione dopo il castigo a un livello che non sarebbe buono prima della sana disciplina. Il sole, che farebbe appassire le piante prima della tempesta, le aiuta a crescere e prosperare sull'acqua che ha portato alle loro radici
1. Questo fatto non è motivo di indifferenza sconsiderata. Per
a. l'ira è già abbastanza terribile finché dura;
b. deve durare fino a quando persiste una colpa impenitente; e
c. Il peccato che presume la misericordia è l'ingratitudine più grossolana e colpevole
2. Questo fatto dovrebbe essere una consolazione nei guai. La speranza può sostenere chi ne soffre. E si può ricorrere alla preghiera. Sembra che l'anima sia stata abbandonata. Ma se Dio non l'ha rigettata per sempre, deve ancora provare interesse per essa, e quindi può essere invocata per avere misericordia
3. Questo fatto è un incoraggiamento al pentimento. La punizione infinita scoraggia il pentimento. Agisce in modo opposto a quello di tutte le punizioni utili. Tende a confermare il peccato. È la prospettiva della misericordia che. intenerisce il cuore e suscita sentimenti di penitenza
II IL MOTIVO PER CUI IL CASTIGO È SOLO PER UNA STAGIONE. Questa ragione si trova nel carattere di Dio. "Egli non affligge volontariamente", o meglio, "dal suo cuore". C'è una differenza essenziale tra castigo e misericordia. Il castigo è necessario e viene inviato con riluttanza, ma la misericordia sgorga dal cuore di Dio e viene donata volentieri. Questa è una rappresentazione falsa e diffamatoria di Dio, secondo la quale il teologo descrive l'effusione dell'ira divina come se ci fosse una vera soddisfazione per Dio nel processo di causare dolore alle sue creature. La descrizione della perdizione eterna data alle anime perdute con un diluvio d'ira è più simile all'azione di un demone maligno che a quella di un Dio misericordioso. A volte se ne parla così, come se ogni attributo in Dio, tranne la misericordia, fosse eterno. La verità, la giustizia, la santità, l'ira, la vendetta, devono durare prima che la misericordia faccia il suo tempo. Solo questa grazia è di breve durata e presto si esaurirà. La calunnia è una contraddizione diretta con la Scrittura, che insegna più e più volte che la misericordia del Signore dura prima di questo attributo. Questo scaturisce più direttamente dal cuore di Dio; perché è il frutto dell'amore. Anche se a volte diciamo che Dio è arrabbiato, non diciamo che Dio è rabbia, perché l'ira non appartiene alla natura essenziale di Dio. Ma noi diciamo che non solo Dio ama, ma Dio è amore. Ma si può dire: se Dio non affligge "di cuore", perché affligge affatto? Deve essere perché le circostanze dei suoi figli lo rendono necessario. Non lo fa per se stesso. Allora deve farlo per il loro bene. Vedendo, tuttavia, che il castigo non è gradito a loro, ci deve essere in esso un qualche scopo, un qualche risultato di esso di cui devono trarre profitto. Deve quindi cessare a tempo debito, affinché possa lasciare luogo a quel felice risultato
Versetti 31-33.- La benignità divina
Ci volle grande fede da parte di Geremia e dei suoi connazionali per pensare e parlare così di Dio. Era facile per loro credere nella giustizia e nella potenza di Dio; La loro stessa afflizione ha testimoniato questi attributi. Ma fu un trionfo di fede per coloro che erano così afflitti riconoscere la benignità e la compassione del supremo Sovrano
NON È INCOMPATIBILE CON LA BONTÀ DI DIO AFFLIGGERE GLI UOMINI. Egli "causa dolore". La Sua provvidenza stabilisce che la vita umana debba essere in gran parte una disciplina di afflizione, che le trasgressioni umane siano seguite dal castigo. Le Scritture ci insegnano che possiamo guardare in faccia tutti i duri e terribili fatti della vita umana, e tuttavia conservare la nostra fiducia nell'infinita gentilezza del Sovrano Divino
II DIO OSSERVA UN LIMITE NELL'AFFLIGGERE IL SUO POPOLO. Il suo castigo è per un po'. Non rimprovera sempre. Egli non rigetterà via il Versetto, perché non è vendetta implacabile, è disciplina paterna, che spiega le sofferenze umane
III LA COMPASSIONE E LA MISERICORDIA SONO DISCERNIBILI SOTTO IL CASTIGO DIVINO. È la benignità che libera i figli degli uomini dalle acque, affinché non siano sopraffatti; dalle fiamme, in modo che non si consumino. Ma è anche la benignità (sebbene questa sia una dura lezione per gli afflitti, e una dura lezione per il filosofo di questo mondo) che stabilisce l'afflizione e il castigo. Dio non permette che le nostre sofferenze siano volontarie, cioè con il suo cuore, come se si compiacessero di esse. Non è per il suo piacere, ma per il nostro profitto, che possiamo essere partecipi della sua santità. E qui vediamo non solo la più alta sapienza, ma l'amore più puro.
Versetti 31-33.- I buoni propositi di Dio nel causare dolore
Tutto questo è il linguaggio della speranza e continua naturalmente ciò che viene detto in Versetti. 21 e 24. L'esistenza di un problema presente preme sul cuore, ma insieme ad esso c'è la fiduciosa certezza di una futura liberazione. Osservate, quindi, certe ammissioni, insieme alle qualifiche incoraggianti che le accompagnano
IO , IL SIGNORE, MI ABBANDONA. C'è un'interruzione dei segni della sua presenza. I nemici fanno a modo loro e, peggio ancora, i profeti non trovano alcuna visione dal Signore. Non è più verso Israele come una volta. Ma poi, che qualifica arriva! Anzi , l'abbandono non fa che enfatizzare il rientro. La rinuncia non deve essere presa troppo alla lettera. Dio non si rigetta come gli uomini. Essi mollano gli ormeggi e non vogliono riportarli indietro, o, se lo desiderano, scoprono di non essere in grado di farlo. Quando Dio si allontana, anche se c'è un sentimento di separazione, e si perde qualcosa che non si può guadagnare con alcuno sforzo, rimane ancora la verità che in Dio anche il naufrago vive, si muove e ha il suo essere. Dio rigetta gli uomini, per così dire, affinché possano rendersi conto della loro debolezza e del loro vero stato, e poi, quando fanno la piena scoperta, la mano di Dio è tesa per ristabilire
II IL SIGNORE CAUSA DOLORE. Un grande dolore, dolore del corpo e dolore del cuore, deve essere venuto dal naufragio. Ed è inutile fare belle distinzioni tra Dio che causa dolore e che permette il dolore. In realtà non sappiamo molto sulle cause del dolore, e può darsi che attribuiamo a Dio molto di ciò che noi stessi produciamo. L'unica cosa chiara è che Dio mostra una moltitudine di misericordie. Alla maggior parte di noi è giunta una moltitudine di misericordie prima che ci fossero dei dolori, e le misericordie rimangono attraverso i dolori, anche se a volte sono grandemente eclissate. Possiamo sbagliarci nell'attribuire l'inflizione del dolore a Dio, ostacolati come troppo spesso siamo dalle concezioni delle epoche precedenti. Ma non possiamo mai sbagliare nel glorificare Dio per la moltitudine delle sue misericordie, possiamo rovinare e abusare delle misericordie e quindi creare dolore, ma le misericordie non potremmo ottenerle da soli. Il nostro stesso modo di agire sbagliato fa sorgere nuove misericordie. Sono molti, e ognuno di loro è un grande abisso di amore e saggezza
III IL SIGNORE AFFLIGGE I FIGLI DEGLI UOMINI. Questo non è che dire ciò che è già stato detto. La novità è la qualifica. Non lo fa volontariamente. La distinzione è netta tra l'offesa inflitta con malizia e l'offesa inflitta con riluttanza. Ci sono stati e, ahimè! Ce ne sono ancora, troppi, che mettono tutto il loro cuore nel dolore degli altri. Il loro vero fine è quello di causare dolore; mentre il fine che Dio ha in mente è quello di rimuovere le cause del dolore. Il chirurgo non infligge dolore volontariamente, lo infligge perché non può farne a meno; e così egli accoglie e utilizza pienamente l'agente che porta l'incoscienza mentre esegue la sua operazione.
33 Volentieri; letteralmente, dal suo cuore
34 Versetti 34-39.Queste due triadi formano una transizione verso le rinnovate lamentele e richieste di aiuto contenute nei versetti seguenti. La prima triade è probabilmente un'amplificazione dell'affermazione che "il Signore non affligge volontariamente". Essendo questa la facilità, l'ingiustizia che oscura la vita umana non può essere approvata da lui
Schiacciare, ecc. Con manifesto riferimento alle crudeltà dei conquistatori babilonesi degli ebrei
35 Davanti al volto dell'Altissimo. Nell'antica fraseologia, portare un caso davanti ai giudici significava portarlo "alla divinità" ('el ha-'elohim), Esodo 21:6 ; comp. Esodo 22:8 ; o (come la Settanta in un passaggio lo parafrasa, "al luogo del giudizio di Dio", cioè a un luogo sacro dove i giudici tenevano la loro sessione
36 Non approva. Il senso è eccellente, ma è molto dubbio che possa essere ottenuto senza alterare una delle lettere della parola nel testo (leggendo racah per ra'ah). Il testo recita: "Il Signore non vede". Questo può essere spiegato sia come "il Signore non considera (tale cosa)", sia come una domanda: "Il Signore non considera (questo)?"
37 Versetti 37-54.-ESORTAZIONE AL PENTIMENTO; RESO, LAMENTO
Versetti 37, 38.-È vero, Dio non vuole le nostre disgrazie. Ma è altrettanto vero che non avvengono senza il suo esplicito permesso.
Comp. Isaia 45:7 Amos 3:6
Questo dice, e avverrà.
Comp. Salmi 33:9; Genesi 1:3 , ecc
38 Come il male e il bene procedono entrambi da Dio
I profeti ebrei non mostrano alcuna inclinazione verso il dualismo persiano. Essi non tentano mai di risolvere il mistero del male con la dottrina di due principi della natura, un principio buono e uno cattivo, che si coordinano in alcun modo l'uno con l'altro. Al contrario, essi enfatizzano il monismo del loro credo attribuendo la supremazia e il potere originario all'"Eterno". Tuttavia, non insegnano che il male morale è causato da Dio. Essi ritengono che ciò sorga dal cuore dell'uomo. Nel versetto che abbiamo davanti non abbiamo alcun dubbio su questo tipo di male più oscuro. Non si parla di peccato, ma di sofferenza, come mostra chiaramente il contesto. Ci è stato appena detto che Dio non rigetterà per sempre perché non affligge con il suo cuore. Ci viene ora ricordato che non è meno vero che Dio manda cose avverse e piacevoli
TUTTA LA NOSTRA ESPERIENZA DI VITA È SOTTO LA DIREZIONE DI DIO. La nostra condotta è nelle nostre mani; ma ciò che non dipende così immediatamente dalla nostra volontà è diretto da Dio. Gli altri uomini ci influenzano, ma sono dominati dall'Altissimo. Sembra che il caso e il caso ci colpiscano, ma il caso e il caso esistono solo per la nostra ignoranza. Non lo sono realmente, perché la Provvidenza li esclude. A volte parliamo di visite a Dio, come se Egli andasse e venisse. Ma questo significa solo che percepiamo la sua azione in un momento più che in un altro. Dio è sempre all'opera in noi. "In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo". Le cose grandi e piccole, piacevoli e dolorose, spirituali e fisiche, eterne e temporali, sono sotto la mano di Dio e regolate dalla sua volontà
II DIO CI TRATTA IN VARI MODI. Egli manda sia il male che il bene. Egli non ha un metodo d'azione immutabile. Varia il suo trattamento in base alle esigenze. A uno manda più male, a un altro più bene. Eppure a nessuno egli invia un'esperienza di un solo tipo. Il duro lotto ha molte mitigazioni. I luoghi ameni hanno le loro ombre. Mentre attraversiamo la vita vediamo come Dio ci tratta con saggezza e convenienza, ora mandando il bene più buono, ora il male più cattivo
III NON DOBBIAMO DEDURRE CHE SE DIO È CON NOI NON POSSONO ACCADERE PROBLEMI. Se il male e il bene escono dalla bocca dell'Altissimo, nessuna certezza della presenza dell'Autore di entrambi ci giustificherà nel non credere alla venuta dell'una o dell'altra esperienza. Dobbiamo stare in guardia o rimarremo delusi. Dobbiamo essere pronti ad aspettarci cose malvagie anche quando siamo sotto la cura di Dio
IV NON DOBBIAMO DEDURRE CHE SE IL MALE CI CAPITA, DIO NON PUÒ ESSERE CON NOI. Questa deduzione dell'incredulità è la conseguenza naturale della delusione nella presunzione che, se Dio è con noi, non possiamo soffrire problemi. C'è un vero conforto nel pensiero che il male è mandato da Dio, se non altro per la rimozione dell'assunto comune che indica una diserzione da parte sua
V POSSIAMO DEDURRE CHE SE IL MALE PROCEDE DA DIO, È PERMESSO PER AMORE DEL BENE ULTIMO. Dio infatti non si compiace di mandare il male. Il suo cuore non è in esso. Ma il suo cuore è misericordioso. Può sembrare che mandi i due indifferentemente; ma non li elargisce con uguale piacere né con risultati simili, perché il bene è inviato per se stesso, e il male solo per poter condurre a un bene più alto in futuro
La fonte del male e del bene
Questo passaggio può essere facilmente frainteso. Alcuni hanno attribuito il male morale e il bene morale al grande Sovrano dell'universo, e facendo di Dio l'autore del peccato hanno introdotto la confusione nel regno morale. La presenza del peccato nel mondo è per il permesso dell'Altissimo; ma, mentre non riusciamo a capire le ragioni di questo permesso, non siamo liberi di rappresentarlo come sanzionatore del male. Il bene e il male di questo passaggio sono naturali, non morali
QUI C'È UN'AFFERMAZIONE DELLA PROVVIDENZA UNIVERSALE E PARTICOLARE. La disuguaglianza della sorte umana è sempre stata il tema della meditazione, dell'indagine e dello studio. È stato attribuito al caso, agli uomini stessi, all'azione della legge. Ma la mente illuminata e religiosa riconosce la voce e la mano dell'Altissimo nella società umana, anche quando le cause immediate di ciò che avviene sono evidenti. Nulla è così vasto da essere in alto, e nulla è così minuscolo da essere in basso, Provvidenza. Le afflizioni e le sofferenze della vita, così come le sue gioie e prosperità, sono tutte permesse e tutte annullate per il bene del popolo di Dio. E tutti possono diventare mezzi di grazia e di benedizione per coloro che li ricevono con uno spirito ammaestrabile e sottomesso. Di conseguenza...
QUI C'È UN SUGGERIMENTO IMPLICITO DEL MODO IN CUI IL BENE E IL MALE DOVREBBERO ESSERE RICEVUTI DAGLI UOMINI. Questa non deve essere considerata come una questione meramente speculativa, sebbene sia un argomento su cui gli uomini pensanti devono necessariamente esercitare i loro pensieri. Ma poiché tutti noi riceviamo sia il bene che il male nel corso della nostra vita, non può essere altro che una questione di suprema preoccupazione per noi decidere con quale spirito tutto ciò che ci accade sarà accettato
1. Sarà bene ricordare che non c'è nulla di inutile; che c'è intenzione, significato, in tutte le disposizioni provvidenziali
2. La mente devota riconoscerà la benevolenza nelle "dispensazioni" della provvidenza, vedrà i movimenti della mano di un Padre e udrà i toni della voce di un Padre
3. Il cristiano non può trascurare il fatto ovvio che il vero bene può essere acquisito solo da coloro che ricevono la felicità della vita con gratitudine e sopportano le afflizioni della vita con sottomissione e allegria.
39 Perché un uomo vivente si lamenta, ecc.? Il Dio di cui parla il poeta è il Scrutatore dei cuori. Perché, allora, un uomo dovrebbe lamentarsi quando sa di meritare la sua punizione? La chiusura del versetto dovrebbe correre, (Lascia) che un uomo (piuttosto sospiri) sui suoi peccati
Perché mormorare?
Il mondo è pieno di lamentele e mormorii. A volte si può osservare che coloro la cui sorte è particolarmente fortunata, le cui circostanze sono particolarmente favorevoli, sono i primi a lamentarsi quando accade loro qualcosa che non soddisfa le loro aspettative, che non corrisponde ai loro desideri. D'altra parte, di tanto in tanto incontriamo i poveri, i sofferenti, i senza amici, che mostrano un'indole allegra e non lamentosa
OGNI PUNIZIONE È MERITATA DA COLORO AI QUALI VIENE INFLITTA. La coscienza lo testimonia. Dio non ci ha "ricompensati secondo le nostre iniquità". Nessun afflitto può dichiararsi innocente, può giustamente affermare di essere stato trattato con eccessiva severità. Per questo motivo l'afflizione deve essere sopportata in silenzio e con sottomissione
Quando Dio castiga, lo fa con equità, e non con ingiustizia o capriccio, I pagani attribuiscono a divinità arbitrarie e volubili, anche a divinità malevole, molte delle loro disgrazie. Ma per noi Dio è "giusto in tutte le sue opere". Ribellarsi contro di lui significa mettere in discussione la saggezza dell'unico Saggio, la giustizia dei Giusti supremo. L'afflitto dovrebbe guardare attraverso il castigo alla mano che lo infligge
III RIBELLARSI A DIO È RESISTERE AL SUO. SCOPI DI COMPASSIONE CHE INTENDONO il nostro bisogno. Osservate che mormorare non solo è sbagliato, è molto inopportuno. Uno spirito lamentoso è incompatibile con l'indole che sola può ricevere le salutari lezioni e la disciplina del dolore e può volgerle al massimo e duraturo profitto.
40 Versetti 40-51.-Confessione dei peccati, seguita da sospiri e gemiti
Cerchiamo insieme. Poiché i nostri problemi sono causati dai nostri peccati, cerchiamo di cercarli e correggiamoli
Esame
È interessante osservare il progresso dei pensieri e dei sentimenti dello scrittore che si rivolge a noi come a chi soffre nel rovesciamento di Gerusalemme. Agisce prima piange la sua sorte, poi invoca l'aiuto di Dio. Dopo averlo fatto, riacquista la fede e ricorda la misericordia di Dio. Questo lo aiuta a garantire che il problema è solo temporaneo. Sente che, poiché viene da Dio, non ci si deve lamentare. È piuttosto un invito alla riflessione e all'autoesame
IL CASTIGO DOVREBBE PORTARE ALL'AUTOESAME. Ci fa poco bene finché non ci rende riflessivi. Dobbiamo sederci sotto di esso e pensare. Allora dovremmo rivolgere i nostri pensieri a noi stessi. Siamo inclini a guardare altrove, a discutere della giustizia di Dio, a lamentarci della condotta degli uomini, a criticare il corso degli eventi. Ma l'unica cosa necessaria è guardarsi dentro. Questo è difficile, come sa bene chiunque l'abbia provato onestamente. Non è necessario abitualmente. Troppa introspezione sviluppa una soggettività morbosa. Ma ci sono occasioni speciali per l'autoesame, e i problemi sono una di queste
II L' AUTOESAME DOVREBBE INDAGARE SULLA CONDOTTA. Sono le "nostre vie" che dobbiamo indagare
1. La domanda importante è cosa facciamo e come viviamo. Le persone esaminano i loro sentimenti. L'esame è ingannevole e malsano. Esaminano le loro opinioni. Ma le opinioni non dovrebbero essere tanto materia di prova morale, quanto questioni per una tranquilla prova intellettuale. Il punto principale è il nostro comportamento
2. Le questioni più importanti di condotta sono quelle che riguardano le nostre azioni abituali. Le "nostre vie" non sono azioni isolate, ma linee di condotta. Potremmo essere sorpresi a cadere o spronati a compiere una buona azione. Più significativo è il nostro comportamento normale e quotidiano. Questo è ciò che dovremmo indagare più da vicino
III L'INDAGINE SULLA CONDOTTA DOVREBBE ESSERE INDAGATORIA E GIUDIZIARIA
1. Dovrebbe essere la ricerca. Il male è sottile. Le scuse plausibili coprono le cattive azioni. Non dobbiamo accontentarci di condannare la malvagità cosciente e confessata. Il male nascosto del nostro cuore deve essere cercato. Il detective deve fare la sua parte prima che il magistrato faccia il suo
2. Dovrebbe essere periodico. Dobbiamo "provare" le nostre vie. È inutile e demoralizzante per la coscienza confessare una colpa che non sentiamo e non vediamo. Finché non ne siamo convinti, siamo disonesti nel tentativo di incolpare noi stessi per questo. La condanna deve precedere la sentenza. Dovremmo anche essere giusti con noi stessi. L'autoaccusa all'ingrosso è spesso disonesta e raramente redditizia. Vogliamo accuse puntuali e specifiche nel nostro giudizio di noi stessi: la Legge di Dio, la voce della coscienza, l'esempio di norme cristiane con cui metterci alla prova. Se troviamo difficile il processo, possiamo pregare che Dio lo porti avanti per noi.
Salmi 139:23,24
LA CONVINZIONE CHE SEGUE LA PROVA DELLA NOSTRA CONDOTTA DOVREBBE CONDURCI AL PENTIMENTO. Non serve a nulla se non fa questo. Il solo senso di colpa è deprimente e, lasciato a se stesso, può portarci alla rovina per disperazione. Dovrebbe seguire il pentimento. Dobbiamo renderci conto di essere sulla strada sbagliata solo per poter passare da essa alla via giusta. Tutti noi pecchiamo, e quindi l'autoesame dovrebbe condurre tutti noi, attraverso la convinzione di peccato, al pentimento. Allora potremo tornare a Dio. Attende solo la nostra confessione di colpa. Quando lo ammetteremo, egli lo perdonerà
Pentimento
Il peccato e la sofferenza sono l'argomento di molte riflessioni, indagini e speculazioni. Ma è della massima importanza per il peccatore e per il sofferente agire rettamente. Può essere o non essere in grado di spiegare i misteri del cuore umano, del governo divino. Ma la cosa più importante è che egli si penta e si rivolga al Signore
I LA CONDIZIONE DEL PENTIMENTO. Gli irriflessivi e gli negligenti non si pentiranno. Ci sono due condizioni necessarie per un tale atteggiamento mentale
1. Coloro che sono afflitti a causa del peccato dovrebbero esaminare se stessi. Avere una visione favorevole di sé è naturale; Ma la verità e la giustizia esigono che ogni uomo guardi sotto la superficie, esplori la sua natura più intima. Così le molle dell'azione, i suoi motivi nascosti, saranno portati alla luce
2. Dovrebbero considerare contro chi hanno peccato. Era un'esclamazione profondamente giusta di Davide: "Ho peccato contro di te, contro te solo!" Possiamo davvero fare torto ai nostri simili, ma pecchiamo contro il nostro Creatore e Signore. La condotta deve essere vista in questa luce, affinché possa portare al pentimento
II LA NATURA DEL PENTIMENTO. Questo esercizio del cuore è accompagnato dal dolore per il peccato, ma consiste principalmente
(1) nell'allontanarsi dal peccato, e
(2) nel volgersi al Signore
Ciò implica la ricerca del perdono e dell'accettazione, e l'accettazione per fede dei termini divini della misericordia
III LA PROVA DEL PENTIMENTO. Si può dire che consista in:
1. L'odio e il disgusto per il male in cui il peccatore nella sua impenitenza si compiaceva,
2. L'amore e la ricerca della santità come gradimento a Dio.
Versetti 40-42.- Avvicinarsi a Dio con sincerità
I L'ACCERTAMENTO DEL NOSTRO VERO STATO. Questa è l'esortazione del Versetto 40. I discorsi delle persone che si lamentano sono generalmente l'esplosione frettolosa di un pensiero superficiale, se, in effetti, tali operazioni libere della mente sono degne di essere chiamate pensiero. La ricerca è soprattutto necessaria. Sotto la superficie di cui ci accontentiamo troppo facilmente, ci sono profonde possibilità del bene e del male. Si noti la figura qui impiegata. In un certo senso siamo più avanti oggi di quanto non fossimo ieri. Non c'è modo di stare fermi. In questo modo siamo spinti a cercare e a provare, chiedendoci dove va, chi sono i nostri predecessori, i nostri capi, i nostri compagni. Quindi annota il risultato di tutte le nostre ricerche e test. La via è quella in cui Dio non c'è. Egli cammina in tutt'altra direzione, e quindi dobbiamo rivolgerci a Lui. Si ritiene possibile un solo risultato di una ricerca reale. L'uomo senza Dio, che ancora conclude che tutto è a posto, ha in verità lasciato inesplorate le questioni più importanti
II IL RITORNO A DIO DEVE ESSERE UN VERO RITORNO. C'era stato, forse, un abbondante alzarsi delle mani da parte di molti, senza alcun innalzamento del cuore. Ma molti di più non avevano nemmeno alzato le mani. Non dobbiamo dire che la postura e il gesto siano semplici sciocchezze. Per Dio, naturalmente, il semplice gesto in sé non può avere alcuna importanza, ma dalle sue associazioni può avere molta importanza. La preghiera all'Invisibile e spirituale è una cosa così difficile che possiamo accogliere ogni aiuto. Tuttavia, la grande questione è elevare il cuore. Sollevatelo, pieno di gratitudine, umiltà, pentimento, sottomissione
III UN SUGGERIMENTO DELLA GRANDE DIFFICOLTÀ ANCORA DA SUPERARE. Dio non ha perdonato. Da una parte c'è la trasgressione e la ribellione; dall'altra parte, Dio si arrabbia con tutto questo. E ciò che si vuole è che Israele veda la trasgressione come trasgressione, la ribellione come ribellione. Qui siamo in mezzo alla confusione della vita, e non ci rendiamo conto che, per tutto il modo peggiore in cui questa confusione ci colpisce, siamo noi stessi responsabili. Con cuore umile e pentito, prendendo continuamente coscienza della giusta volontà di Dio, potremmo cavalcare come in un'arca su quel diluvio che travolge gli altri. Ma con l'orgoglio e l'egoismo nel cuore siamo forti contro tutte le forze miglioratrici. Non verremo a Dio per avere in lui prima il perdono e poi la sicurezza, la pace e la benedizione.
41 Il nostro cuore con le nostre mani. Deve essere preghiera sincera; "Allargare le mani" non è sufficiente da solo.
Isaia 1:25
"Sursum corda!"
La religione si impossessa di tutta la nostra natura. Un servizio che si professa del cuore, e del cuore solo, è un servizio ipocrita, che Dio non può accettare a causa della sua insincerità, in quanto contraddetto dalla vita. D'altra parte, come può il Ricercatore di tutti i cuori compiacersi di un servizio che è solo delle mani, della postura esteriore e delle azioni, in cui il cuore non ha alcuna parte? La vera adorazione e omaggio consiste nella combinazione dello spirito e del corpo
IL CUORE E LE MANI SONO ALZATI IN PENITENZA E CONFESSIONE. Sembra a questo esercizio che il profeta qui ammonisce e invita. Il cuore è stato assorbito dalle occupazioni e dai piaceri terreni; e ora li abbandona, rivolgendo i suoi sospiri contriti al cielo, e sollevando con esso le mani giunte della penitenza
II IL CUORE E LE MANI SI ALZANO IN SINCERA SUPPLICA. Nella sua angoscia, nella sua consapevole impotenza, il cuore cerca misericordia e accoglienza presso Dio; Le mani sono alzate come in supplica, per dare espressione alle suppliche imploranti
III IL CUORE E LE MANI SONO ALZATI NELLA FIDUCIA CREDENTE. C'è incoraggiamento a confidare nel Signore. La Chiesa del Redentore, pentita e fiduciosa, alza sempre le mani sante al cielo, in espressione di quel sentimento che è la condizione di ogni benedizione. È l'atteggiamento della speranza. "Alzerò i miei occhi verso le colline da cui viene il mio aiuto". E quando gli occhi della fede vedono il Dio della grazia sul trono della potenza, attirano il cuore verso l'alto; le mani seguono, e l'atteggiamento della natura spirituale si addice all'uomo e onora Dio.
42 Noi... tu. I pronomi sono espressi in ebraico e devono essere pronunciati con enfasi
43 Tu ti sei coperto d'ira. La clausola sembra imperfetta; Forse "te stesso" è uscito dal testo (vedere il versetto successivo)
44 Che la nostra preghiera non passi attraverso. Cantici Isaia 58:4, "Voi non digiunate così tanto in questo momento da far udire la vostra voce su Salmi 55:1, "Non nasconderti dalla mia supplica."
Dio si copre con una nuvola
Ci sono ore buie in cui Dio non solo sembra essere nascosto alla vista, ma è così avvolto da dense nuvole che nemmeno le nostre preghiere riescono a penetrare fino a lui. Consideriamo quando e fino a che punto questo è davvero il caso
A VOLTE È SOLO APPARENTE. Perdiamo il cuore e la fiducia. Scoraggiati e rattristati, smettiamo di credere che Dio stia ascoltando il nostro grido. Non possiamo mai vedere Dio né udire alcuna risposta udibile al nostro grido e dobbiamo sempre pregare con fede; e perciò, quando la fede viene meno, siamo pronti a dire che Dio non ci ascolta. Dovremmo ricordare che l'attenzione di Dio non si limita alle prove che Egli può offrirci. Può darsi che ci ascolti senza dirci che lo fa, o che semplicemente ritardi la risposta per buone e sagge ragioni. Guardiamoci, quindi, dalla follia di giudicare le azioni di Dio dai nostri stessi umori passeggeri
II A VOLTE È REALE, MA MISERICORDIOSO. Dio non sempre accetta le nostre preghiere, anche quando ci considera favorevolmente
1. Potrebbe mettere alla prova la nostra fede. Può essere meglio per noi che la nostra fede sia messa alla prova e rafforzata piuttosto che avere la cosa che desideriamo
2. Potremmo chiederlo in modo poco saggio. Forse la più grande scortesia sarebbe quella di rispondere alla nostra stolta preghiera secondo il nostro desiderio. La madre deve fare orecchie da mercante al grido del suo bambino per un frutto velenoso. È difficile rifiutare così. Niente tenta l'amore più severamente. È una prova del grande amore di Dio il fatto che egli sia fermo nel trattarci in questo modo apparentemente con indifferenza, quando nel frattempo il suo cuore anela a confortarci
III A VOLTE È SIA REALE CHE ADIRATIVO. Dio non darà sempre ascolto alla preghiera. Ci sono circostanze che sollevano grandi banchi di nuvole tra le nostre anime e il Cielo, tali che la più veemente richiesta non può squarciare
1. Peccato non pentito. Se abbiamo peccato così pesantemente e confessiamo la nostra iniquità, il cielo è aperto per udire il più debole sospiro di penitenza. Ma contro l'impenitenza è ferma come il bronzo
2. Ostinazione. Cantici finché preghiamo, chiediamo ribelle la nostra via e non ci sottomettiamo alla volontà di Dio, nessuna delle nostre preghiere può raggiungere il suo trono in cielo. Possiamo avere il coraggio di presentare il nostro desiderio a Dio con umiltà, ma pur esprimendolo con franchezza. Tuttavia, Dio può prenderlo in considerazione solo quando aggiungiamo in spirito, se non con parole: "Sia fatta non la mia volontà, ma la tua". Così possiamo gridare al vuoto e riavere indietro solo l'eco beffarda della nostra stolta preghiera. Possiamo inviare richieste urgenti al cielo, ed essi si perderanno solo nelle dense e nere nuvole del disfavore divino che si frappongono tra noi e Dio. È speranzoso, tuttavia, che un'anima sappia questo. Quando vediamo la nuvola siamo a metà strada verso la sua rimozione
IV È L'OPERA DI CRISTO DISSIPARE LA NUBE CHE CHIUDE LA NOSTRA PREGHIERA LONTANO DA DIO
1. Egli ci permette di pregare nel suo Nome, con la Sua autorità e di perorare i suoi meriti
2. Ci insegna a pregare nel giusto spirito di penitenza, sottomissione e fede
46 Versetti 46-48.- Qui si verifica una rottura nell'ordine alfabetico, poiché questi tre versetti cominciano, non, come dovrebbero, con ayin, ma con pe (vedi Introduzione)
Questo versetto è quasi una ripetizione verbale del primo verso di Lamentazioni 2:16
47 Paura e una trappola. Un'allitterazione in ebraico, presa in prestito da Geremia 48:43.
Comp. Isaia 24:17
48 Corre giù, ecc.
Comp. Lamentazioni 1:16
Versetti 48-51.- Dolore comprensivo
Questo passaggio è sufficiente a giustificare il titolo preceduto da questa raccolta di liriche sacre. Si tratta davvero di un "lamento". E, ciò che merita un'attenzione speciale, il lamento non è per afflizione personale, è causato dall'angoscia e dal dolore dei connazionali del profeta
L 'OCCASIONE DI QUESTO DOLORE COMPRENSIVO
1. L'afflizione delle "figlie della città". Sia che con questa espressione si intendano le città dipendenti o letteralmente le fanciulle di Gerusalemme, in ogni caso sono le calamità dei suoi connazionali che risvegliano la compassione
2. Questa afflizione è del tipo più estremo, persino "distruzione". Alcuni di coloro le cui sventure suscitano la commiserazione del profeta sono senza casa, alcuni sono feriti e alcuni sono uccisi. Un cuore duro può assistere impassibile alle angosce dei suoi simili; ma una natura sensibile li guarda con struggente dolore. Nostro Signore pianse sulla stessa città quando, in un periodo successivo, previde un destino incombente su Gerusalemme ancora peggiore di quello che provocò il lamento di Geremia
II LE CARATTERISTICHE DI QUESTO DOLORE COMPRENSIVO
1. È cordiale; non la simpatia delle parole semplicemente, ma del cuore. La cortesia può dissimulare; Sentirete sincera pietà. I dolori dell'anima a causa del peccato e del dolore umano sono suggeriti dalla simpatia e consacrati dalla religione
2. Si manifesta. In Oriente e tra le nazioni semplici il dolore si manifesta in modo più dimostrativo che tra noi. Non c'era nulla di stravagante o di virile nello sgorgare di lacrime, nello scorrere di fiumi d'acqua dagli occhi, descritti in questi versetti. Il modo in cui si manifesta la simpatia può variare, ma questo passaggio può suggerirci che l'espressione della compassione non dovrebbe essere negata
3. Non è interrotto, non cessa. Tale simpatia non è un mero parossismo di dolore; è costante, duraturo finché dura l'occasione
III LO SCOPO E LA SPERANZA CHE ACCOMPAGNANO QUESTO DOLORE COMPRENSIVO. Gli uomini a volte parlano dell'inutilità delle lacrime, della vanità del dolore, ecc. La tristezza secondo Dio mostrata dal profeta non era di quest'ordine; Aveva uno scopo, e quello scopo era il sollievo di coloro che erano commiserati. La penitenza e la supplica erano considerate mezzi per procurare la considerazione, l'interposizione, la misericordia di Jahvè. Aiuto, e aiuto dall'alto: questo è il disegno pratico che si mescola con l'angoscia e le lacrime del cristiano.
49 gocciola verso il basso; piuttosto, piove giù. Non cessa; letteralmente, non tace.
Comp. Geremia 14:17
Versetti 49, 50.- Lacrime che solo Dio può asciugare
CI SONO LACRIME CHE SOLO DIO PUÒ ASCIUGARE. Gerusalemme è così desolata che chi piange la sua triste condizione piange tali lacrime. Ma in tutte le epoche ci sono stati sofferenti in prove simili
1. Quando il dolore è acuto. I problemi più leggeri possono essere sopportati con pazienza, o resistiti, o mitigati, o scacciati con la simpatia e l'aiuto fraterno. Ci sono afflizioni che nessun uomo può toccare, piaghe che nessun balsamo di Galaad può alleviare, un'amarezza segreta conosciuta solo. al cuore del sofferente. In tali agonie di angoscia il conforto è una presa in giro, tentare di consolare è solo intromettersi nel santuario del dolore e straziare le ferite che non possiamo guarire
2. Quando il dolore è cronico. L'improvviso diluvio di lacrime può essere rapidamente placato. Ci sono persone dal temperamento volubile che sembrano essere nel profondo della disperazione un momento e euforiche di piacere il momento successivo. Non è difficile trattenere le lacrime di queste nature superficiali. Ma quando le lacrime scorrono nel giorno luminoso come nella lunga notte, questo pianto senza interruzione supera i limiti dell'aiuto umano. Il cuore spezzato, la vita rovinata, le speranze infrante e le gioie sepolte nella tomba, aprono una fonte di dolore che solo Dio può fermare. Ora, è importante riconoscere questo fatto. Se siamo spinti a vederlo solo da una dura esperienza, possiamo perderci nella disperazione prima di poter trovare consolazione in Dio. È bene sapere quando siamo in acque calme che stanno arrivando tempeste che la nostra nave non può resistere. Allora potremmo essere pronti a cercare un rifugio
II NON CI SONO LACRIME CHE DIO NON POSSA ASCIUGARE. Il sofferente piange "finché il Signore guardi in basso e guardi dal cielo". Ma quando Dio guarderà, le lacrime saranno asciugate. Il sollievo viene da Dio. Arriva in uno sguardo di Dio. Arriva quando il cielo è aperto all'anima turbata. Basta uno sguardo dal cielo. Com'è possibile?
1. Quando Dio guarda dal cielo si manifesta. Ci guarda sempre. Ma a volte ci sembra di essere dimenticati e abbandonati da Lui. Poi vediamo di nuovo che ci sta osservando. La vicinanza di Dio appena manifestata è una consolazione,
2. Quando Dio guarda , mostra compassione. Esprimiamo compassione con gli occhi più che con la voce. Lo sguardo di pietà è la sua espressione più sicura, più gentile, più commovente. Questo è lo sguardo di Dio quando vede l'angoscia
3. Quando Dio guarda il sofferente , gli manda aiuto. Dio non è uno che può contemplare la sofferenza e poi "passare dall'altra parte". Con lui vedere il bisogno è aiutarlo. È quindi sufficiente che Dio ci guardi. Il resto deve venire da sé
4. Quando Dio guarda dal cielo , attira a sé il sofferente. Attrae con il suo meraviglioso sguardo di amorevole gentilezza. La rivelazione del cielo eleva lo spirito turbato al cielo. Con la comunione con il cielo le lacrime terrene sono asciugate
51 Colpisce il mio cuore; piuttosto, mi addolora; letteralmente, soffre la mia anima, essendo l'anima menzionata come il centro dei sentimenti e delle emozioni. Le figlie della mia città. Il triste destino delle vergini di Gerusalemme oppresse lo spirito dello scrittore.
Comp. Lamentazioni 1:4,18 2:10,21
L'occhio e la vita
"Il mio occhio colpisce il mio cuore". Più correttamente, "Il mio occhio addolora la mia anima, o la mia vita", cioè ciò che vedo, è così malinconico che preda la mia mente e mina la mia salute. Nota-
L'EFFETTO DEI SENSI SULLA VITA. L'occhio è più di uno strumento ottico. L'effetto prodotto dall'immagine sulla retina dipende da chi vede e da cosa vede. L'età, l'istruzione, le peculiarità dell'esperienza, faranno la differenza. L'esercizio stesso dei sensi era evidentemente destinato a dare piacere. C'è corrispondenza tra l'occhio e il bello e sublime della natura; tra l'orecchio e suoni melodiosi e armoniosi; Eppure qualche esperienza particolare può interporsi, così che non ci sarà più bellezza nel bello, melodia nel melodioso. Ciò che otteniamo dall'esercizio dei nostri sensi dipenderà da ciò che portiamo. Il profeta vide la desolazione tutt'intorno a lui, dove un tempo c'era stata una vita affollata e prospera. Che cosa poteva fare se non avesse avuto la sensazione che un cuore spezzato fosse la fine dei suoi pensieri? Ma i guastatori avrebbero guardato la scena in modo diverso, perché per loro era il luogo dell'arricchimento e del trionfo
II INDENNIZZI PER LA PERDITA DEL SENSO. La perdita della vista è una questione seria per chi ha un intelletto pieno di vita e di attività, sembra aver sentito Cantici Milton, a giudicare dai suoi toccanti riferimenti alla sua cecità nella sua poesia. Ma questo rende ancora più necessario ricordare l'altra parte. I ciechi hanno esenzioni da alcuni dolori. Non vedono le scene dolorose delle strade: gli ubriaconi, i mendicanti cenciosi, i volti stanchi, stanchi di lottare incessantemente per un posto o un sostentamento. Possono indovinare gran parte dei problemi del mondo, ma molte delle manifestazioni di quei problemi le conoscono solo quando gli vengono raccontate. Facciamo bene a tenere a mente e a stimare correttamente le compensazioni per le perdite naturali
III RESPONSABILITÀ PER IL GIUSTO USO DEI NOSTRI POTERI NATURALI. L'espressione del profeta qui indica che era sulla strada giusta. Aver guardato una scena del genere con indifferenza o solo con un lieve rammarico avrebbe dimostrato uno stato d'animo davvero molto sbagliato. Sicuramente nel giudizio la domanda per molti sarà: "Che uso hai fatto della tua vista? Avete raccolto impressioni che vi hanno fatto sentire quanto sia profonda la malattia spirituale del mondo, quanto sia certo che solo Cristo può rendere il mondo migliore? E inoltre, hai dato aiuto pratico per portare gli uomini alla portata del potere salvifico di Cristo?" Fino a questo punto sarà meglio nel giorno del giudizio per molti ciechi che per quelli che hanno attraversato il mondo percosso con entrambi gli occhi aperti e tuttavia come se non vedessero.
52 Versetti 52-66.-LE SOFFERENZE DELL'ORATORE; UNA PREGHIERA SINCERAMENTE CREDENTE PER LA LIBERAZIONE. Egli parla come rappresentante della nazione, se non si deve piuttosto dire che la nazione stessa, personificata, è l'oratore. Nella prima triade alcuni hanno ipotizzato un riferimento alla persecuzione subita da Geremia per mano dei suoi connazionali. La "prigione", o piuttosto la "fossa", sarà in questo caso la "prigione" ("fossa") menzionata in Geremia 38:6. Ma una "fossa" è una figura nei salmi per la distruzione,
Salmi 40:2 69:15
e non c'è nulla di scritto in Geremia riguardo ai "principi" che gettarono pietre contro Geremia, o fecero rotolare una pietra in cima alla "fossa". Inoltre, la "fossa" in cui fu gettato il profeta non aveva "acqua, ma fango".
I miei nemici... senza motivo. Queste parole dovrebbero essere collegate, come in ebraico
54 Sono tagliato fuori. Alcune parole devono essere fornite, e Salmi 31:22 suggerisce quali sono: "Sono stato sterminato d'innanzi ai tuoi occhi", cioè dalla regione su cui si posano gli occhi di Dio
55 Ho chiamato. Bunsen rende "Allora ho chiamato". Ma non c'è alcun collegamento indicato in ebraico tra questa e la triade precedente. Fuori dal sotterraneo basso; letteralmente, fuori dalla fossa delle parti inferiori (della terra) - una frase presa in prestito da Salmi 88:6. Lo Sceol, o Ades, è significato
Versetti 55, 56.- Il grido dal sotterraneo
Sembra che ci siano tutte le ragioni per credere che, con queste parole, il profeta stia registrando la sua esperienza reale. Sotto il regno di Sedechia, quando la condanna di Gerusalemme era vicina, il fedele Geremia profetizzò al popolo, e con i suoi avvertimenti e le sue predizioni offese a tal punto i principi che erano al potere nella città che lo gettarono nella fossa della prigione. Per bontà divina fu liberato da questa miseria per mezzo dell'eunuco Ebed-Melech. Come un vero uomo pio, egli rende testimonianza a quel Dio che è sempre l'Uditore delle preghiere del suo popolo,
IO IL GRIDO DAL PROFONDO. Fu infatti de profundis che Geremia alzò la voce e invocò il Signore. Dal dolore, dalla sofferenza, dalla miseria, dall'abbandono, dalla miseria, dall'impotenza, gli uomini gridino al Signore. La condizione malvagia che li spinge a un tale grido non è tutto il male; c'è "l'anima della bontà" in essa, La prigione dell'oppressione, della persecuzione, diventa così davvero una chiesa
II IL TESTIMONE DEI SALVATI. Il profeta attesta che il suo grido non era rimasto inascoltato. Anche quando era murato in una fossa così profonda che la sua voce non poteva raggiungere i suoi simili, la sua supplica giungeva male all'orecchio e suscitava la pietà dell'eterno Signore. Colui che aveva udito aveva risposto anche lui e aveva mandato il suo messaggero a liberare il suo servo. Dove c'è un figlio di Dio che non abbia sperimentato l'interposizione compassionevole dell'Altissimo? La Chiesa dovrebbe essere come uno di quei templi le cui pareti sono coperte di tavolette e di bronzo che testimoniano le misericordie ricevute per mano del Compassionevole
III LA PREGHIERA FIDUCIOSA. Tutti i problemi di un tempo non erano nulla in confronto a questo disastro che ora colpisce la città, la nazione. Una rinnovata calamità spinge a una rinnovata supplica, e il ricordo dell'interposizione compassionevole incita alla fede e alla speranza. "Il Signore si è ricordato di noi; Lui ci aiuterà". -T
Geremia che chiama fuori dalla prigione
Questa non è una semplice figura per una grande estremità, come ci viene fatto sentire quando leggiamo il capitolo 38 delle profezie. Il profeta non gridò in mezzo a una semplice moderazione, ma da profondità fangose, molto pericolose, dolorose e disgustose. Nota-
I IL METTERE NEL DUNGEON. Dio non stende la sua mano per impedire che i suoi servi siano messi in circostanze così terribili che Egli guarda mentre sono trascinati in prigione e persino alla morte. Perché bisogna dare una lezione riguardo ai limiti del potere umano. I nemici di Geremia potevano dirgli, mentre era giù nella fossa fangosa: "Dov'è ora il tuo Dio?", ma questo perché stimavano il favore di Dio per gli uomini in base alla presenza o all'assenza di certe cose esteriori. Il favore di Dio non si manifesta conservandoci in certi possedimenti esterni. Anche la vita può dover essere ceduta per amor suo. Dio non interferisce miracolosamente, nemmeno con la condotta degli uomini malvagi, a meno che non ci sia una ragione molto speciale. Ciò che dice è: "Sarai veramente al sicuro qualunque cosa gli uomini facciano". Colui che ha permesso che il suo Figlio fosse messo a morte, ha poi spalancato la porta che conduce alla vita eterna
II L'USCITA DAL DUNGEON. Questo era in risposta alla preghiera. E la preghiera proveniva da uno spirito di fiducia che nessuna tristezza e disagio della fossa avrebbe potuto distruggere. Se Geremia si fosse permesso di dire che la sua unione con Geova era stata una mera illusione, allora sarebbe stato lasciato nella fossa. E anche con tutta la sua fede avrebbe potuto essere lasciato nella fossa. Ma allora ci sarebbe stata una chiara certezza che la morte era meglio della vita. E, in verità, è probabile che, se Dio avesse permesso al suo servo di uscire dal mondo per mano dei suoi nemici, gli sarebbe stata risparmiata una grande quantità di dolore e di tristezza. Ciò che si deve guardare in queste questioni non è l'attuale agio dell'individuo, ma il modo migliore in cui la sua vita può essere usata per il bene degli uomini e la gloria di Dio. Le prigioni non sono prigioni, le fosse non sono fosse, se Dio sceglie di dare ai suoi servi la libertà e di continuare per loro la loro vita naturale. In un modo o nell'altro egli fa uscire i suoi servi dall'orribile fossa e dall'argilla fangosa.
56 Al mio respiro; piuttosto, al mio sospiro; letteralmente, al mio sollievo
57 Tu ti avvicini, ecc. Il poeta sacro ricorda a Geova le sue precedenti misericordiose interposizioni
"Non temere!"
Il ricordo di come Dio abbia proibito di non temere in passato è una supplica nella preghiera affinché Egli rimuova il terreno della paura nel presente
ABBIAMO MOLTO BISOGNO DI INCORAGGIAMENTI DIVINI PER SUPERARE LA PAURA
1. In pericolo reale. Non è solo il codardo ad avere paura. L'indifferenza spesso ha il merito del coraggio. Molti temono non solo perché sono ciechi. Vedere sarebbe tremare. Perché le grandi potenze dell'universo, "il terrore di notte e la freccia che vola di giorno", e le tentazioni spirituali che minacciano la nostra anima, sono troppo forti per noi
2. Nell'aspetto minaccioso del futuro. Nuvole pesanti si addensano sopravento. Le tempeste si stanno chiaramente preparando in mare. Non possiamo dire se scoppieranno o meno sulle nostre teste. Ma l'incertezza stessa aumenta il terrore; perché la paura si nutre di vaghi allarmi e può essere vinta quando si sa il peggio
3. Nel mistero della vita. Anche quando non vediamo alcun pericolo minaccioso, l'orribile ignoto è popolato dalla nostra immaginazione di strani orrori
4. Nelle paure delle lontre. Niente è così contagioso come la paura. Da qui la follia del panico. È difficile essere coraggiosi tra i timori
5. Nelle ore di debolezza. Quando siamo stanchi, il coraggio vacilla. Possiamo essere coraggiosi a mezzogiorno, ma la mezzanotte risveglia la paura. Il senso di colpa è pieno di allarme
II ABBIAMO MOLTI INCORAGGIAMENTI DIVINI PER VINCERE LA PAURA
1. Nell'esortare direttamente l'usciere alla paura. Egli ha detto: "Non temere!" Non si farà beffe con parole vuote
2. Nelle promesse di aiuto. Le Scritture pullulano di parole di grazia per le anime turbate, come quando viene loro chiesto di gettare il loro fardello su Dio perché Egli le sosterrà, di invocarlo nel giorno dell'angoscia ed egli le ascolterà, ecc. Per la veridicità e l'onore di Dio abbiamo abbastanza sicurezza in ognuna di queste promesse per dissipare la paura
3. Nel carattere paterno di Dio. Se non avessimo l'istruzione di non temere e nessuna promessa di aiuto, potremmo comunque conoscere abbastanza Dio per avere fiducia che tutto deve andare bene quando siamo nelle sue mani. Il bambino non teme nulla quando si accoccola sul seno della madre. Chi avrà paura di chi si appoggia al seno di Dio?
4. Nelle nostre relazioni personali con Dio. Si noti che tutti, in ogni circostanza, non devono essere spinti a est le paure al vento. I colpevoli dovrebbero temere. Gli impenitenti non hanno scuse per abbandonare la paura. Coloro che sono in inimicizia con Dio dovrebbero dimorare in grande tremore. È che, quando siamo riconciliati per mezzo di Cristo, perdonati e restituiti alla nostra casa, come anime redente possiamo scrollarci di dosso la paura
LE RASSICURAZIONI DIVINE CONTRO LA PAURA DOVREBBERO ISPIRARE LE NOSTRE PREGHIERE PER RICEVERE AIUTO IN CASO DI PERICOLO. Dobbiamo ricordare come Dio ci ha comandato di non temere. Ecco una grande fonte di fiducia quando chiediamo aiuto. Perché è la stessa Parola di Dio che ci ha portato a stare di fronte alla tempesta. La sua azione deve essere fedele alla sua Parola. Ciononostante, dobbiamo pregare per ricevere aiuto in caso di pericolo. Le promesse di Dio sono condizionate. Quando ci dissuade dalla paura, è perché comprendiamo che cerchiamo rifugio sotto il nascondiglio delle sue ali. All'anima sballottata dalla tempesta dice: "Non temere!", ma si aspetta che quell'anima lo accolga come suo Pilota. Allora la tempesta sarà superata. La sicurezza di Dio è assicurata per coloro che si rivolgono alla sua protezione. Sono quelli che sono "in Cristo Gesù" per i quali non c'è condanna, e che quindi non devono temere nulla
Versetti 57, 58.- Preghiere ascoltate ed esaudite
Com'è naturale che la mente di un uomo pio, in stagioni di angoscia e di calamità, ritorni ai giorni passati, ricordi le nuvole da cui erano coperti e tragga incoraggiamento dal vivido ricordo della graziosa interposizione e dell'aiuto!
IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE
1. Questo fu un giorno di bisogno e di angoscia, di grande bisogno e di amara angoscia
2. Era un giorno di preghiera, un giorno in cui l'aiuto divino era stato implorato con zelo e urgenza
II LA VOCE DEL LIBERATORE. "Tu hai detto: Non temere!" Quante volte questi profeti rappresentano queste parole come pronunciate da Geova! Quante volte dagli evangelisti è stato detto da Cristo! Sembrano costituire una "nota" della parola divina. Esse sono tanto rassicuranti e consolatorie per l'uomo quanto sono appropriate e si addicono a Dio
III IL FATTO DELLA LIBERAZIONE. Le parole di conforto sono benvenute; Quanto più l'esercizio di un grande potere! Questo passaggio descrive
(1) l'avvicinarsi del Potente, e
(2) il riscatto della vita del prigioniero
Ciò che era letteralmente vero per la condizione fisica di Geremia è vero per lo stato spirituale dell'uomo peccatore; e tutte le interposizioni temporali sono un emblema della liberazione, della grazia redentrice di Dio in Gesù Cristo
IV IL RICONOSCIMENTO DELLA LIBERAZIONE. La testimonianza del profeta è un esempio per tutti coloro che hanno sperimentato la beatitudine dell'amore e della grazia divini. Tale riconoscimento dovrebbe essere grato, cordiale, pubblico ed eterno.
58 Tu hai supplicato, ecc. Il riferimento è ancora a uno stato di cose precedente che è giunto alla fine. Sarebbe più chiaro se dovessimo modificare la traduzione, Tu hai supplicato ... Tu l'hai riscattato. L'oratore paragona il suo caso a quello di un povero uomo che si oppone per legge a un ricco oppressore, e che, in mancanza di un avvocato, diventerà, a quanto pare, la sua vittima. All'improvviso apparve Geova e supplì a questa mancanza. Queste sono le "meraviglie dell'antichità" di Dio.
59 Tu hai visto il mio torto. Qui l'oratore ritorna al presente. Ciò risulta chiaro dalle seguenti parole: Giudica tu la mia causa
Versetti 59-66.- Il grande fascino
Possiamo vedere il vantaggio per la giustizia di appellarsi da un tribunale inferiore a uno superiore. A volte il processo deve essere ripetuto e il caso deve essere processato più e più volte fino a quando il miglior verdetto raggiungibile è una rivolta del tribunale più alto. In Oriente, dove la giustizia era comunemente trascurata dall'indolenza, oltraggiata dalla violenza o prostituita dalla corruzione, gli uomini sentivano fortemente il valore di un appello. Per il credente nel Giudice supremo era una grande soddisfazione poter passare dai corti corrotti e venali della giustizia umana all'alta corte del Cielo. Spesso può essere un sollievo fare questo appello. Raramente, infatti, si ottiene la giustizia assoluta tra uomo e uomo. Tre cose sono necessarie per rendere il risultato soddisfacente: prove chiare, un verdetto giusto e una ferma esecuzione della sentenza
I. PROVE CHIARE. È difficile far sì che la propria condizione sia giustamente compresa dagli uomini. Spesso ci sono fatti che non possono essere spiegati, o l'intera transazione si trova su un terreno diverso da quello che la gente immagina, o le sue caratteristiche sono deformate dall'atmosfera di pregiudizio attraverso la quale viene considerata. Ma Dio vede chiaramente e sa tutto. "Tu Dio mi vedi" è la riflessione confortante dell'anima contrariata. "Tu hai visto il mio torto", "Tu hai visto tutto", è la prima consolazione. Ma perché questa assicurazione dia conforto, è necessario che la nostra causa sia giusta. Dio vede veramente sia il merito che la colpa. È inutile appellarsi a Dio con un brutto caso. Non c'è modo di ingannarlo. Facciamo in modo che la nostra causa sia sempre una di quelle a cui possiamo fare riferimento all'indagine approfondita del Dio onniveggente
II UN VERDETTO GIUSTO. Le prove possono essere chiare, ma la decisione può essere ingiusta se il giudice è parziale o corrotto. È il conforto di chi fa il più alto appello che Dio non solo conosce tutto, ma deciderà rettamente. "Giudica tu la mia causa", dice l'anima turbata. Dio giudicherà tutte le cause nel grande tribunale del giorno del giudizio. L'ingiustizia può vivere solo fino ad allora. L'oppresso non dovrebbe sopportare con calma i suoi brevi torti quando sa che presto saranno riparati? È interessante vedere che "il giorno dell'Eterno", che gli ebrei prevedevano come il grande giorno del giudizio, non era considerato da loro con terrore, come è spesso considerato dai cristiani. Questo fatto può essere, forse, in parte dovuto a un senso più ottuso del peccato personale. Ma sicuramente è dovuto principalmente al grande amore ebraico per la giustizia. Vediamo strani misteri di disuguaglianza e ingiustizia che a volte sono perfettamente sconcertanti. Il giudizio del Cielo metterà tutto a posto. E anche ora Dio può fare molto per i suoi figli con la sua provvidenza
III UN'ESECUZIONE FERMA. Il sofferente prega che Dio "renda loro una ricompensa". Uno spirito cristiano dovrebbe liberarci dalla sete di vendetta che era troppo pronunciata anche nell'ebraico più devoto. Ma dobbiamo guardarci da un debole quasi-umanitarismo che sacrificherebbe la giustizia e la sana punizione a una gentilezza unilaterale
1. È necessario che si faccia giustizia con i fatti e che si pronunci a parole una sentenza giusta
2. È per il bene di tutti gli interessati, della vittima, del pubblico e persino di chi ha commesso il torto, che la colpa dovrebbe essere castigata
3. È bene trasferire i sentimenti di vendetta che non possiamo distruggere completamente in una rassegnazione passiva del nostro caso a Dio. Non dobbiamo vendicarci, se non altro perché Dio ha detto: "La vendetta è mia; Io ripagherò".
Versetti 59-63.- La conoscenza che il Signore ha delle sofferenze e dei torti del Suo popolo
Il primo pensiero che viene in mente alle persone quando sono oppresse e afflitte è: Il Signore non presta attenzione; non ha compassione; non aiuterà; il mio giudizio è passato dal mio Dio. Ma in seguito si sente che tale linguaggio è un linguaggio di impazienza e di ingiustizia. E l'anima pia viene a riposare quasi soddisfatta sotto i colpi e il disprezzo degli uomini, perché sorge una convinzione: è tutto noto al Signore onnisciente e compassionevole
IO , DIO, NELLA SUA PROVVIDENZA, PERMETTE AL SUO POPOLO DI SOFFRIRE E SOPPORTARE CALUNNIE, RIMPROVERI E TORTI. La loro resistenza a ciò, di tanto in tanto, è un fatto indiscutibile. E se c'è un Dio, e un Dio come dichiara la rivelazione, è certo che egli permette che il suo popolo passi attraverso molte cose dolorose per la carne e il sangue
DIO NON PONE SEMPRE E SUBITO RIMEDIO AI MALI CHE COLPISCONO IL SUO POPOLO. Agli oppressi e ai torti viene in mente il pensiero: Può essere che egli veda e ascolti tutto ciò che ci viene detto e fatto, per quanto immeritato sia da parte nostra? Se lo fa, com'è misterioso che trattiene le sue mani dal vendicarci, dal sbaragliare i nostri crudeli nemici!
III IL RITARDO DIVINO NON È UNA PROVA DELL'INDIFFERENZA DIVINA. Cristo stava in piedi sulla cima del monte e, al nebbioso chiaro di luna, guardava i suoi discepoli sballottati nel lago, faticando a remare e duramente molestati. Ma li amava, e se non veniva subito in loro soccorso, c'era una buona ragione per il suo ritardo. Cantici spesso gli uomini pensano che Dio sia negligente perché la loro prova è prolungata; Ma in verità la saggezza e l'amore sono i motivi di tutte le sue azioni e persino del suo apparente ritardo
IV DIO METTE COSÌ ALLA PROVA LA FEDE E LA FERMEZZA DEL SUO POPOLO E LO PREPARA PER LA SUA SALVEZZA. Dopo la tempesta tempestosa, quanto è grato l'arcobaleno! Dopo la notte nera, come è benvenuta l'alba! Il semplice contrasto, per quanto possa accrescere la gioia, non spiegherebbe l'azione di Dio nel mettere alla prova i suoi servitori. Ma ci sono fini morali da assicurare. E la fornace da sola può separare le scorie dall'oro. Solo la tempesta può provare, può suscitare, può perfezionare, la fede del marinaio e la sua fiducia nel Signore che sembra dormire.
60 Versetti 60-66.- Geremia e i suoi nemici
I LE AZIONI DI QUESTI NEMICI. Lo spirito di vendetta è nei loro cuori. Geremia ha pronunciato con fermezza contro di loro ciò che Geova gli aveva chiesto di dire. Conoscono la lingua in cui sono stati descritti. Era, naturalmente, proprio la cosa che ci si aspettava che gli uomini malvagi nutrissero propositi vendicativi. E Geremia dovette sopportare la consapevolezza di questo, la consapevolezza molto dolorosa di essere la causa, per quanto innocente, del manifestare le peggiori passioni nel cuore degli altri. Questo spirito di vendetta si manifestò in due modi
1. Rimprovero. Gli venivano chiamati con tutti i nomi, additati alla derisione e all'esecrazione. Doveva certamente rimproverarglielo, ma d'altronde c'era una misura e una dignità nelle parole che usava. I suoi rimproveri avevano lo scopo di invitare i biasimati al pentimento. Ma i rimproveri dei suoi nemici significavano un pericolo immediato per lui: un pericolo da parte del popolo da una parte e delle autorità dall'altra
2. Complotto. La società era proprio nello stato in cui i complotti potevano essere portati avanti con successo. Geremia non si fece un solo nemico o pochi nemici, ma molti. Erano uomini malvagi e senza dubbio avevano dei subordinati pronti a disposizione per qualsiasi astuzia accadesse
II LA CONVINZIONE DI GEREMIA CHE L'OCCHIO DI DIO FOSSE SU QUESTI NEMICI. "Hai visto? È una grande questione sentire che Dio ha il suo occhio su tutta la malvagità umana. Possiamo soffrire molto per questo, eppure vedere solo una piccolissima parte di ciò che vede lui. Ci imbattiamo sempre negli estremi, esagerando o attenuandoci, ingrandendo la realtà o diminuendola. Guardiamo troppo le cose in riferimento al nostro io individuale, e come ci riguardano. Ma Dio vede le cose come sono veramente, in tutte le loro relazioni e possibilità. Alcune cose sono peggiori di quanto pensiamo, altre migliori. E così siamo in grado di sentire che tutta la malvagità è mantenuta entro limiti relativamente innocui, il male raggiunge solo l'esterno di ciò che viene attaccato, perché lo stesso Dio che osserva i malvagi osserva i buoni allo stesso tempo
III LA PREGHIERA DI GEREMIA. (Versetti 64-66.) La veemenza, la quasi ferocia di queste parole ci fa vacillare. Ma d'altronde, non dobbiamo aspettarci la gentilezza di un cristiano da un vecchio profeta ebreo. Non siamo tenuti a giustificare ogni richiesta dei servitori di Dio. Dobbiamo distinguere tra il profeta tratto da se stesso per ispirazione e l'uomo con passioni simili a noi, che deve passare attraverso una lunga disciplina prima di poter pregare come dovrebbe pregare. Possiamo qui pensare che un'attesa silenziosa di Dio sarebbe stata meglio di qualsiasi imprecazione di vendetta, eppure, allo stesso tempo, dobbiamo assolvere Geremia da qualsiasi cosa che assomigli alla malizia personale. Desiderava che gli empi fossero ricompensati secondo l'opera delle loro mani. Gli empi desideravano che Geremia fosse trattato secondo la ferocia del loro cuore.
62 Le labbra stanno qui per "il frutto delle labbra"; e il verbo che governa i sostantivi è "tu hai udito", nel versetto precedente
63 Loro si sedevano e si alzavano. Altrove la frase è un'espressione comprensiva per tutte le occupazioni di un uomo.
Comp. Salmi 139:2 Isaia 37:28
Io sono la loro musica; piuttosto, il loro canto; cioè il soggetto dei loro canti di scherno, p. nel passo parallelo, Giobbe 30:9 ; comas Salmi 69:12
La musica dei malvagi
I PIACERI DEGLI UOMINI CATTIVI. I gusti musicali sono, naturalmente, indipendentemente dal carattere morale. Ci sono certe qualità originali sia negli occhi che nelle orecchie che rimangono e richiedono soddisfazione, qualunque sia il carattere morale. Se una persona di gusti musicali diventa cristiana, allora il suo cristianesimo può essere migliore per la sua musica, o forse, se non sta attento, può peggiorare. D'altra parte, se una persona di gusti musicali diventa un uomo completamente egoista e indulgente con se stesso, allora la musica diventerà lo strumento di tutto ciò che è male. E così scopriamo che la grande eccellenza nelle arti si è mescolata con la più grossolana dissolutezza. Gli uomini non sono necessariamente migliori perché l'intelletto e i gusti sono stati coltivati. L'unico potere che, a cui è permesso di operare, deve rendere gli uomini migliori è lo Spirito Santo di Dio, e dove egli opera, cose come la musica e le immagini possono essere accolte per dare ulteriore bellezza
II UNA TENDENZA MALIGNA NEI PIACERI DEGLI UOMINI CATTIVI. Gli uomini cattivi devono sempre essere ostacolati e ostacolati dai buoni, e quando i cattivi ottengono una sorta di trionfo temporaneo sui buoni, ne faranno causa di esultanza. Per alcuni cuori degradati e amareggiati grande è il piacere di dare dolore. Questo è il pericolo dei satirici. Grandi doti intellettuali e capacità di espressione letteraria sono concentrate in pochi versi raffinati, che ne affliggono il soggetto per tutta la vita. Non c'è strumento più divino del dolore come mezzo per raggiungere un fine, ma sicuramente quel cuore è acceso dal fuoco dell'inferno che può rendere il dolore un fine in se stesso.
64 Renderizzali, ecc. Il poeta sacro conosce bene i salmi; qui abbiamo un condensato di Salmi 28:4. Il tono di Versetti. 64-66 ci ricorda i passi del Libro di Geremia;
vedi Geremia 18:23 20:12
Versetti 64-66.- Giusta ricompensa
La nostra coscienza esige e approva la giustizia. La nostra debolezza è troppo spesso in pericolo di nutrire risentimento e malevolenza. Non è sicuro, da parte della maggior parte degli uomini, sperare in una vendetta sui loro nemici personali. Forse il racconto dei sentimenti di Geremia non è destinato ad essere preso per un'inculcazione, o anche per un permesso, di tali imprecazioni sui nostri nemici
I IL TERRENO SU CUI VIENE INVOCATO IL GIUDIZIO DIVINO
1. Non è stata l'offesa personale data a suggerire un tale grido di vendetta
2. Era la condotta palese e deliberata di uomini che agivano con disobbedienza e sfida verso Dio, e con disumanità e barbarie verso i loro simili
II IL TRIBUNALE A CUI SI RIFERISCE LA CONDOTTA DEGLI EMPI
1. Non il tribunale fallibile della giustizia umana o del corrispettivo umano
2. Ma il tribunale dell'equità divina, in cui nessuno riceve il bene per il male, in cui si ascolta ogni richiesta di mitigazione della pena e da cui nessuno può allontanarsi con un lamento sulle labbra
III LO SCOPO PER IL QUALE SI IMPLORA LA PUNIZIONE
1. Non per la gratificazione di sentimenti vendicativi
2. Non per l'esaltazione dell'oppresso a spese dell'oppressore
3. Se non fosse per la pronta liberazione del popolo di Dio offeso e tormentato
4. Per l'avanzamento della causa di Dio sulla terra. Per l'onore del glorioso Nome di Dio. "Il Giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?" -T
Il principio della retribuzione
Quali che siano stati i sentimenti nel cuore del profeta, in ogni caso egli stabilisce qualcosa di simile a un principio in base al quale si aspetta che Dio agisca nel trattare con i malvagi. Non è perché li odia, o perché gli hanno fatto del male , che vuole che soffrano, ma perché hanno fatto del male. Inoltre, vuole che siano trattati secondo il male che hanno commesso. Forse dovremmo considerare questa questione della ricompensa indipendentemente dal fatto che sia diventata una questione di preghiera. Non ci piacerebbe pensare che sia una richiesta desiderabile in nessuna preghiera, affinché i malvagi possano essere trattati secondo la loro malvagità. La legge di Dio garantirà tutto ciò che è necessario, e noi possiamo confidare nell'applicazione di quella legge. Gli uomini saranno ricompensati secondo il lavoro della loro mano, solo questa espressione, "il lavoro della loro mano", deve essere presa con un significato molto liberale. Ciò che il cuore dei malvagi propone, la sua mano generalmente adempie in una certa misura, eppure si devono fare molti requisiti. Andare alla lettera secondo il lavoro della mano significherebbe trattare troppo severamente in alcuni casi, troppo indulgente in altri. Dobbiamo dedurre il cuore dalla mano, e il nostro calcolo dei motivi è molto approssimativo e pronto. La legge umana, che cerca di essere giusta e adeguata, non di rado è ingiusta e crudele. Siamo così sotto l'influenza delle cose visibili e temporali che una punizione sembra reale solo quando possiamo vederla in azione, manifesta a tutti. La nostra fiducia dovrebbe piuttosto essere che Dio ha fatto le cose in modo tale per loro stessa natura che un cuore malvagio diventa un cuore miserabile. Tutto ciò che l'uomo semina, egli raccoglie. Ma poi c'è anche un'altra cosa da considerare, e cioè che Dio fa spazio al pentimento. Chi semina pentimento raccoglierà il perdono e il rinnovamento del cuore. Non possiamo disfare le opere delle nostre mani, ma Dio può trarre il bene dal male.
65 Dolore del cuore; piuttosto, una copertura del cuore; cecità spirituale, come il "velo sul cuore" in 2Corinzi 3:15. La tua maledizione su di loro. Questo dovrebbe piuttosto formare una proposizione interesecutiva separata: "La tua maledizione su di loro!"
Riferimenti incrociati:
Lamentazioni 3
1 Lam 1:12-14; Giob 19:21; Sal 71:20; 88:7,15,16; Is 53:3; Ger 15:17,18; 20:14-18; 38:6
2 Lam 3:53-55; 2:1; De 28:29; Giob 18:18; 30:26; Is 59:9; Ger 13:16; Am 5:18-20; Giuda 1:6,13
3 Lam 2:4-7; De 29:20; Giob 31:21; Is 1:25; 63:10
4 Giob 16:8,9; Sal 31:9,10; 32:3; 38:2-8; 102:3-5
Sal 22:14; 51:8; Is 38:13; Ger 50:17
5 Lam 3:7-9; Giob 19:8
Lam 3:19; Sal 69:21; Ger 8:14; 9:15; 23:15
7 Lam 3:9; Giob 3:23; 19:8; Sal 88:8; Ger 38:6; Os 2:6
Lam 1:14; 5:5; Dan 9:12
8 Lam 3:44; Giob 19:7; 30:20; Sal 22:2; 80:4; Abac 1:2; Mat 27:46
10 Giob 10:16; Is 38:13; Os 5:14; 6:1; 13:7,8; Am 5:18-20
Sal 10:9; 17:12
11 Giob 16:12,13; Sal 50:22; Ger 5:6; 51:20-22; Dan 2:40-44; 7:23; Mic 5:8; Os 6:1
Lam 1:13; Giob 16:7; Is 3:26; Ger 6:8; 9:10,11; 19:8; 32:43; Mat 23:38; Ap 18:19
12 Giob 6:4; 7:20; 16:12,13; Sal 7:12,13; 38:2
15 Lam 3:19; Ru 1:20; Giob 9:18; Sal 60:3; Is 51:17-22; Ger 9:15; 23:15; 25:15-18,27
16 Giob 4:10; Sal 3:7; 58:6
Prov 20:17; Mat 7:9; Lu 11:11
Sal 102:9
Giob 2:8; Ger 6:26; Gion 3:6
17 Lam 1:16; Sal 119:155; Is 38:17; 54:10; 59:11; Ger 8:15; 14:19; 16:5; Zac 8:10
Ge 41:30; Giob 7:7; Ger 20:14-18
18 1Sa 27:1; Giob 6:11; 17:15; Sal 31:22; 116:11; Ez 37:11
19 Ne 9:32; Giob 7:7; Sal 89:47,50; 132:1
Lam 3:5,15; Ger 9:15
20 Giob 21:6
Sal 42:5,6,11; 43:5; 146:8
21 Sal 77:7-11
Lam 3:24-29; Sal 119:81; 130:7; Abac 2:3
22 Esd 9:8,9,13-15; Ne 9:31; Sal 78:38; 106:45; Ez 20:8,9,13,14,21; 20:22; Mal 3:6
Sal 77:8; 86:15; Mic 7:18,19; Lu 1:50
23 Sal 30:5; Is 33:2; Sof 3:5
Eso 34:6; Sal 36:5; 89:1,2,33; 146:6; Tit 1:2; Eb 6:18; 10:23
24 Sal 16:5; 73:26; 119:57; 142:5; Ger 10:16; 51:19
Lam 3:21; 1Sa 30:6; 1Cron 5:20; Giob 13:15; Sal 31:24; 33:18; 42:11; 43:5; 62:8; 84:12; 130:7; Rom 15:12; 1P 1:21
25 Lam 3:26; Ge 49:18; Sal 25:8; 27:14; 37:7,34; 39:7; 40:1-5; 61:1,5; 130:5,6; Is 25:9; 30:18; 40:31; 64:4; Mic 7:7,8; Sof 3:8; 1Te 1:10; Giac 5:7
1Cron 28:9; 2Cron 15:2; 19:3; 30:19; 31:21; Sal 22:26; 27:8; 69:32; 105:3; 119:2; Is 26:9; 55:6; Os 10:12
26 Sal 52:9; 54:6; 73:28; 92:1; Ga 4:18
Eb 3:14; 10:35; 1P 1:13
Ge 49:18; Eso 14:13; 2Cron 20:17; Sal 37:7,34; 119:166,174; 130:5; Is 30:7,15
27 Sal 90:12; 94:12; 119:71; Ec 12:1; Mat 11:29,30; Eb 12:5-12
28 Lam 2:10; Sal 39:9; 102:7; Ger 15:17
29 2Cron 33:12; Giob 40:4; 42:5,6; Ez 16:63; Rom 3:19
Gioe 2:14; Gion 3:9; Sof 2:3; Lu 15:18,19; 18:13
30 Giob 16:10; Is 50:6; Mic 5:1; Mat 5:39; 26:67; Lu 6:29; 2Co 11:20
Sal 69:9,20; 123:3
33 Is 28:21; Ez 18:32; 33:11; Eb 12:9,10
34 Is 51:22,23; Ger 50:17,33,34; 51:33-36
Sal 69:33; 79:11; 102:20; Is 14:17; 49:9; Zac 9:11,12
36 2Sa 11:27; Is 59:15; Abac 1:13
37 Sal 33:9-11; Prov 16:9; 19:21; 21:30; Is 46:10; Dan 4:35; Rom 9:15; Ef 1:11; Giac 4:13-15
38 Giob 2:10; Sal 75:7; Prov 29:26; Is 45:7; Am 3:6
39 Lam 3:22; Nu 11:11; Prov 19:3; Is 38:17-19
Ge 4:5-7,13,14; Lev 26:41,43; Nu 16:41; 17:12; Gios 7:6-13; 2Sa 6:7,8; 2Re 3:13; 6:32; Esd 9:13; Giob 11:6; Is 51:20; Gion 2:3,4; 4:8,9; Mic 7:9; Eb 12:5-12; Ap 16:9
40 1Cron 15:12,13; Giob 11:13-15; 34:31,32; Sal 4:4; 119:59; 139:23,24; Ez 18:28; Ag 1:5-9; 1Co 11:28,31; 2Co 13:5
De 4:30; 2Cron 30:6,9; Is 55:7; Os 6:1; 12:6; 14:1-3; Gioe 2:12,13; Zac 1:3,4; At 26:20
41 Sal 25:1; 86:4; 143:6-8
Sal 28:2; 63:4; 141:2; 1Te 2:8
42 Lam 1:18; 5:16; Ne 9:26; Giob 33:27,28; Ger 3:13; Dan 9:5-14; Lu 15:18,19
2Re 24:4; Ger 5:7,8; Ez 24:13; Zac 1:5
43 Lam 2:1; Sal 44:19
Lam 3:66; Sal 83:15
Lam 2:2,17,21; 2Cron 36:16,17; Ez 7:9; 8:18; 9:10
44 Sal 97:2
Lam 3:8; Sal 80:4; Ger 14:11; 15:1; Zac 7:13
45 Lam 3:14; 2:15; 4:14,15; De 28:13,37,44; 1Co 4:13
46 Lam 2:16; Eso 11:7; Giob 30:9-11; Sal 22:6-8; 44:13,14; 79:4,10; Mat 27:38-45
47 Is 24:17,18; 51:19; Ger 48:43,44; Lu 21:35
Lam 1:4,13; 2:1-9
48 Lam 2:11,18; Sal 119:136; Ger 4:19; 9:1,18; 13:17; Rom 9:1-3
49 Lam 1:16; Sal 77:2; Ger 14:17
50 Lam 2:20; 5:1; Sal 80:14-16; 102:19,20; Is 62:6,7; 63:15; 64:1; Dan 9:16-19
51 Ge 44:34; 1Sa 30:3,4; Ger 4:19-21; 14:18; Lu 19:41-44
Lam 1:18; 2:21; 5:11; Ger 11:22; 14:16; 19:9
52 Ger 37:15,16; 38:4-6
1Sa 24:10-15; 25:28,29; 26:18-20; Sal 35:7,19; 69:4; 109:3; 119:161; Ger 37:18; Giov 15:25
53 Ger 37:20; 38:6,9
Dan 6:17; Mat 27:60,66
54 Sal 18:4; 69:1,2,15; 124:4,5; Gion 2:3-5
Lam 3:18; Giob 17:11-16; Sal 31:22; Is 38:10-13; Ez 37:11; 2Co 1:8-10
56 2Cron 33:13,19; Giob 34:28; Sal 3:4; 6:8,9; 34:6; 66:19; 116:1,2; Is 38:5
Sal 55:1; 88:13,14; Rom 8:26
57 Sal 69:18; 145:18; Is 58:9; Giac 4:8
Is 41:10,14; 43:1,2; Ger 1:17; At 18:9; 27:24; Ap 1:17; 2:10
58 1Sa 25:39; Sal 35:1; Ger 51:36
Ge 48:16; Sal 34:22; 71:23; 103:4
59 Ger 11:19-21; 15:10; 18:18-23; 20:7-10; 37:1-38:28
Ge 31:42; Sal 9:4; 26:1; 35:1,23; 43:1; 1P 2:23
60 Lam 3:59; Sal 10:14; Ger 11:19,20
61 Lam 3:30; 5:1; Sal 74:18; 89:50; Sof 2:8
62 Sal 59:7,12; 140:3; Ez 36:3
Ger 18:18
63 Sal 139:2
Lam 3:14; Giob 30:9
64 Sal 28:4; Ger 11:20; 50:29; 2Ti 4:14; Ap 6:10; 18:6
65 De 2:30; Is 6:10
De 27:15-26; Sal 109:17,18; 1Co 16:22
66 Lam 3:43; Sal 35:6; 73:15
De 7:24; 25:19; 29:20; 2Re 14:27; Ger 10:11
Sal 8:3; 115:16; Is 66:1
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