Nuova Riveduta:

Marco 10:29

Gesù rispose: «In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor mio e per amor del vangelo,

C.E.I.:

Marco 10:29

Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,

Nuova Diodati:

Marco 10:29

Allora Gesù, rispondendo, disse: «Io vi dico in verità che non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o moglie o figli o poderi per amor mio e dell'evangelo,

Riveduta 2020:

Marco 10:29

E Gesù rispose: “Io vi dico in verità che non c'è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor di me e per amor dell'evangelo,

La Parola è Vita:

Marco 10:29

E Gesù rispose: «Ebbene io vi assicuro che nessuno ha mai rinunciato a qualcosa come: casa, fratelli, sorelle, madre, figli, padre o proprietà per amor mio e per predicare il Vangelo,

La Parola è Vita
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Riveduta:

Marco 10:29

E Gesù rispose: Io vi dico in verità che non v'è alcuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figliuoli, o campi, per amor di me e per amor dell'evangelo,

Martini:

Marco 10:29

Rispose Gesù, e disse: In verità vi dico, che non v'ha alcuno, il quale abbia abbandonato la casa, o i fratelli, o le sorelle, o il padre, o la madre, o i figliuoli, o le possessioni per me, e pel Vangelo,

Diodati:

Marco 10:29

E Gesù, rispondendo, disse: Io vi dico in verità, che non vi è alcuno che abbia lasciata casa, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o moglie, o figliuoli, o possessioni, per amor di me, e dell'evangelo,

Commentario:

Marco 10:29

29. E Gesù rispondendo, disse: Io vi dico in verità, che non vi è alcuno che abbia lasciata casa, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, e moglie, o figliuoli, e possessioni, per amor di me, e dell'evangelo; 30. Che ora, in questo tempo, non ne riceva cento cotanti, case, e fratelli, e sorelle e madre, e figliuoli, e possessioni, con persecuzioni; e, nel secolo a venire, la vita eterna.

Questi versetti meritano bene d'esser studiati seriamente. Si osservi che nostro Signore non redarguisce come impertinente la domanda di Pietro; egli è prontissimo a rispondere in modo tale che valga a consolare ed invigorire non solo i dodici, ma tutto il suo popolo fino alla fine dei tempi, in mezzo a tutti i sacrifizii che possono esser chiamati a fare per amor suo. "Non vi è alcuno che abbia lasciato" ecc. Si osservi che questo annunzio è preceduto dalla solita forma solenne asseverativa, che lo dichiara immutabile, come lo stesso Figliuol di Dio: "Io vi dico in verità!" Si osservi altresì che la specificazione è completa al punto da comprendere ogni maniera di sacrifizio che l'uomo possa esser chiamato a fare, come sarebbero case, terre, l'amore dei parenti più prossimi e più cari; e Gesù, nella sua bontà, dichiara che nessun tale sacrifizio sarà senza la sua ricompensa. Finalmente si osservi che non è promesso semplicemente un sostegno nelle afflizioni ed una liberazione finale nella vita eterna, ma è promesso un compenso di "cento cotanti, ora, in questo tempo", e "la vita eterna nel secolo a venire". In relazione a quanto potrebbero aver da lasciare i discepoli di Cristo, il Lange fa la seguente distinzione, la quale è più ingegnosa che solida: "La menzione dei gradi di parentela trovasi fra quella delle case e quella delle possessioni, e per conseguenza la parola casa non indica, in questo passo, possessione, ma discendenza genealogica, nazionalità, patria o fede avita. Abbiamo così nel testo tre classi di sacrifizi: il primo dei quali è il più difficile, cioè quello della casa, nel senso più esteso della parola; poi quello dei congiunti; e finalmente quello delle possessioni". Il miglior commento del lasciare i parenti, per amor del vangelo, si trova nella dichiarazione fatta da nostro Signore medesimo Matteo 10:21-23,34-37, intorno all'inimicizia che produrrebbero le dottrine del vangelo nei cuori sì dei Giudei che dei pagani, contro i loro più prossimi congiunti che le avessero abbracciate. La stessa inimicizia si manifesta sovente anche al giorno d'oggi, sciogliendo i più stretti legami di affetto e risvegliando nei cuori non convertiti lo sprezzo e l'odio contro i congiunti, non per altra cagione che Cristo e il vangelo! Ma anche laddove l'affetto è più sincero, si può esser costretto, dall'appello del dovere, a lasciare i parenti più prossimi, la patria, la professione, per andar missionario tra i gentili; ovvero, in paesi papisti si può essere imprigionati, o esiliati per aver osato circolare la Bibbia o predicare Cristo quale unica giustizia dei peccatori. Ma ogni qual volta si sian così lasciati i possedimenti o gli amici, semplicemente per amore del regno di Dio e non per capriccio, passione o spirito irrequieto; ogni qual volta si sia fatto il sacrifizio di siffatti beni solo perché non possono ritenersi in buona coscienza; ogni qual volta si rinunzi, non già all'adempimento dei doveri verso i parenti, ma alle gioie domestiche, per non tradire i nostri doveri inverso Cristo, è certo che sarà adempita la misericordiosa sua promessa del ver. 30. Tale promessa è chiaro che non può sempre esser presa alla lettera, come se promettesse cento case invece di una, o cento madri, sorelle ecc. per una a cui si è rinunciato (sebbene il caso di Giobbe 42:10-17 non sia un caso affatto eccezionale); ma si ha da intendere che, anche nel tempo presente e in mezzo alle persecuzioni da sopportarsi per Cristo, questi compenserà a cento doppi, con beni temporali o spirituali, i segnaci suoi, per quanto avranno perduto. Questo compenso può consistere nella restituzione di quello che era stato lor tolto con violenza, o nel ritrovare l'affetto dei congiunti e degli amici, divenuti anch'essi discepoli di Gesù, ed in conseguenza doppiamente cari, poiché alla parentela secondo la carne si è aggiunto il legame potente della fratellanza in Cristo; può consistere anche nel suscitar loro altri amici che li assistano e li confortino: in ogni caso, poi, la promessa è adempita nella pace che prova la coscienza nella comunione colla gloriosa Trinità; nella perfetta fiducia nella di lui provvidenza per riguardo a tutti i bisogni temporali; nella liberazione dalle ansiose cure, e nell'affetto e simpatia di tutti quelli che amano i servitori per amor del loro Signore. Nota il Conder che questa promessa del Signore "fu adempiuta dallo spirito d'amore che unì la Chiesa primitiva a guisa di una vasta famiglia, e ai miseri cristiani perseguitati diede e fratelli e sorelle e casa ovunque si trovavano altri cristiani; e dalla vigile provvidenza di Dio che non mancò mai di sopperire al loro bisogni", Confr. Atti 28:10; Romani 16:2,13; Filippesi 4:16,18; 1Timoteo 4:8. Secondo Marco, nostro Signore aggiunge "con persecuzioni"; il che non vuol dire che queste persecuzioni siano inevitabili risultanze dei benefizi resi a cento doppi, ma che, in mezzo alle persecuzioni ed alle perdite che ogni vero cristiano ha da soffrire in questo mondo per la causa di Cristo, questi benefizi son da lui largiti quali compensi ed equivalenti. Tutto poi queste promesse di benedizioni in questa vita, comunque preziose, sono ecclissate dalla gran promessa della "vita eterna", con tutte le ricchezze di gloria e felicità che comprende. Paolo fa un breve ma eccellente commento di questa dichiarazione di Cristo laddove dice: "La pietà è utile ad ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e della futura" 1Timoteo 4:8. Marco e Luca han ricordata la promessa del Signore solo nella sua forma generale, com'è applicabile a tutti i suoi veri credenti fino alla fine dei secoli; ma Matteo, che era presente ed aveva un interesse personale nella domanda di Pietro, non ha tralasciato di ricordare, inoltre, la risposta del Signore in quanto riferivasi personalmente ai dodici: "Io vi dico in verità, che nella nuova creazione, quando il Figliuol dell'uomo sederà sopra il trono della sua gloria, voi ancora, che mi avete seguitato, sederete sopra dodici troni, giudicando le dodici tribù d'Israele". L'ordine delle parole nel testo Greco è: voi che mi avete seguitato nella nuova creazione quando il Figliuol, ecc. La parola palingenesia, nuova creazione si può applicare tanto a quel che precede quanto a quel che segue, ma la virgola collocata prima o dopo, porta una differenza notevole nel senso. Ilario tra i Padri, ed Erasmo e Calvino in tempi a noi più vicini, uniscono tale parola a quel che precede, e secondo quella lezione, il senso sarebbe questo: "Voi che foste con me durante il mio pubblico ministero, mentre che io introducevo sulla terra il mio regno spirituale o la nuova dispensazione (palingenesia), sederete sopra troni quando il Figliuol dell'uomo sederà" ecc. Ma la gran maggioranza degl'interpreti (e Diodati con loro) uniscono (a ragione secondo noi) la parola palingenesia a quel che segue, e allora il senso delle parole è questo: Nella rigenerazione, quando il Figliuol dell'uomo sederà sul trono della sua gloria, voi pure che mi avete ora seguito (come Pietro lo avea dichiarato), sederete, ecc. La parola palenginesia s'incontra solo un'altra volta nel Nuovo Testamento Tito 3:5, ed ivi si riferisce al gran cambiamento spirituale prodotto nel peccatore dallo Spirito Santo, il quale cambiamento si chiama "una nuova creazione" ossia "esser nato di nuovo"; ma qui sembra equivalente a i tempi del ristoramento Atti 3:21; a "la liberazione dalla servitù della corruzione nella libertà della gloria dei figliuoli di Dio" Romani 8:21, ed a nel secolo avvenire Marco 10:30. Non è difficile ritrovare il nesso tra questi due sensi della parola. Il rinnovamento interno non è che il principio d'un procedimento che deve estendersi dappertutto e diffondersi con potenza rigeneratrice, in tutti i rapporti della vita sociale; che ha da trasfigurare lo stesso frale corporeo in condegna abirazione d'uno spirito immortale; che deve anzi abbracciare tutto quanto il dominio della natura esteriore, e rivestirla della gloria incorruttibile di una nuova creazione. In connessione a questa palingenesia ossia "nuova creazione", la promessa del Signore ai suoi discepoli è che "sederanno sopra dodici troni" (mostrando così che non sarà lasciato vacante il posto di Giuda, sebbene questi abbia ad esser reietto), "giudicando (o governando), le dodici tribù d'Israele", per la quale denominazione, tolta in prestanza dal patto levitico, vuolsi intendere tutta la Chiesa cristiana. Ora per noi che crediamo questa nuova creazione esser cominciata con l'effusione dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste, è verità indubitata, che da quel tempo in poi, gli Apostoli, per mezzo dei loro scritti e delle loro istituzioni, hanno governata tutta la Chiesa di Cristo, e continueranno a governarla finché rimane militante sulla terra, e in questo senso fu avverata la promessa. Ma, oltre a ciò, nostro Signore parla d'un onore ancor più alto, che ad essi è serbato nel mondo glorioso dell'oltretomba, imperocché "la rigenerazione" di cui parla qui, corrisponde al tempo "quando Il Figliuol dell'uomo sederà sopra il trono della sua gloria", cioè al tempo del giudizio universale alla fine del mondo, ed alla dispensazione di gloria che verrà allora instaurata. Alcuni, appoggiandosi al 1Corinzi 6:2, suppongono che gli Apostoli saranno, nel giudizio finale, assunti ad assessori del gran Giudice di tutti; ma siccome Gesù non si degnò di darci una spiegazione intorno a ciò, così è presuntuoso non meno che inutile l'andar speculando in che abbia a consistere un tale onore. Ci basti sapere che dopo tutti gli onori che Cristo ha loro concessi dinanzi alla Chiesa sulla terra, onori ancor più grandi son loro apparecchiati nella Chiesa in cielo.

PASSI PARALLELI

Genesi 12:1-3; 45:20; Deuteronomio 33:9-11; Luca 22:28-30; Ebrei 11:24-26

Marco 8:35; Matteo 5:10-11; 10:18; 1Corinzi 9:23; Apocalisse 2:3

2Cronache 25:9; Salmi 84:11; Proverbi 3:9-10; 16:16; Malachia 3:10; Matteo 13:44-46

Luca 18:30; 2Corinzi 6:10; 9:8-11; Filippesi 3:8; 2Tessalonicesi 2:16; 1Timoteo 6:6; 1Giovanni 3:1

Apocalisse 2:9; 3:18

Matteo 5:11-12; Giovanni 16:22-23; Atti 5:41; 16:25; Romani 5:3; Giacomo 1:2-4,12; 5:11

1Pietro 4:12-16

Giovanni 10:23; Romani 6:23; 1Giovanni 2:25

Riferimenti incrociati:

Marco 10:29

Ge 12:1-3; 45:20; De 33:9-11; Lu 22:28-30; Eb 11:24-26
Mar 8:35; Mat 5:10,11; 10:18; 1Co 9:23; Ap 2:3

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