Marco 9,48

48. Ove il verme loro non muore, e il fuoco non mi spegne.

Queste terribili parole il Signore le cita da Isaia 66:24; e loro di questo versetto si riferisce agli uomini "che saranno proceduti dislealmente meco", o piuttosto che saranno rei di trasgressione contro di me, di cui parla Iddio in quel passo. Le parole del ver. 48, dice il prof. D. Brown trovansi tre volte ripetute Marco 9:44,46,48, nel testo ricevuto, con effetto palpitante, e profondamente ritmico, e ci dispiace di essere in disaccordo col Tischendorf, il quale le esclude dal ver. 44 e 46, ritenendole genuine solo nel ver. 48. Tregelles pure le segna nel ver. 44,46, come di dubbia genuinità. I MSS. dalla cui autorità son guidati, in questo caso, quei due sommi critici, son di peso formidabile; ma quelli in favore del testo ricevuto. sono assai più numerosi, ed uno (A, cioè il Codice Alessandrino), di pregio forse eguale ai più antichi; mentre l'autorità delle versioni più antiche e migliori è decisamente in favore del testo ricevuto.. A noi non riesce inconcepibile come la ripetizione, sebbene genuina, abbia potuto venire omessa dai copisti per iscansare una apparente tautologia o per uniformarsi al testo di Matteo; ma riesce invece assai difficile a concepirsi come mai, se non fosse genuina, avrebbe potuto introdursi in tanti antichi manoscritti. Oltre alle autorità già mentovate, Lachmann, Fritzsche, Stier, Lange, Alexander, tutti sostengono esser genuino il testo ricevuto, mentre Alford così si esprime intorno ad esso: "Questa triplice ripetizione dà un carattere di sublimità e mette fuor d'ogni dubbio che il discorso è quì riportato, parola per parola, come fu pronunziato". Il linguaggio di questo versetto doveva riuscire ai Giudei facilmente intelligibile e assai espressivo. La Gehenna, ossia la Valle di Hinnom, con tutti i suoi cadaveri ivi gittati ad esser rosi dai vermi, ed arsi dal fuoco, era la figura famigliare della pena eterna. Né in tutta la terra potea trovarsi paragone alcuno più terribile di questo. Un verme che mai non muore, roditore di quanto rimane d'un uomo e il fuoco inestinguibile come l'eternità, esprimeranno sempre, con tutta la forza del linguaggio, l'infinito tormento dei perduti. Pene eterne, per sempre "inestinguibile", con questo le espressioni usate, e se, in consimili espressioni non è insegnata la pena interminabile dei malvagi, in tal caso non è nemmeno insegnata nella Bibbia l'interminabile felicità dei giusti, né l'interminabile esistenza di Dio.

PASSI PARALLELI

Marco 9:44,46

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata