Nuova Riveduta:

Marco 14

La Passione, 14-15
La congiura contro Gesù
1 Mancavano due giorni alla Pasqua e alla festa degli Azzimi. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di prendere Gesù con inganno e ucciderlo; 2 infatti dicevano: «Non durante la festa, perché non vi sia qualche tumulto di popolo».

Maria di Betania unge il capo a Gesù
3 Gesù era a Betania, in casa di Simone il lebbroso; mentre egli era a tavola entrò una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d'olio profumato, di nardo puro, di gran valore; rotto l'alabastro, gli versò l'olio sul capo. 4 Alcuni si indignarono fra di loro e dissero: «Perché si è fatto questo spreco d'olio? 5 Si poteva vendere quest'olio per più di trecento denari e darli ai poveri». Ed erano irritati contro di lei. 6 Ma Gesù disse: «Lasciatela stare! Perché le date noia? Ha fatto un'azione buona verso di me. 7 Poiché i poveri li avete sempre con voi; quando volete, potete far loro del bene; ma me non mi avete per sempre. 8 Lei ha fatto ciò che poteva; ha anticipato l'unzione del mio corpo per la sepoltura. 9 In verità vi dico che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato il vangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato, in memoria di lei».

Giuda decide di tradire Gesù
10 Giuda Iscariota, uno dei dodici, andò dai capi dei sacerdoti con lo scopo di consegnare loro Gesù. 11 Essi, dopo averlo ascoltato, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Perciò egli cercava il modo opportuno per consegnarlo.

L'ultima Pasqua
12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?» 13 Egli mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate in città, e vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua; seguitelo; 14 dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: 'Dov'è la mia stanza in cui mangerò la Pasqua con i miei discepoli?'". 15 Egli vi mostrerà di sopra una grande sala ammobiliata e pronta; lì apparecchiate per noi». 16 I discepoli andarono, giunsero nella città e trovarono come egli aveva detto loro; e prepararono per la Pasqua.
17 Quando fu sera, giunse Gesù con i dodici. 18 Mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico che uno di voi, che mangia con me, mi tradirà». 19 Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?» 20 Egli disse loro: «È uno dei dodici, che intinge con me nel piatto. 21 Certo il Figlio dell'uomo se ne va, com'è scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell'uomo se non fosse mai nato!»

La cena del Signore
22 Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver pronunciato la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese un calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. 24 Ed egli disse loro: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. 25 In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio».

Gesù avverte Pietro del suo rinnegamento
26 Dopo che ebbero cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi.
27 Gesù disse loro: «Voi tutti sarete scandalizzati perché è scritto: "Io percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse". 28 Ma dopo che sarò risuscitato vi precederò in Galilea». 29 Allora Pietro gli disse: «Quand'anche tutti fossero scandalizzati, io però non lo sarò!» 30 Gesù gli disse: «In verità ti dico che tu, oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo abbia cantato due volte, mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli diceva più fermamente ancora: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

Agonia di Gesù nel giardino del Getsemani
32 Poi giunsero in un podere detto Getsemani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedete qui finché io abbia pregato». 33 Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a essere spaventato e angosciato. 34 E disse loro: «L'anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate». 35 Andato un po' più avanti, si gettò a terra; e pregava che, se fosse possibile, quell'ora passasse oltre da lui. 36 Diceva: «Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi». 37 Poi venne, li trovò che dormivano e disse a Pietro: «Simone! Dormi? Non sei stato capace di vegliare un'ora sola? 38 Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 39 Di nuovo andò e pregò, dicendo le medesime parole. 40 Ritornato, li trovò che dormivano perché gli occhi loro erano appesantiti; e non sapevano che rispondergli. 41 Venne la terza volta e disse loro: «Dormite pure, ormai, e riposatevi! Basta! L'ora è venuta: ecco, il Figlio dell'uomo è consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Arresto di Gesù
43 In quell'istante, mentre Gesù parlava ancora, arrivò Giuda, uno dei dodici, e insieme a lui una folla con spade e bastoni, inviata da parte dei capi dei sacerdoti, degli scribi e degli anziani. 44 Colui che lo tradiva aveva dato loro un segnale, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; pigliatelo e portatelo via sicuramente». 45 Appena giunse, subito si accostò a lui e disse: «Rabbì!» e lo baciò. 46 Allora quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono.
47 Ma uno dei presenti, tratta la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio.
48 Gesù, rivolto a loro, disse: «Voi siete usciti con spade e bastoni, come contro un brigante, per prendermi. 49 Ogni giorno ero in mezzo a voi insegnando nel tempio e voi non mi avete preso; ma questo è avvenuto affinché le Scritture fossero adempiute».
50 Allora tutti, lasciatolo, se ne fuggirono.
51 Un giovane lo seguiva, coperto soltanto con un lenzuolo; e lo afferrarono; 52 ma egli, lasciando andare il lenzuolo, se ne fuggì nudo.

Gesù compare davanti a Caiafa e al sinedrio
53 Condussero Gesù davanti al sommo sacerdote; e si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54 Pietro, che lo aveva seguito da lontano fin dentro il cortile del sommo sacerdote, stava lì seduto con le guardie e si scaldava al fuoco.
55 I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche testimonianza contro Gesù per farlo morire; ma non ne trovavano. 56 Molti deponevano il falso contro di lui, ma le testimonianze non erano concordi. 57 E alcuni si alzarono e testimoniarono falsamente contro di lui dicendo: 58 «Noi l'abbiamo udito mentre diceva: "Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne ricostruirò un altro, non fatto da mani d'uomo"». 59 Ma neppure così la loro testimonianza era concorde. 60 Allora il sommo sacerdote, alzatosi in piedi nel mezzo, domandò a Gesù: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?» 61 Ma egli tacque e non rispose nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò e gli disse: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?» 62 Gesù disse: «Io sono; e vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nuvole del cielo». 63 Il sommo sacerdote si stracciò le vesti e disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64 Voi avete udito la bestemmia. Che ve ne pare?» Tutti lo condannarono come reo di morte. 65 Alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli la faccia, a dargli dei pugni e a dirgli: «Indovina!» E le guardie si misero a schiaffeggiarlo.

Gesù rinnegato tre volte da Pietro
66 Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle serve del sommo sacerdote; 67 e, veduto Pietro che si scaldava, lo guardò bene e disse: «Anche tu eri con Gesù Nazareno».
68 Ma egli negò dicendo: «Non so, né capisco quello che tu dici». Poi andò fuori nell'atrio e il gallo cantò. 69 La serva, vedutolo, cominciò di nuovo a dire ai presenti: «Costui è uno di quelli». 70 Ma lui negò di nuovo. E ancora, poco dopo, coloro che erano lì dicevano a Pietro: «Certamente tu sei uno di quelli, anche perché sei Galileo». 71 Ma egli prese a imprecare e a giurare: «Non conosco quest'uomo di cui parlate». 72 E subito, per la seconda volta, il gallo cantò. Allora Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detta: «Prima che il gallo abbia cantato due volte, tu mi rinnegherai tre volte». E si abbandonò al pianto.

C.E.I.:

Marco 14

1 Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo. 2 Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo».
3 Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. 4 Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? 5 Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
6 Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; 7 i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. 8 Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».
10 Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. 11 Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo.
12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13 Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo 14 e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi». 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.
17 Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. 18 Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». 19 Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». 20 Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. 21 Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!».
22 Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. 25 In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».
26 E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 27 Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto:
Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
28 Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». 29 Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». 30 Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.
32 Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34 Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». 35 Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. 36 E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». 37 Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? 38 Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 39 Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. 40 Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.
41 Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
43 E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44 Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45 Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. 46 Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. 47 Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. 48 Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. 49 Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!».
50 Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. 51 Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. 52 Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.
53 Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54 Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. 55 Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. 56 Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. 57 Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: 58 «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo». 59 Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. 60 Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 61 Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». 62 Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell'uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo
».
63 Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64 Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte.
65 Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano.
66 Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote 67 e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». 68 Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. 69 E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». 70 Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». 71 Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo che voi dite». 72 Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.

Nuova Diodati:

Marco 14

La congiura dei sacerdoti
1 Ora, due giorni dopo era la Pasqua e la festa degli Azzimi; e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di prendere Gesù con inganno e ucciderlo. 2 Ma dicevano: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo».

Il convito di Betania
3 Ora egli, trovandosi a Betania in casa di Simone il lebbroso, mentre era a tavola, entrò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato di autentico nardo, di grande valore; or ella, rotto il vaso di alabastro, glielo versò sul capo. 4 Alcuni si sdegnarono fra di loro e dissero: «Perché tutto questo spreco di olio? 5 Poiché si poteva vendere quest'olio per più di trecento denari e darli ai poveri». Ed erano indignati contro di lei. 6 Ma Gesù disse: «Lasciatela fare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto una buona opera verso di me. 7 Perché i poveri li avrete sempre con voi; e quando volete, potete far loro del bene; ma non avrete sempre me. 8 Ella ha fatto ciò che poteva; ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 Ma in verità vi dico che in tutto il mondo, ovunque sarà predicato questo evangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che costei ha fatto».

Il prezzo del tradimento
10 Allora Giuda Iscariota, uno dei dodici, andò dai capi dei sacerdoti, per consegnarlo nelle loro mani. 11 Ed essi, udito ciò, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Così egli cercava un'occasione propizia per tradirlo.

La cena pasquale
12 Ora, nel primo giorno della festa degli Azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a prepararti da mangiare la Pasqua?». 13 Allora egli mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e incontrerete un uomo, che porta una brocca piena d'acqua; seguitelo. 14 E là dove entrerà, dite al padron di casa: "Il Maestro chiede: Dov'è la stanza in cui mangerò la Pasqua con i miei discepoli?". 15 Egli allora vi mostrerà una grande sala di sopra arredata e pronta; là apparecchiate per noi». 16 I suoi discepoli andarono e, giunti in città, trovarono come egli aveva loro detto; e apparecchiarono la Pasqua. 17 Quando fu sera, egli giunse con i dodici. 18 E, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico che uno di voi, che mangia con me, mi tradirà». 19 Allora essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». E un altro disse: «Sono forse io?». 20 Ed egli, rispondendo, disse loro: «È uno dei dodici che intinge con me nel piatto. 21 Sì, il Figlio dell'uomo se ne va come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo per mezzo del quale il Figlio dell'uomo è tradito. Sarebbe stato meglio per lui, se quell'uomo non fosse mai nato!». 22 E mentre essi mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo averlo benedetto, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo». 23 Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. 24 Quindi disse loro: «Questo è il mio sangue, il sangue del nuovo patto, che è sparso per molti. 25 In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». 26 E, dopo aver cantato un inno, uscirono, dirigendosi verso il monte degli Ulivi.

Pietro avvisato
27 E Gesù disse loro: «Voi tutti sarete scandalizzati di me questa notte, perché sta scritto: "Percuoterò il Pastore e le pecore saranno disperse". 28 Ma dopo che sarò risuscitato, io vi precederò in Galilea». 29 E Pietro gli disse: «Anche se tutti gli altri si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò». 30 E Gesù gli disse: «In verità ti dico che oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli con più fermezza diceva: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò affatto». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

Gesù nel Getsemani
32 Poi essi arrivarono ad un luogo chiamato Getsemani; ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedete qui, finché io abbia pregato». 33 Quindi prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, e cominciò ad essere preso da timore e angoscia; 34 e disse loro: «L'anima mia è grandemente rattristata, fino alla morte; rimanete qui e vegliate». 35 E, andato un poco avanti, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, si allontanasse da lui quell'ora. 36 E disse: «Abba, Padre, ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi». 37 Quindi, tornato indietro, trovò i discepoli che dormivano e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non hai avuto la forza di vegliare una sola ora? 38 Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; certo lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 39 Se ne andò di nuovo e pregò, dicendo le medesime parole. 40 Ritornato, trovò i discepoli nuovamente addormentati, perché i loro occhi erano appesantiti e non sapevano che cosa rispondergli. 41 Infine, ritornò per la terza volta e disse loro: «Dormite pure ora e riposatevi; basta! L'ora è giunta. Ecco, il Figlio dell'uomo è consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Arresto di Gesù
43 E in quell'istante, mentre egli parlava ancora, giunse Giuda, uno dei dodici, e con lui una gran turba con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44 Or chi lo tradiva aveva dato loro un segnale, dicendo: «Quello che bacerò è lui. Pigliatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45 E, come fu giunto, subito si accostò a lui e disse: «Rabbi, Rabbi»; e lo baciò caldamente! 46 Essi allora gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47 E uno dei presenti trasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli recise un orecchio. 48 Allora Gesù, rispondendo, disse: «Siete venuti con spade e bastoni per catturarmi, come se fossi un brigante? 49 Eppure, ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio ad insegnare, e voi non mi avete preso; ma questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture!». 50 Allora i discepoli, abbandonatolo, se ne fuggirono tutti. 51 Ed un certo giovane lo seguiva, avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo, ed essi lo afferrarono. 52 Ma egli, lasciato il lenzuolo, se ne fuggì nudo dalle loro mani.

Gesù davanti al sinedrio
53 Essi allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, presso il quale si radunarono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54 E Pietro lo seguì da lontano fin dentro il cortile del sommo sacerdote, dove si mise a sedere con le guardie, scaldandosi vicino al fuoco. 55 Ora i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche testimonianza contro Gesù, per farlo morire; ma non ne trovavano. 56 Molti infatti deponevano il falso contro di lui; ma le loro testimonianze non erano concordi. 57 Allora alcuni, alzatisi, testimoniarono il falso contro di lui, dicendo: 58 «Noi l'abbiamo udito dire: "Io distruggerò questo tempio fatto da mani, e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani"». 59 Ma neppure su questo la loro testimonianza era concorde. 60 Allora il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù, dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 61 Ma egli tacque e non rispose nulla. Di nuovo, il sommo sacerdote lo interrogò e gli disse: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». 62 E Gesù disse: «, io lo sono. E voi vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra della Potenza e venire con le nuvole del cielo». 63 Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64 Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E tutti lo giudicarono reo di morte. 65 Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a bendargli il viso, a dargli degli schiaffi ed a dirgli: «Indovina». E le guardie lo percuotevano.

Gesù rinnegato da Pietro
66 Or mentre Pietro era giù nel cortile, sopraggiunse una serva del sommo sacerdote. 67 E, visto Pietro che si scaldava, lo guardò attentamente e disse: «Anche tu eri con Gesù Nazareno». 68 Ma egli negò dicendo: «Non lo conosco e non capisco ciò che dici». Uscì quindi fuori nel vestibolo, e il gallo cantò. 69 Or la serva, vedutolo di nuovo, cominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». 70 Ma egli negò ancora. E, poco dopo, i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Veramente tu sei uno di loro; infatti sei Galileo e il tuo parlare lo rivela». 71 Ma egli cominciò a maledire e a giurare: «Io non conosco quest'uomo di cui parlate». 72 E il gallo cantò per la seconda volta; allora Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detta: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». E, pensando a ciò, scoppiò a piangere.

Riveduta 2020:

Marco 14

Congiura contro Gesù
(Matteo 26:1-5; Luca 22:1, 2; Giovanni 11:47-53)
1 Ora, due giorni dopo, era la Pasqua e gli Azzimi; i capi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di prendere Gesù con l'inganno e ucciderlo, 2 perché dicevano: “Non lo facciamo durante la festa, perché non vi sia qualche tumulto di popolo”.

Maria unge il capo di Gesù d'olio profumato
(Matteo 26:6-13; Giovanni 12:1-8)
3 Essendo Gesù a Betania, in casa di Simone il lebbroso, mentre era a tavola, venne una donna che aveva un vaso di alabastro pieno di olio profumato di nardo puro, di gran valore e, rotto l'alabastro, glielo versò sul capo. 4 Alcuni, indignatisi, dicevano fra loro: “Perché si è fatto questo spreco d'olio? 5 Quest'olio si sarebbe potuto vendere più di trecento denari e darli ai poveri”. E fremevano contro di lei. 6 Ma Gesù disse: “Lasciatela stare! Perché le date noia? Lei ha fatto un'azione buona verso di me. 7 Poiché i poveri li avete sempre con voi e, quando volete, potete fare loro del bene, ma me non mi avete sempre. 8 Lei ha fatto ciò che poteva; ha anticipato l'unzione del mio corpo per la sepoltura. 9 In verità io vi dico che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato l'evangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato, in memoria di lei”.

Il traditore
(Matteo 26:14-16; Luca 22:3-6)
10 Allora Giuda Iscariota, uno dei dodici, andò dai capi sacerdoti per darglielo nelle mani. 11 Essi, uditolo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava il modo opportuno per tradirlo.

L'ultima Pasqua
(Matteo 26:17-25; Luca 22:7-18, 21-23; Giovanni 13:1-30)
12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo ad apparecchiarti per mangiare la Pasqua?”. 13 Egli mandò due dei suoi discepoli e disse loro: “Andate nella città, e vi verrà incontro un uomo che porterà una brocca d'acqua; seguitelo 14 e, dove sarà entrato, dite al padrone di casa: 'Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza da mangiarvi la Pasqua con i miei discepoli?'. 15 Egli vi mostrerà di sopra una grande sala ammobiliata e pronta; lì apparecchiate per noi”. 16 I discepoli andarono, giunsero nella città e trovarono come egli aveva detto loro, e apparecchiarono per la Pasqua. 17 Quando fu sera Gesù venne con i dodici. 18 Mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: “In verità io vi dico che uno di voi, il quale mangia con me, mi tradirà”. 19 Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: “Sono forse io?”. 20 Ed egli disse loro: “È uno dei dodici, che intinge con me nel piatto. 21 Certo il Figlio dell'uomo se ne va, com'è scritto di lui, ma guai a quell'uomo per cui il Figlio dell'uomo è tradito! Sarebbe stato meglio per quell'uomo non essere nato!”.

La cena del Signore
(Matteo 26:26-29; Luca 22:15-20; I Corinzi 11:23-29)
22 E mentre mangiavano, Gesù prese del pane; fatta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: “Prendete, questo è il mio corpo”. 23 Poi, preso il calice e rese grazie, lo diede loro e tutti ne bevvero. 24 E disse loro: “Questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti. 25 In verità io vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino a quel giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio”.

Gesù avverte Pietro del suo rinnegamento
(Matteo 26:30-35; Luca 22:31-34; Giovanni 13:36-38)
26 Dopo che ebbero cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi.
27 E Gesù disse loro: “Voi tutti sarete scandalizzati, perché è scritto: 'Io percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse'. 28 Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea”. 29 Ma Pietro gli disse: “Quand'anche tutti fossero scandalizzati, io però non lo sarò”. 30 E Gesù gli disse: “In verità io ti dico che tu, oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo abbia cantato due volte, mi rinnegherai tre volte”. 31 Ma egli diceva più fermamente: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò”. E lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

Gesù nel giardino del Getsemani
(Matteo 26:36-46; Luca 22:39-46; Giovanni 18:1)
32 Poi si recarono in un podere detto Getsemani ed egli disse ai suoi discepoli: “Sedete qui finché io abbia pregato”. 33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a essere spaventato e angosciato. 34 E disse loro: “L'anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate”. 35 Andato un po' più avanti, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, quell'ora passasse oltre da lui. 36 E diceva: “Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Ma pure, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi”. 37 Poi venne, li trovò che dormivano e disse a Pietro: “Simone, dormi? Non sei stato capace di vegliare un'ora sola? 38 Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. 39 E di nuovo andò e pregò, dicendo le medesime parole. 40 E tornato di nuovo, li trovò che dormivano perché gli occhi loro erano appesantiti e non sapevano che rispondergli. 41 Venne la terza volta e disse loro: “Dormite pure ormai e riposatevi! Basta! L'ora è venuta: ecco, il Figlio dell'uomo è dato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino”.

Tradimento di Giuda e arresto di Gesù
(Matteo 26:47-56; Luca 22:47-53; Giovanni 18:2-11)
43 In quell'istante, mentre egli parlava ancora, arrivò Giuda, uno dei dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, da parte dei capi sacerdoti, degli scribi e degli anziani. 44 Colui che lo tradiva aveva dato loro un segnale, dicendo: “Colui che bacerò è lui; prendetelo e portatelo via sicuramente”. 45 Appena fu giunto, subito si accostò a lui e gli disse: “Maestro!”, e lo baciò. 46 Allora quelli gli misero le mani addosso e lo presero.
47 Ma uno di quelli presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio.
48 E Gesù, rivolto a loro, disse: “Voi siete usciti con spade e bastoni come per prendere un brigante. 49 Ogni giorno ero fra di voi insegnando nel tempio e non mi avete preso, ma ciò è avvenuto, affinché le Scritture fossero adempiute”.
50 E tutti, lasciatolo, se ne fuggirono.
51 Un certo giovane lo seguiva, avvolto solo in un panno di lino e lo presero, 52 ma egli, lasciando andare il panno di lino, se ne fuggì nudo.

Gesù davanti al Sinedrio
(Matteo 26:57-68; Luca 22:63-71; Giovanni 18:12-27)
53 Condussero Gesù dal sommo sacerdote e si radunarono tutti i capi sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54 Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro la corte del sommo sacerdote, dove stava a sedere con le guardie e si scaldava al fuoco.
55 I capi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano qualche testimonianza contro Gesù per farlo morire ma non ne trovavano. 56 Poiché molti deponevano il falso contro di lui, ma le testimonianze non erano concordi. 57 E alcuni si alzarono e testimoniarono falsamente contro di lui, dicendo: 58 “Noi lo abbiamo udito che diceva: 'Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne riedificherò un altro, che non sarà fatto da mani d'uomo'”. 59 Ma neppure così la loro testimonianza era concorde. 60 Allora il sommo sacerdote, alzatosi in piedi nel mezzo, domandò a Gesù: “Non rispondi nulla? Che testimoniano costoro contro di te?”. 61 Ma egli tacque e non rispose nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò e gli disse: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?”. 62 E Gesù disse: “Sì, lo sono: vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nuvole del cielo”. 63 Allora il sommo sacerdote, stracciatesi le vesti, disse: “Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64 Voi avete udito la bestemmia. Che ve ne pare?”. Tutti lo condannarono come reo di morte. 65 Alcuni iniziarono a sputargli addosso, a coprirgli la faccia, a dargli dei pugni e a dirgli: “Indovina, profeta!”. E le guardie presero a schiaffeggiarlo.

Gesù rinnegato da Pietro
(Matteo 26:69-75; Luca 22:54-62; Giovanni 18:15-18, 25-27)
66 Essendo Pietro giù nella corte, venne una delle serve del sommo sacerdote; 67 visto Pietro che si scaldava, lo riguardò in viso e disse: “Anche tu eri con Gesù Nazareno”. 68 Ma egli lo negò, dicendo: “Io non so né capisco quello che dici”. Poi uscì fuori nell'atrio e il gallo cantò. 69 E la serva, vedutolo, cominciò di nuovo a dire a quelli che erano lì presenti: “Costui è di quelli”. Ma egli lo negò ancora. 70 E di nuovo, di lì a poco, quelli che erano lì dicevano a Pietro: “Sicuramente tu sei di quelli, anche perché sei galileo”. 71 Ma egli iniziò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell'uomo che voi dite”. 72 E subito per la seconda volta, il gallo cantò. Allora Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: “Prima che il gallo abbia cantato due volte, tu mi rinnegherai tre volte”. E a questo pensiero si mise a piangere.

La Parola è Vita:

Marco 14

Gesù è tradito ed arrestato.
1 Due giorni dopo cominciava il rito della Pasqua, una festa annuale ebraica durante la quale non si mangia pane lievitato. I primi sacerdoti e gli altri capi giudei cercavano un modo per arrestare Gesù con l'inganno, per poi ucciderlo.
2 «Ma non possiamo durante la Pasqua», dicevano, «altrimenti ci sarà un tumulto!»
3 Nel frattempo Gesù era a Betania, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre erano a tavola, una donna entrò, portando un flacone di costoso profumo. Rotto il sigillo, la donna versò il profumo sul capo di Gesù.
4 Alcuni dei commensali erano indignati per questo spreco, almeno così parve a loro.
«Ma perché lo ha fatto? Avrebbe potuto vendere quel profumo per più di trecento monete, e poi dare il denaro ai poveri!» mugugnavano, e ce l'avevano a morte con lei. 5  6 Gesù allora disse: «Lasciatela in pace! Perché la criticate per una buona azione? 7 Ci saranno sempre dei poveri fra voi, che avranno molto bisogno del vostro aiuto e che potrete soccorrere quando vorrete, mentre io non sarò qui ancora per molto.
8 Questa donna ha fatto ciò che poteva: ha profumato il mio corpo anzitempo per la sepoltura. 9 E aggiungo questo in tutta verità, che ovunque il Vangelo sarà predicato nel mondo, ci si ricorderà di questa donna e di ciò che ha fatto».
10 Allora Giuda Iscariota, uno dei discepoli, si recò dai capi sacerdoti per mettersi d'accordo con loro ed aiutarli ad arrestare Gesù.
11 Quando i capi sacerdoti seppero perché era venuto, ne furono molto felici e gli promisero una ricompensa. Così Giuda cominciò a cercare il momento e il posto favorevole per tradire Gesù.
12 Il primo giorno di Pasqua, giorno in cui i Giudei sacrificano gli agnelli, i discepoli di Gesù gli chiesero dove volesse consumare la cena tradizionale di Pasqua. 13 Gesù mandò due di loro a Gerusalemme con queste istruzioni: «Quando vedrete venire verso di voi un uomo con una brocca d'acqua, seguitelo. 14 Nella casa in cui entrerà, dite al padrone: "Il nostro Maestro ci manda a vedere la stanza che tieni pronta per noi, quella dove faremo la cena di Pasqua stasera!" 15 Allora egli vi porterà in una grande sala al piano di sopra, già sistemata. È là che dovrete preparare la nostra cena».
16 I due discepoli andarono in città, trovarono tutto come Gesù aveva detto e prepararono la cena.
17 Verso sera arrivò Gesù con gli altri discepoli. 18 Mentre mangiavano seduti intorno alla tavola, Gesù disse: «In tutta verità vi dico che uno di voi mi tradirà, proprio uno di voi che intinge nel mio piatto».
19 Una profonda tristezza s'impadronì dei discepoli; ed uno dopo l'altro gli domandarono: «Sono forse io quello?»
20 Gesù rispose: «È uno di voi dodici che sta mangiando con me ora. 21 Devo morire, come tempo fa predissero i profeti; ma, guai all'uomo da cui sono tradito! Per lui sarebbe meglio che non fosse mai nato!»
22 Mentre stavano mangiando, Gesù prese del pane, chiese la benedizione di Dio, poi lo spezzò e lo diede ai discepoli, dicendo: «Mangiate. Questo è il mio corpo».
23 Poi prese un bicchiere di vino, di cui ringraziò Dio, lo porse ai discepoli, e tutti ne bevvero. 24 Gesù disse: «Questo è il mio sangue, versato per molti, che conferma il nuovo patto fra Dio e l'uomo. 25 In tutta verità vi dico che non assaggerò più vino fino al giorno in cui non ne berrò del nuovo nel Regno di Dio!»
26 Poi cantarono un inno e, usciti, si diressero sul Monte degli Ulivi. Gesù disse ai discepoli:
27 «Tutti voi mi abbandonerete, perché Dio ha detto per mezzo dei profeti:
"Ucciderò il Pastore,
e le pecore saranno disperse!"
28 Ma dopo che sarò risorto, andrò in Galilea, e là ci rivedremo!»
29 Allora Pietro gli disse: «Io non ti abbandonerò mai! Non importa ciò che faranno gli altri!» 30 Ma Gesù replicò: «Pietro, io invece ti dico che prima che il gallo canti una seconda volta domani mattina, mi avrai rinnegato tre volte».
31 «No!» esclamò Pietro. «Neppure se dovessi morire con te! Non ti rinnegherò mai!» E gli altri discepoli dicevano lo stesso.
32 Erano giunti intanto ad un orto di ulivi, chiamato l'Orto di Getsemani. Gesù ordinò ai suoi discepoli: «Sedete qui, mentre vado a pregare».
33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentirsi oppresso dall'orrore e da una profonda angoscia. 34 Allora Gesù disse loro: «La mia anima è oppressa dal dolore per la morte che si avvicina: restate qui e state svegli con me». 35 Andò un po' più avanti, poi cadde a terra, pregando Dio che, se era possibile, gli risparmiasse il momento terribile che lo aspettava.
36 «Padre, Padre», diceva, «ogni cosa ti è possibile. Allontana da me questo calice di dolore! Tuttavia sia fatta la tua volontà, non la mia».
37 Poi tornò dai tre discepoli e li trovò addormentati. «Simone!» chiamò, «Dormi? Non sei riuscito à star sveglio con me neppure un'ora? 38 State svegli e pregate per non cadere in tentazione. Perché, anche se lo spirito è pieno di buona volontà, il corpo è tanto debole!»
39 Gesù s'allontanò di nuovo e pregò, ripetendo le stesse parole. 40 Poi ritornò dai discepoli e ancora una volta li trovò addormentati, perché non erano riusciti a tenere gli occhi aperti e non sapevano che cosa rispondergli.
41 La terza volta che tornò da loro disse: «Dormite pure, riposatevi. Ma no, il tempo di dormire è finito! Ecco, sono tradito e consegnato a degli uomini malvagi. 42 Venite, alzatevi! Dobbiamo andare. Ecco, sta arrivando l'uomo che mi tradirà!» 43 Mentre stava ancora parlando, arrivò Giuda, uno dei suoi discepoli, accompagnato da una folla armata di spade e bastoni, mandata dai primi sacerdoti e dagli altri capi giudei.
44 Giuda aveva detto loro: «Saprete chi arrestare, quando mi avvicinerò a lui e lo bacerò. Allora potrete prenderlo facilmente!»
45 Perciò, appena arrivati, Giuda si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro!» poi lo baciò.
46 Allora gli altri furono addosso a Gesù e lo immobilizzarono. 47 Ma qualcuno sfoderò una spada e ferì un servo del sommo sacerdote, mozzandogli un orecchio.
48 Gesù chiese loro: «Sono un delinquente così pericoloso da venire a prendermi armati fino ai denti? 49 Perché non mi avete arrestato nel tempio? Tutti i giorni io ero là ad insegnare. Ma queste cose stanno accadendo, perché si avverino le profezie che mi riguardano».
50 Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono via. 51 Seguiva Gesù un giovane che indossava soltanto una camicia di lino. Quando cercarono di prendere anche lui, egli lasciò cadere la camicia e se ne scappò via completamente nudo.

Pietro nega di conoscere Gesù.
52  53 Gesù fu condotto a casa del sommo sacerdote, dove ben presto si riunirono tutti i capi sacerdoti e gli altri capi religiosi. 54 Pietro, che lo seguiva a distanza, era riuscito ad entrare nel cortile della casa del sommo sacerdote; e andò a sedersi fra i servi, a scaldarsi accanto al fuoco.
55 Intanto, i capi sacerdoti e la Corte Suprema Ebraica al completo stavano cercando un'accusa contro Gesù per condannarlo a morte. Ma i loro sforzi erano vani. 56 Molti testimoni deponevano il falso, ma si contraddicevano a vicenda.
57 Infine si alzarono alcuni uomini, anch'essi per accusare falsamente Gesù. Dissero: 58 «Abbiamo sentito che diceva: "Distruggerò questo tempio costruito dagli uomini ed in tre giorni ne costruirò un altro, fatto senza mano d'uomo!"» 59 Ma neppure in questo caso le testimonianze concordavano.
60 Allora il sommo sacerdote si alzò davanti alla corte e chiese a Gesù: «Perché non rispondi a questa accusa? Che cosa hai da dire in tua discolpa?»
61 Gesù non rispose. Allora il sommo sacerdote gli chiese: «Sei tu il Messia, Figlio di Dio?»
62 Gesù rispose: «Sì, sono io, e voi mi vedrete sedere alla destra di Dio e tornare in terra sulle nuvole del cielo».
63 Allora il sommo sacerdote si strappò i vestiti, gridando: «Di che cosa avete bisogno ancora? Perché aspettare dei testimoni? Voi stessi avete udito la sua bestemmia! Qual è il vostro verdetto?» La votazione per la condanna a morte fu unanime.
64  65 Alcuni di loro si misero a sputargli addosso, poi lo bendarono e cominciarono a dargli dei pugni in faccia. «Chi ti ha colpito stavolta, profeta?» lo deridevano. E perfino le guardie lo presero a pugni, mentre lo portavano via.
66 Nel frattempo, Pietro era rimasto di sotto, nel cortile. Ad un certo punto una delle serve del sommo sacerdote lo vide che si scaldava intorno al fuoco.
La donna lo guardò da vicino, poi lo apostrofò: «Anche tu eri con Gesù di Nazaret!»
67  68 Pietro negò: «Non so neppure di che cosa stai parlando!» disse, e si allontanò verso il cortile. Proprio allora il gallo cantò.
69 La serva lo vide che se ne stava là e cominciò a dire agli altri: «Eccolo là! Quello è un discepolo di Gesù!»
70 Pietro negò di nuovo. Poco dopo, altre persone che se ne stavano in piedi attorno al fuoco cominciarono a dire a Pietro: «Sì che sei uno di loro, perché vieni dalla Galilea!»
71 Pietro cominciò a maledire e a spergiurare, gridando: «Non lo conosco neppure il tizio di cui parlate!»
72 Fu allora che il gallo cantò la seconda volta. Improvvisamente Pietro ricordò le parole di Gesù: «Prima che il gallo canti due volte, mi avrai rinnegato per la terza volta».
E Pietro, sconsolato, pianse.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Marco 14

La congiura de' sacerdoti
(Matteo 26:1-5 e parall.)
1 Ora, due giorni dopo, era la pasqua e gli azzimi; e i capi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di pigliar Gesù con inganno ed ucciderlo; 2 perché dicevano: Non lo facciamo durante la festa, che talora non vi sia qualche tumulto del popolo.

Il convito di Betania
(Matteo 26:6-13 e parall.)
3 Ed essendo egli in Betania, nella casa di Simone il lebbroso, mentre era a tavola, venne una donna che aveva un alabastro d'olio odorifero di nardo schietto, di gran prezzo; e rotto l'alabastro, glielo versò sul capo. 4 E alcuni, sdegnatisi, dicevano fra loro: Perché s'è fatta questa perdita dell'olio? 5 Questo olio si sarebbe potuto vendere più di trecento danari e darli ai poveri. E fremevano contro a lei. 6 Ma Gesù disse: Lasciatela stare! Perché le date noia? Ella ha fatto un'azione buona inverso me. 7 Poiché i poveri li avete sempre con voi; e quando vogliate, potete far loro del bene; ma me non mi avete sempre. 8 Ella ha fatto ciò che per lei si poteva; ha anticipato d'ungere il mio corpo per la sepoltura. 9 E in verità io vi dico che per tutto il mondo, dovunque sarà predicato l'evangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato, in memoria di lei.

Il patto di Giuda
(Matteo 26:14-16 e parall.)
10 E Giuda Iscariot, uno dei dodici, andò dai capi sacerdoti per darglielo nelle mani. 11 Ed essi, uditolo, si rallegrarono e promisero di dargli del danaro. Ed egli cercava il modo opportuno di tradirlo.

L'ultima pasqua. La Santa Cena
(Matteo 26:17-29 e parall.)
12 E il primo giorno degli azzimi, quando si sacrificava la pasqua, i suoi discepoli gli dissero: Dove vuoi che andiamo ad apparecchiarti da mangiar la pasqua? 13 Ed egli mandò due dei suoi discepoli, e disse loro: Andate nella città, e vi verrà incontro un uomo che porterà una brocca d'acqua; seguitelo; 14 e dove sarà entrato, dite al padron di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza da mangiarvi la pasqua coi miei discepoli? 15 Ed egli vi mostrerà di sopra una gran sala ammobiliata e pronta; quivi apparecchiate per noi. 16 E i discepoli andarono e giunsero nella città e trovarono come egli avea lor detto, e apparecchiarono la pasqua. 17 E quando fu sera Gesù venne co' dodici. 18 E mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: In verità io vi dico che uno di voi, il quale mangia meco, mi tradirà. 19 Essi cominciarono ad attristarsi e a dirgli ad uno ad uno: Sono io desso? 20 Ed egli disse loro: È uno dei dodici, che intinge meco nel piatto. 21 Certo il Figliuol dell'uomo se ne va, com'è scritto di lui; ma guai a quell'uomo per cui il Figliuol dell'uomo è tradito! Ben sarebbe per quell'uomo di non esser nato! 22 E mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. 23 Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. 24 E disse loro: Questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti. 25 In verità io vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino a quel giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio.

Pietro avvisato
(Matteo 26:30-35 e parall.)
26 E dopo ch'ebbero cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi. 27 E Gesù disse loro: Voi tutti sarete scandalizzati; perché è scritto: Io percoterò il pastore e le pecore saranno disperse. 28 Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea. 29 Ma Pietro gli disse: Quand'anche tutti fossero scandalizzati, io però non lo sarò. 30 E Gesù gli disse: In verità io ti dico che tu, oggi, in questa stessa notte, avanti che il gallo abbia cantato due volte, mi rinnegherai tre volte. 31 Ma egli vie più fermamente diceva: Quantunque mi convenisse morir teco non però ti rinnegherò. E lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

Gesù nel Getsemani
(Matteo 26:36-46 e parall.)
32 Poi vennero in un podere detto Getsemani; ed egli disse ai suoi discepoli: Sedete qui finché io abbia pregato. 33 E prese seco Pietro e Giacomo e Giovanni e cominciò ad essere spaventato ed angosciato. 34 E disse loro: L'anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate. 35 E andato un poco innanzi, si gettò a terra; e pregava che, se fosse possibile, quell'ora passasse oltre da lui. 36 E diceva: Abba, Padre! ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Ma pure, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi. 37 E venne, e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: Simone, dormi tu? non sei stato capace di vegliare un'ora sola? 38 Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole. 39 E di nuovo andò e pregò, dicendo le medesime parole. 40 E tornato di nuovo, li trovò che dormivano perché gli occhi loro erano aggravati; e non sapevano che rispondergli. 41 E venne la terza volta, e disse loro: Dormite pure oramai, e riposatevi! Basta! L'ora è venuta: ecco, il Figliuol dell'uomo è dato nelle mani dei peccatori. 42 Levatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce, è vicino.

L'arresto di Gesù
(Matteo 26:47-56 e parall.)
43 E in quell'istante, mentr'egli parlava ancora, arrivò Giuda, l'uno dei dodici, e con lui una gran turba con ispade e bastoni, da parte de' capi sacerdoti, degli scribi e degli anziani. 44 Or colui che lo tradiva, avea dato loro un segnale, dicendo: Colui che bacerò è desso; pigliatelo e menatelo via sicuramente. 45 E come fu giunto, subito si accostò a lui e disse: Maestro! e lo baciò. 46 Allora quelli gli misero le mani addosso e lo presero; 47 ma uno di coloro ch'erano quivi presenti, tratta la spada, percosse il servitore del sommo sacerdote, e gli spiccò l'orecchio. 48 E Gesù, rivolto a loro, disse: Voi siete usciti con ispade e bastoni come contro ad un ladrone per pigliarmi. 49 Ogni giorno ero fra voi insegnando nel tempio, e voi non mi avete preso; ma ciò è avvenuto, affinché le Scritture fossero adempiute. 50 E tutti, lasciatolo, se ne fuggirono. 51 Ed un certo giovane lo seguiva, avvolto in un panno lino sul nudo; e lo presero; 52 ma egli, lasciando andare il panno lino, se ne fuggì ignudo.

Gesù davanti al Sinedrio
(Matteo 26:57-58 e parall.)
53 E menarono Gesù al sommo sacerdote; e s'adunarono tutti i capi sacerdoti e gli anziani e gli scribi. 54 E Pietro lo avea seguito da lungi, fin dentro la corte del sommo sacerdote, ove stava a sedere con le guardie e si scaldava al fuoco. 55 Or i capi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano qualche testimonianza contro a Gesù per farlo morire; e non ne trovavano alcuna. 56 Poiché molti deponevano il falso contro a lui; ma le testimonianze non erano concordi. 57 Ed alcuni, levatisi, testimoniarono falsamente contro a lui, dicendo: 58 Noi l'abbiamo udito che diceva: Io disfarò questo tempio fatto di man d'uomo, e in tre giorni ne riedificherò un altro, che non sarà fatto di mano d'uomo. 59 Ma neppur così la loro testimonianza era concorde. 60 Allora il sommo sacerdote, levatosi in piè quivi in mezzo, domandò a Gesù: Non rispondi tu nulla? Che testimoniano costoro contro a te? 61 Ma egli tacque e non rispose nulla. Daccapo il sommo sacerdote lo interrogò e gli disse: Sei tu il Cristo, il Figliuol del Benedetto? 62 E Gesù disse: Sì, lo sono: e vedrete il Figliuol dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nuvole del cielo. 63 Ed il sommo sacerdote, stracciatesi le vesti, disse: Che abbiam noi più bisogno di testimoni? 64 Voi avete udita la bestemmia. Che ve ne pare? E tutti lo condannarono come reo di morte. 65 Ed alcuni presero a sputargli addosso ed a velargli la faccia e a dargli dei pugni e a dirgli: Indovina, profeta! E le guardie presero a schiaffeggiarlo.

Gesù rinnegato da Pietro
(Matteo 26:69-75 e parall.)
66 Ed essendo Pietro giù nella corte, venne una delle serve del sommo sacerdote; 67 e veduto Pietro che si scaldava, lo riguardò in viso e disse: Anche tu eri con Gesù Nazareno. 68 Ma egli lo negò, dicendo: Io non so, né capisco quel che tu ti dica. Ed uscì fuori nell'antiporto, e il gallo cantò. 69 E la serva, vedutolo, cominciò di nuovo a dire a quelli ch'eran quivi presenti: Costui è di quelli. Ma egli daccapo lo negò. 70 E di nuovo, di lì a poco, quelli ch'erano quivi, dicevano a Pietro: Per certo tu sei di quelli, perché poi sei galileo. 71 Ma egli prese ad imprecare ed a giurare: Non conosco quell'uomo che voi dite. 72 E subito, per la seconda volta, il gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detta: Avanti che il gallo abbia cantato due volte, tu mi rinnegherai tre volte. Ed a questo pensiero si mise a piangere.

Ricciotti:

Marco 14

La cospirazione dei Sacerdoti
1 Alla festa di Pasqua e ai giorni degli azzimi mancavano due giorni; e i principi dei Sacerdoti e gli Scribi cercavano il modo di pigliare a tradimento Gesù e ucciderlo, 2 poichè dicevano: «Non facciamolo in giorno di festa, perchè non ci sia qualche tumulto di popolo». 3 Mentre si trovava in Betania, in casa di Simone il lebbroso, e stava a tavola, entrò una donna con un vasetto alabastrino di unguento di nardo schietto, molto costoso; e, rotto l'alabastro, glielo versò sul capo. 4 Alcuni se ne indignarono e cominciarono a dire: «Perchè s'è fatto questo sciupio di unguento? 5 Si sarebbe potuto vendere per più di trecento danari a pro dei poveri!». E fremevano contro di lei. 6 Ma Gesù disse: «Lasciatela fare; perchè le date pena? Ella ha compiuto una buona azione. 7 Infatti i poveri li avete sempre con voi, e potete far loro del bene quando volete; mentre non avete sempre me. 8 Essa ha fatto ciò che ha potuto; ha voluto anticipatamente ungere il mio corpo per la sepoltura. 9 In verità vi dico, che dovunque sarà predicato questo Vangelo, sarà pur contato a sua memoria quant'ella ha fatto».

Il patto di Giuda
10 Allora Giuda Iscariote, uno dei Dodici, andò dai principi dei Sacerdoti per darlo proditoriamente in loro potere. 11 Essi uditolo, ne furono contenti e promisero di dargli denaro; mentre egli cercava il modo opportuno di tradirlo.

Istituzione dell'Eucaristia
12 Nel primo giorno degli azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli chiesero: «Dove vuoi che andiamo a preparare quanto è necessario per mangiare la Pasqua?». 13 Ed egli mandò due discepoli, dicendo: «Andate in città; vi verrà incontro un uomo carico di un'anfora d'acqua; seguitelo 14 e dovunque entri dite al padrone della casa: - Il Maestro dice: "Dov'è la mia sala, dove mangiare la Pasqua co' miei discepoli?" - 15 Egli vi mostrerà una gran sala pronta; quivi fate i preparativi per noi». 16 I discepoli andarono e, giunti in città, trovarono come egli aveva detto e prepararono la Pasqua. 17 Calata la sera, Gesù venne coi Dodici. 18 E mentre erano a tavola e mangiavano, esclamò: «In verità vi dico che uno di voi che mangia con me mi tradirà». 19 Essi cominciarono a contristarsi e domandargli un dopo l'altro: «Son forse io?». 20 Ma egli rispose loro: «Uno dei Dodici, che mette con me la mano nel piatto. 21 Il Figliuol dell'uomo se ne va, com'è scritto di lui; ma guai a colui per mezzo del quale il Figliuol dell'uomo è tradito! Era meglio per lui se non fosse mai nato!». 22 Mentre mangiavano, Gesù prese il pane, e, dopo averlo benedetto, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese un calice e, rese grazie, lo diede loro, e tutti bevvero 24 e disse loro: «Questo è il mio sangue del nuovo testamento che sarà sparso per molti. 25 Io vi dico in verità che non berrò più del succo della vite, fino a quel giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».

Gesù predice l'abbandono dei discepoli
26 Poi cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi. 27 e Gesù disse loro: «Io sarò per voi, questa notte, un'occasione di scandalo, perchè è scritto: "Io percoterò il pastore e le pecore saranno disperse". 28 Ma, dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea». 29 Ma Pietro gli dichiarò: «Ancorchè tutti si scandalizzassero per tua cagione; non sarà così di me». 30 Gesù gli rispose: «In verità ti dico che tu oggi, questa stessa notte, prima che il gallo abbia cantato la seconda volta mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli più fermamente insisteva: «Quand'anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». E lo stesso dicevan tutti gli altri.

L'agonia nel Getsemani
32 Arrivati a un podere, detto Getsemani, Gesù disse a' suoi discepoli: «Sedete qui finchè io abbia pregato». 33 E presi con sè Pietro, Giacomo e Giovanni, cominciò a tremare e ad essere in preda ad angoscia. 34 E disse loro: «L'anima mia è triste fino alla morte; rimanete qui e vegliate». 35 Inoltratosi si prostrò a terra e cominciò a pregare che quell'ora, se fosse possibile, passasse via da lui 36 ed esclamava: «Abba, Padre, tutto ti è possibile. Allontana da me questo calice; tuttavia non quello che voglio io ma quello che vuoi tu». 37 Poi tornò e li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei stato capace di vegliare un'ora sola? 38 Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. Lo spirito, sì, è pronto, ma la carne è debole». 39 Andò di nuovo a pregare, dicendo le stesse parole. 40 E ritornato, li trovò un'altra volta addormentati, perchè cadevan dal sonno e non sapevano che rispondergli. 41 Ritornò una terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposate! Basta così! L'ora è giunta; ecco il Figliuol dell'uomo è dato in mano ai peccatori. 42 Alzatevi, andiamo; ecco: chi mi tradisce è ormai vicino».

Tradimento di Giuda e cattura di Gesù
43 Mentre ancora parlava, arrivò Giuda Iscariote, uno dei Dodici, accompagnato da una gran turba, armata di spade e bastoni, mandata dai principi dei sacerdoti, dagli Scribi e dai seniori, 44 alla quale il traditore aveva dato questo segnale: «Quello che bacerò, è lui; pigliatelo e menatelo via, assicurandovene bene». 45 Appena arrivato, subito accostandosi a lui, gli disse: «Salute, Rabbi!». E lo baciò. 46 Quelli, poste le mani addosso a Gesù, lo arrestarono. 47 Uno dei presenti, sfoderata la spada, ferì un servo del sommo sacerdote e gli portò via di netto un orecchio. 48 Gesù rivoltosi a loro, disse: «Siete venuti con spade e con bastoni per prendermi come se fossi un ladrone. 49 Ogni giorno me ne stavo tra voi nel tempio a insegnare e non mi avete preso; ma si compiano le Scritture». 50 Allora tutti i suoi discepoli lo abbandonarono e fuggirono. 51 Lo seguiva però un giovanetto coperto con un lenzuolo sul nudo; e lo presero. 52 Ma quello, lasciato il lenzuolo, se ne fuggì nudo.

Gesù davanti al Sinedrio
53 Condussero Gesù dal sommo sacerdote, presso il quale si radunarono tutti i Sacerdoti, gli Scribi e i seniori. 54 Pietro lo seguì da lungi fin dentro al cortile del sommo sacerdote e seduto coi servitori si scaldava al fuoco. 55 Intanto i Sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano testimonianze contro Gesù per farlo morire e non ne trovavano, 56 perchè molti deponevano il falso contro di lui, ma le testimonianze loro non concordavano. 57 E alcuni, alzatisi, attestarono il falso contro di lui dicendo: 58 «Lo abbiamo sentito dire: - Io distruggerò questo tempio, fatto da mano di uomo e in tre giorni ne fabbricherò un altro, che non sarà fatto da mano d'uomo-». 59 Ma neppure su ciò le loro testimonianze erano concordi. 60 Allora il sommo sacerdote, alzatosi nel mezzo, domandò a Gesù: «Non rispondi nulla a quanto dicono contro di te?». 61 Ma egli taceva e non rispose nulla. Lo interrogò di nuovo il sommo sacerdote e gli chiese: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». 62 Gesù rispose: «Sì, lo sono, e vedrete il Figliuol dell'uomo, seduto alla destra della potenza di Dio venire sulle nubi del cielo». 63 Il sommo sacerdote stracciandosi allora le vesti, esclamò: «Che bisogno abbiamo di testimoni? 64 Voi stessi avete udito la bestemmia: che ve ne pare?». Tutti lo condannarono come reo di morte. 65 E cominciarono alcuni a sputargli addosso, e velargli il volto e a colpirlo con pugni, dicendogli: «Indovina». E le guardie lo schiaffeggiavano.

Le negazioni di Pietro
66 Mentre Pietro se ne stava giù nel cortile, venne una delle serve del sommo sacerdote 67 e, visto Pietro riscaldarsi, lo guardò bene in viso, poi gli disse: «Anche tu eri con Gesù Nazzareno». 68 Ma egli negò, dicendo: «Nè lo conosco, nè comprendo quello che tu vuoi dire». E uscì fuori nel vestibolo; e un gallo cantò. 69 La serva, vedutolo di nuovo, cominciò a dire agli astanti: «Costui è di quelli». 70 Ma egli negò nuovamente. E di lì a poco gli astanti dissero a Pietro: «Tu di sicuro devi essere di quelli; giacchè sei Galileo». 71 Egli però cominciò ad imprecare e a giurare: «Non conosco l'uomo, del quale parlate». 72 E subito il gallo cantò per la seconda volta. E Pietro si ricordò della parola dettagli da Gesù: «Prima che il gallo canti per la seconda volta, mi rinnegherai tre volte», e si mise a piangere.

Tintori:

Marco 14

La cospirazione del Sinedrio
1 Di lì a due giorni era la pasqua e gli azzimi, ed i sommi sacerdoti e gli Scribi cercavano il modo di prendere Gesù con inganno ed ucciderlo. 2 Ma dicevano: Non di festa, che non avvenga tumulto nel popolo.

La cena di Betania
3 Or mentre egli si trovava in Betania in casa di Simone il lebbroso, ed era a tavola, venne una donna con un alabastro d'unguento prezioso, di nardo schietto e, rotto l'alabastro, glielo versò sulla testa. 4 E alcuni, indignati, cominciarono a dire: A che tanto scialacquo d'unguento? 5 chè potevasi quest'unguento vendere a più di trecento danari da distribuirsi ai poveri: e fremevan contro di lei. 6 Ma Gesù disse: Lasciatela fare; perchè la rimproverate? Ha fatto una buona azione verso di me, 7 chè i poveri li avete sempre con voi e potete far loro del bene quanto vorrete, me però non avrete sempre. 8 Ha fatto quanto poteva, ungendo anticipatamente il mio corpo per la sepoltura. 9 Vi dico in verità, che in tutto il mondo, ovunque sarà predicato questo Vangelo, si racconterà in sua ricordanza quanto essa ha fatto.

Il patto di Giuda
10 E Giuda Iscariote, uno dei dodici, andò dai capi dei sacerdoti per consegnarlo in loro potere. 11 E quelli, uditolo, si rallegrarono e gli promisero del danaro. E cercava l'occasione opportuna di tradirlo.

Preparazione dell'ultima cena
12 Or il primo giorno degli azzimi quando immolavan la pasqua, i suoi discepoli gli dicono: Dove vuoi che andiamo ad apparecchiarti per mangiare la pasqua? 13 Ed egli invia due dei suoi discepoli dicendo loro: Andate in città, e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua seguitelo 14 e, dove entrerà, dite al padrone di casa: Il Maestro dice: dov'è la mia sala per mangiare la pasqua coi miei discepoli? 15 Ed egli vi farà vedere un gran cenacolo già pronto; lì apparecchiato per noi. 16 I suoi discepoli andarono e, giunti in città, trovarono come egli aveva loro detto, e apparecchiarono la pasqua. 17 E, fattosi sera, egli vi andò coi dodici.

Il traditore svelato
18 E mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: In verità vi dico che uno di voi mi tradirà, chi mangia meco. 19 Allora essi incominciarono a rattristarsi e a dirgli ad uno ad uno: 20 Son forse io? Ed egli rispose loro: Uno dei dodici che intinge meco la mano nel piatto. 21 Il Figlio dell'uomo se ne va, come di lui sta scritto, ma guai a quell'uomo per cui esso è tradito. Era meglio per tal uomo non essere mai nato.

Istituzione della SS. Eucaristia
22 E mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù prese del pane: e, benedettolo, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: Prendete, questo è il mio corpo. 23 E preso il calice e rese le grazie, lo diede ad essi, e ne bevvero tutti. 24 E disse loro: Questo è il mio sangue, del nuovo testamento, il quale sarà sparso per molti. 25 In verità vi dico: non berrò più di questo succo di vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio.

Gesù predice l'abbandono dei suoi discepoli
26 E detto l'inno, andarono al monte degli Olivi. 27 E Gesù disse loro: Tutti patirete scandalo per cagion mia in questa notte; poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. 28 Ma, risuscitato che sia, vi precederò in Galilea. 29 Ma Pietro gli disse: Se anche tutti si scandalizzeranno, per tua cagione, io mai. 30 E Gesù a lui: In verità ti dico, oggi, in questa notte, prima che il gallo canti per la seconda volta, mi rinnegherai per tre volte. 31 Ma egli con più veemenza dichiarava: Dovessi anche morir con te, non ti rinnegherò. E lo stesso dicevano gli altri.

Al Getsemani
32 Poi vennero in un podere detto Getsemani; e disse ai suoi discepoli: Fermatevi qui finché sto a pregare. 33 E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. E cominciò a dar segni di spavento e di tedio. 34 E disse loro: L'anima mia è triste fino alla morte, rimanete qui e vegliate. 35 E inoltratosi un poco, si prostrò per terra e pregò che, se fosse possibile, da lui s'allontanasse quell'ora. 36 E diceva: Abba, Padre, tutto ti è possibile; allontana da me questo calice, però non quello che voglio io, ma quello che tu vuoi. 37 E tornato a loro li trovò addormentati. E disse a Pietro: Simone dormi? Non sei stato capace di vegliare neppure un'ora? 38 Vigilate e pregate per non cadere in tentazione; lo spirito sì, è pronto; ma la carne è debole. 39 E andò di nuovo a pregare, dicendo le stesse parole. 40 E tornato, li trovò ancora addormentati, che cascavano dal sonno, e non sapevano cosa rispondergli. 41 Ritornò la terza volta e disse loro: Dormite pure e riposatevi. Basta! L'ora è giunta, ecco il Figlio dell'uomo sarà dato in mano dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo: ecco, chi mi tradisce è vicino.

Tradimento di Giuda Cattura di Gesù
43 E mentre ancora parlava, giunse Giuda Iscariote, uno dei dodici, e con lui gran turba armata di spade e di bastoni, mandata dai sommi sacerdoti, dagli Scribi e dagli anziani. 44 Or il traditore aveva loro dato questo segno: Chi bacerò è lui: pigliatelo e portatelo via con precauzione. 45 E come arrivò, subito accostatosi a lui, disse: Salute, Maestro. E lo baciò. 46 E gli altri gli misero le mani addosso e lo catturarono. 47 Ma uno dei presenti, sfoderata la spada, ferì un servo del sommo sacerdote: e gli staccò un orecchio. 48 E Gesù rivoltosi a loro disse: Come fossi un ladrone, siete venuti a prendermi con spade e bastoni? 49 Tutti i giorni ero con voi nel tempio ad insegnare e non mi arrestaste. Ma si devono adempire le Scritture. 50 Allora i discepoli di lui, abbandonatolo, fuggirono tutti. 51 Ma un giovanetto seguiva Gesù coperto di una veste di lino sulla nuda carne e lo presero. 52 Ma lui lasciata andare la veste, nudo se ne fuggì da loro.

Gesù davanti al Sinedrio
53 E condussero Gesù dal sommo sacerdote, e vi si radunarono tutti i sacerdoti e gli Scribi e gli anziani. 54 Pietro lo seguì da lontano fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e seduto coi servi al fuoco, si scaldava. 55 Intanto i sommi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano testimonianze contro Gesù, per farlo morire; nè le trovavano. 56 Molti però deponevano il falso contro di lui, ma non concordavano le loro deposizioni. 57 Ed alcuni, alzatisi, attestarono il falso contro di lui, dicendo: 58 Lo abbiamo sentito dire: Io distruggerò questo tempio fatto colle mani, e in tre giorni ne riedificherò un altro non fatto colle mani. 59 Ma la loro testimonianza non era concorde. 60 E alzatosi in mezzo il sommo sacerdote, domandò a Gesù: Niente rispondi a quanto da essi contro di te è testimoniato? 61 Ma egli tacque e nulla rispose. Da capo il sommo sacerdote lo interrogò e gli disse: Sei tu il Cristo, Figlio di Dio benedetto? 62 E Gesù rispose: Sì, lo sono; e vedrete il Figlio dell'uomo assiso alla destra della potenza di Dio venire sulle nubi del cielo. 63 E il sommo sacerdote, stracciatesi le vesti, esclamò: Che bisogno abbiamo più di testimoni? 64 Avete sentita la bestemmia? Che ve ne pare? E tutti lo condannarono come reo di morte. 65 E alcuni presero a sputargli addosso e velargli la faccia e a schiaffeggiarlo, dicendogli: Indovina. E i servi gli davano delle percosse.

Le negazioni di Pietro
66 Or mentre Pietro era giù nel cortile, capitò lì una serva del sommo sacerdote, 67 e visto Pietro a scaldarsi, disse, dopo averlo squadrato: Anche tu eri con Gesù Nazareno. 68 Ma egli negò, dicendo: Nè lo conosco, nè so che cosa tu voglia dire. E uscì fuori davanti all'atrio e un gallo cantò. 69 Ma la serva, veduto di nuovo, cominciò a dire agli astanti: Costui è di quelli. 70 E Pietro di nuovo negò. Ma di lì a poco i circostanti dissero un'altra volta a Pietro: Di sicuro, tu devi essere di quelli; difatti sei Galileo. 71 Ed egli allora cominciò ad imprecarsi e a giurare: Non conosco l'uomo di cui parlate. 72 E subito il gallo cantò per la seconda volta. Allora Pietro si ricordò della parola che gli aveva detta Gesù: Prima che il gallo canti la seconda volta, tu mi rinnegherai per tre volte. E si mise a piangere.

Martini:

Marco 14

I principi de' sacerdoti fanno consiglio sopra la morte di Gesù, il quale è unto da una donna di prezioso unguento, mormorandone i discepoli. E venduto da Giuda. Del tradimento di lui parla agli Apostoli nella cena, nella quale dà il pane a' discepoli. Predice lo scandalo di tutti, e la trina negazione di Pietro. Dopo aver orato tre volte è catturato da' Giudei, a uno de' quali Pietro taglia l'orecchio. Fuggono i discepoli. Accusato da' falsi testimonj dinanzi a Caifa, è giudicato reo di morte, è sputacchiato, e battuto, e negato tre volte da Pietro.
1 Or di lì a due giorni era la pasqua, e gli azzimi: e i principi de' sacerdoti, e gli Scribi cercavano il modo di prenderlo per inganno, e ucciderlo. 2 Ma dicevano: Non il dì di festa, perché il popolo non si levi a tumulto. 3 E trovandosi Gesù a Betania in casa di Simone il lebbroso, ed essendo a mensa: venne una donna, che aveva un alabastro d'unguento di nardo di spigo di gran pregio, e rotto l'alabastro, glielo sparse sulla testa. 4 Ed eranvi alcuni, che ciò soffrivano di mal cuore dentro di se, e dicevano: A che fine si è fatto questo scialacquamento d'unguento? 5 Imperocché potea questo vendersi più di trecento denari, e darsi a' poveri. E fremevano contro di lei. 6 Ma Gesù disse: Lasciatela stare: perché la inquietate voi? Ella ha fatto una buona opera verso di me. 7 Imperocché avete sempre con voi de' poveri, e potete far loro del bene, quando a voi piacerà: me poi non mi avete sempre. 8 Ella ha fatto quel, che poteva: ha anticipato a ungere il mio corpo per la sepoltura. 9 In verità vi dico: In qualunque luogo sarà predicato questo Vangelo pel mondo tutto, sarà ancor raccontato quel, che ella ha fatto in sua ricordanza. 10 E Giuda Iscariote uno de' dodici andò dai principi de' sacerdoti per darlo nelle loro mani. 11 E questi, uditolo, si rallegrarono: e promisero di dargli del denaro. E cercava occasione favorevole per tradirlo. 12 E il primo giorno degli azzimi, quando immolavan la pasqua, dissero a lui i discepoli: Dove vuoi tu, che andiamo ad apparecchiare pel mangiamento della pasqua? 13 Ed ei mandò due de' suoi discepoli, e disse loro: Andate in città: e incontrerete un uomo portante una secchia d'acqua; andategli dietro: 14 E in qualunque luogo entri dite al padrone della casa: il maestro dice: Dov' è il mio refettorio, ove io mangi la pasqua co' miei discepoli? 15 Ed egli vi farà vedere un cenacolo grande, messo in ordine: e quivi apparecchiate per noi. 16 E i discepoli andarono, e giunti in città trovarono, conforme avea loro detto, e prepararon la pasqua. 17 E fattosi sera, v'andò egli con i dodici. 18 E mentre erano a mensa, e mangiavano, disse Gesù: In verità vi dico, che uno di voi, il quale mangia con meco, mi tradirà. 19 Ma essi cominciarono a rattristarsi, e a dirgli uno dopo l'altro: Son forse io? 20 Ed egli disse loro: Uno de' dodici, il quale intigne la mano nel piatto con me. 21 E il Figliuolo dell'uomo se ne va, come è stato scritto di lui: ma guai a quell'uomo, per cui il Figliuolo dell'uomo sarà tradito. Meglio era per un uomo tale il non esser mai nato. 22 E mentre quelli mangiavano, Gesù prese del pane: e benedettolo, lo spezzò, e lo dette loro, e disse: Prendete: questo o il mio Corpo. 23 E, preso il calice, rese le grazie, lo dette ad essi: e tutti ne bevvero. 24 E disse loro: Questo è il Sangue mio del nuovo testamento, il quale sarà sparso per molti. 25 In verità vi dico, che non berrò più di questo frutto della vite sino a quel giorno, in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio. 26 E, detto l'inno, andarono al monte degli ulivi. 27 Allora Gesù disse loro: Tutti patirete scandalo a riguardo mio in questa notte; imperocché sta scritto: Percuoterò il pastore, e si dispergeranno le pecorelle. 28 Ma dopo che io sarò risuscitato, vi anderò innanzi nella Galilea. 29 Pietro però gli disse: Quand'anche io tutti si scandalizzassero, non io però. 30 E Gesù gli disse: In verità ti dico, che tu oggi in questa notte, prima che il gallo abbia cantato la seconda volta, mi negherai tre volte. 31 Ma quegli soggiungeva di più: Quand'anche bisogni con te morire, non ti negherò. E il simil dicevan pur tutti. 32 E arrivarono in un luogo chiamato Getsemani ed egli disse a' suoi discepoli: Fermatevi qui, sintantoché io faccia orazione. 33 E prese seco Pietro, e Giacomo, e Giovanni: e cominciò ad atterrirsi, e rattristarsi. 34 E disse loro: l'anima mia è afflitta sino alla morte: trattenetevi qui e vegliate. 35 E avanzatosi al quanto, si prostrò per terra: e pregò, che, se era possibile, si allontanasse da lui quell'ora. 36 E disse: Abba, padre, tutto è possibile a te: allontana da me questo calice; ma non quello, che voglio io, ma quel, che vuoi tu. 37 E tornò da loro, e trovolli addormentati. E disse a Pietro: Simone, tu dormi? Non hai potuto vegliare una sol ora? 38 Vegliate, ed orate per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è inferma. 39 E andò nuovamente ad orare, ripetendo le stesse parole. 40 E tornato li trovò di nuovo addormentati (imperocché i loro occhi erano aggravati) e non sapevano cosa rispondergli. 41 E ritornò la terza volta, e disse loro: Su via dormite, e riposatevi. Basta così: l'ora è venuta: ecco che il Figliuolo dell'uomo sarà dato nelle mani de' peccatori. 42 Alzatevi, andiamo. Ecco che colui, che mi tradirà, è vicino. 43 E non avea finito di dire, quand'eccoti Giuda Iscariote uno dei dodici, e con esso gran gente armata di spade, e di bastoni, spedita da' principi de' Sacerdoti, e dagli Scribi, e dai seniori. 44 E il traditore avea dato loro il segnale, dicendo: Colui, che io bacerò, è desso; prendetelo, e conducetelo con attenzione. 45 E venuto che fu, accostossi subito a Gesù, e dissegli: Dio ti salvi, Maestro, e lo baciò. 46 Ma coloro gettarongli le mani ad dosso, e lo catturarono. 47 E uno degli astanti mise mano alla spada, e ferì un servo del sommo Sacerdote: e gli mozzò un orecchio. 48 E Gesù prese la parola, e disse loro: Quasi io fossi un assassino, siete venuti con ispade, e bastoni per pigliarmi? 49 Ogni giorno io stava tra voi nel tempio, insegnando, né mi pigliaste. Ma debbono le scritture adempiersi. 50 Allora i suoi discepoli abbandonatolo, tutti fuggirono. 51 E un certo giovinetto seguiva: Gesù coperto di una veste di lino su la, nuda carne: e lo pigliarono. 52 Ma egli, lasciata andare la veste, scappò ignudo da loro. 53 E condusser Gesù dal sommo sacerdote: e si adunarono tutti i sacerdoti, e gli Scribi, e i seniori. 54 Pietro però lo seguitò da lungi sin dentro al cortile del sommo Sacerdote e sedeva al fuoco con i ministri, e scaldavasi. 55 Ma i prìncipi de' sacerdoti, e tutto il consesso cercavano testimonianze contro Gesù per farlo morire, e non le trovavano. 56 Imperocché molti deponevano il falso contro di lui: ma le loro deposizioni non concordavano. 57 E alzatisi alcuni attestavano il falso contro di lui, dicendo: 58 Noi gli abbiamo sentito dire: Io distruggerò questo tempio manofatto, e in tre giorni fabbricheronne un altro non manofatto. 59 Ma la loro testimonianza non era concorde. 60 E alzatosi in mezzo il sommo sacerdote, interrogò Gesù, dicendo: Non rispondi tu nulla alle cose, che ti sono rinfacciate da costoro? 61 Ma egli taceva, e non rispose parola. Di nuovo lo interrogò il sommo Sacerdote, e dissegli: Se' tu il Cristo, il figliuol di Dio benedetto? 62 E Gesù gli disse: Io lo sono: e vedrete il Figliuol dell'uomo scendere alla destra della maestà di Dio, e venir sulle nubi del cielo. 63 E il sommo Sacerdote, stracciatesi le sue vesti, disse: Che bisogno abbiamo più di testimoni? 64 Avete udito la bestemmia. Che ve ne pare? E tutti lo condannarono per reo di morte. 65 E cominciarono alcuni a sputargli adosso, e velargli la faccia, e a dargli de' pugni, dicendogli: profetizza: e i ministri lo schiaffeggiavano. 66 E trovandosi Pietro da basso nel cortile, venne una delle serve del sommo Sacerdote: 67 E veduto Pietro, che si scaldava, e fissato in lui lo sguardo, disse: Anche tu eri con Gesù Nazareno. 68 Ma egli negò, dicendo: Nè lo conosco, né so quello, che tu ti dica. E uscì fuora davanti al cortile, e il gallo cantò. 69 E di nuovo avendolo veduto una serva, cominciò a dire agli astanti: Costui è di quelli. 70 Ma egli negò di bel nuovo. E di lì a poco nuovamente gli astanti dissero a Pietro: Tu se' di quelli sicuramente: imperocché sei anche Galileo. 71 Ma egli principiò a mandarsi delle imprecazioni, e a giurare: Non conosco quest'uomo, di cui parlate. 72 E subito per la seconda volta il gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola dettagli da Gesù: Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte, e incominciò a piagnere.

Diodati:

Marco 14

1 ORA, due giorni appresso, era la pasqua, e la festa degli azzimi; e i principali sacerdoti, e gli Scribi, cercavano il modo di pigliar Gesù con inganno, e di ucciderlo. 2 Ma dicevano: Non lo facciam nella festa, che talora non vi sia qualche tumulto del popolo. 3 OR essendo egli in Betania, in casa di Simone Lebbroso, mentre era a tavola, venne una donna, avendo un alberello d'olio odorifero di nardo schietto, di gran prezzo; e, rotto l'alberello, glielo versò sopra il capo. 4 Ed alcuni indegnarono tra sè stessi, e dissero: Perchè si è fatta questa perdita di quest'olio? 5 Poichè si sarebbe potuto venderlo più di trecento denari, e quelli darli a' poveri. E fremevano contro a lei. 6 Ma Gesù disse: Lasciatela; perchè le date voi noia? ella ha fatta una buona opera inverso me. 7 Perciocchè, sempre avete i poveri con voi; e quando vorrete, potete far loro del bene; ma me non mi avete sempre. 8 Ella ha fatto ciò che per lei si poteva; ella ha anticipato d'ungere il mio corpo, per una imbalsamatura. 9 Io vi dico in verità, che per tutto il mondo, dovunque questo evangelo sarà predicato, sarà eziandio raccontato ciò che costei ha fatto, in memoria di lei. 10 ALLORA Giuda Iscariot, l'un dei dodici, andò a' principali sacerdoti, per darlo lor nelle mani. 11 Ed essi, udito ciò, si rallegrarono, e promisero di dargli denari. Ed egli cercava il modo di tradirlo opportunamente.
12 ORA, nel primo giorno della festa degli azzimi, quando si sacrificava la pasqua, i suoi discepoli gli dissero: Dove vuoi che andiamo ad apparecchiarti da mangiar la pasqua? 13 Ed egli mandò due de' suoi discepoli, e disse loro: Andate nella città, e voi scontrerete un uomo, portando un testo pieno d'acqua; seguitelo. 14 E, dovunque egli sarà entrato, dite al padron della casa: Il Maestro dice: Ov'è la stanza, dov'io mangerò la pasqua co' miei discepoli? 15 Ed egli vi mostrerà una gran sala acconcia, tutta presta; preparateci quivi la pasqua. 16 E i suoi discepoli andarono, e vennero nella città, e trovarono come egli avea lor detto; ed apparecchiarono la pasqua. 17 Ed egli, quando fu sera, venne co' dodici. 18 E, mentre erano a tavola, e mangiavano, Gesù disse: Io vi dico in verità, che l'un di voi, il qual mangia meco, mi tradirà. 19 Ed essi presero ad attristarsi, e a dirgli ad uno ad uno: Sono io desso? 20 Ed egli, rispondendo, disse loro: Egli è uno de' dodici, il quale intinge meco nel piatto. 21 Certo, il Figliuol dell'uomo se ne va, siccome egli è scritto di lui; ma guai a quell'uomo, per cui il Figliuol dell'uomo è tradito! ben sarebbe stato per lui di non esser mai nato. 22 E mentre essi mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe, e lo diede loro, e disse: Prendete, mangiate; quest'è il mio corpo. 23 Poi, preso il calice, e rese grazie, lo diede loro; e tutti ne bevvero. 24 Ed egli disse loro: Quest'è il mio sangue, che è il sangue del nuovo patto, il quale è sparso per molti. 25 Io vi dico in verità, che io non berrò più del frutto della vigna, fino a quel giorno che io lo berrò nuovo nel regno di Dio. 26 E dopo ch'ebbero cantato l'inno, se ne uscirono al monte degli Ulivi. 27 E GESÙ disse loro: Voi tutti sarete scandalezzati in me questa notte; perciocchè egli è scritto: Io percoterò il Pastore, e le pecore saranno disperse. 28 Ma dopo che sarò risuscitato, io andrò dinanzi a voi in Galilea. 29 E Pietro gli disse: Avvegnachè tutti gli altri sieno scandalezzati di te, io però non lo sarò. 30 E Gesù gli disse: Io ti dico in verità, che oggi, in questa stessa notte, avanti che il gallo abbia cantato due volte, tu mi rinnegherai tre volte. 31 Ma egli vie più fermamente diceva: Quantunque mi convenisse morir teco, non però ti rinnegherò. Il simigliante dicevano ancora tutti gli altri.
32 POI vennero in un luogo detto Ghetsemane; ed egli disse a' suoi discepoli: Sedete qui, finchè io abbia orato. 33 E prese seco Pietro, e Giacomo, e Giovanni; e cominciò ad essere spaventato e gravemente angosciato. 34 E disse loro: L'anima mia è occupata di tristizia infino alla morte; dimorate qui, e vegliate. 35 E andato un poco innanzi, si gettò in terra, e pregava che, se era possibile, quell'ora passasse oltre da lui. 36 E disse: Abba, Padre, ogni cosa ti è possibile; trasporta via da me questo calice; ma pure, non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi. 37 Poi venne, e trovò i discepoli che dormivano, e disse a Pietro: Simone, dormi tu? non hai tu potuto vegliar pure un'ora? 38 Vegliate, ed orate, che non entriate in tentazione; bene è lo spirito pronto, ma la carne è debole. 39 E di nuovo andò, ed orò, dicendo le medesime parole. 40 E tornato, trovò i discepoli, che di nuovo dormivano; perciocchè i loro occhi erano aggravati; e non sapevano che rispondergli. 41 Poi venne la terza volta, e disse loro: Dormite pur da ora innanzi, e riposatevi; basta! l'ora è venuta; ecco, il Figliuol dell'uomo è dato nelle mani dei peccatori. 42 Levatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino.
43 ED in quello stante, mentre egli parlava ancora, giunse Giuda, l'uno de' dodici, e con lui una gran turba, con ispade, ed aste, da parte de' principali sacerdoti, degli Scribi, e degli anziani. 44 Or colui che lo tradiva avea dato loro un segnale, dicendo: Colui il quale io avrò baciato è desso; pigliatelo, menatelo sicuramente. 45 E come fu giunto, subito si accostò a lui, e disse: Ben ti sia, Maestro! e lo baciò. 46 Allora coloro gli misero le mani addosso, e lo presero. 47 Ed un di coloro ch'erano quivi presenti trasse la spada, e percosse il servitore del sommo sacerdote, e gli spiccò l'orecchio. 48 E Gesù fece lor motto, e disse: Voi siete usciti con ispade, e con aste, come contro ad un ladrone, per pigliarmi. 49 Io era tuttodì appresso di voi insegnando nel tempio, e voi non mi avete preso; ma ciò è avvenuto, acciocchè le scritture sieno adempiute. 50 E tutti, lasciatolo, se ne fuggirono. 51 Ed un certo giovane lo seguitava, involto d'un panno lino sopra la carne ignuda, e i fanti lo presero. 52 Ma egli, lasciato il panno, se ne fuggì da loro, ignudo.
53 ED essi ne menarono Gesù al sommo sacerdote; appresso il quale si raunarono insieme tutti i principali sacerdoti, e gli anziani, e gli Scribi. 54 E Pietro lo seguitava da lungi, fin dentro alla corte del sommo sacerdote; ove si pose a sedere co' sergenti, e si scaldava al fuoco. 55 Or i principali sacerdoti, e tutto il concistoro, cercavan testimonianza contro a Gesù, per farlo morire; e non ne trovavano alcuna. 56 Perciocchè molti dicevano falsa testimonianza contro a lui; ma le loro testimonianze non eran conformi. 57 Allora alcuni, levatisi, disser falsa testimonianza contro a lui, dicendo: 58 Noi l'abbiamo udito che diceva: Io disfarò questo tempio, fatto d'opera di mano, e in tre giorni ne riedificherò un altro, che non sarà fatto d'opera di mano. 59 Ma, non pur così la lor testimonianza era conforme. 60 Allora il sommo sacerdote, levatosi in piè quivi in mezzo, domandò a Gesù, dicendo: Non rispondi tu nulla? che testimoniano costoro contro a te? 61 Ma egli tacque, e non rispose nulla. Da capo il sommo sacerdote lo domandò, e gli disse: Sei tu il Cristo, il Figliuol del Benedetto? 62 E Gesù disse: , io lo sono; e voi vedrete il Figliuol dell'uomo sedere alla destra della Potenza, e venire con le nuvole del cielo. 63 E il sommo sacerdote, stracciatesi le vesti, disse: Che abbiam noi più bisogno di testimoni? 64 Voi avete udita la bestemmia; che ve ne pare? E tutti lo condannarono, pronunziando ch'egli era reo di morte. 65 Ed alcuni presero a sputargli addosso, ed a velargli la faccia, e a dargli delle guanciate, e a dirgli: Indovina. Ed i sergenti gli davan delle bacchettate.
66 ORA, essendo Pietro nella corte di sotto, venne una delle fanti del sommo sacerdote. 67 E veduto Pietro che si scaldava, lo riguardò in viso, e disse: Ancora tu eri con Gesù Nazareno. 68 Ma egli lo negò, dicendo: Io non lo conosco, e non so ciò che tu ti dica. Ed uscì fuori all'antiporto, e il gallo cantò. 69 E la fante, vedutolo di nuovo, cominciò a dire a quelli ch'eran quivi presenti: Costui è di quelli. 70 Ma egli da capo lo negò. E poco stante, quelli ch'eran quivi disser di nuovo a Pietro: Veramente tu sei di quelli; perciocchè tu sei Galileo, e la tua favella ne ha la somiglianza. 71 Ma egli prese a maledirsi, ed a giurare: Io non conosco quell'uomo che voi dite. 72 E il gallo cantò la seconda volta; e Pietro si ricordò della parola che Gesù gli avea detta: Avanti che il gallo canti due volte, tu mi rinnegherai tre volte. E si mise a piangere.

Commentario completo di Matthew Henry:

Marco 14

1 INTRODUZIONE A MARCO CAPITOLO 14

In questo capitolo inizia il racconto che questo evangelista fa della morte e delle sofferenze di nostro Signore Gesù, che tutti noi ci preoccupiamo di conoscere, non solo della storia, ma anche del mistero. Ecco qui

I. Il complotto dei sommi sacerdoti e degli scribi contro Cristo, Marco 14:1-2.

II. L'unzione del capo di Cristo durante una cena a Betania, due giorni prima della sua morte, Marco 14:3-9.

III. Il contratto che Giuda fece con i capi dei sacerdoti, per tradirlo, Marco 14:10-11.

IV. Cristo mangia la pasqua con i suoi discepoli, istituisce la cena del Signore e parla con i suoi discepoli, durante e dopo la cena, Marco 14:12-31.

V. L'agonia di Cristo nell'orto, Marco 14:32-42.

VI. Il tradimento di lui da parte di Giuda, e la sua cattura da parte degli agenti dei sommi sacerdoti, Marco 14:43-52.

VII. La sua citazione in giudizio davanti al sommo sacerdote, la sua condanna e le umiliazioni che gli furono fatte in quella sbarra, Marco 14:53-65.

VIII. Pietro lo sta rinnegando, Marco 14:66-72. La maggior parte dei passaggi li avevamo prima, Matteo 26.

Ver. 1. fino alla Ver. 11.

Abbiamo qui esempi,

Della gentilezza degli amici di Cristo, e della provvista di rispetto e onore per lui. Aveva, anche a Gerusalemme e nei dintorni, degli amici che lo amavano e non pensavano mai di poter fare abbastanza per lui, tra i quali, anche se Israele non è radunato, egli è e sarà glorioso.

1. Ecco un amico, che fu così gentile da invitarlo a cenare con lui; ed egli fu così gentile da accettare l'invito, Marco 14:3. Benché avesse la prospettiva che la sua morte si avvicinasse, tuttavia non si abbandonò a un malinconico ritiro da ogni compagnia, ma conversò liberamente con i suoi amici come al solito.

2. Ecco un altro amico, che fu così gentile da ungere il suo capo con un unguento preziosissimo mentre sedeva a tavola. Questo era uno straordinario atto di rispetto che gli veniva tributato da una brava donna che non pensava nulla di troppo buono da concedere a Cristo e da rendergli onore. Ora si adempì la Scrittura: Quando il re siede alla sua tavola, il mio nardo ne emana l'odore, Cantico dei Cantici 1:12. Ungiamo Cristo come il nostro Amato, baciamolo con un bacio d'affetto; e ungerlo come nostro Sovrano, baciarlo con un bacio di fedeltà. Ha egli versato la sua anima alla morte per noi, e penseremo forse che una scatola di unguento sia troppo preziosa per essere versata su di lui? È osservabile che si preoccupò di riversare tutto sul capo di Cristo; Lei ruppe la scatola (così la leggiamo); ma poiché era una scatola di alabastro, che non si rompeva facilmente, né era necessario che si rompesse, per tirare fuori l'unguento, alcuni lo leggevano, lei scuoteva la scatola, o la faceva cadere a terra, per allentare ciò che c'era dentro, affinché potesse essere tirato fuori meglio; oppure, Strofinò e raschiava via tutto ciò che gli era rimasto attaccato ai lati. Cristo deve essere stato onorato con tutto ciò che abbiamo, e non dobbiamo pensare di trattenere nessuna parte del prezzo. Gli diamo l'unguento prezioso dei nostri migliori affetti? Che li abbia tutti; amatelo con tutto il cuore.

Ora

(1.) C'erano quelli che hanno dato a questo una costruzione peggiore di quella che meritava. Lo chiamavano uno spreco dell'unguento, Marco 14:4. Poiché non potevano trovare il loro cuore per sottoporsi a una tale spesa per onorare Cristo, pensavano che fosse lei prodiga, chi lo faceva. Nota: Come si deve chiamare liberale la persona vile, né si deve dire che il generoso è generoso (Isaia 32:5), così il liberale e il generoso non devono essere chiamati spreconi. Facevano finta che potesse essere stato venduto e dato ai poveri, Marco 14:5. Ma come una comune pietà verso il corban non giustificherà una particolare carità verso un povero genitore (Marco 7:11), così una comune carità verso i poveri non giustificherà un particolare atto di pietà verso il Signore Gesù. Quello che la tua mano trova da fare, quello che è buono, fallo con le tue forze.

(2.) Nostro Signore Gesù vi ha dato una costruzione migliore di quanta, per quanto appaia, sia stata progettata. Probabilmente, non intendeva altro che mostrare il grande onore che aveva per lui, davanti a tutta la compagnia, e completare il suo divertimento. Ma Cristo ne fa un atto di grande fede, oltre che di grande amore (Marco 14:8);

"Ella è venuta di fronte, per ungere il mio corpo per la sepoltura, come se avesse previsto che la mia risurrezione glielo avrebbe impedito in seguito".

Questo rito funebre era una sorta di presagio, o preludio, all'avvicinarsi della sua morte. Guardate come il cuore di Cristo era pieno dei pensieri della sua morte, come ogni cosa era interpretata in riferimento a ciò, e con quanta familiarità ne parlava in tutte le occasioni. È consuetudine per coloro che sono condannati a morire, che le loro bare siano preparate e altre disposizioni per i loro funerali, mentre sono ancora in vita; e così Cristo ha accettato questo. La morte e la sepoltura di Cristo furono i gradini più bassi della sua umiliazione, e quindi, sebbene egli si sottomettesse allegramente ad essi, tuttavia avrebbe avuto alcuni segni d'onore per assistervi, che avrebbero potuto aiutare a togliersi di dosso l' offesa della croce, ed essere un indizio di quanto sia preziosa agli occhi del Signore la morte dei suoi santi. Cristo non entrò mai in trionfo a Gerusalemme, se non quando vi venne per soffrire, né il suo capo era mai stato unto, se non per la sua sepoltura.

(3.) Raccomandò questo pezzo di pietà eroica agli applausi della chiesa di tutti i tempi; Dovunque questo vangelo sarà predicato, se ne parlerà, in memoria di lei, Marco 14:9. Nota: L'onore che accompagna il fare il bene, anche in questo mondo, è sufficiente a bilanciare il rimprovero e il disprezzo che gli vengono gettati addosso. La memoria dei giusti è benedetta, e coloro che hanno avuto prove di crudeli scherni, hanno tuttavia ottenuto una buona testimonianza, Ebrei 11:36,39. Così questa brava donna fu ripagata per la sua scatola di unguento, Nec oleum perdidit nec operam: non perse né il suo olio né il suo lavoro. Ha ottenuto quel buon nome che è meglio di un unguento prezioso. Coloro che onorano Cristo egli li onorerà.

II. Della malizia dei nemici di Cristo e della preparazione fatta da loro per fargli del male.

1. I sommi sacerdoti, suoi nemici dichiarati, consultarono come poterlo mettere a morte, Marco 14:1-2. La festa della pasqua era ormai vicina, e in quella festa egli doveva essere crocifisso,

(1.) Affinché la sua morte e la sua sofferenza fossero più pubbliche, e che tutto Israele, anche quelli della dispersione, che vennero da ogni parte alla festa, potessero esserne testimoni e delle meraviglie che l'accompagnarono.

(2.) Che l'Anti-tipo possa rispondere al tipo. Cristo, la nostra Pasqua, è stato sacrificato per noi e ci ha fatto uscire dalla casa di schiavitù, nello stesso momento in cui è stato immolato l'agnello pasquale ed è stata commemorata la liberazione di Israele dall'Egitto .

Ora vedi,

[1.] Quanto erano dispettosi i nemici di Cristo, che non pensavano che fosse sufficiente bandirlo o imprigionarlo, perché miravano non solo a metterlo a tacere e a fermare il suo progresso per il futuro, ma a vendicarsi di lui per tutto il bene che aveva fatto.

[2.] Quanto erano sottili; Non nel giorno della festa, quando il popolo è riunito, non dicono: "Per non essere turbati nelle loro devozioni e distolti da loro", ma perché non ci sia tumulto (Marco 14:2), per non alzarsi e liberarlo e cadere in fallo su coloro che attentano a qualsiasi cosa contro di lui. Coloro che non desideravano altro che la lode degli uomini, non temevano altro che la rabbia e il dispiacere degli uomini.

2. Giuda, il suo nemico travestito, contrattò con loro per tradirlo, Marco 14:10-11. Si dice che fosse uno dei dodici che erano la famiglia di Cristo, intima con lui, addestrata per il servizio del regno; e andò dai sommi sacerdoti per offrire il suo servizio in questa faccenda.

(1.) Ciò che propose loro fu di tradire loro Cristo , e di avvisarli quando e dove lo avrebbero trovato, e di prenderlo, senza fare tumulto tra il popolo, cosa di cui avevano paura, se lo avessero catturato quando fosse apparso in pubblico, in mezzo ai suoi ammiratori. Sapeva allora quale aiuto desideravano, e dove si erano arenati nei loro consigli? È probabile che non lo fece, perché il dibattito si svolse nella loro stretta cabala. Sapevano forse che egli aveva intenzione di servirli e di fargli la corte? No, non potevano immaginare che qualcuno dei suoi intimi potesse essere così vile; ma Satana, che era entrato in Giuda, sapeva quale occasione avevano per lui, e poteva guidarlo per essere guida per coloro che stavano tramando per prendere Gesù. Nota: Lo spirito che opera in tutti i figli della disobbedienza, sa come portarli in aiuto gli uni degli altri in un progetto malvagio, e poi indurirli in esso, con la fantasia che la Provvidenza li favorisca.

(2) Ciò che si proponeva era di ottenere denaro con l'affare; aveva ciò a cui mirava, quando gli promisero di dargli denaro. La cupidigia era la lussuria del padrone di Giuda, la sua propria iniquità, e ciò lo tradì al peccato di tradire il suo Maestro; il diavolo adattò la sua tentazione a ciò, e così lo vinse. Non è detto: Gli promisero la preferenza (non era ambizioso di ciò), ma, Gli promisero denaro. Vedete che bisogno abbiamo di alzare la guardia contro il peccato che più facilmente ci assale. Forse fu la cupidigia di Giuda che lo portò dapprima a seguire Cristo, avendo la promessa che sarebbe stato il custode del denaro, o commissario di bordo, per la società, e amava in cuor suo il dover sperperare denaro; e ora che c'era del denaro da prendere dall'altra parte, era pronto a tradirlo come lo era sempre stato a seguirlo. Si noti che dove il principio della professione religiosa degli uomini è carnale e mondano, e il servizio di un interesse secolare, lo stesso principio, ogni volta che il vento gira, sarà l'amara radice di un'apostasia vile e scandalosa.

(3.) Messo al sicuro il denaro, si mise a fare il suo patto; cercò il modo di tradirlo convenientemente, il modo di consegnarlo tempestivamente, in modo da rispondere all'intenzione di coloro che lo avevano assoldato. Vedete che bisogno abbiamo di stare attenti a non intrappolarci in impegni peccaminosi. Se in qualsiasi momento siamo così intrappolati nelle parole della nostra bocca, ci preoccupiamo di liberarci con una pronta ritirata, Proverbi 6:1-5. È una regola della nostra legge, così come della nostra religione, che l'obbligo di fare una cosa malvagia è nullo; Lega al pentimento, non alla performance. Vedete come la via del peccato è in discesa: quando gli uomini sono dentro, devono essere in avanti; e quali malvagi espedienti hanno molti nelle loro ricerche peccaminose, per comprendere convenientemente i loro disegni; ma tali convenienze si riveleranno alla fine dei guai.

12 Ver. 12. fino alla Ver. 31.

In questi versetti abbiamo:

Cristo stava mangiando la pasqua con i suoi discepoli, la notte prima di morire, con le gioie e i conforti della cui ordinanza si preparò per i suoi dolori imminenti, la cui piena prospettiva non lo disponeva per quella solennità. Nota: Nessuna apprensione per i guai, che vengano o vengano, dovrebbe metterci da parte, o metterci fuori dalla cornice per la nostra partecipazione alle sacre ordinanze, quando ne abbiamo l'opportunità.

1. Cristo mangiò la pasqua alla solita ora in cui lo facevano gli altri ebrei, come il dottor Whitby aveva pienamente capito, e non, come avrebbe detto il dottor Hammond, la sera prima. Era il primo giorno di quella festa, che (comprendendo tutti gli otto giorni della festa) era chiamata: La festa degli azzimi, proprio quel giorno in cui si immolava la pasqua, Marco 14:12.

2. Indicò ai suoi discepoli come trovare il luogo dove intendeva mangiare la pasqua; e con ciò diede un'altra prova della sua infallibile conoscenza delle cose lontane e future (che a noi sembrano del tutto contingenti), come aveva dato quando li aveva mandati a prendere l'asino sul quale cavalcava in trionfo ( Marco 11:6);

"Va' in città (perché la pasqua deve essere consumata a Gerusalemme), e là ti verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua (un servo mandato a prendere dell'acqua per pulire le stanze della casa del suo padrone); seguitelo, entrate dove va, chiedete del suo padrone, il buon padrone di casa (Marco 14:14), e chiedetegli di mostrarvi una stanza".

Senza dubbio gli abitanti di Gerusalemme avevano delle stanze da affittare, per questa occasione, a quelli che venivano dal paese per celebrare la Pasqua, e di cui Cristo si servì di una di esse, non della casa di un amico, né di una casa che aveva frequentato in precedenza, perché allora avrebbe detto:

"Vai da un amico così", oppure,

"Sai dove eravamo una volta, vai là e preparati."

Probabilmente andò dove non era conosciuto, per essere indisturbato con i suoi discepoli. Forse lo annunciò con un segno, per nasconderlo a Giuda, affinché non lo sapesse fino a quando non fosse giunto sul luogo, e con un tale segno per indicare che abiterà nel cuore puro, cioè lavato come con acqua pura. Dove vuole arrivare, una brocca d'acqua deve precederlo; vedi Isaia 1:16-18.

3. Mangiò la pasqua in una stanza al piano superiore arredata, εστρωμενον - tappezzata (così il dottor Hammond); sembrerebbe essere stata una sala da pranzo molto bella. Cristo era ben lungi dall'influenzare qualsiasi cosa che apparisse maestosa nel mangiare i suoi pasti comuni; al contrario, sceglieva ciò che era familiare, sedeva sull'erba: ma, quando doveva celebrare un banchetto sacro, in onore di ciò sarebbe stato a scapito di una stanza quanto più buona poteva. Dio non guarda alla pompa esteriore, ma guarda ai segni e alle espressioni di riverenza interiore per un'istituzione divina, che, c'è da temere, mancano coloro che, per risparmiare le spese, negano a se stessi la decenza nell'adorazione di Dio.

4. Ne mangiò con i dodici, che erano la sua famiglia, per insegnare a coloro che hanno la responsabilità delle famiglie, non solo le famiglie dei bambini, ma le famiglie dei servi, o le famiglie degli scolari, o gli alunni, a mantenere la religione tra loro e ad adorare Dio con loro. Se Cristo venne con i dodici, allora Giuda era con loro, anche se in quel momento stava tramando di tradire il suo Maestro; ed è chiaro da ciò che segue (Marco 14:20), che egli era lì: non si assentò, per non essere sospettato; se il suo seggio fosse stato vuoto a questa festa, avrebbero detto: come Saul di Davide, Egli non è puro, sicuramente non è puro, 1Samuele 20:26. Gli ipocriti, sebbene sappiano che è a loro rischio e pericolo, si affollano in ordinanze speciali, per mantenere alta la loro reputazione e attenuare la loro segreta malvagità. Cristo non lo escluse dalla festa, sebbene conoscesse la sua malvagità, perché non era ancora diventata pubblica e scandalosa. Cristo, progettando di mettere le chiavi del regno dei cieli nelle mani degli uomini, che possono giudicare solo secondo l'aspetto esteriore, in tal modo li avrebbe diretti e incoraggiati nelle loro ammissioni alla sua mensa, per essere soddisfatti con una professione giustificabile, perché non possono discernere la radice dell'amarezza finché non spunta.

II. Il discorso di Cristo con i suoi discepoli, mentre mangiavano la pasqua. È probabile che parlassero, secondo l'usanza della festa, della liberazione di Israele dall'Egitto e della preservazione dei primogeniti, e furono piacevoli come erano soliti stare insieme in questa occasione, finché Cristo disse loro ciò che avrebbe mescolato il tremore con le loro gioie.

1. Si compiacevano della compagnia del loro Padrone; ma egli dice loro che ora devono perderlo subito; Il Figlio dell'uomo è tradito; ed essi sapevano, poiché egli aveva spesso detto loro, ciò che seguiva: Se viene tradito, la prossima notizia che sentirete di lui è che è stato crocifisso e ucciso; Dio ha deciso riguardo a lui, ed egli è d'accordo; Il Figlio dell'uomo va, come è scritto di lui, Marco 14:21. Fu scritto nei consigli di Dio e nelle profezie dell'Antico Testamento, non un iota o un apice di entrambi i quali può cadere a terra.

2. Si compiacevano della compagnia gli uni degli altri, ma Cristo getta un umido sulla gioia di ciò, dicendo loro: Uno di voi che mangia con me mi tradirà, Marco 14:18. Cristo disse questo, se possibile, per scuotere la coscienza di Giuda, e per risvegliarlo a pentirsi della sua malvagità, e a ritirarsi (perché non era troppo tardi) dall'orlo della fossa. Ma per quanto appaia, colui che era più interessato all 'avvertimento, lo era di meno . Tutti gli altri ne sono stati colpiti.

(1.) Cominciarono ad essere tristi. Come il ricordo del nostro passato cade nel peccato, così il timore di una cosa simile spesso inasprisce molto il conforto dei nostri banchetti spirituali e smorza la nostra gioia. Ecco le erbe amare, con le quali fu consumata questa festa pasquale.

(2.) Cominciarono a diffidare di se stessi, dissero ad uno ad uno: Sono forse io? E un altro disse: Sono io? Devono essere lodati per la loro carità, per essere stati più gelosi di se stessi che gli uni degli altri. È la legge della carità sperare il meglio (1Corinzi 13:5-7), perché sappiamo con certezza, quindi possiamo giustamente sospettare, più male per noi stessi che per i nostri fratelli. Devono anche essere lodati per la loro acquiescenza a ciò che Cristo ha detto; confidavano più nelle sue parole che nel loro cuore; e quindi non dire:

"Sono sicuro che non sono io", ma,

"Signore, sono io? vediamo se c'è in noi una tale via di malvagità, una tale radice di amarezza, e scopricela, affinché possiamo estirpare quella radice, e fermare quella via".

Ora, in risposta alla loro domanda, Cristo dice che:

[1.] Il che li renderebbe facili;

"Non sei tu,tu; è questo che ora intinge con me nel piatto; l'avversario e il nemico è questo malvagio Giuda".

[2.] Il che, si potrebbe pensare, dovrebbe mettere Giuda molto a disagio. Se egli continua nella sua impresa, è sulla punta della spada, perché guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito; egli è disfatto, per sempre disfatto; il suo peccato lo scoprirà presto ; e sarebbe stato meglio per lui non essere mai nato, e non aver mai avuto un essere piuttosto miserabile come doveva averlo. È molto probabile che Giuda si sia incoraggiato in ciò con questo pensiero, che il suo Maestro avesse spesso detto che doveva essere tradito;

"E se ciò deve essere fatto, certamente Dio non troverà da ridire su colui che lo fa, poiché chi ha resistito alla sua volontà?"

Come sostiene l'obiettore, Romani 9:19. Ma Cristo gli dice che questo non sarà per lui un rifugio o una scusa; Il Figlio dell'uomo va, come sta scritto di lui, come un agnello al macello, ma guai a quell'uomo dal quale è stato tradito. Il decreto di Dio di permettere i peccati degli uomini, e di trarre gloria a se stesso da essi, non richiede né richiede i loro peccati, né determina per loro, né sarà alcuna scusa del peccato, o mitigazione della punizione. Cristo è stato davvero liberato dal determinato consiglio e dalla pre-scienza di Dio; ma, nonostante ciò, è con mani malvagie che viene crocifisso e ucciso, Atti 2:23.

III. L'istituzione della cena del Signore.

1. Fu istituito alla fine di una cena, quando erano sufficientemente nutriti con l'agnello pasquale, per mostrare che nella cena del Signore non c'è alcun pasto corporale intenzionale; premetterla con una cosa del genere, è ravvivare di nuovo Mosè. Ma è cibo solo per l'anima, e quindi basta pochissimo di ciò che è per il corpo, tanto quanto servirà da segno. Era alla fine della cena pasquale, che con essa fu evangelizzata, e poi sostituita e messa da parte. Gran parte della dottrina e del dovere dell'eucaristia ci è illustrata dalla legge della pasqua (Esodo 12.); poiché le istituzioni dell'Antico Testamento, sebbene non ci vincolino, tuttavia ci istruiscono, con l'aiuto di una chiave evangelica per esse. E queste due ordinanze che giacciono qui così vicine l'una all'altra, può essere bene confrontarle, e osservare quanto sia più breve e più chiara l'istituzione della cena del Signore, di quanto non lo fosse quella della pasqua. Il giogo di Cristo è dolce in confronto a quello della legge cerimoniale, e le sue ordinanze sono più spirituali.

2. È stato istituito dall' esempio di Cristo stesso; non con la cerimonia e la solennità di una legge, come lo era l'ordinanza del battesimo, dopo la risurrezione di Cristo ( Matteo 28:19), con, sia emanato dall'autorità suddetta, da un potere dato a Cristo in cielo e sulla terra ( Marco 14:18); ma dalla pratica del nostro Maestro stesso, perché destinato a coloro che sono già suoi discepoli e sono stati presi in alleanza con lui, ma ha l'obbligo di una legge, ed è stato destinato a rimanere in piena forza, potenza e virtù, fino alla sua seconda venuta.

3. È stato istituito con benedizione e rendimento di grazie; i doni della provvidenza comune devono essere ricevuti in tal modo (1; Timoteo 4:4-5), molto più dei doni della grazia speciale. Egli benedisse (Marco 14:22) e rese grazie, Marco 14:23. Negli altri suoi pasti, era solito benedire e rendere grazie (Marco 6:41; 8:7) in modo così notevole, che era riconosciuto per questo, Luca 24:30-31. E fece lo stesso a questo pasto.

4. È stato istituito per essere un memoriale della sua morte; e perciò spezzò il pane, per mostrare quanto piaceva al Signore di schiacciarlo; e chiamò il vino, che è il sangue dell'uva, il sangue del Nuovo Testamento. La morte di Cristo fu una morte cruenta, e si fa spesso menzione del sangue, il sangue prezioso, come prezzo della nostra redenzione, perché il sangue è la vita, e ha fatto espiazione per l'anima, Levitico 17:11-14. L'effusione del sangue era l'indicazione più sensata dell'effusione della sua anima, Isaia 53:12. Il sangue ha una voce (Genesi 4:10); e quindi il sangue è così spesso menzionato, perché doveva parlare, Ebrei 12:24. È chiamato il sangue del Nuovo Testamento; poiché il patto di grazia divenne testamento, e di forza per la morte di Cristo, il testatore, Ebrei 9:16. Si dice che sia versato per molti, per giustificare molti (Isaia 53:11), per portare molti figli alla gloria, Ebrei 2:10. Era sufficiente per molti, essendo di valore infinito; è stato utile a molti; leggiamo di una grande folla che nessuno poteva contare, che aveva lavato le sue vesti e le aveva rese candide nel sangue dell'Agnello (Apocalisse 7:9-14); eppure è una fonte aperta. Quanto è comodo per i poveri peccatori pentiti, che il sangue di Cristo sia versato per molti! E se per molti, perché non per me? Se per i peccatori, peccatori dei Gentili, il capo dei peccatori, allora perché non per me?

5. Era stato istituito per essere una ratifica dell'alleanza stipulata con noi in lui, e un segno della trasmissione a noi di quei benefici che erano stati acquistati per noi con la sua morte; e perciò spezzò loro il pane ( Marco 14:22), e disse: Prendete, mangiatene e diede loro il calice, e ordinò loro di berne, Marco 14:23. Applicate a voi stessi la dottrina di Cristo crocifisso e fate che essa sia cibo e bevanda per la vostra anima, rafforzando, nutrendo e ristorando per voi, e il sostegno e il conforto della vostra vita spirituale.

6. È stato istituito con un occhio alla felicità del cielo, e per essere un assaggio e un assaggio di ciò, e quindi per privare la nostra bocca di gusto per tutti i piaceri e le delizie dei sensi ( Marco 14:25); Non berrò più del frutto della vite, perché è un ristoro fisico. Ne ho abbastanza. Nessuno, avendo gustato le delizie spirituali, desidera subito quelle sensibili, perché dice: Lo spirituale è migliore (Luca 5:39); ma chiunque ha gustato le delizie spirituali, desidera subito quelle eterne, perché dice: Quelle sono ancora migliori; e perciò non bevete più del frutto della vite, che è morto e piatto per coloro che sono stati fatti bere dal fiume dei piaceri di Dio; ma, Signore, affretta il giorno in cui lo berrò nuovo e fresco nel regno di Dio, dove sarà sempre nuovo, e nella perfezione.

7. Si chiudeva con un inno, Marco 14:26. Sebbene Cristo fosse in mezzo ai suoi nemici, tuttavia, per paura di loro, non ometteva questo dolce dovere di cantare i salmi. Paolo e Sila cantavano, quando i prigionieri li udivano. Questa era una canzone evangelica, e nell'Antico Testamento si parla spesso dei tempi del gospel, come di momenti di gioia, e la lode si esprime con il canto. Questo era il canto simile a un cigno di Cristo , che egli cantò poco prima di iniziare la sua agonia; probabilmente, quello che di solito viene cantato, Salmo da 113 a 118.

IV. Il discorso di Cristo con i suoi discepoli, mentre tornavano a Betania al chiaro di luna. Quando ebbero cantato l'inno, uscirono. Era ormai quasi ora di andare a dormire, ma il nostro Signore Gesù aveva così tanto il cuore rivolto alla sua sofferenza, che non voleva entrare nel tabernacolo della sua casa,salire nel suo letto,dare sonno ai suoi occhi, quando quel lavoro doveva essere fatto, Salmi 132:3-4. Agli Israeliti fu proibito di uscire dalle loro case la notte in cui avevano mangiato la pasqua, per paura della spada dell'angelo distruttore, Esodo 12:22-23. Ma poiché Cristo, il grande pastore, doveva essere colpito, uscì apposta per esporsi alla spada, come un campione; essi sfuggirono al distruttore, ma Cristo lo vinse e portò la distruzione a una fine perpetua.

1. Cristo qui predice che nelle sue sofferenze sarebbe stato abbandonato da tutti i suoi discepoli;

"Vi sentirete tutti offesi a causa mia, questa notte. So che lo farai (Marco 14:27), e ciò che vi dico ora, non è altro che ciò che la Scrittura vi ha detto prima; Colpirò il pastore, e allora le pecore saranno disperse".

Cristo lo sapeva già da tempo, eppure li accolse alla sua mensa; egli prevede le cadute e gli aborti dei suoi discepoli, eppure non li rifiuta. Né dovremmo essere scoraggiati dal venire alla cena del Signore, per il timore di ricadere nel peccato in seguito; Ma più grande è il nostro pericolo, più abbiamo bisogno di fortificarci con l'uso diligente e coscienzioso delle sacre ordinanze. Cristo dice loro che si sarebbero offesi in lui, avrebbero cominciato a chiedersi se fosse il Messia o no, quando lo avessero visto sopraffatto dai suoi nemici. Fino a quel momento erano rimasti con lui nelle sue tentazioni; Benché qualche volta lo avessero offeso, tuttavia non si erano scandalizzati in lui, né gli avevano voltato le spalle, ma ora la tempesta sarebbe stata così grande che tutti avrebbero gettato le ancore e avrebbero corso il pericolo di naufragio. Alcune prove sono più particolari (come Apocalisse 2:10, Il diavolo getterà alcuni di voi in prigione); ma altre sono più generali, un'ora di tentazione, che verrà su tutto il mondo, Apocalisse 3:10. La percossione del pastore è spesso la dispersione delle pecore: magistrati, ministri, padroni di famiglia, se questi sono, come dovrebbero essere, pastori di coloro che sono sotto la loro custodia, quando qualcosa non va loro di male, tutto il gregge ne soffre e ne è messo in pericolo.

Ma Cristo li incoraggia con la promessa che si raduneranno di nuovo, che torneranno sia al loro dovere che al loro conforto (Marco 14:28);

"Quando sarò risuscitato, vi radunerò da tutti i luoghi dove siete dispersi, Ezechiele 34:12. Andrò davanti a te in Galilea, vedrò i nostri amici e là godrò gli uni gli altri".

2. Prevede che dovrebbe essere rinnegato in particolare da Pietro. Quando uscirono per andare al monte degli Ulivi, possiamo supporre che lasciarono Giuda (egli si allontanò da loro), al che gli altri cominciarono ad avere un'alta opinione di se stessi, che si attaccarono al loro Maestro, quando Giuda lo lasciò. Ma Cristo dice loro che, sebbene fossero preservati dalla sua grazia dall'apostasia di Giuda, tuttavia non avrebbero motivo di vantarsi della loro costanza. Nota: Anche se Dio ci impedisce di essere cattivi come i peggiori, tuttavia possiamo vergognarci di pensare che non siamo migliori di quello che siamo.

(1.) Pietro è fiducioso che non dovrebbe fare così male come il resto dei discepoli (Marco 14:29); Anche se tutti dovessero essere offesi, tutti i suoi fratelli qui presenti, tuttavia non lo farò io. Egli suppone di essere non solo più forte degli altri, ma tanto più forte, da essere in grado di ricevere l'urto di una tentazione, e di resisterle, tutto solo; stare in piedi, anche se nessuno gli stava accanto. È innata nelle ossa con noi, per pensare bene di noi stessi e confidare nei nostri cuori.

(2.) Cristo gli dice che farà peggio di ognuno di loro. Tutti lo abbandoneranno , ma egli lo rinnegherà, non una, ma tre volte; e che subito;

"Questo giorno, anche questa notte prima che il gallo canti due volte, negherai di aver mai avuto alcuna conoscenza di me, o conoscenza di me, come uno che si vergogna e ha paura di possedermi."

(3.) Egli mantiene la sua promessa;

"Se dovessi morire con te, non ti rinnegherò; Io mi atterrò a te, anche se mi è costato la vita":

e, senza dubbio, la pensava come diceva. Giuda non disse nulla del genere, quando Cristo gli disse che lo avrebbe tradito. Lui peccò per astuzia, Pietro per sorpresa; egli ha escogitato la malvagità (Michea 2:1), Pietro è stato raggiunto in questa colpa, Galati 6:1. È stato male da parte di Pietro contraddire il suo Maestro. Se avesse detto, con timore e tremore:

"Signore, dammi grazia per impedirmi di rinnegarti, non condurmi in questa tentazione, liberami da questo male",

si sarebbe potuto evitare, ma tutti erano così fiduciosi, quelli che dicevano: "Sono io, Signore?". ora disse: Non sarò mai io. Essendo stati assolti dal timore di tradire Cristo, erano ora al sicuro. Ma chi crede di stare in piedi, deve imparare a stare attento a non cadere; e chi si cinge la bardatura, non si vanta come se l'avesse tolta.

32 Ver. 32. fino alla Ver. 42.

Cristo sta qui entrando nelle sue sofferenze, e comincia con quelle che erano le più dolorose di tutte le sue sofferenze, quelle della sua anima. Qui lo abbiamo nella sua agonia; questa storia malinconica l'abbiamo avuta in Matteo; questa agonia nell'anima era l' assenzio e il fiele nell' afflizione e nella miseria; e così sembrava che nessun dolore gli fosse stato imposto, ma che fosse ciò che ammetteva liberamente .

I. Si ritirò per la preghiera; Sedetevi qui » disse ai suoi discepoli, mentre io vado un po' più avanti e prego. Aveva recentemente pregato con loro (Giovanni 17); e ora li ordina di ritirarsi mentre lui va da suo Padre per una commissione a lui peculiare. Nota: Pregare con la nostra famiglia non giustificherà la nostra negligenza nei confronti dell'adorazione segreta. Quando Giacobbe entrò nella sua agonia, prima mandò tutto ciò che aveva, e fu lasciato solo, e poi lottò con lui un uomo (Genesi 32:23-24), anche se era stato in preghiera prima (Marco 14:9), probabilmente, con la sua famiglia.

II. Anche in quel ritiro prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni (Marco 14:33), tre testimoni competenti di questa parte della sua umiliazione; e sebbene ai grandi spiriti non importi quanti pochi sappiano nulla delle loro agonie, non si vergognava che essi vedessero. Questi tre si erano vantati della maggior parte della loro capacità e volontà di soffrire con lui; Pietro qui, in questo capitolo, e Giacomo e Giovanni (Marco 10:39); e perciò Cristo li prende a stare a guardare, e vedere quale lotta ha avuto con il battesimo cruento e il calice amaro, per convincerli che non sapevano quello che dicevano. È giusto che coloro che sono più fiduciosi siano prima messi alla prova, affinché possano rendersi conto della loro follia e debolezza.

III. Lì era in una tremenda agitazione (Marco 14:33); Cominciò ad essere molto stupito: εκθαμβεισθαι, una parola non usata in Matteo, ma molto significativa; rivela qualcosa di simile a quell'orrore di grandi tenebre, che cadde su Abramo (Genesi 15:12), o, piuttosto, qualcosa di molto peggiore, e più spaventoso. I terrori di Dio si schierarono contro di lui, ed egli si permise di contemplarli concretamente e intensamente. Mai un dolore fu simile al suo in quel tempo; mai nessuno ebbe un'esperienza simile a quella che ebbe lui dall'eternità dei favori divini, e quindi mai nessuno ebbe o poté avere un senso simile a quello che aveva lui dei favori divini. Eppure non c'era il minimo disordine o irregolarità in questo tumulto del suo spirito; I suoi affetti non crebbero tumultuosamente, ma sotto la direzione, e quando furono chiamati, perché non aveva una natura corrotta che si mescolasse con loro, come noi. Se l'acqua ha un sedimento sul fondo, anche se può essere limpido mentre è fermo, tuttavia, quando viene scosso, diventa fangoso; così è per i nostri affetti: ma l'acqua pura in un bicchiere pulito, sebbene sempre molto mescolata, rimane limpida; e così è stato con Cristo. Il Dr. Lightfoot pensa che sia molto probabile che il diavolo sia apparso ora al nostro Salvatore in una forma visibile, nella sua forma e nel suo colore proprio, per terrorizzarlo e spaventarlo, e per distoglierlo dalla sua speranza in Dio (che mirava a perseguitare Giobbe, un tipo di Cristo, per fargli maledire Dio, e morire), e per dissuaderlo dal proseguire ulteriormente la sua impresa; qualunque cosa lo impedisse di farlo, lo considerava come proveniente da Satana, Matteo 16:23. Quando il diavolo lo ebbe tentato nel deserto, si dice: Si allontanò da lui per un certo periodo (Luca 4:13), con l'intenzione di lottare di nuovo con lui, e in un altro modo; vedendo che non poteva con le sue lusinghe attirarlo al peccato, avrebbe cercato con i suoi terrori di spaventarlo in esso, e così annullare il suo disegno.

IV. Fece una triste lamentela per questa agitazione. Disse: " L'anima mia è estremamente addolorata".

1. Egli si è fatto peccato per noi, e perciò era così triste; conosceva perfettamente la malignità dei peccati per i quali doveva soffrire; e avendo il più alto grado d'amore verso Dio, che era stato offeso da loro, e di amore verso l'uomo, che era stato danneggiato e messo in pericolo da loro, ora che questi erano stati messi in ordine davanti a lui, non c'è da meravigliarsi che la sua anima fosse estremamente triste. Ora egli è stato fatto per servire con i nostri peccati, e così si è stancato delle nostre iniquità.

2. Egli è stato fatto maledizione per noi; le maledizioni della legge sono state trasferite su di lui come nostro garante e rappresentante, non come originariamente legato a noi, ma come cauzione per l'azione. E quando la sua anima era così addolorata, si arrese a loro, per così dire, e si sdraiò sotto il peso, finché con la sua morte non ebbe soddisfatto il peccato, e così abolì per sempre la maledizione. Ora gustò la morte (come è detto che fa, Ebrei 2:9), che non è un'espressione attenuante, come se l'avesse assaggiata ; no, bevve anche la feccia del calice; ma è piuttosto aggravante; Non andò giù all'ingrosso, ma ne assaggiò tutta l'amarezza. Questa era quella paura di cui parla l'apostolo (Ebrei 5:7), una paura naturale del dolore e della morte, che è naturale per la natura umana spaventare.

Ora, la considerazione delle sofferenze di Cristo nella sua anima e dei suoi dolori per noi dovrebbe essere utile per noi,

(1.) Per amareggiare i nostri peccati. Possiamo mai avere un pensiero favorevole o anche solo un leggero pensiero del peccato, quando vediamo quale impressione il peccato (anche se solo imputato) ha fatto sul Signore Gesù? Sarà forse questo a gravare sulle nostre anime, che gravava così pesantemente sulle sue? Cristo era in una tale agonia per i nostri peccati, e noi non saremo mai in agonia per essi? Come dovremmo guardare a colui che abbiamo pressato, che abbiamo trafitto, e piangere, ed essere nell'amarezza! Conviene a noi essere estremamente addolorati per il peccato, perché Cristo era così, e non farci mai beffe di esso. Se Cristo ha sofferto così per il peccato, armiamoci della stessa mente.

(2.) Per addolcire i nostri dolori; se le nostre anime sono in qualche momento estremamente addolorate, a causa delle afflizioni di questo tempo presente, ricordiamoci che il nostro Maestro era così prima di noi, e il discepolo non è più grande del suo Signore. Perché dovremmo cercare di scacciare il dolore, quando Cristo per amor nostro lo ha corteggiato e si è sottomesso ad esso, e in tal modo non solo ne ha tolto il pungiglione, e lo ha reso tollerabile, ma vi ha messo la virtù e lo ha reso proficuo (poiché dalla tristezza del volto il cuore è reso migliore), anzi, e ha messo dolcezza e lo ha reso confortevole. Il beato Paolo era addolorato, eppure sempre gioioso. Se siamo estremamente tristi, è solo per la morte; quello sarà il periodo di tutti i nostri dolori, se Cristo sarà nostro; Quando gli occhi sono chiusi, tutte le lacrime vengono asciugate da loro.

V. Ordinò ai suoi discepoli di stare con lui, non perché avesse bisogno del loro aiuto, ma perché voleva che lo guardassero e ricevessero istruzione; Ed egli disse loro: Rimanete qui e vegliate. Agli altri discepoli non aveva detto altro che «Sedetevi qui» (Marco 14,32); ma questi tre egli ordina di fermarsi a guardare, aspettandosi più da loro che dagli altri.

VI. Si rivolse a Dio con la preghiera (Marco 14:35); Si gettò a terra e pregò. Poco prima di questo, egli alzò gli occhi in preghiera (Giovanni 17:1); ma qui, essendo in agonia, cadde con la faccia a terra, adattandosi alla sua attuale umiliazione, e insegnandoci così ad abbassarci davanti a Dio; si addice a noi essere umili, quando veniamo alla presenza dell'Altissimo.

1. Come Uomo, deprecava le sue sofferenze, affinché, se fosse stato possibile, l'ora potesse passare da lui ( Marco 14:35);

"Questa breve ma acuta afflizione, quella che ora sto per affrontare, che la salvezza dell'uomo sia, se possibile, compiuta senza di essa".

Abbiamo le sue stesse parole (Marco 14:36): Abbà, Padre. Qui si conserva la parola siriaca, che Cristo usò, e che significa Padre, per indicare quale enfasi il nostro Signore Gesù, nei suoi dolori, ponesse su di essa, e volesse che noi ponessimo. È con un occhio a questo, che San Paolo conserva questa parola, mettendola in bocca a tutti coloro che hanno lo Spirito di adozione; viene loro insegnato a gridare, Abbà, Padre, Rom 8:15; Galati 4:6. Padre, ogni cosa ti è possibile. Notate, Anche ciò che non possiamo aspettarci che sia fatto per noi, dovremmo ancora credere che Dio è in grado di farlo: e quando ci sottomettiamo alla sua volontà, e ci riferiamo alla sua saggezza e misericordia, deve essere con un riconoscimento credente della sua potenza, che tutte le cose gli sono possibili.

2. Come Mediatore, egli acconsentì alla volontà di Dio riguardo a loro;

"Tuttavia, non quello che voglio io, ma quello che tu vuoi. So che la questione è risolta e non può essere modificata, devo soffrire e morire, e le do il benvenuto".

VII. Svegliò i suoi discepoli, che si addormentarono mentre lui era in preghiera, Marco 14:37-38. Viene a prendersi cura di loro, poiché essi non si sono presi cura di lui; e li trova addormentati, tanto poco erano colpiti dai suoi dolori, dai suoi lamenti e dalle sue preghiere. Questa loro negligenza era un presagio della loro ulteriore offesa nell'abbandonarlo; ed era un'aggravante il fatto che egli li avesse lodati così recentemente per aver perseverato con lui nelle sue tentazioni, sebbene non fossero stati privi di difetti. Era così disposto a fare del suo meglio con loro, ed erano così indifferenti nell'approvarsi a lui? Ultimamente avevano promesso di non offendersi in lui; E tuttavia badare così poco a lui? In particolare rimproverava Pietro per la sua sonnolenza; Simon, dormi tu? και συ τεκνον; -

"Che cosa vuoi, figlio mio? Tu che hai promesso così positivamente che non mi avresti rinnegato, mi disprezzi così? Da te mi aspettavo cose migliori. Non potresti vegliare un'ora?"

Non gli ordinò di vegliare tutta la notte con lui, solo per un'ora. Aggrava la nostra debolezza e la nostra breve perseveranza nel servizio di Cristo, il fatto che egli non ci sovraccarichi di impegni, né ci stanchi con esso, Isaia 43:23. Egli non pone su di noi altro peso che quello di tenerci stretti finché egli venga (Apocalisse 2:24-25); ed ecco, egli viene presto, Apocalisse 3:11.

Come quelli che Cristo ama li rimprovera quando sbagliano, così quelli che rimprovera li consiglia e li conforta.

1. Fu un consiglio molto saggio e fedele quello che Cristo diede qui ai suoi discepoli; Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione, Marco 14:38. Era brutto dormire quando Cristo era nella sua agonia, ma stavano entrando in un'ulteriore tentazione, e se non si fossero svegliati e non avessero ottenuto grazia e forza da Dio con la preghiera, avrebbero fatto peggio; E così fecero, quando tutti lo abbandonarono e fuggirono.

2. Era una scusa molto gentile e tenera che Cristo fece per loro;

"Lo spirito è veramente volenteroso; So che lo è, è pronto, è in avanti; Tu staresti volentieri sveglio, ma non puoi".

Questo può essere preso come motivo per questa esortazione,

"Vegliate e pregate; perché, sebbene lo spirito sia disposto, io ammetto che lo è (hai sinceramente deciso di non offenderti mai in me), eppure la carne è debole, e se non veglia e non preghi, e non usi i mezzi della perseveranza, potresti essere vinto, nonostante ciò".

La considerazione della debolezza e dell'infermità della nostra carne dovrebbe impegnarci e stimolarci alla preghiera e alla vigilanza, quando entriamo in tentazione.

VIII. Ripeté il suo discorso al Padre (Marco 14:39); Andò di nuovo e pregò, dicendo: τον αυτον λογον - la stessa parola, o materia, o affare; parlò con lo stesso significato, e di nuovo la terza volta. Questo ci insegna che gli uomini dovrebbero sempre pregare e non venir meno, Luca 18:1. Anche se le risposte alle nostre preghiere non giungono rapidamente, tuttavia dobbiamo rinnovare le nostre richieste e continuare immediatamente nella preghiera; poiché la visione è per un tempo fissato, e alla fine parlerà e non mentirà, Abacuc 2:3. Paolo, quando fu colpito da un messaggero di Satana, implorò il Signore tre volte, come fece Cristo qui, prima di ottenere una risposta di pace, 2Corinzi 12:7-8. Poco prima, quando Cristo, nell'afflizione dell'anima sua, pregò: Padre, glorifica il tuo nome, ebbe una risposta immediata con una voce dal cielo: L'ho glorificato e lo glorificherò ancora; ma ora deve venire una seconda e una terza volta, perché le visite della grazia di Dio, in risposta alla preghiera, vengono prima o poi, secondo il piacere della sua volontà, affinché possiamo essere tenuti a dipendere.

IX. Ripeté le sue visite ai suoi discepoli. Così egli diede un esempio della sua continua cura per la sua chiesa sulla terra, anche quando è mezza addormentata, e non si preoccupa debitamente di se stessa, mentre egli vive sempre intercedendo presso il Padre suo che è nei cieli. Guardate come, come si è fatto un Mediatore, passa e ripassa tra i due. Venne per la seconda volta dai suoi discepoli e li trovò di nuovo addormentati, Marco 14:40. Guardate come le infermità dei discepoli di Cristo si ripercuotono su di loro, nonostante le loro risoluzioni, e li sopraffanno, nonostante la loro resistenza; e quali ostruzioni sono per le nostre anime quei nostri corpi, che dovrebbero farci desiderare quello stato benedetto in cui non saranno più il nostro ingombro. Questa seconda volta parlò loro come prima, ma non sapevano che cosa rispondergli; Si vergognavano della loro sonnolenza e non avevano nulla da dire per giustificarla. Oppure, ne erano così sopraffatti che, come gli uomini tra il sonno e la veglia, non sapevano dove si trovavano, né cosa dicevano. Ma, la terza volta, fu detto loro di dormire se volevano (Marco 14:41);

«Dormi ora, e riposati. Ora non ho più motivo per la tua veglia, puoi dormire, se vuoi, per me."

È sufficiente; non avevamo quella parola in Matteo.

"Hai avuto abbastanza avvertimento da stare sveglio, e non l'hai accettato; e ora vedrai quali poche ragioni hai per essere al sicuro."

απεκει, ti sollevo da ogni ulteriore presenza; quindi alcuni lo capiscono;

"Ora è giunta l'ora in cui sapevo che tutti voi mi avreste abbandonato, anzi avreste seguito la vostra corsa";

come aveva detto a Giuda: «Quello che fai, fallo presto». Il Figlio dell'uomo è ora consegnato nelle mani dei peccatori, dei sommi sacerdoti e degli anziani, i peggiori peccatori, perché hanno fatto professione di santità.

"Vieni, alzati, non stare lì a sonnecchiare. Andiamo incontro al nemico, perché ecco, chi mi tradisce è vicino, e ora non devo pensare di fuggire".

Quando vediamo problemi alla porta, ci preoccupiamo di scuoterci per prepararci.

43 Ver. 43. fino alla Ver. 52.

Abbiamo qui la presa del nostro Signore Gesù da parte delle guardie dei sommi sacerdoti. Questo era ciò a cui i suoi nemici miravano da tempo, che avevano spesso mandato a prenderlo; ma egli era sfuggito dalle loro mani, perché la sua ora non era giunta, né avrebbero potuto prenderlo, se non si fosse arreso liberamente. Egli cominciò prima a soffrire nella sua anima, ma poi soffrì nel suo corpo, per poter soddisfare il peccato, che inizia nel cuore, ma poi rende le membra del corpo strumenti di ingiustizia.

Ecco una banda di rozzi miscredenti impiegati per prendere nostro Signore Gesù e farlo prigioniero; una grande moltitudine con spade e bastoni. Non c'è malvagità così nera, non c'è malvagità così orribile, che non si possa trovare tra i figli degli uomini strumenti adatti da usare, che non si facciano scrupolo di essere impiegati; tanto è miseramente depravata e viziata l'umanità. A capo di questa plebaglia c'è Giuda, uno dei dodici, uno di quelli che per molti anni avevano avuto intima familiarità con il Signore nostro Gesù, avevano profetizzato nel suo nome e nel suo nome scacciato i demoni, eppure lo avevano tradito. Non è una novità che una professione molto giusta e plausibile finisca in un'apostasia vergognosa e fatale. Come sei caduto, o Lucifero!

II. Li mandarono uomini di figura non inferiore ai sommi sacerdoti, agli scribi e agli anziani, i quali fingevano di aspettare il Cristo e di essere pronti ad accoglierlo, eppure, quando egli è venuto e ha dato prove inconfutabili che è lui che deve venire, perché non fa loro la corte, né tollerare e sostenere la loro pompa e grandezza, perché egli non appare come un principe temporale, ma stabilisce un regno spirituale, e predica il pentimento, la riforma e una vita santa, e dirige i pensieri, gli affetti e gli scopi degli uomini in un altro mondo, si mettono contro di lui, e, senza dare le credenziali, produce un esame imparziale, decidi di investirlo.

III. Giuda lo tradì con un bacio; abusando della libertà che Cristo usava per concedere ai suoi discepoli di baciargli la guancia al loro ritorno, quando erano stati assenti da tempo. Lo chiamò, Maestro, Maestro, e lo baciò; disse: Rabbi, Rabbi, come se ora fosse stato più rispettoso che mai nei suoi confronti. Basta mettere per sempre uno fuori dalla presunzione di essere chiamato dagli uomini Rabbi, Rabbi Matteo 23:7, poiché è stato con questo complimento che Cristo è stato tradito. Ordinò loro di prenderlo e di condurlo via sano e salvo. Alcuni pensano che abbia detto questo in modo ironico, sapendo che non avrebbero potuto assicurarlo se non gli fosse piaciuto, che questo Sansone avrebbe potuto spezzare i loro legami come fili di stoppa, e fuggire, e poi avrebbe avuto il denaro, e Cristo l'onore, senza fare alcun male; e lo penserei anch'io, se non fosse che Satana è entrato in lui, in modo che l'intenzione peggiore e più dannosa di questa azione non sia troppo nera per essere supposta. Anzi, aveva sentito spesso il suo Maestro dire che, essendo stato tradito, sarebbe stato crocifisso, e non aveva motivo di pensare diversamente.

IV. Lo arrestarono e lo fecero loro prigioniero (Marco 14:46); Gli posero addosso le mani, mani maleducate e violente, e lo presero in custodia; trionfando, è probabile, di aver fatto ciò che è stato spesso tentato invano in precedenza.

V. Pietro si sdraiò intorno a lui in difesa del suo padrone e ferì uno degli assalitori, ricordando per il momento la sua promessa, di rischiare la vita con il suo padrone. Egli era uno di quelli che stavano lì vicino, di quelli che erano con lui (così significa la parola), di quei tre discepoli che erano con lui nel giardino; sguainò la spada e, probabilmente, cercò di tagliare la testa, ma mancò il colpo e staccò solo l'orecchio di un servo del sommo sacerdote. Marco 14:47. È più facile combattere per Cristo, che morire per lui; ma i buoni soldati di Cristo vincono, non togliendo la vita ad altre persone, ma deponendo la propria, Apocalisse 12:11.

VI. Cristo discute con quelli che lo avevano afferrato e mostra loro l'assurdità del loro agire contro di lui.

1. Che uscirono contro di lui, come contro un ladro, mentre egli era innocente di qualsiasi delitto; insegnava ogni giorno nel tempio, e se avesse avuto qualche disegno malvagio, lì sarebbe stato scoperto una volta o l'altra; anzi, si può supporre che questi ufficiali dei sommi sacerdoti, essendo servitori del tempio, abbiano ascoltato lì i suoi sermoni (Io ero con voi nel tempio); E non aveva egli insegnato loro un'eccellente dottrina, essendo anche i suoi stessi nemici giudici? Non erano tutte le parole della sua bocca in giustizia? C'era qualcosa di perverso o di perverso in loro? Proverbi 8:8. Dai suoi frutti era noto per essere un buon albero; Perché allora uscirono contro di lui come un ladro?

2. Che vennero a prenderlo così in privato, mentre egli non si vergognavaaveva paura di apparire pubblicamente nel tempio. Non era nessuno di quei malfattori che odiano la luce e non vengono alla luce, Giovanni 3:20. Se i loro padroni avevano qualcosa da dirgli, potevano incontrarlo ogni giorno nel tempio, dove era pronto a rispondere a tutte le sfide, a tutte le accuse; e lì potevano fare ciò che volevano, perché i sacerdoti avevano la custodia del tempio e l'ordine delle guardie su di esso: ma piombarlo su di lui così a mezzanotte, e nel luogo del suo ritiro, era vile e codardo. Questo doveva fare come il nemico di Davide, che sedeva nei nascondigli dei villaggi, per uccidere gli innocenti, Salmi 10:8. Ma non è tutto.

3. Arrivarono con spade e bastoni, come se fosse stato in armi contro il governo, e dovettero far alzare il posse comitatus per ridurlo. Non c'era motivo per quelle armi; ma hanno fatto questo ado,

(1.) Per proteggersi dall'ira di alcuni, vennero armati, perché temevano il popolo; ma così erano in grande timore, dove non c'era paura, Salmi 53:5.

(2.) Esporlo alla rabbia degli altri. Venendo con spade e bastoni per prenderlo, lo rappresentarono al popolo (che è incline a prendere le impressioni in questo modo) come un uomo pericoloso e turbolento, e così cercarono di incensarli contro di lui, e farli gridare: Crocifiggilo, crocifiggilo, non avendo altro modo per ottenere il loro punto.

VII. Si è riconciliato con tutto questo trattamento dannoso e ignominioso, riferendosi alle predizioni dell'Antico Testamento del Messia. Io sono usato a malapena, ma mi sottometto, perché le Scritture devono essere adempiute, Marco 14:49.

1. Guardate qui quale riguardo Cristo aveva per le Scritture; egli sopporterebbe qualsiasi cosa piuttosto che che il più piccolo iota o apice della parola di Dio cadesse a terra; e come aveva occhio per loro nelle sue sofferenze, così ha nella sua gloria; poiché che cosa fa Cristo nel governo del mondo, se non adempiendo le Scritture?

2. Vedete a che uso dobbiamo fare dell'Antico Testamento; dobbiamo cercare Cristo, il vero tesoro nascosto in quel campo: come la storia del Nuovo Testamento espone le profezie dell'Antico, così le profezie dell'Antico Testamento illustrano la storia del Nuovo.

VIII. Tutti i discepoli di Cristo, da quel momento, lo abbandonarono (Marco 14:50); Tutti lo abbandonarono e fuggirono. Erano molto fiduciosi di doversi unire a lui, ma anche gli uomini buoni non sanno quello che faranno, finché non saranno messi alla prova. Se fu per lui un tale conforto, come aveva recentemente lasciato intendere, il fatto che fino a quel momento fossero rimasti con lui nelle sue prove minori (Luca 22:28), possiamo ben immaginare quale dolore fu per lui, che lo abbandonarono ora nel momento più grande, quando avrebbero potuto rendergli un qualche servizio, quando fu abusato, per proteggerlo e, quando accusato, per testimoniare per lui. Coloro che soffrono per Cristo non pensino che sia strano se sono così abbandonati e se tutto il gregge evita il cervo ferito; non sono migliori del loro Padrone, né possono aspettarsi di essere usati meglio né dai loro nemici né dai loro amici. Quando San Paolo era in pericolo, nessuno gli stava accanto, ma tutti lo abbandonavano, 2Timoteo 4:16.

IX. Il rumore disturbò il vicinato e alcuni dei vicini furono messi in pericolo dalla rivolta, Marco 14:51-52. Questo passaggio della storia non lo abbiamo in nessun altro degli evangelisti. Ecco il racconto di un giovane che, come dovrebbe sembrare, non era un discepolo di Cristo, né, come alcuni hanno immaginato, un servo della casa in cui Cristo aveva mangiato la pasqua, che lo seguì per vedere che cosa ne sarebbe stato di lui (come i figli dei profeti, quando compresero che Elia stava per essere portato in cielo, andò a vedere da lontano, 2Re 2:7, ma un giovane che abitava vicino al giardino, forse nella casa a cui apparteneva il giardino. Ora osserva riguardo a lui,

1. Come si spaventò fuori dal suo letto, per essere spettatore delle sofferenze di Cristo. Una tale moltitudine, così armata, e venuta con tanta furia, e nel cuore della notte, e in un tranquillo villaggio, non poteva che produrre un grande trambusto; ciò spaventò il nostro giovane, che forse pensò che fosse un tumulto o un tumulto in città, un tumulto tra la gente, e ebbe la curiosità di andare, e vide che cosa fosse successo, e si affrettò tanto a informarsi, che non poté restare a vestirsi, ma gli gettò addosso un lenzuolo, come se volesse sembrare un fantasma ambulante, in abiti funebri, per spaventare quelli che l'avevano spaventato, e corse tra i più folti di loro con questa domanda: Cosa fare qui? Essendo stato detto, egli aveva in mente di vedere la questione, avendo, senza dubbio, sentito parlare molto della fama di questo Gesù; e perciò, quando tutti i suoi discepoli lo ebbero lasciato, continuò a seguirlo, desideroso di ascoltare ciò che avrebbe detto, e vedere ciò che avrebbe fatto. Alcuni pensano che il fatto che non avesse altro indumento che questo panno di lino sul suo corpo nudo, lasci intendere che fosse uno di quegli ebrei che facevano una professione di pietà maggiore dei loro vicini, in segno del quale, tra gli altri casi di austerità e mortificazione del corpo, non usavano vestiti ma un solo indumento di lino, che, sebbene fosse abbastanza modesto, era sottile e freddo. Ma penso piuttosto che questo non fosse il suo abbigliamento costante.

2. Guarda come fu spaventato di nuovo nel suo letto , quando era in pericolo di essere reso partecipe delle sofferenze di Cristo. I suoi stessi discepoli erano fuggiti da lui; ma questo giovane, non avendo nulla a cuore di lui, pensò di poterlo assistere con sicurezza, tanto più che essendo così lontano dall'essere armato, che non era nemmeno vestito; ma i giovani, i soldati romani, chiamati ad aiutarlo, lo presero, perché tutto ciò che veniva alla loro rete era pesce. Forse ora erano irritati con se stessi, per aver permesso ai discepoli di fuggire, e essendo stati sottratti alla loro portata, decisero di afferrare il primo su cui potevano mettere le mani; sebbene questo giovane fosse forse una delle sette più rigide della chiesa ebraica, tuttavia i soldati romani non si resero conto di abusare di lui in questa occasione. Trovandosi in pericolo, lasciò il lenzuolo con cui lo avevano afferrato e fuggì via nudo. Questo passaggio è registrato per mostrare quale equipaggio barbaro fosse questo, che fu mandato ad afferrare Cristo, e quale scampato pericolo ebbero i discepoli di cadere nelle loro mani, da cui nulla avrebbe potuto tenerli lontani se non la cura del loro Maestro per loro; Se mi cercate, lasciate che questi vadano per la loro strada, Giovanni 18:8. Suggerisce anche che non c'è presa per coloro che sono guidati solo dalla curiosità, e non dalla fede e dalla coscienza, a seguire Cristo.

53 Ver. 53. fino alla Ver. 65.

Abbiamo qui l'accusa, il processo, la condanna e la condanna di Cristo, nel tribunale ecclesiastico, davanti al grande sinedrio, di cui il sommo sacerdote era presidente, o giudice del tribunale; lo stesso Caifa che aveva recentemente giudicato opportuno che fosse messo a morte, colpevole o non colpevole Giovanni 11:50, e che quindi poteva giustamente essere escluso come parziale.

Cristo è stato portato via in fretta alla sua casa, il suo palazzo è chiamato, in tale stato ha vissuto. Ma quivi, nel cuore della notte, tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi che erano nel segreto si erano radunati, pronti a ricevere la preda, tanto ne erano certi.

II. Pietro lo seguì a distanza, un tale grado di codardia fu il suo ultimo coraggio diminuito, Marco 14:54. Ma quando giunse al palazzo del sommo sacerdote, andò furtivamente a sedersi con i servi, per non essere sospettato di appartenere a Cristo. Il fianco del focolare del sommo sacerdote non era un luogo adatto, né una compagnia adeguata per i suoi servi, per Pietro, ma era il suo ingresso in una tentazione.

III. Grande diligenza è stata usata per procurare, per amore o per denaro, falsi testimoni contro Cristo. Lo avevano preso come un malfattore, e ora che lo avevano in mano non avevano alcuna accusa da preferire contro di lui, nessun crimine da imputare a lui, ma cercavano testimoni contro di lui; pompava alcuni con domande irretitorie, offriva tangenti ad altri, se lo accusavano, e cercava di spaventare gli altri, se non lo facevano, Marco 14:55-56. Ai capi dei sacerdoti e agli anziani era affidato dalla legge il compito di perseguire e punire i falsi testimoni (Deuteronomio 19:16-17); eppure questi erano ora i capi di un crimine che tende a rovesciare tutta la giustizia. È tempo di gridare: Aiuto, Signore, quando i medici di una terra sono i suoi disturbatori, e quelli che dovrebbero essere i conservatori della pace e dell'equità, sono i corruttori di entrambi.

IV. Alla fine fu accusato di parole pronunciate alcuni anni fa, che, così come erano rappresentate, sembravano minacciare il tempio, di cui non avevano fatto altro che un idolo (Marco 14:57-58); ma i testimoni di questo fatto non erano d'accordo (Marco 14:59), perché uno giurò che aveva detto: "Posso distruggere il tempio di Dio, e di costruirlo in tre giorni (così è scritto in Matteo); l'altro giurò che diceva: Distruggerò questo tempio, che è fatto da mano d'uomo, e entro tre giorni non lo ricostruirò, ma un altro fatto senza mano d'uomo; Ora, questi due differiscono molto l'uno dall'altro; ουδε ιση ην η μαρτυρια - la loro testimonianza non era sufficiente, né uguale all'accusa di un crimine capitale; così il dottor Hammond: non lo accusarono di ciò su cui si poteva fondare una sentenza di morte, non con l'estrema estensione della loro legge.

V. Fu esortato ad essere il suo stesso accusatore (Marco 14:60); Il sommo sacerdote si alzò in preda all'impeto e disse: «Non rispondi nulla?». Disse questo con pretesa di giustizia e di correttezza, ma in realtà con l'intenzione di prenderlo in trappola, affinché lo accusassero, Luca 11:53-54; 20:20. Possiamo ben immaginare con quale aria di superbia e disprezzo questo orgoglioso sommo sacerdote portò il nostro Signore Gesù a questa domanda; "Vieni tu, il prigioniero alla sbarra, senti ciò che è giurato contro di te; Che cosa hai ora da dire per te stesso?" Contento di pensare che sembrava silenzioso, quello che tante volte aveva messo a tacere coloro che litigavano con lui. Eppure Cristo non rispose a nulla, per darci l'esempio, 1. Di pazienza sotto le calunnie e le false accuse; quando siamo oltraggiati, non oltraggiamoci di nuovo, 1Pietro 2:23. E, 2. Di prudenza, quando un uomo sarà reso colpevole per una parola ( Isaia 29:21), e la nostra difesa sarà la nostra offesa, è davvero un brutto momento in cui i prudenti taceranno (per non peggiorare il male) e affideranno la loro causa a colui che giudica giustamente. Ma

VI. Quando gli fu chiesto se fosse il Cristo, egli confessò, e non negò, di esserlo, Marco 14:61-62. Ed egli domandò: «Sei tu il Figlio del Benedetto?». che è il Figlio di Dio? perché, come osserva il dottor Hammond, gli ebrei, quando nominavano Dio, generalmente aggiungevano: benedetto in eterno; e quindi il Beato è il titolo di Dio, un titolo particolare, e applicato a Cristo, Romani 9:5. E per la prova che egli è il Figlio di Dio, egli li lega alla sua seconda venuta; "Vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza; quel Figlio dell'uomo che ora appare così meschino e spregevole, che voi vedete e calpestate (Isaia 53:2-3), presto lo vedrete e tremerete davanti". Ora, si potrebbe pensare che una parola come questa, che nostro Signore Gesù sembra aver pronunciato con una grandezza e una maestà non gradite al suo aspetto attuale (poiché attraverso la nube più densa della sua umiliazione erano ancora scaturiti alcuni raggi di gloria), avrebbe dovuto spaventare la corte, e almeno, secondo l'opinione di alcuni di loro, avrebbe dovuto equivalere a un demurrer, o arresto del giudizio, e che avrebbero dovuto sospendere il processo fino a quando non avessero considerato ulteriormente la questione; quando Paolo alla sbarra ragionò sul giudizio a venire, il giudice tremò, e aggiornò il processo, Atti 24:25. Ma questi sommi sacerdoti erano così miseramente accecati dalla malizia e dal furore, che, come il cavallo che si precipita in battaglia, si facevano beffe della paura e non si spaventavano,credevano che fosse il suono della tromba, Giobbe 39:22-24. E vedi Giobbe 15.25,26

VII. Il sommo sacerdote, dopo questa sua confessione, lo condannò come bestemmiatore (Marco 14:63); Si stracciò le vesti: χιτωνας αυτου. Alcuni pensano che la parola significhi i suoi paramenti pontificali, che, per il massimo stato, aveva indossato, sebbene di notte, in questa occasione. Come prima, nella sua inimicizia verso Cristo, disse di non sapere cosa (Giovanni 11:51-52), così ora lo sapeva non sapeva cosa. Se lo strappo del mantello di Samuele da parte di Saul significava lo strappo del regno da lui (1Samuele 15:27-28), molto più lo stracciamento delle vesti da parte di Caifa significava lo strappo del sacerdozio da lui, come lo strappo del velo, alla morte di Cristo, significava lo squarcio di tutti. Le vesti di Cristo, anche quando fu crocifisso, furono conservate integre e non strappate: perché quando il sacerdozio levitico fu stracciato e stracciato, quest'uomo, poiché continua per sempre, ha un sacerdozio immutabile.

VIII. Erano d'accordo che era un bestemmiatore e, come tale, era colpevole di un crimine capitale, Marco 14:64. La domanda sembrava essere posta in modo equo: Che ne pensate? Ma in realtà era pregiudicato, perché il sommo sacerdote aveva detto: Voi avete udito la bestemmia; Ha pronunciato la sentenza per primo, il quale, in qualità di presidente della Corte, avrebbe dovuto votare per ultimo. Così tutti lo condannarono a essere colpevole di morte; Quali amici avesse nel grande Sinedrio, non apparve, è probabile che non se ne fossero accorti.

IX. Si misero a maltrattare di lui e, come i Filistei con Sansone, a fare scherno con lui, Marco 14:65. Dovrebbe sembrare che alcuni degli stessi sacerdoti che lo avevano condannato, avessero dimenticato la dignità, così come il dovere, del loro posto, e la gravità che si addiceva a loro, che aiutavano i loro servi a fare lo sciocco con un prigioniero condannato. Ne fecero il loro diversivo, mentre aspettavano il mattino, per completare la loro malvagità. Quella notte di osservazioni (come veniva chiamata la notte di Pasqua) trascorsero una notte allegra. Se non hanno creduto che fosse inferiore a loro l'abuso di Cristo, penseremo noi qualcosa al di sotto di noi, con cui possiamo rendergli onore?

66 Ver. 66. fino alla Ver. 72.

Abbiamo qui la storia di Pietro che rinnega Cristo.

1. Cominciò tenendosi a distanza da lui. Pietro lo aveva seguito da lontano (Marco 14:54), e ora era sotto nel palazzo, all'estremità inferiore della sala. Coloro che sono timidi nei confronti di Cristo, sono in un modo giusto per rinnegarlo , che sono timidi nel partecipare alle sacre ordinanze, che sono timidi nei confronti della comunione dei fedeli e che ripugnano ad essere visti dalla parte della pietà disprezzata.

2. Era causato dal fatto che si associava con i servi del sommo sacerdote e sedeva in mezzo a loro. Quelli che pensano che sia pericoloso stare in compagnia dei discepoli di Cristo, perché da lì possono essere attirati a soffrire per lui, troveranno molto più pericoloso stare in compagnia dei suoi nemici, perché lì possono essere attirati a peccare contro di lui.

3. La tentazione era che egli era accusato di essere un discepolo di Cristo; Anche tu eri con Gesù di Nazaret, Marco 14:67. Questi è uno di loro (Marco 14:69), perché tu sei un Galileo, lo si può riconoscere dal tuo parlare largo, Marco 14:70. Non sembra che sia stato contestato per questo, o in pericolo di essere perseguito come un criminale per questo, ma solo scherzato su di esso, e in pericolo di essere ridicolizzato come uno sciocco per questo. Mentre i capi dei sacerdoti maltrattavano il Maestro, i servi maltrattavano i discepoli. A volte la causa di Cristo sembra cadere così tanto dalla parte dei perdenti, che ogni corpo ha una pietra da scagliare contro di essa, e anche gli abietti si radunano contro di essa. Quando Giobbe era sul letamaio, fu preso in giro da coloro che erano figli di uomini vili, Giobbe 30:8. Eppure, tutto considerato, la tentazione non poteva essere definita formidabile; fu solo una cameriera che gli gettò casualmente lo sguardo e, per quanto ciò che appariva, senza volerlo disturbare, disse: Tu sei uno di loro, al che non aveva bisogno di rispondere, o avrebbe potuto dire:

"E se lo faccio, spero che non sia un tradimento".

4. Il peccato fu molto grande; egli rinnegò Cristo davanti agli uomini, in un momento in cui avrebbe dovuto confessarlo e riconoscerlo, e comparire in tribunale come testimone per lui. Cristo aveva spesso avvertito i suoi discepoli delle sue stesse sofferenze; eppure, quando arrivarono, furono per Pietro una sorpresa e un terrore così grandi come se non ne avesse mai sentito parlare prima. Aveva detto loro spesso che dovevano soffrire per lui, che dovevano prendere la loro croce e seguirlo; eppure Pietro ha una paura così terribile di soffrire, al primo allarme di essa, che mentirà e giurerà, e farà qualsiasi cosa, per evitarla. Quando Cristo era ammirato e accerchiato, poteva facilmente possederlo; ma ora che è abbandonato, disprezzato e depresso, si vergogna di lui e non vuole avere alcuna relazione con lui.

5. Il suo pentimento fu molto rapido. Ripeté tre volte la sua negazione, e la terza fu la peggiore di tutte, perché allora imprecò e imprecò per confermare la sua negazione, e che il terzo colpo, che, si potrebbe pensare, avrebbe dovuto stordirlo e farlo cadere, lo spaventò e lo risvegliò. Poi il gallo cantò per la seconda volta, il che gli fece venire in mente le parole del suo Padrone, l'avvertimento che gli aveva dato, con quella particolare circostanza del gallo che cantava due volte; Ricordando ciò, egli fu reso sensibile al suo peccato e alle aggravamenti che ne derivavano; e quando ci pensò, pianse. Alcuni osservano che questo evangelista, che scrisse, come alcuni hanno pensato, sotto la direzione di San Pietro, parla del peccato di Pietro con la stessa pienezza di tutti loro, ma più brevemente del suo dolore, che Pietro, nella modestia, non avrebbe dovuto magnificare, e perché pensava di non potersi mai rattristare abbastanza per un grande peccato. Il suo pentimento qui è così espresso, επιβαλων εκλαιε, dove qualcosa deve essere fornito. Aggiunse a piangere, così alcuni, facendone un ebraismo; pianse, e più ci pensava, più piangeva; continuava a piangere; si gettò fuori e pianse; scoppiarono in lacrime; Si gettò a terra e pianse, si coprì il volto e pianse, così un po', si gettò la veste intorno al capo, per non essere visto piangere, gettò gli occhi sul suo Maestro, che si voltò e lo guardò. Così il dottor Hammond lo fornisce, ed è una probabile congettura. O, come lo intendiamo noi, fissando la sua mente su di esso, pianse. Non è un pensiero transitorio di ciò che è umiliante, che sarà sufficiente, ma dobbiamo soffermarci su di esso. Oppure, se questa parola significasse che egli si è addosso un peso, gettandosi in faccia una confusione? Egli ha fatto come il pubblicano che gli ha percosso il petto, addolorato per il peccato; e questo equivale al suo pianto amaro.

Commentario del Nuovo Testamento:

Marco 14

1 CAPO 14 - ANALISI

1. Congiura contro a Cristo. Feriti al cuore da quanto il Salvatore avea detto contro di essi, in presenza del popolo, in quel giorno, i Farisei e gli Scribi, in un privato convegno, risolsero di sbarazzarsi tosto di un nemico così pericoloso, e senza indugio si misero all'opera per combinare il piano più sicuro di impossessarsi della sua persona. La popolarità che Gesù godeva tra il popolo fece tosto deporre ai congiurati ogni pensiero d'impadronirsi di lui durante la continuazione della festa, per timore che avesse a seguirne un tumulto popolare. Pare dal tenore della narrazione che fosser venuti nella determinazione di differire l'esecuzione del loro progetto fino alla conclusione della festa, dopo la quale, le moltitudini, venute ad adorare, si sarebbero rapidamente disperse per far ritorno alle case loro; allorché il loro piano venne improvvisamente cangiato e risolvettero di agire immediatamente, in seguito ad una comunicazione fatta loro da Giuda Iscariota, uno dei discepoli di Cristo, il quale disse loro ch'egli era pronto a tradire il suo Maestro, pur che essi facessero ch'ei vi trovasse il suo tornaconto. Il mercato fu tostamente concluso, e Giuda lasciolli ad escogitare il tempo e il luogo più acconcio alla consumazione del suo vile delitto Marco 14:1-2,10-11.

2. L'unzione del Salvatore per la sua sepoltura. Questo incidente avvenne nel villaggio di Betania nella casa di Simone il lebbroso, ove Gesù era stato invitato a cena. La ragione per cui Marco e Matteo l'inseriscono nel mezzo della narrazione della congiura non appare evidente. Il lettore, a tutta prima, potrebbe arguirne che la cena avesse luogo la sera dello stesso giorno in cui i rettori teocratici avean presa la loro micidiale risoluzione, e che Giuda, approfittando di trovarsi il Maestro così impegnato, fosse ritornato in Gerusalemme per intendersi coi congiurati, se non fosse che Giovanni, nel racconto che ci da dello stesso avvenimento, nomina Giuda tra i discepoli presenti a quella cena. Né Matteo né Marco notano il tempo dell'avvenimento, mentre invece Giovanni precisa che si fu all'arrivo di Gesù in Betania, sei giorni prima della Pasqua, che fu fatta questa cena in onore di Gesù. È probabile che avesse luogo dopo il tramonto del sabato che Gesù passò in quel villaggio, nella sera quando era già incominciato il primo giorno della settimana. Lazzaro, Marta e Maria eran tutti presenti e, nel corso della cena, quest'ultima unse sì la testa che i piedi del Signore d'unguento prezioso. La qual cosa avendo occasionata un'ipocrita rimostranza da parte di Giuda, il Signore rispose, lodando la condotta di Maria, e dichiarando che, senza saperlo, ella lo aveva unto per la sua sepoltura, compiendo così l'uffizio di persona cara ed amica, la cui memoria non sarebbe mai stata dimenticata Marco 14:3-9.

3. Celebrazione della Pasqua ed istituzione della Santa Cena. La mattina del Giovedì della settimana santa, mentre alcuni dei discepoli stavano per lasciar Betania per fare i necessarii preparativi per la celebrazione della cena pasquale in Gerusalemme, Gesù diede una prova della sua onniscienza, ordinando loro di seguire un certo uomo che incontrerebbero sulla strada, il quale portava un vaso d'acqua, ed entrati nella casa ov'egli serviva, di chiedere al padrone di essa nel nome di Gesù per sé e pei discepoli l'uso della stanza destinata agli ospiti. Attenendosi fedelmente alle sue istruzioni, i discepoli trovarono agevolissimo l'eseguire il loro mandato, e provvidero tutto quanto era comandato per la Pasqua, secondo la legge di Mosè. Nel pomeriggio, il Signore, accompagnato dagli altri discepoli, lasciò Betania e si condusse alla casa ove erano stati fatti i preparativi e sedette a cena. Nel corso di essa, dichiarò, udendolo tutti, che l'un d'essi lo tradirebbe, e diè loro un segno da cui potesser conoscere il traditore e pronunziò contro di lui un terribile annunzio di guai, quasi volesse salvarlo ancora, se fosse possibile, dal suo scellerato proposito e dalla condanna pendente su di lui. È questo il solo, tra gl'incidenti occorsi durante la cena, che sia menzionato da Marco. Finita la cena, ma prima di alzarsi da tavola, il Signore prese di bel nuovo del pane che gli stava dinanzi e tornò ad empir di vino il calice e, avendo rese grazie, li porse ai discepoli perché ne partecipassero, istituendo così "la Cena del Signore", ordinanza che dovea surrogare in perpetuo "la Cena pasquale", e continuare ad essere (come l'altra era stata per l'addietro) un regno visibile del patto di grazia, fino alla fine dei tempi Marco 14:12-26.

4. Il giardino di Ghetsemane. Alla fine di questa notevole funzione, Gesù, accompagnato da undici dei suoi discepoli, uscì dalla città, passò il ruscello Kidron ed entrò nel giardino di Ghetsemane, situato in qualche posto alla base occidentale del monte degli Ulivi. Egli annunziò, cammin facendo, ai discepoli, che sarebbero tra poco dispersi a guisa di pecore senza pastore, ma che dopo la sua risurrezione ei li raccoglierebbe di nuovo in Galilea; e in risposta ai vanti di Pietro, che protestava gli sarebbe rimasto fedele sino alla morte, predisse che nel breve spazio di tempo tra quell'ora e il cantar del gallo innanzi l'alba, l'avrebbe rinnegato tre volte. Entrando nel giardino, Gesù, tra gli altri discepoli, ne scelse Pietro, Giacomo e Giovanni e ritirossi con loro in un angolo distante a pregare. Ivi soffrì l'agonia e il sudore di sangue che furono il preludio della sua passione. Per tre volte in quello spazio di tempo cercò simpatia dai prescelti discepoli e ciascuna volta trovolli vinti, dal sonno; dalla qual cosa prende occasione di risvegliare Pietro al sentimento della sua debolezza, prima che sia giunta la prova maggiore Marco 14:27-42.

5. Il Salvatore tradito e catturato. Gesù era ancora con essi quando, tra gli alberi, fu visto il bagliore di lanterne e torce che si andavan appressando, portato da uno stuolo d'armati, guidati dal traditore Giuda al luogo ove sapeva che si sarebbe trovato il suo Signore. Il bacio con cui salutò il Maestro era il segno concertato coi soldati, i quali tosto catturarono Gesù. Pietro mostrò di voler opporsi, snudando la spada e tagliando l'orecchio del servo del sommo sacerdote, ma Gesù proibì ogni resistenza, e allora tutti i suoi discepoli fuggirono, lasciandolo nelle mani dei suoi nemici Marco 14:43-52.

6. Cristo tratto in giudizio davanti al Sinedrio. La scena seguente ci presenta l'accusazione di Cristo davanti al sommo sacerdote e al Sinedrio, la falsa accusa portata contro di lui e sostenuta da falsa testimonianza, il suo rifiuto di difendersi o di rispondere ad alcuna delle loro allegazioni, sinché, alfine, gli si presentò l'occasione non solo di dichiarare, ma di giurare solennemente, ch'egli è il vero Messia, il Figliuol di Dio; laonde è condannato a morte come bestemmiatore e abbandonato ai dileggi e ai maltrattamenti Marco 14:53-65.

7. Pietro rinnega il suo Signore. Invece d'essere introdotto nella precedente narrazione di quel che avvenne al Signore nella casa di Caiafa, Marco introduce il fallo di Pietro come un incidente a parte, dopo aver riferita la condanna di Cristo pronunziata dal Sinedrio. Brevemente ma distintamente sono esposti i particolari relativi di ciascuno dei tre dinieghi. II primo e il secondo furono provocati da due ancelle della casa di Caiafa, le quali dissero che Pietro appartenesse alla comitiva di Cristo; il terzo, da un appello direttogli da una turba d'oziosi che, al pari di lui, stavano aspettando l'esito del giudizio, accalcandosi intorno al fuoco ch'era acceso nell'atrio, scoperto. Subito dopo, il gallo cantò per la seconda volta, e Pietro, ricordandosi della predizione del Maestro, uscì fuori e pianse ripensandoci Marco 14:66-72.

Marco 14:1-2. IL SINEDRIO COSPIRA CONTRO GESÙ Matteo 26:1-2; Luca 22:1-2

Per l'esposizione vedi Matteo 26:1-2.

3 Marco 14:3-12. LA CENA A BETANIA. MARIA UNGE IL CAPO DI GESÙ. GIUDA PATTUISCE CO' PRINCIPALI SACERDOTI DI TRADIRE IL SUO SIGNORE Matteo 26:6-16; Luca 22:3-5; Giovanni 12:1-7

3. Or essendo egli in Betania.

Il nome di Betania è ignoto tra gli odierni abitanti Arabi della Palestina, i quali chiamano quel luogo el Aziriyeh (il villaggio di Lazaro), da el Azir, che è la forma arabica del suo nome. La sua distanza da Gerusalemme e l'esser situato sulla strada che mena a Gerico, sono prove decisive della sua identità. Giace sul versante orientale del monte degli Ulivi, a un pò meno di due miglia romane dal muro orientale di Gerusalemme, misura che corrisponde bene con "l'intorno di quindici stadi" di Giovanni 11:18. È ora uno squallido villaggio, consistente in una ventina circa di bassi abituri col tetto di fango, e sebbene presenti indizii d'essere stato una volta alquanto più grande, probabilmente non eccedette mai le proporzioni d'un villaggio. Non ci sono avanzi d'antichi edifizi, eccettoché una torre diroccata la quale apparteneva ad un convento Benedettino fondato nel 1182 da Melisinda moglie di Folco re di Gerusalemme. Una delle solite tradizioni monastiche ne ha fatto la casa di Lazaro e delle sue sorelle. C'è anche un sotterraneo che consiste in due camere, ove si discende per una sdrucciolevole gradinata di 26 scalini, il quale mostrano come il sepolcro di Lazaro; ma lo scrittore di questo commentario, dopo un minutissimo esame, rimase fermamente convinto che queste camere non sono altro che i sotterranei o le cantine di una casa antica, costrutti nel modo ordinario con pietra e calce, per nulla corrispondente a una tomba scavata nel sasso. Inoltre, è situato proprio nel centro del villaggio, mentre, invece, la tomba di Lazaro era posta fuori di esso (Vedi Giovanni 11:30).

in casa di Simone Lebbroso

Nel Vangelo di Giovanni è fatta menzione della cena imbandita a Gesù, non della casa ove fu servita, ma Matteo e Marco ricordano entrambi che fu in casa di Simone il lebbroso. Di costui null'altro si sa oltre a quanto ce ne dicono queste parole. Di congetture se, n'è fatto un profluvio, come sarebbero ch'ei fosse il padre di Lazaro, il marito di Marta, ecc.; ma non c'è bricciolo di prova a sostegno d'alcuna di esse; ed anzi, in quanto alla prima di queste congetture, c'è prova contraria, poiché Lazaro n on potea certo esser descritto quale convitato in casa del proprio padre Giovanni 12:2. Altri spiegano la circostanza che Marta servisse a tavola nella casa di Simone, supponendo che fossero stretti parenti, il che non è improbabile, sebbene in un piccolo villaggio ove tutti usavano probabilissimamente rendersi socievoli servigi a vicenda, come richiedessero le circostanze, quest'atto di cortesia poteva prestarsi in modo assai naturale anche laddove non ci fosse altro vincolo che di amicizia; più specialmente poi se, come è probabile, la cena era un comune tributo d'onoranza e di affetto offerto a Gesù da tutti i suoi amici e discepoli del villaggio. Simone non poteva essere afflitto di lebbra nello stato acuto di tale malattia, in quel tempo, poiché allora sarebbe stato escluso dal villaggio, a termini della legge Mosaica Levitico 13:45-46, ammenoché la lebbra non lo avesse coperto interamente da capo a piedi, nel qual caso sarebbe stato dichiarato mondo e restituito alla società, come fu Gehazi, il servitore di Eliseo 2Re 8:4. La spiegazione adottata dal maggior numero dei critici è che in qualche occasione precedente il Signore l'avesse sanato della sua lebbra (sebbene in tal caso ci saremmo aspettati di trovarne un cenno, tra parentesi, come usano fare gli Evangelisti, Vedi Marco 16:9, Giovanni 11:2), ma che continuassero a chiamarlo il lebbroso, per distinguerlo da altri portanti lo stesso nome. Tale soprannome tuttavia gli sarebbe stato dato ancor più naturalmente se, come fu supposto più sopra, la lebbra si fosse esaurita in esso, imperocché in tal caso, il colore della pelle avrebbe continuato ad esser in lui, fino alla morte, bianco come il latte, "un lebbroso bianco come neve". Sia l'una che l'altra congettura può essere la vera.

mentre era a tavola,

Giovanni: "Gesù adunque sei giorni avanti la pasqua venne in Betania... e quivi gli fecero un convito". Lightfoot, Macknight, Whitby ed alcuni altri negano che la cena menzionata da Matteo e da Marco fosse quella identica menzionata da Giovanni; ma il lettore non ha che da paragonare le tre narrazioni per convincersi che tutte si riferiscono ad una stessa occasione, essendo impossibile concepire che fosser date due cene, a quattro notti d'intervallo, e che l'ultima di esse riuscisse in ogni particolare la ripetizione esatta della precedente. Il dubbio intorno alla loro identità nasce da ciò che Giovanni ne assegna la data sei giorni prima della Pasqua, mentre i due sinottici sembrano connetterla direttamente col convegno dei, principali sacerdoti, due giorni prima della Pasqua. Anche tra quelli che son convinti trattarsi di una sola cena, c'è diversità di opinione intorno alla circostanza se avesse luogo due o sei giorni prima della festa. Se i sinottici avessero connessa la cena colla riunione del Sinedrio in modo così distinto come Giovanni l'ha connessa con l'arrivo di Cristo in Betania, dal suo viaggio per la Perea, avrebbe potuto farsi questione; ma siccome introducono tale incidente, senza precisarne in guisa alcuna il tempo, e siccome le loro narrazioni non pretendono d'essere rigorosamente cronologiche, non può rimaner dubbio intorno all'essere la data esatta quella che ne assegna Giovanni. Nostro Signore giunse in Betania il Venerdì, probabilmente verso il tramonto, si riposò quivi il Sabato, il quale terminava al tramonto di quel giorno, e partecipò a questa cena, più tardi in quella stessa sera, dopo che era cominciato il primo giorno della settimana. Vedremo fra poco che c'era un'associazione morale anziché cronologica nella mente dei sinottici, la quale li fece introdurre quella cena laddove si trova, tra il convegno dei cospiratori e l'azione del traditore.

venne una donna,

Luca non ricorda punto questa cena in Betania; gli altri sinottici non fanno menzione dei nomi dei convitatori, e parlano di colei, per riguardo all'atto della quale lo Spirito d'ispirazione principalmente li mosse a ricordare quell'incidente, chiamandola semplicemente una donna. Giovanni scrivendo in un tempo assai posteriore, quando, senza dubbio, tutti gli attori di quella scena erano scomparsi per la morte, non osserva una tale reticenza. Egli ci dice: "Marta ministrava, e Lazaro era uno di coloro ch'eran con lui a tavola, e Maria prese una libbra d'olio odorifero" ecc. Giovanni 12:2-3. Alcuni della brigata son così identificati con la famiglia mentovata in Luca 10:38-42; Giovanni 11: l. Ma siccome ciascuno dei quattro Evangelisti ricorda un'unzione (Marco in questo passo; Matteo 26:7; Luca 7:37; Giovanni 12:2), sorsero due quistioni: Riferiscono tutti lo stesso avvenimento? e tutte le unzioni furono fatte dalla stessa donna? Nella Chiesa d'Occidente, dai giorni del Papa Gregorio Magno fino a tempi comparativamente recenti, fu risposto affermativamente, e "la donna che era stata peccatrice" Luca 7:37, Maria Maddalena, e Maria di Betania furon considerate come un'unica e medesima persona. Gli antichi Padri e la Chiesa d'Oriente non si associarono punto a così vile insulto verso fine eccellenti e sante donne. L'unico passo che siasi addotto a sostegno, della teoria che tutti que' racconti si riferiscono alla stessa unzione è Giovanni 11:2, le cui parole parentetiche intorno a Maria, a detto di Maldonato e di Agostino, non potrebbero riferirsi anticipatamente ad un incidente assai posteriore alla risurrezione di Lazaro, ma dovrebbero necessariamente presupporre un qualche fatto noto alla Chiesa per mezzo degli altri Vangeli, e tale fatto, com'argomentano, si troverebbe nella storia di Luca 7. Senonché tutta la forza di quest'argomentazione è distrutta dal fatto che quest'azione di Maria nell'ungere il suo Signore, era già stata pubblicata dappertutto, ovunque si era predicato l'Evangelo, per più di un mezzo secolo, prima che Giovanni scrivesse il suo Vangelo, cosicché la sua nota Giovanni 11:2 poteva essere intesa perfettamente, sebbene anticipasse quanto segue nel capitolo successivo. Paragonando tra loro attentamente le narrazioni dei quattro Evangelisti si convincerà ogni lettore spregiudicato che vi furono due unzioni del Signore, l'una, ricordata da Luca, in un borgo o villaggio della Galilea, e l'altra, da Matteo, Marco e Giovanni, in Betania. Che la donna mentovata nel Vangelo di Luca fosse una prostituta, prima della di lei conversione, non è motivo ragionevole di dubitarne, stante i termini in cui ne è parlato sì dall'Evangelista, che da Simone il Fariseo. Ma, dice Gregorio Magno, Maria Maddalena era stata posseduta da sette demoni, cioè dal demonio dell'incontinenza, e quindi dev'essere quella che vien chiamata altrove "donna che era stata peccatrice"; e inoltre, siccome non è fatta menzione di Maria di Betania tra le donne presso la croce, al sepolcro, o alla risurrezione, e tuttavia ella non, avrebbe potuto essere assente, è evidente che essa non può esser altro che la Maria Maddalena, di già identificata con la donna che era stata una peccatrice. Un esempio più rimarchevole di quel che in logica si chiama petizione di principio difficilmente potrebbe trovarsi (Vedi Nota Matteo 26:61). La sostanza della leggenda romana intorno a Maria di Betania è la seguente. Prima del cominciamento del ministero di nostro Signore, un gran dolore colpì la famiglia di Lazaro, per esser la minore delle sue sorelle caduta nell'abisso più vergognoso. La sua vita era quella di una ossessa dal "sette demoni" dell'incontinenza. Dalla città ove allora dimorava, ovvero dai suoi ornamenti da meretrice, ebbe il nome pel quale era conosciuta di "Maddalena". Quand'ecco ode parlare del Salvatore, si pente, gli dimostra in casa di Simone il Fariseo il suo amore ugendogli i piedi, è perdonata, e viene accolta subito nella compagnia delle sante donne. La risurrezione di suo fratello Lazaro risveglia, in essa novella gratitudine ed amore verso Gesù, ed ella di nuovo lo dimostra ungendogli il capo e i piedi nella casa di Simone lebbroso. La si ritrova appiè della sua croce, alla sua deposizione nel sepolcro, e alla tomba dopo la sua risurrezione. Dopo di che, lasciata la Palestina con Lazaro, Marta e Massimino (uno dei settanta discepoli), va a Marsiglia, indi ad Arles dove visse in una caverna per lo spazio di 80 anni. Quando ella morì, fu eretta una chiesa in suo onore, e alla sua tomba furono operati miracoli! In opposizione di questa leggenda che identifica Maria Maddalena con "la donna che era stata peccatrice", si noti,

1. Che quando è menzionata per la prima volta il nome della Maddalena Luca 8:3, non c'è nemmeno una parola che la connetta con la storia che immediatamente la precede;

2. Che quantunque non impossibile, è però assai improbabile che, se era stata conosciuta come "peccatrice" fosse ricevuta così tostamente quale eletta compagna di Giovanna, Susanna e delle altre sante donne, e che andando per le castella e i borghi con esse e coi discepoli;

3. Che la descrizione data di lei, cioè: "dalla quale erano usciti sette demoni", implica una forma di sofferenza poco meno che incompatibile con la vita designata dalla parola peccatrice, ed una potente operazione sanatrice ben diversa da quella del perdono divino contenuto nelle parole: "I tuoi peccati ti sono rimessi".

Si noti ancora la opposizione al confondere Maria di Betania con Maria Maddalena, che gli evangelisti non hanno ricordato una sola circostanza comune ad esse, eccetto l'amore e la riverenza che nutrivano ambedue per il loro Signore e Maestro; e si noti più specialmente che Giovanni, il quale le conosceva bene entrambe, e dà il ragguaglio più completo di tutto e due, ne indica spiccatamente la distinta individualità.

avendo un alberello

Greco: un alabastro. La parola "alberello" denota correttamente la forma, delle piccole fiali dal collo lungo, suggellato in cima, così familiari a quanti abbiano visitato musei contenenti antichità etrusche, greche o romane, ma non dà la minima idea della sostanza onde eran fatte coteste fiale. Queste fiali o ampolle furono fatte, per la prima volta, nel luogo detto Alabastron in Egitto, non già con gesso o solfato di calce, che in Italia ed in altri paesi è conosciuto principalmente sotto il nome di alabastro, ma con una stalattite più dura e lucente assai, ossia con carbonato di calce, depositato, dall'acqua, che abbondava nelle sue vicinanze. Da questa località adunque presero il nome sia il minerale che le anforelle che se ne intagliavano. Sappiamo da scrittori classici che quest'ultima anche quando eran costrutte d'oro ed argento, pur continuavano a portare il nome di alabastro. Quella che era in possesso di Maria doveva essere piuttosto, grande, poiché, a detta di Giovanni, conteneva una libbra d'unguento profumato.

d'olio odorifero di nardo schietto, di gran prezzo.

Questo profumo aromatico (chiamato in Ebraico nerde, e in Greco nardos) era tenuto in gran conto fino dal tempi antichi. Salomone lo menziona nei suoi Cantici 1:12, e classifica la pianta ond'era fatta tra le piante aromatiche. Essi venivano dall'Arabia, dall'India e dal remoto Oriente Cantici 4:14. Quanto fosse costoso al tempo di nostro Signore apparisce dal prezzo attribuitogli da Giuda Iscariota (800 denari L. it. 240), nonché dalla sua indignazione e da quella di altri per ciò che essi consideravano, un puro scialacquo; come pure dalla seguente allusione di Orazio: "Sì gestis, juvenum Nardo vina merebere. Nardi parvus onyx eliciet cadum" 4Car 12:15-17.

L'aggettivo pistiche aggiunto sia da Marco che da Giovanni a questo nardo, è stato tradotto generalmente, come lo traduce il Diodati "schietto", cioè senza mistura o adulterazione, supponendolo derivato dalla parola fede; altri l'hanno fatto derivare da liquido o potabile, significato notevole per la sua coincidenza con un passo di Atanasio, intorno agli unguenti potabili, tra i quali è fatta particolar menzione del nardo; mentre una terza opinione è che pistiche sia aggiunto quale distintivo di qualche specie particolare di nardo. Era noto che la pianta chiamata dagli Arabi sunbul era Identica col greco nardo, ma si fu soltanto in questi ultimi anni che l'ora defunto Dott. Royle (direttore del Giardino Botanico a Saharunpora), identificò il Sunbul hindoe con una pianta detta Jatamansee (Petrinia jatamensi), che cresce appiè dei monti dell'Imalaia, località esattamente corrispondente a quella che ne dà Dioscoride (lo Smith, Dizionario Biblico).

e, rotto l'alberello, glielo e versò sopra il capo.

Giovanni: "E ne unse i piedi di Gesù e gli asciugò coi suoi capelli, e la casa fu ripiena dell'odore dell'olio". Non c'è vera discrepanza tra questi enunziati, sebbene coloro che stanno sempre sull'avviso onde trovare, se fosse possibile, un qualche argomento per metter da un canto l'ispirazione e l'autorità della parola di Dio, abbian cercato con ogni sforzo di introdurvela. Matteo e Marco non limitano l'unzione al capo del Signore, né Giovanni mette in forse l'accuratezza del loro detto, quando, scrivendo mezzo secolo più tardi, dichiara a supplemento, che Maria, gli unse anche i piedi. Il Prof. Alexander sembra ritenere che l'enfasi rimarchevole messa da Marco sulla discesa dell'unguento, con la ripetizione della preposizione, letteralmente versò giù su di lui, giù sul suo capo, fu intesa a indicare che l'olio profumato colasse dal capo sui vestimenti e insino ai piedi.

PASSI PARALLELI

Matteo 26:6-7; Giovanni 11:2; 12:1-3

Cantici 4:13-14; 5:5; Luca 7:37-38

4 4. Ed alcuni indegnarono tra se stesi, e dissero: Perché si è fatta questa perdita di quest'olio? 5. Conciossiaché quelle si fosse potuto vendere più di trecento denari, e quelli darsi ai poveri.

Matteo: "E i suoi discepoli avendo ciò veduto furono indegnati dicendo: A che pro questa perdita?" Giovanni: "Laonde uno dei discepoli di esso, cioè Giuda Iscariot, figliuol di Simone, il quale era per tradirlo, disse: Perché non si è venduto ecc.". Marco menziona che alcuni degli astanti, rimasero indignati per quello che ad essi pareva un grande scialacquo, senza specificare chi essi fossero. Matteo ci dice che questi mormoratori erano dei dodici discepoli mentre Giovanni indica più specialmente che si fu nell'anima avara del futuro traditore che sorse dapprima questa indignazione perciò che egli considerava una perdita, la quale indignazione comunicandosi ai suoi compagni, ne indusse taluni, se non tutti, ad approvare la sua apparente prudenza e premura pei poveri. Stier osserva assai a proposito. "La censura è attaccaticcia come la peste". È secondo carità il supporre che per la massa dei discepoli si fu la gran quantità d'olio profuso in questa unzione che li fece indignare, e non l'onore reso dalla pia Maria al loro Signore e Maestro. Non era tuttavia amore disinteressato pei poveri quel che eccitò l'indignazione di Giuda, sebbene accortamente ei lo desse a pensare ai discepoli suoi compagni; fa il vedersi deluso per non esser stata data quest'ampolla di unguento prezioso ad impinguare il fondo comune, di cui egli era il tesoriere, nel qual caso non piccola parte se l'avrebbe appropriata per suo uso personale. Lo Spirito d'ispirazione ha posto a nudo, davanti al mondo, il vero suo movente nel Vangelo di Giovanni: "Or egli diceva questo, non perché si curasse dei poveri, ma perciocché era ladro e avea la borsa e portava ciò che vi si metteva dentro". Che notevole disposizione! che una persona avara e disonesta non solo fosse ricevuta nel numero dei dodici, ma gli venisse affidata l'amministrazione del loro scarso peculio! I fini a cui ciò servì sono ovvii abbastanza, è da notarsi però che mai non fu dato agli undici il più lontano cenno del vero carattere di Giuda, né di lui mai sospettarono nemmeno i discepoli più favoriti della intimità di Gesù, fino a pochi minuti prima che volontariamente si separasse egli stesso per sempre dalla loro compagnia. Fu il desiderio di riparare alla perdita che l'avarizia sua ebbe a sostenere per questo avvenimento che gli fece accogliere l'idea di far guadagno del suo Maestro; ci ripensò spesso nei giorni che seguirono, e quando seppe com'era ardente il desiderio del Sinedrio d'impadronirsi della persona di Cristo, il suo pensiero maturò in azione, ed egli si vendette qual loro strumento, precisamente allora che erano stati costretti a rinunziare ad ogni speranza di metter le mani addosso a Gesù durante la festa. È questo fatto, che cioè l'idea di tradire il suo Maestro nacque nell'animo dì Giuda dal colpo che ricevette la sua avarizia nella perdita di quel prezioso unguento, che indusse Matteo e Marco ad inserire le notizie loro della cena in connessione immediata con le trattative di Giuda col Sinedrio.

E fremevano contro a lei.

Non contenti di esprimere la loro disapprovazione parlando sottovoce gli uni agli altri, presero ad assalire la stessa Maria coi loro rimproveri.

PASSI PARALLELI

Ecclesiaste 4:4; Matteo 26:8-9; Giovanni 12:4-5

Ecclesiaste 5:4-8; Malachia 1:12-13

Matteo 18:28

Giovanni 6:7

Giovanni 12:5-6; 13:29; Efesini 4:28

Esodo 16:7-8; Deuteronomio 1:27; Salmi 106:25; Matteo 20:11; Luca 15:2; Giovanni 6:43

1Corinzi 10:10; Filippesi 2:14; Giudici 1:16

6 6. Ma Gesù disse: Lanciatela fare; perché le date voi noia? ella ha fatta una buona opera inverso me.

All'infuori di queste parole, Giovanni tace tutto ciò che, secondo i sinottici, il Signore disse in questa circostanza, il che è una prova di più che egli ha voluto semplicemente fare un supplemento a quanto essi ci han lasciato scritto. Con quella semplice espressione cessate, Gesù pronunzia la sua decisione calma e dignitosa, quasiché dicesse: "Questi pensieri e queste parole non mi piacciono". Come avea presa la parte dei suoi discepoli contro i Farisei Matteo 9:11-12; Marco 9:16, così ora prende la parte di Maria contro di loro. Egli è ferito nella ferita che le viene inflitta, e fa propria la causa di lei. Essi stigmatizzato come uno spreco l'atto ch'ella avea compiuto allora, e Gesù, giudicandone il valore morale, dalla fede e dall'amore onde scaturiva, lo pronunzia "un'opera buona".

PASSI PARALLELI

Giobbe 42:7-8; Isaia 54:17; 2Corinzi 10:18

Matteo 26:10; Giovanni 10:32-33; Atti 9:36; 2Corinzi 9:8; Efesini 2:10; Colossesi 1:10

2Tessalonicesi 2:17; 1Timoteo 5:10; 6:18; 2Timoteo 2:21; 3:17; Tito 2:7,14; 3:8,14

Ebrei 10:24; 13:21; 1Pietro 2:12

7 7. Perciocché, sempre avrete (avete) i poveri con, voi; e, quando verrete, potrete far loro del bene;

Colla prima parte di questo vers. Gesù qual Signore e Capo della Chiesa cristiana conferma l'obbligo già da gran tempo imposto alla Chiesa del Vecchio Testamento, di provvedere a poveri Deuteronomio 15:7-11. Tuttavia questo passo non può invocarsi a sostegno degli ordini mendicanti della Chiesa di Roma, i quali han degradato l'uomo togliendogli la indipendenza, e han dato l'esempio dell'infingardaggine alle popolazioni di tutti i paesi ove è dominante. la religione del Papa; né dei luridi, licenziosi e abusivi accattoni che abbondano in ogni nostra città, in ogni nostro villaggio. La povertà decente, modesta, longanime nelle sofferenze, merita la simpatia e l'aiuto efficace di ogni Cristiano, ma la mendicità di professione dovrebbe essere abolita con le pene più severe.

ma me non mi avrete (avete) sempre.

Le ragioni per le quali il Signore giustificò quel che sembrava ai discepoli una "perdita" od un riprovevole impiego di una somma, agli occhi loro così considerevole, sono due, cioè: la straordinaria occasione, e il motivo segreto della donatrice. Sovvenire ai bisogni di molti è intrinsecamente meglio che non ungere il capo e i piedi di uno. Ma se quell'uno è il Figliuol di Dio incarnato, che è presso a morire per gli uomini; se una tale occasione di attestargli l'amore non può più ripetersi; se non c'è altro modo in cui possa manifestarsi la profondità dell'amore di una credente che questo di ungere il capo e i piedi del Signore col profumo più prezioso che essa possiede, allora è giusto di spenderlo in tal guisa, quand'anche i poveri abbiano a soffrirne per breve stagione. Ma non c'era ragione che i poveri avessero a soffrirne, imperocché quest'unguento non era stato comprato con denari destinati al loro mantenimento, e le occasioni di fare ad essi del bene si sarebbero presentate in abbondanza, quando Colui a cui Maria così rendeva onore non avrebbe potuto esser mai più l'oggetto di tali dimostrazioni. Gesù aveva già avvertiti distintamente i discepoli che non sarebbe rimasto a lungo con essi, quantunque essi non si fossero presi a cuore tale avvertimento Giovanni 7:33-34; ma ora il tempo della sua dipartenza era imminente, ed egli difende per tale motivo l'atto di Maria.

PASSI PARALLELI

Deuteronomio 15:11; Matteo 25:35-45; 26:11; Giovanni 12:7-8; 2Corinzi 9:13-14; Filemone 7

Giacomo 2:14-16; 1Giovanni 3:16-19

Giovanni 13:33; 16:5,28; 17:11; Atti 3:21

8 8. Ella ha fatto ciò che per lei si poteva;

Che alto encomio è mai questo! Era ben poca cosa quella che era in poter suo di dare, ma nel dare quel poco il suo cuore era intensamente felice, e "Iddio ama un donatore allegro" 2Corinzi 9:7. Le parole del Signore intorno a Maria esprimono un importantissimo principio. Come redenti da lui, siamo in obbligo di fare per Cristo quanto sta in poter nostro. Iddio non domanda di più da ciascun di noi. L'affetto verso di lui non si vede meno chiaramente nei piccioli della vedova che nel tempio magnifico costrutto da Salomone! "Perciocché", dice Paolo, "ne vi è la prontezza dell'animo, altri è accettevole mondo ciò ch'egli ha, e non secondo ciò ch'egli non ha" 2Corinzi 8:12.

ella ha anticipato d'ugnere il mio corpo, per una imbalsamatura

Letteralmente, per la imbalsimatura. Questa parola greca non indica il seppellimento stesso, ma tutta quanta la preparazione del corpo per la tumulazione, la qual preparazione consisteva nel lavarlo, nell'ungerlo, nel profumarlo, e quindi involgerlo nel sudario Giovanni 19:40. Alcuni intendono queste parole come se semplicemente significassero essersi il Signore degnato di considerare l'atto di Maria quale preparazione per la tomba, sebbene ella non pensasse punto alla sua sepoltura. Altri suppongono che essa avesse il presentimento di quanto stava per avvenire; ma è poco men che impossibile che nostro Signore avesse parlato così, se nella mente di Maria non ci fosse stata una chiara previsione della sua sepoltura. Ella sapeva bene ch'egli avea predetto, a più riprese, l'avvicinarsi della sua morte; e come può immaginarsi che una persona la quale osservava così premurosamente le parole di Cristo non fosse preoccupata del pensiero di ciò che stava per avvenire? Non le erano ignoti i pericoli ch'egli correva in Gerusalemme, ed è possibilissimo che colta all'improvviso dal pensiero che la malizia dei suoi nemici potesse negare ai suoi discepoli la triste consolazione di rendergli i funebri onori, dicesse fra sé e sé: Adesso che ancora lo posso, io voglio onorarlo. Secondo noi, Gesù, in queste parole, attribuì a Maria una più piena intelligenza e una fede più semplice nelle sue profetiche predizioni che non l'avessero, in qualunque tempo, gli Apostoli scelti da lui medesimo, e si fu nell'intendimento di onorare in modo speciale, la forza della sua fede, non meno che la profondità dell'amor suo, ch'ei dichiarò che questo atto di lei sarebbe pubblicato dovunque si predicherebbe l'evangelo.

PASSI PARALLELI

1Cronache 28:2-3; 29:1-17; 2Cronache 31:20-21; 34:19-33; Salmi 110:3; 2Corinzi 8:1-3,12

Marco 15:42-47; 16:1; Luca 23:53-56; 24:1-3; Giovanni 12:7; 19:32-42

9 9. Io vi dico la verità, che per tutto il mondo, dovunque questo evangelo sarà predicato, sarà eziandio raccontato ciò che costei ha fatto, in memoria di lei.

Queste parole contengono incidentalmente la predizione che il vangelo di Gesù Cristo, cioè la storia del suo soggiorno in terra, dei principali avvenimenti della sua vita quaggiù, e della salute ch'egli assicurò, morendo, ai figliuoli degli uomini, sarà certamente pubblicato per tutto il mondo. Una tale assicurazione deve incoraggiare grandemente tutti coloro che si affaticano per la diffusione della vera conoscenza di Cristo tra gli Ebrei, i Maomettani, i Pagani e i seguaci di quelle Chiese che si sono allontanate dal puro Cristianesimo; per la circolazione delle Scritture Sante, in cui è esposto mediante l'evangelo. Tre cose sono da osservarsi in questo annunzio:

1. che esso contiene un chiaro riconoscimento profetico per parte di nostro Signore della esistenza, nell'avvenire, di ricordi scritti, in cui si avesse a raccontare quell'atto, perché in niun'altra guisa è concepibile che esso potesse venire universalmente conosciuto;

2. che abbiam quì (se per verità ne avessimo bisogno) un argomento convincente contro quella opinione che suppone i tre primi Vangeli essere stati compilati da un solo documento originale; imperocché se ci fosse stato un tale documento, avrebbe dovuto contenere questa narrazione e nessuno che ne facesse uso avrebbe potuto mancare di inserire nella sua opera questo racconto, accompagnato da tale promessa, mentre Luca ha mancato d'inserirlo;

3. che la stessa considerazione è egualmente decisiva contro il supposto che Luca abbia usato o anche sol veduto i nostri presenti Vangeli di Matteo e Marco. Questo è il solo caso in cui Gesù abbia promesso gloria terrena per un servizio a lui reso. È una delle più gloriose distinzioni che fossero mai conferite a mortale, distinzione la quale, invece di andar scemando col tempo, va crescendo ogni giorno, e alla quale, come fu giustamente osservato, contribuiscono perfino i critici e gli interpreti avversarii, nell'atto stesso che muovono dubbiezze e censure.

PASSI PARALLELI

Marco 16:15; Matteo 26:12-13

Numeri 31:54; Salmi 112:6-9; Zaccaria 6:14

10 10. Allora Giuda Iscariot, l'un dei dodici, andò ai principali sacerdoti,

I sommi sacerdoti son quelli che avean già tenuto cotale uffizio, e i capi delle varie mute pel servigio del tempio. Luca 22:4 aggiunge "i capitani", ponendoli tra i cospiratori. Erano questi i comandanti della guardia stazionata al tempio per la difesa di esso ed a tutela delle ricchezze ivi contenute. Si prendevano comunemente dalla tribù di Levi, ed erano in relazione intima coi sacerdoti e con gli uomini più influenti. La coorte che uscì a catturare Gesù nel giardino di Ghetsemane apparteneva a questa guardia del tempio. Forse già al tempo di Pilato, ma certissimamente a quello dei suoi successori Felice e Festo, i Romani avevano anch'essi destinata una guardia per la sicurezza e custodia del tempio e per la repressione delle risse e contese che nascean spesso tra gli Ebrei medesimi durante le feste Atti 21:30-35; 23:27.

per darlo lor nelle mani.

Fu già detto (Note Marco 14:3) che la cena in casa di Simone, in Betania, ebbe luogo, secondo Giovanni, nella sera del Sabato ossia al principio del primo giorno della settimana, e che la ragione per cui sì Matteo che Marco l'introducono, a mo' di parentesi, in mezzo al racconto della congiura onde impadronirsi di Gesù, fu perché in quella cena l'avarizia e la collera di Giuda erano state entrambe eccitate potentemente e nel cuor suo era stata concepita l'idea di appagarle entrambe ad un colpo, vendendo il Maestro ai suoi nemici. La visita di Giuda ai sacerdoti e agli altri rettori d'Israele, ricordata in questo vers. deve avere avuto luogo la sera in cui finiva il Martedì e incominciava il Mercoledì santo. Non potè aver luogo prima perciò che è detto al vers. 1,2; non potè avvenire più tardi, poiché allora non avrebbero più avuto il tempo di combinare i loro piani.

PASSI PARALLELI

Matteo 26:14-16; Luca 22:3-6; Giovanni 13:2,30

Salmi 41:9; 55:12-14; Matteo 10:4; Giovanni 6:70

Giovanni 13:2

11 11. Ed essi, udito ciò, si rallegrarono,

La ragione della loro gioia s'intende subito, paragonando la "speranza prolungata", descritta nel vers. 2, col il desiderio adempiuto per la proposta di Giuda.

e promisero di dargli denari.

Secondo Matteo: "Giuda disse loro: Che mi volete dare, ed io ve lo darò nelle mani? Ed essi gli pesarono trenta sicli d'argento" (L. it. 93). Era questo il prezzo di uno schiavo Esodo 21:32. Non è improbabile che questa somma venisse così fissata da essi per mostrare il loro disprezzo di Gesù e il poco conto che facevano di lui. Senza dubbio si accorsero anche esser Giuda così ansioso di ottener denaro che avrebbe tradito il suo Signore per qualunque somma gli offerissero. Matteo fa menzione della somma precisa per attirare la nostra attenzione sopra una profezia di Zaccaria 11:12, in cui 30 sicli sono specificati come il prezzo del Messia (Vedi nota Matteo 27:9).

Ed egli cercava Il modo di tradirlo opportunamente.

Luca: "E cercava opportunità di farlo senza tumulto". Che si avesse ad evitare una "sollevazione" o un "tumulto" tra la moltitudine era probabilmente una condizione stipulata dalle autorità giudaiche e consentita dal traditore, imperocché è evidente che temevano potesse scoppiare un tumulto se Gesù venisse catturato pubblicamente (vers. 2).

PASSI PARALLELI

Osea 7:3; Luca 22:5

1Re 21:20; 2Re 5:26; Proverbi 1:10-16; 28:21-22; Matteo 26:15; 1Timoteo 6:10

2Pietro 2:14-15; Giudici 1:11

Luca 22:5-6

RIFLESSIONI

1. Tra le coincidenze impremeditate che si riscontrano nei racconti dei quattro Evangelisti e che ne confermano con tanta forza la verità, non sono tra le meno notevoli i tratti che ci forniscono Luca e Giovanni intorno ai rispettivi caratteri di Marta e di Maria. Mentre in Luca 10:38-42 abbiamo una scena, omessa da Giovanni, in cui spiccano l'attività di Marta e la placida affezione e docilità passiva di Maria, abbiamo in Giovanni 12:1, ecc., un'altra assai diversa, omessa da Luca, in cui tuttavia appariscono gli stessi caratteristici. Marta ministra a tavola, mentre Maria sparge sul suo Signore l'olezzo dell'amor suo, figurato dall'unguento prezioso di cui lo unge.

2. E da osservarsi che in ambo le volte in cui Cristo venne unto da donne, quell'atto provocasse commenti ingiuriosi dagli astanti. In quello ricordato in Luca 7:39, Simone il Fariseo, evidentemente presuppose che la povera donna fosse spinta da motivi men che puri, e irrise quel ch'ei suppose essere in Gesù ignoranza del vero carattere di lei. Nell'esempio attuale sono gli stessi suoi discepoli che mostransi indignati di quel ch'essi considerano uno spreco inutile, sebbene il profumo fosse proprietà di Maria che essa avea pieno diritto di usare nell'ungere l'amato suo Maestro, piuttostoché se stessa. In entrambi i casi, il Signore riprende lo spirito di censura e la mancanza di carità dei disapprovanti e giustifica l'amore che facea cotali sacrifizi. Nel primo caso mette a contrasto la premura dimostratagli dalla donna con la studiata trascuranza del Fariseo verso di lui, sebbene ospitato in casa sua; nel secondo, mette, per dir così, il suo imprimatur alla di lei opera in opposizione all'accusa di "perdita" o spreco inutile, e per soprappiù dichiara che quell'opera buona sarebbe ricordata in perpetuo. Badiamo, dalla nostra parte, che la gloria di Cristo sia il vero movente delle opere nostre, e allora le giudichino pure e le condannino a lor talento gli uomini, che non avremo nulla da temere, imperocché il Signore ci giustificherà nel tempo e nel modo che e li crederà migliore.

3. Alcuni vi sono che applaudiscono solo alle opere di utilità e condannano quelle che scaturiscono da un amore che sacrifica sé stesso, ma la sincerità di coloro che così la mettono in opposizione è ben giusto che inspiri dei sospetti. I cuori freddi di Giuda e di quelli che dividevano la sua opinione non poteano comprendere la generosa liberalità di Maria. "Mormoravano contro di essa". Purtroppo è tutt'altro che raro lo spirito gretto di cotesti censori, i cui seguaci e successori si ritrovano in ogni parte della Chiesa visibile di Cristo. Non vien mai meno la g enerazione di quelli che gridano contro quel ch'essi chiamano estremi in religione, e non rifiniscono di raccomandare la moderazione nel servigio di Cristo. Se qualcuno dedica il tempo, il denaro e gli affetti suoi esclusivamente al conseguimento di fini mondani, non hanno per lui una parola di biasimo, se si dà tutto al far quattrini, ai piaceri o alla politica non trovan nulla a ridire. Ma se alcuno consacra tutto se stesso e tutto quanto egli possiede a Cristo, non sanno trovar parole che valgano ad esprimere quanto grande sembra loro la sua follia. È religioso fino all'eccesso! È un fanatico! È un entusiasta! Ha perso il ben dell'intelletto! ecco in che modo esso vien giudicato. Non ci lasciamo commuovere da censure, se ci vengano dirette perché ci sforziamo di servire Cristo; sopportiamole pazientemente ricordandoci che sono antiche quanto il Cristianesimo. Chi ha fatto l'esperienza del grande amor di Cristo per lui non può più stimar cosa alcuna troppo buona o preziosa per esser dedicata al suo servizio; ma piuttosto chiederà a sé stesso: "Che renderò io al Signore per tutti i suoi benefizi?" Salmi 116:12.

4. Per quelli che si sentono presi dallo scoraggiamento pensando quanto è poco quello che possono fare per Cristo, quale ineffabile consolazione si contiene in quella testimonianza resa a Maria: "Ella ha fatto ciò che per lei si poteva!" Il più povero, e il più umile dei seguaci di Cristo può, in base a questo principio, non rimanere inferiore, nella stima di Cristo, all'altezza medesima dei più doviziosi e di quelli a cui è dato esercitare la più ampia influenza cristiana 2Corinzi 8:12.

5. In questo incidente possiamo intravvedere quel che avverrà nel giorno del giudizio. In quel gran giorno, si troverà non esser stata dimenticata veruna onoranza che sia stata resa a Cristo. In quel giorno, non sarà fatta menzione dei discorsi degli oratori in parlamento, né delle gesta dei guerrieri, né delle opere dei poeti e dei pittori; ma l'azione più insignificante che la più debole donna cristiana avrà fatta per Cristo o pei membri suoi, si troverà registrata in un libro d'eterna ricordanza.

6. Per mostrare ancor meglio l'adempimento della predizione del Signore intorno a quest'azione di Maria, possono riuscire interessanti in questo luogo una o due citazioni di scrittori eminenti. "Mentre le vittorie di molti re e generali", dice il Crisostomo, andarono perdute nel silenzio dell'obblivione, e molti che fondarono stati e ridussero nazioni in servitù non sono conosciuti di riputazione o di nome, l'unzione fatta da questa donna col suo unguento è celebrata per tutto il mondo, e per trascorrer di tempo non dileguossi la memoria dell'atto da lei compito; e i Persi, gl'Indi, gli Sciti, i Traci, la razza de' Mauritanii, e gli abitatori delle isola Britanniche divulgano un'azione fatta privatamente in una casa di Giudea da una donna! "Il Salvatore", dice Olshausen, "coronò la soavità e tenerezza sua rimarcando che, nell'atto di amore tributato a lui, Maria avea eretto a sé stessa un monumento perenne e duraturo quanto l'Evangelo che è la parola eterna di Dio. Di generazione in generazione andò compiendosi questa notevole profezia del Signore, ed ancor noi, nello spiegar questo detto del Redentore, contribuiamo necessariamente al suo compimento". "I nomi di molti derisori e bestemmiatori", dice Stier, "rimasero cancellati, ma di quel che Maria fece in segreto a Betania si è parlato insino ad ora e si parlerà fino, alla fine dei tempi, perché il Signore così l'ha decretato, con una di quelle parole che non passeranno".

7. Il delitto di Giuda troppo facilmente lo si considera come qualcosa di eccezionale per carattere e per atrocità; ma lo studio di esso nei suoi stadii diversi è atto a dissipare siffatta delusione. E imprima, essendo l'avarizia la sua passione predominante, il Signore lasciò che si rivelasse, e acquistasse forza con lo affidargli la borsa comune della loro piccola brigata Giovanni 12:8. Nel discarico, di quel dovere affidatogli, ci divenne un ladro, e cominciò ad involare qualche cosuccia per suo proprio conto. Allora Satana, trovando il cuore di lui aperto a riceverla, cominciò a sussurrargli cautamente la tentazione di tradire il Maestro, insinuandogli che in tal modo potrebbe arricchir sé medesimo, senza far correre alcun pericolo a Cristo; poiché Colui che avea già operato tanti miracoli, ben saprebbe liberarsi da qualsiasi più estremo pericolo. Quindi quel pensiero si convertì i n fermo proposito, per mezzo di un incidente che avvenne in casa di Simone in Betania, e da lì al metterlo in esecuzione coll'entrare in accordo col Sinedrio, era breve il passo. Finalmente il delitto fu consumato quando "Satana entrò in lui" Giovanni 13:27, alla cena pasquale, e la voce della coscienza restò soffocata interamente, per risvegliarsi e trascinarlo alla disperazione solo quando fu compiuto il tradimento. Quale notevole commentario delle parole di Giacomo 1:15: "Poi appresso, la concupiscenza, avendo concepito, partorisce il peccato, e il peccato, essendo compiuto, genera la morte!".

12 Marco 16:12-26. PREPARAZIONE PER LA PASQUA ED ULTIMA SUA CELEBRAZIONE. GESÙ INDICA GIUDA COME IL TRADITORE. ISTITUZIONE DELLA SANTA CENA Matteo 26:17-30; Luca 22:7,23; Giovanni 13:18-19,21-30; 1Corinzi 11:23-29

Per la esposizione vedi Luca 22:7-23; Giovanni 13:18-30.

27 Marco 14:27-31. GESÙ PREDICE L'ABBANDONO DEI DISCEPOLI E LA CADUTA DI PIETRO Matteo 26:31-35; Luca 22:31-38; Giovanni 13:36-38

Per l'esposizione vedi Luca 22:31-46.

32 Marco 16:32-42. L'AGONIA NEL GHETSEMANE Matteo 26:36-46; Luca 22:37-46; Giovanni 18:1

Il trovarsi nella storia evangelica una scena come quella che stiamo per considerare è non solamente una prova della sua realtà, ma anche della severa fedeltà della narrazione in cui è contenuta. Se i tre Evangelisti che ricordano questa scena, fossero stati guidati, nella scelta dei materiali che avean dinnanzi, dal solo desiderio di glorificare il loro Maestro agli occhi dei lettori, possiamo esser certi che avrebbero omesso questo fatto, il quale non potea mancare di esser d'intoppo a molti lettori bene disposti. Egli è certo che nel secolo che seguì immediatamente quello degli Apostoli, certi apologisti stimarono necessario di giustificare, in qualche modo l'agonia di Cristo in Ghetsemane agli occhi anche dei bene affetti inverso il Cristianesimo; mentre i suoi nemici come per esempio Celso al principio del secondo secolo, e Giuliano nel quarto, se ne beffavano, dicendo che Cristo si era mostrato pusillanime di faccia alla morte, mentre i pagani, dicevano essi, muoiono coraggiosamente. Per bene in tendere tutta questa importante narrazione, fa d'uopo aver sempre presente la realtà dell'umanità di nostro Signore in tutto il suo abbassamento e la sua debolezza. Si troveranno allora in lui tutti i segni caratteristici dell'umano patire, vale a dire la forza dell'animo risoluto e la calma della volontà sopraffatte, di continuo, dall'umana debolezza e limitate dalla pochezza della sua potenza di soffrire. Tuttavia, nel caso del Signore Gesù, tale conflitto differisce dal nostro in questo, che in noi la volontà non è se non umana; laddove in lui congiuntamente alla sua volontà umana c'era pure la sua volontà divina, la quale teneva sempre in vista lo scopo del patto eterno di grazia, e lottava con la debole carne umana.

32. Poi vennero in una villa,

horion è una parola di esteso significato, che abbraccia qualsiasi terreno recinto, da un piccolo giardino ad un vasto podere, ma definita in questo caso" Giovanni 18:1, per chepos "un orto". Secondo Flavio, i sobborghi di Gerusalemme abbondavano di giardini e ville (Guer. Giudici 6:1).

detta Ghetsemane,

Da gath un tino, e shemen, olio. Quest'orto era situato sul versante occidentale del monte degli Ulivi, il quale non è separato dal monte Moria che da un burrone stretto e profondo, chiamato negli antichi tempi il torrente del Chedron, ed ora la valle di Giosafat. Molti s'immaginano erroneamente che il Chedron sia una corrente perenne, ma la parola (heimarros), applicatagli da Giovanni 18:1, significa precisamente quel che egli è ai dì d'oggi, cioè un torrente che scorre soltanto durante la stagione delle pioggie, e non presenta, nelle altre stagioni, che un arido letto; e così spiegato, corrisponde esattamente al significato del nome ebraico nahal 2Samuele 15:23; 1Re 2:37, e con quel o di wadi che gli è ora applicato dagli Arabi. Il sito che i monaci Latini indicano ora pel Ghetsemane è posto precisamente laddove il sentiero che conduce a Betania per la cima dell'Oliveto, s'incontra con la strada più frequentata di Bethfage (Vedi nota Marco 14:2). Siccome la direzione di queste pubbliche vie non ha subito cangiamento alcuno dai giorni di Davide a questa parte 2Samuele 15:23,30, così ci troviamo costretti ad ammettere o l'una o l'altra di queste due conclusioni, o che la situazione del giardino che è indicata da quei monaci sia falsa, o che nostro Signore, cercando un luogo appartato per pregare, scegliesse appunto il più rumoroso e il più in vista del pubblico che sia in quella località il luogo che quei monaci hanno di recente cinto di mura, pare che fosse scelto per la prima volta per quello identico del Ghetsemane nel quarto secolo, sotto gli auspici dell'Imperatrice Elena, madre di Costantino, archeologa indefessa bensì ma estremamente credula e ignorantissima! Il probabilissimo che quell'orto appartenesse a un qualche discepolo o almeno, a persona amica di Gesù, e che il Signore usasse condurvisi coi discepoli; poiché vediamo Giuda guidar colà la masnada come a luogo che gli era ben noto e in cui sapeva certamente di trovar Gesù.

ed egli disse ai suoi discepoli: Sedete qui, finché io abbia orato.

Benché, dal posto che occupa nelle narrazioni di Matteo e di Marco (conf. Matteo 26:30-31; Marco 14:26-52), si potesse concliudere che la predicazione della, caduta di Pietro e della dispersione degli altri Apostoli sia stata pronunziata da Cristo, nell'andare da Gerusalemme in Ghetsemane sembra realmente che fosse pronunziata (come si trova in Luca) più a buon'ora nella ocra, poco dopo annunziato il tradimento di Giuda. Ivi l'avvertimento è a suo posto secondo la legge della associazione delle idee, ed è corroborato dal fatto che sarebbe stato impossibile agli undici di radunarsi intorno al loro Maestro in guisa da potere udire tutte le sue parole, mentre attraversavano le affollate vie di Gerusalemme. Dopo entrati nell'orto, il primo avvenimento nell'ordine cronologico fu una esortazione indirizzata da Gesù all'intiera compagnia dei suoi discepoli: "Orate che non entriate in tentazione". Essi ne avean bisogno, imperocché era or venuto il tempo che il loro Maestro doveva essere tentato nel modo più estremo dalla "podestà delle tenebre", e perciò i discepoli doveano aspettarsi essi pure gli assalti del tentatore. Comandando loro di rimanere laddove trovavansi, cioè presso l'entrata, ei si preparava ad andar più oltre verso i recessi dell'orto. Matteo: "finché io sia andato là"; Luca: "quasi per una gittata di pietra".

PASSI PARALLELI

Matteo 26:36-46; Luca 22:39; Giovanni 18:1-11

Marco 14:36,39; Salmi 18:5-6; 22:1-2; 88:1-3; 109:4

33 33. e prese seco Pietro, e Giacomo, e Giovanni;

In questa memorabile occasione come nella risuscitazione della figlia di Iario e nella sua trasfigurazione, il Signore ammise questi tre discepoli a maggiore intimità che non gli altri, scegliendoli ad esser testimoni d'una scena che non ha riscontro nella storia del mondo.

e cominciò ad essere spaventato, e gravemente angosciato (essere oppresso o abbattuto); 34. e disse loro: L'anima mia è occupata di tristizia (gravemente angosciata), infino alla morte

Memorabilissime parole queste, procedenti dalle labbra di Colui che in tutto il tempo della sua vita terrestre era stato l'uomo di dolori ed esperto in languori Isaia 53:3. Esse sembrano indicare che tutto il passato era come un nulla, che ora per la prima volta avea scandagliato le profondità maggiori del dolore ed era spaventato nel vederle così grandi. "Sebbene in tutta la sua vita ei fosse stato uomo di dolori", dice il Prof. Brown, "non c'è ragione di pensare che il circolo medesimo dei suoi più fidati ne fosse messo a parte mai, fuorché in un'occasione precedente, quando il desiderio espresso da taluni dei Greci che eran venuti alla festa" di veder Gesù, "sembra avergli richiamato alla mente oppressa l'ora in cui egli doveva essere levato in su dalla terra", e fattolo esclamare in pubblico: "Ora è turbata l'anima mia; e che dirò? ecc." Giovanni 12:20,27. Or tuttavia apre liberamente il cuore agli amici suoi fidati e parla della tristezza della sua anima come di cosa che lo abbatte e consuma "infino alla morte". Il senso di queste ultime parole è: "Io sento come se la natura cedesse sotto il peso dell'angoscia, e ch'io non potessi sopravviverle; a tanto strazio sta per venir meno questa vita mortale". Il riferirsi che fa quì nostro Signore, come pure in Giovanni 12:27, all'anima sua razionale, confuta, per incidenza, ma fu modo convincente, l'eresia Apollinaria, che cioè il Signore Gesù non avesse l'anima umana, ma invece di essa la sola natura divina. Che se tale fosse stato il caso, ei non sarebbe stato un uomo completo, e Paolo non avrebbe potuto affermare di lui: "Siccome i fanciulli parteciparon la carne ed il sangue, egli simigliantemente ha partecipato le medesime cose", e ancora "è convenuto ch'egli fosse in ogni caso simile a' fratelli" Ebrei 2:14,17.

34 dimorate qui, e vegliate.

Nella scelta dei tre discepoli ch'egli amava di più, e nel comando dato ad essi di vegliare con lui, si rivela il cuore umano di Gesù. Fin d'allora avea cominciato a ritirarsi da lui la faccia di suo Padre, e le tentazioni dei "principati e delle potestà delle tenebre" gli moveano assalti più fieri che nel deserto; il peso del peccato, che era venuto a toglier per sempre dal suo popolo, si presentava con forza opprimente alla sua conoscenza umana; egli provava intenso bisogno di simpatia, e la cercava da questi discepoli che lo avean conosciuto così intimamente. Egli aveva una vera umanità, tanto più tenera e suscettibile della nostra, in quantoché non era ammorzata e ottusa dal peccato, e l'animo suo, oppresso da tristezza, avrebbe trovato sollievo nella loro simpatia, per quanto necessariamente angusta e contratta, sicché forse non sarebbe stato bisogno della visita degli angeli. Ma anche questa poca simpatia gli fece difetto; i discepoli erano come "canne rotte", e invece di vegliare e pregare si addormentarono. Ed anche in questo caso dovevano compiersi le parole dette intorno a lui dagli antichi profeti (Vedi Salmi 69:21; 88:19; Isaia 63:3,5).

PASSI PARALLELI

Marco 1:16-19; 5:37; 9:2

Salmi 38:11; 69:1-3; 88:14-16; Isaia 53:10; Matteo 26:37-38; Luca 22:44

Ebrei 5:7

Isaia 53:3-4,12; Lamentazione 1:12; Giovanni 12:27

Marco 14:37-38; 13:35-37; Efesini 6:18-19; 1Pietro 4:7; 5:8

35 35. E, andato un poco innanzi,

Si fu al fine di preparare questi discepoli ad esser testimoni della sua agonia che il Signore li prescelse a testimoni della sua gloria sul monte della trasfigurazione. Senza tale preparazione, la fede loro avrebbe potuto venir meno quando videro il loro Maestro "angosciato", "spaventato", "triste infino alla morte". "Gli è pur sempre vero che son meglio preparati a soffrire con Cristo coloro che hanno contemplata per fede la sua gloria e han conversato co' suoi santi glorificati sul monte suo santo" (Henry). Si osservi tuttavia che Cristo non volle nemmen cotesti accanto a sé quando sofferse la sua misteriosa agonia, poiché sapeva, sì per la natura che per la profondità di quel soffrire, non potere essi comprenderlo. Ei sente il bisogno d'esser solo col Padre. Stier suppone che i discepoli udissero le parole del Salvatore e vedessero il suo sudore di sangue mentre giacea bocconi in terra. Ma, considerando la distanza, il lume incerto della luna a gran fatica penetrante tra il tetro fogliame degli ulivi, ed il fatto che i discepoli erano allora addormentati, la supposizione sua è altamente improbabile. Questa scena, come quella della tentazione nel deserto, in tutti i suoi punti più importanti, non poteva esser nota agli Evangelisti se non per ispirazione dello Spirito Santo, a meno che, Gesù non la raccontasse egli stesso ai suoi discepoli dopo la risurrezione.

si gittò in terra,

Si confrontino la parole degli Evangelisti. Quelle di Luca sono le più generali: essendosi inginocchiato; Matteo: si gittò, o cadde sopra la sua faccia; Marco: cadde sulla terra, cioè si prostrò disteso in terra. Le ginocchia piegate, e il volto boccone in terra, è questa l'attitudine consueta di un orientale assorto nella preghiera, e così il Signore continuò per alcun tempo, poi non potendo più sostenere l'angoscia dello spirito oppresso, per la quale si sentiva venir meno la vita, si prostrò disteso con tutta la persona sulla polvere, la quale posizione bene esprime l'estremo di un'angoscia straordinaria.

e pregava che, se era possibile, quell'ora passasse oltre di lui,

C'è questa peculiarità in Marco, che prima egli ci dà, con le sue proprie parole, un epilogo della preghiera del Signore e poi subito aggiunge le parole medesime da lui usate. La parola "ora" non si ha quì da prendere alla lettera. Nella Scrittura è usata sovente a denotare una stagione, uno spazio di tempo, o un avvenimento; e nostro Signore le applica qui, a tutto il tempo della sua passione che stava per incominciare. Egli bramava, se ciò fosse stato compatibile coi disegni e con le perfezioni di Dio, che quel tempo passasse oltre senza ch'egli avesse a soffrire quel che era omai imminente. Tutti i tentativi che si facessero per conciliare questa preghiera col supposto che Gesù non bramasse realmente ciò che così chiedeva, sarebbero ripugnanti al senso evidente delle parole e contraddirebbero alla lettera della Scrittura. La chiave di questo misterioso enimma, fin dove almeno può essere aperto ai nostri finiti intendimenti, è riposta nell'ovvia considerazione che nostro Signore sofferse precisamente i patimenti medesimi che avrebbe provati qualsiasi altro uomo nella stessa posizione, ma senza alcun suo peccato. Gli è perciò che rifuggiva dalla morte e si sentiva oppresso sotto il peso dell'ira di Dio non meno realmente di noi. Oltracciò, le sue sofferenze, anche nel giardino, eran vicario; e quantunque fosse egli stesso senza peccato, pure partecipava ai dolori cagionati dal peccato, come essendo egli stesso il gran sacrifizio espiatorio, "colui per i cui lividori noi fummo sanati" Isaia 53:5. Il desiderio dunque ch'egli espresse di poter sottrarsi al patire, ha da intendersi né più né meno che come un incidente inseparabile dalla sua umanità, ed anche come parte de' suoi patimenti vicarii.

PASSI PARALLELI

Genesi 17:3; Deuteronomio 9:18; 1Cronache 21:15-16; 2Cronache 7:3; Matteo 26:39; Luca 17:15-16

Atti 10:25-26; Ebrei 5:7; Apocalisse 4:10; 5:14

36 36. E disse: Abba, Padre,

La prima di queste parole significa Padre nella lingua aramaica, nella qual lingua nostro Signore probabilissimamente s'indirizzava al Padre suo celeste; la seconda è l'equivalente suo in greco, e fu aggiunta da Marco a vantaggio di coloro che non intendessero la lingua ebraica. L'aver così conservata l'espressione del vernacolo è in perfetto accordo con l'usanza di Marco (Vedi Marco 5:41; 7:11; 9:5; 11:21). Tale spiegazione del congiungimento di queste due parole ci sembra più naturale che il supporre, come fanno alcuni scrittori, che ai tempi di Cristo esse si fossero combinate in guisa che gli Ebrei le usassero come un solo appellativo; a sostegno della quale opinione non sanno addurre altro se non che Paolo le usò congiuntamente nell'Epistole ai Romani 8:15, e ai Galati 4:6, dimenticando che queste epistole furono scritte per gentili.

ogni cosa ti è possibile; trasporta via da me questo calice; ma pure, non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi.

Sono degne d'attenzione le varianti nella sostanza della preghiera, come son date dai sinottici. In Matteo, abbiamo: se egli è possibile; secondo Marco: ogni cosa ti è possibile; e secondo Luca: se vuoi, ma tutte trovano il loro punto d'unione nel volere o nel consiglio divino. Se ciò fosse stato compatibile con tale volere, Gesù supplicava il Padre di toglier via da lui il calice della passione; ma nemmeno per schivarne la feccia amara, consentiva la sua volontà umana a porsi in opposizione con la volontà di Dio. La completa sottomissione al volere del Padre, senza riguardo ai propri desiderii umani, è un glorioso trionfo dell'obbedienza di nostro Signore sulla prova più tremenda che possa concepirsi. Come uomo, egli desiderava di esser liberato dall'ira di Dio, pur come uomo, finalmente acconsentì a sostenerla, siccome l'unico mezzo di "salvare il suo popolo dai loro peccati". Le parole precise usate da nostro Signore, lo Spirito Santo non ha giudicato conveniente il darcele, mostrandoci anche in questo caso, che l'identità delle parole non importa purché la sostanza del pensiero divino venga espresso. Che nostro Signore debba aver profferite tutte e tre queste forme di preghiera, non si ha da pensarlo nemmeno per un momento. Il calice di questo vers., e l'ora del precedente, si riferiscono allo stesso soggetto, cioè alla offerta dell'anima sua Isaia 53:10, incominciata nell'orto e consumata sulla croce; e questi termini si identificarono per modo nelle menti degli Evangelisti, che si trovano usati indifferentemente l'uno per l'altro nel racconto della Passione. Nel passare per quell'ora, nel bere quel calice amaro, Gesù fece l'espiazione delle nostre trasgressioni.

PASSI PARALLELI

Matteo 6:9; Romani 8:15-16; Galati 4:6

Marco 10:27; Genesi 18:14; Geremia 32:27; 2Timoteo 2:13; Tito 1:2; Ebrei 5:7; 6:18

Luca 22:41-42

Salmi 40:8; Giovanni 4:34; 5:30; 6:38-39; 12:27; 18:11; Filippesi 2:8; Ebrei 5:7-8

37 37. Poi venne, e trovò i discepoli che dormivano;

In conseguenza dell'avere effuso il cuor suo nella preghiera al suo Padre celeste, sembra che il Redentore si sentisse sollevato pel momento e ritornasse ai tre discepoli per trovar refrigerio nella loro simpatia e testimoniare loro, al tempo stesso, quanto li amasse; ma li trovò addormentati. Luca ci dice esser ciò accaduto per cagion "di tristizia". Accade spesso infatti che un grave e prolungato dolore renda spossati gli spiriti e induca negli uomini un senso di torpore, specialmente quando sia, come in questo caso, accompagnato dall'inazione. "La legge semplicissima", dice il Lange, "che una tensione straordinaria eleva la vita spirituale ove questa sia sviluppata altamente, mentre invece la stupidisce ove sia sviluppata meno, trova quì la sua più forte illustrazione nel contrasto assoluto della vigilanza spirituale e del sonno".

e disse a Pietro: Simone, dormi tu? non hai tu potuto vegliar pure un'ora?

Il rimprovero li colpisce tutti, ma la ragione per cui è indirizzato specialmente a Pietro è ovvia a chi rammenti il superbo millantarsi che pur dianzi avea fatto della sua devozione: "Benché mi convenisse morir teco non però ti rinnegherò" Matteo 26:35; "Avvegnaché tutti sieno scandalizzati di te, io però non lo sarò" Marco 14:29; "Il Signore, io sono presto ad andar teco e in prigione e alla morte" Luca 22:33. Gesù nol chiama ora Pietro, ma Simone, come in altre occasioni in cui si fece in lui penosamente manifesta la debolezza della carne, Vedi Luca 22:31; Giovanni 21:15, ecc. "Di grandi cose ti sei vantato, e a questo siam ridotti, che alla prima prova sei venuto meno, e non hai potuto vegliare pur lo spazio d'un'ora?" "Se, correndo co' pedoni, essi ti hanno stanco; come ti rimescolerai co' cavalli? e, se hai sol fidanza in terra di pace, come farai quando il Giordano sarà gonfio?" Geremia 12:5. Era un'ammonizione significante, e se Pietro ne avesse approfittato, essa avrebbe potuto salvarlo da una terribile vergogna. "Un'ora" può esser stato benissimo il tempo passato nell'orto di Ghetsemane, ma non certamente il tempo che Gesù era stato assente da loro, ed è quì un'espressione proverbiale per indicare un tempo brevissimo.

PASSI PARALLELI

Marco 14:40-41; Luca 9:31-32; 22:45-46

Marco 14:29-31; 2Samuele 16:17; Giona 1:6; Matteo 25:5; 26:40; 1Tessalonicesi 5:6-8

Geremia 12:5; Ebrei 12:3

38 38. Vegliate, ed orate; che non entriate in tentazione;

L'esortazione data agli otto, nel lasciarli presso l'ingresso dell'orto, è data ora di nuovo ai tre; se a farli vegliare non valse la simpatia per lui, or deve valere la loro propria salvezza, che talora non capitasse loro una qualche prova della lor fede e pazienza oltre quanto potessero sostenere.

bene è lo spirito pronto, ma la carne è debole.

Le ultime parole di questo inciso sono generalmente considerate come benigna scusa della loro fralezza, ma l'antitesi che fanno colla prima parte di esso è intesa in diversi modi, supponendo alcuni che la carne e lo spirito significhino semplicemente il corpo e l'anima; mentre la maggior parte degli interpreti intendono (più conformemente all'uso delle parole) per la carne, la natura peccaminosa con le sue colpevoli infermità, e per lo spirito, le disposizioni e i principii più elevati prodotti dalla grazia. Il senso adunque è questo, che, sebbene la loro natura spirituale fosse inclinata a fare quel ch'ei richiedeva, i resti della corruzione naturale ne li impedivano. Anche nel caso di provetti Cristiani l'opposizione della carne non è tolta e abolita assolutamente fino alla morte, anzi il conflitto tra il principio della vita divina impiantato dallo Spirito Santo in noi, e la vecchia natura, aliena da Dio, fa parte del discepolato del Cristiano, ed un elemento essenziale della vita che va maturando in lui.

PASSI PARALLELI

Marco 14:34; Matteo 24:42; 25:13; 26:41; Luca 21:36; 22:40,46; 1Corinzi 16:13; 1Pietro 5:8

Apocalisse 3:2-3,10

Romani 7:18-25; Galati 5:17; Filippesi 2:12

39 39. di nuovo andò, ed orò (di nuovo allontanatosi pregò), dicendo le medesime parole.

Matteo aggiunge "la seconda volta", e dà le espressioni usate dal Signore. Luca ci somministra alcuni particolari interessanti non dati dagli altri Evangelisti; ma siccome, nella sua narrazione, egli compendia le tre preghiere in una, è difficile decidere il posto cronologico che si ha da assegnare a ciascuna di esse nel racconto. Egli dice per esempio: "E un angelo gli apparve dal cielo, confortandolo". Alcuni argomentano che questa visita dell'angelo deve essere accaduta immediatamente dopo la prima preghiera, siccome il linguaggio della seconda (come è dato da Matteo), sembra respirare maggior acquiescenza e rassegnazione. Su ciò non possono avventurasi che delle congetture; pure, secondo noi, la visita dell'angelo sembra corrisponder meglio col tempo della seconda preghiera, e il sudor di sangue con quello della tersa. Pare che l'agitazione dello spirito del Salvatore ritornasse a certi intervalli con più terribile intensità, a guisa di quel marosi che tratto si rompono con maggior forza degli altri; e, durante la sua seconda assenza dai discepoli, pare che prorompesse su di lui tempestosa e minacciando di sommergere la sua umanità, allorquando comparve un angelo per rinvigorirlo fisicamente e corroborare la sua umanità (presso ormai a soccombere), per la lotta più fiera e terribile che ancor gli restava a sostenere. Olahausen erra quando suppone "non doversi quì intendere per lei parola angelo alcuna apparizione esterna, come di personalità visibile"; ed erra ancor maggiormente nella conclusione che ne trae, che il rinforzo consistesse esclusivamente in un interno e spirituale accrescimento di potenza dall'alto. Si fu anzi una forza esteriore che esso impartì alla macchina corporea, che fece od ch'egli sentisse in sé un vigore soprannaturale sì del corpo che dello spirito per poter sostenere il conflitto. Da tutto quanto ci insegnano le Scritture intorno alla ministrazione degli angeli siamo indotti a negare fermissimamente ch'essi abbiano potere o mandato alcuno d'intervenire tra l'anima di un uomo e Dio, nelle cose spirituali, o di produrre verun effetto sulla sua vita spirituale, eccetto che per via di ministrazione esteriore. La dottrina della Chiesa di Roma intorno alle ministrazioni angeliche inverso i santi di Dio sulla terra, è in molti punti in opposizione diretta con gl'insegnamenti della Scrittura.

PASSI PARALLELI

Matteo 6:7; 26:42-44; Luca 18:1; 2Corinzi 12:8

40 40. E, tornato, trovò I discepoli, che di nuovo dormivamo; perciocché i loro occhi erano aggravati; e non sapevano che rispondergli.

La parola aggravati è la medesima usata a significare lo stato fisico di questi discepoli sul monte della Trasfigurazione Luca 9:32. Vuol dire sonnolenza che aggrava le palpebre, non già sonno profondo. Della sconvenienza di dormire in un tempo come quello, erano conscii siffattamente che non seppero addurre veruna scusa in risposta ai giusti rimproveri del loro Maestro.

PASSI PARALLELI

Marco 9:33-34; Genesi 44:16; Romani 3:19

41 41. Poi venne la terza volta,

Marco implica evidentemente una terza dipartita di Cristo dai discepoli, sebbene per amore di brevità non siane fatta menzione; ma Matteo ci dà quel che manca: "E, lasciatili, andò di nuovo e orò la terza volta, dicendo le medesime parole. Allora egli venne", ecc. Durante questo terzo periodo di assenza dai discepoli assonnati, siam disposti a collocare un altro incidente di questa scena misteriosa dell'orto, il quale è ricordato solamente da Luca: "Ed egli, essendo in agonia, orava vieppiù intentamente; e il suo sudore divenne simile a grumoli di sangue, che cadevano in terra" Luca 22:44. In questo vers. si presentano spiccatamente due cose:

1. L'agonia che sofferse il Signore. Fu questo l'ultimo e più fier attacco di quell'amara distretta, di quel cordoglio mortale ch'ei dovea soffrire finché fosse inchiodato al legno. Se non fosse stato il rinforzo che la sua natura umana avea provato così di recente pel ministero angelico, questa nuova prova avrebbe dovuto arrestare per sempre i moti del suo cuore; ma anche stando così le cose, l'angoscia veemente prodotta nell'anima sua dal conflitto con Satana e dall'esperienza, sempre più profonda, della "maledizione" a cui si era sottomesso per amor nostro, produsse un tale tremore, una tal lotta e così ardui sforzi nel corpo, da costringere il sangue ad uscir fuori dei canali suoi naturali, finché formò come goccie di sudore sulla sua pelle e cadde raggrumato in terra. Di questo sudore di sangue, conosciuto nella scienza medica sotto il nome di diapedesi, son ricordati degli esempi sì nei tempi antichi che nei moderni. E la cagione, che generalmente ne assegnano i medici, è una violenta emozione mentale. "È probabile che questo strano disordine nasca da una violenta commozione del sistema nervoso, la quale faccia deviare dal loro corso naturale le correnti dei sangue e ne spinga i globuli rosei per entro agli escretorii cutanei. Un mero rilassamento delle fibre non potrebbe produrre una revulsione così potente" (Millingen "Curiosità dell'esperienza medica", citate nel Dizionario Biblico di Smith). Kitto, Foote ed altri portano numerosi esempi, che non è necessario il citar qui, ma che son degni di tenersi a mente, quali risposte a qualunque obbiezione che l'incredulità potesse muovere contro a questo sudore di sangue. Alford dice: "L'intenzione dell'Evangelista sembra chiaramente esser quella di comunicar l'idea che il sudore somigliane a goccie di sangue, colorato cioè di sangue; giacché intendo la parola come usata appunto a distinguere tra il vero sangue e le goccie colorate o cariche di sangue".

2. Impariamo da questo vers. che da questa agonia fu prodotta un'intensità maggiore nella preghiera. "Orava vieppiù intentamente". Perché noi, creature imperfette, siamo talora meno di altre volte intenti nelle nostre preghiere, e tale difetto d'ardore da parte nostra è peccato, taluni muovono eccezione a queste parole, quasiché presentassero un'idea d'imperfezione in Cristo, e dicono esser impossibile figurarselo che preghi più intentamente in una occasione, senza ammettere che pregasse meno intentamente in altre. Concedendo questo senza difficoltà, neghiamo la conclusione che si cerca dedurne; imperocché Cristo pregava con tutto il cuore e con tutta l'anima e con tutta la mente anche quando pregava meno intentamente che in questa occasione, e nessun difetto può ammettersi nel pregare, per riguardo a colui che è il santo, innocente, immacolato e separato dai peccatori" Ebrei 7:26. Il suo corpo benedetto era perfetto fin da principio, eppure crebbe in istatura; l'anima sua santa non conobbe mai alcuna macchia, eppure crebbe in grazia; e siccome gli era data grazia in proporzione alle sue facoltà mentali, così in proporzione alla grazia conceduta egli amò sempre più il suo Dio e Padre. Niuna freddezza si accompagnò mai alle sue divozioni, dappoiché in ogni occasione mantenne viva la grazia che era in lui, e tuttavia, essendogliene comunicato un grado maggiore, potè usarne altresì maggiore in grado maggiore. Ed ora che i suoi patimenti crescevano in grado tale che mai n'avea provati di così intensi, e che lottavano tra loro la natura rabbrividita e l'indomito volere, gli furono altresì impartiti più alti gradi di forza, e quindi "orava vieppiù intentamente". Fu messa in dubbio la genuinità di questi versetti Luca 22:43-44, per ciò che non si riscontrano in taluni degli antichi codici; ma della mancanza di essi è facile render ragione, essendo stati tolti di proposito deliberato non già da primitivi eretici, ma dagli ortodossi medesimi, sotto l'impressione che potessero essere usati dagli Ariani ed altri, come un argomento contro la divinità di nostro Signore Gesù Cristo. Epifanio ricorda e il fatto e la ragione di esso. Alford osserva benissimo: "Abbiamo motivo di ringraziare Iddio che la ortodossia fu compresa meglio da allora in poi". Questi versetti si trovano nel Codice sinaitico, nel Codice di Beza ed in altri, come pure nella versione Peshito, nella Filossena, ecc., e la loro genuinità è ora pienamente comprovata. Sebbene l'Evangelista non faccia menzione delle lacrime del Salvatore nell'orto, tuttavia, non devono passare inosservate le parole dell'Epistola agli Ebrei 5:7, le quali si riferiscono principalmente a questa parte della storia di nostro Signore e ben si accordano col prostramento in terra, col sudor di sangue e con l'intensità della preghiera nell'agonia: "Il quale, ai giorni della sua carne, avendo, con gran grido e lagrime, offerte orazioni e supplicazioni a colui che lo poteva salvare da morte, ed essendo esaudito dal timore" ecc. Il senso di queste tre ultime parole è evidentemente questo, che "fu liberato da quel che temeva" cioè, che la sua natura umana avesse a cedere sotto il peso del peccato che egli allora assumevasi come nostro sostituto. Per la risposta del Padre alla sua preghiera nell'orto, l'animo suo fu fortificato contro il terrore e lo sgomento della natura, sicché acquetossi interamente alla volontà di Dio. Tale acquiescenza può riscontrarsi nel cangiamento di forma in cui fu presentata la preghiera la seconda e la terza volta: "Padre mio, se egli non è possibile che questo calice trapassi da me, che io nol bea, la tua volontà sia fatta" Matteo 26:42.

e disse loro: Dormite pur da ora innanzi, e riposatevi; basta, l'ora è venuta;

Al suo ritorno la terza volta, il Signore trovò di nuovo addormentati i suoi discepoli prediletti. In questa sonnolenza par che vi sia qualche cosa più che il solo effetto prodotto dall'eccesso del dolore. "C'era ad assalirli qualche cosa più di ciò", dice Stier, "come l'aveva accennato il Signore medesimo; c'era la tentazione 'della potenza delle tenebre', il vagliamento di Satana, senza di che la loro simpatia per le sofferenze di Gesù li avrebbe tenuti desti". Alcuni scrittori prendono la prima parte di questo vers. come indirizzata interrogativamente ai discepoli, ma il senso non ci guadagna, mentre le parole d'ora innanzi, si riferiscono solamente al futuro, e quando si applicano al tempo corrispondono sempre non già a tuttora o ancora, ma a quindinnanzi (Vedi Atti 37:20; Ebrei 10:13; ecc.). I migliori filologi interpretano i verbi all'imperativo, come ha fatto Diodati, "Dormite", "Riposatevi". Sembra troppo in disaccordo col sentire di nostro Signore e con la circostanza ch'egli sapeva essere il loro sonno cagionato da infermità, non da indifferenza, il vedere in queste parole, come molti ci veggono, un'ironia; noi preferiamo considerarle come esprimenti ad un tempo la sua compassione per la loro debolezza, e l'annunzio che, per quanto concerneva lui stesso, l'oggetto per cui avea desiderato la loro vigilanza e simpatia era stato raggiunto per altro modo, laonde essi rimanevano sciolti dall'obbligazione ad essi imposta. La parola basta, significa "Non occorre vegliare o pregare più oltre per me, non c'è più tempo; adesso l'ora è venuta, per allontanare la quale, se ciò fosse stato compatibile con la volontà del Padre mio, lo pregai e volli che ancor voi pregaste". Intendendo tali parole in questo senso, sparisce l'apparente contraddizione tra il comando "Dormite pure" e l'altro che segue immediatamente, "Levatevi, andiamo". Il cangiamento operatosi in Gesù dappoi che si alzò da terra, dopo aver pregato la terza volta, non può descriversi più giustamente di quel che lo descrisse Krummacker. "Ogni cosa nel suo contegno, l'aspetto, la voce, il portamento, tutto è or cangiato essenzialmente, e indica coraggio, maschio vigore e conscia certezza di vittoria. Noi lo vediamo uscir trionfante dal conflitto, armato, e preparato per quanto ha da seguire". Dormite d'ora innanzi e riposatevi, "dice egli ai suoi discepoli". Basta! "Per riguardo mio non occorre vegliate più oltre, io non ho d'uopo più della vostra assistenza. Il mio conflitto è finito" (Il Salvatore sofferente) ecc.

ecco, il Figliuol dell'uomo è dato nelle mani dei peccatori.

Queste parole che concludono il vers. spiegano ancor meglio come il Signore Gesù sciogliesse i suoi discepoli dall'obbligazione di vegliare con lui, imperocché il tempo di vegliare era passato, ed era venuto il tempo di agire; quantunque la masnada che doveva catturarlo non fosse per anco arrivata, pur sapeva non essere a grande distanza, e così parla del Figliuol dell'uomo come dato diggià nelle mani dei peccatori, cioè degli iniqui che esser dovevano suoi giudici ingiusti e crudeli suoi carnefici. In queste parole Gesù non accenna solo al tradimento di Giuda e dei rettori d'Israele, i quali consegnarono il loro Messia nelle mani dei gentili, ma anche al divino decreto per cui il Cristo era abbandonato in potere dei suoi nemici Atti 2:23.

PASSI PARALLELI

Marco 7:9; Giudici 10:14; 1Re 18:27; 22:15; 2Re 3:13; Ecclesiaste 11:9; Ezechiele 20:39

Matteo 26:45-46

Giovanni 7:30; 8:20; 12:23,27; 13:1; 17:1

Marco 14:10,18; 9:31; 10:33-34; Matteo 26:2; Giovanni 13:2; Atti 7:52

42 42. Levatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino.

Il "dormite d'or innanzi" del vers. precedente esprimeva in linguaggio figurato la loro incapacità a prestargli alcuna ulteriore assistenza; ma il "levatevi" di questo vers. è un invito a scuotere il sonno per amore della loro propria salvezza. "Andiamo" non implica alcun timore in Cristo, o, come fu stranamente supposto da alcuni, che si proponesse di tentar la fuga, ma al contrario è un comando di raggiungere gli altri discepoli all'ingresso dell'orto, onde Gesù potesse proteggerli contro il nemico che già si appressava e di cui già discerneva tra gli alberi le lanterne e le torce. In conferma di ciò, si notino le parole del Signore ai conduttori della banda tosto che entrarono nell'orto: "Io vi ho detto ch'io son desso; se adunque cercate me, lasciate andare costoro" Giovanni 18:8.

PASSI PARALLELI

Matteo 26:46; Giovanni 18:1-2

RIFLESSIONI

1. Come dobbiamo spiegare questa agonia del nostro Signore e Maestro in Ghetsemane? Celso, Giuliano Apostata, e tutta la genia degli increduli beffardi che loro succedettero non hanno esitato a paragonar questa scena nell'orto con le ultime ore di Socrate e d'altri filosofi gentili, empiamente e senza ambagi accusando Gesù di viltà e di codardia. In presenza di tutta la sua storia antecedente, la quale non presenta alcun indizio di mancanza di coraggio e prontezza al soffrire; in presenza delle migliaia e decine di migliaia d'uomini peccatori i quali, per amor del suo nome, passarono per sofferenze fisiche ancor più acute e per morti ancor più ignominiose e tormentose, con la massima calma, anzi con fortezza eroica e con estatici canti di laudi, vi sentite voi disposti ad adottare una simile soluzione dell'agonia e del sudor di sangue, nell'orto di Ghetsemane? Dobbiam noi far scendere il Salvatore al disotto del livello comune dei martiri, e chiedere che un peso che altri portarono così agevolmente lo prostrasse siffattamente nell'orto, gli strappasse quelle preghiere, e l'immergesse in quel sudore di sangue? È assolutamente inconcepibile e inammissibile che la semplice prospettiva delle sofferenze corporee potesse produrre tali effetti in lui che era "santo, innocente, immacolato, separato da' peccatori", e per conseguenza non avea ragione alcuna di temer la morte. Gli Ariani e i Sociniani che negano la divinità del Signore Gesù, negano anche la sua espiazione pel peccato, e insegnano ch'egli morì semplicemente per dare l'esempio ai suoi discepoli del come essi pure dovrebbero morire. Altri vi sono nella Chiesa cristiana, ai nostri tempi, i quali nel mentre riconoscono la divinità di Cristo, rigettano la natura vicaria delle sue sofferenze e della sua morte, e considerano queste sotto l'aspetto medesimo che i summenzionati eretici, cioè come presentante un sublime modello di sacrifizio di . Secondo questo modo di vedere, Cristo non sofferse assolutamente nulla invece dei colpevoli, ossia affinché questi non avessero a soffrire; ma patì solo perché gli uomini imparassero da lui come si ha da soffrire! Egli inaugurò semplicemente nella propria persona, una nuova umanità da essere "resa perfetta per le sofferenze", e "ci lasciò l'esempio perché noi camminiamo dietro le sue pedate". Che uno dei fini che Cristo ebbe in vista nei suoi patimenti fosse quello di lasciarci un esempio, è insegnato troppo chiaramente nelle Scritture per metterlo in dubbio un sol momento; ma è questo tutto quello a cui miravano i suoi patimenti? Ed in tal caso, può chiedersi ragionevolmente s'egli riuscisse nel suo intento? Non sarebbe facile trovarci esempi più chiari di pazienza e coraggio eroico nei patimenti tra i seguaci e i martiri suoi, e perfino tra i gentili? E s'egli è così, allora per certo gli Ariani, i Sociniani e i moderni Neologi recano grande disdoro al Salvatore, insegnando esser stato quello l'unico scopo dei suoi patimenti. Né fu semplicemente il presentimento dei tormenti che avrebbe indi a poco a soffrire sulla croce che lo fece agonizzare nell'orto. Il sudore di sangue non fu che il segno esterno dell'angoscia mentale e spirituale che già, fin d'allora, si era impossessato di lui, ed ebbe la stessa sorgente, gli stessi elementi, lo stesso disegno, e lo stesso effetto delle sofferenze spirituali di nostro Signore sulla croce. Fu parte integrante della passione a cui egli s'assoggettò come il nostro capo spirituale e rappresentante, quando il Signore ebbe fatta avvenire in lui l'iniquità di tutti noi in guisa e maniera tale che noi non potremo mai comprendere pienamente. Per intendere donde sorgesse questa angoscia dello spirito, dobbiamo ben ponderare il significato dei passi come il Seguente: "Perciocché egli (Iddio), ha fatto esser peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, acciocché noi fossimo fatti giustizia di Dio in lui" 2Corinzi 5:21; "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo per noi fatto maledizione" Galati 3:13; "Il quale ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, in sul legno; acciocché, morti al peccato, viviamo a giustizia" 1Pietro 2:24. I critici più abili e più recenti della scuola nazionalista di Germania ammettono candidamente che siffatti passi altro non possono significare se non questo, che quell'essere perfettamente puro da ogni peccato venne considerato e trattato come il colpevole, affinché i colpevoli potessero essere considerati in lui come giusti. Ora adunque se il carattere penale dei patimenti e della morte che dovea subire il Cristo, lo sentì, nell'orto, pesargli in tutta la sua forza sullo spirito, abbiamo in ciò una spiegazione ampia e soddisfacente dell'orrore e dell'abbattimento d'animo che allora sperimentò. Il sacrifizio della vita, in circostanze dolorose e ignomininiose, l'avrebbe potuto sopportare senza un mormorio od un lamento, ma il sacrifizio della vita sotto la condanna del peccato, il rassegnarla alla vendetta della legge violata, che consideravalo come il rappresentante dei colpevoli, non poteva essere che puramente rivoltante. Né ci è possibile comprendere altrimenti l'orrore della sua posizione come quegli che, essendo assolutamente senza peccato, era fatto ora enfaticamente peccato per noi. Ma se così l'intendiamo, possiamo comprendere come egli potesse trovare in sé la forza di vuotare il calice sino alla feccia più amara solo perché tale era il, volere del Padre suo. Così facendo, ha presentato il più glorioso esempio di ubbidienza perfetta alla volontà di Dio che mai si desse nella natura umana, e ci ha lasciato certissimamente "un esempio, acciocché noi seguitiamo le sue pedate" 1Pietro 2:21.

2. Quale esempio non ci porge questo passo dell'importanza della preghiera nel tempo della tribolazione! Nell'ora della sua angoscia, il Signore fece uso di questo gran rimedio! "Egli orava". Migliore ricetta di questa per sopportare l'afflizione con pazienza non potremo mai trovarla. La prima persona a cui dovremmo rivolgerei nella nostra tribolazione è Dio. Il primo nostro lamento dovrebbe essere in forma di preghiera. Può darsi che la risposta non ci sia data immediatamente; può stare che il soccorso da noi domandato non ci sia concesso subito; può anzi succedere perfino che la nostra prova, come "lo stecco nella carne" a Paolo, non venga meno e non ci sia mai tolta quaggiù. Ma l'atto stesso dell'aprire i nostri cuori davanti al trono di grazia ci farà sicuramente del bene, ed è poi certo che verrà la risposta, come venne a Paolo: "La mia grazia ti basta, perciocché la mia virtù si adempie in debolezza" 2Corinzi 12:8-9. Saggio e importante è il consiglio di Giacomo 5:13: "Evvi alcun di voi a f flitto? Ori".

3. Nell'ora della sua dolorosa prova, l'uomo Cristo Gesù cercò conforto nella simpatia dei suoi deboli sì ma fedeli amici, ed ha così suggellata con la sua sanzione e approvazione la simpatia, e commiserazione sincera che gli uomini offrono ai loro simili in tempo di angustie dolorose e di fiere prove. Non ci rifiutiamo adunque il conforto dell'umana simpatia, la quale certamente ci farà del bene. Non permettiamo che il più grave lutto che possa colpirci chiuda i nostri cuori in faccia alla pietà gentil e; e chiunque siano coloro che vengono a simpatizzare con noi e ad aiutarci, teniamoli in conto di angeli mandati dal cielo e si abbian da noi il benvenuto che ad angeli si conviene.

50 60. Allora il sommo sacerdote, levatosi in piè quivi in mezzo, domandò a Gesù, dicendo: Non rispondi tu nulla? che testimoniano costoro contro a te? 61. Ma egli tacque, e non rispose nulla.

Perfettamente convinto dell'impossibilità di condannar Gesù dietro a quelle testimonianze se pur non volevano violare apertamente ogni forma di giustizia, il sommo sacerdote, con arte finissima, tentò di ottenere dal Signore medesimo una qualche spiegazione o confutazione delle precedenti testimonianze, la quale potesse dar loro appiglio a condannarlo. Espose adunque la sua profonda sorpresa pel suo silenzio e gli chiese se non avesse a dir nulla in risposta ai suoi accusatori. Ma Gesù si mantenne in silenzio. Non stava a lui di aiutarli ad uscire dal loro imbarazzo, soprattutto non piacendogli entrare, davanti un tale uditorio, in alcuna spiegazione delle misteriose parole che erano state interpretate così stranamente. D'altra parte, era prossimo il tempo in cui il loro significato sarebbe chiaro come la luce del giorno. Era notorio a tutti che Gesù non potevasi condannare dietro a prove testimoniali. L'unico metodo che rimanesse era quello di estorcere, se fosse possibile dal Signore medesimo, ammissioni tali intorno alle sue pretese che potessero offrire appiglio a condannarlo, e Caiafa, qual Presidente del Sinedrio, si accinse all'impresa. Lo spirito che lo animava traspare da quel suo detto ricordato in Giovanni 11:49,51. Qui adunque incomincia la seconda parte del dibattimento.

PASSI PARALLELI

Marco 15:3-5; Matteo 26:62-63; Giovanni 19:9-10

Salmi 39:1-2,9; Isaia 53:7; Matteo 27:12-14; Atti 8:32; 1Pietro 2:23

Marco 15:2; Matteo 11:3-5; 16:16; 26:63-64; Luca 22:67-70; Giovanni 10:24; 18:37

Salmi 2:7; 119:12; Isaia 9:6-7; Matteo 3:17; 8:29; Giovanni 1:34,49-51; 5:18-25

Giovanni 10:30-31,36; 19:7; 1Timoteo 1:11; 6:15

52 Marco 14:52. GESÙ È TRADITO ED ARRESTATO. I DISCEPOLI SI DISPERDONO Matteo 26:47-56; Luca 22:47-53; Giovanni 18:1-12

Per la esposizione, vedi Giovanni 18:1-12.

53 Marco 14:53-72. GESÙ COMPARISCE DINANZI AL SINEDRIO. VIENE CONDANNATO A MORTE ED È TRATTATO CON IGNOMINIA. PIETRO RINNEGA IL SUO SIGNORE Matteo 26:57-75; Luca 22:54-71; Giovanni 18:13-27

53. Ed essi ne menarono Gesù al sommo sacerdote;

Stando alla narrazione dei sinottici, si potrebbe concludere che la masnada, la quale catturò Gesù, lo menasse direttamente al palazzo di Caiafa sommo sacerdote; ma Giovanni ci fornisce una circostanza importante ch'essi hanno omessa per amor di brevità, in queste parole: "E prima lo menarono ad Anna; perciocché egli era suocero di Caiafa, il quale era sommo sacerdote di quell'anno; ed Anna lo rimandò legato a Caifa sommo sacerdote". Questo Anna fu nominato sommo sacerdote da Quirino (A. D. 12), e, dopo aver tenuto tale ufficio per parecchi anni, fu deposto da Valerio Grato, Procuratore della Giudea che precedette immediatamente Pilato (Flavio Antich. 18:2,1), che nominò in vece di lui un certo Ismaele. Il sommo sacerdozio, uffìzio tenuto insino a quel tempo per tutta la vita, pare che da allora in poi fosse tenuto a talento del potere romano, e può darsi che richiedesse conferma ogni anno. Pare che Anna possedesse una vasta influenza, avendo ottenuto il sommo sacerdozio non solo per suo figlio Eleazaro e pel suo genero Caiafa, ma posteriormente per altri quattro figli, sotto l'ultimo dei quali fu messo a morte Giacomo fratello di nostro Signore (Flavio Antich. 20,9,1). Alla casa di costui fu prima condotto nostro Signore dalla gente che lo aveva arrestato, e di questo se n'è cercata la ragione da alcuni scrittori nella circostanza ch'egli era, secondo loro (Sagan), vice sommo sacerdote; ovvero, secondo altri (Nasi), presidente del Sinedrio. Non è per nulla improbabile che un uomo così ambizioso abbia potuto afferrare e tenere entrambi questi uffizi: ma considerando che quelli che arrestarono Gesù appartenevano al partito farisaico ultra-fanatico e anti-romano, l'averlo condotto dapprima ad Anna ha da considerarsi eziandio come una protesta che, per loro, egli era tuttora de jure divino il sommo sacerdote legittimo della nazione.

appresso il quale si raunarono insieme tutti i principali sacerdoti, e gli Anziani, e gli Scribi.

Erano questi i tre grandi ordini o stati componenti il Sinedrio, il quale rappresentava tutta quanta la chiesa e la nazione. Si radunarono alla residenza di Caiafa sul far del giorno Luca 22:66; ma prima ci sono alcuni incidenti di quella notte mai sempre memorabile, che richiedono la nostra attenzione. Esame privato di Cristo davanti al Sommo Sacerdote Giovanni 18:19-20. Paragonando fra loro i Vangeli, si scorge evidentemente che nostro Signore fu assoggettato a due esami, l'uno pubblico in presenza del Sinedrio riunito, l'altro privato e preliminare davanti al sommo sacerdote. Giovanni soltanto ci dà un ragguaglio di quel che avvenne all'esame privato di cui fu testimonio oculare e auricolare. Dopo aver narrato che, Anna lo rimandò legato a Caiafa, sommo sacerdote (vers. 13), aggiunge "or il sommo sacerdote domandò Gesù intorno ai suoi discepoli e alla ma dottrina" (vers. 19). Sebbene scrittori di vaglia, come il Crisostomo ed Agostino tra gli antichi, Olahausen, Stier, Lange, Alford, Ellicot, Brown ed altri tra i moderni, sostengano che l'esame ricordato da Giovanni avesse luogo davanti ad Anna, nella casa di quest'ultimo, non possiamo dubitare che ebbe luogo invece nella residenza uffiziale di Caiafa, per le seguenti ragioni:

1. Giovanni, in tutto quanto il suo Vangelo, non dà mai il titolo di sommo sacerdote ad Anna, sebbene Luca abbia ciò fatto in due occasioni Luca 3:2; Atti 4:6, presumibilmente onde distinguere tra il sommo sacerdote legittimo, secondo le prescrizioni del Levitico, e quello di fatto nominato dai Romani.

2. Perché Matteo nomina espressamente Caiafa come il sommo sacerdote davanti al quale fu menato Gesù.

3. Perché se così non fosse, il sommo sacerdote di fatto dovrebbe aver parlato a Gesù per la prima volta nel Sinedrio riunito.

4. Perché, se ci facciamo a considerare l'esame medesimo, tutto le circostanze indicano che fu condotto da Caiafa, cioè la menzione del suo palazzo, ossia residenza uffiziale, la natura delle sue domande, il fatto che il Signore gli risponde, e la condotta del suo uffiziale.

5. Perché il luogo dove Pietro rinnegò il suo Signore fu, secondo Luca 12:55-56, nel cortile, del palazzo del sommo sacerdote, ove era acceso un fuoco di carboni. Marco 14:54,67 e Giovanni 18:18,25, menzionano entrambi lo stesso cortile e lo steso fuoco, identificando così la località; mentre nel Matteo 24:57,69-75, dice espressamente, che il palazzo in cui ebbe luogo il diniego fu quello di Caiafa. Nessuno che abbia senso comune vorrà credere che Pietro sia stato ammesso per favore nella casa di Anna prima e in quella di Caiafa dopo, e che in tutte e due abbia rinnegato il suo Signore. Potrebbe stare che, cedendo al timore, lo rinnegasse nella cosa di Anna; ma in tal caso avrebbe pensato a scansare il pericolo la seconda volta, e non avrebbe accompagnato la scorta alla casa di Caiafa.

6. Perché si possono addurre numerosi esempi per corroborare l'applicazione del senso del trapassato all'aoristo (avea mandato Giovanni 18:24), sia che si consideri quel vers. come posto ad introdurre nella narrazione quel che l'Evangelista non avea ricordato che per incidenza al vera. 13, o più probabilmente, come meno tra parentesi per indicare la crudeltà di Caiafa e l'evidente suo giudizio preconcetto, avendo permesso ad un suo uffiziale di percuotere Gesù legato com'era con corde e assolutamente incapace di difendersi.

Concludiamo adunque che Gesù fu menato prima ad Anna; che per ordine di lui fu legato e tosto tradotto al palazzo del sommo sacerdote; che l'esame privato, menzionato da Giovanni, fu davanti a Caiafa; che Pietro lo seguì al palazzo di questo, e che tutti e tre i dinieghi avvennero ivi. Così si fanno armonizzare gli Evangelisti. La teoria che tutti e due gli esami sì il privato che il pubblico davanti al Sinedrio ebbero luogo nel palazzo di Caiafa e alla presenza di lui è sostenuta da Lutero, Bengel, Lampe, Whitby, Tholuck, Audrews e molti altri. Fra l'ora in cui Gesù fu menato al palazzo di Caiafa (probabilmente tra le 10. p. m. e la mezzanotte), e il far del giorno Luca 22:66, quando fu convocato il Sinedrio, dev'essere intervenuto un tempo considerevole, una parte di cui fu impiegata da Caiafa nell'esaminare privatamente Gesù intorno "alla sua dottrina e ai suoi discepoli". Su quest'ultimo argomento, nostro Signore mantenne un perfetto silenzio, imperocché indovinò tosto il malvagio intento di Caiafa, che era di scuoprire il numero e i nomi dei suoi discepoli, onde valersi in seguito, a loro danno, di tale informazione. Anche intorno alla sua dottrina Gesù ricusò di dire alcuna cosa che il suo giudice potesse torcere in un capo d'accusa contro di lui. Perciò si contenta della dichiarazione di aver sempre proclamate apertamente le sue dottrine nelle sinagoghe e nel tempio, udendolo tutto il popolo, da cui il sommo sacerdote poteva ottenere le informazioni che bramava. Giovanni 18:20-23 "Gesù gli rispose: Io ho apertamente parlato al mondo; io ho sempre insegnato nella sinagoga, e nel tempio, ove i Giudei si raunano d'ogni luogo; e non ho detto niente in occulto. 21. Perché mi domandi tu? domanda coloro che hanno udito ciò ch'io ho lor detto; ecco, essi sanno le cose ch'io ho dette. 22. Ora, quando Gesù ebbe dette queste cose, un de' sergenti ch'era quivi presente, gli diede una bacchettata, dicendo: Così rispondi tu al sommo sacerdote? 23. Gesù gli rispose: Se io ho mai parlato, testimonia del male; ma, se ho parlato bene, perché mi percuoti?" 1Pietro 1:23 ben disse con verità del suo Maestro che quando era "oltraggiato, non oltraggiava all'incontro", e nondimeno non rimase muto a tale ingiusto trattamento. Sembrerebbe da Atti 23:2, che questo sommario e vigliacco modo di castigare quel che si stimava insolenza nell'accusato, fosse approvato perfino dagli stessi principali sacerdoti. Le parole "parlato bene" indicano che questa risposta al sommo sacerdote era adatta e conveniente, e che ben lo sapevano sia lui che il suo servo. La condotta del Signore in questa circostanza ci fornisce il miglior commento del suo precetto: "Se alcuno ti percuote in su la guancia destra, rivolgigli ancor l'altra" Matteo 5:39, e ci dà la chiave per intendere tutti i consimili precetti scritturali, insegnandoci, che la vera osservanza di cui è riposta non già nell'eseguirli alla lettera, ma nel possedere e dimostrare lo spirito che essi prescrivono. Sarebbe più facile quando si è percossi in su una guancia il porgere ancor l'altra, che il conservare interamente la calma e lo spirito di mansuetudine di nostro Signore sotto una tal ingiuria. Più difficile del silenzio sarebbe l'imitare quella mansueta risposta. Egli parlò dalle profondità di una pazienza e mitezza, perfetta, che nulla valeva ad irritare.

PASSI PARALLELI

Isaia 53:7; Matteo 26:57-68; Luca 22:54-62; Giovanni 18:13-14,24

Marco 15:1; Matteo 26:3; Atti 4:5-6

54 

Cristo giudicato e condannato dal Sinedrio e trattato obbrobriosamente, Marco 14:54-65

54. E Pietro lo seguitava da lungi, ma dentro alla corte del sommo sacerdote; ove si pose a sedere a sedere coi sergenti, e si scaldava al fuoco.

La esposizione di questo versetto troverà luogo più naturalmente coi dinieghi di Pietro (Marco 14:66 ecc.).

PASSI PARALLELI

Marco 14:29-31,38; 1Samuele 13:7; Matteo 26:58

Giovanni 18:15-16

1Re 19:9,13; Luca 22:55-56; Giovanni 18:18,25

Luca 22:44

55 55. Or i principali sacerdoti, e tutto il concistoro (il Sinedrio) cercavan testimonianza contro a Gesù, per farlo morire; e non ne trovavano alcuna,

Marco ci condensa nelle brevi parole del vers. 68 (già esaminate più sopra) tutti gli eventi di quella notte memorabile, da quando la schiera armata menò Gesù al palazzo del sommo sacerdote, fino a che fu tradotto, sul far del giorno, davanti al Sinedrio, salvo solo la notizia che Pietro riuscì a penetrare nel cortile interno, la quale è ricordata nel vers. 64. Siccome veniamo a sapere dal versetto 53 che questa riunione del Sinedrio, casa del giudizio, come chiamavasi orgogliosamente, non fu tenuta nel luogo consueto delle sedute, cioè nell'aula Gassit, posta entro i cortili del tempio, ma nella residenza uffiziale del sommo sacerdote; così Luca ci informa essere stata anche tenuta in un'ora insolita, cioè sul far del giorno, sapendo che la cattura di Cristo si dovea tentare durante la notte, pur tuttavia incerti dell'ora, i membri del Sinedrio aveano, senza dubbio, stabilita già prima quell'ora e quel luogo pel convegno. In quanto alla competenza della corte di iniziare un tal processo, non può sollevarsi alcun dubbio ragionevole, avendo essa legittima ed esclusiva giurisdizione in tutti i casi in cui potesse infliggersi la pena di morte (tra i quali erano la bestemmia, e le false pretese d'ispirazione profetica), quantunque l'esecuzione della sentenza sui condannati le fosse stata sottratta dai Romani. Si osservi in ciò un'altra prova dell'adempimento della profezia di Giacobbe, intorno Silo Genesi 49:10. La illegalità della condanna del Messia non proviene adunque dalla incompetenza della corte, ma dalla spudorata inosservanza dei requisiti voluti dalla legge per l'amministrazione della giustizia. Pei più fanatici e pei meno scrupolosi dei suoi membri, quella notte era stata piena d'eccitazione e di fatica intensi, avendola essi passata prima a cercar di scoprire onesti testimoni, le cui testimonianze assicurassero la condanna di Gesù, e quando questi non si trovarono, a comprare dei miserabili, senza coscienza al par di loro, pronti a rendere falsa testimonianza contro di lui. Matteo dice che "cercavano qualche falsa testimonianza contro a Gesù per farlo morire"; ma questo fu soltanto perché, come attesta Marco, non avean trovato onesti testimonii di cui valersi, cioè non avean trovato due persone che potessero accordarsi nel testimoniare intorno ad un singolo capo d'accusa imperocché la legge richiedeva che per qualsiasi delitto capitale l'accusa dovesse essere comprovata almeno da due testimoni Deuteronomio 17:6.

PASSI PARALLELI

1Re 21:10,13; Salmi 27:12; 35:11; Matteo 26:59-60; Atti 6:11-13; 24:1-13

Daniele 6:4; 1Pietro 3:16-18

56 56. Perciocché molti dicevan falsa testimonianza contro a lui; ma le loro testimonianze non erano conformi

Perfino i falsi testimoni, i quali probabilmente eran stati ammaestrati a recitare le loro parti, deludevano le aspettazioni riposte in essi, sia che l'accusa che si eran proposti di porre in sodo contro il Cristo non raggiungesse il grado criminoso richiesto per la condanna; sia che i rozzi testimoni, raccolti in fretta e in furia, rimanessero impacciati nelle loro deposizioni e non riuscissero a confermarle vicendevolmente. La mala riuscita di tanti sforzi dovette esser proprio evidente, poiché ai giudici non sarebbe parso vero di avere anche il più tenue pretesto per giustificare la già stabilita loro sentenza di condannazione. Non si può a meno di non ammirare la Provvidenza; la quale assicurò questo risultato, imperocché, da una parte, sembra sorprendente che quei persecutori senza scrupoli e senza pietà e i loro docili strumenti dovessero procedere così impacciatamente in un affare di sì grave interesse per loro; mentre, d'altra parte, se fossero riusciti a giustificare, con ragioni anche solo plausibili, la loro condanna, l'effetto avrebbe potuto essere, per un certo tempo, pregiudizievole al progresso del vangelo. Ma nel tempo stesso che i suoi nemici dicevano: "Iddio l'ha abbandonato; perseguitatelo e prendetelo; perciocché non vi è alcuno che lo riscuota" Salmi 71:11. Colui, di cui Gesù era il testimonio, lo custodiva come la pupilla del suo occhio e facea sì che "l'ira degli uomini gli acquistasse lode" Salmi 76:11. Applicatissime al Salvatore in quelle circostanze sono le parole del Salmi 35:11: "Falsi testimoni si levano; mi accusano di cose delle quali io non so nulla".

57 57. Allora alcuni, levatisi, disser falsa testimonianza contro a lui, dicendo:

Matteo specifica maggiormente: "Alla fine vennero due falsi testimoni, i quali dissero", ecc. L'accusa che producono è strana, e non è probabile che l'avrebbero punto prodotta, se altra più grave avesse potuto essere sostenuta con le prove richieste dalla legge.

PASSI PARALLELI

Marco 15:29; Geremia 26:8-9,18; Matteo 26:60-61; 27:40; Giovanni 2:18-21; Atti 6:13-14

58 58. Noi l'abbiamo udito che dicea: Io disfarò questo tempio, fatto d'opera di mano, e in tre giorni ne riedificherò un altro, che non sarà fatto d'opera di mano.

In relazione alla estrema difficoltà pel Sinedrio di procurarsi delle prove onde poter condannarlo, è importante aver presenti le parole, rivolte, poche ore prima, da nostro Signore al sommo sacerdote: "Io ho apertamente parlato al mondo; io ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio ove i Giudei si raunano d'ogni luogo, e non ho detto niente in occulto... domanda coloro che hanno udito ciò ch'io ho lor detto". Da parte sua non c'era alcuna voglia d'impedire le testimonianze; al contrario, egli desiderava la luce e li sfidava di addurre cosa alcuna ch'egli avesse fatta contrariamente alla legge divina, ed ecco il misero risultato dei loro sforzi! Furono prodotti due uomini i quali testimoniarono intorno ad un singolo detto pronunziato da Cristo nel tempio, tre anni prima, precisamente al principio del suo ministero. L'Evangelista li chiama falsi testimoni!, non perché non sieno mai state pronunziate da Cristo parole a quelle loro somiglianti, poiché le troviamo registrate in Giovanni 2:19; ma perché era interamente falsa l'interpretazione che davano ad esse, come se contenessero un insulto al tempio di Gerusalemme. Nell'occasione in cui Cristo pronunziò quelle parole, gli era stato domandato per quale autorità scacciasse i cambiamonete dal tempio; ma, per sola risposta, egli additò il proprio corpo come un tempio nel quale abitava corporalmente la Divinità, dicendo: "Disfate questo tempio" ecc.; come in altra circostanza, allorquando gli fu chiesto un segno dal cielo, egli ricusò di darlo, rimandando i suoi avversarii al miracolo di Giona. Inoltre gli Evangelisti possono averli designati quali falsi testimoni, perché le parole che essi misero in bocca a Gesù differivano in modo considerevole da quelle ch'egli profferì realmente, come son ricordate da Giovanni. "Nelle espressioni poste a contrasto: 'fatto con opera di mano', 'non fatto con opera di mano'", dice Lange, "abbiamo probabilmente una delle dichiarazioni più falsa". Ne abbiamo un'altra nel descrivere che fanno Cristo come se avesse minacciato di distruggere egli stesso il tempio, mentre invece annunziava quel che essi stessi farebbero a lui e vi fondava sopra una promessa. Se i testimoni stessi non erano consapevoli del senso vero delle parole del Signore: "Disfate questo tempio ed in tre giorni io lo ridirizzerò", il Sinedrio lo era senza dubbio, imperocché non più di 24 ore dopo, andarono da Pilato dicendo: "Signore, ei ci ricorda che quel seduttore, mentre viveva ancora, disse: 'io risusciterò infra tre giorni'" Matteo 27:63, e non c'era altro detto pubblico di Cristo noto ai suoi nemici, sul quale essi potessero basarsi, all'infuori di questo. S'egli è così, rimane fuor di dubbio che essi sapevano benissimo che le parole di nostro Signore si riferivano alla sua morte per mano di esso e alla sua risurrezione per la sua propria potenza.

PASSI PARALLELI

Daniele 2:34,45; Atti 7:48; 2Corinzi 5:1; Ebrei 9:11,24

59 59. Ma, non pur così la loro testimonianza era conforme.

In che consistesse la discrepanza tra le deposizioni di questi due testimoni non è stato ricordato. C'è una piccola differenza tra le loro parole quali sono date da Matteo e da Marco, ma non più di quanto era da aspettarsi in due storici indipendenti che ricordano lo stesso fatto. È più ragionevole considerarla sotto questo aspetto che non di adottare la strana e insostenibile teoria che Matteo ricordi le parole di un testimonio e Marco quelle dell'altro. Basti questo, che né l'uno testimonio né l'altro riportarono esattamente il detto di Gesù, né giustamente ne esposero il significato, né andarono d'accordo intorno alle parole da lui usate, per modo che la loro testimonianza riuscì inutile all'intento per cui fu assunta.

PASSI PARALLELI

Marco 14:56

61 Da capo il sommo sacerdote lo domandò, e gli disse: Sei tu il Cristo, il Figliuol del Benedetto? 62. E Gesù disse: Io lo sono;

Sì Matteo che Marco, per amore di brevità, dànno, riunite in una sola, le due interrogazioni del sommo sacerdote, e similmente fanno per la risposta di Cristo; onde ne avvenne l'erronea conclusione che i Giudei del tempo di Cristo, o almeno il Sinedrio, riguardassero come eguale bestemmia appropriarsi Gesù il titolo di "Messia" e quello di "Figliuolo del Benedetto". Ma questo è contraddetto dai passi dei Vangeli in cui vien ricordata l'opinione del popolo, quando Cristo prendeva per sé l'uno o l'altro di quegli appellativi; (argomento questo che raccomandiamo specialmente alla privata investigazione del lettore). E, come per togliere ogni dubbio a questo riguardo, troviamo il medesimo Santo Spirito che ispirava i due primi Evangelisti, guidare Luca, nel suo racconto, benché più breve, a separare distintamente le interrogazioni fatte dal sommo sacerdote, ed esporre più chiaramente i termini in cui il Signore rispose a ciascuna. Per quanto consta a noi, 99 commentatori su 100 pare che non pongano mente a tale distinzione. Prendendo il racconto di Luca 22:67 ecc. come base del nostro commento su questa parte del giudizio, e combinando con esso quello degli altri Evangelisti, troviamo che la prima domanda fatta da Caiafa fu: "Sei tu il Cristo? diccelo". Matteo riferisce che la domanda fu posta sotto la forma d'un solenne giuramento che costringeva la persona a cui era indirizzata a dire la verità, come alla presenza di Dio: "io ti scongiuro per l'Iddio vivente che tu ci dica se tu sei il Cristo" ecc.; ma avuto riguardo a quanto fu detto precedentemente dello avere Matteo riunite in una sola le due interrogazioni del sommo sacerdote, questo giuramento, deferito a Gesù, è da riferirsi non già alla prima, bensì alla seconda domanda, a cui Gesù rispose categoricamente. Comunque tuttavia ciò si intenda, notino ben questo i Quacqueri, i Plimuttisti e tutti quegli altri che si fanno scrupolo di prestare, davanti ai tribunali, solenne giuramento di dire la verità come alla presenza di Dio (scusandosene con le parole del Salvatore Matteo 5:36-37), notino bene, dicevamo, questo fatto indubitabile, che il Signore stesso, davanti al supremo tribunale del suo paese, essendo richiesto con giuramento di dire la verità, invece di eccepire contro il giuramento come contrario alla sua coscienza, vi si sottomise prontamente, e così c'insegnò che nel Sermone della montagna egli intese parlare delle bestemmie e dei giuramenti inutili e profani, non già dell'atto solenne del chiamar Dio in testimonio della verità della nostra deposizione intorno a noi stessi od agli altri, in una corte di giustizia. Quando il sommo sacerdote ebbe fatta la domanda se egli era il Cristo, la sua risposta prese dapprima la forma di una protesta intorno alla inutilità della domanda; imperocché essi erano determinati di non lasciarsi convincere, quantunque la testimonianza di Giovanni Battista, i suoi propri miracoli, le sue dottrine, e il consenso generale del popolo non lasciassero luogo a dubitare ch'ei fosse il Cristo. "Ed egli disse loro: Benché io vel dica, voi nol crederete", vale a dire: "Poiché avete resistito al cumulo di prove che vi fu posto davanti negli ultimi tre anni, il mio semplice asserto del fatto non varrà a convincervi". "E se altresì io vi fò qualche domanda, voi non mi risponderete, e non mi lascerete andare", cioè: "Se entro con voi in argomento per provare che sono il Messia, e vi faccio delle interrogazioni intorno al significato dei passi della legge e dei profeti che hanno in me il loro adempimento, né mi risponderete né mi lascerete in libertà. Io so che avete fermo nell'animo di uccidermi". Ma dopo aver fatta questa protesta, risponde alla domanda col dichiarare che verrebbe giorno in cui i suoi più fieri nemici e i giudici che eran assetati del suo sangue si sarebbero convinti ch'egli era il Messia.

62 e voi vedrete il Figliuol dell'uomo

Matteo introduce questo detto con la parola ma, nondimeno, la quale si adatta assai appropriatamente alla protesta che Gesù avea pur dianzi espressa: "Sebbene non vogliate credere a me, né rispondermi in modo da lasciar che trionfi la giustizia; sebbene mi disprezziate e mi trattiate come un delinquente, pur nondimeno vi dico", ecc. "Il figliuol dell'uomo" è il titolo con cui Gesù parlava quasi invariabilmente di sé durante il suo soggiorno sulla terra. Una volta soltanto (Giovanni 17:3), applica a sé stesso i nomi Gesù e Cristo, e ben di rado e in modo obliquo, il titolo di "Figliuol di Dio" Matteo 11:27; Giovanni 5:25; 9:35; 11:4. Nel chiamarsi "Figliuol dell'uomo", non è già ch'ei non reclamasse per sé nient'altro che la semplice umanità; che, anzi, additava enfaticamente l'unione della natura divina con la umana, la quale unione era fatta spiccare nelle profezie del Vecchio Testamento in cui quel nome s'incontra per la prima volta. Paragonando, in Daniele 8, i quattro primi regni, rappresentati da belve feroci, sorte dal mare, col quinto di cui "l'Antico dei giorni" investiva "uno simile ad un figliuol d'uomo", che scendeva dal trono di Dio sulle nuvole del cielo, è facile accorgersi che quel titolo indica assai più che la semplice umanità. Gesù si applica dunque questo appellativo davanti al Sinedrio per indicare esser desso la personificazione di quel figliuol d'uomo a cui in visione eran commessi l'impero e i destini di quel regno che veniva da Dio, in altre parole esser desso realmente il Messia. Al lume della profezia di Daniele, il lettore vedrà tosto chiarito il senso di alcuni passi scritturali, come sarebbero Giovanni 1:51; 3:13, e questo che ora stiamo commentando.

sedere alla destra della Potenza,

l'Onnipotente. Iddio è qui descritto a bello studio con quell'attributo che incute maggiore sgomento nei cuori degli uomini colpevoli.

e venire con le nuvole del cielo.

Quando Gesù s'intitola il Figliuol dell'uomo, e dichiara che i suoi giudici lo vedranno sedere alla destra di Dio e venire con le nuvole del cielo, è ovvio che si riferisce alla profezia di Daniele e designa sé come il Messia a cui fu dato il regno eterno. Queste sue parole sembrano inoltre riferirsi in parte alla sua esaltazione, in parte al progresso del suo regno, in parte al suo venire, provvidenzialmente, a punire la nazione giudaica; ma ultimamente e principalmente al suo venire a giudicare il mondo nell'ultimo giorno. I suoi giudici potevano ricusar di credere alla sua missione divina, respingerlo, metterlo a morte; ma egli persisteva a reclamare i titoli suoi, e sebbene stesse ora deriso e insultato davanti al loro tribunale, verrebbe il giorno in cui essi starebbero davanti al suo, e che giusta punizione colpirebbe tutti i suoi più fieri nemici.

PASSI PARALLELI

Marco 15:2; Matteo 26:64; 27:11; Luca 23:3

Marco 13:26; 16:19; Salmi 110:1; Daniele 7:13-14; Matteo 24:30; Luca 22:69; Atti 1:9-11

2Tessalonicesi 1:7-10; Ebrei 1:3; 8:1,10,12-13; 12:2; Apocalisse 1:7; 20:11

63 63. E il sommo sacerdote, straccatesi le vesti, disse:

Era costume tra i Giudei in tempo di cordoglio, sì pei morti che per qualunque altra grande calamità, di stracciarsi le vesti, del che troviamo frequente menzione nel Vecchio Testamento. Ma nella legge levitica, al sommo sacerdote era solennissimamente proibito di osservare questa pratica Levitico 10:6; 21:10. Parrebbe tuttavia dal Targum di Gionata e dal Mishna che, coll'andar del tempo, avessero trovato modo di "annullare" anche questa legge, permettendo, al sommo sacerdote dì stracciarsi le vesti soltanto dalla cintola in giù, mentre gli altri sacerdoti le stracciavano dalla cintola in su È possibile tuttavia che questo stracciarsi le vesti fosse permesso al sommo sacerdote, solo quando fosse stato commesso in sua presenza il peccato di bestemmia o altro enormissimo, onde esprimere uffizialmente la sua detestazione non meno che il suo gran dolore.

Che abbiam noi più bisogno di testimoni?

Non fu immediatamente dopo che nostro Signore ebbe pronunziato le parole dei vers. 62, implicando ch'egli era il Messia che Caiafa procedette a stracciarsi le vesti. Riferendoci di bel nuovo a Luca 22:70, è evidente che il Sinedrio aveva inteso, per la risposta di nostro Signore, ch'egli asseriva competergli qualche cosa di più alto ancora di ciò ch'essi intendevano per la dignità di Messia, e quindi la seconda domanda che il presidente gli fece, sotto l'obbligazione solenne d'un giuramento, ed alla quale sì associò, come ad una voce, tutta quanta l'assemblea. "E tutti dissero: Sei tu adunque il Figliuol di Dio?" Fu in seguito della risposta di Gesù a questa seconda domanda che Caiafa stracciò le sue vesti. È della più alta importanza l'aver presente che da quegli scritti giudaici che ci rimangono dei più prossimamente contemporanei al soggiorno di nostro Signore sulla terra (come sarebbero gli Apocrifi, Filone, Onkelos, gli altri Targumisti e Tritone, contemporaneo di Giustino Martire), non può rimanere alcun dubbio che i dotti Giudei, se non la massa del popolo, riguardavano il Logos, o la Parola del Signore come una persona divina; e che facevano una evidentissima distinzione tra la Parola e l'aspettato Messia, considerando quest'ultimo come un semplice uomo e non una persona divina. In prova di questo basteranno le seguenti citazioni, dopo aver premesso che i Targumisti solitamente distinguono tra i diversi sensi in cui s'ha da intendere la parola Logos, usando per essa Memra quando significa la Parola Divina, e Pitgama quando vuol dire un discorso o una parola nel senso in cui gli uomini l'usano comunemente. E come prova che i Giudei riconoscevano "la parola del Signore" per una persona Divina, leggiamo negli Apocrifi, intorno alla strage dei primogeniti d'Egitto; "La tua onnipotente parola s'avventò dal cielo, da' troni reali, a guisa di rigido guerriero, in mezzo del paese dello sterminio, portando il suo non finto comandamento a guisa di spada acuta e, stando in piè, riempiè ogni casa di morte" Sapienza 18:16,16. C'è qui spiccata la distinzione tra il Logos e il comandamento del Signore, in conferma di che, sappiamo dai Targum che la parola personale ora considerata dai Giudei come l'agente della liberazione dall'Egitto e della distruzione dei primogeniti. Onkelos fa la stessa distinzione nella sua traduzione del Deuteronomio 5:5: "Stavo io in quel tempo fra la PAROLA (Memra) del Signore e voi, e riportava a voi la parola (pitgama) del Signore". Riguardo poi alla distinzione che i Giudei facevano tra il LOGOS e il Messia Onkelos traduce Deuteronomio 18:15 (che i Giudei ammettono doversi riferire al Messia, e che Pietro applica direttamente a Gesù Atti 3:22): "Se alcuno non ascolterà le mie parole pitgama, che quel profeta dirà a mio nome, la mia PAROLA (Memra), gliene ridomanderà conto". E il Targum di Gerusalemme, descrivendo la consumazione finale delle parole dell'Esodo 12:42, dice: "Mosè uscirà fuori del deserto e il re Messia fuori di Roma, l'uno andrà avanti in una nuvola, e la PAROLA del Signore sarà luce tra essi due". Finalmente in prova che i Giudei credevano il Messia essere un mero uomo e non un ente divino, Tritone, in risposta all'argomento di Giustino Martire diretto a provare che Gesù era non solo il Messia ma ancora il vero Figliuolo di Dio, replica: "Che questo Cristo esistesse al pari di Dio prima del mondo, e che poi si sottomettesse a divenire e nascere uomo, e che egli non fosse semplicemente un uomo generato dall'uomo, mi sembra non solo incredibile ma assurdo. A me pare molto più credibile la dottrina di coloro che dicono che egli (Gesù) nascesse uomo e per elezione fosse unto e fatto Cristo, che non ciò che voi affermate. Imperocché noi tutti ancora crediamo che il Cristo deve essere un uomo nato da umani genitori". Questo soggetto è trattato assai completamente da Treffry nella sua, dottissima opera: "Ricerche intorno alla dottrina dell'eterna figliazione di nostro Signore Gesù Cristo", dove si trovano prove ancora più ampie. Nelle narrazioni degli Evangelisti vi è molto a conferma dell'opinione che al tempo di nostro Signore sia il popolo giudaico che i suoi rettori si aspettavano che il loro Messia sarebbe semplicemente un uomo e non una persona divina. Quando Gesù richiese i Farisei intorno al Cristo, dicendo: "Di chi è egli figliuolo?" Matteo 22:42-45, essi risposero senza esitare: "Di Davide"; ma quando procedette a domandarli intorno alla sua più alta natura aggiungendo: "Come adunque Davide lo chiama egli in ispirito Signore?" essi non sapevano capacitarsi come i caratteri apparentemente contraddittori di figlio e di Signore di Davide, dovessero riscontrarsi nel medesimo individuo. Inoltre, sebbene i rettori rifiutassero di riconoscere Gesù per Messia a ragione della sua povertà ed umile condizione, il popolo era generalmente disposto ad ammettere il suo diritto a tale dignità, e nessuna accusa di bestemmia fu mossa giammai sia contro di lui che contro qualsiasi altro a tale riguardo. Il popolo avrebbe, voluto impadronirsene e farlo suo re dopo il miracolo operato presso Betsaida, dacché essi dicevano (in riferenza a Deuteronomio 18:18): "Certo costui è il profeta che deve venire al mondo" Giovanni 6:14-15. Bartimeo la donna sirofenice, il popolo radunato in Gerusalemme all'ultima, pasqua celebrata da Gesù, tutti insomma lo salutarono col nome di "Figliuolo di Davide", pel quale notoriamente si designava il Messia. Gli stessi suoi nemici riconobbero l'influenza che egli avea sopra il popolo, ed eran atterriti all'idea che il riconoscimento del preteso suo diritto avrebbe menato ad una lotta coi Romani, la quale avrebbe distrutta la nazione Giovanni 11:47-48; 12:19; ma essi non pretendevano di trattare quella pretesa come una bestemmia. Il più che essi potessero fare onde comprimere la ognor crescente ammirazione del popolo per lui, era di scomunicare temporaneamente coloro che lo riconoscevano per Messia Giovanni 9:22. Ma notisi la differenza rimarchevole nel trattamento che Gesù ebbe dal popolo stesso che credeva in lui come Messia o lo ammirava, come profeta, ogni qual volta l'intese pretendere di essere "Il Figliuol di Dio" e quindi una divina persona, uguale a Dio. Essi presero tosto delle pietre per lapidarlo, supplizio dovuto al bestemmiatore, secondo la loro legge. Giovanni ricorda quattro differenti occasioni in cui questo, accadde (Vedi Note Giovanni 5:9; Giovanni 5:17-18; Giovanni 8:30-31; Giovanni 8:56-59; Giovanni 10:24-31; Giovanni 10:33; Giovanni 10:39). Citeremo solo il primo a mo' d'esempio. Avendo Gesù, all'accusa di violare il sabato, affermato la sua suprema autorità col dire: "Il mio padre opera infino ad ora ed io ancora opero", il suo uditorio intese perfettamente il significato delle sue parole e ne rimase offeso. "Perciò adunque i Giudei cercavano vieppiù d'ucciderlo perciocché non solo violava il sabato ma anco diceva Iddio esser suo padre, suo proprio padre, FACENDOSI UGUALE A Dio". Le suddette considerazioni riguardanti la distinzione fatta dal Giudei fra Messia e la "Parola di Dio" spiegano la ragione della seconda interrogazione fatta a nostro Signore dal sommo sacerdote sotto il vincolo del giuramento. Solo Luca ci dà la sua risposta: "Ed egli disse loro: Voi lo dite (cioè la vostra supposizione è vera); perciocché io lo sono". Vi è un forte contrasto fra la maniera in cui Gesù rispose alla prima interrogazione e la risposta apertissima e senza ombra di reticenza che diede a quest'altra, contrasto che non si spiega semplicemente col dire che ora Gesù era vincolato dal giuramento e prima non l'era. La prima interrogazione era affatto superflua, imperocché il Sinedrio aveva mezzi amplissimi di conoscere che egli pretendeva essere il Messia; ma siccome credevano che il Messia fosse per essere semplicemente un uomo, gli fecero questa seconda domanda alla quale Gesù soltanto poteva rispondere, e sebbene egli sapesse che così facendo poneva li suggello alla propria condanna, ei non esitò a dire pienamente la verità. L'ora era giunta quando, per la gloria di suo Padre, e per la fede e consolazione della sua Chiesa infino alla fine del tempo, era richiesto che egli dovesse pubblicamente dichiarare se stesso tanto Figliuolo di Dio, come figliuol dell'uomo. Questa, non il semplice riconoscimento fatto davanti al governatore che egli fosse un Re, era "la buona confessione testimoniata davanti a Ponzio Pilato" (sotto, durante il governo di), della quale Paolo parla in 1Timoteo 6:13.

PASSI PARALLELI

Isaia 36:22; 37:1; Geremia 36:23-24; Atti 14:13-14

64 64. voi avete udita la bestemmia; che ve ne pare? E tutti lo condannarono, pronunziando ch'egli era reo di morte.

Cioè colpevole di un crimine che lo faceva reo di morte. Noi sappiamo di certo che uno dei membri di questo consiglio, Giuseppe d'Arimatea, non consentì a questa condanna Luca 23:50-51, né probabilmente vi acconsentì Nicodemo; ma "pell'egoistico loro timore dei Giudei", sembra che in questa occasione si assentassero, imperocché tutti coloro che erano presenti pare che fossero unanimi. Lo scopo pel quale avevano lavorato sì a lungo, pel qual Satana pure aveva faticato con ogni sua possa e con tutto il suo ingegno, era alfine raggiunto; tuttavia ricordiamoci sempre che fu solo perché Cristo medesimo asserì d'essere Figliuolo di Dio ch'ei venne condannato a morte come e bestemmiatore! Che altrimenti i suoi avversari non avrebber potuto riuscire nel loro intento. Si osservi in questo il compimento della sua dichiarazione Giovanni 10:17-18, che il deporre la vita era, da parte sua, un atto volontario.

PASSI PARALLELI

Levitico 24:16; 1Re 21:9-13; Matteo 26:65-66; Luca 22:71; Giovanni 5:18; 8:58-59

Giovanni 10:31-33; 19:7

65 65. Ed alcuni presero a sputargli addosso (Vedi Isaia 50:6), ed a velargli la faccia,

Questo costume originò nell'Oriente ne' tempi antichissimi, e fu poscia adottato dai Greci e dai Romani verso i rei che erano stati condannati a morte. Ne troviamo un esempio nel caso di Haman! Esodo 7:8.

ed a dargli delle guanciate (percuoter col pugno), ed a dirgli e indovina.

Matteo: "O Cristo, indovinaci chi ti ha percosso"; mettendolo così in ridicolo perché si annunziava qual profeta.

E i sergenti gli davan delle bacchettate,

Luca aggiunge: "Molte altre cose ancora dicevano contro di lui bestemmiando". Questa attestazione generale è importante, dimostrando che per quanto maligni e variati sian gli affronti a lui fatti di cui ci pervenne il ricordo, non sono che un piccolo cenno di ciò che egli soffrì in quell'occasione. Nella narrazione di Luca, questi insulti offerti a Gesù vengono immediatamente dopo il rinnegamento di Pietro e prima di far menzione delle procedure del Sinedrio, dal che, diversi scrittori argomentano risultare indubbiamente che nostro Signore fu trattato in tal guisa tanto prima come dopo il suo processo e la sua condanna. Vi sono altri che sostengono esservi state due distinte riunioni del Sinedrio, una quasi subito dopo che Cristo fu condotto al palazzo di Caiafa, l'altra sul far del giorno, e che dopo ciascuna di queste riunioni nostro Signore fu così vergognosamente trattato. Ma siccome nessuno degli evangelisti riporta due riunioni del Sinedrio, né due occasioni separate nelle quali fosse sputato in volto a Gesù, tali teorie sono destituite di qualsiasi fondamento;

1. Perché nessuno degli Evangelisti pretende presentare la sequela dei fatti che racconta con esattezza cronologica;

2. Perché due riunioni del Sinedrio in sì breve tempo sarebbero altrettanto incredibili, quanto inutili, se si considera che la maggior parte dei suoi membri passarono quella notte andando in traccia di testimoni;

3. Perché prima che fosse intervenuta una dichiarazione uffiziale della corte suprema che Gesù non avea diritto d'essere riguardato come Messia o Profeta, le guardie che lo custodivano non avrebbero osato insultare e maltrattare uno che alla fin fine poteva provare il suo diritto in modo da farne persuaso il Sinedrio.

Dopo che la corte lo ebbe condannato, il caso era affatto diverso: nessun maltrattamento fu allora considerato come troppo ingiurioso per uno ch'era giudicato reo di bestemmia, e, nelle indegnità ed ingiurie che gli usarono, le guardie non fecero che seguir l'esempio dei giudici, i quali, dando libero sfogo alla loro mortale animosità, furono i primi a porgli le mani addosso come fecero dappoi col martire suo Stefano. Le narrazioni di Matteo e Marco non lascian luogo a dubitare che a questo trattamento codardo e crudele fu dato principio dagli stessi senatori. La condanna di Gesù come bestemmiatore non solo spiega la licenza delle guardie, ma similmente l'improvviso e notevolissimo cambiamento del sentire della plebaglia a suo riguardo, il quale cambiamento resterebbe altrimenti quasi inesplicabile. Poche ore prima, egli era sì popolare che l'autorità giudaica temeva d'arrestarlo per paura che ciò avesse a cagionare un tumulto; pochi quarti d'ora dopo ch'ei fu condannato, quella stessa moltitudine vociferava in faccia alla residenza di Pilato. "Crocifiggilo, crocifiggilo". Il fatto ch'ei s'era affermato Figliuol di Dio aveva, come in altre occasioni precedenti (Vedi più sopra), cangiato i loro benevoli sentimenti in zelo furibondo e fanatico.

PASSI PARALLELI

Marco 15:19; Numeri 12:14; Giobbe 30:10; Isaia 50:6; 52:14; 53:3; Michea 5:1

Matteo 26:67-68; Luca 22:63-64; Giovanni 18:22; 19:3; Atti 23:2; Ebrei 12:2

66 

Pietro rinnega tre volte il suo Signore. Suo pentimento, Marco 14:66-72

Tostoché Gesù fu arrestato, i discepoli tutti, lasciatolo, se ne fuggirono. D'indole impetuosa ed animoso, Pietro non tardò a riaversi dal primo spavento, e in compagnia di un altro discepolo seguì Gesù da lungi al palazzo del sommo sacerdote. "Or Simon Pietro ed un altro discepolo seguitavano Gesù, e quel discepolo era noto al sommo sacerdote" Giovanni 18:15. Discordano le opinioni intorno a chi potesse essere questo altro discepolo; alcuni scrittori suppongono fosse Giuda (come se Pietro non avrebbe inorridito di accompagnarsi col traditore!), altri, la persona nella cui casa Gesù aveva cenato, o alcun altro residente in Gerusalemme, di più alta condizione di quella dei discepoli, essendo conoscente del sommo sacerdote. Tuttavia la maggior parte dei commentatori convengono in questo che fosse lo stesso Evangelista Giovanni, e l'omissione del suo nome è in perfetto accordo colla sua modestia, ogni qualvolta egli deve ricordare qualche cosa concernente sé stesso (Vedi Giovanni 13:23; 19:26; 20:2; 21:7).

Vano sarebbe il voler congetturare a quali circostanze si debba attribuire questa sua conoscenza con Caiafa. Approfittando di questa conoscenza, sembra che egli sia entrato nel palazzo con la gente che aveva Gesù in custodia, e subito dopo, avendo parlato alla portinaia, egli uscì di nuovo e condusse dentro Pietro. Una volta entrato nel palazzo, non si fa ulteriore menzione di Giovanni, ma è in armonia col suo carattere il supporre che, invece di mischiarsi coi servi ed i soldati, egli, che poscia sfidò tutti i pericoli per stare appiè della croce, se ne stesse quì pure vicino al suo divin Maestro per quanto gliel consentissero le circostanze. Per Pietro la cosa andò ben differentemente.

66. ora, essendo Pietro nella corte di sotto,

Matteo di fuori. Questi avverbi sono usati in relazione alla sala in cui fu condotto Cristo, la quale metteva nella corte da una parte ed era alzata di uno o due gradini sul suo livello. "Le case orientali", dice Robinson, "sono ordinariamente fabbricate intorno ad una corte quadrangolare, a cui si accede dalla strada per un ingresso ad arco, posto nella facciata della casa, chiamato il portico, che è chiuso da un portone a due battenti (con un piccolo sportello per una sola persona), e guardato da un portinaio. La corte interna, spesso ammatonata o lastricata di marmo, ed a cielo aperto, è chiamata corte". Il luogo dove Gesù stava davanti al sommo sacerdote può essere stata una sala d'udienza (quasi sempre aperta), posta a pian terreno, in fondo a quel cortile o ad uno dei suoi lati. Lo scrittore ha avuto occasione nel Cairo ed in Damasco di verificare l'esattezza di questa descrizione. Robinson avrebbe potuto aggiungere che in molti casi questa sala (chiamata nel Cairo mak-ad), si eleva di uno o due gradini sopra la corte. Giovanni 18:18 ci informa che "i servitori ed i sergenti stavano quivi ritti, avendo accesi de' carboni e si scaldavano perciocché faceva freddo, e Pietro stava in piè con loro e si scaldava".

venne una delle fanti del sommo sacerdote;

I diversi rinnegamenti di Pietro, sebbene protratti lungo la notte e paralleli ai due esami cui fu sottoposto nostro Signore, sono quì posti insieme per formare una connessa narrazione. Havvi qualche apparente discrepanza fra le narrazioni dei quattro Evangelisti, ma non più di quanto si poteva aspettare dalla confusione che dovette regnare in questa occasione e dalla varietà delle forme nelle quali la storia poteva, per conseguenza, essere narrata, con egual verità. Mentre tutti convengono intorno a tre distinti rinnegamenti da parte di Pietro, nessuno asserisce che solo tre interrogazioni gli fossero fatte e siccome qualsiasi discrepanza apparente è soltanto in questo senso, è rimossa in modo soddisfacente dall'evidenza che gli Evangeli ci forniscono, cioè che Pietro fu assalito con simili domande od accuse in varie occasioni o da molte parti al tempo stesso. Per averli meglio sott'occhio, i rinnegamenti di, Pietro si possono presentare in una tabella o specchietto.

PRIMO RINNEGAMENTO

MATTEO

Interrogante: Una fanciulla

Tempo: Indefinito

Luogo: La corte

Interrogazione: Anche tu eri con Gesù il Galileo

Rinnegamento: Io non so che tu dici

MARCO

Interrogante: Una delle fanti

Tempo: Indefinito

Luogo: Vicino al fuoco nella corte

Interrogazione: Ancora tu eri con Gesù il Nazareno

Rinnegamento: Io non lo conosco e non so ciò che tu ti dica

LUCA

Interrogante: Una certa fanticella

Tempo: Indefinito

Luogo: Vicino al fuoco nella corte

Interrogazione: Ancor costui era con lui

Rinnegamento: Donna, io nol conosco

GIOVANNI

Interrogante: La fante portinaia

Tempo: Indefinito

Luogo: La corte

Interrogazione: Non sei ancor tu discepolo di quest'uomo?

Rinnegamento: Nol conosco

SECONDO RINNEGAMENTO

MATTEO

Interrogante: Un'altra fanciulla

Tempo: Indefinito

Luogo: L'antiporto

Interrogazione: Anche costui era con Gesù il Nazareno

Rinnegamento: Egli di nuovo lo negò dicendo: io non conosco quell'uomo.

MARCO

Interrogante: La fante

Tempo: Indefinito

Luogo: L'antiporto

Interrogazione: Costui è di quelli

Rinnegamento: Egli da capo lo negò

LUCA

Interrogante: Un altro

Tempo: Poco appresso

Luogo: Indefinito

Interrogazione: Anche tu sei di quelli

Rinnegamento: O uomo nol sono

GIOVANNI

Interrogante: Essi

Tempo: Indefinito

Luogo: Al fuoco

Interrogazione: Non sei ancor tu dei suoi discepoli?

Rinnegamento: Nol sono

TERZO RINNEGAMENTO

MATTEO

Interrogante: Quelli che erano presenti

Tempo: Poco appresso

Luogo: Indefinito

Interrogazione: Davvero anche tu sei di quelli, perciocché la tua favella ti fa manifesto

Rinnegamento: Cominciò a maledire ed a giurare dicendo: io non conosco quest'uomo

MARCO

Interrogante: Quelli ch'erano quivi

Tempo: Poco stante

Luogo: Indefinito

Interrogazione: Tu sei di quelli, perciocché tu sei Galileo e la tua favella ne ha la simiglianza.

Rinnegamento: Egli prese a maledirsi ed a giurare: Io non conosco quest'uomo che mi dite.

LUCA

Interrogante: Un certo altro

Tempo: Per lo spazio quasi d'un'ora

Luogo: Indefinito

Interrogazione: In verità anche costui era con lui perciocché è galileo

Rinnegamento: O uomo, io non so quel che tu dica

GIOVANNI

Interrogante: Servitore del sommo sacerdote, parente di Malco

Tempo: Indefinito

Luogo: Indefinito

Interrogazione: Non ti vidi lo nell'orto con lui?

Rinnegamento: Ma egli da capo lo negò

PASSI PARALLELI

Marco 14:54; Matteo 26:58,69-70; Luca 22:55-57

Giovanni 18:15-18

67 67. E, veduto Pietro che si scaldava

Luca: vedutolo sedere presso il fuoco (la luce), che, risplendendo appieno sopra di lui, ne facea risaltare i lineamenti,

lo riguardò in viso, e disse: Ancora tu eri con Gesù Nazareno.

Primo rinnegamento. Per riguardo a questo non vi cono speciali difficoltà. La parola ancora, si riferisce al compagno per la cui influenza, gli era stato permesso di entrare, come si argomenta ancor più chiaramente dalla parole di Giovanni: "Non sei ancor tu dei discepoli di quest'uomo?" L'interrogante in questa prima occasione fu la portinaia, la cui attenzione essendo stata specialmente richiamata sopra di lui quando entrò, o seppe o indovinò ch'egli era un discepolo di Gesù. Per curiosità, ovvero anche per ragione dell'uffizio suo, essa naturalmente tenne d'occhio tutti i suoi movimenti. Se, come noi congetturammo, Giovanni si ritrasse dalla folla per essere vicino il più possibile al luogo dove stava il suo Maestro, il contrasto presentato dall'indifferenza di Pietro, che stava oziando vicino al fuoco, insieme a quelli che avevano arrestato Gesù, dovette colpirla sfavorevolmente, e forse anche le suggerì l'idea ch'egli potesse essere una spia e la indusse a far quella domanda per liberare se stessa da ogni responsabilità. L'attenzione di tutti coloro che stavano intorno al fuoco dovette rivolgersi a Pietro, ma, presi per sorpresa, non sembra che alcuno di essi si unisse nell'accusa.

PASSI PARALLELI

Marco 10:47; Matteo 2:23; 21:11; Giovanni 1:45-49; 19:19; Atti 10:38

68 68. Ma egli lo negò, dicendo: Io non le conosco, e non so ciò che tu ti dica.

Questa interpellanza subitanea, inaspettata e perentoria prese per sorpresa anche Pietro; e se egli voleva sostenere il carattere che si era assunto di estraneo a Gesù, ci voleva una risposta pronta e positiva, e così la prima avventata menzogna sfuggì dalle sue labbra: "Io non lo conosco"; e subito aggiunge: "e non so ciò che tu ti dica". Ciò è da molti riguardato come una reiterazione del suo rinnegamento, reiterazione cagionata dall'avere la portinaia ripetuto tanto a lui come ai circostanti la sua asserzione; sebbene noi preferiamo riguardarlo come un tentativo di palliare dinanzi alla propria coscienza il già commesso rinnegamento col diminuirne la forza. In ogni altra supposizione, fu una grande aggravazione del suo peccato, imperocché Gesù era allora così generalmente conosciuto, che la sicurezza di Pietro non poteva richiedere ch'egli affermasse di non aver nemmanco inteso ciò a cui la donna alludeva.

E uscì fuori all'antiporto, e il gallo cantò.

Turbato, per l'accusa inaspettata, inquieto nella coscienza, paventando che l'affare non si facesse sempre più serio, Pietro lasciò subito dopo il suo posto e se ne venne verso il portico forse col progetto di svignarsela. Frattanto il gallo cantò. È impossibile determinare il tempo preciso della notte in cui ciò accadde se non che dovette al certo essere stato dopo mezzanotte, poiché il gallo non comincia a cantare prima di quest'ora, sebbene dopo quel tempo, secondo Thomson, in Palestina, "essi sembrano cantare tutta la notte". Al solito però, gli è sempre sul far del giorno che tutti si mettono insieme a cantare ed a questo periodo della notte si deve riferire il secondo cantare del gallo ricordato dal nostro evangelista. La vigilia della notte che era conosciuta sotto il nome di canto del gallo, cominciava alle tre a.m. e continuava fino alla sei. È degno di rimarco che questo primo cantare del gallo è menzionato solamente da Marco, che, secondo un'antica tradizione, fu per lungo tempo il fido compagno ed amanuense di Pietro, dalle cui labbra egli lo seppe senza dubbio; e ciò dimostra che tale circostanza avea fatto allora impressione sulla memoria dell'apostolo quantunque rimanesse sordo a tale avvertimento.

PASSI PARALLELI

Marco 14:29-31; Giovanni 13:36-38; 2Timoteo 2:12-13

Matteo 26:71-72

Marco 14:30

69 

Secondo rinnegamento

69. E la fante, vedutolo di nuovo, cominciò a dire a quelli ch'erano quivi presenti: Costui è di quelli. Ma egli da capo le negò.

Havvi qualche verbale differenza fra le narrazioni, intorno alle persone ed al luogo, ma nessuna che non possa essere facilissimamente conciliata. È chiaro che nessuno degli Evangelisti ritenne importante di specificare chi interpellasse Pietro; l'importante si è il suo rinnegamento. Le diverse circostanze possono assai naturalmente combinarsi così: Mentre era nel portico, la portinaia non solo lo accusò di nuovo, ma comunicò pure i suoi sospetti ad un'altra fanciulla e ad uno degli uomini che stavano con loro, e questi lo seguirono quando ritornò presso il fuoco e reiterarono le loro asserzioni finché non fu più possibile il silenzio, ed egli di nuovo, alla presenza di tutti, negò l'accusa in un modo ancor più tremendo ed offensivo. Matteo: "Egli di nuovo lo negò con giuramento, dicendo: Io non conosco quell'uomo". Non solo egli negò, ma chiamò Dio a testimoniare che egli non conosceva Gesù. Ohimè! per l'infallibilità di coloro che si dicono successori di Pietro; essi si fondano sul più fallibile e più soggetto ad errare di tutti i discepoli di Cristo! Qualunque novizio può applicare al loro caso il ben noto assioma: "L'acqua non può innalzarsi al disopra della sua sorgente". I profani giuramenti con cui alcuni attestano talvolta le loro parole, non provano punto che essi dicano il vero, imperocché coloro che violano il terzo comandamento non possono avere alcun rispetto pel nono.

70 

Terzo rinnegamento

70. E, poco stante (Luca: "Infra lo spazio quasi d'un'ora"), quelli ch'eran quivi dissero di nuovo a Pietro: Veramente tu sei di quelli; perciocché tu sei Galileo, e la tua favella ne ha la simiglianza.

Matteo: "La tua favella si fa manifesta". Il giuramento di cui Pietro si valse, sembra avere, per un momento, posto fine alle accuse, ed il dibattimento che stava per incominciare innanzi al Sinedrio può aversi attirata l'attenzione dei circostanti. Pietro avea ripresa fino, ad un certo segno la perduta calma e fiducia di se stesso, e procurava di rimuovere tutti i sospetti, affettando le maniere di coloro che lo circondavano e prendendo parte alla loro conversazione, forse perfino ai loro scherzi volgari e fuori di tempo. E non si avvedeva di andar così appunto egli stesso tessendo una nuova rete, nella quale doveva rimanere avviluppato ancor più inestricabilmente, poiché il suo parlare non poteva mancare di tradirlo. Non era ancora scorsa un'ora, che i suoi tormentatori lo assalirono di nuovo. "In verità anche costui era con lui", irruppe dalle labbra di uno. "Tu sei Galileo e la tua favella ne ha la simiglianza", fu l'accusa degli altri, mentre ora un'accusa ancor più seria è posta in campo da taluno che, fino allora non aveva parlato: "Non ti vidi io nell'orto con lui?" Questi era un congiunto di Malco, il servo del sommo sacerdote a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio colla spada, ed egli stesso era stato testimonio del fatto. Allora Pietro, sommamente spaventato al pensiero del pericolo al quale sarebbe stato esposto, se fosse stato provato chiaramente ch'egli era stato l'autore di quella aggressione negò la terza volta più veementemente di prima.

PASSI PARALLELI

Giovanni 18:17

Luca 22:58; Giovanni 18:25; Galati 6:1

Matteo 26:73-74; Luca 22:59-60; Giovanni 18:26-27

Giudici 12:6; Atti 2:7

71 71. Ma egli prese a maledirsi, ed a giurare: io non conosco quell'uomo che voi dite.

Luca: "O uomo, io non so quel che tu dici". Le parole ricordate da Luca sembrano essere state dette in risposta alla interrogazione del congiunto di Malco. Con ciò asseriva, che ben lungi dall'essere uno di coloro che erano nel giardino di Ghetsemane, egli neppure intendeva il significato dell'accusa! Al che seguì immediatamente il suo ripudiar qualsiasi conoscenza con Gesù. E questo fu fatto non solo come nel caso precedente appellandosene solennemente a Dio, ma ancor più terribilmente coll'invocare sul suo capo le più tremende maledizioni, ove le sue asserzioni non fossero vere. Ohimè per Pietro! Ei venne ove il dovere non lo aveva chiamato, e trovò la via della tentazione; venne con aria di sfida fidando troppo nella sua forza, e trovò la debolezza; venne coll'orgoglio di mostrare al suo Signore che gli era rimasto almeno un seguace intrepido mentre gli altri lo avevano abbandonato, e lo disonorò più lui colla sua presenza che gli altri colla loro fuga!

PASSI PARALLELI

2Re 8:12-15; 10:32; Geremia 17:9; 1Corinzi 10:12

72 72. E il gallo cantò la seconda volta; e Pietro si ricordò della parola che Gesù gli avea detta: Avanti che il gallo canti due volte, tu mi rinnegherai tre volte.

Questo secondo cantare del gallo fu sul principio della quarta vigilia detta del mattino, quando appena il Sinedrio si era radunato Luca 22:66. Nel ricordare l'avvertimento contenuto in quella predizione del Signore a Pietro, gli altri evangelisti hanno espresso in via generale il fatto che prima di quel momento della notte, conosciuto sotto il nome di electrofonia ossia cantar del gallo, il discepolo avrebbe rinnegato tre volte il suo maestro Matteo 24:34; Luca 22:34; Giovanni 13:38; ma Pietro avea rimarcato più precisamente le parole del suo Signore, ed in conseguenza noi troviamo nella narrazione del suo amico Marco, una speciale menzione del cantare due volte del gallo, provvidenziali ed amorevoli interposizioni per renderlo avvertito del suo pericolo. Il primo passò, ohimè, inavvertito; ma il secondo, come una freccia, lo colpì immediatamente nel cuore, richiamò al vivo alla sua memoria le parole che gli aveva detto il suo Signore, e gli rivelò la sua vera posizione d'ingrato, spregievole, profano e miserabile. Per la misericordia di Dio, tale risveglio al pentimento è certo che sarà accordato a tutti i suoi che son divenuti infedeli, sebbene non si effettui nello stesso modo in ognuno. A Davide avvenne per le parole di Nattan: "Tu sei quell'uomo" 2Samuele 12:7; al profeta disobbediente che ritornava da Giuda, venne dalle labbra del medesimo suo tentatore: "Perciocché tu sei stato ribelle alle parole del Signore... il tuo corpo non entrerà nella sepoltura dei tuoi padri" 1Re 13:21-22; ad Elia venne per le parole di Jehova stesso: "Che hai tu a far quì Elia?" 1Re 19:9; ed a Pietro, dal canto del gallo, accompagnato da quello sguardo sì pieno di rimprovero, di compassione, di amore, che Gesù gettò sopra di lui e che gli andò dritto al cuore. Di questo interessantissimo ed importante incidente andiamo debitori al solo Luca 22:61: "Ed il Signore, rivoltosi, riguardò Pietro". Noi non abbiamo alcun mezzo per determinare il luogo dove trovavasi in quel preciso momento il nostro Signore; se, come è probabile, Gesù stava allora davanti agli iniqui suoi giudici accusato di delitto capitale, quale meravigliosa rivelazione non ci porge questo sguardo della sua dimenticanza di sé stesso e della sua amorevole premura per tutti i suoi, già sì commoventemente espressa nella sua preghiera interceditrice: "Io ho guardati tutti coloro che tu mi hai dati e niuno di loro è perito, se non il figliuol della perdizione" Giovanni 17:12! Se questo sguardo non avesse espresso altro che il rimprovero, avrebbe forse potuto condurre Pietro ad appiccarsi al pari di Giuda; ma, mentre esprimeva il rimprovero per tutta la sua ingratitudine, parlava pure d'infinita pietà, e di compassione, e dichiarava all'Apostolo caduto quanto bene quegli, la cui stessa conoscenza egli aveva sì profanamente sdegnata, lo avesse conosciuto, allorché lo aveva preammonito del suo fallo. Gli diceva pure che se ora riconosceva la grandezza del suo errore e del suo peccato, egli era prontissimo a riceverlo nuovamente nel suo favore, a perdonare, a dimenticare tutto ciò che aveva fatto, e ad esser per lui quello stesso sempre che era stato.

E si mise a piagnere.

Luca: "E Pietro uscì e pianse amaramente". Quel compassionevole ed amoroso sguardo di Gesù lo salvò. Egli si precipitò ad un tratto fuori della scena della sua tentazione e della sua caduta, col cuore ripieno di dolore e di pentimento, costretto a piangere amare lacrime alla rimembranza della sua vile ingratitudine. Così avea pur fatto Giuda, ma le sue erano lagrime di orribile e disperato rimorso, non raddolcito da alcuna conoscenza della misericordia di Dio in Cristo (Vedi Nota Matteo 27:8). Quelle di Pietro, al contrario, erano le lacrime del peccatore perdonato, di uno che ha letto, nello sguardo del suo Signore, il perdono del suo peccato, e che si è rallegrato nella rimembranza delle benigne parole, sì poco avvertite allorché furono pronunziate: "Io ho pregato per te, acciocché la tua fede non venga meno" Luca 22:32. Avea imparata una lezione mortifificante e penosa, ma necessaria. Il vecchio Adamo, presuntuoso ed egoista, morì in lui, e dalla sue ceneri sorse un uomo pieno d'umiltà e di figliale rassegnazione, sinceramente desideroso della gloria del suo Signore!

PASSI PARALLELI

Marco 14:30,68: Matteo 26:34,74

2Samuele 24:10; Salmi 119:59-60; Geremia 31:18-20; Ezechiele 16:63; 36:31

Luca 15:17-19; 22:60

Ezechiele 7:16; Matteo 26:75; Luca 22:62; 2Corinzi 7:10

RIFLESSIONI

1. La tranquilla sottomissione di nostro Signore alla falsa testimonianza portata contro di lui e agli insulti che gli prodigarono poscia il Sinedrio e i suoi servitori dimostra la profondità del suo amore verso i peccatori. Che, s'egli avesse voluto, avrebbe potuto fermare in un istante l'insolenza dei suoi nemici. Colui che aveva scacciato i demoni, con una sola parola, avrebbe potuto chiamare legioni di angeli intorno a sé, e dispergere al vento questi miseri strumenti di Satana. Ma il cuore di nostro Signore era riposto nella grande opera la quale egli era venuto a fare sulla terra. Ei s'era assunto di comprare la nostra redenzione con l'umiliazione propria, e non si ritrasse dal pagare il prezzo fino all'ultimo quattrino. Ei s'era incaricato di bere l'amaro calice del dolore in vece nostra, pella salvezza di noi peccatori, e "per la gioia postagli davanti, disprezzò la vergogna" e bevette il calice fino alla feccia Ebrei 12:2. Noi dobbiamo riguardare nostro Signore nel patimento di questi dolori come a noi unito nella stretta ed importantissima relazione del nostro sostituto. Non come una persona privata fu egli così trattato, bensì come nostro garante e il capo della nostra alleanza. S'ei fu beffeggiato, schiaffeggiato, sputacchiato, tentato e condannato, si fu per noi. Quale amore fu mai questo per noi derelitti peccatori

2. Coll'esempio di nostro Signore davanti agli occhi, non ci lasciamo sorprendere se dobbiamo sopportare beffe, ridicolo e false imputazioni perché apparteniamo a Cristo. "Il discepolo non è maggiore del suo maestro, né il servo, del suo signore". Se menzogne ed insulti furono prodigati al nostro Salvatore, non dobbiamo meravigliarci se le stesse armi sono costantemente dirette contro il suo popolo. È una delle invenzioni di Satana, il diffamare il carattere degli uomini di Dio per renderli oggetti di scherno. Le vite di Savonarola, Lutero, Calvino, Cranmer e di tanti altri ce ne forniscono abbondanti esempi. Se mai siamo chiamati a soffrire in questo modo, sopportiamolo pazientemente, poiché noi allora beviamo allo stesso calice al quale bevette nostro Signore. Havvi però una gran differenza fra noi e lui. A peggio andare, noi beviamo solamente poche gocciole amare, ei bevette il calice fino alla feccia.

3. Cristo dichiarò davanti ai suoi giudici che un giorno lo avrebbero visto in gloria, adempiendo la profezia di Daniele 7:9-10, con ogni giudizio affidata alle sue mani. Ricordiamoci che la futura gloria di Cristo forma una parte del nostro credo al pari della sua passione, e della sua croce. Noi non veggiamo che mezza verità se non scorgiamo che la croce e la sua prima venuta: è essenziale per la nostra consolazione lo scorgere pure la seconda venuta e la corona. Quello stesso Gesù che stava davanti alla sbarra del sommo sacerdote e di Pilato, siederà un giorno sopra un trono di gloria e citerà tutti i suoi nemici ad apparirgli dinanzi. Felice il Cristiano che sa tener gli occhi sempre rivolti al cielo. Quaggiù ei dovrà soffrire col suo Signore ed esser debole con lui; lassù parteciperà alla sua gloria e con lui sarà forte. Non deve perdersi d'animo se quaggiù vien disprezzato, beffeggiato, non creduto; lassù egli siederà con lui alla destra di Dio.

4. Impariamo dalla condotta di Pietro quanto follemente i Cristiani si cacciano talvolta nella via della tentazione. Egli non aveva niente che fare nel palazzo di Caiafa, né era in rapporti famigliari co' suoi servi. Il suo Maestro aveva provveduto a che la schiera, che lo aveva arrestato, lasciasse andar liberi tutti i suoi discepoli, ed essi se ne erano approfittati per scomparire ad un tratto. Una volta che aveva abbandonato il suo maestro ed era fuggito, Pietro avrebbe dovuto ricordarsi la sua debolezza, e non esporsi di bel nuovo al pericolo. Fu questo un atto di temerità e di presunzione che gli opportò novelle prove della sua fede, alle quali non era affatto preparato, lo gettò in una cattiva compagnia, donde non era probabile dovesse venirgli del bene, ma bensì del male, e spianò la via alla sua ultima e più grande trasgressione cioè al rinnegamento, per tre volte ripetuto, del Maestro. Ma è una verità confermata dall'esperienza e che non si dovrebbe perder mai di vista, che quando un credente ha incominciato una volta a intiepidirsi e ad allontanarsi dalla sua fede primiera, ben di rado si ferma al primo errore, alla prima colpa. Come Davide, può darsi che incominci oziando e finisca commettendo qualunque più orribile delitto. Come Pietro, può darsi che incominci con la codardia, continui pazzamente scherzando con la tentazione, e poi finisca rinnegando Cristo. Guardiamoci dal primo passo in addietro; è come lo spandersi dell'acqua, prima a goccia a goccia, e poscia a torrenti. Una volta usciti dalla via della santità, niuno sa quanto in basso possiamo precipitare. Teniamoci adunque lontani dall'orlo del precipizio! Nessuna petizione è più importante di quella che ci venne insegnata da nostro Signore medesimo, nell'orazione Domenicale: "Non indurci in tentazione".

5. Notate bene con che piccoli passi l'uomo si avvia gradatamente a sprofondare nei grandi peccati. Nel caso di Pietro, cotali passi sono marcati chiaramente. Il primo fu l'orgoglio e la fiducia in sé medesimo; il secondo, l'indolente trascuranza della preghiera; il terzo, il vacillare nella decisione; il quarto, l'accompagnarsi ai cattivi, correndo così volontariamente incontro alla tentazione; e il quinto (che fu il risultato di tutti i precedenti), l'essere sopraffatto, dal timore, quando d'improvviso fu accusato di essere uno dei discepoli, e, in conseguenza, il rinnegare il proprio Maestro. Abbiamo in questo un profondo insegnamento per tutti coloro che si chiamano Cristiani. Le gravi malattie ben di rado attaccano il corpo senza il preannunzio di sintomi allarmanti. Le grandi cadute avvengono raramente in un credente, se prima egli non ha fatti, in segreto, molti passi indietro. La chiesa e il mondo sono talvolta scandalizzati per l'improvviso delitto di qualcuno che godeva una grandissima reputazione religiosa; i credenti ne restano scoraggiti; i nemici di Dio si rallegrano e bestemmiano; ma se potesse conoscersi la verità, la spiegazione di questi casi troverebbesi generalmente in questo, che un tale già si era prima segretamente allontanato da Dio. Prima di cadere, in pubblico, gli uomini cadono in privato. L'albero cade con gran fracasso, ma il decadimento segreto, che ne spiega la caduta, spesse volte non si avverte se non quando egli è caduto in terra.

6. Com'è infinita la compassione e l'amore del Salvatore pei suoi. Circondato da nemici assetati del suo sangue, nell'atto che subiva un ingiusto giudizio, con davanti a sé la prospettiva di una morte crudele, il Signore trovò tempo di rivolgersi e riguardare a Pietro, nell'ora che l'anima sua ne avea bisogno maggiormente. Quello sguardo parea parlare il linguaggio medesimo che Osea 14:2 rivolge allo sviato Israele: "Prendete con voi delle parole, e convertitevi al Signore; ditegli: Togli tutta l'iniquità, e ricevi il bene; e noi ti renderemo de' giovenchi, con le nostre labbra". Impariamo, dalla condotta di Cristo inverso Pietro, che l'amore che porta il Salvatore ai suoi di tanto sopravvanza ogni altro amore di quanto il sole vince la fioca luce d'un semispento lucignolo. Se dunque abbiam creduto in lui, non esitiamo a dargli tutta intera la nostra fiducia. Per quanto in basso un uomo sia caduto, non disperi, sol che voglia pentirsi e rivolgersi a Cristo. "Appo il Signore vi è benignità e molta redenzione, ed egli riscatterà Israele da tutte le sue iniquità" Salmi 130:7-8.

7. Finalmente, ricordiamoci che il dolore, com'ebbe a provarlo Pietro, è compagno inseparabile del vero pentimento. È quì la gran distinzione tra, il pentimento a salute e il rimorso che a nulla giova. Il rimorso può render l'uomo disperato, come nel caso di Giuda Iscariot, ma altro non può fare; non può mai guidarlo a Dio. Il "pentimento a salute", d'altro canto, ammollisce il cuore, intenerisce la coscienza, e si dimostra col rivolgersi veracemente al Padre che è ne' cieli. Le cadute di chi faceva professione di religione, senza esser stato realmente rigenerato dalla grazia, son cadute da cui più non si risorge, ma la caduta d'un vero convertito finisce sempre in profonda contrizione, in umiliazione di sé, ed emendamento di vita. Badiamo adunque di far sempre una salutare applicazione a noi stessi della caduta di Pietro. Ch'ella non serva mai di scusa al peccato. Impariamo dalla sua triste esperienza a vegliare e pregare per non cadere in tentazione; se cadiamo, ricordiamoci che per noi, come per lui, c'è ancora speranza per il sangue di Cristo; ma soprattutto, ricordiamoci che se cadiamo come cadde Pietro, dobbiam pentirci come egli si pentì, altrimenti non possiamo essere salvati.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Marco 14

1 Capitolo 14

Cristo unto a Betania Mc 14:1-11

Il giorno della Pasqua, Gesù dichiara che Giuda lo tradirà Mc 14:12-21

La cena del Signore istituita Mc 14:22-31

L'agonia di Cristo nel giardino Mc 14:32-42

Viene tradito e portato via Mc 14:43-52

Cristo davanti al sommo sacerdote Mc 14:53-65

Pietro rinnega Cristo Mc 14:66-72

Versetti 1-11

Cristo ha versato la sua anima fino alla morte per noi, e noi riterremo qualcosa di troppo prezioso per lui? Gli diamo il prezioso unguento dei nostri migliori affetti? Amiamolo con tutto il cuore, anche se è comune che lo zelo e l'affetto vengano fraintesi e biasimati; e ricordiamo che la carità verso i poveri non esime nessuno da particolari atti di pietà verso il Signore Gesù. Cristo ha raccomandato l'attenzione devota di questa donna ai credenti di tutti i tempi. Chi onora Cristo, egli lo onorerà. La cupidigia era il desiderio principale di Giuda, che lo portò al peccato di tradire il suo Maestro; il diavolo adattò la sua tentazione a questo, e così lo conquistò. E vedete quali malvagi espedienti hanno molti nel perseguire il peccato; ma ciò che sembra favorire i loro piani, alla fine si rivelerà una maledizione.

12 Versetti 12-21

Nulla potrebbe essere meno frutto della lungimiranza umana degli eventi qui raccontati. Ma il Signore conosce tutte le cose che ci riguardano prima che si realizzino. Se lo ammettiamo, egli abiterà nei nostri cuori. Il Figlio dell'uomo va, come è scritto di lui, come un agnello al macello; ma guai all'uomo da cui viene tradito! Il fatto che Dio permetta i peccati degli uomini e ne tragga gloria, non li obbliga a peccare; questo non sarà una scusa per la loro colpa, né diminuirà la loro punizione.

22 Versetti 22-31

La cena del Signore è un cibo per l'anima, quindi è sufficiente una minima parte di quello che è per il corpo, per quanto possa servire come segno. È stata istituita dall'esempio e dalla pratica del nostro Maestro, per rimanere in vigore fino alla sua seconda venuta. È stata istituita con benedizioni e ringraziamenti, per essere un memoriale della morte di Cristo. Si fa spesso riferimento al suo sangue prezioso, come prezzo della nostra redenzione. Quanto è comodo per i poveri peccatori pentiti che il sangue di Cristo sia stato versato per molti! Se per molti, perché non per me? Era un segno della trasmissione dei benefici acquistati per noi con la sua morte. Applicate a voi stessi la dottrina di Cristo crocifisso; che sia carne e bevanda per le vostre anime, che rafforzi e rinfreschi la vostra vita spirituale. Doveva essere un'anticipazione della felicità del cielo e quindi toglierci il gusto dei piaceri e delle delizie del senso. Chiunque abbia assaporato i piaceri spirituali, desidera subito quelli eterni. Sebbene il grande Pastore abbia attraversato le sue sofferenze senza un passo falso, tuttavia i suoi seguaci sono stati spesso dispersi dalla piccola misura di sofferenze a loro assegnata. Quanto siamo inclini a pensare bene di noi stessi e a fidarci del nostro cuore! Pietro ha fatto male a rispondere così al suo Maestro, e non con timore e tremore. Signore, dammi la grazia di non rinnegarti".

32 Versetti 32-42

Le sofferenze di Cristo iniziarono con le più dure di tutte, quelle della sua anima. Cominciò ad essere dolorosamente stupito; parole non usate in San Matteo, ma molto piene di significato. I terrori di Dio si schierarono contro di lui ed egli si permise di contemplarli. Mai un dolore fu simile al suo in quel momento. Ora è stato fatto maledizione per noi; le maledizioni della legge sono state poste su di lui come nostra garanzia. Ora assaporava la morte, in tutta la sua amarezza. Questa era la paura di cui parla l'apostolo, la paura naturale del dolore e della morte, di fronte alla quale la natura umana si spaventa. Possiamo mai avere pensieri favorevoli, o anche solo lievi, nei confronti del peccato, quando vediamo le dolorose sofferenze che il peccato, pur essendo a lui imputato, ha portato al Signore Gesù? Potrà forse essere leggero per le nostre anime ciò che fu così pesante per le sue? Cristo ha agonizzato per i nostri peccati e noi non dovremo mai agonizzare per essi? Come dovremmo guardare a Colui che abbiamo trafitto, e piangere! Dobbiamo essere estremamente addolorati per il peccato, perché Lui lo è stato, e non dobbiamo mai deriderlo. Cristo, come uomo, ha supplicato che, se fosse possibile, le sue sofferenze passassero da lui. Come Mediatore, si sottomise alla volontà di Dio, dicendo: "Tuttavia, non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu; lo accetto". Vedete come la debolezza peccaminosa dei discepoli di Cristo ritorna e li sovrasta. Che pesanti ingombri sono questi nostri corpi per le nostre anime! Ma quando vediamo i problemi alla porta, dobbiamo prepararci ad affrontarli. Ahimè, anche i credenti spesso guardano alle sofferenze del Redentore in modo sonnolento e, invece di essere pronti a morire con Cristo, non sono nemmeno disposti a vegliare con lui un'ora.

43 Versetti 43-52

Poiché Cristo non era apparso come un principe temporale, ma predicava il pentimento, la riforma e una vita santa, e indirizzava i pensieri, gli affetti e gli obiettivi degli uomini verso un altro mondo, i governanti ebrei cercarono di distruggerlo. Pietro ferì uno della banda. È più facile combattere per Cristo che morire per lui. Ma c'è una grande differenza tra i discepoli difettosi e gli ipocriti. Questi ultimi chiamano avventatamente e senza riflettere Cristo Maestro, esprimono grande affetto per lui, ma lo tradiscono ai suoi nemici. In questo modo accelerano la propria distruzione.

53 Versetti 53-65

Abbiamo qui la condanna di Cristo davanti al grande consiglio dei Giudei. Pietro lo seguì; ma il focolare del sommo sacerdote non era il luogo adatto, né i suoi servi la compagnia adatta per Pietro: era un ingresso nella tentazione. Fu usata grande diligenza per procurare falsi testimoni contro Gesù, ma la loro testimonianza non era all'altezza dell'accusa di un crimine capitale, secondo la loro legge. Gli fu chiesto: "Sei tu il Figlio del Benedetto?", cioè il Figlio di Dio. Come prova del suo essere Figlio di Dio, egli fa riferimento alla sua seconda venuta. In questi oltraggi abbiamo le prove dell'inimicizia dell'uomo verso Dio e dell'amore gratuito e indicibile di Dio verso l'uomo.

66 Versetti 66-72

Il rinnegamento di Cristo da parte di Pietro iniziò quando Pietro si tenne a distanza da lui. Coloro che sono timidi nei confronti della pietà, sono ben lontani dal rinnegare Cristo. Coloro che ritengono pericoloso stare in compagnia dei discepoli di Cristo, perché così potrebbero essere portati a soffrire per lui, troveranno molto più pericoloso stare in compagnia dei suoi nemici, perché lì potrebbero essere portati a peccare contro di lui. Quando Cristo era ammirato e seguito a frotte, Pietro lo riconosceva prontamente, ma ora che è abbandonato e disprezzato non lo riconosce più. Tuttavia, osservate che il pentimento di Pietro fu molto rapido. Chi pensa di essere in piedi stia attento a non cadere; e chi è caduto pensi a queste cose e alle proprie colpe e torni al Signore con pianto e suppliche, chiedendo perdono e di essere rialzato dallo Spirito Santo.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Marco 14

1 Vedi questo passaggio spiegato nelle note a Matteo 26:1.

Marco 14:1

E del pane azzimo - Così chiamato perché in quella festa non si usava altro pane che quello che era stato fatto senza lievito né lievito.

Per mestiere - Per sottigliezza (Matteo); cioè, da un piano segreto che ne assicurasse il possesso senza suscitare l'opposizione del popolo.

Marco 14:3

Unguento - Questa parola non trasmette il significato corretto. Questo era un profumo. Era usato solo per dare un odore gradevole ed era liquido.

Di nardo - Il "nardo", da cui è stato ricavato questo profumo, è una pianta delle Indie Orientali, con un gambo piccolo e sottile e una radice spessa e pesante. Il profumo migliore si ottiene dalla radice, anche se il gambo e il frutto vengono utilizzati a tale scopo.

E ha rotto la scatola - Questo potrebbe significare nient'altro che ha rotto il "sigillo" della scatola, in modo che potesse essere versato. Le scatole dei profumi sono spesso sigillate o fissate con ceralacca, per evitare che il profumo fuoriesca. Non era probabile che rompesse la scatola stessa quando non era necessario, e quando l'unguento, essendo liquido, sarebbe andato sprecato; né da una scatola rotta o da una fiala avrebbe potuto facilmente "versargliela" sulla testa.

Marco 14:5

Trecento pence - Circa quaranta dollari (o 9 sterline inglesi). Vedi le note a Matteo 26:7.

Marco 14:8

Ha fatto ciò che poteva - Ha mostrato il più alto attaccamento in suo potere; ed era, come lo è ora, un argomento sufficiente contro l'esistenza di qualsiasi "reale" spreco, che fosse fatto per l'onore di Cristo. Vedi questo passaggio spiegato nelle note a Matteo 26:1.

12 Vedi le note a Matteo 26:17.

Marco 14:12

Hanno ucciso la Pasqua - L'"agnello pasquale", che è stato ucciso nell'osservanza della Pasqua.

Vai e prepara - Vai a procurarti un agnello, fallo arrostire e preparalo adeguatamente con le solite cose da mangiare con esso.

Marco 14:13

La città - La città di Gerusalemme. Adesso erano a Betania, a circa 2 miglia dalla città.

Un uomo che porta una brocca d'acqua - Questo avrebbe potuto essere conosciuto solo dalla conoscenza infinita di Cristo. Non si poteva congetturare una cosa del genere, né ci fu alcun concerto tra lui e l'uomo che "in quel momento" sarebbe dovuto essere in un luogo particolare per incontrarli, poiché i discepoli stessi proposero l'inchiesta. Se Gesù conosceva una circostanza del genere, allora doveva conoscere tutte le cose allo stesso modo; poi vede “tutte” le azioni degli uomini - ascolta ogni parola, e segna ogni pensiero; allora i giusti sono sotto la sua cura, e i malvagi, per quanto possano desiderare di essere nascosti, non possono sfuggire all'attenzione del suo occhio.

Marco 14:14

Il brav'uomo di casa - Questo significa semplicemente il "padrone" della casa. La parola originale non esprime nulla rispetto al suo carattere, buono o cattivo che fosse.

La camera degli ospiti - Una camera per ospiti o amici - una stanza non occupata.

Marco 14:15

Una grande sala superiore - La parola qui usata indica la sala superiore dedicata a scopi di preghiera, riposo e spesso di mangiare. Vedi le note a Matteo 9:1.

Arredato e preparato - Letteralmente, "spalmato" e "pronto". Stendere con un tappeto, o con “divani” come si usava per mangiare. Vedi le note a Matteo 23:6.

17 Vedi questo passaggio spiegato nelle note a Matteo 26:20.

Marco 14:31

Più con veemenza - Più seriamente, con più sicurezza.

32 Vedi le note a Matteo 26:36.

Marco 14:36

Ἀββα Abba Questa parola denota “padre”. È una parola siriaca, ed è usata dal Salvatore come parola che denota affetto e tenerezza filiale. ConfrontaRomani 8:15.

Marco 14:40

sapevano ... - Né "sapevano" loro. Erano così consapevoli dell'improprietà di dormire in quel momento, che non riuscivano a trovare alcuna risposta da dare alla domanda sul perché l'avessero fatto.

Marco 14:41

È abbastanza - C'è stata molta difficoltà nel determinare il significato di questa frase. Campbell lo traduce, "tutto è finito" - cioè, il tempo in cui avresti potuto essermi utile è passato. Avrebbero potuto aiutarlo badando a lui mentre dormivano, ma ora il tempo era passato e lui era già, per così dire, nelle mani dei suoi nemici. Non è improbabile, tuttavia, che dopo la sua agonia sia trascorso qualche tempo prima che arrivasse Giuda.

Aveva chiesto loro di vegliare, cioè di restare svegli durante quella stagione di agonia. Dopo di che avrebbero potuto essere lasciati dormire, mentre Gesù vegliava da solo. Quando vide avvicinarsi Giuda, probabilmente li svegliò, dicendo: Basta - tanto riposo quanto è consentito - il nemico è vicino e il Figlio dell'uomo sta per essere tradito.

43 Vedi le note a Matteo 26:47.

Marco 14:45

Maestro, Maestro - Come se esprimesse una grande gioia per averlo ritrovato.

Marco 14:51

Un certo giovane - Chi fosse questo non abbiamo modo di determinarlo, ma non sembra improbabile che fosse il proprietario del giardino, e che potesse aver avuto un'intesa con Gesù che avrebbe dovuto visitarlo per la pensione quando ritiratosi dalla città. Che non fosse uno degli apostoli è chiaro. È probabile che sia stato svegliato dal sonno dal rumore prodotto dalla plebaglia, ed è venuto a dare ogni aiuto in suo potere per sedare il disturbo.

Non si sa perché questa circostanza sia registrata da Mark. Viene omesso da tutti gli altri evangelisti. Potrebbe essere stato registrato per mostrare che i cospiratori avevano istruzioni di prendere gli "apostoli" oltre a Gesù, e supponendo che fosse uno di loro, lo presero per portarlo davanti al sommo sacerdote; oppure “può” essere stato registrato per porre la sua condotta in forte e onorevole contrasto con la timidezza e la paura dei discepoli, che erano tutti fuggiti. Confronta le note di Matteo 26:56.

Un telo di lino avvolto intorno al suo corpo nudo - Fu destato dal sonno, e probabilmente gli gettò intorno, nella fretta, ciò che gli era più comodo. Era comune dormire in coperte di lino, e lui afferrò una parte dei vestiti e gliela gettò in fretta intorno.

I giovani - I soldati romani. Erano chiamati "giovani" perché erano costituiti principalmente da giovani. Questo era un modo di parlare ebraico. Vedi Genesi 14:24; 2 Samuele 2:14; Isaia 13:18.

Lo afferrò - Supponendo che fosse uno degli apostoli.

53 Vedi tutto spiegato nelle note di Matteo 26:57.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Marco 14

1 Versetto 1. Dopo due giorni fu la Pasqua,

Cioè, due giorni dopo che Cristo aveva pronunciato il precedente discorso riguardo alla distruzione del tempio di Gerusalemme, era la festa della pasqua; che fu celebrato in commemorazione del passaggio di Dio sulle case degli Israeliti, quando distrusse i primogeniti d'Egitto e ne fece strada per la liberazione dei figli d'Israele, e che fu conservato mangiando l'agnello pasquale; e che, propriamente parlando, è la festa della pasqua:

e di pani azzimi; che era la stessa festa dell'altra, chiamata così dal pane azzimo che si mangiava allora; Anche se con questa differenza, l'agnello pasquale veniva mangiato solo la prima notte, ma il pane azzimo veniva mangiato per sette giorni di seguito. Le versioni siriaca, persiana ed etiopica la rendono "la pasqua degli azzimi", tralasciando la copulativa "e"

E i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di prenderlo con l'astuzia; cioè, Gesù,

e lo misero a morte, per questo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote Caifa e quivi si consultarono sul modo di farlo; vedi Matteo 26:2-4

2 Versetto 2. Ma non dissero nel giorno della festa,

La festa della pasqua e degli azzimi, che era vicina, e sarebbe stata tra due giorni, quando ci sarebbe stata una grande folla di gente da ogni parte per celebrarla. Perciò non vollero prenderlo e farlo morire in quel tempo,

affinché non ci sia un tumulto del popolo; o in mezzo a loro, perché non si levano in suo favore e lo liberassero dalle loro mani; vedi Gill su "Matteo 26:5"

3 Versetto 3. Ed essendo a Betania,

Un luogo a circa due miglia da Gerusalemme, dove si ritirò dopo aver preso congedo dal tempio e averne predetto la distruzione; un luogo in cui andava spesso e tornava l'ultima settimana della sua vita; avendo alcuni cari amici e conoscenti familiari, come Lazzaro e le sue due sorelle, Marta e Maria, e la persona menzionata successivamente:

nella casa di Simone il lebbroso; così chiamato perché era stato uno di loro, e per distinguerlo da Simone il fariseo, e Simon Pietro l'apostolo, e altri; vedi Gill su "Matteo 26:6" ;

Mentre sedeva a tavola, venne una donna; generalmente si pensa che fosse Maria Maddalena, o Maria la sorella di Lazzaro:

avere una scatola di alabastro di unguento di nardo; o "nardo puro", non mescolato e genuino; o nardo liquido, che era bevibile, e quindi facile da versare; o Nardo pistico, chiamato così, o da "Pista", il nome di un luogo da cui è stato portato, o da "Pistaca", che, presso i rabbini, significa "maste"; di cui, tra le altre cose, era fatto questo unguento. Inoltre, l'unguento di nardo era fatto sia dalle foglie del nardo, e chiamato nardo foliato, sia dalle sue spighe, e chiamato, come qui, nardo. Ora, l'unguento a base di nardo era, come dice Plinio, il principale tra gli unguenti. Il siriaco è, da lui, detto che è il migliore; Questo qui si dice che sia

Molto prezioso, costoso e prezioso:

e ruppe la scatola. Le versioni siriaca ed etiopica lo rendono "lo aprì"; e la versione persica, "aprì la testa", o "cima della bottiglia", o "fiala":

e se lo versò sul capo; sul capo di Cristo, come la stessa versione lo preme; vedi Gill su "Matteo 26:7"

4 Versetto 4. E c'erano alcuni che avevano in sé l'indignazione,

La versione siriaca dice: "alcuni dei discepoli": in accordo con Matteo 26:8, in particolare Giuda, e altri potrebbero essere irritati per i suoi mezzi:

e dissero: Perché è stato fatto questo spreco dell'unguento? vedi Gill su "Matteo 26:8"

5 Versetto 5. Perché avrebbe potuto essere venduto per più di trecento pence,

Che, per il valore del nostro denaro, nove sterline, sette scellini e sei pence:

e dato ai poveri; il che si pensava fosse un modo migliore di spenderlo, che versandolo sul capo di Cristo:

e mormorarono contro di lei, che avesse sperperato tanto denaro in modo così imprudente; la rimproverarono, espressero molto risentimento per questo, e si arrabbiarono molto con lei per questo; vedi Gill su "Matteo 26:8", vedi Gill su "Matteo 26:9"

6 Versetto 6. E Gesù disse: «Lasciala stare,

Gesù, conoscendo la segreta indignazione di alcuni dei suoi discepoli, e i loro mormorii privati contro la donna, e le loro continue prese in giro nei suoi confronti, a causa della spesa dell'unguento, disse loro, come recitano le versioni araba ed etiope; o "ai discepoli", come il Persiano, lasci stare la donna, cessi di rimproverarla e rimproverarla per quello che ha fatto;

Perché la disturbate? Perché la rattristate, accusandola di imprudenza e di stravaganza, come se si fosse resa colpevole di un gravissimo delitto? è così lontana da esso, che

ha fatto un'opera buona su di me; mi ha fatto un onore; hanno espresso fede in me, e hanno mostrato amore per me, e dovrebbero essere lodate, e non rimproverate; vedi Gill su "Matteo 26:10"

7 Versetto 7. Poiché i poveri sono sempre con voi,

Vedi Gill su "Matteo 26:11" ;

e quando vorrete, potrete fare loro del bene; nutrendoli quando hanno fame, vestendoli quando sono nudi e fornendo loro il necessario per vivere:

ma non sempre mi avete; intendendo, rispetto alla sua presenza corporea, che, in breve tempo, sarebbe stata rimossa da loro, ed essi non avrebbero avuto l'opportunità di mostrargli personalmente un tale rispetto esteriore; vedi Gill su "Matteo 26:11"

8 Versetto 8. Ha fatto quello che poteva,

Ciò che aveva nel suo cuore e nel potere delle sue mani di fare; ha agito secondo le sue capacità e la sua buona volontà; e se non l'avesse fatto ora, non avrebbe potuto farlo affatto

Ella è venuta in anticipo per ungere il mio corpo per la sepoltura; o, "come se mi seppellisse", come lo rende la versione siriaca. Cristo significa con ciò che egli sarebbe morto di lì a poco, e che questa donna venne prima di lui per ungerlo e, per così dire, per celebrare i riti funebri prima che fosse morto; essendole rivelato dallo Spirito, che Gesù sarebbe morto presto, e che lei non sarebbe stata in grado di compiere questa buona opera da morta, e quindi era venuta a compierla prima; o, almeno, era guidata dallo Spirito di Dio, perché in seguito le sarebbe stato impedito di farlo; vedi Gill su "Matteo 26:12"

9 Versetto 9. In verità vi dico:

E potete assicurarvi della verità di ciò:

dovunque questo Vangelo, della morte e risurrezione di Cristo,

sarà predicato in tutto il mondo, come sarà,

[questo] anche di ciò che ha fatto sarà menzionato in ricordo di lei; in ricordo di lei e del suo lavoro, e in lode della sua fede, del suo amore e del suo dovere; vedi Gill su "Matteo 26:13"

10 Versetto 10. Giuda Iscariota, uno dei dodici,

Apostoli di Cristo; il quale fu il principale che si indignò contro la donna e mormorò contro di lei, per la profusione dell'unguento:

andava dai capi dei sacerdoti; appena questa faccenda fu finita, e Cristo ebbe difeso la condotta della donna con sua vergogna e silenzio: uscì subito dalla casa, dov'erano, e partì da Betania per Gerusalemme; e comprendendo che i capi dei sacerdoti si erano consultati in casa di Caifa sul modo di catturare Gesù e di farlo morire, andarono direttamente da loro, senza essere mandati a chiamare e senza che si pensassero loro.

per consegnarlo a loro; che Satana gli aveva messo nel cuore, e ciò che la sua avarizia e vendetta per l'azione tardiva della donna, e la difesa di Cristo su di essa, lo spinsero a farlo; vedi Gill su "Matteo 26:14"

11 Versetto 11. E quando udirono ciò, si rallegrarono,

Che una tale opportunità offerta, e da una tale parte, da uno dei suoi stessi discepoli; in modo che ciò potesse essere fatto più segretamente ed efficacemente, e con meno colpa per se stessi:

e promise di dargli del denaro; qualsiasi somma dovesse chiedere; e ciò che fu concordato furono trenta pezzi, o sicli d'argento; e così la versione etiope qui, invece di denaro, dice: "trenta pezzi d'argento"; vedi Gill su "Matteo 26:15"

E cercava il modo di tradirlo convenientemente; dopo questa promessa, e dopo questo accordo: d'ora in poi cercò l'occasione più adatta, e il momento migliore per tradire il suo padrone nelle mani di quegli uomini, quando era solo, e la folla assente, e non c'era pericolo di tumulto, o di salvataggio; vedi Gill su "Matteo 26:16"

12 Versetto 12. E il primo giorno degli azzimi,

Essendo venuto, che era il quattordici di Nisan:

quando hanno ucciso la pasqua; cioè "gli ebrei", come forniscono le versioni siriaca e persica; perché qualsiasi Israelita, affinché nessun sacerdote possa ucciderlo: il loro canone recita così,

"Un Israelita uccide (la pasqua), e un sacerdote riceve (il sangue), e lo dà al suo prossimo, e il suo prossimo al suo prossimo, e riceve (il bacino) pieno, e lo restituisce vuoto; il sacerdote che è vicino all'altare lo spruzza, in un sol colpo, sul fondo di esso".

Al che i commentatori osservano che l'uccisione della pasqua da parte di estranei, cioè di coloro che non sono sacerdoti, è lecita. E così Filone l'ebreo, parlando della pasqua, dice;

"In quel momento la gente comune non porta i suoi sacrifici all'altare, e i sacerdoti uccidono; ma per comando della legge, συμπαν το εθνος, "l'intera nazione", fa l'opera di un sacerdote; ciascuno in particolare porta i sacrifici per sé, e poi li uccide con le proprie mani".

Ma poi veniva sempre ucciso nel cortile del tempio, e dopo mezzogiorno; vedi Gill su "Matteo 26:17" ;

I suoi discepoli gli dissero: "Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la pasqua? Poiché era già giovedì mattina, e la pasqua doveva essere immolata dopo la metà del giorno, fra le due sere, e mangiata a Gerusalemme di notte; ed essi erano a Betania, a circa due miglia dalla città; ed era consuetudine che i servi preparassero la pasqua per i loro padroni; vedi Gill su "Matteo 26:17"

13 Versetto 13. Ed egli manda due dei suoi discepoli,

Pietro e Giovanni come appare da Luca 22:8 ;

e disse loro: Entrate in città; la città di Gerusalemme; perché lì si poteva mangiare solo la pasqua, Deuteronomio 26:2 ;

e là ti verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua; un servo del padrone di casa che era stato mandato a prendere dell'acqua per mescolarla con il vino durante la pasqua.

seguirlo; nella casa in cui va

14 Versetto 14. E dovunque entrerà,

In qualunque casa entrerà, entra dietro a lui.

e dite al buon uomo della casa; il proprietario, e il padrone di esso, che potrebbe essere Nicodemo, o Giuseppe d'Arimatea, o qualche uomo noto e ricco di Gerusalemme, che potesse avere una certa conoscenza di Cristo, e fede in lui, anche se non lo professava apertamente; poiché dicendo solo ciò che segue, li indirizzava subito, come faceva, in una stanza adatta e conveniente;

Dice il Maestro. Le versioni siriaca e persiana dicono: il nostro maestro dice: colui che è tuo e nostro, il nostro maestro Gesù; Sebbene ciò non sia espresso, tuttavia era compreso dal padrone di famiglia; il che conferma la congettura di cui sopra, che egli era un discepolo segreto di Cristo

Dov'è la camera degli ospiti; La camera prevedeva gli ospiti che potevano essere attesi alla Pasqua:

dove mangerò la pasqua con i miei discepoli? dove potrebbe essere fatto convenientemente e in modo appropriato e comodo; vedi Gill su "Matteo 26:18"

15 Versetto 15. E ti mostrerà una grande stanza al piano superiore,

Una stanza nella parte più alta della casa, abbastanza grande per una tale compagnia, per tredici persone, che era il numero di Cristo e dei suoi discepoli.

arredato e preparato; con un tavolo e un numero sufficiente di divani per sedersi o sdraiarsi, e con tutti i recipienti appropriati necessari in tale occasione:

là preparatevi per noi; La Pasqua ebraica

16 Versetto 16. E i suoi discepoli uscirono,

I due discepoli, come dice la versione araba, Pietro e Giovanni, partirono da Betania per Gerusalemme direttamente:

ed entrò in città; la città di Gerusalemme:

e trovarono come aveva detto loro; un uomo che portava una brocca d'acqua, che seguirono fino alla casa in cui era entrato, e si rivolsero al padrone di casa, come Gesù aveva loro ordinato; quando mostrò loro una stanza al piano superiore, molto comoda e adatta allo scopo, come Cristo aveva detto; e che è una prova considerevole della preveggenza di Cristo:

e prepararono la pasqua; comprarono un agnello; lo fecero uccidere nel tempio, secondo la regola; e lo portarono a casa, dove dovevano cenare, e lo fecero arrostire; e provvidero azzimi, vino, erbe amare e ogni cosa che si addice alla festa; vedi Gill su "Matteo 26:19"

17 Versetto 17. E la sera viene con i dodici.] Nel pomeriggio, come è molto ragionevole supporre, Cristo partì da Betania con il resto dei dodici, con gli altri nove, e giunse a Gerusalemme; dove furono raggiunti da Giuda, che aveva fatto alleanza con i capi dei sacerdoti di tradirlo, e da Pietro e Giovanni che erano stati inviati prima a preparare la pasqua; e quando fu notte, quando fu compiuta la seconda sera, andò con tutti e dodici a casa, dove era stato preso per loro il provvedimento di mangiare insieme la pasqua; vedi Gill su "Matteo 26:20"

18 Versetto 18. E mentre sedevano e mangiavano,

O "mentre giacevano"; poiché tale era la loro postura al mangiare la pasqua; vedi Gill su "Matteo 26:20" :

Gesù disse: «In verità vi dico: uno di voi che mangia con me mi tradirà; vedi Gill su "Matteo 26:21"

19 Versetto 19. Ed essi cominciarono ad essere tristi,

E così, tutti tranne Giuda, a questa parola di Cristo:

e di dirgli, uno per uno; fino a quando giunse a Giuda stesso,

sono io? che ti tradiranno;

e un altro ha detto: Sono io? Questa clausola manca nella Vulgata latina, nelle versioni siriaca, araba, persiana ed etiopica, e in due copie di Beza; e in effetti sembra ridondante, dal momento che si dice che i discepoli si esprimano in questo modo, uno per uno; vedi Gill su "Matteo 26:22"

20 Versetto 20. Ed egli, rispondendo, disse loro:

Al fine di alleviare le loro menti e indicare la persona in particolare:

è uno dei dodici, che intinge con me nel piatto; Proprio in quel preciso istante; vedi Gill su "Matteo 26:23"

21 Versetto 21. Il figlio dell'uomo se ne va,

Fuori da questo mondo con la morte,

come è scritto; sia nel libro dei decreti di Dio, sia nelle Scritture dell'Antico Testamento;

ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! il cui peccato non sarà scusato, né diminuito adempiendo i decreti di Dio e adempiendo le profezie della Bibbia,

sarebbe stato bello per quell'uomo se non fosse mai nato; così aggravante sarà il suo crimine, così terribile la sua punizione; vedi Gill su "Matteo 26:24"

22 Versetto 22. E come mangiavano,

L'agnello pasquale e gli azzimi, proprio alla conclusione di quel banchetto:

Gesù prese il pane, lo benedisse e lo spezzò; iniziando e istituendo una nuova festa, da tenere in tempi successivi, in commemorazione delle sue sofferenze e della sua morte, ora vicina;

e diede a loro, ai discepoli,

e disse: "Prendi, mangia": la parola mangiare non è nelle versioni latina della Vulgata, del siriaco, dell'arabo, del persiano e dell'etiope, e manca in alcune copie:

questo è il corpo; una figura e una sua rappresentazione; vedi Gill su "Matteo 26:26"

23 Versetto 23. Prese il calice e, dopo aver reso grazie,

Su di esso, e per esso, benedicendolo, e appropriandosi di esso per l'uso e il servizio presente:

egli lo diede loro; suoi discepoli,

e tutti ne bevvero; Giuda, come pure gli altri, come egli aveva ordinato loro di fare; vedi Gill su "Matteo 26:27"

24 Versetto 24. Ed egli disse loro:

Non dopo che ne ebbero bevuto, ma prima, e come egli glielo diede:

questo è il mio sangue del Nuovo Testamento, che è versato per molti; in Matteo si aggiunge: "per la remissione dei peccati"; vedi Gill su "Matteo 26:28"

25 Versetto 25. In verità vi dico:

Sembra che questo sia stato detto dopo aver mangiato la pasqua, secondo Luca 22:18, ma in realtà non fu detto che dopo che la cena del Signore fu terminata, e fu bevuto l'ultimo calice, che si era soliti bere durante la pasqua:

Non berrò più del frutto della vite; cioè il vino,

fino a quel giorno in cui lo berrò nuovo; in senso figurato e mistico; con ciò si intendono le gioie del cielo:

nel regno di Dio; Padre, Figlio e Spirito, sulla risurrezione generale dei morti, quando il regno del Mediatore sarà consegnato e non ci sarà distinzione di governo; ma Dio, Padre, Figlio e Spirito, sarà tutto in tutti, e regnerà nei santi, ed essi con loro, per tutta l'eternità; vedi Gill su "Matteo 26:29"

26 Versetto 26. E quando ebbero cantato un inno,

L'Hallell, usato durante la Pasqua ebraica:

uscirono sul Monte degli Ulivi; Cristo, e undici dei suoi discepoli; Giuda si separò da loro e andò dai capi dei sacerdoti per informarli come stavano le cose, dove andava Gesù e dove potevano catturarlo; vedi Gill su "Matteo 26:30"

27 Versetto 27. E Gesù disse loro:

Mentre si dirigevano verso il Monte degli Ulivi. La versione persiana dice, in questo luogo; che significa il Monte degli Ulivi, giunto lì:

Voi tutti vi scandalizzerete a causa mia questa notte; vedi Gill su "Matteo 26:31" ;

poiché è scritto in Zaccaria 13:7 :

Io colpirò il pastore e le pecore saranno disperse: Cristo si riferisce al pastore e gli apostoli alle pecore. La versione siriaca dice: "le sue pecore"

28 Versetto 28. Ma dopo ciò sono risorto,

Dai morti, di cui, per il loro conforto, li assicura; anche se si sarebbero offesi e scoraggiati per averlo catturato, condannato e crocifisso,

Io vi precederò in Galilea; il luogo della loro nascita, e dove aveva spesso conversato con loro; vedi Gill su "Matteo 26:32"

29 Versetto 29. Ma Pietro gli disse:

Essendo grandemente commosso da ciò che Cristo aveva detto, che tutti si sarebbero scandalizzati con lui quella notte, sarebbero fuggiti da lui e sarebbero stati dispersi da lui e gli uni dagli altri,

quand'anche tutti fossero scandalizzati, non lo farò io; anche se tutti gli altri discepoli, gli altri dieci, avessero fatto come aveva fatto Giuda, si fossero allontanati da Cristo, e lo avessero tradito, o rinnegato, o, almeno, gli avessero voltato le spalle, tuttavia egli non avrebbe fatto né l'una né l'altra cosa; vedi Gill su "Matteo 26:33"

30 Versetto 30. E Gesù gli disse: In verità ti dico:

Sicuro come lo sei tu di stare al mio fianco e di rimanere con me;

che questo giorno, che era allora iniziato; poiché i Giudei contavano i loro giorni dalla sera, come in Genesi 1:5 ;

anche in questa notte; questa notte da osservare, questa notte di Pasqua, prima che sia passata.

prima che il gallo canti due volte; poiché c'era un primo e un secondo gallo che cantavano, l'uno a mezzanotte e l'altro vicino allo spuntare del giorno, e che quest'ultimo è propriamente il canto del gallo: la parola "due volte" è omessa nella versione etiopica:

tu mi rinnegherai tre volte; come ha fatto lui; vedi Gill su "Matteo 26:34"

31 Versetto 31. Ma egli parlò con più veemenza:

Con una voce più forte; con più spirito e impazienza; in modo più perentorio e sicuro di sé

Se dovessi morire con te, non ti rinnegherò in alcun modo. La versione siriaca aggiunge: "O mio Signore", mio caro Signore, non ti rinnegherò mai per nessuna considerazione; e la versione persica, O Signore:

Similmente dissero anche tutti; come disse, così disse "tutti i discepoli", come recita la versione siriaca; vedi Gill su "Matteo 26:35"

32 Versetto 32. Giunsero in un luogo chiamato Getsemani,

Atti ai piedi del monte degli Ulivi, dove venivano spremute le olive che crescevano in abbondanza sul monte, e dove il Signore nostro cominciava ad essere schiacciato a causa dei nostri peccati.

e fu detto ai suoi discepoli: A otto di loro:

sedetevi qui mentre io pregherò; a una certa distanza da qui; vedi Gill su "Matteo 26:36"

33 Versetto 33. E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni

i quali furono testimoni della sua trasfigurazione sul monte e ora dei suoi dolori nel giardino,

e cominciò a stupirsi; di essere in grande costernazione e stupore alla vista di tutti i peccati del suo popolo che si abbattevano su di lui; alla nera tempesta d'ira, che si stava addensando su di lui; alla spada della giustizia che era brandita contro di lui; e alle maledizioni della legge giusta, che, come tanti fulmini di vendetta, erano dirette contro di lui: non c'è da meravigliarsi che si aggiunga:

e di essere molto pesante, sia di peccato che di dolore; vedi Gill su "Matteo 26:37"

34 Versetto 34. E disse loro:

I tre discepoli di cui sopra;

L'anima mia è triste fino alla morte, era circondata da dolore, ed essa lo stringeva così forte e stretto da ogni parte, che era proprio sul punto di morire con essa.

Rimanete qui, e vegliate: in Matteo è aggiunto: "con me": vedi Gill su "Matteo 26:38"

35 Versetto 35. E andò un po' avanti,

A proposito del lancio di una pietra, Luca 22:41,

e cadde a terra e pregò; Cadde con la faccia a terra, che era una posizione di preghiera. Uno dei canoni ebraici che lo riguardano, è questo:

"L'adorazione, come si fa? dopo che un uomo ha alzato il capo; Lo inchina cinque volte, si siede a terra e "cade con la faccia a terra", ארצה, "a terra", e supplica con qualsiasi supplica gli piaccia: adorare, o inchinarsi, è l'allungare le mani e i piedi, finché un uomo non viene trovato gettato con la faccia a terra".

Vedi Gill su "Matteo 26:39". La supplica che Cristo fece in questa posizione fu:

che, fosse possibile, l'ora potesse passare da lui; il tempo fissato e concordato per le sue sofferenze e la sua morte; cioè, che potesse passare senza che egli li sopportasse, se ci fosse stata la possibilità di scusarlo, e che il suo popolo si salvasse senza di loro; vedi Gill su "Matteo 26:39"

36 Versetto 36. Ed egli disse: Abbà, Padre,

Nel testo originale, la prima di queste è una parola siriaca, e la seconda una parola greca, esplicativa della prima, come in Romani 8:15 e Galati 4:6 o la ripetizione è fatta, per esprimere la veemenza del suo affetto, e la sua forte fiducia in Dio, come suo Padre, in mezzo alla sua angoscia, come la rende la versione siriaca, אבא אבי, "Abbà, Padre mio": o "Padre mio, Padre mio"; e così la versione etiopica:

ogni cosa ti è possibile; così Filone l'Ebreo, notando la domanda di Isacco circa l'olocausto, e la risposta di Abramo ad essa, rappresenta quest'ultimo come se aggiungesse, a conferma di ciò,

"tutte le cose sono possibili a Dio, e sono sia difficili che impossibili da fare agli uomini";

suggerendo che Dio avrebbe potuto facilmente fornire un agnello per un sacrificio; e Cristo qui lascia intendere che ogni cosa coerente con le sue perfezioni, i suoi consigli e il suo patto, poteva essere fatta da lui; e quanto ciò per cui prega sia gradito a costoro, egli si sottomette a lui e alla sua sovrana volontà.

Allontana da me questo calice, ma non quello che voglio, ma quello che tu vuoi. Vedi Gill in Matteo 26:39

37 Versetto 37. Ed egli venne e li trovò addormentati,

I suoi tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni:

e disse a Pietro: in particolare, avendo così recentemente affermato, con tanta fiducia, il suo amore per Cristo e il suo stretto attaccamento a lui:

Simon, dormi tu? Cristo lo chiama con il nome con cui aveva usato la prima volta, e non con quello che gli aveva dato, Cefa o Pietro; egli ora non ha quella fermezza e costanza, sebbene se ne vantasse, che risponde a quel nome:

Non potresti vegliare un'ora? Le versioni araba e persiana aggiungono, con me; e così anche l'edizione complutense; vedi Gill su "Matteo 26:40"

38 Versetto 38. Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione,

di rinnegare Cristo e di allontanarsi da lui, che avrebbe subito offerto loro, quando lo avessero visto catturato, legato e condotto via

Lo spirito è veramente pronto. La versione persiana lo rende "la mia mente"; come se si intendesse lo Spirito o l'anima di Cristo; mentre si deve intendere o lo spirito maligno, Satana, che era disposto ad attaccarli, e specialmente Pietro, che desiderava avere, e vagliare come il grano; oppure lo spirito dei discepoli, il loro spirito rinnovato, che era pronto, disposto a vegliare e a pregare, e disposto a rimanere fedele a Cristo.

ma la carne è debole; non erano che carne e sangue, e quindi non potevano competere con se stessi per un avversario così potente come Satana, e quindi avevano bisogno di vegliare e pregare; o "il loro corpo", come lo rendono le versioni siriaca, araba e persica, era debole e soggetto a sonnolenza e sonno; e soprattutto erano deboli e deboli, e molto disuguali di se stessi per gli esercizi spirituali, poiché avevano in sé carne o una natura corrotta; vedi Gill su "Matteo 26:41"

39 Versetto 39. E di nuovo se ne andò,

Nello stesso luogo, o a una distanza molto simile a quella di prima:

e pregarono e pronunciarono le stesse parole; o parola, cioè la stessa materia; poiché λογος, qui, risponde a דבר, che significa una cosa, o materia, così come parola: Cristo pregò allo stesso modo, perché la materia e la sostanza fossero le stesse di prima, sebbene non con le stesse parole esplicite, come risulta chiaramente da Matteo 26:39,42

40 Versetto 40. E quando tornò, li trovò di nuovo addormentati,

Nonostante l'esortazione che aveva usato con loro, l'esortazione che aveva dato loro e il pericolo che aveva loro suggerito:

perché i loro occhi erano appesantiti, per il sonno e per il dolore.

né sapevano che cosa rispondergli; in parte per confusione e vergogna, non sapendo come scusarsi; e in parte, attraverso il loro essere storditi dal sonno e dal dolore

41 Versetto 41. Ed egli viene per la terza volta,

Dopo aver pregato una terza volta, con lo stesso significato di prima:

e disse loro: Dormite e riposatevi; quali parole vengono pronunciate ironicamente:

è sufficiente; o "la fine è venuta"; come lo rendono le versioni siriaca e araba, di vegliare e pregare:

L'ora è venuta, ecco, il Figlio dell'uomo è stato dato nelle mani dei peccatori; sia Giudei che Gentili, da uno dei suoi discepoli; vedi Gill su "Matteo 26:45"

42 Versetto 42. Alzati, andiamo,

Per affrontare il nemico e il pericolo; perché non c'è scampo;

ecco, chi mi tradisce è vicino; Giuda, che aveva accennato al fatto che la cena lo avrebbe tradito, stava ora per farlo; e proprio ora veniva su di lui per consegnarlo nelle mani dei Giudei e della schiera di soldati romani; vedi Gill su "Matteo 26:46"

43 Versetto 43. E subito, mentre ancora parlava,

Le parole di cui sopra:

viene Giuda, uno dei dodici: apostoli di Cristo, e che era un aggravamento della sua malvagità; la Vulgata latina, la siriaca, l'araba, la persiana e l'etiopica, le versioni aggiungono: Iscariota; e così si legge in una delle copie di Beza. La versione etiopica recita, una delle dieci, molto erroneamente:

e con lui una grande moltitudine; una schiera di uomini e di ufficiali, con molti dei sommi sacerdoti e dei capitani del tempio, e anziani del popolo, che si mescolavano alla folla per vedere come sarebbero andate le cose.

con spade e bastoni; di cui intendevano servirsi, qualora si fosse opposto resistenza alla sua cattura o qualsiasi tentativo di salvarlo:

dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani; dal sinedrio ebraico, che consisteva in questi; vedi Gill su "Matteo 26:47"

44 Versetto 44. E colui che lo tradiva aveva dato loro un segno,

Un segno comune, in cui erano d'accordo; e così questa stessa parola greca è usata dagli ebrei:

"disse R. Phinehas a nome di R. Reuben, hai mai visto un uomo uscire dal nord, e un altro dal sud, e incontrarsi, a meno che non abbiano fatto, סימנא, "un segno comune", tra loro.

A tale il traditore diede la sua compagnia;

dicendo: "Chiunque bacerò, è lui"; Gesù di Nazareth; che doveva essere loro consegnato:

prendilo e conducilo via sano e salvo; con cura e cautela, per timore che sfuggisse dalle loro mani e fuggisse, come aveva fatto a volte: la parola "sicuro" è omessa nelle versioni araba, persiana ed etiope. La Vulgata latina lo rende con cautela, e così fa la versione siriaca, che lo unisce alle parole, prendilo; vedi Gill su Matteo 26:48

45 Versetto 45. E appena fu arrivato,

Al luogo dove si trovava Gesù:

egli va subito da lui; solo; come se non avesse nulla a che fare con la compagnia che lo seguiva, e come se fosse suo amico, e preoccupato per la sua sicurezza:

e dice: Maestro, Maestro; esprimendo grande affetto per lui, e rispetto per lui, ripetendo questa parola. La versione etiopica lo ha una sola volta, e quindi due esemplari di Beza; e la Vulgata latina dice: Salve, Maestro, come in Matteo 26:49

e lo baciò; vedi Gill su "Matteo 26:49"

46 Versetto 46. Ed essi gli misero le mani addosso e lo presero.] Dopo che Cristo ebbe detto a Giuda: "Amico, perché sei venuto?" come in Matteo; e anche: "Giuda, tradisci il figlio dell'uomo con un bacio?" come in Luca 22:48 ; vedi Gill su "Matteo 26:50"

47 Versetto 47. E uno di quelli che stavano lì vicino,

Uno dei discepoli che stavano accanto a Gesù, mentre Giuda lo tradiva e i soldati lo afferravano, di nome Pietro:

sguainò la spada, colpì un servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio; il suo orecchio destro; il servo si chiamava Malco; vedi Gill su "Matteo 26:51"

48 Versetto 48. E Gesù, rispondendo, disse loro:

Ai capi dei sacerdoti, ai capitani del tempio e agli anziani che erano venuti con la banda e le guardie, come appare da Luca 22:52. La versione persiana dice: "alla moltitudine":

Siete usciti come contro un ladro, con spade e con bastoni, per prendermi? vedi Gill su "Matteo 26:55"

49 Versetto 49. Ero ogni giorno con te nel tempio,

Cioè, da diversi giorni a questa parte; da quando fece il suo ingresso pubblico a Gerusalemme:

insegnamento; il popolo, in modo pubblico:

e non mi avete preso; non tentò di mettergli le mani addosso, di afferrarlo e di portarlo via; il che egli significa che avrebbe potuto essere fatto facilmente; vedi Gill su "Matteo 26:55"

Ma bisogna che si adempiano le Scritture che parlavano del tradimento di Giuda, della loro presa in questo modo privato e segreto e della fuga dei discepoli da lui, menzionate in seguito. vedi Gill su "Matteo 26:56"

50 Versetto 50. E tutti lo abbandonarono e fuggirono.] Cioè, i suoi discepoli, come recitano le versioni latina della Vulgata, siriaca, araba, persiana ed etiopica; e che sembra averlo trascritto da Matteo, e che non si pensi che la moltitudine a cui Cristo si rivolgeva, fosse intesa

51 Versetto 51. E lo seguì un giovane che gli seguì,

Alcuni pensano che fosse Giovanni, il discepolo prediletto, e il più giovane dei discepoli; altri, che fosse Giacomo, il fratello di nostro Signore; ma non sembra essere alcuno dei discepoli di Cristo, poiché è manifestamente distinto da loro, che tutti lo abbandonarono e fuggirono: alcuni hanno pensato che fosse un giovane della casa, dove Cristo e i suoi discepoli consumarono la loro pasqua; che lo aveva seguito nel giardino, e lo seguiva ancora, per vedere quale sarebbe stato il destino delle cose: ma sembra molto probabile che fosse uno che viveva in una casa nel Getsemani, o nel giardino o nelle vicinanze; il quale, svegliatosi dal sonno con il rumore di una banda di soldati, e altri con loro, balzò fuori dal letto, corse fuori in camicia, e li seguì, per sapere che cosa fosse successo;

avere un panno di lino gettato intorno al suo corpo nudo; che era o la sua camicia in cui giaceva, o una delle lenzuola, che prese e in cui si avvolse, senza rimanere a indossare i suoi vestiti: sebbene la parola "Sindon" sia usata sia dai Targumisti che dai Talmudisti per un indumento di lino; e a volte anche per l'indumento esterno, a cui erano fissate le frange; e poteva prenderlo in fretta, e infilarlo, senza indossare alcun indumento interno: la parola "corpo", non è nel testo, e la frase επι γυμνου, può essere tradotta, "sulla sua nudità"; e le risposte a ערות, in Genesi 9:23 e Levitico 20:11,17,19-21, e il significato è, aveva solo un pezzo di lino avvolto intorno al suo ventre, per coprire la sua nudità; e in questo vestito corse fuori, per vedere cosa stava facendo:

e i giovani lo afferrarono. I soldati romani, che erano comunemente chiamati così: così i soldati di Davide sono chiamati giovani, che erano con lui, 1Samuele 21:4,5 ; questi tentarono di afferrare questo giovane, prendendolo per un discepolo di Cristo, o almeno uno affetto a lui, e afferrarono il suo lenzuolo. La Vulgata latina, la versione siriaca, quella araba e quella persica, tralasciano le parole, i giovani. Il proposito di Marco, nel raccontare questo incidente, è di mostrare la rabbia e la furia di questi uomini, i quali non risparmiavano nessuno che sembrava o si pensava fosse il seguace di Cristo, cosicché la preservazione dei discepoli era interamente dovuta alla meravigliosa potenza di Cristo

52 Versetto 52. E lasciò il panno,

"Nelle loro mani", così lo rende la versione persica; proprio come Giuseppe lasciò la sua veste nelle mani della sua padrona, Genesi 39:12 ;

e fuggirono da loro nudi; alla casa da cui era venuto. Le versioni siriaca, araba, persiana ed etiopica omettono le parole "da loro"

53 Versetto 53. E condussero Gesù dal sommo sacerdote,

Caifa, come è aggiunto nelle versioni siriaca, araba e persica. Questo avvenne dopo che ebbero preso Gesù e lo legarono, e dopo averlo avuto da Anna, che lo mandò legato a Caifa; vedi Giovanni 18:12,13,24 ;

e con lui, il sommo sacerdote Caifa,

si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi; tutto il sinedrio, che si riuniva a casa di Caifa e aspettava là Gesù; Giuda con la sua banda di soldati e altri erano andati a mettere al sicuro, e li condusse al loro fianco; vedi Gill su "Matteo 26:57"

54 Versetto 54. E Pietro lo seguì da lontano,

E fece un altro discepolo, forse Giovanni; Giovanni 18:15, il quale, ripresosi un po' dallo spavento, tornò indietro e seguì Gesù e la folla che lo aveva condotto via; tenendosi a una certa distanza, affinché non potessero essere osservati ed esposti al pericolo; e proseguirono finché giunsero a Gerusalemme e al luogo dove era stato convocato il sinedrio; e l'altro discepolo entrò con Gesù; e poi Pietro, per mezzo suo, salì dentro.

anche nel palazzo del sommo sacerdote; essere fatto entrare da colei che custodiva la porta, al movimento dell'altro discepolo

e si sedette con i servi; come se fosse uno di loro, e non si preoccupasse di Gesù:

e si scaldò al fuoco; o "luce", come significa la parola greca, e risponde alla parola ebraica אור, con la quale sono espressi entrambi: luce e fuoco; di cui, prendi un esempio o due, nella stanza di molti:

"L'omicida che colpisce il suo prossimo con una pietra, o con il ferro, e lo immerge nell'acqua, o nel האור, "fuoco", così che non può uscire, e muore, è colpevole."

Di nuovo, a

"libro che האור, "fuoco", afferra da una parte, egli mette l'acqua dall'altra; e se è temprato, è temprato; se il "fuoco" si impadronisce da entrambe le parti, egli lo apre e vi legge; e se si spegne, si spegne: un mantello che il "fuoco" afferra da una parte, mette dell'acqua dall'altra parte; e se è temprato, è temprato; se il "fuoco" lo afferra da entrambe le parti, egli lo prende e vi si avvolge, e se si spegne, si spegne".

Così leggiamo di אור שׁל גיהנם, "il fuoco dell'inferno"; e Ur dei Caldei prende il nome dal fuoco, che era adorato lì, come simbolo del sole: e il fuoco era il אור, o "luce", creato il primo giorno, Genesi 1:3 ; vedi Gill su "Matteo 26:58"

55 Versetto 55. i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio,

Specialmente i primi, che erano tra tutti i più occupati e attivi in questa faccenda:

cercò testimonianza contro Gesù per metterlo a morte; su cui erano determinati, giusti o sbagliati che fossero; In questo andarono contro uno dei loro canoni, che recita così:

"Nelle cause pecuniarie, iniziano o per l'assoluzione, o per la condanna; ma nelle cause capitali, cominciano per l'assoluzione, e non cominciano per la condanna".

Cioè, cominciavano con quelle prove che tendevano ad assolvere un uomo, e non con quelle che servivano a condannarlo; mentre questa corte cercava solo tali prove per cominciare, per poter condannare Gesù a morte:

e non ne trovarono; che risponderebbe al loro scopo; vedi Gill su "Matteo 26:59"

56 Versetto 56. Poiché molti hanno reso falsa testimonianza contro di lui,

La parola "falso" non è espressa nelle versioni siriaca, persiana ed etiopica, che significano solo che hanno testimoniato contro di lui, lo hanno accusato e hanno accusato molte cose di lui:

ma la loro testimonianza non era d'accordo; il che ha dimostrato che era falso, e quindi non era ammesso; poiché i testimoni dovevano essere come uno nella loro testimonianza, o non essere ricevuti: le regole che li riguardano con i Giudei, sono queste;

"la tradizione è, per sempre, che la loro testimonianza non sia unita insieme, a meno che entrambi non vedano, כאחד, "come uno": dice R. Joshua ben Korcha, anche uno dopo l'altro; e la loro testimonianza non è ratificata nel Concilio, finché entrambi testimoniano "come uno"".

Sebbene questo non sia molto il senso del passaggio qui; Non era la falsità della loro testimonianza, di cui questo Concilio non si preoccupava, o la contraddizione che vi era dentro, che non appare; ma le loro testimonianze non erano, ισαι, "uguali", o rispondenti ai desideri del concilio; Non bastavano a provare un delitto capitale contro di lui, per metterlo a morte, come volevano: rispettavano solo alcune cose leggere e triviali, e non equivalevano a un'accusa di bestemmia o di sedizione

57 Versetto 57. E sorsero certi,

Due falsi testimoni, come in Matteo 26:60, che si sono alzati in aula; poiché i testimoni erano obbligati a stare in piedi, mentre rendevano la loro testimonianza:

"dice R. Bo, in nome di R. Hona, i testimoni dovrebbero לעמוד, "stare in piedi", mentre testimoniano; come è detto, Deuteronomio 19:17. "Entrambi gli uomini staranno in piedi", ecc."

E testimoniarono il falso contro di lui, dicendo: come segue

58 Versetto 58. Lo sentimmo dire:

In un suo discorso, riportato in Giovanni 2:19 :

Distruggerò questo tempio fatto da mano d'uomo, ed entro tre giorni ne edificherò un altro fatto senza mano d'uomo; il che era una testimonianza molto falsa; poiché Cristo non disse che avrebbe distrutto alcun tempio, ma solo che avrebbe messo i Giudei a farlo; tanto meno indicò o progettò il tempio di Gerusalemme, ma il suo stesso corpo; né usava la distinzione di un tempio, fatto con e senza mani; né affermò che ne avrebbe costruito un altro; disse solo: "Avrebbe risuscitato in tre giorni ciò che essi avrebbero distrutto". Con questa testimonianza questi testimoni suggerirebbero che Cristo aveva un piano sul loro tempio per demolirlo, e che doveva essere uno stregone, o un mago, per fingere di costruire un tempio senza mani in tre giorni; vedi Gill su "Matteo 26:61"

59 Versetto 59. Ma nemmeno il loro testimone era d'accordo.] La loro testimonianza era d'accordo, perché entrambi assistettero alla stessa cosa; ma non in modo da fondare su di esso l'accusa di un crimine capitale contro di lui; la loro testimonianza non era così, ιση, "uguale", non rispondeva ai loro desideri, né era sufficiente per condannarlo di un crimine capitale, per il quale potevano condannarlo a morte, come già osservato in Marco 14:56

60 Versetto 60. E il sommo sacerdote si alzò in mezzo a loro,

Del sinedrio, di cui egli era ora presidente, egli sedeva alla loro testa e Ab Beth Din, o il padre del consiglio, alla sua destra; e il resto del consiglio sedeva davanti a lui, in forma semicircolare, come la metà di un pavimento rotondo di grano, in modo che il presidente, e il padre del consiglio, Essi erano tutti davanti a lui, essendo egli situato in mezzo, proprio di fronte a loro, affinché, quando si alzò, si potesse dire che stava in mezzo a loro.

e interrogò Gesù, dicendo: Non rispondi nulla? Egli infatti non aveva risposto ai numerosi testimoni che erano venuti contro di lui.

Che cos'è che questi testimoniano contro di te? È vero o falso? vedi Gill su "Matteo 26:62"

61 Versetto 61. Ma egli tacque e non rispose nulla:

Sapendo che sarebbe stato inutile, e significando con ciò, che le cose accusate contro di lui erano indegne di risposta:

Il sommo sacerdote lo interrogò di nuovo e gli disse: Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto? La Vulgata latina aggiunge: Dio: in Matteo è Dio solo, Matteo 26:63. Questo è uno dei nomi e degli epiteti di Dio, presso gli ebrei; Nulla è più comune nei loro scritti, di questa abbreviazione, הקבה, che è, הקדושׁ ברוך הוא, il santo benedetto; che è benedetto in se stesso, e fonte di ogni beatitudine per le sue creature, e che è benedetto e lodato dagli angeli e dai santi; vedi Gill su Matteo 26:63

62 Versetto 62. E Gesù disse: "Io sono,

Cioè, il Figlio di Dio; a riprova di ciò aggiunge:

Vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra della potenza; cioè, da Dio, che è ogni potenza, il Signore Dio onnipotente,

e venire sulle nuvole del cielo; o alla distruzione di Gerusalemme, o all'ultimo giorno, riferendosi alla profezia di Daniele 7:13 ; vedi Gill su "Matteo 26:64"

63 Versetto 63. Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti,

Come al solito quando si sentiva una bestemmia; cosa che ora supponeva fosse il caso, o almeno così avrebbe voluto:

e dice: «Che bisogno abbiamo di altri testimoni?». o ci preoccupiamo di vedere ancora, o di ascoltare e raccogliere le deposizioni di altri; vedi Gill su "Matteo 26:65"

64 Versetto 64. Voi avete udito la bestemmia,

La bestemmia "manifesta", come la rende la versione araba; e "dalla sua propria bocca", come aggiunge la versione siriaca, in accordo con Luca 22:71,

Che ne pensate? Quale sentenza deve essere emessa su di lui?

E tutti lo condannarono a essere colpevole di morte; eccetto Giuseppe d'Arimatea, Luca 23:51 ; vedi Gill su "Matteo 26:66"

65 Versetto 65. E alcuni cominciarono a sputargli addosso,

Gli uomini che lo trattenevano, Luca 22:6, adempiendo la profezia in Isaia 50:6 ;

e di coprirgli il volto; con un velo, o un panno di lino, per bendarlo: lui, come una persona indegna di vedere la luce: o piuttosto, per divertirsi con lui:

e di schiaffeggiarlo; con i loro doppi pugni;

e per dirgli: Profetizza. La versione araba aggiunge: "A noi, o Cristo, chi è che ti ha schiaffeggiato ora?" che ti ha dato l'ultimo colpo? e allo stesso scopo l'Etiope. La versione persiana aggiunge: "e liberati";

e i servi lo colpirono con le palme delle loro mani. La versione siriaca lo rende "sulle guance": gli diedero schiaffi in volto. Questi erano gli ufficiali del sommo sacerdote, che lo usavano in questo modo indecente. Questa clausola è omessa nella versione etiopica

66 Versetto 66. E mentre Pietro era sotto nel palazzo,

Non all'estremità inferiore e più lontana della stanza, ma nella parte inferiore di essa; quella parte in cui si trovavano Gesù e il sinedrio, essendo su un terreno avanzato, con gradini che salivano ad esso.

Arriva una delle ancelle del sommo sacerdote; lo stesso che custodiva la porta e lo faceva entrare. La versione etiopica la rende "una figlia del sommo sacerdote"

67 Versetto 67. E quando vide Pietro scaldarsi,

Atti la vita che era in mezzo alla sala:

lei lo guardò; Molto seriamente, sapendo che era lo stesso, aveva fatto entrare al cenno di uno di loro, che era conosciuto nella famiglia del sommo sacerdote; e sospettando di lui, essendo un estraneo, e dal suo aspetto:

e disse: E anche tu eri con Gesù il Nazareno; cioè uno dei suoi discepoli; vedi Gill su "Matteo 26:69"

68 Versetto 68. Ma lui negò,

Che egli era con Gesù, o un suo discepolo:

dicendo: Non lo so; Gesù di Nazaret: né capisco quello che dici di lui, e di essere con lui: l'ultima frase, "né capisco io", è omessa nelle versioni siriaca e persica:

Ed egli uscì sotto il portico; adiacente al palazzo, per considerare cosa fare, rimanendo sorpreso e confuso da una simile sfida:

e l'equipaggio del gallo; la prima volta, essendo circa mezzanotte; eppure non se ne accorse, né si ricordò di ciò che Cristo gli aveva detto solo poche ore prima: o se lo avesse fatto, avrebbe potuto sperare di non dover affrontare un altro attacco, o avrebbe avuto più coraggio e forza di negare una seconda volta

69 Versetto 69. E una cameriera lo vide di nuovo,

O la stessa serva, così leggono le versioni siriaca e persica, "quella fanciulla": quella stessa serva, come prima, o un'altra, come in Matteo 26:71, e così la versione araba la legge qui; ma l'etiope come prima "una figlia"; cioè, del sommo sacerdote:

e cominciarono a dire a quelli che erano presenti: il fuoco, insieme a Pietro, si scaldano:

Questo è uno di quelli; quest'uomo è uno dei discepoli e seguaci di Gesù di Nazareth; Lui è di quella setta, certamente appartiene a loro, ed è venuto qui solo come spia

70 Versetto 70. E lui lo negò di nuovo,

Che era uno dei discepoli di Gesù:

e un po' dopo; circa un'ora dopo, Luca 22:59 ;

quelli che erano presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei uno di loro; uno affermava con fiducia di essere con Gesù, e un altro lo sfidava a vederlo nel giardino con lui, Luca 22:59 Giovanni 18:26, e in generale erano dell'opinione che dovesse appartenere a quella setta, adducendo questo come motivo,

perché tu sei Galileo, come si supponeva che fosse Gesù, sapendo che in Galilea egli aveva predicato e fatto i suoi miracoli e aveva quivi un gran numero di seguaci.

e la tua parola è d'accordo; usava parole e frasi peculiari dei Galilei, e pronunciava come loro: vedi Gill su "Matteo 26:73". Questa frase è omessa nella Vulgata latina, e manca nella copia più antica di Beza; ma è nelle altre copie, e in tutte le versioni orientali

71 Versetto 71. Ma egli cominciò a bestemmiare e a bestemmiare:

di volere su di sé le cose più terribili e di giurare per il Dio vivente;

[dicendo]: Io non conosco quest'uomo di cui parlate: vedi Gill su "Matteo 26:74"

72 Versetto 72. E la seconda volta il gallo canta,

Immediatamente, non appena ebbe detto e giurato, come si legge nella Vulgata latina, in siriaco e in etiope, e come si legge in una delle copie di Beza; che erano circa le tre del mattino, ed è ciò che è propriamente chiamato il canto del gallo:

e Pietro si ricordò; sentendo il gallo cantare una seconda volta,

la parola che Gesù gli disse: Prima che il gallo canti due volte, tu mi rinnegherai tre volte, come aveva già fatto due volte alla serva o alle serve, e una terza volta ai servi che stavano presso il fuoco con lui.

e quando ci pensò; sulle parole di Cristo, e sul suo peccato nel rinnegarlo, e sulle circostanze aggravanti di esso. La versione araba lo rende, si girò a piangere; Si allontanò dalla compagnia, se ne gettò fuori, uscì di casa più in fretta che poté e scoppiò in un violento pianto. Le versioni siriaca, persiana e latina della Vulgata, lo traducono, si mise a piangere; questa frase è omessa nella versione etiopica: alcuni scelgono di renderla, egli guardò lui, cioè Cristo: come Cristo lo guardò; il che produsse in lui il vero pentimento evangelico, così Pietro guardò con preoccupazione il suo caro Signore, che aveva così vergognosamente rinnegato; lo guardò e fece cordoglio, lo guardò con occhio di fede, e si rattristava per il suo peccato secondo un tipo devoto: ma il vero senso della parola è che si coprì; Si gettò la veste sul capo, si velò come facevano i dolenti, che si coprivano il capo, il volto e persino le labbra. Così Maimonide;

"Da dove", dice, è proibito scoprire il capo? Perché, ecco! è detto in Ezechiele 24:17, "non coprire affatto le tue labbra", perché il resto di coloro che sono in lutto sono obbligati a coprire il capo; il panno di lino, o velo, con cui si copre il capo, lo copre con una parte di esso, un po' sopra la bocca; come è detto, Levitico 13:45, "Si metterà un velo sul labbro superiore": e Onkelos lo parafrasa, כאבלא יתעטף, "come chi è in lutto si coprirà"."

E così è detto di Haman:

"che andò a casa sua, e pianse per sua figlia, ומתעטף על רישׁיה כאבלא, "e si mise una copertura sul capo come un lutto": per sua figlia, e per il suo vituperio."

E questa, a quanto pare, era l'usanza degli Ismaeliti: da qui quel detto:

"Ogni velo (a lutto) che non è come il velo degli Ismaeliti (che coprono tutto il volto), non è velo?"

E così Pietro, per vergogna, come segno di dolore e di cordoglio per il suo peccato, gettò su di lui la sua veste:

e pianse; come dice Matteo, "amaramente": essendo pienamente convinto del suo peccato, e dispiacendosene di cuore; vedi Gill su "Matteo 26:75"

Commentario del Pulpito:

Marco 14

1 Due giorni dopo era la festa della pasqua e degli azzimi; letteralmente, la Pasqua ebraica e gli azzimi το πασχα και τα αζυμα. Era la stessa festa. L'uccisione dell'agnello pasquale avveniva il primo dei sette giorni durante i quali durava la festa, e durante tutto il quale si usava pane azzimo. Giuseppe Flavio la descrive come "la festa degli azzimi, chiamata Phaska dagli ebrei". I capi dei sacerdoti e gli scribi. San Matteo 26:3 dice: "I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo". Le due classi del Sinedrio che si unirono per mettere a morte nostro Signore erano quelle qui menzionate da San Marco. Cercavano il modo di prenderlo con sottigliezza εν δολω e ucciderlo. È, letteralmente, che cercavano ελητουν. Il verbo con il suo tempo implica un desiderio continuo e ardente. Usavano l'astuzia, perché temevano che egli sfuggisse dalle loro mani. E temevano il popolo, che non combattesse per lui e non permettesse che fosse preso

Versetti 1, 2.- La trama

L'arresto e la morte di Gesù furono provocati da una combinazione tra i suoi nemici e un amico professo. I nemici dichiarati impiegarono la forza necessaria e si assicurarono l'autorità del governatore romano per la sua crocifissione; e il discepolo suggerì l'occasione, il luogo e il tempo della cattura, e consegnò il suo Maestro nelle mani dei persecutori maligni. Gli avvenimenti dei primi tre giorni di questa settimana di Passione erano stati tali da far infuriare i Farisei e gli Scribi oltre ogni limite. L'unico modo in cui sembrava loro possibile mantenere la loro influenza minacciata, necessariamente diminuita e screditata dalle loro ripetute confutazioni pubbliche, sembrava essere questo: sferrare un colpo immediato e decisivo al Profeta che non erano in grado di resistere sulla base dell'argomentazione e della ragione

I NEMICI CHE COMPLOTTAVANO CONTRO CRISTO. Sembra che queste includessero tutte le classi tra gli ordini superiori della società di Gerusalemme, che, quali che fossero le loro distinzioni, rivalità e inimicizie, erano d'accordo nell'odio verso il Santo e il Giusto. I sommi sacerdoti, che erano in gran parte Sadducei, gli Scribi e i Farisei, che erano i capi più onorati del popolo nella religione, si unirono tutti nel complottare contro colui che attaccava i loro vari errori con uguale imparzialità, e il cui successo presso il popolo stava minando il potere di tutti loro

II L'ASTUZIA E LA PRUDENZA DEI NEMICI DI CRISTO. Era in accordo con la natura di tali uomini che dovessero ricorrere a uno stratagemma. La violenza aperta non era certo alla loro maniera, ed era fuori questione in questo caso; perché molti del popolo onoravano il profeta di Nazaret, e probabilmente avrebbero interferito per proteggerlo o per salvarlo dall'attacco dei suoi nemici. Nei giorni di grandi feste popolari il popolo affollava ogni luogo pubblico, dove Gesù poteva essere trovato ad insegnare a coloro che ricorrevano a lui; e coloro che si dilettavano ad ascoltare Gesù avrebbero certamente resistito alla sua cattura. L'opposizione dei nemici di Cristo al suo insegnamento era stata capziosa, e non sorprende scoprire che il loro complotto per la sua distruzione era astuto e segreto

III LO SCOPO DEI NEMICI DI CRISTO: LA SUA DISTRUZIONE. Questo, in verità, era stato previsto e predetto da lui stesso; ma questo non diminuisce il crimine di coloro che hanno circondato la sua morte. Sembra che la decisione di uccidere Gesù sia stata presa a causa dell'impressione popolare prodotta dalla risurrezione di Lazzaro e a causa delle discussioni che avevano avuto luogo poco prima tra lui e i capi ebrei, che egli aveva vinto in discussioni e messo a tacere. Così, era venuto nella metropoli con l'intenzione di condurre il suo ministero in modo che fosse ben consapevole che avrebbe attirato su di lui l'ira dei suoi acerrimi nemici

IV LA STAGIONE E L'OCCASIONE DI QUESTO COMPLOTTO, Fu al tempo delle assemblee e delle solennità di Pasqua che si svolsero queste deliberazioni. In questo c'era una coincidenza che non era involontaria, e che non sfuggiva all'osservazione della Chiesa. "Cristo, la nostra Pasqua" - il nostro Agnello Pasquale e il Sacrificio - "è stato immolato per noi". L'Agnello di Dio è venuto per togliere il peccato del mondo. La sua morte è diventata la vita dell'umanità; Il suo sacrificio ha operato l'emancipazione di una razza peccatrice

OMELIE di R. GREEN Versetti 1-9.- La crociera di alabastro

Una scena di grande interesse e bellezza è descritta in queste parole e nel supplemento fornito da San Matteo e San Giovanni. L'ultima vigilia del sabato prima della sua crocifissione, Gesù venne a Betania. Nella casa di Simone il lebbroso fu fatto un banchetto in suo onore. C'erano i discepoli e, per necessità, Marta, sua sorella Maria e Lazzaro. Che gruppo rappresentativo! Simone, il tipo di sofferenza, guarì e restaurò la natura umana. Lazzaro, una testimonianza vivente del potere del Signore sulla vita e sulla morte, un fiore dell'albero della vita colto in quell'inizio di primavera, che prometteva un'ultima fecondità in ricchezza e bellezza. Marta, che nel suo vero carattere servì, il tipo di tutti i discepoli fedeli, diligenti, pratici, laboriosi. Maria, che ha servito anche nel suo cammino, con il cuore pieno di amore meditativo; l'incarnazione della devozione pura, rapita, fervente e la santità del pensiero profondo. E i discepoli erano là. Quegli uomini meravigliosi, che hanno guidato e continueranno a guidare il mondo, come la colonna di nuvola dei tempi antichi ha guidato le schiere di Dio attraverso il deserto. E il Maestro era là, a santificare tutta la vita, come era la Sorgente di tutto. C'era Gesù, del quale non ci stancheremo mai di dire abbastanza. Si erano incontrati in suo onore, perché aveva ricevuto onore e ospitalità da uomini umili. Essi furono accolti nel suo Nome, ed egli era "in mezzo". Intorno, fuori, c'erano gli assalitori, i farisei e la moltitudine, le potenze del mondo, che si circondavano come con un drappo nero; mentre tutto all'interno era puro, bianco e celeste, salvo il flusso di alito caldo di un solo spirito terreno, egli stesso incendiato dall'inferno. Giuda era lì. Il nostro pensiero deve fissarsi, prima, sull'azione silenziosa di Maria, poi sulla parola aperta di Giuda, poi dobbiamo ascoltare le parole di Gesù, il quale, almeno in questa occasione, si è fatto giudice e divisore su di esse

I L'ATTO DI MARIA. versetto 3; Non viene assegnato alcun motivo per l'atto. Ce n'è bisogno? Era l'offerta di gratitudine, o di dovere, o di amore? C'era abbastanza bontà in quel cuore da indurlo a compiere un'azione gentile spontaneamente, senza rispetto per alcun precedente obbligo personale? C'era un discernimento sufficientemente chiaro del vero carattere dell'illustre Ospite da costringerla a offrire i suoi migliori doni? Non lo sappiamo. Una cosa sappiamo: c'era Lazzaro, "che Gesù ha risuscitato dai morti". Poi su quella testa così calda, e su quei piedi così stanchi, versa il suo costoso profumo; lo versa liberamente, così che "la casa si è riempita dell'odore".

II Qualcuno avrebbe potuto sospettare che si potesse trovare un posto in questo banchetto quasi celeste? Ahimé! Così è per tutte le cose e tutti i tempi della terra. Benché vi fosse tutto il collegio degli apostoli; sebbene ci fosse uno che era stato risuscitato dai morti, e uno il cui corpo era stato purificato e rifatto di nuovo; sebbene tutti avessero visto i miracoli che egli faceva; sebbene fossero presenti spiriti rinnovati e castigati, tipi di amore perfetto e di servizio fedele; e sebbene il Maestro stesso fosse in mezzo, in quella dolce vigilia dell'ultimo sabato; Eppure anche in questo Eden di benedizione si vedeva la scia del serpente. Ascolta Versetti. 4-6, povera natura umana! Anche se il Cielo stesso è disceso fino a noi, noi lo offuschiamo con un alito sporco terreno

III Gesù, con le sue parole, giudica l'azione di Maria e la pronuncia di Giuda su di essa. Lui appare per la sua difesa. «Perché la disturbate?» Versetti. 6, 8, 9. Può essere stato turbato, ma nell'oblio di sé pensa a lei come lei pensava a lui. Il lavoro era buono. "Ha unto il mio corpo in anticipo per essere sepolto". Conosceva davvero il significato del suo gesto? Sapeva davvero che sarebbe stato portato via così presto? Poi, con suo rapido dolore apprensivo, era già morto. Ha inconsciamente predetto la sua sepoltura, o l'amore è stato arguto qui? Non lo sappiamo; Ma chi può dire ciò che ha imparato ai suoi piedi? Probabilmente non sapeva in quella tranquilla sera di sabato che l'indomani lui sarebbe stato nella tomba, altrimenti il suo cuore si sarebbe spezzato così come la sua scatola di alabastro. Ma se il suo dono d'amore riconoscente significava più di quanto supponesse, era solo come fanno tutti i doni d'amore. Vanno oltre i discernimenti dell'intelletto e del giudizio; arrivano più lontano; Significano di più. Cantici è con tutte le opere fatte a Gesù. Quando confortiamo gli afflitti, o ministriamo ai malati o agli indigenti, o facciamo qualsiasi "opera buona" in lui e per lui, egli fa in modo che simboleggino se stesso. Essi mostrano la sua lode. Essi rivelano il suo spirito. Quanto ai poveri e al loro aiuto, che, a nostra disgrazia, sono sempre con noi. Vediamo come Gesù onora anche la loro sorte ponendosi nella posizione di ricevente di sussidi di carità e di bontà umana. E lasciamoci scoraggiare dall'uso improprio che alcuni fanno dei nostri doni, rompiamo ancora le nostre scatole di alabastro. Spargiamo sul mondo la fragranza di una vita devota, la dolcezza del nostro temperamento cristiano, la fatica del nostro zelo cristiano, i doni del nostro amore cristiano.

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1, 2.- l'avvicinarsi della fine,

"Un tempo di silenzio e di solitudine precede adeguatamente il giorno della morte".

II "CON LA PIÙ ALTA AUTORITÀ ECCLESIASTICA, E MOLTA DENZA MONDANA, CI PUÒ ESSERE GRANDE MALVAGITÀ" Godwin.

Versetti 3-9.- Unzione per il martirio

L 'AMORE PURO SI ELEVA AL DI SOPRA DELLE CONSIDERAZIONI DI PARSIMONIA. La logica deve cedere il posto all'amore. Il cuore pieno disdegna la questione della spesa monetaria. Una cosa è la stravaganza abituale, un'altra è la ridondanza e l'affetto riconoscente. Non siamo mai al sicuro, né nella condotta né nei pensieri, tranne quando seguiamo la guida del cuore

I DISCEPOLI NON COMPRESERO IL GESTO DELLA DONNA, Cristo lo innalzò alla luce della verità. C'è una scala ristretta di giudizio, di coloro che si avvicinano troppo all'atto e ne vedono solo l'orientamento immediato. Per vedere veramente dobbiamo vedere lontano. C'è una prospettiva degli atti. Questo Cristo lo indica. Gli atti di fede e di amore istintivi, di obbedienza e lealtà, valgono più di quelli basati sulla prudenza e sul calcolo

III LA MORTE DI CRISTO MISURA IL VALORE DEGLI ATTI. Questo atto passerà alla storia inseparabile dalla sua morte. Era una previsione e un ricordo. L'amorevole devozione di sé del Salvatore attira i simili da coloro che Lo circondano e che Lo conoscono

LA RICOMPENSA PIÙ VERA DELLA BONTÀ È QUELLA DI ESSERE CUSTODITA NEL RICORDO AMOREVOLE DEGLI ALTRI. "I giusti saranno ricordati in eterno". Un grande uomo prega: "Signore, mantieni la mia memoria verde!" Un poeta trasforma il desiderio in canzone, per poter essere "ricordato solo per ciò che ha fatto". -J

OMELIE DI J.J. GIVEN Versetti 1-11, 18-21, 43-50. Passaggi paralleli: Matteo 26:1-16,21-25,lu 22:10-6,21-23,47-53 Giovanni 18:2-12 8:21-35- Il tradimento di Giuda

I INTRODUZIONE A GIUDA. L'individualità di Giuda ci viene in primo piano in questo capitolo. Facciamo la sua conoscenza nella casa di Simone il lebbroso a Betania. Ci viene presentato in relazione alla scatola di alabastro di unguento di nardo molto prezioso; poiché sebbene non sia menzionato qui per nome, sappiamo dagli altri evangelisti che era tra coloro che si sentivano indignati per il presunto spreco dell'unguento, e che esprimevano tale indignazione mormorando contro la degna donna che lo aveva versato sul capo del Salvatore. O Giuda aveva mormorato insoddisfazione, e altri discepoli, nella loro semplicità, erano d'accordo, oppure Giuda era portavoce di altri che, abituati a modi e mezzi scarsi, erano sorpresi di ciò che abbastanza naturalmente appariva a tali uomini una spesa stravagante. "Quando i suoi discepoli videro ciò, si indignarono", secondo il racconto di San Matteo; "C'erano alcuni che avevano in sé l'indignazione", è il racconto di San Marco; "Allora uno dei suoi discepoli, Giuda Iscariota, figlio di Simone, che doveva tradirlo, disse: Perché questo olio profumato non è stato venduto per trecento denari e dato ai poveri?" è il racconto esplicito fornito da San Giovanni. C'era un solo punto di contatto tra Giuda e quelli degli altri discepoli che erano d'accordo con lui sulla questione dello spreco. Il loro motivo era diverso dal suo; I loro pensieri non erano i suoi pensieri. La generosa generosità di questa donna amorevole fu, tuttavia, giustamente compresa dal Maestro stesso, e giustamente lodata da lui. La nostra curiosità non è soddisfatta da alcuna informazione particolare su Simone. Se fosse un fratello di Lazzaro, o un cognato, il marito di Maria, o qualche altro parente, o solo un amico, non lo sappiamo né abbiamo bisogno di saperlo. Anche il significato dell'epiteto πιστικης è poco più di una questione di congetture. Alcuni interpreti greci e latini lo interpretano nel senso di genuino o puro, e lo collegano con πιστος, fedele; altri sostengono che il significato sia potabile o liquido, da πινω; mentre Agostino lo fa derivare dal nome del luogo da cui proviene, cioè nardo pistico. La Vulgata e la versione latina lo rendono spicati, e simile è anche il nostro nardo inglese, come il nome dell'olio profumato estratto dai fiori a forma di spiga del nardus indiano, o erba del nardo. Il costo di questo unguento era ben noto tra gli antichi; quindi Orazio promise a Virgilio una botte di vino da nove galloni per una piccola scatola di onice di questo nardo; mentre l'evangelista ci informa che il valore della scatola di alabastro dell'unguento di Maria era superiore a trecento pence, cioè di moneta romana, ogni denario equivaleva a sette pence halfpenny o otto pence halfpenny di valuta inglese. L'importo sarebbe quindi di circa dieci ghinee

II LA LIBERALITÀ DI MARIA. Questa liberalità di Maria ha avuto origine da una profonda devozione a nostro Signore, ma la sua devozione è stata il risultato di una fede illuminata. Aveva una corretta comprensione del suo carattere e delle sue affermazioni. Credente nel suo mandato divino e nella sua autorità regale, non inciampò così tanti alla prospettiva della sua morte. Sapeva che stava per morire, e quindi previde quel triste evento con la preparazione estremamente costosa in questione. L'usanza di impiegare profumi in tale occasione ha un'illustrazione nel racconto del re Asa nel sedicesimo capitolo del Secondo Libro delle Cronache, dove leggiamo: "Lo deposero nel letto che era pieno di odori soavi e di diversi tipi di spezie preparate dall'arte degli speziali". I discepoli di Cristo superarono la maggior parte della loro nazione nella conoscenza e nella fede nella sua persona come Messia; ma sebbene avessero piena fede nella sua messianicità, si aggrappavano ancora alla nozione di un regno temporale, con tutti i suoi alti onori e distinzioni terrene. Da ciò nacque la difficoltà che essi incontrarono nel riconciliarsi con la sua morte, o piuttosto la pietra d'inciampo che la sua morte pose sulla via della loro fede, quando i due discepoli ai quali Gesù si unì sulla via di Emmaus, dopo aver parlato della sua morte e crocifissione, aggiunsero: "Ma noi confidavamo che fosse stato lui a redimere Israele". La fede di Maria superava la loro tanto quanto la loro superava quella degli ebrei in generale. La sua fede non venne meno alla prospettiva che il Messia fosse stroncato, il suo amore non fu raffreddato dall'imminente freddezza della sua morte, né la sua speranza si spense come un cero nelle tenebre del suo sepolcro. Credeva che, come Messia, Gesù sarebbe morto, risuscitato, risorto e regnato. Ella credeva, e la sua fede operava per amore. Ella credette, e perciò versò il prezioso unguento senza riluttanza sulla persona del suo Salvatore

III IL PECCATO ASSILLANTE DEL TRADITORE. Giuda è di solito additato come un mostro di iniquità, e il suo peccato considerato come qualcosa di diabolico. Anche se non vorremmo sminuire di una virgola l'efferatezza del suo peccato, né dire una sola parola per attenuare o mitigare la sua colpa, riteniamo che, a causa di certe rappresentazioni esagerate della sua criminalità, le lezioni da imparare dal suo carattere e dalla sua condotta siano in larga misura andate perdute. Al contrario, se analizziamo attentamente il suo carattere e la sua carriera, troveremo molto da imparare, almeno a titolo di avvertimento, dalla triste lezione della sua vita. Naturalmente, ponendolo completamente al di fuori dell'umanità, e considerandolo più come un demone che come un uomo, ci lasciamo senza alcuna misura comune per cui sia possibile confrontare la sua carriera con quella dei comuni mortali. Ora, noi riteniamo che egli fosse proprio in tono con gli uomini comuni, anche se con il suo peccato nei suoi risultati alla fine si elevò a un'eminenza così eccezionalmente cattiva. Era, come è ammesso da tutti, un uomo cattivo, un uomo malvagio e un uomo tanto miserabile quanto malvagio. Tutti gli elementi del male nel suo carattere, tuttavia, possono essere risolti in un unico peccato che lo tormenta, e quel peccato era l'avarizia. La sua avidità di guadagno era insaziabile e amava l'oro molto più di Dio. Questo amore smodato per il denaro era la radice del male nella sua natura. Questo amore per il denaro è un peccato crescente, perché, come dice il vecchio proverbio, l'amore per il denaro aumenta tanto quanto il denaro stesso aumenta, anzi, di solito aumenta molto più velocemente. Era avaro per natura, e dava tutto il suo sfogo alla sua indole naturale. Qui impariamo una lezione della massima utilità e di un'applicazione molto generale. Nell'Epistola agli Ebrei leggiamo del "peccato che ci assale così facilmente". Il caso di Giuda esemplifica la tendenza funesta e il risultato fatale di un tale singolo peccato che lo tormenta. La maggior parte delle persone ha una certa propensione all'eccesso, una forte passione, qualche principio malvagio nella loro natura che ha maggiori probabilità di sopraffarli di qualsiasi altro. È di vitale importanza accertare qual è il punto debole, in quale direzione si trova e dove il rischio di impigliamento è maggiore. Un medico è attento in prima istanza a scoprire la sede della malattia del paziente e la sua natura. Cantici dovremmo guardare attentamente nel nostro cuore e fuori la nostra vita fino a scoprire la fonte della debolezza; e una volta che viene scoperta - e la scoperta non può essere motivo di difficoltà per l'onesto ricercatore - dobbiamo stare sempre in guardia contro di essa, e usare ogni mezzo disponibile per fortificarci in quel particolare quartiere. Per quanto forte possa essere il nostro carattere, altrimenti e sotto altri aspetti, un peccato che lo affligge, a meno che non vi si resista e non lo eviti, rovinerà tutto. Un anello debole rovinerà la catena più forte, e nessuna catena è più forte del suo anello più debole; Una piccola apertura in una diga inonderà un distretto, o anche una provincia

IV DIGNITÀ UFFICIALE, PERICOLO UFFICIALE. Accade spesso che un uomo si trovi esattamente in quella situazione della vita che, a causa della sua particolare indole, è irta del massimo pericolo per lui. Così, per fini buoni e saggi, Dio nella sua provvidenza si compiace di metterci alla prova, come si prova l'oro, affinché possiamo essere provati, purificati e rafforzati. Quando ci troviamo in questa posizione, dobbiamo cercare ogni giorno l'aumento della fede per essere preservati dalla caduta, e costanti provviste di grazia per essere sufficienti per noi. Giuda era stato abile nella finanza, e di conseguenza divenne economo della piccola società. Questa situazione di portaborse era di estremo pericolo per un uomo come Giuda; La sua mano era troppo spesso nella borsa, le sue dita erano troppo spesso sulle monete che conteneva. Con una tale opportunità all'esterno e una tale disposizione all'interno, che cosa ci si poteva aspettare, in assenza di grazia restrittiva? La sua indole avida, unita alla tentazione del suo ufficio, era troppo per lui; La sua cupidigia si trasformò in furto. Non riuscì a controllare la propensione al male; Non resistette alla forte tentazione. Fu commesso il primo atto di furto. Il Rubicone fu attraversato; La linea di demarcazione tra onestà e disonestà divenne sempre più debole e fu gradualmente cancellata. Seguirono altri piccoli furti; E sebbene abbiamo poche ragioni per supporre che la borsa dei discepoli sia mai stata profonda o pesante, o che abbia mai contenuto più del necessario per la vita quotidiana, tuttavia abbiamo molte ragioni per credere che le misere peculazioni del portaborse fossero un costante drenaggio su di essa. "Era un ladro", ci dice chiaramente nostro Signore, "e portava la borsa". Qui abbiamo una seconda lezione, che è l'assoluta necessità di resistere alla prima tentazione del male; poiché come l'abitudine cresce con l'indulgenza, la forza della tentazione diminuisce con la resistenza

V AMBIZIONE DELUSA. L'attrazione principale di Giuda era stata probabilmente la prospettiva di un re temporale e di un regno terreno; e quindi di una posizione lucrativa o di un ufficio altamente remunerativo al servizio di quel re e negli affari di quel regno. Altri suoi condiscepoli erano attesi con ansia per incarichi d'onore, per sedere sui troni nel futuro regno messianico. Giuda cercava meno l'onore che il profitto, e per quanto possa aver stimato tale onore, era principalmente come la via per la ricchezza. Ma ora che nostro Signore si era riferito in termini inequivocabili, ancora una volta, alla sua morte e alla sua sepoltura, ciò diede un brusco colpo alle speranze del traditore, e sembrò tagliare una volta per tutte la prospettiva di un guadagno mondano. Questa fu un'amara delusione per lo spirito avido di Giuda; La coppa dell'abbondanza fu bruscamente gettata via mentre stava per portarla alle labbra; il tempo del discepolato lo considerava come una perdita mortale; I suoi profitti erano stati piccoli nel migliore dei casi, ma la prospettiva di migliorare le sue condizioni è ora rovinata; e la sua occupazione è sparita. Per quanto tutto ciò debba essere stato per lui allettante, e persino straziante, si aggiunge un'altra delusione, anche se di tipo minore. Una somma di trecento denari, o più, vale a dire più di dieci ghinee, era stata profusamente profusa in un modo e per uno scopo per il quale egli non aveva la minima simpatia possibile, anzi, in un modo che riteneva altamente riprovevole. Era un vero e proprio spreco, e peggio ancora, perché nessuno ci guadagnava nulla; i poveri non ne traevano beneficio, "non perché si prendesse cura dei poveri", se non per una questione di ipocrita pretesa; Lui stesso ha mancato l'esborso di una somma dalla quale avrebbe potuto appropriarsi di una percentuale che avrebbe potuto essere una briciola di conforto nei tempi disastrosi attuali e nei giorni noiosi che ora deve aspettare. Ma c'era anche di più; A questo punto doveva essersi sentito oggetto di sospetto; la coscienza deve averlo reso consapevole di ciò; doveva sapere che il Maestro, in ogni caso, vedeva attraverso i sottili travestimenti che nascondevano il suo vero carattere agli occhi comuni. Non si sentiva a casa con la fratellanza; e, essendo svanita la sua occupazione, uno spirito di incoscienza si stava insinuando in lui. Inoltre, fu punto all'ostilità dal severo ma meritato rimprovero che il Signore riteneva giusto impartirgli. "I poveri li avete sempre con voi", disse nostro Signore; e così si insinuava che era suo dovere, parte del suo dovere, parte del suo ufficio, prendersi cura di loro, e che l'opportunità non mancava mai a tale scopo. Così fatto, Giuda pensò che era giunto il momento di badare ai propri interessi; e, avendo fallito in una direzione, tentare il contrario

VI AVVERTIMENTI SPRECATI. È veramente stupefacente l'effetto che la continua indulgenza di un solo peccato abbia nell'indurire il cuore, nel bruciare la coscienza come con un ferro rovente, nell'accecare la mente e nel bandire almeno per un po' tutti i sentimenti di vergogna e persino di comune umanità. Il crimine nero che stava per essere commesso aveva già gettato la sua ombra. Più di un indizio era stato dato, più di una nota di avvertimento era stata suonata; ma tutto inutilmente. Il primo indizio sembra essere stato dopo che nostro Signore ebbe lavato i piedi ai discepoli, imprimendo con quell'espressiva azione simbolica la grande lezione di umiltà su tutti i suoi seguaci. In quell'occasione disse: "Ora siete mondi, ma non tutti" Giovanni 13:10 Nella seconda sezione di questo capitolo, dove si fa di nuovo riferimento al traditore, vengono pronunciate parole di avvertimento ancora più distinte: "Uno di voi che mangia con me mi tradirà"; e mentre tutti loro, "uno per uno", come menziona in particolare San Marco, deprecava con sorpresa e dolore un tale impeachment, chiedendo: "Sono io?" o letteralmente: "Non sono io, è vero?" Giuda ebbe la stupefacente sfrontatezza di fingere innocenza e di chiedere con gli altri: "Sono forse io?" L'insinuazione che il traditore fosse "uno dei dodici, colui che intinge con me nel piatto", e la persona che avrebbe dovuto ricevere il boccone, potrebbe essere stata sussurrata all'orecchio dell'amato Giovanni e, attraverso di lui, a Pietro; ma l'ultimo spaventoso avvertimento fu pronunciato ad alta voce e all'orecchio di tutti. Eppure quella terribile frase: "Guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è stato tradito! sarebbe stato bello per quell'uomo se non fosse mai nato", non ebbe alcun effetto su di lui; In ogni caso, non riuscì a scuotere il suo diabolico proposito. È possibile che durante la prima pioggia di domande, ognuna delle quali chiede: "Sono io?" Giuda era rimasto in silenzio, o imbronciato per il disprezzo, o colpito dalla coscienza; che in seguito, con un'aria di freddezza incurante, e per nascondere la confusione del momento, chiese non "Sono io Signore?", ma "Rabbì, sono io?" quando ricevette la risposta: "Tu hai detto", in senso affermativo, forse non udito se non dai discepoli Giovanni e Pietro, che sedevano vicino. Anche l'espressione che nostro Signore aggiunse, cioè: "Quello che fai, fa' presto", sebbene udita da tutti, fu fraintesa e da loro riferita alle istruzioni circa l'acquisto di beni di prima necessità per la festa di domani, o la distribuzione ai poveri; ma deve essere stato perfettamente compreso dal traditore stesso. Acts in ogni caso, dopo aver ricevuto il contentino, uscì immediatamente e, nonostante tutto, perseguì il suo proposito ripugnante e diabolico. Tutti questi controlli, tutti questi avvertimenti, erano del tutto inefficaci. Il suo peccato assillante, che cresceva come una palla di neve di montagna e raccoglieva nel suo raggio d'azione altri elementi, come la delusione, il risentimento, l'ingratitudine e l'invidia, erano ormai diventati troppo potenti per essere superati. Il peccato che avrebbe potuto essere efficacemente controllato all'inizio era ora diventato incontrollabile; Il maligno, che avrebbe potuto essere resistito con successo all'inizio, aveva ora acquisito la completa padronanza di quell'uomo disgraziato. Questo fu così spaventoso, che l'evangelista ci informa che "Satana entrò in lui". In nessun altro modo, come sembra, si potrebbe spiegare l'enormità del suo crimine. Non c'è da stupirsi che si aggiunga: "E fu notte". Era la notte con la terra e il cielo, la notte con tutte le sue tenebre, la notte con quel cuore oscuro del traditore, la notte in tutti i sensi con quell'uomo infelice! Come tutto questo inculca, come un'altra e una terza lezione, l'importanza di coltivare la devozione dello spirito, e rafforza la necessità di pregare frequentemente e di pregare con fervore: "Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal maligno"!

VII UN'ALTRA SCENA NELLA VITA DEL TRADITORE. Apriamo ora un altro capitolo della sua storia. L'affare è concluso, la somma pesata e consegnata, e nella misera somma così realizzata abbiamo un'altra prova dello spirito vile di quest'uomo indicibilmente meschino e mercenario. Si è assicurato i trenta pezzi d'argento, o trenta sicli, circa 3 sterline e 15 scellini di moneta britannica. Entrambe le parti sembrano soddisfatte dell'accordo. I sommi sacerdoti sono lieti dell'opportunità promessa di arrestare in privato colui che il timore del tumulto popolare o di un probabile salvataggio ha impedito loro di arrestare in pubblico. L'opinione pubblica era ancora così favorevole al Profeta di Galilea, e aveva una tale forza che, per quanto ostili fossero le autorità ebraiche, temevano, e con buona ragione, il rischio di un'apprensione pubblica. Anche Giuda si accontenta dei suoi pezzi di silversetto. Quasi ci sembra di vederlo, come il quadro di Mammona di Milton negli inferi, guardare con sguardo furtivo e abbasso il ricavato del suo affare. Ma la soddisfazione dei malvagi raramente dura a lungo. Difficilmente pensiamo che Giuda si rese conto in un primo momento delle conseguenze della sua malvagità; Non possiamo credere che abbia anticipato il seguito del suo crimine. Forse pensava che colui che aveva fatto tanti miracoli ne avrebbe fatto uno per autodifesa, e non si sarebbe lasciato prendere; o forse pensava che, se fosse stato arrestato, sarebbe sfuggito dalle mani di coloro che erano venuti ad arrestarlo; o forse pensava che Gesù sarebbe stato costretto a stabilire il regno atteso. Tutti i suoi calcoli sono in difetto

VIII IL TRADIMENTO E L'APPRENSIONE EFFETTIVI. Sono trascorse circa due ore dalla rivelazione del traditore e dalla sua partenza da quella stanza superiore, quando una moltitudine eterogenea di uomini, armati di spade e bastoni - alcuni dei quali guardie levitiche del tempio, altri soldati romani della torre di Antonia, insieme a sacerdoti e anziani - sta marciando giù per la collina da Gerusalemme alla valle del Cedron. Hanno già attraversato il ruscello e raggiunto il giardino. Ma che cosa significano quelle lanterne, poiché la luna pasquale è piena? Forse la luna era oscurata dalle nuvole, o brillava debolmente quella notte; o le ombre profonde delle colline e delle rocce e degli alberi rendevano necessaria la luce delle lanterne. Il segnale concertato non era realmente necessario, a causa della lungimiranza di nostro Signore nell'affrontare il suo destino. Se avesse voluto, avrebbe potuto vanificare il tentativo, poiché con una parola li fece cadere a terra; Giovanni 18:6 Avrebbe potuto ordinare in suo aiuto dodici legioni di angeli, se non avesse voluto soffrire. Eppure, disposto com'era a soffrire, è ugualmente disposto a salvare; le sue sofferenze erano al nostro posto e per noi. La sua pronta disponibilità a intraprendere per noi e a morire per noi ci assicura di uguale disponibilità a trasferire su di noi il beneficio di quelle sofferenze. Il bacio del traditore, che era fervente κατεφιλησεν, era il segnale dell'arresto. Da ciò apprendiamo i termini di familiarità e amicizia che esistevano tra Cristo e i suoi discepoli. Né è cambiato, né è diventato più freddo nella sua amicizia per i suoi veri seguaci; è cordiale come sempre, e piega ancora sulla terra l'occhio di un Fratello. Il suo discorso a Giuda, tuttavia, è espresso con troppa forza nella Common Version. Il termine "amici" φιλοι lo riserva ai suoi veri discepoli; la parola rivolta a Giuda è εταιρε, che significa "compagno" o conoscente, e non implica necessariamente né rispetto né affetto

IX LA VIGLIACCHERIA DEL PECCATO. La vigliaccheria è generalmente associata al peccato, tanto è vero che "il cuore peccaminoso rende la mano debole". I nostri progenitori, dopo aver peccato contro Dio, si nascosero tra gli alberi del giardino. I sommi sacerdoti e gli anziani, con i capitani, sono qui accusati da nostro Signore di vigliaccheria. "Uscite", chiede, "come contro un brigante o un bandito ληστην, con spade e bastoni?" Se egli fosse stato un malfattore, perché non lo presero pubblicamente alla luce del giorno mentre insegnava nel tempio? Povere anime peccatrici! i loro spiriti vigliacchi si ritraevano da ciò; il potere dell'opinione pubblica, o il timore di un salvataggio, o il pericolo di una sommossa, non potevano sfidare; ma ora, furtivamente, segretamente, furtivamente, nel cuore della notte, giunsero di sorpresa al Salvatore, con un forte gruppo di uomini ben armati. Il loro peccato si vedeva nella loro vigliaccheria. Nostro Signore è ora nelle mani dei suoi nemici. Aveva guarito l'orecchio del servo, l'orecchio destro San Luca e San Giovanni, dopo aver chiesto la libertà di stendere il braccio per toccare e guarire l'orecchio ferito, dicendo: "Soffrite fino a questo punto", se le parole non significano: Scusate la resistenza fino a questo punto. Giuda lo ha tradito; tutti i discepoli - anche Giovanni l'amato e Pietro il coraggioso - lo hanno abbandonato e sono fuggiti!

2 Infatti essi dissero ελεγον γαρ letteralmente, perché dicevano: Non durante la festa, perché non ci sia un tumulto nel popolo. La stessa causa li indusse ad evitare l'orario della festa. La festa portò a Gerusalemme una grande moltitudine di Giudei , tra i quali ce ne sarebbero stati molti che avevano ricevuto benefici corporali o spirituali da Cristo, e che quindi, almeno, lo adoravano come un profeta; e i capi del popolo temevano che questi si sollevassero in sua difesa. La loro prima intenzione, quindi, non fu quella di ucciderlo se non dopo la fine della festa pasquale; ma furono annullati dal corso degli eventi, tutti ordinati dall'inesauribile provvidenza di Dio. L'improvviso tradimento di nostro Signore da parte di Giuda li portò a cambiare idea. Quando si accorsero che era nelle loro mani, decisero di crocifiggerlo immediatamente. E così si adempì il proposito divino che Cristo dovesse soffrire in quel particolare momento, e così il tipo fosse soddisfatto. Poiché l'agnello immolato alla Pasqua era un tipo dell'Agnello Pasquale da sacrificare in quel particolare momento, nel proposito predeterminato di Dio; e di essere innalzato sulla croce per la redenzione del mondo. San Matteo 26:3 ci dice che furono radunati "al cortile del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa". Era necessario dichiarare il suo nome, perché i sommi sacerdoti erano ora frequentemente cambiati dal potere romano

3 E mentre egli era a Betania, nella casa di Simone il lebbroso, mentre egli sedeva a tavola, venne una donna che portava un orcio di alabastro αλαβαστρον, letteralmente, un alabastro; come diciamo noi, "un bicchiere", di un recipiente fatto di vetro, di unguento di nardo molto costoso μυρου ναρδου πιστικης πολυτελους; ed ella ruppe l'orcio e glielo versò sul capo. Sembra che questa unzione di nostro Signore abbia avuto luogo il sabato prima della Domenica delle Palme: vedi Giovanni 12:1 L'unzione menzionata da San Luca, Luca 7:36, si riferisce evidentemente a qualche occasione precedente. La narrazione qui e in San Matteo e San Giovanni ci porterebbe alla conclusione che questa era una festa data da Simone, forse in grato riconoscimento del miracolo che era stato compiuto su Lazzaro. Egli è chiamato "Simone il lebbroso", probabilmente perché era stato un lebbroso, ed era stato guarito da Cristo, sebbene conservasse ancora il nome di "lebbroso", per distinguerlo da altri chiamati Simone, o Simeone, un nome comune tra gli ebrei. Arrivò una donna. Questa donna, apprendiamo da San Giovanni, Giovanni 12:2,3 era Maria, la sorella di Marta e Lazzaro. Il vaso, o orcioto, che aveva con sé era fatto di alabastro, una specie di marmo morbido e liscio, che poteva essere facilmente scavato in modo da formare un recipiente per l'unguento, che, secondo Plinio 'Nat. Hist., 13:3, era meglio conservato in vasi fatti di alabastro. Il vaso sarebbe probabilmente formato con un collo lungo e stretto, che poteva essere facilmente rotto o schiacciato la parola nell'originale è συντριψασα in modo da consentire una libera fuga per l'unguento. L'unguento era fatto di nardo ναρδου πιστικης. La Vulgata ha nardi spicati. Se questa è la vera interpretazione della parola πιστικης, significherebbe che questo unguento era fatto da una pianta barbuta menzionata da Plinio 'Nat. Hist.,' 12:12, il quale dice che l'unguento fatto da questa pianta era molto prezioso. La pianta fu chiamata da Galeno "nardi spica". Quindi πιστικην significherebbe unguento "genuino", unguento fatto con i fiori del tipo di pianta più pregiato, Plinio 'Nat. Hist.,' 12:26 dice che c'era un articolo inferiore in circolazione, che egli chiama "pseudo-nardo". La versione siriaca del Peshito usa un'espressione che significa il principale, o il miglior tipo di unguento. L'unzione del capo sarebbe il segno d'onore più usuale. Sembra molto probabile che Maria abbia prima asciugato i piedi di Gesù, bagnandoli con le sue lacrime, e poi asciugando la polvere, e poi ungendoli; e che poi procedette a spezzare il collo dell'orcio e a versargli sul capo tutto il suo contenuto

Versetti 3-9.- Tributo d'amore riconoscente

Un interesse singolare è attribuito a questo semplice episodio della vita privata di Cristo. Uomini orgogliosi e stolti hanno cercato di metterlo in ridicolo, come indegno della memoria di un grande profeta. Ma non ci sono riusciti. La stima di nostro Signore sulla condotta di Maria è accettata, e la fama mondiale e duratura promessa da Gesù è stata assicurata. Il racconto dell'atto di grazia dell'amico di Gesù è istruttivo, commovente e bellissimo. E l'elogio che il Maestro pronunciò è una prova del suo apprezzamento umano e simpatizzante per la devozione e per l'amore

IL MOTIVO ACCETTABILE PER IL SERVIZIO CRISTIANO È QUI RIVELATO. Maria fu spinta non dalla vanità e dall'ostentazione, ma dall'amore riconoscente. Questo era stato risvegliato sia dalla sua amicizia e dal suo insegnamento, sia dalla sua compassionevole gentilezza nel risuscitare suo fratello dai morti. Ciò che Gesù apprezzava era l'amore di Maria. I servizi e i doni sono preziosi nella visione di Cristo, non per se stessi, perché Egli non ne ha bisogno, ma come espressione dei sentimenti più profondi del suo popolo. Lasciate che i cristiani riflettano su ciò che devono al loro Salvatore: la salvezza, la vita eterna. Potrebbero benissimo esclamare: "Noi lo amiamo, perché egli ha amato noi per primo". L'obbedienza accettabile non viene prima, perché in tal caso sarebbe solo una forma; ma se l'amore spinge le nostre opere e i nostri servizi, essi diventano preziosi forni davanti al Cielo

II I MODI NATURALI DEL SERVIZIO CRISTIANO. Questi sono esemplificati in modo diverso in questo incidente

1. Ministero personale. Maria non mandò un servo; venne lei stessa co-ministra di Gesù. C'è un po' di lavoro per Cristo che la maggior parte dei cristiani deve fare per delega; Ma c'è molto lavoro che può e deve essere fatto personalmente. A casa, a scuola, in chiesa, in ospedale, possiamo individualmente, secondo le opportunità e le capacità, servire il Signore Cristo. Ciò che è fatto per i suoi "piccoli" egli lo prende come fatto per se stesso

2. Sostanza. Mary diede un profumo costoso, che si stima sia costato più di dieci sterline del nostro denaro. Aveva delle proprietà, e quindi le ha date. Tutto ciò che abbiamo è il suo, il quale, quando ci ha comprati con il suo sangue, ha comprato tutte le nostre forze e i nostri beni. È un privilegio prezioso offrirgli il suo. "È accettato in base a ciò che un uomo ha".

3. Testimonianza pubblica. Maria unse i piedi del Maestro in presenza della folla, e dichiarò così davanti a tutti coloro che erano riuniti la sua devozione per lui. È un bene per noi stessi che dobbiamo testimoniare il nostro Salvatore, ed è un bene per gli altri che possono ricevere la nostra testimonianza. È una vergogna per coloro che si professano cristiani quando si vergognano del Signore che li ha redenti

III LA VERA MISURA DEL SERVIZIO CRISTIANO. Ha fatto, è registrato, quello che poteva; Ha dato quello che aveva da dare. Questo è un esempio degno di imitazione universale. Ci vengono in mente, per così dire paradossalmente, due caratteristiche apparentemente opposte dell'azione cristiana e della liberalità

1. Quanto possono fare i devoti amici di Cristo! Gli uomini possono fare molto per il male e per il male; E, d'altra parte, quanto bene ha fatto anche una sola persona nella vita privata! Ciò che può essere fatto dovrebbe essere fatto

2. Eppure, quanto sono limitati i poteri degli uomini! Se i cristiani potessero fare più di quello che fanno, quanto vasto si estende il campo di lavoro intorno a loro! Siamo limitati nei nostri poteri per l'utilità. I nostri mezzi possono essere piccoli, la nostra cerchia di influenza ristretta. Le nostre facoltà del corpo e della mente sono spesso un freno su di noi; La nostra vita è breve, anche la più lunga. La sorella di Betania non poteva fare ciò che gli altri avrebbero potuto fare; Ciononostante, quello che poteva fare, lo faceva. E non dobbiamo mai riposare nell'inattività e nell'indolenza, perché le richieste sono così tante, e i nostri poteri sono così piccoli, e le nostre opportunità così poche

IV L'APPROVAZIONE E L'ACCETTAZIONE DEL SERVIZIO CRISTIANO

1. Il Signore accetta ciò che i suoi amici gli portano, come espressione del loro amore, in proporzione ai loro mezzi e alle loro forze. Non è influenzato dai riguardi degli uomini. Gli uomini buoni e gli uomini cattivi spesso disapprovano le azioni sagge e benevole. Egli non giudica come giudica l'uomo

2. Il Signore ricompensa gli amici grati e devoti che Lo servono. Egli amplia qui le loro opportunità di utilità e di servizio. "A chi ha sarà dato". E d'ora in poi li ricompenserà nella risurrezione dei giusti, quando dirà: "Entra nella gioia del tuo Signore".

APPLICAZIONE

1. Lascia che i cristiani diano all'amore la sua via e seguano dove porta. Non c'è pericolo che amiamo il nostro Salvatore troppo ardentemente, o che lo serviamo con troppo zelo.

2. Se i tuoi mezzi per mostrare devozione sono pochi, non preoccuparti, ma si dica: "Hanno fatto quello che potevano".

OMELIE DI A.F. MUIR Versetti 3-9.- Il prezioso nardo, o l'impulso dell'assoluto

La casa di Simone il lebbroso era un luogo di villeggiatura familiare per Gesù. È Maria, la sorella di Lazzaro, che ora gli si avvicina mentre si sdraia a tavola. Vediamo...

I IL SUO ATTO DI DEVOZIONE. Il nardo o nardo era un unguento dell'Oriente. Era "genuino" e costoso. Probabilmente quel giorno era stato tenuto nascosto. A questo punto entrò, probabilmente all'inizio non accorta, e, spezzando il collo dell'orcio di alabastro, versò il prezioso nardo sulla persona del Salvatore Giovanni dice i suoi piedi; Matteo e Marco, la sua testa; probabilmente entrambi ricevettero l'unzione. Giovanni aggiunge: E si asciugò i piedi con i capelli di lei; e la casa si riempì dell'odore dell'unguento". L'offerta era:

1. Improvviso. Fu data prima che qualcuno potesse interferire. La rottura dell'orcio può anche aver indicato l'impulso rapido e spontaneo che lo ha suggerito. La donna che si era fatta avanti così inaspettatamente, si ritirò subito di fronte al tumulto e alla rabbia che il suo atto aveva provocato

2. È scaturito da fonti segrete di riverenza e amore. I discepoli non riuscivano a comprenderlo. Non sono stati consultati. Esprimeva il suo sentimento non condiviso con nessun altro

3. Era ignaro dei costi. Il prezzo imposto dai discepoli - trecento denari - era di circa dieci sterline del nostro denaro, ma a quel tempo aveva un valore effettivo maggiore. Mary apparteneva a una famiglia rispettabile, e probabilmente poteva permettersi il dono, anche se il suo acquisto avrebbe messo a dura prova i suoi mezzi personali. A questo non pensa. È dato gratuitamente, versato senza cura o risparmio su colui per il quale è stato progettato

II LE CRITICHE A CUI SI ESPONEVA. I discepoli "si indignarono fra loro". Subito proruppe in rimproveri e mormorii. L'azione è stata stigmatizzata come "spreco" senza scopo. È stato menzionato un altro uso che avrebbe potuto servire, cioè il sollievo dei poveri. Questo giudizio era in parte onesto, in parte malizioso; completamente ignorante e sbagliato. "Ciò che non è esteriormente utile può essere altamente appropriato"; e gli uomini dovrebbero essere molto cauti nel pronunciarsi sulle offerte religiose. Una piattaforma di principi più elevata è spesso influenzata da coloro che sono veramente meno spirituali

III LA RIVENDICAZIONE DI CRISTO. «Perché la disturbate?» Non avevano alcun diritto di interferire

1. L'atto è stato lodato. "Un'opera buona [nobile, bella]". Ne vide il carattere interiore. Ai suoi soli occhi era giustificato

2. È stato difeso come più opportuno e urgente dell'elemosina. "Voi avete i poveri sempre con voi... ma non sempre mi avete. Ella ha fatto quello che poteva, ha unto il mio corpo in anticipo per essere sepolto". Molti e contrastanti sentimenti hanno spinto l'offerta: gratitudine per la restaurazione di Lazzaro, adorazione del carattere di Gesù, riconoscimento di lui come "la Via, la Verità e la Vita", come Signore della vita e della morte, ecc.; ma non potrebbe essere stato il motivo principale quello riverente che cercava di rendere onore a Colui che stava per morire? Colei che sedeva ai piedi di Gesù divinava il suo insegnamento più profondamente dei suoi seguaci professanti. Come possiamo caratterizzare questa emozione che l'ha vinta? Era profondo, puro, altruista, travolgente. Non si può forse chiamare "l'impulso dell'assoluto"? È l'essenza della religione. Così l'anima devota risponde al sacrificio infinito. Martiri, apostoli, missionari, ne hanno sentito la potenza

Obbediva a una ragione più alta di quella che la rudimentale esperienza religiosa degli apostoli poteva comprendere. Quando si percepisce la "lunghezza, la larghezza, la profondità e l'altezza" della passione di Gesù, nessun dono può esprimere pienamente il senso di adorazione e di obbligo che sorge: si interpella i sentimenti più alti della natura umana e tutte le risorse della nostra vita sono al suo servizio, nello stesso tempo in cui siamo profondamente consapevoli di quanto siano lontani i suoi meriti o il diritto che egli ha su di noi. È una transazione, quando ha luogo, che gli altri non possono giudicare; è tra l'anima e il suo Signore.

4 Ma c'erano alcuni che si indignavano - la parola nell'originale è αγανακτουντες, addolorati di rabbia - tra di loro. San Marco dice: "Ce n'erano alcuni", evitando qualsiasi menzione più particolare di loro. San Matteo 26:8 dice che i discepoli generalmente erano indignati. Sembra che il mormorio sia stato generale. Atti di lunghezza ha trovato un'espressione definita in Giuda Iscariota, vedi Giovanni 12:4

Versetti 4, 5.- Lo spirito che tradisce

IO EGOISMO. Un'esagerazione del principio naturale dell'amor proprio. Giuda, come principale rappresentante di questo spirito, mostra le virtù del suo grande vizio, e diventa abbastanza naturalmente custode della borsa, che contiene la dipendenza terrestre della banda. Guarda tutto da questo punto di vista. Già la sua parsimonia o prudenza è degenerata in avarizia, tanto più rapidamente a causa della grazia a cui ha resistito. Il valore in denaro dell'offerta viene immediatamente valutato, il valore spirituale viene completamente scontato

II QUESTO È RAPPRESENTATO da San Matteo e San Marco come non limitato a un solo individuo. In verità, ogni discepolo ne aveva una parte, anche se in alcuni era più fortemente manifesta, e in uno si può dire che si è incarnato. San Giovanni, che è più portato a questa personalizzazione dei principi, parla solo di Giuda. Questo, dunque, è un pericolo generale al quale la Chiesa è soggetta, e richiede il più attento esame di sé. Può essere lavato via dall'anima solo con frequenti e copiosi battesimi di purezza divina; può essere consumata solo dal fuoco costante dell'amore divino

QUI È CHIAMATO A UNA FORZA MAGGIORE DALLA PRESENZA DELLO SPIRITO DI SACRIFICIO. È provocata dalla dimostrazione di affetto dimentico di sé. Perché?

1. Perché non riesce a discernere l'imminenza e il significato dell'evento divino rivelato spiritualmente all'anima di Maria

2. Perché, resistendo a quello spirito, la sua stessa malvagità viene esagerata e confermata. Cerca, quindi, di screditare la speciale manifestazione dello spirito di devozione in atto. La forma indiretta della carità divina, cioè l'elemosina, è dichiarata preferibile alla devozione diretta, cioè al sacrificio di sé a Dio in Cristo. Quante volte questo scambio viene effettivamente fatto nella storia della Chiesa; l'elemosina con tutte le corruzioni che ne conseguono prendendo il posto dell'immediata fedeltà dell'anima a Geova! Ma in questa occasione è solo un mantello per una profondità più profonda di egoismo, forse a malapena confessato a se stesso dal principale colpevole, che di lì a poco avrebbe rubato il valore del dono, distogliendolo così completamente dalla sua legittima destinazione. Presto questa ricerca di sé si manifesterà vendendo il Cristo stesso per denaro; una somma minore trenta pezzi d'argento, il prezzo di uno schiavo è una tentazione sufficiente. - M

5 Perché questo unguento avrebbe potuto essere venduto per più di trecento denari e dato ai poveri. Trecento pence equivarrebbero a circa 10 sterline e 12 scellini e 6 pence di denaro inglese. Da San Giovanni Giovanni 13:29 risulta che i bisogni dei poveri erano attentamente curati da nostro Signore e dai suoi discepoli. E mormoravano contro di lei ενεβριμωντο; un altro verbo molto espressivo dell'originale, le ringhiavano, la rimproveravano con veemenza

6 Da San Giovanni Giovanni 12:7 risulta che nostro Signore qui si rivolse esplicitamente a Giuda con le parole: Lasciala stare... Ella ha fatto su di me un'opera buona, un'opera degna di ogni lode e onore. "Che cosa", dice Cornelio a Lapide, "cosa c'è di più nobile, che ungere i piedi di colui che è Dio e uomo? Chi non si riterrebbe felice, se gli fosse permesso di toccare i piedi di Gesù e di baciarli?"

OMELIE DI A. ROWLAND versetto 6."Ha fatto un buon lavoro su di me."

Descrivi il banchetto nella casa di Simone il lebbroso e distingui l'episodio da quello che è riportato in Luca 7. Indicate le ragioni per cui Maria amava il Signore, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze, e mostrate che questo atto di squisito abbandono di sé era l'espressione naturale del suo amore. Impara dall'argomento le seguenti lezioni:

AFFINCHÉ UN ATTO CHE È GRADITO A NOSTRO SIGNORE POSSA ESSERE FRAINTESO E CONDANNATO DAI SUOI DISCEPOLI. Tutti i discepoli erano colpevoli di mormorare contro Maria, ma Giovanni fa notare che Giuda Iscariota l'ha iniziata. Affidato il sacco in cui era custodito il fondo comune, aveva portato avanti per qualche tempo un sistema di piccoli furti. È stato suggerito che, poiché nostro Signore conosceva il suo tormentato peccato di avarizia, sarebbe stato più gentile non mettergli questa tentazione sulla sua strada. C'è, tuttavia, un altro aspetto di questa domanda. Le cattive abitudini sono talvolta vinte da un tacito appello all'onore e alla generosità. Un'abitudine esteriore può essere eliminata rimuovendo la tentazione, ma l'assenza di tentazione non sradica il peccato. In effetti nostro Signore disse a Giuda: "Conosco il tuo peccato, eppure ti ho affidato questo denaro; perché certamente non deruberesti i poveri, non defrauderesti i tuoi fratelli e non mi disonoreresti!" Questo appello avrebbe potuto salvare Giuda; ma egli cedette al suo peccato finché non lo dannò. Un uomo del genere probabilmente si sentirebbe offeso da questo atto generoso di Maria. Si sentiva come se fosse stato personalmente defraudato. Sapeva che se questo nardo, che era svanito in pochi minuti di profumo rinfrescante, fosse stato venduto, avrebbe avuto la manipolazione del ricavato. Perciò si adirò con Maria e con il Signore, che non aveva rifiutato la sua offerta. Possiamo facilmente capire il sentimento di Giuda. Ma come mai i discepoli ripetevano la sua lamentela? Si schierarono con lui, anche se certamente non erano mossi dal suo vile movente. Ebbene, sappiamo tutti che se una parola di biasimo viene pronunciata nella Chiesa, si diffonde rapidamente, ed è come il lievito, che presto lievita tutta la massa. Il sospetto e la calunnia trovano più facile accesso al cuore degli uomini rispetto alle storie di eroismo e generosità. Le erbacce si seminano più rapidamente dei fiori. I discepoli avevano più di noi a giustificare la loro critica. Erano semplici contadini, che non avevano mai conosciuto la profusione della vita moderna, ed erano inorriditi all'idea di una tale prodigalità di lusso. Da tutto ciò che sapevano del loro Signore, supponevano che egli avrebbe preferito il sollievo dei poveri a qualsiasi indulgenza per sé, e che lui stesso sarebbe stato disposto a dire: "A che serve questo spreco?" Molti ora immaginano di poter decidere infallibilmente ciò che piacerà o dispiacerà al loro Signore, eppure nella loro condanna degli altri spesso si sbagliano. Mary, senza dubbio, era scoraggiata e delusa. Il suo dono era stato oggetto di riflessione e di preghiera, e ora che era giunta l'occasione per presentarlo, lo colse con entusiasmo. Era preparata agli scherni dei farisei; ma certamente i discepoli sarebbero stati contenti di vedere il loro Signore onorato. Atti il loro rimprovero il suo cuore era turbato; i suoi occhi si riempirono di lacrime mentre pensava: "Forse hanno ragione. Avrei dovuto venderlo". Allora Gesù la guardò con amorevole approvazione e gettò su di lei lo scudo della sua difesa

II CHE OGNI SERVIZIO CHE È FRUTTO DELL'AMORE PER IL SIGNORE È A LUI ACCETTO. Egli comprese e approvò perfettamente il suo motivo, e quindi fu contento della sua offerta. Che arrivasse nella fragranza di questo unguento, o sotto forma di trecento pence, aveva relativamente poca importanza. Significava: "Ti amo sommamente", e quindi era contento. Naturalmente. Quando un bambino ti porta la reliquia di un banchetto che tu preferiresti non avere, ma perché è stata salvata dall'amore per te, la mangi con tanto gusto come se fosse nettare dell'Olimpo. Perché? Perché si giudica del dono dall'amore che esprime; e questo, in una sfera infinitamente più alta, fa anche nostro Signore. A differenza di noi, egli sa sempre qual è il motivo, e riguardo a molte azioni condannate dai suoi discepoli dice: "Ella ha fatto un'opera buona su di me". Καλον, tradotto "buono", significa qualcosa di bello, nobile o amabile. L'atto di Maria non era ordinato dalla Legge, né dettato da precedenti, né adatto a tutti; ma per lei, come espressione del suo amore, era la cosa più bella possibile. Ha riversato l'amore del suo cuore su Gesù quando ha versato il nardo dalla crociera rotta

III CHE UN DONO O UN'AZIONE SUGGERITA DALL'AMORE PER IL SIGNORE POSSA AVERE MOLTO PIÙ EFFETTO DI QUANTO CI PROPONIAMO. "Ella è venuta di là per ungere il mio corpo per la sepoltura". Alcuni sostengono che Maria sapesse che Gesù stava per essere crocifisso e che sarebbe risorto dai morti, in modo che questo fosse l'unico tempo per tale unzione. Ne dubito. Probabilmente non aveva un disegno distinto e secondario quando faceva semplicemente ciò che il suo amore le suggeriva. Ma nel lodarla Gesù in effetti disse: "In questo atto ha fatto più di quanto pensiate, più di quanto essa stessa immagini; poiché mi unge per la mia sepoltura". Nella Parola di Dio troviamo che siamo accreditati per il bene o per il male latente nelle nostre azioni, dalla giustizia divina o dalla generosità divina. Leggiamo di alcuni che si trovano davanti al Giudice dei vivi e dei morti che sono stupiti dalle questioni dei loro atti semidimenticati a favore o contro il Salvatore. "Quando ti abbiamo visto affamato o assetato?" ecc. Questo è il principio in base al quale Cristo attribuisce all'atto di Maria un risultato che lei non poteva prevedere

CONCLUSIONE. Questo vale per il male come per il bene. Non c'è un peccato che tu commetta che non possa generare altri peccati, e in effetti così come nella memoria sono vere le parole: "Il male che gli uomini commettono vive dopo di loro". Per gli effetti di vasta portata delle parole e delle azioni peccaminose, di cui egli potrebbe non sapere nulla fino al giorno del giudizio, il peccatore è responsabile davanti a Dio. Che incoraggiamento c'è qui per continuare a fare il bene! Ciò che ha il più piccolo risultato immediato può avere il più grande alla fine. La storia dell'amore inesprimibile di Maria ha avuto un effetto molto maggiore nel benedire il mondo che la distribuzione di trecento denari tra i poveri, che il giudizio umano avrebbe potuto preferire.

7 Avete i poveri sempre con voi, e ogni volta che volete δυνασθε fate loro del bene, ma non avete sempre me La piccola clausola, "quando vorrete, potrete fargli del bene", ricorre solo in San Marco. È come se nostro Signore dicesse: "Il mondo abbonda sempre di poveri; quindi hai sempre il potere di aiutarli; ma entro una settimana me ne sarò andato da te, dopo di che non sarai in grado di svolgere per me alcun servizio come questo; Sì, non c'è più da vedere, da sentire, da toccare. Permetti dunque a questa donna di compiere ora per me questo ministero, che dopo sei giorni non avrà altra opportunità di fare".

8 Ha fatto quello che poteva. Ella colse l'occasione, che forse non si presentò più, di rendere onore al suo Signore ungendolo con il meglio di sé. Nostro Signore avrebbe potuto scusare questa azione e lodarla come una prova pratica della sua gratitudine, della sua umiltà e del suo amore per lui. Ma invece di soffermarsi su queste cose, disse: " Ella ha unto il mio corpo in anticipo per essere sepolto". Nostro Signore qui, naturalmente, allude alle spezie e agli unguenti con cui gli ebrei avvolgevano i corpi dei loro morti prima della loro sepoltura. Non che questo fosse ciò che Maria intendeva. Difficilmente avrebbe potuto sognare la sua morte e la sua sepoltura così a portata di mano. Ma fu mossa dallo Spirito Santo a fare questo, in quel momento particolare, come in previsione della sua morte e sepoltura

9 Dovunque il Vangelo sarà predicato in tutto il mondo, si parlerà anche di ciò che questa donna ha fatto in suo ricordo εις μνημοσυνον αυτης. "Mnemosyne era la madre delle Muse, e così chiamata perché, prima dell'invenzione della scrittura, una memoria ritentiva era di altissimo valore in ogni sforzo del genio letterario" Dr. Morison su San Marco. Quando nostro Signore pronunciò questa predizione, nessuno dei Vangeli era stato scritto; Né male il Vangelo era predicato in quel tempo in tutto il mondo allora conosciuto. Ora è stato pubblicato per più di diciotto secoli; e dovunque, si proclama, questo atto di Maria è pubblicato con esso, in continuo ricordo di lei, e in suo eterno onore

10 E Giuda Iscariota, colui che era uno dei dodici ο εις των δωδεκα, se ne andò dai capi dei sacerdoti per consegnarlo loro a loro. Il tradimento segue subito dopo l'unzione da parte di Maria. Possiamo supporre che gli altri discepoli, che avevano mormorato a causa di questo spreco dell'unguento, siano stati ripresi dal rimprovero di nostro Signore e ne abbiano sentito la forza. Ma con Giuda il caso era molto diverso. Il rimprovero, che ebbe un effetto salutare su di loro, servì solo a indurirlo. Aveva perso un'opportunità di guadagno; ne avrebbe cercato un altro. Nella sua cupidigia e malvagità decide di tradire il suo Maestro e di venderlo agli Ebrei. Cantici, mentre i capi dei sacerdoti complottavano per distruggerlo, trovarono in uno dei suoi discepoli uno strumento adatto e inaspettato per il loro scopo. Giuda venne da loro, e il patto vile e odioso fu concluso. Segna la tremenda iniquità della transazione il fatto che sia stato "uno dei dodici" a tradirlo, non uno dei settanta, ma uno di quelli che erano nella più stretta intimità e vicinanza a lui

Versetti 10, 11.- Il traditore

Che ci sia un traditore nel campo dei seguaci e degli amici professi di nostro Signore, può essere considerato come un esempio del Divino

la pazienza, che tollerava una persona così indegna, e anche come adempimento delle predizioni della Scrittura. Si tratta, tuttavia, di un fatto carico di istruzioni e di avvertimenti per ogni discepolo del Signore

I GLI AGGRAVAMENTI DELLA COLPA DEL TRADITORE. Questi devono essere riconosciuti in due circostanze che sono state registrate riguardo a Giuda Iscariota

1. Non era solo un discepolo e un seguace di Gesù, ma era anche uno dei dodici. Questi erano ammessi a una speciale intimità con Gesù; Conoscevano i suoi movimenti, condividevano la sua intimità, ascoltavano il suo linguaggio di amicizia e partecipavano ai suoi consigli. Tutto ciò rese il tradimento di uno di questi gruppi selezionati il più colpevole e riprovevole

2. Gli fu affidato l'ufficio nella piccola società a cui apparteneva. Il tesoriere dei dodici, anche se, senza dubbio, i loro mezzi erano sempre scarsi, Giuda portava la borsa e faceva gli acquisti necessari per le necessità dei compagni, e dava anche dalla povertà generale per il sollievo di coloro che erano più poveri di loro. Era quindi un funzionario di fiducia, che abusava della fiducia riposta in lui

II I MOTIVI DELLA COLPEVOLEZZA DEL TRADITORE. Questi erano probabilmente due

1. Giuda era insoddisfatto dei metodi del suo Maestro. Senza dubbio le sue aspettative erano di carattere carnale; egli desiderava che Gesù si dichiarasse Re e assegnasse ai suoi dodici amici posti onorevoli e lucrativi in questo nuovo regno. Forse è stato per affrettare questa catastrofe che l'Iscariota ha agito come ha fatto

2. Giuda era avido e fu spinto al suo tradimento dall'amore del denaro. Si assicurò dai sommi sacerdoti i trenta sicli che costituivano il prezzo abituale di uno schiavo, "il prezzo di colui che era valutato!" Sicuramente è un avvertimento contro l'avarizia e la cupidigia, trovare un che si professa amico di Gesù sviato da questi vizi degradanti!

III L'ESITO DELLA COLPA DEL TRADITORE

1. Sarebbe stato difficile per i nemici di nostro Signore catturarlo se non fossero stati in confidenza con uno dei suoi compagni. C'erano ovvie ragioni per cui l'arresto non poteva essere avvenuto a Betania o a Gerusalemme. Furono la doppiezza e il tradimento di Giuda a suggerire il giardino della preghiera come la scena di questa vergognosa apprensione

2. Per Giuda le conseguenze furono terribili. In preda al rimorso e alla disperazione si tolse la vita

3. Eppure, come fu tutto questo annullato per fini saggi e graziosi! Il tradimento dell'Iscariota fu l'occasione della crocifissione di Gesù, e questo fu il mezzo per la salvezza del mondo!

Versetti 10, 11.- Volontario per tradire

La "e" collega questo con il paragrafo precedente, non solo storicamente ma psicologicamente. La sua azione attuale fu immediatamente determinata dal dono di Maria e dal mite rimprovero del Maestro

IO IL CRIMINE CONTEMPLATO. Consegnare Cristo ai suoi nemici. Non è chiaro se si sia reso pienamente conto di quanto fosse coinvolto a seguito di questo passo. Poteva immaginare che ne sarebbe seguita non la morte, ma il controllo del suo Maestro sulla carriera che aveva tracciato. Ma c'è incoscienza riguardo alle conseguenze, purché egli stesso non sia perdente. Rubando l'elemosina dal sacco, si rese colpevole di una violazione della fiducia; In questo nuovo sviluppo della sua passione maestra culminò l'infedeltà. È evidente che il lato spirituale del ministero di Cristo non aveva per lui alcun valore. Erano solo le ricompense terrene che potevano accompagnare il discepolato a renderlo attraente per lui. Fu per forzare la mano al Cristo ideale e irrealizzabile che cercò di consegnarlo? Un miracolo di liberazione potrebbe allora portare a una realizzazione più grande di quanto le sue speranze più brillanti potessero descrivere, e quindi il suo passeggero atto di malvagità potrebbe essere condonato. O era per puro disgusto e disperazione riguardo al corso che le cose sembravano prendere che concepiva la sua azione? Non possiamo dirlo. In una mente come quella di Giuda ci sono profondità oltre le profondità

II IL MOVENTE. Quell'egoismo era alla radice, possiamo esserne certi. L'avarizia è la direzione che ha preso. Propose del denaro e chiese quanto Matteo 26:15 Trenta sicli d'argento sono una piccola somma? Sì, ma in quel momento poteva essere nel bisogno reale o immaginario, o la somma poteva essere considerata come una semplice rata di un'ulteriore ricompensa, quando avrebbe potuto rendersi utile, forse necessario, ai governanti. Anche il timore delle conseguenze, se egli seguì ulteriormente Cristo nella direzione in cui si stava muovendo, potrebbe aver influenzato la sua mente. E non ci può essere alcun dubbio sull'impulso immediato di un sentimento ferito, attraverso la disonestà sconcertata e la sensazione che Cristo vedesse attraverso di lui. Non essendo all'altezza dell'illuminazione e della potenza superiori dello Spirito, egli era alla mercé della sua stessa vile natura terrena

III CIRCOSTANZE COSPIRATIVE. Lo sfondo di tutto questo movimento mentale e spirituale da parte di Giuda è l'atteggiamento dei sommi sacerdoti e degli scribi, "cercando il modo di prendere" Cristo. Se non fosse stato per l'opportunità offerta al tradimento di Giuda, sarebbe potuto rimanere uno stato d'animo senza scopo o una disposizione latente, invece di diventare un proposito definito. In questo consiste il pericolo di stati mentali non spirituali: essi sottomettono coloro in cui sono indulgenti alla tirannia delle influenze e delle circostanze passeggere.

Versetti 10, 11, 17-21, 43-52.- Tradimento

Ci avviciniamo ora alla più buia di tutte le ore buie che il nostro Redentore ha attraversato in questo mondo, così coperto di nuvole. "Il Figlio dell'uomo è stato consegnato nelle mani degli uomini". Era da "uno dei dodici", e "ai sommi sacerdoti", e per "denaro

Che lezioni sulla fragilità del povero cuore umano! La mano che ricevette "il contentino", che intinse nello stesso piatto con Gesù, ricevette nel suo palmo indurito la miserabile miseria: il prezzo di uno schiavo. Ah! anche alla presenza del santo poteva tramare e tramare per la sua liberazione. Quando condanniamo l'atto, chiniamo il capo umilmente, ricordando che condividiamo la stessa fragile natura. Come sfacciata la menzogna: camminare, sdraiarsi, parlare con la piccola banda, portare la loro borsa comune, e così fidata da tutti loro, eppure sgattaiolare via nell'oscurità per incontrare i suoi nemici e tramare con loro come, "in assenza della moltitudine", avrebbe potuto consegnarlo a loro! E arrivando al punto di scegliere il simbolo dell'affetto fraterno - un bacio - come segno con cui nell'oscurità avrebbero dovuto distinguerlo! "Guai a quell'uomo per mezzo del quale il Figlio dell'uomo è tradito! sarebbe stato bello per quell'uomo se non fosse nato". Davvero; quale teoria o processo di restaurazione potrebbe impedire al nome Giuda di essere per sempre il simbolo del tradimento e della vile diserzione e della sordida miseria? "Guai", davvero! "Ed egli se ne andò e si impiccò". È impossibile contemplare le altezze da cui gli uomini sono caduti in abissi profondi, senza provare un sentimento di vergogna e di umiliazione. Ma sarebbe sbagliato pensare a loro senza essere avvertiti da loro delle tristi possibilità a cui tutti siamo esposti

II L'INSUFFICIENZA DELL'UFFICIO PER GARANTIRE IL SUO GIUSTO SPIRITO. Il parallelo dell'infamia di Giuda si trova negli uomini che si ergevano a capo e rappresentanti della stessa religione che l'alta missione di Gesù era di adempiere e perfezionare. Com'è deplorevole il contrasto tra la santità della posizione assunta da questi funzionari e lo spirito con cui la mantengono! Era loro compito essere i leader del pensiero religioso e l'incarnazione dello spirito religioso. Ma la triste testimonianza è l'insufficienza delle relazioni ufficiali per garantire il vero spirito dell'ufficio. In verità il Pastore possa dire: "Sono stato trafitto nella casa dei miei amici", e il povero: "Sì, il mio amico più familiare, nel quale confidavo, che ha mangiato del mio pane, ha alzato il calcagno contro di me".

III IL POTERE DELLA CUPIDIGIA. E tutto questo per soldi! Ben si potrebbe scrivere: "Perché l'amore del denaro è la radice di ogni sorta di male". Ma è necessario tornare all'episodio precedente per trovare l'indizio nascosto di un tale atto di oscurità. San Giovanni ha lasciato un triste ricordo: "Era un ladro, e avendo la borsa gli tolse ciò che vi era stato messo dentro". Così, cedendo a poco a poco all'amore della pelle, questo eletto, che covava il demone della cupidigia nelle pieghe del suo vestito, aveva perduto ogni forza di virtù e, vinto dal male, e sotto l'influenza di una passione padrone, vendette il suo padrone per trenta pezzi d'argento, "il prezzo di colui che era stato prezzato, che alcuni dei figli d'Israele hanno effettivamente stimato". Ma i nostri pensieri dovrebbero potersi meno sul discepolo infedele o sui sacerdoti più infedeli che su Colui che è paziente e sottomesso e che ha bevuto così profondamente dal nostro calice. Colui che è disceso a quella condizione più bassa di vergogna umana è stato trovato, come gli schiavi del mercato, "prezzato" e venduto. Ribellandosi a quell'infedeltà che potrebbe vendere un amico per guadagno, a quell'amore per il pelo che potrebbe schiacciare tutti i sentimenti fini e nobili e generosi del cuore, chiudendolo anche alla voce dolce e vincente di colui che parlava come mai l'uomo ha parlato, ribellandosi ugualmente a quell'inganno che potrebbe occupare il sacro del ghiaccio senza la minima apprensione della santità del contegno, o il minimo possesso della purezza di spirito dovuta a tale posizione: notiamo e imitiamo lo spirito umile, paziente, padrone di sé, pronto a perdonare, fiducioso di colui che sopportò tutto affinché si adempissero le Scritture dei profeti, affinché si facesse la volontà del Padre, si operasse la redenzione dei perduti.

Versetti 10, 11.- Cospirazione nera

" Le migliori influenze per il bene possono resistere e diventare vane".

II "L'IPOCRISIA PREPARA ALLA DISONESTÀ E A OGNI MALVAGITÀ" Godwin.

11 Ed essi, udito ciò, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. E cercava εζητει - cercava; Si preoccupò di organizzare il modo in cui l'infame complotto avrebbe potuto essere gestito , come avrebbe potuto consegnarlo convenientemente a loro πως ευκαιρως αυτο; letteralmente, come in un momento opportuno avrebbe potuto tradirlo. Ed essi, udito ciò, si rallegrarono; contenti, perché vedevano la prospettiva della realizzazione dei loro desideri; contenti, perché era stato "uno dei dodici" che si era impegnato a tradirlo. Gli promisero di dargli dei soldi. San Matteo Matteo 26:15 ci dice la quantità, cioè trenta pezzi d'argento, secondo la profezia di Zaccaria, Zaccaria 11:12 a cui S. Matteo si riferisce evidentemente. Questi pezzi d'argento erano sicli del santuario, del valore di circa tre scellini ciascuno. Ciò renderebbe l'intera somma circa 4 sterline e 10 scellini del nostro denaro; meno della metà del valore dell'unguento prezioso con cui Maria lo aveva unto. Alcuni commentatori, tuttavia, pensano che questa fosse solo una parte di ciò che gli avevano promesso se avesse completato il suo piano di tradimento. Come avrebbe potuto convenientemente consegnarlo a loro. San Luca Luca 22:6 lo spiega dicendo: "in assenza della moltitudine", cioè quando il popolo non era intorno a lui, e quando era in privato con i suoi discepoli. E così lo tradì di notte, quando era solo con i suoi discepoli nel giardino del Getsemani

12 Il primo giorno degli azzimi, quando si offriva il sacrificio per la pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a prepararci perché tu mangi la pasqua?». Il primo giorno di pane azzimo iniziava la sera del giovedì il 14° giorno del mese di Nisan. Dove vuoi tu che ci prepariamo? Non indagano in quale città o paese. La Pasqua non poteva essere sacrificata in nessun altro luogo se non a Gerusalemme. La domanda era in quale casa doveva essere preparata

Versetti 12-26.- La cena pasquale

La Cena del Signore è un'ordinanza tipicamente cristiana. Eppure questo racconto ci mostra che era il disegno di nostro Signore che fosse collegato a un'osservanza con la quale i suoi discepoli erano già familiari. In tal modo si avvalse di un principio della natura umana e collegò le associazioni e i ricordi che per la mente ebraica erano più sacri con quello che sarebbe stato uno degli impegni più santi e patetici del suo popolo in tutti i tempi

I L'OCCASIONE E LE CIRCOSTANZE DELL'ISTITUZIONE DELLA CENA DEL SIGNORE,

1. Il luogo in cui questa festa fu celebrata per la prima volta fu fornito da un'amicizia volontaria. La narrazione circostanziale indica l'alta probabilità che qualche ricco amico del Signore Gesù abbia messo la camera degli ospiti della sua casa a Gerusalemme a disposizione del Maestro che egli onorava. C'era qualcosa di molto appropriato nella consacrazione in questo modo degli uffici dell'amore umano

2. Il tempo è molto istruttivo e patetico. Era sera; era l'ultima sera di riposo e di pace di cui nostro Signore avrebbe potuto godere; Era la sera che precedeva il giorno del suo sacrificio

3. La compagnia era composta dai dodici compagni prediletti di Gesù. Giuda era a tavola, ma si ritirò prima dell'istituzione dell'Eucaristia. Com'è un raduno sacro e congeniale! Com'era dolce e commovente questa calma che precedeva lo scoppio della tempesta!

4. L'occasione era l'osservanza della cena pasquale. Così la luce della Pasqua ebraica fu riversata sul sacramento cristiano e sull'Eucaristia. Così fu suggerito all'apostolo che "Cristo, la nostra Pasqua, è stato immolato per noi".

II IL TURBAMENTO CHE RATTRISTÒ LA CENA. Evidentemente questo fece una profonda impressione su tutti coloro che presero parte al pasto. Videro che il loro Maestro era angosciato e sentirono in lui un dolore commovente. Il tradimento di Giuda era noto a colui che non aveva bisogno di sentirsi dire cosa c'era nell'uomo. Il dolore che opprimeva il cuore del Signore fu da lui comunicato a tutti i membri simpatizzanti del gruppo. Il peccato che stava portando Gesù alla croce fu raccolto e reso visibile e palpabile nella condotta del traditore. E la natura sensibile del nostro Sommo Sacerdote ne fu influenzata e oppressa

III IL SIGNIFICATO SPIRITUALE DELLA CENA

1. Era una commemorazione delle sofferenze e della morte del Signore. Il pane spezzato aveva lo scopo di conservare nella memoria perpetua il corpo che era stato spezzato; il vino versato per ricordare ai cuori cristiani in ogni tempo il sangue che è stato versato

2. Era un simbolo. Ecco la spiegazione delle parole del Signore riguardo al mangiare la carne e bere il sangue del Figlio dell'uomo. Così siamo ammaestrati e aiutati a nutrirci di Colui che è il Pane della vita

3. LA PROFEZIA E LA PROMESSA DELLA CENA. Aveva un primo rapporto principale con il passato, ma puntava al futuro; prefigurava la cena delle nozze dell'Agnello. Nel regno di Dio si beva il vino celeste; Nel tempio superiore l'inno lamentoso del sacramento dovrebbe essere scambiato con l'inno trionfale dell'ostia e del coro glorificati e immortali

APPLICAZIONE

1. Il sangue è stato versato per molti; abbiamo mostrato alla nostra coscienza che è stato versato per noi?

2. Che ogni comunicante tremi per non tradire il Signore, e chieda con preoccupazione e contrizione: "Signore, sono forse io?"

Versetti 12-16.- Prepararsi per la Pasqua

La festa delle "focacce azzime", o "pane azzimo", iniziava la notte del 14 di Abib o Nisan Esodo 12:16 dopo il tramonto; quel giorno, corrispondente al nostro 16 marzo, era quindi popolarmente chiamato il primo della festa, perché era il giorno di preparazione per essa. Questa preparazione della Pasqua, cioè l'uccisione dell'agnello, ecc., doveva aver luogo tra le tre e le sei, la nona e la dodicesima ora del giorno solare. "Sacrificato" o "ucciso" ha la forza di "abituato a sacrificare o uccidere". La stanza doveva essere "arredata", letteralmente "sparpagliata", cioè dovevano essere apparecchiate le tavole e i divani; e doveva essere pronta, cioè purificata, ecc., in conformità con le purificazioni cerimoniali. Una notevole quantità di lavoro doveva essere attentamente esaminata prima che tutte le cose fossero pronte. Bisognava comprare l'agnello, il pane azzimo, le erbe amare, il vino e la "conserva dei frutti dolci"; l'agnello doveva essere immolato dal sacerdote officiante nel tempio; e poi doveva essere arrostito con le erbe. Dalle circostanze connesse con questa preparazione nel caso di Cristo e dei suoi discepoli vediamo:

I L'AUTORITÀ RAPPRESENTATIVA DI CRISTO. I discepoli si rivolgevano a lui per avere una guida. Essi parlavano di lui, e non di se stessi separatamente, come se stesse per osservare la Pasqua, il che indicava non che essi stessi non l'avrebbero osservata, ma che si schieravano sotto di lui come costituenti, per così dire, la sua casa. Il fatto che alla fine dovessero cercare la sua direzione non era una prova di negligenza, ma solo di abituale dipendenza da lui; e suggeriva pateticamente quanto le loro circostanze corrispondessero strettamente al carattere tipico dei primi celebranti, che come estranei e forestieri partecipavano alla frettolosa festa. Abbastanza appropriatamente, colui che alla nascita ha cercato il rifugio di una locanda, va in un luogo del genere per osservare la Pasqua con i suoi discepoli, in una capacità separata e distinta da quella di qualsiasi altra famiglia in Israele. Dovevano chiedere: "Dov'è la mia camera degli ospiti?" era lui che doveva intrattenere

II IL SUO RISPETTO PER LE OSSERVANZE E LE ISTITUZIONI DELLA LEGGE. Ciò è dimostrato dall'attenta attenzione che dedicò ai dettagli della festa. È impossibile stabilire se le disposizioni prese fossero dovute all'esercizio di una preveggenza soprannaturale, o semplicemente alla naturale preveggenza e alla cura umana di Cristo. Nel primo caso, "l'uomo che portava una brocca d'acqua", che doveva incontrarli, sarebbe stato indicato come un segno divino; in quest'ultimo, l'uomo sarebbe stato semplicemente concordato con il padrone o "goodman" della locanda. In ogni caso, la festa è stata realmente preparata da Cristo, e nessuna regolamentazione è stata trascurata. Quando si ricorda la povertà, la mancanza di una casa e il pericolo personale del Salvatore, si vedrà che la sua osservanza della Pasqua possiede un'enfasi e un'intenzione del tutto speciali

III LA CONTINUITÀ IN CUI SI COLLOCA LA "CENA DEL SIGNORE". Era un "momento" o una tappa della festa pasquale, e quindi una parte della stessa celebrazione. Senza dubbio la festa si sarebbe prolungata, o in ogni caso il consumo effettivo dell'agnello sarebbe stato distinto nel tempo dal prendere il pane e il vino, che avvenne un po' più tardi, come un nuovo inizio dopo che Giuda si era ritirato per ordine del Maestro. In questo modo il carattere retrospettivo del mangiare e del bere è del tutto naturale. Le due grandi feste dell'Ebraismo e del Cristianesimo sono quindi vitalmente connesse, essendo la nuova celebrazione una sopravvivenza di quella antica e una perpetuazione del suo significato spirituale. In tali casi vediamo la continuità delle idee, delle osservanze e delle istituzioni essenziali attraverso le varie fasi e gli stadi progressivi dello sviluppo religioso

IV LA PREPARAZIONE SPIRITUALE DI CRISTO PER CIÒ CHE LA PASQUA SIMBOLEGGIAVA. È proprio nell'attenzione a questi minimi dettagli, prestata da Colui per il quale in generale lo "spirito" era sempre di grande importanza rispetto alla "lettera", che viene suggerita la preparazione interiore del Salvatore per il suo grande sacrificio. L'intera tipologia della festa sacra era stata da lui spiritualmente realizzata, e la sua connessione con la sua morte. Nel Vangelo di Matteo si esprime questa inquietante coscienza di sventura, elevata a uno stato d'animo più elevato dalla volontà spirituale: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino", ecc.

La Pasqua ebraica

La Pasqua ebraica era di gran lunga la più importante delle feste ebraiche. I discepoli di nostro Signore erano sicuri che egli, che avesse sempre adempiuto la giustizia della Legge, non l'avrebbe mancata. Il loro ricordo di ciò che supponevano avesse dimenticato, ma che in realtà era in lui oggetto di un pensiero molto più profondo di quanto potessero immaginare, portò immediatamente agli incidenti notevoli che sono qui registrati: la strana disposizione del banchetto da parte di un discepolo segreto e l'istituzione spirituale che Cristo fondò sull'antico rito. C'erano verità esposte dalla festa mosaica che gli ebrei non dovevano mai perdere di vista, e che sono piene di significato per noi. Alcuni di questi li ricorderemo

IO , LA PASQUA EBRAICA AVEVA BISOGNO DI UNA VITTIMA IMMACOLATA. In questa, come in molte altre ordinanze ebraiche, lo spirituale era rappresentato dal visibile. La vittima poteva essere scelta tra le capre o tra le pecore. I capretti furono offerti fino al regno di Giosia, 2Cronache 35:7 anche se al tempo del nostro Signore si sacrificavano solo agnelli. Questo era di minore importanza rispetto alla regola secondo cui la vittima scelta doveva essere "senza macchia". Non deforme, malato o ferito

1. Senza dubbio questo ha insegnato ai fedeli a dare il meglio di sé, e a farlo con gioia, con l'umile riconoscimento del diritto divino. Gli ebrei impararono la lezione. La loro religione costò loro qualcosa, ed essi risposero nobilmente alle sue pretese, come vediamo quando fu eretto il tabernacolo e quando fu costruito il tempio. I cristiani, nei loro doni e nei loro servizi, troppo spesso agiscono come avrebbero fatto gli Israeliti se avessero scelto i loro agnelli difettosi e malati per il sacrificio

2. Inoltre, questa disposizione era significativa dello scopo sacro a cui la vittima era devota e simbolica dell'integrità morale della persona che rappresentava. Il maschio del primo anno, nella pienezza della sua vita, sostenne i primogeniti d'Israele, che furono risparmiati, mentre lui moriva

3. Né questo esaurisce il significato. L'agnello immacolato indica colui del quale Giovanni Battista disse: "Ecco l'Agnello di Dio!" a colui che "offrì se stesso", a colui del quale leggiamo: "Voi non siete stati redenti con cose corruttibili... ma con il prezioso sangue di Cristo, come di agnello senza difetto e senza macchia".

II LA PASQUA EBRAICA RICHIEDEVA LA PARTECIPAZIONE PERSONALE. Alla saggezza umana sarebbe sembrato poco ragionevole che la liberazione da una pestilenza dovesse essere il risultato dell'aspersione del sangue di un agnello macellato sui due stipiti laterali e sull'architrave della porta; ma avrebbe subito la punizione della sua temerarietà chi avesse corso il rischio della sua incredulità. Ogni famiglia salvata aveva il suo agnello, e ogni salvato in quella casa era costretto a rimanere, per la sua sicurezza, nella casa spruzzata di sangue. Questa disposizione, basata sulla relazione familiare, non fu fatta tanto per convenienza, quanto per sanzionare e santificare la vita domestica, e per insegnare a tutti coloro che erano uniti dall'amore terreno a trovare il loro centro nell'agnello pasquale. Gli Israeliti non furono salvati perché discendevano da Abramo, ma a causa del sangue spruzzato nella fede e nell'obbedienza

III LA PASQUA DOVEVA ESSERE ACCOMPAGNATA DALLA PENITENZA E DALLA SINCERITÀ

1. Fu ordinato l'uso del pane azzimo. Il lievito, la cui presenza era severamente vietata, era un simbolo di corruzione morale, che il popolo doveva allontanare dal proprio cuore. Cristo Gesù avvertì i suoi discepoli contro "il lievito dei farisei, che è ipocrisia". San Paolo, 1Corinzi 5:7,8, riferendosi al male nella Chiesa, disse: "Cristo, nostra Pasqua, è stato sacrificato per noi; celebriamo dunque la festa non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con azzimi di sincerità e di verità". Più di ogni altra cosa nostro Signore rimproverava la mancanza di sincerità. Come Re della verità egli dice ancora: "Chi è dalla verità ascolta la mia voce".

2. Anche le erbe amare dovevano essere mangiate al Passo Versetto non perché l'ahoy desse sapore a cibi più dolci, né come mero accompagnamento ad esso, ma come parte essenziale della festa. In tal modo veniva rappresentata l'amara schiavitù dell'Egitto, che era sopraffatta dalla dolcezza dell'agnello. Può simboleggiare l'amaro dolore con cui dovremmo piangere la nostra colpa

IV LA PASQUA ERA FONTE DI PACE, PEGNO DI PROGRESSO

1. Gli Israeliti in Egitto sapevano che il giudizio stava cadendo intorno a loro, e in quella notte infausta e terribile la pace di ciascuno era proporzionata alla sua fiducia nei mezzi designati per la liberazione

2. Coloro che parteciparono alla festa furono preparati per la marcia attraverso il Mar Rosso e il deserto, finché Canaan fu raggiunta e vinta. - A.R

Versetti 12-16, 22-26.- La Cena del Signore

Durante il processo del tradimento, giunse il "primo giorno degli azzimi", e "il Maestro", con "i suoi discepoli" in "una grande sala al piano superiore arredata e pronta", si sedette e insieme presero parte al Passo Versetto. La lunga serie di osservanze iniziata in Egitto era ormai giunta al termine. Prima che l'anno successivo arrivasse il tempo della Pasqua, essa sarebbe stata "adempiuta nel regno di Dio". Gli si darebbe un significato più profondo e più ampio. Un altro Agnello sarebbe stato immolato, il cui sangue, spruzzato dalla fede, avrebbe purificato la "coscienza dalle opere morte". Nuovi simboli avrebbero soppiantato i vecchi, per mezzo dei quali la morte del Signore sarebbe stata manifestata fino alla sua venuta di nuovo. La semplicità dell'ordinanza appena nominata è in netto contrasto con tutti i riti elaborati del servizio precedente e con le forme appena meno elaborate delle scuole estreme della Chiesa cristiana

I GLI ELEMENTI. Prendendo gli oggetti comuni del loro cibo quotidiano, li fece simboleggiare se stesso. Il "pane" il suo "corpo", il "vino" il suo "sangue". Qualcosa di più semplice non avrebbe potuto essere concepito, qualcosa di più a portata di mano, di più veramente universale. Agisce nello stesso tempo, glorificava quel cibo facendolo rappresentare, commemorare se stesso: il suo corpo dato e il suo sangue versato, attraverso il quale la vita spirituale e il nutrimento erano assicurati per loro. Così materiali e spirituali sono uniti; e una parte del nostro cibo quotidiano può essere assunta in ricordo di Colui che dà la vita al mondo e "nutre la forza di ogni santo".

II LA RAPPRESENTAZIONE. Al semplice "Questo è il mio corpo" di San Marco, San Luca aggiunge: "Che è dato per te": consegnato alla morte per te. Colui che "ha dato se stesso" - tutta la sua personalità - per i nostri peccati, ha dato il suo corpo "alla morte, sì, alla morte di croce". Questo è il sacrificio offerto "una volta per sempre", "quando offrì se stesso". Il sangue rappresenta, dice, "il mio sangue dell'alleanza"; o, nelle parole di San Luca, "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, sì, quello che è versato per voi". È "versato per molti in remissione dei peccati". Entrambi devono essere presi con le parole impressionanti e teneramente toccanti: "Fate questo in memoria di me".

III IL COMANDO. "Prendilo"; "Prendi, mangia"; "Bevetene tutti"; "Fate questo in memoria di me"; "Fate questo, tutte le volte che lo bevete, in memoria di me". Con queste parole nostro Signore ingiunge ai suoi discepoli l'osservanza di questo rito cristiano semplice e centrale; e formano il mandato per l'osservanza della Cena del Signore. Raccogliendo le diverse parole di riferimento diretto e indiretto a questo servizio cristiano, vediamo come esso sia il centro da cui si irradiano molte linee di relazione con l'intero cerchio della vita cristiana

1. Si tratta di un affettuoso servizio commemorativo, che riporta alla memoria l'intera devozione del Redentore, "in memoria di me". Richiama tutto ciò che l'unica parola io rappresenta, con un'allusione speciale all'atto supremo dell'auto-immolazione: "Io do la mia vita".

2. È un servizio di alleanza. Colui che beve dal calice si pone sotto i vincoli del nuovo patto, e riceve allo stesso tempo il sigillo dell'eredità certa di tutte le benedizioni del patto, vedi Ebrei 8:6-12

3. È un servizio di comunione. Esso simboleggia la nostra partecipazione congiunta con l'intero corpo di Cristo 1Corinzi 10:14-17 Esso dichiara la perfetta unità della Chiesa di Cristo: "Noi, che siamo molti, siamo un solo pane, un solo corpo"; e afferma la nostra perfetta comunità di interessi: "tutti mangiamo lo stesso cibo spirituale", "tutti beviamo la stessa bevanda spirituale".

4. È allo stesso tempo un servizio di umile confessione e di umile fede, di esultante speranza: "Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete il calice, proclamate la morte del Signore finché egli venga" - di amore fraterno. È per il credente il pegno di ogni benedizione e aiuto; mentre da lui è il pegno di ogni obbedienza. E il canto eucaristico parla della vita, della comunione e della gioia del cielo.

Versetti 12-21.- La cena pasquale

La mente diligente è la mente che vede chiaramente e la mente preparata. Ciò che colpì gli evangelisti fu la calma lungimiranza e il metodo di Gesù. Era come la strategia di un generale; la presenza di spirito di chi detiene la chiave degli eventi, perché conosce la sequenza morale. In un'altra occasione "Gesù stesso sapeva cosa avrebbe fatto". Qui i discepoli "trovarono proprio come egli aveva detto loro". Cantici in generale, "tutto si troverà come Gesù ha dichiarato".

II LA SOCIETÀ PIÙ PURA NON È ESENTE DA UN LIEVITO IMPURO. Giuda tra i dodici; e un incipiente Giuda nella coscienza degli altri. Meglio per noi, invece di cercare il Giuda, guardare nel cuore per scoprire quanto di Giuda c'è

III CI PUÒ ESSERE UNA COINCIDENZA TRA LA NOMINA DIVINA E LA COLPA UMANA NELLO STESSO ATTO. È nella legge delle cose che i buoni debbano soffrire a causa della violenza umana. Ma non è nella legge delle cose che un uomo debba prendere parte a quella violenza. Potremmo non essere in grado di cogliere la segreta unità di principio dietro l'apparente contraddizione tra la conoscenza di Dio e la responsabilità dell'uomo. Ma quest'ultimo è il nostro fatto, chiaro e definito. Il primo riguarda le "cose segrete che appartengono al Signore nostro Dio". -J

Versetti 12-17, 22-25. Passaggi paralleli: Matteo 26:17-19,26-29 Luca 22:7-13,19,20 1Corinzi 11:23-34.- La vecchia dispensazione che si fonde con la nuova.-

I LA PASQUA E L'ISTITUZIONE DELLA CENA

1. Confronto dei record. La Pasqua ebraica differiva da quella egiziana o pasqua originale in diversi punti. Un cambiamento ancora più grande è ora fatto. La sostanza prende ora il posto del simbolo. L'antitipo sostituisce il tipo. Il vero Agnello Pasquale - Cristo la nostra Pasqua, che sta per essere sacrificato per noi - essendo venuto, l'agnello pasquale ebraico scompare. Gli azzimi e il vino, un tempo solo secondari e subordinati, diventano ora gli elementi primari e principali della festa, in quanto rappresentano il corpo e il sangue dell'Agnello da immolare. L'idea della morte sacrificale di Cristo, precedentemente accennata con più o meno chiarezza, è ora pienamente esposta. Nel fatto che i particolari sono stati predetti c'è una stretta somiglianza con quella predizione che precedette l'ingresso trionfale. Il resoconto della Cena del Signore è quadruplice. È scritto da tre evangelisti e da un apostolo. Questi sono gli evangelisti Matteo, Marco e Luca; con Paolo, l'apostolo delle genti. Alcuni punti sono messi in evidenza più pienamente o distintamente in uno, e alcuni in un altro, di questi; Di conseguenza, un breve confronto tra i loro rispettivi record aiuta a comprendere meglio l'insieme

1 Invece di "beato", usato da San Matteo e San Marco, San Luca e San Paolo impiegano l'espressione "rese grazie".

2 Oltre all'affermazione di "Questo è il mio corpo", che si trova in San Matteo e San Marco, San Luca e San Paolo danno una spiegazione, il primo aggiungendo: "che è dato per te", il secondo, "che è spezzato per te", mentre entrambi lo rafforzano con l'esortazione appropriata: "Fate questo in memoria di me".

3 San Luca e San Paolo aggiungono una nota del tempo: "dopo cena" o "quando ebbe cenato".

4 considerando quanto segue

a San Matteo e San Marco dicono semplicemente: "Questo è il mio sangue del nuovo testamento, San Luca e San Paolo introducono la parola "calice" e modificano la disposizione della frase, rendendo in questo modo l'intera frase più chiara ed esplicita; così: "Questo calice è il nuovo testamento [più correttamente 'patto', Versione Riveduta] nel mio sangue". Marco da solo

b integra i racconti degli altri evangelisti affermando il fatto: "Tutti ne bevvero".

5 San Matteo e San Marco hanno, "spargimento per molti", usando la preposizione περι equivalente a in favore di, o a beneficio di; ma San Luca ha "spargimento per voi", impiegando υπερ che, dall'idea di sovrapposizione, copertura, difesa o protezione, può significare al posto, o luogo, o stanza di, e quindi trasmettendo l'idea di sostituzione, anche se non così distintamente e definitivamente come αντι

6 Solo San Matteo indica lo scopo nelle parole espressive "per la remissione dei peccati".

7 Va anche notato che la parola originale per "spargimento" è εκχυνομενον, un participio presente passivo, e quindi significa letteralmente essere versato, come se le sofferenze fossero già iniziate, la passione iniziata e il sacrificio iniziato. Questi quattro annali degli scrittori ispirati, ognuno dei quali scrive dal proprio punto di vista, ma tutti sotto la direzione dello Spirito Santo, forniscono un'esposizione completa di questa ordinanza nei suoi diversi aspetti; mentre ci colpiscono per la sua solennità e sacralità, approfondendo l'interesse che dovremmo avere per essa e l'importanza da attribuirle. Inoltre, di solito c'è questa differenza tra la registrazione dello stesso fatto o verità quando viene presentata in un Vangelo e poi in un'Epistola, che la registrazione della prima è storica, quella della seconda dottrinale; il primo contiene la narrazione semplice, il secondo la sua applicazione pratica; L'enunciazione concisa del primo trova il suo pieno sviluppo nel secondo; l'affermazione diretta del Vangelo è commentata o trattata in modo alquanto controverso nell'Epistola

2. L'autore della presente ordinanza. Il Signore Gesù Cristo è l'Autore di questa solenne istituzione; a Lui si riferiscono sia l'evangelista che l'apostolo. Egli è l'unico Re e Capo della sua Chiesa. La sua regalità è il risultato di un decreto divino. "Ho posto il mio Re", dice Geova, "sul mio santo colle di Sion". Il governo, sia legislativo che esecutivo, è nelle sue mani, come aveva predetto il profeta, "e il governo sarà sulle sue spalle". Egli è anche "Capo di tutte le cose verso la Chiesa". Non solo; questa ordinanza, in particolare, è il suo incarico speciale, perché è il memoriale della sua morte, e mantiene verde il ricordo del suo amore morente nell'anima del cristiano. A lui, quindi, dobbiamo la sua istituzione, il modo in cui è stata osservata, il tempo in cui è rimasta e le persone ammesse al suo godimento. Né c'è ordinanza più strettamente identificata con il Salvatore di questa ordinanza della Cena. Egli è il suo "tutto in tutto", il suo Alfa e Omega. Le parole sono sue, e parlano di lui; i simboli sono suoi e puntano a lui; le benedizioni incarnate sono sue, essendo l'acquisto del suo sangue; La lode è la Sua, poiché «a colui che ci ha amati e ci ha lavati dai nostri peccati con il suo sangue... a lui la gloria e il dominio nei secoli dei secoli". Il nuovo patto, con tutti i suoi benefici, presenti e futuri, è suo, poiché egli lo ha ratificato

3. Abbassi. Era trascorso poco più di un quarto di secolo quando gli abusi umani cominciavano a sovrapporsi a questa sacra ordinanza nella Chiesa di Corinto, tanto è comune per l'uomo lasciare un'impronta impura su tutto ciò che tocca con la mano. Si era resa necessaria una riforma del sacro rito, e ne seguì una ripubblicazione. Rimossi gli abusi e ripristinata l'ordinanza alla sua semplicità e santità originaria, San Paolo la ricevette per rivelazione e la ripubblicò nella sua Prima Epistola alla Chiesa di Corinto, quando disse: "Poiché ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso". Con questa nuova pubblicazione, abbiamo un'esposizione più completa della sua natura e un maggiore obbligo per la sua osservanza; mentre è rimarchiato, per così dire, con il sigillo, e sanzionato nuovamente dalla firma del Capo della Chiesa

4. L'ora della sua nomina. Il tempo della sua nomina fu "la stessa notte in cui fu tradito". Questo, di per sé, a parte tutte le altre prove, è la prova positiva che Gesù era più che un uomo. Era la notte in cui il Sinedrio ebraico concertò le misure per la sua cattura; quando i sommi sacerdoti, gli scribi e i governanti pianificavano la sua condanna e complottavano la sua morte; la notte in cui uno dei suoi discepoli fece la parte del traditore e lo tradì nelle mani dei suoi nemici più mortali; quando un altro discepolo lo rinnegò e tutti lo abbandonarono; la notte in cui doveva essere consegnato ai suoi persecutori, alla loro malizia e scherno e alle peggiori torture che la loro malevolenza potesse escogitare. "Fu in quella notte, quando il destino conobbe l'ardente rabbia di ogni nemico, quella notte in cui fu tradito, il Salvatore del mondo prese il pane". Era la vigilia della sua crocifissione, né gli eventi dell'indomani gli erano sconosciuti. Dall'odio implacabile dei suoi nemici e dal fermo proposito della loro furia persecutoria, avrebbe potuto anticiparli; avrebbe potuto, senza molto rischio di errore, prevederli. Ma con lui non si trattava di prevedere le probabilità; Egli prevedeva chiaramente tutto, e di conseguenza in una certa misura pregustava tutto. Se fosse stato un mortale debole e nient'altro, il pericolo e il disastro certamente imminenti avrebbero occupato i suoi pensieri e lo avrebbero oppresso con il dolore. In questo caso sarebbe stato insensibile ai bisogni e incapace di provvedere alle comodità degli altri; Sarebbe stato troppo occupato con se stesso e con la propria posizione per pensare alle preoccupazioni o per provvedere alla consolazione dei suoi amici. Al contrario, invece di concentrare i suoi pensieri su se stesso e sulla crisi imminente, i suoi pensieri furono assorbiti dai suoi seguaci allora, da allora in poi, e avanti per le ere a venire. Tutti i suoi pensieri, tutti i suoi sentimenti, tutte le sue simpatie, erano arruolati dalla parte dei suoi discepoli ed esercitati a loro beneficio. L'abnegazione che aveva caratterizzato l'intero corso della sua vita divenne ancora più evidente, se possibile, nel periodo in cui si trovava a una distanza misurabile dalla morte e dalla dissoluzione. L'io era completamente perso di vista, gli interessi del suo popolo erano così grandi da occupare l'intero campo visivo

5. Un confronto. È stato spesso istituito un confronto tra la vita e l'insegnamento del Salvatore e di Socrate, tra il Principe della pace e il Principe dei filosofi pagani. I loro rispettivi sentimenti alla vigilia dell'esecuzione possono per un momento essere qui confrontati, o piuttosto confidati. Da parte di Socrate troviamo una sorta di ambizione postuma, di dubbio presente e di indifferenza pratica. C'era l'ambizione postuma; perché permise che la sua vanità fosse lusingata contando sulle lodi dei posteri, e si riferì, con un sentimento a metà tra l'autocompiacimento e l'altro alla vendetta, alla falsa posizione in cui la sua morte avrebbe sicuramente posto i suoi nemici, e specialmente i suoi accusatori. C'era un dubbio presente; perché, come in precedenti occasioni ragionava magnificamente sul tema dell'immortalità e di uno stato futuro, ora, in presenza del grande cambiamento, dubitava che lui stesso o il suo amico Critone, che gli sarebbe sopravvissuto, se la sarebbero cavata meglio. C'era indifferenza pratica; Sembra che gli interessi della sua famiglia e l'educazione dei suoi figli gli siano costati poca o nessuna preoccupazione. Presso nostro Signore, d'altra parte, non c'era alcun prestito di conforto dalle lodi dei posteri; La sua principale preoccupazione era per il benessere dei posteri. Non c'era ombra di nuvola sul futuro; tutto era luminoso e beato lì. C'era, invece dell'indifferenza, la preoccupazione più profonda e più assorbente per il benessere spirituale e il benessere eterno dei suoi amici e seguaci per tutto il tempo a venire. Lungi da noi sottovalutare il saggio di Atene: era una delle luci del paganesimo; ma lo troviamo fino all'ultimo umano, intensamente umano; mentre Gesù era sia divino che umano, inequivocabilmente divino, eppure veramente umano

6. Utilizzo dei monumenti. I monumenti attirano l'attenzione sui fatti della storia e sugli episodi della biografia. Quante migliaia di persone non avrebbero mai sentito parlare di Nelson, o di Wilberforce, o di Wellington; o che sarebbero rimasti all'oscuro delle loro grandi imprese e dei tempi emozionanti in cui hanno vissuto, se non fosse stato per i monumenti eretti alla loro memoria! Quanti hanno avuto la mente indirizzata da qualche monumento o altro memoriale della vita e dei tempi di uomini di cui altrimenti non avrebbero mai sentito nemmeno i nomi, o studiato la storia, o riflettuto sulle vite, per quanto movimentate! Così è, in un senso più alto, con l'istituzione della Cena; è un monumento a Cristo, e aiuta a mantenere vivo il suo ricordo, che altrimenti sarebbe stato più o meno dimenticato. Ricorda agli uomini la sua morte, e continuerà a farlo fino al suo ritorno; Ci ricorda il debito di obbedienza che abbiamo verso il suo comandamento morente: "Fate questo in memoria di me"; ci ricorda anche un giorno in cui verrà "per essere glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti coloro che credono".

II LA NATURA DELL'ORDINANZA. Un sacramento, non un sacrificio. La Cena del Signore è un sacramento, non un sacrificio. Noi respingiamo e riproviamo l'insegnamento di coloro che considerano il pane e il vino nella Cena del Signore come un sacrificio, il cosiddetto sacrificio della Messa o l'offerta del pane e del vino convertiti nella carne e nel sangue di Cristo; e che lo rappresentano come un sacrificio incruento, ma vero, appropriato e propiziatorio sia per i vivi che per i morti. Nulla potrebbe essere più contrario o contraddittorio alla Parola di Dio. Nel formarsi una corretta nozione di questa ordinanza, di cui il passaggio che abbiamo davanti contiene l'istituzione, può essere utile eliminare la spazzatura che, nel corso del tempo, si è accumulata intorno ad essa. Nel fare ciò può essere bene affermare ciò che non è, e poi ciò che è... mostrare il lato negativo di questo sacramento, e poi il lato positivo

1. In primo luogo, quindi, rifiutiamo la dottrina della transustanziazione sostenuta dalla Chiesa latina. Questa dottrina, formulata per la prima volta dall'abate di Corbey, Pascasio Radbert, all'inizio del IX secolo, denominata transustanziazione da Ildeberto di Tours all'inizio del XII secolo, e resa articolo di fede dal Concilio Lateranense all'inizio del XIII secolo, significa la conversione o il cambiamento degli elementi del pane e del vino nel vero corpo e sangue di nostro Signore. Ripudiamo questo dogma

1 in contrapposizione alla Scrittura; poiché San Paolo chiama gli elementi dopo la benedizione con lo stesso nome di prima, dicendo: "Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice", così essi sono ancora pane e vino tanto e lo stesso quanto eVersetto È

2 contraddetti dall'evidenza dei sensi; poiché maneggiali, e rimangono gli stessi; assaggiali, sono gli stessi; annusali, sono gli stessi; sono ancora pane e vino, con tutte le loro qualità sensibili o accidenti, come vengono chiamati, immutati. Ora, la testimonianza dei sensi è la più alta: la testimonianza dei testimoni più credibili non può rovesciarla, e rifiutare l'informazione dei sensi capovolge la certezza di ogni conoscenza; mentre una delle prove riconosciute dei miracoli della Scrittura è l'appello ai sensi. Si può ragionevolmente ammettere che un singolo senso può, in certe circostanze, sbagliare, ma può essere corretto dagli altri; mentre tutti i sensi insieme non possono e non sbagliano. Lo è

3 ripugnante alla ragione, che ci convince che il corpo materiale di Cristo non può essere in cielo e sulla terra nello stesso momento, cioè alla destra della Maestà nell'alto e su migliaia di altari terreni allo stesso tempo. In questo caso la carne e il sangue di Cristo sarebbero presenti, mentre le loro qualità sensibili sono assenti; Al contrario, le qualità sensibili del pane e del vino sarebbero presenti, mentre quelle stesse sostanze sono assenti. Così avremmo il soggetto senza gli accidenti in un caso, e gli accidenti senza la sostanza nell'altro. Ma questo è palesemente assurdo, perché le sostanze si riconoscono dalle loro qualità, e le qualità non esistono separatamente dalle loro sostanze. Nuovamente

4 questo dogma è dispregiativo per il sacrificio di Cristo, quel grande sacrificio offerto una volta per tutte e per sempre, perché lo rappresenta come bisognoso di una continua ripetizione nel cosiddetto sacrificio dell'altare. Inoltre

5 distrugge la natura stessa di un sacramento, poiché ogni sacramento consiste necessariamente di due parti, un segno e una cosa significata: "un segno esteriore e visibile di una grazia interiore e spirituale"; in altre parole, un oggetto sensibile e certe benedizioni spirituali stabilite e sigillate da quell'oggetto. Ma la transustanziazione elimina del tutto il segno e mette al suo posto la cosa significata. Rifiutiamo dunque la dottrina della transustanziazione a causa delle assurdità che essa comporta, come anche a causa delle superstizioni ad essa connesse e delle pratiche idolatriche che vi si innestano

2. In secondo luogo, rifiutiamo la dottrina luterana della consustanziazione, che insegna che, sebbene la sostanza degli elementi non sia cambiata, tuttavia il corpo e il sangue di Cristo sono misteriosamente ma realmente e corporalmente presenti nel, con e sotto gli elementi, e sono ricevuti corporalmente con la bocca dai comunicanti insieme ai simboli. Sebbene questa opinione sia piuttosto speculativa che altrimenti, sebbene non trasformi il sacramento in un sacrificio, sebbene non conduca all'adorazione degli elementi e sebbene non conferisca al sacramento una virtù fisica al di fuori delle disposizioni di chi la riceve, tuttavia comporta diverse gravi difficoltà. Richiede un'interpretazione letterale delle parole dell'istituzione, e quindi una presenza sostanziale del corpo e del sangue di Cristo in questo sacramento. I luterani si sforzano di definire questa presenza. Non si trattava di un cambiamento di una sostanza in un'altra μετουσια, né della mescolanza di una sostanza con un'altra συνουσια, né dell'inclusione di una sostanza in un'altra ενουσια, né dell'assenza di sostanza απουσια; ma la reale coesistenza o presenza παρουσια di una sostanza con l'altra, cioè quella terrena con quella celeste. A questo scopo, però, è necessaria una comunicazione delle proprietà, affinché l'umanità di Cristo partecipi dell'onnipresenza della sua divinità. La dottrina luterana, è vero, rende la presenza onnipresente del corpo di Cristo unica e peculiare della Cena del Signore. Si afferma inoltre che l'umanità di Cristo è alla destra di Dio, e che la destra di Dio è ovunque; perciò Cristo, quanto alla sua umanità, è presente dappertutto. È chiaro, tuttavia, che questa onnipresenza della carne e del sangue di Cristo nel sacramento della Cena è contraria alla natura di un corpo, e quindi contraddittoria. Inoltre, questa onnipresenza del corpo e del sangue di nostro Signore implicherebbe la loro presenza in ogni pasto ordinario così come nella Cena del Signore. Né è una risposta sufficiente o affatto soddisfacente a questa domanda dire, come fanno i luterani, che l'onnipresenza in questo caso non significa altro che accessibilità, cioè il fatto di essere dati dappertutto, perché il corpo e il sangue, se così dati e ricevuti dappertutto, sarebbero dappertutto operativi

3. In terzo luogo, non siamo d'accordo con gli zwingliani, compresi lo stesso Zwingle, Carlstadt, Myconius, Bucer, Bullinger e i riformatori di Zurigo, che si spinsero all'estremo opposto dei luterani. Consideravano gli elementi come segni o simboli, e nient'altro e niente di più; questi li ritenevano memoriali del corpo assente di nostro Signore. La tendenza della dottrina zwingliana era quella di diminuire l'efficacia e il carattere di questo sacramento. Considerando gli elementi come semplici segni, considerandoli come memoriali e non come mezzi di grazia, negando la presenza speciale del Salvatore, essi fecero del sacramento della Cena poco più di un semplice atto di commemorazione o di un semplice distintivo di professione. E così accade che la dottrina della Cena, come esposta dallo stesso Zwingle, sia quella che ancora oggi viene sostenuta dai Rimostranti e dai Sociniani. Qui ci viene in mente la memorabile conferenza che una volta ebbe luogo su questo argomento. Per un resoconto completo della discussione, del quartiere in cui si tenne e dei disputanti dell'occasione, dobbiamo rimandare il lettore alla descrizione di D'Aubigne, che, come al solito, è allo stesso tempo pittoresca e istruttiva. Possiamo notare il fatto solo nel suo rapporto con l'argomento della Cena. Su un'altura che domina la città di Marburgo si erge un antico castello. In lontananza si estende la bella valle del Lahn. Più avanti ancora, le cime delle montagne si ergono l'una sull'altra fino a perdersi tra le nuvole o a scomparire nell'orizzonte remoto. In quell'antico castello c'era un'antica camera, con tetto a volta e archi gotici. Si chiamava Sala dei Cavalieri. Lì, più di tre secoli e mezzo fa, si svolse un conflitto, non con armi carnali, ma intellettuale e spirituale. C'erano principi, nobili, deputati e teologi. I combattenti erano il potente Lutero e il mite Melantone da una parte, con il magnanimo Zwingle e il mite Ecolampadius dall'altra. E' stato proprio questo argomento a costituire il terreno del dibattito. Lutero sosteneva il senso letterale, ripetendo dogmaticamente "Questo è il mio corpo", mentre i suoi oppositori insistevano sulla necessità di prendere le parole in senso figurato. E qui, di passaggio, si può osservare che, per quanto sia i romanisti che i luterani insistano sul senso letterale delle parole, esse sono figurative anche secondo la loro interpretazione. Come usati dai romanisti sono un esempio della figura sineddoche, come usati dai luterani sono una metonimia, mentre come usati dai protestanti in generale sono ammessi come metaforici

4. Ora, in quarto luogo, e in opposizione a tutte queste cose, diamo la nostra adesione al credo della grande maggioranza delle Chiese Riformate su questa dottrina. Qui è necessario tenere a mente che, tra gli stessi Riformati, Zwingle occupava un polo, Calvino sosteneva l'opposto, mentre la forma della dottrina alla fine concordata e accettata dal grande corpo delle comunioni Riformate era intermedia. La visione di Zwingle, come già visto, rendeva simbolico e commemorativo il sacramento della Cena, riducendolo a un mero segno; Calvino, d'altra parte, sosteneva che i credenti ricevono un'emanazione o un'influenza soprannaturale dal corpo glorificato di Cristo in cielo. L'illustrazione che impiegò rese chiaro il suo significato: era in questo senso che il sole è assente e distante da noi nei cieli, ma la sua luce e il suo calore sono presenti con noi e goduti da noi sulla terra. I Riformati, tuttavia, sostenevano che i credenti ricevevano la virtù sacrificale della morte espiatoria di Cristo. Alla fine il Consensus Ligurinus 1549 d.C. fu redatto da Calvino. L'obiettivo immediato era quello di armonizzare gli zwingliani e i calvinisti; Ma ha realizzato molto di più. Incarna la dottrina della Cena che è tenuta da tutte le Chiese Riformate. Le varie Confessioni Riformate sono in armonia con essa. La seconda Confessione Elvetica e il Catechismo di Heidelberg, che costituiscono gli standard dottrinali delle Chiese Riformate del Continente; i Trentanove Articoli della Chiesa d'Inghilterra; la Confessione di Fede di Westminster e i Catechismi, sono in pieno accordo con essa. La dottrina di queste Chiese e Confessioni può essere espressa, o piuttosto compressa, nella seguente breve dichiarazione, leggermente modificata dalla Confessione di Westminster: "Il corpo e il sangue di Cristo sono realmente ma spiritualmente presenti alla fede dei credenti in questa ordinanza, come gli elementi stessi lo sono ai loro sensi esteriori". Da qui avviene che, mentre partecipiamo esteriormente e visibilmente ai segni sensibili, che sono il pane e il vino, riceviamo interiormente e fedelmente Cristo e lui crocifisso con tutti i benefici della sua morte. La presenza reale di Cristo è goduta dal suo popolo in questo sacramento; Ma quella presenza non è corporea, è spirituale. Il suo corpo spezzato e il sangue versato sono presenti, non materialmente, ma virtualmente; Con questo intendiamo dire che gli effetti benefici della sua morte sacrificale sulla croce sono trasmessi al fedele destinatario. Questi benefici si ricevono non per bocca ma per fede. Il tutto è reso efficace dallo Spirito Santo per il nostro nutrimento spirituale e la nostra crescita nella grazia

III LE DOTTRINE RESE VISIBILI DALLA CENA. Natura di un sermone. Un sermone ha lo scopo di spiegare una dottrina, o di far rispettare un dovere, o di fare entrambe le cose. Il grande obiettivo da raggiungere è la gloria di Dio in Cristo e il bene del cristiano. Il sacramento del Geniere è stato spesso paragonato a un sermone; ma è un sermone agli occhi, un sermone visibile, se l'espressione è consentita. È anche un sermone che espone così visibilmente molte delle principali dottrine della nostra santa religione

1. La prima dottrina visibilmente esposta nella Cena del Signore è l' Incarnazione. L'Incarnazione, o la venuta di Cristo nella carne, fu il grande evento dei secoli, perché "quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, fatto da donna". "L'eterno Figlio del Padre", quando lo assunse per liberare l'uomo, "non aborriva il grembo della Vergine"; e così, nel linguaggio di uno dei credi della Chiesa, "si incarnò per opera dello Spirito Santo della Vergine Maria". Ora, il pane che simboleggia il corpo, e il vino il sangue, entrambi insieme formano il corpo di carne con il fluido vivente che circola attraverso di esso; e così gli elementi del pane e del vino insegnano la dottrina dell'Incarnazione, parlandoci la stessa lingua dell'evangelista Giovanni, quando, nel primo capitolo del suo Vangelo, ci dice, al primo versetto, che "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio; " e poi aggiunge: al quattordicesimo versetto: "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Il pane e il vino, quindi, inculcano la stessa sacra verità dell'ispirato scrittore dell'Epistola agli Ebrei, quando dice: "Poiché dunque i figli sono partecipi della carne e del sangue, così anche lui ne prese parte".

2. La seconda dottrina visibilmente insegnata nella Cena è quella dell' Espiazione, o dell'accostamento delle persone alienate. Le parti in questo caso sono Dio e gli uomini, questi ultimi alienati, e nemici nella loro mente a causa di opere malvagie, essendo la mente carnale l'inimicizia contro Dio; mentre "l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini". Questa messa in uno è l'opera della riconciliazione, dalla quale, tuttavia, l'espiazione differisce solo perché è il termine più comprensivo, e include non solo la riconciliazione stessa, ma i mezzi attraverso i quali la riconciliazione viene effettuata. L'espiazione, quindi, o quelle sofferenze del Salvatore mediante le quali si compie la riconciliazione, in altre parole, la ferita e la rottura del corpo di Cristo e lo spargimento del suo sangue, sono esposte visibilmente spezzando il pane e versando il vino nella Cena del Signore. "Pane del mondo, spezzato nella misericordia, vino dell'anima, sparso nella misericordia, per mezzo del quale furono pronunciate parole di vita e nella cui morte i nostri peccati sono morti; " Guarda il cuore con il dolore spezzato, guarda le lacrime versate dai peccatori; E sii per noi il tuo banchetto, il segno che per la tua grazia le nostre anime sono nutrite".

3. La terza dottrina presentata all'occhio nel sacramento della Cena è quella della fede, con la quale ci nutriamo di Cristo per il nostro nutrimento spirituale e la nostra crescita nella grazia. L'esercizio della fede nel Figlio di Dio è simboleggiato dal fatto che mangiamo il pane e beviamo il vino. Questi stessi atti di mangiare e bere sono impiegati da nostro Signore nel sesto capitolo di Giovanni per simboleggiare e significare l'esercizio della fede. Così egli dice nel capitolo citato: "Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita; " e ancora: "Chiunque mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno; " ancora si aggiunge: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue abita in me e io in lui". Così la comunione più intima con Cristo, la più stretta unione e comunione con Lui, la vita spirituale qui e l'eterna nell'aldilà, insieme con la partecipazione alla risurrezione dei giusti, sono condizionati e connessi con quella fede di cui il mangiare e il bere sono i simboli. "Dolce banchetto d'amore Divino; ' È la grazia che ci rende liberi di nutrirci di questo pane e di questo vino, in memoria, Signore, di te. "Qui la coscienza pone fine alla sua lotta, e la fede si compiace di provare la dolcezza del pane della vita, la pienezza del tuo amore".

4. La quarta dottrina così visibilmente insegnata nella Cena del Signore è la Comunione dei santi. La parola "comunione" implica che assolviamo insieme un qualche dovere munus, facendo qualcosa in comune. Atti alla mensa del Signore noi partecipiamo del pane in comune e del vino in comune: lo stesso pane e lo stesso calice; E questa partecipazione comune è una manifestazione visibile della dottrina della comunione dei santi. Perciò l'Apostolo dice: "Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse la comunione del sangue di Cristo? Il pane che noi spezziamo non è forse la comunione del corpo di Cristo? Poiché noi, pur essendo molti, siamo un solo pane e un solo corpo, perché tutti siamo partecipi di quell'unico pane". Questa comunione dei santi si basa sull'unione a Cristo. Come tralci, siamo innestati nella Vite vivente, e da lì traiamo vita, forza e nutrimento; come pietre viventi, siamo edificati in un tempio spirituale, il cui fondamento sono apostoli e profeti, con Gesù Cristo come principale Pietra angolare; come membri del suo corpo mistico, siamo legati da giunture e legami a lui come il Capo vivente. In virtù di questa unione di tutti i veri cristiani con Cristo, essi hanno comunione gli uni con gli altri. Abbiamo privilegi comuni, benefici comuni, benedizioni comuni e doveri comuni. Abbiamo in comune speranze e paure, gioie e dolori, prove e trionfi; e tutto questo non semplicemente in relazione alla stessa congregazione o alla stessa comunione cristiana, ma in una certa misura "con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome di Gesù Cristo nostro Signore, sia loro che nostro". Oh, se i cristiani se ne rendessero conto di più nelle loro anime, e lo mostrassero di più nella loro vita, e lo manifestassero di più al mondo empio che lo circondava! Oh, quando si adempirà la grande preghiera di intercessione: "Che tutti siano uno; come tu, Padre, sei in me e io in te, affinché anch'essi siano in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato"! Oh, quando sarà data questa prova della divinità della missione di nostro Signore a un mondo incredulo e a un'epoca miscredente! Oh, quando la santa Chiesa cesserà di essere lacerata dagli scismi, afflitta dalle eresie e oppressa dagli sprezzanti! "Eletti da ogni nazione, eppure uno su tutta la terra, la sua carta di salvezza Un solo Signore, una sola fede, una sola nascita; Un solo santo Nome benedice, Partecipa un solo cibo santo, E ad una sola speranza insiste con ogni grazia concessa".

5. La quinta dottrina è quella del glorioso secondo Avvento, quell'avvento che la Chiesa attende e a cui si affretta. Ma questa dottrina è presentata nella comunione, non in modo visibile, ma orale; non agli occhi, ma all'orecchio, con le parole: "Voi mostrate la morte del Signore finché egli venga".

IV I SEGNI SACRAMENTALI; IL LORO SIGNIFICATO

1. Gli elementi sacramentali. Questi sono due: il pane per nutrirsi e il vino per ristorare. Uno di questi potrebbe servire allo scopo; Allora perché si impiegano due persone? Due sono impiegati invece di uno

1 per assicurazione. Così leggiamo in relazione al sogno del Faraone: "Il sogno è raddoppiato per il Faraone due volte, perché la cosa è stabilita da Dio, e Dio presto la realizzerà". Allo stesso modo i due segni mostrano la certezza del patto e rafforzano la nostra fede nei suoi provvedimenti. Come l'eterno patto stipulato con Davide, ben ordinato in ogni cosa e sicuro, le benedizioni promesse del Nuovo Testamento sono fermamente stabilite, essendo "sì e Amen in Cristo Gesù". La loro donazione alle condizioni specificate è sicura, presto, e certamente avverrà. Ancora una volta, sono

2 per arresto; cioè, affinché possano essere giustamente e più prontamente catturati. Così due segni furono concessi a Mosè, come è scritto: "Se non crederanno né daranno ascolto alla voce del primo segno, crederanno alla voce del secondo segno"; la ragione attribuita era il carattere degli Israeliti, duri di collo e di cuore duri com'erano. Cantici Dio, a causa della nostra lentezza di comprensione e della durezza del nostro cuore, ha aggiunto un segno dopo l'altro, accogliendosi misericordiosamente a noi, figli fragili e decaduti degli uomini. Ma

3 Implicano abbondanza. Mentre vivificano la nostra fede e ci aiutano a vedere più chiaramente Cristo, mostrano la pienezza delle sue risorse, perché "piacque al Padre che in lui abitasse ogni pienezza" e "in lui fossero nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza", le abbondanti provviste che ha in serbo per le nostre necessità, il pieno perdono e l'abbondante redenzione che si trovano in lui, la ricca abbondanza di tutti i doni necessari e le grazie necessarie, come anche il nutrimento sufficiente che ci concede

2. Le azioni sacramentali. Alcune di queste operazioni vengono eseguite dall'amministratore, altre dal destinatario. Da parte dei primi essi prendono, benedicono, spezzano e danno. La presa simboleggia l'assunzione della nostra natura, "il mistero della santa incarnazione". La benedizione significa la separazione da uno scopo comune a uno speciale, da un uso ordinario a uno sacro, come anche un ringraziamento a Dio per l'ineffabile dono di suo Figlio, per i mezzi di salvezza così resi disponibili, e per questa solenne ordinanza stessa come segno e sigillo dei benefici elargiti - in una parola, per tutte le misericordie del suo patto, per tutto il suo amore per le nostre anime, per tutta la sua fedeltà alle sue promesse, per tutto ciò che ha fatto, sta facendo e ha promesso di fare. La rottura è espressiva della rottura e della ferita del suo corpo, cioè della morte dolorosa sulla croce, dell'effusione della sua vita nella morte, del fare della sua anima un'offerta per il peccato per soddisfare la giustizia divina, per pacificare l'ira divina e acquistare la salvezza per noi. Il dono denota il dono del Padre, che "ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna"; il dono del Figlio, del quale il credente può dire: "Mi ha amato e ha dato se stesso per me"; ogni dono necessario, perché "chi non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci darà egli con lui anche gratuitamente ogni cosa? - il dono di ogni cosa, poiché "tutte le cose sono vostre, perché voi siete di Cristo e Cristo è di Dio". L'inventario del cristiano è il seguente: "Paolo, o Apollo, o Cefa, o il mondo, o la vita, o la morte, o le cose presenti, o le cose future"; tutto è tuo, perché Cristo è tuo, Cristo, nella gloria della sua divinità, nella dignità della sua persona, nell'adeguatezza dei suoi uffici, nella perfezione della sua opera, nella sufficienza della Sua espiazione, nel potere della Sua risurrezione, nella prevalenza della Sua intercessione, nella preziosità delle Sue promesse, in tutta la beatitudine dei Suoi benefici; nessun beneficio trattenuto, nessuna benedizione negata e nessuna promessa eccettuata. Così egli è "fatto da Dio per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione"; e così noi siamo "completi in lui". Ci sono anche azioni sacramentali da parte di chi le riceve: prendere, mangiare e bere, dividere. Anche questi sono significativi. Il nostro assumere implica un'accettazione intelligente di Cristo e una sua cordiale accoglienza. Lo abbracciamo pienamente così come viene offerto gratuitamente. Lo accogliamo in tutte le capacità che appartengono alla sua persona o che si identificano con il suo lavoro. Lo prendiamo come nostro Maestro, perché ci venga insegnato a conoscere, credere e fare la verità; come il nostro Portatore del Peccato, che ha portato i nostri peccati nel Suo corpo, soffrendo, il giusto per gli ingiusti, per portarci a Dio; come nostro Re, per regnare su di noi, su di noi e per noi. Lo prendiamo come nostro Salvatore e Redentore, il potente di Giacobbe, affinché possiamo essere salvati dalla colpa e dalla sporcizia del peccato, dalla contaminazione e dal potere del peccato, dalla contaminazione e dal dominio del peccato; lo prendiamo come "il Signore nostra Giustizia" e Forza; come l'Amato della nostra anima, il primo tra diecimila nella nostra stima. Prendiamo le sue leggi per la nostra guida, il suo amore per la nostra consolazione, i suoi precetti per guidarci, le sue promesse per rallegrarci; la sua croce nel tempo, la sua corona nell'eternità; perché se portiamo la croce ora, porteremo la corona d'ora in poi. Così San Paolo dice: "Dio non voglia che io mi glori se non nella croce del Signore nostro Gesù Cristo"; e ancora: "D'ora in poi mi è riservata una corona di gloria, che il Signore, il giusto Giudice, mi darà in quel giorno". Mangiando e bevendo comprendiamo l'applicazione necessaria. Bisogna mangiare pane per nutrire, e bere vino per ristorarlo. Gli elementi che entrano così nel nostro corpo si incorporano con il nostro sistema e diventano parte della nostra struttura. Come l'applicazione di Cristo per fede ci unisce a Cristo, così per questa applicazione simbolica del suo corpo e del suo sangue quell'unione diventa ancora più stretta

Anche con tale azione sacramentale professiamo pubblicamente la nostra unione con Cristo e annunciamo alla Chiesa e al mondo che Cristo è uno con noi e noi con lui: Cristo ha formato nel nostro cuore la speranza della gloria e la nostra vita è stata nascosta con Cristo in Dio. Mangiando e bevendo diciamo con i fatti ciò che Tommaso disse con le parole: "Mio Signore e mio Dio"; rivendichiamo sacramentalmente quella relazione reciproca che la Sposa nei Cantici rivendica verbalmente quando dice: "Il mio Amato è mio e io sono suo". La divisione, secondo la direzione di San Luca, "Prendete questo e dividitelo tra voi", è espressione della comunione pratica l'uno con l'altro nelle opere di carità e nelle comodità della vita; di conseguenza della sacra comunione, dell'affetto cristiano e dell'amore fraterno; delle più ampie, ma più tenere, simpatie con tutti i seguaci del nostro comune Signore, con tutti i compagni di viaggio verso la casa celeste, e con tutti gli altri eredi della gloria futura nella casa del Padre nostro lassù

3. Le parole sacramentali. Questi comprendono un'ingiunzione, una spiegazione e un obbligo. L'ingiunzione o il comando è compreso nei seguenti termini: "Prendi, mangia"; Fate questo in memoria di me; Bevetene tutti; " "Fate questo, ogni volta che lo bevete, in memoria di me". La spiegazione consiste nelle due frasi seguenti: "Questo è il mio corpo, che è spezzato per te"; "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è sparsa per molti per la remissione dei peccati." Qui c'è un ovvio riferimento alle parole di Mosè: "Ecco il sangue del patto, che l'Eterno ha fatto con voi" Esodo 24:8 L'obbligo o l'esecuzione si applica a tutti, ed è contenuto nella singola frase: "Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, mostrate ['e proclamate, ' Versione riveduta] la morte del Signore fino alla sua venuta".

4. Osservazioni conclusive. La Cena del Signore non è quindi un sacrificio, ma una festa dopo un sacrificio, e una festa su un sacrificio. È una sorgente nel deserto, una macchia verde nel deserto, una festa per ristorarci nel nostro pellegrinaggio e una prefigurazione di quella festa lassù, dove "molti verranno da oriente, e da occidente, e da settentrione, e da mezzogiorno, e siederanno con Abrahamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli". A questo proposito, siamo costretti a sorvolare su diversi argomenti interessanti: le ragioni per cui si partecipa a questo sacramento, gli usi che se ne possono fare, i benefici che se ne possono trarre, come pure i requisiti per osservarlo degnamente. Qui possiamo solo notare riguardo a quest'ultimo

1 che un uomo deve dimostrare il suo valore, e così partecipare;

2 discernere o discriminare il corpo del Signore con la fedele apprensione e l'apprezzamento spirituale; e

3 discernere o discriminare se stesso e la sua relazione con il suo Signore. In mancanza di questi incorre in giudizio, cioè in visita giudiziaria. Eppure la misericordia si mescola con tale giudizio, poiché è il castigo del nostro Padre celeste per il nostro bene, e per impedire la nostra condanna finale con il mondo empio. - J.J.G

13 Ed egli manda due dei suoi discepoli. San Luca Luca 22:8 ci informa che questi due erano Pietro e Giovanni. È caratteristico del Vangelo di San Marco che Pietro non sia mai menzionato più spesso del necessario. Entra in città e ti verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua. Il portare la brocca d'acqua non era privo di significato. Si trattava di un solenne atto religioso preparatorio al Passo Versetto: quest'uomo che portava una brocca d'acqua non era né il padrone né il padrone di casa. Il proprietario si distingue in seguito con il nome di οικοδεσποτης, o "buon uomo di casa". Il proprietario, quindi, doveva essere un uomo di una certa sostanza, e probabilmente un amico, se non un discepolo, di nostro Signore. La tradizione vuole che questa fosse la casa di Giovanni di cognome Marco; e che fu in questa casa che i discepoli si riunirono la sera della risurrezione di nostro Signore, e dove, anche, ricevettero i doni miracolosi dello Spirito Santo, il giorno di Pentecoste. Fu in questa casa che Pietro si recò quando fu liberato dall'angelo dal carcere. Per questo era conosciuto, come uno dei primi luoghi di culto cristiano, con il nome di "Coenaculum Sion"; e qui fu costruita una chiesa, chiamata Chiesa di Sion. Era la chiesa più antica di Gerusalemme, ed era chiamata da San Cirillo, "la chiesa superiore degli apostoli". Vedere Joseph Mode, p. 322.

14 Il Maestro dice: "Dov'è la mia camera degli ospiti κατυλυμα μου?; letteralmente, il mio alloggio

15 Ed egli stesso vi mostrerà una grande stanza al piano superiore arredata e pronta. Lui stesso, cioè il buon uomo di casa; forse Giovanni Marco. Questa stanza superiore era arredata e pronta εστρωμενον ετοιμον; arredato, cioè, con tavolo e divani e tappezzeria, e sotto tutti gli aspetti pronto allo scopo

16 E prepararono il passo Versetto Questo sarebbe consistito nel procurarsi l'agnello pasquale, e portarlo al tempio per essere sacrificato dai sacerdoti. Veniva poi portato a casa per essere cucinato; e si sarebbero dovuti provvedere al pane azzimo, alle erbe amare e al vino, e all'acqua per la purificazione. Dopo che tutti questi preparativi erano stati fatti, i due discepoli sarebbero tornati dal loro Maestro

17 E quando fu sera, egli venne con i dodici. Era la sera che l'agnello doveva essere mangiato. Tornati Pietro e Giovanni dalla loro preparazione, i dodici compreso Giuda Iscariota tornarono tutti con il loro Maestro a Gerusalemme

Versetti 17-21.- Il traditore denunciato

Non la paura, come di un criminale sotto pungiglione di coscienza; né l'eccessiva ansietà, lo spettro che siede con il mondano alla sua tavola; ma la ripugnanza morale che si esprime in compassionevole dolore. Un senso interiore di simpatia e fratellanza interrotte

II INDICATO IL TRADITORE. È necessario dichiarare che cosa impedisce la piena comunione della famiglia di Cristo. Questo viene fatto nell'ordine:

1. Risvegliare lo spirito di autoesame e di sfiducia in se stessi. "Sono io?" Pertanto l'indicazione data è generica e anonima

2. Caratterizzare e accentuare l'orrore morale del crimine. Si dimostrò che era un male predetto da lontano. Il tradimento deve avvenire, "affinché si adempia la Scrittura Salmi 41:9 : Chi mangia il mio pane [o il suo pane con me] ha alzato il calcagno contro di me" Giovanni 13:18 E così, anticipativamente, viene fornita una nuova prova con cui identificare Gesù come il Messia Giovanni 13:19 Come fatto da uno che gode dei benefici della casa cristiana, e sdraiato in una pretesa comunione con il Signore, si dichiara che si tratta di un atto del più vile tradimento e ingratitudine

3. Come scoperta personale che determina l'ulteriore azione del colpevole. Il segno speciale dato fu percepito dal solo Giuda, anche se esplicitamente menzionato. In risposta alla domanda di Giovanni la questione dell'amore spirituale, la partecipazione, di cui qui si parla come di una cosa generale, è specializzata in modo definito rispetto all'individuo inteso Giovanni 13:26 Viene dato l'ulteriore comando, non di fare l'azione, ma, poiché è determinato a farla anche allora, di farla rapidamente Giovanni 13:27,30 Così il crimine più ripugnante contro il Figlio di Dio viene determinato e accelerato in mezzo alla comunione e alla sacra celebrazione: una verità psicologica

4. Come occasione per un solenne lamento sul miserabile destino di Giuda. Il "guaio" non è tanto parlato come una denuncia, ma piuttosto con commiserazione. Si dice che tutto il bene della vita è perduto, e più che perduto. "L'apoftegma è piuttosto notevole se esaminato al microscopio, perché, a rigor di termini, nulla sarebbe buono per un uomo che non è mai esistito. Ma il significato del nostro Salvatore non è microscopico, ma ovvio e solenne. L'esistenza di un uomo si trasforma in una maledizione per lui quando inverte il grande scopo morale contemplato nella sua origine divina" Morison. Atti il banchetto dell'amore c'è sempre un senso di riprovazione mista e di simpatia nei confronti dei peccatori

III ENUNCIATO IL PRINCIPIO DELL'INTERDIPENDENZA DEL BENE E DEL MALE. "Il Figlio dell'uomo va", ecc. Il male viene annullato e reso occasione del bene. Non che sia per questo necessario: è pur sempre il prodotto del libero arbitrio della creatura. Eppure è previsto, e l'operazione del bene è modificata in modo da produrre il bene più grande. Che Cristo dovesse morire era preordinato; era l'espressione di un'eterna rovina della natura divina; ma le circostanze particolari che influivano sul carattere esterno della sua morte non erano preordinate. E quindi, in quanto liberamente commesso, il male non è alterato nel suo carattere morale dal risultato che deriva dal suo essere divinamente dominato. Giuda era un criminale terribilmente malvagio e unico, e il suo "guaio" è stato gridato dall'Amore Infinito stesso!

18 In verità vi dico: uno di voi mi tradirà, anche colui che mangia con me ο εσθιων μετ εμου. Senza dubbio erano accadute molte cose prima che nostro Signore dicesse questo; ma San Marco registra solo le circostanze importanti. Queste parole di nostro Signore furono pronunciate con grande solennità. La presenza del traditore era un peso per il suo spirito e gettava un'oscurità su quella festa solitamente gioiosa. Sorge qui la domanda se Giuda sia rimasto a prendere la Santa Comunione quando nostro Signore l'ha istituita. La maggior parte dei Padri, e tra questi Origene, san Cirillo, san Crisostomo, sant'Agostino e Beda, ritengono che egli fosse presente; e Dionigi dice che le parole che il nostro Signore gli rivolse: "Che tu fai, fa' presto", avevano lo scopo di separarlo dal resto dei dodici come uno che aveva partecipato indegnamente; e che fu allora che Satana entrò in lui, e lo spinse avanti a questo terribile peccato

19 Cominciarono ad essere tristi e a dirgli ad uno ad uno: Sono forse io? I discepoli erano naturalmente disposti ad essere gioiosi in questa grande festa. Ma il dolore del loro padrone, le sue parole e la solennità con cui furono pronunciate, gettarono un'ombra su tutta la folla; E i discepoli cominciarono ad essere tristi. Le parole: "E un altro disse: Sono io?" sono omesse dalle migliori autorità

20 Ed egli disse loro: "È uno dei dodici, colui che intinge con me nel piatto". San Marco usa qui il participio presente οο εμβαπτομενος, avvicinando l'azione al momento in cui stava parlando. San Matteo 26:23 ha ο εμβαψας "colui che ha intinto la mano", usando la forma aoristo. La forma di San Marco è la più grafica. Il piatto conteneva probabilmente una salsa chiamata charoseth, in cui immergevano il cibo prima di mangiarlo. Sembra che l'ordine degli eventi sia stato quello seguente: In primo luogo, nostro Signore, prima di istituire il Santo Sacramento dell'Eucaristia, predisse che sarebbe stato tradito da uno dei suoi discepoli, ma solo in termini generali. Poi giunse la domanda ansiosa da parte loro: "Sono io?" Allora Cristo rispose che il traditore era colui che doveva intingere la mano insieme a lui nel piatto. Ma questo non lo portò a casa all'individuo, perché molti di coloro che sedevano vicino a lui poterono intingere con lui nel piatto. Cantici che nostro Signore aveva fino ad allora solo oscuramente e indefinitamente additato il traditore. Poi procedette all'istituzione della "Cena del Signore", dopo di che fece di nuovo intendere a Luca 22:21 che "la mano di colui che lo aveva tradito era con lui sulla tavola". Su questo. San Pietro suggerì a san Giovanni, che era "adagiato nel seno di Gesù", di chiedergli di dire definitivamente e per nome chi era che doveva tradirlo. Nostro Signore allora disse a San Giovanni: "È per lui che intingerò la zuppa e gliela darò" Giovanni 13:26 Nostro Signore allora intinse la zuppa e la diede a Giuda Iscariota. Fu allora che il nostro Signore disse a Giuda: "Quello che fai, fa' presto" ο ποιεις ποιησον ταχιον Giovanni 13:27 Allora Giuda andò subito a casa di Caifa e procurò la schiera di uomini e di ufficiali per il compimento del suo orribile disegno

21 Perché il Figlio dell'uomo va υπαγει, va, si allontana da questa scena mortale: il riferimento è, naturalmente, alla sua morte, proprio come è scritto di lui, come, per esempio, in Salmi 22 e Isaia 41. Fu preordinato da Dio che egli dovesse soffrire come vittima per i peccati del mondo intero. Ma questo proposito predestinato di Dio non rese minore la colpa di coloro che portarono il Salvatore alla sua croce. Sarebbe stato un bene per quell'uomo se non fosse nato. Il greco è καλοθη ο ανθρωπος εκεινος: letteralmente, sarebbe stato bene per lui, se quell'uomo non fosse nato. Meglio non aver vissuto affatto che aver vissuto e morto malato. L'esistenza non è una benedizione, ma una maledizione, per colui che consapevolmente e volontariamente sconfigge lo scopo della sua esistenza. San Matteo 26:25 qui presenta Giuda che pone la domanda: "Sono io, Rabbì?" E il nostro Signore gli risponde affermativamente: "Tu hai detto". Probabilmente questo fu detto a bassa voce. Se fosse stato detto in modo da essere udito da altri, come Pietro e Giovanni, essi sarebbero potuti sorgere immediatamente per infliggere una vendetta sommaria al traditore apostata

22 L'ultima frase di questo versetto dovrebbe essere letta così: Prendete: questo è il mio corpo Λαβετε τουτο εστι το σωμα μου. L'istituzione di questo Santissimo Sacramento avvenne alla fine della cena pasquale, ma mentre erano ancora a tavola. Il pane che nostro Signore prese sarebbe molto probabilmente pane azzimo. Ma questo non costituisce certo un motivo per cui il pane azzimo debba essere usato ordinariamente nella celebrazione della Santa Comunione. La direzione del libro di preghiere della Chiesa inglese è saggia e pratica: "Sarà sufficiente che il pane sia come si è soliti mangiare". Questo è il mio corpo; Sant'Agostino Sermo, 272 dice: "Come mai il pane è il suo corpo? E il calice, o ciò che il calice contiene, com'è il suo sangue? Questi sono, quindi, chiamati sacramenti, perché in essi una cosa si vede mentre un'altra cosa è compresa" citato dal Dr. Morison, p. 392

Versetti 22-25.- La Cena del Signore

Un buon titolo, in quanto era un pasto serale; ed è stato appropriato per uno scopo nuovo e speciale da nostro Signore, in relazione al quale il suo significato è ricevuto. Egli è l'Ostia, mentre i suoi discepoli sono gli ospiti. Consideratelo:

I IN RELAZIONE ALLA PASQUA. Il significato generale della Pasqua ebraica si perpetuava in senso spirituale. C'erano:

1. Un trasferimento. Non di tutta la Pasqua, ma di una parte. Fu durante lo svolgimento di quel pasto, "mentre mangiavano", che si verificò questo particolare avvenimento. "Prese del pane [o una pagnotta]", adottando così quello, e il calice che passava, come qualcosa di distinto dalla porzione principale del pasto pasquale, cioè il mangiare l'agnello stesso. La coppa veniva solitamente passata tre volte, il pane frequentemente. Possiamo concepire il modo di fare di Cristo insolitamente solenne e impressionante, poiché egli elevò questi elementi altrimenti subordinati della festa pasquale a una distinzione prominente

2. Un'interpretazione. Prese la focaccia croccante degli azzimi e la spezzò, dicendo: «Questo è il mio corpo», e il calice, dicendo: «Questo è il mio sangue». Le dottrine della transustanziazione e della consustanziazione sono raffinamenti filosofici sul semplice significato delle frasi, e portano inevitabilmente alla contraddizione e all'assurdità. Cristo era vivo davanti a loro e usava il suo corpo, mentre parlava. Doveva quindi essere distinto dal pane. "Quando nostro Signore disse che il pane che aveva preso tra le mani era il suo corpo e che il vino che teneva nel calice era il suo sangue, usava una semplice figura retorica, come spesso usava. Si definiva pane, porta, vite; il che significa che questi oggetti lo somigliavano e quindi lo rappresentavano. Le parole sono comprese in senso figurato da tutti, e devono essere così. Le controversie riguardano solo la natura della figura .... L'interpretazione romanista è figurativa. Suppone una figura senza precedenti, un miracolo senza paralleli; e attribuisce la salvezza degli uomini, non alla morte effettiva di Cristo, ma a ciò che egli fece con il pane e il vino. Poiché la Pasqua ebraica era semplicemente un servizio simbolico, l'aggiunta ad essa sarebbe considerata simile" Godwin. "Notate che, secondo il nostro Salvatore stesso, il liquido contenuto nel calice non era sangue letterale, ma il frutto della vite" Morison

II IN SÉ

1. Un patto o testamento. Era "una disposizione di cose", in virtù della quale il bene che si ottiene mediante l'obbedienza e il sacrificio di Cristo è assicurato a coloro che vi partecipano con fede. È un "testamento", in quanto doveva avere effetto dopo la morte di Cristo, e attraverso il fatto e il modo di quella morte i credenti dovevano diventare eredi delle benedizioni che essa assicurava. Questo "accordo", che è contenuto nell'idea del patto, è un affare reciproco e comporta obblighi reciproci. Esso, secondo il precedente dell'antico Israele, costituisce anche il vero destinatario del popolo di Dio e lui il suo Dio. La cosa consegnata non è il corpo e il sangue, ma quella vita e quella grazia che essi rappresentavano

2. Una comunione. "Prendilo." "Egli diede loro, e tutti ne bevvero". È solo come comunione che l'alleanza ha effetto. Per coloro che hanno ricevuto la vita e lo spirito di Cristo c'è il perdono e la pace. I loro peccati sono cancellati e sono passati nella misericordia di Dio. E così l'atto di comunione è spirituale, e implica una nuova comprensione del significato dei grandi fatti dell'espiazione, e dei doveri dei figli di Dio riconciliati

3. Un'anticipazione. Ci sarà un'altra festa, quando il Salvatore verrà dal suo popolo e il suo popolo entrerà con lui nella scena della "cena delle nozze dell'Agnello". Era l'ultima Pasqua terrena di Cristo: egli guardava con fiducia alla vittoria finale sul peccato e sulla morte, e alla consumazione di tutte le cose

4. Un ringraziamento. "Eucaristia". In vista di tutte le benedizioni che saranno conferite attraverso la morte di Cristo, e come riconoscimento della misericordia e dell'amore di Dio nelle vivande comuni e come simboleggiato da esse nei benefici della salvezza.

Versetti 22-25.- La Cena del Signore, celebrazione della morte

Altrove si parla di un "memoriale", cioè di un banchetto funebre per il Salvatore. Non solo un vano rimpianto, un'indulgenza di un affetto sconsolato, ma...

I UNA CELEBRAZIONE DELLA MORTE COME SACRIFICIO DI SÉ COMPLETATO

1. Perciò tutto ciò che era più prezioso nella vita è stato assicurato, nel grado più alto e nel modo migliore, come benedizione per gli altri. I primi discepoli non maneggiavano resti straziati e inutili, ma toccavano uno spirito vivente, gravido di grazia, potenza e ispirazione. Il "corpo" e il "sangue" di Cristo, preservati dalla corruzione morale e dalla morte, erano un frutto spirituale "ricco e raro".

2. E i credenti sono resi partecipi della pienezza spirituale della natura perfetta di Cristo, ricevendo gli "elementi" del suo "corpo" e del suo "sangue".

II UNA CELEBRAZIONE DELLA MORTE COME RIVELAZIONE, E VIA DELL'IMMORTALITÀ. Questo "banchetto funebre" è pieno di speranza, di fiduciosa attesa, perché nella morte che si celebra:

1. La vita spirituale superiore è vista come il risultato del sacrificio della natura terrena. È nella deposizione volontaria e obbediente di questa vita terrena che Cristo ha liberato il suo Spirito come un'influenza per influenzare salvificamente l'umanità, e ha soddisfatto e lodato quella perfetta giustizia che è il fondamento dell'accettazione e dell'unione con Dio, la vera vita dello Spirito

2. Viene dato un assaggio della vittoria finale della giustizia sul peccato e sulla morte. Il Capitano della salvezza, in procinto di entrare in conflitto finale con le potenze delle tenebre, guarda fiduciosamente avanti e invita i suoi seguaci a guardare avanti con lui, "alla gloria, all'onore e all'immortalità". In vista dell'ultimo banchetto di vittoria e di gioia che gli era stato posto dinanzi, era pronto a scendere nelle tenebre e nell'ombra della morte.

Versetti 22-24.- La Cena del Signore

La Cena del Signore era la naturale conseguenza del Passo Versetto Il pane spezzato, che era diventato un simbolo del corpo spezzato di nostro Signore, era stato visto e consumato per generazioni dagli ebrei, che lo avevano considerato come "il pane dell'afflizione" che i loro padri mangiavano un tempo in Egitto. "Il calice della benedizione", trasformato in "la comunione del sangue di Cristo", era il terzo calice della festa, che seguiva la distribuzione dell'agnello pasquale, e precedeva il canto dell'Hallel. L'intera Pasqua ebraica era una festa simbolica di ricordo, e crediamo che la Cena del Signore fosse destinata ad essere. Non doveva essere un sacrificio ripetuto, come Gregorio Magno fu il primo a suggerire, ma era una festa da consumare in ricordo del Salvatore. Nessun simbolo potrebbe essere più appropriato. Il pane rappresentava il Pane della vita; il pane spezzato che è stato spezzato per noi. Il vino era "il sangue dell'uva", Genesi 49:11 versato dalla vera Vite, Giovanni 15:1 che era la sua Fonte. L'espressione: "Questo è il mio corpo" non poteva certo essere stata presa alla lettera dai discepoli, che avevano il loro Signore nella sua presenza fisica visibile in mezzo a loro quando parlava. Era equivalente a "Questo rappresenta il mio corpo", proprio come altrove leggiamo: "Il campo è il mondo"; "Io sono la vera Vite"; "Il lievito [...] che è ipocrisia" vedi anche Galati 4:24; Ebrei 10:20. Quali sono, allora, alcuni dei vantaggi di questa festa commemorativa?

RAPPRESENTA IL CARATTERE PROPRIETARIO DELLA MORTE DI CRISTO. Il suo sangue è stato versato per molti, per la remissione dei peccati. La sua morte non fu semplicemente un martirio; Era un'espiazione. Ha dato la sua vita per le pecore. I profeti lo avevano predetto; Isaia 53 gli apostoli lo dichiararono; Romani 5 i redenti lodano l'Agnello che è stato immolato, perché li ha lavati dai loro peccati nel suo sangue

II CI RICORDA LA NECESSITÀ DI PARTECIPARE PERSONALMENTE A CRISTO. "Prendi, mangia: questo è il mio corpo." Ciò che mangiamo e beviamo diventa parte di noi stessi. Una volta nostro Signore disse: "Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita". Il cibo è inutile se non ne mangiamo. Cristo è venuto a noi invano, a meno che non confidiamo in Lui come nostro Salvatore e Signore

III È DI PER SÉ UN MEZZO DI GRAZIA. Questo deve essere dimostrato nell'esperienza piuttosto che dalla Scrittura. Come una parola che possiamo vedere o udire trasmette un pensiero che non possiamo vedere né udire, così il pane e il vino trasmettono pensieri di Cristo, del suo sacrificio, delle sue pretese, del suo amore, che ristorano e rafforzano la nostra vita più intima

IV È UNA PROCLAMAZIONE DI COMUNIONE. 1Corinzi 10:16, ecc., "Poiché noi, pur essendo molti, siamo un solo pane e un solo corpo, perché tutti siamo partecipi di quell'unico pane". Una "comunione" è ciò di cui siamo partecipi comuni, e San Paolo sostiene che mangiando e bevendo insieme proclamiamo così la nostra unità; proprio come gli Israeliti in Egitto, nella notte dell'Esodo, si riunivano in famiglie, trovando ciascuna il suo centro di pensiero e di sicurezza nell'agnello pasquale. È l'idea della famiglia, e non del sacerdozio, che Dio fa il germe della Chiesa cristiana. Coloro che ne fanno parte devono 'portare i pesi gli uni degli altri, e così adempiere la Legge di Cristo'. Per estensione della Chiesa si realizzerà la vera fratellanza, per la quale il mondo ancora sospira

V È UN PEGNO DI FEDELTÀ. Il "sacramentum" era il giuramento fatto dal soldato romano che non avrebbe mai disertato lo stendardo, non avrebbe mai voltato le spalle al nemico e non sarebbe mai stato sleale al suo comandante. Con la nostra presenza al sacramento ci impegniamo l'un l'altro, davanti a Dio, che con il suo aiuto saremo veri uomini, più coraggiosi, più puri, più vittoriosi di prima

VI È UN SEGNO DI SEPARAZIONE. Gli Egizi non presero parte al Passo Versetto: gli scribi e i farisei non furono invitati nel cenacolo. Giuda, per quanto possiamo giudicare, se ne andò prima che il nuovo rito fosse istituito. San Paolo parlò del dovere che incombe alla Chiesa di Corinto di allontanare gli immorali dalla comunione. Eppure tutti i veri discepoli, anche se dubitano come Tommaso, o rinnegano il loro Signore come Pietro, sono invitati a mangiare e bere gli uni con gli altri, e con il loro Signore.

Versetti 22-25.- Servizio eucaristico

I IL PANE E IL VINO SIMBOLICI. Mangiare e bere sono gli atti fisici più significativi della vita. Perché essi sono il fondamento della vita. Quindi l'atto è appropriato come simbolo del fondamento della vita spirituale. L'appropriazione di Cristo da parte dell'intelligenza e della volontà è analoga all'appropriazione del cibo nel processo di digestione

II IL SERVIZIO È IL SIGILLO VISIBILE DI UN NUOVO PATTO. Che è una tinuazione, un allargamento o un'evoluzione del vecchio; fondata su promesse migliori. Oggettivamente, la grazia di Dio è rivelata più chiaramente e abbondantemente riversata nel Nuovo Testamento che nell'Antico. Soggettivamente, le condizioni della benedizione sono più pure e più semplici. L'atto spirituale di fede li include tutti, compreso l'uomo nel suo insieme

III È PROGETTATO COME MEMORIALE. La forma, le parole, lo spirito del Salvatore amorevole e sofferente, appaiono e riappaiono ad ogni celebrazione. È il memoriale della devozione per il nostro bene, e il promemoria per noi del dovere di vivere non per noi stessi, ma per l'ideale spirituale in lui contenuto

IV È PROGETTATO PER ESSERE PROFETICO. "Fino a quel giorno!" Le nostre gioie terrene più pure sono i boccioli dei fiori celesti. La riunione della famiglia nei giorni di festa parla della riunione in cielo. Tutte le nostre migliori gioie terrene sono promesse di gioie migliori in cielo. La scena della Cena del Signore ci solleva dalle banali associazioni della vita. Noi realizziamo in esso profeticamente la verità della nostra esistenza personale e sociale.

23 E prese una coppa. Non c'è l'articolo determinativo né qui né in San Matteo

24 Questo è il mio sangue dell'alleanza. Non c'è sufficiente autorità per mantenere la parola "nuovo" καινης nel testo

25 Non berrò più ουκετι ου μη πιω del frutto della vite, fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio. È osservabile che nostro Signore qui chiama il vino "il frutto γεννημα della vite", dopo che ne ha parlato come sacramentalmente il suo sangue. Nostro Signore qui si riferisce al tempo della rigenerazione di tutte le cose, quando il regno dei cieli apparirà nella pienezza della sua gloria; e quando i suoi discepoli, che ora si nutrono di lui sacramentalmente e per fede, mangeranno allora alla sua mensa nel suo regno, e berranno dal fiume dei suoi piaceri per eVersetto

26 E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Alcuni suppongono che questo fosse un particolare inno tratto dai libri di servizio ebraici designati per l'uso alla fine della cena pasquale. La parola in greco è semplicemente υμνησαντες. Ciò che cantavano era più probabilmente l'Hallel, composto da sei salmi, dal Salmo 108 al Salmo 118 compreso. Uscirono verso il monte degli Ulivi. Era abitudine di nostro Signore, in questi ultimi giorni della sua vita terrena, andare ogni giorno a Gerusalemme, e insegnare nel tempio, e la sera tornare a Betania e cenare; e poi, dopo cena, ritirarsi sul Monte degli Ulivi, e lì passare la notte in preghiera Luca 21:37 Ma in questa occasione non tornò a Betania. Aveva cenato a Gerusalemme. Inoltre, sapeva che la sua ora era giunta. Cantici si mise volontariamente sulla strada del traditore Giovanni 18:2

Versetti 26-31.- Avvertenze

NON SI PUÒ FARE AFFIDAMENTO SULLA NATURA UMANA. I cuori più leali non sono a prova di paura. Gli uomini si comportano in modo molto simile alle pecore; sono gregari sia nel bene che nel male. Spesso seguono un leader attraverso i pericoli più grandi; Togliete il capo e gettatelo addosso, e il coraggio svanisce, e sappiamo quanto sia fragile la nostra natura. Gesù preconobbe tutto questo

II EPPURE L' AMORE DIVINO SI FIDA DELLA NOSTRA NATURA. Gesù sapeva che doveva tornare e radunare di nuovo queste pecore disperse. Se la nostra salvezza dipendeva da noi stessi, tutto sarebbe andato perduto. Sono la potenza e la saggezza più grandi di noi che ci liberano da noi stessi; e non c'è nemico peggiore da trovare del cuore traditore nel nostro petto

III RISOLUZIONI INATTIVE. "I propositi sinceri non sono sufficienti per garantire la fermezza". Gli uomini buoni hanno detto che più propositi fanno, più peccati scoprono di commettere. Questo potrebbe non essere strettamente così. Tuttavia, aggiungere alla colpa originale la colpa di una risoluzione infranta, fa male all'anima. Tutta l'esperienza ci insegna la nostra fragilità. E la lezione pratica è: non indulgere in offensive proteste di umiltà davanti ai nostri simili, ma vedere noi stessi come siamo, e cercare la forza, non nell'autosufficienza, ma nella dipendenza da Dio.

Versetti 26-42. Passaggi paralleli: Matteo 26:30-46 Luca 22:39-46 Giovanni 18:1.- L'agonia nel Getsemani

I SCENA E DIVERSE CIRCOSTANZE CONNESSE CON L'AGONIA

1. Anticipazione. Dall'ingresso del nostro Salvatore nel suo ministero pubblico, la sua vita fu una continua prova. Per tutto il tempo apparivano i sintomi della crisi che si avvicinava, per tutto il tempo la coppa amara si riempiva costantemente, per tutto il tempo le nuvole si addensavano gradualmente. Verso la fine della sua carriera, le nubi tempestose in tutta la loro furia irruppero su di lui. Dopo il suo ultimo ingresso a Gerusalemme il calice amaro divenne colmo, ed egli doveva ora berlo e persino scolarlo fino alla sua feccia. L'anticipazione di quelle sofferenze che stava per subire aveva fatto una profonda impressione nella sua mente; I loro presentimenti avevano spesso turbato il suo riposo, il terrore di loro aveva sopraffatto il suo spirito. Ha previsto tutto, ha anticipato tutto, in una certa misura ha pregustato tutto; di conseguenza, alcuni giorni prima della sua passione, gridò: "Ora sono turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest'ora, ma per questo sono venuto a quest'ora; " o, come alcuni leggono erroneamente: "Che dirò? Devo io dire questo, Padre, salvami da quest'ora?"

2. Circostanze precedenti. Esaminando le circostanze che precedono l'agonia, troviamo che il mercoledì e il giovedì prima della Pasqua che nostro Signore stesso trascorse a Betania, mentre l'ultimo giorno i suoi discepoli si recarono a Gerusalemme per affittare un appartamento e preparare un agnello per la solennità imminente. Quando venne la sera del giorno, anche Gesù si ritirò a Gerusalemme. Giunti lì i discepoli, si sedette con loro alla sacra festa che era stata preparata e che si proponeva di rendere ancora più sacra innestandovi come abbiamo visto la nuova festa da osservare in ricordo di se stesso, come memoriale della sua morte e in mostra del suo corpo spezzato e del sangue versato per molti per la remissione dei peccati. Tale era l'ordine e la connessione degli eventi. La Pasqua era stata osservata, quella Pasqua che egli aveva tanto desiderato mangiare con i suoi discepoli. Il sacramento della Cena era stato istituito da nostro Signore e tenuto per la prima volta in compagnia dei suoi fedeli seguaci. Successivamente aveva pronunciato quel discorso commovente e patetico, ma anche consolatorio e veramente sublime, riportato nei capitoli del quattordicesimo, quindicesimo e sedicesimo del Vangelo di San Giovanni. Aveva effuso, dalla pienezza del suo cuore, quella preghiera fervente e bella contenuta nel capitolo diciassettesimo dello stesso Vangelo. Aveva avvertito i discepoli di non abbandonarlo nell'ora della tentazione. Ne aveva scelti tre appositamente per assisterlo nei suoi dolori. Poi, a tarda notte, dopo aver pronunciato il discorso e recitato la preghiera e preso i presupposti a cui si è fatto riferimento, lasciò la città per il luogo della sua agonia

3. La scena. Il luogo in cui ciò avvenne era un luogo spesso frequentato da nostro Signore e dai suoi discepoli. Per questo motivo San Luca non designa il luogo per nome; dice semplicemente: "Quando fu in quel luogo". San Giovanni spiega la conoscenza del luogo da parte del traditore dal fatto che era un frequente ricorso del Salvatore: "Anche Giuda", dice, "conosceva il luogo: perché Gesù vi si recava spesso con i suoi discepoli". Il luogo era un giardino, a poco più di mezzo miglio dalla città di Gerusalemme, e a pochi passi dal torrente Kidron, situato sul pendio occidentale e vicino ai piedi del Monte degli Ulivi. Quell'orto non era stato allestito per la produzione di erbe aromatiche, ma come piantagione di ulivi. Il nome di quel giardino, come dato da San Matteo e San Marco, era Getsemani, così chiamato da due parole che significano "frantoio". Come appena accennato, sembra che fosse un luogo di villeggiatura frequente e preferito da nostro Signore e dai suoi discepoli. In quel luogo si recava spesso come luogo di incontro con i suoi discepoli sparsi per la città durante il giorno, secondo il significato attribuito da alcuni al termine συνηχθη, rendezvous. Là il Salvatore spesso si ritirava dal mondo per stare da solo con Dio. Lì si recava spesso per la preghiera e la meditazione. Lì trascorreva spesso la notte in rapporti con il Cielo. Lì, in mezzo alla profonda oscurità di quella piantagione solitaria, si trovava il luogo della scena memorabile e più commovente a cui si riferisce questa sezione. Quel giardino, se la tradizione ha giustamente segnato il sito, rimane fino ai giorni nostri. Quel recinto è ancora in piedi, circondato da un muro un tempo di pietre sciolte ma ora intonacato e imbiancato, e contiene otto grandi e venerabili ulivi. Fino ad oggi è un luogo tetro e abbandonato, eppure per le sue associazioni deve sempre essere per il cristiano un luogo dolce e sacro. Ancora oggi è un luogo particolarmente cupo e solitario, con quel rozzo muro di pietra e quei vecchi ulivi grigi. Fu qui che ebbe luogo un avvenimento il cui pieno significato forse l'eternità può forse da sola rivelare. Agisce in tutti gli eventi, perché la sofferenza e il dolore si collocano accanto alla Crocifissione stessa. Ma per quanto tristi e dolorosi siano i ricordi associati al Getsemani, esso è investito di una sacralità che lo rende indicibilmente caro ad ogni cuore cristiano. "Posso dimenticare il Getsemani, e vedere la tua angoscia, la tua agonia e il tuo sudore sanguinante, e non ricordarti di te?"

Immaginiamoci, dunque, in quella cupa e solenne clausura alla vigilia della redenzione dell'uomo, in compagnia di nostro Signore e insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni. Gli stessi tre erano stati spettatori della Trasfigurazione. Gli stessi tre erano rimasti a guardare mentre il loro Maestro riportava in vita la governante della figlia della sinagoga. Gli stessi tre hanno ora il privilegio di essere testimoni di quella lotta spaventosa dell'anima del Redentore, chiamata in questo passo la sua agonia. E mentre ci troviamo in quella società e in quel luogo, verso est si erge alta sopra di noi l'alta vetta dell'Oliveto. Verso ovest siamo oscurati, o almeno la nostra vista è chiusa, dalle gigantesche mura della città santa. Sotto di noi si estende la valle del Kidron, con il piccolo fresco da cui prende il nome. Laggiù, in lontananza, tra l'oscurità degli ulivi a strapiombo, si vede la persona del Salvatore rivelata debolmente dalla pallida luce della luna argentea. È una notte fredda, ma per quanto fredda sia l'aria notturna, il caldo sudore sgorga da ogni poro, inumidisce ogni arto e cade a terra come grosse gocce di sangue

II LA LOTTA E LA SUA SEVERITÀ

1. Significato del termine. La parola "agonia" è dovuta a San Luca, e da lui impiegata solo nel verbale di questa transazione; mentre l'uso di questa parola aiuta notevolmente alla giusta comprensione del tutto. L'idea del dolore, così solitamente associata all'agonia, non è il senso esatto della parola. Significa piuttosto conflitto o lotta. Era una parola che i greci applicavano ai loro giochi. Così si diceva giustamente che il corridore nella corsa, il pugile nel combattimento e il lottatore nella gara, agonizzavano. Il dolore si collegava alla parola solo come nozione secondaria e subordinata. Ma qual era la natura di questa lotta? Non poteva essere con il peccato, perché egli non aveva peccato; Era "santo, innocuo, immacolato e separato dai peccatori". Non è stato con lo sviluppo di una tendenza empia o l'insorgere di una passione malvagia; Da tutto ciò la sua umanità era esente. Né ci manca ancora un indizio riguardo alla fonte da cui proseguì la lotta. Se confrontiamo un'espressione alla fine della tentazione con un'altra nel racconto dell'agonia, possiamo arrivare a una conclusione abbastanza sicura. Nel primo passaggio si dice che Satana ha lasciato nostro Signore per un certo periodo, o piuttosto fino a un periodo conveniente; mentre in questo passaggio l'argomento della preghiera, che egli suggerisce ai suoi discepoli, era l'evitare la tentazione. Mettendo insieme queste due cose, abbiamo buone ragioni per credere che fosse arrivata la stagione adatta per un altro assalto del maligno; che l'attacco è stato rinnovato; che Satana era tornato; che il tentatore, sebbene sventato più volte in precedenza, avesse ripreso con maggiore facilità, o da un punto di vista privilegiato, o in un'occasione più favorevole, la terribile prova. Un passaggio dell'Epistola ai Colossesi favorisce questa visione. È lì che Colossesi 2:15 disse che si spogliò o tolse da sé i principati o le potenze ostili che gli si stringevano addosso come una mortale veste di Nesso. Gli assalti ripetuti tre volte di Satana nel deserto erano stati respinti e il tentatore sconfitto, ma solo per un po'. L'attacco fu rinnovato nel tentativo di Pietro di dissuadere il Salvatore dalla sofferenza; e per quanto l'apostolo fosse inconsapevole della fonte da cui proveniva la suggestione, era nondimeno un disegno del grande nemico, come possiamo dedurre dalla severità del rimprovero di nostro Signore quando disse: "Vattene via da me, Satana". Ma il tentatore fu di nuovo sconcertato e battuto. Ancora una volta, però, il principe di questo mondo radunò tutte le sue forze per l'ultimo e più feroce assalto. Questa fu l'ora e il potere delle tenebre, che iniziò con l'agonia e terminò con la Crocifissione. E ora Satana e le potenze in combutta con lui non solo sono sconfitti, ma Gesù "li ha fatti vedere apertamente, trionfando su di loro", come leggiamo in quel passo di Colossesi; cioè, erano audacemente esibiti come trofei dal Vincitore, e condotti in trionfo come prigionieri legati al carro del Conquistatore

2. Punto di attacco. Tuttavia, la curiosità desidererebbe informazioni riguardo ai particolari della presente prova, o al carattere della lotta in cui il Salvatore è ora impegnato. Qual è stato il suo punto di svolta? Fu spinto a ripudiare la responsabilità che si era assunto per i peccatori, e la lotta consistette forse nel resistere a tale pressione? Era forse tentato di rinunciare alla grande opera della redenzione dell'uomo? C'è stato un restringimento della carne a causa della terribile prova che si avvicinava rapidamente, mentre lo spirito si dirigeva nella direzione opposta? Non c'è da stupirsi che la pura umanità di nostro Signore si ritragga di fronte a ciò che stava per accadere nel prossimo futuro, poiché egli aveva previsto tutto: il ghigno, il disprezzo, gli sputi e le percosse; il mantello della beffa e la corona di spine, insieme alla flagellazione e alla sospensione sull'albero maledetto. Non possiamo meravigliarci che l'anticipazione di tutto questo, e di molto di più, produca una lotta di tipo non ordinario nel petto del Figlio di Dio. Ma qualunque sia stata l'esatta natura della lotta, per qualsiasi causa egli abbia agonizzato, una cosa è perfettamente chiara, ed è l'estrema intensità dell'agonia

3. Prove della sua intensità. Cantici era indicibilmente intensa la sua severità, che sudava come grosse gocce o grumi θρομβοι di sangue che scendevano a terra. Con riferimento a questa prova della sua gravità, sono stati addotti diversi casi simili di sudorazione di sangue. Sia gli autori antichi che gli scrittori moderni ne registrano dei casi. Diodoro di Sicilia menziona il sudore sanguinolento come risultato del morso dei serpenti indiani. Aristotele ne parla come causata da uno stato malato del sangue. Alcune recenti autorità mediche lo considerano tra le conseguenze dell'eccessivo terrore o dell'esaurimento estremo. Ma di gran lunga il caso più eclatante di tutti è quello narrato dall'infedele Voltaire. Nel suo saggio sulle guerre civili di Francia, dice che il re, Carlo IX, subito dopo il massacro di Bartolomeo, fu assalito da una strana malattia, che lo portò via dopo due anni. Il suo sangue trasudava sempre, facendosi strada attraverso i pori della pelle: una malattia incomprensibile, contro la quale l'arte e l'abilità dei medici non erano utili. Questo, aggiunge, era considerato come un effetto della vendetta divina; ma altrove lo attribuisce a un eccessivo timore o a un'agitazione violenta, o a un temperamento febbrile e malinconico, ammettendo che si sono verificati altri casi dello stesso

III IL DOLORE DEL SALVATORE E LA SUA FONTE

1. La descrizione del suo dolore. C'è un climax in questa descrizione. Cominciò a essere triste; La sua anima era triste, molto triste, fino alla morte. Era stupito, e molto pesante. Una delle parole qui impiegate è peculiare. Denota, secondo una derivazione, sazietà, ma secondo un'altra uno stato e un conseguente sentimento di estraneità, una sorta di nostalgia di casa. Quanto è applicabile al dolore del Salvatore! Doveva essere più che sazio della terra e nostalgico, se possiamo usare l'espressione, del cielo. Ma, guardando più a fondo, troviamo tre parole che descrivono il dolore del Redentore, che richiedono una riflessione più attenta e attenta. La parola originale per essere triste λυπεισθαι è in questa narrazione peculiare di San Matteo; quella per essere dolorosamente stupito o stordito εκθαμβεισθαι è usata solo da San Marco; mentre quelle equivalenti a molto pesante αδημονειν, e all'anima essendo estremamente triste περιλυπος fino alla morte, sono comuni ad entrambi. La prima espressione è frequente, ma qui è intensificata da un composto successivo e da diverse aggiunte. Inoltre, mentre la sede di questo dolore è l'anima, il dolore stesso è eccessivo e travolgente, e avvolge l'anima, essendo l'anima angosciata tutt'intorno, addolorata da ogni parte περι. E non è tutto; È così eccessivo che l'anima e il corpo sembrano pronti a separarsi, o addirittura a separarsi, sotto la pressione e il dolore della morte che si deve anticipare. Se non è l'adempimento, è almeno in corrispondenza con le parole del salmista: "Le pene dell'inferno si sono impadronite di me, ho trovato dolore e difficoltà".

Il termine successivo, quello peculiare di Marco, importa un complesso stato d'animo fatto di orrore e stupore, o di estremo allarme e costernazione, che si avvicina allo stupore o allo stordimento, mentre qui, di nuovo, una particella che aumenta aumenta la nozione al massimo grado. Ancora una volta, la prima delle due parole impiegate in comune da san Matteo e da san Marco, qualunque sia l'origine che le viene attribuita, è usata per indicare uno stato di angoscia che combina allo stesso tempo lo sconforto della mente e l'inquietudine dello spirito, o l'ansia e l'angoscia

2. La causa di questo dolore. Ora, quelle parole e quelle frasi impiegate per descrivere il dolore del Salvatore, per quanto siano di per sé gravi, se prese insieme rappresentano un estremo di dolore e un peso di dolore che nessuna espressione di linguaggio umano sembra adeguata ad esprimere pienamente. A questo dolore si possono applicare le parole del profeta: "Non è nulla per voi, voi tutti che passate? ecco, e vedi se c'è qualche dolore simile al dolore che mi è stato fatto il mio dolore, con il quale l'Eterno mi ha afflitto nel giorno della sua ardente ira". È giunto il momento di indagare sulla causa o sulle cause da cui è scaturito tale dolore. A che cosa dobbiamo attribuire questa tristezza, questo doloroso stupore, questa estrema pesantezza e questa estrema tristezza dell'anima fino alla morte? Potremmo rispondere

1 negativamente. Attribuirlo alla paura della morte sarebbe un clamoroso oltraggio a ogni probabilità, e la più grave diffamazione contro il Figlio di Dio. Chi non ha mai sentito parlare di quel saggio ateniese che filosofeggiava con tanta calma e conversava così piacevolmente con i suoi amici finché la coppa avvelenata fece il suo lavoro? Molti soldati, sia nell'antichità che nei tempi moderni, hanno affrontato la morte senza paura e senza esitazione. Molti soldati della croce hanno dato prova di un eroismo uguale, e in casi non pochi ancora maggiore. Non solo gli uomini, ma anche delicate matrone e tenere fanciulle hanno eroicamente sfidato la rabbia del persecutore e gli hanno ordinato di fare del suo peggio. Ai tempi dei martiri, molti incontrarono coraggiosamente e allegramente la morte nella sua forma più orribile. Alcuni hanno sopportato le torture più crudeli senza lamentarsi. Alcuni furono fatti a pezzi dalle bestie feroci. Alcuni furono lasciati a guardare la marea dell'oceano che si avvicinava sempre di più, salendo sempre più in alto fino a sprofondare nell'onda gorgogliante. Alcuni furono segati a pezzi. Alcuni furono crocifissi con la testa rivolta verso il basso. Alcuni salirono dal palo su un carro di fiamme infuocate. Ed è possibile che il Fondatore della nostra fede abbia avuto meno forza d'animo nella prospettiva della morte di molti dei suoi seguaci più deboli? Molti, sostenuti da una buona causa e da una buona coscienza, hanno disprezzato la morte e hanno rinunciato alla vita senza esitazione e senza esitazione. Molti, di diverso rango e di diversa età e di entrambi i sessi, si sono sottoposti a una morte di crudele tortura, imperterriti e sgomenti. Centinaia di persone hanno illustrato nei loro ultimi momenti le parole del poeta: "Riposando nella gloriosa speranza di essere finalmente ristabiliti, consegniamo ora i nostri corpi al terremoto, al fuoco e alla spada".

E' dunque per un momento supponibile che il servo superi di gran lunga il suo Padrone e il discepolo il suo Signore, che ciò che causava a quest'ultimo tanta agonia e angoscia fosse materia di esultanza e di trionfo per il primo? Rispondiamo

2 affermativamente. Qual era, allora, la causa del dolore del Salvatore? Il suo caso era diverso da uno o da tutti quelli citati? Sì, certamente; erano larghi quanto i poli l'uno dall'altro. Quegli illustri pagani, quegli uomini grandi e buoni, quei nobili martiri, quei seguaci del Salvatore che sfidavano la morte, si trovarono ciascuno nella propria sorte alla fine dei giorni. Non così il Salvatore: la sua era una capacità rappresentativa; egli era il secondo Adamo, il Capo federale del suo popolo. Egli è venuto per dare la sua vita in riscatto per molti, per portare il peccato di molti e per essere annoverato tra i trasgressori. È venuto per prendere il posto dei colpevoli e per stare al posto di milioni di persone. Allora la spada della giustizia doveva essere sguainata contro il Pastore, l'uomo che era Compagno di Dio. Il Pastore deve dare la sua vita per le pecore, altrimenti esse periranno, e periranno interamente, e periranno in eterno; "poiché il salario del peccato è la morte", e "tutti hanno peccato, e sono privi della gloria di Dio". «Muoia uomo, o la giustizia deve pagare, a meno che qualcun altro sia capace e volenteroso, la rigida soddisfazione: morte per morte».

Non è il caso di soffermarci qui sull'esatta relazione tra le sofferenze del Salvatore e la punizione subita. Che si tratti di una relazione di diversità aliud pro quo, come sosteneva Grozio, o di equivalenza tantundem, secondo gli altri, o di identità idem, secondo il punto di vista di una terza classe, non cercheremo di determinare oltre a respingere la prima, ed esprimeremo la nostra preferenza per la seconda piuttosto che per la terza. Ulteriore. Come la sua vita era stata immacolata, la sua morte doveva essere senza peccato. Per quanto santa e innocua fosse stata quella vita, la sua morte doveva essere ugualmente libera dal peccato e separata dai peccatori. Ma ora venne la prova più dura e la prova più dura. Se le terribili sofferenze che si profilano dovessero indebolire il suo proposito; se, prevedendo la vergogna, il dolore e la tortura, la sua risoluzione dovesse cedere; o se, cosa che avrebbe ugualmente vanificato la sua impresa, il suo cuore dovesse concepire o nutrire un sentimento di vendetta; o se il bruciante senso del torto dovesse provocare lamentele, o qualche parola di mormorio impaziente dovesse sfuggire dalle sue labbra; Se, in una parola, un peccato si mescolasse con il pensiero o con il sentimento, o trovasse espressione nella parola, l'opera della sua vita fallirebbe e il tutto finirebbe con un fallimento irreparabile. Non c'è da meravigliarsi, quindi, che, in vista di tutto questo grande fardello che portava, in vista della terribile responsabilità che gli era stata affidata, in vista di quel carico di peccato che doveva trasferire su se stesso e portare via, in vista di quel grande sacrificio che doveva offrire, in vista della grande soddisfazione che doveva dare, in vista di quella grande salvezza che Egli stava per effettuare, l'umanità del Salvatore cominciò a contrarsi. Se ci rivolgiamo al cinquantatreesimo capitolo di Isaia, un passaggio scritto più di settecento anni prima del tempo dell'agonia di nostro Signore, troviamo subito un commento su quell'agonia e una chiave per la sua causa: "Il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti", o, più letteralmente, "Il Signore ha fatto incontrare o cadere su di lui le iniquità di noi tutti, " o, più strettamente ancora, "Il Signore ha fatto sì che le iniquità di noi tutti noi si precipitassero su di lui". In quelle parole così intese i nostri peccati sono rappresentati figurativamente come bestie da preda, e Gesù è la loro Vittima; o come nemici crudeli, e Gesù è l'Oggetto su cui si sfoga la loro vendetta. Come tori di Basan, lo assediarono intorno. Come leoni famelici e ruggenti, lo guardavano a bocca aperta. Altri avversari, meno potenti ma più irritabili, lo circondavano come cani. Era come se i nemici più feroci di ogni tipo e da ogni parte lo assalissero

IV LA SUPPLICA E LA FORZA COSÌ ASSICURATE

1. Il significato di questa tazza. Non c'è da stupirsi che abbia pregato: "Passi da me questo calice". Il significato di "calice" Isaia 51:17 qui è ovviamente sofferenza e dolore, una miscela amara da bere. Così della sua pelliccia dice: "O Gerusalemme, che hai bevuto dalla mano del Signore il calice del suo furore; tu hai bevuto la feccia del calice del tremito e l'hai strizzata", mentre nel settantacinquesimo Salmo leggiamo che "nella mano del Signore c'è un calice e il vino è rosso; è pieno di miscela; E ne versa fuori, ma tutti gli empi della terra ne strizzeranno la feccia e li berranno". Una figura simile si trova nella poesia omerica 'Iliade', 24:528: "Due urne cinerarie presso l'alto trono di Giove sono sempre state in piedi; La fonte del male è quella del bene. Di là riempie il calice dell'uomo mortale; Benedizioni a questi, a coloro che distribuiscono i mali. Ai più egli mescola entrambi: il miserabile decretato di gustare il cattivo non mescolato, è davvero maledetto".

Ma mentre la cifra in sé è chiara, il fatto che la sta alla base non è così chiaro o facilmente comprensibile

2. Il composto in questa tazza. Quali elementi si mescolavano in questa tazza? Quali erano gli ingredienti amari della miscela che conteneva? Non si è trattato, come si è già visto, del semplice allontanamento dell'umanità di nostro Signore dalla morte, per quanto doloroso e vergognoso, anche se non escludiamo in alcun modo questo elemento. Né si trattava di un'apparizione del maligno in qualche forma particolarmente spaventosa e terribile, come alcuni hanno congetturato. C'era qualcosa di peggio di tutto questo, qualcosa di più e di ancora più amaro. Non c'è dubbio, anche se alcuni sembrano pensarla diversamente, che gli assalti del Principe delle tenebre furono particolarmente potenti in questo frangente, e andarono a costituire parte dell'amarezza di questa coppa. Di questo non siamo privi di qualche accenno da parte del nostro Signore stesso, perché prima di entrare nel Getsemani dice: "Viene il principe di questo mondo", e prima di lasciare la scena dell'agonia aggiunge: Questa è la tua ora, e il potere delle tenebre". Da tutto ciò, e dalla circostanza già accennata, che Satana aveva rinunciato al suo tentativo solo fino a quando non fosse arrivato un altro e più adatto periodo, abbiamo motivo di concludere che Satana era di nuovo all'opera durante l'agonia, che stava rinnovando con energia raddoppiata i suoi dardi infuocati, dissuadendoli dall'opera che veniva svolta, e allo stesso tempo in ogni modo deprezzandone il valore. Il conflitto predetto nel giardino di Eden doveva essere combattuto nel Getsemani; il calcagno della Progenie della donna doveva essere schiacciato e la testa del vecchio serpente doveva essere schiacciata. Non era strano, quindi, che il serpente sibilasse nel modo più orribile, mentre la sua testa veniva schiacciata in questo modo. Sarebbe davvero strano se, quando il guastatore doveva essere rovinato, il rapitore privato della sua preda e la prigionia condotta prigioniera, Satana non si fosse destato a uno spaventoso sforzo finale per conservare contemporaneamente il suo potere e la sua preda. La Sua tentazione si mescolò e inasprisce la bevanda che il Salvatore doveva bere e scolare fino alla feccia. Qualunque sia stata la natura della suggestione di Satana, che si tratti di resistenza alla volontà divina, o di rifiuto della bevanda destinata, o di diserzione del posto assegnato, o di qualcosa di ancora più sconvolgente, è inutile indagare. Basti sapere che quando nostro Signore assaggiò il calice, si voltò, tanto era amara quella miscela; una nube oscura passò sopra lo spirito sereno del Figlio di Dio; la sua visione interiore era oscurata; la volontà del Padre fu rivestita di mistero e la croce di oscurità

3. Altri ingredienti nella tazza. Un altro ingrediente di quel calice era il ritiro della presenza divina, l'occultamento del volto del suo Padre celeste. Il peccato ha escluso l'uomo dal Paradiso; il peccato esclude l'uomo dal favore di Dio. Il Salvatore prese su di Sé il nostro peccato; è diventato il nostro sostituto; ha agito come nostro garante; si è messo al nostro posto e alla fine ha offerto se stesso in sacrificio per noi. Si espose così al temporaneo ritiro della luce del volto divino. Né può esserci nulla di più faticoso o doloroso per un figlio di Dio della perdita della comunione divina per un certo periodo. Quando è privato del godimento sensibile della comunione divina, è senza conforto. Così fu per Giobbe: Giobbe 23 "Ecco, io vado avanti, ma egli non c'è; e indietro, ma non posso vederlo: a sinistra, dove lavora, ma io non posso vederlo: si nasconde a destra, così che io non posso vederlo". Simile è la lamentela del salmista nell'ottantottesimo salmo: "Signore, perché mi sgridi l'anima? Perché nascondi il tuo volto da me? Sono afflitto e sto per morire fin dalla mia giovinezza: mentre soffro i tuoi terrori, sono distratto. La tua ira ardente si abbatte su di me; i tuoi terrori mi hanno sconfitto". Se un figlio di Dio, un peccatore salvato dalla grazia, sente così acutamente il nascondiglio del volto di Dio, quanto è indicibile di più il Figlio di Dio senza peccato! Questo ritiro della presenza di Dio - la presenza favorevole - è un elemento, forse un elemento principale, nella miseria del mondo di dolore, e forma una parte non piccola nella punizione dei perduti. Ma questa parte dell'angoscia del Salvatore aveva un lato positivo e uno negativo. Non solo c'era la privazione delle gioie del favore e della comunione divini, ma anche l'offuscamento del volto del suo Padre celeste; ci fu con ogni probabilità un'effettiva inflizione di castigo, come si può ragionevolmente dedurre dal forte linguaggio del profeta, quando dice: "Piacque al Signore di ferirlo; lo ha fatto soffrire". Ma di tutti gli ingredienti amari nel calice della sofferenza del Salvatore, nulla lo addolorerebbe di più del senso che i nostri peccati sono stati imposti su di Lui, affinché Egli potesse essere fatto peccato per noi; e la vista di quella cosa maledetta, così ripugnante per la sua natura pura, come il fardello che doveva portare; insieme alla consapevolezza della stretta connessione tra il peccato, la morte e l'inferno. Fu allora che il dolore sorse da ogni parte; Le sofferenze, con amarezza concentrata, lo travolgevano. L'odiosità del peccato, l'indignazione di Dio contro di esso, quell'odioso fardello di colpa umana che doveva portare, l'opera che doveva compiere per rimuoverlo, l'ira del Cielo manifestata contro di esso, tutti questi ingredienti mescolati insieme in quel calice amaro

4. La sua supplica. Fu allora che egli pregò: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice, ma non come voglio io, ma come vuoi tu». Qui troviamo, accanto alla sofferenza più profonda, la sottomissione più mite. La preghiera è condizionata dalle possibilità. Se la giustizia può essere soddisfatta, se la redenzione può essere effettuata, se il governo di Dio può essere sostenuto, se, coerentemente con tutto ciò, i peccatori possono essere salvati senza un tale eccesso di dolore, così sia! La preghiera è stata recitata tre volte. Se ne andò e pregò; Si inginocchiò e pregò; Si prostrava con la faccia a terra e pregava. Così offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime. La sua preghiera fu ascoltata ed esaudita, eppure il calice non passò. Egli fu "udito in quanto ebbe timore" "per il suo santo timore", Revised Version; o, secondo un'altra traduzione delle parole, "fu esaudito e liberato dal timore della morte". Sebbene la coppa non fosse stata tolta, il terrore della morte fu così tolto; In ogni caso, la forza è stata impartita

5. La forza assicurata dalle sue suppliche. Gli apparve un angelo, che lo rafforzò", letteralmente, infondendo forza ενιχυων αυτον. La conseguenza immediata di questa forza accresciuta o rinnovata fu una supplica più sincera ed energica: "Pregò più ardentemente εκτενεστερον". Rigorosamente furtivo, continuò a pregare προσηυχετο, e ciò più intensamente; Il tempo imperfetto del verbo e l'avverbio qualificativo implicano una preghiera sostenuta e intensificata. Ma per quanto intensamente sincera fosse stata la sua supplica per la rimozione del calice, essa fu eguagliata dall'intero abbandono della sua propria volontà a quella del suo Padre celeste. Aveva detto: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice: ma non come voglio io, ma come vuoi tu" così San Matteo; aveva detto: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice: tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua" così san Luca; mentre qui, secondo il racconto di San Marco, dice: "Abbà, Padre, ogni cosa ti è possibile; togli da me questo calice, ma non quello che voglio, ma quello che tu vuoi". E ancora una volta, come leggiamo nel Vangelo di San Matteo, disse: "Padre mio, se questo calice non passa da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà". Come se avesse detto: - Sento che potrebbe non essere; So che devo berlo; e come devo, non voglio come voglio, ma come vuoi tu. Sia fatta la tua volontà

6. Il suo esempio. Egli è stato in ogni cosa un esempio per noi. Possiamo pregare, e con perfetta correttezza, per la liberazione dal pericolo, o dalla malattia, o dalla difficoltà, o dall'angoscia di qualsiasi tipo. Se la risposta arriva direttamente e come desiderato, va bene; in caso contrario, ci sarà portato un qualche tipo di soccorso, ci sarà data una forza adeguata e una grazia sufficiente; in entrambi i casi, il nostro dovere è la sottomissione a una volontà che è più saggia della nostra, e un pieno abbandono di noi stessi nelle mani del nostro Padre celeste, che, disponendo tutte le cose alla sua gloria, le dispone allo stesso tempo per il nostro bene. L'indirizzo, come riportato da San Marco, ripete la parola per "Padre"; così "Abba" è l'aramaico per "Padre", e ad esso si aggiunge la parola greca con lo stesso significato. Può darsi che

1 San Marco, altrettanto frequentemente, spiega il vernacolare siriaco della Palestina ai giorni di nostro Signore con l'equivalente parola greca; o

2 la ripetizione può implicare l'intensità del sentimento e una forte emozione, proprio come la preghiera recitata tre volte comporta un'intensa serietà di spirito; o

3 può darsi che con questa congiunzione di due termini, orientale e occidentale - l'uno usato dall'ebreo, l'altro dal greco - nostro Signore intendesse esprimere il suo interesse a favore sia dell'ebreo che del greco. Inoltre, ci si è chiesti se il restringimento dell'umanità di nostro Signore in questa occasione fosse dovuto a tutte le sofferenze nel loro insieme che, in qualità di nostro Garante, egli doveva sopportare, o solo a quelle sofferenze apparentemente incidentali e forse non essenziali, causate, per esempio, dal tradimento di un discepolo, dal rinnegamento di un altro, la diserzione di tutti, il processo giudaico e il processo romano, la flagellazione, gli sputi, le beffe e cose del genere. Nelle sofferenze di nostro Signore non possiamo separare l'essenziale dal non essenziale, l'indispensabile dall'incidentale. Come uomo, si ritrasse dall'ira di Dio; ma la sua sottomissione finale alla più dolorosa di tutte le prove mostrò trionfalmente la sua obbedienza alla volontà del suo Padre celeste. Così, per salvare il suo popolo, la sua perseveranza fu completa e il suo esempio perfetto

V LA SONNOLENZA DEI DISCEPOLI E LA TRISTEZZA CHE L'HA PROVOCATA

1. Oggetto della sorveglianza dei discepoli. Il Salvatore aveva scelto tre discepoli, come si era già visto, perché stessero con Lui. Senza dubbio uno degli obiettivi, forse l'obiettivo principale, era che essi potessero essere testimoni oculari della sua agonia e renderne testimonianza alla sua Chiesa. Ma un altro scopo, e un po' meno importante, se non del tutto, era che potessero stargli vicino per simpatia e sostegno. Era con questa visione, senza dubbio, che aveva detto: "Rimanete qui e vegliate con me". Ma anche di questo soccorso umano fu privato, per sempre, quando venne da loro - una volta e una terza volta nell'intervallo della preghiera - li trovò addormentati; così Gesù fu lasciato solo nella sua agonia

2. Natura e causa della loro sonnolenza. Eppure non era un sonno di stupidità, o di insensibilità, o di mancanza di compassione, in nessun senso. La causa era esattamente l'opposto. E qui è degno di nota che, mentre gli altri evangelisti registrano il fatto, Luca, il medico prediletto, da solo ne assegna la causa. Com'era caratteristico della sua professione! Dalla sua abilità in fisiologia ci dice qui che "li trovò addormentati per il dolore"; proprio come in seguito, in base alla sua conoscenza della psicologia, spiega l'incredulità con la gioia quando dice: "Mentre ancora non credevano per la gioia". E così dormirono per il dolore profondo. Non è un'esperienza insolita che il dolore agisca la parte di un narcotico, e la tristezza provochi il sonno; così dice il salmista: "L'obbrobrio mi ha spezzato il cuore, e io sono pieno di tristezza". Ed è una disposizione misericordiosa che gli uomini in tali circostanze possano dormire per un po' e dimenticare i loro dolori

3. Spiegazioni diverse. Le parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli addormentati sono state variamente intese. Alcuni li prendono

1 interrogativamente: Dormi ora e ti riposerai? Questo sembra favorito dal parallelo in San Luca, "Perché dormite?" Come se dicesse: È il momento dell'indifferenza o dell'indulgenza di questo genere? Un periodo di angoscia presente e di pericolo imminente è una stagione adatta per dormire? Altri li prendono

2 come una sorta di dolorosa ironia, come se dicesse: - Dormi ora se puoi, e se ciò è possibile, in circostanze così pericolose. Ma

3 molti preferiscono prenderli come un permesso leggermente temperato dal rimprovero, cioè: -Dormi per l'intervallo che rimane. Ora posso guardare con calma e aspettare da solo; La stagione della necessaria simpatia è passata. Egli implica quindi, inoltre, secondo il Crisostomo, che non ha bisogno del loro aiuto, e che deve essere tradito con ogni mezzo. Possiamo supporre che tra questo versetto e il seguente sia trascorso un certo intervallo di tempo, e che poi Giuda e la banda si avvicinarono quando Gesù svegliò i discepoli con le parole: "Alzatevi, andiamo". L'insieme è quindi, senza dubbio, perfettamente coerente e chiaramente intelligibile. Intermediamente, tuttavia, ricorre un'altra espressione difficile, απεχει, che nella voce attiva si riferisce a volte alla distanza locale, e a volte significa riavere, o riavere, o ricevere in pieno, e quindi essere soddisfatti. Secondo il primo significato, la parola è qui resa da alcuni personalmente e in riferimento a Giuda:

a è lontano, o

b in relazione alla crisi dell'agonia, è passata; mentre

c la grande maggioranza degli interpreti, in conformità con il secondo significato della parola, lo traduce in modo impersonale: è sufficiente, o sufficiente

Così inteso, se preso in stretta connessione con ciò che precede, il senso è: Dormi ora e riposati: è sufficiente; l'orologio non è più necessario; ma, se connesso con ciò che succede, significa: è sufficiente: hai dormito a sufficienza; L'ora è giunta. Combinando

3 e c otteniamo ciò che nel complesso è più in accordo sia con il testo che con il contesto; vale a dire, - Dormi durante il resto dell'intervallo che ti può essere concesso, e riposati; Ti chiedo di non guardare più. Poi, dopo un breve intervallo, o anche come un ripensamento causato dalla vista o dal suono dell'avvicinarsi del nemico, si controlla con le parole aggiuntive: "L'ora è giunta... Alzati, andiamo".

VI L'OGGETTO PRINCIPALE DELL'AGONIA

1. Preparazione. Uno dei grandi obiettivi dell'agonia era, come immaginiamo, la preparazione per l'ultima, spaventosa lotta a portata di mano. Il Salvatore doveva prepararsi per il conflitto. Quindi la differenza tra l'agonia e la crocifissione era questa: l'agonia era, se così possiamo dire, il preludio, la crocifissione la rappresentazione; l'uno era, con riverenza sia detto, la prova, l'altro la realtà; l'uno era l'attesa, l'altro la realizzazione; L'uno era la volontà, l'altro il lavoro. Il linguaggio dell'uno è: "Sono disposto... Soffrirò, e così porrò fine al peccato; quello dell'altro è: "Ho già sofferto e ho effettivamente sofferto, e così ho tolto via il peccato prima". La grande questione del Getsemani era la preparazione per la sofferenza futura e finale, e, se espressa a parole, sarebbe: "Sono pronto, e in nessun modo riluttante a soffrire; mentre dal Calvario procede un grido di trionfo sulla sofferenza sopportata fino all'estremo e sul raggiungimento della fine, come espresso nelle parole: "È compiuto". Nell'agonia vediamo la natura umana senza peccato di nostro Signore che rabbrividisce alla vista del peccato, e sull'orlo di una sofferenza spaventosa a causa del peccato, sebbene non sia la sua; Nella crocifissione vediamo la stessa natura che sostiene il peso del peccato umano, e soccombe sotto la sofferenza e il dolore che ne derivano, eppure vittoriosa anche quando viene sconfitta, e vince con l'essere uccisa. L'agonia era una previsione della lotta finale; Stava andando avanti nel complesso, andando oltre tutto nella mente, nello spirito e anche nel corpo; La crocifissione è stata la realizzazione riuscita della stessa. Una volta che l'agonia era finita, l'amarezza della morte era in una certa misura passata

2. La solitudine di nostro Signore nelle sue sofferenze. In tutto questo il Salvatore era solo, tanto solo nel giardino quanto sulla croce, nella sua agonia come nella sua crocifissione. Dormi ancora, disse; Mi avete lasciato sfuggire l'opportunità di simpatizzarmi e di sostenermi. Questa, almeno, è un'interpretazione non innaturale delle parole. Siete stati miserabili consolatori, eppure non vi biasimo; Lo spirito era pronto, ma la carne era debole. Dormi ora, non importa; perché la lotta è finita, e finita senza la vostra cooperazione; Del popolo non c'era nessuno con me. Ho pigiato il torchio da solo, dal primo all'ultimo. Erano stati rattristati dalla prospettiva di perdere il loro Signore e Maestro, dai suoi patetici discorsi, dalla sua commovente intercessione e dalla sua attuale supplica, e di conseguenza dormivano

3. Riassunto. Nel riassumere le lezioni da trarre da questo argomento, ci viene insegnato

1 la natura terribile e la terribile malvagità del peccato. Era la causa dell'agonia di nostro Signore, dell'intensa lotta, del dolore travolgente, del sudore sanguinante. I tre ingredienti principali di quella coppa amara erano, in primo luogo, l'indicibile e indescrivibile carico della colpa umana; perché, sebbene la colpa nel suo demerito morale non sia trasferibile, tuttavia lo è nella responsabilità della punizione. Sull'Agnello di Dio fu posto il peccato del mondo, ed egli lo tolse; sul nostro grande Sommo Sacerdote sono state poste le iniquità di tutti noi; la pressione delle nostre trasgressioni poggiava sul suo capo, come i peccati di Israele sul capo del capro espiatorio. Ma un altro elemento che contribuì alla causa della sua agonia fu la tentazione di Satana. L'ora delle tenebre era giunta, le potenze delle tenebre stavano facendo del loro peggio, le schiere delle tenebre si precipitarono al conflitto. Non possiamo nemmeno congetturare quale potere diabolico abbiano esercitato, quale prova infuocata abbiano causato, quali turpi tentazioni abbiano suggerito, quale terribile lotta abbiano intrapreso. Un terzo elemento, e probabilmente il peggiore di tutti, era l'occultamento del volto del suo Padre celeste; iniziò nell'agonia, continuò durante la crocifissione e culminò in quelle parole di terribile significato: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Ma

2 La prossima grande lezione è legata alla preghiera. E qui troviamo diversi dettagli importanti suggeriti dalla preghiera di nostro Signore nella sua agonia: la materia della preghiera, il modo in cui si fa, la postura in essa, lo spirito di essa, l'intensità di essa e il successo di essa. Dalla questione della preghiera del Salvatore apprendiamo che è lecito supplicare sollievo da circostanze di angoscia o di disastro, nella misura in cui è coerente con la volontà di Dio e opportuno per noi. Il modo non sancisce la vana ripetizione, ma solo quella ripetizione che la grande serietà impiega frequentemente. La postura era in ginocchio, poi prostrazione anche sul terreno freddo e viscido. Lo spirito era quello della perfetta sottomissione alla volontà divina, con devota e santa rassegnazione al Padre suo che è nei cieli: "Se è possibile, passi da me questo calice". L'intensità includeva una crescente serietà; Era l'effusione del cuore con continua importunità e fervore accresciuto. Il successo non consistette nel togliere la coppa, ma nella paura, e nel comunicare forza e incoraggiamento fortificanti per l'imminente prova. Di nuovo

3 C'è un contrasto commovente. Mentre tutto all'interno era tempesta, tutto all'esterno era calmo. La natura tutt'intorno era tranquilla; la luna spandeva il suo mite splendore sulla cima dell'Oliveto, sul Giardino del Getsemani e sulla valle del Cedron; Non soffiava vento, non si muoveva una foglia e non si muoveva alcuna increspatura. Tutto fu zittito in silenzioso timore e avvolto da profondo stupore per il sanguinoso battesimo con cui Gesù fu battezzato quella notte. - J.J.G

27 Voi tutti sarete scandalizzati. Le parole che seguono nella Versione Autorizzata, "a causa di me questa notte", non si trovano nei migliori manoscritti e versioni. Sembra che siano stati importati da San Matteo. Sarà offeso σκανδαλισθησεσθε; letteralmente, sarà fatto inciampare. Il nostro Signore sarebbe risultato "pietra d'inciampo" per molti, non esclusi i suoi stessi discepoli. Anche loro, sotto l'influenza del terrore, avrebbero perso per un po' la fiducia e la speranza in lui. Sta scritto infatti: Io percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Questa è una citazione da Zaccaria, Zaccaria 13:7 "Svegliati, o spada, contro il mio pastore e contro l'uomo che è mio compagno, dice l'Eterno degli eserciti: colpisci il pastore." Questo passaggio mette in evidenza in modo notevole l'azione divina nella morte di Cristo. Le pecore saranno disperse. Tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono, quando lo videro nelle mani dei suoi nemici. Per il momento dubitavano che egli fosse davvero il Figlio di Dio. "Confidavano che fosse lui a redimere Israele", ma ora le loro speranze cedettero il passo alla paura e al dubbio. Fuggivano di qua e di là come pecore spaventate. Ma Dio li radunò di nuovo, così che quando il nostro Signore risuscitò dai morti, li trovò tutti nello stesso luogo; e poi ravvivò la loro fede e il loro coraggio. Nostro Signore e i suoi discepoli non avevano una casa fissa o amici a Gerusalemme; così non avevano altro luogo in cui rifugiarsi che quella camera al piano superiore, dove, non molto tempo prima, Cristo aveva celebrato la Pasqua con loro. Il proprietario di quella casa era un amico; così andarono qui, e là Cristo apparve loro dopo la sua risurrezione

Versetti 27-31.- Anticipazione

Molto tempo prima nostro Signore aveva chiaramente compreso quale sarebbe stata la fine del suo ministero di benevolenza e di abnegazione. La prospettiva di una violenza ingrata che lo portava a una morte crudele non lo aveva dissuaso dagli sforzi per il bene di coloro che amava e compativa. E ora che il colpo stava per abbattersi su di lui, la sua mente non era meno salda, sebbene il suo cuore fosse rattristato

IO GESÙ ANTICIPA LE SUE SOFFERENZE E LA RISURREZIONE CHE DOVREBBE SEGUIRE LA SUA MORTE

1. Previde che, come Buon Pastore, sarebbe stato colpito. Doveva dare la sua vita per le pecore, perché fossero salvate e vivessero

2. Egli predisse che sarebbe risorto e sarebbe stato trovato in Galilea, in un luogo stabilito. Questa certezza ci dà un'idea della premurosa gentilezza del Redentore, che non solo decise di trionfare per l'umanità, ma si prese cura dei suoi amici affinché la loro sollecitudine potesse essere alleviata e la sua intimità con loro potesse essere rinnovata

II GESÙ ANTICIPA LA CONFUSIONE E L'INFEDELTÀ DEI SUOI DISCEPOLI. Per quanto questa prospettiva dovesse aver angosciato il suo cuore, non doveva essere distolto dal suo proposito. Predisse ai suoi amici come stavano per agire, affinché potessero imparare una lezione della loro fragilità e della loro dipendenza da un aiuto invisibile

1. L'offesa e la dispersione erano predette riguardo a tutti. Questo, come ci informa il registro, avvenne; poiché nell'ora della sua cattura "tutti lo abbandonarono e fuggirono".

2. Fu anche predetta la negazione del primo e del più audace dei dodici. Pietro amava Cristo, aveva mostrato una notevole intuizione della natura di Cristo e ora professava, nell'ardore del suo attaccamento, la disponibilità a morire per il suo Signore. Era come se nulla di ciò che poteva affliggere il Divino Salvatore dovesse mancare alle sue sofferenze e ai suoi sacrifici; Acconsentì persino a essere rinnegato dal primo della schiera scelta e amata

3. Gesù conosceva il cuore dei suoi discepoli meglio di quanto essi conoscessero il proprio. Affermavano con veemenza il loro attaccamento, la loro devozione, la loro incrollabile fedeltà. Ma conosceva la natura sottostante che al momento non offriva alcun fondamento alle loro risoluzioni e proteste. Ed era evidentemente preparato a ciò che era realmente accaduto; Non lo colse di sorpresa. Solo dopo la sua ascensione e il battesimo con lo Spirito, gli apostoli poterono resistere all'arrivo del nemico, alla furia del persecutore

LEZIONI PRATICHE

1. Impara la fragilità e la debolezza della natura umana

2. Impara la fermezza e l'amore del Salvatore

3. Impara la necessità di dipendere dalla grazia divina per evitare di cadere

Versetti 27-31.- Predetto il rinnegamento di Pietro

Il pensiero di Cristo si soffermava costantemente sulle profezie che predicevano le sofferenze e la morte del Figlio dell'uomo. Esse passavano attraverso la sua coscienza spirituale, volontariamente adottate come espressione della sua vita interiore, e di conseguenza attuate in azioni esterne. Ora cita Zaccaria 13:7. Gli insegnò quanto sarebbe stata assolutamente solitaria la sua posizione nel giudizio e nella morte, come avevano fatto altri passaggi; e gli suggerì il motivo

LA DEFEZIONE UNIVERSALE DEI DISCEPOLI PRIMA DELLA MORTE DI CRISTO ERA UNA NECESSITÀ SPIRITUALE. Non potevano capirlo o permetterlo. Sembrava così innaturale e improbabile. Ma il loro Maestro sentiva, misurando il proprio spirito, quanto sarebbe stato necessario per renderli capaci di essere saldi, e quanto mancassero nei principi superiori della vita spirituale. Egli accettò la situazione e cercò in anticipo di preparare i suoi discepoli alla rivelazione della loro debolezza, affinché quando ciò avvenne non distruggesse ogni speranza o desiderio di tornare alla loro fedeltà. Fu dunque subito in espressione della sua coscienza messianica interiore, e per avvertirli e istruirli, che citò la profezia. In che modo questa diserzione del loro Maestro è stata un'esperienza necessaria? Perché la realizzazione dell'unità assoluta con Cristo nello spirito di abnegazione, o piuttosto di amore, sarebbe possibile solo dopo il suo sacrificio, come suo fondamento o condizione. Erano, nel frattempo, ancora in uno stato di scolarezza o infanzia. Non riuscivano a capire il motivo del suo strano percorso, così diverso da quello che avevano previsto. Se fossero stati in grado di stare al fianco del Signore quando fu consegnato, avrebbero potuto essere i loro stessi salvatori e la Sua opera non sarebbe stata necessaria

LA FIDUCIA IN SE STESSI NELL'AFFERMARE LA PROPRIA SUPERIORITÀ RISPETTO A QUESTA LEGGE NON FAREBBE CHE ILLUSTRARLA IN MODO PIÙ EVIDENTE. Pietro, il rappresentante della fede teorica, era forte nella sua contraddizione con questa affermazione. Era lui che aveva detto: "Signore, da chi possiamo andare?" ecc., e che aveva udito la risposta di approvazione: "Benedetto sei tu, Simone Bar-Jona, perché non la carne e il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli"; Matteo 16:17 e che era stato chiamato la roccia. Perciò egli va avanti con la forza delle proprie convinzioni, e corteggia il disastro che ha cercato di evitare, e ciò in forma esagerata. L'apparente discrepanza tra gli evangelisti riguardo al canto e al canto due volte è facilmente spiegabile. Quello stesso giorno, anzi, quella notte, prima dell'alba, avrebbe rinnegato il suo Signore tre volte, cioè in modo assoluto e totale, e, per poter mettere alla prova la fedeltà del suo Maestro e il suo fallimento, fu dato il segno: "prima che il gallo canti due volte". La sua audace fiducia in se stesso e il suo risoluto sforzo di stare con Cristo furono dimostrati nel fatto che egli penetrò nell'aula della giustizia e si mescolò alla folla in mezzo alla quale si trovava il Salvatore. Ma questo provocò solo la sfida di fronte alla quale tutta la sua virilità tremò. Gli altri non rinnegarono Cristo oralmente, perché erano fuggiti in precedenza

III MA CON L'AVVERTIMENTO FU PRONUNCIATA UNA PAROLA DI SPERANZA E DI CONFORTO. Il Pastore avrebbe radunato il suo gregge disperso, quando lo avrebbe preceduto in Galilea. Ma non potevano accettare la parola da cui dipendeva: "dopo che sarò risuscitato". Doveva essere depositato nella loro coscienza, tuttavia, per essere ricordato di nuovo quando il suo adempimento avesse avuto luogo, e per essere messo agli atti come un'altra prova della fede. Allora non si sarebbe più detto loro: "Dove vado io, non potete venire", poiché egli avrebbe dato loro il suo Spirito.

Versetti 27-31, 66-72.- La caduta di Pietro

La dolorosa dichiarazione che le parole del profeta: "Io colpirò il pastore e le pecore saranno disperse", avrebbero trovato il loro compimento in loro, e in "Tutti voi sarete scandalizzati", risvegliò lo spirito di Pietro e, con un'audace ma errata valutazione del proprio coraggio e della propria devozione, egli affermò intrepidamente, persino presuntuosamente: "Anche se tutti saranno scandalizzati, ma non voglio che io" San Luca abbia conservato per noi parole che gettano molta luce sull'episodio della caduta di Pietro, e sulla posizione che Pietro aveva tra i discepoli: "Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di averti vagliato come il grano, ma io ho supplicato per te, che la tua fede non venga meno. e tu, una volta che ti sarai convertito di nuovo, rendi saldi i tuoi fratelli". Cantici Satana, il nemico dell'uomo, l'agente per mettere alla prova il suo carattere religioso, ha chiesto di mettere tutti i discepoli nel suo setaccio. Gli uomini setacciano il grano per rivelare e separare ciò che è inutile da ciò che è prezioso, il male dal bene. Questo è il buon fine della tentazione. Esercitata sul grande Maestro in persona, era impotente. Potrebbe dire: "Viene il principe del mondo, ma non ha nulla in me". Non c'era pula mescolata a quel grano puro. Attaccare Giuda, ahimè! Quanto poco di nient'altro che di guscio! In Pietro che strana mescolanza! In ognuno di noi? Pietro, avvertito dalla prima ammonizione profetica, dalle parole paraboliche di Gesù e dalla certezza ancora più precisa che prima che "il gallo canti due volte, tu mi rinnegherai tre volte", ripete il suo vanto di fedeltà con un'enfasi: "Se devo morire con te, non ti rinnegherò". Il setaccio è pronto. Pietro viene avvicinato da una donna, "una delle ancelle del sommo sacerdote". "Anche tu eri con il Nazareno, Gesù". La storia è ben nota e non ha bisogno di essere ripetuta. La parola di Gesù ha trovato il suo esatto compimento. «Tre volte», negò, «e subito la seconda volta il gallo suona». "E l'Eterno si voltò e guardò Pietro." Era abbastanza; Con il cuore spezzato "uscì e pianse amaramente?"

Impariamo:

1. La nostra costante responsabilità di essere tentati dal male. Andiamo dove vogliamo, la tentazione ci assale. In mezzo alla benedizione dell'Eden o alla santità del tempio, il tentatore si nasconde. Le felicità della casa, i mercati del commercio, le chiusure della contemplazione, sono tutte aperte alla presenza malvagia come all'aria del cielo. I nostri passi sono ostinati, la nostra vita assalita. Sicuramente per questo, per una tale esposizione della preziosa vita, si può addurre una giustificazione sufficiente

2. Un fine della tentazione è quello di cercare il male esistente per la sua esposizione e distruzione. Sull'altopiano elevato, sul pavimento indurito e liscio, il grano viene scosso dal setaccio. I venti gentili spazzano via la pula, per la quale viene preparato il fuoco consumante, e il grano puro cade a terra. Peter non sapeva che la vigliaccheria e la paura si nascondevano sotto le pieghe del suo vestito; ma la tentazione li ha rivelati. Quando gli uomini passano il magnete attraverso la polvere metallica per scoprire e separare le particelle di ferro dai metalli più preziosi, queste particelle rispondono, saltando fino alla forza attrattiva; e come gli uomini testano la resistenza delle travi di ferro per mezzo di pesi pesanti o di colpi; Così l'astuta tentazione mette alla prova la purezza dei nostri cuori e la forza dei nostri princìpi, e tira fuori il male in agguato, affinché, essendo smascherato, possa essere separato prima di rovinare l'intera vita

3. Se con la tentazione si scopre una debolezza o un difetto, la nostra saggezza è, con la penitenza e la contrizione, di tornare per la guarigione e la guarigione. Possiamo essere più tristi e più umili, ma saremo più saggi. Felici per noi se abbiamo la forza di farlo, e non, come Giuda, in una vuota disperazione e disgusto di sé, affondiamo per non rialzarci più

4. Ma un'ulteriore lezione è quella di guardarsi da quei mali che sono la causa speciale del pericolo per la nostra vita spirituale. Ognuno ha la sua responsabilità specifica. Quella di Pietro non era cupidigia; Giuda non era in pericolo a causa dell'orgoglio del potere. Il nostro pericolo è sempre come la quantità di lega nel nostro carattere, la quantità di pula tra il grano

5. Ancora una volta, cerchiamo la rimozione dei nostri difetti peculiari mediante il ventilare e il fuoco purificatore dello Spirito, affinché non possiamo essere esposti alle sorprese distruttive di una tentazione improvvisa

6. Un'ulteriore diminuzione è quella di custodire la nostra vita spirituale in modo che la corrente dei nostri pensieri sia pura. Quante volte un ruscello colorato, o uno che contiene sali terrosi in soluzione, dà la propria tinta alle sponde, o determina le crescite su entrambi i lati! Spetta anche a noi separarci da quelle abitudini di vita che sono condannate da ogni convinzione di diritto

7. La grande lezione, in superficie di questo incidente, è la necessità dell'umiltà: che non siamo fedeli alla nostra religione, che non presumiamo il nostro potere; ma, in umile dipendenza dalla forza della grazia divina, camminiamo con cautela, badando per non entrare in tentazione.

28 Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea. Questo ha detto nostro Signore per rassicurarli. La Galilea era per loro più simile a casa che a Gerusalemme, e lì avrebbero avuto meno paura degli increduli Giudei

29 Ma Pietro gli disse: Anche se tutti saranno scandalizzati, tuttavia Nostro Signore non ho appena detto chiaramente che tutti si sarebbero scandalizzati, e quindi queste parole di San Pietro erano molto presuntuose. Consapevole delle proprie infermità, avrebbe dovuto dire: "So che a causa della mia infermità questo può facilmente accadere. Tuttavia, confido nella tua misericordia e bontà per salvarmi". Proprio questa è l'esperienza quotidiana del cristiano. Spesso pensiamo di essere forti nella fede, forti nella purezza, forti nella pazienza. Ma quando sorge la tentazione, vacilliamo e cadiamo. Il vero rimedio contro la tentazione è la consapevolezza della nostra debolezza e la supplica per la forza divina

30 In verità ti dico che oggi, proprio questa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte. La giornata era cominciata. Cominciò alle sei di sera. Era già avanzato. Questo secondo canto del gallo è menzionato solo da San Marco; e costituisce un ulteriore aggravamento del peccato di Pietro. Il "canto del gallo" era un termine usato per una delle divisioni della notte, vedi Marco 13:35 Ma sembra che ci fossero tre volte in cui ci si poteva aspettare il canto del gallo, cioè,

1 nelle prime ore della notte, tra le undici e le dodici;

2 tra uno e due; e

3 tra cinque e sei

I due canti di gallo qui menzionati sarebbero gli ultimi due dei tre qui menzionati. Probabilmente sarebbero state circa le 2 del mattino, quando si svolse il primo processo di nostro Signore nella casa di Caifa

31 Ma egli parlò con veemenza εκπερισσως ελαλει: Se devo morire con te εαν με δερ, non ti rinnegherò. La lettura corretta ελαλει, imperfetto implica che egli continuava ad affermare più e più volte. Era, senza dubbio, sincero in tutto questo, ma aveva un veterinario per scoprire la propria debolezza. Sant'Ilario dice a questo proposito: "Pietro fu così rapito dal fervore del suo zelo e del suo amore per Cristo, che non si curò né della debolezza della sua carne né della verità della parola del suo Maestro".

32 E vengono ερχονται - anche qui il presente di San Marco dà forza alla narrazione - in un luogo che fu chiamato Getsemani. Un luogo χωριον è, letteralmente, un pezzo di terra chiuso, generalmente con una casetta su di esso. Giuseppe Flavio ci dice che questi giardini erano numerosi nei sobborghi di Gerusalemme. San Girolamo dice che "il Getsemani era ai piedi del Monte degli Ulivi". San Giovanni 18:1 lo chiama giardino, o frutteto κηπος. La parola "Getsemani" significa letteralmente "il luogo del frantoio", dove venivano portate le olive che abbondavano sulle pendici del monte, affinché l'olio in esse contenuto potesse essere spremuto. L'esatta posizione del Getsemani non è nota; anche se c'è un punto chiuso ai piedi del versante occidentale del Monte degli Ulivi che è chiamato ancora oggi El maniye. Il vero Getsemani non può essere lontano da questo luogo. Nostro Signore ricorse a questo luogo per ritirarsi e pregare, non come se desiderasse sfuggire alla morte che lo attendeva. Era noto per essere la sua località preferita; così che vi andò, come per mettersi sulla strada di Giuda, che naturalmente lo avrebbe cercato lì. Sedetevi qui, mentre io prego. San Matteo 26:36 dice: "Mentre io vado laggiù a pregare".

Versetti 32-42.- Getsemani

Com'è patetica questa scena! Qui siamo alla presenza del dolore del Figlio dell'uomo; E non c'è dolore come questo. Qui vediamo Cristo portare le nostre sofferenze, portare i nostri dolori, un peso sotto il quale quasi sprofonda! Non è per noi solo uno spettacolo dell'angoscia umana; siamo profondamente e personalmente interessati all'agonia del Figlio di Dio. È per amor nostro che il Padre non ha risparmiato il proprio Figlio. Fu per amor nostro che Gesù, il nostro Sommo Sacerdote, offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a Dio, e imparò l'obbedienza dalle cose che soffrì. L'ultima tranquilla serata di comunione è stata trascorsa nella stanza al piano superiore di Gerusalemme da Gesù e dai dodici. L'ultimo discorso - quanto pieno di incoraggiamento e di consolazione! - è stato pronunciato. L'ultima, la più meravigliosa e preziosa, preghiera è stata offerta dal Maestro per i suoi discepoli. Invece di ritornare, come nelle prime sere della settimana, nella solitudine dell'ospitale Betania, il piccolo gruppo si recò in un luogo dove Gesù era solito ritirarsi, dall'eccitazione del ministero cittadino, per meditare e pregare. Alla luce della luna pasquale attraversano la porta aperta e, lasciandosi alle spalle le mura della città, scendono nella valle del Kedron. Ogni cuore è pieno delle parole sacre che sono state appena pronunciate, e il silenzio cala sul gruppo pensieroso. Sul pendio dell'Oliveto si fermano in un recinto, dove gli ulivi secolari gettano un'ombra cupa, e le rocce offrono nei loro recessi una scena d'incontro per preghiere solitarie. E' il giardino del frantoio, ben noto ad ogni membro della banda. Lasciando dietro di sé gli altri, Gesù prende con sé i tre prediletti, che sono testimoni del timore e del dolore mortale che lo colpiscono. Implora la loro simpatia e la loro vigilanza, e poi si ritira in un luogo dove in solitudine riversa tutta la sua anima in preghiera. L'ora è davvero giunta. Il ministero della fatica è finito, e il ministero della sofferenza e del sacrificio rimane solo ora. Egli è in difficoltà fino a quando non sarà compiuto l'ultimo battesimo. L'ombra della croce ha spesso oscurato il suo santo cammino; La croce stessa è proprio su di lui ora. Finora la sua anima è stata quasi serena senza nuvole; In quest'ora la tempesta del dolore e della paura si abbatte su di lui e lo abbatte. Non c'è risorsa se non nella preghiera. La terra lo rifiuta, l'uomo lo disprezza. Cantici si rivolge al cielo; grida al Padre. Sente la pressione del peccato del mondo; Sta affrontando la morte che quel peccato, non il suo, ha meritato. È troppo, anche per Cristo nella sua umanità, e implora sollievo. "Oh, se questa coppa passasse inascoltata!" Eppure, anche con questa espressione di sentimento naturale, si mescola un proposito di sottomissione: "Non sia fatta la mia volontà, o Padre mio, ma la tua!" È la crisi dell'agonia, senza precedenti, che non si ripeterà mai più! Un'agonia di dolore, un'agonia di preghiera, un'agonia che trova sfogo in ogni poro. Il soccorso angelico rafforza il corpo svenuto ed esausto. C'è simpatia umana per il Sofferente? Sicuramente i cari amici e studiosi, stanno pregando con lui e per lui! Il suo cuore bramoso lo attira sul posto, per trovarli che non vegliano né pregano, ma dormono! Calpesta il torchio da solo! È una goccia di amarezza in più nella tazza amara. «Come, non potreste voi, nemmeno Pietro, vegliare con me, nemmeno per un'ora?» Ahimé! Quanto è debole la carne, anche se lo spirito è vigile e attivo! La preghiera di Gesù, ripetuta con il fervore più intenso, acquista in perfezione di sottomissione. Tre volte si ritira per rinnovare la sua supplica, con una crescente acquiescenza alla volontà del Padre; Per tre volte si avvicina ai suoi amici scelti, ogni volta per essere deluso dalla loro apatia. Ma ora la vittoria è stata ottenuta. Gesù ha lottato nel giardino per poter vincere sulla croce. Lascia dietro di sé le lacrime e le grida. Per gli undici non c'è più occasione di simpatia; per il Maestro non c'è più esitazione, non c'è più sfogo di angoscia personale. Si perde nel suo lavoro. Con la croce davanti a sé, un'esclamazione precedente sembra sorgere dal profondo del suo spirito: "Per questo sono venuto a quest'ora". Va avanti per incontrare il traditore e la sua banda. "Alzatevi, andiamo; ecco, è vicino colui che mi tradisce!"

LE SOFFERENZE DEL NOSTRO SALVATORE NELLA SUA ANIMA. È degno di nota che, fino a questo punto della sua carriera terrena, Gesù aveva mantenuto una singolare tranquillità d'animo e compostezza di comportamento. Era stato tentato dal diavolo; era stato calunniato dai suoi nemici; era stato deluso dai suoi sedicenti amici; ma la sua calma sembra essere stata imperturbabile. Ed è anche notevole che, dopo l'agonia nel giardino, egli riacquistò la sua equanimità; e sia alla presenza del sommo sacerdote che del governatore, e in generale quando sopportavano l'agonia della crocifissione, mostravano la padronanza di sé, la dignità, la rassegnazione senza lamentarsi, che sono state l'occasione di ammirazione mondiale e duratura. Ma quest'ora nel Getsemani fu l'ora dell'amaro dolore e dell'angoscia di nostro Signore, quando la sua vera umanità si rivelò nelle grida e nelle lacrime, nelle preghiere e nella prostrazione, nell'agonia e nel sudore sanguinante. Come si deve spiegare questo? Che la sua natura fosse preminentemente sensibile non possiamo dubitarne. Mai un cuore fu così suscettibile a profonde emozioni come il cuore del Sommo Sacerdote che è toccato dal sentimento delle nostre infermità, perché è stato provato e tentato in ogni cosa proprio come noi, sebbene senza peccato. Ma che cosa ha causato, in quell'ora, una sensazione così profonda, un'angoscia così struggente? Fino a un certo punto possiamo capire chiaramente i suoi dolori, ma c'è un punto in cui la nostra comprensione finita e le nostre simpatie umane imperfette ci vengono necessariamente meno. È chiaro che Gesù previde ciò che stava per accadere. Egli non ignorava l'ostilità dei capi ebrei, il tradimento di Giuda, la volubilità del popolo, la timidezza dei suoi stessi discepoli. E, per la sua divina preveggenza, sapeva cosa gli avrebbero portato le prossime terribili ore. Lì lo attendevano dolori corporali, flagellazioni e crocifissioni; angoscia mentale nel sopportare gli insulti dei suoi nemici, l'abbandono dei suoi amici, l'ingratitudine delle persone per le quali aveva lavorato e di cui aveva beneficiato. Tutto questo possiamo capirlo; Ma quale lettore attento della narrazione può ritenere che anche tutto questo sia una spiegazione sufficiente per un dolore senza pari? È vero, infatti, che le sofferenze e la morte di Gesù erano immeritate; ma questo fatto, e la sua stessa consapevolezza di innocenza, potevano piuttosto alleviare che aggravare la sua angoscia. Il fatto è che, quando leggiamo che fu stupito e sconvolto - «estremamente addolorato fino alla morte» e che chiese che, se possibile, gli si potesse risparmiare l'imminente esperienza della vergogna e dell'angoscia - siamo costretti a considerare il nostro Salvatore alla luce del nostro Rappresentante e Sostituto. La sua mente era, in un modo che non possiamo capire, oppressa dal peccato del mondo, e il suo corpo stava per sopportare la morte che non meritava, ma che egli acconsentì a passare per poter essere reso perfetto attraverso le sofferenze, e per poter dare la sua vita in riscatto per molti. Nell'orto del frantoio il Redentore ha sopportato la pressione senza precedenti del peccato umano e del dolore umano!

II LA PREGHIERA DEL NOSTRO SALVATORE AL PADRE. Le parole di Gesù sono riportate in modo un po' diverso dai vari evangelisti, dai quali possiamo imparare che non è tanto il linguaggio quanto il significato che è importante per noi

1. Osservate il discorso: "Abbà, Padre!" È chiaro che nostro Signore era consapevole del favore personale e dell'approvazione di colui al quale rendeva obbedienza, mai così accettabile come nelle scene finali del ministero terreno

2. La richiesta è molto notevole: era che l'ora passasse e che la coppa potesse essere portata via senza assaggiarla. Siamo qui ammessi per testimoniare l'opera della natura umana di Cristo. Egli si ritraeva, come si conveniva a noi, di fronte al dolore e all'insulto, alla calunnia e alla crudeltà. Benché avesse preavvertito i suoi discepoli che c'era per lui un battesimo da sopportare, un calice amaro da bere, ora che il tempo si avvicinava, la prova era così dura, l'esperienza così penosa, che se si fosse fatto guidare dai suoi sentimenti individuali avrebbe evitato volentieri una condanna così ingiusta e così schiacciante

3. La qualifica, aggiunta, spiega ciò che altrimenti sarebbe inspiegabile. Gesù non ha assolutamente chiesto la liberazione; la sua condizione era: "Se è possibile", e la sua conclusione: "Non la mia volontà, ma la tua sia fatta!" Non ci fu alcuna resistenza alla nomina del Padre; al contrario, c'è stata una sottomissione perfetta. Non che il Padre si compiacciasse delle sofferenze del Figlio, ma il Padre stabilì che fosse pagato il riscatto, che fosse offerto il sacrificio

III L'ATTACCAMENTO DEL NOSTRO SALVATORE AI SUOI DISCEPOLI. Molto commovente è l'attaccamento di nostro Signore agli undici; «Li amò sino alla fine», li portò con sé nel giardino. E molto toccante è il suo desiderio di simpatia umana. Anche se la sua angoscia poteva essere sopportata meglio da solo, avrebbe avuto la piccola banda non lontana e i tre favoriti che avrebbe avuto vicino a sé. Se vegliassero con lui un'ora, l'unica, l'ultima ora di comunione che gli rimane, se pregassero per se stessi, forse per lui, sarebbe un conforto per la sua tenera anima; di essere sicuro della loro simpatia, di essere sicuro che, anche sulla terra, non era solo; che c'era, anche ora, un po' di gratitudine, un po' d'amore, un po' di dolore compassionevole, rimasto sulla terra. Il motivo per cui Gesù si fosse recato tre volte a vedere se i suoi tre amici più intimi stavano vegliando con lui nell'ora del suo amaro dolore, sembra spiegabile solo considerando la sua vera umanità, il suo cuore anelante alla compassione. Anche le sue preghiere, per quanto ferventi fossero, furono interrotte a questo scopo! C'è un tono di rimprovero nel suo permesso finale: "Dormi ora!" ora che il luccichio delle torce si vede attraverso i rami degli ulivi mentre i loro portatori attraversano il profondo burrone, ora che il passo del traditore cade sull'orecchio del tradito. Un triste ricordo dell'"irreparabile passato"; un'eterna esposizione, ripetuta negli anni a venire, che risuonerà all'orecchio di ogni discepolo addormentato e insensibile, e susciterà alla diligenza, alla vigilanza, alla preghiera

IV LA RASSEGNAZIONE DEL NOSTRO SALVATORE E L'ACCETTAZIONE DEL FUTURO DAVANTI A LUI. La sua debolezza fisica fu sostenuta dal soccorso angelico. Il suo spirito fu calmato dalla preghiera e dalla certezza finale che dalla croce non c'era liberazione, se non a costo dell'abbandono della sua opera di redenzione. Dal momento in cui il conflitto terminò, e la sua mente fu pienamente e definitivamente decisa ad accettare l'incarico divino, da quel momento il suo comportamento cambiò. Invece di cercare la compassione dei suoi discepoli, egli rivolse loro parole di autorità e di incoraggiamento, nella loro debolezza e nel loro panico. Invece di cadere in ginocchio o con la faccia a terra, in agonia e in lacrime, andò incontro ai suoi traditori. Invece di cercare la liberazione dal destino imminente, si offrì ai suoi nemici. Allungò la mano per prendere la coppa da cui si era ritirato da poco tempo. Affrontò coraggiosamente l'ora che, a quel proposito, gli era sembrata quasi troppo terribile per essere affrontata. Ora non aveva altra volontà che quella del Padre suo, nessun altro scopo se non la nostra salvezza. Anche ora vedeva "il travaglio della sua anima, ed era soddisfatto". "Per la gioia che gli era posta dinanzi, egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia!" L'unità del sacrificio del Salvatore è quindi evidente. Egli fu obbediente fino alla morte; e il trionfo dello spirito nel Getsemani faceva parte della sua filiale e perfetta obbedienza. Sembra infatti che il prezzo della nostra redenzione sia stato pagato, spiritualmente, nel giardino; e, nel corpo, sulla croce!

APPLICAZIONE

1. Questa rappresentazione del carattere del nostro Salvatore è particolarmente adatta a risvegliare la nostra riverenza, gratitudine e fede. Mentre ripercorriamo la carriera di benevolenza attiva del nostro Salvatore, la nostra mente è costantemente impressionata dal Suo altruismo e dalla Sua pietà, dalla Sua disponibilità e dal Suo potere di alleviare i bisogni, guarire i disordini, perdonare i peccati degli uomini. Ma quando lo contempliamo nella sofferenza e nell'angoscia, e ricordiamo che egli ha acconsentito a questa esperienza per noi, per la nostra salvezza, come può il nostro cuore rimanere intatto? L'innocente soffre sul posto, e a beneficio dei colpevoli. Se noi siamo le persone beneficate, quanto sincera dovrebbe essere la nostra gratitudine, quanto umida la nostra adorazione, quanto ardente la nostra fede, quanto completa la nostra devozione!

2. Nel comportamento del nostro Salvatore nel giardino c'è molto che faremo bene a imitare. La sua paziente sopportazione del dolore e delle difficoltà incontrate sul sentiero divinamente stabilito, l'assenza di qualsiasi odio o vendetta verso i suoi nemici, la sua pazienza verso i suoi amici insensibili e, soprattutto, la sua preghiera sottomessa offerta al Padre, sono tutti questi esempi che tutti i suoi seguaci dovrebbero meditare e copiare. Anche se non possiamo soffrire come lui per il bene di tutta la razza umana, la nostra pazienza nelle difficoltà, la nostra perseveranza nella rassegnazione e la consacrazione alla volontà di Dio, sono qualità che non solo si riveleranno utili a noi stessi, ma utili e vantaggiose almeno per alcuni sui quali la nostra influenza può estendersi

3. Nulla è più adatto ad approfondire il nostro senso dell'enormità del peccato umano, nulla è più adatto a portare i nostri cuori peccatori alla penitenza, della contemplazione delle terribili scene del Getsemani. Gesù era oppresso da un fardello di peccato - il peccato degli altri, che possiamo prendere come esempio dei peccati dell'umanità, e di noi stessi - che poi portò tutti. La freddezza e l'insensibilità degli undici, il tradimento di Giuda, la codardia di Pietro, la malizia dei sacerdoti, la volubilità della moltitudine, l'ingiustizia del governatore romano, l'insolenza poco spirituale e insensibile dei governanti, tutto questo in quest'ora terribile premeva pesantemente sull'anima di Gesù. Ma questi erano solo esempi dei peccati dell'umanità in generale, dei peccati di ogni individuo in particolare. Prese tutto sul suo grande cuore, li portò e soffrì per loro, e sulla croce si sottomise a quella morte che era la loro giusta punizione. Con quale spirito dovremmo contemplare queste sofferenze del nostro Redentore? Certamente, se c'è qualcosa che è adatto a portarci in umile contrizione davanti ai piedi di Dio, questa scena è preminentemente adatta. Non certo in preda a un abietto, disperato terrore, ma con umile pentimento e fiducia. Perché la stessa scena che ci ricorda i nostri peccati, ci ricorda la misericordia divina e l'Essere attraverso il cui sacrificio quella misericordia è liberamente estesa ad ogni supplicante contrito e credente. Questo è il linguaggio di ogni cristiano che è spettatore di questi guai senza pari: "Mi ha amato e ha dato se stesso per me!"

4. E cosa c'è di più adatto a risvegliare nel petto di ogni ascoltatore del Vangelo la convinzione della grandezza e della sufficienza della salvezza che è per mezzo di Cristo per tutti coloro che credono? Non c'è attenuante della serietà, quasi della disperazione, del caso del peccatore; poiché il peccato evidentemente aveva bisogno, se questo racconto è vero, di un grande Salvatore e di una grande salvezza. I mezzi usati non erano banali per portare i peccatori al senso del loro peccato e del loro bisogno, per rendere coerente con il carattere divino il perdono e l'accettazione del peccatore contrito. "Voi siete stati redenti... con il prezioso sangue di Cristo!" Perciò, senza esitazione o apprensione, ricevete Gesù come vostro Redentore; "Lasciatevi riconciliare con Dio!"

Versetti 32-42.- L'agonia nel giardino

IO IL SUO DOLORE

1. Il modo in cui è stato vissuto. C'erano premonizioni. Per tutta la vita scorreva un filo di emozioni simili, che ora si raccoglievano in un unico travolgente senso di dolore, paura e desolazione: era a mezzaluna e cumulativo. Non ha creato o stimolato artificialmente l'emozione, ma vi è entrato in modo naturale e graduale. Il Getsemani era ricercato non per un senso estetico o di idoneità drammatica, ma per il fascino di una lunga associazione con la sua preghiera di mezzanotte, o semplicemente come luogo abituale di ritiro nei giorni della sua insicurezza. Come un buon Israelita che osserva la Pasqua, può non lasciare i confini della città sacra, ma sceglierà il luogo più adatto per la sicurezza e il ritiro

2. Agisce per primo, risvegliando impulsi contrastanti. Desiderava allo stesso tempo la simpatia e la solitudine. La schiera generale dei discepoli fu condotta all'orlo del giardino e informata del suo proposito; I tre più vicini a lui per simpatie spirituali e suscettibilità furono condotti nei recessi del giardino, in una vicinanza e in una comunione più strette. Eppure, alla fine, deve essere solo. Tutto ciò è perfettamente naturale e, considerando la natura della sua emozione, spiegabile in base a profondi principi umani: "La simpatia e la solitudine sono entrambe desiderabili nelle dure prove" Godwin. C'era una sorta di oscillazione tra questi due poli

3. Da attribuire all'influenza dell'intuizione soprannaturale sulla sua simpatia e sui suoi sentimenti umani. Ciò che vide e sentì non può essere adeguatamente concepito da noi, ma possiamo assicurarci che non si trattasse di un'emozione causata da ordinari interessi o attaccamenti terreni. L'esegesi che vede nel "grandissimo dolore di morire" una ragione per concludere che è stata l'idea di morire a sopraffare tanto il nostro Salvatore, può essere tranquillamente lasciata alle sue riflessioni. Il "calice" che sentiva di dover bere fino alla feccia a cui aveva già accennato Marco 10:38 Aveva "in sé ingredienti che non sono mai stati mescolati dalla mano del Padre suo, come il tradimento di Giuda, l'abbandono dei suoi discepoli, il rinnegamento da parte di Pietro, il processo nel Sinedrio, il processo davanti a Pilato, la flagellazione, la derisione dei soldati, la crocifissione, ecc." Morison. "Era molto stupito [sgomento, addolorato], e molto pesante [oppresso, angosciato]", sono termini che rimangono volutamente vaghi. Vide gli abissi dell'iniquità, sentì il peso schiacciante della peccaminosità umana

4. Si dedicò alla preghiera come unico sollievo per il suo sentimento di sovraccarico. Il modo più sicuro e più alto per ritrovare l'equilibrio spirituale. Sarà bene per un uomo quando il suo dolore lo spingerà a Dio! Non c'è dolore che non possiamo portare a lui, che sia grande o piccolo

II LA SOLITUDINE

1. Simboleggiato dalla sua separazione fisica dai tre discepoli. "C'è forse un dolore simile al mio?" Non possiamo intrometterci. Solo Dio può scandagliarne le profondità e apprezzarne la purezza e l'intensità

2. Suggerito dalla loro incapacità di "guardare".

III IL CONFLITTO. Gli effetti fisici di ciò sono dati da San Luca. La sua preghiera era una "lotta", non tanto con il Padre quanto con se stesso. Ma la lotta si placa gradualmente nella sottomissione e nel riposo. Ciò si manifesta nel distacco dalle proprie emozioni e nell'attenzione alla condizione dei discepoli, e ben presto nel movimento verso l'avvicinarsi della banda del traditore. C'è una completa "grammatica" delle emozioni, tuttavia, prima che si raggiunga quel risultato spirituale. L'incertezza, il terrore, la debolezza della natura umana, sono superati dalla contemplazione risoluta della volontà divina. La sua volontà è deliberatamente e solennemente sottomessa a quella di suo Padre, e quest'ultimo con calma e profondità acconsente come la migliore e la più benedetta per tutto ciò che riguarda.

Versetti 32-35.- Getsemani

Il Mediatore tra Dio e l'uomo ha sperimentato tutte le vicissitudini della vita umana. Dalla più alta altezza della gioia si immerse nelle più profonde profondità dell'angoscia. Per la pienezza della sua natura ci ha superati in queste esperienze, sia nella gloria della Trasfigurazione che nell'agonia del Getsemani. Perciò non siamo mai al di là della portata della sua simpatia

Siamo tutti a conoscenza delle circostanze esteriori di questo incidente, ma il più saggio di noi conosce ben poco della profondità del suo mistero. Infatti, sebbene il nostro interesse per la scena sia intenso, anche se sentiamo che è irta del destino della nostra razza, ci tiriamo indietro con esitazione dal parlarne molto. Un senso di invadenza sopraffa coloro che sono consapevoli dell'ignoranza e del peccato, quando vorrebbero contemplare quell'agonia senza peccato del dolore. Sembra che il nostro Signore dicesse ancora ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io pregherò". Il luogo su cui stiamo è terra santa

IO, IL SALVATORE SOFFERENTE,

1. C'è un mistero sulla sua agonia. Il nostro riconoscimento della divinità e dell'umanità proprie del nostro Signore ci porta ad aspettarci apparenti contraddizioni in lui. Appaiono nella sua preghiera di intercessione. In un respiro egli parla come il Figlio di Dio, in un altro lotta come farebbe un uomo debole. A volte egli intercede come Mediatore, a volte si esprime con la maestà e l'autorità divina. è così per l'agonia di nostro Signore, che deve essere sempre una pietra d'inciampo per tutti coloro che rifiutano di riconoscere che sanno solo in parte e profetizzano in parte. Così alcuni affermano che questa esperienza contraddice la compostezza e la risoluzione con cui nostro Signore aveva precedentemente annunciato le sue sofferenze; e che la sua preghiera è in antagonismo con la sua onniscienza come Figlio di Dio. Ecco il Principe della pace, apparentemente privo di pace; il Redentore del mondo che vuole la liberazione; il Consolatore stesso aveva bisogno di consolazione. Come ci ricorda l'antico mito, a volte ci imbattiamo in un fatto che appare come un anello scintillante che un bambino potrebbe sollevare quando gli camminiamo intorno e ne parliamo; ma, quando cerchiamo di sollevarlo, scopriamo che non è un anello isolato, ma un anello di una catena che possiamo a malapena muovere, perché cinge la terra e raggiunge il cielo e l'inferno! "Ecco, Dio è grande, e noi non lo conosciamo; e le tenebre sono sotto i suoi piedi".

2. C'è un significato in questa agonia. Ne otteniamo un po' di comprensione quando ricordiamo la natura vicaria delle sofferenze di Cristo; che "il Signore ha fatto ricadere su di lui le iniquità di noi tutti". Se Gesù Cristo fosse stato solo un grande profeta, venuto a illuminare il mondo, ora potrebbe sembrare che abbia perso il suo coraggio. Se solo era un esempio di rassegnazione incondizionata o di eroica resistenza, era superato dagli altri. Tutto porta alla conclusione che le sue sofferenze non erano come quelle di Giobbe, o Geremia, o Paolo, o Stefano, ma erano uniche nella storia del mondo. Egli, l'Unico senza peccato, era il Rappresentante e il Sostituto del mondo peccaminoso

Il credente turbato può trovare istruzione e conforto in questa esperienza del suo Signore, specialmente nella consapevolezza della sua simpatia

1. La simpatia era desiderata anche da nostro Signore. Voleva avere vicino a sé coloro che meglio lo comprendevano, perché nel pensiero del loro affetto e della loro preghiera trovasse conforto. Lo ha deluso. Erano sopraffatti dal sonno e, quando si svegliavano, ricadevano nell'antica sonnolenza. Era un'altra fitta nella sua angoscia. Camminava da solo nel torchio. Come prova tenerezza per chi soffre solo!

2. L'assenza di simpatia ha intensificato la preghiera. Quando la nostra afflizione è molto grave, tende a paralizzare la preghiera e rende il cuore di pietra; ma dovremmo piuttosto seguire colui che, essendo in agonia, pregava più intensamente. Se, in risposta alla preghiera, il calice non viene tolto, la preghiera non è comunque inutile. Paolo implorò tre volte invano il Signore di rimuovere la spina nella carne; ma egli ebbe una risposta: "La mia grazia ti basta". E nostro Signore uscì dal luogo di preghiera come uno che aveva già ottenuto la vittoria

3. La serietà nella preghiera portava alla sottomissione assoluta. Quando preghiamo ci rendiamo conto con crescente intensità che c'è un'altra volontà oltre alla nostra e al di sopra della nostra, ferma, saggia e buona. Se Dio vede più lontano di quanto noi vediamo; se Egli sa cosa ci danneggerebbe e cosa ci benedirebbe, quando noi non lo sappiamo; se guarda non solo a questa piccola vita, ma all'eternità a cui conduce; cerchiamo nella preghiera di sapere qual è la sua volontà, e poi diciamo, anche se con le lacrime: "Ma non quello che voglio io, ma quello che tu vuoi". -A.R

Versetti 32-42.- Getsemani

IO , IL BISOGNO DELLO SPIRITO DI SOLITUDINE OCCASIONALE. Abbiamo bisogno di raccoglierci e concentrarci. «Dobbiamo andare da soli. Dobbiamo metterci in comunicazione con l'oceano interno, non andare all'estero a mendicare un bicchiere d'acqua dalle urne di altri uomini. Mi piace la chiesa silenziosa prima della funzione più di qualsiasi predicazione. Quanto lontane, quanto fresche, come appaiono caste le persone, circondando ciascuna di un recinto o santuario! Cantici lasciaci sempre sedere" Emerson

II IL SUO BISOGNO DI GETTARSI SU DIO. Chiediamo troppo consiglio agli altri e dipendiamo dalla simpatia umana quando dovremmo dipendere solo da Dio. Ma Dio non rivolge i suoi messaggi più profondi agli uomini in mezzo a una folla, ma nel deserto, quando sono soli con lui. In mezzo alla confusione di opinioni e congetture, la sua volontà ci diventa chiara. Nella solitudine brilla, la stella polare della nostra notte. La sua volontà è sempre la più saggia e la migliore. È sempre possibile seguire: "Quando il dovere sussurra a bassa voce: 'Tu devi', l'anima risponde: 'Io posso!'"

È sempre più sicuro: "È la perdizione dell'uomo essere al sicuro quando per la verità dovrebbe morire".

III LA NECESSITÀ DI VIGILANZA E PREGHIERA. Porfirio dice, nella sua commovente vita del grande filosofo Plotino, che quest'ultimo, sebbene pieno di sofferenze, non rilassò mai la sua attenzione alla vita interiore; e che questa costante vigilanza sul suo spirito diminuiva le sue ore di sonno. Ed egli fu ricompensato con un'intima unione con la Divinità, o con l'assorbimento in essa. Interrogava sempre la sua anima, per timore che cedesse alla fallacia e all'errore. Questi era il grande uomo di cui il suo discepolo dice ancora, che si vergognava di avere un corpo. Anche negli estremi ascetici, ci sono lezioni per noi. "Lo spirito è in avanti, ma il corpo è debole". -J

Versetti 32-42.- Getsemani

Con passi riverenti e testa china dobbiamo avvicinarci a questa scena. Sarebbe improprio intromettersi nell'intimità della sofferenza del Salvatore se lo Spirito di verità non avesse ritenuto opportuno "dichiarare" anche questo a noi. I discepoli, con le tre eccezioni, furono esclusi dalle parole: "Sedetevi qui, mentre io prego". E anche dei tre favoriti "andò un po' avanti", "a un tiro di schioppo". Poi, "dolorosamente turbato", e con "un'anima estremamente addolorata fino alla morte", "cadde a terra", inginocchiandosi, con la faccia a terra. Allora, da quello spirito così dolorosamente strizzato, sfuggì il grido, che è sempre stato il grido della più grande sofferenza: "Se è possibile, passi da me questo calice". Tre volte il santo grido fu udito, e in una così grande "agonia" che "il suo sudore divenne come grosse gocce di sangue che cadevano in terra", benché rafforzato da "un angelo dal cielo". Tre volte le parole di totale sottomissione: "Sia fatta la tua volontà!" completarono il suo atto di totale abbandono e devozione a se stesso. "La volontà del Padre", che era stata la sua legge per tutta la vita, non fu meno la sua unica legge nella morte. Per tutte le epoche e per tutti i sofferenti, il Getsemani è il simbolo della sofferenza più profonda e dell'atto supremo di devozione alla volontà del Padre nell'alto dei cieli. La sua profondità di sofferenza è nascosta nella sua stessa oscurità. L'incidenza di quest'ora con la grande opera della redenzione, come pure i precisi riferimenti del Redentore nelle sue parole, e molte altre solenni questioni che questa scena suggerisce, meritano la più attenta riflessione. Ma ci volgiamo, come per dovere, a considerare le sue istruzioni per noi. Da Lui, che ci ha insegnato a pregare, siamo stati indotti a desiderare il compimento della volontà divina. Da lui, che è sempre per noi l'Esempio di giusta obbedienza, siamo stati costretti a cercare di rendere la nostra vita conforme a quella volontà. E da lui, dal quale sono discese le nostre più ricche consolazioni, siamo stati condotti alla sottomissione e all'umile fiducia nei momenti delle nostre più profonde sofferenze. Vorremmo che il suo esempio ci guidasse dolcemente a tenere sulle nostre labbra le sacre parole: "Sia fatta la tua volontà!" Se vogliamo usarli nelle esigenze supreme della nostra vita, dobbiamo imparare a usarli come legge abituale della nostra vita. Perciò, usiamoli in modo che possano esprimere:

1. Il desiderio costante del nostro cuore

2. L'abitudine della nostra vita

3. Il sentimento più alto nell'ora della nostra prova e della nostra sofferenza

I primi passi portano ai secondi. Non possiamo desiderare che la volontà del Signore sia fatta con la nostra sofferenza se prima non abbiamo imparato a sottometterci ad essa come legge della nostra attività

IO : "SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ!" È QUELLO DI ESSERE IL DESIDERIO COSTANTE DEI NOSTRI CUORI. La contemplazione abituale della volontà divina può portarci a desiderare il suo compimento. Vedremo, anche se debolmente, la saggezza, la bontà, il puro proposito che quella volontà esprime. È il desiderio che il Padre Divino faccia e compia la sua volontà nella sua casa sulla terra, "come in cielo". Vedendo Dio in tutte le cose, e avendo piena fiducia nell'immacolata sapienza e nell'infallibile bontà del Padre celeste, desidera sia che egli faccia la sua volontà in tutte le cose, sia che da tutti questa volontà sia ricercata come legge suprema. Non conosce nulla di buono al di fuori dell'azione di quella volontà. Nella sua sfera tutto è vita, salute, verità e bontà; fuori c'è l'oscurità e la regione dell'ombra della morte

Man mano che la nostra preghiera diventa la vera espressione del nostro desiderio, cercheremo di incarnarla nella nostra condotta quotidiana. Diventerà allora L'ABITUDINE DELLA NOSTRA VITA. Il nostro grande Esempio disse: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato"; "Io cerco non la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato"; "Io son disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato". E lo spirito della sua obbedienza è espresso in una sola parola: "Mi diletto a fare la tua volontà, o mio Dio: sì, la tua Legge è nel mio cuore". Che benedizione avere una "volontà del Signore" a cui rivolgerci per avere la nostra guida! Com'è santa la Legge! La grandezza più vera della vita è tenerla sottomessa a un grande principio. Non ce n'è uno più alto della "volontà del Signore". La devozione a un grande principio trasfigura tutta la vita; rende le vesti bianche e scintillanti

III Ma ci sono delle esigenze nella vita quando la cotta del dolore si abbatte su di noi. Colui che ha cercato abitualmente di conoscere e osservare la volontà del Signore nella sua attività quotidiana, riconoscerà facilmente la volontà divina nelle sue sofferenze; e inchinarsi a quella volontà in salute lo preparerà ad accondiscendere ad essa in caso di malattia. Dire: "Sia fatta la tua volontà!" quando la salute, gli amici e i beni sono finiti, richiede l'addestramento di giorni in cui tutti i desideri del cuore sono stati sottomessi. Accadono molte cose che sono contrarie alla volontà divina; ma la fede obbediente riposerà nel proposito divino, che può realizzarsi con i mezzi meno promettenti. Benché sia tenuto nelle "mani di uomini malvagi", griderà: "Se è possibile, passi da me questo calice: tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua". -G

33 Sembra che nostro Signore si separò da tutti i discepoli tranne Pietro, Giacomo e Giovanni, e allora iniziò l'amara agonia

Cominciò ad essere molto stupito e molto turbato εκθαμβεισθαι και αδημονειν. Questi due verbi greci sono espressi nel modo più adeguato possibile. Il primo implica "uno stupore assoluto, estremo"; se il secondo ha per radice αδημος, "non in casa", implica l'angoscia dell'anima che lotta per liberarsi dal corpo sotto la pressione di un intenso disagio mentale. Ai tre discepoli scelti fu permesso di essere testimoni di questa terribile angoscia. Erano stati fortificati per sopportare la vista dalle glorie della trasfigurazione. Sarebbe stato troppo per la fede degli altri. Ma questi tre ne furono testimoni, per imparare da soli e poter insegnare agli altri che la via per la gloria è attraverso la sofferenza

34 Nessuno, tranne colui che ha sopportato quei dolori, può sapere quali fossero. Non era l'apprensione dei tormenti corporali e dell'amara morte che lo attendeva, tutti da lui preconosciuti. Era l'inconcepibile agonia del peso dei peccati degli uomini. In tal modo il Signore stava ponendo "su di lui l'iniquità di noi tutti". Questo, e solo questo, può spiegarlo. L'anima mia è estremamente triste fino alla morte. Ogni parola porta l'enfasi di un dolore travolgente. Fu allora che "le acque profonde entrarono", sì, fino alla sua anima. "Quale", dice Cornelio a Lapide, "deve essere stata la voce, il volto, l'espressione, mentre pronunciava quelle terribili parole!"

35 Versetto 35.Nostro Signore si separò ora, anche se apparentemente, come dice San Luca Luca 22:41, solo "a circa un tiro di pietra" dai tre discepoli, e si gettò a terra in agonia mortale, e pregò che quest'ora della sua suprema angoscia mentale potesse, se possibile, passare da lui

36 Ed egli disse: Abbà, Padre. Alcuni commentatori suppongono che nostro Signore abbia usato solo la parola ebraica o aramaica "Abbà", e che San Marco abbia aggiunto il sinonimo greco e latino πατηρ a beneficio di coloro ai quali scriveva. Ma è molto più naturale concludere che San Marco sta qui prendendo la sua narrazione da un testimone oculare e uditivo, San Pietro; e che entrambe le parole furono pronunciate da lui; così che, nella sua agonia, gridò a Dio a nome di tutta la famiglia umana, il Giudeo per primo, e anche il Gentile. Possiamo capire bene perché San Matteo, scrivendo agli ebrei, dia solo la parola ebraica. Ogni cosa ti è possibile. Parlando in modo assoluto, con Dio nulla è impossibile. Ma la Divinità stessa è vincolata dalle sue proprie leggi; e quindi ciò era impossibile, coerentemente con i suoi propositi di misericordia per la redenzione del mondo. Il Signore stesso lo sapeva. Perciò egli non chiede nulla contro la volontà del Padre suo. Ma era il desiderio naturale della sua umanità, che, soggetta alla suprema volontà di Dio, desiderava essere liberata da questo terribile fardello. Toglimi questa tazza. Il "calice", sia nella Sacra Scrittura che negli scrittori profani, è preso per significare quella sorte o porzione, buona o cattiva, che è stabilita per noi da Dio. Quindi San Giovanni è spesso rappresentato mentre tiene in mano una coppa. Ma non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu. Nostro Signore ha appena offerto la sua preghiera condizionale, la subordina alla volontà di Dio. San Luca Luca 22:42 qui dice: "Ma non la mia volontà, ma la tua sia fatta". Sembra quindi che non ci fosse, come insegnavano i monoteliti, una sola volontà, in parte umana e in parte divina, in Cristo; ma c'erano due distinte volontà, una umana e l'altra divina, entrambe residenti nell'unico Cristo; e fu sottomettendo la sua volontà umana al Divino che operò la nostra redenzione

La tazza dell'esperienza

Il mistero della sofferenza di nostro Signore è al di là della nostra capacità di analisi accurata. Non possiamo scandagliare le profondità del peccato e del dolore che Egli ha sperimentato. Non dobbiamo supporre che, poiché siamo così familiari con questa narrazione, ne conosciamo tutto il significato. Atti di più: abbiamo sentito solo un'onda del mare di dolore che singhiozzava e si gonfiava nel suo cuore infinito. Solo una fase di questo multiforme argomento attirerà la nostra attenzione. Lasciando la natura espiatoria delle sofferenze di nostro Signore, ora lo considereremo come il Rappresentante del suo popolo, il loro Precursore in questa come in tutte le cose. Il "calice" è una figura abbastanza familiare a tutti gli studenti della Scrittura

La coppa dell'esperienza può essere rappresentata dalla coppa che era il simbolo della derisione, della vergogna e del dolore che il Salvatore ha sofferto

1. La frase ci ricorda che le nostre gioie e i nostri dolori sono misurati. Una tazza non è illimitata. Pieno fino all'orlo, può reggere solo la propria misura

1 Le nostre gioie sono limitate da ciò che è in noi, e da ciò che è in loro. Se un uomo prospera nel mondo, la sua ricchezza gli procura non solo conforto, ma cura, ansietà e responsabilità, così che di tanto in tanto può desiderare di tornare alla sua precedente sorte più umile. E le gioie familiari portano le loro ansie in ogni casa che le ospita. Nessuno beve qui un oceano di beatitudine che non ringrazia Dio per un "calice" di esso, misurato da Colui che sa cosa sarà meglio per il carattere. Questo vale anche per le gioie spirituali. Il periodo dell'estasi è seguito da una stagione di depressione. La Valle dell'Umiliazione viene attraversata, così come le Montagne Deliziose, da Christian nel suo pellegrinaggio. In nessun luogo della terra possiamo dire: "Sono soddisfatto", ma molti, come il salmista, possono esclamare: "Sarò soddisfatto".

2 Anche i nostri dolori sono limitati. Sono proporzionati alla nostra forza, adattati al nostro miglioramento. Anche nel lutto più triste c'è molto da moderare il nostro dolore, se solo lo accettiamo: gratitudine per tutto ciò che il nostro caro è stato e ha fatto; la gioia per tutte le testimonianze di amore e di stima in cui era tenuto; spera che di lì a poco ci sarà la riunione, dove non ci saranno più dolore e sospiri, e dove "Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi". Dio non lascia che un oceano di tristezza si sollevi e ci travolga, ma ci dà un calice, che possiamo bere in comunione con Cristo nelle sue sofferenze

2. La frase nel nostro testo suggerisce non solo la misurazione, ma il controllo amorevole. Nostro Signore riconobbe, come possiamo umilmente fare, che il calice era stato riempito e offerto da colui al quale si rivolse chiamando: "Abbà, Padre". In un certo senso gli eventi del Getsemani e del Calvario furono il risultato di cause naturali. L'integrità e l'assenza di peccato suscitarono l'antagonismo di coloro i cui peccati furono in tal modo rimproverati. Le esplicite denunce dei capi ecclesiastici suscitarono il loro odio eterno, e nessun odio è più maligno di quello dei teologi irreligiosi. Giuda, deluso e imbarazzato, era uno strumento pronto per compiere opere malvagie. Eppure, dietro tutto questo, Uno invisibile stava adempiendo il suo eterno proposito, adempiendo la sua promessa: "Il seme della donna schiaccerà la testa del serpente". Perciò Gesù non parla della congiura compiuta dai suoi nemici, ma del calice datogli dal Padre. Noi siamo infinitamente lontani da lui, eppure, come la stessa legge che controlla i mondi controlla gli insetti, così la verità che valeva per il Figlio dell'uomo vale anche per noi. Possiamo riconoscere il dominio di Dio nell'opera dell'uomo e accettare ogni misura di esperienza come fornita e offerta dalla mano di nostro Padre

II LO SCOPO DELLA SUA NOMINA. Il fatto che provenga dal nostro "Padre" dimostra che ha uno scopo, e che è uno scopo di amore, non di crudeltà. Non è come la coppa di cicuta che Socrate ricevette dai suoi nemici, ma come quella pozione che dai a tuo figlio perché possa essere rinfrescato, o rafforzato, o curato

1. A volte lo scopo rispetta noi stessi. Anche di Gesù Cristo, l'Uomo senza peccato, è detto che fu "reso perfetto mediante le sofferenze", affinché come nostro Fratello provasse compassione per noi, e come il nostro Sommo Sacerdote potesse compatire, essendo "toccato dal sentimento delle nostre infermità". Molto di più l'esperienza della vita è una benedizione per noi che siamo imperfetti e peccatori; correggendo la nostra mondanità e distruggendo la nostra fiducia in noi stessi

2. A volte lo scopo rispetta gli altri. Era così per il nostro Signore in modo preminente. Egli "non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita in riscatto per molti". "Nessuno di noi vive per se stesso". Se il nostro calice di benedizione trabocca, le sue traboccanze, che siano di ricchezza, di forza o di gioia spirituale, sono per il bene di coloro che ci circondano. Se la nostra sorte è di sofferenza, possiamo in essa testimoniare per il nostro Signore, e da essa imparare a consolare altri con il conforto con cui noi stessi siamo stati confortati da Dio.

37 Ed egli venne, e li trovò addormentati, e disse a Pietro: Simone, dormi tu? Non potresti vegliare un'ora? San Luca dice Luca 22:45 che "dormivano per la tristezza". Cantici sul Monte della Trasfigurazione dice Luca 9:32 che erano "oppressi dal sonno". Questo rimprovero, che San Marco ci dice qui essere stato rivolto esplicitamente a Pietro, sembra dare un'occhiata alle sue sincere proteste di fedeltà fatte non molto tempo prima. E nostro Signore lo chiama con il suo vecchio nome di Simone. In San Matteo Matteo 26:40 è meno acuto; perché lì, mentre nostro Signore guarda Pietro, si rivolge a tutti. "Egli disse: Pietro,non potresti vegliare con me un'ora?" Questo è solo uno di quei piccoli episodi grafici che possiamo supporre che San Marco abbia ricevuto direttamente da San Pietro

38 Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. La grande tentazione dei discepoli in quel momento fu quella di rinnegare Cristo sotto l'influenza della paura. E così nostro Signore dà qui il vero rimedio contro la tentazione di ogni genere; vale a dire, la vigilanza e la preghiera, la vigilanza, contro l'astuzia e la sottigliezza del diavolo o dell'uomo; e la preghiera, per l'aiuto divino da vincere. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Qui nostro Signore trova misericordiosamente delle scuse per loro. È come se dicesse: "So che nel cuore e nella mente sei pronto ad unirti a me, anche se i Giudei ti minacciassero di morte. Ma so anche che la tua carne è debole. Pregate dunque affinché la debolezza della carne non vinca la forza dello spirito". San Girolamo dice: "In qualunque misura confidiamo nell'ardore dello spirito, allo stesso modo dobbiamo temere a causa dell'infermità della carne".

39 Dicendo le stesse parole. La ripetizione delle stesse parole mostra la sua ferma determinazione a sottomettersi alla volontà del suo Padre celeste. Sebbene la natura umana si sia dapprima affermata nella preghiera che il calice potesse passare da lui; eppure, alla fine, la volontà umana si arrese al Divino. Desiderava bere questo calice di amarezza stabilito per lui dalla volontà di Dio; poiché il suo desiderio supremo era che fosse fatta la volontà di Dio

Versetti 39-43 - Dolore, sonno e peccato

Quando un caro amico è nei guai, il nostro passo è silenzioso e la nostra voce è sommessa. Anche i bambini sono intimoriti dal silenzio quando vedono il volto che amano macchiato di lacrime e pallido per l'angoscia. Quanto più ci diventa la quiete dell'anima quando entriamo nel Giardino del Getsemani e vediamo il Signore che amiamo nella sua agonia! Cristo completò il ciclo delle tentazioni umane nel Getsemani. Nel deserto era stato tentato di desiderare ciò che era proibito, di ottenere provviste in modo sbagliato, di manifestare il potere divino in un atto di presunzione, di guadagnare il regno con la forza e la frode. Ora era tentato di evitare ciò che era stato ordinato. E fare ciò che non si deve, non fare ciò che si deve, riassume tutte le tentazioni. Egli "fu tentato in ogni cosa come noi, ma senza peccato". In questa scena misteriosa distinguiamo un concentrato di storia umana

IO , LA CHIESA CHE DIMENTICA IL PECCATO, è rappresentata dai discepoli che hanno tradito il loro Signore

1. Non capivano la necessità e la terribilezza della lotta di Cristo contro le potenze delle tenebre. Lasciarono che la stanchezza naturale li sopraffacesse, così che non ebbero parte nel conflitto che si era instaurato vicino a loro e per loro. Così poco la Chiesa condivide lo scopo di Cristo nella redenzione del mondo dal peccato; né vede la necessità di essere in "agonia" al riguardo. C'è il sentimento riguardo al peccato, anche riguardo al nostro peccato, che dovrebbe esserci? Non siamo forse troppo spesso come coloro che, all'ombra del dolore di Cristo, dormivano, sebbene egli stesso avesse detto: "Rimanete qui e vegliate"?

2. Né questi discepoli raggiunsero la fonte del potere quella notte. Era impossibile trovare la vittoria attraverso la passione umana, come scoprì Pietro dopo aver estratto e usato la spada. Lo zelo indiscriminato, che attaccherà gli eretici e gli scettici con parole amare e punizioni, è destinato a fallire. La forza di vincere si trova nell'obbedienza al comandamento: "Vegliate e pregate". Vegliare senza pregare è presunzione; Pregare senza vegliare è fanatismo. La differenza tra nostro Signore e i suoi discepoli era questa: essi si ristoravano con mezzi naturali, e lui con mezzi spirituali; essi si riaddormentavano, e lui nella preghiera, proprio come troppo spesso ci affidiamo agli agenti umani, e non al Divino

3. La loro confusione e indecisione aumentarono man mano che si allontanavano dal loro Signore. Divenne più calmo e più sicuro della vittoria. Divennero più oppressi dal sonno, più vigliacchi e impreparati, finché tutti lo abbandonarono e fuggirono. Solo quando si riunirono di nuovo nel suo Nome per pregare nella stanza al piano superiore, furono rivestiti di potenza dall'alto. "Non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri", per timore che dicesse di nuovo: "Dormi ora e riposati ..... Ecco, il Figlio dell'uomo è stato tradito".

II IL MONDO CHE COMMETTE PECCATI. versetto 43

1. Mentre i discepoli dormivano, il mondo ostile era all'erta. Questa vigilanza era un rimprovero alla loro pigrizia. Eppure è così. I frequentatori dei luoghi di piacere sono spesso più ansiosi dei membri della Chiesa di Cristo di invitare i loro compagni a unirsi a loro

2. Coloro che attaccano la causa di Cristo sono animati da motivi diversi. Alcuni sono maligni, come lo erano i preti; altri si uniscono al grido popolare, anche se è "Crocifiggilo!" La folla di Gerusalemme non aveva idea di ciò che stava facendo: cacciare dal mondo il Figlio di Dio, che era venuto per essere il loro Salvatore e Amico. Le azioni degli uomini hanno in sé più di quanto sembri; E alcuni che sono semplicemente negligenti saranno stupiti di trovarsi annoverati tra i suoi nemici! Il mondo non aveva alcun potere su Cristo se non attraverso il traditore Giuda. La debolezza della Chiesa, l'incoerenza o l'apostasia dei cristiani, portano sempre agli attacchi più riusciti. Giuda sapeva dove si trovava Gesù e lo tradì con un bacio. La caduta di una sentinella può dimostrare la distruzione del comp

III IL SALVATORE CHE PORTA IL PECCATO. Non è frutto dell'immaginazione teologica che Egli stesso abbia preso le nostre infermità, che "sia stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni e fiaccato a causa delle nostre iniquità". Egli fece espiazione per noi, e imparò simpatia per noi. Prese il calice dell'amarezza affinché noi potessimo ricevere il calice della benedizione. - A.R

40 E di nuovo venne, e li trovò addormentati, perché i loro occhi erano molto pesanti καταβαρυνομενοι: letteralmente, appesantiti. Non si erano addormentati deliberatamente, ma un languore opprimente, effetto di un grande dolore, si era impadronito di loro, così che non potevano stare a guardare come desideravano, ma per un'azione involontaria si addormentavano di tanto in tanto. Non sapevano cosa rispondergli. Non avevano scuse, se non quella che lui stesso aveva trovato per loro

41 Ed egli venne per la terza volta, e disse loro: Dormite ora, e riposatevi: basta απεχει; L'ora è giunta. Alcuni hanno pensato che qui il Signore usi il linguaggio dell'ironia. Ma è molto più coerente con le sue solite parole premurose supporre che, simpatizzando con l'infermità dei suoi discepoli, egli abbia semplicemente consigliato loro, ora che la sua amara agonia era finita, di riposarsi un po' durante il breve intervallo che rimaneva. È abbastanza. Alcuni commentatori hanno pensato che il verbo greco un po' difficile απεχει sarebbe reso meglio, è a distanza; come se nostro Signore volesse dire: "C'è ancora tempo per voi di riposarvi un po'. Il traditore è un po' lontano." Una siffatta interpretazione richiederebbe un esame completo. fermatevi tra la frase ora tradotta: "Basta", e la frase: "L'ora è venuta", in modo che il passaggio dicessero: "Dormi ora e riposati; lui cioè Giuda è ancora molto lontano". Poi ci sarebbe stato un intervallo; e allora nostro Signore li svegliava con le parole: "L'ora è venuta; ecco, il Figlio dell'uomo è stato consegnato nelle mani dei peccatori". Questa interpretazione dipende tutta dalla vera resa della parola απεχει, che, sebbene possa essere presa. significa che "egli" o "è distante", è tuttavia del tutto capace dell'interpretazione ordinaria, "basta". Secondo l'alta autorità di Esichio, che lo spiega con le parole αποχρη e εξαρκει, sembra nel complesso più sicuro accettare il significato ordinario: "È sufficiente".

43 E subito, mentre egli parlava ancora, venne Giuda, uno dei dodici. Come è qui segnato lo stupendo crimine! Era un fatto così sorprendente che "uno dei dodici" fosse il traditore del maledetto Signore, che questa designazione di Giuda fu collegata al suo nome: "Giuda, uno dei dodici". Viene non solo come ladro e brigante, ma anche come traditore; il capo di coloro che avevano sete del sangue di Cristo. San Luca Luca 22:47 dice che Giuda "andò davanti a loro", nella sua ansia di portare a termine il suo odioso compito. E con lui una moltitudine non una grande moltitudine; la parola πολυς non ha autorità sufficiente. Ma anche se non si trattava di una grande moltitudine, sarebbero stati un numero considerevole. Ci sarebbe stata una banda di soldati; e ci sarebbero stati ufficiali civili inviati dal Sinedrio. Così i Gentili e gli Ebrei furono uniti nell'audace atto di arrestare il Figlio di Dio. San Giovanni Giovanni 18:3 dice che avevano "lanterne e torce", sebbene la luna fosse piena

Versetti 43-52.- Tradimento e arresto

L'agonia e il tradimento sono strettamente correlati. Nessuno dei due può essere compreso separatamente dall'altro. Perché Gesù soffrì tanto nel giardino e sopportò un dolore tale che non ce n'era nessuno come questo? Senza dubbio era perché stava anticipando l'imminente apprensione e tutti i terribili eventi che essa comportava. La sua anima era ottenebrata dalla consapevolezza che il Figlio dell'uomo stava per essere consegnato nelle mani dei peccatori. E come mai Gesù, quando arrivò la crisi, affrontò i suoi nemici così intrepidamente, e sopportò il suo dolore e la sua ignominia con una pazienza così inimitabile, così divina? Perché si era preparato alla solitudine, con la meditazione, la preghiera e la risoluzione; cosicché, all'avvicinarsi dei suoi nemici, il suo atteggiamento era di mansuetudine e di fortezza. Osserviamo qui:

I UNA MOSTRA DEL PECCATO UMANO. Sembra che l'iniquità dell'umanità abbia raggiunto il suo apice proprio nel momento in cui il Salvatore l'ha portata nel suo corpo, nella sua anima. Mentre si avvicinava l'ora terribile e sacra in cui il Buon Pastore avrebbe deposto la sua vita, il peccato apparve quasi onnipotente; il Signore lo confessò quando, dopo la sua apprensione, disse ai suoi carcerieri: "Questa è la vostra ora, e il potere delle tenebre". Osservate la combinazione delle varie forme di peccato manifestate in questa occasione

1. La malignità dei cospiratori è quasi incredibile. I sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani avevano a lungo tramato la morte del Profeta di Nazaret. Era sempre accaduto che la sua affermazione veritiera e dignitosa delle sue giuste e nobili pretese, e l'esecuzione delle sue migliori azioni, avessero suscitato i loro peggiori sentimenti. Erano stati particolarmente irritati dai suoi miracoli di guarigione e di aiuto; sia perché inducevano il popolo a guardarlo con favore, sia perché erano un rimprovero alla propria indifferenza per il benessere del popolo. E fu probabilmente la risurrezione di Lazzaro che li determinò, a tutti i costi, a tentare la distruzione del Santo e del Giusto. Le loro azioni erano malvagie e odiavano la luce. Da qui la loro odiosa e crudele cospirazione

2. La bassezza delle autorità. Il Sinedrio si alleò con il governatore romano. Con i servitori del tempio e gli ufficiali si unì la schiera di Antonia. Disonorevole per le autorità romane, e vergognoso per gli ebrei, era questo legamer insieme per uno scopo così ingiustificabile. Le autorità ecclesiastiche e civili concorsero a rovesciare il vero canone: erano una lode per i malfattori e un terrore per coloro che facevano il bene

3. Il tradimento del traditore. Qualunque sia stato il motivo di Giuda, la sua azione fu traditrice e flagrante. Fingendo di essere ancora amico di Gesù, egli cospirò con i suoi nemici contro di lui, prese il loro denaro per tradirlo e sfruttò anche a suo svantaggio la conoscenza che la sua intimità gli dava delle abitudini di devozione del suo Maestro. Ineguagliabile fu la bassezza con cui il traditore tradì il Figlio dell'uomo con il bacio dell'apparente amico. Soffrendo tutto questo, nostro Signore ha mostrato la sua disponibilità a sottomettersi per noi alla più profonda umiliazione, alla più acuta angoscia dell'anima

4. La vigliaccheria evidente nel tempo, nel luogo e nel modo dell'apprensione del Signore. Il Signore non nascose la sua indignazione per queste circostanze. Perché i suoi nemici non lo presero nel tempio, invece che nel giardino? quando si insegna in pubblico, invece che quando si prega in privato? di giorno, invece che nella parziale oscurità della notte? Perché vennero armati come contro un ladro, quando sapevano che era pacifico e non opponeva resistenza? Se tutto questo mostra una certa consapevolezza della maestà e dell'autorità di nostro Signore, certamente rivela la profondità e la degradazione dell'iniquità che potrebbe operare azioni così ripugnanti e così vigliacche allo stesso tempo

5. La timidezza e l'abbandono dei discepoli. Chiameremo questa debolezza scusabile? Se è così, è perché sentiamo che avremmo potuto agire come hanno agito loro se fossimo stati al loro posto. Ma, in verità, era peccato. Non potevano vegliare con lui quando pregava, e non potevano stargli accanto quando era in pericolo e circondato dai suoi nemici. C'è qualcosa di infinitamente patetico nella semplice affermazione: "Tutti lo lasciarono e fuggirono". Anche Pietro, che aveva così recentemente protestato la sua disponibilità a morire con lui; anche Giovanni, che si era da poco adagiato sul petto di Gesù; anche il giovane era Marco in persona? la cui affettuosa curiosità lo portò a unirsi alla triste processione, che passava per le tranquille strade di Gerusalemme!

II UNA RIVELAZIONE DEL CARATTERE DIVINAMENTE PERFETTO DI CRISTO. Le circostanze del processo provano ciò che c'è nell'uomo. Quando il mare è calmo e il vento è calmo, la nave non solida sembra robusta e sicura come quella che è in grado di navigare; La tempesta rende presto manifesta la differenza. Anche il nostro santo Signore senza peccato risplende più gloriosamente nelle sue avversità, quando la tempesta si abbatte sul suo capo

1. Riconosciamo in lui un comportamento calmo e dignitoso. Era stato turbato e angosciato nella sua solitudine, e i suoi sentimenti avevano poi trovato sfogo in forti pianti e lacrime. Ma la sua agitazione è passata e il suo spirito è sereno. Affronta i suoi nemici con incrollabile audacia di cuore e serenità di atteggiamento

2. Siamo impressionati dalla sua pronta e senza lamentarsi sottomissione al suo destino. Egli riconosce di essere Colui che i mirmidoni del sommo sacerdote cercano; non offre resistenza e proibisce la resistenza da parte dei suoi seguaci; agisce come Colui che sa che la sua ora è venuta. C'è un netto contrasto tra l'azione di nostro Signore in questa e nelle precedenti occasioni. Prima aveva eluso i suoi nemici ed era sfuggito dalle loro mani; Ora si arrende. La sua condotta è un'illustrazione della sua stessa parola: "Nessuno mi toglie la vita; ma io lo depongo da me stesso".

3. Sottolineiamo la sua compassione esercitata nei confronti di uno dei suoi carcerieri. L'impetuoso Pietro sferra un colpo a uno dei servitori e dei servi armati; ma Gesù rimprovera il suo amico e guarisce misericordiosamente il suo nemico. Come somigliava a se stesso, e come era diverso da tutti gli altri!

4. Ammiriamo la sua volontà di adempiere le Scritture e la volontà di Dio. Era un momento in cui, nel caso di un uomo comune, l'io avrebbe fatto valere le sue pretese, e gli scopi del Cielo sarebbero probabilmente andati persi di vista. Non è stato così con Gesù. La parola del Padre, la volontà del Padre, erano preminenti nella loro autorità

III UN PASSO VERSO IL SACRIFICIO DI CRISTO E LA REDENZIONE DELL'UOMO. Se l'intera carriera del nostro Salvatore ha fatto parte della sua opera di mediatore, le fasi finali sono state enfaticamente il sacrificio. E fu nel Getsemani che si aprì l'ultima scena; Ora era l'inizio della fine

1. Distinguiamo qui una cospicua devozione a se stessi. Gesù appare come Colui che scopre il petto per il colpo. Da questo momento egli deve soffrire, e di questo è evidentemente chiaramente consapevole, e per questo è preparato

2. La sua azione è evidentemente in obbedienza al Padre; percorre il sentiero che il Padre traccia e beve il calice che il Padre presenta alle sue labbra

3. Lui è già al nostro posto. L'innocente e santo si sottomette ad essere trattato come un colpevole; Il più benevolo e abnegato di tutti gli esseri si permette di condividere la contumelia e la condanna del criminale. Egli è "annoverato tra i trasgressori". Il Figlio di Dio sopporta sofferenze e insulti immeritati per noi.

4. Tito si prepara alla morte. "È condotto come un agnello al macello". Egli è legato come vittima, per essere deposto sull'altare. La sua natura sensibile gusta, in attesa, le agonie della croce. Già prende su di sé il peccato del mondo per portarlo e portarlo via

APPLICAZIONE Quanto è degno un Salvatore come questo racconto della fede di ogni peccatore e dell'amore e della devozione di ogni credente! La sua pazienza, la sua pazienza e la sua compassione mostrano la tenerezza del suo cuore e la fermezza del suo proposito di salvare. Questo può ben giustificare la fiducia di ogni cuore povero, peccatore e indifeso. Il suo amore, il suo sacrificio, esigono la nostra riconoscente fiducia. E a un tale Salvatore, quale offerta adeguata può essere presentata da coloro che conoscono il Suo potere e sentono la Sua grazia?

Versetti 43-50.- Il tradimento

Implicava nella sua stessa concezione un'intrusione rozza e profana nelle devozioni di nostro Signore. Atti il capo della schiera era Giuda, e con lui i soldati romani con le loro spade, e i servi dei sommi sacerdoti con bastoni randelli, grossi bastoni. Avendo incontrato le tentazioni dell'anima nella solitudine della preghiera, il Signore è ora più capace di affrontare le prove esterne di cui il giardino è anche la scena

IO , I PRESUNTI AMICI DI CRISTO, SONO I SUOI PEGGIORI NEMICI. Solo un discepolo può tradire come fece Giuda. Il bacio e il saluto di rispetto, "Rabbi!" sono diventati classici

NON L'ABILITÀ O LA FORZA DEI SUOI CARCERIERI, MA LA SUA MANSUETUDINE E IL SUO MISERICORDIOSO PROPOSITO, RESERO EFFICACE IL LORO PIANO. Non ci fu alcuna sorpresa, perché la vittima del tradimento ne era pienamente consapevole e, anzi, avvertì i suoi discepoli dell'avvicinarsi della banda Versetto 42. Come stratagemma, la spedizione di mezzanotte fu quindi un fallimento. E c'è qualcosa di indicibilmente ridicolo nelle armi portentose che si riteneva necessarie, e nel gran numero di uomini. Questo è il pungiglione di molte malvagità accuratamente escogitate, vale a dire che alla fine perde anche il merito dell'originalità o dell'intelligenza. La sapienza di questo mondo non può in ogni caso competere con la sapienza di Dio

GLI INTERESSI DEL CRISTIANESIMO NON SONO SERVITI CON LA FORZA O LA VIOLENZA. Era stato Pietro la cui impulsività lo aveva tradito nell'atto sconsiderato. Nascosto probabilmente dall'oscurità, non fu scoperto, se non dall'occhio del Maestro. Se fosse stato anche solo l'espediente di opporre la forza alla forza nel conflitto generale di Cristo con la potenza mondiale, in quell'occasione le probabilità erano tremende Confronta Matteo 26:52

IV IL FIGLIO DELL'UOMO DOVETTE AFFRONTARE L'INIZIO DEL MALE DA SOLO. La sua predizione si adempì Versetto 27.

Versetti 43-50.- Il tradimento

IO UN CRIMINE TRASCENDENTE. A causa di:

1. Il carattere di Gesù

2. I rapporti del traditore con lui. Ingratitudine. Egoismo insensibile. Violazione della fiducia

3. Circostanze dell'atto. Intrusione nel santo ritiro. Simulazione della massima stima e del sentimento più puro. Gli interessi spirituali dell'umanità si scherzavano con

II UNA FOLLIA SUPREMA E UN FALLIMENTO. Strafatto. Previsto. Finendo nel disprezzo e nella miseria.

Versetti 43-52.- Violenza e mansuetudine

I L'INFLUENZA DELL'AUTOCONTROLLO AUTOCONTROLLO. COME appare maestoso il Salvatore in questo rifiuto di impiegare la forza contro la forza! La grandezza morale è illustrata sullo sfondo della violenza bruta. Non è che lo spettacolo della violenza che può sempre essere opposto alla maestà della verità. Il Divino e lo spirituale sono consapevoli che non possono essere feriti. Il male, non avendo alcuna sostanza reale né personalità, fugge da esso

NELLA PROVVIDENZA DI DIO C'È IL NOSTRO RIFUGIO SICURO IN MEZZO AL PREVALERE DEL MALE. "Così è, e così deve essere". Caso è una parola priva di significato, quando l'anima è legata alla volontà di Dio. "Questo è colui che gli uomini chiamano erroneamente Destino, che intreccia vie oscure, che arriva in ritardo; ma sempre in tempo per coronare la verità e scagliare giù gli ingiusti".

44 Colui che l'aveva tradito aveva dato loro un segno, dicendo: «Colui che bacerò, costui è lui; prendetelo e conducetelo via sano e salvo». Perché Giuda era così ansioso che Cristo fosse assicurato? Forse perché temeva un salvataggio, o perché temeva che nostro Signore si nascondesse esercitando il suo potere miracoloso; e così Giuda avrebbe potuto perdere i trenta pezzi di silVersetto

45 E quando fu arrivato, subito gli si avvicinò e gli disse: Rabbì, e lo baciò κατεφιλησεν αυτον; letteralmente, lo baciò molto. Il bacio era un antico modo di salutare tra gli ebrei, i romani e altre nazioni. È possibile che questo fosse il modo abituale con cui i discepoli salutavano Cristo quando tornavano da lui dopo un'assenza. Ma Giuda abusò di questo segno di amicizia, usandolo per uno scopo vile e traditore. San Crisostomo dice che si sentiva sicuro dalla gentilezza di Cristo che non lo avrebbe respinto, o che, se lo avesse fatto, l'azione traditrice avrebbe risposto al suo scopo

47 Ma uno di quelli che erano presenti estrasse la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio αφειλεν αυτου το ωτιον. Da San Giovanni Giovanni 18:10 apprendiamo che questo era Pietro. San Giovanni è anche l'unico evangelista che menziona il nome Malco del servo del sommo sacerdote. Malco sarebbe probabilmente stato importante tra loro. San Luca Luca 22:51 è l'unico evangelista che menziona la guarigione della ferita da parte di nostro Signore

48 Da San Matteo 26:52 apprendiamo che nostro Signore rimproverò i suoi discepoli per la loro resistenza, dopo di che proseguì a rimproverare coloro che erano decisi a catturarlo. Siete forse usciti con spade e bastoni per prendermi, come contro un ladro ως επι ληστην, per prendermi? L'ordine degli eventi nel tradimento sembra essere stato questo: primo, il bacio del traditore Giuda, con il quale egli indicò a coloro che erano con lui chi era Gesù. Segue poi quel notevole incidente menzionato solo da San Giovanni, Giovanni 18:4-6 "Gesù ... uscì e disse loro: Chi cercate? Gli risposero: Gesù il Nazareno. Gesù disse loro: «Sono io». E anche Giuda, che lo aveva tradito, stava con loro. Quando dunque disse loro: "Sono io", essi indietreggiarono e caddero a terra". La presenza di Cristo nella sua serena maestà li sopraffece. C'era qualcosa nel suo aspetto e nei suoi modi, mentre ripeteva queste parole: "Sono io", parole spesso usate prima da lui, che li faceva indietreggiare e prostrarsi. Non è stata alcuna forza esterna a produrre questo risultato. La maestà divina balenò dal suo volto e li intimoriva, almeno per il momento. Atti tutti gli avvenimenti, era una prova enfatica, sia per i suoi stessi discepoli che per questa folla, che era per sua volontà che si era arreso a loro. Forse questo incidente accese il coraggio di San Pietro; e così, mentre si avvicinavano per prendere il nostro Signore, egli trasse la spada e staccò l'orecchio di Malco. Allora nostro Signore lo guarì. Ed egli, voltatosi verso la folla, disse: «Siete usciti come contro un ladro, con spade e bastoni, per prendermi?».

49 Ma questo avviene affinché si adempiano le Scritture. Questa, così com'è nell'originale, è una frase incompleta; in San Matteo Matteo 26:56 la frase ricorre nella sua forma completa. In entrambi i casi ci si è chiesti se le parole siano quelle di nostro Signore, o se siano il commento dell'evangelista. Nel complesso, sembrerebbe più probabile che si tratti delle parole di nostro Signore, che sembrano quasi necessarie per concludere ciò che aveva detto prima

50 E tutti lo lasciarono e fuggirono. Poco dopo, però, due di loro, Pietro e Giovanni, si fecero coraggio e lo seguirono fino alla casa del sommo sacerdote

51 E un giovane lo seguì, avendolo avvolto intorno a un lenzuolo sul corpo nudo, e lo presero. San Marco è l'unico evangelista che menziona questo incidente; e sembra che ci siano buone ragioni per supporre che egli descriva qui ciò che accadde a se stesso. Questo è il modo in cui San Giovanni si riferisce a se stesso nel suo Vangelo, e dove non ci può essere dubbio che stia parlando di se stesso. Se la conclusione in una parte precedente di questo commento è corretta, che fu nella casa a cui apparteneva Giovanni Marco che nostro Signore celebrò la Pasqua, e da dove uscì per il Monte degli Ulivi; cosa c'è di più probabile del fatto che Marco fosse stato con lui in quell'occasione, e avesse forse il presentimento che qualcosa stesse per accadergli? Cosa c'è di più probabile che la folla che ha preso Gesù sia passata davanti a questa casa, e che Marco sia stato svegliato dal suo letto era ormai tarda dal tumulto. Avere un panno di lino σινδονα gettato intorno al suo corpo nudo. Il sindon era un panno di lino fine, che indicava che apparteneva a una famiglia in buone circostanze. È una parola insolita. In ogni altro passo del Nuovo Testamento in cui è usato si riferisce alla veste o al sudario usato per coprire i corpi dei morti. Si suppone che il sindon prenda il nome da Sidone, dove veniva prodotto il particolare tipo di lino di cui era fatto l'indumento. Era una specie di mantello leggero indossato spesso nella stagione calda

52 Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì nudo. Questo volo un po' ignominioso è caratteristico di ciò che sappiamo di San Marco. Mostra quanto grande fosse il panico riguardo a Cristo, e quanto grande fosse l'odio dei Giudei contro di lui, che cercarono di catturare un giovane che lo seguiva semplicemente. Mostra anche con quanta prontezza i nemici del nostro Signore avrebbero catturato i suoi discepoli se non si fossero rifugiati nella fuga

53 E condussero Gesù dal sommo sacerdote. Questo sommo sacerdote era Caifa. Ma apprendiamo da San Giovanni 18:13 che nostro Signore fu portato per la prima volta davanti ad Anna, il suocero di Caifa. Anna e i suoi cinque figli detennero il sommo sacerdozio in successione, Caifa, suo genero, si mise tra il primo e il secondo figlio, e mantenne l'ufficio per dodici anni. Si suppone che fu nella casa di Anna che il prezzo del tradimento fu pagato a Giuda. Anna, pur non essendo allora sommo sacerdote, deve aver avuto una notevole influenza nei consigli del Sinedrio; e questo probabilmente spiegherà il fatto che nostro Signore è stato portato per la prima volta da lui

Versetti 53-65.- Il processo davanti a Caifa

Sicuramente questa è la scena più stupefacente della lunga storia dell'umanità! Il Redentore dell'umanità nella sua prova; il Salvatore alla sbarra di coloro che era venuto a salvare; -C'è in questo qualcosa di mostruoso e quasi incredibile. Ma il caso è anche peggio di così. Il Signore e Giudice dell'uomo sta al tribunale di coloro che un giorno dovranno comparire davanti al suo seggio di giudizio. Essi giudicano colui che egli deve giudicare nell'eternità. È uno spettacolo il più commovente e il più terribile che questa terra abbia mai visto

I IL TRIBUNALE. Gesù è già stato condotto davanti agli astuti e ingiusti Anna. Ora è condotto alla presenza del sommo sacerdote, il Caifa genero di Anna che ha dichiarato che era bene che un solo uomo perisse per il popolo; il che significava che era meglio che l'innocente Gesù morisse, piuttosto che che l'influenza del sovrano sul popolo fosse messa in pericolo dalla prevalenza dell'insegnamento spirituale del Profeta di Nazaret. A Caifa sono associati, prima in modo informale, e poi in modo simile alla legge, i sommi sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Sembra che questi siano principalmente dei sadducei, del partito che mirava al potere politico. Il tribunale davanti al quale Gesù è citato in giudizio è composto dal Sinedrio, per quanto si possa dire che esista in questo tempo. È osservabile, quindi, che gli accusatori di Gesù sono i suoi giudici. Questi sono gli uomini che mandarono delle spie in Galilea per tendere un agguato e tentare Gesù, cogliendolo in fallo. Questi sono gli uomini che istigarono i cavillars che, nei luoghi pubblici di Gerusalemme, si opponevano all'insegnamento del Signore con domande insensate, critiche non sincere, calunnie infondate. Questi sono gli uomini che, dopo la risurrezione di Lazzaro, tramarono contro il Potente e decisero di avere la sua vita. Questi sono gli uomini che mandarono essi stessi la banda che catturò Gesù nel giardino. Compare, quindi, alla sbarra di coloro che lo hanno osservato e perseguitato con avida malizia, che lo hanno perseguitato con odio senza scrupoli e che ora lo hanno costretto nelle loro fatiche. Tale fu il tribunale davanti al quale Gesù comparve. Da un tribunale come questo non c'era alcuna prospettiva, nessuna aspettativa, nessuna possibilità di giustizia. Gesù lo aveva previsto da tempo, e per le conseguenze Gesù era perfettamente preparato

II LE PROVE. Quando i giudici accondiscendenti a diventare gli accusatori, non c'è da meravigliarsi che cerchino prove contro l'accusato. In tali circostanze Gesù deve essere ovviamente, innegabilmente innocente, se nessuna accusa può essere comprovata contro di lui. Compaiono falsi testimoni; ma le loro accuse infondate sono così palesemente incoerenti, che anche un tribunale del genere, così prevenuto, non può condannare su testimonianze così reciprocamente distruttive. Tuttavia, si alzano falsi testimoni, che distorcono una memorabile parola di Cristo in ciò che può essere interpretato come una denigrazione del tempio nazionale che tutti gli ebrei considerano con orgoglio. Gesù, parlando del tempio del suo corpo, aveva detto: "Distruggi questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Questo detto è travisato, e fatto apparire come l'espressione di un'intenzione di distruggere il sacro e nobile edificio. Ciò nonostante, però, i testimoni non sono d'accordo. Se questa è la peggiore accusa che si possa muovere contro Gesù, e se anche questa non può essere comprovata; se nessuna parola ricordata può essere distorta in modo da dare un po' di colore alla condanna davanti a un tribunale così costituito e così prevenuto; allora questo è certo, che il ministero di Gesù deve essere stato assolto con sorprendente saggezza e discrezione. Agisce nello stesso tempo, il peccato dei nemici del Signore appare più grande e più imperdonabile. Gesù non fu condannato su alcuna prova, su alcuna testimonianza, contro di lui

III L'APPELLO E IL GIURAMENTO

1. Il presidente della corte, punto dalla delusione, balza dal suo posto, indignato per il silenzio e la calma dell'accusato; e, con la più ingiustizia ingiustizia, si interpone e si sforza di provocare Gesù in un linguaggio che potrebbe incolpare lui stesso. Ma viene accolto con un contegno dignitoso e con un silenzio continuo

2. Poiché questo sforzo è vano, il sommo sacerdote scongiura l'accusato e gli chiede di dire se persiste o meno nelle pretese che ha fatto nel corso del suo ministero di essere il Messia e il Figlio dei Beati. Che dica "No", e sarà per sempre screditato e impotente; che dica "Sì", e allora la sua ammissione può essere interpretata come una pretesa che può essere presentata al procuratore romano come una presunzione di tradimento del potere reale. L'intenzione del giudice in questo procedimento era malvagia; ma fu così data l'opportunità al grande Accusato di mettersi pubblicamente a posto con la corte e con il mondo

IV IL RICONOSCIMENTO E LA DICHIARAZIONE. Nostro Signore non crede che valga la pena di confutare i testimoni che hanno confutato se stessi e gli uni gli altri. Ma ora che il capo del popolo lo pone sotto giuramento e gli chiede una risposta chiara a una domanda semplice, Gesù rompe il suo silenzio

1. Riconosce ciò che ha spesso affermato in precedenza, che nessuna pretesa può essere troppo alta per lui da fare con la verità. Se deve morire - e su questo ha deciso - Gesù morirà, testimoniando la verità e per la verità. Egli è il Liberatore predetto, il Re unto, l'unigenito Figlio del Beato ed Eterno. Questo non lo nasconderà; da questa confessione nulla lo farà indietreggiare

2. Aggiunge che la sua alta posizione e il suo glorioso ufficio saranno un giorno testimoniati dai suoi persecutori e giudici, così come da tutta l'umanità. C'è una vera sublimità in una tale dichiarazione, fatta in tali circostanze e davanti a una tale assemblea. Agli occhi dell'uomo Gesù è il colpevole, impotente di fronte alla malizia e all'ingiustizia dei potenti, e in pericolo di una morte crudele e violenta. Ma in verità le cose stanno diversamente. Egli è il Re Divino, il Giudice Divino. La Sua gloria è nascosta ora, ma risplenderà a tempo debito e tra non molto. Gli uomini sulla terra si inchineranno nel suo nome, riceveranno le sue leggi e si metteranno sotto la sua protezione. Il mondo sarà testimone della sua maestà, e tutte le nazioni saranno convocate alla sua sbarra, e il cielo lo incoronerà "Signore di tutti". Che sorprendente armonia c'è tra questa professione e l'attesa di Cristo, da una parte, e dall'altra quella meravigliosa affermazione di un apostolo: "Per la gioia che gli era posta dinanzi, egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia"

V LA SENTENZA

1. La confessione è considerata come una confessione. Ora non sono necessari testimoni. Dalla sua propria bocca è giudicato. L'accusa, che il linguaggio stesso di Gesù è ritenuto giustificabile e sostanziante, è di bestemmia. E, se Cristo era un semplice uomo, questa accusa era giusta

2. L'intero tribunale concorda con la sentenza. Il presidente è ansioso di condannare, ma non più ansioso dei suoi assessori. Una mente li muove tutti: una mente di malizia e di odio, una mente che si rallegra dell'iniquità, che si aggrappa al compimento delle speranze più basse

3. La sentenza è la morte. Era una conclusione scontata. La distruzione di Gesù era stata decisa da molto tempo. Morte per il Signore della vita; la morte per il Benefattore dell'umanità; morte per l'innocente ma volontaria Vittima della ferocia umana e del peccato umano!

VI GLI INSULTI. Più e più volte, nel corso di quella terribile notte, di quella terribile mattina, il Signore della gloria fu trattato con derisione, ignominia e disprezzo. Il resoconto è quasi troppo angosciante per essere letto. Possiamo leggere dell'agonia nel giardino, dell'angoscia della croce, ma sappiamo a malapena come leggere del trattamento che il nostro Salvatore ha ricevuto dai nostri simili, da coloro che è venuto a salvare e benedire. Gli sputi, gli schiaffeggiamenti, le beffe, i colpi, non sopporteranno di essere pensati. Possiamo credere, non possiamo realizzare, il record!

APPLICAZIONE

1. Qui vediamo il peccato al suo apice, furioso e apparentemente trionfante. Sia che guardiamo ai testimoni che hanno calunniato Gesù, al tribunale che lo ha condannato o agli agenti che hanno abusato di lui, ci troviamo di fronte a prove spaventose dell'infertilità del peccato umano

2. Qui contempliamo l'innocenza nella sua incomparabile perfezione. Non si trova nessuna colpa in Gesù. Anche il suo comportamento, in mezzo a tutta questa ingiustizia, è una consumata bellezza morale. La sua calma imperturbabile, la sua dignità divina, la sua pazienza incrollabile, tutto suscita la più profonda riverenza del nostro cuore

3. Qui contempliamo un sacrificio volontario. Gesù è "obbediente fino alla morte e alla morte di croce". Con queste strisce siamo guariti. Queste sono una parte della sofferenza che Gesù ha sopportato per noi. Affinché possiamo essere liberati dalla condanna, egli è condannato; affinché noi possiamo vivere, egli è stato consegnato alla morte

4. Un glorioso esempio è qui presentato per la nostra imitazione. "Anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, affinché seguiate le sue orme... il quale, quando fu oltraggiato, non lo oltraggiò più; quando soffriva, non minacciava; ma si è affidato a colui che giudica con giustizia".

Versetti 53-65.- Gesù alla sbarra dell'ebraismo

I IL CARATTERE DELLE PROVE CONTRO DI LUI

1. Non a sostegno di alcuna accusa chiara e definita

2. Incoraggiato dal desiderio da parte dei giudici di incriminare. "Hanno cercato testimoni". La morte del Prigioniero è una conclusione scontata

3. Le accuse inattendibili e contrastanti

II LA SUA RISPOSTA AI SUOI ACCUSATORI. Silenzio:

1 A causa del loro carattere, e

2 il suo

L'impressionante dignità di questo atteggiamento. Non si giustificherebbe davanti a un tribunale terreno

III La sua RISPOSTA ALLA DOMANDA DEL SOMMO SACERDOTE. Egli si dichiarò il Messia e il Giudice di tutta la terra. Questo fu fatto per rispetto al carattere rappresentativo del sommo sacerdote e per rassicurare e informare i fedeli ebrei

IV COME QUESTO È STATO INTERPRETATO. Come bestemmia: o

1 sulla base di una somiglianza immaginaria, o rappresentata in modo criminale, delle parole "io sono" con il Nome di Geova; o

2 perché l'affermazione è stata assunta a priori come falsa

V FU RIGETTATO E DISONORATO DA COLORO CHE ERA VENUTO A SALVARE, PER PURA SFRENATEZZA E INCREDULITÀ.

Versetti 53-65; cap. 15:1-5 - Il giusto Re del cielo sul seggio del giudizio ingiusto della terra

"Essi condussero Gesù dal sommo sacerdote". Cantici compare davanti a quel tribunale ecclesiastico, il cui compito era quello di vigilare sull'osservanza delle proprie leggi. Colui che è il vero Giudice è chiamato in giudizio davanti a colui che dimostrerà di essere il vero colpevole. Ma un'accusa deve essere fatta, anche se il tribunale è ingiusto. A tal fine "i capi sacerdoti e l'intero concilio cercarono testimonianza contro Gesù". I loro sforzi furono vani, poiché sebbene "molti rendessero falsa testimonianza contro di lui", tuttavia "la loro testimonianza non era concordata". Poi, con franchezza, il sommo sacerdote lo interrogò, ponendo la domanda più importante: "Sei tu il Cristo, il Figlio dei beati?" Gesù, che sapeva mantenere un dignitoso silenzio quando gli uomini subornati rendevano falsa testimonianza, e che sapeva ugualmente rispondere con parole spregiudicate e confuse quando gli stolti gli presentavano domande cavillose, rispose coraggiosamente e prontamente alle richieste con un autorevole "Io sono". E poi, con umile umiltà, rese ulteriore testimonianza alla verità, dicendo: "D'ora in poi vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra della potenza e venire sulle nuvole del cielo". Con rabbia e indignazione il sommo sacerdote si stracciò le vesti e dichiarò che le sue parole erano "bestemmie", il che poteva essere vero solo supponendo che stesse rendendo falsa testimonianza. Egli si appella per il giudizio, e la testimonianza universale è: "Egli è degno della morte". Il tribunale ecclesiastico lo ha condannato. "Subito la mattina", dopo la dovuta consultazione da parte di "tutto il sinedrio", essi "legarono Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato". Ora è citato in giudizio davanti al tribunale civile. La domanda diretta di Pilato: "Sei tu il re dei Giudei?" La risposta: "Tu dici" è affermativa. Pilato non ha idea di una regalità spirituale. In ogni tribunale Gesù viene processato e giudicato colpevole. Pilato non poteva temere che il calmo Prigioniero davanti a lui, che confessava che il suo regno "non era di questo mondo", sarebbe stato in grado di dimostrare il suo diritto e, essendo il suo interesse per lui eccitato da varie circostanze, è disposto a liberarlo. Ma l'affermazione immediata: "Se lasci andare quest'uomo, non sei amico di Cesare", e il suo desiderio "di accontentare la folla" e che non ci fosse un tumulto, "liberò Gesù, dopo averlo flagellato, perché fosse crocifisso". Al di sotto di tutta questa esibizione di giudizio umano dobbiamo vedere altre forze all'opera. Nel "determinato consiglio e prescienza di Dio" dobbiamo trovare le radici di questa consegna. L'Agnello è stato immolato fin dalla fondazione del mondo. Né dobbiamo perdere di vista quella consacrazione volontaria di se stesso alla volontà del Padre che ha guidato Gesù quando ha dato la sua vita per riprenderla. Altri aspetti di questo straordinario incidente vengono alla nostra vista, quando sentiamo Gesù che si rifiuta di fare l'appello che potrebbe portare in suo aiuto "più di dodici legioni di angeli", e ciò perché vuole che "le Scritture dei profeti si adempiano". È necessario raggruppare insieme i vari dettagli forniti dai vari scrittori, ognuno dei quali mette in risalto l'una o l'altra caratteristica importante della scena, ed è altrettanto necessario leggere i racconti alla luce di varie parti degli scritti epistolari di Paolo e di altri, specialmente quello agli Ebrei. Lì vediamo che la fine a cui era stato progettato doveva essere risolta con la sua apparizione "come un agnello davanti ai suoi tosatori, muto". Ma il giudizio di Gesù è in realtà il giudizio dei suoi accusatori; di coloro alla cui sbarra è stato chiamato in giudizio, e dai quali è stata pronunciata la sua sentenza. Vediamo in esso la condanna più umiliante di se stessa con la sua condanna ingiustificata emessa dalla nazione ebraica sulla sua vittima innocente. Persino Pilato dichiarò di non trovare in lui alcuna colpa; né lo avrebbe consegnato se non fosse stato braccato dagli zeloti, la cui sensibilità temeva nella sua debolezza di eccitare, e di cui si prestava ad essere lo strumento. Questo ripudio della verità, questo disprezzo della santità - santità come si manifesta nella vita di Colui che è diventato il tipo di giustizia del mondo - e questa rivolta alla volontà del Padre come dichiarata negli scritti dei profeti riconosciuti, li condanna come figli dell'errore, dell'empietà e della malvagia disubbidienza.

Versetti 53-65.- Primo processo a Gesù

I INGIUSTIZIA GIUDIZIARIA. Optimi corruptio pessima. Il giudice che dovrebbe rappresentare sulla terra l'uguaglianza di Dio, può trasformare il nome della giustizia in una presa in giro. I nomi non influenzeranno gli uomini a correggere se il cuore non è retto. Sotto il nome e l'abito di giudice, gli uomini hanno talvolta nascosto le peggiori passioni, gli istinti più arbitrari. Cantici gli estremi si incontrano nella vita umana. Solo in Dio i nomi e le realtà corrispondono perfettamente

LA VERITÀ STESSA PUÒ ESSERE RAPPRESENTATA COME IMPOSTURA. Qui il Salvatore è fatto apparire come un impostore. È il trionfo dello spirito di partito. Travisamento all'interno del potere di ognuno. L'intuizione del personaggio è rara. Non dovremmo fare una stima di seconda mano del carattere. Il male che facciamo agli altri con una falsa costruzione è grande; Ancora più grande può essere il torto che facciamo a noi stessi

III EPPURE, ALLA FINE, LA VERITÀ È SUSCITATA DALL'OPPOSIZIONE. La maestà del Salvatore aumenta in proporzione all'assalimento. Dio si rivela in lui e su di lui, e la sua gloria si riflette nella falsità e nella malvagità umana. "Sebbene le nuvole rotolanti intorno al suo petto siano distese, il sole eterno si posa sul suo capo".

IV IL SUCCESSO TEMPORANEO E L'ETERNO FALLIMENTO DELLE COSPIRAZIONI. Qui i nobili e i meschini si unirono per disonorare il Cristo di Dio, per trattarlo come se fosse stato il desolatore della terra

Cantici in seguito furono curati i suoi discepoli. Ma dove sono ora queste cospirazioni e quei cospiratori? Per un breve momento trionfarono; Essi sono marchiati per sempre con vergogna e sconfitta. Quale debole follia furono quei colpi diretti al capo del regno mite e insopportabile! "Questo è colui che, caduto dai nemici, è balzato in piedi innocuo, respinto dai colpi; Egli fu venduto alla prigionia, ma nessuna sbarra di prigione volle reggere; Anche se lo hanno sigillato in una roccia, ha sciolto le catene delle montagne".- J

Versetti 53-72. Passaggi paralleli: Matteo 26:57-75 Luca 22:54-62 Giovanni 18:13-27- Il rinnegamento di Pietro

I LE CAUSE CHE HANNO PORTATO AL PECCATO DI PIETRO

1. - La prima causa del peccato di Pietro. La prima causa, come possiamo dedurre proprio da questo capitolo, era la fiducia in se stessi. Nostro Signore predisse la sconfitta del Pastore, come predetto molto tempo prima nell'antica profezia, di se stesso il buon Pastore, che si appropriava del titolo; e insieme alla percosse del Pastore, predisse, di conseguenza, la dispersione delle pecore. Pietro, cedendo agli impulsi della sua stessa natura ardente e impetuosa, ripudiò la nozione di abbandono così implicata. Lo faceva in un modo che comportava un odioso confronto di se stesso con gli altri, e un'opinione arrogante della propria forza di volontà e del proposito di fedeltà. "Sebbene" και ει, equivalente a "anche se", cioè un caso supposto che non esiste probabilmente; ει και letto da Tregelles, equivalente a "sebbene", cioè un caso realmente esistente "tutti saranno offesi, ma io non lo farò", erano le sue parole un po' vanagloriose o egoistiche. La punizione del Pastore può essere una pietra d'inciampo per gli altri, per tutti, ma non per me; gli altri possono cadere sempre, ma io non lo farò; gli altri possono comportarsi in modo codardo e virile come indicato in modo vigliacco, spezzandosi e disperdendosi come pecore deboli non appena si vede il lupo avvicinarsi, ma non io mi dimostrerò l'uomo di roccia, e manterrò la mia posizione di fronte a tutti i pericoli e nonostante tutti i nemici. Così Pietro si esaltava a spese degli altri; Ha anche presunto troppo sulle proprie forze e si è preso troppo merito per il proprio coraggio. Pietro possedeva coraggio fisico, abbiamo buone ragioni per crederlo, ma gli mancava il coraggio morale; Né queste due qualità vanno sempre di pari passo. Ci può essere un grande coraggio fisico con poco coraggio morale, e molto coraggio morale dove il coraggio fisico è difettoso. Pietro fu abbastanza coraggioso - o abbastanza avventato, qualcuno potrebbe essere disposto a dire - da tagliare l'orecchio a un servo del sommo sacerdote; Ma era abbastanza vigliacco da tremare davanti allo sguardo di una delle cameriere del sommo sacerdote, Tie aveva abbastanza coraggio fisico per compiere l'atto di violenza, ma non abbastanza coraggio morale per dire la verità a una ragazza curiosa, intromessa, anche se forse spensierata, sconsiderata. Se confrontiamo la condotta e il carattere di due compagni apostoli, Giovanni e Pietro, troveremo una conferma del nostro punto di vista. In confronto a Pietro, Giovanni ebbe meno coraggio fisico, perché in un'occasione successiva, come leggiamo, "Pietro dunque uscì con l'altro discepolo e venne al sepolcro. Cantici corsero tutti e due insieme: e l'altro discepolo corse più veloce di Pietro, e venne per primo al sepolcro .... Eppure non entrò. Allora Simon Pietro lo seguì, ed entrò nel sepolcro". Questa è un'affermazione molto interessante e istruttiva. Entrambi corsero, nella loro impazienza e aspettativa, al sepolcro rigato; ma Giovanni, essendo l'uomo più giovane e quindi più veloce, corse più veloce di Pietro e raggiunse il sepolcro prima di lui. Ma lì si fermò; non ebbe il coraggio fisico di entrare in quella tetra dimora; Un improvviso timore reverenziale lo arrestò. Pietro giunse con la massima lunghezza e, appena giunse sul posto, senza paura, né timore, né esitazione, senza fermarsi, né fermarsi, né un attimo di pausa, si precipitò dentro. "Allora entrò anche quell'altro discepolo che era venuto per primo al sepolcro". In questa occasione Pietro si dimostrò un uomo fisicamente audace e coraggioso; mentre John, anche se probabilmente più giovane e più forte, era fisicamente timido ed esitante. La scena si sposta sul palazzo del sommo sacerdote; e questi due uomini apostolici si scambiano di posto. Giovanni è ora l'uomo audace e coraggioso, moralmente, poiché "entrò con Gesù nel palazzo del sommo sacerdote; ma Pietro stava fuori alla porta". Giovanni era conosciuto dal sommo sacerdote e da lui conosciuto come discepolo di Gesù, eppure entrò coraggiosamente nel palazzo, senza vergognarsi né aver paura di riconoscere il suo discepolato. Non solo, parlò con la portinaia e fece ammettere Peter. Ma ora venne il turno di Pietro e il momento della debolezza. Benché Giovanni, un uomo di molto meno coraggio fisico, vi fosse entrato coraggiosamente e poi avesse ottenuto l'ammissione come suo compagno, tuttavia Pietro, con molto meno coraggio morale, è spaventato e costretto a negare peccaminosamente il suo discepolato in prima istanza dalla brusca audacia di una cameriera un po' impertinente. Eppure, nonostante tutto ciò, si può trovare una certa causa, o almeno un po' di scusa, per la codardia morale di Pietro, in confronto al coraggio morale di Giovanni in questo frangente. Pietro era consapevole di un crimine con il quale Giovanni non aveva alcuna complicità o legame, un crimine che poteva trasformarsi in un'accusa costruttiva di tentativo di salvataggio. Aveva tagliato l'orecchio a Malco, e quindi può aver temuto le conseguenze di quell'atto, o l'accusa più grave di interferire con gli ufficiali nell'adempimento del loro dovere, al fine di impedire la cattura del suo padrone. Queste considerazioni possono aver accresciuto le apprensioni di Pietro e accresciuto il presunto pericolo della sua posizione. Il fatto di essere discepoli di per sé non comportava alcun pericolo di sorta, e così Giovanni respirò più liberamente e si mosse liberamente nel palazzo del sommo sacerdote senza timore del pericolo

2. Una seconda causa che portò al peccato di Pietro. Una seconda causa che portò all'ingresso di Pietro fu l'inattenzione e la negligenza della preghiera. Quando nostro Signore, nell'orto del Getsemani, trovò i tre discepoli addormentati, si rivolse specialmente a Pietro, con le parole: "Simone, dormi? Non potresti vegliare un'ora?" e poi disse parole di avvertimento a tutti: "Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione". Un episodio curioso, sotto un certo aspetto il conversetto di ciò, sebbene generalmente trascurato, merita bene, a nostro avviso, di essere notato a questo proposito. Nell'avvertimento appena citato, nostro Signore passò dal particolare al generale, dal singolare al plurale, da Simone agli apostoli associati. Nell'avvertimento riportato da San Luca, Luca 22:31,32 e che introduce il passo di quel Vangelo parallelo a Marco 14:37,38, del Vangelo che ci sta davanti, nostro Signore passa in ordine inverso dal plurale al singolare, da tutti gli apostoli a Pietro; così: "Il Signore disse: Simone, Simone, ecco, Satana vi ha chiesto o ['domandato'] di averti, per vagliarti come il grano, ma io ho supplicato per te, che la tua fede non venga meno", dove è notevole che la richiesta di Satana comprendesse tutti gli apostoli, il resto così come Pietro, come sembra chiaramente implicato nel plurale υμας, mentre la supplica di nostro Signore lo abbracciava in particolare, come si deve dedurre dal singolare σου. Proprio come Satana aveva chiesto a tutti gli apostoli, compreso Pietro, così nostro Signore pregò per tutti gli apostoli, ma per Pietro in particolare. Non fu senza ragione che nostro Signore si identificò in questo modo nella sua supplica per Pietro, poiché era lui che correva il pericolo più grande. Il più sicuro di sé di tutti era il più in pericolo di tutti. Alcuni, come Giuda, sarebbero stati presto spazzati via, o erano già stati spazzati via, come pula, ed erano stati separati dal buon grano; ma la parola "grano" applicata al resto aveva in sé sia conforto che incoraggiamento, mentre la grande preghiera di intercessione del Salvatore era una garanzia di sicurezza. Il fatto, inoltre, che egli pregò per Pietro in modo speciale e individuale, offre una forte consolazione a tutti i figli di Dio in ogni epoca e clima. Nessuno di tutti è dimenticato da colui che vive per intercedere; nessuno di tutti è abbandonato dall'Intercessore che tutto prevale. Senza dubbio alcuni potrebbero essere inclini a obiettare e a dire che, dopo tutto, e nonostante tutto, Pietro cadde. Come si concilia questo con la prevalenza della preghiera del Salvatore? Cadde, ma si rialzò; cadde, cadde lontano, ma non cadde; cadde tristemente per un po', ma non cadde definitivamente e per eVersetto E questa è proprio la cosa implicita nella forma della parola tradotta "fallire", perché non è il verbo semplice, ma εκλειπη, o, secondo i curatori critici, εκλιπη, che significa fallire completamente e fuori, completamente, o definitivamente. Pertanto, questo totale e definitivo fallimento fu esattamente ciò che fu impedito dall'intercessione del Salvatore. Ma, tornando alla mancanza di vigilanza di Pietro, non possiamo trovare alcun indizio o indicazione di alcun tipo in tutto questo capitolo, o nelle sezioni parallele degli altri Vangeli, che ci porterebbe a credere che Pietro abbia prestato la dovuta attenzione, o addirittura nessuna, all'avvertimento di nostro Signore. Cerchiamo invano la prova che egli abbia guardato contro l'entrare nel luogo della tentazione, o che abbia guardato contro la compagnia dove potrebbe aspettarsi di essere assalito dalla tentazione. Non c'è alcuna prova che egli abbia guardato contro l'avvicinarsi della tentazione, o che abbia pregato per avere la grazia di resistere al tentatore o la forza per vincere le sue tentazioni. Sembra, infatti, che non avesse alcuna idea del pericolo che si stava avvicinando a lui così furtivamente e così improvvisamente, e nessun sospetto delle insidie che Satana stava così sottilmente tirando intorno a lui; né sembra che abbia usato i mezzi che il suo Maestro gli aveva prescritto come necessari per la sicurezza e la difesa. Sembra che si sia lasciato sfuggire completamente l'avvertimento, o che per un certo tempo lo abbia lasciato sprofondare nell'oblio. Di conseguenza, troviamo che, quando anni dopo richiamò alla mente la sua spaventosa negligenza e le sue conseguenze quasi fatali, rivolge agli altri un avvertimento solenne, con parole che riecheggiano i suoi stessi errori, e i mezzi che avrebbe dovuto prendere per evitarlo; poiché nella sua Prima Lettera 1Pietro 5:8 scrive: "Siate sobri, vegliate: il vostro avversario, il diavolo, va in giro come un leone ruggente, cercando chi possa divorare".

3. Una terza causa del peccato di Pietro. Una terza causa del peccato di Pietro fu la sua sequela di Cristo da lontano. Questo, naturalmente, si riferisce letteralmente al fatto che Pietro seguì nostro Signore a distanza, tenendosi considerevolmente in disparte. Lo seguì, ma a un lungo intervallo tra loro; Lo seguì, ma non da vicino o da vicino. Invece di camminare fianco a fianco, o vicino a lui, si teneva lontano e lontano. Fu, senza dubbio, la paura dell'uomo che tenne Pietro a quella distanza; Era la paura dell'uomo che lo innervosiva in tal modo; fu la paura dell'uomo che gli impedì di venire subito dopo il suo Maestro, come avrebbe dovuto fare. Desiderava essere vicino al suo Maestro, ma il suo cuore gli venne meno. Desiderava, ne siamo certi, stare con il suo Maestro, ma gli mancava il coraggio morale di condividere il rimprovero di Gesù di Galilea. Non era tanto il rischio personale quanto il ridicolo da cui si ritraeva. Questa distanza fisica era un segno di distanza morale, e un simbolo della condizione degli altri come di Pietro, quando seguono Cristo da lontano. Il dovere di Pietro era quello di essere stato al fianco del suo Signore, o vicino a lui, o in qualche modo a portata di mano. Cantici con noi stessi. Invece di seguire Cristo da lontano, siamo vincolati dal privilegio e dal dovere di seguirlo da vicino; Invece di seguirlo da lontano, dobbiamo seguirlo fedelmente; Invece di seguirlo a singhiozzo, dobbiamo seguirlo pienamente; Invece di seguirlo di nascosto, dobbiamo seguirlo senza paura; invece di seguirlo per costrizione, dobbiamo seguirlo liberamente e con una mente pronta; Invece di seguirlo per un breve lasso di tempo, dobbiamo seguirlo per tutta la vita, e così sempre. Dalla disastrosa caduta di Pietro e dal ripugnante rinnegamento del suo Maestro, impariamo l'importante lezione di seguire Cristo liberamente, pienamente, senza paura, fedelmente e prima di Pietro. La distanza da Cristo è un vero pericolo, la vicinanza a lui è la vera sicurezza. La distanza dal Sole di Giustizia è freddezza, oscurità e morte spirituale; La vicinanza a Lui è amore, luce e vita. Nei Cantici si pone la domanda: "Chi è costui che sale dal deserto, appoggiandosi al suo Amato?" Se questo si riferisce alla Chiesa, come siamo dell'opinione che faccia, è un'immagine del suo vero atteggiamento. Il mondo è il deserto attraverso il quale il cristiano sta passando, e da cui sta ascendendo a una terra migliore e promessa; mentre è sul braccio di Cristo che egli si appoggia. Così, appoggiandoci a Cristo, guardando a Lui e vivendo secondo la Sua fede, viaggiamo in sicurezza dal deserto della terra alla terra promessa del cielo. Lontani dalla sua presenza, lontani dal suo potere, siamo in ogni momento nel più grande pericolo; Lontani dalla portata della sua protezione e dalla guida della sua provvidenza, ci esponiamo alle tentazioni del maligno e diventiamo rapidamente la sua facile preda

4. La quarta causa del peccato di Pietro. La quarta causa del peccato di Pietro fu la cattiva compagnia. "Si sedette", leggiamo, "con i servi" del sommo sacerdote, "e si scaldò al fuoco". Che cos'era questo se non andare in compagnia dei nemici del suo Maestro? Questo significava mescolarsi, e senza necessità, con i nemici del Salvatore. Egli andò così con gli occhi aperti nel luogo del pericolo, tra i servitori del sommo sacerdote e gli avversari del suo Signore e Maestro. Qui ci sono tutte le ragioni per credere che avrebbe sentito dire poco di buono di qualsiasi tipo; mentre sarebbe stato sicuro di sentire il nome del suo Maestro diffamato, il suo carattere calunniato e la sua causa rimproverata. In tutto questo disprezzo e rimprovero c'è troppo motivo di credere che Pietro debba essere d'accordo, per il momento. Forse non solo era d'accordo con loro, ma agì come loro, per nascondere meglio il suo vero legame con Cristo. È scioccante, anche solo per un momento, supporre che Pietro fosse così debole e così malvagio, durante il breve periodo in cui si unì a tanta compagnia, da unirsi a loro nell'insultare il suo Maestro. Sospettandolo, come sospettavano, di essere un discepolo di Cristo, e trovandolo così prontamente unito a loro nell'accumulare disprezzo sul suo Maestro, che cosa devono aver pensato di quel Maestro? Quale stima potevano farsi di un discepolo o di un Maestro? Non devono aver concluso che il discepolato di Cristo non era né felice né onorevole? Non avrebbero dovuto dedurre, e dedurre con ragione, che il discepolo di un tale Maestro era un furfante, o uno sciocco, o un furfante? Quando, d'altra parte, consideriamo ciò che Pietro avrebbe dovuto fare e ciò che avrebbe potuto fare nel momento della difficoltà e del pericolo del suo Maestro, quasi arrossiamo al nome di discepolo così degradato e disonorato! Se fosse stato fedele alla sua confessione di Cristo, se fosse stato fermo nella sua adesione al suo Maestro, si sarebbe tenuto lontano dalla compagnia che sapeva essere composta dagli acerrimi nemici del suo Maestro, oppure, se avesse ritenuto necessario stare vicino o sedersi in mezzo a loro, lo avrebbe difeso a qualsiasi rischio

II GLI AGGRAVAMENTI DEL PECCATO DI PIETRO

1. Ingratitudine. Pietro era stato in rapporti molto familiari con il suo Maestro ed era stato da lui molto favorito. Dei prescelti, era uno dei più scelti; degli eletti, faceva parte dell'élite. Con Giacomo e Giovanni condivise l'intimità più intima del Salvatore. Come loro, egli era con lui sul Monte della Trasfigurazione, ed ebbe il privilegio di assistere a quella scena meravigliosa e di vedere quella vista gloriosa. Come loro, fu ammesso alle solennità della camera della morte e fu presente alla restaurazione della vita della figlia di Giairo. Come loro, era stato invitato ad accompagnare il suo Signore nel Giardino del Getsemani e a vegliare con lui durante l'agonia e il sudore sanguinante. Ancora di più, nostro Signore aveva lodato la sua buona confessione del Cristo, il Figlio di Dio, e l'aveva fatta risalire alla rivelazione celeste; gli aveva conferito l'onorevole soprannome di "Uomo di roccia", in riconoscimento della sua fermezza e delle fondamenta che avrebbe dovuto contribuire a gettare; Inoltre, gli aveva promesso un'alta posizione e anche distinti privilegi nel suo regno. Pietro aveva camminato verso di lui sull'acqua ed era stato impedito di affondare dalla mano del suo Padrone. Eppure ora, nonostante tutti questi speciali segni di amicizia e di favore che gli erano stati elargiti, si mostra completamente e vilmente ingrato. Volse le spalle al suo migliore e più gentile Amico, negando ogni conoscenza di lui. Ora, quando c'era più bisogno di ricambiare l'amicizia, non solo non si comportava come un amico bisognoso e ricambiava la gentilezza che aveva ricevuto, ma anzi si alleava con i suoi più acerrimi nemici

2. Menzogna. Quando il nostro Signore aveva più bisogno di compassione, Pietro, come abbiamo visto, si teneva in disparte o si schierava dalla parte dei suoi nemici. Quando avrebbe potuto dare una preziosa testimonianza in favore del suo Maestro, il silenzio sigillò le sue labbra ed egli rifiutò di riconoscerlo. E non era tutto; Ha falsificato nella misura più spaventosa e nel modo più ripugnante. Ha negato tutta o parte della conoscenza di Gesù; Ha ripetuto la negazione nel modo più positivo; Sostenne la sua ripetuta menzogna con un giuramento. Quando fu sfidato per la terza volta, "imprecava e bestemmiava, dicendo: Non conosco quell'uomo". Certo una menzogna del tipo indicato sarebbe stata abbastanza grave e malvagia, ma la sua ripetizione, ancora una volta, una terza volta, aggravò grandemente il peccato e accrebbe la colpa di Pietro. La violenza del linguaggio che è stata suggerita e che ha dato espressione alla sua virulenza di sentimenti è difficile da spiegare. C'era paura di essere scoperti e immaginava il pericolo, ma doveva esserci anche rabbia, per spiegare il suo linguaggio violento e appassionato. Molti degli astanti lo riconoscono; c'è un parente di Malco che lo aveva visto in giardino; il suo dialetto galileo lo tradisce; le accuse si affollano su di lui; le prove si moltiplicano contro di lui. Peter si irrita e perde completamente la calma e l'autocontrollo. Agisce la presunta discrepanza, o almeno difficoltà, nel rinnegamento di Pietro del suo Maestro possiamo solo dare un'occhiata. Il luogo della prima negazione era presso il fuoco nella sala del sommo sacerdote, o cortile quadrangolare all'aperto αυλη, mentre quello della terza non è specificato. Il posto del secondo era nel προαυλιον secondo San Marco, e il πυλωνα secondo San Matteo; mentre San Giovanni ci dice che stava in piedi e si scaldava. Ora, il fuoco era nel cortile aperto αυλη, il passaggio da questo alla strada era προαυλιον, e il portale o la porta d'ingresso di questo passaggio era πυλων. Si era allontanato a breve distanza dal fuoco, ma non così lontano da perdere l'influenza del suo calore o del suo calore. Riguardo alle persone, la prima domanda che suscitò il suo rifiuto fu posta dalla portinaia. In occasione del secondo rinnegamento, la stessa serva si rivolse agli astanti, che fecero eco alle sue parole, così che diverse persone ετερος e αλλη un'altra serva diversa dalla portinaia, tutte ειπον, plurale assalirono Pietro con le loro domande scomode e sgradite. Nel rispondere o respingere queste domande, Pietro continuava a negare ηρνειτο, imperfetto. Atti il terzo negazione più degli astanti οι εστωτες San Matteo, e οι παρεστωτες di San Marco, con qualche altra persona diversa αλλος τις di San Luca come capobanda, attirò l'attenzione sul suo essere un Galileo; mentre il parente di Malco lo confermò affermando di averlo visto in giardino. Non vi è quindi né una reale difficoltà né discrepanza di alcun tipo

3. Volgarità e spergiuro. A questo punto Peter è eccitato e infuriato. Spinto alla follia, prorompe in un linguaggio di scioccante profanità. La menzogna già ripetuta la sostiene con un'imprecazione. Egli pure giura la menzogna, invocando il nome di Geova e chiamando l'Onnisciente a testimoniare la sua reiterata falsità, e così getta sulla sua anima un turpe spergiuro. Cominciava, leggiamo, ad anatematizzare, vale a dire, usava una formula di imprecazione come "Dio mi faccia così e anche di più", maledicendo così se stesso se ciò che diceva non era vero; ma, oltre a ciò, usò la consueta formula del giuramento, invocando Dio come testimone delle sue parole, per quanto false sapesse che erano. Impetuoso e passionale per natura, e in gioventù, o prima del suo discepolato, forse dedito a parolacce profane, ricadeva nel suo vecchio peccato per corroborare le sue affermazioni e per costringere gli increduli a crederci. Un peccato tira l'altro; Una bugia in particolare ha bisogno di un'altra che la sostenga. Gli astanti dovevano sapere poco del carattere e dell'insegnamento di Gesù, altrimenti la profanazione di Pietro li avrebbe convinti che egli non conosceva quel Maestro-nulla, almeno, del suo spirito e della sua dottrina. Era possibile che Pietro, nella follia della sua rabbia e della sua paura, intendesse con la sua volgarità lasciare questa impressione su coloro che lo interrogavano, e che ci fosse quindi un metodo nella sua follia? Agisce in tutti gli eventi, parlava come uno che era estraneo al timore di Dio e ai dettami ordinari della religione, per non parlare del discepolato a un Maestro che diceva: "Non giurare affatto... ma lascia che la tua comunicazione sia, sì, sì; No, no".

4. Altre circostanze aggravanti. C'erano parecchie altre circostanze di aggravamento che possiamo solo indicare, e non possiamo soffermarci, tra le seguenti: i fedeli e frequenti avvertimenti che aveva ricevuto, e che aveva ricevuto così recentemente; le sue veementi proteste di lealtà e fedeltà al suo Maestro, che se tutti gli altri si fossero offesi non lo avrebbe fatto, che se fosse morto con lui non lo avrebbe rinnegato in alcun modo. C'erano anche altre considerazioni connesse con la negazione che aumentavano notevolmente il peccato: c'erano le circostanze e il tempo: nostro Signore era ora abbandonato, consegnato nelle mani di nemici crudeli e trascinato davanti a giudici inesorabili; c'erano le persone a cui era rivolto il rifiuto, cioè servi e altri funzionari umili, con poca influenza e meno potere, non magistrati o funzionari investiti di autorità; ci furono le flagranti violazioni delle promesse positive e ripetute di Pietro. Tutti sono dimenticati o falsificati! Ahimè, che cos'è l'uomo! Agisce nel modo più forte ma debole e, nel migliore dei casi, in modo imperfetto!

III IL PENTIMENTO DI PIETRO

1. Circostanze attenuanti. Possiamo solo notare, molto brevemente, in relazione al pentimento di Pietro, certe attenuanti del suo peccato. Il suo peccato, in gran parte il risultato della sua natura impulsiva, si abbatté su di lui con la subitaneità e la forza di un impulso inaspettato. Non c'era stata nessuna premeditazione, nessun piano deliberato e nessun disegno ingannevole, come nel caso di Giuda. I suoi piani e i suoi propositi erano stati tutti di carattere completamente opposto; La sua determinazione e le sue risoluzioni erano tutte andate nella direzione opposta. Non rimase nel suo peccato, né lo ripeté mai più in seguito. Il peccato era estremamente grande e la colpa enorme, ma lo sarebbe stata ancora di più se egli l'avesse continuato, o perseverato in esso, o successivamente vi fosse tornato. Satana lo colse di sorpresa, come se dormisse o fosse fuori di sé; ma una volta risvegliato dal letargo in cui era caduto, o riportato al posto che aveva abbandonato, non si allontanò mai più dal sentiero del dovere né sprofondò nel peccato

2. Come è stato richiamato in servizio. Due circostanze erano i mezzi esterni, o le occasioni per ricordare a Pietro il suo peccato e richiamarlo al dovere. Ma, mentre tutti gli evangelisti registrano il peccato di Pietro, solo San Marco registra il secondo canto del gallo, che era una delle due circostanze a cui si riferiva; e solo San Luca riporta lo sguardo di nostro Signore a Pietro, dicendo: "E il Signore si voltò e guardò Pietro". Il primo canto del gallo era passato inosservato. San Marco, che ci dà una trascrizione così esatta della caduta e dei sentimenti di Pietro, probabilmente dalle labbra di Pietro stesso, ci informa che non fu fino al secondo o regolare canto del gallo mattutino che Pietro fu portato al ricordo dell'avvertimento del suo Signore e del suo stesso peccato. Fu allora che si svegliò come da un sogno inquieto o da un terribile incubo; mentre più o meno nello stesso momento nostro Signore, sia dalla parte anteriore aperta della camera in cui si stava svolgendo il processo, sia mentre attraversava il cortile dagli appartamenti di Anna al palazzo di Caifa, si rivolse a Pietro e lo guardò pentito

3. Il suo pentimento. La stessa prova del pentimento si trova nelle parole: "Uscì e pianse amaramente" εκλαιε, continuò a piangere ad alta voce; non εδακρυε, versò lacrime. Il participio επιβαλων associato a questo verbo è reso in modo vario. Il significato più usuale e probabile che gli viene assegnato è quello della nostra versione: "Quando ci pensò", cioè vi gettò la mente. Alcuni spiegano: "Piangeva", come a margine della Versione Riveduta, come pure della Versione Autorizzata; altri: "Si gettò il mantello sul capo", altri ancora: "Si gettò fuori [cioè a terra] e pianse". Inoltre, è inteso da altri nel senso di abbondantemente, cioè "pianse abbondantemente", anche a margine della Versione Autorizzata; mentre una spiegazione più interessante, se ben fondata, è: "Gettò gli occhi su di lui e pianse", come se Pietro ricambiasse lo sguardo del suo Signore, e la conseguente compunzione dell'anima si sfogasse, non in uno scoppio transitorio, ma in un lungo e copioso fiume di lacrime. Così, mentre l'evangelista Luca registra lo sguardo di Cristo Pietro, l'evangelista Marco, se questa traduzione è del tutto sostenibile, registra lo sguardo corrispondente di Pietro su Cristo; cosicché, quando gli occhi si incrociavano, Pietro fu sopraffatto da una forte emozione, e cedette al suo profondo dolore con il pianto amaro πικρως, San Matteo e San Luca

4. Il vero pentimento distinto dal rimorso. È molto importante distinguere il vero pentimento dal mero rimpianto o dal rimorso, mentre un contrasto tra la facilità di Pietro e quella di Giuda ci aiuterà materialmente a vedere e a comprendere chiaramente la differenza. Alcuni elementi sono comuni ad entrambi, e dobbiamo eliminarli prima di poterli distinguere correttamente. Da parte di Giuda c'era un dolore del tipo più intenso-un rimorso della natura più angosciante; C'era la confessione più completa e più ingenuamente sincera; C'era anche il più forte desiderio possibile di fare tutte le riparazioni possibili. Tutti questi elementi si trovano nel vero pentimento; ma poiché si trovano anche nel rimorso di Giuda, sono comuni sia al pentimento genuino che al semplice rimorso. Il primo punto materiale di differenza è che il dolore del vero penitente è causato dalla vista del peccato in sé, a prescindere dalle sue conseguenze; Il dolore del rimorso è causato principalmente, se non interamente, da quelle conseguenze. Giuda non previde le terribili conseguenze del suo peccato; forse non sognava che ciò avrebbe portato Gesù ad essere trattato malvagiamente, condannato e crocifisso. Quando intascò la ricompensa dell'iniquità, si sentì soddisfatto dell'affare e sicuro che il Maestro avrebbe trovato una via d'uscita. Se fosse stato così; non ebbe conseguenze negative dal suo tradimento; non ebbe avuto luogo nulla oltre all'arresto di Gesù, e non seguirono risultati peggiori; -Giuda, c'è ragione di credere, non avrebbe provato né dolore né vergogna per ciò che aveva fatto; anzi, avrebbe avuto un sentimento di soddisfazione piuttosto che un senso di peccato. Difficilmente si sarebbe ritirato dalla compagnia degli apostoli; Sarebbe stato in grado di trovare un pretesto o un incastro, una scusa per tutto ciò che era accaduto. Ma le conseguenze del suo tradimento, le terribili conseguenze, fecero la differenza. Per quanto Giuda fosse avido, meschino e sleale com'era, non era affatto un uomo crudele o un uomo di sangue. Quando, tuttavia, contrariamente alla sua aspettativa, le conseguenze più spaventose sarebbero certamente seguite; quando un omicidio giudiziario e una morte crudele attendevano il Padrone che aveva tradito; allora Giuda vide per la prima volta il suo peccato nelle sue conseguenze, e fu sopraffatto da quella vista. Era molto diverso con Peter. Il suo peccato, per quanto atroce, non produsse effetti così spaventosi come il peccato di Giuda. Il suo rinnegamento del suo Maestro non lo portò all'apprensione; Non aveva nulla a che fare con la sua condanna; Non ha causato la sua morte. Pietro non lo vide in tali conseguenze, ma nella sua bassezza e peccaminosità. Vide l'iniquità del suo peccato come commesso contro il suo amorevole Signore, come un peccato contro la verità e la giustizia, come un peccato contro la bontà e la giustizia, come un peccato con cui ha offeso la coscienza e ha ferito la sua stessa anima. La vista gli riempì il cuore di dolore e di vergogna, mentre i suoi occhi si riempivano di sale e di lacrime amare. Il prossimo punto di differenza è che il vero penitente cerca misericordia, ma il soggetto del rimorso sprofonda nella disperazione. Di questo abbiamo anche una notevole illustrazione rispettivamente in Giuda e in Pietro. Il primo confessò la sua colpa, riconobbe l'innocenza del suo Maestro e l'ingiuria che gli aveva fatto; Non solo, con orrore e disgusto per se stesso respinse il prezzo del sangue. Ma tutto questo dolore e rimorso non erano sufficienti per il pentimento; la vera penitenza era lontana quanto l'eVersetto Non aveva cuore per pregare; nessun cuore che cerchi il volto di Dio e il favore libero; non c'è cuore per chiedere pietà. Il suo cuore fu indurito, non intenerito, dal peccato; l'oscurità della disperazione lo avvolgeva; La rovina vuota lo fissava in faccia. Non così Pietro: si rattristava, ma secondo una sorta di pietà; Invece di abbandonarsi alla disperazione, cercò misericordia. Era umiliato, non indurito; Le lacrime che versò gli lavarono gli occhi e la sua visione spirituale divenne più chiara; vide l'oscurità del suo peccato, ma vide anche la benignità del Salvatore. Quello sguardo del suo Maestro gli aveva trafitto il cuore con un senso di colpa, ma gli aveva portato un senso della grazia divina; era pienamente consapevole della miseria del peccato, come anche della misericordia del Salvatore. Dopo la terribile tempesta che aveva travolto l'orizzonte della sua anima, l'arcobaleno della speranza rimase sulla nuvola, riflettendo il sole del cielo sulle lacrime di dolore versate dal penitente. Egli vide che la sua iniquità era molto grande, eppure chiese perdono. Non distolse lo sguardo, ma guardò al Salvatore, il cui cuore il suo peccato aveva trafitto, e pianse con amarezza

IV LEZIONI PRATICHE

1. Un'immagine. Nostro Signore e i suoi apostoli sono spesso visti raggruppati in un'immagine; i Vangeli mostrano un'immagine morale del gruppo. Questa immagine ha molte sfumature scure; ma questa ombreggiatura scura aiuta a far risaltare più chiaramente i colori brillanti e brillanti dell'immagine e ad accrescerne la bellezza. Se non ci fossero ombre scure in esso, rappresenterebbe la vita angelica in cielo piuttosto che la vita umana sulla terra; In tal caso, la perfezione stessa delle figure diminuirebbe la sua idoneità per il nostro avvertimento o conforto. Il bene ricavato dal male. Pietro, quando fu ristabilito επιστρεψας, era più adatto ad aiutare gli altri. La sua debolezza è diventata per grazia una fonte di forza per gli altri. Quando si era convertito di nuovo, ed era stato restaurato come quelli a cui si riferisce επεστραφητε, 1Pietro 2:25 al Pastore e Vescovo delle anime, era meglio in grado per la sua esperienza personale di impedire alle altre pecore di smarrirsi, o di riscuoterle dal loro vagabondaggio

2. Una lezione che non si dimentica mai. Le circostanze connesse con il peccato di Pietro erano così incise sulla tavola della sua memoria da non essere mai dimenticate, come è evidente da diversi passi delle sue Epistole e dal suo discorso come riportato negli Atti. Quando metteva in guardia gli uomini contro uno di quegli errori che avevano causato il suo peccato, dice: 1Pietro 5:8 "Vegliate" o "vigilate" Revised Version. Quando accusò gli ebrei del crimine più ripugnante, espresse quell'accusa con parole che riecheggiano la sua stessa azione oscura: "Avete rinnegato il Santo e il Giusto"; "Voi lo rinnegaste in presenza di Pilato", come leggiamo nel discorso di Pietro Atti 3:13,14 Quando raffigurò il più alto stato di prosperità spirituale, lo descrive come la libertà dalla caduta: "Se fate queste cose, non cadrete mai" 2Pietro 1:10 Il suo avvertimento più solenne è: "Guardatevi dal non farlo anche voi... cadi dalla tua saldezza" 2Pietro 3:17 Il cambiamento che avvenne in Pietro dopo la discesa dello Spirito Santo è meraviglioso, perché nella prima parte degli Atti lo troviamo dotato di un coraggio morale pari al suo naturale coraggio fisico, e in tutte le occasioni agisce in modo audace, virile e coraggioso oltre che preminente. siamo quindi incoraggiati a cercare lo Spirito per provvedere

V LE PARTI OMESSE DI QUESTO CAPITOLO

1. Per le sezioni Versetti. 51, 52, peculiari di S. Marco, vedi Introduzione

2. Per la sezione Versetti. 55-65, contenente il racconto in parte del processo ebraico, vedi l'inizio del capitolo successivo, dove quel processo è concluso. - J.J.G

54 E Pietro lo aveva seguito da lontano, fino all'interno, nel cortile εις την del sommo sacerdote. Questo cortile era il luogo in cui si riunivano le guardie e i servi del sommo sacerdote. Nostro Signore era dentro, in una grande stanza, e veniva chiamato in giudizio davanti al sinedrio. San Giovanni ci informa Giovanni 18:15 che lui stesso, essendo conosciuto dal sommo sacerdote, era entrato con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; e che era stato il mezzo per far entrare Pietro, che era rimasto fuori alla porta che conduceva al cortile. Ora vediamo Pietro tra i servi, accovacciato sul fuoco. Il tempo era freddo, perché era l'inizio della primavera; ed era ormai passata la mezzanotte. Pietro si stava scaldando alla luce del fuoco προ φως, e così i suoi lineamenti erano chiaramente visibili nel bagliore del carbone ardente

Versetti 54, 66-72.- Pietro rinnega Cristo

Le apparenti discrepanze dei racconti degli evangelisti del triplice rinnegamento di Pietro sono spiegate sulla base della loro indipendenza reciproca e del fatto che hanno messo in risalto varie parti di una serie prolungata e complessa di azioni. "Tre negazioni sono menzionate da tutti gli evangelisti, e tre occasioni sono distinte; ma su alcuni di questi c'era più di un oratore, e probabilmente più di una risposta". Questa circostanza era...

SONO UNA PROVA DEL POTERE DEL MALE NEGLI UOMINI BUONI. Questa è la grande lezione dei peccati dei santi. Ci dovrebbe essere una continua vigilanza, e vivere e camminare nello Spirito

1. Non è bene esporsi alla tentazione se non per i motivi più alti. La curiosità sembra essere stata il principio guida nella mente di Pietro. Stava seguendo il bene supremo, ma non come se lo percepisse, o come se lo desiderasse veramente: uno stato di cose pericoloso. Ci sono molti seguaci indegni di Cristo, che hanno la "condanna più grande". Il dovere e l'abnegazione, d'altra parte, porteranno gli uomini sani e salvi attraverso le prove più terribili

2. Le basse vedute del carattere e dell'ufficio di Cristo tendono a una condotta indegna. L'intero stato spirituale di Pietro era tale da esporlo alla perpetrazione delle peggiori azioni, e ciò derivava dal prevalere di false concezioni della persona e dell'opera di Cristo. Il suo atteggiamento e la sua occupazione immediatamente prima "lontano"; "riscaldarsi" sono stati considerati da molti come simbolici della sua posizione spirituale rispetto al suo Maestro. Lo scetticismo e la confusione mentale su argomenti religiosi, se non corretti o neutralizzati da un'intima comunione con Cristo, o dalla lealtà alla verità più alta che si conosce, hanno tristi risultati morali. Pietro era ancora aggrappato alla sua idea di un Messia mondano

3. Le parole e le azioni cattive, se una volta indulgenti, sono più facilmente ripetute e aggravate. Procede da un equivoco - "Non so né capisco quello che dici" - a un negativo più forte e diretto, e poi a giuramenti e parolacce

II UNA PROVA DELLA NECESSITÀ E DEL POTERE DELL'ESPIAZIONE DI CRISTO. Anche gli uomini buoni come Pietro, se lasciati a se stessi, sbaglieranno gravemente e peccheranno. Come possono gli uomini in una tale posizione essere recuperati?

1. Ci deve quindi essere un principio di salvezza al di fuori e indipendente da noi stessi. È in virtù del suo sacrificio compiuto in spirito che Cristo con uno sguardo ricorda il suo discepolo caduto, e così mostra:

2. La potenza del suo Spirito per redimerlo. In connessione con un tale potere sullo spirito e sulla coscienza, i peccati più grandi possono essere resi i punti di svolta del pentimento. Si faceva appello alla memoria e i segni esteriori predetti dal Salvatore servivano come indice spirituale o orologio della coscienza. Il canto del gallo ha anche un elemento di speranza; segnava l'alba di un nuovo giorno di penitenza e di illuminazione.

Seguendo da lontano

La storia del rinnegamento di Pietro non è omessa da nessuno degli evangelisti. Erano più ansiosi della verità che della reputazione. Ci mettono davanti il discepolo più forte nel suo momento più debole senza una parola di meraviglia, di biasimo o di scusa. Il nostro testo indica lo stato d'animo che ha portato alla sua caduta. Stava appena iniziando la sua discesa verso gli abissi della vergogna. Poiché "lo seguiva da lontano", trovò la porta della casa chiusa contro di lui, che lo separava da Giovanni e dal suo Signore. Fuori, solo, nell'oscurità, divenne più scoraggiato mentre rifletteva che Gesù era in potere dei suoi nemici e che ogni tentativo di salvataggio era stato rimproverato da lui stesso; quando Giovanni uscì, aveva perso la speranza e si trovava ancora lontano dal suo Signore, in mezzo ai suoi nemici. Lì per lì accadde questa tragedia morale nella storia della Chiesa. Consideriamo...

ALCUNI MOTIVI CHE AVREBBERO DOVUTO INDURRE PIETRO A SEGUIRLO DA VICINO

1. Il ricordo delle proprie professioni. Quando Gesù gli aveva chiesto: «Volete andarvene anche voi?». Pietro aveva dato una nobile risposta; e quando poche ore prima era stato pronunciato un sincero avvertimento, aveva esclamato: "Anche se tutti saranno offesi, tuttavia non lo farò" Intendeva le sue promesse e di mantenerle; ma sebbene lo spirito fosse volenteroso, la carne era debole. Il mondo è giusto aspettarsi di più da coloro che si professano seguaci di Cristo. La fuga è più vergognosa per un soldato in uniforme che per un seguace del campo

2. La riconosciuta guida di Pietro nei confronti dei suoi fratelli fu un altro motivo per seguirli da vicino. Il Signore indicò che Pietro sarebbe stato il loro capo fin dall'inizio, e i discepoli acconsentirono a ciò, facendogli sempre modo di parlare e agire in loro favore. La sua responsabilità era la più pesante. Se avesse continuato a guardare, lo avrebbero fatto; Se lo avesse seguito da vicino, avrebbero potuto radunarsi. Il fallimento di uno era il fallimento di tutti. Ognuno è responsabile verso Dio del talento, della posizione o della forza di carattere che lo rende un capo di uomini. A chi molto è dato, molto è richiesto a lui

3. La solitudine del Signore avrebbe dovuto fare appello all'eroismo e alla generosità di Pietro. Difficilmente possiamo capire che santo con i suoi nobili impulsi avrebbe potuto lasciare Gesù solo tra i suoi nemici. Eppure, quante volte i cristiani non si fanno avanti come uomini per rimproverare le trasgressioni ad ogni rischio! Il fatto che essi soli rappresentino il loro Signore in mezzo a cattivi compagni, è un appello a tutto ciò che c'è di cavalleresco in loro a parlare

4. Il ricordo dell'amore personale di Cristo per lui avrebbe potuto avvicinarlo. Gesù aveva trattato Pietro con gentilezza e generosità. Lo aveva scelto, con due dei suoi fratelli, per vedere la sua gloria sul Monte della Trasfigurazione e per vedere qualcosa della sua terribile agonia nel giardino. Era stato fedelmente avvertito del pericolo e gli era stata assicurata l'intercessione del suo Signore. Eppure tutto sembrava dimenticato, e lui si limitava a "seguirlo da lontano". È quando ci rendiamo conto delle parole: "Mi ha amato e ha dato se stesso per me", che possiamo dire: "La mia anima segue Dio con forza".

II ALCUNE SCUSE CHE PIETRO POTREBBE AVER ADOTTO PER LA SUA CONDOTTA

1. Sembrava che non potesse fare del bene al suo Signore. Aveva cercato a modo suo di difenderlo, ma era stato rimproverato, e non sembrava che si aprisse altra strada. Dimenticava che, sebbene il suo Maestro avesse rifiutato l'uso della forza fisica, avrebbe accolto volentieri la simpatia umana. John aveva una visione più profonda. In mezzo al mare di odio che si agitava intorno a lui, nostro Signore vide almeno un volto che esprimeva amore e simpatia. L'utilitarismo a volte ci impedisce di compiere atti belli e aggraziati, perché non vediamo in essi un bene pratico immediato. Probabilmente non avremmo dovuto versare il nardo come fece Maria, ma avremmo dovuto unirci a coloro che chiedevano: "A che scopo è questo spreco?" Non seguiamo mai da lontano, perché non vediamo il vantaggio pratico di camminare a stretto contatto con il nostro Signore. Le migliori benedizioni del cielo sono troppo sottili per essere tabulate

2. Sembrava che il male si sarebbe abbattuto se si fosse avvicinato al suo Maestro. Entrando nel palazzo in mezzo a questa marmaglia eccitata, avrebbe potuto temere la violenza personale, specialmente se fosse stato riconosciuto come l'assalitore di Malco. Desiderava, quindi, comportarsi come uno della folla eterogenea. Così facendo ha messo in pericolo la sua anima, invece del suo corpo. "Chi dice la sua vita la perderà", aveva detto il suo Signore, e Pietro ne imparò presto il significato. Questo miscuglio di coraggio e codardia mette in pericolo molti uomini. Possa Dio darci la fedeltà con tutto il cuore che anche Pietro quella sera non è riuscito a mostrare!

55 I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercarono testimonianza contro Gesù per farlo morire, ma non la trovarono. Il loro scopo supremo era quello di metterlo a morte, ma volevano raggiungere il loro scopo in modo conforme al loro onore, in modo da non dare l'impressione di averlo messo a morte senza motivo. Cantici cercavano falsi testimoni contro di lui, per poter consegnare a morte l'Autore della vita e il Salvatore del mondo. In verità, infatti, pur non sapendo nulla ed essendo gli strumenti nelle sue mani, egli aveva deciso con la morte di Cristo di donarci la vita presente ed eterna

56 Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui, e la loro testimonianza non era concorde. Qualunque cosa questi testimoni abbiano portato avanti era falsa, o contraddittoria, o fuori dallo scopo

57 Versetti 57, 58.-E alcuni si alzarono certi e testimoniarono il falso contro di lui, dicendo: L'abbiamo udito dire: Distruggerò questo tempio fatto da mano d'uomo, e in tre giorni ne ricostruirò un altro fatto senza mano d'uomo. San Matteo 26:60 dice che erano due. Ciò che nostro Signore aveva veramente detto era questo - lo leggiamo in San Giovanni 2:19 - "Distruggi questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". I falsi testimoni pervertirono queste parole; poiché assegnarono a Gesù l'opera di distruzione che egli lasciò ai Giudei. Non ha detto: "Io distruggerò", ma "Voi distruggete e io ricostruirò". Né disse: "Ne edificherò un altro", ma "Lo risusciterò", cioè dai morti; poiché San Giovanni ci dice che "parlò del tempio del suo corpo", nel quale, come in un tempio, abitava la pienezza della Divinità. Avrebbe potuto dire chiaramente: "Risorgerò dai morti", ma scelse di parlare come in una parabola. Secondo la loro testimonianza, tuttavia, le parole di nostro Signore apparirebbero poco più di un vanto vanaglorioso, certamente non come qualcosa a causa del quale un'accusa come quella che desideravano potesse essere mossa contro di lui

60 Versetti 60, 61.-E il sommo sacerdote si alzò in mezzo a lui e interrogò Gesù, dicendo: Non rispondi nulla?... Ma egli tacque e non rispose nulla. Il sommo sacerdote era naturalmente seduto in cima al semicerchio, con i membri del Sinedrio ai suoi lati e l'Accusato di fronte a lui. Ora si alza dal suo seggio e si fa avanti in mezzo εις το μεσον, e chiede una risposta. Ma Gesù non rispose nulla. Sarebbe stato un affare lungo e noioso rispondere a un'accusa del genere, che comportava un'affermazione confusa e imprecisa di ciò che aveva detto. Non avrebbe servito a nulla rispondere a un'accusa così vaga e inesatta. Nostro Signore sapeva che, qualunque fosse stata la sua risposta, sarebbe stata distorta in modo da farla contro di lui. Il silenzio era quindi il trattamento più dignitoso di una simile accusa. Inoltre, sapeva che la sua ora era giunta. Il sommo sacerdote ora gli chiede chiaramente: Sei tu il Cristo, il figlio del Benedetto? Qui tocca il punto di tutta la questione. Cristo si era spesso dichiarato tale. Caifa, quindi, ora pone la domanda, non perché avesse bisogno di informazioni, ma per poterlo condannare

62 A questa domanda nostro Signore risponde in modo chiaro e schietto, per riverenza al Nome Divino che, come ci dicono san Matteo e san Luca, era stato invocato dal sommo sacerdote, e anche per rispetto all'ufficio del sommo sacerdote, dal quale era stato messo in giuramento. San Crisostomo dice che nostro Signore rispose così per poter lasciare senza scusa tutti coloro che lo ascoltavano, chi non avrebbe potuto in seguito invocare nel giorno del giudizio che, quando a nostro Signore fu solennemente chiesto nel concilio se fosse il Figlio di Dio, egli si era rifiutato di rispondere, o aveva risposto in modo evasivo. Questa risposta di nostro Signore è piena di maestà e di sublimità. Viene accusato come un criminale, che sta in mezzo ai capi dei sacerdoti e agli scribi, suoi acerrimi nemici; ed è come se dicesse: "Tu, o Caifa, e tu, capi dei sacerdoti e anziani dei Giudei, mi condanni ora ingiustamente come falso profeta e falso Cristo; ma è vicino il giorno in cui io, che ora sono prigioniero al tuo seggio di giudizio, siederò sul trono della gloria come Giudice di te e di tutto il genere umano. Tu stai per condannarmi alla morte di croce; ma allora siederò in giudizio su di te e ti condannerò per questa terribile colpa di aver ucciso me, che sono il vero Dio e il Giudice del mondo".

63 E il sommo sacerdote si stracciò le vesti διαρρηξας του; letteralmente, le sue tuniche.; San Matteo 26:65 ha τα ιματια letteralmente, le sue vesti. Nessuno, tranne le persone di rango, indossava due tuniche. Il verbo greco qui reso "lacerare" implica un'azione drammatica violenta. La tunica ebraica era aperta sotto il mento e abbastanza grande da accogliere la testa, in modo che potesse essere facilmente posizionata sopra le spalle, inserendo la testa. Quando chi lo indossava desiderava dare questo segno di indignazione o di dolore, afferrava l'indumento a questa apertura con entrambe le mani e lo strappava violentemente fino alla vita. Ma era illecito per il sommo sacerdote fare questo in un dolore privato Levitico 10:6 Alcuni Padri pensano che con questa azione Caifa abbia involontariamente simboleggiato la lacerazione del sacerdozio da se stesso e dalla nazione giudaica

64 Tutti lo condannarono ad essere degno di morte ενοχον θανατου. Non c'erano, quindi, nessuno lì, tranne coloro che erano noti per essere contrari a nostro Signore. Si ricorderà che tutti questi procedimenti erano illegali

65 E alcuni cominciarono a sputargli addosso. San Matteo 26:67 dice: "Allora gli sputarono in faccia". Quel volto divino, per essere riverito e adorato da ogni creatura, fu esposto a questa vile contumelia; e lo sopportò pazientemente. "Non ho nascosto la mia faccia alla vergogna e agli sputi" Isaia 50:6 E le guardie lo ricevettero con colpi di mano οι υπηρεται ραπισμασιν αυτο

66 E mentre Pietro era di sotto nel cortile. La stanza in cui erano riuniti i Sinedri era una camera al piano superiore

Versetti 66-72.- Il rinnegamento di Pietro

La storia dell'umiliazione e della sofferenza del nostro Salvatore è una storia non solo della malizia e dell'ingiustizia dei suoi nemici, ma anche della fragilità e dell'infedeltà dei suoi amici professanti. È vero che i sacerdoti e gli anziani lo presero con violenza e lo condannarono con ingiustizia; e che il governatore romano, contro le sue stesse convinzioni, e influenzato dalla sua debolezza e dai suoi interessi egoistici, lo condannò a una morte crudele. Ma è anche vero che dei dodici compagni scelti e intimi uno lo tradì e un altro lo rinnegò

QUESTA CONDOTTA ERA IN CONTRASTO CON I PRINCIPI E LE ABITUDINI ABITUALI DI PIETRO. Nessun lettore sincero del racconto evangelico può dubitare della fede o dell'amore di questo leader tra i dodici. La sua fiducia nel Maestro e il suo attaccamento a lui furono pienamente apprezzati da Cristo stesso. Gesù non lo aveva forse chiamato la Roccia? Non aveva, in occasione della sua memorabile confessione che Gesù era il Figlio di Dio, esclamato: "Benedetto sei tu", ecc.? Una natura calda e ansiosa aveva trovato un Essere degno di ogni fiducia, affetto e devozione; e il Signore sapeva che in Pietro aveva un amico, ardente, affezionato e leale. Ammise il figlio di Giona nella cerchia ristretta dei tre; Era uno degli eletti tra gli eletti

II QUESTA CONDOTTA ERA IN CONTRASTO CON LA PRECEDENTE INTENZIONE E PROFESSIONE DI PIETRO. Quando si avvicinavano la cattura e la cattura, il Signore avvertì il suo servo che sarebbe stato trovato infedele. La dichiarazione di Pietro era stata: "Sono pronto ad andare con te, sia in prigione che verso la morte"; "Se devo morire con te, non ti rinnegherò." Ed era senza dubbio sincero in questa dichiarazione audace e fiduciosa. Ma la sincerità non basta; Ci deve essere anche stabilità. Le professioni dell'ardente, insegna l'esperienza, non devono essere sempre prese con implicita fiducia. Il tempo prova tutto; e la perseveranza nella prova è la vera prova di carattere. La caduta di Pietro è una lezione di cautela per i fiduciosi e gli ardenti

III QUESTA CONDOTTA FU PREVISTA E PREDETTA DAL SIGNORE GESÙ. Il Padrone conosceva il suo servo meglio di quanto lui conoscesse se stesso. Avvertendolo della sua imminente caduta, Cristo aveva assicurato a Pietro che solo le sue preghiere lo avrebbero salvato dalla distruzione morale

IV QUESTA CONDOTTA DEVE ESSERE SPIEGATA DALLA COMBINAZIONE NELLA MENTE DI PIETRO DI AMORE E PAURA. Fu il suo affetto per Gesù che indusse questo apostolo ad entrare nel cortile e a rimanere nelle vicinanze del Signore durante il suo processo farsa. Gli altri avevano abbandonato il loro padrone ed erano fuggiti; Solo Giovanni, essendo conosciuto, e Pietro, presentato dal suo amico, si aggrapparono così alla scena del dolore del loro Maestro. Pietro, come Giovanni, non si sentiva in grado di abbandonare il suo Signore. Strano che si sentisse in grado di negarglielo. Provava compassione per il suo Maestro, ma temeva per se stesso. La vigliaccheria per il momento ha sopraffatto il percorso che prima lo ha portato sul posto e poi lo ha abbandonato

V QUESTA CONDOTTA È UN ESEMPIO DELLA TENDENZA DEL PECCATO A RIPETERSI. Una singola menzogna spesso ne trascina altre al suo seguito. Per fargli credere, il bugiardo mente di nuovo e conferma la sua falsità con giuramenti. Pietro si trovò in una posizione in cui doveva rinnegare ripetutamente il suo Signore, oppure smascherare la propria falsità, e correre proprio nel pericolo per il quale aveva peccato per sfuggire. Ah! Quanto sono scivolosi i sentieri del peccato! Com'è facile sbagliare e quanto è difficile riprendersi nel modo giusto! Chissà una volta che mente, o imbroglia, o pecca in qualsiasi modo, dove, se mai, si fermerà? Quanto è necessaria la preghiera: "Ferma i miei passi sui tuoi sentieri, affinché i miei passi non vacillino"!

VI QUESTA CONDOTTA NON POTEVA SOPPORTARE IL RIMPROVERO DELLA COSCIENZA E IL RIMPROVERO DI CRISTO. C'era incoerenza tra ciò che Pietro sentiva nel profondo del suo cuore, tra le preghiere che era solito offrire e ciò che quella notte fece e disse. La menzogna e la paura erano al di fuori della sua natura; In basso, c'era una coscienza sensibile e un cuore amorevole. Fu lo sguardo del Maestro, mentre veniva condotto attraverso il cortile aperto, e incontrò lo sguardo del suo servo infedele, che sciolse il cuore di Pietro, ricordando in un attimo l'avvertimento che era stato disatteso e la professione che era stata smentita. Se non ci fosse stato un cuore, una coscienza, che rispondesse all'appello e al rimprovero trasmesso in quello sguardo, quegli occhi si sarebbero incontrati invano. Tutti i servitori di Cristo sono soggetti alla tentazione, ed è possibile che qualcuno di loro possa essere tradito e infedele verso Cristo; ma è solo dove c'è vero amore che c'è suscettibilità alla tenera esposizione e al rimprovero affettuoso del Salvatore. È così che il Signore manifesta chi è suo; Li svergogna a causa della loro debolezza e vigliaccheria, e risveglia ciò che c'è di meglio in loro a un senso di indegnità personale e a un desiderio di riconciliazione e rinnovamento

VII QUESTA CONDOTTA ERA OCCASIONE DI VERGOGNA E CONTRIZIONE. "Quando ci pensò, pianse". Il pensiero, la riflessione, specialmente sulle parole di Gesù, sono atti a portare a sé l'anima fuorviata. Sono la fretta e la fretta della vita degli uomini che spesso ostacolano il vero pentimento e la vera riforma. "Coloro che non hanno tempo per piangere mancano per rimediare". Queste lacrime furono il punto di svolta, la serietà e l'inizio di cose migliori. Un altro evangelista ci racconta a lungo la restaurazione di Pietro nel favore e il suo nuovo incarico di servizio. Ma le semplici parole con cui si chiude questo racconto forniscono la chiave di ciò che segue, del resto della vita di Pietro. Il peccato di Giuda lo portò al rimorso; Il peccato di Pietro lo portò al pentimento. La radice della differenza risiedeva nei caratteri distinti e opposti dei due uomini. Il principio di Giuda era l'amore per se stesso; Quello di Pietro era l'amore per Cristo. La guarigione, che era possibile per l'uno, era quindi moralmente impossibile per l'altro

APPLICAZIONE

1. Un avvertimento contro la fiducia in se stessi

2. Un suggerimento sullo spirito con cui incontrare la tentazione: vegliate e pregate; guardate a Gesù!

3. Un incoraggiamento per i veri penitenti

Versetti 66-72.- Gli estremi si incontrano nel carattere

HO FIDUCIA IN ME STESSO E DEBOLEZZA. Che cos'è un uomo senza fiducia in se stesso? Eppure sembra fallire e non offre alcuna sicurezza nella tentazione. In una vera autosufficienza sono contenute la dipendenza e la fiducia. La fiducia nel nostro pensiero è giusta, se riconosciamo che le nostre vere opinioni ci vengono rivelate; che non siamo noi che pensiamo, ma Dio che pensa in noi. Separati dalla nostra radice in Dio, sia nel pensiero che nella volontà, diventiamo semplici individui. Una volta isolata l'immagine di te stesso, dei tuoi poteri e delle tue attività dal tutto Divino a cui appartiene, presto ti accorgerai che sei in una posizione falsa

II IMPETUOSITÀ E DELIBERAZIONE. Ammiriamo l'entusiasmo generoso di Pietro, ma esso si rovescia in una fretta precipitosa. E alla frettolosa menzogna segue la deliberata persistenza in essa. Un momento sfacciato, quello dopo scoppia in un fiume di lacrime di rimorso. "Chi può capire i suoi errori?" Facile criticare Pietro, non facile agire meglio. Ammettiamo umilmente che Egli ci rappresenta tutti, in misura maggiore o minore. La nostra vita oscilla tra gli estremi. Dio può renderci utile l'esperienza dei nostri peccati e dei nostri errori. La chimica del suo amore può portare le nostre scene tragiche a un lieto fine.

67 E vedendo ιδοψσα Pietro che si scaldava, lo guardò εμβλεψασα αυτω. Lo guardò, alla luce del fuoco, per vederne distintamente i lineamenti. Era uno dei servi servi che si occupavano della porta esterna del cortile, e forse era stato quello che aveva fatto entrare Pietro; così che potesse dire con una certa sicurezza: Tu eri anche con il Nazareno, Gesù

68 Ma egli negò, dicendo: «Io non so né capisco quello che dici». "Questo dimostra il grande terrore di Pietro", dice san Crisostomo, "il quale, intimidito dalla domanda di una povera serva, rinnegò il suo Signore; e che ancora in seguito, quando ebbe ricevuto lo Spirito Santo, poté dire: 'Dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che all'uomo'". Non so, né capisco quello che dici. Ogni parola qui è enfatica. Equivale a questo: "Cantici poco so chi sia questo Gesù, che non so quello che dici o quello che chiedi riguardo a lui. Non so chi o cosa sia o niente di lui. E' stata sollevata una domanda sul numero di volte in cui Pietro rinnegò il nostro Signore. Le narrazioni si spiegano meglio con la considerazione che tutte le negazioni ebbero luogo nella casa di Caifa. Inoltre, i racconti degli evangelisti possono essere riconciliati così: Primo, Pietro rinnegò il Signore nel cortile del sommo sacerdote, quando fu interrogato per la prima volta dalla serva, mentre sedeva davanti al fuoco; Matteo 24:6-9 in secondo luogo, lo rinnegò con un giuramento; in terzo luogo, quando fu sollecitato ancora di più, lo rinnegò con molti giuramenti ed esecrazioni. Il gallo canta la prima volta dopo il primo rinnegamento, quando leggiamo Matteo 26:71 che uscì nel portico προαυλιον. Questo canto sarebbe stato circa l'una o le due del mattino. Il secondo canto non sarebbe stato prima delle cinque o delle sei. Questo ci mostra la durata del procedimento. Fu senza dubbio mentre Gesù attraverso il cortile rivolse a Pietro quello sguardo di dolore e di dolore indicibili che lo spinse subito a pentirsi

70 Un discepolo scoperto

Questo capitolo è pieno di contrasti

1. L'amore smisurato di Maria di Betania risplende radioso accanto all'ineguagliabile tradimento di Giuda Iscariota

2. I contrasti si verificano anche nell'esperienza di nostro Signore. Passa dalla comunione del cenacolo alla solitudine del Getsemani; dal segreto della preghiera alla pubblicità di un processo farsa davanti ai suoi nemici

3. Ci sono anche grandi cambiamenti visibili nella condizione spirituale di certi discepoli. Giuda appare tra i discepoli eletti, ascoltando le parole del Maestro e mangiando alla stessa mensa con lui; e poche ore dopo lo si vede alla testa di una banda di furfanti, tradire il suo Signore con un bacio traditore. Pietro, nel giardino, parte come un eroe in difesa del suo Maestro; ma nel palazzo del sommo sacerdote, con il cuore tremante, nega ogni conoscenza di lui. A quest'ultima scena il nostro testo ci rimanda. Descrivilo.

CHE CI SONO CIRCOSTANZE IN CUI LA CAUSA DI CRISTO SUSCITA UN'OSTILITÀ INTRANSIGENTE. Pietro stava sperimentando questo nel palazzo di Caifa

1. Il paganesimo era istintivamente ostile all'insegnamento di Cristo. Gli uomini lungimiranti tra i Gentili videro presto la sua deriva. Parlavano degli apostoli, non a torto, come di uomini che avrebbero capovolto il mondo. La dottrina della fratellanza di Cristo sarebbe stata la distruttrice della schiavitù. La sua inculcazione della purezza e della rettitudine minacciava i piaceri licenziosi e le esazioni tiranniche. Gli uomini che potevano conquistare alte posizioni con la forza o con la frode, e le persone immorali, che amavano i divertimenti brutali o sensuali, si sarebbero uniti in antagonismo alla fede cristiana. Alcuni lo odierebbero tanto più intensamente perché i loro interessi mondani erano associati alla continuazione del paganesimo. Molti Demetrio videro che la loro arte era in pericolo, e i sacerdoti, con le loro folle di servitori, combattevano con zelo per l'idolatria che dava loro da vivere. Avrebbero concesso a Cristo Gesù una nicchia nel loro Pantheon; ma i suoi seguaci sostenevano che egli dovesse regnare supremo e solo

2. Gli ebrei, tuttavia, furono i primi istigatori dell'opposizione. Il cristianesimo minacciò di distruggere la loro supremazia nazionale invitando i Gentili a tutti i privilegi del regno di Dio. Odiavano un Messia che non era venuto a liberarli dalla schiavitù politica, ma dai loro pregiudizi e peccati

3. Il paganesimo ai nostri giorni, sia in patria che all'estero, è in inimicizia con Cristo. I viziosi, che vivono per soddisfare le loro passioni, i mondani, che vorrebbero fare di questa vita il loro tutto, così come gli idolatri in terre lontane, odiano gli insegnamenti di nostro Signore. Anche nella società nominalmente cristiana si vede a volte un'avversione mal repressa per la sincera fedeltà alla causa di Cristo

II CHE UN DISCEPOLO DI CRISTO, IN QUESTE CIRCOSTANZE, INCONTRA UNA PROVA DEL SUO CORAGGIO MORALE. Tutti noi apprezziamo l'eroismo degli apostoli, che, con la vita nelle loro mani, hanno testimoniato per il loro Signore davanti a Giudei e pagani, rallegrandosi di essere stati ritenuti degni di soffrire per lui. Uguale coraggio è occasionalmente esibito in vite che sono poco romantiche e prosaiche, che sopportano ogni giorno l'amarezza del disprezzo e della vergogna,

1. A volte un cristiano mostra eroismo con le parole. La profanità è così rimproverata, la calunnia è messa a tacere, l'impurità è rimproverata con indignazione e la causa di Cristo è difesa contro la derisione. È bene quando ciò può essere fatto senza alcun segno di spirito farisaico o di temperamento censorio; così che dal tono della difesa gli empi sono costretti a dire: "Questi uomini sono stati con Gesù e hanno imparato da lui".

2. Il silenzio può anche essere, a volte, una dimostrazione di coraggio. Se uno, a causa della gioventù o del sesso, non può parlare, si può dare testimonianza uscendo dalla scena in cui Cristo è disonorato. La responsabilità di testimoniare è tanto più pesante quanto più grande è il peso della nostra influenza. L'effetto del rinnegamento di Pietro fu tanto maggiore perché egli era come un portabandiera nell'esercito di Cristo. Anche se la sua testimonianza non avrebbe potuto cambiare l'opinione di uno nella folla intorno a lui, egli era nondimeno obbligato a darla; e il nostro Signore si rattristò perché lo trattenne

III CHE A VOLTE COSE MOLTO BANALI POSSONO RIVELARE L'ASSOCIAZIONE CON GESÙ CRISTO. Pietro non si aspettava di essere scoperto. Era uno straniero; La folla era numerosa e l'eccitazione grande; era buio e l'attenzione sembrava concentrata su Cristo Gesù, escludendo tutti gli altri. Una domanda posta inaspettatamente richiedeva una risposta, e la sua ruvida francesina galilea accrebbe il sospetto fino alla certezza che fosse un contadino che era venuto con Gesù dalla Galilea, ed era abbastanza intimo con lui da sapere del suo arresto segreto e improvviso

1. Anche il legame nominale con Cristo che tutti noi abbiamo come inglesi è tradito dalla parola all'estero; e quante volte l'opera dei nostri missionari è ostacolata da commercianti disonesti, o da marinai e soldati dissoluti, che si suppone siano "cristiani", ma che con le parole e le azioni rinnegano il Signore!

2. Altri, che sono stati sotto l'influenza cristiana diretta nelle loro case, sono a volte tentati, a scuola o negli affari, di mantenere segreto questo fatto, come se fosse qualcosa di cui vergognarsi. Ma quando una piccola frase o un piccolo atto tradisce inaspettatamente la verità, e uno dei presenti dice: "Certo che tu sei uno di loro... la tua parola è d'accordo", allora arriva la crisi, il punto di svolta, da cui dipenderà tutto il futuro. Felice se poi saranno salvati dal fallimento di Pietro!

3. A volte coloro che sono discepoli devoti desiderano, come Nicodemo, rimanere segretamente tali. Desiderano evitare ogni responsabilità, e quindi non fanno professione del loro amore. Non sospettano quanti sono scoraggiati per non aver confessato la loro lealtà al loro Signore. Che tutta la nostra influenza sia consacrata a lui ovunque

CONCLUSIONE. La sala del giudizio è ancora in piedi. Cristo Gesù è ora esaminato e messo in discussione da uomini che si risentono delle sue affermazioni. Ancora sentiamo il grido: "Profetizza! Chi è che ti ha colpito? Raccontaci qualcosa di nuovo. Compi qualche miracolo ora, affinché possiamo credere a te". E a tutto ciò Gesù non risponde nulla. La sua Chiesa gli sta accanto, come fece Giovanni, ed è lieta di condividere il suo rimprovero. Ma molti sono come Pietro; Li hanno seguiti da lontano, in modo che il mondo non li notasse. Non sarebbero così vicini come lo sono, se non fossero stati guidati da altri, come Giovanni guidò il suo fratello apostolo. Eppure, dopo tutto quello che hanno fatto i loro amici, sono ancora fuori, nel cortile, in mezzo ai nemici del loro Signore. Sperano che tutto finisca bene; Non osano aiutare nel conflitto, quindi si tengono abbastanza lontani da mantenere la loro popolarità, e devono ancora vedere la fine. Come la luce del fuoco rivelò Pietro, come le sue parole lo tradirono ulteriormente, così qualcosa ha richiamato l'attenzione su di loro, e i compagni cominciarono a dire: "Certo, tu sei uno di loro". Quale sarà la risposta? Sarà "Io non lo conosco", o sarà: "Signore, tu conosci ogni cosa; sai che io ti amo"?

72 E quando ci pensò, pianse και επιβαλω, non εκλαυνε. La parola implica un lungo e continuo pianto

Con questo si conclude il processo preliminare, il cui intero procedimento era illegale

Illustratore biblico:

Marco 14

1 CAPITOLO 14

Marco 14:1-9

e trovandosi a Betania in casa di Simone il lebbroso.-

Lavorare per Cristo: - La casa di Maria, Marta e Lazzaro a Betania, a circa due miglia da Gerusalemme attraverso il Monte degli Ulivi, era stata la scena di alcuni dei momenti più calmi e felici della vita di nostro Signore. Sappiamo qualcosa della dolcezza di una casa tranquilla dopo il lavoro, dell'ansia e della preoccupazione: lo sa l'operaio, lo sa l'uomo d'affari. Possiamo quindi capire quanto fossero riposanti per il Signore Gesù, dopo quelle scene di rabbia che si erano addensate intorno a Lui tutto il giorno nel tempio, le sere tranquille di questa settimana nella casa di Betania. Ci sono due cose che dovremmo notare riguardo a quella casa mentre seguiamo Gesù lì

(I.) Era una casa di vero amore familiare, altrimenti Gesù non avrebbe cercato il suo rifugio così spesso come fece. Quali teneri ricordi si addensano intorno all'infanzia che è stata trascorsa in una casa simile! Che assaggio della casa oltre la tomba, il rifugio dove saremmo stati!

(II.) Era una casa dove Gesù era sempre un ospite gradito, dove era chiamato in ogni difficoltà, dove era il Compagno, la Guida e l'Amico familiare. Le nostre case sono così? È sentito e riconosciuto come il Padrone di casa? l'Ospite invisibile ad ogni pasto? l'invisibile Ascoltatore di ogni conversazione? La Sua benedizione è chiesta in ogni pasto, in ogni impresa, in ogni evento? Ma ora, mentre siamo con Gesù a Betania, guardate cosa gli sta facendo una delle sorelle mentre Egli siede a tavola, sia nella sua casa, sia in una di un tipo simile dove lei non è meno a casa. "Allora prese a Maria una libbra di olio profumato di nardo, molto costoso, e unse i piedi di Gesù". Carissimi, non c'è forse qualcosa del genere che possiamo fare per Gesù in questa Settimana Santa? Non c'è forse qualcosa che possiamo portare e deporre ai suoi piedi mentre vegliamo con lui durante le ore della sua passione? Qualcosa che sarà una caparra del nostro amore, un peccato segreto a cui ci costerebbe davvero qualcosa rinunciare? E non possiamo trovare qualcosa anche nella nostra vita familiare, o nel ruolo che dobbiamo svolgere in essa? Non c'è forse qualche nuova partenza che potremmo fare per amore di Gesù, per rendere le nostre case un po' meno indegne di essere la Sua dimora? (Henry S. Miles, M.A.)

Maria unge Cristo: - Cosa si dice che abbia fatto. Questo standard per il nostro servizio è, come percepite, allo stesso tempo stimolante e incoraggiante. È stimolante, perché non dobbiamo mai pensare di aver fatto abbastanza mentre c'è qualcosa di più che possiamo fare; ed è incoraggiante, perché ci dice che, sebbene possiamo fare poco, quel poco sarà accettato, anzi, considerato dal nostro grazioso Maestro come sufficiente. Non dobbiamo condannare noi stessi, o lamentarci, perché non possiamo fare di più. Ma qui c'è qualcos'altro da notare

(I.) Mary fece più di quanto fosse consapevole di fare. È una circostanza commovente, fratelli, che ovunque il nostro Signore fosse, e per quanto impegnato, la Sua morte sembra essere sempre stata nella Sua mente. Era nella Sua mente qui, durante un pasto sociale, e quello che avremmo dovuto chiamare un pasto felice, con coloro che amava di più sulla terra intorno a Lui, e con l'amore di alcuni di loro verso di Lui nell'esercizio più vivace. È una verità incoraggiante, fratelli, che non possiamo mai misurare l'uso a cui un misericordioso Salvatore può volgere le nostre povere azioni. Come i Suoi disegni nelle nostre afflizioni spesso sono più profondi di quanto possiamo penetrare, così i Suoi disegni si trovano nei servizi a cui ci spinge. Facciamo questo, e facciamo quello, e ci lamentiamo che sia così poco, e che ne derivi così poco di buono per i nostri simili e così poco onore per il nostro Dio; ma non sappiamo cosa ne verrà fuori. Quella piccola cosa è nelle mani di un Dio grande e onnipotente, e il Suo braccio potente può piegarla e girarla non sappiamo come o dove

(II.) Dobbiamo ora chiederci quali fossero probabilmente i motivi di Maria in questo atto straordinario

(1.) Il più forte di essi era forse un sentimento di grato amore per il suo benedetto Signore. Aveva appena risuscitato suo fratello dai morti; aveva appena mostrato una simpatia e un affetto per se stessa e per Martha, che avrebbero potuto stupirla; aveva dato alla sua famiglia un onore che doveva aver sentito essere straordinariamente grande. «Ringraziarlo», disse forse tra sé, «non ho potuto quando Lazzaro è venuto fuori. Non posso ora. La mia lingua non si muoverà e, se lo farà, le parole sarebbero troppo povere per ringraziarLo. Ma cosa posso fare? Re e grandi uomini sono talvolta unti nei loro splendidi banchetti. Il mio Signore sarà al banchetto di Simone. Andrò a comprare l'unguento più prezioso che Gerusalemme offre, e in quella festa lo ungerò . Non gli sarà nulla, ma se lo soffrirà, sarà molto per me". Fai qualcosa per dimostrare che sei grato per le benedizioni, anche se quel qualcosa è poco

(2.) Maria fu probabilmente influenzata anche da un altro motivo: il desiderio di onorare Cristo. «Che gli altri Lo odino e Lo disprezzino», deve aver detto, «Oh, per avere l'opportunità di mostrare quanto Lo onoro». È cosa facile, fratelli, onorare Cristo quando gli altri lo onorano, ma il vero amore si diletta ad onorarlo quando nessun altro lo farà

(III.) Veniamo ora al giudizio che gli uomini hanno emesso sulla condotta di Maria. Lo hanno censurato, e con forza. Gli uomini sono generalmente irritati da qualsiasi atto d'amore per Cristo che si elevi al di sopra del loro standard, al di sopra delle loro idee sull'amore che gli è dovuto. In genere, inoltre, possono trovare qualcosa nella condotta del cristiano di buon cuore per dare un colore al loro dispiacere. "Perché è stato fatto questo spreco dell'unguento?" Era una domanda plausibile; Sembrava ragionevole. E osservate, inoltre, che gli uomini possono generalmente attribuire qualche buon motivo in se stessi per la censura che rivolgono agli altri. E badate bene, inoltre, che i veri discepoli di Cristo a volte si uniranno ad altri nel biasimare lo zelante cristiano. "C'erano alcuni che si sono indignati". Ma ancora una volta, le censure rivolte al servo di Cristo hanno spesso la loro origine in un uomo ipocrita e cattivo. Chi ha cominciato questo cavillare, questo mormorio contro Maria? Ci rivolgiamo al Vangelo di San Giovanni, e lui ci dice che era Giuda, Giuda Iscariota, il traditore. Riconducete alla loro fonte le aspre censure con cui molti cristiani fedeli sono per un certo tempo assaliti, le troverete spesso nella bassezza segreta e impensata di qualche uomo basso e ipocrita

(IV.) La storia ora ci porta davanti l'attenzione che nostro Signore ha preso della condotta di questa donna. Egli, per primo, l'ha rivendicata. E osservate come Egli vendica Maria, con una meravigliosa gentilezza verso coloro che l'avevano biasimata. La lezione pratica è, fratelli, di adorare il benedetto Gesù per aver preso noi e la nostra condotta sotto la Sua protezione e, mentre agiamo attraverso la Sua grazia come Egli vuole, per sentirci al sicuro, e più che al sicuro, nelle Sue mani. "Chi tocca te", dice, "tocca la pupilla dei miei occhi". Ma non è tutto: il nostro Salvatore ricompensa questa donna riconoscente e la vendica. "Dovunque", Egli dice, "questo vangelo sarà predicato, in tutto il mondo, si parlerà anche di ciò che essa ha fatto in memoria di lei". Nostro Signore aveva detto molto tempo prima: "Beati voi quando gli uomini vi insulteranno, vi perseguiteranno e diranno ogni sorta di male contro di voi falsamente, per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli". Ma qui Egli anticipa questo; C'è una ricompensa per questa donna sulla terra, e una ricompensa ampia e grande. E ora, allontanandoci da Maria e dalla sua condotta, pensiamo a noi stessi e alla nostra condotta. Che cosa abbiamo fatto per Cristo? "Noi lo amiamo perché Egli ci ha amati per primo": ecco il segreto dell'obbedienza cristiana, dell'abnegazione cristiana, della devozione cristiana. (C. Bradley, M.A.)

La scatola dell'unguento:

(I.) La natura dell'atto. È stato fatto a Cristo. È stato ispirato da un giusto sentimento. Se diamo tutto ciò che possediamo a Cristo, è comunque meno di quanto Egli meriti. Il suo rimpianto non è di aver dato così tanto, ma così poco

(II.) Le lezioni. Un'azione è precisamente del valore del motivo per cui è stata attuata. Dobbiamo, inoltre, tenere conto della differenza di posizioni e delle tendenze mentali. La buona intenzione, che non è altro che amore, può ingannare se stessa, senza dubbio, ma non sempre inganna se stessa. Nella fiamma divina che lo Spirito accende la luce è inseparabile dal calore. Colui che cerca di fare la volontà di Dio conoscerà la mente di Dio. Anche nel dare ai poveri è possibile commettere gravi errori. La vera carità non apre il cuore senza dilatare la mente. (Alexander Vinet, D.D.)

Memoriale di una donna: mostra bene, in una sola illustrazione, l'appropriatezza, il motivo, la misura e la ricompensa dello zelo cristiano Marco 14:3-9

(I.) Partiamo dal riconoscimento, da parte nostra, di una regola consolidata di attività. Ci si aspetta che tutti gli amici di Cristo facciano qualcosa per Lui

(1.) Il lavoro e il sacrificio non sono in contraddizione nemmeno con la spiritualità più elevata. Perché questa è la stessa Maria, la cui altra storia è così familiare a tutti noi. Era lei che sedeva ai piedi di Gesù Luca 10,39 in tutta la serena quiete della comunione con il suo Signore; eppure, ora, chi direbbe che Maria alla testa del Maestro non potrebbe essere un tema così bello per la matita dell'artista? La pietà è pratica, e la pietà pratica non è meno pittoresca e attraente perché in tal caso è diventata dimostrativa

(2.) Nostro Signore ha sempre avuto bisogno di aiuto mentre era sulla terra. C'erano donne ricche tra coloro che Egli aveva aiutato, dalle cui mani generose riceveva denaro Luca 8:2, 3. E la Sua causa ha bisogno di aiuto ora

(3.) È una mera tentazione del diavolo affermare che il proprio lavoro per Gesù Cristo è viziato dalla piena gioia che un'anima amorevole sente in esso. Alcuni credenti timidi e diffidenti sono presi dal timore che i loro sacrifici per il nostro benedetto Maestro siano privi di merito perché si divertono a farli. Si narrava un'antica leggenda di un'anziana profetessa che passava in mezzo alla folla con un incensiere di fuoco in una mano e una brocca d'acqua nell'altra. Quando le fu chiesto perché portasse un peso così singolare, rispose: "Questo fuoco è per bruciare il cielo e quest'acqua per estinguere l'inferno, affinché gli uomini possano servire Dio senza desiderio di ricompensa o timore di punizione". Un discorso del genere può sembrare adatto alla semplice espressione di un devoto; ma non c'è alcuna garanzia per qualcosa di simile nella Bibbia. Il cielo è offerto per il nostro incoraggiamento nello zelo Romani 2:7. L'inferno è spesso esibito per essere temuto Matteo 10:28

(II.) Accanto a questo, la storia di questa scatola di alabastro suggerisce una lezione riguardante il motivo che sta alla base di tutta la vera attività cristiana

(1.) Nel caso di questa donna, ci viene detto che la sua azione è nata dal suo affetto riconoscente per il suo Signore. Ogni gesto mostra la sua tenerezza; gli asciugò i piedi con i propri capelli Giovanni 12:3. Questo è ciò che le ha dato il suo valore supremo

(2.) Qui sta il principio che ha per tutte le età la più ampia applicazione. Non è tanto ciò che facciamo per il nostro Salvatore, né il modo in cui lo facciamo, quanto il sentimento che ci spinge a fare qualsiasi cosa riceva il Suo benvenuto. È l'affetto che pervade lo zelo che rende prezioso lo zelo

(3.) Ci si può anche aspettare che la gentilezza che procede dall'amore puro a volte incontri un'interpretazione errata. Coloro che considerano lo zelo molto al di là del loro con affetto disinteressato, saranno spesso uditi per esprimere giudizi errati poco caritatevoli su di esso. Troviamo Giovanni 12:4-6 che fu solo Giuda Iscariota, dopo tutto, in questa occasione, a prendere l'iniziativa nell'attribuire motivi sbagliati alla donna, e non si preoccupò tanto dei poveri quanto del suo sacco di tesori. Per quanto i nostri umili sforzi per onorare il nostro Signore Gesù possano essere derisi, sarà utile ricordare che sono pienamente apprezzati da Lui

(4.) Questo è il principio che eleva e nobilita anche lo zelo banale. Quando il vero amore onesto è il movente, non siamo tutti d'accordo che sono le piccole ministrazioni più che i grandi sforzi cospicui a toccare il cuore di chi le riceve? Più gli occhi passano inosservati a tutti tranne che ai nostri, più cari sono gli sguardi di tenerezza che riceviamo. È la delicatezza, non la massa, della gentilezza che costituisce il suo fascino

(IV.) L'ultima lezione di questa storia riguarda la ricompensa dello zelo cristiano. Non fu mai pronunciato un encomio più alto di quello che questa donna ricevette dal Maestro

(1.) Fu Gesù a dare l'approvazione. Mettete questo a confronto con la critica di Giuda! Se facciamo il nostro dovere, abbiamo il diritto di fare appello a chiunque si prenda gioco di carpe. Quando Cristo giustifica, chi è colui che condanna? Alcuni di noi hanno letto dell'antico oratore classico, che, non avendo alcun favore nel teatro, entrava nel tempio e gesticolava davanti alle statue degli dei; Ha detto che lo capivano meglio. Così i credenti calunniati possono ritirarsi dal mondo che li giudica male, e consolarsi con il riconoscimento di Gesù

(2.) Gesù disse che questa donna doveva essere ricordata molto ampiamente, ovunque il Vangelo dovesse andare. Gli uomini sanno cosa è buono e cosa è bello quando lo vedono. E sono pronti a lodarlo. Persino Lord Byron aveva abbastanza arguzia per capire che...

"L'asciugatura di una singola lacrima ha di più

Di onesta fama, che spargere mari di sangue".

Alcune delle vite più grandiose della storia hanno avuto solo un piccolo spettacolo da fare. Donne afflitte da cure, invalidi sui divani, figli di fatica mal vestiti e malnutriti, serve, servitori, apprendisti e mercenari con poche ore libere, cuori timidi, menti non istruite, marinai tenuti sulle navi, soldati tenuti in guarnigioni: questi, con scarse possibilità, hanno reso un servizio tale che il mondo li ricorda con la sua più ampia fama Salmi 112:5-6

(3.) Fu proprio questa parabola di Gesù che divenne il memoriale di Maria. A volte una parola dura più a lungo di una lastra di marmo. Dobbiamo imparare ad accontentarci dell'approvazione di Dio e della nostra coscienza. Non sarà mai dimenticato nulla che valga la pena di essere scritto nel libro di Dio. Coloro che muoiono nel Signore troveranno le loro opere che li seguono, e la fama degna rimane dietro di sé: "Beata la memoria dei giusti; ma il nome degli empi marcirà". Solo noi dobbiamo ricordare che solo l'amore dà carattere e valore a tutto lo zelo. Questa era un'osservazione molto suggestiva del vecchio Tommaso da Kempis: "Chi ama molto fa molto; e fa molto anche chi fa bene".

(C. S. Robinson, D.D.)

Il sacrificio dell'amore:

(I.) Il sacrificio dell'amore. Osservare

1.) Cosa ha dato Maria. L'alabastron di unguento prezioso e profumato. Raro e costoso. L'amore non misura la sua offerta con una nuda utilità; né da una pretesa legale

(2.) Cosa fece Maria. Unti con questo prezioso unguento. Le cose degne dei nostri usi più alti sono onorate quando sono usate negli usi più umili della religione. Ciò che è degno del nostro capo, onorato di essere deposto ai piedi del Maestro

(II.) Il rimprovero della cupidigia. Le critiche di Giuda

(1.) Spreco! perché il suo piano non è stato adottato. Non pensava al bene che era stato fatto, ma a ciò che si sarebbe potuto fare

(2.) Aveva una scusa. I poveri! Era uno di quelli che "guardano sempre a casa", che lo fanno con gli occhi chiusi; che vedono poco e fanno meno

(III.) L'argomento della saggezza

(1.) Non starò qui a lungo. Gesù non è a lungo - in questa vita - con nessuno di noi. Facciamo molto di questo ospite. Fare quello che possiamo ora

(2.) Avrai sempre i poveri. Gesù li amava e di cui si prendeva cura. Questo retaggio non fu dimenticato Atti 4:31-37. Né si dimenticano i poveri spirituali. Imparare

1.) Amare Gesù e dimostrarlo

(2.) Che nessun dono consacrato a Gesù sia sprecato

(3.) Il dono più bello è un cuore spezzato, il cui profumo di penitenza e fede è gradito al Signore. (J. C. Gray.)

Profusione, non spreco:

(I.) Un movente. Mary senza dubbio aveva buone intenzioni. La sua retta intenzione difficilmente sarebbe stata messa in discussione dagli stessi discepoli mormoranti. Qualunque cosa si possa dire del suo lavoro, nulla si può dire del suo movente se non che era puramente e del tutto buono. Ora, il movente è di primaria importanza nella valutazione che ci formiamo di qualsiasi azione, piccola o grande che sia. Ci deve essere un motivo di qualche tipo, altrimenti l'atto non può essere morale; diventa meramente meccanico. Anche il movente deve essere buono, altrimenti l'azione non può essere altro che cattiva. Tuttavia, non è necessario che appaia così, e spesso non lo è. Le parole non sono necessariamente l'abito della verità, né le apparenze i segni e i pegni delle realtà corrispondenti. Per quanto buono possa essere il movente, non ne consegue che l'atto in quanto tale sarà ugualmente buono. Cioè, ci può essere qualcosa di più e di più alto nel movente di quanto appaia nell'atto. Questo può derivare dall'ignoranza, dal nostro non sapere come rendere migliore l'atto; oppure può derivare dalla natura dell'atto stesso, come essenzialmente umile e banale. Ma una causa più profonda si trova nella nostra incapacità di fare ciò che vorremmo. Sembra che facciamo del nostro meglio, ci impegniamo e sforziamo al massimo le nostre risorse, eppure, dopo tutto, veniamo meno, e talvolta tristemente a corto, dei nostri desideri e delle nostre speranze preconcette. C'è, tuttavia, un altro lato positivo in questo. Il nostro lavoro non è considerato assolutamente a sé stante. Il motivo che lo ispira conta qualcosa, può essere molto

(II) Dal movente di questo atto passiamo all'atto stesso, con particolare riferimento all'impressione prodotta da esso su coloro che vi assistettero. Maria aveva buone intenzioni, ho detto: anche lei certamente ha fatto bene. Ciò appare in parte da ciò che è stato già detto, ma il fatto merita e ripagherà ancora di più. "Ella ha fatto quello che poteva", è la testimonianza resa alla sua condotta dal Salvatore stesso, che da sola era una lode sufficiente, in quanto implica che ella aveva agito fino alla piena misura delle sue capacità. Ma a ciò aggiunge: "Ella ha fatto un'opera buona su di me", ampliando e accrescendo così notevolmente l'elogio, specialmente perché il termine reso "buono" significa ciò che è nobile e bello. La sua opera fu dunque buona perché fu il traboccare spontaneo di un affetto profondamente grato per la rinascita del fratello Lazzaro. Era quindi un bene perché era in effetti un atto di completo abbandono e di amorevole devozione di tutta se stessa a Cristo come suo unico e solo Salvatore. Senza dubbio c'era qualcosa di straordinario nella forma che questa dichiarazione assunse; ma poi c'era qualcosa di straordinario nella sensibilità della natura di Maria. Ma se Giuda era il primo e il capo, era subito seguito da altri; perché il male è allo stesso modo contagioso e confederato. Lamentarsi è facile, e anche contagioso, ed è spesso praticato da alcuni come se fosse una virtù. Marco, dunque, la risposta di nostro Signore alla loro comune protesta: "Lasciatela stare; perché la disturbate?" ecc. Un'economia restrittiva, ci dice virtualmente, una nuda e rigida utilità, non è in nessun momento la caratteristica distintiva di ciò che è più puro e più nobile nella condotta umana. L'utilità ha la sua sfera. L'economia è un dovere anche dove non è una necessità. Ma ci sono intere regioni del pensiero e dell'azione in cui né l'uno né l'altro possono entrare, o, entrando, possono regnare da soli. Ci deve essere bellezza così come utilità, ci deve essere generosità così come economia, ci deve essere splendore, magnificenza, profusione, persino apparente spreco, o la vita umana perderà molto del suo fascino. La stessa profusione si vede nella Parola di Dio come nelle Sue opere. Gli uomini, dunque, nel servizio della fede e della pietà, saranno così diversi da Dio da limitarsi nell'ambito ristretto di un'economia determinata, o da legarsi alle esigenze rigorose e positive di un'utilità rigorosa? È questo ciò che fanno riguardo a qualsiasi altro tipo di servizio, e in riferimento a interessi che sono puramente secolari e materiali? Si chiamerà spreco per un amore veemente e dimenticato di sé versare profumi costosi sulla testa e sui piedi di un adorato Redentore, e tuttavia non sprecare consumarli ogni giorno nella gratificazione di un senso corporeo? Nessuno ispirato solo da quello che viene chiamato "l'entusiasmo dell'umanità" lo dirà. Ancor meno lo farà chiunque possa professare, con le parole dell'apostolo, di dare il principio animatore e impellente di tutta la sua vita: "L'amore di Cristo mi costringe". Ma, in verità, l'utilità ha una sfera molto più ampia di quella che di solito le viene assegnata. Questa non è l'unica cosa utile che semplicemente aiuta un uomo ad esistere; né è, se visto in confronto con altre cose, nemmeno il più utile. Lo stesso principio vale per la fede e l'amore, specialmente per quest'ultimo; mentre di quest'ultimo si può dire inoltre che la sua utilità è massima quando l'utilità è il motivo minimo del suo esercizio. Questo non è l'amore che guarda direttamente al vantaggio personale e sa regolare il suo fervore con considerazioni prudenziali di profitti e perdite

(III.) La ricompensa di Maria

(1.) Cristo rivendicò la sua condotta contro le lamentele rabbiose dei Suoi discepoli

(2.) Fece di più: accettò e lodò il suo lavoro come "buono", come veramente e nobilmente bello. Questo di per sé sarebbe stato una ricompensa sufficiente per lei. Non poteva, e voleva, desiderare nulla di più e niente di meglio. Che cosa di più e di meglio, infatti, si potrebbe desiderare, per qualsiasi opera, dell'applauso del "ben fatto" di Gesù? 3. C'era ancora di più nel suo caso. Ricevette la garanzia di una reputazione e di un onore eterni. Qui c'era una distinzione meravigliosa e senza pari, a nessuna impresa di creatura puramente umana era mai stata promessa una fama così grande. E sebbene questa fama potesse di per sé aggiungere ben poco alla sua futura felicità, tuttavia la promessa di essa, come indicazione di ciò che il Salvatore pensava della sua azione, doveva essere stata per lei una profonda e inesauribile fonte di santissima soddisfazione e delizia. Nulla di questo genere è, naturalmente, possibile per noi; né abbiamo bisogno di desiderarlo. Possiamo, tuttavia, imparare da esso, o piuttosto da entrambe le forme di ricompensa di Maria combinate, che tutto ciò che sarà fatto per Cristo non sarà, nemmeno a noi stessi, vano

(4.) Con la graziosa ricompensa, c'era anche un risultato naturale. "La casa", dice un evangelista, "era piena dell'odore dell'unguento". Maria compì più di quanto intendesse, ungendo non solo Gesù, ma tutti coloro che erano con Lui, e persino la casa stessa. Il fatto è molto suggestivo, e ci dà allo stesso tempo una lezione sia di ammonimento che di incoraggiamento. Continuità e diffusione contraddistinguono tutto ciò che facciamo. Il pensiero è stupendamente solenne, e dovrebbe essere solennemente preso a cuore. È un compito che ci ispira una lieta speranza, oppure ci riempie di terribile sgomento. (Prof. J. Stacey, D.D.)

Il vaso rotto: L'affettuosa Maria, nella devota prodigalità del suo amore, diede non una parte, ma tutto il prezioso contenuto, e non risparmiò il vaso stesso, in cui erano custoditi, e che era stato rotto al servizio di Cristo. Ella diede tutto a Cristo, e a Lui solo. Così anche lei si preoccupò, nella sua riverenza per Cristo, che il nardo e il vaso (cose di prezioso valore, e di uso frequente nei banchetti e nei piaceri festivi di questo mondo per la gratificazione e il lusso dell'uomo) essendo stati ora usati per questo sacro servizio di unzione del corpo di Cristo, non fossero mai applicati a nessun altro scopo meno santo. Questo atto di Maria, che prevede che ciò che era stato così consacrato all'unzione del corpo di Cristo, non dovesse mai essere poi impiegato in usi secolari, è esemplare per noi; e lo stesso spirito di riverenza sembra aver guidato la Chiesa nel separare da tutti gli usi profani e comuni, mediante la consacrazione, luoghi e cose per il servizio del corpo mistico di Cristo e per l'intrattenimento della Sua presenza; e questo stesso spirito reverenziale sembra animarla anche nel consumare alla mensa del Signore ciò che resta degli elementi consacrati nella Comunione del suo Corpo e del suo Sangue. (Vescovo Christopher Wordsworth.)

C'è solo un principio che attraversa tutto l'insegnamento dei due Testamenti riguardo a ciò che gli uomini fanno per il loro Creatore, ed è che Dio non vuole, e non può altrimenti che stimare con leggerezza ciò che non ci costa nulla, e che il valore di qualsiasi servizio o sacrificio che rendiamo per amor Suo, è che, qualunque possa essere la sua intrinseca meschinità o piccolezza, è, come da noi, il nostro meglio, non dato alla leggera o a buon mercato o senza pensarci, ma con cura, costo e crocifissione della nostra autoindulgenza; e poi ancora, che sono tali doni, che siano l'ornamento del tempio, o la scatola di alabastro, che questi sono doni di cui Dio si compiace ugualmente e sempre. (Vescovo H. C. Potter.)

È con il grano schiacciato che l'uomo si nutre; è con le piante ammaccate che viene risanato. Fu con le brocche rotte che Gedeone trionfò; Fu da una botte sprecata e da un orcio vuoto che il profeta fu sostenuto; fu sulle tavole e sui pezzi rotti della nave che Paolo e i suoi compagni furono salvati. Fu in mezzo ai frammenti dell'umanità spezzata che fu data la promessa della vita superiore; sebbene non gli sia stato spezzato un osso, tuttavia è per la vita spezzata di Cristo che il Suo popolo vivrà eternamente; fu con la dispersione dei Giudei che i Gentili furono introdotti; fu per mezzo dei corpi feriti e lacerati dei santi che la verità fu fatta trionfare in modo tale che divenne un detto, che "il sangue dei martiri è il seme della Chiesa". È per mezzo di questa scatola rotta che in tutto il vasto mondo si proclama quanto sia benedetto e glorioso fare una cosa intera per Cristo. Quando la vera storia di tutte le cose sarà conosciuta, allora apparirà quanto preziose agli occhi di Dio, quanto potenti nelle Sue mani, fossero molte cose rotte. Si scoprirà che le speranze terrene infrante sono state necessarie per realizzare la speranza migliore che dura per sempre. Si scoprirà che le costituzioni corporee rotte sono state necessarie in alcuni casi per raggiungere quella terra in cui il corpo non sarà più stanco e dolorante; le fortune terrene spezzate, fino alla conquista di ricchezze al di là della portata della ruggine, della tignola e del ladro; l'onore terreno spezzato, all'essere coronato con il diadema che non svanisce. Sì! Anche per quello che dobbiamo realizzare qui, spesso è necessario che siamo spezzati nell'impotenza personale prima di poter realizzare qualcosa; affinché l'eccellenza della potenza non venga dall'uomo, ma da Dio. È lungo un canale deturpato e, per così dire, di nessun valore, che scorre il prezioso unguento. Perciò, quando qualcuno del popolo di Dio è spezzato e deturpato, che si ricordi di questa scatola in frantumi, e di come da essa sia scaturito quell'unguento che ha unto Gesù per la Sua sepoltura, e di come abbia dato materiale per quella storia che ogni vangelo dovrebbe raccontare

(P. B. Potenza.)

Ella ruppe la scatola: - Se le reliquie fossero necessarie per l'istruzione della Chiesa di Dio, possiamo ben capire come tra le più scelte di esse si troverebbero i resti di questa scatola di alabastro. Questo vaso rotto non sarebbe stato solo un monumento d'amore, ma un predicatore con un'eloquenza varia; allo stesso tempo patetico e pratico, tenero e persino severo; facendo appello al sentimento, eppure tuonando contro il mero sentimentalismo; i suoi bordi frastagliati predicano il "fatto" in questo mondo che gli uomini ci dicono sempre essere un mondo di fatti; e dicendo: "La religione è un fatto, un fatto da Dio all'uomo, e di nuovo dall'uomo a Dio". Può darsi che, studiando questi poveri frammenti del passato, la nostra mente possa passare dagli insegnamenti statali di quei bordi frastagliati al dolce profumo che se ne diffondeva; e così, impalpabile e invisibile come quel profumo, pensieri soavi potrebbero insinuarsi nei recessi segreti del nostro essere, e potremmo essere persuasi ad agire più risolutamente per il nostro Signore. Possiamo capire il vaso rotto che viene portato nella borsa, nella sala dei conti e nel negozio, e un uomo che si ritrae da esso quando sente la sua storia, e un altro che versa il suo oro mentre la sua profondità e la sua potenza colpiscono profondamente la sua anima. Possiamo immaginarcelo sulla tavola del filosofo, mentre con accanto la sua lampada di mezzanotte, egli siede a contemplarla con le mani allargate sulle tempie, e si alza dal suo studio freddo e non santificato, incapace di capire perché la donna abbia compiuto questo gesto, e perché qualcuno debba ora essere chiamato a fare lo stesso; e possiamo immaginarlo ora accattivante con la sua forma spezzata, ora seducente anche con il ricordo del suo profumo, un forte intelletto, che anela a conoscere la realtà delle cose, e si inchina davanti alla maestà e alla sostanza del vero amore come qui offerto e accettato. Possiamo capire come ciò renderebbe un missionario di lui, le cui opere sarebbero note a tutti, e di un altro per amore di Cristo un solitario guardiano notturno degli infermi, le cui azioni non sarebbero note a nessuno, dalla luce dell'amore che risplende da questo vaso rotto, come le lampade brillavano dalle brocche rotte di Gedeone, possiamo vedere migliaia di persone in fuga, come i pipistrelli e i gufi prima del sole del mattino; e altri, che si aprono e si espandono come i fiori in sbocciare e profumare. Se ci fosse bisogno di reliquie per la conversione dell'uomo dal suo egoismo, dalla sua tiepidezza, dalla sua ignoranza della potenza dell'amore, prima di ogni altra cosa porteremmo per il mondo la croce del Calvario e la sua corona spinosa, e accanto a loro questa scatola di alabastro. (Ibidem)

L'unzione era impiegata in Oriente per diversi scopi: in primo luogo, per piacere, essendo un grande lusso in quel clima; e gli unguenti erano preparati con oli con grande difficoltà. Rappresentavano la migliore fragranza che potesse essere composta. Erano usati da una persona su se stessa; Ed era un significativo atto di stima quando l'unguento veniva presentato da un amico all'altro. Gli unguenti venivano utilizzati anche nell'incoronazione e nell'ordinazione di re e sacerdoti; e così arrivarono a significare la sacralità attraverso la riverenza. Gli unguenti venivano inoltre utilizzati per la sepoltura dei morti, e così vennero a significare il dolore dell'amore. Ma in ogni caso, sia per doni, sia per piacere, sia per usi sacri di consacrazione o sepoltura, non era il valore intrinseco dell'unguento, ma il pensiero che lo accompagnava, che gli dava significato. Rappresentava un profondo sentimento del cuore, la lealtà; profonda consacrazione religiosa; dolore e speranza. Questi vari sentimenti, che hanno ben poca espressione attribuita loro, scelgono i simboli; E questi simboli perdono quasi il loro significato originale, e assumono questo secondo significato attributivo. (H. W. Beecher.)

Una scatola di unguento di alabastro - dono di Maria: - Nei climi in cui la pelle diventa febbricitante per la polvere, l'uso dell'olio per ungere la persona è ancora una pratica comune. È così in India; era così nell'antica Grecia e a Roma. Mantiene la pelle fresca e la lenisce, ed è ritenuto salutare. Nei climi più caldi i sensi sono più delicati e gli odori spesso più forti e sgradevoli, e gli odori dolci sono quindi molto richiesti. Oggi in Egitto gli ospiti sarebbero profumati con una fumigazione con un incenso profumato; e come le spezie sono ancora usate per dare all'alito, alla pelle, alle vesti, un odore gradevole, così era allora. In qualsiasi casa il Salvatore avrebbe fatto ungere il suo capo con olio. Era come la lavanda dei piedi, un ristoro. In India queste unzioni con oli profumati e profumi sono largamente praticate dopo il bagno, e specialmente nelle feste e nei matrimoni, così che l'atto di Maria non era qualcosa di imbarazzante e particolare, ma solo la forma più alta di un servizio che era atteso e benvenuto. Ma, invece dell'unzione con olio, che probabilmente sarebbe costata meno dell'obolo della vedova, ha provveduto un ricco olio per l'unzione. Giuda ne stimò il valore in trecento pence; Plinio dice che si vendeva generalmente per trecento pence la libbra di dodici once. Era qualcosa dello stesso tipo dell'essenza delle rose; fatto principalmente raccogliendo l'olio essenziale dalle foglie di una pianta indiana, il nardo, descritto da Dioscoride, 1.800 anni fa, come crescente nell'Himalaya, e che si trova ancora lì, e usato oggi nella preparazione di costosi profumi. Tranne che in gocce, era, ovviamente, usato solo dai re e dalle classi più ricche; era abbastanza costoso da essere fatto un regalo reale. Trecento pence varrebbero a quei tempi tanto quanto 60 sterline in Inghilterra oggi. Maria doveva essere una donna di proprietà per poter portare un olio d'unzione così santo; a meno che, come è altrettanto probabile, questa somma non fosse il totale dei suoi modesti risparmi, e lei con il suo dono regale, come la vedova con la sua umile offerta, non dia tutto ciò che aveva. Se non ci sarà nessun altro a ungerLo, non lascerà che al Suo sacro capo manchi l'onore che può portare. E se qualcuno lo rifiuta, lei dirà chiaramente che rendergli il minimo e il più passeggero onore vale, a suo avviso, il sacrificio di tutto ciò che ha. E così, con meravigliosa generosità di generoso amore, compra e porta al banchetto il costoso unguento. È racchiuso in un vaso o fiala di alabastro, come alcuni che si possono vedere oggi al British Museum, vecchi di migliaia di anni, e non dissimili dai vasi di alabastro che sono ancora fatti in gran numero e venduti nei negozi di giocattoli e nelle fiere per pochi pence; la morbidezza della pietra permetteva di essere facilmente tornita, allora come oggi, al tornio. (R. Glover.) Non c'è una parola per "scatola" nell'originale; e non c'è motivo di supporre che il recipiente, in cui era contenuto il profumo, sarebbe della natura o della forma di una scatola. Senza dubbio le scatole di alabastro sarebbero in uso tra le signore per contenere i loro gioielli, cosmetici, profumi, ecc.; ma, molto probabilmente, sarebbe in una sorta di minuscole bottiglie che verrebbero conservati gli odori volatili stessi. L'espressione nell'originale è semplicemente: "avere un alabastro di unguento". Plinio dice espressamente che i profumi si conservano meglio negli alabari. Il vaso, perché fatto di alabastro, era chiamato alabastro, così come, da noi, un particolare indumento, perché fatto di stoffa impermeabile, è chiamato impermeabile. E un piccolo recipiente di vetro da cui bere è chiamato, genericamente, bicchiere. Erodoto usa l'espressione identica impiegata dall'evangelista. Egli dice che gli Ittiofagi furono inviati da Cambise agli Etiopi, "portando, come doni, un mantello di porpora, una collana d'oro, un alabastro di profumo e una botte di vino di palma". (J. Morison, D.D.)

Appena queste persone videro l'unguento versarsi sul capo di Cristo, dissero: "Perché questo spreco? Ebbene, quell'unguento avrebbe potuto essere venduto e dato ai poveri!" Ipocriti! Che cosa gliene importava dei poveri? Non credo che uno di loro che ha fatto la denuncia abbia mai dato un soldo ai poveri. Credo che Giuda si indignò moltissimo e vendette il suo padrone per trenta sicli d'argento. Non c'è nulla che renda un uomo avaro così irritabile da vedere la generosità negli altri. Se questa donna del testo avesse portato una vecchia scatola consunta, con un po' di profumo stantio, e l'avesse data a Cristo, avrebbero potuto sopportarlo; ma che le portasse un recipiente su cui era stata spesa l'abilità di abili artigiani, e contenente un profumo che di solito era stato riservato all'uso sontuoso e regale, non potevano sopportarlo. E così spesso accade nelle comunità e nelle chiese che siano gli uomini più impopolari a dare di più. Giuda non sopporta di vedere la scatola di alabastro spezzata ai piedi di Cristo. C'è un uomo che dona mille dollari alla causa missionaria. Gli uomini gridano: "Che spreco! A che serve inviare Nuovi Testamenti e missionari, e spendere il proprio denaro in questo modo? Perché non mandi aratri, trebbiatrici per il grano, locomotive e telegrafi?" Ma è uno spreco? Chiedete alle nazioni che sono state salvate; Le benedizioni religiose non hanno sempre preceduto le benedizioni finanziarie? Mostratemi una comunità in cui il vangelo di Cristo trionfa, e io vi mostrerò una comunità prosperata in senso mondano. È uno spreco confortare gli afflitti, istruire gli ignoranti, respingere l'immoralità, catturare per Dio le innumerevoli schiere di uomini che con passi veloci calpestavano la via dell'inferno! Se un uomo compra azioni ferroviarie, queste possono diminuire. Se un uomo investe in una banca, il cassiere può fuggire. Se un uomo entra in società, il suo socio può affondare il negozio. Ahimè, per l'uomo che non ha niente di meglio che "biglietti verdi" e titoli di stato! Dio di tanto in tanto fa saltare in aria la cassaforte del denaro, e con un uragano di disastro marino disalbera i mercanti, e dai cieli anneriti scaglia nella Borsa i fulmini sibilanti della Sua ira. La gente grida a questo investimento e piange l'altro; ma io vi dico che non c'è investimento sicuro se non quello che si fa nella banca di cui Dio detiene le chiavi. L'interesse in questo viene sempre pagato, e ci sono dividendi eterni. Dio trasformerà quell'oro in corone che non perderanno mai il loro splendore, e in scettri che ondeggeranno per sempre su una terra dove l'abitante più povero è più ricco di tutte le ricchezze della terra gettate in una moneta scintillante! Così, se questa mattina mi trovo di fronte a uomini che ora hanno pochi mezzi, ma che un tempo erano molto prosperi e che nei giorni della loro prosperità erano benevoli, lasciate che vi chieda di sedervi e di contare i vostri investimenti. Tutti i pani che hai dato agli affamati, sono ancora tuoi; tutte le scarpe che hai mai dato ai scalzi, sono ancora tue; Tutti i dollari che avete mai dato alle chiese, alle scuole e alle università, sono ancora vostri. Gli impiegati di banca a volte commettono errori sui depositi; ma Dio tiene un registro infallibile di tutti i depositi cristiani; e, anche se nel grande giudizio ci può essere una "corsa" su quella riva, diecimila volte diecimila uomini riavranno indietro tutto ciò che hanno mai dato a Cristo; Torna tutto indietro, ammucchiato, premuto, scosso insieme e traboccante. Una giovane donna cristiana inizia a istruire i liberti del Sud, con un libro di ortografia in una mano e una Bibbia nell'altra. Lei sale a bordo di un piroscafo per Savannah. Per giorni, mesi e anni lavora tra i liberti del Sud; E un giorno sale un alito velenoso dalla palude, e una febbre le colpisce la fronte, e lontano da casa, guardata in lacrime da coloro che è venuta a salvare, cade in una tomba precoce. "Oh, che spreco!... spreco di bellezza, spreco di talento, spreco di affetto, spreco di tutto", grida il mondo. «Ebbene, avrebbe potuto essere la gioia della casa di suo padre; avrebbe potuto essere l'orgoglio del salotto». Ma, nel giorno in cui saranno date ricompense per il sincero lavoro cristiano, la sua eredità renderà insignificante tutto il tesoro di Creso. Non sprecate, le sue parole gentili; non sprecata, la sua nostalgia di casa; non sprecata, i suoi dolori al cuore; non sprecate, le sue lacrime di solitudine; non sprecate, le fitte della sua ultima ora; non sprecata, il sudore sul suo cuscino morente. Il liberto pensò che fosse il respiro della magnolia nella boscaglia; Il piantatore pensò che fosse la dolcezza dell'acacia che saliva dalla siepe. No! No! era la fragranza di una scatola di alabastro versata sul capo di Cristo. Un giorno il nostro mondo brucerà. Così grandi sono stati i suoi abomini e i suoi disordini che si potrebbe pensare che quando le fiamme lo toccavano un fetore orribile rotolava nel cielo; Le miniere di carbone che si consumano, le impurità delle grandi città che bruciano, si potrebbe pensare che uno spirito perduto dalla miniera barcollerebbe all'indietro per l'odore nauseante. Ma no. Suppongo che quel giorno una nuvola d'incenso rotolerà nei cieli, tutta la natura selvaggia dei fiori tropicali in fiamme, le montagne di incenso, il foglio bianco delle ninfee, i milioni di ciuffi di eliotropio, i tralicci del caprifoglio, le pareti della "gloria mattutina". La terra sarà un incensiere ardente, innalzato davanti al trono di Dio con tutti gli odori degli emisferi. Ma in quel giorno una burrasca più dolce si alzerà nei cieli. Salirà dai secoli passati, dagli altari della devozione, dai tuguri della povertà, dai letti di dolore e dai pali del martirio, e da tutti i luoghi dove uomini e donne buoni hanno sofferto per Dio e sono morti per la verità. Sarà la fragranza di diecimila scatole di alabastro che, nel corso dei secoli, sono state versate sul capo di Cristo. (Dott. Talmage.)

Un uomo disse al signor Dawson: "Mi piacciono molto i tuoi sermoni, ma disprezzo quelli del dopo. Quando inizia l'incontro di preghiera, salgo sempre in galleria e guardo in basso, e sono disgustato". «Ebbene», rispose il signor Dawson, «la ragione è che tu vai in cima alla casa del tuo vicino e guardi giù dal camino per esaminare il suo fuoco, e naturalmente ti entra solo del fumo negli occhi!»

L'unzione a Betania:

(I.) Questa profezia di Cristo si è adempiuta

(1.) Per quanto possa sembrare improbabile che il semplice atto di devozione qui nominato dovesse essere conosciuto in tutto il mondo, è letteralmente avvenuto. È raccontato in tutte le lingue degli uomini, al punto che non c'è quasi una macchia di corallo nel vasto mare abbastanza grande da permettere a un uomo di stare dove questo incidente non è noto. Dovrebbe accrescere la nostra fiducia in tutte le promesse del nostro Signore. È una testimonianza che il resto si rivelerà vero quando arriverà il loro momento

(2.) Ovunque questa storia sia stata raccontata, ha ricevuto l'elogio di coloro che l'hanno ascoltata. Il giudizio del Signore è stato confermato: non quello di coloro che "avevano in sé l'indignazione" e consideravano l'unguento sprecato

(II.) Perché questa donna è stata in grado di compiere un atto così lodevole? Come faceva a sapere tanto meglio degli altri che Cristo doveva morire, e che questo era un atto appropriato in vista della Sua morte? 1. Aveva prestato attenzione alle Sue parole. Era una buona ascoltatrice. Il suo orecchio era unico e tutta la sua mente era piena di verità

(2.) Il suo atto era il risultato del suo carattere e dei suoi sentimenti, non del suo ragionamento. Lei gli ha dato, perché lei era Maria e Lui era Cristo. Era l'impulso dell'amore. (Alessio. McKenzie, D.D.)

L'offerta di devozione: - Verrà il tempo in cui fare una cosa per Cristo e farla accettare da Lui sarà un lavoro e un successo sufficienti. Se Egli è compiaciuto, non ci preoccuperemo di guardare oltre per la ricompensa. Se il nardo gli è gradito, non chiederemo che la casa sia riempita del suo profumo. Ma la fragranza riempirà la casa. I poveri sono curati al meglio dove Cristo è servito al meglio. La virtù è più forte dove la pietà è più pura. Sia soddisfatto e il mondo sia benedetto. Spezziamo ai suoi piedi l'alabastro che contiene la nostra vita, perché il nardo lo unga. Uscite, mettetevi davanti agli uomini e aprite la scatola di pietra. Allora gli uomini saranno attratti da te e dalla tua devozione. Presto i re faranno oscillare l'incensiere d'oro, e le nazioni stenderanno incenso sui carboni ardenti, e il profumo renderà l'aria dolce; mentre tante voci dalla terra e dal cielo si fondono nel canto di adorazione a Colui che ci ha amati. (Ibidem)

L'unzione di Betania: - In questo racconto della buona opera di Maria e dell'indignazione degli apostoli, abbiamo un esempio di tutte quelle opinioni e di tutti quei giudizi che hanno il loro fondamento nel principio preferito dell'utilitarismo, e che è così spesso falsamente applicato per ferire i cuori pii e per ostacolare quel culto giustificabile nella Chiesa di Cristo, che cerca di esprimere degnamente il sentimento di riverenza e di amore, e che è in se stesso produttivo della più alta benedizione.

(I.)

(1) In Maria abbiamo posto davanti a noi un'immagine di amore ardente;

(2) in Giuda un esempio di grande ipocrisia;

(3) Nel resto degli apostoli un esempio della facilità con cui anche gli uomini buoni sono spesso scandalizzati quando il proposito di Dio differisce dai loro preconcetti.

(II.)

(1) Nell'accettare l'offerta dell'unguento da parte di Maria, abbiamo la misericordia di Dio mostrata nel ricevere e santificare il dono dell'uomo quando Gli è stato concesso;

(2) nel rifiuto di Giuda, che si indurì impenitentemente alla vista della devozione di Maria, ci viene dato un esempio del giusto giudizio dell'Onnipotente contro il peccatore. (W. Denton, M.A.)

Il vero principio della spesa cristiana: - Si sostiene comunemente che qualunque possa essere stata l'adeguatezza di quella precedente devozione che costruì e abbellì il tempio, è superata, inappropriata e persino (come alcuni ci dicono) ingiustificata ora. Quegli splendori costosi e quasi barbarici, si dice, erano appropriati a una razza nella sua infanzia e a una religione nel germe. Ma il tempio e il rituale dell'ebraismo sono fioriti nel santuario e nel servizio della Chiesa di Cristo. Né sul monte Garizim né a Gerusalemme gli uomini hanno bisogno di andare ad adorare il Padre, dice lo stesso Fondatore di quella Chiesa. "Dio è uno Spirito, e coloro che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". Se uno vuole mostrare la sua devozione a Lui, dice questo stesso Maestro, "vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri". Non è per adornare i templi e adornare i luoghi santi che il cristianesimo è chiamato oggi, ma per allevare ospedali, e dare rifugio agli orfani, e nutrire gli affamati. È una cosa più divina mandare il pane a qualche famiglia affamata, o servire in qualche Memphis o New Orleans colpita dalla peste, a qualche malato febbricitante, piuttosto che costruire tutti gli altari e adornare tutti i santuari che siano mai stati eretti. No! non è - nemmeno un briciolo di indovino - nobile e simile a Cristo come tale servizio è sicuramente. Veniamo qui a una chiara comprensione di una questione riguardo alla quale, nella mente popolare, c'è molta confusione e molti più malintesi. Se ci si chiede: Non c'è un ordine e una sequenza in cui si possano fare cose altrettanto eccellenti con saggezza e giustizia, la risposta è abbastanza chiara. Se qualcuno sta morendo di fame, è senza casa o è orfano, la prima cosa da fare è nutrirlo, dargli riparo e soccorrerlo. E finché tale lavoro non è fatto, possiamo saggiamente rimandare un altro lavoro, altrettanto meritorio e onorevole. Ma dovrebbe essere chiaramente compreso che se in alcune epoche una quantità sproporzionata di tempo, denaro e attenzione sono state dedicate all'estetica della religione, in altre la stessa sproporzione ha caratterizzato ciò che è stato dato a ciò che può essere giustamente chiamato il sentimentalismo della religione. Un'enorme quantità di elemosina indiscriminata, sia nella nostra generazione che in quelle di altre generazioni, ha generato solo incapacità, indolenza, mancanza di parsimonia e persino vizio. Dio non voglia che chiudiamo frettolosamente la nostra mano o il nostro cuore contro un fratello più bisognoso! Ma Dio più di ogni altra cosa non voglia che lo gettiamo in una condizione di pauperismo cronico con la facilità sfrenata ed egoistica con cui compriamo il nostro privilegio di essere comodamente lasciati soli da lui con un'elemosina o un sussidio. Meglio mille volte che i nostri doni arricchiscano una cattedrale già tre volte adorna, e ne rivestano le pareti già appese con una profusione gemente di arricchimento, perché allora, almeno, qualcuno che verrà dopo di noi potrebbe essere spinto a vedere e ammettere che, qualunque difetto di gusto o di congruità possa offenderlo, non c'è stato costruire e abbellire senza costi e sacrifici... Quegli uomini meravigliosi di una generazione precedente lavorarono duramente e singolarmente per dare a Dio il loro meglio, e per spendere la loro arte e il loro lavoro dove, spesso, se non ordinariamente, non potevano essere visti, posseduti e adeguatamente apprezzati da nessun altro occhio che dal Suo. Questo, sostengo, è l'unico motivo sufficiente per il costo, la bellezza e persino l'esborso sontuoso, nella costruzione e nell'ornamento della Casa di Dio. Possiamo ben rallegrarci ed essere grati quando un discepolo cristiano si sforza ovunque di fare qualsiasi cosa che dica a Dio e agli uomini, sia in legno, che in pietra, o in oro, o in pietre preziose, che tale persona vorrebbe consacrare a Lui il meglio e il più costoso che le mani umane possano portare. Quando una povera miseria grida a una tale spesa: "A che serve questo spreco?", la pietosa obiezione è messa a tacere da quella risposta del Maestro a colei che gli ha rotto i piedi la scatola di alabastro di unguento molto preziosa: "In verità, io vi dico", ecc. E perché doveva essere raccontato? per la diffusione della sua fama? No, ma per l'inculcazione del suo esempio. (Vescovo H. C. Potter.)

Contrasto tra Maria e Giuda: "Il Messia, benché andasse verso la morte, lascia che io prodighi tutto me stesso su di Lui", era il pensiero di Maria; "Andando verso la morte, e quindi non verso il Messia, lascia che io faccia di Lui quello che posso", era il pensiero di Giuda. (T. M. Lindsay, D.D.)

C'è un grande principio implicato nell'offerta di questa donna, o piuttosto nell'accettazione di essa da parte di nostro Signore, che è questo, che possiamo dare ciò che è costoso per adornare e abbellire il santuario di Dio e il Suo culto. Dio stesso ordinò agli ebrei di erigere un tabernacolo di adorazione di materiali come oro, porpora, lino fino e pietre preziose; e l'uomo, secondo il cuore di Dio, raccolse un vasto tesoro d'oro e di materiali costosi per costruire e abbellire un tempio che doveva essere estremamente magnifico. Ma da allora è stata data una nuova dispensazione, che aveva le sue fondamenta nell'umiliazione più profonda, nella mangiatoia di Betlemme, nei viaggi di un povero senzatetto, con i semplici contadini, suoi compagni, che finivano nella croce e nel sepolcro. C'è posto in un tale regno per uomini e donne generosi per elargire cose preziose nei Suoi santuari e nell'accompagnamento della Sua adorazione? Ora, questo episodio alla fine della vita del Signore, preso insieme a quello del suo inizio, quando gli uomini guidati da Dio gli offrirono doni d'oro, incenso e mirra, ci insegna che c'è. Proprio come questa donna è stata guidata da un istinto divino a prodigare sulla sua persona ciò che era costoso e profumato, così la Chiesa, per lo stesso istinto divino, è stata indotta a versare ai suoi piedi i più ricchi tesori delle nazioni che ha sottomesso alla sua fede. La Chiesa ha fatto quello che poteva. Atti che almeno i suoi figli e figlie fedeli hanno. Atti per primi, nei suoi giorni di persecuzione, poteva adorare solo nelle catacombe, e nei suoi giorni di povertà poteva offrire solo ciò che era maleducato; Ma quando sottomise i suoi persecutori e uscì dalla sua miseria, fece anche quello che poteva. I più grandi sforzi di abilità architettonica sono stati elevati all'onore di Cristo, la maggior parte costruita nella forma della croce alla quale Egli è stato appeso per redimerci. I dipinti più nobili sono dei suoi atti e delle sue sofferenze; e le melodie musicali più elevate sono gli accompagnamenti della Sua adorazione. È troppo vero che molti hanno preso parte a questi uffici che, come Maria, non si sono seduti ai suoi piedi e non hanno scelto la parte buona; ma ciò che ci interessa ora è se questo incidente giustifichi coloro che per primi si sono dati a Lui per offrire nella Sua adorazione e per la Sua adorazione ciò che è costato lavoro, denaro e abilità. (M. F. Sadler, M.A.)

7 CAPITOLO 14

Marco 14:7

I poveri con te sempre.-

Gli uomini avidi hanno messo le parole di nostro Signore: "Voi avete i poveri sempre con voi", accanto alla frase dell'Antico Testamento: "I poveri non cesseranno mai di uscire dalla terra", per calmare il turbamento della loro coscienza quando sono costretti a pensare al poco che fanno ogni giorno per i poveri; e poi dire a se stessi: e troppo spesso dicono agli altri che l'aspirazione, l'abnegazione e la liberalità sono, dopo tutto, semplici palliativi spasmodici e inefficaci di una malattia inveterata e senza speranza, e che, essendo l'esistenza della povertà un decreto inalterabile, non ci può essere vera negligenza nel non fare nulla in loro potere, se non ci può essere pieno successo nel fare tutto. Ad altre persone questa combinazione di testi fornisce un comodo scoraggiamento per gettare avanti tutti i suggerimenti per elevare la condizione dei poveri e alleviare la pressione della loro povertà; poiché permette loro praticamente di concludere così: "Fare questa cosa significherebbe, più o meno, andare contro l'Onnipotente: alterare le condizioni che Egli ha così chiaramente stabilito sarebbe, infatti, contraddire la Sua volontà". Naturalmente questo errore ammette anche una risposta facile, troppo logica, tuttavia, per gli uomini che vorrebbero offrire l'argomento. È questo. Dio può aver voluto, e ha voluto, che l'assoluta uguaglianza dei beni sia, in questo mondo, un'impossibilità; che i termini ricco e povero, essendo termini relativi, avranno sempre persone a cui possono essere applicati, sebbene un uomo che è ricco in confronto a un contadino possa essere povero in confronto a un principe. Ma Dio non ha mai rivelato come Sua volontà che quelle condizioni non saranno mai intercambiabili; al contrario, la sua parola ci dice che tale interscambio deve essere cercato Giacomo 1:9, e la storia del mondo, di giorno in giorno, ci mostra, come parte del suo corso naturale, un continuo salire di alcuni, e sprofondare di altri, nella scala sociale. Poi c'è un'altra classe di obiezioni da affrontare. E' sollecitato da coloro che veramente simpatizzano con buona volontà per l'educazione fisica e morale dei poveri, e sentono che il miglioramento della condizione dei poveri sarebbe una cosa ammirevole se solo fosse possibile, ma che la sua impossibilità antecedente frustra tutti gli sforzi verso un fine così desiderabile. Ce ne sono moltissimi: persone che provano amore cristiano per il prossimo e che li riempiono di desiderio di promuovere il loro bene temporale e, attraverso di esso, il loro bene eterno; persone che, benedette con agio e ricchezza nelle cose mondane, si sentono in qualche modo fidate da Dio per il beneficio dei loro simili più poveri; che conoscono la pietà e l'errore di gettare semplicemente denaro, in qualsiasi somma, nella mano afferrante del più rumoroso clamore; che si sforzano con tutte le loro forze di cercare, e tante volte falliscono amaramente nel trovare, i veri poveri meritevoli; che vanno essi stessi tra i ritrovi dello squallore, le case della miseria, i focolai stessi della malattia, cercando di fare della vera misericordia cristiana il dispensatore del loro denaro, e di consacrare anche il denaro sporco al santo ministero dell'amore cristiano. Quanti siano questi uomini e donne cristiani, Dio solo sa chi solo può ricompensare; Eppure, quanto è deludente il loro lavoro! Vedono di giorno in giorno così pochi frutti; incontrano di giorno in giorno tanta resistenza; Che meraviglia se, mentre la coscienza li spinge a perseverare nel loro lavoro, lo sconforto li travolge spesso, e rende la fatica, che solo la speranza può alleggerire, un peso schiacciante quando la speranza è in fuga? Non è forse tristemente vero che quando l'autoindulgente ama gridare: "l'innalzamento dei poveri è resistenza a Dio", l'abnegazione deve spesso rispondere: "l'innalzamento dei poveri è senza speranza per l'uomo!" L'una classe li lascia mentire e grida: "La loro povertà è destino"; l'altra classe lavora anche mentre grida: "La nostra fatica è vana!". Ed entrambi hanno citato solo metà dei testi: una parte per giustificare la negligenza, l'altra per spiegare lo sconforto; mentre l'intero testo può imporre il dovere ai pigri e dare coraggio agli zelanti. In verità, infatti, il Signore nostro ha detto la verità del suo tempo, del nostro tempo e di tutti i giorni, quando ha detto: "I poveri sono sempre con voi", ma ha detto qualcosa di più che dobbiamo prendere a cuore: "Quando volete, potete fare loro del bene". Queste gloriose parole risolvono immediatamente tutte le questioni relative al titolo dell'uomo di interferire con la condizione dei poveri e alla presunta disperazione di tale interferenza. La cosa può essere fatta, e la cosa può essere fatta con successo. Modificare la condizione dei poveri è permesso; Modificarlo in meglio è possibile. "Puoi fare loro del bene!" (W. L. Blackley, M.A.)

Cristiani che si prendono cura dei poveri: - Quando al diacono, San Lorenzo, fu chiesto, durante la persecuzione di Decio, di mostrare al prefetto i tesori più preziosi della Chiesa a Roma, egli gli mostrò i malati, gli zoppi, i ciechi. «È incredibile», disse Luciano, il pagano beffardo e scettico, «vedere l'ardore con cui quei cristiani si aiutano l'un l'altro nei loro bisogni. Non risparmiano nulla. Il loro primo legislatore ha messo loro in testa che sono tutti fratelli". "Questi Galilei", disse Giuliano l'apostata, "nutrono non solo i loro poveri, ma anche i nostri". Nell'anno 252 una pestilenza imperversò a Cartagine. I pagani gettarono i loro morti e i loro malati per le strade, fuggirono da loro per paura del contagio e maledissero i cristiani. San Cipriano, al contrario, radunò la sua congregazione, disse loro di amare coloro che li maledicevano; e i ricchi che lavoravano con il loro denaro, i poveri con le loro mani, non si riposavano mai finché i morti non fossero sepolti, i malati curati e la città salvata dalla distruzione. (Arcidiacono F. W. Farrar.)

Cura dei poveri: Thomas Willet, uno dei vecchi teologi puritani, era un uomo di notevole benevolenza. Spendeva le entrate dei suoi due benefici per confortare e intrattenere i poveri della parrocchia, invitandoli spesso all'ospitalità della sua casa. Quando gli fu chiesto perché lo facesse, la sua risposta fu: "Per timore che Giuseppe e Maria volessero un posto nella locanda, o che Gesù stesso dicesse alla fine: 'Ero straniero, e non mi avete accolto'. "

8 CAPITOLO 14

Marco 14:8

Ha fatto quello che poteva.-

Fai quello che puoi:

(I.) Che al Signore Gesù piace che il Suo popolo faccia i cristiani. Lei "ha fatto qualcosa". Ha fatto "quello che poteva". Da qui le lodi che le sono state tributate. Al grande Capo della Chiesa piace "fare" i cristiani. Cristiani che mostrano il loro cristianesimo nella loro vita. La vera religione non è composta da nozioni generali e opinioni astratte, da certe vedute, dottrine, sentimenti e sentimenti. Per quanto utili siano queste cose, non sono tutto. Le ruote della macchina devono muoversi. L'orologio deve andare oltre ad avere una bella cassa e un bel quadrante. Poco importa ciò che un uomo pensa, sente e desidera nella religione, se non va mai più in là di questo. Che cosa fa? Come vive? 1. Il "fare" è l'unica prova soddisfacente che un uomo è un membro vivente del Signore

(2.) "Fare" è l'unica prova soddisfacente che il vostro cristianesimo è una vera opera dello spirito. Parlare e fare la professione sono cose facili e a buon mercato. Ma il "fare" richiede fatica e abnegazione

(3.) "Fare" è l'unica prova che gioverà a un uomo nel giorno del giudizio. Matteo 25:31, ecc.)

(II.) Che tutti i veri cristiani possono fare qualcosa, e che tutti dovrebbero fare ciò che possono. Ora so bene che il diavolo lavora per far sì che i veri cristiani non facciano nulla. Fare cristiani sono i più grandi nemici del diavolo

(1.) Satana dirà ad alcuni che sono troppo giovani per fare qualsiasi cosa. Non credetegli: questa è una bugia. Ancora un po' e il nemico dirà: "Sei troppo vecchio ed è troppo tardi". 2. Satana dirà agli altri che stanno troppo soli per fare del bene. Martin Lutero, Maometto, Napoleone: tutti esempi calzanti. Sono tutti cresciuti dai ranghi. All'inizio rimasero soli. Non dovevano nulla alla posizione o al patrocinio

(3.) Satana dirà agli altri che non hanno il potere di fare nulla. Dirà: "Non hai doni, né talenti, né influenza

(4.) Ma Satana dirà ad alcuni che non hanno alcuna opportunità di fare nulla, nessuna porta aperta da nessuna parte

(5.) Mi chiedi cosa puoi fare? Rispondo, c'è qualcosa da fare per ogni vero cristiano in Inghilterra. Non hai tu il potere di fare del bene con la tua vita? Si possono fare miracoli con la costante coerenza e la paziente continuazione nel fare il bene. (Il vescovo J. C. Ryle.)

Lavoro e gioia: - Una ragazza, in uno dei suoi stati d'animo pensierosi, scrisse così nel suo diario: "Se ne avessi il coraggio, chiederei a Dio perché sono messa in questo mondo? e che cosa devo fare? I miei giorni sono trascorsi oziosamente, e non rimpiango nemmeno la loro rapida scomparsa. Se potessi fare del bene a me stesso o a un altro, anche solo per il breve spazio di un momento al giorno!" Pochi giorni dopo le sue vedute erano più ampie e più luminose, e scrisse di nuovo: "Perché, niente è più facile! Non mi resta che dare un bicchiere d'acqua fresca a uno dei piccoli di Cristo". Le vie del servizio si apriranno sicuramente davanti a piedi volenterosi. Quando lo Spirito di Dio mette un impulso benevolo nell'anima, la provvidenza di Dio aprirà un canale per il suo deflusso. Migliaia di figli afflitti da Dio sarebbero inesprimibilmente toccati se le giovani donne cristiane cantassero loro del Suo amore e della "casa oltre la marea". (Ibidem)

Le buone opere sono il frutto della fede e dell'amore:

(I.) L'incidente qui registrato comprendeva la condotta di una certa donna in una particolare occasione, insieme al trattamento che ha ricevuto; in primo luogo, da alcune delle persone presenti e, in secondo luogo, da Gesù stesso. I presenti, non avendo per Gesù lo stesso affetto e la stessa venerazione che aveva la donna, trovarono da ridire sulla sua condotta. Ma quale trattamento ricevette da Gesù? "E Gesù disse", ecc. Qui vediamo in primo luogo come il nostro Salvatore difese la donna, e rimproverò e smascherò coloro che l'avevano biasimata. Notiamo anche, in secondo luogo, che Gesù non solo difese la donna, ma la lodò e la lodò

(II.) Per trarre da questo episodio alcune deduzioni istruttive

(1.) Possiamo quindi dedurre che quelle opere che Gesù Cristo considera "buone" sono quelle che scaturiscono dalla fede in Lui e dall'amore per Lui

(2) Tali opere buone, tali atti di amore e di fede, non otterranno sempre, e neppure in generale, il favore e l'applauso del mondo. Per il mondo le buone opere del cristiano sono raramente intelligibili o gratificanti. Proponete, per esempio, alle persone del mondo di unirsi a voi nel sostenere un po' di carità a distanza; Vi diranno come viene abusato e pervertito, e che ci sono poveri in casa ai quali siamo tenuti a partecipare. Così l'egoismo e l'avarizia perorano la loro causa e portano gli uomini a sottrarsi ai loro doveri più semplici

(3.) Possiamo dedurre dal passaggio che abbiamo davanti che quelle "buone opere", quei frutti di fede e di amore, che il mondo fraintende, travisa e censura, sono tuttavia benevolmente notati e favorevolmente accettati da Gesù Cristo. Fratelli miei, quali riflessioni incoraggianti e consolatorie sono queste per tutti coloro che si sforzano di servire il Signore Cristo e di essere fecondi nelle opere buone! Non badare agli scherni e ai rimproveri degli empi. Comportatevi con loro con mansuetudine e benignità. Supera il loro male con il bene. (Edward Cooper.)

Il motivo e la misura del dovere cristiano:

(I.) Il motivo del dovere cristiano. L'amore è quel movente-il principio stesso che riempie la mente della Deità. Fu l'amore che fece scendere il Salvatore e lo condusse attraverso tutte le scene delle Sue sofferenze terrene e della croce. Cristo ti ha amato; fate dunque quello che potete, per amor Suo. Non si può invocare un motivo più alto di questo

(II.) La quantità di servizio richiesta. La quantità di abilità è la misura del dovere. Quello che possiamo fare, dobbiamo farlo, allegramente e onestamente. Usa l'equilibrio del santuario per assicurarti di non defraudare il tuo Dio. (S. Robins.)

Cristo accetta i doni più umili: Cristo non chiede nulla di impossibile. Quella donna portò una scatola di alabastro. Che cos'era per Gesù? Ebbene, Egli possiede tutta la fragranza della terra e del cielo; ma Egli lo prese. Ne era soddisfatto. Se fosse stata una scatola di legno, sarebbe stato altrettanto soddisfatto se fosse stata la migliore che potesse portare. Sento qualcuno dire: "Se solo avessi questo, quello o quell'altra cosa, farei tanto per Dio". Nell'ultimo giorno, si può scoprire che una tazza di acqua fresca data nel nome di un discepolo ottiene una ricompensa altrettanto ricca quanto la fondazione di un regno; e che l'ago della ragazza che cuce possa essere onorevole agli occhi di Dio come lo scettro di un re; e che il più grande elogio che sia mai stato pronunciato su qualcuno di loro è stato. «Ha fatto quello che poteva». Lì si siede a capo della classe della scuola del sabato, e dice: "Vorrei aver capito le Scritture in greco e in ebraico. Vorrei avere più facilità per l'istruzione. Vorrei poter attirare l'attenzione della mia classe. Vorrei poterli portare tutti a Cristo. Non preoccuparti. Cristo non vuole che conosciate la Scrittura in greco e in ebraico. Fate come meglio potete, e dal trono rifiammerà la proclamazione: "Incoronate quella principessa. Ha fatto quello che poteva". C'è un uomo che lavora duramente per Cristo. Non va molto d'accordo. Si scoraggia quando sente Paolo tuonare e Edward Payson pregare. Dice: "Mi chiedo se mi unirò mai al canto del cielo". Si chiede se non gli sembrerebbe strano stare in mezzo agli apostoli che predicavano e ai martiri che infiammavano. Più grande sarà la sua meraviglia il giorno in cui scoprirà che molti di coloro che erano primi nella Chiesa sulla terra sono ultimi nella Chiesa del cielo; e quando vedrà la processione snodarsi tra i troni degli afflitti che non piangeranno mai più, e degli affaticati che non si stancheranno mai più, e dei poveri che non mendicheranno mai più, e Cristo, incurante di tutti gli antecedenti, porrà sul capo dei Suoi discepoli una corona fatta con l'oro dei colli eterni, incastonato con perle del mare celeste, incise con le parole: "Ha fatto quello che poteva". (Dott. Talmage.)

Fare qualcosa per Cristo: - Un uomo in America, che dipendeva per il sostentamento interamente dai suoi sforzi, sottoscrisse cinque dollari all'anno per sostenere le scuole di Bombay. I suoi amici chiesero: "Perché ha dato così tanto e come ha potuto permetterselo?" Egli rispose: "Da un po' di tempo desidero fare qualcosa per la causa di Cristo, ma non posso predicare, né posso pregare in pubblico, per l'edificazione di nessuno, né posso parlare alla gente; ma ho le mani e posso lavorare". Ha fatto quello che poteva.-

Accettazione del cuore: - Sotto molti aspetti questa è una delle espressioni più incoraggianti di nostro Signore. Fu pronunciato in difesa di una donna che si azzardò ad avvicinarsi a Lui sotto l'impulso senza cerimonie dell'affetto, priva, per quanto ne sappiamo, di qualsiasi raccomandazione derivante da circostanze familiari o distinzione sociale, ma spinta unicamente da un desiderio irresistibile di fare qualcosa, per quanto umile o irregolare, in favore di questo amico divino, che ha guadagnato l'indicibile, devozione entusiasta della sua anima

(I.) Questa risposta di nostro Signore afferma in modo chiaro e potente il valore superiore dei sentimenti del cuore rispetto a qualsiasi atto esteriore. La forma stessa dell'espressione implica che, in un certo senso, lei aveva fatto ben poco. Eppure quel poco era abbastanza. Era una prova della sua sincerità. Diceva chiaramente che faceva sul serio. Dimostrava l'attaccamento profondo e tenero della sua anima. Un centesimo, se è solo il massimo che l'abnegazione può fare, vale quanto diecimila sicli. Tutto il significato spirituale dei doni consiste nella disposizione del donatore

(II.) Queste parole benedicono il sentimento di affetto personale verso Cristo. Avete mai avuto quel senso misto di gratitudine e di amore verso una persona che vi ha fatto desiderare, sopra ogni cosa, di trovare un modo per servirla, e ha reso un dolore positivo vedersi negare questo privilegio? Se il cristianesimo non fornisse uno sfogo a questo sentimento, non riuscirebbe ad assicurarsi una presa pratica sulle simpatie umane

(III.) Queste parole affermano, per la vera bontà, una completa indipendenza di luogo. L'accettazione presso Dio è possibile sia nelle piccole fortune, o nelle reputazioni limitate, sia nei circoli influenti e potenti. Nessuno, quindi, è dispensato dal fare "ciò che può", né c'è nessuno a cui non sia offerta tutta l'infinita ricchezza del favore di Cristo

(IV.) L'abilità è la misura della responsabilità. Nessuna anima ha un compito al di là del suo potere. Il comandamento di Dio non oltrepassa mai la linea di una possibile obbedienza, e quindi non passa mai dalla giustizia alla tirannia. Ciò che non riusciamo a rendere nel lavoro concreto (con la nostra fragilità umana), Egli ci permette misericordiosamente attraverso Cristo di colmare quegli affetti penitenti e rinuncianti che ottengono il perdono e aprono la via della riconciliazione. Tuttavia, chiediamoci solennemente, anche dopo aver tenuto conto di ciò: Ho fatto quello che potevo? Il mio servizio al Maestro ha raggiunto la piena misura dei poteri e dei doni, delle capacità di affetto e delle opportunità di fare il bene, che il mio Maestro mi ha affidato?

(V.) Prendete questi tre pensieri come la sostanza pratica dell'argomento

(1.) Questo detto di Gesù è pericolosamente pervertito e vergognosamente abusato, se lo prendiamo come una scusa dal massimo sforzo nel fare il bene e da un faticoso progresso nel servizio di Cristo. Dobbiamo chiamare al servizio del Maestro ogni potere, ogni energia, ogni affetto, ogni ora della vita. Nessun lassismo e nessuna scusa. Niente di meno che la consacrazione completa ci è richiesta

(2.) Per servire Cristo in modo accettevole, non dobbiamo rivoluzionare la nostra sorte, né cercare altre condizioni che quelle che la Provvidenza fornisce. Il posto non è nulla; il cuore è tutto

(3.) Non c'è servizio completamente giusto che non riconosca e onori direttamente il Salvatore. L'offerta del cuore a Lui è l'inizio di ogni giustizia. (Vescovo F. D. Huntington.Vari modi di servire Cristo: - Il Padre ha stabilito molti modi in cui possiamo camminare verso il Suo volto e svolgere i Suoi compiti. Il lavoro è la via per la forza; Stare fermi è la via per l'infermità, se solo ci sono fiducia e preghiera in entrambi. C'è qualche istruzione in un'immagine di cui ho letto, che rappresenta la vita di fratelli gemelli che divergono dalla culla. Uno, con lo studio, diventa un medico colto e abile, raggiungendo grandi ricchezze e onori curando gli infermi. L'altro non ha talento per i libri, e non ha memoria, e quindi non ha scienza; Diventa un povero musicista ambulante, ma passa le sue giornate a consolare, col suo liuto, sofferenze che superano ogni medicina. I fratelli si incontrano alla fine della loro carriera. Il vagabondo è malato e sfinito, e il fratello gli prescrive in base alla sua cultura, e raccoglie ingegnosi composti per il suo sollievo; ma, nel frattempo, colui al quale Dio ha fatto un altro dono, tocca il suo strumento per il conforto dei nervi spezzati del grand'uomo, e guarisce lo spirito disordinato del suo benefattore. (Ibidem)

Caratteristiche dell'amore fervente a Cristo:

1.) Servizio volontario

(2.) Sacrifici costosi. (Wm. Marsh.)

Cosa può fare una donna: - Un giornale americano racconta la storia di una donna che, stanca di una vita trascorsa principalmente a mangiare e a vestirsi, decise di dedicare se stessa e il suo denaro a uno scopo più nobile. Atti alla fine della guerra, si recò su un'isola sabbiosa al largo della costa atlantica, dove circa duecento persone vivevano nella povertà e nell'ignoranza, e lì stabilì la sua casa, con l'intenzione di giovare agli abitanti. Ha iniziato insegnando, con l'esempio, come coltivare la terra in modo redditizio. Poi fondò una scuola per i bambini, e poi una chiesa. Ora l'isola è una regione fiorente, con una popolazione industriosa e morale, il cambiamento è opera di una sola donna

Tutti possono essere utili: - Molti veri santi non sono in grado di rendere molto servizio alla causa di Dio. Guardate, dunque, i giardinieri che scendono allo stagno e si immergono nei loro annaffiatoi per portare il liquido rinfrescante ai fiori. Un bambino entra in giardino e vuole aiutarlo, e laggiù c'è un piccolo annaffiatoio per lui. Notate bene il piccolo vaso d'acqua, sebbene non contenga molto, tuttavia porta la stessa acqua alle piante; E non fa alcuna differenza per i fiori che ricevono quell'acqua, che sia uscita dal vaso grande o dal vaso piccolo, purché sia la stessa acqua, e la ricevano. Voi che siete come bambini piccoli nella Chiesa di Dio, voi che non sapete molto, ma cercate di dire agli eteri quel poco che sapete; Se è la stessa verità del Vangelo e sono benedette dallo stesso Spirito, alle anime che sono benedette da Te non importa se sono state convertite o confortate da un uomo di uno o dieci talenti

(C. H. Spurgeon.)

Utilità delle azioni comuni: - È il ruscello gorgogliante che scorre dolcemente, il piccolo ruscello che scorre giorno e notte vicino alla fattoria, che è utile, piuttosto che l'inondazione gonfia o la cataratta bellicosa. Il Niagara suscita la nostra meraviglia; e rimaniamo stupiti dalla potente grandezza di Dio lì, mentre Egli versa dal cavo della Sua mano. Ma un solo Niagara è sufficiente per il continente del mondo, mentre lo stesso mondo richiede migliaia e decine di migliaia di fontane d'argento e ruscelli che scorrono dolcemente, che irrigano ogni fattoria e prato, e ogni giardino, e scorreranno ogni giorno e notte con la loro dolce e tranquilla bellezza. Così con gli atti della nostra vita. Non è con grandi opere, come quelle dei martiri, che si deve fare il bene, ma con le virtù quotidiane e tranquille della vita. (A. Barnes.)

Tutti possono vincere questo encomio: questo encomio è altrettanto sufficiente e adeguato per i più abili quanto per i più infermi; è sufficiente per Elizabeth Fry, Hannah More e Madame Adorna, e non più che sufficiente per la donna illetterata portata via da un vicolo oscuro la settimana scorsa. essendo morta nella gioia del suo Signore, e il suo nome non si vide mai in lettere stampate, forse, fino a quando non fu iscritto nel registro dei morti. Quando lessi una descrizione di Kaiserswerth, vicino a Düsseldorf, sul Reno, di quella vasta istituzione della misericordia cristiana, con il suo ospedale, il manicomio, il ritiro di Magdalen, le scuole di carità e le istituzioni per la formazione delle infermiere più scientifiche e degli insegnanti più esperti, i sovrintendenti laureati per le case umanitarie sia d'Europa che d'America, e a poche miglia di distanza un altro edificio per il riposo e il ristoro di coloro che sono stati logorati dalle fatiche di questi volontari quando vedo come, dappertutto, la carità è stata sistematizzata dall'abilità e la benevolenza perfezionata dalla perseveranza, e poi vedo i benefici che fluiscono per essere estesi e moltiplicati, in proporzioni sempre più grandi, su tutta la terra malata, sofferente e gemente, mi vergogno e mi umilio davanti a questo devoto pastore Fleidner, il cui spirito attivo e il cui genio benevolo hanno richiamato tutto questo regno indaffarato e organizzato del Buon Samaritanesimo intorno a lui per glorificare l'età, come suppongo che le mie sorelle siano davanti alla bella e compiuta baronessa che ha deposto giovinezza, rango e ricchezza come offerta al dolore e alla malattia; o davanti alla ragazza inglese di alto lignaggio, dotata e ammirata (Florence Nightingale) che venne a Kaiserswerth come allieva, e poi riprodusse le stesse meraviglie di consolazione e guarigione per le governanti malate e indigenti, non in mezzo alla quiete rurale e alla dolce vegetazione della sua casa paterna nell'Hampshire, ma in una lugubre strada di Londra. Eppure dovremmo tutti ricordare che anche questi hanno fatto solo quello che potevano; che, se lo facciamo, gli onori di Dio sono imparziali; che se non lo facciamo, allora la nostra è davvero la vergogna della mancanza. (Vescovo F. D. Huntington.)

Ciò che possiamo fare siamo tenuti a farlo: questo linguaggio del Salvatore si associa nel modo più naturale alla chiusura del grande conto della vita. Di quanti di noi, quando arriverà quell'ora di prova, con tutte le sue retrospettive e i suoi esami approfonditi, si potranno pronunciare queste gloriose parole? Non possiamo ricordare né giudicare i morti. Sono nelle mani del Giustissimo. Ma possiamo parlarci l'un l'altro come se fossimo ancora vivi. Quanti di noi si sforzano rettamente, vegliano sobriamente e pregano sinceramente affinché questo sia l'elogio giusto e consolante: hanno fatto quello che potevano? L'uomo d'affari indaffarato, quello di successo, quello deluso e perdente, il giovane avventuriero, il più vecchio e di cui si fida da lungo tempo, e infine sfortunato, quelli che hanno prosperato grazie all'industria altrui e quelli che sono stati rovinati dai crimini altrui, ognuno di loro ha fatto quello che poteva? La moglie o la madre, il cui stesso nome è sacro, perché il sacro ufficio di formare il carattere è il suo dovere perpetuo, la donna sola che ha solo il proprio cuore da disciplinare, la giovane ragazza che ha così poche preoccupazioni per se stessa che Dio ne richiede molte per i meno favoriti, ognuna ha fatto ciò che poteva? Il genitore in lutto, la vedova desolata improvvisamente chiamata a prendere su di sé il triste e terribile fardello della sofferenza solitaria, ha fatto ciascuno ciò che poteva? Ognuna sta facendo quello che può? Cristo si avvicina a noi e ripete la domanda. Si rivolge e lo pone, con doppia solennità e tristezza, a coloro che lo lasciano e se ne vanno. A tutti coloro che siedono ai Suoi piedi e seguono le Sue orme nello spirito di colei che ha versato la fragrante offerta sul Suo capo, Egli è pronto a pronunciare la stessa benedizione con il Suo amore infinito, nascondendo in essa la sicura promessa della vita eterna. Ho detto che non possiamo giudicare i meriti dei defunti. Ma possiamo guardarci da quelle allucinazioni di gloria mortale e da tutte quelle illusioni artificiali che sono così atte a ingannare le nostre anime e ad oscurare la pura verità. Lì si reca al suo augusto riposo, avvolto da pompe imperiali, il sovrano dell'impero più potente e vasto del mondo. Cinquantasette milioni di anime umane, che abbracciavano nove diverse razze di uomini, con un milione di soldati, traevano il loro respiro quotidiano soggetti alla sua volontà diretta e dispotica; Ma non tutti i tanti milioni di persone potevano aggiungere un solo respiro ai suoi polmoni prostrati. Otto milioni di miglia quadrate di territorio sono stati governati ieri dalla sua parola; Ora non ha bisogno di otto piedi, di tutto. I cannoni delle imponenti fortezze sui vasti bastioni che sorvegliano acque ampiamente divise facevano tremare un continente nelle loro raffiche di risposte ai suoi editti, e i nobili più altezzosi del mondo si chinavano al suo sorriso o al suo cipiglio. I gabinetti comuni e i re erano perplessi e spaventati dall'astuzia del suo cervello, come i ragazzi lo sono del loro padrone, e gli eserciti dei governi più forti, dopo il suo, sentivano il globo come un dominio più conquistabile e praticabile nel momento in cui sapevano che era morto. Ma è morto. E né i milioni di acri né gli uomini, né le fortezze, né le paure, né gli eserciti, né il cervello, renderanno un po' più facile, ma piuttosto più difficile, per la sua anima sola, spogliata della corona e della porpora, alla presenza del Re dei re, che ha il diritto di regnare, rispondere a questa semplice domanda: Hai fatto tu per Me... ah! per me... che cosa potresti? Puoi stare con la donna umile e impotente che strisciò con la scatola dell'unguento ai piedi del suo Redentore, e che la storia di quell'atto d'amore sarà raccontata come suo memoriale ovunque sia predicato l'eterno vangelo, quando la storia dei cosacchi e degli zar sarà oscura come quella dei principi prima del diluvio, E alla fine dei tempi? Ma qui, vicino a noi, si addormenta una ragazza mite e paziente, una sorella fedele, una figlia obbediente, una consigliera mite e amichevole di pochi bambini che conosceva, sovrana di nessuno sulla terra se non del suo spirito paziente, e quindi resa più grande di colui che prende una città, o impedisce che sia presa. Anche lei muore, e nessun emisfero ansioso discute sulla notizia, né i regni piangono, né le assemblee vigliacche battono le mani, quando la notizia è confermata. E nel giorno in cui i segreti di tutti i cuori saranno rivelati, la nostra unica domanda è: chi di questi due si troverà più vicino a Colui che siede sull'unico trono e indosserà la corona che è una corona di vita. (Ibid.) Ha fatto quello che poteva.-

Un'intera città visitata da una donna: una donna intelligente, laboriosa e di buon cuore in Russia divenne cristiana. Le sue fatiche si trasformarono in fatiche cristiane e furono seguite da un ardore e da una perseveranza raramente superati. Nelle sue visite ai poveri, portava libri e trattati, oltre a cibo e vestiti; e quando trovava persone che non sapevano leggere, il che accadeva spesso, si prefiggeva di leggere per loro e di spiegare ciò che non riuscivano a capire. La sua pronta assistenza fu, in larga misura, uno strumento per un agente zelante che si impegnò estesamente nella diffusione delle Scritture. Gli diede due delle prime Bibbie finlandesi che siano mai passate per le sue mani; e quando ci fu una grande richiesta del volume sacro in quella lingua, vendette effettivamente il suo orologio, per fornire cento Bibbie ai poveri a prezzi ridotti. Ha preso come sfera d'azione per visitare l'intera città di San Pietroburgo, percorrendola da sola, e ha avuto successo oltre ogni aspettativa. Nel giro di pochi mesi vendette più di 1.500; Bibbie e Testamenti; e in quest'opera benedetta perseverò, mentre centinaia di persone traevano vantaggio dalle sue visite

Lo sforzo di un ragazzino: "Bambini, voglio che ognuno di voi porti con voi un nuovo scolaro a scuola domenica prossima", disse un giorno il sovrintendente di una scuola domenicale ai suoi scolari. «Non riesco a trovare nuovi scolari», si dissero molti bambini. «Proverò quello che posso fare», fu la risposta sussurrata di pochi altri. Uno di quest'ultima classe andò a casa da suo padre e disse: "Padre, vuoi venire con me alla scuola domenicale?" «Non so leggere, figlio mio», rispose il padre con un'espressione di vergogna. «I nostri insegnanti te lo insegneranno, caro padre», rispose il ragazzo, con rispetto e sentimento nel suo tono. «Ebbene, me ne vado», disse il padre. Andò, imparò a leggere, cercò e trovò il Salvatore, e alla fine divenne un colportore. Passarono gli anni, e quell'uomo aveva istituito quattrocento scuole domenicali, nelle quali erano radunati trentacinquemila bambini! Così vedete cosa ha fatto il tentativo. Gli sforzi di quel ragazzo erano come un minuscolo ruscello, che presto si gonfia in un ruscello e alla fine diventa un fiume. I suoi sforzi, per grazia di Dio, salvarono suo padre; e suo padre, salvatosi, condusse trentacinquemila bambini alla scuola domenicale

9 CAPITOLO 14

Marco 14:9

Per un suo ricordo.-

Le opere fatte per Cristo sono state ricordate e ripagate: - Il fare opere è stato sopravvalutato in una parte della storia della Chiesa, cioè le opere sono state separate dai motivi che le hanno portate; e, come sapete, per un lungo periodo il linguaggio è stato tenuto come se ci fosse un merito nelle opere, e come se potessero fare un'espiazione per il peccato, e cancellare i misfatti passati di un uomo, e come se, se su un letto di morte avesse fatto grandi sacrifici alla chiesa di Cristo, ciò spazzasse via anni di lussuria, cupidigia e crudeltà. E così, per una repulsione di sentimento, che deve sempre assalire la Chiesa, è accaduto che tra noi gli uomini hanno avuto paura di parlare del grande privilegio e del grande dovere di compiere opere d'amore per il corpo di Cristo, la Chiesa; E c'è stata tra noi una specie di nozione sdolcinata e miserabile, che dobbiamo coltivare sentimenti interiori, affetti e simili, e che questo è tutto ciò che riguarda la religione, e tutta la realtà di essa, a cui dobbiamo mirare. Ma questa non è tutta la verità della cosa; questa è una contraffazione molto povera e miserabile del cristianesimo. Dovunque il cristianesimo si impadronisca veramente del profondo del cuore di ogni uomo, si manifesterà, non solo nel guidare il suo sentimento, ma nel guidare le sue azioni, nel condurlo a un servizio generoso, devoto e leale di cuore; gli farà portare la sua "scatola di alabastro", e la romperà, e non ne conterà mai il prezzo, e non calcolerà mai bene se potrebbe mettere da parte il suo denaro per un profitto migliore altrove; fermerà tutte le obiezioni come: "Non sarebbe stato meglio venderlo e darlo ai poveri?" perché c'è una munificenza nell'amore, e c'è una grandezza nel dare un cuore leale, che Cristo ama vedere, e che sicuramente ricompenserà. Questo ci viene presentato nel testo in due modi

(1.) Nella prontezza del nostro benedetto Maestro a ricevere l'offerta; il modo in cui si intromise subito tra la donna e il suo rimprovero, il modo in cui represse l'obiezione, sia che fosse stata sollecitata per ipocrisia, sia che fosse nell'oscurità di una mezza fede, che avrebbe fatto meglio a venderla e darla ai poveri; il modo pronto in cui entrò e subito riconobbe "Lei ha fatto quello che poteva", "lo ha fatto contro la Mia sepoltura". La donna, forse, non sapeva che Cristo era vicino alla Sua fine. Ma è così, che l'amore giunge alla verità nascosta delle cose, prima che le cose stesse siano state rivelate. L'uomo che agisce per amore verso Cristo è una sorta di profeta; egli preagisce su ciò che è ancora nascosto nei consigli di Dio

(2.) Con la notevole promessa aggiunta. Vedete quale onore duraturo fu questo che Cristo mise su questo atto; Vedete fino a che punto va oltre ogni onore mondano che noi consideriamo il più alto in ordine. Coloro che lavorano per Dio raccoglieranno un onore duraturo, che non si può ottenere sulla via del servizio terreno. Questa piccola cosa che sembrava sbagliare nel fare, questa cosa che sembrava essere fatta così facilmente, così naturalmente, che non costava a questa donna alcun pensiero in anticipo, ma che era solo l'impulso di un cuore amorevole, è sopravvissuta e se ne è parlato, anche se tutto l'impero romano è scomparso. Il grande abisso dell'oblio l'ha inghiottita, ma il Signore nostro Dio dura in eterno; e anche le miserabili opere dell'uomo, quando sono fatte per Dio, sono dotate di perseveranza. È tessuta, per così dire, nella rete della grandezza di Dio; e così dura, e la benedizione e il ricordo di esso vivono in questo mondo di cambiamento, molto tempo dopo che il grande mondo delle cose che lo circonda è sprofondato sotto il lontano orizzonte, e questo sale come una possente montagna che è stata inghiottita da coloro che gli stavano vicino e sembrava più grande di essa, ma ora, in lontananza, si staglia solitaria nella luce del cielo e ci dice che è diversa da tutte le altre. E così è stato spesso con le cose fatte per Dio, e per Cristo, e per la Sua Chiesa

(I.) Incoraggiamento. Il ricordo di questa donna è un pegno che Dio non dimenticherà mai il Suo popolo. Per quanto inutile sia il loro lavoro; mescolato com'è nei motivi da cui scaturisce, anche negli uomini migliori; macchiato, dunque, com'è dal peccato; eppure, per amore di Cristo, è accettata e, essendo accolta, sarà ricompensata. Ecco, quindi, un grande motivo per sforzarsi nel servizio di Dio. Seminate in gran parte questa opportunità passeggera del tempo con i semi dell'eternità. Mettete da parte la vostra vita, e tutto ciò che avete, a interesse, affinché Dio ripagherà ciò che Gli prestate. Fate delle imprese per Lui. Getta nelle oscure profondità della Sua provvidenza ciò che Egli ti darà di nuovo con gli interessi

(II.) Dovere. Il potere di fare questo deriva dal tuo essere cristiano; quindi la necessità che tu lo faccia è legata al fatto che sei cristiano. Non stai vivendo da cristiano se non lo stai facendo. Il potere di lavorare per Dio è il frutto della tua redenzione. È perché Cristo ci ha redenti che possiamo servire Dio con un sacrificio accettevole; che la creazione ci ha riaccolti di nuovo nel luogo che il peccato aveva perduto per noi; che tutte le cose possano essere piene di Dio per noi; che possiamo infatti servire il Signore, sapendo chi serviamo, e sicuri di essere accettati; che tutto ciò che abbiamo è diventato un talento: la nostra posizione nella vita, il nostro cammino quotidiano, la nostra condotta nella nostra famiglia e nel mondo che ci circonda, che questi sono compiti che Dio ci ha affidato, tanto quanto i compiti degli angeli sono assegnati a loro; in modo che non importi dove o cosa io sia nella vita; Che la mia vita sia meschina come gli uomini giudicano, o grande come gli uomini giudicano, non importa nulla; È lo scopo della mia vita che fa tutta la differenza. (Vescovo S. Wilberforce.)

Lavorate non per il successo, ma per Dio: non dovete lavorare per un successo visibile. Questa è una delle grandi ragioni per cui si vede venir meno coloro che avevano cominciato a lavorare per Dio. Pensano di raccogliere, quando dovrebbero seminare. Intendono fare un gran bene, e vi si mettono all'opera con tutto il cuore; tutto si trasforma in delusione; e, poiché lavoravano per il successo, si sedettero e non lavorarono più. Ricordate, fratelli, che non state lavorando per il successo, ma per Dio. Dovete lavorare al buio. È la condizione stessa della vita. In cielo lavoreremo nella luce, vedremo l'opera di Dio; ma non qui. In questa vita dobbiamo lavorare al buio; dobbiamo dare agli ingrati; dobbiamo dare, perché Cristo è rappresentato nei poveri e nei miserabili che ci circondano, e perché questo è l'unico modo che abbiamo per rompere la nostra "scatola di nardo" sul Suo corpo. E se lavoriamo nell'amore, c'è una legge segreta dell'amore che ci porta al risultato. I santi di Dio hanno trovato questo. Hanno fatto qualcosa nell'amore, perché "l'amore di Cristo li ha costretti" a farlo; E, forse nella prossima generazione, o anche nella generazione successiva, ha iniziato a funzionare potentemente. Hanno fondato una piccola istituzione con mano liberale, e quella piccola istituzione si è gonfiata ed è cresciuta fino a diventare una potente fortezza, in cui la verità di Cristo è stata conservata per un'intera generazione; hanno aperto una porta nel deserto, e non sapevano che le moltitudini, che avrebbero viaggiato per quella via, avrebbero ringraziato Dio per il ristoro così offerto loro. (Ibidem)

Un modo molto piacevole per farci ricordare: l'esaltazione umana non dà soddisfazione permanente. Avevo un vecchio amico che entrò alla Casa Bianca quando il generale Jackson era presidente degli Stati Uniti, quattro giorni prima che il presidente Jackson lasciasse la Casa Bianca, e il presidente gli disse: "Sono infastidito quasi a morte. La gente lotta per questa Casa Bianca come se fosse una cosa grandiosa da ottenere, ma vi dico che è un inferno perfetto!" Non c'era nulla nell'elevazione che il mondo gli aveva dato che lo rendesse soddisfatto, o che potesse tenere lontani i fastidi e le vessazioni della vita. Un uomo scrive un libro. Pensa che circolerà per molto tempo. In poco tempo entra negli archivi della biblioteca cittadina, per essere disturbato una volta all'anno, e questo quando il custode pulisce la casa. Un uomo costruisce una splendida casa e pensa di trarne fama. Passano alcuni anni, e finisce sotto il martello del banditore alla vendita degli esecutori testamentari, e uno sconosciuto lo compra. Le piramidi furono costruite per l'onore degli uomini che ne ordinarono la costruzione. Chi li ha costruiti? Non lo so! Per chi sono stati costruiti? Non lo so! Tutta la loro storia è un oscuramento e un mistero. C'erano uomini a Tebe, a Tiro e a Babilonia che lottavano per ottenere una grande eminenza, ma furono dimenticati; mentre la donna del testo, che si avvicinò amorevolmente a Gesù, ha il suo memoriale in tutti i secoli. Ah! uomini e donne di Dio, ho scoperto il segreto; ciò che facciamo per noi stessi è dimenticato: ciò che facciamo per Cristo è immortale. Coloro che sono gentili con gli ammalati, coloro che istruiscono gli ignoranti, coloro che confortano gli afflitti, non saranno dimenticati. Ci sono state donne più brillanti di Florence Nightingale, ma tutto il mondo ne canta le lodi. Ci sono stati uomini più intelligenti del missionario Carey: i loro nomi sono stati dimenticati, mentre il suo è famoso negli annali della Chiesa cristiana. Ci possono essere state donne con vasi più costosi di quelli che vengono portati nella casa di Simone il lebbroso, ma i loro nomi sono stati dimenticati, mentre stasera sto davanti a voi a leggere la bella storia di questo adoratore di Betania. Nella galleria del cielo ci sono i ritratti dei fedeli servitori di Cristo, e i monumenti possono crollare, e la terra può bruciare, e le stelle possono cadere, e il tempo può perire; ma dei fedeli di Dio si parlerà fra i troni, e dal seme terrestre che hanno seminato vi sarà raccolto un raccolto di gioia eterna. (Dott. Talmage.)

Cristo merita il meglio di tutto: quella donna avrebbe potuto avere un vaso che non sarebbe costato la metà di quelli di alabastro. Avrebbe potuto portare un profumo che sarebbe costato solo cinquanta pence; Questo costò trecento sterline. Per quanto posso capire, c'era tutta la sua fortuna. Avrebbe potuto essere più parsimoniosa; ma no, prende la scatola migliore e vi mette dentro il profumo più buono, e lo versa tutto sul capo del suo Redentore. Miei fratelli e sorelle in Cristo, il problema è che portiamo a Cristo una scatola troppo economica. Se ne abbiamo uno di alabastro e uno di terracotta, teniamo il primo per noi e diamo l'altro a Cristo. Dobbiamo a Gesù il meglio del nostro tempo, il meglio dei nostri talenti, il meglio di tutto. Se c'è qualcuno sulla terra che ami più di Gesù, gli fai un torto. Chi è mai stato così amorevole, puro e generoso? Chi dei tuoi amici si è offerto di pagare tutti i tuoi debiti, di portare tutti i tuoi fardelli e di soffrire tutte le tue pene? Chi di loro si è offerto di andare nella tomba per farti vincere? Dimmi chi è e dove abita, perché anch'io vada ad adorarlo. No, no; voi sapete che non c'è mai stato un solo Gesù, e che se Egli avesse ciò che gli spetta, gli porteremmo tutte le gemme dei monti, tutte le perle del mare, tutti i fiori dei campi, tutti i frutti dei tropici, tutte le corone dei domini e tutte le casse di alabastro. Se hai un po' di brillantezza di spirito, portala; Qualsiasi chiarezza di giudizio, qualsiasi larghezza di cuore, qualsiasi attrattiva di posizione, li porta. Via le boccette di profumo stantio a buon mercato, quando potrete riempire la sala dei banchetti di Cristo di un aroma squisito. Paolo aveva già fatto grandi discorsi in passato, ma ha fatto il suo miglior discorso per Cristo. Giovanni aveva calore di affetto in altre direzioni, ma aveva il suo più grande calore di affetto per Cristo. Gesù merita la parola più bella che abbiamo mai pronunciato, la canzone più allegra che abbiamo mai cantato, la lettera più amorevole che abbiamo mai scritto, il giorno più sano che abbiamo mai vissuto, il più forte palpito del cuore che abbiamo mai sentito. (Ibidem)

Dai i bambini a Gesù: C'è un bambino nella tua casa particolarmente luminoso e bello? Portatelo fino a Gesù. Tienilo nel battesimo davanti a Lui; inginocchiatevi accanto ad esso in preghiera; portatela fino a dove si trova Gesù. Oh, non sapete, padre e madre, che la cosa migliore che potrebbe accadere a quel bambino sarebbe che Gesù gli mettesse le mani sopra? Se un giorno Gesù dovesse venire in casa e portarne via uno per farglielo tornare, mai, mai, non resistergli. Il suo cuore è più caldo, il suo braccio più forte del tuo. La culla per un bambino non è un luogo così sicuro come le braccia di Gesù. Se Cristo dovesse entrare nella tua casa, dove hai i tuoi tesori migliori, e dovesse scegliere da tutti gli scrigni una scatola di alabastro, non respingerlo. Sembra che Gesù Cristo abbia preso il meglio; Da molte delle vostre famiglie il migliore è sparito. Sapevi che era troppo buona per questo mondo; era la più gentile nei suoi modi, la più profonda nei suoi affetti; e, quando alla fine è arrivata la malattia, non avevi più fiducia nelle medicine. Sapevi che Gesù stava arrivando oltre il davanzale della porta. Voi sapevate che l'ora della separazione era giunta, e quando, grazie alla ricca grazia del Signore Gesù Cristo, avete ceduto quel tesoro, avete detto: "Signore Gesù, prendilo, è il meglio che abbiamo, prendilo. Tu ne sei degno". Gli altri membri della casa potrebbero essere stati di stampo più grossolano. Era di alabastro. L'altro giorno un uomo mi portava dal deposito a un villaggio. Era molto rozzo e rozzo, e molto blasfemo; ma dopo un po' si addolciva e cominciava a parlare del figlioletto che aveva perduto. «Oh, signore», disse, «quel ragazzo era diverso dal resto di noi. Non usava mai un linguaggio volgare; No signore. Non l'ho mai sentito usare una parolaccia in vita mia. Diceva le sue preghiere e noi ridevamo di lui; ma lui continuava a dire le sue preghiere, e spesso pensavo: 'Non posso tenere quel bambino' e dicevo a mia moglie: 'Mamma, non possiamo tenere quel bambino'. Ma, signore, il giorno in cui è annegato, e l'hanno portato dentro e lo hanno steso sul tappeto, così bianco e così bello, mi si è spezzato il cuore, signore. Sapevo che non potevamo tenerlo". Sì, sì, questa è la via di Cristo; Prende questa scatola di alabastro. (Ibidem)

Un'offerta di ringraziamento per Gesù: "Ora, amici miei, questa donna ha fatto la sua offerta a Cristo; che offerta avete voi da fare a Gesù? Portò una scatola di alabastro e portò un unguento. Alcuni di voi si sono ammalati. Nelle ore della solitudine e della sofferenza hai detto: "Signore Gesù, fa' che questa volta guarisca e sarò consacrato a Te". Le medicine facevano il loro lavoro; il dottore ebbe successo; stai bene; Sei qui per notte. Quale offerta devi fare al Signore Gesù che ti ha guarito? Alcuni di voi sono stati a Greenwood, non come quelli che vanno a vedere i monumenti e a criticare gli epitaffi, ma nella processione che è uscita dal cancello con uno in meno rispetto a quando siete entrati. Eppure sei stato consolato. La vanga del becchino sembrava far spuntare i fiori di quella buona terra dove Dio asciugherà le lacrime dai tuoi occhi. Per quel Gesù che ti ha tanto consolato e tanto ti ha compatito, che offerta hai da fare? Alcuni di voi sono passati senza particolari problemi. Oggi, a mezzogiorno, quando vi siete riuniti intorno al tavolo, se aveste chiamato i nomi familiari, avrebbero tutti risposto. Tanto a tavola, tanto nell'armadio. A quel Gesù che ti ha vestito e nutrito per tutta la vita, a quel Gesù che si è coperto delle tenebre della morte per poter acquistare la tua emancipazione, quale offerta dell'anima hai da fare? La donna del testo portava i profumi del nardo. Voi dite: "I fiori del campo sono tutti morti ora, e non possiamo portarli". Lo so. I fiori sulla piattaforma sono solo quelli che vengono strappati dalla mano truce della morte; Sono i figli della serra. I fiori del campo sono tutti morti. Li abbiamo visti fiorire nelle valli e nelle montagne; corsero fino all'orlo della caverna; inghirlandavano il collo delle colline come una regina di maggio. Apparecchiarono il loro banchetto di coppe d'oro per l'ape e sgocciolarono gocce di caprifoglio per il colibrì. Sbattevano le loro antere contro la fascia bianca del bambino malato e giungevano alle narici dei moribondi come tempeste di spezie dal cielo. Tremarono nell'agitazione della sposa e all'ora della sepoltura cantarono il rintocco d'argento di una risurrezione. Bellissimi fiori! Fiori luminosi! Dolci fiori! Ma ora sono tutti morti. Vidi i loro petali sparsi sulla schiuma del ruscello selvaggio, e scostai la siepe, e vidi il luogo dove giacevano i loro cadaveri. Non possiamo portare i fiori. Che cosa porteremo? Oh, dagli affetti del nostro cuore, questa sera portiamo il profumo soave di un sacrificio cristiano. Portiamolo a Cristo, e poiché non abbiamo altro vaso in cui portarlo, facciamo che questa gloriosa ora del sabato sia la scatola di alabastro. Rawlins White, un vecchio martire, era molto decrepito; e per anni era stato piegato quasi in due, e a malapena poteva camminare; ma fu condannato a morte, e, mentre si dirigeva verso il rogo, ci viene detto, i legami del suo corpo sembrarono spezzarsi, ed egli si alzò dritto ed esuberante come un atleta, e camminò nel fuoco cantando la vittoria sulle fiamme. Ah, è stata la gioia di morire per Gesù che ha raddrizzato il suo corpo e risvegliato la sua anima! Se soffriamo con Lui sulla terra, saremo glorificati con Lui in cielo. Scegli il Suo servizio; È un servizio benedetto. Che nessun uomo o donna esca da questa casa stanotte senza beatitudine. Gesù stende entrambe le braccia della Sua misericordia. Non chiede da dove venite, o quali sono stati i vostri peccati, o quali sono stati i vostri vagabondaggi, ma dice, con un pathos e una tenerezza che dovrebbero abbattervi: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo". Chi accetterà l'offerta della Sua misericordia? (Ibidem)

10 CAPITOLO 14

Marco 14:9-11

e Giuda Iscariota.-

Maria e Giuda: - Poiché questi versetti, e specialmente la narrazione del Quarto Vangelo, mettono in contrapposizione l'atto più grandioso di Maria e l'atto più vile del figlio dell'Iscariota, cogliamo l'occasione per contrapporre l'uno all'altro, affinché lo splendore di un personaggio possa attirarci sul sentiero che ha percorso, e che la bassezza dell'altro ci determini con tutta la rapidità a fuggire ogni peccato, affinché non possiamo essere distrutti dalle sue piaghe.

(I.) Qui abbiamo l'amore di Maria per il suo Signore che arriva alla sua più alta elevazione, riversando il suo costoso tesoro su quei piedi ai quali era solita sedersi con tanta riverenza, e imparare lezioni il cui valore è al di là dei rubini. Non fu dapprima che ella compì questo atto di munificenza, la cui fama sarà coeva alla durata del mondo che è ora, ma dopo aver continuato a ricevere e a trarre profitto dalle istruzioni e dalle opere del suo Signore per qualche tempo; la graziosa impressione nella sua mente e nel suo cuore verso il suo Signore, una volta nella sua infanzia, è piena e matura; Ora il poco lievito ha fatto lievitare tutta la pasta.

(II.) Ora diamo un'occhiata a colui che fu chiamato ad essere sulla terra uno dei dodici, e chiamato in cielo a sedere su un trono apostolico; ma che divenne avido e, di conseguenza, rubò ai poveri e vendette il Signore per trenta sicli d'argento. Egli non era tutto questo in una volta, proprio come Maria non ruppe la sua scatola di alabastro la prima volta che vide Gesù, ma l'ultima, immediatamente prima della sua morte e sepoltura. Giuda Iscariota ha sbagliato permettendo che una creatura come una creatura, anche mammona, avesse un posto indebito prima nei suoi pensieri e poi nel suo cuore. Gesù era l'oggetto dello sguardo di Maria, i suoi pensieri correvano sempre dietro a Lui, finché il suo cuore non fu riempito e governato dal Suo amore, tanto che considerava una piccola cosa poter versare una fortuna ai Suoi piedi. Aveva una mentalità spirituale, e in questo trovava riposo alla sua anima; Giuda aveva una mente carnale, e dimostrò con timore che essere così è la morte.

(III.) Questi opposti servono a mostrare che un corso continuo di virtù o di peccato porterà ad atti straordinari di bontà o di crimine quando si presenta l'opportunità o la tentazione. Mentre l'amore di Cristo conduce a continui atti di beneficenza per Cristo, e ad atti straordinari nelle grandi occasioni, come nel caso di Maria, così, d'altra parte, il discepolo che si lascia indulgere in un primo momento in piccoli atti di delinquenza, va via via peggiorando sempre di più, diventa così abituato a deviare dalla linea retta, che è pronto a commettere sotto forte tentazione la massima enormità, per fare ciò di cui una volta avrebbe gridato con orrore: "Il tuo servo è forse un cane per fare questo?" Stronca il peccato sul nascere; cessatene subito, perché non sapete fino a quale altezza di crimine e profondità di vergogna possa condurre; cercate, con l'aiuto di Dio, di espellere dal cuore il poco lievito della perversità prima che tutto il cuore e la vita ne siano corrotti e fuorviati; L'inizio del peccato è come il far uscire l'acqua, c'è il ruscello che scorre all'inizio, il diluvio travolgente dopo.

(IV.) Abbiamo l'elogio del Signore per l'uno e la condanna dell'altro. Come è contrario il suo destino sulla terra a quello della donna di Betania! Così, colei che dimenticò se stessa e pensò solo al suo Signore, e si gloriò di poter diventare povera se solo fosse stato onorato, la fragranza del suo nome riempie il mondo intero di un soave profumo, proprio come l'unguento riempiva la casa di un odore riconoscente; mentre l'altro, che, cedendo alla tentazione, non si curava che il suo Signore fosse distrutto se poteva essere arricchito e ingrandito, la sua sorte è di presentarsi tra gli uomini come i più indigenti e desolati, maledetti da Dio e dagli uomini. E dove sono ora - quello che ama Cristo e quello che ama il denaro - messi in contatto per un momento sotto questo tetto? La distanza tra loro, la distanza morale, si è allargata da allora, e lo farà sempre di più; l'uno si è innalzato sempre più vicino al trono dell'amore e della verità infiniti, seguendo l'Agnello dovunque vada, crescendo in somiglianza e devozione al suo Signore; l'altro, tagliato fuori da tutte le fonti di rinascita della vita, ed esposto solo a ciò che è male, sta sempre precipitando in un abisso più basso di corruzione, vagando sempre più lontano dalla casa di suo Padre, dall'ovile del suo Pastore; Sarebbe stato un bene per quell'uomo se non fosse mai nato. Alcune lezioni suggerite da questo argomento:1. Ci viene letta qui una terribile lezione contro il peccato di cupidigia. Non è necessario avere grandi somme di denaro affidate a noi per essere avidi. Nessuno può peccare esattamente come ha peccato lui vendendo di nuovo il suo Salvatore per denaro, ma i professori, se non vigilanti, possono permettere che il loro amore supremo si allontani da Cristo e si concentri sul tesoro terreno, sia esso pari in valore a cinque sterline o a cinquantamila; il peccato non sta nella quantità di ricchezze che è preferita al Salvatore, ma nel dare alla ricchezza o a qualsiasi altra cosa il nostro amore più alto invece che a Gesù. Coloro che fanno questo sono colpevoli di idolatria che distrugge l'anima come lo fu sempre Giuda. Fate attenzione e guardatevi dalla cupidigia; Tanto più bisogna guardarsene perché ci arriva in forme così speciose, e assume titoli così ingannevoli, come l'economia, la prudenza, l'onestà, la provvista per l'avvenire, la provvista contro la vecchiaia; è un peccato che tra gli uomini è trattato con rispetto, e non tenuto in orrore, come lo sono i peccati di omicidio, adulterio e furto; eppure è stata la macina che ha fatto sprofondare molti, oltre a Giuda, tra gli abissi dell'abisso dell'abisso; è idolatria, dice la Parola di Dio; e sappiamo che nessun idolatra ha posto nel regno dei cieli

(2.) L'unica salvaguardia contro questo e ogni altro male è assorbire lo spirito e seguire i passi di Maria. Il suo cuore era pieno di Cristo. Lascia che Egli abbia il tuo cuore, affinché lo lavi da ogni peccato nel Suo sangue e lo riempia del Suo amore perfetto. ConsideraLo come l'unica cosa di cui hai bisogno, l'unica assolutamente essenziale per il tuo benessere. Dopo avergli dato il tuo cuore e riposto in Lui il suo amore più forte, tutte le scatole e le borse contenenti tesori saranno disponibili su Sua richiesta; e nella vita, nella morte, nell'eternità, come Maria, sarai infinitamente lontano da Giuda e da tutti coloro che la pensano allo stesso modo. Ebbene, miei compagni peccatori, scegliete con Giuda o con Maria? Non con Giuda, direte voi. Se potessi, non tradiresti il Santo e il Giusto. Ma la sua offesa originaria, la radice del grande peccato di tradimento, consisteva nel permettere che qualcosa di preferibile a Cristo impegnasse i suoi pensieri e i suoi affetti, persino il denaro, fino a quando non ne fosse completamente assorbito; Lì c'era la sede del male. Finché dunque c'è qualcosa che ti sta a cuore, sia esso il denaro, sia l'essere un prossimo, sia un'indulgenza sensuale, una gratificazione carnale, sia qualsiasi altra cosa, scegli con Giuda e non con Maria. Tu dai il tuo cuore, come l'apostata, a una cosa o all'altra creaturale, e finché lo fai la tua anima è in pericolo di rovina eterna; Quel tuo unico peccato, se non sarà abbandonato, ti distruggerà. Oh, scegli con la sorella di Marta e di Lazzaro e dona tutto il cuore a Gesù. (T. Usignolo.)

Ricordando i poveri ma non Cristo: - In una fredda sera d'inverno, feci la mia prima visita a un ricco mercante di New York. Quando uscii dalla sua porta, e la burrasca penetrante si fece sentire, dissi: "Che notte terribile per i poveri!" Tornò indietro e, portandomi un rotolo di banconote, disse: "Per favore, consegnale per me, alla gente più povera che conosci". Dopo alcuni giorni, gli scrissi i ringraziamenti riconoscenti dei poveri che la sua munificenza aveva alleviato, e aggiunsi: "Com'è possibile che un uomo così gentile con i suoi simili sia sempre stato così scortese con il suo Salvatore da rifiutargli il suo cuore?" Quella frase lo toccò nel profondo. Mi mandò a chiamare per andare a parlare con lui, e si diede rapidamente a Cristo. Da allora è stato un cristiano molto utile. (Dott. Cuyler.)

Aiutare i poveri: - In una sola occasione ho sentito Jenny Lind esprimere la sua gioia per il suo talento e la sua autocoscienza. È stato durante il suo ultimo soggiorno a Copenaghen. Quasi ogni sera appariva sia nell'opera che nei concerti; Ogni ora era in requisizione. Aveva sentito parlare di una società il cui scopo era quello di assistere i bambini sfortunati e di toglierli dalle mani dei loro genitori, dai quali venivano maltrattati e costretti a mendicare o a rubare. "Lasciami", disse, "dare uno spettacolo di una notte a beneficio di questi poveri bambini; Ma avremo prezzi doppi". Tale spettacolo fu dato e restituì grandi proventi. Quando fu informata di ciò, e che in questo modo un certo numero di bambini poveri ne avrebbe beneficiato per diversi anni, il suo volto si illuminò e le lacrime le riempirono gli occhi. "Non è bello," disse, "che io possa cantare così?" Per mezzo di lei ho percepito per la prima volta la santità che c'è nell'arte; grazie a lei ho imparato che bisogna dimenticare se stessi al servizio del Supremo". (Hans Christian Andersen.)

Il tradimento di Giuda: Giuda e Maria sono ai due poli delle possibilità umane. Forse nei loro primi anni entrambi sembravano ugualmente promettenti. Ma ora quanto è vasto l'intervallo! A poco a poco Maria è risorta seguendo la luce di Dio, e a poco a poco Giuda è caduto seguendo la tentazione di Satana

(1.) Molti cominciano bene coloro che muoiono terribilmente

(2.) L'io è la distruzione della sicurezza e della santità allo stesso modo

(3.) L'avidità porta a molte retromarce interiori e a molta aperta apostasia

(4.) C'è meschinità e codardia in ogni male. Il male trama trame e pratica l'inganno, vergognandosi e avendo paura di agire alla luce del sole

(5.) La bontà degli uomini buoni peggiora gli uomini cattivi quando non riesce a risvegliare in loro il pentimento

(6.) Il mondo pensa come Giuda, che la mancanza di denaro è la radice di tutti i mali; ma Dio dice ciò che Giuda ha dimenticato, che l' amore del denaro è così

(7.) Per ottenere un terzo della somma che Maria aveva speso in unguento, Giuda si schiera con i nemici di Gesù e diventa un traditore del suo Salvatore. 8. Coloro che complottano contro il Salvatore complottano contro se stessi. Fu Giuda, non Cristo, ad essere distrutto. 9. Guardatevi dalla mezza conversione e dalla fusione di mondanità e discepolato, perché tali mescolanze finiscono male. Le spine che spuntano, soffocano fatalmente la grazia che sembrava forte e sana. (R. Glover.)

Politica di Giuda: - Non credo che Giuda intendesse tradire Gesù fino alla morte. Lo vendette per circa 3 sterline e 16 scellini. Senza dubbio intendeva forzargli la mano, costringerlo a dichiararsi e a portare avanti il suo regno immediatamente. Le cose, pensava, dovevano ora arrivare a una crisi; non c'era dubbio che il grande Taumaturgo avrebbe vinto se solo fosse stato spinto all'azione, e se si fosse potuto fare anche solo un po' di denaro, sarebbe stato intelligente, soprattutto perché sarebbe uscito dalle tasche del nemico. Quello era Giuda dappertutto. Il suo personaggio è molto interessante, e penso che sia molto frainteso. La lezione diretta da imparare è generalmente il pericolo di vivere su un piano morale basso. È come uno stato basso del corpo: non è esattamente una malattia, ma è la condizione favorevole a tutti i tipi di malattie. L'ottusità per i buoni sentimenti, la religione, la verità, porta all'autoinganno, che porta alla cecità della peggior specie, e poi al crimine. Nulla è sicuro se non un alto Ideale, e non può essere troppo alto. Mira sempre al meglio e mantieni luminoso l'onore. Non manomettere la verità, non scherzare con l'affetto e, soprattutto, non essere continuamente deciso a ottenere denaro a tutti i rischi e a qualsiasi sacrificio. Tutti noi possiamo guardare Giuda e impararlo. (H. R. Haweis, M.A.)

Il peccato della cupidigia: - Impara da questo la grandezza e il pericolo del peccato della cupidigia, la causa e la radice da cui scaturiscono molti altri peccati (1; Timoteo 6:10). Una madre pecca, avere molte figlie maledette come lei. Un ceppo su cui si può innestare quasi qualsiasi peccato. Da qui vengono la frode, l'ingiustizia e ogni tipo di oppressione, sia aperta che segreta; crudeltà e trattamento spietato; mentire, bestemmiare, uccidere, ecc

(1.) Allontana il cuore da Dio e dalla religione, ostacolando il nostro amore per Dio e la gioia nel Suo servizio; spegnendo il nostro zelo per la Sua gloria; facendo sì che gli uomini rivolgano i loro cuori alle ricchezze e ai guadagni mondani, il che li prende a tal punto che non possono essere liberi di amare Dio e di dilettarsi nel Suo servizio come dovrebbero fare Matteo 6:24; Luca 14

(2.) Soffoca il seme della Parola di Dio nel cuore di coloro che la ascoltano, così che non può portare frutto in loro Matteo 13:22; Ezechiele 33:31

(3.) Nella Scrittura sono minacciati giudizi gravi contro questo peccato Isaia 5:8 ; Ab. 2:9; Giacomo 5:1; Luca 6:24

(4.) È un peccato molto difficile pentirsi. Quando altri peccati lasciano un uomo, ad esempio nella vecchiaia, questo si aggrappa solo più velocemente a lui. Colui che vuole seguire Cristo, ed essere un vero cristiano, deve abbandonare tutte le cose in questo mondo (almeno nel cuore) per seguirLo. Ma quanto è difficile per l'uomo avido farlo. Inoltre, costoro hanno molte pretese e scuse per il loro peccato: come, affinché vengano tempi duri; e, "Chi non provvede ai suoi", ecc., che è una delle cause principali per cui è così difficile per costoro pentirsi. (George Petter.) La cupidigia non si limita ai ricchi; -I poveri possono pensare di essere liberi da questo peccato e di non correre il pericolo di cadervi. Ma

(1) Ecco, l'amore del denaro o delle ricchezze non possiede forse l'anima tua? Se è così, allora, anche se sei povero, potresti essere in pericolo di questo peccato; sì, potresti esserne profondamente contaminato, se il tuo cuore è innamorato delle ricchezze mondane; se desideri ardentemente essere ricco e stimo troppo la ricchezza, pensando felice solo a coloro che la possiedono.

(2) Se sei scontento del tuo attuale patrimonio, è un segno che sei avido. (Ibidem)

Rimedi contro la cupidigia:

1.) Ricordate che nella Scrittura ci è chiaramente proibito desiderare e cercare la ricchezza mondana Proverbi 23:4; Matteo 6

(2.) Considera la natura di tutte le ricchezze e ricchezze mondane. Non sono che i beni di questo mondo (come li chiama l'Apostolo), che servono solo al mantenimento di questa vita momentanea presente, ed è in se stesso vanissimo e transitorio; essendo tutto tranne che una sostanza in via di estinzione. L'oro stesso non è altro che "oro che perisce" 1Pietro 1:7; 1Timoteo 6:17; Proverbi 23:5; Luca 12:20

(3.) Considera quanto sia vana e inutile per noi tutta la ricchezza mondana, anche mentre ne godiamo: non essere in grado di aiutarci o farci del bene Luca 12:15. Gli uomini più ricchi non vivono più a lungo. Tutta la ricchezza del mondo non può prolungare la vita di un uomo di un'ora. Non può darci sollievo nel dolore; salute in malattia; ma la cosa più incapace è di aiutarci o liberarci nel giorno dell'ira di Dio. Pensate a queste cose, per trattenerci e tenerci lontani dall'amore e dal desiderio smodato dei beni di questo mondo. Una delle cause principali della cupidigia è una falsa persuasione nel cuore degli uomini che tocca una grande eccellenza nelle ricchezze, che renderanno felici; ma non è così; piuttosto il contrario

(4.) Considera il conto che in seguito sarà dato a Dio, di tutte le ricchezze qui godute; come l'abbiamo usato, bene o male: perché non siamo proprietari assoluti di ciò che abbiamo, ma solo amministratori, incaricati da Dio della sostanza terrena di usarla per la Sua gloria e il bene degli altri. Pensateci bene, e sarà un mezzo per frenare l'amore smodato e il desiderio della ricchezza mondana

(5.) Lavorare per la fede nella provvidenza di Dio; di dipendere dalla Sua cura paterna per le cose di questa vita. Questo eliminerà i desideri avidi, che sono frutti dell'infedeltà e della sfiducia nella Provvidenza di Dio Matteo 6:30, 32; Romani 8:32; Salmi 55:22

(6.) Lavoro per la contentezza della condizione presente. Questa è la vera ricchezza Ebrei 13:5; Filippesi 4:11; 1Timoteo 6:8

(7.) Lavora per fare di Dio la nostra parte e il nostro tesoro. Vada il tuo cuore principalmente a lui, e sia principalmente rivolto a lui: il tuo amore, la tua gioia, la tua delizia. Allora sei abbastanza ricco. In lui hai tutte le cose. (Ibidem)

La Chiesa ferita:

(I.) Che un legame troppo intimo tra un cristiano professante e il mondo è dannoso per la Chiesa

(II.) Che l'ipocrita è più dannoso per la Chiesa di un non-professore

(1.) Il mondo dipende da lui per un'opportunità. Per i capi dei sacerdoti tutti i piani e le proposte fallirono, finché giunse quello di Giuda

(2.) Gli ipocriti sono i capi dei nemici dopo aver abbandonato Cristo. Esempi: Giuda, Alessandro il ramaio, ecc

(3.) Hanno una conoscenza dei fallimenti dei fratelli cristiani. Una fortezza attaccata, un nemico travestito entra, ha informazioni sulla debolezza della fortificazione, si unisce all'esercito all'esterno, conduce l'assalto nel punto più debole. Sion confida nel Signore

(4.) Sono troppo vicini per essere visti. L'oro e il rame non possono essere distinti quando sono tenuti così vicini da toccare l'occhio

(III.) Che un debole carattere morale è dannoso per la Chiesa

(IV) Che la gioia del mondo e il dolore della Chiesa possono spesso essere attribuiti alla stessa causa. "E quando udirono ciò, si rallegrarono" e "furono grandemente addolorati". La stessa causa: quanto diversi sono gli effetti! Lo smembramento, l'abbandono di Dio, ecc., producono effetti simili. "Siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli". (William Nicholson.)

Apostasie moderne: - L'Apocalisse W. Archer Butler osserva: "Le apostasie della tavola, del caminetto e del mercato possono essere altrettanto gravi di quelle di Giuda, Giuliano o Dema". E non è così? Se, per qualche piccolo vantaggio - qualche scarso piacere mondano - i nostri doveri religiosi vengono trascurati, non sembriamo con ciò riconoscere che Cristo è di minor stima per noi? Se, per esempio, abbandoniamo le nostre devozioni pubbliche o private per partecipare a feste e impegni sociali, temendo di essere altrimenti censurati per non esservi uniti, non è questo un modo di disprezzare Cristo per il mondo? Oppure, se permettiamo che la ricerca del denaro o del piacere privato assorba la nostra vita, o ci lasciamo solo un margine ristretto per il servizio di Gesù e la promozione del Suo regno, non è forse questo, in nessun senso immaginario, "venderlo per argento"? Allora quale sarà la fine se questo peccato rimarrà impenitente e persisterà in

Quando Graveston, che aveva tradito gli spagnoli a Bergen-op-Zoom con la regina Elisabetta, venne in Inghilterra per rendere conto a Sua Maestà del suo successo e per reclamare la ricompensa, la regina gli diede mille corone, ma gli disse allo stesso tempo: "Portati a casa, così che io sappia dove mandare quando voglio un furfante dalla faccia scrupolosa".

Denaro che non giova: Tre uomini che viaggiavano insieme trovarono un tesoro e lo divisero. Poi continuarono il loro viaggio discutendo dell'uso che avrebbero fatto delle loro ricchezze. Dopo aver mangiato tutto il cibo che avevano portato con sé, decisero di andare in città a comprarne un po' e incaricarono il più giovane di questa commissione, così egli si mise in viaggio. Durante il tragitto disse a se stesso: "Come sono ricco! ma sarei più ricco, se solo avessi tutto il tesoro. Quei due uomini mi hanno derubato delle mie ricchezze. Non potrò vendicarli? Ciò potrebbe essere fatto facilmente, perché dovrei solo avvelenare il cibo che mi è stato commissionato di acquistare. Al mio ritorno dirò loro che ho cenato in città. I miei compagni mangeranno il cibo senza sospetto e moriranno, allora avrò tutte le ricchezze, mentre ora ne ho solo un terzo". Durante questo tempo i suoi due compagni si dissero l'un l'altro: "Non abbiamo bisogno che questo giovane si associ a noi; siamo stati costretti a dividere le nostre ricchezze con lui; La sua parte aumenterebbe la nostra, e noi saremmo veramente ricchi. Sta tornando, abbiamo dei buoni pugnali, usiamoli". Il giovane tornò con il cibo avvelenato; I suoi compagni di viaggio lo assassinarono, poi presero direttamente il cibo, e il tesoro non apparteneva a nessuno

12 CAPITOLO 14

Marco 14:12

Quando hanno ucciso la Pasqua.-

La Pasqua, un'osservanza tipica: - Nessun'altra festa era così piena di significato tipico, o indicava così chiaramente "cose buone a venire" Ebrei 10:1

(I.) Era una Festa della Redenzione, che prefigurava una redenzione futura e più grande Galati 4:4, 5

(II.) La vittima, un agnello senza difetto e senza macchia, era un tipo sorprendente dell'"Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo" Giovanni 1:29; 1Corinzi 5:7; 1Pietro 1:19

(III.) Immolato, non dal sacerdote, ma dal capo della folla pasquale, il sangue versato e spruzzato sull'altare, arrostito intero senza la rottura di un osso, simboleggiava Colui che fu messo a morte dal popolo Atti 2:23, il cui sangue durante una festa pasquale fu versato sull'altare della Sua croce, il soldato gli trafisse il costato, ma non gli spezzò le gambe Giovanni 19:32-36

(IV.) Mangiato durante il pasto sacrificale (peculiare dell'offerta di comunione) con erbe amare e pane azzimo (il simbolo della purezza), indicava quell'unica oblazione di Se stesso una volta offerta, per la quale Cristo ci ha resi in pace con Dio Efesini 2:14, 15, in cui chiunque crede veramente deve camminare nel pentimento, nella sincerità e nella verità 1Corinzi 5:7, 8

(V.) Fu in una Cena Pasquale che il suo antitipo, l'Eucaristia cristiana, fu istituito da nostro Signore Matteo 26:17. (G. F. Maclear, D.D.)

La Pasqua ebraica: - La Pasqua, che commemora l'esodo dei figli d'Israele dall'Egitto, era il compleanno annuale della nazione ebraica. La sua celebrazione era segnata da una gioia popolare e da un'imponenza adatta al suo carattere. Il tempo della sua osservanza era il quattordici del mese di Abib, chiamato Nisan dopo la cattività babilonese. Corrispondeva a quella parte del nostro anno compresa tra la metà di marzo e la metà di aprile. È il periodo più bello dell'anno in Palestina. La verdura fresca ricopre i campi e innumerevoli fiori della tinta più brillante e del dolce profumo adornano il terreno. I campi d'orzo cominciano a maturare e sono quasi pronti per la falce. A coronare il tutto, la luna, la luna pasquale, è allora al massimo, e la notte inonda di splendore il paesaggio. Già il primo del mese Gerusalemme mostrava i segni dell'avvicinarsi della festa. Fedeli da tutte le parti della Palestina e di altri paesi cominciarono ad arrivare, in numero crescente, fino al giorno stesso della Pasqua. Venivano in gruppi di varie dimensioni, in gruppi familiari, in gruppi di quartiere, in bande di decine, venti e centinaia. La città era piena fino a traboccare e migliaia di persone si accamparono in tende nei dintorni. Giuseppe Flavio dice che più di due milioni e mezzo di persone si riunirono a Gerusalemme al tempo di Nerone per assistere alla Pasqua. È stata mostrata ospitalità universale. Ovunque si potesse trovare una camera per gli ospiti, veniva spalancata. L'unica ricompensa permessa o accettata era che l'occupante dell'appartamento lasciasse per il suo ospite la pelle dell'agnello pasquale e il vaso di terracotta usato per il pasto. (A. H. Currier.)

Significato della Pasqua:

(I.) Considerando gli eventi e le circostanze che accompagnarono la sua istituzione originale (Esodo12), possiamo dire, in generale, che significava la liberazione attraverso l'agnello. L'angelo della morte non entrò dove il suo sangue fu asperso. Dichiarò che la corruzione subita in Egitto era stata espiata

(II.) Ma il significato della Pasqua non si esauriva nell'idea dell'espiazione. Consisteva infatti non solo nell'immolare l'agnello e nell'offrire il suo sangue, ma nel mangiarne gioiosamente. Il vino della festa era un simbolo del suo sangue. Il fatto che questo fosse bevuto come un calice di ristoro, e che si nutrisse della carne saporita, indicava espressivamente che era privilegio del riconciliato popolo di Dio non solo essere salvato dalla morte mediante l'agnello, ma ricevere da esso cosciente soddisfazione, gioia e forza. Essi sentirono il beneficio della Sua vita arresa in tutte le loro forze rinnovate e vivificate

(III.) Il lievito, in quanto prodotto di fermentazione, era per gli ebrei un simbolo di corruzione. Rappresentava l'influenza dell'idolatrico Egitto, che essi dovevano assolutamente eliminare. Il pane azzimo, quindi, era un emblema di purezza. Significava che coloro che lo mangiavano avevano tolto il peccato

(IV) Le erbe amare sono emblematiche delle prove e della disciplina che costituiscono una parte essenziale e salutare della vita cristiana. Tali prove sono ombre create dalla luce. Sono accompagnamenti inseparabili del Vangelo nella sua opera di sottomettere il mondo alla sottomissione a Cristo. (Ibidem)

13 CAPITOLO 14

Marco 14:13-15

Andate in città.-

Potremmo aspettarci che Cristo, sapendo a quale grande sforzo stava per essere chiamata la fede dei Suoi seguaci, nella Sua compassionevole sollecitudine per il loro benessere, avrebbe mantenuto la loro fede esercitata fino al momento della temuta separazione. Avrebbe trovato o trovato occasioni per provare e testare i principi che presto sarebbero stati portati a una prova così severa. Ha fatto questo? E come lo fece? Consideriamo le circostanze che ora stiamo esaminando, quelle connesse con il ritrovamento della camera degli ospiti in cui si poteva consumare l'ultima cena, come una prova e un'illustrazione dell'esercizio della fede dei Suoi discepoli da parte di Cristo. Non era forse esercitare la fede di Pietro e di Giovanni - poiché questi, i discepoli più illustri, erano impiegati in missione - mandarli in città con istruzioni così strane e saltuaria? C'erano così tante possibilità, se così si può usare la parola, che la camera degli ospiti fosse trovata con il metodo tortuoso prescritto da nostro Signore, che non ci saremmo potuti meravigliare se Pietro e Giovanni avessero mostrato riluttanza a obbedire al Suo comando. E non dubitiamo che quelle che vengono chiamate le possibilità siano state moltiplicate di proposito da Cristo per far sembrare più improbabile il ritrovamento della stanza, e quindi per dare alla fede il massimo esercizio. Ancora, ci sarebbe stato abbastanza rischio di errore o di repulsione nell'avvicinare l'uomo con la brocca: ma quest'uomo doveva solo essere seguito; e poteva fermarsi in molte case prima di raggiungere la destra. Ma Cristo non sarebbe più esplicito, perché, nella misura in cui fosse stato più esplicito, ci sarebbe stato meno esercizio per la fede. E se immaginate che, dopo tutto, non era una grande richiesta alla fede di Pietro e Giovanni 49 fatto che essi si dedicassero a una commissione così vaga - perché ciò non dipendeva molto dal fatto che trovassero il posto giusto, e dovevano solo tornare se qualcosa fosse andato storto - siamo del tutto in disaccordo con voi. C'era qualcosa di degradante e ignobile nella commissione, che richiedeva più coraggio e forza d'animo che intraprendere un'impresa di segnalazione. E l'apparente meschinità di un impiego metterà spesso alla prova la fede più della sua apparente difficoltà; L'esposizione al ridicolo e al disprezzo richiederà una maggiore nervosità morale rispetto all'esposizione al pericolo e alla morte. Crediamo che sia molto spesso ordinato che la fede debba essere disciplinata e nutrita per le sue più dure resistenze e per i suoi più alti successi, attraverso l'esposizione a piccoli inconvenienti, scontri con la mera maleducazione, l'obbrobrio dei superbi, il ghigno dei superbi e l'inciviltà degli ignoranti. In nessun luogo la fede è così ben disciplinata come nelle umili occupazioni; Diventa grande attraverso piccoli compiti, e può essere più esercitato dall'essere lasciato agli affari umili di un servo che dall'essere chiamato all'alta posizione di un leader. E desideriamo ardentemente che tu tenga presente questo; poiché gli uomini, che non sono nominati a grandi imprese e resistenze, sono molto inclini a sentirsi come se non ci fosse abbastanza nelle prove e nei doveri di una condizione umile per nutrire ed esercitare le alte grazie cristiane. Mentre, se fosse semplicemente seguendo un uomo che porta una brocca d'acqua che gli apostoli furono addestrati per i peggiori attacchi del male, potrebbe non esserci una scuola per produrre una fede forte come quella in cui le lezioni sono del tipo più quotidiano. Ma c'è di più da dire riguardo al modo complicato in cui Cristo condusse i Suoi discepoli alla camera degli ospiti dove aveva deciso di consumare l'ultima cena. Non stava solo esercitando la fede dei discepoli mandandoli a fare una commissione che sembrava inutilmente intricata, e che comportava una grande esposizione all'insulto e al disgusto, ma stava dando prova della Sua profonda conoscenza di tutto ciò che stava per accadere, e del Suo potere sulle menti, sia degli estranei che degli amici. Dovete considerarla come una profezia da parte di Cristo che l'uomo sarebbe stato incontrato portando una brocca d'acqua. Era una profezia che sembrava compiacersi di mettere delle difficoltà sulla strada del proprio preciso compimento. Non sarebbe stato compiuto con il semplice ritrovamento della casa: sarebbe stato sconfitto se la casa fosse stata trovata con un mezzo diverso dall'incontro con l'uomo, o se l'uomo fosse stato scoperto con un segno diverso dalla brocca d'acqua; sì, e sarebbe stato sconfitto, sconfitto nei dettagli, che venivano dati, come poteva sembrare, con una minuzia così inutile e pericolosa, se il padrone di casa avesse fatto la minima obiezione, o se non fosse stata una stanza al piano superiore quella che mostrò ai discepoli; o se quella stanza non fosse stata grande; o se non era stato fornito e preparato. E tutto ciò che tendeva a dimostrare ai discepoli la completa conoscenza da parte del loro Maestro di ogni contingenza futura, avrebbe dovuto tendere a prepararli per gli imminenti giorni del disastro e della separazione. Inoltre, fu splendidamente adattato alle circostanze dei discepoli che Cristo mostrò che la Sua prescienza si estendeva fino alle sciocchezze. Questi discepoli erano inclini a immaginare che, essendo persone povere e meschine, avrebbero dovuto essere trascurati da Cristo quando separati da loro, e, forse, esaltati alla gloria. Ma che il suo occhio percorresse le strade affollate della città, che stesse notando un servo con una brocca d'acqua, che osservava accuratamente quando questo servo lasciava la casa del suo padrone, quando raggiungeva il pozzo e quando si trovava in un punto particolare sulla via del ritorno, questa non era solo prescienza; Questa era la prescienza che si applicava all'insignificante e all'ignoto. Poi, ancora, osservate che tutto il potere che Cristo ha messo in atto qui, è stato messo in atto senza che Egli fosse in contatto con la parte su cui è stato esercitato. Cristo ha agito, cioè, su parti che erano lontane da Lui, dando così la prova incontrovertibile che la Sua presenza visibile non era necessaria per l'esercizio del Suo potere. Che conforto avrebbe dovuto essere questo per i discepoli. È facile immaginare come, quando la sua morte era vicina, Cristo avrebbe potuto operare miracoli e pronunciare profezie più auguste nel loro carattere. Avrebbe potuto oscurare l'aria con portenti e prodigi, ma non ci sarebbe stato in questi spettacoli splendidi o spaventosi il tipo di prova di cui avevano bisogno gli uomini inquieti e scoraggiati. Ma a noi, che cerchiamo la camera degli ospiti, non come il luogo dove l'agnello pasquale può essere mangiato, ma come quello in cui Cristo deve dare del Suo proprio corpo e sangue, la brocca d'acqua può ben servire come ricordo che è il battesimo che ci ammette nei privilegi cristiani; che coloro che trovano posto alla cena del Signore devono aver incontrato l'uomo con l'acqua, e averlo seguito, devono essere stati presentati al ministro della Chiesa, e aver ricevuto da Lui il sacramento iniziatico, e poi si sono sottomessi docilmente alla guida della Chiesa, fino a quando non sono stati introdotti in quei recessi più profondi del santuario dove Cristo impiatta il Suo ricco banchetto per coloro che invocano il Suo nome. Così potrebbe esserci stato, nelle indicazioni per trovare la camera degli ospiti, un'indicazione permanente del processo attraverso il quale si dovrebbe cercare di entrare in quella stanza al piano superiore, dove Cristo e i Suoi membri si siederanno infine, per poter mangiare insieme alla cena delle nozze. (H. Meivill, B.D.)

Incontri provvidenziali: - Non ci sono incontri casuali in questo mondo. Sono tutti provvidenziali. Sono nel piano di Dio. Su molti di essi dipendono grandi possibilità. Sali su un vagone ferroviario e prendi posto tra estranei. Una cortesia offerta ti porta a conversare con un compagno di viaggio. Un conoscente è il risultato. Anni di utile collaborazione cristiana seguono la scia di quel primo incontro. Si visita un luogo di villeggiatura invernale per chi cerca la salute. A tavola incontri un uomo a te sconosciuto fino a quel momento. Un completo cambiamento nello scopo e nella condotta della sua vita è una conseguenza di quell'incontro; e le sue fatiche per il bene possono essere molto più efficaci delle tue in tutta la tua vita. Ti imbatti in una famosa scuola preparatoria, dove duecento giovani studiano. Un volto ti impressiona. Il tuo incontro con lui influisce sulla tua condotta e sulla sua per tutti i tempi, e coinvolge gli interessi di una moltitudine. Il tuo incontro con un altro giovane in una scuola domenicale in cui sei presente solo per quell'unica sessione ha più influenza sulla sua vita di tutte le altre agenzie messe insieme, e appena meno sulla tua. Potresti anche incontrare per strada qualcuno che non volevi vedere, qualcuno che in quel momento stavi cercando di evitare; e come risultato più di una vita è influenzata in tutto il loro corso umano e nei loro più alti interessi spirituali. Tutte queste illustrazioni sono incidenti reali; E ce ne sono migliaia come loro. Ci conviene considerare bene il nostro dovere in ogni incontro con gli altri. Possiamo fallire nel migliorare la nostra opportunità e perdere una benedizione. Possiamo prendere il nostro posto proprio in quel momento, e abbiamo motivo di rallegrarci eternamente di averlo fatto. Signore, che cosa vuoi che io faccia, quando la prossima volta incontrerò qualcuno che hai deciso che io vedessi? (Orari della Scuola Domenicale.)

La domanda del Maestro: "Il Maestro dice!" Il fascino del nome del Maestro è forse svanito in questi ultimi giorni? Noi, uomini e donne del diciannovesimo secolo, siamo figli di una vita e di una civiltà moderna che si estende sempre più con febbrile inquietudine e dolorosi spasimi di nuova nascita, siamo diventati familiari con strane voci, con forze sconosciute in quel mondo antico, e con quegli antichi giorni trascorsi sotto l'azzurro cielo della Siria; Siamo forse diventati superiori alle pretese, alla forza, alla bellezza e all'autorità di una grande vita personale? Abbiamo forse relegato Gesù di Nazaret a un posto, per quanto grande, nello sviluppo della storia? È semplicemente il prodotto di forze sociali e di tradizioni politiche e storiche? "Il Maestro dice!" Essendo morto, Egli parla ancora; eppure così come attraverso le deboli vibrazioni della memoria, della memoria che si indebolisce man mano che le ere scorrono dietro di noi nell'eternità del passato; o è una voce viva che sento ancora, una voce che nessun risultato del tempo può scuotere con il tremore dell'età? I nostri cuori - noi che siamo diventati discepoli, noi che, costretti da una forza alla quale non abbiamo potuto resistere, abbiamo esclamato: "Maestro, tu sei il Cristo che mi ha vinto, tu sei il Cristo che è morto per me" - non esclamano appassionatamente i nostri cuori: "Egli vive ancora per intercedere per noi, e di governarci con la supremazia dell'amore perfetto"? Ammetterete anche voi il Maestro che è in voi? Lo ascolterete? Lo lascerete parlare con voi? Questa sera, come discepolo del Signore Gesù Cristo, porto anche a voi la parola: "Il Maestro dice!" Le voci di tutti i Suoi discepoli non sono altro che deboli echi della voce più potente e duratura che è la Sua. "Il Maestro dice!" Ma dove? La Sua voce ha forse una dimora locale e un nome? Mi raggiunge attraverso il canale dei miei sensi, o come tocca il mio spirito vivente? È qui che "il Maestro dice!" - anche adesso. Questi nostri poveri templi non sono per la maggior parte che strutture informi di pietra e calce, eppure sono rivestiti della bellezza spirituale e imperitura di una camera divina per gli ospiti; Una voce che non è la mia voce domina la mia volontà in lotta, sottomette con processi gentili e belli i miei sforzi per fare della mia volontà la mia legge e arbitro del dovere, e parla attraverso di me. E soprattutto è di infinita importanza sapere che c'è uno chiamato "Maestro", e che parla. Questo è ciò che ho bisogno di sapere e sentire. In Gesù di Nazareth la vita e il dovere sono riconciliati. In Lui riconosco il Maestro di cui ho bisogno. A Lui, nel quale la dolcezza era così perfettamente mescolata con la forza, vengo, desiderando ardentemente toccare solo l'orlo della Sua veste, contento di aver visto il mio Signore. "Il Maestro dice!" Se la Sua voce è la voce di un'autorità, applicata in modo sublime attraverso l'abnegazione, la pazienza, la gentilezza, la sofferenza e la morte, perché dovrei desiderare di più? Non dirò che è abbastanza; Mi chiama, e io devo rispondere? Egli mi ordina di alzarmi, e io devo alzarmi. Per me la virtù più alta è l'obbedienza, perché è il Maestro che dice. (J. Vickery.)

17 CAPITOLO 14

Marco 14:17-21

E mentre si sedevano e mangiavano.-

La compagnia prepara il banchetto: gli ingredienti di questo pasto erano pochi e semplici, ma la presenza di Cristo lo rendeva più che regale. Non è ciò che gli uomini hanno da mangiare, ma la compagnia che rende un pasto delizioso. Agassiz, quando era un giovane in viaggio in Germania, visitò Oken, l'eminente zoologo. "Dopo che gli ebbi consegnato la mia lettera di presentazione", dice, "Oken mi chiese di cenare con lui. La cena consisteva solo di patate bollite e arrostite, ma fu la migliore cena che abbia mai mangiato, perché c'era l'Oken. La mente dell'uomo sembrava entrare in ciò che mangiavamo socialmente insieme, e io divoravo il suo intelletto mentre mangiavo le sue patate". Così la presenza di Cristo come incarnazione realizzata della Pasqua, e il Suo discorso divino, resero quel pasto pasquale il più memorabile mai mangiato. Si tratta di una festa, inoltre, la cui solenne delizia è un patrimonio perpetuo della Chiesa cristiana. Cristo lo rese tale erigendo su di esso il sacramento della Sua cena, l'equivalente nel nuovo regno di Dio della Pasqua nel vecchio, e facendo della sua celebrazione ricorrente, lì ingiunta, il mezzo per conservare la memoria di tutto ciò che allora accadeva. (A. H. Currier.)

Il male tra i buoni:

1.) Nella società più santa della terra, gli empi possono avere un posto

(2.) La bontà più alta può non riuscire a vincere l'obbedienza della fede

(3.) Ci può essere un torto morale senza la coscienza presente

(4) La conoscenza e la nomina di Dio non ostacolano la libertà e la responsabilità dell'uomo. (J. H. Godwin.)

Il tradimento di Giuda predisse:

(I.) Un annuncio spaventoso. Cristo aveva già predetto più di una volta che sarebbe stato tradito; ma ora aggiunge all'intimazione la terribile notizia che sarebbe stato di uno di loro. Un po' dell'orrore delle fitte tenebre che le Sue parole hanno sparso su di loro pervade ancora i nostri cuori. Il fatto è più di ogni altra cosa, indicativo di tutto ciò che c'è di oscuro e pietoso nella natura umana. Si vede

1.) Quanto può essere incommensurabile il male che un uomo può raggiungere semplicemente cedendo al torto

(2.) Nessun privilegio, nessuna luce, nessuna opportunità, può benedire un uomo senza la sua cooperazione

(3.) I privilegi, se non migliorati, danneggiano l'anima

(4.) Senza l'abbandono di sé a Dio, ogni altra qualità e tendenza religiosa è insufficiente a salvare l'anima. A Giuda mancava solo questa cosa

(5.) Come l'esistenza di un'anima pura è di per sé una prova e una predizione del cielo, così una tale anima sembra provare e predire un inferno

(II.) Le ragioni di Cristo per fare questo spaventoso annuncio

(1.) Forse per curare l'orgoglio dei discepoli. L'annuncio che uno di loro tradirà aiuterà a diminuire la loro veemenza nel cercare di sapere "chi sarà il più grande". 2. Per dare a Giuda un assaggio della perdizione che lo attendeva, e così risvegliare il pentimento

(3.) Per fargli capire che, sebbene il Salvatore potesse morire con la sua astuzia, era con la Sua conoscenza e il Suo consenso. (R. Glover.)

18 CAPITOLO 14

Marco 14:18-19

Mi tradirà.-

Il tradimento: - Che cosa pensereste voi, fratelli miei, se una dichiarazione simile fosse fatta riguardo a noi? Dovremmo chiedere con tristezza: "Sono io, Signore?" Non dovremmo essere più propensi a chiedere: "Signore, è quest'uomo?" "Signore, è quell'uomo?" Pietro non sarebbe forse più pronto a dire: "Sono Giovanni?" e Giovanni "Sono Pietro?" piuttosto che "Sono io?" È un buon segno quando siamo meno sospettosi degli altri che di noi stessi, più diffidenti di noi stessi che degli altri riguardo al commettere il peccato; come del resto dovremmo sempre essere, poiché abbiamo migliori opportunità di conoscere la nostra propensione al male, la nostra debolezza, la nostra falsità, di quanto possiamo avere di quella degli altri; e quindi abbiamo molte più ragioni per chiederci: "Sono io?" - la domanda che mostra che non osiamo rispondere per noi stessi, - poi: "Signore, è il mio prossimo?" -la domanda che indica che pensiamo che gli altri siano capaci di cose peggiori di noi. Pietro era al sicuro quando chiese: "Sono forse io, Signore?", ma in grave pericolo quando esclamò: "Anche se tutti saranno scandalizzati a causa tua, non lo farò io".

(I.) Supponiamo che Giuda fosse consapevole, come avrebbe potuto esserlo, sia dalle antiche profezie, sia dalle esplicite dichiarazioni di nostro Signore stesso, che Gesù, se fosse davvero il Cristo, doveva essere consegnato ai Suoi nemici e messo a morte ignominiosamente, non potrebbe, quindi, molto probabilmente dire a se stesso: "Dopo tutto, aiuterò solo a compiere ciò che è stato determinato da Dio, e che cosa è indispensabile per l'opera che il Messia ha intrapreso?" Non conosco alcun corso di pensiero che sia più probabile che si sia presentato alla mente di Giuda di questo. "Il Figlio dell'uomo va come è scritto di lui". Ma questa determinazione, questa certezza, ha lasciato intatta la colpevolezza delle parti che hanno messo a morte Cristo. Non obbedivano ad altro che ai suggerimenti dei loro cuori ostinati; essi non erano mossi da nient'altro che dalla loro disperata malizia e odio per Gesù, quando adempivano le profezie e adempivano i decreti divini. Perciò non era una scusa per loro il fatto che stavano solo facendo avverare ciò che era stato ordinato molto tempo prima. L'intero fardello del crimine ricadeva sui crocifissori, per quanto fosse vero che Cristo doveva essere crocifisso. Non fece sì che Giuda diventasse un traditore il fatto che Dio preconoscesse il suo tradimento e decise di renderlo sottomesso ai Suoi fini onnipotenti. Dio, in verità, sapeva che Giuda avrebbe tradito il suo Padrone, ma il fatto che Dio lo sapesse non lo portò a farlo. Era certo, ma la preconosciuta malvagità dell'uomo causa la certezza, e non l'adempimento preordinato dell'azione. Oh! l'assoluta vanità del pensiero che Dio ci ponga sempre nella necessità di peccare, o che, poiché i nostri peccati possono volgersi alla Sua gloria, non si manifesteranno nella nostra vergogna.

(II.) E ora diamo un'occhiata a un'altra illusione a cui è probabile che Giuda abbia dato indulgenza. Questa è l'illusione riguardo alle conseguenze, alla punizione del peccato, all'essere esagerato o sopravvalutato. Può darsi che Giuda non riuscisse a persuadersi che un essere così benefico come Cristo avrebbe mai completamente messo da parte la grazia della Sua natura e vendicato un torto fatto abbandonando l'agente a un'angoscia intensa e interminabile. Ma, in tutta la gamma della Scrittura, non c'è, forse, un passaggio che si ponga così decisamente contro questa illusione come l'ultima frase del discorso del nostro Salvatore nel testo: "Sarebbe stato bene per quell'uomo se non fosse nato". Non c'è nulla nella Bibbia che mi dia un'idea così forte dell'assoluta durezza morale in cui viene lasciato un uomo abbandonato dallo Spirito di Dio, come il fatto che la domanda di Giuda: "Sono forse io?" seguì immediatamente il detto di Cristo: "Guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è stato tradito", e che il suo andare a rispettare il suo patto maledetto con i sacerdoti era sulla buona strada. istante in cui gli era stato detto che Cristo lo conosceva per il traditore. Mi soffermo sulla parola "allora" e sono tentato di chiedere: potrebbe, oh! Potrebbe essere stato "allora"? Sì, "allora" fu che, con le parole: "Sarebbe stato bene per quell'uomo se non fosse nato", parole che parlavano di un'eternità di dolore inimmaginabile, allora fu che, con queste parole che risuonavano a lui come la campana del suo spirito condannato, Giuda si rivolse a Cristo con una domanda di scherno e insolente: e poi uscì per realizzare il proposito traditore che aveva suscitato la tremenda denuncia. Con quale fervore dovremmo unirci a quella preghiera nella Liturgia: "Non togliere da noi il Tuo Santo Spirito!" (H. Melvill, B.D.)

Giuda e i discepoli: - Ci saranno molti che erano valenti professori in questo mondo che mancano tra i salvati nel giorno della venuta di Cristo; sì, molti la cui dannazione non è mai stata sognata. Chi dei dodici ha mai pensato che Giuda si sarebbe dimostrato un diavolo? Anzi, quando Cristo suggerì che uno di loro non era nulla, ognuno di loro ebbe più paura di se stesso che di lui. (Bunyan.)

Giuda come apparve agli altri apostoli: - Noterete che il carattere di Giuda era apertamente ammirevole. Non trovo che si sia impegnato in alcun modo. Non la minima macchia contaminava il suo carattere morale, per quanto gli altri potessero percepire. Non era un millantatore, come Pietro; era abbastanza libero dalla temerarietà che grida: "Quand'anche tutti ti abbandonassero, io non lo farò". Non chiede posto alla destra del trono, la sua ambizione è di un altro tipo. Non fa domande oziose. Il Giuda che fa domande "non è Iscariota". Tommaso e Filippo sono spesso a curiosare in questioni profonde, ma non Giuda. Egli riceve la verità così come gli viene insegnata, e quando gli altri si offendono e non camminano più con Gesù, Egli aderisce fedelmente a Lui, avendo ragioni d'oro per farlo. Non indulge nelle concupiscenze della carne o nell'orgoglio della vita. Nessuno dei discepoli lo sospettava di ipocrisia; Essi dissero a tavola: «Sono forse io, Signore?». Non hanno mai detto: "Signore, è Giuda?" Era vero che aveva rubato per mesi, ma poi lo aveva fatto a poco a poco, e copriva così bene le sue defalcazioni con manipolazioni finanziarie che non correva il rischio di essere scoperto dagli onesti ignari pescatori con cui si associava. (C. H. Spurgeon.)

Giuda insospettato fino all'ultimo: - Un peccato segreto opera insidiosamente, ma con una meravigliosa potenza silenziosa. Le sue devastazioni nascoste sono terribili, e la rivelazione esteriore del loro risultato e della loro esistenza può essere contemporanea. Fino a quando non fu fatta quella rivelazione, probabilmente nessuno aveva mai sospettato la presenza nell'uomo di qualcosa di diverso da qualche difetto veniale che era come semplici escrescenze su un carattere robusto, sebbene queste escrescenze fossero qualcosa di maleducato. Spesso un grosso fungo parte da un albero e in qualche modo misterioso indebolisce la forza vitale nel punto in cui cresce. Erano come quel fungo. Quando il fungo cade in autunno, lascia a malapena traccia della sua presenza, essendo l'albero apparentemente sano come prima dell'avvento del parassita. Ma l'intero carattere del legno è stato cambiato dallo strano potere del fungo, essendo morbido e simile al sughero al tatto. Forse il parassita può cadere in autunno e l'albero può non mostrare sintomi di decomposizione; ma alla prima tempesta che può dover incontrare, il tronco si spezza nel punto in cui è stato il fungo, e l'entità della ferita viene subito rivelata. Finché una qualsiasi parte di quell'albero conserva la vita, continuerà a espellere questi funghi distruttivi; E anche quando un semplice ceppo viene lasciato nel terreno, i funghi si spingeranno fuori a profusione. (Illustrazioni e simboli scientifici.)

Il tradimento di Giuda preannunciato da Cristo:

(I.) Il primo è il fatto specificato. "Il Figlio dell'uomo è stato tradito per essere crocifisso". Qualcuno chiede, come facevano gli antichi: "Chi è questo Figlio dell'uomo?" Questo Figlio dell'uomo non è altro che la persona stessa di cui l'apostolo parlò come se possedesse in sé "il grande mistero della pietà"; Egli è "Dio manifestato nella carne". C'è, in primo luogo, il carattere atroce del traditore che lo ha tradito; in secondo luogo, l'importanza di dare la caccia e smascherare gli imitatori della sua nera azione ai giorni nostri - e, Dio mi aiuti, intendo essere fedele qui; e poi, in terzo luogo, le sofferenze di Colui che è stato tradito e crocifisso. Permettetemi di invitarvi a pregare per queste tre cose

(1.) L'efferatezza del traditore. Aveva fatto una professione lampante. Si era attaccato ai discepoli di Cristo; era diventato un membro della Chiesa più pura che fosse mai stata formata sulla terra, i Dodici che circondavano il nostro Signore. Era ammirato, un uomo di spicco. Vi prego, soppesate questo fatto solenne - perché di solenne si tratta - che né la professione, né lo sforzo diligente, né l'alta reputazione tra i professori, in modo da essere al di sopra di ogni sospetto, si opporranno al posto della pietà vitale. E ci possono essere Giuda anche adesso, e credo che non siano pochi, che sono tanto insospettati quanto Giuda Iscariota. Il suo inganno fu così astuto che nessuno dei discepoli sospettò di lui. Anzi di più; La prima caratteristica del suo carattere che si sviluppa, la prima visione che abbiamo di lui nel suo vero carattere, è che fu l'ultimo a sospettare di se stesso. Tutti gli altri avevano detto: «Sono forse io, Signore?». - e infine, Giuda dice con un tono strascicato: "Maestro, sono io?" Eppure, dopo tutta la reputazione che ha guadagnato, dopo tutti i miracoli che ha osservato, dopo tutto l'attaccamento che ha professato, questo disgraziato, per trenta pezzi d'argento, si accontenta di tradire il suo Signore. Ah! metti solo un'esca per il denaro sulla via dei Giuda, e presto li scoprirai; Questo li scoprirà, se non altro. Naturalmente, i Suoi nemici sono contenti che Lo abbiano catturato; ma chi crederebbe possibile, specialmente tra coloro che hanno un'opinione così alta della dignità della natura umana, che questo disgraziato, dopo aver mangiato e bevuto con Cristo, dopo averlo seguito per tutto il suo ministero, possa andare a tradirlo con un bacio? può dire, nell'atto stesso di tradirlo: "Salve, Maestro?" -portando avanti il suo diavolo fino all'ultimo

(2.) Ma voglio una parola di interrogatorio riguardo agli imitatori di Giuda nei giorni nostri. Hai buttato via "la borsa"? Ne hai abbastanza con gli oggetti e le attività carnali? Disprezzate l'idea di fare marketing su Cristo e di venderLo, barattandolo? Ti preoccupi veramente e onestamente della verità di Cristo, degli interessi della Sua causa, della purezza del Suo vangelo, della sacralità delle Sue ordinanze? Oh! Provate, provate queste cose. Per niente al mondo non vorrei avere un solo personaggio mascherato su di me, della razza simile a Giuda

(3.) Permettetemi ora di invitare la vostra attenzione per un momento sull'altro punto: le sofferenze di questo Signore tradito e assassinato. "Il Figlio dell'uomo è stato tradito per essere crocifisso". Non è questo sufficiente per far sì che un uomo odi il peccato? Se non odi il peccato nella sua stessa natura, non sei mai stato al Calvario e non hai mai avuto comunione con un prezioso Cristo. Ovunque il sangue dell'espiazione sia applicato, produce odio per il peccato: oh che tu ed io possiamo vivere sul Calvario, fino a quando ogni peccato sarà mortificato, sottomesso e tenuto sottomesso, e Cristo regnerà supremo!

(II.) Passo al secondo aspetto del nostro argomento: l'annuncio ufficiale di questo fatto da parte del Sofferente stesso

(III.) Passo al terzo particolare del nostro argomento: il risultato. "Il Figlio dell'uomo è stato tradito per essere crocifisso", ma la questione non è finita qui. "Il Figlio dell'uomo è stato tradito per essere crocifisso", e allora le potenze delle tenebre hanno fatto del loro peggio. "Il Figlio dell'uomo è stato tradito per essere crocifisso", e anche la morte perderà il suo pungiglione, l'inferno perderà i suoi terrori per tutti i Miei eletti, Geova otterrà la gloria del Suo stesso nome, e Io passerò attraverso la valle dell'ombra della morte per la Mia Esaltazione. Per essere breve, citerò solo tre cose come risultato anticipato; poiché sapete che è detto che "per la gioia che gli fu posta dinanzi, egli sopportò la croce". E di cosa si trattava? I redenti per essere emancipati; Cristo per essere esaltato; e il cielo da aprire e popolare. Questi sono i risultati; e quando vi ho esposto il piano del mio sermone, ho detto che non sarebbe stato deluso da nessuno di essi; né lo farà. (J. Irons, D.D.)

Tradimento a Cristo: - I torti e le indegnità possono essere offerti a Cristo ancora, in vari modi

(1.) Nella Sua persona. Denigrandolo, come fanno i turchi, gli ebrei e i pagani. Inoltre, quando qualcuno nega o si oppone alla Sua Natura, sia la Divinità che la Virilità, come fanno gli eretici. Inoltre, quando qualcuno profana il sangue di Cristo, rimanendo impenitente, o diventando apostata

(2.) Nel Suo ufficio, come Mediatore; mettendo qualsiasi persona o cosa al Suo posto

(3.) Nei Suoi nomi o titoli; usarli in modo profano

(4.) Nei Suoi santi e membri fedeli; facendo loro torto o abusando di loro

(5.) Nei Suoi messaggeri e ministri Luca 10:16

(6.) Nelle Sue sacre ordinanze, la Parola, i sacramenti, ecc. 1Corinzi 11:27. Con ciò possiamo esaminare se l'amore a Cristo che professiamo è vero e sincero. Questo bambino ama suo padre, o quel servo il suo padrone, che può sentirlo insultare e rimproverare? (George Petter.)

Possibilità latenti del male: c'è un male latente in agguato in tutti i nostri cuori, di cui noi stessi non siamo consapevoli. Non sappiamo quanti diavoli dell'egoismo, del buon senso e della menzogna si nascondano nelle misteriose profondità della nostra anima. Se non impariamo questo attraverso quella nobile umiltà cristiana che "ancora sospetta e ancora riverisce se stessa", dobbiamo impararlo attraverso l'amara esperienza del fallimento e del peccato aperto. Quanti esempi ci sono per provare l'esistenza di questo male latente! Abbiamo visto un giovane allontanarsi dalla patria pura della sua infanzia, dagli influssi sacri di una comunità cristiana. Da bambino la sua fronte era stata toccata dall'acqua del battesimo tra le preghiere della Chiesa; da bambino ai suoi piedi era stata insegnata la via per la casa di Dio; Nella sua casa i suoi genitori avevano pregato per lui affinché potesse essere un uomo onesto e utile, sia che fosse povero o ricco, istruito o ignorante. Lascia la sua casa e viene in città per fare affari. Confida nel proprio cuore, nel proprio retto proposito, nelle proprie abitudini virtuose. Ma c'è del male latente nel suo cuore, c'è un egoismo segreto, che è pronto a scoppiare sotto le influenze che ora lo circonderanno. Diventa un amante del piacere; frequenta balli e teatri; Va in giro con compagni gay: acquisisce il gusto per il gioco, il vino e l'eccitazione. Decide di fare soldi per poter indulgere a questi nuovi gusti, e dedica tutte le sue energie a questa ricerca. In un anno o due, quanto si è allontanato dalle speranze e dai sapori innocenti della sua infanzia? La sua fronte serena è solcata da linee mondane; il suo occhio puro si annebbiava di licenziosa indulgenza. Il male latente che era in lui è venuto fuori sotto la prova di queste nuove circostanze. La morale di tutto questo è: "Custodisci il tuo cuore con ogni diligenza, perché da esso provengono le questioni della vita". Ma come possiamo mantenere il nostro cuore? Possiamo trattenere le nostre mani, con uno sforzo, dalle azioni sbagliate, e costringerle a fare quelle giuste. Possiamo impedire alle nostre labbra di pronunciare parole poco gentili o affrettate, anche se a volte è abbastanza difficile. Ma come custodire il nostro cuore? Come renderci uno spirito retto, un buon carattere? Sembra semplicemente impossibile. Quanto sono dirette quelle tendenze che sono nascoste anche a noi stessi? Qui, mi sembra, c'è il luogo e il bisogno della religione. Se è vero che la nostra anima giace interiormente aperta a Dio, e che riposiamo su di Lui, allora non è possibile, non è probabile, che se mettiamo il nostro cuore nelle Sue mani Egli lo guiderà? E l'esperienza dell'uomo universale, in tutte le epoche, in tutti i paesi, in tutte le religioni, insegna questo valore della preghiera. È insegnato da Socrate e Seneca, non meno che da Gesù Cristo. Ecco il posto della religione: questo è il suo bisogno. Non abbiamo bisogno di pregare Dio per quello che possiamo fare da soli. Ma ciò che non possiamo fare per noi stessi è guidare, mantenere e dirigere quest'uomo nascosto del cuore. Abbiamo il diritto di rivolgerci con coraggio a Dio per questo; chiedendo il Suo spirito e aspettando di riceverlo. Questa è una promessa in cui possiamo confidare, che Dio darà il Suo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono. (J. Freeman Clarke.)

La domanda che girava intorno al tavolo:

(I.) Guardate la domanda: "Signore, sono io?"

(II.) Guardate questa domanda in relazione all'osservazione che l'ha suscitata. Per che cosa Giuda vendette Cristo? L'antica storia tedesca riporta che l'astrologo Faustus vendette la sua anima al maligno per ventiquattro anni di felicità terrena. Qual era l'affare in questo caso? Il banditore aveva liste allettanti da mostrare; che cosa tentò Giuda? Ha venduto il suo Signore per trent'anni. Quali cose? Trent'anni di diritto su tutta la terra, con tutti gli alberi delle foreste, tutti gli uccelli delle montagne e il bestiame su mille colli? Per trenta eserciti? O trenta flotte? Trenta stelle? Trenta secoli di potere, per regnare maestosamente sul trono infuocato dell'inferno? No, per trenta scellini!

(III.) Guardate la domanda in relazione alla semplice e ignara fratellanza che ha rivelato in coloro ai quali è stata pronunciata. Quando fu fatta la dichiarazione di Cristo: "Uno di voi mi tradirà", non sarebbe stato meraviglioso, a giudicare da un criterio comune, se parole come queste fossero passate per varie menti: "È Giuda; L'ho sempre pensato la pecora nera dell'ovile; Non mi è mai piaciuto il suo modo di afferrare quella borsa; Non mi è mai piaciuto il mistero di quei soldi mancanti; Non mi è mai piaciuto il suo aspetto; Non mi è mai piaciuto il suo sussurro pignolo". Nessun pensiero del genere circolava apertamente o segretamente. I discepoli avevano già esemplificato il principio e portavano nel loro cuore la musica divina della lingua: «L'amore è longevo ed è benigno... non si irrita facilmente, non pensa al male; non si rallegra dell'iniquità, ma si rallegra della verità; sopporta ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa". Con le labbra tremanti e le guance imbiancate, ciascuno disse non "Signore?", ma: "Signore, sono io?".

(IV.) Guardate questa domanda in relazione alla paura per se stesso, mostrata da chiunque l'abbia posta. Una volta un predicatore di una certa chiesa di un villaggio diede facili lezioni di etica cristiana attraverso uno schema di illustrazioni tratto dalle lettere dell'alfabeto. Rimproverando i suoi ascoltatori per la loro prontezza a parlare male dei loro vicini, disse che, considerando ogni lettera dell'alfabeto come la lettera iniziale di un nome, avevano qualcosa da dire contro tutte le lettere, con un'eccezione. La sua omelia era in questo senso. "Tu dici: A mente, B ruba, C impreca, D beve, F si vanta, G va su tutte le furie, H si indebita. La lettera I è l'unica di cui non hai nulla da dire". Nessun rustico può richiedere un'istruzione così elementare più di quanto non lo facciano alcuni abili leader della società. Gli spietati rivelatori di peccato negli altri, cominciano a casa. Pensa prima a ciò che è rappresentato dalla lettera

È una parola necessaria, perché non puoi mai andare oltre, non puoi mai farne a meno, mentre vivi o quando muori. È una parola profonda, perché chi può scandagliare il mare del suo profondo significato? È una parola importante, perché di tutte le parole che possono alleggerirci con il loro lampo, o spaventarci con il loro colpo, non c'è parola più importante per noi di questa. Chi c'è? "Io." Chi sei? Evoca questo mistero, questo "tu", simboleggiato dalla lettera "io". Affrontalo, parlagli, sfidalo e scopri se tutto va bene. Se davvero puoi dire: "Sono cristiano"; "Credo, aiuto, Signore, la mia incredulità"; "Io vivo, ma non io, ma Cristo vive in me"; tuttavia senti che due nature per l'attuale guerra sono in guerra dentro di te, e hai bisogno di offrire la preghiera di Agostino: "Signore, liberami da quell'uomo malvagio, io stesso". Quando si alza il vento e le onde sono insidiose, è bene che ciascuno guardi alla propria nave, alle proprie corde, alle proprie vele; non prima a stare a speculare sulla navigabilità di altre navi

(V.) Guardate questa domanda in relazione all'amore che ha operato nel cuore di chi fa la domanda. Nessuno di loro aveva mai saputo prima quanto amasse il suo Signore, ma questo shock fece emergere l'amore

(VI.) Guardate questa domanda in relazione alla risposta ad essa. "Tu l'hai detto." Puoi leggere quello che c'è sulla pagina aperta, Gesù può guardare attraverso i coperchi del libro e leggere il foglio, in stampatello. Si può vedere il sepolcro imbiancato; Può vedere lo scheletro all'interno. Puoi vedere l'aspetto bello, Lui può vedere il lupo sotto il vello preso in prestito. Voi potete vedere il corpo, Lui può vedere l'anima. Ora il segreto era venuto alla luce, come un giorno tutti i segreti

(VII.) Esaminate questa domanda in altre possibili applicazioni. "Uno di voi uscirà da questo luogo come uno spirito perduto". "Signore, sono io?" "Uno di voi, avendo già rifiutato l'amore divino, lo rifiuterà di nuovo!" "Signore, sono io?" "Uno di voi uscirà con il cuore più duro di quando è entrato". "Signore, sono io?" «Uno di voi, che ora è un vacillante, sarà ancora un vacillante». "Signore, sono io?" "Uno di voi, ora quasi persuaso di essere cristiano, rimarrà ancora solo quasi persuaso". "Signore, sono io?" "Uno di voi, già vero discepolo, rifiuterà, come avete rifiutato prima, di confessare la vostra fede!" "Signore, sono io?" Pensiamo, d'altra parte, a certe felici possibilità nell'uso corretto di queste parole. Verrà un tempo, al di là di ciò che ora chiamiamo tempo, in cui, nell'estasi dell'immortalità e nel linguaggio del cielo, direte: "Sono realmente passato attraverso la morte? Amos 1 dall'altra parte? Può darsi che io sia finalmente glorificato? Questo, così meraviglioso al di là del linguaggio da esprimere, così luminoso al di là della fantasia più incantata da immaginare, che cos'è? È solido? O è la gloria del mondo dei sogni? Peccavo, ero lento, ero stanco, avevo gli occhi spenti e le orecchie spente! Ora capisco! Ora lo adoro! Ora posso volare come la luce! Signore, sono io?" (Charles Stanford, D.D.)

La storia di Giuda: - Di Giuda questa terribile frase è pronunciata dal Signore

(I.) Ma prima di entrare nei particolari della sua storia, sono pertinenti alcune osservazioni generali

(1.) Non ci sono prove che Giuda Iscariota fosse un uomo di cattivo aspetto. La maggior parte degli uomini è molto influenzata dall'aspetto, e molti pensano di poter distinguere il carattere di un uomo dalla fisionomia. Questo può essere spesso vero, ma ci sono molte eccezioni

(2.) Non c'è alcuna prova che, fino al suo tradimento del suo Signore, la sua condotta sia stata oggetto di censura, lamentela, gelosia o del minimo sospetto. I suoi peccati erano tutti nascosti agli occhi dei mortali. Era un ladro, ma questo era noto solo a Omniscience

(3.) Non c'è alcuna prova che, durante la sua permanenza con Cristo, egli si considerasse un ipocrita. Senza dubbio si riteneva onesto

(4.) Non si supponga che Giuda non avrebbe dovuto conoscere il suo carattere. Chiuse gli occhi alla verità riguardo a se stesso. Gli aggravamenti del peccato di aver tradito Cristo furono molti e grandi. Il traditore era eminente sul posto, nei doni, negli uffici, nella professione; una guida per gli altri, e il cui esempio era suscettibile di influenzare molti

(II.) Le lezioni che ci hanno insegnato la vita e la fine di Giuda sono queste

1.) Sebbene gli uomini malvagi non intendano così, tuttavia in ogni caso certamente glorificheranno Dio con tutti i loro misfatti Salmi 76:10. La malvagità di Giuda fu annullata da Dio per realizzare l'evento più importante nella salvezza dell'uomo. I malvagi ora odiano Dio, ma non possono sconfiggerLo

(2.) Né l'infallibile proposito di Dio di trarre il bene dal male diminuirà alcunché della colpa di coloro che commettono iniquitàAtti 2:23 ; Atti 4:27, 28

(3.) Dalla storia di Giuda apprendiamo anche che quando un uomo è una volta abbastanza avviato in una carriera di malvagità, è impossibile dire dove potrebbe fermarsi. Nell'altro mondo la sorpresa attende tutti gli impenitenti

(4.) Tutti gli uomini dovrebbero stare particolarmente attenti alla cupidigia 1Timoteo 6:10

(5.) Se gli uomini sapessero quanto sarebbe amara la fine della trasgressione, si fermerebbero almeno prima di precipitare in ogni male. Oh! che gli uomini avrebbero ascoltato le parole di avvertimento di Richard Baxter: "Usa il peccato come esso userà te: non risparmiarlo, perché non ti risparmierà; È il tuo assassino e l'assassino del mondo. Usalo, quindi, come dovrebbe essere usato un assassino". 6. Quanto piccola sarà la tentazione di peccare che alla fine prevarrà su una mente viziosa. Per meno di venti dollari Giuda vendette il suo Signore e Padrone. Quelle tentazioni comunemente stimate grandi non sono le più sicure di prevalere

(7.) Nulla prepara un uomo alla distruzione più velocemente dell'ipocrisia o della formalità nelle azioni di natura religiosa. I tre anni che Giuda trascorse nella famiglia di nostro Signore probabilmente superarono tutto il resto della sua vita nel prepararlo per la distruzione. Non dovremmo mai dimenticare che il carattere ufficiale è una cosa, e il carattere morale un'altra. Tutti i personaggi ufficiali possono essere sostenuti senza alcuna vera grazia nel cuore. 8. La storia di Giuda 101 mostra come l'uomo si aggrapperà a false speranze. Non c'è alcuna prova che durante anni di ipocrisia abbia mai seriamente dubitato della propria pietà. 9. Se gli uomini così sicuri di sé abbandonano la loro professione e diventano apertamente apostata, non dobbiamo sorprenderci. 10. Così, inoltre, abbiamo una piena confutazione dell'obiezione fatta a un collegamento con la chiesa visibile perché ci sono uomini malvagi nella sua comunione. Gli apostoli sapevano certamente che fra loro c'era un solo uomo malvagio; ma per questo non rinunciarono alla loro parte fra i sedicenti amici di Cristo. 11. Com'è difficile portare a casa la verità al cuore ingannevole dell'uomo. Gli ipocriti sono lenti a migliorare la predicazione stretta e discriminante. Desiderano non guardare nel loro vero carattere. 12. Il caso di Giuda rivela l'inutilità di quel dolore del mondo che produce la morte, non ha speranza in essa e spinge l'anima alla follia. Non è la disperazione, ma la penitenza, che Dio richiede. I rimpianti senza l'odio per il peccato sono inutili, sia sulla terra che all'inferno. (W. S. Plumer, D.D.)

Terribile risultato dell'opera segreta del peccato: - Una volta salpò dalla città di New Orleans un grande e nobile piroscafo, carico di cotone e con un gran numero di passeggeri a bordo. Mentre stavano imbarcando il carico, una parte di esso si è leggermente inumidita a causa di una pioggia che è caduta. Questa circostanza, tuttavia, non fu notata; Il cotone fu riposto nella stiva e i portelli chiusi. Durante la prima parte del viaggio tutto andò bene; ma, lontano verso il centro dell'oceano Atlantico, tutti a bordo furono un giorno allarmati dal grido spaventoso di "Fuoco!" e in pochi istanti la nobile nave fu completamente avvolta dalle fiamme. Il cotone umido e ben imballato si era riscaldato; Covava via e diventava ogni giorno più pericoloso, finché alla fine scoppiò in un'ampia coltre di fiamme e non si poté fare nulla per fermarlo. I passeggeri e l'equipaggio furono costretti a prendere le scialuppe; ma alcuni furono soffocati e consumati dal fuoco, e molti altri annegarono in mare. Ora, il cotone riscaldato, che brucia nello scafo di quel vascello, è come il peccato nel cuore di un uomo. Nel frattempo lavora secondo la sua natura, ma nessuno se ne accorge o ne sa nulla. L'uomo stesso può avere un volto sorridente; in apparenza può fare il viaggio della vita senza intoppi; Può sembrare felice. La sua famiglia e i suoi amici potrebbero non vedere nulla di sbagliato in lui; Può darsi che non veda nulla di sbagliato in se stesso. Ma lo spirito maligno interiore può diventare sempre più forte, e diffondersi sempre di più, fino a quando, in un momento inaspettato, scoppia in qualche terribile atto di malvagità, che in passato lo avrebbe fatto ricominciare con orrore. Attenzione, quindi, a questo fatale imbroglio. "Guardatevi", come dice l'apostolo in un altro passo, "che nessuno di voi sia indurito dall'inganno del peccato". Può sorridere ammaliante davanti ai tuoi occhi; Potrebbe promettere la dolcezza più grata al tuo gusto. Ma, oh! non riporre fiducia in esso; alla fine morderà come un serpente e pungerà come una vipera. (Edgar Woods.)

22 CAPITOLO 14

Marco 14:22-24

Gesù prese il pane.-

I simboli del corpo di Cristo:

(I.) Diamo un'occhiata al banchetto del Vangelo, così come si mostra alla nostra vista nel nostro approccio periodico alla mensa del Signore. Di che cosa dobbiamo banchettare? Di che cosa Geova Gesù dice: "Questo è il mio corpo e questo è il mio sangue"? È la Sua Persona, il glorioso, perfetto, completo Dio-Uomo. È la Sua opera di redenzione, compiuta e perfezionata da Lui stesso, che costituisce il banchetto del Vangelo

(1.) La redenzione che costituisce il bene per le nostre anime è perfetta. Cristo non ha compiuto la Sua opera a metà. Egli non ha lasciato la Sua opera in uno stato incompiuto

(2.) Inoltre, la redenzione che è in Gesù Cristo è personale; e se non è così, non se ne mangia. Se vieni a un pasto, per renderlo personale, devi partecipare; devi ricevere per te stesso

(3.) Inoltre, è una redenzione permanente

(II.) Permettetemi di passare a notare gli ospiti ordinati. Lo prese e lo spezzò, e lo diede loro, i Suoi discepoli. Non credo che Giuda fosse lì in quel momento, anche se alcune persone lo credono. Tuttavia, non mi soffermerò su questo punto. Ci sono due cose, e solo due cose, essenziali per un ospite gradito. La prima è la pietà vitale, come qualifica essenziale; e il secondo è, la giustizia imputata di Cristo come la veste essenziale

(III.) Permettetemi ora di continuare a parlare delle vivande ortodosse che ci aspettiamo di mangiare, di cui il mio prezioso Signore dice: "Prendete, mangiate, questo è il Mio Corpo, e questo è il Mio Sangue". L'Agnello immolato è la grande festa stessa. Questo era ordinato sotto la dispensazione levitica ogni mattina e sera: un agnello da sacrificare e presentare al Signore, l'agnello della Pasqua; e lo stesso emblema sacro, che indica il prezioso Cristo di Dio, è dichiarato essere l'Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo; e proprio le persone che ho descritto erano le benvenute a prenderne parte. Questo banchetto dell'Agnello, del Sangue espiatorio, della perfetta soddisfazione e della sacra accettazione di ciò, è annunciato da Dio Stesso come una cosa di cui Egli si compiace; e l'anima che è sotto l'insegnamento e l'opera dello Spirito Santo non può trovare nulla di cui banchettare all'infuori di Esso. Se vado in qualche posto non ho altro che una cena a base di erbe velenose: intendo le bellezze della retorica, l'eloquenza della creatura, la morale pagana, e nulla a vantaggio dell'anima preziosa che nasce dall'alto. Il credente è in grado di fare ciò che gli Israeliti erano stati comandati di fare: è in grado di mangiare un agnello intero; egli è in grado di partecipare a un Cristo intero. Quindi possiamo ben dire di nuovo: "avendo Cristo, possiedo ogni cosa". Non parlarmi di nutrirsi di schemi e sentimenti, e di brancolare tra "se" e "ma", e "forse avventure", e probabilità, e contingenze, e condizioni e incertezze: sono sufficienti a rendere tutto il popolo di Dio come le vacche magre del Faraone, se non lo fanno morire di fame

(IV.) Permettetemi ora di richiamare la vostra attenzione sulle parole del maestro: "Questo è il mio corpo" e "Questo è il mio sangue del Nuovo Testamento, che è versato per molti". Marco, ti supplico, che questa sacra festa del vangelo abbia lo scopo di nutrire non l'esistenza carnale, ma quella spirituale. (Joseph Irons, M.A.)

Il servizio della comunione: - È appena il caso di notare che quasi ogni transazione della vita umana ha la sua cerimonia appropriata, il suo ordine e processo stabilito. Nei nostri rapporti più familiari abbiamo altre forme conosciute di saluto. Il sistema è naturale nella sua origine e benefico nei suoi effetti. Nella religione, più di ogni altra materia, le forme stabilite sono preziose. Fissano l'attenzione sui compiti che ci riuniamo per svolgere. Essi danno la dovuta solennità alla più interessante di tutte le preoccupazioni umane. Esse imprimono più profondamente i sentimenti di pietà nel cuore. Essi sostengono l'uniformità e la simpatia nell'adorazione pubblica di Dio. Non sarebbe quindi poco saggio e ingrato se non commemorassimo con qualche cerimonia appropriata la transazione più importante del Vangelo, il sacrificio e la morte di Gesù Cristo. Questo è stato prescritto da Colui che aveva l'indubbio diritto di prescriverlo, l'Autore di quella religione, che si intende sostenere. L'idoneità e la correttezza di una commemorazione nominata da tale autorità non saranno messe in discussione

(I.) Il ricordo degli eventi più interessanti tende a svanire dalla mente, a meno che non venga occasionalmente ravvivato dalla riflessione sulle rispettive circostanze, o da qualche commemorazione appropriata e regolare. Anche i sentimenti di amicizia richiedono di essere mantenuti vivi da segni di rispetto. I discepoli avevano visto i miracoli di Cristo. Dalla mente di coloro che non li avevano visti, a distanza di quasi duemila anni, la vera religione del Vangelo avrebbe potuto andare perduta, se non fosse stata custodita dalle ordinanze della Chiesa

(II.) Prima della pubblicazione del vangelo al mondo, i nativi di ogni nazione pagana avevano le loro rispettive offerte ai loro Dei. Non sapevano da quale autorità derivassero i loro sacrifici. Essi comprendevano solo in modo imperfetto il significato delle cerimonie del loro culto. Le loro aspettative erano limitate quasi al vantaggio temporale. Quando prendiamo il sacramento ci uniamo in un atto di adorazione, di cui conosciamo l'autorità, l'intenzione e il beneficio

(III.) I sacrifici dei pagani, e le feste che li seguivano, erano di solito accompagnati con crudeltà verso gli animali inoffensivi, disonorati da pratiche immorali ed eseguiti con spese rovinose. I sacrifici degli ebrei erano destinati a simboleggiare un sacrificio efficace del Redentore del mondo. Il nostro sacramento non è il sacrificio in sé. È solo il festival dopo di esso; commemorare il sacrificio e sollecitare le nostre pretese ai benefici che si intendeva trasmettere. Con le prudenti norme della nostra Chiesa, nessun eccesso indecente può disonorare questo atto del nostro culto. Le esortazioni al pentimento, alla fede e alla carità sono scritturali

(IV.) L'ultima raccomandazione delle nostre cerimonie sacramentali è l'idoneità e la correttezza delle sostanze impiegate in quella solenne occasione. Dalla sapienza e dalla bontà di Colui che li ha prescritti c'era da aspettarsi questo. Invece del massacro di animali, selezionati e perfetti, ma alla portata dei poveri; invece dell'incenso e delle spezie che si trovano solo in poche regioni privilegiate della terra, e che, una volta trovati, sono più costosi del dovuto, il nostro Salvatore ci ha ordinato di impiegare i semplici elementi del pane e del vino; prodotto in ogni paese; che possono essere ottenuti senza indugio o difficoltà. Questi elementi sono emblemi appropriati dei benefici che si possono trarre dalla solennità; anzi, "il rafforzamento e il ristoro delle nostre anime mediante il Corpo e il Sangue di Cristo". (W. Barrow, LL.D.)

La cena del Signore:

(I.) Il pane. Questo significa che abbiamo bisogno del cibo spirituale di Cristo. Abbiamo una vita spirituale interiore, reale quanto la vita fisica, e abbiamo bisogno di un nutrimento altrettanto costante. Quando il generale Grant prese l'esercito federale a Chattanooga, era debole e scoraggiato perché era quasi indigente. Il cibo dell'esercito veniva trasportato con difficoltà su strade di montagna e le provviste erano del tutto insufficienti. Il suo primo movimento, dopo aver assunto il comando - e fu quello che alla fine portò alla vittoria - fu quello di riparare le ferrovie e aprire le comunicazioni, in modo che l'esercito avesse presto tutto ciò di cui aveva bisogno. C'è una simile necessità nella vita spirituale dell'esercito di Cristo. Noi valiamo molto poco nel servizio di Cristo, se non nella misura in cui siamo nutriti spiritualmente. L'anima è facilmente affamata dalla mancanza di cibo appropriato. E il nostro nutrimento spirituale deve venire da Cristo

(II.) Il pane è stato benedetto da Cristo. Il significato di questo atto era che a Dio Padre fu riconosciuta una parte nell'opera del Figlio

(III.) Il pane è spezzato da Cristo. Perché? Ecco un promemoria delle sofferenze di Cristo. "Questo", disse Cristo, "è il mio corpo che è spezzato per voi". Il pane spezzato ha lo scopo di portare alla nostra mente la Sua opera sacrificale. Ed è degno di nota che il nostro Signore ha spezzato il pane da solo. Non ha delegato questo a un altro. Così Cristo si è arreso volontariamente alla morte. "Perciò", afferma in un punto, "il Padre mi ama, perché depongo la mia vita, per poterla riprendere di nuovo. Nessuno me lo toglie, ma io lo depongo da Me stesso. Ho il potere di deporlo e ho il potere di riprenderlo". C'è un valore particolare nel sacrificio di Cristo, nel fatto che non vi è stato costretto. Tutto ciò che ha fatto e sofferto è stato volontario. È stato perché ci ha amati. È nell'infinita tenerezza del suo cuore che è diventato il nostro Salvatore

(IV.) Il pane fu distribuito ai discepoli da Cristo. Qui viene suggerita la nostra completa dipendenza da Cristo per la salvezza

(V.) La seconda parte di questo simbolo. L'uso della tazza, così come del pane, dà l'idea di completezza. Le due necessità per la vita sono il cibo e le bevande. Quando vengono dati entrambi, c'è pienezza nella disposizione. Il cibo spirituale simboleggiato nella cena copre tutti i bisogni dell'anima. Colui che ha Cristo ha ciò che le cause vogliono cessare

(2.) Il raddoppio del simbolo serve anche per l'enfasi. Perciò Eliseo, Anna e Giobbe ricevettero una doppia porzione, cioè una quantità insolita

(3.) C'è anche il climax. Il dono del calice presenta non solo l'antico pensiero suggerito nel dare il pane, ma qualcosa di più, che è ancora più importante

(VI.) La coppa. La coppa è il simbolo del Sangue di Cristo; e il sangue della vita. Il succo dell'uva, così come viene violentemente spremuto dall'uva e procurato dalla distruzione dell'uva, rappresenta appropriatamente il Sangue di Cristo versato per noi

(VII.) Mangiare il pane e bere il calice. Le istruzioni del nostro Salvatore ai Suoi discepoli riguardo alla Cena erano molto semplici. Erano: "Prendi, mangia". "Bevetene tutti". E l'unico suggerimento che il nostro Salvatore diede riguardo al significato di questa ricezione della Cena fu nelle Sue parole: "Fate questo in memoria di Me". A ciò l'apostolo aggiunse l'ispirato commento: "Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi proclamate la morte del Signore finché egli venga". Da questo linguaggio emergono molte cose. Ci viene insegnato che mangiare il pane e bere il calice è una confessione di Cristo, un impegno a servire il nostro Signore e un atto di fratellanza come cristiani. Ma è, soprattutto, un'accoglienza di Cristo per mezzo della fede. Il nostro stesso atto di prendere il pane simboleggia il modo in cui dobbiamo essere beneficiati da Cristo. Non possiamo avere Cristo se non quando gli apriamo il nostro cuore. Dobbiamo dargli un amorevole benvenuto. Dobbiamo rallegrarci in Lui e accettarLo, proprio come facciamo con il cibo per il corpo, nella certezza che Egli ci edificherà nella vita e nella salute. Dobbiamo amare il pensiero di Cristo con la stessa lealtà con cui coltiviamo le amicizie terrene. Ci ricordiamo degli amici terreni quando sono lontani dalla nostra vista, riconoscendo i loro interessi e diritti, mantenendoci nel giusto atteggiamento verso di loro e non permettendo a nessun altro e a nient'altro di frapporsi tra loro e noi in modo tale da farci dimenticare di loro o indifferenti verso di loro. La madre del professor Louis Agassiz viveva in Svizzera. Nella sua bella vecchiaia, il professor Silliman e la moglie la visitarono e rimasero affascinati dal suo carattere. La mattina in cui lasciavano la Svizzera, li incontrò e, dando loro un mazzo di viole del pensiero, disse, con un bel gioco di parole, naturalmente in lingua francese: "Dite a mio figlio che i miei pensieri (mes pensées) sono tutti per lui, sono tutti per lui". Ora, questo è il modo in cui dovremmo sentirci verso Cristo. Se gli doniamo tutto il nostro cuore, tutti i nostri pensieri, siamo in comunione con Lui, lo riceviamo per noi stessi, come Lui desidera. Come gli elementi della Cena vengono introdotti nel nostro sistema, così noi riceviamo Cristo nelle nostre anime. (Addison P. Foster.)

Sacramento della Cena del Signore: - Poiché i sacramenti del Vangelo sono solo due, a volte si è pensato che dovessero essere ordinanze di minore importanza. Nessun errore può essere più grande, o più calcolato per svalutare il valore di queste ordinanze divinamente stabilite, che, per la loro pochissima essenza, così come per aver ricevuto l'esplicito comando di Cristo, dovrebbero ricevere la più stretta cura del cristiano. Il passaggio che abbiamo davanti porta a interrogarsi sul significato e sul disegno di questo grande sacramento

(I.) Le relazioni in cui Cristo si presenta qui ai suoi discepoli

(1.) Propiziazione. Lo scopo della Cena del Signore non è quello di commemorare Gesù come Maestro, anche se in questo Egli era diverso da tutti gli altri; né di perpetuare il ricordo del Suo esempio, sebbene il Suo fosse l'unico perfetto che gli sia mai stato concesso. Si tratta di tenere costantemente a mente che Colui che era l'unico illustre Maestro e l'unico Esemplare perfetto, impiegando questi insieme con la Sua Divinità incarnata, per aggiungere efficacia all'offerta, ha dato la Sua vita in sacrificio per i peccatori

(2.) L'intero beneficio della Sua morte è disponibile per coloro per i quali Egli è morto. Tutto ciò che ha fatto è imputato a noi

(II) Le relazioni che i cristiani ricevendo questo sacramento assumono verso Cristo

(1.) Confessano il loro bisogno di Cristo. Atti: la Sacra Tavola, la domanda e l'offerta si incontrano. Cristo che offre e il discepolo che ha bisogno di perdono, e tutte le benedizioni che ne derivano acquistate con il Suo sangue

(2.) Confessano la loro fede personale in Cristo. Atti 1 discepoli della Mensa del Signore si appropriano individualmente dell'opera di Cristo. Ricevendo Cristo ottengono un rafforzamento interiore

(3.) Si consacrano a Cristo. Mangiando alla Sua Tavola, essi si proclamano Suoi amici e acconsentono alle Sue pretese come loro Salvatore e Signore. Lì Cristo entra in alleanza con loro, ed essi con lui

(III.) Le relazioni in cui da questo sacramento i cristiani sono portati gli uni verso gli altri

(1.) Fratellanza. Il legame che unisce i discepoli al Maestro li lega gli uni agli altri

(2.) Amore. La cattiva volontà è bandita dal desiderio stesso di sedersi con Cristo a questa festa, e nella sua atmosfera calda e sacra l'animosità non può esistere più di un iceberg nella corrente del golfo. (P. B. Davis.)

Santa Comunione: - Immaginate la scena: l'ultima notte di nostro Signore sulla terra - Egli pienamente consapevole di ciò - la cena pasquale, commemorativa (attraverso quindici secoli) della liberazione di Israele dall'Egitto - nostro Signore circondato da dodici persone, una delle quali sapeva essere il Suo traditore, e che uscì da questo pasto per eseguire il suo proposito - nostro Signore pieno di pensieri, non per Se Stesso, ma per loro, e in questo caso lasciando loro qualcosa da fare per Lui quando se ne fosse andato. La Santa Comunione è:

(I.) La commemorazione della morte di Cristo, e di tutto ciò che è contenuto e implicito in quella morte 1Corinzi 11:26. In quell'atto di adorazione esprimiamo la nostra fede in

(1) il fatto,

(2) l'intenzione,

(3) l'efficacia della morte (come completamento della vita terrena e come preludio alla vita di risurrezione) di Cristo, vero Dio e vero uomo

(II.) Un segno del modo in cui solo la nostra vita spirituale viene mantenuta. Il pane e il vino non sono semplicemente guardati, ma mangiati e bevuti; e quello in chiesa, come atto religioso. Questo sarebbe non solo inutile, ma anche irriverente, se non ci fosse un significato profondo in esso. La chiave è Giovanni 6, che esprime in parole la stessa verità che il sacramento esprime in atto. Se vogliamo avere la vita attraverso Cristo, deve essere non semplicemente ascoltando di Lui, o contemplandolo come un oggetto esterno, ma ricevendolo nel cuore e nell'anima come attraverso un processo di digestione spirituale

(III.) La principale opportunità di esercitare e mantenere la vita spirituale in tal modo 1Corinzi 10:16; Matteo 26:26-28. Applicazione:1. Fate una stima elevata di questa ordinanza. È quello che lo facciamo; grande o piccolo, a seconda di quanto cerchiamo e ci aspettiamo molto o poco da esso

(2.) Ma lascia che la tua stima alta sia una stima spirituale. Riverenza, non superstizione. "Nutriti di Lui, nel tuo cuore, mediante la fede". 3. Renditi conto della presenza di Cristo

(4.) Preparatevi in modo adeguato

(5.) Attenzione al ritardo nel diventare un comunicante

(6.) Attenzione a non venire una o due volte e poi smettere

(7.) Attenzione a non familiarizzare con il segno e non con la cosa significata. (Dean Vaughan.)

Importanza della Santa Comunione: - Quando consideriamo gli atti di Cristo in questa notte memorabile, siamo portati a vedere quanto sia grande l'importanza data alla Santa Comunione. Lo mette in contrapposizione alla cena pasquale. Come un Israelita cessò di essere d'Israele, divenne un forestiero e un reietto dalla Casa di Dio, perse la grazia di Dio e la sua eredità in Dio, se non osservò la Pasqua e non prese l'Agnello; così Egli vorrebbe farci imparare che, allo stesso modo, a meno che i cristiani non partecipino dell'Agnello di Dio nella Sua Nuova Istituzione, non sono membri di Lui, si tagliano come tralci secchi da una vite, perdono la Sua grazia, non sono più membri del Suo Regno. (S. Baring Gould, M.A.)

La Santa Comunione un sostegno per i deboli: è proprio perché sei un peccatore che hai bisogno dell'aiuto che Dio dà attraverso l'Eucaristia. Conosci la tua debolezza; Tu mi dici che hai paura del peccato di cedere alla tentazione dopo aver comunicato. Sì; Ma non è quasi certo che se non comunichi cederai? mentre, se verrai solo con semplice fede e fiducia, cercando la benedizione di Dio, è attraverso il Santo Sacramento che Dio ti darà la grazia e la forza che ti permetteranno di resistere alla tentazione e di uscirne vincitore nella battaglia. Qualche tempo fa in una delle nostre città del nord c'era un operaio che, a causa di un errore, era stato male informato sull'orario di servizio. Venne quando la celebrazione della Santa Comunione era appena terminata, e quando uscirono dalla Chiesa lo trovarono ad aspettarlo tristemente fuori. L'ecclesiastico spiegò come era sorto l'errore ed espresse il suo dispiacere per esso. «Non importa, padrone», disse l'uomo; ma il poveretto non poté fare a meno di aggiungere: "Solo io ho costruito su di esso". Conosceva la propria debolezza e il suo bisogno della grazia divina e dell'assistenza soprannaturale; e così stava venendo, non come se ci fosse qualche virtù nel semplice atto di venire, non come se il Sacramento stesso potesse salvarlo, ma perché aveva afferrato la grande verità che è attraverso il Sacramento che Dio impartisce grazia, forza e vita a noi Suoi figli, indegni come siamo del minimo dei Suoi benefici. (Prebendario Gibson, M.A.)

Valore della Santa Comunione: - In tempi di persecuzione gli uomini rischierebbero la vita per ottenere le loro Comunioni. Cento anni fa, durante la Rivoluzione francese, quando la religione fu abolita dal Parlamento francese, quando la domenica fu abolita, il clero fu cacciato nei cespugli come bestie da preda, e nessuno poté condurre o assistere a una funzione sotto pena di morte, la gente rimase senza questo mezzo di grazia? No! Di tanto in tanto un messaggero si affrettava con una misteriosa parola d'ordine di casa in casa; "La palude nera", mormorava, e passava oltre senza salutare o salutare. Ma le persone a cui si rivolgevano lo capivano. Poco dopo la mezzanotte, uomini e donne, vestiti con abiti scuri, si incontravano silenziosamente presso la palude nera sotto il villaggio, e lì, alla luce di una lanterna accuratamente custodita, uno dei sacerdoti senzatetto donava il Corpo e il Sangue del Signore ai fedeli del quartiere. Tutti sapevano che da un momento all'altro, prima che potesse essere dato l'allarme, i soldati avrebbero potuto essere su di loro, e una raffica di pallottole d'uva avrebbe potuto distenderli sanguinanti e morire a terra. Che importa? l'uomo avrebbe potuto uccidere il loro corpo, ma Gesù aveva detto che li avrebbe risuscitati all'ultimo giorno. (M.A. Lewis.)

Il nuovo testamento:

Testamento o Patto: - La parola è tradotta tredici volte "testamento" nell'A.V., e venti volte "patto". Il suo equivalente ebraico significa propriamente "patto". Ma il suo significato classico è "ultima volontà" o "testamento". Nessuna delle traduzioni rende piena giustizia all'unica transazione a cui si fa riferimento. In effetti, nessuna parola umana potrebbe. E aver usato una parola divina sarebbe stato semplicemente dire un'incomprensibilità. Il riferimento è a quella disposizione o disposizione delle cose, in virtù della quale la misericordia, e la possibilità della vera ed eterna beatitudine, sono estese alla razza umana peccatrice. Fu uno stratagemma glorioso, che culminò nel sacrificio espiatorio dell'Agnello di Dio

(1.) Era un patto, in quanto vi è, in esso inerente, un elemento di reciprocità. Dio, da parte Sua, fa qualcosa. Fa molto. Ma la benedizione implicata in ciò che Egli fa è sospesa, per quanto riguarda il godimento che ne hanno gli uomini, per l'acquiescenza da parte loro, o per l'accettazione cordiale, o per la fede

(2.) Ha anche la natura di un atto testamentario. Infatti, in esso è implicata una disposizione o disposizione degli effetti o dei beni che costituiscono la proprietà di Dio; in virtù di questa disposizione è che gli uomini, che acconsentono o credono, diventano i suoi "eredi". L'atto è un vero e proprio testamento, perché è debitamente e solennemente attestato e testimoniato

(3.) Ed è anche realmente un'ultima volontà, perché è un'espressione finale della volontà e del desiderio di Dio. (J. Morison, D.D.)

La Magna Charta della storia britannica non è una testimonianza più forte del nostro amore nazionale per la libertà, e del nostro bisogno di essa come condizione del progresso, di quanto non lo siano queste istituzioni per i bisogni universali degli uomini redenti. Le ordinanze che hanno persistito attraverso innumerevoli e violenti cambiamenti, e si sono riaffermate di fronte ai giganteschi sforzi per sopprimerle, offrono la più forte presunzione di essere fondate sulla vera ragione e sulla necessità spirituale: e sebbene possano avere solo un posto secondario e mai primario, è probabile che siano ancora necessarie per l'espressione e il nutrimento di questa vita dell'anima. L'uomo non è tutta ragione e volontà. Egli è ancora dotato di senno e di immaginazione, e tutto di lui non può essere nutrito, sviluppato e perfezionato senza il ministero benefico del simbolo. Carlyle, che non è un fanatico dei rituali, dice, con tanta verità quanto bellezza: "Pianteresti per l'eternità, poi pianteresti nelle profonde, infinite facoltà dell'uomo, della sua fantasia e del suo cuore; Pianteresti per l'anno e per il giorno, poi pianteresti nelle sue facoltà superficiali e superficiali, nel suo amor proprio e nella sua comprensione aritmetica; " e ancora, parlando nel "Sartor Resartus" dei "Simboli", scrive: "Di parentela con le influenze così incalcolabili dell'occultamento, e connessa con cose ancora più grandi, è il meraviglioso agente dei simboli. In un simbolo c'è occultamento e tuttavia rivelazione; Qui, quindi, dal silenzio e dalla parola che agiscono insieme, deriva un duplice significato. E se la parola è di per sé alta e il silenzio adatto e nobile, quanto sarà espressiva la loro unione! Così in molti simboli dipinti, o semplici sigilli-emblemi, la verità più comune ci risalta proclamata con un'enfasi del tutto nuova". (Dott. Giovanni Clifford.)

"Una povera vedova mi mandò un dollaro e trentatré centesimi, in monete d'argento, dicendo che era tutto ciò che aveva trovato nel portafoglio del marito morto, e che voleva darlo a Dio. L'ho detto ai bambini e ai loro genitori nella Chiesa dell'Ascensione, a Chicago, e presto hanno trovato un modo per usare questo obolo della vedova "per Dio". Dissero: 'Ne faremo un servizio di comunione'. Così vi aggiunsero i loro anelli d'oro, i gioielli e le tasche d'argento, e una signora diede la coppa d'argento del suo ragazzo morto, e così continuarono ad aggiungere pezzi d'argento e d'oro finché ne avemmo abbastanza; E poi l'artista ci ha fatto un bellissimo calice e una patena tutta d'argento e d'oro. Ora devo dirvi che cosa ne è venuto fuori, e questa sarà la mia seconda storia. Quando quel terribile incendio che distrusse le nostre chiese e le nostre case a Chicago fu visto avvicinarsi alla nostra chiesetta, una bambina di sette anni venne con suo padre per vedere cosa potevano salvare. Erano le quattro del mattino e non c'era luce se non quella che proveniva dal fuoco. Ma la piccola Louisa Enderli trovò il servizio della Comunione e lo salvò. Ben presto si perse dal padre e per quattro faticose miglia si fece strada tra la folla di persone che si affrettavano ad allontanarsi dal quartiere in fiamme. Il vento soffiava la sabbia ardente e la cenere nei suoi occhi, e quasi li accecava; ma lei li difese come meglio poté con una mano e con l'altra si aggrappò al suo prezioso tesoro, rifiutandosi di cederlo finché non l'avesse trovato in un luogo sicuro. Per tre giorni si perse dal padre, essendo stata ospitata e curata da una gentile famiglia tedesca. Quando finalmente suo padre la trovò, lei gli gettò le braccia al collo, dicendo: "Oh, papà, ho salvato la Comunione! Ho salvato la Comunione!" Ma anche allora non poteva rinunciarvi finché non l'avesse messo al sicuro nelle mani del rettore. Penso che sia stato un atto di eroismo cristiano degno dei martiri che sono morti per amore del loro Signore nei tempi antichi". (Apocalisse Charles P. Dorset, rettore della Chiesa dell'Ascensione, Chicago, Illinois.)

Il sangue di Cristo: "L'unica cosa che voglio", disse un vescovo morente della nostra chiesa, il vescovo Hamilton, "è riporre tutta la mia fiducia sempre più perfettamente nel sangue prezioso!" (L'Almanacco della Parrocchia del Fireside.)

Spargimento di sangue come espressione d'amore: - Una certa regina asiatica, lasciando questa vita, lasciò i suoi tre figli compiuti, tutti giunti all'età della maturità. I giovani principi erano in lotta su chi dovesse prestare il massimo rispetto alla memoria della loro regale madre. Per dare spazio alle loro generose contese, decisero di incontrarsi nel luogo di sepoltura, e lì presentarono il dono più onorevole che seppero escogitare, o furono in grado di procurarsi. Il maggiore venne ed espose un sontuoso monumento, costituito dei materiali più ricchi e ornato con la più squisita fattura. Il secondo saccheggiò tutte le bellezze della fiorente creazione e offrì una ghirlanda di colori ammirevoli e odori deliziosi come non si erano mai visti prima. Apparve il più giovane, senza pomposi preparativi, con in una mano solo una bacinella di cristallo e nell'altra un bodkin d'argento. Appena si avvicinò, spalancò il petto, trafisse una vena che si trovava di fronte al suo cuore, raccolse il sangue nel vaso trasparente e, con aria di affettuosa riverenza, lo depose sulla tomba. Gli spettatori, colpiti da quella vista, lanciarono un grido di applauso generale, e diedero subito la preferenza a questa oblazione. Se si considerava un'espressione d'amore così singolare spendere alcune di quelle preziose gocce per l'onore di un genitore, oh quanto incomparabile! quanto fu ineffabile l'amore di Gesù nello versare tutto il suo sangue vitale per la salvezza dei suoi nemici! (Manuale dello studente sulle dottrine delle Scritture).

La Pasqua celeste:

(I.) La realtà e il carattere della vita oltre la morte. Cristo ne parla come del "regno di Dio". Questa non è l'idea della mera esistenza, ma dell'essere nella forma più alta di organizzazione. Il Padre-Re pervaderà tutta la vita con il Suo stesso spirito. La legge sarà il governo del Padre, che è amore

(II.) La speciale forma di vita nel regno del Padre qui anticipata. "Lo berrò con te nuovo." Ciò implica

1.) Stretta e intima associazione tra il Redentore e i redenti

(2.) La presenza e il rapporto reciproco dei redenti

(3.) Il loro sacro impiego. Il Salvatore dice che berrà, ed essi berranno, il vino della festa pasquale, nuovo nel regno del Padre. Aveva appena detto: "Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue". La festa celeste è una celebrazione commemorativa dell'amore redentore. Per i redenti sarà un calice di amore riconoscente e di retrospettiva riconoscente. (Il mensile del predicatore.)

26 CAPITOLO 14

Marco 14:26

E quando ebbero cantato un inno.-

La migliore armonia: Gesù cantò un inno, e quando mai prima si era udita una musica così gradita a Dio, così grande e bella agli angeli che ascoltavano? Non sappiamo quali armonie dal potere del suono il Creatore produca per l'incessante gioia delle Sue creature intelligenti che riempiono le vaste ampiezze del cielo. Non sappiamo quali realtà sublimi, e per noi, inconcepibili siano espresse da quelle descrizioni date da quell'apostolo che si posò sul petto di Gesù, e udì con orecchio profetico la voce come di molte acque, come di un grande tuono, e le voci degli arpisti che suonano con le loro arpe; ma sono certo che c'era un'armonia e una gloria in questo inno che non avevano mai sentito prima. Perché la bellezza della sua armonia era morale; era l'armonia dello spirito interiore dell'uomo; era l'armonia tra l'uomo e Cristo; era la melodia della mitezza, dell'obbedienza, della pace e della gioia; era come la musica della legge e dell'ordine da quelle stelle scintillanti della notte sotto le quali cantavano: un'armonia tale che il carattere di Cristo risuona per sempre nelle orecchie di Dio. (N. Macleod, D.D.)

Valore delle forme di preghiera e di lode: - Una delle obiezioni più comuni all'uso costante di forme dichiarate di preghiera comune è che a volte esse devono inevitabilmente urtare i nostri sentimenti, costringendoci, per esempio, a prendere parole di gioia e di lode sulle nostre labbra quando i nostri cuori sono pieni di dolore, o a pronunciare confessioni penitenti di peccato e implorare grida di misericordia quando i nostri cuori danzano di allegria e di gioia. Ma se notiamo la condotta di nostro Signore e dei suoi discepoli, non possiamo dire che anche questa obiezione sia definitiva o fatale. Lui e loro stavano per separarsi. Era in cammino verso l'agonia del Getsemani e la vergogna della croce. Il loro cuore, nonostante le Sue parole di conforto, era appesantito dal presentimento e dal dolore. Eppure cantavano l'Hallel, usavano la forma comune di lode, prima di uscire: Lui doveva morire per i peccati del mondo, ed essi perdere ogni speranza in Lui come Salvatore d'Israele. Nessun comando divino, nient'altro che l'usanza della Festa, imponeva loro questa forma; eppure non lo mettono da parte. E questo "inno" non era un canto funebre, non era una cadenza lenta e misurata, non era un lamento lamentoso, ma un canto gioioso di esultanza... Questi toni di speranza incontenibile, di fiducia gioiosa ed esultante, non avrebbero dovuto urtare i cuori degli uomini che stavano passando in una grande oscurità in cui tutte le luci della vita, della speranza e della gioia dovevano essere eclissate? Se il nostro Signore poteva guardare attraverso le tenebre e vedere la gioia posta davanti a Lui, i discepoli non potevano farlo. Eppure anche loro si unirono a questo gioioso inno prima di partire nella notte più buia che il mondo abbia mai conosciuto. Avendo il loro esempio davanti a noi, non possiamo sostenere che le forme di culto stabili debbano essere condannate semplicemente perché urtano con l'emozione dominante del momento. Dobbiamo piuttosto dedurre che, nella Sua saggezza, Dio non ci lascerà in preda a nessuna emozione squilibrata; che, quando il nostro cuore è più timoroso, Egli ci chiama a riporre la nostra fiducia in Lui; che quando sono più tristi Egli ci ricorda che, se abbiamo fatto di Lui il nostro bene principale, il nostro bene principale è ancora con noi, qualunque cosa possiamo aver perso, e che possiamo ancora gioire in Lui, anche se ogni altra gioia si è allontanata da noi. E quando ci invita a confidare in Lui in ogni notte di perdita e di paura, e persino ad essere lieti in Lui, per quanto dolorose possano essere le nostre anime, - oh come dovrebbe essere confortante e gradito il comandamento! poiché non è altro che la certezza che Egli vede il guadagno che deve scaturire dalla nostra perdita; è a dir poco una promessa che Egli trasformerà il nostro dolore in gioia. (S. Cox, D.D.)

La religione è una cosa di principi, non di forme; spirito, non lettera. È una vita, una vita che si rivela in vari modi sotto tutti i cambiamenti del tempo, una vita che consacra ogni facoltà che possediamo al servizio di Dio e dell'uomo. Utilizza le forme, ma non dipende da esse. Può modificarli in mille modi diversi, per adattarli ai bisogni, alle emozioni, alle aspirazioni dell'anima. C'era una vita religiosa molto vera e sincera, per esempio, tra gli Ebrei, e sotto le leggi di Mosè. Il culto prendeva allora la forma di offerte e sacrifici, digiuni e feste. Tutti questi, in quanto erano ebrei ed erano particolarmente adatti alla vita ebraica, sono morti; ma la vita religiosa non è passata con loro. Si è rivestita di forme più semplici e più universali. Il nostro culto si esprime nelle preghiere, negli inni, nei sacramenti, e soprattutto nella purezza e nella carità che ci impone di visitare i poveri e i bisognosi nella loro afflizione, e di mantenerci immacolati dal mondo. A tempo debito, questi moduli possono essere modificati o scomparire. Ma la vita che opera e parla attraverso di loro non passerà. Si eleverà semplicemente a forme di espressione più elevate e più nobili. Nessun uomo, quindi, può vivere e crescere semplicemente aderendo a forme di culto e di servizio, sia fedele e devoto ad esse quanto vuole. Possono nutrire e nutrire la vita, ma non possono impartirla. Cambieranno e passeranno, ma la vita dell'anima non deve per questo subire perdite. Se questa vita è stata vivificata in noi una volta attraverso la fede e l'amore, continuerà a vivere, perché è una vita eterna, e continuerà a manifestarsi in modi che cambieranno e si innalzeranno per soddisfare le sue nuove necessità e condizioni. La religione ci accetta così come siamo, per poterci elevare al di sopra di ciò che siamo; Impiega e consacra tutte le nostre facoltà, affinché le nostre facoltà possano essere raffinate, rinvigorite, ampliate di portata. Se possiamo parlare, ci invita a parlare. Se sappiamo cantare, ci ordina di cantare. Se siamo in grado di lavorare e sopportare, ci impone di lavorare e resistere. Se solo possiamo stare in piedi e aspettare, ci insegna che servono anche coloro che stanno solo in piedi e aspettano. Qualunque cosa possiamo fare, ci ordina di farla di cuore, come per il Signore e non per gli uomini, e tuttavia di fare per gli uomini, affinché sia per il Signore. Se abbiamo veramente questa vita, essa si rivelerà in noi come in Colui che è la nostra vita, in un amore troppo profondo e sincero per essere respinto da qualsiasi diversità di forma esteriore; in uno spirito di lode troppo puro e gioioso per essere spento da alcuno dei cambiamenti e dei dolori del tempo; e in una sincera consacrazione di ogni nostra capacità e potenza al servizio di Colui che ci ha amati e ha dato se stesso per noi e per tutti. (S. Cox, D.D.)

Cantare in cielo: - Per quanto mi riguarda, non mi libererei della speranza che a volte - forse in occasione di grandi anniversari commemorativi di storie terrene - canteremo letteralmente, in cielo, gli stessi salmi e inni che sono così spesso la "porta del cielo" per noi qui. Sarebbe più triste separarci da questo mondo di quanto speriamo che lo sarà quando verrà il nostro momento, se dovessimo dimenticare queste antiche liriche, o trovare la nostra lingua muta quando le pronunceremo. Come possiamo vivere senza di loro? Non fanno forse parte del nostro stesso essere? Toglili via, con tutte le esperienze di cui sono il simbolo, e cosa resterebbe di noi da portare in cielo? (Prof. Austin Phelps.)

I Salmi ebraici: - I Salmi ebraici, nei quali è espresso lo spirito stesso della vita nazionale, hanno fornito gli inni nuziali, i canti di battaglia, le marce dei pellegrini, le preghiere penitenziali e le lodi pubbliche di ogni nazione della cristianità, da quando la cristianità è nata. È una frase del libro dei Salmi ebraici, che abbiamo scritto sopra il portico del tempio principale dell'industria e del commercio del mondo, la Borsa di Londra. Questi salmi hanno attraversato il frastuono di ogni grande campo di battaglia europeo, hanno risuonato attraverso l'urlo della tempesta in ogni autostrada oceanica della terra. I marinai di Drake le cantavano quando squarciavano le onde vergini del Pacifico; Frobisher's, quando si sono schiantati contro le barriere del ghiaccio artico e della notte. Galleggiavano sulle acque in quel giorno dei giorni, quando l'Inghilterra manteneva la sua libertà protestante contro il Papa e gli Spagnoli, e conquistava la supremazia navale del mondo. Hanno attraversato l'oceano con i pellegrini della Mayflower, sono stati cantati intorno ai fuochi da campo di Cromwell, e i suoi Ironsides hanno caricato la loro musica, mentre hanno riempito le pacifiche case dell'Inghilterra e della cristianità con la voce della supplica e il soffio della lode. Nelle sale dei palazzi, nei focolari felici, nelle stanze squallide, nelle corsie dei poveri, nelle celle delle prigioni, nei santuari affollati, nelle incantevoli terre selvagge, dappertutto questi ebrei hanno emesso il nostro gemito di contrizione e il nostro canto di trionfo, le nostre lacrime lacrimanti e la nostra lotta e la preghiera di conquista. (J. Baldwin Brown, B.A.)

L'amore per il canto sancito da Gesù: - Un giorno di Natale, a una riunione di bambini, un signore presente raccontò il seguente episodio molto interessante: una bambina, di soli tre anni, era molto curiosa di sapere perché i sempreverdi di Natale fossero così usati e che cosa significassero. Così il signor L. le raccontò la storia del Bambino di Betlemme, il bambino il cui nome era Gesù. La piccola interrogante stava appena cominciando a dare voce alla musica che aveva nel cuore; e dopo che il signor L. ebbe concluso il racconto, lei lo guardò in faccia e chiese: "Gesù ha cantato?" Chi ci aveva mai pensato? Il testo è la prova quasi conclusiva che nostro Signore ha cantato; è, in ogni caso, una prova abbastanza conclusiva che Egli ha autorizzato l'uso del canto da parte dei Suoi discepoli

Girolamo, di Praga, legato nudo al rogo, continuava a cantare inni con voce profonda e incrollabile. (A. W. Atwood.)

Influenza calmante del canto degli inni: - Ricordo un episodio notevole che accadde nell'aula magna di mio padre durante una di quelle dolci scene che precedettero la separazione della Chiesa Presbiteriana nelle vecchie e nelle nuove scuole. Gli atti di quel tempo furono oggetto di polemiche, e ci furono fuoco, zelo e ira mescolati a discussioni; e chiunque sedeva sulla sedia, il diavolo presiedeva. Nell'occasione a cui mi riferisco, un vecchio scozzese, alto un metro e ottanta, molto curvo per l'età, con gli occhi azzurri, grandi lineamenti, pallidissimo e bianco su tutto il viso, e calvo, camminava su e giù per la parte posteriore della stanza, e mentre la disputa diventava furiosa, lui (e solo lui avrebbe potuto farlo) si fermava e gridava: "Signor Moderatore, cantiamo 'Salvezza'; " e qualcuno si alzava e cantava la melodia, e gli uomini che erano in furioso dibattito venivano interrotti; ma uno dopo l'altro si unirono e, prima di aver cantato l'inno, erano tutti calmi e silenziosi. Quando hanno ripreso la polemica, è stata in tono molto più basso. Così questo buon vecchio camminava su e giù, e lanciava un inno nella lite ogni pochi minuti, e impediva agli antagonisti religiosi di esplodere e combattere in modo assoluto. È nella natura degli inni reprimere i sentimenti irascibili. Non credo che un uomo che era pazzo potesse cantare sei strofe senza riacquistare la calma prima di arrivare alla fine. (H. W. Beecher.)

Il potere di un inno: - In uno dei giorni in cui il presidente Garfield giaceva morente in riva al mare, stava un po' meglio, e gli fu permesso di sedersi vicino alla finestra, mentre la signora Garfield era nella stanza accanto. L'amore, la speranza e la gratitudine riempirono il suo cuore, e cantò il bellissimo inno, che iniziava: "Guidami, o grande Geova!" Mentre le note dolci e lamentose fluttuavano nella camera dell'infermeria, il Presidente alzò gli occhi verso il dottor Bliss e chiese: «È Creta?» "Sì." rispose il dottore; «è la signora Garfield». «Presto, apri un po' la porta», rispose ansiosamente il malato. Il dottor Bliss aprì la porta e, dopo aver ascoltato per qualche istante, il signor Garfield esclamò, mentre le grosse lacrime gli scorrevano lungo le guance infossate: «Glorioso, Beatitudine, non è vero?»

Il potere di un inno: Un ragazzino venne da uno dei nostri missionari della città e, porgendo un pezzo di carta stampata sporca e consunta, disse: "Per favore, signore, papà mi ha mandato a prendere un foglio pulito come questo". Prendendolo dalla sua mano, il missionario lo aprì e scoprì che era un foglio contenente il bellissimo inno che iniziava così: «Proprio come sono io». Il missionario lo guardò in viso con interesse e chiese al ragazzino dove l'avesse preso e perché ne volesse uno pulito. «L'abbiamo trovato, signore», disse, «nella tasca della sorella dopo che è morta; Quando era malata, la cantava sempre, e le piaceva così tanto che papà voleva prenderne una pulita da mettere in una cornice per appenderla. Non ce ne dareste uno pulito, signore?»

27 CAPITOLO 14

Marco 14:27

Colpirò il pastore.-

Perché Cristo è chiamato Pastore:

1.) Come discendente da antichi patriarchi che erano pastori. Erano tipi di Lui

(2.) Egli conosce le Sue pecore e le segna per le Sue Giovanni 10:3, 14. Dio pone il Suo sigillo su di loro 2Timoteo 2:19

(3.) Egli nutre le loro anime e i loro corpi in verdi pascoli Salmi 23 e li conduce ai dolci ruscelli e alle acque del conforto, per i sentieri della grazia e della giustizia

(4.) Li difende dal lupo e dai nemici; Essendo creature timorose, semplici, deboli, incapaci di volare, resistere o salvarsi

(5.) Nutre gli agnelli giovani e teneri

(6.) Li cerca quando si smarriscono e si rallegra di trovarli

(7.) Li porta all'ovile.

(1) L'ovile della grazia.

(2) L'ovile della gloria. (Dott. Thomas Taylor.)

Conforto in Cristo, il nostro Pastore: - Poiché Cristo è il nostro Pastore, possiamo consolarci

1.) Il suo amore. Nel titolo "Pastore" c'è più amore che se Egli si chiamasse nostro padre, fratello, parente. Il buon Pastore dà la sua vita per le pecore, cosa che ogni padre o fratello non farà

(2.) La sua cura. Le pecore non hanno bisogno di cure se non della presenza del Pastore Salmi 23:1. (Ibidem)

Cristo percosso, un esempio per noi: - In quanto Cristo fu colpito dalla spada, impariamo la pazienza nelle afflizioni di ogni tipo

(1.) Egli ha sofferto non per necessità o per discorso, ma per umiltà volontaria, mentre noi meritiamo prove infuocate

(2.) Egli non ha sofferto per la Sua causa, ma per la nostra; e noi non soffriremo per la Sua? 3. Disprezzava la vergogna; E perché non dovremmo? 4. La fine della Sua croce fu l'esaltazione alla destra di Dio; E noi ci aspettiamo lo stesso. (Ibidem)

Conforto perché Dio è colui che uccide: - Sebbene Cristo sia stato colpito, non è stato per caso, fortuna o del tutto per malizia di uomini malvagi, ma tutto per il consiglio e il decreto di Dio. Se sei percosso, consolati

(1.) È la mano di Dio

(2.) Dio intende con questo mezzo realizzare in te un buon proposito

(3.) Dio non solo manda la tua afflizione, ma la regola e la controlla. (Ibidem)

La dispersione: Perché i discepoli furono dispersi così? 1. La loro debolezza e la paura carnale li hanno spinti a fuggire per salvarsi. Non avevano calcolato il costo della loro professione. Né avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo, che in seguito li mantenne forti e saldi

(2.) Dio nella Sua saggezza voleva che Cristo fosse abbandonato, perché si doveva essere conosciuti per pigiare "solo lo strettoio dell'ira di Dio". 3. Così doveva che si adempisse la Scrittura, riguardo a Cristo stesso, il quale, assumendo volontariamente il grave peso del nostro peccato, deve essere abbandonato da tutti per il momento

(4.) Per insegnarci che tutta la nostra sicurezza dipende dalla nostra relazione con il Pastore supremo. Senza Cristo giaciamo dispersi, non radunati e abbandonati. (Ibidem)

28 CAPITOLO 14

Marco 14:28

Io vi precederò in Galilea.-

Voci dalla Galilea: - È abbastanza certo che, nella virilità di Cristo, c'era, in grandissimo grado, la più vera poesia del cuore. Le sue simpatie per la natura, il suo amore per il bello dappertutto, la sua tenerezza per l'infanzia e per la debolezza, la delicatezza delle sue azioni, il gioco della sua fantasia, tutto mostra quella vivida immaginazione, e un fervente bagliore, e una sensibilità tranquilla, e un'abitudine creativa, e una profonda percezione che, lo dico umanamente, fanno sempre della vita una poesia. C'è da meravigliarsi che per una mente come la Sua, quel paese, così affettuoso, così santificato, amabile nella natura, ma ancora più bello in tutti i suoi sacri ricordi, abbia una tale attrattiva che Egli potrebbe a malapena acconsentire persino ad andare in cielo senza un altro sguardo alla sua bellezza e un ultimo assaggio della sua dolcezza! E il mio Salvatore... ha forse fatto... proprio così? Allora per sempre Egli ha consacrato le pie memorie dei primi anni e gli aneliti della nostra virilità alla sacralità del passato!

Ma, per quanto possiamo presumere di giudicare, questo non fu l'unico sentimento che riportò Gesù risorto in Galilea. Sappiamo, infatti, dalle parole di San Pietro a Cornelio, che quando "Dio risuscitò Gesù, il terzo giorno, lo mostrò apertamente, ma non a tutto il popolo, ma solo a testimoni scelti, scelti prima di Dio, che mangiarono e bevvero con lui dopo che fu risorto dai morti". In verità sappiamo che "apparve a più di cinquecento fratelli contemporaneamente", e questa manifestazione avvenne molto probabilmente su quel monte in Galilea, dove Egli aveva fatto un appuntamento così speciale per la riunione. Possiamo ben credere - ed è in completo accordo con l'intera mente di Cristo - che Egli scese in Galilea proprio per questo scopo: per radunare, rassicurare, confortare e rafforzare coloro ai quali i Suoi miracoli e il Suo insegnamento erano già stati benedetti in quella parte della Palestina. Ed era solo come il nostro caro Maestro, e coerente con tutto il Suo amore fedele, che Egli si fermasse così, prima di proseguire oltre, per rassicurare e benedire i Suoi in luoghi lontani.

(III.) E di questo, sempre di più, sii abbastanza sicuro, che Cristo tornerà sempre alla Sua opera nell'anima che una volta ha fatto Sua. E questa benedetta lezione la lessi di nuovo in quel viaggio d'amore in Galilea. A coloro che Cristo chiama, a loro ritorna. Nessun tempo si oscura, nessun cambiamento raggiungibile, nessuna distanza appals, che amore!

(IV.) Vedo anche, nella visita in Galilea, una prova e una disciplina per i Suoi seguaci più immediati. Dovevano avere la gioia della Sua presenza, ma dovevano fare uno sforzo. Devono mostrare la loro costanza e la loro fede con un atto di fatica e di fiducia. Devono andare, secondo la Sua parola, fino a incontrarLo in Galilea. "Li ha preceduti". Egli precede sempre il Suo popolo. E a volte la precedenza sembra una diserzione. Ubbidite e credete, e la ricompensa sarà una coppa piena e stentata. "Va' dove ti mando"; - questo è il Suo linguaggio costante - «Va' dove io ti mando; Io ci sarò".

Una, e forse la più grande, causa per cui Egli trascorse quei "quaranta giorni" sulla terra, dopo aver terminato la Sua grande opera, fu quella di mostrare e provare la Sua identità, di dimostrare che il Risorto era il Crocifisso, che nulla era cambiato del Suo amore e del Suo essere. Era lo stesso! lo stesso Uomo! lo stesso Fratello! lo stesso Salvatore! lo stesso Dio! E c'erano proprio le ferite a portare la loro prova! Questa visita in Galilea fu singolarmente adatta a dimostrare l'unità. Egli compie lo stesso viaggio che aveva fatto spesso in precedenza, negli stessi luoghi, dove aveva trascorso la maggior parte della sua vita, e dove i testimoni dell'identità sarebbero stati i più numerosi e i più competenti per attestare. Cerca lo stesso lago, che aveva posto al centro del suo precedente ministero. Egli sta con i Suoi discepoli, proprio sulla riva dove aveva parlato loro e li aveva chiamati. La voce, l'accento, i modi, lo spirito sono gli stessi. Lo riconoscono in un attimo. Mangia cibo, dove lo aveva mangiato tante volte prima. E quanto dobbiamo a quell'identità, non c'è bisogno che lo dica. L'Uomo della Debolezza è il Dio del Potere. Il Crocifisso è l'Intercessore. Prova sicura che il riscatto è accettato e che l'intero debito è pagato da Cristo! La prova positiva che ora abbiamo un Dio in simpatia. E un'altra voce sento dalla Galilea. Il Cristo risorto camminò per tutta la terra, da Dan a Bersabea: rivelò la Sua autorità, mostrò la Sua potenza: fece tutto suo! Una caparra di quel giorno in cui Egli verrà e "regnerà sul Monte Sion e a Gerusalemme, e davanti ai Suoi antichi gloriosamente"; e "I Suoi piedi staranno sul Monte degli Ulivi"; e poi "ci sarà un solo Signore, e il Suo nome uno", e "tutto Israele sarà salvato". (James Vaughan, M.A.)

Promesse consolanti: una promessa come non si era mai sentita prima, che un morto risorgerà entro pochi giorni, e promette di farlo. Notate le consolazioni con cui il Signore sostiene i Suoi discepoli

(1.) Che ci sarà una certa fine di questo male pronto a inghiottirli

(2.) Che ci sarà una fine breve dopo pochi giorni; tre o quattro

(3.) Che ci sarà una felice fine. Per

(1) Cristo dovrebbe risorgere dai morti con potenza e gloria.

(2) Mentre sono fuggiti da lui, egli tornerà da loro.

(3) Anche se hanno lasciato il loro Pastore, Egli tornerà ad essere il loro Pastore e li guiderà come un pastore precede le sue pecore. (Dott. Thomas Taylor.)

L'incontro promesso in Galilea: Perché in Galilea? (1.) Affinché il nostro Signore e i suoi discepoli possano godere più sicuramente l'uno dell'altro senza timore dei Giudei; e per istruirli nelle cose che riguardano il regno dei cieli

(2.) Perché Cristo aveva più discepoli e favoriti in Galilea ai quali si sarebbe offerto familiarmente, e avrebbe manifestato la Sua risurrezione, che in Giudea

(3.) I suoi discepoli appartenevano alla Galilea, ed Egli li avrebbe condotti nel luogo in cui li aveva trovati

(4.) Devono seguire la loro chiamata fino alla venuta di Cristo, e per il tempo prima che possano entrare in Galilea, Egli sarà lì davanti a loro, ad aspettarli (Ibid.)

29 CAPITOLO 14

Marco 14:29

Quand'anche tutti si scandalizzino, non lo farò io.-Lo scopo di Pietro era triplice; Consisteva in

(1.) La sua veemente contraddizione con le parole di Cristo

(2.) Il suo preferire se stesso e il porsi al di sopra del resto degli apostoli

(3.) La sua fiducia in se stesso e la vanagloria delle proprie forze. Il rimedio contro la tentazione è una tale consapevolezza della nostra debolezza naturale, che può portarci a diffidare di noi stessi, a confidare in Dio e a cercare la Sua protezione in tutte le cose. (W. Denton, M.A.)

L'azione di Pietro in questo caso fu allo stesso tempo lodevole per alcune cose e difettosa per altre

(I.) Lodevole nei seguenti particolari

(1.) Il suo proposito e la risoluzione della mente, di non offendersi di Cristo, quale proposito e risoluzione professa sinceramente e dal suo cuore, parlando come realmente pensava

(2.) È anche lodevole in lui, che fosse così zelante e avanti rispetto agli altri discepoli da mostrare il suo amore a Cristo

(II.) Eppure aveva torto nell'essere così sicuro di sé

(1.) In quanto contraddice direttamente le parole espresse di Cristo, con le quali aveva chiaramente detto a lui e agli altri, che tutti dovevano essere offesi di Lui

(2.) Presumendo avventatamente e fiduciosamente sulla propria forza o capacità di resistere costantemente e di rimanere vicino al Salvatore nel momento dell'angoscia e del pericolo ora a portata di mano

(3.) Nel preferire arrogantemente se stesso ai suoi condiscepoli, affermando che sebbene tutti dovessero essere offesi, tuttavia non lo farebbe. (George Petter.)

L'entusiasmo è il bagliore dell'anima, è la leva con cui gli uomini si elevano al di sopra del loro livello medio e della loro intraprendenza, e diventano capaci di una bontà e di una benevolenza che, senza di essa, sarebbero del tutto impossibili. Non c'è troppo entusiasmo di alcun tipo o per qualsiasi scopo, in un mondo come il nostro, e i cristiani farebbero meglio a non unirsi nel deridere una forza che, nella sua forma più pura, ha fondato e allevato la Chiesa di Gesù Cristo. È vero, l'entusiasmo spesso perde la strada, si spende per cause sbagliate, per sistemi imperfetti, per ideali inutili, ma questo non è un motivo per dire che tutto l'entusiasmo è cattivo. L'entusiasmo sbagliato, come quello di Pietro, col tempo sarà bruscamente messo alla prova dall'esperienza; E nel frattempo coloro che hanno motivo di sperare che il loro entusiasmo non sia sbagliato, possono permettersi di essere generosi e speranzosi verso gli altri. Chi non è contro di noi è, forse inconsciamente, dalla nostra parte. (Canone Liddon.)

L'avventatezza di Pietro: - Qui abbiamo un esempio (come molti altrove) della temerarietà e dell'avventatezza di Pietro, che non considera bene la sua debolezza e lo spirito di cui era. Egli tradisce una grande infermità, arrogando molto più di quanto fosse in lui

(1.) Egli contraddice direttamente il suo Signore, che ha detto: "Voi tutti"; Pietro dice: "No, non tutti", non lo farà; Non questa notte, no, mai

(2.) Non crede all'oracolo del profeta Zaccaria (13:7, ma lo sposterebbe con pompa di parole, come se non lo riguardasse; non era una delle pecore che dovrebbero essere disperse, anche se il Pastore ne fu colpito

(3.) Presume troppo sulla propria forza e su ciò che è fuori dal suo potere, senza mai menzionare o includere l'aiuto e la forza di Dio, dal quale solo potrebbe stare in piedi. Non considera né la propria fragilità, che lo rovescerà, né la potenza di Dio, che può sostenerlo e sostenerlo

(4.) Si pone troppo al di sopra degli altri uomini; come se tutti gli uomini fossero deboli in confronto a Pietro, e Pietro il campione

(5.) È audace, robusto e vanamente fiducioso in una cosa ancora a venire, in cui non ha mai messo alla prova la sua forza. Conoscendo il suo affetto presente, non si accorgerà del suo pericolo futuro; anzi, egli nega e quasi disprezza il pericolo, senza pensare a quanto gli sia vicino. (Dott. Thomas Taylor.)

Luigi XV, nella sua disgustosa depravazione, si espose al vaiolo, allora il terrore di tutta la società. Benché per un po' di tempo fosse lusingato nella convinzione che non ci fosse pericolo, alla fine non si lasciò ingannare; ma, a causa del prevalere degli intrighi di corte, l'informazione gli fu comunicata solo al più tardi possibile. Fece allontanare i suoi compagni colpevoli, dicendo loro che li avrebbe richiamati se si fosse ripreso dal suo disordine. Poco prima di congedare uno dei più degradati tra loro, disse: "Morirei volentieri da credente, e non da infedele. Sono stato un grande peccatore, senza dubbio; ma ho sempre osservato la Quaresima con la più scrupolosa esattezza; Ho fatto dire più di centomila messe per il riposo delle anime infelici; Ho rispettato il clero e punito gli autori di tutte le opere empie; così che mi lusingo di non essere stato un cattivo cristiano".

Estrema autosufficienza: - C'è un famoso discorso registrato di un vecchio norreno del tutto caratteristico del Teutonico. "Non credo né negli idoli né nei demoni," disse; "Ripongo la mia unica fiducia nella mia forza di corpo e di anima". (S. sorride.)

Pericolo di presunzione: - Un signore scientifico, deputato dal Governo, stava, non molti anni fa, esaminando la scena di un'esplosione mortale. Era accompagnato dal sottovisore della miniera di carbone, e mentre stavano ispezionando i bordi di una capra (una regione di aria viziata), si notò che le lampade "Davy" che portavano erano in fiamme. «Suppongo», disse l'ispettore, che ci sia una buona quantità di grisù qui intorno. «Migliaia e migliaia di piedi cubi dappertutto», rispose freddamente il suo compagno. «Perché», esclamò l'ufficiale, «intendete dire che non c'è altro che quel brandello di garza metallica tra noi e l'eternità?» «Niente di niente», rispose il sottospettatore, molto composto. "Non c'è nulla qui dove ci troviamo se non quel filo di garza per evitare che l'intera miniera venga soffiata in aria". La precipitosa ritirata del funzionario governativo fu istantanea. E così dovrebbe essere per il peccatore: il suo allontanamento dalle vie del peccato - quei "covoni" di aria velenosa - dovrebbe essere istantaneo. La lampada di Sir Humphrey Davy non è mai stata progettata come sostituto della cautela se accidentalmente o inconsapevolmente trasportata nell'aria viziata, mentre molti lo fanno consapevolmente e abitualmente

30 CAPITOLO 14

Marco 14:30

Tu Mi rinnegherai tre volte.-

"La Dougal, una vecchia nave da battaglia, che si trova nel porto di Portsmouth dal suo ritorno da una crociera sulla stazione cinese, nel 1871, è stata recentemente attraccata allo scopo di apportare modifiche, in modo da adattarla a prendere il posto della Vernon, nave silurante e di depôt. Durante un esame del suo interno, uno degli operai si imbatté in una conchiglia viva in un angolo in disuso della nave. Il proiettile deve essere rimasto dove è stato trovato per oltre quattordici anni". Questa fu una scoperta sorprendente; ma se non fosse stato necessario un esame dell'interno, il missile non sarebbe stato trovato nemmeno ora. Con quanta forza la storia illustra il bisogno che abbiamo di fare un attento e frequente esame nel nostro cuore! Forse il proiettile era stato collocato nell'"angolo in disuso della nave" da un nemico; o, d'altra parte, potrebbe essere stato nascosto pronto a scagliarsi contro il nemico. In ogni caso, era una cosa pericolosa da riporre, perché da un momento all'altro sarebbe esploso e avrebbe distrutto il vascello. L'autoesame è sempre benefico e spesso porta alla sorprendente scoperta di qualche male molto pericoloso che è rimasto a lungo nascosto negli angoli in disuso del cuore. Affinché possiamo essere idonei a prendere il nostro giusto posto nel servizio di Dio e a intraprendere la nostra opera con la Sua approvazione, facciamo un esame approfondito e rimuoviamo ogni male. (Robert Spurgeon.)

Buone risoluzioni presto dimenticate: - Notate come improvvisamente anche un brav'uomo si allontana dalle buone risoluzioni, anche se solo un po' lasciato a se stesso, o se rimette solo un po' della sua vigilanza. In poche ore questo discepolo fiducioso, che disdegnava al pensiero di rinnegare il suo Maestro, lo nega e lo rinnega

(1.) Noi sosteniamo la grazia, che, se non è rinnovata in ogni momento, dobbiamo necessariamente cadere; come nel caso di un uomo sostenuto da una stampella, togliete la stampella e cadrà; o metti un bastone in posizione verticale, ritira la mano, e non c'è bisogno di spingerla verso il basso, va da sola

(2.) La subitaneità della tentazione, che arriva come un lampo, e la nostra propensione ad essere accesi con essa

(3.) La libertà dello Spirito, che va e viene a Suo piacimento.

(1) Questo dovrebbe mantenerci umili, non importa quanto santo sia lo stato in cui ci troviamo. Il sole può in qualsiasi momento scomparire improvvisamente sotto una nuvola.

(2) Osserviamo bene le nostre grazie e prevediamo la tentazione.

(3) Dipendiamo dallo Spirito di Dio per perfezionare e compiere i Suoi buoni movimenti, e non lasciarci a noi stessi, che possiamo spegnerli rapidamente

(4.) Non c'è da stupirsi se la giustizia degli ipocriti è come la rugiada del mattino Osea 6:4. (Dott. Thomas Taylor.)

31 CAPITOLO 14

Marco 14:31

Non Ti negherò in alcun modo.-

Il rinnegamento di Cristo da parte di Pietro:

(I.) Possiamo imparare da questa transazione a non essere troppo avanti nelle nostre professioni, o troppo fiduciosi nelle nostre forze, per timore che la fiducia alla fine accresca il senso di colpa e la vergogna del fallimento; e in caso di inadempienza, le nostre professioni si rivolgono al nostro rimprovero. Il capo degli apostoli fraintese la fermezza del suo spirito. Nel giorno della pace è facile formare buoni propositi, ed essere fiduciosi che li eseguiremo. Decidere in privato e agire in pubblico sono cose molto diverse, che richiedono gradi molto diversi di fermezza, sia nell'esercitare le forze dell'intelletto che nel regolare gli affetti del cuore. I propositi avventati sono sciocchi e i voti avventati non possono essere innocenti. Eppure la nostra debolezza è di per sé la prova decisiva che i voti e i propositi devono essere fatti. Ma che siano fatte come richiedono la ragione e il dovere, deliberatamente non ostentatamente; non tanto per essere ascoltati quanto per essere mantenuti; non tanto all'uomo quanto a Dio

(II.) Sperare il meglio e dipendere di più da coloro il cui temperamento non è così caldo e diretto, ma mite, freddo e fermo. In San Giovanni non troviamo professioni presuntuose, né dichiarazioni affrettate di spirito invincibile. Era fermo e fedele, ma mite e inoffensivo. Il suo zelo univa la gentilezza. Lo zelo dovrebbe essere con moderazione. Le passioni non devono governare la condotta. I sentimenti di un brav'uomo sono governati dalla sua religione. "Ogni pensiero deve essere condotto in cattività all'obbedienza di Cristo". Senza tale guida, il sentimento è audace, premuroso e capriccioso, soggetto all'errore e ci coinvolgerà nel peccato; ma la convinzione e il principio sono saldi e permanenti; La verità e il diritto sono per sempre gli stessi

(III.) Affinché se veniamo sorpresi di fallire nel nostro dovere, possiamo essere perdonati dopo il pentimento e la riforma. Ma questo grande privilegio non deve allentare la nostra preoccupazione, o incoraggiare la nostra presunzione. San Pietro ritardò il suo pentimento solo fino a quando non seppe la sua colpa. Di pari passo con la convinzione venne la contrizione. (W. Barrow, LL.D.)

Pietro e gli altri: - Il testo mostra San Pietro che esercita l'influenza suprema

(I.) Ecco l'indubbia supremazia di Pietro. La storia ruota intorno a grandi nomi. Gli uomini non sono tutti originali. Gli apostoli non potevano fare a meno di Pietro

(II.) Questa supremazia era intellettuale, morale, spirituale; non economico, legale o semplicemente ufficiale. La sua supremazia è cresciuta oltre la qualifica. Non ci sono leader spirituali che possono essere indipendenti dal carattere. Un vero uomo deve sempre influenzare gli altri con forza

(III.) Il valore di personaggi come quello di Pietro nella Chiesa. Ogni epoca ha bisogno di uomini che possano chiamare avanti e verso l'alto perché sono al di là e al di sopra

(IV.) Ecco il nobile proposito e il nobile sentimento che vengono meno nell'azione. Il seguito è: "Tutti lo abbandonarono e fuggirono". Nemmeno le più grandi ispirazioni umane hanno in sé virtù permanenti. Questi devono essere cercati dallo Spirito Santo. (Il mensile del predicatore.)

Presunzione: - Mi trovo su una montagna del Colorado alta seimila piedi. C'è un uomo in piedi sotto di me che dice: "Vedo una strana scaffalatura su questa roccia", e si china verso di essa. Io dico: "Fermati, cadrai". Dice: "Nessun pericolo; Ho la testa e i piedi fermi e vedo un pezzo di muschio particolare". Io dico: "Stai indietro"; ma egli dice: "Non ho paura"; e si china sempre di più, e dopo un po' la sua testa gira e i suoi piedi scivolano, e le aquile non sanno che è la carne macerata di un uomo che stanno picchiando, ma lo è. Così ho visto uomini arrivare fino all'orlo della vita di New York, e distogliere lo sguardo dall'alto in basso. Dicono: "Non essere codardo. Andiamo giù". Guardano sempre più lontano. Li avverto di fare un passo indietro; ma Satana viene dietro di loro e, mentre stanno oscillando oltre il limite, li spinge via. La gente dice che erano naturalmente cattivi. Non lo erano! Erano impegnati solo nell'esplorazione. (Dott. Talmage.)

Presunzione fatale: - L'attuale faro di Eddystone si erge molto saldamente, ma non era questo il carattere della prima struttura che sorgeva su quel punto pericoloso. C'era un uomo eccentrico di nome Henry Winstanly, che costruì un faro molto fantastico a quel punto nel 1696, e quando fu quasi finito si sentì così sicuro che fosse forte, che espresse il desiderio di poterci essere dentro nel più violento uragano che avesse mai soffiato in faccia al cielo. E ha esaudito il suo desiderio. Una notte di novembre del 1703, lui e i suoi operai si trovavano in quel faro quando si abbatté la tempesta più furiosa che si sia mai vista in quella regione. Il mattino seguente la gente scese per vedere il faro. Non un vestigio del muro, non un vestigio degli uomini. Solo due bulloni di ferro attorcigliati, che mostravano dove si trovava il faro. Così ci sono uomini che costruiscono le loro fantastiche speranze, e piani, e imprese, e aspettative, pensando che resisteranno per sempre, dicendo: "Non vogliamo nessuna delle difese del vangelo. Possiamo stare in piedi da soli. Non abbiamo paura. Ci assumiamo tutti i rischi e sfidiamo tutto", e all'improvviso il Signore soffia su di loro e se ne vanno. Erano rimaste solo due cose: una tomba e un'anima perduta. (Dott. Talmage.)

Peccato accumulato: - Pietro, invece di essere umiliato e reso diffidente da se stesso dall'avvertimento di nostro Signore, come avrebbe dovuto essere, accumula solo più peccato contro se stesso persistendo nel contraddire il Signore. Da ciò prendiamo atto che il figlio di Dio, a causa della sua corruzione, può cadere spesso nello stesso peccato, nonostante i buoni mezzi contro di esso

(1.) È una cosa molto difficile condurre le persone fuori da se stesse. Quasi nulla, se non l'esperienza delle cadute passate, li porta a vedere la loro follia

(2.) Fino a quando la loro mente non sarà cambiata, la loro azione sarà la stessa

(3.) La debolezza della grazia fa sì che anche i migliori cadano più e più volte negli stessi peccati

(4) Rimane ancora la stessa ragione che può spingere il Signore a lasciare i Suoi figli a se stessi, a cercarli, ad eccitarli, a produrre un dolore più serio, a renderli più vigilanti, ecc. (Dr. Thomas Taylor.)

Ogni ripetizione del peccato rende il peccato più forte, perché come il corpo, quanto più è nutrito e nutrito, tanto più forte cresce, così con il peccato nell'anima; ogni nuovo atto è un'aggiunta di forza fino a quando non prende l'abitudine. Raccogli un ramoscello, quindi, prima che cresca in una pianta. Scaccia il cervello di ogni peccato dell'infanzia. (Ibidem)

32 CAPITOLO 14

Marco 14:32-36

Che fu chiamato Getsemani.-

Il conflitto nel Getsemani:

(I.) Il luogo del conflitto richiede un breve preavviso

(II.) La storia del conflitto. La sua intensità è il primo fatto della storia che ci colpisce. "Il suo sudore era come grosse gocce di sangue che cadevano a terra". Questo conflitto strappò al Salvatore un grande grido. Che cosa è stato? "O Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice; ma non come voglio io, ma come vuoi tu". Abbiamo un assaggio del conflitto portato avanti da Cristo per noi, da soli

(III.) Il sonno dei discepoli mentre questo conflitto era in corso. (Charles Stanford, D.D.)

Getsemani:

(I.) Il Getsemani suggerisce alla fede riverente l'anelito del nostro benedetto Redentore alla simpatia umana.

(II.) Ci ricorda la sacralità del dolore umano e della comunione divina.

(III.) Rivela la pienezza travolgente del dolore del Redentore.

(IV.) Ci ricorda la volontà di Cristo resa alla volontà del Padre.

(V.) Ha lezioni e influenze per i nostri cuori. (Il mensile del predicatore.)

Gesù nel Getsemani:

(I.) La coppa più amara dei guai dovrebbe essere presa quando è il mezzo della massima utilità. La sofferenza sprecata è il culmine della sofferenza. Il calore della fornace dell'afflizione perde i suoi dolori più acuti per coloro che possono vedere la forma di Uno simile al Figlio dell'Uomo che cammina con loro con l'esempio, e sanno che stanno ministrando alla vera gioia e vita del mondo, in una certa misura, come fece Lui

(II.) Dall'esempio di nostro Signore apprendiamo l'utilità nel dolore di affidarci alla compagnia umana e divina combinate. Ma fare entrambe le cose nella giusta proporzione non è facile. Alcuni si nascondono il più possibile sia dalla terra che dal cielo. Altri si appoggiano interamente ai sostegni umani; altri, ancora, si rivolgono a Dio in un isolamento in cui i più teneri uffici degli amici non sono graditi. La divinità di Nostro Signore appare spesso più chiara nella sua unione simmetrica di tratti, principalmente notevole a causa della loro combinazione. Era allo stesso tempo il più umile e il più audace degli uomini; il più lontano dal peccato e il più compassionevole verso il figliol prodigo che ritorna; il più mite e il più autorevole. Così, nell'agonia del giardino, si appoggiò ai sostegni umani e divini; l'uno indispensabile quanto l'altro. Qualunque sia la situazione, non dobbiamo comportarci da reclusi. I cerchi della vita hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di loro. Né dobbiamo dimenticare il Padre che è nei cieli. Le tempeste e le prove non fanno che aumentare la Sua pronta simpatia e il Suo soccorso

(III.) L'obbedienza cruciale di Nostro Signore nell'agonia del giardino riflette la maestà della volontà umana e la sua possibile padronanza di ogni prova in perfetta obbedienza alla volontà divina. Per quanto sovrumana fosse la sofferenza di Gesù, Egli era completamente umano in essa. Aveva tutte le nostre facoltà e le usava come noi possiamo usare le nostre. Non è un piccolo incoraggiamento il fatto che l'Uomo tipico ci dia un esempio di obbedienza perfetta, a un costo sconosciuto prima o dopo. Nelle relazioni reciproche della volontà umana e di quella divina si realizzano tutti i meriti e si costruisce tutto il carattere. Autori eruditi si soffermano con meritato interesse sulle "battaglie decisive" del mondo, i perni del destino. Il futuro dell'anima per il tempo e l'eternità ruota attorno a contese in cui la volontà è al comando principale. L'intelletto e la sensibilità partecipano, ma sono sempre subordinati. Sarebbe utile tenerlo a mente ad ogni esposizione. Che la domanda sia rapida e costante: Che cosa dice la volontà? È costante e risoluto?

(IV.) L'anima di Gesù avrebbe potuto essere "triste fino alla morte" solo se le Sue sofferenze erano vicaria. Era sempre sublimemente eroico. Perché tanta agonia ora? Era qualcosa di molto più letale della morte. Era il peso e il mistero del peccato del mondo. L'Agnello di Dio è stato immolato per noi nell'agonia dell'anima piuttosto che dal dolore fisico. La sua anima ha formato l'anima delle sue sofferenze

(V.) L'oscurità del Getsemani dipinge la colpa e la rovina del peccato con colori fedeli e duraturi. È facile pensare con leggerezza al peccato. Non avendo mai conosciuto la colpa, Cristo incontrò gli stessi nascondimenti del volto divino che fanno i colpevoli. Questa era la disobbedienza dell'uomo nel suo rapporto con la legge e il giudizio di Dio

(VI.) Il Getsemani getta una luce portentosa sul dolore delle anime perdute. Soffriva eccezionalmente, ma era anche un tipico sofferente; Ogni anima ha possibilità che vanno oltre la nostra immaginazione; e terribile il destino quando queste possibilità si realizzano nella direzione indicata dal Getsemani

(VII.) La nostra lezione dà un'enfasi terribile al fatto e alla gravità delle impossibilità con Dio. Il nostro tempo tende fortemente verso nozioni lassiste del carattere e della legge divina e delle condizioni della salvezza. La volontà e la fantasia erigono i propri standard. La religione e l'obbedienza devono essere regolate secondo nozioni individuali, una questione soggettiva. Le parole angoscianti di Nostro Signore, "Se è possibile", stabiliscono la rigidità e l'assolutezza delle condizioni governative e spirituali. La volontà e i piani di Dio sono realtà oggettive; Hanno una direzione e delle richieste precise e importantissime. L'uomo non dovrebbe pensare di essere una legge per se stesso né nella condotta né nella fede; meno di ogni altra cosa dovrebbe sedere a giudicare la Parola rivelata, immaginando che qualsiasi quantità o tipo di luce interiore sia una prova vera e sufficiente della sua legittimità e autorità. Ma quanto sono inutili tutti i tentativi di comprendere le lezioni del Getsemani. (H. L. B. Speare.)

Cristo nel Getsemani:

(I.) Il Getsemani vide l'agonia di Cristo a causa del peccato

(II.) Il Getsemani fu testimone della devozione di Cristo nell'ora dell'angoscia

(III.) Il Getsemani fu testimone della rassegnazione di Cristo alla volontà di Dio

(IV.) Il Getsemani fu testimone della simpatia e dell'affetto di Cristo per i Suoi seguaci provati. (J. H. Hitchens.)

La preghiera nel Getsemani:

(I.) Notiamo, all'inizio, l'esperienza improvvisa che ha portato a questo atto di supplica. Cominciò ad essere "molto stupito e molto pesante". Evidentemente gli era venuto qualcosa di nuovo; o la rivelazione di un nuovo processo, o una violenza di dolore insolito sotto di esso. Qui è commovente trovare nel nostro Divino Signore tanto di riconosciuto e semplice della natura umana. Desiderava stare da solo, ma aveva intenzione di avere qualcuno che amava e di cui si fidava a portata di mano. Il suo dolore era troppo pesante per essere completamente abbandonato. Da qui la richiesta di simpatia che fece e la persistenza nel riserbo che mantenne in tono di riserva, entrambe cose così gradite e istruttive. Perché qui enfaticamente, come forse in nessun altro luogo, siamo "con Lui nel giardino". Oh, quanto ardentemente bramoso di aiuto, eppure quanto maestosamente rifiuta l'impertinente condoglianza, alcuni di questi momenti che abbiamo nel nostro lutto, quando le nostre anime si ritirano nelle loro riserve, e apriranno i loro recessi più profondi solo a Dio! Il nostro segreto non è condiviso, la nostra lotta non è rivelata agli uomini. Eppure amiamo coloro che ci amano più che mai. È utile scoprire che anche il nostro Signore Gesù aveva dei sentimenti di cui non poteva parlare a Giovanni. Egli "se ne andò" Matteo 26:44

(II.) Indaghiamo, in secondo luogo, l'esatto significato di questa singolare supplica. In quelle tre intense preghiere il Salvatore aveva semplicemente paura della morte? Era questo ciò che la nostra versione fa dire all'apostolo Paolo di "temere"? Stava forse supplicando lì, sotto gli ulivi, il permesso di spogliarsi ora della forma umana, di rinunciare alla "somiglianza degli uomini" Filippesi 2:7, 8, che aveva preso su di Sé, scivolare di nuovo in cielo senza dare nell'occhio con una sorta di traduzione che Lo avrebbe tolto dal potere di Pilato, così che quando Giuda ebbe compiuto il suo incarico "presto, "ed era arrivato con i soldati, Gesù sarebbe misteriosamente scomparso, e il traditore non avrebbe trovato altro che tre compagni innocui lì addormentati sull'erba? Vale a dire, siamo pronti ad ammettere che il nostro Signore e Maestro ha seriamente proposto di tornare nel seno del Suo Divino Padre in questo frangente, lasciando le profezie incompiute, la redenzione incompiuta, lo stesso onore di Geova macchiato da un fallimento? Offre qualche aiuto nell'affrontare una tale congettura insistere sul fatto che questo è stato solo un momento di debolezza nella Sua "natura umana"? Avrebbe fatto alcuna differenza se Satana avesse scoperto che, dopo tutto, aveva solo conteso con un altro Adamo? Gli angeli perduti avrebbero forse esultato meno per la lieta notizia di una sconfitta celeste perché avevano appreso che la "progenie della donna" non era riuscita a schiacciare la testa del serpente a causa del Suo stesso spavento per l'ultimo? Oh, no: sicuramente no! Gesù aveva detto, quando nei lontani consigli dell'eternità era stato stipulato il patto di redenzione: "Ecco, io vengo; mi diletto a fare la tua volontà, o mio Dio" Salmi 40:7, 8. Non avrebbe potuto avere ora lo scopo, possiamo esserne sempre più certi, di ritirare la sua offerta di soffrire per gli uomini. Non ci può essere dubbio che il "calice" che nostro Signore desiderava potesse "passare" dalle Sue labbra, e tuttavia era disposto a bere se non ci poteva essere liberazione da esso, se l'ira giudiziaria di Dio si fosse riversata su di Lui come colpevole vicariamente davanti alla legge, ricevendo la terribile maledizione dovuta al peccato umano. Rifiutiamo ogni nozione di mera malattia fisica o di esaurimento, così come ogni congettura di mera solitudine sentimentale sotto l'abbandono degli amici. In quel momento supremo in cui scoprì che Egli, senza peccato in ogni particolare e grado, doveva essere considerato colpevole, e quindi che il volto e il favore del Suo Padre celeste dovevano almeno per un po' essere ritirati da Lui, fu, nonostante tutta la Sua coraggiosa preparazione, sorpreso e quasi spaventato nello scoprire quanto la Sua anima stesse cominciando a rabbrividire e a indietreggiare per entrare in contatto con il peccato di qualsiasi tipo, anche se è stato solo imputato. Evidentemente alla sua natura infinitamente pura sembrava orribile essere messo in una posizione, per quanto falsa, tale che il suo adorabile Padre sarebbe stato costretto a stendere il mantello sul suo volto. Questo lo sconvolse indicibilmente. Si ritrasse per la costernazione quando vide che doveva diventare ripugnante agli occhi del cielo a causa della "cosa abominevole" che Dio odiava Geremia 44:4. Quindi, concepiamo che la preghiera si riferisse solo a questo. Ciò che all'inizio appare come una sorprendente rinuncia alla redenzione nel suo insieme, non è altro che una supplica per essere sollevato da ciò che Egli sperava potesse essere considerato non una parte necessaria della maledizione che portava per gli altri. Desiderava, quando entrava in un'oscurità insolita, solo ricevere la luce abituale. Era come se avesse detto al Suo Padre celeste: "Ho compreso il dolore, sono venuto a malincuore. Vergogna, oblio, morte, non mi importa nulla di loro. Rifuggisco solo dall'essere caricato così di peccato straniero da non poter essere guardato con alcuna tolleranza. Mi spavento quando penso al principe di questo mondo che viene e trova qualcosa in me, quando fino a quel momento non aveva nulla. Sono versato come acqua, e tutte le mie ossa sono sconvolte, il mio cuore è come cera, quando penso allo scherno che il Signore in cui ho confidato non si compiace più in Me; questo è come ridere di Dio per disprezzarlo. Non c'è discriminazione permessa tra un vero peccatore e un sostituto che viene considerato tale davanti alla legge solo in questo particolare? Ogni cosa è possibile a Te; fa' che Tu possa ora vedere Tuo Figlio, eppure non sembra vedere la colpa imputata che Egli porta! Eppure anche questo persevererò, se così sarà per poter adempiere ogni giustizia; Sia fatta la Tua volontà, non la Mia!"

(III.) Osserviamo ancora con attenzione la straordinaria portata che questa preghiera nel giardino ha assunto. Non vale nemmeno la pena di dare l'impressione di giocare su una collocazione accidentale di parole nella narrazione sacra; Ma perché si dovrebbe affermare che le parole ispirate sono accidentali? L'intera storia delle sofferenze di Emmanuele in quella terribile notte non contiene alcun episodio più sorprendentemente suggestivo del racconto della distanza che Egli mantenne tra Sé e i Suoi discepoli. È l'atto e il linguaggio che è significativo. Marco dice: "È andato un po' avanti". Luca dice: "Si è allontanato da loro per il lancio di una pietra". Matteo dice: "Andò un po' più lontano". Così ora sappiamo che questa unica richiesta di nostro Signore era l'ultimo, segreto, supremo sussurro del Suo cuore più intimo. La portata di una tale preghiera era al di sopra di tutta la Sua natura. Esaurì tutto il Suo essere. Copriva l'umanità che rappresentava. In esso, per Se stesso e per noi, "Egli andò un po' più lontano" di quanto non avesse mai fatto prima nella Sua supplica. Un augusto monarca governa su questo mondo decaduto e tiene tutti i cuori umani sotto la Sua influenza. Il suo nome è Pain. La Sua immagine e la Sua soprascritta sono su ogni moneta che passa corrente in questa vita terrena. Egli esige fedeltà dall'intera razza umana. E, prima o poi, una, due o cento volte, a seconda della scelta del re, e non a seconda della volontà del suddito, ogni anima deve indossare la sua veste nera, proseguire tranquillamente e sofferente nel suo triste viaggio per pagare il suo fedele tributo, proprio come Giuseppe e Maria furono costretti a salire a Betlemme per essere tassati. Quando questo tiranno del Dolore ci chiama a venire a compiere ciò che gli spetta, è il più rapido degli istinti umani che ci spinge a cercare la solitudine. Questa sembra essere la regola universale Zaccaria 12:12-14. Ma ora scopriamo da questa immagine simbolica che, ogni volta che un cristiano si allontana dagli altri discepoli più profondamente nella solitudine del suo Getsemani, quasi subito si avvicina al Salvatore di cui ha bisogno. Perché il nostro Signore proprio ora "è andato un po' avanti". Eccolo lì, davanti a tutti noi nell'esperienza! È semplicemente e meravigliosamente vero per Gesù sempre, non importa quanto sia grave la sofferenza in cui per la loro disciplina conduce i Suoi eletti, Egli stesso ha preso la Sua posizione prima di loro. Nessuna sorte umana è mai stata così desolata, così oppressa dal dolore, così desolata, come quella della Grande Vita data per redimerla. Nessun sentiero ha mai raggiunto una tale distanza nella regione dell'agonia che mette a dura prova il cuore da non poter ancora vedere quell'incomparabile Cristo di Dio "quasi sasso gettato" al di là di esso, inginocchiato in alcune ombre più profonde delle Sue. Nessun credente si è mai spinto così lontano nel suo solitario Getsemani senza scoprire che il suo Maestro era andato "un po' più lontano".

"Cristo non ha mandato, ma è venuto lui stesso per salvare;

Il prezzo di riscatto non lo ha prestato, ma dato;

Cristo morì, il Pastore per le pecore,

Ci addormentiamo solo".

Infine, indaghiamo quali sono i risultati supremi di questa supplica di nostro Signore

(1.) Consideriamo il Sommo Sacerdote della nostra professione Ebrei 12:2-4. A che servirebbe pregare, se la preghiera di Cristo non avesse successo? 2. Ma fu risposto? Certamente Ebrei 5:7-9. La coppa rimase Giovanni 18:11, ma ottenne acquiescenza Matteo 26:42 e forza Luca 22:43

(3.) Siamo stati "con Lui nel giardino"? Poi abbiamo trovato un "calice" simile Marco 10:38, 39. (C. S. Robinson, D.D.)

Compagnia nel dolore: - È una cosa deliziosa essere con Gesù sul monte della trasfigurazione, dove si vedono i visitatori celesti e si ode una voce celeste. Sembrerebbe bello essere sempre lì. Ma coloro che vogliono seguire Gesù in questa vita terrena, devono essere con Lui anche loro sul mare in tempesta nella notte cupa; e di nuovo devono venire con Lui nella valle dell'ombra della morte. Ci sono giorni luminosi e felici per il credente cristiano, quando la fede, la speranza e l'amore sono forti. Ma ci sono anche giorni di prova e di dolore, in cui sembra che la fede debba venir meno, che la speranza debba morire e che l'amore stesso debba cessare. Una cosa è che una giovane coppia si trovi insieme nella luce e nella gioia, circondati da amici, al ricevimento di nozze, o condivida il piacere reciproco durante il tour di nozze. Un'altra cosa è per una coppia sposata vegliare insieme durante la notte stanca su un bambino malato e sofferente, e chiudere gli occhi del loro caro nel sonno della morte, nel grigio del cupo mattino. Eppure le nuvole sono sicure come la luce del sole sul sentiero di ogni discepolo eletto di Gesù che segue il suo Maestro senza esitazione; e colui che non viene mai con Gesù in un luogo chiamato Getsemani ha scelto per sé un'altra strada rispetto a quella in cui il Salvatore conduce la strada. (H. Clay Trumbull.)

Cristo, il nostro portatore di peccato:

(I.) Per quanto riguarda la posizione in cui si trovava il nostro Signore, Egli stava lì come il grande Portatore del Peccato. Ecco, carissimi, vediamo qual era il peso che il Signore portava: erano i nostri peccati

(II.) Ma ora osservate, in secondo luogo, il grande peso di questo fardello. Chi può dichiararlo? (J. H. Evans, M.A.)

Le sofferenze dei buoni: la mia vita è stata per me un mistero d'amore. So che l'educazione di Dio di ogni uomo è in perfetta giustizia. So che i migliori sulla terra sono stati i più grandi sofferenti, perché sono stati i migliori, e come l'oro hanno potuto resistere al fuoco ed essere purificati da esso. So questo, e molto di più, eppure la misericordia di Dio verso di me è un tale mistero che sono stato tentato di pensare di essere assolutamente indegno di soffrire. Dio abbia pietà dei miei pensieri! Potrei non essere in grado di sopportare la sofferenza. Non lo so. Ma io mi metto ai Tuoi piedi e dico: "Non che io sia preparato, ma che Tu sei buono e saggio e mi preparerai". " (Norman Macleod.)

Di tutte le missioni inglesi più piccole, la Livingstone-Congo si distingue per il suo traboccare di zelo, di vita e di promesse; e di tutti i suoi agenti, il giovane M'Call era il più brillante; ma fu colpito a metà lavoro. Le sue ultime parole furono registrate da uno sconosciuto che gli fece visita. Ognuno di noi li metta nel proprio cuore. "Signore, ho dato me stesso, corpo, mente e anima, a Te. Ho consacrato tutta la mia vita e il mio essere al Tuo servizio; e ora, se ti piace prendere me stesso, invece del lavoro che farei per te, che mi importa? Sia fatta la tua volontà". (R. N. Cust.)

Il dolore e l'abbandono di Cristo: - È al di là del nostro potere accertare l'esatta quantità di sofferenza sopportata da nostro Signore, perché un mistero circonda necessariamente la persona di Gesù, in cui due nature sono combinate. Questo mistero può sempre impedirci di sapere in che modo la Sua umanità è stata sostenuta dalla Sua divinità. Eppure, senza dubbio, la rappresentazione generale della Scrittura porterebbe alla conclusione che, sebbene Egli fosse Dio assoluto, con ogni potere e prerogativa della Divinità, tuttavia Cristo, in quanto uomo, era lasciato agli stessi conflitti e dipendeva dagli stessi aiuti di tutti i Suoi seguaci. Egli differiva, infatti, incommensurabilmente in quanto era stato concepito senza la macchia del peccato originale, e quindi era libero dalle nostre cattive inclinazioni: Egli viveva la vita di fede che aveva elaborato per Sé Stesso, e l'ha vissuta per guadagnare per noi un posto nel regno di Suo Padre. Anche se in realtà doveva affrontare l'afflizione come un uomo, fu lasciato senza alcun sostegno esterno dall'alto. Questo è dimostrato in modo molto notevole dalla Sua agonia nel giardino, quando un angelo fu mandato a rafforzarlo. Meraviglioso che una persona divina abbia bramato aiuto e che non abbia attinto alle sue inesauribili risorse! Ma fu come uomo che lottò con i poteri delle tenebre, come un uomo che non poteva ricevere alcun aiuto celeste. E, se questa è una vera interpretazione del modo in cui nostro Signore ha incontrato la persecuzione e la morte, dobbiamo avere ragione, nel contrapporlo ai martiri, quando affermiamo una differenza incommensurabile tra le sue sofferenze e quelle degli uomini che sono morti nobilmente per la verità: da lui è stata ritirata la luce del volto del Padre, mentre per loro era vistosamente mostrato. Questo può spiegare perché Cristo fu confuso e sopraffatto, mentre altri erano stati sereni e imperterriti. Tuttavia, sorge la domanda: Perché Cristo fu così abbandonato dal Padre? Perché Gli furono negati quei conforti e quei sostenimenti che sono stati spesso concessi ai Suoi seguaci? Senza dubbio è uno spettacolo sorprendente e pietoso quello di nostro Signore che si ritrae dall'angoscia di ciò che dovrebbe accadergli, mentre altri hanno affrontato la morte, nelle sue forme più spaventose, con imperturbabile compostezza. Non potrete mai spiegare questo, se non riconoscendo che il nostro Signore non era un uomo comune, che andava incontro alla morte come un semplice testimone della verità, ma che era in realtà un sacrificio per il peccato, che portava il peso delle iniquità del mondo. La sua agonia, le sue grida dolorose, il suo sudare, per così dire, grosse gocce di sangue; queste non si spiegano supponendo che Egli fosse semplicemente un uomo innocente, braccato da nemici feroci e implacabili. Se Egli fosse stato solo questo, perché avrebbe dovuto essere apparentemente così superato in fiducia e compostezza da una lunga schiera di martiri e confessori? Cristo era più di questo. Sebbene non avesse commesso alcun peccato, tuttavia era al posto dei peccatori, portando il peso dell'indignazione divina e facendo sentire i terrori dell'ira divina. Innocente, è stato trattato come colpevole! Si era fatto il sostituto dei colpevoli, da qui la Sua angoscia e il Suo terrore. Tenete a mente che il sofferente che mostra, come potreste pensare, molta meno compostezza e fermezza di quanto sia stato dimostrato da molti quando è stato chiamato a morire per la verità, tenete a mente che a questo sofferente è stata posta sulle spalle l'iniquità di un mondo; che Dio ora tratta con Lui come il rappresentante dell'uomo apostata, e esige da Lui le punizioni dovute a innumerevoli trasgressioni; e smetterai di meravigliarti, anche se potresti ancora quasi rabbrividire alle parole, così espressive di agonia: "La mia anima è estremamente addolorata, fino alla morte". (H. Melvill, B.D.)

È sulle sofferenze dell'anima che vorremmo fissare la vostra attenzione, perché queste, non dubitiamo, furono le potenti resistenze del Redentore, queste lo perseguitarono fino ai Suoi ultimi momenti, finché pagò l'ultimo frammento dei nostri debiti. Percepirete che fu nell'anima, piuttosto che nel corpo, che il nostro benedetto Salvatore fece l'espiazione per la trasgressione. Si era messo al posto del criminale, per quanto era possibile per un uomo innocente assumere la posizione del colpevole; e stando al posto del criminale, con la colpa imputata, dovette sopportare la punizione in cui erano incorsi i misfatti. Dovete essere consapevoli che l'angoscia dell'anima piuttosto che del corpo è la parte eterna dei peccatori; e sebbene, naturalmente, non possiamo pensare che nostro Signore abbia sopportato esattamente ciò che i peccatori avevano meritato, perché non poteva sapere nulla dei pungiglioni e dei prodigi della coscienza sotto i quali devono contorcersi eternamente, tuttavia, poiché stava esaurendo la loro maledizione - una maledizione che doveva portare alla rovina la loro anima così come tormentare il corpo con un dolore indicibile - potremmo ben aspettarci che l'angoscia dell'anima di una garanzia o di un sostituto sarebbe sentita anche più del corpo: e che l'afflizione esterna, per quanto vasta e accumulata, sarebbe comparativamente minore nel suo rigore o nel suo accompagnamento, della sua angoscia interna, che non può essere misurata o immaginata. Questa aspettativa è certamente abbastanza confermata dalle affermazioni della Scrittura, se attentamente considerata. In verità è molto osservabile che quando il nostro Signore è posto davanti a noi come se mostrasse segni di angoscia e angoscia, non c'era alcuna sofferenza fisica, nessuna se non quella che era stata causata mentalmente. Mi riferisco, come dovete sapere, alla scena del giardino, come immediatamente collegata al nostro testo, quando il Redentore manifestò il dolore e l'orrore più intensi, essendo il suo sudore come grandi gocce di sangue, una scena che i più insensibili difficilmente possono incontrare: in questo caso non c'era nessun chiodo, né lancia. Sì, anche se c'era la prospettiva della croce, non c'era quasi paura. Fu il pensiero di morire come un malfattore, che vinse a tal punto il Redentore, che Egli ebbe bisogno della forza di un angelo dal cielo. Era proprio questo che spremeva l'emozionante esclamazione: "La mia anima è estremamente addolorata". È molto al di là di noi dirvi quali furono le resistenze spirituali che tanto affliggevano e affliggevano il Redentore. C'è un velo sull'angoscia del Dio incarnato che nessuna mano mortale può tentare di rimuovere. Posso solo supporre che santo com'era, incapace di peccare nei pensieri o nelle azioni, avesse un senso penetrante e travolgente della criminalità del peccato, del disonore che esso attribuiva al mondo, della rovina che stava portando all'uomo: deve aver sentito come nessun altro essere avrebbe potuto provare, la potente paura del peccato, legato allo stesso modo a Dio e all'uomo, i fratelli dei peccatori, e l'essere contro cui si peccò. Chi può dubitare che, mentre portava le nostre trasgressioni nella nostra natura, deve essere stato ferito come da una spada a doppio taglio: un taglio lo lacerava perché era geloso della gloria divina, e l'altro perché desiderava la felicità umana? Benché non possiamo spiegare ciò che accadde nell'anima del Redentore, vorremmo imprimere in voi la verità, che fu nell'anima piuttosto che nel corpo che furono sopportati quei terribili dolori che esaurirono la maledizione denunciata contro il peccato. Non si pensi che la semplice angoscia fisica sia andata a fare da equivalente alle miserie e alle torture che devono essere state eternamente imposte ad ogni essere umano. Toglierebbe gran parte della terribilezza della futura rovina dell'impenitente, rappresentare quelle sofferenze come solo, o principalmente, corporali. Gli uomini discuteranno la natura del destino, non la natura della capacità di soffrire al suo posto. E, certamente, un inferno senza agonia mentale, sarebbe un paradiso in confronto a quello che crediamo essere il pandemonio, dove l'anima è la tortura e la coscienza il carnefice. Non allontanatevi dal Calvario, con il pensiero di nient'altro che di subire una morte per essere inchiodati a una croce e lasciati morire dopo un lungo supplizio! Andate via, pensando piuttosto all'orrore che si era impossessato dell'anima del sofferente abbandonato; e mentre portate con voi il ricordo del doloroso spettacolo, e vi battete il petto al pensiero del Suo grido pietoso, un grido più sorprendente del fragore del terremoto che annunciò la Sua morte, prendete a cuore le Sue inimmaginabili resistenze che estorcono il grido: "L'anima mia è estremamente triste, fino alla morte". (Ibidem)

Benedizioni attraverso l'agonia dell'anima di Cristo: - È questa morte, questo travaglio dell'anima, che dall'inizio alla fine di una vita cristiana sta producendo o producendo quella creatura più santa che deve finalmente essere presentata senza macchia o ruga, si incontrano per l'eredità dei santi nella luce. È nei dolori dell'anima che egli sente l'influenza rinnovatrice dello Spirito Santo, che si realizza nella nascita del carattere cristiano, che in ogni epoca del mondo recupera l'immagine deturpata del suo Dio. Penso che dia una preziosità ad ogni mezzo di grazia, considerarlo così come portato in essere dalle agonie del Redentore. Sarebbe molto utile, se si tenesse presente questo, per difenderlo contro la resistenza o l'abbandono, se vi fosse impresso che non c'è una sola benedizione di cui siete consapevoli, che non sia scaturita da questo dolore, questo dolore fino alla morte dell'anima del Redentore. Potreste forse fare luce, come forse fate ora, di quegli avvertimenti e di quelle ammonizioni segrete che giungono non sapete da dove, spingendoti ad abbandonare certi peccati e a prestare attenzione a certi doveri, se fossi impressionato dal fatto che è stato attraverso l'anima stessa del Redentore che è stata "estremamente triste, fino alla morte", che ti è stato ottenuto il privilegio di accedere a Dio mediante la preghiera, O le offerte di perdono e di riconciliazione che le sono state fatte? Pensate di potervi inginocchiare in modo irriverente o formale, o di poter trattare l'ordinanza della predicazione come una mera istituzione umana, riguardo alla quale importava poco se facevate sul serio o no? Il ricordo che l'anima di Cristo ha sofferto in agonia per procurarvi quelle benedizioni - che, poiché sono abbondanti, potreste essere tentati di sottovalutare - conferirebbe necessariamente una preziosità al tutto. Non potevi rimanere indifferente al grido amaro; Non potevi guardare languidamente la scena come hai visto la croce. Questo è un dato di fatto; è stato solo con il dolore - dolore fino alla morte dell'anima del Redentore - che uno qualsiasi dei mezzi ordinari della grazia - quei mezzi di cui godete quotidianamente, è stato procurato. Penserete poco a questi mezzi? Li trascurerete? Scherzerai con loro? Non penserete piuttosto che ciò che costa così tanto da comprare, deve essere fatale da disprezzare? Né, come abbiamo detto, vale solo i mezzi della grazia che tu possa imparare dal grande dolore con cui sono stati acquistati; È anche il tuo valore, il valore della tua anima. Quando vogliamo parlare dell'anima e cercare di impressionare gli uomini con il senso del suo valore, possiamo sforzarci di esporre la natura delle sue proprietà, dei suoi poteri, delle sue capacità, dei suoi destini, ma possiamo fare ben poco strada; mostriamo poco più della nostra ignoranza, perché cercare come vogliamo l'anima è un mistero; è come la Divinità, di cui è la scintilla; si nasconde con la sua stessa luce; ed elude abbagliando l'indagatore. Ricorderete che nostro Signore chiese con enfasi: "Che cosa darà l'uomo in cambio della sua anima?" La domanda implica che se il mondo intero fosse offerto in baratto, il mondo, con tutti i suoi onori e le sue ricchezze, egli sarebbe il più vero degli sciocchi che acconsentisse allo scambio, e sarebbe un perdente in misura superiore a ogni pensiero, prendendo la creazione e cedendo la sua anima. Poi ti sento dire: "Questa è tutta una teoria!" Può darsi che sia così. "Il mondo, in una scala, non è che una particella di polvere per l'anima nell'altra! Vorremmo vedere uno scambio concreto: questo potrebbe assicurarci del valore incalcolabile che lei vuole dimostrare". E, fratelli miei, vedrete un'anima umana messa da una parte e l'equivalente dall'altra. Vedrai uno scambio! Non lo scambio, lo scambio disgustoso che è quotidiano, sì, ogni ora! fatto - lo scambio dell'anima con una pallina, con un'ombra; uno scambio, dal quale anche coloro che lo fanno si ritrarrebbero se pensassero a ciò che stanno facendo, da cui rifuggirebbero con orrore, se sapessero fino a che punto sono perdenti e non guadagnati per giunta. Lo scambio che dobbiamo esibire è uno scambio equo. Ciò che viene dato per l'anima è ciò che l'anima vale. Vieni con noi e sforzati di contemplare le glorie del Dio invisibile, Colui che ha sofferto nell'anima, "perché ha svuotato se stesso e si è fatto senza reputazione", affinché l'anima potesse essere salvata! Vieni con noi alla stalla di Betlemme! Vieni con noi al Calvario! L'incredibile accumulo di cui sei spettatore, il dolore spaventoso, che a malapena osi guardare, l'agonia di Colui che non aveva commesso peccato, l'agonia di Colui che era il Signore della gloria, la morte di Colui che era il Principe della Luce, questo è stato dato per l'anima; Con questo accumulo fu effettuata la redenzione. Non c'è forse qui uno scambio, uno scambio realmente fatto, con il quale potremmo dimostrare che è impossibile sopravvalutare il valore dell'anima? Se leggete la forma della domanda: "Che cosa darà l'uomo in cambio della sua anima?", vedrete che implica che non rientra nell'impero della ricchezza acquistare l'anima. Ma questo non può assumere la forma di un'altra domanda: che cosa darebbe Dio in cambio dell'anima? Qui abbiamo una risposta, non di supposizione, ma di fatto: vi diciamo ciò che Dio ha dato, Egli ha dato Se Stesso. (Ibidem)

Dimissioni complete: - Un ministro, interrogato da un amico, durante la sua ultima malattia, se pensava di morire, rispose: "Veramente, amico, non mi importa se lo sono o no. Se muoio, sarò con Dio; e, se vivrò, Dio sarà con me".

Durante l'assedio di Barcellona, nel 1705, il capitano Carleton fu testimone del seguente toccante incidente, che egli racconta nelle sue memorie: "Vidi un vecchio ufficiale, che aveva con sé il suo unico figlio, un bel giovane di circa vent'anni, entrare nella loro tenda per pranzare. Mentre erano a cena, un colpo di pistola staccò la testa del figlio. Il padre si alzò immediatamente e, prima guardando il bambino senza testa e poi alzando gli occhi al cielo, mentre le lacrime gli rigavano le guance, disse solo: "Sia fatta la tua volontà!" "

38 CAPITOLO 14

Marco 14:38

Lo spirito è veramente pronto, ma la carne è debole.

1.) Penso, diranno alcuni, che il mio peccato sia un peccato di infermità perché non è che piccolo. Ma se guardi in 1Samuele 15. potete leggere che il peccato di Saul, per il quale il Signore lo rigettò, non fu di grande importanza esteriore; poiché egli risparmiò i grassi per poterli sacrificare per mezzo di ciò. Un gran numero di piccoli peccati può costituire una massa tanto grande quanto un peccato grossolano; sì, forse ci può essere molta peccaminosità e malvagità nel commettere un piccolo peccato; perché, come tra gli uomini, è la più grande inciviltà rompere con un altro per una piccola questione; così con Dio, rompere con Dio per una piccola cosa; e molta abilità si può vedere in un piccolo lavoro; un piccolo orologio, ecc. Quindi la tua abilità nel peccare può essere vista in un piccolo peccato; Il suo peccato non è mai piccolo chi lo pensa piccolo

(2.) Ma penso che il mio peccato sia un peccato di infermità perché sono tentato da esso, e perché sono attratto da altri. Ma, vi prego, Adamo non fu tentato a mangiare il frutto proibito da Eva? E Eva non fu tentata da Satana? E lo chiamerete un peccato di infermità che ha condannato tutto il mondo come il peccato di Adamo? 3. Ma penso che il mio peccato sia un peccato di infermità perché mi sforzo contro di esso. E, vi prego, Pilato non ha forse lottato contro la crocifissione di Cristo? È possibile che l'uomo si sforzi di combattere il suo peccato, e tuttavia il peccato non è un peccato di infermità

(4.) Ma il mio peccato è un peccato di infermità perché sono turbato dopo di esso. Ed Esaù non fu turbato dopo aver venduto il suo diritto di primogenitura per un piatto di minestra; Non l'ha forse cercato con le lacrime? Io lotto contro di esso, e anche se ne sono turbato, tuttavia potrebbe non essere un peccato di infermità. Ma come alcuni si sbagliano sulla sinistra, pensando che i loro peccati siano peccati di infermità, quando in realtà non lo sono, così altri sulla destra si sbagliano, e pensano che i loro peccati non siano peccati di infermità, ma di natura peggiore, quando in realtà lo sono: e ciò per questi motivi:1. Oh, dice uno, temo che il mio peccato non sia un peccato di infermità, perché pecco consapevolmente e con deliberazione; Io pecco contro la mia conoscenza e contro la mia coscienza, e quindi il mio peccato non può essere un peccato di infermità. Ma per rispondere a ciò, devi sapere che una cosa è che un uomo pecca consapevolmente, e un'altra cosa è che un uomo pecchi per conoscenza o contro la sua conoscenza. Un uomo pecca per ignoranza quando l'ignoranza è solo la compagna del suo peccato; un uomo pecca per ignoranza, quando l'ignoranza è l'unica causa del suo peccato, e non solo la compagna

(2.) Oh, ma temo che il mio peccato non sia un peccato di infermità, perché ci cado ancora e ancora, e in esso giaco. Ma sapete che cosa significa giacere nel peccato? C'è molto errore riguardo al mentire nel peccato. Ora, se ti attieni in questo modo al tuo peccato e giaci in questo, perché ti lamenti così? Questo tuo lamentarti sostiene che c'è una certa purificazione, e quindi non menti nel peccato

(3.) Oh, ma temo che il mio peccato non possa essere un peccato di infermità, perché cado in esso dopo essere stato ammonito del male di esso. A questo non dico altro, ma desidero che consideriate l'esempio che è qui davanti a voi. I discepoli dormirono, il nostro Signore e Salvatore Cristo viene e li sveglia; Sì, e li rimprovera anche: "Che cosa (dice) non potete vegliare con Me un'ora! vegliate e pregate", eppure si addormentarono di nuovo, ed egli venne e li svegliò di nuovo, e li ammonì di nuovo, ma essi si addormentarono di nuovo. È possibile, quindi, che un uomo cada nello stesso peccato più e più volte, sì, anche dopo l'ammonizione, eppure può essere un peccato di infermità. Eppure quante povere anime ci sono, che si sbagliano qui sulla destra, e pensano che i loro peccati non siano peccati di infermità, quando in realtà lo sono. Ma se ci sono tali errori, come sapremo allora se i nostri peccati sono peccati di infermità? 1. Negativamente, questo non è un peccato di infermità, che è un peccato grossolano, ripugnante, scandaloso, commesso con deliberazione e consultazione

(2.) Se il peccato è un capofila per altri peccati immondi, non è peccato di infermità. Il peccato che guida è il peccato più atroce. E vedi com'è tra gli uomini; Se c'è una ribellione o un'insurrezione, prendono il capo della ribellione e lo impiccano, perché dicono: Questo è il grande trasgressore, perché è il capo. Quindi, tra i peccati, il grande peccato è il capobanda; e perciò se il tuo peccato è capofila ad altri peccati immondi, non è un peccato di infermità

(3.) Un peccato di presunzione non è un peccato di infermità. I peccati di presunzione e i peccati di infermità sono contrapposti l'uno all'altro nei numeri 15. e il Salmo 19. E quando dunque un uomo pecca piuttosto perché Dio è misericordioso, o perché il peccato non è che un peccato di infermità, o perché spera di pentirsi in seguito, o perché il suo peccato può e può sussistere con grazia; Questo è un peccato di presunzione, e non è un peccato di infermità: i peccati di presunzione non sono peccati di infermità

(4.) Ancora, se il peccato è un peccato regnante, allora non è un peccato di infermità, perché quando il peccato regna, la grazia non regna; perciò dice l'Apostolo [Romani 6] : "Non abbiate dominio su di voi il peccato, perché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia"; e quando il peccato regna è in tutta la sua forza. Ma come sapremo, allora, affermativamente, se il nostro peccato è un peccato di infermità? 1. Così: Se procede semplicemente dalla mancanza di età nel cristianesimo, allora è, senza dubbio, un peccato di infermità. Le ragazze sono deboli e piene di debolezze

(2.) Se non è altro peccato che ciò che è accaduto a tutti i santi, allora è un peccato di infermità; perché il peccato che viene commesso da tutti i santi non è un peccato regnante, ma un peccato mortificato

(3.) Se è un peccato che non puoi evitare, che irrompe su di te prima che tu te ne renda conto, anche prima che tu possa chiedere aiuto alla tua ragione e considerazione, e a cui l'inclinazione generale e la struttura del tuo cuore e della tua anima sono contrari, allora è un peccato di infermità, perché allora sorge dalla mancanza di forza per resistere, e non dalla volontà di impegnarsi. Questo era il caso di Paolo Romani 7 quando il male era presente in lui, essendo contro l'inclinazione generale e la struttura della sua anima; poiché egli dice: "Mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore, eppure la cosa che non voglio fare, la faccio". 4. Un'infermità difficilmente riconoscerà di essere un peccato di infermità; ma la persona in cui si trova, teme che vada peggio. Se il tuo peccato sorge principalmente da qualche causa esterna, è un peccato di infermità; perché allora non è tanto per volontà di impegnarsi, quanto per mancanza di forza che resiste. Il peccato di cui parla l'apostolo Galati 6:1 è un peccato di infermità, e si dice che l'uomo che lo commette è stato raggiunto. Ora, quando un uomo è in viaggio ed è sorpreso da un'altra persona, la sua inclinazione e disposizione interiore non era quella di incontrare l'altro: così quando un uomo è sopraffatto dal peccato, ciò sostiene che il suo peccato procede da qualche causa esterna; e quando procede da una causa esterna, allora si dice veramente che ne è sopraffatto

(5.) L'infermità ama l'ammonimento: Voglio dire, la persona che pecca per infermità, ama essere ammonita, accetta l'ammonizione con gentilezza e benedice Dio per questo

(6.) Un'infermità scopre il bene, sebbene sia in se stessa il male; È un peccato malato, ma un buon segno. Il cardo è un'erbaccia malata, eppure scopre un terreno grasso e buono; Il fumo è malato, ma scopre il fuoco

(7.) I peccati di infermità sono servi e attintori d'acqua per le vostre grazie; sebbene in se stessi malvagi, tuttavia attraverso la mano dominante della grazia di Dio, ti renderanno più misericordioso in un altro modo. Voi sapete com'è con un giovane commerciante, che non ha che una piccola scorta; Tiene il suo negozio diligentemente e non spende come fanno gli altri. Se gli chiedi la ragione, dicendo: Tal dei tali uomini sono del tuo mestiere, e spenderanno il loro scellino con noi, e il loro tempo con noi; Perché non farete come loro? Egli risponde subito: È vero, lo fanno, e possono farlo, il loro patrimonio lo sopporterà; ma quanto a me, la mia scorta è piccola, molto piccola, quindi posso non fare come loro, ma devo essere diligente e un buon marito; Sono solo un giovane principiante e ho poca abilità nel mestiere, quindi mi conviene essere diligente. La sua stessa debolezza è la causa della sua diligenza. Così, qui, più infermità subisce un'anima graziosa, più diligente sarà; e se gli chiedi: Perché ti preoccupi tanto di seguire i mezzi, e cose simili? egli risponde: Ahimè, io sono una povera creatura debole: c'è un tale e un tale che ha un'ottima memoria, tutto ciò che legge o sente è suo; ma la mia memoria è nulla, la mia testa e il mio cuore sono nulli, e quindi per la grazia di Dio mi prenderò più cura di seguire Cristo. Così la sua stessa infermità è una provocazione a tutta la sua diligenza. 8. L'infermità mantiene costantemente il cuore di un uomo basso, basso e umile. Se uno ha un'infermità nel suo parlare, non sarà così pronto a parlare come lo sono gli altri; ma essendo cosciente della propria infermità, è sempre basso e ha paura di parlare. Così spiritualmente. Ma supponiamo che il mio peccato non sia altro che un peccato di infermità, che cosa accadrà allora? Il terzo particolare ti risponde. Allora, essendo il tuo peccato solo un'infermità, Cristo non ti lascerà mai per questo, né ti rigetterà per questo; ma se dormi, Egli ti sveglierà; e se dormi di nuovo, Egli ti sveglierà di nuovo. Oh, che dolce grazia è questa! Non c'è dunque alcun male in questo peccato di infermità? Sì, molto, moltissimo, perché, quand'anche fosse un attingitore d'acqua per la tua grazia, tuttavia è un Gabaonita, un nativo, un Cananeo, che in ogni occasione sarà pronto a tradirti e ad aprire la porta a ladri più grandi, e sarà sempre una spina e un pungolo nel tuo fianco; e sebbene non spenga la tua luce, tuttavia è un ladro nella tua candela, che può macchiare gran parte del tuo benessere e macchiare il tuo dovere. Voi sapete com'è con una buona penna per scrivere; Se c'è un piccolo capello in esso, anche se i capelli non sono mai una cosa così piccola, tuttavia se non vengono strappati, a volte macchiano e macchiano l'intera scrittura. Così possa fare il peccato di infermità; tutto il tuo dovere può essere macchiato e macchiato da questi piccoli capelli, e sebbene Dio possa e faccia uso delle tue infermità per conservare le tue grazie, tuttavia esse non sono che le tue fecce e la tua feccia, mentre le tue grazie dovrebbero essere tutte raffinate. Oh, che cosa malvagia è dunque per un uomo essere non raffinato. E anche se Cristo non vi rigetta per un peccato di infermità, tuttavia potete provocarLo per rimproverarvi e adirarsi contro di voi. L'incredulità dei discepoli non era altro che la loro infermità, eppure Cristo li rimproverò a causa della loro incredulità. In terzo luogo, anche se c'è molto male in questo peccato, Cristo non vi rifiuterà per questo. Poiché è un onore per un uomo passare sopra alle infermità, dice Salomone; molto più è per l'onore di Cristo passare oltre le infermità del suo popolo. I santi e il popolo di Dio sono in alleanza con Dio per mezzo di Gesù Cristo, e quell'alleanza è un'alleanza coniugale Osea 2. Ma quale marito ripudierà sua moglie per le sue infermità? Questo patto è un patto paterno, e quale padre caccerà fuori di casa suo figlio per le sue infermità? Un figlio, anche se deforme, è più gradito al padre, perché il figlio è suo, di un altro bambino bello che non è suo. Se un padrone respingesse il suo servo per ogni mancanza e debolezza, chi lo servirebbe? Ora, dice Lutero, chi si taglierà il naso perché c'è sporcizia in esso? Sì, anche se il naso è l'affondamento del cervello, tuttavia, poiché è un membro, un uomo non lo taglierà. E Cristo stroncherà uno dei suoi membri, perché c'è in lui sporcizia, o qualche debolezza e infermità? Quale padre colpirà il suo figlio sulla testa, perché una verruca gli cresce sulla fronte? Queste infermità nei santi e nel popolo di Dio, sono le loro verruche, che crescono di fronte alla loro conversazione: gli stessi martiri benedetti avevano queste verruche: Hierom di Praga aveva una grande verruca su di sé, Cranmer un'altra, Jewel un'altra; sì, se guardiamo in quel piccolo libro di Cronache, intendo Ebrei 11, quale santo è menzionato lì, se non aveva una verruca o un'altra? Non aveva forse Abramo la sua verruca, dicendo che Sara era sua sorella? Sara non aveva forse riso a crepapelle? Giacobbe, Isacco e Giuseppe non avevano forse i loro? Mosè, Raab, Sansone, Iefte e Davide sono i loro? Lutero aveva i suoi, e i nostri riformatori i loro; eppure Dio li ha posseduti, usati e onorati. Certo, quindi, anche se c'è molto male in un peccato di infermità, specialmente se un uomo vi cade più e più volte; eppure Cristo non lascerà l'uomo, né lo rigetterà per questo. Se queste cose sono vere, allora quale necessità abbiamo su di noi, e quale grande motivo abbiamo per esaminare noi stessi, e per considerare seriamente, che tipo di peccati sono quei peccati, sotto i quali ci affanniamo. Ma sembra che tutti i peccati dei pii non siano peccati di infermità, e Dio non rigetterà un uomo pio per nessun peccato: quale vantaggio, quindi, ha questo peccato di infermità rispetto agli altri peccati; O in quale svantaggio subiscono gli altri peccati dei pii, che questo peccato di infermità non comporta? 1. Molto, moltissimo: perché anche se il mio peccato fosse grande; ma se si tratta di un peccato di infermità, non ostacolerà l'attuale accettazione del mio dovere

(2.) Anche se il mio peccato è grande, tuttavia se non è che un'infermità, non ostacolerà il senso della mia giustificazione

(3.) Sebbene il mio peccato sia grande, tuttavia se non è che un'infermità, c'è un perdono che si trova in corso per esso; e sebbene sia bene pentirsi di ogni peccato, con un pentimento distinto e particolare, tuttavia non è necessario che ci sia un particolare pentimento per ogni peccato di infermità

(4.) Sebbene il peccato di un uomo sia grande, tuttavia, se non è altro che un'infermità, non porterà mai un flagello sulla sua famiglia. E quand'anche il mio peccato fosse grande, se non fosse che un peccato d'infermità, non spoglierà mai i miei doni e non li renderà inutili. Se uno ha grandi doni, pregando, esercitando doni, e la sua vita è scandalosa, che cosa dice il mondo? Ma supponiamo che, dopo la dovuta ricerca ed esame, io scopra che il mio peccato non è altro che un peccato di infermità, che non mi rigetterà via, anche se a causa della mia debolezza, ci cado ancora e ancora, e allora? Seguono poi diversi doveri, e di conseguenza devi assumerti questi e simili graziosi propositi

(1.) Se il mio peccato è un peccato di infermità, e nessun altro, allora attraverso la grazia osserverò qual è il disegno di Dio, nel soffrire e lasciare tali infermità in me, e lavorerò tutto ciò che posso e posso, per promuovere e far avanzare quel disegno

(2.) Se il mio peccato non è altro che un peccato di infermità, e Dio non mi rigetterà per questo, allora per la grazia di Dio, non crederò mai a queste false notizie di Cristo, e a quelle false rappresentazioni di Lui che Satana vorrebbe mettere su di Lui, con le quali persuaderebbe me e gli altri, che il nostro Signore Cristo è un padrone duro

(3.) Se il Signore Cristo non mi rigetterà via per i miei peccati di infermità, allora, attraverso la grazia di Dio, non metterò in discussione la mia condizione spirituale e la mia condizione per ogni peccato; Mi affliggerò per ogni peccato di infermità perché è un peccato, ma non metterò in discussione la mia condizione, perché non è che un peccato di infermità

(4.) Allora non rigetterò me stesso e gli altri per i peccati di infermità. L'occhio di Cristo sarà buono e il mio occhio sarà cattivo? 5. Allora non rigetterò le cose di Cristo a causa di qualche infermità che vi aderisca, o della dispensazione di esse. Quando Cristo ha preso la nostra natura su di Lui, la Sua divinità è stata velata sotto la nostra umanità, la Sua eccellenza sotto la nostra infermità. Così ora, la Sua grazia e le Sue dispensazioni sono velate sotto l'infermità delle nostre amministrazioni: come per esempio: la predicazione è un'ordinanza di Cristo, eppure il sermone può essere pronunciato in modo tale, con tanta debolezza dell'oratore, che l'ordinanza di Cristo può essere velata sotto molta infermità

(6.) E se il Signore non mi rigetterà via per le mie infermità, allora, per grazia, non sarò mai scoraggiato dall'adempimento di alcun dovere. Pregherò come posso e ascolterò come posso, e anche se non sarò in grado di pregare come vorrei, pregherò come posso; e sebbene non sia in grado di esaminare il mio cuore come vorrei, tuttavia farò ciò che posso, poiché il Signore non mi rigetterà via per infermità, e quindi non rifiuterò i miei doveri a causa di esse

(7.) E, infine, se il Signore Gesù Cristo non mi rigetterà via per le mie infermità, allora non peccherò mai perché il peccato non è altro che un peccato di infermità. (W. Bridge, M.A.)

Vegliate e pregate: - Due punti in particolare richiedono la nostra attenzione qui

(I.) Il comando dato: "Vegliate e pregate". 1. Guarda. La parola è molto semplice. Un medico osserva un uomo malato. Un portiere sorveglia un edificio. Una sentinella osserva sulle mura di una città.

(1) Vegliare implica non essere presi da altre cose.

(2) Guardare implica aspettarsi l'avvicinarsi del nemico.

(3) L'osservazione include anche un esame dei punti di attacco. Il medico osserverà quale decorso sta prendendo la malattia, quali organi è probabile che tocchi. Così egli guarda

(2.) Pregate.

(1) Questo sembra riferirsi a un'abitudine di preghiera. Non un grido selvaggio di pericolo o di dolore.

(2) È implicita anche una preghiera speciale con riferimento alla tentazione. Preghiera per essere liberati dalla presenza della tentazione, preghiera per la vittoria nella tentazione

(II.) L'idoneità del comando a coloro che sono esposti alla tentazione

(1.) Le due parti insieme costituiscono la salvaguardia. Guardare fornisce materiali per la preghiera. La preghiera rende efficace la visione. Pregare solo è presunzione. Guardare solo è dipendere da se stessi

(2.) Il comando ci conviene anche a causa della sottigliezza del nemico. Abbiamo bisogno di scoprire le sue astuzie osservando. Preghiamo per la saggezza che discerna i suoi assalti speciosi

(3.) E a causa della nostra debolezza. (Confronta versetti 29, 31 con 67, 68) 4. È adatto anche in conseguenza della nomina di nostro Signore. La battaglia è Sua. Ne stabilisce le leggi. Ed Egli ha detto: "Vegliate e pregate". Il comando parla così ai veri discepoli. Che cosa dice a coloro che sono negligenti e increduli? (W. S. Bruce, M.A.)

La preghiera non è solo una richiesta fatta a Dio, ma una conversazione con Lui. È l'espressione del desiderio che Gli rivolge per soddisfarlo, di uno scopo per stabilizzarlo, di una speranza per illuminarlo. È il portare il proprio cuore alla luce del sole, in modo che, come una pianta, la sua vita interiore possa prosperare per uno sviluppo esteriore. È l'appello del proprio sé migliore contro il proprio sé più debole. Esprime sconforto per poter ottenere fiducia. È l'espressione e l'esercizio dell'amore per tutto ciò che è buono e vero. È una lotta con il male in presenza della Suprema Bontà. È l'ascesa dell'anima al di sopra del tempo nella libertà dell'eternità. (Pulpito del mondo cristiano.)

Il bisogno di vigilanza: - Sembra che non ci sia una parola di portata così ampia come la parola "vegliare". La vigilanza è il prezzo di tutto ciò che è buono e grande sulla terra o in cielo. Fu per la sua fedele vigilanza che la memoria della sentinella pompeiana è imbalsamata nella poesia e registrata nella storia. Solo l'incessante vigilanza può mantenere il cuore in armonia con il cuore di Dio. Era una notte tempestosa e chiassosa. Le nuvole scure incombevano su di noi e il vento veniva con furia decuplicata. Il mare si agitava in montagne e l'orgogliosa nave sembrava solo un giocattolo in mezzo a quei tremendi flutti. Molto in alto sull'albero, di guardia, si sentì il marinaio gridare: "Un iceberg sulla prua di dritta". «Un iceberg sulla prua di bordo!» L'ufficiale di coperta chiamò il timoniere: "Portate il timone con fermezza!" e i marinai al timone udirono e obbedirono. Gli ufficiali si svegliarono, perché a bordo c'era un pericolo per trecento anime preziose. Il capitano trascorse una notte insonne, camminando sul ponte o nella cabina. Giganteschi iceberg si stavano avvicinando alla nave e l'eterna vigilanza era il prezzo della nostra salvezza in quel mare del nord. E così è per tutta la vita umana. (Anon.)

Vigilanza: - Sorvegliare non è mai un lavoro piacevole; a nessun soldato piace veramente. Gli uomini preferiscono anche l'eccitazione e il pericolo del campo di battaglia alle lunghe settimane di paziente vigilanza, che tuttavia possono fare tanto quanto una battaglia vittoriosa per decidere le questioni di una campagna. Ora è proprio così nella guerra spirituale. Le forze della civiltà hanno reso i nostri soldati più che all'altezza di tutto il barbaro coraggio dei loro bruni nemici, purché solo con una costante vigilanza fossero in grado di utilizzare quelle forze; e anche così l'onnipotenza di Dio rende il vero cristiano più che all'altezza di tutte le forze dell'inferno, purché solo lui sia sufficientemente vigile da rilevare l'avvicinarsi del nemico, e sufficientemente saggio da affrontarlo con il coraggio della fede quando il suo avvicinarsi viene scoperto; ma se cammina con noncuranza, o non esercita la dovuta vigilanza, la battaglia sarà persa quasi prima che il pericolo sia realizzato, e Faith perderà la sua vittoria solo perché non era pronta a mettere in campo tutti i poteri soprannaturali che può comandare. Lo è, ahimè! non è raro incontrare anime cristiane che sembrano conoscere qualcosa della vita di fede, eppure, con loro grande sorpresa, si trovano sopraffatte quando meno se lo aspettano. A volte osserviamo un certo tono di petulanza in queste ammissioni di fallimento, come se nel profondo del loro cuore si gettasse una sorta di implicazione sulla fedeltà di Dio, anche se si ritraevano dall'esprimerlo con tante parole. Ora, è chiaro che la causa di tutti questi fallimenti deve risiedere in noi, e sarà nostra saggezza sforzarci di scoprirla; mentre è la peggiore delle follie accusare Dio di infedeltà. Per cosa siamo messi in questo mondo? Ovviamente che possiamo essere addestrati e sviluppati per la nostra posizione futura attraverso l'esposizione alle forze del male. Se fossimo così al riparo dal male da non avere bisogno di una costante vigilanza, perderemmo il beneficio morale che l'abitudine di una costante vigilanza induce. Sappiamo che è una legge della natura, che le facoltà che non vengono mai impiegate muoiono per disuso; e, d'altra parte, le facoltà che sono pienamente e frequentemente impiegate acquistano una capacità meravigliosa. Non è questo altrettanto vero nel mondo spirituale? Di lì a poco veniamo addestrati probabilmente per un servizio elevato e santo, nel quale avremo bisogno di tutte quelle facoltà che ora vengono stimolate e addestrate dal nostro contatto con il pericolo e dalla nostra esposizione a condizioni di esistenza apparentemente ostili. Dobbiamo essere addestrati, imparando qui la rapidità di percezione del pericolo, ad esercitare la prontezza di percezione nel ministero e nel servizio volenteroso laggiù. Inoltre, la vigilanza offre continuamente opportunità per la fede e tende ad avvicinarci e a tenerci più vicini a Colui per il quale solo stiamo in salto. Se fossimo salvati dal male con un solo atto in modo da non avere più bisogno della Vigilanza, non perderemmo molto di ciò che ora ci fa sentire la nostra dipendenza da Colui che è la nostra costante salvezza? Non dobbiamo forse ringraziare Dio per gli stessi pericoli che ci costringono a tenerci così vicini a Lui, se vogliamo essere al sicuro? Facciamo notare cosa non è l'Osservanza prima di passare a considerare che cos'è. E

La vigilanza è qualcosa di ben diverso dalla timidezza nervosa e dall'apprensione morbosa, la condizione di un uomo che vede un nemico in ogni cespuglio ed è tormentato da mille allarmi e da tutti i timori dell'incredulità. Davide non si mostrò vigilante, ma infedele, quando esclamò: "Un giorno perirò per mano di Saul"; e noi non ci mostriamo vigilanti quando proseguiamo per la nostra strada tremanti, depressi da ogni sorta di presentimenti di disastro. Permettetemi di fare un'illustrazione familiare di ciò che intendo. L'altro giorno mi sono divertito nell'ascoltare il racconto di un soldato di un terribile spavento che ha avuto durante il periodo della paura feniana di alcuni anni fa. In una notte buia toccò a lui fare da sentinella nei recinti di un importante arsenale, che si supponeva comunemente potesse essere teatro di una grande esplosione in qualsiasi notte. La fortezza era circondata da un comune, ed era quindi facile essere avvicinata da persone maldisposte. La notte, come ho detto, era buia come una notte può essere, e lui era tutto solo, pieno di apprensione per il pericolo. Rimase immobile per un momento, immaginando di sentire qualcosa muoversi vicino a lui, e poi fece un passo indietro di qualche passo, quando improvvisamente si sentì entrare in contatto violento con qualcosa, che concluse incontinentemente doveva essere un feniano accovacciato. «Non sono mai stato così spaventato», disse, «né prima né dopo in vita mia e, a dire il vero, sono caduto disteso sulla schiena. Immaginate i miei sentimenti quando scoprii che la cosa che mi aveva terrorizzato oltre ogni descrizione era solo un'innocua pecora che si era addormentata un po' troppo vicino al mio ritmo". Ora, cari amici, penso che il ridicolo, ma molto scusabile, panico di questo soldato possa servire a illustrare l'esperienza di molti cristiani timidi e apprensivi. Vivono in uno stato di panico cronico, aspettandosi sempre di essere assaliti da qualche influenza ostile, alla quale si dimostreranno del tutto incapaci di resistere. Se prevedono l'avvicinarsi di circostanze che potrebbero mettere alla prova la loro religione, decidono subito che il fiasco e il rovesciamento sono inevitabili; e quando si trovano improvvisamente di fronte a quella che sembra un'influenza avversa, o promette di essere una grave tentazione, sono pronti a rinunciare a tutto per la disperazione. Dimenticano che il nostro Signore ci ha insegnato a non pensare ansiosamente al domani, e ci ha assicurato che il male che ne deriva è sufficiente per il giorno

(II.) Né la vigilanza consiste in un'introspezione morbosa, o in una disposizione a caricarci di ogni sorta di forme immaginarie di male. Per la loro sensibilità morbosa tutto ha in sé la depravazione; le azioni buone e generose scaturiscono solo dall'egoismo; Ogni affetto naturale è disordinato; ogni gratificazione banale è un amore per il piacere piuttosto che per Dio. È certamente possibile, credetemi, cari amici cristiani, emulare le gesta di un Don Chisciotte nella nostra vita religiosa, e fare un passo avanti contro un numero qualsiasi di mulini a vento spirituali, ma questa non è vigilanza. Un mio fratello chierico, allarmato dal suo sonno da un poliziotto che aveva denunciato l'apertura della sua chiesa, immaginava di aver catturato un ladro per i capelli nel campanile della sua chiesa, quando aveva solo posato le mani violente nell'oscurità sul mocio della chiesa! È del tutto possibile trasformare uno straccio in un ladro nelle nostre esperienze spirituali. Ancora una volta permettetemi di chiedervi di tenere a mente che la vigilanza non consiste in, e non è identica a, una severa affettazione di solennità e una pia avversione per qualsiasi cosa che assomigli all'allegria naturale o all'allegra ilarità. In questo momento ho davanti agli occhi il ricordo di un caro e onorato fratello che, quando gli fu raccontato qualcosa di divertente alla sua tavola, si alzò all'improvviso quando stava per unirsi alla risata di cuore, e mi disse con molta serietà: "Ho sempre paura di perdere la comunione cedendo alla leggerezza". Confesso di aver ammirato la coscienziosità di quel brav'uomo, che sono sicuro fosse perfettamente sincera, ma non potei fare a meno di pensare che egli stesse confondendo tra la cupezza e la sobrietà

(III.) Ma dopo aver indicato certe forme o abitudini di condotta che non devono essere scambiate per vigilanza, sebbene spesso lo siano, procediamo a indagare su che cosa sia la vigilanza; abbiamo visto ciò che non è. E qui può essere bene notare che due parole distinte, o forse dovrei dire insiemi di parole, in greco, sono tradotte nella nostra versione con una sola parola: orologio. L'uno insieme di termini indica la necessità di proteggersi dal sonno, e l'altro la necessità di guardarsi da qualsiasi forma di intossicazione morale e di insobrietà. Entrambe queste idee ci sono presentate insieme in un unico passo della prima lettera ai Tessalonicesi: "Non dormiamo come gli altri; ma osserviamo e siamo sobri. Poiché quelli che dormono dormono di notte, e quelli che si ubriacano si ubriacano di notte". Qui i due pericoli che sorgono, l'uno dal sonno e l'altro dall'ubriachezza, ci vengono presentati subito; e le due parole, che sono di solito tradotte con la parola inglese «watch», sono impiegate per proteggerci da questi pericoli. "Guardiamo e siamo sobri". Questi pericoli sembrano essere per certi aspetti l'uno l'opposto dell'altro: l'uno scaturisce dalla pesantezza e dall'ottusità dell'indole, e l'altro da un'eccessiva eccitabilità. Il primo è il pericolo particolare che si nasconde in una routine monotona e in un livello morto di tranquilla regolarità, l'altro è il pericolo che si nasconde in una vita piena di agitazione e trambusto, una vita in cui le preoccupazioni e i piaceri, i successi e i fallimenti, le imprese importanti e le delusioni sbalorditive, che portano con sé esperienze alternate di euforia o di depressione, sono fin troppo adatti a rivelarsi totalizzanti. e di escludere il vivido senso delle realtà eterne. L'uno pericolo minaccerà naturalmente in modo particolare l'uomo dal temperamento flemmatico e dall'indole equa, l'altro attaccherà più facilmente l'uomo il cui sistema nervoso è molto teso, sia che sia di abitudini sanguigne o malinconiche. Nel presente brano l'invito a vegliare è accompagnato dall'esortazione a pregare, e allo stesso modo san Pietro ci avverte "di essere sobri e vigilanti per la preghiera". Questo ci suggerisce che la vigilanza deve essere esercitata prima di tutto nel mantenimento delle nostre giuste relazioni con Dio. Se solo questi vengono conservati inviolati, tutto il resto ci andrà sicuramente bene; ma dove qualcosa di simile alla freddezza si posa sui nostri rapporti con Dio, l'arretramento è già iniziato, e a meno che non venga fermato siamo alla mercé del nostro nemico. Oh, anima cristiana, guardati con gelosa cura dai primi inizi di svogliatezza, freddezza e irrealtà nei tuoi rapporti con Dio! Non meno, forse anche di più, dobbiamo guardare nell'altro senso che, come ho sottolineato, la parola porta nella Scrittura del Nuovo Testamento. Non solo restiamo svegli, ma siamo sobri. Dobbiamo ricordare che siamo in terra nemica e che, a meno che non respiriamo costantemente l'atmosfera del cielo, l'atmosfera della terra, che è tutto ciò che ci rimane, diventa presto velenosa e deve produrre una sorta di intossicazione morale. Quante volte ho visto un cristiano dimenticare completamente se stesso sotto l'influenza dell'eccitazione sociale! Ma mi affretto a dire: Non cadiamo nell'errore di supporre che solo gli amanti del piacere e gli amanti del piacere debbano essere messi in guardia contro il pericolo di essere intossicati dalle influenze mondane. Le preoccupazioni e persino le occupazioni della vita possono avere su di noi un effetto altrettanto deleterio sotto questo aspetto quanto i piaceri. Molti uomini d'affari sono altrettanto inebriati dalle eccitazioni quotidiane derivanti dalle fluttuazioni del mercato o della Borsa, e altrettanto accecati alle cose più elevate dagli interessi assorbenti connessi con il fare o perdere denaro, come può esserlo il devoto del piacere all'ippodromo o nella sala da ballo. Ancora una volta, la vigilanza deve essere mostrata non solo nel mantenere i nostri rapporti con Dio, nel resistere a qualsiasi disposizione ad essere assonnati e nel guardarsi dall'influenza inebriante dell'eccitazione mondana; Deve anche essere mostrato nell'individuare il primo avvicinarsi della tentazione, o le prime insorgenze di un desiderio empio. Il generale attento percepisce il suo nemico dai suoi esploratori, e quindi è pronto ad affrontarlo quando l'attacco ha luogo. Anche così, la tentazione può spesso essere resistita con facilità quando si discerne il suo primo approccio; ma acquista talvolta un potere quasi irresistibile, se gli si permette di avvicinarsi troppo. Ma ho parlato poc'anzi dell'importanza di stare in guardia, non solo contro l'inizio della tentazione esterna, ma anche contro qualsiasi disposizione a scendere a patti con la tentazione interiore. Qui, ne sono convinto, si trova, nella maggior parte dei casi, la causa segreta del fallimento. Balaam desiderava ardentemente la casa piena d'argento e d'oro nel momento stesso in cui finse di disprezzarla. Ma c'è un pericolo dall'altra parte, contro il quale dobbiamo guardarci con la stessa vigilanza. Ed è il pericolo di un incipiente autocompiacimento. (W. H. Aitken.)

Vantaggio di conoscere il proprio punto debole: - È interesse di ogni uomo non nascondere a se stesso il proprio male. Che cosa pensereste di un uomo che fosse malato e cercasse di far credere a se stesso che fosse il suo piede ad essere dolorante, quando era il suo cuore? Supponiamo che un uomo vada dal suo medico e gli faccia esaminare l'occhio sbagliato, e paghi per la prescrizione del medico, fondata sulla convinzione che il suo occhio è stato leggermente ma non molto danneggiato, e se ne vada, dicendo: "Sono molto più felice di prima", sebbene il medico non abbia affatto guardato l'occhio malato? Se un uomo avesse un cancro, o una piaga mortale, su un braccio, e si rifiutasse di farlo vedere al medico, ma gli mostrasse il braccio sano, imiterebbe ciò che fanno gli uomini che usano tutti gli inganni e le illusioni per nascondere a se stessi le loro piaghe morali, le loro debolezze e i loro difetti, per quanto possibile, da tutte le persone, e poi congratularsi con se stessi per non essere in pericolo. La vigilanza richiede che un uomo sia onesto e sappia dove si trova e dov'è il suo pericolo. Lascia che gli altri impostino il loro orologio dove ne hanno bisogno e tu imposti il tuo dove ne hai bisogno. La vigilanza di ogni uomo dovrebbe essere conforme al suo temperamento e alla sua costituzione. (H. W. Beecher.)

Senza dubbio questa è una figura militare; sebbene l'osservazione possa essere una figura domestica, di solito è militare. Una torre, un castello, una fortezza, non si accontenta solo della forza delle sue mura e delle sue varie difese. Tutt'intorno sono collocate sentinelle che camminano sia di giorno che di notte, e guardano da ogni parte per individuare qualsiasi pericolo imminente, in modo che i soldati all'interno possano mettersi immediatamente in condizione di ricevere un attacco. Ancora di più è un esercito in movimento vigile, sia in marcia che nell'accampamento. Cacciano le guardie avanzate. Il picchetto è stabilito di notte e di giorno. Gli uomini sono messi a parte per vegliare di proposito affinché nessun nemico possa prenderli alla sprovvista; affinché possano essere costantemente preparati per qualsiasi incursione le possibilità di guerra possano portare su di loro. Qui si dà per scontato che stiamo facendo una campagna attraverso la vita. L'ipotesi è che siamo sul terreno di un nemico, e che siamo circondati, o rischiamo di essere circondati, da avversari che si precipiteranno su di noi, e ci prenderanno prigionieri alla sprovvista. Ci viene quindi comandato di fare come fanno i soldati, sia nel forte che nell'accampamento: essere sempre vigilanti, sempre preparati. (Ibidem)

Ognuno deve guardarsi dalle proprie tentazioni: - Il tuo eccesso di disposizione, la tua forza di passione e la tua tentabilità non sono gli stessi del tuo prossimo. Perciò è molto sciocco da parte vostra stare a guardare come guarda il vostro vicino. Ogni uomo deve regolare il proprio orologio secondo la propria indole e conoscere la propria indole meglio di chiunque altro. Se un forte è situato in modo che il lato più debole sia a est, il comandante, se è saggio, vi metterà la sua guardia. Dice: "Credo che se difendo questo punto, nulla potrà farmi del male", e mette lì l'orologio. Ma supponiamo che il comandante di un forte, il cui punto debole era sul lato occidentale, mettesse tutte le sue forze dall'altra parte! Se voleva difendere con successo il suo forte, avrebbe dovuto mettere i suoi soldati dove era debole. Ecco un uomo che guarda contro l'orgoglio; ma la tua tentazione è dalla parte della vanità. Non ti va bene stare in guardia contro l'orgoglio, perché l'orgoglio non è il tuo peccato che ti tormenta. Ci sono molti uomini che si lusingano che, poiché il loro prossimo ha corretto i suoi difetti ottenendo una vittoria sull'orgoglio, tutto ciò che lui stesso deve fare è ottenere una vittoria sull'orgoglio. Non ha difficoltà in questo, perché non è tentato nel suo orgoglio. È molto facile guardarsi da un nemico che non esiste. È molto facile ottenere una vittoria dove non c'è un avversario. (Ibidem)

Guardatevi dai momenti di tentazione: - Ogni uomo dovrebbe sapere quali sono le circostanze, i tempi e le stagioni in cui è soggetto a peccare. Per rendere questa faccenda del tutto pratica, ci sono molti che trascurano di vegliare fino a quando non siano trascorsi il tempo e le stagioni appropriate per la guardia. Supponi che la tua colpa sia della lingua? Supponi che il tuo temperamento lo prenda come un mezzo per darsi aria ed esplosione? Con un uomo è quando si alza la mattina, e prima di colazione è particolarmente nervoso e suscettibile. È allora che è irritabile. È allora che le cose non sembrano giuste. Ed è allora che la sua lingua, per così dire, schiocca e lancia scintille di fuoco. Con un altro uomo è la sera, quando è stanco e stanco delle cure e del lavoro del giorno. Si è svuotato dell'eccitazione nervosa e ha lasciato solo l'eccitabilità. E allora è il momento in cui è soggetto a crollare in vari modi. Gli uomini devono impostare il loro turno di guardia all'ora in cui il nemico è abituato ad arrivare. Gli indiani di solito attaccano alle tre o alle quattro del mattino, quando gli uomini dormono più profondamente; e questo è il momento di guardare contro gli indiani. Non serve a nulla farlo alle dieci del mattino. Allora non vengono. Se è quando sei malato che sei più soggetto alle passioni maligne, allora quello è il momento in cui devi regolare il tuo orologio. Oppure, se è quando stai bene che la marea di sangue si gonfia troppo febbrilmente dentro di te, allora quello è il momento in cui devi impostare l'orologio. Se, in un momento della giornata più che in un altro, l'esperienza ha dimostrato che si è suscettibili di essere tentati, allora in quella parte della giornata si deve stare in guardia. Ognuno ha le sue ore, i suoi tempi e le sue stagioni, e le sue circostanze; e ognuno dovrebbe impararle da sé; e ogni uomo dovrebbe mettere il suo orologio lì per lì. E spesso, guardando al momento giusto, puoi facilmente portarti sopra tutto il resto della giornata. (Ibidem)

Il pericolo di perdere tempo con la tentazione: - C'è una cosa come perdere tempo con la tentazione. Molte fanciulle si lasceranno insensibilmente, e passo dopo passo, condurre a cose che, se non sono sbagliate, sono ancora così vicine ad essa da giacere nel suo stesso crepuscolo; e lei scusa continuamente con se stessa tali permessi e tali dispiaceri, dicendo: "Non intendo fare del male; A tempo debito mi riprenderò". Ci sono molti uomini che prendono in mano il serpente, perché è agile, aggraziato, brunito e bello, e gioca con ciò che in un momento incustodito lo colpirà con le sue zanne avvelenate; ed è una misera scusa, quando questo diletto lo ha condotto sull'orlo della tentazione e gli ha inculcato il veleno fatale, che egli dica: "Non volevo". Il male è fatto. La dannazione sta per arrivare. Ed è di scarsa consolazione dire: "Non volevo". Passaci accanto; non avvicinarvi; tenetevi lontani da esso, e allora sarete al sicuro. Ma non è sicuro per la virtù innocente, o inesperto, o inconsapevole, o sconsiderato, avvicinarsi a cose che portano in sé il veleno stesso di Satana. Che cosa dovreste pensare di un uomo che, scendendo a New York, dicesse: "Ho avuto una bella esperienza stamattina. Sono stato fino a uno dei guai dove stavano macellando; e li vidi abbattere i buoi, e li vidi tagliarsi la gola, e vidi il sangue scorrere a fiumi dai grandi squarci. Ho passato un'intera mezza giornata lì, a guardare gli uomini che uccidevano, uccidevano e uccidevano". Cosa direste di un uomo che ha detto: "Ho strisciato nelle fogne sotto la strada; perché voglio sapere che cosa c'è in fondo alle cose in questa città?" Che tipo di curiosità sarebbe? Che cosa pensereste di un uomo che andasse dove poteva vedere le frattaglie degli ospedali e delle sale di dissezione, e si crogiolasse nel marciume e nella malattia, perché voleva accrescere la sua conoscenza delle cose in generale? Eppure, qui ci sono uomini che prendono le cose più feculente, più fetide, più ripugnanti, più dannate e pericolose: le malattie, le ulcere, le piaghe e la sporcizia degli appetiti e delle passioni; e andranno a guadare e a guardare cose su cui un uomo dovrebbe chiudere gli occhi se fossero provvidenzialmente gettate davanti a lui. Ebbene, ci sono alcune cose che è un peccato guardare due volte. Eppure ci sono uomini che li cacciano! D'altra parte, ci sono uomini che vivono così vicini all'imbroglio che, sebbene non intendano imbrogliare, le circostanze non possono piegarli senza spingerli oltre. Ci sono molti uomini che sono come un melo nel mio giardino, il cui tronco e le cui radici, e due terzi dei rami, sono nel giardino, e un terzo dei cui rami sono fuori dal muro del giardino. E ci sono molti uomini il cui tronco e le cui radici sono dalla parte dell'onestà e della rettitudine, ma che vivono così vicino al muro del giardino che gettano i loro rami sulla strada maestra dove le iniquità calpestano, e sono liberi. Non è mai sicuro per un uomo correre così vicino alla linea del bene e del male, che se dovesse perdere una ruota andrebbe oltre. È come viaggiare su una strada di montagna vicino a un precipizio. Dovresti tenerti così lontano dal precipizio, che se il tuo carro si rompe c'è abbastanza spazio tra te e il precipizio. Altrimenti, non puoi essere al sicuro. (Ibidem)

39 CAPITOLO 14

Marco 14:39

E pregarono, e pronunziarono le stesse parole.-

Perseveranza nella preghiera: - Possiamo imparare da questo ciò che dobbiamo fare nel momento dell'angoscia e dell'afflizione; non dobbiamo solo andare a Dio pregando per ricevere aiuto, conforto e liberazione, ma dobbiamo andare a Lui ancora e ancora: sì, invocarlo spesso e cercarlo nella nostra angoscia, essere istantanei e importuni con Lui; e così continuare finché l'afflizione ci preme

(I.) La preghiera è un dovere e un servizio che dobbiamo a Dio e che dobbiamo costantemente compiere in obbedienza alla Sua volontà che la comanda, anche se altrimenti non ne trarremmo alcun beneficio per noi stessi, e nemmeno otterremmo le cose che chiediamo. E qui il compiere il nostro dovere con rettitudine di cuore deve confortarci 2Corinzi 1:12

(II.) Sebbene Dio non esauda subito le nostre richieste, tuttavia prende nota delle nostre preghiere e ne è molto soddisfatto

(III.) Ci sono giuste cause per cui Dio non sempre ascolta le nostre preghiere all'inizio o rapidamente; ma ritardi, a volte per molto tempo

(1.) Esercitare e mettere alla prova la nostra fede, speranza, pazienza e obbedienza confidando in Lui

(2.) Per renderci più ferventi nella preghiera

(3.) Che le cose che abbiamo chiesto, essendo per un certo tempo in ritardo, possano essere da noi più apprezzate quando le otteniamo

(IV.) La ragione per cui Dio non ci ascolta all'inizio, o non appena lo desideriamo, può essere e spesso è in noi stessi, cioè nell'erroneità delle nostre preghiere. O chiediamo cose che Dio non ritiene opportuno che noi otteniamo, e allora è una misericordia in Lui negarcele; oppure non chiediamo in modo dovuto, non preghiamo con fede, o non con il sentimento e il fervore che dovremmo; oppure viviamo in un peccato di cui non ci siamo pentiti, che ostacola il frutto della nostra preghiera Giacomo 4:2, 3; Giacomo 5:16; Salmo 66:18

(V.) Sebbene Dio abbia promesso di ascoltare le nostre preghiere e di esaudire le nostre richieste, per quanto è bene per noi ed è secondo la Sua volontà; eppure Egli non vuole che Gli limitiamo un tempo in cui farlo: né è conveniente per noi farlo, ma dobbiamo aspettare il Suo piacere, convinti che così facendo non perderemo nullaIsaia 28:16 ; Salmo 40:1

(VI.) Dio ascolta le nostre preghiere in diversi modi

(1.) Dandoci le cose che chiediamo. Hannah, una bambina; Salomone, la saggezza & c

(2.) Dandoci qualcosa di altrettanto buono, o migliore per noi di quello che chiediamo; ad esempio, la pazienza nei momenti di avversità e la forza di sopportarla 2Corinzi 12:7-10

(3.) Dandoci conforto interiore, con e nelle nostre preghiere, e dopo di esse Salmo 35:13

(4.) Accettando le nostre preghiere come un servizio gradito a Lui. Ora, sebbene Dio ritardi spesso ad ascoltarci nel primo modo, tuttavia ci ascolta sempre in uno di questi modi, e ciò non appena lo preghiamo, se preghiamo nel modo dovuto e come dovremmo; il che, stando così le cose, deve incoraggiarci a perseverare e a resistere nella preghiera, quando non otteniamo immediatamente quelle richieste che chiediamo a Dio. (George Petter.)

Liceità di determinate forme di preghiera: - Da qui possiamo dedurre che è lecito per noi usare una determinata forma di preghiera: non solo per chiedere le stesse richieste a Dio in effetti e sostanza della materia in vari momenti, ma anche nella stessa forma di parole, o ben vicino alla stessa: sì, affinché ciò possa essere fatto anche in preghiera privata solo da noi stessi, poiché tale era questa preghiera fatta ora dal nostro Salvatore. E se nella preghiera privata da soli (dove di solito ci si può prendere più libertà di variare la forma delle parole nelle nostre preghiere), allora molto di più quando preghiamo con gli altri, specialmente in pubblico, deve essere lecito usare una determinata forma di parole e porre le stesse richieste con le stesse parole. Il nostro Salvatore insegnò ai Suoi discepoli una forma fissa di preghiera, che è quella che noi chiamiamo il Padre Nostro, ordinando sia a loro che a noi di usarlo nella stessa forma di parole in cui è formulato Luca 11:2.... E che cosa sono vari dei Salmi di Davide, se non forme fisse di preghiera, usate dalla Chiesa in quei tempi?... La Chiesa di Dio ha sempre usato forme prestabilite di preghiera in riunioni pubbliche e solenni, né la liceità di questa pratica è mai stata messa in discussione fino a tempi recenti dagli anabattisti, dai brownisti e simili. (Ibidem)

40 CAPITOLO 14

Marco 14:40

Li trovò addormentati.-

Potere del sonno: la passione e l'eccitazione più violente non possono impedire al sonno nemmeno le menti potenti; Alessandro Magno dormì sul campo di Arbela, e Napoleone su quello di Austerlitz. Nemmeno le percosse e la tortura possono impedire il sonno, poiché è noto che i criminali cedono il passo sulla graticola. I rumori, che in un primo momento servono a scacciarlo, diventano presto indispensabili alla sua esistenza; Così una diligenza, fermandosi per cambiare i cavalli, sveglia tutti i passeggeri. Il proprietario di una fucina di ferro, che dormiva vicino al frastuono dei martelli, delle fucine e degli altiforni, si svegliava se c'era qualche interruzione durante la notte, e un mugnaio malato, che per questo motivo aveva fermato il suo mulino, passava notti insonni finché il mulino non riprendeva il suo solito rumore. Omero, nella sua Iliade, rappresenta elegantemente il sonno come il sopravvento su tutti gli uomini, e persino sugli dei, tranne il solo Giove. (Giornale cristiano.)

41 CAPITOLO 14

Marco 14:41

Dormi ora e riposati.-

La scena notturna nel Getsemani:

1.) Il primo pensiero suggerito da questo testo è che il Figlio dell'Uomo potrebbe anche ora essere consegnato nelle mani dei peccatori. Gli uomini sono inclini a immaginare che se fossero vissuti al tempo di Cristo non lo avrebbero trattato così e così. Ma coloro che lo disprezzano, non visti, lo avrebbero disprezzato in faccia. I nemici della Chiesa di Cristo sono i nemici di Cristo. Anche ai nostri giorni Cristo può essere tradito. Potrebbe essere tradito dai Suoi stessi discepoli. La disposizione ad arrenderlo ai nemici può ancora esistere; una disposizione ad assicurarsi il favore del mondo a Sue spese. In questo senso, per esempio, si può ben dire che il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori quando la verità che lo riguarda viene consegnata agli errazionisti, o ai cavillari, o agli infedeli; quando la Sua divinità è chiamata in causa; quando la Sua eterna Filiazione è degradata o negata; quando la perfezione senza peccato della Sua natura umana è contaminata dal soffio di dubbie speculazioni; quando la Sua espiazione è sfigurata o pervertita; quando il valore della Sua croce e della Sua passione sanguinaria sarà deprezzato; quando il Suo posto nel sistema della grazia gratuita Gli viene tolto e concesso a qualcos'altro. Per citare un altro esempio; Cristo viene consegnato nelle mani dei peccatori quando il Suo vangelo viene pervertito; Il suo esempio è stato disonorato; e se stesso rappresentato come il ministro del peccato. O cristiano! Avete mai pensato che ogni vostro atto incoerente e indegno è un passo verso il tradimento di Colui che professate di amare? 2. Un altro pensiero che suggerisco è che quando la causa di Cristo sta per essere consegnata nelle mani dei peccatori, i Suoi discepoli devono vegliare in preghiera, per non entrare in tentazione

(3.) Un altro pensiero, e malinconico, è che quando i discepoli di Cristo sono lasciati a vegliare in questo modo, mentre Egli intercede presso il Padre, troppo spesso si addormentano. Alcuni, nel linguaggio toccante del Vangelo, potrebbero "dormire per il dolore". Ma oh! quanti altri dormono per l'accidia e l'indifferenza spirituale. Non è il momento di dormire. La Chiesa, la sposa piangente di Cristo, e le anime morenti degli uomini sono al tuo guanciale, gridando nelle tue orecchie, come il capitano di nave nelle orecchie di Giona: "Che vuoi dire, o dormiente? Sorgere; invoca il tuo Dio, se Dio pensa a noi, affinché non periamo". 4. Ma, ahimè! Questa voce di avvertimento viene spesso udita invano. In mezzo a un mondo che giace nella malvagità, in mezzo alle indicibili miserie prodotte dal peccato, in mezzo ai feroci attacchi di nemici aperti contro il Figlio dell'Uomo, i Suoi amici, i Suoi amici eletti, continuano a dormire. E quel sonno si rivelerebbe il sonno della morte, se non avessimo un Sommo Sacerdote che può essere toccato dal senso delle nostre infermità, e quando ci vede così addormentati, si avvicina e ci sveglia. Ci possono essere alcuni prima di me ora, che, sebbene credenti sinceri, sono stati sopraffatti dal sonno. I tuoi sensi e i tuoi intelletti possono essere svegli, la tua coscienza ha i suoi sussulti intermittenti e intervalli di veglia quando è spaventata dal suo sonno da sogni terrificanti. Ma i tuoi affetti sono addormentati. Senti il vangelo, ma è come la sonnolenza di acque lontane, che rende il sonno più profondo; Tu vedi la sua luce, ma con le palpebre chiuse, e il suo splendore è così sommesso che non fa che lenire i sensi e approfondire il suo riposo. Se questa è la vostra esperienza, mi rivolgo a voi e vi chiedo se, anche in questo stato di sogno, non avete sentito a volte la mano gentile di Cristo su di voi. La tua casa non è stata visitata da una malattia? Ma non è solo nelle afflizioni personali che il Salvatore vi suscita. Non avete sentito la Sua mano nelle prove pubbliche? Non l'avete sentito nelle prove della Chiesa? Non hai avuto alcun segnale di misericordia da quando ti sei addormentato? Oltre alla voce delle afflizioni personali, delle prove pubbliche e delle misericordie private, c'è anche una voce nelle misericordie pubbliche. Ma quando il nostro Signore per la terza volta si prostrò e si rialzò, quando venne per la terza volta dai suoi amici e li trovò addormentati, non si espose più; Non chiese più se non potevano vegliare con Lui un'ora. C'è qualcosa di molto più terribile in questo mite ma significativo permesso di dormire, che in tutte le invettive o rimproveri che avrebbe potuto pronunciare. "Dormi d'ora in poi e riposati." Affinché ciò non avvenga, dobbiamo levarci e invocare il nostro Dio; dobbiamo venire in aiuto del Signore contro i potenti. Ma, oh! Ricordate che le armi della nostra guerra non sono carnali. Quando il presuntuoso Simone fu finalmente svegliato e vide il pericolo del suo Maestro, pensò di espiare con la violenza la passata negligenza. E molti Simon moderni fanno lo stesso. Una volta risvegliati, sguainano la spada del fanatismo ardente. Ma non c'è pericolo da una direzione opposta? È forse di consolazione che la spada sia nel suo fodero, se i portatori della spada dormono profondamente invece di guardare? (J. A. Alexander, D.D.)

42 CAPITOLO 14

Marco 14:42-46

Chi Mi tradisce è vicino.-

Il traditore:

(I.) Vediamo in lui quali privilegi e vantaggi religiosi è possibile godere, e tuttavia essere privi di pietà vitale. In che modo il fatale esempio di Giuda ammonisce in modo impressionante gli ascoltatori del vangelo, i membri delle chiese cristiane e specialmente i membri più giovani delle famiglie cristiane. Apprezza i tuoi privilegi, ma non riposare in essi. Migliorarli, trarne profitto; ma non confidare in loro. Non dire: "Abbiamo Abramo per nostro padre"; "il tempio del Signore siamo noi".

(II.) Vediamo in Giuda quali conseguenze malinconiche può comportare l'indulgenza di una propensione peccaminosa. La maggior parte degli uomini ha qualche peccato che li affligge facilmente; Qualche propensione che è più potente, qualche passione che più facilmente di altre le supera. Che i giovani, in particolare, si sforzino di accertare di che cosa si tratta, ciascuno nel proprio caso. Il peccato che affliggeva Giuda fu l'avarizia. Nonostante la sua associazione con la persona più pura e amabile, la cui incomparabile elevazione di carattere e la cui disinteressata benevolenza apparivano in tutto ciò che diceva e faceva, Giuda non coglieva alcuna parte della sua magnanimità; non c'era in lui nulla della nobiltà d'animo che distingueva il suo padrone. Il suo era sempre uno spirito meschino, sordido, strisciante. Era una di quelle larve con cui a volte ci si incontra in società, che fanno qualsiasi cosa, sopportano qualsiasi cosa, sacrificano qualsiasi cosa per denaro; che non hanno idea del valore se non della ricchezza; che non riveriscono nessuno se non coloro che portano la borsa; la cui riverenza aumenta man mano che la borsa si allarga; se, infatti, non invidiano ancora più di quanto riveriscano anche questi. Potresti riconoscerli dalla loro andatura. C'è sempre qualcosa di basso, strascicato, tortuoso, sinistro nei loro sguardi e nei loro movimenti. Di solito hanno una mano in tasca, toccando il loro argento o i loro dei di rame. I loro occhi sono quasi sempre fissi a terra, come Milton vide che Mammona, il più meschino di tutti i diavoli, aveva l'occhio fisso sul pavimento dorato degli inferi. Ma sebbene il suo peccato fosse l'avarizia, sembra che Giuda non ne fosse consapevole, o non si guardò contro di esso; e, come spesso accade, si trovava in una situazione che tendeva a tirarlo fuori e a rafforzarlo. Era il tesoriere della piccola società con cui era in contatto. Teneva la borsa e si occupava delle loro questioni finanziarie. La sua mano era spesso in quella borsa dei soldi; il suo occhio era quasi costantemente su di esso; e il suo cuore era sempre con esso. L'effetto malinconico di ciò fu che l'avarizia si trasformò presto in furto; Le tentazioni presentate dal suo ufficio, sebbene di per sé estremamente insignificanti, erano troppo potenti perché le sue avide propensioni potessero resistere. Che idea del carattere di Giuda, questa transazione! - Della sua meschinità, della sua bassa, sordida avarizia! Lo si vede nella misera somma che egli accettò di prendere come ricompensa sufficiente per un atto così ripugnante. Per pochi pezzi d'argento si rivestirebbe deliberatamente di eterna vergogna. - Della sua durezza di cuore. Lo si vede nel tempo durante il quale mantenne la sua risoluzione. Questo atto spaventoso non fu compiuto in fretta e furia; è stato un atto deliberato, era mercoledì quando ha fatto l'accordo con i sommi sacerdoti; è stato venerdì mattina prima che fosse messo in esecuzione. Durante quel periodo vide ripetutamente il suo Signore. Come avrebbe potuto incrociare il Suo sguardo? Era presente all'ultima cena; e quando Gesù disse: "Uno di voi mi tradirà", domandò, come gli altri: "Sono forse io?" La sua insensibilità si manifesta anche nel modo in cui tradì il Redentore, con il pegno stesso dell'affetto; e lo fece in presenza dei suoi fratelli. Signore, che cos'è l'uomo? Queste furono alcune delle tristi conseguenze dell'assecondare, invece di vegliare e sottomettere, il suo peccato che lo affligge facilmente. Per trarre dal suo esempio l'istruzione che si calcola di fornire, dobbiamo sforzarci di entrare nelle sue opinioni e nei suoi sentimenti; per capire come si sentiva e come ragionava. Un'osservazione o due possono aiutarci in questo senso. È evidente che osserviamo, in primo luogo, che egli non aveva la minima apprensione delle gravi conseguenze del suo tradimento. Non era suo desiderio infliggere alcun dolore al Redentore, o farGli del male; e nulla era più lontano dai suoi pensieri del fatto che lo stava consegnando alla morte. Non era un mostro crudele assetato di sangue umano e che rideva del dolore umano. Egli non apparteneva ai selvaggi della rivoluzione francese, né agli uomini feroci del nostro paese, i cui omicidi deliberati hanno raggiunto per loro una notevole notorietà alcuni anni fa. Era un povero spregevole, che amava il denaro sopra ogni cosa, e non si curava della meschinità a cui si sottometteva per assicurarselo; ma non aveva alcuna simpatia per gli atti di crudeltà e di sangue. Sembrerebbe che egli fosse pienamente persuaso della messianicità di Gesù come qualsiasi altro apostolo; ma in esatta proporzione alla forza di questa convinzione sarebbe stata la sua fiducia che Gesù non poteva soffrire; come in comune con il resto della sua nazione, credeva che il Cristo sarebbe durato per sempre. È anche possibile che, nel fare l'offerta di consegnare il suo Maestro nelle mani dei sommi sacerdoti e dei governanti, egli sia stato influenzato in una certa misura dal risentimento. Mentre cenava in casa di Simone il lebbroso, una pia donna unse il Signore con un unguento preziosissimo. Questa condotta fu censurata da Giuda e dai suoi fratelli come un atto di inutile prodigalità, ma fu rivendicata e lodata da nostro Signore come un atto di pietà che dovrebbe ricevere una menzione onorevole ovunque il Vangelo fosse conosciuto. Questo incidente può aver dispiaciuto molto Giuda; sembra infatti che sia andato direttamente dalla casa di Simone al palazzo del sommo sacerdote; e non è impossibile che, nel fare questo passo, l'avarizia sia stata ravvivata dal risentimento. Ma, come abbiamo ripetutamente accennato, il motivo prevalente era l'amore per il denaro. Con l'abituale indulgenza della sua avarizia, era diventato lo schiavo cieco di quella sordida passione. Ogni generosità di sentimento, ogni nobiltà d'animo, ogni senso di integrità e di onore, si erano estinti. Ai nostri giorni si sa che le persone hanno perpetrato, con le proprie mani, gli omicidi più atroci sotto la sola influenza della cupidigia. Non era che le loro vittime avessero fatto qualcosa per offenderli; non era che li considerassero con alcun sentimento di ostilità; eppure li osservarono attentamente per giorni successivi, li attirarono nelle loro maglie e poi deliberatamente, e senza il minimo rimorso, li uccisero. Come Giuda, lo fecero per quello che potevano ottenere da esso; e, in alcuni casi, il salario della loro iniquità non era maggiore del suo. È, crediamo, un fatto innegabile, che certe persone, ben note a coloro che richiedono i loro servizi, e ad altri a loro collegati, possono essere assunte in qualsiasi momento, nella metropoli d'Inghilterra, per mezza corona, per spergiurare deliberatamente se stesse. Non è che abbiano alcun interesse nel caso, o che abbiano il desiderio di danneggiare una parte, o di avvantaggiarne un'altra; come Giuda, lo fanno semplicemente per quello che possono ottenere da esso. Queste illustrazioni, bisogna confessarlo, sono prese dalla feccia stessa della società, dagli abissi più bassi del degrado sociale. Ma se guardiamo alle regioni più elevate, troveremo esempi in abbondanza e di un carattere appena meno incisivo. Crediamo che nell'Inghilterra cristiana ci siano persone impiegate nella fusione di idoli per il mercato indiano. I cristiani creano questi dei e li spediscono in India per la vendita. Lì lavorano tra i milioni di brulicanti di quel vasto continente, ingannando, degradando, distruggendo le anime degli uomini. Non è che questi fabbricanti di idoli abbiano alcuna fede negli dèi che creano; non è che abbiano alcun interesse per la prevalenza dell'idolatria, o alcun desiderio che essa continui a maledire il mondo; come nel caso di Giuda, il loro unico scopo è ciò che possono ottenere con esso. Prendiamo, per esempio, il caso in cui si agita una questione di interesse vitale, si fa appello all'elettorato del paese, si coinvolge la felicità di milioni di persone, e come agiscono molti dei nostri elettori? Alcuni non si preoccupano minimamente del merito della questione; ma fate sapere che i loro suffragi sono sul mercato, e che il miglior offerente può assicurarseli. Altri hanno le loro opinioni, ma vengono presentate esche, vengono fatte promesse se voteranno contro le loro convinzioni; E lo fanno. Così sacrificano ciò che credono essere la verità e i migliori interessi del loro paese, nel santuario di mammona. Non è che odiano i loro simili: non è che vogliano ferire il loro paese; ma agiscono come Giuda; vendette il suo padrone per trenta pezzi d'argento, e loro vendettero il loro paese per quello che potevano ottenere in cambio. Molto di questo spirito si trova tra le persone che si professano religiose. Molti sono influenzati nella scelta del luogo di culto che frequentano, o della chiesa a cui si uniscono, principalmente dalla prospettiva di guadagno che offre loro. Se in una congregazione ci sono una o due famiglie ricche e benevole, è quasi certo che ne troverete molte; alcuni perché è rispettabile, altri perché c'è qualcosa da ottenere. Una volta abbiamo sentito un pastore cristiano riferire quanto segue: - N.S. e sua moglie erano membri della chiesa a... Dichiaravano un grande attaccamento alla Chiesa e un grande affetto per il pastore, dal cui ministero professavano di trarre molto bene. Si trasferirono a causa di affari a una certa distanza, dove ebbero il vantaggio di assistere a un ministero molto fedele e di associarsi con un gregge unito. Ma quella chiesa non era come la loro; Non era la loro casa, e la predicazione non era come quella del loro ministro. Spesso venivano a una distanza considerevole, e con non poco inconveniente, per godere del privilegio di un giorno di sabato tra i loro amici. Dopo un po' di tempo furono riportati di nuovo nel loro vecchio quartiere; e ora tutto era così delizioso - i sabati, le funzioni nei giorni feriali, i rapporti con gli amici - era tutto così bello. Passarono alcuni mesi e si notò che N. S. e sua moglie avevano perso gran parte dell'ardore del loro zelo e si erano allentati nella loro presenza. Un giorno il loro pastore li chiamò per informarsi sul loro stato di salute. N. S. sembrava giù di morale, e aveva ben poco da dire; fece notare, tuttavia, che aveva ricevuto ben poco incoraggiamento dai suoi amici e compagni di squadra per quanto riguarda gli affari, ma che il signor L. T. (un uomo di spicco in un'altra comunità) era stato molto gentile con lui, che il suo conto per l'ultimo trimestre ammontava alla somma di sterline. Basta una parola al saggio. Quando uscì di casa, il ministro osservò: "L'esca ha vinto; N. S. troverà presto un pretesto per lasciarci, e passerà alla --.» E così è stato. Oh, Giuda, tu non sei morto; Il tuo Spirito vive e opera in mezzo a noi in diecimila modi. "Ognuno cerca il suo guadagno dal suo quartiere".

(III.) Il carattere di Giuda è ancora più istruttivo per noi, in quanto mostra quanto profondamente gli uomini possano rattristarsi per il peccato, e tuttavia essere privi di autentica contrizione. Notiamo inoltre che il pentimento di Giuda lo portò a fare ogni riparazione in suo potere. Il suo dolore era sincero, interiore, profondo; e non lo tenne per sé. Giuda non solo confessò il suo peccato, ma onorò anche, onorò pubblicamente Colui che soffrì a causa del suo tradimento; "Ho peccato perché ho tradito il sangue innocente". E non è tutto; Giuda non solo onorò il Redentore che soffrì a causa del suo tradimento, ma gettò via anche il salario dell'iniquità: "Gettò i pezzi d'argento nel tempio e se ne andò". Il prezzo del sangue innocente non poteva più reggere. Questo indica un grande cambiamento nelle sue opinioni e nei suoi sentimenti. Il suo pentimento, quindi, sembra non solo avvicinarsi molto a ciò che è spirituale e salvifico, ma includere assolutamente i suoi grandi elementi. (J. J. Davies.)

Le possibilità di una vita umana illustrate dalla caduta del traditore: - La carriera di Giuda è semplicemente...

(I.) Un esempio del significato della tentazione. L'uomo non è soggetto a nessuna legge ferrea che lo costringa a peccare. Fa come fa, non perché deve , ma perché vuole . Lo stress dell'abitudine può diventare disperato, ma è l'atto stesso del peccatore che lo ha portato in tale stato. Così fu per Giuda. Intelligentemente, deliberatamente, aveva appoggiato tutto il peso del suo cuore ostinato a quella porta di misericordia che il Salvatore gli avrebbe aperto. Di fronte al suo destino, con le sue note di sventura che risuonavano sempre più forti, come i rintocchi delle campane lontane quando ci si avvicina alla città, proseguì dritto al suo gesto. Nell'egoismo e nell'avarizia egli ha accarezzato vili suggestioni, finché non hanno stretto su di lui la loro rovinosa presa. Un ladro, diventato un ladro, divenne presto un mostro, bilanciando una vita innocente con trenta denari

(II.) La società dei meritevoli non assicura la somiglianza con loro. Il leone bramerà il sangue ovunque si trovi, e la poiana fiuterà le carogne ad ogni brezza. Non c'è salvezza nelle amicizie. Ci possono essere restrizioni, non c'è certezza

(III.) Il tradimento non riesce sempre a mantenere i suoi impegni. La menzogna non paga mai. Giuda ricevette prontamente il suo prezzo; ma con esso un fardello, la cui natura aveva appena indovinato all'inizio. Finché doveva portarlo con sé, il suo tesoro era incancrenito. Pensò restituendolo per trovare sollievo; ma non c'era nessuno. Non poteva immaginare che presto avrebbe cercato di impiccarsi, piuttosto che prolungare i momenti in cui avrebbe potuto godere dell'abbondanza. Qualunque sia la nostra infedeltà, sia essa finanziaria, sociale o religiosa, dobbiamo raccogliere ciò che abbiamo seminato. La condanna è certa. C'è solo Uno la cui voce può metterlo a tacere. La Sua confessione significa tutto. Il tradimento nei suoi confronti comporta la perdita di ogni speranza e di ogni benessere. Il pentimento potrebbe non essere possibile per costoro . Il pentimento avrebbe mandato il colpevole da solo a piangere amaramente; ma il rimorso non poteva trovare altro posto che la cavezza. (Deuteronomio Witt S. Clark.)

Il traditore:

1.) Osservate qui la mansuetudine di Cristo. Ci chiede di sottometterci ai colpi dei nostri nemici. Si sottomise anche al loro bacio. Com'è graziosa la padronanza di sé che ha potuto permettere una tale libertà! 2. L'apostasia dovrebbe essere guardata molto seriamente. Quando cadiamo, non cadiamo semplicemente al livello che abbiamo lasciato, ma a uno molto più basso

(3.) Il modo stesso in cui Cristo è stato tradito lo loda e condanna Giuda. Il bacio stesso non è forse un riconoscimento che l'amore e l'omaggio erano le cose a cui il Salvatore aveva diritto? E se il suo atto ammette il valore di Cristo, quanto si autocondanna per aver praticato il tradimento contro Colui il cui diritto è l'amore

(4.) La causa di Cristo viene spesso tradita ancora, con un bacio. Gli attacchi mortali contro di esso spesso contengono riconoscimenti complementari del suo valore. A volte la vita malvagia può assumere un atteggiamento di puntiglioso rispetto per tutto ciò che è religioso. (R. Glover.)

I nemici all'interno dell'ovile sono i più pericolosi: i nemici naturali, domestici e di origine locale, sono di tutti gli altri i nemici più dannosi e pericolosi di Cristo e della Sua Chiesa. Dico di Cristo e della Sua Chiesa, perché c'è la stessa ragione per entrambi; poiché coloro che sono nemici di Cristo, sono anche nemici della sua Chiesa, e così al contrario. Giuda era il nemico peggiore e più pericoloso di tutti coloro che vennero a catturare il nostro Salvatore; egli fece più di tutti gli altri per realizzare questo malvagio complotto contro Cristo; Era una guida per tutti loro, e il vero capobanda di questa impresa. Aveva l'opportunità e i mezzi per fare ciò contro il nostro Salvatore, cosa che tutti gli altri senza di lui non avrebbero potuto fare; cioè, per intrappolarlo e tradirlo. Conosceva il luogo in cui il nostro Salvatore era solito ricorrere, e a che ora di solito; sapeva dove e quando trovare Gesù, cioè nel giardino del Getsemani Giovanni 18:2. Inoltre, essendo così ben conosciuto con Lui, era in grado meglio di tutto il resto della compagnia di discernere il nostro Salvatore e di distinguerlo da tutti gli altri nell'oscurità. E, infine, egli, a motivo della sua familiarità con Cristo, poteva avere accesso a Lui per salutarlo con un bacio (come si usava a quei tempi) e per tradirlo. Così, da tutto ciò sembra che Giuda, essendo uno dei discepoli del nostro Salvatore, fosse sotto questo aspetto il nemico più pericoloso per il nostro Salvatore di tutti coloro che vennero a prenderlo. E come è stato per Cristo, il Capo della Chiesa, così è per la Chiesa stessa, e per tutti i suoi veri membri. I loro nemici peggiori e più pericolosi sono comunemente i nemici intestinali e quelli allevati in casa, che giacciono nascosti tra loro, e sono vicini a loro nella società esteriore, e si uniscono a loro nella professione esteriore. Questi sono di solito peggiori dei nemici dichiarati e dichiarati, che sono fuori dalla Chiesa. Ai tempi dell'Antico Testamento, i falsi profeti e i falsi preti, e altri intimi ipocriti che sorsero e sorsero nella Chiesa stessa, fecero più male in essa dei nemici dichiarati e dichiarati del popolo di Dio. Così, al tempo del Nuovo Testamento, i falsi apostoli, i maestri eretici e i falsi fratelli, fecero più male alla Chiesa dei crudeli tiranni e degli aperti persecutori della Chiesa. Come diceva Lutero, "I tiranni sono cattivi, gli eretici peggiori, ma i falsi fratelli sono i peggiori di tutti". Poiché sono comunemente più maliziosi, hanno più opportunità di fare del male. E come avviene nella Chiesa di Cristo in generale, così anche nelle famiglie cristiane (che sono, o dovrebbero essere, come piccole chiese), comunemente i nemici peggiori e più pericolosi di un uomo sono quelli della sua stessa casa, se succede che questi si rivoltano contro di lui. (George Petter.)

Possiamo vedere in Giuda un vero modello e un'immagine viva di cristiani ipocriti, falsi e contraffatti, che fanno mostra di amore a Cristo e di onorarlo, quando in realtà sono nemici e disprezzatori di Lui. Questi salutano Cristo chiamandolo: "Maestro, Maestro" e baciandolo; eppure lo tradirono, allo stesso tempo, come fece Giuda. Molti di questi cristiani dissimulatori e ipocriti ci sono, e sono sempre stati, nella Chiesa

(1.) Coloro che fanno esteriormente sfoggio di santità e religione nella loro condotta davanti agli uomini, eppure vivono in peccati segreti di cui non si sono pentiti. Questi, con la loro manifestazione esteriore di santità, sembrano baciare e abbracciare Cristo, ma con la loro vita non riformata Lo tradiscono Matteo 23:28; 2Timoteo 3:5

(2.) Coloro che professano Cristo e il vangelo di Cristo, eppure vivono in modo profano, malvagio, dissoluto o scandaloso, a disonore del nome di Cristo, e a disonore del vangelo che professano, facendo sì che se ne parli male Luca 6:46; Romani 2:24

(3.) Coloro che fingono di amare la religione, eppure sono nemici segreti di essa nel cuore, cercando di minarla

(4.) Coloro che mostrano amore ai buoni cristiani, ma si oppongono a loro subdolamente e cercano di metterli nei guai e nella disgrazia Galati 2:4; 2Corinzi 11:26. Stiamo attenti a non essere nel numero di questi cristiani dal cuore falso; e a tal fine abbiamo bisogno di esaminare diligentemente noi stessi, toccando la verità e la sincerità del nostro amore per Cristo e i Suoi membri, e se i nostri cuori sono sinceri e retti nella professione del nome e della verità di Cristo. Inoltre, se la nostra vita e la nostra pratica sono responsabili della professione che facciamo; perché, altrimenti, non siamo migliori di Giuda, che bacia Cristo e tuttavia lo tradisce. Parliamo molto contro Giuda, e molti gridano contro di lui per il suo tradimento nel tradire Cristo con un bacio; ma badate bene che non siamo come lui, e cattivi come lui, o peggiori sotto qualche aspetto. (Ibidem)

Il tradimento:

(I.) La persona. Giuda: lode. Uno dei dodici prescelti. Nostro Signore deve averlo previsto quando lo ha chiamato. La chiamata di Giuda facilitò l'adempimento delle Scritture. Chiamato "il traditore" Luca 6:16 ; "figlio della perdizione" Giovanni 17:12. Avaro; disonesto nella scelta dei mezzi per garantire ciò che potrebbe aver ritenuto un fine legittimo

(II.) Il movente. Sono stati imputati vari motivi

(1.) Senso del dovere nel portare Gesù alla giustizia. Ma considerate Atti 4:15, 23; 5:27-40 ; dove i sommi sacerdoti, ecc., tacciono quando potrebbero aver ripetuto le accuse di Giuda. Nota in particolare Matteo 27:4

(2.) Risentimento (cfr. Matteo 26:8-17; Giovanni 12:4, 5. Ma trascorsero due giorni prima che l'atto fosse eseguito. Il risentimento si sarebbe placato

(3.) Avarizia Matteo 26:15. Ma se questo fosse stato il motivo principale, avrebbe sicuramente contrattato per una somma maggiore, e non avrebbe venduto il suo padrone per meno di 4 sterline, come fece, né l'avrebbe poi restituito

(4.) L'ambizione (si consideri Giovanni 7:31; Matteo 16:16; 19:28, da alcuni ritenuto il vero movente. Per lui Gesù era Re. Avrebbe costretto Gesù a dichiararsi. Se Gesù fosse fatto re, cosa non potrebbe diventare (Giuda)? Conosceva la potenza di Gesù e pensava che, nel peggiore dei casi, Gesù sarebbe sfuggito al pericolo Luca 6:30; Giovanni 8:59; 10:39, quindi Matteo 26:48 era ironico. Credeva che il Messia non sarebbe mai morto Giovanni 12:34. Confrontate l'ambizione di Giuda con la lezione di umiltà che aveva udito

(5.) Possessione demoniaca Giovanni 13:27

(III.) Il tempo. Significativa: la festa della Pasqua. Tipo e anti-tipo. Moltitudini a Gerusalemme. Testimoni di queste cose Atti 2:5-36. Molti avevano visto i Suoi miracoli e sentito parlare della Sua fama in altre parti. La notte: un tempo adatto per un'azione oscura Giovanni 3:19

(IV.) La maniera: un bacio. Forse Giuda era sincero, dopo tutto, e intendeva questo come un atto amichevole per costringere Gesù a confessare la Sua regalità. Se è così, allora si può sbagliare anche se sinceri, e la semplice sincerità non salverà Proverbi 16:25

(V.) L'effetto

(1.) A Giuda

(2.) A Gesù

(3.) A noi stessi. Imparare

1.) Dio fa sì che l'ira dell'uomo lo lodi

(2.) Status ufficiale, un potere per il male nelle mani di persone senza principi e ignoranti

(3.) Le dimostrazioni di amicizia possono essere trucchi di tradimento Proverbi 27:6

(4.) Cerca di essere non solo sincero, ma giusto

(5.) Il compimento della Scrittura, prova della messianicità di Cristo

(6.) Se Egli è l'unico e vero Salvatore, Lo abbiamo accettato? (J. Comper Gray.)

L'apprensione di nostro Signore:

(I.) Il tempo dell'apprensione di Cristo. "Mentre Egli parlava ancora". Il Salvatore si stava preparando con il digiuno e la preghiera. Esortava e rafforzava i Suoi discepoli contro lo scandalo della croce. Ora era deciso a farsi prendere. Si noti qui l'incomprensibile provvidenza di Dio, in quanto tutte le potenze del mondo non potevano comprenderlo fino a questo momento

(II.) La persona che effettua l'arresto

(1.) Il suo nome. Un buon nome; che significa benedizione o lode. Eppure che disgraziato era! Che discredito per il suo nome! 2. Il suo ufficio. Uno dei dodici. Un discepolo diventato traditore.

(1) Cristo lo aveva ammesso non solo alla Sua presenza, ma alla Sua intima comunione e società.

(2) Non solo a quello, ma all'apostolato.

(3) Lo aveva costituito amministratore della Sua casa e tesoriere della Sua famiglia; perché gli ha affidato la borsa.

(4) Gli aveva conferito alti doni di conoscenza e il potere di operare miracoli. Che ingratitudine, dunque, era la sua! 3. I suoi servitori.

(1) Una grande compagnia di soldati.

(2) A loro si unirono i capitani del tempio, alcuni capi dei sacerdoti e anziani.

(3) Si radunarono presso di lui anche un gran numero di servi dei sacerdoti e degli anziani

(4.) Gli autori dell'attacco. Gli scribi e i farisei

(III.) Il modo dell'arresto. Un bacio

(1.) Pre-organizzato

(2.) Giustiziato. Che tradimento! Il saluto dell'amicizia è degradato a tale scopo! (Dott. Thomas Taylor.)

Il mistero della chiamata di Giuda all'apostolato: - In riferimento alla chiamata di Giuda all'apostolato, noi la consideriamo solo come uno degli innumerevoli misteri del governo morale di Dio, che nessun sistema filosofico può risolvere affatto, e che anche il cristianesimo risolve solo in parte, riservando la risposta finale per una più alta espansione delle nostre facoltà in un altro mondo. Coinvolge l'intero problema della relazione di Dio con l'origine del peccato, e la relazione della Sua prescienza e pre-ordinazione con il libero arbitrio dell'uomo. La domanda sul perché Cristo chiamò e ricevette Giuda nella cerchia dei Suoi dodici eletti, ha ricevuto tre risposte, nessuna delle quali, tuttavia, può essere definita soddisfacente

(1.) L'opinione sostenuta da Agostino e altri, vale a dire, che Cristo lo elesse apostolo non per lo scopo preciso di diventare un traditore, ma perché, attraverso il suo tradimento, come condizione incidentale o mezzo necessario, le Scritture potessero essere adempiute e la redenzione del mondo potesse essere compiuta. Questo punto di vista, come osserva il Dr. Schaff, sebbene contenga un elemento di verità, sembra, dopo tutto, coinvolgere nostro Signore in una sorta di responsabilità per il crimine più oscuro mai commesso

(2.) La visione razionalistica, che è incompatibile con la divina lungimiranza di nostro Signore, secondo cui Gesù previde le capacità finanziarie e amministrative di Giuda, che sarebbero potute diventare di grande utilità per la Chiesa Apostolica, ma non le sue tendenze ladri e traditrici, che si svilupparono in seguito, e lo elesse solo per la prima. Non riusciamo a vedere come questo punto di vista possa essere sostenuto da chiunque creda nella divinità del nostro Signore

(3.) L'opinione sostenuta da Meyer e da molti altri, vale a dire, che Gesù conosceva l'intero carattere originale di Giuda fin dall'inizio, prima che fosse adeguatamente sviluppato, e lo elesse nella speranza che le buone qualità e tendenze, sotto l'influenza del Suo insegnamento, avrebbero infine acquisito il dominio sulle cattive. Ma questo implica che nostro Signore si è sbagliato nella Sua aspettativa, ed è quindi incompatibile con la Sua perfetta conoscenza del cuore umano. Alford dispera di risolvere la difficoltà. Due cose sono chiare da questo triste argomento:1. L'assoluta necessità di un cambiamento di cuore; senza questo, i privilegi, per quanto grandi, possono essere abusati fino alla propria distruzione: e 2. Il pericolo della cupidigia, o dell'amore per il mondo. Sembra che questa sia stata la causa della rovina di Giuda. Per il resto, dobbiamo lasciarlo alla luce di uno stato di esistenza superiore. (Età cristiana.)

Incidenti dell'arresto:

(I.) L'arrivo sulla scena di Giuda e dei suoi compagni. Mentre Giuda credeva che Gesù sarebbe presto apparso in grande gloria come il predetto Re dei Giudei, lo seguì lealmente. "Efestione", disse un certo grande personaggio della storia, "mi ama come Alessandro, ma Cratero mi ama come re". Quindi possiamo azzardarci a dire che Giuda amava una volta Gesù, non come Gesù, ma come re. "Egli fu il padre di tutti i Giuda", osserva un puritano, "che lo seguono non per amore, ma per pani; non per le eccellenze interiori, ma per i vantaggi esteriori; non per essere reso buono, ma per essere reso grande".

(II.) Il panico. Come possiamo spiegarlo? Era forse il potere dell'occhio umano, come quello con cui il domatore di leoni soffoca il leone? Questo è stato suggerito da un critico moderno. È stata magia? Questo è stato detto da un antico oltraggiatore. Era tutto per pura fantasia della gente semplice che raccontava la storia? Questa nozione ha trovato molto favore popolare. Da parte mia, credendo, come credo, che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, questo fenomeno non mi sembra improbabile o inaspettato. Stendi la mano, amico, e ferma la locomotiva quando entra tuonando nella stazione, facendo tremare la terra; arrestare il colpo mentre scoppia fiammeggiando dal bordo del cannone; arrestare il fulmine mentre trafigge la nuvola prima che colpisca l'albero; arrestare un raggio di luce, prenderlo e deviarlo dalla sua rotta; arrestare l'onda di marea, come il re Canuto tentò di fare; Arrestate la forza che ora viaggia sottoterra e che, come ci dice il profeta scientifico, l'anno prossimo esploderà in molti terremoti! Se davvero riuscissi a portare a termine questi arresti e a respingere questi poteri naturali, potresti arrestare il loro Signore stesso?

(III.) La cattura

(IV.) Un colpo colpì Gesù: "Ed ecco uno di quelli che erano con Gesù stese la mano, estrasse la spada, colpì un servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio".

(V.) L'apparizione di un giovane in un panno di lino richiede poi considerazione

(VI.) Il grande abbandono: "Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono". Si perdona un politico quando abbandona una causa che un tempo riteneva perfetta, perché ora ne ha scoperto le evidenti imperfezioni: si perdona un teorico quando abbandona una teoria che un tempo riteneva perfetta, perché ora ne ha scoperto gli errori; Voi perdonate un mercante quando abbandona una preoccupazione che un tempo riteneva perfetta, perché ora ha scoperto che è vuota; si perdona un uomo quando ne abbandona un altro come suo amico confidenziale, anche se una volta, ritenendolo perfetto, era stato pronto a fare qualsiasi cosa o a sopportare qualsiasi cosa per lui, senza alcun incentivo se non un desiderio, e nessuna ricompensa se non un sorriso; se ora ha scoperto che è una persona non sicura, non vera, di cui non ci si può fidare. Ma chi abbandona Cristo abbandona la perfezione. Possiamo sfidare qualsiasi uomo a dire che una volta lo pensava perfetto, ma che ora ha trovato macchie su quella neve, macchie in quel sole. (Charles Stanford, D.D.)

50 CAPITOLO 14

Marco 14:50

E tutti lo abbandonarono e fuggirono.-

Possiamo avere tre punti di vista sulla diserzione di nostro Signore in questa occasione; questo evento può essere considerato in riferimento ai disertori, ai diserti e a noi stessi

(I.) L'abbandono di nostro Signore può essere considerato in riferimento agli apostoli. In questa visione offre un esempio commovente dell'incostanza dell'uomo. L'abbandono di nostro Signore da parte degli apostoli offre anche una prova delle tristi conseguenze dell'adozione di false nozioni. Gli uomini si trovano talvolta, è vero, sia migliori che peggiori delle loro rispettive fedi; Ma è innegabile che, qualunque sentimento abbracciamo veramente, qualunque cosa crediamo veramente, influenzerà sicuramente il nostro spirito e la nostra condotta. Gli apostoli, come gli Ebrei in generale, avevano pienamente adottato la nozione di un regno personale del Messia, di un regno temporale e mondano. Così, l'ambizione, di un tipo (nelle loro circostanze) il più assurdo e innaturale, prese pieno possesso delle loro menti. Si aspettavano di essere i primi ministri e consiglieri di stato del più grande e, sotto ogni aspetto, il più grande impero del mondo, un impero che era destinato ad assorbire tutti gli altri e a diventare universale. Pensate a un'idea come questa, per pochi pescatori analfabeti di una delle province più oscure del mondo civilizzato! Non dico che sarebbe stato altrimenti, che avrebbero aderito fermamente al loro Signore e sarebbero andati con Lui in prigione e alla morte, se fossero stati completamente liberati dalle loro false nozioni e avessero avuto una giusta visione della natura spirituale del Suo regno; perché la tentazione, il pericolo, la paura, possono vincere le convinzioni più forti; ma è facile intuire che le loro false idee contribuivano a renderli una facile preda del nemico, mentre opinioni più corrette avrebbero avuto la tendenza a preparare le loro menti alla prova e a fortificarle contro di essa. Da questo possiamo imparare quanto sia importante prestare attenzione a ciò in cui crediamo. Proviamo ogni cosa e ritiriamo ciò che è buono

(II.) L'abbandono di Cristo da parte degli apostoli può essere considerato in riferimento a nostro Signore stesso; e qui può essere visto sotto due aspetti: come un aggravamento delle sue sofferenze e come una prova del suo amore

(1.) Come aggravamento delle Sue sofferenze. Non si deve dimenticare che il nostro Signore è stato creato in ogni cosa simile ai Suoi fratelli. Aveva tutti gli affetti, le passioni, i sentimenti della natura umana proprio come noi; la grande differenza è che, in noi, essi sono costantemente soggetti a perversioni e abusi, mentre in Lui il loro esercizio è sempre stato salutare e legittimo. Anche nel linguaggio della profezia, si lamenta dell'abbandono dei suoi amici: "Aspettavo alcuni per avere pietà, ma non ce n'erano, e consolatori, ma non ne ho trovati". "Del popolo non c'era nessuno con me". Come "osso delle nostre ossa", soggetto a tutte le simpatie della nostra comune umanità, Egli lo sentì profondamente, e per molti motivi, quando Giuda venne, alla testa di una banda di furfanti, e Lo tradì con il segno stesso dell'affetto. Lo sentì profondamente quando Pietro lo rinnegò alla Sua stessa presenza con giuramenti e maledizioni. Lo sentì profondamente quando "tutti lo abbandonarono e fuggirono". 2. Questo triste evento può essere considerato ancora come una prova della grandezza dell'amore del Salvatore. Ha incontrato tutto ciò che era destinato non solo a mettere alla prova il suo amore, ma anche a dimostrarne la sincerità e la forza; ma anche per raffreddarlo e spegnerlo. Ma poiché si muoveva da sola, si sosteneva da sola. Molte acque non riuscirono a dissetarla. Tutta l'ingratitudine dell'uomo non poté distruggerla; tutte le potenze delle tenebre non riuscirono a smorzarne l'ardore. "Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine". Forse fu permessa l'infedeltà degli apostoli, affinché Gesù gustasse ogni ingrediente dell'amarezza che è mescolato nel calice di dolore dell'uomo; affinché, essendo tentato in ogni cosa come i Suoi fratelli, potesse essere in grado di simpatizzare con loro e di soccorrerli nelle loro tentazioni. Può essere stato permesso, anche, per dimostrare che non c'era nulla che meritasse il Suo favore negli oggetti del Suo amore. Non dire che i tuoi peccati sono troppo grandi per essere perdonati, o che il tuo cuore è troppo depravato per essere rinnovato. Confida solo in Lui: la Sua grazia ti basta. E che questo incoraggi l'infelice traviato, nonostante la sua frequente diserzione dal suo Signore, a tornare a Lui. Gesù non rinnegò gli apostoli, anche se essi lo abbandonarono nella sua angoscia; ma dopo la Sua risurrezione mandò loro, per mezzo delle donne fedeli, messaggi di tenerezza e di amore: "Va'", disse a Maria Maddalena, "va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro; al mio Dio e al tuo Dio". E alle altre donne: "Andate, dite ai miei fratelli che io vado in Galilea, e là mi vedranno".

(III.) Procediamo a considerare questo evento malinconico in riferimento a noi stessi. Potremmo imparare non poco da esso. Possiamo usarlo come uno specchio in cui vedere noi stessi. Alcuni possono vedere in esso, forse, la somiglianza della propria condotta con i loro simili. Quando pensavi che facessero bene a se stessi, allora li benedicevi. Quando sapevi che non avevano bisogno di te, li seguivi e ti mettevi al loro servizio. Quando tutti li hanno lodati, anche tu ti sei unito alla lode. Ma le circostanze sono cambiate con loro; E anche tu sei cambiato. È arrivato il momento in cui avresti potuto davvero servirli, ma poi ti sei ritirato. Altri possono vedere nell'abbandono degli apostoli la somiglianza della loro condotta con il Salvatore. Oh! quanti lo abbandonano nei suoi fratelli poveri, calunniati, perseguitati? Quanti lo abbandonano nel suo interesse ferito e oppresso! Molti faranno amicizia e applaudiranno una missione, un'istituzione religiosa, una chiesa cristiana, un ministero, mentre riceve lode e sostegno generale; ma che il grande cipiglio su di esso, che il ripugnante soffio della calunnia passi su di esso e ne affievolisca lo splendore, che i venti tetri dell'avversità soffino su di esso e lo facciano esplodere; E dove sono allora? Essi sono dispersi e se ne sono andati ciascuno per conto suo. Possiamo imparare da questo evento a consolarci in alcune delle prove più dure che ci possano capitare nel mondo attuale. Sicuramente ci sono poche cose più amare di questa: essere abbandonati, quando abbiamo più bisogno del loro aiuto, da coloro sui cui uffici amichevoli abbiamo il diritto di fare affidamento. Ma possiamo imparare da questo evento a non meravigliarcene; Non è una cosa strana. Non dobbiamo meravigliarci, quindi, se quando siamo più profondamente interessati a una grande impresa, se le nostre fatiche e i nostri sacrifici per il bene dei nostri simili sono più abbondanti, o quando le nostre afflizioni e sofferenze sono più gravi, vale a dire, se abbiamo più bisogno della simpatia e del sostegno dei nostri amici, Dovremmo essere lasciati completamente a noi stessi. Confortiamoci in Dio. "Ma io non sono solo, perché il Padre è con me." Viviamo di più in comunione con Lui. Guardiamo meno alle creature e più al Creatore. Dipendiamo meno dalle cose esteriori e più da Dio. Impariamo, infine, ad anticipare l'ora in cui i nostri amici più fedeli devono lasciarci. Oh! avere allora con noi il grande e buon Pastore! "Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, non temerei alcun male; Tu sei con me; Mi consolano il Tuo bastone e il Tuo bastone". (J. J. Davies.)

51 CAPITOLO 14

Marco 14:51-52

Ed egli, lasciato il bendolo, fuggì da loro nudo.-

Fretta nella religione: - Mi colpisce che questo "certo giovane" non fosse altri che Marco stesso. Probabilmente stava dormendo; e, destato da un gran clamore, domandò di che cosa si trattasse. L'informazione fu data rapidamente: "Le guardie sono venute ad arrestare Gesù di Nazaret." Mosso da un impulso improvviso, non pensando a quello che stava facendo, si alza dal letto, si precipita giù, insegue i soldati, si precipita in mezzo alle loro file, come se solo lui volesse tentare la salvezza, quando tutti i discepoli erano fuggiti. Nel momento in cui lo afferrano, il suo spasmo eroico è finito; il suo entusiasmo evapora; Scappa, lascia dietro di sé il panno che era avvolto intorno al suo corpo e fugge. Da allora sono stati in molti a comportarsi come Marco. Prima, però, dirai: "Perché supporre che sia Marco?" Vi garantisco che è solo una supposizione, ma tuttavia è sostenuta dalla più forte catena di probabilità. Era comune tra gli evangelisti riferire transazioni a cui essi stessi prendevano parte senza menzionare i propri nomi. Chiunque fosse, l'unica persona che probabilmente lo sapeva era l'uomo stesso. Non credo che qualcun altro lo avrebbe raccontato a Marco. Ancora una volta, sappiamo che una transazione come questa era del tutto in linea con il carattere comune di Marco: l'evangelo di Marco è il più impulsivo di tutti gli evangeli. È un uomo che fa tutto e subito; pieno di impulso, slancio, fuoco, lampo; La cosa deve essere fatta, e fatta immediatamente. Ancora una volta: la vita conosciuta di Giovanni Marco tende a rendere molto probabile che egli avrebbe fatto una cosa come quella a cui si riferisce il testo. Appena Paolo e Barnaba si misero in viaggio per la loro impresa missionaria, furono accompagnati da Marco. Finché navigavano attraverso le acque blu, e finché erano sull'isola di Cipro, Marco si attaccava a loro. Anzi, mentre viaggiavano lungo le coste dell'Asia Minore, troviamo che avevano Giovanni Marco come loro ministro; ma nel momento in cui salirono nei paesi dell'interno, tra i briganti e i torrenti di montagna, non appena la strada cominciò a farsi un po' troppo accidentata, Giovanni Marco 51 lasciò. Il suo zelo missionario era trasudato. Per queste ragioni, l'ipotesi che si sia trattato di Giovanni Marco non mi sembra del tutto priva di fondamento

(I.) Qui c'è un seguito frettoloso. Giovanni Marco non aspetta a vestirsi, ma così com'è, si lancia in difesa del suo Signore. Senza pensarci un attimo, senza badare a nessun tipo di considerazione, scende nell'aria fredda della notte per cercare di liberare il suo Maestro. Lo zelo fervente non aspettava la prudenza di una certa prudenza. C'era qualcosa di buono e qualcosa di cattivo in questo, qualcosa da ammirare e qualcosa da censurare. Carissimi, è una cosa buona e giusta per noi seguire Cristo, e seguirLo subito; ed è una cosa coraggiosa seguirlo quando gli altri suoi discepoli lo abbandonano e fuggono. Magari tutti i professori di religione avessero l'intrepidezza di Marco! La maggior parte degli uomini è troppo lenta; abbastanza veloce nel mondo, ma, ah! quanto sono lente nelle cose di Dio! Di tutte le persone che indugiano in questo mondo, penso che i professanti servitori di Dio siano i più sonnolenti e confusi . Quanto sono pigri anche gli empi nelle cose divine; dite loro che sono malati, che si affrettano da un chirurgo; dite loro che i loro titoli di proprietà stanno per essere attaccati, e che li difenderanno con il potere legale; ma dite loro, in nome di Dio, che la loro anima è in pericolo, e che pensano che importi così poco, e che sia di così poca importanza, che aspetteranno, e aspetteranno, e aspetteranno, e senza dubbio continueranno ad aspettare finché non si troveranno perduti per sempre. Tutti gli avvertimenti del Vangelo vi invitano a evitare la procrastinazione. Vi supplico di volare da Gesù, e di volare da Gesù ora, anche se anche se dovesse essere nella fretta di Giovanni Marco. Cambio la mia nota. C'è una fretta che noi rimproveriamo maggiormente. La corsa precipitosa di Marco suggerisce un monito che dovrebbe mettervi in guardia. Temo che alcune persone facciano una professione affrettata grazie alla persuasione degli amici. Né sono pochi quelli che ottengono la loro religione attraverso l'eccitazione. Questo fornisce un altro esempio di fretta sconsiderata. Molti professano Cristo e pensano di seguirlo senza badare a questo costo. Non avevano mai cercato la forza di Dio; non erano mai stati svuotati delle loro opere e delle loro presunzioni; di conseguenza, nella loro migliore condizione erano vanità; erano come la lumaca che si scioglie strisciando, e non come il fiocco di neve sulle Alpi, che raccoglie forza nella sua discesa, fino a diventare una valanga pesante. Dio non vi faccia meteore o stelle cadenti, ma stelle fisse al loro posto. Voglio che tu assomigli non all' ignis fatuus della palude, ma al faro costante della roccia. C'è una fosforescenza che si insinua sul mare d'estate, ma chi ne viene mai illuminato verso il porto della pace? E c'è una fosforescenza che si impossessa della mente di alcuni uomini. Sembra molto luminoso, ma non ha alcun valore; non porta nessuno in cielo

(II.) Mi resta da notare la fuga precipitosa. Alcuni che all'inizio corrono bene hanno a malapena il fiato sufficiente per mantenere il ritmo, e quindi si allontanano per un po' di comoda facilità e non si rimettono in strada. Ci sono due tipi di diserzione che noi denunciamo come fuga precipitosa; l'uno temporaneo, l'altro definitivo. Pensate che sciocco si è fatto Marco. Eccolo che arriva; Ecco il tuo eroe. Che meraviglie sta per fare! Ecco un Sansone per te. Forse ucciderà i suoi mille uomini. Ma no; Scappa prima di sferrare un solo colpo. Non ha nemmeno il coraggio di essere fatto prigioniero. Come devono aver riso tutti nella folla dell'avventuroso vigliacco, del vile bravo! Perciò astieniti da queste incongruenze per il bene del tuo carattere. E poi, quanti danni fai alla Chiesa! E pensate a quello che deve essere il letto di morte di un apostata. Avete mai letto dei "gemiti di Spira"? Era un libro che circolava all'epoca della Riforma, un libro così terribile che persino un uomo di ferro riusciva a malapena a leggerlo. Spira conosceva il Vangelo, ma tornò alla Chiesa di Roma. La sua coscienza si risvegliò sul letto di morte, e le sue grida e le sue grida erano troppo terribili per essere sopportate dalle sue nutrici; e quanto al suo linguaggio, era la disperazione scritta per intero in lettere maiuscole. Il mio eminente predecessore, il signor Benjamin Keach, pubblicò un racconto simile della morte di Giovanni Child, che divenne un ministro del Vangelo, ma in seguito tornò alla Chiesa da cui si era separato, e morì nella più spaventosa disperazione. Possa Dio liberarti dal letto di morte di qualsiasi uomo che abbia vissuto come cristiano professo, e muoia apostata dalla fede! Ma quale deve essere la condanna dell'apostata quando la sua anima nuda va davanti a Dio? (C. H. Spurgeon.)

53 CAPITOLO 14

Marco 14:53

E condussero Gesù dal sommo sacerdote.-

Cristo davanti ai sacerdoti:

(I.) Presta attenzione ai due Sommi Sacerdoti con i quali iniziò il processo di Gesù

(II.) Il consiglio di mezzanotte dei giudici. Che i ciechi fossero giusti critici di Turner, che i pipistrelli fossero giusti critici del sole, che i vermi fossero giusti critici dell'aria aperta, sarebbe più concepibile della possibilità che uomini come questi siano giusti giudici di Gesù! Come potevano tali peccatori comprendere il Santo di Dio? Oltre alla loro ingiustizia per naturale inadeguatezza, c'era ingiustizia per il fatto che erano cospiratori disperati, che complottavano contro la Sua vita.

(III.) Come fu messo alla prova. (Charles Stanford, D.D.)

54 CAPITOLO 14

Marco 14:54

E Pietro lo seguì da lontano.-

Un giovane, si dice, fu per diversi mesi in uno stato di regresso, che si manifestò nel modo consueto: di conformità a una condotta di vita alla moda e profana, e di negligenza delle ordinanze e delle istituzioni della casa di Dio. Durante questo periodo chiamò un diacono della chiesa, che era un orologiaio, e gli chiese di riparare il suo orologio. «Qual è la difficoltà con il tuo orologio?» disse. «Ultimamente si è perso tempo», disse il giovane. Il diacono lo guardò con uno sguardo fermo e significativo e disse: «Non hai perso tempo ultimamente?» Queste poche parole portarono l'inviato al pentimento, alla chiesa e al dovere. La caduta di Pietro: le sue lezioni:

(I.) Chi lo ha seguito da lontano? "Pietro." 1. Allora l'anzianità e la leadership nella chiesa non sono una garanzia contro la caduta nel peccato. Nell'ordine di scelta, Pietro era il più anziano degli apostoli. Era anche il loro leader riconosciuto. Pietro è l'ultimo uomo che avrebbe dovuto "seguirlo da lontano", sia a causa dell'anzianità e della leadership, sia per l'influenza negativa che sarebbe naturalmente e inevitabilmente derivata dalla sua condotta. Il potere della leadership implica un'enorme responsabilità

(2.) Allora un uomo può indietreggiare mentre è benedetto con l'insegnamento del Vangelo più fedele ed efficiente. L'esperienza di Pietro mostra che un uomo può peccare in modo vergognoso mentre è benedetto con l'insegnamento del Vangelo più perfetto

(3.) Allora un uomo può indietreggiare mentre è benedetto con la più affettuosa cura pastorale. Gesù previde i suoi pericoli; gli disse lo scopo del nemico; lo avvertì di questa stessa caduta, e nel vero spirito pastorale lo portò a Dio in preghiera: "Ho pregato per te". Sicuramente nessun uomo è mai stato benedetto da una tale sollecitudine pastorale e fedeltà, eppure, nonostante tutto, Pietro cadde

(4.) Allora non si può sempre fare affidamento sulle alte professioni di lealtà e di amore. Le rassicurazioni di Pietro avevano un po' della natura di un vanto. Le grandi nature non ti appesantiscono mai con voti e rassicurazioni. Sono il prodotto e il segno di un carattere debole e inaffidabile. Ben presto, però, Pietro scoprì che una cosa è fare i voti nell'atmosfera paradisiaca del cenacolo, un'altra cosa è fare quei voti in mezzo alla provocazione del Getsemani e all'eccitazione della sala del giudizio. Ho sentito parlare di una barchetta che portava un fischio così immenso che ci voleva tutto il vapore per soffiarlo; Così, ogni volta che fischiava smetteva di funzionare. Troppi nelle nostre chiese sono come quella piccola barca; Il fischio della loro professione è troppo grande per la loro scorta di vapore. Ci vuole tutta la loro energia per soffiare, per raccontare delle loro conquiste e delle meraviglie che stanno per fare. (T. Kelly)

Seguendo Cristo da lontano:

(I.) Indaghiamo, in primo luogo, sul significato di questa azione di Simone

(1.) I fatti sono molto semplici. Quando Cristo recuperò la follia che questo impetuoso discepolo aveva commesso, e guarì l'orecchio di Malco, non sembra che la magnanimità del Maestro abbia avuto alcun effetto nel mitigare la malignità della folla. Il colpo di Simone con la sua arma insolita, invece di fermare quelle persone bellicose che portavano spade e bastoni, arrivò quasi a esasperarli. Ha semplicemente messo in fuga se stesso e i suoi amici, e poi la folla ha fatto tutto a modo suo. È un triste racconto leggere: "Tutti lo abbandonarono e fuggirono". Ma ora, dopo questo panico improvviso e inutile, sembra che almeno due seguaci di nostro Signore abbiano raccolto un po' il loro coraggio. Voltarono i loro passi volanti e si avviarono dietro al malinconico treno. Questi erano Pietro e Giovanni. E tutta la forza del drammatico incidente che stiamo studiando si rivela nel contrasto del loro comportamento. Giovanni corse con volontà. Come nella corsa successiva per il sepolcro di Cristo egli distanziò facilmente Pietro Giovanni 20:4, così ora arrivò per primo nel palazzo. Inoltre, egli mostrò ben presto quanto fosse coraggioso, e quanto fosse serio per rimediare alla sua temporanea defezione, spingendosi direttamente attraverso tutti gli ostacoli fino all'appartamento stesso dove Gesù era stato portato per essere processato; egli "entrò con Gesù, ma Pietro stava fuori alla porta" Giovanni 18:15, 16

(2.) Il significato di tutto questo è ciò che lo rende così importante. Non c'è bisogno di essere ingannati sull'esatto inizio di qualsiasi defezione da Cristo. L'apostasia è prima nel "cuore", poi si manifesta nelle proprie "vie" Proverbi 14:14. Absalom era un ribelle, mentre fino a quel momento non aveva attaccato apertamente il trono di suo padre. Il figlio più giovane era un figliol prodigo prima di partire per il paese lontano. Pietro era un rinnegato e un poltrone fin dal primo istante in cui, svogliato e incerto, aveva cominciato a seguire Gesù solo "da lontano". Perché un'analisi della sua esperienza avrebbe rivelato tre elementi negativi

(1.) C'era petulanza in esso. L'amor proprio di Simone fu ferito quando Gesù somministrò il rimprovero piuttosto esteso che aveva ricevuto Matteo 26:52-54. Si sentiva addolorato. La sua defezione iniziò con una cupezza. Non possiamo dubitare che il suo volto si abbassò; Aveva un'espressione ferita

(2.) C'era diffidenza nella sua esperienza. Abbiamo visto che c'era qualche ragione per cui tutti i discepoli temevano la violenza, istantanea e appassionata. Pietro ne era pienamente responsabile. Il risultato immediato della sua avventatezza fu il pericolo piuttosto che la liberazione. Ma non si poteva fare affidamento su Gesù per essere salvato? Giovanni non è stato completamente protetto in seguito? 3. C'era incredulità nella sua esperienza. Evidentemente questo discepolo si era vergognato di essere stato accolto da Gesù come Messia. Un onnipotente Figlio di Dio stava nella sua stima per il momento lasciando che le cose andassero troppo oltre, quando si lasciò catturare da una plebaglia e maltrattato in questo modo senza una parola. Forse Simone perse la fiducia nella Sua causa. Se le parole di Matteo devono essere prese alla lettera (26,58), questo discepolo non seguì Gesù, nemmeno da lontano, tanto per affetto quanto per curiosità; entrò nel palazzo non per vedere Gesù, ma per "vedere la fine".

(II.) Facciamo un passo avanti ora, e indaghiamo sui risultati di questo comportamento di Pietro

(1.) Lo ha allontanato dalla presenza personale di Cristo. C'era sempre in questo discepolo una particolare euforia e aiuto nella compagnia del suo Divino Signore. Sotto lo splendore del Suo volto egli diventa costantemente umile, gentile e affettuoso. Proprio come Mercurio, il più debole di tutti i pianeti del nostro sistema solare, sembra più brillante quando è più probabile che scompaia, perché più vicino al sole, così Simone in realtà appare al suo meglio quando è il più eclissato; E nel momento in cui vaga, svanisce. Il dovere è per la maggior parte di noi ciò che questa guida personale era per i discepoli. Se seguiamo da vicino i nostri doveri religiosi, essi ci avvicineranno a Gesù

(2.) Ancora una volta, questo comportamento separò Pietro dalla simpatia dei seguaci di Gesù. Nell'unione c'è la forza. Quei discepoli non avrebbero dovuto lasciarsi disperdere durante le prove di quella notte di Pasqua. Perché insieme si sarebbero aiutati moltissimo. Ora non sappiamo che cosa ne fu di nessuno di loro, tranne Giovanni. Se Pietro fosse stato seduto al fianco di Giovanni, sarebbe stato certamente più al sicuro. Fu facilmente influenzato, e il discepolo amato recuperò presto il suo coraggio e la sua lealtà. Ogni volta che si vedono dei cristiani che si professano allontanarsi gli uni dagli altri seguendo da lontano il Maestro, c'è motivo di allarmarsi riguardo ai loro interessi spirituali. Solo il peccato è solitario, e solo la colpa ama vivere da solo. Quindi c'è una grande saggezza nell'antico consiglio che i credenti non dovrebbero abbandonare la loro comune adunanza, come avviene alla maniera di alcuniEbrei 10:25

(3.) Inoltre, questo comportamento gettò irrimediabilmente Pietro nella compagnia dei suoi nemici. Pietro cadde in cattive compagnie nell'istante in cui cadde dal bene

(III.) È tempo per noi di indagare sulla vera causa della defezione di Simon Pietro quella notte

(1.) Non basterebbe attribuirlo solo a un improvviso spavento di allarme

(2.) Fu perché la sua pietà, in quel periodo della sua storia, era modellata più dal sentimento che dal principio. La spiritualità di Pietro è esplosa in un modo rafficato perché le sue basi teologiche erano difettose. Ricordiamo più di un'occasione in cui egli interferì deliberatamente con la comunicazione del nostro Signore della dottrina dell'espiazione. Come maestro, insegnante, condottiero, amava Gesù personalmente; Lì si riposò. Gesù se n'è andato, ha fallito. Le burrasche deboli non sempre soffiano verso il cielo; Piuttosto spesso aiutano in una deriva inavvertita verso il mare aperto. Simone amava avere tutte le cose belle e serene. Fu lui l'uomo che si estasiò sul monte della trasfigurazione e propose che Gesù rimanesse lì. La sua sensibilità era così scioccata al pensiero dei maltrattamenti del Salvatore, che protestò contro l'atto ufficiale di suggellare il patto di redenzione con il sangue. Le parole erano caratteristiche: "Questo non ti toccherà" Matteo 16:22. Ora ricordiamoci che per nessuno c'è alcuna speranza di rimanere saldo sotto la pressione dell'opposizione, se la sua pietà è stata nutrita solo nelle tenere ore di godimento emotivo. Gli impulsi spirituali saranno pericolosamente irregolari e intermittenti a meno che non abbiano l'aiuto di uno scopo costante sotto terra. I carpentieri non tagliano mai le ginocchia delle navi dalle palme tropicali. Le grandi dottrine della croce devono essere incise nella fibra stessa dell'anima, come il suolo granitico e le tempeste invernali delle montagne sono forgiate nei nodi della quercia che il maestro d'ascia ama. Vale a dire, il carattere cristiano è cresciuto da una lotta determinata con il peccato

(IV.) Infine, indaghiamo sull'ammonimento suggerito da questo comportamento di Pietro

(1.) Come si può ripetere questo peccato nel nostro tempo? Seguiamo Gesù da lontano quando rifiutiamo di difendere le dottrine della redenzione davanti ai non credenti che si fanno beffe di un'espiazione di sangue, quando permettiamo che le regole e le istituzioni della Chiesa Cristiana siano derise o sminuite al nostro udito, quando trascuriamo le ordinanze della casa di Dio e rifiutiamo la pratica fissa della devozione familiare, quando sforziamo la libertà cristiana per vedere quanta indulgenza nella mondanità porterà un'appartenenza a una chiesa non attaccata. Non c'è alcuna difficoltà nell'esperienza moderna nel modo di ripetere il torto di Pietro

(2.) È meglio porsi una domanda: Come si può evitare questo peccato di seguire Cristo da lontano nel nostro tempo? Giovanni e non Pietro, è il nostro modello. Il modo per sfuggire agli scherni delle ancelle nella sala è quello di salire i gradini alla presenza di Gesù. Ci tocca il cuore leggere le parole che mostrano quanto bene Simone comprese tutta la sua codardia e follia molti anni dopo 1Pietro 5:6-10. (C. S. Robinson, D.D.)

55 CAPITOLO 14

Marco 14:56

Tutto il sinedrio cercò di testimoniare contro Gesù.-

Il Concilio: Gesù davanti al Concilio Giudaico Il mondo, nei suoi umori migliori, esalta la giustizia e, nei suoi umori peggiori, la sconfigge. Tutto dipende dall'umore del momento. Moltitudini il primo giorno della Settimana Santa cospargevano la strada con i loro vestiti perché il loro re li cavalcasse; era il loro umore. Solo cinque giorni dopo una folla, con lanterne e torce, lo cercò come se fosse un ladro e lo condusse prigioniero lungo quella stessa strada. L'umore era cambiato. La legge sulla folla ha prevalso

(I.) Il tribunale. Nessun raduno della camera stellare fu mai più illegale

(1.) La legge decretava che nessun tribunale dovesse riunirsi prima dell'alba; questo processo seguì immediatamente dopo l'arresto di mezzanotte, mentre Gerusalemme dormiva

(2.) La legge richiedeva che ogni imputato avesse un avvocato; qui il Nazareno stava solo, senza nessuno da interrogare in Suo favore

(3.) La legge esigeva che i testimoni dovessero essere convocati per ogni prigioniero; Qui nessuno è stato chiamato a testimoniare

(4.) Il giudice di quel tribunale era Caifa, che aveva già dichiarato la necessità della morte di Gesù, affinché le fazioni del popolo potessero essere armonizzate

(5.) Come una parodia si legge nel verbale: "I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercarono testimonianza contro Gesù per metterlo a morte". Il loro scopo era quello di stabilire la colpevolezza, non di trovare giustizia

(6.) Era legge che nessuna sentenza di morte dovesse essere emessa lo stesso giorno del processo; eppure, nonostante il loro sotterfugio, dichiarando la sentenza di morte appena dopo l'alba, era lo stesso giorno, poiché il giorno ebraico cominciava alla sera

(II.) L'atto d'accusa. Pieno di difetti. Irrimediabilmente confuso. Anche la testimonianza di testimoni corrotti era troppo incoerente per essere di qualche utilità. L'unico motivo apparente per un'accusa era una distorsione di un detto del Suo precedente ministero riguardante la distruzione del tempio che Egli chiamava il Suo corpo, ma che essi dichiaravano essere l'orgoglio di Gerusalemme; ma anche questo non era un crimine, come sapevano anche i Suoi giudici. Il loro caso era fallito. Le loro miserabili accuse non furono sostenute

(III.) Il prigioniero. L'unica Persona senza peccato tra gli uomini. Nessun nemico ha mai trovato un difetto nel Suo carattere puro. Nessuna accusa, nemmeno di fretta o di imprudenza, è mai stata preferita. Con la Sua grandezza e bontà, Egli getta nell'oscurità tutte le altre conquiste umane

(1.) Il carattere migliore non è la protezione contro l'odio umano. Più alto è il carattere, più è isolato. Il trattamento accordato al Maestro sarà riservato ai Suoi discepoli. La persecuzione per amore della giustizia è un risultato naturale dell'essere giusti

(2.) Il carattere migliore non sempre comanda l'amicizia nel momento della prova. Non è un segno infallibile di pietà essere sempre circondati da amici

(IV.) La sentenza. La morte, quel grido degli assassini; la morte, fredda e crudele, che sbiancava in un attimo il volto più rude; la morte, la rottura della vita umana; la morte, custode della croce; questa fu la parola che sibilarono: "È colpevole di morte". Per invitare una tale morte furono fatte a brandelli le leggi di Mosè e dei Romani; la derisione si rivestì di ermellino; Pilato si lavò le mani colpevoli; e i preti e la plebaglia gridavano a squarciagola. (David O. Mears.)

Il Sinedrio: - Il Consiglio degli Ebrei, comunemente chiamato Sinedrio, era composto di settantuno persone. Consisteva di tre corti o case: i Sopherim, o Maestri della Legge, il Collegio del Sommo Sacerdote e la casa degli Anziani. Il presidente, o capo del Concilio, portava il titolo di Nasi, e non era necessariamente il Sommo Sacerdote. In Numeri 11:16 leggiamo che Dio comandò a Mosè di convocare settanta anziani d'Israele e di mettere su di loro il suo spirito. Il Consiglio era composto in modo simile da settanta, per rappresentare questi Anziani, scelti e ordinati da Mosè, e il settantunesimo, il presidente, rappresentava Mosè; ma poiché il Concilio fu convocato da Mosè, e non da Aronne, il Sommo Sacerdote non ne era necessariamente il capo. Questo presidente, o Nasi, era anche chiamato il Principe d'Israele, e doveva essere della casa di Davide, e l'ufficio divenne per molte generazioni un'eredità della famiglia di Hillel, che discendeva da Davide. La Prima, o Camera Alta, era la Casa degli Avvocati, e originariamente aveva il controllo supremo della vita e della morte. Ma quando i Romani conquistarono la Palestina e trasformarono la Giudea in una provincia romana, allora questo potere fu loro tolto, e tutti i casi che erano stati giudicati dal tribunale degli avvocati furono ascoltati dal pretore romano. Di conseguenza, questa Camera fu praticamente sciolta; Non aveva nulla da fare, gli fu tolto lo scettro e il suo legislatore fu spogliato di ogni potere. La Seconda Casa era quella dei Sommi Sacerdoti; a capo di esso sedeva il Sommo Sacerdote, ed era composto dai capi delle ventiquattro famiglie sacerdotali e dai capi dei dipartimenti connessi con il ministero nel Tempio. Tutti i membri portavano il titolo di "Sommi Sacerdoti" (ἀρχιερεῖς). Decidevano in tutte le questioni spirituali, quanto alla fede e all'eresia. Questa Casa rimase in piena attività dopo l'abrogazione pratica della Prima, e così il Sommo Sacerdote divenne il capo virtuale del Consiglio ebraico. La Terza Casa era quella degli Anziani, ed era composta da rappresentanti delle grandi famiglie ebraiche e da Rabbini di rilievo. Essi andarono sotto il nome di "Anziani" e continuarono a sedersi insieme alla Seconda Casa. (S. Baring Gould, M.A.)

61 CAPITOLO 14

Marco 14:61-62

Ma tacque.-

C'è un silenzio che spesso è più eloquente della parola, significa più di qualsiasi parola e parla dieci volte più potentemente al cuore. Tale, per esempio, è il silenzio quando il cuore è troppo pieno per esprimersi, e gli organi della parola sono soffocati dalla travolgente marea dell'emozione. La vista di un grande uomo così scosso e tremante di sentimento che la lingua non può dare voce a ciò che il cuore sente, è di tutta la retorica umana la più potente. Tale è anche il silenzio di un uomo saggio sfidato a parlare da coloro che ritiene indegni delle sue parole. L'uomo che può stare in piedi e ascoltare il linguaggio della stolida ignoranza, del fanatismo velenoso e dell'insulto personale, che gli viene rivolto con spirito offensivo, e non offre alcuna risposta, esercita un potere molto più grande sulle menti dei suoi aggressori, di quanto potrebbe fare con le parole, per quanto forti. Il suo silenzio riflette una maestà morale, di fronte alla quale il cuore dei suoi assalitori difficilmente mancherà di rannicchiarsi. Tale era il silenzio che Cristo manteneva ora in quella sala. (Omileta.)

62 CAPITOLO 14

Marco 14:62-65

E vedrete il Figlio dell'uomo.-

Il valore del giuramento di Cristo davanti a Pilato: - Propongo di indagare quale sia il valore di questo giuramento; quale valore dovremmo attribuirgli come prova che Gesù era il Messia; e suppongo che ciò debba essere determinato sulla stessa base e sulle stesse basi su cui determiniamo il valore delle prove in altri casi. Com'è possibile? 1. Da quelle circostanze estranee che sono corroboranti o meno, di ciò che è testimoniato.

(1) Gesù fu l'unico essere che sia mai apparso su questa terra corrispondente ai tipi della parte ritualistica dell'Antico Testamento.

(2) Egli era l'unico essere che fosse mai apparso, nel quale le profezie si sarebbero adempiute nel loro duplice aspetto. un re, un conquistatore, un liberatore, un grande; e tuttavia sofferente, disprezzato e rifiutato dagli uomini, ecc. Gli ebrei guardarono solo un aspetto di queste profezie; e la mezza verità li ha ingannati.

(3) L'insegnamento di Nostro Signore era infinitamente più alto di quanto si possa spiegare in base a qualsiasi altra supposizione.

(4) Tutti i suoi miracoli lo indicavano come un Salvatore; tutti benefichi, e tutti tali, nelle loro varie caratteristiche, da indicare il Suo potere sulle forze della natura, sul mondo spirituale e sui morti. Tutte queste cose cospirano a sostenere la testimonianza che Gesù rese a Se stesso come Cristo, davanti al Sommo Sacerdote sotto giuramento

(2.) Il valore di un giuramento può essere influenzato dalle circostanze in cui viene prestato.

(1) Non c'era nulla, assolutamente nulla, al di fuori di Lui, che avrebbe potuto originare in Cristo l'idea che Egli fosse il Messia. i. La sua casa, un luogo oscuro e lontano. ii. La sua mancanza di istruzione. iii. La sua povertà. iv. La sua mancanza di autorità. Come mai, dunque, Egli ebbe l'idea di essere più grande di Salomone, di essere il Signore del sabato; che Egli era la Luce del mondo; che Egli era il Liberatore che doveva venire, come venne per mezzo di esso? Il fatto che un singolo individuo, in queste circostanze, abbia avuto quell'idea, mi sembra indicare che Egli ne avesse il diritto.

(2) Inoltre, noterete, quando fece questo giuramento, rimase completamente solo. Quale coraggio, dunque, ci deve essere voluto per sostenere, di fronte alla morte, che Egli era il Messia

(3.) Il valore di un giuramento, o di una testimonianza resa in tali circostanze, è determinato dalla competenza del testimone. Il testimone era forse sano di mente, e aveva i mezzi per conoscere ciò di cui aveva testimoniato? Devo fare questa domanda riguardo a Gesù? Era fuori di sé? È stato trascinato dal fanatismo? C'era qualcosa che risvegliasse un tale fanatismo in quell'uomo solitario che stava così completamente solo, abbandonato dai Suoi amici, senza assolutamente nulla che Lo sostenesse di fronte alla morte se non la Sua stessa consapevolezza del grande fatto che Egli era il Messia? Niente! 4. Il carattere morale del testimone. E anche qui, c'è bisogno che io dica qualcosa riguardo al carattere morale di Gesù? Nessun peccato gli è mai stato imputato; Affermò di essere senza peccato; nel Padre Nostro ha insegnato agli altri a confessare il peccato, ma non ha mai confessato il peccato Lui stesso. La Bibbia afferma questo per Lui: "Colui che era", dice Pietro, "senza peccato", assolutamente. E una persona come quella, con un carattere come quello, era forse una persona che si presentava davanti al più alto tribunale della Sua nazione e, quando veniva scongiurato dal Dio vivente, spergiurava Se stesso? Prendendo queste cose insieme, mi sembra che nessun giuramento sia mai stato pronunciato in circostanze che gli conferissero maggiore validità e maggiore significato, e che nessun giuramento possa essere pronunciato in questo modo, mai! (Marco Hopkins, D.D.)

Rifiuto delle prove riguardanti Cristo: - Come fu accolta la testimonianza di nostro Signore? Noterete, qui, la posizione che il Sommo Sacerdote assunse, ed è una posizione che molti uomini assumono riguardo all'evidenza del Cristianesimo. Fece la domanda: "Sei tu il Cristo?" Era pronto ad accettare le prove? Vediamo. Supponiamo che nostro Signore abbia detto "No"? Allora sarebbe stato un impostore e sarebbe stato portato via autocondannato. Ma ora, quando disse: "Io sono", c'era forse la minima tendenza nella mente del Sommo Sacerdote ad accettare la testimonianza? No; ma invece di questo, lo condannò per bestemmia! Era come Cristo aveva detto a proposito di quella generazione: "Noi abbiamo suonato la confusione", ecc. Qualunque cosa Egli facesse e qualunque cosa dicesse, c'era quella determinata posizione di opposizione contro di Lui, che impediva a qualsiasi prova di avere effetto. E questo è il caso di molti uomini oggi: c'è questa posizione di opposizione che preclude qualsiasi equa considerazione delle prove; e il giuramento di Cristo alla Sua messianicità, che oggi è un giuramento tale da convincere qualsiasi uomo di qualsiasi cosa tranne quello, non pesa per loro. (Ibidem)

Pericolo di essere attratti dalle vie del mondo: - Colui che diventa amico delle vie del mondo diventa nemico di Cristo. Quando cominciate ad amarli, cominciate a detestare la religione. Quando inizi ad adorare il denaro, smetti di adorare Dio. Quando cominciate ad amare la casa del piacere, cominciate a detestare la casa della preghiera. Quando cominciate ad amare i libri cattivi, cominciate a perdere il gusto per la Bibbia. Quando cercate associati irreligiosi, vi allontanate costantemente dai rapporti con il popolo di Dio. Quando l'avida concupiscenza del mondo ha divorato la coscienza cristiana, quando ha intorpidito il senso spirituale, quando ha fatto marcire tutto il cuore, quando ha bandito Cristo e posseduto l'affetto dell'anima, allora l'uomo è pronto a disertare! No, ha disertato! Che valore ha un uomo per la Chiesa, o per Dio, quando il suo cuore è proprietà di Satana? Può indugiare all'interno del campo e persino indossare l'uniforme di un membro della chiesa. Ma quando la tromba chiama all'azione non è nei ranghi! Quando viene ordinata una marcia di riforma o viene intrapresa una lotta per la legge di Dio, egli "manca". (Cuyler.)

66 CAPITOLO 14

Marco 14:66

E mentre Pietro era giù nel palazzo.-

Il palazzo del Sommo Sacerdote: - Il palazzo del Sommo Sacerdote fu con ogni probabilità costruito in stile romano. C'era quello che era chiamato il vestibolo, un ingresso ornato di pilastri; in questo c'era l'ostio, o sala d'ingresso, chiuso da porte. Da un lato viveva il portinaio. Da quest'aula si accedeva all'atrio, chiamato in casa greca aulé, un appartamento quadrato o oblungo, aperto al centro verso il cielo, con, nelle case romane, una piccola cisterna d'acqua al centro, e accanto ad essa l'immagine del dio tutelare e un piccolo altare su cui veniva bruciato l'incenso. Atti 50 'estremità più lontana di questa grande sala era una grande e bella stanza, che si apriva su di essa da gradini, chiamata tablino. Era la grande sala di ricevimento, ed era riccamente adornata. Nel tablino, che a volte era quadrato, a volte semicircolare, il cortile si teneva nella casa di Caifa. Fuori, sotto i gradini di marmo dell'atrio, c'erano i servitori della casa. Non c'era l'immagine di un dio, ma c'era un braciere al posto dell'altare dell'incenso. Che ci fosse un impluvium o una cisterna è abbastanza probabile, poiché tanta importanza era attribuita ai lavaggi, e l'acqua era stata convogliata in tutta Gerusalemme per mezzo di canali sotterranei e acquedotti. Fuori dal tablinum a volte una porta si apriva in una piccola camera da letto, che era senza finestra. Era in questa stanzetta che i falsi testimoni venivano tenuti nascosti fino a quando non venivano convocati a comparire. Erano perfettamente al buio e non potevano essere visti, mentre Cristo era visibile distintamente a causa delle fiaccole tenute, come la legge ebraica richiedeva, davanti a Lui per rendere chiaramente distinguibile il Suo volto. Nel tablinum c'erano anche sedili o panche, di marmo, di alabastro o legni pregiati. Su questi banchi sedeva il consiglio. Mentre la prova si svolgeva nel tablino, un'altra prova era in corso nell'atrio, un gradino o due sotto il tablino. Il Maestro fu processato dalla corte superiore e giudicato colpevole, sebbene innocente. Il discepolo fu processato nel tribunale di grado inferiore, e giudicato colpevole dalla sua stessa coscienza, o meglio, lasciatemi dire, da quel Maestro che riceveva la sentenza pochi gradini sopra di lui. Entrambi erano irradiati dalla luce rossa del fuoco in mezzo all'oscurità prevalente. Probabilmente le uniche luci allora accese erano il fuoco di carbone nel braciere sul bordo della cisterna dell'acqua, e le torce tenute in alto dai sergenti della guardia davanti a Gesù. Molto generalmente, il tablinum si apriva in un giardino retrostante, in modo che coloro che si trovavano nell'atrio o nella sala guardavano attraverso di esso nel giardino, che era circondato da un colonnato. Quando questo era il caso, i sedili erano tra i gradini dell'atrio e la porta del giardino, e la piccola porta della camera da letto era di fronte ai sedili. Ora, forse, potete immaginare la scena. In primo piano ci sono i servi e i soldati che si muovono nella sala, le donne che portano fasci di spine o pale di carbone al fuoco nel braciere. Oltre, rialzato come un basso palcoscenico di un teatro, si trova il tablino, con i giudici seduti sulla destra. Sulla sinistra, che sbirciano fuori dalla porta buia, ci sono i volti malvagi delle spie e dei testimoni assoldati. Un po' più avanti, su una piccola piattaforma rialzata, c'è Cristo, con le mani legate, e ai lati sta un ufficiale che tiene in mano una torcia ardente. Dietro, come la scena di un teatro, c'è il giardino, con la luna al tramonto che proietta lunghe ombre dai cipressi neri sulla ghiaia, e in alto nel cielo brilla una stella. (S. Baring Gould, M.A.)

67 CAPITOLO 14

Marco 14:67

Peter si scalda.-

Peter al fuoco:

1.) Pietro aveva una ragione per essere lì: vedere quale sarebbe stato il problema dell'apprensione di Cristo, e passare il tempo: ma Dio aveva un altro fine in vista. Se Pietro avesse favorito la volontà rivelata di Dio, non sarebbe stato lì con il compito di sedersi e riscaldarsi. Ma per la volontà segreta e la provvidenza di Dio, Pietro deve essere qui, non solo per compiere la parola di Cristo, ma per un altro scopo speciale. Per il bene della Chiesa, egli è reso testimone oculare di tutte le sofferenze di Cristo nella casa del Sommo Sacerdote. Mai alcun male accadde a nessuno dei servitori di Dio, ma per la potenza dominante di Dio fu volgeto a qualche bene per se stessi e per gli altri

(2.) Pietro aveva freddo, e non era illecito riscaldarsi; ma era stato meglio che fosse stato freddo e sconfortato, da solo nell'oscurità della notte, piuttosto che starsene seduto a scaldarsi in tale compagnia. Pietro era ora più freddo vicino al fuoco caldo, che senza nell'aria fredda; il suo cuore si raffreddò, e la sua fede e il suo zelo

(1.) Decidiamo che quello è un luogo freddo e sconfortante (anche se il fuoco non è mai così grande) dove Cristo è legato, dove Cristo non può essere professato, dove Cristo è disprezzato, e i discepoli di Cristo sono attaccati come Pietro lo fu qui

(2.) Lavoriamo, per quanto freddo sia fuori, per mantenere il cuore caldo nella grazia; era stato meglio per Peter sedersi al freddo fuori e al caldo dentro, piuttosto che il calore esteriore congelare e morire di fame interiormente. La stagione è generalmente fredda: il calore dello zelo è considerato follia, la pietà mascherata, ecc.; Lavoriamo in questa freddezza generale per mantenere il nostro calore

(3.) Quando ti siedi davanti a un fuoco caldo, fai attenzione alla tentazione. Pietro, quando seguì Cristo, soffrendo il freddo e la miseria, fu forte e zelante; Ma ora arriva al fuoco caldo, è completamente rovesciato. Il caldo fuoco della prosperità e della pace esteriore ha rovesciato molti, che nei loro bisogni e nelle loro difficoltà sono rimasti saldi nella grazia. Se non hai prosperità e ricchezza, consolati pensando che sei libero dalla trappola che ha fatto cadere gli altri. E se sei nell'afflizione, non abbatterti troppo; perché in questo stato sei più sicuro che nel suo contrario. La prosperità non è sempre un segno del favore di Dio, ma solo quando provoca all'umiltà e al dovere. Troppa rancore fa male al grano, e troppi frutti spezzano gli alberi. (Dott. Thomas Taylor.)

I tentatori deboli possono sventare gli uomini robusti: il tentatore di Pietro è una donna, una fanciulla sciocca, un partito molto debole

(1.) Per mostrargli la sua fragilità. Pietro pensava che nessuno potesse abbatterlo, quando ecco! una donna lo fa

(2.) Per umiliare il suo orgoglio. Con quanta facilità Dio rovescia l'orgoglio dell'uomo! Non ha bisogno di venire in Sua persona, non ha bisogno di portare contro di lui un campione o un uomo di guerra; una semplice donna sarà un tentatore troppo forte per un professore presuntuoso come Pietro. Si dice spesso che il Signore, che resiste a tutti i peccatori, "resiste ai superbi", cioè in modo speciale e severo, perché cercano di attirare su di sé la gloria di Dio. Faraone. Jezebel. Erode. Gli storici scrivono di una città in Francia che fu spopolata e devastata, e gli abitanti cacciati via, dalle rane. Si narra anche che una città di Tessalonica fu sradicata e rovesciata dalle talpe. E leggiamo di papa Adriano che fu soffocato da una mosca. Così il Signore gioca, per così dire, con i Suoi nemici, disdegnando di venire Lui stesso in campo contro di loro, ma mandando la più meschina delle Sue creature per abbatterli. Che questo ci umili sotto la potente mano di Dio; non presumere nulla in noi stessi, non essere orgogliosi di nulla, per non sapere per triste esperienza che una cosa del nulla è abbastanza forte da rovesciarci. Se il nostro orgoglio resisterà a Dio, la debolezza di Dio resisterà a noi, e sapremo a nostre spese che la debolezza di Dio è più forte dell'uomo. L'orgoglio del cuore non è mai stato vendicato con cadute, peccato e vergogna. (Ibidem)

68 CAPITOLO 14

Marco 14:68-72

Ma lui ha negato.-

La sporcizia del peccato di Pietro:

1.) Nega categoricamente e perentoriamente

(2.) Egli dà una doppia negazione; il che implica una maggiore risoluzione. Ed entrambe le sue negazioni sono menzogne distinte e manifeste

(3.) Egli rinnega Cristo davanti a una moltitudine.

(1) Abbastanza brutto da aver rinnegato Cristo davanti a un solo testimone. Quanto peggio davanti a così tanti?

(2) Colui che rinnegherà Cristo davanti a qualsiasi uomo, sarà da Lui rinnegato davanti al Padre. Che grande peccato rinnegarlo davanti a tutti gli uomini!

(3) In una così grande compagnia c'era un certo numero di uomini malvagi, e ora Pietro espone il nome di Cristo a tutto il loro disprezzo e obbrobrio. Egli li anima e li indurisce, e partecipa con loro al rifiuto di Cristo.

(4) C'erano anche alcuni deboli e auguri a Cristo. L'azione di Pietro li indebolisce e li scandalizza, e forse impedisce ad alcuni di loro di farsi avanti in difesa del Signore. (Dott. Thomas Taylor.)

È difficile confessare Cristo in pericolo:

1.) A causa della malizia di Satana. Egli farà tutto ciò che è in suo potere per impedire agli uomini di confessare Cristo apertamente, e per farli rinnegare da Lui

(2.) La forza della nostra corruzione naturale rende difficile resistere agli attacchi di Satana

(3.) Debolezza della fede e delle grazie.

(1) Pensate che non sia una cosa facile confessare Cristo nel processo, né una cosa da compiere con le nostre forze; ma pregate per lo "Spirito di forza".

(2) Pregate per la saggezza, quando e come confessare.

(3) Pregate per la fede. (Ibidem)

Il portico del peccato: - Molti escono dal mezzo del peccato, ma si aggirano intorno al portico. Non sarebbero peccatori oltraggiosi, ma conserverebbero un assaggio o un assaggio; non adulteri aperti, ma occhi, pensieri e discorsi adulteri; non noti ubriaconi, ma guardiani di compagnia e bibiti; non bestemmiatori per ferite e sangue, ma per fede, per fede, per Dio, ecc. Tutto questo è rimanere nel portico del peccato. (Ibidem)

Difficile lasciare le cattive compagnie: - In quanto Pietro si infila nel portico e ritorna tra coloro che aveva abbandonato, impara quanto sia difficile per un uomo che è stato a lungo abituato alle cattive compagnie e ai cattivi corsi, essere portato a lasciarlo del tutto. O si guarderà indietro, oppure si fermerà sotto il portico. Il peccato e i peccatori sono come la calce degli uccelli. Più Pietro si sforza di uscirne, più si ritrova impigliato e impigliato. (Ibidem)

Perché Dio non ha impedito la caduta di Pietro:

1.) Egli darebbe a noi e a tutta la Chiesa un esempio di infermità e debolezza, con la caduta di un tale uomo

(2.) I più forti devono imparare la paura e la vigilanza, e mentre stanno in piedi fare attenzione a non cadere, a non essere sopraffatti improvvisamente dal nemico come ha fatto con Pietro

(3.) Per schiacciare la presunzione degli uomini e insegnare loro ad attribuire alla parola di Cristo più delle loro forze. Se Pietro avesse fatto questo, non sarebbe caduto in modo così vergognoso

(4.) Per togliere ogni scusa agli uomini nei secoli successivi che stabiliscono Pietro come un idolo. (Ibidem)

Per evitare il peccato, evita le occasioni: Colui che vuole evitare il peccato deve evitare accuratamente le occasioni, che sono più forti a causa della nostra naturale inclinazione al male. Colui che non vuole essere bruciato non deve toccare il fuoco, né andare sui carboni. Attenzione alle cattive compagnie. Considera la tua debolezza e il potere del male di sedurre. (Ibidem)

Per evitare il peccato, tenetevi stretti alla Parola di Dio: Colui che vuole evitare l'occasione di peccare, deve attenersi al comandamento di Dio, ed entro i limiti della sua propria chiamata. Se Pietro avesse fatto questo, non sarebbe caduto così male. Avendo Cristo espresso la Sua volontà e il Suo compiacimento, non avrebbe dovuto nemmeno deliberare su di essa, né tanto meno decidere contro di essa. Ma dimentica la parola e il comandamento di Cristo, e così cade nel peccato. (Ibidem)

Ecco una regola notevole da osservare nelle amicizie. Esamina l'amore che mostri al tuo amico, per l'amore di Dio

(1.) Bada che il tuo amore sia subordinato all'amore di Dio; affinché, se non puoi piacere a entrambi, non piacere al tuo amico a costo del dispiacere di Dio Matteo 10:37. Pietro avrebbe dovuto prima amare Cristo come suo Signore, e poi come suo amico. Se l'avesse fatto, avrebbe mantenuto la Sua parola

(2.) Ama la Parola più del tuo amico. Pietro avrebbe dovuto attenersi alla strada di Cristo, invece che alla Sua persona

(3.) Fai in modo che il tuo amore per il tuo amico non sia assurdo, affinché il tuo affetto non lo distrugga. La sottigliezza di Satana si insinua nelle nostre amicizie e nelle nostre comunioni, così che con la nostra imprevidenza, invece di aiutarli, li feriamo più di quanto potrebbero fare i loro nemici. Dobbiamo pregare per la saggezza e il giudizio, affinché non li consegniamo né volontariamente né inconsapevolmente a commetterli in alcun peccato, né sosteniamo in loro alcun peccato, né ostacoliamo in loro alcun bene. (Ibidem)

L'influenza corruttrice delle cattive compagnie: - Guardate quanto presto anche i figli di Dio sono corrotti da compagnie malvagie. Anche Pietro, un grande e avanzato discepolo di Cristo, pieno di zelo e di coraggio, che pregherà, professerà e subito prima di sguainare la spada nella lite di Cristo, ora può rinnegarlo tra i persecutori. Grande è la forza della compagnia malvagia per pervertire anche una mente devota

(1.) C'è una tendenza negli uomini pii ad essere ritirati da cattive compagnie. Come il corpo è infettato dall'aria pestilenziale, così la mente dal contagio delle cattive compagnie

(2.) C'è una forza ammaliante in compagnia malvagia per attirare anche una mente buona oltre il suo scopo e la sua risoluzione. (Ibidem)

Motivi per evitare le cattive compagnie:

1.) Non ci può essere vera comunione anche con Dio e con i Suoi nemici

(2.) La compagnia di ogni uomo dice ciò che è. I corvi si radunano in gruppi; e così fanno le colombe. Un uomo buono non ostacolerà volontariamente i peccatori

(3.) La pratica degli uomini malvagi dovrebbe far sì che gli uomini buoni evitino la loro compagnia; poiché dove sono i loro giochi e le loro diligenze, se non nelle cose che dispiacciono a Dio e rattristano il Suo Spirito, e gli spiriti di tutti coloro che amano Dio e la Sua gloria? Che cosa può vedere un brav'uomo in una simile compagnia, se non deve contagiarlo, o almeno offenderlo in quasi tutto? (Ibidem)

La compagnia divina è la migliore: - Sembra molto dolce sedersi al caldo tra uomini malvagi, mangiare e bere ed essere gioviale con loro; ma c'è una salsa amara per tali carni. Al contrario, in compagnia di uomini pii sei sotto l'ombra della misericordia di Dio per amor loro. Dio ama i Suoi figli e i loro amici. Per amore di Lot la sua famiglia fu salvata. (Ibidem)

La caduta di Pietro: - Viene qui presentato un grande studio sulla natura umana

(I.) L'origine della caduta di Pietro. Non trascurare

1.) La disputa nel cuore di Pietro con i metodi di Cristo. Il piano di Cristo era quello di vincere con la sofferenza; Pietro deve vincere resistendo. Questa divergenza verso l'interno ha prodotto la separazione verso l'esterno. Guardatevi dal litigare con le azioni, i metodi o le richieste di Dio; la più comune di tutte le fonti di arretramento

(2.) L'orgoglio di Pietro aiutò la sua caduta

(II.) Il processo della caduta di Pietro

(1.) Seguire Cristo "da lontano" Luca 22:54, a malincuore, non per testimoniare il Sinedrio per Lui, ma semplicemente per "vedere la fine" Matteo 26:58. Vicino a Cristo, nel sentiero del dovere, siete tenuti al caldo; pigro e distante, il cuore si raffredda e si indebolisce

(2.) Entrò in tentazione

(3.) Gli viene tesa una sottile trappola. Se le tre sfide si fossero svolte in ordine inverso, probabilmente Pietro non sarebbe caduto di fronte ad esse. Se gli uomini fossero venuti per primi, la sua virilità avrebbe potuto essere all'altezza della sfida. Ma una cameriera non lo mette alla prova. Spiazzato, egli dice la sua prima bugia, che in seguito deve essere sostenuta da altre falsità e da smentite più letali, ponendo un abisso tra lui e Cristo che, se non fosse stato per la grazia di Cristo, sarebbe stato eterno

(III.) La comunanza di trasgressione simile. Non si tratta di chi è colpevole, ma di chi non è colpevole di questa colpa. Ogni occultamento del volto a Cristo, ogni segretezza della paura, che porta le persone a presumere che non abbiamo nulla a che fare con Cristo, tutto ciò che lo lascia senza posseduto e indifeso, è un peccato identico in natura a quello di Pietro. Ognuno dovrebbe chiedere: "Signore, sono io?" (R. Glover.)

La caduta di San Pietro: - Prendiamo avvertimento da questo

1.) Non fare affidamento sulle nostre forze per la fermezza nel momento della prova, ma confidare solo nella grazia divina

(2.) Non supporre che il nostro potere di resistenza alla tentazione sia maggiore di quello degli altri. Piuttosto, quando vediamo un altro peccato, vediamo in lui noi stessi, e preghiamo Dio per lui come faremmo per noi stessi. Quando vediamo un altro saldo nella fede, preghiamo perché conservi quel dono che ha sino alla fine

(3.) Prestare attenzione a ogni avvertimento che ci viene misericordiosamente dato. Quando il gallo cantò per la prima volta, sembra meraviglioso che San Pietro non si sia ricordato della predizione di Cristo, né sia stato trattenuto dai successivi rinnegamenti. Ma il peccato assorda il cuore ad ogni voce e acceca l'occhio ad ogni segno. (W. Denton, M.A.)

Caduta e restaurazione: - Ci sono manoscritti, sapete, chiamati palinsesti, cioè scritti due volte. L'iscrizione originale su di esse, che era bella e piena di saggezza divina, è stata deturpata, e al suo posto si possono ora vedere lettere, parole e frasi in contrasto con ciò che è stato descritto prima. Lo stesso vale per il carattere degli uomini, anche degli uomini buoni. Al di sopra della loro natura migliore, si possono vedere graffiate in brutti scarabocchi, imperfezioni e fragilità molto evidenti. Ma, grazie a Dio, spesso assistiamo, dopo il processo di deturpazione, a un processo di restaurazione. La grazia divina, attraverso la disciplina di varie descrizioni, cancella il male e riporta il bene, e fa sì che l'anima alla fine riveli di nuovo nel modo più distinto ciò che era stato solo offuscato e non distrutto; così come è stato scoperto un metodo con cui tali antichi scritti possono essere fatti per mostrare ancora una volta ciò che sembrava - ma solo sembrava - per sempre rovinato. (Dott. Stougton.)

Pericolo di un passo falso: - Vediamo nella caduta di Pietro il pericolo di un primo passo falso. Appena entrò in casa, negò il suo discepolato alla portinaia; Ha fatto male affinché venisse il bene. Amava il suo Maestro; cercava di stare con Lui o vicino a Lui; desiderava vedere la fine. Che male c'era a mentire semplicemente per ottenere questo grande vantaggio? Ma la menzogna bianca ha portato alla negazione nera e a un falso giuramento. Quando aveva assicurato a Gesù che, anche se tutti potevano rinnegarlo, egli non lo avrebbe fatto, Pietro aveva supposto che egli fosse portato in giudizio davanti al Sinedrio. Ed è possibile che sarebbe rimasto saldo in una simile prova, ma questa tentazione gli venne da una parte inaspettata, e quando non era preparato ad affrontarla; Ecco perché è caduto. Avrebbe voluto confessare il suo discepolato davanti al Sommo Sacerdote, ma lo negò alla giovane donna che custodiva la porta. Da ciò impariamo che dobbiamo essere sempre pronti ad affrontare la tentazione, e che la più infida e pericolosa delle tentazioni ci piomba addosso all'improvviso, senza darci il tempo di prepararci, e in un modo inaspettato. Il cuore di Pietro fu sano dal primo all'ultimo; Non ha mai vacillato nel suo amore. Il suo spirito era volenteroso, ma la carne era molto debole. Questo fa la differenza tra peccato veniale e peccato volontario. Il peccato volontario è commesso per deliberato consenso della volontà a ciò che è male. La caduta di Pietro non fu volontaria. Il peccato veniale è la colpa dell'infermità, la caduta per debolezza contro lo scopo del cuore. Tale fu la caduta di Pietro. Vediamo nel suo pentimento la nocività del peccato veniale. Siamo inclini a prendere alla leggera il peccato se non è volontario. Questo peccato di Pietro non era volontario, eppure il suo cuore era spezzato e contrito per esso. (S. Baring Gould, M.A.)

Le discrepanze nei racconti degli Evangelisti possono essere armonizzate: - È ben noto che ci sono varietà di dettagli nei quattro racconti del triplice rinnegamento di San Pietro. Si è parlato delle discrepanze come inconciliabili, e i tentativi di scuotere la credibilità e l'affidabilità della Sacra Scrittura si sono basati su questa supposizione. Un attento esame mostrerà che "gli episodi riportati dai diversi evangelisti sono completamente in armonia con la convinzione che ci siano stati tre rinnegamenti, cioè tre atti di negazione, di cui i diversi scrittori hanno preso le caratteristiche che sembravano essere più significative per il loro scopo". La molteplicità delle cariche può essere illustrata dalla nostra esperienza personale. Abbiamo assistito, senza dubbio, a una scena in cui una folla di persone in uno stato di eccitazione si scaglia contro un individuo che credono abbia fatto qualcosa che disapprovano. Appena uno ha cominciato ad accusarlo di ciò, un altro si avvicina e aggiunge all'accusa, un altro insiste con gesti di violenza, un altro può dimostrarlo se solo lo lasciano parlare, e allora forse più gridano subito. L'uomo sconcertato cerca di discolparsi dalla Babele delle accuse. Dice di tutto e di più nell'eccitazione del momento, e alla fine, quando le cose si fanno disperate, perde ogni controllo sulle sue parole. Questo è quasi esattamente ciò che accadde nell'ultimo "atto di negazione" nel cortile del palazzo del Sommo Sacerdote. San Pietro fu messo a bada da una moltitudine di assalitori eccitati, e forse a malapena sapendo, certamente non rendendosi conto, di ciò che diceva, si appellò al cielo e invocò la vendetta divina sul suo capo se il suo rifiuto fosse stato falso. (H. M. Luckock, D.D.)

Pietro rinnega il suo Signore:

(I.) Le circostanze in cui è stato compiuto questo grande atto di colpevolezza sono estremamente drammatiche. La storia cambia le sue fasi come le immagini di un'opera teatrale.

(I.) La scena è ambientata nel quadrilatero della casa del Sommo Sacerdote a Gerusalemme, dove la folla eterogenea di persone aveva affrettato Gesù dopo la Sua cattura nel giardino del Getsemani. Sarà necessario per coloro che desiderano comprendere questa narrazione formarsi un'idea precisa di dove si trovava Pietro durante una crisi così grande della sua storia. Sembra che le abitazioni orientali del tipo migliore siano state costruite intorno a un cortile a quattro lati, uno spazio interno simile a un cortile privato chiuso, spesso lastricato di pietra piatta e aperto verso il cielo sopra la testa. In questa zona un passaggio dalla strada conduceva da un'apertura ad arco attraverso un lato della casa. Pesanti porte a soffietto sorvegliavano l'ingresso, lasciando un cancello più piccolo nelle vicinanze per la comodità dei visitatori che arrivavano familiarmente o uno alla volta. Di solito questo era tenuto da un facchino. Tale, con ogni probabilità, era la moda generale del palazzo di Caifa. Simon Peter era all'interno del cancello, in piedi nel cortile

(2.) La compagnia in mezzo alla quale prima di questo Giovanni, il discepolo prediletto, aveva trovato la sua strada, e che non sembra si sia fermato nemmeno a notare mentre si affrettava, era composta di servi e soldati. In ritardo e sconcertati dalle loro insolite eccitazioni nella notte del processo del nostro Salvatore, avevano acceso un "fuoco di carboni" nella zona. L'ora di questa accusa era insolita, l'aria era fredda e la confusione era piena di disagio. L'intero gruppo appare irritabile e maliziosamente disposto. Le ragazze sono rozze, i militari chiassosi e brutali, i leviti trionfanti insolenti, poiché vedono la loro vittima ora nelle mani che ritengono giuste, e i camerieri offensivi e impudenti. Tutto si mostra pittorescamente tra gli abiti svolazzanti e le uniformi. La fiamma fa danzare tutto il quadrilatero con ombre rozze, e i volti degli uomini e delle fanciulle sono rubicondi sotto il bagliore rosso dei carboni. Irascibili e irritati dall'aria cruda della mezzanotte, si spingono l'un l'altro e si uniscono bruscamente in battute sulla sconfitta e la cattura di questo profeta nazareno

(3.) Entra ora Simon Pietro, l'attore principale in questa terribile tragedia del rinnegamento. In mezzo alla folla arriva una figura corpulenta, un individuo che cammina veloce, che evidentemente cerca di fare quella cosa particolare che quasi tutti, una volta o l'altra nella loro vita, hanno cercato di fare, e nessuno in nessun momento è mai riuscito a realizzare, vale a dire, sembrare incosciente e indifferente quando è assorbentemente ansioso, e sembrare inosservato e senza imbarazzo quando sa che gli altri lo stanno fissando. Quel nuovo venuto è il nostro noto amico Simone, figlio di Giona; e ora si sforza di agire con perfetta tranquillità, sebbene sia certo di essere e di dover essere oggetto di sospetto fin dall'inizio. "Si sedette con i servi Marco 14:54 e si scaldò al fuoco". Immaginatelo ora, lontano da tutti i suoi amici, tra i cupi nemici del suo Signore. Ci sono alcune prove che questo discepolo immaginava di poter passare per uno della folla che era uscita per catturare Gesù, se solo si fosse mescolato imperturbabile con la fredda compagnia intorno ai carboni. Così si avvicinò, e questo fu esattamente ciò che affrettò la sua esposizione

(4.) Ora inizia il dialogo del dramma. Una ragazza teneva la porta esterna; questo ci ricorda l'ufficio della fanciulla di nome Roda Atti 12:13, che incontriamo in un'altra parte della storia di Pietro più avanti

(II.) Dobbiamo interrompere il nostro studio della storia malinconica qui, perché è giunto il momento di cercare le lezioni pratiche insegnate in questa trasgressione di Pietro

(1.) Vediamo, per prima cosa, quanto sia comune anche il più notevole dei peccati umani. Questo rinnegamento del suo Signore sarà sempre citato come la caratteristica malvagità di Simon Pietro. Si distingue nella storia come uno dei più grandi crimini del mondo e della razza. Negare Cristo è una cosa così semplice che possiamo caderci dentro, e a malapena saperlo in quel momento. Questo peccato non è singolare né insolito. La causa di Cristo è ora sotto processo come lo era Cristo stesso nel palazzo del Sommo Sacerdote. Siamo in pericolo ogni ora. L'ingegnosa politica di Satana è quella di piombare su di noi all'improvviso con la sorpresa di una domanda che contiene il ridicolo. Una cosa così piccola come omettere la preghiera familiare perché un estraneo è nella nostra dimora, come assumere un'aria ribelle quando ci si prende in giro per essere seri, può avere in sé tutto il significato e la meschinità del peccato di Pietro. "Pertanto chi pensa di stare in piedi stia attento a non cadere". 2. Di nuovo: vediamo il pericolo incommensurabile di un solo atto di trasgressione. In effetti, un atto sembra non rimanere mai solo. Questo primo rifiuto portò ad altri due dello stesso tipo; poi alla menzogna, poi alla volgarità. È una follia suprema parlare di un piccolo peccato come lo sarebbe parlare di un piccolo decalogo che lo proibisce, o di un Dio minuscolo che lo odia, o di un inferno superficiale che lo punirà. Il peccato è registrato secondo le misure celesti di santità e maestà

(3.) Vediamo, allo stesso modo, una pronta spiegazione delle misteriose cadute nel peccato che a volte si notano nella vita di uomini veramente buoni. Nessuno dubita che Simon Pietro fosse un cristiano rigenerato: come mai precipita così improvvisamente nella malvagità? La risposta a questa domanda deve essere trovata nelle rivelazioni della storia precedente di questo discepolo. Si era preparato a lungo a questo disastro. Uno dei più brillanti dei nostri scrittori moderni ci ha dato una similitudine più o meno così. Se un lettore disattento lascia cadere una goccia d'inchiostro tra le pagine di un libro che sta appena chiudendo, colpirà la carta in entrambe le direzioni. Quando riapre il volume, può iniziare con la prima debole comparsa della macchia e misurare dal suo aumento il suo progresso verso il grande punto nero di deturpazione. Aprilo ora ovunque e rileverà alcune tracce del punto in arrivo. Può tornare ad esso; può allontanarsi da esso. Così di questo grande atto vile dell'Apostolo Pietro, che noi chiamiamo enfaticamente il rinnegamento. È una macchia nel bel mezzo della sua vita. La maggior parte di noi ha una profonda ammirazione e un tenero amore per questo vecchio pescatore di Betsaida, anche se neghiamo che sia mai stato nominato primo papa. Ma finora, studiando la sua biografia, ci è sembrato spesso di vedere arrivare la negazione. Lungo la strada ne appaiono accenni. Colui che legge i Vangeli per la prima volta probabilmente osserverà: "Ecco un uomo che un giorno sarà in terribile vergogna e guai, perché pensa di stare al sicuro; sta per cadere". Questo potrebbe essere vero per la maggior parte dei cristiani sicuri di sé che cadono nel peccato; La malvagità è cresciuta su di loro più a lungo di quanto pensassero. «Gli uomini cadono», disse una volta Guizot, «dalla parte verso cui si inclinano». (C. S. Robinson, D.D.)

Parliamo di una morte improvvisa, quando il medico aveva avvertito a lungo l'uomo che era appena morto che poteva morire da un momento all'altro. Parliamo di un fallimento improvviso; che, tuttavia, i profeti commerciali avevano da tempo segretamente predetto. Parliamo della caduta improvvisa di un albero in una tempesta; quando, sotto una bella corteccia e un'ombra frondosa, era stato a lungo solo una cosa di polvere. Parliamo della caduta improvvisa di un'anima; quando in quell'anima la causa di quella caduta era stata a lungo inosservata

(I.) Pensate a questo atto in relazione a una certa debolezza in cui è iniziato. Quel peccato non è iniziato in un peccato, ma in una debolezza. La forza di una corda deve essere misurata non in base a ciò che è nel suo punto più forte, ma nel suo punto più debole. La forza di una nave deve essere valutata non in base alla sua parte più forte, ma alla sua parte più debole; Lasciate che la tensione venga su questo, che sia spezzato, non importa quanto forte possa essere in qualsiasi altra parte, la potente nave, essendo conquistata lì, affonderà. Così è con la forza di un'anima. Pietro aveva molti punti di forza, ma uno debole; e quello, senza essere scoperto da lui stesso, era all'inizio di questo disastro. Era la debolezza di un'eccessiva impulsività costituzionale. L'impulso è bello e buono; Ma l'impulso è solo come il vapore nelle officine di una fabbrica, o il vento nelle vele di uno yacht. L'impulso è un buon servitore dell'anima, ma un cattivo padrone. L'impulso può agire con la stessa forza emotiva in una direzione sbagliata come in una giusta. Anche quando la sua direzione è giusta, se lasciata a se stessa, non è sicura. Ma per questa debolezza, un'anima potrebbe spesso essere salvata appena in tempo dal particolare tipo di pericolo a cui conducono specialmente altre debolezze. C'è un uomo che prova un dolore da contraddire e un piacere da acconsentire; e quando è in compagnia di erroristi, questa debolezza è il suo pericolo. C'è un uomo la cui debolezza è un'agonizzante consapevolezza del ridicolo. C'è un uomo, il preferito di tutti noi, di cui amiamo la semplicità, del cui eroismo sorridiamo, ma la cui debolezza è che è incline a pensare troppo bene di sé. Se un uomo con tutte queste debolezze prendesse la salda compostezza dei principi, se solo prendesse tempo, potrebbe essere salvato dall'azione di tutti loro

(II.) Pensate a questo atto di Pietro in relazione al suo ingresso nella tentazione di commettere un tale atto. "Non entrare in tentazione", disse il Maestro; e nel giro di pochi minuti dal momento di quell'ordine il servo vi entrò. Amava Cristo troppo profondamente per negarLo; non lo aveva mai rinnegato ancora, e probabilmente non lo avrebbe fatto ora. Ah! Non era mai stato processato. Lei, forse, è un uomo di splendida moralità, ma sa a malapena quanto la sua integrità dipenda dalle circostanze; Non l'hai mai provato. Potrebbe non esserci alcun incidente prima che un treno parta dalla stazione; ma lascia che ci sia un difetto non rilevato solo in un asse, e, quando la locomotiva gira lungo la linea alla velocità di quaranta miglia all'ora, potrebbe esserci un grande schianto di proprietà e di vita. Peter pensava di essere un uomo di ferro; ma c'era un difetto nel suo ferro, sebbene non lo sapesse fino a quando non fu entrato in un processo per il quale non era adatto; Poi il ferro si è rotto!

(III.) Pensate al rinnegamento di Cristo da parte di Pietro in relazione al racconto delle sue tre occasioni. Dio abbia pietà di quel giovane che ha appena pronunciato la sua prima bugia! Se alla fine sarà salvato dal male che ha già messo all'opera, solo Dio potrà salvarlo. Nessun bugiardo può alterare la legge della menzogna, e quella legge è che la prima menzogna ha un potere generativo, che una bugia ne costringe un'altra, che una menzogna richiede un'altra per sostenerla, che una menzogna si diffonde e si ramifica in infinite evoluzioni

(IV.) Pensate al rinnegamento di Pietro in relazione al trattamento che Cristo stava ricevendo in quel momento. Un veggente ci dice che una volta vide il cielo e ebbe un assaggio del trattamento che Gesù riceve lì. Questo è il suo racconto: "Vidi anche l'Eterno, seduto su un trono, alto ed elevato, e il suo corteo riempiva il tempio". Ora volgetevi a questo luogo sulla terra, e vedete come il Santo vi viene trattato. Non vedete ora come il ricordo raffigurato di questo episodio si trasformò nella frase di Giovanni 49 Divino, "il regno e la pazienza di Gesù Cristo"?

(V.) Pensate al rinnegamento di Cristo da parte di Pietro in relazione all'atto di restaurazione dell'amore da parte di Cristo. Contemporaneamente, l'uomo sorpreso si voltò a guardare il suo Maestro, e il suo Maestro si voltò a guardarlo. Rimaniamo sbalorditi di fronte alla calma sovranità di quello sguardo, non meno che per la sua amorevole gentilezza. "Parlava con l'occhio", dice Erasmo. Forse non immaginiamo quale fosse l'aspetto, ma sappiamo quale effetto ebbe sul discepolo. La potenza del Signore che lo accompagnava colpì il suo cuore, come una volta la verga del profeta colpì la roccia e fece scorrere le acque. Ha toccato e lasciato scorrere ricordi congelati. Con solo se stessi su cui appoggiarsi, sempre più in basso sarebbe stata l'inevitabile caduta; ma appena in tempo il Signore lo sollevò con uno sguardo! Alcune strutture possono essere salvate solo essendo rovinate. Hanno in sé un lavoro così lento e materiali così cattivi, che non è di alcuna utilità rattopparli o puntellarli; L'unica cosa da fare è abbatterli del tutto e ricostruirli. Alcune vite possono essere salvate solo con un'operazione disperata. Alcune anime possono essere salvate solo essendo appese per un istante, come per un capello, alla fossa dei perduti. Un certo uomo è stato visto per molti anni ricco, prospero, influente nello Stato; Quello stesso uomo fu poi visto, sulle mani e sulle ginocchia, in livrea degradata, strofinare il pavimento di una prigione per detenuti. Nei suoi giorni di onore mondano aveva fatto professione della fede cristiana, e non senza sincerità; ma si permise che l'egoismo lo dominasse. È caduto. Nello shock di quella caduta, nel rinculo che viene dalla disperazione, fu "salvato come dal fuoco". (Charles Stanford, D.D.)

Il rinnegamento di Pietro:

(I.) Pietro non ha mai avuto intenzione di rinnegare il suo Signore. Credeva ora, con la stessa chiarezza con cui credeva quel giorno a Cesarea di Filippo: "Tu sei il Cristo", ecc. Era onesto nel dire: "Quand'anche dovessi morire con Te, non Ti rinnegherò". Lo dimostrò poco dopo sguainando la spada in difesa di Cristo. Ogni credente può avere una sicurezza simile. C'è il pericolo. Se giungesse in una congregazione di sabato una voce dal cielo, che dichiarasse che un giorno qualcuno si sarebbe rivelato un ladro, come sembrerebbe impossibile! Tutti penserebbero che ci debba essere un errore; Il messaggio è arrivato alla chiesa sbagliata, o, almeno, non si riferisce a me. Certo che no. Satana dice a tutti noi: "Pensate alla vostra fede, alla vostra virtù, al vostro sangue, alla vostra posizione". E quando ci ha ingannati in tale autocompiacimento, inizia le sue manovre, non chiedendoci all'inizio di fare qualcosa di disonesto, ma cominciando dalla linea di confine tra il suo regno e quello del Signore, sapendo che se cediamo a lui nelle cose che sono dubbie, presto cederemo a lui nelle cose che sono sicure. Un membro di spicco di una chiesa cittadina, colto in flagrante in modo vergognoso, scrisse ai suoi amici: "Sono stupito della cecità e della malvagità della mia condotta".

(II.) Pietro si mise volontariamente sulla via della tentazione. Pietro pensò molto probabilmente di essere al sicuro in quella compagnia, perché nessuno lo avrebbe conosciuto. Un cristiano farebbe meglio a non stare al fuoco con gli empi. Satana non venne da lui come un "leone ruggente", ma in un semplice sussurro. Chi potrebbe sguainare una spada contro una ragazza? Se avesse riflettuto sulla sua domanda, avrebbe potuto avere pronta una risposta che sarebbe stata veritiera senza offendere. Spesso la scienza del dire la verità consiste nel prestare attenzione alle emergenze; di avere pronta una risposta che sia cortese e veritiera. Ma questa è essenzialmente la scienza di tutte le virtù. Sono le prove che ci colgono di sorpresa che misurano la nostra forza; È in queste crisi che si fa il destino. E tali assalti inaspettati arriveranno sicuramente al cristiano che si mette volontariamente nella via della tentazione. Chi non veglia non ha il diritto di pregare. Un uomo, esortato ad abbandonare l'abitudine di bere che lo stava rapidamente trascinando alla rovina, rispose: "Io magnifico più di te la grazia di Dio. Senza bere nessuno poteva salvarsi. Credo nella grazia che può salvare un uomo quando beve". Ha mantenuto quell'illusione fino alla morte. Questa è una legge divina in riferimento a tutti i peccati. Se ti lanci dalla cima del tempio, Dio ha il potere di impedire che le tue ossa si rompano; ma faresti meglio a non farlo, poiché sta scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo". Il precetto: "Chi pensa di stare in piedi stia attento a non cadere", significa, se stai camminando in luoghi scivolosi, osserva ogni piccolo pericolo, ogni minimo passo. Si può scivolare tanto male su un piede di ghiaccio quanto su un acro. Pietro non sarebbe caduto se si fosse ricordato dell'avvertimento che Cristo gli aveva detto: "Vegliate e pregate per non entrare in tentazione".

(III.) Pietro si pentì. Non c'è altra via per tornare a Cristo per chi è caduto

(IV.) Pietro trovò misericordia. (T. J. Holmes.)

Cerchiamo di comprendere questo triste evento, il rinnegamento di Pietro del suo Signore. A questo proposito, passiamo alle circostanze che l'hanno accompagnata e alle cause che l'hanno determinata; e poi considerare seriamente il miglioramento che dovremmo farne

(I.) Le circostanze in cui un reato viene commesso spesso incidono notevolmente sul suo carattere; a volte cambiano anche del tutto la sua carnagione. La prima circostanza di aggravamento si trova nei ripetuti avvertimenti che ha ricevuto. Chi è avvisato è chi è salvato; quando, quindi, Pietro era stato avvertito dal nostro Signore del suo pericolo, ci saremmo potuti aspettare da parte sua la massima vigilanza e devozione. La seconda circostanza di aggravamento si trova nelle solenni proteste e nei voti che ha fatto. Dopo ogni avvertimento, egli dichiarò solennemente la sua volontà di andare con il suo Signore in prigione e alla morte. L'umiltà, l'umiliazione, le preghiere, le lacrime, erano state molto più adatte nel suo caso di quelle solenni proteste. E sempre conviene a noi dire: "Tienimi su, e sarò al sicuro". La terza circostanza di aggravamento si trova nell'attualità degli avvertimenti e dei voti a cui abbiamo accennato. Se gli avvertimenti fossero stati dati e i voti fatti, alcuni anni prima, avrebbero potuto essere dimenticati; ma furono tutti dati e fatti la stessa notte in cui fu commesso il reato. Potevano essere trascorse solo pochissime ore tra l'ultimo avvertimento, in particolare, e il primo rifiuto. Una quarta circostanza di aggravamento si riscontra nella reiterazione del reato. Non rinnegò il suo Signore una volta, ma una seconda e una terza volta. E questo porta a un'altra circostanza di aggravamento, vale a dire, la profanazione e lo spergiuro con cui è stato accompagnato il suo rifiuto. Abbiamo appena visto che la seconda volta non rinnegò semplicemente il suo Signore, ma lo fece con un giuramento. Si appellò all'alto dei cieli come suo testimone e suo giudice, quando giurò il falso. L'ultima circostanza di aggravamento che noteremo è che tutto ciò è stato fatto proprio alla presenza del Redentore. Non fu fatto in un angolo: non era un reato segreto, che poteva rimanere per sempre sconosciuto; ma fu fatto pubblicamente, davanti a molti testimoni. Giovanni era lì. Fu in presenza di questo fedele amico che Pietro rinnegò il suo Signore, con giuramenti e maledizioni. Soprattutto, Gesù era lì

(II.) Tali sono le circostanze di aggravamento che hanno contraddistinto il reato di Pietro; Accingeremo ora con grande brevità le cause di questa strana condotta. Come possiamo spiegarlo? 1. Una causa si trova nel noto carattere di Pietro. Era un uomo di ardore, di impetuosità, di zelo; ma, come molti altri di temperamento simile, era privo di coraggio morale. Non c'è alcuna connessione necessaria tra coraggio fisico e morale, poiché alcuni dei migliori esemplari del primo si sono dimostrati completamente privi del secondo. Quanti sono quelli che soffrono della stessa infermità morale! Che i nostri giovani amici si guardino in modo particolare da esso, e lavorino per correggerlo. A tal fine raccomanderei vivamente due cose.

(1) Una conoscenza intima di alcuni dei nobili personaggi che ci sono stati presentati nella storia, così come di alcuni degli scritti di spiriti scelti che hanno la tendenza più diretta a rafforzare la mente. Che immergano le loro menti nei nobili sentimenti che sono così appropriatamente espressi.

(2) Una realizzazione abituale della presenza divina. Che sentano che l'occhio di Dio è sempre su di loro; e sia loro studio approvare se stessi a Lui

(2.) Abbiamo un'altra causa nello stato d'animo a cui si era recentemente abbandonato. Mi riferisco in particolare alla sua arrogante sicurezza e al suo orgoglio. I solenni avvertimenti del suo Signore avrebbero dovuto umiliarlo; ma la sua fiducia era in se stesso, non nel suo Dio. "Dio umilierà i superbi, ma darà grazia agli umili". 3. Una terza causa si trova nel pericolo, reale o immaginario, in cui si è trovato. Non sembrerebbe che ci fosse alcun pericolo nel fatto del suo discepolato. Giovanni era un discepolo; noto come tale al Sommo Sacerdote, eppure era nel palazzo, e sembra che non avesse compreso alcun pericolo. Ma Pietro era stato attivo, in un certo senso maliziosamente attivo, nel giardino. Aveva tagliato l'orecchio al servo del Sommo Sacerdote, e questo poteva essere interpretato come un crimine; un tentativo di salvare o impedire la cattura di un criminale. Da qui i timori di Pietro; il suo desiderio di essere sconosciuto; il suo rifiuto. Come si alleano l'avventatezza e la vigliaccheria!

(III.) Vediamo ora quali istruzioni possiamo trarre da questo lugubre spettacolo. Lo consideriamo come un'illustrazione commovente della fragilità della nostra natura; come una prova malinconica di ciò che l'uomo può fare sotto l'influenza della tentazione, considerato semplicemente come un essere moralmente imperfetto. Presenta così una fase, almeno, del carattere umano in una luce istruttiva. Illustriamolo. Possiamo dividere la famiglia umana in tre classi. In primo luogo, ci sono, nel senso peggiore del termine, esseri malvagi - esseri la cui natura morale è completamente pervertita, il cui bene è male; esseri malevoli che possono fare il male per amore del male e provano vero piacere nel male. Ci sono altri che non hanno affatto raggiunto questa completezza nel male, che sono, tuttavia, schiavi di una passione dominante. E dal suo caso commovente vediamo quale male un uomo può commettere, quanto in basso può sprofondare nella degradazione morale per mera fragilità, per difetto intrinseco di carattere, quando è dolorante pressato da una tentazione adattata alla sua debolezza. Può essere opportuno osservare qui che un'azione, buona o cattiva che sia, non costituisce un carattere. Dovremmo guardarci dalla severità, dall'ingiustizia di rappresentare gli uomini come colpevoli di ipocrisia, di insincerità, perché una volta, o anche due volte, sotto l'influenza della tentazione, hanno agito in contrasto con le loro professioni. La caduta di Pietro è per noi ancora più istruttiva, in quanto offre una sorprendente illustrazione dell'ignoranza che l'uomo ha di se stesso. Quanto poco l'uomo sa, può sapere cosa c'è in lui! La caduta di Pietro ci chiama a rivedere la nostra storia passata e a guardare attentamente nel nostro cuore. Dal caso di Pietro possiamo imparare la natura del vero pentimento. "Pietro uscì e pianse amaramente". Se confrontiamo il caso di Pietro con quello di Giuda, impareremo la natura del vero pentimento, percepiremo la differenza caratteristica tra ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è salvifico e ciò che è distruttivo. In cosa consiste la differenza? 1. Giuda vide chiaramente l'enormità della sua condotta, ma fu solo nelle sue conseguenze e attraverso di esse; non aveva alcuna percezione del male della sua condotta in sé

(2.) Il secondo punto di differenza tra il pentimento di Giuda e quello di Pietro è nel soggetto. (J. J. Davies.)

Il secondo rinnegamento di Cristo da parte di Pietro: - Colui che una volta incrina la sua coscienza non si sforzerà molto la seconda volta

(1.) Il peccato è molto audace quando una volta che è stato offerto il benvenuto. Se entra una volta, conosce di nuovo la strada e, una volta ammesso, invocherà non il possesso, ma la prescrizione. Un esercito è più facile tenerlo fuori che sconfitrlo

(2.) Il peccatore è meno capace di resistere la seconda volta di quanto non lo fosse la prima. La grazia è indebolita e decaduta cedendo alla prima tentazione, e la forza di Dio, che rende solo facile la via della grazia, è strappata via dall'adtrizione del Suo Spirito Santo

(3.) La via del peccato, una volta aperta, è come le porte di una città spalancate per un nemico, con le quali Satana, portando le sue forze, le pianta con forza e le fortifica rapidamente in modo tale che ci vorrà una grande forza per rimuoverle

(4.) Ogni peccato ammesso, non solo indebolisce, ma corrompe le facoltà dell'anima da cui è sostenuto. Oscura l'intelletto, corrompe la volontà, turba gli affetti e solleva una nube di passioni per abbagliare la ragione. (Dott. Thomas Taylor.)

La degenerazione di Pietro: - Un diger, dicono, crescerà fino a diventare un mendicante in una notte; e in una notte Pietro crescerà da dissimulatore a giurare e a giurare . (Ibidem)

Perché ai cristiani è permesso di cadere: Perché (ci si può chiedere) il Signore lascia i Suoi santi e figli a se stessi, ritirando da loro la Sua grazia, e così permette che cadano nel peccato? 1. Per correggere la loro negligenza e sicurezza carnale

(2.) Per incitarli a una maggiore vigilanza su se stessi per il tempo a venire, quando conosceranno la propria debolezza

(3.) Per abbattere il loro orgoglio e umiliarli più profondamente davanti a Dio 2Corinzi 12:7

(4.) Scacciare da loro ogni fiducia in se stessi e presunzione delle proprie forze

(5.) Per renderli più compassionevoli verso gli altri Luca 22:32

(6.) Affinché in questo modo Egli possa farne esempi e motivi di conforto per altri poveri peccatori. (George Petter.)

L'atrocità del terzo rinnegamento di Pietro: Pietro era ora in grande pericolo. Sente parlare del giardino ed è probabile che si vendichi del suo tumulto, del suo litigio e del torto fatto a Malco. Egli è incalzato da segni evidenti che egli era con Cristo, e ora se non lo sconfigge, non eviterà il pericolo presente; o se lo fa, sarà marchiato per sempre come un bugiardo comune e uno spergiuro; e perciò per grande timore rinnega più energicamente il suo Maestro di prima, e poiché né il suo semplice rifiuto gli servirà come nel primo caso, né il suo vincolo con giuramenti e giuramenti come nel secondo, come se non avesse fatto abbastanza, maledice e impreca se stesso, desiderando non solo il male a se stesso, ma invocando Dio, un giudice giusto, per vendicare quella menzogna e infliggere la punizione meritata se conosceva Colui del quale parlavano. Oh, peccato spaventoso! 1. Rinnegare il suo Signore e caro Maestro

(2.) Dopo tanti avvertimenti da parte di Cristo

(3.) Dopo tante confessioni e professioni proprie

(4.) Dopo così tante volte, tre volte diverse, così tanto tempo di deliberazione che si frappone. Uno potrebbe sembrare infermità, ma tre volte argomenta la risoluzione

(5.) Con la menzogna e lo spergiuro

(6.) Con imprecazioni e imprecazioni. Così Pietro è tra i più lungimiranti tra coloro che fanno della menzogna il loro rifugio e che confidano nella menzogna. (Dott. Thomas Taylor.)

Benvenuto Cellini registra nella sua autobiografia le amare esperienze che ha sopportato nell'essere tentato di mentire al Duca, suo patrono, per timore di perdere i favori della Duchessa, egli, che "è sempre stato un amante della verità e un nemico della menzogna, essendo allora nella necessità di dire menzogne". «Come avevo cominciato a dire bugie, mi sono tuffato sempre più a fondo nel fango», finché non si trasformò in un vero e proprio sconforto per lui. (Francesco Jacox.)

72 CAPITOLO 14

Marco 14:72

E Pietro si ricordò della parola.-

Il pentimento di Pietro: - Che il canto del gallo fosse di nuovo una cosa ordinaria e naturale, ma in questo momento ordinata per un fine speciale

(1.) Per ricordare a Pietro la sua promessa

(2.) Rendere testimonianza alle parole di Cristo, che Pietro, fino ad ora, non crederà essere vere

(3.) Per rimproverare Pietro del Suo peccato

(4.) Accusare Pietro alla propria coscienza. Ha bisogno della voce di un gallo che lo aiuti a uscire dal suo peccato! Egli è ammonito da questa voce, che lo sciocco gallo ha vegliato, secondo la parola del suo Creatore; ma Pietro non ha vegliato presso il suo Signore, ma è caduto paurosamente nel suo stato

(I.) Il tempo del pentimento di Pietro. "Allora." Il momento più adatto per il pentimento è immediatamente dopo il peccato, senza indugio

(1.) Considerate l'esortazione contenuta in Ebrei 3:7. Hai tu una riserva della tua vita fino a domani, per rifiutarti di pentirti oggi? 2. Il peccato si rafforza con la continuazione

(3.) La natura insegna in altre cose a prendere la stagione più adatta; seminare al tempo della semina, fare il fieno quando splende il sole, prendere vento e marea che non aspettano nessuno. Lascia che la grazia ti insegni a conoscere la tua stagione, il tuo giorno di visitazione

(4.) Il pentimento tardivo è raramente vero pentimento

(II.) I mezzi del pentimento di Pietro

(1.) Esterno.

(1) Il canto del gallo.

(2) Lo sguardo indietro di Cristo

(2.) Interno.

(1) Ricordare le parole del Signore.

(2) Soppesare le parole del Signore. (Dott. Thomas Taylor.)

Pietro esce: Pietro è uscito

1.) Nel rispetto del luogo. La sala e il portico non erano luoghi di sicurezza o di tranquillità, ma pieni di pericoli, paura e tumulto, e non erano luoghi adatti alla meditazione

(2.) Per quanto riguarda la società. Egli vede che più a lungo rimane tra gli uomini malvagi, più peccati accumula contro il Signore e contro la sua coscienza, e quindi vede che è giunto il momento di andarsene

(3.) Per quanto riguarda l'attività in corso. Deve piangere il suo peccato, piangere amaramente, uscire da se stesso; e per fare questo, deve essere solo con Dio. (Ibidem)

Motivi per evitare le cattive compagnie:

1.) Colui che si attiene a Dio, deve separarsi dai nemici di Dio. La stessa grazia che ci lega a Dio, ci scioglie dai malvagi. La solitudine è meglio delle cattive compagnie

(2.) Quale conforto può avere una pecora in mezzo a un gregge di porci, che sguazzano e cadono in turpi concupiscenze? o una sciocca colomba in mezzo a una compagnia di corvi? Come può un buon cuore non rattristare nella loro società, i cui sport e piaceri sono in cose che non fanno altro che rattristare lo Spirito di Dio? Come può un cristiano consolarsi in mezzo a coloro che non si preoccupano se non di delizie brutali, nel mangiare, nel bere, nel fare sport, nel giocare, accompagnati da bestemmie, ingiurie, ubriachezze e ozio? 3. Quale sicurezza fra gli uomini malvagi, sia che rispettiamo se stessi o le loro pratiche? Per quanto li riguarda, sono così velenosi, così contagiosi, che difficilmente possiamo partecipare con loro alle cose buone e non essere contaminati. Per le loro pratiche, quanto è giusto se ci uniamo ai loro peccati, per non essere disgiunti nei loro giudizi! 4. Questa è stata la pratica dei piiSalmi 26:4. (Ibidem)

Come comportarsi in cattive compagnie: se cadiamo in mezzo o veniamo gettati in cattive compagnie

1.) Non modelliamoci ad essi

(2.) Considera chi sei: un discepolo, separato dalla grazia, un figlio di Dio

(3.) Guardate gli esempi empi per detestarli, per rattristarvi per il disonore di Dio, per affliggervi per la malvagità dell'uomo fatto a immagine di Dio

(4.) Vederli, per fermarli se possibile. Se c'è speranza di fare il bene, ammoniscili. Avvertili dell'ira di Dio che si abbatte su coloro che fanno tali cose. Conquistateli e pregate per loro e per il loro emendamento

(5.) Se non hanno speranza di conquistarli, tuttavia con il tuo santo portamento convincili, fermali, confuta, chiudi loro la bocca. Risplenda la tua luce nonostante le loro tenebre, per glorificare il Padre tuo; e fa' che almeno vedano la tua veglia e la tua santa cura per preservarti dal loro contagio. (Ibidem)

Momenti per ricordare i peccati: - Dovremmo cogliere tutte le occasioni che ci si presentano per pensare ai nostri peccati e per essere spinti all'umiliazione e al pentimento per essi. Soprattutto, ad esempio

1.) Quando nel ministero pubblico della Parola udiamo tali peccati ripresi di cui siamo colpevoli

(2.) Quando arriviamo alla Santa Comunione

(3.) Quando leggiamo le Scritture, o le sentiamo leggere

(4.) Quando veniamo ammoniti privatamente dei nostri peccati, sia dai ministri di Dio, sia da qualsiasi altro che abbia una chiamata a farlo

(5.) Quando Dio ci impone una grave afflizione o castigo, come la malattia, la perdita di beni, la perdita di amici stretti per morte, ecc. Quando vediamo o sentiamo parlare dei giudizi di Dio inflitti agli altri per il peccato. (George Petter.)

Fonti di lacrime di pentimento: - Il pentimento è operato dallo Spirito di Dio. Ma Egli lo opera in noi portandoci a pensare al male del peccato. Pietro non poté fare a meno di piangere quando si ricordò della sua grave colpa. Cerchiamo in questo momento...

(I.) Studiate il caso di Pietro e usatelo per la nostra istruzione

(1.) Considerava di aver rinnegato il suo Signore. Non abbiamo mai fatto una cosa simile? Può essere fatto in vari modi

(2.) Rifletté sull'eccellenza del Signore che aveva rinnegato

(3.) Si ricordò della posizione in cui il suo Signore lo aveva posto, facendone un apostolo, e uno dei primi di loro. Non siamo stati messi in posizioni di fiducia? 4. Gli ricordò il rapporto speciale di cui aveva goduto. Non abbiamo forse conosciuto la gioiosa comunione con il nostro Signore? 5. Si ricordò di essere stato solennemente avvertito dal suo Signore. Non abbiamo forse peccato contro la luce e la conoscenza? 6. Ha ricordato i suoi voti, promesse e vanterie. Non abbiamo infranto dichiarazioni molto serie? 7. Pensò alle circostanze speciali del suo Signore quando lo aveva così malvagiamente rinnegato. Non ci sono aggravamenti nel nostro caso? 8. Ha rigirato nella sua mente le sue ripetizioni del reato, e quelle ripetizioni con l'aggiunta di aggravanti: bugia, giuramento, ecc. Dobbiamo soffermarci su ogni elemento delle nostre trasgressioni, per poter essere portati a un pentimento più completo di esse

(II.) Studia la nostra vita e usa lo studio per la nostra ulteriore umiliazione

(1.) Pensa alle nostre trasgressioni mentre non ci penitiamo

(2.) Pensate alla nostra resistenza alla luce, alla coscienza e allo Spirito Santo, prima di essere sopraffatti dalla grazia divina

(3.) Pensa al nostro piccolo progresso nella vita divina

(4.) Pensa alle nostre scorrettezze e alle nostre peregrinazioni del cuore

(5.) Pensa alla nostra negligenza per le anime degli altri

(6.) Pensa alla nostra piccola comunione con nostro Signore

(7.) Pensa alla poca gloria che stiamo portando al Suo grande nome. 8. Pensa ai nostri obblighi incomparabili verso il Suo amore infinito. Ognuna di queste meditazioni è calcolata per farci piangere

(III.) Studia l'effetto di questi pensieri sulla nostra mente

(1.) Possiamo pensare a queste cose senza emozione? Questo è possibile; perché molti giustificano il loro peccato sulla base delle loro circostanze, della loro costituzione, della loro compagnia, del loro commercio, del loro destino: danno persino la colpa a Satana, o a qualche altro tentatore. Certi cuori duri trattano la questione con suprema indifferenza. Questo è pericoloso. C'è da temere che un tale uomo non sia Pietro, ma Giuda; non un santo caduto, ma un figlio della perdizione

(2.) Siamo mossi dal pensiero di queste cose? Ci sono altre riflessioni che possono commuoverci molto di più. Il nostro Signore ci perdona e ci annovera tra i suoi fratelli. Ci chiede se Lo amiamo e ci ordina di pascere le Sue pecore. Sicuramente, quando ci soffermiamo su questi temi, deve essere vero per ognuno di noi: "Quando ci pensò, pianse". (C. H. Spurgeon.)

Raccoglimento: - Il ricordo di Pietro di ciò che aveva udito in precedenza fu un'altra occasione del suo pentimento. Non consideriamo a sufficienza quanto abbiamo bisogno di più del ricordo che dell'informazione. Sappiamo mille cose, ma è necessario che siano mantenute vive nel nostro cuore da un costante e vivo raccoglimento. È quindi estremamente assurdo e infantile che la gente dica: "Tu non mi dici nulla se non quello che so". RISPONDO: Voi dimenticate molte cose, e perciò è necessario che si segua una linea su una linea e un precetto su un precetto. Pietro stesso disse in seguito nella sua Epistola: "Non sarò negligente nel ricordarvi sempre di queste cose, benché le conosciate". Siamo inclini a dimenticare ciò che sappiamo; mentre dovremmo considerare che, qualsiasi cosa buona che sappiamo è buona per noi solo nella misura in cui viene ricordata allo scopo. (R. Cecil.)

Il pentimento di Pietro per tutta la vita: Pietro cade terribilmente, ma con il pentimento risorge dolcemente; uno sguardo d'amore di Cristo lo scioglie in lacrime. Sapeva che il pentimento era la chiave del regno della grazia. Atti Una volta la sua fede era così grande che si gettò, per così dire, in un mare di acque per venire a Cristo; così ora il suo pentimento era così grande che si gettò quasi in un mare di lacrime, perché si era allontanato da Cristo. Alcuni dicono che, dopo la sua triste caduta, piangeva di tanto in tanto, e che il suo volto era persino solcato da continue lacrime. Aveva appena preso il suo veleno che lo vomitò di nuovo, prima che arrivasse alle parti vitali; aveva appena maneggiato questo serpente, che lo trasformò in una verga, per flagellare la sua anima con il rimorso di aver peccato contro una luce così chiara, e un amore forte, e dolci scoperte del cuore di Cristo per lui. Clemente nota che Pietro si pentì a tal punto che, per tutta la vita, ogni notte, quando sentiva il canto del gallo, cadeva in ginocchio e, piangendo amaramente, implorava perdono per il suo peccato. Ah! Anime, potete facilmente peccare come i santi, ma potete pentirvi con i santi? Molti possono peccare con Davide e Pietro, chi non può pentirsi con Davide e Pietro, e quindi deve perire per sempre. (Thomas Brooks.)

Lavarsi con le lacrime: - Nulla renderà i volti dei figli di Dio più belli che lavarsi ogni mattina nelle loro lacrime. (S. Clark.)

Lacrime di pentimento: - Le lacrime di un santo sono migliori dei trionfi di un peccatore. Bernardo dice: "Le lacrime dei penitenti sono il vino degli angeli". (L'arcivescovo Secker.)

La caduta di San Pietro: "E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: Prima che il gallo canti due volte, tu mi rinnegherai tre volte. E quando ci pensò, pianse".

(I.) Il primo errore dell'apostolo fu la fiducia nella forza della propria virtù, seguita dal suo risultato naturale: la mancanza di vigilanza. Questo fu l'inizio della sua aberrazione e l'origine di tutto il suo dolore successivo. La nostra unica forza è nell'umile e sincera fiducia nella grazia di Cristo. È raro che un'anima umile e vigilante sia sopraffatta dalla tentazione. Le tentazioni sono raramente più vicine di quando le supponiamo più lontane. Se affidiamo la nostra via al Signore, Egli dirigerà i nostri passi

(II.) Il primo atto peccaminoso di Pietro sorse dalla vanagloria. Desiderava dare sfoggio del suo coraggio. Un estremo è sempre suscettibile di essere sostituito dal suo opposto. L'avventatezza è naturalmente seguita dalla codardia. Colui che staccò l'orecchio del servo fu visto, in pochi minuti, nascondersi nell'oscurità tra gli alberi del giardino

(III.) L'esitazione di Pietro produsse il suo risultato naturale: un pentimento insufficiente e indeciso. Non poteva abbandonare completamente il suo Maestro. Non osava confessare apertamente la sua colpa e affrontare le conseguenze di aver fatto il bene. Ha seguito Cristo da lontano. Così è difficile fare il bene, dopo che abbiamo iniziato a fare il male. Una strada giusta solo a metà è quanto di più pericoloso si possa scegliere. Nulla avrebbe potuto restituire a Pietro il coraggio morale dell'innocenza, se non andare subito a Cristo, confessare il suo peccato e confessare il suo attaccamento, qualunque cosa gli fosse costata la dichiarazione. Potremmo essere sorpresi a peccare. La nostra unica salvezza consiste nell'abbandonarla immediatamente. Se esitiamo, la nostra coscienza si contaminerà e la nostra determinazione si indebolirà. È anche della massima importanza che la nostra riforma sia audace, virile e completa

(IV.) Pietro udì Gesù falsamente accusato, e non pronunciò una parola in Sua difesa. Era l'amico e il testimone di Cristo. Era suo dovere agire, e agire prontamente. Osservando in silenzio, quando avrebbe dovuto agire, Pietro si preparò a tutte le colpe e le sofferenze che ne seguirono. Da qui apprendiamo il pericolo di essere trovati in qualsiasi compagnia in cui la causa di Cristo è suscettibile di essere trattata con indegnità. Se entriamo in tale compagnia per scelta, siamo complici della violazione dei comandamenti di Cristo. Se i nostri doveri legittimi ci chiamano nella società, dove il nome di Cristo non è venerato, non possiamo mai rimanervi innocentemente per un momento, a meno che non agiamo prontamente come discepoli di Cristo

(V.) Pietro tentò di sfuggire all'imbarazzo della sua situazione con l'equivoco. "Non so," disse, "e non capisco quello che dici." Solo questo alla fine rese il suo imbarazzo più inestricabile. Lasciamo che questa parte della storia ci insegni l'importanza di coltivare, in tutte le occasioni, l'abitudine alla veridicità audace e trasparente. L'equivoco è sempre una sorta di assurdità morale. È un tentativo di fare in modo che una menzogna risponda allo scopo della verità. Colui che fa questo quando il suo attaccamento a Cristo è chiamato in causa è già caduto. Egli rinnega il suo Signore agli occhi del suo Giudice onniveggente, anche se la sua codardia non gli permetterà di farlo apertamente. L'uomo che è arrivato fino a questo punto sarà presto portato in circostanze che riveleranno apertamente la sua colpevolezza

(VI.) Pietro fu rapidamente portato a commettere crimini in sé molto ripugnanti per la sua natura, e crimini di cui, all'inizio della sua trasgressione, né lui né nessun altro lo avrebbe creduto capace. Cominciò con nient'altro che la fiducia in se stesso e la mancanza di vigilanza. Egli terminò con una menzogna spudorata e ripetuta-il rinnegamento pubblico del suo Maestro, accompagnato dall'esibizione di una rabbia frenetica, e dalla pronuncia di imprecazioni e bestemmie in presenza di tutta Gerusalemme. Così, passo dopo passo, si gettò a capofitto in colpe sempre più atroci, finché, senza la forza della resistenza, si arrese a fare tutta la volontà dell'avversario delle anime. (Francesco Wayland.)

Quando il re Enrico II, nei secoli passati, fu provocato a prendere le armi contro il figlio ingrato e ribelle, lo assediò in una delle città francesi, e il figlio, essendo vicino alla morte, desiderò vedere suo padre e confessare le sue malefatte; ma il vecchio e severo signore si rifiutò di guardare in faccia il ribelle. Il giovane, con la coscienza molto turbata, disse a quelli che gli stavano intorno: "Sto morendo; Toglimi dal mio letto e lasciami giacere vestito di sacco e cenere, in segno del mio dolore per la mia ingratitudine verso mio padre". Così morì; e quando giunse al vecchio, fuori dalle mura, la notizia che il suo ragazzo era morto in cenere, pentito della sua ribellione, si gettò a terra, come un altro Davide, e disse: "Volesse Dio se fossi morto per lui". Il pensiero del cuore spezzato del suo ragazzo toccò il cuore del padre. (Spurgeon.)

La guarigione di Peter:

(I.) Nessun cristiano confidi nella sua disposizione o nel suo sentimento per essere al sicuro dal cadere. Le virtù tendono verso i loro vizi: la libertà di licenza; liberalità per sprecare. E quando noi vediamo solo le nostre virtù, gli altri vedono solo i nostri vizi

(II.) Nessun cristiano faccia affidamento sulla sua condotta passata come salvaguardia. Pietro era stato il più vicino di tutti i discepoli a Cristo per tre anni. Aveva un affetto profondo e puro

(III.) Che nessun cristiano abbia la presunzione di confidare nella coscienza per mantenerlo a posto nell'ora del pericolo. Ci sono molte forze morali che ostacolano la coscienza. Il pericolo di Pietro era stato chiaramente indicato

(IV.) Da questo esempio impara a renderti conto dell'amaro ricordo delle buone parole che arrivano troppo tardi. I grandi rimpianti della vita consistono nel ricordo di grazie che avrebbero potuto renderci buoni, ma che abbiamo trascurato. E oh quanto è terribile questa amarezza! (F. Skerry.)

Vera penitenza: il temperamento naturalmente caldo e impetuoso è soggetto agli estremi sotto la pressione delle circostanze. Questa tendenza all'esitazione può essere corretta solo con una prova severa. C'è una frase nella storia che mostra che Pietro iniziò la discesa quando lo seguì da lontano. Se fosse stato vicino al fianco del Maestro per tutta la durata della prova, il suo coraggio avrebbe resistito alla prova. Il fioraio che dimenticò di chiudere i lucernari del suo giardino d'inverno, vide le sue piante rare appassite dal gelo della notte. Così il cuore caldo del cristiano può vivere solo nel calore dell'amore divino

(I.) Ogni peccato è di fronte all'avvertimento. Dove non c'è legge non c'è peccato, e dove non c'è avvertimento la trasgressione è più scusabile

(II.) Ogni peccato di fronte all'avvertimento risveglia una riflessione dolorosa. Non basta che il peccato sia denunciato dalla giustizia, e che alla denuncia si aggiunga l'avvertimento; Dobbiamo essere portati in uno stato di osservazione e di riflessione in cui avere una profonda comprensione della natura e delle conseguenze del peccato. La parte molto dolorosa di questo stato è la ricomparsa dell'avvertimento scartato. La misericordia di Dio giunse all'apostolo attraverso un canale molto umile; E quante volte veniamo svegliati alla riflessione da incidenti insignificanti! Dio ha benedetto il ticchettio dell'orologio e la caduta di una foglia per risvegliare nel petto dell'uomo un senso di responsabilità. Mille voci in natura ci chiamano alla riflessione, ma a volte un semplice incidente nella vita quotidiana lo ha fatto in modo più efficace. Il padre dal cuore duro, che aveva ascoltato le rimostranze e gli avvertimenti per molti anni, alla fine si commomentò. Aveva sentito la maggior parte degli oratori della temperanza dell'epoca, ma continuò a bere. Una domenica pomeriggio portò la sua bambina alla scuola domenicale, con l'intenzione di andare a bere di più. Alla porta della scuola fece scendere la bambina dalle sue braccia, ma notò che le lacrime cominciavano a salirle agli occhi. «Perché piangi?» chiese. La piccola singhiozzò la sua risposta: "Perché vai all'osteria e ci fai paura quando torni a casa." Era abbastanza. Non entrò mai più in un pub. Dio può benedire i mezzi semplici per raggiungere grandi fini. Il racconto afferma: "Il Signore si voltò e guardò Pietro". Nulla può nasconderci dalla vista del Salvatore. Era un look vivo e vivificante. Ha riportato la sensibilità morale. Il cuore vivo di Gesù ha viaggiato attraverso quello sguardo fino al cuore freddo di Pietro. Ne fu spinto a riflettere. Lo sguardo respingeva l'offesa, ma ricordava l'autore del reato. Era un magnete, con un polo sia negativo che positivo. Respingeva il peccato, ma attraeva il peccatore. C'è misericordia nel rimprovero di Dio e un invito nel Suo avvertimento. La strada per tornare alla rettitudine, alla verità, all'onestà, al coraggio morale e al discepolato era spinosa

(III.) Ogni peccato che suscita una riflessione dolorosa conduce alla vera penitenza. "E quando ci pensò, pianse". 1. Il suo pentimento era genuino. San Matteo dice: "Uscì e pianse amaramente". Il suo spirito era spezzato e il suo cuore contrito

(2.) La sua penitenza era efficace. Fu portato a vedere l'errore e a sentire il potere del perdono. Ecco un'illustrazione del potere del pensiero: immergiti negli abissi del peccato e risali alle luci della pace. (Il pulpito settimanale.)

Gli antichi greci pensavano che la memoria dovesse essere una fonte di tortura nell'altro mondo, così interposero tra i due mondi le acque del Lete, il fiume dell'oblio; ma i credenti in Cristo non vogliono alcun fiume di oblio ai confini dell'Elisio. Il Calvario è da questa parte, e questo è sufficiente. (Dott. Alexander Maclaren.)

Riferimenti incrociati:

Marco 14

1 Mat 6:2; Lu 22:1,2; Giov 11:53-57; 13:1
Eso 12:6-20; Lev 23:5-7; Nu 28:16-25; De 16:1-8
Sal 2:1-5; Giov 11:47; At 4:25-28
Sal 52:3; 62:4,9; 64:2-6; Mat 26:4

2 Prov 19:21; 21:30; Lam 3:27; Mat 26:5
Mar 11:18,32; Lu 20:6; Giov 7:40; 12:19

3 Mat 26:6,7; Giov 11:2; 12:1-3
CC 4:13,14; 5:5; Lu 7:37,38

4 Ec 4:4; Mat 26:8,9; Giov 12:4,5
Ec 5:4-8; Mal 1:12,13

5 Mat 18:28; Giov 6:7
Giov 12:5,6; 13:29; Ef 4:28
Eso 16:7,8; De 1:27; Sal 106:25; Mat 20:11; Lu 15:2; Giov 6:43; 1Co 10:10; Fili 2:14; Giuda 1:16

6 Giob 42:7,8; Is 54:17; 2Co 10:18
Mat 26:10; Giov 10:32,33; At 9:36; 2Co 9:8; Ef 2:10; Col 1:10; 2Te 2:17; 1Ti 5:10; 6:18; 2Ti 2:21; 3:17; Tit 2:7,14; 3:8,14; Eb 10:24; 13:21; 1P 2:12

7 De 15:11; Mat 25:35-45; 26:11; Giov 12:7,8; 2Co 9:13,14; File 1:7; Giac 2:14-16; 1G 3:16-19
Giov 13:33; 16:5,28; 17:11; At 3:21

8 1Cron 28:2,3; 29:1-17; 2Cron 31:20,21; 34:19-33; Sal 110:3; 2Co 8:1-3,12
Mar 15:42-47; 16:1; Lu 23:53-56; 24:1-3; Giov 12:7; 19:32-42

9 Mar 16:15; Mat 26:12,13
Nu 31:54; Sal 112:6-9; Zac 6:14

10 Mat 26:14-16; Lu 22:3-6; Giov 13:2,30
Sal 41:9; 55:12-14; Mat 10:4; Giov 6:70
Giov 13:2

11 Os 7:3; Lu 22:5
1Re 21:20; 2Re 5:26; Prov 1:10-16; 28:21,22; Mat 26:15; 1Ti 6:10; 2P 2:14,15; Giuda 1:11
Lu 22:5,6

12 Eso 12:6,8,18; 13:3; Lev 23:5,6; Nu 28:16-18; De 16:1-4; Mat 26:17; Lu 22:7
1Co 5:7,8
Mat 3:15; Lu 22:8,9; Ga 4:4

13 Mar 11:2,3; Mat 8:9; 26:18,19; Lu 19:30-33; 22:10-13; Giov 2:5; 15:14; Eb 4:13; 5:9

14 Mar 10:17; 11:3; Giov 11:28; 13:13
Ap 3:20

15 2Cron 6:30; Sal 110:3; Prov 16:1; 21:1,2; Giov 2:24,25; 21:17; 2Ti 2:19; Eb 4:13
At 1:13; 20:8

16 Lu 22:13,35; Giov 16:4

17 Mat 26:20; Lu 22:14

18 Mat 26:21
Mar 14:9,25; 3:28; 6:11; 8:12; 9:1,41; 10:15,29; Mat 5:18; 6:2,5,16; Lu 4:24; 11:51; Giov 1:51; 3:3,5,11; 5:19,24,25; 6:26,32,47; 13:38; 21:18
Sal 41:9; 55:13,14; Giov 6:70; 13:21

19 Mat 26:22; Lu 22:21-23; Giov 13:22

20 Mar 14:43; Mat 26:47; Lu 22:47; Giov 6:71
Mat 26:23; Giov 13:26

21 Mar 14:49; Ge 3:15; Sal 22:1-31; 69:1-36; Is 52:14; 53:1-12; Dan 9:24,26; Zac 13:7; Mat 26:24,54,56; Lu 22:22; 24:26,27,44; Giov 19:28,36,37; At 2:23; 4:27; 13:27-29
Sal 55:15; 109:6-20; Mat 18:7; 27:3-5; At 1:16-20,25
Mat 18:6,7; 26:24,25

22 Mat 26:26-29; Lu 22:19,20; 1Co 10:16,17; 11:23-29
Mar 6:41; Lu 24:30; Giov 6:23
Giov 6:48-58
Mar 14:24; Ge 41:26; Zac 5:7; Lu 22:20; 1Co 10:4; Ga 4:25

23 Mar 14:22; Lu 22:17; Rom 14:6; 1Co 10:16
Mat 26:27

24 Eso 24:8; Zac 9:11; Giov 6:53; 1Co 10:16; 11:25; Eb 9:15-23; 13:20,21
Mar 10:45; Ap 5:8-10; 7:9-17

25 Sal 104:15; Mat 26:29; Lu 22:16-18,29,30
Gioe 3:18; Am 9:13,14; Zac 9:17

26 Sal 47:6,7; At 16:25; 1Co 14:15; Ef 5:18-20; Col 3:16; Giac 5:13; Ap 5:9
Mat 26:30; Lu 22:39; Giudic 18:1-4

27 Mat 26:31; Lu 22:31,32; Giov 16:1,32; 2Ti 4:16
Zac 13:7

28 Mar 16:7; Mat 16:21; 26:32; 28:7,10,16; Giov 21:1; 1Co 15:4-6

29 Mat 26:33-35; Lu 22:33,34; Giov 13:36-38; 21:15

30 Ge 1:5,8,13,19,23
Mar 14:66-72; Mat 26:69-75; Lu 22:54-62; Giov 18:17,25-27; 1Co 10:12

31 2Re 8:13; Giob 40:4,5; Sal 30:6; Prov 16:18; 18:24; 29:23; Ger 10:23; 17:9
Eso 19:8; De 5:27-29

32 Mat 26:36-46; Lu 22:39; Giov 18:1-11
Mar 14:36,39; Sal 18:5,6; 22:1,2; 88:1-3; 109:4

33 Mar 1:16-19; 5:37; 9:2
Sal 38:11; 69:1-3; 88:14-16; Is 53:10; Mat 26:37,38; Lu 22:44; Eb 5:7

34 Is 53:3,4,12; Lam 1:12; Giov 12:27
Mar 14:37,38; 13:35-37; Ef 6:18,19; 1P 4:7; 5:8

35 Ge 17:3; De 9:18; 1Cron 21:15,16; 2Cron 7:3; Mat 26:39; Lu 17:15,16; At 10:25,26; Eb 5:7; Ap 4:10; 5:14

36 Mat 6:9; Rom 8:15,16; Ga 4:6
Mar 10:27; Ge 18:14; Ger 32:27; 2Ti 2:13; Tit 1:2; Eb 5:7; 6:18
Lu 22:41,42
Sal 40:8; Giov 4:34; 5:30; 6:38,39; 12:27; 18:11; Fili 2:8; Eb 5:7,8

37 Mar 14:40,41; Lu 9:31,32; 22:45,46
Mar 14:29-31; 2Sa 16:17; Gion 1:6; Mat 25:5; 26:40; 1Te 5:6-8
Ger 12:5; Eb 12:3

38 Mar 14:34; Mat 24:42; 25:13; 26:41; Lu 21:36; 22:40,46; 1Co 16:13; 1P 5:8; Ap 3:2,3,10
Rom 7:18-25; Ga 5:17; Fili 2:12

39 Mat 6:7; 26:42-44; Lu 18:1; 2Co 12:8

40 Mar 9:33,34; Ge 44:16; Rom 3:19

41 Mar 7:9; Giudic 10:14; 1Re 18:27; 22:15; 2Re 3:13; Ec 11:9; Ez 20:39; Mat 26:45,46
Giov 7:30; 8:20; 12:23,27; 13:1; 17:1
Mar 14:10,18; 9:31; 10:33,34; Mat 26:2; Giov 13:2; At 7:52

42 Mat 26:46; Giov 18:1,2

43 Mat 26:47; Lu 22:47,48; Giov 18:3-9; At 1:16
Sal 2:1,2; 3:1,2; 22:11-13

44 Eso 12:13; Gios 2:12; Fili 1:28; 2Te 3:17
2Sa 20:9,10; Sal 55:20,21; Prov 27:6; Mat 26:48-50
1Sa 23:22,23; At 16:23

45 Mar 12:14; Is 1:3; Mal 1:6; Mat 23:8-10; Lu 6:46; Giov 13:13,14; 20:16

46 Giudic 16:21; Lam 4:20; Giov 18:12; At 2:23

47 Mat 26:51-54; Lu 22:49-51; Giov 18:10,11

48 1Sa 24:14,15; 26:18; Mat 26:55; Lu 22:52,53

49 Mar 11:15-18,27; 12:35; Mat 21:23-27; Lu 19:47,48; 20:1,2; 21:37,38; Giov 7:28-30,37; 8:2,12; 10:23; 18:20
Sal 22:1-31; 69:1-36; Is 53:1-12; Dan 9:24-26; Mat 26:54,56; Lu 22:37; 24:25-27,44,45

50 Mar 14:27; Giob 19:13,14; Sal 38:11; 88:7,8,18; Is 63:3; Giov 16:32; 18:8; 2Ti 4:16

52 Mar 13:14-16; Ge 39:12; Giob 2:4

53 Is 53:7; Mat 26:57-68; Lu 22:54-62; Giov 18:13,14,24
Mar 15:1; Mat 26:3; At 4:5,6

54 Mar 14:29-31,38; 1Sa 13:7; Mat 26:58
Giov 18:15,16
1Re 19:9,13; Lu 22:55,56; Giov 18:18,25
Lu 22:44

55 1Re 21:10,13; Sal 27:12; 35:11; Mat 26:59,60; At 6:11-13; 24:1-13
Dan 6:4; 1P 3:16-18

57 Mar 15:29; Ger 26:8,9,18; Mat 26:60,61; 27:40; Giov 2:18-21; At 6:13,14

58 Dan 2:34,45; At 7:48; 2Co 5:1; Eb 9:11,24

59 Mar 14:56

60 Mar 15:3-5; Mat 26:62,63; Giov 19:9,10

61 Sal 39:1,2,9; Is 53:7; Mat 27:12-14; At 8:32; 1P 2:23
Mar 15:2; Mat 11:3-5; 16:16; 26:63,64; Lu 22:67-70; Giov 10:24; 18:37
Sal 2:7; 119:12; Is 9:6,7; Mat 3:17; 8:29; Giov 1:34,49-51; 5:18-25; 10:30,31,36; 19:7; 1Ti 1:11; 6:15

62 Mar 15:2; Mat 26:64; 27:11; Lu 23:3
Mar 13:26; 16:19; Sal 110:1; Dan 7:13,14; Mat 24:30; Lu 22:69; At 1:9-11; 2Te 1:7-10; Eb 1:3; 8:1,10,12,13; 12:2; Ap 1:7; 20:11

63 Is 36:22; 37:1; Ger 36:23,24; At 14:13,14

64 Lev 24:16; 1Re 21:9-13; Mat 26:65,66; Lu 22:71; Giov 5:18; 8:58,59; 10:31-33; 19:7

65 Mar 15:19; Nu 12:14; Giob 30:10; Is 50:6; 52:14; 53:3; Mic 5:1; Mat 26:67,68; Lu 22:63,64; Giov 18:22; 19:3; At 23:2; Eb 12:2

66 Mar 14:54; Mat 26:58,69,70; Lu 22:55-57
Giov 18:15-18

67 Mar 10:47; Mat 2:23; 21:11; Giov 1:45-49; 19:19; At 10:38

68 Mar 14:29-31; Giov 13:36-38; 2Ti 2:12,13
Mat 26:71,72
Mar 14:30

69 Giov 18:17
Mar 14:38; Lu 22:58; Giov 18:25; Ga 6:1

70 Mat 26:73,74; Lu 22:59,60; Giov 18:26,27
Giudic 12:6; At 2:7

71 2Re 8:12-15; 10:32; Ger 17:9; 1Co 10:12

72 Mar 14:30,68; Mat 26:34,74
2Sa 24:10; Sal 119:59,60; Ger 31:18-20; Ez 16:63; 36:31; Lu 15:17-19; 22:60
Ez 7:16; Mat 26:75; Lu 22:62; 2Co 7:10

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