Nuova Riveduta:

Malachia 1

L'ingratitudine del popolo
1 Oracolo, parola del SIGNORE, rivolta a Israele per mezzo di Malachia.
2 «Io vi ho amati», dice il SIGNORE, «e voi dite: "In che modo ci hai amati?" Esaù non era forse fratello di Giacobbe?», dice il SIGNORE, «eppure io ho amato Giacobbe 3 e ho odiato Esaù; ho fatto dei suoi monti una desolazione e ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto».
4 Se Edom dice: «Noi siamo stati annientati, ma torneremo e ricostruiremo i luoghi ridotti in rovine», così parla il SIGNORE degli eserciti: «Essi costruiranno, ma io distruggerò. Saranno chiamati "Territorio dell'empietà", "Popolo contro il quale il SIGNORE è sdegnato per sempre".
5 I vostri occhi lo vedranno e voi direte: "Il SIGNORE è grande anche oltre i confini d'Israele".

Le colpe dei sacerdoti
6 «Un figlio onora suo padre e un servo il suo padrone; se dunque io sono padre, dov'è l'onore che mi è dovuto? Se sono padrone, dov'è il timore che mi è dovuto? Il SIGNORE degli eserciti parla a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome! Ma voi dite: "In che modo abbiamo disprezzato il tuo nome?"
7 Voi offrite sul mio altare cibo contaminato, ma dite: "In che modo ti abbiamo contaminato?" Lo avete fatto dicendo: "La tavola del SIGNORE è spregevole".
8 Quando offrite in sacrificio una bestia cieca, non è forse male? Quando ne offrite una zoppa o malata, non è forse male? Presentala dunque al tuo governatore! Te ne sarà egli grato? Ti accoglierà forse con favore?», dice il SIGNORE degli eserciti.
9 «Ora, implorate pure il favore di Dio, perché egli abbia pietà di noi! È con le vostre mani che avete fatto questo! Egli dovrebbe aver riguardo alla persona di qualcuno di voi?», dice il SIGNORE degli eserciti.
10 «Ci fosse almeno qualcuno di voi che chiudesse le porte! Così non accendereste invano il fuoco sul mio altare! Io non prendo alcun piacere in voi», dice il SIGNORE degli eserciti, «e non gradisco le offerte delle vostre mani.
11 Ma dall'oriente all'occidente, il mio nome è grande fra le nazioni; in ogni luogo si brucia incenso al mio nome e si fanno offerte pure, perché grande è il mio nome fra le nazioni», dice il SIGNORE degli eserciti.
12 «Voi però lo profanate quando dite: "La tavola del Signore è contaminata e ciò che dà come cibo è spregevole".
13 Voi dite anche: "Ah, che fatica!" e mi trattate con disprezzo», dice il SIGNORE degli eserciti. «Offrite animali rubati, zoppi o malati, e queste sono le offerte che fate! Dovrei io gradirle dalle vostre mani?», dice il SIGNORE.
14 «Maledetto il disonesto che ha nel suo gregge un maschio e offre in sacrificio al Signore una bestia difettosa! Poiché io sono un Re grande», dice il SIGNORE degli eserciti, «e il mio nome è tremendo fra le nazioni.

C.E.I.:

Malachia 1

1 Oracolo. Parola del Signore a Israele per mezzo di Malachia. 2 Vi ho amati, dice il Signore. E voi dite: «Come ci hai amati?». Non era forse Esaù fratello di Giacobbe? - oracolo del Signore - Eppure ho amato Giacobbe 3 e ho odiato Esaù. Ho fatto dei suoi monti un deserto e ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto. 4 Se Edom dicesse: «Siamo stati distrutti, ma ci rialzeremo dalle nostre rovine!», il Signore degli eserciti dichiara: Essi ricostruiranno: ma io demolirò. Saranno chiamati Regione empia e Popolo contro cui il Signore è adirato per sempre. 5 I vostri occhi lo vedranno e voi direte: «Grande è il Signore anche al di là dei confini d'Israele».
6 Il figlio onora suo padre e il servo rispetta il suo padrone. Se io sono padre, dov'è l'onore che mi spetta? Se sono il padrone, dov'è il timore di me? Dice il Signore degli eserciti a voi, sacerdoti, che disprezzate il mio nome. Voi domandate: «Come abbiamo disprezzato il tuo nome?». 7 Offrite sul mio altare un cibo contaminato e dite: «Come ti abbiamo contaminato?». Quando voi dite: «La tavola del Signore è spregevole» 8 e offrite un animale cieco in sacrificio, non è forse un male? Quando voi offrite un animale zoppo o malato, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l'accetterà o che vi sarà grato? Dice il Signore degli eserciti.
9 Ora supplicate pure Dio perché abbia pietà di voi! Se fate tali cose, dovrebbe mostrarsi favorevole a voi? Dice il Signore degli eserciti. 10 Oh, ci fosse fra di voi chi chiude le porte, perché non arda più invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi, dice il Signore degli eserciti, non accetto l'offerta delle vostre mani! 11 Poiché dall'oriente all'occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore degli eserciti. 12 Ma voi lo profanate quando dite: «La tavola del Signore è contaminata e spregevole ciò che v'è sopra, il suo cibo». 13 Voi aggiungete: «Ah! che pena!». Voi mi disprezzate, dice il Signore degli eserciti, e offrite animali rubati, zoppi, malati e li portate in offerta! Posso io gradirla dalle vostre mani? Dice il Signore. 14 Maledetto il fraudolento che ha nel gregge un maschio, ne fa voto e poi mi sacrifica una bestia difettosa. Poiché io sono un re grande, dice il Signore degli eserciti, e il mio nome è terribile fra le nazioni.

Nuova Diodati:

Malachia 1

L'amore di Dio per Giacobbe
1 L'oracolo della parola dell'Eterno rivolta a Israele per mezzo di Malachia. 2 «Io v'ho amati», dice l'Eterno. Ma voi dite: «In che cosa ci hai amati?». «Esaù non era forse fratello di Giacobbe?», dice l'Eterno. «Tuttavia io ho amato Giacobbe 3 e ho odiato Esaù; ho fatto dei suoi monti una desolazione e ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto. 4 Anche se Edom dicesse: "Noi siamo stati distrutti, ma torneremo a ricostruire i luoghi desolati"», così dice l'Eterno degli eserciti, «Essi ricostruiranno, ma io demolirò; e saranno chiamati il Territorio dell'iniquità e il popolo contro il quale l'Eterno sarà per sempre indignato. 5 I vostri occhi vedranno e voi direte: "L'Eterno è magnificato oltre i confini d'Israele"».

I sacerdoti offrono sacrifici contaminati
6 «Un figlio onora il padre e un servo il suo signore. Se dunque io sono padre, dov'è il mio onore? E se sono signore, dov'è il timore di me?», dice l'Eterno degli eserciti a voi, sacerdoti, «che disprezzate il mio nome, eppure dite: "In che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome?". 7 Voi offrite sul mio altare cibi contaminati, eppure dite: "In che cosa ti abbiamo contaminato?". Quando dite: "La mensa dell'Eterno è spregevole". 8 Quando offrite in sacrificio un animale cieco, non è male? Quando offrite un animale zoppo o malato, non è male? Presentalo dunque al tuo governatore. Sarà soddisfatto di te? Ti accetterà con favore?», dice l'Eterno degli eserciti. 9 Ora dunque implorate il favore di Dio, perché abbia misericordia di noi. «Sono le vostre mani che hanno fatto ciò, vi accetterà forse con favore?», dice l'Eterno degli eserciti. 10 «Oh, ci fosse almeno qualcuno tra di voi che chiudesse le porte! Allora non accendereste invano il fuoco sul mio altare. Io non prendo alcun piacere in voi», dice l'Eterno degli eserciti, «né gradisco alcuna offerta dalle vostre mani. 11 Poiché dal sol levante fino al ponente sarà grande il mio nome fra le nazioni e in ogni luogo sarà offerto incenso al mio nome e un'oblazione pura, perché il mio nome sarà grande fra le nazioni», dice l'Eterno degli eserciti. 12 «Ma voi lo profanate quando dite: "La mensa dell'Eterno è contaminata e il suo frutto, cioè il suo cibo, è spregevole". 13 Voi dite pure: "Ah, che fatica!", e la trattate con disprezzo», dice l'Eterno degli eserciti. «Così voi portate animali rubati, zoppi e malati; questa è l'offerta che portate. Potrei io gradirla dalle vostre mani?», dice l'Eterno. 14 «Maledetto il fraudolento che ha nel suo gregge un maschio e fa un voto, ma sacrifica all'Eterno un animale difettoso. Poiché io sono un Re grande», dice l'Eterno degli eserciti, «e il mio nome è tremendo fra le nazioni».

Riveduta 2020:

Malachia 1

L'ingratitudine del popolo. Rimproveri ai sacerdoti
1 Oracolo, parola dell'Eterno, rivolta a Israele per mezzo di Malachia. 2 “Io vi ho amati”, dice l'Eterno; “e voi dite: 'In che cosa ci hai amati?'. Esaù non era forse fratello di Giacobbe?” dice l'Eterno; “eppure io ho amato Giacobbe 3 e ho odiato Esaù, ho fatto dei suoi monti una desolazione, ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto”. 4 Se Edom dice: “Noi siamo stati atterrati, ma torneremo e ricostruiremo i luoghi ridotti in rovina”, così parla l'Eterno degli eserciti: “Essi costruiranno, ma io distruggerò; saranno chiamati 'Territorio dell'iniquità', e 'Popolo contro il quale l'Eterno è indignato per sempre'. 5 I vostri occhi lo vedranno e voi direte: 'L'Eterno è magnificato oltre i confini d'Israele'”.
6 “'Un figlio onora suo padre e un servo il suo signore; se dunque io sono padre, dov'è l'onore che mi è dovuto? Se sono signore, dov'è il timore che mi spetta?' dice l'Eterno degli eserciti a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome, eppure dite: 'In che modo abbiamo disprezzato il tuo nome?'. 7 Voi offrite sul mio altare cibi contaminati, ma dite: 'In che modo ti abbiamo contaminato?'. Lo avete fatto dicendo: 'La mensa dell'Eterno è spregevole'. 8 Quando offrite una bestia cieca per sacrificarla, non è forse male? quando ne offrite una zoppa o malata, non è forse male? Presentala dunque al tuo governatore! Te ne sarà grato? Avrà dei riguardi per la tua persona?” dice l'Eterno degli eserciti. 9 “Ora dunque, implorate pure il favore di Dio, perché egli abbia pietà di noi! Sono le vostre mani quelle che hanno fatto ciò; ed egli dovrebbe avere riguardo alla persona di qualcuno di voi?” dice l'Eterno degli eserciti.
10 “Ci fosse almeno qualcuno di voi che chiudesse le porte! Voi non accendereste invano il fuoco sul mio altare! Io non prendo nessun piacere in voi”, dice l'Eterno degli eserciti, “e le offerte delle vostre mani io non le gradisco. 11 Poiché dall'oriente all'occidente il mio nome è grande fra le nazioni, e in ogni luogo si offrono al mio nome incenso e oblazioni pure; perché il mio nome è grande fra le nazioni”, dice l'Eterno degli eserciti. 12 “Ma voi lo profanate, dicendo: 'La mensa dell'Eterno è contaminata, e ciò che dà come cibo è spregevole. 13 Voi dite anche: 'Ah, che fatica!' e mi trattate con disprezzo”, dice l'Eterno degli eserciti. “Portate animali rubati, zoppi o malati, e queste sono le offerte che fate! Potrei io gradirle dalle vostre mani?” dice l'Eterno. 14 “Maledetto il disonesto che ha nel suo gregge un maschio, ne fa un voto, e offre in sacrificio all'Eterno una bestia difettosa! Poiché io sono un Re grande”, dice l'Eterno degli eserciti, “e il mio nome è tremendo fra le nazioni”.

Riveduta:

Malachia 1

L'ingratitudine del popolo. Rimproveri ai sacerdoti
1 Oracolo, parola dell'Eterno, rivolta a Israele per mezzo di Malachia. 2 Io v'ho amati, dice l'Eterno; e voi dite: 'In che ci hai tu amati?' Esaù non era egli fratello di Giacobbe? dice l'Eterno; e nondimeno io ho amato Giacobbe, 3 e ho odiato Esaù, ho fatto de' suoi monti una desolazione, ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto. 4 Se Edom dice: 'Noi siamo stati atterrati, ma torneremo e riedificheremo i luoghi ridotti in ruina', così parla l'Eterno degli eserciti: Essi edificheranno, ma io distruggerò; e saran chiamati Territorio della nequizia, e 'Popolo contro il quale l'Eterno è indignato per sempre'. 5 E i vostri occhi lo vedranno, e voi direte: L'Eterno è magnificato oltre i confini d'Israele.
6 Un figlio onora suo padre, e un servo il suo signore; se dunque io son padre, dov'è l'onore che m'è dovuto? E se son signore, dov'è il timore che m'appartiene? dice l'Eterno degli eserciti a voi, o sacerdoti, che sprezzate il mio nome, e che pur dite: 'In che abbiamo sprezzato il tuo nome?' 7 Voi offrite sul mio altare cibi contaminati, e dite: 'In che t'abbiam contaminato?' L'avete fatto col dire: 'La mensa dell'Eterno è spregevole'. 8 Quand'offrite una bestia cieca per immolarla, non è male? quando ne offrite una zoppa o malata, non è male? Presèntala dunque al tuo governatore! Te ne saprà egli grado? Avrà egli de' riguardi per la tua persona? dice l'Eterno degli eserciti. 9 Ora dunque, implorate pure il favore di Dio, perch'egli abbia pietà di noi! Sono le vostre mani quelle che han fatto ciò; e avrebbe egli riguardo alla persona di alcuno di voi? dice l'Eterno degli eserciti.
10 Oh ci fosse pur qualcuno di voi che chiudesse le porte! Voi non accendereste invano il fuoco sul mio altare! Io non prendo alcun piacere in voi, dice l'Eterno degli eserciti, e le offerte delle vostre mani io non le gradisco. 11 Poiché dal sol levante fino al ponente grande è il mio nome fra le nazioni, e in ogni luogo s'offrono al mio nome profumo e oblazioni pure; poiché grande è il mio nome fra le nazioni, dice l'Eterno degli eserciti. 12 Ma voi lo profanate, col dire: 'La mensa dell'Eterno è contaminata, e ciò che rende, come alimento, è cosa di nessun conto'. 13 Voi dite pure: 'Ah, che fatica!' e la trattate con disprezzo, dice l'Eterno degli eserciti. E menate vittime rubate, zoppe o malate, e queste sono le offerte che fate! Potrei io gradirle dalle vostre mani? dice l'Eterno. 14 Maledetto il fraudolento che ha nel suo gregge un maschio, e vota e offre in sacrifizio all'Eterno una bestia difettosa! Poiché io sono un re grande, dice l'Eterno degli eserciti, e il mio nome è tremendo fra le nazioni.

Ricciotti:

Malachia 1

Per rialzare l'onore di Dio e il suo culto.
1 Parola del Signore a carico d'Israele per mezzo di Malachia. 2 «Io vi ho amati, dice il Signore, e voi avete detto: - In che cosa ci hai amati? - Non era forse Esaù fratello di Giacobbe? dice il Signore; ed io ho amato Giacobbe, 3 ed Esaù l'ho avuto in avversione, e ho ridotto i suoi monti una solitudine e la sua eredità un deserto di fiere. 4 Che se quei dell'Idumea vanno dicendo: - Siamo stati distrutti, ma torneranno a edificare ciò che è stato distrutto - così dice il Signore degli eserciti: - Essi edificheranno ed io demolirò, ed essi saranno chiamati: "Frontiere di empietà" e "Popolo contro del quale il Signore è sdegnato in eterno"! 5 E i vostri occhi lo vedranno; e voi direte: "Sia magnificato il Signore oltre i confini di Israele!". 6 Un figlio onora il padre, un servo il suo padrone. Dunque, se sono io il padre, dov'è l'onore mio? Se sono io il padrone, dov'è il rispetto a me dovuto? dice il Signore degli eserciti a voi, sacerdoti che avete disprezzato il mio nome. Voi dite: "In che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome?". 7 Offrite sopra il mio altare un pane che fa schifo, e poi dite: "In che cosa ti abbiamo fatto schifo?". In quanto voi dite: "La mensa del Signore è spregevole!". 8 Se offrite un animale cieco ad essere immolato, non è forse male? E se offrite un animale zoppo o malato, non è forse male? Fanne un'offerta al tuo governatore, e poi vedi, se gli piacerà e se l'accetterà, dice il Signore degli eserciti. 9 E voi adesso propiziatevi la faccia di Dio, affinchè abbia pietà di voi! Poichè di vostra mano è stato fatto ciò; e può darsi che egli vi accolga amorevolmente? dice il Signore degli eserciti. 10 Chi è tra voi, che chiuda le porte e accenda il mio altare gratuitamente? Io non sono contento di voi, dice il Signore degli eserciti; io non accoglierò offerta dalle vostre mani. 11 Perchè da dove sorge il sole fin dove tramonta, il mio nome è grande tra le genti; e in ogni luogo si sacrifica e si offre al mio nome un'oblazione pura; perchè grande è il mio nome tra le genti, dice il Signore degli eserciti. 12 Ma voi l'avete profanato in quanto dite: "La mensa del Signore è contaminata, e quello che vi si mette sopra è spregevole, insieme al fuoco che lo consuma". 13 E avete detto: "Ecco", a fatica! E vi soffiaste sopra, dice il Signore degli eserciti. E avete condotto roba rapita e animali zoppi e ammalati e li avete presentati in offerta: accetterò io queste cose dalle vostre mani? dice il Signore. 14 Maledetto l'uomo finto, che avendo nel suo gregge un maschio, e avendo fatto voto, sacrifica al Signore uno difettoso; mentre, re grande sono io, dice il Signore degli eserciti, e il mio nome tremendo tra le genti. -

Tintori:

Malachia 1

La paterna provvidenza di Dio
1 Parola del Signore a carico d'Israele per mezzo di Malachia. 2 Io vi ho amati - dice il Signore - e voi dite: «In che ci hai amati?» Esaù non era fratello di Giacobbe? - dice il Signore. Ed io amai Giacobbe, 3 e odiai Esaù: - ho abbandonato alla solitudine i suoi monti, la sua eredità ai dragoni del deserto. 4 E se dirà l'Idumea: «Siamo stati distrutti, ma torneremo a rialzare le rovine» ecco quanto dice il Signore degli eserciti: «Essi a edificare, e io a distruggere; e saran chiamati: regione di empietà, popolo contro il quale il Signore è sdegnato in eterno. 5 Quando i vostri occhi l'avran veduto direte: «Sia glorificato il Signore nella terra d'Israele». Dio abolisce gli antichi sacrifizi e vi sostituisce la Messa. 6 Il figlio onora il padre, il servo il padrone. Or se io son padre, dov'è l'onore a me dovuto? E se sono il Signore, dov'è la riverenza? - dice il Signore degli eserciti. - A voi (dico), o sacerdoti, che disprezzate il mio nome e dite: «In che abbiamo disprezzato il tuo nome?» 7 Voi offrite sul mio altare pane immondo, e poi dite: «In che t'abbiamo contaminato?» in questo che dite: «La mensa del Signore è cosa vile». 8 Se offriste in sacrifizio un animale cieco, non sarebbe un male? e se uno zoppo, uno malato, non sarebbe un male? Offrilo al tuo governatore: lo gradirà? ti riceverà? - dice il Signore degli eserciti. - 9 Ed ora pregate il Signore ad avere pietà di voi, dopo aver fatto questo, per vedere se vi accoglie - dice il Signore degli eserciti. 10 Chi è tra voi che chiuda le porte e accenda il fuoco sul mio altare gratuitamente? Non mi piacete più - dice il Signore degli eserciti, - non accetterò più doni dalla vostra mano; 11 perchè da levante a ponente il mio nome è grande fra le nazioni, e in ogni luogo, si sacrifica e si offre al mio nome un'ostia pura, perchè grande è il mio nome tra le nazioni dice il Signore degli eserciti. 12 Ma voi l'avete profanato con dire: «La mensa del Signore è contaminata, e quello che vi si mette sopra è cosa vile col fuoco che lo consuma». 13 E voi dite: «Ecco il nostro lavoro!» e vi soffiate sopra dice il Signore degli eserciti - e delle (vostre) rapine portate ciò che è zoppo, ciò che è malato, e lo portate come offerta. Ed io potrò accettare queste cose dalle vostre mani? - dice il Signore. 14 Maledetto l'ingannatore che, avendo nel suo gregge un maschio, e avendo fatto un voto, offre al Signore un animale malato: perchè io sono il gran re - dice il Signore degli eserciti - e il mio nome è tremendo tra le nazioni.

Martini:

Malachia 1

Il Signore rimprovera ad Israele la sua ingratitudine, perchè non conosceva, come da Dio era stato amato egli nella persona di Giacobbe, quando Esaù col suo popolo fu rigettato. Si lamenta perciò, che Israele non lo onora, ne lo teme, e che i sacerdoti non rispettino il nome del Signore: egli rigetta i lor sagrifizj, e gradisce l'obblazione monda, che in ogni luogo a lui si offerisce.
1 Annunzio pesante del Signore ad Israele per Malachia. 2 Io vi amai, dice il Signore, e voi avete detto: Dov'è, che tu ci amasti? non era forse Esaù fratello di Giacobbe? ed io amai Giacobbe, 3 E odiai Esaù, e abbandonai alla solitudine le sue montagne, e il suo retaggio ai dragoni del deserto. 4 Che se dirà l'Idumea: Siamo stati distrutti, ma torneremo, e ristoreremo le nostre rovine; ecco quello, che dice il Signore degli eserciti: Costoro edificheranno, ed io distruggerò, e saran chiamati, Regione di empietà, Popolo, contro del quale il Signore è sdegnato in eterno. 5 Voi ciò vedrete co' vostri occhi, e voi direte: Sia glorificato il Signore oltre i confini d'Israele. 6 Il figliuolo rende onore al padre, e il servo al suo padrone; se adunque io son Padre, dov'è l'onore dovuto a me? e se io son il Signore, dov'è il timore dovuto a me, dice il Signore degli eserciti? a voi dico, o sacerdoti, i quali disprezzate il nome mio, e dite: Come abbiam noi disprezzato il nome tuo? 7 Voi offerite sul mio altare un pane sozzo, e poi dite: In che ti abbiam noi sozzato? In questo che voi dite: La mensa del Signore è avvilita. 8 Se voi offeriste ad essere immolato un animale cieco, non sarebbe cosa mal fatta? se n'offeriste uno zoppo, o mal sano, non sarebb'ella cosa mal fatta? offeriscila al tuo governatore, e vedi se a lui sarà grata, e se egli ti accoglierà benignamente, dice il Signore degli eserciti. 9 E voi adesso pregate dinanzi a Dio, affinchè egli abbia di voi pietà; perocché da voi sono state fatte tali cose; chi sa, che egli non vi accolga benignamente, dice il Signore degli eserciti. 10 Chi è tra voi, che chiuda le porte, e accenda il fuoco sul mio altare gratuitamente? l'affezione mia non è per voi, dice il Signore degli eserciti; ed io non accetterò doni di vostra mano; 11 Perocché da levante a ponente, grande è il nome mio tralle genti, e in ogni luogo si sacrifica, e si offerisce al nome mio obblazione monda, perchè grande è il nome mio tralle genti, dice il Signore degli eserciti. 12 Ma voi l'avete profanato con dire: La mensa del Signore è contaminata, e quello, che vi si mette sopra, è cosa vile insieme col fuoco, che lo consuma. 13 E voi dite: Ecco il resto de' travagli, e vi soffiate sopra, dice il Signore degli eserciti, e portate ostie zoppe, e mal sane, e mi portate obblazione delle vostre rapine: accetterò io queste cose dalle vostre mani? dice il Signore. 14 Maledetto l'ingannatore, che ha nel suo gregge un animale senza difetto, ed avendo fatto un voto, ne offerisce uno malato al Signore; perocché un Re grande son io, dice il Signore degli eserciti, e tremendo è il mio nome tralle nazioni.

Diodati:

Malachia 1

1 Il carico della parola del Signore, indirizzata ad Israele, per Malachia. 2 IO vi ho amati, ha detto il Signore. E voi avete detto: In che ci hai amati? Non era Esaù fratello di Giacobbe? dice il Signore. Or io ho amato Giacobbe; 3 ed ho odiato Esaù, ed ho messi i suoi monti in desolazione, ed ho abbandonata la sua eredità agli sciacalli del deserto. 4 Se pure Edom dice: Noi siamo impoveriti, ma torneremo a edificare i luoghi deserti; così ha detto il Signor degli eserciti: Essi edificheranno, ma io distruggerò; e saranno chiamati: Contrada d'empietà; e: Popolo contro al quale il Signore è indegnato in perpetuo. 5 E gli occhi vostri lo vedranno, e voi direte: Il Signore sia magnificato dalla contrada d'Israele.
6 Il figliuolo deve onorare il padre, e il servitore il suo signore; se dunque io son Padre, ov'è il mio onore? e se son Signore, ov'è il mio timore? ha detto il Signor degli eserciti a voi, o sacerdoti che sprezzate il mio Nome. E pur dite: In che abbiamo noi sprezzato il tuo Nome? 7 Voi offerite sul mio altare del cibo contaminato. E pur dite: In che ti abbiamo noi contaminato? In ciò, che voi dite: La mensa del Signore è spregevole. 8 E quando adducete un animale cieco, per sacrificarlo, non vi è male alcuno? parimente, quando adducete un animale zoppo, o infermo, non vi è male alcuno? presentalo pure al tuo governatore; te ne saprà egli grado, o gli sarai tu accettevole? ha detto il Signor degli eserciti. 9 Ora dunque, supplicate pure a Dio, ch'egli abbia pietà di noi; questo essendo proceduto dalle vostre mani, sarebbegli alcun di voi accettevole? ha detto il Signor degli eserciti. 10 Chi è eziandio d'infra voi colui che serri le porte? E pur voi non accendete il fuoco sopra il mio altare per nulla. Io non vi gradisco, ha detto il Signor degli eserciti; e non accetterò alcuna offerta dalle vostre mani. 11 Ma dal sol levante fino al ponente, il mio Nome sarà grande fra le genti; e in ogni luogo si offerirà al mio Nome profumo, ed offerta pura; perciocchè il mio Nome sarà grande fra le genti, ha detto il Signor degli eserciti. 12 Ma quant'è a voi, voi lo profanate, dicendo: La mensa del Signore è contaminata; e quant'è alla sua rendita, il suo cibo è spregevole. 13 Voi avete eziandio detto: Ecco, quanta fatica! E pure a lui avete dato l'affanno, ha detto il Signor degli eserciti; mentre adducete animali rapiti, e zoppi, ed infermi; e li adducete per offerta, li gradirei io dalla vostra mano? ha detto il Signore. 14 Or maledetto sia il frodolente, il quale, avendo nella sua mandra un maschio, vota, e sacrifica al Signore un animale difettoso; conciossiachè io sia il gran Re, ha detto il Signor degli eserciti; e il mio Nome sia tremendo fra le genti.

Commentario completo di Matthew Henry:

Malachia 1

1 INTRODUZIONE A MALACHIA

I profeti di Dio furono i suoi testimoni per la sua chiesa, ciascuno ai suoi giorni, per diverse epoche, testimoni per lui e la sua autorità, testimoni contro il peccato e i peccatori, attestando le vere intenzioni delle provvidenze di Dio nei suoi rapporti con il suo popolo allora e le buone intenzioni della sua grazia riguardo alla sua chiesa nei giorni del Messia, al quale tutti i profeti resero testimonianza, poiché tutti erano d'accordo nella loro testimonianza; e ora abbiamo solo un altro testimone da chiamare, e abbiamo finito con la nostra testimonianza; e sebbene egli sia l'ultimo, e in lui la profezia sia cessata, tuttavia lo Spirito di profezia risplende in lui con la stessa chiarezza, con la stessa forza e con la stessa luminosità che lo ha preceduto, e la sua testimonianza sfida un uguale riguardo. Gli Ebrei dicono: La profezia continuò per quarant'anni sotto il secondo tempio, e questo profeta lo chiamano il sigillo della profezia, perché in lui la serie o la successione dei profeti si interruppe e giunse ad un periodo. Dio saggiamente ordinò che l'ispirazione divina cessasse per alcuni secoli prima della venuta del Messia, affinché quel grande profeta potesse apparire più cospicuo e distinguibile e più benvenuto. Consideriamo,

I. La persona del profeta. Abbiamo solo il suo nome, Malachia, e nessun resoconto del suo paese o della sua discendenza. Malachia significa il mio angelo, il che ha dato occasione per una congettura che questo profeta fosse davvero un angelo dal cielo e non un uomo, come quel Giudici 2:1. Ma non c'è un terreno giusto per la congettura. I profeti erano messaggeri, messaggeri di Dio; Questo profeta era così; il suo nome è lo stesso di quello che troviamo nell'originale Malachia 3:1 per il mio messaggero; e forse da quella parola potrebbe (anche se, probabilmente, aveva un altro nome) essere chiamato Malachia. La parafrasi caldea, e alcuni ebrei, suggeriscono che Malachia fosse la stessa cosa di Esdra; ma anche questo è infondato. Esdra era uno scriba, ma non abbiamo mai letto che fosse un profeta. Altri, ancora più lontani dalla probabilità, lo fanno passare per Mardocheo. Ma abbiamo ragione di concludere che era una persona il cui nome proprio era quello con cui è qui chiamato; la tradizione di alcuni antichi vuole che fosse della tribù di Zabulon, e che sia morto giovane.

II. La portata della profezia. Aggeo e Zaccaria furono mandati a rimproverare il popolo per aver tardato a costruire il tempio; Malachia fu mandato a rimproverarli per la negligenza che ne aveva fatto quando era stato costruito, e per la loro profanazione del servizio del tempio (poiché per idolatria e superstizione erano caduti nell'altro estremo dell'empietà e dell'irreligione), e i peccati contro i quali egli testimonia sono gli stessi di cui troviamo lamentati al tempo di Neemia, con il quale, È probabile che fosse contemporaneo. E ora che quella profezia stava per cessare, egli parla più chiaramente del Messia, come vicino, di quanto avesse fatto qualsiasi altro dei profeti, e conclude con l'ordine al popolo di Dio di tenere in memoria la legge di Mosè, mentre erano in attesa del vangelo di Cristo.

INTRODUZIONE A MALACHIA CAPITOLO 1

Così il profeta è mandato prima a convincere e poi a confortare, prima a scoprire il peccato e a rimproverarlo e poi a promettere la venuta di colui che toglierà il peccato. E questo metodo lo Spirito benedetto adotta nel trattare con le anime, Giovanni 16:8. Prima apre la ferita e poi applica il balsamo curativo. Dio aveva provveduto (e si potrebbe pensare efficacemente) all'impegno di Israele a sé con provvidenze e ordinanze; ma sembra, dalle lamentele qui fatte di loro, che abbiano ricevuto la grazia di Dio in entrambi questi invano.

I. Erano molto ingrati a Dio per i favori che aveva dato loro, e non rendevano di nuovo secondo il beneficio che ricevevano, Malachia 1:1-5.

II. Erano molto negligenti e negligenti nell'osservanza delle sue istituzioni; Lo erano specialmente i sacerdoti, che in modo particolare erano stati loro affidati (Zaccaria 1:6-14). E che diremo di coloro sui quali né le provvidenze né le ordinanze operano, e che offendono Dio proprio in quelle cose in cui dovrebbero onorarlo?

Ver. 1. fino alla Ver. 5.

La profezia di questo libro è intitolata, Il peso della parola del Signore == (Malachia 1:1), che suggerisce:

1. Che era di grande peso e importanza; ciò che i falsi profeti dicevano era leggero come la pula, ciò che i veri profeti dicevano era pesante come il grano, Geremia 23:28.

2. Che dovrebbe essere ripetuto spesso a loro e da loro, come il peso di una canzone.

3. Che c'erano quelli per i quali era un peso e un rimprovero; Ne erano stanchi e ne erano così addolorati che non erano in grado di sopportarlo.

4. Che per loro sarebbe stato davvero un peso gettarli nell'inferno più basso, a meno che non si fossero pentiti.

5. Che a coloro che l'hanno amata e abbracciata, e le hanno dato il benvenuto, sebbene fosse un peso leggero, come lo chiama il nostro Salvatore (Matteo 11:30), tuttavia era un peso.

Questo fardello della parola del Signore è stato inviato,

1. A Israele, poiché a loro appartenevano i vividi oracoli della profezia così come quelli della parola scritta. Dio aveva mandato molti profeti a Israele, e ora li metterà alla prova con un altro.

2. Da Malachia, per mano di Malachia, come se non fosse un messaggio a voce, ma una lettera messa in mano a lui, per la maggiore certezza.

In questi versetti, sono accusati di ingratitudine, in quanto non erano debitamente consapevoli della bontà distintiva di Dio verso di loro; e un'accusa come questa può ben essere definita un fardello, perché è pesante.

I. Dio afferma la grande benignità che aveva, e aveva spesso espresso, per loro (Malachia 1:2): Io vi ho amati, dice il Signore. Così bruscamente inizia il sermone, come se Dio volesse riconciliarli con il suo amore, qualunque rimprovero dovesse essere loro dato, e fare in modo che avessero ancora buoni pensieri di lui. Tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Così gentilmente inizia il sermone. Dio farà in modo che il suo popolo sia soddisfatto del fatto che lo ama e che è sempre consapevole del suo amore. Questo è lo stesso con ciò che disse anticamente alla vergine d'Israele, affinché potesse impegnare i suoi affetti a sé (Geremia 31:3,4): Sì, ti ho amata di un amore eterno. In questa sola parola Dio riassume tutti i suoi rapporti di grazia con loro; l'amore era la sorgente di tutto; li amava perché li avrebbe amati == (Deuteronomio 7:7-8), li amava nella loro infanzia, Osea 11:1. La sua gioia era in loro, Isaia 62:4.

"Ti ho amato, ma tu non mi hai amato, né hai fatto alcuna ricompensa adeguata per il mio amore."

Notate che il popolo di Dio ha bisogno di essere spesso ricordato del suo amore per loro.

II. Mettono in dubbio il suo amore, e ne sminuiscono le istanze, e sembrano litigare con lui per averglielo detto: Eppure tu dici: In che cosa ci hai amati? Come Dio fa risalire tutti i suoi favori alla fonte, che era il suo amore, così egli fa risalire tutti i loro peccati contro di lui alla fonte, che era il loro disprezzo del suo amore. Invece di riconoscere la sua gentilezza e di studiare ciò che renderanno, disdegnano di ammettere che gli sono stati debitori, lo sfidano a produrre prove del suo amore che siano materiali, e pensano e parlano molto poco degli esempi che hanno avuto della sua gentilezza, come se fossero così pochi, così piccoli, come se non valesse la pena di prenderci in considerazione, e non più di quanto avessero sufficientemente ricambiato, o almeno di quanto lui avesse sufficientemente bilanciato con i casi della sua ira.

"Non siamo stati sprecati, impoveriti e portati prigionieri; E in che cosa allora ci hai amati?"

Notate, Dio giustamente prende molto male il fatto che i suoi favori siano disprezzati, come se non valesse la pena di parlarne; ed è molto assurdo per noi chiederci in che cosa ci ha amati, quando, da qualunque parte guardiamo, incontriamo le prove e gli esempi del suo amore per noi.

III. Fa capire, al di là di ogni contraddizione, di averli amati, di averli amati in un modo distintivo, che è stato in modo particolarmente cortese. A riprova di ciò egli mostra la differenza che aveva fatto, e avrebbe ancora fatto, tra Giacobbe ed Esaù, tra Israeliti ed Edomiti. Alcuni lessero la loro domanda: Perché ci hai amati? come se ammettessero davvero che li aveva amati, ma insinuassero che ci fosse una ragione per questo, che li amava perché il loro padre Abramo lo aveva amato, così che non era un amore gratuito, ma un amore di debito, al quale egli risponde:

"Esaù non era forse così simile ad Abramo come lo sei tu? Non era lui il fratello di Giacobbe, il suo fratello maggiore? E quindi, se c'era un diritto alla ricompensa per l'amore di Abramo, Esaù l'aveva, eppure Io odiavo Esaù e amava Giacobbe."

1. Che vedano che differenza Dio aveva fatto tra Giacobbe ed Esaù. Esaù era il fratello di Giacobbe, suo fratello gemello.

"Eppure amavo Giacobbe e odiavo Esaù, cioè, presi Giacobbe in patto, e comportarono la benedizione su di lui e sui suoi, ma rifiutarono e rigettarono Esaù."

Notate: Coloro che sono presi in alleanza con Dio, che hanno gli oracoli vivi e i mezzi della grazia affidati a loro, hanno ragione di considerare questi come segni del suo amore. Giacobbe è amato, perché ha queste cose, Esaù odiato, perché non le ha. L'apostolo cita questo (Romani 9:13), e lo confronta con ciò che l'oracolo disse a Rebecca riguardo ai suoi gemelli (Genesi 25:23): Il maggiore servirà il minore, per illustrare la dottrina della sovranità di Dio nel dispensare i suoi favori; poiché non può egli fare ciò che vuole con i suoi? Esaù era giustamente odiato, ma Giacobbe amava liberamente; anche così, Padre, perché sembrava buono ai tuoi occhi, e non sta a noi chiederci perché o percome.

2. Che vedano ciò che egli stava facendo ora e avrebbe fatto con loro, in base a questa differenza originale.

(1.) Gli Edomiti saranno resi i monumenti della giustizia di Dio, ed egli sarà glorificato nella loro totale distruzione: Poiché Esaù ho odiato; Ho devastato le sue montagne, le montagne di Seir, che erano la sua eredità. Quando tutta quella parte del mondo fu devastata dall'esercito caldeo, il paese di Edom fu, tra gli altri, ridotto in rovina, e divenne una dimora per i draghi del deserto, tanto era perfettamente desolato; come era stato predetto, Isaia 34:6,11. Gli Edomiti avevano trionfato nella caduta di Gerusalemme (Salmi 137:7), e quindi era giusto con Dio mettere lo stesso calice di tremore nelle loro mani. E, sebbene le rovine di Edom fossero le ultime, tuttavia erano durature, e la desolazione perpetua; e in questo si faceva la differenza tra Giacobbe ed Esaù, ed è fatta tra i giusti e gli empi, ai quali altrimenti tutte le cose si uguagliano, e sembra che ci sia un solo evento. Le città di Giacobbe sono devastate, ma sono ricostruite; Quelle di Edom sono devastate e mai ricostruite. Le sofferenze dei giusti avranno una fine e finiranno bene; tutte le loro lamentele saranno riparate e il loro dolore si trasformerà in gioia; ma le sofferenze degli empi saranno infinite e senza rimedio, come le desolazioni di Edom, Malachia 1:4. Osserva qui,

[1.] Le vane speranze degli Edomiti, che le loro rovine sarebbero state riparate come Israele, sebbene non avessero alcuna promessa su cui fondare la loro speranza. Dicono:

"È vero, siamo impoveriti; è il caso comune, e non c'è rimedio; ma noi torneremo e ricostruiremo i luoghi desolati; siamo decisi, lo faremo"

(non tanto quanto chiedere a Dio di andarsene);

"lo faremo che lo voglia o no; anzi, lo faremo sfidando la maledizione di Dio, e quella sentenza pronunciata su Edom ( Isaia 34:10), Di generazione in generazione giacerà devastata ".

Essi edificano presuntuosamente, come Hiel costruì Gerico in diretta contraddizione con la parola di Dio 1Re 16:34, ed essa si affretterà di conseguenza. Nota: È comune per coloro i cui cuori sono orgogliosi sotto l'umiltà delle provvidenze pensare di rendere la loro parte buona contro Dio stesso, e di costruire, piantare e rifiorire più che mai, sebbene Dio abbia detto che saranno impoveriti. Ma vedi,

[2.] Il naufragio di queste speranze e la loro delusione: dicono: Noi costruiremo; ma cosa dice il Signore degli eserciti? Poiché siamo sicuri che la sua parola sarà valida, e non la loro; ed egli dice: Primo, I loro tentativi saranno sconcertati: Essi edicoleranno, ma io demolirò. Nota, Coloro che camminano contro Dio scopriranno che egli camminerà contro di loro; perché chi ha mai indurito il suo cuore contro Dio e ha prosperato? Quando gli Ebrei ebbero rigettato Cristo e il suo vangelo, divennero Edomiti, e questa parola si adempì in loro; perché, quando, al tempo dell'imperatore Adriano, tentarono di ricostruire Gerusalemme, Dio con terremoti ed eruzioni di fuoco abbatté ciò che avevano costruito, così che furono costretti ad abbandonare l'impresa. In secondo luogo, Saranno considerati da tutti come abbandonati alla completa rovina. Tutti quelli che li vedranno li chiameranno confine della malvagità, una nazione peccatrice, inguaribilmente, e quindi il popolo contro il quale il Signore ha indignazione per sempre. Poiché la loro malvagità è tale che non sarà mai riformata, le loro desolazioni saranno tali da non poter mai essere riparate. Contro Israele Dio era un piccolo dispiaciuto == (Zaccaria 1:15), ma contro Edom ha indignazione, e l'avrà per sempre, perché sono il popolo della sua maledizione, = Isaia 34:5.

(2.) Gli Israeliti saranno resi i monumenti della sua misericordia, ed egli sarà glorificato nella loro salvezza, Malachia 1:5.

"Gli Edomiti saranno stigmatizzati come un popolo odiato da Dio, ma i tuoi occhi vedranno i tuoi dubbi riguardo al suo amore per te saranno messi a tacere per sempre; poiché dirai, e avrai motivo di dire: Il Signore è e sarà magnificato dal confine d'Israele, da ogni parte e confine del paese d'Israele".

Il confine di Edom è un confine di malvagità, e quindi il Signore avrà indignazione contro di esso per sempre; ma il confine di Israele è un confine di santità, il confine del santuario == (Salmi 78:54), e quindi Dio farà apparire (anche se per un certo tempo potrebbe rimanere desolato) che ha misericordia in serbo per esso, e da lì sarà magnificato; Egli darà al suo popolo Israele sia la causa, sia il cuore, per lodarlo. Quando il confine di Edom rimarrà ancora desolato, e il confine di Israele sarà riparato e riempito, allora sembrerà che Dio abbia amato Giacobbe. Nota

[1.] Coloro che dubitano dell'amore di Dio per il suo popolo avranno, prima o poi, prove convincenti e innegabili di esso:

"I tuo propri occhi vedranno ciò che non crederai."

[2.] Le liberazioni dai guai devono essere considerate prove della buona volontà di Dio verso il suo popolo, anche se possono essere lasciate cadere nei guai, Salmi 34:19.

[3.] Distinguere i favori è molto cortese. Se Dio rialza il confine d'Israele, ma lascia il confine di Edom in rovina, nessun israelita chieda, per la vergogna, In che cosa ci hai amati?

[4.] La dignità di Israele è la magnificazione del Dio di Israele, e, in un modo o nell'altro, Dio avrà onore dal suo popolo professante.

[5.] Essendo la bontà di Dio la sua gloria, quando ci fa del bene dobbiamo proclamarlo grande, perché questo è magnificarlo. È un esempio della sua bontà che egli ha piacere nella prosperità dei suoi servi, e per questo coloro che amano la sua salvezza dicono: Il Signore sia magnificato, = Salmi 35:27.

6 Ver. 6. fino alla Ver. 14.

Il profeta è qui, con una commissione speciale, per chiamare i sacerdoti a rendere conto, sebbene essi stessi fossero stati nominati giudici, per chiamare il popolo a rendere conto. Sappiano i governanti della casa di Dio che c'è qualcuno sopra di loro, che farà i conti con loro per le loro cattive amministrazioni. Così dice il Signore degli eserciti a voi, o sacerdoti! = Malachia 1:6. Dio dirà qualcosa ai ministri infedeli; e si tratta di coloro che parlano da Dio al suo popolo di ascoltare e prestare attenzione a ciò che dice loro, affinché possano salvare se stessi in primo luogo, altrimenti come dovrebbero aiutare a salvare coloro che li ascoltano? È un severo, e senza dubbio un giusto rimprovero, quello che viene qui dato ai sacerdoti, per la profanazione delle cose sante di Dio, di cui erano stati incaricati; e, se questo era il crimine dei sacerdoti, abbiamo motivo di temere che anche il popolo ne fosse colpevole: così che ciò che è detto ai sacerdoti è detto a tutti, no, è detto a noi, che, come cristiani, ci professiamo, non solo il popolo di Dio, ma sacerdoti a lui. Osserva qui,

I. Che cosa Dio si aspettava da loro, e con quale buona ragione se lo aspettava (Malachia 1:6): Un figlio onora suo padre, perché è suo padre; la natura ha scritto questa legge nei cuori dei figli, prima che Dio la scrivesse sul Monte Sinai; anzi, un servo, sebbene il suo obbligo verso il suo padrone non sia naturale, ma per patto volontario, tuttavia pensa che sia suo dovere onorarlo, essere osservante ai suoi ordini e fedele ai suoi interessi. I figli e i servi rispettano i loro genitori e padroni; ognuno grida vergogna su di loro se non lo fanno, e anche il loro cuore non può che rimproverarli; L'ordine delle famiglie è così mantenuto, ed è la loro bellezza e il loro vantaggio. Ma i sacerdoti, che sono figli di Dio e suoi servi, non lo temono e non lo onorano. Erano padri e padroni per il popolo, e si aspettavano di essere chiamati così (Giudici 18:19; Matteo 22:7,10) e di essere riverita e obbedita come tale; ma dimenticarono il loro Padre e Padrone nei cieli e il dovere che gli dovevano. Ognuno di noi può addebitare a se stesso ciò che qui viene addebitato ai sacerdoti. Nota

1. Ognuno di noi deve considerare Dio come nostro Padre e Padrone, e noi stessi come suoi figli e servitori.

2. La nostra relazione con Dio come nostro Padre e Maestro ci obbliga fortemente a temerlo e ad onorarlo. Se onoriamo e temiamo i padri della nostra carne, molto più il Padre e Padrone dei nostri spiriti, Ebrei 12:9.

3. È una cosa di cui ci si deve giustamente lamentare, e lamentarsi, che Dio sia così poco temuto e onorato anche da coloro che lo possiedono come loro Padre e Maestro. Dov'è il suo onore? Dov'è la sua paura?

II. Quale fu il disprezzo che i sacerdoti misero su Dio.

1. Questo è ciò, in generale, che viene loro addebitato:

(1.) Disprezzavano il nome di Dio; la loro familiarità con esso, come sacerdoti, generava disprezzo per esso, e serviva loro solo per guadagnarsi una venerazione per se stessi e per il proprio nome, mentre il nome di Dio era di poca importanza per loro. Il nome di Dio è tutto ciò con cui Egli si è fatto conoscere: la Sua parola e le Sue ordinanze; Di questi avevano bassi pensieri, e denigravano ciò che era loro compito magnificare; e non c'è da meravigliarsi che quando essi stessi lo disprezzavano, facevano ciò che lo rendeva spregevole agli altri, facendo sì che anche i sacrifici del Signore fossero aborriti, come fecero i figli di Eli.

(2.) Essi profanato il nome di Dio, Malachia 1:12. L'hanno inquinato, Malachia 1:7. Non solo non tenevano conto delle cose sacre, ma ne facevano cattivo uso e le pervertivano al servizio degli scopi peggiori e più vili: il loro orgoglio, la loro cupidigia e il loro lusso. Non ci può essere una provocazione più grande per Dio della profanazione del suo nome; perché è santo e reverendo. La sua purezza non può essere contaminata da noi, perché egli è immacolato, ma il suo nome può essere profanato; e nulla la profana più della cattiva condotta dei preti, il cui compito è quello di renderle onore. Questa è l'accusa generale mostrata contro di loro. A questo si dichiarano Non colpevoli, e sfidano Dio a provarlo su di loro, e a rimediare all'accusa, che aggiungeva audace impudenza alla loro audace empietà: Tu dici, In che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome? == (Malachia 1:6), e in che cosa ti abbiamo contaminato? = Malachia 1:7. È comune per i peccatori orgogliosi, quando vengono rimproverati, stare così sulla propria giustificazione. Questi sacerdoti avevano profanato, orribilmente, le cose sacre, eppure, come la donna adultera, dicevano di non aver fatto alcuna malvagità; erano così inosservanti di se stessi che non ricordavano o non riflettevano sulle loro azioni, o erano così ignoranti della legge divina che pensavano che non ci fosse nulla di male in loro, e che ciò che facevano non poteva essere interpretato come disprezzo del nome di Dio, o erano così atei da immaginare che, sebbene conoscessero la loro colpa, Dio non lo sapesse, oppure erano così sprezzanti nella loro condotta verso Dio e i suoi profeti che si vantavano di scherzare con un rimprovero serio e giusto, e di respingerlo con uno scherzo. O ridono del rimprovero, come coloro che lo disprezzano, e induriscono il loro cuore contro di esso, o lo ridono, come coloro che decidono che non saranno toccati da esso, o non sembreranno esserlo. Da qualunque parte la prendiamo, la loro difesa era la loro offesa, e, nel giustificarsi, le loro stesse lingue li condannavano, e il loro dire: "In che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome?" li ha dimostrati orgogliosi e perversi. Se avessero posto questa domanda con l'umile desiderio di sentirsi dire più precisamente in che cosa avevano offeso, sarebbe stata una prova del loro pentimento e avrebbe dato speranza della loro riforma; ma chiederlo così con disprezzo e sfida alla parola di Dio argomenta i loro cuori completamente decisi in loro a fare il male. Nota, i peccatori si rovinano studiando per confondere le proprie convinzioni; ma troveranno difficile scalciare contro i pungiglioni.

2. Giustamente avrebbero potuto essere condannati e condannati in base all'accusa generale, e la loro supplica respinta come frivola; ma Dio non solo vincerà, ma sarà chiaro, sarà giustificato quando giudicherà, e quindi mostrerà loro in modo molto particolare in che cosa avevano disprezzato il suo nome, e quale fosse il disprezzo che gli avevano gettato. Come prima, quando li accusava di idolatria, così ora, quando li accusa di profanità, ordina loro di vedere la loro strada nella valle e sapere ciò che hanno fatto, Geremia 2:23.

(1.) Disprezzavano il nome di Dio in quello che dicevano, nella bassa opinione che avevano delle sue istituzioni:

"Voi dite nei vostri cuori, e forse lo dite quando voi sacerdoti vi riunirete sulle vostre coppe, fuori dall'udito del popolo, La mensa del Signore è spregevole"

Malachia 1:7, e di nuovo Malachia 1:12,

"Tu dici: La mensa del Signore è contaminata; non deve essere considerato più di qualsiasi altro tavolo."

O la mensa del tempio, sulla quale fu posto il pane di presentazione, è quella su cui essi riflettono (non comprendendone il mistero, la disprezzarono come una cosa insignificante), o piuttosto l'altare degli olocausti è qui chiamato la tavola, perché lì Dio, i suoi sacerdoti e il suo popolo fecero come se fossero così, banchettare insieme con i sacrifici, in segno di amicizia. Pensavano che questo fosse spregevole. In passato, ai tempi della superstizione, era considerato spregevole in confronto agli altari idolatri che avevano i pagani, e veniva messo da parte per far posto a uno di nuova foggia (2Re 16:14,15); ora è ritenuto spregevole in confronto alle loro tavole e a quelle dei loro grandi uomini: Il suo frutto, anche la sua carne, è spregevole. Coloro che servivano all'altare dovevano vivere sull'altare; ma si lamentavano di vivere male e in modo meschino, e che non valeva la pena di partecipare al servizio dell'altare per il frutto e la carne di esso, perché era molto ordinario e sempre lo stesso; non avevano prelibatezze, Niente varietà, niente bei piatti. Anzi, quella parte dei sacrifici che era stata data a Dio, il sangue e il grasso, la consideravano con disprezzo, come non degna della moltitudine di leggi che Dio aveva fatto al riguardo; Chiesero:

«Che bisogno c'è di tanto rumore per bruciare il grasso e versare il sangue?»

Notate, Coloro che profanano e contaminano grandemente il nome di Dio che disprezzano gli affari della religione, sebbene sia molto onorevole, che non valga la pena di prendersene cura, e che i vantaggi della religione, sebbene altamente preziosi, non valgano la pena di prendersela cura. Coloro che vivono in una negligenza negligente delle sacre ordinanze, che vengono da esse e vi si occupano irriverentemente, e se ne allontanano mai meglio e senza preoccuparsene, in effetti dicono:

"La mensa del Signore è spregevole; Non c'è né virtù né valore in esso, né credito né conforto da esso."

(2.) Disprezzavano il nome di Dio in ciò che facevano, che era un tutt'uno con ciò che dicevano, e ne derivavano; I principi e le nozioni corrotte sono radici di amarezza, che portano il fiele e l'assenzio delle pratiche corrotte. Consideravano la mensa e l'altare del Signore come spregevoli, e poi,

[1.] Pensavano che qualsiasi cosa potesse servire per un sacrificio, anche se così grossolana e meschina, ed erano così lontani dal portare il meglio, come avrebbero dovuto fare, che sceglievano il peggio che avevano, che non era adatto né per il mercato né per le loro mense, e lo offrivano all'altare di Dio. Ad ogni sacrificio dovevano portare un'offerta di carne di fior di farina intrisa con olio; ma portarono pane contaminato == (Malachia 1:7), pane grezzo, pane dei servi, forse era secco e ammuffito, o fatto con gli scarti del grano, che pensavano abbastanza buono da essere bruciato sull'altare; perché se fosse stato meglio avrebbero detto: A che serve questo spreco? E per quanto riguarda le bestie che offrivano, sebbene la legge fosse espressa che ciò che veniva offerto in sacrificio non doveva avere alcuna macchia, tuttavia portarono il cieco, e lo zoppo, e il malato == (Malachia 1:8), e ancora (Malachia 1:13), lo strappato, lo zoppo e il malato, che era pronto a morire da solo. Non guardarono oltre il rogo del sacrificio e supplicarono che era un peccato bruciarlo se era buono per qualcos'altro. Il popolo era così convinto del proprio dovere che avrebbe portato sacrifici; non osarono omettere del tutto il dovere, ma portarono vane oblazioni, si burlarono di Dio e si ingannarono, portando il peggio che avevano; e i sacerdoti, che avrebbero dovuto istruirli meglio, accettarono i doni portati all'altare e li offrirono lassù, perché, se li avessero rifiutati, il popolo non ne avrebbe portato affatto, e allora avrebbero perso i loro privilegi; e quindi, avendo più riguardo al proprio profitto che all'onore di Dio, accettarono ciò che sapevano che non avrebbe accettato. Alcuni fanno di Malachia 1:8 una continuazione di ciò che i sacerdoti profanamente dicevano Malachia 1:7 : Voi dite al popolo: Se offrite in sacrificio un cieco, non è un male; o gli zoppi e i malati, non è male. Nota, è una cosa molto malvagia, che gli uomini lo pensino o no, offrire i ciechi e gli zoppi, gli lacerati e i malati, in sacrificio a Dio. Se adoriamo Dio per ignoranza e senza intelligenza, portiamo i ciechi per il sacrificio; se lo facciamo con noncuranza e senza considerazione, se abbiamo freddo, torpore e morire, in esso, portiamo i malati; se ci riposiamo nell'esercizio corporale, e non ne facciamo un lavoro di cuore, portiamo il lame; e, se permettiamo che i pensieri vani e le distrazioni si annidino dentro di noi, portiamo lo strappo. E non è questo il male? Non è un grande affronto a Dio e un grande torto e un'offesa alla nostra stessa anima? I nostri libri non ci dicono, anzi, non ci dicono i nostri stessi cuori, che questo è male? perché Dio, che è il migliore, dovrebbe essere servito con il meglio che abbiamo.

[2.] Non farebbero più del loro lavoro di quello per cui sono stati pagati. I sacerdoti offrivano i sacrifici che venivano portati all'altare, perché ne avevano la loro parte; ma quanto a qualsiasi altro servizio del tempio, che non avesse un particolare compenso ad esso, non gli muovevano un passo, né gli davano una mano; e questo era il loro temperamento generale, Malachia 1:10. Non c'è un uomo tra i preti che chiuderebbe le porte, o accenderebbe un fuoco, per niente. Se gli fosse stato chiesto di fare il più piccolo servizio, avrebbe chiesto, come verrò pagato per questo? Non vollero fare nulla gratis, ma erano tutti per quello che potevano ottenere, ognuno per il suo guadagno, dal suo quartiere, = Isaia 56:11. Nota: Benché Dio abbia dato ordine che i suoi servi siano ben pagati in questo mondo, tuttavia non sono servi accettevoli a lui coloro che sono mercenari, e non farebbero mai il lavoro se non per il salario.

[3.] Il loro lavoro era per loro una fatica perfetta (Malachia 1:13): Tu hai anche detto: Ecco, che stanchezza è questa! Sia i sacerdoti che il popolo erano di questa opinione, che pensavano che Dio imponesse loro un compito troppo duro; il popolo si lamentava dell'incarico di provvedere il sacrificio e i sacerdoti si lamentavano della pena di offrirlo; pensavano che le feste del Signore fossero troppo fitte, ed erano costretti a partecipare troppo spesso, e troppo a lungo, nei cortili del Signore; I sacerdoti pensavano che fosse una severa penitenza imposta loro purificarsi, come era richiesto quando frequentavano l'altare e mangiavano delle cose sante; Pensavano che il dovere del loro ufficio fosse faticoso e fastidioso, e lo sbuffavano come irragionevole, e pesante su di loro; lo fecero, ma fu a malincuore e con riluttanza. Dio ne parla, a giustificazione della sua legge, che non li aveva fatti servire con un'offerta, né li aveva stancati con incenso, = Isaia 43:23. In che cosa ti ho stancato? = Michea 6:3. Ma i loro cuori malvagi lo resero una stanchezza; e furono, come Doeg, detenuti davanti al Signore; avrebbero preferito essere in qualsiasi altro posto. Notate: Sono altamente dannosi, sia verso Dio che verso se stessi, coloro che sono stanchi del suo servizio e della sua adorazione, e ne disprezzano.

III. Osservate come Dio espone e ragiona con loro, per la loro convinzione e umiliazione.

1. Avrebbero osato, osando, un principe terreno in questo modo?

"Offri a Dio gli zoppi e i malati; offrilo ora al tuo governatore == (Malachia 1:8), sia come tributo che come dono, quando implori il suo favore, o in gratitudine per qualche favore ricevuto; sarà contento di te? O, piuttosto, non si considererà offeso da esso?"

Nota: Coloro che sono negligenti e irriverenti nei doveri del culto religioso dovrebbero considerare quale vergogna sia offrire al loro Dio ciò che disdegnerebbero di offrire al loro governatore, essere più osservanti delle leggi dell'educazione e delle buone maniere che delle leggi della religione, e più timorosi di essere sgarbati che di essere profani.

2. Potevano immaginare che sacrifici come questi sarebbero graditi a Dio, o avrebbero risposto alla fine dei sacrifici?

"Dovrei accettare questo dalla tua mano, dice il Signore? = Malachia 1:13. Avete qualche ragione per pensare che io non debba discernere o non risentirmi per l'affronto, che dovrei essere connivente con la violazione delle mie stesse leggi? No (Malachia 1:10); Non ho alcun piacere in te, e quindi, non accetterò un'offerta, una tale offerta, dalla tua mano."

Se Dio non si compiace della persona, se la persona non è in uno stato giustificato, se non è santificata, Dio non accetterà l'offerta. Dio aveva rispetto prima per Abele e poi per il suo sacrificio. Nota: Per essere accettati da Dio non è sufficiente fare ciò che, per il fatto di farlo, è buono, ma dobbiamo farlo da un giusto principio, in un modo giusto e per un giusto fine. Era l'antica regola stabilita (Genesi 4:7), Se fai il bene, non sarai accettato? Ora, se non siamo accettati da Dio, invano lo adoriamo; è tutta fatica perduta; anzi, siamo tutti disfatti, per sempre disfatti, se veniamo meno all'accettazione di Dio. Perciò fanno un cattivo affare per se stessi coloro che, per risparmiare le spese nella loro religione, ne mancano tutti i fini e, pensando di andare al lavoro nel modo più vicino possibile, non portano a nulla di fatto. Coloro che fanno della loro ambizione, come tutti noi dovremmo fare, presenti o assenti, di essere accettati dal Signore, non oseranno portare i strappati, gli zoppi e i malati, per il sacrificio.

3. Come potevano aspettarsi di prevalere presso Dio nelle loro intercessioni per il popolo quando offendevano così Dio nei loro sacrifici? Quindi alcuni comprendono Malachia 1:9, come detto ironicamente,

"E ora se farete il dovere dei sacerdoti, e starete sulla breccia per allontanare i giudizi di Dio che vedete pronti a riversarsi su di noi, Vi prego, supplicate Dio che egli sia misericordioso con noi, e verso la nostra terra che è quasi divorata da locuste e bruchi, "

come appare Malachia 3:11.

"Provate ora quale interesse avete per il trono della grazia; miglioralo per la rimozione di questa piaga, perché è stato con i tuoi mezzi; hai provocato Dio a mandarlo. Ma mentre proseguite così a profanare le sue cose sacre egli riguarderà le vostre persone o le vostre preghiere? No, non puoi convincerlo a comandarlo".

Perché, se consideriamo l'iniquità nei nostri cuori, Dio non ci ascolterà, né per noi stessi né per gli altri.

4. Dio aveva meritato questo dalle loro mani? No, aveva provveduto loro comodamente, e aveva dato loro un tale incoraggiamento nel loro lavoro che avrebbe potuto impegnarli a farlo allegramente e bene; così alcuni capiscono Malachia 1:10,

"Chi c'è tra voi che chiuderà una porta, o accenderà un fuoco, per nulla? No, Dio non si aspetta che tu lo serva per niente; sei ben pagato per questo, e lo sarai; nemmeno un bicchiere d'acqua fresca, dato per l'onore di Dio, perderà la sua ricompensa."

Nota: La considerazione dei nostri costanti ricevimenti da Dio, e le attuali ricompense dell'obbedienza nell'obbedienza, aggravano molto la nostra pigrizia e avarizia nel nostro ritorno del dovere verso Dio.

IV. Li chiama al pentimento per la loro profanazione del suo santo nome. Così possiamo capire Malachia 1:9 :

"Ora, ti prego, supplica Dio che sia misericordioso con noi. Umiliatevi per il vostro peccato, invocate potentemente Dio per il perdono, e supplite con la fede e il fervore delle vostre preghiere a ciò che è mancato nel valore e nel valore dei vostri sacrifici; perché tutti i rimproveri della Provvidenza sotto i quali siamo sono per mezzo vostro.

Nota: Coloro che con i loro peccati hanno contribuito ad accendere un fuoco sono molto preoccupati dal loro pentimento, dalle loro preghiere e dalla loro riforma personale, per aiutare a spegnerlo. Dobbiamo vedere quanto sono i giudizi di Dio per mezzo nostro, ed essere così risvegliati per essere sinceri con lui per ritornare in misericordia; e, se non seguiamo questa condotta, come possiamo pensare che egli debba considerare le nostre persone?

V. Dichiara la sua risoluzione sia di assicurare la gloria del proprio nome sia di fare i conti con coloro che lo profanano. Coloro che disprezzano Dio e la religione e pensano di disprezzare le cose sacre, sappiano:

1. Che non guadagneranno il loro punto. Dio magnificherà la sua legge e la renderà onorevole, anche se la diffamano e la rendono spregevole; poiché (Malachia 1:11) dal sorgere del sole al tramontare dello stesso il mio nome sarà grande tra i Gentili. Si potrebbe dire,

"Se questi non sono gli adoratori che Dio accetterà, allora egli non ha adoratori".

Come se dovesse fare del suo meglio, altrimenti non gli sarebbe stato reso alcun servizio; e allora che cosa farà per il suo grande nome? Ma lascialo stare per questo; anche se Israele non sia fedele, non sia radunato, tuttavia Dio sarà glorioso. Anche se questi sacerdoti lo provocano a demolire l'economia cerimoniale, e ad abolire quella legge dei comandamenti, che non potrebbe rendere perfetti coloro che vi arrivano, tuttavia egli non sarà perdente per questo, a lungo andare; perché,

(1.) Invece di quelle ordinanze carnali, che essi hanno profanato, sarà introdotto e stabilito un modo spirituale di adorazione: L'incenso sarà offerto al nome di Dio (che significa preghiera e lode, Salmi 141:2; Apocalisse 8:3, invece del sangue e del grasso di tori e capri. E sarà un'offerta pura, raffinata, non solo dalle corruzioni che erano nella pratica dei sacerdoti, ma dal mero esercizio corporale che era nelle istituzioni stesse, che sono chiamate ordinanze carnali, imposte fino al tempo della riforma, = Ebrei 9:10. Quando venne l'ora in cui i veri adoratori adoravano il Padre in spirito e verità, allora questo incenso fu offerto, anche questa offerta pura.

(2.) Invece di essere adorato e servito solo tra gli ebrei, un piccolo popolo in un angolo del mondo, sarà servito e adorato in tutti i luoghi, dal sorgere del sole al tramontare dello stesso; in ogni luogo, in ogni parte del mondo, incenso sarà offerto al suo nome; le nazioni saranno discepolate, e parleranno delle meravigliose opere di Dio, e le parleranno loro nella loro lingua. Questa è una chiara predizione di quella grande rivoluzione nel regno della grazia per la quale i Gentili, che erano stati stranieri e stranieri, vennero ad essere concittadini dei santi e della famiglia di Dio, e benvenuti al trono della grazia come lo erano sempre stati gli Ebrei. È detto due volte (perché la cosa era certa): Il mio nome sarà grande tra i Gentili, mentre fino ad allora solo in Giuda era conosciuto, e il suo nome era grande, = Salmi 76:1. Il nome di Dio sarà loro proclamato, la sua dichiarazione sarà accolta e creduta, e ci saranno alcuni tra i Gentili che magnificheranno e glorificheranno il nome di Dio meglio di quanto abbiano mai fatto i Giudei, sì, i sacerdoti stessi.

2. Che non rimangano impuniti, Malachia 1:14. Ecco la condanna di coloro che fanno come questi preti, perché la sentenza su di loro è una sentenza su tutti loro. Osservare

(1.) La descrizione degli adoratori profani e negligenti. Sono tali che fanno voto e sacrificano al Signore una cosa corrotta quando hanno nel loro gregge un maschio. Hanno del meglio, con cui servirlo e onorarlo, tanto è stato generoso nei suoi doni per loro, ma lo rimandano con il peggio, e pensano che sia abbastanza buono per lui, tanto sono ingrati nei loro ritorni a lui. Questo era colpa del popolo, ma i preti erano conniventi e lo assecondavano. Troviamo una distinzione nella legge che permetteva che quello fosse offerto per un'offerta volontaria che non sarebbe stato accettato per un voto, = Levitico 22:23. Ma i sacerdoti lo accettarono, anche se Dio non lo fece, fingendo di essere più indulgente di lui, per cui non li ringrazierà un altro giorno.

(2.) Il carattere dato a tali adoratori. Sono ingannatori; trattano falsamente e fraudolentemente con Dio; fanno gli ipocriti con lui; fingono di onorarlo, facendo il voto, ma, quando si tratta di essere adempiuto, gli fanno un affronto, a tal punto che sarebbe stato meglio non aver fatto voto piuttosto che giurare e così pagare; ma non lasciate che costoro si ingannino, perché Dio non è deriso. Coloro che pensano di imbrogliare Dio dimostreranno, alla fine, di aver imbrogliato la propria anima. Gli ipocriti sono ingannatori, e si dimostreranno ingannatori di se stessi, e quindi distruttori di se stessi.

(3.) Il destino è passato su di loro: Sono maledetti; si aspettano una benedizione, ma incontreranno una maledizione, i segni dell'ira di Dio, secondo il giudizio scritto.

(4.) La ragione di questo destino:

"Poiché io sono un grande Re, dice il Signore degli eserciti, e quindi farò i conti con coloro che trattano con me ma come un uomo come loro; il mio nome è terribile tra i pagani, e quindi non sopporterò che sia spregevole tra il mio stesso popolo".

I pagani avevano più rispetto per i loro dèi, che idoli, di quanto gli ebrei non avessero per i loro, che erano l'unico vero e vivente Dio. Nota: La considerazione del dominio universale di Dio, e il riconoscimento universale di esso, dovrebbe trattenerci da ogni irriverenza nel suo servizio.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Malachia 1

1 Malachia fu l'ultimo dei profeti e si suppone che abbia profetizzato nel 420 A.C.. Egli rimprovera i sacerdoti e il popolo per le cattive pratiche in cui erano caduti e li invita al pentimento e alla riforma, con la promessa delle benedizioni che saranno elargite alla venuta del Messia. Ora che la profezia stava per cessare, egli parla chiaramente del Messia, che è ormai vicino, e invita il popolo di Dio a ricordare la legge di Mosè, nell'attesa del Vangelo di Cristo.

Capitolo 1

L'ingratitudine di Israele Mal 1:1-5

Sono incuranti delle istituzioni di Dio Mal 1:6-14

Versetti 1-5

Tutti i vantaggi, sia per quanto riguarda le circostanze esteriori, sia per quanto riguarda i privilegi spirituali, provengono dall'amore gratuito di Dio, che fa sì che uno differisca da un altro. Tutti i mali che i peccatori provano e temono sono la giusta ricompensa dei loro crimini, mentre tutte le loro speranze e le loro comodità derivano dalla misericordia immeritata del Signore. Egli ha scelto il suo popolo perché fosse santo. Se lo amiamo, è perché lui ci ha amati per primo; tuttavia siamo tutti inclini a sottovalutare le misericordie di Dio e a scusare le nostre colpe.

6 Versetti 6-14

Ognuno di noi può imputare a se stesso ciò che qui viene imputato ai sacerdoti. Il nostro rapporto con Dio, come Padre e Maestro, ci obbliga fortemente a temerlo e onorarlo. Ma essi erano così sprezzanti da deridere il rimprovero. I peccatori si rovinano cercando di eludere le loro convinzioni. Coloro che vivono nella noncuranza delle sacre ordinanze, che le frequentano senza riverenza e se ne allontanano senza preoccupazione, in effetti dicono: "La mensa del Signore è spregevole". In ciò che facevano, disprezzavano il nome di Dio. È evidente che questi non comprendevano il significato dei sacrifici, in quanto ombra dell'Agnello immacolato di Dio; ne sopportavano le spese, pensando di buttare via tutto ciò che non tornava a loro vantaggio. Se adoriamo Dio con ignoranza e senza capire, portiamo in sacrificio i ciechi; se lo facciamo con noncuranza, se siamo freddi, spenti e morti in esso, portiamo i malati; se ci adagiamo nell'esercizio corporeo e non ne facciamo un lavoro di cuore, portiamo gli zoppi; e se permettiamo ai pensieri vani e alle distrazioni di albergare in noi, portiamo i laceri. E questo non è forse un male? Non è forse un grande affronto a Dio, un grande torto e una grande ferita alla nostra anima? Affinché le nostre azioni siano accettate da Dio, non è sufficiente fare ciò che, in sé, è buono; ma dobbiamo farlo da un principio giusto, in modo giusto e per un fine giusto. Le nostre continue misericordie da parte di Dio peggiorano la nostra pigrizia e la nostra indolenza nei confronti del dovere verso Dio. Sarà istituito un culto spirituale. Si offrirà incenso al nome di Dio, che significa preghiera e lode. E sarà un'offerta pura. Quando giunse l'ora in cui i veri adoratori adoravano il Padre in Spirito e verità, fu offerto questo incenso, anche questa offerta pura. Possiamo contare sulla misericordia di Dio per il perdono del passato, ma non per l'indulgenza al peccato in futuro. Se c'è una mente volenterosa, sarà accettata, anche se difettosa; ma se qualcuno è un ingannatore, che dedica il meglio di sé a Satana e alle sue passioni, è sotto la maledizione. Oggi gli uomini, anche se in modo diverso, profanano il nome del Signore, inquinano la sua mensa e mostrano disprezzo per il suo culto.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Malachia 1

1 Introduzione a Malachia

L'ultimo profeta dell'Antico Testamento, come il precursore di nostro Signore, che ha preannunciato sotto il proprio nome. "Il messaggero del Signore", voleva essere solo "la voce di uno che grida nel deserto"; come il suo grande successore, che raccolse il suo messaggio, quando gli fu chiesto: “Chi sei? Che ne dici di te stesso?" disse Giovanni 1:23 : “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: Raddrizza la via del Signore.

” Non menziona né la sua parentela, né il luogo di nascita, né la data; né ha aggiunto il nome del suo ufficio, e ha lasciato da indovinare, se il nome sotto il quale è conosciuto, era il nome che portava tra gli uomini; così del tutto volle essere nascosto. Nessuno prima di lui è registrato per aver portato il suo nome. Può darsi che l'abbia strutturato per se stesso e abbia voluto essere conosciuto solo come ciò che designava, "il messaggero del Signore.

Questo era un titolo preferito da lui, poiché, in questa breve profezia, lo usa, come descrivendo l'ufficio del sacerdote, e quello del precursore Malachia 2:7; Malachia 3:1; considerando che, prima di lui, tranne una volta da Aggeo e una volta da Isaia Aggeo 1:13; Isaia 42:19 , era stato usato solo dagli angeli benedetti.

Tuttavia, non c'è motivo di pensare che non fosse il suo nome. Anche la Settanta, che la parafrasa, "il suo messaggero", prefissa al libro il nome Malachia; e il titolo, "il mio messaggero", non avrebbe descritto che era "il messaggero di Dio", poiché il nome di Dio non lo aveva preceduto. "Se i nomi devono essere interpretati", dice Girolamo, "e la storia deve essere inquadrata da essi, non un significato spirituale da derivare, allora Osea, che è chiamato Salvatore, e Gioele il cui nome significa 'Signore Dio', e il gli altri profeti non saranno uomini, ma angeli o il Signore e Salvatore, secondo il significato del loro nome.

"Nessuna enfasi particolare è stata posta sul nome, anche dagli origenisti, che supponevano Aggeo, Malachia e Giovanni l'immersore fossero angeli. Lo stesso Origene supponeva che Giovanni l'Immersore fosse un angelo in forma umana, e Melchisedec, così come Malachia. Più ampiamente, che "divennero le parole dei profeti".

Al tempo di nostro Signore, alcuni lo consideravano Esdra, forse per il suo zelo per la Legge. La sua data deve, tuttavia, essere posteriore, poiché non si fa menzione della costruzione del tempio, il cui servizio era nel suo ordine regolare. Nel Nuovo Testamento, come altri dei dodici, è citato senza il suo nome, né la sostanza della sua profezia, è parlato o accennato, senza alcun riferimento ad alcun autore umano Luca 1:17 , Luca 1:76; Matteo 17:10; Giovanni 1:21; così il suo desiderio di rimanere nascosto fu completamente soddisfatto.

Eppure probabilmente ebbe una parte importante nella riforma, alla quale Neemia cooperò esteriormente, e per far sì che, dopo che, alla scadenza dei suoi 12 anni di carica Nehemia 5:14 , fosse tornato in Persia, ottenne il permesso di visitare il suo possedere nuovamente la terra Nehemia 13:6 , a quanto pare per un breve periodo.

Infatti accenna all'ottenimento di tale permesso, in connessione con gli abusi a Gerusalemme, avvenuti in sua assenza, e che ha cominciato a riformare, subito al suo arrivo. Ma tre principali abusi, la negligenza del servizio di Dio, la contaminazione del sacerdozio e del loro patto, e la crudeltà verso le loro stesse mogli ebree, divorziandole per far posto alle idolatre, sono oggetto dei rimproveri di Malachia.

Neemia trovò queste pratiche apparentemente dilaganti. Non è quindi probabile che siano stati, prima, i soggetti della denuncia di Malachia, né le sue misure energiche probabilmente furono infruttuose, così che ci sarebbe stata occasione per queste denunce in seguito. Rimane, quindi, come il più probabile, che Malachia, come profeta, abbia collaborato con Neemia, come autorità civile, come Aggeo e Zaccaria avevano fatto con Zorobabele, “Così Isaia cooperò con Ezechia; Geremia con Giosia. Di una mera riforma esteriore non c'è istanza” nella storia ebraica.

Non risulta se Neemia, al suo ritorno, sia stato investito dal re di Persia di un'autorità straordinaria per queste riforme, né se sia stato nominato loro governatore. Il breve resoconto non lascia spazio alla menzione. Non c'è quindi alcuna obiezione alla contemporaneità di Malachia e Neemia, che, mentre Neemia, mentre governatore, "non richiese il pane del governatore", i.

e., l'indennità concessagli dal governo persiano, come imposta sul popolo, Malachia rimprovera il popolo che non avrebbero offerto al loro governatore le povere cose che hanno offerto a Dio Onnipotente, o che il governatore non l'avrebbe accettato, in quanto sarebbe un insulto piuttosto che un atto di rispetto. Per:

(1) la questione in Malachia è di un'offerta gratuita, non di un'imposta;

(2) Neemia dice che non “lo richiese”, non che non lo avrebbe accettato;

(3) non ci sono prove che fosse ora governatore, né

(4) qualsiasi motivo per cui non avrebbe dovuto accettare nella loro condizione migliorata, ciò che non "richiedeva Nehemia 5:18 , perché la schiavitù era pesante su questo popolo".

I regali erano, come sono ancora, un atto di cortesia comune in Oriente.

Come Giovanni l'immersore, anche se lontano, ha preparato la via del Signore con la predicazione del pentimento. Più di altri profeti, svela a se stessi sacerdoti e persone, interpreta loro i loro pensieri e mette quei pensieri in un linguaggio brusco e nudo, immaginandoli come restii a ogni accusa che ha mosso contro di loro. Non erano, senza dubbio, ipocriti consapevoli. Perché l'ipocrisia cosciente è il peccato degli individui, scimmiottando le grazie che gli altri possiedono e che non hanno, ma vogliono essere tenuti in considerazione per avere.

Qui è la massa che è corrotta. Il vero Israele è l'eccezione Malachia 3:16 - "coloro che temevano il Signore, i gioielli di Dio Onnipotente". È l'ipocrisia dell'autoinganno, che si accontenta di un servizio scadente, limitato, esteriore, e si butta su di esso. Malachia spiega loro il significato dei loro atti. La sua tesi sono loro stessi, che spiega loro.

Interpreta se stesso, mettendo loro in bocca parole, presagi di una semplice incoscienza o della bontà di Dio o del proprio male Malachia 1:2. "Eppure dici: in che cosa ci hai amati?" Questo era il loro pensiero interiore, come è il pensiero di tutti, ingrati a Dio. Ma la sua caratteristica è che mette questi pensieri in brusche, audaci parolacce, che potrebbero spaventarli per la loro orribilità, come se dicesse: "Questo è ciò che significano i tuoi atti.

” Esibisce il verme e il decadimento, che giaceva sotto l'esterno imbiancato Malachia 1:6. "Dici: in che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome?" Forse stavano già imparando a non pronunciare il Nome proprio di Dio, mentre lo facevano disprezzare. Oppure lo pronunciavano con riverente pausa, mentre mostravano di tenere a buon mercato Dio e il Suo servizio Malachia 1:7.

“Voi dite: La mensa del Signore è spregevole Malachia 1:7 , Malachia 1:12. Voi dite che la tavola del Signore è contaminata; e il suo frutto, la sua carne, è disprezzabile”. Lo dicevano i loro atti. Che lettura di pensieri Malachia 1:13 ! "Anche voi avete detto: Ecco, che stanchezza!" È il linguaggio del cuore in ogni devozione Malachia 2:14.

"Dici, perché?" come se innocentemente inconsapevole della base del giudizio di Dio Malachia 3:8. "Dove ti abbiamo derubato?" La lingua di coloro che considerano la terra come la propria Malachia 2:17. “Voi dite: in che cosa l'abbiamo stancato? Quando dici: Chiunque fa il male è buono agli occhi del Signore, ed Egli si compiace in loro, oppure: Dov'è il Dio del giudizio? Il discorso del cuore in tutta invidia per la prosperità dei malvagi!

Eppure l'oggetto di tutto questo che li spiega a se stessi, è il loro pentimento. Abbiamo già l'ipocrisia dei farisei e la negazione della Provvidenza di Dio da parte dei sadducei. E abbiamo già la voce di John the Immerser, "dell'ira a venire". Hanno professato a Malachia 3:1; Malachia 4:1 "Rallegratevi della venuta del messaggero dell'alleanza"; tuttavia le loro azioni erano tali da essere bruciate dal fuoco della Sua venuta, non ricompensate.

Farisei e Sadducei non sono che due rami della stessa empietà; I farisei, mentre speravano con atti esteriori di essere in favore di Dio, diventano, almeno, sadducei segreti, quando la speranza viene meno. In primo luogo, si giustificano. Dio aveva detto loro Malachia 2:8 “Voi vi siete allontanati: vi ho resi vili, perché non avete osservato le mie vie.

Dicono Malachia 3:14 , “È vano servire Dio; e quale vantaggio, se abbiamo osservato la sua ordinanza?" (affermando che avevano fatto ciò che Dio li chiamò al pentimento per non aver fatto) Dio disse Malachia 2:13 , "Avete coperto di lacrime l'altare del Signore", le lacrime delle loro mogli offese; insistono sulle proprie austerità Malachia 3:14 , “abbiamo camminato tristemente davanti al Signore nostro Dio.

Poi viene la parte sadduceo. Dio li aveva chiamati all'obbedienza e aveva detto ( Malachia 3:10 , וּבתנוּני ûb e thânûnı̂y ), "Provami ora con la presente: essi dicono, ( Malachia 3:15 , בצנוּ bâchănû ), gli operatori di malvagità hanno dimostrato Dio e sono salvati .

“Dio ha promesso. “Tutte le nazioni ti chiameranno beata”; rispondono, “e ora chiamiamo beati i superbi. Che cosa abbiamo detto contro di te?" è l'ultima domanda autogiustificativa, che Malachia registra di loro; e questo, pur rimproverando a Dio l'inutilità di servirlo, e scegliendo la sorte di coloro che lo rigettavano.

Al che Malachia abbandona questa classe alla propria cecità. C'era speranza in mezzo a qualsiasi peccato. Tuttavia, si ribellò a Dio. Questa era una negazione finale della Provvidenza di Dio e il rifiuto di Se stesso. Così Malachia si chiude con la stessa profezia, con la quale Giovanni l'immersore ha preparato la venuta di nostro Signore: “Il suo ventaglio Luca 3:17 è nella sua mano, ed Egli purificherà completamente il suo pavimento; e raccoglierà il grano nel suo granaio, ma la pula la brucerà con un fuoco inestinguibile.

L'indicibile tenerezza di Dio verso "coloro che temono il suo nome" e la severità verso coloro che alla fine si ribellano, non sono forse dichiarate in modo più vivido che in queste parole conclusive dell'Antico Testamento. Eppure l'amore di Dio, come sempre, predomina; e l'ultimo profeta si chiude con la parola “Ricordati”, e con uno sforzo in più per scongiurare la maledizione che si stavano attirando.

Eppure nessun profeta dichiara più espressamente il rifiuto del popolo, al quale veniva a servire, la chiamata dei Gentili, il culto universale, in terra, di Colui che fino ad allora era adorato solo dai Giudei; e che, non a Gerusalemme, ma ogni offerta, al proprio posto, il sacrificio che fino a quel momento (come avevano sperimentato di recente, nella loro prigionia a Babilonia) poteva essere offerto solo a Gerusalemme.

Solo a lui era riservata la profezia del sacrificio insanguinato, che doveva essere offerto a Dio "in ogni luogo" in tutto il mondo "dal sorgere del sole al suo tramonto". È stato detto: "Malachia è come una tarda sera, che chiude una lunga giornata, ma è allo stesso tempo il crepuscolo mattutino che porta nel suo seno un giorno glorioso".

“Quando la profezia doveva essere ritirata dall'antica Chiesa di Dio, la sua ultima luce si mischiava con i raggi nascenti del Sole di Giustizia. In un certo senso combinava una retrospettiva della Legge con i segni specifici più chiari dell'avvento evangelico Malachia 4:4. Ricordatevi della legge di Mosè, mio ​​servitore, che gli comandai sul monte Horeb, per tutto Israele, con gli statuti e le sentenze.

Ecco, io ti mando il profeta Elia, prima del giorno grande e tremendo del Signore. La profezia era stata l'oracolo del giudaismo e del cristianesimo, per sostenere l'autorità dell'uno e rivelare la promessa dell'altro. E ora le sue ultime ammonizioni erano come quelle di un fedele ministro che parte, abbracciando e riassumendo i suoi doveri. Rinunciando alla sua carica al precursore personale di Cristo, è spirata con il Vangelo sulle labbra”.

Una scuola, che considera i “profeti” principalmente come “poeti”, dice che “il linguaggio è prosaico e manifesta lo spirito decadente della profezia”. L'ufficio dei profeti era quello di trasmettere con parole forti, che Dio aveva dato loro, il suo messaggio al suo popolo. La forma poetica non fu che un incidente. Dio, che conosce i cuori delle sue creature che ha fatto, sa meglio di noi perché ha scelto un tale strumento.

Zaccaria, pieno di fantasia, aveva scelto alcuni anni prima. Ma ha conservato nella storia il racconto delle parole che Zaccaria pronunciò, non le parole con cui sollecitò la ricostruzione del tempio, nel suo stesso libro. Se Malachia avesse parlato in un linguaggio fantasioso, come quello di Ezechiele, al quale Dio dice Ezechiele 33:32 , "tu sei per loro come un canto molto amabile di uno che ha una voce piacevole e sa suonare bene uno strumento, ed essi odono le tue parole e non le mettono in pratica”, può essere che avrebbero agito allora, come fecero al tempo di Ezechiele.

Può darsi che tempi come quelli di Malachia, apatico, autogiustificato, lamentoso, compiacente, avesse bisogno di una voce più severa, più brusca, più sorprendente per svegliarli. "La saggezza è stata giustificata dai suoi figli".

Dio ha operato da lui una riforma per il momento: ha dato attraverso di lui un avvertimento alla generazione, quando il nostro Signore sarebbe venuto, che sarebbe venuto, come loro Giudice e loro Salvatore, e, come sarebbero stati in piedi nel giorno della sua venuta. Lo diede come libro a tutta la Sua Chiesa, per distinguere l'apparenza dal vero servizio. Le parole di commiato sono sempre solenni, come chiudono il passato e aprono davanti a noi un futuro di aspettative.

La posizione di Malachia, come l'ultimo dei profeti, ci invita a prepararci più solennemente per quel giorno terribile, la seconda venuta di nostro Signore, che ha predetto, insieme alla prima venuta, avvertendoci di non ingannare noi stessi, nell'incoscienza del nostro male e ricordo del nostro apparente bene, finché Egli ci professa Matteo 7:23 : “Io non ti ho mai conosciuto; allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità».

Il peso della parola del Signore a Israele - o “La parola del Signore è pesante, perché è chiamata peso, eppure ha qualcosa di consolante, perché non è 'contro', ma contro Israele. Perché una cosa è quando scriviamo a questa o quella persona; un altro, quando scriviamo 'contro' questa o quella persona; l'una è la parte dell'amicizia, l'altra l'ammissione aperta dell'inimicizia”.

“Per mano di Malachia;” per mezzo di lui, come strumento di Dio, depositato presso di lui; come Paolo parla di 1 Corinzi 9:17; Tito 1:3 , “la dispensazione del Vangelo 2 Corinzi 5:19 , il Signore della riconciliazione; Galati 2:7 , il Vangelo dell'incirconcisione, essendogli affidato”.

2 Ti ho amato, dice il Signore - Che volume delle relazioni di Dio con noi in due semplici parole: "Ti-ho-amato" . Così Dio non parlerebbe, a meno che non amasse ancora. "Ti ho amato e ti amo", è la forza delle parole. Quando? E da quando? In tutta l'eternità Dio ha amato; in tutto il nostro passato, Dio ha amato. I segni del Suo amore, passato o presente, nel bene o nell'apparente male, non sono che un effluvio di quell'amore eterno.

Lui, l'Immutabile, ha sempre amato, come dice l'apostolo dell'amore 1 Giovanni 4:19 , "noi lo amiamo, perché ci ha amati per primo". La liberazione dalla schiavitù dell'Egitto, il renderli Suoi Romani 9:4 , "persone speciali, l'adozione, l'alleanza, il dono della Legge, il servizio di Dio e le Sue promesse", tutte le diverse misericordie coinvolte in questi, il nutrirsi con la manna, la liberazione dai nemici ogni volta che tornavano a Lui, la loro recente restaurazione, il dono dei profeti, erano tante singole pulsioni dell'eterno amore di Dio, uniforme in se stessa, molteplice nelle sue manifestazioni.

Ma è più di una dichiarazione del suo amore eterno. "Ti ho amato;" Dio direbbe; con “un amore speciale, un amore più che ordinario, con più pegni d'amore, che agli altri”. Allora Dio porta all'anima penitente il pensiero della sua ingratitudine: io ho amato “te”: io, te. E tu hai detto: "Dove ci hai amati?" È una caratteristica di Malachia esibire in tutta la sua nudità l'ingratitudine dell'uomo.

Questa è l'unica voce delle lamentele di tutte le persone, ignorando tutte le misericordie passate e presenti di Dio, in vista dell'unica cosa che Egli nega, anche se non osano Salmi 78:11 a parole: “Dove ci hai amati Salmi 78:11 ? In poco tempo dimenticarono le sue opere e le meraviglie che aveva mostrato loro Salmi 106:13 : si affrettarono, dimenticarono le sue opere”.

“Non era il fratello di Esaù Giacobbe! dice il Signore: io ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù». “Mentre erano ancora nel grembo della loro madre, prima che l'uno o l'altro bene o male si abbandonassero, Dio disse alla loro madre Genesi 25:23 : Il maggiore servirà il minore. L'odio non era un odio appropriato e formato (poiché Dio non poteva odiare Esaù prima di peccare) ma solo un amore minore”, che, in confronto al grande amore per Giacobbe, sembrava come se non fosse amore.

“Così dice Genesi 29:31. Il Signore vide che Lea era odiata; dove l'abbandono di Giacobbe per Lea, e l'amore minore di quello per Rachele, è chiamato 'odio'; eppure Giacobbe non odiava letteralmente Lea, che amava e curava come sua moglie”. Questo amore più grande si manifestava preferendo i Giudei agli Edomiti, dando agli Ebrei la sua legge, Chiesa, tempio, profeti e sottomettendo loro Edom; e soprattutto nella recente liberazione «Non parla direttamente di predestinazione, ma di preelezione, ai beni temporali». Dio ha dato entrambe le nazioni allo stesso modo ai Caldei per la punizione dei loro peccati; ma i Giudei li riportò indietro, Edom li lasciò non restaurati.

3 E ho fatto dei suoi monti un deserto e la sua eredità per gli sciacalli del deserto - o

Malachia attesta il primo stadio di adempimento della profezia di Gioele 3:19 ( Gioele 3:19 , vol. i. pp. 214, 215), "Edom sarà un deserto desolato". Nelle cose temporali, la benedizione di Esaù era identica a quella di Giacobbe; “il grasso della terra e la rugiada del cielo dall'alto”; e il terreno fertile sui terrazzi dei suoi fianchi di montagna, benchè ora non produca altro che una bella vegetazione selvaggia, e le sue profonde vallate, attestano ciò che dovevano essere una volta, quando artificialmente annaffiato e coltivato.

La prima desolazione deve essere stata attraverso Nabucodonosor, nella sua spedizione contro l'Egitto, quando sottomise Moab e Ammon; ed Edom si mise sulla sua strada, come Geremia aveva predetto Geremia 25:9 , Geremia 25:21.

4 Mentre Edom dice -o.

Siamo impoveriti - o, ידשׁשׁ .), o, più probabilmente, "siamo stati schiacciati". O dà un senso adeguato. L'autostima umana ammetterà qualsiasi cosa, quanto al passato; anzi, esagererà anche il male passato a se stesso, "Schiacciaci come possono, ci alzeremo e ripareremo le nostre perdite". Così Efraim disse dell'antico Isaia 9:9 , "nell'orgoglio e nella fermezza di cuore: I mattoni sono caduti, ma noi edificheremo con pietre squadrate; i sicomori sono tagliati, ma li trasformeremo in cedri.

È l'unico linguaggio di ciò che si definisce "indomito"; in altre parole, “indomabili”, conquistatori o ogni altro giocatore d'azzardo; “ripareremo le nostre perdite”. Tutto è di nuovo puntato e perso.

“Li chiameranno confine della malvagità”. In precedenza, aveva il suo nome proprio, "il confine di Edom", come altri paesi Esodo 10:14 , Esodo 10:19 , "tutto il confine dell'Egitto Deuteronomio 2:18 , il confine di Moab 1Sa 11:3, 1 Samuele 11:7; 1 Samuele 27:1; 1 Cronache 21:12 , tutto il confine d'Israele 2 Cronache 11:13 , il confine d'Israele Giudici 11:22 , tutto il confine degli Amorrei.

” D'ora in poi, non dovrebbe più essere conosciuto con il proprio nome; ma come "il confine della malvagità", dove prima dimorava la malvagità, e, quindi, il giudizio di Dio e la sua desolazione vennero su di essa, "una terra maledetta". In modo simile, Geremia dice qualcosa di Gerusalemme ( Geremia 22:8. Confronta Deuteronomio 29:23.

) “Molte nazioni passeranno da questa città, e diranno, ciascuno al suo vicino: Perché il Signore ha fatto questo a questa grande città? Allora risponderanno: Perché hanno abbandonato l'alleanza del Signore loro Dio, hanno adorato altri dèi e li hanno serviti». Solo Israele manterrebbe il suo nome, come ha fatto; Edom dovrebbe essere cancellato completamente e per sempre.

5 E i tuoi occhi vedranno - Il piacere maligno nel guardare la miseria della Giudea e di Gerusalemme, era stato un peccato speciale di Edom: ora Dio avrebbe mostrato a Giuda il frutto del suo rovesciamento, e la Sua bontà verso se stessi. , "Avete la certezza del suo amore verso di voi e della sua provvidenza su di voi, quando vedete che siete tornati alla vostra terra e che potete abitarla, ma non possono farlo: ma "costruiscono e io demolisco", e voi , quindi, lodate e magnificate il mio nome per questo, e direte: "Il Signore sarà magnificato sul confine d'Israele, i.

e., la Sua grandezza sarà sempre manifesta su di te;" in alto ed esaltato oltre il confine d'Israele, che manterrà il suo nome, mentre Edom sarà cessato di esistere. La malvagità dà il nome al confine di Edom, poiché nella visione di Zaccaria fu rimosso e si stabilì a Babilonia Zaccaria 5:8 , Zaccaria 5:11.

6 Un figlio onora suo padre e uno schiavo il suo signore - Avendo parlato dell'amore di Dio, si rivolge all'ingratitudine dell'uomo. Dio fa appello ai primi sentimenti del cuore umano, alla relazione tra genitore e figlio, o, in mancanza, al naturale interesse personale di coloro che dipendono dai loro simili. Un “figlio” per istinto di natura, per legge non scritta scritta nel cuore, “onora suo padre.

Se non lo fa, si considera che abbia infranto la legge della natura, che sia un figlio innaturale. Se lo è, come dovrebbe essere per natura, lo onora davvero. Non parla nemmeno dell'amore, sul quale potrebbero illudersi. Parla di "onore", solo di riverenza esteriore; che chi non si mostra, si condannerebbe apertamente come un figlio innaturale, un cattivo schiavo. "Certo", direbbero gli ebrei, "i figli onorano i genitori e schiavi i loro padroni, ma che cos'è questo per noi?" Dio rivolge loro la propria ammissione mentale.

"Se sono un padre". “Anche se, prima che tu nascessi, ho cominciato ad amarti in Giacobbe come figli, tuttavia scegli con quale titolo mi chiamerai: o sono tuo Padre o tuo Signore. Se padre, rendimi l'onore dovuto a un padre, e offrimi la pietà degna di un genitore. Se un Signore, perché mi disprezzi? Perché non temi il tuo Signore?" Dio era il loro Padre per creazione, poiché è Padre di tutti, come Creatore di tutti.

Era diventato loro Padre in un modo più vicino, mediante la redenzione temporale e l'adozione come Suo popolo speciale, creandoli per essere una nazione alla Sua gloria. Questo è stato insegnato loro a confessare nella loro salmodia Salmi 100:3 “Egli ha fatto noi, e non noi stessi; noi siamo il suo popolo e le pecore del suo pascolo». Questo titolo Dio aveva dato loro in vista degli egiziani Esodo 4:22 , "Israele è mio figlio, il mio primogenito:" di questo ricordava loro Osea; Osea 11:1 , "Quando Israele era bambino, io lo amavo e chiamavo mio figlio dall'Egitto"; e Geremia li rassicurò Geremia 31:9 , "Io sono un padre per Israele ed Efraim è il mio primogenito:" questo, Isaia aveva supplicato Dio Isaia 63:16, “Senza dubbio tu sei nostro Padre, sebbene Abramo ci ignori e Israele non ci riconosca.

Tu, o Signore, sei nostro Padre, nostro Redentore, il tuo nome è dall'eterno Isaia 64:8. Ed ora, o Signore, tu sei nostro Padre; noi l'argilla e tu il nostro vasaio; e noi tutti, opera delle tue mani». Dio aveva impresso questa Sua relazione con il Padre, nell'avvertimento profetico di Mosè; Deuteronomio 32:6 “Voi ricambiate così il Signore, o popolo stolto e stolto? Non è il Padre tuo che ti ha comprato? non ti ha egli creato e stabilito?». “Dio è il Padre dei fedeli:

1) per creazione;

2) dalla conservazione e dal governo;

3) da alimenti;

4) dalla cura paterna e dalla provvidenza;

5) per fede e grazia, per cui ci giustifica e ci adotta come figli ed eredi del suo regno”.

"Se sono un padre". Non mette in dubbio di essere nostro Padre; ma, con la disobbedienza, noi nei fatti lo neghiamo. La nostra vita nega ciò che professiamo a parole. "Dov'è il mio onore?" Perché non obbedite ai miei precetti e non mi onorate con atti di adorazione; pregare, lodare, ringraziare, sacrificare e compiere riverentemente ogni opera di Dio? Per Geremia 48:10. maledetto chi compie con frode l'opera del Signore».

"E se io sono il tuo Signore, come certamente sono, e specialmente per singolare provvidenza." “Egli è nostro Signore con gli stessi titoli, che è nostro Padre, e per altri, poiché ci ha redenti e ci ha acquistati a Sé mediante il Sangue di suo Figlio; che Egli è la Maestà Suprema, che tutta la creazione è tenuta a servire; che, ponendoci davanti la ricompensa della gloria eterna, ci ha assunti come servi e operai nella sua vigna.

“Solo Dio è Signore per sovranità universale, autorità subordinata e fonte originaria di leggi, precetti, diritti; e tutti gli altri signori sono solo come ministri e strumenti, rispetto a Lui, il Signore e l'Operatore originale di tutto. Quindi, dice Isaia 42:8 , “Io sono il Signore; questo è il mio nome e la mia gloria non la darò a nessun altro».

"Dov'è la mia paura?" che dovrebbe essermi mostrato. “Se sei un servo, rendi al Signore il servizio della paura; se figlio, mostra al Padre tuo il sentimento della pietà. Ma tu non rendi grazie, né ami né temi Dio. Allora o sei un servo contumace o un figlio orgoglioso». “La paura include riverenza, adorazione, sacrificio, tutta l'adorazione di Dio”. “Chi teme non è troppo curioso, ma adora; non è curioso, ma loda e glorifica”.

“La paura è duplice; servile, per cui si teme la punizione, non la colpa; filiale, per cui si teme la colpa. Allo stesso modo il servizio è duplice. Un servo con un servizio di timore, puramente servile, non merita di essere chiamato figlio di Dio, né è in stato di salvezza, non avendo amore. Perciò Cristo, distinguendo un tale servo da un figlio di Dio per adozione, dice Giovanni 8:35 : "Il servo non rimane in casa per sempre, ma il figlio rimane sempre; e ancora Giovanni 15:15 , Il servo non sa quale sia il suo Signore fa.

Ma un servo, il cui servizio è di amore puro e filiale, è anche figlio, di cui il Salvatore dice Matteo 25:21 , Matteo 25:23 : “ Matteo 25:23 bene, servo buono e fedele, entra nella gioia di tuo Signore». Ma poiché qui si fa distinzione tra il figlio e il servo, sembra che parli di timore servile, il quale, sebbene non giovi bene e meritoriamente, i.

e., con retta intenzione e dall'amore, tuttavia si ritrae dal male, ed è l'inizio della sapienza, perché dispone alla grazia. Perciò è scritto (Ecclesiastico 1:21), "Il timore del Signore scaccia i peccati", e ancora la Scrittura dice Proverbi 16:6 , "Per timore del Signore gli uomini si allontanano dal male".

“Dio chiede di essere temuto come Signore, onorato come Padre, amato come Marito. Qual è il più importante di questi? Amare. Senza questo, la paura ha tormento, l'onore non ha grazia. La paura, quando non è liberata dall'amore, è servile. L'onore, che non viene dall'amore, non è onore, ma adulazione. L'onore e la gloria appartengono a Dio Solo; ma nessuno dei due accetterà Dio, a meno che non sia condito con il miele dell'amore”.

"Dice il Signore a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome", letteralmente "disprezzatori del mio nome", abitualmente al di sopra degli altri. Il disprezzo di Dio veniva soprattutto da coloro che più erano tenuti ad onorarlo. i sacerdoti, in quanto consacrati a Dio, appartenevano in modo speciale a Dio. “Malachia inizia la sua profezia e correzione mediante la correzione dei sacerdoti; perché la riforma dello stato e dei laici dipende dalla riforma del clero e del sacerdote, per Osea 4:9 , "come è il sacerdote, tale è anche il popolo?" Si rivolge, con una subitaneità che deve essere stata loro sorprendente, a loro come al centro dell'offesa.

"E dici: in che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome?" Prima era l'ignoranza dell'amore di Dio: ora è l'ignoranza di sé e del peccato. Si mostrano innocenti e sono inconsapevoli di ogni peccato. Si dicevano senza dubbio (come fanno molti ora) “non possiamo farne a meno; facciamo del nostro meglio, date le circostanze". Senza una certa conoscenza dell'amore di Dio, non può esserci alcun senso del peccato; senza alcun senso del peccato, nessuna conoscenza del suo amore.

Si mettono sulla difensiva, sono semplicemente sorpresi, come Caino, Genesi 4:9 , "Sono il custode di mio fratello?" o molti dei perduti nel giorno del giudizio Matteo 7:22 , “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome? E nel tuo nome hai scacciato i demoni? E nel tuo nome hai compiuto molte opere meravigliose?” eppure erano per tutto il tempo “operatori di iniquità”, ai quali Egli dirà: “Non ti ho mai conosciuto.

” E Matteo 25:44 , Matteo 25:46 dice: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato, o assetato, o straniero, o nudo, o malato, o in prigione, e non ti abbiamo servito?” Eppure “andranno alla punizione eterna”.

7 Offrire pane contaminato sul Mio altare - Questa, continuando con le parole, "disprezzatori del Mio Nome", è la risposta alla loro domanda: "Dove abbiamo disprezzato il Tuo Nome?" Il “pane” poteva stare, di per sé, sia per il pane di presentazione, sia per la מנחה minchāh, offerta di pasto, che era il necessario accompagnamento dei sacrifici e talvolta del tutto.

Ma qui il “pane inquinato” non può essere il pane della presentazione, poiché questo non fu posto sull'altare, ma sulla propria mensa; e sebbene l'altare sia, come qui, chiamato anche "tavola", in relazione al sacrificio qui consumato, "la tavola" dei pani di presentazione non è da nessuna parte chiamata "altare". Il profeta quindi intende per "pane", o l'oblazione, che rappresenta il sacrificio, o le offerte del fuoco, come in Ezechiele Ezechiele 44:7 , "Quando offrite il mio pane, il grasso e il sangue;" e in Levitico "offrono le offerte del Signore, fatte mediante il fuoco, il pane del loro Dio"; e dell'“offerta di pace Levitico 3:11 , il sacerdote lo brucerà sull'altare; il pane dell'offerta fatta mediante il fuoco al Signore:” e in particolare, di animali con difetti, come questi, è vietatoLevitico 22:25 : "Neppure di mano di un estraneo Levitico 22:25 il pane del vostro Dio di alcuno di questi, perché la loro corruzione è in loro, le macchie in loro: non saranno accettati per voi". Era, per così dire, una festa di Dio con l'uomo, e ciò che è stato sottratto all'uso dell'uomo dal fuoco, è stato come consumato da Dio, al quale è stato offerto.

Era “inquinato”, in quanto contrario alla legge di Dio che vietava di sacrificare qualsiasi animale, “zoppo o cieco” o con “qualsiasi macchia”, in quanto in contrasto con la perfezione tipica del sacrificio. Anche i Gentili erano attenti alla perfezione dei loro sacrifici.

“Cieco è il sacrificio dell'anima, che non è illuminata dalla luce di Cristo. Zoppo è il suo sacrificio di preghiera, che viene con una mente doppia per supplicare il Signore”. “Egli offre un debole, il cui cuore non è stabilito nella grazia di Dio, né dall'ancora della speranza fissata in Cristo. Queste parole sono pronunciate anche contro coloro che, essendo ricchi, offrono al Creatore le cose più economiche e minime, e fanno piccole elemosine”.

"E voi dite: con che cosa vi abbiamo contaminato?" È un'espressione audace. Eppure una parola, alla quale siamo troppo mal abituati, che esprime ciò che i più hanno fatto, “disonore a Dio”, arriva allo stesso modo. Sebbene meno audaci nell'espressione, hanno lo stesso significato di Ezechiele 13:19. “Mi contaminerai ancora tra il mio popolo?” o Ezechiele 20:9 , Ezechiele 20:14 , Ezechiele 20:22 , “affinché il mio nome non sia contaminato davanti al pagano Ezechiele 43:7.

Il mio santo nome Israele non contaminerà più Ezechiele 39:7 , "Non lascerò più contaminare il mio nome". «Molto più nella nuova legge, nella quale il Sacrificio è Cristo stesso Dio nostro, onde l'Apostolo dice espressamente 1 Corinzi 11:27 : «Chi mangia questo pane e beve indegnamente questo calice del Signore, sarà reo del corpo e sangue del Signore.

"Poiché quando vengono violati i sacramenti, viene violato lui stesso, di cui sono i sacramenti". Dio parla dei nostri atti con una semplicità svelata, che non dovremmo osare usare. “Come ci è detto che santifichiamo Dio, quando lo serviamo in santità e giustizia, e così, per quanto in noi giace, mostra che Egli è santo; così si dice che lo contaminano, quando ci comportiamo in modo irriverente e malvagio davanti a lui, specialmente nel suo culto, e quindi, per quanto in noi si trova, mostriamo che non è santo e deve essere disonorato”.

"In quanto voi dite, la tavola del Signore è spregevole", letteralmente "disprezzabile è", e quindi qualsiasi cosa spregevole potrebbe essere offerta su di essa. Probabilmente lo dicevano, non a parole, ma con i fatti. O, se a parole, con parole plausibili. "Dio non richiede l'ornamento dell'altare, ma la devozione degli offerenti". “A che serve se offriamo il meglio? Sii ciò che offriamo, ciò che può essere consumato dal fuoco.

"Il pretesto insieme di avarizia e gola!" E così hanno tenuto il meglio per se stessi. Erano poveri, al loro ritorno dalla prigionia. Comunque, i sacrifici sono stati offerti. Cosa potrebbe importare a Dio? E così rinunciarono alla legge di Dio.

“Così in questo giorno vediamo alcuni sacerdoti e prelati, splendidi nelle loro mense e feste, sordidi nell'altare e nel tempio; sul tavolo ci sono costosi tovaglioli e vino; sull'altare lino strappato e vino piuttosto che vino». “Noi inquiniamo il pane, cioè il Corpo di Cristo, quando ci avviciniamo indegnamente all'altare e, contaminati, beviamo quel puro Sangue e diciamo: 'La mensa del Signore è spregevole'; non che qualcuno osi dire questo, ma le opere dei peccatori riversano il disprezzo sulla tavola di Dio».

8 E se offrite i ciechi in sacrificio, non è male? - Altri, "non è male", come dovremmo dire, "non c'è nulla di male in esso". Entrambi implicano, allo stesso modo, una totale inconsapevolezza da parte dell'offerente, che era il male: l'uno, ironia della sorte, che questa era sempre la loro risposta, "non c'è niente che non va"; l'altra è una domanda indignata, "davvero non c'è niente che non va?" E questo sembra il più naturale.

Il sacrificio dei "ciechi" e degli "zoppi" era espressamente vietato nella legge Deuteronomio 15:21 , e gli ammalati in molteplici varietà di malattie animali. “ Levitico 22:22 non Levitico 22:22 ciò che ha un difetto , né cieco né con un arto rotto, né ferito, né spelacchiato, né squamoso, né forforato.

La perfezione era un principio essenziale del sacrificio; se, come nel sacrificio quotidiano, o nel peccato o nelle offerte per la colpa, tipiche del Sacrificio tutto perfetto, o nell'olocausto, dell'intera auto-oblazione. Ma costoro sapevano meglio di Dio ciò che era conveniente per lui e per loro. La sua legge doveva essere modificata dalle circostanze. Non sarebbe così particolare (come la gente ora dice così spesso).

È dunque conveniente offrire a Dio ciò che nelle medesime circostanze l'uomo non offrirebbe all'uomo? Contro questi pensieri oziosi, ingrati, avidi Dio dice:

“Offrilo ora al tuo governatore”. Fa appello al nostro pensiero istintivo di correttezza nei confronti del nostro prossimo, che così spesso può essere una prova per noi. Nessuno penserebbe di agire con un simile, come fanno con Dio Onnipotente. Chi si sarebbe preparato diligentemente per ricevere un grande della terra e voltargli le spalle, quando sarebbe venuto? Ma cos'altro è il comportamento della maggior parte dei cristiani dopo la santa comunione? Se non vuoi fare questo a un uomo mortale, che non è che polvere e cenere, tanto meno a Dio Onnipotente, Re dei re e Signore dei signori! “Le parole sono un rimprovero per quelle persone più negligenti, che attraverso le loro preghiere vanno a Dio senza timore, attenzione, riverenza o sentimento; ma se devono parlare a qualche grande uomo, prelato o principe, avvicinati a lui con grande riverenza, parla con attenzione e distintamente e ne hai timore.

9 E ora prego, vi prego, Dio o che sarà grazia a voi - Questo non è un invito al pentimento, perché presuppone che Dio non li avrebbe accettato. È piuttosto ironia; “va ora, cerca il favore di Dio, come non vorresti quello del tuo governatore”. "Dalla tua mano", non dai tuoi padri, non dai forestieri, "è stato questo: accetterà persone da te?" L'insolita costruzione sembra implicare una differenza di significato; come se dicesse che non consisteva nella giustizia di Dio, che doveva essere un "accettore di persone" (cosa che dichiara di non essere) che tuttavia sarebbe, se le accettasse, mentre agisce così.

10 Chi c'è anche tra di voi? - Questa avarizia nel servizio di Dio non si limitava a quegli uffici che costavano qualcosa, come i sacrifici. Neppure servizi assolutamente privi di costo, che richiedevano solo un po' di fatica, come quello di chiudere le porte a soffietto del tempio o del cortile esterno, o di portare il fuoco per consumare i sacrifici, farebbero a meno di qualche compenso speciale. Tutto era mercenario e mercenario.

Altri lo hanno espresso come un augurio: "chi c'è in mezzo a voi!" vale a dire, ci fosse uno tra di voi che chiudesse del tutto le porte; così non accenderai il fuoco sul mio altare per nulla, cioè senza frutto! Ma a parte la difficoltà della costruzione, non è il modo di Dio di "spegnere il lino fumante". Colui che dice: "Raccogli i frammenti che rimangono, affinché nulla vada perduto", accetta qualsiasi servizio imperfetto piuttosto che nessuno.

Non spezza l'ultimo anello che lega l'uomo a Sé. Quindi, se o quando Dio avesse voluto che il Suo servizio cessasse, lo avrebbe fatto Lui stesso, come fece con la distruzione del tempio prima della prigionia, o infine dai Romani. Sarebbe stato un atto empio (come è stato fatto solo da Acaz, forse il re più empio d'Israele) 2 Cronache 28:24 , e uno che ha 2 Cronache 28:24 particolare la Sua ira 2 Cronache 29:8 , per chiudere le porte, e con ciò interrompere ogni sacrificio.

Manasse portò l'adorazione di falsi dei nel tempio stesso; Acaz, per quanto in lui risiedeva, abolì il servizio di Dio. Un profeta di Dio non potrebbe esprimere un desiderio, che i pii Israeliti (perché si presuppone che lo facciano per zelo per l'onore di Dio) pongano fine al servizio di Dio.

Riassume con un totale rifiuto di loro, presente e futuro. "Non ho piacere in te;" è un termine di ripudio, a volte di disgusto “né accetterò un'offerta dalle tue mani”. Non dice semplicemente Geremia 6:20 , "i tuoi olocausti non sono accettabili, né i tuoi sacrifici mi sono dolci, ma io non lo accetterò". Così com'erano, così sarebbero stati in seguito. Dio non accetterebbe i loro sacrifici, ma li sostituirebbe.

11 Per - La forma delle parole non esprime se questa dichiarazione si riferisce al presente o al futuro. È un presente vivido, come spesso si usa per descrivere il futuro. Ma le cose di cui si parla mostrano che è futuro. I sacrifici ebraici avevano difetti, in parte accidentali, in parte inerenti. Incidentali erano quelli con cui il profeta li aveva rimproverati; inerente (a parte il loro mero carattere tipico) che non avrebbero mai potuto essere la religione del mondo, poiché erano localmente fissate a Gerusalemme.

Malachia parla loro di un nuovo sacrificio, che dovrebbe essere offerto in tutto il mondo allora pagano, basato sulla Sua nuova rivelazione di Sé stesso a loro. "Poiché grande sarà il mio nome tra i pagani". Il profeta anticipa un'obiezione che potrebbero fargli i giudei. Giosuè 7:9 , "che cosa farà allora Dio al suo grande nome?" Quelli con cui li sostituirebbe, sarebbero più degni di Dio in due modi:

1) in se stessi,

2) nella loro universalità.

"Allora", qualunque cosa adorasse il pagano, anche se alcuni adoravano un "Dio sconosciuto", il Suo "Nome" non era noto a loro, né "grande tra loro". Coloro che lo conoscevano, lo conoscevano non come il Signore del cielo e della terra, ma solo come Dio dei Giudei; le loro "offerte" non erano "pure", ma molte volte contaminate. Un profeta ebreo non poteva essere un apologeta dell'idolatria pagana in mezzo alle sue abominazioni, o metterla allo stesso livello del culto che Dio aveva, per il tempo, stabilito; tanto meno potrebbe presentarlo come il vero servizio gradito a Dio.

Malachia stesso ne parla, come un aggravamento della crudeltà nel divorzio dalle loro mogli, che Malachia 2:11 "sposò la figlia di un dio estraneo".

Il culto di quegli ebrei, che rimasero, per interessi secolari, in paesi stranieri, non poteva essere rappresentato come "l'offerta pura"; poiché non facevano offerte: allora come oggi, essendo queste vietate da Gerusalemme; né il culto di tali ebrei, come erano dispersi nel vasto impero di Persia, sarebbe stato in contrasto con quello di Gerusalemme, come "il" puro culto; altrimenti perché gli ebrei sarebbero dovuti tornare? Sarebbe stata un'abolizione della legge prima del tempo.

Malachia profetizza quindi, come avevano fatto Michea, Isaia, Sofonia Sofonia Sofonia 2:11 , di una nuova rivelazione di Dio, quando e in cui le persone dovrebbero "adorarlo, ognuno dal suo posto, anche tutte le isole del pagano".

Nostro Signore stesso lo spiega e lo amplia nelle sue parole alla Samaritana; Giovanni 4:21 , Giovanni 4:23 , “Donna, credimi, viene l'ora in cui né su questo monte, né ancora a Gerusalemme, adorerete il Padre.

L'ora viene, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è uno Spirito: e coloro che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità", e ha dichiarato il rifiuto dei Giudei, sigillando la propria sentenza contro se stessi Matteo 21:41 , Matteo 21:43 , "Io vi dico, Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti». e prima di Matteo 8:11 , "Molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a sedere con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, e i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre".

"Sarà offerto incenso al mio nome", penso letteralmente, "ci sarà incenso, oblazione fatta al mio nome" (questa è una mera questione di costruzione), "e un'oblazione pura".

Questo sacrificio, che dovrebbe essere offerto, è designato con il nome speciale di "offerta di cibo". ( Levitico 2:7 ( Levitico 2:14 in inglese) e i versi seguenti.) Dio non l'avrebbe accettato dagli ebrei; Lo farebbe, dal Pagano.

Era un sacrificio speciale, offerto da solo come sacrificio incruento, o insieme al sacrificio cruento. ( Levitico 6:17 ( Levitico 6:10 in ebraico)), "È santissimo, come sacrificio per il peccato e come sacrificio per la riparazione". Nel sacrificio quotidiano veniva offerto mattina e sera, con l'agnello. Poiché questo era tipico dello spargimento di sangue prezioso dell'“Agnello senza macchia” sulla croce, così era l'oblazione che l'accompagnava, della santa eucaristia.

I primi cristiani videro la forza della predizione, che il sacrificio era in contrasto con il sacrificio, i sacrifici sanguinosi che si concludevano con "Un sacrificio pieno, perfetto e sufficiente, oblazione e soddisfazione" fatta da nostro Signore "sull'altare della croce per i peccati". del mondo intero”, e quei sacrifici che ha comandato di fare sui nostri altari, in suo memoriale. Così Giustino, che si convertì probabilmente nel 133 a.

d., entro 30 anni dalla morte di Giovanni, dice “Dio ha dunque preventivamente dichiarato che tutti coloro che offrono mediante questo nome quei sacrifici, che Gesù, che è il Cristo, ha comandato di offrire, cioè: nell'Eucaristia del pane e del calice, che in ogni parte del mondo vengono offerti da noi cristiani, gli sono graditi. Ma quei sacrifici, che sono offerti da te e per mezzo di quei tuoi sacerdoti, li respinge del tutto, dicendo: “E io non accetterò le tue offerte dalle tue mani. Poiché dal sorgere del sole fino al suo tramonto, il mio nome è glorificato fra le genti; ma voi la profanate».

Sottolinea inoltre il fallimento della spiegazione ebraica riguardo ai "loro" sacrifici, in quanto la Chiesa era ovunque, non così gli ebrei. “Voi e i vostri maestri ingannate voi stessi, quando interpretate questo passo della Scrittura di quelli della vostra nazione che erano nella dispersione e dite che parla delle loro preghiere e sacrifici fatti in ogni luogo, come puri e graditi, e sapete che parlate falsamente e cercate in ogni modo di imporvi; primo, perché il tuo popolo non si trova, nemmeno ora, dal sorgere al tramonto del sole, ma ci sono nazioni, in cui nessuno della tua stirpe ha mai abitato; mentre non c'è una nazione di popolo, né barbari, né Greci, o da qualunque nome si distinguesse, sia di quelli (nomadi) che vivono nei carri, sia di quelli che non hanno case, o di quei pastori che abitano nelle tende, tra i quali non si offrono preghiere e ringraziamenti al Padre e Creatore di tutte le cose, mediante il nome di Gesù crocifisso. E tu sai che nel tempo in cui il profeta Malachia disse questo, la tua dispersione per tutto il mondo, in cui sei ora, non era ancora avvenuta; come mostra anche la Scrittura”.

Ireneo nello stesso secolo “Prese ciò che è parte della creazione, cioè il pane, e rese grazie, dicendo: 'Questo è il mio corpo'. E similmente la coppa, che è della creazione che ci riguarda, ha professato di essere il Suo stesso sangue, e ha insegnato alla gente la nuova oblazione del Nuovo Testamento; che la Chiesa ricevendo dagli apostoli offre a Dio nel mondo: a Colui che ci dà il nutrimento, primizia dei suoi stessi doni, nel Nuovo Testamento; di cui nei dodici profeti Malachia ha dato in anticipo questo accenno (citando Malachia 1:10); con la presente più evidente che insinuano che, mentre il popolo precedente dovrebbe cessare di fare offerte a Dio, in ogni luogo gli dovrebbero essere offerti sacrifici, e ciò in purezza; Anche il suo nome è glorificato tra i pagani. Ora, quale altro nome è glorificato fra le genti, se non quello di nostro Signore, per mezzo del quale è glorificato il Padre e glorificato l'uomo?

E poiché l'uomo appartiene a suo Figlio, ed è fatto da lui, lo chiama suo. E come se qualche Re facesse lui stesso un'immagine del proprio figlio, giustamente la chiama immagine sua, per entrambi i motivi, prima che è di suo figlio, poi che l'ha fatta lui stesso: così anche il Nome di Gesù Cristo , che è glorificato nella Chiesa in tutto il mondo, il Padre professa di essere suo, sia perché è di suo Figlio, sia perché Lui stesso l'ha scritto e dato per la salvezza degli uomini.

Poiché dunque il nome del Figlio appartiene propriamente al Padre, e in Dio onnipotente, per mezzo di Gesù Cristo, la Chiesa fa la sua offerta, egli dice bene in entrambi i casi: "E in ogni luogo si offre incenso al mio nome e un puro sacrificio.' E l'incenso, Giovanni nell'Apocalisse dichiara essere le preghiere dei santi. Pertanto, l'offerta della Chiesa, che il Signore ha insegnato ad essere offerta in tutto il mondo, è considerata presso Dio come un puro sacrificio e da lui accettata”.

Tertulliano contrappone la «legge sacerdotale per mezzo di Mosè, nel Levitico, che prescrive al popolo d'Israele che non si offrissero sacrifici a Dio in altro luogo che nella terra promessa, che il Signore Dio stava per dare al popolo d'Israele e ai loro fratelli, affinché all'introduzione d'Israele vi si celebrassero sacrifici e olocausti, sia per i peccati che per le anime, e in nessun altro luogo se non in terra santa Levitico 17:1; Deuteronomio 12:5 , Deuteronomio 12:26 , e questa successiva predizione dello Spirito per mezzo dei profeti, che in ogni luogo e in ogni paese si offrissero sacrifici a Dio. Come dice attraverso l'angelo Malachia, uno dei dodici profeti (citando il luogo).”

Ippolito, discepolo di Ireneo, 220 ad martire, in un commento a Daniele, dice che “quando verrà l'Anticristo, saranno tolti il ​​sacrificio e la libagione, che ora in ogni luogo è offerto dai Gentili a Dio”. I termini “Sacrificio offerto in ogni luogo” sono termini di Malachia.

Così Cipriano, nelle sue Testimonianze contro i Giudei, riassume l'insegnamento del passaggio sotto questo titolo: "Che il vecchio sacrificio doveva essere annullato e un nuovo sacrificio istituito".

Nelle “Costituzioni apostoliche”, la profezia è citata come “detta da Dio della sua Chiesa ecumenica”.

Eusebio dice: “La verità rende testimonianza alla parola profetica, per la quale Dio, rigettando i sacrifici mosaici, predice ciò che sarà tra noi. 'Poiché dal sorgere del sole' ecc. Sacrifichiamo dunque al Dio supremo il sacrificio di lode; sacrifichiamo l'oblazione divina, reverenda e santa: sacrifichiamo, in modo nuovo secondo il Nuovo Testamento, il puro sacrificio. Il cuore spezzato si chiama anche sacrificio a Dio - Noi sacrifichiamo anche la memoria di quel grande Sacrificio, compiendolo secondo i misteri che da Lui ci sono stati trasmessi”.

Cirillo di Gerusalemme ne parla solo come una profezia del rifiuto dei Giudei e dell'adozione dei Gentili.

Nella liturgia di Marco è naturalmente citato, solo, come compiuto «nel sacrificio ragionevole e incruento, che tutte le nazioni ti offrono, o Signore, dal levar del sole al tramonto», non in riferimento alla cessazione dei sacrifici ebraici.

Crisostomo si sofferma sulla sua forza speciale, proveniente da un profeta così tardi. “Ascolta Malachia, che venne dopo gli altri profeti. Poiché per il momento non adduco alcuna testimonianza né di Isaia, né di Geremia né di alcun altro prima della prigionia, per timore che tu dica che le cose terribili che aveva predetto si sono esaurite durante la prigionia. Ma io aggiungo un profeta, dopo il ritorno da Babilonia e la restaurazione della tua città, profetizzando chiaramente su di te.

Poiché quando furono tornati, e recuperarono la loro città, e ricostruirono il tempio e celebrarono i sacrifici, predicendo questa desolazione presente e poi futura, e la rimozione del sacrificio, Malachia così parla nella persona di Dio ( Malachia 1:10 (fine ) e Malachia 1:12 (inizio)).

Quando, oh ebreo, è successo tutto questo? Quando l'incenso veniva offerto a Dio in ogni luogo? quando un puro sacrificio? Non potresti nominare altro tempo che questo, dopo la venuta di Cristo. Se il profeta non predice questa volta e il nostro sacrificio, ma l'ebreo, la profezia sarà contro la legge.

Se infatti Mosè, quando comanda che il sacrificio non venga offerto in nessun altro luogo che il Signore Dio scelga, e chiude quei sacrifici in un solo luogo, il profeta dice che in ogni luogo si deve offrire incenso e sacrificio puro, si oppone e contraddice Mosè. Ma non c'è conflitto né contesa. Perché Mosè parla di un sacrificio e Malachia di un altro. Dove appare questo? (Dal luogo, non solo dalla Giudea; dal modo, che dovrebbe essere puro; dagli offerenti, non Israele, ma le nazioni), dall'Oriente all'Occidente, mostrando che qualunque cosa della terra il sole esamini, la predicazione abbraccerà.

Egli chiama impuro il primo sacrificio, non nella sua stessa natura ma nella mente degli offerenti; se si confronta il sacrificio stesso, c'è una distanza così sconfinata, che questo (quello offerto dai cristiani) potrebbe in confronto chiamarsi 'puro'. '"

Anche il freddo, ma limpido, Teodoreto ha “Predicendo ai Giudei la cessazione del sacerdozio legale, annuncia il sacrificio puro e incruento dei Gentili. E prima dice ai Giudei: "Non ho piacere in voi, dice il Signore degli eserciti, e non accetterò un sacrificio dalle vostre mani". Poi preannuncia la pietà dei Gentili, 'Poiché dal sorgere del sole' ecc. Malachia 1:11 , allora ti rifiuterò completamente, perché detesto del tutto ciò che fai.

Perciò anch'io rifiuto il sacrificio da te offerto; ma invece di te, ho tutto il mondo per adorarmi. Poiché gli abitanti di tutta la terra, illuminata dal sole che sorge e tramonta, dovunque mi offriranno incenso e mi sacrificheranno il puro sacrificio che amo. Poiché conosceranno il mio nome e la mia volontà, e mi offriranno il dovuto rispetto. Allora il Signore disse alla Samaritana: 'Donna, credimi, che l'ora viene ed è questa, in cui né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre.

Il beato Paolo, istruito in questo, dice 1 Timoteo 2:8 "Vorrò che gli uomini preghino ovunque" ecc., e il divino Malachia ci insegnò chiaramente in questo luogo il culto ora usato, per il culto circoscritto dei sacerdoti è portato a termine, e ogni luogo è considerato adatto al culto di Dio, e il sacrificio delle vittime irrazionali è finito, e Lui, il nostro Agnello immacolato, che toglie i peccati del mondo, è sacrificato”.

Agostino, infine, «Malachia, profetizzando sulla Chiesa che vediamo propagarsi per mezzo di Cristo, dice molto chiaramente ai Giudei nella persona di Dio: 'Io non mi compiaccio di voi e non riceverò offerta dalle vostre mani. Poiché dal sorgere del sole' ecc. Poiché vediamo questo sacrificio attraverso il sacerdozio di Cristo secondo l'ordine di Melchisedek, ora offerto a Dio in ogni luogo dal sorgere del sole al suo tramonto; ma il sacrificio dei Giudei, di cui è detto: "Non ho piacere in te, né accetterò un'offerta dalle tue mani", non possono negare di essere cessato; perché aspettano ancora un altro Cristo, dal momento che ciò che leggono come profetizzato e vedono adempiuto, non potrebbe adempiersi se non per mezzo di lui?

12 E voi l'avete profanato - o (lo state profanando abitualmente), in quanto dite che era il risultato quotidiano delle loro vite e dei loro atti quotidiani. “È probabile che i sacerdoti non usassero tali parole, ma che con le loro stesse azioni lo proclamassero ad alta voce: come nel: 'Lo stolto ha detto in cuor suo: Dio non c'è'. Poiché in questo è visto come un disprezzatore, anche se non lo dice a parole, tuttavia, per le loro stesse azioni e per la tortuosità della loro vita, tutti gridano: Non c'è Dio.

Poiché coloro che vivono come se Dio non vedesse e compiono ogni cosa in modo avventato ed empio, rinnegano Dio con le proprie opere e opere. Perciò coloro che non si preoccupano di conservare al santo altare la riverenza che gli si addice, per le stesse cose che fanno, dicono:

La mensa del Signore è disprezzata - Non la “mensa dei pani di presentazione”, poiché è così chiamata in riferimento al sacrificio offerto su di essa. Ezechiele aveva probabilmente chiamato così l'altare, che vide nella sua visione del nuovo tempio. Ezechiele 44:16. È quello che prima veniva chiamato "l'altare"; un altare, riguardo ai sacrifici offerti a Dio; una “tavola”, rispetto al cibo del sacrificio da essa ricevuto. Entrambi i nomi, “altare” Matteo 5:23; Ebrei 13:10.

e “tavola” 1 Corinzi 10:21. essendo stati ricevuti nel Nuovo Testamento, entrambi furono ricevuti nella Chiesa primitiva. Per ognuno rappresentava un lato della grande azione eucaristica, in quanto Sacrificio e Sacramento. Ma il titolo "altare" fu il più antico.

Può essere qui una profanazione diversa dei preti. Connivevano per il peccato del popolo nel sacrificare gli animali mutilati che portavano, eppure, dal momento che avevano il loro cibo dai sacrifici, e tali animali sono stati probabilmente trascurati e mal condizionati, molto probabilmente si sono lamentati di la povertà della loro sorte, e disprezzavano l'intero servizio. Perché le parole usate, "i suoi prodotti, il suo mangiare è disprezzabile" appartengono alla loro porzione, non a ciò che è stato consumato dal fuoco. Con questo concorda il loro grido.

13 Che stanchezza! - Che servizio oneroso! Il servizio di Dio è la sua stessa ricompensa. Se no, diventa una fatica più grande, con meno ricompensa da questa terra, delle cose di questa terra. La nostra unica scelta è tra amore e stanchezza.

E voi avete annusato - (soffiato) ad esso, cioè all'altare; come una cosa spregevole. "Voi, avete portato ciò che è stato preso con la violenza". Disprezzando ogni legge positiva di Dio, disprezzavano il legislatore; e così, per disprezzo della legge cerimoniale, hanno continuato a infrangere la legge morale. Era davvero uno scherno di Dio, infrangere una legge per la quale Egli legava l'uomo all'uomo, e quindi cercare di placarsi.

Eppure, in tempi difficili, le persone, anche nel cristianesimo, hanno reso conto con le loro anime, dando ai poveri una parte di ciò che avevano tolto ai ricchi. “Dio”, si diceva a un tale, “rifiuta i doni ottenuti con la violenza e la rapina. Ama la misericordia, la giustizia e l'umanità, e solo dagli amanti di questi sarà adorato”. (Ecclesiastico 34:18-20). “Chi sacrifica una cosa ingiustamente ottenuta, la sua offerta è ridicola, ei doni degli uomini ingiusti non sono accettati.

L'Altissimo non si compiace delle offerte degli empi, né è pacificato per il peccato dalla moltitudine dei sacrifici. Chi porta un'offerta dei beni dei poveri, fa come uno che uccide il figlio davanti agli occhi del padre».

14 Maledetto l'ingannatore - o “Il trafficante fraudolento, ipocrita, falso o ingannevole, che fa mostra di una cosa, e ne fa o intende un'altra, né fa in suo potere ciò che farebbe finta di fare; come se potesse ingannare Dio facendo al suo servizio qualcosa di diverso da quello che richiedeva, e tuttavia essere accettato da lui». L'intera abitudine di questi uomini non era quella di rompere con Dio, ma di stare bene con Lui nel modo più facile possibile.

Andavano addirittura oltre quanto la legge richiedeva nel fare i voti, probabilmente per qualche fine temporale, e poi sostituivano a quello che aveva la perfezione tipica, l'animale meno pregiato, la pecora e quella, malata. Fu probabilmente, per prevenire l'autoinganno, che la legge comandò che l'oblazione per un voto dovesse essere Levitico 22:19 , Levitico 22:21 , "un maschio senza macchia, perfetto"; per timore (che può essere una tentazione nei voti impulsivi) pentendosi del loro voto, dovrebbero persuadersi che hanno votato meno di quello che avevano.

Di solito, quindi, non sarebbe stato permesso a chi non avesse il meglio da offrire di fare voto. Ma, nella loro presunta povertà, il profeta suppone che Dio abbia finora rinunciato alla sua stessa legge e accettato il meglio che chiunque avesse, sebbene non fosse all'altezza di quella legge. Da qui la clausola, "che ha nel suo gregge un maschio". “Se non hai un maschio, quella maledizione non ti danneggia in alcun modo. Ma dicendo questo, mostra che hanno il meglio e offrono il male».

Hanno peccato, non solo contro la religione, ma anche contro la giustizia. “Poiché, come un mercante, che offre i suoi beni a un certo prezzo, se poi li fornisce adulterati e corrotti, è colpevole di frode ed è ingiusto, così colui che ha promesso a Dio un sacrificio degno di Dio e, secondo la legge , perfetto e sano, è fraudolento e pecca contro la giustizia, se poi ne dà uno, difettoso, mutilato, viziato, e si rende colpevole di furto in cosa sacra, e quindi di sacrilegio”.

Il clero o “tutti coloro che hanno votato, dovrebbero imparare da qui, che ciò che hanno votato dovrebbe essere dato a Dio, intero, virile, perfetto, il migliore. Poiché questo esige il rispetto per la Maestà Suprema e Divina, alla quale si consacrano, che gli offrano il più alto, il migliore e il più perfetto, facendo di sé un intero olocausto a Dio».

, "Coloro che abbandonano tutte le cose del mondo e accendono tutta la loro mente con il fuoco dell'amore divino, questi diventano un sacrificio e un olocausto a Dio Onnipotente". , “L'uomo stesso, consacrato e devoto nel nome di Dio, è un sacrificio”. Quindi offre una cosa corrotta che, come Anania, trattiene "parte del prezzo", ed è tanto più colpevole, perché, mentre era sua, era in suo potere.

Io sono un grande Re - o "Come Dio è il solo Signore attraverso la Sua Provvidenza universale e la Sua autorità intrinseca, così Lui Solo è Re, e un Re così grande, che della Sua grandezza, dignità e perfezione non c'è fine."

Il mio nome è terribile tra i pagani - L' assenza di qualsiasi timore reverenziale nei confronti di Dio era un difetto centrale di questi ebrei. Lo trattavano come non avrebbero fatto con una creatura simile, per la quale avevano rispetto, timore o timore. Qualche residuo istinto li trattenne dal separarsi da Lui; ma resero un servizio freddo, faticoso e spietato. Malachia indica la radice del male, l'ignoranza, quanto sia terribile Dio. Questa è la radice di tanta irriverenza nelle teorie, nei pensieri, nelle conversazioni, nei sistemi, negli atti delle persone, anche dei giorni nostri.

Non conoscono né Dio né loro stessi. La relazione è riassunta in quelle parole a un santo: “Sai bene, chi sono io e chi sei tu? Io sono Colui Che È e tu sei colei che non è». Così Giobbe dice alla presenza di Dio Giobbe 42:5 , "Io ho sentito parlare di te per l'udito dell'orecchio, ma ora il mio occhio ti vede; pertanto io aborro me stesso e mi pento nella polvere e nella cenere.

Per correggere questo, Dio, fin dall'inizio, insiste sul titolo che si dà. ( Deuteronomio 10:16; Deuteronomio 7:21. Neemia lo usa nelle sue preghiere Neemia Nehemia 1:5; Nehemia 9:32 e Daniele Daniele 9:4.

Si verifica anche Nehemia 4:8 (14 inglese) Salmi 47:3; 68:36; Salmi 89:8; Salmi 96:4; Salmi 99:3; Salmi 111:9; Sofonia 2:11.

“Circoncidete il prepuzio dei vostri cuori e non siate più ostinati: perché il Signore Dio vostro è Dio degli dèi e Signore dei signori, Dio grande, potente e terribile”; e nell'avvertire Deuteronomio 28:58 "Se non guarderai a mettere in pratica tutte le parole di questa legge che sono scritte in questo libro, affinché tu possa temere questo nome glorioso e tremendo, il Signore tuo Dio, allora il Signore tuo Dio renderà meravigliose le tue piaghe” ecc.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Malachia 1

1 

Malachia 1:1

INTRODUZIONE A MALACHIA

Questo libro, nelle copie ebraiche, è chiamato Sepher Malachia, il Libro di Malachia; nella versione latina della Vulgata, la Profezia di Malachia; nelle versioni siriaca e araba, la Profezia del profeta Malachia; Secondo Lattanzio, Zaccaria fu l'ultimo dei profeti; ma l'opinione più comunemente accettata, e la più vera, è che Malachia fu l'ultimo; quindi Aben Esdra lo chiama סוף הנביאים, la fine dei profeti; e da Kimchi si dice che sia, אחרון שׁבם l'ultimo di loro; e a volte, dai rabbini, חותם הנביאים, il sigillo dei profeti [b]; dai quali sono tutti sigillati, conclusi e finiti. Il suo nome significa il mio angelo, come si dice comunemente, sebbene Hillerus lo faccia per significare l'angelo del Signore; quindi alcuni hanno pensato che non fosse un uomo, ma un angelo; e così la Settanta rende ביד מלאכי, nel primo versetto Malachia 1:1, per mano del suo angelo; e altri hanno pensato che il libro prenda il nome, non dall'autore di esso, ma dalla menzione che viene fatta del messaggero o angelo del Signore, Giovanni Battista, in Malachia 3:1 ma l'opinione più prevalente è che Malachia sia il nome di un uomo, lo scrittore del libro, riguardo ai quali gli ebrei sono stati divisi. Rab Nachman dice che Malachia era Mardocheo; e che era così chiamato perché era secondo al re. R. Joshua ben Korcha lo contraddice e afferma che Malachia è Esdra; e a lui si accorda la parafrasi caldea su Malachia 1:1 che dice, che Malachia, il suo nome è chiamato Esdra lo scriba; ma, come osserva Kimchi, Esdra non è mai chiamata profeta, come lo è Malachia, solo uno scriba; perciò nel Talmud, dove si discute di questo argomento, si conclude così: ma i saggi dicono: Malachia è il suo nome, cioè è il nome proprio di un uomo; c'era un uomo di questo nome che scrisse questa profezia; non Mardocheo, né Esdra, né Zorobabele, né Neemia, come alcuni hanno pensato; ma Malachia. e se si deve dare credito ai racconti di Epifanio e di Isidoro , questo profeta nacque a Sapho, nella tribù di Zabulon, e prese il nome dalla sua bella forma e dalla sua vita senza macchia, e che morì molto giovane e fu sepolto nel suo campo. Il tempo della sua profezia non è concordato: gli ebrei lo rendono comunemente contemporaneo ad Aggeo e Zaccaria; dicono [g] che Aggeo, Zaccaria e Malachia, tutti profetizzarono nel secondo anno di Dario; e Ganz, il loro cronologo, pone la morte di questi profeti insieme in un anno; ma sembra che sia più tardi di loro: Aggeo profetizzò prima della costruzione del tempio; Zaccaria circa il tempo in cui ciò avvenne; e Malachia dopo di esso, quando il tempio fu ricostruito e il culto di Dio restaurato e stabilito; e quando sia i sacerdoti che il popolo sono diventati molto corrotti e degenerati, di cui si lamenta; così che è possibile che egli possa vivere un secolo dopo gli altri profeti, e circa quattro secoli prima della venuta di Cristo, durante i quali la profezia cessò; sebbene alcuni pensino che sia vissuto non molto prima dei tempi di Cristo, il che non è probabile. Il vescovo Ussher lo rende contemporaneo di Neemia, e lo colloca nell'anno 416 a.C.; e il signor Whiston nell'anno 400 a.C.; il signor Bedford nell'anno 424 a.C.: tuttavia, questo libro è sempre stato considerato autentico, e fa parte del canone della Scrittura; ed è confermato dai passaggi citati da esso, e i riferimenti ad esso fatti, nel Nuovo Testamento, Matteo 11:10; Marco 1:2; Romani 9:1; Matteo 17:12; Marco 9:11,12; Luca 1:17. Il suo scopo generale è quello di rimproverare gli ebrei per la loro ingratitudine verso il Signore, la loro negligenza e disprezzo per il suo culto e la violazione delle sue leggi; e di suscitare nelle menti dei veramente pii l'attesa del Messia e del suo precursore, Giovanni Battista

INTRODUZIONE A MALACHIA 1

In questo capitolo il Signore dichiara il suo amore al popolo d'Israele, e lo dimostra; e si lamenta che l'onore che gli è dovuto non gli è stato dato; cosa che dimostra con vari esempi. L'iscrizione è in Malachia 1:1 che mostra il nome e la natura della profezia; l'autore di esso; il popolo a cui è stato inviato; e il nome della persona da cui è stato eseguito. In Malachia 1:2 il Signore afferma il suo amore per il popolo d'Israele, che essi hanno messo in discussione; e dimostra che è reale, speciale e distinguente, con l'esempio di Giacobbe ed Esaù, due fratelli; eppure uno, il loro antenato, era amato e l'altro odiato; quest'ultimo è provato dalle desolazioni fatte nel suo paese, e dai tentativi infruttuosi fatti per riparare e ricostruire; che era una prova così chiara dell'indignazione del Signore contro di lui, che gli Israeliti non potevano non vederlo, e sarebbero stati obbligati a confessarlo, alla gloria di Dio, Malachia 1:3-5 quindi passa ad osservare l'onore e il timore che gli erano dovuti come Padre e padrone, che non gli furono mostrati; ma, invece di ciò, fu disprezzato, e anche dagli stessi sacerdoti, di cui sono accusati, Malachia 1:6 e che, essendo obiettato da loro, è provato offrendo pane contaminato sul suo altare; e inquinandolo, dicendo che la sua tavola era spregevole; e sacrificando a lui i ciechi, gli zoppi e i malati; cose che sarebbero giustamente risentite, se offerte a un principe e governatore temporale, Malachia 1:7,8 perciò sono chiamati dal profeta a pregare il Signore per grazia e misericordia per il popolo, visto che è stato per mezzo loro (i sacerdoti) che queste cose sono state fatte; sebbene fosse discutibile se il Signore avrebbe avuto riguardo per loro, Malachia 1:9 essendo i loro peccati così terribilmente aggravati; e in particolare, in quanto non servivano nel tempio, non chiudevano una porta, o accendevano un fuoco sull'altare, per niente, senza essere pagati per questo; perciò il Signore dichiara di non aver avuto alcun piacere in loro, né avrebbe accettato le loro offerte; ma avrebbe chiamato i Gentili con la sua grazia, fra i quali il suo nome sarebbe stato grande da un'estremità all'altra della terra; e gli offrivano incenso e offerte pure, Malachia 1:10,11 e poi rinnova l'accusa contro di loro, che avevano profanato il suo nome, dicendo che la sua tavola, e il suo frutto, erano contaminati, e il suo cibo spregevole; esprimendo una stanchezza nel suo culto e un disprezzo per esso; e portando gli strappati, gli zoppi e i malati, come offerta a lui, Malachia 1:12,13 su cui tali sacrificatori sono dichiarati ingannatori, e dichiarati maledetti, cosa che potevano assicurarsi che era e sarebbe stato il loro caso; poiché era un grande Re, e il suo nome era terribile fra i pagani, Malachia 1:14

Versetto 1. Il peso della parola del Signore,

Con ciò si intende la profezia di questo libro, così chiamato, non perché pesante, gravoso e penoso, sia perché il profeta lo portasse, sia perché una parte di esso, che rispetta Cristo e il suo predecessore, era motivo di gioia per il popolo di Dio, ma perché era un messaggio inviato dal Signore, e portati dal profeta al popolo; vedi Gill su "Zaccaria 9:1" Vedi Gill su "Zaccaria 12:1" e questa non era la parola dell'uomo, ma di Dio, una parte della Scrittura, per ispirazione divina. La versione siriaca è "la visione delle parole del Signore": e la versione araba, "la rivelazione della parola del Signore"; e la versione dei Settanta, "l'assunzione della parola del Signore"; era ciò che era stato rivelato, fatto conoscere e consegnato dal Signore al profeta, e da lui ripreso, e portato in Israele, che era il nome generale di tutte le dodici tribù, quando erano sotto un solo principe; ma quando il regno fu diviso, al tempo di Roboamo, era peculiare delle dieci tribù, come Giuda lo era delle due tribù di Beniamino e di Giuda; ma dopo il ritorno di questi due dalla cattività babilonese, in cui furono raggiunti da alcune delle altre tribù, fu dato loro come qui:

di Malachia; o, "per mano di Malachia"; egli era lo strumento di cui il Signore si servì; la persona che egli mandò e per mezzo della quale pronunciò la seguente profezia

2 Versetto 2. Io vi ho amati, dice il Signore,

Il quale apparve anticamente, scegliendoli, al di sopra di tutti gli uomini sulla faccia della terra, per essere il suo popolo speciale e peculiare; concedendo loro favori e benedizioni particolari, sia temporali che spirituali; continuando a farli diventare un popolo, attraverso una varietà di cambiamenti e rivoluzioni; e facendoli uscire di recente dalla cattività babilonica, restituendo loro il loro paese e la pura adorazione di Dio fra loro,

Eppure voi dite: In che cosa ci hai amati? il Targum lo rende "e se voi dite"; e così Kimchi e Ben Melech; il che lascia intendere che, sebbene non si fossero espressi con tante parole, tuttavia sembravano disposti a dirlo; lo pensavano, se non lo dicevano; e quindi, per prevenire una tale obiezione, oltre che per mostrare la loro ingratitudine, è posta in questa forma; e si richiede un esempio del suo amore, il che è molto sorprendente, quando ne avevano così tanti; e mostra grande stupidità e ingratitudine. Abarbinel rende le parole: "Perché ci hai amati?", cioè, non c'è forse una ragione da dare per amarci? che egli suppone fosse l'amore di Abramo per Dio; e perciò il suo amore verso di loro non era gratuito, ma come ricompensa all'amore di Abramo; e per conseguenza non gli furono tanto obbligati per questo: al che fu risposto:

Non era forse Esaù il fratello di Giacobbe? dice l'Eterno; Giacobbe ed Esaù erano fratelli; ebbero un solo padre e una sola madre, Isacco e Rebecca, e discendevano egualmente da Abramo; cosicché se uno era amato per amore di Abramo, come suggeriva, secondo il senso di Abarbinel, l'altro aveva uguale diritto ad esso; giacevano insieme nello stesso grembo; erano gemelli; e se si poteva pensare che qualcuno avesse il vantaggio per nascita, Esaù lo aveva, essendo nato per primo: ma prima che nascessero, e prima che avessero fatto il bene o il male, ciò che poi si dice di loro era nel cuore di Dio verso di loro; che mostra che l'amore di Dio per il suo popolo è libero, sovrano e distintivo, Genesi 25:23 Romani 9:11-13 :

eppure amavo Giacobbe; considerato personalmente; non solo dandogli il diritto di nascita e la benedizione temporale, e i vantaggi che ne derivano; ma scegliendolo per la vita eterna, conferendogli la sua grazia, rivelandogli Cristo e rendendolo partecipe della felicità eterna; e anche la sua posterità, come appare dagli esempi sopra menzionati; e similmente considerato misticamente, poiché tutti gli eletti, i redenti e i chiamati, vanno spesso sotto il nome di Giacobbe e Israele nelle Scritture; poiché ciò che qui è detto di Giacobbe è vero per tutti gli individui del popolo di Dio; a tal fine l'apostolo si riferisce a questo passaggio in Romani 9:13, per dimostrare la sovranità e la distinzione dell'amore di Dio nella loro elezione e salvezza: e questa è davvero una chiara prova che l'amore di Dio per il suo popolo è completamente libero da tutti i motivi e le condizioni in loro, essendo prima che avessero fatto il bene o il male; e quindi non è sorto da alcuna bontà in loro, né dal loro amore per lui né da alcuna opera buona da loro compiuta: la scelta delle persone per la vita eterna, frutto di questo amore, è negata come opera ed è attribuita alla grazia; passava prima che ne venissero lavorati alcuno; e ciò che viene fatto dal migliore degli uomini ne sono gli effetti; e le persone scelte o passate erano in uno stato uguale quando entrambe le cose erano finite; che appare da questo esempio: e da cui è anche manifesto che l'amore di Dio per gli uomini è distintivo; non è uguale per tutti gli uomini; C'è un favore particolare che egli nutre per le persone; il che è evidente dalla scelta di alcuni, e non di altri; mediante la loro redenzione da ogni tribù, lingua, popolo e nazione; con l'efficace chiamata di loro fuori dal mondo; mediante l'applicazione delle benedizioni della grazia su di loro; e conferendo loro la vita eterna: e si può ulteriormente osservare che gli oggetti dell'amore di Dio non sempre ne hanno la conoscenza; anzi non ne hanno conoscenza prima della conversione, che è il tempo aperto dell'amore; e dopo la conversione non hanno sempre punti di vista distinti e appropriati su di esso; solo quando Dio si compiaccia di venire e di manifestarlo loro

3 Versetto 3. E odiavo Esaù,

O, lo "respinse", come il Targum; non lo amava come Giacobbe: questo era un odio negativo, non positivo; è vero per lui, considerato personalmente; non solo togliendogli la primogenitura e la benedizione, che egli disprezzava; ma negandogli la sua grazia speciale, lasciandolo nei suoi peccati e nelle sue concupiscenze, così che divenne una persona profana; non ha condiviso la grazia di Dio qui, e non ha avuto parte nell'eredità eterna con i santi nella luce; e similmente è vero per la sua posterità, come mostrano i seguenti esempi:

e devastò le sue montagne e il suo patrimonio; che, secondo Grozio, fu fatto da Nabucodonosor, cinque anni dopo la cattività dei Giudei, in adempimento della profezia di Geremia, Geremia 49:7-22 ma questo fu fatto dai Nabeti: Il monte Seir era il famoso monte in cui abitava Esaù, Genesi 36:8 potrebbe essercene di più nel suo paese; o questo potrebbe avere molte cime, e quindi chiamati "monti"; e a questo racconto dello stato desolato e desolato di questo paese concorda ciò che è attualmente riferito di esso, da un viaggiatore tardivo in quelle parti:

"se (egli dice) ci lasciamo alle spalle la Palestina e l'Egitto e proseguiamo le nostre osservazioni fisiche nel paese di Edom, ci troveremo di fronte a una varietà di prospettive, del tutto diverse da quelle che abbiamo incontrato di recente nel paese di Canaan, o nel campo di Zoan; poiché qui non possiamo essere ospitati con pascoli coperti di greggi, o con valli fitte di grano, o con ruscelli d'acqua, o fontane, o abissi che sgorgano da valli e colli, Deuteronomio 8:7 qui non c'è luogo di seme, né di fichi, né di viti, né di melograni, Numeri 20:5 ma il tutto è un "luogo malvagio, " un deserto solitario e desolato; non altrimenti diversificato se non da pianure coperte di sabbia e da monti costituiti da rocce nude e precipizi, Malachia 1:3 né questo paese è mai (se non a volte agli equinozi) rinfrescato dalla pioggia; ma i pochi ortaggi resistenti che produce sono stentati da una siccità perpetua; e il nutrimento che le rugiade apportano loro durante la notte, è sufficientemente compromesso dal potente calore del sole durante il giorno":

Sebbene questo paese sembri essere stato originariamente più fertile e meglio coltivato, come si può concludere da Genesi 27:39; Numeri 20:17, ma lo è diventato attraverso i giudizi di Dio su di esso:

per i draghi del deserto; così chiamati per distinguerli dai draghi marini, o dai pesci drago; come balene e coccodrilli, che a volte sono espressi con la stessa parola qui usata, Genesi 1:21 Ezechiele 29:3 e questi draghi terrestri non sono altro che serpenti di dimensioni enormi. Nelle Indie si distinguevano in tre tipi; quelli che si trovavano sui monti; quelli che venivano allevati nelle caverne, o nella pianura; e quelli che si trovavano nelle paludi e nelle paludi. I primi sono i più grandi di tutti, e sono coperti di squame splendenti come l'oro lucido; questi hanno una specie di barba che pende dalla mascella inferiore; le sopracciglia grandi e molto esattamente arcuate; il loro aspetto è il più spaventoso che si possa immaginare; e il loro grido forte e stridulo; la loro cresta di un giallo brillante; e una protuberanza sulle loro teste del colore di un carbone ardente. Quelli del paese pianeggiante differiscono dai primi per nient'altro che per avere le loro squame di colore argenteo, e per i loro fiumi frequentanti, ai quali i primi non arrivano mai. Quelle che vivono nelle paludi e nelle paludi sono di colore scuro, si avvicinano a un nero, si muovono lentamente, non hanno creste, né si alzano sulla testa; queste creature abitano comunemente i luoghi desertici. Così Diodoro Siculo, parlando dell'Etiopia, dice, si dice che varie specie di serpenti, e di dimensioni incredibili, si vedono vicino al deserto, in luoghi abitati da bestie feroci; e Eliano descrive il drago come abitante nei boschi, e vive di erbe velenose; e preferisce un luogo desolato alle città, e alle abitazioni degli uomini; e quando nella Scrittura è predetto di paesi e città che diventeranno desolati, si è soliti osservare, che saranno le dimore dei draghi, come in Isaia 13:22 34:13 Geremia 10:22 49:33 51:37 così qui è predetto che sarebbe stato il caso di Edom, come è stato, e continua ancora ad essere, come appare dal suddetto viaggiatore; che, passando attraverso una parte di questo paese, dice di esso,

"Le vipere, specialmente nel deserto di Sin, che potrebbe essere molto propriamente chiamato "l'eredità dei draghi", erano molto pericolose e fastidiose; non solo i nostri cammelli, ma gli arabi che li assistevano, correndo ogni momento il rischio di essere morsi";

in modo che, secondo la previsione, ora è un posto per tali creature. Un dotto ebreo è dell'opinione che qui non si intendano serpenti, ma sciacalli, che sono una sorta di bestie selvagge ululanti, che vivono in luoghi desolati; vedi Gill in "Michea 1:8", ma che siano l'uno o l'altro, è lo stesso scopo, per denotare quale luogo deserto sarebbe diventato Edom, dal momento che dovrebbe essere abitato da tali creature in cui dimorare, il che denota la completa desolazione fatta. Così il Targum lo rende "nella desolazione del deserto"; o in un deserto desolato, dove non abitano altro che animali di questo tipo. Le versioni dei Settanta e del Siriaco lo rendono "nelle case", o "capanne, del deserto": e ora, sebbene questo fosse il caso della Giudea, che fu lasciata desolata, tuttavia lo fu solo per un po'; alla fine dei settant'anni gli ebrei tornarono alla loro terra e vi si stabilirono; ma non lo fecero gli Edomiti, come appare dalle seguenti parole; il che mostra la considerazione che Dio aveva per la posterità di Giacobbe, e non per la posterità di Esaù

4 Versetto 4. Mentre Edom dice: "Siamo poveri",

o gli idumei, come il targum; la posterità di Esaù, che si riconosce grandemente ridotta dalle desolazioni fatte nel loro paese, città, paesi e case, essendo depredata di tutte le loro cose preziose. Kimchi lo interpreta, se la congregazione di Edom dicesse: "Anche se siamo diventati poveri e bassi, e la nostra terra è devastata:

ma torneremo; l'essere ora diventato ricco, come aggiunge il Targum; cioè, come spiega Jachi, con le spoglie di Gerusalemme:

e ricostruire i luoghi desolati, come fece Israele, come osserva Kimchi, quando tornarono dalla loro cattività; e così gli Edomiti speravano di fare lo stesso.

così dice l'Eterno degli eserciti: Essi edificheranno, ma io demolirò; tentarono di ricostruire le loro città e i loro villaggi, ma non ci riuscirono, Dio era contro di loro.

e li chiameranno; Oppure: "Saranno chiamati"; questo sarà il nome con cui useranno fra gli uomini, a titolo di proverbio e di vituperio.

Il confine della malvagità; un regno e una nazione malvagi, da un capo all'altro; questo si dirà di loro, come la ragione della loro totale e perpetua desolazione:

e: Il popolo contro il quale il Signore si indigna in eterno; non solo per settant'anni, come contro i Giudei, Zaccaria 1:12, ma per sempre; e questi ora non sono più un popolo; sono completamente estinti; il loro nome e la loro nazione sono perduti; non c'è la minima apparenza di loro; quando gli Ebrei, anche se sono sparsi per il mondo, sono pur sempre un popolo, e distinto da tutti gli altri

5 Versetto 5. e i tuoi occhi vedranno,

La distruzione degli Edomiti e i loro infruttuosi tentativi di ricostruire i loro luoghi desolati; e la differenza tra loro e gli Israeliti, che furono restituiti al loro paese e lo ereditarono, quando non potevano; e l'amore di Dio per l'uno e il suo odio per l'altro,

e voi direte: L'Eterno sarà magnificato dal confine d'Israele; Aben Esdra lo interpreta: Voi che abitavate ai confini d'Israele direte: Il Signore sarà magnificato, o sia magnificato; gli siano attribuite grandezza e gloria per ciò che ha fatto, o, come Kimchi, dategli lode e grandezza perché dimorate nel vostro confine e il loro confine è desolato; e il tuo confine è chiamato confine d'Israele, ma il loro confine è il confine dell'iniquità; e così il Targum,

"si moltiplichi la gloria dell'Eterno, perché egli ha allargato i confini d'Israele";

e, secondo Jarchi, il senso è che mostrerà la sua grandezza dal nostro confine, per far sapere che siamo il suo popolo: tutti mostrano e ammettono che Dio li ha amati più degli altri, e quindi avrebbero dovuto onorarlo e obbedirgli, cosa che erano carenti, e così ingrati

6 Versetto 6. Il figlio onora suo padre e il servo il suo padrone,

Oppure, "onorerà" o "dovrebbe onorare"; è loro dovere farlo, sia secondo le leggi di Dio che secondo le leggi dell'uomo; e così il Targum,

"Ecco, riguardo a un figlio è detto (o comandato) che dovrebbe onorare suo padre; e di un servo, che abbia timore (o riverenza) davanti al suo padrone";

vedi Esodo 20:12; Efesini 6:5 :

se allora [sono] un Padre; come egli era il Padre del suo divino ed eterno Figlio; il Padre degli spiriti, degli angeli e delle anime degli uomini; il Padre di tutti gli uomini mediante la creazione; e il Padre di ogni misericordia verso di loro nella provvidenza, come lo fu verso Israele; e, inoltre, era il loro Padre per adozione nazionale, come non lo era per gli altri popoli; e a molti di loro si trovavano in questa relazione con una grazia speciale che adottava:

Dov'è il mio onore? c'è un onore dovuto a Dio a causa di questa relazione; che si deve mostrare amandolo, confidando in lui, invocandolo, imitandolo e ubbidendogli, e facendo uso di ciò che ha dato per la sua gloria; Egli deve essere onorato nel cuore e nella vita, con le parole e con le azioni, e con le nostre sostanze. Questa domanda suggerisce che non ebbe l'onore che gli era stato dato, che gli apparteneva:

e se [fossi un padrone; la parola è al plurale e può essere intesa come Geova, Padre, Figlio e Spirito; sebbene la prima Persona sembri piuttosto designata, che si pone in questa relazione con Cristo, come Mediatore; agli angeli, i suoi spiriti tutelari; ai ministri del Vangelo e a tutti i santi; e in verità a tutti gli uomini, e in particolare agli Israeliti; Come appariva dalle leggi e dai comandi speciali che egli ingiunse loro, e con il suo governo speciale, la protezione e la cura di loro:

Dov'è la mia paura? il timore e la riverenza sono dovuti al Signore da parte del suo popolo, considerato in tale relazione con esso; non una paura servile dell'ira e della punizione; ma un santo timore filiale, che è influenzato dalla bontà di Dio, e si manifesta nella cura di non offenderlo, e nella celebrazione di tutto il culto religioso, sia privato che pubblico; e in questo mancano non solo gli uomini naturali, ma anche i professori di religione, e persino il popolo di Dio stesso; sì, quelli che dovrebbero dare l'esempio agli altri, come uomini in un ufficio pubblico, e di carattere pubblico, come segue:

dice l'Eterno degli eserciti a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome; poiché ciò che è stato detto prima non è detto solo al popolo in generale; ma ai sacerdoti in particolare, che avrebbero dovuto onorare e temere il Signore; eppure disprezzavano il suo nome, o lo rendevano spregevole; non prestando questo riguardo alla sua autorità, come Padre e padrone, dovrebbero; trascurando il suo culto e non avendo cura delle offerte e dei sacrifici come si conviene:

e tu dici: In che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome? come se fossero del tutto innocenti e senza colpa

7 Versetto 7. Voi offrite pane contaminato sul mio altare,

Che alcuni interpretano dei pani dell'offerta, menzionando in seguito che erano fatti di una "tavola", come Girolamo, il quale osserva che era fatto di grano, che i sacerdoti stessi seminavano, mietevano, macinavano e cuocevano, e così potevano prenderne ciò che volevano: quanto alla loro semina, non sembra probabile che dovessero essere impiegati in tale servizio, qualunque cosa si possa dire per il loro raccolto; poiché il covone delle primizie veniva mietuto da persone deputate dal Sinedrio, sebbene non ne trovassi menzione della mietitura per i pani dell'offerta, ma quanto al macinare, vagliare, impastare e fare dei pani, cuocerli, toglierli dal forno e metterli sulla tavola dei pani dell'offerta, tutto questo era opera dei sacerdoti, e quelli della casa di Garmu erano incaricati di quell'opera: ora, si potrebbe dire che questo pane era contaminato, quando mettevano sulla tavola qualcosa che non era fatto di fior di farina di frumento, e non avevano incenso puro messo su o vicino a ogni fila, come richiedeva la legge, Levitico 24:5,7 né è alcuna obiezione materiale a questo senso, che sia un altare, e non una tavola, su cui è stato offerto questo pane; poiché, poiché l'altare è chiamato tavola, Ezechiele 41:22, poiché ciò è in una frase seguente, la tavola può essere chiamata altare; sebbene si possa osservare che non si dice mai che il pane dell'offerta sia offerto, ma che sia apparecchiato o messo sulla tavola: infatti il rogo dell'incenso posto da esso è chiamato un'offerta fatta mediante il fuoco al Signore, Levitico 24:7 per cui altri interpretano questo dell'offerta quotidiana di carne, che accompagnava il sacrificio quotidiano degli agnelli, e parte del quale è stato bruciato sull'altare, Esodo 29:40-42 o piuttosto questo disegno sacrificio in generale, a volte chiamato "pane", Levitico 3:11,16; 21:6 e così il Targum qui,

"Voi offrite sul mio altare un'offerta abominevole";

quelli che avevano delle imperfezioni erano ciechi o zoppi, come si è detto dopo; e non avevano in sé i requisiti di un sacrificio; o non sono stati offerti in modo giusto, o da uomini malvagi, e con mente malvagia,

e voi dite: In che cosa ti abbiamo contaminato? la tua offerta di pane o altare; come se le loro offerte fossero pure, ed essi stessi, e le loro coscienze pure dal peccato. La risposta è:

In questo dite: La mensa del Signore è spregevole; la tavola dei pani dell'offerta, che era ancora coperta d'oro, e tutti i suoi utensili d'oro; o l'altare, come in Ezechiele 41:22 le loro azioni parlavano così forte, e dichiaravano che la mensa o altare del Signore era una cosa spregevole, poiché non si curavano di ciò che veniva offerto su di essa: o la ragione per cui era disprezzata, come alcuni pensano, era perché non c'era quella santità nel secondo tempio come nel primo: o, come dicono Abarbinel e Kimchi, a causa del grasso e del sangue che venivano offerti sull'altare, che consideravano cose spregevoli; non osservando il fine per il quale il Signore aveva comandato che fossero offerti

8 Versetto 8. E se offrite un cieco in sacrificio, non è forse un male?

Certamente lo è, secondo la legge in Levitico 22:22 o, come la interpreta Kimchi, quando vi portano un agnello cieco per il sacrificio per offrirlo, voi dite, questo non è male; ma è bene offrirlo, perché la tavola è spregevole. Il senso è che, per quanto questo possa essere male in se stesso, secondo loro era abbastanza buono da essere offerto sull'altare; il che prova che disprezzavano il nome del Signore, offrivano pane o sacrificio contaminato sul suo altare e disprezzavano la sua mensa.

E se offrite agli zoppi e ai malati, non è forse un male? in verità è per la legge di Dio, che proibisce l'offerta di tali cose, Levitico 22:21,22 Deuteronomio 15:21 questo è stato sempre osservato, in tutti i sacrifici sotto la legge, che erano perfetti, e senza alcuna macchia, sia del gregge, sia del gregge; e questo era rigorosamente osservato, anche dagli stessi pagani: così Achille, in Omero, parla degli agnelli e dei capri perfetti che offrivano in sacrificio; e in particolare non dovevano essere zoppi, o fermarsi; tali erano considerati sacrifici scelti ed eccellenti, che erano più grandi e meglio nutriti degli altri; e che non erano zoppi, né malato, né malato; Poiché le cose future non potevano essere conosciute, dicono, se non da una sana vittima, perché pretendevano di conoscerle, attraverso le viscere dei sacrifici. Così Plinio osserva, che questo è da notare, che i vitelli portati all'altare sulle spalle degli uomini non devono essere sacrificati; né gli dèi sono placati da uno che si ferma; in breve, è detto, tutto ciò che non è perfetto e sano non deve essere offerto a loro; e, oltre a questi qui menzionati nel testo, ce n'erano molti altri, che gli ebrei osservavano particolarmente, che rendevano le creature inadatte al sacrificio. Maimonide calcola non meno di cinquanta difetti, a causa dei quali i sacerdoti sotto la legge non potevano offrire una creatura in sacrificio: senza dubbio ma le leggi di Mosè riguardo a questa materia avevano un rispetto per il puro, perfetto e immacolato sacrificio di Cristo, di cui quelle legali erano tipiche; e insegnaci questa lezione: che, senza un sacrificio completo, non si potrebbe fare espiazione o soddisfazione per il peccato: oppure, non è male ai tuoi occhi, come Aben Esdra lo glossa; che è lo stesso di prima:

offrilo ora al tuo governatore; a Zorobabele, che in quel tempo era governatore della Giudea, Aggeo 1:1 perché non avevano re. Il significato è: offri un agnello o qualsiasi altra creatura che sia cieca, malata e zoppa; fatene dono a colui che ne aveva il governo; Fate il processo in questo modo, e vedete quanto sarebbe accettabile per lui:

Si compiacerà egli di te, o accetterà la tua persona?dice l'Eterno degli eserciti; Ti ringrazierà per questo, o avrà per te rispetto per questo? ma, al contrario, non se ne risentirà come di un affronto nei suoi confronti? e se così fosse per un principe terreno, come si può pensare che offrire ai ciechi, agli zoppi e ai malati debba essere gradito al Re dei re e al Signore dei signori?

9 Versetto 9. Ed ora, vi prego, supplicate Dio che egli sia misericordioso con noi,

Queste sono le parole del profeta ai sacerdoti; e sono parlati o seriamente, esortandoli a quella parte del loro ufficio che consisteva nell'intercedere per il popolo affinché Dio fosse misericordioso con loro e perdonasse i loro peccati; e piuttosto, in quanto erano stati il mezzo del loro peccato, e gli accessi, che avrebbero dovuto rimproverarli per aver portato tali offerte, e avrebbero dovuto rifiutarsi di offrirle per loro; o altrimenti, se non lo facevano, non potevano aspettarsi che Dio accettasse le loro persone e le loro offerte: oppure, ironicamente, ora hai offerto tali sacrifici al Signore, come i ciechi, gli zoppi e i malati vanno e intercedono per il popolo; prega che i loro peccati possano essere perdonati e che la maledizione possa essere rimossa da loro, e vedi come riuscirai:

questo è avvenuto per mezzo vostro; che tali sacrifici fossero offerti; essi indulsero il popolo a tali pratiche e lo incoraggiarono; la colpa era loro; o questa maledizione, come spiega Kimchi, da Malachia 1:14 :

Avrà egli riguardo per le vostre persone?", dice l'Eterno degli eserciti; puoi mai immaginare che Dio avrà rispetto per la tua persona o per le tue preghiere, quando hai agito in modo così vile e sei stato la causa di tanto peccato e male? no, non lo farà, come è asserito nel seguente versetto Malachia 1:10

10 Versetto 10. Chi [c'è] anche tra voi che chiuderebbe le porte [per nulla]?

O del tempio, come il Targum e Jarchi, perché a ciascuna delle porte del tempio c'erano dei portinai nominati al tempo di Davide, 1Cronache 26:1-19 e che venivano pagati per il loro servizio, o del cortile, come Kimchi, il cortile dei sacerdoti dove venivano portate le offerte. Le parole "per nulla" non sono, nel testo originale, alla fine di questa frase, ma alla fine della successiva; e sono da alcuni riferiti ad entrambi; e da altri limitati a quest'ultimo; E chi dà a questo il senso delle parole: "Chi c'è" o "Ci sarebbe qualcuno tra voi?" qualsiasi uomo buono che chiudesse le porte del tempio, affinché un uomo non portasse un'offerta abominevole; lasciando intendere che i sacerdoti o i Leviti, che erano portinai, dovevano chiudere le porte a tali persone; e da questa parte vanno Jarchi, Kimchi e Abarbinel; a cui tende la parafrasi caldea; che è:

"Chi di voi chiuderà la porta della casa del mio santuario, per non offrire sul mio altare un sacrificio abominevole?"

ma gli stessi scrittori, da un antico libro chiamato Torath Cohanim, osservano un senso che concorda con il nostro,

"Un uomo dice al suo amico: Chiudi questa porta per me, non ne desidera nulla; accendimi questa candela, non chiede alcuna ricompensa per essa; Ma quanto a voi, chi c'è fra voi che chiuderà le mie porte per nulla? o accendere un fuoco sul mio altare per nulla? e quanto meno farete liberamente le cose che si facevano un tempo per ricompensa? perciò non provo piacere in te".

C'erano ventiquattro portinai per aprire e chiudere le porte della montagna della casa, o tempio, e il cortile delle donne durante il giorno; sei sul lato orientale, quattro sul lato settentrionale, quattro sul sud; ad Asuppim due e due, quattro in tutto; quattro a ovest, e due a Parbar. qui si recavano di giorno, per mantenere il luogo puro e pacifico; e sembra che ce ne fosse uno su tutti gli altri, il cui compito era quello di controllare che le porte la sera fossero chiuse da loro: nella Misnah ci viene detto che Ben Geber era incaricato di chiudere le porte, cioè del tempio; e di notte c'erano anche ventiquattro guardie che facevano la guardia; i sacerdoti facevano la guardia in tre posti; nella stanza "abtine, " nella stanza "nitsots" e nella stanza del fuoco; e ventuno leviti; cinque alle cinque porte del monte della casa, o al compasso del tempio; quattro ai quattro angoli all'interno; cinque alle cinque porte del cortile; e quattro ai quattro angoli all'esterno; uno presso la camera "Corban"; uno nella camera contro il velo; e un altro dietro il luogo santissimo; e c'era uno che era chiamato l'uomo del monte della casa, che ogni notte attraversava ogni reparto con le torce accese davanti a sé; ed egli aveva il potere di picchiare quelli che trovava addormentati nella loro guardia, e di bruciare le loro vesti, a cui si allude, Apocalisse 16:15, e queste guardie, come osserva Bartenora, non erano a causa di ladri e briganti, ma per l'onore della casa; e queste, né l'una di giorno, né l'altra di notte, facevano il loro lavoro per niente, ma avevano una manutenzione che glielo permetteva:

e questo veniva fatto ogni mattina, anche se, come dice uno degli scrittori giudei, scendeva un fuoco dal cielo, era stato ordinato che si portasse del fuoco comune; e c'erano tre mucchi o file di fuoco fatti ogni giorno sull'altare; il primo era grande, sul quale offrivano il sacrificio quotidiano, con il resto delle offerte; il secondo era sul lato di esso, un piccolo, da dove prendevano il fuoco nell'incensiere per bruciare incenso ogni giorno; il terzo non aveva altro uso che confermare l'ordine riguardante il fuoco; come è detto: "Il fuoco arderà sempre", Levitico 6:13 e questo fuoco fu acceso per bruciare i sacrifici, i sacrifici quotidiani e gli altri olocausti, per i quali venivano pagati con le decime e le altre oblazioni; vedi 1Corinzi 9:13 questo era un aggravamento della loro negligenza e negligenza riguardo a ciò che le offerte venivano portate e sacrificate; visto che erano così ben curati, e tale sufficiente mantenimento è loro garantito; così che non rendevano il minimo servizio nel tempio, ma ne erano pienamente ricompensati; nemmeno tanto da chiudere una porta, né accendere un fuoco; e quindi non c'è da meravigliarsi che la loro condotta debba essere risentita, come segue:

Io non mi compiaccio di voi, dice l'Eterno degli eserciti; né nelle tue persone, né nelle tue offerte;

né accetterò un'offerta dalla tua mano: la "minchah" o offerta di carne, qualsiasi offerta di carne, in particolare quella che veniva offerta mattina e sera con il sacrificio quotidiano, Esodo 29:40,41 ed è talvolta usata particolarmente per l'offerta di carne della sera, 2Re 16:15 o piuttosto, "un grano" o "un'offerta di pane"; poiché questa offerta era fatta di fior di farina, con olio versato su di esso, e incenso messo su di esso, Levitico 2:1 quindi si fa menzione di "incenso" nel versetto successivo Malachia 1:11 ; ed era cotto in forno o fritto in padella; e in entrambi i casi, quando fu portato al sacerdote, fu bruciato sull'altare, e fu un'offerta mediante il fuoco al Signore, e di soave odore per lui, se correttamente eseguita; ed era una figura del sacrificio di Cristo, che è di un profumo soave per Dio; e questo passaggio rispetta i tempi del Vangelo, come appare dal seguente versetto Malachia 1:11, quando il sacrificio di Cristo sarebbe stato offerto, e quindi l'oblazione o offerta di cibo fatta cessare, Daniele 9:27 quindi Dio non l'avrebbe più accettata; oppure perché non offerto correttamente, come non lo era quando vi si mescolava il lievito, o si bruciava con esso il miele; il che significa che dovrebbe essere offerto con sincerità, e senza ipocrisia, e altre concupiscenze carnali; e in verità nessun sacrificio legale era accettevole a Dio se non quelli offerti nella fede di Cristo, e in vista del suo sacrificio, senza confidare e dipendere dall'offerta esteriore, come facevano gli ipocriti e le persone carnali: pertanto a questo si oppone una pura "minchah" o offerta di cibo nel versetto successivo Malachia 1:11 ; che progetta sacrifici spirituali, come quelli che ora vengono offerti sotto la dispensazione del Vangelo; quando l'offerta e il sacrificio di un tipo cerimoniale Dio non desidera; non avrà più offerte; non ne trae piacere; non gli sono graditi, essendo sostituiti dal sacrificio di suo Figlio, erano tipi; vedi Salmi 40:6 Ebrei 10:5,6 e secondo i cui passaggi le parole possono essere intese, come esprimenti il rifiuto del Signore dei sacrifici legali in generale tra gli ebrei, che non avrebbe continuato più a lungo fino alla venuta del Messia; per le cui sofferenze e morte fu fatto cessare il sacrificio quotidiano, Daniele 9:27 Osea 3:4 quando sacrifici di un altro tipo dovevano essere offerti nel mondo dei Gentili, in ogni parte di esso, come nel seguente versetto Malachia 1:11

11 Versetto 11. Poiché dal sorgere del sole fino al suo tramontare,

Da est a ovest, che è tutto abitabile; non così a nord e a sud, come osserva Kimchi, i cui estremi non sono abitabili. Abarbinel pensa che מ in ממזרח sia causale; e che il senso è che, a causa del movimento del sole al sorgere e al tramontare, i Gentili riconoscono che Dio è il primo motore e la causa di tutte le cose; e che, sebbene adorino l'esercito del cielo, tuttavia in ultima analisi rivolgono la loro adorazione all'Essere supremo, la causa delle cause; e suppone che questo sia un rimprovero ai preti, che avrebbero potuto imparare meglio anche dagli stessi pagani; ma il primo è nel vero senso, che dichiara la grande estensione della vera adorazione spirituale nel mondo dei Gentili:

il mio nome sarà grande fra i Gentili; mediante la predicazione del Vangelo, parteciparono con lo spirito e la potenza di Dio alla conversione di molti; per mezzo del quale egli stesso è fatto conoscere, e le perfezioni della sua natura, e i suoi diversi nomi, e particolarmente quello di Dio e Padre del nostro Signore Gesù; il quale, come tale, è invocato, e gli sono attribuite grandezza e gloria per il dono di suo Figlio, e per la sua missione nel mondo, di essere il Salvatore dei Gentili come dei Giudei.

e in ogni luogo [sarà] offerto incenso al mio nome; alcuni scrittori ebrei lo comprendono degli Israeliti, i discepoli dei magi, che studiano la legge e innalzano le loro preghiere serali a Dio, in ogni luogo dove vivono tra i Gentili; che sono graditi a Dio come se offrissero incenso e offerta pura; da questa parte va Jarchi, a cui concorda il Targum; e questo senso è dato nel Talmud, e in altri loro scritti; ma Aben Esdra, Kimchi e Abarbinel, lo interpretano dei Gentili, sebbene in modi diversi, e estranei al senso del testo; cioè, che non a Gerusalemme l'adorazione di Dio dovrebbe essere come prima, ma in tutti i luoghi del mondo dei Gentili, e dove si deve pregare particolarmente Dio; vedi Giovanni 4:20,21,23 1Timoteo 2:8 paragonabile all'incenso per la sua fervore, fragranza e gratitudine, Salmi 141:2Re 8:3,4 :

e un'offerta pura; intendendo sia i Gentili stessi, le loro anime e i loro corpi, Isaia 66:20 Salmi 51:17 Romani 12:1 o i loro sacrifici di lode, buone opere e elemosine Ebrei 13:15,16 che, sebbene imperfetti e non esenti da peccato, possono dirsi "puri", procedendo da un cuore puro, aspersi dal sangue di Cristo e offerti in modo puro e spirituale, e attraverso l'incenso puro della mediazione di Cristo:

poiché il mio nome sarà grande fra le nazioni, dice l'Eterno degli eserciti; che si ripete per la certezza di esso

12 Versetto 12. Ma voi l'avete profanata,

Cioè, il nome del Signore, che si dice che disprezzino, Malachia 1:6 e contaminino, Malachia 1:7 ed è una ragione per cui essi e le loro offerte sono stati respinti: e che abbiano profanato il nome del Signore appare da questo,

in quanto dite: La mensa del Signore [è] contaminata: lo stesso con "spregevole", Malachia 1:7 come osserva Kimchi; vedi Gill su "Malachia 1:7" :

e il frutto di esso, [anche] il suo cibo è spregevole; la parola per frutto a volte è usata per parlare, il frutto delle labbra, Isaia 57:19 e presa in questo senso qui, come lo è da alcuni, può essere intesa sia della parola di Dio, che comandava che si offrissero tali e tali sacrifici sull'altare, ed era disprezzata, così Abarbinel: o la parola dei sacerdoti, i quali continuavano a dire che ciò che veniva offerto sull'altare era spregevole, anche il cibo di cui mangiavano; quindi Jarchi e Kimchi. "Frutta" e "carne" sembrano significare la stessa cosa, e disegnano il frutto e la carne dell'altare; o quello che apparteneva al Signore, il grasso e il sangue, che gli erano stati offerti e che erano stati ritenuti spregevoli; o quello che spettava ai preti, che essi ritenevano meschino e inutile. Cocceio interpreta questo di Cristo, il Ramo del Signore e il frutto della terra, Isaia 4:2 il cui cibo era quello di fare la volontà di colui che lo aveva mandato, e fu disprezzato e rigettato dai Giudei; e che fu la ragione per cui Dio li rigettò e accolse i Gentili

13 Versetto 13. Voi avete anche detto: Ecco, che stanchezza c'è?

Queste sono o le parole dei preti, che dicono quanto fosse per loro un affare noioso e faticoso il servizio del tempio, per il quale pensavano di essere mal pagati; come l'uccisione dei sacrifici; rimuovere le ceneri dall'altare; mettere in ordine il legno; accendendo il fuoco e deponendo su di esso il sacrificio, o del popolo che portava il sacrificio, il quale, quando portava un agnello sulle spalle e lo deponeva, diceva: Quanto siamo stanchi di portarlo, insinuando che fosse così grasso e carnoso; così Kimchi e Abarbinel, a cui il Targum sembra essere d'accordo; che lo parafrasa,

"Ma se dite: Ecco, ciò che abbiamo portato è dal nostro lavoro";

e così la versione siriaca, e voi dite, questo è dal nostro lavoro; e la versione latina della Vulgata, e voi dite: ecco, dal lavoro; e la versione dei Settanta, e voi dite: Questi sono dall'afflizione; intendendo che ciò che portarono fu con grande fatica e fatica, fuori da grande povertà, miseria e afflizione:

e voi l'avete fiutato, dice l'Eterno degli eserciti; o, "soffiato"; lo riempirono di vento, affinché potesse sembrare grasso e carnoso, quando era povero e magro; così Abarbinel e Abendana: o avete gonfiato, ansimato e soffiato, come persone stanche di portare un agnello così pesante, quando era così povero e leggero, che, se fosse stato soffiato, sarebbe caduto a terra; così R. Joseph Kimchi: o l'avete sbuffato, gettato in terra in segno di disprezzo; così David Kimchi: o, "voi l'avete rattristato"; il proprietario dell'agnello, al quale l'hanno rubato; il cui senso è menzionato da Kimchi e Ben Melech; prendendo la parola resa "strappato", nella frase successiva, per ciò che è stato "rubato". Jarchi dice che questa è una delle diciotto parole corrette dagli scribi; e che invece di אותו, "esso", dovrebbe essere letto אותי, "io": e il tutto reso, "e mi avete rattristato"; il Signore, portando tali sacrifici, e lamentandosi della stanchezza, e con la loro ipocrisia e inganno. Cocceio rende le parole: "Voi l'avete fatto morire"; cioè il Messia, che gli ebrei misero a morte:

Voi avete portato ciò che era stracciato, gli zoppi e gli infermi; vedi Gill su "Malachia 1:8" e se la prima parola è resa "rubata", come può, questa offerta era un abominio per il Signore, Isaia 61:8 :

Così avete portato un'offerta; tale com'era: o una "minchah", un'offerta di carne, insieme a questi abominevoli:

dovrei io accettare questo dalle vostre mani?", dice l'Eterno; che, se offerto a un governatore civile, non sarebbe accettabile, Malachia 1:8 e quando contrario all'espressa legge di Dio

14 Versetto 14. Ma maledetto sia l'ingannatore,

Un uomo astuto, astuto, sottile, che pensa e inventa, parla e agisce, in modo molto astuto e ingannevole; sebbene alcuni derivino la parola da יכל, "essere in grado"; e così la versione dei Settanta e quella araba la rendono "che è capace"; di portare un'offerta appropriata, un agnello perfetto, come segue:

che ha nel suo gregge un maschio; senza macchie e imperfezioni, come richiede la legge:

e fa voti e sacrifica al Signore una cosa corrotta; che era una femmina, o aveva delle imperfezioni; poiché la legge richiedeva ciò che era perfetto e senza macchia per un voto; ciò che era superfluo o carente nelle sue parti poteva andare bene per un'offerta volontaria, ma non per un voto, Levitico 22:18-20,23 perciò un tale uomo deve essere maledetto, e tale condotta deve essere altamente risentita dal Signore; se non fosse stato in suo potere fare di meglio, sarebbe stato scusabile; ma allora sarebbe stato meglio non aver fatto affatto voto; ma fare un voto di sacrificio al Signore e trattarlo con inganno, quando avrebbe potuto portare un'offerta conforme al suo voto e alla legge, è malvagità aggravata.

poiché io sono un grande Re, dice l'Eterno degli eserciti; il Re di tutto il mondo, il Re dei re e il Signore dei signori; e quindi di essere onorato e riverito in modo consono alla sua dignità e grandezza:

e il mio nome [è] terribile fra le nazioni; a causa dei suoi giudizi eseguiti fra loro; o piuttosto a causa del suo Vangelo predicato loro; poiché questo può essere considerato come una profezia di ciò che sarebbe accaduto quando il Vangelo sarebbe stato diffuso nel mondo dei Gentili; e perciò se, quando fu loro fatto conoscere, lo temevano e lo riverivano; allora gli Israeliti, ai quali egli aveva dato tali esempi e prove del suo amore, avrebbero dovuto mostrargli un maggiore riguardo

Commentario del Pulpito:

Malachia 1

1 

PULPIT COMMENTARY

VERSIONE ITALIANA DEL COMMENTO AL LIBRO DI MALACHIA

TESTO TRADOTTO DA

ANTONIO CONSORTE

INTRODUZIONE

§1. ARGOMENTO DEL LIBRO

La riforma operata da Neemia nella prima parte della sua amministrazione era stata mantenuta dalla sua influenza personale e dalla sua autorità politica; e quando la mano forte del governatore fu per un certo tempo rimossa, i vecchi abusi ripresero, e si aggiunsero anche alcuni nuovi lassismo e trasgressioni. Nel trentaduesimo anno di Artaserse (433-2 a.C.) Neemia era stato richiamato a Babilonia o a Susa, o perché il suo permesso era scaduto, o perché doveva prendere ulteriori disposizioni per prolungare il suo comando, o semplicemente, come era consuetudine persiana, per dare un resoconto delle sue azioni, che erano state sfavorevolmente rappresentate a corte. Al suo ritorno, dopo due o tre anni, Neemia 13:6 trovò grande motivo di dolore e ansietà. Il partito latitudinario della repubblica aveva approfittato della sua assenza per tornare a quelle cattive pratiche e a quell'aperto disprezzo della legge che egli aveva così severamente riprovato dodici anni prima. Esdra era probabilmente morto, poiché non si fa più menzione di lui dopo il secondo ritorno di Neemia dalla corte persiana; e, perdendo l'appoggio di questo scriba saggio e risoluto, Neemia avrebbe dovuto arginare da solo il torrente del lassismo e della profanità, se Dio non avesse suscitato il profeta Malachia in questa crisi. Come Aggeo e Zaccaria avevano animato gli spiriti e rimproverato la pusillanimità di cuore dei primi pellegrini, così ora Malachia si fa avanti per aiutare Neemia in questa nuova riforma, rimproverando coraggiosamente e senza esitazione le delinquenze dei sacerdoti e del popolo, e annunciando il grande giorno del giudizio. In quel momento c'era davvero bisogno di un profeta. Lo spirito del Fariseismo e del Sadduceismo, che negli anni successivi operò un danno così inestirpabile, aveva già cominciato a mostrare le sue propensioni malvagie. Da un lato, l'osservanza superficiale ed esteriore di atti rituali, senza pentimento o devozione interiore, era considerata tutto ciò che la religione poteva rivendicare, tutto ciò che era necessario per essere accettata; dall'altro, uno scetticismo diffuso indeboliva ogni morale e insegnava agli uomini a vivere empiamente ed egoisticamente. Le promesse fatte dai profeti precedenti, come riflettevano, non si erano adempiute; erano ancora in una posizione depressa e umile; e, confrontando il loro stato attuale con la splendida prospettiva che si apriva davanti a loro nella teocrazia restaurata, mormoravano contro Dio e mettevano in dubbio la sua provvidenza e la sua potenza. Essi erano impazienti di mostrare il suo giudizio sui Gentili e, non vedendo ciò, osarono dubitare della giustezza del suo governo e del suo ordinamento. Nella loro impazienza dimenticarono che erano state la loro negligenza, infedeltà e molteplici trasgressioni a privarli delle benedizioni di Dio. Avrebbero anche potuto osservare che il brillante futuro predetto non era stato promesso come quello che sarebbe seguito immediatamente al ritorno dalla prigionia; Al contrario, molte insinuazioni furono fatte capire che c'era un lungo intervallo tra la profezia e il suo completo adempimento. Contro questo spirito malvagio di incredulità Malachia dovette combattere; e con quanta forza abbia recitato la sua parte, una recensione del suo libro lo mostrerà chiaramente

Il libro è diviso in quattro capitoli nella Versione Autorizzata, le versioni greca, latina, siriaca e araba; l'ebraico combina il nostro terzo e quarto capitolo in uno. Ma nessuna delle due disposizioni si adatta esattamente alla distribuzione dell'argomento, che di solito (dopo Ewald) è diviso in tre parti, consistenti rispettivamente in Malachia 1:2-2:9, Malachia 2:10-16 e Malachia 2:17 fino alla fine. Sebbene così distribuita artificialmente, la profezia è un tutt'uno e forma un unico discorso, combinato, forse, da molte espressioni

Il profeta inizia mostrando l'amore di Geova per Israele, e dimostrandolo Ricordando i diversi destini di Giacobbe ed Esaù, come i discendenti di quest'ultimo avessero sofferto pioggia e desolazione, mentre gli Israeliti avevano sperimentato favore e protezione in passato, e avrebbero dovuto essere ancora più benedetti in futuro. Malachia 1:1-5 Eppure non avevano risposto al suo amore; sì, gli stessi sacerdoti erano stati i primi a offenderlo, imbrattando il suo altare e offrendo sacrifici indegni; queste offerte Dio le rifiuta completamente, esigendo un'offerta pura come quella che sarà presentata al tempo del Messia. Ma i sacerdoti hanno svolto il loro ufficio con spirito mercenario e superficiale, e hanno imparato a disprezzare il culto di Dio; quindi, a meno che non si pentano, saranno puniti con la maledizione e il rifiuto; e poi, per dimostrare quanto si siano allontanati dalla retta via, il profeta tratteggia il ritratto del vero sacerdote, quale Dio vuole che sia. Malachia 1:6-2:9 La seconda parte rimprovera i matrimoni pagani dei sacerdoti e del popolo. Sfidando la Legge, e incuranti del fatto che in tal modo profanavano il patto, avevano ripudiato le loro mogli legittime per poter sposare le figlie degli idolatri pagani. Le mogli ebree avevano pianto e avevano esposto la loro causa davanti al Signore, ed egli le ascolta e rivendicherà la sua istituzione. Malachia 2:10-16 La terza parte introduce il merluzzo come il Dio del giudizio. Il popolo aveva pensato di proseguire impunito per la sua strada; ma il Giudice verrà in un momento in cui non lo aspettano, e punirà i malvagi, eseguendo un rapido giudizio su coloro che violano il loro dovere verso Dio e verso il prossimo, e separando da loro i giusti, affinché la terra possa essere purificata e raffinata. Il popolo si lamentava forse che Dio era in ritardo nell'eseguire le sue promesse? Vedano la causa nelle loro trasgressioni, nelle loro numerose ribellioni contro la sua autorità, nella loro negligenza nelle decime e nelle offerte. Se avessero aiutato il loro dovere, egli li avrebbe ricompensati con fertilità e abbondanza. Avevano osato dire che servire Dio era una cosa vana; avevano confuso il bene e il male; ma il Signore si prese cura dei pii e li portò alla gloria, mentre condannava gli empi come stoppie al fuoco. Perciò tutti osservino la legge di Mosè e attendano l'arrivo del grande giorno del giudizio e l'apparizione benevola del profeta Elia, messaggero del Signore. Malachia 2:17 4:6

Il carattere distintivo delle profezie messianiche contenute in questo libro consiste nell'annuncio del secondo Elia, che dovrebbe precedere l'avvento del Messaggero di Geova, il Messia stesso, e nell'affermazione della natura universale ed eterna dell'offerta sacrificale e dell'ufficio di mediazione di Cristo. Combinato con queste due dichiarazioni c'è il racconto degli effetti dipendenti dall'avvento del Messia. Quell'apparizione sarà un giorno di fuoco, che consumerà il male, purificherà le scorie e renderà gli uomini idonei ad offrire sacrifici accettevoli; sarà anche un giorno di luce, che porterà salute e gioia a coloro che temono Dio

§2. AUTORE E DATA

Il nome Malachia non si trova da nessun'altra parte nelle Scritture. La LXX, nel titolo, lo chiama Μαλαχιας. Probabilmente è stato contratto da Malachia e significa "Messaggero di Geova". Tali abbreviazioni non sono rare. Così troviamo Abi per Abia; 2Re 18:2; 2Cronache 29:1 - Falti per Faltiel. 1Samuele 25:44; 2Samuele 3:15 Cantici probabilmente Zabdi è lo stesso di Zabdiel, Uri di Uria. Della sua storia non si sa assolutamente nulla; e come legge la Settanta Malachia 1:1, invece di "per mano di Malachia ", εν χειρι αγγελου αυτου, "per mano del suo messaggero", molti hanno dubitato se il nome sia quello di una persona o di un ufficio, un appellativo dato a un messaggero ideale di Dio. Origene sosteneva che il libro era stato scritto da un angelo; altri hanno sostenuto che Malachia fosse uno pseudonimo di Esdra, che era il vero autore dell'opera, anche se si sarebbe potuto pensare che lo stile e la dizione dei due scrittori fossero sufficientemente distinti da ovviare a qualsiasi supposizione del genere, ed è difficilmente possibile che la paternità di un uomo così illustre sia stata dimenticata quando fu disposto il canone. Inoltre, a tutti i libri profetici è preceduto il nome stesso dello scrittore. L'uso di uno pseudonimo o di un nome simbolico è sconosciuto; e l'autenticità del contenuto della profezia è sempre testimoniata dal fatto che l'autore è noto ai suoi contemporanei e approvato da Dio. Malachia , quindi, è certamente una persona reale; e sebbene non vi sia alcuna descrizione di lui nel suo libro, non essendo menzionata né la sua discendenza né il suo luogo di nascita, tuttavia la stessa omissione si verifica nel caso di Abdia e Abacuc, della cui personalità senza dubbio è mai sorta. Il fatto che le storie di Esdra anti Neemia non contengano alcuna notizia di lui o della sua opera profetica è facilmente spiegabile dal fatto che egli esercitò il suo ministero durante o poco prima della seconda visita di Neemia a Gerusalemme, di cui abbiamo solo il resoconto più scarno e sommario. Neemia 13:7-31 Dai suoi incisivi riferimenti al sacerdozio si congettura che egli fosse un membro di quel corpo, ma non c'è nient'altro a sostegno di questa nozione. L'assenza di tutte le informazioni autentiche riguardanti Malachia è stata supplita dalla tradizione. Il Talmud afferma che era un membro della grande sinagoga, come lo erano stati Aggeo e Zaccaria; e lo Pseudo-Doroteo e lo Pseudo-Epifanio affermano che nacque a Sofa, o Sufa, nella tribù di Zabulon, e vi morì ancora giovane. Nessun particolare della sua vita è stato tramandato nemmeno nella narrazione mitica

Il periodo generale dell'apparizione di Malachia come profeta è facilmente determinabile, ma la definizione della data esatta presenta alcune difficoltà. È chiaro, dal contenuto della profezia, che fu consegnata quando la Cattività fu quasi dimenticata, e dopo che il tempio fu ricostruito e il suo culto fu per qualche tempo debitamente stabilito; è anche evidente che, poiché il profeta si lamenta delle offerte inferiori portate dal popolo, il tempo della concessione reale fatta a Esdra Esdra 7:20-26 era scaduto, e i sacrifici necessari erano forniti dagli stessi abitanti. Questo fu fatto senza contestazioni o apparente riluttanza nella prima parte dell'amministrazione di Neemia, secondo l'impegno introdotto da Neemia. Neemia 10:32 - , ecc. Nel Libro di Esdra non si fa menzione di alcuna violazione della risoluzione allora approvata; quindi sembra molto probabile che gli abusi nominati si siano insinuati dopo la morte di Esdra, e durante il periodo in cui Neemia era assente alla corte di Persia, Neemia 13:6 che potrebbe essere stato un intervallo di due o tre anni. Che Malachia profetizzò durante questo interregno, o in ogni caso in un periodo in cui Neemia non agiva come governatore, è stato dedotto dall'espressione in Malachia 1:8, dove, rimproverando il popolo per aver osato sacrificare animali imperfetti, dice: "Offrilo ora al tuo governatore; Si compiacerà di te o accetterà la tua persona?" Neemia, si sostiene, si vantava di non aver mai preso nulla, nemmeno ciò che gli spettava come viceré, dal popolo; quindi il governatore qui menzionato deve essere un'altra persona. Ma questa non è affatto una conclusione necessaria. La pratica dell'autonegazione a cui si fa riferimento appartiene ai primi anni della sua amministrazione e potrebbe non applicarsi al suo successivo governatorato. Inoltre, il rifiuto di essere di peso ai suoi compatrioti non si estendeva alla non accettazione dei regali, senza i quali nessun orientale sarebbe venuto per un colloquio formale con un superiore; e il profeta potrebbe ben chiedere se avrebbero il coraggio di fare tali offerte a un governatore, senza alcun riferimento speciale a un particolare personaggio. Ma anche se non possiamo costruire alcuna teoria della data su questa espressione del profeta, ci sono altre prove interne che sono più determinate. Il punto importante è che gli abusi da lui rimproverati sono proprio quelli contro i quali Neemia dovette combattere. Entrambi denunciano la corruzione dei preti nel sposare mogli straniere; comp. Malachia 2:11 - con Neemia 13:23 la trattenuta delle decime stabilite dai Leviti; Malachia 3:8 e Neemia 13:10 la negligenza e il disonore del clone del tempio, e dei suoi servizi; Malachia 1:12,13; Neemia 13:4,5,11 il ripudio delle mogli legittime Malachia 2:15,16 e Neemia 13:23,27, da cui si può facilmente concludere che questi matrimoni stranieri erano accompagnati da divorzio e crudeltà). È vero che Malachia non nomina espressamente la profanazione del sabato, contro la quale Neemia emanò norme così severe, Neemia 13:15-22, ma denuncia la violazione della Legge nell'offerta di vittime difettose, e non possiamo dubitare che questo sia stato solo un esempio dello stesso spirito che ha portato alla violazione del sabato. Sembra così che il profeta e il governante civile stiano combattendo contro gli stessi mali, e si sforzino nelle loro diverse vocazioni di attirare il popolo all'emendamento

Dalle considerazioni di cui sopra possiamo concludere che Malachia esercitò il suo ministero durante il periodo della seconda visita di Neemia a Gerusalemme, nel 430-420 a.C.

Così Malachia è l'ultimo dei profeti, l'autore dell'ultimo libro del canone ebraico, e nominato dalle autorità ebraiche "il sigillo e la fine dei profeti". Esercitò il suo ministero cento anni dopo Aggeo e Zaccaria. Possiamo qui notare che i dodici profeti minori coprono un periodo di quattro secoli, uno spazio, come osserva Farrar, quasi uguale a quello che va da Chaucer a Wordsworth

§3. CARATTERE GENERALE DELL'OPERA

Alcuni critici hanno definito lo stile di Malachia come "pedante, forzato e sterile", ma non possiamo essere d'accordo con il loro verdetto un po' sconsiderato. A differenza di altre opere profetiche, gli scritti di Malachia possono essere considerati prosaici e di avere una posizione inferiore, ma hanno un'eccellenza e un'originalità proprie che li assolvono da tutte le accuse come quelle di cui sopra. La grande particolarità dello stile consiste nell'uso che viene fatto dell'interrogatorio e della replica. Si introduce un dialogo tra Dio e il popolo o i sacerdoti; Le domande degli obiettori o dei lamentatori sono esposte, ampliate e infine si risponde con disprezzo pungente per bocca del profeta. Perciò è piuttosto un ragionatore che un poeta; Esibisce la calma dell'oratore esperto piuttosto che il fuoco e l'energia dei veggenti precedenti. Ma ci sono segni che egli è ancora influenzato dagli antichi profeti, e con tutte le sue forme metodiche e artificiali si modella sui suoi predecessori. Semplice, scorrevole, concisa, la sua dizione è facile da capire; Se non si eleva alla grandezza e alla potenza degli altri profeti, è sempre lucido ed elegante, e a volte anche straordinariamente eloquente. L'abbozzo del carattere del sacerdote ideale Malachia 2:5-7 è un passaggio di eminente bellezza; e ci sono pochi altri luoghi di uguale eccellenza

§4. LETTERATURA

Tra i commentari più utili su Malachia si possono citare quelli di Chyrteaus (Rostock, 1568); Kimchi e Jarchi, 'Commentarii,' interprete S.M. Deuteronomio Muis (Parigi, 1618); Stock (Londra, 1641); Selater (Londra, 1650); Pocock, 'Opere', vol. 1.; Venema (Leer., 1759); Bahrdt (Lipsia, 1768); Fischer, con note sulla versione dei Settanta (Leipzg, 1779); Packard, Libro di Malachia esposto (Edimburgo); Reinke, 'Der Prophet Malachia ' (Giessen, 1852, 1856); Koehler (Erlangen, 1865); Dott. Samuel Cox, nel vol. 3. di 'L'educatore biblico'.

§5. DISPOSIZIONE DEL LIBRO IN SEZIONI,

Il libro è diviso in tre parti

Parte I Malachia 1-2:9 Rimprovero ai sacerdoti per negligenza del servizio divino

Malachia1:1 Intestazione e autore

Malachia1:2-5 Il profeta dichiara l'amore speciale di Dio per Israele

Malachia1:6-14 Israele non aveva mostrato alcuna gratitudine, e i sacerdoti erano stati i principali colpevoli, offrendo sacrifici difettosi e profanando il culto del tempio

Malachia2:1-4 I sacerdoti sono minacciati di punizione

Malachia 2:5-9 In contrasto con questi, viene delineato il carattere del vero sacerdote

Parte II - Malachia 2:10-16 Condanna dei sacerdoti e del popolo per matrimoni stranieri e per divorzi

Parte III - Malachia 2:17-4:6 Il giorno del Signore

Malachia 2:17-3:6 Il popolo incredulo dubitava della provvidenza di Dio, ma il profeta annuncia la venuta del Signore al giudizio, preceduto dal suo messaggero. Egli raffinerà il suo popolo e sterminerà i peccatori

Malachia 3:7-12 Dio è fedele alle sue promesse, ma il popolo è stato vergognosamente negligente in materia di decime e offerte; modifichino la loro pratica e saranno benedetti

Malachia 3:13-18 L'empia mormorazione del popolo è contrapposta alla condotta di coloro che temono Dio, e la ricompensa dei pii è esposta

Malachia 4:1-3 La separazione finale dei cattivi dai buoni nel giorno del giudizio

Malachia 4:4-6 Ammonimento conclusivo a ricordare la Legge, per non essere soggetti alla maledizione, per evitare la quale il Signore avrebbe mandato Elia per promuovere un mutamento di cuore nella nazione prima della sua venuta

Ver. l-ch. 2:9. - Parte I rimprovero ai sacerdoti per negligenza del servizio divino

§1. Titolo e autore. L'onere. Zaccaria 9:1; 12:1 - ; vedi nota su Naum 1:1 La parola del Signore è pesante e piena di minacce, ma, come nota San Girolamo, è anche consolatoria, perché non è "contro" ma a Israele. Con questo nome si designa l'intera nazione dell'alleanza, forse, con l'idea di ricordare al popolo la fede e la pazienza di Giacobbe, e di stimolarlo a imitare il suo grande antenato. Da Malachia ; letteralmente, per mano di Malachia Geremia 37:2 Che Malachia sia il nome proprio del profeta, e non una semplice designazione ufficiale, vedi la prova nell'Introduzione, §II La LXX rende, εν χειρι αγγελου αυτου, "per mano del suo angelo", o "messaggero", e alcune curiose teorie sono state fondate su questa traduzione; ad esempio, che un angelo era il vero autore del libro, o è venuto e lo ha spiegato alla gente. Una leggenda simile si diffuse una volta riguardo ad Aggeo, chiamato "Il Messaggero del Signore". Aggeo 1:13 Alla fine del versetto la LXX aggiunge: "Fissatelo nei vostri cuori", che Girolamo suppone sia stato importato qui da Aggeo 2:15

Ver. 1.- Malachia e il suo fardello

IO Malachia , L'ULTIMO DEI PROFETI DELL'ANTICO TESTAMENTO. Può essere paragonato a:

1. Una tarda serata che chiude una lunga giornata di luce e di benedizione, e che è essa stessa:

2. Un crepuscolo di mezza estate a una certa latitudine settentrionale, che porta con sé il nuovo e ancora più luminoso giorno del vangelo

3. Un dito puntato che indica, attraverso una perdita di tempo non calpestata, la direzione in cui le ere dovrebbero avanzare verso l'avvento del loro atteso Re

4. Un ministro fedele, l'ultimo di una nobile successione, che rinuncia alla sua fiducia (il dono profetico), ma ordina al suo gregge di aspettarsi di "vedere cose più grandi di queste" e spira con il vangelo sulle labbra. #Malachia 4:2-6

II IL FARDELLO DEL PROFETA. Ogni parola del Signore è:

1. Un fardello di responsabilità per il portatore. 1Corinzi 9:16,17 Specialmente lo sono i messaggi di giudizio di cui Malachia fu accusato. Cantici Geremia sentì, Geremia 15:10-21 20:8-10 e Paolo, Filippesi 3:18 e nostro Signore Gesù Cristo. Luca 19:41-44 È quindi una prova di fedeltà Proverbi 30:6; Ezechiele 3:17-21 e di coraggio. Michea 3:8

2. I messaggi di giudizio dovrebbero essere percepiti come fardelli dal peccatore perché provengono da un Dio per il quale il giudizio è "un'opera strana", ma che odia il peccato più della sofferenza, e la cui santità è assecondata dalla sua onnipotenza. Solo mediante il pentimento verso Dio e la fede verso il nostro Signore Gesù Cristo il fardello può essere cambiato in beatitudine, la maledizione in benedizione

OMELIE di R. Tuck versetto 1.- Profezie gravose

"Il fardello del Signore per Israele per mezzo di Malachia ". Gran parte dell'opera dei profeti dell'Antico Testamento comportava una seria tensione sui sentimenti, e può essere appropriatamente immaginata come un "fardello" che erano chiamati a portare. Una grandissima parte di essa consiste in denunce, dichiarazioni di imminente arrivo e schiaccianti giudizi Divini. Quei profeti furono, infatti, risuscitati per soddisfare una condizione della società e della vita nazionale che Dio disapprovava e da cui Dio era disonorato. Non si dovrebbe mai dimenticare che i profeti appartengono al mio israelita, e che questo non era l'ideale di Dio di governo per il suo popolo. Portò e mise in pericolo il significato di cui i profeti dovevano dichiarare. Quella di Malachia è l'ultima voce del profeta dei tempi dell'Antico Testamento. Dopo di lui un grande silenzio profetico scese sulla terra. Per circa trecento anni non giunse alcuna espressione diretta da parte di Dio, fino a quando apparve Giovanni Battista. Nulla si sa con certezza riguardo a questo profeta Malachia . Egli è, in verità, solo un nome, e il nostro interesse risiede interamente nel suo messaggio. Il suo nome significa "Il Messaggero di Geova" e ci chiama a prestare attenzione al messaggio anziché a chi parla. Sappiamo qualcosa dei tempi in cui visse, e possiamo capire quale sarebbe stato il peso di un profeta Geova in un tempo del genere. Dopo che Neemia ebbe lavorato per circa dodici anni alla riforma morale del popolo di Gerusalemme e della Giudea, fu richiamato in Persia; e subito dopo la sua partenza i vecchi mali a cui aveva resistito strenuamente tornarono come un cibo. Nonostante la presenza di Esdra a Gerusalemme, si vide che una riforma imposta dal potere civile, piuttosto che come frutto di una convinzione individuale, non aveva una vitalità permanente. Quando Neemia voltò le spalle, "le decime dovute al tempio, ai leviti e ai sacerdoti non furono consegnate, e così fu causata la più grande angoscia a tutti quelli che dipendevano da loro per il loro mantenimento. I coristi, le guardie delle porte e i leviti comuni furono costretti a tornare alle loro case e a coltivare i loro campi per vivere. Il culto pubblico fu così interrotto e il tempio, abbandonato dai suoi ministri, fu trascurato dal popolo. Né il rifiuto di pagare la decima era l'unico segno di uno spirito alterato. Il sabato era profanato, sia in città che in campagna, i torchi erano occupati nelle sue ore sacre e le strade e i campi erano punteggiati di operai che portavano covoni al granaio sui loro asini pesantemente carichi. La stessa Gerusalemme era turbata da una fiera del sabato, alla quale venivano portati carichi di vino, uva, fichi e molto altro durante le ore sacre. Dopo tutto lo zelo professato per porre fine ai matrimoni misti, le cose stavano rapidamente scivolando verso una condizione quasi peggiore di quella precedente. Gli stessi sacerdoti avevano rapidamente perso il loro tono alto. La loro irriverenza, indifferenza e mondanità sconvolsero i riflessivi. Tutto ciò che Esdra e Neemia avevano fatto fu quasi disfatto". Al profeta Malachia fu imposto il "fardello" di richiamare sia i sacerdoti che il popolo ai loro doveri. E questo fece in parte con vigorose denunce dei mali circostanti, e in parte anticipando i tempi del Messia. Colui che viene si sarebbe sicuramente dimostrato un severo rimprovero del peccato nazionale

IL MESSAGGIO DEL PROFETA ERA UN PESO PER SE STESSO. Le denunce delle azioni sbagliate e dei malfattori perdono la loro vera forza quando coloro che le pronunciano apprezzano il loro lavoro. Poi vi mettono un tono amaro, che li rende messaggi non divini. Cose dure devono ancora essere dette per Dio, ma devono essere dette con pathos nel tono, e le lacrime pronte a cominciare. Nessuno può pronunciare correttamente un messaggio di giudizio, a meno che non lo senta come un peso

II IL MESSAGGIO DEL PROFETA DOVREBBE ESSERE UN PESO PER COLORO A CUI CI SI RIVOLGE. Un fardello di santa preoccupazione. Dovrebbe spingerli a un grave esame di coscienza. Dovrebbe caricarli di ansietà per i loro peccati e di sinceri sforzi per eliminare il peccato. Se non fosse preso come un peso in questo senso, diventerebbe un peso in quanto porta su di loro giudizi Divini pieni, senza sollievo

III IL MESSAGGIO DEL PROFETA PUÒ ESSERE CONSIDERATO COME UN PESO PER DIO. "Il giudizio è la sua strana opera"; "In tutta la loro afflizione egli fu afflitto; " "Ho forse piacere nella morte degli empi?" Ci è permesso pensare che punire il suo popolo sia un turbamento per Dio. Egli è gravato dai messaggi che il nostro peccato lo costringe a inviare.

OMELIE DI D. THOMAS Versetti 1-5.- La sovranità di Dio in relazione alla condizione secolare di vita dell'uomo

"Il peso della parola del Signore", ecc. Malachia , che significa "Messaggero", l'ultimo dei profeti ebrei, è un uomo la cui storia personale è avvolta nell'oscurità più totale. Si suppone che sia vissuto dopo Aggeo e Zaccaria, e che sia contemporaneo di Neemia. È probabile che avesse una relazione con Neemia in qualche modo analoga a quella che Aggeo e Zaccaria avevano con Zorobabele. L'opinione generale è che egli profetizzò verso l'anno 430 a.C. Questo fu quel brillante periodo in Grecia in cui fiorirono alcuni dei suoi uomini più grandi: Cimone, figlio di Milziade, distintosi come comandante; Pericle, il più grande degli uomini di stato ateniesi, sotto il quale Atene raggiunse uno splendore che la rese la meraviglia e l'ammirazione di tutta la Grecia; Fidia, il celebre scultore, e una schiera di artisti illustri; Simonide e Pindaro, eminenti poeti lirici; Eschilo, Sofocle ed Euripide, illustri drammaturghi; ed Erodoto, che ha ricevuto un titolo che spetta proprio a Mosè, "il Padre della storia". Da questo passaggio si possono legittimamente dedurre le seguenti verità

CHE ALCUNI UOMINI SU QUESTA TERRA SEMBRANO ESSERE FAVORITI DALLA PROVVIDENZA PIÙ DI ALTRI, EPPURE SPESSO NE SONO INCONSAPEVOLI. Questa è la comunicazione o "fardello" del messaggio divino che Malachia dovette consegnare a Israele: "Io ti ho amato, dice il Signore. Eppure voi dite: In che cosa ci hai amati?". Israele qui rappresenta tutte le tribù, tutta la discendenza di Giacobbe. La nazione israelita era più favorita di qualsiasi altra nazione sulla faccia della terra. In relazione ai loro privilegi, Paolo dice degli Israeliti: "Ai quali appartengono l'adozione, la gloria, i patti, l'adempimento della Legge, il servizio di Dio e le promesse: i quali sono i padri e dai quali Cristo è venuto riguardo alla carne". Romani 9:4,5 Come individui, alcuni uomini sono più favoriti di altri. Come Giacobbe fu più favorito di Esaù, così alcuni uomini in tutte le generazioni sono più benedetti di altri, benedetti con strutture più vigorose, più risorse intellettuali, più ricchezza emotiva, ecc. C'è tra gli uomini un'immensa varietà nel grado delle doti naturali. Leggete la parabola dei talenti. Ma è l' uomo a livello nazionale che si riferisce qui. "Ti ho amato", cioè "ti ho considerato più delle altre nazioni". La nostra Inghilterra non è forse più favorita della maggior parte, se non di tutte le altre nazioni della terra? Essa è, sotto certi aspetti, tanto esaltata al di sopra di tutti gli stati esistenti, quanto lo era l'antico Israele al di sopra di tutte le nazioni pagane che lo circondavano. Ma individualmente, come si è detto sopra, non tutti gli uomini sono trattati allo stesso modo. Alcuni sono nati da genitori più sani di altri, vivono in climi più salubri di altri, sono dotati di facoltà più elevate di altri, sono cresciuti sotto leggi più sane e influenze educative più elevate di altri. L'esistenza di queste distinzioni è troppo ovvia per richiedere un'argomentazione o un'illustrazione. Ma mentre questo è un fatto così evidente, i favoriti sono troppo spesso inconsapevoli della distinzione. "In che cosa ci hai amati?" Israele non si rese conto dei suoi elevati privilegi. Quante volte è così! Gli uomini più favoriti dalla Provvidenza sono spesso i più inconsapevoli dei favori, e dicono: "In che cosa ci hai amati?" Di regola, forse i fossati favoriti dalla Provvidenza sono i più grandi lamentatori. Che ingratitudine c'è qui!

II CHE QUESTA DIFFERENZA NEI PRIVILEGI DEGLI UOMINI DEVE ESSERE ATTRIBUITA ALLA SOVRANITÀ DI DIO. "Amavo Giacobbe e odiavo Esaù". Alcuni lo leggono: "Ho favorito Giacobbe, ma ho respinto Esaù". Perché Giacobbe fu più favorito di Esaù? Non perché avesse un carattere morale più nobile. Sotto certi aspetti sembra più spregevole di Esaù. È stato semplicemente perché Dio ha scelto di distinguerlo. La ragione della distinzione era nella mente di Dio, e in nessun altro luogo. "Egli opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà". La sua sovranità non implica nessuna delle due cose

1. Parzialità da parte sua. Il fatto che il popolo ebraico, i discendenti di Giacobbe, nella loro storia abbiano sopportato, forse, calamità così grandi come quelle che si sono abbattute sugli Edomiti, i discendenti di Esaù, ha dimostrato che non si trattava di parzialità da parte di Dio. Non ha riguardo per le persone. Né implica:

2. Irresponsabilità da parte dell'uomo. "Coloro che hanno di meno", dice Godwin, "e sopportano di più, possono diventare migliori e più felici di coloro che hanno di più e soffrono di meno". Il valore permanente di tutte le cose dipende dall'uso che se ne fa: le prime diventano spesso le ultime, le ultime. Ma non si può trarre alcun argomento dalle differenze nella condizione degli uomini su quale sarà il più moralmente vantaggioso o svantaggioso secondo la loro condotta. Mentre le differenze di un tipo dipendono esclusivamente dalla volontà divina, le differenze dell'altro tipo non sono indipendenti dalla scelta umana

III COLORO CHE LA SOVRANITÀ DI DIO NON FAVORISCE SONO LASCIATI IN UNA CONDIZIONE SECOLARE NON INVIDIABILE

1. Le parole ci insegnano che i loro beni saranno distrutti. "Odiai Esaù, e gettai i suoi monti e la sua eredità devastati per i draghi [sciacalli] del deserto". Questi uomini, gli uomini di Edom, lottarono strenuamente per edificare il loro regno e per dargli ricchezza e potere, ma il prodotto di tutte le loro fatiche fu completamente distrutto. Le loro grandi cose, le loro "montagne", le loro ricchezze, la loro "eredità", le scene della loro potenza, lasciarono il posto ai "draghi del deserto". Dov'è Edom adesso? Se il Cielo ha deciso che la fortuna che avete costruito dopo anni di lavoro serio e instancabile sarà spazzata via, se ne andrà come una visione della notte

2. Che i loro sforzi sono stati frustrati. "Se Edom dice: Siamo poveri, ma torneremo e ricostruiremo i luoghi desolati; così dice l'Eterno degli eserciti: Essi edificheranno, ma io demolirò; e li chiameranno: "Il confine dell'iniquità", e: "Il popolo contro il quale l'Eterno si adiba per sempre". Lottano per ristabilire la loro posizione, lavorano duramente per costruire i luoghi desolati, ma in ogni sforzo vengono ostacolati. È vano lottare contro il destino. Marco che tutto ciò che qui si dice riguarda solo la secolare prosperità degli uomini. La sovranità divina è sempre a favore della prosperità spirituale, del progresso nell'intelligenza, della purezza e della felicità. In tutte queste questioni gli uomini non possono faticare invano

3. I loro nemici prosperano. "E i vostri occhi vedranno, e voi direte: L'Eterno sarà magnificato dal confine d'Israele". Edom odiò Israele fin dall'inizio, combatté duramente contro di esso per secoli, lottò continuamente per distruggerlo, ma tutto invano. Venne il momento in cui si trovò in rovina e il suo nemico nella prosperità. "L'argomento di questi versetti è questo", dice il dottor Dods, "se volete vedere la differenza tra l'odio e l'amore, guardate la diversa condizione e le prospettive di Edom e Israele. La desolazione con cui viene visitato il loro territorio è irrimediabile: non hanno un futuro glorioso al di là, mentre la miserabile condizione di cui ti lamenti non è che la desolazione del tempo della semina che precede il raccolto più ricco.

CONCLUSIONE. Non siamo forse qui, in questa nostra Inghilterra, tra i popoli che il Cielo ha favorito in modo speciale? Non si applicano forse a noi in modo particolare le parole: "Io vi ho amati, dice l'Eterno"? Ma qual è la nostra risposta pratica? La nostra vita quotidiana non parla forse dell'ingratitudine e dell'incredulità di Israele: "In che cosa ci hai amati?" Noi non lo vediamo; non lo sentiamo; «Dove?» Che cosa dobbiamo pensare della nostra civiltà, delle nostre libertà, della nostra lode feconda e della nostra aria salubre? soprattutto, che dire del nostro Cristo? "Qui sta l'amore". -D.T

2 Ver. 2-5.- § 2. Il profeta dichiara l'amore speciale di Dio per Israele

Ti ho amato. Il profeta, volendo far capire al popolo la sua ingratitudine, espone la sua tesi, poi, nel suo modo caratteristico, ripete l'obiezione degli scettici in forma interrogatoria e la confuta con un semplice argomento. Dio aveva dimostrato il suo amore per Israele eleggendolo come suo popolo e trattandolo durante tutto il corso della sua storia. In che cosa ci hai amati! Questo era il sentimento interiore della gente in quel momento. Dubitavano dell'amore e della fedeltà di Dio. Gli eventi non erano andati come si aspettavano. Erano infatti tornati dalla cattività e il tempio era stato ricostruito; ma nessuna delle cose splendide annunciate dai profeti si era avverata. Non furono grandi e vittoriosi; Il Messia non era apparso. Perciò si lamentavano e mormoravano: erano ingrati per i favori passati e mettevano in dubbio la potenza e la provvidenza di Dio. Non era forse Esaù il fratello di Giacobbe? Dio confuta la loro accusa ingiusta riferendosi a un fatto palpabile, cioè al diverso destino dei discendenti dei fratelli gemelli, Esaù e Giacobbe. Com'era miserabile il destino degli Edomiti! com'era relativamente fortunata la condizione degli israeliti! Eppure amavo Jacob

Vers. 2-5. - L'amore sovrano di Dio

Ricordando che il senso scritturale di "odio" in questo passaggio e in quelli corrispondenti è quello di amare meno in confronto, o di rifiutare quando c'è una competizione di affermazioni, impariamo tuttavia da questo passaggio:

CHE L 'AMORE DI DIO PER GLI INDIVIDUI E PER LE NAZIONI È UN AMORE SOVRANO. Con questo intendiamo dire che è un amore che elargisce favori speciali, per ragioni che non possono essere scoperte in coloro che ne godono, ma nel grazioso proposito di Dio

1. Nel caso dei due fratelli personalmente notiamo i seguenti fatti: Esaù era il maggiore, ma non l'erede della promessa. Ha sofferto per mano di un fratello per certi aspetti meno nobile di lui. Perse così la principale benedizione di suo padre e dovette prendere i superstiti, accontentandosi di un'eredità più povera, mentre Giacobbe ricevette "la gloria di tutti i paesi".

2. Le due nazioni, Israele ed Edom, erano separate come due fiumi che sgorgano dalla stessa fonte, l'uno destinato ad essere una strada maestra di commercio e una fonte di fertilità, l'altro a perdersi nelle sabbie del deserto. Israele, benedetto con un sacerdozio, una successione di profeti e un'alleanza "ordinata in ogni cosa e sicura", nonostante molte apostasia; Edom, lasciò scivolare nell'idolatria e nel crimine fino a diventare noto come "il confine della malvagità", ecc. (ver. 4). Tali doni e la chiamata di Dio non possono essere annullati più di quanto le sue sentenze di giudizio possano essere annullate (ver. 4). In quei giudizi e in quelle misericordie gli uomini vedranno il dito di Dio, e avranno timore della gloria di Dio (ver. 5). Queste verità si applicano ai rapporti di Dio con le nazioni ora

3. La salvezza degli individui non è meno il risultato dell'amore sovrano, in quanto gli inizi stessi della vita spirituale sono di Dio, e sono "secondo il suo proposito e la sua grazia", ecc. 2Timoteo 1:9 L'elezione non è "un ordine di merito", ma una corda d'amore. L'esperienza di tutti i cristiani conferma la dottrina della sovranità di Dio nella salvezza, anche se non può rispondere alle molte domande suggerite dai vari rapporti di Dio con gli individui, né spiegare le ragioni dei suoi propositi eterni. Si noti la "conclusione della questione" di San Paolo. Romani 11:33-36

II CHE QUESTO AMORE IMMERITATO DI DIO POSSA ESSERE IGNORATO DA CHI LO RICEVE. "In che cosa ci hai amati?" Ciò può derivare da:

1. Dimenticare le misericordie passate sotto la presenza di prove presenti, come Israele. Salmi 106:19-14

1. Dimenticare le nostre benedizioni attuali in contrasto con la sorte degli altri

2. Avere un senso imperfetto della nostra assoluta dipendenza dall'immeritata misericordia di Dio. Deuteronomio 7:7,8

3. E quindi prendere anche le nostre benedizioni spirituali come una cosa ovvia, e indulgere nell'autocompiacimento piuttosto che coltivare l'umiltà grata in vista dell'"amore di Dio che è in Cristo Gesù nostro Signore". Cfr. 1Corinzi 4:7,8

Ververs 2, 3.- L'amore del Signore per il suo popolo

Il Signore aveva scelto Israele come suo popolo particolare, per puro amore e gentilezza, senza alcun merito antecedente da parte loro. Questo amore si manifesta in modo sorprendente contrastando i rapporti divini con le due nazioni, Edom e Israele. Entrambi entrarono nel giudizio divino per il peccato, e l'amore trionfò nella restaurazione di Israele; ma a causa del modo in cui Edom trattò Israele, fu abbandonato alle sue desolazioni. La parola "odio" è impiegata, ma South spiega correttamente che "odiare" è talvolta usato in modo comparativo per un grado minore. Genesi 29:31; Luca 14:26 La parola italiana "hate" ha un po' cambiato il suo significato. Ora significa "avere un'avversione personale per", "considerare con cattiva volontà". Ma quando la nostra Bibbia è stata tradotta, ha avuto un significato più semplice e gentile, "amare meno", "mostrare meno favore". È importante notare che il riferimento non è ai sentimenti personali di Dio verso gli individui, ma ai suoi provvidenziali rapporti con le nazioni. Tuttavia, è evidente che le vie di Dio con Israele erano state l'indicazione di scegliere l'amore per lei

L 'AMORE DI DIO PER ISRAELE ERA UN AMORE CHE LO DISTINGUEVA. Di Israele, come degli apostoli di Cristo, si potrebbe dire: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi". La razza di Abramo è una razza selezionata. È stato separato per preservare e testimoniare le grandi verità religiose primarie che sono essenziali per il benessere del mondo, ma sono messe in pericolo dal libero esperimento morale dell'umanità. È stato un segno dell'amore divino che Israele abbia ricevuto una tale fiducia

II L 'AMORE DI DIO PER ISRAELE ERA UN AMORE PAZIENTE. E la pazienza fu messa a dura prova dalla caparbietà e dalla caparbietà dei propri cari. Questo può essere illustrato da ogni fase della storia. La pazienza si vede in questo, che Dio ha continuato a sforzarsi di correggere con il castigo. Senza alcuna provocazione egli li abbandonò per la disperazione, e lasciò che il giudizio si dimostrasse infine schiacciante. Confrontate il caso di Edom, che, come nazione, è perduta in modo irrecuperabile. Quella pazienza dell'amore divino è la gioia più santa per noi ancora

III L'UMILE NEMICO DI DIO, ISRAELE, ERA UN AMORE TRIONFANTE. Questo è ciò che sembra principalmente nella mente di Malachia . Vuole che il popolo senta come l'amore ha trionfato nella loro guarigione dalla prigionia e nella loro restaurazione come nazione. E queste prove dell'amore del Signore avrebbero dovuto fungere da persuasione al servizio del Signore.

3 E io odiavo Esaù. San Paolo cita queste parole Romani 9:13 per illustrare la sua posizione, "affinché il disegno di Dio secondo l'elezione possa sussistere non dalle opere, ma da colui che chiama". Ancor prima della sua nascita Giacobbe era il prescelto, ed Esaù, il maggiore, doveva servire il più giovane. Questo mistero dell'elezione divina è sembrato ad alcuni essere espresso così duramente che hanno pensato che le parole del testo dovessero essere ammorbidite, o modificate dalla loro spiegazione. Così danno le glosse: "Ho preferito Giacobbe a Esaù"; "Ho amato Esaù meno di Giacobbe"; o hanno limitato i termini "amore" e "odio" al conferimento o al rifiuto di benedizioni temporali; oppure hanno affermato che Esaù era odiato perché Dio aveva previsto la sua indegnità, e Giacobbe era amato a causa della sua pietà e fedeltà previste. L'intera questione è discussa da Agostino, ' Deuteronomio Div. Quint. ad Simplic.", 1:18 (11:433). Termina dicendo: "Deus odit impietatem: in aliis etiam punit per damnationem, in aliis adimit per justificationem". Ma Malachia non sta parlando della predestinazione di un fratello e della riprovazione dell'altro; egli contrappone le storie dei due popoli da essi rappresentati; come dice Girolamo, "In Jacob vos dilexi, in Esau Idumaeos odio habui". Entrambe le nazioni hanno peccato; entrambi sono puniti; ma Israele, per la gratuita misericordia di Dio, fu perdonato e restaurato, mentre Edom fu lasciata nella miseria che si era procurata con la sua stessa iniquità. Così è dimostrato l'amore di Dio per gli Israeliti (Knabenbauer). Che il profeta parli delle due nazioni, piuttosto che dei due fratelli, si vede da ciò che segue. Ha posato le sue montagne... spreco. Mentre gli Israeliti si ripopolavano e coltivavano la loro terra, le loro città risorgevano dalle loro rovine e il tempio e la capitale venivano ricostruiti, Edom, che aveva sofferto per mano degli stessi nemici, non si era mai ripresa dal colpo, e giaceva ancora in una scena di desolazione e rovina. Sembra che Nabucodonosor attaccò e conquistò Edom alcuni anni dopo aver preso Gerusalemme. Questo evento accadde durante una delle sue spedizioni contro l'Egitto, una delle quali ebbe luogo nel trentasettesimo anno del suo regno, come apprendiamo da un documento recentemente decifrato (vedi "Transact. of Soc. of Bibl. Archaeology", 7:210, ecc.). (Per Edom e la sua storia, vedi l'Introduzione a Abdia.) Draghi; piuttosto, sciacalli; Michea 1:8 Settanta, εις δωματα ερημου, "per le abitazioni del deserto"; Vulgata, dracones deserti, da cui la Versione Autorizzata

4 considerando quanto segue: piuttosto, se, o sebbene; Vulgata, quod si. Se Edom avesse tentato di riparare alla sua desolazione, il Signore non lo avrebbe permesso, in netto contrasto con la restaurazione nazionale di Israele. Siamo impoveriti; o, come nella versione riveduta, siamo battuti; Septuaginta, η Ιδουμαια κατεστραπται, "Idumea è stata rovesciata". Vulgata, distruggi Sumus.i luoghi desolati; Vulgata, quae destructa sunt, luoghi un tempo abitati e ora deserti. Confrontate la vanteria degli Efraimiti. Isaia 9:9,10 Io vinco a scendere. Edom non riacquistò mai il suo potere; divenne preda dei Perstart, dei Nabeati, degli Giudei sotto i Maccabei, dei Macedoni, dei Romani; e infine la conquista maomettana portò la sua completa rovina. Essi li chiameranno il confine della malvagità. Edom sarà chiamata "Il territorio dell'iniquità", la sua miserabile condizione attesta la malvagità degli abitanti così puniti dalla giustizia divina. Ha indignazione; Septuaginta, παρατετακται, "ha" stato messo in assetto di battaglia; " San Girolamo, "La mia ira è provata dalla loro perdurante desolazione; e in contrasto con i mali subiti dal vostro fratello, sperimenterete la bontà di Dio verso di voi".

Vers. 4, 5.- Giudizi divini per delusioni

I rapporti del Signore con Edom sono qui presentati in contrasto con i rapporti del Signore con Israele. E uno dei principali punti di contrasto è questo: le aspettative di Israele si realizzeranno; ma le aspettative di Edom saranno deluse. "Così dice il Signore degli eserciti. Loro edificheranno, ma io demolirò". C'era un sentimento estremamente amaro fra Israele ed Edom, che risaliva al tempo in cui Edom si rifiutò ingiuriosamente di permettere il passaggio di Israele attraverso il suo territorio, e così costrinse il popolo di Dio a prendere la via faticosa e pericolosa dell'Araba. Ancora e ancora abbiamo accenni del sentimento ostile tra le nazioni affini e vicine; e che sia continuata fino al tempo della distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor è indicato dall'esclamazione del poeta, in Salmi 137:7 : "Ricordati, o Signore, dei figli di Edom nel giorno di Gerusalemme; i quali hanno detto: Sollevatelo, rasatelo, fino al suo fondamento". Che Geova, come Dio e Re d'Israele, prendesse la sua parte contro Edom è chiaramente indicato nella profezia di Abdia. Il punto del passaggio che abbiamo davanti è che sugli sforzi di Edom per riprendersi come nazione non si fermerebbe alcuna permanenza; mentre se Israele fosse stato fedele ai suoi obblighi, esso come regno sarebbe stato stabilito per sempre

IL FALLIMENTO NELLE IMPRESE DELLA VITA È UN SEGNO DEL FATTO CHE IL DIVINO CI TRATTA. Tuttavia, possiamo dire che tale fallimento si verifica

(1) disposizioni particolari; o

(2) imperfetto, formazione e cultura, resta vero che una spiegazione più profonda è possibile

La promessa ai buoni è: "Qualunque cosa egli faccia prospererà". Il giudizio sul male può essere: "Qualunque cosa egli faccia fallirà". Non c'è esperienza della vita più faticosa della delusione di fallire ancora e ancora. Non c'è miseria come la disperazione di sentirsi come se non potessimo farcela, ed è inutile provarci ancora. L'uomo che sente che è perduto

IL FALLIMENTO NELLE IMPRESE DELLA VITA PUÒ ESSERE LA DISCIPLINA DIVINA, MA PUÒ ESSERE IL GIUDIZIO DIVINO. Castigo, per convincere che abbiamo fatto la cosa in modo sbagliato. Giudizio, come nel caso di Edom, di qualche peccato commesso nella prima infanzia, il cui spirito abbiamo mantenuto per lunghi anni. Se falliamo nella vita, dovremmo indagare con attenzione perché Dio ci permette di fallire.

5 I tuoi occhi vedranno. Ci si rivolge a Giacobbe. Quando vedrai queste prove dell'amore di Dio per te, smetterai di mormorare e sarai pronto a lodare Dio per la sua bontà e potenza. Il Signore sarà magnificato; meglio, il Signore è grande; Settanta, Εμεγαλυνθη Κυριος, "Il Signore è stato magnificato". Dio fa conoscere la sua grandezza. Da (oltre) il confine di Israele. Ciò significa o al di là dei limiti di Israele, cioè in tutto il mondo, o su Israele, cioè attraverso la protezione che egli concede a Israele

6 Vers. 6-14. - § 3. Israele non aveva mostrato alcuna gratitudine per tutte queste prove dell'amore di Dio , e gli stessi sacerdoti erano stati i principali colpevoli, offrendo sacrifici difettosi e profanando il culto del tempio

Il figlio onora suo padre. Il profeta inizia con un principio generale che tutti ammettono, e da ciò argomenta quale fosse l'atteggiamento che dovevano assumere verso Dio. Un padre. Dio era il Padre di Israele per creazione, elezione, conservazione, vigile custodia. vedi Esodo 4:22, Deuteronomio 32:6, Isaia 63:16, 64:8 - , ecc. La mia paura. La paura, il rispetto, la riverenza, dovuti a me. O sacerdoti. Egli rivolge la sua riprensione ai sacerdoti, come rappresentanti del popolo, e tenuti a condurli all'obbedienza e alla santità, e ad essere modello per il gregge. In che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome? I sacerdoti sono diventati così insensibili e hanno così oscurato la vera religione con l'esteriorismo farisaico, che professano di essere completamente inconsapevoli di come abbiano mostrato disprezzo per Dio. Il Nome di Dio è Dio stesso e tutto ciò che ha a che fare con lui

La riverenza dovuta a Dio

Le analogie terrene con le relazioni divine sono istruttive, anche se imperfette. Né il padrone più assoluto né il padre più affettuoso possono rappresentare adeguatamente Dio. Eppure Dio ci ricorda la riverenza che gli è dovuta per il timore e l'onore che si aspettano da loro. L'appello dovrebbe essere molto forte per coloro che, come i sacerdoti qui citati, si trovano in qualsiasi posizione di autorità. Dovrebbe essere una supplica molto tenera per tutti i genitori. Essa cade con toni di profondo pathos su coloro che hanno ricevuto l'adozione e lo spirito di figli per mezzo di Gesù Cristo. Ma l'appello lega tutti coloro ai quali, in qualsiasi senso, Dio si trova nelle sacre relazioni del "Padre degli spiriti". Esodo 4:22; Deuteronomio 32:6; Isaia 63:16; 64:8 Supponiamo il caso di un padre che combina quella saggia autorità e quell'amore tenero che lo rende un tipo del Padre celeste. Un figlio onora un tale padre...

IO PER OBBEDIENZA. Questa è la prima lezione che un bambino deve imparare. Dopo i primi conflitti con la volontà egoistica, essa diventa parte della natura infantile. Può elevarsi all'abnegazione o addirittura all'eroico sacrificio di sé. Henry Havelock, da ragazzo, aspettava per ore in una strada affollata di Londra, in obbedienza a suo padre, che lo aveva dimenticato; o il figlio di Casa Bianca fatto saltare in aria nella nave battente bandiera francese nella battaglia del Nilo. Dio è grandemente onorato quando la nostra obbedienza è abituale e allegra, quando "adoriamo" la "dolce volontà di Dio" e possiamo dire: "Mi diletto", ecc. Salmi 40:8 119:128

II DALL'AMORE. L'amore istintivo di un bambino lascia il posto all'affetto intelligente, fondato sulla stima, che il giovane prova verso un padre che lo ha educato all'abitudine all'obbedienza. La disobbedienza genera antipatia; La sottomissione rafforza l'amore. La potatura e l'addestramento della saggia disciplina sono ricompensati dai copiosi frutti dell'amore. Noi onoriamo Dio soprattutto quando il nostro amore non è semplicemente l'amore della gratitudine anche per la redenzione, ma della compiacente gioia per il carattere di nostro Padre. In quel carattere non ci sono difetti come un figlio parziale può comunque vedere nel suo padre terreno. Giacomo 1:17 Non debba dire Giovanni 5:42

III PER QUANTO RIGUARDA LA SUA REPUTAZIONE. Gli occhi di un ragazzo brillano di indignazione quando un estraneo attacca la reputazione di suo padre. Come consideriamo il disonore fatto a Dio dalla profanità, dalle critiche sconsiderate sul suo carattere e sul suo governo, e sull'opera di Cristo ("Il Padre trafitto dal Figlio")? Possiamo dire, con Cristo, "I vituperi"? Salmi 69:9 Stiamo attenti, però, dallo zelo di un Jehu 2Re 10:16-31 o dei farisei. Matteo 23:15 Esaudisce la nostra vita alle nostre preghiere: "Sia santificato il tuo nome".

IV SOSTENENDO LA SUA AUTORITÀ

1. Quando deve essere esercitato con disciplina su noi stessi. Ebrei 12:5-11

2. Quando gli altri gli resistono. C'è una ribellione nella grande famiglia di Dio che richiede che ogni vero figlio prenda parte attiva dalla parte di Dio. Mentre siamo addolorati Salmi 119:158 e indignati, Salmi 139:21 saremo ancora operai con Dio, per cercare con ogni mezzo di salvare alcuni nello spirito del Figlio senza peccato. 1Pietro 4:10,11

Rivendicazioni umane che impressionano le pretese divine

La figura della paternità è usata nella Scrittura per suggerire la peculiare relazione di Dio con Israele; e quindi siamo invitati a usare i sentimenti e le responsabilità della famiglia nello sforzo di realizzare i nostri obblighi verso Dio. Nostro Signore, nei suoi insegnamenti, ha fatto un appello simile ai sentimenti familiari: "Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono?" E lo scrittore dell'Epistola agli Ebrei argomenta in modo simile: "Inoltre abbiamo avuto padri della nostra carne che ci hanno corretto, e abbiamo reso loro riverenza; Non preferiremo piuttosto essere sottomessi al Padre degli spiriti e vivere?" È vero che gli argomenti basati sulle relazioni umane devono tenere in debito conto le infermità umane; ma c'è in ogni caso una relazione umana ideale, che gli uomini nel loro cuore riconoscono, e gli obblighi ad essa connessi possono sempre essere applicati con sicurezza alle nostre relazioni con Dio. Ma c'è un punto speciale nel fatto che Malachia supplicò i sacerdoti del suo tempo. Come il popolo di Geova, essi erano sotto le pretese e le responsabilità dei figli; ma, come sacerdoti, erano bambini onorati con incarichi speciali. Erano figli prediletti, ed erano destinati ad essere bambini modello. L'obbligo del servo verso il padrone è simile a quello del figlio verso il padre, ma nel caso del figlio c'è l'aiuto dell'affetto personale. Le due figure possono essere usate per illustrare il senso di questo passaggio

LA PRETESA DI UN MAESTRO ILLUSTRA LA PRETESA DIVINA. "Se sono un Maestro, dov'è la mia paura? dice il Signore". Questo è prendere il terreno più basso. Non c'è affetto necessario in questa relazione, c'è semplicemente obbligo e dovere. Un servo è tenuto a servire. Applicatevi ai sacerdoti, che erano precisamente i servitori della casa, o tempio, di Geova. Aveva il diritto di rivendicare un servizio che lo avrebbe onorato, che avrebbe mostrato un caro senso di riverenza e di paura, e che avrebbe fatto sì che gli altri lo considerassero in alto. Ma proprio questo servizio i sacerdoti dell'epoca non riuscivano a rendere. Tuttavia, se non si realizza una relazione più elevata, Dio ci reclama il servizio come suoi servitori

II LA PRETESA DI UN PADRE ILLUSTRA LA PRETESA DIVINA. Questo è un terreno più alto da prendere, perché si tratta di una relazione che coinvolge l'affetto personale, e il rifiuto della pretesa è quindi il più indegno. Cercate di capire che se la figura paterna presentata nell'Antico Testamento era una grande persuasione delle pretese divine, molto di più la figura paterna deve essere rivelata nell'insegnamento e nella filiazione di Gesù Cristo.

Vers. 6-9. - La professione e la pratica della religione

"Il figlio onora suo padre e il servo il suo padrone; se dunque io sono padre, dov'è il mio onore? e se sono un Maestro, dov'è la mia paura? dice l'Eterno degli eserciti a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome. E tu dici: In che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome?", ecc. L'oggetto di queste parole è la professione e la pratica della religione; e suggeriscono due pensieri

LA PROFESSIONE E LA PRATICA DOVREBBERO ESSERE SEMPRE IN ACCORDO. "Il figlio onora suo padre e il servo il suo padrone". Questo è affermato come un dato di fatto. Si deve supporre che il figlio qui, naturalmente, sia degno del nome figlio. Ci sono alcuni bambini che sono privi di affetto naturale. Ciò che disse Aristotele nell'antichità sarà approvato da tutti gli uomini riflessivi. "Un figlio deve essere sempre debitore di suo padre, perché non potrà mai ripagarlo per il più grande di tutti i benefici, la nascita e l'educazione, e in questi i padri assomigliano a Dio". Stando così le cose, e tu Israele essendo "mio figlio, mio primogenito, una parentela che professi, dov'è il mio onore? Se il linguaggio è, come alcuni suppongono, rivolto in modo speciale ai sacerdoti, l'appello riceve nuova enfasi. L'idea è che tu professi di considerarmi come tuo Padre e tuo Maestro, e quindi dovresti, nella tua vita, trattarmi con onore, timore reverenziale e leale devozione. "Perché mi chiamate, Signore, Signore, e non fate le cose che dico?" Qualsiasi discrepanza tra la nostra professione e la nostra pratica è moralmente innaturale. La nostra condotta dovrebbe essere in accordo con il nostro credo, le nostre azioni con le nostre dottrine

II LA PROFESSIONE E LA PRATICA SONO SPESSO IN DISACCORDO. I sacerdoti ai quali erano rivolte queste parole praticamente contraddicevano la loro professione. Lo chiamavano Padre e Maestro, eppure vedono come lo trattavano nei loro sacrifici nel tempio. Guardateli nelle loro offerte. Hanno mostrato:

1. Uno spirito senza legge. "Voi offrite pane contaminato sul mio altare". Questo è direttamente contrario alla Legge come data in Deuteronomio: "Se vi è qualche difetto, come se fosse zoppo, o cieco, o avesse qualche difetto di difetto, non lo offrirai in sacrificio all'Eterno, al tuo Dio". "Il peccato di cui sono accusati i sacerdoti è quello di aver contaminato l'altare di Dio offrendo bestie non cerimonialmente pure, inadatte al sacrificio. Qualsiasi bestia era considerata abbastanza buona per il sacrificio, la zoppa o la cieca, che era diventata inutile per il lavoro, malata o dilaniata, la bestia che stava morendo in piedi, e non poteva essere usata per la carne, o quella che era stata rubata, e segnata in modo tale da non vendere, nulla, in breve, che non potesse servire ad altro scopo, era abbastanza buono per Dio. I suoi tribunali avevano l'aspetto di un cortile di un macellaio".

2. Uno spirito avaro. Non solo erano inquinati, il che è contrario alla legge cerimoniale, ma erano privi di valore: scheletri ciechi, zoppi, miserabili erano le bestie offerte, che non valevano nulla nella marea o nel mercato, semplici rifiuti. "Una religione a buon mercato", dice uno, "che costa poco, è rifiutata da Dio, non vale nulla: costa più di quanto valga, perché non vale nulla, e quindi si dimostra veramente cara". Dio non disprezza l'obolo della vedova, ma disdegna l'oro dell'avaro

3. Uno spirito capzioso. Dicono: "In che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome?" "In che cosa ti abbiamo contaminato?" Cantici cieca zia erano così insensibili alla correttezza morale che insultavano l'Onnipotente anche nei loro sforzi formali per servirlo

4. Uno spirito sconsiderato. "Offrilo ora al tuo governatore; Si compiacerà di te o accetterà la tua persona? dice l'Eterno degli eserciti? Ed ora, vi prego, supplicate Dio che egli ci sia propizio: questo è avvenuto per mezzo vostro: egli avrà egli riguardo alle vostre persone? dice l'Eterno degli eserciti". Questa frase è ironica: Non osate presentarvi davanti al vostro governatore con tali regali; ma ora vieni, ti prego, entra alla presenza di Dio, e usa la tua frase di supplica, Numeri 6:25 affinché egli "ci sia propizio". Avrà egli riguardo per le vostre persone? Quanti di coloro che professano Dio come loro Padre e loro Maestro mettono in pratica, anche nei loro servizi religiosi, questo spirito illegale, avaro, capzioso, sconsiderato! Qui c'è la discrepanza tra professione e pratica. Ma, ahimè! Quanto è comune!

Con le labbra lo chiamiamo Maestro, nella vita ci opponiamo alla sua Parola, lo rinneghiamo ogni giorno, eppure lo chiamiamo Signore!

La nostra religione non è più simile alla sua nell'anima o nelle opere di quanto il grano dipinto sulla tela sia come il seme vivente

Sulla bilancia siamo pesati e mancando siamo trovati, in tutto ciò che è vero e cristico l'universo intorno

CONCLUSIONE. Un fatto narratomi dal defunto Revelation Dr. Leifchild alcuni anni fa offre una notevole illustrazione della discrepanza tra la professione e la pratica nella religione. Mi disse che nella sua chiesa c'era una vecchia signora, molto ricca, molto rumorosa nelle sue professioni, e apparentemente molto entusiasta nelle sue devozioni, ma i cui contributi per scopi religiosi erano del tipo più avaro. Una domenica, mentre cantava un inno con il quale si chiudeva il servizio della Cena del Signore, essendo lei vicina alla tavola, la si osservava mentre i diaconi giravano, secondo la loro usanza, raccogliendo sottoscrizioni per i poveri. Accadde così che il versetto che stavano cantando nel momento in cui il diacono venne da lei con il piatto era: "Se tutto il regno della natura fosse mio, se fosse un regalo troppo piccolo: l'amore così meraviglioso, così divino, esige il mio cuore, la mia vita, il mio tutto".

Nessuno in tutta la congregazione sembrava più cordiale di lei nel gridare quelle parole con la sua voce. Nel frattempo il diacono le teneva la lastra proprio sotto l'occhio, ma lei la lasciò passare senza arricchirla nemmeno di un rame.

7 Voi offrite pane (cibo) contaminato sul mio altare. Il profeta risponde ai sacerdoti semplicemente descrivendo dettagliatamente alcune delle loro pratiche. Il "pane" (lechem) non è il pane dell'offerta, che non è stato offerto sull'altare, ma la carne delle vittime offerte. vedi Levitico 3:11,16 21:6 22:25 Questo era "contaminato" in quanto non veniva offerto in conformità con la Legge cerimoniale, come viene ulteriormente spiegato nel versetto successivo. In che cosa ti abbiamo contaminato? Non riconoscevano la verità che (come dice San Girolamo) "quando i sacramenti sono violati, è violato colui che egli stesso, di cui sono i sacramenti". comp. Ezechiele 13:19; 20:9; 39:7 La mensa del Signore è spregevole. Questo era il pensiero del loro cuore, se non lo esprimevano apertamente a parole. La "mensa del Signore" (ver. 12) è l'altare, su cui venivano deposti i sacrifici, considerati come il cibo. di Dio e di essere mangiato dal fuoco. Ezechiele 41:22 44:16 Mostrarono di disprezzare l'altare immaginando che qualcosa fosse abbastanza buono per essere offerto su di esso, come spiega il versetto successivo

Vers. 7, 8.- L'irriverenza: le sue cause e i suoi segni

Notate come in molti luoghi Malachia mette i pensieri dei peccatori in parole audaci e crude. Egli interpreta la loro condotta con le parole, affinché possano vedere l'offesa dei loro pensieri e delle loro azioni. A volte i peccati del cuore possono essere meglio smascherati traducendoli in preghiere non sottomesse o addirittura empie. Non possono sopportare la luce quando vengono fatti sfilare in un discorso sotto lo sguardo scrutinio dei nostri simili. Ancor meno possono tollerare lo splendore che procede dal trono della grazia, dove Dio vede nel segreto, per poter rispondere a colui "che pone i suoi idoli nel suo cuore" "secondo la moltitudine dei suoi idoli". Ezechiele 14:3,4 In questa sezione viene esposta l'irriverenza dei sacerdoti e del popolo e il profeta che chiama le cose con il loro giusto nome. Nota-

ALCUNE DELLE CAUSE DELL'IRRIVERENZA

1. Visioni inadeguate della santità di Dio e della peccaminosità degli uomini. Dimentichiamo i nomi e i titoli dell'Iddio con cui abbiamo a che fare: "Geova", "Signore degli eserciti", "Maestro", "Padre", "grande Re", "glorioso in santità, tremendo nelle lodi, che fa prodigi", ecc. Dimentichiamo la nostra totale peccaminosità e indegnità come "polvere e cenere", "il cui cuore è malvagio fin dalla nostra giovinezza", per avere rapporti con il Tre volte Santo. Giov. 40:3-5 Se è difficile apprezzare questo, possiamo essere aiutati dal contrasto tra ciò che vediamo nei caratteri di Cristo e di noi stessi. Illustrazione: Pietro. Luca 5:8

2. Familiarità con le cose sacre. Può "generare disprezzo". L'altare e le sue offerte erano considerati oggetti comuni o addirittura spregevoli. Il culto di Dio, la mensa del Signore, gli atti e gli oggetti più sacri possono essere osservati e a cui si può ricorrere senza la minima aspettativa di ottenere il bene. Potrebbero essere mezzi di grazia, ma la familiarità li rende spregevoli

3. L'indolenza che rifugge dallo sforzo necessario per scuotersi ad afferrare Dio. Isaia 64:7 L'adorazione deve essere un servizio spirituale; può essere un "conflitto", un αγων. Colossesi 2:1 L'indolenza può generare irriverenza e, a sua volta, ne sarà un segno

II ALCUNI DEI SEGNI DELL'IRRIVERENZA. Possiamo imitare il cattivo esempio degli ebrei nel portare offerte cieche, zoppe, malate o contaminate

1. Servizi formali e poco convinti. "Cieco è il sacrificio dell'anima che non è illuminata dalla luce di Cristo. Zoppo è il suo sacrificio di preghiera che viene con doppia mente per supplicare il Signore". Jerome; Matteo 15:8

2. Servizi scaramantici; ad esempio, l'obbedienza cieca a un uomo che afferma di essere un prete, che può risparmiare la fatica di cercare Dio con tutto il cuore. Adorazione poco intelligente, forse in una lingua sconosciuta, come se una lezione imparata a memoria fosse sufficiente per il Divino Maestro

3. Offrire a Dio ciò che non dovremmo osare offrire a un superiore terreno (ver. 8). Come se dicessimo: "Dio non è molto particolare". Eppure egli richiede il miglior servizio che possiamo rendere. Tale condotta è praticamente disonestà, perché l'intenzione di sacrificare a Dio implica il sacrificio del nostro meglio. Illustrazione: Davide 2Samuele 24:24 ; Confronta Matteo 22:37. Notate come la rivelazione di Dio in Cristo mostri in modo ancora più impressionante le sue pretese sui nostri servizi più elevati. "L'Agnello che è stato immolato" è degno di ricevere tutto e il meglio di tutto ciò che possiamo offrirgli. Apocalisse 5:12

4. Forme ancora più grossolane di irriverenza si vedono nei Corinzi che banchettano con l'Eucaristia, e quindi disprezzano la Chiesa del Dio vivente, 1Corinzi 11:22 e rendono spregevole la mensa del Signore; o negli uomini che celebrano un rito sacro come passaporto per qualche ufficio secolare; o nell'sbarazzarsi di una moneta vile in una colletta, come "l'ingannatore" nel ver 14

Imparare:

1. Le molte forme sottili di un peccato profondamente radicato nel cuore. Geremia 17:9

2. Solo il bisogno di rimedi radicali come il potere divino può essere impiegato. Luca 6:43 45 Salmi 19:12-14

Pane inquinato; o, peccati sacerdotali

Ciò che veniva consumato sull'altare era considerato come la porzione di Dio, e può, in una figura, essere chiamato "il pane di Dio". "Essi offrono i sacrifici del Signore mediante il fuoco e il pane di Dio, perciò saranno. Levitico 21:6 Per "pane contaminato" dobbiamo intendere i sacrifici mutilati e immacolati. Il rimprovero divino è che i sacerdoti mostrano quanto poco valore abbiano per il culto di Dio, poiché non si curano di quanto sia leggero e sprezzante il modo in cui viene eseguito. Il profeta Malachia si occupa in gran parte dell'infedeltà, della mancanza di sacerdozio dei sacerdoti del suo tempo. Era subito un segno di una triste condizione di morale e di religione quando i preti venivano meno al loro dovere; e il modo per ristabilire la nazione alla giustizia, quando i sacerdoti furono richiamati al senso dei loro obblighi

LA SOCIETÀ SI RIVELA NELL'INFEDELTÀ DEI SACERDOTI. Questi possono essere considerati come rappresentanti del clero delle generazioni cristiane. È sempre stato vero che la società si riflette nel livello morale del clero. Questo è incarnato nel detto: "Come il prete, come le persone", ed è una verità più ampia e più penetrante di quanto di solito si pensi. Il clero è il barometro morale attraverso il quale si scopre l'atmosfera di un'epoca. I sacerdoti del tempo di Malachia dichiarano la degenerazione morale e religiosa del popolo. "Il segno più triste di tutti fu la degenerazione del sacerdozio che Malachia , sebbene forse egli stesso fosse un sacerdote, fu appositamente incaricato di denunciare. La mancanza di ogni vera fede e solidità morale proprio nell'ordine che avrebbe dovuto mantenere vivi tra il popolo gli elementi essenziali della vita spirituale, stava divorando come un cancro il cuore della sincerità nazionale" (Farrar). Si può dimostrare che l'indifferenza e l'infedeltà sacerdotale sono prodotti e risultati di una vita religiosa personale trascurata. Cantici, finché i doveri sacerdotali sono istintivi, con sentimento spirituale, saranno adempiuti degnamente. Quando la pietà personale viene meno, diventano superficiali, e allora se in apparenza vengono mantenuti, in realtà si deteriorano. È nel mantenere la vita religiosa personale che i sacerdoti guidano le nazioni

II LA SOCIETÀ VIENE RECUPERATA DALLA GUARIGIONE DEI SACERDOTI. Perciò Malachia si rivolge a loro. Può darsi che i preti siano gli ultimi a cedere ai mali della società; Ma devono essere sempre i primi a guarire. Devono diventare forze dalla parte del Cad nel ripristino della salute morale di una nazione. I risvegli sono sempre cose senza speranza, a meno che il loro primo effetto non sia il risveglio spirituale del clero.

8 Se offrite il cieco. La Legge ordinava che le vittime fossero perfette e senza macchia. vedi Levitico 22:19-25 Non è forse un male! È più energico leggere questo senza l'interrogatorio: "Non è un male!" e considerarlo come il pensiero o la parola dei sacerdoti, qui introdotta dal profeta con amara ironia. La loro coscienza era diventata così ottusa, ed erano diventati così familiari con la costante negligenza del dovere, che non vedevano nulla di male in queste violazioni della Legge, e non richiamavano mai il popolo al loro dovere in queste questioni. Offrilo ora al tuo governatore. La parola per "governatore" è pechah, come in Aggeo 1:1 (dove vedi nota). Indica un sovrano posto su una provincia da un re persiano. Poiché Neemia si era rifiutato di essere di peso al popolo, Neemia 5:14-18 si pensa che Malachia debba aver scritto questo quando un'altra persona agiva come governatore. Ma la generosità di Neemia fu dimostrata nella sua precedente amministrazione, e forse egli ritenne giusto accettare i debiti in uno stato di cose più prospero. Il profeta potrebbe mettere la calma in generale: oserebbe offrire tali cose al suo governatore? In ogni caso, la questione non riguarda le provviste e i tributi forniti al governatore e suscettibili di essere richiesti da lui nella sua veste ufficiale, ma le offerte volontarie e i regali, senza i quali nessun inferiore avrebbe la presunzione di comparire davanti al suo principe (vedi Introduzione, § II). Offrire a un tale ciò che era meschino e difettoso non sarebbe altro che un insulto; eppure pensavano che questo fosse abbastanza buono per Dio. Accetta la tua persona. Guardati con favore. Giobbe 13:10 42:8

La legge del sacrificio accettevole

Deve essere tale da essere accettabile se offerto a qualsiasi funzionario terreno. Questo, in verità, non è che un passo in basso, ma che il profeta abbia preso questa posizione, e abbia usato questo argomento, è di per sé una rivelazione della triste condizione in cui era caduto il sacerdozio del tempo. Non poteva prendere posizioni elevate e fare appello direttamente alla santità delle pretese dell'Infinitamente Santo. "È un grande disprezzo dell'Onnipotente Dio quando gli uomini sono meno attenti a mantenere la decenza della sua adorazione di quanto non lo siano nel dare il dovuto rispetto ai loro superiori". Va tenuto presente che il sistema levitico richiedeva molto rigorosamente che venissero presentati in sacrificio solo animali sani e puri. È sempre necessario controllare la meschinità degli uomini, che li tenta a rimandare Dio con ciò che essi stessi non apprezzano molto. vedi Levitico 22:22 - , ecc Il peccato di offrire l'imperfetto a Dio può essere messo alla prova in due modi molto semplici

OFFRO UN REGALO IMPERFETTO AL TUO AMICO. Per un compleanno trova qualcosa con cui hai finito; qualcosa che non ti interessa; qualcosa di strano in casa tua, di cui sei felice di sbarazzarti; qualcosa di danneggiato, sporco o rotto. Lo mandi, dicendo nel tuo cuore: "Gli basta". Quel dono disonora l'amico e degrada moralmente te come donatore. Se quell'amico ha un po' di spirito, disprezza tali doni e manda il più freddo degli avvisi di ricezione. Dio è in Cristo il nostro Amico? Quali saranno i doni d'amore che soli possono essere accettevoli per lui?

II OFFRI UN DONO IMPERFETTO AL TUO GOVERNATORE. Se un uomo vuole mostrare il suo rispetto, o indicare la sua gratitudine per qualche favore ricevuto, è sempre molto attento nella scelta del suo regalo. Si preoccupa che non ci siano difetti; seleziona il meglio possibile; è molto ansioso che venga trasmesso senza danno. Se il governatore ha un po' di spirito, non guarderà né riceverà nulla che non sia il migliore. Dio è il nostro Governatore supremo? Allora come non offrirgli il meglio possibile?

OFFRI UN DONO IMPERFETTO AL TUO DIO. Non ha egli più diritto dell'amico o del governatore all'offerta perfetta? Come dovremmo rispondere a

(1) la sua autorità;

(2) sua santità;

(3) la sua redenzione?

Benché lontano dalla nostra vista, egli mette alla prova con cura tutti i nostri doni, le nostre offerte e i nostri sacrifici. Aprite il modo in cui possiamo offrire l'imperfetto in

(1) i nostri atti di adorazione;

(2) i nostri atti di benevolenza;

(3) i nostri atti di ministero e servizio. - R.T

9 Implora Dio; letteralmente, il volto di Dio. Questo non è un serio invito al pentimento, ma un appello ironico. Vieni ora e chiedi il favore di Dio con i tuoi sacrifici contaminati; intercedete, come è vostro dovere, per il popolo; Ti accetterà? Sarà egli prodigo verso il popolo per amor vostro? Questo è avvenuto per mezzo vostro. Queste parole formano una parentesi, il che implica che era dai sacerdoti che proveniva la malvagia usanza di offrire animali difettosi, ed essi erano responsabili delle conseguenze; che le loro intercessioni fossero vane era il risultato delle loro trasgressioni in queste questioni. Altri interpretano: "La cosa dipende da te", cioè se Dio mostra favore o no. Avrà egli riguardo per le vostre persone? Farà egli grazia ad alcuno perché voi intercedete per lui? Cantici potrebbe essere tradotto, Accetterà qualcuno a causa tua?

Riguardo alla persona

"Guarderà egli le tue persone?" L'idea del versetto è un po' difficile da rintracciare, ma sembra essere questa: "Voi aspettate che Dio vi accetti solo perché siete sacerdoti, a causa della vostra sola posizione ufficiale. Pensi che non gli importi ciò che sei moralmente, purché tu segua la routine del suo servizio secondo gli standard; " È abbastanza chiaro che le loro intercessioni a favore del popolo devono essere vane finché agiscono indegnamente

I IL SENSO IN CUI DIO CONSIDERA LA PERSONA

1. Egli tratta con ogni individuo, non perde mai l'uno nei molti; ogni persona si staglia distintamente davanti a sé come se non ci fosse un altro. Questa verità ha bisogno di essere soffermata, perché gli uomini si nascondono facilmente dal proprio punto di vista, e pensano di nascondersi dal punto di vista di Dio, nella classe a cui appartengono. I peccati dei sacerdoti non possono umiliare profondamente alcun sacerdote in particolare

2. Si occupa della condizione morale di un uomo. Questo appartiene esclusivamente all'uomo. È la sua personalità. È la questione che interessa supremamente Dio

II IL SENSO IN CUI DIO NON CONSIDERA LA PERSONA. Non è un "Rispettoso delle persone". Questo allarga l'idea, e potremmo vedere:

1. Che Dio non tiene conto delle peculiarità corporee. "L'uomo guarda all'apparenza, ma Dio guarda al cuore".

2. Dio non tiene conto del rango sociale. Non ha alcun rispetto per i nobili e i ricchi; Non mostra indifferenza verso i poveri e gli umili. Il suo interesse supremo è per gli uomini, non per gli accidenti degli uomini. Questo non significa implicare alcun fallimento nella nostra stima del valore dello status sociale e dell'influenza; sottolinea solo che queste non sono questioni di considerazione divina. Non appartengono all'essenza della virilità

3. Dio non tiene conto della posizione ufficiale. Nessun uomo si trova nel favore speciale di Dio perché è un re, e nessun uomo ha alcun motivo speciale per supplicare Dio per il fatto di essere un sacerdote o un ecclesiastico. Il potere di intercessione di un uomo presso Dio dipende dalle sue relazioni personali con Dio, ma si presume che ogni sacerdote e ogni ministro sia ciò che dovrebbe essere: in relazioni personali accettate con Dio. Non importa quale sia il nostro ufficio, se non c'è al centro di esso un giusto stato d'animo e di cuore, l'accettazione del ministero di quell'ufficio non può essere assicurata.

10 Il profeta continua la sua severa riprovazione dei sacerdoti. Chi c'è anche tra voi che chiuderebbe le porte per niente, ecc.? Così reso, il passaggio rimprovera lo spirito mercenario dei sacerdoti, che non chiuderebbero nemmeno la porta del tempio né accenderebbero il fuoco dell'altare a meno che non fossero pagati per questo; oppure significa che, sebbene tutti gli ufficiali del tempio fossero remunerati per i loro servizi più banali, tuttavia erano negligenti nell'attendere ai loro doveri e trascuravano la legge dei sacrifici. La versione latina omette il negativo nell'ultima frase, Quis est in vobis qui claudat ostia, et incendat altare meum gratuito? La LXX, con qualche piccola variazione nella lettura, rende, Διοτι και εν υμιν συκλειθησονται θυραι και ουκ αναψεται το θυσιαστηριον, μου δωρεαν,, "Perciò anche fra voi le porte saranno chiuse, e il mio altare non sarà acceso per nulla", cioè Dio minaccia che i servizi del tempio cesseranno completamente. Ma è meglio considerare il passaggio come una continuazione della tensione sarcastica del versetto precedente, e dire in effetti che sarebbe meglio non avere alcuna pretesa di adorazione piuttosto che averla così profanata. Traducete come nella versione riveduta: Oh, se ci fosse qualcuno tra voi che chiudesse le porte, affinché non accendeste invano il fuoco sul mio altare! Le porte sono quelle del cortile interno del tempio, dove si trovava il grande altare; e i settari contaminati vengono offerti "invano", perché offendono Dio piuttosto che propiziarlo. Un'offerta (minchah). Qui non si sacrifica in generale, come molti commentatori suppongono, perché sarebbe innaturale prendere la parola in un senso in questo versetto, e in un senso diverso nel seguente, dove è confessatamente usata nel suo significato ristretto. Il termine è applicato tecnicamente all'offerta di farina fine combinata con off e incenso, bruciata sull'altare; Levitico 2:1 - , ecc., sebbene sia usato occasionalmente anche per sacrifici cruenti; ad esempio di Abele's. Genesi 4:4 - ; comp. 1Samuele 2:17 Come liturgicamente impiegato, denota l'offerta incruenta. Cantici in questo versetto si può notare una sorta di climax. Dio non avrebbe accettato le vittime sacrificate, no, e nemmeno l'offerta di carne, che era naturalmente pura e incontaminata

Religione egoistica

"Una delle opere a cui Neemia ricordò con maggiore soddisfazione fu quella di aver assicurato ai Leviti il pagamento di una remunerazione sufficiente per il loro lavoro. Era una cosa giusta in sé. Affermava quello che abbiamo imparato a chiamare il principio di una Chiesa "stabilita" e di un'equa divisione delle sue entrate. Ma quello spirito poteva facilmente passare, e in effetti era passato, in quell'indole che è sempre alla ricerca di diritti e privilegi, che funzionerà solo quando quei diritti e privilegi saranno assicurati. Lo spirito del mercenario prende il posto di quello dell'adoratore. E così, tra i peccati principali che il profeta è chiamato a condannare, troviamo questo, notato con particolare riferimento alle funzioni di quei Leviti sui cui interessi Neemia era stato così vigilante. "Chi c'è anche tra voi", chiede, "che chiuderebbe le porte per niente?" E lo spirito mercenario, una volta alimentato, si è mostrato, come sempre, nell'abbandono, nell'evasione, nella disonestà" (Plumptre)

IO , L'OPERAIO, SONO DEGNO DEL SUO SALARIO. Questa frase incarna un buon principio di funzionamento, che trova la sua giusta applicazione sia nella sfera religiosa che in quella secolare. Coloro che ministrano nelle cose spirituali possono ragionevolmente affermare di essere serviti nelle cose carnali. Gli ecclesiastici condividono tutti i bisogni corporali e familiari comuni; E non abbiamo simpatia per coloro che parlano come se fosse stato fatto qualcosa di sbagliato quando gli uomini spirituali si preoccupano dei loro interessi materiali. Sacerdoti e leviti meritavano la loro paga

II L'OPERAIO È DEGNO SOLO QUANDO NON LAVORA PER IL SUO SALARIO. Questo è vero solo in un senso più alto per il levita; è vero per ogni operaio. Un uomo è su un piano basso quando lavora solo per il suo salario. Egli non è che un servitore del tempo, un servitore di se stesso. Il lavoro migliore non è mai fatto da uomini del genere; e il loro lavoro non è mai la migliore benedizione per loro. Un uomo deve lavorare per amore del suo lavoro se vuole farlo nobilmente. Un uomo religioso deve lavorare per Dio se la sua opera deve essere accettabile

Vers. 10-14. - Adorazione errata

"Chi c'è anche tra voi che chiuderebbe le porte per nulla?" ecc. L'argomento di queste parole è l'adorazione errata, e suggeriscono le seguenti osservazioni

IO CHE L'ADORAZIONE SBAGLIATA È PEGGIO DI NESSUNA ADORAZIONE. "Chi c'è tra voi che chiuderebbe le porte per nulla? e non accendete fuoco sul mio altare per nulla. Io non mi compiaccio di te, dice l'Eterno degli eserciti, e non accetterò un'offerta dalla tua mano". Keil dà una versione semplicemente in accordo con l'originale: "Oh, se ci fosse qualcuno tra voi che chiudesse le porte, affinché non poteste accendere il mio altare senza scopo! Non mi compiaccio di te, dice l'Eterno degli eserciti, e l'offerta sacrificale non mi piace dalla tua mano". "Come se", dice il dottor Dods, "Dio dicesse che è molto meglio che il tempio sia chiuso piuttosto che che vi si svolga un'adorazione così profana e infruttuosa. Isaia 1:12 Meglio che voi e le vostre bestie offensive siate insieme chiusi fuori dal tempio, e che non salga fumo dall'altare, poiché tutte le offerte che offrite sono state offerte invano. La parola ebraica tradotta 'per nulla' è l'equivalente etimologico di 'gratis'; ma il significato qui non è 'senza ricompensa', ma il significato strettamente correlato, secondario, 'senza risultato'; non è il mercenario ma il carattere infruttuoso dei servizi che viene indicato. C'è una quantità di adorazione errata nel mondo, non solo nelle regioni pagane ma nella cristianità, non solo nella capanna del papato nel protestantesimo, non solo nella Chiesa ma nel dissenso. Alcuni degli inni usati non sono solo volgari, ma anche blasfemi, e anche alcune preghiere ripugnano sia alla ragione che alla coscienza. Nessuna adorazione è mille volte migliore di un'adorazione sbagliata. L'adorazione sbagliata insulta il Padre Infinito e degrada l'anima umana

II CHE UN GIORNO L'ADORAZIONE ERRATA SARÀ PRATICAMENTE RIPUDIATA. "Dal levante del sole fino al suo tramonto il mio Nome sarà grande fra i Gentili". Un moderno espositore esprime l'idea così: "Poiché voi sacerdoti e popolo giudei 'disprezzate il mio nome', troverò altri che lo magnificheranno. Matteo 8:11 Non pensate che io non avrò adoratori perché non ho voi, perché da oriente a occidente il mio Nome sarà grande fra i Gentili, Isaia 59:19 66:19,20 questi stessi popoli che voi guardate dall'alto in basso come abominevoli. 'E un'offerta pura', non i ciechi, gli zoppi e i malati, come voi offrite". "In ogni luogo" implica la cattolicità della Chiesa cristiana. Giovanni 4:21-23 1Timoteo 2:8 L'incenso è simbolico della preghiera. Salmi 141:2Re 8:3 Il sacrificio è usato metaforicamente per indicare l'offerta di un "cuore spezzato e contrito".

1. Questo periodo, anche se lontano nel futuro, è certo che albeggia sul mondo. Dio l'ha promesso, ed è "impossibile per lui mentire". "E i Gentili verranno alla tua luce, e i re allo splendore del tuo sorgere, Allora tu vedrai, e fluirai insieme, e il tuo cuore avrà paura, e si allargherà; perché l'abbondanza del mare si convertirà in te". Isaia 60:3-5

2. Questo periodo escluderà tutta la falsa adorazione. Lo farà in "ogni luogo". Non c'è posto per il ginocchio nel tempio del falso adoratore. Né su questo monte né su quel monte adorerete il Padre. "Dio è Spirito, e coloro che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità".

3. In questo periodo tutte le anime umane saranno mescolate nell'amore e nella devozione. Niente più divisioni. "Il tuo nome sarà grande fra le nazioni". Lui sarà il grande centro attorno al quale ruoteranno tutte le anime, da cui tutte trarranno il loro calore, la loro luce, la loro armonia

III CHE L'ADORAZIONE ERRATA È A VOLTE RESA ANCHE DAGLI INSEGNANTI RELIGIOSI DEL GENERE UMANO. "Ma voi l'avete profanata, dicendo che la mensa dell'Eterno è contaminata; e il suo frutto, sì, la sua carne, è spregevole". Da queste parole apprendiamo che questi sacerdoti facevano apparire il culto:

1. Spregevole. Forse questi sacerdoti non hanno detto letteralmente che la mensa del Signore era spregevole, ma nei loro atti lo hanno dichiarato. La parola "spregevole" intende qui esprimere il sentimento dei sacerdoti stessi? Alcuni l'hanno considerata come un riferimento alle entrate che i sacerdoti ricavavano dai loro servizi all'altare. Le bestie che venivano portate per l'offerta erano così magre, malate e misere, che la carne che veniva loro assegnata in pasto era così povera che non potevano mangiarla, li riempiva di disgusto, era spregevole. Come se avessero detto: "La ricompensa che abbiamo per i nostri servizi all'altare è veramente spregevole". Ma questo punto di vista non può essere adottato, in quanto essi stessi accettarono quegli animali indegni per il sacrificio. Significa piuttosto che avevano fatto apparire l'adorazione spregevole agli altri, che i loro servizi avevano portato l'adorazione al disprezzo. Quante volte i capi religiosi dell'umanità, con la crudezza dei loro pensieri, la ristrettezza delle loro credenze, la mondanità dei loro spiriti, portano la religione nel disprezzo popolare!

2. Gravoso. "Ecco, che stanchezza è!" ecc. Questo non è, ahimè! un evento raro. I capi religiosi, forse la maggior parte di loro, in tutte le epoche, con le loro vecchie banalità, le loro vane ripetizioni, le loro lunghe e noiose preghiere, i loro toni monotoni, le loro chiacchiere prosatiche, hanno spesso fatto esclamare ai loro ascoltatori: "Ecco, che stanchezza è questa!" In verità, il servizio religioso è una stanchezza per tutti coloro che non hanno il cuore in esso. Il Dr. Pusey osserva bene: "Il servizio di Dio è la sua stessa ricompensa. In caso contrario, diventa una fatica più grande, con una ricompensa minore da parte di questa terra che le cose di questa terra. La nostra unica scelta è tra l'amore e la stanchezza".

IV CHE L'ADORAZIONE SBAGLIATA INCORRA SEMPRE NEL GIUSTO DISPIACERE DEL CIELO. "Ma maledetto sia l'ingannatore", ecc. Qui è chiamato l'ingannatore, colui che ha i mezzi per presentare un sacrificio prezioso, eppure ne presenta uno senza valore. Egli "ha nel suo gregge un maschio", qualche cosa di prezioso. Non è l'uomo che nega apertamente Dio, e che non fa finta di servirlo, che qui è maledetto, ma l'uomo che professa di servirlo, eppure è privo del vero spirito di devozione. Colui che gli offre la semplice feccia del suo tempo, la sua forza, i suoi mezzi, presenta virtualmente sull'altare quel "pane contaminato" che è ripugnante per l'Onnipotente

CONCLUSIONE. Tutti evitino l'adorazione vana, un'adorazione che può essere l'adorazione di un dio sbagliato, di qualche idolo, o l'adorazione del Dio giusto in modo sbagliato. Quelli di noi che presumono di essere i capi religiosi della nostra razza badino a non disprezzare il culto pubblico; e con la nostra mancanza di vivacità spirituale e l'eccitante ispirazione della vera devozione, inducono il popolo ad esclamare: "Ecco, che stanchezza è questa!" -D.T

11 Il mio Nome sarà grande. Il corso del pensiero è questo: Dio non ha bisogno dell'adorazione degli Ebrei e dei loro empi sacerdoti; non ha bisogno dei loro sacrifici mutilati; la sua maestà sarà riconosciuta in tutto il vasto mondo, e la pura adorazione gli sarà offerta da ogni nazione sotto il cielo. Come dunque non punirà coloro che, essendo suoi eletti, avrebbero dovuto essere un esempio di santità e avrebbero dovuto prepagare la via per la sua accoglienza universale? La LXX considera questa circostanza come già accaduta in questo momento, Το ονομα μου δεδοξασται, "Il mio Nome è stato ed è glorificato". Questo si potrebbe dire solo se si ammettesse che i pagani in un certo senso, per quanto ciecamente e imperfettamente, adorassero il vero Dio. Ma l'idea non può essere sostenuta per un momento; e c'è un consenso generale di commentatori nel riferire il tempo al futuro messianico, quando la potenza di Dio sarà riconosciuta e l'adorazione offerta a lui, non solo a Gerusalemme, ma in ogni luogo. I participi in questo versetto possono essere resi con presenti o futuri, ma non ci può essere dubbio che si intenda una profezia, e non un'affermazione di un fatto, che, in verità, non potrebbe essere sostenuto in modo veritiero. Quando un tale futuro è in sospeso, è questo il momento per i sacerdoti ebrei di disonorare Geova? Al mio Nome sarà offerto incenso e un'offerta pura (minchah). Il culto universale si esprime nei termini del rituale ebraico. vedi nota su Sofonia 3:10 L'ebraico è reso con più forza: In ogni luogo si brucia incenso, si fa oblazione al mio nome, e in verità un'oblazione pura

L'incenso è per la nostra mente un tipo di preghiera; Apocalisse 5:8; 8:3 - , ecc., l'oblazione pura è il simbolo del sacrificio cristiano di lode e di ringraziamento; e il profeta, elevandosi al di sopra dei pregiudizi ebraici, annuncia che questa preghiera e questo sacrificio non saranno più confinati in un luogo o in un paese particolarmente favorito, ma saranno universali, in tutto il mondo. I Padri e gli scrittori medievali, e molti commentatori moderni, vedono in questo versetto una profezia della Santa Eucaristia, la "pura offerta" commemorativa del sacrificio di Cristo, che si trova in ogni nazione sotto il cielo dove si adora il Nome di Cristo

L'onore di Dio assicurato nonostante i peccati del suo popolo

La spietatezza e la negligenza del sacerdote portano Dio a dire che i fuochi dell'altare potrebbero essere spenti e il tempio chiuso come ai giorni di Acaz, perché nessuna offerta sarebbe più stata accettata dalle loro mani, e "Ichabod!" "Nessuna gloria!" era scritto sull'altare. Il pio residuo degli Ebrei comincia naturalmente a dire: "Che disonore sarebbe questo per il Dio d'Israele!" e a chiedere, come Giosuè, Giosuè 7:9 "Che cosa farai al tuo grande Nome?" E anche i formalisti, che non si erano completamente spogliati di Dio, ma desideravano continuare a parlare con lui, si sarebbero tirati indietro di fronte a un simile affronto pubblico offerto al Dio della loro nazione. A tutti questi timori Dio dà una risposta nella dichiarazione e nella predizione di Versetto 11: "Il mio nome sarà magnificato; il mio onore sarà assicurato, nonostante i peccati del mio popolo".

(1) tra nuovi e più numerosi fedeli;

(2) con sacrifici più puri e più spirituali

IO TRA NUOVI E PIÙ NUMEROSI FEDELI. Era un'inveterata superstizione degli ebrei che l'onore di Dio fosse in qualche modo legato a luoghi o persone sacre. Egli aveva insegnato loro in passato che la sua gloria non era legata all'arca, come pensavano quando la portavano in battaglia, 1Samuele 4 o a una linea di sacerdoti, 1Samuele 2:27-36 o al tabernacolo di Silo, Salmi 78:59-64 o al tempio. Geremia 7:1-16 Egli insegna loro che la sua gloria è indipendente sia dal sacerdozio risuscitato, sia dal tempio restaurato e dalla nazione riportata dalla cattività. Il tempio può essere nuovamente distrutto; il sacerdozio può essere abolito; il popolo diseredato. Dio ha un tempio più grande del santuario sul Monte Moria, o anche della stessa terra promessa. Il suo tempio si estende "quanto l'oriente è dall'occidente". I suoi adoratori saranno numerosi come le tribù e le lingue del mondo pagano. Non sarà più particolarmente vero che "in Giuda Dio è conosciuto; il suo nome è grande in Israele; " "Poiché dal levante del sole", ecc. Confrontando questa predizione del regno di Cristo sulla terra con altre, ci vengono in mente alcune verità riguardo al modo in cui l'onore di Dio sarebbe stato assicurato fra le nazioni della terra. I suoi giudizi li avrebbero risvegliati. Isaia 59:18,19 Il suo amore libero avrebbe cercato coloro che non lo conoscevano. Isaia 65:1 Il sacrificio espiatorio sulla croce avrebbe attirato le loro coscienze oppresse dal peccato, Giovanni 12:32 e la beneficenza del regno di Cristo avrebbero indotto tutte le classi ad accettare il suo dominio. Salmi 72:8-14 - , specialmente Versetto 12, "Per", ecc. Così il Nome di Dio sarebbe stato glorificato in suo Figlio. Applica questa verità:

1. A coloro che rifiutano di dare a Dio la gloria dovuta al suo Nome. Cantici fece gli ebrei ai giorni di Cristo. Ma l'onore di Dio poteva essere assicurato in altri modi. Matteo 21:41-43 Luca 19:37-40 Si noti nella prima e nell'ultima parte del Salmo 22. Il contrasto tra i versetti 6-8 e i versetti. 27-31. "I suoi non lo accolsero", ma "i Gentili glorificarono la parola dell'Eterno. Atti 13:48 - ; Confronta Isaia 49:3-9 Matteo 8:11,12

2. A coloro che sono tentati di rifuggire dall'onorare Dio a causa del rischio per se stessi o del sacrificio richiesto dalle loro mani. Illustrazione: Estere 4:10-14. La perdita sarà solo nostra. Matteo 10:39 Dio troverà altri servi al nostro posto per rendere l'onore che chiede dalle nostre mani e per ricevere ciò che egli concede in cambio. 1Samuele 2:30

3. Ai fedeli servitori di Dio che sono inutilmente ansiosi per la sua gloria in "un giorno di angoscia e di rimprovero e di bestemmia"; ad esempio Mosè, Numeri 14:11-21 Giosuè. Giosuè 7:9 Ma Dio è più geloso del suo onore di quanto possiamo esserlo noi, Deuteronomio 32:26,27 ed è più saggio di noi nel rispondere alla preghiera che ci ha insegnato: "Sia santificato il tuo nome".

II CON SACRIFICI PIÙ PURI E PIÙ SPIRITUALI

1. Con la rivelazione di Dio in Cristo come "il Salvatore di tutti gli uomini", il Nome di Dio è stato veramente magnificato Salmo 96 e Salmi 98. Quella rivelazione includeva un sacrificio, il sacrificio di un'anima senza peccato alla sofferenza per fare la volontà di Dio, Ebrei 10:7-10 e quindi offrire una propiziazione per i peccati di tutto il mondo. Così la preghiera fu esaudita in Giovanni 12:28 e la predizione si adempì. Romani 15:8,9

2. Con i sacrifici spirituali i servizi accettevoli, come l'incenso profumato, offerti dai cuori dei Gentili, ad esempio la penitenza della donna di Samaria, le preghiere pertinaci del Siro-Fenicio, la meravigliosa fede del centurione, le elemosine e le preghiere di Cornelio, gli atti di fede e di servizio non registrati di adoratori sconosciuti nel mondo pagano, sono accettati da Dio, mentre i sacrifici contaminati dei sacerdoti ebrei sono rifiutati. Questo è un avvertimento per tutti i formalisti

3. Con offerte pure da tutti i cuori che "in ogni luogo invocano il Nome di Gesù Cristo, nostro Signore, sia il loro che il nostro". Giovanni 4:21-24 Un tempo i nostri cuori erano impuri, ma sono stati purificati dal sangue e dallo Spirito di Gesù Cristo. E ora siamo ansiosi, impazienti di esprimere il nostro senso della grandezza e della bontà di Dio attraverso sacrifici accettevoli, i nostri "corpi", Romani 12:1 i nostri doni, Filippesi 4:18 le nostre lodi, le nostre buone azioni, e qualsiasi mezzo con cui possiamo "comunicare" agli altri, e così glorificare il nostro Dio-Salvatore. Ebrei 13:15,16

Notate, in conclusione, quale incoraggiamento può essere questa verità per coloro che desiderano ardentemente dare a Dio la gloria dovuta al Suo Nome, ma sono insoddisfatti dei loro sforzi. L'onore di Dio sarà assicurato dagli sputi dei nostri fallimenti. Questi possono stimolarci a cercare quella maggiore purezza mediante la quale le nostre offerte possono diventare esse stesse più pure. Non ci provocherà invidia, ma rallegrerà il nostro cuore che gli altri siano in grado di rendere a Dio un servizio più utile del nostro. E se, nel mezzo dei nostri sforzi per offrire offerte pure e incenso profumato come i nostri poveri cuori possono presentare, siamo chiamati lontano da questo servizio, possiamo rallegrarci sapendo che l'onore di Dio non ne soffrirà perché i nostri servizi sono stati ritirati. Illustrazione: In un convento cattolico romano c'è una cappella di "adorazione perpetua", dove, ogni ora, notte e giorno, viene offerto un servizio all'altare. Cantici sarà il vero culto di Dio in tutto il mondo, universale e perpetuo

Il culto universale che deve essere

Queste parole sono di solito prese come un annuncio profetico del futuro rifiuto di Israele e della chiamata dei Gentili; Ma è difficile rintracciare la connessione del pensiero, se questa è considerata come il significato del profeta. La LXX usa giustamente il presente, non il futuro, in questo versetto. "Il mio nome è grande", ecc. Questo fornisce un vero e proprio confronto prestabilito del timore del Nome di Dio tra i Gentili e tra gli Ebrei, a palese svantaggio dell'Ebreo. Dio trovò una devozione, una serietà e una sincerità al di fuori del suo popolo, che svergognavano completamente la loro indifferenza, formalità e tempo di servizio. Questa suggestione è nella linea dell'insegnamento di Malachia , mentre una descrizione delle future condizioni religiose sembra introdurre un nuovo argomento. Dean Plumptre dice: "Fu dato all'ultimo dei profeti di proclamare, con una distinzione completamente nuova, non solo come aveva fatto Isaia, l'adesione dei proseliti gentili al culto e alla fede di Israele, ma l'accettazione del loro culto ovunque fosse offerto". La religione dei Gentili nella mente del profeta era probabilmente quella di Zoroastro, la forma più pura che la religione dei Gentili abbia mai assunto

I LA BASE DEL CULTO UNIVERSALE. Non si deve pensare che il profeta dia un resoconto completo del culto universale. Egli se ne occupa solo in vista del suo obiettivo immediato, e per rivolgere il suo appello ai sacerdoti infedeli e che servono il tempo. Tira fuori tre punti

1. Una caratteristica del culto universale è la riverenza per il Nome Divino. "Il mio Nome è grande tra i Gentili", Nessuna religione potrà mai adattarsi ai bisogni degli uomini se non sembra almeno onorare il Nome Divino. Questo è il nostro primo test di ogni religione

2. Un altro è l' esigenza della preghiera. "Viene offerto incenso". Ogni vera religione provvede alla comunione con Dio e dà all'uomo la speranza nella preghiera. "Quando avremo appreso per esperienza il valore ineffabile della preghiera, allora il teismo diventerà una religione adatta all'umanità".

3. Un altro è la sincerità mostrata nella purezza delle offerte. Nostro Signore ha espresso il culto universale in una frase, quando ha detto: "I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità".

II IL RIMPROVERO DEL CULTO UNIVERSALE. Rimprovera tutti coloro che non riescono a soddisfare queste condizioni primordiali, qualunque sia la loro posizione storica. Esso rimproverava i sacerdoti giudei del tempo di Malachia , poiché disonoravano il Nome, mettevano l'abitudine della preghiera e facevano offerte indegne e impure che rivelavano la loro insincerità. - R.T

12 Ma voi l'avete profanato; voi profanate il Nome di Dio. Il profeta contrappone la negligenza e la profanità dei sacerdoti con la pietà delle nazioni gentili, che egli prevede. La mensa del Signore (vedi nota al Versetto 7). Il suo frutto, anche la sua carne. Il cibo e la carne dell'altare sono le vittime offerte su di esso. Con la loro condotta i sacerdoti rendevano spregevoli sia l'altare che le offerte. Septuaginta, Τα επιτιθεμενα εξουδενωται βρωματα αυτου, "Le sue carni che vi sono deposte sono vanificate"; Vulgata, Quod superponitur contemptibile est, cum igne qui illud devorat. Questa è una parafrasi libera, o per "carne" Girolamo deve aver letto un participio, "mangiare", e aver preso "ciò che mangia" l'offerta come il fuoco che la consuma, come "leccare". 1Re 18:38 Altri spiegano che la Vulgata significhi che i sacerdoti si lamentano della scarsità e dell'inferiorità delle vittime, la cui carne costituiva il loro sostentamento. Ma poiché ciò era dovuto alla loro negligenza, non era probabile che ne facessero oggetto di lamentele

13 Che stanchezza! Il riferimento è alla mensa del Signore. Disprezzando l'altare e svolgendo i loro doveri senza cuore né fede, i sacerdoti trovavano le funzioni un peso intollerabile. Vulgata, ecce de labore, che sembra essere una scusa del popolo, che esorta a offrire le cose che la sua fatica e la sua povertà permettono. Septuaginta, ταυτα εκ κακοπαθειας εστι, che ha più o meno lo stesso significato. L'attuale testo ebraico è rappresentato dalla Versione Autorizzata. Voi l'avete fiutato; cioè all'altare. La frase esprime disprezzo. "Esso" è stato supposto essere una "correzione degli scribi" per "me". La Settanta e il siriaco dicono: "Ho sbuffato contro di loro". Ciò che è stato strappato; piuttosto, ciò che è stato preso con la violenza, ciò che è stato rubato o preso ingiustamente. Settanta, αρπαγματα: Ecclus 34:18 (31:21), "Colui che sacrifica di una cosa ottenuta ingiustamente, la sua offerta è ridicola (μεμωκημενη)" Zoppo ... malato. Levitico 22:19-25 Così avete portato (portate) un'offerta (minchah). Soggetti a difetti analoghi è anche la vostra offerta di carne, accessoria ad altri sacrifici, e quindi è inaccettabile

La religione è una stanchezza

"Avete anche detto: Ecco, che stanchezza c'è!" È chiaramente un brutto segno quando le persone scoprono che l'adorazione di Dio è una stanchezza; ma è un segno molto peggiore quando i ministri della religione sentono il culto come una stanchezza, e mostrano di sentirlo tale

IO , NELLA NATURA DELLE COSE, IL CULTO RELIGIOSO NON DOVREBBE ESSERE UNA STANCHEZZA

1. Prendilo come l'espressione propria e appropriata della dipendenza della creatura dal suo Creatore. Dovrebbe essere pieno della gioia della gratitudine

2. Prendilo come l'impulso naturale dell'amore del peccatore per il suo Salvatore. L'uomo caduto dovrebbe provare una gioia nell'adorazione anche superiore a quella dell'uomo non caduto. Il canto dei redenti è un canto del tutto più nobile di quanto gli innocenti possano mai cantare. E il culto religioso, tenuto entro i limiti delle pretese divine, non deve mai essere una stanchezza. È la religione, con le molteplici richieste degli uomini, che corre il rischio di dimostrare una stanchezza. Nessun uomo ragionevole potrebbe dire che il Mosaismo fosse una stanchezza, nella misura in cui era un'istituzione divina. Ma tutti potevano dire che il rabbinismo era una stanchezza; perché caricava gli uomini di pesi troppo gravosi da portare. La religione spirituale semplifica sempre l'adorazione. Man mano che la spiritualità viene meno, le richieste esigenti aumentano e la religione tende a diventare una stanchezza

II ATTRAVERSO GLI UMORI DEGLI UOMINI IL CULTO RELIGIOSO DIVENTA UNA STANCHEZZA. Ciò che i sacerdoti dei tempi antichi avevano fatto con gioia e gioia, i sacerdoti del tempo di Malachia lo trasportavano. La gioia dei Leviti nel loro lavoro è espressa nei salmi corahiti, Salmi 42 - , ecc., che sono pieni di desideri per la restaurazione del servizio del tempio. Non c'era differenza nel culto. La differenza stava nell'umore degli uomini. La loro vita spirituale era bassa. Non provavano alcuna gioia personale in Dio, quindi non potevano provare gioia nella routine dell'adorazione di Dio. La tristezza del restaurato giudaismo degli esuli era che, in così larga misura, si trattava della restaurazione delle formalità ebraiche, senza la restaurazione di quella vita spirituale che avrebbe vitalizzato le formalità. E ancora la stanchezza che gli uomini provano per la durata delle funzioni cristiane, ecc., è la rivelazione del loro cattivo umore; della loro gioia personale perduta in Dio loro Salvatore. - R.T

14 Ma (e) maledetto sia l'ingannatore. La maledizione è fulminata contro tutti coloro che sono colpevoli di queste violazioni della Legge. Il profeta cita due esempi tra i tanti. La prima è quella di uno che offre una vittima femminile, con la scusa di non avere un maschio nel suo gregge. Questo sarà più chiaro se traduciamo, con Keil, "E maledetto è colui che inganna, mentre c'è nel suo gregge un animale maschio". Settanta: "Maledetto colui che ha potuto e cattivo nel suo gregge un maschio". E fa voti... una cosa corrotta (macchiata). Il secondo caso è quello di colui che in qualche emergenza fa voto di offerta, e poi la ripaga presentando un animale difettoso. Levitico 3:1,6 Con una punteggiatura leggermente modificata, alcuni editori danno "una femmina difettosa". Perché io sono un grande Re. Questa è la ragione per cui sono maledetti coloro che lo disonorano. Terribile. Tenuto in soggezione e riverenza. Septuaginta, επιφανες, notevole". Colui che i Gentili onorano non permetterà al suo popolo di profanare il suo Nome

Il grande e terribile Nome

L'idea della parola "terribile" sarebbe meglio espressa con "maestoso", se questa fosse una parola di uso familiare. "Terribile" lo riserviamo a qualcosa che è insolitamente calamitoso e distruttivo. Timore di Dio; riverenza di Sua Augusta Maestà; paura che porta alla rimozione simbolica dei calzari; - queste cose sono essenziali per un culto retto e accettabile, e queste cose sono assolutamente adatte all'uomo creatura, e molto di più all'uomo peccatore. Un uomo può essere messo alla prova con la misura del suo riverente timore reverenziale per il Nome Divino. giosuè 7:9 "Con sorprendente ripetizione, dopo ogni specifica denuncia dei peccati dei sacerdoti e del popolo, essi sono rappresentati mentre chiedono, come se fossero in totale incoscienza del loro peccato: "In che cosa ti abbiamo contaminato? In che cosa abbiamo disprezzato il tuo nome?' Sono caduti nell'ultimo stadio del formalismo egoistico, quando la coscienza cessa di fare il suo lavoro di testimone accusatore, nell'ipocrisia che non sa nemmeno di essere ipocrita; l'ipocrisia, in altre parole, degli scribi e dei farisei".

LA VENERAZIONE PER IL NOME DIVINO È UN SEGNO DI VITA SPIRITUALE. Era necessario che Dio esigesse riverenza per il suo Nome Divino in uno dei suoi dieci grandi comandamenti: "Non pronuncerai il Nome del Signore tuo Dio invano; poiché il Signore non riterrà innocente colui che pronuncia il suo Nome invano". Ma questa legge non è mai necessaria a nessun uomo che abbia e abbia a cuore i giusti pensieri di Dio; semplicemente non può pronunciare il suo Nome invano. Tutta l'adorazione è veramente riverente secondo la vita spirituale che è al centro di essa. Perciò educhiamo i bambini al rispetto per il Nome Divino, perché è la base della religione spirituale

LA MANCANZA DI RIVERENZA PER IL NOME DIVINO È UN SEGNO DI CADUTA DELLA VITA SPIRITUALE. È uno dei primi e uno dei più sicuri segni. Un tono leggero di parola, in riferimento all'Infinitamente Santo, rivela subito la salute spirituale perduta. Sanguisuga il senso di timore reverenziale e innumerevoli mali possono insinuarsi. La riverenza per il grande Nome tiene chiusa la porta dell'anima contro gli intrusi; ed è la nostra continua ispirazione a vivere in modo santo.

Illustratore biblico:

Malachia 1

1 

VERSIONE ITALIANA DEL COMMENTARIO L’ILLUSTRATORE BIBLICO

COMMENTO AL LIBRO DI MALACHIA

TESTO TRADOTTO E DISTRIBUITO GRATUITAMENTE DA

ANTONIO CONSORTE

MARZO 2025

L’ILLUSTRATORE BIBLICO

ANEDDOTI, SIMILITUDINI, EMBLEMI, ILLUSTRAZIONI, ESPOSITIVI, SCIENTIFICHE, GEOGRAFICHE, STORICHE E OMILETICHE, RACCOLTE DA UNA VASTA GAMMA DI LETTERATURA NAZIONALE E STRANIERA, SUI VERSETTI DELLA BIBBIA

REV. JOSEPH S. EXELL, M.A

L'ILLUSTRATORE BIBLICO

INTRODUZIONE AL LIBRO DI MALACHIA

(I.) Prima di tutto, dobbiamo guardare al mondo in cui è stata gettata la sorte di questo profeta, al carattere dei suoi contemporanei, alle anime con cui ha avuto a che fare. Supponiamo che siano trascorsi più di novant'anni, quasi un intero secolo, da quando Aggeo e Zaccaria cominciarono a predicare a Gerusalemme ai prigionieri che erano tornati da Babilonia. Artaserse Longimano siede ora sul trono di Persia, ed è il signore sovrano a cui gli Ebrei in Giudea pagano fedeltà e tributo. È, diremo, l'anno 425 a.C., perché se questa non è la data esatta non può essere molto lontana da essa. Il secondo Tempio è stato terminato da molto tempo. Non fu invano Zaccaria incoraggiò gli esiliati ristabiliti con visioni e predizioni ad alzarsi e ad agire. Le dichiarazioni di Aggeo secondo cui c'era un'intima unione tra il generoso dono al Signore e la prosperità esteriore furono pronunciate a buon fine. Atti, la chiamata degli ambasciatori di Dio, il popolo si risvegliò dal suo letargo indegno ed egoistico. Costruirono le mura sacre, i cortili e i pinnacoli con zelo ed entusiasmo; di lì a poco il colle di Sion fu di nuovo coronato con il santuario di Geova. Seguì un breve periodo di vita spirituale, di serietà e di gioia. I sacerdoti offrirono nuovamente il sacrificio e intercedettero per i cittadini all'interno della Santa Casa. Ma questa estate geniale è stata di breve durata. La generazione a cui Aggeo e Zaccaria parlarono con tale effetto, si estinse presto; e i loro successori non manifestarono la loro zelante devozione. Erano negligenti e negligenti. La città che i loro padri avevano cominciato a ricostruire, la lasciarono incompleta e semidiroccata; provavano poco piacere nel Tempio che i loro padri avevano eretto. Essi trattennero da Dio le decime e le offerte che Gli appartenevano; e quando portavano gli animali per i sacrifici sul Suo altare, erano spesso i più poveri del gregge: pecore e agnelli che si sarebbero vergognati di presentare al loro governatore persiano. I loro sacerdoti erano uomini come loro. A loro non importava quanto trasandato potesse essere il servizio del Tempio. Sono venuti ben lungi dal rendersi conto delle responsabilità del loro ufficio. Infliggevano ogni giorno disonore al Dio di cui si chiamavano servi. Sia i sacerdoti che il popolo si sposarono liberamente con gli stranieri, con coloro che erano estranei alla repubblica e all'alleanza, che erano idolatri nell'adorazione e peccatori nella vita. Entrambi erano rapidamente scettici sia nel pensiero che nel linguaggio, mettendo in discussione molte cose che fino a quel momento erano state sicuramente credute, dichiarando la loro incredulità con audacia e sfida. È stato un cambiamento deplorevole. Durante questi giorni di reazione e di regresso, due visitatori vennero a Gerusalemme dalla Corte di Persia-prima uno e poi l'altro. Erano ebrei, pieni di patriottismo e ansiosi di vedere come sarebbe andata la sorte dei loro parenti nella città dei loro padri. Il primo di loro fu Esdra, il sacerdote e lo scriba. Era la mezza estate dell'anno 459 quando arrivò. Era pronto a trovare molte cose deludenti; conosceva le difficoltà con cui i coloni ebrei avevano dovuto lottare; e non si aspettava di scoprire uno Stato ideale o una Chiesa senza macchia e macchia. Ma l'attuale stato delle cose lo stupiva e lo sgomentava, soprattutto quei matrimoni empi con i pagani. Quando apprese tutta la portata del male, "strappò il suo mantello da cima a fondo; si strappò nientemeno che la veste; si tolse le lunghe trecce dei suoi riccioli sacerdotali, le lunghe scaglie della sua barba sacerdotale; e così, con i capelli spettinati e le membra semivestite, cadde a terra, accovacciato come un fulmine, per tutto il giorno". Quattordici anni dopo, arrivò il secondo visitatore. Si trattava di Neemia, un giovane ebreo di nobile famiglia, che aveva occupato l'alto incarico di ciambellano del re persiano. Un'angoscia profonda e meditabonda lo possedeva quando pensava alla città dei suoi antenati nella sua desolazione e vergogna. Implorò il suo regale padrone il permesso di tornare nel suo paese natale con il potere di correggere i disordini che lo affliggevano così acutamente. La richiesta fu accolta ed egli partì con scorta e autorità per realizzare il desiderio che gli stava a cuore. Per dodici estati e dodici inverni rimase in Giudea e ne fu il governatore. Una riforma dopo l'altra è stata portata a termine. Le fortificazioni della città furono erette dalle loro rovine. I nobili furono rimproverati per le loro iniquente esazioni. Ai leviti e ai cantori fu ordinato di riprendere i loro doveri nei sacri tribunali. Le porte erano chiuse contro i mercanti che venivano con i loro asini carichi nel giorno di sabato. Sembrava che, grazie agli sforzi di questi due - il vecchio scriba, pieno di amore appassionato per l'antica legge, e il giovane nobile, che era sia soldato che uomo di Stato - fosse stato davvero realizzato un risveglio di tipo genuino e permanente. Ma il mattino che si era aperto così limpido e sereno era destinato a essere presto coperto di nuvole. Neemia tornò per un breve periodo alla corte di Artaserse. Non si assentò a lungo; ma durante il breve intervallo, quando la mano forte del governante fu ritirata, gli ebrei tornarono ai loro vecchi misfatti e peccati; "Tutti i suoi recinti e tutto il loro schieramento" furono fatti saltare al suolo. Quando tornò, le cose erano ancora peggiori di quanto non fossero state al suo primo arrivo. All'interno della famiglia del sommo sacerdote stesso era stata contratta un'odiosa alleanza con i pagani; uno dei giovani della sua casa aveva preso in moglie la figlia di Sanballat, la vera capobanda dei nemici di Giuda. Il servizio del Tempio era caduto di nuovo nel disonore e nell'abbandono; Le decime di Dio Gli venivano ancora una volta negate; il traffico del sabato, che era stato così severamente proibito, fu perseguito con la stessa forza e la stessa imperturbabilità di sempre. È stata una triste ricaduta. Questo fu il tempo in cui Malachia fu chiamato a portare "il peso della Parola del Signore". Possiamo credere che le sue solenni minacce e condanne risuonarono per le strade di Gerusalemme durante quella breve assenza di Neemia alla corte persiana. Ma prima di dare un'occhiata a ciò che aveva da dire ai suoi compatrioti che avevano sbagliato, c'è una domanda che ci si pone di un tipo fondamentale: c'era un Malachia, una persona che portava effettivamente questo nome, e che era conosciuta con esso tra i suoi concittadini? Più di una volta la risposta alla domanda è stata negativa. "No", è stato detto, "non c'era nessun profeta chiamato Malachia. Perché la Parola significa semplicemente 'il messaggero di Dio'; e senza dubbio era una specie di epiteto, una specie di titolo ufficiale, con cui uno dei servitori di Geova di quel tempo scelse di designarsi. Forse era il venerabile scriba Esdra 2 O forse era Neemia, il Tirshatha in persona, o forse - chi lo sa? - era uno degli angeli della luce scesi dai luoghi celesti in forma di uomo, per fare la volontà di Dio e proclamare i suoi gravi e pesanti avvertimenti. Potete cercare con la massima attenzione che vi piace gli elenchi che sono riportati nei libri storici di coloro che, per una ragione o per l'altra, erano notevoli nella Gerusalemme del tempo; e non troverete Malachia tra loro. Evidentemente non ce n'erano. Il nome indica l'opera compiuta da colui che l'ha portata; non è affatto una designazione personale". Questa è stata l'opinione di non pochi sia in tempi più antichi che più recenti. Ma possiamo subito metterlo da parte. Malachia, come quel più grande predicatore di un'epoca futura a cui ha indirizzato i suoi contemporanei, può essere solo una "voce" per noi; della sua carriera e della sua storia non sappiamo assolutamente nulla; Ma era indiscutibilmente una persona reale, e questo era il suo nome proprio. Non è abitudine dei profeti anteporre titoli descrittivi ai loro libri, o parlare di se stessi solo con l'ufficio che detengono, o scrivere sotto qualche nome d'arte. Ognuno di loro ci dice in modo chiaro e franco il suo nome ordinario con il quale veniva accolto per strada, al mercato e a casa. E Malachia, possiamo esserne certi, non fa eccezione alla regola. Era distinto da Esdra e Neemia, meno famoso di loro, ma non per questo meno sollecito riguardo alla gloria di Dio e alla riforma di Gerusalemme. Inconsciamente ci dipinge, credo, un'immagine di se stesso nel suo libro, quando parla delle piccole compagnie di ebrei timorati di Dio che avevano l'abitudine di riunirsi in quel tempo malvagio per conversare l'uno con l'altro su ciò che era santo e spirituale, e così per mantenere la propria anima ardente quando tutto intorno a loro era freddo, congelato e morto; se fossimo potuti entrare nella stanza al piano superiore dove si erano riuniti questi pochi discepoli, avremmo certamente trovato Malachia in mezzo a loro. Questi erano i suoi dintorni, allora; questo era il mondo al quale proclamava il dolore e l'indignazione del Signore, che erano anche il suo dolore e la sua indignazione

(II.) Ma passiamo ora a considerare il messaggio del profeta agli uomini del suo tempo. Vivendo quando "il mondo era molto malvagio", che cosa aveva da rispondergli? Egli inizia con la dichiarazione che la condotta di Giuda era inescusabile. Se Dio fosse stato un duro sorvegliante, se si fosse mostrato severo nel marcare l'iniquità e immemore del servizio leale quando Gli era stato dato, ci sarebbe stata qualche giustificazione per l'ingratitudine di Gerusalemme. Ma non era così. Dio aveva trattato gli ebrei con amore sovrano e meraviglioso. Senza dubbio hanno messo in dubbio la Sua compassione e la Sua grazia. Dove poteva essere la misericordia divina verso di loro, si chiedevano, quando erano un popolo disperso e sbucciato, poco numeroso e disprezzato? La risposta è stata convincente. Guardino oltre i confini di Giuda, a est e a sud, verso i monti azzurri che si innalzavano oltre il Mar Morto, verso Edom, una nazione di parenti stretti a loro, nata da Esaù come loro furono nati da Giacobbe. Potevano essere poveri e disprezzati; ma la condizione di Edom era dieci volte più triste e disperata. Le sue città scavate nella roccia erano desolate. Sciacalli e scorpioni ne fecero la loro casa. Nessun popolo orgoglioso e bellicoso vi abitava più. E qual era il motivo della differenza? Perché le razze sorelle, a partire dal ginocchio della stessa madre, dovrebbero essere separate da un abisso così ampio, l'una completamente distrutta, l'altra risparmiata e benedetta? L'unica causa era l'amore di Dio. Giacobbe aveva amato; Esaù l'aveva odiato, ed era per questo che Gerusalemme era sopravvissuta, mentre Petra era desolata e solitaria, il suo orgoglio abbassato, la sua gloria scomparsa. Liberamente e spontaneamente, con pazienza e fervore, Dio aveva amato il popolo ebraico, e quindi i figli di Giacobbe non erano stati consumati come lo erano stati i figli di Esaù (1:1-5). Avendo così ricordato ai figli d'Israele quanto fosse irragionevole e ingrata la loro condotta nel ricompensare Dio il male per il Suo bene, la disobbedienza e la negligenza in cambio della Sua amorevole benignità e della Sua tenera misericordia, Malachia porta contro la sua nazione un atto d'accusa che contiene tre capi d'accusa. In primo luogo, rimprovera i sacerdoti per la loro scandalosa negligenza nella gestione del culto del Tempio. I sacrifici che offrivano all'altare erano spregevoli e inutili. Sembrava che immaginassero che qualsiasi animale fosse abbastanza buono per Dio: lo zoppo o il cieco che era diventato inutile per il lavoro, lo storpio o lo sbranato, la bestia che stava morendo di malattia e non poteva essere messa in vendita al mercato, quella che era stata rubata e che avrebbero avuto paura di vendere. Essi rinunziavano il meglio dei loro beni a Colui che li aveva dati tutti. Hanno disonorato Dio apertamente agli occhi dell'uomo. Magari ci fosse qualcuno che chiudesse le porte, esclamò, perché questo culto profano e infruttuoso non si svolgesse più a lungo! Egli non prova alcun piacere per coloro che non vengono con alacrità alla Sua casa. Egli ama chi dona allegramente; ma le anime per le quali il Suo servizio è un faticoso fardello, le anime che Gli riservano i loro tesori migliori e più ricchi, e possono risparmiarGli solo ciò che non costa loro nulla, quale diletto può provare in loro? La seconda accusa che Malachia pronuncia contro i suoi connazionali riguarda un peccato flagrante sia dei sacerdoti che del popolo: il peccato dei matrimoni misti con gli stranieri. Queste alleanze tra i figli di Giuda e le donne pagane risvegliarono nel profeta, come avevano risvegliato in Esdra e Neemia, la più intensa ripugnanza e allarme. Egli riconobbe chiaramente il crimine di Gerusalemme di aver contratto matrimonio con "la figlia di un dio straniero". Pensava che i trasgressori avessero profanato il patto di Geova. La sua sentenza fu pronunciata contro di loro, netta e forte: "Il Signore sterminerà l'uomo che fa questo, il maestro e lo studioso". Ci meravigliamo che la Sua ira sia così ardente e feroce? Diciamo che nelle vene di Davide stesso scorreva sangue straniero, il vero prediletto d'Israele; e che Rut la Moabita, che divenne l'antenata del re e di Uno più grande e divina di lui, ci è raffigurata nella Scrittura come bella, dolce e santa, "una donna perfetta nobilmente progettata"? Ma qui sta la differenza. Ha rinunciato al suo paganesimo quando è entrata in una casa ebraica; "Il tuo popolo sarà il mio popolo", disse a Naomi con quelle sue parole musicali, "e il tuo Dio sarà il mio Dio". Era diverso per le mogli degli uomini a cui Malachia parlava. Continuarono a idolatrizzare, riverendo Moloch, Chemos e Baal piuttosto che Geova. Il profeta vide che coloro che li sposavano si esponevano a una tentazione subdola e correvano un rischio terribile. Denunciò la loro condotta come antipatriottica. Stavano portando al livello terreno comune il popolo santo che Dio amava. Stavano mettendo in pericolo l'esistenza separata della razza che doveva essere una testimonianza vivente contro il politeismo e il peccato. Distruggevano le barriere che la separavano dal mondo empio. Dio, dichiarò, era pieno di pietà per le mogli ebree, che erano state cacciate dal focolare e dalla casa in modo che gli estranei potessero entrare nelle loro prerogative e privilegi. Le povere donne ebree abbandonate avevano coperto il Suo altare "di lacrime, di pianti e di grida". Ah, sicuramente il peccato è una cosa malvagia e amara. Aveva già indotto molti ebrei a infliggere questa dolorosa angoscia alla moglie della loro giovinezza; e deve finire in altri guai ancora. Poiché, per quanto l'Iddio d'Israele odiasse mettere via, le donne straniere devono andarsene. Potrebbero implorare con suppliche aggrappate, con rimproveri selvaggi, di poter rimanere; potrebbe spezzare il cuore di coloro che li amavano fin troppo da separarsene; ma solo in questo modo il peccato di Gerusalemme poteva essere rimosso e purificato. Gli uomini non possono avere l'amicizia di Dio e dei trasgressori; Devono scegliere tra i due. A meno che non stiamo togliendo da noi tutto ciò che è della terra terrena, come Malachia ordinò ai Giudei di mandare via le loro consorti pagane, possiamo ben dubitare di essere veri figli e figlie del Signore (2:9-16) . La terza accusa del profeta contro i suoi connazionali è che erano caduti in uno scetticismo che metteva in discussione le distinzioni morali e si faceva beffe delle minacce di Dio. Vivendo così a lungo a Babilonia, incontrandosi così abitualmente con uomini di modi di pensare diversi dai loro, avevano imparato a cavillare e a dubitare dove avrebbero dovuto credere. "Dov'è il Dio del giudizio?", dissero. La forma stessa in cui sono gettate le frasi del Libro indica l'infedeltà che era prevalente. Il predicatore ripete continuamente le domande che ha sentito tra la gente. "In che cosa Dio ci ha amati?" e "In che cosa abbiamo disprezzato il suo nome?" e "A che giova il fatto che abbiamo osservato la sua ordinanza e che abbiamo camminato tristemente davanti al Signore degli eserciti?" Dove i loro padri si erano accontentati di esercitare una fede infantile, gli Ebrei del tempo di Malachia erano pronti a additare questo ostacolo e quella contraddizione. Intellettualmente erano più attivi dei loro padri; moralmente erano più diffidenti e più presuntuosi; Nel loro caso, come in molti altri, la ragione era stata sviluppata a spese del cuore. Ma il profeta assicura loro che il Dio del giudizio, sulla cui esistenza e potenza erano così dubbiosi, si sarebbe manifestato presto in un modo che non potevano sbagliare. Il suo servo Neemia veniva all'improvviso al Tempio per purificarlo; sarebbe stato un testimone pronto contro i malfattori della città; sarebbe apparso nello spirito di Elia, lo spirito severo che pose fine agli idolatri e ai trasgressori; avrebbe fatto rispettare la legge infranta di Mosè. E, oltre a Neemia, Malachia ne vede uno ancora più grande, l'Elia del Nuovo Testamento, Giovanni Battista; e, oltre a Giovanni, Uno più nobile di lui, Uno che potrebbe essere giustamente chiamato il Sole della Giustizia, che dovrebbe trattare con integrità il Suo vero popolo e calpestare i malvagi. Allora, per confessione di tutti, sarebbe stato bene per i pii; Allora, quando non riuscivano a trovare posto per il pentimento, coloro che erano così infedeli scoprivano il loro errore e la loro stoltezza. Ma questi dubbi, che gli uomini dell'epoca del profeta suscitarono e nutrirono, non permangono oggi tra noi? Non siamo forse inclini a chiederci in cuor nostro se ci possa essere un Dio, perché Egli si nasconde e lascia il Suo popolo nei guai e permette ai suoi nemici e ai Suoi di godere di un periodo di prosperità e di successo? Trascuriamo il valore disciplinare delle avversità, del dolore e della perdita, di come spesso siano cento volte migliori per noi di una vita facile e piacevole. Ci sono tocchi luminosi nell'oscurità prevalente della profezia di Malachia; Nei suoi capitoli l'oscurità e la gloria si incontrano. Di fronte ai sacerdoti mercenari egli pone l'immagine di un vero sacerdote e servitore di Geova (2:5-7) . È una bella miniatura, e senza dubbio è stata tratta dal vero. Anche allora, sebbene ai suoi tempi il male superi di gran lunga il bene, il profeta scopre qua e là un punto di splendore celeste. Parla di fratellanze di anime congeniali, che testimoniano silenziosamente Dio con una vita di consacrazione, legate da vincoli di preghiera e di amore, trasmettendo ai loro successori la verità che guarisce, benedice e salva. "Coloro che temevano il Signore parlavano spesso l'uno all'altro", ecc. Dovremmo essere grati che mai, nemmeno nei giorni peggiori, il Re abbia voluto servitori così tranquilli, coraggiosi e risoluti. Essi sono il sale stesso della terra; Sono la luce del mondo. (Rivista originale della secessione.)

CAPITOLO 1

Malachia 1:1

Il fardello della Parola del Signore a Israele di Malachia.-Un fardello divino:-

Alcuni oneri sono autoimposti; alcuni ci sono stati imposti dai nostri simili; alcuni da Dio. I profeti sentivano che la Parola di Dio era un peso per le loro anime

(I.) Era un fardello della rivelazione divina. Le parole rivelano. Una parola vera è una manifestazione dell'anima. Dio era conosciuto dalle parole di questi uomini ispirati. La Sua Parola è ora la Sua rivelazione più scelta. La sua Parola è vera, fedele, preziosa, illuminante, salvifica, eterna

(II.) È un fardello portato dal più santo degli uomini. Dio parla attraverso gli uomini. Molti uomini santi ora sentono che la Parola di Dio è in loro. Questo fardello dovrebbe essere portato da questi santi uomini, umilmente, devotamente, con gratitudine e coscienziosamente

(III.) È un fardello portato per il mondo. La Parola di Dio non deve essere nascosta. La verità ascoltata nel santuario interiore dell'anima deve essere proclamata sui tetti. La Parola di Dio è per tutte le nazioni. Chiunque ce l'abbia, ha questo peso per il mondo. Deve portarlo con timore, distinzione, onestà e senza adulterazione. Che le chiese preghino molto per coloro che portano il peso della Parola. Spesso sono oppressi dalle loro responsabilità. (W. Osborne Lilley.)

Il fardello della Parola del Signore:

I profeti dell'antichità non erano sciocchezze. Portavano un fardello. I servi di Dio fanno sul serio; Hanno qualcosa da trasportare, vale la pena portare. Coloro che parlano per conto di Dio non devono parlare alla leggera. I veri servitori di Dio, che sono gravati dalla Sua Parola, portano giustamente e allegramente quel fardello. Portiamo davvero un fardello, ma dovremmo essere dispiaciuti di non portarlo

(I.) Perché la parola del Signore è un peso per colui che la proclama? È un peso perché è la Parola del Signore

1.) La Parola del Signore diventa un peso nella sua ricezione. Nessun uomo può predicare il Vangelo correttamente finché non lo ha portato nella propria anima con un'energia travolgente. La vera predicazione è artesiana, sgorga dalle grandi profondità dell'anima

2.) La Parola di Dio è un peso nella sua consegna. Colui che trova facile predicare, troverà difficile rendere conto della sua predicazione nell'ultimo grande giorno. Per parlare correttamente, la Parola di Dio sotto l'influenza divina è, sia nel parlare che nell'accogliere il messaggio, il fardello del Signore

3.) Quando abbiamo predicato, il Vangelo diventa un peso dopo la riflessione. Se Dio manda qualcuno di noi a fare del bene ai nostri simili e a parlare nel Suo nome, le anime degli uomini saranno un peso perpetuo per noi

(II.) È un peso a causa di quello che è. Che cos'è che il vero servo di Dio deve sopportare e predicare?

1.) È il rimprovero del peccato. Se un uomo porta il fardello della Parola del Signore, egli parla soprattutto al suo popolo del male di cui è più colpevole. Ogni vero predicatore deve essere incurante della stima dell'uomo e parlare fedelmente; ma questo è un peso per chi ha uno spirito tenero

2.) La Parola del Signore respinge l'orgoglio umano. Le dottrine del Vangelo sembrano modellate apposta, tra gli altri scopi, per disprezzare tutta la gloria umana. Quindi alla natura umana non piace il nostro messaggio. E tale predicazione diventa il fardello del Signore

3.) Il vero predicatore deve entrare in contatto con la vanità dell'intelletto umano. Le cose di Dio sono nascoste ai sapienti e agli intelligenti, ma sono rivelate ai bambini; e i saggi e i prudenti sono indignati per questo atto di sovranità divina. Affrontare la falsa scienza con la "raffinatezza della predicazione" e innalzare la Croce a dispetto dell'autosufficienza appresa, è un fardello che viene dal Signore

4.) Il fardello più pesante è quello che riguarda il futuro. Abbiamo il cuore pesante per i molti che non si volgono a Dio, ma persistono nel distruggere le loro anime per sempre

(III.) È un peso a causa delle conseguenze del fatto che lo portiamo a te. Supponiamo che non predichiamo il Vangelo e non avvertiamo l'empio affinché non si converta dalla sua iniquità, e allora? "Egli perirà, ma io chiederò il suo sangue dalla tua mano". Che cosa mi dirà il mio Signore se ti sarò infedele? Allora diventa un grande peso per me predicare il Vangelo quando penso a ciò che perdono coloro che non lo avranno

(IV.) È spesso il fardello del Signore, a causa del modo in cui gli uomini trattano la Parola di Dio. Alcuni scherzano con esso. La preoccupazione delle menti umane rende un tale peso quando siamo seri per raggiungere il cuore e conquistare l'anima. Un buon numero di persone ascolta con notevole attenzione, ma dimentica tutto ciò che sente. Il sermone è finito quando hanno finito di ascoltarlo. Ce ne sono anche alcuni che si sentono ridicolizzare. Il predicatore è angosciato per salvare un'anima, e stanno pensando a come pronuncia una parola

(V.) È un peso quando il predicatore si ricorda che dovrà rendere conto. Verrà un tempo in cui si dirà: "Predicatore, rendi conto della tua amministrazione". Ricordate che il grande Signore di tutti i veri predicatori del Vangelo portava un fardello molto più pesante di noi. Poiché è un peso in sé, vi chiedo di non appesantirlo ulteriormente. Voi accrescete il mio fardello, se non mi aiutate nell'opera del Signore. Ma l'aumento maggiore del mio fardello viene da coloro che non ricevono affatto il Vangelo. (C. H. Spurgeon.)

2 CAPITOLO 1

Malachia 1:2-3

Non era forse Esaù il fratello di Giacobbe?dice l'Eterno: Eppure io amavo Giacobbe, e odiavo Esaù, e devastai i suoi monti e la sua eredità per i dragoni del deserto.-Giacobbe:-

Dal destino del cacciatore Esaù, apprendiamo il pericolo dei bassi ideali della vita; il potere dei momenti cruciali della vita; la continuità delle punizioni irrevocabili della vita; l'angoscia delle lacrime infruttuose della vita. Le fortune di Giacobbe sono infatti troppo movimentate, il suo carattere troppo complesso, per consentire qualsiasi tentativo di analisi esaustiva. Ma possiamo imparare qualcosa che ci aiuterà nel nostro difficile sforzo quotidiano di scegliere il bene e non il male, e di dare il nostro cuore e la nostra vita a Dio

1.) "Amavo Giacobbe e odiavo Esaù". Il nostro primo istinto non si è quasi ribellato a questo appello? Non siamo inclini a preferire il più anziano, nonostante tutta la sua schietta terrenità, al più giovane, con i suoi meschini servilismi e i suoi cambiamenti sotterranei? Eppure la sentenza è lì; e tutta la Scrittura, e i lunghi secoli della storia umana, pongono il sigillo della conferma al sacro verdetto. L'ariano ha prevalso nella guerra e nella civiltà, ma in tutte le altre cose il semita ha conquistato il suo conquistatore. Più di ogni altra nazione, gli ebrei si resero conto dell'intensa grandezza e dell'infinita supremazia della legge morale, e videro che lo scopo più grande e più terribile della vita umana non è la cultura, ma la condotta. Vediamo perché Giacobbe, che sembra concentrare tutti i peggiori difetti che associamo al tipo più basso di carattere ebreo, è tuttavia preferito al suo fratello più galante e virile

2.) Permettetemi di respingere subito due soluzioni. Alcuni la risolverebbero sul terreno di un'elezione predestinata e di un decreto arbitrario, e confonderebbero la nostra comprensione con ragionamenti alti di libertà e prescienza, volontà e destino. Altri pensano che basti metterci a tacere con l'affermazione trionfante che non siamo altro che argilla nelle mani del vasaio, affinché Dio ci tratti come vuole. Altri, ancora, sostengono che non dobbiamo giudicare i peccati di Giacobbe come se fossero peccaminosi, perché la Scrittura li riporta senza una condanna distinta, e perché egli potrebbe aver agito sotto la direzione divina. Non solo rifiuto tutte queste soluzioni, ma dichiaro che la prima è blasfema e la seconda deplorevole. Dio non è un tiranno arbitrario, ma un Padre misericordioso, amorevole e giusto. E la legge morale, nella sua inviolabile maestà, trascende infinitamente i miserabili "idoli del teatro" che gli uomini hanno chiamato teorie dell'ispirazione. Se Dio scelse Giacobbe, fu perché la vera natura di Giacobbe era intrinsecamente degna di quella scelta

3.) Secondo l'idioma ebraico, la forte antitesi del testo connota meno di quanto afferma, essendo solo un modo più intenso di dire che, in confronto a suo fratello, Esaù non meritava né riceveva l'approvazione di Dio. Una seconda attenuazione, anche se non rimozione, della difficoltà sta nel fatto che Giacobbe ci sembra peggiore perché i suoi difetti erano essenzialmente quelli di un orientale, e sono quindi particolarmente offensivi per il cuore di un vero inglese. E che la falsità e la meschinità siano a lungo assolutamente ripugnanti per il nostro carattere nordico! Ma il nostro speciale disprezzo nazionale per l'inganno di Giacobbe non lo rende un po' più spregevole dell'animalismo di Esaù

4.) Qui sta la prima grande morale di queste due vite. Ciò che è santo non deve essere gettato ai cani. Esaù perse la benedizione perché non se ne accorse. Giacobbe l'ha ottenuta, perché tutta la sua anima anelava alle sue speranze più alte. Gli uomini, nel complesso, vincono ciò che vogliono: raggiungono ciò a cui mirano risolutamente. Questo è perfettamente vero nelle cose mondane. Ma c'è un'ambizione che vale la devozione assorbente di un essere umano. È l'ambizione della santità, il tesoro dell'eternità, l'oggetto di vedere il volto di Dio

5.) Che differenza fanno i diversi ideali. Ognuno di questi fratelli gemelli ha perso e guadagnato molto di più oltre al loro desiderio immediato. Esaù il ruvido diviene con sprezzante memoriale Edom il rosso; Giacobbe il soppiantatore diventa Israele il principe con Dio

6.) Un'altra lezione è che, per quanto elevati siano i nostri scopi, non dobbiamo, per affrettarli, deviare, anche se solo per un capello, dal sentiero della perfetta rettitudine. Giacobbe ereditò la benedizione perché la sua fede anelava ardentemente alle sue promesse spirituali; ma poiché egli ne aveva compreso l'immediato compimento con un delitto, quindi, con la benedizione cadde su di lui una punizione così pesante, così incessante, che rese il suo sguardo indietro alla vita un amaro dolore

7.) Nonostante tutto ciò che ha macchiato la sua vita, Giacobbe era ancora un patriarca e un santo. Non dovete giudicare di lui nel suo insieme dagli esempi, così fedelmente registrati, dei suoi complotti colpevoli. Sotto due aspetti principali Giacobbe era certamente più grande, migliore e più degno di Esaù. I peccati della vita di Esaù erano, per così dire, la narrazione stessa; i peccati della vita di Giacobbe non furono che l'episodio della sua carriera

8.) C'è questa ulteriore differenza. Non c'è il minimo segno che Esaù si sia mai pentito del suo peccato. Ma nella vita di Giacobbe ci sono stati molti momenti in cui avrebbe perso la benedizione stessa di riacquistare l'innocenza con cui era stata guadagnata. Imparate infine che la continuità della pietà è il dono più eletto di tutti, e l'innocenza è migliore del pentimento. E vediamo nel caso della minestra rossa e dell'ora famelica di Esaù, che un fallimento sotto una tentazione improvvisa può essere allo stesso modo la rovina e l'epitome della carriera di un uomo, perché l'impulso del momento non è altro che lo slancio della vita. (Dean Farrar.)

La sovranità di Dio in relazione alla condizione secolare di vita dell'uomo:

1.) Alcuni uomini su questa terra sembrano essere favoriti dalla provvidenza più di altri, eppure spesso non ne sono consapevoli. Questo vale per gli individui e per le nazioni

2.) Questa differenza nei privilegi degli uomini deve essere attribuita alla sovranità di Dio. Questa sovranità non implica né parzialità da parte Sua, né irresponsabilità da parte dell'uomo

3.) Coloro che la sovranità di Dio non favorisce sono lasciati in una condizione secolare non invidiabile. Essi...

(1) Hanno distrutto i loro beni

(2) I loro sforzi sono stati frustrati

(3) I loro nemici prosperano. (Omileta.)

L'amore di Dio per la Sua Chiesa:

Il primo difetto rimproverato in questo popolo è la sua ingratitudine, e il non osservare o stimare l'amore di Dio verso di loro, che perciò Egli dimostra, scegliendo Giacobbe loro padre, e preferendolo a Esaù il fratello maggiore; non solo in materia di elezione alla vita eterna, ma in quanto Dio aveva scelto Giacobbe per essere la radice da cui sarebbe venuto il seme benedetto, e la Chiesa si era propagata nella sua posterità; e di conseguenza (come prova eterna di questo rifiuto di Esaù e della sua posterità) il Signore gli aveva dato solo un paese collinoso e sterile, e ora li aveva cacciati da esso, e lo aveva reso desolato, come dimora per le bestie selvagge; mentre il seme di Giacobbe aveva ottenuto una terra fertile, e ora vi era tornato dopo la loro cattività. Dottrina-

1.) Lo studio principale e principale della Chiesa visibile, e dei pii in essa, dovrebbe essere l'amore di Dio manifestato verso di loro, come ciò che Dio non permetterà che si sospetti, e che dovrebbe obbligarli a Lui; ciò che sarà il triste terreno di un processo quando sarà dimenticato e sottovalutato; e ciò che, essendo guardato quando Dio lo rimprovera, incoraggerà e rafforzerà a portarlo con sé e a farne uso. Perciò Egli inizia questa dottrina, e le tristi sfide con questa: "Io vi ho amati, dice il Signore", cioè, tutti voi in generale avete gustato dei rispetti adatti, e confacenti alla Mia Sposa e alla Chiesa visibile; e in particolare gli eletti tra voi hanno gustato il Mio amore speciale

2.) L'amore di Dio per la Sua Chiesa è spesso accolto con grande ingratitudine, nel non essere visto e riconosciuto come si conviene, specialmente sotto le dispensazioni della croce, nel sottovalutarne gli effetti, quando non si adattano al nostro modello, e nelle azioni che lo negano, mentre il pensiero di esso non genera di nuovo amore per Lui; poiché "eppure dite: In che cosa ci hai amati?"

3.) L'elezione alla vita eterna è una testimonianza sufficiente dell'amore di Dio, da riconoscere e lodare, sebbene tutte le altre cose andassero in disaccordo, e sembrassero dire mancanza di rispetto: poiché in questo: "Il Signore amò Giacobbe e odiò Esaù", come è esposto Romani 9:13 ; e questo è sufficiente per rispondere alle loro liti

4.) Essere scelti e selezionati per essere la Chiesa e il popolo del Signore, parla di tanto rispetto da parte di Dio a una nazione, che può controbilanciare molte altre dure sorti

5.) L'amore del Signore non sarà così chiaramente visto e riconosciuto, quando confronteremo alcune dispense con i privilegi che ci sono stati concessi, ma quando considereremo il nostro originale, e in cui siamo trattati favorevolmente più degli altri, come buoni come noi stessi, se non meglio: perché tuttavia Israele, guardando ai suoi molti privilegi, non poteva vedere l'amore di Dio nella sua bassa condizione, eppure sarebbe meglio apparire, quando guardavano indietro, che "Esaù era il fratello di Giacobbe" (e anche il maggiore), eppure "Io amavo Giacobbe e odiavo Esaù".

6.) La grazia di Dio non è dispensata diversamente nel mondo, su qualsiasi differenza nel punto di valore tra gli uomini: ma la grazia stessa fa la differenza nello scegliere uno, e lasciare un altro, come buono in se stesso, alle sue proprie vie, secondo il Suo piacere, che ha misericordia di chi Egli avrà misericordia, perché Giacobbe ed Esaù sono uguali, finché l'amore non faccia la differenza

7.) Tuttavia, nessun uomo può conoscere l'amore o l'odio per mezzo di dispensazioni esteriori, semplicemente considerate in se stesse, eppure le afflizioni sono per gli uomini malvagi vere testimonianze del dispiacere di Dio, e il popolo di Dio, essendo in pace con Lui, può considerare le misericordie esterne come un esempio di amore speciale; poiché la terra collinosa di Esaù, e la sua desolazione, parla di "odio per Esaù", non solo come il rifiuto da parte di Canaan era un tipo del rifiuto da parte della Chiesa e del cielo, ma come era un giudizio inflitto a una nazione non riconciliata, mentre (almeno) i pii in Israele potevano vedere diversamente la loro terra e la restituzione. (George Hutcheson.)

L'amore di Dio indiscernibile:

Dio è amore. Questo è vero anche quando Egli affligge, per chi ama Egli corregge. Non dobbiamo quindi dedurre che Egli non ami perché affligge. Il giardiniere pota l'uva che apprezza, non il cardo che odia. L'albero da frutto che è molto apprezzato viene tagliato perché possa dare più frutti: l'albero della foresta che è progettato per le fiamme viene lasciato crescere in rigoglio non potato. Dio si rivolge ancora a noi con lo stesso commovente appello: "Ti ho amato", e incontra ancora la stessa risposta dura e ingrata: "In che cosa ci hai amati?" Gli uomini soffrono molte forme di male esteriore e di dolore interiore a causa dei loro peccati; ma invece di riferirli alla giusta causa - la loro stessa malvagità - accusano empiamente Dio nei loro cuori di essere indifferenti al loro benessere. Rifiutano di guardare i pegni d'amore sparsi lungo tutta la loro storia, e si soffermano in ostinata ingratitudine sui mali che il loro stesso peccato ha comportato su di loro. Eppure quella storia è piena di tali segni. (T.V. Moore, D.D.)

Una rimostranza:

(I.) Il rimprovero del profeta. Egli, in nome di Dio, sta tassando il popolo con l'ingratitudine. Non c'è peccato più odioso a Dio del peccato di ingratitudine. Un'altra accusa è quella di negligenza. Offrono un sacrificio inquinato. Tutto ciò che vogliono è una religione a buon mercato. Sono disposti a fare qualche offerta, ma non la migliore. Sarebbero lieti di fare qualcosa per Dio, ma ciò non deve costare loro nulla

(II.) La minaccia. Di conseguenza, ci dovrebbe essere il rifiuto delle loro preghiere, il rifiuto delle loro persone, il rifiuto dei loro servizi, e un trasferimento dei loro privilegi ad altri

(III.) Lezioni pratiche

1.) Il servizio di Dio è un servizio reale, non un servizio nominale. La formalità non basta

2.) È un segno sicuro della mancanza di grazia nei vostri cuori, quando il servizio di Dio è una stanchezza

3.) La fiducia in Dio è una parte necessaria della preghiera e del servizio accettabili. (Montagu Villiers, M.A.)

L'odio dichiarato di Dio per Edom:

Le due nazioni, Israele ed Edom, erano completamente opposte per genio e carattere. Edom era un popolo di temperamento così poco spirituale e autosufficiente come mai maledisse qualsiasi creatura umana di Dio. Come i loro antenati erano "profani", senza pentimento, umiltà o ideali, e quasi senza religione. A parte, quindi, la lunga storia di guerra tra i due popoli, fu un vero istinto che portò Israele a considerare il fratello come rappresentante di quel paganesimo contro il quale doveva realizzare il suo destino nel mondo come nazione di Dio. Scegliendo il contrasto del destino di Edom per illustrare l'amore di Dio per Israele, "Malachia" non stava solo scegliendo ciò che avrebbe fatto appello alle passioni dei suoi contemporanei, ma ciò che è l'antitesi più sorprendente e costante in tutta la storia di Israele: il genio e il destino assolutamente diversi di queste due nazioni semitiche che erano vicine più prossime, e, secondo le loro tradizioni, fratelli gemelli secondo la carne. Se teniamo presente questo, capiremo l'uso che Paolo fa dell'antitesi nel passaggio in cui la stringe con una citazione di Malachia: "Come sta scritto: Giacobbe ho amato, ma ho odiato Esaù". In queste parole la dottrina dell'elezione divina degli individui sembra essere espressa nel modo più assoluto possibile. Ma sarebbe ingiusto leggere il passaggio se non alla luce della storia di Israele. Nell'Antico Testamento è un dato di fatto che la dottrina della preferenza divina di Israele per Esaù apparve solo dopo che i rispettivi caratteri delle nazioni si manifestarono nella storia, e che divenne più definita e assoluta solo quando la storia scoprì di più il contrasto fondamentale tra i due nel genio e nel destino. Nell'Antico Testamento, quindi, la dottrina è il risultato, non di una credenza arbitraria nel nudo fiat di Dio, ma dell'esperienza storica; sebbene, naturalmente, la distinzione che l'esperienza dimostra sia riconducibile, con tutto il resto del bene o del male che accade, alla volontà e al proposito sovrano di Dio. Né dimentichiamo che la dottrina dell'elezione dell'Antico Testamento riguarda solo l'elezione al servizio. Vale a dire, l'intenzione divina nell'eleggere non copre solo l'individuo eletto o la nazione, ma il mondo intero, e il suo bisogno di Dio e della Sua verità. L'evento a cui "Malachia" si appella come prova del rifiuto di Dio di Edom è la desolazione dell'antica eredità di quest'ultima, e l'abbandono agli "sciacalli del deserto". (Geo. Adam Smith, D.D.)

Elezioni:

Perché Dio dovrebbe dire: Giacobbe ho amato, Esaù l'ho odiato? Perché dovrebbe scegliere una nazione della terra da favorire al di sopra di tutte le altre? Non è questo un esercizio arbitrario e ingiusto della Sua volontà? Ora, senza dubbio questo è il caso se solo poniamo l'interpretazione comune tra gli ebrei successivi, e quella che ci è più familiare. Abbiamo bisogno di correggerlo con le idee più ampie che San Paolo ci suggerisce, e che sono, almeno, latenti nell'Antico Testamento. Per prima cosa, ricordiamoci che i propositi di Dio sono più ampi di qualsiasi cosa possiamo concepire, e che dobbiamo tenerne conto, ogni volta che cerchiamo di comprendere o criticare il Suo modo di agire provvidenziale. Come San Paolo cercò di insegnare ai cristiani di Roma, Dio scelse Israele non solo per Israele, ma per il mondo. Per lui questo spiega immediatamente l'apparente arbitrarietà della scelta e la ristrettezza del solco entro il quale Israele si era mossa. Dio ha eletto e addestrato il popolo per un certo fine speciale. Non è che per natura fossero particolarmente adatti a quel fine, ma piuttosto che sono stati fatti per adattarsi ad esso dalla Sua grazia. Ecco un popolo semitico tra i tanti che mostrano un temperamento particolare e un genio per la religione, e sono soggetti a influenze che tendevano tutte a enfatizzare le sue peculiarità e ad adattarlo al suo destino tra gli uomini. E la sua storia può essere letta correttamente solo alla luce di un piano più vasto, e persino mondiale, che si stava preparando a realizzare. Ma, naturalmente, non è solo in Israele, o, in verità, in una qualsiasi delle nazioni del mondo, che si può vedere questa apparente arbitrarietà della Provvidenza. Attraversa la vita umana. Prendete la storia di Giacobbe ed Esaù, come se si riferisse solo agli uomini stessi, e scopriamo che è una storia che si ripete costantemente nella nostra esperienza. La disuguaglianza dei destini umani è uno dei temi principali del pessimista; un uomo è eletto e un altro rigettato, e non si tratta certo di opere, ma di Colui che chiama. Una delle cose più sconcertanti di tutta la nostra esperienza è l'apparente fallimento della bontà nell'assicurarsi la sua ricompensa. A volte è il più indegno che viene scelto per la corona, mentre il santo viene passato accanto o fatto chinare sotto la croce. Allora gli uomini entrano nella corsa della vita stranamente e persino ingiustamente handicappati. Un uomo eredita un fisico e un sistema nervoso che significano un temperamento felice e una forza di carattere insolita; Un altro è la vittima di una debolezza congenita, che lo condanna a molta miseria e forse al peccato. Un uomo è eletto a condizioni del tutto favorevoli allo sviluppo del suo sé superiore, mentre le circostanze di un altro tendono costantemente a trascinarlo verso il basso. Tutti noi abbiamo sperimentato a volte lo sconcertante e tragico senso di torto a cui suscitano pensieri come questi. Ma ricordiamo che la maggior parte della nostra perplessità è dovuta al fatto che limitiamo le nostre vedute al lato terreno e materiale della vita? Dobbiamo prendere in considerazione molte altre cose prima di poter sperare di affrontare la prospettiva che la provvidenza di Dio presenta con qualcosa di simile all'equanimità. I suoi propositi non sono certo limitati nella loro portata né alla vita degli individui né a questo mondo in cui ora viviamo nella carne. Né l'oggetto supremo del Suo rapporto con noi è la felicità di molti o della maggior parte. Se dobbiamo fidarci di tutte le indicazioni della religione naturale e rivelata, il proposito di Dio è supremamente etico. Ai Suoi occhi la bontà è tanto al di sopra della felicità quanto il cielo è al di sopra della terra; e che anche la felicità debba essere sacrificata per garantire alti fini morali è qualcosa che non dovrebbe causarci alcuna preoccupazione. Allora, ancora, se abbiamo letto le nostre Bibbie per qualsiasi scopo, o anche solo studiato con intelligenza le esperienze medie degli uomini, sapremo che nessuna visione della vita che trascuri il suo aspetto spirituale può essere giusta o sana. Non possiamo, guardando come vogliamo, vedere la fine dall'inizio. Gli eventi che nella nostra esperienza sembrano molto contrari e crudeli hanno in sé un'anima di bontà per coloro che hanno occhi per vedere. L'empio può fiorire come un verde alloro, ma perisce anche lui come il verde alloro quando viene il suo momento; e il giusto non può ottenere altra ricompensa che quella di una buona coscienza, eppure alla fine è accolto nelle dimore eterne. C'è molto di più che viene fatto intorno a noi per ristabilire l'equilibrio di quanto abbiamo qualsiasi immaginazione, ma è solo quando arriviamo a guardare la vita da un punto di vista più elevato di quello dei meri interessi terreni che possiamo vederla. L'opera della Provvidenza nella vita di un uomo non è finita quando l'uomo stesso è morto; A volte è appena iniziato. Ma dobbiamo tenere a mente che l'elezione di Dio di un uomo o di una razza non è sempre, come pensiamo, un'elezione solo per favorire o privilegiare. Sotto la Provvidenza privilegio speciale significa responsabilità speciali, e l'elezione è l'elezione al servizio. Sia gli uomini che le nazioni sono strumenti nelle mani di Dio, ed Egli li fa servire ai Suoi fini. Dove c'è una dotazione o un'idoneità speciale, c'è una funzione speciale da adempiere, e questa funzione è quella in cui molti hanno un interesse al di fuori dell'individuo. Dobbiamo quindi imparare a giudicare alla luce, non solo della speciale dote che ci è stata data, ma anche dei fini speciali che essa deve servire. La storia di Israele, per esempio, era quasi inspiegabile a parte i suoi risultati sulla religione dell'umanità. La chiave di tutto ciò non si trova in Mosè o nei profeti o nei rabbini, ma in Cristo. Il popolo era stato preparato per un lavoro particolare, ed era la sua idoneità che costituiva la sua elezione. Questo aiuta a spiegare la strana unilateralità che c'è nella vita nazionale. È una questione di selezione oltre che di elezione, il potere o la facoltà più regolarmente impiegati crescono a spese del resto. E per la mente religiosa ogni nazione è allo stesso modo uno strumento della Provvidenza, e in tutte esse si deve vedere qualcosa del grande proposito di Dio che si attua lentamente ma inesorabilmente, attraverso difficoltà e apparenti sconfitte, verso quel meglio che deve ancora venire. Ma dobbiamo ancora avvicinarci un po' di più all'argomento. Tutto ciò che è stato detto può essere del tutto vero, ma non elimina la difficoltà del nostro testo. Ci può essere molto da dire sulla dottrina dell'elezione in astratto; ma quando è espresso in un linguaggio come questo: "Giacobbe ho amato, ma Esaù l'ho odiato", è difficile evitare un senso di indebito favoritismo, e il pensiero che Dio sia, dopo tutto, un riguardo per le persone, nel senso di avere preferenze personali. Eppure basta guardare dietro le parole per rendersi conto che la conclusione è ingiustificata. Così com'è, vediamo dietro le parole una legge o un principio che non dobbiamo ignorare. Se possiamo argomentare da analogie umane, è naturale e giusto dire che Dio ama coloro che Lo amano. Una delle cose che impariamo sicuramente dalla storia biblica è che Dio non cerca la perfezione morale in coloro ai quali concede i Suoi favori e che sceglie per compiere la Sua opera. Jacob era ben lungi dall'essere un personaggio perfetto; ma con tutti i suoi difetti aveva la virtù suprema della religione, aveva imparato a tener conto di Dio nelle sue azioni, e a lavorare e pensare in riferimento alla sua volontà. Esaù, d'altra parte, è il tipo di coloro che sono senza Dio nel mondo: persone profane, che sono cieche ai loro interessi più alti e vivono volontariamente nella parte inferiore della vita. Che meraviglia che la faccia di Dio sia distolta da tale faccia! Dio ama coloro che Lo amano, e l'ombra gettata dal Suo amore è il Suo odio per tutto ciò che vorrebbe allontanare gli uomini da Lui e tenerli nelle tenebre dell'egoismo e del peccato. Come è già stato detto, dobbiamo fare i conti con la volontà dell'uomo così come con quella di Dio. Egli non costringe nessuno ad essere giusto o peccatore, e il fatto che siamo liberi aggiunge un alone più luminoso alla nostra bontà, e approfondisce incommensurabilmente la macchia della nostra colpa. Noi lavoriamo sempre con Dio o contro di Lui, e questo fatto, mentre aggiunge una nuova speranza e certezza ai nostri sforzi per la rettitudine, fa sì che il male che è in noi punti solo alla disperazione. Giudicati con gli unici criteri che possiamo usare, dobbiamo dare la colpa all'uomo e non a Dio per qualsiasi cosa sia oscura e terribile nelle parole: "Giacobbe ho amato, ma ho odiato Esaù". Un argomento come questo ci fa capire chiaramente i bisogni supremi dell'uomo religioso: la fede in Dio e la cooperazione con Lui. Spesso ci viene rivelato in modo abbastanza crudele che in questa vita, nonostante la luce della ragione, siamo come quelli che brancolano nel buio. Dopotutto, il mondo è ancora solo in divenire, e dobbiamo imparare a giudicare non dall'intricata massa di impalcature, cumuli di spazzatura e muri costruiti a metà che vediamo, ma dai piani dell'Architetto. Nonostante tutte le perplessità e le incongruenze che ci lasciano perplessi qui, dobbiamo imparare a guardare il disegno che li attraversa tutti, e lo scopo che da essi viene lentamente sviluppato. A volte tutto ciò che possiamo fare è fidarci e aspettare, per essere sicuri che ci sia un segreto in questo mistero e una soluzione a quell'enigma, ma che non abbiamo ancora gli occhi per vederli; E dobbiamo anche ricordare che la fede non starà mai con le mani giunte a non fare nulla, ma che la vera fede opera sempre. Quanto più grandi sono i problemi e le difficoltà, tanto più c'è bisogno di lavoro, e lo sforzo di fare la volontà di Dio, per quanto se ne sa, è l'unico mezzo con cui quella volontà può essere compresa più chiaramente. (W. B. Selbie, M.A.)

I draghi del deserto. - I draghi:

La storia antica è piena di leggende riguardanti il potere mortale dei draghi. La Bibbia ha molti riferimenti a questi mostri immaginari. Nella storia della Chiesa sono rappresentati come coccodrilli alati e considerati emblemi del peccato e del diavolo. Ci sono draghi spirituali ora. Considera-

(I.) Questi draghi. Sono peccati che li assillano, passioni turbolente, costumi peccaminosi, vizi affascinanti, spiriti maligni, ecc

(II.) Dove dimorano. La natura selvaggia. Il mondo, anche se bello, è tuttavia maledetto dal peccato. Per il cuore santo è spesso un deserto...

1.) Per la sua solitudine

2.) Per la sua sterilità

3.) Per i suoi pericoli. I draghi si nascondono lì. Possono riversare il loro fuoco e la loro furia su di noi in qualsiasi momento. Applicazione. Sii vigile. Cerca l'aiuto del grande uccisore di draghi: Cristo. In tutte le leggende sull'uccisione dei draghi è stato un eroe a farlo: Ercole, Perseo, Sigfrido, San Michele, San Giorgio, questi hanno ucciso i draghi e liberato il popolo. (W. Osborne Lilley.)

4 CAPITOLO 1

Malachia 1:4

Essi edificheranno, ma io demolirò.-Costruttori stolti:-

Separare la nostra vita da Dio è una follia; vivere in opposizione a Lui è una follia. Molti non solo Lo ignorano, ma Gli si oppongono

(I.) Chi sono questi costruttori stolti?

1.) Coloro che cercano di costruirsi una reputazione con gli inganni

2.) Coloro che costruiscono le fortune delle loro case con l'ingiustizia

3.) Coloro che edificano una vita religiosa senza la fede in Cristo, unico fondamento

4.) Coloro che costruiscono il loro carattere con principi e azioni malvagie

5.) Coloro che costruiscono alte posizioni con il tradimento e la tirannia

(II.) Considera la certezza del loro rovesciamento. Guai all'opera che ha Dio contro di sé. Non può stare in piedi. Pensate al Suo potere, alla Sua conoscenza e al Suo controllo assoluto di tutte le cose. Tutto ciò di cui Egli non sorride deve perire. La storia lo conferma. Regni creati con grande magnificenza e potenza, ma costruiti a dispetto delle Sue leggi, sono caduti, come Edom. I sistemi teologici e i dispotismi ecclesiastici che sono stati costruiti in opposizione a Lui sono stati rovesciati. Anche la biografia lo conferma. Non c'è vita che sia stata spesa in opposizione a Lui, per quanto apparentemente influente, ma che si sia sgretolata come una torre che cade. Quando Dio dice: "Io demolirò", nessuno può salvare. Anche l'esperienza lo conferma. Imparate a non porre una pietra nella vita senza Dio. Non dovremmo intraprendere alcuna opera senza prima assicurarci il Suo aiuto e la Sua benedizione. Possiamo solo erigere una struttura che durerà per sempre, se edifichiamo alla maniera di Dio e sotto l'influenza dello Spirito di Gesù. (W. Osborne Lilley.)

5 CAPITOLO 1

Malachia 1:5

Il Signore sarà magnificato dal confine di Israele (o al di sopra).-

Ogni nazione aveva il suo Dio. Le divinità furono fatte per rivaleggiare l'una con l'altra nella protezione e nella benedizione che offrivano alle nazioni che le adoravano

(I.) Questa espressione profetica. I mali abbondavano quando il profeta era in vita. I peccati del popolo stavano eclissando la gloria di Dio; Ma il profeta sapeva che avrebbe brillato come il sole. È quindi un'espressione...

(1) Di santa fede;

(2) di assicurazione ferma;

(3) di esultante attesa. Dio deve essere magnificato. È necessario...

1.) Per il perseguimento dei Suoi propositi

2.) Per la rivendicazione della Sua giustizia

3.) Per il bene dell'universo

(II.) Come questa espressione è stata e può essere adempiuta. La storia degli Israeliti abbonda di conferme delle parole del profeta. La sua fede sarebbe stata rafforzata ricordando le dispensazioni passate. Anche se l'antico popolo di Dio fu disperso, l'Israele spirituale rimane. È stato magnificato

1.) Nella redenzione della croce

2.) Nell'interposizione della provvidenza a favore della Sua Chiesa

3.) Nella vita santa e nelle sofferenze del Suo popolo

4.) Nelle imprese missionarie della Sua Chiesa

(III.) Laddove ciò dovrebbe essere soddisfatto. Nel "confine di Israele". L'Israele spirituale deve sempre magnificare Dio. Questo è il dovere della Chiesa

1.) La Chiesa dovrebbe interpretare tutti gli eventi in modo da fare questo

2.) Dovrebbe farlo in tutte le circostanze

3.) Dovrebbe cercare questo prima di tutto in tutte le sue organizzazioni e sforzi evangelistici. Applicazione. Facciamo in modo che questo sia il nostro obiettivo continuo: magnificare Dio. Spesso cerchiamo di magnificare noi stessi. La nostra grandezza più vera sta nel renderlo grande. (W. Osborne Lilley.)

6 CAPITOLO 1

Malachia 1:6

Il figlio onora suo padre, e il servo il suo padrone.-Riverenza cristiana:-

C'è un peccato comune tra noi, che potremmo non essere disposti a riconoscere, il peccato dell'irriverenza; una mancanza di rispetto per la presenza, la potenza e la maestà di Dio, che nasce dalla sconsideratezza o dall'incredulità pratica. Non abbiamo bisogno di tentare di dimostrare che Dio ha il diritto di aspettarsi da noi il più pieno tributo di venerazione che possiamo offrire, perché questa verità è evidente. Egli è il Creatore; Noi siamo le creature. Egli è il Redentore; noi siamo coloro che Egli ha acquistato per Sé. Egli è il Santificatore; Noi siamo Loro che hanno bisogno di santificazione. Egli è Eterno, Onnipotente, Infinito; Siamo mortali, deboli, finiti. Come la Sua misericordia richiede il nostro amore, così la Sua potenza e la Sua bontà reclamano la nostra riverenza. A questa conclusione saremmo arrivati, se solo avessimo avuto la luce della natura; Essa è pienamente sostenuta dalla rivelazione. Per servire Dio in modo accettevole, dobbiamo servirlo "con riverenza e santo timore". Ma su questo punto siamo deplorevolmente difettosi, così che il rimprovero rivolto a Israele ai giorni di Malachia possa, con altrettanta grande, o anche maggiore, appropriatezza, essere applicato a noi stessi. La censura di Malachia fu, in prima istanza, applicata ai sacerdoti. Ma come è stato per i sacerdoti, così è ora per tutti. Non neghiamo che Dio è nostro Padre e Maestro. Con le nostre labbra lo riconosciamo, ma il nostro cuore è lontano da Lui. Non consideriamo la forza delle nostre parole quando Lo confessiamo, o ciò che esse comportano. Parliamo di Lui come di nostro Padre e Maestro, ma ci persuadiamo tacitamente che nel Suo caso la relazione paterna e domestica è qualcosa di diverso da ciò che è tra noi; che non siamo Suoi servitori e figli nello stesso senso in cui lo siamo riguardo a quei nostri simili che hanno un tale legame con noi. Ed è vero che Dio ha questo ulteriore diritto su di noi, che Egli è il nostro Dio. Ma questa è una considerazione da cui ci ritiriamo, e così ci sforziamo di persuaderci che la Sua Divinità piuttosto che aumentare le Sue pretese su di noi per altri motivi. L'irriverenza ai giorni di Malachia era dimostrata dal carattere delle offerte fatte a Dio. Invece di portare il meglio e il più perfetto, gli uomini pensavano che fosse sufficiente sacrificare ciò che era lacerato e storpio, ciò che era a buon mercato e misero, ciò che non aveva alcun valore sul mercato. Offrirono a Dio ciò che non costava loro nulla. Non abbiamo la tentazione di commettere esattamente lo stesso tipo di peccato? Guardate lo stato delle nostre chiese; e negligenza nelle riparazioni delle chiese. Si può dire: "Poiché il nostro cuore è retto, poco importa in quali circostanze esterne adoriamo". Gli israeliti avrebbero potuto rivolgere una supplica simile. Ma esaminiamo se i nostri cuori sono retti e se abbiamo tanta riverenza per la presenza di Dio nella Sua casa quanto dovremmo. Non è solo nella casa di Dio che mostriamo la nostra indifferenza verso di Lui. Il modo in cui trattiamo il Suo nome, il Suo giorno, la Sua Parola, i Suoi ministri, i Suoi sacramenti, tutto è una prova così forte contro di noi che non abbiamo quel costante timore reverenziale nei Suoi confronti che Gli è dovuto. Da quali cause è cresciuto un tale spirito di irriverenza, che si è diffuso fino a impossessarsi di noi; su quale sia stata la sua origine, e come sia stata alimentata, non posso ora soffermarmi ad esprimere un'opinione. La realtà è davanti a noi, e i frutti amari della nostra profanazione e irriverenza stanno maturando giorno dopo giorno. Non dico che la nostra irriverenza nazionale e individuale finirà in un'aperta apostasia, ma la tendenza è, naturalmente, in questo modo; E noi siamo in pericolo maggiore, perché l'infezione si è diffusa sia silenziosamente che universalmente. Che cosa si deve fare allora? Ciascuno si sforzi di realizzare a se stesso più pienamente di quanto non abbia finora fatto, la presenza di Dio in mezzo a noi. Egli è presente nella sua Chiesa, nei suoi sacramenti, nei suoi ministri, nei suoi poveri; presenti tra noi dappertutto, e in tutte le stagioni. Dobbiamo guardare noi stessi nelle piccole cose e riflettere continuamente davanti a chi sono fatte. Dobbiamo evitare di parlare di argomenti religiosi davanti a coloro che rischiano di ridicolizzarli. Come Padre, dobbiamo rendere a Dio l'onore che ci è dovuto. Non dobbiamo dimenticare che, come nostro Maestro, Egli reclama la nostra paura così come il nostro amore. (F. E. Paget, M.A.)

L'onore dovuto a Dio:

Questo testo è identificato con principi generali e permanenti, e ammette un'applicazione generale e permanente, da interpretare come una giusta supplica di Geova a favore della Sua gloria, con l'intera famiglia dell'uomo

(I.) Da qui nasce il diritto di Dio sui giovani. Dal suo carattere di Padre. La ragione per cui l'Altissimo è così rappresentato è perché dalla Sua volontà e potenza creatrice gli uomini derivano il loro essere, e perché per mezzo delle Sue disposizioni provvidenziali e della Sua cura il loro essere è provveduto e preservato. Perciò il suo carattere paterno è esteso come il mondo e permanente come il tempo. È progettato per essere riconosciuto da noi come implicante i due grandi attributi dell'autorità e della gentilezza: l'autorità che è suprema e irreprensibile, la gentilezza che è infallibile e illimitata

(II.) Cosa comporta la pretesa di Dio su di te. Egli rivendica il diritto di un Padre ad essere onorato. Il modo di rivolgersi qui implica la colpevole omissione degli uomini di rendere a Dio ciò che gli è dovuto. "Dov'è il Mio onore?" Una vasta parte della famiglia umana ha tentato di bandire Dio come un alieno dall'universo che ha creato

1.) L'onore che tuo Padre richiede è la tua adorante riverenza per le Sue perfezioni

2.) La tua obbedienza pratica alla Sua legge

3.) La tua zelante devozione alla Sua causa

(III.) Come viene lodata la pretesa di Dio su di te? Colui che siete chiamati ad onorare possiede un diritto assoluto su di voi

1.) La tua conformità alla pretesa di Dio come tuo Padre assicurerà la tua dignità

2.) Garantirà la tua utilità

3.) Garantirà la tua felicità

Le vostre coscienze non saranno turbate da nessuna agitazione. La vostra felicità sarà quella che nasce dalla gratitudine e dalla benevolenza. Sapere di aver trasmesso felicità agli altri sarà delizioso. (James Parsons.)

L'onore del Padre:

La pretesa di Dio sulla fiducia e l'obbedienza dell'uomo si basa sul fatto inalterabile che l'uomo è il figlio di Dio. Per la risposta a questo incessante appello all'istinto filiale dell'umanità, il Padre del mondo attende con instancabile pazienza e indicibile compassione alla porta di ogni cuore. C'è uno stadio nello sviluppo spirituale della maggior parte delle vite in cui questa verità trascendente passa da un fioco istinto a una radiosa certezza, è lo stadio del "conoscere il Signore". L'istinto di filiazione non è mai stato assente dalla razza. Gli antichi Ariani parlavano dell'Eterno come di "Dyaus Pitar"; i greci come "Zeus Pater"; i latini come "Giove"; i norvegesi come "Thor", e ogni parola prefigurava con labbra balbettanti il Pater-noster, il nostro Padre celeste. Cristo solo ha rivelato la verità nella perfezione e l'ha insegnata con potenza. Egli, il rivelatore della natura morale e affettiva del Padre nei limiti di un corpo umano. Questo nuovo elemento infuso nel pensiero del mondo possiede i cuori individuali, ma lentamente. La mente percepisce che, in quanto causa primordiale autoesistente di tutto, si è condizionato nei fenomeni naturali, affinché tutti i pensatori possano riconoscerlo come un'Intelligenza; così la Paternità Onnipotente ha condizionato i Suoi attributi morali, il Suo amore, la Sua tenerezza e il Suo sacrificio nell'opera di una mente umana, e le parole di una voce umana, e le azioni di una vita umana, nell'Incarnazione. Quando guarda Gesù, lo vede come il grande Sacramento della Paternità, l'incarnazione visibile del Padre-Spirito che tutto pervade. Proprio qui entra in gioco la forza indagatrice dell'applicazione individuale dell'appello di Dio per l'evoluzione spirituale dell'uomo: "Se sono un Padre, dov'è il Mio onore?" La prova per conoscere il Signore è udire la voce: le orecchie che sono assordate dal frastuono delle cause seconde non odono la voce. L'atto morale cosciente con cui un figlio di Dio ha accettato la sfida, è il deliberato distacco mentale dalle cause seconde, e il riconoscimento di Dio in ogni preoccupazione della vita. La richiesta del Padre: "Dov'è il mio onore?" non è soddisfatta senza testimonianza, entusiasmo e lealtà. Il dovere della testimonianza è chiaro e inalienabile. Nessun figlio di Dio può pretendere l'esenzione. Quanto all'entusiasmo; Una caratteristica del paganesimo civilizzato dell'epoca è il disprezzo palese che si riversa sempre sull'entusiasmo. L'Uomo Archetipico era un entusiasta; Amava il popolo con passione e capovolse il mondo. E la lealtà alla cittadinanza celeste e la guida dello Spirito Eterno. (Canonico Wilberforce, D.D.)

Una spiegazione paterna:

Ogni relazione ha i suoi diritti e doveri. Le pretese di Dio sono fondamentali. Come nostro Padre ha diritto alla nostra venerazione e al nostro amore. Egli ci chiede di possedere lo spirito filiale

(I.) Considerate la verità assunta. "Se allora sarò Padre". La Paternità di Dio è stata generalmente riconosciuta. Egli ha sempre agito come un Padre verso gli uomini...

1.) Nel portarli all'esistenza

2.) Nel calpestare su di loro la Sua stessa immagine

3.) Nel provvedere ai loro bisogni nei doni della natura

4.) Nel redimerli dal peccato

5.) Nell'adottarli nella Sua famiglia celeste

6.) Nell'organizzare la vita in modo da disciplinarli

(II.) L'appello di Dio in vista di questa verità. "Dov'è il Mio onore?" Questo appello è giusto e giusto. È nostro dovere rendere onore a Dio. Ciò comporta:

1.) Riverenza verso di Lui. parlare sempre di Lui con rispetto e amore; riverendo le Sue ordinanze; adorare nel Suo santuario

2.) Obbedienza ai Suoi comandamenti. Rendendoli la regola della nostra vita, e dilettandoci in essi come espressione della Sua volontà

3.) Confida nella Sua bontà. Credere che Egli non sviarà mai nelle disposizioni della Sua provvidenza, ma che tutte le cose coopereranno per il nostro bene

4.) Sottomissione ai Suoi castighi. Portando l'afflizione come dalla Sua mano

5.) Rivelando la Sua immagine. Mostrando nella nostra indole e nelle nostre azioni che siamo Suoi figli

(III.) Come si dovrebbe rispondere a questo appello

1.) Con una seria riflessione

2.) Con il vero pentimento

3.) Con fervida preghiera per il possesso dello spirito di filiazione promesso in Cristo

4.) Con sforzi costanti per onorare Dio in futuro. (W. Osborne Lilley.)

Del fatto che Dio è il Padre e il Padrone dell'umanità:

Considera-

(I.) Quanto veramente Dio è il Padre e il Padrone dell'umanità

1.) Il Padre. Dio ha dato l'essere al mondo e a tutte le cose in esso. San Paolo lo definisce "il Padre, dal quale prende nome l'intera famiglia in cielo e in terra", il Capo del sistema razionale, il Padre sia degli angeli che degli uomini, che derivano tutti il loro essere da Lui, e nella costituzione della loro natura portano alcune caratteristiche e somiglianze del grande originale da cui sono nati. Dio creò l'uomo a Sua immagine. È evidente dalla nostra coscienza e dalla nostra esperienza che abbiamo tali poteri di percezione e comprensione, un tale senso del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, e tali principi di onestà e bontà nella nostra natura che ci alleano e ci uniscono al Padre degli spiriti, e ci danno una sorprendente somiglianza con Lui, in alcuni dei Suoi attributi e qualità più gloriosi. Dio deve anche essere considerato il Padre dell'umanità, poiché ha preso ampi provvedimenti per il miglioramento e la felicità della natura eccellente che ha dato loro

2.) Il Maestro. Poiché Dio ha in sé ogni potere, e poiché solo per questo sussiste l'universo, tutte le creature sono necessariamente in uno stato di sottomissione a Lui. C'è qualcosa di implicito nell'idea che Dio sia il Padrone degli uomini, più che il Suo mero esercizio di un dominio incontrollabile su di loro. Ma Dio è un Potentato perfettamente santo, giusto e buono, che governa gli agenti razionali secondo i dettami della più alta santità e giustizia, e consulta la loro felicità in tutte le Sue amministrazioni verso di loro. Che Egli sia il giusto Governatore degli uomini è evidente dal fatto che ci ha posti sotto la legge della giustizia nella costituzione del nostro essere. Il fondamento del governo morale di Dio sugli uomini è saldamente posto nella Sua natura e nella nostra. Un ordine giusto è chiaramente prevalente nella conduzione degli affari umani, nonostante le irregolarità e le confusioni che in essi si devono osservare

(II.) Qual è il dovere che dobbiamo a Dio come Padre e Maestro? Espresso nei termini onore e timore

1.) Onore. Nessun sentimento è reso universale e meglio noto alla mente di quelli di rispetto, dovere e sottomissione, che i bambini nutrono per i loro genitori in questo mondo. Se questo è il temperamento che ci si addice rispetto ai padri della nostra carne, quanto più dobbiamo coltivare lo stesso temperamento verso il Padre dei nostri spiriti. Certamente la devozione della nostra mente verso di Lui deve elevarsi in una perfetta adorazione della Sua bontà, accompagnata dalla più sincera gratitudine e amore, dalla più ferma fiducia in Lui, dalla più assoluta rassegnazione alla Sua volontà e dai più sinceri sforzi per obbedire alle Sue leggi e per imitare la Sua purezza e benignità in tutta la nostra conversazione

2.) Paura. Come i padroni di questo mondo sono di temperamento e di carattere diversi, così la paura dei loro sudditi o servi nei loro confronti è di tipi molto diversi. Dio non ha nulla nella Sua natura che assomigli alle qualità dei padroni e dei governanti arbitrari o oppressivi di questo mondo. Il Suo governo è fondato sulle massime della perfetta saggezza, bontà e rettitudine, quindi il timore servile di Lui non può far parte dell'omaggio che i Suoi adoratori e servitori devono renderGli in Eterno. L'unico timore di Dio che ci conviene nutrire è un affetto misto di mente, costituito da un'alta riverenza delle Sue perfezioni, in particolare della Sua saggezza, giustizia, purezza, bontà e potenza; un'affettuosa stima delle Sue leggi, una sincera sollecitudine nell'obbedire a quelle leggi e un grande timore di trasgredirle, per un senso di bassezza e odiosità di calpestare l'autorità del nostro legittimo e misericordioso Signore e Salvatore. La coltivazione di questi principi, l'onore e il timore di Dio, dovrebbero essere sinceramente lodati. Non giustifichiamoci, con alcun pretesto, dal coltivare un temperamento convenire verso la Divinità, ma rendiamogli di buon grado tutto quell'onore e quell'amore, quell'obbedienza e quella sottomissione che, come nostro Padre più compassionevole e indulgente, e come nostro Re e Legislatore più misericordioso e giusto, Egli reclama ed esige da noi. (J. Orr, D.D.)

La verità appresa dalle nostre relazioni umane:

Come formiamo le nostre nozioni del carattere divino e delle perfezioni dalla nostra coscienza di affetti simili nella nostra mente, così tutte le nostre idee sulle relazioni in cui ci troviamo con la Deità derivano dalle relazioni in cui siamo posti con i nostri fratelli dell'umanità. Non potremmo avere idee o concezioni delle perfezioni di Dio se non avessimo nella nostra mente dei poteri corrispondenti e simili. L'uomo è stato formato secondo l'immagine di Dio; e, sebbene quell'immagine sia stata offuscata e deturpata dalla sua caduta e dalla sua trasgressione, egli conserva quelle capacità e suscettibilità dell'anima, che gli ricordano la gloria morale da cui è caduto. Egli sa, riflettendo sulla propria natura e sulle proprie capacità, che cosa si intende per sapienza, potenza, giustizia, verità, bontà. Quando considera queste qualità come attributi della Divinità, le considera libere da ogni imperfezione, ininterrotte nel loro funzionamento e incapaci di cambiare o decadere. In modo simile noi formiamo le nostre nozioni sulle relazioni in cui ci troviamo con la Deità, e sugli affetti e sui doveri che queste relazioni implicano ed esigono. Poiché sappiamo della relazione di un padre con i suoi figli, le Scritture non spiegano la natura della relazione, ma sollecitano i doveri che essa implica. Nell'appello molto forte e commovente del testo, ci viene ricordato quell'onore e quell'obbedienza che dobbiamo a Dio come Suoi figli e servitori, e siamo esplicitamente accusati di averli negati. Sforzatevi di dichiarare la natura e la ragionevolezza di quella pretesa che Dio, come nostro Padre e Maestro, ha sul nostro onore e sul nostro timore, e sollecitate la ricerca se la pretesa è stata riconosciuta e obbedita. La prima caratteristica di quell'onore e di quel timore che un figlio e un servo mostrano a un padre e padrone, è la gioia della sua presenza e della sua società. Ovunque la relazione filiale è sentita e sostenuta con l'affetto che essa implica, essa spinge il figlio a cercare la presenza e la compagnia del genitore. Anche il servo che teme il suo padrone con sincero rispetto, si compiace della sua presenza. Simile a questo è l'onore e il timore che Dio richiede a coloro che professano di essere suoi figli e suoi servi. Se la nostra relazione con Dio è qualcosa di più di un nome, la Sua presenza sarà l'oggetto del nostro più ardente desiderio, e la comunione con Lui la felicità più alta che cercheremo di conoscere. Ma si può dire che questa sia l'esperienza o il gusto di molti che chiamano Dio loro Padre e Maestro? In secondo luogo, l'obbedienza ai comandamenti divini è un'altra indicazione di quell'onore e di quel timore che Dio, come Padre e Maestro, esige da coloro che si professano suoi figli e suoi servi. L'implicita fiducia nella saggezza dei suoi genitori è uno dei primi istinti che la natura abbia impiantato nel seno di un bambino; e meritare l'approvazione e l'amore dei genitori è uno dei desideri più amabili e potenti che influenzano la sua condotta. Ogni espressione della volontà di un padre suscita rispetto, e la musica più dolce che giunge all'orecchio è la voce dell'applauso paterno. È questa obbedienza allegra, infantile e affettuosa che il nostro Padre celeste esige da coloro che professano di essere Suoi figli e servitori. Noi diciamo: Egli è nostro Padre, lasciategli avere il nostro amore filiale e la nostra obbedienza. Professiamo di inchinarci a Lui come nostro Maestro e Signore: dedichiamoci senza riserve al Suo servizio e al Suo onore. In terzo luogo, la relazione dovrebbe suscitare il desiderio di somigliare a Dio nella Sua eccellenza morale. Il principio dell'imitazione è una delle tendenze più antiche e più attive della nostra natura. Man mano che la ragione avanza, il principio dell'imitazione conserva il suo potere ed esercita la sua influenza. Il suo potere e la sua influenza sono principalmente discernibili nella somiglianza che genera nel temperamento e negli affetti del bambino con quelli del genitore. È vero che la tendenza può essere modificata in modo molto sorprendente da circostanze contrastanti. Ma la verità è vera, che c'è una tendenza forte e sempre operante in un figlio a imitare suo padre; e dove questa tendenza imitatrice è esercitata dalla virtù nel genitore, è la fonte della più alta soddisfazione e delizia reciproca. Ciò che il Padre dei nostri spiriti esige da noi è di elevare e nobilitare questa tendenza all'imitazione, rivolgendola a sé. Nel Nuovo Testamento questa imitazione o somiglianza di Dio è ripetutamente indicata come la distinzione prominente e caratteristica dei Suoi figli. Le eccellenze morali del carattere divino sono presentate come le fonti del nostro conforto e gli oggetti della nostra imitazione. Solo a una distanza infinita dalla gloria morale del carattere divino i figli della mortalità devono rimanere per sempre. In ogni cuore rinnovato c'è il desiderio ardente, incessante e sempre attivo di crescere in somiglianza con la grandezza morale che adora e ama. In quarto luogo, l'acquiescenza alle nomine della Sua provvidenza e la sottomissione al Suo castigo distinguono coloro che sono figli e servi di Dio. Nell'esercizio della sua autorità, e per promuovere la felicità e preservare la virtù dei suoi figli, il padre deve talvolta insistere sulla privazione e sulla moderazione, e dare inflizioni che amministra con riluttanza e dolore. Il nostro Padre Celeste, che conosce la nostra ostinazione e fragilità, stende la Sua mano in segno di castigo su di noi. Egli non affligge volontariamente e non affligge i figlioli degli uomini. Allora qual è lo stato d'animo in cui dovrebbero essere affrontati e sopportati? Le visite della Provvidenza sono sempre state accolte con uno spirito retto? Non abbiamo spesso dimostrato, con l'irritabilità del nostro temperamento nell'ora della visita, l'assenza dello spirito infantile che si addice a coloro che si professano figli di Dio? (J. Johnston.)

L'obbedienza è la prova pratica dell'affetto:

Questo discorso fu fatto ai sacerdoti del Signore, in un'epoca molto corrotta della Chiesa ebraica. Tutta la Chiesa era estremamente inquinata. Ogni precetto della legge è stato violato e ogni rito del santuario è stato pervertito. Non sarà una violazione dello spirito del testo se lo applichiamo a un mondo impenitente, che abbraccia coloro che non hanno alcuna dimostrazione di pietà, così come l'intera famiglia dei falsi professori. Troviamo sulle labbra di molti che non hanno la pretesa di cambiare il cuore, alte professioni di rispetto per il carattere e il governo di Dio. Lo rivendicano come loro Padre e vorrebbero farci credere che rispettano e obbediscono alle Sue leggi. Ci chiediamo se uomini di questo carattere gli rendano quella stima filiale, quella doverosa sottomissione, che sono dovute a un Padre e a un Padrone

(I.) Contemplate il governo di Dio, e vedete se possiamo scoprirlo mentre tratta con tutte le sue creature razionali come un Padre e un Padrone

1.) Come Padre e Padrone Egli li protegge. Questo il figlio e il servo si aspettano. Dio tiene d'occhio tutte le Sue creature intelligenti e mette sotto di loro il Suo braccio di misericordia

2.) Egli provvede a tutte le Sue creature. Nessun uomo poteva far germogliare il suo seme, o rendere fertili i suoi campi, o assicurare il successo nel commercio indipendentemente dal suo Creatore

3.) Egli ci fa conoscere la Sua volontà. Abbiamo alcune lezioni dall'ampio strato della natura; ma nella Sua Parola ha aperto tutto il Suo cuore; ha reso chiaro ogni dovere e ha posto in potere di ogni suo figlio e servo di fare il suo beneplacito

4.) Ha reso leggeri i nostri doveri. Il servizio che richiede è piacevole e facile

5.) Egli provvede alla nostra felicità futura

(II.) In che modo un figlio o un servo gentile e rispettoso tratterà un Padre o un Padrone?

1.) Il figlio ama suo padre e il buon servo il suo padrone. Se abbiamo un po' di amore per Dio, dobbiamo amare tutto il Suo carattere, e dobbiamo imparare il Suo carattere dalla Bibbia. La domanda è: quella classe di uomini che parla così bene del loro Creatore, ama l'intero carattere divino? Si compiacciono solo di una parte del carattere divino. Quindi negheranno tali dottrine che sono in contrasto con le loro vedute di Dio. Se amassero Dio crederebbero a ciò che dice

2.) Il bravo bambino ama la compagnia di suo padre; e il servo fedele ama stare con il suo padrone

3.) Un buon figlio e un servo fedele saranno allegramente obbedienti. Un temperamento rispettoso è indispensabile in entrambe queste stazioni. La classe di uomini a cui si rivolge il testo supererà questa prova? Sono uniformi per quanto riguarda il loro dovere? Hanno una coscienza tenera che teme di fare il male, teme di trascurare un dovere, teme di violare un obbligo, teme la minima deviazione dalla rettitudine più perfetta?

4.) Il figlio e il servo saranno ciascuno legato alla famiglia di suo padre o del suo padrone. Queste persone si attaccano alla famiglia di Cristo? Amano i Suoi discepoli e li scelgono come loro intimi?

5.) Il servo e il figlio sono molto gelosi dell'onore del loro padre e padrone. Ma scopriamo questa delicatezza di sentimenti in quella classe di uomini che sarebbero stimati religiosi, ma che non hanno alcuna pretesa di cambiare il cuore?

6.) Il figlio gentile e il servo diligente desidereranno che gli altri conoscano il loro padre e il loro padrone. (D. A. Clark.)

Devozione a un maestro:

L'ammiraglio Sir George Tryon, al cui fatale errore di giudizio (il suo unico errore come comandante, si dice) fu dovuta la perdita della Victoria , era molto amato e fidato dai suoi subordinati. Mentre si trovava sul ponte della nave che affondava rapidamente, fu udito dire a un guardiamarina che gli stava accanto: "Vai, ragazzo mio. Salvatevi finché c'è tempo". Ma il guardiamarina rispose: «Preferirei restare con lei, signore». E lo fece. Cristiano! I doveri e le prove della vita mettono quotidianamente alla prova la vostra devozione a un Maestro che non commette errori. (S. S. Cronaca.)

Onore mostrato nella condotta e nei sentimenti:

Un giovane che occupa stanze piacevoli in una grande città stava intrattenendo un ospite della sua casa di campagna. «Vedete, onoro mio padre e mia madre», disse, indicando due ritratti appesi in posizioni prominenti alle pareti del suo salotto. «Lo fai per sentimento, Frank», rispose il suo visitatore; «ma se perdoni un vecchio amico che parla chiaramente, i tuoi principi non lo onorano allo stesso modo. Quei ritratti hanno guardato dall'alto in basso un bel po' di feste a carte e cene di vino e ore sprecate. Hanno visto trascurato il lavoro per cui sei venuto in città, e le tue vecchie abitudini di "vita semplice e di pensiero elevato" dimenticate molto spesso. Ci pensi su, non è vero?» Il giovane, si può dire, ci pensò su, e non ebbe bisogno di un altro simile promemoria. Esempi di incoerenza tra il sentimento e le regole di condotta possono essere scoperti da chiunque nelle persone che lo circondano facilmente, forse non così facilmente, ma abbastanza sicuramente. (Età cristiana.)

Una vita attesa degna del Divino Maestro:

Un'ex regina del Madagascar, radunando alcuni ufficiali di palazzo, disse loro: "So che molti di voi sono annoverati tra il popolo che prega; Non ho nulla in contrario al fatto che tu ti unisca a loro, se lo ritieni giusto, ma ricorda, se lo farai, mi aspetterò da te una vita degna di quella professione. O sacerdoti, che disprezzate il mio nome.

I preti lo sfidarono:

"E voi dite: In che cosa abbiamo disprezzato il Tuo Nome?" Questo è il peggior tipo di empietà, perché mostra una totale ignoranza di se stessi. L'avvertimento non è contro l'ostilità aperta o violenta; Ci può essere semplice ignoranza, o disprezzo inconscio, o quel tipo di passività e indifferenza che equivale a una negligenza positiva. Scendiamo non per un tuffo, ma per un piano inclinato. L'aereo è lubrificato, è ben oliato, in modo che scivoliamo a poco a poco, e quasi non ci accorgiamo che stiamo scivolando. "Voi offrite pane contaminato sul mio altare". La risposta è: "In che cosa ti abbiamo contaminato?" In questo modo. "Voi dite: La mensa del Signore è spregevole". Lì l'errore è stato fondamentale. Questa è l'accusa che oggi viene mossa a tutti gli uomini. Perché chiacchierare con errori incidentali, perché non elevare l'impeachment alla sua giusta dignità, e accusare gli uomini di aver lasciato il Signore, di aver voltato le spalle al Signore? (J. Parker, D.D.)

7 CAPITOLO 1

Malachia 1:7

Voi offrite pane contaminato sul mio altare.-Il sacramento contaminato:-

Quale vicinanza di attenzione, quale concentrazione di pensiero non ci richiede, se consideriamo le grandi e comprensive vedute che animarono il Salvatore del mondo quando istituì il sacramento della Cena! Eccolo pronto a portare a termine la grande opera che il cielo Gli ha dato da compiere. Egli viene a sostituirsi nella stanza di quelle vittime il cui sangue non ha potuto fare nulla per la purificazione dell'uomo colpevole. Che cosa farà per sostenersi nella prospettiva di tali straordinarie disposizioni? L'amore ha formato il disegno generoso del sacrificio che Egli è pronto ad offrire; e l'amore lo accompagnerà attraverso l'ardua impresa. Egli dice a se stesso che il ricordo di questa morte, che Egli sta per sopportare, sarà perpetuato nelle chiese, fino alla fine del mondo. Egli stesso ne istituisce il memoriale. Malachia biasima severamente i sacerdoti del suo tempo, perché chiamati, com'erano, a mantenere il buon ordine nella Chiesa, essi trascuravano con calma, o tolleravano dichiaratamente, l'aperta violazione di essa. Li rimprovera per questa cattiva condotta, con l'esempio di ciò che il figlio deve a suo padre e il servo al suo padrone. (James Saurin.)

La mensa del Signore profanò:

1.) Facciamo il parallelo tra l'altare degli olocausti, la mensa del pane dell'offerta e la mensa sacramentale della Cena del Signore; le offerte che furono presentate a Dio il primo e quelle che gli presentiamo ancora il secondo. Le vivande presentate sia sull'uno che sull'altro sono la carne di Dio, o il pane di Dio. Le sacre cerimonie sono destinate allo stesso fine e rappresentano gli stessi misteri, cioè l'intima unione che Dio vuole mantenere con la sua Chiesa e con il suo popolo. L'augusta cerimonia del Santissimo Sacramento è un mistero di riconciliazione tra il peccatore penitente e il Dio della misericordia. Che cosa spinse gli antichi Giudei a profanare la mensa del Signore? Come mai hanno detto: "La mensa del Signore è spregevole"? Era...

(1) Perché non si sono formate solo l'idea del fine che Dio si è proposto, quando ha ingiunto l'osservanza di queste solennità

(2) Derivava dalla loro riluttanza a rispettare gli impegni morali che l'osservanza cerimoniale imponeva

(3) Procedeva dal loro desiderio di un giusto senso del valore delle benedizioni comunicate da questi. Le fonti della comunicazione indegna nel mondo cristiano sono le stesse: la mancanza di illuminazione; mancanza di virtù; mancanza di sentimento. Applicatevi a coloro che, rivedendo i loro precedenti servizi di comunione, vedono motivo di considerarsi responsabili della colpa che Dio imputò agli ebrei che vissero ai giorni di Malachia. Riflettete sulla brevità del tempo che di solito viene dedicato alla preparazione per partecipare alla Cena del Signore. E sulla leggerezza dei cambiamenti che queste solennità producono. Non illudetevi su voi stessi. Studiate per conoscere e sentire tutta la portata della vostra felicità, e lasciate che il senso dei Denefits di cui Dio vi ha caricati, accenda la sacra fiamma della gratitudine nei vostri cuori. (Ibidem)

La professione e la pratica della religione:

1.) Questi dovrebbero essere sempre in accordo. Qualsiasi discrepanza tra loro è moralmente innaturale. La nostra condotta dovrebbe essere in accordo con il nostro credo, le nostre azioni con le nostre dottrine. Questi sacerdoti mostrarono:

(1) Uno spirito illegale

(2) Uno spirito avaro

(3) Uno spirito capzioso

(4) Uno spirito sconsiderato. (Omiliato.)

8 CAPITOLO 1

Malachia 1:8

Se offrite un cieco in sacrificio, non è forse un male?-Sacrificio imperfetto:-

L'antica legge esigeva che Dio fosse onorato con il sacrificio del meglio di un uomo. Ogni oblazione doveva essere priva di macchie o imperfezioni. Tali leggi avevano il loro significato simbolico e spirituale. Affermavano che il diritto di Dio era primo e supremo. Essi incarnarono la legge del sacrificio, che è la legge di tutti gli esseri santi, e costituirono una prova della fede e dell'amore di coloro che professavano d'essere adoratori di Dio. La realtà del test era manifesta nel fatto che c'erano quelli che cercavano di sfuggire alla domanda. Dal loro punto di vista, qualsiasi cosa sarebbe andata bene per il sacrificio. Non ci sono ancora moltitudini il cui culto professato non è altro che una mera miserabile finzione? Sicuramente le nostre tentazioni di disobbedire sono più potenti che mai. Il nostro affare ora non è con i bestemmiatori o gli infedeli, ma con coloro che rendono o immaginano di rendere a Dio un servizio

1.) L'appello del testo può essere rivolto a tutti coloro il cui servizio non include il sacrificio del cuore. Molti donano la loro anima al mondo, a ciò che rimane Dio è il benvenuto. Si trovano nella casa di Dio, ma benché vi siano presenti non rendono alcuna adorazione spirituale. Che cos'è questo se non offrire in sacrificio ciechi, zoppi e malati? E non è forse un male? Può essere che sia così che Dio è contento di essere servito? Così nemmeno l'uomo sarebbe soddisfatto. È solo a Dio che ci aspettiamo di compiacere con un servizio che manca di ogni elemento di profonda cordialità, e non è altro che un pezzo di meccanismo. Eppure non c'è nessun altro che sia così assolutamente disperata da ingannare. Chiede al cuore, e sa che, nonostante tutta la bellezza dei nostri riti esteriori, il cuore è ciò che rifiutiamo assolutamente. Ma tale religione non è affatto una religione

2.) Il linguaggio può essere applicato a coloro che si propongono di rendere a Dio il servizio delle loro ultime ore. Essi penseranno alla vita presente, e l'anima, con tutti i suoi interessi immortali, la lasceranno alle incerte contingenze di un futuro che forse non sarà mai il loro. Questo è portare i ciechi, gli zoppi, i malati per il sacrificio; E non è forse un male? Non dobbiamo negare la possibilità del pentimento sul letto di morte; non possiamo limitare la grazia di Dio. Ma se non è impossibile, è in ogni modo improbabile che il sacrificio dell'ultima ora della vita sia ciò che Dio accetterà

3.) Queste parole possono essere rivolte al discepolo segreto. Farai tutto ciò che è necessario per assicurare la tua salvezza, ma oltre a questo nulla di più: non c'è amore per Gesù che limiti la devozione, che ti faccia gioire anche della croce che porti per Lui, insegnandoti, come con una santa ingegnosità, a scoprire i modi in cui puoi glorificarlo. E questo non è forse un male?

4.) La domanda può essere rivolta al professore tiepido. Ci sono molti che partecipano alla nostra adorazione e che mancano di ogni cordialità e fervore. Non disonorano la loro professione: osservano con una certa regolarità le ordinanze; ma in ogni consacrazione generosa, nobile, devota si trovano carenti. Permettetemi di rivolgermi sinceramente a voi. Il testo non descrive forse il vostro sacrificio? Dappertutto, se il cuore è interessato, si è pieni di zelo intenso. Nella religione sei freddo e indifferente. Recensire il proprio servizio; Confrontalo con ciò che fai per gli altri signori e di': non corrisponde alla descrizione del testo? (J. G. Rogers, B.A.)

L'appello divino:

(I.) Sull'impugnazione

1.) Ai dettami della coscienza

2.) Agli usi della vita umana

(II.) Le lezioni suggerite dall'appello

1.) Tutti noi abbiamo fallito nell'adempimento del nostro dovere verso Dio

2.) Il nostro fallimento nell'adempimento del nostro dovere verso Dio è incapace di difesa

3.) Abbiamo bisogno di un Salvatore

4.) I nostri servizi possono essere accettati da Dio solo attraverso la mediazione del Signore Gesù Cristo. (G. Brooks.)

Una strana prova:

Svolgevano doveri solenni in modo ipocrita. Malachia mostrava loro la loro follia chiedendo loro di mettere alla prova la loro condotta con il modo in cui il governatore (persiano) del paese l'avrebbe considerata

(I.) Gli uomini spesso agiscono verso Dio come non agirebbero verso un sovrano terreno. Gli uomini generalmente rispettano le autorità umane. Se vengono presentati loro dei regali, sono dei migliori. Si umiliano davanti alla maestà umana e temono di insultarla. Ma gli uomini agiscono diversamente verso Dio

1.) Quanti stanno alla Sua presenza e profanano il Suo nome. Che lo offrano al loro governatore

2.) Come gli uomini trattano la Sua autorità e ignorano i Suoi comandi

3.) Quanti fingono di fare sacrifici per la Sua causa, eppure danno solo ciò che è inutile, o ciò che pensano porterà all'uomo un bene temporale equivalente

4.) Quanti rendono omaggio senza cuore e servizio egoistico. Gli uomini agiscono in questi modi, a volte attraverso

(1) Insensibilità spirituale;

(2) autoinganno;

(3) concezioni errate di Dio; o

(4) cupidigia. Dio ha diritto a tutto ciò che possediamo. Nessun governatore terreno ha un simile diritto su di noi. Agire verso di Lui con l'inganno è sciocco, ingrato e rovinoso

(II.) La nostra condotta verso Dio può essere messa alla prova dal modo in cui sarebbe accolta da un governante terreno. Tali governanti non sono sempre giusti. Questo è un test che è...

1.) Facilmente applicabile

2.) Uno che i più umili possono comprendere

3.) Uno che può rivelare molto

4.) Uno che dovrebbe essere applicato onestamente

(III.) Il dispiacere di un governatore terreno può riflettere il dispiacere di Dio. Non è sempre così. I governanti sono stati scontenti e perseguitati dai più santi. Ma l'onesto dispiacere di un governante contro le pretese ipocrite e i doni ingannevoli è un riflesso del dispiacere divino. Il tuo "governatore" sarebbe "contento di te"? In caso contrario, c'è...

1.) Giusto motivo per avere paura

2.) Necessità di riforma

3.) E di una più vera consacrazione di voi stessi e dei vostri beni a Dio. Impara: le nostre azioni più sacre hanno bisogno di essere esaminate. I nostri sacrifici possono essere inutili. È un grande peccato agire in modo avaro verso Dio. (W. Osborne Lilley.)

Qualcosa di buono per Dio:

Al tempo di Malachia sembra che il popolo fosse del tutto indifferente a Dio e apertamente insolente. "Ecco", dissero, "che stanchezza è questa!" Pensavano che qualsiasi cosa fosse abbastanza buona per Dio e Gli offrivano i rifiuti delle loro famiglie. Persino i sacerdoti erano diventati un gruppo di mercenari mercenari, che si rifiutavano di fare qualsiasi cosa senza ricompensa. Questo stato di cose era il risultato del fatto che visse così a lungo nell'idolatrico paese di Babilonia. Il popolo aveva perso le sue abitudini di devozione e si era abituato a una vita di svogliatezza e di negligenza, e ora trovava difficile sottomettersi alle restrizioni della religione. E questi nostri sono giorni mondani. L'idea generale è che qualsiasi cosa è abbastanza buona per Dio. Un minuto libero, un'ora, quando non possiamo fare altro, è tutto ciò che possiamo dedicare a Dio. Avviso-

(I.) Il sacrificio cristiano. I tempi sono cambiati, ma le circostanze no. Dio non esige il sacrificio espiatorio, ma richiede quello spirituale. Dobbiamo renderGli certi servigi, e questi servizi sono i sacrifici del Nuovo Testamento

1.) C'è il cuore: penitente, pentito, tenero

2.) C'è il corpo, un sacrificio vivente; per uso, per lavoro

3.) Adorazione

4.) Elemosina

(II.) Le imperfezioni da cui questi servizi sono macchiati

1.) Adorazione senza spirito. La forma senza lo spirito

2.) Sacrificio cieco. Quanti crimini sono stati commessi in nome dello zelo

3.) Offerte zoppe. Professori di religione che vivono in conformità con il mondo

4.) Doni malati. Preghiere a metà, languida presenza alla Sua casa, la mano che lavora senza cuore, canzoni senza melodia. Ci sono predicatori che predicano sermoni malati e malati. Ci sono insegnanti della scuola domenicale che offrono lezioni malate. È una cosa terribile offrire a Dio ciò che è malato. (W. R. F.)

Il vero sacrificio:

Malachia inizia con il rimprovero per l'ingratitudine di Israele, e termina con la minaccia di venire e di colpire la terra con una maledizione. Israele ha dato, infatti, un esempio malinconico del cuore ingrato dell'uomo. La legge di Dio era: "Se vi è qualche difetto, come se fosse zoppo, o cieco, o avesse qualche difetto di difetto, non lo offrirai in sacrificio al Signore tuo Dio". Eppure offrivano in sacrificio i ciechi, gli zoppi, i malati e pensavano di essere accettati da Dio, sebbene non avessero osato offrire tali cose al loro governatore. Ma questa condotta di Israele è solo una vivida rappresentazione del modo in cui Dio, il datore di tutte le cose buone, è comunemente trattato da coloro che ricevono la Sua munificenza. Gli uomini lo hanno trovato così traboccante di gentilezza, così longanime, che sono arrivati a pensare che accetterà qualsiasi cosa. Essi non pensano che, sebbene Dio non parli, Egli li osservi e si prepari a fare i conti con loro. E, per quanto lento possa essere, Egli sistemerà tutto nel gran giorno in cui separerà la pula dal grano e la zizzania dal grano. Facendo domanda a noi stessi, ricordiamoci di ciò che il Signore ci comanda di offrire. Paolo dice, nel Suo nome: "Offrite ai vostri corpi un sacrificio vivente". Dobbiamo servire nella "novità dello spirito, e non nella vecchiaia della lettera". Il sacrificio vivente del nostro corpo non consiste solo nel mantenere le sue membra in tutta la purezza, come vorremmo essere membri del corpo di Cristo, ma anche nel dare al Signore ciò da cui deve provenire tutta la purezza, un cuore devoto al Suo servizio e ben istruito a tale scopo in tutta la conoscenza celeste e la saggezza spirituale. Vedi i dettagli del testo

1.) "Se offrite il cieco in sacrificio, non è forse un male?" Avevano bestiame in abbondanza senza difetto da offrire al Signore. Ma li volevano per sé. Al cristiano è dato un corpo per presentare un sacrificio vivente al Signore, senza macchia di vista. In essa egli ha l'occhio per leggere la Parola di Dio, l'intelligenza per riceverla: l'occhio per elevarsi al cielo nella preghiera, l'intelligenza per offrire la preghiera e la lode nel nome del Signore. L'occhio dovrebbe essere distolto da tutte le visioni empie; Dovrebbe essere singolo e puro. Invece di questo, a quale servizio sono comunemente dedicati l'occhio e l'intelletto! Il vero e vivente sacrificio del corpo in questo particolare è la crescita nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Non dimenticate mai che la crescita nella grazia e la crescita nella conoscenza vanno di pari passo. Invece di usare il loro occhio e la loro intelligenza nel servizio spirituale del Signore, gli uomini sprecano la loro luce nella ricerca della vanità e del peccato, finché alla fine giunga l'ora stabilita della loro partenza dalla terra. Poi, alla fine, e spesso invano, rivolgono il loro occhio e i loro pensieri a Dio

2.) "Se offrite agli zoppi e ai malati, non è forse un male?" Il cristiano è paragonato a un corridore, e la sua vita a un percorso. Deve correre bene, in modo da poter ottenere. Ma quando gli uomini cominciano generalmente a porsi a questa corsa? Proprio mentre il loro corso in questo mondo sta finendo; quando le loro forze sono state sprecate nella corsa per i premi terreni. La salute non è forse il momento giusto per servire il Signore in ogni modo? Eppure molti pensano di non avere nulla a che fare con il Signore se non nel giorno della malattia

3.) "Offrilo ora al tuo governatore". Gli uomini tratteranno Dio, il loro Sovrano celeste, come non osano trattare l'uomo, il loro sovrano terreno. Alcuni passano la vita con lo scopo fisso di dare al Signore solo i rifiuti. L'uomo che si inchina a terra e cerca ansiosamente il favore del suo sovrano, e si mantiene continuamente sotto i suoi occhi facendo qualcosa che può piacere e far accettare la sua persona, penserà che sia una grande cosa se si inginocchia nella casa di Dio per un breve periodo una volta alla settimana. Gli uomini che sono molto precisi nel formulare una petizione da consegnare al trono del loro sovrano, e si sforzano di girare e lucidare ogni frase, questi stessi uomini non si preoccuperanno di preparare una preghiera da pronunciare allo sgabello del trono del cielo. Cerchiamo tutti di essere saggi in questo, di riconoscere pienamente le alte pretese di Dio, e di cercare lealmente, amorevolmente, degnamente di soddisfarle. (R. W. Evans, B.D.)

9 CAPITOLO 1

Malachia 1:9

Questo è avvenuto per mezzo vostro.-Un incarico solenne:-

L'irreligione è la causa del caos sociale e della rovina nazionale. Le calamità sorgono spesso da condizioni spirituali. Le circostanze esteriori sono spesso strettamente legate alla vita interiore

(I.) Gli uomini hanno il potere di portare il male su se stessi e sugli altri. L'uomo è un centro di causalità. Le azioni non si esauriscono con il compierle. Potremmo incontrarli nei risultati dei prossimi anni. Più della metà dei mali che affliggono gli uomini sono provocati da soli. Dio raramente interferisce con le sequenze che seguono la nostra azione. L'uomo non è la creatura delle circostanze, ma il creatore di esse. Viene trattato come responsabile della propria felicità o infelicità. L'uomo non può impedire che i risultati delle sue azioni influenzino gli altri. Un uomo ha rovinato migliaia di persone. I genitori atei rovinano le famiglie; i pastori ipocriti distruggono i loro greggi; Senatori depravati rovesciano una nazione

(II.) I malfattori raramente ammettono questa accusa acuta. C'è una disposizione negli uomini a cercare la causa delle loro afflizioni ovunque piuttosto che in se stessi. Sono venuti dal destino, dalla sfortuna, dal caso, dagli errori degli altri, dall'ira vendicativa di Dio. La confessione onesta è rara. Non ammettere questa accusa è...

1.) Imprudente

2.) Aumenterà solo il nostro senso di colpa

3.) Ostacolerà la nostra ricezione della misericordia. (W. Osborne Lilley.)

10 CAPITOLO 1

Malachia 1:10-14

Chi c'è anche tra voi che chiuderebbe le porte per niente?-Adorazione errata:-

1.) Un'adorazione sbagliata è peggio di nessuna adorazione

2.) L'adorazione errata un giorno sarà praticamente ripudiata

3.) L'adorazione errata è talvolta resa anche dagli insegnanti religiosi dell'umanità. Questi sacerdoti facevano apparire il culto spregevole e gravoso

4.) L'adorazione sbagliata incorre sempre nel giusto dispiacere del cielo. (Omileta.)

Una sordida religione:

(I.) È comune. "Chi c'è anche tra voi che chiuderebbe la porta per niente?"

(II.) È dispiaciuto a Dio. "Non mi compiaccio di te, dice l'Eterno degli eserciti, e non accetterò un'offerta dalla tua mano". Gli dispiace...

1.) Perché ripugna all'amore. Qualcosa del genere direbbe un padre nobile a suo figlio che gli prestava attenzione solo per quello che poteva ottenere, un vero marito direbbe alla moglie che faceva lo stesso. L'amore genuino si disgusta di fronte a tale servizio, lo disprezza e lo rifiuta. L'amore puro nell'uomo è lo stesso dell'amore puro in Dio. Gli dispiace...

2.) Perché è contrario alla felicità. È una legge eterna della mente che non può mai essere felice nell'egoismo. Chi cerca la felicità come fine non la troverà mai. Sarà sempre per lui un miraggio; Quando pensa di avvicinarsi, svanirà nel nulla. La grande legge di Dio nel Suo universo spirituale è questa: che le anime otterranno la felicità solo se perseguiranno la bontà. Quando la bontà è perseguita come fine, la piena felicità sgorga ad ogni passo della marcia. (Omileta.)

11 CAPITOLO 1

Malachia 1:11

Il mio nome sarà grande fra i pagani.- Il nome di Dio sarà grande: -

La profezia ha un doppio significato, o meglio, una designazione inferiore e una superiore: non solo mantenere la fede e la speranza della Chiesa in esercizio mediante la presentazione di un grande compimento, ma edificare, ammonire, confortare e istruire la Chiesa. I profeti erano i predicatori ordinari di giustizia. Sebbene le loro lezioni di moralità e religione fossero trasmesse in forme figurate di poesia, erano molto appariscenti e impressionanti. Vediamo, nei discorsi di quei santi uomini, un'affermazione fedele e intrepida dei principi della teologia pura. Malachia chiude la dispensazione profetica. Appare nella parte peggiore della storia ebraica. L'oscurità scese su di loro, e per quattrocento anni quell'oscurità sembrò aumentare di profondità. Malachia dà una rivelazione della venuta del Signore. Qui egli dichiara che Dio sarà magnificato, onorato e adorato da tutte le nazioni

(I.) La profezia comprendeva la rivelazione del nome di Dio tra i gentili. Dio non può essere magnificato o riverito o adorato a meno che non sia conosciuto. Dio può essere conosciuto solo quando si compiace di rivelarsi. Egli ci ha dato una rivelazione di Se stesso, chiara e piena, affinché possiamo conoscere Dio. Il nome di Dio denota Se Stesso, la Sua natura, il Suo carattere morale e tutto ciò che può essere fatto conoscere di Lui alla mente dell'uomo

1.) Denota la Sua auto-esistenza. Quell'esistenza è assolutamente eterna, immortale, invisibile. Poiché Egli esiste, esiste in modo indipendente. Tutta l'esistenza, per quanto varia e modificata, deve essere un'emanazione di Se stesso. E così Egli appare a noi, rivestito dei terribili attributi del Creatore e Governatore di tutte le cose. Egli è il genitore di tutti; e da Lui tutto dipende

2.) Denota la spiritualità della Sua natura. Ciò deriverebbe dall'infinita perfezione della Sua natura. Dio è capace, come Spirito, di occupare l'immensità senza spostare la materia. Un vero cristiano porta con sé un senso solenne della presenza spirituale di Dio; e collega con essa la presenza di tutti i Suoi attributi: di potere, purezza e amore. Ovunque andiamo abbiamo un Dio presente

3.) Denota l'esistenza misteriosa della Trinità nell'unità della divinità

4.) Denota l'armonia dei Suoi attributi

(II.) La maestà del governo di Dio. "Il mio nome sarà grande fra i Gentili". Sarà magnificato, sarà un nome di peso, di autorità; davanti ad essa ogni nome si inchinerà. Ovunque il nome di Gesù venga pubblicato, quel nome diventa dominante. La maestosità del regno del Redentore è dimostrata dal suo disegno interiore e intellettuale. Gli esseri umani, sotto nessun altro governo, sono governati dalla verità, da influenze interiori, che portano la mente e gli affetti a Dio. E il governo del Signore è dimostrato dal silenzioso ma irresistibile libero arbitrio impiegato

(III.) La celebrazione del Suo culto. L'adorazione sarà spirituale, ma sarà offerta "in ogni luogo". Il culto spirituale è illuminato: è il risultato della conoscenza; percepisce il suo oggetto e si rallegra del suo oggetto; si aggrappa a una promessa, o si fissa su un precetto; deve essere il risultato della fede, perché la fede vede il grande Invisibile; deve essere l'accensione dello Spirito Santo. Ci saranno offerte viventi; Non sarà un servizio freddo e irrazionale, ma il servizio di un cuore caldo; ogni uomo offrirà se stesso a Dio, e ogni uomo sarà un'oblazione santa e purificata, accesa dal fuoco di Dio. E così miriadi di spiriti ovunque, in tutto il mondo, saliranno in fiamme di pura devozione a Dio. (Theophilus Lessey.)

Il nome di Gesù tra i Gentili:

Il signor Broadhead, missionario ritornato dall'India, raccontò un bellissimo episodio quando predicava sermoni missionari stranieri nella contea di Durham. Mentre era in India gli fu fatto sapere che non lontano dalla sua residenza c'era una straordinaria opera architettonica a forma di tempio, lussuosamente progettata in marmo bianco. Questo edificio fu eretto in memoria di qualche donna, ma una delle cose che attirò particolarmente l'attenzione del missionario fu il gran numero di archi che conteneva. Avvicinandosi all'ingresso, gli inservienti gli dissero che se avesse sussurrato una parola all'interno dell'edificio, questa sarebbe stata ripetuta da ogni arco che procedeva verso l'interno. Il missionario pronunciò la parola "Gesù" e all'istante gli echi risuonarono da ogni parte dell'edificio. L'effetto è stato magnifico. Il desiderio di ogni cuore cristiano è...

"Lascia che l'eco voli

La terra spaziosa intorno".

L'influenza di Cristo aumenta:

Parlando il giorno del funerale del signor Gladstone, l'Apocalisse F. B. Meyer disse: "Uno dei segni che distingue Gesù Cristo da ogni insegnante e riformatore umano è il fatto che la Sua influenza è in continuo aumento. L'influenza di Gladstone, oggi così grande, diminuirà di anno in anno, ma l'influenza di Gesù Cristo non è mai stata così grande come lo è ora".

Del significato del nome di Dio:

(I.) Le principali accezioni scritturali del "nome".

1.) A volte significa Dio Stesso. Lodare o benedire il nome di Dio è lodare Dio Stesso. Con il Suo nome "grande" si intende che lo riconoscano o lo professino il vero Dio, e che aderiscano solo all'adorazione di Lui, in opposizione a tutta l'idolatria e alle false religioni

2.) A volte è usato per indicare la Sua vera religione e adorazione. "Il luogo che l'Eterno, il tuo Dio, sceglierà... per mettervi il Suo nome", significa il luogo in cui Egli nominerà i Suoi servi affinché compaiano davanti a Lui con i segni esteriori del loro omaggio e adorazione

3.) In altri passi della Scrittura il "nome" esprime quelle adorabili perfezioni o attributi che sono, per così dire, la denominazione e il carattere propri della natura divina. Vedi Esodo 34:5

4.) Ancora una volta, il "nome" significa l'autorità di Dio, o il Suo mandato divino

(II.) L'evento predetto. In esso è evidentemente contenuto:

1.) Per gli ebrei, qualcosa di comunicatorio

2.) In relazione ai Gentili, una promessa particolare; unita a una dichiarazione generale riguardante lo stato e la condizione della Chiesa universale nelle epoche future e ultime del mondo. Qualunque sia il vero significato di queste e simili profezie; Sia che ci sia un tempo ancora a venire, in cui saranno compiute letteralmente, o che siano intese solo ad esprimere la tendenza naturale della pratica universale e sincera del cristianesimo nel mondo attuale, e l'effetto reale che si otterrà da essa nel mondo a venire, non dobbiamo essere troppo curiosi riguardo ai tempi e alle stagioni particolari. Imparare-

(1) Il nostro dovere di promuovere la conoscenza di Dio e l'interesse per la vera virtù tra gli uomini

(2) Giustificare a noi stessi i vari metodi con cui la sapienza di Dio ha scelto di rivelarsi al mondo

(3) Se noi, sotto la luce più chiara del Vangelo eterno, viviamo ancora in modo corrotto, quanto più pesante deve essere la nostra punizione di quella degli ebrei. (S. Clarke, D.D.)

E in ogni luogo sarà offerto incenso al mio nome. - La gloria futura del regno del Messia:

Due fenomeni del mondo morale mettono a dura prova la fede delle persone religiose. Una è che una parte così grande del globo non dovrebbe nemmeno essere nominalmente cristiana. L'altra è che la cristianità stessa sia così corrotta e così scarsamente imbevuta di vitale pietà. Si può tentare di riconciliare le nostre menti con questa difficoltà nell'amministrazione morale del mondo, insistendo sul fatto che lo schema della natura è aperto a obiezioni simili, e che molta energia fisica va sprecata in sforzi abortiti e attraverso forze contrastanti. Ma analogie di questo genere sono più ingegnose che conclusive; Mettono a tacere piuttosto che soddisfare. Possiamo trovare conforto in riflessioni come queste:

1.) È prerogativa di un Essere infinito essere deliberato e lento, mentre la fretta e la precipitazione sono le caratteristiche di una natura limitata

2.) Molto può andare avanti attraverso processi segreti e inosservati, favorevoli e preparatori allo sviluppo del regno del Messia

3.) Dio ha consultato la Sua gloria contraendo finora la provvista del Suo Spirito; poiché in tal modo ha reso evidente l'insufficienza dei mezzi morali e i più forti incentivi oggettivi, sebbene accompagnati dalla grazia comune, per superare la ripugnanza del cuore umano alle dottrine umilianti e ai precetti di abnegazione del Vangelo

4.) In contrasto con il palcoscenico di fitta oscurità o di crepuscolo scintillante tra il quale il mondo è stato così a lungo diviso, la gloria di quel giorno senza nuvole sarà più cospicue, quando "la terra sarà piena della conoscenza del Signore come le acque coprono il mare". Ma le profezie hanno una virtù speciale, che ravviva la nostra fede in declino. Questo testo contiene una sublime annunciazione di quell'epoca trionfante in cui il Messia "dominerà da mare a mare". E' consuetudine presso i profeti descrivere la dispensazione del Vangelo con termini e analogie presi dal rituale mosaico

(I.) La predizione che "l'incenso sarà offerto al nome" di Geova. L'"incenso" denota principalmente l'intercessione del Salvatore. Egli ha dato Se stesso per noi, "un'offerta di soave odore". La Parola è, nell'originale, il participio passato di un verbo che significa fumare, e può propriamente denotare qualsiasi sacrificio che, essendo consumato dal fuoco, è stato portato in fumo. Il suo significato spirituale non dovrebbe essere limitato ai veri atti di adorazione, ma dovrebbe essere considerato come comprendente tutte quelle opere sante che sono il prodotto di una natura spirituale, quei "sacrifici di giustizia" di cui Dio si compiace. Poi traduci il passo: "In ogni luogo tutto ciò che è infuriato sarà accostato al tuo nome", e allora che cos'altro viene rappresentato alla mente se non il regno universale della giustizia evangelica? Che cosa si intende con l'espressione "offerto al Tuo nome"? Ci sono forti prove presuntive per credere che questa denominazione di Geova non sia una semplice imprecazione, ma porti un'allusione diretta ed esplicita a Cristo il Mediatore. Questo appellativo di Dio è strettamente associato al carattere che Egli sostiene nella redenzione. Sembra che i patriarchi più anziani abbiano inteso il "nome" come un termine sacramentale, con il quale Geova si mostrava conversando con gli uomini colpevoli attraverso l'Intercessore promesso, il Verbo fatto carne

(II.) La predizione che un'offerta pura dovrebbe essere presentata ovunque a Geova. Abbiamo considerato l'offerta di incenso come implicante l'effetto benigno della pacificazione di nostro Signore, nel rendere l'adorazione e il servizio dell'umanità accettabili a Geova, e sicuramente la "pura offerta" esprimerà la santificazione della Chiesa, e di ogni singolo credente, e la conseguente purezza di quelle offerte che sono portate vicino a Geova dalla Sua famiglia spirituale. In questa pura "offerta" vedi:

1.) La straordinaria estensione e purezza della Chiesa. Contemplate l'intero sterminio dei riti lascivi e sanguinari del paganesimo, e l'abolizione di tutti i sacrifici cruenti, attraverso l'oblazione di una grande vittima, che eliminando effettivamente il peccato ha annullato tutte le immolazioni simboliche. D'ora in poi daremo solo offerte incruente, il sacrificio di ringraziamento. Siamo autorizzati a considerare la Chiesa Cattolica come una magnifica offerta all'Emmanuele. La Chiesa, infatti, pullula di cristiani nominali, di autoingannatori e di ipocriti pretendenti. Ma da questo d'ora in poi, anche nel suo visibile pallido, sarà interamente o estesamente purificato. Un'altra cosa che costituirà la Chiesa adulta "un'offerta pura" sarà questa: che il suo culto non sarà più degradato dalla finzione e dalla mummia. Le dottrine della transustanziazione, delle indulgenze, delle messe, delle penitenze, del purgatorio e della supererogazione cadranno a terra, e con esse scadrà l'adorazione delle immagini, dei santi e degli angeli. E la Chiesa universale sarà libera da distinzioni settarie. Possiamo anche aspettarci una considerevole riduzione delle ordinanze ecclesiastiche

2.) Il culto religioso di quell'epoca brillante avrà una purezza particolare, a causa del carattere migliorato dei singoli cristiani. Avranno raggiunto un'illuminazione molto più elevata. Allora la coscienza sarà completamente pura e incontaminata. Non ci sarà nulla di quella doppia mentalità e di quell'auto-illusione con cui le menti più pure di questa età d'argento sono più o meno legate. Siamo persino portati ad aspettarci uno stato di perfetta esenzione dalle scorie della terrenità. Il regno di Cristo si svilupperà nel loro seno in tutta la sua purezza e pienezza; e per loro non sarà meno facile che piacevole avere "la loro conversazione in cielo". La promessa del testo è molto incoraggiante. Che sorta di persone, allora, dovremmo essere? Se la Trinità benedetta è incessantemente impiegata in quest'opera di rigenerazione, non la aiuteremo noi ad avanzare come strumenti umili ma zelanti, con le migliori facoltà che abbiamo? (J. N. Pearson, M.A.)

Un mondo adorante:

(I.) La gloriosa predizione di un mondo adorante. Accettiamo qualsiasi promessa secondo il valore conosciuto o la veridicità o il potere di colui che la dà. Qui c'è la più alta autorità, proprio quella di Dio Stesso. L'immagine è molto significativa; È presa dall'ampio circuito e dalla prevalenza della luce solare che visita ogni parte del globo. Non ci può essere una promessa più vivida o generale del potere diffuso del Vangelo di questa

(II.) Questo tempo divino di felicità generale include la gloria millenaria per il mondo. La seconda immagine impiegata indica la stagione gloriosa della vera religione che possiede i cuori degli uomini in tutta la sua purezza divina e le sue sante devozioni. Il contrasto è adorabile tra le due figure utilizzate. La luce, l'elemento più bello della natura; il profumo, il più dolce degli elementi; l'incenso degli odori più preziosi rappresenta la purezza del culto dell'anima presentato a Dio, sia nelle devozioni pubbliche che nei cuori privati. Non c'è bisogno di entrare nella questione se questo tempo divino sarà prima o dopo il secondo avvento nella gloria. L'incenso dolce e l'offerta pura che Geova ora richiede e ama sono devozioni spirituali, vere preghiere, lode, ubbidienza, amore e carità. Questi si trovano "in ogni luogo". La gloria futura di Cristo nella conversione del mondo è ora la fervida preghiera di fede; è ora l'oggetto luminoso della speranza divina; è spesso il battito caldo e l'azione dell'amore e della carità cristiani

(III.) Il nostro dovere imperativo di estendere il Vangelo di Cristo in tutte le terre

1.) Questo è il dovere d'obbligo del cristiano

2.) Gli sforzi per la conversione dei pagani fanno sempre scendere ricche benedizioni sull'anima. (J. Angley, M.A.)

Culto accettabile:

(I.) Il culto che Dio ordina. Tutti i veri adoratori "adorano il Padre in spirito e verità". La prima idea relativa all'ordinazione dell'adorazione da parte di Dio è che le invenzioni umane nell'adorazione di Dio sono respinte come odiose per Lui. Il vizio aperto non è più malvagio agli occhi di Dio della beffa che viene offerta nelle invenzioni umane. C'è un'offerta che è pura, ed è l'offerta di Dio in Cristo per noi, e solo Dio accetterà. La sua purezza ne costituisce il valore. Dobbiamo tenere d'occhio le due nature di Cristo, e la purezza di entrambe, al fine di ottenere l'offerta pura

(II.) L'esaltazione del nome di Geova. Nella Scrittura l'unico obiettivo principale che il Signore ha in vista ovunque è la gloria del Suo stesso nome. L'onore del nome di Geova deve essere costantemente osservato, nelle dottrine ricevute, nell'esperienza goduta e nella pratica manifestata; e gli interessi della Chiesa vivente sono coinvolti in esso. (Giuseppe Irons.)

La diffusione universale del Vangelo:

Poiché l'obbedienza del Signore nostro è stata fino alla morte, Suo Padre gli ha assegnato un regno, affinché tutti i popoli, le nazioni e le lingue lo servissero. La diffusione mondiale del Vangelo di Cristo è la verità qui annunciata

(I.) La Scrittura testimonia la diffusione universale definitiva del Vangelo. Questa testimonianza è piena, chiara e decisiva. Viene dato vivo sotto le dispense patriarcali, mosaiche e cristiane

(II.) La stessa verità è evidente dalla natura del caso

1.) Il bisogno di redenzione è universale. Tutte le false religioni ne attestano la necessità. E alla propria insufficienza a soddisfare questo bisogno

2.) Solo il Vangelo può soddisfare questo anelito dell'umanità. Proclama l'unica oblazione con la quale Cristo ha perfezionato per sempre, ecc. Mostra le catene del male spezzate dal grande Liberatore

3.) Il Vangelo è adatto per la diffusione universale. Tutte le altre religioni sono adattate solo per l'influenza locale; anche la religione ebraica era adatta solo alla Palestina. Ma il Vangelo è di casa in ogni clima e in ogni razza umana

4.) Il Vangelo impianta l'istinto della diffusione universale. Produce odio per il peccato e amore per Dio e per l'uomo. Spinge il cristiano a dire al fratello: "Conosci il Signore". Trova un fratello dove il samaritano trovò un vicino. Ci mette in ginocchio pregare: "Venga il tuo regno".

5.) I regni della provvidenza e della grazia sono uniti sotto lo stesso scettro. Le rivoluzioni delle nazioni alla fine promuovono il Vangelo

(III.) La voce della storia conferma le conclusioni. Qui abbiamo le opere di Dio che confermano le Sue parole. La testimonianza della storia è al punto, sia che consideriamo...

1.) L'importanza delle conquiste finora ottenute dal Vangelo. Il cristianesimo ha conquistato tutte le religioni con cui è entrato in contatto: greca, romana, egiziana, persiana, scandinava, celtica, fenicia, polinesiana

2.) La comprovata debolezza delle uniche armi con cui può essere attaccato. Persecuzione, falsa filosofia e frode sacerdotale. Poi...

(1) Sottomettiamoci all'autorità di Cristo

(2) Preghiamo con fervore per l'avanzamento del regno

(3) Custodiamo e promuoviamo lo spirito missionario

(4) Contribuiamo generosamente e allegramente con le nostre sostanze a questo buon fine. (Predicatore evangelico.)

Un'offerta pura. - Un sacrificio accettevole:

Il mondo si alzò in visione davanti a Malachia, come un unico grande altare, ardente dappertutto con l'incenso dei cuori devoti, e coperto dalle sue miriadi di razze, che si offrivano a Dio come "offerta pura". La visione deve averlo confortato. L'epoca gloriosa che Malachia guardò per un momento non è ancora arrivata. Possiamo, tuttavia, offrire a Dio "un'offerta pura".

(I.) Il dovere suggeriva. Fin dai tempi più remoti ha prevalso l'usanza di presentare offerte a Dio. Potrebbe essere nata dalle istruzioni date ai nostri progenitori, o dall'istinto naturale di gratitudine o di paura. La prima famiglia ha presentato le proprie offerte. Il cristianesimo non ci toglie questo obbligo, anche se Cristo si è offerto senza luogo per noi. Egli ha offerto se stesso affinché noi potessimo offrire noi stessi per mezzo di Lui. Noi stessi siamo le migliori offerte che possiamo dare. Se non avessimo in noi stessi il senso del possesso, non potremmo consacrarci a Dio. Ogni sacrificio, fatto sinceramente per il progresso del mondo, è un'offerta presentata a Dio

(II.) Che cos'è un'offerta pura. Molte offerte non sono pure. Gli uomini contaminano le loro offerte con la loro impurità. Come può l'uomo presentare un'offerta che sarà pura agli occhi di Dio?

1.) Deve provenire da un cuore purificato. I cuori degli uomini possono essere purificati e anelare a Dio. L'amore santo può suggerire il dono. Su questa terra inquinata abbondano le fontane purificatrici. I ministeri angelici, lo spirito santificante, la fiamma purificatrice della verità di Dio, la fonte dell'amore che perdona aperta sulla Croce, sono tutti nostri per togliere la nostra colpa, mentre cerchiamo di presentare le nostre offerte a Dio

2.) Deve procedere da uno spirito penitente e obbediente. La disposizione dell'offerente sarà considerata più dell'offerta. I doni separati dalla vita interiore non hanno alcun valore per Dio

3.) Deve emanare da uno spirito di completa consacrazione a Dio. L'intera consacrazione purifica. Dedicarci a Dio significa separarci dalle contaminazioni peccaminose. Le offerte traggono sempre il loro valore dallo spirito devoto dell'offerente. L'intera consacrazione è difficile per i nostri cuori depravati. Ogni persistente cupidigia deve essere vinta

(III.) Come dovrebbe essere presentato. Dovremmo cercare di non rovinare la nostra offerta con il modo in cui la presentiamo. Dovrebbe essere...

1.) Nella fede. Che si impadronirà della volontà di Dio di accettare i nostri doni, per quanto umili e insignificanti possano essere. La fede ci condurrà lontano dall'altare, rallegrandoci della certezza che Dio ha accettato le nostre offerte

2.) Da Gesù Cristo. Egli è il Sommo Sacerdote dell'umanità. Presenta preghiere, lodi, opere per noi. Egli presenta i santi stessi come offerta senza macchia a Dio

3.) Con sincerità. Dio guarda nel cuore dell'offerente. Alcune offerte sono presentate solo per gli occhi degli uomini

4.) Con grato entusiasmo. Ogni tiepidezza dovrebbe essere bandita. L'amore grato dovrebbe animarci

(IV.) Le benedizioni accompagnano la presentazione di un'offerta pura. Abbiamo la coscienza dell'approvazione divina. Ogni volta che ci presentiamo come pura offerta a Dio, ci riprendiamo dalle Sue mani con ogni potenza spirituale vivificata e ampliata. (W. Osborne Lilley.)

Il sacrificio cristiano:

(I.) Una definizione del sacrificio cristiano. Come lo intendeva la Chiesa antica. Non il semplice sacramento del corpo e del sangue di Cristo; ma l'intera azione sacra o servizio solenne della Chiesa riunita. Il sacrificio di lode e di preghiera per mezzo di Gesù Cristo, misticamente rappresentato nelle creature del pane e del vino. Questo è il sacrificio che Malachia predisse che i Gentili avrebbero un giorno offerto a Dio. L'incenso denota la parte razionale del sacrificio. Mincha la parte materiale di esso. La parte razionale è la preghiera, il ringraziamento e la commemorazione. La mincha, la parte materiale, è un dono di pane e vino. È chiamata un'offerta pura: mincha purum; In che cosa consiste questa "purezza"? Alcuni pensano che il significato sia puramente o spiritualmente offerto. Altri dicono puro, a causa della disposizione e dell'affetto dell'offerente. Preferisco capire, puro nel rispetto di Cristo, che significa e rappresenta un sacrificio senza macchia né macchia. Sei particolari contenuti nella definizione del sacrificio cristiano

1.) Che questo servizio cristiano è un'oblazione

2.) Che è un'oblazione di ringraziamento e preghiera

3.) Un'oblazione per mezzo di Gesù Cristo commemorata nelle creature del pane e del vino

4.) Questa commemorazione di Cristo è anche un sacrificio

5.) Il corpo e il sangue di Cristo, in questo servizio mistico, furono fatti del pane e del vino che erano stati offerti per la prima volta a Dio, per renderlo Signore della creatura

6.) Questo sacrificio è stato posto solo in commemorazione del sacrificio di Cristo sulla Croce, e non in una vera offerta del Suo corpo e del Suo sangue di nuovo. Il sacrificio dei cristiani non è altro che quell'unico sacrificio di Cristo offerto una volta sulla Croce e commemorato più volte. (Joseph Mede, B.D.)

13 CAPITOLO 1

Malachia 1:13-14

Dovrei io accettare questo dalla tua mano?, dice il Signore.-Oblazioni vane (prese con Isaia 1:13) :-

Ogni età ha la sua caratteristica. Non ce ne sono due uguali all'altro; E anche se la storia si ripete, c'è ancora progresso. I suoi processi sono quelli di una spirale

(I.) Nell'età di Isaia gli ebrei erano pieni di religiosità. I sacrifici non furono trascurati: ne fu offerta una moltitudine. Portarono il meglio di ogni specie, non come ai giorni di Malachia, i magri e i poveri, ma in abbondanza portarono il sangue di giovenchi, di agnelli e di capri. Si alzarono nuvole di incenso; osservavano con cura le lune nuove, i sabati, le assemblee e le riunioni solenni, non solo tutte le feste stabilite, ma anche altre che osservavano in un'intensa devozione alle forme di religione. Perché le loro oblazioni furono vane? Perché non erano considerati nei loro sacrifici e accettati nelle loro persone?

1.) Come ai giorni del Salvatore, così ora, mentre erano attenti alla decima, alla menta, all'anice e al cumino, omettevano le cose più importanti della legge, del giudizio, della misericordia e della fede

2.) Sono stati offerti senza fede. L'intero capitolo mostra che questo è il caso. Questo era proprio ciò che faceva la differenza tra il sacrificio di Abele e l'offerta di Caino

3.) Le loro offerte non erano accompagnate dal pentimento; poiché il pentimento implica la confessione del peccato, l'abbandono di esso e la riforma della vita

(II.) Questa peccaminosità positiva è chiaramente evidenziata

1.) Erano carichi di iniquità

2.) Non c'era in loro alcuna solidità, dalla pianta del piede fino alla testa

3.) I loro capi erano come i principi di Sodoma e loro stessi come gli uomini di Gomorra

4.) Le loro mani erano piene di sangue. I governanti non punivano il popolo, e reciprocamente il popolo incoraggiava i suoi governanti nella loro colpevolezza di sangue

5.) I tempi erano pieni di mali, non riparati e non vendicati. I loro principi erano diventati compagni di ladri e corruttori

(III.) D'altra parte, Dio ricorda ancora la grazia e la misericordia

1.) C'era ancora un residuo (ver. 9)

2.) Tutti sono chiamati al pentimento (versetti 16, 17)

3.) Coloro che si pentono otterranno misericordia, ma i contumaci non saranno risparmiati (versetti 18-24)

4.) E ancora di più, Dio mantiene la graziosa promessa di mandare tempi di riforma e di ristoro (versetti 25-27)

Riflessioni-

1.) Predichiamo e preghiamo, e non c'è frutto che risponda, nessuna conversione e nessun aumento di pietà?

2.) La ragione può essere trovata nella devozione alle forme di religione e nella negligenza del suo spirito?

3.) Il nostro popolo è caratterizzato da una devozione coinvolgente al mondo?

4.) Allora per noi come per Israele c'è la chiamata al pentimento; a noi come a loro, la speranza del perdono; a noi come a loro, la promessa di un risveglio dopo il pentimento e la riforma. Dio non voglia che noi possediamo semplicemente le forme della religione e siamo privi del suo potere vivificante. (L. O. Thomson.)

Ipocrisia nel culto pubblico:

Tutto ciò che indossa l'aspetto della religione non è pietà sincera. Questa osservazione si applicherà in particolare a quegli atti che costituiscono ciò che chiamiamo culto pubblico. Perché nell'intimità, dove non c'è altro occhio su di noi se non quello dell'Onnisciente, c'è meno tentazione e meno pericolo di insincerità. Qui Malachia sta protestando con il popolo per "l'iniquità delle loro cose sante".

(I.) L'accusa penale che egli attribuisce a questa comunità professante. È aggravato da tre cose

1.) Con la salutare disciplina a cui erano stati recentemente sottoposti per le loro sviate e ribellioni contro Dio

2.) Per il fatto che hanno così peccato contro la conoscenza più chiara

3.) Per la maestà dell'oggetto contro il quale la loro offesa era diretta. Noi censuriamo e condanniamo gli ebrei, ma "siamo forse migliori di loro"?

(II.) Gli usi da fare di questa rimostranza

1.) Ecco i materiali per la tua più profonda umiliazione e penitenza

2.) Quanto sono incapaci tutti i riti e le cerimonie della religione di salvare l'anima!

3.) Vedi la fallacia del fariseismo

4.) Quanto è gradita, dunque, l'intelligenza evangelica che ci viene portata per risvegliare la speranza dell'accoglienza delle nostre persone e dei nostri servizi al cospetto di un Dio santo. (J. Clayton.)

14 CAPITOLO 1

Malachia 1:14

Ma maledetto sia l'ingannatore.-Un maledetto:-

Le maledizioni sono gli echi che il peccato risveglia. Tutti gli ingannatori sono maledetti

(I.) L'ingannatore. Può essere un ingannatore di se stesso, o un ingannatore di altri, o entrambi. Alcuni possono ingannare inconsciamente; altri intenzionalmente. È l'ingannatore intenzionale che viene maledetto; colui che mira a ingannare gli altri. Questi abbondano in...

1.) Comunità religiose. Il prete astuto, il maestro disinvolto dell'errore, l'ipocrita

2.) Nella cerchia sociale. Il bugiardo, il seduttore, il falso amico

3.) Nel commercio. L'impiegato inaffidabile, l'inventore di prospetti menzogneri, il commerciante truffatore

4.) Nei movimenti politici. L'agente corrotto, l'avventuriero egoista, lo statista senza scrupoli. Gli uomini a volte si trasformano in falsità incarnate per amore del successo mondano. I vantaggi ottenuti sono solo apparenti, non reali. L'ingannatore è...

(1) Sciocco. Si ferisce per amore di un bene incerto

(2) Cattivissimo. La società tratta l'ingannatore smascherato con disprezzo. Tutti gli uomini onesti lo evitano

(3) Traditore. È come un bastone scheggiato, un cavo marcio, una fondazione sabbiosa, una ragnatela, un faro da demolitore, una palude coperta di fiori, un miraggio nel deserto, ecc

(4) Ghiaioso. Tende trappole per gli innocenti. Distrugge la fiducia sociale

(5) Diabolico. Come Lucifero, egli "pecca in sembianze astute". Egli è un vero figlio del padre della menzogna

(II.) La sua maledizione. Può trattarsi di sospetto, discredito, paura di essere scoperti, smascherati, punture di coscienza, cecità spirituale, esecrazioni delle sue vittime; il disprezzo di tutti gli uomini buoni; il dispiacere dell'Onnipotente, le fiamme dell'inferno, ecc. La sua maledizione è certa. In un universo in cui regna un Dio di verità e giustizia, l'ingannatore sarà sicuramente punito. La maledizione è terribile ed eterna. Applicazione-

1.) Guardiamoci da tutti gli ingannatori

2.) Guardiamoci dall'inganno

3.) Meglio essere ingannati che ingannare. (W. Osborne Lilley.)

e sacrifica al Signore una cosa corrotta. - Il servizio di Dio un'offerta senza difetto: -

I profeti erano i messaggeri di Dio, incaricati di testimoniare nel Suo nome contro i peccati del popolo. Per comprendere correttamente questa rimostranza, dobbiamo ricordare quali erano le leggi riguardo alle offerte. Il primo di ogni offerta era quello di essere presentata a Dio. Ma questi sacerdoti profani pensavano che qualsiasi cosa sarebbe servita per un sacrificio, anche se mai così grossolana e meschina. Sceglievano il peggio che avevano, ciò che non era adatto né al mercato né alle loro mense, e lo offrivano all'altare di Dio. Ad ogni sacrificio la legge comandava loro di portare un'offerta di "fior di farina intrisa a pane": ma essi portavano "pane contaminato", di materiale grezzo e di scarto. Il principio illustrato è che il servizio di Dio non ammette altro che l'offerta più perfetta che si possa presentare; e tutto ciò che è al di sotto di questo attribuisce agli offerenti il carattere di "ingannatori" e la condanna di essere "maledetti".

(I.) Il servizio del culto religioso

1.) È servizio profano ogni volta che non è intelligente, ogni volta che non è fondato su una retta comprensione dell'oggetto di culto. Voi, che avete osservato i movimenti o il torpore della vostra mente al momento della presunta preghiera, mi testimonierete quante volte non siete riusciti a riconoscere l'essere semplice del Dio davanti al quale vi inchinate

2.) Non è accettabile alcuna offerta di culto che non sia anche solenne e reverenziale. Non potrebbe non essere ciò che non potrebbe avvenire se fossimo posseduti da un giusto senso della grandezza trascendente di Colui al quale è rivolta la preghiera. La sua maestà è infinita e ineffabile, e perciò noi siamo a una distanza incommensurabile da Lui. Eppure a un tale Essere ci rivolgiamo in preghiera. Qualcuno di noi percepisce in sé lo sguardo vuoto, il pensiero errante?

3.) L'adorazione accettabile deve essere spirituale. Perché? "Dio è uno Spirito, e coloro che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". Devono adorarlo in questo modo, perché non è possibile che Egli ne riceva altri. Se affermi che "Dio è uno Spirito", allora lo contrai nelle dimensioni ristrette del tuo stesso essere se non gli dai altro che le devozioni del corpo, se non gli dai i servizi ardenti della tua anima

4.) Se la nostra adorazione è genuina, sarà contrassegnata dall'intenzione della mente. Il languore e il lassismo dello spirito sono segni sicuri che non si tratta di un'offerta lieta, ma di un compito fastidioso. In tutti questi casi, qual è il peccato che imputiamo a noi se non quello stesso per il quale il profeta pronuncia il suo rimprovero? Hanno un'offerta migliore che potrebbero offrire. Sono capaci di un culto più degno di Dio. Invece, portano gli zoppi, i malati e gli lacerati, "sacrificano al Signore una cosa corrotta".

(II.) Il servizio abituale della vita. Anche qui il servizio di Dio non ammette altro che l'offerta più perfetta che si possa presentare. Il nostro patto battesimale, fatto per noi nella nostra infanzia inconscia, quando la nostra ragione non era a conoscenza dell'impegno, è sigillato e confermato in età più matura; Ed è allora che deliberatamente e personalmente "facciamo voto" di dare la cosa migliore nel nostro gregge. Ma dove si trova colui che riconosce e compie pienamente il giuramento battesimale? Il battezzato, il comunicante e il genitore di suo figlio, e colui che è in pericolo, ha fatto voto, deliberatamente, a Dio, il maschio che è nel suo gregge; ma egli smette di sacrificare al Signore "una cosa corrotta". (R. Eden, M.A.)

Io sono un grande Re, dice il Signore degli eserciti. - Geova un re:

Ciò che Dio è Stesso, ciò che costituisce la Sua essenza nessun linguaggio può descriverlo. Ciò che Dio è per le Sue creature, e quali relazioni Egli intrattiene rispetto ad esse, può essere affermato senza difficoltà in un linguaggio sufficientemente intelligibile. A volte Dio si definisce un padre, a volte un padrone e a volte un re

(I.) Geova è un re. Un re è il capo politico o il sovrano supremo di un regno. Ci sono re di diritto, e re di fatto. Il re di diritto ha diritto al trono, anche se non può possederlo. Il re infatti possiede effettivamente il trono, anche se potrebbe non averne diritto. Solo colui che ha sia il diritto che il possesso può essere giustamente chiamato re. E tale re è Geova. Il suo regno è l'intero universo creato, e di questo regno è in pieno e effettivo possesso. Ed Egli è il legittimo sovrano dell'universo. Tutti gli uomini sono nati nei domini di Geova. Gli uomini non possono cessare di essere suoi sudditi senza cessare di esistere. Possiede tutte le insegne della regalità. Ha un trono, una corona, vesti regali, ecc

(II.) Geova è un grande re. Grande è il Signore, e la Sua grandezza è imperscrutabile. Osservate la grandezza, la durata e la stabilità del Suo impero. Il suo regno è un regno eterno

1.) Se Dio è un re, ha l'obbligo di fare le leggi per i Suoi sudditi. Quando assume un incarico, si impegna a svolgere tutti i doveri di quell'ufficio. Il primo e più indispensabile dovere di un sovrano assoluto è quello di fare le leggi per i suoi sudditi. È suo dovere fare le leggi, così come è loro dovere obbedire ad esse quando vengono fatte

2.) Ha l'obbligo di fare le leggi più sagge e migliori possibili. Spettava a lui consultare non i desideri e le inclinazioni private degli individui, ma i grandi interessi di tutto il suo regno

3.) Ha l'obbligo di applicare una certa pena ad ogni violazione della sua legge. Una legge senza una pena annessa non è una legge, cioè non può rispondere allo scopo di una legge

4.) Egli è tenuto a far rispettare le sue leggi e a infliggere la punizione minacciata a tutti coloro che le trasgrediscono. Non deve portare la spada invano, ma essere un terrore per i malfattori. La giustizia in un sovrano consiste nel trattare i suoi sudditi secondo i loro meriti. Può essere colpevole di ingiustizia trattandoli meglio di quanto meritino, così come trattandoli peggio di quanto meritino. Ma Dio non può agire ingiustamente

5.) Possiamo imparare la necessità di un'espiazione per il peccato. Qualcosa che mantenga l'autorità della legge di Dio, assicuri i grandi interessi del Suo regno e risponda a tutti i fini del governo, non meno efficacemente dell'infliggere una meritata punizione ai trasgressori. Senza una tale espiazione Dio non può coerentemente con la giustizia, o con i Suoi obblighi di sovrano, perdonare un singolo trasgressore

6.) Se Geova è re, il peccato è tradimento e ribellione, e ogni peccatore impenitente è un traditore e un ribelle

7.) Se Geova è re, è necessario che Egli abbia ambasciatori, affinché la Sua volontà sia comunicata ai Suoi sudditi. I messaggeri ispirati di Dio, i profeti e gli apostoli, erano ambasciatori straordinari. I Suoi ministri sono i Suoi ambasciatori oggi. (E. Payson, D.D.)

Dio un grande re:

Gli uomini rivelano le loro concezioni di Dio attraverso il tipo di omaggio che Gli rendono. Dio fu disonorato dall'adorazione ipocrita del Suo popolo; rappresentavano Geova come un idolo insensato. Per rimproverarli, Egli dichiara qui la Sua grandezza

(I.) Questa dichiarazione che Geova fa riguardo a Se stesso. Dio si pone verso di noi in vari aspetti. È un re. Egli ha in sé tutte le qualità della grandezza regale. I re dovrebbero essere i più grandi degli uomini. Ha tutti gli attributi di un grande re. Il suo potere, autorità, maestà, ecc. I suoi domini sono grandi. Il suo regno è eterno

(II.) Quali lezioni si possono trarre da questa dichiarazione. Imparare-

1.) A venerarlo

2.) L'importanza di assicurarsi il Suo favore. Egli ci ha mostrato il modo per assicurarcela: mediante il pentimento, la fede e l'obbedienza

3.) Confidare implicitamente nella Sua provvidenza dominante

4.) Sottometterci al Suo governo

5.) Aspettarsi grandi benedizioni dalle Sue mani. Gli piace una grande attesa nelle sue creature. Le grandi aspettative da Lui non vengono mai deluse. (W. Osborne Lilley.)

Dio è un grande re:

In un paese all'estero, molto afflitto dalle invasioni dei pagani, una grande usanza antica sorse nelle loro chiese. Quando il Credo degli Apostoli fu ripetuto, i nobili e gli uomini d'arme sguainarono le loro spade e non le rinfoderarono di nuovo fino a quando il credo non fu terminato. Lo intendevano come un segno che "Dio era il loro re" e che avrebbero mostrato la loro serietà nel dirlo, se necessario, combattendo e morendo per quel Dio a cui dovevano tutto, e quella Chiesa di Dio a cui appartenevano. (C. Kingsley.)

Riferimenti incrociati:

Malachia 1

1 Is 13:1; Abac 1:1; Zac 9:1; 12:1
Ag 1:1; 2:1

2 De 7:6-8; 10:15; 32:8-14; Is 41:8,9; 43:4; Ger 31:3; Rom 11:28,29
Mal 1:6,7; 2:17; 3:7,8,13,14; Ger 2:5,31; Lu 10:29
Ge 25:23; 27:27-30,33; 28:3,4,13,14; 32:28-30; 48:4; Rom 9:10-13

3 Ge 29:30,31; De 21:15,16; Lu 14:26
Is 34:9-12; Ger 49:16-18; Ez 25:13,14; 36:3,4,7,9,14,15; Gioe 3:19; Abd 1:10,18,19-21
Is 13:21,22; 34:13,14; 35:7; Ger 9:11; 51:37

4 Is 9:9,10; Giac 4:13-16
Giob 9:4; 12:14; 34:29; Sal 127:1; Prov 21:30; Is 10:4,15,16; Lam 3:37; Mat 12:30
Ger 31:17; Ez 11:10; Am 6:2
Mal 1:3; Sal 137:7; Is 11:14; 34:5,10; 63:1-6; Lam 4:21,22; Ez 25:14; 35:9

5 De 4:3; 11:7; Gios 24:7; 1Sa 12:16; 2Cron 29:8; Lu 10:23,24
Sal 35:26,27; 58:10,11; 83:17,18; Ez 38:16,23; 39:21,22

6 Eso 20:12; Lev 19:3; De 5:16; Prov 30:11,17; Mat 15:4,6; 19:19; Mar 7:10; 10:19; Lu 18:20; Ef 6:2
1Ti 6:1,2; Tit 2:9,10; 1P 2:17-19
Eso 4:22,23; Is 1:2; 64:8; Ger 31:9; Mat 6:9,14,15; Lu 6:36,46; 1P 1:17
Mat 7:21; Lu 6:46; Giov 13:13-17
Mal 2:8; 1Sa 2:28-30; Ger 5:30,31; 23:11; Ez 22:26; Os 4:6; 5:1
Mal 2:14-17; 3:7,8,13,14; Ger 2:21,22; Os 12:8; Lu 10:29

7 Lev 2:11,; 21:6; De 15:21
Mal 1:12; 1Sa 2:15-17; Ez 41:22; 1Co 10:21; 11:21,22,27-32

8 Mal 1:14; Lev 22:19-25; De 15:21
Mal 1:10,13; Giob 42:8; Sal 20:3; Ger 14:10; Os 8:13

9 2Cron 30:27; Ger 27:18; Gioe 1:13,14; 2:17; Zac 3:1-5; Giov 9:31; Eb 7:26,27
Eso 32:11; Ger 26:19; Lam 2:19
At 19:15,16; Rom 2:11; 1P 1:17

10 Giob 1:9-11; Is 56:11,12; Ger 6:13; 8:10; Mic 3:11; Giov 10:12; Fili 2:21; 1P 5:2
1Co 9:13
Is 1:11-15; Ger 6:20; Am 5:21-24; Eb 10:38

11 Sal 50:1; 113:3; Is 45:6; 59:19; Zac 8:7
Mal 1:14; Sal 22:27-31; 67:2; 72:11-17; 98:1-3; Is 11:9,10; 45:22,23; 49:6,7,22,23; 54:1-3,5; 60:1-11,16-22; 66:19,20; Am 9:12; Mic 5:4; Sof 3:9; Zac 8:20-23; Mat 6:9,10; 28:19; At 15:17,18; Ap 11:15; 15:4
Is 24:14-16; 42:10-12; Sof 2:11; Giov 4:21-23; At 10:30-35; Rom 15:9-11,16; 1Ti 2:8; Ap 8:3
Sal 141:2; Is 60:6; Lu 1:10; Rom 12:1; Fili 4:18; Eb 13:15,16; Ap 5:8; 8:3,4
Is 66:19,20

12 Mal 1:6,8; 2:8; 2Sa 12:14; Ez 36:21-23; Am 2:7; Rom 2:24
Mal 1:7,13; Nu 11:4-8; Dan 5:3,4

13 1Sa 2:29; Is 43:22; Am 8:5; Mic 6:3; Mar 14:4,5,37,38
Mal 1:7,8; Lev 22:8,19-23; De 15:21; Ez 4:14; 44:31
Mal 2:13; Is 1:12; 57:6; Ger 7:9-11,21-24; Am 5:21-23; Zac 7:5,6; Mat 6:1,2,5,16

14 Mal 3:9; Ge 27:12; Gios 7:11,12; Ger 48:10; Mat 24:51; Lu 12:1,2,46; At 5:1-10; Ap 21:8
Ec 5:4,5; Mar 12:41-44; 14:8; 2Co 8:12
Mal 1:8,11; De 28:58; Sal 47:2; 48:2; 95:3; Is 57:15; Ger 10:10; Dan 4:37; Zac 14:9; Mat 5:35; 1Ti 6:15
Sal 68:35; 76:12; Dan 9:4; Eb 12:29; Ap 15:4

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