Nuova Riveduta:

Luca 23

Gesù davanti a Pilato
1 Poi tutta l'assemblea si alzò e lo condussero da Pilato.
2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: «Abbiamo trovato quest'uomo che sovvertiva la nostra nazione, vietava di pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re». 3 Pilato lo interrogò, dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?» E Gesù gli rispose: «Tu lo dici».
4 Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo nessuna colpa in quest'uomo». 5 Ma essi insistevano, dicendo: «Egli sobilla il popolo insegnando per tutta la Giudea; ha cominciato dalla Galilea ed è giunto fin qui».

Pilato manda Gesù da Erode
6 Quando Pilato udì questo, domandò se quell'uomo fosse Galileo. 7 Saputo che egli era della giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode, che si trovava anch'egli a Gerusalemme in quei giorni.
8 Quando vide Gesù, Erode se ne rallegrò molto, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlare di lui; e sperava di vedergli fare qualche segno miracoloso. 9 Gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. 10 Or i capi dei sacerdoti e gli scribi stavano là, accusandolo con veemenza. 11 Erode, con i suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido e lo rimandò da Pilato. 12 In quel giorno, Erode e Pilato divennero amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro.

Gesù o Barabba?
13 Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, i magistrati e il popolo, disse loro: 14 «Mi avete condotto quest'uomo come sobillatore del popolo; ed ecco, dopo averlo esaminato in presenza vostra, non ho trovato in lui nessuna delle colpe di cui lo accusate, 15 e neppure Erode, poiché egli lo ha rimandato da noi. Ecco, egli non ha fatto nulla che sia degno di morte. 16 Perciò, dopo averlo castigato, lo libererò».
17 [Ora egli aveva l'obbligo di liberare loro un carcerato in occasione della festa;] 18 ma essi gridarono tutti insieme: «Fa' morire costui e liberaci Barabba!» 19 Barabba era stato messo in prigione a motivo di una sommossa avvenuta in città e di un omicidio. 20 E Pilato parlò loro di nuovo perché desiderava liberare Gesù; 21 ma essi gridavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!» 22 Per la terza volta egli disse loro: «Ma che male ha fatto? Io non ho trovato nulla in lui, che meriti la morte. Perciò, dopo averlo castigato, lo libererò». 23 Ma essi insistevano a gran voce, chiedendo che fosse crocifisso; e le loro grida finirono per avere il sopravvento. 24 Pilato decise che fosse fatto quello che domandavano: 25 liberò colui che era stato messo in prigione per sommossa e omicidio, e che essi avevano richiesto, ma abbandonò Gesù alla loro volontà.

In cammino verso il Golgota
26 Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù.
27 Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento per lui. 28 Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli. 29 Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: "Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato". 30 Allora cominceranno a dire ai monti: "Cadeteci addosso!" e ai colli: "Copriteci!". 31 Perché se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco?»
32 Ora altri due, malfattori, erano condotti per essere messi a morte insieme a lui.

La crocifissione di Gesù
33 Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio», vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra.
34 Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Poi divisero le sue vesti, tirandole a sorte.
35 Il popolo stava a guardare. E anche i magistrati si beffavano di lui, dicendo: «Ha salvato altri, salvi se stesso, se è il Cristo, l'Eletto di Dio!» 36 Pure i soldati lo schernirono, accostandosi, presentandogli dell'aceto e dicendo: 37 «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso!»
38 Vi era anche questa iscrizione sopra il suo capo: «Questo è il re dei Giudei».
39 Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» 40 Ma l'altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? 41 Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni, ma questi non ha fatto nulla di male». 42 E diceva: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno!» 43 Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso».

Morte di Gesù
44 Era circa l'ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all'ora nona; 45 il sole si oscurò e la cortina del tempio si squarciò nel mezzo.
46 E Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò.
47 Il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Dio, dicendo: «Veramente quest'uomo era giusto».
48 E tutta la folla che assisteva a questo spettacolo, vedute le cose che erano accadute, se ne tornava battendosi il petto. 49 Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che lo avevano accompagnato dalla Galilea stavano a guardare queste cose da lontano.

Il seppellimento di Gesù
50 C'era un uomo, di nome Giuseppe, che era membro del Consiglio, uomo giusto e buono, 51 il quale non aveva acconsentito alla deliberazione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea, città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. 52 Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 E, trattolo giù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in una tomba scavata nella roccia, dove nessuno era ancora stato deposto. 54 Era il giorno della Preparazione e stava per cominciare il sabato.
55 Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, seguito Giuseppe, guardarono la tomba, e come vi era stato deposto il corpo di Gesù. 56 Poi tornarono indietro e prepararono aromi e profumi. Durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento.

C.E.I.:

Luca 23

1 Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato 2 e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re». 3 Pilato lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». 4 Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: «Non trovo nessuna colpa in quest'uomo». 5 Ma essi insistevano: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui».
6 Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo 7 e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme.
8 Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. 9 Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. 10 C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. 11 Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. 12 In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro.
13 Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, 14 disse: «Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; 15 e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. 16 Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò». 17  18 Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!». 19 Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.
20 Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. 21 Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». 22 Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». 23 Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. 24 Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. 25 Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.
26 Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. 27 Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. 28 Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. 29 Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato.
30 Allora cominceranno a dire ai monti:
Cadete su di noi!
e ai colli:
Copriteci
!
31 Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
32 Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.
33 Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. 34 Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».
Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.
35 Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». 36 Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: 37 «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38 C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.
39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». 40 Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». 42 E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
44 Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 45 Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. 46 Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò.
47 Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest'uomo era giusto». 48 Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. 49 Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.
50 C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. 51 Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. 52 Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. 54 Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. 55 Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, 56 poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Nuova Diodati:

Luca 23

Gesù davanti a Pilato ed Erode
1 Allora tutta l'assemblea si alzò e lo condusse da Pilato. 2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: «Noi abbiamo sorpreso costui che sovvertiva la nazione e proibiva di dare i tributi a Cesare, affermando di essere un re, il Cristo». 3 Allora Pilato lo interrogò, dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». E Gesù gli rispose e disse: «Tu lo dici». 4 Pilato quindi disse ai capi dei sacerdoti e alle turbe: «Io non trovo nessuna colpa in quest'uomo». 5 Ma quelli insistevano, dicendo: «Egli solleva il popolo insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fin qua». 6 Allora Pilato, avendo udito nominare la Galilea, domandò se quell'uomo fosse Galileo. 7 E, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode, che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme. 8 Quando Erode vide Gesù, se ne rallegrò grandemente; da molto tempo infatti desiderava vederlo, perché aveva sentito dire molte cose di lui e sperava di vederlo compiere qualche miracolo. 9 Egli gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. 10 Intanto i capi dei sacerdoti e gli scribi stavano accusandolo con veemenza. 11 Allora Erode, con i suoi soldati, dopo averlo oltraggiato e schernito, lo rivestì di una veste splendida e lo rimandò da Pilato. 12 In quel giorno Erode e Pilato divennero amici, mentre prima erano stati nemici. 13 Allora Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, i magistrati e il popolo, 14 disse loro: «Voi mi avete portato quest'uomo, come uno che perverte il popolo; ed ecco, dopo averlo esaminato alla vostra presenza, non ho trovato in lui nessuna delle colpe di cui lo accusate, 15 e neppure Erode, perché lo ha rimandato a noi; in realtà egli non ha fatto nulla che meriti la morte. 16 Perciò, dopo averlo fatto flagellare, lo rilascerò». 17 Ora, in occasione della festa di Pasqua, il governatore doveva liberare qualcuno. 18 Ma essi tutti insieme gridarono, dicendo: «A morte costui, e liberaci Barabba». 19 Questi era stato incarcerato per una sedizione fatta in città e per omicidio. 20 Perciò Pilato, desiderando liberare Gesù, parlò loro di nuovo. 21 Ma essi gridavano, dicendo: «Crocifiggilo, crocifiggilo». 22 Per la terza volta, egli disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Io non ho trovato in lui alcuna colpa che meriti la morte. Perciò, dopo averlo fatto flagellare, lo rilascerò». 23 Ma quelli insistevano con grandi grida, chiedendo che fosse crocifisso; e le loro grida e quelle dei capi dei sacerdoti finirono per prevalere. 24 Pilato allora decise che fosse fatto ciò che chiedevano. 25 E rilasciò loro colui che era stato incarcerato per sedizione e per omicidio e che essi avevano richiesto; e consegnò Gesù alla loro volontà.

Gesù sulla via del Golgota
26 Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dai campi, e gli misero addosso la croce, perché la portasse dietro a Gesù. 27 Or lo seguiva una grande folla di popolo e di donne, che facevano cordoglio e lamenti su di lui. 28 Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli. 29 Perché ecco, verranno i giorni in cui si dirà: "Beate le sterili e beati i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato!". 30 Allora cominceranno a dire ai monti: "Cadeteci addosso"; e alle colline: "Copriteci"! 31 Perché, se tali cose si fanno al legno verde, che cosa sarà fatto al legno secco?». 32 Or venivano condotti con lui anche due malfattori per essere messi a morte.

La crocifissione
33 E quando giunsero al luogo, detto del Teschio, là crocifissero lui e i malfattori, l'uno a destra e l'altro a sinistra. 34 E Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi, spartite le sue vesti, le tirarono a sorte. 35 E il popolo stava a guardare; ed anche i magistrati col popolo lo beffavano, dicendo: «Egli ha salvati gli altri, salvi se stesso se veramente egli è il Cristo, l'eletto di Dio». 36 Anche i soldati lo schernivano, accostandosi e presentandogli dell'aceto, 37 e dicendo: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38 Sopra il suo capo, inoltre vi era una scritta, in caratteri greci, latini ed ebraici: "COSTUI È IL RE DEI GIUDEI". 39 Or uno dei malfattori appesi lo ingiuriava, dicendo: «Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi». 40 Ma l'altro, rispondendo, lo sgridava dicendo: «Non hai neppure timore di Dio, trovandoti sotto la medesima condanna? 41 Noi in realtà siamo giustamente condannati, perché riceviamo la dovuta pena dei nostri misfatti, ma costui non ha commesso alcun male». 42 Poi disse a Gesù: «Signore, ricordati di me quando verrai nel tuo regno». 43 Allora Gesù gli disse: «In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso». 44 Era circa l'ora sesta, e si fece buio su tutto il paese fino all'ora nona. 45 Il sole si oscurò e la cortina del tempio si squarciò in mezzo. 46 E Gesù, gridando con gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito». E detto questo, rese lo spirito. 47 Allora il centurione, visto quanto era accaduto, glorificò Dio, dicendo: «Veramente quest'uomo era giusto». 48 E tutta la folla che si era radunata per osservare ciò che accadeva, alla vista di questo, se ne tornò a casa battendosi il petto.

Il seppellimento
49 Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che l'avevano seguito dalla Galilea se ne stavano a distanza, osservando queste cose. 50 Or vi era un uomo di nome Giuseppe, che era membro del sinedrio, uomo giusto e buono, 51 il quale non aveva acconsentito alla deliberazione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea, città dei Giudei, e aspettava anch'egli il regno di Dio. 52 Costui si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 E, dopo averlo tirato giù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, dove nessuno era ancora stato sepolto. 54 Era il giorno della Preparazione, e il sabato stava per cominciare. 55 Le donne, che erano venute con Gesù dalla Galilea seguendolo da vicino, osservarono il sepolcro e come vi era stato deposto il corpo di Gesù; 56 poi esse tornarono a casa e prepararono gli aromi e gli unguenti; e durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento.

Riveduta 2020:

Luca 23

Gesù davanti a Pilato
(Matteo 27:2, 11-14; Marco 15:2-5; Giovanni 18:28-38)
1 Poi tutta l'assemblea si alzò e lo condussero da Pilato.
2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: “Abbiamo trovato costui che sovvertiva la nostra nazione, vietava di pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re”. 3 Pilato lo interrogò, dicendo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Ed egli, rispondendo, gli disse: “Tu lo dici”.
4 Allora Pilato disse ai capi sacerdoti e alla folla: “Io non trovo nessuna colpa in quest'uomo”. 5 Ma essi insistevano, dicendo: “Egli solleva il popolo insegnando per tutta la Giudea; ha cominciato dalla Galilea ed è giunto fin qui”.

Gesù davanti a Erode
6 Quando Pilato udì questo, domandò se quell'uomo fosse Galileo. 7 E, saputo che egli era della giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode, perché anche lui era a Gerusalemme in quei giorni.
8 Erode, come vide Gesù, se ne rallegrò grandemente, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlare di lui, e sperava di vedergli fare qualche miracolo. 9 Gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. 10 Ora i capi sacerdoti e gli scribi stavano là, accusandolo con veemenza. 11 Erode, con i suoi soldati, dopo averlo insultato e schernito, lo vestì di un manto splendido e lo rimandò a Pilato. 12 In quel giorno, Erode e Pilato divennero amici, prima infatti erano stati nemici.

La folla sceglie Barabba
(Matteo 27:15-30; Marco 15:6-19; Giovanni 18:38-19:16)
13 Pilato, riuniti i capi sacerdoti, i magistrati e il popolo, disse loro: 14 “Voi mi avete fatto comparire davanti quest'uomo come sovvertitore del popolo ed ecco, dopo averlo esaminato in vostra presenza, non ho trovato in lui nessuna delle colpe di cui lo accusate 15 e neppure Erode, poiché egli l'ha rimandato a noi; ed ecco, egli non ha fatto nulla che sia degno di morte. 16 Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò”.
17 [Ora egli era in obbligo di liberare loro un carcerato in occasione della festa.] 18 Ma essi gridarono tutti insieme: “Fa' morire costui e liberaci Barabba!”. 19 Barabba era stato messo in prigione a motivo di una insurrezione avvenuta in città e di un omicidio. 20 Pilato parlò loro di nuovo, desiderando liberare Gesù, 21 ma essi gridavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. 22 Per la terza volta egli disse loro: “Ma che male ha fatto? Io non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò”. 23 Ma essi insistevano con gran grida, chiedendo che fosse crocifisso e le loro grida finirono con avere il sopravvento. 24 Allora Pilato sentenziò che fosse fatto quello che domandavano. 25 Liberò colui che era stato messo in prigione per insurrezione e omicidio e che essi avevano richiesto, ma abbandonò Gesù alla loro volontà.

Verso il Golgota
(Matteo 27:31-38; Marco 15:20-28; Giovanni 19:16-24)
26 Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, Cireneo, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù.
27 Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento per lui. 28 Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli. 29 Perché, ecco, vengono i giorni nei quali si dirà: 'Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e i seni che non hanno allattato'. 30 Allora inizieranno a dire ai monti: 'Cadeteci addosso'; e ai colli: 'Copriteci'. 31 Poiché, se fanno queste cose al legno verde, che cosa sarà fatto al secco?”.
32 Ora altri due, malfattori, erano condotti con lui per essere messi a morte.

La crocifissione di Gesù
(Matteo 27:39-44; Marco 15:29-32; Giovanni 19:25-27)
33 Quando furono giunti al luogo detto “il Teschio”, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra.
34 Gesù diceva: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Poi, dividendo le sue vesti, le trassero a sorte.
35 Il popolo stava a guardare. E anche i magistrati si beffavano di lui, dicendo: “Ha salvato altri, salvi sé stesso, se è il Cristo, l'Eletto di Dio!”. 36 E pure i soldati lo schernivano, accostandosi, presentandogli dell'aceto e dicendo: 37 “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso!”. 38 Vi era anche questa iscrizione sopra il suo capo: “Questo è il Re dei Giudei”.
39 Uno dei malfattori appesi lo ingiuriava, dicendo: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. 40 Ma l'altro, rispondendo, lo sgridava e diceva: “Non hai nemmeno timore di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? 41 Per noi è giusto, perché riceviamo la giusta pena per le nostre azioni, ma costui non ha fatto nulla di male”. 42 E diceva: “Gesù, ricordati di me quando verrai nel tuo regno!”. 43 E Gesù gli disse: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso”.

La morte di Gesù
(Matteo 27:47-56; Marco 15:33-41; Giovanni 19:28-37)
44 Era circa l'ora sesta e si fecero tenebre per tutto il paese, fino all'ora nona, essendosi oscurato il sole. 45 La cortina del tempio si squarciò nel mezzo.
46 E Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito”. E, detto questo, spirò.
47 Il centurione, visto ciò che era accaduto, glorificava Dio, dicendo: “Veramente quest'uomo era giusto”.
48 E tutta la folla che assisteva a questo spettacolo, viste le cose che erano accadute, se ne tornava battendosi il petto. 49 Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che lo avevano accompagnato dalla Galilea, stavano a guardare queste cose da lontano.

Il seppellimento di Gesù
(Matteo 27:57-61; Marco 15:42-47; Giovanni 19:38-42)
50 Ed ecco un uomo di nome Giuseppe, membro del Consiglio, uomo buono e giusto, 51 il quale non aveva consentito alla deliberazione e all'operato degli altri; egli era di Arimatea, città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. 52 Si recò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 E, calatolo giù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo pose in una tomba scavata nella roccia, dove nessuno era ancora stato deposto. 54 Era il giorno della Preparazione e stava per cominciare il sabato.
55 Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, avendo seguito Giuseppe, guardarono la tomba e come vi era stato deposto il corpo di Gesù. 56 Poi, tornate indietro, prepararono aromi e oli profumati. Durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento.

La Parola è Vita:

Luca 23

Processo ed esecuzione.
1 Poi condussero Gesù dal Governatore Pilato e 2 cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che incitava la nostra gente a ribellarsi e a non pagare le tasse al governo romano; e per di più diceva di essere lui il nostro re, il Messia!»
3 Allora Pilato chiese a Gesù: «Sei davvero tu il loro re, il Messia?»
«Sì», rispose Gesù, «è proprio come tu dici».
4 Pilato si rivolse ai capi sacerdoti e alla folla: «Ebbene?» disse, «questo non è un crimine!»
5 Ma quelli si accanivano ancora di più: «Ovunque andasse sollevava il popolo contro il governo, per tutta la Giudea: dalla Galilea fin qui, a Gerusalemme!»
6 Sentendo nominare la Galilea, Pilato chiese se Gesù fosse nativo di quella regione.
7 Quando gli risposero affermativamente, ordinò di portarlo dal re Erode, perché la Galilea era sotto giurisdizione di Erode, che in quel periodo si trovava proprio a Gerusalemme. 8 Erode fu molto contento di vedere Gesù, perché aveva sentito molto parlare di lui e sperava di vederlo compiere un miracolo.
9 Gli rivolse perciò molte domande, ma Gesù non gli rispose affatto. 10 Intanto i primi sacerdoti e gli altri capi giudei insistevano nell'accusarlo.
11 Allora Erode e i suoi soldati, dopo averlo schernito, lo misero in ridicolo, facendogli indossare un mantello reale, poi lo rimandarono da Pilato.
12 Quel giorno, da nemici che erano prima, Erode e Pilato diventarono amici.
13 Poi Pilato convocò i grandi sacerdoti, i magistrati e il popolo 14 e disse loro:
«Voi mi avete portato quest'uomo, accusandolo d'incitamento alla rivolta contro il governo romano. L'ho interrogato in vostra presenza, ma l'ho trovato innocente. 15 Anche Erode è giunto alla stessa conclusione, infatti ce l'ha rimandato indietro. Dunque, non ha commesso niente che meriti la pena di morte! 16 Perciò, dopo averlo castigato, lo rimetterò in libertà».
17 Ma la folla ad una sola voce gridò: «Uccidilo e liberaci Barabba!» 18  19 (Barabba era in prigione per aver preso parte ad una sommossa a Gerusalemme contro il Governo, e per un omicidio). 20 Pilato tentò di nuovo di farli ragionare, perché voleva liberare Gesù. 21 Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!»
22 Per la terza volta, Pilato domandò: «Ma perché? Che ha fatto di male? Non ho trovato motivi validi per condannarlo a morte! Perciò lo farò frustare, poi lo rimetterò in libertà». 23 Ma quelli insistevano a gran voce, chiedendo la morte di Gesù. E le loro grida andavano aumentando sempre più, finché non ebbero il sopravvento.
24 Così Pilato decretò la morte di Gesù, come avevano richiesto. 25 Liberò quindi Barabba, l'uomo arrestato per insurrezione e omicidio, come richiedeva il popolo. Consegnò poi Gesù nelle loro mani, perché ne facessero ciò che volevano.
26 Mentre la folla portava via Gesù, costrinsero un certo Simone di Cirene, che tornava in quel momento dai campi, a seguire il corteo, portando la croce di Gesù. 27 Una gran folla li seguiva, fra cui molte donne prostrate dal dolore.
28 Ma Gesù si volse verso di loro e disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma per voi stesse e per i vostri figli, perché, 29 ecco, si stanno avvicinando giorni in cui saranno fortunate le donne senza figli!
30 Gli uomini imploreranno le montagne, gridando:
"Cadeteci addosso! Schiacciateci!"
E chiederanno alle colline di ricoprirli.
31 Perché se hanno fatto queste cose a me, che sono l'albero della vita, che mai faranno a voi?!»
32 Intanto altri due criminali venivano condotti sul luogo detto «il Teschio», per essere giustiziati con Gesù. Là, tutti e tre furono crocifissi: Gesù sulla croce al centro e i due criminali ai lati.
33  34 «Padre, perdonali!» diceva Gesù, «perché non sanno quello che fanno».
Poi i soldati si giocarono a dadi i suoi vestiti. 35 La folla stava a guardare mentre i capi giudei lo deridevano: «Era tanto bravo ad aiutare gli altri, vediamo se riesce a salvare se stesso, visto che è il Figlio di Dio, il Messia!»
36 Anche i soldati lo insultavano e gli offrivano dell'aceto da bere. 37 E dicevano: «Se sei il re dei Giudei, salva te stesso!»
38 Sulla croce, sopra la sua testa, era stata inchiodata un'iscrizione con queste parole: «Questo è il Re dei Giudei».
39 Uno dei malviventi appeso alla croce vicino alla sua lo scherniva: «Dunque, tu saresti il Cristo, no? Allora salva te stesso e anche noi!»
40 Ma l'altro lo rimproverava. 41 «Non temi dunque Dio, nemmeno quando stai per morire? Noi meritiamo di morire per i nostri delitti, ma quest'uomo non ha fatto nulla di male!» 42 Poi disse: «Signore Gesù, ricordati di me, quando sarai nel tuo Regno».
43 E Gesù rispose: «Io ti assicuro che oggi tu sarai con me in Paradiso».
44 Era ormai mezzogiorno e le tenebre scesero su tutto il paese per tre ore, fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era oscurato. 45 Improvvisamente, il grosso velo del tempio si squarciò in due.
46 Gesù gridò: «Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito» Detto questo, spirò.
47 E il centurione romano, responsabile delle esecuzioni, dopo aver visto ciò che era accaduto, fu preso dal timore di Dio e disse: «Quest'uomo era davvero innocente!»
48 Anche la folla che era venuta per assistere alla crocifissione, quando vide che Gesù era morto, se ne tornò a casa profondamente addolorata. 49 Nel frattempo, gli amici di Gesù, con le donne che lo avevano seguito dalla Galilea, se ne stavano ad osservare in lontananza.
50 Allora un uomo di nome Giuseppe, membro della Suprema Corte Ebraica, nativo della città di Arimatea in Giudea, andò da Pilato a chiedere il corpo di Gesù. Egli era un uomo timorato di Dio, che aspettava l'arrivo del Messia e non aveva dato il suo consenso alle decisioni e all'operato degli altri capi giudei. 51  52  53 Giuseppe prese giù dalla croce il corpo di Gesù e, dopo averlo avvolto in una lunga stoffa di lino, lo depose in una tomba nuova, scavata nella roccia. 54 Questo avvenne nel tardo pomeriggio di venerdì, il giorno di preparazione per il sabato di Pasqua.
55 Dopo che il corpo di Gesù fu tolto dalla croce, le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea accompagnarono Giuseppe, per vedere in che modo Gesù sarebbe stato posto nella tomba. 56 Poi se ne andarono a casa a preparare gli aromi e gli unguenti per il suo corpo. Il sabato, poi, riposarono tutto il giorno, secondo il precetto della legge ebraica.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Luca 23

Gesù davanti a Pilato e ad Erode
(Matteo 27:1,2,11-31; Marco 15:1-20; Giovanni 18:28-40; 19:1-16)
1 Poi, levatasi tutta l'assemblea, lo menarono a Pilato. 2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: Abbiam trovato costui che sovvertiva la nostra nazione e che vietava di pagare i tributi a Cesare, e diceva d'esser lui il Cristo re. 3 E Pilato lo interrogò, dicendo: Sei tu il re dei Giudei? Ed egli, rispondendo, gli disse: Sì, lo sono. 4 E Pilato disse ai capi sacerdoti e alle turbe: Io non trovo colpa alcuna in quest'uomo. 5 Ma essi insistevano, dicendo: Egli solleva il popolo insegnando per tutta la Giudea; ha cominciato dalla Galilea ed è giunto fin qui. 6 Quando Pilato udì questo, domandò se quell'uomo fosse Galileo. 7 E saputo ch'egli era della giurisdizione d'Erode, lo rimandò a Erode ch'era anch'egli a Gerusalemme in que' giorni. 8 Erode, come vide Gesù, se ne rallegrò grandemente, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlar di lui; e sperava di vedergli fare qualche miracolo. 9 E gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. 10 Or i capi sacerdoti e gli scribi stavan là, accusandolo con veemenza. 11 Ed Erode co' suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido, e lo rimandò a Pilato. 12 E in quel giorno, Erode e Pilato divennero amici, perché per l'addietro erano stati in inimicizia fra loro. 13 E Pilato, chiamati assieme i capi sacerdoti e i magistrati e il popolo, disse loro: 14 Voi mi avete fatto comparir dinanzi quest'uomo come sovvertitore del popolo; ed ecco, dopo averlo in presenza vostra esaminato, non ho trovato in lui alcuna delle colpe di cui l'accusate; 15 e neppure Erode, poiché egli l'ha rimandato a noi; ed ecco, egli non ha fatto nulla che sia degno di morte. 16 Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò. 17  18 Ma essi gridarono tutti insieme: Fa' morir costui, e liberaci Barabba! 19 (Barabba era stato messo in prigione a motivo di una sedizione avvenuta in città e di un omicidio). 20 E Pilato da capo parlò loro, desiderando liberar Gesù; 21 ma essi gridavano: Crocifiggilo, crocifiggilo! 22 E per la terza volta egli disse loro: Ma che male ha egli fatto? Io non ho trovato nulla in lui, che meriti la morte. Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò. 23 Ma essi insistevano con gran grida, chiedendo che fosse crocifisso; e le loro grida finirono con avere il sopravvento. 24 E Pilato sentenziò che fosse fatto quello che domandavano. 25 E liberò colui che era stato messo in prigione per sedizione ed omicidio, e che essi aveano richiesto; ma abbandonò Gesù alla loro volontà.

La crocifissione di Gesù
(Matteo 27:32-56; Marco 15:21-41; Giovanni 19:17-37)
26 E mentre lo menavan via, presero un certo Simon, cireneo, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce, perché la portasse dietro a Gesù. 27 Or lo seguiva una gran moltitudine di popolo e di donne che facean cordoglio e lamento per lui. 28 Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: Figliuole di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figliuoli. 29 Perché ecco, vengono i giorni nei quali si dirà: Beate le sterili, e i seni che non han partorito, e le mammelle che non hanno allattato. 30 Allora prenderanno a dire ai monti: Cadeteci addosso; ed ai colli: Copriteci. 31 Poiché se fan queste cose al legno verde, che sarà egli fatto al secco? 32 Or due altri, due malfattori, eran menati con lui per esser fatti morire. 33 E quando furon giunti al luogo detto «il Teschio», crocifissero quivi lui e i malfattori, l'uno a destra e l'altro a sinistra. 34 E Gesù diceva: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Poi, fatte delle parti delle sue vesti, trassero a sorte. 35 E il popolo stava a guardare. E anche i magistrati si facean beffe di lui, dicendo: Ha salvato altri, salvi se stesso, se è il Cristo, l'Eletto di Dio! 36 E i soldati pure lo schernivano, accostandosi, presentandogli dell'aceto e dicendo: 37 Se tu sei il re de' Giudei, salva te stesso! 38 E v'era anche questa iscrizione sopra il suo capo: QUESTO È IL RE DEI GIUDEI. 39 E uno de' malfattori appesi lo ingiuriava, dicendo: Non se' tu il Cristo? Salva te stesso e noi! 40 Ma l'altro, rispondendo, lo sgridava e diceva: Non hai tu nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? 41 E per noi è cosa giusta, perché riceviamo la condegna pena de' nostri fatti, ma questi non ha fatto nulla di male. 42 E diceva: Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel tuo regno! 43 E Gesù gli disse: Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso. 44 Ora era circa l'ora sesta, e si fecero tenebre per tutto il paese, fino all'ora nona, essendosi oscurato il sole. 45 La cortina del tempio si squarciò pel mezzo. 46 E Gesù, gridando con gran voce, disse: Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio. E detto questo spirò. 47 E il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Iddio dicendo: Veramente, quest'uomo era giusto. 48 E tutte le turbe che si erano raunate a questo spettacolo, vedute le cose che erano successe, se ne tornavano battendosi il petto. 49 Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che lo avevano accompagnato dalla Galilea, stavano a guardare queste cose da lontano.

Il seppellimento di Gesù
(Matteo 27:57-61; Marco 15:42-47; Giovanni 19:38-42)
50 Ed ecco un uomo per nome Giuseppe, che era consigliere, uomo dabbene e giusto, 51 il quale non avea consentito alla deliberazione e all'operato degli altri, ed era da Arimatea, città de' Giudei, e aspettava il regno di Dio, 52 venne a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 E trattolo giù di croce, lo involse in un panno lino e lo pose in una tomba scavata nella roccia, dove niuno era ancora stato posto. 54 Era il giorno della Preparazione, e stava per cominciare il sabato. 55 E le donne che eran venute con Gesù dalla Galilea, avendo seguito Giuseppe, guardarono la tomba, e come v'era stato posto il corpo di Gesù. 56 Poi, essendosene tornate, prepararono aromi ed oli odoriferi.

Ricciotti:

Luca 23

Gesù davanti a Pilato
1 Tutta l'assemblea si levò e lo menarono da Pilato. 2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: «Abbiamo trovato costui che sobillava la nostra nazione e vietava di pagare il tributo a Cesare, mentre diceva di essere lui il Cristo re». 3 Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Egli rispose: «Tu lo dici». 4 Pilato disse ai principi dei Sacerdoti e alle turbe: «Io non trovo colpa in quest'uomo». 5 Ma essi insistevano, dicendo: «Egli solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea; ha cominciato dalla Galilea ed è venuto fin qua». 6 Quando Pilato udì nominare la Galilea, domandò se quell'uomo fosse Galileo. 7 E saputo ch'egli era della giurisdizione d'Erode, lo rimandò a Erode, che si trovava anche lui in quei giorni a Gerusalemme.

Gesù davanti a Erode
8 Erode, al vedere Gesù, si rallegrò grandemente, perchè da molto tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlar molto di lui e sperando di vedergli fare qualche prodigio. 9 Gli fece molte domande; ma Gesù non rispose mai nulla. 10 Intanto i principi dei Sacerdoti e gli Scribi stavano là per accusarlo con pertinacia. 11 Erode coi suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì d'una veste bianca e lo rimandò da Pilato. 12 Così Erode e Pilato, che fino a quel momento eran stati nemici tra loro, in quel giorno divennero amici.

Gesù di nuovo davanti a Pilato
13 Pilato, radunati i principi dei Sacerdoti e i magistrati e il popolo 14 disse loro: «Voi m'avete presentato quest'uomo come sovvertitore del popolo; ed ecco, interrogato innanzi a voi, non ho trovato in lui neppur una delle colpe di cui voi l'accusate. 15 Anzi, neppure Erode, perchè io vi ho rimessi a lui; e non è stato provato contro di lui nulla che sia meritevole di morte. 16 Perciò gli infliggerò un castigo e poi lo libererò».

Gesù e Barabba
17 Pilato era in obbligo, nel dì della festa, di liberare un prigioniero. 18 E tutta la folla si mise a gridare a una voce: «Togli via costui, e libera Barabba». 19 Questi era stato cacciato in prigione per un tumulto avvenuto in città e per un omicidio. 20 Pilato, desiderando di liberare Gesù, parlò loro di nuovo. 21 Ma essi gridavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». 22 E per la terza volta egli disse loro: «Ma insomma, che ha fatto di male? Io non ho trovato nulla in lui meritevole di morte. Io quindi gl'infliggerò un castigo e poi lo libererò». 23 Ma essi insistevano con gran grida, chiedendo che fosse crocifisso; e i loro clamori andavano crescendo. 24 Sicchè Pilato sentenziò che si facesse a modo loro. 25 Così liberò quel tale che essi avevan richiesto ed era stato messo in carcere per tumulto ed omicidio; mentre abbandonò Gesù in loro balìa.

La via dolorosa
26 Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone, Cireneo, che veniva dai campi e gli misero addosso la croce, perchè la portasse dietro a Gesù. 27 Lo seguiva una gran moltitudine di popolo e di donne, che piangevano e si lamentavano per lui. 28 Rivolto ad esse Gesù, disse: «Figliuole di Gerusalemme, non piangete su me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figliuoli, 29 perchè, ecco, verranno giorni che si dirà: - Beate le sterili, i seni che non han generato e le mammelle che non hanno allattato! - 30 Allora cominceranno a dire ai monti: - Cadete su di noi, - e alle colline: - Copriteci. - 31 Perchè, se si tratta così il legno verde, che ne sarà del secco?». 32 Ed eran condotti con lui, per essere giustiziati, anche due altri, due malfattori.

La crocifissione
33 Giunti al luogo detto il Teschio, crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. 34 Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perchè non sanno quel che fanno». Si divisero poi le sue vesti, tirandole a sorte. 35 Il popolo stava a guardare. Anche i capi si facevano beffe di lui, dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, s'egli è il Cristo, l'eletto di Dio». 36 Anche i soldati lo schernivano e, accostandosi, gli davan dell'aceto, 37 dicendo: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso!». 38 C'era anche, sopra il suo capo, un'iscrizione in caratteri greci, latini ed ebraici, che diceva: «QUESTI È IL RE DEI GIUDEI». 39 Ora uno dei malfattori crocifissi lo bestemmiava dicendo: «Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi». 40 Ma l'altro cominciò a riprenderlo e a dire: «Neppur tu temi Dio, tu che ti trovi qui a subire lo stesso supplizio? 41 Per noi, esso è giustizia, perchè noi riceviamo la pena dei nostri delitti; ma lui non ha fatto nulla di male». 42 E diceva a Gesù: «Signore, ricordati di me, quando sarai giunto nel tuo regno!». 43 E Gesù gli rispose: «Ti dico in verità: oggi sarai meco in paradiso».

Agonia e morte di Gesù
44 Era circa l'ora sesta, quando si fece un gran buio sulla terra sino all'ora nona, 45 per l'oscurarsi del sole; e il velo del tempio si squarciò nel mezzo. 46 Gesù, gettando un grido con gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio». E detto questo spirò. 47 Il centurione, visto quel che era successo, rese gloria a Dio, dicendo: «Costui era certamente un uomo giusto». 48 E tutta la moltitudine adunata per lo spettacolo considerando le cose accadute, tornava indietro battendosi il petto. 49 Ma tutti i suoi amici e le donne che l'avevan seguìto dalla Galilea, stavano in lontananza, osservando tali cose.

La sepoltura di Gesù
50 C'era pertanto un uomo di nome Giuseppe, che era consigliere, uomo buono e giusto 51 costui non aveva acconsentito ai consigli e agli atti di quelli - d'Arimatea, città della Giudea, e aspettava anch'egli il regno di Dio: 52 costui si presentò da Pilato a chiedere il corpo di Gesù. 53 Poi, depostolo dalla croce, l'involse in un lenzuolo e lo pose in un sepolcro scavato nella viva roccia, nel quale fino a quel momento nessuno era stato deposto. 54 Era il giorno di Parasceve e stava per cominciare il sabato. 55 Le donne poi, ch'erano venute con Gesù dalla Galilea videro il sepolcro e come c'era stato messo il corpo di Gesù. 56 Poi se ne tornarono e prepararono aromi e unguenti; nel sabato, però, fecero riposo, secondo il precetto.

Tintori:

Luca 23

Gesù davanti a Pilato e ad Erode
1 Alzatasi poi tutta l'assemblea, lo condussero da Pilato. 2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: Abbiamo trovato costui a sovvertir la nostra nazione, e a distogliere dal pagare il tributo a Cesare, dicendo d'essere lui il Cristo Re. 3 E Pilato lo interrogò: Sei tu il Re dei Giudei? Ed egli rispose: Tu lo dici. 4 E Pilato replicò ai principi dei sacerdoti e alla turba: Non trovo colpa alcuna in quest'uomo. 5 Ma quelli ancor più insistevano dicendo: Solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dalla Galilea, ove ha cominciato, fino a qui. 6 Or Pilato, sentendo Galilea, domandò se quell'uomo fosse Galileo. 7 E, saputo che era della giurisdizione d'Erode, lo rimise a lui che in quei giorni si trovava pure a Gerusalemme. 8 Erode, nel vedere Gesù, si rallegrò molto, perchè da gran tempo desiderava conoscerlo avendo sentito molte cose di lui, e sperava di vedergli fare qualche prodigio. 9 Or fecegli molte interrogazioni. Ma Gesù non gli risposò mai. 10 Intanto i principi dei sacerdoti e gli Scribi stavano lì ad accusarlo con pertinacia. 11 Erode però col suo esercito lo disprezzò, e lo schernì, e dopo averlo vestito di bianco, lo rimandò a Pilato. 12 Ed Erode e Pilato in quel giorno diventarono amici, che prima erano nemici tra loro. 13 Or Pilato, convocati i principi dei sacerdoti ed i capitani del popolo, 14 disse loro: M'avete presentato quest'uomo come sovvertitore della plebe, ed ecco, dopo averlo esaminato davanti a voi, non trovo in lui nulla di quanto lo accusate. 15 E neppure Erode, chè v'ho rimessi a lui; ed ecco non è incriminato di nulla che sia reo di morte. 16 Quindi gli darò un castigo e lo rimanderò libero. 17 Or egli era obbligato a liberar loro uno nella festa.

Gesù posposto a Barabba
18 Ma tutta la folla insieme gridò: Leva dal mondo costui e liberaci Barabba. 19 Questi era stato incarcerato per una sedizione avvenuta in città e per omicidio. 20 Or Pilato, desiderando liberar Gesù, parlò di nuovo a loro. 21 Ma essi urlavano dicendo: Crocifiggilo, crocifiggilo. 22 Ed egli per la terza volta disse loro: Ma che ha fatto di male? Io non trovo in lui nulla degno di morte; quindi gli infliggerò un castigo e lo libererò. 23 Ma quelli insistevano gridando a gran voce che fosse crocifisso. Ed i loro clamori ebbero il sopravvento. 24 Sicché Pilato sentenziò che fosse fatto quanto domandavano. 25 Lasciò pertanto loro quello che era stato imprigionato per sedizione ed omicidio, come richiedevano, ed abbandonò Gesù in loro balìa.

La via dolorosa
26 E nel condurlo al supplizio, presero un certo Simone, cireneo, che tornava dalla campagna, e gli misero addosso la croce perchè la portasse dietro a Gesù. 27 E lo seguiva gran folla di popolo e di donne, le quali piangevano e facevano lamenti su di lui. 28 Ma Gesù, rivoltosi ad esse, disse: Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me; ma piangete su voi stesse e sui vostri figlioli, 29 perchè, ecco, verranno i giorni in cui si dirà: Beate le sterili e i seni che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. 30 Allora si metteranno a dire alle montagne: Cadeteci addosso; e alle colline: Ricopriteci. 31 Chè se si tratta così il legno verde, che sarà del secco? 32 Eran condotti con lui due altri, malfattori, per essere giustiziati.

Gesù crocifisso
33 E, giunti al luogo detto Calvario, vi crocifissero lui ed i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. 34 E Gesù diceva: Padre, perdona loro, perchè non sanno quel che fanno. Poi, divise le sue vesti, le tirarono a sorte. 35 E il popolo stava a guardare e lo beffeggiava con i suoi capi, i quali dicevano: Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo.

L'Eletto di Dio!
36 E anche i soldati lo schernivano, accostandosi e porgendogli l'aceto, e dicevano: 37 Se tu sei il Re dei Giudei, salva te stesso. 38 C'era inoltre sul capo di lui anche una iscrizione in greco, latino ed ebraico: Questi è il Re dei Giudei. 39 Or uno dei briganti crocifissi lo bestemmiava dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te e noi. 40 Rispondendogli, l'altro lo riprendeva col dirgli: Neppure tu temi Dio, trovandoti con lui nel medesimo supplizio? 41 E, in quanto a noi, è giusto, perchè riceviamo degna pena per le nostre azioni, ma costui non ha fatto nulla di male. 42 E diceva a Gesù: Signore, ricordati di me quando sarai giunto nel tuo regno! 43 E Gesù gli rispose: Io ti dico in verità, che oggi sarai meco in Paradiso.

Agonia e morte di Gesù
44 Era circa l'ora sesta, e si fece buio per tutta la terra fino all'ora nona, 45 per l'ecclissarsi del sole; e il velo del tempio si squarciò per mezzo. 46 E Gesù, gridando a gran voce, disse: Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito. E, detto questo, spirò. 47 Il centurione, visto quanto era accaduto, diede gloria a Dio dicendo: Certamente questo uomo era giusto. 48 E tutto il popolo che era presente a questo spettacolo, vedute le cose che erano successe, tornava indietro battendosi il petto. 49 Ma tutti i suoi amici e le donne che lo avevano seguito dalla Galilea stavano in distanza ad osservare queste cose.

Gesù sepolto
50 Allora un uomo, chiamato Giuseppe, che era del Sinedrio, uomo dabbene e giusto 51 e non aveva consentito alle deliberazioni e all'operato degli altri, era d'Arimatea, città della Giudea, e aspettava anche lui il regno di Dio: 52 Si presentò da Pilato a chiedere il corpo di Gesù; 53 e, depostolo dalla croce, l'involse in un lenzuolo, e lo pose in un sepolcro scavato nel sasso, nel quale nessuno era ancora stato posto. 54 Era il giorno di Parasceve e stava per cominciare il sabato. 55 E le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, avendo tenuto dietro a Giuseppe, videro il sepolcro e come vi fosse stato posto il corpo di Gesù. 56 Poi se ne tornarono a preparare aromi e unguenti; ma nel sabato non si mossero, secondo il precetto.

Martini:

Luca 23

Accusato dinanzi a Pilato è mandato ad Erode, il quale lo disprezza, e schernisce. Pilato proccura di liberarlo, proponendo Barabba omicida, e promettendo di castigarlo per correzione. Ma pe' clamori de' Giudei egli è condannato a morte, e condotto al supplizio. Dice alle donne,che non piangano sopra di lui. Crocifisso insieme co' ladroni, prega il Padre per i crocifissori. E schernito da' principi, e da' soldati, che lo porgono dell'aceto. E' posta sopra di lui una iscrizione. E bestemmiato da uno de' ladroni, e promette all'altro, che sarà teco in paradiso. Dopo le tenebre, e altri segni gridando spira. Il centurione dice altamente, che egli era giusto. Giuseppe dà sepoltura al corpo di Cristo.
1 E alzatasi tutta l'adunanza lo condussero da Pilato. 2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: Abbiamo trovato costui, che seduce la nostra nazione, e proibisce di pagare il tributo a Cesare, e dice se essere Cristo re. 3 Pilato adunque lo interrogò, dicendo: Se' tu il re dei Giudei: Ma Gesù gli rispose, e disse: Tu lo dici. 4 E Pilato disse a' principi de' sacerdoti, e alla turba: Non trovo delitto alcuno in questo uomo. 5 Ma quelli si riscaldavano dicendo: Solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, avendo principiato dalla Galilea fin qua. 6 E Pilato udendo nominare la Galilea domandò, se egli fosse Galileo. 7 E inteso, che egli era della giurisdizione di Erode, lo rimandò ad Erode, che si trovava anch'egli in que' di in Gerusalemme. 8 Ed Erode ebbe molto piacere di veder Gesù: perché da gran tempo bramava di vederlo, conciossiacchè avea sentito parlar molto di lui, e sperava di vedergli fare qualche miracolo. 9 E gli fe' molte interrogazioni. Ma Gesù non gli rispose nulla. 10 Ed eran presenti i principi de' sacerdoti, e gli Scribi, che lo accusavano fortemente. 11 Ed Erode co' suoi soldati lo disprezzò: e fecelo vestir per ischerno di bianca veste, e lo rimandò a Pilato. 12 E diventarono amici Erode, e Pilato in quel giorno: imperocché per l'avanti era stata tra loro nimicizia. 13 Pilato poi radunati i principi de' sacerdoti, e i Magistrati, e il popolo, 14 Disse loro: Mi avete presentato quest'uomo, come sollevatore del popolo, ed ecco che avendolo io interrogato alla vostra presenza, non ho trovato in quest'uomo delitto alcuno di quegli, onde voi l'accusate. 15 Anzi nemmeno Erode: imperocché a lui vi ho rimessi, ed ecco che nulla è stato a lui fatto, che sia da reo di morte. 16 Lo gastigherò adunque, e lo libererò. 17 Or egli era tenuto nella festa a dare ad essi libero un uomo. 18 E tutto il popolo insieme sclamò: Leva dal mondo costui, e rendi a noi libero Barabba. 19 Questi per causa di certa sedizione fatta in città, e per omicidio era stato messo in prigione. 20 E Pilato parlò nuovamente ad essi, bramoso di liberar Gesù. 21 Ma essi gli davano sulla voce, dicendo: Crocifiggilo, crocifiggilo. 22 Ed ei disse loro per la terza volta: Ma che male ha fatto costui? non trovo in lui delitto alcuno capitale: lo gastigherò adunque, e lo libererò. 23 Ma quegli incalzavano sempre più, con grandi strida chiedendo, ch'ei fosse crocifisso: e i loro clamori andavan crescendo. 24 E Pilato decretò, che fosse eseguita la loro domanda. 25 Liberò adunque in grazia loro colui, che per causa di sedizione, e di omicidio era stato messo in prigione, e il quale essi chiedevano: e abbandonò Gesù alla loro volontà. 26 E nel menarlo via arrestarono un certo Simone Cireneo, che tornava di campagna: e gli misero addosso la croce, perché la portasse dietro a Gesù. 27 E lo seguiva turba grande di popolo, e di donne: le quali battevansi il petto, e lo piangevano. 28 Ma Gesù ad esse rivolto, disse: Figliuole di Gerusalemme, non piangete sopra di me; ma piangete sopra voi stesse, e sopra i vostri figliuoli. 29 Imperocché ecco, che verrà tempo, in cui ai dirà: Beate le sterili, e i seni, che non han generato, e le mammelle, che non hanno allattato. 30 Allora comincieranno a dire alle montagne: Cadete sopra di noi: e alle colline: Ricopriteci. 31 Imperocché se tali cose fanno nel legno verde, del secco che sarà? 32 Ed eran condotti con lui anche due altri, che erano malfattori, per esser fatti morire. 33 E giunti che furono al luogo detto Calvaria, quivi crocifissero lui; e i ladroni, uno a destra, e l'altro a sinistra. 34 E Gesù diceva: Padre, perdona loro: conciossiachè non sanno quel, che si fanno. E spartendo le vesti di lui, le tirarono a sorte. 35 E il popolo se ne stava ad osservare, e con esso i caporioni lo sbeffavano dicendo: Ha salvato altri, salvi se stesso, se egli è il Cristo di Dio eletto. 36 Insultavanlo anche i soldati, i quali si accostavano a lui, e offerivangli dell'aceto, 37 Dicendo: Se tu se' il re de' Giudei, salva te stesso. 38 Era anche stata posta sopra di lui un'iscrizione in Greco, e Latino, ed Ebraico: questi è il Re de' Giudei. 39 E uno de' ladroni pendenti lo bestemmiava, dicendo: Se tu se' il Cristo, salva te stesso, e noi. 40 E l'altro rispondeva sgridandolo, e dicendo: Nemmen tu temi Iddio, trovandoti nello stesso supplizio? 41 E quanto a noi certo che con giustizia: perché riceviamo quel, che era dovuto alle nostre azioni: ma questi nulla ha fatto di male. 42 E diceva a Gesù: Signore, ricordati di me, giunto che tu sia nel tuo regno. 43 E Gesù gli disse: In verità ti dico, che oggi sarai meco nel paradiso. 44 Ed era circa la sesta ora, e si fe' buio per tutta la terra sino all'ora nona. 45 E si oscurò il sole: e il velo del tempio si divise per mezzo. 46 E Gesù sclamando ad alta voce, disse: Padre, nelle mani tue raccomando il mio spirito. E in ciò dicendo, spirò. 47 E vedendo il centurione quel, che era accaduto, glorificò Dio, dicendo: Certamente quest'uomo era giusto. 48 E tutta la moltitudine di coloro, che si trovavan presenti allo spettacolo, e vedevano quello che succedeva, se ne tornavan indietro picchiandosi il petto. 49 E tutti i conoscenti di Gesù stavano alla lontana, come anche le donne, che l'avevano seguito dalla Galilea, osservando tali cose. 50 Allora un uomo chiamato Giuseppe, che era decurione, uomo dabbene, e giusto: 51 Il quale non aveva avuto parte nei consigli, e nell'operato degli altri, cittadino di Arimatea, città della Giudea, che aspettava anch'esso il regno di Dio: 52 Questi presentossi a Pilato, e gli chiese il corpo di Gesù: 53 E depostolo lo rinvolse in un lenzuolo, e lo pose in un sepolcro scavato nel sasso, in cui nessuno fino allora era stato sepolto. 54 Egli era il giorno di Parasceve, e stava per principiare il sabato. 55 E avendo tenuto dietro a lui le donne venute con Gesù dalla Galilea, videro il sepolcro, e in che modo fosse collocato il corpo di lui. 56 E nel ritorno prepararon gli aromi, e gli unguenti: e in quanto al sabato non si mossero secondo la legge.

Diodati:

Luca 23

1 ALLORA tutta la moltitudine di loro si levò, e lo menò a Pilato. 2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: Noi abbiam trovato costui sovvertendo la nazione, e divietando di dare i tributi a Cesare, dicendo sè essere il Cristo, il Re. 3 E Pilato lo domandò, dicendo: Sei tu il Re de' Giudei? Ed egli, rispondendogli, disse: Tu lo dici. 4 E Pilato disse a' principali sacerdoti, ed alle turbe: Io non trovo maleficio alcuno in quest'uomo. 5 Ma essi facevan forza, dicendo: Egli commuove il popolo, insegnando per tutta la Giudea, avendo cominciato da Galilea fin qua. 6 Allora Pilato, avendo udito nominar Galilea, domandò se quell'uomo era Galileo. 7 E, risaputo ch'egli era della giurisdizione di Erode, lo rimandò ad Erode, il quale era anche egli in Gerusalemme a que' dì. 8 Ed Erode, veduto Gesù, se ne rallegrò grandemente; perciocchè da molto tempo desiderava di vederlo; perchè avea udite molte cose di lui, e sperava veder fargli qualche miracolo. 9 E lo domandò per molti ragionamenti; ma egli non gli rispose nulla. 10 Ed i principali sacerdoti, e gli Scribi, comparvero quivi, accusandolo con grande sforzo. 11 Ma Erode, co' suoi soldati, dopo averlo sprezzato, e schernito, lo vestì d'una veste bianca, e lo rimandò a Pilato. 12 Ed Erode e Pilato divennero amici insieme in quel giorno; perciocchè per l'addietro erano stati in inimicizia fra loro.
13 E Pilato, chiamati insieme i principali sacerdoti, ed i magistrati, e il popolo, disse loro: 14 Voi mi avete fatto comparir quest'uomo davanti, come se egli sviasse il popolo; ed ecco, avendolo io in presenza vostra esaminato, non ho trovato in lui alcun maleficio di quelli de' quali l'accusate. 15 Ma non pure Erode; poichè io vi ho mandati a lui; ed ecco, non gli è stato fatto nulla, onde egli sia giudicato degno di morte. 16 Io adunque lo castigherò, e poi lo libererò. 17 Or gli conveniva di necessità liberar loro uno, ogni dì di festa. 18 E tutta la moltitudine gridò, dicendo: Togli costui, e liberaci Barabba. 19 Costui era stato incarcerato per una sedizione, fatta nella città, con omicidio. 20 Perciò Pilato da capo parlò loro, desiderando liberar Gesù. 21 Ma essi gridavano in contrario, dicendo: Crocifiggilo, crocifiggilo. 22 Ed egli, la terza volta, disse loro: Ma pure, che male ha fatto costui? io non ho trovato in lui maleficio alcuno degno di morte. Io adunque lo castigherò, e poi lo libererò. 23 Ma essi facevano istanza con gran grida, chiedendo che fosse crocifisso; e le lor grida e quelle de' principali sacerdoti, si rinforzavano. 24 E Pilato pronunziò che fosse fatto ciò che chiedevano. 25 E liberò loro colui ch'era stato incarcerato per sedizione, e per omicidio, il quale essi aveano chiesto; e rimise Gesù alla lor volontà.
26 E COME essi lo menavano, presero un certo Simon Cireneo, che veniva da' campi, e gli misero addosso la croce, per portarla dietro a Gesù. 27 Or una gran moltitudine di popolo, e di donne, lo seguitava, le quali ancora facevano cordoglio, e lo lamentavano. 28 Ma Gesù, rivoltosi a loro, disse: Figliuole di Gerusalemme, non piangete per me; anzi, piangete per voi stesse, e per li vostri figliuoli. 29 Perciocchè, ecco, i giorni vengono che altri dirà: Beate le sterili! e beati i corpi che non hanno partorito, e le mammelle che non hanno lattato! 30 Allora prenderanno a dire ai monti: Cadeteci addosso; ed a' colli: Copriteci. 31 Perciocchè, se fanno queste cose al legno verde, che sarà egli fatto al secco?
32 Or due altri ancora, ch'erano malfattori, erano menati con lui, per esser fatti morire. 33 E QUANDO furono andati al luogo, detto del Teschio, crocifissero quivi lui, e i malfattori, l'uno a destra, e l'altro a sinistra. 34 E Gesù diceva: Padre, perdona loro, perciocchè non sanno quel che fanno. Poi, avendo fatte delle parti de' suoi vestimenti, trassero le sorti. 35 E il popolo stava quivi, riguardando; ed anche i rettori, insiem col popolo, lo beffavano, dicendo: Egli ha salvati gli altri, salvi sè stesso, se pur costui è il Cristo, l'Eletto di Dio. 36 Or i soldati ancora lo schernivano, accostandosi, e presentandogli dell'aceto; e dicendo: 37 Se tu sei il Re de' Giudei, salva te stesso. 38 Or vi era anche questo titolo, di sopra al suo capo, scritto in lettere greche, romane, ed ebraiche: COSTUI È IL RE DE' GIUDEI. 39 Or l'uno de' malfattori appiccati lo ingiuriava, dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te stesso, e noi. 40 Ma l'altro, rispondendo, lo sgridava, dicendo: Non hai tu timore, non pur di Dio, essendo nel medesimo supplizio? 41 E noi di vero vi siam giustamente, perciocchè riceviamo la condegna pena de' nostri fatti; ma costui non ha commesso alcun misfatto. 42 Poi disse a Gesù: Signore, ricordati di me, quando sarai venuto nel tuo regno. 43 E Gesù gli disse: Io ti dico in verità, che oggi tu sarai meco in paradiso.
44 Or era intorno delle sei ore, e si fecer tenebre sopra tutta la terra, infino alle nove. 45 E il sole scurò, e la cortina del tempio si fendè per lo mezzo. 46 E Gesù, dopo aver gridato con gran voce, disse: Padre, io rimetto lo spirito mio nelle tue mani. E detto questo, rendè lo spirito. 47 E il centurione, veduto ciò ch'era avvenuto, glorificò Iddio, dicendo: Veramente quest'uomo era giusto. 48 E tutte le turbe, che si erano raunate a questo spettacolo, vedute le cose ch'erano avvenute, se ne tornarono, battendosi il petto. 49 ORA, tutti i suoi conoscenti, e le donne che l'aveano insieme seguitato da Galilea, si fermarono da lontano, riguardando queste cose.
50 Ed ecco un certo uomo, chiamato per nome Giuseppe, ch'era consigliere, uomo da bene, e diritto; 51 il qual non avea acconsentito al consiglio, nè all'atto loro; ed era da Arimatea, città de' Giudei; ed aspettava anch'egli il regno di Dio; 52 costui venne a Pilato, e chiese il corpo di Gesù. 53 E trattolo giù di croce, l'involse in un lenzuolo, e lo mise in un monumento tagliato in una roccia, nel quale niuno era stato ancora posto. 54 Or quel giorno era la preparazion della festa, e il sabato soprastava. 55 E le donne, le quali eran venute insieme da Galilea con Gesù, avendo seguitato Giuseppe, riguardarono il monumento, e come il corpo d'esso vi era posto. 56 Ed essendosene tornate, apparecchiarono degli aromati, e degli olii odoriferi, e si riposarono il sabato, secondo il comandamento.

Commentario completo di Matthew Henry:

Luca 23

1 INTRODUZIONE A LUCA CAPITOLO 23

Questo capitolo prosegue e conclude la storia delle sofferenze e della morte di Cristo. Abbiamo qui,

I. La sua citazione in giudizio davanti a Pilato governatore romano, Luca 23:1-5.

II. Il suo esame davanti a Erode, che era tetrarca di Galilea, similmente sotto i Romani, Luca 23:6-12.

III. La lotta di Pilato con il popolo per liberare Gesù, le sue ripetute testimonianze riguardo la sua innocenza, ma il suo cedere alla fine alla loro insistenza e condannarlo alla crocifissione, Luca 23:13-25.

IV. Un racconto di ciò che accadde mentre lo portarono ad essere crocifisso, e il suo discorso al popolo che seguì, Luca 23:26-31.

V. Un racconto di ciò che accadde sul luogo dell'esecuzione, e delle umiliazioni che gli furono fatte lì, Luca 23:32-38.

VI. La conversione di uno dei ladroni, mentre Cristo era appeso alla croce, Luca 23:39-43.

VII. La morte di Cristo e i prodigi che l'hanno accompagnata Luca 23:44-49.

VIII. La sua sepoltura, Luca 23:50-56.

Ver. 1. fino alla Ver. 12.

Nostro Signore Gesù fu condannato come bestemmiatore nel tribunale spirituale, ma fu la malizia più impotente che potesse essere quella da cui questo tribunale fu spinto; perché, quando lo ebbero condannato , sapevano che non potevano metterlo a morte, e quindi presero un'altra strada.

Lo accusarono davanti a Pilato. Tutta la folla si alzò, vedendo che non potevano andare oltre con lui nel loro cortile, e lo condusse da Pilato, sebbene non fosse il giorno del giudizio, né assise né sessioni, e chiesero giustizia contro di lui, non come bestemmiatore (non era un delitto di cui si rendeva conto), ma come uno scontento del governo romano. che in cuor loro non consideravano affatto un delitto, o, se lo era, ne erano molto più responsabili di lui; solo sarebbe servito a svoltare e a rispondere allo scopo della loro malizia: ed è osservabile che quello che era il preteso crimine, per il quale impiegarono le potenze romane per distruggere Cristo, fu il vero crimine per il quale le potenze romane non molto tempo dopo li distrussero .

1. Ecco l'atto d'accusa redatto contro di lui (Luca 23:2), in cui fingevano di avere zelo per Cesare, solo per ingraziarsi Pilato, ma era tutta malizia contro Cristo, e nient'altro. Lo hanno travisato,

(1.) Come far ribellare il popolo a Cesare. Era vero, e Pilato lo sapeva, che c'era un disagio generale nel popolo sotto il giogo romano, ed essi non volevano altro che un'occasione per scrollarselo di dosso; ora volevano far credere a Pilato che questo Gesù era attivo per fomentare quel malcontento generale, di cui, se si conosceva la verità, essi stessi erano i complici e i complici: L'abbiamo trovato a pervertire la nazione; come se convertirli al governo di Dio li pervertisse dal governo civile, mentre nulla tende a rendere gli uomini buoni sudditi più che renderli fedeli seguaci di Cristo. Cristo aveva insegnato in particolare che dovevano pagare il tributo a Cesare, sebbene sapesse che c'erano quelli che si sarebbero offesi con lui per questo; eppure qui è falsamente accusato di aver proibito di pagare il tributo a Cesare. L'innocenza non è un recinto contro la calunnia.

(2.) Come se si fosse reso rivale di Cesare, sebbene la vera ragione per cui lo rigettavano, e non lo riconoscevano come il Messia, era perché non appariva in pompa e potenza mondana, e non si costituiva un principe temporale, né si offriva di fare nulla contro Cesare; eppure questo è ciò di cui lo accusavano, che ha detto: Egli stesso è Cristo re. Disse di essere il Cristo, e, in tal caso, di essere un re, ma non un re tale da poter mai disturbare Cesare. Quando i suoi seguaci vollero farlo re (Giovanni 6:15), egli rifiutò, anche se con i molti miracoli che fece fece sembrare che se si fosse messo in competizione con Cesare sarebbe stato troppo duro per lui.

2. La sua arringa all'accusa: Pilato gli chiese: Sei tu il re dei Giudei? Luca 23:3. Al che egli rispose: Tu dici così; Cioè

"È come dici tu, che ho diritto al governo della nazione ebraica; ma in rivalità con gli scribi e i farisei, che tiranneggiano su di loro in materia di religione, non in rivalità con Cesare, il cui governo riguarda solo i loro interessi civili".

Il regno di Cristo è interamente spirituale e non interferirà con la giurisdizione di Cesare. O

"Lo dici tu; ma puoi provarlo? Quali prove hai per questo?"

Tutti quelli che lo conoscevano sapevano il contrario, che non pretendeva mai di essere il re dei Giudei, in opposizione a Cesare come supremo, o ai governatori che erano stati inviati da lui, ma il contrario.

3. La dichiarazione di Pilato della sua innocenza (Luca 23:4): Disse ai capi dei sacerdoti e al popolo che sembrava unirsi a loro nell'accusa:

"Non trovo alcuna colpa in quest'uomo. Non mi preoccupo di indagare su quali violazioni della vostra legge possa essersi reso colpevole, ma non trovo nulla di provato su di lui che lo renda odioso alla nostra corte".

4. La continua furia e indignazione dei pubblici ministeri, Luca 23:5. Invece di essere moderati dalla dichiarazione di Pilato della sua innocenza, e considerare, come avrebbero dovuto fare, se non si stavano attirando addosso la colpa del sangue innocente, erano più esasperati, più feroci. Non troviamo che abbiano alcun fatto particolare da produrre, e tanto meno alcuna prova per dimostrarlo, ma decidono di portarlo con rumore e sicurezza, e lo dicono, anche se non possono provarlo: Egli incita il popolo a ribellarsi contro Cesare, insegnando in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea fino a questo luogo. Egli incitò il popolo, ma non si rivolse a qualche cosa di fazioso o sedizioso, ma a ogni cosa che era virtuosa e degna di lode. Egli insegnava, ma non potevano accusarlo di insegnare alcuna dottrina che tendesse a turbare la pace pubblica, o a rendere il governo inquieto o geloso.

II. Lo accusarono davanti a Erode.

1. Pilato portò lui e la sua causa alla corte di Erode. Gli accusatori menzionavano la Galilea, la parte settentrionale di Canaan.

«Perché», disse Pilato, «è di quel paese? È forse un Galileo?"

Luca 23:6.

"Sì," dissero, "quello è il suo quartier generale; Lì trascorreva la maggior parte del suo tempo".

"Mandiamolo dunque da Erode", dice Pilato, "perché Erode è ora in città, ed è giusto che conosca la sua causa, poiché appartiene alla giurisdizione di Erode".

Pilato era già stanco della causa e desiderava liberarsene le mani, il che sembra essere stato il vero motivo per cui lo mandò da Erode. Ma Dio lo ordinò così per il più evidente adempimento della Scrittura, come appare in At 4,26-27, dove si dice espressamente che in Erode e in Ponzio Pilato si adempie quella di Davide (Salmi 2,2), I re della terra e i principati si sono messi contro il Signore e il suo Unto.

2. Erode era molto disposto a farsi esaminare da lui (Luca 23:8): Quando vide Gesù fu estremamente contento, e forse ancora più contento perché lo vide prigioniero, lo vide in catene. Aveva sentito molte cose su di lui in Galilea, dove i suoi miracoli erano stati per molto tempo sulla bocca di tutti, e desiderava vederlo non per l'affetto che provava per lui o per la sua dottrina, ma per curiosità, e solo per soddisfarlo sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. di cui gli sarebbe servito parlare finché fosse vissuto. A tal fine, interrogò con lui molte cose, per poterlo infine condurre a qualcosa in cui potesse mostrare la sua potenza. Forse lo spronava riguardo a cose segrete, o a venire , o riguardo alla sua guarigione di malattie. Ma Gesù non gli rispose nulla; né lo avrebbe gratificato tanto quanto con il compimento di un miracolo. Il mendicante più povero, che chiedeva un miracolo per alleviare la sua necessità, non veniva mai negato; ma questo orgoglioso principe, che ha chiesto un miracolo solo per soddisfare la sua curiosità, è negato. Avrebbe potuto vedere Cristo e le sue opere meravigliose molte volte in Galilea, e non l'avrebbe fatto, e quindi è giustamente detto: Ora le avrebbe viste, e non le vedrà; Sono nascoste ai suoi occhi, perché non ha conosciuto il giorno della sua visita. Erode pensò, ora che lo aveva in catene, di poter comandare un miracolo, ma i miracoli non devono essere fatti a buon mercato, né l'onnipotenza deve essere agli ordini del più grande potentato.

3. I suoi accusatori comparvero contro di lui davanti a Erode, perché erano irrequieti nell'accusa: si alzarono in piedi e lo accusarono con veemenza (Luca 23:10), con impudore e audacia, così significa la parola. Avrebbero fatto credere a Erode di aver avvelenato anche la Galilea con le sue idee sediziose. Nota: Non è una novità che gli uomini buoni e i buoni ministri, che sono veri e utili amici del governo civile, siano falsamente accusati di essere faziosi e sediziosi, e nemici del governo.

4. Erode fu molto ingiurioso con lui: con i suoi uomini di guerra, i suoi servitori, i suoi ufficiali e i suoi grandi, lo mise a fuoco. Non hanno fatto nulla di lui, così si dice. Orrida malvagità! Per non fare nulla di colui che ha fatto tutte le cose. Ridevano di lui come di uno sciocco; perché sapevano che aveva fatto molti miracoli per fare amicizia con gli altri, e perché non avrebbe ora operato uno per fare amicizia con se stesso? Oppure, ridevano di lui come di uno che aveva perso il suo potere, ed era diventato debole come gli altri uomini. Erode, che aveva conosciuto Giovanni Battista e aveva anche più conoscenza di Cristo di quanto ne avesse Pilato, fu più ingiurioso verso Cristo di quanto non lo fosse Pilato, perché la conoscenza senza grazia non fa che rendere gli uomini più ingegnosamente malvagi. Erode vestì Cristo con una veste sfarzosa, con alcuni abiti dipinti sgargianti, come un re beffardo; e così insegnò in seguito ai soldati di Pilato a fargli la stessa indegnità. Era il capobanda di quell'abuso.

5. Erode lo rimandò da Pilato, e fu l'occasione per farli amici, essendo stati per qualche tempo in disaccordo. Erode non poté vedere un miracolo, ma non volle condannarlo né come malfattore, e quindi lo mandò di nuovo da Pilato (Luca 23:11), e così ricambiò la cortesia e il rispetto di Pilato mandandogli il prigioniero; e questo obbligo reciproco, con i messaggi che passarono tra loro in questa occasione, li portò a una comprensione reciproca migliore di quella che c'era stata negli ultimi tempi tra loro, Luca 23:12. Erano stati in inimicizia tra loro, probabilmente dopo l'uccisione da parte di Pilato dei Galilei, che erano sudditi di Erode (Luca 13:1), o qualche altra questione di controversia simile a quella che di solito avviene tra principi e grandi uomini. Osservate come coloro che litigavano tra loro potevano ancora unirsi contro Cristo; come Ghebal, Ammon e Amalek, sebbene divisi tra loro, si allearono contro l' Israele di Dio, Salmi 83:7. Cristo è il grande pacificatore; sia Pilato che Erode riconoscevano la sua innocenza, e il fatto di essere d'accordo in questo sanò il loro disaccordo in altre cose.

13 Ver. 13. fino alla Ver. 25.

Abbiamo qui il benedetto Gesù investito dalla folla e affrettato alla croce nella tempesta di un rumore e di un tumulto popolare, sollevato dalla malizia e dall'artificio dei sommi sacerdoti, come agenti del principe della potenza dell'aria.

Pilato protesta solennemente che crede di non aver fatto nulla che meriti la morte o le catene. E, se lo credeva, avrebbe dovuto rilasciarlo immediatamente , e non solo, ma proteggerlo dalla furia dei preti e della plebaglia, e legare i suoi accusatori alla loro buona condotta per la loro condotta insolente. Ma, essendo egli stesso un uomo cattivo, non aveva benignità per Cristo e, essendosi reso altrimenti odioso, temeva di dispiacere all'imperatore o al popolo; e perciò, per mancanza di integrità, convocò i sommi sacerdoti, i capi e il popolo (che avrebbe dovuto disperdere, come un'assemblea riottosa e sediziosa, e proibire loro di avvicinarsi a lui), e udrà ciò che hanno da dire, ai quali avrebbe dovuto fare orecchie da mercante, poiché vide chiaramente quale spirito li ha mossi (Luca 23:14):

"Tu mi hai condotto", disse, "quest'uomo e, poiché ho rispetto per te, l'ho esaminato davanti a te e ho udito tutto ciò che hai da accusare contro di lui, e non posso farci nulla: non trovo in lui alcuna colpa; non puoi provare le cose di cui lo accusi".

II. Si appella a Erode riguardo a lui Luca 23:15 :

"Ti ho mandato da lui, che si suppone sapesse di lui più di me, e lui lo ha rimandato indietro, senza essere stato condannato di nulla, né sotto alcun segno del suo dispiacere; A suo avviso, i suoi crimini non sono capitali. Ha riso di lui come di un uomo debole, ma non lo ha stigmatizzato come un uomo pericoloso".

Pensava che Bedlam fosse un posto più adatto per lui di Tyburn.

III. Propone di liberarlo, se solo lo permetteranno. Avrebbe dovuto farlo senza chiedere loro il permesso, Fiat justitia, ruat coelum... Lasciate che la giustizia faccia il suo corso, anche se i cieli fossero desolati. Ma il timore dell'uomo porta molti in questa trappola, che, mentre la giustizia dovrebbe avvenire, anche se il cielo e la terra si uniscono, faranno una cosa ingiusta, contro la loro coscienza, piuttosto che tirarsi dietro le orecchie una vecchia casa. Pilato lo dichiara innocente, e quindi ha intenzione di liberarlo; eppure, per piacere al popolo,

1. Lo libererà sotto la nozione di un malfattore, a causa della necessità deve liberarne uno (Luca 23:17); così che mentre avrebbe dovuto essere liberato con un atto di giustizia, e grazie a nessuno, lo avrebbe liberato con un atto di grazia, e non sarebbe stato obbligato al popolo per questo.

2. Lo castigherà e lo libererà. Se non si trova in lui alcuna colpa, perché dovrebbe essere castigato? C'è tanta ingiustizia nella flagellazione quanto nella crocifissione di un uomo innocente; né sarebbe giustificato pretendendo che ciò soddisferebbe le grida del popolo e farebbe oggetto della loro pietà colui che non doveva essere oggetto della loro invidia. Non dobbiamo fare il male perché venga il bene.

IV. Il popolo preferisce far liberare Barabba, un miserabile che non aveva nulla da raccomandare al suo favore se non l'audacia dei suoi crimini. Fu imprigionato per una sedizione fatta in città, e per omicidio (di tutti i crimini tra gli uomini il meno perdonabile), eppure questo era il criminale che fu preferito a Cristo: Togliti quest'uomo e liberaci Barabba, Luca 23:18-19. E non c'è da meravigliarsi che un uomo del genere sia il favorito e il prediletto di una tale folla, colui che era veramente sedizioso, piuttosto che colui che era veramente leale e falsamente accusato di sedizione.

V. Quando Pilato esortò per la seconda volta che Cristo fosse liberato, essi gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo, Luca 23:20-21. Non solo lo faranno morire, ma lo faranno morire di una morte così grande; niente di meno servirà, ma deve essere crocifisso: crocifiggilo, crocifiggilo.

VI. Quando Pilato ragionò per la terza volta con loro, per mostrare loro l'irragionevolezza e l'ingiustizia di ciò, furono ancora più perentori e oltraggiosi (Luca 23:22):

"Perché? Che male ha fatto? Dai un nome al suo crimine. Io non ho trovato alcuna causa di morte, e tu non puoi dire quale causa di morte hai trovato in lui; e perciò, se solo pronuncerai la parola, lo castigherò e lo lascerò andare".

Ma il furore popolare, quanto più si compiace, tanto più si fa furioso; si allevavano all'istante con voci forti, con grandi rumori o grida, non chiedendo, ma chiedendo, che fosse crocifisso; come se avessero lo stesso diritto, alla festa, di chiedere la crocifissione di un innocente come la liberazione di un colpevole.

VII. Pilato cede, alla fine, alla loro importunità. La voce del popolo e dei sommi sacerdoti prevalse, e fu troppo dura per Pilato, e lo respinse per andare contro le sue convinzioni e inclinazioni. Non ebbe il coraggio di andare contro una corrente così forte, ma diede la sentenza che doveva essere come richiedevano, Luca 23:24. Qui il giudizio è respinto e la giustizia sta lontana, per paura della furia popolare. La verità è caduta per strada e l'equità non può entrare, Isaia 59:14. Si aspettava il giudizio, ma ecco l'oppressione, la giustizia, ma ecco un grido, Isaia 5:7. Questo è ripetuto in Luca 23:25, con l'aggravante della liberazione di Barabba: Egli liberò loro colui che era stato gettato in prigione per sedizione e omicidio, il quale in tal modo sarebbe stato indurito nella sua malvagità e avrebbe fatto maggior danno, perché avevano desiderato colui che avevano desiderato, essendo del tutto simile a loro; ma consegnò Gesù alla loro volontà, e non poteva trattarlo più barbaramente che consegnarlo alla loro volontà, che lo odiavano di un odio perfetto, e le cui tenere misericordie erano crudeltà.

26 Ver. 26. fino alla Ver. 31.

Abbiamo qui il benedetto Gesù, l'Agnello di Dio, condotto come agnello al macello, al sacrificio. È strano con quale spedizione abbiano affrontato il suo processo; Come hanno potuto fare così tanto lavoro in così poco tempo, sebbene avessero così tanti grandi uomini con cui avere a che fare, la cui assistenza è di solito un lavoro di tempo. Fu portato davanti ai capi dei sacerdoti all'alba (Luca 22:66), poi da Pilato, poi da Erode, poi di nuovo da Pilato; e sembra che ci sia stata una lunga lotta tra Pilato e il popolo intorno a lui. Fu flagellato, coronato di spine e usato contumeliosamente, e tutto questo fu fatto in quattro o cinque ore, o sei al massimo, perché fu crocifisso tra le nove e le dodici. I persecutori di Cristo decidono di non perdere tempo, per paura che i suoi amici dall'altra parte della città vengano a conoscenza di ciò che stavano facendo e si alzino per salvarlo. Nessuno è mai stato cacciato dal mondo come lo è stato Cristo, ma così egli stesso ha detto: Ancora un poco e non mi vedrete; un po' di tempo, in verità. Ora, come lo condussero alla morte, troviamo:

Uno che era portatore, che portava la sua croce, di nome Simone, un cireneo, che probabilmente era un amico di Cristo, ed era noto per esserlo, e questo fu fatto per mettergli addosso un vituperio; posero su di lui la croce di Cristo, perché la portasse dopo Gesù (Luca 23:26), affinché Gesù non venisse meno sotto di essa e morisse, e così prevenire ulteriori casi di malizia che hanno progettato. Era la pietà, ma una pietà crudele, che gli dava questa tranquillità.

II. Molti che erano in lutto, veri afflitti, che lo seguivano, facendo lamenti e lamenti su di lui. Questi non erano solo i suoi amici e sostenitori, ma la gente comune, che non era sua nemica, ed era mossa da compassione verso di lui, perché aveva sentito parlare della sua fama, e di quanto fosse un uomo eccellente e utile, e aveva motivo di pensare che avesse sofferto ingiustamente. Questo attirò dietro di sé una grande folla, come si usa nelle esecuzioni capitali, specialmente di coloro che sono stati personaggi illustri: lo seguiva una grande folla di persone, specialmente di donne (Luca 23:27), alcuni guidati dalla pietà, altri dalla curiosità, ma anche loro (così come quelli che erano suoi amici e conoscenti particolari) lo piangevano e lo piangevano. Benché molti lo rimproverassero e lo insultassero, tuttavia c'erano alcuni che lo stimavano, lo compativano, si commiseravano per lui e partecipavano con lui alle sue sofferenze. La morte del Signore Gesù può forse muovere affetti naturali in molti che sono estranei agli affetti devoti; molti piangono Cristo che non crede in lui e si lamentano di chi non lo ama più di ogni altra cosa. Ora qui ci viene detto ciò che Cristo disse a queste persone in lutto. Anche se si potrebbe pensare che dovesse essere completamente preso dalla sua preoccupazione, tuttavia trovò il tempo e il cuore per prendere coscienza delle loro lacrime. Cristo è morto in lutto, e ha una bottiglia per le lacrime di coloro che lo hanno pianto. Si rivolse a loro, sebbene gli fossero estranei, e ordinò loro di non piangere per lui, ma per se stessi. Egli devia il loro lamento in un altro canale, Luca 23:28.

1. Dà loro una direzione generale riguardo ai loro lamenti: Figlie di Gerusalemme, non piangete per me. Non che fossero da biasimare per aver pianto per lui, ma piuttosto da lodare; erano davvero duri quei cuori che non erano stati colpiti da tali sofferenze di una tale persona; ma non dovevano piangere solo per lui (quelle erano lacrime inutili che versavano per lui), ma piuttosto piangessero per se stessi e per i loro figli, con un occhio alla distruzione che si stava abbattendo su Gerusalemme, di cui alcuni di loro avrebbero potuto vivere per vedere e partecipare alle calamità, o, almeno, i loro figli, per i quali avrebbero dovuto essere solleciti. Nota: Quando con occhio di fede contempliamo Cristo crocifisso, dobbiamo piangere non per lui, ma per noi stessi. Non dobbiamo essere colpiti dalla morte di Cristo come dalla morte di una persona comune di cui compatiamo la calamità, o di un amico comune da cui rischiamo di separarci. La morte di Cristo era una cosa particolare; fu la sua vittoria e il suo trionfo sui suoi nemici; è stata la nostra liberazione e l'acquisto della vita eterna per noi. E perciò piangiamo non per lui, ma per i nostri peccati e per i peccati dei nostri figli, che sono stati la causa della sua morte; e piangere per paura (tali erano le lacrime qui prescritte) delle miserie che ci porteremo addosso, se disprezziamo il suo amore e rifiutiamo la sua grazia, come ha fatto la nazione ebraica, che ha portato su di loro la rovina qui predetta. Quando i nostri cari parenti e amici muoiono in Cristo, non abbiamo motivo di piangere per loro, che ci siamo spogliati del peso della carne, che sono stati resi perfetti in santità e che sono entrati in perfetto riposo e gioia, se non per noi stessi e per i nostri figli, che sono rimasti indietro in un mondo di peccati e di dolori, e lacci.

2. Dà loro un motivo particolare per cui dovrebbero piangere per se stessi e per i loro figli:

"Poiché ecco, tempi tristi si abbattono sulla tua città; sarà distrutta, e voi sarete coinvolti nella distruzione comune".

Quando gli stessi discepoli di Cristo si addolorarono secondo Dio per il fatto che egli li avesse lasciati, egli asciugò le loro lacrime con la promessa che li avrebbe rivisti e che si sarebbero rallegrati, Giovanni 16:22. Ma queste figlie di Gerusalemme lo piangevano solo con una tristezza mondana, egli mutò le loro lacrime in un altro canale e disse loro che avrebbero avuto qualcosa per cui piangere. Siano afflitti, facciano cordoglio e piangano, Giacomo 4:9. Di recente aveva pianto su Gerusalemme e ora li invita a piangere su di essa. Le lacrime di Cristo dovrebbero farci piangere. Le figlie di Sion, che hanno Cristo come loro re, si rallegrino in lui, poiché egli viene a salvarle; ma le figlie di Gerusalemme, che piangono solo per lui, ma non lo prendono per loro re, piangano e tremano al pensiero della sua venuta a giudicarle. Ora, la distruzione di Gerusalemme è qui predetta da due proverbiali, che potrebbero allora essere usati appropriatamente, che entrambi rivelano che è molto terribile, che ciò che la gente comunemente teme, desidererebbe, di essere scritto senza figli e di essere sepolto vivo.

(1.) Vorrebbero essere scritti senza figli. Mentre comunemente coloro che non hanno figli invidiano coloro che ne hanno, come Rachele invidiava Lia, allora coloro che hanno figli li troveranno un tale peso nel tentativo di fuggire, e un tale dolore quando li vedranno svenire per la fame o cadere di spada, che invidieranno coloro che non ne hanno, e diranno: Beati i sterili e i grembi che non hanno mai partorito, che non hanno figli da dare all'omicida o da strappare dalle sue mani. Non solo sarebbe andata male a coloro che in quel tempo erano incinta, o allattavano come aveva detto Cristo (Matteo 24:19), ma sarebbe terribile per coloro che avevano avuto figli, e li avevano allattati, e ora li avevano vivi. Vedere Osea 9:11-14. Vedere la vanità della creatura e l'incertezza delle sue comodità; poiché tali possono essere i cambiamenti della Provvidenza riguardo a noi, affinché quelle stesse cose possano diventare per noi i più grandi fardelli, le preoccupazioni e i dolori, di cui ci siamo rallegrati come le più grandi benedizioni.

(2.) Vorrebbero essere sepolti vivi: Cominceranno a dire ai monti: Cadeteci addosso e ai colli: Copreteci, Luca 23:30. Questo si riferisce anche a un passaggio della stessa profezia con la prima, Osea 10:8. Desidereranno essere nascosti nelle caverne più oscure, per poter essere al riparo dal rumore di queste calamità. Saranno disposti a essere protetti a qualsiasi condizione, anche se con il rischio di essere fatti a pezzi. Questo sarebbe il linguaggio specialmente degli uomini grandi e potenti, Apocalisse 6:16. Coloro che non vogliono rifugiarsi in Cristo e non si sottopongono alla sua protezione, invano chiameranno i colli e i monti per proteggersi dalla sua ira.

2. Mostra quanto fosse naturale per loro dedurre questa desolazione dalle sue sofferenze. Se si fanno queste cose su un albero verde, che cosa si farà sull'asciutto? Luca 23:31. Alcuni pensano che questo sia preso in prestito da Ezechiele 20:47 : Il fuoco divorerà ogni albero verde in te e ogni albero secco. Queste parole possono essere applicate,

(1.) Più particolarmente alla distruzione di Gerusalemme, che Cristo qui predisse, e che gli ebrei mettendolo a morte portarono su se stessi:

"Se essi (i Giudei e gli abitanti di Gerusalemme) fanno queste cose sull'albero verde, se insultano in tal modo una persona innocente ed eccellente per le sue buone opere, come possono aspettarsi che Dio tratti loro per questo modo, che si sono fatti un albero secco, una generazione corrotta e malvagia, e buona a nulla? Se questo è il loro peccato, quale pensi che sarà la loro punizione?"

Oppure prendila così:

"Se essi (i Romani, i loro giudici e i loro soldati) insultano me, che non ho dato loro alcuna provocazione, che sono per loro come un albero verde, di cui sembri tanto adirato tu, che cosa faranno per Gerusalemme e per la nazione giudaica, che sarà così provocante per loro, e si renderanno come un albero secco, come combustibile per il fuoco dei loro risentimenti? Se Dio permette che queste cose siano fatte a me, che cosa stabilirà che si faccia a quegli alberi sterili dei quali si era spesso detto che dovevano essere tagliati e gettati nel fuoco?" Matteo 3:10; 7:19.

(2.) Possono essere applicati più in generale a tutte le rivelazioni dell'ira di Dio contro il peccato e i peccatori:

"Se Dio mi abbandona a sofferenze come queste perché sono stato offerto in sacrificio per il peccato, che cosa farà dei peccatori stessi?"

Cristo era un albero verde, fecondo e rigoglioso; ora, se tali cose gli sono state fatte, possiamo dedurre ciò che sarebbe stato fatto a tutta la razza umana se non si fosse interposto, e ciò che sarà fatto a coloro che continuano ad avere alberi secchi, nonostante tutto ciò che viene fatto per renderli fecondi. Se Dio ha fatto questo al Figlio del suo amore, quando ha trovato il peccato che gli è stato imputato, che cosa farà alla generazione della sua ira, quando troverà che il peccato regna in loro? Se il Padre si è compiaciuto di fare queste cose all'albero verde, perché dovrebbe essere restio a farle all'arido? Nota: La considerazione delle amare sofferenze del nostro Signore Gesù dovrebbe indurci a stare in soggezione della giustizia di Dio e a tremare davanti a Lui. I migliori santi, paragonati a Cristo, sono gli alberi secchi; Se egli soffre, perché non possono aspettarsi di soffrire tanto? E quale sarà dunque la dannazione dei peccatori?

32 Ver. 32. fino alla Ver. 43.

In questi versetti abbiamo:

I. Diversi passaggi che avevamo prima in Matteo e Marco riguardanti le sofferenze di Cristo.

1. Che c'erano altri due, malfattori, condotti con lui al luogo dell'esecuzione, che, è probabile, erano stati per qualche tempo sotto sentenza di morte, e avevano intenzione di essere giustiziati in quel giorno, il che era probabilmente il pretesto per fare tanta fretta nel processo di Cristo, che lui e questi due malfattori potessero essere giustiziati insieme, e una solennità potrebbe servire.

2. Che fu crocifisso in un luogo chiamato Calvario, κρανιον, il nome greco del Golgota - il luogo di un teschio: un luogo ignominioso, da aggiungere al rimprovero delle sue sofferenze, ma significativo, perché lì trionfò sulla morte come sul suo letamaio. Fu crocifisso. Le sue mani e i suoi piedi furono inchiodati alla croce che giaceva a terra, e poi fu sollevata e fissata nella terra, o in qualche cavità fatta per riceverla. Questa fu una morte dolorosa e vergognosa più di ogni altra.

3. Che fu crocifisso in mezzo a due ladroni, come se fosse stato il peggiore dei tre. Così non solo fu trattato come un trasgressore, ma fu annoverato tra loro, il peggiore di loro.

4. I soldati che erano impiegati nel supplizio presero le sue vesti come compenso e se le divisero a sorte, divisero le sue vesti e tirarono a sorte; Valeva così poco che, se diviso, sarebbe arrivato quasi a nulla, e quindi tirarono a sorte per esso.

5. Che fu oltraggiato e rimproverato, e trattato con tutto il disprezzo e il disprezzo immaginabili, quando fu innalzato sulla croce. Era strano che si trovasse tanta barbarie nella natura umana: il popolo stava a guardare, per nulla preoccupato, ma piuttosto compiaciuto con lo spettacolo; e i capi, che dal loro ufficio si voleva prendere per uomini di buon senso e uomini d'onore, stavano in mezzo alla plebaglia e lo deridevano, per spingere a fare lo stesso quelli che erano intorno a loro; e dicevano: Ha salvato gli altri, ha lasciato che salvasse se stesso. Così fu rimproverato per le buone opere che aveva fatto, come se fosse proprio per queste che lo crocifissero . Essi trionfarono su di lui come se lo avessero vinto, mentre lui stesso era allora più che un conquistatore; lo sfidavano a salvare se stesso dalla croce, quando salvava gli altri con la croce: Se è il Cristo, l'eletto di Dio, salvi se stesso. Sapevano che il Cristo era l'eletto di Dio, da lui designato e a lui caro.

"Se egli, come il Cristo, ha voluto liberare la nostra nazione dai Romani (ed essi non potevano farsi un'idea diversa da quella del Messia), si liberi dai Romani che ora lo hanno nelle loro mani".

Così i governanti ebrei lo deridevano come sottomesso dai Romani, invece di sottometterli. I soldati romani lo deridevano come il re dei Giudei:

"Un popolo abbastanza buono per un tale principe, e un principe abbastanza buono per un tale popolo."

Lo schernivano (Luca 23:36-37), si divertivano con lui e si facevano beffe delle sue sofferenze, e quando bevevano loro stessi del vino aspro e tagliente, come generalmente veniva loro concesso, gli chiesero trionfalmente se li avrebbe impegnati o se avrebbe bevuto con loro. Ed essi dissero: " Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso; perché, come i Giudei lo perseguitavano sotto la nozione di un preteso Messia, così i Romani sotto la nozione di un preteso re.

6. Che la soprascritta sopra il suo capo, che esponeva il suo crimine, era: Questi è il re dei Giudei, Luca 23:38. Viene messo a morte per aver finto di essere il re dei Giudei; quindi lo intendevano davvero; ma Dio ha voluto che fosse una dichiarazione di ciò che egli era realmente, nonostante la sua attuale disgrazia: egli è il re dei Giudei, il re della chiesa, e la sua croce è la via per la sua corona. Questo fu scritto in quelle che furono chiamate le tre lingue erudite, il greco, il latino e l'ebraico, perché quelle che hanno imparato Cristo sono più istruite. Fu scritto in queste tre lingue perché fosse conosciuto e letto da tutti gli uomini; ma Dio ha progettato con esso per significare che il vangelo di Cristo dovrebbe essere predicato a tutte le nazioni, a cominciare da Gerusalemme, e dovrebbe essere letto in tutte le lingue. La filosofia dei Gentili rese famosa la lingua greca, le leggi e il governo romano resero tale la lingua latina, e l'ebraico le superò tutte per amore dell'Antico Testamento. In queste tre lingue Gesù Cristo è proclamato re. I giovani scolari, che si sforzano a scuola di diventare padroni di queste tre lingue, dovrebbero mirare a questo, per accrescere la loro conoscenza di Cristo nell'uso di esse.

II. Ecco due passaggi che prima non avevamo, e sono molto notevoli.

1. La preghiera di Cristo per i suoi nemici (Luca 23:34): Padre, perdona loro. Sette parole straordinarie che Cristo pronunciò dopo essere stato inchiodato alla croce e prima di morire, e questa è la prima. Una delle ragioni per cui morì di croce fu che egli potesse avere libertà di parola fino all'ultimo, e così potesse glorificare suo Padre ed edificare coloro che lo circondavano. Appena fu inchiodato alla croce, o mentre lo inchiodavano, recitava questa preghiera, nella quale osserva:

(1.) La domanda: Padre, perdona loro. Si potrebbe pensare che avrebbe dovuto pregare,

"Padre, consumali; il Signore lo guardi e lo ricompensi".

Il peccato di cui erano ora colpevoli avrebbe potuto essere giustamente reso imperdonabile, e giustamente avrebbero potuto essere esclusi per nome dall'atto di indennizzo. No, per questi si prega particolarmente . Ora egli intercedeva per i trasgressori, come era stato predetto (Isaia 53:12), e alla sua preghiera (Giovanni 17) si deve aggiungere, per completare l'esemplare che ha dato della sua intercessione entro il velo: quella per i santi, questa per i peccatori. Ora, le parole di Cristo sulla croce, così come le sue sofferenze, avevano un'intenzione più ampia di quella che sembravano. Questa era una parola mediatrice e esplicativa dell'intento e del significato della sua morte:

"Padre, perdona loro non solo questi, ma tutti quelli che si convertiranno e crederanno al vangelo";

e non intendeva che questi dovessero essere perdonati a nessun altro termine.

"Padre, ciò per cui soffro e muoio ora è in ordine a questo, affinché i poveri peccatori siano perdonati".

Nota

[1.] La grande cosa che Cristo è morto per acquistare e procurarci è il perdono dei peccati.

[2.] Questo è ciò per cui Cristo intercede per tutti coloro che si pentono e credono nella virtù della sua soddisfazione; il suo sangue dice così: Padre, perdona loro.

[3.] I più grandi peccatori possono, per mezzo di Cristo, dopo il loro pentimento, sperare di trovare misericordia. Benché fossero i suoi persecutori e i suoi assassini, egli pregava: Padre, perdona loro.

(2.) La supplica: perché non sanno quello che fanno; perché, se l'avessero saputo, non l'avrebbero crocifisso, 1Corinzi 2:8. C'era un velo sulla sua gloria e sulle loro intelligenze; E come potevano vedere attraverso due veli? Auguravano il suo sangue a loro e ai loro figli, ma se avessero saputo quello che avevano fatto, non l'avrebbero voluto di nuovo.

Nota

[1.] I crocifissori di Cristo non sanno quello che fanno. Coloro che parlano male o la religione parlano male di ciò che non conoscono, ed è perché non lo sapranno.

[2.] C'è un tipo di ignoranza che in parte scusa il peccato: l'ignoranza per mancanza di mezzi di conoscenza o di capacità di ricevere istruzione, per le infelicità dell'educazione o per l'inavvertenza. I crocifissori di Cristo erano tenuti nell'ignoranza dai loro governanti, e avevano pregiudizi contro di lui instillati in loro, così che in ciò che facevano contro Cristo e la sua dottrina pensavano di rendere servizio a Dio, Giovanni 16:2. Per questi si deve avere pietà e per cui si prega. Questa preghiera di Cristo fu esaudita non molto tempo dopo, quando molti di coloro che avevano avuto una parte nella sua morte furono convertiti dalla predicazione di Pietro. Questo è scritto anche per esempio a noi. In primo luogo, dobbiamo chiamare Dio Padre nella preghiera e andare a lui con riverenza e fiducia, come figli di un padre. In secondo luogo, la cosa grande che dobbiamo implorare da Dio, sia per noi stessi che per gli altri, è il perdono dei peccati. In terzo luogo, dobbiamo pregare per i nostri nemici, e coloro che ci odiano e ci perseguitano, devono attenuare le loro offese, e non aggravarle come noi dobbiamo aggravare le nostre (non sanno quello che fanno, forse è stata una svista); e dobbiamo essere sinceri con Dio nella preghiera per il perdono dei loro peccati, dei loro peccati contro di noi. Questo è l'esempio di Cristo per il suo governo (Matteo 5:44-45), Amate i vostri nemici); e rafforza molto la regola, perché, se Cristo ha amato e pregato per tali nemici, quali nemici possiamo avere che non siamo obbligati ad amare e a pregare?

2. La conversione del ladrone sulla croce, che è un esempio illustre del trionfo di Cristo sui principati e sulle potenze anche quando sembrava essere trionfato da loro. Cristo fu crocifisso tra due ladroni, e in essi erano rappresentati i diversi effetti che la croce di Cristo avrebbe avuto sui figli degli uomini, ai quali sarebbe stata avvicinata nella predicazione del vangelo. Erano tutti malfattori, tutti colpevoli davanti a Dio. Ora, la croce di Cristo è per alcuni un profumo di vita per la vita, per altri di morte per la morte. Per quelli che periscono è stoltezza, ma per quelli che sono salvati è la sapienza di Dio e la potenza di Dio.

(1.) Ecco uno di questi malfattori che è stato indurito fino all'ultimo. Vicino alla croce di Cristo, lo inveì, come facevano gli altri (Luca 23:39): disse: Se tu sei il Cristo, come dicono che tu sei, salva te stesso e noi. Sebbene ora fosse nel dolore e nell'agonia, e nella valle dell'ombra della morte, tuttavia questo non umiliò il suo spirito orgoglioso, né gli insegnò a dare un buon linguaggio, no, non al suo compagno di sventura. Quand'anche tu rimproveri lo stolto nel mortaio, la sua stoltezza non si allontanerà da lui. Nessun problema produrrà di per sé un cambiamento in un cuore malvagio, ma a volte irritano la corruzione che si penserebbe di dover mortificare. Egli sfida Cristo a salvare se stesso e loro. Notate, Ci sono alcuni che hanno l'impudenza di inveire contro Cristo, e tuttavia la fiducia di aspettarsi di essere salvati da lui; anzi, e di concludere che, se non li salva, non deve essere considerato come il Salvatore.

(2.) Ecco l'altro di loro che si è ammorbidito all'ultimo. Come è detto in Matteo e Marco, i ladroni, anche quelli che erano stati crocifissi con lui, lo insultarono, il che alcuni pensano sia una figura posta per uno di loro, ma altri pensano che entrambi lo abbiano insultato in un primo momento, finché il cuore di uno di loro fu meravigliosamente cambiato, e con esso il suo linguaggio all'improvviso. Questo malfattore, quando stava per cadere nelle mani di Satana, fu strappato come un marchio dal fuoco e fatto un monumento alla misericordia e alla grazia divina, e Satana fu lasciato a ruggire come un leone deluso dalla sua preda. Questo non incoraggia nessuno a rimandare il proprio pentimento sul letto di morte, o a sperare che allora troveranno misericordia; perché, sebbene sia certo che il vero pentimento non è mai troppo tardi, è altrettanto certo che il pentimento tardivo è raramente vero. Nessuno può essere sicuro di avere il tempo di pentirsi alla morte, ma ogni uomo può essere sicuro di non poter avere i vantaggi che aveva questo ladro penitente, il cui caso era del tutto straordinario. Non ha mai avuto alcuna offerta di Cristo, né giorno di grazia, prima di come: era stato progettato per essere reso un esempio singolare della potenza della grazia di Cristo ora in un momento in cui era stato crocifisso nella debolezza. Cristo, avendo vinto Satana nella distruzione di Giuda e nella preservazione di Pietro, erige questo ulteriore trofeo della sua vittoria su di lui nella conversione di questo malfattore, come esempio di ciò che avrebbe fatto. Vedremo che il caso è straordinario se osserviamo,

[1.] Le operazioni straordinarie della grazia di Dio su di lui, che apparivano in ciò che diceva. Qui c'erano così tante prove date in breve tempo di un benedetto cambiamento operato in lui che non si sarebbe potuto dare di più in così poco tempo.

Per prima cosa, guarda cosa disse all'altro malfattore, Luca 23:40-41.

1. Lo rimproverò perché inveiva contro Cristo, come privo del timore di Dio e privo di alcun senso della religione: Non temi tu Dio? Ciò implica che fu il timore di Dio a trattenerlo dal seguire la folla per fare questo male.

"Temo Dio, e perciò non oso farlo; e non lo fai?"

Tutti quelli che hanno gli occhi aperti vedono che questo è alla base della malvagità degli empi, che non hanno il timore di Dio davanti agli occhi.

"Se tu avessi in te un po' di umanità, non insulteresti uno che è tuo prossimo; Tu sei nella stessa condizione; Anche tu sei un uomo morente , e perciò, qualunque cosa facciano queste persone malvagie, non ti conviene abusare di un uomo morente".

2. Riconosce di meritare ciò che gli è stato fatto: Noi davvero giustamente. È probabile che entrambi abbiano sofferto per lo stesso delitto, e quindi parlò con maggiore sicurezza: Abbiamo ricevuto la dovuta ricompensa per le nostre azioni. Questo magnifica la grazia divina, che agisce in modo distintivo. Questi due sono stati compagni nel peccato e nella sofferenza, eppure uno è salvato e l'altro perisce; due che fino a quel momento erano andate insieme, eppure ora una presa e l'altra lasciata. Egli non dice: Tu con giustizia, ma Noi. Nota: I veri penitenti riconoscono la giustizia di Dio in tutte le punizioni del loro peccato. Dio ha agito bene, ma noi abbiamo agito malvagiamente.

3. Crede che Cristo abbia sofferto ingiustamente. Benché sia stato condannato in due tribunali e sia stato inseguito come se fosse stato il peggiore dei malfattori, tuttavia questo ladro penitente è convinto, dalla sua condotta nelle sue sofferenze, di non aver fatto nulla di male, ουδεν ατοπον, nulla di assurdo o sconveniente per il suo carattere. I capi dei sacerdoti lo volevano crocifisso tra i malfattori, come uno di loro; ma questo ladro ha più buon senso di loro, e ammette di non essere uno di loro. Non risulta se avesse già sentito parlare di Cristo e delle sue meraviglie, ma lo Spirito di grazia lo illuminò con questa conoscenza e gli permise di dire: Quest'uomo non ha fatto nulla di male.

In secondo luogo, vedi cosa disse al nostro Signore Gesù: Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno, Luca 23:42. Questa è la preghiera di un peccatore morente a un Salvatore morente. Era l'onore di Cristo essere pregato così, anche se sulla croce era rimproverato e oltraggiato. Era la felicità del ladro pregare così; Forse non aveva mai pregato prima, eppure ora era esaudito, e salvato all'ultimo respiro. Finché c'è vita c'è speranza, e finché c'è speranza c'è spazio per la preghiera.

1. Osserva la sua fede in questa preghiera. Nella sua confessione di peccato (Luca 23:41) ha scoperto il pentimento verso Dio. In questa richiesta egli scoprì la fede verso il nostro Signore Gesù Cristo. Egli gli attribuisce di essere il Signore e di avere un regno, e che stava andando in quel regno, che avrebbe avuto autorità in quel regno, e che sarebbero stati felici coloro che egli aveva favorito; e credere e confessare tutto questo era una grande cosa a quell'ora del giorno. Cristo era ora nel profondo della disgrazia, abbandonato dai suoi stessi discepoli, oltraggiato dalla sua stessa nazione, sofferente come pretendente, e non liberato da suo Padre. Fece questa professione prima che accadessero quei prodigi che onorarono le sue sofferenze e che spaventarono il centurione; eppure, in verità, non abbiamo trovato una fede così grande, no, non in Israele. Credeva in un'altra vita dopo questa, e desiderava essere felice in quella vita, non come l'altro ladrone, per essere salvato dalla croce, ma per essere ben provveduto quando la croce avesse fatto il suo peggio.

2. Osserva la sua umiltà in questa preghiera. Tutta la sua richiesta è: Signore, ricordati di me. Egli non prega, Signore, preferisci me (come fecero loro, Matteo 20:21), anche se, avendo l'onore che nessuno dei discepoli doveva bere del calice di Cristo ed essere battezzato con il suo battesimo sia alla sua destra che alla sua sinistra nelle sue sofferenze, quando i suoi stessi discepoli lo avevano abbandonato, avrebbe potuto avere qualche colore da chiedere, come fecero con la sua destra e la sua sinistra il suo regno. La conoscenza delle sofferenze ha talvolta guadagnato un tale punto, Geremia 52:31-32. Ma è ben lungi dall'immaginarlo. Tutto ciò che implora è: Signore, ricordati di me, riferendosi a Cristo in che modo ricordarsi di Lui. È una richiesta simile a quella di Giuseppe al capo coppiere: "Pensa a me" (Genesi 40:14), e la situazione andò meglio; il capo coppiere dimenticò Giuseppe, ma Cristo si ricordò di questo ladro.

3. C'è un'aria di importunità e fervore in questa preghiera. Egli, per così dire, espira la sua anima in esso:

"Signore, ricordati di me, e ne avrò abbastanza; Non desidero più; nelle tue mani affido il mio caso".

Nota: Essere ricordati da Cristo, ora che egli è nel suo regno, è ciò che dovremmo ardentemente desiderare e per cui dovremmo pregare, e sarà sufficiente per assicurare il nostro benessere vivendo e morendo. Cristo è nel suo regno, intercede.

"Signore, ricordati di me e intercedi per me".

Lui è lì a decidere.

"Signore, ricordati di me e governa in me per mezzo del tuo Spirito".

Lui è lì a preparare i posti per quelli che sono suoi.

"Signore, ricordati di me e preparami un posto; ricordati di me alla morte, ricordati di me nella risurrezione".

Giobbe 14:13.

[2.] Le straordinarie concessioni del favore di Cristo a lui: Gesù gli disse, in risposta alla sua preghiera:

"In verità ti dico, io, l'Amen, il Testimone fedele, dico Amen a questa preghiera, mettici il mio fiat : no, avrai più di quanto hai chiesto, oggi sarai con me in paradiso",

Luca 23:43. Osservate, per primo, a chi fu detto questo: al ladrone penitente, a lui e non al suo compagno. Cristo sulla croce è come Cristo sul trono; perché ora è il giudizio di questo mondo: uno se ne va con una maledizione, l'altro con una benedizione. Sebbene Cristo stesso fosse ora nella più grande lotta e agonia, tuttavia aveva una parola di conforto da dire a un povero penitente che si era impegnato con lui. Nota: Anche i grandi peccatori, se sono veri penitenti, otterranno, attraverso Cristo, non solo il perdono dei loro peccati, ma un posto nel paradiso di Dio, Ebrei 9:15. Questo magnifica le ricchezze della grazia gratuita, che i ribelli e i traditori non solo saranno perdonati, ma preferiti, quindi preferiti.

In secondo luogo, da chi è stato detto questo. Questa fu un'altra parola mediatrice che Cristo pronunciò, sebbene in un'occasione particolare, ma con l'intenzione generale di spiegare il vero intento e il significato delle sue sofferenze; come è morto per acquistare per noi il perdono dei peccati (Luca 23:34), così anche per acquistare la vita eterna per noi. Con questa parola ci viene dato di comprendere che Gesù Cristo è morto per aprire il regno dei cieli a tutti i credenti penitenti e obbedienti.

1. Cristo qui ci fa sapere che stava andando in paradiso, nell 'Ade, il mondo invisibile. La sua anima umana si stava trasferendo nel luogo delle anime separate, non nel luogo dei dannati, ma nel paradiso, il luogo dei beati. Con questo egli ci assicura che la sua soddisfazione è stata accettata, e che il Padre si è compiaciuto in lui, altrimenti non sarebbe andato in paradiso; Quello fu l'inizio della gioia che gli si presentava dinanzi, con la prospettiva della quale si consolava. Egli è andato con la croce alla corona, e noi non dobbiamo pensare di andare per un'altra strada, o di essere perfezionati se non attraverso le sofferenze.

2. Fa sapere a tutti i credenti penitenti che quando moriranno andranno a stare con lui lì. Ora, come sacerdote, stava acquistando questa felicità per loro, ed è pronto, come un re, a conferirgliela quando saranno preparati e preparati per essa. Guardate qui come ci viene presentata la felicità del cielo.

(1.) È il paradiso, un giardino di delizie, il paradiso di Dio (Apocalisse 2:7), che allude al giardino dell'Eden, in cui i nostri progenitori furono posti quando erano innocenti. Nel secondo Adamo veniamo restaurati a tutto ciò che abbiamo perso nel primo Adamo e, di più, in un paradiso celeste invece che in uno terrestre.

(2.) È stare con Cristo lì. Questa è la felicità del cielo, vedere Cristo, sedersi con lui e partecipare alla sua gloria, Giovanni 17:24.

(3.) È immediato dopo la morte: oggi sarai con me, stanotte, prima di domani. Le anime dei fedeli, dopo essere state liberate dal peso della carne, sono immediatamente nella gioia e nella felicità; Gli spiriti degli uomini giusti sono resi immediatamente perfetti. Lazzaro se ne va, e subito viene consolato; Paolo se ne va, ed è immediatamente con Cristo, Filippesi 1:23.

44 Ver. 44. fino alla Ver. 49.

In questi versetti abbiamo tre cose:

La morte di Cristo è magnificata dai prodigi che l'hanno accompagnata: qui ne sono menzionati solo due, di cui abbiamo avuto un resoconto prima.

1. L'oscuramento del sole a mezzogiorno. Era circa l' ora sesta, cioè, secondo i nostri calcoli, le dodici a mezzogiorno, e ci furono tenebre su tutta la terra fino all'ora nona. Il sole era eclissato e l'aria estremamente nuvolosa allo stesso tempo, entrambi concorrevano a questa fitta oscurità, che continuava tre ore, non tre giorni, come faceva quella dell'Egitto.

2. Lo strappo del velo del tempio. Il prodigio di un tempo era nei cieli, questo nel tempio; poiché entrambe queste sono le case di Dio, e, quando il Figlio di Dio fu così abusato, non poterono fare a meno di sentirne l'indegnità, e quindi significare il loro risentimento per essa. Con questo squarciare il velo significava la rimozione della legge cerimoniale, che era un muro di separazione tra Giudei e Gentili, e di tutte le altre difficoltà e scoraggiamenti nel nostro avvicinamento a Dio, in modo che ora possiamo venire con fiducia al trono della grazia.

II. La morte di Cristo spiegata (Luca 23:46) dalle parole con cui egli esalò la sua anima. Gesù aveva gridato a gran voce quando aveva detto: Perché mi hai abbandonato? Così ci viene detto in Matteo e Marco, e, dovrebbe sembrare, fu ad alta voce che egli disse anche questo, per mostrare la sua serietà, e perché tutto il popolo potesse accorgersene: E questo disse: Padre , nelle tue mani consegno il mio spirito.

1. Prese in prestito queste parole da suo padre Davide (Salmi 31:5); non che avesse bisogno di avere parole messe in bocca, ma scelse di usare le parole di Davide per mostrare che era lo Spirito di Cristo che testimoniava nei profeti dell'Antico Testamento e che era venuto per adempiere le Scritture. Cristo è morto con le Scritture in bocca. Così ci guida a fare uso del linguaggio delle Scritture nei nostri discorsi a Dio.

2. In questo discorso a Dio lo chiama Padre. Quando si lamentava di essere abbandonato, gridava: Eli, Eli, Dio mio, Dio mio; ma, per mostrare che la terribile agonia della sua anima era ormai finita, qui chiama Dio Padre. Quando dava la sua vita e la sua anima per noi, ha chiamato per noi Dio Padre, affinché per mezzo di lui ricevessimo l'adozione di figli.

3. Cristo si è servito di queste parole in un senso a lui peculiare di Mediatore. Egli doveva ora fare della sua anima un'offerta per il nostro peccato (Isaia 53:10), dare la sua vita in riscatto per molti (Matteo 20:28), mediante lo Spirito eterno per offrire se stesso, Ebrei 9:14. Egli stesso era sia il sacerdote che il sacrificio; Le nostre anime sono state perdute, e la Sua deve andare a riscattare la confisca. Il prezzo doveva essere pagato nelle mani di Dio, la parte offesa dal peccato; a lui si era impegnato a dare piena soddisfazione. Ora con queste parole egli offrì il sacrificio, posò per così dire la mano sulla testa di esso, e lo conse;

"Lo deposito , lo risolvo nelle tue mani. Padre, accetta la mia vita e la mia anima invece della vita e dell'anima dei peccatori per cui muoio".

L 'animus offerentis, la buona volontà dell'offerente, era necessario per l'accettazione dell'offerta. Ora Cristo qui esprime la sua allegra disponibilità ad offrire se stesso, come aveva fatto quando gli era stato proposto per la prima volta (Ebrei 10:9-10): Ecco , io vengo a fare la tua volontà, per mezzo della quale vogliamo siamo santificati.

4. Cristo con la presente significa la sua dipendenza dal Padre per la sua risurrezione, mediante la riunione della sua anima e del suo corpo. Egli affida il suo spirito nella mano del Padre suo, per essere ricevuto in paradiso, e ritornato il terzo giorno. Da ciò risulta che il Signore nostro Gesù, come aveva un vero corpo, così aveva un'anima ragionevole, che esisteva in uno stato di separazione dal corpo, e così fu reso simile ai suoi fratelli; quest'anima la mise nelle mani del Padre suo, la affidò alla sua custodia, riposando nella speranza che non sarebbe stata lasciata nell' Ades, nel suo stato di separazione dal corpo, no, non finché il corpo potrebbe vedere la corruzione.

5. Cristo ci ha lasciato un esempio, ha adattato quelle parole di Davide allo scopo dei santi morenti e, per così dire, le ha santificate per il loro uso. Nella morte la nostra grande cura dovrebbe essere per le nostre anime, e non possiamo provvedere più efficacemente al loro benessere che affidandole ora nelle mani di Dio, come un Padre, per essere santificate e governate dal suo Spirito e dalla sua grazia, e alla morte affidandole nelle sue mani per essere rese perfette in santità e felicità. Dobbiamo dimostrare che siamo disposti a morire liberamente, che crediamo fermamente in un'altra vita dopo questa, e che la desideriamo, dicendo: Padre , nelle tue mani consegno il mio spirito.

III. La morte di Cristo migliorò grazie alle impressioni che fece su coloro che lo assistevano.

1. Il centurione che aveva il comando della guardia fu molto colpito da ciò che vide, Luca 23:47. Era un romano, un gentile, estraneo alle consolazioni d'Israele; eppure glorificava Dio. Non aveva mai visto esempi così sorprendenti di potenza divina, e quindi ne colse l'occasione per adorare Dio come l' Onnipotente. E rese testimonianza al paziente che soffriva:

"Certo che questo era un uomo giusto, ed è stato ingiustamente messo a morte".

Il fatto che Dio manifestasse la sua potenza così tanto da rendergli onore era una chiara prova della sua innocenza. La sua testimonianza in Matteo e Marco va oltre: Veramente questi era il Figlio di Dio. Ma nel suo caso questo equivale allo stesso: perché, se era un uomo giusto, ha detto molto veramente quando ha detto di essere il Figlio di Dio; e quindi quella sua testimonianza riguardo a se stesso deve essere ammessa, perché, se fosse falsa, non era un uomo giusto.

2. Gli spettatori disinteressati non potevano che essere preoccupati. Questo è preso in considerazione solo qui, Luca 23:48. Tutta la gente che si riunì a quello spettacolo, come è solito in tali occasioni, vedendo le cose che erano state fatte, non poté fare a meno di andarsene molto seria per il momento, qualunque cosa fosse quando tornò a casa: si batté il petto e tornò.

(1.) Hanno messo la cosa molto a cuore per il momento. Consideravano come una cosa malvagia metterlo a morte, e non potevano fare a meno di pensare che un qualche giudizio di Dio sarebbe venuto sulla loro nazione per questo. Probabilmente queste stesse persone erano di quelle che avevano gridato: Crocifiggilo, crocifiggilo, e, quando fu inchiodato alla croce, lo insultarono e lo bestemmiò; ma ora erano così terrorizzati dalle tenebre e dal terremoto, e dal modo insolito della sua morte, che non solo avevano la bocca chiusa, ma la loro coscienza era spaventata. e nel rimorso di ciò che avevano fatto, come pubblicano, si battevano sul petto, battevano sul proprio cuore, come coloro che si indignavano. Alcuni pensano che questo sia stato un passo felice verso quell'opera buona che fu poi compiuta su di loro, quando furono punti nel cuore, Atti 2:37.

(2.) Eppure, a quanto pare, l'impressione svanì presto: si percossero il petto e tornarono. Non mostrarono più alcun segno di rispetto a Cristo, né chiesero più riguardo a lui, ma tornarono a casa; e abbiamo motivo di temere che in poco tempo se ne dimenticarono completamente. Così molti che vedono Cristo evidentemente posto crocifisso in mezzo a loro nella parola e nei sacramenti sono un po' colpiti per il momento, ma non continua; si percuotono il petto e tornano. Vedono il volto di Cristo nello specchio delle ordinanze e lo ammirano; ma se ne vanno, e dimenticano subito che tipo di uomo è, e quale ragione hanno per amarlo.

3. I suoi amici e seguaci furono costretti a tenersi a distanza, eppure si avvicinarono il più possibile e osarono vedere ciò che era accaduto (Luca 23:49): Tutti i suoi conoscenti, che lo conoscevano e lo conoscevano, si tennero a distanza, per timore che, se gli fossero stati vicini, sarebbero stati presi come suoi favoriti; questo faceva parte delle sue sofferenze, come di Giobbe (Giobbe 19:13): Egli ha allontanato da me i miei fratelli, e i miei conoscenti sono veramente estranei a me. Vedi Salmi 88:18. E le donne che lo seguivano insieme dalla Galilea contemplavano queste cose, non sapendo che cosa farne, né così pronte come avrebbero dovuto a prenderle per certi preludi della sua risurrezione. Ora Cristo era posto come segno contro il quale si doveva parlare, come aveva predetto Simeone, affinché fossero rivelati i pensieri di molti cuori, Luca 2:34-35.

50 Ver. 50. fino alla Ver. 56.

Abbiamo qui un racconto della sepoltura di Cristo, perché egli deve essere portato non solo alla morte, ma alla polvere della morte (Salmi 22:15), secondo la frase (Genesi 3:19): Alla polvere ritornerai. Osservare

I. Chi lo ha seppellito. Il suo conoscente era in disparte; non avevano né il denaro per sostenere l'incarico, né il coraggio di sopportare l'odio di seppellirlo decentemente; ma Dio ha suscitato uno che aveva entrambi, un uomo di nome Giuseppe, Luca 23:50. Il suo carattere è quello di essere stato un uomo buono e giusto, un uomo di reputazione immacolata per virtù e pietà, non solo giusto con tutti, ma buono con tutti coloro che avevano bisogno di lui (e la cura di seppellire i morti, come si addice alla speranza della risurrezione dei morti, è un esempio di bontà e beneficenza); era una persona di qualità, un consigliere, un senatore, un membro del sinedrio, uno degli anziani della chiesa ebraica. Detto questo di lui, era necessario aggiungere che, sebbene appartenesse a quel corpo di uomini che aveva messo a morte Cristo, tuttavia non aveva acconsentito al loro consiglio e alla loro azione (Luca 23:51), sebbene fosse sostenuto dalla maggioranza, tuttavia protestò contro di esso e non seguì la folla per fare il male. Nota: Quel consiglio o quell'azione malvagia a cui non abbiamo acconsentito non sarà considerata una nostra azione. Anzi, non solo dissentì apertamente da coloro che erano nemici di Cristo, ma fu consenziente segretamente con coloro che erano suoi amici: Egli stesso aspettava il regno di Dio; egli credette alle profezie dell'Antico Testamento sul Messia e sul suo regno, e si aspettava il loro compimento. Questo era l'uomo che in questa occasione sembra aver avuto un vero rispetto per il Signore Gesù. Nota: Ci sono molti che sono sinceri nell'interesse di Cristo, come, sebbene non facciano alcuna mostra nella loro professione esteriore di esso, saranno tuttavia più pronti a rendergli un vero servizio, quando ce n'è l'occasione, di altri che fanno una figura e un rumore più grandi.

II. Cosa ha fatto per seppellirlo.

1. Si recò da Pilato, il giudice che lo aveva condannato, e pregò il corpo di Gesù, perché era a sua disposizione; e, sebbene avesse potuto sollevare un partito sufficiente per portare via il corpo con la violenza, tuttavia avrebbe seguito la condotta regolare e lo avrebbe fatto pacificamente.

2. Lo tirò giù, a quanto pare, con le sue stesse mani, e lo avvolse nel lino. Ci dicono che era usanza degli ebrei arrotolare i corpi dei morti, come facciamo noi bambini piccoli nelle loro fasce, e che la parola qui usata significa altrettanto; così che il pezzo di lino fino, che egli comprava intero, lo tagliava in molti pezzi per questo scopo. Di Lazzaro si dice: Era legato mani e piedi, Giovanni 11:44. I panni funebri sono per i santi come fasce, che diventeranno troppo grandi e si spoglieranno quando arriveranno all'uomo perfetto.

III. Dove è stato sepolto. In un sepolcro che è stato scavato nella pietra, affinché la prigione del sepolcro potesse essere resa forte, come la chiesa, quando fu portata nelle tenebre, fece chiudere la sua strada con pietra tagliata, Lamentazioni 3:2,9. Ma era un sepolcro in cui nessun uomo era stato deposto prima, perché era stato sepolto per un motivo tale che nessuno prima di lui era stato sepolto, solo per risorgere il terzo giorno con le sue forze; e doveva trionfare sulla tomba come nessun uomo aveva mai fatto.

IV. Quando fu sepolto. Il giorno della preparazione, quando si avvicinava il sabato, Luca 23:54. Questo è dato come motivo per cui si affrettarono tanto con il funerale, perché si avvicinava il sabato , il che richiedeva la loro presenza ad altri lavori, la preparazione del sabato e l'uscita per accoglierlo. Nota: il pianto non deve ostacolare la semina. Benché fossero in lacrime per la morte di Cristo, tuttavia devono impegnarsi per la santificazione del sabato; e, quando il sabato si avvicina, ci deve essere una preparazione. Le nostre faccende mondane devono essere ordinate in modo tale da non impedirci di svolgere il nostro lavoro domenicale, e i nostri santi affetti devono essere così eccitati da poterci portare avanti in essa.

V. Chi ha partecipato al funerale; non uno qualsiasi dei discepoli, ma solo le donne che venivano con lui dalla Galilea (Luca 23:55), le quali, come stavano accanto a lui mentre era appeso alla croce, così lo seguirono, senza dubbio tutte in lacrime, e videro il sepolcro dov'era, qual era la via per raggiungerlo, e come vi era deposto il suo corpo. A ciò furono spinti non dalla curiosità, ma dall'affetto per il Signore Gesù, che era forte come la morte e che molte acque non potevano spegnere. Qui ci fu un funerale silenzioso, e non solenne, eppure il suo riposo fu glorioso.

VI. Quali preparativi furono fatti per l'imbalsamazione del suo corpo dopo la sepoltura (Luca 23:56): Tornarono e prepararono aromi e unguenti, che erano più una prova del loro amore che della loro fede, perché si erano ricordati e avevano creduto a ciò che egli aveva tante volte detto loro, che sarebbe risorto il terzo giorno, Avrebbero risparmiato le loro spese e le loro pene in questo caso, sapendo che in breve tempo ci sarebbe stato un onore più grande posto sul suo corpo, dalla gloria della sua risurrezione, di quanto avrebbero potuto metterlo con i loro unguenti più preziosi; ma, occupati com'erano in questa preparazione, si riposarono in giorno di sabato, e non fecero nulla di questo lavoro servile su di esso, non solo secondo l'usanza della loro nazione, ma secondo i comandamenti del loro Dio, che, sebbene il giorno sia cambiato, è ancora in pieno vigore: Ricordati del giorno di sabato, per santificarlo.

Commentario del Nuovo Testamento:

Luca 23

1 CAPO 23 - ANALISI

1. Gesù dato dai Giudei nelle mani del Governatore romano. Poco dopo il levar del sole, il Sinedrio co' suoi uffiziali trascinarono Gesù legato al Pretorio, ossia palazzo del Governatore romano e lo consegnarono probabilmente in qualità di prigione ai soldati romani. Difatti essi stessi non entrarono; poiché sembra che, preoccupati dell'opera loro diabolica, non avevano avuto tempo di mangiare la Pasqua all'ora debita Giovanni 18:28. Vedi nota Luca 22:14, Questione 3. La loro speranza a tutta prima era che Pilato avrebbe pronunziata la sentenza di morte dietro le loro dichiarazioni, senz'altra inchiesta Giovanni 18:30; ma quando s'accorsero ch'ei non era disposto ad essere un cieco strumento della loro vendetta e che intendeva iniziare un'inchiesta giuridica, essi accortamente celarono l'accusa di bestemmia, dietro la quale l'avevano condannato, e lo addebitarono di delitti politici, che, essi lo speravano, avrebbero spaventato Pilato, e l'avrebbero conciliato alla loro causa. Queste accuse, secondo Luca, erano in numero di tre:

1. Che per agitazione sediziosa, avea tentato di pervertire la nazione e di muoverla a ribellione;

2. Che avea tentato di proibire il pagamento dei tributi ai Romani;

3. Che avea assunto il titolo, in parte civile e in parte religioso, di re dei Giudei.

Pilato non degnò accogliere che l'ultima; e, rientrato subito nella sala del giudizio, cominciò ad esaminare Gesù, per sapere se pretendeva a quel titolo. La sostanza di questo interessante abboccamento ci è stata conservata da Giovanni 18:33-38; esso convinse pienamente il Procuratore, che gl'interessi dell'imperatore, suo Signore, nulla avean da temere da quell'uomo povero, solo, senza amici; quindi egli uscì subito al Sinedrio, ed enfaticamente dichiarò: «io non trovo alcun misfatto in lui». Questo assolvere pubblicamente la loro vittima altro non fece che infocare vie maggiormente l'ira de' suoi nemici, i quali presero ad accusarlo tumultuosamente di aver sollevato il popolo col suo insegnamento per tutto il paese, «avendo cominciato da Galilea fin qua». La menzione della Galilea sembra aver destato in Pilato la speranza che, se Gesù era un Galileo, ei potea risparmiare a se stesso d'intervenire ulteriormente in questo fastidioso affare; ed infatti, avendo comprovato che Gesù era Galileo, ordinò immantinente, che fosse condotto ad Erode, alla cui giurisdizione apparteneva. Sin dal principio l'oculato Romano vide chiaramente, che questo non era un caso da risolversi innanzi al suo tribunale, e come nota Pfenninge: «Ei conosceva troppo le speranze dei Giudei per supporre, che il Sinedrio potesse odiare e perseguitare uno che volesse liberarli dal giogo romano» Luca 23:1-7.

2. Gesù dinanzi ad Erode. Professando esternamente il Giudaesimo, il Tetrarca di Galilea era salito a Gerusalemme, come gli altri suoi compaesani, per assistere alla festa di Pasqua, ed alla sua residenza (l'antico palazzo Asmoneo sul monte Sion), Gesù viene ora condotto lungo le vie brulicanti di popolo, guardato dai soldati romani e circondato da' suoi accusatori bramosi di versare nell'orecchie di Erode le loro accusazioni contro lui, se per buona fortuna ei volesse condannarlo a morte. Se queste accuse fossero meramente di natura politica, quali erano state mosse innanzi a Pilato, oppure se, trattandosi la causa alla presenza d'un Apocalisse giudeo, si riferissero alla supposta bestemmia per cui il Sinedrio l'avea condannato, non è detto; ma Erode non diede lor retta. Pieno di curiosità di veder l'uomo, intorno al quale, avea udito cotanto, e di speranza ch'ei forse volesse operare un miracolo alla sua presenza, egli assalì Gesù di domande nella speranza di ottenere il suo intento, ma invano. Il Signore che avea risposto alle domande di Caiafa e di Pilato in udienza privata, restò muto; ed Erode ne fu tanto adirato, che insieme ai soldati prese a coprirlo di insulti e di beffe e, per mettere in canzonatura l'accusa dei suoi avversarii, lo rimandò a Pilato vestito d'abito regio come a dire che a tali pretendenti al trono di Davide, il Tetrarca di Galilea ed il Procuratore romano non avevano bisogno d'infliggere altro castigo che il ridicolo ed il disprezzo. Questo piccolo atto di cortesia per parte di Pilato fu il mezzo di conciliarsi l'animo di un principe indigeno, con cui era per l'innanzi vissuto in inimicizia, e nell'autorità del quale era venuto probabilmente e di frequente a urtarsi Luca 23:8-12.

3. Gesù condotto una seconda volta innanzi a Pilato. Benché perplesso nel vedere che novamente gli era devoluta la causa, Pilato argomentò subito, dall'abito che vestiva Gesù, che Erode condivideva la sua opinione, esser egli cioè un innocuo entusiasta, innocente de' delitti che gli venivano addebitati, e perciò risolve fare un nuovo tentativo per liberarlo. Avendo dichiarato una seconda volta che Cristo era senza colpa riguardo alle accuse mossegli contro, egli avrebbe dovuto esercitare immantinente la giustizia col pronunziare la sua completa assoluzione; ma conscio che, nel suo governo, le sue mani non s'erano conservate pure, e paventando di sollevare contro di sé lo sdegno popolare, ei cominciò a temporeggiare, proponendo prima di flagellare un uomo innocente tanto da fargli perdere l'onore con un simil gastigo; indi proponendo di rilasciarlo per grazia, secondo un uso praticato nella festa. Una terza volta ei dichiarò l'innocenza di Gesù; ma i suoi sforzi riuscirono vani; le moltitudini gridarono che fosse rilasciato Barabba (uomo noto per le sue sedizioni e macchiato di brigantaggio e d'omicidio), e che Cristo fosse crocifisso; e a malgrado della propria inclinazione a favore del suo prigione, e della solenne protestazione di sua moglie, quell'uomo infelice pronunziò dal seggio giudiziario che Cristo fosse crocifisso, secondo lo chiedevano i suoi persecutori, e che l'omicida fosse messo in libertà. Gli altri Evangelisti mentovano gl'insulti, le beffe e la tortura che vennero inflitti a Gesù dalla brutale milizia; poiché fra i Romani questi erano i soliti preliminari dell'ultima agonia Luca 23:13-25.

4. Gesù crocifisso sul Golgota. Tra le notevoli circostanze connesse alla crocifissione del Signore, Luca mentova il costringere Simone il Cireneo a portare la croce; il colloquio del Salvatore colle donne di Gerusalemme che lo seguitavano piangendo; la sua crocifissione insieme a due ladroni; la sua preghiera pei suoi uccisori; il suo colloquio col ladrone penitente; la derisione della moltitudine e le beffe dei soldati; la soprascritta della croce; le tenebre miracolose; lo strapparsi della cortina del tempio; l'affidare per parte di Cristo l'anima sua al Padre, prima che spirasse; e l'impressione prodotta sul centurione romano da quanto avea veduto Luca 23:26-49.

5. La tumulazione di Gesù. L'iniziativa, in questo affare, fu presa da uno ch'era discepolo segreto, un membro del Sinedrio che avea protestato contro tutte le loro transazioni, ed uno che possedeva un sepolcro nuovo nel vicinato. Avendo comprovato che Gesù era morto, Giuseppe di Arimatea chiese a Pilato la facoltà di seppellire il suo corpo, ed avendo il centurione di servizio redatto, come si conveniva, il suo rapporto ufficiale dell'avvenuto decesso, il governatore acconsentì immantinente alla richiesta fattagli. La deposizione dalla croce non fu opera dei soldati beffardi che lo aveano confitto; riverentemente e teneramente ei fu calato giù da Giuseppe lui stesso, assistito da un uomo la cui presenza è affatto inaspettata, cioè da Nicodemo, ch'era venuto prima a Gesù di notte e segretamente, ma che ora, senza timore, alla luce del giorno, portava la sua preziosa offerta di mirra e d'aloe per preservare il corpo. Essi lo deposero nel nuovo sepolcro in cui niun morto era mai giagiuto, mentre ogni loro movimento era osservato con ansietà e tenerezza dalle donne piangenti di Galilea, ch'erano state fra i più devoti segnaci di Cristo, e che, dimentichevoli affatto della promessa della sua risurrezione al terzo giorno, risolvettero di tornare, appena fosse trascorso il Sabato, per imbalsamare il corpo Luca 22:50-56.

Luca 23:1-5. PRIMA COMPARSA DI CRISTO INNANZI A PILATO. ACCUSAZIONI DE' SUOI NEMICI Matteo 27:1-2,14; Marco 15:1-5; Giovanni 18:28-38

Per L'esposizione vedi Giovanni 18:28-38.

6 Luca 23:6-12. PILATO MANDA GESÙ AD ERODE ANTIPA

6. Allora Pilato, avendo udito nominar Galilea, domandò se quell'uomo era Galileo. 7. E, risaputo ch'egli era della giurisdizione di Erode, lo rimandò ad Erode, il quale era anch'egli in Gerusalemme a que' dì.

Al solo Luca siam debitori di questo interessantissimo incidente del giudizio del nostro Signore. Nelle accuse versate nell'orecchie di Pilato dagli avversari di Gesù, venne fatta menzione della Galilea, come del luogo in cui avea avuto origine il suo movimento di sedizione. Può darsi, che ciò fosse detto, solo per mostrare quanto sparso fosse il male cui Pilato dovea mettere un argine, o per rammentare a Pilato quanto fosse difficile, di presentare la prova d'un delitto commesso in si remota regione, o per ricordargli che la Galilea era la culla della maggior parte fra le congiure tramate contro il governo dell'imperatore, oppure ciò fu detto colla speranza, che in seguito al ben noto dissapore esistente fra i governatori di Giudea e di Galilea, Pilato sarebbe lieto di sottoporre al proprio giudizio un uomo, che Erode poteva considerare come suo suddito. Ma qualunque fosse lo scopo che si erano proposto, la menzione di Galilea, ben lungi dal muovere Pilato a proseguire, il giudizio, gli suggerì immantinente un pretesto conveniente per declinare ogni responsabilità, e di fare al tempo medesimo, il primo passo verso una riconciliazione con Erode. Appena ebbe appurato che Gesù era Galileo, mandò il suo prigione sotto scorta di soldati e di accusatori ad Erode. Pel suo carattere privato e la sua parentela vedi note Luca 3:1; Matteo 2:1; Matteo 14:3; Marco 6:14,17-18. La capitale della sua Tetrarchia era Cesarea di Filippi, ma la sua abituale residenza, quel tempo, era il castello di Macherus presso al mar Morto, essendoché il suo esercito fosse in guerra con Areta, re di Arabia, suo suocero. Professava la religione giudaica; ma la ricerca del piacere, l'amore delle novità e la brama di contentare i suoi sudditi, piuttostoché qualsiasi sentimento religioso, lo aveano condotto a Gerusalemme, durante la celebrazione della Pasqua.

PASSI PARALLELI

Luca 13:1; Atti 5:37

Luca 3:1; 13:31

8 8. Ed Erode, veduto Gesù, se ne rallegrò grandemente; perciocché da, molto tempo desiderava di vederlo; perché avea udite molte cose di lui,

Questo desiderio avea nudrito per lungo tempo, Luca 9:9, mosso sia dalla curiosità, sia da un timore superstizioso, poiché sebbene, fosse Sadduceo di fede, egli era pervenuto alla conclusione che Gesù era Giovanni Battista risuscitato dai morti. Il suo tentativo di arrestare, il ministerio di Cristo in Perea, stimandolo egli troppo vicino alla sua residenza Luca 13:31, è affatto compatibile con una forte curiosità di vedere uno intorno a cui avea udito cotanto. Non è strano ch'egli avesse udito tante cose di Cristo, essendoché la Galilea e la Perea risonassero entrambi della sua fama; ma egli avea mezzi speciali d'informazione, poiché la moglie di Chuza suo tesoriere, era fra le donne divote che ministravano a Gesù e ai suoi discepoli della loro sostanza Luca 8:3, ed è del tutto possibile che Manaen suo fratello di latte (in appresso uno dei profeti della Chiesa d'Antiochia Atti 13:1) sia stato, a quei tempi, impiegato al suo servizio. Ma che cosa infiammò il suo desiderio e lo riempì d'allegrezza quando Cristo fu alla fine, e in modo inaspettato, condotto alla sua presenza? Se mai vi era stato tempo in cui una, coscienza aggravata aveva potuto fargli desiderare, di chiedere ad un profeta se vi fosse stato un mezzo di ottenere perdono pel sangue, innocente che aveva sparso, quel tempo era trascorso e già lontano; leggerezza nel parlare e nel comportarsi, e dissolutezza avevano molto avvilito il suo carattere; e tutto quello che ora provava era un desiderio vanaglorioso di avere un colloquio con quest'uomo singolare, la cui fama si era sparsa per tutto il paese; la brama d'una volgare curiosità, la sete di qualche brillante dimostrazione di conoscenza o di potenza!

e sperava veder fargli qualche miracolo.

Paragonato a Giovanni Battista, il nuovo profeta si era distinto coll'operar miracoli; ed Erode così ragionava in sé medesimo: "Se operò miracoli per salvarne altri, di certo ne farà per salvare se stesso": e perciò tentava ogni mezzo che venivagli in mente d'indurlo ad operare qualche prodigio alla sua presenza.

PASSI PARALLELI

Luca 9:7-9; Matteo 14:1; Marco 6:14

Luca 4:23; 2Re 5:3-6,11; Atti 8:19

9 9. E lo domandò per molti ragionamenti; ma egli non gli rispose nulla. 10. E i principali sacerdoti, e gli Scribi, comparvero quivi, accusandolo con grande sforzo.

Il modo in cui il nostro Signore tratta Erode è notevolissimo. Benché questi si fosse rivolto a Gesù e l'avesse domandato con molte parole, non ottenne in risposta neppure, una sillaba; persino le rabbiose accusazioni scagliategli contro dai suoi nemici non poterono strappargli una parola, alla presenza di quell'uomo sanguinario e dissoluto. In privato, avea parlato a Caiafa e a Pilato; perché non ad Erode? Forse perché Gesù non riconobbe in lui un giudice legittimo; ma più probabilmente perché Erode lo considerava come un accorto prestigiatore, come un oggetto di curiosità, e Gesù non voleva prestarsi a rappresentar quella parte; ma soprattutto e' si fu a motivo dello spirito e della disposizione d'Erode, durante il colloquio, nel quale non mostrò il menomo segno di penitenza né il menomo sintomo di disposizione ad ascoltare, per esser salvato. La sua condanna fa questa, che il Signore non volle schiudere il labbro per parlargli.

PASSI PARALLELI

Luca 13:32; Salmi 38:13-14; 39:1-2,9; Isaia 53:7; Matteo 7:6; 27:14; Atti 8:32

1Pietro 2:23

Luca 23:2,5,14-15; 11:53; Atti 24:5

11 11. Ma Erode, coi suoi soldati, dopo averlo sprezzato, e schernito,

Le accusazioni del Sinedrio furono impotenti a destare apprensione di serio pericolo nell'anima di Erode, come lo erano state nel caso di Pilato; e' si fu semplicemente il difetto di rispetto per se stesso, e l'irritazione della vanità mortificata manifestantesi in tutta la rozzezza della sua natura, che lo spinsero a chiamare assieme la sua guardia di corpo, e a costituirsi loro a modello nel deridere e vituperare l'uomo che era in loro potere assoluto,

lo vestì d'una veste bianca, e lo rimandò a Pilato.

Alcuni interpreti propendono a creder che questa sia la vesta di porpora che contraddistigueva gl'Imperatori romani, ma la parola bianca sembra esser qui l'esatta traduzione di poiché in Atti 10:30; Apocalisse 15:6, dove ricorre, non vi può essere alcun dubbio che questo non sia il suo significato. Notisi inoltre, che il bianco era il colore della veste usata dai re giudei; e di conseguenza quello appunto che Erode dovea scegliere se desiderava di volgere in beffa le sue pretese ad esser Apocalisse dei Giudei. Egli mostrava eziandio praticamente che a mente sua le accusazioni dei sacerdoti e degli scribi erano frivole, col trattarle come uno scherzo. Se si suppone che Gesù fu arrestato circa alle 10 pomeridiane, alle 7 del mattino avea già subito cinque interrogatorii, tre dei quali innanzi a pubblici tribunali!

PASSI PARALLELI

Atti 4:27-28

Luca 22:64-65; Salmi 22:6; 69:19-20; Isaia 49:7; 53:3; Matteo 27:27-30; Marco 9:12

Marco 15:16-20

Giovanni 19:5

12 12. Ed Erode e Pilato divennero amici insieme in quel giorno; perciocché per l'addietro erano stati in inimicizia fra loro.

La cagione dell'inimicizia fra costoro può esser stata l'uccisione ordinata da Pilato di alcuni sudditi di Erode, nel tumulto che ebbe luogo nei cortili del tempio; benché sia facile supporre che contese sopra altri punti abbiano potuto sorgere fra due governatori senza principii, e che vivevano a fianco l'un dell'altro, geloso l'uno di qualsiasi intromissione dell'altro nel suo dominio. Notevolissima tuttavia è l'occasione della loro riconciliazione, vale a dire lo scambio di cortesi ambasciate, mentre mandavano, dall'uno all'altro, prigione il Signor della gloria. È vero che né Pilato né Erode temevano Cristo o nudrivano contro lui personalmente un sentimento speciale d'odio, ma non è men vero ch'essi s'accordarono nel disprezzarlo e nell'insultarlo, e che essi non avevano ombra di fede nel diritto che faceva valere ad esser creduto e rispettato. Il fatto della loro riconciliazione in occasione del suo giudizio è pertanto significantissimo e molto istruttivo. «È certo», dice Ryle, «che questa circostanza colpì vivamente gli Apostoli. Essi la considerarono come l'adempimento d'una parte del Salmo 2. Essi mentovarono l'unione di Pilato, di Erode e dei Giudei contro il loro Maestro, nella loro preghiera a Dio» Atti 4:23-30.

RIFLESSIONI

1. «Nel caso di Erode abbiamo un mirabile esempio del corso del delitto che sempre si avanza, e si muove a precipizio, soprattutto di quel corso speciale di delitto (leggerezza e dissolutezza) cui si era abbandonato; un esempio del quanto rapidamente e del quanto completamente e un cuore umano possa indurirsi contro qualsiasi riprensione, spegnere i suoi convincimenti, vincere i suoi timori, e attrarre su di sé una condanna tale che più tremenda non c'è "Efraim è congiunto con gl'idoli, lascialo" Osea 4:17. Esser lasciati del tutto e assolutamente soli; esser consci che tutte le voci che ci parlano di Dio e del dovere; la voce della coscienza dal didentro, la voce della provvidenza dal di fuori, la voce che sgorga dalle labbra di Cristo, sono ridotte ad un silenzio non interrotto, forse eterno! Puossi concepire uno stato qualsiasi dello spirito umano più triste di questo? Eppure questa è appunto la condizione cui l'abuso delle opportunità, l'indulgenza per le passioni, il soffocar le voci quando ci parlano, conducono l'uomo naturalmente e del continuo» (Hanna).

2. Per numerose che fossero le cose riguardo alle quali Pilato ed Erode erano discordi, essi potevano unirsi nel disprezzare e nel perseguitare Cristo. In essi abbiamo un vivido emblema d'uno stato di cose che puossi in ogni tempo costatare nel mondo. Uomini dalle più discordi opinioni possono andare uniti nel contrastare alla verità; maestri delle più opposte dottrine posson far causa comune nel combattere il vangelo. Ne sian prova i Farisei e i Sadducei, i quali unirono le loro forze per allacciare Gesù di Nazaret e metterlo a morte; e, ai nostri giorni, i Romanisti e i Sociniani, gl'increduli e gli idolatri, uomini d'idee così detto liberali e i più fanatici ascetici non sono essi tutti insieme schierati contro la religione evangelica? Un odio comune li lega insieme; è l'odio contro la croce di Cristo. Essi tutti si odiano aspramente gli uni gli altri, ma tutti odiano Cristo molto più. Il vero Cristiano non deve adunque meravigliarsi se è odiato dal mondo.

13 Luca 23:13-25. SECONDA COMPARSA DI CRISTO INNANZI A PILATO, IL QUALE, DOPO VARII SFORZI PER LIBERARLO, LO CONDANNA AD ESSER CROCIFISSO Matteo 27:12-31; Marco 15:3-20; Giovanni 18:38-40; 19:1-16

Per l'esposizione vedi Giovanni 18:38-40; Giovanni 19:1-16.

26 Luca 23:26-49. CROCIFISSIONE E MORTE DEL SIGNOR GESÙ E VARIE CIRCOSTANZE AD ESSE RELATIVE Matteo 27:32-56; Marco 15:21-41; Giovanni 19:17-37

Per l'esposizione generale vedi Giovanni 19:17-37; per le circostanze particolari a Luca, vedi infra.

Simone il Cireneo angariato a portar la croce, Luca 23:26

26. E, come essi lo menavano, presero un certo Simon Cireneo, che veniva da' campi, e gli misero addosso la croce, per portarla dietro a Gesù.

Luca che scrisse il suo Vangelo pei Gentili, tace del crudele trattamento inflitto a Gesù dalla milizia romana, per non destare inutilmente i pregiudizii dei lettori gentili. Matteo tuttavia, Matteo 27:26-31, e Marco 15:15-20, ci forniscono compiuti particolari, cominciando essi dalla battitura, che sembra esser stata inflitta alla presenza di Pilato, qual preliminare solito della crocifissione. «La parola usata da Matteo per battitura implica, che non si eseguiva con verghe, virgoe, poiché Pilato non aveva dei littori, ma con quello che Orazio chiama l'«horribile flagellum», di cui il knout, usato in Russia, è l'unico moderno rappresentante» (Farrar). Dopo aver subito un sì orrendo supplizio, sarebbesi potuto supporre che Pilato, convinto siccome egli era della sua innocenza, gli avesse almeno risparmiata la sofferenza addizionale causata dai trattamenti brutali dei soldati; ma non s'intromise per nulla. Essi lo coronarono con una corona di, spine ed imitarono la beffa insolente dei soldati d'Erode col vestirlo d'un abito scarlatto, e col rendergli omaggio come se fosse stato il romano Imperatore; dopo di che lo condussero subito via per esser crocifisso. Esisteva un decreto del Senato romano, promulgato durante questo stesso regno di Tiberio, secondo il quale, la punizione di persone condannate doveva venir differita fino al decimo giorno dopo la loro condanna, ma Pilato, benché pretendesse a procedere secondo la legge romana, non fe' il menomo tentativo di farla prevalere e di arrestar così l'indegna sollecitudine dei principali d'infra i Giudei. «Senatu consulto cautum ut poena damnatorum in decimum semper diem differetur» (Sveton. Vita Tiber. 75). Mentre il luttuoso corteo lasciava il Pretorio alla volta del Golgota, la croce (o come alcuni suppongono soltanto l'asse traversale di essa) venne posta sopra Gesù Giovanni 19:17, poiché il portarla era parte del castigo implicato nella crocifissione; benché, a motivo delle fatiche cui era andato soggetto dall'ora del suo arresto in poi, della perdita del sangue e del dolore atroce prodotto dalla flagellazione, egli fosse evidentemente troppo debole per portarla. Fino alla porta della città Matteo 27:32, aveva procurato di reggere al peso; indi, le sue guardie, convinte che la sua forza era venuta meno, e mal soffrendo qualsiasi ritardo, s'impadronirono d'un forestiere che tornava dai campi e lo costrinsero, Vedi Nota Matteo 5:41, forse perché era un Africano, a diventar loro istrumento nel compiere questo lavoro da schiavo. Sembra che i soldati romani siano stati soliti ad angariar gente a portar pesi in loro voce (Epicteto, Dissert. citata da Farrar). Intorno alla condizione di costui, se fosse, un Giudeo o un indigeno di Libia, se fosse un uomo libero o uno schiavo, nulla è noto all'infuori di questo, ch'egli era da Cirene, capitale della Cirenaica e una delle principali città di Libia. Benché posta in Africa, era una città Greca e un grandissimo numero di Giudei vi avevan preso dimora, come lo si può dedurre dalla menzione fatta di alcuni di essi come presenti in Gerusalemme, il giorno della Pentecoste Atti 2:10, e dall'aver essi, in unione ad altri Giudei dell'Africa settentrionale, una sinagoga in Gerusalemme Atti 6:9; Marco 15:21, aggiunge un altro particolare intorno alla sua persona, cioè ch'era. il «padre di Alessandro e di Rufò», indicando egli chiaramente che essi erano proseliti Cristiani ben noti agli Apostoli, dal che s'induce che anche Simone si era convertito al Cristianesimo. Due uomini degli stessi nomi sono mentovati in Atti 19:33; Romani 16:13; ma non vi è alcuna prova positiva della loro identità con questi figli di Simone, benché molti la stimino probabile. Che la istessa misericordiosa virtù, che convertì il ladrone sulla croce, avesse operato efficacemente sul cuore di colui che, contro il suo volere, portava la croce, facendo di lui un vero discepolo, è oltremodo probabile; ma nulla vi è nelle narrazioni dei Sinottici a comprovare la teoria ch'egli era stato un seguace di Cristo prima d'essere angariato a portar la croce, e che essendo egli sospettato d'esser tale, la croce gli era stata imposta a guisa di vituperio. Fino al momento in cui incontrò il corteo alla porta della città, sembra esser stato ignaro del tutto di quanto era avvenuto quella mattina.

27 

Parole di Cristo alle donne di Gerusalemme, Luca 23:27-31

27. Ora una gran moltitudine di popolo, e di donne, lo seguitava, le quali ancora facevano cordoglio, e lo lamentavano.

L'incidente più commovente di quel memorabile giorno ci è stato conservato dal solo Luca, che mentova il ministrare delle donne più spesso che qualsiasi degli altri Evangelisti. Che le moltitudini fanatizzate, le quali, ad istigazione de' loro sacerdoti e governatori, aveano richiesta con grida clamorose la crocifissione di Cristo, lo seguissero per pascersi del suo supplizio, non deve recar meraviglia; ma si sarebbe difficilmente potuto aspettare l'intervento d'una moltitudine di donne in siffatto corteo; e ciò era tanto più singolare, che, secondo la tradizione giudaica, era proibito di mostrar segni di compassione per un reo condotto al supplizio. Era da aspettarsi, in vero, che le fedeli donne della Galilea, il cui diletto era stato di servir Gesù, lo avessero assistito della loro simpatia e delle loro lagrime sino alla fine, ma desse erano in piccolo numero; la maggioranza di quella moltitudine componevasi di donne che abitavano nella città, poiché Cristo le chiamò «figlie di Gerusalemme». La strana, eppure usuale curiosità di considerare le persone che stanno per morire e di vedere come si atteggino di fronte ad una morte violenta, può averle tratte a veder lo spettacolo; ma mentre guardavano il Redentore, un senso di profonda compassione s'impadronì di loro, e fe' loro versare abbondanti lacrime. Più inclinate alla compassione e meno abili degli uomini a domar le impressioni, non poterono nascondere il loro dolore e stupore in presenza delle sofferenze d'un uomo innocente. Non è probabile, da quanto ci vien detto nei due versetti seguenti, ch'esse fossero conscie de' loro peccati, od avessero fede in Gesù come nel Messia; ma a ogni modo, le loro lacrime non erano il prodotto di mero sentimentalismo o di superficiale compassione (altrimenti Gesù non le avrebbe probabilmente reputate degne di ricevere da lui parole speciali), bensì di vera simpatia per le umane sofferenze, e Cristo ben lungi dall'essere offeso o dal rigettar la tenera simpatia che gli mostrano, sente destarsi, nel suo cuore in contraccambio una simpatia più profonda per loro. È in questo modo ch'ei riconosce le loro lagrime e ne le ringrazia. È degno di nota, che il pianto delle donne è la sola cosa che, secondo la narrazione evangelica, attrasse la sua attenzione fra il Pretorio e il Calvario, e lo indusse a rompere il silenzio da lui mantenuto per tutto il cammino. Avrebbe benissimo potuto accadere che, in una crisi siffatta, i suoi pensieri fossero stati intieramente occupati delle proprie sofferenze; ma con divina compassione, dimentica sé stesso per interessarsi ai dolori altrui.

PASSI PARALLELI

Luca 23:55; 8:2; Matteo 27:55; Marco 15:40

28 28. Ma Gesù, rivoltosi a loro, disse: Figliuole di Gerusalemme. non piagnete per me; anzi, piagnete per voi stesse, e per i vostri figliuoli.

Questa era una proibizione di genere comparativo, simile alla sentenza in Osea 6:6: «Io gradisco benignità e non sacrifizio», per le quali parole non vien già proibito il sacrifizio, ma viene affermato che deve cedere il suo posto quando rivaleggia coll'esercizio della misericordia. Gesù Cristo non le invitò a cessare del tutto di piangere sopra lui, ma a considerare quanti maggiori motivi esse avessero di piangere sopra sé stesse. Ed invero, v'erano ragioni abbondanti per impartire questo consiglio. Riguardo a lui non avevano tanti motivi di piangere, poiché le sue sofferenze erano affatto volontarie; s'appressavano eziandio al loro termine; e dovevano risultare nella propria elevazione alla destra di Dio e nella salvezza d'un mondo perduto. Vi era una letizia postagli innanzi, dopo che avrebbe sofferto la croce e si sarebbe posto a sedere alla destra di Dio Ebrei 12:2, nel dominio universale promessogli e nell'avere una progenie per servirlo mentre dureranno il sole e la luna Salmi 72:5. Ma le sofferenze tenute in serbo per loro dovevano esser tali che niuno mai sulla terra ne esperimentò di consimili. Mentr'ei rivolse queste parole alle donne, la terribile imprecazione: «Sia il suo sangue sopra noi e sopra i nostri figliuoli» Matteo 27:25, risonava tuttora nel suo orecchio, ed egli si rappresentò vivamente in quell'ora, come di frequente l'avea fatto negli ultimi giorni Luca 13:34; 19:41; Matteo 23:37; 24:2, le scene di carestia, d'incendio, e di massacro che sorprenderebbero quella sfortunata città, quando sarebbe eseguita la sentenza, che sì empiamente avean chiamata sul loro capo. Molte fra loro, probabilmente, perirono nell'assedio di cui i Romani cinsero Gerusalemme quarant'anni dopo questo stesso giorno. Alcuno delle più giovani madri raggiunsero, a quell'epoca, appena il loro sessantesimo anno; i loro figli erano tutti adulti e costituivano la generazione su cui dovevano piombare le sciagura ch'egli avea descritte come la «grande afflizione qual non fu giammai, dal principio del mondo, infino ad ora, ed anche giammai più non sarà» Matteo 24:21.

PASSI PARALLELI

Cantici 1:5; 2:7; 3:5,10; 5:8,16; 8:4

29 29. Perciocché, ecco, i giorni vengono che altri dirà: Beate le sterili, e beati i corpi che non hanno partorito, e le mammelle che non han lattato.

In questo e nei seguenti versetti, Gesù mostra la ragione per cui dovrebbero piangere sopra loro stesse, col citar le parole che sarebbero sulle labbra di tutti ne' territori dell'assedio, e le grida disperate ed inutili dietro a liberazione che l'angoscia strapperebbe loro. Per ardente che fosse il desiderio delle donne ebree di aver prole, e per grande che fosse l'onta ch'esse assegnavano alla sterilità, il Signore dichiara che nei giorni della lor calamità, le sterili sarebbero da tutti proclamate beate e fortunate, e quelle gravide o allattanti sarebbero compiante come aggravate da immensa sciagura Luca 21:23, essendo esso in modo speciale disadatto a sostenere le distrette personali e relativo di quel tempo. La storia ci dice, che nell'assedio di Gerusalemme molte madri partorirono «figli all'ucciditore» Osea 9:13: e che fu adempiuta la profezia: «le mani delle pietose donne han cotti i lor figliuoli» Lamentazioni 4:10. Orribile fu certamente l'angoscia di molte madri nel vedere i loro figli morir di pestilenza e di fame o trascinati cattivi in paesi stranieri. Quindi erano relativamente felici quelle che essendo sterili erano franche di sofferenze consimili.

PASSI PARALLELI

Luca 21:23-24; Matteo 24:19; Marco 13:17-19

Deuteronomio 28:53-57; Osea 9:12-16; 13:16

30 30. Allora prenderanno a dire a' monti: Cadeteci addosso; ed a' colli Copriteci.

«Allora» si riferisce evidentemente alla stessa epoca. Le parole figurate che il Signore mette sulle loro labbra ad esprimere il più alto grado di distretta e d'incipiente disperazione sono tolte ad imprestito da Osea 10:8, dove sono usate a descrivere i giudizii che doveano avvenire all'apostata Israele. Piuttosto che di rimanere com'erano, e di affrontare ancora nuove e più orribili crudeltà per parte d'una milizia brutale e furibonda, essi griderebbero ai monti di cader sopra loro e di coprirli. Cotali invocazioni furono vane; ma essi cercarono con ansietà tutto ciò che poteva offrir loro un rifugio, poiché Flavio (Bell. Giudici. 6:9,4), ci dice che, alla fine, moltitudini si ripararono nelle fogne ne' recessi più oscuri e più sozzi della città, e di esse alcuni furono scoperti ed uccisi, mentre non meno di duemila furono sepolti sotto le rovine dei loro nascondigli. È facile il discernere, dal fatto che queste parole sono mosse in bocca dei malvagi, nell'Apocalisse 6:16-17, come pure dal linguaggio di Osea che adopra le istesse immagini, che oltre a quell'avvenimento più vicino e più limitato di cui queste donne e i loro figli dovevano essere spettatori, il Signore guardava innanzi al giudizio più esteso, che alla fine d'ogni cosa deve abbracciare tutto il mondo degli impenitenti. «È notevole», dice Oosterzee, «che il Signore, ora ch'era stata pronunziata la sentenza contro lui, cessò dal premunire gli uomini contro questa calamità (la distruzione di Gerusalemme), ma ne parlò come d'un avvenimento inevitabile, senza neppure accennare, anche da lontano, a qualsiasi mezzo di potervi per avventura sfuggire. Era passato il giorno della visitazione di Gerusalemme». E molto più impossibile sarà lo scampo quando sarà venuto il giorno dell'«ira di Dio e dell'Agnello».

PASSI PARALLELI

Isaia 2:19; Osea 10:8; Apocalisse 6:16; 9:6

31 31. perciocché, se fanno queste cose al legno verde, che sarà egli fatto al secco?

Dacché, queste parole furono pronunciate da Gesù Cristo, passarono in proverbio, come molte altre sentenze cadute dal suo labbro, ma ch'esse corressero a guisa di proverbio avanti la sua venuta, come suppongono molti interpreti, è una gratuita asserzione. Vi è un passo in Ezechiele 21:3, in cui parlasi d'un «fuoco che consumerà ogni albero verde ed ogni albero secco», significando con ciò i giusti e gli empi (ver. 8); e se non devesi supporre che queste parole ebbero la loro origine nella mente divina del Redentore, è assai più probabile ch'egli, ché in tutto il suo insegnamento onorava «la legge ed i profeti», applicasse il linguaggio figurato di Ezechiele a se stesso e al suo uditorio. Il contrasto non è fra vecchio e giovane (Bengel); e queste parole non fanno parte del grido di disperazione del ver. 30. Per l'albero verde, Gesù indica se stesso, e per l'albero secco i malvagi Giudei; e dalle sue proprie sofferenze, che erano allora incominciate, induce il tremendo castigo di quella nazione colpevole, è di tutti quelli che morrebbero senza pentimento. "Se l'innocenza deve siffattamente soffrire, che cosa ne sarà del colpevole? Se io, che porto solamente i peccati altrui, devo soffrire in questo modo, qual dovrà essere la sorte di quelli che hanno chiamato il mio sangue e i loro peccati sul loro capo e sul capo dei loro figliuoli? L'albero verde, pieno di succo, di vita e di foglie non è un buon combustibile, ma l'albero secco e inaridito è da per se stesso pronto a divenir preda delle fiamme. Se i Romani esercitano tali atti di crudeltà sopra di me, che sono un albero verde e la sorgente stessa della vita, che cosa non vi faranno essi quando vi puniranno per la vostra malvagità e diventeranno gl'istrumenti di Dio, per distruggere questa nazione peccatrice?" Dai patimenti sofferti al presente dai giusti, per amore del loro Maestro, Pietro ne induce, in modo analogo, la certezza della distruzione degli empi ed impenitenti, alla fine 1Pietro 4:17-18.

PASSI PARALLELI

Proverbi 11:31; Geremia 25:29; Ezechiele 15:2-7; 20:47-48; 21:3-4; Daniele 9:26; Matteo 3:12

Giovanni 15:6; Ebrei 6:8; 1Pietro 4:17-18; Giuda 12

RIFLESSIONI

1. «Quando leggiamo che Gesù "uscì portando la sua croce" Giovanni 19:17, e così soffrì fuori della porta, possiamo noi meravigliarci dell'invito rivolto dall'Apostolo a' suoi fratelli in fede: "Usciamo dunque a lui fuor del campo, portando il suo vituperio" Ebrei 13:13. Difatti, che cosa era ormai la città ed il tempio dopo che il loro Signore n'era stato giuridicamente scacciato n'era stato allontanato con disprezzo; e, fuori della porta, come un maledetto, era stato messo a morte sulla croce? Ecco! la loro casa era lasciata loro desolata, la lor gloria si era dipartita, ed allora, come non mai prima, potevasi udire da quelli che ancora venivano a calcare quei cortili, una volta santi, una voce che diceva loro: "Non continuate più di portare offerte da nulla; i profumi mi son cosa abbominevole... le vostre solennità mi sono di gravezza, io sono stanco di portarle. Perciò quando voi spiegherete le palma delle mani, io nasconderò gli occhi miei da voi... le vostre mani son piene di sangue" Isaia 1:13,15. Il Giudaismo avea virtualmente cessato di esistere, e tutta la grazia e la gloria che conteneva, tutta la salute ch'era dalla parte dei Giudei Giovanni 4:22, avea preso a dimorare col pugno di discepoli, dai quali (appena fosse disceso sopra loro lo Spirito Santo, il giorno di Pentecoste), doveva emergere la Chiesa una e vivente e il regno di Dio sulla terra» (Brown).

2. Benché egli fosse la vittima della malizia e dell'ira scellerata, di false accuse e di un giudizio riconosciuto ingiusto, il Salvatore non considerava la propria condizione, l'ingiustizia per la quale era sacrificato, l'agonia e il vituperio che lo aspettavano; ma apriva il suo cuore misericordioso alla distretta che in breve avrebbe soprappreso le figlie di Gerusalemme. In cotale manifestazione del carattere e dei sentimenti del nostro Signore, c'è fornito un consolantissimo pegno della simpatia che abita tuttora nel petto del nostro grande sommo Sacerdote. Se in mezzo alla più profonda distretta, che di solito stordisce i sentimenti e rende chi soffre insensibile agli altrui dolori, ei non solo era conscio delle sciagure di coloro che lo circondavano, ma sentiva per loro una compassione così perfetta come se nessuna afflizione l'avesse minacciato, come abbondante non dev'essere la sua simpatia pel suo popolo, ora ch'ei siede sul suo trono, e non v'è ostacolo che s'opponga alla piena espansione d'essa? e con quanta fiducia essi possono recare i loro lamenti a Colui, il cui orecchio è sempre aperto alle lor grida!

3. «Vi sono alcuni commentatori i quali trovano, che il Signore riprese queste donne perché piangevano, come se fosse qualche cosa di male, o almeno di non commendevole nel loro dolore. Ma non si sogni già che Gesù potesse censurare quelli che piangevano per lui. È bello a vedersi il contrasto in cui stanno queste gentildonne e i principali sacerdoti colla loro selvaggia malignità, nonché la spensierata moltitudine colle sue furibonde grida: "Crocifiggilo, crocifiggilo!" Esso sembrano aver mostrato un nobile coraggio nell'osare esprimere la loro simpatia ad uno che tutti gli altri perseguitavano a morte con tanta ferocia. Appropriarsi la sua causa, in tale circostanza, ora coraggio più che virile, e le lamentazioni con cui dimostravano simpatia a colui ch'era menato alla morte, son degne della nostra lode. Il nostro Signore accettò la simpatia ch'esse dimostrarono, e si fu solo la sua grande e disinteressata abnegazione che gli fece dire: "Risparmiate il vostro cruccio per altri dolori". Non era perché facessero male, ma perché c'era qualcosa anche più necessario da farsi che il piangere per lui» (Spurgeon).

4. Di fronte alla condotta di quelli che le circondavano, queste donne meritano la lode detta pur ora. Al tempo stesso, è importante di aver presente alla mente che, in molte di queste donne piangenti, le lagrime erano meramente il frutto d'una tenera natura, non gli effetti della fede, né proveniente da un principio di grazia; e che le parole del nostro Signore possono interpretarsi come se volessero indicare l'inutilità di quella simpatia coll'umana sofferenza che non afferra se non il dolore che vede, e si esaurisce in solo lagrime. «Affetti e dolori che si espandono in lagrime, anche se provengono da un senso dei patimenti di Cristo, non sono segni infallibili di grazia. Questi movimenti degli affetti possono essere un accesso o una disposizione passeggera, piuttostoché lo stato costante e carattere dell'anima. Vi sono tempi in cui i cuori più rozzi ed induriti possono essere meditabondi e teneri, ma questa è una passione effimera, non è il loro stato normale; perciò dal fatto che gli affetti si espandono in lacrime, non sì può indurre che un'opera di grazia si sia compiuta nel cuore. La natura vuol avere le sue variazioni, ma la grazia è stabile» (Burkitt).

32 

Cristo crocifisso sul Calvario fra due ladroni, Luca 23:32-33

32. Or due altri ancora, ch'erano malfattori, erano menati con lui, per esser fatti morire.

Questi uomini sono chiamati da Matteo e da Marco ladroni, briganti, e v'è gran probabilità che appartenessero alla banda di cui era capo quel Barabba, che corse tanto rischio di condividere la loro sorte. Flavio c'informa che, a quei tempi, la Giudea era per ogni dove infestata da banditi di questo genere, che formavano bande numerose e si rendevano colpevoli di latrocinii, di omicidii e d'ogni maniera d'atrocità. Col menare due ben noti trasgressori delle leggi ad essere suppliziati con Gesù, l'intenzione del suoi nemici era certamente di coprirlo d'ignominia, come uno colpevole di qualche delitto consimile; e, se riguardiamo al fatto, la profezia d'Isaia 53:12: «Sarà stato annoverato coi trasgressori», fu in questo modo adempiuta alla lettera, benché queste parole abbiano un significato ulteriore e infinitamente più profondo.

PASSI PARALLELI

Luca 22:37; Isaia 53:12; Matteo 27:38; Marco 15:27-28; Giovanni 19:18; Ebrei 12:2

33 33. E, quando furono andati al luogo, detto del Teschio,

cranio, traduzione in Greco della parola ebraica Golgolta, addolcito in Golgota. Alcuni suppongono che questo era il luogo destinato per le esecuzioni capitali, e derivava il suo nome dai cranii di delinquenti antecedentemente giustiziati, ch'erano sparsi qua e là. Considerando il fatto che il mero contatto accidentale d'un corpo morto od anche d'un osso umano non seppellito, rendeva chi vi era andato soggetto cerimonialmente impuro, è al più alto grado improbabile che si lasciassero giacere insepolti cranii o frammenti di scheletri, così vicino ad una popolosa città, e che il luogo traesse il suo nome da un simile uso. È assai più verosimile, che questo nome gli fosse dato per la configurazione del terreno, che sorgeva al disopra del suolo circostante come un monticello od un'altura che rassomigliava, nel suo profilo generale, ad un cranio. Non è mai chiamato un monte dagli Evangelisti o dagli antichi scrittori cristiani. Ei si fu solo dopo l'epoche delle Crociate che cominciò ad esser chiamato Monte Calvario e ad essere messo a contrasto dai teologi col monte Tabor; dove vuolsi, erroneamente, che abbia avuto luogo la trasfigurazione! Supponendo anche, che il luogo tradizionale del Calvario, entro la cinta della chiesa del Santo Sepolcro, sia assolutamente autentico, resta pur fermo che il frammento di roccia, che vi si mostra, non si eleva a più di 7 metri al disopra del suolo circostante e non può in verun modo venire elevato alla dignità di un monte. La vera ubicazione del Golgota è tuttora assai contestata e lo sarà probabilmente per sempre. Le Chiese Romana, Greca, Armena, Cofta ed altre Chiese orientali ripongono irremovibile fiducia nel luogo racchiuso entro la chiesa del Santo Sepolcro. Chateaubriand, Itinéraire, Seconde Mémoire, ha tentato di stabilire una tradizione continua di 300 anni, dalla morte, del Signore fino al regno dell'imperatore Costantino, in suo favore, ma senza successo, perché il vero sito di Golgota era intieramente sconosciuto dagli abitanti di Gerusalemme, dopo la morte della generazione contemporanea di Gesù. Difatti Eusebio, e Costantino (nella sua lettera a Macarius Vescovo di Gerusalemme) attribuiscono la scoperta del luogo a un miracolo o ad una divina indicazione, dopoché uomini profani aveano coperto il sepolcro con terra portata d'altrove, e vi avevano eretto un tempio a Venere. Eusebio, contemporaneo e testimonio oculare dell'erezione della primitiva chiesa, non mentova il rinvenimento della vera croce per opera dell'Imperatrice Elena, madre di Costantino e nol fa neppure il Pellegrino di Bourdeaux nel suo Itinerario, Itin. Hieros. A. D. 333. Questa è una favola d'età più moderna.

Oltre, all'assenza d'un'antica tradizione, vi è un'altra obbiezione all'identificare il Calvario colla chiesa del Santo Sepolcro (obbiezione validamente sostenuta da molti viaggiatori che, nel corso di questo secolo, hanno studiato accuratamente la topografia di Gerusalemme), cioè, che il luogo in cui la chiesa ora si trova, dev'esser stato ai tempi di Cristo, come lo è attualmente, DENTRO le mura di Gerusalemme; mentre dalla Scrittura sappiamo che il luogo della crocifissione era FUORI delle mura, e ciò nonostante vicino alla città Giovanni 19:17,20; Ebrei 13:12. Questa obbiezione è stata veementemente contraddetta da altri viaggiatori; ma la soluzione della questione dipende dalla direzione seguita dalle mura che, secondo la descrizione di Flavio, circondavano Gerusalemme. Ve n'erano tre: il primo e più antico circondava il monte Sion. Cresciuta la città in popolazione e in dimensioni, un secondo muro, che moveva dalla porta Gennath nel primo, correva verso il settentrione e l'oriente, circondando la città bassa o Acra (una prolungazione di monte Sion), e toccava la torre Antonia all'angolo occidentale del tempio. Coll'andar del tempo sorse un sobborgo così popolato al settentrione di questo secondo muro, che, dieci anni dopo la morte del nostro Signore, Erode Agrippa racchiuse anche quello nella città con un terzo muro, che cominciava alla torre di Ippico e raggiungeva il secondo, laddove questo prendeva a correr parallelo alla valle del Chedron (Flavio, Bell. Giudici. 5:4,1,2). Siccome il terzo muro non esisteva quando il nostro Signore fu messo a morte, tutto quel che abbiamo da dirne qui è ch'è del tutto improbabile che la crocifissione avesse avuto luogo nel mezzo d'un sobborgo popolatissimo che, dopo un lasso di tempo così breve, dovea essere circondato da quel muro. È la direzione del secondo muro che ha che fare col suo del Santo Sepolcro. Or bene, dalla molto limitata porzione della città che esso deve aver cinto se fosse corso a mezzodì della chiesa attuale, come pure da considerevoli ed autentici avanzi dell'antico muro presso alla odierna porta di Damasco e all'O. di essa (da non confondersi col terzo di Agrippa), l'autore, dopo un accurato esame fatto sui luoghi fu costretto a conchiudere che il posto occupato ora dalla chiesa del Santo Sepolcro deve esser stato, ai tempi di Cristo, dentro del secondo muro e che pertanto il Calvario deve cercarsi altrove. Egli è solo mediante scavi che, scuoprano le fondazioni di questo muro a settentrione di Sion, che questa questione può venire definitivamente risolta. Chi volesse consultare la letteratura di questo soggetto troverà gli argomenti addotti da entrambe le parti, esposti colla massima cura da Robinson, Biblical Researches, e da Williams, The Holy City. È nostro fermo convincimento che il Calvario deve cercarsi sul pendio occidentale della parte, superiore della valle di Giosafat, un po' al N. della porta orientale, Bab es Sabat, detta dai Franchi: porta di Santo Stefano.

1. perché quel suo era in tempi antichi vicino alla torre Antonia in cui era posto il Pretorio;

2. perché corrisponde al cenno che i Vangeli ci dànno intorno al Calvario, vale a dire, che era vicino alla città eppur fuori delle mura; luogo che mostra tuttora alla sua superficie varii rialzamenti a forma di cranio: mentre i loro fianchi rocciosi, in varii punti, sorgono perpendicolarmente dalla valle e contengono molti sepolcri scavati nelle loro esterne pareti, Matteo 27:60; Giovanni 19:41-42;

3. perché, mentre la chiesa del Sepolcro è situata sull'Acra (che era la prolungazione settentrionale del monte Sion), il luogo che sovrasta Jehosafat è, fuor d'ogni dubbio, una parte del monte Moria, il Monte santo Salmi 87:1, sul quale Isacco, il tipo di Cristo, venne virtualmente offerto Genesi 22:2, e dove si dovrebbe naturalmente supporre che dovesse venir consumato il sacrifizio del grande Antitipo.

crocifissero quivi lui, e i malfattori,

Il supplizio della croce era in uso, nei tempi antichi, presso gli Assiri, i Persiani, gli Egizii, gl'Indiani, gli Scizii e i Greci. Fra i Romani era inflitto ai soli schiavi o ai delinquenti della peggior classe, quali sarebbero gli assassini, i briganti e i rivoltosi. L'altezza massima della croce non oltrepassava il doppio della statura di un uomo, e, nella maggior parte dei casi, era molto minore, poiché l'unica condizione essenziale era che i piedi della vittima non toccassero il suolo. Oltre all'asse traversale cui erano inchiodate le mani, c'era una specie di sedile che sporgeva d'in mezzo alle gambe e serviva a sostenere il corpo il cui peso, senz'esso, avrebbe strappate le mani dai chiodi. La vittima, spogliata de' suoi vestimenti, all'eccezione, d'un panno intorno ai lombi, veniva inchiodata alla croce, mentre questa giaceva al suolo, per esser poi alzata e fermata col suo vivente carico, nella buca innanzi preparata; oppure veniva elevata e inchiodata alla croce, dopoché questa era stata eretta. I piedi erano assicurati al legno talvolta con corde; ma più di frequente con due chiodi distinti che li attraversavano, o con un sol chiodo, che entrambi li trafiggeva. L'allusione che Gesù fa ai suoi piedi del pari che alle sue mani, allo scopo d'essere riconosciuto da' suoi discepoli Luca 24:39, insieme alla profezia nel Salmi 22:17, non ci permettono di dubitare che fossero stati trafitti dai chiodi. Gli esecutori di questo sì orribile supplizio furono quattro soldati romani. Può darsi che un numero maggiore fosse presente, ma che un distaccamento di quattro Atti 12:4, fosse incombenzato di eseguire la sentenza è certo dal fatto che i suoi abiti furon dipoi divisi in quattro parti, una per uno Giovanni 19:23. La durata di questa tortura dipendeva dalla robustezza del crocifisso; spesso si prolungava insino al secondo ed anche insino al terzo giorno. Tutti sono unanimi nel testimoniare dell'agonia tormentosissima di questa morte. «La febbre che in breve si produceva», dice Godet, «cagionava una sete ardente; l'infiammazione crescente delle ferite nella schiena (per la flagellazione), nelle mani e ne' piedi; la congestione del sangue nel capo, nei polmoni e nel cuore; il gonfiarsi di ogni vena; un'oppressione indescrivibile; dolori atroci nel capo; la rigidezza delle membra causata dalla posizione sforzata del corpo, tutto ciò concorreva a far di questo supplizio, secondo il detto di Cicerone (in Verr. 5:64, «crudelissimum teterrimunique supplicium»). Affinché «il peccato apparisse estremamente peccante», colui che è «Iddio benedetto in eterno» Romani 9:5, nel farne l'espiazione, si sottomise alla morte più crudele ed ignominiosa che gli uomini potessero immaginare, confr. Ebrei 12:2; Galati 3:13. Lettore! Cristo si sottomise a questa morte per amor tuo, per redimerti da distruzione eterna, e non è da invidiare lo stato del tuo cuore, se la contemplazione dei suoi patimenti non strappa alle tue labbra questo tributo di riconoscenza, di lode e d'amore: «Ad esso, che ci ha amati, e ci ha lavati de' nostri peccati nel suo sangue; e ci ha fatti re, e sacerdoti, a Dio suo Padre; sia la gloria, e l'imperio, ne' secoli dei secoli. Amen» Apocalisse 1:5-6.

l'uno a destra e l'altro a sinistra.

L'ignominia fu, di proposito, versata sopra lui, col metterlo a morte insieme a colpevoli; e i suoi nemici gli assegnarono il posto di mezzo, il più cospicuo, quasi a proclamare ch'egli era un reo più grande degli altri due.

PASSI PARALLELI

Matteo 27:33-34; Marco 15:22-23; Giovanni 19:17-18; Ebrei 13:12-13

Luca 24:7; Deuteronomio 21:23; Salmi 22:16; Zaccaria 12:10; Matteo 20:19; 26:2; Marco 10:33-34

Giovanni 3:14; 12:33-34; 18:32; Atti 2:23; 5:30; 13:29; Galati 3:13; 1Pietro 2:24

34 

La PRIMA de lle memorande parole di Cristo sulla croce, Luca 23:34

34. E Gesù diceva:

Vi sono sette parole pronunziate da Cristo sulla croce, delle quali una è ricordata da Matteo, tre da Luca, e tre da Giovanni. Tre furono rivolte a Dio suo Padre, e quattro a quelli che circondavano la sua croce. Quella rammentata in questo versetto fu la prima e venne detta probabilmente mentre i soldati lo stavano inchiodando alla croce, o subito dopo che questa fu alzata e fermata nel suo scavo. La sua allocuzione alle donne di Gerusalemme pose un termine all'opera sua terrena come profeta, e cominciò l'opera sua sacerdotale di sacrifizio e d'intercessione dacché fu inchiodato alla croce. Un trattamento brutale come quello cui era stato esposto Gesù, e il dolore acuto pari a quello che ne aveva risentito, tendono potentemente ad irritare chi li soffre e a renderlo indifferente a tutto ciò ch'è all'infuori delle proprie pene! Ma Gesù, quanto non s'innalza egli al disopra di questo? Nessun mormorio, nessuna minaccia, nessuna accusa, nessun lamento, nessun grido per ottenere aiuto, nessuna invocazione di vendetta, nessuna cura o preoccupazione di sé stesso, nessuno intrudersi della sua persona col perdonare egli stesso a' suoi persecutori, varca le labbra del Redentore! Il suo primo atto fu una preghiera, le sue prime parole furono una intercessione per i suoi uccisori, in cui comincia, in modo calzante, ad adempiersi, un'altra porzione della profezia d'Isaia intorno a lui Isaia 53:12: «dopoché sarà interceduto per li trasgressori».

Padre, perdona loro;

«Lachmann mette infelicemente in dubbio l'autenticità di questo versetto, che stimiamo sommamente prezioso. Ma la dimostrazione interna ed esterna a favor suo è del tutto decisiva; e Tischendorff e Tregelles entrambi lo stampano come si trova nel Testo Recepto» (Brown). «Essendoché le parole esse stesse abbiano l'impronta di realtà e di sublimità, la loro omissione deve attribuirsi ad uno sforzo esagerato di armonizzare i Vangeli sinottici ad ogni costo» (Oosterzee). Colla stessa fiducia con cui pregò sulla tomba di Lazaro: «Or ben sapeva io che tu sempre mi esaudisci» Giovanni 11:42, egli ora invoca Dio sulla croce. Non era meramente come un uomo santo, ma, a rigor di lettera, nella sua qualità di Figlio incarnato ch'ei si richiama a Dio col nome di Padre, confermando così, nel modo più umile, eppur più sublime, la sua propria dichiarazione, ch'egli è il Figlio di Dio e tale tuttora rimane sulla croce e nella sua morte espiatoria. «Notisi che benché sulla croce, non v'è alienazione, non v'è ira di condannazione fra il Padre e il Figlio» (Alford). La sostanza. della sua preghiera è il perdono del peccato, uno dei più grandi benefizi che l'uomo possa ottenere da Dio; senza la quale, invero, qualunque altra cosa riceviamo da Dio non è per noi un benefizio. Davide chiama beato quell'uomo «la cui trasgressione è rimessa e il cui peccato è coperto» Salmi 22:1. Le persone a pro delle quali intercede sono i suoi uccisori. Errano ugualmente coloro che escludono da questa domanda i quattro soldati Romani, che, dietro ordini superiori, erano gli esecutori della sentenza, e quelli che la limitano a loro. In essa includeva certamente gli esecutori che «lo beffavano», del pari che i maligni promotori della sua morte; i Gentili col loro governatore e i Giudei col loro sommo Sacerdote. In senso più largo e profondo quella preghiera compiè la grande predizione messianica Isaia 53:12, che si estende a tutti quelli i cui peccati egli portò nel suo corpo in sul legno. Qual possa esser stato l'effetto di questa preghiera sugli individui non abbiamo mezzo alcuno di saperlo, oltre alla solenne impressione prodotta sul Centurione romano e sulle «turbe che si erano raunate a questo spettacolo», al tempo in cui il Signore rendè lo spirito Luca 23:47-48 infra. Ma per quanto spetta alla nazione giudaica, questa preghiera fu esaudita nella dilazione di quarant'anni concessa loro, durante la quale il vangelo venne loro predicato per mezzo de' suoi Apostoli, per espresso comando di Cristo: «E che nel suo nome si predicasse penitenza cominciando da Gerusalemme» Luca 24:47.

perciocché non sanno quel che si fanno.

In queste parole il Signore dichiara la ragione sulla quale si basa la sua domanda di perdono. È l'ignoranza di tutta l'enormità dell'iniquità che stavano commettendo. Essi sapevano di crocifiggere uno che consideravano quale impostore. Non sapevano che crocifiggevano in realtà il proprio loro Messia, il Figlio di Dio. Pietro lo asserisce distintamente Atti 3 :17: «Io so che lo faceste per ignoranza, come anche i vostri rettori»: e così pure Paolo lo afferma riguardo ai reggitori di questo mondo: «Perciocché se l'avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signor della gloria» 1Corinzi 2:8. Ma mentre la Scrittura insegna che i peccati d'ignoranza son meno odiosi agli occhi di Dio che i peccati commessi di proposito, è importantissimo di guardarsi dal credere che l'ignoranza non sia degna di biasimo, e che persone ignoranti meritano che i loro peccati sien loro rimessi; perché l'ignoranza, anche per parte dei pagani Romani 1:21,28, è una parte del peccato dell'uomo. La colpa consiste nel rifiutare di ricercar la conoscenza mentre è alla loro portata. Gesù lo insegna chiaramente «Or questa è la condannazione, che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amate le tenebre più che la luce, perciocché le loro opere erano malvage» Giovanni 3:19. Questa preghiera abbraccia tutti coloro dei quali il Figlio onnisciente può dire (poich'egli lo sa) ch'essi non sanno quello che fanno. Fra questi è difficile l'acchiudere i principali sacerdoti e gli Scribi, Anna, Caiafa e i loro compagni, che avevano udita la sua dichiarazione fatta con giuramento ch'egli era il Cristo, il Figlio di Dio Matteo 26:63-64, e ciò nonostante lo rigettarono formalmente e lo condannarono. Vi è un peccato a morte, per cui non devesi offrire alcuna preghiera 1Giovanni 5:16. Questo peccato fu commesso almeno da Giuda, e pare anche da costoro. Non leggiamo che alcuno d'essi sia stato convertito, e la loro probabile sorte fa d'essere abbandonati a retributiva cecità e perire ne' loro peccati. «Si noti che l'unione di chiara conoscenza intellettuale col rigettarlo volontariamente col cuore, è la definizione più esatta che puossi dare del peccato imperdonabile. Paolo sembra insegnarlo in Ebrei 6: e sopratutto, egli sembra accennarvi, quando dice di sé stesso: «io lo feci ignorantemente, non avendo la fede» (Ryle).

Poi avendo fatte delle parti dei suoi vestimenti trassero le sorti.

Per l'esposizione vedi Giovanni 19:19-24.

35 Luca 23:35-38,44-49. MIRACOLI ED ALTRE CIRCOSTANZE RELATIVE ALLA CROCIFISSIONE Matteo 27:34-56; Marco 15:23-41; Giovanni 19:19-37

Per l'esposizione consecutiva di queste notevoli circostanze vedi Matteo 27:34-56; Giovanni 19:19-37.

39 Luca 23:39-43. I DUE LADRONI FRA CUI CRISTO VENNE CROCIFISSO. LA SECONDA DELLE PAROLE MEMORANDE DI GESÙ

Brown introduce egregiamente questo soggetto col dire: «Quest'episodio, proprio di Luca, è uno de' più grandiosi nella narrazione evangelica. Se solo una infernale ingegnosità poteva suggerire lo spediente di crocifiggere il nostro Signore fra due malfattori, allo scopo di mostrarlo al mondo come il peggior dei tre, d'altra parte solo quella saviezza che «prende i savii nella loro astuzia» 1Corinzi 3:9, poteva far sì che questo spediente irradiasse il Redentore, nell'ora sua più tenebrosa, di una gloria altrettanto fulgida all'occhio umano, quanto era inaspettata».

PASSI PARALLELI

Luca 13:47-48; 6:27-28; Genesi 50:17; Salmi 106:16-23; Matteo 5:44; Atti 7:60; Romani 12:14

1Corinzi 4:12; 1Pietro 2:20-23; 3:9

Luca 12:47-48; Giovanni 15:22-24; 19:11; Atti 3:17; 1Corinzi 2:8; 1Timoteo 1:13

Salmi 22:18; Matteo 27:35-36; Marco 15:24; Giovanni 19:23-24

39. Or l'uno de' malfattori appiccati lo ingiuriava,

Imitando l'esempio dei governatori e del popolo che stavano attorno alla croce beffando Gesù, costui diè sfogo alla sua rabbia, trovò forse un sollievo momentaneo ai patimenti crudeli che soffriva nel beffarsi della vittima innocente e paziente che stavagli a fianco. In lui abbiamo una prova lampante che la sofferenza e l'appressarsi della morte non bastano, se manca la grazia di Dio, a convertire un'anima. Era questa una goccia aggiunta al calice d'amaritudine che in quel giorno il nostro Signore bevè fino alla feccia, che non solo ai suoi nemici era concesso di far quel che volevano, ma che lo stesso colpevole crocifisso al suo fianco si assunse il diritto di trattarlo con disprezzo. Matteo e Marco attribuiscono questa condotta ad ambedue i ladroni, mentre Luca non parla che d'un solo. Questo può spiegarsi nell'uno o nell'altro di questi modi: sia col supporre che i due Evangelisti fecero uso del tropo chiamato enallage (o cambiamento di numero, scambiando il plurale col singolare, per la quale dicesi che una cosa è stata fatta da parecchie persone, mentre è stata fatta solo da alcuni ed anche da una sola, Confr. Matteo 14:17; Giovanni 6:8; e Matteo 26:8; Giovanni 12:4; sia coll'adottare l'ipotesi assai più soddisfacente, che, mentre entrambi cominciarono col vilipendere il Signore, uno d'essi di lì a poco subì un cambiamento di sentimento riguardo a lui e cessò le sue provocazioni, mentre l'altro perdurò in esse fino alla fine. L'ipotesi che questo ladrone penitente, dopo aver egli stesso vilipeso Cristo, si volgesse ad un tratto al suo compagno e lo riprendesse per quel che faceva, quest'ipotesi, diciamo, ben lungi dall'essere inconcepibile, come vogliono alcuni, ci pare anzi la prima e naturalissima azione d'un cuore convertito che brama di confessare il male che ha fatto.

dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi.

Queste parole sono citate come un saggio delle beffe che riversava sopra Cristo, non sue proprie, ma raccolte dall'empia moltitudine Luca 23:35,37; Matteo 27:42, nel di cui cuore erano state infuse da Satana. Questa sfida manifesta la sua origine, per la calzante rassomiglianza che ha colle tentazioni cui Cristo era stato sottomesso nel deserto: «Se tu sei Figliuol di Dio», ecc. Luca 4:3,9, poiché non devesi dimenticare che, sulla croce, Gesù fu novamente e grandemente tentato dallo stesso astuto nemico che colà aveva disfatto Luca 4:13; Giovanni 14:30.

PASSI PARALLELI

Luca 17:34-36; Matteo 27:44; Marco 15:32

40 40. Ma l'altro, rispondendo, lo sgridava, dicendo:

Bengel suppone che questi fosse un Gentile, e che lo schernitore fosse un Giudeo; ma egli parla della venuta del regno di Cristo come l'avrebbe fatto un Giudeo, e le parole del nostro Signore sembrano implicare ch'ei lo era, perché difficilmente avrebbe parlato di un «paradiso» ad un Gentile. Ei si fu l'esser compromesso dalle parole del ladrone beffardo:. «Salva te stesso e noi», che lo indusse a replicare:

Non hai tu timore, non pur di Dio. essendo nel medesimo supplicio?

Le parole si traducono più esattamente Neanche tu temi Iddio? Vi è qui una tacita allusione allo spirito profano e noncurante che animava gli astanti, nelle cui bestemmie si adempì la profezia: «Hanno aperta la lor gola contro a me, come un leone ruggente» Salmi 22:14. Egli vuole evidentemente dire: "Un tale trattamento è riprovevole abbastanza in meri spettatori che vilipendono nella spensierata leggerezza dell'attuale sicurtà; ma è inescusabile in noi che siamo in condizione tanto diversa. Ti beffi tu di lui com'essi lo fanno? Una sorte comune non desta essa simpatia per lui nel tuo cuore? Non hai tu timor del Dio che dovrai così presto incontrare qual giusto giudice, che tu consenti a spendere gli ultimi tuoi momenti in modo così disdicevole?" Lo stesso spirito fedele ed affettuoso che costui dimostra verso il suo compagno di supplizio; la stessa sua preoccupazione riguardo alla salute del suo compagno che non temeva di Dio, era una prova ch'egli medesimo ormai temeva Dio, e fu la prima dimostrazione della sua conversione. Un linguaggio consimile indica che costui «conobbe e sentì allora, che oltre e al disopra della condannazione degli uomini, vi è un'altra e più grave condanna, quella del grande Iddio, del Dio dei giudizi, nelle cui mani è spaventevol cosa per l'impenitente di cadere» (Hanna). «Il medesimo supplizio» significa morte della stessa specie, non pe' medesimi delitti.

PASSI PARALLELI

Levitico 19:17; Efesini 5:11

Luca 12:5; Salmi 36:1; Apocalisse 15:4

2Cronache 28:22; Geremia 5:3; Apocalisse 16:11

41 41. «E noi di vero vi siam giustamente; perciocché riceviamo la condegna pena de' nostri fatti;

Come briganti avevano giustamente perduta la loro vita, ed ei riconosce con pentimento il delitto proprio e del compagno, innanzi a Dio e agli uomini. Tal confessione ci fornisce una seconda prova della sua conversione; e una terza trovasi nel distinguere egli chiaramente il loro caso da quello dell'altro crocifisso alla cui innocenza rese testimonianza: ma

costui non ha commesso alcun misfatto.

Il significa letteralmente fuor di luogo, improprio, sconvenevole. Questa è una notevole testimonianza, secondo la quale Gesù non si era reso colpevole di alcun delitto che meritasse la morte del colpevole, ma ch'era assolutamente «irreprensibile, sincero e senza biasimo» Filippesi 2:15. Perché costui potesse renderla, si è supposto, sia, ch'egli avesse avuto qualche anteriore conoscenza del carattere e dell'opera di Cristo, sia che avesse udito che Pilato ed Erode ambedue lo avevano dichiarato innocente. Tutto ciò è possibile, ma vi possono essere state altre ragioni, su cui questo malfattore fondò più probabilmente il giudizio che addusse in questa testimonianza, le stesse cioè che, per grazia divina, produssero la sua conversione. Queste furono tutto l'atteggiarsi e il comportarsi di Cristo dall'ora in cui l'incontrarono dapprincipio fino a quest'istante (che colpì quest'uomo, il quale conosceva a fondo i costumi, il linguaggio e la società dei delinquenti, come tanto opposto al loro), considerato assieme alla natura delle accusazioni e dei detti pungenti scagliatigli contro, mentre pendeva dalla croce. Ei l'avea osservato nell'aula del giudizio mentre «porgeva il suo corpo ai percotitori e le sue guance a quelli che gli strappavano i capelli», senza un mormorio od un lamento, adempiendo così la profezia: «È stato come una pecora mutola davanti a quelli che la tosano, e non ha aperta la bocca» Isaia 53:7. Egli avea udite le parole sì solenni e pur sì tenere da lui rivolte alle donne di Gerusalemme, e la mirabile preghiera ch'egli aveva elevata a pro' de' suoi uccisori, quando era inchiodato sulla croce, mentre la lor bocca era piena di maledizioni e di bestemmie. Il nome di Padre con cui s'era rivolto a Dio, gli aveva rivelato in lui un essere che viveva in intima comunione con Jehova, e lo condusse ad apprezzare la sua grandezza; mentre la mansuetudine con cui sopportava tutti gl'insulti versati sopra il suo capo, lo convinse sempre più ch'ei non era un mero uomo. Aggiungasi, che per bocca degli stessi suoi nemici, aveva udito ch'ei «ne aveva salvati altri»; e questa testimonianza resa alla miracolosa potenza di Cristo penetrò sino in fondo al suo cuore. Egli li avea uditi parlare di lui, deridendolo, come «del Cristo», «dell'eletto di Dio», del «Apocalisse dei Giudei»; e a conferma di ciò leggeva il titolo affisso da Pilato alla croce; e tutto ciò gli fece intendere quel che Gesù pretendeva e professava di essere, e produsse nel suo cuore il convincimento che questo illustre martire era realmente il Figliuol di Dio, il Messia, e che sebbene sospeso ad una croce era Apocalisse, e pertanto possedeva un regno; talché la preghiera della fede irruppe immantinente dalle sue labbra tremanti: «Signore, ricordati di me, quando sarai venuto nel tuo regno». Se questo colloquio avvenne in ora più inoltrata del giorno, vi furono circostanze addizionali, come l'oscurità sovrannaturale, la squarciatura della cortina, e lo spaccarsi delle roccie per un terremoto, le quali poterono rafforzare le ricevute impressioni; ed essendo egli stato condotto, per queste circostanze assieme combinate, a credere in Gesù come nel Figlio di Dio, non deve recar meraviglia che avesse con enfasi dichiarato: «Costui non ha commesso alcun misfatto». Questo prova in modo impressivo con quanta tenerezza il Padre vegliasse sull'onore del suo Figlio, che in un tempo in cui non una sola voce udivasi in suo favore, Dio avesse suscitato a testimoniare della sua immacolata innocenza, uno dei malfattori che morivano al suo fianco!

PASSI PARALLELI

Luca 15:18-19; Levitico 26:40-41; Giosuè 7:19-20; 2Cronache 33:12; Esdra 9:13; Nehemia 9:3

Daniele 9:4; Giacomo 4:7; 1Giovanni 1:8-9

Luca 23:41; 22:69-70; Matteo 27:4,19,24,54; 1Pietro 1:19

42 42. Poi disse a Gesù: Signore, ricordati di me.

Il punto decisivo della conversione di quest'uomo fu il credere che Gesù era il Cristo. Questo era precisamente il punto controverso fra la moltitudine schernitrice e il soggiogato malfattore; essi negavano, egli credeva. La sua fede, di fresco destata, non restò a lungo inoperosa; s'appigliò alla preghiera del Signore pei suoi uccisori e scoppiò in un ardente domanda di misericordia sopra se stesso. È un modello di fede individuale che s'appropria, la salute, ricordato pel conforto di tutti quelli cui travaglia una profonda e seria convinzion di peccato; è il sincero, fiducioso ricorso di un peccatore morente ad un morente salvatore. Notisi di volo, che nell'esser fatto direttamente a Cristo, abbiamo una, fra le tante prove, che il Figlio di Dio è un idoneo oggetto di culto divino. Le idee di questo malfattore intorno al carattere e all'uffizio di Cristo possono esser state oscure, ma è almeno fermamente convinto ch'egli sia il promesso Messia, una persona divina, e perciò si volge a lui come al Signore. La natura del regno può esser stata da lui imperfettamente compresa, sia in quanto al suo carattere spirituale e al tempo della sua manifestazione (e invero la domanda: «ricordati di me» sembra alludere piuttosto ad un lontano periodo), ma ei sa almeno ch'egli aveva perduto il diritto di essere ammesso a' suoi privilegi e godimenti, e che Gesù solo poteva ammettervelo, sebbene potesse sorgere nella sua mente il dubbio che, in mezzo a tutti gli splendori del suo stato reale, e seduto sul trono nel suo regno, Gesù non pensasse più a lui e non concedesse ad un peccator pari suo l'accesso ai privilegi e alle gioie del suo regno; indi la preghiera: «Ricordati di me».

quando sarai venuto nel tuo regno.

Se ancor qualche nebbia oscurava la sua percezione intellettuale, è evidente che non pensava a un regno temporale, quale l'aspettavano i Giudei, ma ad un regno spirituale, in cui potesse trovar grazia appo Dio e un'immortalità di beatitudine. Il significato di queste parole è: "nel venire nel tuo regno, nella gloria del tuo Padre". «Che un malfattore crocifisso fosse il primo a comprendere, per intiero, il senso profondo della soprascritta affissa alla croce, e diventasse il banditore della dignità regia del Signore, all'ora stessa in cui le speranze messianiche degli Apostoli erano, più che mai per lo dinanzi, profondamente scosse, questo fenomeno può veramente chiamarsi uno de' più luminosi incidenti nella storia dell'ultime ore della vita di Cristo» (Oosterzee).

PASSI PARALLELI

Luca 18:13; Salmi 106:4-5; Giovanni 20:28; Atti 16:31; 20:21; Romani 10:9-14

1Corinzi 6:10-11; 1Pietro 2:6-7; 1Giovanni 5:1,11-13

Luca 12:8; Giovanni 1:49; Romani 10:9-10

Luca 24:26; Salmi 2:6; Isaia 9:6-7; 53:10-12; Daniele 7:13-14; 1Pietro 1:11

43 43. E Gesù gli disse: Io ti dico in verità,

Interpellato come re, come re Gesù risponde, col quale, ovunque lo pronunziò suggellò qual verità immutabile le parole cui l'anteponeva e che qui erano intese ad essere «un'ancora ferma e sicura dell'anima» Ebrei 6:19, per l'ansioso supplicante.

che oggi

Questa parola è enfatica. Per essa Gesù pone a contrasto la vicinanza dell'esaudimento della preghiera allora allora pronunziata, col remoto futuro cui allude il supplicante. Consci che la parola «oggi» annienta la dottrina del Purgatorio, taluni scrittori della Chiesa Romana tentano di eludere la forza dell'argomento fornitoci da essa col combinarla colle parole precedenti, «io ti dico», in questo modo: "oggi io ti dico che, in qualche periodo dell'avvenire, tu sarai meco in paradiso"; ma una siffatta interpretazione è assurda, perché è ovvio che Gesù parlava oggi non ieridomani, e perciò non avrebbe mai potuto far uso di questo pleonasmo. In primo luogo era una promessa che invece di morire dopo una protratta agonia, ei morrebbe quel giorno stesso, insieme a lui: e in secondo luogo che, morto il suo corpo, ei sarebbe subito con Cristo nella sua gloria. Tale è il senso che questa parola dovè rivestire agli occhi del malfattore, perché gli era famigliare il detto de' suoi compaesani, riguardo ad un uomo giusto moribondo: "Oggi ei sederà nel seno d'Abramo".

tu sarai meco in paradiso.

Parkhurst, Dizion. Greco, alla parola paradiso dice: «Questa è, senza veruna contraddizione, una parola orientale. I Greci la presero ad imprestito dai Persiani, fra i quali significava un giardino, un parco o luogo chiuso, pieno di preziosi prodotti della terra. Ed è in questo senso che detta parola ricorre in Erodoto. in Senofonte e in Diodoro Siculo». La LXX l'adopera per designare il giardino di Eden in cui furono posti i nostri primi parenti. Coloro, sia Giudei che Cristiani, i quali militano a favore d'uno stato d'esistenza distinto, in cui gli spiriti privi del corpo rimangono fra la morte e la risurrezione, applicano la parola paradiso a quella parte del Sheol o Hades, in cui l'anime dei giusti stanno ora aspettando «la ristorazione di tutte le cose», vedi nota Luca 16:23. Noi crediamo, con Foote, che «quante nozioni sono state messe avanti riguardo ad uno stato d'esistenza per spiriti divisi dal corpo, che non sia né il cielo né l'inferno, sono tutte fantastiche e dannose superstizioni che non hanno fondamento alcuno nella Parola di Dio». Il senso in cui il nostro Signore usò questa parola, dev'essere determinato da quello che riveste negli altri due passi del Nuovo Testamento in cui ricorre. Il primo è 2Corinzi 12:4, dove Paolo descrive se stesso come «rapito in paradiso ove udì parole ineffabili, le quali non è lecito ad uomo alcuno di profferire»; e che questo non fosse lo Sheol o l'Hades è posto fuor d'ogni dubbio dalla ulteriore spiegazione che ne dà, come «del terzo cielo» (vers. 2) che, secondo Grozio, era la ben nota appellazione assegnata dai Giudei ai più alti cieli, la dimora dell'Altissimo. L'altro passo in cui è nominato il paradiso è Apocalisse 2:7, dove Cristo promette, nella lettera alla Chiesa di Efeso: «A chi vince io darò a mangiare dell'albero della vita, che è in mezzo del paradiso dell'Iddio mio», Conf. Apocalisse 22:1-2. Che questo non possa riferirsi allo Sheol, ma che sia una promessa della compiuta beatitudine dello stato celeste in cui Dio rivela la sua gloria, è chiaro dalla forma che la stessa promessa, in quanto alla sostanza, riveste nell'esser fatta all'altre chiese Apocalisse 2:10; 3:5,12,21. Fuor d'ogni ragionevole dubbio adunque la parola paradiso qui, com'è usata dal nostro Salvatore, era intesa a designare la stessa idea di immediata beatitudine celeste. Le parole «tu sarai meco» ci assicurano inoltre che il ladrone fu in quel giorno introdotto nel cielo stesso, e non in uno stato intermedio fra la morte e la gloria celeste, poiché altrimenti Cristo pure avrebbe dovuto rimanere in quello stato immaginario di separazione, a sostegno del quale non vi è dichiarazione alcuna nella Parola di Dio. Il passo in Giovanni 20:17, cui di frequente si ha ricorso, si riferisce all'ascensione di Cristo nel cielo nel suo corpo glorificato, non già al ritorno, al momento della morte, della sua santa anima umana al Dio che l'aveva data; esso allude non ad un atto, ma ad uno stato, in cui sarebbe praticata la comunione ch'egli avea promessa ai suoi discepoli, vedi nota Giovanni 20:17. Né puossi trarre una prova a favore di questa teoria dai passi citati generalmente a sostegno dell'articolo del Credo: «Ei discese all'inferno», poiché questi non provan nulla a motivo d'un'erronea esegesi. Dov'è Cristo, là è il cielo; esser con lui, questo è godere della sua perfetta e perpetua felicità, non quella di uno stato imperfetto e temporaneo. Ei si fa questo convincimento ben fermo che indusse Paolo, dietro divina ispirazione, a dire: «Perciocché a me il vivere è Cristo ed il morir guadagno. Avendo il desiderio di partire da quest'albergo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore» Filippesi 1:21,23, e in linguaggio anche più fidente e trionfante: «Sappiamo, che mentre dimoriamo nel corpo siamo assenti dal Signore. Ma noi abbiamo confidenza, ed abbiamo molto più caro di partire dal corpo, e di andare ad abitare col Signore» 2Corinzi 5:6,8. La sostanza adunque di questa misericordiosa risposta al ladrone moribondo è che prima che fosse tramontato il sole di quel giorno, ei godrebbe della più completa ed intima comunione con Cristo nel cielo.

PASSI PARALLELI

Luca 15:4-5,20-24; 19:10; Giobbe 33:27-30; Salmi 32:5; 50:15; Isaia 1:18-19

Isaia 53:11; 55:6-9; 65:24; Michea 7:18; Matteo 20:15-16; Romani 5:20-21

1Timoteo 1:15-16; Ebrei 7:25

Giovanni 14:3; 17:24; 2Corinzi 5:8; Filippesi 1:23

2Corinzi 12:4; Apocalisse 2:7

RIFLESSIONI

1. La prima parola pronunziata dal nostro Signore sulla croce fa una parola di misericordiosa intercessione per quelli che lo crocifiggevano. «I frutti di questa mirabil preghiera non saranno pienamente veduti, sino al giorno in cui "i Libri saranno aperti" Apocalisse 20:12, e i secreti dei cuori manifestati. Forse non abbiamo mai considerato quante delle conversioni a Dio, avvenute a Gerusalemme durante i primi sei mesi dopo la crocifissione, possono essere state un diretto esaudimento d'essa. Essa fu, in ogni probabilità, uno de' mezzi che portarono a penitenza il ravveduto ladrone. È possibile che fosse eziandio un mezzo di commuovere il centurione che dichiarò il nostro Signore essere "un giusto"; e molti dei tremila convertiti il di della Pentecoste dovettero forse il loro mutamento a questa preghiera. "Il giorno lo paleserà". "Niente è nascosto che non abbia ad essere scoperto". Rallegriamoci di questo, che il Signore Gesù sia salito in cielo a continuarvi la sua opera mediatoria, non solo a favore di quelli che già sono il suo popolo, ma di quelli altresì che "tuttora rigettandolo, sono pronti a perire; e che il Padre sempre l'esaudisca"» Giovanni 11:42 (Ryle).

2. Nessuno incoraggi se stesso a differire di cercar Cristo, finché sia steso sul letto della morte, fondandosi sulla misericordia dimostrata al ladrone moribondo negli ultimi momenti della sua vita. È stato detto spesso e bene, che nella Scrittura è ricordato un esempio di un peccatore che trova grazia all'ultima ora, affinché nessuno disperi d'esser salvato, anche all'ultimo momento; ma che n'è ricordato un solo, affinché niuno s'affidi a un pentimento degli ultimi istanti. Anche questo esempio insegna in modo assai impressivo, che la fede che giustifica, santifica sempre; che la fede che arreca perdono ed apre le porte del cielo ad un peccatore moribondo, porta con sé una potenza rinnovante; che questa fede che dà il diritto, dà al tempo stesso, l'idoneità alla eredità celeste.

3. Dall'intiero racconto appar chiaro che il ladrone penitente morì senza battesimo. Per eludere questa difficoltà alcuni scrittori di tendenza romanista si sono appigliati all'idea suggerita da Agostino, che cioè ei fu battezzato col sangue e coll'acqua che uscirono dal fianco del nostro Signore allorché fu ferito dalla lancia! Questa asserzione gratuita ed infondata mostra le assurdità in cui si può cadere per difendere la dottrina della rigenerazione battesimale. Che cosa salvò questo malfattore penitente? Ei non fu mai asperso di alcun'acqua battesimale; mai non sedè alla tavola della Comunione, nulla sapeva della virtù che vuolsi risieda nei riti sacramentali. Ei si fu un semplice sguardo di fede d'un peccatore moribondo rivolto ad un morente Salvatore che lo salvò; ed un tale sguardo di fede non ha perduto nulla della sua potenza, poiché Cristo proclama tuttora, a mezzo della sua parola: «Riguardate a me, voi tutti i termini della terra, e siate salvati» Isaia 45:22.

4. «Dov'è il paradiso? È dov'è Cristo. Che cos'è il Paradiso? È d'esser sempre col Signore' e di assomigliarlo intieramente. Dio ci ha detto intorno al paradiso dei redenti, ch'è un paese di luce perfetta; "il giorno s'è alzato colà, e l'ombre son per sempre svanite". È un paese di perfetta beatitudine; non vi cola alcuna lagrima; non vi sorge un sol sospiro; secondo la piena misura della sua capacità ogni spirito è pieno d'una gioia compiuta e sempiterna. È un paese di perfetta santità; nulla che contamina ci entrerà; nulla che ami e commetta falsità. Ma che cosa dà a quel paese la sua luce, la sua gioia, la sua santità agli occhi dei redenti? È la presenza di Gesù! Se non vi è notte colà, è perché "l'Agnello ne è la luce". Se non vi sono lagrime, è perché "la sua mano ha asciugato ogni lacrima dagli occhi loro". Se la santità vi regna, è una santità prodotta dal "vederlo quale egli è". Essere con Gesù: esser simile a Gesù; amarlo e servirlo puramente, profondamente, senza fallo, senza esitanza, questo è il cielo del Cristiano» (Hanna).

5. Siccome Gesù non sorse solo dal suo sepolcro Matteo 27:52-53, così non entrò solo nel Paradiso. Certamente, se v'è una cosa più atta che un'altra ad illuminare di luce più radiante la misericordia e la maestà del carattere del Salvatore è questa che, mentre egli entrò trionfalmente nella gloria che lo aspettava, in presenza del suo Padre e di eserciti di angeli, egli non tolse a compagni una moltitudine di santi lungamente provati e illustri, ma fu scortato, come dal principale trofeo della sua vittoria su tutte le potenze e principalità dell'inferno, dallo spirito redento di quell'uomo stesso, che poche ore prima era il più abbietto e miserabile fra i Malfattori.

6. «È notevole come in tre parole, che si succedono, il Signore appare qual Profeta, Sacerdote e Apocalisse; qual Profeta, nel suo discorso alle donne di Gerusalemme; qual Sacerdote, nell'intercedere per ottener perdono; qual Apocalisse, nell'esser riconosciuto per tale dal ladrone penitente nell'esaudire la sua preghiera» (Alford).

44 

Le tenebre miracolose, Luca 23:44-45

44. Or era intorno delle sei ore, e si fecer tenebre sopra tutta la terra, infino alle nove. 45. E il sole scurò,

Tutti i Sinottici testimoniano di questo avvenimento, e sarebbe stato assurdo di aver scritto e messo in giro un tal racconto, così presto dopo ch'era avvenuto e nel paese in cui era accorso, se non fosse stato tanto noto da togliere ai nemici di Cristo ogni mezzo di contraddirlo. L'eccellenza del carattere generale di questi storici, e la fermezza colla quale mantennero la loro testimonianza, stabilivano in modo sommamente soddisfacente la loro vanità. Secondo la computazione giudaica, il giorno cominciava al tramonto del sole, ed era diviso in due parti di sei ore per una (più lunghe o più corte secondo il mutamento di stagione), la prima dal tramonto all'alba, l'altra dall'alba al tramonto. Il nostro Signore fu crocifisso all'ora terza dopo l'alba (cioè alle nove ant. - all'ora del sacrifizio mattutino), ed era rimasto sospeso alla croce, esposto a tutti i vituperii di cui lo coprivano i suoi nemici, per tre ore prima della discesa delle tenebre. Devesi notare inoltre che, la soprannaturale oscurità si produsse appunto nella parte più luminosa del giorno, dalle dodici alle tre pom. (l'ora in cui il sacrifizio serale veniva offerto nel tempio). È del tutto impossibile di spiegare questa oscurità a mezzo d'un eclisse di sole (benché argomentando da una menzione fatta da Flegone, e dopo lui da Thallus, di un eclisse più oscuro del solito avvenuto nella 202a Olimpiade, che sincronizza quasi coll'epoca della crocifissione, alcuni abbiano tentato di spiegarla a questo modo), poiché il primo giorno della nuova luna e il primo giorno del mese essendo identici, la pasqua, osservata il 15 di Nisan, cadde in giorno di piena luna, quando cioè un eclisse era impossibile. Le parole: «e il sole scurò» del ver. 45 non dovevano considerarsi come un segno od un miracolo distinto dall'oscurità di cui parlasi nel versetto antecedente. È meramente un'amplificazione dello stesso fatto, ed è inteso a mostrare quanto profonde e dense fossero quelle tenebre. Inquanto all'estensione di esse, i Sinottici tutti usano la stessa parola, terra, che, nel suo senso più largo, dinota l'intiero globo, orbis terrarum, ma che di frequente viene applicato dagli Evangelisti, in un senso ristretto, al paese di Giudea, vedi Luca 4:25; 21:23; Matteo 9:26; Marco 15:33. Questo sembra esser qui il suo vero significato; poiché non v'è necessità di supporre che le tenebre si estesero al di là della Palestina. Il ministerio del nostro Signore era stato specialmente diretto ad Israele, ed al paese d'Israele furono limitati tutti i miracoli connessi alla sua vita ed alla sua morte. Senza dubbio, lo scopo divino del portento fu di rivestire questa, la più tetra di tutte le tragedie, di un orrore che manifestasse il suo vero carattere. Può esser considerato come una dichiarazione divina dell'enormità del delitto che si stava allora perpetrando. Il sole nel firmamento, come se non gli fosse stato possibile di contemplar quello spettacolo, nascose la sua faccia, e la terra fu coperta di caligine. Era d'essa un idoneo esempio dell'oscurità che accecava le menti del popolo giudeo e del velo ch'era sui loro cuori; e si addiceva pure allo stato in cui trovavasi il Signor Gesù, mentre era insultato e torturato dall'uomo, tentato da Satana, privato della luce del volto di suo Padre e vicino a chiuder gli occhi alla vita. «È terribile il pensare (benché le nostre idee debbano essere inadeguate) a quel che devono esser stati i sentimenti dell'anima del Salvatore, mentre si ritraeva in se stessa, e sotto il peso di patimenti così gravi e molteplici, meditava silenziosamente in un orrore di grandi tenebre». (Foote). Ma esse erano eziandio una testimonianza resa alla missione divina dell'illustre martire. L'oscurarsi del sole nel firmamento era una prova che Gesù era «il Sole della giustizia e la luce del mondo» e testimoniava dello sdegno di Dio, per aver l'uomo rigettata quella luce.

45 

La cortina squarciata, Luca 23:45

Per l'esposizione vedi Matteo 27:51.

46 

Il terremoto e l'apertura dei monumenti, Luca 23:46

Per l'esposizione vedi Matteo 27:51-53.

47 

La testimonianza del centurione, Luca 23:47

Per l'esposizione vedi Matteo 27:54.

49 

Le donne di Galilea, Luca 23:49,55-56

Per l'esposizione vedi Matteo 27:55-56.

50 Luca 23:50-56. GIUSEPPE D'ARIMATEA DEPONE IL CORPO DEL SIGNORE NEL SUO NUOVO SEPOLCRO. FATTI CHE SEGUIRONO LA DEPOSIZIONE Matteo 27:57-66; Marco 15:42-47; Giovanni 19:38-42

Per l'esposizione vedi Matteo 27:57-66; Giovanni 19:38-42.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Luca 23

1 Capitolo 23

Cristo davanti a Pilato Lc 23:1-5

Cristo davanti a Erode Lc 23:6-12

Barabba preferito a Cristo Lc 23:13-25

Cristo parla della distruzione di Gerusalemme Lc 23:26-31

La crocifissione, il malfattore pentito Lc 23:32-43

La morte di Cristo Lc 23:44-49

La sepoltura di Cristo Lc 23:50-56

Versetti 1-5

Pilato comprendeva bene la differenza tra le forze armate e i seguaci di nostro Signore. Ma i Giudei, invece di essere inteneriti dalla dichiarazione di Pilato sulla sua innocenza e di considerare se non stessero portando su di sé la colpa di un sangue innocente, si arrabbiarono ancora di più. Il Signore porta i suoi disegni a un fine glorioso, anche per mezzo di coloro che seguono le mire del proprio cuore. Così tutte le parti si unirono per dimostrare l'innocenza di Gesù, che era il sacrificio espiatorio per i nostri peccati.

6 Versetti 6-12

Erode aveva sentito parlare di Gesù in Galilea e per curiosità desiderava vederlo. Al mendicante più povero che chiedeva un miracolo per alleviare le sue necessità non veniva mai negato; ma a questo principe orgoglioso, che chiedeva un miracolo solo per appagare la sua curiosità, viene rifiutato. Avrebbe potuto vedere Cristo e le sue opere miracolose in Galilea, ma non volle; perciò è giusto dire: "Ora vuole vederle, ma non le vedrà". Erode mandò di nuovo Cristo da Pilato: le amicizie degli uomini malvagi sono spesso formate dall'unione nella malvagità. Essi concordano in poco, se non nell'inimicizia verso Dio e nel disprezzo di Cristo.

13 Versetti 13-25

La paura dell'uomo fa cadere molti in questa trappola: farebbero una cosa ingiusta, contro la loro coscienza, piuttosto che mettersi nei guai. Pilato dichiara Gesù innocente e ha intenzione di rilasciarlo; tuttavia, per compiacere il popolo, vuole punirlo come un malfattore. Se non si trova alcuna colpa in lui, perché castigarlo? Pilato alla fine cedette; non aveva il coraggio di andare contro una corrente così forte. Consegnò Gesù alla loro volontà, per essere crocifisso.

26 Versetti 26-31

Abbiamo qui il benedetto Gesù, l'Agnello di Dio, condotto come un agnello al macello, al sacrificio. Sebbene molti lo rimproverassero e lo vituperassero, alcuni lo compiangevano. Ma la morte di Cristo fu la sua vittoria e il suo trionfo sui nemici: fu la nostra liberazione, l'acquisto della vita eterna per noi. Perciò non piangiamo per lui, ma piangiamo per i nostri peccati e per quelli dei nostri figli, che hanno causato la sua morte; e piangiamo per paura delle miserie che ci procureremo da soli, se ignoriamo il suo amore e rifiutiamo la sua grazia. Se Dio lo ha sottoposto a tali sofferenze, perché è stato fatto sacrificio per il peccato, cosa farà con i peccatori stessi, che si rendono un albero secco, una generazione corrotta e malvagia, e non sono buoni a nulla! Le amare sofferenze di nostro Signore Gesù dovrebbero farci stare in soggezione di fronte alla giustizia di Dio. I migliori santi, paragonati a Cristo, sono alberi secchi; se lui soffre, perché non possono aspettarsi di soffrire anche loro? E quale sarà la dannazione dei peccatori? Anche le sofferenze di Cristo incutono terrore ai trasgressori ostinati.

32 Versetti 32-43

Non appena Cristo fu legato alla croce, pregò per coloro che lo crocifissero. La grande cosa per cui è morto e che ci ha procurato è il perdono dei peccati. Per questo prega. Gesù fu crocifisso tra due ladroni; in essi furono mostrati i diversi effetti che la croce di Cristo avrebbe avuto sui figli degli uomini nella predicazione del Vangelo. Un malfattore fu indurito fino all'ultimo. Nessun problema da solo può cambiare un cuore malvagio. L'altro fu addolcito fino all'ultimo: fu strappato come un marchio dal rogo e divenne un monumento della misericordia divina. Questo non incoraggia nessuno a rimandare il pentimento al letto di morte o a sperare di trovare misericordia. È certo che il vero pentimento non è mai troppo tardi; ma è altrettanto certo che il pentimento tardivo è raramente vero. Nessuno può essere sicuro di avere il tempo di pentirsi alla morte, ma ogni uomo può essere certo di non poter avere i vantaggi che ebbe questo ladro penitente. Vedremo che il caso è singolare, se osserviamo gli effetti non comuni della grazia di Dio su quest'uomo. Egli rimproverò l'altro per aver infierito su Cristo. Riconosceva di aver meritato ciò che gli era stato fatto. Credeva che Gesù avesse sofferto ingiustamente. Osservate la sua fede in questa preghiera. Cristo era nel più profondo della vergogna, soffriva come un ingannatore e non era stato liberato da suo Padre. Fece questa professione prima che venissero mostrati i prodigi che rendevano onore alle sofferenze di Cristo e che fecero trasalire il centurione. Credeva in una vita futura e desiderava essere felice in quella vita, non come l'altro ladrone, per essere salvato solo dalla croce. Osservate la sua umiltà in questa preghiera. Tutta la sua richiesta è: Signore, ricordati di me; rimanda a Gesù in che modo ricordarsi di lui. Così si è umiliato nel vero pentimento e ha portato tutti i frutti del pentimento che le circostanze gli consentivano. Cristo sulla croce è grazioso come Cristo sul trono. Pur essendo nella più grande lotta e agonia, ebbe pietà di un povero penitente. Da questo atto di grazia dobbiamo comprendere che Gesù Cristo morì per aprire il regno dei cieli a tutti i credenti penitenti e obbedienti. Si tratta di un unico esempio nelle Scritture, che dovrebbe insegnarci a non disperare di nessuno e a non disperare di se stessi; ma per evitare che se ne abusi, viene contrapposto alla terribile condizione dell'altro ladrone, che morì indurito nell'incredulità, nonostante un Salvatore crocifisso gli fosse così vicino. Siate certi che in generale gli uomini muoiono come vivono.

44 Versetti 44-49

Abbiamo qui la morte di Cristo magnificata dai prodigi che l'hanno accompagnata, e la sua morte spiegata dalle parole con cui ha spento la sua anima. Egli era disposto a offrire se stesso. Cerchiamo di glorificare Dio con il vero pentimento e la conversione, protestando contro coloro che crocifiggono il Salvatore, con una vita sobria, retta e divina e impiegando i nostri talenti al servizio di Colui che è morto per noi ed è risorto.

50 Versetti 50-56

Molti, anche se non si mettono in mostra nella professione esteriore, come Giuseppe d'Arimatea, saranno molto più pronti a rendere un vero servizio, quando ce n'è l'occasione, di altri che fanno più rumore. Cristo fu sepolto in fretta, perché il sabato si avvicinava. Il pianto non deve impedire la semina. Anche se erano in lacrime per la morte del loro Signore, dovevano prepararsi a santificare il sabato. Quando il sabato si avvicina, ci si deve preparare. I nostri affari mondani devono essere ordinati in modo tale da non ostacolare il lavoro del sabato e i nostri affetti santi devono essere stimolati in modo tale da portarci avanti. In qualsiasi attività ci impegniamo, o in qualsiasi modo il nostro cuore sia coinvolto, non manchiamo mai di prepararci e di mantenere santo il giorno del sacro riposo, che è il giorno del Signore.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Luca 23

1 Vedi le note a Matteo 27:1.

2 Questo tizio - La parola "compagno" non è nell'originale. Trasmette una nozione di "disprezzo", che senza dubbio "sentivano", ma che non è espressa in "greco", e che non è corretto dovrebbe essere espressa nella traduzione. Potrebbe essere tradotto: "Abbiamo trovato quest'uomo".

Pervertendo la nazione - Cioè, eccitandoli alla sedizione e ai tumulti. Questa era una semplice accusa sfrenata, ma era plausibile davanti a un magistrato romano; per,

I Galilei, come testimonia Giuseppe Flavio, erano inclini a sedizioni e tumulti.

Gesù ha attirato moltitudini dietro di sé, e hanno pensato che fosse facile dimostrare che questo stesso stava promuovendo tumulti e sedizioni.

Divieto... - Per quanto riguarda le loro accuse erano molto cauti e astuti. Non dissero che "insegnava" che le persone non dovrebbero dare tributi - sarebbe stata un'accusa troppo grossolana e sarebbe stata facilmente confutata; ma è stata una "inferenza" che hanno tratto. Dissero che "seguiva" dalla sua dottrina. Dichiarò di essere un re. Hanno "dedotto", quindi, se "egli" era "un re", che doveva ritenere che non era giusto riconoscere fedeltà a qualsiasi principe straniero; e se riuscivano a capire "questo", supponevano che Pilato "doveva" condannarlo naturalmente.

Omaggio - Tasse.

Cesare - L'imperatore romano, chiamato anche Tiberio. Il nome “Cesare” era comune agli imperatori romani, come lo era “Faraone” ai re egiziani. “Tutti” i re d'Egitto furono chiamati Faraone, o “il” Faraone; così tutti gli imperatori romani furono chiamati “Cesare”.

3 Vedi le note a Matteo 27:11.

4 Non trovo colpa - non vedo prove che sia colpevole di ciò di cui lo accusi. Questo avvenne dopo che Pilato aveva condotto Gesù da solo nella sala del giudizio e lo aveva esaminato "in privato", ed era stato soddisfatto riguardo alla natura del suo regno. Vedi Giovanni 18:33. Era "allora" soddisfatto che sebbene affermasse di essere "un re", tuttavia il suo regno non era di questo mondo e che le "sue" affermazioni non interferivano con quelle di Cesare.

5 Il più feroce - Il più urgente e pressante. Hanno visto che c'era una prospettiva di perdere la loro causa, e hanno tentato di premere su Pilato il punto che ora avrebbe più probabilità di toccarlo. Pilato, infatti, lo aveva assolto dall'accusa di essere nemico di Cesare, ed essi perciò insistevano con più veemenza sull'altro punto.

Suscita il popolo - Li eccita al tumulto e alla sedizione.

Tutto l'ebraismo - Tutta la Giudea.

Dalla Galilea a questo luogo - A Gerusalemme - cioè in tutto il paese. Non è solo in un luogo, ma da un'estremità all'altra del paese.

6 Se fosse un galileo - Ha chiesto questo perché, se lo era, apparteneva propriamente alla giurisdizione di Erode, che regnava sulla Galilea.

7 La giurisdizione di Erode - Erode Antipa, figlio di Erode il Grande. Questo era lo stesso Erode che mise a morte Giovanni Battista. Gesù aveva trascorso la maggior parte della sua vita nella parte del paese dove regnava, e quindi si riteneva che appartenesse alla sua giurisdizione, cioè che spettasse ad Erode, non a Pilato, tentare questa causa.

10 Lo accusò con veemenza - Lo accusò violentemente o ingiustamente, cercando di far sembrare che fosse colpevole di sedizione nella provincia di Erode.

11 Erode con i suoi uomini di guerra - Con i suoi soldati, o la sua guardia del corpo. È probabile che in viaggio avesse “una guardia” che lo assistesse costantemente.

Mettilo a zero - Lo trattava con disprezzo e scherno.

Una splendida veste - Una veste bianca o splendente, perché questo è il significato dell'originale. I principi romani indossavano vesti "viola", e "Pilato", quindi, mise una tale veste su Gesù. I re ebrei indossavano una veste "bianca", che spesso era resa molto brillante o sfarzosa da molti orpelli o argento intrecciati. Giuseppe Flavio dice che la veste che indossava Agrippa era così splendente d'argento che quando il sole la illuminava, abbagliava così tanto gli occhi che era difficile guardarla.

I Giudei e i Romani, quindi, lo adornavano nel modo appropriato al proprio paese, a scopo di scherno. Tutto questo era illegale e malizioso, poiché non c'era la minima prova della sua colpevolezza.

Lo mandò a Pilato - Fu attraverso l'interscambio di queste civiltà che furono fatti amici. Sembrerebbe che Pilato lo abbia mandato da Erode in segno di civiltà e di rispetto, e forse con l'intenzione di porre fine alla loro lite. Erode restituì la civiltà, e ciò portò alla loro riconciliazione.

12 Fatto amicizia insieme... - Quale fosse stata la causa del loro litigio non è noto. Si suppone comunemente che fosse l'uccisione dei Galilei da parte di Pilato a Gerusalemme, come raccontato in Luca 13:1. L'occasione della loro riconciliazione sembra essere stata la civiltà e il rispetto che Pilato mostrò a Erode in questo caso.

Non perché fossero uniti nell'«odiare» Gesù, come spesso accade ai malvagi, perché Pilato era certamente desideroso di liberarlo, ed «entrambi» lo consideravano solo un oggetto di scherno e di scherno. È vero, però, che i malvagi, in disaccordo in altre cose, sono spesso uniti nell'opporsi e nel ridicolizzare Cristo ei suoi seguaci; e che talvolta si inventano inimicizie di vecchia data, e si mettono insieme i personaggi più opposti, semplicemente per opporsi alla religione. Confronta Salmi 83:5.

15 Non gli viene fatto nulla di degno di morte - Meritevole di morte. Le accuse contro di lui non sono provate. Avevano avuto ogni occasione di provarli, prima davanti a Pilato e poi davanti a Erode, sottoponendolo ingiustamente a giudizio davanti a "due" uomini in successione, e dando loro così una doppia possibilità di condannarlo, eppure, dopo tutto, fu dichiarato da entrambi per essere innocente. Non poteva esserci prova migliore che "era" innocente.

16 Lo castigherò quindi - La parola "castigare" qui significa "flagellare o frustare". Questo di solito veniva fatto prima della pena capitale, per aumentare le sofferenze del condannato. Non è facile intuire il motivo per cui, se Pilato supponeva che Gesù fosse “innocente”, si proponesse pubblicamente di flagellarlo. Era “veramente” ingiusto farlo come lo era crocifiggerlo. Ma probabilmente si aspettava con ciò di conciliare gli animi dei suoi accusatori; mostrare loro che era disposto a gratificarli se “poteva” farlo con decoro; e forse si aspettava che vedendolo frustato e disonorato, e condannato al ridicolo, al disprezzo e alla sofferenza, si sarebbero accontentati.

Si osserva inoltre che presso i romani era competente per un magistrato infliggere una punizione "leggera" a un uomo quando un'accusa di grave delitto non era stata pienamente formulata, o quando non c'erano prove sufficienti per suffragare l'accusa precisa contestata. Tutto questo mostra,

La palpabile “ingiustizia” della condanna di nostro Signore;

La perseverante malizia e ostinazione degli ebrei; e,

La mancanza di fermezza in Pilato.

Avrebbe dovuto rilasciarlo subito; ma l'amore della “popolarità” lo condusse all'omicidio del Figlio di Dio. L'uomo dovrebbe fare il suo dovere in tutte le situazioni; e colui che, come Pilato, cerca solo il favore pubblico e la popolarità, sarà certamente condotto al crimine.

17 Vedi le note a Matteo 27:15.

18 Vedi le note a Matteo 27:20.

24 Vedi le note a Matteo 27:26.

26 Vedi le note a Matteo 27:32.

Dopo Gesù - Probabilmente per portare un'estremità della croce. Gesù era debole e incapace di sopportarlo da solo, e costrinsero Simone ad aiutarlo.

28 Figlie di Gerusalemme - Donne di Gerusalemme. Questo era un modo di parlare comune tra gli ebrei.

Piangete per voi stessi... - Questo si riferisce alle calamità che stavano per abbattersi su di loro nella desolazione della loro città da parte dei Romani.

30 Alle montagne, cadi su di noi ... - Questa è un'immagine di grandi calamità e giudizi. Così grandi saranno le calamità che cercheranno riparo dalla tempesta e invocheranno le colline per proteggerle. La stessa figura è usata riguardo ai malvagi nel giorno del giudizio in Apocalisse 6:16. Confronta anche Isaia 2:21.

31 Perché se fanno queste cose su un albero verde... - Questa sembra essere un'espressione proverbiale. Un albero “verde” non si incendia facilmente; uno secco si accende facilmente e brucia rapidamente; e il significato del passaggio è: “Se loro, i Romani, fanno queste cose a me, che sono innocente e irreprensibile; se mi puniscono in questo modo di fronte alla giustizia, cosa non faranno in relazione a questa nazione colpevole? Che sicurezza hanno loro che giudizi più pesanti non verranno su di loro? Quali desolazioni e guai non ci si può aspettare quando l'ingiustizia e l'oppressione hanno preso il posto della giustizia e hanno stabilito un dominio su questo popolo malvagio?" Nostro Signore allude, evidentemente, alle calamità che sarebbero avvenute su di loro dai romani nella distruzione della loro città e del loro tempio. Il passaggio può essere applicato, tuttavia, senza scorrettezza, e con grande bellezza e forza,

Applicato così, significa che le sofferenze del Salvatore, paragonate alle sofferenze dei colpevoli, erano come l'incendio di un albero verde rispetto all'incendio di uno che è secco. Un albero verde non è adatto a bruciare; uno secco è. Quindi il Salvatore - innocente, puro e santo - stava in relazione alla sofferenza. C'erano sofferenze che un essere innocente non poteva sopportare. C'era il rimorso di coscienza, il senso di colpa, la punizione propriamente detta e l'eternità dei dolori.

Aveva la coscienza dell'innocenza e non avrebbe sofferto per sempre. Non aveva passioni da accendere che avrebbero infuriato e rovinato l'anima. Il peccatore è “adattato” alle sofferenze, come un albero secco al fuoco. È colpevole e subirà tutti gli orrori del rimorso di coscienza. Verrà punito letteralmente. Ha passioni rabbiose e impetuose, e saranno accese nell'inferno, e infurieranno nei secoli dei secoli.

Il significato è che se il Salvatore innocente ha sofferto "tanto", le sofferenze del peccatore per sempre all'inferno devono essere più indicibilmente spaventose. Ma chi potrebbe sopportare per un solo giorno le sofferenze del Redentore sulla croce? Chi potrebbe sopportarli per sempre, aggravati da tutti gli orrori di una coscienza sporca, e tutti i terrori dell'ira sfrenata, e dell'odio, della paura e dell'ira? "Perché i malvagi moriranno?"

32 Vedi le note a Matteo 27:35 , Matteo 27:38.

34 Padre, perdona loro - Questo è un adempimento della profezia in Isaia 53:12; “Egli intercedeva per i trasgressori”. La preghiera è stata offerta per coloro che erano colpevoli di averlo messo a morte. Non è del tutto certo se si riferisse agli "ebrei" o "ai soldati romani". Forse si riferiva a entrambi. I romani non sapevano cosa facevano, poiché ignoravano veramente che fosse il Figlio di Dio e stavano semplicemente obbedendo al comando dei loro governanti.

Gli ebrei sapevano, infatti, che era "innocente", e avevano prove, se l'avessero guardato, che era il Messia; ma non sapevano quale sarebbe stato l'effetto della loro colpa; non sapevano quali giudizi e calamità stavano abbattendo sul loro paese. Si può anche aggiungere che, sebbene avessero abbondanti prove, se l'avessero guardato, che era il Messia, e abbastanza per andarsene allora senza scuse, tuttavia non credevano, "in effetti", che fosse il Salvatore promesso dai profeti, e non aveva, “in effetti”, alcun senso appropriato del suo rango e dignità come “Signore della gloria.

Se lo avessero fatto, non lo avrebbero crocifisso, poiché non possiamo supporre che avrebbero messo a morte consapevolmente il loro stesso Messia, speranza della nazione, e colui che era stato promesso così a lungo ai padri. Vedi le note in 1 Corinzi 2:8. Possiamo imparare da questa preghiera:

Il dovere di pregare per i nostri nemici, anche quando si sforzano di più di ferirci.

La cosa per cui dovremmo pregare per loro è che "Dio" li perdoni e dia loro una mente migliore.

Il potere e l'eccellenza della religione cristiana. Nessun'altra religione “insegna” alle persone a pregare per il perdono dei nemici; nessun altro li “dispone” a farlo. Gli uomini del mondo cercano la "vendetta"; il cristiano sopporta con pazienza rimproveri e persecuzioni e prega Dio che perdoni coloro che li feriscono e li salvi dai loro peccati.

I più grandi peccatori, per intercessione di Gesù, possono ottenere il perdono. Dio lo ha ascoltato e lo sente ancora "sempre", e non c'è motivo di dubitare che molti dei suoi nemici e assassini abbiano ottenuto il perdono e la vita. Confronta Atti degli Apostoli 2:37 , Atti degli Apostoli 2:42; Atti degli Apostoli 6:7; Atti degli Apostoli 14:1.

Non sanno quello che fanno - È stato fatto per ignoranza, Atti degli Apostoli 3:17. Paolo dice che "se lo avessero saputo, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria", 1 Corinzi 2:8. L'ignoranza non giustifica del tutto un crimine se l'ignoranza è intenzionale, ma diminuisce la sua colpa.

"Avevano" prove; loro “potrebbero” aver appreso il suo carattere; essi "avrebbero potuto" sapere cosa stavano facendo, e "potrebbero" essere ritenuti responsabili di tutto questo. Ma Gesù qui mostra la compassione del suo cuore, e poiché erano "realmente" ignoranti, qualunque sia stata la causa della loro ignoranza, implora Dio di perdonarli. Lo sollecita persino come "motivo" per cui dovrebbero essere perdonati, che ignoravano ciò che stavano facendo; e sebbene le persone siano spesso colpevoli della loro ignoranza, tuttavia Dio spesso nella compassione la trascura, allontana la sua ira e concede loro le benedizioni del perdono e della vita.

Quindi perdonò Paolo, perché "lo fece nell'ignoranza, nell'incredulità", 1 Timoteo 1:13. Così Dio “strizzava l'occhio” all'ignoranza dei Gentili, Atti degli Apostoli 17:30. Eppure questa non è una scusa, né una prova di sicurezza, per coloro che ai nostri giorni rifiutano con disprezzo a loro e ai loro figli i mezzi di istruzione.

35 Vedi le note a Matteo 27:41.

Luca 23:38

In lettere greche... - Vedi le note a Matteo 27:37.

Luca 23:39

Uno dei malfattori - Matteo Matteo 27:44 dice "i ladri - gli hanno lanciato lo stesso sui denti". Vedi l'apparente contraddizione in queste affermazioni riconciliate nelle note in quel luogo.

Se sei Cristo - Se sei il Messia; se sei ciò che pretendi di essere. Questo è un insulto o un rimprovero dello stesso tipo di quello dei sacerdoti in Luca 23:35.

Salva te stesso e noi - Salva le nostre vite. Liberaci dalla croce. Quest'uomo non ha cercato veramente la salvezza; chiese di non essere liberato dai suoi peccati; se lo avesse fatto, anche Gesù lo avrebbe ascoltato. Gli uomini spesso, nella malattia e nell'afflizione, invocano Dio. Sono sinceri nella preghiera. Chiedono a Dio di salvarli, ma è solo per salvarli dalla morte “temporale”. Non è per essere salvati dai loro peccati, e la conseguenza è che quando Dio "fa" li risuscita, essi dimenticano le loro promesse, e vivono come facevano prima, come questo ladro "avrebbe" fatto se Gesù avesse ascoltato il suo preghiera e lo liberò dalla croce.

40 Non temere Dio... - Sei condannato a morire quanto lui. È sconveniente per te inveire contro di lui come fanno i governanti e i romani. Dio è giusto, e tu ti stai affrettando al suo bar, e quindi dovresti temerlo, e temere che ti punisca per aver insultato quest'uomo innocente.

Stessa condanna - Condanna a morte; non la morte per la stessa cosa, ma lo stesso “tipo” di morte.

41 La dovuta ricompensa delle nostre azioni - La giusta punizione per i nostri crimini. Erano stati banditi, ed era solo che avrebbero dovuto morire.

42 Ricordami - Questa è una frase che prega per il favore, o chiedendogli di concedergli un "interesse" nel suo regno, o di riconoscerlo come uno dei suoi seguaci. Implicava che credesse che Gesù fosse ciò che affermava di essere: il Messia; che, sebbene morisse con loro, avrebbe stabilito il suo regno; e che aveva il pieno potere di benedirlo, anche se stava per spirare. È possibile che quest'uomo lo abbia sentito predicare prima della sua crocifissione e abbia appreso lì la natura del suo regno; oppure può essere stato che mentre era sulla croce Gesù avesse colto l'occasione per far loro conoscere la natura del suo regno.

Mentre potrebbe aver fatto questo, uno dei malfattori potrebbe aver continuato a inveire contro di lui mentre l'altro è diventato veramente pentito. Un tale risultato della predicazione del Vangelo non sarebbe stato diverso da quello che è spesso accaduto da allora, dove, mentre il Vangelo è stato proclamato, uno è stato "preso e l'altro lasciato"; uno è stato fuso nel pentimento, un altro è stato più indurito nella colpa. La promessa che segue mostra che questa preghiera è stata esaudita.

Questo era un caso di pentimento nell'ultima ora, l'ora difficile della morte; ed è stato osservato che lì si veniva portati al pentimento, per mostrare che nessuno dovrebbe "disperare" su un letto morente; e "ma" uno, che nessuno dovrebbe essere presuntuoso e ritardare il pentimento a quel terribile momento.

Quando verrai... - È impossibile ora fissare l'idea precisa che questo ladrone aveva della venuta di Cristo. Se si aspettava che sarebbe risorto dai morti, come alcuni ebrei pensavano che avrebbe fatto il Messia; o se si riferisse al giorno del giudizio; o se ad una traslazione immediata nel suo regno nei cieli, non possiamo dirlo. Tutto ciò che sappiamo è che credeva pienamente in lui di essere il Messia e che desiderava ottenere un interesse in quel regno che sapeva che avrebbe stabilito.

43 Oggi... - Non è probabile che il ladro morente si aspettasse che la sua preghiera sarebbe stata esaudita così presto. È piuttosto da supporre che guardasse a qualche periodo “futuro” in cui il Messia sarebbe risorto o sarebbe tornato; ma Gesù gli disse che la sua preghiera sarebbe stata esaudita quel giorno stesso, implicando, evidentemente, che sarebbe stata "immediatamente" alla morte. Questo è tanto più notevole, in quanto coloro che furono crocifissi comunemente indugiarono per diversi giorni sulla croce prima di morire; ma Gesù previde che sarebbero state prese misure per "accelerare" la loro morte, e gli assicurò che "quel" giorno avrebbe ricevuto una risposta alla sua preghiera e sarebbe stato con lui nel suo regno.

Paradiso - Questa è una parola di origine "persiana" e significa "un giardino", in particolare un giardino di piacere, pieno di alberi, arbusti, fontane e fiori. Nei climi caldi tali giardini erano particolarmente piacevoli, e quindi erano attaccati alle dimore dei ricchi e ai palazzi dei principi. La parola venne così a denotare qualsiasi luogo di felicità, e fu usata particolarmente per denotare le dimore dei beati in un altro mondo.

I Romani parlavano del loro Elysium, ei Greci dei giardini delle Esperidi, dove gli alberi portavano frutti d'oro. Il giardino dell'Eden significa anche il giardino del "piacere", e in Genesi 2:8 la Settanta rende la parola "Eden per paradiso". Quindi, questo nome nelle Scritture viene a denotare le dimore dei beati nell'altro mondo.

Vedi le note a 2 Corinzi 12:4. I Giudei pensavano che le anime dei giusti sarebbero state accolte in un tale luogo, e quelle dei malvagi gettate nella Geenna fino al tempo del giudizio. Avevano molte favole su questo stato che non è necessario ripetere. Il chiaro significato del passaggio è: "Oggi sarai reso felice, o sarai ricevuto in uno stato di beatitudine con me dopo la morte.

È da notare che Cristo non dice nulla del “luogo dove” dovrebbe essere, né della condizione di coloro che vi sono, eccetto che è un luogo di beatitudine, e che la sua felicità deve iniziare immediatamente dopo la morte (vedi anche Filippesi 1:23 ); ma dalla narrazione possiamo apprendere:

Che l'anima esisterà separatamente dal corpo; poiché, mentre il ladro e il Salvatore sarebbero stati in Paradiso, i loro "corpi" sarebbero stati sulla croce o nella tomba.

Che subito dopo la morte - lo stesso giorno - le anime dei giusti saranno rese felici. Sentiranno di essere al sicuro; saranno ricevuti tra i giusti; e avranno la certezza di una gloriosa immortalità.

Quello stato sarà diverso dalla condizione dei malvagi. La promessa è stata fatta solo a uno sulla croce, e non c'è alcuna prova che l'altro sia entrato lì.

Vedi anche la parabola del ricco e di Lazzaro, Luca 16:19.

È la gloria principale di questo stato e del cielo poter vedere Gesù Cristo e stare con lui: "Tu sarai con me". “Desidero partire e stare con Cristo”, Filippesi 1:23.

Vedi anche Apocalisse 21:23; Apocalisse 5:9.

44 Vedi le note a Matteo 27:45.

47 Vedi le note a Matteo 27:52.

Luca 23:48

Le cose che sono state fatte - Il terremoto, le tenebre e le sofferenze di Gesù.

Battersi il petto - In segno di allarme, paura e angoscia. Hanno visto i giudizi di Dio; videro la colpa dei governanti; e temevano l'ulteriore dispiacere dell'Onnipotente.

50 Vedi le note di Matteo 27:57; Marco 15:42 note.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Luca 23

1 Versetto 1. E tutta la moltitudine di loro,

dei sommi sacerdoti, degli scribi e degli anziani; tutto il sinedrio, eccetto Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea, avendo condannato Cristo a morte nel loro tribunale,

Sorse; dalla sala del consiglio, dove sedevano in giudizio su di lui:

e lo condusse da Pilato, governatore romano, e nel pretorio, o sala del giudizio, dove le cause venivano giudicate da lui; qui condussero Gesù, dopo averlo legato come prigioniero e malfattore, affinché la loro sentenza fosse confermata dall'autorità civile e fosse messo a morte di croce, che era una punizione romana

2 Versetto 2. E cominciarono ad accusarlo,

Dopo che scoprirono che Pilato non lo avrebbe ricevuto come un malfattore sulla loro parola, e glielo avrebbero consegnato come tale; ma insistettero per sapere di che cosa dovevano accusarlo e quale accusa dovevano muovere contro di lui:

dicendo: Abbiamo trovato quest'uomo che perverte la nazione; la nazione degli ebrei. Tre delle copie di Beza leggono, [la nostra nazione; ] e così fanno la Vulgata Latina, e tutte le versioni orientali; e si deve comprendere, o del suo pervertire la nazione dalla vera dottrina di Mosè e dei profeti; diffondendo tra loro nuove nozioni e falsi principi di religione; per cui egli era un turbatore dell'Israele di Dio, come Acab accusò Elia, 1Re 18:17 dove la Settanta usa la stessa parola di qui; e così è un'accusa di eresia, o innovazione nella religione contro Cristo: e così Gesù è accusato nei loro scritti [[o]]; su queste parole in Salmi 91:10. [Né alcuna piaga si avvicinerà alla tua dimora,] hanno questo biglietto;

affinché tu non abbia un figlio, o un discepolo, che corrompa pubblicamente il suo cibo (cioè la sua dottrina, che si allontana dalla vera dottrina e adorazione, per l'eresia e l'idolatria, e propaga le stesse),, "come Gesù il Nazareno"

Quest'ultima clausola, in alcune edizioni successive del Talmud, è tralasciata: o si può intendere che egli abbia pervertito la nazione nella loro politica, e quindi è un'accusa di sedizione contro di lui, come segue;

proibendo di rendere omaggio a Cesare; Nulla era più falso di ciò; vedi Matteo 22:21, 17:24-27 né ciò che viene asserito in seguito, supporta questa accusa:

dicendo che egli stesso è il Cristo, un Re; o Cristo Re, o il Re Cristo; cioè, colui che gli ebrei chiamano così spesso nei loro scritti, "il re messia", perché così poteva essere, ed era, senza alcun danno alla dignità di Cesare, o alle entrate; perché, sebbene fosse un re, non un re terreno; e sebbene avesse un regno, tuttavia non di questo mondo: anzi insinuerebbero con ciò, che egli si è costituito come re terreno, in opposizione a Cesare, per allontanare da lui il popolo, la sua fedeltà e il suo dovere verso di lui; e così i Giudei dicono di Gesù di Nazaret, che fu messo a morte, e non gli fu mostrata alcuna misericordia, perché era "vicino al regno" [[p]]. Tutta questa accusa era falsa; era così lontano dal pervertire la nazione con false dottrine e adorazioni, che insegnò la vera dottrina e il retto modo di adorare, confutando le false glosse dei Farisei, e opponendosi alle vane tradizioni degli anziani, dalle quali entrambi erano corrotti; ed era così lontano da qualsiasi principio e pratica sediziosa, o dal fare del male a Tiberio Cesare, l'imperatore allora regnante, che insegnò al popolo a dare a Cesare le cose che erano di Cesare, e lui stesso pagò il tributo in denaro; e quando il popolo voleva prenderlo con la forza e farlo re, egli lo evitò togliendosi di mezzo, Giovanni 6:15

[[o]] T. Bab. Sanhedrin, fol. 103

(1.) & Beracot, fol, 17. 2

[[p]] T. Bab. Sanhedrin, fol. 43. 1

3 Versetto 3. Pilato lo interrogò, dicendo:

Osservando che si diceva, si era dato per essere un re; poiché quanto a ciò che riguardava la religione, non se ne curava; Gli pose questa domanda:

Sei tu il re dei Giudei? di cui parlano le loro profezie, ed essi si sono aspettati;

Ed egli gli rispose: "Lo dici tu"; cioè, tu dici bene; è come dici: Io sono il re dei Giudei; vedi Gill su "Matteo 27:11" anche se non lo ha lasciato senza una spiegazione; senza dirlo che tipo di re fosse, e che tipo di regno avesse; vedi Giovanni 18:36,37 che rese Pilato perfettamente tranquillo e desideroso di liberarlo, come appare da ciò che segue

4 Versetto 4. Allora Pilato disse ai sommi sacerdoti e al popolo:

Sia al sinedrio, sia alla folla che si era radunata intorno al palazzo del governatore in questa occasione; e che stavano fuori della sala del giudizio, nella quale non volevano entrare per timore di essere contaminati e di non essere idonei a mangiare la pasqua. Perciò Pilato uscì verso di loro; e questa fu la seconda volta che uscì verso di loro, quando disse le seguenti parole: Giovanni 18:28,38

Non trovo alcuna colpa in quest'uomo; nessuna causa, o ragione, per cui gli dovesse essere inflitta una punizione, e specialmente fosse messo a morte; nessun delitto che possa essere imputato a lui, o accusa provata contro di lui, o qualsiasi cosa che equivalga a un'accusa di sedizione: l'uomo è un uomo innocuo e innocente, che non ha fatto nulla contro Cesare, o contro il governo e il bene della nazione; e quindi non è degno di morte, né di percosse, ma dovrebbe essere congedato. Questo era il senso di Pilato

5 Versetto 5. Ed erano i più feroci,

O urgente che sia messo a morte; quindi la parola ebraica è resa in Esodo 12:33 che risponde a quella qui usata. "Gridarono", come recitano le versioni siriaca, persiana ed etiope; erano più chiassosi e rumorosi; Essi gridarono più forte, si esercitarono con grande furia e violenza, e rafforzarono il loro clamore, e aumentarono le loro cariche:

dicendo: Incita il popolo; alla sedizione e alla ribellione:

insegnamento in tutto l'ebraismo; o "Giudea"; non in uno, o in pochi luoghi soltanto, ma dappertutto:

a partire dalla Galilea; dove davvero nostro Signore iniziò il suo ministero, e dove principalmente insegnò; vedi Matteo 4:12,17,23 e che preferirono menzionare, perché i Galilei erano considerati un popolo sedizioso, ed erano stati trascinati nella ribellione, e avevano sofferto per questo; vedi Atti 5:37, Luca 13:1

in questo luogo; la città di Gerusalemme, la metropoli della nazione; suggerendo che egli insegnasse principi sediziosi non solo in Galilea, ma da lì per tutta la Giudea, e persino nella loro città principale, e che avesse attirato dietro di sé molti discepoli dappertutto; così che era un caso notorio, oltre che di grande conseguenza e molto pericoloso, e non si doveva scherzare con

6 Versetto 6. Quando Pilato sentì parlare della Galilea,

"Il nome della Galilea", come recitano le versioni siriaca e persica quando è stato menzionato,

ha chiesto; la versione etiopica dice, i "Galilei"; Alcuni dei quali potevano essere presenti, essendo venuti alla festa della Pasqua, ed erano persone molto adatte a cui indagare:

se l'uomo era un Galileo; così si credeva che fosse Gesù: perché, sebbene fosse nato a Betlemme di Giuda, fu allevato a Nazaret in Galilea, dove trascorse la maggior parte della sua vita privata, e il suo ministero pubblico fu esercitato principalmente in quelle parti; quindi i Giudei pensavano, che fosse venuto dalla Galilea, e fosse un Galileo, Giovanni 7:41,52 e così era chiamato da Giuliano l'apostata; e sembra che la risposta restituita a Pilato fosse che era un Galileo; e così la versione persiana aggiunge, e hanno detto, sì; poiché ne consegue:

7 Versetto 7. E appena seppe di appartenere alla giurisdizione di Erode,

Il paese che era sotto il suo potere, e di cui aveva il governo; poiché Erode era tetrarca di Galilea, Luca 3:1. Questi era Erode Antipa, figlio di Erode il grande, e lo stesso che fece decapitare Giovanni Battista; perciò, appena Pilato vide che Gesù era di sua competenza, lo mandò subito da Erode per essere interrogato e per far giudicare la sua causa davanti a lui; e fece questo in parte, per liberarsi da questa faccenda fastidiosa; e in parte per poter mostrare a Erode quale riguardo avesse per la sua giurisdizione e il suo potere; e che non era disposto a sfondarvi, o a usurpare per sé ciò che non gli apparteneva: la strada dalla sala di Pilato, al luogo dove si trovava Erode, è calcolata, da Adricomio, in circa trecentocinquanta passi:

che era anche lui a Gerusalemme in quel tempo; o "in quei giorni"; i giorni della pasqua; poiché Erode, essendo nato Giudeo e figlio di un proselito, era venuto a Gerusalemme, in quel tempo, per celebrare la festa della pasqua

8 Versetto 8. Ed Erode, vedendo Gesù, si rallegrò grandemente,

Perché, sebbene fosse stato allevato nel suo paese, e avesse predicato così spesso, e fatto miracoli lì, non l'aveva mai visto prima; e vederlo, era una grande indulgenza alla sua curiosità:

perché desiderava vederlo per un lungo periodo; forse da quando aveva sentito parlare della sua fama, e aveva avuto l'idea che Cristo fosse Giovanni Battista risorto dai morti, che aveva decapitato; e perciò desiderava vederlo, per sapere se era Giovanni o no:

perché aveva udito molte cose su di lui; riguardo alla sua dottrina, e ai miracoli, e specialmente a questi ultimi; come egli scacciò i demoni, guarì ogni sorta di malattie e risuscitò persino i morti alla vita.

e sperava di aver visto qualche miracolo fatto da lui; il che avrebbe ancora più gratificato la sua curiosità, e sarebbe stato oggetto di ulteriori indagini e conversazioni

9 Versetto 9. Poi interrogò con lui in molte parole:

O gli parlavano molto, chiedendogli chi fosse, se Giovanni Battista o no; se era vero che aveva operato tali miracoli di cui aveva sentito parlare, e come li aveva fatti, e con quale potenza li aveva compiuti, e come ne era avvenuto; e usò molti argomenti per convincerlo a fare un miracolo in quel momento:

ma egli non gli rispose nulla; non gli avrebbe dato una sola parola in risposta alle sue molte parole, né avrebbe operato alcun miracolo in sua presenza; egli non gli rispose né con le parole né con i fatti; non avrebbe assecondato la sua curiosità, anche se con essa avrebbe potuto ottenere la sua libertà

10 Versetto 10. E i sommi sacerdoti e gli scribi,

Il sinedrio che lo seguì dalla sala di Pilato al palazzo di Erode; temendo che Erode non fosse disposto a lasciarlo andare, se lo gratificasse operando un miracolo.

stette; davanti a Erode; così facevano i testimoni e gli accusatori; vedi Gill su "Marco 14:57"

e lo accusarono con veemenza; delle stesse cose lo avevano accusato davanti a Pilato, con grande amarezza e costanza, aumentando e aggravando le accuse contro di lui

11 Versetto 11. Ed Erode, con i suoi uomini di guerra,

o i suoi soldati, le sue guardie del corpo che servivano la sua persona, che venivano con lui dalla Galilea, ed erano per la sua sicurezza, il suo servizio, la sua gloria e la sua magnificenza.

lo mise a nulla; non ne fece nulla; non l'aveva tenuto in nessun conto; lo trattava come una creatura sciocca e spregevole, che non poteva fare nulla di ciò che si diceva di lui; né in grado di dire nulla per se stesso; ma lo considerò un semplice sciocco e idiota; E così lo usarono :

e lo deridevano; come un re, e fece con lui uno sport e un passatempo:

e lo vestirono con una splendida veste. La Vulgata latina lo rende [una veste bianca; ] un segno della sua innocenza, anche se non così progettato da loro, ma piuttosto a titolo di derisione, come un simbolo della sua semplicità e follia. La versione siriaca lo rende [scarlatto; ] e le versioni araba e persica, [rosso.] È molto probabile che fosse una vecchia veste consunta di uno degli ufficiali, o soldati, che gli misero addosso; in disprezzo del suo essere re, come fecero in seguito i soldati romani, per lo stesso motivo:

e lo mandò di nuovo da Pilato; non condannato, non sapendo che cosa fare di lui, o l'accusa contro di lui, e potrebbe non essere disposto a prendere parte alla sua morte, non avendo dimenticato il caso di Giovanni Battista; e perciò lo rimette a Pilato, perché faccia come gli parrà opportuno

12 Versetto 12. E in quello stesso giorno Pilato ed Erode divennero amici insieme,

Piacque infatti a Erode che Pilato mostrasse un tale riguardo per la sua autorità e potenza, da mandare uno che apparteneva alla sua giurisdizione a prendere conoscenza del suo caso; e tanto più che si trattava di una persona di cui si parlava molto, e che da tempo desiderava vedere; e Pilato, d'altra parte, si compiaceva di Erode, che, sebbene fosse uno che era sotto la sua giurisdizione, e quindi avesse il diritto di giudicare la causa, e di assolvere o condannare, tuttavia scelse di non usare questo suo potere, ma deferì il caso al governatore romano:

perché prima erano in inimicizia tra loro; potrebbe essere a causa dei Galilei, i sudditi di Erode, che Pilato aveva ucciso, mentre sacrificavano a Gerusalemme, Luca 13:1, che Erode potrebbe risentire, come una violazione della sua autorità e del suo potere; perché se fossero stati così meritevoli di punizione, avrebbe dovuto essere lasciato a lui, a infliggerla, e non al governatore della Giudea, che non aveva nulla a che fare con loro: ma ora le cose furono risolte da questo passo di Pilato, mandandogli Cristo, che si supponeva fosse un Galileo, e quindi della giurisdizione di Erode; che tacitamente riconosceva che la sua precedente condotta era sbagliata, e mostrava rispetto per l'autorità di Erode: e così si riconciliarono insieme, e concordarono nel loro uso sprezzante e nel maltrattamento di Cristo, e così adempirono Salmi 2:1,2

13 Versetto 13. Pilato, convocati i capi dei sacerdoti,

Cioè, dopo che Erode gli ebbe rimandato Cristo, convocò i capi dei sacerdoti per considerare ciò che gli si doveva fare, e anche con loro,

i governanti e il popolo; sia i governanti civili ed ecclesiastici, sia i capi del popolo, che si erano fatti avanti nell'accusare Gesù e nel cercare la sua morte: quest'ultima di queste non si legge nella versione persica; ed entrambe sono unite insieme nelle versioni siriaca ed etiopica, e si leggono così; dai primi, "i principi, o capi del popolo": e dai secondi, "i giudici del popolo": in una parola, convocò l'intero sinedrio, che consisteva dei sommi sacerdoti, degli scribi e degli anziani del popolo

14 Versetto 14. Disse loro: "Voi mi avete condotto quest'uomo,

Indicando Gesù, che stava davanti a lui;

come uno che perverte il popolo; dalla loro religione, dalle loro leggi e dalla loro fedeltà a Cesare. Le versioni siriaca e persiana recitano: "il tuo popolo"; della stessa nazione con loro, e che erano sotto la loro cura e giurisdizione; almeno in senso ecclesiastico:

ed ecco, io l'ho esaminato davanti a voi; non solo privatamente, e da soli, tra di loro nella sala del giudizio, Giovanni 18:33 19:9 ma apertamente alla loro presenza, quando condusse loro Gesù, e udì le loro accuse, e lo esortò a rispondere loro, Matteo 27:11-14

non ho trovato alcuna colpa in quest'uomo; non riesce a percepire alcuna accusa provata contro di lui, o alcun crimine di cui sia colpevole, per il quale dovrebbe essere inflitta una punizione; o almeno, che fosse messo a morte:

toccare, o in relazione a

quelle cose di cui voi lo accusate. Le versioni siriaca e persiana recitano: "tutte queste cose"; lasciando intendere che aveva esaminato attentamente ogni cosa, e non aveva omesso nulla, e che tutte le loro accuse e accuse, messe insieme, non facevano sembrare che fosse colpevole di un solo crimine

15 Versetto 15. No, e nemmeno Erode,

Chi era ebreo, e meglio versato nei loro affari religiosi, e comprendeva la natura di tali accuse, e l'importo di esse, e quale fosse la prova sufficiente in tali casi; e che avevano anche esaminato Gesù, e ciò in loro presenza, e avevano udito tutto ciò di cui avevano da accusarlo, e tuttavia non trovarono in lui alcuna colpa tale da condannarlo a morte per questo,

perché io vi ho mandati da lui; insieme a Gesù, per far valere le vostre accuse contro di lui davanti a lui; o, "Gliel'ho mandato", come recita la versione siriaca; cioè, Gesù a lui, come esprime la versione persica, essendo lui del suo paese e appartenente alla sua giurisdizione; oppure: "ce lo ha rimandato"; come recita la versione araba, e tre copie di Beza: cioè, Erode, dopo aver esaminato Gesù, e non aver trovato in lui alcun difetto, ce lo ha rimandato; non essere in grado di individuare alcun crimine contro di lui, o di emettere alcun giudizio sulla questione, perché ne consegue;

ed ecco, non gli è stato fatto nulla che meriti la morte; o "per mezzo di lui": il senso è, o che a Erode sembrò che Cristo non avesse fatto nulla che meritasse la morte; o che Erode non gli fece nulla, il che dimostrava che egli si riteneva degno di ciò; poiché non ha emesso alcuna sentenza contro di lui, né ha ordinato che fosse flagellato, né consegnato nelle mani di un carnefice, o che fosse imprigionato fino a quando le cose non fossero state chiarite

16 Versetto 16. Perciò lo castigherò,

Dategli qualche correzione, come flagellando o percuotendo con le verghe: egli propose questo, non perché lo ritenesse meritevole, ma per compiacenza verso i Giudei; poiché sembrerebbe che le loro accuse non fossero del tutto deboli e infondate; e che Gesù non era del tutto innocente: ciò avrebbe comportato una dimostrazione di colpa e di punizione, ed egli sperava che ciò potesse essere ritenuto sufficiente, e così avrebbe dovuto compiacerli, e salvare Gesù dalla morte, che desiderava molto: e liberarlo; dai suoi legami, e lascialo andare

17 Versetto 17. Perché per necessità deve liberarne uno,

E perciò propose di liberare Gesù

a loro durante la festa; di Pasqua, che ora era; non che ci fosse una legge che lo obbligasse, ma essendo stata consuetudine presso il governatore romano farlo, il popolo se lo aspettava; l'usanza lo aveva reso necessario: e così le versioni siriaca, araba e persiana lo rendono "era usanza liberare", ecc. non ad ogni festa, o ad ogni festa, come recita l'ultima di queste versioni, solo alla pasqua, come è espresso, Giovanni 18:39

18 Versetto 18. E gridarono tutti insieme:

I sommi sacerdoti, i governanti e il popolo, non sopportando di sentir parlare di una sua liberazione, ora lo avevano nelle loro mani; e, infuriato per la proposta, in modo molto clamoroso, gridò, come un sol uomo, immediatamente:

Dicendo, via quest'uomo; alla croce; al Calvario, luogo dell'esecuzione; via con lui fuori dal mondo; non è degno di vivere:

e liberaci Barabba; il cui carattere è dato nel verso successivo; vedi Gill su "Matteo 27:16"

19 Versetto 19. Che, per una certa sedizione fatta in città,

Di Gerusalemme: vi aveva fatto un'insurrezione, in opposizione al governo, per liberarsi dal giogo e per affermare e mantenere le proprie libertà, come popolo libero; o piuttosto di aver sequestrato e saccheggiato le proprietà di altre persone, dal momento che altrove è rappresentato come un ladro:

e per omicidio; che era stato commesso da lui stesso, o dai suoi complici, nell'insurrezione; e per queste cose, sedizione e omicidio,

fu gettato in prigione; dove giacque fino a questa festa, per essere giustiziato

20 Versetto 20. Pilato dunque disposto a liberare Gesù,

Essere sempre più convinto della sua innocenza; e vedendo ancora più chiaramente la malvagità, la malizia e l'invidia dei suoi accusatori; e avendo ricevuto un messaggio da sua moglie:

parlò loro di nuovo; rimettendolo loro in libertà; chiedendo loro che cosa avrebbe dovuto fare di Gesù; significava chiaramente che la sua mente lo riteneva innocente e che sarebbe stato giusto lasciarlo andare. La versione etiope lo rappresenta, dicendo: "Volete che io conservi per voi, o vi liberi il Signore Gesù?"

21 Versetto 21. Ma essi gridavano, dicendo: Crocifiggilo, crocifiggilo. Erano feroci e furiosi, più chiassosi e chiassosi, quanto più si accorgevano che Pilato stava per salvarlo; ed erano più desiderosi di averlo crocifisso, e più impazienti finché ciò non fosse fatto, come mostra la ripetizione della parola

22 Versetto 22. Ed egli disse loro per la terza volta:

Dopo che Cristo gli fu rimandato da Erode; poiché prima di mandarglielo aveva dichiarato, che non trovava in lui alcuna colpa, Giovanni 18:38

Perché, che male ha fatto? Quale crimine capitale ha commesso? È colpevole di omicidio? O sedizione? O bestemmia? o rapina e furto? o qualsiasi altro enorme crimine?

Non ho trovato in lui alcuna causa di morte; perché dovrebbe essere messo a morte; e tanto meno a questa vergognosa e dolorosa morte di croce, che era la punizione degli schiavi e degli uomini più vili, che essi desideravano:

Perciò lo castigherò e lo lascerò andare; Disse questo, non come se fosse deciso a farlo, che a loro piacesse o no; ma come a significare ciò che voleva, o sceglieva, e sperava che sarebbero stati contenti, che sarebbe stato flagellato, o percosso, e congedato, come aveva proposto in un primo momento

23 Versetto 23. E furono all'istante con voci forti,

Essi insistevano per la sua crocifissione, insistevano con forza per essa, facevano la voce e gridavano più forte:

chiedendolo, affinché fosse crocifisso: desiderandolo nel modo più importuno; significando, che doveva essere, che nient'altro li avrebbe accontentati:

e le voci di loro, e dei sommi sacerdoti, prevalsero; a Pilato di esaudire la loro richiesta, contrariamente ai dettami della sua coscienza, della condotta di Erode e del messaggio di sua moglie; il popolo era assalito dai sommi sacerdoti e i sommi sacerdoti si univano a loro, il loro numero era così grande e le loro richieste erano pressate con tanta forza, violenza e importunità, che Pilato non poté resistervi

24 Versetto 24. Pilato pronunciò la sentenza:

Deciso, determinato e ha dato:

che fosse come richiedevano; che avessero la loro richiesta, ciò che chiedevano; cioè che Gesù fosse crocifisso e Barabba liberato

25 Versetto 25. Ed egli liberò loro lui,

Barabba, che non è nominato, come una persona detestabile e indegna di essere nominata; ed è quindi descritto dal suo carattere infame, anche se giusto, come segue:

che per sedizione e omicidio fu gettato in prigione, come in Luca 23:19

chi avevano desiderato; che fosse loro concesso e rilasciato; vedi Atti 3:14

ma consegnò Gesù alla loro volontà; fare di lui ciò che vorrebbero, per schernirlo, flagellarlo e crocifiggerlo

26 Versetto 26. E mentre lo conducevano via,

Dalla sala di Pilato e fuori della città di Gerusalemme, verso il Calvario; il che fu fatto dai Giudei e dai soldati romani, dopo che lo ebbero spogliato delle sue vesti, e gli ebbero messo addosso un mantello scarlatto, e gli avevano placcato una corona di spine, e gliel'avevano messa sul capo, e una canna in mano, e piegato il ginocchio, e schernito, salutandolo come re dei Giudei; dopo che ebbero finito con lui il loro gioco e il loro passatempo, e gli ebbero rimesso addosso i suoi vestiti:

presero un certo Simone, un cireneo; padre di Alessandro e Rufo, Marco 15:21, vedi Gill su "Matteo 27:32"

uscire dal paese; dalla parte rurale della Giudea, fino alla città di Gerusalemme; o fuori dal campo dove era stato per affari rurali, e ora stava tornando a casa, e forse non sapeva nulla della faccenda, di ciò che era accaduto a Gerusalemme.

e su di lui posero la croce; sul quale Gesù doveva essere crocifisso e che egli stesso portava; ma trovando che era debole e languida, e incapace di portarla da solo, e temendo, se fosse morto lungo la strada, sarebbero stati delusi di saziare la loro malizia, e di vederlo nella vergogna e nell'agonia sulla croce, e di trionfare su di lui lì; ed essendo in fretta per l'esecuzione dei loro malvagi disegni, posero la croce, almeno un'estremità d'essa, sulle spalle di quest'uomo.

per portarlo dietro a Gesù: o tutto, seguendo Gesù; o solo un'estremità di essa, Gesù che va avanti con l'altra estremità sulla spalla; che sembra essere l'ordine in cui è stato portato tra loro

27 Versetto 27. E lo seguiva una grande folla di popolo,

Non solo della gente comune, ma dei principali abitanti della città; fra questi infatti c'erano i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani: alcuni andavano per una cosa, altri per un'altra; alcuni lo commiseravano, altri lo deridevano, e tutti vedevano lo spettacolo malinconico, Luca 23:48 come è solito nelle esecuzioni capitali: e ciò che poteva rendere la folla più grande, era il numero delle persone in città, che erano venute da ogni parte alla pasqua; come anche la fama e il carattere della persona che stava per soffrire:

e delle donne, che pure lo piangevano e lo piangevano; non che questi fossero gli stessi con le preficae dei Romani, o dei Greci; poiché sebbene i Giudei avessero le loro, o le donne in lutto, che erano assunte per assistere al lutto; usando gesti, toni e canti tristi, vedi Geremia 9:17, ma non era permesso il lutto pubblico per le persone che venivano giustiziate come malfattori; e quindi è tanto più notevole che qui, e in Luca 23:48, si esprimano pubblicamente segni di dolore: perché,

Coloro che sono giustiziati dal Sinedrio, "non fanno cordoglio per loro"; ma i loro parenti stretti vengono a chiedere la pace, o salutano i testimoni, e salutano i giudici, per mostrare che non hanno nulla in cuore contro di loro, visto che hanno emesso una sentenza vera; ma anche se non usano il lutto, ecco, ne sono afflitti; perché non c'è dolore se non nel cuore [[r]]

La ragione per cui non facevano cordoglio era perché la loro ignominia e la loro morte espiavano il loro crimine: ma sembra che ci fosse una differenza tra coloro che erano stati messi a morte per ordine del governo romano e coloro che erano stati messi a morte dal sinedrio:

Tutti coloro che vengono messi a morte dal governo, anche se sono giustiziati per ordine del re, e la legge dà il potere di ucciderli, ecco, "fanno cordoglio per loro"; e non trattengono loro nulla, e i loro beni vanno al re, e sono sepolti nei sepolcri dei loro padri; ma tutti quelli che sono messi a morte dal sinedrio, "non fanno cordoglio per loro"; ma essi ne sono addolorati; perché non c'è dolore se non nel cuore; e non sono sepolti con i loro padri, finché la loro carne non sia consumata; e la loro sostanza va ai loro eredi [[t]]

E poiché Cristo fu condannato a morte dal governatore romano, quindi può darsi che il lutto pubblico fosse permesso, e potesse essere fatto senza preavviso; ma queste non erano ancora le donne in lutto, ma persone che seguivano di loro spontanea volontà: alcune esprimevano la loro preoccupazione e il loro dolore per una naturale tenerezza di spirito e per un principio di umanità, essendo addolorate che una persona così utile e innocente, come sembrava essere Cristo, fosse messa a una morte così crudele e vergognosa; e altri per spirito di gratitudine, essi, o i loro amici, avendo ricevuto guarigioni da lui, essendo stati guariti da lui dalle malattie, o spodestati dai demoni; e altri da un affetto spirituale, oltre che naturale, per lui; tra i quali c'erano sua madre e la sorella di sua madre, Maria Maddalena e altre donne che lo seguivano fuori dalla Galilea

[[r]] Maimon. Hilch. Sinedrio, c. 13. setta

(6.) Vid. Misu. Sinedrio, c

(6.) Sez. 4

Jarchi & Bartenora in Misn. Ib

[[t]] Maimon. Hilch. Ebel. c

(1.) Sez. 9

28 Versetto 28. Ma Gesù, voltandosi verso di loro,

Queste donne sono dietro Cristo, dietro di lui; Ed egli, sapendo chi erano e quello che facevano, si rivolse a loro e si rivolse loro nel modo seguente e disse:

figlie di Gerusalemme; o voi donne di Gerusalemme; proprio come gli abitanti di Gerusalemme sono chiamati figlie di Sion in Isaia 3:16

non piangere per me; a significare che non dovevano preoccuparsi per lui, perché era molto disposto a morire; non desiderava altro; Questo è ciò che è venuto al mondo; né aveva paura di morire; La morte non era per lui il re dei terrori; andò alla croce con il più grande coraggio e intrepidezza: inoltre, le sue sofferenze, sebbene sapesse che sarebbero state molto grandi e dolorose, tuttavia sarebbero presto finite; né potrebbe essere tenuto a lungo in potere della morte, ma sarebbe risuscitato e sarebbe andato al Padre suo, ed era esaltato alla sua destra, e ciò sarebbe stato motivo di gioia: a ciò si potrebbe aggiungere, che in questo modo i consigli e il patto, i propositi e le promesse del Padre suo avrebbero avuto il loro adempimento, la legge sarebbe stata adempiuta, la giustizia soddisfatta, e tutte le perfezioni di Dio glorificate, e la salvezza del suo popolo eletto effettuata; il che, come era la gioia posta davanti a lui, è motivo di gioia per i credenti: non che piangere a causa delle sue sofferenze e della sua morte fosse peccato; poiché egli stesso aveva offerto preghiere a Dio con grida e lacrime su questo capo; né che fosse del tutto irragionevole, stupido e assurdo; ma il significato di Cristo è che, quando le cose fossero state considerate correttamente, ci sarebbe stata una grande ragione per placare il loro dolore, per questo motivo, e piuttosto esprimerlo per un altro;

ma piangete per voi stessi e per i vostri figli; non se stessi personalmente, ma la loro nazione e la loro posterità; e sia per il peccato, sia per il proprio che per gli altri; i peccati dei professori e dei profani; in particolare il peccato di crocifiggerlo, che sarebbe stato più dannoso per quel popolo che per lui, e avrebbe fatto loro più male di lui, poiché avevano imprecato il suo sangue su di loro e sui loro figli; o piuttosto, e principalmente a causa di quelle angosce e calamità che si sarebbero abbattute su di loro, in breve tempo, per il loro rifiuto e crocifissione di lui; per questo egli stesso aveva pianto su Gerusalemme e sui suoi abitanti, Luca 19:41,42

29 Versetto 29. Poiché ecco, i giorni vengono,

Il tempo si sta affrettando; Ancora un po', ancora qualche anno, e tali tempi di angoscia saranno:

nel quale diranno; o sarà comunemente detto; sarà nella bocca di ognuno:

beati gli sterili, e i grembi che non hanno mai partorito, e i papà che non hanno mai allattato; cioè, felici saranno coloro che non hanno figli, per essere fatti morire di fame, per mancanza di pane; o di essere uccisi con la spada davanti agli occhi, il che deve aumentare notevolmente le loro miserie. Il dottor Hammond pensa che si riferisca in particolare a un passaggio, riferito da Giuseppe Flavio; che quando Tito ebbe circondato la città con un muro così stretto, che non c'era modo di uscire per le provviste, per cui cominciò una grave carestia, così che si nutrirono di sterco e sporcizia, e di scarpe e di cinture, una donna ricca e nobile, il cui nome era Maria, figlia di Eleazaro, fu spogliata di tutto ciò che aveva, per mezzo dei sediziosi, uccise il proprio figlio, lo vestì e ne mangiò una parte; E l'altra parte fu trovata dai soldati che l'avevano raggiunta, la notizia di questo fatto sconvolgente si sparse per tutta la città, e tutti la guardarono con orrore e con la stessa compassione, come se l'avessero fatto loro stessi: E allora si dissero quelle parole: "Beate le sterili, e gli uteri che non hanno mai partorito", ecc. che, sebbene morissero di fame, non erano tentati di fare un'azione così detestabile

30 Versetto 30. Allora cominceranno a dire:

Le versioni siriaca, araba e persiana dicono: "allora comincerete a dire"; essendo la tribolazione così grande, come non è mai stata simile dalla creazione del mondo, né mai lo sarà fino alla sua fine; ed essendo così dolorosamente pressato dalla spada e dalla carestia; con il nemico all'esterno, e divisioni, rapine e omicidi all'interno; ed essendo le loro miserie inesprimibili e intollerabili, cercheranno di entrare nelle fessure delle rocce e nelle caverne della terra, come è profetizzato di loro, Isaia 2:19 e come dice Giuseppe Flavio, molti di loro lo fecero, quando la città fu presa; e, come diranno quelli in Osea 10:8, "i monti cadono su di noi e i colli ci coprono"; preferiranno che i monti e le colline intorno a Gerusalemme cadano su di loro, ed essi siano sepolti sotto le loro rovine, piuttosto che vivere in una miseria così terribile, o cadere nelle mani dei loro nemici! Confronta con questo Apocalisse 6:15,16

31 Versetto 31. perché se fanno queste cose su un albero verde,

O può essere reso in modo impersonale: "se queste cose vengono fatte su un albero verde"; con ciò si intende il Signore Gesù Cristo, che è spesso paragonato a un albero, come a un abete verde, a un melo, a una vite, ed è chiamato l'albero della vita: e si può dire che sia un albero umido o verde; perché, come un albero verde è pieno di succo, così lo è lui di grazia e di bontà; come questo è fiorente, così lo era nella fama della sua dottrina e dei suoi miracoli, nella diffusione del suo Vangelo e nell'aumento del suo regno e del suo interesse; e come ciò è fruttuoso e utile, così lo era lui nel predicare il Vangelo e nel guarire le malattie; e poiché ciò non è appropriato per essere tagliato, né adatto combustibile per il fuoco, così non meritava la morte, o essere usato nel modo in cui era; la metafora sembra progettata per esprimere la giustizia e l'innocenza di Cristo; vedi Ezechiele 20:47; 24:4 che era puro nella sua natura, senza peccato nella sua vita, innocuo nella sua condotta, e non faceva danno alla persona o alla proprietà di nessuno: i suoi nemici non potevano trovare nulla, né provare nulla contro di lui; e neppure il diavolo stesso, che non lo riteneva il Santo di Dio; e fu anche dichiarato innocente dal suo giudice, il governatore romano: eppure, quante cose dure e dolorose gli furono fatte! Fu perseguitato nella sua infanzia e la sua vita fu cercata; fu disprezzato e rimproverato dagli uomini per tutti i suoi giorni; fu arrestato come se fosse stato un ladro e legato come un malfattore; e accusato alla sbarra degli uomini, come se fosse stato il più grande criminale della terra; fu deriso, schiaffeggiato e gli sputarono addosso nel palazzo del sommo sacerdote; fu flagellato da Pilato e maltrattato dai suoi soldati, i quali lo rivestirono di una veste scarlatta, gli misero sul capo una corona di spine e una canna in mano, gli inchinarono il ginocchio davanti a lui e lo salutarono come re dei Giudei; Lo crocifissero fra due ladroni e, mentre era appeso alla croce, lo schernirono e gli diedero da bere fiele e aceto. A ciò si può aggiungere che fu abbandonato dal suo Dio e Padre, e la sua ira si riversò su di lui, mentre sosteneva le persone e portava i peccati del suo popolo; La maledizione della legge fu eseguita su di lui, e la giustizia trasse la spada e la rinfoderava in lui. E ora, se tutte queste cose sono state fatte a una persona così utile, santa, innocua e innocente, che cosa si farà all'asciutto? da cui sono stati designati gli uomini malvagi; i quali, come gli alberi secchi sono privi di succo, così sono privi di grazia e di giustizia e di tutto ciò che è buono, e non producono frutto, né a Dio, né a se stessi, né ad altri; ma, come alberi morti e secchi, sono morti nei falli e nei peccati, e pieni di ogni sorta di peccato, marciume e impurità; e meritano di essere abbattuti, e sono combustibile adatto per il fuoco dell'ira e del dispiacere divini, sia in questo che nell'altro mondo. Gli Ebrei malvagi che hanno rigettato Cristo e lo hanno crocifisso, sono particolarmente intesi; E se tali cose malvagie sono state fatte da loro a una persona così giusta, ciò che non ci si può aspettare cadrà su di loro come rappresaglia per tale uso? e se i soldati romani, sotto il loro incoraggiamento, hanno agito una tale parte verso Cristo, che non ha mai fatto loro alcun male, che cosa non faranno a questi uomini, quando saranno provocati dai loro insulti e dalle loro ribellioni? e se tali cose sono state fatte a Cristo dal Padre suo, secondo l'esigenza della legge e la severità della giustizia divina, quando egli è stato fatto peccato per il suo popolo, sebbene non ne conoscesse alcuno, né ne abbia commesso alcuno egli stesso, quale vendetta cadrà su di loro, che devono rispondere dei loro peccati nella loro stessa persona? A quali fiamme divoranti e a quali incendi eterni saranno esposti tali alberi secchi, adatti a loro e meritevoli? così i figli degli uomini sono, dagli Ebrei, nei loro scritti, chiamati "alberi secchi" [[u]]; il Targumist su Ezechiele 17:24 parafrasa le parole così;

Io ho umiliato il regno delle nazioni, che era forte come un albero verdeggiante, e ho rafforzato il regno della casa d'Israele, che era debole come un albero secco

È un proverbio comune tra gli ebrei [[x]];

Due bastoncini secchi, o marchi, e uno verde, il secco brucia il verde:

insinuando che alcune persone giuste tra gli uomini malvagi soffrono con loro; Ma se i giusti soffrono, quanto più soffrono gli empi? vedi 1Pietro 4:17,18

[[u]] Zohar in Levitico fol. 14. 2

[[x]] T. Bab. Sanhedrin, fol. 93. 1

32 Versetto 32. E c'erano anche altri due malfattori,

Non che Cristo fosse uno, anche se in verità era considerato e trattato come tale dai Giudei; ma come si possono leggere le parole, ce n'erano anche altri due che erano malfattori; in realtà due ladroni, che si erano resi colpevoli di furto e rapina, ed erano stati condannati a morte: e questi furono condotti con lui; per la maggiore ignominia e biasimo di Cristo, affinché si potesse pensare che fosse ugualmente un malfattore, e meritevole di morte come loro:

per essere messo a morte; la morte di croce, che era la morte che i Romani mettevano a disposizione degli schiavi, dei ladri e dei briganti, e dei peggiori e più vili degli uomini

33 Versetto 33. E quando furono giunti al luogo che era chiamato Calvario,

O Cranion, che significa teschio; così chiamato dai teschi delle persone che giacevano in giro, che venivano giustiziati. E' una tradizione degli antichi, che Adamo fu sepolto in questo luogo dove Cristo fu crocifisso, e che il suo cranio giaceva qui. Era consuetudine crocifiggere sulle alture e sui monti, una come questa era:

là crocifissero lui e i malfattori; i due ladroni;

uno a destra e l'altro a sinistra; e così si adempì la profezia in Isaia 53:12

[[y]] Cyprian de Resurrectione Christi, p. 479. Ierone. Tom

(1.) fol. 42. Bar Bahluli apud Castell. Lex. Poliglotto. col. 3466

[[z]] Lipsius de Cruce, l

(3.) c. 13

34 Versetto 34. Allora Gesù disse: Padre, perdona loro,

Quando fu crocifisso tra i due ladroni, e mentre era appeso alla croce, e mentre veniva insultato e maltrattato da ogni sorta di uomini, e sottoposto al più grande dolore e tortura, si rivolse a Dio suo Padre: la versione araba dice: "Padre mio", che era così per lui, non come era uomo; poiché come tale non aveva padre; ma come era Dio, essendo come persona divina, il suo amato e unigenito Figlio: e questo egli usa, mentre, come uomo, lo prega; in parte per esprimere la sua fede di relazione con lui; la sua sicurezza di essere ascoltato; e in parte per dare ai credenti un esempio di preghiera, come egli ha ordinato, dicendo: "Padre nostro", ecc. e la richiesta da lui avanzata è per il perdono; che è presso Dio, e presso lui solo; e ciò per i suoi nemici, i suoi crocifissori: non per coloro che hanno peccato il peccato fino alla morte, il peccato contro lo Spirito Santo, i quali, sapendo che egli era il Messia, lo hanno crocifisso con malizia, per il quale non si deve pregare; ma per coloro che erano ignorantemente coinvolti in esso, come mostra la prossima frase, anche per i suoi eletti, che il Padre gli aveva dato dal mondo, che erano tra i suoi crocifissori; per quelli, e non per il mondo, egli prega: e il frutto di questa sua preghiera apparve rapidamente, nella conversione di tremila di loro sotto il sermone di Pietro il giorno di Pentecoste, il successivo dopo, tra sei settimane. Sebbene tale potesse essere il suo affetto, come uomo, in generale, da desiderare e desiderare, in quanto tale, era coerente con la volontà divina, il perdono per tutti loro; somma

perché non sanno quello che fanno, o "fanno", cioè nel crocifiggerlo, come è stato il caso di molti di loro, e dei loro governanti; non sapevano che Gesù era il Messia, né le profezie che lo riguardavano, né il male che commettevano mettendolo a morte: non che la loro ignoranza scusasse il loro peccato; né era senza peccato; né Cristo lo usa come una richiesta di perdono, né fonda su di esso la sua intercessione, che viene sempre fatto sul suo sacrificio propiziatorio; ma questo è menzionato come descrittivo delle persone per cui Cristo prega, e indica un ramo del suo ufficio sacerdotale che esercita, nell'avere compassione per gli ignoranti e per coloro che sono fuori strada;

E gli separarono le vesti e tirarono a sorte, cioè sulla sua veste, o tunica senza cuciture, e così adempirono la profezia di Salmi 22:18. Vedi Gill su "Matteo 27:35". Vedi Gill su "Giovanni 19:23". Vedi Gill su "Giovanni 19:24"

35 Versetto 35. E il popolo stava a guardare,

Questa vista lugubre e commovente; lo insultavano e lo insultavano e scuotevano la testa contro di lui, come facevano anche quelli che passavano di lì; e anche i capi con loro lo schernivano; i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani, i membri del sinedrio, il cui carattere avrebbe dovuto trattenerli da una condotta così disumana. La frase, "con loro", manca nelle versioni orientali, e in una delle copie di Beza: dicendo:

ha salvato gli altri; guarendo le loro malattie o risuscitandole dai morti:

che si salvi; dalla morte, sciogliendosi e scendendo dalla croce; vedi Gill su "Matteo 27:42"

se è Cristo; il Messia, lui e i suoi seguaci dicono che egli è; anche gli eletti di Dio, riferendosi a Isaia 42:1. La versione araba recita "il Figlio eletto di Dio", molto erroneamente; poiché Cristo non è stato scelto per essere il Figlio di Dio; lo era per natura; ma fu scelto per essere un servo, come mostra il testo citato, per essere un mediatore tra Dio e gli uomini, e il Salvatore del suo popolo

36 Versetto 36. E anche i soldati lo schernivano,

I soldati romani, ai quali era stata commessa l'esecuzione, che lo crocifissero, gli divisero le vesti e si fermarono alla sua croce a guardare; Questi si unirono all'insulto, di cui non c'è da meravigliarsi. Andando da lui e offrendogli aceto; che era ciò che faceva parte della loro paghetta, ed era la loro bevanda; vedi Gill su "Giovanni 19:29"

37 Versetto 37. e dicendo: "Se tu sei il re dei Giudei,

O il loro Messia, di cui si parlava come di una persona divina; altrimenti egli sarebbe stato il loro re e non avrebbe potuto fare ciò che è stato proposto.

salva te stesso: o liberati dalla croce

38 Versetto 38. E fu anche scritta una soprascritta:

Contenendo il crimine di cui è stato accusato e accusato; vedi Gill su " Matteo 27:37" ; vedi Gill su " Giovanni 19:19" ; vedi Gill su "Giovanni 19:20"

39 Versetto 39. e uno dei malfattori, che furono impiccati,

Sulla croce, uno dei ladroni crocifisso con Cristo; le versioni orientali aggiungono, "con lui"; secondo gli evangelisti Matteo e Marco, entrambi lo insultavano, e gli gettavano tra i denti le stesse cose che facevano i preti, il popolo e i soldati; che come può essere riconciliato, vedi Gill su " Matteo 27:44 "

lo inveì, dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi; riprendendo le parole dei governanti, e aggiungendovi, forse, con l'intenzione di ingraziarsi loro, sperando così di ottenere una liberazione; o, comunque, mostrando la malvagità e la malizia del suo cuore, in cui le sue sofferenze e la sua punizione, ora sopportate, non potevano alterare; vedi Apocalisse 16:9

40 Versetto 40. Ma l'altro, rispondendo, lo rimproverava:

Cioè, l'altro malfattore gli rispose e lo rimproverò per la sua bassezza e malvagità:

dicendo: Non temere tu Dio; o "non temi Dio nemmeno tu", non più di questi sacerdoti, popolo e soldati, che stanno recitando una parte così barbara e disumana verso un uomo nella miseria: e tu farai lo stesso, e mostrerai di essere un miserabile empio, ora che stai uscendo dal mondo, e non teme Dio, né riguardo per l'uomo, e l'arte senza compassione verso un altro sofferente, aggiungendo peccato a peccato,

visto che sei nella stessa condanna? subendo lo stesso tipo di punizione, anche se non per lo stesso motivo, che potrebbe essere la ragione per cui hanno sofferto nello stesso giorno: poiché gli ebrei dicono [[a]], non giudicano (o condannano) mai due in un giorno, ma uno oggi e l'altro domani; ma se sono in una sola trasgressione,

, "e una sola morte", come un adultero con un'adultera, li condannano entrambi in un solo giorno; Ma se l'adultero giace con la figlia di un prete, visto che lui dev'essere strangolato e lei bruciata, non li giustiziano entrambi in un solo giorno

[[a]] Maimon. Hilch. Sinedrio, c. 14. Sez. 10

41 Versetto 41. E noi davvero giustamente,

Per i peccati commessi contro la legge; la nostra sentenza è giusta, siamo giustamente puniti, il che dimostra che egli aveva un vero senso del peccato; poiché dove ciò avviene, non ci sarà solo un riconoscimento dell'offesa, ma una rivendicazione della giustizia di Dio, se egli procedesse a trattare secondo il demerito del peccato: poiché riceviamo la dovuta ricompensa delle nostre azioni; sebbene, secondo la legge di Mosè, il furto non fosse punibile con la morte, ma con la restituzione, o il doppio, o il quadruplo, o il quintuplo, secondo la natura di esso; vedi Esodo 22:1,4. Può darsi che questi uomini abbiano commesso un omicidio insieme alla rapina:

ma quest'uomo non ha fatto nulla di male; o assurdo, irragionevole, malvagio e detestabile: non ha fatto alcun male a Dio o agli uomini; non ha fatto torto alla persona o alla proprietà di nessuno; faceva bene ogni cosa; obbediva perfettamente alla legge di Dio e faceva sempre le cose che gli erano gradite. Così, dalla bocca di uno dei malfattori con cui Cristo soffrì, fu dichiarato innocente; quando gli ebrei progettarono, crocifiggendolo con loro, di aver indotto il popolo a credere che egli avesse sofferto per un crimine uguale o superiore al loro

42 Versetto 42. Ed egli disse a Gesù: Signore,

Riconoscendolo come il Messia, il Re dei re e il Signore dei signori; il Signore di tutti, e specialmente della sua chiesa e del suo popolo, e il suo proprio Signore. Così le versioni siriaca e persiana dicono: "mio Signore": tuttavia, egli disse questo per mezzo dello Spirito di Dio, che illuminò il suo intelletto e produsse fede in lui per credere in Cristo; vedi 1Corinzi 12:3 "Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno"; o piuttosto nel tuo regno, come in Matteo 16:28 poiché quest'uomo non solo aveva fede nel regno di Cristo, essendo di natura spirituale, e non di questo mondo, e non venendo con pompa e osservazione esteriori; sotto questo aspetto la sua fede superava quella degli stessi apostoli, che cercavano e aspettavano un regno temporale; e non solo era senza alcun dubbio, o scrupolo, riguardo all'ingresso di Cristo nel suo regno e nella sua gloria dopo la morte, ma aveva conoscenza e fede nella sua seconda venuta, quando il suo regno glorioso sarebbe apparso, o il suo regno sarebbe apparso in gloria; e quando desiderava essere ricordato da lui, gli veniva mostrato il favore, e ne condivideva le glorie e la felicità. Questa era davvero una grande fede da esercitare in Cristo in un momento come questo, quando egli era sotto il più grande biasimo e ignominia; mentre veniva insultato e deriso da ogni sorta di persone; e quando fu abbandonato dai suoi apostoli, e subì un castigo vergognoso, e ora moriva

43 Versetto 43. E Gesù gli disse:

Gesù gli rispose immediatamente, sebbene non dicesse una sola parola all'altro che lo inveisse contro di lui, o alla folla che lo insultava; e gli ha promesso più di quanto avesse chiesto, e prima di quanto si aspettasse

In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso, "nel giardino di Eden"; non il paradiso terrestre, né la chiesa militante, ma il luogo futuro e lo stato della felicità dei santi, sì, il cielo e la gloria eterna, che gli ebrei chiamano spesso con questo nome; vedi Gill in "2Corinzi 12:4" ed è così chiamato, perché, come il paradiso terrestre, o giardino dell'Eden, fu piantato da Dio, così è la gloria celeste del suo provvedere e preparare: come quello era un luogo di delizia e piacere, così qui ci sono piaceri per sempre; Come c'era un fiume in esso, che ne accresceva la delizia e il vantaggio, così qui scorre il fiume dell'amore di Dio, i cui corsi d'acqua rallegrano ora i santi, e sarà un ampio fiume in cui nuotare per tutta l'eternità: come c'era l'albero della vita, con una varietà di altri alberi, sia per diletto che per profitto, così qui, oltre a Cristo, l'albero della vita, che sta in mezzo ad esso, c'è un'innumerevole moltitudine di angeli, e gli spiriti dei giusti resi perfetti: e come gli abitanti di quel giardino erano creature pure e innocenti, così in questo paradiso non entrerà altro che ciò che è giusto, puro e santo: e mentre il principale godimento dell'uomo nell'Eden era la conversazione con Dio e la comunione con lui, la gloria del paradiso celeste risiederà nella comunione con Dio, Padre, Figlio e Spirito, nel contemplare il volto di Dio e nel vederlo così com'è: e questa è la felicità promessa da Cristo al ladrone penitente e credente, che lui dovrebbe essere qui; e non solo, ma con lui qui, che è molto meglio che essere in questo mondo, e di cui nulla può essere più desiderabile: e che, una volta goduto, sarà per sempre: e questo doveva entrare proprio quel giorno; il che dimostra che l'anima di Cristo non discese all'inferno, localmente e letteralmente considerato, o nel "Limbus Patrum", di cui parlano i papisti, per prelevare le anime dei patriarchi, ma appena fu separata dal corpo fu assunta in cielo; e anche, che le anime dei santi defunti sono immediatamente, dopo la loro separazione dal corpo, lì; che è stato il caso di questo meraviglioso esempio della grazia di Dio; e mostra la rapidità dell'anima, o la velocità degli angeli nel condurla lì immediatamente: e questo concorda con il senso dei Giudei, che dicono [[b]], che

Le anime dei padri, o patriarchi, si riposano, e in un attimo entrano immediatamente nei loro luoghi separati, o appartamenti, e non come il resto delle anime; dei quali si dice: Per tutti i dodici mesi l'anima sale e scende (va avanti e indietro), ma le anime dei padri, "immediatamente, dopo la loro separazione", ritornano a Dio che le ha date

Alcuni toglievano il fermo e lo mettevano dopo "oggi", e leggevano le parole così: "Ti dico oggi"; come se Cristo significasse solo il tempo in cui disse questo, e non quando il ladro sarebbe stato con lui in paradiso; il che, oltre ad essere insensato e impertinente, e solo escogitato per servire un'ipotesi, non è conforme al modo abituale di parlare di Cristo, e contrario a tutte le copie e versioni. Inoltre, in uno degli esempi di Beza si legge: "Ti dico che oggi sarai con me", ecc. e così sembrano leggere le versioni persiana ed etiope, che distruggono questa sciocca critica. E poiché questa era una questione di grande importanza, e un esempio di grazia stupefacente, che un peccatore così vile, uno dei principali peccatori, entrasse immediatamente nel regno di Dio, e godesse di una comunione ininterrotta ed eterna con lui e che non ci fosse motivo di dubbio per lui, o per gli altri, Cristo, che è l'"Amen", il testimone fedele, e la verità stessa, lo premette in questo modo: "In verità ti dico"; È la verità, ci si può fidare. Questo esempio di grazia è documentato non per amare l'accidia, l'indolenza, la sicurezza e la presunzione, ma per incoraggiare la fede e la speranza nei peccatori sensibili, nei loro ultimi momenti, e prevenire la disperazione. I papisti fingono di conoscere il nome di quest'uomo; dicono che si chiamasse Disma; e lo considerano un martire, e lo hanno messo nell'elenco dei santi, e lo hanno fissato per il "venticinquesimo" di marzo

(La storia del ladrone penitente è stata talvolta considerata l'episodio più sorprendente, più suggestivo, più istruttivo di tutta la narrazione evangelica. Nella salvezza di uno dei ladri [vitale] [la teologia trova una delle sue migliori dimostrazioni.]

[Il sacralismo è stato confutato,] perché il ladro è stato salvato senza ricorrere al battesimo, alla Cena del Signore, alla chiesa, alle cerimonie o alle buone opere

[Il dogma del purgatorio fu confutato,] perché questo vile peccatore fu istantaneamente trasformato in santo e reso adatto al paradiso indipendentemente dalla sua espiazione personale di un solo peccato

[L'insegnamento dell'universalismo è stato confutato,] perché solo uno di tutti coloro che avrebbero potuto essere salvati è stato salvato. Gesù non disse: "Oggi sarai con me in paradiso", ma "Oggi sarai con me in paradiso".

[La nozione di sonno dell'anima è stata confutata,] perché la chiara implicazione dell'intero incidente è che il ladro redento sarebbe stato in comunione cosciente con il suo Salvatore in paradiso anche mentre il suo corpo si disintegrava in qualche tomba

Inoltre, è dubbio se qualche altro episodio del Vangelo presenti il piano di salvezza in modo più chiaro o semplice. Dott. Charles R. Erdman)

[[b]] Tzeror Hammor, fol. 58. 4

44 Versetto 44. Ed era circa l'ora sesta,

O alle dodici di mezzogiorno; e così la versione etiopica, quando era mezzogiorno; vedi Gill su "Matteo 27:45"

45 Versetto 45. E il sole si oscurò,

Ci fu un'eclissi, che era soprannaturale, essendo ora la luna piena, e durò tre ore, e così totale, da oscurare tutta la terra; e ora la profezia di Amos 8:9 si adempì letteralmente: e il velo del tempio si squarciò in mezzo. La versione persiana la rende "la porta del tempio"; e quindi la versione siriaca, "la faccia della porta del tempio"; vedi Gill su "Matteo 27:51"

46 Versetto 46. E quando Gesù ebbe gridato a gran voce,

Una seconda volta; poiché al primo forte grido, pronunciò queste parole: "Eli, Eli, lama, sabachthani"; e al secondo ciò che segue; vedi Matteo 27:46-50 Vedi Gill su "Matteo 27:46". Vedi Gill su "Matteo 27:47". Vedi Gill su "Matteo 27:48". Vedi Gill su "Matteo 27:49". Vedi Gill su "Matteo 27:50"

egli disse: Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito; non lo Spirito Santo, né la sua natura divina, ma la sua anima umana: perché che avesse un'anima ragionevole, oltre che un vero corpo, è certo; dal fatto che gli è stato attribuito un intelletto, una volontà e un affetto umani; e in verità, senza questo non sarebbe stato un uomo perfetto, né simile a noi; e non avrebbe potuto essere tentato, sopportare dolori e afflizioni e sopportare l'ira di Dio; né avrebbe potuto essere un Salvatore delle anime: ora, proprio mentre stava spirando, mentre faceva della sua anima un'offerta per il peccato, e che offriva a Dio, la affidò alla sua cura e protezione divina; e di godere della sua presenza, durante la sua separazione dal suo corpo, usando le parole del Salmista in Salmi 31:5 e questo dimostra che il suo spirito, o anima, apparteneva a Dio, il Padre degli spiriti, e ora tornava a colui che lo aveva dato; che era immortale, e non morì con il corpo, e fu in grado di esistere in uno stato separato da esso, e andò immediatamente in cielo; tutto ciò che è vero per le anime di tutti i credenti in Cristo; e ciò che la testa morente fece, le membra morenti possono, e dovrebbero, anche affidare le loro anime nelle stesse mani: e detto questo, rese lo spirito; espirò la sua anima, congedò il suo spirito, diede la sua vita, liberamente e volontariamente, e che nessun uomo, o diavolo, avrebbe altrimenti potuto portargli via

47 Versetto 47. Quando il centurione vide ciò che era accaduto,

L'eclissi di sole, le tenebre sulla terra, il terremoto, le rocce squarciate e Gesù spira in un modo così insolito:

ha glorificato Dio; confessando che Cristo era il Figlio di Dio, e dichiarandolo una persona innocente:

dicendo, certamente, che questo era un uomo giusto; libero dalle accuse presentate contro di lui, e ha sofferto ingiustamente; e questo lo concluse da quelle apparizioni insolite, e che considerava come segni del risentimento divino

48 Versetto 48. E tutta la gente che si è radunata a quella vista,

Per vedere l'esecuzione di Gesù; e alcuni di loro potevano essere suoi nemici inveterati, e vennero a insultarlo, e lo insultarono; Molti di questi, anche se non tutti gli individui:

contemplando le cose che sono state fatte; l'eclissi, il terremoto, ecc

percuotevano loro il petto; come consapevoli della colpa, e come timorosi che un terribile giudizio sarebbe caduto su di loro, e sulla loro nazione, per questo peccato di crocifiggere Cristo. La versione persiana dice: "Tornarono indietro, si inginocchiarono e si prostrarono a terra"; come se fossero nel massimo stupore, confusione, paura e terrore:

e tornato; alla città e alle loro case, dove avrebbero potuto riflettere più seriamente e con maggiore compostezza su queste cose

49 Versetto 49. E tutti i suoi conoscenti,

Che erano legati a lui in senso naturale, o in senso spirituale, o entrambi, come sua madre, e il discepolo prediletto Giovanni che erano entrambi presenti, Giovanni 19:26 o coloro che erano a lui noti, e familiari con lui, che assistevano al suo ministero, e spesso conversavano, ed erano intimamente familiari con lui:

e le donne che lo seguivano dalla Galilea; fra i quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo, Giuseppe, Salomè madre dei figli di Zebedeo.

si fermò da lontano; Dalla Croce:

contemplando queste cose; con stupore, così come guardando il loro caro Signore sofferente, con il cuore addolorato e gli occhi che lacrimano

50 Versetto 50. Ed ecco, c'era un uomo di nome Giuseppe,

Vedi Gill su "Matteo 27:57"

un consulente; Marco dice che era un "onorevole"; Era o uno del consiglio del sommo sacerdote, o un membro del grande Sinedrio; vedi Gill su "Marco 15:43"

ed era un uomo buono e giusto; era gentile e benevolo nel suo carattere, e giusto, e retto nella sua vita e nelle sue azioni; un carattere simile è dato di Giuseppe, marito di Maria, la madre del nostro Signore, Matteo 1:19

51 Versetto 51. Gli stessi non avevano acconsentito al loro consiglio e all'azione,

Benché egli fosse con i Giudei, i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani, nel palazzo del sommo sacerdote, essendo uno di quel grande sinedrio; eppure non era d'accordo con loro; né fu suo consiglio e consiglio che mettessero a morte Cristo; era contrario, almeno non vi acconsentì:

era di Arimatea, città dei Giudei; vedi Gill su "Matteo 27:57". Questa clausola nelle versioni siriaca e persiana si trova nel versetto precedente, e segue dopo la menzione del suo nome e del suo ufficio, e dove sembra più naturale;

il quale anch'egli aspettava il regno di Dio; vedi Gill su "Marco 15:43"

52 Versetto 52. Quest'uomo andò da Pilato, ecc.] Marco dice di essere andato "baldanzoso" da lui; vedi Gill su "Marco 15:43"

e mendicò il corpo di Gesù; sapendo che era morto; che potesse seppellirlo, come aggiunge la versione etiope, e impedire che fosse dedotto dai due malfattori, o maltrattato dalla folla

53 Versetto 53. E lui lo tolse,

Dalla croce, con l'aiuto di altri, avendo ottenuto il permesso di Pilato di farlo;

e lo avvolse nel lino; come era usanza degli ebrei nel seppellire i loro morti; vedi Gill su "Matteo 27:59"

e lo depose in un sepolcro scavato nella pietra; tagliato da una roccia; vedi Gill su "Matteo 27:60"

in cui mai prima d'ora era stato posto un uomo; così che non si poteva dire che fosse un altro corpo, e non quello di Cristo, che fu risuscitato dai morti. Questa circostanza, serve a confermare la verità della sua risurrezione

54 Versetto 54. E quel giorno fu la preparazione,

Sia per il sabato, sia per la "Chagigah", o grande festa, che osservavano il quindicesimo giorno del mese, in modo molto pomposo; così che il giorno seguente fu un giorno di festa;

e il sabato si avvicinava, o "risplendeva"; il che è così detto, sebbene fosse sera, a causa delle luci, che erano dappertutto, in ogni casa, accese a quell'ora, e che erano, per le loro tradizioni, obbligati a fare: perché così corrono i loro canoni [[c]];

Tre cose che l'uomo è obbligato a dire in mezzo alla sua casa la sera del sabato, quando è quasi buio: avete voi dato la decima? Vi siete mescolati? (cioè i confini del sabato, i tribunali e il cibo), "accendi la lampada"

Di questo non si poteva in alcun modo fare a meno; poiché così dicono [[d]],

l'accensione della lampada di sabato non è in potere di un uomo (o nella sua libertà), se gli piace può accendere, e se non lo desidera, non può accendere. ma è ciò a cui è obbligato, e ogni uomo e donna sono tenuti ad avere nelle loro case una lampada accesa di sabato; e sebbene non abbia nulla da mangiare, deve mendicare, prendere l'olio e accendere una lampada; poiché questo è incluso nella delizia del sabato. e chi accende, dovrebbe illuminare durante il giorno, prima del tramonto del sole

Di modo che quando queste lampade erano accese dappertutto, prima che il sole tramontasse e venisse il sabato propriamente, si potesse dire che attirava o risplende. D'altra parte, si era soliti chiamare la sera di un giorno qualsiasi con il nome di "luce": così si dice [[e]]:

, alla luce (cioè la notte) del quattordicesimo (del mese "Nisan"), cercano il lievito, ecc

Così che l'evangelista potesse, molto in accordo con il modo di parlare con i Giudei, dire che il sabato era illuminante, o sempre più leggero, sebbene la sera stesse arrivando

[[c]] Misn. Sabbat, c

(2.) Sez. 7

Maimon. Hilch. Sabbat, c

(5.) Sez. 1, 3

[[e]] Misn. Pesachim, c

(1.) Sez. 1

55 Versetto 55. e anche le donne che erano venute con lui dalla Galilea,

Vedi Gill in "Luca 23:49"

seguì dopo; Giuseppe; e quelli che erano con lui, quando portarono il corpo di Gesù, per seppellirlo.

e vidi il sepolcro; notarono che era così, che si trovava nel giardino, affinché lo sapessero e lo ritrovassero.

e come fu deposto il suo corpo; in quale posizione, forma e ordine; e osservò che era solo avvolto in lino, e non unto, o imbalsamato

56 Versetto 56. E tornarono,

Alla città e alle loro case, o a qualcuno di loro;

e spezie e unguenti preparati; poiché l'unzione e l'imbalsamazione del corpo di Cristo, chiamato dai Giudei aromi dei morti; vedi la nota su Marco 16:1

e si riposò il giorno di sabato, secondo il comandamento, in Esodo 20:8-11 non sapendo ancora la sua abolizione, con il resto della legge cerimoniale; e perciò, sebbene avessero comprato e preparato gli aromi e gli unguenti, non li portarono al sepolcro per ungere il corpo con essi, finché il sabato non fu finito; poiché era proibito farlo in giorno di sabato. Si chiede [[f]],

Che cos'è quella cosa che è lecito fare a un uomo vivo, ed è proibita a un uomo morto? Si dice: "Questa è l'unzione"

Anche se altrove [[g]] questo

è consentito; perché così corre una delle loro tradizioni; Fanno tutte le cose necessarie per il morto (cioè in un giorno di sabato), "lo ungono" e lo lavano, solo che non possono muovere un arto di lui

Ma come potesse essere unto e lavato, senza che un arto fosse mosso, non è molto facile da dire, come il suo piede, o la mano, o le sopracciglia, che sono le parti di cui uno dei loro commentatori parla in [[h]]

[[f]] T. Hieros. Sahbat. fol. 12. 2

[[g]] Misn. Sabba. c. 23, sez. 5

[[h]] Bartenora in ib

Commentario del Pulpito:

Luca 23

1 Vers. 1-4. - Il processo davanti a Pilato: primo esame

E tutta la folla si alzò e lo condusse da Pilato. Il Sinedrio aveva ora formalmente condannato Gesù a morte. Tuttavia, le norme romane allora in vigore impedivano loro di eseguire il loro giudizio. Una condanna a morte in Giudea poteva essere inflitta solo a seguito di una decisione del tribunale romano. Il Sinedrio supponeva, e come vedremo giustamente, che il giudizio che avevano pronunciato sarebbe stato rapidamente confermato dal giudice romano. La condanna a morte del Sinedrio era, tuttavia, dal punto di vista ebraico, illegale. Nei casi capitali, la sentenza non poteva essere pronunciata legalmente il giorno del processo. Ma nel caso di Gesù, l'Accusato fu condannato senza l'intervallo legale che avrebbe dovuto essere lasciato tra il processo e la sentenza. Il prigioniero fu quindi immediatamente condotto in fretta davanti al tribunale romano, in modo che la sentenza ebraica potesse essere confermata ed eseguita con tutti gli orrori aggiuntivi che accompagnavano le esecuzioni pubbliche dei Gentili in tali casi di tradimento. Derenbourg Histoire de la Palestine, p. 201 attribuisce l'indebita precipitazione illegale di tutto il procedimento alla schiacciante influenza esercitata nel supremo concilio da Anna e Caifa con i loro amici sadducei, un partito noto per la loro crudeltà e per la loro incredulità. Se i Farisei avessero dominato il Sinedrio in quel frangente, una tale illegalità non avrebbe mai potuto aver luogo. Queste scuse hanno un certo peso, in quanto si basano su fatti storici noti; tuttavia, quando si ricorda l'atteggiamento generale del partito dei Farisei verso Nostro Signore durante la maggior parte del suo ministero pubblico, non si può supporre che l'azione della maggioranza dei Sadducei nel Sinedrio fosse ripugnante, o addirittura contrastata, dall'elemento Fariseo nella grande assemblea. Pilato, Ponzio Pilato, cavaliere romano, doveva la sua alta posizione di Procuratore della Giudea alla sua amicizia con Seiano, il potente ministro dell'imperatore Tiberio, probabilmente apparteneva per nascita o per adozione alla gens dei Ponti. Quando la Giudea divenne formalmente soggetta all'impero con la deposizione di Archelao, Ponzio Pilato, della cui precedente carriera non si sa nulla, per interesse di Seiano, fu nominato a governarla, con il titolo di procuratore, o esattore delle entrate, investito del potere giudiziario. Questo avvenne nel 26 d.C., e mantenne l'incarico per dieci anni, quando fu deposto dal suo ufficio in disgrazia. Sembra che il suo governo della Giudea sia stato singolarmente infelice. Il suo grande mecenate Seiano odiava gli ebrei, e Pilato sembra aver imitato fedelmente il suo potente amico. Sembra che il governatore romano abbia costantemente ferito le suscettibilità del popolo estraneo e infelice su cui era stato posto. Aspre dispute, insulti reciproci derivanti da atti apparentemente inutili di potere arbitrario da parte sua, caratterizzarono il periodo del suo regno. Il suo comportamento nell'unico grande evento della sua vita, quando Gesù fu portato davanti al suo tribunale, illustrerà il suo carattere. Era superstizioso eppure crudele; paura del popolo che voleva disprezzare; infedele allo spirito dell'autorità di cui era legittimamente investito. Nella grande crisi della sua storia, con il misero motivo egoistico di garantire i suoi meschini interessi, lo vediamo abbandonare deliberatamente un Uomo, che sapeva essere innocente, e che sentiva nobile e puro, alla tortura, alla vergogna e alla morte

OMELIE DI W. CLARKSON Vers. 1-3. - Il regno divino.

Profondamente interessante è questo colloquio tra il Nazareno e il Romano, il Prigioniero Ebreo e il Giudice Romano; l'uno allora presentato come un malfattore e ora seduto sul trono del mondo, l'altro allora esaltato sul trono del potere e ora sprofondato nell'abisso della pietà universale, se non del disprezzo universale. «Sei tu un re?» chiede quest'ultimo, con un tono di alta superiorità. «Lo sono», risponde il primo, con un tono di calma e di profonda sicurezza. Che cos'era, dunque, questo regno di cui parlava? Che cos'era quel regno di Dio, quel regno dei cieli, quel "regno della verità" Giovanni 18:37 che egli predisse, che venne in questo mondo e per il quale depose la sua vita? Era la sovranità di Dio su tutte le anime umane. La pretesa di Dio -- che non è fondata sulla prescrizione,sulla forza, ma sulla giustizia -- è la sua pretesa sulla riverenza, l'affetto, l'obbedienza, di coloro che Egli ha creato, preservato, arricchito, che devono a Lui tutto ciò che Egli esige da loro. Per noi, che ci siamo ribellati al suo dominio, questo significa niente di meno che il ripristino della nostra lealtà, e quindi il nostro ritorno alla sua somiglianza e al suo favore così come al suo dominio. Guardiamo

I L'ORIGINALITÀ DELL'IDEAZIONE. Ci gonfiamo dell'originalità delle nostre idee, delle nostre "creazioni". Ma quando la mente dell'uomo ha lanciato sul mare del pensiero umano una concezione come questo regno di Dio? Gli uomini avevano accarezzato l'idea di fondare con la forza un impero di vasta estensione che avrebbe dovuto ottenere l'omaggio e il tributo esteriore di centinaia di migliaia di uomini, e sarebbe durato per molte generazioni. Ma chi ha mai progettato una creazione come questo glorioso "regno dei cieli", un dominio mondiale che abbraccia tutte le anime viventi, esercitato da un Apocalisse invisibile, in cui il servizio del labbro, e anche quello della vita, non avrebbe alcun valore senza l'omaggio del cuore e la volontaria sottomissione dello spirito, caratterizzati da giustizia universale e coronati da abbondante pace e gioia duratura?

II L'IMMENSITÀ DELL'OPERA DA COMPIERE. Che cosa sarebbe infatti implicato nell'istituzione di un regno come questo? Non solo la formazione e il mantenimento di una nuova religione che dovrebbe tenere alta la testa e mantenere il suo corso in mezzo alle fedi circostanti, ma la totale intolleranza e la completa sovversione di ogni altro credo e culto; Lo svuotamento di tutti i templi e di tutte le sinagoghe in ogni lode; la dissoluzione di tutte le venerabili istituzioni religiose che erano radicate nel pregiudizio, fissate negli affetti, impresse nelle abitudini e nella vita degli uomini; significava l'instaurazione nelle convinzioni e nella coscienza dell'umanità di una fede che si scontrava direttamente con tutto il suo orgoglio intellettuale. con tutto il suo egoismo sociale, con tutte le sue potenti passioni

III LA SUA SUBLIMITÀ COME SCOPO E SPERANZA. Non solo per migliorare le circostanze e le condizioni di un paese, o del mondo in generale. Sarebbe stato un nobile proposito; ma questo sarebbe stato piccolo e piccolo in paragone con lo scopo di Gesù Cristo. Il suo punto di vista era quello di eliminare la fonte di ogni povertà, dolore e morte, di "togliere il peccato mediante il sacrificio di se stesso", di fondare nei cuori e quindi nella vita degli uomini un regno di santità, e quindi di vera e duratura beatitudine, di restituire a Dio la sua legittima eredità nell'amore dei suoi figli, e, allo stesso tempo, restituire agli uomini di ogni luogo la loro alta e gloriosa parte nel favore e nell'amicizia, a somiglianza e gloria di Dio. C'è mai stato un piano, una speranza come questa, così divinamente nuova, così magnificamente grande, così inavvicinabilmente sublime? 1. La via per entrare in questo regno è attraverso una fede umile e viva

2. La via per raggiungere i suoi luoghi più alti è il servizio dell'amore sacrificale. Il sentiero che ci porta alla croce è la via al trono

OMELIE di R.M. edgar Vers. 1-25. - Gesù vendicato dai suoi nemici.

Passiamo ora dalla sfera ecclesiastica a quella secolare. L'accusa avanzata nel Sinedrio è una bestemmia; davanti a Pilato ed Erode l'accusa deve essere di sedizione e tradimento. Eppure, tra i suoi nemici senza scrupoli, è disponibile una testimonianza irreprensibile della sua innocenza

I LA TESTIMONIANZA SUSCITATA DA PILATO. Vers. 1-7; L'accusa mossa a Cristo era duplice:

1 divieto di pagare tributi;

2 assunzione di royalty

Ora, la prima parte dell'accusa era totalmente falsa. Gesù, interrogato sul tributo, aveva espressamente consigliato al popolo di "rendere a Cesare ciò che è di Cesare". Non ci poteva essere alcun conflitto di interessi tra l'imperatore e Cristo per quanto riguardava il tributo. Senza dubbio su questo primo punto Pilato ricevette ampia assicurazione che era infondato, Quando, di nuovo, chiese della regalità di Cristo, gli fu detto che la sua regalità non era terrena, ma spirituale. Anche se Pilato non riusciva a comprenderne l'esatto significato, vide abbastanza per assicurargli che si trovava su un piano diverso da quello di Cesare. Perciò Pilato dichiarò la sua innocenza davanti ai suoi accusatori. A questo punto i capi dei sacerdoti e gli scribi si lamentarono che egli istigava il popolo dalla Galilea alla Giudea. Strano lamento, che Gesù stesse risvegliando i suoi simili! Stava dando fastidio a Israele come aveva fatto Elia. Gli uomini hanno un disperato bisogno di un'accusa quando ricorrono a questa, il che significa semplicemente che l'accusato fa sul serio! Appena Pilato viene a sapere della serietà di Cristo in Galilea, chiede se appartiene alla giurisdizione di Erode ed è lieto di consegnarlo per il processo agli Idumei

II LA TESTIMONIANZA RESA DA ERODE. Vers. 8-12; Dobbiamo poi notare come Erode debba inconsciamente testimoniare l'innocenza di Cristo. L'omicida del Battista pensa, ora che Gesù è portato davanti a lui, che gli basta esprimere il desiderio di un miracolo, e sarà soddisfatto. Con sua grande sorpresa e umiliazione non riceve risposta alle sue numerose domande; né le feroci calunnie degli ebrei suscitano dal mansueto Messia una sola parola di mitigazione o difesa. Il trattamento di Erode fu quello di un silenzioso disprezzo. Il malvagio re non meritava altro destino. E la sua unica vendetta fu quella di deridere Cristo e di metterlo a nulla. Così lo rivestirono di una veste come quella che indossavano i sommi sacerdoti, bianca e lucente, indicando subito ciò che fingeva di essere e quanto fosse innocente in realtà. Erode, rimandandolo indietro in questo modo sprezzante, fece capire chiaramente alla mente di Pilato che non aveva più colpa da rimproverare a lui di quanto ne avesse il governatore romano. Questa fu la seconda testimonianza dell'innocenza di Gesù

III LA TESTIMONIANZA IMPLICITA NELLA RICHIESTA DI BARABBA. Vers. 13-19 In nessun modo più chiaro i capi dei sacerdoti avrebbero potuto mostrare l'assoluta infondatezza della loro prima accusa che nel chiedere Barabba a preferenza di Gesù. Qui c'era un vero ribelle, che aveva commesso un omicidio durante l'insurrezione, ed è diventato l'idolo del popolo ebraico. In questo mostrano la loro simpatia per la sedizione. Essi mostrano chiaramente a Pilato che Gesù deve ostacolare in qualche modo i loro disegni sediziosi, altrimenti non avrebbero chiesto a gran voce il suo sangue con tanta premura. Perciò, invece di sostenere la loro accusa contro Gesù, in realtà formulano un'accusa di tradimento contro se stessi. Erano colpevoli; Era innocente. Erano la classe pericolosa; Gesù occupò una regione del tutto estranea agli interessi di Cesare

IV GESÙ SACRIFICATO AL CLAMORE POPOLARE. Vers. 20-25; Non c'è alcuna dimostrazione di giustizia nel condannare Cristo. Ogni accusa contro di lui fallisce, e tutto ciò che si può fare è metterlo a tacere. Se Gesù non sarà crocifisso, Gerusalemme andrà in rivolta. Un emeute non sarà forse peggio della morte di un individuo? E così il governatore mondano, incaricato da Roma di mantenere la pace nella provincia a tutti i rischi, preferisce consegnare gli innocenti alla volontà dei colpevoli piuttosto che sfidare la loro ira. È il clamore che assicura la sua condanna. Il giudice, che dovrebbe essere il protettore dell'innocente, si unisce al popolo per farlo morire. Ahimé! che gli uomini dovrebbero essere così inclini alla pace da essere pronti a sacrificare gli innocenti per assicurarla! Eppure il carattere di nostro Signore non ha mai brillato di una lucentezza così luminosa come quando si sottomise a tali torti. Egli era veramente mite e modesto di cuore quando sopportava così silenziosamente l'ira degli Ebrei e le politiche di Pilato ed Erode che servivano a tempo. Questa amicizia di Erode e di Pilato, che poggia su una comune indifferenza verso Gesù, è l'emblema di quelle tregue mondane che fanno gli uomini che vogliono godere dell'immunità dalle difficoltà; ma non si vestono bene. - R.M.E

2 Ed essi cominciarono ad accusarlo, dicendo: «Abbiamo trovato costui che perverteva la nazione e proibiva di pagare il tributo a Cesare, dicendo che egli stesso era il Cristo Re». Per comprendere perfettamente questa scena dobbiamo leggere il racconto di San Giovanni nel suo diciottesimo capitolo versetto 28 e seguenti. Dal luogo di riunione del Sinedrio, Gesù fu condotto al palazzo di Pilato, il pretoriano. Il governatore romano era evidentemente preparato al caso; poiché la sera prima gli era stata chiesta la guardia che aveva arrestato Gesù nel Getsemani. San Giovanni ci dice che i delegati del Sinedrio non entrarono nella sala del giudizio, "per non essere contaminati; ma perché mangiassero la Pasqua". Pilato, che conosceva bene per la sua esperienza passata quanto ferocemente questi fanatici si risentissero di qualsiasi offesa offerta ai loro sentimenti religiosi, desiderando per i suoi stessi scopi di conciliarli, uscì. Questi Giudei, prima di mangiare la Pasqua, non entravano in alcuna dimora da cui tutto il lievito non fosse stato accuratamente rimosso; naturalmente, questo non era stato il caso del palazzo di Pilato. Il governatore chiede loro, nel racconto di San Giovanni, quale fosse la loro accusa contro l'Uomo. Hanno risposto che avevano tre accuse:

1 aveva pervertito la nazione;

2 aveva proibito che si pagasse un tributo a Cesare;

3 aveva affermato di essere Cristo Re

3 Pilato lo interrogò, dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Pilato poi tornò nella sua sala del giudizio, dove aveva lasciato Gesù, ma prima di tornare indietro non poté resistere a rivolgere una parola ironica agli ebrei accusatori: "Prendetelo e giudicatelo secondo la vostra legge", Giovanni 18:31 al che i Sinedristi risposero che non era permesso mettere a morte nessuno, confessando così pubblicamente lo stato di relativa impotenza a cui erano ora ridotti, e rivelando anche il loro proposito mortale nel caso di Gesù. Pilato, entrato di nuovo nella sala del giudizio, procede ad interrogare Gesù. Le prime due accuse le sorvolò, vedendo chiaramente che erano infondate. Il terzo, però, lo colpì. Sei tu, povero, senza amici, impotente, il Apocalisse di cui ho sentito parlare? Ed egli, rispondendogli, gli disse: "Lo dici tu". San Luca dà solo questo scarno riassunto dell'interrogatorio, in cui il prigioniero Gesù risponde semplicemente "Sì", era il Re. San Giovanni Giovanni 18:33-38] ci dà un resoconto più completo e dettagliato. È più che probabile che Giovanni fosse presente durante l'interrogatorio. Nelle sublimi risposte del Signore, le sue parole esplicative della natura del suo regno, che "non è di questo mondo", colpirono Pilato e lo decisero a dare la risposta che troviamo nel versetto successivo

4 Allora Pilato disse ai capi dei sacerdoti e al popolo: «Non trovo alcuna colpa in quest'uomo». Il romano era interessato al povero prigioniero; Forse lo ammirava a malincuore. Era così diverso dai membri di quell'odiata nazione con cui era stato messo in contatto così familiare; del tutto altruista, nobile con una strana nobiltà, che era del tutto sconosciuta ai funzionari e ai politici della scuola di Pilato; ma per quanto riguarda Roma e le sue vedute fanno abbastanza male. meno. Evidentemente il romano era fortemente contrario a che venissero inflitte dure misure a questo Entusiasta sognatore, poco pratico e generoso, come lui lo riteneva.

Vers. 4-12. - La maestà della mansuetudine, ecc

Bella in ultimo grado, come spettacolo morale, è la vista del mite ma potente Salvatore alla presenza del sovrano umano sprezzante. Ma ci sono molte lezioni che possiamo trarre sulla strada per raggiungere quella scena suggestiva

COME PUÒ DIMOSTRARSI PIETOSA L'AUTORITÀ UMANA! Il povero Pilato, che occupa il suo alto seggio di autorità e di potere, è "spinto dal vento e sballottato", come se fosse una foglia per terra. Egli "non trova alcuna colpa in Gesù" versetto 4, ma non osa assolverlo; Ha paura degli uomini che è lì per governare. Cerca una via di fuga; Alla fine trova il misero espediente di spostare la difficoltà su altre spalle. Ci presenta un oggetto molto pietoso come un uomo che siede sulla sedia dell'ufficio e non osa fare il suo dovere lì. L'autorità spogliata di un coraggio virile e tremante per la paura delle conseguenze è una cosa deplorevole

II QUANTO È DEBOLE LA SEMPLICE VEEMENZA APPASSIONATA! Il popolo, guidato dai sacerdoti, era "il più feroce" versetto 5, insistendo che Pilato non dovesse rilasciare il prigioniero della cui innocenza era convinto. Li vediamo, con l'odio che lampeggia dai loro occhi, indulgere in gesti frenetici di deprecazione e incitamento, gridare a gran voce la condanna del Santo. La loro urgenza, in effetti, ha prevalso per il momento, come spesso accade con la veemenza. Ma in quale terribile e terribile errore li condusse! A quale crimine si affrettavano! Quali terribili problemi sarebbero scaturiti dal loro successo! Come seminavano veramente il vento di cui avrebbero raccolto la tempesta! La serietà è sempre ammirevole; L'entusiasmo è spesso un grande potere per il bene; ma la veemenza appassionata non è altro che una rumorosa debolezza. Non è la presenza di un vero potere; È l'assenza di intelligenza e di autocontrollo. Essa conduce gli uomini ad azioni che hanno un successo momentaneo, ma che si concludono con un fallimento duraturo e con una triste disgrazia

III QUANTO È INFRUTTUOSA LA CURIOSITÀ OZIOSA. Vers. 8, 9 Erode si congratulò troppo presto. Contava di avere una curiosità acuta pienamente soddisfatta; pensava di avere questo Profeta in suo potere, e di poter dare sfogo alla sua peculiare facoltà, qualunque cosa potesse dimostrarsi. Ma non voleva arrivare alla verità, o essere in grado di compiere meglio il suo dovere o servire la sua generazione; e Gesù Cristo rifiutò di servire la sua regale fantasia. Era silenzioso e passivo, anche se spinto a parlare e ad agire. Cristo parlerà ai nostri cuori e lavorerà per il nostro beneficio e la nostra benedizione quando ci avvicineremo a lui con spirito riverente e sincero; ma a una curiosità mondana e irriverente non ha nulla da dire. Deve ritirarsi senza gratificazione, e tornare di nuovo di altro umore

IV QUANTO È INCOSTANTE L'AMICIZIA NON SPIRITUALE! Erode aveva ben poco di cui ringraziare Pilato, in questa occasione; Sembra che abbia scambiato un vile tentativo di eludere il dovere per un segno di rispetto personale o per il desiderio di effettuare una riconciliazione Ver. 12. Un'amicizia che doveva essere rinnovata, e che era stata rattoppata in modo così leggero e su un terreno così sbagliato, non sarebbe durata a lungo e valeva ben poco. L'amicizia che non si costruisce su una conoscenza approfondita e sulla stima reciproca è estremamente fragile e di poco conto. È solo l'attaccamento comune agli stessi grandi principi e all'unico Divino Signore che si lega insieme in legami indissolubili. L'identità dell'occupazione, la somiglianza dei gusti, l'esposizione a un pericolo comune o il possesso di una speranza comune: questa non è la roccia su cui l'amicizia starà a lungo; si basa sul carattere, e sul carattere che si forma da un'intimità intima e personale con l'unico vero Amico dell'uomo

V QUANTO È SBAGLIATO E PERSINO MALVAGIO IL DISPREZZO NON ILLUMINATO! Ver. 11 Del tutto inimmaginabili sono le risate fragorose e l'acuto, basso godimento con cui gli attori hanno affrontato questa miserabile baldanza, questa per noi dolorosa presa in giro. Quanto poco pensavano che colui che insultavano senza pietà era il Apocalisse che egli pretendeva to.be, ed era incommensurabilmente superiore al più alto di tutti! Sbagliato e malvagio è il disprezzo umano. Da allora spesso si è fatto beffe della verità e della sapienza, e ha riversato il suo povero scherno sul capo della santità e della vera nobiltà! Non è solo lo "straniero" che può rivelarsi "l'angelo che si è intrattenuto inconsapevolmente", ma è anche l'uomo che non comprendiamo, che possiamo pensare completamente in torto, che siamo tentati di disprezzare. Molti sono gli schernitori che un giorno vorranno ricevere un grazioso perdono dall'oggetto della loro derisione

VI QUANTO È MAESTOSA LA MANSUETUDINE SPIRITUALE! Ver. 11; Sappiamo bene come il nostro Signore ha sopportato questa prova crudele. "Un uomo silenzioso davanti ai suoi nemici" era lui. Capace in ogni momento di portarli alla massima umiliazione, di trasformare lo sguardo beffardo del trionfo in un volto imbiancato da una paura indicibile, e la brutale risata di scherno in un grido di pietà, rimase senza colpo ferire, senza una parola in suo favore, sopportando come uno che vede l'invisibile e l'eterno. Non c'è niente di più maestoso di una calma sopportazione del torto. Accettare senza contraccambiare il forte colpo della crudeltà, accettare senza risposta l'espressione più acuta e penetrante della falsità, perché la quiete o il silenzio faranno avanzare la causa della verità e del regno di Dio, questo significa essere molto "vicini al trono" sul quale è nostra più alta ambizione essere posti; è quello di adempiere, nel modo più accettabile, il comandamento del mite e maestoso Salvatore quando ci dice: "Seguimi!" - C

5 Vers. 5-12. - Pilato manda Gesù ad essere processato da Erode

Ed essi erano più feroci, dicendo: Egli incita il popolo, insegnando in tutto il mondo giudaico, cominciando dalla Galilea fino a questo luogo. Sentendo la dichiarazione del governatore romano che, secondo lui, il Prigioniero era innocente, i Sinedristi divennero più veementi, ripetendo con maggiore violenza la loro accusa che Gesù era stato per lungo tempo un persistente fomentatore di sedizione, non solo qui in città, ma nei distretti settentrionali della Galilea

6 Vers. 6, 7.Quando Pilato sentì parlare della Galilea, chiese se quell'Uomo fosse un Galileo. E appena seppe che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode, che in quel tempo si trovava anch'egli a Gerusalemme. Ora, Pilato temeva che questi Giudei facessero della sua clemenza verso il prigioniero un motivo di accusa contro di lui a Roma. Pilato aveva dei nemici nella capitale. Il suo mecenate, un tempo potente, Seiano, era appena caduto. Anche il suo passato, ne era ben consapevole, non avrebbe retto a un esame; così, mosso dai suoi vili timori, si astenne dal liberare Gesù secondo ciò che il suo cuore gli diceva essere giusto e retto; eppure non riusciva a convincersi a condannare Colui verso il quale era attratto da un sentimento sconosciuto di riverenza e rispetto. Ma sentendo che Gesù era accusato tra l'altro di fomentare la sedizione in Galilea, pensò di scaricare la responsabilità dell'assoluzione o della condanna sulle spalle di Erode, nella cui giurisdizione si trovava la Galilea. Erode si trovava a Gerusalemme proprio in quel momento, a causa della festa di Pasqua. La sua residenza abituale era Cafarnao

8 Ed Erode, quando vide Gesù, fu grandemente contento, perché desiderava vederlo da molto tempo, perché aveva udito molte cose su di lui, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Si trattava di Erode Antipa, l'uccisore di Giovanni Battista. A quel tempo viveva in aperto incesto con quella principessa Erodiade, riguardo alla quale il Battista aveva inflitto il rimprovero pubblico che aveva portato al suo arresto e alla successiva esecuzione. Godet riassume graficamente la situazione: "Gesù era per Erode Antipa ciò che un giocoliere è per una corte sazia: un oggetto di curiosità. Ma Gesù non si prestò a una parte del genere; non aveva né parole né miracoli per un uomo così disposto, nel quale, inoltre, vedeva con orrore l'assassino di Giovanni Battista. Davanti a questo personaggio, un mostruoso miscuglio di sanguinosa leggerezza e cupa superstizione, mantenne un silenzio che nemmeno l'accusa del Sinedrio ver. 10 poté indurlo a rompere. Erode, ferito e umiliato, si vendicò di questa condotta con disprezzo"

11 Erode con i suoi uomini di guerra lo mise in disprezzo, lo schernì, lo vestì di una veste sontuosa e lo rimandò da Pilato. Lo trattò non come un criminale, ma come un malizioso Entusiasta religioso, degno solo di disprezzo e disprezzo. La "veste sontuosa", più precisamente, "veste luminosa", era un mantello festivo bianco come quello che i re ebrei e i nobili romani indossavano nelle grandi occasioni. Probabilmente era una vecchia veste di stoffa bianca di qualche tipo, ricamata d'argento. Dean Plumptre suggerisce che potremmo azzardarci a rintracciare in questo oltraggio una vendicativa rappresaglia per le parole che il Maestro aveva pronunciato una volta -- con evidente allusione alla corte di Erode -- di coloro che erano vestiti magnificamente. Luca 7:25 Era questo Erode di cui il Signore aveva parlato così recentemente per lui di una rara amarezza: "Va' e di' a quella volpe [letteralmente, 'volpe'] Erode". Luca 13:32

12 E lo stesso giorno Pilato ed Erode divennero amici insieme. Questa unione di due nemici così acerrimi nella loro inimicizia contro Gesù colpì evidentemente la Chiesa primitiva con triste meraviglia. Vi si fa riferimento nel primo inno registrato della Chiesa di Cristo. Atti 4:27 Quante volte la strana e triste scena è stata riprodotta da allora nella storia del mondo! Uomini mondani apparentemente inconciliabili si incontrano in amicizia quando si presenta l'opportunità di ferire Cristo!

13 Vers. 13-25. - Il Signore viene processato di nuovo davanti a Pilato, che vuole liberarlo, ma, troppo persuaso dai Giudei, lo consegna per essere crocifisso

Vers. 13-16. - E Pilato

. disse loro

, ecco, io

. non ho trovato alcuna colpa in quest'uomo

. No, e nemmeno Erode:

. Ecco, nulla di degno di morte gli è stato fatto, ma è stato reso più accuratamente da lui. Questo fu il deliberato giudizio del Romano pronunciato pubblicamente. La decisione allora annunciata, che lo avrebbe flagellato vers. 16, fu singolarmente ingiusta e crudele. Pilato sottopose positivamente un Uomo che aveva dichiarato innocente all'orribile punizione della flagellazione, solo per soddisfare il clamore dei Sinedristi, perché temeva ciò di cui lo avrebbero accusato a Roma, dove sapeva di avere dei nemici! Egli pensò, a torto come si rivelò, che la vista di Gesù dopo aver subito questa terribile e vergognosa punizione avrebbe soddisfatto, forse sciolto in pietà, i cuori di questi suoi irrequieti nemici

16  Compromesso colpevole.

Due volte vedi ver. 22; Pilato fece questa offerta ai Giudei. Avrebbe castigato Gesù e lo avrebbe liberato; li avrebbe così gratificati mettendo l'oggetto del loro odio al dolore e all'umiliazione, e avrebbe soddisfatto la propria coscienza salvando un uomo innocente dall'ultimo estremo. Era un compromesso povero e colpevole quello che proponeva come soluzione. Se Gesù era colpevole come si diceva che fosse, meritava di morire, e Pilato aveva il dovere di condannarlo a morte; Se fosse stato innocente, certamente non avrebbe dovuto essere sottoposto alla denuncia e all'agonia della flagellazione. Era un tentativo codardo e ignobile di salvarsi a spese della giustizia pubblica o individuale. I compromessi sono di natura molto diversa. Ci sono compromessi che sono

HO SOLO, E QUINDI ONOREVOLE. Due uomini d'affari hanno pretese l'uno contro l'altro, e uno non può convincere l'altro con l'argomento; Si propone di regolare le rispettive pretese con un compromesso, acconsentendo ciascuno a rinunciare a qualcosa, la concessione dell'uno è presa come un giusto equivalente a quella dell'altro: questo è onorevole per entrambi. Molto probabilmente il risultato è che ogni uomo ottiene ciò che gli è dovuto, e salva entrambi dalla miseria e dalle spese del contenzioso, e preserva la buona volontà e persino l'amicizia

II SAGGIO, E QUINDI LODEVOLE. Una società -- può essere di carattere distintamente religioso -- è divisa dai suoi membri che hanno opinioni opposte. Alcuni sostengono una strada, altri ne sollecitano un'altra. Si suggerisce l'idea di adottare un terzo corso, che includa alcune caratteristiche dei due; Non c'è alcun principio serio, è solo una questione di procedura, una questione di opportunità. Allora probabilmente si scoprirà che è saggio di quella società accettare il compromesso proposto. Ognuno dei presenti ha il doppio vantaggio di assicurarsi qualcosa che approva, e ciò che è veramente meglio, se solo si potesse realizzare quello di cedere qualcosa ai desideri o alle convinzioni di altre persone

III COLPEVOLE, E QUINDI CONDANNABILE. Tale era quello del testo. Da allora ne sono stati innumerevoli altri. Sono colpevoli tutti coloro che vengono colpiti:

1. A spese della verità. L'insegnante della verità divina può portare la sua dottrina al livello della comprensione dei suoi ascoltatori; Egli può far conoscere le grandi verità della fede "in molte parti" πολυμερως; ma non può, per "piacere agli uomini", distorcere o negare la verità vivente di Dio. Se lo fa, si mostra indegno del suo ufficio e si espone alla severa condanna del suo Divino Maestro

2. A spese della giustizia. Per quanto possiamo essere ansiosi di preservare l'armonia esteriore, non possiamo, per amore della pace, fare torto a nessuno; non può infangare il suo carattere, ferire le sue prospettive, ferire il suo spirito. Piuttosto che farlo, dobbiamo affrontare la tempesta e guidare la nostra corteccia nel miglior modo possibile

3. A scapito del rispetto di sé. Se Pilato fosse stato meno indurito di quanto probabilmente fosse, meno abituato a infliggere dolore e vergogna umana, sarebbe tornato all'interno della sua casa vergognandosi di se stesso, pensando alla scena lacerante che seguì immediatamente quella beffa di un processo. Se non possiamo cedere senza infliggere alla nostra anima una vera ferita spirituale, senza fare o lasciare incompiuta un'azione il cui ricordo non solo ci farà vergognare, ma ci indebolirà, allora non dobbiamo compromettere la questione in discussione. Dobbiamo raccontare la nostra storia, qualunque essa sia; dobbiamo fare la nostra mozione, chiunque possa offendere; dobbiamo camminare dritti sulla strada della rettitudine, sulla via dell'umanità

17 Poiché per necessità deve liberarne uno a loro durante la festa.Probabilmente, però, prima che la flagellazione fosse inflitta, il tentativo di liberare Gesù secondo un'usanza appartenente a quella festa fu fatto da Pilato. Sappiamo che fallì, e un ladro condannato chiamato Barabba fu preferito dal popolo. Le autorità più antiche omettono questo versetto 17. Probabilmente è stato introdotto in un periodo precoce in molti manoscritti di San Luca come marginale. glossa, come dichiarazione esplicativa basata sulle parole di Matteo 27:15 o di Marco 15:6. Come usanza ebraica, non è mai menzionato se non in questo luogo. Tale liberazione era un incidente comune di un Lectisternium latino, o festa in onore degli dei. I Greci avevano un'usanza simile alla Tesmoforia. Probabilmente fu introdotto a Gerusalemme dalla potenza romana

18 Vers. 18, 19.E tutti gridarono, dicendo: Togliti via quest'uomo, e liberaci Barabba che per una certa sedizione fatta in città, e per omicidio, era in prigione . Barabba, la cui liberazione era stata chiesta dal popolo su istigazione degli uomini influenti del Sinedrio, era un notevole leader in uno degli ultimi movimenti insurrezionali così comuni in quel tempo. San Giovanni lo definisce un ladro; questo descrive bene il carattere dell'uomo; un capo bandito che ha portato avanti la sua carriera illegale sotto il velo del patriottismo. ed è stato sostenuto e protetto di conseguenza da molte persone. Il significato del suo nome Bar-Abbas è "Figlio di un padre famoso ", o forse Bar-Rabbas, "Figlio di un famoso rabbino". Una curiosa lettura è allusa da Origene, che inserisce prima di Barabba la parola "Gesù". Tuttavia, non appare in nessuna delle autorità più antiche o più affidabili. Gesù era un nome comune a quel tempo, ed è possibile che "quando Barabba fu condotto fuori, i Romani, con un certo disprezzo, chiesero al popolo chi preferivano: Gesù Bar-Abbas o Gesù che è chiamato Cristo!" Farrar.. Che questa lettura sia esistita in tempi molto antichi è indiscutibile, e Origene, che la nota in modo speciale, approva la sua omissione, non per motivi critici, ma per motivi dogmatici

23 Ed essi si fecero subito a gran voce, chiedendo che egli fosse crocifisso. Il governatore romano scoprì ora che tutti i suoi stratagemmi per liberare Gesù con il consenso e l'approvazione degli ebrei erano infruttuosi. Dopo che il clamore che aveva portato alla liberazione di Barabba fu cessato, il terribile grido: "Crocifiggilo!" si levò tra quella folla volubile. Pilato era deciso a mettere in pratica la sua minaccia di flagellare gli innocenti. Questo potrebbe soddisfarli, forse eccitare la loro pietà. Qualcosa gli sussurrò che sarebbe stato saggio se si fosse astenuto dal macchiare la sua vita con il sangue di quello strano e tranquillo Prigioniero

San Luca omette qui la "flagellazione", il finto omaggio dei soldati, la veste scarlatta e la corona di spine; l'ultimo appello alla pietà quando Pilato produsse il pallido e sanguinante Sofferente con le parole: "Ecce Homo!", l'ultimo solenne colloquio di Pilato e Gesù, riferito da San Giovanni; il prolungato clamore del popolo per il sangue dei senza peccato. "Poi consegnò Gesù alla loro volontà" ver. 25. Vedi Matteo 27, mr 15, e Giovanni 19 , per questi dettagli, omessi in San Luca]

Tra i dettagli omessi, il brano più importante in relazione alle "ultime cose" è la recita di San Giovanni dell'esame di Gesù da parte di Pilato nel Pretorio. Nessuno dei Sinedristi o degli ebrei rigorosi, abbiamo notato, era presente a questi interrogatori. Essi, leggiamo, non entrarono nella sala del giudizio di Pilato, per timore di essere contaminati, e quindi di essere preclusi dal mangiare il banchetto della Pasqua

San Giovanni, tuttavia, che sembra essere stato il più intrepido degli "undici", e che oltre ad aver evidentemente avuto amici tra gli ufficiali del Sinedrio, era chiaramente presente a questi esami. Anche lui, lo sappiamo, aveva mangiato la sua Pasqua la sera prima, e quindi non aveva da temere alcuna contaminazione

Si è già accennato ai primi interrogatori, nel corso dei quali Pilato pose la domanda: "Sei tu re?" e fu fatta la famosa riflessione del romano: "Che cos'è la verità?". Seguì poi l'"invio a Erode", il ritorno del Prigioniero da Erode; l'offerta di liberazione, che si concluse con la scelta da parte del popolo di Barabba. Seguì la flagellazione del prigioniero Gesù

Questa è stata una punizione orribile. Il condannato veniva solitamente spogliato e legato a una colonna o a un palo, e poi flagellato con folle di cuoio con palle di piombo o punte acuminate

Gli effetti, descritti dai Romani e dai cristiani nei "Martiri", furono terribili. Non solo i muscoli della schiena, ma anche il petto, il viso, gli occhi, erano strappati; Le viscere stesse erano messe a nudo, l'anatomia era esposta e il sofferente, in preda alle convulsioni per la tortura, veniva spesso gettato in un mucchio di sangue ai piedi del giudice. Nel caso di nostro Signore questa punizione, sebbene non procedesse alle terribili conseguenze descritte in alcuni dei "Martirologi", deve essere stata molto severa: ciò è evidente dal suo sprofondare sotto la croce, e dal breve tempo trascorso prima della sua morte su di essa. "Recenti indagini a Gerusalemme hanno rivelato quale potrebbe essere stata la scena della punizione. In una camera sotterranea, scoperta dal capitano Warren, su quello che il signor Fergusson ritiene essere il sito di Antonia -- il pretorio di Pilato -- si trova una colonna tronca, che non fa parte della costruzione, perché la camera è a volta sopra il pilastro, ma proprio un pilastro a cui i criminali sarebbero legati per essere flagellati" Dr. Westcott

Dopo la crudele flagellazione vennero le beffe da parte dei soldati romani. Gettarono sulle spalle strappate e maciullate uno di quei mantelli scarlatti indossati dai soldati stessi, una grossolana presa in giro del mantello regale indossato da un generale vittorioso. Premevano sulle sue tempie una corona o una ghirlanda, imitando ciò che probabilmente avevano visto indossare dall'imperatore sotto forma di corona d'alloro: la corona d'alloro di Tiberio era visibile sulle sue braccia Svetonio, 'Tiberio', c. 17. La corona è stata fatta, come vuole un'antica tradizione, con lo Zizyphus Christi, la nucca degli arabi, una pianta che si trova in tutte le zone più calde della Palestina e nei dintorni di Gerusalemme. Le spine sono numerose e affilate, e i ramoscelli flessibili ben adattati allo scopo Tristram, 'Storia naturale della Bibbia', p. 429. "Le rappresentazioni nei grandi quadri dei pittori italiani si avvicinano probabilmente molto alla verità" 'Commento dell'oratore'

Nella sua mano destra gli misero una canna per simulare uno scettro, e davanti a questa triste e triste Figura "piegarono il ginocchio, dicendo: Salve, re, dei Giudei!"

Hase Geschichte Jesu, p. 573 è persino spinto a dire: "C'è un certo conforto nel fatto che, anche in mezzo alla derisione, la verità si è fatta sentire. Erode riconosce la sua innocenza da una veste bianca; i soldati romani hanno dato la sua regalità con lo scettro e la corona di spine, e questa è diventata la più alta di tutte le corone, come si conviene, essendo la più meritoria"

Fu allora e così che Pilato condusse Gesù davanti ai Sinedristi e al popolo, mentre essi gridavano nella loro furia irragionevole: "Crocifiggilo!", mentre il Romano, in parte tristemente, in parte sprezzantemente, in parte pietosamente, mentre indicava il Sofferente silenzioso al suo fianco, pronunciò "Ecce Homo!"

Ma i nemici di Gesù erano spietati. Continuavano a gridare: "Crocifiggilo!" e quando Pilato esitava ancora a portare a termine il loro sanguinario proposito, aggiunsero che "secondo la loro Legge doveva morire, perché si è fatto Figlio di Dio".

Per tutta la durata delle emozionanti scene di quella mattina Pilato aveva visto che qualcosa di strano e misterioso apparteneva a quell'Uomo solitario accusato davanti a lui. Il suo contegno, le sue parole, il suo stesso sguardo, avevano impressionato il romano con un singolare timore reverenziale. Poi arrivò il messaggio di sua moglie, che gli raccontava il suo sogno, avvertendo suo marito di non avere nulla a che fare con quell'Uomo giusto. Tutto sembrava sussurrargli: "Non permettere che quello strano, innocente prigioniero sia fatto a morte: non è quello che sembra". E ora il fatto, apertamente pubblicato dagli ebrei furiosi, che il povero accusato rivendicava un'origine divina, aumentava il timore reverenziale. Chi dunque aveva flagellato?

Pilato ritorna ancora una volta nella sua sala del giudizio e dice a Gesù, stando di nuovo davanti a lui: "Di dove sei?"

Il risultato di quest'ultimo interrogatorio, San Giovanni Giovanni 19:12] si riassume brevemente nelle parole: "Da allora in poi Pilato cercò di liberarlo"

I Sinedristi e i loro strumenti ciechi, la moltitudine volubile e vacillante, quando percepirono l'intenzione del governatore romano di liberare la loro Vittima, cambiarono tattica. Essi rinunciarono più a lungo a sostenere le vecchie accuse di bestemmia e di trasgressione indefinita, e si appellarono solo ai vili timori di Pilato. Il Prigioniero sosteneva di essere un Re. Se il luogotenente dell'imperatore lasciava libero un tale traditore, ebbene, quel luogotenente non era assolutamente amico di Cesare!

Una tale supplica che il Sinedrio usava davanti a un tribunale romano, per chiedere che fosse inflitta la morte a un ebreo perché aveva offeso la maestà di Roma, era una profonda degradazione; ma il Sinedrio conosceva bene il carattere del giudice romano con cui avevano a che fare, e calcolavano giustamente che i suoi timori per se stesso, se adeguatamente suscitati, avrebbero fatto pendere la bilancia e assicurato la condanna di Gesù. Avevano ragione

24 E Pilato pronunciò che fosse come si chiedeva. Questo riassume il risultato dell'ultima carica del Sinedrio. I timori egoistici di Pilato per se stesso sopraffecero ogni senso di riverenza, timore e giustizia. Non ci furono ulteriori discussioni. Bar-Abbas fu liberato e Gesù fu consegnato alla volontà dei suoi nemici

Il personaggio di Pilato.

È vero che l'opinione di Pilato riguardo a Gesù di Nazaret era davvero molto diversa da quella dei suoi accusatori; ma non immaginava che sarebbe stato a quel povero Prigioniero sofferente che avrebbe dovuto tanta immortalità quanto deve godere. Eppure è così; è solo perché siamo discepoli di Gesù Cristo che ci preoccupiamo di chiedere chi e cosa era Pilato. Egli non è altro che l'oro sull'altare. Considerando gli elementi del suo carattere, notiamo:

CHE ERA IN POSSESSO DI ENERGIA E INTRAPRENDENZA. Difficilmente avrebbe raggiunto il posto che occupava, o l'avrebbe mantenuto così a lungo, se non avesse avuto queste due qualità nel suo carattere

II CHE NON ERA PRIVO DI DISCERNIMENTO SPIRITUALE. È chiaro che fu molto colpito da tutto ciò che vide di Gesù. La calma, la pazienza e la nobiltà di nostro Signore suscitarono da Pilato un sincero rispetto. C'era un'ammirazione genuina nel suo cuore quando condusse fuori il Divino Sofferente ed esclamò: "Ecco l'Uomo!" Era colpito, e persino intimorito, dalla grandezza morale di cui era testimone, e può anche essere stato mosso a pietà

III CHE LA SUA MONDANITÀ AVEVA LOGORATO LA SUA FEDE. Probabilmente aveva avuto le sue visioni, in tempi precedenti, della sacralità e della supremazia della verità; Aveva assecondato la sua idea di ciò che era moralmente buono e sano, più desiderabile delle ricchezze, più da perseguire dell'onore o dell'autorità. Ma una vita di mondanità gli aveva fatto male ciò che avrebbe fatto a tutti i suoi devoti: aveva corroso la sua fede iniziale; aveva fatto sciogliere e scomparire le sue idee più belle e i suoi propositi più nobili; Aveva lasciato il suo spirito "nudo ai suoi nemici", senza alcuna fede sicura in nessuno o in nulla. "Rendere testimonianza alla verità". «Che cos'è la verità?», chiede il povero scettico, la cui anima era vuota di ogni fiducia che sostenesse, di ogni speranza nobilitante

IV CHE ERA VENUTO A SUBORDINARE LA GIUSTIZIA ALLA POLITICA. Quel prigioniero tra le mani era innocente: di questo era ben certo. Non lo avrebbe condannato a una morte crudele a meno che non fosse stato costretto a farlo. Ma non deve spingere troppo in là la sua preferenza per la giustizia. Non deve mettere seriamente in pericolo la propria posizione; Non deve mettere un freno al potere dei suoi nemici. No; Piuttosto, questo Puro e Santo dev'essere flagellato, deve anche morire di morte. Mentre il processo procede, sembra che stia suscitando una fortissima ostilità verso se stesso. Lasciate che il pover'uomo vada, dunque, al suo destino; Un altro atto di ingiustizia, per quanto deplorevole in sé, non farà molta differenza. "E Pilato pronunciò che avvenisse come essi chiedevano"

APPLICAZIONE.

1. Le circostanze esteriori dimostrano molto poco. È il giudice che ora compatiamo; è il prigioniero legato e schiaffeggiato, maltrattato e calunniato che ora onoriamo ed emuliamo

2. La vera forza è nella giustizia e nell'amore. L'ingiustizia e l'egoismo, nella persona di Pilato, ricorrevano a cambiamenti e espedienti, e oscillavano continuamente tra l'obbligo e l'interesse personale. L'integrità impeccabile e l'amore abbondante per l'uomo, nella persona di Gesù Cristo, non vacillarono un istante, ma perseguirono il loro santo e grazioso proposito attraverso il dolore e la vergogna. La politica prevale per pochissimo tempo; Torna al suo palazzo, ma la sua fine è l'esilio e il suicidio. La povertà e l'amore attraversano le profonde tenebre della terra fino alla gloria senza ombra dei cieli. - C

26 Vers. 26-32. - Sulla strada per il Calvario. Simone il Cireneo. Le figlie di Gerusalemme

E mentre lo portavano via. Plutarco ci dice che ogni criminale condannato alla crocifissione portava la propria croce. Davanti a lui era portata, o altrimenti appesa al suo collo, una tavoletta bianca, sulla quale era scritto il crimine per il quale aveva sofferto. Forse questo era ciò che fu poi apposto sulla croce stessa. Simone, un cireneo. Cirene era una città importante del Nord Africa, con una grande colonia di ebrei residenti. Questi ebrei cirenei avevano una sinagoga tutta loro a Gerusalemme. È probabile che Simone fosse un pellegrino pasquale. San Marco ci dice che era il padre di "Alessandro e Rufo"; evidentemente, dalla sua menzione di loro, queste erano persone notevoli nella Chiesa cristiana primitiva. Molto probabilmente il loro legame con i seguaci di Gesù risaliva a questo incidente sulla strada per il Calvario. Uscire dal paese. Probabilmente era uno dei pellegrini alloggiati in un villaggio vicino a Gerusalemme, e incontrò la triste processione mentre entrava in città per recarsi al tempio. Su di lui posero la croce. Nostro Signore era indebolito dai problemi e dall'agitazione della notte insonne e, naturalmente, era debole e completamente esausto per gli effetti della terribile flagellazione. La croce utilizzata per questa modalità di esecuzione era

1 o la Cruz decussata X, quella che è solitamente conosciuta come croce di Sant'Andrea; o

2 la Cruz commissa T, la croce di Sant'Antonio; o

3 la croce romana ordinaria †, Cruz immissa. Nostro Signore ha sofferto per la terza descrizione, la croce romana. Questo consisteva di due pezzi, uno perpendicolare staticulum, l'altro orizzontale antenna. Verso la metà del primo era fissato un pezzo di legno sedile, sul quale riposava il condannato. Questo era necessario, altrimenti, durante la lunga tortura, il peso del corpo avrebbe lacerato le mani, e il corpo sarebbe caduto. La croce non era molto alta, appena il doppio dell'altezza di un uomo comune. Chiodi forti venivano conficcati nelle mani e nei piedi. La vittima di solito viveva circa dodici ore, a volte molto di più. Le agonie patite dai crocifissi sono state così riassunte: "La febbre che ben presto si fece sentire produsse una sete ardente. L'aumento dell'infiammazione delle ferite alla schiena, alle mani e ai piedi; la congestione del sangue nella testa, nei polmoni e nel cuore; il gonfiore di ogni vena, un'oppressione indescrivibile, dolori lancinanti alla testa; la rigidità degli arti, causata dalla posizione innaturale del corpo; -questi tutti si unirono per fare la punizione, nel linguaggio di Cicerone 'In Verr.,' 5:64, crudelissimum teterrimumque supplicium. Fin dall'inizio Gesù aveva predetto che quella sarebbe stata la fine della sua vita"

La costrizione e l'invito; i metodi umani e divini.

Qui abbiamo un'illustrazione di

I VIOLENZA UMANA. "Presero" un certo Simone, e "lo costrinsero" Matteo 27:32] a portare la sua croce. Che diritto avevano questi soldati romani di costringere questo straniero al loro servizio? Che diritto avevano su di lui? Con quale legge di rettitudine lo arrestarono mentre entrava in città, e insistettero perché portasse un peso e andasse dove non voleva? Cosa li giustificò a mettergli le mani addosso e a imporre violentemente questo servizio? Assolutamente nessuna; Niente di niente. Era solo un altro esempio della mancanza di scrupoli del potere umano. Così è stato dappertutto e sempre. Lasciate che gli uomini sentano di avere il dominio, che la loro è la mente più potente, la volontà più ferma, la mano più forte, e non chiederanno permesso, non consulteranno alcuna legge, non saranno trattenuti da alcuna considerazione di coscienza. La storia dell'uomo, dove non è stata sotto una speciale direzione divina, è stata la storia dell'affermazione della forza sulla debolezza; Questo è stato il corso della vita nazionale, tribale, familiare, individuale. L'uomo forte, ben armato, ha "afferrato" l'uomo debole e gli ha imposto un peso da portare. Ha praticamente detto: "Posso comandare il tuo lavoro, servimi; Se ti rifiuti di farlo, pagherai una pena di mia scelta". Violenza umana

1 è essenzialmente ingiusto, perché non si basa su alcuna pretesa che possa essere propriamente chiamata così;

2 è stato trovato spudoratamente spietato;

3 è stato gradualmente, anche se lentamente, sottoposto al grande dominio di Cristo; Matteo 7:12

4 è destinato nel tempo a far posto al governo della giustizia

II PERSUASIVITÀ DIVINA. Dio non ci costringe a servirlo. Egli può, infatti, scavalcare tutte le cose in modo così saggio da far sì che la vita deliberatamente negatagli o l'azione diretta contro di lui ad esempio l'atto di tradimento di Giuda contribuiscano alla questione finale; ma non costringe l'anima individuale a servirlo. Gesù Cristo non ci costringe a servirci. È vero che i suoi inviti hanno l'autorità di un comando; ma i suoi comandi hanno la dolcezza degli inviti

1. Ci invita ad avvicinarci a lui e a cercare il suo favore. "Venite a me, voi tutti che lavorate" non è un comandamento severo; È un invito molto cortese. "Chiunque crede in me ha vita eterna" non è un'ingiunzione perentoria; È un annuncio gradito e generoso. E se è vero che Cristo dice: "Seguimi!" è anche vero che non costringe nessuno a entrare in sua compagnia; Egli fa appello alla nostra coscienza e alla nostra convinzione; Non avrà al suo servizio nessuno che non acconsenta liberamente e con tutto il cuore a venire

2. Egli ci influenza benignamente, affinché possiamo vedere e seguire la vera luce. Paolo, infatti, parla di Cristo come di un "catturatore", o che lo afferra. Ma questo si riferiva alla manifestazione molto eccezionale della sua potenza divina, e il linguaggio è fortemente figurativo. Lo Spirito di Dio illumina la nostra comprensione e influisce sul nostro cuore; Ma non ci costringe a decidere senza il consenso della nostra volontà. In ultima istanza dobbiamo "scegliere la vita" o la morte

3. Egli ci chiama a un discepolato completo seguendolo come uno che ha portato una croce. Luca 9:23 ; Matteo 16:24 Egli ci fa sapere che non incontreremo la piena approvazione dell'iride se non porteremo la croce dopo di lui, se non lo seguiremo nel sentiero dell'amore sacrificale. Ma c'è la più vera gentilezza, sia di sostanza che di maniera, in questa sua urgente sfida

4. Egli ci promette qui il riposo interiore, e una grande ricompensa nell'aldilà, se ascoltiamo la sua voce e lo seguiamo così. Tra la costrizione umana e l'invito divino o la costrizione divina, c'è un'ampiezza eccessiva: l'una è una tirannia intollerabile; l'altro è la rettitudine essenziale, e introduce alla vera libertà, al riposo spirituale, alla gioia duratura. - C

Vers. 26-46. - Il misericordioso Salvatore sulla croce

Consegnato alla volontà degli Ebrei dall'indecisione di Pilato, Gesù accetta la croce e procede sotto il suo peso schiacciante verso il Calvario. Ma vedendolo svenire sotto di essa, spingono Simone il Cireneo a prestare servizio, ed egli ha l'eterno onore di portare l'estremità della trave dietro a Gesù. Così è in tutti i fardelli della vita: l'estremità più pesante di essi è portata dal Maestro comprensivo, mentre l'estremità più leggera egli permette al suo popolo di portarla dietro di sé. E qui dobbiamo notare

I LA SUA CONSIDERAZIONE PER LE FIGLIE PIANGENTI DI GERUSALEMME. Vers. 27-31; Vittima della crudeltà di Roma, ha ottenuto la simpatia di molte donne in lacrime. Vedono nella sua morte la partenza del loro migliore Amico terreno. È il momento del loro dolore più profondo. Ma Gesù dice loro di riservare le lacrime per se stessi. Questa sua morte porterà inevitabilmente alla distruzione di Gerusalemme e alle terribili calamità della nazione. Questi saranno molto più deplorevoli di qualsiasi dolore attraverso il quale egli sta per passare. Perché, allora, li invita a piangere? Manifestamente affinché il loro pentimento tempestivo possa garantire loro di sfuggire alle afflizioni che stanno così sicuramente arrivando sulla terra. Ma l' atteggiamento di Gesù che dimentica se stesso è sicuramente molto istruttivo. Non pensa a se stesso, ma al loro caso difficile, anche se nel suo cammino verso la croce. È la più perfetta considerazione per il benessere degli altri, e la più bella dimenticanza del proprio, che egli qui mostra

II FU ANNOVERATO TRA I TRASGRESSORI. Vers. 32, 33; C'era qualcosa di particolarmente sprezzante nella disposizione di Gesù tra due criminali notevoli. Erano ladri, forse erano stati compagni di Barabba. Avevano commesso, molto probabilmente, un omicidio durante l'insurrezione, cosicché la croce era il giusto fine di tali carriere. Ma annoverare Gesù, l'innocente, con loro, fare di lui uno con i più grandi criminali allora disponibili, era diabolico! Eppure non protesta. Anzi, è disposto ad essere identificato in questo modo per poter salvare anche uno solo dei suoi associati. Eppure, questa disposizione, che lo annoverava tra i trasgressori, non è semplicemente l'espressione esteriore del grande fatto che è il fondamento della nostra salvezza?Se Gesù non avesse assunto volontariamente la posizione di sostituto, e non si fosse identificato con i peccatori, non saremmo mai stati redenti

III INTERCESSIONE DALLA CROCE. Ver. 34 È stata l'ignoranza da parte di molti che ha portato a questo grande crimine, ma l'ignoranza colpevole. Avrebbero dovuto saperlo meglio. Avevano bisogno di perdono per questo. Sono loro i soggetti della sua intercessione. Prega. "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". Non c'era mai stato un tale spirito di perdono manifestato dall'inizio del mondo. Non c'è da meravigliarsi che le scene di morte abbiano assunto sempre una nuova aureola e che i martiri siano stati in grado, nonostante le sofferenze, di perdonare i loro assassini e di intercedere per la loro salvezza! Era la gloria della pazienza che si manifestò sulla croce

IV L'ACCUSA DI AUTO-NEGLIGENZA. Vers. 35-38; Mentre camminano intorno alla croce nel loro egoismo, gli ebrei accusano Gesù di negligenza in se stesso. Aveva salvato gli altri, ma ora non cerca di salvare se stesso. Se solo dimostrasse di sapersi prendere cura del "numero uno", crederebbero in lui. Certamente abbiamo qui l'autorivelazione del mondo. Il mondo crede nei capi egoisti ed egoisti degli uomini. Si crede in un Napoleone o in un Cesare disposto a sacrificare milioni di uomini per soddisfare la sua ambizione, almeno per un po'! Ma Gesù, che si sacrifica, viene deriso. Eppure, alla fine, la regalità del Salvatore che si sacrifica viene riconosciuta. Il vero Apocalisse dei Giudei è colui che ha potuto dare la sua vita per i suoi sudditi, e così redimerli

V IL PRIMO RICONOSCITORE DELLA REGALITÀ DI CRISTO. Vers. 39-43; Uno, nel vasto gruppo, tuttavia, vede sotto la superficie e riconosce la sovranità del sacrificio di sé. All'inizio, insultando Cristo, era arrivato a vedere, sotto l'aspetto mite del Salvatore, il vero spirito regale. Perciò cambia schieramento, comincia a rimproverare l'altro malfattore che continua le sue maledizioni empie, e poi implora silenziosamente il Signore di ricordarsi di lui quando verrà nel suo regno. Il povero ladro, che forse aveva combattuto sotto qualche falso Messia, e sapeva quali fossero le speranze ebraiche, crede che questo mite e sofferente sulla croce accanto a lui verrà ancora nel suo regno. Quando quell'avvento ci sarà, non lo sa. Ma anche in un tempo lontano sarà bene per lui essere ricordato da lui. Così prega, e gli viene esaudito. Ma "A. "Giorno sarai con me in Paradiso", è la benedetta speranza posta davanti a lui. Il paradiso fa parte del suo regno, e il ladro morente sarà con Gesù nei suoi pacifici pergolati quello stesso giorno. Che speranza essere aperta al moribondo! Quale conforto gli ha dato, e che dovrebbe dare a noi!

VI IL COMPIMENTO. Vers. 44-46; Dopo che questi preliminari sono stati risolti, inizia il rapporto di Gesù con il Padre stesso. Era giusto che un velo di tenebre avvolgesse il Figlio sofferente e il Padre giusto. Il Sacerdote e la Vittima, che si sono offerti senza macchia a Dio, dovrebbero passare nelle profonde tenebre attraverso l'atto di un culto senza esempio. Non c'è da meravigliarsi anche che il velo del tempio si sia squarciato in mezzo; perché era proprio questo che la sua morte gli assicurava: una via per entrare nel più sacro attraverso il velo squarciato della sua carne. E poi, quando il grido di desolazione, quel grido forte e amaro: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" aveva lasciato il posto alla quieta rassicurazione, e in mezzo alla luce che tornava l'ultimo grido dalla croce saliva al cielo: "Padre, nelle tue mani! Lodate il mio spirito!" era giusto che egli abbandonasse tranquillamente la sua vita e abbandonasse il fantasma. C'è molto da incoraggiarci e rafforzarci in questa consumazione sulla croce. - R.M.E

27 E lo seguiva una grande folla di popolo e di donne, che anch'esse facevano lamenti e si lamentavano di lui. La grande folla era formata dalla solita schiera di curiosi, di discepoli e di altri che lo avevano ascoltato nei giorni precedenti e che ora venivano con molto orrore a vedere la fine. Le donne particolarmente notate consistevano, senza dubbio, per lo più di sante donne della sua stessa compagnia, come le "Marie", insieme ad alcune di quelle gentili signore di Gerusalemme che avevano l'abitudine di lenire le ultime ore di questi condannati -- sfortunatamente in quei tristi giorni così numerosi -- con narcotici e anodini. A quanto pare le autorità romane non proibivano questi gentili uffici. Questa recita riguardo alle donne è peculiare di San Luca

Vers. 27-31. - Simpatia e sollecitudine.

Prima di raggiungere il Calvario accadde un episodio interessante e istruttivo. Tra la folla tumultuosa che si accalcava intorno ai soldati e alle loro vittime c'erano molte donne. Era meglio allontanarli, siamo disposti a pensare, da una scena così brutale e straziante come questa. Ma crederemo che qualcosa di meglio della curiosità, di quella gratitudine, di quell'affetto, di quella pietà femminile, li abbia attirati, nonostante il loro naturale ritrarsi, a quest'ultima triste fine. Qualunque fosse il motivo che li spinse, furono certamente spinti a una forte compassione quando videro il Profeta di Nazaret, il grande Guaritore e Maestro, condotto a morire. I loro forti lamenti non giunsero all'orecchio di Uno troppo occupato con il proprio imminente destino per ascoltarli e ascoltarli. Nostro Signore rivolse a queste donne piangenti la risposta che è qui riportata, più lunga e più completa di quanto avremmo dovuto supporre che le circostanze avrebbero permesso. Ci suggerisce

CHE L 'ANGOSCIA UMANA NON MANCA MAI DI RAGGIUNGERLO E DI TOCCARLO. Se c'erano momenti nella sua vita in cui poteva essere preoccupato e non notare i suoni del dolore, era quest'ora della sua agonia, quest'ora in cui il peso del peccato del mondo gravava sulla sua anima, quando il grande sacrificio era nell'atto stesso di essere offerto. Eppure anche allora egli udì e si fermò a consolare gli inquieti. Un appello a Gesù Cristo in circostanze di dolore non è mai inopportuno

II CHE TALE SIMPATIA PER GESÙ CRISTO È DEL TUTTO FUORI LUOGO. "Non piangere per me". Alcuni uomini parlano e agiscono come se fosse appropriato esprimere simpatia per il Salvatore a motivo delle sue sofferenze. È davvero impossibile leggere la storia delle sue ultime ore e rendersi conto di ciò che tutto ciò significava, senza che il nostro sentimento di simpatia sia molto acuto; ma Gesù Cristo non chiede che esprimiamo a lui, o l'uno all'altro, la nostra simpatia per lui come Colui che allora soffrì. Queste sofferenze sono passate; lo hanno posto sul trono del mondo; Hanno reso più luminosa che mai la sua corona celeste, più profonda che mai la sua gioia celeste. Per quanto ci riguarda, e per quanto parlano del nostro peccato, possono ben umiliarci; Per quanto lo riguarda, ci rallegriamo con lui che "fu reso perfetto per mezzo della sofferenza"

III CHE UNA SANTA SOLLECITUDINE PER NOI STESSI E PER I NOSTRI È SPESSO IL SENTIMENTO PIÙ APPROPRIATO. "Piangete per voi stessi e per i vostri figli". Sappiamo bene che motivo avessero queste donne ebree, sia come patriote che come madri, di preoccuparsi per la sorte che minacciava il loro paese e le loro case. Nostro Signore certamente non condannerebbe, non denigrerebbe, una simpatia disinteressata. Colui che pianse a Betania, e la cui legge d'amore fu la legge che coprì e ispirò un misericordioso portatore di pesi, Galati 6:2 non poteva assolutamente farlo. In effetti, raramente ci avviciniamo di più al suo fianco di quando "piangiamo con quelli che piangono". Ma ci sono molte volte in cui siamo tentati di essere turbati dalla difficoltà più piccola del nostro fratello invece di preoccuparci della nostra, molto più grande. Non essere cieco di fronte alle pene corporali o alle lotte circostanziali del tuo prossimo; Ma guardate con impazienza e serietà alla lacerazione che si sta aprendo nella vostra reputazione, al divario che è sempre più visibile nella vostra stessa consistenza, al fatto che state chiaramente scendendo il pendio che conduce alla rovina spirituale

IV CHE CI SONO TRISTI ESTREMI DEL MALE QUANDO NON RIMANE ALTRO CHE UN GRIDO SENZA SPERANZA. Ver. 30

V CHE IL PECCATO E LA PUNIZIONE DIVENTANO PIÙ PROFONDI E PIÙ VICINI CON IL PASSARE DEL TEMPO. L'albero verde è esposto al fuoco consumante; Ma col tempo l'albero verde diventa l'arido, e quanto più sicura e feroce sarà la fiamma divorante! La nazione va di male in peggio, di peggio in peggio; dall'oscurità alla colpa più oscura, dalla condanna alla calamità. Lo stesso vale per un'anima umana, non guidata dalla verità celeste e non protetta da santi principi. In ogni momento in pericolo, il suo pericolo diventa sempre più grande man mano che la sua colpa diventa sempre più profonda. Non fare un passo avanti nel corso del peccato, sulla via della mondanità, nel "paese lontano" dell'oblio. Ogni passo è un avvicinamento a un precipizio. Ritorna per la tua strada senza indugiare un attimo. - C

28 Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme». Questo discorso rivolto loro dal Signore indica che almeno la maggior parte di questa compagnia di donne simpatizzanti apparteneva alla città santa. Non piangete per me, ma piangete per voi stessi e per i vostri figli. Di nuovo qui, come sulla croce, viene fuori l'assoluta altruismo del Maestro morente. I suoi pensieri nell'ora più buia non erano mai rivolti a se stesso. Qui, a quanto pare, per la prima volta dal suo ultimo interrogatorio davanti a Pilato, nostro Signore rompe il silenzio. Stier la chiama magnificamente la prima parte del sermone della Passione di Cristo. La seconda parte consisteva nelle "sette parole sulla croce". "Piangete", disse qui nostro Signore. È da notare che è l'unica volta nel suo insegnamento pubblico che si dice che abbia detto ai suoi ascoltatori di piangere. "Le stesse labbra, il cui respiro grazioso aveva asciugato tante lacrime, ora gridano sulla via della croce: 'Piangete per voi stessi e per i vostri figli'"

29 Beate le sterili. Una strana beatitudine da dire alle donne d'Israele, che, in tutta la loro storia a scacchi, hanno tanto ardentemente desiderato che questa sterilità non fosse la loro parte!

30 Allora cominceranno a dire ai monti: Cadeteci addosso, e ai monti: Copriteci. L'allusione, in primo luogo, era al terribile assedio di Gerusalemme e alle guai inimmaginabili che l'avrebbero accompagnato; e in secondo luogo, ai secoli di miseria e persecuzione a cui i figli di queste "figlie di Gerusalemme" sarebbero stati sottoposti, in quanto Giudei, in tutti i paesi

31 Infatti, se si fanno queste cose su un albero verde, che cosa si farà sull'asciutto? Bleek e altri interpretano questo detto qui: Il legno verde rappresenta Gesù condannato alla crocifissione come un traditore nonostante la sua invariabile lealtà a Roma e a tutto il legittimo potere dei Gentili. Il legno secco raffigura gli ebrei, i quali, sempre sleali a Roma e a tutta l'autorità della Genesi, attireranno su di sé con ragione molto più forte la terribile vendetta del grande impero conquistatore. Teofilatto, tuttavia, spiega meglio il detto nella sua parafrasi: "Se fanno queste cose in me, fecondi, sempre verdi, immortali per mezzo della Divinità, che cosa faranno a te, infruttuosi e privi di ogni giustizia che dà vita?" Così Farrar, che ben riassume: "Se agiscono così verso di me, l'Innocente e il Santo, quale sarà la sorte di questi, i colpevoli e i falsi?"

32 E ci furono anche altri due malfattori, condotti con lui per essere messi a morte. Molti commentatori suppongono che questi fossero compagni di quel Bar-Abbas, il ladro che era stato appena rilasciato. Non erano ladri comuni, ma appartenevano a quelle schiere di briganti, o di ebrei ribelli, che in quei tempi difficili erano così numerosi in Palestina

33 Vers. 33-49. - La crocifissione

E quando furono giunti al luogo che è chiamato Calvario; letteralmente, fino al luogo che è chiamato il teschio. Il nome familiare "Calvario" ha origine dalla traduzione della Vulgata, Calvarium, un teschio. Il nome "Luogo di un teschio", Golgota propriamente Gulgoltha, una parola aramaica atlgln, corrispondente all'ebraico Gulgoleth, tlglg, che in Giuda 9:53 e 2Re 9:35 è tradotto "teschio", non deriva dal fatto che i teschi dei condannati rimanevano lì giacenti, ma è così chiamato perché era un nudo tumulo arrotondato simile a un teschio nella forma. Dean Plumptre suggerisce che il luogo in questione fu scelto dai governanti ebrei come un insulto deliberato a uno del loro stesso ordine, Giuseppe di Arima-Thaea, il cui giardino, con il suo sepolcro di roccia, giaceva nelle vicinanze. Una leggenda successiva fa derivare il nome dal fatto che era il luogo di sepoltura di Adamo, e che mentre il sangue sgorgava dalle sacre ferite sul suo cranio, la sua anima fu traslata in Paradiso. Una tradizione che risale al IV secolo ha identificato questo luogo con l'edificio noto come Chiesa del Santo Sepolcro. San Cirillo di Gerusalemme allude ripetutamente al luogo. Al tempo di Eusebio non c'erano dubbi sul sito. Il Pellegrino di Bordeaux 333 d.C. scrive così: "Sul lato sinistro della chiesa originale del Santo Sepolcro c'è il poggio monticulus del Golgota, dove il Signore fu crocifisso. Da lì, a circa un tiro di pietra, si trova la cripta dove fu deposto il suo corpo". Ricerche recenti confermano questa tradizione molto antica, e gli studiosi sono ora generalmente d'accordo sul fatto che le prove a sostegno del sito tradizionale sono forti e apparentemente conclusive. E i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. San Giovanni aggiunge, "e Gesù in mezzo", come se avesse la posizione di preminenza in quella scena di estrema vergogna. Anche nella sofferenza Cristo appare come Re. Westcott commenta quindi il successivo particolare riportato da San Giovanni, Giovanni 19:19 dove l'accurata traduzione è: "E Pilato scrisse anche un titolo ". Questo titolo vedi oltre, vers. 38 fu redatto da Pilato, che lo fece porre sulla croce. Le parole "scrisse anche un titolo" forse implicano che la collocazione del Signore in mezzo fu fatta per ordine di Pilato

34 Allora Gesù disse: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Queste parole mancano in alcune delle autorità più antiche. Si trovano, tuttavia, nella maggior parte dei manoscritti più antichi e nelle versioni più attendibili delle antiche, e sono senza dubbio autentici. Queste prime delle sette parole della croce sembrano, dalla loro posizione nel racconto, essere state pronunciate molto presto nella terribile scena, probabilmente mentre i chiodi venivano conficcati nelle mani e nei piedi. A differenza degli altri santi moribondi, non aveva bisogno di dire: "Perdonami"

Poi, come sempre, pensando agli altri, pronuncia questa preghiera, pronunciandola anche lui, come osserva bene Stier, con la stessa consapevolezza che era stata espressa in precedenza: "Padre, so che tu mi esaudisci sempre". "La sua intercessione ha questo per fondamento, anche se con mansuetudine non è espresso: 'Padre, voglio che tu li perdoni'. Nella stessa sublime consapevolezza di chi era, poco dopo parla al ladro penitente appeso al suo fianco. Queste parole di Gesù crocifisso furono udite dal povero sofferente a lui vicino; essi, insieme ad altre cose che aveva notato in Colui che è stato crocifisso in mezzo, lo spinsero a quella pietosa preghiera che fu esaudita così rapidamente e così regalmente. San Bernardo commenta così questa prima parola della croce: "Giudeo grida: 'Crocifige! ' Christus clamat, "Ignosce!" Magna illorum iniquitas. sigillo maggiore tun, o Domine, pietas!" E si separarono le sue vesti, e tirarono a sorte. I rozzi soldati trattavano il Maestro come se fosse già morto e si sbarazzavano delle sue vesti, di cui lo avevano spogliato prima di legarlo alla croce. Era appeso lì nudo, esposto al sole e al vento. Parte di questa veste fu fatta a pezzi, una parte fu tirata a sorte per vedere chi doveva indossarla. Le vesti dei crocifissi divennero proprietà dei soldati che eseguivano la sentenza. Ogni croce era sorvegliata da una guardia di quattro soldati. Il mantello, per il quale tirarono a sorte, era, ci dice San Giovanni, senza cuciture. "Crisostomo", che forse scrisse per conoscenza personale, pensa che il dettaglio sia stato aggiunto per mostrare "la povertà delle vesti del Signore, e che nel vestire, come in tutte le altre cose, egli seguiva una moda semplice"

La magnanimità è una conquista.

"Allora Gesù disse: Padre, perdona loro; perché non sanno quello che fanno". Quando

. in quale particolare momento ha detto questo? Si crede comunemente che egli pronunciò questa preghiera molto graziosa proprio al momento della crocifissione vera e propria. Proprio quando i chiodi furono conficcati in quelle mani, le mani che erano state costantemente impiegate in qualche ministero di misericordia; in quei piedi che lo avevano continuamente portato in qualche commissione di gentilezza; o proprio quando la pesante croce, con la sua vittima sofferente attaccata su di essa, era stata conficcata nel terreno con violenza spietata; -Proprio in quel momento, nel momento del dolore più lancinante e di una vergogna intollerabile, aprì le labbra per implorare pietà dei suoi carnefici. Abbiamo qui

SONO UN RARO ESEMPIO DI MAGNANIMITÀ UMANA

1. Consapevole, non solo della perfetta innocenza, ma degli scopi più puri e persino più alti, Gesù Cristo si trovò non solo non ricompensato e non apprezzato, ma incompreso, maltrattato, condannato con un'accusa totalmente falsa, condannato alla morte più crudele e vergognosa che un uomo potesse morire. Che meraviglia se, in quelle condizioni, tutta la gentilezza della sua natura si fosse trasformata in acidità di spirito!

2. In questo stesso momento fu l'oggetto della crudeltà più spietata che l'uomo potesse infliggere, e deve aver sofferto un dolore del corpo e della mente che era letteralmente agonizzante

3. In un tale momento, e sotto tale trattamento, dimentica se stesso per ricordare la colpa di coloro che gli hanno fatto un torto così vergognoso

4. Invece di nutrire alcun sentimento di risentimento, desiderava che potessero essere perdonati per aver fatto il male

5. Non rifiutò con alterigia e disprezzo di condannarli, non li perdonò a malapena e con riluttanza, trovò per loro una generosa attenuante, pregò sinceramente il suo Padre celeste di perdonarli. La magnanimità umana non poteva andare più in là di così

II UN BELL'ESEMPIO DELLA SUA ALTA DOTTRINA. Quando nel suo grande sermone Matteo 5-7 disse: "Amate i vostri nemici

. Pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli", ci esortò ad amare e a illustrare la virtù più alta sui terreni più alti. Questo ora lo esemplificava magnificamente, perfettamente. Stava letteralmente e veramente pregando per coloro che lo stavano usando con disprezzo, come i più grandi generali e capitani hanno orgogliosamente e onorevolmente affermato che "non hanno mai comandato agli uomini di fare ciò che non erano disposti a fare da soli", così questo nostro glorioso Leader, colui che è venuto ad essere il "Leader e Perfezionatore della fede", Ebrei 12:2 : Alford non ha mai desiderato da noi alcuna virtù o grazia che egli non possedesse e non adornasse lui stesso. Egli poté dire ai suoi discepoli, e disse, non solo: "Andate là per la via della giustizia", ma anche: "Seguitemi in ogni sentiero di purezza e di amore". Possiamo benissimo amare i nostri nemici e pregare per coloro che ci usano con disprezzo, affinché possiamo essere i figli del nostro Padre celeste e possiamo essere seguaci del nostro paziente e magnanimo Maestro. Ed è qui, davvero, che abbiamo

III UNA SFIDA PER UNA GRANDE REALIZZAZIONE

1. Pregare sinceramente per coloro che ci fanno torto è uno dei punti più alti, se non addirittura il più alto, della magnanimità umana. Di respingere ogni proposito vendicativo, ogni pensiero risentito; di guardare la procedura del nostro nemico in una luce benevola e di averne una visione generosa, come fece Cristo qui; a nutrire un augurio positivo per il suo bene; di mettere in pratica questo desiderio, in preghiera; -Con queste tappe raggiungiamo l'apice della nobiltà

2. Questa è una conquista che dovremmo perseguire diligentemente e devotamente. Ci sono persone di nobile natura, uomini e donne che Dio dota di uno "spirito eccellentissimo", ai quali ciò può essere chiaro e facile; per loro non è una ripida salita da salire faticosamente, ma un dolce pendio lungo il quale possono camminare senza difficoltà. Ma per la maggior parte degli uomini è una conquista e non una dote. È una conquista che può essere assicurata solo con una coltivazione seria e continua. Ma abbiamo per questo grande fine i mezzi più efficaci:

1 la realizzazione della presenza vicina di Dio e la conoscenza della sua approvazione divina;

2 la sensazione che quando abbiamo successo otteniamo la più grande di tutte le vittorie;

3 l'efficacia della preghiera, la sua influenza soggettiva e l'aiuto che ci porta dall'alto;

4 l'ispirazione dell'esempio di nostro Signore e quello dei suoi seguaci più fedeli. - C. Atti 7:60; 2Tm 4:16

Il peccato è più grande di quanto sembri.

"Non sanno quello che fanno". C'è di più nelle nostre azioni, e quindi nella nostra vita, di quanto sembri a noi stessi vedi "La grandezza della nostra vita", omelia su Luca 10:16. C'è di più del bene; più anche del male. Questi soldati immaginavano di non fare altro che giustiziare un malfattore. Stavano uccidendo un Messia, stavano mettendo a morte il Figlio dell'Uomo, il Salvatore dell'umanità. Non sapevano quello che facevano; Non riconoscevano l'estrema gravità, l'effettiva orrore del crimine che stavano commettendo. Così è costantemente. Supponiamo di fare qualcosa di ben poca importanza; Ma chi conosce le realtà e le questioni di tutte le cose vede nella nostra azione qualcosa di molto più serio di quello che vediamo noi. Non sappiamo cosa facciamo quando ci allontaniamo dalla linea retta della rettitudine morale e spirituale. Non lo sappiamo

IO COME FERIAMO UNO SPIRITO UMANO QUANDO LO FERIAMO. Che si tratti di qualcosa detto o fatto, di uno sguardo, del rifiuto della parola o dell'azione attesa, spesso feriamo più profondamente di quanto pensiamo. Supponiamo di aver causato un'irritazione momentanea. Se sapessimo tutto, sapremmo che abbiamo prodotto un dolore di sentimento, un'acuta delusione, o può essere una profonda angoscia, che ci vorranno settimane o mesi per guarire

Si tratta, ci assicuriamo, di una leggerissima deviazione dalla rettitudine; è una negligenza alla quale possiamo facilmente rimediare un po' più avanti. Ma, in verità, abbiamo iniziato una lenta, costante, discesa spirituale, che ci porterà in fondo. Non sappiamo cosa facciamo quando facciamo il primo passo verso il lassismo morale. Abbiamo iniziato la nostra anima su una condotta malvagia; Ci siamo fatti un torto che non riusciamo affatto a misurare

III COME DANNEGGIAMO IL CARATTERE DI UN ALTRO QUANDO LO FERIAMO. Abbiamo solo indotto il nostro prossimo a fare un passo che gli aprirà gli occhi su ciò che dovrebbe sapere. Così diciamo, e forse pensiamo. Ma, in realtà, abbiamo fatto molto di più. Lo abbiamo indotto a fare ciò che ha ferito la sua coscienza, che ha indebolito il suo rispetto di sé, che ha indebolito il suo carattere. D'ora in poi sarà meno forte nell'ora malvagia della tentazione; Sarà più aperto agli attacchi, meno propenso a resistere e a conquistare il suo avversario. Quando conduciamo alla tentazione e al peccato, "non sappiamo quello che facciamo"

IV QUANTO RATTRISTIAMO IL NOSTRO SALVATORE QUANDO LO DISOBBEDIAMO O LO DISONORIAMO, Non sappiamo quanto egli si aspetti dai suoi discepoli, specialmente da coloro che hanno le opportunità che abbiamo noi di conoscere e fare la sua volontà: quanto attaccamento, quanto forte è l'affetto, quanto è rapida l'obbedienza, quanto piena e paziente è la sottomissione, Ha il diritto di cercare, e aspetta di ricevere. E non conosciamo la pienezza e l'intensità del suo sentimento di delusione e di dolore quando lo deludiamo. I discepoli non sapevano quello che facevano, quanto gravemente mancavano, quando dormivano in quell'ora che avrebbero dovuto vegliare. Quale profondità di commovente, di più tenero pathos sentiamo in queste parole di gentile rimostranza: "Non potreste vegliare con me un'ora?"

V COME OSTACOLIAMO LA CAUSA DI CRISTO quando la screditiamo. Pensiamo, forse, che la cattiva impressione che abbiamo trasmesso con la nostra incoerenza sarà presto dimenticata, persa completamente nella corrente delle vicende umane. Ma viene fatto più male di quanto sappiamo o pensiamo. Alcune anime sono scioccate, scandalizzate, ferite; la loro fede è diminuita, forse trafitta; non conteranno per Cristo quello che avrebbero contato. Si accendono le sorgenti dell'influenza anticristiana: chi dirà dove scorreranno?

VI COME PECCHIAMO CONTRO DIO QUANDO GLI NEGHIAMO NOI STESSI E IL NOSTRO SERVIZIO. Possiamo immaginare che stiamo solo ritardando fino a un momento più adatto o conveniente il dovere che intendiamo adempiere. Ma in realtà stiamo disobbedendo a un comando divino; stiamo rifiutando un invito divino; Continuiamo in aperta ribellione, in un estraniamento non filiale. Stiamo seriamente peccando contro il nostro Padre celeste, il nostro misericordioso Salvatore, il nostro legittimo e giusto Sovrano

1. La nostra ignoranza di "ciò che facciamo" è. in parte una necessità della nostra natura finita; Perché non possiamo assolutamente guardare in profondità nelle cose, né possiamo guardare alle questioni finali. Questo è al di là della portata dei nostri poteri

2. Ma in parte è anche colpa del nostro carattere. Non pensiamo, "non consideriamo", Isaia 1:3 non indaghiamo. Non usiamo come potremmo le nostre facoltà spirituali. Una più paziente e devota considerazione di "ciò che facciamo" ci salverebbe da molti errori, da molti torti, e anche da molti ricordi dolorosi e da molto biasimo. - C

35 E il popolo stava a guardare. Sembra che il silenzio sia calato sulla scena. La folla degli astanti rimase sbalordita quando dapprima guardò in silenzio la forma morente del grande Maestro. Quali ricordi devono essere affiorati nel cuore di molti degli spettatori: i ricordi delle sue parabole, dei suoi potenti miracoli, delle sue parole d'amore; ricordi della resurrezione di Lazzaro e del giorno delle palme! Una contemplazione così silenziosa e sbalordita era pericolosa, sentivano i governanti, così si affrettarono a iniziare la loro derisione, "per sgombrare", come osserva Stier, "l'aria soffocante e assordare la voce che si agitava anche in loro". «Guardate», gridavano, «alla fine dell'Uomo che diceva di poter fare, e fingeva di fare, cose così strane e inaudite!» Sembra che abbiano presto indotto molti a unirsi alle loro grida e ai loro gesti di scherno, e così a rompere l'orribile silenzio

Un triste spettacolo e la visione suprema.

"E il popolo stava a guardare". "Seduti, lo guardavano lì". Matteo 27:36 Invidieremo a quegli spettatori la scena a cui assistettero allora? Desidereremo di essere vissuti quando, con i nostri occhi mortali, avremmo potuto vedere il Salvatore crocifisso in nostro favore? Non credo. Con questa distanza di tempo e di spazio tra di noi, abbiamo un punto di vista migliore e più vero di dove siamo. Senza dubbio perdiamo molto a causa di questa distanza; Ma guadagniamo almeno quanto perdiamo. Per coloro che "stavano a guardare" o che "sedevano e guardavano", c'era

HO UNO SPETTACOLO ESTREMAMENTE TRISTE. Hanno visto:

1. Un essere umano che soffre l'estremo estremo del dolore e della vergogna. Alcuni di quella compagnia potevano guardare quella scena con positivo godimento, altri con stolida indifferenza; ma quelli di cui pensiamo, i discepoli, lo testimonierebbero con un'intensa e penetrante simpatia, con la massima agitazione dello spirito. La sua sofferenza deve essere stata, in larga misura, anche la loro, in proporzione all'amore che gli portavano

2. Un profeta che non era riuscito ad essere apprezzato, ed era ora un martire che moriva nobilmente in attestazione della verità

3. Una causa sacra che perde il suo Capo e Campione; una causa che viene ferita e quasi certamente uccisa nella persona del suo Fondatore ed Esponente. Chi poteva infatti sperare che si trovasse fra i suoi discepoli qualcuno che prendesse dalle sue mani lo stendardo e lo portasse alla vittoria? Per Cristo morire significava per il cristianesimo perire. Tale era lo spettacolo a cui guardavano i suoi discepoli mentre si radunavano intorno alla sua croce. La scena era più vivida, più impressionante, più potentemente commovente, così come si svolgeva davanti ai loro occhi; Ma in realtà vediamo più di loro. Abbiamo davanti a noi

II LA VISIONE SUPREMA su cui possiamo guardare la terra. Vediamo:

1. Colui che una volta ha sofferto ed è morto, ma la cui agonia è finita; il cui dolore e la cui tristezza non sono ora per lui fonti di male, ma, d'altra parte, il terreno e l'occasione della gioia più pura e del più alto onore vedi omelia ai versetti 27-31. Se fossimo stati presenti allora, avremmo dovuto ridurre lo spettacolo che ci si presentava davanti come troppo doloroso perché la sensibilità potesse sopportarlo. Ora possiamo sopportare di soffermarci sulla sua morte e sulla sua morte, perché l'elemento della simpatia travolgente e accecante è felicemente ritirato

2. Una grande vittoria spirituale. Non vediamo nel profeta crocifisso Uno che è stato sconfitto; vediamo Uno che ci ha detto tutto ciò che è venuto a dire, comunicandoci tutta la conoscenza di cui abbiamo bisogno per vivere la nostra vita superiore sulla terra e per prepararci per la vita celeste nell'aldilà; a cui non è stato impedito di consegnare alcuna parte del suo messaggio divino; che ha completato tutto ciò che è venuto a fare; che aveva ampiamente diritto di dire: come fece prima di morire, "È compiuto".

3. Un Divino Redentore che assicura, con la sua morte, il trionfo della sua causa. Se non fosse morto come è morto, se si fosse salvato come era stato schernito e sfidato a fare, se non fosse andato avanti fino a quell'amara fine e non avesse bevuto quel calice amaro fino alla feccia, allora avrebbe fallito. Ma poiché soffrì fino alla morte, trionfò gloriosamente e divenne "l'autore della salvezza eterna per tutti coloro che credono". Questa è la visione suprema delle anime umane. Facciamo bene a guardare la nobiltà come la vediamo illustrata nella vita umana intorno a noi. Facciamo bene a guardare a lungo e con amore alla virtù umana che si manifesta nella vita e nella morte del glorioso esercito dei martiri. Ma non c'è visione così degna della nostra vista; del nostro sguardo frequente, costante, prolungato e intenso, come quello del Salvatore misericordioso e potente che muore per i nostri peccati, che muore in un amore meraviglioso per poterci attirare a sé e ricondurci al nostro Padre e alla nostra casa. Davanti ai nostri occhi Cristo crocifisso è esposto in modo evidente; Galati 3:1 e se vogliamo avere il perdono del peccato, il riposo dell'anima, la dignità dello spirito, la nobiltà della vita, la speranza nella morte, un'immortalità benedetta, dobbiamo rivolgere i nostri occhi a colui che una volta fu "innalzato" per poter essere il Rifugio, l'Amico, il Signore, il Salvatore del mondo fino alla fine dei tempi. Meglio dello spettacolo più triste che l'uomo abbia mai visto è quella visione suprema che è la speranza e la vita di ogni cuore umano che guarda e confida. - C

Vers. 35-37. - Risparmio di sé e sacrificio di sé.

Abbiamo due cose qui, di cui quest'ultima è molto più degna di essere esaminata

I DISUMANITÀ AL SUO LIVELLO PIÙ BASSO. Ci sono molti gradi di disumanità

1. È un male per gli uomini o le donne chiudersi deliberatamente fuori dalla società dei torti e dei miserabili, in modo che, senza distrazioni, possano provvedere al proprio benessere o consultare il proprio benessere

2. È peggio guardare il viaggiatore ferito mentre giace in vista e alla nostra portata, e passargli accanto freddamente "dall'altra parte"

3. È ancora peggio considerare il rovesciamento della grandezza o della prosperità umana con positiva soddisfazione dello spirito, trovare un godimento colpevole nell'umiliazione di un altro

4. È peggio di tutto fare come fecero questi uomini sulla croce: deridere la miseria umana, schernirla nell'ora della sua agonia, aggiungere un altro dolore alle acute sofferenze che già lacerano l'anima. Ahimé! ciò che gli uomini non possono diventare! Quali terribili possibilità di male sono avvolte in ogni anima umana! Quella minuscola mano, così morbida e delicata, così bella, così innocua, quale colpo non potrà forse sferrare, un giorno, contro tutto ciò che è più sacro e più prezioso! Fa tutta la differenza se, sotto i principi cristiani, stiamo costantemente salendo verso ciò che è santo e divino; o se, sotto il dominio delle forze del male, stiamo lentamente scivolando verso tutto ciò che è sbagliato e vile. Che argomento per schierarci, quando siamo ancora giovani, sotto la guida di Gesù Cristo, il Giusto e il Clemente!

II MAGNANIMITÀ AL SUO MASSIMO

1. L'estremo del male a cui nostro Signore si stava allora sottomettendo; il dolore fisico più straziante; l'angoscia mentale più terribile e quasi intollerabile; l'apprensione della morte imminente

2. La potente tentazione che gli si presentò di liberarsi da tutto. Con una sola volontà della sua volontà avrebbe potuto scendere dalla croce, liberando così se stesso e confondendo i suoi nemici. Aveva

1 l'incentivo più forte possibile a fare ciò dagli istinti della natura che aveva assunto;

2 la più forte provocazione possibile a fare questo nelle amare e crudeli provocazioni dei suoi nemici

3. Il suo più magnanimo rifiuto di esercitare il suo potere a proprio favore. Udì quelle grida di scherno, ma non vi diede ascolto. Lasciava che quegli oltraggiatori pensassero che non era in grado di salvare se stesso; sapeva che se si salvava, non poteva salvare gli altri. Così egli continuò volontariamente a sopportare tutte quelle torture del corpo, a portare tutto quel peso di vergogna e di angoscia dello spirito, ad andare avanti e giù nell'ombra sempre più profonda della morte. Sicuramente la nobiltà spirituale non potrebbe mai suonare una nota più alta di quella, non potrebbe mai raggiungere una vetta più alta di quella. Fino a che punto possiamo seguire il nostro Signore lungo questo sentiero verso l'alto? Ci sono stati uomini che, a un certo punto della loro carriera, hanno chiaramente previsto un finale oscuro e mortale, che sono stati supplicati dai loro amici di non andare oltre, di farsi da parte, di "salvarsi" e di non pensare più alla salvezza degli altri. vedi Atti 21:12 Ed è del tutto possibile che, anche se non saremo mai messi in una posizione simile a quella del nostro Maestro, potremmo avere la scelta che ci fu offerta allora: potremmo dover scegliere tra salvare noi stessi e lasciare gli altri al loro destino da un lato, o sacrificare noi stessi e salvare i nostri simili D'altra parte. E' quella scelta che ci dovrebbe essere presentata, cosa dovremmo fare? La risposta dipende molto dalla misura dello spirito di altruismo che stiamo amando e praticando continuamente

1 Davanti a noi c'è una nobile opportunità: quella di insegnare, illuminare, redimere strumentalmente gli uomini; ma

2 Non possiamo sfruttare questa opportunità in alcuna misura senza sacrificarci. Se siamo decisi a "salvare noi stessi", faremo ben poco nell'opera di salvare gli altri

3 Dobbiamo scegliere tra le due: o dobbiamo decidere di risparmiarci spese e sopportazioni, e lasciare che l'opera di elevazione umana prosegua senza il nostro aiuto; o dobbiamo decidere di non risparmiarci, di non risparmiare tempo o denaro, o fatica, o salute, di non risparmiarci atti non congeniali o spiacevoli sopportazioni, affinché gli uomini imparino ciò che non conoscono, vedano ciò al quale sono ancora ciechi, siano condotti dall'esilio nel regno di Dio. Se teniamo bene in vista il nostro Maestro, specialmente se lo vediamo sulla croce che rifiuta di salvarsi anche se sfidato con la massima amarezza a farlo, anche noi faremo la scelta più nobile. - C

36 E anche i soldati lo schernivano, si avvicinarono a lui e gli offrirono dell'aceto. Per tre volte nella scena della Crocifissione troviamo una menzione di questo aceto, o del vino acido del paese, la bevanda comune dei soldati e di altri, che viene offerto al Sofferente

1 Matteo 27:34. Si trattava evidentemente di una bevanda preparata con narcotici e droghe stupefacenti, senza dubbio da alcune di quelle donne compassionevoli a cui si rivolgeva mentre si recava alla croce come "figlie di Gerusalemme", un'opera di misericordia comune a quel tempo, e apparentemente permessa dalle guardie. Questo, ci dice San Matteo, "ne assaggiò", senza dubbio per cortese riconoscimento del gentile scopo dell'atto, ma si rifiutò di fare altro che assaggiarlo. Non avrebbe offuscato il senso di dolore, né offuscato la chiarezza della sua comunione con suo Padre in quell'ultima terribile ora

2 Il secondo, menzionato qui da San Luca, sembra implicare che i soldati si burlassero della sua agonia di sete -- una delle torture indotte dalla crocifissione -- sollevando sulle sue labbra secche e febbricitanti, recipienti contenenti il loro vino acido, e poi strappandoli via in fretta

3 Il terzo Giovanni 19:28-30 narra che qui il Signore, completamente esausto, chiese e ricevette quest'ultimo ristoro, che ravvivò, per un brevissimo periodo, le sue facoltà di venir meno e gli diede forza per le sue ultime parole. I soldati, forse agendo agli ordini del compassionevole centurione al comando, forse toccati da timore reverenziale dalla coraggiosa pazienza e dalla strana dignità del Signore morente, gli fecero quest'ultimo gentile ufficio

38 E su di lui fu scritta una soprascritta in lettere greche, latine ed ebraiche: QUESTO È IL RE DEI GIUDEI. Le autorità più antiche omettono "in lettere di greco, e latino, ed ebraico", ma il fatto è indiscutibile, poiché leggiamo la stessa dichiarazione in Giovanni 19:20, dove nelle autorità più antiche l'ordine dei titoli è: "in ebraico, in latino e in greco". Tali iscrizioni multilingue erano comuni nelle grandi città di provincia dell'impero, dove tante nazionalità erano solite riunirsi. I quattro resoconti delle iscrizioni differiscono leggermente verbalmente, non sostanzialmente. Probabilmente Pilato vedi nota al vers. 33, sull'effetto dell'accurata traduzione di Giovanni 19:19, "e Pilato scrisse anche un titolo" scrisse di suo pugno una bozza, "Rex Ju-daeorum hic est". Uno degli ufficiali tradusse liberamente in ebraico e in greco il memorandum latino del governatore romano su ciò che desiderava fosse scritto in nero sulla tavola bianca imbrattata di gesso da apporre sulla parte superiore del braccio della croce. μydwhyh Ëlm yrxnh wçy Giovanni. Ο βασιλευων Marco. Rex Judaeorum hic est Luca

Il Dr. Farrar suggerisce che il titolo sopra la croce fosse come sopra. San Matteo è una combinazione accurata dei tre, e non era improbabile, come combinazione delle tre iscrizioni, la forma comune riprodotta nel primo Vangelo orale

39 Vers. 39, 40.E uno dei malfattori che erano stati impiccati lo inveì, dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi. Ma l'altro, rispondendo, lo rimproverava, dicendo: Non temi tu Dio? Nei primi due sinottici leggiamo come, poco dopo essere stati inchiodati alle loro croci, entrambi i ladroni "insultarono" Gesù. La parola greca, invece, usata dai SS. Matteo e Marco è ωνειδιζον rimproverato. La parola usata da San Luca in questo luogo dell'impenitente è εβλασφημει, "cominciò a usare un linguaggio ingiurioso e offensivo", un termine molto più forte. Farrar suggerisce che all'inizio, durante le prime ore della Crocifissione, nella follia dell'angoscia e della disperazione, entrambi probabilmente si unirono ai rimproveri rivolti da tutte le classi a Colui che poteva sembrare loro di aver gettato via una grande opportunità. Essi, senza dubbio, sapevano qualcosa, forse molto, della carriera di Gesù, e di come egli avesse deliberatamente impedito più di una volta alla folla di proclamarlo Re. Guardandolo mentre pendeva pazientemente sulla sua croce, rompendo il terribile silenzio solo con una preghiera mormorata a bassa voce per i suoi assassini a suo Padre, uno di questi uomini fuorviati cambiò la sua opinione sul suo compagno di sventura, cambiò anche la sua opinione sulla sua carriera passata. Lì, morendo con una preghiera per gli altri sulle labbra, c'era l'esempio del vero eroismo, del vero patriottismo. Se tu sei Cristo. Le autorità più antiche leggono: Non sei tu il Cristo? Ma l'altro. Nel Vangelo apocrifo di Nicodemo i nomi dei due sono dati come Dysmas e Gysmas, e questi nomi appaiono ancora nei Calvari e nelle stazioni nei paesi cattolici romani. Visto che sei nella stessa condanna. Le sue parole potrebbero essere parafrasate: "Come puoi tu, un uomo morente, unirti a questi semplici spettatori della nostra esecuzione e della nostra agonia? Lo stiamo subendo noi stessi. Hai tu paura di Dio? Tra poche ore saremo davanti a lui. Noi abbiamo in ogni caso meritato la nostra condanna, ma non questo Sofferente che voi insultate. Che cosa ha fatto?"

Vers. 39-43. - Vera penitenza.

Questi versetti narrano quello che potremmo chiamare un fatto standard del vangelo di Cristina a cui ci si appellerà sempre, come è sempre stato fatto, in riferimento a un pentimento tardivo. Dobbiamo considerare

LA BREVITÀ CON CUI UNA GRANDE RIVOLUZIONE SPIRITUALE PUÒ ESSERE OPERATA IN UNA MENTE UMANA. Dodici ore prima, quest'uomo era un criminale incallito, abituato a una vita di violenza rapace e omicida; Il suo omologo si trova oggi nelle celle di un istituto di pena. Ed ora, dopo un breve periodo di compagnia con Gesù, dopo averlo sentito parlare e averlo visto soffrire, il suo cuore è purificato e purificato dalla sua iniquità, è un altro uomo, è un figlio di Dio, un erede del cielo. Ci sono grandi capacità in queste nostre anime umane, che non vengono spesso esercitate, ma che sono effettivamente dentro di noi. Parole potenti, pericoli imminenti, grandi emergenze, improvvisa ispirazione da parte di Dio, queste e altre cose li richiameranno alla luce; C'è un lampo brillante di ricordo, o di emozione, o di realizzazione, o di convinzione e risoluzione. E allora ciò che normalmente si fa in molti giorni o mesi si compie in un'ora. I movimenti della nostra mente non sono soggetti ad alcun calcolo orario. Nessun uomo può definire qui il limite delle possibilità. Le grandi rivoluzioni possono essere e sono state compiute quasi momentaneamente. Non faticosamente salendo passo dopo passo, ma più rapidamente del sorgere dell'uccello più forte sull'ala più sfuggita, possa l'anima umana ascendere dalle tenebre della morte al radioso sole della speranza e della vita

II LA COMPLETEZZA DEL CAMBIAMENTO DI QUEST'UOMO, COME DIMOSTRANO LE SUE PAROLE

1. Egli riconosce l'esistenza, la potenza e la provvidenza di Dio ver. 40

2. Ha un senso della turpitudine della propria condotta, un dovuto senso del peccato ver. 41

3. Egli riconosce l'innocenza e l'eccellenza di Gesù Cristo ver. 41

4. Crede nella sua vera regalità, sebbene sia così nascosta alla vista, e sebbene le circostanze siano così terribilmente contrarie ad essa ver. 42

5. Crede nella pietà e nel potere di questo regale Sofferente, e rivolge il suo umile ma non insperabile appello al suo ricordo

6. Fa l'unica cosa che può fare per Cristo mentre sta morendo sulla croce: protesta con il suo compagno di crimine e cerca di mettere a tacere i suoi crudeli scherni. Qui c'è la penitenza, la fede, il servizio, tutto ciò che sgorga e si esercita seriamente in questa breve ora

III UN IMPROVVISO PASSAGGIO DAL CETO PIÙ BASSO A QUELLO PIÙ ALTO. Ver. 43 «Che giornata per quell'uomo morente! Che strano contrasto tra la sua apertura e la sua chiusura, il suo mattino e la sua notte! Il mattino lo vide un colpevole condannato davanti alla sbarra del giudizio terreno; prima che la sera facesse ombra al colle di Sion, egli rimase accolto alla sbarra del cielo. La mattina lo vide condotto fuori attraverso le porte di una città terrena in compagnia di Uno che era fischiato dalla folla che si radunava intorno a lui; prima che scendesse la notte su Gerusalemme, le porte di un'altra città, quella celeste, furono alzate, ed egli le attraversò in compagnia di Colui attorno al quale tutte le schiere del cielo si inchinavano mentre passava per prendere posto accanto al Padre sul suo trono eterno" Hanna. Alla luce di questo fatto molto interessante, raccogliamo due lezioni

1. Uno di speranza. Non è mai troppo tardi per pentirsi; in altre parole, il pentimento, quando è reale, non è mai inefficace. Nessuno poteva essere più innegabilmente impenitente di questo malfattore fino a poche ore dalla sua morte, e la penitenza di nessun uomo poteva essere più decisamente utile della sua. Era reale e completo, e quindi è stato accettato. È una grande cosa per coloro che parlano per Cristo essere giustificati, come lo sono, nell'andare dai moribondi e dai disperati, e dire a questi che se ne vanno, che la vera penitenza, per quanto tardiva, vale a Dio; che il suo orecchio non sia chiuso contro il sospiro del contrito, nemmeno all'ultima ora del giorno; che fino all'ultimo c'è misericordia da parte di coloro che la cercano veramente. Ma c'è un'altra lezione da imparare

2. Uno di avvertimento e di paura. Ci sono tutte le ragioni per sperare che il vero pentimento, anche se tardivo, sia sempre accettato; ma c'è una seria ragione per temere che il pentimento tardivo sia raramente reale e vero. Quante volte l'esperienza dimostra che gli uomini, apparentemente in fin di vita, hanno creduto di essere pentiti, mentre erano solo preoccupati per la rovina imminente! Il timore di avvicinarsi al giudizio è ben lungi dall'essere la stessa cosa del pentimento per la vita. Non l'ultima ora, in cui un terrore egoistico può essere così facilmente scambiato per convinzione spirituale, ma il giorno della salute e della forza, in cui la convinzione può passare all'azione e l'onesta vergogna al servizio fedele, è il momento di abbandonare il peccato e di cercare il volto e il favore del Dio vivente. Nessuno dispera, ma nessuno presume. - C

42 Ed egli disse a Gesù. Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. La maggioranza delle autorità più antiche omette "Signore". La traduzione dovrebbe essere questa: Ed egli disse: Gesù, ricordati di me quando verrai nel tuo regno, dentro, non dentro. Il penitente attendeva con ansia il ritorno di Gesù morente nella sua dignità regale, circondato dalla sua potenza e gloria. Molto commovente è questa fiducia del morente nel Morente che era appeso al suo fianco, il suo ultimo vestito gli è stato tolto; Molto colpisce questa fiducia del povero penitente, che il Signore abbandonato apparirà un giorno di nuovo come Apocalisse nella sua gloria. Egli, e lui solo, in quel terribile giorno lesse bene la soprascritta che Pilato beffardo aveva posto sopra la croce: "Questi è il re dei Giudei". Lesse "con lungimiranza divina in questa notte più profonda" Krum-reacher. Egli non chiede alcun posto speciale in quel regno di cui vede avvicinarsi chiaramente l'avvento; chiede solo al Apocalisse di non dimenticarlo allora. Su questa conoscenza del ladro riguardo al secondo avvento di Cristo, Meyer scrive bene: "Il ladro deve essere venuto a conoscenza delle predizioni di Gesù riguardo alla sua venuta, il che può essere stato molto facilmente il caso a Gerusalemme, e non presuppone direttamente alcuna istruzione da parte di Gesù; anche se potrebbe anche averlo sentito lui stesso, e ricordare ancora ciò che ha sentito. Il carattere straordinario della sua dolorosa posizione di fronte alla morte produsse come conseguenza una straordinaria azione di ferma fede in quelle predizioni"

43 E Gesù gli disse: In verità ti dico: Oggi sarai con me in paradiso. Nessun angelo fortificante avrebbe potuto essere più gradito al Redentore morente di queste parole di intensa penitenza e di forte fede. Molto bene Stier suggerisce che il re crocifisso "non può vedere questi due criminali, non può dirigere il suo sguardo verso quest'ultimo senza aggiungere alla sua agonia il movimento sulla croce. Ma che dimentica, e si rivolge con un impulso di gioia come meglio può all'anima che gli parla, rendendo così le unghie più solide". Con quelle solenni parole: «In verità ti dico», con le quali aveva così spesso iniziato nei tempi antichi i suoi sacri detti, rispose al sofferente al suo fianco. Almeno uno, San Giovanni, dei suoi discepoli avrebbe udito le parole ben note dalla voce ben nota. Quale ricordo non devono aver richiamato in mente quel discepolo che Gesù amava, mentre stava duro presso la croce con la Madre dei dolori! La risposta del Signore fu molto sorprendente: Ricordatevi di lui, che poté invocarlo con tanta fede riverente nel momento della sua più profonda umiliazione! Ricordatelo! Sì; ma non nella lontana "venuta", ma in quello stesso giorno, prima che il sole bruciasse allora i loro corpi torturati; egli non sarebbe stato ricordato solo da lui, ma sarebbe stato in intima compagnia con lui, non, come pregava, in qualche tempo lontano in mezzo al terribile tumulto dell'alba sanguinosa e infuocata dell'avvento del giudizio, ma quasi direttamente nel bel giardino, la tranquilla dimora dei beati, l'oggetto di tutte le speranze ebraiche. Lì sarebbe stato ricordato, e lì, in compagnia del suo Signore, il condannato torturato si sarebbe ritrovato in poche ore. Abbiamo ragione di pensare che non ci fu alcun adempimento delle parole finché la morte non ebbe liberato lo spirito dalla sua schiavitù? Non potrebbe esserci stata anche allora una gioia ineffabile, tale da rendere le fiamme della fornace ardente come un "vento umido e sibilante" Canto dei tre fanciulli, ver. 27, come i martiri hanno conosciuto in mille casi, agendo quasi come un atto di anestetico fisico? Dean Plumptre. "Non parem Paulo veniam require, Gratiam Petri neque posco, sed quam In crucis ligno dederis latroni Sedulus oro."

Questo suggestivo versetto è inciso sulla tomba del grande Copernico e allude a questa preghiera e alla sua risposta. Paradiso. Questo è l'unico esempio che abbiamo in cui il nostro Signore usa questa parola ben nota. Nel linguaggio ordinario usato dagli ebrei, del mondo invisibile, significa il "Giardino dell'Eden", o "seno di Abramo"; rappresentava il luogo in cui le anime dei giusti avrebbero trovato una casa, dopo che la morte aveva separato anima e corpo. Gli scrittori del Nuovo Testamento, Luca, Paolo e Giovanni, lo usano. Atti 2:31 ; 1Corinzi 15:5; 2Corinzi 12:4 ; Per Luca e Paolo, probabilmente, questo era un ricordo della parola pronunciata sulla croce, che solo loro riportano nel loro Vangelo. Potrebbe essere stato raccontato a Luca dalla stessa Madre dei dolori. Giovanni, che la usa nella sua Rivelazione, senza dubbio l'ha sentita lui stesso mentre si trovava ai piedi della croce. Paradeisos deriva dalla parola persiana pardes, che significa parco o giardino

44 Il tempo della Crocifissione.ed era circa la sesta ora. Abbiamo già dato vedi nota a Luca 22:47 le ore approssimative dei vari atti dell'ultima notte e dell'ultimo giorno. Questo versetto ci dà il tempo della durata delle "tenebre": dalla sesta alla nona ora; Questo è nei nostri calcoli, dalle 12 alle 15. Con questa data gli altri due sinottici sono d'accordo. comp. Matteo 27:45; Marco 15:33 Nostro Signore era allora sulla croce da tre ore. vedi Marco 15:25, dove si dice che fu crocifisso nell'ora terza, cioè alle 9 del mattino. Ma mentre i tre sinottici sono in perfetta armonia, nel racconto di san Giovanni ci troviamo di fronte a una grave difficoltà, poiché in Giovanni 19:14 : del suo Vangelo leggiamo che la condanna finale del nostro Signore da parte di Pilato ebbe luogo verso l'ora sesta. A prima vista, tentare qui di armonizzare San Giovanni con i tre sinottici sembrerebbe un compito senza speranza, poiché San Giovanni sembra indicare l'ora della condanna finale da parte di Pilato, che i tre danno come l'ora in cui iniziarono le tenebre, cioè quando il Sofferente era già appeso alla croce da tre ore. Sono state suggerite varie spiegazioni; tra queste la più soddisfacente e probabile è la supposizione che, mentre i tre sinottici seguivano il modo usuale ebraico di calcolare il tempo, San Giovanni, scrivendo circa mezzo secolo dopo in un paese completamente diverso, forse vent'anni dopo che Gerusalemme e il tempio erano stati distrutti, e la politica ebraica era scomparsa, adottò un altro modo di calcolare le ore, seguendo così, probabilmente, una pratica della provincia in cui viveva, e per la quale scriveva particolarmente. Il dott. Westcott, in un'ulteriore nota a Giovanni 19:14, esamina le quattro occasioni in cui San Giovanni menziona un'ora definita del giorno; e giunge alla conclusione che il quarto evangelista generalmente contava le sue ore a partire dalla mezzanotte. I Romani contavano i loro giorni civili a partire dalla mezzanotte, e ci sono tracce di calcolo delle ore a partire dalla mezzanotte in Asia Minore. "Circa la sesta ora" sarebbero quindi circa le sei del mattino. Prima di toccare la strana oscurità che all'ora sesta sembra aver incombente sulla terra come una cappa nera, notiamo che da qualche parte nelle prime tre ore, forse dopo le parole dette al penitente morente, deve essere collocato l'episodio dell'affidamento della vergine madre a San Giovanni. Giovanni 19:25, ss. Non c'è dubbio che in superficie di questa, la sua terza parola dalla croce, c'era il desiderio amorevole di risparmiare a sua madre la vista della sua ultima terribile sofferenza. Da qui il suo comando a Giovanni di vegliare d'ora in poi sulla madre del suo Signore. Possiamo supporre, quindi, che, in obbedienza alla parola del suo Maestro, Giovanni condusse via Maria prima dell'ora sesta. Così Bengel, che qui commenta: "Grande è la fede di Maria nell'essere presente alla croce; Grande fu la sua sottomissione ad andarsene prima della sua morte". E vi furono tenebre su tutta la terra fino all'ora nona. S. Matteo ci fornisce ulteriori particolari riguardo a questo fenomeno. Dice che oltre a queste tenebre ci fu anche un terremoto, e che furono aperte diverse tombe, e i morti durante quelle ore di solenne oscurità apparvero a molti nella città santa. I primi scrittori cristiani di alta autorità, come Tertulliano 'Apol., cap. 21 e Origene 'Contra Cels., 2:33, si appellano a questo strano fenomeno come se fosse attestato da scrittori pagani. Evidentemente non si trattava di un presagio insignificante o immaginario, ma ben noto nei primi anni cristiani. La narrazione non ci obbliga a pensare ad altro che a un'oscurità indescrivibile e opprimente, che come un'immensa coltre nera incombeva sulla terra e sul mare. L'effetto sulla folla derisoria fu subito percepibile. Non sentiamo più grida di scherno e di derisione; solo alla fine delle tre ore oscure il silenzio è rotto dal grido misterioso e terribile del Senza Peccato riferito dai SS. Matteo e Marco: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Il commento di Godet è notevole: "L'oscurità, lo squarcio del velo del tempio, il terremoto e l'apertura di diverse tombe, si spiegano con la profonda connessione esistente da una parte tra Cristo e l'umanità, dall'altra tra l'umanità e la natura. Cristo è l'Anima dell'umanità, come l'umanità è l'anima del mondo esterno". L'oscurità, suggerisce, era forse collegata al terremoto che l'accompagnava, o poteva essere il risultato di una causa atmosferica o cosmica. Il fenomeno non doveva necessariamente estendersi a tutta la terra: probabilmente era limitato alla Palestina e ai paesi adiacenti

Il rifugio dell'oscurità.

Le tenebre che caddero su Gerusalemme a mezzogiorno e avvolsero la scena della Crocifissione fu un fenomeno di cui è impossibile spiegare fisicamente e che non è facile spiegare moralmente. È materia di congetture riverenti, di deduzioni ponderate e devote, di immaginazione sacra e solenne. Siamo su un terreno sicuro quando diciamo che è venuto dal Padre Divino ed è venuto per conto del suo amato Figlio. Non ci azzardiamo molto quando suggeriamo che ciò avvenne in risposta all'appello di quel Figlio in questo oscuro "giorno della sua carne". Possiamo fare bene a considerare quale fu la probabile impressione che fece su coloro che erano coinvolti in quella scena triste e sacra

IO SUI CAPI DEL POPOLO. Sicuramente furono colpiti da costernazione. Si potrebbe supporre che, mentre questi uomini assistevano alle meravigliose opere di Cristo, qualche dubbio sulla giustezza del loro antagonismo verso di lui dovesse essere balenato nelle loro menti, e che sotto il loro atteggiamento di inimicizia fiducioso e provocatorio dovessero esserci alcuni dubbi segreti sulla condotta che stavano prendendo. Probabilmente non erano privi di timori che alla fine sarebbe successo qualcosa che li avrebbe delusi. Ma mentre il giorno passava, e Gesù era effettivamente appeso alla croce, e la sua forza stava certamente scomparendo, e il popolo acconsentiva silenziosamente se non avesse potuto "assistere", tutto sembrava essere soddisfacente, essere veramente trionfante. Quando, ecco! un'oscurità strana e inspiegabile, un'oscurità impenetrabile! Il sole si rifiuta di splendere a mezzogiorno. Nessuno vede il suo prossimo, o lo vede solo nella luce più debole. Il Crocifisso è schermato dalla vista. Gli scherni e le grida vengono messi a tacere, e c'è una terribile quiete e solennità. Cosa può significare? Dio sta parlando nel modo che ha scelto, e sta rimproverando la loro azione colpevole. C'è un tremito nel cuore del fariseo orgoglioso, un tremito nell'anima dello scriba; Non ci sono più scherni dalle loro labbra amare, un terrore indicibile invade anche i loro cuori chiusi, che nessuna casistica può impedire. Hanno dunque versato il sangue del loro Messia?

II SULLA MOLTITUDINE. Come devono essere stati soggiogati dal timore reverenziale, se non agitati da un selvaggio allarme! Come deve essere stato travolgente per le loro menti meno colte un evento così sbalorditivo! "Dove", li sentiamo dire, "ci hanno guidato i nostri governanti? Sicuramente c'è qualcosa di sacro e divino in questo profeta galileo! Il cielo si sta pronunciando in suo favore. Abbiamo crocifisso il nostro Re? Il suo sangue ricadrà su di noi?" e le figlie di Gerusalemme cominciano già a piangere per se stesse e per i loro figli, pensando che una grande calamità incombe

III SUL SOLDATO ROMANO. Addestrato ad affrontare il pericolo e ad essere calmo anche in presenza di una morte che lo incombeva, probabilmente rimase tranquillo e fermo, il meno commosso di tutta la folla. Non c'era nulla da fare, ed egli si appoggiava alla lancia, aspettando l'ordine del centurione quando la luce si fosse accesa; sebbene estremamente stupito e sbalordito, rimaneva al suo posto con determinazione impassibile e paura ben dominata

IV SUI DISCEPOLI. Per loro deve essere stato un sollievo, se non una promessa. Credendo nel loro Signore, meravigliandosi con grande stupore della sua cattura e crocifissione, sentivano che qualsiasi interposizione miracolosa non era improbabile, era del tutto probabile. Innalzò le loro speranze di qualche grado al di sopra della disperazione; possibilmente molti gradi. Se Dio si interponesse fino a questo punto, potrebbe restaurare tutto. Per lo meno, questa accogliente oscurità proteggeva loro, che erano troppo vicini alla croce per sicurezza, sebbene troppo lontani dal loro Padrone per il servizio; Forse calmò la loro paura mentre confortò la loro coscienza

V SUL SALVATORE STESSO. A lui possiamo essere certi che fu un soccorso molto gradito

1. Era un verdetto del cielo che attestava la sua innocenza. Portò confusione ai suoi nemici e conferma a se stesso. Era "un segno dal cielo" distintamente a suo favore. Il sole si rifiutò di splendere su un crimine così colpevole come quello allora perpetrato; l'oscurità che li avvolgeva era l'attestazione di Dio dell'oscurità dell'atto allora in corso

2. Ha efficacemente chiuso la bocca della baldanza e del rimprovero. "Ha fermato ogni testa che scodinzolava, ha messo a tacere ogni lingua che sbuffava". Non possiamo dire quanto fossero dolorose e penetranti per il suo spirito sensibile quelle crudeli beffe; Né possiamo quindi dire quanto sollievo fosse la quiete che veniva con l'oscurità

3. Lo ha protetto dalla vergogna. "Gli uomini avrebbero lasciato morire il Crocifisso esposto nella vergogna e nella nudità, ma una mano invisibile si stendeva per avvolgere intorno a lui il drappeggio delle tenebre e nasconderlo allo sguardo volgare"

4. Gli ha dato la privacy desiderata per il dolore e per la preghiera. Il dolore e la preghiera cercano sempre la solitudine; desiderano stare soli con Dio. Non ci piace che nessun altro, tranne quello che è il più amato, sia testimone dei dolori più profondi, o delle lotte più tristi e più dure della nostra anima. Cerchiamo l'ombra di un po' di Getsemani per esperienze sacre come queste. Quale terribile dolore ora gravava su Cristo, ora agitava la sua anima fino al profondo, potremmo non capirlo mai. Ma sappiamo che il peso che egli ha portato per noi era al suo massimo del suo peso, che il dolore che ha sopportato per noi era al suo punto più estremo proprio in questo momento, perché è culminato in quel terribile grido di desolazione Matteo 27:45,46 che non cerchiamo di scandagliare, che mette a tacere ogni parola e sottomette ogni spirito. Un tale sacro dolore, accompagnato, com'era certamente, dalla più intima comunione e dalla più fervente preghiera, non era per la curiosità di quella folla senza cuore. Aveva bisogno della privacy più perfetta. E così il Divino Padre, in quest'ora suprema della grande opera di suo Figlio e della redenzione dell'umanità, "fece le tenebre e fu notte"; chiuse il Salvatore con le pieghe misericordiose delle fitte tenebre, affinché potesse essere solo con quel Padre alla cui sola presenza il grande sacrificio doveva essere completato. - C

45 E il velo del tempio si squarciò in mezzo. Questo era il velo interiore, che pendeva tra il luogo santo e il santo dei santi. Era ricco di ricami costosi e molto pesante. Prima dell'abbandono volontario della vita di cui si parla nel versetto successivo 46, nostro Signore parlò altre due volte. Queste quinte e seste parole della croce sono conservate da San Giovanni. Giovanni 19:28,30 Il primo di questi, "Ho sete" -- un'espressione di esaurimento fisico, di sofferenza fisica -- fu predetto come parte dell'agonia del Servo di Dio. Il secondo, "È compiuto!" dice che "la vita terrena era stata portata alla sua nascita. Che ogni punto essenziale del ritratto profetico del Messia si era realizzato. L'ultima sofferenza per il peccato era stata sopportata. La fine di tutto era stata raggiunta. Nulla è stato lasciato incompiuto o non sopportato" Westcott

Il velo strappato.

Al tempo in cui Gesù morì è estremamente probabile che ci fossero sacerdoti nel "luogo santo". Era ormai pomeriggio, si avvicinava l'ora del sacrificio della sera; sarebbero stati presenti a prestare il servizio del santuario; sarebbero certamente consapevoli di ciò che stava accadendo appena fuori Gerusalemme, e ne sarebbero fortemente colpiti. Improvvisamente, come se fosse stato afferrato e squarciato da mani invisibili, quel sacro velo che si interponeva tra l'anticamera e la sala di ricevimento di Dio stesso, si squarciò in due, "da cima a fondo". L'incidente è stato innegabilmente miracoloso. Nessun ebreo si sarebbe sognato di osare compiere un atto che sarebbe stato così empio in un uomo. Doveva esserci una mano divina, e quando entrarono nelle tenebre misteriose e sentirono il terremoto, questi sacerdoti non avrebbero dovuto chiedersi se lo squarcio del velo non significasse una nuova epoca nel regno di Dio? La conversione di una "grande schiera di sacerdoti" Atti 6:7 non potrebbe essere in parte spiegata da questo avvenimento sorprendente e significativo? Ma cosa simboleggiava?

CHE DIO AVEVA ADOTTATO UN NUOVO METODO PER AFFERMARE LA SUA SANTITÀ E IMPRIMERLA NELLA MENTE E NEL CUORE DEL MONDO. Quel velo era una parte essenziale di un sistema di approccio graduale a Dio. Divideva il luogo "santo" da quello "santissimo", e al di là di esso non poteva passare nessuno se non il sommo sacerdote, ed egli solo una volta all'anno. Aveva lo scopo di insegnare l'assoluta santità di Dio, che solo quando gli uomini erano preparati e separati dal peccato potevano essere ammessi alla sua presenza. Non fu senza effetto sulla mente ebraica; quella nazione aveva così afferrato l'idea della purezza e della perfezione di Dio. Ma ora il suo carattere era così rivelato che tutto questo simbolismo non era più necessario. La morte di Gesù Cristo suo Figlio, come Sacrificio per il peccato del mondo, fu un'espressione della santità divina incomparabilmente superiore al simbolismo del tempio e per sempre lo sostituì. D'ora in poi, quando gli uomini volevano sapere che cosa Dio provava riguardo al peccato, quanto lo odiava, che cosa pensava valesse la pena di fare e di soffrire per espellerlo, guardavano quella croce al Calvario, e lì leggevano la sua mente e conoscevano la sua volontà. I luoghi santi non erano più necessari

II CHE DIO AVEVA ORA PROVVEDUTO UN'ALTRA E MIGLIORE VIA DI MISERICORDIA PER L'UMANITÀ. Dietro il velo c'era la camera più interna; e di questa camera l' arredamento era l'arca con le due tavole della Legge, e sopra di essa il propiziatorio; Leggiamo di questo compartimento così: "entro il velo davanti al propiziatorio". La misericordia riposava quindi sulla Legge. La misericordia deve sempre essere fondata sulla santità; senza santità non ci può essere misericordia degna di questo nome. E nel grande Giorno dell'Espiazione il sommo sacerdote entrò in questo "santo dei santi" e spruzzò sangue sul propiziatorio per la purificazione dei peccati della nazione. Ma la croce di Gesù Cristo parlava della misericordia divina come nessun arredo del tempio poteva fare; non c'era bisogno di nulla per insegnare la supremazia della misericordia sulla Legge dopo l'amore morente del Redentore dell'umanità, e non c'era più bisogno di spruzzare sangue su un propiziatorio dopo questo grande Giorno di Espiazione, quando "con un solo sacrificio di se stesso per sempre" l'immacolato Agnello di Dio presentò "una propiziazione per i peccati del mondo". I riti del tempio divennero allora obsoleti; i suoi servizi erano passati; non c'è più bisogno di proteggere un luogo sacro da un altro; Che la cortina sacra sia tolta o squarciata in due

III CHE LA VIA VERSO IL SANTO STESSO È ORA APERTA A TUTTA L'UMANITÀ. "Quel velo era uno strumento che non solo isolava, ma escludeva; attraverso di esso nessun occhio poteva osare guardare, nessuna mano intrusa poteva allungare, nessun piede presuntuoso poteva camminare. Superare quel limite significava incorrere nella pena più pesante; "lo Spirito Santo significa questo, che la via per entrare nel più santo di tutti non era ancora stata resa manifesta". Ma ora "il buon Sommo Sacerdote è venuto, supplendo al posto di Aaronne" e avendo offerto l'unico sacrificio più che basta, avendo ottenuto in tal modo la "redenzione eterna", che escludendo il velo è squarciato in due, quella barriera è abbattuta; Non ci sono più limitazioni, non ci sono più distinzioni; c'è accesso per ogni figlio dell'uomo al propiziatorio di Dio, al Santo stesso, per cercare la sua grazia e trovare il suo favore. Ci stiamo avvicinando? Stiamo entrando? Ci stiamo avvalendo di questo inestimabile privilegio, di questo glorioso provvedimento per il bisogno del nostro spirito? Con molte parole e in molti modi Dio ci invita ad avvicinarci a sé: lo ha fatto quando la sua mano invisibile ha squarciato in due quel velo che separava. "Avendo dunque la franchezza di entrare nel luogo santissimo mediante il sangue di Gesù

. Accostiamoci con cuore sincero nella piena certezza della fede". - C

46 E Gesù, dopo aver gridato a gran voce, disse: Questo è reso meglio, e Gesù gridò a gran voce e disse. Il grido a voce alta è il solenne congedo del suo spirito quando lo raccomandò al Padre suo. Lo scopo di ricevere il ristoro dell'aceto -- il vino acido Giovanni 19:30 -- era che le sue forze naturali, indebolite dalla lunga sofferenza, fossero ripristinate abbastanza da rendergli udibili le ultime due parole -- il "È compiuto!" di San Giovanni, e l'affidare la sua anima a suo Padre, di San Luca. Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. San Giovanni Giovanni 19:30] ha raccontato ora che Gesù aveva già lanciato il grido trionfale: Τετελεσται! "È finita!" Questo fu il suo addio alla terra. San Luca riporta le parole che sembrano quasi immediatamente seguite dal "È compiuto!" Questo raccomandare il suo spirito a suo Padre è stato accuratamente definito il suo saluto d'ingresso in cielo. Questo porre il suo spirito come un deposito nelle mani del Padre è, come dice Stier, un'espressione del più profondo e benedetto riposo dopo la fatica. "E' finita!" ci ha già detto che la lotta e il combattimento erano sigillati e chiusi per sempre. Dottrinalmente è un detto di grande importanza; poiché afferma enfaticamente che l'anima esisterà indipendentemente dal corpo nelle mani di Dio. Questa almeno è la sua casa. Il detto è stato riecheggiato su molti santi letti di morte. Stefano, pieno dello Spirito Santo, nella sua grande agonia ci mostra la forma di questa preghiera benedetta che dovremmo usare correttamente per noi stessi in quell'ora suprema, quando chiese al Signore Gesù di ricevere il suo spirito, e poi si addormentò. Così, venendo al Figlio, veniamo per mezzo di lui al Padre. Huss, mentre si recava al rogo, mentre i suoi nemici consegnavano trionfalmente la sua anima ai diavoli, disse con non minore precisione teologica che con fede sicura e tranquilla: "Ma io affido il mio spirito nella tua mano, o Signore Gesù Cristo, che l'hai redento". E detto questo, abbandonò il fantasma. Questo liberare il suo spirito era un suo atto volontario. Aveva già detto ai suoi discepoli del suo potere indipendente di deporre e riprendere la sua vita. Giovanni 10:17,18 I grandi maestri della Chiesa primitiva evidentemente pongono l'accento sul suo vedi Tertulliano, 'Apol.,' cap. 21. Colpiscono le parole di Agostino: «Quis ita dormit quando voluerit, sicut Jesus mortuus est quando voluit? Quis ita vestem ponit quando voluerit, sieur se came exuit quando writ? Quis ita cum voluerit abit, quomodo tile cure voluit obiit?" e termina con questa conclusione pratica: "Quanta speranda vel timenda potestas est judicantis, si apparuit tanta morientis?" "In queste circostanze", scrive il dottor Westeott, "potrebbe non essere appropriato speculare sulla causa fisica della morte del Signore, ma è stato sostenuto che i sintomi concordano con una rottura del cuore, tale da poter essere prodotta da un'intensa agonia mentale"

Come morire e vivere.

Il nostro testo tratta della morte di nostro Signore. Possiamo distinguere tra morte e morire. Tutti gli uomini muoiono, ma non tutti gli uomini hanno un'esperienza di morte. Coloro che vengono uccisi istantaneamente in guerra o per incidente, coloro che vengono colpiti da apoplessia fatale, coloro che muoiono nel sonno, non hanno tale esperienza. È probabile che dovremo affrontare il fatto che stiamo scomparendo dalla vita, che quando saranno passate ancora qualche ora saremo entrati nel mondo invisibile. È quindi di non poco valore per noi che il nostro grande Esemplare abbia subito non solo la morte, ma l'atto cosciente di morire, e che anche sotto questo aspetto "ci abbia lasciato un esempio affinché seguissimo le sue orme". Guardiamo

IO LA MORTE DI NOSTRO SIGNORE ALLA LUCE DI QUESTE PAROLE. Le parole che pronunciò proprio mentre si avvicinava la sua fine indicano:

1. Profonda serenità dello spirito. Non mostrano nulla di agitazione o di ansia; respirano una calma quiete dell'anima; profumano di pace e tranquillità. Cominciano con quella parola, "Padre", che per tutto il tempo era stata un nome di forza e di pace; evidentemente riposava nella certezza dell'amore dei genitori. E le parole che seguono sono in una tensione di completa compostezza spirituale

2. Fede vera e viva. Gesù stava rassegnando il suo spirito al benevolo comando di Dio, sapendo che nella sua santa e potente custodia sarebbe stato al sicuro e benedetto. Qui c'era la massima fiducia in Dio e nell'immortalità

3. Santa rassegnazione. Come Figlio dell'uomo, Gesù si sentiva ancora soggetto al Padre Divino di tutti; e come era venuto a fare e a portare la sua volontà, e l'aveva fatta e l'aveva sopportata perfettamente in ogni ora e in ogni atto della vita, così ora in quest'ultima volontà si abbandonò a Dio. Così, con un'anima tranquilla fino alle sue profondità più profonde, comprendendo il mondo invisibile ed eterno, rassegnando il suo spirito al Padre Divino, chinò il capo nella morte

II LA NOSTRA PARTENZA. Avendo trovato nella morte di Gesù Cristo ciò che è il fondamento del nostro perdono, della nostra pace, della nostra vita davanti a Dio; aver vissuto nell'amore e nel servizio di un Salvatore un tempo crocifisso e ora sempre vivente; Non c'è motivo di dubitare che moriremo come è morto Lui, respirando lo Spirito che ha respirato, se non usiamo proprio il linguaggio che era sulle sue labbra

1. La nostra partenza sarà tranquilla. Non saremo terrorizzati, allarmati, agitati; il nostro spirito attenderà con calma il momento della partenza da questo mondo e dell'ingresso in un altro. Affronteremo il futuro molto prossimo con un sorriso

2. Poiché saremo sostenuti da una fede viva.

1 Sentiremo che stiamo solo andando alla presenza più vicina di nostro Padre-di colui davanti al quale abbiamo vissuto e nel quale abbiamo gioito; solo passando da una stanza all'altra nella casa di nostro Padre

2 Avremo fede in Gesù Cristo stesso. Che la morte sulla croce lo renda un Divino Salvatore, nel quale ci nascondiamo; e moriremo nella calma certezza che saremo "trovati in lui" e accettati per mezzo di lui. Diremo, con un significato più profondo e pieno di quello che avrebbe potuto fare il salmista: "Nelle tue mani consegno il mio spirito: tu mi hai redento, o Signore Dio di verità".

Salmi 31:5

3 Ci arrenderemo a Dio nello spirito della consacrazione, certi che in quel regno nuovo e sconosciuto in cui stiamo entrando possiamo trascorrere il nostro tempo e le nostre forze, liberati e ampliati, nel suo santo e benedetto servizio: e lo spirito della consacrazione è lo spirito della fiducia e della speranza. E mentre queste parole sono particolarmente appropriate per le labbra morenti, e molto probabilmente suggerivano l'ultima espressione del primo martire cristiano, Atti 7:59] non devono essere tenute in serbo per quell'occasione; esprimono mirabilmente il nostro vero atteggiamento in

III LA NOSTRA VITA QUOTIDIANA. COSÌ Davide evidentemente la pensò, Salmi 31:5 e così possiamo pensare noi. Nella fede e nell'abbandono di noi stessi dovremmo raccomandare continuamente il nostro spirito all'incarico del Nostro Padre Celeste:

1. Quando il giorno è finito ed entriamo nell'oscurità e nell'incoscienza notturne, durante le quali non possiamo prenderci cura di noi stessi

2. Mentre andiamo ogni mattina verso doveri, prove, tentazioni, opportunità, verso le quali la nostra forza non aiutata è del tutto disuguale

3. Se sentiamo che stiamo entrando in una nube oscura di avversità e prove in cui avremo un particolare bisogno del sostegno divino

4. Quando siamo chiamati a nuove sfere e responsabilità più pesanti, in cui saranno richieste altre grazie rispetto a quelle che ci sono state finora richieste. In tutti questi momenti dovremmo, nella fede e nella consacrazione, affidare la custodia delle nostre anime al nostro Padre celeste, per essere protetti nella sua fedeltà, per essere arricchiti dal suo amore e dalla sua potenza. - C

47 Il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificò Dio, dicendo: «Certo, costui era un giusto». Si trattava dell'ufficiale romano che comandava il distaccamento di guardia alle tre croci. San Paolo, il quale, se non ha assolutamente messo insieme il Terzo Vangelo e gli Atti, ha avuto molto a che fare con la compilazione e l'organizzazione di questi scritti, nei suoi numerosi viaggi e frequenti cambi di residenza in diverse parti dell'impero, ha avuto molte opportunità di giudicare il carattere e lo spirito dell'esercito romano, e in diverse occasioni parla favorevolmente di questi ufficiali. Luca 7:2; 23:47; Atti 10:1, 22:26; 27:43 Certo, questo era un uomo giusto. La nobile generosità, la coraggiosa pazienza e la strana maestà del Sofferente, i terribili portenti che per tre ore avevano accompagnato questa scena, portenti che il centurione e molti degli astanti non poterono fare a meno di associare alla crocifissione di colui che gli uomini chiamavano "il re dei Giudei", poi la morte, in cui non appariva alcun terrore, tutto ciò attirò l'esclamazione del Romano. In San Matteo, le parole del centurione che sono riportate sono "il Figlio di Dio". Per due volte in quelle ore solenni il centurione aveva udito il Crocifisso pregare il Padre suo. Questo può aver suggerito le parole "Figlio di Dio", ma questo cambiamento nel successivo Vangelo di San Luca in "un uomo giusto" sembra indicare il senso in cui i Romani usavano l'alto appellativo

Vers. 47-56. - Da venerdì sera a domenica mattina.

"È finita!" Ma ci sono testimoni della solennità del momento e del significato della parola, la cui testimonianza dà peso alla voce della coscienza. Il rombo e il rumore del terremoto si fanno sentire. Quando viene pronunciata "la voce alta", il velo che separa il luogo santissimo dal luogo santo si squarcia in due; un'oscurità minacciosa copre la città; C'è uno schianto come di rocce che lacerano e tombe che si aprono, e strane forme, come di coloro che erano morti, svolazzano davanti alla visione. Tre ore sono segnate da portenti vers. 44, 45, sotto la cui impressione anche l'ufficiale responsabile della milizia romana esclama vers. 47 : "Certamente questo era un uomo giusto. Deve essere stato un Figlio di Dio". E quando, inoltre, la moltitudine, silenziosa e solennizzata, guarda il volto ora calmo e immobile nel riposo della morte, e il ricordo della vita così pura e nobile diventa vivido nella mente, subentra la reazione di un'intensa eccitazione, e vers. 48 battendosi il petto in un dolore inutile, si allontanano furtivamente dalla scena della morte. Rimangono solo due gruppi: i soldati, che devono vegliare fino a quando i crocifissi non sono morti e i loro corpi vengono rimossi; e "la conoscenza di Gesù e le donne che lo avevano seguito dalla Galilea, da lontano, con stupore muto nel vedere queste cose" ver. 49. Tutto ciò che rimane è la sepoltura. Colui la cui croce è stata eretta tra i malfattori è morto. I sacerdoti e gli scribi avevano implorato che l'atto finale della morte per crocifissione, che si chiamava crucifragium - il percuotere o spezzare le gambe - potesse essere affrettato e che i cadaveri fossero rimossi, in modo che nessuna offesa alla decenza potesse essere sentita nel giorno solenne, "il doppio sabato", vicino. Pilato aveva acconsentito alla richiesta; e le forme dei due malfattori erano state colpite. Non la forma di Gesù. Non era rimasta alcuna scintilla di vita, si diceva. Solo, per essere sicuri, una lancia viene conficcata nel fianco; la lancia, fora, ha perforato il pericardio del cuore, o che era già stato rotto; In ogni caso, ne esce un miscuglio di sangue e acqua. San Giovanni è enfatico su questo, senza dubbio per mettere a tacere l'ipotesi che Gesù fosse solo sembrato morire, o che la morte apparente fosse stata solo uno svenimento. [No, dice l'evangelista, Giovanni 19:35 "L'ho visto io stesso." È il significato simbolico di quell'effusione che ci poniamo davanti quando cantiamo: "Che l'acqua e il sangue, dal tuo costato lacerato che scorreva, siano dal peccato la doppia cura, purificami dalla sua colpa e dal suo potere".

Il Signore è sepolto nel sepolcro riservato a coloro che erano stati condannati alla pena capitale? No. Qui si vede il bellissimo e suggestivo episodio riportato nella vers. 50-53. E, in relazione ad esso, ci soffermiamo su una parola che viene usata nell'ora in cui meno ci saremmo aspettati di trovarla. Uno dei Sinedristi, un uomo universalmente stimato per pietà e prudenza, Giuseppe d'Arimatea, non aveva acconsentito ai consigli e alle azioni dei suoi colleghi. Fino a quel momento non aveva mai osato confessare l'attrazione che provava. Perché ora avrebbe dovuto rischiare la sua reputazione, forse la sua vita, con un riconoscimento che aveva negato nei suoi giorni da bugiardo? Ogni dettame della saggezza mondana gli imponeva di tacere completamente. Che cosa leggiamo in Marco 15:43? È la morte di Cristo che dissipa la paura, che alla fine spinge alla decisione. Va baldanzosamente da Pilato e brama il corpo di Gesù. E la richiesta del senatore viene accolta. E mentre porta via la sacra cornice, è raggiunto da un altro, Giovanni 19:39 il Nicodemo di cui leggiamo all'inizio del ministero Giovanni 3 , che porta con sé un'offerta principesca di mirra e aloe. Le mani riverenti e amorevoli così unite avvolgono il corpo vers. 53 nel lino, e lo imbalsamano frettolosamente e parzialmente, deponendolo nella tomba che Giuseppe aveva scavato per sé come suo ultimo luogo di riposo. Che cosa accadde tra questo tempo e il terzo, il giorno stabilito? Chiediamoci, in primo luogo: Che cosa, per quanto riguarda il nostro Signore? in secondo luogo, che cosa, per quanto riguarda i discepoli? e, in terzo luogo, Che cosa, per quanto riguarda il mondo che lo ha crocifisso?

CHE COSA È SUCCESSO PER QUANTO RIGUARDA NOSTRO SIGNORE? Due o tre parole ci danno qualche indizio riguardo a nostro Signore dopo la sua morte e prima della Risurrezione. Primo, la sua stessa assicurazione data a Maria il giorno della risurrezione, Giovanni 20:17 : "Non sono ancora asceso al Padre mio". Il luogo e la condizione in cui passò, morendo, furono intermedi tra la vita sulla terra e la vita nella gloria. Egli non era allora, come l'Uomo Gesù, nella gloria del Padre. E, a proposito di ciò, ricordiamo ulteriormente la promessa al malfattore morente vers. 43. "Signore, ricordati di me", aveva detto, "quando entrerai nel tuo regno". «Oggi», fu la risposta, «sarai con me in Paradiso. Il Paradiso, dunque, ha ricevuto l'anima di Cristo. Lì portò con sé colui che, nella penitenza e nella fede, si era affidato alla sua misericordia. E il Paradiso significava la regione negli inferi dei morti, riservata ai fedeli come loro riposo fino alla risurrezione-una beatitudine reale, anche se incompleta; un giardino con l'albero della vita, ma non il pieno godimento della visione beatifica. Questo è il significato della frase del Credo degli Apostoli: "Scese nell'inferno", cioè nell'Ade, lo stato dei morti. È vero che questa clausola non ha l'antichità che si può rivendicare per altre clausole; ma esprime la convinzione di tutti i tempi che nostro Signore si sottomise alle condizioni dei santi morti, che Egli era veramente e veramente annoverato tra loro. L'anima era in realtà nell'Ades, o Sceol. Quale parte nella grande opera di redenzione fu adempiuta da questa discesa? Ha avuto un ministero in questo breve ma significativo periodo? C'è un passaggio in 1 Pietro troppo oscuro per permettere di essere incalzato come risposta a questa domanda, ma suggestivo di interessanti linee di pensiero. A molti è sembrato che la predicazione agli spiriti in prigione menzionata fosse opera dello stato dell'Ade; che egli proclamasse il suo vangelo a coloro che erano tenuti in prigione, non solo ai giusti, ma anche a coloro che erano disubbidienti, cioè alle generazioni antidiluviane a cui Noè aveva predicato invano. E la deduzione tratta da questa visione del passaggio è sembrata "gettare luce su uno dei più oscuri enigmi della giustizia divina: i casi in cui la condanna finale sembra infinitamente sproporzionata rispetto al fallimento che l'ha causata". Non si può argomentare su un passaggio la cui interpretazione è dubbia; Ma l'esposizione accennata rientra nelle convinzioni che sono state nutrite fin dal tempo degli apostoli. Siamo, in ogni caso, su un solido terreno della Scrittura quando supponiamo che, nel mondo dei morti, il trionfo su colui che aveva il potere della morte, cioè il diavolo, fosse completato. La discesa fu l'inseguimento del nemico nella sua cittadella più interna; era la depreazione dei principati e il potere delle tenebre; fu l'apertura della via attraverso la morte alla vita da parte di colui che ha le chiavi dell'Ades. Il Paradiso non è forse tanto più dolce quanto Cristo vi sia stato? L'eredità non è forse tanto più sicura che con la morte è andato al Padre? Non è forse questo il simbolo della nostra fede e della nostra speranza: che "il Signore ha posto la sua croce in mezzo all'Ade, che è il segno della vittoria che rimarrà per l'eternità"?

II COSA È ACCADUTO PER QUANTO RIGUARDA I DISCEPOLI. Ma che dire di coloro che piangono e si lamentano mentre il mondo gioisce, la compagnia di discepoli afflitta e orfana? Le ultime a lasciare il luogo dove è stato deposto il corpo di Gesù, come le prime ad accorrere al sepolcro quando il sabato è passato, sono le sante donne versetti 55, 56. Li vediamo il venerdì sera mentre guardano la tomba, e osservano come la forma senza vita è stata curata, e poi si affrettano in città, affinché possano preparare gli aromi e gli unguenti per l'imbalsamazione prima dell'inizio del sabato. Il loro amore è più forte della loro fede. Il desiderio del cuore a volte è più grande del crederci. Un sabato molto triste quello che fu per tutti i discepoli. "Si riposarono secondo il comandamento" versetto 56. Un comandamento: riposo, e niente di più. Che conflitti di pensiero e di affetto! Che desolazione dello spirito! Pietro, che strano sabato dev'essere stato per lui! Una sola cosa per tutti. Il senso della relazione con Gesù crocifisso non potrà mai essere cancellato; ma non ha alcun bagliore di speranza, ha solo l'oscurità di un ricordo, l'oscurità di una disperazione. "Si riposarono di sabato; ma" la prima parola del ventiquattresimo capitolo dovrebbe essere "ma" piuttosto che "ora"; Ma la corsa dello spirito, il movimento dell'amore, è solo verso il giardino e il suo sepolcro. Non è forse il tipo di Chiesa, di cristiano, che vuole la potenza dello Spirito Santo? Lavorate per Cristo, leale ma senza allegria, senza vedere la sua gloria, né aspettare la sua venuta: questo è suggerito dalla preparazione degli aromi e degli unguenti, e dall'osservanza del sabato, ma senza il vero sabato spirituale, la gioia del Signore; ordinanze osservate, ma senza alacrità interiore, solo a causa del comandamento. Questo è suggerito dal riposo inquieto in quel settimo giorno. Non c'è ancora l'unzione dello Spirito Santo, il potere della risurrezione

III CIÒ CHE ACCADDE PER QUANTO RIGUARDA IL MONDO CHE LO CROCIFISSE. Non è strano che ciò che era assente dalla fede come speranza fosse presente all'incredulità come paura? Coloro che avevano crocifisso il Signore hanno la loro memoria meravigliosamente vivificata. Essi ricordano Matteo 27:62-64] alcune parole che aveva pronunciato quasi tre anni prima, riguardo a un tempio che avrebbe eretto in tre giorni, e il loro terrore dà forza a queste parole. Per quanto sia sabato, i sommi sacerdoti e i farisei cercano udienza da Pilato e lo pregano di "rendere sicuro il sepolcro fino al terzo giorno, perché i suoi discepoli non vengano di notte, lo rappresentino e dicano al popolo: È risorto dai morti, e così l'ultimo errore sarà peggiore del primo". Viene detto loro di andare per la loro strada e di fare ciò che vogliono; e da qui la sigillatura della grande pietra e l'incastonatura dell'orologio. Non è tutto al sicuro? Non hanno forse dissipato per sempre le illusioni riguardo all'Ingannatore? Così pensavano le autorità ebraiche; Così gli uomini pensano ancora. Gridano sempre che la religione cristiana è infedele, che il Cristo dei cristiani è stato ucciso. "Ci sono ancora cristiani?", si chiedeva qualche anno fa un notevole scettico. O anime cieche! A cosa serve il tuo orologio e sigillo? Colui che tu chiami Ingannatore è ancora vivo; e ci sono rimorsi di cuore, convinzioni di colpa e di cattiva condotta. e bisogni di restaurazione spirituale e di rettitudine interiore, che si affermeranno contro tutte le vostre filosofie! I giorni di Pentecoste non sono mai giorni lontani in cui un potente rimorso rotola nelle menti degli uomini, e il grido che non può mai essere messo a tacere, perché è il grido dell'anima umana nelle sue ore più solenni, e in riferimento ai suoi bisogni più profondi, irrompe attraverso labbra che fremono di una sincera serietà, "Che cosa dobbiamo fare per essere salvati?" In quel sabato il mondo, religioso e irreligioso, riposa. Non può dimenticare del tutto; ma tiene le sue feste pasquali, e si attiene a tutta l'etichetta di queste feste, come se non ci fosse il Calvario, come se Gesù non fosse vissuto e morto. E non è questa la caratteristica di tutti i tempi? Gli uomini non portano avanti i loro progetti ambiziosi, non complottano e faticano, spendono le loro forze e celebrano i loro sabati senza la coscienza vivente del Cristo che è morto per i loro peccati? Non possiamo noi stessi dire: "Io peco; e il cielo e la terra girano come se non fosse stata compiuta alcuna azione orribile, come se il sangue di Cristo non fosse mai sgorgato per impedire il peccato o per espiare"?

Non c'è parola più solenne di quella in cui lo scrittore sacro ci ricorda che se coloro che hanno gustato la Parola di Dio e le potenze del mondo futuro vengono meno, passano dall'ovile della Chiesa alla schiera dei nemici di Cristo, vedendo "crocifiggere di nuovo per sé il Figlio di Dio, e lo hanno esposto a un'aperta vergogna"

Vers. 47-56. - Le conseguenze della morte del nostro Salvatore

Nostro Signore è morto nella luce. La scomparsa dell'oscurità prima della sua morte era un simbolo esteriore della luce e della serenità che attraversavano il suo spirito. La sua dipartita esercitò una potente influenza su tutti coloro che circondavano la croce. Notiamo le conseguenze della morte, come descritto da Luca

IO, IL CENTURIONE ROMANO, ERO CONVINTO DELLA GIUSTIZIA E DELLA FIGLIOLANZA DIVINA DI CRISTO. Ver. 47; In Matteo l'esclamazione del centurione è data come: "Veramente costui era il Figlio di Dio", mentre qui in Luca è: "Certamente questi era un uomo giusto". L'unica conclusione si riferiva al processo romano. La sua morte fu così gloriosa e trionfante da rivendicare il suo carattere da ogni calunnia. Non era un malfattore, ma un benefattore dell'umanità. L'altra conclusione si riferiva al processo ebraico, che era sulla base della sua pretesa di filiazione. Ora, il suo ultimo grido fu alla luce della Filiazione, e "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito!" fu pronunciato con tanta tenerezza e tuttavia con fermezza da convincere il centurione che la pretesa del Signore era reale. Allo stesso modo, la nostra morte come credenti non dovrebbe costituire una qualche rivendicazione del nostro carattere e delle nostre pretese? Dovrebbe mostrare che la nostra giustizia e la nostra filiazione non erano finzioni, ma gloriose realtà

II IL POPOLO ERA CONVINTO DEL SUO PECCATO NELL'AVER CHIESTO A GRAN VOCE LA SUA CROCIFISSIONE. Ver. 48; La percosse sul petto era un segno di perplessità e di penitenza. Evidentemente erano umiliati di aver trattato in quel modo Uno che poteva morire così nobilmente. Se la convinzione del centurione era una caparra della conversione del mondo pagano, questa era una caparra della conversione dell'ebreo confronta. Lo spirito mite e quieto con cui Cristo morì abbatté la loro durezza di cuore più di quanto avrebbe potuto fare qualsiasi altra condotta; così che il suo effetto fu una preparazione manifesta per i trionfi della Pentecoste. E la morte di un cristiano non dovrebbe mettere in allarme il cuore degli increduli, suggerendo loro la possibilità di non essere in grado di affrontare la morte con divenire coraggio?

IL SUO CONOSCENTE E LE DONNE DI GALILEA SONO PIETRIFICATI DALLO STUPORE. Ver. 49 "Stavano in piedi", ci viene detto, "da lontano". Erano così privi di equipaggio che non potevano avventurarsi vicino. Per loro la morte era inspiegabile. A quanto pare è stata la sconfitta di tutte le loro speranze. È stato un colpo schiacciante. Nessun mistero della provvidenza era mai apparso loro esattamente così. Erano pronti a dire, con Giacobbe: "Tutte queste cose sono contro di noi". Non è questa la posizione del popolo di Dio spesso? Essi hanno nutrito luminose speranze riguardo al Maestro e alla sua causa, ma le hanno trovate appassite come fiori estivi, così che stanno perplessi e lontani davanti alle provvidenze di Dio. Non è forse l'ora buia che precede l'alba? Non è forse l'ora del travaglio prima del giubilo della nascita? I discepoli hanno sperimentato questo, e anche noi. Prima della sconfitta apparente, esclamiamo sempre per fede: "È la vera vittoria"

IV GIUSEPPE D'ARIMATEA È GUIDATO DALLA MORTE DI CRISTO A UNA VERA DECISIONE. Vers. 50-52; Giuseppe, uomo buono e giusto, era stato per qualche tempo, non sappiamo da quanto tempo, un "discepolo segreto" di Gesù. Lui e Nicodemo sembravano appartenere alla stessa categoria, e forse furono indotti alla fede più o meno nello stesso periodo. Nel Sinedrio avevano fatto tutto ciò che gli uomini timidi potevano per prevenire il crimine della Crocifissione; Ma il sentimento popolare era sempre troppo forte per loro. Non avevano ancora fatto il passo audace di professare di appartenere a Cristo. Ma, strano a dirsi, la morte di Gesù, l'apparente sconfitta della sua causa, li determinò entrambi a diventare professori. Giuseppe di conseguenza va e implora coraggiosamente il corpo da Pilato, affinché possa deporlo nella sua nuova tomba, mentre Nicodemo va a procurarsi gli aromi necessari. E qui abbiamo quella che sembra una legge nel regno di Dio. Sembra che i successori portino sempre avanti il suo lavoro. La morte di Cristo induce almeno due persone ad unirsi contemporaneamente alla sua causa. Quando l'apparentemente importante muore, è solo per essere succeduto da altri, e forse da un numero maggiore, per prendere lo stendardo caduto e dimostrare la loro fedeltà. Le calamità apparenti sono splendide prove di carattere: chiamano i coraggiosi!

V IL FUNERALE DI CRISTO NON POTEVA ESSERE CHE UNA SEPOLTURA TEMPORANEA. Vers. 53-56; Era necessario che il corpo fosse deposto prima dell'inizio del sabato. Ora, se moriva poco dopo le tre, c'erano meno di tre ore per completare la sepoltura. Non poteva esserci la consueta imbalsamazione. Tutto ciò che era possibile era avvolgere le care spoglie in un lino con spezie, e poi, se nulla lo impediva, completare l'imbalsamazione il primo giorno della settimana. Fu una sepoltura frettolosa, quindi, e per forza di cose temporanea. Eppure "con i ricchi era la sua tomba". Fu in un sepolcro vergine, per così dire, che giacque per un periodo, proprio come era rimasto nel grembo della Vergine. Era anche così privato che a quanto pare nessuno, tranne gli amici e i conoscenti più stretti, seguì il funerale. Tutte le circostanze si combinarono per rendere il funerale e la sepoltura più singolari. Si sapeva bene dove lo avevano deposto; Si sapeva che intendevano completare l'imbalsamazione il primo giorno della settimana; I suoi nemici avevano quindi ogni opportunità di impedire qualsiasi impostura riguardo alla risurrezione. Tutto era alla luce del sole, come ogni cosa nella vita del nostro Signore. Di conseguenza, nella sepoltura di Gesù fu posto un nobile fondamento per quella suprema speranza di risurrezione. Vedremo che c'era ogni vantaggio offerto a coloro che volevano smascherare la doppiezza della sua resurrezione. Fu la sepoltura più importante e la più disperata, per quanto riguardava le persone in lutto. Essi più di tutti gli altri sembravano ignari di ogni promessa di resurrezione, R.M.E

48 E tutto il popolo che si radunava a quella visione, vedendo le cose che erano avvenute, si percuoteva il petto e tornava. Dobbiamo ricordare che la condanna del Cristo non fu un atto spontaneo della moltitudine. La loro miserabile parte nell'atto fu suggerita loro dai loro governanti. Nella moltitudine subentra molto rapidamente la repulsione dei sentimenti, e spesso rimpiangono il passato con un amaro e inutile rimpianto. L'ondata di dolore che sembra aver travolto quei cuori vacillanti e instabili, che li indusse a battersi il petto in un ozioso rimpianto, era una prova oscura e oscura del potente dolore e della vera penitenza che un giorno, come disse loro il loro profeta, sarà la sorte benedetta del popolo un tempo amato quando "guarderanno a me che hanno trafitto, e faranno cordoglio per lui, come si fa cordoglio per il proprio figlio unigenito". Zac 12:10

Impressioni sacre.

C'era una considerevole compagnia di spettatori alla Crocifissione. Erano attratti non solo dallo spettacolo di una triplice esecuzione, ma, molto di più, dal fatto che il Profeta la cui fama aveva riempito il paese doveva essere portato a morire. Non fu la canaglia di Gerusalemme semplicemente a "vedere le cose che erano state fatte". Il senso di scorrettezza nell'assistere a scene così sanguinose e strazianti è piuttosto moderno. Non prevalse lì per lì. Probabilmente erano presenti i cittadini più importanti: i benestanti, gli istruiti, i raffinati, maschi e femmine. C'erano tutte le classi sociali e tutti i caratteri: i devoti e i profani, i rozzi e i gentili, gli egoisti e i comprensivi. E di quel numeroso gruppo di persone sarebbero stati presenti uomini e donne molto variamente influenzati verso Gesù Cristo. Possiamo dire, senza esitazione, che gli undici erano lì; Sebbene sia più che probabile che, almeno per un po' di tempo, si siano tenuti a distanza, non possiamo dubitare che fossero lì, in attesa e meravigliati; sperando con una debole speranza, temendo con un terrore terribile e dominante. C'erano molti discepoli veri e leali, tra i quali, i più veri tra i veri, c'erano le donne che lo avevano seguito e "servito lui". Matteo 27:55 Oltre a costoro c'era la folla volubile e di mente doppia, che un giorno gridò: "Osanna!" e pochi giorni dopo gridò: "Crocifiggilo!" E al di là di questi, in lontananza spirituale, c'erano i suoi implacabili e acerrimi nemici. Quale possiamo supporre che sia stato l'effetto della Crocifissione sulla mente del "popolo che si riunì a quella vista"?

I EFFETTI IMMEDIATI PROBABILMENTE PRODOTTO

1. C' erano elementi fisici che sicuramente eccitavano la loro immaginazione stupita. Quando un'oscurità innaturale aleggiava su tutta la scena per tre lunghe e spaventose ore, quando la terra tremava, quando il forte grido di morte del Salvatore sofferente squarciava l'aria, c'era una combinazione di strane meraviglie ed esperienze insolite che dovevano scuotere le loro anime e riempirle di un grande timore reverenziale

2. E c'erano elementi morali adatti a toccare i loro cuori. C'era la presenza della morte, la morte, "la grande riconciliatrice", che spegne forti animosità, che risveglia una pietà insolita, che sottomette l'anima indurita a una sorprendente morbidezza. Ci fu la morte di un Uomo ancora giovane, di un Uomo che aveva reso innegabilmente grandi servizi a molti cuori in molte case. C'era la morte che si incontrava con eroica fortezza, subita con una calma, una magnanimità, una grandezza morale, come i loro occhi non avevano mai visto prima. Questi due elementi insieme influenzarono potentemente le persone che attiravano quella vista; e con qualsiasi pensiero nella loro mente "si riunirono", è certo che la stragrande maggioranza di loro tornò a casa stupita, se non vergognata e allarmata; Tornarono "battendosi il petto". Ma cosa erano

II GLI EFFETTI FINALI PRODOTTI?

1. Alcuni effetti sono stati permanentemente buoni. Sicuramente fu in parte, se non in gran parte, il ricordo di ciò che avevano visto, fatto e provato in questo grande giorno che portò alla "puntura del cuore" che provarono quando Pietro parlò così fedelmente, e li condusse al battesimo cristiano. Atti 2:22,23,37; Atti 11 Non era forse il "percuotersi sul petto" più che un antecedente nel tempo a quello che veniva colpito nel cuore quando ascoltavano e rispondevano?

2. Altri, possiamo esserne certi, erano evanescenti e infruttuosi. Sarebbe stato un caso molto singolare se non fossero stati molti quelli che sentirono molta agitazione quel giorno, e il giorno dopo, e, forse, il giorno dopo, ma che presto permisero che le preoccupazioni pressanti o i piaceri passeggeri scacciassero le convinzioni dall'anima. Essi "si percuotevano il petto e tornavano", ma, invece di tornare a Dio, tornarono alla vecchia routine, al vecchio formalismo e alla mancanza di spiritualità. È bene essere influenzati dai fatti della provvidenza di Dio, siano essi semplici e ordinari, o insoliti e sorprendenti. È davvero bene essere influenzati dalla visione della morte di un Salvatore, in modo che la morte possa essere presentata alla nostra anima. Ma che nessuno si accontenti di un'emozione come quella che c'era nel petto del popolo che "si riunì a quello spettacolo". È del tutto indeciso; Se non conduce a qualcosa di migliore di se stesso, non produrrà alcun frutto di vita. Deve passare, e deve passare rapidamente, in una convinzione intelligente del peccato, in una fede reale e vivente in colui che era allora il Crocifisso, e così in novità di vita in lui e per lui. - C

49 Stava in disparte. Discepoli aperti e segreti, amici e conoscenti tra i cittadini di Gerusalemme e i pellegrini galieani con l'eccezione del gruppetto di cui Maria e Giovanni erano il centro fino a quando il Signore morente ordinò loro di lasciarlo, mancavano tutti di coraggio e di devozione, tutti avevano paura di stare accanto al loro Maestro e Amico in quella terribile stagione. Camminava da solo nel torchio. vedi Isaia 63:3 Nessuno possedeva la fede eroica che, attraverso la cupa nube dell'apparente fallimento, poteva vedere la vera gloria del Sole di Giustizia, che così presto sarebbe sorto e splendente

50 Vers. 50-56. - La sepoltura. La sequenza degli eventi che seguì immediatamente la morte di Cristo sembra essere stata la seguente

Nostro Signore è spirato apparentemente poco dopo le 3 del pomeriggio. La "sera" a cui alludevano San Matteo e San Marco iniziava alle 15 e durava fino al tramonto, verso le 18, quando iniziava il sabato. Un po' di tempo, quindi, tra le 15 e le 18. Giuseppe d'Arima-Teaa andò da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Il governatore fu sorpreso, non alla richiesta, ma all'udire che Gesù era già morto, Marco 15:44 e, per assicurarsi del fatto, mandò a chiedere informazioni al centurione di turno alle croci. Alcuni. dove all'incirca alla stessa ora, probabilmente un po' più tardi nella "sera", ma ancora prima delle 18, gli ebrei, cioè i capi del Sinedrio, vennero da Pilato con la richiesta che la morte dei tre crocifissi potesse essere affrettata spezzando le loro gambe, affinché i loro corpi appesi alle croci non contaminassero il giorno sacro che seguì. Sarebbe stato il sabato e il giorno della Pasqua

Questa terribile, ma forse misericordiosa, fine delle torture della croce sembra non essere stata rara nella crocifissione ebraica inflitta dall'autorità romana

La crocifissione con questo e tutti i suoi allusioni fu abolita dal primo imperatore cristiano Costantino nel IV secolo

A quanto pare i due ladri morirono sotto questo trattamento. I soldati, però, quando guardarono la sagoma appesa alla croce centrale, trovarono il Crocifisso, come sappiamo, già morto. Per assicurarsi di ciò, uno dei carnefici conficcò profondamente la sua lancia nel fianco del corpo immobile di Gesù, "e subito ne uscì sangue e acqua". Giovanni 19:33,35 A questo punto, in conformità con il permesso del governatore già ottenuto, il corpo del Signore fu consegnato a Giuseppe d'Arimatea e ai suoi amici

Vers. 50, 51.-Ed ecco, c'era un uomo di nome Giuseppe, un consigliere, ed era un uomo buono e giusto questi non aveva acconsentito al loro consiglio e alle loro azioni, era di Arimatea. Questo Giuseppe era un membro del Sinedrio, un personaggio di grande distinzione a Gerusalemme, ed evidentemente di grande ricchezza. Si dice in particolare che il suo voto nel concilio supremo non fu dato quando fu decisa la morte di Gesù. Nicodemo e la sua costosa offerta di spezie per la sepoltura sono menzionati solo da San Giovanni. Arimatea, il luogo da cui proveniva questo Giuseppe, è famosa nella storia ebraica, essendo identica a Ramathaim Zophim, la "Rama dei vigilanti", la città natale di Samuele. Ogni evangelista parla di Giuseppe in termini alti, e ciascuno a modo suo. "Luca lo definisce 'un consigliere, buono e giusto'; egli è il καλος, l'ideale greco. Marna; lo chiama "un consigliere d'onore", l'ideale romano. Matteo scrive di lui come di 'un uomo ricco': non è questo l'ideale ebraico?" Godet. E san Giovanni, potremmo aggiungere, sceglie un altro titolo per quest'uomo amato, "essere discepolo di Gesù": questo era l'ideale di san Giovanni. In Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo abbiamo esempi di una classe di ebrei seri e devoti, forse non rari a quel tempo, uomini che rispettavano e ammiravano nostro Signore come un Maestro, e credevano in lui come il Messia il Cristo, e tuttavia per molti motivi misti e vari si ritraevano dal confessarlo davanti agli uomini fino a dopo che la croce era stata sopportata. Non è stata solo la risurrezione ad aumentare così enormemente il numero e a elevare il carattere dei seguaci di Gesù. Quando se ne fu andato, gli uomini riflettevano sulla vita inimitabile, sull'insegnamento profondo e penetrante, sulle opere di conferma del potere; e quando giunse la notizia della Resurrezione, il piccolo gruppo di seguaci e ascoltatori vacillanti e tiepidi divenne in pochi mesi un grande esercito, e in pochi anni si era diffuso in tutto il mondo allora civilizzato. C'è una strana ma interessante tradizione che narra come questo Giuseppe d'Arimatea venne in Gran Bretagna verso il 63 d.C., e si stabilì a Glastonbury, e lì eresse un umile oratorio cristiano, il primo in Inghilterra. Si dice che la miracolosa spina di Glastonbury, che per lungo tempo si supponeva germogliasse e fiorisse ogni giorno di Natale, spuntata dal bastone che Joseph conficcò nell'inguine mentre si fermava a riposare sulla cima della collina

53 Ed egli lo tolse e lo avvolse in un lenzuolo. Gli ultimi tristi riti d'amore sembrano essere stati tutti compiuti da mani amiche. Giuseppe e Nicodemo, e quelli che erano con loro, deposero con riverenza il corpo trafitto e sanguinante; poi, dopo la consueta abluzione, il sacro capo veniva coperto con il tovagliolo, il soudarion San Giovanni, e il santo corpo veniva avvolto teneramente e accuratamente in larghe fasce di lino finissimo, coperte con spessi strati della costosa preparazione aromatica di cui Nicodemo aveva messo così abbondante scorta San Giovanni. Questo per preservare le amate spoglie del Maestro da qualsiasi corruzione che potesse instaurarsi prima che potessero procedere con il processo di imbalsamazione, che veniva necessariamente ritardato fino a dopo il sabato e il giorno di Pasqua. San Giovanni aggiunge: "Come è usanza degli ebrei seppellire", probabilmente marcando l'usanza ebraica di imbalsamare e quindi conservare il corpo, in contrasto con il rogo, che era l'uso romano. E lo depose in un sepolcro scavato nella pietra. S. Giovanni ci dice che il sepolcro era in un giardino. Sembra che questa non fosse una pratica insolita per i "grandi" fra gli ebrei. Giuseppe Flavio narra dei re Uzzia e Manasse che furono sepolti nei loro giardini 'Ant.,' 9:10 e 10:3. 2. "Ha fatto la sua tomba con i ricchi". Isaia 53:9 In cui mai prima d'ora era stato deposto un uomo. San Giovanni lo chiama "un nuovo sepolcro". Questi dettagli sono forniti per dimostrare che il sacro corpo del Signore non è stato messo in contatto con la corruzione

54 Quel giorno fu la preparazione e si avvicinò il sabato. Era la preparazione per il sabato, ma soprattutto per la grande festa di Pasqua. San Giovanni, per questo motivo, chiama il prossimo sabato "un giorno alto". Ha attinto; cominciò letteralmente ad albeggiare; Sebbene il sabato iniziasse al tramonto, tutto il tempo delle tenebre era considerato come anticipatore dell'alba. La sera del venerdì era talvolta chiamata anche "l'alba"

55 Vers. 55. 56.-E anche le donne, che erano venute con lui dalla Galilea, lo seguirono e videro il sepolcro e come era stato deposto il suo corpo. Ed essi tornarono, e prepararono aromi e unguenti. Il vero processo dell'imbalsamazione, le donne che erano della compagnia di Gesù - le Marie, Salomè e altre - si proponevano di intraprendere non appena fosse passato il sabato, cioè il primo giorno della settimana successiva-la domenica. Quanto poco anche i suoi amici più vicini e più cari sognavano la risurrezione del corpo! Sembra probabile che essi si aspettassero, almeno alcuni di loro, una gloriosa riapparizione di Gesù, ma quando, ma ma come, evidentemente non si erano formati un'idea definita. Nessuno, tuttavia, sembrava aver pensato alla risurrezione corporale che aveva luogo il primo giorno della settimana, quella domenica mattina. San Matteo Matteo 27:62-66 racconta come, dopo la sepoltura, i capi dei sacerdoti e i farisei andarono da Pilato e chiesero che il sepolcro potesse essere assicurato "fino al terzo giorno"; e come il governatore romano ordinò loro di prendere le precauzioni che sembravano loro buone. Questi, i suoi acerrimi avversari, erano più lungimiranti dei suoi amici. Avevano qualche vago timore di qualcosa che poteva ancora seguire, mentre i suoi discepoli, nel loro dolore senza speranza, pensavano che il nulla fosse finito. E si riposò in giorno di sabato secondo il comandamento. "Era l'ultimo sabato dell'antico patto. Era scrupolosamente rispettato" Godet

Illustratore biblico:

Luca 23

1 CAPITOLO 23

#Luca 23:1-7

Allora Pilato disse.-

La condotta di Cristo era in contrasto con la condotta di altri personaggi pubblici:

(I.) Tra i filosofi del mondo pagano non se ne può nominare uno che non abbia ammesso qualche vizio preferito nel suo sistema di buoni costumi; e che non era più che sospettato di qualche indulgenza criminale nella sua pratica; non uno le cui istruzioni pubbliche fossero prive di errori e la cui condotta privata fosse irreprensibile. Nel carattere di Gesù Cristo non si può rintracciare una tale imperfezione. Nei Suoi discorsi ai Suoi seguaci, Egli insegnò la virtù non contaminata dall'impurità, e nella Sua pratica esemplificò ciò che insegnò

(II.) Nei più illustri dei nostri contemporanei, troviamo sempre qualche debolezza alla pietà o al lamento, o solo qualche singola e predominante eccellenza da ammirare. Solo in ogni individuo si può lodare l'apprendimento o l'attività, il consiglio o il coraggio. Cerchiamo invano la consistenza o la perfezione. La condotta di Cristo non tradisce una tale disuguaglianza. In Lui nessuna virtù è oscurata dalla sua corrispondente infermità. Nessuna qualità preminente oscura il resto. Ogni parte del Suo carattere è in armonia con ogni altra. Ogni punto dell'immagine risplende di grande e appropriata lucentezza

(III.) Negli eroi, che le nostre favole si dilettano a riversare, siamo continuamente stupiti da tali imprese che nulla nella vita reale può eguagliare; dalle conquiste di una sagacia che non può essere ingannata, e di un coraggio a cui non si può resistere. O siamo perplessi dall'unione di qualità e doti incompatibili tra loro, o sopraffatti dal bagliore di tali eccellenze e potenze, come la natura con tutta la sua munificenza non ha mai concesso all'uomo. Gesù Cristo ha superato gli eroi del romanzo. Contemplando il Suo carattere, non siamo meno sorpresi dalla varietà dei Suoi meriti, che deliziati dalla loro consistenza. Conservano sempre la loro proporzione l'uno rispetto all'altro. Nessun dovere scende al di sotto dell'occasione che lo richiede. Nessuna virtù è portata all'eccesso

(IV) Nelle più eccelse creature dei nostri simili, e anche nella pratica delle loro virtù più distinte, possiamo sempre scoprire una certa preoccupazione per il loro vantaggio personale; qualche segreta speranza di fama, di profitto o di potere; qualche prospettiva di un'aggiunta ai loro attuali godimenti. Nella condotta di Cristo non si può scoprire la debolezza dell'amor proprio. "Andava attorno facendo del bene", che non sembrava condividere e da cui non sembrava aspettarsi alcun vantaggio immediato o futuro. La Sua benevolenza, e solo la Sua, era senza interesse personale, senza variazioni e senza lega

(V.) È una lamentela molto generale e molto giusta, che ogni uomo trascura occasionalmente i doveri del suo posto e della sua posizione. Il carattere di Cristo non è esposto a tale imputazione. Il grande scopo della Sua missione, infatti, sembra aver preso pieno possesso dei suoi pensieri

(VI.) Il preteso profeta d'Arabia fece della religione la sanzione della sua licenziosità e il mantello della sua ambizione

Un impostore, di qualsiasi tipo, sebbene abbia un solo carattere da sostenere, raramente lo sostiene con tale uniformità da procurare il successo finale alla sua imposizione. Gesù Cristo aveva una grande varietà di caratteri da sostenere; e li sostenne tutti senza venir meno e senza biasimo

(VIII.) Gli uomini in generale sono inclini a deviare verso gli estremi. L'amante del piacere spesso lo persegue fino a diventarne la vittima o lo schiavo. L'amante di Dio a volte diventa un entusiasta e si impone l'abnegazione senza virtù e la mortificazione senza utilità né valore. Da tale debolezza e da tale censura il carattere di Cristo deve essere completamente esente. Non disdegnava i rapporti sociali della vita, né rifiutava i suoi innocenti godimenti

(IX.) Mentre mostriamo i vari meriti che hanno adornato il carattere personale di Cristo, un'altra eccellenza non deve essere passata sotto silenzio; la rara unione di forza attiva e passiva; l'unione del coraggio con la pazienza; di coraggio senza temerarietà e di pazienza senza insensibilità

(X.) Tale, dunque, è l'incomparabile eccellenza del carattere personale di Gesù Cristo. Questa è la prova che offre che Egli era "un maestro mandato da Dio"; e tale è "l'esempio che ci ha lasciato, affinché seguiamo le sue orme". (W. Barrow.)

Ponzio Pilato:

(I.) Pilato era debole, moralmente debole. Ha peccato nonostante il suo io migliore. Era profondamente convinto dell'innocenza del suo prigioniero. La sua coscienza gli proibiva di infliggere una punizione. Fece strenui sforzi per salvarLo. Eppure, dopo tutto, lo consegnò alla morte e fornì i soldati necessari per eseguire la sentenza. Quanti ai nostri giorni gli assomigliano! Alcuni di voi non sono deboli come lui? Non avete avuto convinzioni del dovere forti come le sue, e non le avete mantenute per un po' con la stessa fermezza con cui le ha mantenute lui, e alla fine non siete riusciti a portarle a termine? Ricordate che le convinzioni di peccato e di dovere non impediscono agli uomini di peccare; né giustificano il peccato. Attenzione a non sostituire la conoscenza o il sentimento religioso con il principio religioso

(II.) Pilato era mondano. Questo spiega la sua debolezza. I suoi sentimenti erano sopraffatti da un egoistico riguardo per i propri interessi

(III.) Pilato era irreligioso. Ecco il segreto di quel potere fatale che il mondo esercitava su di lui. Era mondano perché la sua vita non era guidata e governata dalla vera religione. "Questa è la vittoria che vince il mondo, sì, la vostra fede". (R. P. Pratten, B.A.)

Ponzio Pilato: - Consideriamo, quindi, lo strano comportamento di Ponzio Pilato dopo l'assoluzione formale di nostro Signore

(I.) Egli dichiara che il Salvatore è innocente, ma non lo libera

(II.) Egli non lo libera, ma si sforza di essere libero da Lui, di sbarazzarsi di Lui

(III.) Si sforza di liberarsi da Lui, ma lo riceve ancora e ancora

(I.) "Non trovo alcuna colpa in quest'uomo"-Pilato ha indagato minuziosamente e accuratamente il caso di Colui che era stato accusato così avidamente dal popolo, e il risultato di questo esame fu l'assoluzione del Signore. Ben fatto, Pilato! avete preso la strada giusta; Ancora un passo e il caso si concluderà onorevolmente! Come giudice giusto, sei tenuto a far seguire al tuo verdetto il rilascio. Il poco di nobiltà che Pilato mostrò alla sua prima apparizione stava rapidamente diminuendo, come generalmente accade quando non è fondato sul timore di Dio. Quando un uomo è arrivato al punto di mettere in discussione che cosa sia la verità, farà presto proseguire la sua domanda con: Che cos'è la giustizia? Che cos'è la fede? Che cos'è la virtù? Il risultato inevitabile di uno stato perverso del cuore è che deve generare ogni giorno nuove perversità. Poiché Pilato non era mosso dall'amore per la verità, era impossibile per lui essere mosso per un certo periodo di tempo da un senso di giustizia. Egli dichiara che il Salvatore è libero da colpa, ma non lo libera. Anche da quando i tempi sono diventati cristiani, e da quando gli uomini sono diventati membri della Chiesa di Gesù Cristo, è un fatto universale che la condotta di Pilato si è ripetuta. Gli uomini hanno dichiarato libero il Salvatore, ma non l'hanno liberato. Pilato era un romano, e una massima romana è sempre stata nel cristianesimo quella di rendere ogni possibile rispetto esteriore al Salvatore, ma non di liberarlo. La Chiesa Romana legava in modo particolare ciò che dovrebbe essere specialmente libero: la Parola di Gesù Cristo, la Bibbia, il Vangelo. Essi dichiarano che la Parola del Salvatore è libera, ma non la liberano. Nel Medioevo, con la scusa della sua preziosità, la legarono con catene di ferro. Attipresent lo vincolano con l'approvazione dei vescovi, con l'approvazione episcopale. Anche in questi giorni questa Chiesa ha osato bollare le Società Bibliche come piaghe della peste. Ponzio Pilato era un romano per il quale la verità non era nulla, la giustizia poco, il suo interesse tutto era tutto; perciò non liberò il Salvatore, sebbene lo dichiarasse avente diritto alla libertà. E una massima romana è stata fino ad oggi quella di dichiarare libero il Salvatore, ma non di liberarlo. È alla gloriosa Riforma che spetta l'onore di aver spezzato le catene con cui Roma legava il Salvatore. Nella Chiesa della Riforma, la nostra cara Chiesa evangelica, Gesù non solo è dichiarato libero, ma è libero. Egli governa liberamente la nostra Chiesa; Egli comunica liberamente con ogni anima credente. Possiamo quindi dire che il pilatismo non esiste più nel cristianesimo evangelico? Ah! no, carissimi, dobbiamo tristemente confessare che Satana non mancò di trovare di nuovo un'entrata da una porta di servizio. Infatti, tra i numerosi cristiani che si gloriano della libertà protestante, molti non permettono al Salvatore di parlare se non in chiesa la domenica. Non gli è permesso di alzare la voce durante la settimana, né nelle loro case. Che cos'è questo se non dichiarare che il Salvatore è libero e tenerlo legato? Lo legano all'altare e al pulpito; Lo ascoltano ogni settimana o quindici giorni, ma viene negato al loro Salvatore un ulteriore progresso. Non gli è permesso lasciare la chiesa né andare con loro a casa loro. La mera frequentazione della chiesa è pilatismo; il Salvatore è dichiarato libero, ma non è liberato. "Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me". Ma, amici miei, per noi che abbiamo dato il nostro cuore al Salvatore, per occupare un posto nella sua sala del trono, non sarebbe un sottile pilatismo se chiudessimo il Salvatore nel cuore e non lo liberassimo per tutta la vita? Non solo nel cuore il Salvatore deve avere campo libero, ma in casa, nella vostra cameretta e nei vostri salotti, nella vostra bottega, nella vostra società, nella vostra vita quotidiana e nella vostra conversazione, Egli deve essere libero e il libero sovrano della vostra vita. Oh, amici miei, lottate contro il pilatismo! Non rinchiudete il vostro Salvatore nella vostra chiesa, né nel vostro cuore, ma permetteteGli di disporre di voi come vuole e dove vuole. Più Gli è permesso di plasmare la vita di un uomo, più libertà godrà quell'uomo. Quindi, ancora una volta, basta con il pilatismo! Non solo dichiarate che il Salvatore è libero, ma fatelo libero davvero!

(II.) Pilato non libera il Salvatore, ma si sforza di liberarsi da Lui. Non dà a Gesù la sua libertà, per paura del popolo. Si sforza di liberarsi da Gesù perché teme Gesù. La tranquilla dignità del Re della Verità gli diventa sempre più dolorosa. Tutta la faccenda, che all'inizio gli parve un gran rumore per nulla, sta prendendo una piega tale che si sente piuttosto a disagio. "È un galileo?", chiede. Il Salvatore non era galilese. È da Betlemme di Giudea che è venuto il Messia d'Israele! ma la gente dice che è un Galileo. Questo è sufficiente per Pilato. Aveva spesso fatto trincee in Galilea, ed era quindi diventato l'acerrimo nemico di Erode, il tetrarca della Galilea. Ma ora gli è molto opportuno che la Galilea sia una provincia al di fuori della sua giurisdizione. Che Erode si bruci le dita in questa faccenda. Attileast, lui, Pilato, si libererà di un caso che sta diventando sempre più problematico. Conoscete quelle persone che praticano ai nostri giorni il pilatismo più spregevole? Essi non possono spiegare la potente impressione che l'eccelso personaggio del Dio-uomo fa sull'uomo. La pallida bellezza della Sua croce appare come un rimprovero innaturale all'ideale frivolo di vita che essi hanno coltivato. Le sue mani tese e trafitte sono indizi tremanti e punti di interrogatorio, e segni di dolore e tristezza. La sua umiliante crocifissione porta una prova così forte contro il loro orgoglio di ascendenza, l'orgoglio della cultura e l'orgoglio delle ricchezze, che si sforzano di liberarsi da Lui ad ogni costo. "È un Galileo": così recita l'antica menzogna ebraica, che la storia ha confutato molto tempo fa. Un rabbino galileo non avrebbe mai potuto - no, mai - diventare così potente, che diciotto secoli gli avrebbero girato intorno come pianeti intorno al sole. Ma quegli uomini che si sforzano di liberarsi dal Dio-uomo, si aggrapperanno sempre a questa pagliuzza di una miserabile finzione. È un galilese! Egli è un Galileo, ed essi credono di aver scoperto l'incantesimo magico con il quale possono, con un po' di ragione, liberarsi della loro fede nel Dio-uomo, che ha dato la Sua vita come riscatto per un mondo peccaminoso. "È un Galileo", dicono, e con ciò mandano via il Salvatore. Lo mandano dai filosofi scettici, esortando: "La filosofia naturale ha spiegato questo, e ci insegna che i miracoli sono impossibili. La filosofia è un giudice competente della persona di Gesù Cristo e dei suoi miracoli; E i filosofi, non noi, devono decidere. E noi ci sottomettiamo al loro giudizio". Li mette un po' a disagio sapere che ci sono anche filosofi credenti; che un Copernico non implorò dal Crocifisso altra misericordia di quella ricevuta da quel malfattore; che un Keplero, un Newton erano veri seguaci di Gesù, e credevano nei Suoi miracoli, e avevano fede nelle Sue parole. Su questo punto, quindi, mantengono un silenzio profondo quanto quello del sepolcro. Oppure mandano il Salvatore agli storici scettici, dicendo: "È con la storia che l'autenticità della Bibbia deve essere provata, e questa scienza ha spezzato un bastone sulle Scritture". Non è nulla ai fini del fatto che gli storici credenti attribuiscano un alto valore alla Bibbia, che uno di loro abbia dichiarato che Gesù Cristo è la chiave stessa della storia. Questa testimonianza, tuttavia, la trascurano attentamente. Oppure mandano il Signore Gesù dai teologi scettici, dicendo: "Ci sono tanti teologi che negano la divinità di Gesù, e i teologi devono certamente possedere la vera conoscenza". Trascurano i teologi credenti che esistono anch'essi, e che dovrebbero conoscere in ogni caso bene quanto loro. In breve, la fedeltà e la giustizia riguardo al Signore Gesù sono del tutto fuori questione per quelle persone. Essi si libereranno dal Signore Gesù ad ogni rischio; perciò cercano Erode ovunque si trovino

(III.) Lotta impotente! Stolta prudenza! Dopo tutto, non si libereranno dal Salvatore. Entrato nella vita di un uomo, Gesù ritorna ancora e ancora, da una parte o dall'altra, quali che siano state le svolte e le meandri di quella vita. Pilato cerca di liberarsi dal Salvatore, ma lo ottiene ancora e ancora. Pilato riprende Gesù da Erode, e riceve anche l'amicizia di Erode. Pilato, da parte sua, avrebbe sicuramente rinunciato volentieri alla sua amicizia per Erode, se così facendo si fosse sbarazzato del Signore Gesù. Ma il suo nuovo amico aveva rimandato indietro il Salvatore, e così Pilato fu costretto, molto contro la sua volontà, a occuparsi ulteriormente del Salvatore e a porre fine a una causa che per lui stava diventando sempre più dolorosa. E nella stessa condizione in cui si trovava Pilato, tutti coloro che pensano e agiscono come lui saranno sempre. Avendo incontrato una volta il Salvatore, non si liberano mai completamente da Lui, per quanto possano lottare e per quanto astuti stratagemmi possano fare per raggiungere questo scopo. Alla fine non serviranno a nulla. Gesù ritorna. La sua forma assume un aspetto sempre più doloroso. Il suo volto si fa più grave e offuscato. Gesù ritorna. Ogni suono della campana della chiesa li ricorda, ogni domenica li ammonisce di Lui. Gesù ritorna. Non si liberano da Lui. Essi escludono ansiosamente la loro casa, la loro famiglia, dalle Sue influenze. Tuttavia, poiché lo Spirito soffia dove vuole, non possono impedire che le loro mogli, né figlie, né figli si convertano; e ogni convertito è un vituperio vivente per chi non è convertito. Si coprono, per così dire, il cuore con una cotta di maglia; palizzano la loro coscienza; prendono l'abitudine di sorridere alle cose sante; esse colpiscono la massima indifferenza verso il Dio-uomo. Così vivono, così muoiono; e quando stanno morendo, Gesù Cristo è di nuovo lì; e nei loro ultimi istanti risuona la Sua parola: Figlio dell'uomo, quante volte ti avrei attirato a Me, proprio come una gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e tu non hai voluto! (Emil Quandt.)

Il carattere di Pilato: - La stima che la storia ha dato a Pilato è giusta. Parliamo di accostamenti artistici e di giustizia poetica. Ma nessuna arte e nessuna poesia possono raggiungere quella drammatica intensità di contrasto in cui la storia fa di un uomo come Pilato giudice e carnefice di Gesù Cristo. È come in un'altra generazione quando un uomo come Nerone siede come giudice di un uomo come San Paolo. Conosciamo Pilato per dieci anni della sua giurisdizione. Crudele viceré romano, aveva creato e sedato più di una ribellione con la sua mano dura. È uno di quei tipi di uomini come quelli che si trovano nella storia di Napoleone, che hanno sempre gli occhi puntati sull'Imperatore, e intendono sempre conquistare il suo favore. Per i Pilates del mondo, questo sguardo retrospettivo al loro capo supplisce il posto della legge. Tiberio lo desidera? Allora uno risponde "Sì". A Tiberio non piace? Poi uno risponde "No". A lungo andare, una tale coscienza di seconda mano viene meno all'uomo. Ha fallito Pilato. Tiberio lo ricordò. Ma Tiberio morì prima che Pilato potesse comparire in tribunale. E poi, trascurato da tutti, disprezzato, credo, da coloro che lo conoscevano meglio, Pilato, che non aveva coscienza ora non aveva Tiberio, si uccise. C'è stato, in quella ripugnante disperazione della vita di un favorito il cui gioco è giocato, c'è sempre stato il ricordo di un volto, di un prigioniero, di un'esecuzione? Si ricordava quel giorno in cui cercò di lavare via il senso di colpa con l'acqua? Si ricordava forse come il cielo si anneriva quel giorno, e gli uomini dicevano che la natura stessa testimoniava contro il torto che quel giorno vedeva? (E. E. Hall, D.D.)

8 CAPITOLO 23

#Luca 23:8-12

Quando Erode vide Gesù, fu grandemente contento.-

Riserva divina; o, Cristianesimo in relazione ai nostri stati d'animo mentali:

(I.) Che tutti i soggetti si rivelino in base allo stato d'animo mentale in cui vengono esaminati. Ciò che si cerca, si trova o si crede di trovare. La stessa persona o principio esaminato attraverso i rispettivi mezzi di simpatia e antipatia, rivelerà aspetti i più diversi. È di vitale importanza ricordare questo fatto in tutte le nostre indagini sulle credenze, o sui bilanci delle prove contraddittorie, in modo da poter sfuggire sia alle traduzioni del pregiudizio che agli accecamenti della parzialità. Il non riconoscimento di questa verità ha indotto i più grossolani travisamenti della vita sociale, delle credenze individuali e della dottrina confessionale

(II.) Che l'Essere Divino discrimina i nostri stati d'animo mentali. A quanto pare Erode era in uno stato d'animo piacevole. Gli osservatori superficiali sarebbero stati deliziati dal suo portamento animato e cordiale. Che cosa c'è di più gratificante per Cristo del fatto che Erode fosse "grandemente contento" di vederlo? Non c'è stata alcuna altezzosità regale, nessun freddo rifiuto, nessun trionfo vendicativo. Perché, allora, quel terribile silenzio? Erode avrebbe potuto fare di più per conciliare il favore del suo famoso prigioniero? Non fu un atto di incomparabile condiscendenza da parte di Erode indossare un sorriso in presenza di un noto bestemmiatore e sedizioso? Per il significativo riserbo di Cristo ci deve essere una ragione particolare ma soddisfacente. Non era il timore del giudice, perché Egli era il Creatore e il Sovrano del giudice; non era disprezzo, perché Egli nutre un giusto riguardo per tutte le creature della Sua mano; non era una scontrosità costituzionale, perché nessuno poteva essere più aperto e coinvolgente di Lui; non era la coscienza della colpa, perché i Suoi nemici più rancorosi fallirono nei loro tentativi di incriminazione. Perché, dunque, Cristo trattò così un uomo che era "grandemente lieto" di "vederlo"? L'unica risposta soddisfacente che possiamo suggerire è che la gioia di Erode non sorse da una giusta causa; o, in altre parole, non era un vero indice del suo umore mentale. Cristo guardò più in profondità del sorriso che illuminava il volto di Erode, o della semplice lusinga dei suoi modi; Discriminava lo stato d'animo della mente e agiva di conseguenza

(III.) Che certi stati d'animo mentali privano gli uomini delle più ricche benedizioni del cristianesimo. Perché quel silenzio solenne da parte di Cristo? A causa dell'umore mentale di Erode. Il giudice desiderava che la sua curiosità fosse soddisfatta, aveva sentito parlare del grande taumaturgo e desiderava vedere le sue prodezze di abilità o le sue dimostrazioni di potenza. Cristo conosceva il trattamento appropriato per il giudice di mente obliqua, e agì di conseguenza: non avrebbe fatto miracoli per gratificare un re; Sorrideva a un bambino, o asciugava le lacrime della miseria, ma non corteggiava gli applausi o sollecitava il patrocinio dei reali. A chi, dunque, il Signore Gesù si degnerà di rivelarsi con una parola tenera o con una visione amorevole? C'è qualche intelletto al cui scetticismo egli dedicherà la sua attenzione? C'è forse un cuore sul quale, lottando con il peccato, Egli innalzerà la luce del Suo volto? Dal momento che taceva davanti a Erode, comunicherà con qualcuna delle Sue creature? Egli risponderà per Se Stesso: "A quest'uomo guarderò". Supponiamo che l'oratore divino si fosse fermato qui, quale curiosità e suspense sarebbero state causate! "A quest'uomo"; a quale uomo, benedetto Signore, vuoi guardare? all'uomo che ha ucciso i re e si è avvicinato al trono della potenza attraverso il sangue del guerriero e le lacrime della vedova? all'uomo che ha iscritto il suo nome tra i più orgogliosi conquistatori? all'uomo che si vanta di essere attaccato alle fredde esattezze di una teologia senza cuore? all'uomo vestito di porpora e custodito nello splendore di un palazzo? è questo l'uomo al quale Tu vuoi guardare? No! È uno spettacolo più grandioso quello che attira l'occhio divino verso l'uomo "che è povero, di spirito contrito e che trema alla mia parola" (Isaia 66:2). Qui, quindi, abbiamo due condizioni della comunione divina, cioè la contrizione e la riverenza: al di fuori di queste non ci può essere comunione spirituale. In Erode queste condizioni non furono trovate; quindi Cristo era muto! Lo stesso vale per noi: se vogliamo veramente adorare Dio, dobbiamo soddisfare le condizioni qui richieste. Per essere più chiaro su questa parte dell'argomento, posso enumerare alcune classi di ascoltatori, i cui stati d'animo mentali li privano del godimento spirituale: Uomini di violente antipatie personali. Tali persone confondono il ministro con il suo messaggio; in modo che se un capriccio è stato assalito, o qualche dogma preferito è stato violato, ricorrono immediatamente a interpretazioni errate, trasformano ogni appello in una personalità, e ciò che era inteso come una benedizione lo pervertono in una maledizione! Dio non comunicherà con loro: essi non soddisfano le condizioni della comunione, non sono né contriti né riverenti, e Cristo non risponde loro nulla! 2. Uomini di grande curiosità speculativa. Erode apparteneva a questa classe. Essi desiderano curiosare nei segreti dell'Infinito: non contenti delle ampie rivelazioni che l'Essere Divino ha benignamente concesso, vorrebbero penetrare nei recessi più profondi della Sua natura e scalare le più alte altezze del Suo universo. Essi concepiscono un'avversione filosofica per le verità comuni del cristianesimo; e guardano con paternalistica pietà il ministro che indugia sulla malinconica collina del Calvario. Tali uomini comprenderebbero tutto il mistero: romperebbero il silenzio delle stelle, o tratterrebbero il turbine in una conversazione: chiamerebbero gli angeli dalla loro alta dimora ed estorcerebbero i segreti del cielo, oserebbero persino interrogare la Divinità stessa sulla correttezza del Suo governo morale! Dio non risponderà loro nulla

(3.) Uomini che accettano il razionalismo come la loro guida più alta. Rifiutano tutto ciò che la ragione non può comprendere. Il loro intelletto deve vedere attraverso ogni argomento, altrimenti lo considerano degno solo di ripudio. Leggevano il Nuovo Testamento come leggerebbero un'opera di matematica o un trattato di scienze fisiche, aspettandosi la dimostrazione di ogni punto. Questi uomini lasciano la Bibbia con insoddisfazione. Cristo li tratta con il silenzio: le loro domande irriverenti non suscitano risposta, la loro debole ragione precipita in una confusione senza speranza, l'infinità rifiuta di essere afferrata in una portata umana, e l'eternità disdegna di ammassare in un solo piccolo intelletto i suoi stupendi e magnifici tesori

(4.) Uomini che si dilettano nelle tenebre morali. Tali uomini non hanno obiezioni alla discussione teologica; Possono anche dilettarsi in una dimostrazione dei loro poteri controversi e, allo stesso tempo, odiare la natura morale e le esigenze spirituali del Vangelo. Finché l'attenzione è limitata all'analisi di dottrine astratte, essi ascoltano con interesse, ma nel momento in cui il Vangelo strappa il velo dalla loro condizione morale, rivela la loro depravazione, rimprovera la loro ingratitudine, colpisce il loro orgoglio e scuote la loro anima con la certezza del giudizio e dell'eternità, essi sprofondano di nuovo nell'imbronciamento, si rifugiano nell'infedeltà, o maledicono e bestemmiano! I vostri Erode non si preoccupano del miglioramento morale; Vogliono che le loro fantasie siano soddisfatte, desiderano che le loro domande abbiano risposta, ma persistono nel seguire gli stratagemmi della loro immaginazione e imprigionandosi nella schiavitù della passione bestiale. Il testo suggerisce:

(IV.) Che gli uomini così privati ricorrano all'opposizione. "Ed Erode con i suoi uomini di guerra lo disprezzarono, lo schernirono, lo rivestirono di una veste sfarzosa e lo rimandarono da Pilato." Questo è un esempio lampante del modo in cui la verità è stata trattata in tutte le epoche. Gli uomini si sono avvicinati alla Bibbia con conclusioni scontate, e poiché tali conclusioni non sono state verificate, si sono ribellati e hanno assunto un atteggiamento antagonista. Ampie illustrazioni della proposizione potrebbero essere addotte dalla storia dell'infedeltà, del fanatismo e della persecuzione: ma invece di soffermarci su questo dipartimento dell'argomento, ci affrettiamo a indicare l'importanza pratica della tesi sulla questione più immediatamente in esame. Come assemblea di uomini responsabili in qualche misura della diffusione della verità cristiana, è importante capire come possiamo adempiere al meglio la nostra missione. Nel portare avanti questa inchiesta, permettetemi di ricordarvi tre cose: 1. Che la Bibbia è il rappresentante nominato da Dio. Ciò che Cristo era per Erode, le Scritture lo sono per noi, cioè l'incarnazione della verità e dell'amore divini. Il fatto stesso di avere la Bibbia comporta un'enorme responsabilità

(2.) Che ci si deve avvicinare alla Bibbia con uno spirito comprensivo

(3.) Che siamo responsabili del nostro modo di riprodurre la Bibbia. (J. Parker, D.D.)

Imitando il silenzio di Cristo: - In un villaggio vicino a Burnley viveva una ragazza che era perseguitata nella sua stessa casa perché era cristiana. Lottò coraggiosamente, cercando la forza di Dio e rallegrandosi di essere partecipe delle sofferenze di Cristo. La lotta era troppo per lei, ma Lui lo volle; e alla fine le sue sofferenze finirono. Quando vennero a togliere le vesti dal suo povero cadavere, trovarono un pezzo di carta cucito dentro il suo vestito, e su di esso c'era scritto: "Non aprì la bocca". (W. Baxendale.)

Reticenza notevole: Moltke, il grande stratega, è un uomo di umili abitudini e di poche parole. È stato descritto come un uomo "che sa tenere a freno la lingua in sette lingue!" (H. O. Mackey.La maggior parte di noi ammetterà che questa è un'epoca di grande curiosità per la religione. La frase sembrerebbe includere tre cose. In primo luogo, la curiosità per la religione come fase interessante del pensiero umano. Poi, la curiosità per la religione come si manifesta nei personaggi pittoreschi e autorevoli che hanno fondato nuove fedi. Ma ancora una volta ci può essere curiosità riguardo alla religione come possibile manifestazione dell'extra-naturale o del soprannaturale. Il revivalismo e lo spiritismo fanno sì che la carne si insinui non del tutto in modo sgradevole. Agosto e antichi cerimoniali ossessionano l'immaginazione con la loro strana magnificenza. I versetti che ho letto ci portano davanti il tipo stesso di curiosità irreligiosa o non religiosa riguardo alla religione, e alla punizione che l'attende

(I.) Nel passaggio stesso notiamo, in primo luogo, i rapporti di Erode Antipa con Gesù

(1.) Erode non ha preso parte attiva alla più grande tragedia del tempo

(2) Sarà necessario per il nostro scopo considerare, in secondo luogo, la posizione di Erode nel mondo religioso del suo tempo. Che fosse un sadduceo sembrerebbe certo dalla storia profana, e da un confronto tra san Matteo e san Marco

(3.) Il personaggio di Erode Antipa può essere considerato troppo nero per contenere anche solo un avvertimento per ognuno di noi. Non era che un allievo promettente nella scuola di cui Tiberio era maestro; un imbroglione più meschino, un bugiardo più gracile, un assassino più debole. Era "la volpe", come lo chiamava nostro Signore, non il lupo. Eppure, sotto un certo aspetto, non era così diverso da alcuni di noi. Una nebbia di superstizione aleggiava sull'impura pozza di lussuria e di odio che egli aveva fatto della sua anima. Era alternativamente respinto e attratto da Cristo. Che non fosse incapace di curiosità religiosa il testo lo testimonia a sufficienza. Qualcuno ai nostri giorni potrebbe esclamare che forse è stato un peccato che si sia persa l'opportunità di soddisfare la curiosità di una persona così interessante, come se Cristo si fosse incarnato per divertire i dilettanti. Ma Colui che conosce tutti gli uomini e ciò che è nell'uomo lo sapeva meglio. Le mani macchiate di sangue sono tese "in modo quasi carezzevole". La voce che comandò che la testa di Giovanni Battista fosse data alla figlia di Erodiade riversa il suo diluvio di domande superficiali. Non sprecherà un miracolo o una parola. Come essi antichi amavano insegnare, il silenzioso Gesù, che non opera alcun segno, è una profezia e un segno per noi. "Non gli ha risposto nulla".

(II.) L'intero incidente diventa così pieno di lezioni per noi. Un lettore riflessivo e meditativo si ferma in soggezione. Se sentiremo l'orrore di quel silenzio, riconosceremo, credo, la verità di ciò che sto per dire. C'è, senza dubbio, una sorta di curiosità per la religione che è il risultato necessario di una vita intellettuale più vivace, anzi, di una vita spirituale più vivace. Ma la sconfitta del popolo di Bet-Scemesh non è ricordata per niente. La ricerca libera è una cosa, la ricerca libera e facile è un'altra. Se giochiamo con Dio, è a nostro rischio e pericolo. La domanda è: in cosa credete? Noi ci troviamo di fronte all'eternità, non con le molte proposizioni che finiamo di credere o pensiamo di credere, ma con le poche in cui crediamo. Possiamo fare un atto di fede in Dio? Lo vediamo muto davanti alla curiosità di Erode Antipa, e diciamo: "Salvaci, oh salvaci, da quel silenzio!" (Vescovo Wm. Alexander.)

Nostro Signore davanti a Erode:

(I.) Erode davanti a Gesù

(1.) Vedere la curiosità oziosa al suo meglio

(2.) Curiosità oziosa delusa

(1) Nostro Signore non è venuto in questo mondo per essere un artista

(2) Erode aveva già messo a tacere la Voce; non c'è da stupirsi che ora non potesse portare la Parola

(3) Erode avrebbe potuto ascoltare Cristo centinaia di volte prima se avesse scelto di farlo

(4) Cristo aveva buone ragioni per rifiutare di parlare con Erode questa volta, perché non voleva che si supponesse che si fosse arreso alla pompa e alla dignità degli uomini

(3.) L'oziosa curiosità si trasforma in derisione

(II.) Gesù alla presenza di Erode. Sebbene non siano registrati colpi, dubito fortemente che il nostro Divino Maestro abbia sofferto più di quanto abbia sofferto nel palazzo di Erode

(1.) Pienamente impegnato nella salvezza delle anime, e nel mezzo della Sua dolorosa passione, Egli è considerato come un montanaro e un semplice esecutore, che ci si aspetta che operi un miracolo per il divertimento di una corte empia

(2.) Allora pensare che il nostro Signore è stato interrogato da un tale idiota come Erode! 3. Poi la baldoria di tutta la faccenda! 4. Non è stato un piccolo dolore per nostro Signore tacere

(5.) Pensate al disprezzo che fu riversato su di Lui. (C. H. Spurgeon.)

Il silenzio di Gesù:

(I.) Il pregiudizio, qualunque sia la sua origine, non trae nulla dalle Scritture. Se porti una brocca piena a una sorgente, non puoi ottenere nulla da quella sorgente

(II.) L'abituale indulgenza nel peccato ci impedirà di ottenere qualsiasi risposta alle nostre domande dalla Scrittura. Quando vuoi una risposta dal telefono, non solo metti l'orecchio allo strumento, ma dici anche a chi ti sta intorno: "Zitto! Voglio sentire". Se vuoi ascoltare Cristo devi dire "Silenzio" al mormorio del peccato

(III.) L'influenza dello scetticismo fa tacere le Scritture. (W. M. Taylor, D.D.)

18 CAPITOLO 23

#Luca 23:18

Liberaci Barabba.Barabba o Cristo?-Parliamo della scelta nella passione del Signore, che è...

(I.) Un segno della grazia e della pazienza del Signore

(II.) Un segno della profonda vergogna e colpa del popolo

(1.) Erano le sei del mattino. Colpito dalla coscienza, come mai prima, Pilato vede la folla - il Signore in mezzo a loro, con una veste bianca e la corona di spine sul capo - che torna da Erode e si avvicina al suo palazzo. "Sofferto sotto Ponzio Pilato": così recita il nostro imperituro credo, non certo per erigere un monumento a un uomo debole, ma per avvertirci ogni domenica. Cristo soffrì per l'indecisione e il dubbio, per la paura dell'uomo e per l'adulazione dell'uomo. Parliamo, però, della scelta del popolo. Era usanza liberare loro un prigioniero durante la festa. Pilato cerca di avvalersi di questa usanza. Decideranno con perfetta chiarezza e coscienza. La decisione deve essere resa il più agevole possibile per loro. Essi esaminano e confrontano. "Chi dei due volete che io vi liberi?" - così chiede Pilato. Dobbiamo prendere la stessa decisione. Ecco Cristo, con la parola di verità e di vita, che risponde alle più profonde voglie del nostro cuore; una luce sul nostro cammino che non ha mai ingannato nessuno. Lì, la saggezza del mondo, con le sue vie tortuose e i suoi discorsi vani, con il suo fallimento finale di tutta la conoscenza, chiedendosi: Che cos'è la verità? Qui, un amore che cerca la nostra salvezza, che rimane sempre vero, anche quando l'amore umano vacilla; un amore che non lascia mai che il redento sia strappato dalle sue mani. Ecco, l'egoismo, la menzogna e l'astuzia; e infine, il consiglio sconfortante: Bada a questo! Qui, il perdono e la pace; lì, nonostante la prosperità e lo splendore esteriore, un pungiglione nella coscienza che non può essere rimosso. Qui, anche nei momenti di tribolazione, la convinzione: "Il Signore è con me; Il suo bastone e il suo bastone mi consolano". Lì, nei momenti di miseria e di angoscia, mormorando ostinazione e disperazione. Qui, la speranza che dura oltre la morte, e che si ancora nella misericordia e nelle promesse di Dio, quindi, anche nel morire, capace di trionfare: "O morte, dov'è il tuo pungiglione? O tomba, dov'è la tua vittoria?" Lì, illusione su illusione, perché non sappiamo mai cosa può accadere, finché la morte alla fine dissipa ogni illusione! Chi potrebbe essere ancora in dubbio sulla scelta? È vero che molti per un certo periodo permettono agli altri di decidere per loro. Si muovono come gli viene ordinato; Credono perché gli altri glielo hanno detto. Molti evitano la decisione anche quando sono comandati dalla Parola di Dio. Ma una cosa è certa: verranno ore serie per ciascuno, secondo il disegno e la volontà di Dio, in cui dovrà decidere di sua spontanea volontà, in cui il rifiuto di decidere sarà praticamente una decisione. C'è solo la domanda: siamo capaci di scegliere? Siamo davvero liberi? La decisione è nelle nostre mani? In verità, si levano spontaneamente tante voci nel cuore contro di esso; Tante influenze malvagie agiscono su di noi fin dall'infanzia. Il cuore è per natura ingannevole più di ogni altra cosa, ora esultante, ora afflitto fino alla morte. Lutero, come sapete, scrisse un piccolo libro sulla schiavitù della volontà, o "che il libero arbitrio non è nulla". Lo paragonò a un bastone senza vita, una pietra dura e fredda. In questo Lutero ha ragione, ed è dalla parte di Paolo, che dice: "Così dunque non dipende da chi vuole, né da chi corre, ma da Dio che usa misericordia" (Romani 9:16). È vero che nel profondo del nostro cuore c'è una tendenza a resistere alla verità, un'inclinazione al peccato e alla sensualità, uno spirito che dice "No" alla parola e alla volontà di Dio. Ma, d'altra parte, Dio ci abbraccia con le sue braccia invisibili, e in spirito ci parla. La coscienza può essere messa a tacere, ma non uccisa; la fame della vita e della pace di Dio si farà sentire ancora e ancora. Come il fiore è attratto verso il sole, l'uccello di passaggio verso il sud, il ferro verso la calamita, così il cuore umano è attratto da Dio e dalla Sua Parola. Entrambi sono destinati l'uno all'altro. Possiamo e dobbiamo scegliere; Questo è il nostro privilegio e la nostra responsabilità: la nostra salvezza è lasciata nelle nostre mani

(II.) Un segno della profonda vergogna e colpa del popolo. Anche Israele aveva una scelta. Ma nella sua scelta si incorreva nella più profonda vergogna e senso di colpa. "Ed essi gridarono tutti insieme, dicendo: Togliti via quest'uomo e liberaci Barabba!" Non c'è esitazione né indugio, non c'è risposta alla domanda: "Che male ha fatto?" Non c'è lotta interiore, e non c'è esame, ma la più frivola leggerezza, che è pronta a condannare, anche nella causa più santa e più importante. Infatti, Pilato li avverte più volte, e la voce di Dio li avverte attraverso di lui, di pensare e di deliberare ancora una volta. Ma la loro leggerezza si trasforma in testardaggine e indurimento del cuore. Quanti ancora decidono per l'incredulità senza esitazione, senza aver esaminato attentamente! Essi si limitano a ripetere ciò che altri sostengono; Seguono semplicemente la loro inclinazione naturale. Sono avversari della fede, non perché riflettono troppo, ma perché riflettono troppo poco. È una semplice condizione di equità che si dovrebbe esaminare prima di rifiutare, e che si dovrebbe confrontare ciò che Gesù dà con ciò che il mondo offre. La leggerezza, però, non esamina, rimanda. Trova piacere nel momento ed evita tutto ciò che è sgradevole. Quando le ore dell'angoscia e dell'impotenza si abbatteranno di nuovo su di noi, le nostre uniche risorse sono la menzogna e l'inganno, l'aiuto umano e il consiglio umano, che presto si trasformeranno in vergogna. Ahimé! Quanti sono quelli la cui sconsideratezza si trasforma in testardaggine, e da ciò in totale abbandono al potere delle tenebre. (W. Hähnelt.)

Barabba o Gesù: - Ogni tempo è una storia di questa molteplice scelta. Ogni azione malvagia dalla caduta di Adamo è stata la fede in Satana e l'incredulità in Dio, una scelta di Satana, il suo servizio, il suo salario, il suo regno, i suoi peccati e la sua condanna eterna, invece della lieta obbedienza, della bellezza della santità, della dolce armonia, della gloria eterna del Dio sempre benedetto. Anche i pagani, dalle reliquie del paradiso, conoscevano questa scelta. Si immaginavano l'uomo, all'inizio della vita, in piedi dove due strade si separavano, il piacere che lo attirava verso "una via piena di ogni agio e dolcezza"; virtù, con una santa maestà, che lo chiama a presentare la fatica e l'eredità presso Dio. E loro non lo sanno! Sapevano di aver fatto una scelta sbagliata, riconoscevano dolorosamente se stessi: "Conosco e approvo ciò che è meglio, seguo ciò che è peggio". "Sapevo cosa dovevo essere; sfortunatamente, non ce l'ho fatta". Sapevano cosa sceglievano, ma non chi sceglievano o chi negavano. Più spaventosa è la contesa in Israele, perché ne sapevano di più. "Scelsero", dice la Scrittura, "nuovi dèi". "Se vi sembra male servire l'Eterno", dice Giosuè, quando la sua guerra fu compiuta, "scegliete oggi chi volete servire; ma quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore". "Fino a quando rimarrete tra due opinioni?" dice Elia; "se il Signore è Dio, seguitelo; ma se Baal, seguitelo". Ancora più oscura e più malvagia fu la scelta, quando la Santità Stessa, "Dio, si manifestò nella carne". "Questa è la condanna: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre piuttosto che la luce, perché le loro opere erano malvagie". Ma la Sua Divinità era ancora velata nella carne. La sua gloria non era ancora stata rivelata, "lo Spirito non era ancora stato dato". La scelta divenne più mortale, quando la debolezza della Sua natura umana fu assunta nella gloria del Suo Divino, ed Egli fu "dichiarato Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di Santità, mediante la risurrezione dai morti". Di qui il male di un peccato sottile, che l'anima forse sa non essere peccato, ma sa solo che, se i suoi genitori fossero vicini, non lo farebbe. Ha fatto una scelta sbagliata; E quella scelta si attacca ad essa, forse, attraverso anni di lotte e miseria impotenti. La prima scelta malvagia è il genitore di tutto ciò che segue. Ha scelto Satana invece di Dio; e ora, prima che possa di nuovo scegliere correttamente, deve disfare quella prima scelta, e volere che tutto ciò che ha scelto da Dio sia stato non scelto. Ma non c'è alcuna garanzia contro il fare la scelta peggiore, se non nello scopo fisso e cosciente di fare il meglio. Gli ultimi atti non sono per lo più in potere di una persona. Coloro che "si circondano di scintille" non possono spegnere da soli il bruciore. Coloro che fanno la prima scelta sbagliata sono spesso frettolosi, che lo vogliano o no. Ogni scelta, fino ad ora, coinvolge l'intero personaggio. L'unica scelta si ripete in modo molteplice. Le strade si dividono leggermente; eppure, non segnata, la distanza tra loro si allarga sempre di più, fino a quando finiscono in paradiso o all'inferno. Ogni atto di scelta è un passo verso l'uno o l'altro. È un ricordo amaro pensare che così spesso abbiamo scelto da Dio. Ma non potremo mai emendare la nostra scelta, a meno che, nell'amarezza dell'anima, non riconosciamo che è stata sbagliata. Non potremo mai arrivare alla vera penitenza se non impariamo il male intenso della molteplice torpore della nostra scelta. È difficile ammettere questo, che tutto deve essere disfatto e ricominciato da capo, che l'intera scelta deve essere riformata; e quindi è difficile rivolgersi veramente a Dio ed essere salvati. (E. B. Pusey, D.D.)

Rinuncia a Cristo: Alberto, vescovo di Mayence, aveva un medico attaccato alla sua persona, il quale, essendo protestante, non godeva del favore del prelato. L'uomo vedendo ciò, ed essendo un avido, ambizioso cercatore del mondo, rinnegò il suo Dio, e tornò al Papato, dicendo ai suoi associati: "Metterò Gesù Cristo da parte per un po' finché non avrò fatto la mia fortuna, e poi Lo farò uscire di nuovo". Questa orribile bestemmia ha avuto la sua giusta ricompensa; Il giorno dopo il miserabile ipocrita fu trovato morto nel suo letto, con la lingua che gli pendeva dalla bocca, il viso nero come un carbone e il collo contorto a metà. Io stesso sono stato testimone oculare di questo meritato castigo di empietà. (M. Lutero.)

25 CAPITOLO 23

#Luca 23:25

Egli consegnò Gesù alla loro volontà.-

Il processo illegale e la condanna di nostro Signore:

(I.) Il processo di Cristo per la Sua vita fu gestito nel modo più malizioso e illegale contro di Lui, dai Suoi giudici ingiusti

(1.) Cristo fu usato in questo modo quando si presentò davanti al grande Concilio, agli Scribi e agli Anziani d'Israele? Allora certamente i grandi uomini non sono sempre saggi, né gli anziani comprendono il giudizio. (Giobbe 32:9). 2). Da qui impariamo anche che, sebbene non siamo obbligati a rispondere a tutte le domande capziose, oziose o irretibili, tuttavia siamo tenuti a riconoscere e confessare fedelmente la verità, quando siamo solennemente chiamati ad essa

(3.) Ancora una volta, ne consegue che sopportare le ingiurie, le contraddizioni e gli abusi degli uomini, con spirito mite, composto e uniforme, è eccellente e simile a Cristo

(II.) Sebbene nulla potesse essere provato contro il nostro Signore Gesù Cristo degno di morte o di catene; eppure fu condannato ad essere inchiodato alla croce e ad essere appeso fino alla morte

(1.) Una sentenza molto ingiusta e ingiusta: la più grande perversione del giudizio e dell'equità che sia mai stata conosciuta dal mondo civilizzato, da quando sono state istituite per la prima volta le sedi giudiziarie. Pilato avrebbe preferito scendere dal suo seggio di giudizio e adorarlo, piuttosto che sedersi lì per giudicarlo. Oh! È stata la più alta ingiustizia di cui le nostre orecchie abbiano mai sentito parlare

(2.) Come era un ingiusto, così era una sentenza crudele, consegnare Cristo alla loro volontà. Questa era quella miseria che Davide deprecava così sinceramente: "Non darmi alla volontà dei miei nemici" (Salmo 27:12). Ma Pilato consegna Cristo alla volontà dei suoi nemici; uomini pieni di inimicizia, rabbia e malizia

(3.) È stata anche una sentenza avventata e frettolosa. Il processo a molti uomini meschini ha occupato dieci volte più dibattiti e tempo di quanto non sia stato speso riguardo a Cristo. Coloro che guardano solo leggermente nella causa, facilmente pronunciano e danno una sentenza

(4.) Come è stata una sentenza avventata e frettolosa, così è stata una sentenza estorta e forzata. La scacciano da Pilato con il semplice clamore, l'importunità e le suggestioni di pericolo. Nei tribunali, tali argomenti dovrebbero significare ben poco; non l'importunità, ma la prova, dovrebbe portarla a termine. Ma il timoroso Pilato si piega come un salice a questo soffio del popolo; non aveva né un tale senso di giustizia, né spirito di coraggio, da resistere

(5.) Come è stata un'estorsione, così è stata una sentenza ipocrita, che maschera un orribile omicidio sotto il pretesto e la formalità della legge

(6.) Come era ipocrita, così era una sentenza non revocata. Non ammetteva una tregua, no, non per un giorno; né Cristo si appella a nessun altro giudice, né desidera una sola volta il minimo ritardo; ma si affretta in fretta verso l'esecuzione. Arrossite, o cielo! e trema, o terra! a una frase come questa. In che modo Cristo ricevette questa sentenza crudele e ingiusta? L'ha accolta come se stesso, con mirabile mitezza e pazienza. Egli si avvolge, per così dire, nella Sua innocenza e nell'obbedienza alla volontà di Suo Padre, e sta alla sbarra con pazienza invincibile e mite sottomissione

(1.) Vedete cosa è stato fatto qui contro Cristo, sotto pretesto della legge? Che motivo abbiamo di pregare per le buone leggi e per i giusti esecutori di esse? 2. Cristo fu condannato in un tribunale? Quanto è evidente allora che c'è un giudizio che verrà dopo questa vita? Quando vedrete Gesù condannato e Barabba liberato, concludete che verrà il tempo in cui l'innocenza sarà rivendicata e la malvagità svergognata

(3.) Qui vedete come la coscienza può essere sopraffatta e oppressa da un interesse carnale

(4.) Cristo fu forse accusato e condannato alla sbarra di Pilato? Allora il credente non sarà mai accusato e condannato alla sbarra di Dio. Cristo si trovava in quel momento davanti a un giudice più alto di Pilato; Stava alla sbarra di Dio così come alla sua. Pilato non fece altro che ciò che la mano e il consiglio di Dio avevano precedentemente stabilito che fosse fatto. (J. Flavel.)

L'atto di un momento e i suoi risultati:

(I.) Fu solo l'atto di un momento questa consegna di Gesù agli Ebrei, ma suggellò la condanna di Pilato. Di molte azioni importanti si può dire che vengono compiute sia all'improvviso che lentamente. In un modo o nell'altro la decisione deve essere presa in un momento: eppure questi atti momentanei non sono così isolati da tutta la vita come sembrano. La nostra vita è veramente una; Tutte le parti e tutti gli eventi di esso sono strettamente collegati tra loro. Ogni evento è allo stesso tempo una causa e un effetto, un legame che nasce da un anello precedente, e dal quale a sua volta si forma un nuovo anello. Così accade che potremmo spiegare qualsiasi parola apparentemente strana che un uomo pronuncia, o che agisce, se solo potessimo andare abbastanza indietro nella sua storia, e vedere abbastanza profondamente nel suo carattere. La sua vita si è lentamente mossa verso il punto che ora ha raggiunto. Entrato nella casa che si stava lentamente preparando ad accoglierlo, l'ospite è entrato all'improvviso. C'è stata una rimozione di ostacoli che avrebbero ostacolato o un accumulo di ostacoli che rendono impossibile procedere. In una parola, il carattere e l'abitudine decidono l'azione di un uomo in ogni momento di prova e di prova; e il carattere e l'abitudine non sono cose di un momento. Non è sempre ingiusto, quindi, giudicare un uomo dall'atto di un momento, o dal suo atteggiamento sotto una tentazione dolorosa e improvvisa. Queste cose rivelano i segreti del suo carattere e della sua vita, forse a se stesso, certamente ad altri uomini; beh, se solo è disposto a imparare alla prima lezione dov'è la sua debolezza, e così colmare la breccia prima del prossimo assalto. Pietro camminò con noncuranza per ore, o giorni, prima di quel terribile inciampo e caduta in cui il suo cuore fu spezzato, e tutta la sua immaginata giustizia e il suo coraggio caddero in un attimo in rovina intorno a lui. In una delle città occidentali degli Stati Uniti, un giovane si trovava un giorno in mezzo a un gruppo di compagni gay. Da un lato della strada era stato aperto un pub e dall'altro l'edificio della Y.M.C.A. Stava per essere spinto ad entrare nella taverna, ma all'improvviso si allontanò da tutti i suoi compagni e, tra i loro scherzi e le loro risate, entrò nelle stanze della Y.M.C.A. Da quel momento il suo cammino nella vita fu chiaro; Si era impegnato sul lato destro. Ma non c'era alcuna preparazione per l'atto improvviso? Sono sicuro che c'era. Se conoscessimo tutta la storia, troveremmo che dietro di lui c'era una dimora divina. Molti avvertimenti che la coscienza gli aveva dato. In un attimo Pilato cedette alla richiesta del sommo sacerdote e compì questo atto fatale; Ma tutta una vita di egoismo, di autoindulgenza e di crudeltà lo aveva preparato a quel momento, e gli aveva fatto capire che quando fosse arrivato il momento della prova, avrebbe fatto la cosa sbagliata. I giovani possono essere certi che arriverà il momento in cui saranno improvvisamente messi alla prova

(II.) Pilato cercò di liberarsi dalla responsabilità di questo atto, ma non ci riuscì. Ci sono alcune cose di cui possiamo facilmente spogliarci. Possiamo strapparli e buttarli via in pochi istanti. Posso cambiare il mio vestito e farmi, nell'aspetto esteriore, un altro uomo. Ci sono alcune cose che ci si attaccano sempre e ovunque. Non posso distruggere la mia personalità; attraverso tutti i cambiamenti rimango me stesso, consapevole della mia identità personale. Una delle scuse più comuni che gli uomini usano in tali circostanze è che l'ho fatto sotto pressione. Alcuni uomini sono sensibili alla pressione del dovere, dell'onore, dell'obbligo, della verità, dell'amore, della pietà. Questa pressione è irresistibile. Quando queste influenze sono dietro di loro, devono continuare, qualunque cosa ci sia davanti. Fu in questo modo che Cristo fu spinto alla croce, e molti dei servi di Cristo al patibolo e al fuoco. "Non posso fare altrimenti, Dio mi aiuti", furono le parole di Lutero quando questa pressione fu forte su di lui. Ci sono molti, tuttavia, che a malapena sentono una tale pressione, ma che sono acutamente vivi a ogni tocco di applauso popolare, di biasimo degli uomini, di spigolosità del ridicolo, della paura della perdita e del dolore. Con la forza dell'opinione popolare, potevano essere spinti ovunque, in qualsiasi cosa. In altre parole, è dire che gli uomini cercano di liberarsi della loro responsabilità per le cattive azioni gettando la colpa sugli altri e su Dio. "È il modo in cui sono stato educato". «Vedi, ci sono stato indotto». "Un uomo nella mia posizione deve fare queste cose". «Tutti lo fanno, e tu puoi essere fuori dal mondo come fuori moda». "È una debolezza accessoria alla mia costituzione". "Le circostanze mi hanno chiuso in me, così che non potevo fare altro"; come se un uomo non dovesse preferire morire piuttosto che fare il male! Pilato si lavò le mani. Cercò, nel modo più pubblico e solenne, di liberarsi dalla sua responsabilità; Ma sebbene avesse una scusa migliore di quella che hanno migliaia di persone che peccano contro la coscienza e il senso del dovere, vediamo, quando guardiamo indietro al suo caso, che era impossibile per lui dare la colpa a qualcun altro. Quando consegnò Gesù agli Ebrei, fu un suo atto deliberato, fatto contro la sua coscienza, per non parlare di alcun avvertimento soprannaturale; e lui deve assumersi le conseguenze. E la storia futura di Pilato era molto triste e senza speranza. La responsabilità è una cosa di cui non riesco a liberarmi. Il vangelo di Cristo non lo rimuove. "Ognuno porterà il proprio fardello". "Ognuno di noi renderà conto di sé a Dio". Se ho fatto del male, lasciami confessarlo coraggiosamente e cercare la grazia di Dio per evitare di nuovo la tentazione. Così dalla debolezza mi innalzerò alla forza, e i miei stessi errori e sbagli potranno essere scale che mi conducono a Dio

(III.) La colpa di Pilato fu grande, ma non così grande come quella dei Giudei, che scelsero Barabba e rigettarono Gesù. Che ci siano gradi di colpa è chiaramente insegnato dal nostro Signore Gesù. Alcuni saranno percossi con molte frustate, altri con poche. Cristo non discolpa Pilato, ma gli dice: "Colui che mi ha consegnato a te ha il peccato più grande". Tali scelte - non decisioni improvvise come quelle di Pilato sulla conoscenza parziale e sotto pressione, ma atti di scelta calmi, tranquilli, quasi inconsci - le stiamo facendo giorno dopo giorno. (W. Park, M.A.)

Gesù consegnò alla loro volontà:

(I.) Che cos'era questa volontà? Quale fu la molla motrice della loro feroce risoluzione che Gesù di Nazaret dovesse morire? 1. Era loro volontà che questo severo censore dei loro costumi e della loro morale morisse

(2.) Volevano che la testimonianza della verità morisse. Il Signore apparteneva a un altro mondo, nel quale non si curavano di entrare; un mondo che turbava le loro vite egoistiche e sensuali. Li distraeva con visioni, li opprimeva con il terrore

(3.) Volevano che questo maestro del popolo, questo amico dei pubblicani e dei peccatori, morisse. Erano una classe dirigente, quasi una casta. E tali governanti non odiano nessuno così amaramente come coloro che rivolgono ai poveri parole amorevoli, vivificanti, emancipatrici. Poiché la società era allora costituita in Giudea, ciò significava che Lui o i governanti dovevano cadere

(4.) C'era qualcosa di più profondo e maligno di questo. Era loro volontà che il loro Salvatore morisse. Non ci si può scrollare di dosso l'impressione, leggendo il racconto del Vangelo, che i governanti Lo conoscessero. Questa era la volontà degli ebrei. Ma...

(II.) Qual era, nel frattempo, la volontà di Dio? Lo spiega san Pietro (Atti 2:23). Per capire questo, dobbiamo considerare

1.) Che non era possibile che il Dio-uomo fosse trattenuto dalla morte. Uccisero la carne, l'uomo esteriore. Ma che cos'è l'uomo esteriore, e che cos'è la morte? Volevano che morisse, ma ciò che era, ciò che odiavano, non poteva morire. Dio lo consegnò nelle loro mani affinché potessero vedere che erano impotenti, che ciò che odiavano e contro cui si erano schierati era eterno. La sua morte ha reso la sua vita immortale, la sua testimonianza alla verità eterna

(2.) Attraverso la morte la potenza di Cristo, la Sua testimonianza alla verità, la Sua testimonianza contro il peccato, la Sua opera redentrice per l'umanità, divennero realtà viventi, anzi, onnipervadenti e onnipotenti nel mondo. Nascosto per un momento dalla Sua morte, il potere riapparve e riapparve per regnare. Gesù, consegnato alla loro volontà, fu immolato; ma il mondo fu presto riempito di uomini che erano incaricati dello spirito di Gesù e che fecero della Sua morte il vangelo di salvezza per l'umanità. (J. B. Brown, B.A.)

26 CAPITOLO 23

#Luca 23:26

Simone, un sirene.-

Il portatore della croce: - C'è una serie di immagini molto belle nella cattedrale di Anversa, che rappresentano Cristo che porta la sua croce dal pretorio al Calvario. Queste immagini incarnano l'idea popolare della debolezza e dell'esaurimento di Cristo. In uno sta calmo ed eretto, in un altro si piega sotto il peso della croce e in un altro è caduto sotto il peso che gli è stato imposto. È a questo punto del processo che Simone, che passa di lì, viene arrestato e costretto a portare la croce dietro a Cristo

(I.) Questa era una croce obbligatoria. Simon non ebbe altra scelta che sopportarlo. E così è ancora. Non c'è vita senza croce

(1.) La sofferenza è una croce che siamo costretti a portare. Per alcuni la vita è una croce perpetua. Può essere una croce fisica, o una croce mentale, o una croce spirituale, ma giorno dopo giorno devono portarla

(2.) La morte è una croce che siamo costretti a portare

(3.) Ogni tentativo di seguire Cristo e di portare la Sua croce sarà una lotta decisa

(II.) Questa è stata una croce inaspettata. Le prove che ci aspettiamo nella vita raramente ci sorprendono, ma quelle che meno ci aspettiamo ci vengono inflitte. La croce ci viene spesso posta addosso in un momento inaspettato e in un luogo inaspettato; ma non c'è scampo, bisogna sopportarlo

(1.) A volte la croce che portiamo si auto-nomina. È così con gran parte del dolore fisico e del disagio sociale che vediamo intorno a noi. Queste afflizioni ci colpiscono inaspettatamente, ma spesso sono il frutto della nostra follia e del nostro peccato

(2.) A volte la croce che portiamo è divinamente stabilita. Se la croce di Simone è stata inaspettata, quella di Cristo è stata prevista. La croce non fu una sorpresa per Cristo. Se la croce di Simone era obbligatoria, quella di Cristo era volontaria

(III.) Questa era una croce onorevole. "Portare la Sua croce". Se Simone non avesse reso questo breve servizio a Cristo, il suo nome non sarebbe mai stato conosciuto; ma ora sarà tenuto in eterno ricordo. La croce nobilita l'uomo sia per il tempo che per l'eternità; è una croce d'onore

(1.) Questa era una croce portata per Cristo. Sentiamo spesso parlare di Cristo che porta la croce per i peccatori, ma qui c'è un peccatore che porta la croce per Cristo. Il valore della croce dipende dallo spirito con cui la assumiamo

(2.) C'è qualcosa di molto bello nel pensiero che la croce portata per Cristo è portata con Cristo. Che si tratti della Sua croce o della nostra, condividiamo la Sua compagnia. (J. T. Woodhouse.)

Portare la croce di Cristo: - La cosa memorabile è che è la croce di Cristo che deve essere portata. Non dovete pensare che ogni croce sia la croce che il Salvatore vi chiede di prendere. Molte croci sono di nostra fabbricazione; I nostri problemi spesso non sono altro che le conseguenze dei nostri peccati; e non possiamo nobilitarle supponendo che siano la croce che deve distinguere il cristiano. Croci possono essere; ma non sono la croce che fu posta su Simone, e che fu portata per la prima volta da Cristo. La croce di Cristo è la perseveranza per la gloria di Dio e il futuro del vangelo. "Questo è degno di gratitudine", dice San Pietro, "se un uomo per coscienza verso Dio sopporta la tristezza, soffrendo ingiustamente". Ma il nostro conforto è che la croce che dobbiamo portare è già stata portata da Cristo; e quindi, come la tomba in cui entrò, fu spogliato della sua odiosità. Si potrebbe quasi dire che ha cambiato la sua stessa natura, essendo stata posta sul Figlio di Dio; ha lasciato dietro di sé la sua terribilità e la sua oppressione. E ora viene trasferito al discepolo; è davvero una croce, ma una croce che è un privilegio portare, una croce che Dio non manca mai di dare la forza di portare; una croce che, in quanto conduce a una corona, può essere giustamente apprezzata, in modo da non togliercela dalle spalle fino a quando il diadema non è sulla nostra fronte. "Se vi viene oltraggiato il nome di Cristo" - e questa è una croce - «beati voi, perché lo Spirito della gloria e di Dio riposa su di voi». Insieme a questo memoriale, egli avrebbe dimostrato, con un potente esempio, che nella religione una politica temporeggiatrice è sicura di sconfiggere se stessa; cosicché, volare dalla croce è comunemente incontrarla dilatata nelle dimensioni e più pesante nel materiale. E allo stesso tempo aveva un'altra verità da rappresentare: la verità meravigliosamente confortante, che Egli ha sopportato ciò che i Suoi seguaci devono portare, e quindi lo ha alleggerito in tal modo, che, come con la morte, che ha fatto addormentare il credente, il fardello non fa che accelerare il passo verso un peso smisurato ed eterno di gloria; e che Egli potesse efficacemente trasmettere tutto questo attraverso una grande azione significativa, se fosse ordinato, possiamo credere, nella provvidenza di Dio, che mentre conducevano via Gesù che portava la croce, come Isacco con la legna per l'olocausto, i soldati presero un certo Simone di Cirene, e lo costrinsero a portare la croce. (H. Melvill, B.D.)

27 CAPITOLO 23

#Luca 23:27-31

Figlie di Gerusalemme.-

Le figlie di Gerusalemme:

(I.) Perché le figlie di Gerusalemme piansero? 1. Era innocente. Tutto ciò che avevano sentito dire su di Lui era favorevole

(2.) Era benevolo. I suoi doni erano rari e inestimabili. Dovunque è andato, ha lasciato dietro di sé l'impronta della misericordia

(3.) Era la speranza del popolo. La gloria se n'era andata; il paese era sotto una maledizione e il popolo gemeva sotto il giogo romano. Ma Gesù, sebbene contrario ad ogni manifestazione pubblica in suo favore, aveva, con il suo insegnamento e il suo esempio, suscitato l'aspirazione pubblica

(II.) Perché Gesù rifiutò la loro compassione? - "Non piangete per me". 1. Non piangere, la mia morte è una necessità. Non è un incidente, o l'effetto di un'animosità sfrenata, ma il compimento di un vecchio patto, più antico della terra o del cielo. La giustizia lo esige prima che i prigionieri della speranza possano farsi avanti

(2.) Non piangere, posso sopportare tutto. Per quanto possa sembrare difficile sopportare il biasimo come un malfattore e soffrire l'inimicizia di coloro che non ho offeso, tuttavia, il desiderio del mio cuore è di soffrire nella stanza del peccatore

(3.) Non piangere, le lacrime non serviranno a nulla ora. L'appello della lacrima è il più efficace. Se l'appello della lacrima fosse stato fatto davanti a Pilato, umanamente parlando, si sarebbe potuto raccogliere la prova e il prigioniero assolto, ma allora era troppo tardi. Il pianto non ha reso la croce più leggera, né meno le pene della morte

(4.) Non piangere, la condotta che sto per seguire alla fine asciugherà tutte le lacrime. Il dolore di oggi sarà scambiato con la pace e la gioia nell'aldilà. La morte sulla croce rimuoverà il dolore dal cuore del penitente, e le lacrime cesseranno di scorrere

(III.) Qual è, allora, il giusto canale di lacrime? "Piangete per voi stessi e per i vostri figli". Il peccato è la causa del dolore. (Il pulpito settimanale.)

Non piangere per me, ecc.:

(I.) Consideriamoli come indirizzati a quella parte della moltitudine che aveva creduto nella Sua missione divina e si era sottomessa alla Sua autorità. Il loro dolore per il nostro Signore non scaturiva dalla fonte giusta. I suoi discepoli più sinceri parteciparono alle comuni incomprensioni dei loro connazionali sulla natura del regno del Messia. Eppure il dolore era il loro giusto stato d'animo. E perché, amici miei, avrebbero dovuto piangere per se stessi e per i loro figli, guardando le sofferenze del loro Signore? 1. Rispondiamo, perché i loro peccati hanno causato le sofferenze di Cristo. Sarebbe bene per noi piangere più spesso così per noi stessi

(2.) Avrebbero dovuto piangere per se stessi e per i loro figli, perché non avrebbero più ascoltato le istruzioni di Cristo

(II.) Un'altra classe, oltre ai veri credenti, si mescolò alla folla, che assisteva Cristo verso il Calvario. Consideriamo l'applicazione del nostro testo ad essi. Sono stati i sentimenti naturali, che ci spingono a prendere parte in qualsiasi circostanza con gli afflitti, e che sono addolorati, quando l'innocenza, o, almeno, la benevolenza è oppressa, che hanno fatto scendere le loro lacrime. Giuste e degne erano queste emozioni, per quanto andavano; ma avevano un motivo di dolore più profondo di qualsiasi cosa pensassero quando piangevano. Avrebbero dovuto piangere per se stessi e per i loro figli

(1.) Perché stavano per essere tolte da loro la parola di salvezza, gli ammonimenti e gli avvertimenti del Signore

(2.) Avrebbero dovuto piangere per se stessi e per i loro figli, perché questo atto con cui Cristo fu tolto avrebbe rapidamente portato il giudizio sulla loro nazione. A questo nostro Signore si riferiva più esplicitamente, come ha dimostrato con il linguaggio che segue il testo. (S. Martin.) Perché dovrei piangere?Queste parole sono particolarmente degne di nota, perché costituiscono l'ultimo discorso connesso del Salvatore prima della Sua morte. Tutto ciò che disse in seguito fu frammentario e principalmente di natura di preghiera. Una frase a Giovanni e a sua madre, e al ladrone morente: solo una parola o due guardando in basso, ma per la maggior parte pronunciò frasi spezzate, che volavano verso l'alto sulle ali del desiderio forte

(I.) Disse alle donne che piangevano: «Non piangete». Ci sono alcuni espositori freddi e calcolatori che fanno capire che nostro Signore ha rimproverato queste donne per aver pianto, e che c'era qualcosa di sbagliato nel loro dolore: penso che la chiamino "la simpatia sentimentale" di queste anime gentili. Dai la colpa a queste donne! No, benedicili ancora e ancora. Era l'unico tratto salvifico nella terribile marcia lungo la Via Dolorosa; non si sogni che Gesù avrebbe potuto biasimare coloro che piangevano per Lui. Queste donne gentili appaiono in un felice contrasto con i sommi sacerdoti, con la loro feroce malizia, e con la folla sconsiderata con il loro grido feroce: "Crocifiggilo, crocifiggilo!" Mi sembra che abbiano mostrato un nobile coraggio nell'osare esprimere la loro simpatia a uno a cui tutti gli altri davano la caccia a morte

(1.) Non ci può essere nulla di male nel pianto di queste donne, e quindi procediamo a dire, in primo luogo, che il loro dolore era legittimo e ben fondato. Non c'è da meravigliarsi se hanno pianto e si sono lamentati quando hanno visto l'innocente che stava per morire

(2.) Penso anche che questo pianto da parte delle donne sia stato un sentimento molto speranzoso. Mostrava una certa tenerezza di cuore, e la tenerezza di cuore, sebbene fosse solo naturale, può spesso servire come base su cui possono essere posti sentimenti migliori, più santi e più spirituali

(3.) Detto questo, aggiungiamo ora che da parte di nostro Signore tale dolore è stato opportunamente represso; perché, dopo tutto, sebbene naturalmente buono, non è più che naturale e non raggiunge l'eccellenza spirituale. Non è una prova che tu sia veramente salvato, perché sei mosso da grandi emozioni ogni volta che senti i dettagli della crocifissione, perché le atrocità bulgare ti hanno eccitato altrettanto. Io penso che sia un bene che tu sia commosso, come ho detto prima, ma è solo naturalmente e non spiritualmente buono. Anche questa sensazione può ostacolare qualcosa di molto migliore. Gesù non voleva che queste donne piangessero per una cosa, perché dovevano piangere per un'altra cosa che richiedeva molto più seriamente il loro pianto. Non c'è bisogno di piangere perché Cristo è morto per un decimo, ma perché i vostri peccati hanno reso necessario che Egli morisse. Piangere su un Salvatore morente è lamentarsi del rimedio; Sarebbe più saggio lamentarsi della malattia

(II.) Ora passiamo da "Non piangere" a "piangere". Anche se Gesù chiude un canale per le lacrime, ne apre un altro e più ampio. Guardiamolo

(1.) Primo, quando disse: "Piangete per voi stessi" intendeva dire che dovevano lamentarsi e lamentarsi del peccato che lo aveva portato dov'era, visto che era venuto a soffrire per esso; e li avrebbe fatti piangere perché quel peccato avrebbe portato loro e i loro figli in un dolore ancora più profondo

(2.) Vi prego ora di esaminare di nuovo il motivo per cui nostro Signore ha detto loro di piangere. Era, in primo luogo, per il loro peccato, ma era poi per l'imminente punizione dei loro peccati. (C. H. Spurgeon.)

"Piangete per voi stessi": uno che conosceva bene Whitefield, e assisteva alla sua predicazione più frequentemente, forse, di qualsiasi altra persona, diceva di non averlo quasi mai visto fare un sermone senza piangere: la sua voce era spesso interrotta dalle sue lacrime, che a volte erano così eccessive da impedirgli di procedere per alcuni istanti. "Mi biasimi per aver pianto", diceva; «ma come posso farci niente se non piangerete per voi stessi, anche se le vostre anime immortali sono sull'orlo della distruzione, e per quanto ne sappiate, state ascoltando il vostro ultimo sermone, e potreste non avere mai più l'opportunità di avere Cristo offerto a voi?» (J. R. Andrews.)

La grazia delle lacrime: - Quando Cristo portava la sua croce, vide alcune donne con i loro bambini in braccio e disse loro: "Non piangete per me, piangete per voi stessi". Amos 1 sbaglia quando dice che ora guarda questa congregazione dall'alto in basso e dice: "Piangete per voi stessi"? Sì, vogliamo e dobbiamo avere compassione di noi stessi. Quanto più la religione è lontana dal cuore per alcuni di voi, tanto meglio è; e non me ne meraviglio. Posso scusarmi per te, perché conosco qualcosa del disincanto, dell'umiliazione e dell'esperienza sconcertante che viene a un uomo quando è mandato a compatire se stesso. Che la nostra preghiera, fratelli e sorelle credenti, sia la preghiera di Sant'Agostino: "Signore Gesù, dammi la grazia delle lacrime". Quelle sono le lacrime che un giorno Dio asciugherà dai nostri occhi: 1.000 sterline per uno di loro! (W. Whyte.) Che cosa si deve fare all'asciutto?-

L'albero verde e l'arido: una parola per spiegare. L'albero verde è Cristo; l'albero secco nel primo giudizio è la nazione giudaica; e l'albero secco nel giudizio finale è il mondo non convertito. Per "albero verde" Cristo non intende un albero giovane e tenero, ma piuttosto un albero adulto e rigoglioso. Con "l'asciutto" intende un albero secco, senza valore e morto. Riguardo al primo giudizio Egli può intendere questo: "Se i Romani trattano così l'innocente Gesù, come tratteranno la Gerusalemme colpevole?" oppure può intendere: "Se i Giudei mi puniscono così, come li punirà Dio?" Per quanto riguarda il secondo giudizio, Egli intende sicuramente: "Se Dio ha così ferito l'innocente per le trasgressioni degli altri, come punirà i colpevoli per le loro proprie iniquità?" Ora, con l'aiuto di Dio, cercherò di aprirvi questo testo solenne. Abbiamo qui due alberi: uno verde, l'altro secco. Io ti mostrerò, per primo, la gloria e la rovina dell'albero verde; E poi, la vergogna e la fine dell'arido

(I.) La gloria e la distruzione dell'albero verde. Meditando sulla gloria dell'albero verde, faremmo meglio a tenere separate l'una dall'altra la sua sostanza e la sua ombra. Per fare ciò, guarderemo prima all'albero naturale e poi al Salvatore, che è rappresentato da esso. In mezzo al deserto laggiù, invaso da ogni sorta di erbacce e piante velenose, si trova un'umile macchia di terra arida e nuda. In mezzo al terreno arido e sterile, dove prima non era mai cresciuto nulla, si erge un giovane albero, alto e bello a vedersi. Cresce sempre più in alto, finché la sua ombra cade sulle cime degli alberi più alti che la circondano; sempre più in alto, finché tutti gli alberi nel deserto non sono che erbacce in confronto ad esso. Ora passiamo alla realtà. Cristo è l'albero di Dio. Nella sua nascita, è cresciuto da un terreno sterile. Come uomo, Egli crebbe in levatura, sapienza, favore e gloria, finché non ce n'era più nessuno sulla faccia della terra; finché rimase solo come il grande albero della vita in mezzo ai periti; fino a quando non abbia ordinato di stendere i suoi rami fino agli estremi confini del mondo. Guarda indietro all'albero verde. Com'è bello! Non ha rami storti o rami contorti. Non ci sono tarli mangiati o foglie appassite: ogni foglia è fresca come quando si è aperta per la prima volta dal bocciolo. Non esistono fiori battuti dalle intemperie e macchiati dal tempo: ogni fiore è perfetto. Non ci sono frutti amari o marci: tutti i suoi frutti sono maturi e illesi. Dalla radice più bassa alla foglia più alta, è senza difetti. Guardate in questa qualche debole immagine di Gesù. La sua nascita fu pura come la creazione di un angelo. La sua infanzia fu immacolata come il sole. I suoi pensieri erano chiari come il fiume di Dio. Il suo cuore era un pozzo d'amore. La sua anima era un grande abisso di luce. La sua vita non era macchiata dall'ombra del male. Era l'ammirazione degli angeli. Era la gioia di Dio! Guarda di nuovo indietro verso l'albero verde. Marco la sua promessa. Lascia intatto quell'albero, e cosa diventerà? Non raggiungerà forse il cielo e non si diffonderà fino a coprire con la sua ombra il mondo? Chi lascerà senza un riparo? Quali malattie non curerà? Quale fame non soddisferà? Non si trasformerà in una benedizione universale? Ecco in questo l'ombra di Gesù! Se avesse dimorato sulla terra fino ad ora, che cosa non avrebbe fatto per l'umanità! Se in tre anni avesse guarito tali folle di malati, quali moltitudini avrebbe guarito in diciotto secoli! Oh, quando ci pensiamo, la gloria di quell'albero verde di Dio! Meraviglioso, meraviglioso Gesù! come possiamo ora passare dallo splendore della Tua gloria all'oscurità del Tuo dolore? Oh! Chi racconterà la storia della distruzione? L'ascia e la fiamma dal basso, e le frecce scintillanti dall'alto, spogliarono e squarciarono e spianarono tutta la Tua gloria. Sei stato ucciso e sepolto dalla faccia della terra!

(II.) E ora mi fermo; e passo dalla croce di Cristo alla domanda di Cristo: "Che cosa si deve fare all'asciutto?" Abbiamo guardato per qualche istante la gloria e la distruzione dell'albero verde. Ci rivolgiamo alla vergogna e alla fine dell'arido. Guarda dunque, o uomo o donna non convertiti, quell'albero secco. È primavera: migliaia di piante intorno stanno mettendo foglie verdi; ma non vi appare una foglia. E' estate: i giardini sono bianchi e variopinti di fiori; ma si erge spoglio come in primavera. È autunno: i frutteti sono dorati e rossi di frutti; ma rimane nera e morta. Peccatore! Tu sei quell'albero secco. Migliaia di persone intorno a te sono alberi fruttiferi nel giardino di Dio; Esse producono una fede matura, un tenero amore, una dolce speranza, una dolce pace e frutti di gioia e umiltà. Dio raccoglie i loro frutti nella sua stagione e li ricompensa al centuplo. Ma voi siete sterili, senza fede, senza amore, senza speranza, senza pace, senza gioia, senza umiltà; rimani immemore allo stesso modo dei comandi di Dio, dei Suoi avvertimenti e della Sua pazienza: un ingombrante e avvizzito del suolo. Ma il male è ancora peggiore. Voi occupate lo spazio che altri potrebbero occupare con vantaggio per il mondo, se solo vi allontanaste. Guarda di nuovo, o uomo o donna non convertiti, quell'albero secco. Gli acquazzoni che ammorbidiscono i germogli piegati e aprono le tenere foglie degli alberi vivi in primavera, piovono su di esso in abbondanza; Ma, ahimè; marcisce solo di più. Il sole che fa maturare molti fiori in frutti, e addolcisce molti frutti fino alla maturità, risplende su di esso di giorno in giorno; Ma, ahimè! decade solo più velocemente. Peccatore! Tu sei quell'albero secco. Il Vangelo, che ha intenerito molti cuori duri, ha reso il vostro più insensibile. La misericordia di Dio aiuta a renderti peggiore. Come la croce, il principale di tutti i doni che ti ha fatto, essi sono "il profumo della morte fino alla morte". Prima di concludere, vorrei dare a tutti voi una parola di avvertimento e una parola di incoraggiamento. Ricorda, o uomo o donna non convertiti, che questa spaventosa domanda: "Che cosa si farà all'asciutto?" rimane ancora senza risposta. Come sono certo che vedo le sofferenze di Gesù, vedo le sofferenze dei perduti. Non posso più dubitare. Penitente, una parola per te. Nel mio amaro testo c'è un po' di dolcezza per te. Penitente, se hanno fatto queste cose nell'albero verde, perché dovresti morire tu? Se Gesù è morto, perché non dovresti vivere tu? E se morisse per te! (H. G. Guinness.)

Le miserie delle anime perdute superano quelle di Cristo: - Suppongo che volesse dire: "Se io, che non sono ribelle contro Cesare, soffro così, come soffriranno coloro che i Romani prendono in vera ribellione all'assedio di Gerusalemme?" E poi intendeva dire: "Se io, che sono perfettamente innocente, devo comunque essere sottoposto a una morte come questa, che ne sarà dei colpevoli?" Se quando gli incendi infuriano nella foresta, gli alberi verdi pieni di linfa e umidità crepitano come stoppie nella fiamma, come bruceranno i vecchi alberi secchi, che sono già marci fino al midollo e trasformati in legno da contatto, e così preparati come combustibile per la fornace? Se soffre Gesù che non ha peccato, ma è pieno della vita dell'innocenza e della linfa della santità, come soffriranno coloro che sono morti da lungo tempo nel peccato e sono putrefatti per l'iniquità? Come Pietro dice in un altro passo: "Poiché è giunto il tempo in cui il giudizio cominci dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono all'evangelo di Dio? E se i giusti sono a malapena salvati, dove appariranno gli empi e i peccatori?" Si noti bene che le sofferenze di nostro Signore, sebbene sotto certi aspetti siano ben al di là di tutti i guai immaginabili, hanno tuttavia alcuni punti in cui differiscono con vantaggio dalle miserie delle anime perdute. Perché, in primo luogo, nostro Signore sapeva che era innocente, e quindi la Sua giustizia Lo sostenne. Qualunque cosa avesse sofferto, sapeva di non meritarne alcuno: non aveva rimorsi di coscienza, né agonie di rimorso. Ora, il pungiglione della punizione futura risiederà nell'indiscutibile convinzione che sia ben meritata. Gli ultimi impenitenti saranno tormentati dalle proprie passioni, che infurieranno dentro di loro come un inferno interiore; ma nostro Signore non aveva nulla di tutto questo. Non c'era in Lui alcun male, nessuna brama di malvagità, nessun egoismo, nessuna ribellione del cuore, nessuna rabbia o scontentezza. L'orgoglio, l'ambizione, l'avidità, la malizia, la vendetta, questi sono il combustibile del fuoco dell'inferno. Gli uomini, non i diavoli, sono i loro aguzzini; le loro concupiscenze interiori sono vermi che non muoiono mai e fuochi che non possono mai essere spenti: non ci potrebbe essere nulla di tutto questo nel nostro Divino Signore. Ancora una volta, le anime perdute odiano Dio e amano il peccato, ma Cristo ha sempre amato Dio e ha odiato il peccato. Ora, amare il male è miseria; Quando non mascherato e correttamente compreso, il peccato è l'inferno. Nostro Signore Gesù sapeva che ogni dolore che soffriva era per il bene degli altri: sopportava con gioia, perché vedeva che redimeva una folla che nessuno può contare dallo scendere nella fossa, ma non c'è potere di redenzione nelle sofferenze dei perduti, non aiutano nessuno, né raggiungere un disegno benevolo. Il grande Dio ha buoni disegni nella loro punizione, ma essi sono estranei a qualsiasi scopo del genere. Nostro Signore aveva davanti a sé una ricompensa, a causa della quale sopportò la croce, disprezzando l'infamia; Ma i condannati alla fine non hanno alcuna prospettiva di ricompensa né speranza di risorgere dal loro destino. Come possono aspettarsi l'uno o l'altro? Era pieno di speranza, loro sono pieni di disperazione. "È compiuto" era per Lui, ma non c'è "È compiuto" per loro. Le loro sofferenze, inoltre, sono autocausate, il loro peccato era il loro. Ha sopportato agonie perché altri avevano trasgredito e ha voluto salvarli. Si tormentano con il peccato, al quale si aggrappano, ma piacque al Padre di ferire il Figlio, e la necessità della Sua ferita non risiedeva in Lui stesso, ma negli altri. (C. H. Spurgeon.)

33 CAPITOLO 23

#Luca 23:33

Lì lo crocifissero.-

La crocifissione:

(I.) Il luogo dove nostro Signore ha sofferto. Calvario, o Golgota: una piccola altura, a mezzo miglio da Gerusalemme; il luogo comune dell'esecuzione, dove i trasgressori più vili venivano messi a morte

(1.) Il luogo in cui Gesù soffrì segna il disegno maligno dei Suoi nemici

(2.) Il luogo, come menzionato dall'evangelista, segna il suo forte affetto

(3.) Possiamo anche aggiungere che questo ci indirizza al luogo in cui dobbiamo cercare la misericordia

(II.) La natura delle sofferenze di Cristo: "Lo crocifissero". 1. La morte della croce, anche se scelta dalla malignità ebraica, sarebbe il compimento della profezia

(2.) Nella sofferenza di nostro Signore per la morte di croce c'era qualcosa di analogo a ciò che noi peccatori avevamo meritato; e probabilmente fu per rappresentare questo che si permise agli ebrei di crocifiggerlo

(1.) Una morte lenta

(2.) Una morte dolorosissima

(3.) Una morte accompagnata da biasimo e infamia

(4.) La morte della croce fu una morte maledetta, sia nella stima di Dio che degli uomini (Galati 3:13)

(III.) La compagnia in cui soffrì: crocifissero con Lui "due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra". 1. Da parte dei Suoi nemici questo era stato progettato per rendere la Sua morte ancora più ignominiosa e vergognosa, e senza dubbio fu escogitato tra Pilato e i capi dei sacerdoti

(2.) Ma da parte di Dio possiamo vedere qualcosa della saggezza di questa nomina. Con la presente si adempì la profezia che diceva che Egli sarebbe stato annoverato tra i trasgressori ( (Isaia 53:11 ; Marco 15:27, 28). (Quaderno di schizzi teologici.)

La croce è una rivelazione della peccaminosità umana: - C'è un quadro che ho visto da qualche parte, dipinto da un celebre artista, in cui un aspetto della crocifissione è rappresentato in modo molto significativo, o piuttosto suggerito. Ha lo scopo di portare alla mente le scene successive e le ore successive di quel giorno memorabile, quando la folla era tornata di nuovo a svolgere i suoi soliti affari a Gerusalemme, quando la fitta oscurità era stata dissipata e la chiara luce brillava ancora una volta su quel luogo fatale chiamato Calvario. Il corpo del Maestro è stato trasportato al sepolcro, la croce stessa giace distesa a terra, e un gruppo di bambini, luminosi del bagliore dell'innocenza dell'infanzia, condotti lì dalla curiosità o dal caso, sono rappresentati mentre si chinano sui segni lasciati in giro dell'atto sanguinoso che quel giorno è stato compiuto. Uno dei bambini tiene in mano un chiodo, ma poco tempo fa ha trafitto la mano o il piede del paziente Sofferente, e se ne sta incantato dall'orrore, a guardarlo. E su ogni volto il pittore ha chiaramente dipinto il verdetto che l'innocenza deve sempre dare riguardo a quella terribile tragedia. È così che vorremmo considerare il soggetto e la scena. Il cuore, concependo rettamente la stupefacente empietà che culmina alla croce, può ben assumere questo atteggiamento di stupore, di sorpresa, di orrore. La croce diventa il grande atto d'accusa di Dio contro l'uomo

(I.) La prima parola del testo può essere considerata come il primo capo d'accusa di questa accusa contro l'uomo. Fornisce la località, fissa la scena della terribile tragedia come qui sulla terra. "Lì lo crocifissero". Il luogo in cui i criminali più comuni venivano condotti fuori per morire di una morte lenta. La Terra ha i suoi misteri, e questo è uno di questi. Qui culmina il mistero dell'iniquità. Ha alzato le sue mani empie contro Dio

(II.) La seconda parola del testo ci fornisce un ulteriore punto nell'atto d'accusa, che indica l'azione umana. "Lì lo crocifissero". Gli attori di questo dramma movimentato erano uomini, quelli tra i quali Cristo aveva compiuto i suoi miracoli ed esercitato il suo ministero puro e benefico. Ed era un atto tipico, un atto come quello che l'uomo perpetra ogni giorno. L'invidia, l'odio, l'indifferenza, hanno inchiodato Cristo all'albero; E finché questi esisteranno nel cuore, quale spirito sarà scusato?

(III.) La terza parola del testo può essere considerata come un'applicazione dell'accusa, poiché implica un atto definito e deliberato. "Lì lo crocifissero". Quanta durezza e insensibilità di cuore si sono manifestate qui! Era necessario che il peccato mostrasse la sua estrema peccaminosità, una volta per tutte, veramente detestabile, perché potesse essere detestato, atroce e nero come la perdizione, perché anche i nostri spiriti peccatori potessero indietreggiare in timore e tremore. Perché questo è ciò a cui tende tutto il peccato: disprezzo e insensibilità alla vista del valore della sofferenza, disprezzo dell'innocenza, odio di una purezza che condanna le nostre azioni più oscure, rifiuto di Dio stesso se le sue pretese interferiscono con i nostri piani egoistici

(IV.) La parola finale e piena di speranza del testo getta luce su questa accusa, come indicazione di un Divino Redentore che opera in mezzo a tutti. "Lì lo crocifissero". Stranamente, è la Vittima Stessa che investe di valore tutto il resto, e rende vantaggiosa per noi la contemplazione di un tale atto. Quando Socrate entrò in prigione, dissero che non era più una prigione; Il disonore e l'infamia erano svaniti in presenza di un valore così splendente. Quindi, ma in modo più memorabile, è alla croce. Il posto non è nulla; gli attori sprofondano nell'insignificanza; e dell'atto stesso non ci importa nulla, se non di quanto sia associato a Lui. C'è una legge di compensazione in tutte le cose. Piega per un attimo il ramo della quercia gigante, ed essa torna indietro con uno slancio proporzionato alla sua forza. E così è per questo Divino che si è piegato davanti al forte colpo dell'avversario, poiché di Lui sta scritto: "Io, se sarò innalzato, attirerò tutti a me". (Walter Baxendale.)

Cristo innalzò:

(I.) Ricordate che Gesù aveva già avuto la possibilità di essere innalzato come monarca, e l'aveva rifiutata

(1.) Gli uomini glielo offrirono (Giovanni 6:15; 12:13)

(2.) Il diavolo si offrì di fare anche di Lui un re (Matteo 4:9)

(3.) A Gesù è stato offerto il vero dominio del mondo intero in questo modo appariscente, più e più volte nella storia umana da allora in poi

(II.) Comprendete che Gesù doveva essere innalzato come sacrificio per il peccato; quindi, sollevato su una croce, non su un trono

(1.) Considera lo spettacolo che viene proposto per la nostra immaginazione. Sembriamo di vedere il Salvatore già inchiodato nella crocifissione. Cristo fu innalzato come oggetto di scherno e di contumelia (vedere (Luca 10:35, 36). Cristo è stato innalzato come oggetto di pietà e di amore. Ai piedi della croce pochi fedeli si attardavano ancora: uomini e donne che credevano in Lui e si aggrappavano a Lui anche in queste fortune decadute fino all'ultimo

(2.) Considerate, ancora una volta, la forza esercitata da questo spettacolo. Nell'annuncio di nostro Signore già citato, Egli dice che se sarà innalzato attirerà tutti gli uomini a Sé; Ma nella nostra versione la parola singola uomini è stampata in corsivo. Alcuni hanno sprecato il tempo affermando che Gesù intendeva quelli che chiamano "gli eletti"; alcuni hanno detto che si riferiva a tutti gli ebrei; e altri hanno dichiarato che Egli intendeva includere tutte le cose , così come gli uomini, nei Suoi usi e nella Sua sovranità. Avrebbe raccolto tutto il denaro; Avrebbe raccolto tutto il commercio; Avrebbe soggiogato ogni potere; Avrebbe attratto tutta l'arte; Avrebbe ricevuto i trofei di tutta la scienza; Avrebbe portato a Sé i guadagni di tutte le imprese. In una parola, i regni di un mondo unito dovrebbero diventare i regni del nostro Signore e del Suo Cristo

(III.) Ricordate che la gloria finale di Gesù Cristo sarà quella di essere innalzato come Figlio di Dio e Principe della Vita

(1.) Dio lo ha risuscitato dalla tomba, avendo sciolto le pene della morte. Questo fu il grande argomento di Simon Pietro il giorno di Pentecoste. La risurrezione di Gesù dalla tomba fu il pegno della Sua esaltazione al trono dei cieli (vedere (Atti 2:30-32)

(2.) Il Signore ha innalzato Cristo al posto della Sua destra (vedere (Filippesi 2:9-11). Il regno di Satana deve essere soggiogato (vedere (Apocalisse 12:10). Tutti i regni di questo mondo devono rendere il loro tributo a quello di Cristo (vedere (Apocalisse 11:15). I re della terra devono portare il loro onore per abbellire la Sua capitale. La Chiesa deve essere la moglie dell'Agnello. La figlia del re è tutta gloriosa dentro di sé

(3.) I credenti devono elevarlo come l'unico Salvatore delle anime perdute. È proprio Cristo crocifisso l'unico Salvatore. (C. S. Robinson, D.D.)

La crocifissione di Cristo:

(I.) Ci proponiamo di notare le circostanze in cui è stata compiuta la crocifissione di nostro Signore Gesù

(1.) Si osserverà che il luogo in cui Egli soffrì merita la nostra attenzione: "Il luogo che è chiamato Calvario". Questo luogo designato per la morte di Gesù, per usare il linguaggio del vescovo Taylor, "era un luogo eminente per la pubblicazione della vergogna, una collina di morte e di ossa morte, contaminate e impure". Né dobbiamo considerare una circostanza insignificante e insignificante nell'umiliazione del Redentore il fatto che questo fosse il luogo in cui troviamo che Egli trascorse i Suoi ultimi momenti, e che dovesse chinare il capo e abbandonare lo spirito

(2.) Osserverete che anche il modo di morire che il Signore Gesù Cristo sopportò in questo luogo merita la nostra attenzione: "Quando giunsero al luogo che è chiamato Calvario, là lo crocifissero".

(1) Una morte dolorosissima

(2) Una morte estremamente ignominiosa

(3.) Bisogna anche osservare che la società in cui il nostro Redentore ha sofferto in questo luogo merita di essere notata

(4.) Anche la condotta degli spettatori che hanno assistito alle sofferenze del nostro Salvatore richiede la nostra attenzione

(II.) La connessione che la crocifissione del Signore Gesù ha con i consigli della misericordia divina e il benessere della razza umana. Qui ci sono tre fatti importanti da notare

(1.) La crocifissione del Signore Gesù fu il risultato speciale della prescienza e della determinazione divina

(2.) E più in particolare, la crocifissione di nostro Signore Gesù, fu un'espiazione perfetta ed efficace per il peccato umano

(3.) La crocifissione di nostro Signore Gesù essendo chiaramente il risultato della prescienza e della determinazione divina, ed essendo un'espiazione appropriata ed efficace per il peccato umano, "era alla base del potente impero mediatore".

(III.) Le visioni pratiche in cui dovrebbe essere contemplata la crocifissione di nostro Signore Gesù

(1.) Lo considereremo come la dimostrazione più toccante dell'estrema peccaminosità del peccato

(2.) Dobbiamo contemplare la crocifissione di nostro Signore come una stupefacente dimostrazione delle ricchezze dell'amore divino

(3.) Dobbiamo contemplare la crocifissione del nostro Signore Gesù, come il grande tema per la proclamazione del ministero. (J. Parsons.)

La Scrittura dipende più dal potere dei fatti che delle figure e delle illustrazioni. Nella letteratura umana si usano parole grosse per sovrapporre piccole idee; la verbosità è posata come vernice; il tema è soffocato sotto gli abiti sgargianti; e il senso è reso tributario del suono. Non è così qui. Quando gli scrittori sacri hanno qualcosa da descrivere, dipendono dalla forza della cosa stessa, e non dal modo in cui viene raccontata. Tutto ciò a cui sembrano sforzarsi è la semplicità; semplicemente per raccontare l'evento, e lasciare che parli da solo

(I.) Lì lo crocifissero. Dove? Quale paese ha contratto l'onta di un atto come quello di crocifiggere il Signore della gloria? Certo, un paese dove Egli non era stato conosciuto; un paese straniero dove le Sue sante parole non erano mai giunte alle orecchie del popolo; un principato lontano dove la musica della sua voce non aveva mai toccato gli echi in simpatia. Deve essere stato in un territorio incolto dove non erano stati eretti templi; Dove la civiltà non ha lasciato alcuna impronta e dove non si conosceva alcun dio. Era in qualche selvaggio selvaggio dove la barbarie si crogiolava? E dove la passione incontrollata chiedeva a gran voce l'olocausto e le libazioni di sangue? No; non fu in una tale terra che lo crocifissero. Era nella terra in cui era più conosciuto, la terra che aveva santificato con il Suo avvento e benedetto con il Suo ministero; la terra delle Sue fatiche, dove erano stati compiuti i Suoi miracoli più potenti e erano stati pronunciati i Suoi insegnamenti più teneri. Non in un regno ateo senza un tempio o un santuario; ma dove piegarono il ginocchio, costruirono l'altare e bruciarono il sacrifizio. Un regno dove gridavano: "Signore, Signore"; dove, con ampio filatterio, il Fariseo ripeteva la legge; e dove il tempio sollevava le sue banderuole d'oro sotto il cielo, mentre le tribù salivano con offerte al Signore. Non era in un barbaro isolamento, ma in una regione dove fiorivano le arti prese in prestito dalla Roma istruita, e dove l'eredità di Salomone era rispettata e custodita. Fu in Galilea, sul cui suolo fece il Suo primo approdo, e i cui campi e viottoli, giardini e boschetti di montagna, aveva santificato con i Suoi ministeri pubblici e le Sue comunioni private. Nel mondo degli ebrei, le cui coste furono consacrate dalle sue fatiche, lì lo crocifissero!

(II.) Lì lo crocifissero. Chi sono "loro"? Chi ha compiuto questo atto? Quali mani malvagie erano rosse di questo sangue prezioso? Erano forse quelli di alcuni sicari venuti da lontano, che per un certo tempo si erano scatenati a Gerusalemme? La violenza aveva avuto il sopravvento sulla legge e sull'ordine, e Gesù fu vittima di una turbolenta incursione di predoni stranieri? O il tiranno romano aveva forse mandato qualche mirmidone a mettere a morte un maestro di dottrine che avvolgeva la libertà nei loro articoli, per timore che gli uomini diventassero troppo liberi di mente per tollerare la sottomissione come cittadini? No; Nessuna delle due ipotesi è corretta. L'esecuzione portava l'imprimatur del governo. Si è trattato di un' operazione statale. Preceduta da un processo, e circondata da tutte le pompe e le formule della legge. È stato l'atto del popolo. Quali persone? Gli ebrei. Gli stessi uomini che Egli aveva scelto come Suoi propri unti e peculiari

(III.) Lì lo crocifissero. Guardate l'atto. Lo ha crocifisso! In un luogo che avrebbe dovuto risuonare per sempre delle lodi del Suo nome; e da un popolo che avrebbe dovuto custodirlo nei loro cuori e tramandare la Sua adorazione ai figli dei loro figli, fu crocifisso. Non decorarono la terra con monumenti scolpiti della Sua fama; non costruirono altari alla Sua lode; non lo aspettavano, non lo adoravano, non lo amano. No; lo crocifissero

(IV.) Ancora una volta spostiamo l'enfasi dall'atto alla vittima. Lì lo crocifissero. Oh guarda Lui, Colui che è così trafitto; guardatelo, e fate cordoglio! Chi hanno crocifisso? Era consuetudine infliggere questa punizione ai loro più grandi criminali. Ma qui c'è Barabba che cammina libero; il noto ladro, sospettato di crimini indicibili, libero sui marciapiedi di Gerusalemme. Eppure, "Lui", questo Gesù, è consegnato per essere crocifisso. Che cosa! È egli un ladro più grande di Barabba per essere crocifisso? È per questo che Egli non può essere rilasciato? Ha rubato ciò che Barabba non poteva toccare. Ha tolto alla legge la sua maledizione. Ha strappato alla morte il suo pungiglione. Ha spogliato la tomba del suo terrore e della sua vittoria. Non è questo un ladro notevole? Ma, o punizione innaturale che chiedi a gran voce la croce, per uno come Uno! Eppure è così. Crocifissero "Lui", Lui, "il Signore della vita e della gloria". Il mite, il gentile, il gentile, l'uomo di Nazareth; hanno crocifisso Colui che va attorno insegnando il bene, diffondendo il bene, facendo il bene; sollevare i caduti, aiutare i bisognosi, illuminare il buio; lo crocifiggono. E, ahimè! fratelli, il Calvario non è solo a Gerusalemme; il posto di un teschio non è solo sul Golgota. Dai un'occhiata all'arena che hai attraversato durante l'ultima settimana della tua vita e lì attraverserai un Calvario. Potreste vedere il luogo in cui la croce è stata innalzata di nuovo. Lì si possono rintracciare i dettagli del dramma. Oh! Non pensate, voi che scherzate ogni giorno con la grazia dell'amorevole Dio, che non c'è luogo vicino a voi dove Gesù non sia crocifisso. Ogni macchia che macchia di peccato; ovunque tu abbia calpestato i giusti comandamenti di Dio; ovunque lo Spirito sia stato spento e la restrizione trascurata, è un Calvario; e lì, in quel tuo cuore riluttante e svogliato, lì "crocifiggi di nuovo il Signore della gloria e lo sottoponi a vergogna aperta". (A. Mursell.)

La morte di Gesù e i suoi effetti: - Meditando su queste parole, vorrei rivolgere la vostra attenzione, in primo luogo, al modo in cui Gesù morì e poi ai suoi effetti

(1.) Gesù muore con un senso di libertà interiore. La Bibbia parla della schiavitù della morte. Che triste impressione dà un letto di morte della schiavitù dell'uomo, quanto dolorosamente ci fa capire il fatto che l'uomo non è libero, che è schiavo della morte! Perciò gli uomini hanno dato alla Morte uno scettro e una spada, gli hanno messo in mano una falce e una corona sul suo capo. Ma nella morte del nostro Signore non vediamo nulla di tutto questo. Molto diversa è la sua morte dalla nostra. Quando la morte ci piomba addosso, generalmente ci coglie di sorpresa, e anche in questo dimostra la sua potenza, in quanto rende gli uomini i suoi prigionieri e le sue prede, prima ancora che si rendano conto del suo avvicinarsi. Nella maggior parte dei casi, la Morte somministra un sonnifero prima di infliggere il colpo finale; ed è in uno stato di sonno e di sogno che la maggior parte dei moribondi cade in quel lungo sonno. Ma quando la morte giunse a Gesù, lo trovò sveglio. Com'è regale l'impressione che trasmette! E permettetemi qui di ricordarvi, a quale apparente possibilità lo dobbiamo, che vediamo Gesù morire in un modo così regale

(2.) Cristo muore con la coscienza più chiara. Che l'esperienza di ciascuno di voi in quell'ora possa essere che, quando tutte le luci terrene saranno svanite dalla vostra vista, Dio, come un grande sole, riempirà l'occhio della vostra anima! Quale calore geniale verrebbe allora sparso sulla fredda ultima ora! come colmerebbe il pensiero di Dio l'abisso che separa il tempo dall'eternità! Anche Cristo ebbe dei pensieri propri nelle ultime ore della sua vita; Pensava al Suo popolo; Pensava a tutto il passato della sua storia terrena. Ma quando giunse l'ultimo momento, il pensiero con cui chinò il capo fu il pensiero di Dio. Morì con la chiara coscienza di ciò che aveva davanti

(3.) Muore con la massima certezza. Ciò è testimoniato dal Suo grido morente. Egli sa che è nelle mani del Padre che Egli sta consegnando il Suo Spirito. Non lo siamo, Dio sia lodato! senza esempi di benedetti letti di morte tra di noi

(II.) Una tale morte non può essere senza effetto su coloro che ne sono testimoni. Vivrà i pii e i suscettibili; Farà timore di chi ha il cuore duro e l'empio. Quando il centurione della guardia romana vide ciò che era accaduto, glorificò Dio, dicendo: "Veramente costui era un uomo giusto", o "Veramente costui era il Figlio di Dio". Morire con una coscienza perfetta, come Gesù, è, infatti, un privilegio che non è concesso a tutti i figli di Dio; Ed è questo che rende la morte così triste, se non per chi soffre, almeno per i parenti e gli amici che ci stanno accanto. Assistere alla morte di un cristiano pienamente cosciente e padrone di sé, è una scena così sublime ed esaltante! E la piena certezza su un letto di morte con cui Cristo ha raccomandato il Suo spirito a Suo Padre, Egli la concede con misericordia anche ai Suoi figli. (A. Tholuck.)

La Passione di nostro Signore:

(I.) Dovremmo notare che queste sofferenze del nostro benedetto Signore erano molto reali; che in verità ha sofferto tutto questo, in verità; che in quel corpo che "era stato preparato" per Lui, Egli portò ogni possibile pungiglione di agonia fisica; che fu trattenuto in questa feroce lotta con dolore, finché non ne ebbe esplorato tutti i segreti. La sua mente e il suo spirito umano erano realmente la sede di ogni tempesta di dolore più profondo che il cuore dell'uomo potesse conoscere

(II.) Accanto ad esso dovremmo sempre tenere a mente, sotto la Croce, che tutte queste sofferenze erano... per noi. Dobbiamo "guardare a colui che abbiamo trafitto".

(III.) Che queste sofferenze erano necessarie. Spetta a noi parlare con la più profonda riverenza quando diciamo che qualsiasi cosa è resa necessaria dal carattere di Dio. Piuttosto, è la più vera riverenza vedere che così deve essere stato, se l'uomo doveva essere redento; che c'era, nella perfezione stessa del carattere di Dio - l'unico centro fisso di tutto l'essere - una necessità per questa sofferenza infinita; che la natura che aveva peccato doveva pagare il prezzo del peccato, doveva sopportare l'ira che aveva meritato; che senza di essa non ci potrebbe essere, nel mondo del santo e giusto amore di Dio, il perdono e la restaurazione per i caduti e i separati; che "Cristo deve aver necessariamente sofferto". (Vescovo Samuel Wilberforce.)

La crocifissione:

(I.) La crocifissione di Cristo, che illustra le spaventose possibilità dell'odio per l'uomo

(1.) Questo si vede nell'atto centrale di questa terribile tragedia

(1) La più dolorosa di tutte le forme di punizione

(2) Il più degradante. Non un ebreo, ma un pagano, punizione, e questo sul peggiore dei criminali

(2.) Questo è mostrato nella scena

(1) Il luogo (Ebrei 13:11-13)

(2) La compagnia

(3) Le provocazioni ingiuriose

(II.) La crocifissione di Cristo, che illustra il Suo amore onnipotente

(1.) Come si vede nell'infinito contrasto tra Cristo e i Suoi omicidi che scherniscono

1) Sulla natura del contrasto

(2) L'elevazione e l'indifferenza dello spirito di questa conquista dell'amore

(2.) Come si vede nella prontezza e capacità di Cristo di salvare

(1) Il contrasto nello spirito dei due ladri

(2) Il contrasto nel destino eterno dei ladri

(3) La condizione su cui pendeva il loro rispettivo destino

(III.) La crocifissione di Cristo, come illustrato nel suo rapporto con il destino materiale di questo globo e con l'attuale salvezza degli uomini

(1.) L'illustrazione che le tenebre forniscono riguardo ai cambiamenti che questa terra sta per subire

(1) La grandezza del cambiamento (2Pietro 3:8-12)

(2) Lo scopo del cambiamento ( (2Pietro 3:13 ; Romani 8:19-22)

(2.) L'illustrazione che lo strappo del velo del tempio fornisce riguardo alla salvezza presente ( (Ebrei 10:19, 20) ). Lezioni:1. L'ignoranza dei peccatori delle possibilità della natura malvagia dentro di loro

(2.) L'ignoranza dei peccatori della reale enormità dei loro peccati

(3.) L'ignoranza dei peccatori su ciò che Dio sta facendo per loro, anche quando Lo odiano. (D. C. Hughes, M.A.Uno sguardo alle tre croci: - Basta guardare quella a destra. La sua vittima muore deridendo. Più tremendo della sua angoscia fisica è il suo disprezzo e il suo odio per Lui sulla croce di mezzo. Se lo schernitore riusciva a staccare una mano e Lui era a portata di mano, colpiva in faccia il malato di mezzo. Lo odia di un odio perfetto. Penso che egli vorrebbe essere a terra, per poterlo trafiggere. Invidia i meccanici che, con le unghie, lo hanno inchiodato velocemente. Fu in un certo senso di odio che Voltaire, nell'ora della sua morte, perché credeva di vedere Cristo nella sua camera da letto, si alzò sul gomito e gridò: "Schiaccia quel disgraziato!" Che cosa aveva fatto la croce di mezzo per risvegliare questa croce di destra? Niente. Oh, l'inimicizia del cuore naturale contro Cristo! Al mondo piace un Cristo sentimentale o un Cristo filantropo; ma un Cristo che viene a strappare gli uomini dai loro peccati, via con Lui! Gli uomini dicono: "Tornate con lui di cuore. Non permetterò che Lui prenda i miei peccati. Se vuole morire, che muoia per se stesso, non per me". C'è sempre stata una guerra tra questa croce destra e la croce di mezzo, e ovunque ci sia un cuore incredulo, lì la lotta continua. Qui dalla croce di destra vado a sinistra. Passa chiaro dall'altra parte. Anche quella vittima si torce sulle unghie per guardare la croce centrale, ma non per deriderla. È adorare. Anche lui vorrebbe allentare la mano, non per colpire, ma per liberare il sofferente della croce di mezzo. Grida alla ringhiera imprecando dall'altra parte: "Silenzio! Tra noi c'è l'innocenza nell'agonia. Soffriamo per i nostri crimini. Silenzio!" Radunatevi intorno a questa croce di sinistra. O! O genti, non abbiate paura. Le erbe amare a volte sono un tonico per il corpo, e l'aloe amara che cresce su questo albero darà forza e vita alla tua anima. Questa croce di sinistra è una croce di pentimento. Allo stesso modo dobbiamo pentirci. Voi dite: "Non ho rubato nulla". Io rispondo: Noi tutti ci siamo resi colpevoli della più potente criminalità dell'universo, perché abbiamo derubato Dio, lo abbiamo derubato del nostro tempo, lo abbiamo derubato dei nostri talenti, lo abbiamo derubato dei nostri servizi. Questa croce di sinistra era una croce credente. Non c'erano congetture in quella preghiera; nessun "se" in quella supplica. La croce di sinistra si gettò ai piedi della croce di mezzo, aspettando pietà. La fede è solo aprire la mano per prendere ciò che Cristo ci offre. Non bussate alla porta della misericordia di Dio con la punta delle dita, ma come un guerriero, con i pugni chiusi, batte alla porta del castello, così, con tutte le energie risvegliate delle nostre anime, bussiamo alla porta del cielo. Quel cancello è chiuso a chiave. Ci vai con un mazzo di chiavi. Provi la filosofia: quella non ti aprirà. Provi a fare delle buone opere: questo non lo aprirà. Una porta grande ha generalmente una chiave pesante. Prendo la Croce e ne metto il piede nell'incavo della serratura, e con i due bracci della Croce giro la serratura e la porta si apre. Ora veniamo alla croce centrale. Ci siamo fermati all'uno e abbiamo scoperto che produceva veleno. Ci siamo fermati all'altro e abbiamo scoperto che produceva aloe amare. Vieni ora alla croce di mezzo e scuoti le mele dell'amore. Non avete mai visto una scena così tenera come questa. Potreste aver visto morire il padre, o la madre, o la compagna, o il figlio, ma mai una scena così toccante come questa. Era una croce sofferente. Era una croce vicaria: la croce di destra soffriva per se stessa; la croce di sinistra per se stessa; ma la croce di mezzo per te. La mia mano è libera ora, perché quella di Cristo è stata schiacciata. La mia fronte è indolore ora, perché quella di Cristo è stata lacerata. La mia anima sfugge, perché quella di Cristo era legata. Quando gli Svizzeri, molti anni fa, combattevano contro i loro nemici, videro questi nemici in piedi in una solida falange, e non seppero come rompere le loro file; ma uno dei loro eroi si precipitò davanti al suo reggimento e gridò: "Largo alla libertà!" Le armi del nemico erano conficcate nel suo cuore, ma mentre lo uccidevano, naturalmente, i loro ranghi si spezzarono, e attraverso quel varco nei ranghi gli svizzeri marciarono verso la vittoria. Cristo vide tutte le potenze delle tenebre assalire gli uomini. Gridò: "Fate largo alla redenzione del mondo". Tutte le armi dell'ira infernale Lo colpirono, ma come Lo colpirono, la nostra razza uscì libera. A questa croce di mezzo, miei uditori morenti, guardate, affinché le vostre anime possano vivere. (Dott. Talmage.)

La Croce:

(I.) La crocifissione. L'orribile fatto

(1) Questa forma di punizione era molto dolorosa, persistente, ignominiosa

(2) Nel caso di nostro Signore, in ogni senso, ingiusto, imperdonabile e un'esibizione di egoismo frenetico e crudeltà

(2.) Il luogo profetico: il "Calvario".

(1) Fuori dalla città ( (Ebrei 13:11, 12; Levitico 16:27)

(3.) La preghiera meravigliosa

(1) L'amorevolezza della sua supplica

2) Sulla forza della sua argomentazione

(3) Un modello per tutti i cristiani

(4) Una prova dell'interesse di Cristo per tutti i peccatori

(4.) La meschinità della natura umana (vers. 35-37, 39)

(5.) La soprascritta significativa

(1) Significativo nel titolo dato a Gesù

(2) Significativo nelle lingue in cui è stato redatto

(II.) Lezioni

(1.) La crocifissione di Cristo rivela la spaventosa prerogativa del libero arbitrio

(2.) Le profondità insondabili della depravazione umana

(3.) Quali orribili crimini possono essere perpetrati in nome dei principi più santi

(4.) Come i più misericordiosi propositi di Dio possono essere realizzati dalla più odiosa malevolenza dell'uomo. (D. C. Hughes, M.A.)

Chi ha crocifisso Gesù?: Colui che dice di non aver crocifisso Cristo è il Suo più grande crocifisso; colui che confesserà che furono le sue bestemmie che sputarono sul Suo volto, le Sue tangenti che inchiodarono le Sue mani alla croce, la sua ingordigia e ubriachezza che Gli diedero da bere, la Sua ira e la sua malizia che Lo trafissero nel costato, la sua disobbedienza contro i magistrati che lo hanno ferito in testa, la sua veste sfrenata che lo ha spogliato della sua veste, lui che non solo morirà con Cristo tra le sue braccia, come fece il vecchio Simeone, ma riconoscerà che Cristo è morto per le sue braccia, troverà la pace alla fine, e la giustizia presso il Dio della sua salvezza. Che cosa ne fu della canna del nostro Salvatore e della Sua veste, lo troviamo nella Sacra Scrittura: gli furono tolte dai soldati; ma non è scritto se qualcuno abbia preso la corona di spine, come se quella fosse la nostra parte, o quella di qualsiasi altro uomo che è pungolato da vera compunzione. E a dire il vero, tutti i peccati che commettiamo, facciamo il meglio di essi, non sono che spine e rovi; Ma se li confessiamo con umiltà e chiediamo perdono con lacrime e contrizione, allora sono corona spinea, una corona di spine. (Vescovo Hacket.)

34 CAPITOLO 23

#Luca 23:34

Padre, perdona loro, perché non sanno.-

Le profondità sconosciute del peccato:

(I.) Come arrivano i peccatori all'idea che il peccato sia una faccenda così insignificante? 1. Hanno una visione molto limitata dei propri sentimenti e propositi mentre sono in un corso di peccato; e deducono che non possono essere molto colpevoli, perché non sono mai stati consapevoli di un'intenzione molto malvagia

(2.) Molti derivano le loro visioni limitate dei loro peccati dalle loro scarse concezioni della legge divina

(3.) Altri erigono un ostacolo alla condanna della colpevolezza personale con materiali presi da infermità incidenti nella natura umana

(4.) Altri sminuiscono le loro concezioni della loro colpa, paragonandosi a peccatori più grandi

(5.) Il peccato appare molto diverso a seconda della diversa luce e delle circostanze in cui viene visto

(6.) Ancora, il ritardo della punizione va a confermare gli uomini nell'opinione che il peccato è una sciocchezza

(II.) Che le loro opinioni sul peccato sono estremamente limitate, o che il peccato è in realtà una cosa completamente diversa, da ciò che è nella stima del peccatore

(1.) È molto diverso nei suoi effetti da quello che lo stimano

(2.) Il peccato è molto diverso se consideriamo lo stato del cuore che lo genera

(3.) La costosa espiazione per il peccato dimostra che non è una sciocchezza

(4.) Le retribuzioni dell'eternità faranno apparire il peccato in modo completamente diverso da ciò che è qui stimato. (P. Cooke.)

Preghiera per un assassino: Joseph Robbins era un guardiano del ponte su una ferrovia. È stato assassinato da un vicino che voleva prendere i suoi soldi. L'assassino è stato catturato subito dopo. Durante il processo fece questa confessione in udienza pubblica: "Sapevo che Robbins aveva appena ricevuto il suo mese di stipendio, e ho deciso di avere il suo denaro. Presi un fucile e andai al ponte. Quando mi avvicinai alla casa di guardia, guardando attraverso la finestra, vidi Robbins seduto all'interno. Si vedevano solo la testa e le spalle. Ho alzato la pistola, ho preso la mira e ho sparato. Aspettai qualche minuto per vedere se il rumore del cannone avesse allarmato qualcuno, ma tutto era immobile. Poi mi avvicinai alla porta della casa di guardia e trovai Robbins in ginocchio che pregava. Molto chiaramente lo sentii dire: 'Oh, Dio, abbi pietà dell'uomo che ha fatto questo, e risparmialo per amore di Gesù'. Ero inorridito; Non ho osato entrare in casa. Non potevo toccare i soldi di quell'uomo. Invece di questo, mi voltai e scappai, non sapevo dove. Da allora le sue parole mi hanno perseguitato".

La misericordia perdonante di Cristo: "Dio è grande nel Sinai. I tuoni lo precedono, i lampi lo assistono, la terra trema, le montagne cadono in frammenti. Ma c'è un Dio più grande di questo. Sul Calvario, inchiodato a una croce, ferito, assetato, morente, grida: "Padre, perdona loro, non sanno quello che fanno!". Grande è la religione del potere, ma più grande è la religione dell'amore. Grande è la religione della giustizia implacabile, ma più grande è la religione del perdono della misericordia". (Senor Castelar.)

La prima parola di Gesù morente: - Che la prima parola di Gesù morente sia l'oggetto della nostra meditazione. Lo è

(I.) Una parola di pace nella tempesta della sofferenza

(II.) Una parola d'amore nel tumulto dell'odio

(III.) Una parola di scusa in mezzo agli abissi della malvagità. (A Stöcker.)

L'intercessione di Cristo sulla croce:

(I.) Osservare la petizione stessa

(1.) La grandezza della benedizione per cui si prega

(2.) L'estrema indegnità degli oggetti

(3.) La natura atroce del loro reato

(4.) L'efficacia della petizione nell'assicurare la benedizione per la quale si prega

(II.) L'eccezione con cui la petizione viene eseguita: "non sanno quello che fanno". 1. È tale che nessun altro avvocato avrebbe trovato

(2) È un'eccezione che mostra che il peccato ha diversi gradi di colpa, a seconda delle circostanze in cui è commesso

(3.) È una supplica che ci insegna che per alcuni non c'era misericordia, anche se potrebbe essercene per coloro per i quali è stata offerta. C'è un peccato che porta alla morte, che non ha perdono in questo mondo, né in quello futuro (Matteo 12:32)

(4.) Sebbene la loro ignoranza offrisse una richiesta di misericordia, non dovevano essere perdonati senza pentimento. Applicazione:1. Vediamo che c'è qualcosa nella natura del peccato che supera tutte le nostre concezioni

(2.) Tuttavia, apprendiamo che, nonostante la natura malvagia del peccato, non c'è motivo di disperare, nemmeno per il capo dei peccatori

(3.) La condotta del nostro benedetto Signore ci viene posta davanti in questo caso come esempio, insegnandoci quale deve essere il nostro spirito verso i nostri nemici e persecutori. Stefano seguì questo esempio, e noi dobbiamo imparare a fare lo stesso (Atti 7:60; Matteo 5:44, 45). (Quaderno di schizzi teologici.)

La preghiera di Cristo per i peccatori ignoranti:

(I.) Il peccato si fonda su molta ignoranza

(1.) Gli uomini ignorano il suo estremo male agli occhi di Dio

(2.) Gli uomini ignorano l'influenza dannosa del peccato su di loro. Non si rendono conto di come indurisca il cuore, stordisca la coscienza, si stabilisca nell'abitudine e alla fine acquisisca un completo ascendente

(3.) Gli uomini ignorano l'effetto pernicioso del peccato sugli altri. Pochi peccati sono limitati solo al trasgressore: hanno un'influenza relativa

(4.) Gli uomini ignorano le terribili conseguenze del peccato in un altro mondo. C'è uno stato futuro di graziosa ricompensa per i giusti e di terribile retribuzione per i malvagi

(II.) L'ignoranza non è una scusa sufficiente per il peccato. In alcuni casi attenua l'offesa

(1.) L'ignoranza stessa è peccato. In tutti i casi è così, dove la capacità e l'opportunità della conoscenza sono offerte

(2.) La legge di Dio condanna ogni peccato, ogni tipo e grado di peccato

(3.) Ogni atto di peccato implica una natura peccaminosa: scaturisce da un cuore depravato

(III.) Il perdono dei peccati è un atto della misericordia divina e il frutto dell'intercessione del Salvatore. Dal soggetto imparare

1.) Considerare l'intercessione di Gesù nel perdono dei peccati

(2.) Imitare Gesù nel perdono delle offese. (T. Kidd.Padre , perdona loro!-

(I.) Vediamo l'amore di Gesù durare

(II.) Vediamo che l'amore si rivela. L'amore non può usare uno strumento migliore della preghiera. Fino a questo momento nostro Signore Gesù continua a benedire le persone di Sua scelta intercedendo continuamente per loro (Romani 8:34; Ebrei 7:25)

(III.) Vediamo per cosa prega quell'amore. Il perdono è la prima, principale e base benedizione. Il perdono del Padre può arrivare fino al perdono dell'omicidio di Suo Figlio. Il perdono è la grande richiesta del sacrificio di nostro Signore. L'amore ammette che il perdono è necessario, e rabbrividisce al pensiero di ciò che deve accadere ai colpevoli se il perdono non viene concesso

(IV.) Vediamo come l'amorevole Gesù prega. Ce n'è qualcuno così colpevole che Gesù si rifiuterebbe di intercedere per loro?

(V.) Vediamo come la Sua preghiera avverte e corteggia. Mette in guardia, perché suggerisce che c'è un limite alla possibilità di perdono. Gli uomini possono peccare in modo tale che non rimanga alcun motivo di ignoranza; anzi, nessuna scusa. Corteggia, perché dimostra che se c'è una supplica, Gesù la troverà

(VI.) Vediamo come Egli istruisce dalla croce. Ci insegna a dare la migliore interpretazione alle azioni dei nostri simili e a scoprire le circostanze attenuanti quando ci fanno del male. Ci insegna a perdonare il torto più grande (Marco 11:25). Egli ci insegna a pregare per gli altri fino al nostro ultimo respiro (Atti 7:59, 60). Quel glorioso appello alla Paternità Divina, un tempo fatto dal Signore Gesù, prevale ancora per noi. Che il capo dei peccatori venga a Dio con la musica di "Padre, perdona loro", che risuona nelle loro orecchie. (C. H. Spurgeon.)

La preghiera di Cristo per i Suoi assassini: - Voi avete in queste parole una preghiera commovente, rafforzata da una supplica altrettanto commovente

(I.) La vostra attenzione è invitata alla preghiera che, sotto qualsiasi luce la si consideri, è adatta a suscitare una profonda emozione e una salutare riflessione

(1.) Osservate le persone per conto delle quali è stato presentato, gli uomini che hanno perpetrato l'atto più flagrante e sanguinario che abbia mai macchiato con le sue contaminazioni la faccia della terra, gli uomini che hanno crocifisso il Figlio di Dio. La turpitudine morale del loro crimine era aggravata da due considerazioni. In primo luogo, la vittima della loro ferocia era innocente della più piccola offesa. Erano colpevoli di sangue innocente! In secondo luogo, la loro condotta era aggravata dal rancore più che ordinario, dall'odio spietato con cui lo inseguivano fino alla tomba

(2.) Non meno notevole è l'argomento della preghiera stessa. Non si tratta di niente di meno che che gli uomini che Lo inchiodarono alla croce potessero vivere per spogliarsi della natura selvaggia che poteva crogiolarsi nel sangue dell'innocenza e, attraverso il pentimento e la fede, essere qualificati per un'eterna alleanza con Lui nella gloria del Suo regno mediatore. Tale è la compassione di Gesù Cristo

(3.) Il tempo e le circostanze di questa preghiera la rendono particolarmente interessante. Ciò che lo rende degno di particolare attenzione, come illustrazione della grazia di Cristo, è che Egli l'ha offerta proprio al momento della Sua sospensione sulla croce, nel momento in cui le Sue agonie erano più gravi, quando i Suoi nervi erano tormentati da una sofferenza acuta. Il suo languore e la sua stanchezza potevano essere maggiori in seguito, ma la sua sensibilità al dolore era, forse, più squisita in quel momento critico. Eppure questo è il momento in cui Egli espira i desideri della Sua anima per la misericordia dei Suoi distruttori. Ci sono due osservazioni suggerite da questo fatto. In primo luogo, la calma, la padronanza di sé, la costante dignità della mente del Redentore in questa terribile crisi, dimostrano la ferma risoluzione con cui Egli era deciso a progettare la Sua morte. In secondo luogo, osservo che c'era una notevole adeguatezza nella preghiera di Gesù Cristo, presentata da Lui stesso in questo terribile tempo. Ha sofferto ed è morto come l'Agnello del grande sacrificio per l'espiazione della colpa umana. Ed essendo egli stesso sia la vittima che il sacerdote, c'era una particolare convenienza nel Suo intercedere anche a favore dei colpevoli, nel momento in cui, come Sommo Sacerdote della nostra professione, offriva il sangue di espiazione

(II.) Questa preghiera è accompagnata da una supplica non meno notevole e commovente. "Perché non sanno quello che fanno!" 1. Fino a che punto gli uomini che crocifissero nostro Signore ignoravano la natura dell'operazione in cui erano impegnati? Che fossero implicati nel sangue innocente, lo sapevano; ma che il loro crimine fosse ancora più profondamente colorato dalla dignità soprannaturale della loro vittima, di questo ignoravano

(2.) Fino a che punto, dunque, questa loro ignoranza era una richiesta di perdono? L'appello non procede, immagino, sulla concessione della loro relativa innocenza, ma sulla rovina senza speranza e inevitabile in cui questi disgraziati accecati si affrettavano a precipitare. Fu la terribile rovina verso la quale la cieca follia di quegli uomini li stava spingendo avanti, che risvegliò la pietà del Redentore, anche in mezzo alle agonie del Suo cuore spezzato, e trasse dalla Sua voce supplicante quella preghiera: "Perdona loro, Padre! Non sanno quello che fanno!" Oh, quanto misteriosa, quanto ineffabile, la compassione di Gesù Cristo! La preghiera stessa conteneva una prova commovente dell'infinita misericordia del Redentore; ma, se possibile, la supplica con cui Egli fa rispettare quella preghiera, moltiplica quella prova e pone il Suo amore per gli uomini miserabili in una luce ancora più commovente e travolgente. (N. Emmons, D.D.)

La preghiera di Cristo per i Suoi assassini: - Le parole dei moribondi sono solite essere molto osservate. Quando gli uomini si allontanano dal corpo, di solito sono più seri e divini, e parlano con maggiore peso. Specialmente si devono considerare i discorsi dei pii moribondi, i quali, avendo messo da parte le cose mondane e i pensieri terreni, sono interamente esercitati nella contemplazione delle cose celesti. Ora, certamente, se si devono osservare i discorsi di un uomo in punto di morte, quelli di Cristo sono molto di più

(I.) La richiesta di Cristo: "Padre, perdona loro". "Padre" è una parola di fiducia verso Dio e di amore verso i suoi nemici; Menziona la relazione più dolce. "Padre" è una parola di lusinga, come i bambini, quando vogliono ottenere qualcosa dalle mani dei loro genitori, gridano: "Padre!" Cristo parla come se prevedesse il pericolo e la punizione che essi avrebbero portato su di loro come frutto della loro follia e follia, e perciò prega: "Padre, perdona loro". Questo atto fu una provocazione sufficiente a spingere Dio a sciogliere i legami della natura, a spaccare la terra, affinché potesse inghiottirli rapidamente, o a far piovere su di loro l'inferno dal cielo. In questo modo sono state punite offese minori, e una parola dalla bocca di Cristo è stata sufficiente. Ma: "Padre, perdona loro". Non sentiamo altro che parole di lieve pietà. Quando dice: "Perdonate", intende anche convertirli; perché dove non c'è conversione non ci può essere remissione. Considererò questa preghiera sotto una duplice considerazione

(I.) Consideriamola come un'azione morale. Egli non minaccia giudizi tremendi, ma ha pregato per i Suoi nemici; non c'era macchia di passione e vendetta sulle Sue sofferenze (1Pietro 2:21). Un grande uso della morte di Cristo è stato quello di darci lezioni di mitezza, pazienza e umile sofferenza. In questo atto c'è un'ottima lezione. Vediamo le circostanze necessarie che servono a farla scattare

(1) per chi prega;

(2) Quando prega;

(3) Perché prega;

(4) In che modo. Informazioni:1. Ci informa che l'amore di Cristo è più grande di quanto possiamo pensare o capire, tanto meno esprimere

(2.) Che tutti i peccati, anche i più grandi, eccetto quello contro lo Spirito Santo, sono perdonabili

(3.) Che la remissione dei peccati è il dono gratuito di Dio e il frutto della Sua pietà e grazia. Cristo lo chiede al Padre suo

(4.) Che il perdono dei peccati è un beneficio speciale. Cristo non chiese altro che: "Padre, perdona loro". È un beneficio speciale, perché ci libera dal male più grande, l'ira a venire (1Tessalonicesi 1:10). E ci rende capaci della più grande benedizione, la vita eterna (Tito 3:7)

(5.) Quell'amore per i nemici, e per coloro che ci hanno fatto torto, è una grazia alta, e ci è raccomandata dall'esempio stesso di Cristo. Certo è necessario che impariamo questa lezione, per essere come Dio (Luca 6:36)

(6.) Rimprovero a coloro che sono crudeli e vendicativi. Quanto sono diversi da Cristo coloro che sono tutti per la scortesia e la vendetta, e sollecitano vendetta contro i servi sofferenti di Dio con ansiose esasperazioni! Oh, come possono questi uomini considerare la pratica di Cristo senza vergogna! Come possono guardare questi prodigi d'amore e di grazia, e non arrossire!

(II.) La successiva considerazione di questa preghiera di Cristo è come un assaggio e un pegno della Sua mediazione e intercessione. Così è profetizzato: "Egli fu annoverato tra i trasgressori, e portò i peccati di molti, e intercedette per i trasgressori" (Isaia 53:12)

(1.) È un esempio dell'amore di Cristo e delle viscere verso i peccatori; Egli amava così tanto l'umanità che pregò per coloro che Lo crocifissero. Considera il Signore Gesù come un uomo che prega e muore per i nemici, e miglioralo come un terreno di fiducia

(2.) Vedi qual è la voce e il merito delle Sue sofferenze: "Padre, perdona loro". Questo è il discorso che Cristo pronunciò quando fu deposto sulla croce. Il sangue di Abele era clamoroso alle orecchie di Dio (Genesi 4:10). Il sangue di Cristo ha un'altra voce, parla a Dio per placare la Sua ira e per perdonarci, se siamo peccatori penitenti e credenti; dice alla coscienza di tacere, Dio ha trovato un riscatto

(3.) Nella considerazione della mediazione suggerisce l'accoppiamento della Sua intercessione con la Sua soddisfazione. Sulla croce là muore e là prega; Era sia sacerdote che sacrificio

(4.) Questo è un pegno della Sua costante intercessione in cielo

(5.) Mostra la natura della Sua intercessione

(6.) Il successo dell'intercessione di Cristo: "Padre, perdona loro". È stato esaudito in questo? Sì; questa preghiera converte il centurione, e quelli sopra "tremila" (Atti 2:41), e subito dopo altri cinquemila (Atti 4:4). Nel giro di pochi giorni si convertirono più di ottomila dei suoi nemici. Cristo è bravo a intercedere; Le sue preghiere sono sempre esaudite (Giovanni 11:42)

(II.) Vengo ora all'argomento usato: "Non sanno quello che fanno". (T. Manton, D.D.)

Una preghiera per i peccatori ignoranti:

(I.) Questa ignoranza è la causa abituale di inimicizia verso Cristo. "Faranno queste cose" (dice il Signore), "perché non hanno conosciuto né il Padre né me" (Giovanni 16:3)

(1.) Qual era la loro ignoranza, chi crocifisse Cristo? L'ignoranza è duplice, semplice o rispettiva. La semplice ignoranza non è supponibile in queste persone, perché in molte cose erano un popolo che sapeva. Ma si trattava di una rispettiva ignoranza particolare: "La cecità in parte è accaduta a Israele" (Romani 11:25). Conoscevano molte altre verità, ma non conoscevano Gesù Cristo. In questo i loro occhi erano trattenuti. Benché avessero le Scritture tra loro, le fraintendevano e non misuravano correttamente Cristo secondo quella giusta regola

(1) Supponevano che Cristo fosse sorto dalla Galilea, mentre era di Betlemme, sebbene conoscesse molto bene le parti della Galilea. E

(2) pensarono, poiché non avevano trovato alcun profeta sorto dalla Galilea, quindi nessuno avrebbe dovuto farlo. Un altro errore che li ha accecati riguardo a Cristo, è stato la loro presunzione che Cristo non dovesse morire, ma vivere per sempre (Giovanni 12:34). Così furono accecati riguardo alla persona di Cristo, da interpretazioni errate delle profezie della Scrittura

(2.) Un'altra cosa che causò il loro errore di Cristo, fu l'esteriore meschinità e spregevolezza della Sua condizione

(3) Aggiungete a questo, la loro fede implicita nei dotti rabbini e dottori, che li hanno completamente ingannati in questa materia, e li hanno grandemente prevenuti contro Cristo. Vediamo, in secondo luogo, come questo li dispose a tale inimicizia contro Cristo. E questo avviene in tre modi

(1) L'ignoranza dispone gli uomini all'inimicizia e all'opposizione a Cristo, rimuovendo quegli ostacoli che altrimenti li impedirebbero di farlo. Come controlli e rimproveri di coscienza, con i quali sono trattenuti dal male; ma la coscienza vincolante e riprovevole nell'autorità e nella virtù della legge di Dio; Dove questa legge non è conosciuta, non ci possono essere rimproveri, e quindi diciamo veramente che l'ignoranza è praticamente ogni peccato

(2) L'ignoranza rende schiava e sottomette l'anima alle concupiscenze di Satana, egli è "il dominatore delle tenebre di questo mondo" (Efesini 6:12). Non c'è lavoro così vile e vile, ma un uomo ignorante lo intraprenderà

(3) No, il che è di più, se un uomo ignora Cristo, le Sue verità o il Suo popolo, non solo si opporrà e perseguiterà, ma lo farà anche coscienziosamente, cioè considererà suo dovere farlo (Giovanni 16:3)

(1.) Quanto falsamente viene accusato il vangelo come causa di discordia e problemi nel mondo. Non è la luce, ma le tenebre, che rendono gli uomini feroci e crudeli. Con l'aumentare della luce, aumenta anche la pace (Isaia 11:6, 9)

(2.) Quanto è terribile opporsi a Cristo e alle Sue verità consapevolmente e con gli occhi aperti? Cristo invoca la loro ignoranza come argomento per procurare loro il perdono

(3.) Che terribile maestà siede sulla fronte della santità, che pochi osano opporsi ad essa quando la vedono! 4. I nemici di Cristo sono oggetto di pietà. Ahimè, sono ciechi e non sanno quello che fanno

(5.) Quanto è necessario, prima di impegnarci contro qualsiasi persona o modo, essere ben soddisfatti e decisi che si tratta di una persona o di una pratica malvagia a cui ci opponiamo

(II.) Che c'è perdono presso Dio per coloro che si oppongono a Cristo per ignoranza. Ho due cose da fare qui:1. Per aprire la natura del perdono e mostrarti che cos'è

(2.) Per dimostrare la possibilità di ciò, per coloro che erroneamente si oppongono a Cristo. Per

1.) Il perdono è la graziosa liberazione di Dio da un peccatore penitente credente dalla colpa di tutti i suoi peccati, per amore di Cristo

(2.) Ora, per dimostrare la possibilità del perdono per coloro che si oppongono ignorantemente a Cristo, si valutino queste cose

(1) Perché una povera anima, che ora è umiliata per la sua inimicizia verso Cristo nei giorni dell'ignoranza, dovrebbe mettere in dubbio la possibilità del perdono, quando questo effetto non supera il potere della causa; anzi, quando c'è più efficacia nel sangue di Cristo, causa meritoria, che in questo effetto di esso?

(2) E come questo peccato non supera il potere della causa meritoria del perdono, così non è in alcun luogo escluso dal perdono da alcuna parola di Dio

(III.) Che perdonare i nemici e implorare perdono per loro è il vero carattere e la proprietà dello spirito cristiano

(1.) Cerchiamo di capire che cos'è questo perdono cristiano. E affinché la sua natura possa apparire meglio, vi mostrerò sia ciò che non è che ciò che è

(1) Non consiste in una stoica insensibilità verso i torti e le ingiurie

(2) Il perdono cristiano non è un po' di occultamento della nostra ira e della nostra vendetta perché sarà un rimprovero scoprirlo, o perché vogliamo l'opportunità di sfogarlo. Questa è una politica carnale, non la mitezza cristiana

(3) Né è quella virtù morale per la quale siamo obbligati a una natura più facile e migliore e all'aiuto di regole e documenti morali

(4) Il perdono cristiano non è una rinuncia dannosa dei nostri diritti e delle nostre proprietà alle concupiscenze di chiunque abbia intenzione di invaderle. Ma, allora, positivamente, è una lenitezza o dolcezza d'animo cristiana, che non ritiene, ma passa liberamente oltre le ingiurie che ci vengono fatte, in obbedienza al comando di Dio. Questo è il perdono in senso cristiano

(2.) E questo è eccellente, e singolarmente si addice alla professione di Cristo, è evidente, in quanto parla la vostra religione eccellente che può plasmare i vostri cuori in quella cornice celeste a cui sono così avversi, sì, contrariamente disposti dalla natura. Inferenza 1. Da ciò deduciamo chiaramente che la religione cristiana, esaltata nella sua potenza, è la più grande amica della pace e della tranquillità degli stati e dei regni

(2.) Quanto è pericoloso insultare e fare torto ai cristiani mansueti e pronti a perdonare? 3. Imitiamo il nostro modello di Cristo e lavoriamo per spiriti miti e pronti a perdonare. Proporrò solo due incentivi a questo: l'onore di Cristo e la tua pace: due cose davvero care a un cristiano. (J. Flavel.)

Il primo grido dalla croce:

(I.) Guardiamo a questo testo molto meraviglioso come illustrativo dell'intercessione di nostro Signore

(1.) Il primo punto in cui possiamo vedere il carattere della Sua intercessione è questo: è molto graziosa. Coloro per i quali nostro Signore ha pregato, secondo il testo, non meritavano la Sua preghiera

(2.) Una seconda qualità della Sua intercessione è questa: il suo spirito attento. Notate nella preghiera: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno", che il nostro Salvatore ha guardato, per così dire, i Suoi nemici da cima a fondo per trovare in loro qualcosa che potesse sollecitare in loro favore; ma non poté vedere nulla finché il Suo occhio saggiamente affettuoso non si illuminò sulla loro ignoranza: "Non sanno quello che fanno". 3. Dobbiamo poi notare la sua serietà

(4.) È interessante notare, in quarto luogo, che la preghiera qui offerta ci aiuta a giudicare della Sua intercessione in cielo per quanto riguarda la sua continuità, perseveranza e perpetuità

(5.) Pensate ancora una volta, questa preghiera di nostro Signore sulla terra è come la Sua preghiera in cielo, a causa della sua saggezza. Cerca la cosa migliore, e ciò di cui i Suoi clienti hanno più bisogno: "Padre, perdona loro". Questo era il grande punto in mano; volevano più di tutto il perdono di Dio

(6.) Ancora una volta, questa memorabile preghiera del nostro Signore crocifisso era simile alla Sua intercessione universale in materia di prevalenza

(II.) Il testo è istruttivo dell'opera della Chiesa. Come Cristo è stato, così la Sua Chiesa deve essere in questo mondo

(1.) La preghiera di Cristo sulla croce era del tutto disinteressata. Non si ricorda di Se stesso in esso. Tale dovrebbe essere la preghiera di vita della Chiesa, l'interposizione attiva della Chiesa a favore dei peccatori. Essa non dovrebbe vivere mai per i suoi ministri o per se stessa, ma sempre per i figli perduti degli uomini

(2.) Ora, la preghiera di Cristo aveva una grande spiritualità di scopo. Vi accorgete che per queste persone non si cerca nulla se non ciò che riguarda le loro anime: "Padre, perdona loro". 3. La preghiera del nostro Salvatore insegna alla Chiesa che, mentre il suo spirito dovrebbe essere altruista e il suo scopo dovrebbe essere spirituale, la portata della sua missione deve essere illimitata

(4.) Allo stesso modo, anche la Chiesa dovrebbe essere sincera come lo fu Cristo; e se è così, sarà pronta a notare qualsiasi motivo di speranza in quelli con cui ha a che fare, pronta a osservare qualsiasi supplica che potrà usare presso Dio per la loro salvezza

(5.) Anche lei deve essere speranzosa, e sicuramente nessuna Chiesa ha mai avuto una sfera più speranzosa della Chiesa di questa epoca. Se l'ignoranza è una supplica presso Dio, guardate i pagani in questo giorno: milioni di loro non hanno mai udito il nome del Messia. Perdona loro, grande Dio, in verità non sanno quello che fanno

(III.) Una parola, in conclusione, per i non convertiti. Ricordate che la vostra ignoranza non vi scusa, altrimenti Cristo non direbbe: "Perdona loro"; devono essere perdonati, anche quelli che non sanno quello che fanno, quindi sono individualmente colpevoli; ma ancora quella tua ignoranza ti dà solo un piccolo barlume di speranza. "Producete, perciò, frutti degni di pentimento". Ma ci sono alcuni qui per i quali nemmeno Cristo stesso potrebbe recitare questa preghiera, almeno nel senso più ampio: "Padre, perdona loro; poiché non sanno quello che fanno", perché tu hai saputo quello che hai fatto, e ogni sermone che ascolti, e specialmente ogni impressione che viene fatta sul tuo intendimento e sulla tua coscienza dal Vangelo, aumenta la tua responsabilità e ti toglie la scusa di non sapere quello che fai. Tu sai che c'è il peccato e Dio, e che non puoi servire entrambi. Tu sai che ci sono i piaceri del male e i piaceri del cielo, e che non puoi averli entrambi. (C. H. Spurgeon.)

Il perdono di Cristo: - Questa preghiera includeva molti. Includeva tutti coloro che avevano preso parte alla derisione, alla crocifissione e alla morte di Cristo. Includeva il governatore romano, che aveva dato l'autorità di crocifiggerlo; i soldati romani, che avevano il compito di vedere eseguita la sentenza; i sacerdoti e i governanti ebrei, che chiedevano a gran voce il giudizio; la moltitudine, che era sobillata dalle loro guide religiose e dai loro governanti. Tutte queste varie classi ignoravano la vera natura dell'atto che stavano commettendo, ma non tutte erano ugualmente ignoranti. Alcuni ne sapevano più di altri; E secondo la loro maggiore conoscenza era la loro colpa, secondo la loro ignoranza era la loro parte personale nella preghiera offerta sulla croce. Nessuno di questi sapeva del tutto ciò che stava facendo, o quanto grande fosse il peccato a cui stava prendendo parte; e ciascuno di questi individui o gruppi di individui ha qualcuno o molti che corrispondono a loro ai nostri giorni e tra di noi in questa epoca. La croce è per sempre il segno del crimine più oscuro del mondo: rivela ciò che sta alla radice di ogni peccato; e apre la natura di quel terribile conflitto che è sempre in corso tra il regno delle tenebre e il regno di Dio. La preghiera di Cristo a Suo Padre deve essere considerata alla luce di una dichiarazione di perdono e di un'assicurazione di esso. Il perdono è più facile da dare per Dio che per l'uomo. Il perdono non può essere ricevuto da tutti. Se un uomo dice che mi perdona, posso accettare la sua parola solo se credo di aver bisogno del suo perdono, in altre parole, se sono consapevole di averlo offeso e di aver fatto qualcosa di sbagliato. Se nella mia mente sono sicuro di non averlo ferito, rifiuto di mettermi sul piede di un uomo perdonato. Metto da parte il suo perdono, mi rifiuto di trarne beneficio e mi presento a lui come a uno che pretende di avere lo stesso diritto di perdonarlo come lui di perdonare me. E se trasferiamo questo paragone dalla terra al cielo, e indaghiamo sul perdono che viene da Dio, troveremo che l'unico canale attraverso il quale possiamo riceverlo è accettando il perdono come uomini che hanno fatto del male, e che conoscono il male che hanno fatto, e lo hanno confessato e odiato. Ci sono molti che hanno attraversato un lungo cammino nel viaggio della vita prima di scoprire cosa hanno fatto. La giovinezza deve spesso passare alla vecchiaia prima che un uomo dica veramente: "Non ricordare i peccati della mia giovinezza"; L'ora dell'ira deve passare prima che un uomo senta la voce della coscienza: "Fai bene ad essere arrabbiato". Forse è solo oggi che vediamo le colpe di ieri, e solo tra un anno potremo vedere le colpe di queste; le squame cadono dai nostri occhi, e ci meravigliamo che le follie che ora sono così evidenti non siano state osservate da noi; Ci chiediamo come sia stato possibile per noi fare quello che abbiamo fatto, e non vedere il suo vero carattere per tutto il tempo. La coscienza non ci sveglia, e spesso è solo quando la voce della memoria grida forte che l'anima di un uomo si risveglia, e la sua vita passata gli appare come se avesse camminato nel sonno. Non è tempo che ognuno si dia da fare e si chieda se sa che cosa significano la sua vita e le sue azioni attuali? Ma c'è un'altra piega che possiamo dare alle parole. Possiamo accettarle come espressione del nostro spirito e della nostra vita. E fino a quando non li abbiamo ricevuti nei nostri cuori come la legge del nostro stesso essere, non siamo riusciti a vedere la loro vera bellezza e potenza. Come Lui era nel mondo, così noi siamo nel mondo. (A. Watson, D.D.)

Ignoranza e perdono: cosa fa una differenza così grande tra Giuda e coloro che hanno compiuto ciò che Giuda aveva iniziato? La risposta è nel testo: non sapevano quello che facevano. Senza dubbio sapevano che era innocente; ma della Sua persona, del Suo ufficio, della Sua autorità, non avevano alcuna idea. La loro ignoranza non cancellò il loro peccato, ma lo alleviò. Mitigò l'orribile oscurità del crimine che avevano commesso. L'ha portata entro i limiti della misericordia divina

(I.) I nostri peccati di ignoranza hanno bisogno di perdono

(1.) Nelle questioni che riguardano l'anima, gran parte della nostra ignoranza è semplicemente il frutto della negligenza o del disprezzo delle informazioni

(2.) Una grande quantità di ignoranza religiosa scaturisce dalla volontà di essere fuorviati. Lasciate che appaia un libro che contraddice le verità chiaramente definite della fede evangelica. Che il clamore popolare alzi la sua voce in tinte selvagge e gridi contro le credenze e i dogmi. Moltitudini di uomini sono subito pronti a cadere in una simile deriva, non perché abbiano accuratamente soddisfatto le loro menti che la corrente li sta portando nella giusta direzione, ma perché è in accordo con ciò che desiderano sia vero

(II.) Che cos'è che gli uomini non sanno? C'è un'ignoranza delle nostre azioni che è assolutamente meravigliosa. Non molto tempo fa, visitando una fabbrica, mi è stata mostrata una macchina che produce un piccolo articolo di commercio con una rapidità inconcepibile. Ma l'ingegnoso inventore aveva escogitato un apparecchio che registrava tutti quelli prodotti. Se erano cento in ogni minuto, ognuno di essi veniva notato dall'espediente che lo aveva creato. Ma è un fatto strano che l'uomo, con tutte le sue facoltà di coscienza, si mantenga nella più completa ignoranza di molte cose che compongono la sua azione. Le nostre azioni fluiscono da noi nel grande mondo così inascoltate che vengono dimenticate non appena compiute; come l'acqua attraverso le labbra di marmo socchiuse di una statua che fa il dovere di una fontana

(1.) Gli uomini non conoscono l'origine di ciò che fanno. Non vi è mai capitato di lasciare perplesso, mentre vi rattristava, di parlare con qualche amico nelle ultime fasi della consunzione? Il rossore frenetico è sulla sua guancia. C'è una lucentezza innaturale nei suoi occhi. Il suo respiro è corto e frettoloso. Una tosse sorda interrompe continuamente il suo discorso. Ma lui ti dice che sta perfettamente bene. Naturalmente vede questi sintomi. Egli riconosce liberamente che sono sfavorevoli. Ma poi è grato che i suoi polmoni non siano del tutto colpiti. È la sede e l'origine della malattia di cui egli è all'oscuro. Esattamente identico è il modo in cui molti trattano l'intera questione del peccato

(2.) Altrettanto è vero che la stragrande maggioranza degli uomini non conosce gli effetti di ciò che fa. Come pecchiamo sconsideratamente! Forse non ci pensiamo quando spargiamo scintille in una polveriera, ma non per questo è meno pericoloso farlo. (Vescovo Cheney.)

Preghiera per gli assassini: - Nel 1831, quando il colera scoppiò per la prima volta in Ungheria, i contadini sclavici del nord erano pienamente persuasi di essere stati avvelenati dai nobili, per sbarazzarsi di loro. Di conseguenza si ribellarono e commisero gli eccessi più terribili. Un signore che, fino a quel momento, era stato molto popolare tra le classi più povere, fu da loro preso, trascinato fuori di casa per le strade, e picchiato per diverse ore, per fargli confessare dove aveva nascosto il veleno. Stanca, alla fine, per i colpi inflitti, la folla frenetica lo portò nella bottega di un fabbro e gli applicò vomeri roventi ai piedi. Esausto da questa tortura straziante, l'innocente sofferente, trovando vane tutte le spiegazioni e le suppliche, cadde per la debolezza, apparentemente sul punto di spirare, quando gli sfuggì dalle labbra la preghiera morente del suo Signore e Salvatore: "Padre, perdona loro; perché non sanno quello che fanno!" La furia selvaggia dei contadini si calmò in un attimo, come per miracolo; e convinti dell'innocenza della loro vittima e dell'enormità del loro crimine, fuggirono terrorizzati da quel luogo. E tirare a sorte.-

Sul gioco d'azzardo: Cristo era stato condannato a morte e i suoi beni venivano alienati. Non aveva immobili. Nacque nel fienile di uno sconosciuto e fu sepolto in un sepolcro preso in prestito. I suoi beni personali avevano poco valore. Il suo cappotto era l'unica cosa da prendere in considerazione. Le sue scarpe erano state consumate nel lungo viaggio per la redenzione del mondo. Chi avrà il suo mantello? Qualcuno dice: "Facciamo una lotteria e decidiamo questa faccenda". «Ce l'ho!» disse uno dei macellai disumani. "Ce l'ho!" "Sulla mia veste hanno tirato a sorte". E lì, in quel luogo, sono nate tutte le lotterie che il mondo ha visto. In quel luogo di crudeltà, vergogna e infamia è nata la lotteria reale dell'Avana, in cui alcuni di voi possono aver avuto i biglietti. Nacque la famosa lotteria di New York, che pretendeva di avere premi in denaro per un valore di oltre 144.400 sterline. Lì sono nate le lotterie di Topeka, Kansas, Laramier City, Territorio del Wyoming. Nacque la lotteria di Louisville, con diamanti e perle, e orologi a moggio. Nacque così la lotteria della Georgia, per l'est e l'ovest. Nacque così la lotteria della Louisiana, sanzionata da nomi influenti. Nacque così la lotteria del Kentucky, per la scuola cittadina di Francoforte. Tutte le lotterie che hanno truffato il mondo sono nate lì. Senza alcuna eccezione, tutti questi oltraggi morali, sia sanzionati dall'autorità legislativa, sia osteggiati da essa, e oltraggi morali, sebbene persone rispettabili abbiano talvolta danneggiato le loro proprietà con essi, e bruciato le loro anime immortali per l'eternità. Sotto la maledizione della lotteria, decine di migliaia di persone stanno perdendo le loro fortune e le loro anime. Quella che chiamano una "ruota della fortuna" è un Juggernaut che schiaccia la vita della loro natura immortale. In uno dei tribunali insolventi del paese si scoprì che in un villaggio erano state spese 40.000 sterline per le lotterie. Tutti i funzionari della celebre Banca degli Stati Uniti che hanno fallito sono stati trovati ad aver speso il denaro sottratto in biglietti della lotteria. Un uomo ha vinto 10.000 sterline alla lotteria. Ha venduto il suo biglietto per 8.500 sterline, ma non aveva abbastanza per pagare le accuse contro di lui per i biglietti. Doveva ai broker 9.000 sterline. Il direttore di un giornale scrive: "Il mio amico è stato benedetto con 4.000 sterline alla lotteria, e da quel momento ha cominciato a smarrirsi, e ieri mi ha chiesto nove pence per pagarmi l'alloggio di una notte". Un uomo ha vinto 4.000 sterline alla lotteria. Lusingato dal suo successo, comprò un altro biglietto e vinse ancora di più. Un altro biglietto e ancora di più. Poi, essendo abbastanza avviato sulla strada della rovina, qua e là una perdita non sembrava agitarlo, e andò avanti e avanti finché gli uomini scelti del villaggio lo dichiararono un vagabondo e raccolsero i suoi figli dalla strada, mezzi affamati e quasi nudi. Un macchinista laborioso ha vinto 400 sterline alla lotteria. Era entusiasta del successo, disgustato dal suo duro lavoro, aprì un negozio di rum, si sentì corrompente nei costumi e fu trovato morto ai piedi delle sue botti di rum. Oh, ci vorrebbe una penna strappata dall'ala dell'angelo distruttore, e intrisa di sangue umano, per descrivere questa faccenda della lotteria. Un suicida è stato trovato con in tasca una carta di indirizzo che mostrava che stava salendo in un negozio di alimentari. Oltre a ciò, aveva tre biglietti della lotteria e una pagina della "Morale" di Seneca a favore della rettitudine dell'auto-omicidio. Dopo una lotteria in Inghilterra ci furono cinquanta suicidi di coloro che avevano numeri sfortunati. Ci sono persone che hanno in tasca i biglietti della lotteria, biglietti che, se non hanno abbastanza saggezza da strappare o bruciare, saranno i loro biglietti d'ingresso alle porte del mondo perduto. Il cancello di bronzo si aprirà e mostreranno i loro biglietti, entreranno e scenderanno. La ruota della loro fortuna eterna può girare molto lentamente, ma scopriranno che la condanna di coloro che rifiutano gli insegnamenti di Dio e mettono in pericolo le loro anime immortali è il loro unico premio. (Dott. Talmage.) Che cos'è il gioco d'azzardo?-Il gioco d'azzardo consiste nel rischiare qualcosa di più o meno prezioso con l'idea di vincere più di quanto si rischia. Giocare a carte non è gioco d'azzardo a meno che non venga posta una puntata, mentre d'altra parte un uomo può giocare senza carte, senza dadi, senza biliardo, senza vicolo da dieci birilli. Può non essere bagatelle, non può essere il biliardo, può non essere uno degli strumenti ordinari del gioco d'azzardo, può essere un bicchiere di vino. Potrebbe trattarsi di un centinaio di azioni di una prospera compagnia ferroviaria. Non mi interessa quali siano gli strumenti del gioco, o quali siano le poste in gioco: se ti proponi di ottenere qualcosa senza pagarlo in tempo, abilità o denaro, a meno che tu non lo ottenga per eredità, lo ottieni o con il furto o con il gioco d'azzardo. Un viaggiatore disse di aver viaggiato per mille miglia nelle acque occidentali, e in ogni momento di veglia, dall'inizio alla fine del suo viaggio, era in presenza di un gioco d'azzardo. Un uomo, se è disposto a questo vizio, troverà qualcosa che lo accontenti; se non nel basso ristorante dietro la tenda, sulla tavola coperta di carte unte, o nella cabina del battello a vapore, dove il disgraziato gonfio con gli anelli alle orecchie strizza l'occhio a un viaggiatore ignaro, o nell'elegante salotto, nel salotto lucido, nelle sale specchiate e raffigurate della ricchezza e della bellezza. Questo morso distrugge attraverso stimolanti malsani. A tutti noi a volte piacciono le emozioni. Ci sono mille voci dentro di noi che chiedono emozioni. Sono salutari, sono incoraggianti, sono dati da Dio. Il desiderio è di eccitazione; ma fai attenzione a qualsiasi tipo di eccitazione che, dopo aver soddisfatto l'appetito, scaraventa l'uomo di nuovo in reazioni distruttive. Allora l'eccitazione è malvagia. Attenzione a un'agitazione che, come un musicista rude, per richiamare la melodia, suona così forte da scardinare lo strumento. Dio non ha mai creato un uomo abbastanza forte da sopportare l'eccitazione del gioco d'azzardo senza danni. Non sorprende che molti uomini seduti al gioco abbiano perso e poi abbiano iniziato a spazzare via l'oro immaginario dal tavolo. Si sedette sano di mente. Si alzò come un maniaco. I gestori dei saloni di gioco d'azzardo si allenano alla placidità. Sono grassi, rotondi, allegri e obesi; ma coloro che vanno a giocare per il gusto di vincere sono magri, pallidi, esausti, nervosi e malati, e hanno la malattia del cuore, e sono suscettibili di cadere morti da un momento all'altro. Questo è il carattere di nove giocatori su dieci. Non si può essere sani e praticare questo vizio. Sta uccidendo tutta l'industria. Vi accorgete che, non appena un uomo si impossessa di questo vizio, smette di lavorare? Non sapete che questo vizio ha smussato la sega del falegname, e tagliato la fascia della ruota della fabbrica, e affondato il carico, e spezzato i denti del rastrello del contadino, e mandato uno strano lampo alla batteria del filosofo. Che cosa noiosa è un aratro per un contadino, quando, in una notte al ristorante del villaggio, può guadagnare o perdere il prezzo di un intero raccolto! L'intera teoria del gioco d'azzardo è ostile all'industria. Ogni altra occupazione produce qualcosa alla comunità. Lo spazzino paga per quello che ottiene con la pulizia delle strade; il gatto paga per quello che mangia ripulendo la casa dai parassiti; la mosca paga i dolci che estrae dalla feccia di una tazza purificando l'aria e tenendo a bada la pestilenza; ma il giocatore d'azzardo non dà nulla. Ricordo quell'ultima frase. Egli fa un ritorno, ma è nella distruzione dell'uomo che egli scaccia, nell'infamia per sua moglie, nella rovina per i suoi figli, nella morte per la sua anima. (Ibidem)

35 CAPITOLO 23

#Luca 23:35-37

Ha salvato gli altri, ha lasciato che salvasse se stesso.-

Dio nella sovranità sceglie spesso come Suoi strumenti coloro che non hanno alcun desiderio di essere subordinati alla Sua volontà: alcuni passeggeri sul ponte della nave possono camminare a prua, altri a poppa, e alcuni fermi; ma tutti, e tutti allo stesso modo, sono spinti avanti verso il loro destino dal soffio del cielo nelle vele, e secondo la volontà del pilota che tiene in mano il timone. Questo mondo nello spazio è come una nave sul mare. Delle moltitudini brulicanti che affollano la sua superficie, alcuni camminano intelligentemente e volentieri nella via dei comandamenti di Dio, altri resistono violentemente e altri ancora si aggrappano pigramente alla polvere come zolle della terra; ma il nostro Padre è al timone: renderà tutti sottomessi al Suo proposito. Ogni atomo sarà costretto a prendere il suo posto e a contribuire con la propria parte all'instaurazione del Suo regno e alla redenzione del Suo popolo. La sovranità di Dio è una dottrina preziosa. La Provvidenza è dolce per coloro che credono: "Gettando su di Lui ogni vostra preoccupazione; poiché Egli ha cura di voi". A parte il significato delle loro parole, la derisione di questi scribi fu annullata da Dio per il compimento del Suo scopo. Con la loro condotta essi adempirono inconsciamente la profezia della Scrittura riguardo al Messia. Questo oltraggio costituiva uno dei segni mediante i quali coloro che aspettavano la redenzione in Israele avrebbero dovuto conoscere il Redentore quando sarebbe venuto. "Una radice che spunta da un arido suolo: nessuna forma né bellezza, nessuna bellezza che sia desiderata, rifiutata e disprezzata: guarderanno a Colui che hanno trafitto". (W. Arnot.)

Il Figlio del Re si è offerto come ostaggio per certi sudditi che erano tenuti in cattività da una potenza straniera. Egli è entrato al loro posto, ed essi sono stati liberati sulla base di questa transazione. Proprio perché sono stati liberati, ora non può sfuggire. Egli ha salvato gli altri sostituendosi con Sé stesso al loro posto, e quindi non può salvare Se Stesso. Per spiegare pienamente come Gesù, avendo salvato gli altri, non poté salvare anche se stesso, dobbiamo fare riferimento alla storia della redenzione. Tenete presente che viviamo sotto un'amministrazione divina che è stata ben ordinata fin dall'inizio. Quando un architetto inizia a gettare le fondamenta di un edificio, ha già davanti agli occhi il piano perfetto. Benché sia solo un patto maschile, non viene portato avanti a singhiozzo secondo le mutevoli circostanze dei tempi. Il progetto è completato dal primo e la sua esecuzione è portata avanti, può essere di generazione in generazione, il tutto in conformità con il primo progetto. Molto più certo ed evidente è che Dio, che vede la fine fin dall'inizio, all'inizio formulò il Suo piano e condusse la Sua amministrazione di epoca in età secondo quel piano. La via della salvezza per gli uomini peccatori non è lasciata incerta, per essere modificata dagli accidenti del giorno. Il vangelo non prende il suo carattere da eventi passeggeri. Si tratta, infatti, di una transazione tra il Dio immutabile e l'uomo che sbaglia; ma prende il suo carattere dalla Fonte da cui scaturisce, e non dagli oggetti a cui è diretto. Partecipa dell'immutabilità del suo Autore: non ha nulla in comune con il capriccio degli uomini. È venuto dal cielo sulla terra, non per ricevere, ma per dare un'impressione. I raggi del sole quando raggiungono la terra incontrano una ricezione varia. Una volta vengono intercettati prima di toccarne la superficie da un globo subordinato che interviene; in un altro momento la terra stessa tiene fuori la luce da quel lato di essa su cui ci troviamo: in un luogo, anche quando i raggi sono autorizzati a raggiungerci, essi suscitano la corruzione in energia più grande; in un'altra occasione dipingono i fiori e maturano i frutti, stimolando la vita e indorando il paesaggio di varia bellezza. Ma sia che siano tenuti a distanza o ricevuti, sia che quando ricevuti rendano la corruzione più corrotta o rendano più bella la bellezza, i raggi del sole sono sempre gli stessi; Rimangono fedeli al loro carattere celeste e non sono mai cambiati dai mutevoli accidenti della Terra. Conservano tutta la purezza del cielo da cui provengono e non contraggono nulla della contaminazione della terra in cui vengono. (Ibidem)

Se Cristo avesse salvato se stesso, l'uomo sarebbe rimasto non salvato: un viaggiatore in un deserto asiatico ha speso il suo ultimo pezzo di pane e la sua ultima goccia d'acqua. Ha proseguito il suo viaggio nella fame e nella sete fino a quando le sue membra hanno ceduto, e alla fine si è sdraiato a terra per morire. Già, mentre guarda il cielo duro e secco, vede gli avvoltoi scendere in picchiata, come se non volessero aspettare che il suo respiro si esaurisse. Ma arriva una carovana di viaggiatori con provviste e cammelli. La speranza si ravviva nel suo cuore svenuto. Si fermano e guardano; ma poiché il povero non può camminare, non sono disposti a caricarsi e passano freddamente oltre. Ora è lasciato a tutti gli orrori della disperazione. Si sono salvati, ma lo hanno lasciato morire. Una nave ha preso fuoco in mare. I passeggeri e l'equipaggio, rinchiusi in un'estremità della nave in fiamme, sforzano gli occhi e sfiorano l'orizzonte in cerca di aiuto. Attilength, e appena in tempo, appare una vela che si abbatte su di loro. Ma lo straniero, temendo il fuoco, non si avventura nelle vicinanze, ma si mette l'elmo e ben presto scompare dalla vista. Gli uomini della nave in fiamme sono abbandonati al loro destino. Come fu terribile la loro situazione, quando la nave egoista si salvò dal pericolo e li lasciò affondare! Ah! quale cuore può concepire la miseria del genere umano, se il Figlio di Dio si fosse salvato dalla sofferenza e avesse lasciato un mondo decaduto all'ira di Dio! (Ibidem)

Rifiutando di salvarsi: - Un soldato in servizio al palazzo dell'imperatore a San Pietroburgo, che è stato bruciato alcuni anni fa, era di stanza, ed era stato dimenticato, in una serie di appartamenti che era in fiamme. Un prete greco fu l'ultimo a correre attraverso le stanze in fiamme, a rischio imminente della sua vita, per salvare un crocifisso in una cappella, e, tornando, fu salutato dalla sentinella, che in pochi istanti doveva essere stata soffocata. «Che cosa vuoi?» gridò il prete. "Salva te stesso, o sarai perduto." «Non posso andarmene», rispose la sentinella, «perché non sono sollevata; ma ti ho chiamato per darmi la tua benedizione prima che io muoia". Il prete lo benedisse e il soldato morì al suo posto

Uno degli imperatori russi, Alessandro, mentre cacciava e cavalcava davanti al suo seguito, udì un gemito che lo arrestò; frenò il cavallo, scese, si guardò intorno e trovò un uomo in punto di morte. Si chinò su di lui, gli sfiorò le tempie e cercò di eccitarlo. Fu chiamato un chirurgo, ma lui disse: "È morto". "Prova quello che sai fare," disse l'Imperatore. «È morto», rispose il chirurgo. "Prova quello che sai fare". A questo secondo comando, il chirurgo provò alcuni processi; e dopo un po' di tempo uscì una goccia di sangue da una vien che era stata aperta; La respirazione veniva ripristinata. Vedendo ciò, l'imperatore, con profonda emozione, esclamò: "Questo è il giorno più felice della mia vita; Ho salvato la vita a un mio simile". Se l'essere così utile nel salvare un uomo dalla morte ha conferito tanta felicità all'Imperatore, quanto più grande sarà la nostra gioia e la nostra soddisfazione se uno qualsiasi dei nostri sforzi avrà come risultato la salvezza di un'anima dalla morte. Proviamo quello che possiamo fare. C'è il più grande incoraggiamento per la fede più grande, perché Cristo è in grado di salvare fino in fondo tutti coloro che vengono a Dio per mezzo di Lui

Salvare gli altri con il sacrificio di sé: la peste stava desertificando la città di Marsiglia; la morte era dappertutto. I medici non potevano fare nulla. In uno dei loro consigli fu deciso che un cadavere doveva essere sezionato; Ma sarebbe la morte per l'operatore. Un celebre medico del numero si alzò e disse: "Mi dedico alla sicurezza del mio paese. Davanti a questa numerosa assemblea, giuro in nome dell'umanità e della religione che domani, all'alba, sezionerò un cadavere e scriverò mentre procedo ciò che osservo". Uscì immediatamente dalla stanza, fece testamento e passò la notte in esercizi religiosi. Durante il giorno un uomo era morto di peste nella sua casa; e all'alba del mattino seguente, il medico, che si chiamava Guyon, entrò nella stanza e fece criticamente gli esami necessari, annotando tutte le sue osservazioni chirurgiche. Poi uscì dalla stanza, gettò le carte in un vaso di aceto, affinché non trasmettessero la malattia a un altro, e si ritirò in un luogo conveniente, dove morì in dodici ore. Prima della battaglia di Hatcher's Run, un soldato cristiano disse al suo compagno: "Tu devi andare al fronte, mentre io devo rimanere con il bagaglio. Cambiamo posto. Io vado davanti, tu rimani al campo." «A che scopo?» disse il compagno. "Perché sono pronto a morire, penso; ma tu non lo sei". Lo scambio è stato effettuato. Il pensiero del sacrificio di sé del suo amico, e la sua prontezza a smascherare la vita o la realtà della morte, portavano il soldato non salvato al pentimento e ad una simile preparazione per la vita. Una nave era andata a sbattere contro gli scogli durante una tempesta ed era irrimediabilmente perduta. Un'altra nave era uscita nel cieco desiderio di fare qualcosa, ma a molta distanza si fermò a guardare. Questo era tutto, ma non era molto. Gli uomini, tuttavia, non osarono avventurarsi oltre; Sarebbe stata vita per vita, e loro non erano abbastanza grandi per questo. Nelson, il ragazzo della nave, disse: «Capitano, cercherò di salvare quegli uomini». E il capitano disse: "Nelson, se lo fai, annegherai". E Nelson rispose - non fu mai data una risposta più nobile - «Capitano, non sto pensando di annegare, sto pensando di salvare quegli uomini». Così lui e un compagno di bordo presero la barca e andarono al relitto e salvarono tutti gli uomini che vi si trovavano

Salvare gli altri: - Alcuni anni fa un vascello naufragò sulla costa sud-occidentale di questo paese; e con queste parole concludo. Si seppe ai villaggi e ai villaggi, alle città e alle contrade che questo vascello era naufragato, che si vedevano uomini aggrappati al sartiame. La scialuppa di salvataggio fu varata e gli uomini partirono, e rimasero a lungo in mare. Scese l'oscurità, ma la gente sulla costa accese fuochi; Accesero grandi fiamme in modo che i marinai potessero essere aiutati, che la scialuppa di salvataggio potesse essere guidata nel suo ritorno a riva. Dopo un po' la videro tornare, e un uomo grande e robusto, di nome Giovanni Holden, che era sulla costa, gridò forte, come con una tromba, al capitano della scialuppa di salvataggio: "Salve! ciao! Hai salvato gli uomini?" Il capitano rispose: "Sì, sì, ho salvato quegli uomini" e tutti i cuori si riempirono di gioia. Ma quando la barca raggiunse la costa, si scoprì che un uomo era rimasto aggrappato all'albero. «Perché non l'hai salvato?» disse Holden; "Perché non l'hai salvato?" «Perché eravamo esausti», disse il capitano, «e abbiamo pensato che fosse meglio tentare di arrivare a riva sani e salvi per coloro che avevamo salvato e per noi stessi. Saremmo morti tutti se fossimo rimasti altri cinque minuti a cercare di salvare un uomo". "Ma tornerai indietro... tornerai in soccorso?" Hanno detto di no, non ne avevano la forza, la tempesta era così feroce. Holden si gettò sulla ghiaia e innalzò una preghiera a Dio più forte della tempesta, affinché Dio mettesse nei cuori di alcune di quelle persone di andare in soccorso di quest'uomo, proprio come Gesù Cristo venne a salvare un mondo perduto. Quando ebbe finito di pregare, sei uomini si offrirono volontari per accompagnarlo, e Giovanni Holden, con sei uomini, si preparò ad andare a salvare quell'uomo. Se sette uomini andranno in soccorso di un uomo, quanti uomini manderemo a salvare l'Africa? Questi uomini si preparavano a partire quando la buona vecchia madre di Giovanni Holden venne precipitosamente giù, gli gettò le braccia al collo e disse: "Giovanni, non devi andare. Cosa posso fare se muori? Sai che tuo padre è annegato in mare, e sono passati solo due anni da quando tuo fratello William se n'è andato; Da allora non abbiamo più sentito una parola di lui. Senza dubbio anche lui è morto. Giovanni, che cosa farò se tu muori?" Giovanni disse: "Madre, Dio mi ha messo in cuore di andare, e se muoio si prenderà cura di te". E se ne andò; e dopo un po' la scialuppa di salvataggio ritornò, e quando fu vicino alla costa, si alzò una voce forte: "Ciao! ciao! Giovanni, hai salvato quell'uomo?" Giovanni rispose con voce di tromba: "Sì, abbiamo salvato quell'uomo; e di' a mia madre che abbiamo salvato mio fratello William". Ora, c'è tuo fratello uomo in tutto il mondo; affrettati a salvarti anche se muori nel tentativo. (J. S. Balmer.)

L'amore altruistico: il timoniere che rimase al timone del piroscafo in fiamme finché non lo portò a riva, e poi si lasciò cadere tra le fiamme, consapevole di aver salvato i passeggeri; il soldato che, per salvare i suoi compagni fuggitivi, fece saltare in aria il ponte che avevano attraversato, pur sapendo che lui stesso sarebbe stato fatto saltare in aria con il ponte; l'arabo, morendo di sete nel deserto, ma dando la sua ultima goccia d'acqua al suo cammello fedele, possono essere citati come tipi di Cristo nel suo amore altruistico. Non molti anni fa c'è stato un incidente in una miniera di carbone nel nord dell'Inghilterra. La miniera era allagata e c'erano ancora alcuni minatori imprigionati al di sotto. Le squadre di soccorso furono costituite e inviate giù. Era un lavoro duro, e dovevano lavorare in staffetta. Un uomo, tuttavia, si notò, continuava a lavorare tutto il tempo. Altri gli dissero che si sarebbe suicidato e gli chiesero di fermarsi e riposare. Ma lui rispose: "Come posso smettere? Ce ne sono alcuni dei miei laggiù". Non è in qualche modo che Cristo è disceso per cercare i suoi sulla terra e dare la sua vita per loro? (Orari della Scuola Domenicale.)

38 CAPITOLO 23

#Luca 23:38

Su di Lui fu scritta anche una soprascritta.-

La soprascritta apposta sulla croce di Cristo: - Era usanza dei Romani, affinché l'equità del loro modo di procedere potesse apparire più chiaramente quando crocifiggevano un uomo, di pubblicare la causa della sua morte in una tavola scritta in lettere maiuscole e posta sopra la testa del crocifisso. E affinché ci possa essere, almeno, uno spettacolo e un volto di giustizia nella morte di Cristo, anche Egli avrà il Suo titolo o soprascritta. Le azioni peggiori e più ingiuste faticano a coprirsi e ad avvolgersi sotto pretese di equità. Il peccato è una cosa così vergognosa che non si preoccupa di possedere il suo nome. Cristo avrà una tavola scritta anche per Lui

(1.) Il carattere o la descrizione di Cristo contenuta in quello scritto: "Il Re dei Giudei". 2. La persona che ha disegnato il Suo carattere o titolo. Pilato, che era il Suo giudice, diventa ora il Suo araldo per proclamare la Sua gloria

(3.) Il tempo in cui questo onore Gli fu fatto. Quando al punto più basso; tra vergogna e vituperio

(I.) La natura e la qualità del titolo o dell'iscrizione di Cristo

(1.) Un titolo straordinario. Invece di proclamare il crimine di Cristo, rivendica la Sua innocenza

(2.) Pubblico. Scritto in tre lingue

(3.) Onorevole. Così la croce divenne un trono di maestà

(4.) Un titolo di rivendicazione

(5.) Un titolo predilettivo e premonitore

(6.) Un titolo immutabile

(II.) Quale mano ha avuto la Divina Provvidenza in questa faccenda

(1.) Nel prevalere sul cuore e sulla mano di Pilato nella bozza e nello stile di esso, e ciò contrario alla sua propria inclinazione

(2.) In questo la saggezza della Provvidenza fu gloriosamente mostrata, nell'applicare un rimedio presente, appropriato, pubblico ai rimproveri e alle bestemmie che Cristo aveva allora ricevuto di nuovo nel Suo nome e onore. I Giudei superstiziosi lo feriscono, e Pilato pagano prepara un cerotto per guarirlo: essi lo rimproverano, egli lo vendica; Loro gettano la terra, lui la lava via. Oh, la profonda e imperscrutabile saggezza della Provvidenza! 3. Inoltre, la Provvidenza apparve eminentemente in questo momento, nel mantenere una persona così timorosa, un uomo di spirito così vile, che non si sarebbe attaccato a nulla per piacere al popolo, dal retrocedere o cedere il minimo terreno alle loro importunanze

(4.) Qui è apparsa anche molta della saggezza della Provvidenza, nel gettare l'ignominia della morte di Cristo su quegli stessi uomini che dovrebbero portarla. Pilato fu mosso dall'istinto divino a scagionare subito Cristo e ad accusarli

(5.) La Provvidenza di Dio si scoprì meravigliosamente (come si è già notato) nel fissare questo titolo alla croce di Cristo, quando c'era una così grande confluenza di ogni sorta di persone da notare. Inferenza 1. Ne consegue che la Provvidenza del nostro Dio può e spesso annulla i consigli e le azioni dei peggiori degli uomini per la Sua stessa gloria. Egli non è mai a corto di mezzi per promuovere e servire i Suoi fini

(2.) Da qui consegue anche che i più grandi servizi resi a Cristo accidentalmente e involontariamente, non saranno mai accettati né ricompensati da Dio. Pilato rese a Cristo un servizio eminente. Egli fece per Cristo ciò che nessuno dei Suoi discepoli in quel tempo osava fare; eppure questo servizio non è stato accettato da Dio, perché non lo ha fatto per la Sua gloria, ma per i semplici precetti della Provvidenza

(3.) Pilato non si sarebbe forse ritirato da ciò che aveva scritto in favore di Cristo? Quanto è vergognoso per i cristiani ritrattare ciò che hanno detto o fatto a favore di Cristo? 4. Pilato applicò forse alla croce un titolo così onorevole e rivendicativo? Allora la croce di Cristo è una croce dignitosa. In che modo i martiri si sono gloriati delle loro sofferenze per Cristo? chiamando le loro catene di ferro, catene d'oro; e le loro manette, bracciali. Ricordo che si narra di Ludovico Marsaco, cavaliere di Francia, che quando egli, insieme a diversi altri cristiani di rango e grado inferiore nel mondo, furono condannati a morire per la religione, e il carceriere li aveva legati con catene, ma non lo aveva legato, essendo una persona più onorevole degli altri, si offese molto per quell'omissione. e disse: "Perché non mi onorate con una catena anche per Cristo, e non mi create cavaliere di quell'illustre ordine?" 5. Pilato affermò e difese così rigidamente l'onore di Cristo? Quale dubbio si può allora fare sul successo dell'interesse di Cristo, e sulla prosperità della Sua causa, quando gli stessi nemici di essa sono costretti a servirla? Piuttosto che Cristo vorrà onore, Pilato, l'uomo che lo ha condannato, gli renderà onore. E come è accaduto alla Sua persona, così anche al Suo interesse

(6.) Pilato ha rivendicato Cristo nel redigere un tale titolo da apporre sulla Sua croce, allora ne consegue che Dio, prima o poi, chiarirà l'innocenza e l'integrità del Suo popolo che gli affida la sua causa. (J. Flavel.)

39 CAPITOLO 23

#Luca 23:39-43

E uno dei malfattori che erano stati impiccati lo inveì.-

Il malfattore impenitente:

(I.) Il modo in cui quest'uomo trattò Cristo suggerisce diverse cose da considerare. "Ha inveito contro di Lui". 1. Che disumanità. La sofferenza di Gesù avrebbe dovuto certamente muovere il suo cuore a pietà

(2.) La mancanza di amicizia del maestoso Sofferente non lo toccò

(3.) La sua condizione simile a quella del Sofferente al suo fianco non toccava alcuna corda di simpatia nel suo petto

(II.) Il malfattore era un miscredente. Probabilmente non aveva mai visto Cristo prima. Per questo motivo era meno colpevole di molti al Calvario quel giorno; e meno colpevoli delle migliaia di persone che oggi ascoltano il Vangelo, ma che ancora rifiutano Cristo. Secondo la luce e i privilegi è nostra responsabilità. Ma questo ladro aveva abbastanza terreno per giustificare la sua fede in Cristo. Il suo compagno lo aveva fatto, eppure si unì a coloro che inveivano contro Gesù

(III.) Il trattamento di Cristo del malfattore. Silenzio pietoso. Egli non risponderà alla preghiera di nessuno per dimostrare la Sua potenza. La Sua parola, la Sua Chiesa, la Sua Chiesa, il cristiano, sono i miracoli che devono testimoniare la Sua potenza di salvare. (G. E. Jones.)

Il ladro impenitente:

(I.) La vita umana pone fine a un totale naufragio morale

(II.) La vita umana finisce sul patibolo

(III.) La vita umana termina in vista della croce

(IV.) La vita umana finisce nella disperazione. (Il predicatore laico.) I due malfattori:

(I.) Riflessioni. Qui abbiamo una vera immagine della natura umana che appare in mezzo alle difficoltà, ai pericoli e alle sofferenze, i frutti appropriati del peccato. La cura di evitare il dolore è universalmente prevalente, ma la cura di evitare il peccato è relativamente rara. Di questa condotta uno dei malfattori crocifissi con Cristo diede un deplorevole esempio. Ma l'altro, per quanto cattivo fosse stato in precedenza, per quanto indurito o degradato, fu portato al vero pentimento. C'era un'energia invisibile che toccava la sua anima e la scioglieva in contrizione; la potenza della croce di Cristo si fece sentire, e ciò dimostrò che il Redentore era grande nelle sofferenze. Sì, questo criminale divenne umile, il suo cuore credette e la sua fede penetrò il velo dell'incarnazione, comprendendo ciò che era nascosto all'occhio dei sensi, persino un motivo di speranza per la sua anima colpevole

(II.) Applicazione

(1.) Vediamo la grandezza e la gloria del carattere del Salvatore. Che potere! Che grazia! Quale dominio sul mondo invisibile! 2. Il linguaggio del testo fornisce una chiara prova dell'esistenza separata e felice degli spiriti degli uomini giusti dopo la morte

(3.) La sufficienza del sacrificio per il peccato fatto con la morte di Cristo, è illustrata dal caso che abbiamo considerato. Contemplava i peccatori, i capi dei peccatori, quando si offriva a Dio

(4.) Quali effetti diversi possono derivare in mezzo a un'identità di circostanze e opportunità. Ce n'erano due di carattere simile, entrambi estremamente malvagi, con la morte in vista immediata; uno diventa penitente in cerca della sua salvezza, l'altro rimane indurito nei suoi peccati

(5.) L'argomento suggerisce il linguaggio dell'incoraggiamento e della cautela. (Ricordo dell'Essex.I due ladroni: - Per differire il tempo della conversione, e come pretesto per perseverare nelle vie del peccato, le persone di mentalità mondana si lusingano con tre illusioni principali

(1.) Si ritarda la conversione perché si immagina che un tempo di malattia e di sofferenza offra un'occasione più propizia per pensarci. Si lusinga di non lasciarsi trasportare da una morte violenta o improvvisa; che una malattia lunga e lenta, nel corso della quale avrà il tempo di riflettere e di rendere conto delle sue vie, gli permetterà di prepararsi all'incontro con il suo Dio. Ma come fa a sapere se una malattia, sotto il peso della quale sprofonda l'organismo stesso della costituzione, non opprimerà i suoi sensi, non intorpidirà il suo spirito, non toglierà alla sua mente la sua energia e non paralizzerà le sue facoltà? Chi può ignorare che, in tal caso, nulla è più usuale delle esitazioni, dei rinvii e dei ritardi, visto che l'uomo si è abituato all'ingannevole speranza di una guarigione, prima o poi? 2. Una seconda ragione, come ho detto, per cui le menti mondane rimandano la loro conversione è che suppongono che nell'ora della morte la Provvidenza opererà miracoli di salvezza, diversi e più efficaci di quelli di cui hanno potuto godere durante la loro vita; e che saranno concessi gli inviti più pressanti della grazia, le più irresistibili attrattive dello Spirito Santo, le più potenti manifestazioni dell'amore divino. Dove Dio ha promesso tali manifestazioni? In nessun luogo. Ma così sia; Cosa dimostra questo? Quando il cuore è indurito da un lungo corso di peccato, non resisterà all'evidenza delle verità meglio accertate e dei fatti più palpabili, persino ai più potenti miracoli di salvezza? 3. Infine, i peccatori impenitenti rimandano la loro conversione con il pretesto che, nel momento in cui vedranno vicina la morte, l'amore per il mondo scomparirà dal cuore, le passioni carnali si estingueranno e l'anima si aprirà all'influsso delle verità della Parola di Vita. Ma se l'esperienza di molti secoli non è sufficiente ad attestare che un tale tempo non ha sull'anima quella potenza rigeneratrice che si suppone; che, invece di distaccarsi dalle cose della terra, l'uomo non rigenerato si sforzerà di attaccarsi di più, e di aggrapparsi più fortemente, a misure che possano prolungare la sua esistenza in questo mondo; Che lungi dal diventare più suscettibile alla bellezza della verità e dell'amore, un lungo corso di resistenza renda il cuore incapace di sentire le loro attrattive, sicuramente l'esempio del ladro morente sarà sufficiente a dissipare per sempre quelle illusioni fatali. Non solo questo ladro non è toccato dalla verità, ma la respinge; non solo continua a dormire nella sicurezza del peccato, ma è infuriato contro la Parola; e mentre la vergogna e il rimorso avrebbero dovuto chiudergli le labbra, egli si unisce alla folla per insultare il Salvatore del mondo: e a tutti gli altri suoi peccati aggiunge un'ironia impudente contro il Figlio di Dio; Egli corona tutti i suoi crimini con la bestemmia. Dopo di ciò, conterete ancora, o voi tutti che rimandate la vostra conversione, sui cambiamenti che accompagnano la morte, come se potessero spezzare miracolosamente la catena dei vostri peccati, o promuovere la vostra salvezza eterna? Tre cose ci hanno colpito nella storia del ladro non convertito: primo, che la morte non era sorprendente; secondo, che non è stato ricevuto lo straordinario soccorso della grazia; terzo, che ha aggravato la sua condanna e si è indurito in circostanze che, a quanto pare, avrebbero dovuto migliorare il suo stato. La conversione del suo compagno di iniquità ci presenta riflessioni di tutt'altra natura. E potete dubitare che, se in quel momento qualcuno fosse stato in grado di far scendere di croce il ladrone convertito, se avesse potuto elargire su di lui i soccorsi dell'arte e, alla fine, cicatrizzare le sue ferite, se si fosse potuto escogitare di arrestare la febbre di cui era preda, per dargli l'uso dei suoi membri; per riportarlo in vita; Potete dubitare che, essendo tali i suoi sentimenti, il resto della sua esistenza terrena sarebbe stato altro che una nobile dimostrazione della potenza della fede e dell'amore che vivevano nella sua anima? (Dott. Grandpierre.)

I malfattori crocifissi:

(I.) Consideriamo in che cosa questi due malfattori erano simili

(1.) Erano simili per quanto riguarda la depravazione del cuore

(2.) Erano simili per quanto riguarda la loro conoscenza di Cristo

(3.) In pratica erano simili, entrambi malfattori

(4.) Erano simili nella condanna

(II.) Quando cominciarono a differire. A quanto pare è stato quando è iniziata l'oscurità. E possiamo facilmente credere che un miracolo così inaspettato e solenne, in un'occasione così terribile, abbia fatto una profonda impressione sulle menti di tutti gli spettatori della crocifissione del Signore della gloria, e più su alcuni che su altri

(III.) In cui alla fine e alla fine differirono. Qui si può osservare

1.) Che uno si rese conto dell'ira di Dio che dimorava su di lui, mentre l'altro no. Questo povero criminale morente si era completamente risvegliato dalla sua lunga e abituale stupidità, e vedeva chiaramente la sua pericolosa condizione; che di solito è il primo passo verso la conversione. Potrebbe, tuttavia, aver visto e sentito un tale pericolo, e con gli occhi aperti andare verso la distruzione. Ma... 2. Il suo risveglio fu seguito con convinzione. Non solo si rendeva conto di essere esposto a una miseria eterna, ma si convinceva, in coscienza, di meritarsela

(3.) Rinunciò alla sua inimicizia con Dio e si riconciliò cordialmente con la Sua giustizia vendicativa

(4.) Avendo esercitato il vero amore, il pentimento e la sottomissione verso Dio, egli esercitò una fede salvifica nel Signore Gesù Cristo. Così i due malfattori cominciarono a divergere mentre erano appesi alla croce; E continuano a differire finché sono vissuti, e continueranno a differire finché esisteranno. Ciò che è stato detto in questo discorso può servire a gettare luce su alcuni argomenti importanti che si è supposto oscuri e difficili da comprendere

(1.) Dalla condotta del malfattore penitente risulta che la dottrina della sottomissione incondizionata è fondata sui fatti. Egli sentiva ed esprimeva veramente una sottomissione cordiale e senza riserve a Dio, quando si aspettava di sprofondare in pochi istanti nella fossa della distruzione senza fine

(2.) Dalle opinioni e dagli esercizi del malfattore penitente, sembra che la dottrina del pentimento prima della fede sia fondata sui fatti

(3.) Dalle opinioni e dai sentimenti del malfattore penitente risulta che la dottrina della rigenerazione istantanea è fondata sui fatti

(4.) Dalla condotta di Dio verso i due malfattori, risulta che Egli agisce come un Sovrano nel rinnovare i cuori degli uomini

(5.) La condotta del malfattore impenitente mostra che nessun mezzo o motivo esterno è sufficiente per risvegliare, convincere o convertire qualsiasi stupido peccatore

(6.) Sembra dal destino del malfattore impenitente, che i peccatori impenitenti non hanno motivo di fare affidamento sulla mera misericordia di Cristo in un'ora morente. È, quindi, presunzione in ogni peccatore vivere nella speranza di un pentimento sul letto di morte

(7.) Dalla condotta e dalla condizione del malfattore penitente risulta che i peccatori possono essere salvati all'undicesima o ultima ora di vita, se veramente si pentono e credono in Cristo. (N. Emmons, D.D.) Lezioni dalle tre croci sul Calvario:

(I.) Il salario del peccato è la morte

(1.) Morte al peccatore: la morte del corpo, e poi la morte dell'anima all'inferno

(2.) Morte al Salvatore, che non ha conosciuto peccato, ma porta le nostre iniquità sulla croce

(3.) Morte al santo; poiché sebbene su di lui la seconda e più terribile morte, la morte dell'anima, non abbia potere, tuttavia non può sfuggire alla morte del corpo; poiché tutti i santi da Abele in poi hanno dovuto passare attraverso il fiume Giordano, tranne due, Enoc ed Elia. Dio deve essere giusto, e nient'altro che la morte è la giusta ricompensa del peccato. Oh, se vi voltaste a Colui il cui "dono è la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore!"

(II.) Un'altra lezione che impariamo da questa scena solenne è che i non convertiti peggiorano sempre di più. Forse il ladro smarrito è stato allevato da genitori pii; molto probabilmente gli fu insegnato da sua madre a inginocchiarsi davanti a Dio, e fu condotto fino al tempio, e udì la dolce musica echeggiare tra i suoi archi di marmo, quando i fedeli cantavano le lodi di Dio. Spesso si era meravigliato, e forse aveva pianto, ascoltando la storia di Giuseppe, Samuele e Daniele. Ma, ahimè! fu portato via a poco a poco, aggiungendo peccato a peccato, finché il peccato divenne un'abitudine, e l'abitudine divenne confermata e rafforzata, finché camminò apertamente con gli empi, si mise sulla via dei peccatori, e infine sedette sul seggio del bevitore; e sebbene rimproverato, rimase indurito, e scese come un uomo condannato all'inferno. Non puoi indulgere in un peccato senza aprire la porta agli altri. L'uomo che comincia camminando sulla via discendente del peccato, passa a correre, fino a cadere a capofitto nell'inferno

(III.) Non c'è niente di troppo cattivo per essere perdonato. Sei tu un ladro? Come il ladro sulla croce è stato salvato, così puoi farlo tu; fatevi coraggio e gridate a Gesù. Sei tu un bestemmiatore? Il bestemmiatore, Bunyan, è stato salvato, e così possa fare tu; fatevi coraggio e gridate a Gesù. Sei tu una prostituta? La meretrice, Maria, è stata salvata, e così possa fare tu; fatevi coraggio e gridate a Gesù. Sei tu un omicida? Potrebbe essercene qualcuna qui; perché Dio sa che non ci sono solo omicidi che non hanno mai visto la luce, ma "chi odia il proprio fratello è omicida". Ma oh! l'omicida Davide è stato salvato, e così possa fare tu; fatevi coraggio e gridate a Gesù. Saulo di Tarso, le cui mani erano tinte del sangue di Stefano, fu lavato con il sangue di Gesù. Non molto tempo fa, ho visto, sdraiata sul letto della malattia e della morte, una povera donna emarginata, il cui spirito da allora se n'è andato. Ella disse in questo senso a un mio caro amico: "Sono stata, non cinque, non dieci, non quindici, ma vent'anni vivendo in un peccato aperto e ripugnante; ma ho scoperto che Cristo non caccerà nessuno, no, nemmeno il peccatore più meritevole dell'inferno che grida a Lui. E ora sto morendo; ma sono felice, perché "il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, mi purifica da ogni peccato". E quando me ne sarò andato, fa' che queste parole siano scritte sulla mia lapide...» 'Ero così stolto e ignorante, ero come una bestia davanti a Te. Nondimeno io sono sempre con te, tu mi hai tenuto per la mia destra. Tu mi guiderai con il Tuo consiglio e poi mi accoglierai nella gloria". "Oh, chiunque tu sia, Cristo può salvarti!

(IV.) Impara anche, dal Calvario, che quando un peccatore è salvato, è per la fede in Gesù. Come posso dimostrarti la fede del ladrone pentito? Con la sua meravigliosa preghiera. (H. G. Guinness, B.A.Non temi tu Dio?-

Il principio restrittivo: - E che cos'è questa paura? Questa paura è un solenne terrore della creatura in presenza del Creatore. Ebbene, allora, con un vero pensiero sulla Passione, perché dobbiamo sentire, come principio principale, il timore di Dio? 1. La Croce, fratelli miei, ha testimoniato due cose: i terribili e necessari giudizi di Dio sul peccato umano. Deve essere così. Dio non potrebbe essere Dio se fosse altrimenti. L'espiazione non è altro che la spaventosa dichiarazione della santità divina in relazione al peccato. I nostri primi chiari indizi di Dio, è stato giustamente sostenuto, non sono le conclusioni derivanti dal ragionamento sulle cause finali, o le prove dalle armonie di un mondo materiale. No; sono la voce della coscienza e l'evidente coerenza della legge morale. È sempre possibile concepire, così è stato saggiamente detto, ogni sorta di cambiamenti nella struttura del mondo materiale, e non troviamo alcuna difficoltà per l'intelletto, qualunque cosa si possa dire dell'immaginazione nella rivelazione della sua trasformazione finale per mezzo del fuoco, quella catastrofe inimmaginabile eppure inevitabile. Ma una cosa è impossibile: non possiamo concepire che il bene sia diverso dal giusto e il torto o lo sbagliato; non possiamo immaginare dissonanze create nell'armonia della legge morale, e che cos'è questo se non dire che ci sono necessità eterne nell'essere del nostro Creatore? E se è così, essendo buono, il Suo giudizio deve essere severo, deve essere terribile, sul peccato persistente. Lo diciamo nei nostri momenti più sani, ma come possiamo sentire la verità del nostro dire? La risposta è: Calvario

(2.) Ma questa paura è anche una seria apprensione per l'orrore del male in sé. La Croce mostrò l'intensità dell'amore di Dio e, attraverso la forma della rivelazione, fu rivelata la Sua conoscenza del nostro spaventoso pericolo. Il genio di Michele Angelo rese splendide le Sibille sul soffitto della Sistina tanto per la magnificenza delle proporzioni quanto per la morbidezza del colore. La proporzione è il segreto del fascino duraturo. È il santo timore che è il principio di proporzione nella relazione della creatura, della creatura decaduta, con il suo Creatore. Vedere Dio nella sofferenza è, per grazia, avere un affetto proporzionato. Da essa siamo trattenuti, da essa siamo intimoriti e solennizzati, da essa agiamo come gli uomini dovrebbero fare alla presenza sentita del loro Creatore, da essa impariamo, di fatto, il nostro giusto posto. (Canon Knox Little.)

Il timore di Dio dà armonia alla vita: - Come il bagliore di un'alba solenne dona alle distese di vapore impenetrabile uno splendore che illumina e trasforma, trasformando in terribile bellezza le pieghe delle nuvole del mattino grigio ardesia sulle montagne, che altrimenti non sarebbero altro che i drappeggi di una tempesta imbronciata, così il timore di Dio dà armonia e colore alle nuvole più torbide della vita interiore. È, anzi è per ciascuno di noi, un elemento distinto e necessario di quella solida e fedele perseveranza alla quale, e alla quale soltanto, è promessa la ricompensa della vittoria. Tra i misteri e le miserie di questa vita inferiore; tra le sue gioie semplici, i suoi dolori indicibili; in mezzo al delirio dell'ambizione, all'ebbrezza del piacere, alla corrosione del cuore delle preoccupazioni quotidiane, ai geli paralizzanti della mondanità invadente, alle nebbie accecanti delle severe tentazioni, possiamo essere - se vogliamo comprenderne il significato - possiamo essere arrestati dallo spettacolo della Passione; e tra le sue lezioni fruttuose e tremende, insegna a moderare la tempesta dei nostri desideri inferiori, ci dà un certo senso delle vaste questioni dell'eternità e ci dice con accenti che possiamo sentire al di sopra dell'ondata della risacca e dell'infrangersi delle onde: "Guarda al tuo Rappresentante; contemplare la dignità, il mistero del suo dolore; sia che sia di alto rango o tra (ciò che il mondo chiama) la feccia della società, sia con grandi doni che con pochi conseguimenti, cammina come una creatura in presenza del suo Creatore; abbi cura di quello che stai facendo; Vivete come coloro che vivono, ma che devono morire, o coloro che ora nel tempo devono presto sentire la pressione dell'eternità. Bambino, figlio di un sacrificio così orribile, così splendido, temi Dio! (Ibid.) Non c'è niente di sbagliato.-

La testimonianza del ladrone morente a nostro Signore: "Nulla di sbagliato"... che cosa significa, come usato qui? Letteralmente, significa "nulla fuori posto": inadatto, sconveniente, improprio. Significa, allora, "Non si è reso colpevole di crimini come i nostri: di rapina, violenza, insurrezione, omicidio"? Di nulla del genere fu mai incaricato; e nessuno in città, buono o cattivo, poteva essere estraneo all'unica accusa mossa contro di Lui; perché tutto il paese, così come le strade affollate della metropoli, ne era pieno. Stava morendo con l'accusa di alto tradimento contro il cielo, di bestemmia, non solo di rivendicare onori regali, ma di rendersi uguale a Dio. Suppongo, quindi, che nel dire: "Quest'uomo non ha fatto nulla di male", le sue parole devono significare: "Non ha fatto alcuna falsa affermazione: ha detto: 'Io sono il Cristo', ma in questo non ha fatto nulla di male; ' Io sono il Re d'Israele', ma in questo non ha fatto nulla di male; Egli si chiamava il Figlio di Dio, la Luce del mondo, il Riposo degli affaticati, il Medico dei malati nel cuore, ma in questo non ha fatto nulla di male". Non che io supponga per un momento che questo criminale penitente avesse abbastanza conoscenza per dire tutto questo come l'ho detto io; ma sono sicuro che ne aveva dei bagliori, e che non sono andato oltre lo spirito della sua testimonianza dell'innocenza di nostro Signore. In mezzo al brusio di questo nuovo tipo di criminale - innocente, per consenso universale, di tutti i crimini ordinari, eppure accusato di un crimine mai imputato prima ad alcuno, qualche resoconto delle opere meravigliose a Lui attribuite, e delle parole della grazia celeste che si diceva avesse pronunciato, potrebbe facilmente giungere all'orecchio di quest'uomo; e proprio come il vento soffia dove vuole, così quella grazia che è il soffio dello Spirito sull'anima possa mandare ciò che egli udì come frecce in un petto intenerito, come non di rado fa anche ancora. (D. Brown, D.D.)

42 CAPITOLO 23

#Luca 23:42

Signore, ricordati di me quando entrerai nel Tuo regno.-

La fede e la preghiera del ladro penitente:

(I.) La sua meravigliosa fede. "Quando entrerai nel Tuo regno". Quando Carlo

(I.) d'Inghilterra, o Massimiliano, il brillantemente breve imperatore messicano, stavano per subire la morte, supponiamo che una tale aspettativa fosse stata espressa loro! Sarebbe stato considerato una provocazione malaticcia. Non è così

(II.) La sua notevole richiesta. "Ricordati di me." "Dio non è ingiusto da dimenticare" il lavoro d'amore cristiano, ma qui c'era un miserabile colpevole che non aveva mai fatto del bene a Gesù. Charles

(II.) e Luigi Napoleone premiarono gli amici del loro esilio, ma che ne dite di questa richiesta? Per cosa poteva aspettarsi di essere ricordato? 1. Come peccatore penitente

(2.) Come uno che ha fiducia in un Salvatore perfetto. (Charles M. Jones.)

Il ladro morente:

(I.) Questa narrazione ci presenta la fede come consistente in una persuasione ferma e fiduciosa che Gesù è il Cristo; che Egli ha il potere di aiutare; e che l'aiuto che Egli dà è un aiuto spirituale. Da una parte di Cristo c'era un credente, dall'altra un non credente. Entrambi, nel loro dolore, supplicarono il loro più augusto e nobile compagno di sventura. Che cosa disse l'incredulo? "Se Tu sei il Cristo, salva Te stesso e noi". A ciò si contrapponga l'attrattiva che la fede presenta. Subito si rivolge a Cristo come Signore: "Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". L'incredulo rifiutava di considerare Gesù come il Cristo, se non a condizione di una liberazione temporale. Se Cristo avesse comandato ai chiodi di sciogliere la presa e alla croce di cadere; avesse guarito le ferite e alleviato il dolore; allora avrebbe potuto a sua volta riconoscerlo come Signore. Ma il credente non impone alcuna condizione, non chiede prove; ma con il ferro che gli bruciava nella carne e il dolore della morte che gli attraversava il corpo, egli trova una voce per chiamare il suo Salvatore con il Suo legittimo nome. Marco, anche, la fiducia del penitente nel potere di Dio di salvare. Non incontri alcun dubbio "se"; La preghiera che Egli offre è semplice nella sua fiducia. "Signore, ricordati di me quando entrerai nel Tuo regno". Vide gli archi trionfali adornati con ghirlande luminose dell'albero della vita, e angeli che aspettavano con il diadema regale, che il Re della gloria entrasse e prendesse la Sua corona. E segna, anche, la spiritualità della sua fede. Sapeva che Cristo aveva il potere di salvare il suo corpo dai dolori della morte; eppure non era per un dono come questo, chiese. Non desiderava ardentemente ciò che stava lasciando nel passato. Ci pensò con vergogna e rabbrividì al ricordo. Voleva dimenticarlo nello splendore di un regno futuro, da cui il peccato è bandito e la vergogna è preclusa dall'entrare. Sentiva per la sua anima. La sua fede guardava al di sopra e al di là; in alto, alla destra di Dio e al trono dove gli angeli adoravano e gli spiriti dei giusti si inchinavano; e oltre, più lontano di quanto lo sguardo mortale possa librarsi, più lontano di quanto il tempo possa raggiungere, nelle ere eterne

(II.) Questo racconto ci insegna qualcosa delle difficoltà della fede. Deve spesso lottare sia contro l'esperienza che contro l'esempio. Se mai c'è stato un momento in cui sembrava esserci una forte scusa per l'incredulità, è stato nel momento in cui questo malfattore morente ha mostrato la sua fede. Parlando umanamente, era probabile che quello dovesse essere il Cristo? Che cosa avevano detto i profeti di Lui, secoli prima della Sua venuta? Avevano accordato la tromba, l'arpa e la voce al suono più forte e dolce per parlare della dignità della Sua persona e della gloria del Suo regno. Avevano raffigurato con tinte vivide lo splendore delle Sue conquiste e la Sua maestà regale. E cosa abbiamo qui? Il malfattore condannato del tribunale dell'uomo, il burattino della piccola autorità dell'uomo, che smentiva, come sembrava, le sue alte pretese, con la stessa debolezza che mostrava, e ingoiava, se così possiamo dire, le sue asseverazioni dell'immortalità con la sua obbedienza a una tale morte. Che cosa! questo è il Cristo! Questa argilla sanguinante, gemente, sofferente, spirante; è costui il Re regale, il Messia mandato dal cielo? C'è forse qualche forza da salvare in quel braccio pallido? C'è una luce sotto quell'occhio vitreo per spaventare il re dei terrori dalla sua preda? Questi furono i pensieri che spinsero gli ebrei a rifiutare la fede e a riversare la derisione su Cristo. Queste erano le parvenze, nonostante le quali il ladro morente credette, e chiamò il suo Padrone morente: "Signore". La condotta degli altri, così come la condizione o la difficile situazione di Cristo, era contro la sua fede. Sapeva che Gesù, mentre era appeso alla croce, aveva udito gli scherni dei governanti, gli insulti dei soldati e le ridicole prese in giro della gente comune. Fino a quel momento, il velo del sole avvolto nel sacco non li aveva spaventati; il rossore cremisi del cielo indignato non li aveva rimproverati di resistere; Il terremoto tremante e la cappa che si addensava nella notte non avevano costretto le loro lingue insultanti al silenzio. Fede incredibile! Quest'uomo credeva quando tutti gli altri non credevano. Adorava quando tutti gli altri lo deridevano. Adorava quando tutto l'universo sembrava in armi

(III.) Ma il racconto ci mostra anche le vittorie della fede; e con uno sguardo a queste chiudiamo. La fede del ladrone morente ottenne una risposta favorevole da Cristo; è stato successivamente verificato dai fatti; e ora trionfa in cielo. Che cosa spiega, secondo te, la differenza tra questi due ladri? Perché il cuore di uno era il cuore di un ladro fino all'ultimo, duro come la macina da mulino, che insultava Cristo e sibilava il suo ultimo respiro in oltraggio al Sofferente, mentre quello dell'altro si addolciva in un cuore di carne e si riempiva di compassione per l'innocenza del Signore che stava per morire? È stata la fede in Cristo a fare la differenza; la fede che opera per mezzo dell'amore ed è la condizione della nuova creatura in Cristo Gesù; Questo spiegava il cambiamento operato sul penitente e giustificava il peccatore. La sua colpa fu rimossa; Le sue iniquità furono perdonate. Nel momento in cui il Maestro disse: "Oggi sarai con Me in paradiso", in quel momento trovò la pace con Dio e sentì la "grande calma" nel profondo della sua anima. Che cosa pensava della croce, del dolore, delle ferite? Questa fu una vittoria per la sua fede. Che il tuo ottenga uguali conquiste, e ti condurrà a un'eredità simile. Abbiamo appena parlato dell'apparente irragionevolezza della fede di quest'uomo. Diciamo qui una parola della sua giustificazione, e da ciò la ragione impari a riservare i suoi verdetti e i suoi giudizi fino a quando i tempi siano maturi. Se quei saggi ragionatori, che pensavano che il Salvatore fosse morto perché la Sua argilla era fredda, avessero aspettato solo tre brevi giorni, e poi avessero guardato nella Sua tomba, avrebbero visto la fede del ladrone morente giustificata nella cripta vuota, nel sudario vuoto e nelle fasce non annodate. (A. Mursell.)

Il ladro morente salvò:

(I.) Considera il carattere precedente di quest'uomo

(1.) Non era un pagano, ma un ebreo, un credente nel vero Dio

(2.) Un credente nell'esistenza futura e nella punizione

(3.) Era diventato un miserabile incallito

(II.) Notate il suo vero pentimento. Ciò è evidenziato

1.) Nella sua visione il peccato nella sua relazione con Dio

(2.) Nel suo riconoscimento della propria colpa

(3.) Nel suo rimprovero per la condotta dell'altro ladro e la sua ansia per il suo benessere

(III.) La sua forte fede. Credeva

1.) Che Cristo aveva un regno

(2.) Che Egli ascolti le richieste

(3.) Che Egli concedesse benedizioni

(IV.) La sua preghiera

(1.) Corto; ma una sola frase

(2.) Umile; Ha solo chiesto di essere ricordato

(3.) Dipendente. Ricorda tutta la mia brutta vita passata; ma ricorda, anche, che sto morendo confidando nella Tua grazia

(4.) Fervore. La supplica di un peccatore risvegliato sull'orlo dell'eternità

(5.) Includeva tutto ciò di cui aveva bisogno

(V.) La risposta di Cristo. Conclusioni:1. Se Cristo ha ascoltato la preghiera mentre passava attraverso la Sua terribile sofferenza sulla croce, non sentirà ora che è esaltato per essere un Principe e un Salvatore? 2. La conversione di quest'uomo mostra quanto velocemente Cristo possa salvare

(3.) La salvezza è tutta per grazia, e non per opere o meriti

(4.) Cristo non solo può giustificarci e darci un titolo al cielo in breve tempo; Egli può anche santificarci rapidamente e farci "incontrare per essere partecipi dell'eredità dei santi nella luce". 5. Un rapinatore è stato preso e l'altro se n'è andato

(6.) Questo è l'unico caso di conversione sul letto di morte registrato nella Bibbia. (J. L. Campbell.)

Segni di una fede accettata:

(I.) La vera fede è auto-condannante; È radicato e fondato nel sincero pentimento. Se non merito la condanna, non ho bisogno di perdono; e finché non discerno distintamente e pienamente che sono colpevole e giustamente condannato, non posso sentire il mio bisogno di perdono; e non sentendo il mio bisogno di esso, non posso desiderarlo. Il ladro appeso al fianco del Salvatore si sentiva in colpa

(II.) Ma la sua fede era anche senza esitazioni, piena, fiduciosa. Vede la sua colpa; sente il suo pericolo; pensa di scorgere in Gesù la prova del potere di aiutarlo; e subito e con fervore la sua richiesta è esortata: "Signore, ricordati di me". Non vengono proposte condizioni, non vengono offerte condizioni; egli ripone le sue speranze nella mera misericordia di Colui che chiama Signore. E veramente questo è il vero temperamento della vera fede

(III.) La sua fede era franca e aperta. C'è una nobile ingenuità in questo appello del ladro morente che è degno di ogni ammirazione, e anche di ogni imitazione. Egli non parlava a chi era corteggiato, ammirato e applaudito, ma a chi era disprezzato, calunniato, condannato e appeso accanto a Lui su una croce. C'è qui scoperta un'incomparabile grandezza morale in questo ladro morente

(IV.) La sua fede era spirituale; Guardava attraverso e oltre tutte le mere circostanze esteriori

(V.) L'oggetto della richiesta riguarda esclusivamente gli interessi superiori di una vita oltre la tomba. (W. T. Hamilton, D.D.)

Il malfattore penitente:

(I.) Notate nel ladrone morente le operazioni di autentico pentimento

(1.) Inizia a rimproverare il malfattore oltraggioso

(2.) Confessa il suo peccato e riconosce l'equità della sua sentenza

(3.) Egli rivendica il carattere di Cristo, mentre condanna inequivocabilmente se stesso

(4.) Il suo pentimento è accompagnato dalla fede in Cristo

(5.) E fervida preghiera a Lui

(II.) Considera la condotta di nostro Signore verso di lui

(1.) Sebbene Cristo non si accorgesse di un oltraggiatore, né desse alcuna risposta al linguaggio del rimprovero, tuttavia avrebbe prestato attenzione alla supplica di misericordia; e alla supplica di uno dei più indegni e dei meno propensi ad ottenerlo. Avrebbe ascoltato la preghiera di un peccatore perito il cui cuore era contrito, anche nell'ora della morte. Che condiscendenza e che amore! 2. Gli rispose senza indugio

(3.) Come la petizione aveva implicato molto, così faceva la risposta

(4.) La promessa è pronunciata con una solenne asseverazione; "In verità, io ti dico". Questo ha la forma di un giuramento e dà la massima garanzia per l'adempimento della promessa (Ebrei 6:18). Riflessioni:1. Possiamo osservare che c'è una grande differenza tra la condotta di questo malfattore morente e quella di molti penitenti morenti che si suppone siano convertiti. Spesso parlano con fiducia del loro stato e del loro andare in cielo; ma questo povero non lo fece, sebbene Cristo lo dicesse di lui. Pregò di poter essere salvato; e dopo ciò che Cristo ha detto, potrebbe credere che dovrebbe; ma lui stesso non disse una parola di ciò. Il linguaggio forte che è stato usato era quello di Cristo, e non il suo

(2.) C'è una richiesta da parte di Cristo così come da parte nostra: Egli desidera essere ricordato da noi (1Corinzi 11:24). Non ne ha bisogno come noi; ma l'amore lo desidera e vuole vivere nella mente dei suoi oggetti. (Quaderno di schizzi teologici.)

Il ladro morente:

1.) Il trionfo della fede su grandi difficoltà

(2.) In che modo Cristo onora l'esercizio della fede

(3.) Come il favore di Cristo attenua la forza delle afflizioni terrene

(4.) La via per il regno di gloria è per mezzo di un Salvatore sofferente

(5.) La necessità dà vita alla preghiera. (J. S. Bright.)

Il ladro penitente:

(I.) La meravigliosa supplica presentata dal penitente morente

(1.) Meraviglioso, proveniente da un tale richiedente

(2.) Meraviglioso, essere offerto in tali circostanze

(3.) Meraviglioso, nello spirito che ha rivelato

(4.) Meraviglioso, nella sua sostanza e nel suo significato

(II.) La risposta ancora più meravigliosa di Cristo

(1.) Il modo in cui è stato dato suscita la nostra meraviglia; nessun ritardo o sospensione, nessuna condizione o qualifica

(2.) Quando esaminiamo la risposta stessa, rimaniamo stupiti dalla sua pienezza, ricchezza e adeguatezza

(1) Il luogo in cui doveva avvenire il piacevole incontro: il "Paradiso".

(2) La società di cui il penitente morente era assicurato: "Con me".

(3) L'immediatezza della felicità promessa: "Oggi". Suggerimenti:1. Una prospettiva benedetta è, in questo linguaggio del nostro Divino Signore, aperta davanti a coloro che attendono la morte come il passo verso la vita

(2) Una preghiera appropriata è, nella lingua del penitente, suggerita ai nostri cuori

(3.) La narrazione offre incoraggiamento a coloro che hanno peccato a lungo, ma che ora si pentono sinceramente e desiderano ardentemente la salvezza. (J. R. Thomson, M.A.)

Il malfattore salvato:

(I.) Il suo carattere. Un malfattore, un criminale della specie più vile, probabilmente scelto per la crocifissione proprio per questo motivo, per gettare maggiore vergogna su Gesù. Allora, nessuno deve disperare

(II.) Nessuno ha il diritto di presumere. Mentre questo è preso, l'altro è lasciato. Non tutti si pentono all'ultimo momento

(III.) Nessun uomo ha il diritto di aspettarsi la salvezza senza dare prova di fede e pentimento. Nel caso del ladro penitente, c'era

1.) Una convinzione di peccato

(2.) Fede nel Figlio di Dio

(3.) Preghiera

(4.) Preoccupazione per gli altri

(5.) Testimonianza a Gesù. (Canone Fremantle.)

Il ladro penitente:

(I.) L'esempio del ladrone penitente è adatto a eccitare, anche nei grandi trasgressori, la fiducia nella bontà e nella compassione di Dio, se vogliono tornare a Lui e al loro dovere. Ecco un uomo che aveva commesso un crimine per il quale, per sua stessa confessione, meritava di morire. La sua fede, e il modo in cui la dimostrava, erano senza dubbio molto lodevoli; eppure sembra che siano stati un po' troppo esaltati. Il comportamento di Cristo nelle Sue sofferenze, e le meravigliose circostanze che accompagnarono la Sua crocifissione, potrebbero facilmente indurre un uomo senza pregiudizi a pensare che Egli non potesse essere una persona comune, tanto meno un malfattore; e queste cose, unite alla conoscenza che quest'uomo, essendo della nazione giudaica, avrebbe potuto avere prima di Cristo e del suo ministero, potrebbero ben indurlo a riconoscerlo per il Messia. Ma poi si deve anche considerare che non correva alcun rischio, per quanto riguarda le sue preoccupazioni mondane, nel farlo; il mondo non poteva servirsi di lui peggio; e le sue miserie lo avevano posto al di là della paura e della speranza terrena, al di là della portata della malizia e della crudeltà. Al suo pentimento, quindi, si deve attribuire la graziosa accoglienza che trovò; il suo pentimento fu sincero e Dio si compiacque di accettare la volontà dell'azione. Poiché, poiché Dio non ha riguardo alla qualità delle persone, dove si trovano le stesse disposizioni, lo stesso favore sarà esteso. La conseguenza finora sembra essere giusta

(II.) Il secondo uso del testo, che dovrebbe sempre essere unito al primo, è quello di dissuadere gli uomini dal vizio abituale e dal ritardo della riforma, mostrando loro quanto poca ragione abbiano tali trasgressori di aspettarsi che si qualificheranno mai in modo da diventare idonei a ottenere il favore che è stato esteso a quest'uomo

(1.) Abusare e provocare la clemenza e la longanimità di Dio in questo modo, essere malvagi perché Egli è buono, è mostruosamente vile e perverso, e mostra una depravazione molto pericolosa

(2.) Il peccato, se non gli si resiste, cresce ogni giorno su di noi e rende il ritorno alla giustizia sempre più difficile e improbabile; e colui che non riesce a trovare nel suo cuore da correggere, anche se è novizio nell'iniquità, sarà meno disposto ad essa quando il tempo e l'abitudine lo avranno indurito

(3.) Il peccato è di natura molto infatuante e corrompe non solo il cuore, ma anche l'intelletto; E chissà dove potrebbe finire? 4. Come tutte le altre abitudini non possono essere rimosse in altro modo che introducendo abitudini contrarie, che è il lavoro della pazienza, della risoluzione e dei ripetuti tentativi; Lo stesso deve valere per le abitudini peccaminose. Così, sebbene un cambiamento di mente e uno scopo di emendamento possano essere realizzati presto e improvvisamente, tuttavia un cambiamento di comportamento, che è l'unica prova sicura di emendamento, richiede tempo e lavoro; ed è difficile concepire come un pentimento tardivo possa cambiare le cattive abitudini, a meno che non supponiamo che l'alterazione in meglio, che è appena iniziata in questo mondo, possa essere portata avanti e completata nell'altro. Ma riguardo a questo le Scritture tacciono; E chi rischierebbe la sua anima su speranze congetturali? 5. Poiché i peccatori hanno forse spesso progettato, proposto e deciso, senza eseguirlo, avranno troppe ragioni per sospettare della sincerità dei loro cuori, e per fare poco affidamento su un cambiamento di scopo che il pericolo attuale e pressante estorce loro. Aggiungete a questo che un peccatore può essere rimosso da questo mondo improvvisamente e senza alcun preavviso, o che molte infermità del corpo o della mente possono privarlo in gran parte della sua comprensione, e renderlo incapace di compiere qualsiasi atto razionale di qualsiasi tipo, e di conseguenza l'atto di pentirsi

(6.) Il Vangelo richiede da tutti gli uomini miglioramento e perseveranza. Un pentimento tardivo, così com'è, alla fine di una cattiva vita, raramente può esercitare il primo di questi doveri, e mai il secondo

(7.) L'intenzione di fare quel tanto che basta per salvarci dalla perdizione, e non di più, è metterci in una situazione molto pericolosa. Un tentativo freddo e debole di entrare deve essere accompagnato dal pericolo di essere esclusi. (J. Jortin, D.D.)

La parola pentimento non significa semplice rimpianto. È un cambiamento di opinione; un'alterazione del pensiero, del sentimento e della condotta. Quando un peccatore si pente veramente, non si limita a lamentarsi del passato, a temere il futuro e a chiedere misericordia. Odia il suo peccato, non solo per la punizione che porta, ma per se stesso. Non è più in armonia con il suo gusto. La santità non è più la sua avversione. Per quanto improvviso possa essere stato il pentimento del ladro morente, si trattò di un completo cambiamento di cuore e di carattere, e avrebbe portato a un completo cambiamento di condotta se la sua vita fosse stata prolungata. A riprova di ciò, considerate alcuni elementi di questo pentimento

(I.) C'era riverenza per Dio. Disse al suo compagno: "Non temere Dio". L'assenza di questa paura è la caratteristica principale degli empi. "Non c'è timore di Dio davanti ai loro occhi".

(II.) Il ladrone morente indicava contrizione per la sua precedente vita di peccato. "In realtà noi giustamente, poiché riceviamo la dovuta ricompensa delle nostre opere". Stava soffrendo l'agonia della crocifissione. Ma la tortura non lo spinse a lamentarsi della severità della sentenza. Si sentiva un criminale. Lo confessò davanti al suo compagno e alla folla. Dall'intera narrazione si deduce che egli era un penitente sincero. Si lamentò onestamente della sua malvagità. Era più che un rammarico per le conseguenze; era il rimorso per il peccato. Questo è un elemento di ogni vero pentimento

(III.) Nel pentimento del ladrone morente c'era apprezzamento per la bontà. Disse di Gesù: "Ma quest'uomo non ha fatto nulla di male". La falsa penitenza, che lamenta solo la scoperta, la vergogna, la punizione del peccato, e non il peccato in sé, può rimpiangere la mancanza di virtù che portano ricompense, ma non apprezza e ammira realmente la bontà fine a se stessa. Diverso è il caso di coloro che "si pentono senza finzione".

(IV.) Questo pentimento includeva una confessione di Cristo. Il ladrone morente testimoniò a tutti la sua ammirazione per il carattere di Cristo. Da ciò che aveva udito da altri, da ciò che aveva visto lui stesso, si sentiva sicuro che Gesù era innocente. E non ha esitato a dichiararlo. Una fedele confessione di Cristo seguirà sempre un sincero pentimento. Ma quanto comporta una tale confessione!

(V.) La fede si è manifestata in modo illustre in questo pentimento. Il ladrone morente disse: "Signore, ricordati di me quando verrai nel Tuo regno". Chiamò Gesù "Signore", in quanto possedeva autorità, il diritto di governare. Gli attribuì il regno, perché parlava del suo regno. È stato meraviglioso. Non c'era alcuna indicazione esteriore di signoria, non c'erano insegne di regalità. Gesù era un prigioniero, condannato, insultato, crocifisso; eppure il ladrone morente lo saluta come un re! Re? Dove sono le Sue vesti regali? Gli hanno strappato di dosso anche il suo vestito ordinario! Re? Dov'è il Suo trono? Quella croce di vergogna a cui è appeso! Eppure, povero, vinto, insultato, assassinato, il ladro morente ha fede per riconoscerlo come re, e capace di conferire doni regali!

(VI.) Il pentimento del ladrone morente si manifestò nella preghiera. Dove c'è vero pentimento, ci sarà vera preghiera. In ogni caso di conversione si può dire, come fu detto di Saulo di Tarso: "Ecco, egli prega". Tale preghiera sarà umile, credente e obbediente. E le nostre preghiere non saranno solo per i benefici che dobbiamo ricevere passivamente, ma per la forza e l'opportunità di servire Dio attivamente. Considereremo come il migliore di tutti i benefici essere annoverato tra i Suoi sudditi, essere impiegato come Suoi servitore, essere ricordato nel Suo regno. Può il pentimento, quando include un tale spirito di preghiera, essere un cambiamento insignificante in uno che ha trascurato la preghiera, non ha creduto alla sua efficacia, non ha gradito il suo esercizio?

(VII.) Il pentimento del ladrone morente cominciò già a produrre le buone opere di zelo per Dio e di carità verso l'uomo. Egli onorò Cristo davanti al mondo e proclamò il vangelo del regno. Provava anche compassione per il triste stato del suo compagno di crimine e cercava con il suo ultimo respiro di condurlo al pentimento. Per quanto recenti siano le sue convinzioni, egli deve farle conoscere. Non poteva lasciare che il suo compagno morisse impenitente senza una parola di rimostranza. Non poteva trattenere la scoperta che aveva fatto di un Salvatore che poteva fare di più per entrambi che deportarli dalla croce. (Newman Hall, LL.B.)

Il ladro penitente: - Mi piace la descrizione che Luca fa di questi due uomini più di ogni altra. Non li chiama ladri: li chiama malfattori, cioè operatori di male, senza specificare l'esatta forma di crimine a cui si erano dediti e che aveva causato su di loro l'agonia della crocifissione. Sono ben disposto a che uno di loro sia chiamato ladro: era piccolo e meschino di mente, e non c'era nulla nel suo discorso che non diventasse un ordine molto basso e volgare di concezione intellettuale e morale. Ma colui di cui si è solito parlare come del ladro penitente dimostrò in quest'ultima angoscia di essere uno dei più grandi uomini che siano mai vissuti al mondo. Se analizzate il suo discorso, troverete che in filosofia, nell'audacia del pensiero, nell'ampiezza e nella penetrazione del concetto, non è mai stato fatto un discorso più grande da labbra umane. Sono quindi pronto a difendere questo malfattore dal punto di vista intellettuale e a riscattarlo dallo svilimento della sua associazione con un uomo dalla mente sgombra e dalla lingua volgare. Questa è una delle storie della Bibbia che deve essere vera, per la sola forza della sua audacia. Non sarebbe mai passato per la mente di un romanziere che un uomo del genere, in tali circostanze, potesse fare un discorso del genere. Tutti i discepoli sono uomini meschini, intellettualmente, in confronto a questo malfattore morente. Non hanno mai scoperto, fino al momento della crocifissione, un vigore intellettuale sufficiente per concepire una figura come questa. Hanno dipinto bene le donne, hanno fatto giustizia con mille bei episodi nella vita del loro grande, dolce Signore, ma nessun uomo come questo ha mai sognato di esistere. Era reale, ha detto queste parole. Esse si distinguono da tutte le altre parole in modo così grandioso da essere la loro migliore testimonianza e rivendicazione. Cosa fece questo malfattore morente per dimostrare la sua grandezza intellettuale? Vide il Signore nella vittima. Che cosa avevano tutte le altre menti intorno a lui? Ciò che la volgarità fa e deve sempre fare: insultare, deridere, disprezzare i deboli, sfidare gli impotenti, schiacciare il verme. Era come loro, degno di loro; così facendo non hanno degradato Cristo; Si sono scritti da soli. È una gran cosa per te, povero codardo, insultare un uomo le cui mani sono inchiodate, i cui piedi sono trafitti di ferro e le cui tempie sanguinano a causa della crudele spina? Sei tu molto arguto, potente di mente, molto cavalleresco e nobilmente eroico per pronunciare parole derisorie nei confronti di un uomo in tali circostanze? Osservate come tutti gli altri uomini consideravano Cristo proprio in quel momento. Tutti i discepoli lo avevano abbandonato e si erano dati alla fuga. Le donne erano in piedi in lacrime impotenti, abbattute e senza parole. Tutta la gente intorno, grande e piccola, derideva e derideva il grande Sofferente. Uno dei malfattori stava dicendo: "Se Tu sei il Cristo, salva Te stesso e noi". Le piccole menti hanno tutte piccole scale di prova. Se Gesù fosse sceso dalla croce e avesse portato con sé i due ladroni, questo avrebbe sistemato tutto nella mente del malfattore, ma l'avrebbe sistemato solo per il momento. Avrebbe tolto a quella più ampia libertà di ripetere i suoi piccoli crimini. Doveva essere un ladro, quell'uomo, e avrebbe reso sicura la sua vocazione e la sua elezione. Ma in mezzo a tutto questo abbandono da una parte, alla derisione, al disprezzo e al disprezzo dall'altra, una voce inaspettata e improbabile dice "Signore" al Nazareno morente. Era un grande pensiero, era un'espressione audace. Visto in relazione al tempo e a tutte le circostanze convergenti del caso, aver detto allora "Signore" significava aver visto il sole in mezzo all'oscurità della mezzanotte, aver penetrato l'oscurità di innumerevoli generazioni ed ere, e aver visto tutte le stelle nel loro più acuto scintillio di luce lontano sopra l'oscurità densa e calante. Vedi grandi cose nell'oscurità, amico mio, o sei terrorizzato dalla tua stessa ombra? Che mente hai? Una mente previsionale e profetica, una mente che vede, un cervello profetico; O sei stordito da luci che sembrano non avere relazione e armonia, e confuso da voci che provengono contemporaneamente da mille parti diverse? Hai tu plasmato il potere della mente, un grande potere, tutt'altro che creativo, che ordina il caos nel Cosmo, che fa sì che l'oscurità riveli i suoi gioielli di stelle? A che punto sei in questo grande pensiero religioso? Impara da uno strano insegnante che Vittima e Signore sono termini compatibili. Imparate che un uomo può essere transitoriamente nel profondo della sua storia, che può uscirne con una forza più completa e uno splendore più pieno all'altezza del suo potere. "Si è fatto senza reputazione; Prese su di sé la forma di un servo; Egli divenne obbediente fino alla morte". Conosci tu un re solo quando è su un trono? Hai bisogno di una grande etichetta in lettere rosse da mettere al collo di un uomo per sapere esattamente chi è? Sai che nessun uomo può essere un grand'uomo se vive in una casetta? Dici tu della tua piccola mente volgarizzata: "L'uomo che vive in mezzo a tutti questi mattoni deve essere un uomo enorme"? Polvere, non hai mai visto un passeggero di terza classe in una carrozza di prima classe? Che tipo di mente hai? Oh, se il Signore Dio di Elia e di Eliseo aprisse i tuoi occhi, povero servo, per vedere dentro l'accalcata schiera di soldati un cerchio di angeli; acuto come il fulmine, terribile come il fuoco, difensivo come l'onnipotenza! Questo malfattore, un uomo che avrebbe potuto giocare con i troni e le nazioni, faceva di più che vedere il Signore nella vittima, eppure era qualcosa esattamente sulla stessa linea di pensiero. Vedeva la vita oltre la morte. Considerate dove si trova: sulla croce, sanguinante, la sua vita che trasuda da lui in gocce rosse; il suo respiro sarà presto scomparso. È lui strangolato, ucciso? - è una bestia che battezzerà la terra con acqua rossa, ed espirerà e si mescolerà con l'azzurro infinito? Non è conquistato: muore per vivere. "Signore", disse, "ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". "Ma tu stai morendo." "No." "Devi essere sepolto." "No." "È la tua ultima ora." "No. Non posso morire: se quest'Uomo mi prende in carico, la morte non sarà che un'ombra momentanea. Arriverò a una vita più grande. Quest'Uomo respira l'eternità, e crea regni, e stabilisce imperi, e regala troni. Non posso morire se Lui si prende cura di me". Chi ha fatto un discorso così grandioso in circostanze così improbabili da aver suggerito un tale risultato? Qual è il tuo discorso? Un triste addio, qualcosa di poco più di un lamento, il gemito di una natura sommessa, il respiro tremulo di uno a cui sono svanite tutte le forze? O languisci nella vita? Senti gli angeli cantare: "Spirito sorella, vieni via"? Che cosa fa la tua fede per te? Non fatevi vergognare da un malfattore. Il malfattore morente parlò per Cristo. In quali strane circostanze siamo spesso trascinati: i nostri amici perduti o muti, i nostri nemici che ci deridono e si fanno beffe e la nostra difesa parla in una lingua straniera! Siamo più conosciuti di quanto pensiamo; Tutto il nostro aiuto arriva da ambienti inaspettati. Il vero uomo non è completamente abbandonato: qualcuno sorgerà da un angolo impensato per pronunciare una parola gentile per lui. Il malfattore disse: "Quest'uomo non ha fatto nulla di male". Era una cosa audace da dire: il tribunale lo aveva condannato, il sommo sacerdote lo aveva oltraggiato, il sentimento del tempo era contro di lui, la folla lo aveva spinto sul Golgota; e il malfattore si impegnò da quell'alta corte a revocare il decreto e a dichiarare il Figlio di Dio indegno di una tale morte! Abbiamo le nostre possibilità di parlare per Cristo: come le usiamo? Egli è ancora sulla croce: chi parla per Lui? Ho sentito parlare per Cristo uomini di cui ho invidiato il modo di farlo, e che sono stati gli ultimi uomini al mondo, ho pensato, che avrebbero mai potuto parlare per un tale Signore. Hanno parlato con il pathos della gratitudine; Hanno parlato con la franchezza di una convinzione ardente e sincera. Erano ministri nel senso comune del termine? No, ma erano profeti ordinati di Dio. Possiamo essere esempi dove non possiamo essere avvocati: possiamo vivere una vita dove non possiamo fare un discorso: ogni uomo tra noi può fare qualcosa per proclamare, non solo l'innocenza, ma la santità infinita e incorruttibile di Gesù Cristo. Questo malfattore vedeva il regno oltre la croce. Grande uomo, mente penetrante, pensatore audace. C'è qui un uomo di tale spirito e carattere? Non è nell'uomo; è una rivelazione dello Spirito Santo. Dio apre bocche estranee per dire la Sua verità. Vedete, quindi, come differisce il nostro egoismo. Il piccolo ladrone disse: "Salvami, portami giù dalla croce", il grande ladrone disse: "Non importa il presente: sia un regno quando verrà, un'ulteriore salvezza, un ulteriore destino". Egoismo sì, ma su scala più nobile. La mente ristretta voleva un beneficio immediato; la grande mente disse: "Attraversiamo questo tunnel nel grande regno, nel bellissimo paesaggio. Quando usciremo da queste tenebre... Signore, ricordati di me!" Forse non è nemmeno egoista. Questo malfattore morente non ha forse detto in quel colloquio con Cristo più di quanto alcuni di noi abbiano mai detto in vita nostra? Lo ha difeso, lo ha acclamato Signore, gli ha attribuito un regno, ha trionfato sulla morte, ha visto la corona sopra la croce. Il cristianesimo invita e incoraggia il vigore dell'intelletto. (J. Parker, D.D.)

Il ladro morente:

(I.) Vediamo qui un'illustrazione della croce nel suo potere di attirare gli uomini a sé. È strano pensare che, forse, in quel momento l'unico essere umano che credette fino in fondo in Cristo fu quel ladro morente. I discepoli se ne sono andati tutti. I più fedeli di loro sono ribelli, negano, fuggono. Fratelli, è solo la storia del Vangelo ovunque vada. È la sua storia ora, e in questa congregazione. Il Vangelo è predicato allo stesso modo ad ogni uomo. Lo stesso messaggio arriva a tutti noi, offrendoci le stesse condizioni. E qual è la conseguenza? Una separazione di tutta la nostra massa, chi da una parte e chi dall'altra. Come quando si prende una calamita e la si tiene in un mucchio indiscriminato di limatura di metallo, essa raccoglierà tutto il ferro e lascerà dietro di sé tutto il resto! "Io, se sarò innalzato", disse, "attirerò tutti gli uomini a me". La potenza attrattiva si estenderà su tutta la razza dei suoi fratelli; Ma da parte di alcuni non ci sarà risposta. In alcuni cuori non ci sarà alcun cedimento all'attrazione. Alcuni rimarranno radicati, ostinati, saldi al loro posto; e per alcuni la parola più leggera sarà abbastanza potente da risvegliare tutti i polsi assopiti dei loro cuori oppressi dal peccato, e da portarli, spezzati e penitenti, per la misericordia ai Suoi piedi. Per l'uno Egli è "un profumo di vita per la vita, e per l'altro un sapore di morte per la morte". E ora, c'è un'altra considerazione. Se guardiamo quest'uomo, questo ladro penitente, e confrontiamo lui, la sua storia precedente e i suoi sentimenti attuali, con le persone che gli stavano intorno, e che lo respingevano e lo deridevano, otteniamo un po' di luce sul genere di cose che rendono inadatti gli uomini a percepire e ad accettare il Vangelo quando viene loro offerto. Perché gli scribi e i Farisei si allontanarono da Lui? Per tre motivi. A causa del loro orgoglio di saggezza. "Noi siamo gli uomini che sanno tutto di Mosè e delle tradizioni degli anziani; non giudichiamo questo nuovo fenomeno in base alla domanda: Come arriva alla nostra coscienza e come attrae il nostro cuore? ma lo giudichiamo dalla domanda: Come si adatta al nostro sapere rabbinico? Si allontanarono dalla croce, e il loro odio si ottenebravò in derisione, e le loro minacce finirono con una crocifissione, non solo a causa di un orgoglio di saggezza, ma a causa di una compiacente ipocrisia che non sapeva nulla del fatto del peccato, che non aveva mai imparato a credere di essere piena di male, che era stata così coinvolta nelle cerimonie da aver perso la vita; che aveva degradato la legge divina di Dio, con tutti i suoi fulmini splendori e il suo terribile potere, in una questione di "menta, anice e cumino". Si sono allontanati per un terzo motivo. La religione era diventata per loro un semplice insieme di dogmi tradizionali, per pensare accuratamente o per ragionare chiaramente su ciò che era tutto ciò di cui c'era bisogno. Tuttavia non è il peccato nelle sue forme esteriori che costituisce il peggior impedimento tra un uomo e la croce, ma è il peccato e l'ipocrisia che costituiscono l'ostacolo insormontabile a tutta la fede e al pentimento. E poi vediamo anche qui gli elementi di cui consiste la fede accettabile. Marco che cosa credeva ed esprimeva: sono un uomo peccatore; ogni punizione che scende su di me è ampiamente meritata: quest'uomo è puro e giusto; "Signore, ricordati di me quando entrerai nel Tuo regno!" Questo è tutto, questo è tutto. Questa è la cosa che salva un uomo. Quanto Egli sapesse, se conoscesse tutta la profondità di ciò che stava dicendo, quando disse: "Signore!" è una domanda a cui non possiamo rispondere; Se avesse capito quale fosse il "regno" che si aspettava, è una questione che non possiamo risolvere; Ma questo è chiaro: la parte intellettuale della fede può essere oscura e dubbia, ma la parte morale ed emotiva di essa è manifesta e chiara. "Mio Salvatore! Mio Salvatore! Egli è giusto, è morto, vive! Non rimarrò più a lungo; Mi getterò su di Lui!"

(II.) Questo episodio ci ricorda non solo il potere attrattivo della croce, ma anche il potere profetico della croce. Abbiamo qui la croce che indica e predice il regno. Indicare, e predire: vale a dire, naturalmente, e solo, se accettiamo l'affermazione scritturale di ciò che queste sofferenze erano, della Persona che le sopportò, e del significato del loro essere sopportate. Ma l'unica cosa su cui vorrei soffermarmi qui, è che quando pensiamo a Cristo che muore per noi, non dobbiamo mai separarlo da quell'altra venuta solenne e futura di cui questo povero ladro intravede. La corona di spine proclama una sovranità fondata sulle sofferenze. Lo scettro della canna debole parla di potere esercitato con dolcezza. La croce conduce alla corona. Colui che è stato innalzato alla croce, è stato, con quello stesso atto, innalzato per essere un Sovrano e un Comandante dei popoli. "In questo è reso perfetto il nostro amore, affinché possiamo avere fiducia davanti a lui nel giorno del giudizio." "Signore, ricordati di me quando entrerai nel Tuo regno".

(III.) Ecco la croce che rivela e apre il vero paradiso. "Oggi sarai con me in paradiso". È più pratico notare che la vaga preghiera del penitente viene esaudita, e viene esaudita eccessivamente. Ricordati di te! tu sarai con Me, vicino al Mio fianco. Ricordati di te quando verrò! oggi sarai con me. E che contrasto è questo: la beatitudine consapevole che si precipita alle calcagna dell'oscurità momentanea della morte. Attithe un momento lì pende il ladro che si contorce in un'agonia mortale; Le grida selvagge della folla feroce ai suoi piedi si fanno sempre più deboli al suo orecchio: la città si estende ai suoi piedi e tutte le visioni familiari della terra si offuscano ai suoi occhi vaporosi. Arriva la lancia del soldato, le gambe si spezzano, e in un attimo pende un cadavere rilassato; E lo spirito, lo spirito... è dov'è? Ah! quanto lontano; liberato da tutto il suo peccato e dalla sua dolorosa agonia, lottando subito in tale strano ingrandimento divino, una nuova stella che nuota nel firmamento del cielo, un nuovo volto davanti al trono di Dio, un altro peccatore redento dalla terra! (A. Maclaren, D.D.)

Il malfattore penitente:

(I.) Il carattere e le circostanze di quest'uomo. Gli evangelisti San Matteo e San Marco lo descrivono come un "ladro"; e nel testo San Luca lo definisce un "malfattore". Non può quindi essere improprio rintracciare il progresso dell'iniquità in tali persone; e mostrare le cause che contribuiscono a formare i loro caratteri maliziosi e miserabili. In questo modo si possono mettere in guardia le persone inesperte contro l'inizio del male, e i guardiani della gioventù possono essere ricordati delle responsabilità sotto le quali si trovano. Tra queste cause possiamo specificare

1.) La mancanza di una solida educazione religiosa e morale

(2.) La violazione del sabato è un'altra fonte feconda di male

(3.) Il mantenimento di cattive compagnie, che è un'altra spaventosa fonte di male

(4.) Abitudini di intemperanza, Le circostanze dell'uomo che è descritto nel nostro testo erano davvero terribili. La sua fine era effettivamente arrivata. Anche per il più santo degli uomini la morte è una faccenda di terribile momento. Dissolve la nostra struttura terrena; recide la nostra connessione con ogni persona e oggetto sotto il sole; Termina la nostra breve giornata di prova; e ci costringe in uno stato che l'eternità non potrà mai invertire. La paura e la trepidazione che sorgono naturalmente, anche in una buona mente, all'arrivo della morte, sono terribilmente accresciute da quella coscienza di colpa che il malfattore che abbiamo di fronte deve aver provato

(II.) La sua condotta in questa importante occasione

(1.) Rimproverò l'avventatezza e l'empietà del suo compagno di sventura impenitente

(2.) Riconobbe la giustezza della sentenza sotto la quale giaceva. "Noi", disse, subiamo la morte "giustamente". È un brutto segno quando le persone che vengono punite per le loro colpe si lamentano a gran voce di eccessiva severità

(3.) Ha testimoniato l'innocenza di Gesù. "Quest'uomo", disse, "non ha fatto nulla di male". 4. Ha fatto una domanda diretta a Cristo per la misericordia. Volgendo i suoi occhi languidi a Gesù, disse: "Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno".

(III.) La risposta che Cristo misericordiosamente diede: "Gesù gli disse: In verità ti dico: Oggi sarai con me in paradiso". 1. Questa risposta assicurò all'uomo la preparazione necessaria per la gloria futura. Se quel giorno doveva essere in paradiso, quel giorno doveva essere qualificato per le sue gioie e il suo lavoro. Che questa grande opera sia stata realizzata istantaneamente non è affatto sorprendente se consideriamo il suo Autore

(2.) La risposta di nostro Signore segna la vera natura dell'uomo

(3.) La risposta di Nostro Signore ci insegna che coloro che muoiono in Lui entrano immediatamente nel riposo. Non trascorre più tempo dopo che l'anima credente ha lasciato il corpo prima che inizi la sua felicità superiore. (J. Jackson.)

Follia di confidare in un pentimento sul letto di morte: - Non fidarti di un pentimento sul letto di morte, fratello mio. Sono stato vicino a molti letti di morte, e in verità ce ne sono stati pochi in cui avrei potuto credere che l'uomo fosse in una condizione fisica (per non parlare di nient'altro) chiaramente di vedere e afferrare il messaggio del Vangelo. So che la misericordia di Dio è illimitata. So che un uomo, che sta andando giù per quel grande Niagara, se, prima che la sua piccola barca si inclini nelle terribili rapide, può fare un grande balzo con tutte le sue forze e raggiungere il terreno solido, so che potrebbe essere salvato. È un rischio terribile da correre. Un attimo di errore di calcolo, e la barca e il viaggiatore sono sommersi dal caos verde sottostante, e salgono straziati nel nulla, lontano laggiù sulla bianca schiuma turbolenta. "Uno è stato salvato sulla croce", come ci dicevano gli antichi teologi, "affinché nessuno potesse disperare; e l'unico che nessuno potrebbe presumere". (Maclaren.)

Una preghiera meravigliosa: E se i due più grandi credenti che siano mai vissuti fossero in quel momento appesi fianco a fianco! E se la fede del credente di gran lunga più grande, più duramente provata di quanto non fosse mai stata prima, fosse stata rafforzata in quell'ora di più profondo bisogno dalla fede incrollabile del criminale morente accanto a Lui, come era stato precedentemente rafforzato, sia nella mente, sia nel corpo, o in entrambi, da un angelo nel giardino! E se la fede espressa in quella preghiera incoraggiasse il Salvatore del mondo a credere in Se stesso e in Suo Padre, mostrando che qualcun altro credeva ancora in Lui! E se le parole: "Quando Tu verrai nel Tuo regno", portassero il regno come una realtà vivente per un momento davanti alla Sua mente, e mettessero vita nel Suo spirito debole! Perché, allora, se così fosse, possiamo capire perché tale fede dovrebbe essere data a un tale uomo. Avrebbe l'opportunità di manifestarla come nessun altro ha mai fatto prima o dopo, e così manifestandola, di rendere al Figlio di Dio incarnato forse il più grande aiuto che Egli abbia mai ricevuto da un essere umano. (S. Minton, M.A.)

Grande fede manifestata: "Oh! che fede meravigliosa, sì, miracolosa! Quanto doveva combattere! 1. Contro le circostanze del caso. Ammettete che il ladrone convertito fosse stato testimone dei miracoli di Gesù e che fino a quel momento avesse concepito alte nozioni della divinità e della potenza di nostro Signore; ora, quando vide proprio quel Gesù, il suo Compagno di morte, inchiodato alla croce al suo fianco, sicuramente (umanamente parlando), fu sufficiente per far vacillare la sua fede e portarlo a unirsi agli scherni empi degli uomini empi che lo circondavano

(2.) La sua fede dovette lottare contro la voce dei tempi. Perché tutto lo spirito nazionale era contro Gesù, gridando: "Via, crocifiggilo". 3. L'esempio era contro di lui. Tutto intorno a lui sono increduli; E sappiamo bene quanto sia contaminante la società dei non credenti. E, inoltre, la sua fede lo porta a rimproverare il peccato negli altri: "Non temere Dio, visto che sei nella stessa condanna", anche nello stesso uomo che con ogni probabilità fu suo complice nel crimine; poiché aggiunge: "Noi giustamente riceviamo la giusta ricompensa" (Luca 23:41). Ebbene, penso che la sua fede non possa essere spiegata in base a nessun principio derivato dalla natura del caso. Che cosa pensereste di un politico che oggi si aggrappa a qualche piano di riforma preferito, quando lo spirito del tempo era contro di lui, la voce dei suoi compatrioti, dei suoi amici e dei suoi vicini dichiarava utopico e ridicolo il suo caro piano? L'uomo non sarebbe stato in grado di resistere a tutto; e molto probabilmente abbandonerebbe per sempre il suo progetto quando si troverebbe così solo nelle sue opinioni, o si guadagnerebbe l'appellativo non molto invidiabile di uomo di mente insana. Come si spiega, allora, vi chiedo perché la sua fede incrollabile? Oh! egli è stato istruito dallo Spirito Santo di Dio, e quello Spirito fornisce forza nell'ora del bisogno, conforto nell'angoscia e nella tribolazione. E solo Lui può farci chiamare Gesù "Signore, il Signore della nostra salvezza". (F. McGlynn, M.A.)

Una richiesta meravigliosa: era una richiesta meravigliosa. Che fede mostrò! Riconobbe un Re nel morente e vide che la Croce era la via maestra per il Suo trono; egli sentì e proclamò la propria immortalità, e non riconobbe nulla di distruttibile, sebbene il ministero della morte stesse abbattendo il tabernacolo carnale; ma una volta assicurato che doveva ancora entrare in destini incompiuti e illimitati, chiese quindi di essere ricordato quando tutto questo peccato e questa sofferenza sarebbero passati, e un altro e più ampio campo di esseri si sarebbe dispiegato davanti a lui. E "ricordati di me". Chiedeva solo di essere ricordato; ma era il ricordo di un Re, e di quel Re Messia, Signore del mondo invisibile, nelle cui stanze chiedeva un posto; e così dimostrò una fede completa nel potere salvifico di Gesù. Quale vantaggio nell'essere ricordato da Gesù, se Gesù non poteva procurargli quel perdono che aveva chiesto per i suoi crocifissori? Quale vantaggio ci guadagna l'essere ricordato da un re, se non che, in quanto re, deve avere l'autorità di spartirsi le porzioni di felicità? Così che non è un'affermazione esagerata o esagerata che il ladro morente abbia esibito tutti i segni che possono mai essere richiesti da una vera conversione. C'era la confessione dei peccati, c'era la spiritualità della mente, c'era l'ansia per gli altri, c'era il più pieno riconoscimento del potere di Cristo di liberare, e c'era una fede potente che, per nulla scoraggiata da tutte le circostanze di apparente impotenza e sconfitta, era sufficiente a confondere e superare la distanza, scaturiva oltre la linea della morte e della vergogna, e sembrava di guardare il palazzo e la corona; e sebbene non avesse l'opportunità di mostrare con una vita cambiata che il suo cuore era rinnovato, tuttavia la sua fede in Cristo era un atto così stupendo, che nessuno può dubitare che, se fosse stato lasciato spazio allo sviluppo, ogni azione avrebbe dimostrato la sua realtà. (H. Melvill, B.D.) "Signore, ricordati di me!"Legh Richmond, l'autore di "The Dairyman's Daughter", in una delle sue visite al Young Cottager, trovò la bambina addormentata, con il dito appoggiato su una Bibbia che giaceva aperta davanti a lei, indicando queste parole: "Signore, ricordati di me, quando verrai nel Tuo regno!" "È casuale o progettato? pensiero

(I.) In entrambi i casi è notevole. Ma, in un altro momento, scoprii che il suo dito era davvero un indice dei pensieri del suo cuore. Si svegliò a metà dal suo stato di sonno, ma non abbastanza da accorgersi che qualcuno era presente, e disse in una specie di sussurro: 'Signore, ricordati di me, ricordati, ricordati, ricordati di un povero bambino; Signore, ricordati di me!' ”

Cristo come Salvatore: - Le ultime ore di Gesù trascorsero quasi in silenzio. L'insegnamento è alla fine. Il suo ufficio profetico è adempiuto. La sua opera sacerdotale è iniziata. È giunto il momento di resistere. Ma nelle poche parole che pronunciò sembrava essere tutto Salvatore, mai prima d'ora in modo così affettuoso e impressionante

(I.) C'è un malfattore crocifisso. Potrebbe Gesù interessarsi a una persona del genere? Non è egli al di sotto della Sua attenzione? Ah! il Salvatore può conoscere l'uomo solo in quanto uomo. È la nostra natura di uomini, con tutte le sue misteriose, terribili e ineffabili possibilità, che Gesù è venuto a redimere. Un malfattore morente contrito, è più vicino a Gesù di un re vivente impenitente e allontanato da Dio

(II.) Il Signore è molto misericordioso. Non ha detto una parola su quella passata vita colpevole. Tu ed io avremmo probabilmente ricordato al malfattore la sua terribile carriera, e avremmo sentito il dovere di imprimere in lui il giusto senso di quel cattivo stato. Un Salvatore non potrebbe farlo. Ebbene, il Signore sapeva che nessuno si rivolge mai a Dio il cui cuore non sia già ferito e spezzato. Quando le povere anime vanno al Signore, non hanno bisogno di colpire, ma di guarire. Gesù cancellò il terribile passato e srotolò la visione del futuro. Nostro Signore sembrava dire: "Sì, mi ricorderò di te, ma non ricorderò più i tuoi peccati e le tue iniquità". ”

(III.) Quanto era ansioso il nostro benedetto Salvatore di assicurare al penitente la misericordia che desiderava! "In verità ti dico". Era solo in momenti di particolare intensità e in occasioni particolarmente solenni che nostro Signore ricorreva all'asseverazione. "In verità ti dico. Come rifulse l'infinitamente pietoso Salvatore in questa enfatica espressione!

(IV.) Il grande Redentore fu assorbito fino all'ultimo momento nel benessere degli altri

(V.) Era giusto pregare il Signore Gesù. (H. Batchelor.Oggi sarai con Me in paradiso.-

La misericordia di Cristo verso il ladrone penitente:

(I.) Consideriamo il pentimento e la conversione del malfattore menzionato in questo passaggio

(1.) Per quanto riguarda i mezzi della sua conversione. Era un ebreo e probabilmente aveva una certa conoscenza generale delle profezie riguardanti il Messia. E senza dubbio ciò che egli vide della straordinaria mansuetudine e pazienza di nostro Signore nelle Sue sofferenze, e la Sua preghiera per i Suoi assassini, confermò grandemente la sua fede in Lui, come il Redentore aveva promesso ai padri. Questo ci mostra l'importanza di mantenere un temperamento adeguato sotto tutte le provocazioni che siamo chiamati a incontrare, nelle rispettive situazioni in cui ci troviamo, affinché se qualcuno non obbedisce alla Parola, possa, senza la Parola, essere vinto dalla nostra buona conversazione in Cristo

(2.) Osservate le prove che egli diede della realtà del cambiamento

(3.) La preghiera che egli rivolge al nostro Signore morente. Vediamo nella sua preghiera l'esercizio della fede nel Redentore e della speranza nella sua misericordia. La sua genuina umiltà è anche evidente. Tutto ciò che pretende di chiedere è di essere ricordato da Cristo. Non dice nulla riguardo al ricevere la corona più luminosa che ha da donare, o la più grande dimora che ha a sua disposizione

(4.) La graziosa risposta che nostro Signore ha dato alla sua urgente richiesta. E mai una risposta così soddisfacente, graziosa e consolatoria?

(II.) Alcune delle lezioni che la conversione del ladro morente intende insegnarci

(1.) Ci mostra la sovranità e la gratuità della misericordia divina

(2.) Abbiamo qui una prova lampante dell'indicibile efficacia del sangue espiatorio di Cristo

(3.) Spetta a noi ammirare l'onnipotente potenza di Cristo, nel soggiogare i cuori dei peccatori e nel portare i disubbidienti alla saggezza dei giusti

(4.) Faremo bene a notare la prevalenza della preghiera, nell'esempio che abbiamo davanti. Perché questo peccatore convinto e orante non appena chiede che riceve, non appena cerca che trova, e non appena bussa gli si apre la porta della misericordia

(5.) L'argomento ci fornisce un esempio della natura della vera conversione, in ogni epoca

(6.) Questa ricca manifestazione di grazia ha lo scopo di animarci nei nostri sforzi, nelle circostanze più scoraggianti, di portare i peccatori al pentimento. (Ricordo dell'Essex.)

Il più grande trofeo di Cristo:

(I.) La potenza e la volontà di Cristo di salvare i peccatori. Credo che il Signore Gesù non abbia mai dato una prova così completa del Suo potere e della Sua volontà di salvare come fece in questa occasione. Nel giorno in cui sembrava più debole, dimostrò di essere un forte liberatore. Nell'ora in cui il Suo corpo era tormentato dal dolore, Egli mostrò di poter provare tenerezza per gli altri. Al tempo in cui Egli stesso stava morendo, conferì al peccatore la vita eterna

(II.) Se alcuni si salvano nell'ora stessa della morte, altri no. C'è un avvertimento e un conforto in questi versetti, e anche questo è un avvertimento molto solenne. Mi dicono ad alta voce che, sebbene alcuni possano pentirsi e convertirsi sul letto di morte, non ne consegue affatto che tutti lo vogliano. Un letto di morte non è sempre un tempo che fa risparmiare. Mi dicono ad alta voce che due uomini possono avere le stesse opportunità di ottenere il bene per la loro anima, possono essere messi nella stessa posizione, vedere le stesse cose e udire le stesse cose, eppure solo uno dei due ne approfitterà, si pentirà, crederà e sarà salvato. Mi dicono, soprattutto, che il pentimento e la fede sono doni di Dio, e non sono in potere di un uomo; e che se qualcuno si lusinga di potersi pentare al suo tempo, scegliere il proprio tempo, cercare il Signore quando gli piace e, come il ladro penitente, essere salvato alla fine, potrebbe scoprire alla fine di essere grandemente ingannato. Voglio che stiate attenti a non lasciarvi sfuggire i buoni pensieri e le convinzioni sante, se ne avete. Custodiscili e nutrili, per non perderli per sempre. Sfruttali al meglio, perché non prendano le ali e fuggano via. Avete voglia di iniziare a pregare? Mettilo subito in pratica. Avete un'idea di cominciare a servire veramente Cristo? Mettiti subito all'opera

(III.) Lo spirito guida sempre le anime salvate in un modo. Ogni anima salvata passa attraverso la stessa esperienza, e i principi guida della religione del ladro penitente erano proprio gli stessi di quelli del santo più antico che sia mai vissuto

(1.) Vedete, quindi, per prima cosa, quanto era forte la fede di quest'uomo. Chiamò Gesù "Signore". Dichiarò la sua convinzione che avrebbe avuto "un regno". 2. Vedi, per un'altra cosa, quale giusto senso del peccato aveva il ladro. Dice al suo compagno: "Riceviamo la giusta ricompensa per le nostre azioni". Sapreste se avete lo Spirito? Allora nota la mia domanda: Senti i tuoi peccati? 3. Vedi, per un'altra cosa, quale amore fraterno mostrò il ladro al suo compagno. Cercò di smettere di inveire e bestemmiare e di riportarlo a una mente migliore. "Non temi forse Dio", dice, "visto che sei nella stessa condanna?" Non c'è segno di grazia più sicuro di questo! La grazia scuote l'uomo dal suo egoismo e lo fa provare compassione per l'anima degli altri

(IV.) I credenti in Cristo quando muoiono sono con il Signore. Era un vero detto di una ragazza morente, quando sua madre cercò di confortarla descrivendole cosa sarebbe stato il paradiso. "Ecco," disse alla bambina, "là non avrai né dolori né malattie; Lì vedrai i tuoi fratelli e le tue sorelle, che ti hanno preceduto, e sarai sempre felice". "Ah, mamma!" fu la risposta, ma c'è una cosa migliore di tutte, ed è che Cristo ci sarà".

(V.) La parte eterna dell'anima di ogni uomo è vicina a lui. "Oggi", dice nostro Signore al ladrone penitente, "oggi sarai con me in paradiso". Non nomina un periodo lontano; Non parla del suo ingresso in uno stato di felicità come di una cosa "lontana", ma di oggi, "di questo stesso giorno in cui sei appeso alla croce". Come sembra vicino! Nel momento stesso in cui i credenti muoiono, sono in paradiso. La loro battaglia è combattuta; La loro lotta è finita. Hanno attraversato quella valle tenebrosa che un giorno dovremo percorrere; Hanno attraversato quel fiume oscuro che un giorno dovremo attraversare. Hanno bevuto l'ultimo calice amaro che il peccato ha mescolato per l'uomo; Hanno raggiunto quel luogo dove il dolore e i sospiri non sono più. Sicuramente non dovremmo augurarli di nuovo! Siamo ancora in guerra, ma loro sono in pace. Noi siamo in difficoltà, ma loro sono a riposo. Noi indossiamo la nostra armatura spirituale, ma loro l'hanno sempre rimandata di nuovo. Siamo ancora in mare, ma loro sono al sicuro in porto. Noi abbiamo le lacrime, ma loro hanno la gioia. (Vescovo Ryle.)

Conversione del ladro morente:

(I.) Le caratteristiche principali di questa sorprendente conversione

(1.) Il carattere precedente di questa persona

(2.) I mezzi con cui il cambiamento è stato realizzato. La conversione è l'opera di Dio, ma di solito Egli impiega certi mezzi per realizzarla

(1) Le parole che il Salvatore pronunciò

(2) Lo spirito che il Salvatore manifestò

(3.) Le prove che ha manifestato della realtà della sua conversione

(1) Ha avvertito e rimproverato il suo compagno di sventura

(2) Ha fatto un'aperta confessione della sua colpevolezza e ha riconosciuto la giustizia della sua sentenza

(3) Egli rivendica il carattere di Cristo

(4) Egli prega Cristo ed esercita in Lui una fiducia illimitata

(II.) Quali sono quelle lezioni che dovremmo imparare da questo meraviglioso evento

(1.) Ammiriamo le ricchezze della grazia divina. Oh, quanto è stato grande, quanto inaspettato e soprattutto quanto rapido è stato il cambiamento

(2.) Quanto sia sorprendente la prova della potenza del Salvatore. Quale deve essere quell'energia che, in tali circostanze, potrebbe strappare quest'uomo come un marchio dalle fiamme

(3.) Il pericolo del ritardo è un'altra lezione che possiamo dedurre da questa narrazione. Supponiamo che una persona si sia gettata una volta illesa da una roccia sporgente nel profondo precipizio sottostante, questo giustificherebbe gli altri a correre lo stesso rischio? Follia del tipo più folle che si possa essere. (Cenni espositivi.)

Il grande miracolo morale della Croce:

(I.) La scena di questo miracolo morale

(II.) I personaggi prominenti portati davanti a noi sul Calvario

(III.) La petizione presentata dal peccatore morente. "Signore, ricordati di me, quando entrerai nel Tuo regno". 1. È una preghiera che viene offerta. La prima preghiera da lui mai pronunciata. La preghiera di questo malfattore penitente era sincera

(2.) Era la preghiera della fede; credeva nel potere e nella volontà del Salvatore di benedirlo

(3.) Riconosce l'autorità suprema del Salvatore come Re

(4.) In questa preghiera vediamo anche la sua fede nella dottrina dell'immortalità dell'anima

(5.) Questa preghiera si distingue per l'umiltà

(6.) Questa preghiera si distingue per il fervore

(IV.) La risposta del Divino Salvatore. Questa risposta indirizza i nostri pensieri alla casa dei giusti dopo la morte: il paradiso. In questa risposta del Salvatore, è implicita un'altra grande dottrina: che l'anima dell'uomo è immateriale; che vive e agisce quando il fragile corpo giace nel sepolcro silenzioso. In questa risposta del Salvatore ci viene insegnato che l'anima retta, lasciando il corpo, ascende immediatamente a Dio. Anche in questa risposta del Salvatore vediamo il Suo potere e la Sua volontà di salvare, di salvare "fino all'estremo". (H. P. Bowen.)

Cristo predica sulla croce: - Voi tutti sapete che il motore ordinario di Dio per la conversione dei peccatori è la predicazione della Sua Parola. Pensiamo che qui fosse così. Innalzato sulla croce, Cristo la usò non solo come altare, ma come pulpito, da cui pronunciare il più toccante dei sermoni. Non era semplicemente che predicava con la bellezza della Sua pazienza e della Sua mansuetudine; ci deve essere stata davvero una voce in questo che avrebbe dovuto parlare ai più induriti della moltitudine, producendo la convinzione della Sua innocenza, e la contrizione per la parte presa nella Sua condanna e crocifissione; ma possiamo considerare la preghiera che Cristo pronunciò per i Suoi assassini come il sermone più strettamente che il malfattore udì, e che, portato nel suo cuore dallo Spirito di Dio, produsse in lui il cambiamento così rapidamente e sorprendentemente sviluppato. "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". Queste, pensiamo, furono le parole che penetrarono nella coscienza del ladro e gli assicurarono che l'essere che era appeso al suo fianco non era altri che il promesso Salvatore del mondo; poiché in quella preghiera era contenuta una chiara pretesa di essere il Cristo, poiché poiché gli ebrei lo crocifissero per aver finto di essere il Messia, l'affermazione di Cristo che non sapevano quello che facevano, equivaleva a un'affermazione che Egli era effettivamente il Messia. Se ci fosse il perdono per coloro che hanno crocifisso Cristo, ci deve essere anche per ogni offensore; e quindi il ladro, se una volta indotto a credere che Gesù era il Cristo, sarebbe ulteriormente indotto a vedere possibile il perdono, e quindi si rivolgerebbe al suo compagno di sofferenza per la salvezza. Così, in quella breve preghiera che abbiamo definito il sermone di Cristo, c'era tutta la pubblicazione del vangelo, che ordinariamente è reso effettivo, dallo Spirito di Dio, alla conversione. C'era un chiaro annuncio che ogni peccato può essere perdonato per intercessione di Cristo, e che cos'è questo se non la somma e la sostanza del vangelo? E questa predicazione era che, senza indulgere in supposizioni fantasiose, possiamo credere che sia stata strumentale al cambiamento del cuore del malfattore. Lo Spirito di Dio prese la preghiera di Cristo, come spesso fa con una frase o un testo, dalla bocca di uno dei Suoi ministri e, alandola con potenza, la mandò nell'anima stessa dell'uomo che aveva appena oltraggiato il Redentore. (H. Melvill, B.D.)

Lo stato dei giusti dopo la morte:

(I.) Le anime dei santi sopravvivono ai loro corpi

(1.) La Scrittura rappresenta chiaramente l'anima come diversa e distinta dal corpo

(2.) La morte del corpo non ha la tendenza a distruggere la vita dell'anima

(3.) La morte non ha più tendenza a ostacolare l'esercizio libero, volontario e razionale dell'anima, che a distruggerla

(II.) Le anime dei santi dopo la morte vanno immediatamente in paradiso

(1.) Sono essenzialmente preparati ad andarci

(2.) La Scrittura non dà conto di nessun altro luogo che non sia il paradiso o l'inferno, in cui le anime degli uomini vanno dopo la morte

(3.) Che la Scrittura ci assicura che molti santi sono effettivamente andati in cielo subito dopo aver lasciato questo mondo. Miglioramento:1. Questo argomento insegna l'errore di coloro che sostengono che le anime di tutti gli uomini sono annientate alla morte

(2.) Questo argomento insegna l'errore di coloro che sostengono che le anime degli uomini dormono durante lo stato intermedio tra la morte e la risurrezione

(3.) Questo argomento insegna l'enorme errore di coloro che sostengono che molte delle anime dei santi vengono inviate immediatamente in purgatorio alla loro morte, e lì confinate per un tempo più o meno lungo, prima che sia loro permesso di andare in cielo

(4.) Questo argomento ci insegna l'immenso valore dell'anima umana. Esso è distinto e superiore al corpo, in tutti i suoi poteri e facoltà razionali, e può esistere in tutto il suo vigore e la sua attività in uno stato di separazione dal corpo. È per sua natura immortale, e nessun altro potere se non quello che gli ha dato l'esistenza può distruggerlo

(5.) Se l'anima sopravvive al corpo, e non appena se ne va entra in uno stato di felicità o miseria eterna, allora questa vita è il periodo più importante dell'esistenza umana

(6.) Se le anime degli uomini sopravvivono ai loro corpi, allora l'ufficio del ministero è un ufficio molto serio e di responsabilità. È compito peculiare e appropriato dei ministri vegliare sulle anime. (N. Emmons, D.D.)

La parola di Cristo al ladrone penitente:

(I.) C'è uno stato eterno futuro, in cui le anime passano alla morte. Questa è la pietra angolare principale delle speranze e della felicità delle anime. E vedendo che le nostre speranze devono necessariamente essere come il loro fondamento e il loro fondamento, stabilirò brevemente questa verità con questi cinque argomenti

(1.) L'essere di un Dio lo dimostra

(2.) Le Scritture della verità lo rivelano chiaramente. Le coscienze di tutti gli uomini ne hanno risentimento

(4.) L'incarnazione e la morte di Cristo non sono che una vanità senza di essa

(5.) L'immortalità delle anime umane lo scopre chiaramente

(II.) Tutti i credenti sono immediatamente ricevuti alla loro morte in uno stato di gloria e felicità eterna. Inferenza 1. I credenti sono immediatamente con Dio dopo la loro dissoluzione? Allora quanto sarà sorprendentemente glorioso il cielo per i credenti! Non che ci siano dentro prima di pensarci o di essere adatti ad esso; no, ci hanno già pensato molto e si sono preparati a lungo; Ma la subitaneità e la grandezza del cambiamento sono sorprendenti per i nostri pensieri. Chi può dire quali visioni, quali apprensioni, quali pensieri, quali cornici hanno le anime credenti prima che i corpi che hanno lasciato siano rimossi dagli occhi dei loro cari amici sopravvissuti? 2. I credenti sono immediatamente con Dio dopo la loro dissoluzione? Dove saranno dunque gli increduli, e in quale stato si troveranno subito dopo che la morte avrà chiuso loro gli occhi? Ah! Quale sarà il caso di quelli che vanno dall'altra parte! Essere strappato dalla casa e dal corpo, tra gli amici e le comodità, e gettato in miserie senza fine nell'oscura volta dell'inferno; per non vedere mai più la luce di questo mondo; di non vedere mai uno spettacolo confortevole; di non sentire mai un suono gioioso; di non conoscere mai più il significato del riposo, della pace o della gioia. Oh, che cambiamento c'è qui! 3. Quanto poco hanno motivo di temere la morte, che sarà con Dio così presto dopo la loro morte!

(III.) Dio può, anche se lo fa raramente, preparare gli uomini alla gloria immediatamente prima della loro dissoluzione con la morte. Molti, lo so, si sono induriti nelle vie del peccato, con questo esempio di misericordia. Ma non ci si può aspettare che ciò che Dio ha fatto in questo momento, per quest'uomo, sia fatto ordinariamente per noi: e le ragioni di ciò sono: Ragione 1. Perché Dio ci ha concesso i mezzi ordinari e permanenti della grazia che questo peccatore non aveva; e quindi non possiamo aspettarci conversioni così straordinarie e insolite come quelle che aveva lui

(2.) Una conversione come questa potrebbe non essere normalmente attesa da nessun uomo, perché un momento come quello non verrà mai più. È possibile, se Cristo dovesse morire di nuovo, e tu fossi crocifisso con Lui, tu ricevessi la tua conversione in un modo così miracoloso e straordinario; ma Cristo non muore più; Un giorno come quello non tornerà mai più

(3.) Una conversione come questa non può essere normalmente prevista; poiché come un tale tempo non verrà mai più, così non ci sarà mai più la stessa ragione per una tale conversione, Cristo lo convertì sulla croce, per dare un esempio della Sua potenza divina in quel momento, quando era quasi completamente offuscata

(4.) Nessuno ha motivo di aspettarsi la stessa conversione che gode dei mezzi ordinari; perché, sebbene in questo convertito abbiamo un modello di ciò che la grazia gratuita può fare, tuttavia, come osservano i teologi in modo pertinente, è un modello senza promessa; Dio non vi ha aggiunto alcuna promessa che mai lo farà per nessun altro; e dove non abbiamo una promessa che incoraggi la nostra speranza, la nostra speranza può significare ben poco per noi. Inferenza 1. Coloro che hanno trovato misericordia la sera della loro vita ammirino la grazia straordinaria che in essa è apparsa loro. Oh, se Dio accettasse sempre la crusca, quando Satana ha avuto la farina dei tuoi giorni! 2. Lascia che questo convinca e spaavigli coloro che, anche nei loro capelli grigi, rimangono in uno stato non convertito

(3.) Che questo sia un invito e un avvertimento per tutti i giovani a cominciare con Dio al momento opportuno, e a prestare attenzione ai ritardi fino all'ultimo, così come molte migliaia hanno fatto prima di loro per la loro rovina eterna

(1.) O mettiti al lavoro della religione ora, perché questa è l'età della formazione

(2.) Ora, perché questa è la parte più libera del tuo tempo. È il mattino della tua vita, come il mattino del giorno. Se un uomo ha qualche affare da fare, che se ne prenda la mattina; perché nella parte successiva della giornata si fa fretta negli affari, così che o lo dimentichi o ne vuoi l'opportunità

(3.) Ora, perché la tua vita è immediatamente incerta

(4.) Ora, poiché Dio non vi risparmierà perché non siete che giovani peccatori, piccoli peccatori, se morirete senza Cristo

(5.) Ora, poiché la tua vita sarà più eminentemente utile e utile a Dio quando Lo conoscerai presto, e comincerai presto con Lui

(6.) Ora, perché la tua vita sarà più dolce per te quando la mattina di essa sarà dedicata al Signore. (J. Flavel.)

Menzione scritturale del paradiso: - Questa è l'unica occasione durante i giorni della Sua carne in cui (almeno per quanto ne sappiamo) il paradiso è stato menzionato da nostro Signore. Una volta, inoltre, lo menziona nella Sua gloria (Apocalisse 2:7), e una volta è sulle labbra del Suo sommo apostolo (2Corinzi 12:4). Queste sono le uniche volte in cui si verifica nel Nuovo Testamento. Appeso all'albero maledetto, i Suoi pensieri potrebbero benissimo essere tornati a un altro albero, proprio l'albero della vita, che si trovava nel paradiso di Dio: in quel paradiso, che con tutta questa dolorosa agonia stava in quel momento riconquistando per i figli degli uomini, aprendo loro le porte di un altro paradiso. (Arcivescovo Trench.)

La grazia del Salvatore:

(I.) C'è un riferimento al luogo. "Sarai in paradiso". Il giardino reale di un palazzo orientale era chiamato paradiso. La parola suggerisce le idee di abbondanza, sicurezza, bellezza e gioia. Il paradiso è stato riconquistato da Cristo, un paradiso migliore di quello che i nostri progenitori abbiano mai conosciuto; poiché il serpente non si insinuerà mai in esso, il sentiero del tentatore non lo contaminerà mai, Satana non vi si avvicinerà né contaminerà la sua purezza con il suo alito velenoso. Lì scorre il fiume dell'acqua della vita, che esce limpido come cristallo dal trono di Dio e dell'Agnello. Là cresce l'albero che produce dodici tipi di frutti e le cui foglie sono per la guarigione delle nazioni. Nessuna legge vieta a chi vi entra di cogliere e mangiare. Nessuna spada dei cherubini gira in ogni direzione per sbarrare l'accesso. Lì la rosa è senza spina

(II.) La graziosa risposta di Cristo si riferiva alla compagnia così come al luogo. "Tu sarai con me". Il ladro morente potrebbe aver avuto dei dubbi sul significato della parola "paradiso". Dov'è? Quali sono le sue occupazioni e le sue gioie? Chi saranno i miei compagni? Ma, per evitare ogni dolorosa perplessità, nostro Signore, oltre alla promessa del paradiso, aggiunse quella di se stesso: "Tu sarai con me". Essere con Cristo è rappresentato in tutto il Nuovo Testamento come il culmine della speranza del credente. Gesù disse, come la più grande ricompensa che potesse offrire: "Dove sono io, là sarà anche il mio servo". Consolò i Suoi discepoli con l'assicurazione: "Io tornerò e vi prenderò con me; affinché dove sono io, là siate anche voi". Intercedette in loro favore, dicendo: "Padre, voglio che coloro che Tu mi hai dato siano con Me dove sono io". La speranza di Stefano nella morte fu espressa nella preghiera: "Signore Gesù, ricevi il mio spirito". San Paolo disse che era in una situazione di difficoltà tra due, "avendo il desiderio di andarsene e stare con Cristo, che è molto meglio". E Gesù promise questo al ladrone morente: "Tu sarai con me". La promessa di essere con Cristo include il perfetto perdono, la perfetta purezza e la perfetta beatitudine. Il padre del predicatore, ora, da alcuni anni, in presenza di quell'Amico del Peccatore che amava tanto pubblicare, era solito raccontare di un soldato che conosceva bene, il quale, come ricompensa per il carattere e per i lunghi servizi, riceveva dal comandante in capo un incarico di capitano. Ma non si sentiva a suo agio nel suo rango, perché gli sembrava di essere guardato dall'alto in basso dai suoi nuovi compagni a causa della sua origine. Non c'è nulla di più volgare che trattare con disonore coloro che sono saliti a una posizione superiore. Non c'è bisogno di cervello per possedere il denaro acquisito dai propri antenati, e il rango raggiunto con la nascita non è necessariamente legato al genio, alla virtù o alle conquiste. Affezionare o disprezzare coloro che, salendo da un'umile origine, dimostrano di avere meriti oltre che rango, è segno di una mente meschina e piccola. Speriamo che il soldato si sia sbagliato, perché gli ufficiali britannici sono gentiluomini. Ma si sentiva a disagio e chiese di essere reintegrato nella sua posizione precedente. Il comandante in capo, indovinando la ragione, ordinò una grande parata alla guarnigione, poi, chiamandolo con il suo titolo, camminò su e giù con lui in una conversazione familiare. Dopo di ciò non immaginava più di essere guardato con disfavore dai suoi nuovi compagni. Se possiamo paragonare le povere e misere distinzioni della terra con quelle del cielo, questo è ciò che Gesù fece al ladrone morente. Disse: "Tu sarai con me". Ti darò il benvenuto sulla soglia; Ti condurrò per mano nel palazzo; Io ti presenterò ai suoi gloriosi abitanti, agli angeli e agli spiriti dei giusti resi perfetti; tu sarai con me

(III.) La risposta di Nostro Signore si riferiva al tempo. «Oggi.» 1. Questo prova la continua esistenza cosciente dell'anima dopo la morte. Certo, se il ladrone morente fosse stato sul punto di cadere in un sonno profondo per centinaia o migliaia d'anni, la promessa di essere quel giorno in paradiso con Gesù sarebbe stata inappropriata e ingannevole

(2.) Apprendiamo anche che l'anima di un credente è adatta alla morte per stare subito con Gesù. Ci deve essere stata l'assoluzione plenaria e immediata per il ladrone penitente. Se in quello stesso giorno con Gesù, in quello stesso giorno è degno di essere con Lui, e quindi purificato da ogni peccato

(1) Ma è giusto che un uomo che ha vissuto nella malvagità sia, dopo essersi pentito, portato subito in paradiso, come se non avesse mai peccato? Questo sarebbe davvero difficile se non fosse che Gesù è morto per i peccatori. Un Cristo crocifisso risolve il mistero. Poiché la Sua perfetta obbedienza e la Sua morte espiatoria soddisfacevano le richieste della legge, coloro che confidano in Lui sono liberati dalla condanna di quella legge. "Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, è stato fiaccato a causa delle nostre iniquità".

(2) Ma a parte le considerazioni di giustizia, è conveniente e conveniente che un uomo che è stato per tutta la vita un trasgressore volontario, dopo essersi pentito, vada a dimorare con Gesù? Certamente, se non è più quello che era. Considerare. Hai una nave in procinto di salpare con un carico prezioso; ma non può lasciare il porto finché la marea non cambierà. Di lì a poco si dondola con la corrente alterata. Ora salpa l'ancora e salpa il mare! Se qualcuno dicesse: "No, non ancora, siete troppo frettolosi, la marea è appena cambiata", non disprezzereste la follia di una simile obiezione? E in questo ladrone morente il flusso della sua anima, che era sceso verso la morte, si era voltato e ora scorreva verso la vita, e perché non avrebbe dovuto prenderlo alla corrente e con esso entrare in cielo? 3. Impariamo che la terra è molto vicina al cielo. «Com'è gloriosa la speranza: forse c'è solo un passo tra me e il paradiso!»

(1) Cerchiamo dunque di essere pazienti nell'afflizione. Stiamo forse rimpiangendo a causa delle prove, mormorando per qualche dovere difficile, per qualche sacrificio doloroso? Che cosa? quando gli angeli e gli amici defunti tesseranno la nostra coroncina della vittoria, accorderanno la nostra arpa d'oro di lode e si riuniranno intorno alla soglia per darci il benvenuto! Cederemo all'impazienza, quando proprio oggi potremmo essere in paradiso?

(2) Che questa vicinanza ci renda saldi nel resistere alla tentazione. Dovremmo rinunciare alla lotta quando siamo sul punto di ottenere la vittoria? Torneremo indietro nel viaggio quando intorno alla roccia proprio davanti a noi potremmo essere in vista di casa? (Newman Hall, LL.B.)

La straordinaria penitenza del ladro sulla croce non c'è motivo per ritardare il pentimento:

(I.) C'è un motivo di speranza per i peccatori tremanti. E possiamo imparare da questo esempio queste lezioni che seguono

(1.) Possono andare a lungo, e molto avanti sulla via dell'inferno, che tuttavia Dio può riportare a Sé. Ecco un uomo, un ladro, la cui condotta lo ha portato a una brutta fine, a una morte violenta, eppure la grazia lo raggiunge

(2.) La grazia a volte coglie coloro che in apparenza, e agli occhi del mondo, sono più lontani da esso

(3.) La grazia fa una grande differenza tra coloro in cui non ne trova

(4.) Finché c'è vita c'è speranza

(1) Coloro che cercano Dio presto siano incoraggiati da questo, affinché lo trovino (Proverbi 8:17)

(2) Non disperare coloro il cui giorno è quasi passato, prima di aver iniziato il loro lavoro.

(3) Seminiamo presso tutte le acque, al mattino e alla sera

(II.) Ma qui non c'è motivo per l'astuto peccatore ritardatore di rimandare il pentimento, specialmente fino all'ora della morte. Per porre la questione sotto vera luce, considerate queste cose

(1.) È un esempio molto raro

(1) Come una rondine non fa primavera, così nemmeno questo evento può stabilire una regola generale di cui tu o io possiamo fidarci

(2) Non ci sono forse esempi eminenti del contrario, in cui gli uomini che vivevano nel loro peccato sono stati colpiti in un momento, non avendo il tempo di pentirsi di loro, ma l'ira ardente ha posto fine ai loro giorni? Considerate il caso di Nadab e Abiu (Levitico 10:1, 2), dei quali si pensa abbiano sbagliato bevendo (ver. 9); Cora, Datan e Abiram (Numeri 16:31), ecc.; Anania e Saffira (Atti5), che morirono all'istante con una bugia in bocca. Ma perché mi riferisco a persone particolari? Non morirono forse milioni di persone insieme nei loro peccati, a causa del diluvio che spazzò via il vecchio mondo, del fuoco e dello zolfo che bruciarono Sodoma, Gomorra, Adma e S.ubòm?

(3) Il massimo che questo esempio così raro può rappresentare è una possibilità. Non si tratta tanto di una probabilità o di una verosimiglianza

(2.) Sebbene a quel tempo ci fossero due ladroni sulla croce, tuttavia fu solo uno di loro che ricevette la grazia di pentirsi

(1) Non è possibile che tu muoia bestemmiando se non ti penti ora in tempo?

(2) È almeno un'impresa uguale, che tu possa morire impenitente, come che tu possa morire penitente

(3) È incoerente con il buon senso lasciare quella cosa a un'impresa, che può essere sicura, quando un colpo o un fallimento è della massima preoccupazione

(4) No, ma l'impresa è molto impari; poiché è molto più probabile che indugiando tu possa morire impenitente, piuttosto che tu possa morire penitente. Pochi presero parte con il buon ladrone tra tutta la folla degli spettatori: la folla andò per la via dell'altro ladro, beffando (ver 35)

(3.) Non c'è alcuna prova che questo ladro avesse prima di sé tali mezzi di grazia come quelli che hai tu

(4.) Questo ladro si convertì, quando per mano della giustizia pubblica doveva morire. Fu stroncato forse nel bel mezzo dei suoi giorni; Almeno non morì per il corso della natura, né per malattia, ma fu giustiziato per le sue cattive azioni

(5.) La conversione del ladrone sulla croce fu una manifestazione straordinaria della potenza di nostro Signore, fatta per ragioni speciali. E quindi, sebbene mostri ciò che il Signore può fare; non mostra ciò che ordinariamente Egli farà. Considera qui, per dimostrare questo, che

(1) È stato fatto in un tale frangente di tempo, come non è mai esistito e non ci sarà mai più; vale a dire, quando il Signore della gloria, il Salvatore del mondo, era effettivamente appeso alla croce, pagando il riscatto per il mondo eletto perduto (Romani 6:9)

(2) Fu un prodigio compiuto in un tempo assegnato in un modo particolare al di là di tutti i tempi, perché i prodigi di Dio operavano

(6.) Il ladrone penitente sulla croce non solo era sincero, ma glorificava Cristo più nel suo ultimo pentimento, di quanto tu sia capace di fare con il tuo, anzi più che se avessi vissuto un penitente tutti i tuoi giorni. (T. Boston, D.D.)

Nessun incoraggiamento a differire il pentimento: un uomo deve essere in grado di dimostrare che, quando è disteso su un letto di morte, si troverà nella stessa posizione morale del ladro quando è inchiodato alla croce. È chiaro che nulla può essere più ingiustificato del suo argomentare dalla certezza che il ladro si pente, alla probabilità che si penta; E siamo fiduciosi che non è possibile, quando il vostro letto di morte si avvicina, stare moralmente nella stessa posizione, e ascoltare il Vangelo per la prima volta sul vostro letto di morte? Eppure, con ogni probabilità, questo era il caso del ladro. L'uomo che professa di rimandare il pentimento, deve necessariamente soffocare la convinzione; porterà quindi con sé fino al letto di morte una coscienza segnata e ottusa; avrà rifiutato Cristo cinquanta, o cento, o mille volte; avrà contristerato lo Spirito, e forse lo avrà spento con la sua ostinata determinazione di differire ciò che gli era stato fatto sentire essenziale; mentre, con ogni probabilità, il ladro non aveva mai deciso di rimandare il pentimento; non aveva mai resistito allo Spirito; Non aveva mai sentito il Vangelo; non aveva mai rifiutato Cristo. E qualcuno oserà pensare che, con tutta questa differenza tra lui e il malfattore, possa essere autorizzato a identificare i casi in modo da considerare l'ultima ora di vita adatta per l'opera del pentimento, o da sostenersi con la lusinghiera persuasione, che ciò che è accaduto al ladro morente accadrà anche a lui, che proprio come la vita svanisce, si riverserà su colui che ha disprezzò mille avvertimenti e temprò a lungo il suo cuore nonostante allo Spirito di Dio, tutta quella gloriosa marea di fede e di certezza che rotolò nell'anima di un figliol prodigo perduto da tempo, che non era mai stato invitato a casa prima, che non aveva mai udito il meraviglioso annuncio, che coloro che sono stati condannati giustamente da un tribunale umano, potrebbero ancora trovare l'assoluzione da un Divino, e che ancora, in questa sua ultima estremità, avendo mostrato una fede senza precedenti pronunciando la preghiera - "Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno", fu sostenuto da quelle graziose parole del Redentore - "In verità ti dico: Oggi sarai con me in paradiso". Siamo chiari come su una verità scritturale, che l'unico uomo che può pensare di pentirsi su un letto di morte è l'uomo che non è mai stato vicino a un letto di morte. È la mancanza di familiarità con il potere spaventoso con cui la malattia del corpo assale la mente più forte: è solo questo che porterà gli uomini a nutrire l'idea che cose stupende come le cose dell'eternità possano essere affrontate in una febbre o in una consunzione. Non diciamo che la malattia getta l'uomo oltre i limiti entro i quali è possibile il pentimento; ma diciamo che nella malattia c'è comunemente una tale prostrazione della mente: la mente simpatizza così tanto con il corpo, o piuttosto è così inghiottita da esso, che la probabilità è quasi infinita per unità, che colui che ha trascurato Dio in salute non sarà in grado di cercarlo sotto la pressione della malattia. E da tutto questo rovesciamento mentale il ladro morente era esente. Dimmi, dunque, è giusto pensare che, in mezzo all'emaciazione della tua ultima malattia, avrai forza e raccoglimento d'animo per questa meravigliosa preghiera: "Signore, ricordati di me quando entrerai nel Tuo regno"? E che diritto avete di sperare di essere confortati dalle gentili parole: "Oggi... paradiso"? (H. Melvill, B.D.)

44 CAPITOLO 23

#Luca 23:44-45

C'era un'oscurità su tutta la terra. - Le tenebre delle tre ore: - Quale chiamata deve essere stata quella mezzanotte di mezzogiorno per gli incauti figli degli uomini! Essi non sapevano che il Figlio di Dio era in mezzo a loro; né che Egli operasse la redenzione umana. L'ora più grandiosa di tutta la storia sembrava destinata a passare inosservata, quando, all'improvviso, la notte si affrettò a lasciare le sue stanze e usurpò il giorno. Ognuno chiedeva al suo compagno: "Che cosa significa questa oscurità?". Gli affari si fermarono: l'aratro rimase a metà solco e l'ascia si fermò sollevata. Era mezzogiorno, quando gli uomini sono più occupati; ma fecero una pausa generale. Intorno al grande letto di morte si assicurava un'adeguata quiete. Non dubito che un tremendo timore si impadronì delle masse del popolo, e che i riflessivi prevedessero cose terribili. Coloro che si erano fermati intorno alla croce e avevano osato insultare la maestà di Gesù, erano paralizzati dalla paura

(I.) Primo, consideriamo queste tenebre come un miracolo che ci stupisce

(1.) Può sembrare un'osservazione banale che questa oscurità era del tutto fuori dal corso naturale delle cose. Da quando il mondo ebbe inizio, non si udì che a mezzogiorno ci sarebbero state tenebre su tutto il paese. Era completamente fuori dall'ordine della natura. Alcuni negano i miracoli; e se anch'essi rinnegheranno Dio, in questo momento non tratterò con loro. Egli può stabilire certe regole per le Sue azioni, e può essere Sua saggezza attenersi ad esse; ma certamente deve riservare a se stesso la libertà di allontanarsi dalle sue leggi, altrimenti ha in una certa misura messo da parte la sua divinità personale, la legge divinizzata, e l'ha eretta al di sopra di sé

(2.) Inoltre, questo miracolo non solo era fuori dall'ordine della natura, ma è uno di quelli che sarebbe stato dichiarato impossibile. Non è possibile che ci sia un'eclissi di sole al momento della luna piena. La luna, nel momento in cui è in piena pienezza, non si trova in una posizione in cui potrebbe proiettare la sua ombra sulla terra. La Pasqua ebraica era al tempo della luna piena, e quindi non era possibile che il sole subisse un'eclissi. Questo oscuramento del sole non era strettamente un'eclissi astronomica; L'oscurità era senza dubbio prodotta in qualche altro modo: eppure a coloro che erano presenti sembrava che fosse un'eclissi totale di sole, una cosa impossibile

(3.) Riguardo a questo miracolo, devo anche notare che questo oscuramento del sole ha superato tutte le eclissi ordinarie e naturali. È durata più a lungo di una normale eclissi ed è arrivata in modo diverso. Secondo Luca 50 'oscurità in tutta la terra è venuta prima, e il sole si è oscurato dopo: l'oscurità non è iniziata con il sole, ma ha dominato il sole. Era unico e soprannaturale

(4.) Ancora una volta, questa oscurità sembra essere stata molto naturale e appropriata. Come il terremoto e lo squarcio del velo del tempio, sembra un adeguato accompagnatore della passione del Signore

(II.) In secondo luogo, desidero che consideriate queste tenebre come un velo che nasconde

(1.) Quello che vedo in quel velo è, prima di tutto, che era un nascondiglio per quei nemici colpevoli. Ci avete mai pensato? È come se Dio stesso dicesse: "Non posso sopportarlo. Non voglio vedere questa infamia! Scendi, o velo!" Giù caddero le pesanti ombre

(2.) Ma inoltre, quell'oscurità era un sacro nascondiglio per la benedetta Persona del nostro Divino Signore. Per così dire, gli angeli trovarono per il loro Re un padiglione di spesse nuvole, nel quale Sua Maestà poteva rifugiarsi nell'ora della sua miseria. Era troppo per gli occhi malvagi guardare così sgarbatamente quella Persona immacolata

(3.) Questa oscurità avverte anche noi, anche noi che siamo più riverenti. Questa oscurità ci dice che la Passione è un grande mistero, nel quale non possiamo ficcare il naso. Dio ha velato la croce nelle tenebre, e nelle tenebre risiede gran parte del suo significato più profondo; non perché Dio non lo rivelerebbe, ma perché non abbiamo abbastanza capacità per discernere tutto

(4) Ancora una volta, questo velo di tenebre raffigura anche per me il modo in cui le potenze delle tenebre cercheranno sempre di nascondere la croce di Cristo. Combattiamo con l'oscurità quando cerchiamo di predicare la croce

(III.) Passiamo ora a parlare di questa oscurità come di un simbolo che istruisce. Il velo cade e si nasconde; ma allo stesso tempo, come emblema, rivela

(1.) L'oscurità è il simbolo dell'ira di Dio che si abbatté su coloro che uccisero il Suo unigenito Figlio. Dio era adirato e il Suo cipiglio tolse la luce del giorno

(2.) Il simbolo ci dice anche ciò che il nostro Signore Gesù Cristo ha sopportato. L'oscurità al di fuori di Lui era la figura dell'oscurità che era dentro di Lui. Nel Getsemani una fitta oscurità cadde sullo Spirito del nostro Signore. Il suo giorno fu la luce del volto del Padre suo: quel volto fu nascosto e una notte terribile si addensava intorno a lui

(3.) Di nuovo, penso di vedere in quell'oscurità anche ciò con cui Gesù stava combattendo; perché non dobbiamo mai dimenticare che la croce era per Lui un campo di battaglia, in cui trionfò gloriosamente. Stava combattendo allora con l'oscurità; con le potenze delle tenebre di cui Satana è il capo; con le tenebre dell'ignoranza umana, della depravazione e della menzogna

(IV.) Vengo al mio quarto punto, e le mie parole conclusive riguarderanno la simpatia che profetizza. Vedete la simpatia della natura per il suo Signore, la simpatia del sole nei cieli per il Sole di Giustizia? Non era possibile per Colui per mezzo del quale tutte le cose sono state create essere nelle tenebre e per la natura rimanere nella luce

(1.) Il primo fatto comprensivo che vedo è questo: tutte le luci sono fioche quando Cristo non risplende

(2.) Poi, vedi la dipendenza di tutta la creazione da Cristo, come evidenziato dalla sua oscurità quando si ritira. Non era giusto che Colui che ha creato tutti i mondi morisse, eppure tutti i mondi continuassero proprio come avevano fatto. Se Egli soffre l'eclissi, anche loro devono soffrire l'eclissi; se il Sole di Giustizia è fatto tramontare nel sangue, il sole naturale deve rimanere in contatto con Lui. Non c'è luce per nessuno se non in Cristo; e finché non crederai in lui, fitte tenebre ti accecheranno, e inciamperai in esse e perirai

(3.) Un'altra lezione pratica è questa: se siamo nelle tenebre in questo momento, se il nostro spirito è sprofondato nell'oscurità, non disperiamo, perché il Signore Cristo stesso era lì. (C. H. Spurgeon.)

La croce velata:

(I.) Le suggestioni di questo buio

(1.) Indicava l'uscita della Luce del mondo

(2.) Rappresentava l'ignoranza dei Gentili e la malignità degli Ebrei

(3.) Ci ricorda il mistero dell'Espiazione

(II.) Gli effetti delle tenebre su coloro che circondavano la croce

(1.) Ha aumentato la solennità dell'evento

(2.) Velò la Sua agonia a coloro che erano intorno

(3.) Sussurrava un avvertimento all'impenitente. (A. Rowland, LL.B.)

45 CAPITOLO 23

#Luca 23:45

Il velo del tempio si squarciò.-

Il velo squarciato: - Questo evento miracoloso fu chiaramente tipico di diverse cose importanti

(1.) Questo era un tipo della violenta lacerazione del corpo di Cristo sulla croce

(2.) Questo ha simboleggiato l'ingresso del nostro Signore in cielo

(3.) Questo miracolo suggeriva che, con la morte di Cristo, le cerimonie della legge erano, immediatamente, spiegate e abolite

(4.) Questo miracolo suggerì che la distinzione tra Giudei e Gentili era giunta al termine

(5.) Lo squarcio del velo rappresentava la libertà evangelica di accesso al trono della grazia

(6.) La miracolosa lacerazione del velo fu tipica dell'aver aperto, con la sua morte, l'ingresso in cielo per tutti i suoi seguaci. (Giacomo Foote, M.A.)

Il velo squarciato del tempio:

(I.) Il velo è stato tolto dall'umanità. Circondata da questa luce eterea, quanto pallida e malaticcia è la lampada della filosofia, quanto sono superficiali le scoperte della ragione umana, quanto sono spregevoli e incomprensibili i mormorii dell'infedeltà! Sia per la portata che per la grandezza delle sue scoperte, il cristianesimo è unico. Non solo è un potente progresso rispetto a tutto ciò che è accaduto prima, ma include in sé ciò che impiegherà infinite ere per evolversi

(II.) La natura è svelata. È un fatto che non dovremmo mai perdere di vista, che non c'è discrepanza tra le letture della Natura e le letture superiori del Libro cristiano. Il cristianesimo non è arrivato a ignorare la natura, ma piuttosto a svelare la sua vita e la sua bellezza più nascoste. In mezzo a quelle forze perturbatrici che troviamo ovunque all'opera, ci viene ricordato che la condizione attuale del nostro mondo non corrisponde alla sua integrità originale; che tutta la natura ha bisogno di un grande rinnovamento; che questo cambiamento deve essere realizzato dall'esercizio del potere divino; e che gli attuali spasimi della creazione si tradurranno in una nascita più potente. Tutta la natura sarà liberata dalla schiavitù della corruzione; e la gloriosa libertà dei figli di Dio sarà preceduta dal fare nuove tutte le cose. Tale è la luce che il cristianesimo getta sulla costituzione, sul disegno e sulla condizione finale di questo mondo materiale

(III.) La verità è svelata. Non diciamo che questo squarcio del velo non abbia lasciato alcun mistero nel grande campo della rivelazione. Un risultato del genere non sarebbe stato un vantaggio positivo. Il progresso nella scoperta e nella conoscenza sembra essere coinvolto nell'idea dell'esistenza e dell'attività mentale. La mente è dotata di un potere inesauribile, e questo potere deve essere diretto a occupazioni e impieghi corrispondenti alla dignità della sua natura e all'elevazione del terreno a cui è innalzata. Per questo elemento della nostra natura, si provvede a quella pienezza della rivelazione che è riservata ad un altro stato dell'essere. Il cielo è un mondo in eterno sviluppo

(IV.) Il velo viene sollevato dalla tomba. Per la rivelazione di questa immortalità siamo debitori all'avvento e al ministero di Cristo. Ha portato alla luce la vita e l'incorruttibilità

(V.) Il glorioso futuro è svelato. Era come un mattino senza alba in cui il Salvatore risuscitò dai morti. La Sua risurrezione non fu solo il trionfo della Vita sulla Morte, ma divenne il pegno e la certezza di una gloriosa immortalità. (R. Furguson, LL.D.)

46 CAPITOLO 23

#Luca 23:46

Padre, nelle Tue mani affido il Mio spirito.-

Che i credenti morenti sono giustificati e incoraggiati dall'esempio di Cristo, a raccomandare con fede le loro anime nelle mani di Dio:

(I.) Che cosa implica il fatto che un credente raccomandi o affidi la sua anima nelle mani di Dio alla morte? 1. Che l'anima sopravvive al corpo

(2.) Che il vero riposo dell'anima è in Dio

(3.) Il grande valore che i credenti hanno per le loro anime. Pensa relativamente poco al suo corpo

(4.) Queste parole implicano il profondo senso che i credenti morenti hanno del grande cambiamento che sta avvenendo su di loro con la morte; quando tutte le cose visibili e sensibili si allontanano da esse e falliscono. Sentono che il mondo e le migliori comodità in esso vengono meno; ogni creatura e conforto della creatura viene meno: Poiché alla morte si dice che veniamo meno (Luca 16:9). A questo punto l'anima si stringe più strettamente al suo Dio, si stringe più strettamente che mai a Lui: "Padre, nelle Tue mani consegno il Mio spirito". 5. Implica l'espiazione di Dio e la Sua piena riconciliazione con i credenti, mediante il sangue del grande Sacrificio; altrimenti non osano mai affidare le loro anime nelle sue mani: "Poiché è spaventoso cadere nelle mani del Dio vivente" (Ebrei 12:29)

(6.) Implica sia l'efficacia che l'eccellenza della fede, nel sostenere e alleviare l'anima in un momento in cui nient'altro è in grado di farlo

(II.) Quale mandato o incoraggiamento hanno le anime misericordiose a impegnarsi, alla morte, nelle mani di Dio? Rispondo, in ogni modo; tutte le cose lo incoraggiano e lo giustificano: perché

1.) Questo Dio, al quale il credente si affida alla morte, ne è il Creatore; il Padre del suo essere: Egli lo creò e lo ispirò, e così ha relazione di una creatura con un Creatore; sì, di una creatura ora in difficoltà, a un Creatore fedele (1Pietro 4:19)

(2.) Come l'anima graziosa è la Sua creatura, così è la Sua creatura redenta; uno che Egli ha comprato, e che a caro prezzo, sì, con il prezioso sangue di Gesù Cristo (1Pietro 1:18). Questo incoraggia grandemente l'anima che se ne va a impegnarsi nelle mani di Dio; così trovi (Salmi 31:5)

(3.) L'anima misericordiosa può affidarsi con fiducia e sicurezza nelle mani di Dio quando si separa dal suo corpo alla morte; non solo perché è la Sua creatura, la Sua creatura redenta, ma anche perché è la Sua creatura rinnovata. Tutta l'eccellenza e la bellezza naturale svaniscono alla morte (Giobbe 4) ult.), ma la grazia sale con l'anima; è un'anima santificata, quando è separata; e può Dio chiudere la porta della gloria a un'anima simile, che per grazia è resa adatta all'eredità? Oh, non può essere! 4. Come l'anima graziosa è un'anima rinnovata, così è anche un'anima sigillata; Dio l'ha sigillata in questo mondo per quella gloria, nella quale ora sta per entrare alla morte. Certo, se Dio ha sigillato, non ti rifiuterà; se ha dato la Sua caparra, non vi escluderà; La caparra di Dio non è data per scherzo

(5.) Inoltre, ogni anima graziosa può gettarsi fiduciosamente nelle braccia del suo Dio, quando se ne va, con "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Poiché ogni anima graziosa è un'anima in alleanza con Dio, e Dio è obbligato, dal Suo patto e dalla Sua promessa a costoro, a non rigettarli fuori, quando vengono a Lui. Appena tu sei diventato Suo, per mezzo della rigenerazione, quella promessa è diventata tua (Ebrei 13:5)

(6.) Ma questo non è tutto; l'anima graziosa mantiene molte relazioni intime e care con quel Dio nelle cui mani si affida alla morte. È la Sua sposa, e la considerazione di un tale giorno di nozze può ben incoraggiarla a gettarsi nel seno di Cristo, suo capo e sposo. È un membro del Suo corpo, della Sua carne e delle Sue ossa (Efesini 5:30). È Suo figlio e Lui è il suo Padre eterno (Isaia 9:6). È il Suo amico. "D'ora in poi", dice Cristo, "io non vi chiamo più servi, ma amici" (Giovanni 15:15). Quale fiducia possono generare queste, e tutte le altre care relazioni che Cristo ha con l'anima rinnovata, in un'ora come questa! 7. L'immutabilità dell'amore di Dio per il Suo popolo dà fiducia che non saranno in alcun modo scacciati. Sanno che Cristo è finalmente lo stesso per loro come lo era all'inizio; lo stesso nei dolori della morte come lo era nelle comodità della vita. Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Giovanni 13:1). Egli non ama come ama il mondo, ma solo nella prosperità; ma gli sono tanto cari quando la loro bellezza e la loro forza sono scomparse, come quando erano nel massimo splendore. Se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo al Signore. Dunque, sia che viviamo o moriamo, siamo del Signore (Romani 14:8). Deduzione 1. I credenti morenti, soltanto, sono giustificati e incoraggiati a raccomandare le loro anime nelle mani di Dio? In quale triste difficoltà, dunque, devono trovarsi tutti i non credenti morenti riguardo alla loro anima? Tali anime cadranno nelle mani di Dio, ma questa è la loro miseria, non il loro privilegio. Essi non sono messi per fede nei legami della misericordia, ma cadono per il peccato nelle mani della giustizia

(2.) Dio accetterà benignamente e manterrà fedelmente ciò che i santi Gli affidano alla morte? Quanto dovrebbero stare attenti allora a mantenere ciò che Dio ha affidato loro, ad essere custoditi per Lui mentre vivono

(3.) Se i credenti possono affidare in sicurezza le loro anime nelle mani di Dio, con quanta fiducia possono affidare tutti gli interessi minori e le preoccupazioni inferiori nella stessa mano

(4.) È questo il privilegio dei credenti, che possono affidare le loro anime a Dio in un'ora che muore? Quanto è preziosa, quanto è utile la fede al popolo di Dio, vivo e morente? 5. Le anime dei credenti morenti si raccomandano forse nelle mani di Dio? Allora non lasciate che i parenti sopravvissuti di tali dolori come gli uomini che non hanno speranza (J. Flavel.)

Le ultime parole di Cristo: Gesù Cristo non è morto per se stesso, non più di quanto abbia vissuto per se stesso; e non solo "è morto, il giusto per gli ingiusti, per portarci a Dio", ma il modo in cui è morto è stato una lezione e un modello per noi. Questo è il modo cristiano di morire: il modo in cui tutti muoiono; E chi desidererebbe, o potrebbe immaginare, un modo più adatto o più felice? Chi non direbbe, in questo senso: "Che io muoia della morte del mio Salvatore, e che la mia fine sia come la Sua!" E come disarma la nostra impotenza di fronte ai suoi terrori! "Sono impotente", sembra dire, "e perciò affido alla Tua onnipotenza quest'anima fragile e sensibile, che è venuta all'inizio dalla Tua mano creatrice. Lo faccio con riverenza, ma lo faccio con fiducia, perché lo faccio come un bambino che Ti chiama 'Padre mio'. "Ho detto che esprime dipendenza, e così fa; ma nel caso di Cristo, e anche nel nostro, la fiducia espressa è ancora più evidente. Nel Suo caso sembra che le parole siano suggerite: "Nessuno mi toglie la vita, ma io la depongo da Me stesso"; "Io, come Mio gesto, lo raccomando a Te, Padre". Noi non possediamo questo potere; Le nostre anime sono "richieste" da noi. Ma, più di questo, siamo abituati a pensare alla morte come alla crisi più terribile della nostra storia; l'ora del pericolo supremo per le nostre anime; l'evento spaventoso che decide per sempre il nostro destino. È un grande errore. La nostra morte non decide il nostro destino futuro: è la nostra vita che lo fa; La strada che abbiamo intrapreso, le scelte che abbiamo fatto quando le opportunità erano nelle nostre mani, e le abbiamo sfruttate, o buttate via! E perciò, dico, il pericolo di vivere è di gran lunga più grande di qualsiasi pericolo che ci possa essere nel morire. Affido il Mio spirito nelle Tue mani perché sia liberato. Consideriamo ora qualsiasi spirito umano; Considera il tuo. Davanti ad essa ci sono grandi possibilità di bene e di male. Deve essere così. Se possiamo essere veri figli di Dio, e vivere con il nostro Padre e diventare come noi, è terribile fallire in questo; ed è ancora più spaventoso, è una degradazione indescrivibile, non preoccuparsene nemmeno. Poiché, quindi, ci troviamo in questo caso; capaci di essere figli di Dio, ma impediti e impediti dal nostro male, c'è un supremo bisogno che ognuno di noi gridi: "Padre, ascoltami, liberami! Nelle Tue mani affido il mio spirito, il mio spirito macchiato dal peccato. Io sono Tuo. Salvami!" Affido il mio spirito nelle Tue mani, perché sia reso puro. La liberazione e la riforma di cui le Scritture dicono che abbiamo bisogno, esse le descrivono con le forti espressioni "una nuova nascita", "una nuova creazione". Dicono che è necessario per poter stare "senza colpa" davanti a Dio. La nostra triste esperienza non dice forse la stessa cosa? Dio lo prescrive. Dio promette di adempierlo, e su di noi. (T. M. Herbert, M.A.)

La rassegnazione dell'anima nelle mani di Dio: sì, ed è una cosa molto vantaggiosa per noi farlo, con ciò facciamo di necessità virtù; e dove possiamo alloggiare le nostre anime in mani più sicure? Se un uomo non può tenere una cosa da solo, ma deve fidarsi e depositarla in altre mani, non lo farà nelle mani più sicure che può trovare? Ora ci sono tre cose che sono necessarie per avere una mano sicura: potenza, saggezza e amore. Se deposito una cosa nella mano di un uomo perché la conservi, egli deve essere in grado di tenerla per me contro la violenza, altrimenti la sua mano non è una mano sicura; quand'anche egli potesse e avesse il potere di tenerlo per me, tuttavia se fosse prodigo e prodigo, e non saggio, io non considererei la sua mano una mano sicura per mantenere il mio depositum; ma quand'anche non fosse mai così saggio, tuttavia se non fosse mio amico, non gli affiderei alcuna cosa importante. Ma se un uomo è capace, saggio e amichevole, allora la sua mano è una mano sicura per mantenere il mio deposito. E ancora, se non raccomandiamo, non ci impegniamo e non ci rassegniamo e non sottomettiamo le anime nelle sue mani, dobbiamo essere noi stessi responsabili di esse. Che beneficio ne trarremo? Molto in ogni modo. Questa rassegnazione delle nostre anime e di noi stessi a Dio è un'insenatura per molte misericordie, grazie e conforti. Per quanto riguarda le misericordie e le benedizioni; quale benedizione più grande può esserci in questo mondo che godere di se stessi; sotto Dio per godere di se stessi ed essere liberi da ogni cosa? Come è un'insenatura di molte benedizioni, così è un'insenatura di molte grazie e doveri. In quale grazia o dovere vorrete essere esempi? Volete voi fare l'esempio in preghiera? Apre le chiuse della preghiera; e, poiché si parla bene, sebbene si preghi mai così a lungo o ad alta voce, tuttavia se non si rassegna la propria anima e la propria volontà a Dio, la propria preghiera non è che un'assurdità e una contraddizione in re. Come è un'insenatura di molte grazie, così è anche un'insenatura di molte comodità, sì, in verità di tutte le nostre comodità; poiché quale consolazione può avere un uomo in se stesso o nella sua condizione, finché non si sia veramente rassegnato e abbia dato se stesso, l'anima e la volontà a Dio? Se un uomo ha una causa in tribunale, e ha lasciato la sua causa nelle mani di un amico e avvocato capace e attento, sta zitto; molto più possiamo stare tranquilli, quando siamo partiti e abbiamo depositato il nostro caso, la nostra via e la nostra anima presso Dio. Ebbene, ma allora come si deve fare quest'opera affinché possiamo veramente rassegnarci e consegnare noi stessi, la nostra anima e la nostra volontà a Dio? Non deve essere fatto in modo leggero ed eccessivo, ma con serietà e solennità. È una cosa normale per gli uomini dire: "Sia fatta la volontà del Signore". Come questo lavoro non deve essere fatto con leggerezza ed eccessivamente, così non deve nemmeno essere fatto con la forza e alla fine, ma liberamente e in primo luogo. Come non deve essere fatto in modo definitivo e forzato, così non deve essere fatto parzialmente, e a metà, ma pienamente e totalmente. "Io sono Tuo", dice Davide a Dio, "Oh, salvami" (Salmi 119:94). Come queste dimissioni non devono essere fatte parzialmente, e a metà, così non devono essere fatte condizionatamente, ma assolutamente. Come queste dimissioni non devono essere fatte condizionatamente, così non devono essere fatte passivamente, e solo in un modo di sottomissione, ma attivamente. Una cosa è che un uomo si sottometta alla volontà di Dio, un'altra cosa è rassegnarsi e volere alla volontà di Dio. Come queste dimissioni non devono essere fatte passivamente, così non devono essere fatte con l'inganno e la finzione, ma in tutta semplicità e sincerità. Bene, ma quando si deve fare questo lavoro? Deve essere fatto quotidianamente. Ci sono alcuni momenti e stagioni speciali che richiedono questo lavoro. Ne nominerò cinque. Quando un uomo si converte e si converte a Dio. Quando un uomo è chiamato a qualsiasi grande lavoro, o servizio, o impiego, specialmente se è al di là delle sue forze e del suo potere. Quando un uomo si trova in un grande pericolo, angoscia e afflizione, allora deve rassegnarsi e abbandonare se stesso e la volontà a Dio. E se volete essere in grado di fare questo lavoro di rassegnazione dell'anima nel giorno della vostra morte nel modo giusto, allora usate voi stessi per farlo ogni giorno. Questo è facile da fare, cosa che spesso si fa. (W. Bridge, M.A.)

L'anima donata a Dio: - Assicurati di non dare via la tua anima da Dio a nient'altro mentre vivi. Se hai dato via la tua anima ad altre cose mentre sei in vita, sarà una cosa vana per te dire le parole di Cristo quando verrai a morire. Quando gli uomini giungono alla morte, voi sapete che ordinariamente fanno la loro volontà; e in primo luogo dicono: Io do la mia anima a Dio; Poi, se hanno terreni, o case, o denaro, li danno alle loro mogli, figli, parenti e amici, secondo il loro piacere. Ma supponiamo, ora, che un uomo dia un terreno o una casa a questo o quel figlio o amico, che ha venduto o dato via in precedenza, la sua volontà sarà in vigore? Non diranno forse tutti: "Non poteva dare via questo, perché aveva venduto quello o dato quello prima"? Così per quanto riguarda la propria anima; anche se alla mia morte dico: Quanto all'anima mia, la do a Dio; eppure, se ho venduto la mia anima in passato, per un guadagno ingiusto, o ho dato via la mia anima in precedenza a piaceri sporchi, come posso rassegnarmi e darla a Dio quando muoio; Il Signore non dirà forse che questo non è tuo da dare, che tu hai già venduto o dato via? Oh, dunque, sii certo di questo, che mentre vivi non vendi o dai via la tua anima da Dio, perché allora la rassegnazione sul letto di morte non sarà che l'atto e l'azione di un uomo che fa la sua volontà quando non è compos mentis. (Ibidem)

VERSETTI 47-49. Certamente questo era un uomo giusto.-

La Croce, fonte di compunzione: - Molte ragioni sono state date per spiegare quella provvidenza di Dio che ha determinato che la Croce doveva essere il tipo di morte che Cristo doveva morire, e che non doveva porre fine alla Sua vita con la spada o il fuoco, con il quale le vittime animali nell'Antico Testamento che erano simboli di Lui venivano uccise e offerte. Si è soliti spiegare la scelta di questa modalità di morte mostrando la sua corrispondenza con vari tipi e profezie. Cristo non poteva essere l'antitipo del serpente di bronzo che fu innalzato; né la profezia "mi hanno trafitto le mani e i piedi" avrebbe potuto essere adempiuta da Lui, a meno che non fosse morto per crocifissione. Questa risposta, tuttavia, non fa altro che allontanare l'indagine di un altro passo; per dimostrare che la morte di nostro Signore è il compimento del tipo e della profezia può essere utile come argomento per identificarlo come il Messia, ma non può gettare luce sugli eventi stessi. La rivelazione anticipata di ciò che doveva avvenire era un provvedimento misericordioso per aiutare la nostra fede e condurre la nostra mente a Cristo, ma non determinava le cose che dovevano accadere; Qualsiasi forma di morte avrebbe potuto essere ugualmente rivelata dal Profeta e dal Legislatore. Trascurando senza menzionare molte esposizioni mistiche, l'estremo supplizio di questo tipo di morte è stato assegnato come causa per la sua scelta. Alcuni l'hanno considerata la morte più dolorosa che un essere umano possa subire. Inoltre, la Croce aggiungeva al dolore vero e proprio un altro tipo di tormento, estremamente delicato: la vergogna e l'umiliazione. Possiamo concepire un'altra ragione per cui nostro Signore è morto per crocifissione, e una ragione per la quale nella linea di pensiero che stiamo perseguendo siamo particolarmente preoccupati; Cristo ha voluto morire di una morte che era essa stessa uno spettacolo. "Si riunirono a quella vista". Il serpente di bronzo fu sollevato con l'esplicito scopo di essere guardato. Cristo attribuisce potenza al fatto della Sua elevazione sulla Croce: "Io, se sarò innalzato, attirerò tutti a me". La sua morte divenne oggetto di attrazione, perché era oggetto di contemplazione; l'occhio dei sensi e l'occhio di una devota immaginazione potevano contemplare la Sua forma crocifissa. Il testo descrive gli effetti prodotti su quelle persone che si trovavano davanti alla Croce, quando Cristo morì. Sia il centurione che il popolo erano profondamente commossi. Erano rappresentanti di nazioni diverse; e illustrano le impressioni che la Croce avrebbe fatto sulla mente e sul cuore dell'uomo; ci devono essere convinzioni nella mente riguardo alla persona del Sofferente prima che il cuore possa essere toccato dalla compunzione. Nel centurione vediamo l'opera della Croce sulla mente umana: nel popolo, sul cuore umano. Insieme, questi rappresentano la Croce come "fonte di compunzione".

(I.) Il centurione passò attraverso una rivoluzione mentale mentre guardava Gesù. San Marco dice che il centurione "si fermò di fronte a Lui", cioè era in piena vista della Croce; Era allora in grado di vedere molto distintamente la fine. Probabilmente era più vicino a Cristo di chiunque altro, perché era di stanza lì allo scopo di sorvegliarlo. Il potere di questa vista può essere valutato considerando l'uomo che ne fu colpito: la sua vocazione, la sua razza e la sua posizione. Era una persona improbabile che fosse colpita da una vista del genere. Non era presente per curiosità, come molti che erano in quella folla. Era lì in servizio. Inoltre, non era probabile che il centurione si lasciasse convincere da precedenti istruzioni; non è venuto alla Croce con l'educazione religiosa dell'ebreo. Un altro elemento nel considerare il potere della Croce sulla mente del centurione è la sua posizione; fu oggetto di un'impressione senza precedenti. Non era una corrente di sensazioni in cui cadeva, ma che sembra aver guidato e inaugurato. Egli si distingue come il primo e preminente esponente del pensiero e del sentimento che la Croce aveva suscitato. Mentre, tuttavia, stiamo cercando di formare una stima del potere della Croce dall'estrema improbabilità della persona che ne è stata colpita; d'altra parte dobbiamo prendere atto di alcuni eventi che, accompagnando la morte di Cristo, hanno suscitato l'animo del centurione. La sua fede era una fede intelligente, e non il prodotto di un'eccitazione passeggera o di un'immaginazione accesa; si basava su prove. Dobbiamo guardare a questi, altrimenti correremo il pericolo di considerare la sua fede come una sorta di impulso irragionevole; e oltre a ciò, l'inchiesta condurrà ad alcuni pensieri molto solenni riguardo alla morte di nostro Signore. Il forte grido che Cristo lanciò quando morì, stupì il centurione. Quando "vide che gridava così e diede lo spirito, disse: Veramente quest'uomo era il Figlio di Dio". La fede è il dono di Dio, ma Dio dona anche aiuti sensibili per creare disposizioni per ricevere i Suoi doni. La grazia esterna fa appello ai sensi, mentre la grazia interna agisce sulla mente e sulla volontà. L'uomo fu destato da questo grido o dall'indifferenza o dall'ostilità o dal disprezzo, e portato in una condizione di ricettività della verità divina. C'era un altro motivo di fede legato a questo grido, che pure contribuì a convincere il centurione. Nel testo San Luca dice che quando "vide ciò che era accaduto, glorificò Dio". San Matteo è più esplicito e menziona il terremoto come causa di paura. Cristo era come Sansone, ha manifestato la sua forza più nella sua morte che nella sua vita

(II.) Ma oltre all'effetto sul centurione, la Croce manifestò il suo potere sulla folla di persone che si erano radunate per assistere alla crocifissione. Avevano gridato: «Crocifiggilo, crocifiggilo!» quando Pilato lo aveva generato, con le vesti grondanti del sangue prezioso; ma la morte produsse una reazione, che la pietà non poté suscitare. Quando l'assassino vede la morte scritta sul volto della sua vittima, la passione che aveva spinto l'atto si scioglie in paura e rimorso. La gente sentiva di avere una parte in quella passione, di essere stata determinante nel provocarla; e il risultato fu un nuovo dolore, nuovo, come esperienza, ma predetta molto tempo fa. Il loro dolore fu l'adempimento della profezia: "Volgeranno lo sguardo a me che hanno trafitto e faranno cordoglio per lui"; È stata un'epoca nella storia delle convinzioni morali. La loro compunzione era il risultato della grazia, e non il semplice raffreddamento della passione vendicativa. Quella gente si era radunata per curiosità e malizia; erano venuti qui senza alcuna disposizione per ricevere la grazia, ma la Croce li ha vinti. Lo Spirito di Dio usò quella Croce come strumento di una profonda convinzione di peccato; e divennero le primizie, la caparra di quello che in seguito sarebbe stato l'effetto normale della Passione. Il lutto per il peccato sarebbe stato d'ora in poi eccitato dal pensiero: "Gesù, amore mio, è crocifisso". La compunzione era una grande grazia. Il momento in cui il peccato dell'uomo era culminato, perché Dio aprisse i Suoi tesori e cominciasse a donarli è una prova stupefacente del Suo amore inestinguibile! Che quelle stesse persone che Lo avevano respinto fossero così visitate interiormente con un'unzione soggiogante e addolcitrice da parte del Santo è una meraviglia della tolleranza divina. Conclusione: Ci sono tre pensieri che sono di importanza pratica per permetterci ora di sperimentare il potere della Croce come fonte di compunzione

(1.) I nostri peccati hanno causato la Passione. Non abbiamo piantato i chiodi nelle Sue mani né gli abbiamo trafitto il costato, ma: "Egli si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori... Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, è stato fiaccato a causa delle nostre iniquità... il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti". Egli "portò i nostri peccati nel Suo proprio corpo sul legno". Quando la folla che si batteva il petto tornò, ognuno di loro sentì "Ho avuto una parte in questo". Ciò che la partecipazione esteriore a quella Passione era per l'offensore effettivo, che i nostri peccati sono in relazione alla Croce come mistero

(2.) Ancora, la Croce non è stata sopportata per l'umanità come per una moltitudine indiscriminatamente, ma per ciascuno individualmente. Ogni essere umano potrebbe veramente dire: "Mi ha amato e ha dato se stesso per me". 3. Ancora una volta, mentre il costante ricorso al pensiero dell'onniscienza di Cristo sembra avvicinare la Croce a noi; quindi considerare il suo ricordo di tutto ciò che è accaduto sul Calvario, ora che è nella gloria, è un altro aiuto alla meditazione della Passione. La memoria di Cristo, non influenzata dallo scorrere del tempo, può guardare indietro ad ogni dettaglio della Passione. Non è capace di dimenticare colui che è lo stesso ieri, oggi e sempre; ogni evento, ogni dolore, ogni dolore è custodito nella Sua memoria con un ricordo più vivido di quello che la creatura può possedere. Sebbene nella Sua gloria, Egli è lo stesso Gesù che ha sofferto; e i segni della sofferenza dimorano, le sacre piaghe, che sono i perpetui memoriali della Sua Passione. Come con l'occhio dell'anima ora Lo contempliamo e Manteniamo la comunione con Lui, il ricordo del Calvario passerà da Lui a noi, e lo spirito di compunzione farà sì che il cuore pianga per il peccato. Tali pensieri possono aiutarci a guardare la Croce con vero dolore. Che si tratti della conversione di un'intera vita di cui abbiamo bisogno, o del rinnovamento di una parte di essa, o della vittoria su qualche abitudine al peccato, dobbiamo metterci con la folla davanti alla Croce e pregare per la manifestazione del suo potere sulle nostre menti e sui nostri cuori. Se c'è il senso della mancanza di disposizioni, la Croce può crearle; Continuiamo solo a contemplarlo. Il fuoco scioglie il ghiaccio; il sole dispiega i fiori; la Croce può sciogliere il cuore indurito, e trarne nuove grazie. (W. H. Hutchings, M.A.)

VERSETTO 48. Hanno colpito i loro seni.-

Gli spettatori della crocifissione si percuotevano il petto:

(I.) Contemplando Cristo sulla Croce. Guardate ora la moltitudine, vedete come coloro che prima avevano trionfato nella Sua miseria, sono colpiti da un profondo stupore. Uno dice: "Sicuramente questo era un uomo giusto". Un altro dice: "Questi è il Figlio di Dio", "E tutto il popolo che si era radunato a quello spettacolo, vedendo ciò che era accaduto, si percosse il petto e tornò indietro". Giunsero all'esecuzione con fretta impaziente e zelo amaro. Si ritirarono lentamente, silenziosi e pensierosi, con gli sguardi abbattuti e i pensieri affannosi. Il loro percuotersi il seno indicava alcune sensazioni dolorose dentro di sé

(1.) Esprimeva la loro convinzione dell'innocenza e della divinità di questo meraviglioso sofferente. Quali che fossero i sentimenti che nutrivano male al mattino, ora avevano visto abbastanza per estorcere loro il riconoscimento che quello era un "uomo giusto", questo era il "Figlio di Dio". Gesù aveva assunto apertamente questo carattere; e con incrollabile costanza lo mantenne fino all'ultimo

(1) Osserva la Sua calma. In mezzo alle iusulte più rudi e provocatorie, non scoprì alcuna malizia o risentimento verso i suoi nemici; ma tutto il Suo linguaggio e il Suo comportamento erano miti e gentili. Quando fu oltraggiato, non lo oltraggiò più; ma si è affidato a Colui che giudica con giustizia

(2) Vedi la Sua benevolenza. Si occupò del caso della Sua madre afflitta e la affidò alle cure del Suo discepolo prediletto. Ha operato un miracolo per guarire un nemico ferito nel tentativo di catturarlo. Ha esteso misericordia a un malfattore che stava soffrendo al suo fianco

(3) Considera la Sua umile pietà. Ha mantenuto la Sua fiducia in Dio; lo chiamò Suo Dio e Suo Padre; e nelle sue mani ha affidato il suo Spirito. Tale distinta pietà, benevolenza e costanza, in prove come la Sua, dimostrarono che Egli era un uomo giusto, che era più che un uomo. E il cielo stesso rese solenne testimonianza in Suo favore. L'oscurità che si estendeva sulla terra era evidentemente soprannaturale

(2.) Il fatto che si battessero il petto esprimeva la loro compassione per questo innocente e glorioso Sofferente. La loro rabbia, che era stata portata al massimo sforzo, cominciò ora a placarsi e a cedere il posto ai teneri sentimenti dell'umanità

(3.) Questa azione esprimeva un profondo rimorso di coscienza

(II.) Contemplare Cristo nella Santa Comunione. Contemplare questo Divino Salvatore nella carne, e vederlo spirare sulla croce, era la sorte solo di coloro che vivevano ai Suoi giorni. Ma la frequente contemplazione della Sua morte è una questione di così grande importanza, che Egli si compiacque, poco prima di soffrire, di stabilire un'ordinanza allo scopo di esporre la Sua morte ai nostri occhi e di portarla alla nostra memoria. Qui è posto crocifisso davanti ai nostri occhi. Ci allontaniamo da questa ordinanza? Abbiamo poche ragioni per pensare che avremmo dovuto assistere alla crocifissione per un motivo più alto della semplice curiosità. Se un vero riguardo a Lui ci avrebbe invitato a seguirlo fino alla croce, lo stesso riguardo ci inviterà ad andare a vederlo alla sua mensa

(1.) Qualcuno di voi ha avuto nozioni indifferenti di Cristo e della Sua religione? Venite qui, e riflettete su quei caratteri di divinità che Egli ha mostrato

(2.) Qui meditate sul valore delle vostre anime

(3.) Qui guarda il grande male del peccato

(4.) Qui meditate sulla meravigliosa misericordia di Dio

(5.) Guardate qui e guardate un esempio istruttivo di pazienza e rassegnazione

(6.) Guarda a Cristo e impara a disprezzare il mondo

(7.) Guardate a Cristo e imparate la mitezza e il perdono. (J. Lathrop, D.D.)

Il grande spettacolo:

(I.) La vista. È la crocifissione di Gesù di Nazareth. Ne avete sentito parlare spesso; Ci avete pensato fino a quando non l'avete visto? I suoi diversi episodi sono stati raggruppati nella tua mente in modo da formare un quadro completo? Prova a realizzarlo

(II.) Le lezioni della vista

(1.) La prima lezione su cui chiediamo la vostra attenzione è l'antagonismo del peccato con Dio. Come per mostrare all'universo la vera natura e tendenza del peccato in tutte le sue forme, tutte le classi di persone del mondo si raggrupparono intorno alla Croce; ognuno aveva l'opportunità di esprimere i propri sentimenti; e quanto terribilmente significativa e terribilmente condannante fu la parte che recitarono! Tutte le classi sociali - il mondo religioso, il mondo colto, lo scettico e il mondo alla moda, il mondo amante del denaro, sì, e il normale mondo del lavoro - tutti si univano per mostrare la natura omicida e l'atteggiamento del peccato che sfida Dio

(2.) Ma se questa vista insegna l'antagonismo del peccato con Dio, ci insegna anche l'odio di Dio per il peccato. Non possiamo spiegare le sofferenze del Salvatore se non hanno qualche connessione con il peccato dell'uomo. Anche un pagano potrebbe capire che se un essere innocente soffre, deve essere a causa dei peccati degli altri. Kajarnak, un capo tribù che abitava le montagne della Groenlandia, noto per le rapine e gli omicidi che aveva perpetrato, scese dove un missionario nella sua capanna stava traducendo il Vangelo di Giovanni. Essendo la sua curiosità eccitata dal processo, chiese che gli fosse spiegato; e quando il missionario gli disse che i segni che stava lasciando erano parole e che un libro poteva parlare, volle sentire che cosa diceva. Il missionario gli lesse il racconto delle sofferenze del Salvatore, quando il capo gli chiese immediatamente: "Che cosa ha fatto quest'uomo? Ha derubato qualcuno, ha ucciso qualcuno?" "No", rispose il missionario, "non ha rubato nessuno, non ha ucciso nessuno; Non ha fatto nulla di male". "Allora perché soffre? perché muore?" "Ascolta," disse il missionario; "quest'uomo non ha fatto nulla di male, ma Kajarnak ha fatto del male; quest'uomo non ha rubato nessuno, ma Kajarnak ne ha rubati molti; quest'uomo non ha ucciso nessuno, ma Kajarnak ha assassinato - Kajarnak ha ucciso sua moglie, Kajarnak ha ucciso suo fratello, Kajarnak ha ucciso suo figlio; quest'Uomo soffrì affinché Kajarnak non soffrisse; è morto affinché Kajarnak non potesse morire". «Dimmelo di nuovo», disse il capo stupito; e dalla ripetizione della storia l'omicida dal cuore duro fu portato in contrizione e in lacrime ai piedi della Croce. Anche così la Bibbia ci dice: "Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni e fiaccato a causa delle nostre iniquità; Egli portò i nostri peccati nel Suo corpo sul legno". 3. Ma se questa vista insegna una lezione così spaventosa in riferimento all'odio di Dio per il peccato, grazie a Dio insegna anche che è stata preparata una via attraverso la quale gli uomini possono sfuggire alle conseguenze del peccato. Colui che è diventato il nostro portatore del peccato non ha deposto il carico finché non ha portato via i nostri peccati. Non smise di soffrire finché non poté dire: "È compiuto".

(III.) I sentimenti che la contemplazione della vista è adatta a risvegliare

(1.) Il primo sentimento che suscita naturalmente è quello di cui gli astanti erano i soggetti, quando, "vedendo le cose che erano state fatte, si percuotevano il petto e tornavano": un sentimento di orrore tremante per l'entità della loro offesa

(2.) Ma la vista è anche adatta a risvegliare l'apprensione del pericolo. Questo sentimento, nel caso dei Suoi assassini, si mescolava all'orrore con cui consideravano il loro crimine. Essi non comprendevano la dottrina della messianicità a sufficienza per sapere che anche la Sua morte poteva diventare il motivo del loro perdono; e un terribile presentimento di punizione, così come una spaventosa consapevolezza di colpa, li portavano a percuotersi il petto quando vedevano le cose che venivano fatte. E, senza dubbio, la Croce è adatta a risvegliare questo sentimento in ogni peccatore al quale non ha impartito la speranza della salvezza. Perché in nessun luogo il malvagio deserto del peccato è così sorprendentemente esibito

(3.) Ma la vista è anche adatta a risvegliare sentimenti di speranza. Se qualcuno degli uomini che si percuotevano il petto fosse indotto a nutrire la speranza del perdono, il racconto non lo dice; ma non dubitiamo che alcuni di loro fossero tra i tremila che, il giorno di Pentecoste, trovarono che il sangue che avevano versato era un'espiazione sufficiente per il peccato di averlo sparso, e che la morte che avevano contribuito a compiere era l'occasione della loro vita senza fine. Così anche la Croce proclama il perdono a voi, e per mezzo di essa tutti coloro che credono sono giustificati da ogni cosa. La stessa vista che risveglia in te uno spaventoso senso di peccato e una spaventosa apprensione per la punizione, ti dice che, sebbene tu abbia agito così malvagiamente e meritassi di sopportare tale sofferenza, c'è perdono in Cristo per te. Guardatela finché la pace di cui parla non si impossessa delle vostre anime, guardate finché non capirete ciò che Cristo ha fatto per voi, guardate finché le vostre paure non saranno dissipate, guardate finché l'amore sconfinato che essa rivela non risveglierà in voi l'inizio di una vita nuova e migliore, guardate con la certezza che non potete guardare invano, poiché Egli, la cui promessa non viene mai meno, ha detto: "Guardate a me e siate salvati, voi tutti i confini della terra". (W. Landels.)

Lutto alla vista del Crocifisso:

(I.) Prima, quindi, analizziamo il lutto generale che questo testo descrive. "Tutto il popolo che si radunò a quella visione, vedendo le cose che erano state fatte, si percosse il petto e tornò indietro". Tutti si battevano il petto, ma non tutti per la stessa causa. Altri tra quella grande folla mostrarono emozioni basate su una riflessione più ponderata. Hanno visto che avevano partecipato all'omicidio di una persona innocente. Senza dubbio c'erano alcuni nella folla che si battevano il petto perché sentivano: "Abbiamo messo a morte un profeta di Dio". Nella folla eterogenea che tornava a casa battendosi il petto, speriamo che ci fossero alcuni che dissero: "Certamente costui era il Figlio di Dio", e si lamentarono al pensiero che avrebbe dovuto soffrire per le loro trasgressioni, ed essere messo a soffrire per le loro iniquità. Coloro che sono arrivati a quel punto sono stati salvati

(II.) Vi chiederemo ora di unirvi al lamento, ciascuno secondo la sua sincerità di cuore, contemplando la Croce e battendosi sul petto. Vi chiederò prima di battervi il petto, perché vi ricordate di vedere in Lui i vostri peccati. Guardando di nuovo, cambiando, per così dire, il nostro punto di vista, ma mantenendo ancora lo sguardo su quello stesso, caro Crocifisso, vediamo lì il rimedio trascurato e disprezzato per il nostro peccato. Tenendoti ancora con i piedi incrociati, ogni credente qui potrebbe benissimo battersi sul petto questa mattina pensando a Chi è stato a sbattere così sulla Croce. Chi era? È stato Lui che ci ha amati, o mai il mondo è stato fatto

(III.) Ricordate che al Calvario le note dolorose non sono l'unica musica adatta. Dopo tutto, tu ed io non siamo nella stessa condizione della moltitudine che aveva circondato il Calvario; perché a quel tempo il nostro Signore era ancora morto, ma ora è veramente risorto. Alza gli occhi e ringrazia Dio perché la morte non ha più dominio su di Lui. Egli vive sempre per intercedere per noi, e presto verrà con schiere angeliche che Lo circondano, per giudicare i vivi e i morti. L'argomento della gioia mette in ombra la ragione del dolore. Infine, c'è una cosa per la quale dobbiamo sempre ricordare con gioia la morte di Cristo, e cioè che, sebbene la crocifissione di Gesù fosse intesa come un colpo all'onore e alla gloria del nostro Dio, sebbene nella morte di Cristo il mondo, per quanto ha potuto, abbia messo a morte Dio stesso, e così guadagnarsi quell'orribile titolo, "un mondo deicida", eppure Dio non ha mai avuto tale onore e gloria come quelli che ha ottenuto attraverso le sofferenze di Gesù. Oh, pensavano di disprezzarlo, ma innalzarono il Suo nome in alto! (C. H. Spurgeon.)

Lezioni al Calvario:

1.) Vedi qui le prove accumulate della verità del cristianesimo. Pensate alle profezie adempiute già notate

(2.) Vedi qui la vera espiazione per il peccato, e ricevila per fede

(3.) Guardate qui, e ammirate, l'amore del Padre e del Figlio per i peccatori che periscono. Questa manifestazione dell'amore del Padre supera di gran lunga qualsiasi altra manifestazione che Egli abbia dato

(4.) Vedi qui la certezza e la natura terribile della punizione dei malvagi ostinatamente nell'altro mondo

(5.) Guarda qui il tuo esempio. Ciò a cui mi riferisco principalmente in questo momento è la Sua paziente sottomissione alle Sue sofferenze

(6.) Vedi qui i motivi più potenti per il pentimento, la mortificazione del peccato e la prosecuzione della santità. In ultimo luogo, si veda qui ogni incoraggiamento ai peccatori periti a venire a Cristo per la salvezza, e ai credenti a gioire sempre di più nella fiducia nei Suoi meriti. (Giacomo Foote, M.A.)

50 CAPITOLO 23

#Luca 23:50-56

Un uomo di nome Giuseppe.

Giuseppe d'Arimatea:

1.) Abbiamo qui un'illustrazione del lento processo attraverso il quale alcuni sono portati al pieno riconoscimento della verità

(2.) Un esempio di come l'estrema di una causa porti nuovi aderenti da ambienti inaspettati

(3.) Un'illustrazione di come il vero carattere, il vero spirito e la potenza di un uomo, possano manifestarsi in un singolo atto. (M. Hutchison.)

Giuseppe d'Arimatea:

(I.) Era un discepolo di Gesù in segreto

(II.) Fu portato a riconoscere Cristo con coraggio e apertamente. Un grande processo fece emergere più chiaramente il suo carattere. Quando la maggior parte di coloro che avevano seguito Gesù durante il Suo ministero lo avevano abbandonato e fuggito, allora il debole fu reso forte

(III.) Egli, per tutto questo tempo, aspettava il regno di Dio. Preparandosi silenziosamente per il pieno sviluppo del carattere cristiano. E fu benedetto nel farlo. A suo tempo Dio si rivelò a questo discepolo timido, ma fedele. (H. G. Hird, B.A.) Lo depose in un sepolcro.-

Significato della sepoltura di Cristo: - La sepoltura del Signore fa parte del Vangelo. Così San Paolo (1Corinzi 15:4)

(1.) La Sua sepoltura fu una garanzia che la Sua risurrezione era una realtà: perché il Suo Corpo fu deposto da amici in presenza di nemici che sapevano che era morto, e deposto da loro, non in una tomba comune, ma in una grotta, scavata nel fianco di una collina, con una grande pietra rotolata per bloccare l'ingresso, che era sorvegliata dai soldati di Pilato

(2.) La Sua sepoltura fu anche l'ultima umiliazione che Gli fu offerta; perché, sebbene Giuseppe e Nicodemo e le donne che l'hanno aiutata l'abbiano compiuta come un'opera di pietà e di amore, tuttavia in essa Egli non era meno associato a noi, i cui corpi devono essere affidati alla terra, terra alla terra, cenere alla cenere, polvere alla polvere. Egli era l'Incorruttibile, eppure fu sepolto, e si prepararono a imbalsamarlo come se fosse stato corruttibile. Nascendo da un grembo materno e sepolto in una tomba, Egli fu uno con i Suoi fratelli peccatori

(3.) La sua sepoltura è in un modo straordinariamente misterioso connesso con il nostro battesimo. Il fonte battesimale rappresenta la tomba del Signore, nella quale, essendo morti con Lui, siamo sepolti misticamente e sacramentalmente, e dalla quale risorgeremo, rivestiti di nuova vita da Lui, come Egli è risorto dalla Sua tomba rivestiti di nuova vita (Colossesi 2:12; Romani 6:1-4). (M. F. Sadler.)

La sepoltura di nostro Signore: - È strano che così pochi abbiano predicato sul tema della sepoltura del nostro Redentore

(I.) Supponiamo di essere seduti nel giardino con gli occhi fissi sulla grande pietra che formava la porta della tomba, prima di tutto ammiriamo il fatto che Egli avesse una tomba. Ci chiediamo come quella pietra abbia potuto nascondere Colui che è lo splendore della gloria del Padre suo; come la Vita di tutti potrebbe giacere tra i morti; come Colui che tiene la creazione nella Sua forte mano destra potrebbe essere sepolto anche per un'ora

(1.) Ammirando ciò, rifletteremmo con calma, in primo luogo, sulla testimonianza della Sua tomba che Egli era veramente morto. Quelle tenere donne non potevano essersi sbagliate; i loro occhi erano troppo pronti a tollerare che fosse sepolto vivo, anche se qualcuno avesse voluto farlo. Gesù era un vero Uomo e assaporò veramente gli amari dolori della morte

(2.) La testimonianza della tomba dell'unione di Cristo con noi. Davanti a me si erge un'immagine. Vedo il cimitero, o luogo in cui dormire, dei santi, dove ognuno riposa sul suo umile letto. Essi giacciono non da soli, ma come soldati che dormono intorno al padiglione del loro capitano, dove anche lui passò la notte, sebbene sia lassù prima di loro. Il sepolcro di Gesù è la tomba centrale dell'acro di Dio; ora è vuoto, ma i Suoi santi giacciono sepolti tutt'intorno a quella grotta nella roccia, riuniti in file attorno al luogo di riposo del loro caro Redentore. Sicuramente deruba la tomba del suo antico terrore quando pensiamo che Gesù dormì in una delle camere del grande dormitorio dei figli degli uomini

(3.) Si potrebbe dire molto sulla tomba in cui giaceva Gesù

(1) Era una tomba nuova, in cui non erano stati precedentemente deposti resti, e quindi se ne fosse uscito non ci sarebbe stato alcun sospetto che ne fosse risorta un'altra, né si poteva immaginare che fosse risorto toccando le ossa di un vecchio profeta, come fece quando fu deposto nella tomba di Eliseo. Come nacque da una madre vergine, così fu sepolto in un sepolcro vergine, in cui mai un uomo era rimasto

(2) Era una tomba rocciosa, e quindi nessuno poteva scavarvi dentro di notte, o scavare tunnel attraverso la terra

(3) Era una tomba presa in prestito; Gesù era così povero che doveva una tomba alla carità; ma quel sepolcro fu offerto spontaneamente, tanto era ricco dell'amore dei cuori che aveva conquistato. Quella tomba è stata restituita a Giuseppe, onorata in modo indicibile dal Suo soggiorno temporaneo

(4.) Ora, notate che la tomba di nostro Signore era in un giardino; poiché questa è tipicamente la testimonianza della Sua tomba alla speranza di cose migliori. Proprio un po' oltre il muro del giardino si vedeva una piccola collinetta, dal nome e dal carattere cupo, il Tyburn di Gerusalemme, il Golgota, il luogo di un teschio, e lì c'era la Croce. Quell'altura era abbandonata all'orrore e all'aridità; ma intorno alla tomba vera e propria del nostro Salvatore crescevano erbe, piante e fiori. Un giardino spirituale fiorisce ancora intorno alla Sua tomba; il deserto e il luogo solitario si rallegrano per Lui, e il deserto gioisce e fiorisce come la rosa. Egli ha fatto un altro paradiso per noi, ed Egli stesso è il fiore più dolce in esso

(5.) Seduti di fronte al sepolcro, forse il pensiero migliore di tutti è che ora è vuoto, e quindi rende testimonianza della nostra risurrezione

(6.) Ancora un altro pensiero mi viene in mente: "Posso seguire Cristo così pienamente come hanno fatto queste due donne? Vale a dire, posso ancora aggrapparmi a Lui anche se per sentire e ragionare che la Sua causa dovesse sembrare morta e sepolta in un sepolcro roccioso? Posso come Giuseppe e Maddalena essere un discepolo di un Cristo morto? Potrei seguirLo anche nel Suo punto più basso?"

(II.) Ci rallegriamo degli onori della sepoltura di Cristo

(1.) Il suo primo effetto fu lo sviluppo di menti timide. Sia Giuseppe che Nicodemo illustrano la terribile verità che è difficile per coloro che hanno ricchezze entrare nel regno di Dio; Ma ci mostrano anche che quando entrano spesso eccellono. Se arrivano per ultimi, rimangono fino all'ultimo. Se sono codardi quando gli altri sono eroi, possono esserlo anche quando anche gli apostoli sono codardi. Coraggiosi sono i cuori che difendono Gesù nella Sua sepoltura. Mi piace ricordare che la sepoltura del Signore ha mostrato l'unione di cuori amorevoli. La tomba divenne il luogo d'incontro tra gli antichi discepoli e i nuovi, tra coloro che si erano uniti a lungo con il Maestro e tra coloro che lo avevano appena confessato. Maddalena e Maria erano state con il Signore per anni e Gli avevano amministrato le loro sostanze; ma Giuseppe d'Arimatea, per quanto riguarda la sua pubblica confessione di Cristo, era, come Nicodemo, un nuovo discepolo; vecchi e nuovi seguaci si unirono nell'atto d'amore, e deposero il loro Maestro nel sepolcro. Un dolore comune e un amore comune ci uniscono meravigliosamente

(III.) Devo ora passare a un terzo punto. Mentre siamo seduti di fronte al sepolcro osserviamo che i Suoi nemici non erano a riposo. Facevano a modo loro, ma non erano contenti; avevano preso il Salvatore, e con mani malvagie Lo avevano crocifisso e ucciso; ma non erano soddisfatti. Erano le persone più inquiete del mondo, anche se avevano raggiunto il loro punto di vista (vedere (Matteo 27:62-66). Cristo è morto, ma loro hanno paura di Lui! Egli è morto, ma essi non riescono a scrollarsi di dosso il terrore che Egli li sconfiggerà ancora. Sono pieni di agitazione e di allarme. E non era tutto; dovevano essere resi testimoni di Dio, per firmare certificati della morte e della risurrezione del Suo Unto. Affinché non ci sia alcun dubbio sulla risurrezione, ci deve essere un sigillo, ed essi devono andare a metterlo; Ci deve essere una guardia, e devono vederla radunata. I discepoli non devono preoccuparsi di certificare che Gesù è nella tomba, questi Giudei lo faranno, e metteranno il loro grande sigillo all'evidenza. Questi superbi sono mandati a fare il lavoro di lavoro nella cucina di Cristo, a servire un Cristo morto e a proteggere il Corpo che avevano ucciso

(IV.) E ora il nostro ultimo pensiero è che mentre questi nemici di Cristo erano in preda alla paura e tremavano, notiamo che i Suoi seguaci stavano riposando. Era il settimo giorno, e quindi cessarono di lavorare. Le Marie aspettarono, e Giuseppe e Nicodemo si astenevano dal visitare la tomba; osservavano obbedientemente il riposo del sabato. Non sono sicuro che avessero abbastanza fede da sentirsi molto felici, ma evidentemente si aspettavano qualcosa e aspettavano ansiosamente il terzo giorno. Ne ebbero abbastanza del conforto della speranza per rimanere in silenzio il settimo giorno. Ora, carissimi, seduto di fronte al sepolcro mentre Cristo giace in esso, il mio primo pensiero al riguardo è: mi riposerò, perché Lui riposa. Che meravigliosa quiete c'era intorno a nostro Signore in quella tomba rocciosa. La grande pietra chiude fuori ogni rumore, e il Corpo è in pace. Ebbene, se Lui si riposa, potrei farlo. Se per un po' il Signore sembra sospendere le Sue energie, i Suoi servitori possono gridare a Lui, ma non possono agitarsi. Sa meglio di chiunque altro quando dormire e quando svegliarsi. Quando vedo il Cristo che riposa nella tomba, il mio prossimo pensiero è: Egli ha il potere di venire di nuovo. Il resto del cristiano risiede nel credere in Cristo in ogni circostanza. Ancora una volta, sarà bene se riusciremo ad ottenere la pace avendo comunione con il nostro Signore nella Sua sepoltura. Muori con Lui e sii sepolto con Lui; Non c'è niente di simile. Desidero per la mia anima, mentre essa vive nel Signore, che, per quanto riguarda il mondo e tutta la sua saggezza, io possa essere come un uomo morto.)

Riferimenti incrociati:

Luca 23

1 Lu 22:66; Mat 27:1,2,11-14; Mar 15:1-5; Giov 18:28-38

2 Zac 11:8; Mar 15:3-5; Giov 18:30
Lu 23:5; 1Re 18:17; Ger 38:4; Am 7:10; At 16:20,21; 17:6,7; 24:5
Lu 20:20-25; 1Re 21:10-13; Sal 35:11; 62:4; 64:3-6; Ger 20:10; 37:13-15; Mat 17:27; 22:21; 26:59,60; Mar 12:17; 14:55,56; At 24:13; 1P 3:16-18
Lu 22:69,70; Mar 14:61,62; Giov 18:36; 19:12

3 Mat 27:11; Mar 15:2; Giov 18:33-37; 1Ti 6:13
Lu 23:38; 1:32,33; 19:38-40; Mar 15:18,32; Giov 1:49; 19:3,19-21
1Ti 6:13

4 Lu 23:14,15; Mat 27:19,24; Mar 15:14; Giov 18:38; 19:4-6; Eb 7:26; 1P 1:19; 2:22; 3:18

5 Lu 23:23; 11:53; Sal 22:12,13,16; 57:4; 69:4; Mat 27:24; Giov 19:15; At 5:33; 7:54,57; 23:10
Lu 4:14,15; Mat 4:12-16,23; Mar 1:14; Giov 1:43; 2:11; 7:41,52; At 10:37

6 Lu 13:1; At 5:37

7 Lu 3:1; 13:31

8 Lu 9:7-9; Mat 14:1; Mar 6:14
Lu 4:23; 2Re 5:3-6,11; At 8:19

9 Lu 13:32; Sal 38:13,14; 39:1,2,9; Is 53:7; Mat 7:6; 27:14; At 8:32; 1P 2:23

10 Lu 23:2,5,14,15; 11:53; At 24:5

11 At 4:27,28
Lu 22:64,65; Sal 22:6; 69:19,20; Is 49:7; 53:3; Mat 27:27-30; Mar 9:12; 15:16-20
Giov 19:5

12 Sal 83:4-6; At 4:27; Mat 16:1; Ap 17:13,14

13 Mat 27:21-23; Mar 15:14; Giov 18:38; 19:4

14 Lu 23:1,2,5
Lu 23:4; Dan 6:4; Mat 27:4,19,24,54; At 13:28; Eb 7:26

16 Is 53:5; Mat 27:26; Mar 15:15; Giov 19:1-4; At 5:40,41

17 Mat 27:15; Mar 15:6; Giov 18:39

18 Mat 27:16-23; Mar 15:7-14; Giov 18:40; At 3:14
Giov 19:15; At 21:36; 22:22

19 Lu 23:2,5; At 3:14

20 Mat 14:8,9; 27:19; Mar 15:15; Giov 19:12

21 Lu 23:23; Mat 27:22-25; Mar 15:13; Giov 19:15

22 Lu 23:14,20; 1P 1:19; 3:18
Lu 23:16

23 Lu 23:5; Sal 22:12,13; 57:4; Zac 11:8

24 Mat 27:26; Mar 15:15; Giov 19:1
Eso 23:2; Prov 17:15
Eso 23:2

25 Lu 23:2,5; Mar 15:7; Giov 18:40
1Sa 12:13; Mar 15:6; At 3:14
Mat 27:26; Mar 15:15

26 Mat 27:32-44; Mar 15:21-32; Giov 19:16
At 2:10; 6:6,9; 13:1
Lu 9:23; 14:27

27 Lu 23:55; 8:2; Mat 27:55; Mar 15:40

28 CC 1:5; 2:7; 3:5,10; 5:8,16; 8:4

29 Lu 21:23,24; Mat 24:19; Mar 13:17-19
De 28:53-57; Os 9:12-16; 13:16

30 Is 2:19; Os 10:8; Ap 6:16; 9:6

31 Prov 11:31; Ger 25:29; Ez 15:2-7; 20:47,48; 21:3,4; Dan 9:26; Mat 3:12; Giov 15:6; Eb 6:8; 1P 4:17,18; Giuda 1:12

32 Lu 22:37; Is 53:12; Mat 27:38; Mar 15:27,28; Giov 19:18; Eb 12:2

33 Mat 27:33,34; Mar 15:22,23; Giov 19:17,18; Eb 13:12,13
Lu 24:7; De 21:23; Sal 22:16; Zac 12:10; Mat 20:19; 26:2; Mar 10:33,34; Giov 3:14; 12:33,34; 18:32; At 2:23; 5:30; 13:29; Ga 3:13; 1P 2:24

34 Lu 23:47,48; 6:27,28; Ge 50:17; Sal 106:16-23; Mat 5:44; At 7:60; Rom 12:14; 1Co 4:12; 1P 2:20-23; 3:9
Lu 12:47,48; Giov 15:22-24; 19:11; At 3:17; 1Co 2:8; 1Ti 1:13
Sal 22:18; Mat 27:35,36; Mar 15:24; Giov 19:23,24

35 Sal 22:12,13,17; Zac 12:10; Mat 27:38-43; Mar 15:29-32
Lu 16:14; Ge 37:19,20; Sal 4:2; 35:15,19-25; 69:7-12,26; 71:11; Is 49:7; 53:3; Lam 3:14
Lu 22:67-70; Sal 22:6-8; Is 42:1; Mat 3:17; 12:18; 1P 2:4

36 Lu 23:11; Sal 69:21; Mat 27:29,30,34,48; Mar 15:19,20,36; Giov 19:28-30

38 Lu 23:3; Mat 27:11,37; Mar 15:18,26,32; Giov 19:3,19-22

39 Lu 17:34-36; Mat 27:44; Mar 15:32

40 Lev 19:17; Ef 5:11
Lu 12:5; Sal 36:1; Ap 15:4
2Cron 28:22; Ger 5:3; Ap 16:11

41 Lu 15:18,19; Lev 26:40,41; Gios 7:19,20; 2Cron 33:12; Esd 9:13; Ne 9:3; Dan 9:4; Giac 4:7; 1G 1:8,9
Lu 23:41; 22:69,70; Mat 27:4,19,24,54; 1P 1:19

42 Lu 18:13; Sal 106:4,5; Giov 20:28; At 16:31; 20:21; Rom 10:9-14; 1Co 6:10,11; 1P 2:6,7; 1G 5:1,11-13
Lu 12:8; Giov 1:49; Rom 10:9,10
Lu 24:26; Sal 2:6; Is 9:6,7; 53:10-12; Dan 7:13,14; 1P 1:11

43 Lu 15:4,5,20-24; 19:10; Giob 33:27-30; Sal 32:5; 50:15; Is 1:18,19; 53:11; 55:6-9; 65:24; Mic 7:18; Mat 20:15,16; Rom 5:20,21; 1Ti 1:15,16; Eb 7:25
Giov 14:3; 17:24; 2Co 5:8; Fili 1:23
2Co 12:4; Ap 2:7

44 Mat 27:45; Mar 15:33
Eso 10:21-23; Sal 105:28; Gioe 2:31; Am 5:18; 8:9; Abac 3:8-11; At 2:20

45 Eso 26:31; Lev 16:12-16; 2Cron 3:14; Mat 27:51; Mar 15:38; Ef 2:14-18; Eb 6:19; 9:3-8; 10:19-22

46 Mat 27:46-49; Mar 15:34-36
Sal 31:5; At 7:59; 1P 2:23
Mat 27:50-56; Mar 15:37-41; Giov 19:30

47 Lu 23:41; Mat 27:54; Mar 15:39; Giov 19:7

48 Lu 18:13; Ger 31:19; At 2:37

49 Giob 19:13; Sal 38:11; 88:18; 142:4
Lu 23:27,55; 8:2; Mat 27:55,56,61; Mar 15:40,41,47; Giov 19:21-27

50 Mat 27:57,58; Mar 15:42-45; Giov 19:38
Lu 2:25; At 10:2,22; 11:24

51 Ge 37:21,22; 42:21,22; Eso 23:2; Prov 1:10; Is 8:12
1Sa 1:1
Lu 23:42; 2:25,38; Ge 49:18; Mar 15:43

52 Giov 19:38-42

53 Is 53:9; Mat 27:59,60; Mar 15:46

54 Mat 27:62; Giov 19:14,31,42

55 Lu 23:49; 8:2; Mat 27:61; Mar 15:47

56 Lu 24:1; 2Cron 16:14; Mar 16:1
Eso 20:8-10; 31:14; 35:2,3; Is 58:13,14; Ger 17:24,25

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