Nuova Riveduta:

Numeri 22

Balac e Balaam
1 Poi i figli d'Israele partirono e si accamparono nelle pianure di Moab, oltre il Giordano di Gerico.
2 Balac, figlio di Sippor, vide tutto quello che Israele aveva fatto agli Amorei, 3 e Moab ebbe grande paura di questo popolo, che era così numeroso; Moab fu preso dall'angoscia a causa dei figli d'Israele. 4 Perciò Moab disse agli anziani di Madian: «Ora questa moltitudine divorerà tutto ciò che è intorno a noi, come il bue divora l'erba dei campi». In quel tempo Balac, figlio di Sippor, era re di Moab. 5 Egli mandò ambasciatori da Balaam, figlio di Beor, a Petor, che sta sul fiume, suo paese d'origine, per chiamarlo e dirgli: «Ecco, un popolo è uscito dall'Egitto; esso ricopre la faccia della terra e si è stabilito di fronte a me; 6 vieni dunque, te ne prego, e maledicimi questo popolo, poiché è troppo potente per me; forse così riusciremo a sconfiggerlo e potrò cacciarlo via dal paese; poiché so che chi tu benedici è benedetto, e chi tu maledici è maledetto».
7 Gli anziani di Moab e gli anziani di Madian partirono portando in mano la ricompensa per l'indovino; arrivati da Balaam, gli riferirono le parole di Balac. 8 Balaam disse loro: «Alloggiate qui stanotte; e vi darò la risposta secondo quello che mi dirà il SIGNORE». E i prìncipi di Moab stettero da Balaam.
9 Dio si avvicinò a Balaam e gli disse: «Chi sono questi uomini che stanno da te?» 10 Balaam rispose a Dio: «Balac, figlio di Sippor, re di Moab, mi ha mandato a dire: 11 "Ecco, il popolo che è uscito dall'Egitto ricopre la faccia della terra; ora vieni a maledirmelo; forse riuscirò così a combatterlo e potrò cacciarlo via"». 12 Dio disse a Balaam: «Tu non andrai con loro; non maledirai quel popolo perché è benedetto». 13 Balaam si alzò, la mattina, e disse ai prìncipi di Balac: «Andatevene al vostro paese, perché il SIGNORE non mi ha dato il permesso di andare con voi». 14 I prìncipi di Moab si alzarono, tornarono da Balac e dissero: «Balaam ha rifiutato di venire con noi».
15 Allora Balac mandò di nuovo dei prìncipi, in maggior numero e più importanti di quelli di prima. 16 Questi arrivarono da Balaam e gli dissero: «Così dice Balac, figlio di Sippor: "Che nulla t'impedisca di venire da me, 17 poiché io ti colmerò di onori e farò tutto ciò che mi dirai; vieni dunque, te ne prego, e maledici questo popolo"». 18 Ma Balaam rispose e disse ai servi di Balac: «Anche se Balac mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, non potrei trasgredire l'ordine del SIGNORE, del mio Dio, per fare cosa piccola o grande che sia. 19 Nondimeno, trattenetevi qui, anche voi, stanotte, affinché io sappia ciò che il SIGNORE mi dirà ancora». 20 Durante la notte Dio venne da Balaam e gli disse: «Se quegli uomini sono venuti a chiamarti, àlzati e va' con loro; soltanto, farai ciò che io ti dirò». 21 Balaam quindi si alzò la mattina, sellò la sua asina e andò con i prìncipi di Moab.
22 Ma l'ira di Dio si accese perché egli era andato; e l'angelo del SIGNORE si mise sulla strada per ostacolarlo. Balaam cavalcava la sua asina e aveva con sé due servi. 23 L'asina vide l'angelo del SIGNORE che stava sulla strada con la spada sguainata in mano, svoltò e prese la via dei campi. Balaam percosse l'asina per rimetterla sulla strada. 24 Allora l'angelo del SIGNORE si fermò in un sentiero incavato che passava tra le vigne e aveva un muro di qua e un muro di là. 25 L'asina vide l'angelo del SIGNORE; si strinse al muro e schiacciò il piede di Balaam contro il muro; e Balaam la percosse di nuovo. 26 L'angelo del SIGNORE passò di nuovo oltre e si fermò in un luogo stretto, dove non c'era modo di voltarsi né a destra né a sinistra. 27 L'asina vide l'angelo del SIGNORE e si sdraiò sotto Balaam; l'ira di Balaam si accese ed egli percosse l'asina con un bastone.
28 Allora il SIGNORE aprì la bocca dell'asina, che disse a Balaam: «Che cosa ti ho fatto perché tu mi percuota già per la terza volta?» 29 Balaam rispose all'asina: «Perché ti sei fatta beffe di me. Ah, se avessi una spada in mano ti ammazzerei all'istante!» 30 L'asina disse a Balaam: «Non sono forse la tua asina che hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse solita farti così?» Ed egli rispose: «No».
31 Allora il SIGNORE aprì gli occhi a Balaam ed egli vide l'angelo del SIGNORE che stava sulla strada, con la sua spada sguainata. Balaam s'inchinò e si prostrò con la faccia a terra. 32 L'angelo del SIGNORE gli disse: «Perché hai percosso già tre volte la tua asina? Ecco, io sono uscito per fermarti, perché la via che percorri è contraria al mio volere. 33 L'asina mi ha visto e per tre volte ha deviato davanti a me. Se non avesse deviato davanti a me, io ti avrei ucciso all'istante, ma lei l'avrei lasciata in vita!» 34 Allora Balaam disse all'angelo del SIGNORE: «Io ho peccato perché non sapevo che tu ti fossi messo contro di me sulla strada; e ora, se questo ti dispiace, io me ne ritornerò». 35 L'angelo del SIGNORE disse a Balaam: «Va' pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò». E Balaam andò con i prìncipi di Balac.
36 Quando Balac udì che Balaam arrivava, gli andò incontro fino alla città di Moab che è sul confine segnato dall'Arnon, nel punto più lontano. 37 Balac disse a Balaam: «Non ti ho forse fatto chiamare con insistenza? Perché non sei venuto da me? Non sono proprio in grado di farti onore?» 38 Balaam rispose a Balac: «Ecco, sono venuto da te; ma potrei forse dire qualsiasi cosa? La parola che Dio mi metterà in bocca, quella dirò».
39 Balaam andò con Balac e giunsero a Chiriat-Usot. 40 Balac sacrificò buoi e pecore e mandò parte della carne a Balaam e ai prìncipi che erano con lui.
41 La mattina Balac prese Balaam e lo fece salire a Bamot-Baal, da dove Balaam vide l'estremità del campo d'Israele.

C.E.I.:

Numeri 22

1 Poi gli Israeliti partirono e si accamparono nelle steppe di Moab, oltre il Giordano verso Gerico.
2 Or Balak, figlio di Zippor, vide quanto Israele aveva fatto agli Amorrei 3 e Moab ebbe grande paura di questo popolo, che era così numeroso; Moab fu preso da spavento di fronte agli Israeliti. 4 Quindi Moab disse agli anziani di Madian: «Ora questa moltitudine divorerà quanto è intorno a noi, come il bue divora l'erba dei campi».
Balak, figlio di Zippor, era in quel tempo re di Moab. 5 Egli mandò messaggeri a Balaam, figlio di Beor, a Petor che sta sul fiume, nel paese dei figli di Amau, per chiamarlo e dirgli: «Ecco un popolo è uscito dall'Egitto; ricopre la terra e si è stabilito di fronte a me; 6 ora dunque, vieni e maledicimi questo popolo; poiché è troppo potente per me; forse così riusciremo a sconfiggerlo e potrò scacciarlo dal paese; so infatti che chi tu benedici è benedetto e chi tu maledici è maledetto».
7 Gli anziani di Moab e gli anziani di Madian partirono portando in mano il salario dell'indovino; arrivati da Balaam, gli riferirono le parole di Balak. 8 Balaam disse loro: «Alloggiate qui stanotte e vi darò la risposta secondo quanto mi dirà il Signore». I capi di Moab si fermarono da Balaam.
9 Ora Dio venne a Balaam e gli disse: «Chi sono questi uomini che stanno da te?». 10 Balaam rispose a Dio: «Balak, figlio di Zippor, re di Moab, mi ha mandato a dire: 11 Ecco, il popolo che è uscito dall'Egitto, ricopre la terra; ora vieni a maledirmelo; forse riuscirò così a batterlo e potrò scacciarlo». 12 Dio disse a Balaam: «Tu non andrai con loro, non maledirai quel popolo, perché esso è benedetto».
13 Balaam si alzò la mattina e disse ai capi di Balak: «Andatevene al vostro paese, perché il Signore si è rifiutato di lasciarmi venire con voi». 14 I capi di Moab si alzarono, tornarono da Balak e dissero: «Balaam si è rifiutato di venire con noi».
15 Allora Balak mandò di nuovo i capi, in maggior numero e più influenti di quelli di prima. 16 Vennero da Balaam e gli dissero: «Così dice Balak, figlio di Zippor: Nulla ti trattenga dal venire da me; 17 perché io ti colmerò di onori e farò quanto mi dirai; vieni dunque e maledicimi questo popolo». 18 Ma Balaam rispose e disse ai ministri di Balak: «Quand'anche Balak mi desse la sua casa piena d'argento e oro, non potrei trasgredire l'ordine del Signore, mio Dio, per fare cosa piccola o grande. 19 Nondimeno, trattenetevi qui anche voi stanotte, perché io sappia ciò che il Signore mi dirà ancora».
20 Dio venne la notte a Balaam e gli disse: «Se quegli uomini sono venuti a chiamarti, alzati e va' con loro; ma farai ciò che io ti dirò». 21 Balaam quindi si alzò la mattina, sellò l'asina e se ne andò con i capi di Moab.
22 Ma l'ira di Dio si accese perché egli era andato; l'angelo del Signore si pose sulla strada per ostacolarlo. Egli cavalcava l'asina e aveva con sé due servitori. 23 L'asina, vedendo l'angelo del Signore che stava sulla strada con la spada sguainata in mano, deviò dalla strada e cominciò ad andare per i campi. Balaam percosse l'asina per rimetterla sulla strada. 24 Allora l'angelo del Signore si fermò in un sentiero infossato tra le vigne, che aveva un muro di qua e un muro di là. 25 L'asina vide l'angelo del Signore, si serrò al muro e strinse il piede di Balaam contro il muro e Balaam la percosse di nuovo. 26 L'angelo del Signore passò di nuovo più avanti e si fermò in un luogo stretto, tanto stretto che non vi era modo di ritirarsi né a destra, né a sinistra. 27 L'asina vide l'angelo del Signore e si accovacciò sotto Balaam; l'ira di Balaam si accese ed egli percosse l'asina con il bastone. 28 Allora il Signore aprì la bocca all'asina ed essa disse a Balaam: «Che ti ho fatto perché tu mi percuota già per la terza volta?». 29 Balaam rispose all'asina: «Perché ti sei beffata di me! Se avessi una spada in mano, ti ammazzerei subito». 30 L'asina disse a Balaam: «Non sono io la tua asina sulla quale hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse abituata ad agire così?». Ed egli rispose: «No». 31 Allora il Signore aprì gli occhi a Balaam ed egli vide l'angelo del Signore, che stava sulla strada con la spada sguainata. Balaam si inginocchiò e si prostrò con la faccia a terra. 32 L'angelo del Signore gli disse: «Perché hai percosso la tua asina già tre volte? Ecco io sono uscito a ostacolarti il cammino, perché il cammino davanti a me va in precipizio. 33 Tre volte l'asina mi ha visto ed è uscita di strada davanti a me; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei già ucciso te e lasciato in vita lei». 34 Allora Balaam disse all'angelo del Signore: «Io ho peccato, perché non sapevo che tu ti fossi posto contro di me sul cammino; ora se questo ti dispiace, io tornerò indietro». 35 L'angelo del Signore disse a Balaam: «Va' pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò». Balaam andò con i capi di Balak.
36 Quando Balak udì che Balaam arrivava, gli andò incontro a Ir-Moab che è sul confine dell'Arnon, all'estremità del confine. 37 Balak disse a Balaam: «Non ti avevo forse mandato a chiamare con insistenza? Perché non sei venuto da me? Non sono forse in grado di farti onore?». 38 Balaam rispose a Balak: «Ecco, sono venuto da te; ma ora posso forse dire qualsiasi cosa? La parola che Dio mi metterà in bocca, quella dirò». 39 Balaam andò con Balak e giunsero a Kiriat-Cusot. 40 Balak immolò bestiame grosso e minuto e mandò parte della carne a Balaam e ai capi che erano con lui.
41 La mattina Balak prese Balaam e lo fece salire a Bamot-Baal, da dove si vedeva un'estremità dell'accampamento del popolo.

Nuova Diodati:

Numeri 22

Balak manda a chiamare Balaam
1 Poi i figli d'Israele partirono e si accamparono nelle pianure di Moab, oltre il Giordano sulla sponda opposta a Gerico. 2 Or Balak, figlio di Tsippor, vide tutto quello che Israele aveva fatto agli Amorei; 3 e Moab ebbe una gran paura di questo popolo, che era così numeroso; Moab fu preso da grande spavento a motivo dei figli d'Israele. 4 Così Moab disse agli anziani di Madian: «Ora questa moltitudine divorerà tutto ciò che è intorno a noi, come il bue divora l'erba dei campi». Balak, figlio di Tsippor era in quel tempo re di Moab. 5 Egli mandò ambasciatori a Balaam, figlio di Beor, a Pethor che è vicino al Fiume, nel paese dei figli del suo popolo, per chiamarlo e dirgli: «Ecco, un popolo è uscito dall'Egitto; esso ricopre la faccia della terra e si è stabilito di fronte a me. 6 Orsù vieni, ti prego, e maledici per me questo popolo, perché è troppo potente per me; forse riuscirò a sconfiggerlo e potrò scacciarlo dal paese; poiché so che chi tu benedici è benedetto e chi tu maledici è maledetto». 7 Allora gli anziani di Moab e gli anziani di Madian partirono con nelle loro mani la ricompensa dell'indovino; e, arrivati da Balaam, gli riferirono le parole di Balak. 8 Or Balaam disse loro: «Passate la notte qui e vi riferirò la risposta che l'Eterno mi darà». Così i principi di Moab rimasero con Balaam. 9 Allora Dio venne da Balaam e gli disse: «Chi sono questi uomini che stanno con te?». 10 E Balaam rispose a DIO: «Balak, figlio di Tsippor, re di Moab, mi ha mandato a dire: 11 "Ecco, il popolo che è uscito dall'Egitto ricopre la faccia della terra; or vieni e maledicilo per me; forse riuscirò a batterlo e potrò scacciarlo"». 12 E Dio disse a Balaam: «Tu non andrai con loro, non maledirai quel popolo, perché esso è benedetto». 13 Così Balaam si levò la mattina e disse ai principi di Balak: «Ritornate al vostro paese, perché l'Eterno mi ha rifiutato il permesso di venire con voi». 14 I principi di Moab quindi si levarono, tornarono da Balak e dissero: «Balaam ha rifiutato di venire con noi». 15 Allora Balak mandò di nuovo dei principi, in maggior numero e più ragguardevoli di quelli di prima. 16 Essi vennero da Balaam e gli dissero: «Così dice Balak, figlio di Tsippor: "Deh, nulla ti trattenga dal venire da me, 17 perché io ti ricolmerò di onori e farò tutto ciò che mi dirai; vieni dunque, ti prego, e maledici questo popolo per me"». 18 Ma Balaam rispose e disse ai servi di Balak: «Anche se Balak mi desse la sua casa piena di argento e d'oro, non potrei trasgredire l'ordine dell'Eterno, il mio DIO, per fare cosa piccola o grande. 19 Ora perciò, vi prego, rimanete qui anche voi questa notte, affinché sappia che altro l'Eterno mi dirà». 20 E DIO venne di notte a Balaam e gli disse: «Se questi uomini sono venuti a chiamarti, alzati e va' con loro; ma farai solo ciò che io ti dirò». 21 Così Balaam si levò la mattina, sellò la sua asina e se ne andò con i principi di Moab. 22 Ma l'ira di DIO si accese perché egli era andato; e l'Angelo dell'Eterno si pose sulla strada come nemico contro di lui. Or egli cavalcava la sua asina e aveva con sé due servi. 23 L'asina vide l'Angelo dell'Eterno che stava sulla strada con la sua spada sguainata in mano, uscì dalla strada ed entrò nei campi. Balaam allora percosse l'asina per farla ritornare sulla strada. 24 Ma l'Angelo dell'Eterno si fermò in uno stretto sentiero tra le vigne, che aveva un muro da una parte e un muro dall'altra. 25 Quando l'asina vide l'Angelo dell'Eterno, si strinse contro il muro e schiacciò il piede di Balaam contro il muro; così Balaam la percosse di nuovo. 26 Allora l'Angelo dell'Eterno andò oltre e si fermò in un luogo stretto dove non c'era modo di muoversi né a destra né a sinistra. 27 L'asina vide l'Angelo dell'Eterno e si accovacciò sotto Balaam; l'ira di Balaam si accese ed egli percosse l'asina col suo bastone. 28 Allora l'Eterno aperse la bocca dell'asina che disse a Balaam: «Che ti ho fatto per percuotermi in questo modo ben tre volte?». 29 E Balaam rispose all'asina: «Perché ti sei burlata di me; se avessi una spada in mano, ora ti ammazzerei». 30 L'asina disse a Balaam: «Non sono forse la tua asina sulla quale hai sempre cavalcato fino a quest'oggi? Sono forse abituata a comportarmi così con te?». Ed egli rispose: «No». 31 Allora l'Eterno aperse gli occhi a Balaam, ed egli vide l'Angelo dell'Eterno che stava sulla strada con la sua spada sguainata in mano. E Balaam si inchinò e si prostrò con la faccia a terra. 32 L'Angelo dell'Eterno gli disse: «Perché hai percosso la tua asina ben tre volte? Ecco, io sono uscito come tuo nemico perché la via che batti è contraria al mio volere; 33 l'asina mi ha visto e mi ha schivato ben tre volte; se non mi avesse schivato, io ti avrei certamente ucciso lasciando in vita lei». 34 Allora Balaam disse all'Angelo dell'Eterno: «Io ho peccato, perché non sapevo che tu stavi sulla strada contro di me; ora perciò, se ciò che sto facendo ti dispiace, tornerò indietro». 35 Ma l'Angelo dell'Eterno disse a Balaam: «Va' pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò». Così Balaam andò con i principi di Balak. 36 Quando Balak udì che Balaam arrivava, andò ad incontrarlo alla città di Moab che è sul confine segnato dall'Arnon, al margine estremo del suo territorio. 37 Così Balak disse a Balaam: «Non ti avevo forse mandato a chiamare con urgenza? Perché non sei venuto da me? Non sono forse in grado di onorarti?». 38 Balaam rispose a Balak: «Ecco, sono venuto da te; ma ora posso dire qualcosa? La parola che DIO mi metterà in bocca, quella dirò». 39 Balaam andò con Balak, e giunsero a Kirjath-Hutsoth. 40 Balak quindi sacrificò buoi e pecore e ne mandò alcuni a Balaam e ai principi che erano con lui. 41 Al mattino Balak prese Balaam e lo fece salire a Bamoth Baal, e di là egli vide la parte estrema del popolo.

Riveduta 2020:

Numeri 22

Balac e Balaam
1 Poi i figli d'Israele partirono e si accamparono nelle pianure di Moab, oltre il Giordano di Gerico. 2 Ora Balac, figlio di Sippor, vide tutto quello che Israele aveva fatto agli Amorei; 3 e Moab ebbe grande paura di questo popolo, che era così numeroso; Moab fu preso dall'angoscia a causa dei figli d'Israele. 4 Così Moab disse agli anziani di Madian: “Ora questa moltitudine divorerà tutto ciò che è intorno a noi, come il bue divora l'erba dei campi”. Ora Balac, figlio di Sippor era, in quel tempo, re di Moab. 5 Egli mandò ambasciatori a Balaam, figlio di Beor, a Petor che sta sul fiume, nel paese dei figli del suo popolo per chiamarlo e dirgli: “Ecco, un popolo è uscito dall'Egitto; esso ricopre la faccia della terra, e si è stabilito di fronte a me; 6 vieni, dunque, te ne prego, e maledici per me questo popolo; poiché è troppo potente per me; forse così riusciremo a sconfiggerlo, e potrò scacciarlo dal paese; poiché so che chi tu benedici è benedetto, e chi tu maledici è maledetto”. 7 Gli anziani di Moab e gli anziani di Madian partirono portando in mano il salario dell'indovino e, arrivati da Balaam, gli riferirono le parole di Balac. 8 Allora Balaam disse loro: “Alloggiate qui stanotte; e vi darò la risposta secondo quello che mi dirà l'Eterno”. E i prìncipi di Moab stettero da Balaam. 9 Ora Dio venne a Balaam e gli disse: “Chi sono questi uomini che stanno da te?”. 10 E Balaam rispose a Dio: “Balac, figlio di Sippor, re di Moab, mi ha mandato a dire: 11 'Ecco, il popolo che è uscito dall'Egitto ricopre la faccia della terra; ora vieni a maledirlo per me; forse riuscirò così a batterlo e potrò scacciarlo'”. 12 E Dio disse a Balaam: “Tu non andrai con loro, non maledirai quel popolo, perché è benedetto”. 13 Balaam si alzò, la mattina, e disse ai prìncipi di Balac: “Andatevene al vostro paese, perché l'Eterno mi ha negato il permesso di venire con voi”. 14 E i prìncipi di Moab si alzarono, tornarono da Balac e dissero: “Balaam ha rifiutato di venire con noi”. 15 Allora Balac mandò di nuovo dei prìncipi, in maggior numero e più importanti di quelli di prima. 16 Costoro andarono da Balaam e gli dissero: “Così dice Balac, figlio di Sippor: 'Ti prego, nulla ti trattenga dal venire da me; 17 poiché io ti colmerò di onori e farò tutto ciò che mi dirai; vieni dunque, ti prego, e maledici per me questo popolo'”. 18 Ma Balaam rispose ai servi di Balac e disse: “Anche se Balac mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, non potrei trasgredire l'ordine dell'Eterno, del mio Dio, per fare qualcosa piccola o grande che sia. 19 Tuttavia, trattenetevi qui, anche voi, stanotte, affinché io sappia ciò che l'Eterno mi dirà ancora”. 20 E Dio venne di notte a Balaam e gli disse: “Se quegli uomini sono venuti a chiamarti, alzati e va' con loro; soltanto, farai ciò che io ti dirò”. 21 Balaam quindi si alzò la mattina, sellò la sua asina e se ne andò con i prìncipi di Moab. 22 Ma l'ira di Dio si accese perché egli se ne era andato; e l'angelo dell'Eterno si pose sulla strada per fargli da ostacolo. Ora egli cavalcava la sua asina e aveva con sé due servitori. 23 L'asina, vedendo l'angelo dell'Eterno che stava sulla strada con la sua spada sguainata in mano, uscì dalla strada e cominciò ad andare per i campi. Balaam percosse l'asina per rimetterla sulla strada. 24 Allora l'angelo dell'Eterno si fermò in un sentiero infossato che passava tra le vigne e aveva un muro di qua e un muro di là. 25 L'asina vide l'angelo dell'Eterno; si strinse al muro e schiacciò il piede di Balaam contro il muro; e Balaam la percosse di nuovo. 26 L'angelo dell'Eterno passò di nuovo oltre, e si fermò in un luogo stretto dove non c'era modo di volgersi né a destra né a sinistra. 27 L'asina vide l'angelo dell'Eterno e si sdraiò sotto Balaam; l'ira di Balaam si accese, ed egli percosse l'asina con un bastone. 28 Allora l'Eterno aprì la bocca all'asina, che disse a Balaam: “Che ti ho fatto che tu mi percuoti già per la terza volta?”. 29 E Balaam rispose all'asina: “Perché ti sei beffata di me. Ah se avessi una spada in mano! Ti ammazzerei all'istante”. 30 L'asina disse a Balaam: “Non sono io la tua asina che hai sempre cavalcato fino a quest'oggi? Sono io solita farti così?”. Ed egli rispose: “No”. 31 Allora l'Eterno aprì gli occhi a Balaam, ed egli vide l'angelo dell'Eterno che stava sulla strada, con la sua spada sguainata. Balaam si inchinò e si prostrò con la faccia a terra. 32 L'angelo dell'Eterno gli disse: “Perché hai percosso la tua asina già tre volte? Ecco, io sono uscito per farti da ostacolo, perché la via che percorri è contraria al mio volere; 33 e l'asina mi ha visto ed è uscita di strada davanti a me queste tre volte; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei già ucciso te e lasciato in vita lei”. 34 Allora Balaam disse all'angelo dell'Eterno: “Io ho peccato, perché non sapevo che tu ti fossi messo contro di me sulla strada; e ora, se questo ti dispiace, io me ne ritornerò”. 35 E l'angelo dell'Eterno disse a Balaam: “Va' pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò”. E Balaam se ne andò con i prìncipi di Balac. 36 Quando Balac udì che Balaam arrivava, gli andò incontro a Ir-Moab che è sul confine segnato dall'Arnon, alla frontiera estrema. 37 E Balac disse a Balaam: “Non ti ho mandato a chiamare con insistenza? perché non sei venuto da me? non sono proprio in grado di farti onore?”. 38 E Balaam rispose a Balac: “Ecco, sono venuto da te, ma posso adesso dire qualsiasi cosa? la parola che Dio mi metterà in bocca, quella dirò”. 39 Balaam andò con Balac, e giunsero a Chiriat-Usot. 40 E Balac sacrificò buoi e pecore e mandò parte delle carni a Balaam e ai prìncipi che erano con lui. 41 La mattina Balac prese Balaam e lo fece salire a Bamot-Baal, da dove Balaam vide l'estremità del campo d'Israele.

Riveduta:

Numeri 22

Balak e Balaam
1 Poi i figliuoli d'Israele partirono e si accamparono nelle pianure di Moab, oltre il Giordano di Gerico. 2 Or Balak, figliuolo di Tsippor, vide tutto quello che Israele avea fatto agli Amorei; 3 e Moab ebbe grande paura di questo popolo, ch'era così numeroso; Moab fu preso d'angoscia a cagione de' figliuoli d'Israele. 4 Onde Moab disse agli anziani di Madian: 'Ora questa moltitudine divorerà tutto ciò ch'è dintorno a noi, come il bue divora l'erba dei campi'. Or Balak, figliuolo di Tsippor era, in quel tempo, re di Moab. 5 Egli mandò ambasciatori a Balaam, figliuolo di Beor, a Pethor che sta sul fiume, nel paese de' figliuoli del suo popolo per chiamarlo e dirgli: 'Ecco, un popolo è uscito d'Egitto; esso ricopre la faccia della terra, e si è stabilito dirimpetto a me; 6 or dunque vieni, te ne prego, e maledicimi questo popolo; poiché è troppo potente per me; forse così riusciremo a sconfiggerlo, e potrò cacciarlo dal paese; poiché so che chi tu benedici è benedetto, e chi tu maledici è maledetto'. 7 Gli anziani di Moab e gli anziani di Madian partirono portando in mano la mercede dell'indovino; e, arrivati da Balaam, gli riferirono le parole di Balak. 8 E Balaam disse loro: 'Alloggiate qui stanotte; e vi darò la risposta secondo che mi dirà l'Eterno'. E i principi di Moab stettero da Balaam. 9 Or Dio venne a Balaam e gli disse: 'Chi sono questi uomini che stanno da te?' 10 E Balaam rispose a Dio: 'Balak, figliuolo di Tsippor, re di Moab, mi ha mandato a dire: 11 Ecco, il popolo ch'è uscito d'Egitto ricopre la faccia della terra; or vieni a maledirmelo; forse riuscirò così a batterlo e potrò cacciarlo'. 12 E Dio disse a Balaam: 'Tu non andrai con loro, non maledirai quel popolo, perché egli è benedetto'. 13 Balaam si levò, la mattina, e disse ai principi di Balak: 'Andatevene al vostro paese, perché l'Eterno m'ha rifiutato il permesso di andare con voi'. 14 E i principi di Moab si levarono, tornarono da Balak e dissero: 'Balaam ha rifiutato di venir con noi'. 15 Allora Balak mandò di nuovo de' principi, in maggior numero e più ragguardevoli che que' di prima. 16 I quali vennero da Balaam e gli dissero: 'Così dice Balak, figliuolo di Tsippor: Deh, nulla ti trattenga dal venire da me; 17 poiché io ti ricolmerò di onori e farò tutto ciò che mi dirai; vieni dunque, te ne prego, e maledicimi questo popolo'. 18 Ma Balaam rispose e disse ai servi di Balak: 'Quand'anche Balak mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, non potrei trasgredire l'ordine dell'Eterno, del mio Dio, per far cosa piccola o grande che fosse. 19 Nondimeno, trattenetevi qui, anche voi, stanotte, ond'io sappia ciò che l'Eterno mi dirà ancora'. 20 E Dio venne la notte a Balaam e gli disse: 'Se quegli uomini son venuti a chiamarti, lèvati e va' con loro; soltanto, farai ciò che io ti dirò'. 21 Balaam quindi si levò la mattina, sellò la sua asina e se ne andò coi principi di Moab. 22 Ma l'ira di Dio s'accese perché egli se n'era andato; e l'angelo dell'Eterno si pose sulla strada per fargli ostacolo. Or egli cavalcava la sua asina e avea seco due servitori. 23 L'asina, vedendo l'angelo dell'Eterno che stava sulla strada con la sua spada sguainata in mano, uscì di via e cominciava ad andare per i campi. Balaam percosse l'asina per rimetterla sulla strada. 24 Allora l'angelo dell'Eterno si fermò in un sentiero incavato che passava tra le vigne e aveva un muro di qua e un muro di là. 25 L'asina vide l'angelo dell'Eterno; si serrò al muro e strinse il piede di Balaam al muro; e Balaam la percosse di nuovo. 26 L'angelo dell'Eterno passò di nuovo oltre, e si fermò in un luogo stretto dove non c'era modo di volgersi né a destra né a sinistra. 27 L'asina vide l'angelo dell'Eterno e si sdraiò sotto Balaam; l'ira di Balaam s'accese, ed egli percosse l'asina con un bastone. 28 Allora l'Eterno aprì la bocca all'asina, che disse a Balaam: 'Che t'ho io fatto che tu mi percuoti già per la terza volta?' 29 E Balaam rispose all'asina: 'Perché ti sei fatta beffe di me. Ah se avessi una spada in mano! t'ammazzerei sull'attimo'. 30 L'asina disse a Balaam: 'Non son io la tua asina che hai sempre cavalcata fino a quest'oggi? Sono io solita farti così?' Ed egli rispose: 'No'. 31 Allora l'Eterno aprì gli occhi a Balaam, ed egli vide l'angelo dell'Eterno che stava sulla strada, con la sua spada sguainata. Balaam s'inchinò e si prostrò con la faccia in terra. 32 L'angelo dell'Eterno gli disse: 'Perché hai percosso la tua asina già tre volte? Ecco, io sono uscito per farti ostacolo, perché la via che batti è contraria al voler mio; 33 e l'asina m'ha visto ed è uscita di strada davanti a me queste tre volte; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei già ucciso te e lasciato in vita lei'. 34 Allora Balaam disse all'angelo dell'Eterno: 'Io ho peccato, perché non sapevo che tu ti fossi posto contro di me sulla strada; e ora, se questo ti dispiace, io me ne ritornerò'. 35 E l'angelo dell'Eterno disse a Balaam: 'Va' pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò'. E Balaam se ne andò coi principi di Balak. 36 Quando Balak udì che Balaam arrivava, gli andò incontro a Jr-Moab che è sul confine segnato dall'Arnon, alla frontiera estrema. 37 E Balak disse a Balaam: 'Non t'ho io mandato con insistenza a chiamare? perché non sei venuto da me? non son io proprio in grado di farti onore?' 38 E Balaam rispose a Balak: 'Ecco, son venuto da te, ma posso io adesso dire qualsiasi cosa? la parola che Dio mi metterà in bocca, quella dirò'. 39 Balaam andò con Balak, e giunsero a Kiriath-Hutsoth. 40 E Balak sacrificò buoi e pecore e mandò parte delle carni a Balaam e ai principi ch'eran con lui. 41 La mattina Balak prese Balaam e lo fece salire a Bamoth Baal, donde Balaam vide l'estremità del campo d'Israele.

Ricciotti:

Numeri 22

Balaam, suo malgrado, benedice Israele
1 E partitisi, vennero ad accamparsi nelle pianure di Moab, dove, dall'altra parte del Giordano, trovasi Gerico. 2 Ora, Balac figlio di Sefor, vedendo tutto quel che Israele aveva fatto all'Amorreo, 3 e come i Moabiti n'avessero paura, e non potessero reggere al suo impeto, 4 disse ai seniori di Madian: «Questo popolo divorerà tutti gli abitatori di queste contrade, come un bove suol brucare l'erbe sino alle radici». Egli era allora il re di Moab. 5 Mandò dunque degli ambasciatori a Balaam indovino, figlio di Beor, che abitava lungo il fiume della terra de' figli d'Ammon, perchè lo invitassero dicendogli: «È uscito dall'Egitto un popolo, che ha coperto la faccia della terra, ed ha preso stanza di contro a me; 6 vieni dunque a maledir questo popolo che è più forte di me, per vedere se poi io potessi sconfiggerlo, e cacciarlo dalla mia terra; so infatti che quegli che tu benedirai sarà benedetto, e maledetto quegli contro al quale avrai scagliato maledizioni». 7 Partirono dunque i seniori di Moab e gli anziani di Madian, portando seco la mercede per l'indovino. Venuti dov'era Balaam, e riferitegli le parole tutte di Balac, 8 quegli rispose: «Restate qui stanotte; vi risponderò secondo quello che mi dirà il Signore». Mentre quelli erano in casa di Balaam, venne a lui il Signore, e gli disse: 9 «Che cosa vogliono questi uomini in casa tua?». 10 Rispose: «Balac figlio di Sefor, re dei Moabiti, li ha mandati a me, 11 a dirmi: -Ecco un popolo uscito dall'Egitto ha ricoperto la faccia della terra; vieni e maledicilo, per vedere se io potessi combatterlo e scacciarlo-». 12 Disse il Signore a Balaam: «Non andar con loro, e non maledire quel popolo, perchè è benedetto». 13 Levatosi dunque al mattino, disse a que' capi: «Tornate al vostro paese, perchè il Signore m'ha proibito di venire con voi». 14 Tornati i capi, dissero a Balac: «Balaam non ha voluto venire con noi». 15 Allora ne mandò parecchi altri, più ragguardevoli di quelli mandati prima. 16 I quali, giunti dinanzi a Balaam, gli dissero: «Balac figlio di Sefor ti dice: - Non tardare a venir da me; 17 son pronto a farti onore, e ti darò qualunque cosa vorrai; vieni, e maledici questo popolo -». 18 Balaam rispose: «Se Balac mi desse la casa sua piena d'argento e d'oro, non potrei cambiar la parola del Signore Dio mio, e dire di più o di meno. 19 Ve prego di rimaner qui anche stanotte, ch'io possa sapere che cosa di nuovo mi risponda il Signore». 20 Venne dunque Dio a Balaam, la notte, e gli disse: «Se questi uomini son venuti a chiamarti, levati e va' con loro, purchè però tu faccia quello che ti comanderò». 21 Balaam si alzò al mattino, sellò la sua asina, e partì con loro. 22 Ma il Signore si sdegnò; e l'angelo del Signore si mise sulla strada di contro a Balaam, che cavalcava l'asina, ed aveva due servi con sè. 23 L'asina vedendo l'angelo con una spada sguainata in mezzo alla via, uscì dalla strada e si mise pei campi. Balaam la picchiava, volendola ricondurre sulla via; 24 allora l'angelo si fermò in uno stretto passo fra due muri a secco che ricingevano le vigne. 25 L'asina vedendolo si strinse al muro, e serrò [contro il muro] il piede del suo cavalcatore. Questi si mise di nuovo a picchiarla; 26 ma l'angelo andò a porsi in un passo più stretto, dove non ci si poteva scansare nè a destra nè a sinistra, e gli si pose di faccia. 27 L'asina, visto l'angelo fermo di contro a lei, cadde sotto i piedi del suo cavalcatore, che incollerito la picchiava più forte sui fianchi con un bastone. 28 Allora il Signore aprì la bocca dell'asina, la quale disse: «Che t'ho io fatto? Perchè mi batti già per la terza volta?». 29 Balaam rispose: «Perchè te lo sei meritato, e ti sei burlata di me. Così avessi una spada, che ti ammazzerei». 30 Disse l'asina: «Non sono io il tuo animale, che hai sempre cavalcato insino ad oggi? Dimmi quando mai t'ho fatto una cosa simile». Ed egli disse: «No, mai». 31 In un subito il Signore aprì gli occhi di Balaam ed egli vide l'angelo in piedi sulla via con la spada sguainata: e l'adorò prostrato per terra. 32 E l'angelo a lui: «Perchè batti per la terza volta la tua asina? Io son venuto per oppormi a te, perchè la tua strada è perversa ed a me contraria; 33 se l'asina non si fosse scansata nella strada per darmi luogo quando l'attraversavo, ti avrei ucciso lasciando lei in vita». 34 Disse Balaam: «Ho peccato, non sapendo che tu stavi contro di me; ma ora, se ti dispiace che io vada, tornerò indietro». 35 Disse l'angelo: «Va' pure con loro: ma bada di non dir altro che quello che io ti comanderò». Andò dunque Balaam con quei principi. 36 Quando Balac lo seppe, gli uscì incontro, in una città dei Moabiti posta agli ultimi confini dell'Arnon. 37 E disse a Balaam: «Mandai ambasciatori a chiamarti; perchè non venisti subito? Forse ch'io non ho come ricompensare la tua venuta?». 38 Ed egli rispose: «Eccomi: ma potrò io dir altro, fuori di quello che Dio mi porrà sulla bocca?». 39 S'incamminarono dunque insieme, e vennero in una città che era agli ultimi confini del regno di Balac. 40 Ed avendo questi uccisi de' bovi e delle pecore, li mandò in dono a Balaam ed ai principi ch'eran con lui. 41 Fattosi poi giorno, lo condusse sulle alture di Baal, e gli fece vedere l'ultima parte del popolo [di Israele].

Tintori:

Numeri 22

Baiar, re di Moab, chiama Balaam a maledire.
1 Partiti di lì, posero il campo nelle pianure di Moab, dove, al di là del Giordano, è posta Gerico. 2 Or Balac figlio di Sefor, vedendo quanto Israele aveva fatto all'Amorrei 3 e che i Moabiti lo temevano grandemente e non potevano sostenerne l'attacco, 4 disse agli anziani di Madian: «Questo popolo distruggerà tutti quelli che abitano nei nostri confini come il bue bruca l'erba fino alle radici». Balac era allora re di Moab. 5 Egli mandò inoltre dei messaggeri a Balaam, figlio di Beor, indovino che abitava sul fiume del paese dei figli di Ammon, per chiamarlo e dirgli: «Ecco, un popolo, uscito dall'Egitto, copre la faccia della terra e s'è accampato davanti a me. 6 Or vieni a maledire questo popolo, che è troppo forte per me: affinchè possa in qualche modo vincerlo e cacciarlo dalla mia terra: so infatti che è benedetto colui che tu benedici, e maledetto colui sul quale tu scagli maledizioni. 7 Gli anziani di Moab e quelli di Madian andarono, portando il prezzo della divinazione, e, arrivati da Balaam, gli riferirono le parole di Balac. 8 Egli rispose: «Fermatevi qui stanotte, e vi darò la risposta secondo quello che mi dirà il Signore». Quelli rimasero; e Dio venne a Balaam e gli disse: 9 «Che cosa vogliono questi uomini che hai in casa?» 10 Egli rispose: «Balac, figlio di Sefor, re dei Moabiti, ha mandato a dirmi: 11 Ecco, un popolo, uscito dall'Egitto, ha coperta la faccia della terra: vieni a maledirlo, affinchè, combattendo, possa in qualche modo scacciarlo». 12 E Dio disse a Balaam: «Non andar con loro, non maledir quel popolo, perché è benedetto». 13 E alzatosi la mattina, Balaam dissi a quei principi: «Tornatevene al vostro paese, perchè il Signore mi ha proibito di venir con voi». 14 E i principi, ritornati da Balac, gli dissero: «Balaam non ha voluto venir con noi». 15 Balac allora, mandò altri i principi in maggior numero e più nobili di quelli mandati avanti. 16 Questi, giunti da Balaam. gli dissero: «Così dice Balac, figlio di Sefor: Non tardare a venir da me: 17 Son pronto a farti onore: ti darò tutto quello che vorrai: ma vieni a maledire questo popolo». 18 Balaam rispose: «Quand'anche Balac mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, io non potrei alterare la parola, del Signore Dio mio, per dirti di più o di meno. 19 Vi prego di rimanere ancora questa notte, perch'io possa, sapere quello che il Signore mi risponderà di nuovo». 20 E Dio venne a Balaam nella notte e gli disse: «Giacchè questi uomini son venuti a chiamarti, levati e va con loro, però a condizione che tu faccia quanto ti ordinerò».

L'asina di Balaam.
21 La mattina Balaam si levò e, messa la sella alla sua asina, parti con essi: 22 Ma Dio s'adirò. E l'angelo del Signore si pose sulla strada davanti a Balaam che cavalcava l'asina e aveva seco due servi. 23 L'asina, vedendo sulla strada l'angelo colla spada sguainata, deviò, e andava per i campi. Mentre Balaam la percoteva, per farla ritornare nella strada. 24 L'angelo si pose in un angusto sentiero, tra due muri a secco, che servivano a chiuder le vigne, 25 L'asina, vedendolo, si strinse al muro e vi serrò il piede di chi la cavalcava, che la percosse di nuovo. 26 Allora l'angelo andò a porsi in un luogo così stretto che non era possibile volgersi a destra o a sinistra, e vi si fermò. 27 Appena veduto l'angelo li ritto, l'asina si sdraiò sotto chi la cavalcava, che pieno di rabbia la percoteva con maggior forza nè fianchi col bastone. 28 Allora il Signore aperse la bocca all'asina, che disse: «Che ti ho fatto io da percuotermi già per la terza volta?» 29 Balaam rispose: «Perchè te lo meriti e mi sbeffi. Oh, avessi una spada per ammazzarti!» 30 L'asina disse: «Non son io la tua bestia sulla quale sei sempre stato solito di cavalcare fino ad oggi? Dimmi: T'ho fatto mai una cosa simile?» Ed egli rispose: «Mai!» 31 Subito il Signore aperse gli occhi a Balaam, ed egli, veduto l'angelo del Signore che stava sulla strada colla spada sguainata, lo adorò prostrato per terra. 32 E l'angelo gli disse: «Perchè hai percossa già tre volte la tua asina? Io son venuto per oppormi a te, perchè la tua via è perversa e a me contraria, 33 e se l'asina non fosse uscita di strada cedendo il posto a chi le si opponeva, io avrei ucciso te, lasciando in vita lei». 34 Balaam ripose: «Ho peccato, non sapendo che tu stavi contro di di me, ma ora, se ti dispiace ch'io vada tornerò indietro». 35 L'angelo disse: «Va pure con loro; ma guardati dal dire qualche cosa oltre quello che io ti comanderò». Egli adunque andò con quei principi.

Incontro di Balaam con Balac.
36 Balac, avvisato, gli andò incontro fino ad una città dei Moabiti, situata agli estremi confini dell'Arnon, 37 e disse a Balaam: «Mandai dei messaggeri a chiamarti: perchè non venisti subito da me? Forse perchè non posso ricompensarti dello scomodo!» 38 E Balaam rispose: «Guarda: son venuto; ma forse potrò dire altro fuori di quello che il Signore porrà sulla mia bocca?» 39 Andarono dunque insieme e giunsero ad una città, che era agli estremi confini del suo regno. 40 Or Balac, avendo immolato dei buoi e delle pecore, mandò dei presenti a Balaam e ai principi che eran con lui. 41 Venuto poi il mattino, lo condusse sopra gli alti luoghi di Baal, donde Balaam vide un'estremità, del popolo.

Martini:

Numeri 22

Due volte e chiamato l'indovino Balaam da Balac re di Moab, perché maledica Israele, ed è sgridato dall'Angelo per mezzo dell'asina, che parla.
1 E tirando innanzi posero il campo nelle pianure di Moab, dove è posta Gerico di là dal Giordano. 2 Ma Balac figliuolo di Sephor avendo veduto in qual modo Israele avea trattati gli Amorrei, 3 E come i Moabiti lo temevano, e non potevano resistergli, 4 Disse agli anziani di Madian: Questo popolo struggerà tutti gli abitanti del nostro paese, come suole il bue sterpar l'erba fino dalla radice. Questi era in quel tempo re di Moab. 5 Mandò adunque dei nunzi a Balaam figliuolo di Beor indovino, il quale abitava sul fiume del paese dei figliuoli di Ammon, affinché lo chiamassero, e gli dicessero: Ecco che un popolo, il quale ingombra la superficie della terra, è uscito dall'Egitto, ed è in campo contro di me. 6 Vieni adunque a maledir questo popolo, perché egli è più possente di me, affinché io vegga, se posso abbatterlo in qualche modo, e cacciarlo dal mio paese: perocché io so, che è benedetto colui, che tu benedici, e maledetto colui, che ha maledizione da te. 7 E andarono gli anziani di Moab, e i seniori di Madian, portando in mano la mercede dell'indovino. E avendo trovato Balaam e riferite a lui tutte le parole di Balac: 8 Quegli rispose: Fermatevi qui stanotte, e vi risponderò quello che mi dirà il Signore. Stettero quegli in casa di Balaam, e Dio venne a lui, e disse: 9 Che domandano questi uomini, che sono in casa tua? 10 Rispose: Balac figliuolo di Sephor re de' Moabiti ha mandato a dirmi: 11 Ecco che un popolo uscito dall'Egitto ingombra tutta la superficie della terra. Vieni, e maledicilo, perché io possa in qualche modo assalirlo. 12 E Dio disse a Balaam: Non andar con loro, e non maledir quel popolo; perché egli è benedetto. 13 Ed egli alzatosi la mattina disse a que' principi: Andate al vostro paese: perocché il Signore mi ha proibito di venire con voi. 14 Tornati i principi dissero a Balac: Balaam non ha voluto venire con noi. 15 Il re mandò di nuovo altri in maggior numero, e più ragguardevoli, che que' di prima. 16 I quali giunti dove era Balaam, dissero: Balac figliuolo di Sephor ha detto questo: Non tardar di venire da me. 17 Io sono risoluto di farti onore, e ti darò tutto quel che vorrai: vieni, e maledici questo popolo. 18 Rispose Balaam: Quando Balac mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, non potrò io alterare la parola del Signore Dio mio per dire o di più, o di meno. 19 Vi prego di rimaner qui ancora questa notte, perché io possa sapere quello che per la seconda volta mi risponda il Signore. 20 Venne adunque Dio a Balaam la notte, e gli disse: se questi uomini sono venuti a chiamarti, levati, e va' con loro: con questo però, che tu faccia quello che io ti comanderò. 21 Alzatosi Balaam la mattina, e, messa la sella alla sua asina, si partì con quelli. 22 Ma Dio si adirò. E l'angelo del Signore si pose sulla strada dinanzi a Balaam, che cavalcava l'asina, e avea seco due servitori. 23 L'asina, che vedeva l'Angelo nella strada colla spada sguainata, usci di via, e andava pel campo. E battendola Balaam, che volea rimetterla sulla strada, 24 Si pose l'Angelo in un angusto sentiero tra due muri a secco, che servivano a chiuder le vigne. 25 E veggendolo l'asina si serrò al muro, e pestò il piede di lui che la cavalcava. Ed egli seguitava a bastonarla 26 Contuttociò l'Angelo andato a porsi in un luogo stretto, dove non era possibil di volgersi né a destra, né a sinistra, fermossegli dinanzi. 27 E l'asina, veggendo ivi fermo l'Angelo, cadde sotto i piedi di lui, che le stava sopra: il quale vie più acceso di collera scaricava colpi di bastone su' fianchi di essa. 28 E il Signore aperse la bocca dell'asina, ed ella disse: Che ti ho fatt'io? perché mai per la terza volta mi batti? 29 Rispose Balaam: Perché tu l'hai meritato, e ti burli di me: avess'io una spada per ammazzarti! 30 Disse l'asina: Non sono io la tua bestia, sulla quale se' stato sempre solito di cavalcare sino a quest'oggi? dimmi s'io ti ho fatto mai cosa simile. Disse quegli: Giammai. 31 Aperse tosto il Signore gli occhi a Balaam, ed ei vide l'Angelo del Signore starsi sulla strada colla spada sguainata, e prostrato per terra lo adorò. 32 E l'Angelo a lui: Perché, disse, per tre volte batti la tua asina? Io son venuto per attraversarmi a te, perché la tua strada è perversa, e si oppone a me: 33 E se l'asina non fosse uscita di strada, cedendo a chi le poneva ostacolo, io avrei ucciso te, lasciando quella in vita. 34 Disse Balaam: io ho peccato, non sapendo che tu fossi contro di me: e adesso, se dispiace a te ch'io vada, tornerò indietro. 35 Disse l'Angelo: va' con coloro, e guardati dal dire altra cosa fuori di quello che io li comanderò. Egli adunque andò con que' principi. 36 E giuntane la novella a Balac, gli andò incontro fino ad una città dei Moabiti situata agli ultimi confini di Arnon. 37 E disse a Balaam: Mandai de' nunzii a chiamarti: per qual motivo non venisti subito da me? Forse perch'io non posso ricompensarti del tuo viaggio? 38 Rispose quegli a lui: Eccomi qui: potrò io forse dire altro, se non quello che il Signore metterà nella mia bocca? 39 Andarono adunque insieme, e giunsero ad una città, che era negli ultimi confini del suo regno 40 E avendo Balac ucciso de' buoi, e delle pecore, mandò de' regali a Balaam, e ai principi, che eran con lui. 41 Venuto poi il mattino, lo condusse a' luoghi eccelsi di Baal, donde egli mirò fino alle ultime parti del popolo (d'Israele).

Diodati:

Numeri 22

1 POI i figliuoli d'Israele si mossero, e si accamparono nelle campagne di Moab, di là dal Giordano di Gerico. 2 Or avendo Balac, figliuolo di Sippor, veduto tutto ciò che Israele avea fatto agli Amorrei; 3 i Moabiti ebbero grande spavento del popolo; perciocchè era in gran numero; talchè i Moabiti erano in angoscia per tema dei figliuoli d'Israele. 4 Perciò i Moabiti dissero agli Anziani di Madian: Questa gente roderà ora tutto ciò ch'è d'intorno a noi, come il bue rode l'erba verde della campagna. Or Balac, figliuolo di Sippor, era re di Moab, in quel tempo. 5 Ed egli mandò ambasciatori a Balaam, figliuolo di Beor, in Petor, città posta in sul Fiume, ch'era la patria d'esso, per chiamarlo, dicendo: Ecco, un popolo è uscito di Egitto; ecco, egli copre la faccia della terra, ed è stanziato dirimpetto a me; 6 ora dunque vieni, ti prego, e maledicimi questo popolo; perciocchè egli è troppo potente per me; forse potrò fare in maniera che noi lo sconfiggeremo, e che io lo scaccerò dal paese; perciocchè io so che chi tu benedici è benedetto, e maledetto chi tu maledici. 7 E gli Anziani di Moab, e gli Anziani di Madian, andarono, avendo in mano gl'indovinamenti. E, giunti a Balaam, gli rapportarono le parole di Balac. 8 Ed egli disse loro: State qui questa notte; e poi io vi renderò risposta, secondo che il Signore avrà parlato. E i principali di Moab dimorarono con Balaam. 9 E Iddio venne a Balaam, e gli disse: Chi son cotesti uomini che sono appresso di te? 10 E Balaam disse a Dio: Balac, figliuolo di Sippor, re di Moab, ha mandato a dirmi: 11 Ecco un popolo, ch'è uscito di Egitto, e ha coperta la faccia della terra; or vieni, e maledicimelo; forse potrò combattere con lui, e lo scaccerò. 12 E Iddio disse a Balaam: Non andar con loro; non maledire quel popolo; conciossiachè egli sia benedetto. 13 E la mattina seguente, Balaam si levò, e disse a que' principi di Balac: Andatevene al vostro paese; perciocchè il Signore ha rifiutato di concedermi ch'io vada con voi. 14 E i principi di Moab si levarono, e vennero a Balac, e gli dissero: Balaam ha ricusato di venir con noi.
15 E Balac vi mandò di nuovo altri principi, in maggior numero, e più onorati che que' primi. 16 Ed essi vennero a Balaam, e gli dissero: Così dice Balac, figliuolo di Sippor: Deh! non ritenerti di venire a me; 17 perciocchè io del tutto ti farò grande onore, e farò tutto quello che tu mi dirai; deh! vieni pure, e maledicimi questo popolo. 18 E Balaam rispose, e disse a' servitori di Balac: Avvegnachè Balac mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, io non potrei trapassare il comandamento del Signore Iddio mio, per far cosa alcuna piccola o grande. 19 Tuttavia statevene, vi prego, qui ancora voi questa notte, e io saprò ciò che il Signore seguiterà a dirmi. 20 E Iddio venne di notte a Balaam, e gli disse: Cotesti uomini sono eglino venuti per chiamarti? levati, vai con loro; tuttavolta, fa' quello che io ti dirò. 21 Balaam adunque si levò la mattina, e sellò la sua asina, e andò co' principi di Moab.
22 E l'ira di Dio si accese, perciocchè egli andava; e l'Angelo del Signore si presentò in su la strada, per contrariarlo. Or egli cavalcava la sua asina, e avea seco due suoi fanti. 23 E l'asina vide l'Angelo del Signore che stava in su la strada, con la sua spada nuda in mano; e l'asina si rivolse dalla strada, e andava per li campi. E Balaam percosse l'asina, per farla ritornar nella strada. 24 E l'Angelo del Signore si fermò in un sentier di vigne, dove era una chiusura di muro secco di qua e di là. 25 E l'asina, vedendo l'Angelo del Signore, si strinse contro al muro, e stringeva il piè di Balaam al muro; laonde egli da capo la percosse. 26 E l'Angelo del Signore passò di nuovo oltre, e si fermò in un luogo stretto, ove non v'era spazio da volgersi nè a destra nè a sinistra. 27 E l'asina, avendo veduto l'Angelo del Signore, si coricò sotto Balaam; laonde l'ira di Balaam si accese, e percosse l'asina col bastone. 28 Allora il Signore aperse la bocca all'asina; ed ella disse a Balaam: Che t'ho io fatto, che tu mi hai percossa già tre volte? 29 E Balaam disse all'asina: Io t'ho percossa, perchè tu m'hai beffato; avessi pure in mano una spada, che ora ti ucciderei. 30 E l'asina disse a Balaam: Non sono io la tua asina, che sempre hai cavalcata per addietro, fino a questo giorno? sono io mai stata usata di farti così? Ed egli disse: No. 31 Allora il Signore aperse gli occhi a Balaam; ed egli vide l'Angelo del Signore, che stava in su la strada, avendo in mano la sua spada nuda. E Balaam si chinò, e si prostese in terra sopra la sua faccia. 32 E l'Angelo del Signore gli disse: Perchè hai percossa la tua asina già tre volte? Ecco, io sono uscito fuori per contrastarti; perciocchè questo viaggio non è dirittamente ordinato nel mio cospetto. 33 Ma l'asina mi ha veduto; e, veggendomi, si è rivolta già tre volte; forse si è ella rivolta per tema di me; perciocchè già avrei ucciso te, e lei avrei lasciata vivere. 34 E Balaam disse all'Angelo del Signore: Io ho peccato; perciocchè io non sapeva che tu mi stessi contra in questo viaggio; ma ora, se esso ti dispiace, io me ne ritornerò. 35 E l'Angelo del Signore disse a Balaam: Va' pure con cotesti uomini; ma di' sol ciò ch'io ti dirò. E Balaam andò co' principi di Balac.
36 E Balac, udito che Balaam veniva, andò ad incontrarlo in una città di Moab, che è in sul confine di Arnon, il quale è all'estremità della frontiera del paese. 37 E Balac disse a Balaam: Non ti avea io mandato instantemente a chiamare? perchè non venivi tu a me? non potrei io pur farti onore? 38 E Balaam rispose a Balac: Ecco, io son venuto a te; ora potrei io in alcuna maniera dir cosa alcuna? Ciò che il Signore mi avrà messo in bocca, quello dirò. 39 E Balaam andò con Balac, e vennero in Chiriat-husot. 40 E Balac sacrificò buoi, e pecore, e ne mandò a Balaam, e a' principi ch'erano con lui. 41 E la mattina seguente, Balac prese Balaam, e lo menò sopra gli alti luoghi di Baal; e di là gli mostrò una estremità del popolo.

Commentario completo di Matthew Henry:

Numeri 22

1 INTRODUZIONE AI NUMERI CAPITOLO 22

A questo capitolo inizia la famosa storia di Balak e Balaam, il loro tentativo di maledire Israele, e lo sconcerto di quel tentativo; Molto tempo dopo viene detto al popolo di Dio di ricordare ciò che Balak, re di Moab, consultò, e ciò che Balaam, figlio di Beor, gli rispose, affinché potessero conoscere la giustizia del Signore, Michea 6:5. In questo capitolo abbiamo,

I. La paura di Balak per Israele e il complotto che aveva per farli maledire, Numeri 22:1-4.

II. L'ambasciata che mandò a Balaam, un prestigiatore, per prenderlo a tale scopo, e la delusione che incontrò nella prima ambasciata, Numeri 22:5-14.

III. Balaam viene da lui dopo il suo secondo messaggio, Numeri 22:15-21.

IV. L'opposizione che Balaam incontrò tra l'altro, Numeri 22:22-35.

V. L'intervista estesa tra Balak e Balaam, Numeri 22:36-41.

Ver. 1. fino alla Ver. 14.

I figli d'Israele hanno finalmente terminato il loro vagabondaggio nel deserto, dal quale sono saliti (Numeri 21:18), e ora sono accampati nelle pianure di Moab vicino al Giordano, dove rimasero fino a quando passarono attraverso il Giordano sotto Giosuè, dopo la morte di Mosè. Ora abbiamo qui,

I. Lo spavento che provarono i Moabiti all'avvicinarsi di Israele, Numeri 22:2-4. Non dovevano temere alcun male da loro se conoscevano (ed è probabile che Mosè glielo avesse fatto sapere) gli ordini che Dio aveva dato a Israele di non contendere con i Moabiti, né di usare alcuna ostilità contro di loro, Deuteronomio 2:9. Ma, se ne avevano avuto notizia, erano gelosi che non fosse che una finzione, per renderli sicuri, per poter essere conquistati più facilmente. Nonostante l'antica amicizia tra Abramo e Lot, i Moabiti decisero di rovinare Israele se avessero potuto, e quindi daranno per scontato, senza alcun motivo di sospettare, che Israele decida di rovinarli. Così è comune per coloro che progettano il male fingere che il male sia progettato contro di loro; e le loro gelosie infondate devono essere il colore della loro malizia senza causa. Sentono parlare dei loro trionfi sugli Amorrei (Numeri 22:2) e pensano che la loro casa sia in pericolo quando quella del loro vicino è in fiamme. Osservano le loro moltitudini (Numeri 22:3): Erano numerosi; e quindi dedurre con quanta facilità conquisterebbero il loro paese, e tutto ciò che li circonda, se non si prendesse una via rapida ed efficace per fermare il progresso delle loro armi vittoriose:

"Leccheranno o divoreranno noi, e tutti quelli che ci circondano, con la stessa rapidità e irresistibilità con cui il bue mangia l'erba"

(Numeri 22:4), ritenendo di essere un avversario impari per un nemico così formidabile. Perciò ebbero grande paura e angosciarono; così gli empi avevano grande paura dove non c'era paura, Salmi 53:5. Comunicarono questi timori ai loro vicini, gli anziani di Madian, affinché si potessero concordare tra loro alcune misure per la loro comune sicurezza; perché, se il regno di Moab cade, la repubblica di Madian non può resistere a lungo. I Moabiti, se avessero voluto, avrebbero potuto fare buon uso dell'avanzata d'Israele e dei loro successi contro gli Amorrei. Avevano motivo di rallegrarsi e di rendere grazie a Dio e a Israele per averli liberati dal minaccioso potere di Sihon, re degli Amorrei, che aveva tolto loro una parte del loro paese e probabilmente avrebbe invaso il resto. Avevano anche motivo di corteggiare l'amicizia di Israele e di venire in loro aiuto; ma avendo abbandonato la religione di Lot, loro padre, ed essendo caduti nell'idolatria, odiarono il popolo del Dio di Abramo, e giustamente si infatuarono dei loro consigli e si diedero all'angoscia.

II. Il progetto che il re di Moab aveva elaborato per far maledire il popolo d'Israele, cioè per aizzare Dio contro di loro, che, egli comprendeva, fino a quel momento aveva combattuto per loro. Si fidava più delle sue arti che delle sue armi, e aveva l'idea che se solo fosse riuscito a convincere un profeta o un altro, con il suo potente fascino, a imprimere il male su di loro e a pronunciare una benedizione su di lui e sulle sue forze, allora, anche se altrimenti troppo debole, sarebbe stato in grado di affrontarli. Questa nozione è nata,

1. Dai resti di qualche religione; poiché possiede una dipendenza da alcuni poteri sovrani visibili che governano gli affari dei figli degli uomini e li determinano, e un obbligo su di noi di fare applicazione a questi poteri.

2. Dalle rovine della vera religione; perché se i Madianiti e i Moabiti non fossero miseramente degenerati dalla fede e dall'adorazione dei loro pii antenati, Abramo e Lot, non avrebbero potuto immaginare che fosse possibile fare del male con le loro maledizioni a un popolo che solo aderiva al servizio del vero Dio, dal cui servizio si erano essi stessi ribellati.

III. La corte che egli fece a Balaam, figlio di Beor, un famoso prestigiatore, per ingaggiarlo a maledire Israele. Balaam abitava molto lontano, nel paese da cui proveniva Abramo e dove abitava Labano; ma, sebbene fosse probabile che ci fossero molti più vicini a casa che pretendevano alla divinazione, tuttavia nessuno aveva una così grande reputazione di successo come Balaam, e Balak impiegherà il meglio che può sentire, anche se gli ha mandato una grande strada, tanto è il suo cuore per questo progetto. E per guadagnarlo,

1. Lo fa suo amico, lamentandosi con lui, come suo confidente, del pericolo in cui si trovava a causa del numero e della vicinanza dell'accampamento d'Israele: Coprono la faccia della terra e rimangono di fronte a me, Numeri 22:5.

2. In effetti lo rende il suo dio, con il grande potere che attribuisce alla sua parola: Colui che tu benedici è benedetto, e colui che maledici è maledetto, Numeri 22:6. Il dotto vescovo Patrizio è incline a pensare, come molti scrittori ebrei, che Balaam fosse stato un grande profeta, il quale, per l'adempimento delle sue predizioni e le risposte alle sue preghiere, sia per il bene che per il male, era stato giustamente considerato come un uomo di grande interesse presso Dio; ma che, diventando orgoglioso e avido, Dio si allontanò da lui, e poi, per sostenere il suo credito che stava affondando, si dedicò alle arti diaboliche. È chiamato profeta (2Pietro 2:16) perché lo era stato, o forse aveva innalzato la sua reputazione fin dall'inizio con i suoi incantesimi magici, come Simon Mago, che ha stregato il popolo a tal punto da essere chiamato la grande potenza di Dio, Atti 8:10. Le maledizioni pronunciate dai profeti di Dio nel nome del Signore hanno effetti meravigliosi, come quelle di Noè (Genesi 9:25) e quelle di Eliseo, 2Re 2:24. Ma la maledizione senza causa non verrà (Proverbi 26:2), non più di quella di Golia, quando maledisse Davide per mezzo dei suoi dèi , 1; Samuele 17:43 . Desideriamo avere le preghiere dei ministri e del popolo di Dio per noi, e temiamo di averle contro di noi; poiché essi sono grandemente stimati da colui che in verità benedice e maledice. Ma Balak non può fare affidamento su questi complimenti come sufficienti per prevalere su Balaam, l'incentivo principale è ancora dietro (Numeri 22:7): presero in mano le ricompense della divinazione, il salario dell'ingiustizia, che egli amava, 2Pietro 2:15.

IV. La restrizione che Dio pone su Balaam, proibendogli di maledire Israele. È molto probabile che Balaam, essendo un uomo curioso e curioso, non fosse estraneo al caso e al carattere di Israele, ma avesse sentito dire che Dio era con loro di una verità, così che avrebbe dovuto dare immediatamente ai messaggeri la loro risposta, che non avrebbe mai maledetto un popolo che Dio aveva benedetto; ma egli alloggia i messaggeri, e si prende una notte di tempo per considerare ciò che deve fare, e per ricevere istruzioni da Dio, Numeri 22:8. Quando entriamo in un colloquio con le tentazioni, corriamo il grande pericolo di esserne sopraffatti. Nella notte Dio va da lui, probabilmente in sogno, e gli chiede che cosa avessero con lui quegli estranei. Lo sa, ma lo saprà da lui. Balaam gli dà un resoconto del loro incarico (Numeri 22:9-11), e Dio allora lo ordina di non andare con loro, né di tentare di maledire quel popolo benedetto, Numeri 22:12. Così Dio a volte, per la preservazione del suo popolo, si compiaceva di parlare agli uomini malvagi, come ad Abimelec (Genesi 20:3), e a Labano , Genesi 31:24. E leggiamo di alcuni che furono operatori di iniquità, eppure nel nome di Cristo profetizzarono, e fecero molte opere meravigliose. Balaam ha l'ordine non solo di non andare da Balak, ma di non offrirsi di maledire questo popolo, cosa che avrebbe potuto tentare a distanza; e la ragione è data: sono benedetti. Questo faceva parte della benedizione di Abramo (Genesi 12:3): Maledirò chi ti maledirà; così che un tentativo di maledirli sarebbe stato non solo infruttuoso, ma pericoloso. Israele aveva spesso provocato Dio nel deserto, ma non avrebbe permesso che i loro nemici li maledicessero, perché Egli non li ricompensava secondo le loro iniquità. La beatitudine di coloro il cui peccato è coperto scende su di loro, Romani 4:6,7.

V. Il ritorno dei messaggeri senza Balaam.

1. Balaam non è fedele nel restituire la risposta di Dio ai messaggeri, Numeri 22:13. Dice loro soltanto: Il Signore rifiuta di darmi il permesso di venire con voi. Egli non disse loro, come avrebbe dovuto, che Israele era un popolo benedetto e che non doveva essere maledetto in alcun modo, perché allora il disegno sarebbe stato stroncato e la tentazione non si sarebbe rinnovata, ma in effetti desiderava che rendessero il suo umile servizio a Balak e gli facessero sapere che applaudiva il suo progetto. e sarebbe stato molto contento di gratificarlo, se non fosse che veramente aveva il carattere di un profeta, e non doveva andarsene senza il permesso di Dio, che non aveva ancora ottenuto, e quindi per il momento doveva essere scusato. Notate, Quelli sono un giusto segno per la tentazione di Satana che parlano in modo sminuito delle proibizioni divine, come se non fossero altro che la negazione di un permesso, e come se andare contro la legge di Dio significasse solo andare senza il suo permesso.

2. I messaggeri non sono fedeli nel restituire la risposta di Balaam a Balak. Tutto il racconto che ne danno è che Balaam rifiuta di venire con noi (Numeri 22:14), lasciando intendere che voleva solo più corteggiamento e offerte più elevate; ma non vogliono che Balak sappia che Dio aveva significato il suo rifiuto del tentativo. Così i grandi uomini sono miseramente maltrattati dalle lusinghe di coloro che li circondano, che fanno tutto il possibile per impedire loro di vedere i propri difetti e le proprie follie.

15 Ver. 15. fino alla Ver. 21.

Abbiamo qui una seconda ambasciata inviata a Balaam, per prenderlo a maledire Israele. Sarebbe un bene per noi se fossimo così seri e costanti nel perseguire un buon lavoro, nonostante le delusioni, come lo fu Balak nel perseguire questo cattivo disegno. I nemici della chiesa sono irrequieti e instancabili nei loro tentativi contro di essa; ma chi siede in cielo ride di loro. Osservare

I. La tentazione che Balak pose davanti a Balaam. Riuscì a rendere questo assalto più vigoroso del primo. È molto probabile che abbia inviato il doppio del denaro nelle mani dei suoi messaggeri; ma, oltre a ciò, ora lo tentava con onori, gettava un'esca non solo per la sua cupidigia, ma anche per il suo orgoglio e la sua ambizione. Con quanta insistenza dovremmo implorare Dio ogni giorno di mortificare in noi queste due membra del vecchio uomo! Coloro che sanno guardare con santo disprezzo le ricchezze e le preferenze mondane troveranno non così difficile come la maggior parte degli uomini mantenere una buona coscienza. Guardate con quanta astuzia Balak riuscì a gestire la tentazione.

1. I messaggeri che inviò erano più e più onorevoli, Numeri 22:15. Mandò da questo prestigiatore con grande rispetto e deferenza per le sue qualità come se fosse stato un principe sovrano, temendo forse che Balaam si fosse creduto offeso dalla scarsità e dalla meschinità dei precedenti messaggeri.

2. La richiesta era molto urgente. Questo potente principe diventa un suo corteggiatore:

"Ti prego, nulla ti impedisca (Numeri 22:16), no, né Dio, né coscienza, né timore né di peccato né di vergogna".

3. Le offerte erano alte:

"Ti promuoverò a grandissimo onore tra i principi di Moab";

anzi, egli gli dà uno spazio vuoto, ed egli scriverà le sue condizioni: Farò tutto quello che dirai, cioè:

"Ti darò tutto ciò che desideri e osserverò tutto ciò che ordinerai; la tua parola sarà per me una legge",

17 . Così i peccatori non si affrettano, non badano a spese e non si curano di quanto in basso si abbassino, per gratificare sia il loro lusso che la loro malizia; Saremo dunque rigidi e severi nel nostro rispetto delle leggi della virtù? Dio non voglia.

II. L'apparente resistenza di Balaam, ma in realtà cede, a questa tentazione. Possiamo qui scorgere in Balaam una lotta tra le sue convinzioni e le sue corruzioni.

1. Le sue convinzioni lo spinsero ad aderire al comando di Dio, e parlò la loro lingua, Numeri 22:18. Né nessuno avrebbe potuto dire meglio:

"Se Balak mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, e questo è più di quanto egli possa dare o io possa chiedere, non potrei andare oltre la parola del Signore mio Dio".

Guardate con quanta onorabilità parla di Dio: egli è Geova, il mio Dio. Nota: Molti chiamano loro Dio che non è suo, non veramente perché non solo suo; giurano per il Signore e per Malcham. Vedete con quanta prontezza egli parla della parola di Dio, come uno deciso ad attenersi ad essa, e in nulla di diverso da essa, e con quanta leggerezza delle ricchezze di questo mondo, come se l'oro e l'argento non fossero nulla per lui in confronto al favore di Dio; eppure, allo stesso tempo, il ricercatore dei cuori sapeva di amare il salario dell'ingiustizia. Nota: È facile per gli uomini cattivi pronunciare parole molto buone e con la bocca fare mostra di pietà. Non c'è giudizio degli uomini dalle loro parole. Dio conosce il cuore.

2. Le sue corruzioni allo stesso tempo lo inclinavano fortemente ad andare contro il comando. Sembrava rifiutare la tentazione, Numeri 22:18. Ma anche allora non espresse alcun orrore per esso, come fece Cristo quando gli furono offerti i regni del mondo (Prendi da qui Satana), e come fece Pietro quando Simon Mago gli offrì del denaro: Il tuo denaro perisca con te. Ma sembra [Numeri 22:19] che egli avesse una forte inclinazione ad accettare l'offerta, perché avrebbe atteso ulteriormente, per sapere ciò che Dio gli avrebbe detto, sperando che potesse cambiare idea e dargli il permesso di andare. Era una vile riflessione su Dio Onnipotente, come se potesse cambiare idea, e ora finalmente permettere che fossero maledetti coloro che aveva dichiarato beati, e come se fosse portato a permettere ciò che aveva già dichiarato essere malvagio. Sicuramente pensava che Dio fosse del tutto simile a lui. Gli era già stato detto quale fosse la volontà di Dio, alla quale avrebbe dovuto acconsentire, e non desiderare una nuova udienza di quella causa che era già così chiaramente determinata. Notate, è un grandissimo affronto a Dio, e una certa prova del dominio della corruzione nel cuore, chiedere il permesso di peccare.

III. Il permesso che Dio gli diede di andare, Numeri 22:20. Dio venne da lui, probabilmente per mezzo di un angelo, e gli disse che poteva, se gli piaceva, andare con i messaggeri di Balak. Così lo abbandonò alla concupiscenza del suo cuore.

"Poiché hai una tale intenzione di andare, sappi che il viaggio che intraprendi non sarà per il tuo onore; poiché, anche se hai il permesso di andare, non avrai, come speri, il permesso di maledire, per la parola che ti dirò, che tu metterai in pratica".

Nota: Dio ha incatenato gli uomini malvagi; Finora verranno con il suo permesso, ma non oltre a quello che egli glielo permette. Così egli fa sì che l'ira dell'uomo lo lodi, ma, allo stesso tempo, ne trattiene il resto. Dio disse a Balaam in preda all'ira:

"Vai con loro,"

e abbiamo ragione di pensare che Balaam stesso lo capisse, poiché non lo troviamo a supplicare questa concessione quando Dio lo rimproverò per essere andato. Nota: Come Dio a volte nega le preghiere del suo popolo nell'amore, così a volte esaudisce i desideri dei malvagi nell'ira.

IV. La sua partenza per il viaggio, Numeri 22:21. Dio gli diede il permesso di andare se gli uomini lo avessero chiamato, ma egli era così affezionato al viaggio che non troviamo che si sia fermato per la loro chiamata, ma si alzò lui stesso la mattina, preparò ogni cosa con tutta la fretta e andò con i principi di Moab, che erano abbastanza orgogliosi di aver portato a termine il loro punto. L'apostolo descrive il peccato di Balaam qui come quello di essere incorso avidamente in un errore per la ricompensa, Giuda 1:11. L'amore per il denaro è la radice di tutti i mali.

22 Ver. 22. fino alla Ver. 35.

Abbiamo qui un resoconto dell'opposizione che Dio diede a Balaam nel suo cammino verso Moab; probabilmente i principi erano andati prima, o erano andati da qualche altra parte, e Balaam aveva indicato dove li avrebbe incontrati, o dove avrebbero dovuto stare per lui, perché non leggiamo nulla di loro in questa parte del nostro racconto, solo che Balaam, come una persona di una certa qualità, era accompagnato dai suoi due uomini: onore sufficiente, Si potrebbe pensare che, per un uomo del genere, non avesse bisogno di essere obbligato a Balak per la promozione.

I. Ecco il dispiacere di Dio contro Balaam per aver intrapreso questo viaggio: l'ira di Dio si accese perché egli andò, Numeri 22:22. Nota

1. Il peccato dei peccatori non deve essere pensato meno provocante a Dio perché lo permette. Non dobbiamo pensare che, poiché Dio non trattiene gli uomini dal peccato con la sua provvidenza, lo approvi, o che quindi non gli sia odioso; Egli soffre il peccato, eppure è adirato per esso.

2. Nulla è più sgradito a Dio dei disegni malvagi contro il suo popolo; Chi li tocca tocca la pupilla dei suoi occhi.

II. Il modo che Dio prese per far conoscere a Balaam il suo dispiacere contro di lui: un angelo si fermò sulla strada per un avversario. Ora Dio ha adempiuto la sua promessa a Israele (Esodo 23:22), io sarò nemico dei tuoi nemici. I santi angeli sono avversari del peccato, e forse sono impiegati più di quanto siamo consapevoli per prevenirlo, in particolare nell'opporsi a coloro che hanno cattivi disegni contro la chiesa e il popolo di Dio, per i quali Michele nostro principe si erge, Daniele 12:1 10:21. Che conforto è questo per tutti coloro che desiderano il bene dell'Israele di Dio, che egli non permetta mai agli uomini malvagi di fare un tentativo contro di loro, senza mandare i suoi santi angeli a spezzare il tentativo e a mettere al sicuro i suoi piccoli! Quando il profeta vide le quattro corna che disperdevano Giuda, nello stesso tempo vide quattro falegnami che dovevano sfilacciare quelle corna, Zaccaria 1:18, ecc. Quando il nemico verrà come un diluvio, lo Spirito del Signore innalzerà uno stendardo contro di lui. Questo angelo era un avversario di Balaam, perché Balaam lo considerava il suo avversario; altrimenti quelli sono veramente i nostri migliori amici, e dobbiamo considerarli in modo tale da fermare il nostro progresso in modo peccaminoso. L'angelo stava in piedi con la spada sguainata (Numeri 22:23), una spada fiammeggiante, come quella nelle mani dei cherubini (Genesi 3:24), girando da ogni parte. Notate: I santi angeli sono in guerra con coloro con i quali Dio è adirato, poiché sono i ministri della sua giustizia. Osservare

1. Balaam si fece notare il dispiacere di Dio, per l'asino, e questo non lo spaventò. L' asino vide l'angelo, Numeri 22:23. Con quanta vanità Balaam si vantava di essere un uomo con gli occhi aperti e di avere le visioni dell'Onnipotente (Numeri 24:3,4), quando l'asino su cui cavalcava vedeva più di lui, i suoi occhi erano accecati dalla cupidigia e dall'ambizione e abbagliati dalle ricompense della divinazione! Nota: Molti hanno Dio contro di loro e i suoi santi angeli, ma non ne sono consapevoli. L' asino conosce il suo padrone, vede il suo pericolo, ma Balaam non sa, non considera, Isaia 1:3. Signore, quando la tua mano sarà alzata, non vedranno, Isaia 26:11. Nessuno si gonfi di presunzione di visioni e rivelazioni, quando anche un asino vide un angelo; ma si vergognino della propria stupidità, peggiore di quella delle bestie che periscono, le quali, quando si dice loro della spada dell'ira di Dio sguainata contro di loro, mentre persistono in vie malvagie, tuttavia andranno avanti: l'asino ha compreso la legge dell'autoconservazione meglio di così; perché, per salvare se stessa e il suo cavaliere privo di sensi,

(1.) Si allontanò , Numeri 22:23. Balaam avrebbe dovuto cogliere l'accenno di ciò e considerare se non fosse fuori strada dal suo dovere; ma, invece di questo, la batté di nuovo sulla strada. Così quelli che per il peccato volontario corrono a capofitto nella perdizione sono adirati contro coloro che vorrebbero impedire la loro rovina.

(2.) Non era andata molto oltre che vide di nuovo l'angelo, e, per evitarlo, corse fino a un muro e schiacciò il piede del suo cavaliere, Numeri 22:24,25. A quanti cattivi incidenti siamo soggetti viaggiando sulla strada, dai quali, se siamo preservati, dobbiamo riconoscere i nostri obblighi verso la divina Provvidenza, che con il ministero degli angeli ci mantiene in tutte le nostre vie, per non sbattere il piede contro una pietra; ma, se in qualsiasi momento ci imbattiamo in un disastro, questo dovrebbe indurci a chiederci se la nostra via è retta agli occhi di Dio o no. Lo schiacciamento del piede di Balaam, sebbene fosse stato il salvataggio, lo provocò così tanto che si colpì l'asino per la seconda volta, tanto siamo inclini ad essere arrabbiati per quella che, sebbene sia un disagio presente, è tuttavia una vera gentilezza.

(3.) Al successivo incontro con l'angelo, l'asina cadde sotto Balaam, Numeri 22:26,27. Avrebbe dovuto considerare che c'era certamente qualcosa di straordinario in questo; perché il suo asino non era irrequieto, né era solita servirlo così: ma è comune che coloro che hanno il cuore pieno di fare il male vadano avanti violentemente e rompano tutte le difficoltà che la Provvidenza pone sulla loro strada per frenarli e fermarli nella loro carriera. Balaam gli colpì per la terza volta l'asino, sebbene ora gli avesse reso il miglior servizio che gli avesse mai fatto, salvandolo dalla spada dell'angelo e prostrandosi insegnandogli a fare altrettanto.

(4.) Quando tutto questo non volle operare su di lui, Dio aprì la bocca dell'asina, ed essa gli parlò ancora e ancora; eppure nemmeno questo lo mosse: Il Signore aprì la bocca dell'asino, Numeri 22:28. Questo fu un grande miracolo, al di sopra della potenza della natura, e operato dalla potenza del Dio della natura, che fece la bocca dell'uomo e gli insegnò a parlare, perché altrimenti (poiché si impara a parlare per pura imitazione, e quindi coloro che nascono sordi sono di conseguenza muti) il primo uomo non avrebbe mai parlato, né alcuno della sua discendenza. Colui che faceva parlare l'uomo poteva, quando voleva, far parlare l'asino con voce d'uomo, 2Pietro 2:16. Qui il signor Ainsworth osserva che il diavolo, quando tentò i nostri progenitori a peccare, impiegò un serpente sottile, ma che Dio, quando volle convincere Balaam, impiegò un asino sciocco, una creatura ottusa e ottusa secondo un proverbio; poiché Satana corrompe le menti degli uomini con l' astuzia di coloro che stanno in agguato per ingannare, ma Cristo ha scelto le cose stolte del mondo per confondere i saggi. Con un asino muto Dio rimprovera la follia del profeta, perché non vorrà mai rimproveri, ma quando vuole può far gridare le pietre come testimoni di lui, Luca 19:40; Abacuc 2:11.

[1.] L'asino si lamentò della crudeltà di Balaam (Numeri 22:28): "Che cosa ti ho fatto perché tu mi abbia percosso?". Nota: Il giusto Dio non vedrà maltrattati i più umili e i più deboli, ma o saranno in grado di parlare in loro difesa, o in un modo o nell'altro parlerà per loro. Se Dio non permettesse che a una bestia subisse un torto, tanto meno un uomo, un cristiano, un figlio suo. Non possiamo aprire la bocca ai muti, come Dio ha fatto qui, ma possiamo e dobbiamo aprire la nostra bocca per i muti, Proverbi 31:8; Giobbe 31:13. La lamentela dell'asino era solo: Che cosa ho fatto? Nota: Quando siamo spinti a colpire qualcuno con la mano o con la lingua, dovremmo considerare ciò che ci hanno fatto e quale provocazione ci hanno dato. Noi non lo ascoltiamo, ma così l'intera creazione geme, essendo oppressa, Romani 8:22. Era molto che Balaam non si meravigliò di sentire parlare il suo asino, e fu confuso: ma alcuni pensano che non fosse una novità per lui (essendo un prestigiatore) che i suoi familiari parlassero così; altri pensano piuttosto che la sua testa brutale, una forte passione, lo abbia così accecato da non poter osservare o considerare la stranezza della cosa. Nulla attrae gli uomini peggio della rabbia sfrenata. Balaam, nella sua furia , desiderò avere una spada con cui uccidere il suo asino, Numeri 22:29. Vedi la sua impotenza; può egli pensare con le sue maledizioni di fare del male a Israele che non ha il potere di uccidere il suo stesso asino? Questo non può fare, eppure vorrebbe farlo; E che cosa ci guadagnerebbe, se non rendersi tanto più povero (come fanno molti), per gratificare la sua passione e la sua vendetta? Tale fu la follia di questo falso profeta. Qui il vescovo Hall osserva: È male cadere nelle mani di coloro che le creature brute trovano spietati; perché l'uomo buono ha riguardo alla vita della sua bestia.

[2.] L'asino ragionò con lui, Numeri 22:30. Dio permise non solo a una creatura muta di parlare, ma anche a una creatura ottusa di parlare allo scopo. Tre cose che lei discute con lui da:

Primo, la Sua correttezza in lei: Non sono io il tuo asino? Nota

1. Dio ha dato all'uomo un dominio sulle creature: esse sono date nelle sue mani per essere usate, e messe sotto i suoi piedi per essere governate.

2. Anche le persone malvagie hanno un titolo sui beni che Dio dà loro, di cui non devono subire torto.

3. Il dominio che Dio ci ha dato sulle creature è una buona ragione per cui non dovremmo abusare di loro. Noi siamo i loro signori, e quindi non dobbiamo essere tiranni.

In secondo luogo, la Sua utilità verso di lui: Sul quale tu hai cavalcato. Nota

È bene per noi considerare spesso quanto siano utili per noi le creature inferiori, e lo siano state, per poter essere grati a Dio e teneri verso di loro.

In terzo luogo, che lei non era solita farlo per lui, e non gli aveva mai schiacciato il piede, né era caduta sotto di lui; poteva quindi concludere che c'era qualcosa di più del normale che la faceva fare così ora. Nota

1. Il raro verificarsi di un reato dovrebbe moderare il nostro dispiacere nei confronti di un trasgressore.

2. Quando le creature si allontanano dalla loro consueta obbedienza verso di noi, dovremmo indagare la causa dentro di noi ed essere umiliati per il nostro peccato.

2. Alla fine Balaam si accorse del dispiacere di Dio per l'angelo, e questo lo fece trasalire. Quando Dio aprì gli occhi, vide l'angelo (Numeri 22:31), e poi egli stesso cadde con la faccia a terra, in riverenza di quel glorioso messaggero, e per paura della spada che vide nella sua mano. Dio ha molti modi per impanare e abbattere il cuore duro e non umiliato.

(1.) L'angelo lo rimproverò per la sua oltraggiosità (Numeri 22:32,33): Perché hai percosso il tuo asino? Che ci pensiamo o no, è certo che Dio ci chiamerà a rendere conto degli abusi fatti alle sue creature. Anzi, gli mostra quanta ragione avesse per battersi sul petto e per condannare se stesso, che per volare così contro il suo asino

("La tua via è perversa davanti a me, e allora come puoi aspettarti di prosperare?"),

e quanto il suo asino fosse più saggio di lui, e quanto fosse grato a lei che lei si allontanasse; era per la sua sicurezza, e non per la sua, perché se lei fosse andata avanti, lui sarebbe stato ucciso, e lei sarebbe stata salvata viva. Notate: Quando i nostri occhi saranno aperti, vedremo in quale pericolo ci troviamo in un modo peccaminoso, e quanto sia stato per il nostro vantaggio essere attraversati in esso, e quali sciocchi siamo stati a litigare con le nostre croci che hanno contribuito a salvarci la vita.

(2.) Balaam allora sembrò cedere (Numeri 22:34):

"Ho peccato, ho peccato nell'intraprendere questo viaggio, ho peccato nell'andare avanti così violentemente";

ma egli si scusò con questo, che non vide l'angelo; eppure, ora che lo aveva visto, era disposto a tornare di nuovo. Ciò che dispiaceva a Dio non era tanto il suo andare, quanto il suo andare con un disegno malvagio contro Israele, e una segreta speranza che, nonostante la clausola con cui il suo permesso era ostruito, avrebbe potuto prevalere per maledirli, e così gratificare Balak, e ottenere la preferenza sotto di lui. Non sembra che fosse consapevole di questa malvagità del suo cuore, o disposto ad ammetterla, ma, quando scoprirà di non poter andare avanti, sarà contento (poiché non c'è rimedio) di tornare indietro. Qui non c'è alcun segno che il suo cuore si sia voltato, ma, se le sue mani sono legate, non può farne a meno. Così molti lasciano i loro peccati solo perché i loro peccati li hanno lasciati. Sembra che ci sia una riforma della vita, ma a che servirà se non ci sarà un rinnovamento del cuore?

(3.) L'angelo, tuttavia, continuò il suo permesso:

"Andate con gli uomini, Numeri 22:35. Va', se hai intenzione di prenderti in giro e di essere svergognato davanti a Balak e a tutti i principi di Moab. Va', solo la parola che io ti dirò, che tu dirai, che tu voglia o no".

poiché questo sembra non essere un precetto, ma una predizione dell'evento, che non solo non dovrebbe essere in grado di maledire Israele, ma dovrebbe essere costretto a benedirlo, il che sarebbe più per la gloria di Dio e la sua stessa confusione che se si fosse voltato indietro. Così Dio gli diede un giusto avvertimento, ma egli non volle accettarlo; andò con i principi di Balak. A causa dell'iniquità della cupidigia di Balaam, Dio si adirò e lo colpì, ma egli proseguì in modo perverso, Isaia 57:17.

36 Ver. 36. fino alla Ver. 41.

Abbiamo qui l'incontro tra Balak e Balaam, nemici confederati dell'Israele di Dio; Ma qui sembrano differire nelle loro aspettative di successo.

1. Balak ne parla con fiducia, non dubitando ma per ottenere il suo punto ora che Balaam era arrivato. In attesa di ciò, gli andò incontro, fino all'estremo confine del suo paese (Numeri 22:36), in parte per soddisfare il suo desiderio impaziente di vedere qualcuno da cui aveva così grandi aspettative, e in parte per rendere onore a Balaam, e così impegnarlo con tutta la sua forza a servirlo. Guardate quale rispetto tribunavano i principi pagani a coloro che non avevano che il nome e il volto di profeti e pretendevano di avere alcun interesse per il cielo; e come era benvenuto colui che veniva con la bocca piena di maledizioni. Che vergogna è dunque che gli ambasciatori di Cristo siano così poco rispettati dai più, così disprezzati da alcuni, e che siano così freddamente accolti coloro che portano notizie di pace e una benedizione! Balak ora non ha nulla di cui lamentarsi se non che Balaam non è venuto prima, Numeri 22:37. E pensa che avrebbe dovuto considerare l'insistenza di cui Balak si era servito: Non ti ho forse mandato con fervore? (e l'importunità di persone inferiori ai re ha prevalso presso molti contro le loro inclinazioni), e che avrebbe dovuto anche considerare le intenzioni di Balak riguardo a lui: Non sono io in grado di promuoverti all'onore? Balak, come re, era nel suo regno la fonte dell'onore, e Balaam avrebbe dovuto scegliere tra tutte le preferenze che erano nel suo dono; quindi si crede offeso dai ritardi di Balaam, che sembrava come se pensasse che gli onori che preparava non meritassero la sua accettazione. Si noti che la promozione all'onore è un'esca molto allettante per molte persone; e sarebbe bene se fossimo attirati al servizio di Dio dall'onore che ci mette davanti. Perché tardiamo ad andare a lui? Non è egli in grado di promuoverci all'onore?

2. Balaam parla dubbioso della contesa, e ordina a Balak di non dipendere troppo da lui (Numeri 22:38):

"Ho ora il potere di dire qualcosa? Sono venuto, ma che cosa sono più vicino? Maledirei volentieri Israele; ma non devo, non posso, Dio non mi permetterà".

Sembra che parli con irritazione per l'uncino nel naso e le briglie nelle mascelle, come Sennacherib era legato, Isaia 37:29.

3. Si rivolgono con tutta velocità al business. Balaam viene nobilmente intrattenuto durante la notte, viene offerto un sacrificio di ringraziamento agli dèi di Moab, per l'arrivo sano e salvo di questo gradito ospite, e il suo viene trattato con un banchetto sul sacrificio, Numeri 22:40. E il mattino seguente, affinché non si perdesse tempo, Balak condusse Balaam sul suo carro verso gli alti luoghi del suo regno, non solo perché la loro santità (così com'era), pensava, avrebbe potuto dare qualche vantaggio alle sue divinazioni, ma anche perché la loro altezza avrebbe potuto dargli una comoda prospettiva dell'accampamento d'Israele, che doveva essere il calcio o il bersaglio contro cui avrebbe dovuto scagliare le sue frecce avvelenate. E ora Balaam è davvero tanto sollecito di piacere a Balak quanto aveva sempre preteso di essere per piacere a Dio. Vedi che bisogno abbiamo di pregare ogni giorno, Padre nostro che sei nei cieli, non ci indurre in tentazione.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Numeri 22

1 Capitolo 22

Balac teme Israele, e manda a chiamare Balaam Num 22:1-14

Balaam va da Balac Num 22:15-21

L'opposizione a Balaam sulla strada Num 22:22-35

Balaam e Balac si incontrano Num 22:36-41

Versetti 1-14

Il re di Moab aveva elaborato un piano per far maledire il popolo d'Israele, cioè per mettere contro di loro Dio, che fino a quel momento aveva combattuto per loro. Aveva la falsa idea che, se fosse riuscito a convincere qualche profeta a pregare per il male su di loro e a pronunciare una benedizione su di sé e sulle sue forze, allora sarebbe stato in grado di trattare con loro. Nessuno aveva una reputazione così grande come Balaam; e Balac lo assumerà, anche se manderà molto lontano per lui. Non si sa se il Signore avesse mai parlato a Balaam o per mezzo di lui prima di questo episodio, anche se è probabile che l'abbia fatto ed è certo che l'abbia fatto anche in seguito. Tuttavia abbiamo abbondanti prove che egli visse e morì da uomo malvagio, nemico di Dio e del suo popolo. E la maledizione non verrà su di noi se non c'è una causa, anche se gli uomini la pronunciano. Per prevalere su Balaam, essi presero il salario dell'iniquità, ma Dio pose un freno a Balaam, proibendogli di maledire Israele. Balaam non era estraneo alla causa di Israele, per cui avrebbe dovuto rispondere subito ai messaggeri che non avrebbe mai maledetto un popolo che Dio aveva benedetto; ma si prese una notte di tempo per riflettere sul da farsi. Quando ci confrontiamo con le tentazioni, rischiamo di essere sopraffatti. Balaam non fu fedele nel riportare la risposta di Dio ai messaggeri. Questi sono un buon segno per la tentazione di Satana, che riduce i vincoli divini; come se andare contro la legge di Dio fosse solo andare senza il suo permesso. Anche i messaggeri non sono fedeli nel riportare la risposta di Balaam a Balac. In questo modo molti si lasciano ingannare dalle lusinghe di coloro che li circondano, impedendo loro di vedere i propri difetti e le proprie follie.

15 Versetti 15-21

Una seconda ambasciata fu inviata a Balaam. Sarebbe bene per noi se fossimo altrettanto seri e costanti nel perseguire un'opera buona, nonostante le delusioni. Balac gettò un'esca non solo per la cupidigia di Balaam, ma anche per il suo orgoglio e la sua ambizione. Con quanto ardore dovremmo implorare Dio ogni giorno di mortificare tali desideri in noi! I peccatori non si danno pena, non risparmiano nulla e non si curano di quanto si abbassano per appagare il loro lusso o la loro malizia. Dovremmo allora essere restii a fare ciò che è giusto? Dio non voglia! Le convinzioni di Balaam lo spingevano ad attenersi agli ordini di Dio; e nessuno avrebbe potuto parlare meglio. Ma molti chiamano Dio loro, che non sono suoi, non veramente perché non solo suoi. Non si possono giudicare gli uomini dalle loro parole; Dio conosce il cuore. La corruzione di Balaam lo spinse allo stesso tempo ad andare contro il comando. Sembrava rifiutare la tentazione, ma non la aborriva. Aveva un forte desiderio di accettare l'offerta e sperava che Dio lo autorizzasse a partire. Gli era già stato detto qual era la volontà di Dio. È una prova certa della corruzione che regna nel cuore, chiedere il permesso di peccare. Dio abbandonò Balaam alle voglie del suo cuore. Come Dio a volte nega le preghiere del suo popolo per amore, così a volte esaudisce i desideri dei malvagi per ira.

22 Versetti 22-35

Non dobbiamo pensare che, poiché Dio non trattiene sempre gli uomini dal peccato con la sua provvidenza, lo approvi o che non gli sia odioso. Gli angeli santi si oppongono al peccato e forse sono impegnati a prevenirlo più di quanto non si sappia. Questo angelo era un avversario di Balaam, perché Balaam lo considerava un suo avversario; sono davvero i nostri migliori amici, e dovremmo considerarli tali, quelli che impediscono il nostro progresso nelle vie del peccato. Balaam si accorge del dispiacere di Dio grazie all'asino. È frequente che coloro che hanno il cuore ben disposto a fare il male, avanzino con violenza attraverso le difficoltà che la Provvidenza pone sul loro cammino. Il Signore aprì la bocca dell'asino. Questo fu un grande miracolo operato dalla potenza di Dio. Colui che faceva parlare l'uomo, poteva, quando gli piaceva, far parlare l'asino con la voce dell'uomo. L'asino si lamentò della crudeltà di Balaam. Il Dio giusto non permette che i più meschini o i più deboli siano maltrattati; ma essi dovranno essere in grado di parlare in loro difesa, oppure egli parlerà in un modo o nell'altro per loro. Balaam ha finalmente aperto gli occhi. Dio ha molti modi per far crollare i cuori duri e insensibili. Quando i nostri occhi saranno aperti, vedremo il pericolo delle vie del peccato e quanto sia stato vantaggioso per noi attraversarle. Balaam sembrò cedere: "Ho peccato", ma non sembra che fosse consapevole della malvagità del suo cuore o che volesse ammetterla. Se si accorge di non poter andare avanti, si accontenta, visto che non c'è rimedio, di tornare indietro. Così molti abbandonano i loro peccati, solo perché i loro peccati li hanno abbandonati. L'angelo dichiarò che non solo non avrebbe potuto maledire Israele, ma sarebbe stato costretto a benedirlo: questo sarebbe stato più per la gloria di Dio e per la sua stessa confusione, che se fosse tornato indietro.

36 Versetti 36-41

Balac non ha più nulla da recriminare, se non il fatto che Balaam non sia venuto prima. Balaam invita Balac a non dipendere troppo da lui. Sembra che parli con irritazione, ma in realtà desidera compiacere Balac come aveva sempre preteso di compiacere Dio. Vedete che bisogno abbiamo di pregare ogni giorno: "Padre nostro che sei nei cieli, non ci indurre in tentazione". Siamo gelosi dei nostri cuori, visto che gli uomini possono arrivare alla conoscenza di Dio e tuttavia mancare alla grazia divina.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Numeri 22

1 Con questo capitolo inizia la quarta e ultima divisione del Libro dei Numeri, composta da 14 capitoli. In essi sono narrati gli eventi accaduti a Israele mentre era accampato nelle pianure di Moab, e alcune istruzioni e disposizioni sono stabilite da Mosè in riferimento al loro effettivo ingresso nell'eredità promessa.

Le pianure - Ebraico ערבה ărābâh ; il vocabolo è il plurale di quello che si usa per denotare l'intero tratto depresso lungo il Giordano e il Mar Morto, e poi, dove è ancora chiamato Arabah (cfr. Numeri 21:4 nota), fino al golfo Elanitico.

Da questo lato Giordano da Gerico - Piuttosto, attraverso il Giordano di Gerico, cioè quella parte del Giordano che costeggiava il territorio di Gerico. Questa forma di espressione indica il sito del campo nella sua relazione con la nota città di Gerico. Vedi Deuteronomio 1:1.

2 Balak figlio di Zippor - Il confronto di Numeri 22:4 con Numeri 21:26 suggerisce che Balak non fosse il re ereditario ma un madianita, e che fosse avvenuto un cambio di dinastia. Il nome di suo padre, Zippor, "Uccello", ci ricorda quelli di altri Madianiti, ad es.

g., Oreb, “Corvo”, Zeeb, “Lupo”. Forse i capi madianiti avevano approfittato della debolezza dei moabiti dopo le vittorie degli amorrei per affermarsi come principi nel paese.

5 Balaam figlio di Beor era fin dall'inizio un adoratore in una sorta di vero Dio; e aveva appreso alcuni elementi di pura e vera religione nella sua casa nell'estremo oriente, culla degli antenati d'Israele. Ma sebbene profetizzasse, senza dubbio anche prima che gli ambasciatori di Balak venissero da lui, in nome del vero Dio, tuttavia la profezia era ancora per lui come prima un semplice affare, non una religione. La citazione di Balak si rivelò una crisi nella sua carriera: e fallì al processo.

Quando l'oro e gli onori di Balak sembravano essere finalmente perduti, divenne avventato e disperato; e, come per sfida, consigliò il malvagio stratagemma con cui sperava di provocare indirettamente quella rovina del popolo di Dio, che gli era stato impedito di operare diversamente. Egli così, come Giuda e Ahitofel, mise in moto una serie di eventi che comportarono la sua stessa distruzione.

Il nome Balaam significa "distruttore" o "mangione" ed è in parte identico a "Bela, figlio di Beor", il primo re di Edom Genesi 36:32. Il nome “Beor” (“bruciare”) è quello del padre, o forse antenato, del profeta.

Pethor, che è presso il fiume della terra dei figli del suo popolo - Piuttosto, Pethor che era... terra. Pethor (Pitru, assiro) era sul fiume Sagura (moderno: Sajur) vicino al suo incrocio con l'Eufrate.

7 Ricompense della divinazione - Giustamente interpretato in 2 Pietro 2:15 come "il salario dell'ingiustizia".

8 Balaam doveva sicuramente sapere che la benedizione di Dio era sul popolo della cui meravigliosa marcia fuori dall'Egitto conosceva Esodo 15:14; Esodo 18:1; Giosuè 2:9 , e dal quale egli stesso aveva probabilmente imparato molto (confronta il linguaggio di Numeri 23:12 con Genesi 13:6 , e quello di Numeri 24:9 con Genesi 49:9 ) .

Ma la sua risposta ai messaggeri del mattino successivo Numeri 22:13 , tradisce il desiderio di avventurarsi al massimo di ciò che Dio non proibirebbe, piuttosto che compiere la volontà di Dio con sincera sincerità.

15 Balak, come l'antico mondo pagano in generale, non solo credeva nell'efficacia delle maledizioni e degli incantesimi degli indovini, ma considerava i loro servizi strettamente venali. Quindi, quando la sua prima offerta è stata rifiutata, ne deduce subito che non aveva offerto abbastanza in alto.

19 Anche voi, cioè come gli altri inviati prima di voi. Se Balaam avesse posseduto un sincero spirito di obbedienza, avrebbe trovato nelle prime istruzioni Numeri 22:12 una decisione finale in merito. La sua ipocrita insistenza con Dio quando i nuovi messaggeri arrivarono da Balak dimostra la sua avversione alla volontà dichiarata di Dio.

22 L'angelo - cioè, l'Angelo che guidò gli Israeliti attraverso il deserto (confronta Numeri 20:16 e riferimenti), e successivamente apparve come Capitano dell'esercito del Signore a Giosuè Giosuè 6:13. Desiderando maledire Israele, Balaam stava combattendo contro il leader di Israele. La presenza dell'Angelo nel suo cammino era destinata ad aprire i suoi occhi, accecati dal peccato, sul vero carattere della sua condotta.

24 In un sentiero dei vigneti, cioè in un sentiero chiuso da muri di vigna su ogni lato. Il percorso dalla strada attraverso il campo aperto Numeri 22:23 a quello murato, e quindi al luogo stretto, dove non c'era spazio per girare Numeri 22:26 , mostra che Balaam si stava avvicinando a una città, senza dubbio quella che era la meta del suo viaggio.

28 E il Signore aprì la bocca dell'asino - Il racconto fu forse dato da Balaam agli Israeliti dopo la sua cattura nella guerra contro Madian. Confronta Numeri 31:8. Ciò che è qui registrato è stato apparentemente percepito da lui solo tra i testimoni umani. Dio può aver fatto sì che i suoni emessi dalla creatura dopo che la sua specie fosse diventata per l'intelligenza del profeta come se si rivolgesse a lui con un discorso razionale.

In effetti a un augure, orgoglioso della sua abilità nell'interpretare le grida ei movimenti degli animali, non poteva essere dato un avvertimento più sorprendente di uno così reale come questo, ma trasmesso attraverso il mezzo della sua stessa arte.

32 È perverso - Piuttosto, è a capofitto. Confronta le parole di 2 Pietro 2:16 , "la follia del profeta".

35 Vai con gli uomini - Un comando, non un semplice permesso. Balaam, non più un fedele servitore di Dio, fu d'ora in poi sopraffatto in tutti i suoi atti in modo che potesse servire il proposito divino come strumento.

Numeri 22:26

Una città di Moab - Or, Ir-Moab, probabilmente lo stesso di Ar-Moab Numeri 21:15. Poiché Balaam nel suo viaggio avrebbe evitato i distretti occupati dagli Israeliti, deve essersi avvicinato a questa città da est, per il corso del Nahaliel; e nel nome Balu'a, ancora portato da uno dei rami superiori di questo torrente, c'è forse una reminiscenza del nome del profeta.

39 Kirjath-buzoth - cioè "città delle strade", all'interno dei domini di Balak, a sud dell'Arnon, e identificata con le rovine di Shihan, 4 miglia a ovest per sud del sito assegnato ad Ar o Ir, o con Kirjathaim (Kureivat) .

41 Che da lì potesse vedere - Piuttosto, e da lì vedeva.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Numeri 22

1 INTRODUZIONE A NUMERI 22

I figli d'Israele, giunti nelle pianure di Moab, gettarono nel panico il re di Moab, il quale espresse i suoi timori agli anziani di Madian, Numeri 22:1-4 e mandò a chiamare Balaam, l'indovino, per maledire il popolo d'Israele, ma egli, consultato il Signore, rifiutò di venire, Numeri 22:5-14, al che il re di Moab gli mandò una seconda volta: facendo grandi promesse di preferenza a lui, e che in questo tempo ottenne dal Signore il permesso di andare con i messaggeri, Numeri 22:15-21, ma fu incontrato lungo la strada da un angelo del Signore, che lo avrebbe ucciso se non fosse stato per il suo asino, di cui è data una rivelazione molto meravigliosa, Numeri 22:22-35, e il capitolo si chiude con il colloquio tra Balak re di Moab e Balaam, e un resoconto di ciò che accadde tra loro, e di ciò che fu fatto da loro, Numeri 22:36-41

Veretto 1.E i figli d'Israele si misero avanti,

Dal paese di Basan, di cui abbiamo letto l'ultima volta, dopo che ebbero conquistato Og, re degli Amorrei, e anche Sihon, re degli Amorrei, e stabilito alcune delle loro tribù in entrambi i regni; il luogo particolare da cui vennero qui, secondo il racconto dei loro viaggi, erano le montagne di Abarim, Numeri 33:48 :

e si accamparono nelle pianure di Moab, la parte di loro in cui si accamparono si estendeva da Bet-Gesimoth ad Abelshittim, Numeri 33:49,

da questa parte il Giordano presso Gerico; o Giordano di Gerico, come i Targumim di Onkelos e Gionatan; un fiume che scorreva vicino a Gerico, scorrendo tra le pianure di Moab e le pianure di Gerico; secondo Giuseppe Flavio era a sessanta stadi, o sette miglia e mezzo da Gerico; ma, secondo Girolamo, era solo cinque miglia: o piuttosto, come alcune versioni lo rendono "di fronte a Gerico"; poiché Gerico era dall'altra parte del fiume Giordano, e le pianure di Moab, o quella parte di esse dove ora si accampava Israele, avevano ragione contro quella città; e così Giuseppe Flavio dice

2 Veretto 2.E Balak, figlio di Zippor, vide tutto ciò che Israele aveva fatto agli Amorei. Il fatto che la parola "Amorrei" sia particolarmente acuta, mostra, come osserva Aben Esdra, che si intendono entrambi Sihon e Og, e che non c'era tra i re del paese di Canaan nessuno così grande come loro; perciò, quando Balak, che era l'attuale re di Moab, vide ciò che Israele aveva fatto loro, che li avevano conquistati e si erano impadroniti dei loro regni, ragionò tra sé e disse, come lo rappresenta Jachi, che se non potevano resistere davanti a Israele, tanto meno potevano farlo lui e il suo popolo; e piuttosto, poiché quei re che Israele aveva sottomesso erano troppo potenti per il re di Moab, e gli avevano tolto parte del suo paese, eppure Israele era troppo forte per loro

3 Veretto 3E Moab ebbe grande paura del popolo,

affinché non entrassero nel loro paese e facessero a loro ciò che avevano fatto a Sihon e Og e ai loro paesi; per questo motivo il re di Moab, i suoi nobili e il popolo del paese erano in preda a un panico estremamente grande, che era un adempimento della profezia di Mosè in Esodo 15:15 :

perché erano molti, il numero di loro presi poco dopo in questo luogo, dove si trovavano ora, nelle pianure di Moab, anche dopo che 24.000 erano morti di peste, era di 601.730, Numeri 25:9 26:51 :

e Moab fu angosciato a causa dei figli d'Israele; sebbene non ne avessero ragione, se avessero considerato la loro parentela con loro, essendo i discendenti di Abramo, lo zio di Lot, di cui erano i discendenti; e che gli Israeliti avevano reso loro un servizio liberandoli da tali cattivi vicini, che avevano preso loro gran parte del loro paese, e senza dubbio li stavano invadendo continuamente; e soprattutto avevano conosciuto gli ordini che gli Israeliti avevano dal Signore di non affliggerli, né di contendere con loro in battaglia, Deuteronomio 2:9, ma di questo erano ignoranti, ed essendo di una religione diversa dagli Israeliti, li avevano in orrore, o li detestavano, come significa la parola; sebbene il significato sembri piuttosto essere che avevano una nausea, un disgusto nello stomaco, e non potevano mangiare il loro cibo, a causa del terrore degli Israeliti che era su di loro; o erano stanchi della loro vita, come la interpreta Jachi, e come viene usata la parola, Genesi 27:46

4 Veretto 4E Moab disse agli anziani di Madian:

il re di Moab mandò a chiamare per consultarsi sul da fare in questo caso, per il bene e la sicurezza di entrambi i popoli; poiché, secondo il Targum di Gionatan, essi erano un solo popolo e un solo regno fino a questo tempo, almeno erano stati confederati, secondo ciò che è detto in Genesi 36:35 sebbene Jarchi pensi che ci sia sempre stato un odio reciproco l'uno per l'altro, e che Madian ora venne contro Moab in guerra, ma per paura di Israele fu fatta una pace tra loro, proprio come fu con Erode e Ponzio Pilato in un altro caso, Luca 23:12, tuttavia, ora erano amici oltre che vicini; e da ciò risulta che questo Madian non era quello dove viveva Jethro, che era sul Mar Rosso, vicino al monte Sinai, in Arabia Felix; questo era vicino al fiume Arnon, e i Moabiti in Arabia Petrea; e sebbene sia l'uno che l'altro discendano da Madian, figlio di Abramo e di Chetura, tuttavia si erano diffusi, o l'uno era una colonia dall'altro, e potevano essere distinti in Madianiti meridionali e settentrionali; questi ultimi erano quelli vicini a Moab; e questi anziani di Madian, a cui si rivolge il re di Moab, che siano ora alla sua corte, che siano stati chiamati o no, sono gli stessi dei cinque re o principi di Madian, come sono chiamati, Numeri 31:8; Giosuè 13:21 come osserva Aben Esdra:

Ora questa compagnia leccerà tutto ciò che ci circonda; consuma noi, e tutto il nostro popolo, e tutti i contigui a noi, e che dipendono da noi:

come il bue lecca l'erba del campo; con la massima facilità, e con il più presto, e con la massima completezza e interezza; né siamo in grado di opporci a loro più di quanto l'erba del campo resista e impedisca al bue di divorarla

In quel tempo Balak, figlio di Zippor, era re dei Moabiti; secondo il Targum di Gionatan, i Madianiti e i Moabiti regnarono a turno per un tempo così lungo; e che Balak era un Madianita, e così dice Jarchi, e inadatto al regno, e fu posto su di loro per necessità per un certo tempo: ma sembra piuttosto che sia stato re in successione dopo suo padre Zippor; e il proposito dell'espressione è solo quello di mostrare che colui che è stato menzionato prima, Numeri 22:2, era il principe allora regnante quando accadde questa faccenda

5 Veretto 5.Mandò dunque messaggeri a Balaam, figlio di Beor,

In seguito alla consultazione tenuta dal re di Moab con gli anziani di Madian, e molto probabilmente per un loro movimento e per consiglio da essi dato, Balak inviò messaggeri di entrambi i popoli alla persona qui descritta con il suo nome e la sua discendenza, ma non è facile dire chi fosse: i Giudei a volte lo fanno diventare un mago alla corte del Faraone, al tempo in cui Mosè nacque, il che non è probabile; ed è ancora più improbabile che egli sia Labano il Siro, come il Targum di Gionatan qui, e il Targum in 1Cronache 1:44 sebbene altri dicano era il figlio di Beor, il figlio di Labano, e così era il nipote di Labano; e con altrettanta poca probabilità si dice che fosse Elihu, che rispose Giobbe secondo una tradizione dei Giudei, menzionata da Girolamo; né c'è motivo di credere che egli sia mai stato un uomo buono, e un vero profeta del Signore; si dice espressamente che fosse un indovino o un indovino, Giosuè 13:22, una sorta di uomini aborriti da Dio, e da non permettere di stare in mezzo al suo popolo, Deuteronomio 18:10 ma erano di grande credito e stima tra i pagani, a motivo della loro pretesa di predire cose future, o di scoprire beni perduti, e simili; e con i loro incantesimi per scacciare i mali, o portare maledizioni, per le quali Balaam era famoso: e quindi, su consiglio dei Madianiti, Balak lo mandò a chiamare

a Pethor, che è presso il fiume del paese dei figli del suo popolo; la terra del suo popolo, della sua nascita o abitazione, era Aram o Siria, Numeri 23:7 cioè Aram Naharaim, che si trovava tra i due fiumi Tigri ed Eufrate, o quella che a volte è chiamata Mesopotamia, come risulta da Deuteronomio 23:4, e il fiume di quella terra, che era eminentemente chiamato così, è il fiume Eufrate, come il Targum di Gionatan lo esprime qui, e presso quel fiume c'era Pethor, dove ora viveva Balaam; e si pensa che sia lo stesso con la Pacoria di Tolomeo, che era presso quel fiume: i messaggeri furono inviati

per chiamarlo: per invitarlo alla corte di Balak:

dicendo: Ecco, c'è un popolo che esce dall'Egitto; Balak parla di loro, come se non sapesse chi fossero, ma solo che erano venuti dall'Egitto e cercavano una nuova dimora in cui stabilirsi, e quindi erano in pericolo a causa loro, per timore che invadessero il suo paese e vi si stabilissero

ecco, essi coprono la faccia della terra; non la faccia di tutta la terra, a meno che non si supponga un'espressione iperbolica, per mostrare la grandezza del loro numero; ma una gran parte della terra, quasi tutta in vista, anche le pianure di Moab

e si fermano contro di me; erano molto vicini a lui, giacevano accampati davanti al suo paese e alla sua metropoli, e così si riteneva in grave pericolo e minacciato di invasione, come gli faceva supporre il piantare le loro tende così vicine

6 Veretto 6.Vieni ora, dunque, ti prego,

Al mio paese, alla mia città e alla mia corte:

maledicimi questo popolo; imprecazioni su di essi; e che, essendo accompagnato da vari riti e cerimonie, portava calamità sulle persone, che si supponeva che uomini del carattere di Balaam avessero il potere di fare:

perché sono troppo potenti per me; di opporsi e sottomettere con la forza delle armi; e quindi fu costretto a ricorrere a tali arti e metodi di cui era maestro; suggerendo che era in grado di fare di più con le sue divinazioni di quanto potesse essere effettuato da un esercito di uomini:

forse io prevarrò per sconfiggerli e per cacciarli dal paese; c'è speranza, prendendo tali misure, che possano essere superati e vinti; e affinché, insieme con le tue maledizioni e il mio esercito, possiamo colpirli e distruggerli; tu con la tua lingua, io e il mio popolo con la spada, e così li scacci completamente dal paese, e ti liberi chiaramente di loro

poiché io so che colui che tu benedici [è] benedetto, e colui che tu maledici [è] maledetto; così alta era l'opinione che il re di Moab aveva di questo indovino e indovino, dal rapporto che aveva avuto delle potenti imprese da lui compiute; come, che coloro per i quali ha chiesto benedizioni dal cielo le hanno avdute, e coloro sui quali ha impresso mali, sono venuti su di loro; e questa era un'usanza prevalente tra i pagani nei tempi successivi, e in particolare tra i romani; non solo per cercare di strappare gli dèi del popolo con cui erano in guerra e le cui città assediavano, pregando che lasciassero quei luoghi, città e i loro templi; ma auguravano anche mali alle città e agli eserciti, e pregavano gli dèi di riempirli di fuga, paura e terrore, e che potessero abbattersi su di loro quei mali che avevano sugli altri

7 Veretto 7Gli anziani di Moab e gli anziani di Madian partirono,

Da ciò risulta che erano principi e nobili; poiché tali erano gli anziani che erano stati mandati a Balaam per questa missione; e che furono alcuni di entrambi i popoli, Madian e Moab, che vi si opposero, vedi Numeri 22:14 che mostra che, se non erano un solo popolo, sotto un solo re, il che sembra ancora probabile, tuttavia ne fecero una causa comune, e si unirono in questo espediente per salvare il loro paese:

con le ricompense della divinazione nelle loro mani; non che gli indovini fossero stati mandati con loro a Balsam, come interpreta Aben Esdra, per non ingannarli e dissuaderli, dicendo che non era un giorno o un'ora adatta e appropriata per uscire e bestemmiare, cosa che quegli uomini sarebbero stati in grado di confutare; Ma se erano abili nell'arte della divinazione come lui, che bisogno c'era di mandarglielo, quando ne avevano a portata di mano? né strumenti di divinazione, come Jarchi, di cui un indovino così famoso non poteva essere ritenuto senza; ma, come giustamente lo rendiamo, le ricompense della divinazione, che erano fisse o lasciate alla generosità di coloro che ricorrevano a tali persone, ed erano doni che portavano loro, per impegnarli a usare il massimo della loro arte per loro; e questo senso è confermato dagli Apostoli Pietro e Giuda: vedi 2Pietro 2:15, Giuda 1:11 :

e giunsero a Balaam; a Pethor:

gli riferirono le parole di Balak, gli riferirono l'incarico che gli era stato affidato dal re di Moab

8 Veretto 8. Ed egli disse loro: "Alloggiate qui questa notte,

Il che dimostra che era subito incline a fare i loro affari per loro, e vi si sarebbe prontamente impegnato se gli fosse stato permesso; e sembra che fosse nella stagione notturna che egli otteneva conoscenza delle cose, o in sogno, o da spiriti familiari, o consultando le stelle, o altri metodi da lui usati in tali stagioni; O può darsi che questo sia stato detto solo per guadagnare tempo prima che egli desse loro una risposta perentoria, per poter ottenere, se potesse, il permesso di fare ciò che desideravano, al che mostrava una buona inclinazione:

e io vi riferirò di nuovo la parola, come il Signore mi dirà; da ciò sembra che avesse una certa conoscenza del vero Dio e fingesse una grande familiarità con lui, per rendersi così più rispettabile; e in verità era sorprendentemente favorito da un certo grado di intimità con lui, alla quale, per amore di Israele, era ora ammesso; se in qualsiasi altro momento, o in qualsiasi altra occasione, non è certo; Tuttavia, promise ai principi che avrebbe fatto loro sapere il mattino seguente ciò che gli era stato detto, e quindi di conseguenza ciò che avrebbe dovuto o potuto fare:

e i principi di Moab si stabilirono con Balaam; cioè, quella notte, e quindi molto probabilmente anche i principi di Madian; sebbene alcuni scrittori ebrei pensino di andarsene non appena udirono Balaam dire che avrebbe consultato il Signore su questa questione; da cui conclusero che non c'era posto per sperare nel successo, poiché non avrebbe mai acconsentito a distruggere una nazione a lui così cara, e per la quale aveva operato tanti miracoli; ma se questo era il caso, Come mai i principi di Moab si fermarono, ai quali sarebbe stata posta la stessa obiezione? ma la ragione per cui sono nominati solo può essere ciò di cui Aben Esdra dà un accenno, che queste erano le persone principali dell'ambasciata, in cui erano inclusi gli altri, poiché Balak, il loro re, era la persona principale che li aveva inviati

9 Veretto 9. E Dio venne da Balaam,

In un sogno molto probabilmente, come fece con Abimelec e Labano, Genesi 20:3; 31:24 :

e disse: "Chi sono questi uomini che sono con te?". che alloggiò con lui quella notte. Disse questo, non come ignorante chi fossero, o da dove venissero, o da che cosa venissero; ma per condurre a un discorso con Balaam, e per avere da lui il racconto degli uomini e dei loro affari, e per mettere alla prova la sua fedeltà nel raccontare la faccenda

10 Veretto 10. E Balaam disse a Dio:

In risposta alla domanda che gli ha posto:

Balak, figliuolo di Zippor, re di Moab, mi ha mandato; questi uomini, e un loro messaggio:

dicendo; come segue

11 Veretto 11. Ecco, c'è un popolo che viene dall'Egitto,

In questa, e nella parte seguente del versetto, egli riferisce fedelmente e puntualmente le parole di Balak a lui per mezzo dei suoi messaggeri, ben sapendo che non poteva ingannare il Dio onnisciente, o nascondergli qualcosa, anche se poteva ingannare gli uomini; e nascondere loro la verità, per servire uno scopo; vedi Gill su "Numeri 22:5" vedi Gill su "Numeri 22:6"

12 Veretto 12. E Dio disse a Balaam: "Tu non andrai con loro,

Il che è una negazione della prima cosa che Balak chiese: "Vieni ora, dunque", ss. Numeri 22:6

Tu non maledirai il popolo; che era la cosa principale desiderata, e per la quale era sollecitato ad andare con i messaggeri; Ma questo è assolutamente vietato:

perché sono benedetti; dal Signore stesso, con una benedizione irrevocabile, e quindi sarebbe vano e infruttuoso, oltre che pericoloso per lui tentare di maledirli, Genesi 12:3 questo può avere un rispetto speciale per la benedizione di Giacobbe da parte di Isacco, che non poteva essere annullata dalle sollecitazioni di Esaù, e che discese alla posterità di Giacobbe, gli Israeliti, Genesi 27:33

13 Veretto 13. E Balaam si alzò la mattina,

con l'impressione del sogno nella sua mente, e di ciò che era accaduto tra Dio e lui in esso:

e disse ai principi di Balak; il quale mostra quali erano gli anziani che furono inviati, di quale onore e dignità, e può includere sia quelli di Moab che quelli di Madian:

farti entrare nella tua terra; il prima possibile; Mettetevi in viaggio, non serve a nulla rimanere qui:

poiché l'Eterno rifiuta di darmi il permesso di venire con voi; riferisce solo una parte della risposta che ebbe dal Signore, riguardo al fatto che andò con loro, ma non dice una parola sul fatto che gli era stato proibito di maledire Israele, e sulla ragione data per cui non avrebbe dovuto; se avesse riferito ciò, con ogni probabilità gli avrebbe impedito qualsiasi ulteriore richiesta, e quindi qualsiasi tentativo di ottenere ciò, di cui Balaam sembrava consapevole; e perciò, nascondendo ciò, sperava in nuove sollecitazioni e suppliche, e che col tempo il Signore potesse essere persuaso a lasciarlo andare e maledirli; egli aveva un cupidissimo desiderio di ricchezze, onore e preferenza, alla corte di Balak

14 Veretto 14. E i principi di Moab si alzarono,

E anche i principi di Madian subito, senza entrare in colloquio con lui, per persuaderlo ad andare con loro; comprendendo dalla sua risposta che sarebbe stato inutile, e che era deciso a fare come il Signore gli aveva comandato:

Ed essi andarono da Balak, e dissero: "Balaam rifiuta di venire con noi; come Balaam disse loro meno di quello che Dio gli aveva detto, così essi si riferirono a Balac meno di quello che Balaam aveva detto loro; non dicendo nulla del rifiuto del Signore di lasciarlo andare con loro, ma rappresentandolo come un pezzo di orgoglio e ostinazione in Balaam, e che Balak fu lasciato a comprendere; e sembra che egli lo abbia inteso come un pezzo di politica di Balaam, per ottenere da lui un'offerta più grande di denaro o onore, o entrambi, e che il seguente racconto sembra confermare

15 Veretto 15. E Balak mandò ancora una volta principi più numerosi e più onorevoli di loro. Più numerosi e di qualità maggiore erano i principi di primo rango della sua corte; supponendo che Balaam pensasse di non essere trattato con sufficiente rispetto, essendo loro principi della specie più meschina, e pochi, quelli che gli erano stati mandati prima, il che immaginava fosse la ragione, almeno una ragione, per cui rifiutava di venire con loro; persone del carattere di Balaam in quei giorni erano molto riverite

16 Veretto 16. Giunsero a Balaam,

Sebbene uomini di tale rango e dignità, non rifiutarono l'ambasciata, essendo inviati dal loro re; né pensarono che fosse inferiore a loro servire quell'indovino:

e gli disse: "Così dice Balak, figliuolo di Zippor; rappresentando il loro padrone e rivolgendosi all'indovino in suo nome, come suoi ambasciatori; e nello stesso tempo rendendo onore a Balak che li aveva mandati, di cui parlano con rispetto, e a Balaam, al quale erano stati inviati

Ti prego, nulla ti impedisca di venire a me; nessun affare, per quanto così importante, che potesse essere nelle sue mani; né poteva immaginare alcuna mancanza di rispetto nei suoi confronti; né se le ricompense offerte non fossero ritenute sufficienti; né alcuna persuasione degli uomini in senso contrario; e se si potesse pensare che sapesse qualcosa della proibizione di Dio, questo può essere incluso; tanto era urgente quando venne da lui

17 Veretto 17. Poiché io ti promuoverò a grandissimo onore,

Alla sua corte, nominandolo un grande ufficiale, forse il suo primo ministro, in modo che come prima tendesse l'esca alla sua cupidigia, inviandogli grandi doni e ricompense divinatorie, qui, per il suo orgoglio e la sua ambizione, promettendogli la preferenza di corte, sebbene Aben Esdra lo interpreti come mammona o ricchezza, di cui potrebbe dargli una somma immensa: "onorando io ti onorerò grandemente"; o ti caricherò di ricchezze e ricchezze; e così sembra che Balaam lo intenda, poiché nella sua risposta dice: "Se Balak mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro"; sia l'onore civile che la ricchezza mondana possono essere presi in considerazione, poiché sono entrambe cose pesanti e pesanti, e molto desiderabile e accattivante:

e farò tutto quello che mi dirai; dategli il denaro che gli chiede, mettetelo in qualsiasi posto e ufficio desideri; e sebbene fosse un principe sovrano, sarebbe stato ai suoi ordini e avrebbe fatto tutto ciò che gli avesse ordinato di fare nel suo regno, così come in ciò che riguardava la questione della maledizione di Israele; come troviamo che fece in seguito, per quanto riguarda i sacrifici e i riti ad essi relativi:

vieni dunque, ti prego, maledicimi questo popolo; rinnovando con grande insistenza la richiesta fatta nella prima ambasciata, Numeri 22:6 ma usando qui una parola diversa per "bestemmiare"; lì, come osserva Munster, la parola significa imprecare leggermente; qui, per bestemmiare e dedicarsi completamente alla rovina; a cui si può aggiungere, bestemmiare espressamente e per nome, trafiggere da cima a fondo, privare di tutti i benefici e distruggere completamente

18 Veretto 18. Balaam rispose e disse al servo di Balak:

I quali non erano soltanto principi del paese, ma anche ufficiali di stato alla corte di Balak

se Balak mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, non potrei andare oltre la parola del Signore mio Dio, per fare di meno o di più; il che è ben detto, se fosse stato dal suo cuore: parla molto rispettosamente di Dio, chiamandolo con il suo grande e incomunicabile nome Geova, l'Essere degli esseri; rappresentandolo come l'oggetto del suo culto e della sua adorazione, come potrebbe essere insieme ad altri dèi, che era la pratica dei pagani in quei tempi, in particolare dei Siri, tra i quali viveva Balaam; così fecero Labano e altri prima di lui: similmente ne fa professione, e pretende di interessarsi, cosa che potrebbe piuttosto fare, per sembrare più grande, come servo dell'Iddio altissimo; poiché i Gentili in quei tempi, e anzi in tempi successivi, avevano l'idea di un solo Dio supremo, superiore a tutti gli altri; e questo Geova Balaam rivendicò come suo Dio: egli parla molto bene della parola di Dio, alla quale fingeva di avere un riguardo così rigoroso, che non l'avrebbe trasgredita minimamente, per tutto ciò che Balak poteva dargli o più, no, non per tutto il denaro del mondo; eppure il suo cuore allo stesso tempo seguiva la sua cupidigia, ed era ansiosamente desideroso e avido di ottenere nelle sue mani i vantaggi che gli venivano offerti; poiché sperava che Dio avrebbe cambiato la sua mente, e cambiato la sua parola, e gli avrebbe dato il permesso di andare a prendere il denaro, come appare da ciò che segue

19 Veretto 19. Or dunque, vi prego, rimanete qui anche voi questa notte,

Come avevano fatto i primi messaggeri; Questo dimostra la sua forte inclinazione ad andare con loro, e a fare ciò che gli veniva chiesto, se gli fosse stato permesso; altrimenti avrebbe potuto e dovuto dire subito ai messaggeri che Balak non aveva bisogno di dare tanto fastidio a se stesso e a loro, poiché non era in suo potere fare per lui ciò che chiedeva; né lo avrebbe tentato, in quanto contrario alla volontà di Dio, e quindi sarebbe stato il modo migliore per tornare il più presto possibile; ma invece di questo, desidera che rimangano quella notte, il che deve dare loro qualche speranza di riuscire nella loro ambasciata:

affinché io possa sapere di più ciò che il Signore mi dirà; sperava di cambiare idea e di dirgli qualcosa di diverso e contrario a ciò che gli aveva precedentemente dichiarato, che supporre da Dio è grande viltà e malvagità; A tal punto il suo avido desiderio di ricchezze e di onore lo spinse fino a fargli arrivare; avrebbe dovuto accontentarsi della risposta che gli era già stata data e non chiedere altro

20 Veretto 20. E l'Eterno venne da Balaam di notte,

Come prima, Numeri 22:9 potrebbe essere in sogno; il Targum di Gionata è come lì,

"una parola venne dal Signore":

e gli disse: "Se quegli uomini vengono e ti chiamano, alzati e va' con loro; Questo fu detto, come alcuni pensano, non seriamente, ma sarcasticamente, o piuttosto in modo arrabbiato, ordinandogli di andarsene, se voleva; così abbandonandolo alle concupiscenze del suo cuore, o, al massimo; permettendogli solo di andare con loro, ma non di maledire Israele; e questo permesso di andare sembra essere a questa condizione, se i principi lo chiamarono per primi, e insistettero perché andasse con loro: questa era una prova di Balaam, se sarebbe stato ansioso e ansioso di andare, o avrebbe aspettato pazientemente di essere chiamato; o le parole possono essere tradotte, "vedere", o perché,

essi son venuti a chiamarti, ma tu metti in pratica la parola che io ti dirò; che lo volesse o no, sarebbe stato costretto a farlo, come Jarchi; e quindi non andare con l'intenzione di maledire Israele, cosa che non sarà mai fatta; pertanto andare sarebbe stato vano e infruttuoso, poiché non sarebbe mai stato in grado di rispondere al disegno di Balak: ma Balaam sperava ancora, non essendo espresso così pienamente e chiaramente come prima, di non maledire Israele; che Dio gli avrebbe detto qualcos'altro, sebbene non ne avesse alcuna ragione, ma tutto il contrario; tanto era accecato da un avido desiderio di ricchezze e di onore

21 Veretto 21. E Balaam si alzò la mattina,

Di buon'ora, senza aspettare il richiamo dei principi, che mostrava quanto fosse ansioso di andarsene e quanto fosse intento nel viaggio:

e sellò il suo asino; il che, se lo ha fatto lui stesso, come suggerisce Jacchi, questa è un'ulteriore prova della fretta in cui si trovava; sebbene, poiché aveva con sé due servi, è più probabile che lo facessero per suo ordine: lo stesso si dice di Abramo, Genesi 22:3, era consuetudine che le persone note e di figura, in quei tempi e paesi, cavalcassero asini, Giudici 5:10 e andasse con i principi di Moab; in compagnia di loro, e con la stessa buona volontà di loro, essendo il suo cuore e il loro uguali, come nota Jacchi; sebbene sembri da ciò che segue che in un modo o nell'altro si separarono presto; perché quando accadde l'affare dell'asino, Balaam era solo, assistito solo dai suoi due servi

22 Veretto 22. E l'ira di Dio si accese perché egli andò,

Sebbene gli avesse dato il permesso di andare; ma poi fu a condizione che i principi lo chiamassero ad andare con loro, mentre lui andò senza il loro richiamo e non lo attese; e inoltre non li informò, come non aveva fatto prima con i messaggeri, di ciò che Dio aveva detto, affinché non maledicesse Israele, né dicesse nulla di contrario a questa sua volontà, la quale, se l'avesse detto loro, non l'avrebbero preso con loro; inoltre, andò con l'intenzione, con la buona volontà di maledire Israele, il che doveva dispiacere a Dio, che conosceva il suo cuore; così il Targum di Gionatan,

"e l'ira del Signore era forte, perché era andato a maledirli";

allo stesso modo, sebbene avesse il permesso di andare, fu in modo arrabbiato, e non era gradito al Signore che andasse, e quindi non avrebbe dovuto andare nonostante ciò; o, almeno, poteva aspettarsi qualche segno del dispiacere divino; così osserva Jachi, vide che la cosa era malvagia agli occhi del Signore, o dispiacergli, eppure lo desiderava; proprio come il popolo di Israele, quando il Signore gli ordinò di salire e prendere possesso della terra, come nel caso di Aben Esdra; desideravano che fossero mandate prima delle persone a spiare il paese, cosa che, sebbene fosse permessa, si arrangiavano per questo: poiché non tutto ciò che Dio permette gli è gradito; inoltre, le parole possono essere tradotte, "quando se ne andò" o, "come stava andando"; e quindi non una ragione dell'ira del Signore, ma esprime quando fu accesa o prorompeva:

e l'angelo del Signore si fermò sulla via come avversario contro di lui; che questi non fosse un angelo creato, uno degli spiriti tutelari, ma l'eterno, l'angelo della presenza di Geova, appare da Numeri 22:35 che precedeva il popolo d'Israele nel deserto, non solo per guidarlo ma per custodirlo e proteggerlo; e che era un avversario dei loro avversari, e in ogni momento si levò per il loro aiuto e assistenza contro tutti coloro che li odiavano e si opponevano: Jarchi lo chiama un angelo di misericordia, che avrebbe trattenuto Balaam dal peccare, affinché non potesse peccare e perire, e quindi era piuttosto un amico che un avversario, se si fosse preso cura di lui:

Or egli cavalcava il suo asino, e i suoi due servi erano con lui; i quali, dice il Targum di Gionata, erano Ianne e Iambre, i maghi d'Egitto, dei quali vedi 2Timoteo 3:8 questi soli erano con lui, i principi di Madian per un motivo o per l'altro erano separati da lui

23 Veretto 23. E l'asina vide l'angelo dell'Eterno che stava sulla strada,

cosa che Balaam non fece; i suoi occhi erano trattenuti dal vederlo dalla potenza e dalla provvidenza di Dio, affinché potesse essere rimproverato e rimproverato dal suo asino, al quale Dio aveva dato il potere di vedere, più che a lui, come nota Jacchi, così che aveva poche ragioni per vantarsi delle sue visioni e rivelazioni, e che era l'uomo i cui occhi erano aperti: l'angelo si fermò proprio sul sentiero sul quale l'asino portava Balaam, e la spada sguainata nella sua mano; come se minacciasse di distruggerlo, e come se stesse per spingerlo addosso, e con ciò significasse non solo che meritava di morire, ma di quale morte doveva morire, cioè di spada, come fece, Numeri 31:8 1Cronache 21:16

e l'asino si scostò; fuori dalla strada comune, per salvare il suo padrone e se stesso, da un principio naturale di autoconservazione: e andò nel campo; adiacente a, e che si trovava lungo il ciglio della strada:

e Balaam colpì l'asina per farla deviare sulla strada; con il suo bastone, come in Numeri 22:27 per riportarla sulla strada comune

24 Veretto 24. Ma l'angelo del Signore si fermò in un sentiero della vigna,

. che erano nel campo in cui era entrata l'asina, e prima che Balaam potesse voltarle le spalle, si immise in un sentiero stretto, tra le vigne, come il Targum di Gionathan; un sentiero che si trovava tra loro, o un sentiero dove correvano e facevano le loro tane le volpi, che erano solite giacere vicino alle vigne e in mezzo a loro, vedi Cantici 1:14 tuttavia, era un sentiero molto stretto, e qui si mise l'angelo, così che non c'era passaggio per Balaam e il suo asino, almeno non senza grandi difficoltà e pericoli;

un muro [essendo] da una parte e un muro da una parte altra; e quindi non c'era modo di uscire nel campo, come prima, per evitare la difficoltà e il pericolo; questo essendo, come osserva Jachi, un muro di pietra che si trovava su ogni lato

25 Veretto 25. E quando l'asino vide l'angelo del Signore,

Nella stessa posizione di prima, con una spada annegata in mano, ed essendo di nuovo spaventato, e in un sentiero stretto, e senza modo di deviare:

si spinse al muro; a una delle pareti, il più vicino possibile, per passare dall'angelo:

e schiacciò il piede di Balaam contro il muro; correndo così vicino ad esso:

ed egli la colpì di nuovo; avendolo già fatto una volta, Numeri 22:23 si osservano i tempi delle percosse, per amore di ciò che l'asino disse dopo, e per confermarlo

26 Veretto 26. E l'angelo dell'Eterno andò più avanti, e si fermò in un luogo angusto,

Più stretto dell'altro, a una distanza maggiore:

dove non c'era modo di girare, né a destra né a sinistra; Era un luogo così stretto e vicino che l'angelo ne riempiva tutta l'ampiezza, che non c'era modo di passarlo; così che non c'era da andare avanti né indietro; non avanti, perché l'angelo ha riempito la via, e non c'era modo di scivolare da lui; né indietro, perché non poteva girare se stesso a destra o a sinistra

27 Veretto 27. E quando l'asino vide l'angelo del Signore,

La terza volta; Sembra infatti che non fosse sempre in vista, ma scomparisse man mano che si spostava da un luogo all'altro, e in ogni nuovo luogo in cui si trovava l'asina lo vedeva, sebbene il suo padrone non lo vedesse:

cadde sotto Balaam; in ginocchio a terra, non potendo andare avanti né indietro, né deviare a destra o a sinistra;

e l'ira di Balaam si accese; Era dispiaciuto e di cattivo umore prima, quando si trasformò nel campo, e quando gli sbatté il piede contro il muro, e quindi lo colpì; ma ora che cadeva con lui, era in preda a una furia e a una furia, tutto infuriato:

e colpì l'asino con un bastone; con cui cavalcò, forse il suo bastone da rabdomante, vedi Osea 4:12, non è detto con cosa lo colpì prima ma probabilmente con lo stesso: Aben Esdra dice, la prima e la seconda volta lo colpì con un bastoncino, o con un perizoma

28 Veretto 28. E l'Eterno aprì la bocca dell'asina, ed essa disse a Balaam:

Questa fu un'impresa molto straordinaria e miracolosa, e compiuta da un potere soprannaturale, che una creatura muta, che non avesse organi dotati di parola, parlasse così chiaramente e distintamente, come è stato espresso in seguito; e tuttavia non dovrebbe essere ritenuto incredibile, perché che cos'è che l'onnipotenza non può fare? Perciò non c'è bisogno di dire: come alcuni scrittori ebrei, che tutto ciò fu fatto in modo visionario, e non realmente e letteralmente eseguito; né i pagani possono obiettare alla verità di ciò, se credono a ciò che essi stessi riferiscono riguardo a uno degli asini che trasportarono Bacco oltre un fiume, al quale, come ricompensa, diede il potere di parlare con una voce umana; sebbene sia molto probabile che la favola sia stata tratta da questa storia, e spesso i loro scrittori parlano di altre creature brute dotate di parola; così Omero rappresenta Xanto, il cavallo di Achille, che ha la facoltà di parlare datagli da Giunone: Plinio dice che è comunemente riportato tra le cose meravigliose degli antichi, che un bue parlava; e Livio fa spesso menzione di un bue che parlava in diversi luoghi, e di uno in particolare che diceva:

"Roma, bada a te stessa";

di non notare un agnello in Egitto ai tempi di Bocchoris che parlò, riferito da Eliano e altri; né del montone di Frisso, o del cane ad Ariminum, e dell'elefante di Poro in India, con altri Bochart ha raccolto insieme: le parole pronunciate dall'asino furono le seguenti:

Che cosa ti ho fatto, perché tu mi abbia percosso tre volte? e tante volte era stata colpita da lui, Numeri 22:23-27

29 Veretto 29. E Balaam disse all'asina: "Poiché ti sei preso gioco di me,

O piuttosto "contaminarmi", come la parola è resa in Giobbe 16:15 correndo con lui contro un muro, e giacendo con lui nella polvere e nella polvere, e così lo rende la versione araba,

"perché mi hai rotolato nella polvere";

Il senso della derisione non è facile da comprendere, a meno che non lo esponesse ad essere deriso e deriso dagli altri, voltandosi di lato, sdraiandosi e diventando così indisciplinato; ma allora c'erano solo i suoi servi con lui, ai quali solo lui poteva essere esposto in un modo che si potrebbe pensare non gli avrebbe dato tanta preoccupazione, e lo avrebbe messo in una tale passione: la parola è talvolta usata per cercare l'occasione, e può avere un tale senso qui, come quella che cercava un'occasione o un'occasione per gettarlo, e così per ucciderlo, o almeno per fargli del male, vedi Daniele 6:4

Vorrei che avessi una spada in mano, perché ora vorrei ucciderti: era così furioso, e la sua passione era così grande, che non era affatto spaventato e stupito di sentire l'asino parlare, sebbene Giuseppe Flavio lo rappresenti come turbato e stupito da ciò; ma alcuni pensano, essendo solito conversare con gli spiriti sotto forma di varie creature, Non fu una sorpresa per lui sentirlo parlare

30 Veretto 30. E l'asino disse a Balaam:

Gli rispose, come se capisse ciò che diceva e avesse la facoltà di ragionare e di discutere, oltre che di parlare, il che è molto sorprendente:

Non sono forse io il tuo asino, sul quale tu hai cavalcato da quando sono stato tuo fino ad oggi? o meglio, "da quando tu eri"; non da quando era in essere, ma da quando poteva cavalcare, così Aben Esdra; secondo il quale, sembra che questo sia stato il primo su cui ha cavalcato, e a cui era sempre stato abituato; quindi i Targumim di Gionata e di Gerusalemme lo parafrasano:

"sul quale hai cavalcato dalla tua giovinezza fino ad oggi";

e sia che Balaam fosse un uomo abbastanza avanti negli anni, un asino è una creatura che vive a lungo: Plinio dice vive trent'anni; e uno scrittore arabo fa menzione di un asino che il suo proprietario cavalcò per quarant'anni:

Ti ho mai fatto così? Per togliersi di mezzo, o per sdraiarsi con lui, qualcuno potrebbe esserne un esempio? suggerendo che fosse una creatura dal passo sicuro, e che lo avesse sempre portato con cura e sicurezza, cosa per cui gli piace:

Ed egli rispose: No; non era mai stata abituata a servirlo in quel modo come ora, e quindi avrebbe potuto concludere che si trattava di qualcosa di più dell'ordinario; e la sua coscienza non lo aveva accusato di aver sbagliato a venire con i principi, allarmandosi per queste circostanze, se non fosse stato una creatura indurita, o, almeno, se non fosse stato così ansiosamente dedito alle ricchezze e all'onore

31 Veretto 31. Allora il Signore aprì gli occhi a Balaam,

Il quale fu colpito da cecità, come lo furono gli uomini di Sodoma, così alcuni pensano, o piuttosto i suoi occhi furono trattenuti, che non poteva vedere l'angelo; poteva vedere altri oggetti, come il suo asino, ma non poteva vedere quello; come il servo di Eliseo poté vedere l'esercito che circondava la città, ma non i carri e i cavalli di fuoco intorno a Eliseo, finché i suoi occhi non si aprirono, 2Re 6:15,17 e così fu per Balaam finché il Signore non gli scoprì gli occhi, o rotolò via il velo su di essi, o tolse ciò che con la sua potenza e provvidenza gli impediva la vista:

e vide l'angelo dell'Eterno che stava sulla strada, e la sua spada sguainata in mano; nella stessa posizione di Numeri 22:23

e chinò il capo, e cadde con la faccia a terra; dal suo asino a terra, in riverenza verso l'oggetto illustre che aveva davanti, e per paura di essere ucciso dalla spada che aveva in mano

32 Veretto 32. E l'angelo del Signore gli disse:

quando si alzò e si fermò davanti a lui,

Perché hai percosso il tuo asino queste tre volte? Le creature brute non devono essere picchiate senza motivo, né devono essere maltrattate e maltrattate dagli uomini, anche dai loro proprietari

ecco, io sono uscito per resisterti; l'asino non era da biasimare, né da battere per essersi girato o per essersi sdraiato, ero io che mi mettevo in mezzo e gli impedivo di avanzare, e questo è stato fatto da me apposta per oppormi e fermarti:

perché la tua via è perversa davanti a me; il viaggio che intraprese non fu di suo gradimento e approvazione, e soprattutto visto che era andato con l'intenzione, se possibile, di servire Balak e maledire Israele; la via del suo cuore era cattiva, cosa che il Signore conosceva; non era diretto secondo la sua volontà, ma deviava da essa; il Targum di Gionata è,

"È evidente davanti a me che tu cerchi di andare a maledire il popolo, e la cosa non mi piace"

33 Veretto 33. E l'asino mi vide, e si allontanò da me per tre volte,

L'asina vide l'angelo quando Balaam non lo vide, e questa fu la ragione per cui si allontanò; e fu un bene per lui, e perciò non avrebbe dovuto colpirlo

a meno che non si fosse allontanata da me; se avesse proseguito, sforzandosi di farsi strada:

in verità anche ora t'avevo uccisa e l'avevo salvata in vita; aveva certamente e solo ucciso lui, e non l'asino; e da qui gli scrittori ebrei deducono, che l'asino era ora ucciso, affinché non si dicesse: Questo è l'asino che ha parlato, e così sia fatto un idolo di

34 Veretto 34. E Balaam disse all'angelo dell'Eterno: "Ho peccato,

Cioè, nel battere il culo; non che egli si rendesse conto del suo peccato di cupidigia, della cattiva disposizione della sua mente, e della sua malvagia intenzione di andare con i principi a maledire Israele, se possibile, e ad ottenere i doni e le preferenze di Balak

poiché non sapevo che tu ti sei messo sulla strada contro di me; significando che, se l'avesse saputo, non avrebbe percosso l'asino, ma si sarebbe sottomesso alla volontà dell'angelo

ora dunque, se ti dispiace, mi riprenderò di nuovo; il che egli parlò molto freddamente e debolmente, non curandosi di cuore di tornare indietro, a meno che non fosse costretto a farlo; perché, vedendo una spada sguainata in mano, potrebbe temere per la sua vita se persistesse nel suo viaggio, e quindi finge di essere pronto a tornare indietro, abbandonandolo a condizione che il suo andare avanti fosse spiacevole; mentre sapeva che lo era, specialmente il suo andare con una mente malvagia per ferire Israele, se possibile

35 Veretto 35. E l'angelo dell'Eterno disse a Balaam: "Va' con quegli uomini,

Il che non era un comando, ma una concessione, o piuttosto un permesso, che lo lasciava andare se voleva, permettendogli di seguire le concupiscenze del suo cuore, e abbandonandolo ad esse per la sua propria distruzione; e inoltre, non era il suo andare a malapena che dispiaceva a Dio, ma il suo andare con una così cattiva intenzione:

ma solo la parola che io ti dirò, che tu pronuncera; che esprime non solo ciò che dovrebbe fare, ma ciò che dovrebbe essere obbligato a fare, anche per benedire il popolo contro la sua volontà, quando la sua mente doveva maledirlo, essendo per il suo interesse mondano; e quindi si suggerisce che farebbe meglio a non andare affatto, poiché non sarebbe mai stato in grado di portare avanti il suo punto, sì, sarebbe stato portato alla vergogna e alla confusione davanti a Balak e ai suoi nobili: l'angelo che parlava nella stessa lingua che Dio aveva fatto prima a Balaam, Numeri 22:20 mostra che non un angelo creato, ma una Persona divina, è qui intesa:

Così Balaam andò con i principi di Balak; dopo ciò li raggiunse rapidamente, o loro lui, o si riunirono insieme in un luogo stabilito, e proseguirono il loro viaggio

36 Veretto 36. E quando Balak seppe che Balaam era arrivato,

Messaggeri furono mandati a metterglielo in conoscenza, sia da Balaam che dai capi

gli andò incontro; felicissimo alla notizia che i suoi principi erano succeduti, e di mostrargli rispetto, e di fargli onore, e tutto di incoraggiarlo a fare tutto il possibile per lui:

alla città di Moab, che è al confine dell'Arnon, che è all'estremità del confine; per la sua posizione, essendo sul bordo del fiume Arnon, che era nelle parti estreme di Moab, e diviso tra i Moabiti e gli Amorrei, si pensa generalmente che fosse la città di Ar, chiamata "Ar di Moab", vedi Numeri 21:13,28, e il re che venne incontro a Balaam fino al confine più estremo dei suoi domini mostrò il massimo rispetto per lui

37 Veretto 37. E Balak disse a Balaam:

Al loro incontro:

Non ti ho forse mandato con insistenza a chiamarti? o "nell'invio invia"; i primi messaggeri in modo molto pressante, con grande importunità, per dare a te un invito a venire da me, e quegli uomini di rango e qualità, con ricompense di divinazione nelle loro mani, eppure l'invito è stato respinto; e dopo di loro altri messaggeri, più numerosi e più grandi in dignità, con offerte e promesse più ampie; E ora sei venuto, ma con molta fatica, qual è il significato di tutto questo?

Perché non sei venuto da me? in un primo momento, senza mostrare tanta indifferenza e riluttanza, e il che mi ha costretto a inviarti un altro messaggio:

non sono forse in grado di promuoverti all'onore? per darti ricchezze e ricchezze e metterti in alti posti di onore e di profitto? Avevi qualche dubbio nella tua mente al riguardo, sia riguardo alla mia capacità che alla mia volontà di farlo?

38 Veretto 38. E Balaam disse a Balak: "Ecco, io sono venuto da te,

E perciò non si dica più nulla di ciò che è passato, e quanto alle cose future,

ho ora il potere di dire qualcosa? ciò sarebbe stato gradito al re, e avrebbe risposto al suo scopo mandandolo a chiamare, cioè a maledire il popolo d'Israele; suggerisce che non l'aveva fatto, era sotto la potente restrizione di Dio; Non poteva dire ciò che lui stesso era incline a dire, e ciò che il re voleva che dicesse, e si aspettava che lo facesse; non poteva dire come alcuni in Salmi 12:4 : la parola

che Dio mi mette in bocca, che io parlerò; se fosse d'accordo con la volontà e il disegno di Balak o no, e se a favore o contro Israele: tuttavia, il fatto che fosse espresso in termini così indefiniti avrebbe potuto lasciare spazio a Balak per sperare che potesse rispondere alle sue aspettative e ai suoi desideri

39 Veretto 39. Balaam andò con Balak,

Da Ar di Moab, o, comunque, dal luogo dove si incontrarono, alla città reale dove Balak aveva il suo palazzo, e sembra essere il seguente luogo:

e giunsero a Kirjathhuzoth; che Jarchi interpreta come una città piena di strade, un luogo popoloso, con una moltitudine di uomini, donne e bambini per le strade di esso; e lo stesso scrittore suggerisce che il punto di vista di Balak in questo senso fosse quello di muovere la pietà di Balaam, affinché un tale numero di persone non potesse essere sradicato e distrutto

40 Veretto 40. Balak offrì buoi e pecore,

O "li uccise", o per il sacrificio; e se così fosse, Balak era il sacrificatore, come era comune che i re fossero sacerdoti; e allora Balaam, che era stato mandato a chiamare, era il profeta, che doveva osservare e spiegare qualsiasi presagio al momento del sacrificio, come fece Calcante, quando i capi della Grecia sacrificavano: o piuttosto per una festa, come sembrano mostrare le parole seguenti; sebbene potesse essere per entrambi, essendo consuetudine, quando si offrivano sacrifici agli idoli, mangiarne una parte in modo festoso, a imitazione delle offerte di comunione degli ebrei, vedi Numeri 25:2 :

e mandò a Balaam e ai principi che erano con lui; o una parte a loro, o li mandò a chiamare perché venissero a partecipare alla festa, lui e i principi di Moab e di Madian, che erano andati a prenderlo e lo assistevano ancora; e il re fece in modo da rallegrarsi, rallegrandosi che Balaam fosse arrivato, ed esprimendo il suo compiacimento per la condotta dei principi e il loro successo, oltre a mantenere Balaam di buon umore, sperando che la sua fine fosse esaudita da lui

41 Veretto 41. E avvenne il giorno dopo,

Il giorno dopo l'arrivo di Balaam al trono reale di Balak, e dopo il ricevimento dato a lui e ai principi, "la mattina" di quel giorno, come significa la parola; e forse la mattina presto, il re ansioso di occuparsi degli affari, e di far maledire il popolo d'Israele, se possibile, il più presto possibile

che Balak prese Balaam e lo condusse sugli alti luoghi di Baal; dove furono piantati boschetti e furono eretti altari a quell'"idolo" e che il Targum di Gionatan chiama l'idolo Peor, lo stesso con Baalpeor, Numeri 25:3 che potrebbe essere il loro dio Chemosh, lo stesso con Bacco o Priapo:

per poter vedere di là la parte più grande del popolo; tutto l'esercito d'Israele, fino all'estremo d'Israele; l'accampamento di Dan, come il Targum di Gionatan, che portava la retroguardia; Lo condusse in quegli alti luoghi, sia per avere una visione migliore di tutto il corpo del popolo, sia per sapere come si trovavano, sia per dirigere le sue maledizioni contro di loro, e perché il successo potesse accompagnare l'impresa, essendo questi luoghi di culto religioso. Giuseppe Flavio dice che quegli alti luoghi erano a sessanta stadi, o sette miglia e mezzo, dall'accampamento di Israele

Commentario del Pulpito:

Numeri 22

1 E i figliuoli d'Israele si misero in cammino. Non necessariamente dopo le sconfitte di Sihon e Og; è altrettanto probabile che quest'ultimo viaggio sia stato fatto mentre gli eserciti erano lontani per le loro conquiste settentrionali. e si accamparono nelle pianure di Moab. Gli Arboth Moab, o steppe di Moab, erano quelle parti della valle del Giordano che erano appartenute a Moab forse fino a nord dello Iabboc. In questa afosa depressione, al di sotto del livello del mare, ci sono tratti di terra fertile e ben irrigata in mezzo a una prevalente sterilità.

vedi su Numeri 33:49

Da questa parte il Giordano presso Gerico. Piuttosto, "al di là del Giordano di Gerico", wOjrey Deryl rbeme. Sulla frase "al di là del Giordano" ("Perea"), che è usata indifferentemente da entrambe le parti, l'una da un uso convenzionale, l'altra da un uso naturale, vedi su Deuteronomio 1:1. Il Giordano di Gerico è il fiume in quella parte del suo corso in cui scorre oltre il distretto di Gerico

Capitolo 22:1 - NOTA SULLE PROFEZIE DI BALAAM

Che le profezie di Balaam abbiano un carattere messianico, e debbano essere pienamente comprese solo in senso cristiano, sembra essere evidente in esse. I Targumim di Onkelos e della Palestina fanno menzione del re Meshiba qui, e la grande massa dell'interpretazione cristiana ha uniformemente seguito la traccia della tradizione ebraica. Naturalmente è possibile sbarazzarsi del tutto dell'elemento profetico supponendo che i discorsi di Balaam siano stati composti o in gran parte interpolati dopo gli eventi a cui sembrano riferirsi. In questo caso sarebbe necessario far risalire la loro vera data al periodo delle conquiste macedoni, e molto più tardi se anche l'impero greco dovesse "perire per sempre". La difficoltà e il carattere arbitrario di una tale ipotesi diventa tanto più evidente quanto più la si considera; né sembra coerente con la forma in cui sono gettate le previsioni. Un ebreo patriottico che guardasse indietro ai giorni di Alessandro o dei suoi successori non chiamerebbe la grande potenza orientale con il nome di Assur, perché due imperi successivi erano sorti al posto dell'Assiria vera e propria. Ma che Balaam, guardando avanti nella cupa prospettiva del futuro, veda Assur, e solo Assur, è in perfetta armonia con ciò che sappiamo della prospettiva profetica: più lontani sono gli eventi descritti dalla visione interiore, più estremo è lo scorcio, secondo la quale legge è ben noto che il primo e il secondo avvento di Cristo sono inestricabilmente fusi in quasi tutti i casi

Se accettiamo le profezie come autentiche, è, ancora una volta, possibile respingere l'elemento messianico solo supponendo che nessuna profezia ebraica oltrepassi gli stretti limiti della storia ebraica. L'Essere misterioso che Balaam descrive in un futuro non datato, che è il Apocalisse d'Israele, e che egli identifica con la Sciloh della profezia morente di Giacobbe, e che deve ridurre a nulla tutte le nazioni del mondo, non può essere Davide, anche se Davide può anticiparlo in molti modi; ancor meno, come il riferimento ad Agag, Amalek e ai Keniti potrebbe per un momento indurci a credere, può essere Saul. Agisce nello stesso tempo, mentre l'elemento messianico nella profezia non può essere ragionevolmente ignorato, è ovvio che non esiste in alcun modo di per sé; è così mescolato con ciò che c'è di puramente locale e temporale nei rapporti tra Israele e le piccole tribù che lo circondavano e lo invidiavano, che è impossibile isolarlo o esibirlo in una forma chiara e definita. Il Messia appare davvero, per così dire, sulla scena in una grandezza misteriosa e remota; ma egli appare con un'arma da macello in mano, schiacciando quei nemici d'Israele che allora e là erano formidabili, e sterminando gli stessi fuggiaschi dalla sconfitta. Anche dove la visione perde per una volta la sua colorazione locale in un modo, così che il Apocalisse d'Israele tratta con tutti i figli degli uomini, tuttavia la conserva in un altro, perché li tratta con ira e distruzione, non con amore e benedizione. C'è qui così poco di simile al vero ideale, che siamo facilmente tentati di dire che Cristo non è affatto qui, ma solo Saul o Davide, o la monarchia ebraica personificata nella spietatezza del suo potere consolidato. Ma se sappiamo qualcosa del genio della profezia, è proprio questo, che il futuro, il grande e il celeste sono visti attraverso il presente, il meschino e il terreno. L'elemento messianico si verifica quasi sempre in connessione con qualche crisi nella storia esteriore del popolo eletto; è inestricabilmente mescolato con ciò che è puramente locale nell'interesse, e spesso con ciò che è nettamente imperfetto nella moralità. Per l'Ebreo - e anche per Balaam, per quanto involontariamente, come servo di Geova - la causa di Israele era la causa di Dio; non riusciva a distinguere tra loro. "Il nostro paese, giusto o sbagliato che sia", era un sentimento impossibile per lui, perché non riusciva a concepire che il suo paese avesse torto; non sapeva nulla delle vittorie morali, o dei trionfi della sconfitta o della sofferenza; non poteva pensare che il regno di Dio si affermasse in nessun altro modo se non nel rovesciamento, o (meglio ancora) nell'annientamento, di Moab, di Edom, dell'Assiria, di Babilonia, di Roma, dell'intero mondo che non era Israele. Le sofferenze dei vinti, gli orrori delle città saccheggiate, le agonie delle case desolate, non erano nulla per lui; nulla, se non la gioia: la gioia che il regno di Dio sia esaltato sulla terra, la gioia che il regno della malvagità sia spezzato

Tutti questi sentimenti appartenevano a una morale molto imperfetta e noi li guardiamo giustamente con orrore, perché abbiamo (anche se ancora molto imperfettamente) conformato i nostri sentimenti a un livello più elevato. Ma era la condizione stessa dell'antica dispensazione che Dio adottasse il codice morale di allora, così com'era, e lo santificasse con sanzioni religiose, e gli desse una forte direzione verso Dio, e così educasse i suoi per qualcosa di più elevato. Quindi è del tutto naturale e coerente trovare questa visione primitiva del Messia, il Apocalisse d'Israele mandato dal cielo, introdotta in connessione con la caduta del meschino stato pastorale di Moab. A Balaam, che stava dove si trovava nel tempo e nello spazio, e tanto più perché i suoi desideri personali seguivano Moab come contro Israele, Moab si presentava come il regno rappresentativo delle tenebre, Israele come il regno della luce, Attraverso quella sua convinzione forte, definita, ristretta ed essenzialmente imperfetta, ma non falsa, egli vide il Messia, e lo vide schiacciare prima Moab e poi calpestare tutto il resto di un mondo ostile. Che nessuno sarebbe stato più stupito se avesse visto il Messia così com'era, è certo; Ma ciò non è affatto in contraddizione con la convinzione che egli abbia realmente profetizzato riguardo a lui. Che egli mettesse tutti i nemici sotto i suoi piedi era ciò che Balaam vide veramente; ma egli lo vide e lo espresse secondo le idee e le immagini di cui la sua mente era piena. Dio rivela sempre il soprannaturale attraverso il naturale, il celeste attraverso il terreno, il futuro attraverso il presente

Resta da considerare brevemente gli adempimenti temporali delle profezie di Balaam. A quanto pare Moab non fu attaccato seriamente fino al tempo di Davide, quando fu sconfitto e gran parte degli abitanti fu massacrato.

2Samuele 8:2

Nella divisione del regno cadde sotto la parte di Israele, con le altre terre al di là del Giordano, ma le vicissitudini della monarchia settentrionale gli diedero l'opportunità di ribellarsi, di cui si avvalse con successo dopo la morte di Achab.

2Re 1:1

Solo al tempo di Giovanni Ircano (129 a.C.) fu definitivamente sottomessa e cessò di avere un'esistenza indipendente

Anche Edom fu conquistata per la prima volta da Davide, e il popolo fu sterminato, per quanto possibile.

1Re 11:15,16

Ciò nonostante, riuscì a scrollarsi di dosso il giogo sotto Ioram e, sebbene sconfitto, non fu mai più sottomesso (vedi Genesi 27:40). Le profezie contro Edom furono effettivamente riprese più e più volte dai profeti (ad esempio, Abdia), ma dobbiamo sostenere che non si sono mai adempiute adeguatamente, a meno che non cerchiamo una realizzazione spirituale non nell'ira, ma nella misericordia. Gli stessi ebrei successivi cominciarono a considerare "Edom" come un sinonimo scritturale di tutti coloro che li odiavano e li opprimevano

Amalek fu completamente rovesciato da Saul, che agiva sotto le direttive di Samuele,

1Samuele 15:7,8

e non sembra aver mai riacquistato alcuna esistenza nazionale. Alcune schiere di Amalechiti furono colpite da Davide, e altre in un periodo successivo del regno di Ezechia dagli uomini di Simeone.

1Cronache 4:39-43

La profezia riguardante i Keniti presenta, come notato sopra, una grande difficoltà, perché è impossibile sapere con certezza se si intendano i Keniti più antichi della Genesi o i Keniti successivi di 1; Samuele. In entrambi i casi, tuttavia, si deve riconoscere che la storia sacra non getta alcuna luce sull'adempimento della profezia; Non sappiamo assolutamente nulla del destino di questo piccolo clan. Senza dubbio alla fine condivise la sorte di tutti gli abitanti della Palestina, ad eccezione di Giuda e Gerusalemme, e fu trapiantato da uno dei generali assiri in un luogo lontano, dove la sua stessa esistenza come popolo separato andò perduta

Le "navi dalla parte di Cipro" rappresentano abbastanza chiaramente nella visione di Balaam gli invasori provenienti dai mari occidentali, in contrapposizione ai precedenti conquistatori provenienti dai deserti e dalle montagne orientali. Che l'invasione di Alessandro Magno non sia stata effettivamente fatta per la via di Cipro non è nulla di rilevante. Non è mai stato parte dell'illuminazione spirituale estendere la conoscenza geografica. Nella mente di Balaam l'unica via aperta dalle remote e sconosciute terre occidentali era la via d'acqua ai lati di Cipro, e di conseguenza vide le flotte nemiche scivolare sotto il riparo di quelle coste protette verso i porti della Fenicia. Senza dubbio le navi che Balaam vide erano attrezzate come le navi erano attrezzate al tempo di Balaam, e non come al tempo di Alessandro. Ma il trucco, come il percorso, apparteneva al mezzo locale e personale attraverso il quale la profezia arrivava, non alla profezia stessa. Resta vero che una potenza marittima dell'Occidente, la cui patria era al di là di Cipro, ha sopraffatto la vecchia potenza che si trovava sul posto ed ha ereditato l'impero dell'Assiria. Se anche la successiva rovina di questa potenza marittima faccia parte della profezia deve rimanere dubbio

2 NOTA PRELIMINARE AL CAPITOLO 22:2-24

Che questa sezione del Libro dei Numeri abbia un carattere in gran parte peculiare e isolato è evidente a prima vista. Gli argomenti che derivano dal suo linguaggio e dal suo stile per dimostrare che è di una mano diversa dal resto del Libro sono ovviamente troppo lievi e dubbi per essere di qualche peso; non sembra esserci più diversità a questo riguardo di quanto la differenza di argomento ci porterebbe ad aspettarci. La particolarità, tuttavia, di questa sezione è evidente dal fatto che questi tre capitoli, dichiaratamente così importanti e interessanti in se stessi, potrebbero essere tolti senza lasciare alcun vuoto percettibile. Da Numeri 22:1 la narrazione è continuata in Numeri 25, apparentemente senza interruzione, e in quel capitolo non c'è menzione di Balaam. È solo nei Numeri 31 (versetti 8, 16) che si fanno due allusioni fugaci a lui: in uno la sua morte è annotata senza commento; nell'altro veniamo messi a conoscenza per la prima volta di un fatto che getta una luce molto importante sul suo carattere e sulla sua carriera, di cui non viene dato alcun accenno nella sezione che ci precede. Così è evidente che la storia della venuta di Balaam e delle profezie, sebbene incorporata nella narrazione (e ciò nel luogo di combattimento secondo l'ordine del tempo), non è strutturalmente connessa con essa, ma forma un episodio a sé stante. Se ora prendiamo questa sezione, che è così isolata e autosufficiente, non mancheremo di vedere subito che il suo carattere letterario è sorprendentemente peculiare. Si tratta a tutti gli effetti di un dramma sacro in cui personaggi ed eventi di altissimo interesse sono trattati con consumata arte. Nessuno può essere insensibile a questo, qualunque sia la costruzione che ci può o non può dare. Probabilmente la storia di Balaam non è mai stata fatta oggetto di una rappresentazione di miracoli, perché il carattere dell'attore principale è troppo sottile per la rozza intelligenza dell'età dei miracoli. Ma se il dramma sacro fosse mai stato reintrodotto, è certo che non si potrebbe trovare una commedia più efficace di quella di Balaam e Balac. La straordinaria abilità con cui viene delineato il carattere stranamente complesso del profeta mago; la felicità con cui è contrapposta alla rozza semplicità di Balak, la pittoresca grandiosità del paesaggio e dell'incidente, e l'arte con cui la storia conduce per tappe successive al trionfo finale e completo di Dio e di Israele, sono degni, da un punto di vista puramente artistico, del più grande dei poeti drammatici

Non c'è una tale minuziosa estrazione di un personaggio isolato per mezzo della parola e dell'avvenimento che si trova nell'Antico Testamento, a meno che non si trovi nel Libro di Giobbe, la cui forma drammatica serve a dare senso al paragone; ma pochi mancherebbero di vedere che il carattere molto più sottile di Balaam è molto più chiaramente indicato di quello di Giobbe. Balaam è enfaticamente uno "studio", e deve essere stato inteso per lui. Tuttavia, bisogna ricordare che è solo agli occhi moderni che questa parte della variegata verità e sapienza della Sacra Scrittura si è manifestata. Per l'ebreo Balaam era interessante solo come un grande nemico, molto sconcertato; come uno stregone il cui potere spettrale e la cui astuzia sono stati spezzati e respinti dal Dio di Israele.

Deuteronomio 23:5; Giosuè 13:22; 24:10; Michea 6:5

Per il cristiano della prima età egli era interessante solo come il tipo scritturale del tipo di nemico più sottile e più pericoloso che la Chiesa di Dio doveva temere, il nemico che univa le pretese spirituali con le persuasioni al vizio.

Apocalisse 2:14

Per gli intelletti più critici delle epoche successive, come Agostino e Girolamo, egli era del tutto un enigma: l'uno lo considerava come prophetam diaboli, la cui religione era solo un mantello per la cupidigia; l'altro come prophetam Dei, la cui caduta era simile alla caduta del vecchio profeta di Betel. Le due allusioni parallele al suo carattere in 2Pietro 2:15,16; Giuda 1:11 non ci portano oltre, semplicemente rivolgendosi alla cupidigia che era la sua colpa più evidente. Indiscutibilmente, tuttavia, Balaam è molto interessante per noi, non da nessuno di questi punti di vista, ma come uno studio disegnato da una mano ispirata di un carattere stranamente ma naturalmente mescolato, i cui ampi tratti vengono costantemente riprodotti, nella stessa unione sacrilega, in uomini di tutte le età e di tutte le età. Questo è innegabilmente uno dei casi (forse non molto numerosi) in cui l'intelligenza più addestrata e istruita dei giorni moderni ha un netto vantaggio rispetto alla fede più semplice e alla pietà più intensa delle prime epoche. Il conflitto, o piuttosto il compromesso, in Balaam tra la vera religione e l'impostura superstiziosa, tra un'effettiva ispirazione divina e la pratica delle stregonerie pagane, tra la devozione a Dio e la devozione al denaro, era un enigma incomprensibile per gli uomini dell'antichità. Per coloro che hanno afferrato il carattere di un Luigi XI, di un Lutero o di un Oliver Cromwell, o hanno valutato la mescolanza di alto e basso nei movimenti religiosi della storia moderna, la meraviglia non è che un tale sia dovuto essere, ma che un tale sia stato così semplicemente e tuttavia così abilmente raffigurato

Due domande sorgono in modo preminente dalla storia di Balaam alle quali la nostra mancanza di conoscenza ci impedisce di rispondere se non in modo dubbioso

Da dove derivò Balaam la sua conoscenza del vero Dio, e fino a che punto si estendeva? Era, come alcuni hanno sostenuto, uno stregone pagano che si mise a invocare Geova perché le circostanze lo inducevano a credere che la causa di Geova sarebbe stata probabilmente la causa vincente? e il Dio che egli invocò in questo spirito mercenario (alla maniera dei figli di Sceva) approfittò del fatto per ottenere un ascendente sulla sua mente e per costringerlo a obbedire involontariamente? Tale presupposto sembra allo stesso tempo innaturale e inutile. È difficilmente concepibile che Dio abbia concesso un vero dono profetico a qualcuno che si trovava in tale relazione con lui. Inoltre, il tipo di ascendente che la parola di Dio ebbe sulla mente di Balaam non è quello che scaturisce dal calcolo, o da una mera persuasione intellettuale. L'uomo che vive davanti a noi in questi capitoli ha non solo una considerevole conoscenza, ma anche una grandissima quantità di fede nell'unico vero Dio; cammina con Dio; vede colui che è invisibile; la presenza di Dio e l'interesse diretto di Dio per le sue azioni sono elementi familiari e indiscussi della sua vita quotidiana come lo erano di quella di Abramo. In una parola (quali che siano le difficoltà che una teologia superficiale può trovare in questo fatto), egli ha una fede religiosa in Dio, una fede che è naturalmente forte, ed è stata ulteriormente intensificata da speciali rivelazioni dell'invisibile; E questa fede è il fondamento e la condizione del suo dono profetico. La religione di Balaam, quindi, da questo lato non era né un'ipocrisia né un'supposizione; Era una vera convinzione che era cresciuta con lui e faceva parte del suo io interiore. È vero che in Giosuè 13:22 è chiamato indovino (kosem), nome di biasimo e infamia tra gli ebrei;

Confronta 1Samuele 15:23), "stregoneria"; Geremia 14:14), "divinazione"

ma nessuno dubita che egli abbia recitato per guadagno la parte di indovino, impiegando con più o meno incredulità interiore e disprezzo le arti della stregoneria pagana; ed era del tutto naturale che Giosuè riconoscesse solo il lato inferiore e più evidente del carattere del suo nemico

Resta quindi da considerare come Balaam, che viveva in Mesopotamia, abbia potuto avere una conoscenza così considerevole del vero Dio; e l'unica risposta soddisfacente è questa, che tale conoscenza non era mai scomparsa da quella regione. Ogni sguardo che ci viene offerto dei discendenti di Nahor nella loro casa mesopotamica conferma la convinzione che essi fossero sostanzialmente uno con la famiglia eletta nel sentimento religioso e nel linguaggio religioso. Betuele e Labano riconobbero lo stesso Dio e lo chiamarono con lo stesso nome di Isacco e Giacobbe.

Genesi 24:50 31:49

Senza dubbio le pratiche idolatriche prevalevano nella loro casa,

Genesi 31:19 35:2 Giosuè 24:2

ma ciò, per quanto pericoloso, non era fatale per l'esistenza della vera fede tra loro, non più di quanto lo sia l'esistenza di un culto simile tra i cristiani. Erano davvero trascorsi secoli dai giorni di Labano, e durante quei secoli possiamo ben concludere che la gente comune aveva sviluppato le pratiche idolatriche dei loro padri, fino a oscurare completamente l'adorazione dell'unico vero Dio. Ma il passare degli anni e il cambiamento della credenza popolare fanno poca differenza per l'insegnamento segreto e superiore di paesi come la Mesopotamia di quell'epoca, che è intensamente conservatrice sia per il bene che per il male. Uomini come Balaam, che probabilmente aveva un diritto ereditario alla sua posizione di veggente, rimasero puramente monoteisti nel credo, e nei loro cuori invocarono solo il Dio di tutta la terra, il Dio di Abramo e di Nahor, di Melchisedec e di Giobbe, di Labano e di Giacobbe. Se conoscessimo abbastanza della storia religiosa di quella terra, è possibile che potremmo essere in grado di indicare una successione abbastanza completa di uomini dotati (in molti casi divinamente donati), servitori e adoratori dell'unico vero Dio, fino ai Magi che per primi salutarono il sorgere della luminosa Stella del mattino

C'è una questione collegata a questa questione di interesse molto più ristretto che causa grande perplessità. Balaam (e in verità anche Balak) usa liberamente il nome sacro con cui Dio si era rivelato come il Dio di Israele. Ci sono due punti di vista su questa questione, l'uno o l'altro dei quali è abbastanza certo, e per entrambi si può dire molto: o il nome sacro era ampiamente conosciuto e usato oltre i confini di Israele, oppure lo storico sacro deve averlo liberamente messo in bocca a persone che effettivamente usavano qualche altro nome. Ci sono anche due punti di vista, entrambi sommariamente respinti, perché i loro stessi sostenitori li hanno ridotti all'assurdità assoluta: il primo è che l'uso dei due nomi Elohim e Jehovah mostra una differenza di paternità; l'altro, che sono impiegati dallo stesso autore con varietà di sensi: Elohim (Dio) è il Dio della natura, Geova (il Signore) il Dio della grazia. È senza dubbio vero che ci sono passaggi in cui il solo uso, o l'uso mirato, dell'uno o dell'altro di questi nomi indica realmente una diversità sia di paternità che di significato; ma è abbondantemente chiaro che nella narrazione generale della Scrittura, compresi questi capitoli, non si può fare la minima distinzione tra l'uso di Elohim e quello di Geova, che resisterà alla più semplice prova del buon senso; la stessa ingegnosità che spiega l'occorrenza di Elohim invece di Geova in una particolare frase troverebbe una spiegazione altrettanto soddisfacente se si trattasse di Geova invece di Elohim

II Da dove Mosè ottenne la conoscenza degli episodi qui riportati, molti dei quali dovevano essere noti solo a Balaam? È stato direttamente, per rivelazione; o da alcuni memoriali lasciati dallo stesso Balaam?

La prima supposizione, un tempo generalmente sostenuta, è ora generalmente abbandonata, perché si percepisce che l'ispirazione ha prevalso e utilizzato per scopi divini, ma non ha sostituito, le fonti naturali di informazione. Quest'ultima supposizione è resa più probabile da queste considerazioni:

1. Che un uomo del carattere e dell'educazione di Balaam avrebbe molto probabilmente messo a verbale le cose straordinarie che gli erano accadute. Questi uomini che abitualmente conducono una doppia vita sono spesso acutamente amati. consapevoli dei propri errori, e sono singolarmente franchi nello scrivere se stessi a beneficio dei posteri

2. Che Balaam fu ucciso tra i Madianiti e che i suoi effetti devono essere caduti nelle mani dei vincitori. D'altra parte, è inconcepibile che Balaam, essendo quello che era, abbia scritto questi capitoli così come sono; l'intento morale e religioso della storia è troppo evidente in sé, ed è troppo evidentemente governato dalla fede e dal sentimento ebraici. Può essere lecito presentarlo al lettore come un'opinione che può essere vera o meno, ma che è del tutto compatibile con la profonda fede nella verità ispirata di questa parte della parola di Dio, che Mosè, avendo ottenuto i fatti nel modo sopra indicato, fu spinto a trasformarli nella forma drammatica in cui appaiono ora, una forma che senza dubbio mette in risalto il carattere degli attori, la lotta tra la luce e le tenebre, e il trionfo finale della luce, con molta più forza (e quindi molta più verità) di qualsiasi altra cosa. Se si obietta che ciò conferisce un carattere fittizio alla narrazione, si potrebbe rispondere che quando l'immaginazione è chiamata all'esercizio per presentare fatti reali, personaggi esistenti e profezie realmente pronunciate in una luce sorprendente, e ciò sotto la guida dominante dello Spirito Divino, il risultato non può essere chiamato fittizio in alcun senso cattivo o indegno. Se si aggiunge che una tale teoria attribuisce a questa sezione un carattere diverso dal resto del Libro, può essere immediatamente consentita. L'episodio di Balaam e Balak è ovviamente, per quanto riguarda la forma letteraria, distinto e fortemente contrapposto alla narrazione che precede e segue

È stato fatto un dubbio sulla lingua in cui Balaam e i suoi compagni parlavano e scrivevano. La scoperta della pietra moabita ha reso certo che la lingua dei Moabiti, e con ogni probabilità delle altre razze discendenti da Abramo e Lot, era praticamente la stessa lingua degli Ebrei. La lingua di Balaam poteva essere l'aramaico, ma tra i suoi amici e mecenati occidentali era senza dubbio perfettamente pronto a parlare come parlavano loro

LA VENUTA DI BALAAM (versetti 2-40)

Balak, figlio di Zippor. Il nome Balak è legato a una parola "fare rifiuti" e "Zippor" è un piccolo uccello. Balak era, come si è spiegato in seguito, il re di Moab in quel tempo, ma non il re a cui Sihon aveva strappato così tanto del suo territorio. Sembra che egli sia menzionato per nome su un papiro del British Museum (vedi Brugseh, Geogr. Inschr., 2, pagina 32). Gli ebrei successivi lo fecero passare per un madianita, ma questa non è altro che una semplice congettura

Versetti 2-40.- La via di Balaam

In questa sezione abbiamo alcuni degli insegnamenti morali e religiosi più profondi e sottili, così come alcuni dei più pratici, dell'Antico Testamento. Al fine di estrarli completamente, possiamo considerare:

I Il carattere e la posizione di Balaam rispetto a Dio e all'uomo;

II La politica di Balak nell'inviare a chiamare Balaam;

III La condotta di Balaam quando gli fu chiesto e sollecitato a venire da Balak;

IV Gli avvenimenti, naturali e soprannaturali, della venuta di Balaam

IL CARATTERE DI BALAAM, E LA SUA POSIZIONE RISPETTO A DIO E ALL'UOMO. Considerate sotto questo titolo:

1. Che Balaam aveva una vera conoscenza dell'altissimo Merluzzo. Non era in alcun senso un pagano per quanto riguardava la sua percezione intellettuale delle cose divine. E non era semplicemente Elohim, il Dio della natura e della creazione, che egli conosceva e venerava, ma distintamente Geova, il Dio d'Israele e della grazia. Speculativamente conosceva Dio tanto quanto Abramo o Giobbe

2. Che Balaam aveva una fede indiscussa nell'unico vero Dio. Quali che siano le difficoltà che può creare, è ovviamente vero che Balaam camminò molto per fede e non per visione. Il Dio invisibile, la volontà di Dio, la potenza di Dio, l'interesse diretto di Dio per le sue azioni, erano tutte realtà per Balaam, realtà forti. Dio non era per lui un nome, né un'espressione teologica, ma il compagno quotidiano della sua vita quotidiana. Che Balaam aveva un indubbio dono profetico da parte di Dio. Non era un servitore ordinario del vero Dio; egli occupava per così dire una posizione ufficiale molto alta al servizio di Dio. Godeva di rapporti frequenti e diretti con lui; si aspettava di ricevere indizi soprannaturali della volontà divina; Professò di pronunciare, e pronunciò, parole di profezia ispirata ben oltre la sua propria origine

3. Che nello stesso tempo il cuore di Balaam non fu dato a Dio, ma alla cupidigia. Amava il salario dell'ingiustizia. Non forse nel senso più basso. Può aver valutato l'influenza, il potere, la considerazione anche più del semplice denaro; ma il denaro era necessario a tutti questi

4. Che Balaam era un indovino. Praticava arti magiche e cercava auguri. Commerciava sulle superstizioni dei pagani e cercava persino di prostituire i suoi poteri profetici per suscitare stupore, ottenere potere e fare soldi. Si assunse per maledire i nemici di coloro che lo impiegavano. E notate che la caduta di Balaam sotto questo aspetto fu abbastanza responsabile; poiché possiamo naturalmente concludere

(1) che Balaam aveva una posizione ereditaria come veggente che era suo interesse mantenere ad ogni costo;

(2) che le persone ignoranti hanno fatto una forte pressione su di lui per fare l'indovino. Con quanta facilità Samuele sarebbe diventato lo stesso se fosse stato avido! Quanto è costante la tentazione di abusare delle forze spirituali per gratificare gli altri ed esaltare se stessi!

Confronta 1Samuele 9:6-8; Geremia 5:31

II LA POLITICA DI BALAK E IL SUO ERRORE. Considera sotto questo titolo:

1. Che Balak aveva paura d'Israele, perché era potente e aveva sconfitto gli Amorei. Eppure non aveva motivo di temere, perché Israele non lo aveva toccato e non aveva intenzione di farlo. Gli uomini hanno paura della Chiesa di Dio perché è una grande potenza nel mondo, anche se è una potenza per il bene e non per il male

2. Che Balak aveva paura del Dio d'Israele. Egli giudicò giustamente che il successo di Israele era dovuto al suo Dio, ma pensava erroneamente che il Signore non fosse altro che una divinità nazionale che era vittoriosa al momento, ma che poteva essere respinta o comprata

3. Che Balak riponeva la sua fiducia in Balaam perché era un profeta del Signore, e ci si poteva aspettare che usasse la sua influenza per cambiare i propositi del Signore, forse anche per contrastare quei propositi. Quante volte le persone cercano l'aiuto della religione contro Dio! Quante volte cercano sostegno religioso e conforto nel fare ciò che devono sapere essere contrario alla legge morale di Dio!

4. Che Balak professava, e senza dubbio sentiva, una profonda fede nell'efficacia delle benedizioni e delle maledizioni di Balaam, anche contro il popolo del Dio di Balaam. Ecco l'essenza stessa della superstizione, supporre che qualsiasi cosa possa avere un'efficacia spirituale contraria o separata dalla volontà di Dio; soprattutto, che la parola di Dio, come ufficialmente impiegata dai suoi ministri, possa essere fatta operare contro la mente dichiarata di Dio. Come se Pietro potesse bandire chi Cristo ha benedetto. Si noti però che la superstizione di Balak era la depravazione di una grande verità. Balaam aveva senza dubbio l'autorità di censurare o di benedire nel nome di Dio; e le sue censure o benedizioni avrebbero avuto validità se pronunciate con un solo occhio alla gloria di Dio e al bene delle anime, e in chiara dipendenza dalla conoscenza superiore e dalla necessaria ratifica del Cielo

5. Che Balak cercò di ottenere aiuto soprannaturale da Balaam per mezzo di lusinghe, doni e promesse; e pensava, senza dubbio, di comprare le potenze del mondo a venire. Valutò correttamente il carattere di quell'uomo; fu completamente ingannato sul valore della sua alleanza. Quante volte uomini accorti e mondani commettono lo stesso errore! Poiché vedono attraverso l'egoismo e la mondanità dei ministri umani della religione, immaginano di poter comandare i servizi e di impiegare a proprio favore i poteri della religione stessa

III LA VENUTA DI BALAAM. Considera sotto questo titolo:

1. Che Balaam fu sollecitato a venire per uno scopo che deve essersi sentito sicuro fosse sbagliato. Maledire qualsiasi popolo era una cosa terribile, e doveva essere fatta con dolore solo se comandata da Dio. Maledire Israele, della cui storia Balaam non era all'oscuro, era a prima vista un tradimento verso Dio. Quando gli uomini sono invitati a prestare il loro aiuto per opporsi o distruggere gli altri, quanto dovrebbero essere attenti ad assicurarsi che tale azione ostile sia una questione di dovere; poiché noi siamo chiamati alla benedizione.

1Pietro 3:9

2. Che Balaam fu tentato dal suo amore per il denaro e per le cose buone. Un profeta sincero si sarebbe vergognato di ricevere doni e promesse per l'uso dei suoi poteri spirituali, e avrebbe sospettato con veemenza coloro che li offrivano, anche con adulazione e deferenza. Se c'è qualcosa che fa appello alla nostra cupidigia e promette vantaggi in questo mondo, dovremmo tanto più rivoltarci contro di esso, a meno che non si dimostri irresistibilmente che ha ragione. Con quale giusto disprezzo il mondo considera l'universale propensione delle persone religiose ad esercitare i loro doni e a esercitare la loro influenza dove e come paga meglio!

3. Che a Balaam fu proibito di andare, per la semplice e inalterabile ragione che non poteva assolutamente fare ciò che voleva senza andare contro Dio. Se ci fosse andato, avrebbe dovuto comportarsi in modo disonorevole nei confronti di Balak, prendendo il suo denaro per niente, o avrebbe dovuto agire in modo sleale nei confronti di Dio, maledicendo il suo popolo. E questo era perfettamente chiaro a Balaam. La legge morale di Dio è abbastanza chiara nelle sue grandi linee, e se gli uomini amassero la giustizia più del guadagno avrebbero poche difficoltà pratiche

4. Che la condotta esteriore di Balaam era costantemente coscienziosa. Non se ne sarebbe andato senza permesso, si rifiutò di andarci quando gli fu proibito, protestò ripetutamente che non poteva e non voleva dire altro che quello che Dio gli diceva di dire. E senza dubbio le sue proteste erano sincere. Non aveva intenzione di ribellarsi a Dio; era un principio fisso per lui che a Dio bisognava obbedire

5. Che il desiderio interiore di Balaam era di andare, se possibile, perché prometteva onore e guadagno a se stesso. Egli obbedì a Dio, ma obbedì a malincuore; obbedì a Dio, ma gli fece capire chiaramente che desiderava che le cose andassero diversamente; rispettò il preciso comandamento di non andare, ma non prestò attenzione alla ragione addotta, perché Israele non doveva essere maledetto. L'unica obbedienza di cui Dio si preoccupa veramente è l'obbedienza che viene dal cuore.

Romani 6:17; Efesini 6:6

Quanti sono severi nel non violare la legge morale (come la intendono), ma non per piacere a Dio, non perché amano la volontà di Dio! A quanti sono i comandamenti di Dio barriere formali che non oltrepassano solo perché non osano! Ma per costoro queste barriere vengono presto o poi eliminate, affinché possano fare a modo loro

6. Che Balaam non ottenne credito per la coscienziosità che possedeva. Disse che Dio si rifiutò di dargli il permesso, il che era vero, anche se non espresso in uno spirito appropriato, mentre i messaggeri riferirono che si rifiutò di venire; e Balak credette che volesse solo più insistenza. Cantici è con gli uomini che fanno ciò che è giusto, ma non per il vero motivo; non ottengono credito nemmeno per il bene che è in loro; sono sempre tentati di nuovo, perché si sentono aperti alla tentazione; Il mondo vede che il loro cuore è con lui, e attribuisce la loro esitazione al mero interesse personale. Non c'è salvezza per l'uomo il cui cuore non è dalla parte di Dio

7. Che Balaam, quando riferì la questione a Dio (come se fosse ancora aperta), fu lasciata andare. Questa è l'essenza stessa del tentare Dio: cercare modi e mezzi per seguire la nostra volontà e raggiungere i nostri fini senza disobbedienza aperta. Quanti trattano il governo di Dio come una restrizione sgradevole che deve essere rispettata, ma che può essere fortunatamente evitata se possibile! Tali uomini si trovano in grado di andare con una coscienza pulita in circostanze di tentazione che sono ora fatali per loro. Se una volta hai avuto un chiaro indizio di ciò che è giusto, aggrappati ad esso con tutto il tuo cuore, altrimenti sarai condotto in un laccio

8. Che l'ingresso di Balaam, sebbene permesso, era controllato; e questo non nel suo interesse (perché non sarebbe dovuto andare), ma nell'interesse di Israele. Quando gli uomini vanno in cattive mani, è loro legalmente permesso di andare, e la legge di Dio cessa fino al punto di limitare la loro coscienza; ma le conseguenze della loro disubbidienza interiore sono annullate affinché non siano disastrose per il popolo di Dio

IV IL VIAGGIO DI BALAAM. Considera sotto questo titolo:

1. Che Dio era adirato con Balaam per essere andato, sebbene gli avesse dato il permesso di andare. Perché fu il peccato che fece desiderare a Balaam di andare, se possibile; e fu il suo desiderio di andare a fare una missione malvagia per guadagno che gli fece ottenere il permesso di andare. Anche così, se gli uomini sono interiormente desiderosi di fare ciò che è sbagliato, Dio permetterà loro di persuadersi che in realtà non è sbagliato, ed essi andranno avanti con una coscienza pura; ma Dio si adirerà lo stesso con loro. Quante persone molto religiose trovano lecito camminare per vie molto tortuose per amore del guadagno, e tuttavia sono risolute a non fare una cosa sbagliata! Ma Dio è adirato con loro, ed essi hanno già perduto la sua grazia

2. Che l'angelo distruttore si mise sulla sua strada come un avversario per lui. Anche così, la distruzione ci attende in ogni modo in cui l'avidità ci conduce contro la volontà di Dio. Dio stesso è un avversario per noi,

Matteo 5:25

ed è pronto in qualsiasi momento a piombare su di noi e a farci a pezzi. È inutile dire che non abbiamo fatto nulla di male; se i nostri motivi sono corrotti, la spada della giustizia divina è sguainata contro di noi

3. che Balaam non vide l'angelo, ma l'asino; e questo sebbene Balaam fosse un "veggente", e si vantasse di "avere gli occhi aperti" e di conoscere bene le cose invisibili di Dio. Anche così l'uomo "religioso" e "spirituale", che ha grandi "esperienze", e tuttavia è segretamente guidato dall'avidità e dall'interesse personale, è spesso molto più cieco del più carnale e non illuminato a percepire che sta correndo verso la distruzione; La persona più stupida ha spesso una percezione più chiara dei fatti e delle situazioni morali rispetto alla persona più dotata, se questa è accecata dal peccato

4. Che l'asino con la sua fedeltà e il suo istinto di autoconservazione ha salvato il suo padrone. Allo stesso modo gli uomini, saggi ai loro occhi, sono spesso in debito con gli agenti più disprezzati e trascurati per essere preservati dalle conseguenze della loro cieca follia

5. Che Balaam si adirò con l'asino e la maltrattava. Anche così, gli uomini stolti sono spesso molto arrabbiati con le circostanze o le persone che li stanno realmente salvando dalla distruzione

6. Che all'asino fu divinamente permesso di rimproverare il suo padrone e di insegnargli una lezione se l'avesse imparata; perché lei era stata fedele e docile, e non lo aveva mai ingannato da quando era stata sua, mentre lui era stato ed era stato infedele, ostinato e sleale verso il suo Maestro in cielo. Allo stesso modo le stesse bestie ci insegnano molte lezioni con la loro condotta; e coloro che consideriamo in un certo senso peggiori delle bestie -- i pagani e gli uomini che non hanno alcuna religione -- ci faranno spesso vergognare con le forti virtù che mostrano dove forse falliamo

7. Allora Balaam vide e conobbe il suo pericolo. Allo stesso modo gli uomini camminano compiaciuti sulla strada che conduce alla distruzione, e non ne hanno la minima idea, ma sono arrabbiati con chiunque li ostacoli, finché un'influenza improvvisa apre loro gli occhi sul loro terribile pericolo

8. Che si è offerto di tornare indietro, se necessario, e ha riconosciuto di aver sbagliato (forse sinceramente), ma non gli è stato permesso di tornare indietro. Anche così, quando gli uomini hanno, per così dire, insistito nel prendere una linea che è poco saggia, pericolosa e sbagliata, è spesso impossibile per loro tornare indietro. Essi sono impegnati in essa, e la provvidenza di Dio li costringe ad andare avanti con essa, anche se ciò reca un terribile pericolo alle loro anime; perché Dio è un Dio geloso, e le conseguenze giudiziarie della nostra disobbedienza (anche se interiore e mascherata) non possono essere eliminate in un momento

9. Che fu accolto da Balak con onori, cerimonie e riti religiosi; e senza dubbio tutto ciò che accadde lungo la strada svanì come un sogno dalla sua mente. Anche così, quando gli uomini camminano secondo la loro cupidigia, possono ricevere gli avvertimenti più solenni e (a quel tempo) impressionanti, ma in mezzo al conversetto del mondo, e all'onore ricevuto dagli uomini, e alle cerimonie esteriori anche della religione, questi avvertimenti non hanno alcun effetto duraturo, e sono come se non fossero mai accaduti

Considerate ancora, per quanto riguarda le lezioni generali da trarre dal carattere e dalla storia di Balaam:

1. Che ci siano in un uomo alti doni spirituali senza vera bontà. Balaam era un vero profeta, e aveva in grado notevole la facoltà sia di comprendere le cose nascoste di Dio che di annunciarle agli uomini. Eppure, come nel caso di Saul

1Samuele 10:11; 19:24

e Caifa,

Giovanni 11:51

i suoi doni profetici non furono accompagnati dalla santificazione della vita. Anche così tanti in tutte le epoche e paesi hanno grandi doni spirituali di comprensione, di interpretazione, di eloquenza, ss.), per cui gli altri sono grandemente avvantaggiati, ma rimangono essi stessi malvagi

2. Affinché un uomo possa avere una fede religiosa vera e forte, e tuttavia quella fede non lo salverà, perché non tocca il suo cuore. Che Balaam avesse una forte fede nel Signore Dio è evidente; dal punto di vista intellettuale era forte come quella di Abramo; egli camminò con Dio con la stessa verità di chiunque altro, nel senso di essere costantemente cosciente e memore della presenza di Dio e dell'interesse per lui. Nessuna definizione di fede religiosa potrebbe essere formulata con onestà che dovrebbe escludere Balaam e includere Abramo. Eppure non fu salvato, perché la sua fede, sebbene si mescolasse in gran parte con i suoi pensieri e influenzasse grandemente le sue azioni, non governava i suoi affetti. Anche così è inutile, per quanto usuale e conveniente, negare che molti uomini hanno forti convinzioni e convinzioni religiose -- in una parola, hanno una fede religiosa -- che non sono salvati da essa, ma cadono in peccati capitali e diventano reiuti. Non si tratta tanto di teologia, quanto di fatti; la combinazione di forti sentimenti religiosi e di potere di realizzare l'invisibile, con una profonda alienazione morale da Dio, non è affatto rara

3. Che un uomo possa fare molto e sacrificare molto per obbedire a Dio senza ricevere alcuna ricompensa. Balaam trascurò ripetutamente le proprie inclinazioni e rinunciò a molti onori ed emolumenti da Balak, per un motivo di coscienza; eppure fu sempre sull'orlo della distruzione e alla fine fu miseramente ucciso. Anche tanti uomini fanno molte cose che non gli piacciono, e rinunciano a molte cose che vogliono, perché sentono di doverlo fare; eppure non hanno alcuna ricompensa per questo né qui né nell'aldilà, perché il loro autocontrollo è fondato su un motivo inferiore all'amore per Dio e al desiderio di piacergli

4. Affinché la condotta di un uomo possa essere in apparenza irreprensibile, e tuttavia dispiacere a Dio. Nessuno avrebbe potuto trovare un difetto preciso in un solo passo nel modo di procedere di Balaam; ognuno poteva essere giustificato singolarmente come permesso; eppure l'insieme provocò l'ira del Signore, perché era segretamente influenzato dall'avidità. Anche tanti uomini sono attenti, e agli occhi ordinari irreprensibili, nelle loro azioni, perché nessun atto è di per sé senza giustificazione; Eppure tutta la loro vita è odiosa perché il motivo principale è l'egoismo, non l'amore. Non è sufficiente essere in grado di giustificare ogni passo mentre lo facciamo, né la semplice determinazione di mantenere la retta retta fronte con Dio assicurerà il suo favore

5. Che un uomo possa avere una profonda intuizione religiosa, eppure essere molto cieco al proprio stato. Balaam si vantava giustamente della sua religione intelligente e spirituale in paragone con le follie e le mummie dei pagani che lo circondavano, eppure era più cieco della sua stessa bestia di fronte alla distruzione palpabile in cui stava correndo. Anche molti di coloro che sono più illuminati e più lontani dall'ignoranza e dalla superstizione, sono molto ciechi di fronte al loro completo fallimento morale, e al terribile pericolo che sono molti. Essi, ad esempio, che più denunciano l'idolatria sono spesso completamente ciechi al fatto che tutta la loro vita è dominata dalla cupidigia, che è idolatria

Considera ancora, rispetto al miracolo della bestia muta che parla con voce umana:

1. Che gli animali inferiori, di cui contiamo così poco, se non per una questione di guadagno, hanno spesso grandi virtù con le quali ci insegnano molte lezioni. Quanto più fedeli sono a noi di quanto noi siamo fedeli al nostro Maestro! E' il loro orgoglio e il loro studio osservare e seguire, quasi ad anticipare, il minimo indizio della nostra volontà. Quanto siamo inferiori sotto questo aspetto!

2. Che Dio non è insensibile alle loro virtù, come lo siamo noi in generale, ma a volte dà loro almeno una certa ricompensa (vedi versetto 33). Dal momento che sembrano non avere uno stato futuro, è un dovere che ci viene imposto ricordare e premiare la loro fedeltà in questo mondo

3. Che essere adirati con animali muti quando la loro condotta ci irrita è peccato e follia. Il peccato, perché non abbiamo il diritto di essere adirati se non con il peccato;

Giona 4:4

la follia, perché essi hanno meno torto con noi di quanto noi lo siamo con Dio; il peccato e la stoltezza, perché tale rabbia sicuramente acceca la mente e ci lascia preda della tentazione

4. Che Dio si compiace di scegliere "le cose stolte del mondo per confondere i saggi", e "le cose che sono disprezzate" e "le cose che non sono" (come la voce intelligibile di un asino) "per ridurre a nulla le cose che sono. Allo stesso modo, siamo spesso rimproverati e rimproverati nella nostra follia da cose molto disprezzate e familiari, da coloro che consideriamo brutali e insensati, e che si trovano su un livello inferiore a noi

OMELIE di d. young Versetti 2-4.- Moab si allarma

SONO UN OSSERVATORE INTERESSATO DI UN'AZIONE IMPORTANTE. "Balak vide tutto ciò che Israele aveva fatto agli Amorrei". Di per sé valeva la pena di osservare che questa grande schiera di persone, che arrivava con poco preavviso, che non aveva una terra propria, nessuna base visibile per le operazioni, nessuna fama militare, avrebbe dovuto ancora schiacciare in rovina re potenti come Sihon e Og. Non si trattava semplicemente della conquista di un esercito da parte di un altro; C'era qualcosa di decisivo e di molto significativo nella conquista. Proprio come nella storia profana alcune battaglie, come Maratona e Salamina, Waterloo e Trafalgar, si stagliano come montagne imponenti a causa delle grandi questioni ad esse connesse, così queste vittorie di Israele su Sihon e Og devono essere prese in considerazione da tutte le generazioni del popolo di Dio. Balak, naturalmente, era interessato come vicino, ma noi, che viviamo a migliaia di chilometri dalla scena di questi eventi, e migliaia di anni dopo, non dovremmo essere meno interessati. Ci riguardano tanto quanto hanno riguardato Balak. Per quanto siano distanti da noi nel tempo, hanno a che fare in modo molto pratico con i nostri interessi e con i propositi ancora incompiuti dell'Iddio sempre vivente. Siamo troppo attenti alle sciocchezze, ai pettegolezzi del giorno che passa, alla mera schiuma sulle onde del tempo. La cosa premeva anche per l'attenzione. Gli Amorrei erano vicini di Moab e Moab era stato conquistato da loro. Se Israele aveva poi sconfitto il conquistatore, c'era bisogno di un'azione pronta. Cantici, finché Israele fu lontano, errante nel deserto, senza alcuna meta che potesse essere accertata, quella rotta piuttosto senza scopo, per quanto gli altri potessero capire, non c'era alcun sentimento di allarme. Ma ora, con Israele ai suoi stessi confini, Moab sente di dover fare qualcosa. Eppure la pressione non era del tipo giusto. Moab fu spinto a considerare la sua posizione non a causa dei pericoli interni, non a causa dell'idolatria e dell'ingiustizia, né per poter diventare una nazione pura e di mente nobile, ma a causa dell'egoistico timore che un altro popolo vicino al suo territorio potesse dimostrarsi ostile e distruttivo. Così permettiamo a considerazioni che non dovrebbero avere la minima forza su di noi. Dove le nostre menti dovrebbero essere quasi indifferenti, sono arrendevoli e sensibili; e dove dovrebbero essere arrendevoli e sensibili, troppo spesso li possiede l'indifferenza, Quando Gesù sfamò la moltitudine, l'azione insisteva per essere notata non perché la folla apprezzasse il significato spirituale dell'azione, ma mangiasse dei pani e fosse saziata. Balak fece bene quando notò le vittorie di Israele, ma molto male quando le notò semplicemente come un fattore che riguardava la sicurezza del suo regno

II LA CONSEGUENTE INQUIETUDINE DI MOAB. Gli Amorrei avevano conquistato Moab, ma Israele aveva conquistato gli Amorrei. Si presumeva allora che Israele, avendone il potere, avrebbe naturalmente progredito per trattare Moab allo stesso modo; proprio come un Alessandro o un Napoleone passano da un territorio conquistato alla conquista dell'altro; proprio come un incendio si propaga da una casa in fiamme alla sua vicina. Era quindi scusabile che Moab avesse molta paura; ma, sebbene scusabile, non era ragionevole. L'allarme veniva dalla conoscenza di alcune cose, mista all'ignoranza di cose più importanti. L'allarme allora era infondato. Per quanto generale fosse l'allarme, Moab non aveva davvero nulla da temere. Il suo modo di ragionare era del tutto errato. Se Moab avesse conosciuto la storia interna d'Israele la metà di quanto conosceva l'aspetto esteriore attuale e i recenti trionfi, non si sarebbe allarmato a causa dei figli d'Israele, e perché erano molti. Ai figli d'Israele era stato comandato di avere a cuore scopi diversi da quelli della conquista di Moab, e la mente del loro capo era occupata in cose molto più nobili del successo militare. Inoltre, come Dio si era ricordato della parentela di Israele e di Edom, così si ricordò di quella di Israele e di Moab.

Deuteronomio 2:9

Moab aveva paura del popolo perché era numeroso. Che rivelazione del loro spirito vile e abietto avrebbe avuto in passato se li avesse visti minacciare di lapidare Caleb e Giosuè. E sebbene fossero molti, avrebbe visto che tutto il loro numero non serviva a nulla per il successo quando Dio non era con loro.

Numeri 14:40-45

III CONCLUSIONE DI MOAB RIGUARDO ALLE SUE RISORSE. Egli non poteva resistere a Israele più di quanto l'erba dei campi resista alla bocca del bue. Ciò esprime la sua totale diffidenza nei confronti delle proprie risorse, ed era una conclusione prudente, anche se umiliante, per quanto si potesse dire, e sempre supponendo che Israele volesse recitare la parte del bue. La caduta di Sihon non aveva insegnato nulla a Og, il gigante sicuro di sé, ma la caduta di Sihon, e poi la caduta di Og, avevano insegnato a Moab almeno questo, che sul campo di battaglia non poteva fare nulla contro Israele. Se un uomo rifiuta di seguire la retta via, non è quindi di poca importanza quale delle strade sbagliate sceglie. Si può portarlo rapidamente nell'oscurità fino al precipizio; un altro, anch'esso verso il basso, può offrire più tempo e occasioni per il recupero. Mandare a chiamare Balaam era una condotta sbagliata, cieca e inutile, ma in ogni caso non fu così immediatamente distruttiva, da precipitarsi incautamente nel campo di battaglia contro Israele

3 Moab aveva una grande paura del popolo. Mentre gli Israeliti si erano spostati lungo il loro confine orientale e nord-orientale, i Moabiti li rifornirono di provviste,

Deuteronomio 2:29

desiderando, senza dubbio, sbarazzarsi di loro, ma non disdegnando di trarre profitto dalla loro presenza. Ma dopo l'improvvisa sconfitta e il rovesciamento dei loro stessi conquistatori amorrei, il loro terrore e la loro inquietudine li costrinsero a prendere qualche azione, anche se non osarono iniziare ostilità aperte

4 Moab disse agli anziani di Madian. I Madianiti discendevano da Abramo e Chetura,

Genesi 25:2,4

ed erano quindi più parenti di Israele che di Moab. Vivevano una vita semi-nomade nelle steppe a est di Moab e Ammon,

Confronta Genesi 36:35

sostenendosi in parte con il pascolo e in parte con il commercio delle carovane.

Genesi 37:28

Le loro istituzioni erano senza dubbio patriarcali, come quelle dei moderni Bedawin, e gli "anziani" erano gli sceicchi delle loro tribù. Come il bue lecca l'erba del campo. Il forte colpo di falce della lingua del bue era di per sé una similitudine ammirevole, e molto adatta ai pastori Moab e Madian

5 Perciò mandò messaggeri. Dal versetto 7 risulta che Balak agì sia per Madian che per Moab; poiché i Madianiti non erano che un popolo debole, potrebbero essersi posti più o meno sotto la protezione di Balak. a Balaam, figlio di Beer. μlBi (Bileam: la nostra forma comune deriva dalla Settanta e dal Nuovo Testamento, Βαλααμ) deriva o da lB, distruggere o divorare, e μ, il popolo; o semplicemente da lB, con la sillaba terminale μA, "il distruttore". La prima derivazione riceve un certo sostegno da Apocalisse 2:14,15, dove molti pensano che i "Nicolaiti" siano solo una forma greca di "Balaamiti" Νικολαος, da νικαω e λαος). Beor (rWB) ha un significato simile, da rB, bruciare o consumare. Entrambi i nomi hanno probabilmente un riferimento al presunto effetto delle loro maledizioni, poiché la maledizione di successo era una professione ereditaria in molti. terre, come lo è ancora in alcune. La birra appare in 2Pietro 2:15 come Bosor, che è chiamato caldeo, ma l'origine del cambiamento è davvero sconosciuta. Un "Bela figlio di Beer" è nominato in Genesi 36:32 come regnante a Edom, ma la coincidenza non ha importanza: re e maghi hanno sempre amato darsi nomi di paura, e il loro vocabolario non era ampio. A Pother, che è presso il fiume del paese dei figli del suo popolo. Piuttosto, "che è sul fiume", cioè il grande fiume Eufrate, "nel paese dei figli del suo popolo", cioè nella sua terra natale. La situazione di Pethor (Settanta, Φαθουρα) è sconosciuta. Ecco un popolo uscito dall'Egitto. Erano passati quarant'anni da quando i loro padri avevano lasciato l'Egitto. Eppure le parole di Balak esprimevano una grande verità, perché questo popolo non era una tribù errante del deserto, ma a tutti gli effetti la stessa grande nazione organizzata che aveva saccheggiato l'Egitto e aveva lasciato dietro di sé l'esercito del Faraone. Rimangono contro di me yliMumi. Septuaginta, εχομενος μου. Questo difficilmente si sarebbe detto quando Israele era accampato trenta miglia a nord dell'Arnon, di fronte a Gerico. Le due ambasciate a Balaam devono aver occupato un po' di tempo, e nel frattempo Israele avrebbe proseguito la sua strada. Possiamo naturalmente concludere che il primo messaggio fu inviato immediatamente dopo la sconfitta di Sihon, in un momento in cui Israele era accampato molto vicino al confine di Moab

OMELIE DI E.S. PROUT Versetti 5, 6.- La grandezza e la caduta di Balaam

Il carattere e la storia di Balaam hanno fornito materiale per molti studi teologici ed etici. Il suo carattere e la sua condotta, anche se un po' sconcertanti, non lo sono più di quelli di molti intorno a noi, e sono pieni di istruzioni e avvertimenti. Atti presenti ci limitiamo a due punti:

L 'ALTA POSIZIONE E I PRIVILEGI DI I BALAAM

II IL SEGRETO DELL'UMILIANTE CADUTA DI BALAAM

(1) Aveva una conoscenza del vero Dio. Tra i pagani della Mesopotamia egli conserva una conoscenza del Dio rivelato "dalla creazione del mondo". (Confronta i casi di Melchisedec e Giobbe). Era come la stella della sera, che mostrava in quale direzione era tramontato il sole della verità

Romani 1:21

e rifletteva parte della sua luce. La sua conoscenza può essere illustrata dalle sue nobili espressioni riguardo a Dio e al suo popolo; ad esempio, Numeri 23:10,19 ; e secondo alcuni interpreti, Numeri 6:8

(2) Godeva del dono dell'ispirazione da parte di Dio. Anche se non c'erano Scritture, Dio non rimase senza testimoni, e tra loro c'era Balaam "il profeta".

2Pietro 2:16

Si aspettava comunicazioni divine e non fu deluso. Non c'è da stupirsi quindi che

(3) Godeva di una fama diffusa. Si estendeva per centinaia di chilometri di distanza, fino a Moab e Madian, da dove più di una volta un'ambasciata attraversò il deserto con parole lusinghiere come quelle del versetto 6. Eppure sappiamo che Balaam era un uomo cattivo che fece una brutta fine. Così abbiamo lezioni di avvertimento per noi stessi, che abbiamo una conoscenza di Dio più completa di quella di Balaam, e possiamo godere di doni, se non altrettanto brillanti, tuttavia più utili dei suoi. Tutte queste cose possono non giovare a nulla per la nostra salvezza, ma possono essere pervertite fino ai fini peggiori. Illustrazioni: Imenoeo e Alessandro, i compagni di San Paolo;

1Timoteo 1:19,20

Giuda, l'apostolo di Gesù Cristo.

Confronta Matteo 7:21-23 11:23 1Corinzi 13:1,2

II Il nome di Balaam è menzionato nel Nuovo Testamento solo tre volte, e ogni volta è coperto di rimprovero.

2Pietro 2:15 Giuda 1:1 1Re 2:14

Il suo peccato radice era l'antico, inveterato vizio della natura umana, l'egoismo. Conosceva Dio, ma non lo amava, perché "amava il salario dell'ingiustizia". Non ha seguito la voce divina, ma ha "seguito" la ricompensa. Dio gli insegnò verità sublimi; "insegnò a Balak" le arti vili della seduzione. Il suo egoismo si manifestava in

(1) Ambizione. Non c'era nulla dell'oblio di sé di profeti come Elia, Eliseo, Geremia o Mosè, contemporaneo di Balaam. Egli è stimato come un grand'uomo, e si preoccupa di essere così stimato. Sa che la divinazione non ha alcun potere presso Dio, ma per magnificarsi tra i pagani di Moab, vi ricorre. Egli aspira costantemente al "grandissimo onore" a cui Balak si offre per promuoverlo.

Confronta Salmi 131:1-3 Geremia 45:5

(2) Concupiscenza. Sarebbe diventato ricco, e quindi cadde in tentazione, ss.)

1Timoteo 6:9; 2Pietro 2:15

Le sue parole erano giuste (versetto 18), ma sospettose, come quelle di un elettore venale che si vanta della sua incorruttibilità. Balaam bramava l'onore e la ricchezza offerti. Come si poteva guadagnarli mentre Dio lo tratteneva? Due modi erano possibili. Potrebbe far cambiare idea a Dio. Voleva ottenere da Dio il permesso di fare ciò che al momento era un peccato. Potrebbe averlo saputo fin dall'inizio, come dice lui. Ma egli lotta per conquistare Dio, come se il fatto non fosse che Dio non può cambiare, ma che Dio non cambierà. Da qui i suoi ripetuti cambi di luogo e i nuovi sacrifici. Atti di lunghezza era chiaro che questa via era chiusa contro di lui. Egli è costretto a benedire Israele ancora e ancora. Atti alla fine della narrazione

Numeri 24:10-24

sembra prendere il suo posto con coraggio come alleato del popolo di Dio. Ma si è trattato solo di un impulso temporaneo, non di una vera conversione. Avido del salario dell'ingiustizia, si allea con l'inferno. ("Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo.") Che contrasto tra le sue belle promesse (versetto 18) e questa azione malvagia l La ragione è che nel tentativo di "piegare" Dio egli si perverteva miseramente (come un debole strumento usato per spostare un grande peso), mentre cercava il permesso di peccare stava diventando meno sensibile al peccato (vedi successivo Omelia). Imparate dunque dalla caduta di questo grande e dotato profeta a quale abisso di infamia l'egoismo, quella madre dei peccati, e la sua progenie, l'ambizione e la cupidigia, possono condurci. Avvertiti dall'egoismo di Balaam, possiamo noi imitare l'altruismo di Cristo. - P.

Romani 15:3; Filippesi 2:3-8

Versetti 5, 6.- Il messaggio di Balak a Balaam

Poiché la guerra è inutile, che cosa farà Balak? Nella sua mente c'erano solo due alternative, combattere o mandare a chiamare Balaam. E tuttavia c'era una via migliore, se ci avesse pensato, cioè avvicinarsi pacificamente a Israele. Ma il pregiudizio, la convinzione fissa che Israele fosse il suo nemico, dominava la sua mente. Facciamo cose molto sciocche permettendo alle concezioni tradizionali di governarci. Che Israele fosse il nemico di Moab era un'ipotesi che non aveva la minima base di esperienza. Molte delle opposizioni e delle difficoltà della vita nascono dal presupposto che coloro che hanno l'opportunità di ferire sono propensi a sfruttare l'opportunità. Colui che si mostrerà amichevole potrà trovare amici e alleati dove meno se li aspetta. Dobbiamo fare del nostro meglio in posizioni dubbie per assicurarci di aver esaurito le possibilità di azione. Balak quindi invia un messaggio a Balaam. Avviso-

UNA TESTIMONIANZA DEL POTERE DELLA RELIGIONE. Balak non riesce a trovare risorse sufficienti nella natura, quindi cerca al di sopra della natura. Quando gli uomini, che nel loro egoismo e nella loro mancanza di spiritualità sono i più lontani da Dio, si trovano in una situazione estrema, è proprio allora che si vedono rivolgersi a un potere superiore al loro.

1Samuele 28

L'uomo ha una natura attaccata, e se non può afferrare la verità come è in Gesù, deve trovare qualche sostituto. Balak non conosceva Dio come lo conosceva Mosè; Non sapeva nulla delle sue perfezioni spirituali e dei suoi santi propositi. Ma egli riconobbe ancora il Dio d'Israele come realmente esistente, come un potente potentato; sentiva che Balaam aveva un certo potere con lui; e così crede anche nella sua ignoranza. È una lunga, lunga strada verso l'ateismo puro, e sicuramente deve essere triste e difficile. Non si potrebbe giustamente sollevare la questione se ci siano atei coerenti, quelli la cui pratica concorda anche approssimativamente con la loro teoria? Ci sono uomini senza Dio nel mondo, cioè privi di connessione cosciente e felice con il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo; ma anche così possono rendere testimonianza senza pensare che hanno bisogno di lui. I testimoni del potere della religione non sono solo molti, ma di ogni sorta, e spesso testimoniano quando meno lo sospettano

II UNA TESTIMONIANZA DELLA VACUITÀ DELL'IDOLATRIA. Balak aveva un dio tutto suo, probabilmente più di uno, e senza dubbio si sarebbe sentito molto a disagio nell'omettere il loro culto; ma non confidava nei suoi dèi. Può darsi che in questa stessa occasione abbia sacrificato a loro con grande profusione e scrupolosità, ma non si fidava di loro. Benché fossero vicini, egli sentiva più speranza da Balaam lontano; Eppure, se c'era qualcosa di buono nei suoi dèi, quello era proprio il momento di provarlo e riceverlo. C'è una Nemesi per ogni idolatria. Gli idoli di Moab furono svergognati davanti al Dio d'Israele, e ciò proprio dall'uomo che doveva essere il loro campione. Non c'è bisogno che un Dagon cada sempre in presenza dell'arca. Ci sono altri modi per disonorare gli idoli che gettarli alle talpe e ai pipistrelli. Possono avere la vergogna scritta sulla fronte, anche mentre si trovano sul piedistallo dell'onore. Così vediamo anche una denuncia del formalismo. Il grande bisogno di Balak toglie la maschera dalla sua religione, e sotto di essa vediamo non organi viventi, ma macchine morte. E tenete presente che il formalismo nel servire il vero Dio è altrettanto certo di venire in vergogna quanto il formalismo nel servire un idolo. Il principio è lo stesso, qualunque divinità sia formalmente riconosciuta

III DOPO TUTTO, IL RICORSO A BALAAM ERA MOLTO PRECARIO, anche supponendo che Balaam avesse tutto il potere che Balak gli attribuiva. Perché Pethor era molto lontana, e i temuti e vittoriosi Israeliti erano a portata di mano. Balaam non abitava nella strada accanto. Mentre si manda da Land's End a chiamare il celebre medico londinese, la vita del paziente sta costantemente svanendo. Questo non è un aiuto sufficiente per le nostre necessità supreme che devono essere portate per terra e per mare. "Non dire in cuor tuo: Chi salirà al cielo? (cioè, per far scendere Cristo dall'alto:) o, Chi scenderà nell'abisso? (cioè, risuscitare Cristo dai morti). La parola è vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore".

Romani 10:6-8

Va' nel tuo armadio, ritirati nell'isolamento e nella sicurezza del tuo cuore, e incontra là la potente Guida e Aiuto. Il Dio d'Israele andava attorno con il suo popolo. Gesù non ha detto: "Dovunque io sono, là si radunerà il mio popolo", ma: "Dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro". "Dio attribuisce al luogo nessuna santità, se non vi è portata da uomini che vi frequentano o vi dimorano"

IV UN UOMO PUÒ ESSERE IGNORANTE DELLE COSE CHE GLI SONO PIÙ VICINE E INDICIBILMENTE IMPORTANTI, mentre abbonda in una conoscenza inutile di cose lontane. Balak non conosceva i bisogni del suo cuore, la vera potenza di Israele, la disposizione del Dio d'Israele verso di lui, le possibilità di amicizia che si trovavano all'interno di quelle tende alle quali guardava con tanta apprensione. Ma in qualche modo era venuto a conoscenza di Balaam nella lontana Pethor. Quanta conoscenza inutile, ingannevole, pretenziosa possiamo accumulare con un lavoro infinito, e al tempo stesso provando una grande certezza del suo valore. "La conoscenza viene, ma la saggezza rimane". È di grande importanza in un mondo in cui c'è tanto da sapere, eppure così poco si può acquisire, per non perdere l'acquisto delle cose giuste. Il dottor Arnold disse: "Se si può desiderare l'impossibile, allora potrei desiderare che i miei figli siano ben versati nelle scienze fisiche, ma nella dovuta subordinazione alla pienezza e alla freschezza delle loro conoscenze su argomenti morali. Questo, tuttavia, credo non possa essere; e la scienza fisica, se mai studiata, sembra troppo grande per essere studiata εν παρεργω, Pertanto, piuttosto che averla come la cosa principale nella mente di mio figlio, vorrei volentieri che pensasse che il sole girasse intorno alla terra, e che le stelle fossero tante lustrine incastonate nel firmamento azzurro brillante. Così anche il grande scopritore Faraday nella sua vecchiaia: "Le mie facoltà mondane stanno scivolando via, giorno dopo giorno. Felice è per tutti noi che il vero bene non risiede in loro. Mentre rifluiscono, ci lascino come piccoli bambini, fiduciosi nel Padre delle misericordie e accogliendo il suo dono ineffabile!"

V IL MESSAGGIO FU MOLTO LUSINGHIERO PER BALAAM. I re hanno molto a che fare con i cortigiani, e tutte le delicate preparazioni dell'adulazione devono essere ben note a loro. Balak fece capire a Balaam che non era per una sciocchezza che lo aveva convocato, per un servizio che poteva essere reso da un indovino di second'ordine. Il popolo che tanto temeva era uscito dall'Egitto, quella patria di forza in quei giorni, quella terra popolosa e ricca, e non mancava affatto di saggi, stregoni e maghi reputati. Erano venuti in gran numero: "ecco, coprono la faccia della terra", ed erano nelle immediate vicinanze e apparentemente in condizioni stabili: "dimorano di fronte a me". C'è la volontaria confessione di Balak della propria incapacità, e la sua evidente fede nel potere di Balaam di gettare una paralisi fatale su tutta l'energia di Israele. Ora, tutto questo deve essere stato molto piacevole da ascoltare per Balaam, forse più dolce del tintinnio delle ricompense della divinazione. Così iniziò la tentazione di Balaam, già troppo aperto alla tentazione. La sua mente carnale era attratta in molti modi. Le ricompense della divinazione erano solo una parte del salario atteso per l'ingiustizia. "L'orgoglio precede la distruzione, e lo spirito superbo precede la caduta.

Proverbi 16:18

VI BALAK AVEVA PIÙ FEDE NELLA MENZOGNA DI QUANTO ISRAELE PER LUNGO TEMPO AVESSE MOSTRATO VERSO LA VERITÀ. La condotta di Balak nell'inviare così lontano, nel gettare le sorti del suo regno con tanta semplicità su ciò che era completamente falso, dovrebbe far vergognare noi, che abbiamo l'opportunità di ricorrere in ogni momento a una verità ben accertata e stabilita. Balak non aveva che un Balaam da cercare, un uomo così ignobile e di mente doppia come appare nel seguito; non un Mosè, che avrebbe potuto dirgli veramente, non solo come la benedizione e la maledizione vengono realmente, ma come assicurarsi l'una e sfuggire all'altra

6 Io so che colui che tu benedici è benedetto, e colui che tu maledici è maledetto. Questo era il linguaggio dell'adulazione inteso ad assicurare i servigi del profeta. Senza dubbio, tuttavia, Balak, come altri pagani, aveva una fede profonda, anche se capricciosa, nell'effetto reale delle maledizioni e degli anatemi pronunciati da uomini che avevano rapporti privati e influenza con le potenze invisibili. Quell'errore, come la maggior parte delle superstizioni, era la perversione di una verità; ci sono sia benedizioni che censure che, pronunciate da labbra umane, portano con sé la sanzione e l'applicazione del Cielo. L'errore dell'antichità risiedeva nell'ignoranza o nella dimenticanza che, come l'acqua non può salire più in alto della sua fonte, così né la benedizione né la maledizione possono avere alcun effetto al di là della volontà e del proposito del Padre delle nostre anime. Balaam lo sapeva, ma forse fu la sua sfortuna di essere stato addestrato fin dall'infanzia a mantenere la sua posizione e la sua ricchezza commerciando sulle superstizioni dei suoi vicini

7 Con le ricompense della divinazione. μymisq, "pretti". Septuaginta, τα μαντεια. Ecco il salario dell'indovino, che San Pietro chiama giustamente il salario dell'ingiustizia. La facilità con cui, tra le persone ignoranti e superstiziose, un profeta poteva diventare un indovino prezzolato è evidente anche dal caso di Samuele.

1Samuele 9:6-8

Che si ritenga opportuno ricorrere all'uomo di Dio per avere informazioni su alcuni oggetti smarriti, e molto di più che si ritenga necessario pagargli un compenso per l'esercizio dei suoi poteri soprannaturali, dimostra non che Samuele fosse un indovino, perché era un uomo di rara integrità e indipendenza, ma che Samuele era poco distinto da un indovino nella stima popolare. Se Samuele avesse imparato a interessarsi più del denaro che della giustizia, avrebbe potuto facilmente diventare ciò che divenne Balaam

Versetti 7-14.- La prima visita a Balaam

I BALAK HA L'IDEA DI CIÒ CHE SAREBBE PIÙ ACCETTABILE PER BALAAM. È tutta una questione di soldi, pensa Balak. "Ogni uomo ha il suo prezzo", e il povero che non può pagarlo deve andare al muro. Non che dobbiamo supporre che Balaam fosse un uomo particolarmente avido, ma è stato il segno delle false religioni e di tutte le corruzioni del vero servizio di Dio il fatto che sacerdoti e profeti siano stati avidi di denaro. Promettono cose spirituali e fanno grandi richieste per le cose carnali; Più ottengono, più promettono, e più ottengono, più vogliono. "I sacerdoti insegnano a pagamento, e i profeti divinano a pagamento". Simon Mago deve aver conosciuto bene l'avidità della sua tribù quando offrì del denaro a Simon Pietro. È il segno di un vero vescovo che non è avido di sporco guadagno.

1Timoteo 3:3

Gesù mandò i suoi discepoli a fare un dono gratuito per guarire gli infermi, purificare i lebbrosi, risuscitare i morti e scacciare i demoni. "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date". "Chiunque ha sete venite alle acque, e chi non ha denaro; venite, comprate e mangiate; Sì, vieni, compra vino e latte senza soldi e senza prezzo".

Isaia 55:1

II RICEVIMENTO DEI MESSAGGERI DA PARTE DI BALAAM. Non può dare una risposta pronta. Siamo certamente molto all'oscuro riguardo alla vita passata e alla posizione presente di Balaam. Se egli sapeva qualcosa del vero carattere di Israele e del proposito di Dio riguardo a Israele, allora, naturalmente, non c'era la più piccola scusa per ritardare. Ma anche supponendo che egli fosse ignorante a questo riguardo, c'era forse qualche scusa per ritardare un uomo retto? Il desiderio di Balac non suggerì forse la risposta che un uomo retto avrebbe dato? La benedizione e la maledizione sono grandi realtà, non semplici finzioni sacerdotali, ma non possono mai diventare semplici questioni di denaro. "La maledizione senza causa non verrà". Chi merita la benedizione non può essere maledetto, né colui che merita la maledizione è benedetto. La sovranità di Dio, abbastanza misteriosa nelle sue operazioni, non è mai arbitraria. Un uomo retto avrebbe pensato che fosse inutile fingere di consultare Dio con una bustarella in mano. La corruzione viziò lo spirito della sua preghiera e impedì una corretta ricezione della risposta. Ci sono certe proposizioni che gli uomini retti non hanno bisogno di dormire o di deliberare. La risposta dovrebbe seguire la richiesta come il rimbalzo istantaneo di una palla. Balak non mandò consigli in termini generali, o che Balaam dovesse fare del suo meglio, ma indicò una strada certa e ben definita che nessun uomo retto avrebbe potuto prendere. Se assolviamo il profeta dalla disonestà e dall'evasione in questa accusa di ritardo, possiamo farlo solo convincendo l'accenno di una grande oscurità nel suo spirito e di una grande ignoranza di Dio

III L'INTERPOSIZIONE DI DIO. Sembra che Dio non abbia aspettato alcuna richiesta da Balaam. Mentre il profeta sta considerando tutto l'onore e l'emolumento che potrebbe derivargli da questa faccenda, Dio viene da lui con la domanda pronta e che fa riflettere: "Quali uomini sono questi con te?" Non possiamo penetrare tutte le profondità di questa domanda, ma in ogni caso è stato sufficiente per preparare il profeta, si potrebbe pensare, a una risposta sfavorevole. E non possiamo anche supporre che fosse l'espressione di un desiderio di districarsi quando aveva fatto solo uno o due passi in tentazione? Quanto alla richiesta di Balak, Dio risolve tutto con un'espressione breve, molto breve, ma sufficiente: "Il popolo è benedetto". E benedetti al di là di ogni dubbio erano stati negli ultimi tempi, non solo a parole, ma con i fatti. Si noti che Dio non manda alcun messaggio di rassicurazione a Balak. C'è una guida per Balaam, la sicurezza per Israele, ma per Balak solo una chiara negazione. Se Balak fosse venuto con lo spirito giusto a Balaam, e Balaam con lo spirito giusto a Dio, allora i messaggeri sarebbero tornati allegri e benvenuti al loro padrone in attesa. Ma ciò che inizia male finisce peggio. Chi si oppone al popolo di Dio non può aspettarsi di udire da Dio parole di conforto. Se vogliamo udire queste parole, dobbiamo rivolgerci a lui con lo spirito giusto. Non dobbiamo cercare il bene per noi stessi violando egoisticamente il bene degli altri. Una cosa era che Israele, sotto la guida di Dio, attaccasse i malvagi Amorrei; tutt'altra cosa per Moab, per una semplice avventura, attaccare Israele

IV RISPOSTA DI BALAAM AI MESSAGGERI. Non ripete ciò che il Signore ha detto; avanzando così ulteriormente nella rivelazione del suo cuore corrotto. Perché non aver detto loro chiaramente queste parole: "Non maledirai il popolo, perché è benedetto"? Semplicemente perché non era piacevole pronunciare parole del genere con il messaggio lusinghiero di Balak che ancora gli solleticava le orecchie. Non era vero allora che chi benediceva era benedetto, e chi malediceva era maledetto; ma averlo detto a Moab avrebbe significato pubblicare in lungo e in largo la sua umiliazione e ferire la sua reputazione di grande indovino. Ma quanto sarebbe stato meglio per Balaam come uomo, e per un uomo che era stato portato sotto certi aspetti così vicino a Dio, se avesse detto tutta la verità. Forse gli avrebbe risparmiato una seconda ambasciata. Gli uomini guardano all'occasione principale anche quando sono tra le cose solenni di Dio, e sono freschi di udire la sua voce. Balaam prima di tutto, parlando a Dio, omette dal messaggio di Balak, non dicendo nulla della propria reputazione agli occhi del re Moabit, sospettando molto astutamente che ciò sarebbe stato offensivo per Dio. Poi omette di nuovo nella sua risposta ai messaggeri e, per rendere tutto completo, essi omettono ancora di più nel loro rapporto a Balak. Non c'è nulla nella loro parola che indichi che Dio abbia detto qualcosa al riguardo. Questo è ciò che si chiama diplomazia: non dire una bugia, ma solo tralasciare qualcosa della verità, come se non avesse alcuna importanza pratica. È una grande benedizione che ci siano le Scritture che tutti noi possiamo leggere. I filosofi e i predicatori possono tralasciare una parte della verità, o colorarla e distorcerla per adattarla ai propri pregiudizi, ma non riescono a superare la parola scritta. Possono essere contraddetti dalla loro propria bocca quando leggono una cosa dalle Scritture e ne dicono un'altra come frutto delle loro proprie labbra

OMELIE di J. Waite Versetti 7-10.- Balaam: la prima parabola

La parola "parabola" è usata qui in un senso un po' particolare. Non si tratta, come nel Nuovo Testamento, di una narrazione fittizia che incarna e rafforza una qualche verità morale, ma di un "detto oscuro", di una profezia mistica espressa sotto forma di linguaggio poetico figurativo, una profezia che partecipa della natura di allegoria. In queste espressioni estatiche l'impulso della natura migliore di Balaam domina la sua passione più sordida, e un vero spirito profetico di Dio prende il posto del falso spirito satanico della divinazione pagana. I pensieri riguardo a Israele a cui Balaam dà voce in questa prima parabola sono profondamente veri per il popolo redento di Dio in ogni epoca

I LORO PRIVILEGI SPECIALI COME OGGETTI DEL FAVORE DIVINO. "Come maledirò", ss.) Balak aveva fede negli incantesimi di Balaam. "Io so che colui che tu benedici", ss.) Ma egli stesso sapeva bene che c'era un arbitrato degli interessi e dei destini umani infinitamente più alti dei suoi. Dio ha la sovranità assoluta, nel bene e nel male, su tutte le nostre condizioni umane. Non c'è vera benedizione dove la sua benedizione non riposa, né c'è bisogno che una maledizione sia temuta da coloro che vivono sotto il suo sorriso. "Se Dio è per noi", ss.)

Romani 8:31

Non c'è alternativa così importante come questa: il favore o il disfavore di Dio. Notate, rispettando il favore divino, che

1. È determinato dal carattere spirituale. Non un'elargizione arbitraria e capricciosa. Spetta a noi fornire le condizioni. Dobbiamo "essere riconciliati con Dio" se vogliamo conoscere la benedizione del suo sorriso. Dio è "per" coloro che sono per lui. La nube in cui dimora la sua gloria dà luce a coloro che sono in accordo spirituale con lui, ma è oscurità e confusione per i suoi nemici

2. Non è né indicato né confutato dalle esperienze esteriori della vita. Le condizioni esterne non sono un criterio per lo stato dell'anima e per le sue relazioni divine. I malvagi possono "avere tutto ciò che il cuore può desiderare" del bene di questa vita, e la loro stessa "prosperità può ucciderli", mentre è spesso vero che "chi il Signore ama egli castiga" con le tribolazioni più dure, e quelle tribolazioni "producono per loro un peso di gloria molto più grande ed eterno". Giudichiamo in modo molto falso se supponiamo che le esperienze spirituali debbano necessariamente riflettersi nelle condizioni esteriori

3. È la fonte della gioia più pura di cui l'anima di un uomo è capace. Questa è la vera beatitudine: camminare consapevolmente alla luce del volto di Dio. "Il suo favore è la vita", la sua amorevole benignità "migliore della vita". Questa era la pura gioia del Figlio ben diletto-il costante senso dell'approvazione del Padre. Abbi questa gioia in te, e potrai sfidare le influenze disturbanti della vita e le più amare maledizioni di un mondo ostile

II LA LORO SEPARAZIONE. "Ecco, il popolo abiterà solo", ss.) (versetto 9). Gli ebrei erano un popolo eletto,

"Voi sarete per me un tesoro particolare al di sopra di tutti i popoli" - Esodo 19:5

scelti e separati, non come monopolizzatori della considerazione divina, ma come strumenti di un proposito divino. Essi erano chiamati ad essere testimoni di Dio tra le nazioni, la maestà del suo Essere, la santità delle sue pretese, il metodo del suo governo, ss.), e ad essere i canali di benedizioni illimitate per il mondo. La stessa grande distinzione appartiene a tutti coloro che Cristo ha redento tra gli uomini. "Voi siete una generazione eletta", ss.)

1Pietro 2:9

Egli dice a tutti i suoi seguaci: "Voi non siete del mondo", ss.)

Giovanni 15:19 17:16,17

Questa separazione è

1. Non circostanziale, ma morale; non risiede nella rinuncia a qualsiasi interesse umano o nella rottura di qualsiasi legame umano naturale, ma nelle qualità distintive del carattere spirituale e della vita. Solo nell'elevazione morale e nella dignità spirituale sono chiamati a "dimorare da soli"

2. Non per la privazione del mondo, ma per il suo beneficio Non per sottrarre ad esso poteri che potrebbero essere meglio consacrati al suo servizio, ma per portare su di esso, per la causa della giustizia, un'energia più alta e più divina della sua

III LA LORO MOLTEPLICITÀ. "Chi può contare la polvere", ss.) La promessa fatta ad Abraamo si adempie gloriosamente nell'Israele spirituale di Dio. "La tua discendenza sarà come la polvere della terra", ss.)

Genesi 28:14

Questo indica allo stesso tempo la grandezza del proposito divino e il potere diffusivo della vita divina negli uomini. Per entrambi questi motivi il loro numero si moltiplicherà sicuramente fino a "coprire la faccia di tutta la terra". Per quanto non possiamo essere in grado di prevedere il futuro, sappiamo che la domanda: "Sono forse pochi quelli che si salvano?" troverà la sua risposta trionfante nella "grande moltitudine che nessun uomo può contare, di tutte le nazioni", ss.)

Apocalisse 7:9

IV LA BEATITUDINE DELLA LORO FINE. "Lasciami morire di morte", ss.) Da ciò ricaviamo non solo la fede di Balaam nel valore intrinseco della giustizia, ma anche nella felice discendenza a cui deve condurre una vita retta in questo mondo per quanto riguarda la vita futura. Perché questo desiderio se non aveva fede in una gloriosa immortalità e nella giustizia come sentiero per raggiungerla? C'è un istinto nell'anima anche di un uomo cattivo che porta a questa conclusione, e le sue convinzioni e i suoi desideri segreti testimoniano spesso un bene divino di cui tutta la sua vita morale è la negazione pratica. Tu devi essere annoverato tra i giusti ora, se vuoi trovare il tuo posto con loro nell'aldilà, e vivere la loro vita se vuoi morire della loro morte

8 Alloggia qui questa notte. Fu quindi nella notte, in un sogno o in una visione,

Confronta Genesi 20:3 Numeri 12:6 Giobbe 4:15,16

che Balaam si aspettava di ricevere qualche comunicazione da Dio. Se non ne avesse ricevuto, si sarebbe senza dubbio sentito libero di andare

13 Balaam, un esempio di resistenza sistematica della coscienza

La caduta finale di Balaam non fu improvvisa. E' in corso un processo di deterioramento, di cui il testo ha il primo chiaro segno. Nel tentativo di cambiare la volontà di Dio, egli aveva cambiato in peggio se stesso (cfr Omelia su versetti 5, 6). Possiamo rintracciare passo dopo passo la sua resistenza di coscienza

1. Quando arrivò la prima ambasciata, la sua conoscenza di Dio e della storia di Israele avrebbe probabilmente dovuto portare a un rifiuto decisivo. Ma se supponiamo che avesse bisogno di una guida, è chiaro che le ricompense della divinazione lo rendevano ansioso di andare. Non che avesse il desiderio di maledire Israele; Li avrebbe benedetti altrettanto presto per ricevere una ricompensa. Eppure non aveva intenzione di disobbedire. Se quella sera un profeta avesse potuto mostrargli la sua futura carriera, avrebbe potuto ritrarsi per il disgusto di ciò che sarebbe stato. Viene dichiarata la volontà di Dio (versetto 12) e inizia la lotta tra la coscienza e la cupidigia. Agisce prima la coscienza, ma la forma del rifiuto (versetto 13) indica il doppio. A differenza di Giuseppe,

Genesi 39:9

Balaam si espone a nuove tentazioni. Se diamo a Satana un "No" esitante, invece di un "Vattene via da me", egli capirà che vorremmo peccare, ma non osiamo farlo, e ci metterà alla prova con ambasciate più onorevoli e doni più costosi

2. Gli ambasciatori se ne vanno, ma i rimpianti persistenti mantengono il fuoco della cupidigia che cova nel cuore di Balaam. Si riaccende all'arrivo della seconda ambasciata (versetti 16, 17). Le belle professioni (versetto 18) rivelano la sua debolezza, perché che cosa "di più" (versetto 19) poteva volere che Dio dicesse se non per dargli il permesso di peccare? Dio gli dà il permesso di non peccare, ma di andare. (Illustrate questo atto con simili procedimenti divini: ad esempio, permettere agli Israeliti, sotto protesta, di eleggere un re; un giovane selvaggio che riceve con riluttanza il permesso di mettere in pratica la sua determinazione di andare per mare)

3. Balaam andò, e Dio si adirò non perché è andato, ma perché è andato con un proposito malvagio. Quando trovò difficile la via dei trasgressori e si offrì di tornare (versetto 34), Dio sa che avrebbe solo riportato il suo corpo a Pethor, lasciando il suo cuore bramoso per le ricompense di Balak. Non possiamo supporre che se in futuro avesse mostrato vero pentimento e si fosse unito di cuore ai propositi divini, anche se avesse perso le ricompense di Balak, avrebbe ricevuto la benedizione di Dio? Ma corse avidamente dietro alla ricompensa e scoprì, come i peccatori trovano ancora, sotto la provvidenza di Dio, che è difficile tornare sui passi falsi. Perciò, "non entrare", ss.)

Proverbi 4:15

4. Balaam incontra un'accoglienza lusinghiera, ma rinnova le sue buone professioni (versetto 38). Li intende davvero, poiché spera ancora di ottenere il consenso di Dio al suo proposito. Il suo uso di incantesimi da imporre ai pagani è un segno di incoscienza. Il suo primo tentativo di maledire è un fallimento, ma la lotta con la coscienza e con Dio non viene abbandonata. ("Nessun sole o stella così luminosa", ss.), 'Anno cristiano' di Keble, seconda domenica dopo Pasqua.) Per tre volte persiste in questa "follia", cercando di cambiare o di eludere la volontà di Dio. Sembra che egli rinunci alla lotta, ma probabilmente sta solo "facendo di una necessità virtù"; nel migliore dei casi non è che un impulso passeggero, seguito da una ricaduta, e dall'atto infame con cui si è aggrappato al suo salario e ha portato la maledizione di Dio su Israele. Egli mostra così di aver rinunciato a Dio, di essere entrato completamente nelle trame di Balak e di averlo persino superato in malvagità. La sua coscienza perversa non lo trattiene nemmeno da tale indicibile bassezza. Il suo trionfo è breve, e la sua "fine è la distruzione".

Numeri 31:8; Salmi 34:21

Impara da questo la colpa e il pericolo di resistere e quindi corrompere la coscienza. (Spiega il processo di questa corruzione e nota le analogie naturali con una coscienza intorpidita dalla persistenza nel peccato.) Cercare di corrompere la coscienza è come chiedere il permesso di peccare. (Illustra la storia di Glauco che chiese all'oracolo di Delfi se poteva tenere il denaro rubato - Erodoto, 6:86). La coscienza, come un lampione ferroviario, ha lo scopo di mettere in guardia contro il pericolo o di dirigere sulla via della sicurezza. Se per negligenza la lampada viene spenta o mostra una luce sbagliata, le conseguenze possono essere fatali.

Isaia 5:20; Matteo 6:23

Una coscienza sana accusa di peccato e avverte del pericolo solo perché possa essere un ministro a condurci a Cristo

OMELIE DI J. WAITE Versetti 13, 14.- Balaam-la convocazione

La storia di Balaam è piena di contrarietà. La pura fede e l'adorazione di Geova si vedono entrare in strano contatto con le superstizioni del paganesimo; e per quanto riguarda il carattere personale di Balaam, si vedono elementi morali del tutto discordanti che lottano insieme nello stesso petto. L'interesse principale della storia è incentrato sul fenomeno morale presentato dall'uomo stesso "quello strano miscuglio di uomo", come lo chiama bene il vescovo Newton. Era un indovino pagano, eppure aveva una certa conoscenza di Dio. Era sotto l'influenza di sordide passioni, eppure era in conversatorio personale con lo Spirito di verità, e ricevette da lui, almeno per il momento, un vero dono profetico. Non aveva parte o sorte con il popolo eletto, ma piuttosto con i suoi peggiori nemici, eppure i suoi "occhi si aprirono" e aveva concezioni molto elevate della dignità e della beatitudine di Israele. La sua storia ha le sue tappe ben segnate. In questa prima fase abbiamo la convocazione che gli giunse da Balak, e la risposta che fu costretto a rimandargli. Nota qui:

IO CREDO PAGANA NELL'INVISIBILE. Balak, nell'estremo della sua paura, manda oltre i limiti del suo popolo, nella lontana Mesopotamia, per assicurarsi l'aiuto di colui che si suppone dotato di doni soprannaturali, in particolare relazione con le potenze invisibili, in grado di "maledire e benedire" (versetto 6). Un esempio lampante di quell'istinto cieco della natura umana in virtù del quale essa crede sempre nell'interposizione della Deità negli affari del mondo. Tutti i riti idolatri, gli oracoli, le divinazioni, gli incantesimi, le benedizioni sacerdotali e le maledizioni, poggiano in ultima analisi su questa base. È questo che rende l'influenza del sacerdote e del presunto "profeta dell'Invisibile" così potente in ogni paese ed epoca. Il cristianesimo ci insegna ad afferrare la verità sostanziale che sta alla base di queste forme distorte di superstizione. Illumina questo istinto cieco; rivela il giusto "Dio che giudica sulla terra", conduce l'umanità a Colui che è allo stesso tempo il suo "Profeta, Sacerdote e Re"

II LA TESTIMONIANZA DI DIO CHE SI PUÒ TROVARE NELL'ANIMA DI UN UOMO DEPRAVATO, anche di uno le cui disposizioni interiori e tutta l'abitudine di vita sono più opposte alla sua volontà. Balaam praticava un'arte che era "un abominio per l'Eterno" (Deuteronomio 18:12) e la sua via era del tutto "perversa" (versetto 32), eppure Dio era vicino a lui. Dio gli parlò e gli mise lo spirito di profezia nel cuore e la parola nella sua bocca. Egli "udì le parole e vide la visione dell'Onnipotente". Sia che la sua conoscenza di Dio fosse il risultato di oscure tradizioni di una fede più pura tramandata dai suoi antenati, o di influenze che si erano diffuse ai suoi tempi nella sua terra natale, vediamo almeno come i raggi sparsi della luce divina penetrarono allora nelle profonde tenebre del paganesimo. Cantici ora Dio è spesso più vicino agli uomini di quanto noi o essi stessi suppongano. Non si lascia senza testimone, anche nel più ignorante e vile. La luce in essi non si spegne mai completamente. Hanno i loro bagliori di pensiero superiore, i loro tocchi di sentimento più nobile e più puro. La coscienza rimprovera la loro perversità pratica e lo Spirito si sforza con loro di guidarli verso una via migliore. Quando Dio è assolutamente silenzioso nell'anima di un uomo, ogni speranza di guidarlo con persuasioni esteriori sul sentiero della giustizia è svanita

III LA PROSTITUZIONE DEI POTERI NOBILIARI PER USI VILI. Ecco un uomo la cui fama diffusa è stata il risultato, probabilmente, in larga misura di un vero genio. La sua capacità innata -- intuizione mentale, influenza sugli uomini, dono poetico -- era il segreto di questa fama. Come Simon Mago, egli "stregò il popolo", così che tutti "gli diedero ascolto, dal più piccolo al più grande, dicendo: Quest'uomo è la grande potenza di Dio". Ma questi poteri straordinari sono pervertiti per promuovere una causa sacrilega; Li rende servi della sua ambizione e del suo desiderio di guadagno. "Amava il salario dell'ingiustizia". Era nel suo cuore obbedire al volere di Balak e assicurarsi il premio offerto. C'è un tono di delusione nelle parole: "Il Signore rifiuta di darmi il permesso di venire con voi". Lascia che il "non oso" aspetti il "vorrei". E nonostante tutta la sua ispirazione poetica e le sue estasi passeggere di sentimento devoto e pio, "Eppure nell'anima del profeta permangono i sogni dell'avarizia"

Quanto è piena tutta la storia umana di esempi dello spreco di nobili facoltà, della prostituzione per usi malvagi dei poteri dati da Dio! Le azioni più oscure siano mai state compiute e le miserie più profonde inflitte al mondo da coloro che erano più adatti per natura a rendere un servizio efficace alla causa della verità e della rettitudine e a conferire benedizioni all'umanità. Ed è generalmente un affetto vile - la concupiscenza della carne, l'amor proprio, l'avarizia, una volontà imperiosa, ss.) - che volge la ricca marea della loro vita in una falsa direzione. Come le vele spiegate di una nave affrettano la sua distruzione solo quando il timone viene meno, così è per le facoltà più nobili di un uomo quando ha perso la guida di un giusto proposito

IV IL VINCOLO DIVINO DELLA LIBERTÀ DELL'UOMO DI FARE IL MALE. "E Dio disse: Non andrai con loro", ss.) L'incantesimo di un Potere superiore è su di lui. In un senso contrario a quello dell'apostolo Paolo, egli "non può fare quello che vorrebbe". I cantici sono uomini malvagi a cui spesso viene fatto sentire che c'è dopo tutto una volontà più forte della loro volontà; che, per quanto sembrino liberi, una mano invisibile li tiene a freno, limita il loro raggio d'azione, ostacola i loro propositi, li costringe a fare proprio ciò che vorrebbero evitare, trasformando le loro maledizioni in benedizioni, in modo che alla fine servano la causa che intendevano distruggere. La speranza del mondo risiede nell'assoluta padronanza della Volontà che è "santa, giusta e buona" su tutte le possibili forme opposte di potere umano e satanico

15 Di più, e più onorevoli di loro. Balak giudicò giustamente che Balaam non era veramente riluttante a venire, e che era solo necessario tempestarlo con altre lusinghe e promesse più grandi. I pagani univano una ferma fede nei poteri del veggente con un apprezzamento molto acuto dei motivi e del carattere del veggente. Confronta il detto di Sofocle ('Antig.,' 1055), το μαντικοργυρον γενος

Versetti 15-17.- L'importunità e l'impudenza del tentatore

Gli appelli che Balak inviò a Balaam ci sono costantemente rivolti, con parole o sostanze, dai tentatori umani, e attraverso di loro dal tentatore infernale. L'onore offerto è rappresentato come "molto grande" e come essenziale, e le promesse sono tanto vaste quanto possiamo desiderare.

"qualsiasi," ss.), versetto 17; Luca 4:6,7

Sebbene all'inizio si possa resistere al tentatore e si possa partire "per un certo tempo" (Confronta versetto 14), tuttavia le sue sollecitazioni possono essere rinnovate in una forma più allettante di prima, con questo appello: "Non lasciare nulla", ss.) (versetto 16). Né

(1) coscienza. Basta con gli scrupoli infantili di un uomo di mondo che deve badare ai propri interessi. Né

(2) Considerazioni sulla misericordia verso gli altri. A Balaam fu richiesto di maledire e, se possibile, rovinare una nazione che non gli aveva fatto alcun male. L'egoismo è invitato a fare qualsiasi sacrificio nel suo santuario. Ad esempio, governanti ambiziosi, commercianti o fiduciari disonesti, seduttori senza cuore. Né

(3) la volontà di Dio; poiché chi può essere sicuro se Dio ha realmente rivelato la sua volontà, o la farà rispettare.

Genesi 3:1-5

(4) la grazia del Signore nostro Gesù Cristo morendo per poter salvare dalla rovina del peccato; perché, anche se peccate, la grazia abbonderà. Né

(5) la paura del giudizio, perché dopo tutto le minacce di giudizio possono essere favole di vecchie mogli, o puoi rimediare prima di morire. Così parla il tentatore, che ci ordina di fare della ricchezza e dell'onore "il premio della nostra chiamata" e di superare o abbattere ogni barriera che Dio ha eretto per impedirci di rovinare noi stessi e gli altri. (Illustrate il caso di Giuda e le barriere che egli ha infranto alla chiamata di Satana, e confrontate l'inespugnabilità di Gesù Cristo quando gli furono offerte le ricchezze e l'onore del mondo). Cristo stesso, i motivi forniti dalla sua croce quando applicati dal suo Spirito, sono i più grandi ostacoli per impedirci di cedere al tentatore

Versetti 15-21.- La seconda visita

IO IL RISULTATO DI RISPOSTE MUTILATE

1. Per quanto riguarda Balak. Balaam non dice ai primi messaggeri tutto ciò che Dio gli aveva detto, ma non dice a Balak tutto ciò che Balaam aveva detto loro. La conseguenza è che egli giunge a una conclusione sbagliata, e in realtà non aveva alcuna informazione con cui arrivare a una giusta. Si può supporre che i suoi pensieri sull'argomento fossero stati così: "Tutte le difficoltà stanno in Balaam. Si prese la notte per riflettere sulla faccenda e concluse che non valeva la pena, sulla base di considerazioni così misere, di intraprendere un viaggio così serio. I miei messaggeri e le mie ricompense non lo hanno sufficientemente impressionato con il rango di Moab". Nella mente di Balak è tutta una questione di grado, e così manda più principi, e più onorevoli di prima. E forse, se questi non avessero avuto successo, come ultima risorsa sarebbe andato lui stesso. Così il povero Balak, già nel pantano dell'incomprensione, vi fu condotto ancora più a fondo. Il grande fine era quello di mettere in atto la maledizione di Balaam, e non c'era nulla che potesse scuotere la sua fede nella possibilità che questo fine fosse raggiunto. Tra Dio e Balak si interposero un Balaam egoista e, a dir poco, messaggeri negligenti, se non altro. La nostra è una posizione più sicura. Veniamo a Dio attraverso un Cristo, non attraverso un Balaam, illuminati da uno Spirito che ci insegna i giusti bisogni degli uomini peccatori e ci mostra il nostro vero pericolo

2. Per quanto riguarda Balaam. Non possiamo accertare se pensasse di aver finalmente liquidato la richiesta con la sua prima risposta, o se volesse il tempo di considerare se fosse il caso di preferirla di nuovo. La sua prima risposta dovette essere data molto d'impulso. Se fosse stata una risposta veritiera, non solo con le labbra, ma con tutto il volto, e tutto l'uomo che parlava di tutto ciò che Dio aveva detto, non si sarebbe turbato di nuovo. Ma ora ha a che fare con più principi, e più onorevoli di prima. Vede esattamente perché sono stati inviati e, mentre ascolta le loro parole urgenti e ossequiose e le loro promesse comprensive, capisce esattamente cosa ci si aspetta da lui. La sua risposta corretta anche ora era quella di dire che non poteva fare alcuna considerazione. Ma in lui non c'era spirito e coraggio di pentimento. La sua risposta, con tutta la sua apparente enfasi, è molto evasiva e ambigua. Sembra forte dire: "Se Balak mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro", e parlare di Dio come "il Signore mio Dio", ma dopo tutto lascia i messaggeri all'oscuro di quale fosse la parola del Signore, sebbene la conoscesse bene. Finge che sia necessario aspettare un'altra notte per ciò che il Signore potrebbe dire. Questa volta si tratta di una mera finzione, al di là di ogni dubbio. Forse calcola che non gli resterà altro da fare che aspettare fino al mattino, e poi ripetere al secondo messaggero ciò che aveva detto al primo. Come dovette essere sorpreso allora, non solo di ricevere un'altra rivelazione di Dio, ma una direzione completamente diversa! Eppure, se ci pensiamo, vediamo che non riusciva a ottenere la stessa risposta di prima. Balaam non si trova dove si trovava al momento della risposta precedente. È un uomo peggiore; ha ceduto alla tentazione da cui Dio lo avrebbe preservato, e ora, con cuore aperto e avido, si trova in mezzo a una tentazione ancora più grande. Aveva audacemente trascurato la precedente parola di Dio, e sicuramente l'avrebbe trascurata di nuovo se ne avesse avuto l'opportunità. Perché allora Dio dovrebbe ripetere la parola? Balaam continuerà a sopprimere il fatto che non può maledire Israele, visto che sono benedetti. Quella che era la parola necessaria ieri può diventare inutile oggi. Il possibile di un'ora diventa l'impossibile della successiva. Gesù dice: "Vegliate e pregate per non entrare in tentazione", ma ciò non gli impedisce di dire subito dopo: "Dormi ora e riposati... Alzati, andiamo". Il padre non è cambiato perché il figlio che comanda in un modo oggi, comanda in un altro domani. Azioni Diverse esteriormente possono rivelare lo stesso carattere e promuovere lo stesso scopo. L'apparenza di contraddizione nel modo di agire di Dio nasce dal nostro modo di pensare frettolosamente, non perché ci sia una realtà corrispondente all'apparenza. Dio stava parlando, come vediamo sempre più chiaramente, sia per il vero bene di Balaam che per la sicurezza e la benedizione del suo popolo

II LA FIDUCIA DEL MONDO NELL'ATTRATTIVA DEI SUOI PREMI. Il mondo non ha mai alcun dubbio se non quello di poter rendere i suoi beni affascinanti per ogni uomo, e fare appello con successo ai suoi affetti e alle sue simpatie. Per quanto il mondo sia debole, non perde mai la fiducia in se stesso. Sebbene il trono di Balak sia in pericolo, egli si vanta degli onori che può conferire a Balaam; E quando invia il secondo messaggio, non cambia le considerazioni, ma semplicemente le aumenta al massimo. Quindi, per prendere l'altra parte, il mondo è altrettanto fiducioso nel potere terrificante delle sue pene. Nabucodonosor, dolorosamente turbato per il suo sogno dimenticato, non dimentica per tutti di fare il despota. Minaccia gli astrologi, minacciandoli di una morte orribile, in perfetto stile regale. Bisogna anche riconoscere che il risultato dimostra troppo spesso che la fiducia è giustificata. Non possiamo guardarci troppo attentamente dal mondo, sia nelle sue attrattive che nelle sue minacce; e lo fa meglio chi è pieno di un amore più puro e di un timore più degno di qualsiasi cosa al mondo possa ispirare

III L'ALLARME DI BALAK, TRISTE, NON È STATO PERDUTO NÉ DIMINUITO DAL TRASCORRERE DEL TEMPO. "Questi Israeliti non cancelleranno i miei sospetti con la loro quiete. Meno guardano dalla mia parte, più sono sicuro che intendano fare del male". Eppure che cosa faceva Israele per tutto questo tempo di andare a Balaam, tornare e ripartire? Ebbene, mentre Balak è in tutta questa agitazione e agitazione, Israele si sta preparando costantemente per la terra promessa. Qualunque cosa facciano i nemici di Dio nel complotto e nel consiglio, non ostacoliamo la nostra avanzata. I nemici esterni non possono impedirlo, se solo noi, che Dio ha chiamato e guidato, mettiamo da parte ogni peso e il peccato che ci assale così facilmente

18 Non posso andare oltre la parola del Signore mio Dio. La fede di Balaam era fondamentale all'interno della sua sfera operativa. Non controllava i suoi desideri; non ha assicurato l'obbedienza del cuore che Dio ama; ma ha assicurato, e ciò assolutamente, l'obbedienza esteriore a ogni comando positivo di Dio, per quanto fastidioso; e Balaam non ne fece mai segreto

22 E l'ira di Dio si accese perché egli andò, o, "che se ne andava". Septuaginta, οτι επορευθη αυτος. Non c'è dubbio che la traduzione ordinaria è combattimento, e che Dio era adirato con Balaam per essere andato a fare un simile incarico. È vero che Dio gli aveva dato il permesso di andare, ma quello stesso permesso era un atto giudiziario con cui Dio punì le brame avide e disubbidienti di Balaam permettendogli di fare a modo suo. L'ira di Dio è accesa dal peccato, e non fu meno vero il peccato che spinse Balaam ad andarsene perché era riuscito ad ottenere un permesso formale per andare. L'angelo del Signore si fermò sulla strada. Lo stesso angelo del patto, a quanto pare, di cui Mosè aveva parlato agli Edomiti.

vedi su Numeri 20:16

per un avversario contro di lui. wOl fcl. Settanta, διαβαλειν αυτον, Non tanto perché Balaam si stava precipitando verso la propria distruzione, quanto perché stava per combattere con maledizioni, se possibile, contro l'Israele di Dio.

Confronta 2Re 6:17; Salmi 34:7

Versetti 22-35.- L'angelo, il profeta e l'asino

DOBBIAMO GUARDARE NON SOLO ALLA LETTERA DEI COMANDAMENTI DI DIO, MA ALLO SPIRITO DI ESSI. "Se gli uomini vengono a chiamarti, alzati e va' con loro" (versetto 20). «L'ira di Dio si è accesa perché egli è andato» (versetto 22). E' stato detto infatti che Dio si adirò non perché era andato, ma per qualcosa che era accaduto durante il viaggio; e per sostenere questo punto di vista sono sollecitate considerazioni grammaticali, dal momento che il participio è usato al posto del verbo finito ('Keil and Delitzsch on the Pentateuch,' 3:168. Traduzioni di Clark). Si insiste inoltre, come conseguenza di questa costruzione, che l'incontro con l'angelo non è avvenuto all'inizio del cammino, ma piuttosto verso la sua fine. Tutto ciò può essere vero, ma non c'è un'affermazione distinta di esso nella narrazione e non è necessario assumerlo ai fini della riconciliazione. Non c'è difficoltà ad ammettere che Dio era dispiaciuto di Balaam perché era andato. Non dobbiamo usare solo le parole. C'è qualcosa, anche nelle comunicazioni tra gli uomini, che non può essere espresso a parole. E proprio come lo Spirito intercede per noi con gemiti che non possono essere espressi, così ci sono comunicazioni del Dio che risponde che non possono essere espresse in nessuna lingua umana. Il cuore obbediente distinguerà tra il permissivo e l'imperativo, tra la concessione alla Debolezza umana e la chiamata al sacro dovere. Coloro che vogliono essere giusti con Dio, attendere alla sua volontà piuttosto che ai propri desideri, non trasformeranno mai un permesso in un comando. Le nostre interpretazioni delle parole di Dio sono una prova approfondita del nostro stato spirituale. Quanti saltano su di loro per giustificare l'autoindulgenza, ma ignorano convenientemente parole altrettanto importanti che invitano all'abnegazione. La parola che disse a Balaam che poteva andare a Balak non era come l'invito rivolto ad Abramo di andarsene dal suo paese e di andare via dalla sua parentela verso un paese che il Signore gli avrebbe mostrato, né come l'invio di Mosè al faraone e di Giona a Ninive

II BALAAM STAVA ANDANDO IN QUESTA SPEDIZIONE EVIDENTEMENTE PIENO DEI DESIDERI DEL SUO CUORE. Tutto, per quanto poteva vedere, puntava nel modo in cui voleva. Poteva implorare il permesso di Dio, il che era un inizio molto comodo, per non dire necessario, per uno che era un profeta. Mentre cavalcava, il suo cuore si riempiva di aspettative per il futuro: ricchezze, onori, fama, potere, un'ampia partecipazione ai regni di questo mondo e alla loro gloria. Il permesso di Dio può essere sembrato all'uomo infatuato un chiaro indizio di ulteriori favori. Se ha permesso a Balaam di fare a modo suo in una cosa, perché non in altre? Aveva così in vista la possibilità di esercitare un potere straordinario, che lo avrebbe reso famoso e temuto in lungo e in largo. È qualcosa che fa gonfiare il cuore di un uomo quando può maneggiare le immense forze della natura, per esempio con la forza di un esercito disciplinato, o di qualche enorme macchina a vapore. Ma Balaam aveva in mente la possibilità di esercitare forze al di sopra della natura, maledicendo Israele in modo che la sua forza potesse dissolversi completamente. Quale meraviglia Dio si adirò con lui, vedendo che aveva nel suo cuore desideri che potevano essere soddisfatti solo compiendo la rovina della razza eletta! Non che desiderasse deliberatamente la loro distruzione; Ma l'egoismo, nel suo cieco assorbimento, distrugge con poco scrupolo tutto ciò che gli si para davanti. C'è un parallelo tra Balaam e Paolo, tanto più sorprendente in quanto si estende solo per un po'. Paolo partì per Damasco, come Balaam per Moab, il suo cuore fanatico traboccante di progetti prediletti. Quindi in entrambi i casi vediamo metodi speciali, straordinari e infallibili adottati per controllare gli uomini e portarli alla considerazione. Gli uomini che sono sulla via ordinaria del peccato possono essere trattati con metodi ordinari, in verità peculiari di ogni individuo, ma che non si elevano mai al di sopra delle esperienze ordinarie dell'umanità. Ma Balaam e Paolo, essendo trasgressori straordinari, furono trattati con metodi straordinari. Non ci aspettiamo che i peccatori vengano incontrati dagli angeli ora, o che udano le parole umane dalle bestie brute. Tuttavia possiamo avere molto in comune con Balaam e Paolo, che possiamo essere così assorbiti dalle nostre cose, così completamente incuranti di Dio, di Cristo, della salvezza e dell'eternità, da richiedere strumenti acuti, improvvisi, accumulati per stimolare la nostra attenzione. Ci vuole molto per portare alcuni uomini a se stessi

III IL PROCESSO ADOTTATO PER RENDERE BALAAM PIENAMENTE COSCIENTE DELL'IRA DI DIO

1. La presenza di un angelo davanti. Perché un angelo? Perché non comunicare con Balaam come prima? La risposta è che Balaam non apprezzava tali comunicazioni. Li udì sì, ma essi non si impadronirono della sua coscienza, non assicurarono la sua obbedienza, non gli fecero nemmeno pensare seriamente al pericolo. Da qui l'apparizione di un segno visibile nell'angelo, uno che dovrebbe ugualmente annunciare la parola di Dio ed essere visto come egli parlò. Sappiamo che le persone erano molto terrorizzate e impressionate dalle visite degli angeli.

Giudici 13

Gli uomini possono andare in giro per il mondo compiacendosi del peccato, inconsapevoli di essere sempre alla presenza di Dio stesso, ma lasciate che vedano quella che sembra un'apparizione di un altro mondo, e tremano come il pioppo tremulo. I discepoli nei loro primi giorni carnali non erano molto influenzati dalla santità e dalla bellezza spirituale della vita del loro Maestro; ma che impressione fece quando lo videro camminare sul mare! Pensavano che fosse un'apparizione. Cantici, appena Balaam si accorse della presenza dell'angelo, lo fece subito salire. "Ha chinato la testa e si è buttato a terra". Dio si serve di agenti visibili per preparare risultati nella sfera dell'invisibile. E non solo apparve un angelo, ma era proprio di fronte, a significare che era lì per incontrare Balaam. Aveva anche la spada sguainata. C'era un significato nell'incontrare un messaggero che portava una spada, ma l'estrazione della spada, anche senza pronunciare una sola parola, era il più chiaro indizio possibile di opposizione. La via dei trasgressori può essere dura in più di un senso. Quanti perseverano nelle vie del peccato nonostante gli avvertimenti e le suppliche urgenti e ripetute, tutto tranne la forza fisica, da parte di coloro che li amano e li compatiscono! In ogni caso, costoro non possono dire che nessuno si sia preso cura della loro anima

2. I mezzi straordinari con cui Dio ha creato. Balaam per notare l'angelo. Balaam non volle prestare attenzione agli avvertimenti di un Dio invisibile presentato all'occhio interiore, perciò un angelo visibile fu mandato a fare appello attraverso l'occhio esterno all'occhio interiore. Ma sebbene l'angelo fosse davanti con la spada sguainata, Balaam non lo vide. Come dunque gli si farà vedere lui? Dio, secondo la sua abitudine, prende le cose deboli del mondo per confondere i potenti. Apre la bocca dell'asino del profeta. Ridicoli, dico, gli uomini che non vogliono fare miracoli, non vogliono avere l'ammissione del soprannaturale; e ridicolo oltre che ridicolo, visto che è un asino, di tutti gli animali, quello che viene scelto per parlare. Ma questo è solo perché associamo Balaam all'animale disprezzato e schiaffeggiato che la parola "asino" ci ricorda. Possiamo essere certi che un uomo della dignità di Balaam avrebbe avuto una bestia che lo avrebbe trasportato come si addiceva alla sua dignità. E quanto all'assurdità di un animale che pronuncia un linguaggio umano, non è più difficile credere che Dio avrebbe dovuto aprire qui la bocca dell'asino, piuttosto che in seguito avrebbe dovuto aprire la bocca di Balaam, essendo un uomo come lui, per proferire gloriose predizioni riguardo al popolo che era in cuor suo di maledire. Se ci fosse permesso di pensare che le cose siano facili o difficili per Dio, potremmo dire che era più difficile per lui controllare la bocca di un uomo dalla mente carnale come Balaam che la bocca di una bestia bruta. Non si pretende che abbia cambiato l'intelletto e abbia dato all'asino pensieri umani insieme al linguaggio umano. Le parole erano le parole di un uomo, ma i pensieri erano i pensieri di un asino. Balaam stesso non si meravigliò di sentirlo parlare. Era troppo esasperato dalla strana testardaggine di un animale fino a quel momento così docile e servizievole, per notare la forza ancora più strana di cui era stato così improvvisamente dotato. Osservate, ancora, come tutto ciò conduce naturalmente al parlare dell'asino. L'asino non è portato in modo speciale sulla scena, come lo era l'angelo. Balaam sella l'asino e lo percorre come al solito. Agisce prima di tutto, non c'è nulla di miracoloso. L'asino vede l'angelo e si gira nel campo; Non c'è nulla di strano in questo. Giunto al sentiero delle vigne, e vedendo ancora l'angelo, schiaccia il piede di Balaam contro il muro; Non c'è nulla di strano in questo. Avanzando ancora nello spazio angusto, e vedendo ancora l'angelo, esso sprofonda a terra; Non c'è nulla di strano in questo. L'asino era in difficoltà davanti e dietro, sul lato destro e su quello sinistro. Così il suo parlare è preparato come culmine. Accetta l'affermazione che l'asino ha parlato, e tutta la narrazione precedente porta magnificamente ad essa. Nega l'affermazione e la virtù principale della narrazione viene persa

3. Non manchiamo di notare questo esempio della creazione inferiore che riconosce il messaggero di Dio. Naturalmente sorge spontanea la domanda: Chi era questo angelo? uno dell'esercito senza nome, o il Figlio di Dio stesso nella sua veste di vecchio patto? In quest'ultimo caso, allora colui che, mentre era in carne umana, ha manifestato la sua volontà verso il mare in tempesta, potrebbe ben significare la sua presenza ammonitrice per l'asino. Non che l'asino conoscesse l'angelo come potrebbe fare un essere umano; Ma come la creazione inferiore è sensibile a suo modo della presenza dell'uomo, così l'asino potrebbe essere sensibile a suo modo della presenza dell'angelo. Riguardo agli animali inferiori discutiamo molto più per ignoranza e tradizione incautamente accettata che per conoscenza reale e perspicace. Non sappiamo nulla con certezza su quale tipo di coscienza sia alla base dei fenomeni della loro esistenza. Sappiamo in che cosa non sono come noi, ma che cosa siano in se stessi non possiamo saperlo

4. Ogni Balaam ha il suo asino, cioè ogni uomo che ha in sé lo spirito e la condotta di Balaam può aspettarsi di essere tirato su alla fine in modo simile. Ciò che Dio ha fatto l'asino al suo padrone, Dio lo fa a molti. Per molto tempo l'asino era stato solo di uso ordinario e comunemente accettato. Balaam l'aveva cavalcata fin da quando era sua, possiamo concludere da molto tempo, e senza dubbio si rallegrava di avere un servitore così conveniente e degno di fiducia. E così molti trovano la loro coscienza poco fastidiosa, così costantemente piacevole, come lo era l'asino con Balaam. Devono avere una sorta di coscienza, ma non si tratta di altro che di prendersi cura di mantenere una reputazione di onestà e rispettabilità. Trovano che tale coscienza sia utile a suo modo, proprio come Balaam trovò il suo asino quando era in giro per affari di divinazione. Ma proprio come l'asino vede l'angelo, così la coscienza comincia a risvegliarsi a usi più nobili. Si esce dal piccolo mondo del mero dare e avere, degli usi e costumi commerciali e locali. Qualcosa suggerisce che siamo sulla strada sbagliata, ci tira su per un momento, cerca di distoglierci. In realtà, Dio sta cominciando a chiudersi con noi per il nostro bene. Agisce prima c'è libertà, possibilità di evasione. Andiamo un po' più in là, e Dio si avvicina. Ancora avanti! e alla fine l'anima non può sfuggire. Beato quell'uomo, benedetto nella sua opportunità in ogni caso, la cui coscienza, un tempo umile strumento del suo io più vile, è completamente risvegliata in modo che non glielo permetta di andare oltre con il suo consenso nel modo scelto e abituale. Arriva la crisi, e la domanda è: "Obbedirai di cuore al comando divino, verrai sottomesso all'angelo di Dio, o camminerai avidamente per la via dell'ingiustizia, che ti è stata mostrata così chiaramente essere anche la via della distruzione?"

IV LA MISURA IN CUI IL PROCESSO HA SUCCESSO

1. Balaam è finalmente illuminato, ma dopo tutto è illuminato solo parzialmente. Agisce per ultimo, e solo quando è costretto a farlo, prende coscienza della presenza dell'angelo. E ora è abbastanza veloce e umile da riconoscere quella presenza, ma non con la prontezza e l'umiltà di un pentimento completo. Il Signore aprì gli occhi di Balaam, come aprì gli occhi dell'asino, ma l'apertura lasciò immutata la sua indole e i suoi desideri, così come lasciò immutata la natura dell'asino. Vide l'angelo, la spada sguainata, il pericolo che correva in quel momento, e il pericolo in cui si era trovato prima; ma non vide la sua follia, la sua doppiezza, la sua cupidigia, il suo pericolo spirituale. Poi, quando i suoi occhi furono aperti e nello stesso tempo le sue orecchie non si stapparono, l'angelo proseguì a dirgli parole che potevano portarlo a un giusto stato d'animo. Nulla è stato lasciato incompiuto che potesse essere fatto. L'angelo gli mostra chiaramente in quale pericolo si era trovato fin dalla prima sterzata dell'asino, e come l'asino fosse forse più consapevole del pericolo del padrone e sollecito per la sua sicurezza di quanto non lo fosse il padrone stesso. Nient'altro che la sagacia e la fedeltà dell'asino gli avevano salvato la vita. L'asino era più fedele al suo padrone di quanto il padrone lo fosse stato a Dio

2. Quindi, essendo l'illuminazione parziale, la confessione è inadeguata, anzi priva di valore. "Ho peccato". Non ci sono più lamentele contro l'asino; non c'è attenuante con il labbro; Fin qui tutto è soddisfacente. Ciò che viene detto va bene fino a un certo punto. Il male sta in ciò che non viene detto, perché non pensato. Balaam avrebbe dovuto chiedersi: «Come mai, se il mio asino ha visto l'angelo, io non l'ho visto?». La sua confessione era carente, in quanto non diceva: "Ho peccato perché il mio cuore non è stato retto. Ho peccato andando in spedizione per glorificare e arricchire me stesso. Tornerò indietro subito." L'unica cosa di vera utilità e valore agli occhi di Dio è un volontario allontanamento dalle vie del peccato. Quando il figlio più giovane tornò in sé, non disse: "Tornerò da mio padre, se lui vuole, se non mi lascerà fermarmi dove sono", ma decisamente: "Mi alzerò e andrò", ss.) Perciò, nonostante la presenza dell'angelo, la spada sguainata, la tre volte intimazione attraverso l'asino, nonostante tutte le parole per rendere tutto chiaro, Balaam prosegue. Può davvero implorare il permesso di Dio, ma questa supplica non gli servirà a nulla. A lui importa poco ora, visto che non è cambiato di un millimetro nel cuore, sia che vada avanti o indietro; Qualsiasi percorso che intraprenda è verso il basso. Se ritorna a Pethor, non sarà per una vita di vero pentimento. Egli è lo stesso uomo di mente bassa dovunque si trovi, e poco importa a lui se sarà distrutto a Pethor o a Moab. Che egli vada poi avanti in Moab, in modo che nella sua ulteriore discesa e distruzione finale possa allo stesso tempo essere usato per la gloria di Dio. Anche se rifiuta l'ubbidienza volontaria, Dio può ottenere da lui un guadagno da parte di chi non lo vuole

23 E l'asina vide l'angelo del Signore. Questo era chiaramente parte del miracolo, il σημειον che doveva mostrare in modo così sorprendente la stupidità e la cecità dell'intelletto più brillante e dotato quando era offuscato dall'avidità e dall'egoismo. Nulla significa che gli animali inferiori abbiano una percezione più rapida di alcuni fenomeni naturali rispetto agli uomini, perché questo non era un fenomeno naturale; Non è nulla al punto che alcuni attribuiscano agli animali inferiori il possesso della "seconda vista", poiché tutto ciò appartiene al fantastico e al leggendario. Se l'asina vide l'angelo, fu perché il Signore le aprì gli occhi, come fece in seguito con la sua bocca

25 Si spinse contro il muro. A quanto pare, per far passare l'angelo oltre la portata della sua spada, quando ciò era chiaramente impossibile, cadde a terra

28 E l'Eterno aprì la bocca dell'asino. A prima vista questa espressione sembrerebbe decisiva per il fatto che dalla bocca dell'asino usciva una voce umana udibile, come credeva senza dubbio San Pietro: υποζυγιον αφωνον εν ανθρωτου φωνη φθεγξαμενον. È vero che un'illusione passeggera di questo genere, mentre attesta che l'Apostolo comprese le parole, come tutti i suoi contemporanei, nel loro senso più naturale e semplice, non ci obbliga ad avere la stessa opinione; Se si è sbagliato in questa materia, ciò non influisce affatto sulla verità ispirata del suo insegnamento. Due teorie, quindi, sono state proposte per evitare le difficoltà della credenza ordinaria, pur rivendicando la realtà dell'evento. Alcuni hanno sostenuto che l'intera faccenda si svolse in trance, e assomigliava alla visione di San Pietro del lenzuolo calato dal cielo,

Atti 10:10

che giustamente concepiamo essere stata puramente soggettiva. Ciò si presta all'obiezione ovvia e apparentemente fatale che non viene dato alcun accenno a uno stato di trance o di estasi, e che, al contrario, la formulazione del racconto così come ci viene data è incoerente con una cosa del genere. Nel versetto 31 si dice che gli occhi di Balaam si aprirono così che vide l'angelo; ma avere gli occhi aperti in modo che ciò che (ordinariamente) invisibile diventasse visibile, e ciò che (altrimenti) non si udiva diventasse udibile, era precisamente la condizione di cui Balaam parla

Numeri 24:3,4

come quella della trance. Secondo il racconto, quindi, Balaam era in estasi, se mai lo fece, dopo aver parlato con l'asino, e non prima. Da altri è stato sostenuto, un po' confusamente, che, sebbene Balaam fosse nei suoi sensi ordinari, non udì realmente una voce umana, ma che le "grida" dell'asino divennero intelligibili per la sua mente; e si nota che come augure era stato abituato ad assegnare significati ai versi degli animali. Se invece di "grida" leggiamo "raglio", perché l'asino è dotato dalla natura di nessun'altra capacità di voce, essendo davvero uno degli animali più stupidi e "muti", abbiamo la questione davanti a noi in modo più equo. Alla maggior parte delle persone sembrerebbe più incredibile che i ragliamenti di un asino trasmettano queste domande razionali alla mente del suo cavaliere piuttosto che che la bestia abbia parlato apertamente con la voce di un uomo. Sembrerebbe infatti molto più soddisfacente considerare la storia, se non possiamo accettarla come letteralmente vera, come una parabola che Balaam scrisse contro se stesso, e che Mosè semplicemente incorporò nella narrazione; Dovremmo almeno preservare in questo modo l'immenso valore morale e spirituale della storia, senza la necessità di porre costruzioni non naturali sulle sue semplici affermazioni. Supponendo che il miracolo sia realmente avvenuto, si deve sempre osservare che le parole messe in bocca all'asino non fanno altro che esprimere tale sentimento che un animale docile e intelligente della sua specie avrebbe effettivamente provato. Che gli animali domestici, e specialmente quelli che sono stati a lungo al servizio dell'uomo, provino sorpresa, indignazione e dolore in presenza di ingiustizie e maltrattamenti è abbondantemente certo. In molti modi ben autenticati hanno fatto cose per esprimere questi sentimenti che sembravano tanto al di là della loro natura "irrazionale" quanto se avessero parlato. Diciamo continuamente di un cane o di un cavallo che può tutto tranne che parlare, e perché dovrebbe sembrare incredibile che Dio, che ha dato alla bestia muta un'approssimazione così vicina al sentimento e alla ragione umana, le abbia dato per una volta voce umana? Per quanto riguarda i compagni di Balaam, la loro presenza non deve causare alcuna difficoltà. I principi di Madian e Moab avevano probabilmente annunciato la venuta di Beldam; I suoi servi lo seguivano naturalmente a una certa distanza, a meno che non li chiamasse al suo fianco. È anche molto probabile che Balaam avesse l'abitudine di intrattenere conversazioni con se stesso, o con esseri immaginari, mentre cavalcava, e questa circostanza spiegherebbe qualsiasi suono di voci che raggiungeva le orecchie degli altri

29 E Balaam disse all'asino. Che Beldam risponda all'asino senza esprimere alcuno stupore è certamente più meraviglioso che l'asino gli parli. Tuttavia, in tutta onestà, deve essere considerato:

1. Che Balaam era un profeta. Era abituato a sentire le voci divine che gli parlavano quando non c'era nessuno nelle vicinanze. Aveva una fede ampia e incondizionata, e una particolare familiarità con l'invisibile

2. Balaam era uno stregone. Faceva parte della sua professione mostrare segni e prodigi tali che ancora oggi in quei paesi confondono gli spettatori più esperti e scettici. È probabile che spesso facesse parlare animali muti per confondere gli altri. Doveva essere stato in effetti consapevole fino a un certo punto dell'impostura, ma non avrebbe tracciato alcuna linea netta nella sua mente tra le meraviglie che gli erano realmente accadute e le meraviglie che mostrava agli altri. Sia come profeta che come stregone, deve aver vissuto, più di ogni altro anche di quell'epoca, in un'atmosfera di soprannaturale. Se, quindi, questo portento è stato realmente dato, è stato certamente dato all'uomo stesso di tutti coloro che sono vissuti e al quale era più adatto. Proprio come non si può immaginare che il miracolo dello statere

Matteo 17:27

accada a qualcuno di fede meno semplice e infantile di San Pietro, così non si può pensare all'asino che parla a nessuno nella Bibbia se non al profeta mago, per il quale, sia nel bene che nel male, le linee di confine tra il naturale e il soprannaturale sono state quasi cancellate

3. Balaam era in quel momento intensamente arrabbiato., e nulla smussa il bordo della sorpresa naturale tanto quanto la rabbia. Le cose che in seguito, quando vengono ricordate con calma, causano il massimo stupore, notoriamente non producono alcun effetto al momento su una mente che è completamente esasperata

31 Il Signore aprì gli occhi a Balaam ed egli vide l'angelo. Come in altre occasioni, l'angelo non era percepibile alla vista ordinaria, ma solo agli occhi in qualche modo vivificati e purificati dall'operazione divina. Questo spiega il fatto che i compagni di Balaam sembrerebbero non aver visto nulla.

Confronta Atti 9:7

Versetti 31-35.- Balaam-l'arresto

La segreta volontà di Balaam di cedere alle sollecitazioni di Balak, vista in un primo momento nel tono della sua risposta: "Il Signore rifiuta", ss.), fu ancora più manifesta nel suo colloquio con il secondo appello. Sebbene sentisse la forza irresistibile della restrizione divina, tuttavia ritardò il ritorno dei messaggeri per la notte nella speranza di ottenere un rovesciamento della sentenza (versetti 18, 19). Non c'è da stupirsi che l'ira di Dio si sia accesa contro di lui e che, sebbene alla fine gli fosse stato dato il permesso di andare, gli fosse stato fatto sentire in questo modo sorprendente di essere nelle mani di un Potere che non si sarebbe fatto beffe. Qualunque sia il punto di vista che abbiamo degli strani incidenti di questa narrazione, sia come realtà oggettive, sia come visioni di una trance, le lezioni morali rimangono sostanzialmente le stesse. Tre aspetti della condotta di Balaam sono particolarmente importanti

I La sua RABBIA CRUDELE. Il suo trattamento rude dell'asino muto è contrassegnato dalla riprovazione. Era sia il male che il sintomo di un male nascosto

1. Possiamo credere che la segreta inquietudine della sua coscienza abbia avuto molto a che fare con questo scoppio di rabbia. Notate la sottile connessione che spesso esiste tra certe fasi insolite della condotta e il funzionamento nascosto del cuore. La rabbia di Giona per l'appassimento della zucca non era che uno dei segni della sua generale mancanza di simpatia per la procedura divina. Balaam, forse, non era un uomo crudele, ma il senso di torto dentro di sé e la sensazione di fare del male si tradivano anche in questa forma di comportamento. La coscienza lo ha reso un codardo, e la vigliaccheria è sempre crudele. Se non fosse stato per la "follia" della sua passione, avrebbe potuto giudicare, come un indovino, che la riluttanza della bestia a proseguire il suo viaggio gli consigliava di tornare; ma quando il cuore di un uomo non è retto con Dio, spesso si suscita risentimento contro ciò che ha lo scopo di trasformarlo in una via migliore. "Amos, divento tuo nemico perché ti dico la verità?".

Galati 4:16

2. Illustra la triste sottomissione delle creature inferiori alla maledizione del male morale. "La creatura è stata resa soggetta alla vanità, non volontariamente". "L'intera creazione geme", ss.) Pensiamo che sia strano che l'asino muto debba "parlare con voce d'uomo e rimproverare la follia del profeta", ma, all'orecchio che può sentirla, una tale voce esce continuamente da tutte le creature innocenti che soffrono le crudeli conseguenze dell'abuso dell'uomo. San Paolo può ben rappresentarli come "in ardente attesa della manifestazione dei figli di Dio".

Romani 8:19,22

II LA SUA CIECA INFATUAZIONE. È profondamente significativo che non abbia visto l'angelo. Anche la povera creatura stupida che cavalcava vedeva più di lui. Era la sua perversità morale, la frenesia della sua ambizione carnale, la vera causa dell'ottusità della sua visione spirituale. Nota-

1. Il peccato rende ciechi gli uomini alle cose che è più necessario che comprendano e sappiano. La cecità mentale spesso, non sempre, ha una causa morale. "Il cuore di questo popolo è diventato grossolano e le loro orecchie sono intorpidite d'udito", ss.)

Matteo 13:15

Le più alte verità spirituali, le realtà del mondo degli spiriti, i segni della presenza e dell'opera divina, le leggi morali eterne, le sacre responsabilità della vita, ss.): tutto questo è oscuramente nascosto a colui il cui cuore è "completamente riposto in lui per fare il male"

2. Anche l'istinto animale è una guida più sicura del senso morale di un uomo cattivo. Avverte efficacemente del pericolo e spinge a perseguire il bene che la natura richiede. È per l'animale una legge sufficiente. Ma quando lo "spirito nell'uomo, l'ispirazione dell'Onnipotente che gli dà intendimento", la sovranità della ragione e della coscienza, è sopraffatto dalla vile concupiscenza carnale, l'uomo sprofonda più in basso dei bruti che periscono. La loro obbedienza alla legge del loro essere lo fa vergognare. Anche se "non parlano con voce d'uomo", la loro saggezza silenziosa "lo rimprovera per la sua iniquità". "Se la luce che è in te è tenebra", ss.)

Matteo 6:23

III LA SUA IMPOTENZA. Questo si vede

1. Nella sua abietta sottomissione. "Si chinò il capo e cadde con la faccia a terra", dicendo: "Ho peccato"; "ora, dunque, se ti dispiace, mi riprenderò di nuovo." Deve aver saputo fin dall'inizio che la sua ostinata ostinazione ostinata e propria volontà dispiaceva a Dio, ma ora che le conseguenze di ciò lo guardano in faccia è pieno di allarme. Ci sono quelli che si addolorano per il loro peccato solo quando viene scoperto. Non è il male in sé che temono, ma solo la sua scoperta e punizione. La paura spesso fa sì che gli uomini si pentano e si riformino quando non c'è vera avversione per le cattive azioni

2. Nella Divina costrizione sotto la quale è posto a proseguire il suo Viaggio. "Vai con gli uomini", ss.) Vorrebbe tirarsi indietro, ma ormai è troppo tardi; deve compiere l'opera e portare la testimonianza che Dio ha stabilito per lui

Quando gli uomini sono inclini a ciò che è male, Dio permette spesso che rimangano invischiati in circostanze di pericolo da cui non c'è scampo, affinché "mangino del frutto della loro propria via, ed essere saziati dei loro propri disegni". - W.

Proverbi 1:31

32 Perché la tua via è perversa. fry, una parola non comune, che sembra significare "condurre a capofitto", cioè alla distruzione

Sulla crudeltà verso gli animali

Nel versetto 28 ci viene in mente la protesta silenziosa della creazione bruta contro la crudeltà degli uomini. Dal versetto 32 ("Perché hai percosso il tuo asino queste tre volte?") possiamo apprendere che questa protesta è ascoltata e sostenuta da Dio. La crudeltà di ogni genere è una delle opere più turpi della carne, opposta al carattere di Dio e agli istinti dell'umanità. La crudeltà verso gli animali è particolarmente odiosa, a causa di

IO IL TORTO FATTO ALLE CREATURE

II GLI EFFETTI SU NOI STESSI

Sono nostri inferiori, quindi la magnanimità e la simpatia dovrebbero proteggerli

1. Sono spesso impotenti a difendersi; la crudeltà è allora indicibilmente meschina

2. Alcuni di questi animali fanno parte della nostra proprietà e sono di grande valore per noi, anche se assolutamente in nostro potere

3. Se non sono "soliti farlo" quando ci provocano, potrebbe esistere qualche buona ragione che dovremmo cercare di scoprire

4. Quando siamo tentati dalla durezza, a corto di crudeltà, è nostro dovere considerare se ne hanno bisogno, e in questo senso lo meritano. Per-

5. La cattiva condotta passata nostra o di altri può aver causato la loro attuale ostinazione, per timidezza o per qualche altra causa

6. Gli animali soffrono già troppo, direttamente o indirettamente, a causa dei peccati degli uomini (guerre, carestie, ss.)) senza l'aggiunta di crudeltà gratuite

7. Non viene rivelata alcuna vita futura per loro, così che abbiamo una ragione in più per non renderli infelici in questa vita

II Favorisce un'abitudine mentale dispotica, come se la forza e il diritto fossero identici

1. Indurisce il cuore e tende a nutrire la crudeltà verso gli uomini così come verso i bruti. Ad esempio, il bambino Nerone che si diletta a uccidere le mosche

2. Ci allontana ancora di più dalla mente di Cristo, dal carattere del "Padre misericordioso"

3. È un segno di ingiustizia,

Proverbi 12:10

contro il quale si rivela l'ira di Dio, e dal quale abbiamo bisogno di essere salvati da Cristo.

Romani 1:18 1Giovanni 1:9

-P

33 A meno che... certamente. yKiAAAylWa. È alquanto dubbio se questa frase possa essere tradotta come nella Settanta (ει μη... νυν ουν) e in tutte le versioni; Ma anche se la costruzione della frase è spezzata, questo è senza dubbio il suo significato. E l'ha salvata in vita. Confrontate il caso dell'asino del profeta disubbidiente in 1Ri 13:24. È chiaramente una cosa giusta presso Dio che l'obbedienza e la fedeltà debbano essere rispettate, e in un certo senso premiate, anche in un asino

35 Vai con gli uomini. Ci si può chiedere per quale scopo apparve l'angelo, se Balaam doveva procedere lo stesso. La risposta è che l'angelo non era un avvertimento, ma un angelo distruttore, un'incarnazione visibile dell'ira di Dio che ardeva contro Beldam per la sua perversità. L'angelo avrebbe ucciso Balaam, come il leone uccise il profeta disubbidiente, ma Dio nella sua misericordia permise la fedeltà e la saggezza dell'asino per salvare il suo padrone dalle conseguenze immediate della sua follia. Se Balaam avesse avuto una mente capace di istruire, avrebbe effettivamente proseguito come gli era stato ordinato, ma con uno spirito molto diverso e con disegni molto diversi

36 In una città di Moab, o, "a Ir-Moab" (bawOm ryiAla), probabilmente lo stesso dell'Ar menzionato nel capitolo 21:15 come città di confine di Moab a quel tempo

Versetti 36-38.- Balaam e Balak si incontrano finalmente

LA SOLLECITUDINE DI BALAK PER CONCILIARE BALAAM E MOSTRARGLI ONORE. Balak non sa ancora quali ferite non guarite possano esserci nell'orgoglio del profeta, o se quell'orgoglio sia stato sufficientemente soddisfatto dalla dignità della seconda delegazione e dall'entità delle promesse che ha fatto. Perciò fa tutto ciò che può per servire la vanità di Balaam

I figli di questo mondo sono più saggi nella loro generazione dei figli della luce. Non lasceranno nulla di intentato per raggiungere i loro fini; striscieranno per raggiungerli, se non riescono a raggiungerli stando in piedi. Balak va incontro al profeta all'estremo confine della sua terra. È pericoloso offendere i potenti di questo mondo; Devono essere mantenuti di buon umore. Com'è diverso dallo spirito con cui Dio vuole che ci avviciniamo a lui o a chiunque egli mandi! Se Egli manda a benedirci, è a causa del nostro bisogno; non è un uomo, per essere tenuto in una disposizione favorevole dalle nostre lusinghe e servili. Dobbiamo ricordarcelo. Cornelio aveva un sincero desiderio di servire Dio, ma aveva delle apprensioni molto sbagliate sotto certi aspetti riguardo a ciò che Dio richiedeva, visto come cadde ai piedi di Pietro e lo adorò. Stiamo attenti a non trovarci nel nostro ansietà di offrire a Dio ciò che pensiamo egli voglia, ma siamo del tutto insensibili riguardo a ciò che egli vuole veramente. Non possiamo essere troppo solleciti per piacere a Dio, se solo lo facciamo secondo la sua volontà; Non possiamo essere troppo solleciti per conciliare, se solo lo facciamo per il loro bene. Non c'è nulla di degradante o poco virile, nulla che costringa alla rabbrividimento o all'ossequiosità, nel servizio di Dio. Quando ci inchiniamo davanti ai grandi e ai plutocrati del mondo e osserviamo i loro desideri come un cane agli occhi del suo padrone, allora siamo rettili, non uomini. Dobbiamo essere tutto per tutti gli uomini solo quando questo li salverà, non semplicemente per avvantaggiare noi stessi

BALAAM E BALAK SI INCONTRANO, NONOSTANTE TUTTI GLI OSTACOLI POSTI SULLA STRADA. Balak, naturalmente, ha la sua idea di questi ostacoli; pensa che stessero in attesa di un incentivo sufficiente da parte di Balaam; e molto probabilmente si congratula con se stesso per la sua intuizione, la sua conoscenza del mondo, la sua pertinacia, la sua scelta di agenti e del giusto tipo di esca per attirare Balaam. Eppure, dopo tutto, Balak non aveva la minima idea di quali grandi ostacoli avesse superato. Se avesse saputo delle interferenze di Dio, sarebbe stato più orgoglioso che mai; Cioè, se la consapevolezza di queste interferenze non avesse mutato il suo orgoglio in allarme. L'invio sincero di Balak era stato più potente e affascinante di quanto avesse involontariamente supposto nel suo saluto a Balaam. Aveva superato i comandi diretti di Dio, la missione dell'angelo, l'influenza di un miracolo molto particolare e una fuga molto stretta dalla morte. Quanto deve esserci stato nel cuore avido di Balaam per attirarlo, quando anche ostacoli potenti e insoliti come questi potevano fermarlo solo per un momento! Balak lo attirò perché nel suo cuore c'era qualcosa da disegnare; e si unirono come ruscelli che, salendo a miglia di distanza l'uno dall'altro, e serpeggiando molto attraverso le terre intermedie, alla fine si incontrano perché ciascuno segue il suo corso naturale

Tutti gli ostacoli posti sulla nostra strada verso la perdizione non ci salveranno se siamo inclini alle attrazioni carnali che si trovano in quel modo. Disegnare è una cosa reciproca. Non c'era nulla nel cuore di Balaam che potesse essere attratto verso Dio. Il magnete più grande non farà altro che attrarre un altro corpo a sé, a meno che in quel corpo non ci sia qualcosa da attrarre

III L'INCONTRO, DOPO TUTTO, NON SEMBRA SODDISFACENTE. Si sarebbe potuto pensare che, dopo aver superato tanti ostacoli, questi due spiriti affini si sarebbero incontrati con cordiali congratulazioni. Ma invece di essere così, Balak deve mostrarsi un po' ferito da quella che pensa sia la mancanza di fiducia di Balaam nella sua parola e nella sua prerogativa di re. E sebbene la difficoltà di Balaam non risieda in queste cose, non può spiegare l'equivoco; Egli deve udire quella parola "perciò" come se non l'avesse sentita. "Ecco, io sono venuto a te". Questo deve essere sufficiente. E per quanto riguarda le aspettative di Balak, egli non può che ripiegare sulle vecchie generalità fuorvianti; Non può affrontare il re con l'espressione aperta, ansiosa e gioiosa di chi vede il successo nelle sue mani. Balak, vede, ha più fiducia in lui di quanta ne possa avere in se stesso, considerando le cose strane che ha vissuto da quando ha iniziato il suo viaggio. Non è nemmeno il proverbiale scivolamento tra la tazza e il labbro a cui deve prepararsi. Non è la probabilità di successo con la possibilità di fallimento, ma la forte probabilità di fallimento con la sola possibilità di successo. «Ho ora il potere di dire qualcosa? la parola che Dio mette nella mia bocca, io la pronuncerò". Non che dobbiamo supporre che Balak sia stato indebitamente preso alla sprovvista da una tale mancanza di ardore e di simpatia in Balaam. Molto probabilmente pensava che non fosse altro che una giusta deferenza professionale verso Geova, e che in tal caso tutto sarebbe andato bene; proprio come gli uomini dicono "a Dio piacendo" e "piace a Dio" quando si trovano nel mezzo di schemi in cui la volontà e il piacere di Dio non sono mai pensati

39 Kirjath-huzoth. "Città delle strade". Identificata da alcuni con le rovine di Shian, non lontano dal presunto sito di Ai

OMELIE di D. Young versetto 39-capitolo 23:12.- La prima profezia

I PREPARATIVI NECESSARI

1. I sacrifici. Balak e Balaam, per quanto diversi fossero i loro pensieri sotto altri aspetti, erano d'accordo sulla necessità dei sacrifici, se la maledizione desiderata fosse stata messa in bocca al profeta. E così c'era abbondanza di sacrifici. Balak prima fa offerte spontanee, e poi quelle specificate da Balaam. Sentivano che non ci si doveva avvicinare a Dio in modo irregolare o a mani vuote. Come Balak pensava a Balaam, così pensava a Dio. Il profeta doveva essere comprato con ricchezze e onori, e Dio doveva essere comprato con sacrifici di bestie uccise. Ecco dunque questo elemento comune nella pratica di due uomini così diversi sotto altri aspetti. È sia in Aram che in Moab. La tradizione dell'offerta accettata da Abele si è diffusa in lungo e in largo, tanto che entrambi gli uomini hanno la sensazione che tali sacrifici fossero in qualche modo accettevoli a Dio. Ma la fede e lo spirito di Abele non potevano essere trasmessi insieme alla conoscenza del suo atto esteriore. Questi uomini non capivano che questi sacrifici erano di per sé inutili. Dio è uno Spirito e non può mangiare la carne dei tori e bere il sangue dei capri. Lo spargimento di sangue serviva per la remissione dei peccati, e questi uomini non sentivano il peccato, non lo confessavano, né desideravano la sua rimozione

2. La vista del popolo da maledire. Il re condusse il profeta sugli alti luoghi di Baal, perché vedesse la maggior parte del popolo. Molto probabilmente lo stesso Balak non di rado si era fermato lì, e scendeva di nuovo ogni volta più allarmato di eVersetto. Balaam doveva ora vedere quella gente spaventosa, per convincersi che non era un lavoro insignificante né inutile quello che era stato chiamato a fare; vedere quanto fossero vicini ed essere impressionati dalla necessità di rendere la maledizione potente, veloce e sicura. In aggiunta a ciò, Balak probabilmente credeva che, affinché la maledizione operasse, gli occhi di Balaam dovessero posarsi sul popolo. Lane nel suo "Egizi moderni" ci dice quanto sia temuto il malocchio. Ecco allora che Balaam guardò queste persone in qualcosa della loro vastità. Che opportunità per pensieri migliori se lo spirito che li porta fosse stato nel suo cuore! Come avrebbe potuto dire: "Sono stato chiamato allora a distruggere questo potente esercito, che ora è rimasto così a lungo nelle vicinanze di Balak, ma non gli ha fatto del male?"

3. Il profeta ha le sue preparazioni speciali. Mentre Balak attende ai sacrifici, Balaam si ritira nei suoi incantesimi segreti

Numeri 24:1

in un luogo alto e solitario. Dio ha scelto che i suoi servi andassero in tali luoghi per incontrarsi con lui solo, ma come appare qui Balaam diverso da Mosè che sale nel Sinai, o da Elia quando fece il viaggio di un giorno nel deserto, o da Ezechiele quando udì il Signore dire: "Alzati, esci nella pianura, e là ti parlerò";

Ezechiele 3:22

soprattutto, da Gesù, in quelle ore solitarie, ristoratrici, benedette di cui abbiamo qualche accenno nei Vangeli! Fino a che punto questo ritiro fosse sincero, fino a che punto avesse lo scopo di ingannare Balak e fino a che punto fosse una semplice abitudine, non possiamo dirlo. La coscienza che è quasi morta alla rettitudine pratica, alla giustizia, alla compassione e alla verità, può essere ancora in un eterno agitarsi con il timore superstizioso

II IL RISULTATO INASPETTATO

1. A Balaam. Tutto ciò che è accaduto potrebbe non essere stato inaspettato. Certamente sarebbe stato preparato per l'incontro con Dio. Negli ultimi tempi si era incontrato con Dio troppo spesso, e per niente per la sua tranquillità e per la realizzazione dei suoi desideri. Possiamo concludere che Dio gli permise di portare a termine i suoi incantesimi, altrimenti difficilmente sarebbe andato a ripeterli una seconda volta.

Confronta Numeri 23:15 e Numeri 24:1

E forse il fatto stesso che non ci fosse alcuna interruzione ai suoi incantesimi può aver sollevato la sua mente nella speranza che Dio sarebbe stato finalmente propizio. Se è così, non era altro che un'esaltazione superiore per un abbassamento più profondo. Dio lo incontra, gli mette una parola in bocca e gli comanda di parlare così con Balak. Dobbiamo intendere che, avendo la parola messa in bocca, Balaam ebbe subito e allora tutta la profezia chiaramente davanti alla sua mente, così che poté considerare ogni parola che aveva di lì a poco da pronunciare? Forse è così. Ed è anche possibile che, tornando a Balak, abbia considerato come avrebbe potuto eliminare questa profezia, come in precedenza aveva eliminato i comandamenti di Dio. E ora arriva qualcosa per il quale, con tutte le sue affermazioni di essere in grado di pronunciare solo la parola che Dio gli aveva messo in bocca, Balaam era probabilmente del tutto impreparato. Non ha alcuna possibilità di esercitare la sua abilità per tagliare e ammorbidire le parole inaccettabili. Dio assume il controllo per piedi di quelle labbra ribelli e bugiarde. Dio, che aprì la bocca di un asino e gli fece pronunciare parole umane, ora apre la bocca di colui il cui cuore era pronto a sedurre e maledire, e fa sì che quella bocca pronunci verità e benedizioni

2. A Balak. Le parole della profezia devono essere state per lui del tutto inaspettate. Aveva contato con tutta la fiducia di ottenere ciò che voleva. Non un'ombra di dubbio gli aveva attraversato la mente riguardo al potere di Balaam di maledire e al suo potere di comprare quel potere. Non si potrebbe trovare un esempio più impressionante di un uomo dedito a una forte illusione, a credere a una menzogna. Contando sul fatto che la maledizione fosse raggiungibile ed efficace, egli scopre ora con suo stupore, orrore e perplessità che Balaam non può nemmeno pronunciare le parole di maledizione; perché senza dubbio quando il Signore prese possesso della bocca di Balaam, si impadronì anche degli occhi, dell'espressione, del tono, del gesto, affinché non ci fosse incongruenza tra le parole e il modo in cui venivano pronunciate

III LA PROFEZIA STESSA

1. Una chiara dichiarazione di come questi due uomini arrivano a stare insieme. Balak porta Balaam per tutta questa strada al fine di maledire Giacobbe e sfidare Israele. L'oggetto di tutti questi messaggi e di questi sacrifici fumanti è dichiarato con nuda e breve semplicità. Non c'è alcun riferimento a motivi, incentivi, difficoltà. Il semplice fatto storico è dato senza alcuna nota o commento; la richiesta di Balaam menzionata, in modo che possa essere chiaramente contrapposta al motivo per cui è stata rifiutata

2. Balaam è costretto a una confessione umiliante. Ciò che aveva così a lungo nascosto, come pericoloso per la sua reputazione, ora doveva pubblicarlo dalle alte sfere di Baal. E notate che si limita a dire che la maledizione e la sfida richieste sono impraticabili. Non gli viene messo in bocca più di quanto egli sia in grado di dire con verità. Per quanto gloriosa sia questa profezia, si potrebbe immaginare che essa sia resa ancora più gloriosa dalla mescolanza con essa di una confessione penitente e sincera di una trasgressione. Avrebbe potuto dire: "Balak mi ha portato", ss.), e certamente Dio non avrebbe sigillato le sue labbra se fosse stato nel suo cuore di aggiungere: "Mi pento amaramente di essere venuto". Avrebbe potuto dire: "Come posso maledire colui che Dio non ha maledetto? e in verità l'ho scoperto molto tempo fa, ma l'orgoglio e la politica hanno tenuto la scoperta confinata nel mio petto. E così vediamo come, mentre Dio impedì al Bahrein di proferire falsità, e lo costrinse a pronunciare una verità sufficiente, tuttavia l'uomo Balaam rimase lo stesso. Non dice più di quanto è obbligato a dire, ma è abbastanza; Con le sue stesse labbra egli proclama al mondo la sua incapacità

3. Il luogo stesso del parlare diventa subordinato al proposito di Dio. Possiamo presumere che Balak sapesse bene che stava portando Balaam al punto di vista più favorevole. Si pensava che fosse il posto migliore per bestemmiare, e da quello che Balaam ora vede e dice sembrerebbe essere un luogo molto adatto per la benedizione. Ed ora, mentre Balaam guarda dall'alto delle rocce e dalle colline, che cosa vede? Può darsi che egli sia già stato colpito, e a quella distanza, e prima di iniziare la profezia, dalle peculiarità esteriori di Israele. Alcune peculiarità di Israele potevano essere conosciute solo con un'ispezione attenta e dettagliata; Altri, ad esempio la disposizione dell'accampamento intorno al tabernacolo, erano meglio conosciuti con una sorta di veduta a volo d'uccello. Una conoscenza intima di Londra si può ottenere solo andando da una strada all'altra e da un edificio all'altro, ma chi così acquisisce una conoscenza molto intima di Londra non ne avrebbe ancora un'impressione come quella che si può avere dalla cima di St. Paul. Mentre Balaam guarda giù dalla cima delle rocce, vede abbastanza per gli attuali scopi di Dio. Vede abbastanza per indicare la separazione e la vasta forza numerica di Israele. Non era il caso di parlare di più. Lo scopo immediato della profezia fu raggiunto se dissuase Balak da ulteriori follie. Si sarebbe potuto dire molto di più di Israele, e fu detto in seguito. In un certo senso si trattava di una profezia introduttiva, seguita da rivelazioni più complete in quelle successive; in un altro senso sta in piedi da sola. Gli altri non sarebbero stati pronunciati se il primo si fosse dimostrato sufficiente. Sorvolando sul desiderio conclusivo di Balaam: "Che io muoia della morte del giusto, e che la mia fine sia come la sua!" che richiede di essere considerato a sé stante, notiamo:

4. Lo stato di suspense in cui la profezia lascia Balak riguardo alla sua posizione. Sarebbe stato così facile introdurre una parola rassicurante, una parola che, se non avesse effettivamente tolto l'allarme di Balak, sarebbe stata in ogni caso adatta a farlo. Ma la richiesta del re aveva qualcosa di così perentorio e dittatoriale che la risposta di Dio si limita a un rifiuto. Avrebbe potuto spiegare che Israele era ora occupato con i suoi affari interni e che presto, secondo il suo proposito, avrebbe attraversato il Giordano, e che nel frattempo, se Balak si fosse mostrato amichevole, non c'era nulla in Israele che lo rendesse suo nemico. Ma Balak aveva agito in modo tale che la grande cosa da fare era impressionarlo con un profondo senso della forza e della sicurezza di Israele. Se preferiamo richieste irragionevoli e arroganti, dobbiamo aspettarci di ricevere risposte che, se prima eravamo a disagio, ci lasceranno ancora più a disagio. Dio deve continuare a parlare e ad agire in modo da scuotere la terra sotto ogni egoismo

40 Balak offrì buoi e pecore. Probabilmente questi sacrifici non erano offerti a Chemos, ma al Signore, nel cui nome Balaam parlava sempre. In effetti, il fatto noto che Beldam era un profeta del Signore fu senza dubbio una delle ragioni principali per cui Balak desiderava ottenere i suoi servigi. Balak condivideva l'opinione comune dell'antichità, che le varie divinità nazionali erano in grado, da circostanze al di là della comprensione umana, di fare a volte di più, a volte di meno, per i loro devoti speciali. Egli percepì che il Dio d'Israele era probabile, per come stavano le cose, che avrebbe portato tutto davanti a sé; ma pensava che con una gestione giudiziosa avrebbe potuto essere convinto, almeno in una certa misura, a disertare la causa di Israele e a favorire quella di Moab. A questo scopo egli "trattenne" a caro prezzo i servigi di Balaam, il profeta del Signore, e a tal fine era disposto a offrire un numero qualsiasi di sacrifici. Anche i romani, risoluti e fiduciosi in se stessi, credevano nella saggezza di una tale politica. Così Plinio cita autori antichi che affermano "in oppugnationibus ante omnia solitum a Romanis sacrdotibus evocari Deum, cujus in tutela id oppidum esset, promittique illi eundem aut ampliorem apud Romanos cultum", e aggiunge: "durat in Pontificum disciplina id sacrum, constatque ideo occultatum, in cujus Dei tutela Roma esset, ne qui hostium simili modo agerent". E inviato, cioè, porzioni delle carni sacrificali

41 LE PROFEZIE DI BALAAM.

Numeri 22:41-24

Gli alti luoghi di Baal, o "Bamoth-Baal". Forse il Bamoth menzionato in Numeri 21:19,20. Questo, tuttavia, non è affatto certo, perché gli alti luoghi erano senza dubbio numerosi, e che Bamoth sembrerebbe essere stato troppo lontano dall'attuale campo di Israele. In ogni caso attraversarono l'Arnon, e corsero qualche rischio avventurandosi in un territorio ostile. affinché di là potesse vedere la parte più grande del popolo. Secondo il carattere quasi sacramentale attribuito alla maledizione di un veggente, si riteneva necessario che il soggetto della maledizione fosse in vista. Balak desiderava raggiungere questo obiettivo con il minor rischio possibile, e quindi portò Balaam prima di tutto su queste alture, da dove si poteva avere una visione lontana e parziale di Israele

Versetto 41-Capitolo 24.- Balaam e le sue profezie

Le profezie di Balaam erano le parole di un uomo malvagio profondamente penetrato da idee religiose e ispirato per certi scopi dallo Spirito di Dio; quindi è evidente che molte profonde lezioni morali e spirituali possono essere apprese da esse, oltre al loro valore probatorio come profezie. Considerate, quindi, per quanto riguarda il carattere morale e la condotta di Balaam:

IO CHE BALAK E BALAAM PENSAVANO DI MUOVERE IL DIO D'ISRAELE CON L'IMPORTUNITÀ, O FORSE DI AVERE LA MEGLIO SU DI LUI CON L'ASTUZIA; quindi Balak cambiò ripetutamente il suo terreno e portò Balaam ad un altro punto di vista. Anche così gli uomini empi immaginano che gli immutabili decreti del bene e del male possano in qualche modo essere cambiati a loro favore se usano sufficiente perseveranza e risolutezza. Ponendo le questioni morali sotto molte luci diverse, facendo in modo che il loro consigliere esterno o interiore le guardi da diversi punti di vista, pensano di rendere sbagliato ciò che è giusto e giusto ciò che è sbagliato. Con quale insensata perseveranza, per esempio, le persone religiose si sforzano, spostando continuamente il loro terreno, di costringere l'Onnipotente a sanzionare nel loro caso quella cupidigia che egli ha così inequivocabilmente condannato

II CHE BALAAM ACCENNÒ CHIARAMENTE ALL'ONNIPOTENTE CHE, POICHÉ GLI AVEVA PROCURATO MOLTO ONORE DA BALAK, CI SI ASPETTAVA CHE FACESSE CIÒ CHE ERA POSSIBILE PER LUI. Allo stesso modo, gli uomini che sono in verità irreligiosi, anche se spesso sembrano proprio il contrario, fanno capire all'Onnipotente (indirettamente e inconfessatamente, ma inequivocabilmente) che hanno fatto molto, disposto molto, rinunciato a molto per il suo onore e la sua gloria, e che naturalmente cercano un qualche equivalente. Servire Dio per nulla

Giobbe 1:9

non entra nei pensieri delle persone egoiste; per loro la pietà è una fonte di guadagno,

1Timoteo 6:5

se non qui, allora nell'aldilà

III CHE BALAAM FU SPINTO A DESIDERARE DI POTER MORIRE DELLA MORTE DEI GIUSTI, MA NON ERA DISPOSTO A VIVERE LA VITA DEI GIUSTI; quindi il suo desiderio era futile come il miraggio del deserto, e fu notevolmente invertito dal carattere effettivo della sua fine. Allo stesso modo gli uomini malvagi desiderano continuamente le ricompense della bontà, che non possono fare a meno di ammirare, ma non si sottomettono alla disciplina della bontà. Un apprezzamento sentimentale della virtù e della pietà è peggio che inutile di per sé

IV BALAAM NON RICEVETTE ALCUNA RICOMPENSA DA BALAK, PERCHÉ NON AVEVA MALEDETTO ISRAELE, NÉ DA DIO, PERCHÉ AVEVA VOLUTO MALEDIRLO. Lo stesso vale per gli uomini i cui sentimenti religiosi frenano, ma non dirigono, la loro vita. Perdono le ricompense di questo mondo perché sono esteriormente coscienziosi, e le ricompense dell'altro mondo perché sono interiormente avidi

V CHE BALAAM TORNÒ AL SUO POSTO, cioè, ritornò, come sembrava, alla sua vecchia casa e alla sua vecchia vita sulle rive dell'Eufrate; in verità "se ne andò al suo luogo",

Atti 1:25

perché si precipitò ciecamente sulla distruzione, e ricevette la ricompensa della morte

Considerate ancora, per quanto riguarda le parole di Balaam:

IO CHE NON È POSSIBILE MALEDIRE CHI DIO NON HA MALEDETTO. C'è infatti una sola maledizione che c'è motivo di temere, ed è "Allontanati da me". Qualsiasi maledizione degli uomini, a meno che non sia solo l'eco di questa sulla terra, pronunciata con autorità, non fa altro che cadere innocua, oppure si ritorce su colui che la pronuncia

II CHE LA GLORIA SINGOLARE DI ISRAELE ERA LA SUA SEPARAZIONE, una separazione che era esteriormente segnata da una netta linea di distinzione dagli altri popoli, ma era fondata su una santità interiore e distintiva di vita e di culto. Così anche la gloria della Chiesa di Cristo e di ogni anima fedele è quella di essere "separati dai peccatori", come lo fu Cristo. E questa separazione deve necessariamente essere marcata esteriormente in molti modi e in molti casi;

1Corinzi 5:11; 2Corinzi 6:17

ma la sua essenza è una divergenza interiore di motivi, di carattere e di condizione davanti a Dio. Essere "come gli altri" significa essere "figli d'ira";

Efesini 2:3

essere cristiani è essere "un popolo particolare".

Tito 2:14

Se gli uomini non possono sopportare di essere peculiari, non hanno bisogno di cercare di essere benedetti; se devono adottare le mode di questo mondo, devono accontentarsi di condividerne il fine.

Galati 1:4; 2Timoteo 4:10; 1Giovanni 2:15-17

III CHE LA MORTE DEL GIUSTO È BENEDETTA E OGGETTO DI DESIDERIO in un senso molto più alto di quanto Balaam fosse in grado di comprendere. Agli stolti può sembrare che la vita del giusto sia piena di tristezza, ma nessuno può fare a meno di vedere che la sua morte è piena di immortalità, che è in pace a motivo di una buona coscienza e nella speranza di gloria a motivo delle sicure misericordie di Dio

IV CHE L'ULTIMO FINE DEL GIUSTO È PIÙ BENEDETTO E DESIDERABILE DELLA SUA MORTE; perché questo è vivere di nuovo, e vivere per sempre, ed ereditare l'eternità della beatitudine in cambio di pochi brevi anni di lotta e pazienza

V CHE NON È POSSIBILE PER L'UOMO INVERTIRE LE BENEDIZIONI CHE DIO HA PRONUNCIATO SUL SUO POPOLO. Questo è stato tentato da Balaam, e da moltissimi in seguito, ma senza alcun effetto. Le benedizioni che siamo chiamati a ereditare, come sono esposte nel Nuovo Testamento, saranno certamente valide in ogni epoca e in ogni circostanza. Qualunque cosa il mondo possa dire, o che noi siamo tentati di pensare, i "poveri" e i "mansueti" e i "misericordiosi" e i "perseguitati a causa della giustizia" saranno sempre "benedetti", nonostante tutte le apparenze contrarie

VI CHE DIO NON VEDE L'INIQUITÀ NEL SUO POPOLO. Non perché non esista (come esisteva allora in Israele), ma perché non è imputato a coloro che si pentono e credono in Cristo Gesù. Dio non vede il peccato nell'anima fedele, perché non la considera nella sua nudità, ma come rivestita della giustizia di Cristo, che non ammette alcuna macchia o macchia.

Galati 3:27; Filippesi 3:9; Apocalisse 3:18

E questa non-imputazione del peccato non è arbitraria ora (come lo era in larga misura nel caso di Israele), perché è fondata su un'unione reale e vivente con Cristo come fonte di santità. C'è un 'unità spirituale di vita con lui,

Giovanni 3:5; 6:57; 15:4; Galati 2:20; Efesini 5:30

e c'è una conseguente unità morale di vita con lui,

Colossesi 3:3; 1Giovanni 2:6; 3:3; 4:17), ss.)

che è raggiunta solo lentamente e parzialmente in questa vita; ma è piaciuto a Dio per amore dell'unità spirituale considerare l'unità morale come se fosse già stata raggiunta, e quindi non imputa il peccato a coloro che "camminano nella luce".

1Giovanni 1:7

VII CHE SE IL SIGNORE NOSTRO DIO È CON NOI, ALLORA IL GRIDO DI UN RE È TRA NOI, cioè l'acclamazione gioiosa di coloro che accolgono il Apocalisse che non manca mai di condurli alla vittoria. E questa è una nota dei fedeli, che si rallegrano nel loro Re,

Salmi 149:2,5,6; Matteo 21:9 Filippesi 4:4

e che la gioia si trova sempre nei loro cuori

Romani 14:17

e la lode nelle loro bocche.

Atti 16:25; Ebrei 13:15; 1Pietro 2:9 ; e Confronta Efesini 5:18-20

VIII CHE NESSUNA INFLUENZA MAGICA PUÒ ESSERE ESERCITATA CONTRO I GIUSTI. Se temono Dio, non devono temere nessun altro.

Luca 12:4,5 Romani 8:38,39

Le paure superstiziose sono indegne di un cristiano. Ma notate che, secondo l'altra traduzione di Numeri 23:23, il significato spirituale è che i fedeli non hanno bisogno, né ricorrono a tali incerte e non autorizzate indiscrezioni nell'invisibile e nel non rivelato, come la superstizione e l'irreligione favoriscono sempre. Ecco un avvertimento contro tutte le arti del cosiddetto "spiritismo", che (se non è del tutto un'impostura) è paganesimo di rango e abominevole per Dio. Se il Vangelo è vero, allora abbiamo tutta la luce di cui abbiamo bisogno per il nostro attuale cammino e abbiamo la certezza di tutta la luce che potremmo desiderare nella nostra futura casa.

Giovanni 8:12 1Corinzi 13:12; 1Giovanni 3:2

IX CHE L'ACCAMPAMENTO D'ISRAELE ERA BELLO AGLI OCCHI DEL PROFETA NON TANTO PER LE SUE DIMENSIONI, QUANTO PER L'ORDINE E IL METODO CON CUI ERA ALLESTITO, come i giardini coltivati dell'Oriente. Allo stesso modo, l'ordine divinamente impartito alla Chiesa è la sua massima bellezza. Non è la sua semplice grandezza, in cui è davvero inferiore ad alcune false religioni, ma la sua unità in mezzo alla varietà, la sua coerenza fianco a fianco con molteplici distinzioni, che lo imprime come una cosa di origine e crescita celeste. La più alta arte del giardiniere è quella di lasciare a ciascun albero la massima libertà di crescita individuale, disponendoli per la protezione reciproca e per la bellezza dell'effetto; così è l'arte del Divino Vignaiolo

Giovanni 15:1

con gli alberi che ha piantato nel suo giardino

X CHE LA FUTURA PROSPERITÀ DI ISRAELE FU MENZIONATA DA BALAAM SOTTO DUE FIGURE: DI SECCHI TRABOCCANTI USATI PER L'IRRIGAZIONE E DI SEME SEMINATO DA MOLTE ACQUE. Anche così la prosperità della Chiesa ha un duplice carattere: essa risiede in parte nell'irrigazione diligente e abbondante di ciò che è già sorto, che è la sua opera pastorale; in parte nella semina diffusa da molte acque, lontane e vicine, che è la sua opera missionaria

XI CHE LA CHIESA DI DIO NON È INFLUENZATA DALLA BENEDIZIONE O DALLA MALEDIZIONE, DALLA BUONA O DALLA CATTIVA VOLONTÀ DEGLI UOMINI, MA, AL CONTRARIO, È LA FONTE DELLA BENEDIZIONE O DELLA MALEDIZIONE PER LORO; a seconda di come la trattano, così devono comportarsi da soli. Poiché Cristo l'ha amata e ha dato se stesso per lei,

Efesini 5:25

i suoi interessi e quelli di lei sono tutti uno, e in qualunque modo agiamo verso la Chiesa, egli la prende per sé.

Confronta Matteo 25:40,45

Consideriamo ancora, per quanto riguarda l'impresa di Balaam

IO CHE BALAAM ERA STATO ASSUNTO PER MALEDIRE ISRAELE, MA ERA COSTRETTO A BENEDIRLO COMPLETAMENTE.

Confronta Deuteronomio 23:5 Giosuè 24:10 Michea 6:5

Anche così tutti gli sforzi del mondo per gettare infamia e odio sulla Chiesa sono respinti, a meno che essa non sia fedele a se stessa. Contro di lei non c'è arma più terribile dell'inimicizia interessata di uomini dotati e intellettuali, che spesso promette di avere successo dove la forza bruta è impotente; ma anche questo non può prosperare. Spesso la politica del mondo è quella di attaccare la religione con influenze religiose, ma Dio prevale anche su questo. I doni che sono veramente di sua donazione non possono essere realmente rivoltati contro di lui o contro il suo

II CHE I PROPOSITI E LE DICHIARAZIONI DI DIO RIGUARDO ALLA SUA CHIESA SONO ETERNI E IMMUTABILI, POICHÉ EGLI NON PUÒ RINNEGARE SE STESSO, NÉ TORNARE INDIETRO DALLA SUA PAROLA. Il futuro della sua Chiesa è perfettamente sicuro e assolutamente inattaccabile, perché non dipende da alcun consiglio o costanza umana, ma dall'eterna predestinazione e dall'immutabile volontà di Dio

Considerate ancora, riguardo a ciò che Balaam pronunciò per mezzo dello Spirito di Dio:

Che Balaam ebbe una visione di Cristo stesso, cioè di un Essere misterioso, un Apocalisse d'Israele, esaltato ed esaltato, e altissimo, che gli Ebrei credevano, e noi sappiamo, essere il Cristo. Anche così ogni vera profezia guarda, più o meno consapevolmente, a colui in cui tutte le promesse di Dio sono Amen,

2Corinzi 1:20

e in cui sono concentrati tutti i doni di Dio agli uomini. Lo spirito di profezia è la testimonianza di Gesù,

Apocalisse 19:10

perché non c'era nient'altro che valesse veramente la pena di profetizzare

II CHE BALAAM LO VIDE SOTTO GLI EMBLEMI DI UNA STELLA E DI UNO SCETTRO. Anche così, il Signore è sia un luminare

Luca 2:32; 2Pietro 1:19; Apocalisse 22:16

che un sovrano

Luca 1:33, Ebrei 1:8; Apocalisse 12:5

per sempre

III CHE BALAAM LO VIDE COME UN DISTRUTTORE, CHE SCHIACCIAVA I NEMICI DI DIO E DEL SUO POPOLO. E questo è a prima vista strano, perché non è venuto per distruggere la vita degli uomini, ma per salvarli. Ma come si spiega in modo del tutto naturale da un punto di vista morale quando prendiamo in considerazione le idee morali dell'epoca di Balaam, così si trova perfettamente vero in senso spirituale quando consideriamo ciò che è realmente l'opera di Cristo. Poiché quest'opera è davvero un'opera di distruzione: egli è venuto a distruggere le opere del diavolo;

1Giovanni 3:8

Egli è venuto per distruggere, non gli uomini, ma tutto ciò che è peccaminoso negli uomini, non i nemici di Dio (poiché Dio non ha nemici tra gli uomini), ma tutto ciò che è nemico di lui e della sua verità. Perciò egli è sempre rappresentato come un distruttore nell'Apocalisse, che ritorna all'immaginario dell'Antico Testamento.

Apocalisse 6:2 19:11,13,15), &c

E questo aspetto della sua opera, che è vero e necessario, ed è gelosamente custodito come il suo nella Sacra Scrittura, non deve essere messo da parte o oscurato dagli aspetti più dolci e piacevoli del suo regno. Che egli debba mettere tutti i nemici sotto i suoi piedi è la prima legge del suo regno, e deve in un modo o nell'altro essere adempiuta in noi, come negli altri

IV BALAAM VIDE (SECONDO IL SUO TEMPO) I NEMICI DELLA CHIESA DI DIO SOTTO L'ASPETTO DI MOABITI, EDOMITI, AMALECITI, KENITI E ASSIRI. E questi possono essere interpretati in senso spirituale come la tipizzazione delle Diverse forme in cui si manifesta una comune ostilità alla verità di Cristo. In Moab possiamo vedere l'ostilità dell'astuzia, che teme una lotta aperta, ma arruola l'intelletto e l'astuzia degli altri dalla sua parte; in Edom l'ostilità di un'opposizione insolente, che non perde occasione di infliggere fastidio e ingiuria; in Amalek possiamo vedere un'ira vanagloriosa, che si risente di pretese più grandi delle proprie, e si precipita in un conflitto senza speranza; nei Keniti possiamo vedere fiducia nella forza terrena e in un arsenale così naturalmente forte da sfidare tutti gli assalti; in Assur abbiamo l'incarnazione della forza bruta usata brutalmente. Se, tuttavia, i Keniti erano gli amici, non i nemici, di Israele, allora potremmo vedere in loro quanto sia vana la fiducia in se stessi anche delle persone religiose in qualsiasi vantaggio di posizione o circostanza. Non si sa che i Keniti abbiano provocato Dio, come fece Israele, e la loro dimora era particolarmente inaccessibile e difendibile; nondimeno, anch'essi caddero vittime dell'Assiria, proprio nel tempo in cui forse Ezechia e Gerusalemme fuggirono

V CHE BALAAM FU PRESO DA PAURA QUANDO PREVIDE CHE QUESTE DISTRUZIONI SI ESTENDEVANO ANCHE AL SUO STESSO POPOLO. Chi vivrà? Nel crollo di queste grandi potenze mondiali contendenti, chi potrebbe sperare di sfuggire? Quanto più gli uomini malvagi possono temere "quando Dio farà questo" che egli ha così chiaramente predetto E non solo gli uomini malvagi, ma tutti coloro che non sono nel vero senso dell'Israele di Dio.

1Pietro 1:17 4:17,18 2Pietro 3:11

Illustratore biblico:

Numeri 22

1 CAPITOLO 22

Numeri 22:2-14

Balak... mandò messaggeri a Balaam.

La prima applicazione di Balak a Balaam; o, l'uomo e il soprannaturale:

I. Uomini in difficoltà che cercano aiuto soprannaturale. "Si supponeva che i profeti e gli stregoni avessero il potere di maledire le persone e i luoghi in modo da frustrare i loro consigli, indebolire le loro forze e riempirli di sgomento".

1. C'è una misura di verità in questo. Agli uomini è stato concesso il potere di maledire gli altri Genesi 9:25; Giosuè 6:26; 2Ri 2:24. È probabile che Balaam avesse questo potere

2. C'è molto errore nelle opinioni in esame. Nessuno può maledire coloro che Dio ha benedetto

II. L'uomo cosciente dei poteri soprannaturali e della sua sottomissione all'autorità divina nell'uso di essi. Balaam non era certo un impostore. "Nella sua carriera", dice Dean Stanley, "si è visto quel riconoscimento dell'ispirazione divina al di fuori del popolo eletto che la ristrettezza dei tempi moderni è stata così ansiosa di negare, ma che le Scritture sono sempre pronte a riconoscere e, riconoscendo, ad ammettere nell'ambito degli insegnanti della Chiesa universale gli spiriti superiori di ogni epoca e di ogni nazione". Ma notate...

1. La sua consapevolezza di grandi poteri

2. La sua consapevolezza di sottomettersi a Dio nell'uso dei suoi poteri

3. Il suo peccato contro Dio

III. L'uomo riceve una visita soprannaturale

1. L'accesso di Dio alla mente dell'uomo

2. L'interesse di Dio per la vita dell'uomo

3. L'autorità di Dio sulla vita dell'uomo

IV. L'uomo che si occupa infedelmente di una comunicazione divina. Balaam apparteneva a quella classe ancora numerosa che teoricamente conosce Dio e che effettivamente Lo teme, ma il cui amore e il cui timore di Dio non sono i principi che governano la loro mente. Sono convinti, ma non convertiti. Vogliono servire Dio, ma devono servire anche mammona; e nella lotta tra le due influenze contendenti le loro vite sono rese amare, e la loro morte è pericolosa

V. Uomini che agiscono infedelmente come messaggeri. Imparare-

1. Le comunicazioni divine non sono mai state limitate a un solo popolo, paese o età

2. La grande bontà non è sempre associata a grandi doni. "L'illuminazione della mente non è in alcun modo necessariamente associata alla conversione del cuore".

3. I grandi doni comportano una grande responsabilità e un grave pericolo

4. La tentazione della cupidigia è di grande sottigliezza e forza, e assale anche le nature più dotate Luca 12:15-21. W. Jones.

I motivi per cui Balak mandò a chiamare Balaam:

Il primo motivo è la paura, ma in Deuteronomio 2. Dio proibì loro di immischiarsi con Moab, e allora furono spinti a girare intorno alla loro grande tribolazione. Ma questo è il giusto giudizio di Dio su coloro che non hanno fatto pace con Lui, per essere tormentati nella loro mente da paure inutili Levitico 26:36; Deuteronomio 28:65, ecc.. Vedi quanto piccolo rumore spaventerà i ladri e altri malfattori. Al che si dice: Oh, malvagità, sempre spaventosa. Questi sono coloro che tremano ad ogni scoppio di tuono. La loro coscienza è per loro un flagello continuo. Il timore del Signore è forza per l'uomo retto, ma il timore sarà per gli operatori d'iniquità, dice Salomone

2. Il secondo motivo è l'invidia. Erano loro parenti, e avrebbero dovuto rallegrarsi, volgersi a loro e cercare con la preghiera comune la placazione di Dio. Ma l'amara invidia, vedendo il favore di Dio verso di loro e la grande potenza fra loro, desidera piuttosto la loro rovina e confusione. Sono granelli ai loro occhi, piuttosto che conforti per i loro cuori

3. Un terzo motivo era il sospetto. Balak, re dei Moabiti, sospetta questo e quello, secondo la sua fantasia, e queste immaginazioni e sospetti sono per lui come grandi verità, facendolo gettare di qua e di là per incontrare un pericolo immaginario, e tra gli altri modi per decidere di mandare a chiamare l'indovino, o stregone, Balaam. Oh, sospetto, che male c'è tra gli uomini! Ogni uomo pensa che il suo sospetto sia conoscenza o poco meno. Quanti ne potete nominare che hanno dato luogo al sospetto e non hanno dato luogo all'errore? Eppure non fa più male a nessuno di colui che lo possiede, al cui interno tormenta, a chi scaccia il sonno, al cui corpo altera e alla fine consuma il cuore fino a ridurlo in polvere

4. Un quarto motivo per questo mandato a chiamare Balaam fu l'astuzia di Satana che operava in Balak per seguire quella condotta: poiché si può osservare spesso, che quando Satana vede che la furia aperta non servirà, allora si rivolge alle astuzie e alle astuzie, tagliando la pelle del leone che è troppo corta con la coda della volpe. Bp. Babington.

Balak e Balaam:

Gli Israeliti, temprati fisicamente e moralmente dal loro lungo soggiorno nel deserto, e ora ben consolidati in una nazione, cominciano ad emergere dalla loro ritirata meridionale e a tradire i loro disegni sulle regioni confinanti con il Giordano. Hanno incontrato e sconfitto le tribù del deserto, e ora stanno minacciando Moab, che si trova sulla loro strada. Balak, re di Moab, intraprende la difesa del suo territorio e, come un saggio generale, studia e adotta la tattica del suo vittorioso nemico. Ha appreso che gli israeliti sono guidati da Mosè, un profeta di Geova, e che le sue preghiere nella battaglia contro Amalek gli assicurarono la vittoria. Vedrà cosa dello stesso tipo può fare dalla sua parte. A centinaia di chilometri di distanza, vicino alle sorgenti dell'Eufrate, viveva un altro profeta di Geova, la cui reputazione riempiva l'intera regione. Non ci interessa se i suoi doni fossero da una parte o dall'altra della linea chiamata soprannaturale; se la sua sagacia fosse semplicemente straordinaria o fosse chiarita da una speciale luce divina. Ci basta che fosse grande, acuto ed elevato nella sua visione, comprensivo nel suo giudizio, che avesse un alto senso della sua funzione profetica e che fosse all'inizio un uomo integro. Balak lo manda a chiamare. Gli Israeliti hanno un profeta; Egli avrà un profeta. Vede nelle battaglie fino ad allora combattute un peso che non appartiene ai battaglioni, una forza spirituale che ha ottenuto la vittoria; Impiegherà quella forza dalla sua parte. Mosè è un profeta di Geova; il suo profeta sarà di Geova. Un uomo molto scaltro è questo Balak. Attenendosi all'usanza orientale di destinare un nemico alla distruzione prima della battaglia, egli eguaglierà il più possibile contro il suo nemico anche sotto questo aspetto. Il fatto che un profeta si trovi fuori della nazione ebraica è semplicemente un'indicazione che Dio ha testimoni in tutte le nazioni; Nega la teoria che limiterebbe tutta la luce e l'ispirazione a un popolo eletto. Il fatto che Balaam provenga dall'antica casa di Abramo suggerisce la possibilità di un monoteismo ancora persistente in quella regione. Benché così lontano, probabilmente conosceva tutto degli Israeliti: la loro storia dai patriarchi in giù, il loro esodo dall'Egitto, la loro religione, il loro sviluppo sotto la guida di Mosè, la loro potenza in battaglia e l'energia irresistibile con cui stavano lentamente risalendo dal deserto con gli occhi sulle ricche pendici della Palestina. Senza dubbio sapeva che non si trattava solo di una migrazione di un popolo distaccato, come spesso avviene ora in Asia, ma di una migrazione ispirata da una religione in qualche modo conforme alla sua. Questi Israeliti non erano suoi nemici, e non si poteva facilmente indurlo a trattarli come tali. Quando i messaggeri di Balak vengono da lui con le mani piene di ricompense, chiedendogli di andare a maledire Israele, egli soppesa bene la questione, vi dedica un'intera notte, la porta a Dio nella semplicità di una buona coscienza e si rifiuta di andare. Fin qui sembra un vero uomo, che agisce in base a considerazioni di saggezza e ispirazione mescolate. I messaggeri ripercorrono il loro lungo viaggio, ma Balak li manda di nuovo con uomini più onorevoli e senza dubbio con doni più grandi. È un uomo scaltro e sa che genere di cosa sia il cuore umano. Egli manda non solo doni, ma promesse di promozione a grande onore, e tutto per mano di principi: una triplice tentazione: adulazione, ricchezza, posto. Quante volte un uomo resiste alla loro voce unita? Abbastanza spesso resiste a uno di loro; L'adulazione non può sedurlo, né il denaro comprarlo, né l'ambizione distoglierlo, ma quando tutti si uniscono - l'adulazione che lascia cadere le sue dolci parole nell'orecchio, l'oro che brilla davanti agli occhi e l'ambizione che tesse la sua corona davanti all'immaginazione - chi si distingue da questi quando si uniscono per un fine definito? Avevano la loro strada comune con Balaam, ma non subito. Questi uomini non si buttano a capofitto e passano completamente dalla parte del male in un attimo. La disfatta di un carattere forte è qualcosa di simile alla sua edificazione, un processo di tempo e grado. T. T. Munger.

Lo spirito seducente del mondo:

La posizione relativa del mondo rispetto al regno di Dio è sostanzialmente la stessa di quella di Moab e di Madian rispetto a Israele, che ora si avvicina. La stessa inimicizia rimane ancora nel mondo, in molteplici forme; ed è l'istinto di autoconservazione che incita il mondo e i suoi seguaci a fare tutto il possibile contro l'avvento del regno di Dio in mezzo a loro. Quando la forza non servirebbe a nulla, allora ricorrono all'astuzia, o alla cautela, per potersi opporre al progresso della causa di Dio tra loro per quanto è possibile; e i nemici naturali, come Madian e Moab, diventano spesso amici giurati per un certo tempo, ogni volta che sembra opportuno coalizzarsi contro colui a cui entrambi si oppongono. Da ogni parte, il mondo cerca alleati, servitori, amici; come Balak fece con Balaam, ella promette di concederti i suoi favori e le sue ricchezze, se solo seguirai i suoi ordini e farai tua la sua volontà. Se rifiuti, come fece lui all'inizio, il mondo non crederà che tu agisca se non per principio, anzi, pensa che tu consideri l'interesse personale; ma lei ti darà grandi ricompense quando ti venderai a lei. "Ti darò ogni cosa, se tu mi prostrierai e mi adorerai": così parlò il principe di questo mondo a Gesù; e ad ogni passo egli modifica la sua voce, ma sempre per dire la stessa cosa, con il tono più dolce, a tutti i seguaci di Cristo, anzi, anche a ciascuno dei Suoi redenti. Che cos'è che cerchi, cuore insaziabile: l'onore, o il lusso, o l'oro? Tutte queste cose, se necessario, possono essere ottenute quasi per nulla dall'uomo la cui coscienza non è troppo scrupolosa. Anche questo Balak, come un vero distruttore, non si ferma un istante finché non ti porta dove vuole; e se il primo tentativo non riesce, ne fa un secondo, e un terzo. Il mondo sa molto bene, come Balak, come adattarsi alle circostanze quando queste cambiano, e come attirare amici da ogni parte. Anzi, può anche, a suo tempo e a suo modo, essere del tutto religiosa, cioè per mera politica e malcelato interesse personale; e se volete, mostra tutto il rispetto possibile per le forme. Ma, per la vostra stessa vita, voi che lottate per la sua lode e la sua ricompensa, non osate dimostrare che ubbidirete veramente a Dio piuttosto che a qualsiasi uomo! Il mondo, se necessario, ti perdonerà tutto; ma questo non può assolutamente perdonarlo: che tu creda più sinceramente alla Parola di Dio e dia obbedienza a ciò che Egli richiede. A malapena puoi mostrare, come Balaam, di esitare, perché la verità è troppo forte per te, prima che il favore del mondo sia del tutto ritirato; il tuo nome non compare più nella lista degli amici, ma è consegnato a un profondo oblio; e tanto più il disonore cade su di te, quanto più grande era l'onore che ti era stato destinato all'inizio. Tu sei un uomo molto sgradevole, inutile e del tutto intrattabile; come Balaam, sei brutalmente messo da parte e ti viene detto: "Il Signore ti ha trattenuto dall'onore"; E allora il mondo, invece della sua corona d'alloro, ti presenta una corona di spine. Il suo amore, ora sembra, non era altro che un bell'ostentazione: la sua adulazione, il suo inganno. Di fronte a un mondo del genere, così egoista, falso, malizioso, proprio come Balak, dovresti rendere schiavo il tuo cuore? J. J. Van Oosterzee, D.D.

Possibile origine della cronaca di Balaam:

Ogni lettore di questo libro avrà notato che nei capitoli 22:2-24:25 abbiamo un episodio completo in sé; e tutti i critici moderni che hanno studiato questa Scrittura concordano, credo, nella conclusione che, in questo luogo, l'autore o il compilatore del libro ha inserito uno di quelli antichi, staccati o staccabili, documenti di cui ne troviamo tanti nel Pentateuco. Dove e come l'abbia ottenuto è una domanda a cui non è facile rispondere, se, in effetti, la risposta è possibile. Ma, dalla luce relativamente favorevole in cui la cronaca presenta i fatti della storia di Balaam, la maggior parte dei nostri migliori studiosi conclude che in qualche modo egli l'ha derivata da Balaam stesso. Ci viene detto capitolo 31:8 che, insieme a cinque capi madianiti, Balaam fu fatto prigioniero dagli Israeliti e messo a "morte giudiziaria" dopo che la battaglia era stata combattuta e vinta. Una morte giudiziaria implica una sorta di processo. E cosa c'è di più naturale che Balaam invocasse in sua difesa le ispirazioni che aveva ricevuto da Geova, e la lunga serie di benedizioni che aveva pronunciato su Israele quando tutti i suoi interessi, e forse anche tutte le sue inclinazioni, lo spingevano a maledirli? Tali difese, in Oriente, erano comunemente autobiografiche. Persino San Paolo, quando era chiamato a perorare davanti a re e governatori, raccontava invariabilmente la storia della sua vita come la sua migliore rivendicazione. E se Balaam, chiamato a supplicare davanti a Mosè e agli anziani, raccontò la storia che ora leggiamo nella sua cronaca, che scena ci fu! Quale rivelazione le sue parole avrebbero trasmesso ai capi d'Israele della bontà di Dio loro Salvatore, della scala su cui opera la Sua provvidenza e del mistero in cui è avvolta agli occhi dei mortali! Così, dunque, Dio aveva operato per loro sui monti di Moab e nel cuore di questo grande indovino venuto dall'Oriente, ma essi non lo sapevano! Non lo sapevate? anzi, forse erano pieni di paura e di diffidenza, dubitando che Lui stesso fosse in grado di liberarli dai pericoli da cui erano circondati! Mentre Balaam raccontava il suo racconto, come dovevano ardere i loro cuori dentro di loro, bruciati di vergogna e di gratitudine, quando sentirono parlare di un'interposizione in loro favore di cui fino a quel momento erano stati all'oscuro, e per la quale forse in quel momento non avevano osato sperare! Balaam può aver pensato che una storia come questa avrebbe perorato la sua favore in modo più efficace di qualsiasi altra difesa che potesse fare. E, senza dubbio, lo ha perorato; perché tutti sappiamo che è quando i nostri cuori sono stati toccati da una misericordia inaspettata che sono più facilmente mossi alla pietà e al perdono: avrebbe anche potuto fargli guadagnare l'assoluzione se non fosse stato per quel peccato maledetto di cui qui non si dice nulla: l'infame consiglio che diede alle figlie di Madian che aveva privato Israele di ventiquattromila delle sue vite più utili e preziose. Anche con quel crimine pieno nella loro memoria, deve essere costato molto a Mosè e agli anziani, si pensa, condannare a morte l'uomo che aveva raccontato loro una storia come questa. S. Cox, D.D.

Dio venne a Balaam.

Balaam:

In Balaam abbiamo uno dei personaggi più misteriosi, per certi versi più sconcertanti, contraddittori e tragici delle Sacre Scritture; con uno dei più istruttivi e interessanti. È complesso; multiforme nella sua conformazione mentale e spirituale, multiforme nelle sue manifestazioni mentali e spirituali. Un uomo appare alla volta; un altro e molto diverso in un altro. Disperi di catturare e sistemare l'uomo permanente

I. Permettetemi innanzi tutto di porre l'attenzione su alcuni punti preliminari che possono essere notati

1. I materiali su cui si basa la nostra conoscenza di lui sono contenuti principalmente in quattro passaggi della Scrittura Numeri 22-24; Michea 6:5-8; 2Pietro 2:12-16; Numeri 31

2. Vorrei poi notare la generosità, la magnanimità, di tutte queste note della Scrittura. L'intera storia è raccontata con una finezza di tocco, un silenzio magnanimo, o il più piccolo accenno al suo peccato più grossolano, un generoso occultamento di tutte le circostanze aggravanti. È nella Bibbia e, per quanto riguarda la storia della Chiesa, probabilmente solo nella Bibbia, che troviamo non solo la giustizia, ma anche la generosità verso i rivali sconfitti, generosi omaggi a ciò che è buono, generosi veli di ciò che è male

3. Vorrei anche richiamare l'attenzione sul fatto che c'è un riconoscimento libero e pieno della realtà e della sublimità della sua ispirazione. Non viene mai negato: è inequivocabilmente posseduto. E questo sebbene Balaam fosse un pagano, uno fuori della Chiesa visibile; anzi, non solo al di fuori di esso, ma schierato contro di esso

4. Marco, anche, le varie opinioni su questo strano uomo sostenute in epoche diverse e da diverse autorità nella Chiesa. Lo storico degli ebrei, Giuseppe Flavio, lo definisce, con un linguaggio più forte, "il primo il migliore dei profeti del tempo", considerandolo senza riluttanza come un vero profeta del vero Dio, ma con una disposizione poco adatta ad affrontare la tentazione. Scendendo agli scrittori cristiani, troviamo Ambrogio e Agostino che parlano di lui come di un mago e indovino, un profeta, sì, ma ispirato dal diavolo; ma troviamo Tertulliano e Girolamo, con maggiore e più liberalità scritturale, che interpretano più favorevolmente la sua posizione e la fonte delle sue doti

II. Procediamo ora all'analisi della vita e della sua storia. Balaam avrebbe protestato per non essere chiamato nemico di Dio; avrebbe insistito per essere considerato un amico. A ogni accusatore avrebbe potuto rispondere che era obbediente fino alla voce di Dio, che non se ne era andato finché Dio non glielo aveva permesso, e che era attento a cedere al potere profetico che parlava attraverso di lui; eppure in tutto fu una forza contro Dio, un oppositore dei propositi della grazia, e dalla parte che non poteva essere né per la gloria del cielo né per il guadagno della terra. E così ci sono uomini che si sentirebbero oltraggiati se chiamati ladri che, comunque, venderebbero un articolo per quello che non è; che ti considererebbero pazzo se tu li accusassi di omicidio, eppure aiuterebbero un fratello a morire nella sua anima; che nominano il nome di Cristo, eppure sono forze per la meschinità e l'avarizia, la mancanza di carità e l'impudicizia, che la legge non può raggiungere, ma che sono tanto lontane dalla mente di Cristo quanto lo è il furto o l'omicidio che la legge può raggiungere. G. M. Grant, B.D.

Il carattere di Balaam:

È comune parlare di Balaam come di un uomo malvagio, di biasimarlo come completamente privo di principi, come completamente abbandonato al dominio del male, specialmente dell'avarizia. E noi abbiamo la più alta autorità per considerarlo un uomo malvagio: egli amava il salario dell'ingiustizia. Ma quando concepiamo Balaam semplicemente come un uomo malvagio, non abbiamo affatto una giusta concezione del suo vero carattere. Non era sotto il pieno dominio di alcun principio o abitudine malvagia. C'è in lui una meravigliosa mescolanza di bene e male; una combinazione di elementi il più opposto

I. Vediamo in Balaam un uomo di grandi doti mentali, di vari doni spirituali e di straordinaria illuminazione

II. Vediamo in Balaam una grande apparente deferenza verso la volontà divina, un'ansiosa sollecitudine di conoscerla e di agire in base ad essa

III. Abbiamo in Balaam un esempio malinconico di un tentativo di conciliare il senso del dovere con un'inclinazione viziosa, di conformare l'inflessibile regola del diritto ai disegni dell'avarizia. Questa è la peculiarità istruttiva del suo carattere. Sapeva cosa era giusto, e per molte ragioni era ansioso di farlo. La sua coscienza non gli permetteva di agire in diretta opposizione alla volontà di Dio; ma, allo stesso tempo, il suo cuore non era interamente al servizio di Dio. La cupidigia giaceva nel profondo di lui. Com'è evidente la riflessione che nessun uomo sa chi è finché non viene processato! Durante le dure gelate dell'inverno è impossibile dire quali insetti velenosi, quali erbacce nocive o quali bei fiori siano nascosti nella terra; ma che arrivino le piogge geniali e il sole della primavera, e le erbacce e i fiori si mostreranno, e gli insetti velenosi usciranno dai loro nascondigli. Così è per gli uomini

IV. Un'altra osservazione, suggerita dal carattere e dalla storia di Balaam, si riferisce al rapido e spaventoso progredire del peccato. Così avvenne con Giuda: non aveva il minimo desiderio di far del male al suo Signore; desiderava solo ottenere i trenta pezzi d'argento. Così è stato per molti monarchi ambiziosi: non hanno avuto alcun piacere nella miseria dei loro simili; Hanno pensato solo alla loro fama e al loro potere. Così è stato per molti persecutori zelanti: non hanno sete naturale di sangue umano; hanno pensato solo all'istituzione del loro credo, all'estensione e all'onore della loro Chiesa. Così è per molti nella vita comune: non hanno alcun desiderio di ferire gli altri; ma desiderano garantire i propri fini e non esitano a calpestare coloro che si trovano sulla loro strada

V. Nel carattere e nella storia di Balaam abbiamo una sorprendente illustrazione dell'inganno del cuore umano. Gli uomini trascureranno la morale, e tuttavia si occuperanno del cerimoniale, e su questo terreno si crederanno chiari; commetteranno il maggiore, eppure esiteranno a commettere il minore, e su questo terreno si dichiareranno puri; violeranno l'intero spirito della legge cristiana, e tuttavia osserveranno scrupolosamente la lettera di qualche precetto o precedente, e su questo terreno si pronunceranno cristiani coerenti

VI. La storia di Balaam illustra alcuni principi molto importanti del governo divino. Il presente è uno stato di prova, ma c'è in esso non poco di retributivo; e sebbene Dio ci tratti come un genitore gentile, c'è spesso molto di giudiziario nei Suoi procedimenti. Abbiamo un esempio lampante di ciò nella storia di Balaam. In cuor suo Balaam chiese il permesso di andare con i principi di Moab, perché bramava il salario dell'ingiustizia; e Dio gli diede quel permesso. Questo non è stato un atto di misericordia, ma di giudizio. La storia di Balaam illustra un altro principio del governo divino, quello che è implicato nell'affermazione: "La via dei trasgressori è dura". Questo è tanto nella misericordia quanto nel giudizio. La storia di Balaam illustra anche la solenne verità, che "il salario del peccato è la morte". "Uccisero con la spada anche Balaam, figlio di Beor". Qualunque sia il risultato, il fine ultimo di un corso come quello che abbiamo cercato di descrivere deve essere la distruzione. J. J. Davies.

Balaam:

Balaam è uno di quegli esempi che ci vengono incontro nella Scrittura di persone che dimorano, in una certa misura, nell'oscurità delle pratiche pagane, pur conservando allo stesso tempo una certa conoscenza dell'unico vero Dio. Egli era dotato di una conoscenza di Dio superiore all'ordinaria; aveva l'intuizione della verità e poteva vedere nella vita delle cose; Era, infatti, un poeta e un profeta. Inoltre, confessò che tutti questi vantaggi superiori non erano suoi, ma derivavano da Dio ed erano un suo dono. Così, senza dubbio, si era guadagnato tra i suoi contemporanei un'alta reputazione non solo per la saggezza e la scienza, ma anche per la santità. E sebbene la sua santità alla fine arrivi a ben poco, quando il suo peccato assillante lo ha sopraffatto, tuttavia si può facilmente comprendere che, giudicato secondo i criteri che prevalevano tra la tribù nomade pagana che lo aveva mandato a chiamare per maledire la nazione di Israele, sembrava essere un uomo eminentemente santo, tanto che: come gli disse Balak al loro primo colloquio: "So che colui che tu benedici è benedetto, e che colui che tu maledici è maledetto". Ma allora, ci si può chiedere, se Balaam era considerato un uomo santo e un adoratore di Geova, come mai Balac lo mandò a chiamare e gli offrì immense ricompense per maledire il popolo di Geova? La risposta è che non era raro tra quelle nazioni pagane - né la pratica è ancora oggi sconosciuta tra le tribù pagane - offrire sacrifici agli dèi del nemico per propiziarsi a se stessi. Gli antichi romani lo facevano ripetutamente. Senza dubbio c'erano molti incantatori e indovini professanti nel paese di Moab; ma il re Balak, forse avendolo già tentato senza successo, potrebbe aver preferito mandare cinquecento miglia per un profeta rinomato che aveva la reputazione di una saggezza e di una potenza più che mortali, che era anche un adoratore di Geova, e che per questa ragione avrebbe potuto essere tanto più propenso a propiziare la Sua ira, o a volgerlo contro quel popolo straniero che era "uscito dall'Egitto, " e ora, marciando con segni ultraterreni lungo il deserto, avevano piantato le loro tende in vista delle fortezze dove Balak aveva la sua dimora. Consideriamo ora il primo messaggio che il famoso indovino ricevette dal re terrorizzato. Chiaramente desiderava andare, ed era deluso e dispiaciuto per essere stato impedito. Ma perché dovrebbe provare delusione? Avremmo potuto non saperlo, se non fosse stato per il raggio di luce ispirata che si riversava sull'intera narrazione con un solo verso della penna dell'apostolo Pietro. Quell'apostolo ci dice che "amava il salario dell'ingiustizia". Non gli piaceva particolarmente il lavoro, ma amava lo stipenDio. Come molte altre anime avide, se avesse potuto arrangiarsi il salario senza fare il lavoro del diavolo, lo avrebbe preferito; e gli piaceva così tanto il salario che, sebbene in un primo momento si rifiutasse di andare, tuttavia presto lo troviamo ad avventurarsi nel lavoro per ottenere la paga

1. Marco ecco, dunque, il primo, il primo effetto del nutrire qualsiasi peccato che lo affligga. È che Dio è servito con riluttanza. Il peccato è guardato con occhio bramoso. Il divieto sembra duro e irragionevole

2. Marco ora la seconda domanda fatta da Balak, in cui l'infelice profeta, che ha cominciato a brontolare alla volontà di Dio, è posto in ulteriore e più severa tentazione. Non posso fare a meno di compatirlo qui, come abbiamo pietà di molti altri poveri schiavi che fanno un solo sforzo momentaneo per spezzare le sue catene. O forse il discorso con cui incontrò la seconda delegazione di Moab era stato abilmente inteso ad accrescere il valore della successiva obbedienza - non possiamo certo dirlo. Ma in ogni caso egli protesta virilmente: "Se Balak mi desse la sua casa piena d'argento e d'oro, non potrei andare oltre la parola del Signore mio Dio, per fare di meno o di più". Così anche Pietro protestò valorosamente quando il suo Maestro stava per essere tradito: "Quand'anche tutti ti rinnegassero, quand'anche io morissi con te, io non ti rinnegherò." Eppure, nel giro di poche ore, Pietro aveva rinnegato il suo Maestro tre volte; e nel giro di poche ore Balaam era in viaggio verso i confini di Moab. La differenza tra i due casi è che Pietro uscì subito, pianse amaramente e ricevette il perdono; mentre Balaam, avendo iniziato una carriera di cupidigia, non tornò mai sui suoi passi, e ci viene presentato nella luce lurida ritratta da Santa Giuda "soffrendo la vendetta del fuoco eterno". Abbiamo visto che il primo effetto dell'assedio del peccato è che il Signore viene servito con riluttanza. L'effetto successivo è che si cercano pretese per la sua indulgenza, o almeno per metterci in mezzo ad essa. La seconda volta che Dio appare a Balaam sembra che ci sia il permesso di andare, anche se accompagnato da un avvertimento che non avrebbe detto nulla se non ciò che il Signore avrebbe comandato. Non ne consegue affatto che, poiché Balaam ricevette una sorta di permesso di andare, il suo viaggio abbia avuto l'approvazione divina. A volte il Signore risponde alle nostre preghiere come ha risposto alle preghiere di Israele per un re, nella Sua ira; Né è facile che una maledizione più grande si abbatta su un uomo che essere lasciato alla gratificazione dei suoi desideri egoistici e peccaminosi. Preghiamo che Dio Onnipotente vada oltre i nostri propositi più cari e sconfigga i nostri cari progetti, piuttosto che permetterci nella nostra ostinata perversità di intraprendere un sentiero a dispetto della Sua santa volontà. San Pietro parla dell'andare di Balaam con i principi di Moab come follia e iniquità: "fu rimproverato per la sua iniquità; L'asino muto, parlando con voce d'uomo, proibì la follia del profeta". Ed è costui l'uomo che dichiarò con tanta audacia che non si sarebbe allontanato dalla volontà di Dio di un capello se Balak gli avesse dato la sua casa piena d'argento e d'oro? Povera natura umana! Quanto poco si conoscono anche i grandi uomini! Quanto piccola è l'importanza da attribuire alla mera professione! Come si può ingannare se stessi e gli altri quando si parla di quella che si chiama la loro esperienza, ma che a volte è solo una forte emozione del momento, per essere rimpiazzati o distrutti dal primo attacco di tentazione! Quante volte è accaduto che coloro che fanno la più alta professione della loro virtù e del loro amore per la causa di Dio, siano i primi a soccombere alla cupidigia o ad altri peccati che lo assillano! E ora il racconto, aprendoci davanti una nuova scena, suggerisce allo stesso tempo un'ulteriore visione del progresso di un peccato che lo tormenta. Quanto colpisce la circostanza che, sebbene l'asino, in tre diverse occasioni, abbia visto l'angelo con la spada sguainata che stava sulla strada, Balaam non lo vide! Dio, dice sant'Agostino, aveva punito la sua cupidigia, concedendogli un permesso conforme alla sua malvagia inclinazione; e vediamo in lui tutta la corruzione del cuore umano, e tutta la depravazione di una volontà schiava di una concupiscenza dominante. Altri interpreti sostengono che il suo permesso di andare era a condizione che non dovesse maledire Israele; e che fu perché il suo cuore, bramoso dell'oro, già vacillava da questo proposito, che l'Angelo dell'Alleanza lo accusò di perversità e, dopo avergli dato un avvertimento forte e solenne, lo lasciò di nuovo andare avanti. Confesso che questa visione del caso si raccomanda al mio giudizio

3. Ma qualunque sia il punto di vista che si adotta, la cecità di questo profeta perverso è altrettanto monitore. Egli appare davanti a noi come un tipo di quei peccatori ben istruiti che tutti, tranne se stessi, vedono correre verso la propria rovina, accecati dal fascino della cupidigia o di qualche altro peccato principale. Dopo di ciò, Balaam si abbandona alla concupiscenza del suo cuore, l'ultimo e più terribile risultato, in questa vita, dell'indulgenza al peccato che lo tormenta. «Va' con quegli uomini», gli dice il Signore, abbandonandolo alle concupiscenze del suo cuore, che egli seguì fino alla sua distruzione. "Va' con quegli uomini" - quando né le prime parole di Dio che glielo proibì, né i segni e i pericoli che lo incontrarono lungo la strada, poterono distogliere il suo cuore o liberarlo dal suo errore, il Signore gli ordina di andare avanti - come Jarchi, l'ebreo, parafrasa bene le parole - "Va' con gli uomini, perché la tua parte è con loro, e la tua fine perirà dal mondo". L. H. Wiseman.

Balaam:

Balaam era certamente un indovino e indovino pagano Giosuè 13:22. Ma era più di un semplice indovino. Aveva certamente, per prima cosa, una conoscenza molto completa del carattere di Dio. Così, parlando di Dio, egli impiega più volte quel nome di patto "Geova" capitolo 22:8, 13, 18, 19; capitolo 23:3, 8, 12, 21, 26; capitolo 24:1, 6, 13, mediante il quale fu specialmente fatto conoscere a Israele Esodo 6:2, 3. E termini come: "il Signore mio Dio" capitolo 22:18; l'"Onnipotente" capitolo 24:4; "l'Altissimo" capitolo 24:16, ricorrono anche nel corso delle sue espressioni, implicando, per la varietà di espressioni così facilmente adottate, una conoscenza molto più ampia del carattere divino di quanto comunemente si supponga appartenga ai pagani ordinari. Né la conoscenza che Balaam possedeva del carattere di Dio era una conoscenza meramente verbale o speculativa. È evidente che egli aveva certe intime relazioni personali con Geova. Egli parla del Signore come del "Signore suo Dio" capitolo 22:18; e l'intero tenore del suo rapporto con Geova, in questa occasione, implica una precedente conoscenza di Dio, una tale conoscenza di Dio, in verità, che quasi presuppone precedenti comunicazioni immediate tra Dio e lui stesso. E può darsi che la sua straordinaria reputazione di profeta fosse nata dal fatto che Dio, di tanto in tanto, aveva "messo nella sua bocca le parole", che aveva pronunciato, e che si erano anche avverate. Né manca nel carattere di Balaam un certo tono di alto sentimento religioso. Ha la più profonda riverenza per l'autorità e la parola di Dio. La parola che Dio gli mette in bocca, la pronuncerà! No, non andrebbe neppure egli, quand'anche Balak gli desse la sua casa piena d'argento e d'oro, oltre la parola del Signore, ecc. Né dobbiamo negare a Balaam una certa simpatia personale e spirituale per le verità che pronunciò nel nome di Dio. Vedi capitolo 23:10; 24:23. "Anche lui è portato via, almeno per un po', dalla grandiosità degli annunci che fa. C'è in lui che tende la mano con un vero anelito, anche se troppo passeggero, ai futuri trionfi del popolo e del regno di Dio". Non dobbiamo dipingere questo ritratto completamente nero. Un uomo onesto e sincero; un uomo indipendente e in un certo senso di mente elevata; un uomo timorato di Dio e religioso: tale è Balaam, il figlio di Beor, di Pethor, da un lato del suo carattere. Eppure è un uomo cattivo, nonostante le sue molte virtù, e un uomo che alla fine è morto miseramente con i nemici del popolo di Dio. Un fenomeno strano, davvero, questo Balaam! un indovino pagano e un servitore ispirato del Signore; un uomo pieno di doti più ricche, animato da molti nobilissimi impulsi, che esprime i sentimenti più elevati; eppure un uomo il cui cuore era marcio nel profondo, la cui vita è scritta solo come un avvertimento contro il peccato, la cui morte è stata una tragedia assoluta

I. Vediamo qui, nel fatto dell'ispirazione di Balaam, sebbene fosse un indovino pagano, una prova e una testimonianza delle relazioni più ampie che Dio intrattiene con l'uomo di quanto a volte si supponga. Il fatto è che è piaciuto a Dio, per i Suoi scopi più saggi e misericordiosi, di maturare gradualmente e lentamente il Suo piano finale di misericordia per il mondo in Gesù Cristo; e, in vista della sua completezza e maturità, di confinarlo, in un primo momento, entro linee di influenza ristrette. Ma è un'idea mostruosa e pagana supporre che, per tutto il tempo in cui questo piano finale di misericordia era in corso di sviluppo, il grande, vasto mondo, senza i paralleli in cui si muoveva, fosse completamente trascurato e abbandonato dal suo Dio. No! si educava anche il mondo, a suo modo, così come la Chiesa: educata con un metodo più umile, e con un'istruzione più "rudimentale", ma educata; ed educato da Dio. Due linee di cultura, dunque, sono andate avanti nel mondo, l'una accanto all'altra, sotto la direzione provvidenziale del Dio Altissimo, e in vista della salvezza ultima del mondo. Una cultura primaria e rudimentale, sotto quelli che Paolo chiama gli "elementi del mondo", costituita dal corso ordinario della Provvidenza, con occasionali interposizioni di grazia sovrana e speciali istanze di ispirazione; e una cultura sistematica e formale per una parte selezionata della famiglia umana, sotto la legge scritta di Dio, con costanti interposizioni di grazia sovrana e ispirazione quasi costante

II. Che, nel trattare con gli uomini mediante il Suo Spirito, il Signore tiene conto del punto di vista morale e spirituale in cui ogni uomo può essere trovato. Balaam è un indovino, eppure è ispirato da Dio! Balaam cerca il Signore per mezzo di incantesimi, eppure il Signore non rifiuta di andare a lui, ma risponde sempre di nuovo al suo appello! Ma, allora, si deve considerare che Balaam era un pagano, e che era stato allevato nel mezzo della pratica della divinazione, se non aveva, in verità, ereditato la sua posizione di indovino da suo padre. Era chiaramente una cosa che un uomo come Balaam usasse l'incantesimo, e un'altra era che lo facesse un israelita. Poiché a Israele, se così posso dire, fu dato un auspicio più divino: nella legge di Dio e nella presenza di Dio in mezzo a loro; e così per loro l'uso di tutte queste arti pagane era assolutamente proibito Deuteronomio 18:9-14. Ma, poiché l'arte della divinazione era il punto più alto a cui il mondo pagano era stato in grado di giungere nella sua ricerca dell'invisibile, così Dio accondiscese ad incontrare Balaam, in quel punto speciale della cultura spirituale, per poterlo condurre da allora in poi a forme più elevate di verità e a modi più nobili di adorazione

III. Quanto è ampia la distinzione tra doti spirituali e carattere spirituale? Balaam era un uomo ispirato e, allo stesso tempo, anche un uomo molto malvagio. Ha dato espressione ai sentimenti più nobili, eppure ha compiuto le azioni più vili. Vedete, dunque, quanto poco possono fare per noi le semplici doti, anche del tipo più elevato; quanto sono lontani gli uni dagli altri i doni e le grazie. I doni che riceviamo da Dio non sono, in realtà, parte propria di noi, finché non li facciamo nostri con un uso leggero di essi. E il nostro carattere si misura non tanto dal numero di talenti che abbiamo ricevuto, quanto dalla fedeltà che abbiamo dimostrato nell'impiego dei talenti che abbiamo. Non ne consegue affatto, perché abbiamo facoltà spirituali, che siamo uomini spirituali. Queste facoltà ci sono date in anticipo per aiutare la nostra utilità, se diventiamo uomini spirituali, e nella speranza, per così dire, che diventeremo uomini spirituali. Ma, nonostante tutti i nostri doni, potremmo ancora essere "nel fiele dell'amarezza e nel vincolo dell'iniquità". È del tutto possibile che i doni elargiti da Dio manchino il loro oggetto e la loro intenzione! W. Roberts.

Balaam tentò:

I. In primo luogo, osservate che non c'è momento della vita dell'uomo in cui egli non possa essere tentato, o non possa essere in pericolo di allontanarsi da Dio e dalla bontà; che dovrebbe essere un argomento per noi per una costante cura e vigilanza su noi stessi. Anche coloro che Dio ha favorito in un modo molto particolare, e con doni e grazie celesti, non sono più sicuri degli altri, se non prendono una cura proporzionata

II. Osservate quanto sia pericoloso assistere o ascoltare il fascino della ricchezza e dell'onore. Poiché un dono a volte acceca i saggi e un regalo seduce i loro cuori. Balaam guardava troppo i doni d'oro e fu colpito troppo sensibilmente dal suono dell'onore e delle preferenze; il che lo faceva meno considerare quanto fosse scivoloso il terreno in cui si trovava, e quanto fosse pericolosa la faccenda di cui si occupava

III. Osservate che quando Dio vede gli uomini inclini troppo a desideri ambiziosi o avidi, e non abbastanza saggi da accettare suggerimenti così gentili che potrebbero essere sufficienti per richiamarli indietro, allora li lascia perseguire le concupiscenze del loro cuore e lascia che seguano la loro immaginazione

IV. Osservate poi quanto sia sciocca la parte che un uomo agisce, e come si espone al disprezzo e al disprezzo, così come al pericolo, quando si assume la responsabilità di seguire la propria via e il proprio umorismo, e non vuole avere Dio per guida

V. Osservate, inoltre, che quando una volta gli uomini ostinati hanno corso così lontano contro la volontà del Cielo, Dio li abbandona a una mente reproba, e li lascia cadere da un grado di malvagità all'altro. Così fu a Balaam

VI. Un'altra cosa possiamo osservare dalla sua storia, che è questa: che lo Spirito di Dio può talvolta concedere di scendere su un uomo molto malvagio per quanto riguarda i doni straordinari senza riformare o influenzare lo stesso uomo per quanto riguarda la sua vita e la sua morale, nel modo dell'operazione ordinaria. Queste due cose sono molto distinte, e spesso possono essere separate, come in Balaam in quel tempo, e in Giuda in seguito. D. Waterland, D.D.

Apostasia:

I. La pietà di Balaam

1. L'illuminazione spirituale di Balaam dimostra la sua pietà

2. La pietà di Balaam si vede nel suo riconoscere distintamente l'autorità suprema della volontà di Dio

3. La pietà di Balaam si manifestò nella sua obbedienza alla volontà di Dio

II. L'apostasia di Balaam

1. Non si deve trascurare il mezzo attraverso il quale Balaam fu indotto ad apostatare. Era allettato dalla ricchezza e dalla distinzione mondana. Il principio è ceduto, l'onore perduto, l'anima stessa barattata con il salario dell'ingiustizia. Questo fu "l'errore di Balaam". E chi non sa che proprio in questo modo moltitudini sono state sedotte dalla loro integrità e perdute per sempre? Come la favolosa Atalanta, mentre correvano bene, la mela d'oro fu gettata ai loro piedi, tentandoli; e chinandosi dai loro alti princìpi per abbracciarla, hanno perso la corsa

2. Marco 49 progresso dell'apostasia di Balaam. In primo luogo, notiamo l'indulgenza al desiderio malvagio, desiderio di guadagno e onore, che potrebbe essere ottenuto solo facendo il male; Il suo cuore va dietro alla cupidigia. Poi manomette la tentazione. Le ripetute aperture di Balak avrebbero dovuto essere respinte con indignazione. Perché questi ambasciatori vengono ricevuti anche una seconda volta? Perché un altro e un altro pubblico concesso a loro? Ahimé! È affascinato dai mezzi stessi della sua rovina: come un pesce sciocco, sta giocando con l'esca. Allora, come lotta con la coscienza! Guardati dagli inizi del male. Se la carriera discendente dell'apostasia è iniziata una sola volta, dove puoi essere condotto, a quali abissi di degradazione puoi cadere, Dio solo lo sa. Come i porci dei Gadareni, puoi essere spinto avanti, letteralmente posseduto dal diavolo, fino a sprofondare nell'abisso sottostante. Oh, come sono caduti alcuni in profondità! dai piccoli inizi degeneranti ai crimini più oscuri, crimini che sono un disgusto e un orrore. "Il tuo servo è un cane perché faccia questa cosa?" Ma, come dice un pittoresco scrittore, "è stato il cane". Possiamo partire dalla linea della rettitudine con un angolo molto piccolo, la divergenza diventa gradualmente sempre più ampia, fino a quando siamo tanto lontani dalla giustizia quanto l'inferno lo è dal cielo

3. Considerate i freni che si presentarono sulla via dell'apostasia di Balaam, ma che egli resistette ostinatamente e calpestò. Quali pene si prende il Signore misericordioso per impedire la nostra autodistruzione! Della verità di ciò ogni traviato è testimone. Quanto è potente l'ostacolo della coscienza, che di tanto in tanto alza la sua voce e sarà ascoltata, come la voce del Signore che tuona! Anche la morte, come uno spettro del mondo invisibile, si intromette continuamente nell'anima colpevole dell'apostata. Le cose mute hanno voce per colui che ha orecchi per udire, che rimprovera la nostra follia

4. Contempla la questione dell'apostasia di Balaam. Comportava un immenso danno per gli altri. Per causa di lui perirono migliaia di persone del popolo del Signore. Agisce nello stesso momento in cui la sua caduta si protrasse in una dolorosa delusione per se stesso. J. Heaton.

Quali uomini sono questi con te?-

L'interesse di Dio per le compagnie dell'uomo:

Questa domanda aveva lo scopo di risvegliare "la coscienza addormentata di Balaam, di indurlo a riflettere sulla proposta che gli uomini avevano fatto e di spezzare la forza della sua inclinazione peccaminosa". Dio rivolge la stessa domanda ai giovani che formano associazioni pericolose, ai cristiani che si compiacciono della società mondana, ecc. Egli sollecita questa solenne inchiesta

1 con la voce della coscienza;

2 mediante la predicazione della Sua verità;

3 dalle esortazioni e dagli ammonimenti della Sua Parola; e

4 dalle rimostranze dello Spirito llis. Questa indagine indica la preoccupazione divina per le compagnie umane. Possiamo considerare questa preoccupazione come...

I. Un'indicazione della sollecitudine divina per il benessere dell'uomo

II. Un'indicazione dell'importanza delle nostre compagnie

1. I nostri collaboratori indicano il nostro carattere. "Un uomo si riconosce dalla compagnia che frequenta".

2. I nostri collaboratori influenzano il nostro carattere. "Chi cammina con i saggi sarà saggio, ma il compagno degli stolti sarà distrutto".

III. Un'indicazione della nostra responsabilità verso Dio per le nostre compagnie

IV. Un'indicazione del pericolo di perdere tempo con la tentazione. W. Jones.

Cattive compagnie da evitare:

Fuggi le compagnie empie come dannose per il potere della pietà. Sii attento alla tua anima come lo faresti al tuo corpo. Hai osato bere nello stesso calice, o sederti sulla stessa sedia, con uno che ha una malattia infettiva? E il peccato non è forse come contrarre una malattia come la peste stessa? Di tutti i mestieri, non sarebbe bene che il carbonaio e il follatore vivessero insieme; Ciò che uno purifica, l'altro lo annerirà e lo contaminerà. Non puoi stare a lungo tra gli empi, ma rischierai di contaminare la tua anima, che lo Spirito Santo ha reso pura. W. Gurnall.

Il Signore rifiuta di darmi il permesso.

Esitando a fare il bene:

Da dove si mescolava questa petulanza e debolezza? È chiaro che Balaam vuole andare con i principi di Balac, ed è irritato perché non può andare; e così, prima di tutto, sfoga la sua milza sugli uomini che erano l'innocente occasione della sua delusione. Eppure, in mezzo a tutta la sua rabbia, non riesce a pronunciare parole così decisive da precludere per sempre le prospettive di avanzamento che gli si aprono da Balak. Non ci si può sbagliare sullo spirito di questa lingua. È allo stesso tempo insolente ed esitante; È brusco, eppure tortuoso. Ci sono influenze profondamente agitanti all'opera sulla mente di colui che, ieri, maestro di parole sagge e pieno di graziosa ospitalità, può dire agli ospiti inoffensivi: "Entrate nella vostra terra; perché il Signore rifiuta di darmi il permesso di venire con voi". Qui, quindi, scorgiamo per la prima volta la debolezza e l'infermità di Balaam. La prospettiva di un emolumento nell'adempimento del suo ufficio profetico aveva eccitato la sua cupidigia. Quando vide per la prima volta le ricompense della divinazione, forse era a malapena consapevole della loro influenza sulla sua mente. Finché la questione della sua partenza con gli uomini era indecisa, non tradiva alcuna agitazione sull'argomento; ma ora che queste ricompense stavano sfuggendo alla sua portata, ora che gli era assolutamente proibito fare qualsiasi cosa che le assicurasse, un desiderio appassionato di esserne posseduto si agitava nel suo petto, e si tradiva inequivocabilmente nel suo comportamento verso gli uomini ai quali aveva promesso di comunicare la risposta del Signore. W. Roberts.

15 Numeri 22:15-35

Se gli uomini vengono a chiamarti, alzati e va' con loro.

Non c'è contraddizione tra le due risposte di Dio a Balaam:

La prima volta Dio gli dice di non andare, la seconda volta gli ordina di andare, ma si arrabbia con lui perché va. Che cosa significa questa contraddizione? Non c'è alcun significato in esso finché non lasciamo cadere l'involucro esterno della storia e guardiamo al funzionamento morale della mente di Balaam, quando tutto diventa ordinato e naturale. Non c'è contraddizione qui. Tra la prima e la seconda domanda c'è un cambiamento nel suo atteggiamento morale. Nel primo è docile e obbediente, e la voce della coscienza, che è la voce di Dio, prevale e decide la sua condotta. Entra nel secondo già a metà vinto da Balak, sloggiato dalle sue vecchie simpatie, inquieto sotto il confronto tra la sua vecchia vita e quella che gli si apriva. Quando gli uomini affrontano questioni morali con un tale temperamento, di solito raggiungono una decisione che si accorda con il loro desiderio piuttosto che con la loro coscienza. Balaam ha abbandonato il campo del semplice dovere, un dovere così chiaro che non c'è bisogno di ripensamenti. È abbastanza chiaro che in nessun modo poteva essere giusto maledire coloro che Dio aveva benedetto; questo lo sa bene, e il verdetto spontaneo della sua coscienza è la prima risposta di Dio. Ma, rimuginando sulla questione e dolorante per la tentazione, comincia a escogitare modi in cui può ottenere i doni e gli onori di Balak, e anche rimanere un onesto profeta. Ecco il suo errore. Il dovere non è più una cosa semplice e imperativa, ma qualcosa che può essere evocato, uno strumento subordinato e instabile invece di una legge assoluta. Essendosi così accecato sulla natura del dovere, non ci sarà più alcuna certezza nelle sue operazioni morali; la confusione del pensiero porta alla confusione dell'azione; nella sua trasformazione trasforma Dio; ora sente Dio che gli ordina di fare ciò che desidera. Eppure, a volte, la coscienza si rianima, il suo giudizio ritorna, e allora sa che Dio è adirato con lui per aver fatto ciò che si era portato a pensare di poter giustamente fare. Questa è l'esperienza quotidiana messa in questa antica storia in modo drammatico ma reale. Quando un uomo ha scherzato in questo modo con se stesso e con il suo dovere, sembra davvero che Dio gli dica: "Continua per la tua condotta scelta". Egli serve Dio nell'aspetto esteriore della religione, ma negli affari imbroglia e mente in quelli che chiama modi di fare affari, e macina le facce dei poveri secondo una qualche teoria della concorrenza, eppure Dio lo fa prosperare; nessuna parola che gli impedisca gli viene dalla Provvidenza o dallo Spirito di verità insultato. Può essere meglio, può essere, in un certo senso, il comandamento di Dio, che colui che inizia un tale sentiero lo segua fino alla fine, e scopra con l'esperienza ciò che ha rifiutato come intuizione. Con il perverso Dio si mostra perverso. A coloro che si compiacciono dell'ingiustizia Dio manda una forte illusione che dovrebbero credere a una menzogna. Questo è il modo concreto di affermare come agisce la natura morale quando è guidata da due motivi. Diventa sconcertante; non ottiene vere risposte quando si appella a Dio; i suoi stessi sofismi gli sembrano la voce di Dio. Non può più distinguere la voce di Dio dalla propria. "Giusto è disgustoso e il fallo è giusto". T. T. Munger.

Dio risponde agli uomini come desiderano:

Non è insolito per Dio esaudire non solo i desideri di una mente santa e retta, ma anche i nostri desideri per le cose inferiori, quando il cuore è rivolto ad esse piuttosto che a Lui. Per esempio, un uomo sta in guardia contro i pericoli della ricchezza e della posizione; ma a poco a poco pensa se non può ottenerli legalmente, e a poco a poco è impegnato nella ricerca, e in tal caso Dio dà all'uomo di solito ciò che brama. Cerca, ottiene; Dio sembra dire: "Vai avanti". Non c'è pericolo più grande che per Dio rispondere a un uomo secondo i desideri del suo cuore; e perciò Giobbe dice: "Se prepari il tuo cuore e stendi le tue mani verso di lui; se l'iniquità è nelle tue mani, allontanala" Giobbe 11:14. E in Ezechiele Dio dice: "Se uno viene a consultarlo con idoli nel cuore, e pone davanti alla sua faccia la pietra d'inciampo della sua iniquità, gli risponderà secondo i suoi idoli, sarà preso nel suo cuore". "Se quel profeta è sedotto", si aggiunge con parole molto notevoli, "io, l'Eterno, l'ho sedotto, e lo punirò" Ezechiele 14:4, 5, 9. Ma in questo caso Dio non ci abbandona del tutto. Come quando Israele chiese un re, Egli diede in verità ciò che desideravano, ma esclamò, avvertì, mandò loro un segno del Suo dispiacere. Così ci mostrerà con la Sua Provvidenza che è dispiaciuto di noi; nel modo in cui andiamo, il Suo angelo con la spada in mano ci incontrerà, cioè qualche calamità, qualche incidente, qualche dolore, è sicuro di attraversare il nostro cammino per ricordarci da Dio che la via che stiamo percorrendo non è la via della santità o della pace. E queste sono tutte chiamate di Dio, non meno perché quando gli occhi di un uomo sono accecati dagli affari mondani e dalla cupidigia, non li vede come tali. Isaac Williams, B.D.

Balaam, o, influenza spirituale, umana e divina:

I. L'influenza di un uomo cattivo sulla società

1. L'influenza di un uomo in questo mondo non è una prova del suo valore morale. Milioni di persone di tutte le età acconsentono prontamente alle pretese del pretendente, per quanto elevate; e più è altero, meglio è, se il pretendente riesce a mantenere il suo volto mentre gli imbroglioni ammirati guardano

2. La società, in relazione alla vera intelligenza e alla giusta simpatia, è in uno stato molto deplorevole. Una vera educazione, che implica lo sviluppo armonioso del sentimento e la conoscenza delle facoltà dell'anima, farà dell'uomo un "discernitore di spiriti".

3. L'alta probabilità di una futura economia retributiva. La relazione reciproca tra i falsi vuoti e le vittime ignoranti di tutte le epoche non predice forse il giorno della resa dei conti e chiede a gran voce un giudizio?

II. L'influenza del grande Dio su un uomo malvagio ver. 18

1. Dio esercita un'influenza spirituale sulle menti degli uomini malvagi

2. L'influenza spirituale che Egli esercita sulla mente degli uomini malvagi è di carattere restrittivo

1 Difficoltà esterne

2 Pressione interiore sullo spirito

3. L'influenza restrittiva di Dio su un uomo malvagio è per il bene della società. Omilestico.

La seconda applicazione di Balak a Balaam; o, la diminuzione della resistenza al male:

I. La ripetizione con maggiore forza della richiesta di Balak a Balaam

1. L'attentato fu più influente

2. Il messaggio era più urgente

3. Gli incentivi erano più forti. Imparate: che le tentazioni che sono state rifiutate a malincuore si presentano di nuovo, e con maggiore forza. Il modo in cui Balaam congedò i precedenti messaggeri preparò la strada per una ripetizione della loro missione

II. La ripetizione in circostanze aggravanti del ritardo colpevole da parte di Balaam

1. Era stato sfidato da Dio riguardo alla presenza dei precedenti messaggeri

2. Gli era già stato proibito di soddisfare la richiesta di Balak

3. Egli stesso sentì e dichiarò chiaramente di essere vincolato dalla parola del Signore in materia

III. La ripetizione della visita divina a Balaam

1. L'autorizzazione concessa

2. La condizione applicata

IV. La partenza di Balaam per il viaggio. W. Jones.

Il carattere di Balaam:

Riteniamo che questa sia la grande crisi nella vita di Balaam. Consideriamo questo atto, che a molti sembra così eccellente, come il primo passo nel suo corso discendente. Non fu solo il giorno della potenza di Dio verso Israele, ma un giorno di grazia per Balaam; Ma, ahimè! non lo sapeva. Il momento prezioso da cui tanto dipendeva era andato perduto; d'ora in poi la sua discesa fu rapida. Perì nel rifiuto della grazia e della misericordia. C'è una crisi nella nostra storia come in quella di Balaam, un tempo, forse un momento, da cui dipende la nostra eternità. Potrebbe non esserci nulla che la distingua come una grande crisi in quel momento. Lo Spirito di Dio può lottare con te, lottare dolcemente. Può darsi che ci sia una certa convinzione nella tua mente, e tutto può dipendere dal fatto che tu ceda il tuo cuore a Cristo, e agisca subito in base a quella convinzione. Se vacilli quando dovresti agire; aspetta più luce, quando hai abbastanza luce; se permetti a qualsiasi secondo pensiero di entrare in gioco per determinare ciò che devi fare, qualcosa di egoistico o mondano, quando dovresti agire semplicemente per Dio, allora lo Spirito potrebbe abbandonarti; il tuo giorno di grazia, come quello di Balaam, può passare, o può essere una tentazione che ti viene presentata. Non intendiamo una tentazione terribile, una tentazione a cui il mondo stesso vi consiglierebbe di resistere. Può trattarsi di un'offerta che sareste ritenuti sciocchi a rifiutare, qualcosa che il mondo ritiene un vantaggio; Eppure, se cedete alla tentazione, oh, quali conseguenze impreviste possono seguire, passo dopo passo, con infallibile certezza! Lasciate ora che sia impresso nei vostri cuori quali grandi ed eterne conseguenze possono dipendere da un piccolo gesto. Oh, sii fedele a Dio, fedele nelle cose apparentemente piccole, così come nelle grandi. Ma dobbiamo fare un passo avanti e chiederci: "Che cosa ha dato questa distorsione alla volontà di Balaam, e lo ha portato ancora a indagare, quando avrebbe dovuto sentire: 'Dio ha rivelato la Sua volontà; è sufficiente. Non mi muoverò dal mio posto'?" La Scrittura dà una risposta completa a questa domanda. Era un peccato che lo tormentava, e ci viene detto quale fosse. Era il peccato di cupidigia 2Pietro 3:15. Ci sono due lezioni molto solenni che questo dovrebbe inchiodare nei nostri cuori. In primo luogo, vediamo l'incredibile potere e gli effetti terribili di un peccato che ci tormenta. Vediamo come perverte la volontà, come impedisce al cuore di riposare sulla chiara parola di Dio, come porta a trascurare, sì, nemmeno a sapere, il giorno della visitazione, e come spinge l'anima in avanti, accecata e degradata, fino al punto in cui in un primo momento avrebbe rabbrividito. L'altra lezione è l'inganno del cuore umano. I suoi desideri possono essere del tutto opposti alle sue professioni più solenni; e nel momento stesso in cui sembra essere guidato dalla volontà di Dio, può seguire qualche espediente o desiderio proprio. A quale seria auto-ispezione dovrebbe condurci questo carattere, per timore che anche i nostri cuori siano induriti dall'inganno del peccato, per timore che, soddisfatti di una professione decisa, dimentichiamo che Dio è il ricercatore del cuore, e che Egli tratta e tratterà con noi, non secondo ciò che professiamo di essere, ma secondo ciò che siamo, secondo lo stato reale dei nostri cuori. G. Wagner.

Perversione come mostrato nel personaggio di Balaam:

I. Perversione dei grandi doni

1. Trasformandoli in scopi di auto-esaltazione. Balak colpì la nota chiave del suo carattere quando disse: "Amos, non sono in grado di promuoverti all'onore?" Qui, dunque, sta la prima perversione dei doni gloriosi: che Balaam non cercava l'onore di Dio, ma il suo

2. Rendendo quei doni asserviti alla sua stessa avidità

II. Perversione della coscienza

1. Il primo indizio che abbiamo del fatto che Balaam stava manomettendo la sua coscienza, è nel suo secondo appello a Dio. Non c'è niente di meglio del primo sguardo che abbiamo al dovere, prima che ci sia stata una particolare supplica dei nostri affetti o delle nostre inclinazioni. Il dovere non è mai incerto all'inizio. È solo dopo che siamo stati coinvolti nei sofismi del desiderio che le cose fossero diverse da come sono che sembra indistinto. Considerare un dovere spesso è solo spiegarlo. La deliberazione è spesso solo disonestà. La guida di Dio è chiara, quando noi siamo sinceri

2. La seconda fase è uno stato di orribili contraddizioni: Dio permette a Balaam di andare, e poi si arrabbia con lui perché se ne va. Non c'è nulla qui che non possa essere interpretato da un'amara esperienza. Non dobbiamo spiegarlo dicendo che queste erano solo le alternanze della mente di Balaam. Erano; ma erano le alternanze di una mente con cui Dio si esponeva, e alla quale Dio appariva in modo diverso in tempi diversi; gli orribili labirinti e le incoerenze di uno spirito che si contraddice e si sforza di disobbedire al Dio che tuttavia sente e riconosce. A un tale stato d'animo Dio diventa una contraddizione. «Con il perverso» - oh, com'è vero! - «Tu ti mostrerai perverso».

3. Notiamo poi le prove in lui di una mente e di un cuore disordinati. È un quadro strano e triste. Il primo uomo del paese, dotato più di tutti gli altri, cosciente di un grande potere mentale, che si avviava verso splendide prospettive, ma con la disperazione e la miseria che gli lavoravano nel cuore. Chi avrebbe invidiato Balaam se avesse potuto vedere tutto, l'inferno che stava lavorando nel suo cuore?

4. Infine, consideriamo l'impossibilità in tali circostanze di tornare indietro. Balaam si offre di tornare indietro. L'angelo dice: "Vai avanti". C'era ancora una speranza per lui, che fosse veritiero, di pronunciare le parole di Dio incurante delle conseguenze; ma chi è stato falso così a lungo, come avrebbe potuto essere vero? Era troppo tardi. Nell'ardore della giovinezza avete forse fatto una scelta sbagliata, o scelto una professione inadatta, o vi siete lasciati scivolare debolmente e passivamente in una falsa linea d'azione, e ora, vostro malgrado, sentite che non c'è modo di tornare indietro. Per molte menti, molte cose arrivano come con la forza misteriosa di un destino. Si vedono spinti e dimenticano di essersi messi sulla strada della corrente che li guida. Giustificano i propri atti come se fossero stati costretti. Di tanto in tanto lottano debolmente, come fece Balaam, cercano di tornare indietro, non ci riescono, e alla fine sprofondano passivamente nella potente corrente che li spinge verso il torto. E d'ora in poi a loro giungeranno tutti i suggerimenti di Dio in modo innaturale. La sua voce risuonerà come quella di un angelo contro di loro lungo la strada. Le luci spettrali brilleranno, solo per mostrare un pantano da cui non c'è via d'uscita. F. W. Robertson, M.A.

Obbedienza senza amore, come esemplificato nel carattere di Balaam:

I. Balaam fu benedetto con il favore speciale di Dio

1. Aveva la concessione dell'ispirazione

2. La conoscenza della volontà di Dio

3. Una visione delle verità della morale, chiara e allargata, che noi cristiani non possiamo nemmeno superare

4. Egli fu ammesso ad avere un rapporto cosciente con Dio, come non hanno fatto nemmeno i cristiani

II. Balaam era un uomo molto coscienzioso

1. Quando fu cercato da Balak, pregò Dio di guidarlo

2. Quando gli fu proibito di andare, si rifiutò di andare

3. Solo quando Dio gli diede il permesso se ne andò

4. E quando giunse a Balak, si attenne strettamente agli ordini di Dio. Balaam era certamente di alti principi, onorevole, coscienzioso. Disse, e lo fece; Professava e agiva secondo le sue professioni

III. Eppure, mentre in un certo senso era nel favore di Dio, in un altro senso e in un senso più elevato era sotto il dispiacere di Dio. Dispiaceva a Dio in mezzo alle sue molte eccellenze. Così, nella storia di Balaam, ci sembra di avere il seguente caso notevole, cioè notevole secondo il nostro consueto giudizio delle cose: un uomo divinamente favorito, visitato, influenzato, guidato, protetto, eminentemente onorato, illuminato, un uomo dotato di un illuminato senso del dovere, e di acquisizioni morali e religiose, istruito, di mente elevata, coscienzioso, onorevole, fermo; eppure dalla parte dei nemici di Dio, personalmente sotto il dispiacere di Dio, e alla fine se andiamo avanti a questo lo strumento diretto di Satana, e avendo la sua parte con gli increduli. Questo è sicuramente molto spaventoso per ognuno di noi, tanto più spaventoso quanto più siamo consapevoli a noi stessi, per lo più, della purezza delle intenzioni in ciò che facciamo e dell'adesione coscienziosa al nostro senso del dovere

IV. Qual è il significato di questa sorprendente esibizione delle vie di Dio?

1. È possibile essere generalmente coscienziosi, o ciò che il mondo chiama onorevole e di alti principi, eppure essere privi di quel timore religioso e di quella severità che Dio chiama coscienziosità, ma che il mondo chiama superstizione o ristrettezza di mente

2. Dio diede a Balaam il permesso di andare da Balak, e poi si adirò con lui perché era andato, perché aveva chiesto due volte era una tentazione per Dio. Dio è un Dio geloso. Non possiamo intrometterci in Lui in modo sicuro e liberarci con Lui. Lezioni conclusive:

1. Vediamo quanto poco possiamo contare, nel giudicare il bene e il male, sull'apparente eccellenza e sull'alto carattere degli individui

2. Osservate la meravigliosa provvidenza segreta di Dio, mentre tutte le cose sembrano procedere secondo il corso di questo mondo

3. Quando abbiamo iniziato una condotta malvagia non possiamo tornare sui nostri passi

4. Dio ci dà avvertimenti di tanto in tanto, ma non li ripete. Il peccato di Balaam consistette nel non agire in base a ciò che gli era stato detto una volta per tutte. Attenzione a non scherzare con la coscienza. Possa Egli darti la grazia di ascoltare come vorrai aver udito quando la vita sarà finita, di ascoltare in modo pratico, con il desiderio di trarne profitto, di imparare la volontà di Dio e di metterla in pratica! J. H. Newman, D.D.

Balaam:

Noi, in questi giorni, siamo abituati a tracciare una linea netta tra i buoni e i cattivi, i convertiti e i non convertiti, i figli di Dio e i figli di questo mondo, quelli che hanno lo Spirito di Dio e quelli che non ce l'hanno, cosa che non troviamo da nessuna parte nelle Scritture; e quindi quando leggiamo di un uomo come Balaam non possiamo capirlo. Conosce il vero Dio. Inoltre, ha in sé lo Spirito di Dio, e quindi pronuncia profezie meravigliose; eppure è un uomo cattivo. Come può essere? Ora tenete presente, innanzitutto, che Balaam non è un impostore o un mago. Egli è un uomo saggio e un profeta di Dio. Dio gli parla davvero e lo ispira davvero. E tenete presente, inoltre, che l'ispirazione di Balaam non aprì semplicemente la sua bocca per dire parole meravigliose che non capiva, ma aprì il suo cuore per dire cose giuste e sagge che capiva. Cosa c'era dunque di sbagliato in Balaam? Questo, che aveva una mente doppia. Desiderava servire Dio. Vero. Ma egli desiderava servire se stesso servendo Dio, come fanno troppi in tutti i tempi. Questo era ciò che non andava in lui: l'egoismo; e la storia biblica mette in evidenza quella ricerca egoistica con una delicatezza e una perfetta conoscenza della natura umana, che dovrebbe insegnarci alcuni dei segreti del nostro cuore. Ma cosa possiamo imparare da questa brutta storia? Ricordate ciò che dissi all'inizio, che dovremmo trovare Balaam troppo simile a molte persone al giorno d'oggi; forse troppo simili a noi stessi. Troppo simile davvero. Mai infatti gli uomini furono così tentati di peccare come Balaam come in questi giorni, dove la religione è di moda, e paga l'uomo e lo aiuta nella vita; quando, in verità, un uomo non può aspettarsi di avere successo senza professare una sorta di religione o un'altra. Da qui nasce una terribile tentazione per molti uomini. Non mi riferisco agli ipocriti, ma agli uomini veramente ben intenzionati. A loro piace la religione. Desiderano essere buoni; Hanno il sentimento della devozione. Pregano, leggono la Bibbia, sono attenti alle funzioni e ai sermoni, sono persone più o meno pie. Ma presto, troppo presto, scoprono che la loro pietà è redditizia. La loro attività aumenta. Il loro credito aumenta. Acquisiscono potere sui loro simili. Che bella cosa, pensano, essere pii! Poi si insinua l'amore del mondo; l'amore per il denaro, o per il potere, o per l'ammirazione; E cominciano ad apprezzare la religione perché li aiuta ad andare avanti nel mondo. Sì, sono spesso più attenti che mai alla religione, perché a volte la loro coscienza li pizzica, e devono essere drogati da continue frequentazioni di chiese e di cappella, di letture e di preghiere, per poter dire a se stessi con Balaam: "Così dice Balaam, colui che ha udito la parola di Dio e ha avuto la conoscenza dell'Altissimo". Allora dicono a se stessi: "Devo avere ragione. Quanto sono religioso; Quanto amano i sermoni, e le funzioni religiose, e le riunioni missionarie, e le istituzioni caritatevoli, e tutto ciò che è buono e pio. Devo essere a posto con Dio". Ingannando se stessi e dicendo a se stessi: "Sono ricco e ricco di beni, non ho bisogno di nulla", e non sapendo di essere miserabili, miserabili, ciechi e nudi. Volesse Dio che tali persone, che sono troppe, prendessero l'avvertimento di San Giovanni e comprassero dal Signore l'oro piastrellato nel fuoco, il vero oro dell'onestà, per poter essere veramente ricchi, e ungere i loro occhi con un collirio per potersi vedere per una volta come sono. C. Kingsley, M.A.

Scherzando con la coscienza:

Qual è stato il primo errore di Balaam? Penso che fosse questo, che scherzava con la sua coscienza. Dio parla una volta all'anima umana, e parla ad alta voce; ma se disobbedisci alla Sua voce, presto si riduce a un sussurro. «Quando ero un ragazzino», disse Theodore Parker, «nel mio quarto anno, un bel giorno di primavera, mio padre mi condusse per mano in una parte lontana della fattoria, ma ben presto mi mandò a casa da solo. Lungo la strada dovetti passare un piccolo stagno, che poi spalancava le sue acque; Una rhodora in piena fioritura, un fiore raro che cresceva solo in quella località, attirò la mia attenzione e mi attirò sul posto. Ho visto una piccola tartaruga maculata prendere il sole nell'acqua bassa alla radice dell'arbusto fiorito. Sollevai il bastone che avevo in mano per colpire l'innocuo rettile; perché, sebbene non avessi mai ucciso alcuna creatura, tuttavia avevo visto altri ragazzi per sport distruggere uccelli e scoiattoli e simili, e mi sentivo disposto a seguire il loro malvagio esempio. Ma all'improvviso qualcosa fermò il mio piccolo braccio, e una voce dentro di me disse, chiara e forte: "È sbagliato". Tenni il bastone sollevato per la meraviglia della nuova emozione, la consapevolezza di un controllo involontario ma interiore sulle mie azioni, finché la tartaruga e la rhodora scomparvero dalla mia vista. Mi affrettai a casa, raccontai la storia a mia madre, e chiesi che cosa mi avesse detto che "era sbagliato". Si asciugò una lacrima dagli occhi e, prendendomi tra le braccia, disse: "Alcuni uomini la chiamano coscienza, ma io preferisco chiamarla la voce di Dio nell'anima dell'uomo. Se lo ascolti e lo obbedisci, parlerà sempre più chiaro e ti guiderà sempre nel modo giusto; Ma se fai orecchie da mercante e disobbedisci, allora svanirà a poco a poco, e ti lascerà al buio e senza una guida. La tua vita dipende dall'ascoltare quella vocina". "Questa è la verità, lasciatemelo dire di nuovo, della storia di Balaam; e avendolo così mostrato a te, o cercato di fartelo vedere, potrei quasi lasciarlo alla tua riflessione senza una parola. Ma poiché voglio che vi rendiate conto di che cos'è la coscienza umana e di quanto siate tutti responsabili del vostro modo di trattarla, ci sono solo due o tre osservazioni che farò

1. In primo luogo, ci sono alcune persone che si vantano, per così dire, di avere quella che potrei definire una coscienza libera o tranquilla. Pensano che sia un segno di luce intellettuale essere liberi da scrupoli di coscienza. Dicono: "Oh, sì, senza dubbio c'è stato un tempo in cui si pensava che fosse sbagliato toccare o leggere giornali e libri secolari la domenica, o andare a teatro, o partecipare a balli o a giocare a carte o cose del genere; ma questi erano i giorni dei Puritani, e noi siamo sopravvissuti a loro, abbiamo imparato a ridere di loro, oggi facciamo più o meno quello che ci piace". Questo è il tipo di linguaggio che si sente spesso nel mondo. Ora, ciò che vi dico al riguardo sarà semplice buon senso. Sono in parte d'accordo con coloro che parlano così. È un errore, penso, moltiplicare il numero dei peccati. Ci sono così tante cose che sono sbagliate nel mondo, ed è così difficile per la maggior parte di noi trattenersi dal farle, che direi che commettiamo un errore se involontariamente aggiungiamo al numero di cose che non possiamo fare. Perdonate solo il mio dire che, se si deve commettere un errore, allora è meglio sbagliare per quanto riguarda l'astensione dal bene che per la parte del correre incautamente nel torto. È meglio avere una coscienza debole che una malvagia. Non pensate che per una persona che viola la domenica per motivi religiosi, ce ne siano venti che la violano perché non si preoccupano affatto della religione? E non è probabile... ah! quanto è probabile che, se non stiamo attenti a custodire i mezzi della grazia e della pratica religiosa, se non andiamo in chiesa e alla Santa Comunione, sprofondiamo gradualmente in un modo mondano di vedere le cose, e la nostra religione scomparirà del tutto?

2. Ancora una volta, lasciate che vi faccia capire che la vostra coscienza è di plastica; Lo stai sempre formando, rendendolo sempre migliore o peggiore. Se lo ascolti quando parla, parla più chiaramente; Se lo trascuri, semplicemente smetterà di parlare. Non dovrebbe essere la vostra preghiera, il vostro sforzo quotidiano, vedere il bene e il male come Dio li vede? Perché, credetemi, vi sto dicendo quello che so, quando sarete cresciuti e andrete nel mondo, sentirete la gente dire anche dei peccati più vili: "Che importa? Non ci vedo il male". C'è una cecità dell'anima così come del corpo; e sebbene l'anima accecata non possa contemplare il Sole di Giustizia, il Sole risplende comunque nel cielo

3. Infine, segui la tua coscienza, ed essa ti condurrà a Dio. Credetemi, l'unico modo per ottenere più luce spirituale è vivere secondo la luce che avete. Può essere solo un raggio che rompe l'oscurità; Approfittane al massimo, e un giorno ne avrai di più. D'ora in poi ci può essere un solo dovere che ti è chiaro, un solo amico o parente che puoi aiutare, un solo ragazzo che puoi tenere lontano dal male, un solo lavoro che tu solo puoi fare. Bene, fallo. Cercate di raggiungere quell'unico obiettivo. Cercate di salvare solo quell'anima umana. A poco a poco, potrebbe essere dopo molti giorni, le nuvole si romperanno. Conoscerete di più sulla volontà di Dio. Ti sembrerà più vicino. La sua voce risuonerà più chiaramente nella tua anima. Entrerai in quella pace divina che il mondo non può né dare né togliere. J. E. C. Welldon, M.A.

Balaam, un esempio di perversione morale:

Come mai Balaam agì in modo così incoerente con le sue conoscenze e le sue convinzioni, e riuscì per il momento, per così dire, a giocherellare con la sua coscienza? La risposta non è difficile da trovare. Amava i soldi. Il suo cuore era fissato sull'oro. Aveva permesso alla passione della cupidigia di diventare il principio guida della sua natura. Ho letto da qualche parte di uno che, avendo trovato un giovane leopardo, lo accarezzò e lo addestrò perché fosse il suo compagno quotidiano nella sua camera. Crebbe fino alla maturità, ma fu ancora tenuta accanto a lui, e gli uomini si meravigliarono della sua temerarietà nel permettere che andasse libera. Ma non gli fu consigliato. Un giorno, però, mentre gli leccava la mano con la sua lingua ruvida, gli arruffò la pelle e assaggiò il suo sangue; E allora venne fuori tutta la natura selvaggia del bruto, e ci fu una lotta spaventosa tra loro, dalla quale egli sfuggì solo distruggendola. Così è stato, per certi aspetti, in questo caso. Balaam aveva nutrito la sua cupidigia in forza; e ora, all'offerta della ricompensa di Balak, uscì tutta la sua forza; ma, invece di combattere con esso e ucciderlo, si arrese ad esso e fu distrutto. Che terribile passione è questa della cupidigia! e quanto è pericoloso, specialmente per coloro che desiderano conservare un bell'aspetto! Perché, secondo gli uomini, è, almeno all'inizio, una cosa rispettabile. Né la sua rispettabilità è il suo unico pericolo, perché nella mente di molti è associata solo a grandi somme di denaro; mentre in realtà può essere tanto forte nel cuore di colui i cui affari sono effettuati in centesimi quanto in quello di uno le cui transazioni riguardano centinaia di migliaia di dollari. Nessuno di noi, ricco o povero, ministro o laico, ha il diritto di dire che non c'è paura di lui in questa faccenda; Infatti, se l'amore del denaro si impossessa del cuore, accecherà gli occhi, indurisce la coscienza e diventa la radice del male, così che "cadremo in tentazione e in laccio, e in molte concupiscenze stolte e dannose che combattono contro l'anima". Ma ciò che è vero per la cupidigia è vero anche per ogni principio malvagio, così che possiamo generalizzare qui la lezione e dire che se il cuore è fissato su un oggetto qualsiasi come suo Dio, diverso dal Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, possiamo aspettarci alla fine, qualunque sia la nostra conoscenza, e quali che siano i nostri scrupoli sotto altri aspetti, agiremo contro le nostre convinzioni e faremo naufragio non solo della fede, ma anche di noi stessi, "senza possibilità di salvataggio". W. M. Taylor, D.D.

Balaam, l'uomo dalla doppia mente:

Era uno di quegli uomini instabili che l'apostolo chiama doppi di mente, un ambidestro nella religione, come Redwald, re dei Sassoni orientali, il primo che fu battezzato, il quale, come racconta Camden, aveva, nella stessa chiesa, una cappella per la religione cristiana e un'altra per i sacrifici ai diavoli. Un pane dello stesso lievito era il nostro risoluto Rufo, che dipinse Dio da un lato del suo scudo e il diavolo dall'altro, con la disperata iscrizione in latino: "Sono pronto per l'uno e l'altro". C. Ness.

La protesta di Balaam:

Un discorso coraggioso, certamente! Sì, senza dubbio era vero che Balaam pensava che anche per una casa piena d'argento e d'oro non poteva andare oltre la parola del Signore. Ma, in primo luogo, perché protestare tanto riguardo all'argento e all'oro? Il messaggio di Balak non aveva menzionato l'argento e l'oro, ma parlava specialmente dell'onore. Sicuramente doveva essere perché la mente di Balaam era così preoccupata da pensieri d'argento e d'oro che parlava così; rispondendo a se stesso piuttosto che agli altri. E allora, perché Balaam dice: "Non posso" andare oltre la parola del Signore? Perché non dice senza mezzi termini: "Non andrò oltre la parola del Signore"? Così com'è, parla solo di incapacità; Non menziona una cosa come l'avversione personale. Questi difetti li notiamo nelle sue parole. Eppure, nel complesso, il suo discorso era coraggioso, forse solo, come si può dire, un po' troppo audace. Perché se c'è una cosa di cui abbiamo bisogno di dubitare, nei momenti di tentazione, sono le frasi altisonanti di determinazione. Perché, di regola, possiamo essere certi che il coraggio del cuore è inversamente proporzionale al valore del labbro. Balaam era consapevole di un vacillare interiore riguardo a ciò che gli stava davanti, e cercò di velare la debolezza del suo proposito con il vigore delle sue proteste. W. Roberts.

Tormentato dalla tentazione:

Balaam è molto sicuro che si limiterà alla parola del Signore, ma egli stesso, dal suo cuore, ha cominciato a prendere in considerazione il proposito di arrivare sulla scena di queste scintillanti tentazioni. Si propone di rimanere un vero uomo, ma gli piace la compagnia di questi onorevoli principi. Rimarrà un vero uomo, ma gli piacerebbe essere vicino a un re che possa inviare tali doni. Egli rimarrà un vero uomo, ma, una volta a Moab, il suo ingegno lo terrà in mano meglio che in queste noiose regioni dove dimora. È la vecchia, vecchia storia dell'umanità: che si diverte con la tentazione nel campo dell'immaginazione, corrompe la coscienza con giuste promesse, ma che nel frattempo si muove verso la cosa proibita. È una storia che non si ripete di rado. Oh no! Non diventerò mai un avaro, ma mi propongo di essere estremamente prudente. Non getterò mai via la mia reputazione, il mio carattere, ma nutrirò gli occhi, le orecchie e l'immaginazione con immagini di piacere proibito. Non diventerò mai un ubriacone, ma berrò con moderazione. Non permetterò mai di essere chiamato un uomo egoista, ma mi prenderò cura di me stesso in questo mondo rude. Non diventerò mai disonesto, ma terrò d'occhio le buone possibilità. È così che gli uomini passano in rovina su un sentiero lastricato di doppi scopi. Balaam ora riceve una risposta diversa. La prima volta è onesto e aperto, e gli viene detto di restare; la volta successiva porta nel colloquio i suoi desideri, che sono contro le sue convinzioni e uno scopo a metà, e ne esce con la risposta che vuole; Il desiderio ha preso la guida della coscienza. Inizia il suo viaggio sfortunato, incontra esperienze strane e confuse, riflessi della confusione morale in cui è caduto, esperienze, tuttavia, che servono a stabilizzarlo e a sostenerlo sul suo lato professionale, ma non sono in grado di impedire la sua caduta come uomo. T. T. Munger.

Sulla manomissione della coscienza:

Questa condotta di Balaam è strana o insolita? Nessuno di noi ha fatto esattamente come fece Balaam? Protesto che gli uomini fanno esattamente quello che Balaam faceva ogni giorno. Sì, e ogni giorno incontriamo la stessa punizione e affrontiamo la stessa rabbia. Ci si presenta la tentazione di auto-esaltarsi di vario genere, c'è la prospettiva di un brillante successo, c'è la speranza di qualche allettante ricompensa; L'unica condizione è una linea d'azione sulla cui legittimità siamo in dubbio. Poi viene la prova, riflettiamo: da un lato l'esca luccica, desideriamo ardentemente un premio così grande. Ma Dio viene a noi, ci parla nella nostra coscienza, ci parla per mezzo della Sua Parola, ci parla per mezzo del Suo Spirito, dicendo: "Abbatti! C'è del peccato nel fare ciò che deve essere fatto prima che il fine a cui anelate possa essere raggiunto. E all'inizio acconsentiamo. Chiaramente ci è stato dimostrato che, sebbene l'agio e il piacere siano dolci, il dovere è severo e non può essere negato; che sebbene il successo sia una delizia squisita, l'ingiustizia è sempre vile e cattiva; che, sebbene la fama e la posizione non siano mai state agognate con tanto entusiasmo, tuttavia allontanarsi dalla verità o dall'onestà significa allontanarsi da Dio. Ma a poco a poco la tentazione viene guardata ancora e ancora: la cosa che desideriamo è sempre davanti a noi, la cosa che temiamo è lontana; E cominciamo a chiederci se la nostra prima impressione sia stata davvero così inequivocabilmente giusta come credevamo. Cerchiamo di vedere se, per qualche piccolo deviare dal sentiero rigoroso della virtù, non si possa trovare qualche scusa. E ci chiediamo se il fine non possa essere raggiunto senza l'uso totale di tutti i mezzi. Cerchiamo di sapere se la nostra coscienza non può permetterci di afferrare la cosa che desideriamo, e per amor di essa ci rende irreprensibili per una volta nel fare la cosa da cui ci rifuggiamo; e, insomma, a poco a poco, ci lasciamo ingannare come fece Balaam. Chiediamo una guida, forse con il cuore diviso; preghiamo Dio di insegnarci come agire, quando abbiamo già deciso più della metà. Fingiamo di lasciarci nelle sue mani, eppure stiamo solo fingendo; e poi, se ci parla, è una voce che parla a una coscienza che si è confusa, e a un giudizio che si è lasciato sviare troppo volentieri; e sebbene la voce sembri essere, e in un certo senso sia la voce di Dio, tuttavia è, in verità, solo una menzogna. A. Jessopp, M.A.

Resistere alla tentazione:

Era un brillante suggerimento di un ragazzino che diede la seguente risposta alla domanda di un passante. Vedendo il piccoletto che accarezzava il cavallo di suo padre, che stava davanti alla sua casa, l'uomo chiese: "Il tuo cavallo può andare veloce, ragazzo mio?" «No, non molto», rispose lui, «ma sa stare fermo». Questa è una virtù da non disprezzare in un cavallo; Un animale fedele di cui ci si può fidare per rimanere sulle sue tracce senza tirare giù il palo di aggancio o rompere la cavezza è da desiderare. Si può dire di voi, ragazzi, che "potete stare saldi"? Sei fermo quando sei tentato di fare il male? Sei facilmente sviato? Mettiti dalla parte giusta e, quando ti viene chiesto di allontanarti, ricorda sempre di stare fermo. Templare giovanile.

L'oro è un motivo ignobile per il servizio:

Le azioni più nobili che sono state fatte sulla terra non sono state fatte per l'oro. Non fu per amore dell'oro che il nostro Signore scese e morì, e gli apostoli uscirono a predicare la buona novella in tutti i paesi. Gli Spartani non cercavano alcuna ricompensa in denaro quando combattevano e morivano alle Termopili; e Socrate il saggio non chiedeva paga ai suoi concittadini, ma viveva povero e scalzo per tutti i suoi giorni, preoccupandosi solo di rendere gli uomini buoni. E ci sono eroi anche ai nostri giorni, che compiono azioni nobili, ma non per l'oro. I nostri scopritori non andavano per arricchirsi quando navigavano uno dopo l'altro nei tetri mari ghiacciati; né lo facevano le dame che uscivano a lavorare negli ospedali dell'Oriente, facendosi povere, per potersi arricchire di nobili opere; e anche i giovani si dicevano: "Quanto denaro guadagnerò?" quando andavano in guerra, lasciando ricchezze e comodità, e una casa piacevole, ad affrontare la fame e la sete, le ferite e la morte, per poter combattere per la loro patria e la loro regina? No, figli, c'è una cosa migliore sulla terra della ricchezza, una cosa migliore della vita stessa, ed è l'aver fatto qualcosa prima di morire, per cui gli uomini buoni possano onorarvi, e Dio vostro Padre sorrida al vostro lavoro. C. Kingsley.

"No" senza alcun "Sì":

Molti giovani promettenti sono stati rovinati perché non sapevano dire "No". Ci sono molte persone che dicono "No", ma così debolmente che sembra che ci sia un "Sì" in esso, così che invita solo a un'ulteriore persuasione. Molti uomini, tentati dall'appetito all'interno e dai compagni all'esterno, dicono "No" debolmente e debolmente. Il suo "No" contiene un "Sì". Un giorno un ragazzo stava arrivando per strada con un giovane che abitava vicino a lui che era un po' eccitato dall'alcol, e dopo aver camminato un po' con il suo compagno, tirò fuori dalla tasca una bottiglia e disse: "Ne hai un po'?" «Ebbene, consegnalo», rispose il ragazzo. Gli fu passata la bottiglia e, sollevandola in alto, la scagliò con uno schianto contro il muro di pietra e, rivolgendosi al compagno stupito, disse: "Non mi mettere mai più una bottiglia alle labbra." Il giovane era incline all'irritazione, ma aveva abbastanza buon senso da trattenere la rabbia. Il "No" del ragazzo non conteneva alcun "Sì". Ci sono decine di giovani che hanno bisogno della decisione che ha avuto questo ragazzo. S. S. Cronaca.

Una coscienza in putrefazione:

Credo che nessun uomo possa avere il braccio marcire e cadere, dal polso alla spalla, e non saperlo; ma troverete innumerevoli uomini la cui coscienza è marcita, dalla circonferenza al nucleo, e non ne sanno nulla. Sono meno preoccupati di se stessi rispetto a quando è iniziata la corruzione. Questo silenzio dello svuotamento di un uomo, questo processo silenzioso di preparazione alla distruzione, è un elemento di grandissima paura. Mi riempie di dolore e di tristezza, quando guardo gli uomini, sapere che come la neve cade, fiocco dopo fiocco, e nessun suono dice del suo accumulo, che come la polvere si setaccia e nessun rumore avverte del suo soffocamento che sale, così silenziosamente, così sicuramente, l'uomo sta accumulando su se stesso l'ira contro il giorno dell'ira, e non lo sa. H. W. Beecher.

C'è qualcosa che non va nella coscienza:

Un battello a vapore che andava a tutta velocità si avvicinò a un ponte. Il pilota vide che il tiraggio non era aperto e suonò il campanello per far invertire i motori. C'era tutto il tempo per fermare la nave, se il segnale era stato obbedito. Ma, nonostante ciò, il battello si schiantò contro il ponte, causando gravi danni e molti pericoli, anche se, come accadde, non ci furono perdite di vite umane. In seguito si scoprì che il filo della campana era rotto, in modo che la campana non suonasse nella stanza dell'ingegnere. Qualcosa del genere accade spesso a quella salvaguardia della nostra anima che chiamiamo coscienza. Si disordina in un modo o nell'altro e non funziona. Si percepisce un pericolo. Vediamo chiaramente la strada che dobbiamo prendere. La coscienza ci avverte che siamo sulla strada sbagliata. Perché non ci fermiamo e ci trasformiamo nel modo in cui sappiamo essere sicuro? Perché la coscienza ha perso il suo potere. Nella sala macchine della nostra nave della vita, dove presiede Will, la voce della coscienza non viene ascoltata, o, se mai viene ascoltata, non viene ascoltata. Invece di essere un imperativo riconosciuto e considerato, come dovrebbe essere, è diventato impotente. L'istinto che ci dice di fare ciò che è giusto e di fuggire ciò che è sbagliato è una delle facoltà più alte dell'anima umana. Come tutti i nostri poteri, sia della mente che del corpo, può essere smussato, avvizzito e indebolito fino a quando non è praticamente perduto. La gioventù è il momento di vegliare e scongiurare questo terribile disastro. Non possiamo amare abbastanza attentamente la prima e rapida sensibilità che dà alla coscienza il suo giusto dominio, e fa sì che ad essa si obbedisca come la voce stessa di Dio che parla nel cuore dell'uomo.

Parallelismi con il caso di Balaam:

Non è difficile trovare parallelismi con il caso di Balaam. il cardinale Wolsey, che dispensava il bando ecclesiastico e la benedizione, su mandato di Enrico VIII; Richelieu e Mazzarino, ognuno dei quali ha tradito la sua fiducia ecclesiastica per amore del potere politico, sono esempi ben noti. Contrasta con queste la severa accusa di Ambrogio a Teodosio, un resoconto della quale si troverà in ogni buona storia ecclesiastica. Lo scolaro che si fa beffe della religione, sperando di ottenere così il favore dei suoi compagni, segue inconsciamente le orme di Balaam. I demoni diedero una buona testimonianza a Cristo Luca 8:28, 29 e ai Suoi apostoli Atti 19:15, ma questo non li rese meno demoni. Così Balaam, egli stesso un uomo malvagio, profetizzò della venuta del Messia. Confronta il caso del sommo sacerdote Caifa Giovanni 11:50, 51. Ricordate la descrizione del giudizio fatta da Cristo, dove a molti di coloro che hanno profetizzato la verità nel Suo nome verrà detto che non sono Suoi Matteo 7:22, 23. Balaam cadde, sebbene avesse gli occhi aperti. Tempi americani SS.

L'ira di Dio si accese perché egli andò.

Dio permette a Balaam di andare, eppure è adirato

«Vai», disse la Voce; "ma solo la parola che io ti dirò, che tu pronuncerai". Era solo l'eco della parola divina in una coscienza vuota e confusa? Questa non è una spiegazione completa del fatto, anche se non dobbiamo trascurarla. Balaam andò, ed era destinato ad andare. Non avrebbe imparato la lezione che doveva imparare se non fosse andato. Eppure la sua partenza è stata un atto volontario. Era la lotta di chi voleva fare a modo suo, rivendicando il privilegio di un uomo, mentre si riduceva alla condizione di un animale, uno che deve essere trattenuto con il morso e le briglie, perché non sarà guidato e governato come una creatura spirituale. Siete perplessi dal linguaggio della Scrittura riguardo al fatto che Dio permise a Balaam di andare, e poi vi dispiacque di lui per essere andato. Potresti essere perplesso. Perché cosa c'è di così sconvolgente come i labirinti e le contraddizioni di una volontà umana, che confessa un Maestro, che lotta per disobbedirgli? Ma preferireste che la Bibbia lasciasse passare inosservato questo fatto? Preferireste che descrivesse le azioni e gli eventi umani senza farvi riferimento? È questa la prova che lei pretende che sia stato scritto da Dio e per gli uomini? Non avrai quel segno se lo chiedi così tanto. Non solo qui, ma dappertutto, vi troverete di fronte a queste contraddizioni; l'uomo che lotta con Dio, Dio che tratta con lui come una creatura volontaria, quale lo aveva fatto essere, non schiacciando la sua volontà con un atto di onnipotenza, ma insegnandole a sentire la propria impotenza e follia. F. D. Maurice, M.A.

Il permesso divino dell'egoistica volontà:

Non vedo come un uomo riflessivo possa considerare questa storia senza scoprire perché Dio permette agli uomini di imboccare vie che non sono buone, e che quindi sono piene di pericoli, e perché tuttavia Egli "resiste" ad esse quando esse camminano in esse. Egli permette loro di percorrere vie tali da poter arrivare a conoscere se stessi come sono, nella loro debolezza così come nella loro forza, in modo che possano vedere chiaramente ciò che è male nella loro natura così come ciò che è bene; ed Egli resiste loro affinché possano rendersi conto dei pericoli a cui si stanno inconsciamente esponendo, possano sentire il loro bisogno della Sua guida e del Suo aiuto, e possano permettere che Egli li salvi dai loro peccati e li renda forti per debolezza. S. Cox, D.D.

La causa dell'ira di Dio contro Balaam:

Dio non è adirato senza motivo, e l'unica causa che lo fa arrabbiare con gli uomini è una certa ingiustizia in loro, o una certa inclinazione interiore verso l'ingiustizia. E che cosa poteva essere l'inclinazione ingiusta di Balaam se non che, nel conflitto tra i suoi interessi e desideri e la volontà di Dio, egli permetteva ai suoi interessi e desideri di prevalere sul suo senso del dovere, permettendo che gli elementi più bassi della sua natura prevalgano sui suggerimenti di ciò che in lui era più alto e migliore, cedendo, in breve, alla tentazione che Balak gli aveva offerto davanti, e tramando come avrebbe potuto piacere all'uomo senza rompere del tutto con Dio. È così assorto nei suoi piani, così preoccupato, che quest'uomo, di solito così attento, così pronto a discernere i presagi, così sensibile alle indicazioni spirituali, così orgoglioso del suo occhio aperto, in realtà non vede l'angelo che sta sul suo cammino, con la spada sguainata in mano. Questa preoccupazione interiore e questo deterioramento erano "la follia" che l'asino stupido rimproverava e rimproverava. E quanto severo e umiliante, eppure quanto misericordioso, il rimprovero! Com'è umiliante che colui che si vantava di essere "l'uomo i cui occhi sono aperti, che ode le parole di Dio e vede la visione dell'Onnipotente", si trovasse superato dalla stessa bestia che cavalcava, cieco a ciò che persino il suo asino poteva vedere; così insensato, così "trasportato da se stesso" da aver cercato di uccidere proprio la creatura che lo aveva salvato! Eppure quale meraviglia di misericordia e di grazia fu il fatto che, anche se, come gli disse l'angelo, la sua via era avventata, temeraria, piena di pericoli nascosti che non avrebbe mai dovuto affrontare, Dio non lo avesse dimenticato o abbandonato, ma si fosse miracolosamente interposto per avvertirlo che la condotta che stava meditando poteva solo condurlo alla distruzione, per arrestarlo nel suo sentiero discendente, per ravvivare la sua attenzione, per aprirgli gli occhi sui fatti spirituali e sui presagi di cui aveva perduto la conoscenza, e per richiamarlo alla fedeltà che professava così forte! Ibidem

L'opposizione dell'angelo di Dio:

Questa opposizione dell'angelo a Balaam non è forse un'immagine e un simbolo del modo in cui Dio resiste sempre più alle cattive vie? Quando Giacobbe era a Peniel, leggiamo: "Lottò con lui un uomo fino allo spuntare del giorno" Genesi 32:24. Quell'uomo, inoltre, era l'angelo del Signore Osea 12:4, venuto avanti per resistere a Giacobbe nelle sue vie tortuose, finché Giacobbe non li avesse abbandonati, e avesse ottenuto una benedizione dal suo avversario. E così Dio, per mezzo del suo angelo, si opponeva alla via malvagia di Balaam, finché egli l'avesse abbandonata, e così fosse benedetto da Dio capitolo 22:32. E vedete, in questa azione simbolica dell'angelo del Signore, come le resistenze di Dio al male si addensano su di noi nei nostri sentieri peccaminosi. Agisce per primo, l'asino devia solo dal sentiero battuto; poi ferisce il piede di Balaam; poi cade sotto di lui. E non è questo un quadro, per la vita stessa, delle cose che accadono ogni giorno ai malfattori? Trovano strumenti e agenti, su cui hanno implicitamente fatto affidamento, tradendoli o fallendoli. Si ritrovano feriti o mutilati nel tentativo di andare avanti nella loro folle carriera. E all'improvviso la vita crolla perfettamente con loro, e li lascia prostrati sulla terra. E la cecità di Balaam verso l'angelo del Signore non è forse un'immagine della cecità verso il corso della Provvidenza che i malfattori non di rado mostrano? Le cose che si potrebbe pensare debbano far riflettere, vanno e vengono senza essere nemmeno notate. Decisi a fare la loro carriera caparbia, sono completamente ciechi a tutto il resto, fino a quando non si abbattono su di loro il disastro e sfuggono per un pelo alla distruzione. E l'insensata rabbia di Balaam non simboleggia forse l'ira e l'ira che proviamo per ogni opposizione che incontriamo in modo malvagio? Quali pensieri selvaggi si generano nei nostri cuori, e parole crudeli alariano dalle nostre labbra, in momenti come questi! Siamo pronti a distruggere proprio le cose che ci servono; Sì, proprio le cose che ci salvano! Balaam avrebbe voluto uccidergli l'asino, anche se lo aveva servito per molti anni, e anche se ora gli aveva preservato la vita con la sua sagacia. Fratelli, cerchiamo piuttosto di essere grati per le opposizioni dell'angelo del Signore, quando siamo in una via malvagia; poiché queste provvidenze opposte sono progettate per la nostra salvezza e liberazione. W. Roberts.

L'opposizione di Dio a Balaam:

Abbiamo qui un resoconto dell'opposizione che Dio diede a Balaam nel suo cammino verso Moab; probabilmente i principi se ne erano andati prima, o erano andati da qualche altra parte, e Balaam aveva stabilito dove li avrebbe incontrati, o dove sarebbero rimasti per lui, perché non abbiamo letto nulla di loro in questo incontro; solo che Balaam, come una persona di una certa qualità, era accompagnato dai suoi due uomini; - onore sufficiente, si potrebbe pensare, per un uomo del genere, non aveva bisogno di essere obbligato a Balak per la promozione

1. Ecco il dispiacere di Dio contro Balaam per aver intrapreso questo viaggio, "l'ira di Dio si accese perché egli andò" ver. 22. Nota-

1 Il peccato dei peccatori non deve essere considerato meno provocante per Dio per averlo permesso. Non dobbiamo pensare che, poiché Dio non trattiene gli uomini dal peccato con la Sua provvidenza, lo approvi; o che quindi non gli è odioso; Soffre il peccato, eppure è arrabbiato per esso

2 Nulla è più dispiaciuto a Dio dei disegni malvagi contro il Suo popolo; chi li tocca tocca la pupilla dei Suoi occhi

2. Il modo che Dio prese per far conoscere a Balaam il Suo dispiacere contro di lui. Un angelo si frapponeva a un avversario. Ora Dio adempì la Sua promessa a Israele: "Io sarò nemico dei tuoi nemici" Esodo 23:22. I santi angeli sono avversari del peccato, e forse sono impiegati più di quanto siamo consapevoli per prevenirlo, in particolare per opporsi a coloro che hanno cattivi disegni contro la Chiesa e il popolo di Dio, per i quali Michele, il nostro principe, si erge Daniele 12:1; 10:21. Che conforto è questo per tutti coloro che desiderano il bene dell'Israele di Dio, che Egli non permette mai agli uomini malvagi di fare alcun tentativo contro di loro, ma manda i Suoi santi angeli per spezzare i tentativi e mettere al sicuro i Suoi piccoli! Questo angelo era un avversario di Balaam, perché Balaam lo considerava il suo avversario; Altrimenti quelli sono davvero i nostri migliori amici, e siamo così da considerare quelli che bloccano il nostro progresso in modo peccaminoso. L'angelo stava in piedi con la spada sguainata ver. 23, una spada fiammeggiante, come quella nelle mani del cherubino Genesi 3:24, girando da ogni parte. Notate, i santi angeli sono in guerra con coloro con i quali Dio è adirato perché sono i ministri della Sua giustizia. Balaam è stato avvertito del dispiacere di Dio...

3. Per il culo, e questo non lo spaventò. "L'asino vide l'angelo" ver. 23. Come vanamente Balaam si vantò di essere un uomo con gli occhi aperti, e di aver visto "la visione dell'Onnipotente" capitolo 24:3, 4, quando l'asino su cui cavalcava vide più di lui, essendo i suoi occhi accecati dalla cupidigia e dall'ambizione, e abbagliati dalle ricompense della divinazione! Notate, molti hanno Dio contro di loro, e i Suoi santi angeli, ma non ne sono consapevoli

4. Alla fine Balaam si accorse del dispiacere di Dio per l'angelo, e questo lo fece trasalire. Quando Dio aprì i suoi occhi "vide l'angelo" ver. 31, e allora egli stesso "cadde con la faccia a terra", in riverenza di quel glorioso messaggero, e nel timore della spada che vide nella sua mano. Dio ha molti modi per spezzare e abbattere il cuore duro e non umiliato

1 L'angelo lo rimproverò per la sua oltraggiosità: "Perché hai percosso il tuo asino?" vers. 32, 33. Che ci pensiamo o no, è vero che Dio ci chiamerà a rendere conto degli abusi fatti alle Sue creature. Notate, quando i nostri occhi saranno aperti, vedremo in quale pericolo ci troviamo, in modo peccaminoso; e quanto è stato per il nostro vantaggio essere incrociati in essa, e quali sciocchi siamo stati a litigare con le nostre croci che hanno contribuito a salvarci la vita

2 Balaam allora sembrò cedere, "Ho peccato" ver. 34; peccò nell'intraprendere questo viaggio, peccò nell'andare avanti così violentemente; ma lo scusa con questo, che non vide l'angelo, ma ora che lo vide era disposto a tornare indietro. Ciò che dispiaceva a Dio non era tanto il suo andare, quanto il suo andare con un disegno malvagio contro Israele, e una segreta speranza, che, nonostante la clausola con cui il suo permesso era intasato, potesse prevalere per maledirli, e così gratificare Balak, e ottenere la preferenza sotto di lui. Ora, non sembra che egli sia sensibile o disposto a possedere questa malvagità del suo cuore; ma se scopre di non poter andare avanti, sarà contento poiché non c'è rimedio di tornare indietro. Qui non c'è alcun segno che il suo cuore sia girato, ma se le sue mani sono legate non può farci niente. Così molti lasciano i loro peccati, solo perché i loro peccati li hanno lasciati. Sembra che ci sia una riforma della vita, ma a che servirà se non ci sarà un rinnovamento del cuore?

5. L'angelo, tuttavia, continuò il suo permesso: "Va' con gli uomini" ver. 35. Va', se hai intenzione di prenderti in giro e di vergognarti davanti a Balak e a tutti i principi di Moab. "Va', ma la parola che io ti dirò, la pronuncerai tu", che tu lo voglia o no. Sembra infatti che questo non sia un precetto, ma una predizione dell'evento, che non solo non potrà maledire Israele, ma sarà costretto a benedirlo; il che sarebbe stato più per la gloria di Dio e per la sua confusione, che se fosse tornato indietro. Così Dio gli diede un giusto avvertimento, ma egli non volle accettarlo; andò con i principi di Balak. Per l'iniquità della cupidigia di Balaam, Dio si adirò "e lo colpì", ma egli "andò avanti in modo perverso" Isaia 57:17. Matthew Henry, D.D.

Restrizioni dal peccato:

I. Le forme di astensione dal peccato

1. Appaiono in apparecchi esterni. La Parola rivelata di Dio si frappone come un ostacolo a ciò che è sbagliato, e una guida alla buona volontà verso l'uomo e all'obbedienza al Signore, se solo consultata equamente

2. Negli indirizzi alla comprensione. Il ricordo di alcune parole di Dio, o delle parole di qualche uomo, udite o pronunciate direttamente a voi, può essere il mezzo per mettere in luce qualche aspetto oscuro del pensiero, o qualche azione malvagia

3. Nei moti di coscienza. Questi sono passati da un divieto quasi insuperabile al sussurro appena percettibile del dubbio

4. Nell'eccitazione delle emozioni. Ogni fitta di rimorso e ogni brivido di paura pronunciano, in forme diverse: "Trattenetevi dal peccato".

II. Le caratteristiche delle restrizioni dal peccato

1. Sono frequenti

2. Sono progressisti. Se essere girati di lato non indurrà una ritirata, ci sarà uno schiacciamento del piede

3. Sono vicini, anche se spesso inosservati. D. G. Watt, M.A.

Dio resiste ai peccatori:

Non si compiono più miracoli per far capire all'empio che non gli andrà bene, e che mangerà solo il frutto di ciò che ha seminato. Ma il cielo e la terra, i morti e i viventi, la natura e la grazia, sembrano come se di tanto in tanto si unissero in una sincera supplica per esclamare: "Fermati, peccatore, fermati!" Chi non si è mai trovato una volta, come Balaam, faccia a faccia con Dio, sulla via del peccato, quando Egli ha fatto conoscere i Suoi terrori e le Sue minacce? E quale uomo osa affermare che è stato fatto troppo poco sforzo per condurlo dalla via larga alla via stretta della vita? Anzi, di più; La breve esperienza di Balaam è, in un certo senso, nulla in confronto a quella lunga fatica d'amore che Dio in Cristo ci ha concesso nel modo più instancabile, affinché potessimo essere salvati. No, Dio non si compiace della morte di alcun peccatore, ma risparmia quando potrebbe colpire; né ci permette mai di aggrapparci sulla via della morte, senza darci un ultimo, forte avvertimento, che non di rado ci piomba addosso come se fosse la spada di un angelo che trafigge le nostre stesse ossa. Benedetto, tre volte benedetto colui che, con un'umiltà più non finta di quella di Balaam, sa riconoscere: "Ho peccato", e che non si indurisce nel peccato, ma si lascia guidare. Presto imparerà, con profondo stupore, che i buoni angeli di Dio lo circondano in tutte le sue vie; e che nel servirLo si guadagna molto di più della vergognosa miseria offerta dalla mano di Balak di un mondo vano. Ma se, come Balaam, scalci ancora contro i pungiglioni, si avvicina il tempo in cui tu, come lui, sarai scacciato dalla presenza del Dio di giustizia eterna e consegnato a quella morte che hai scelto così ostinatamente prima della vita che ora ti offre. J. J. Van Oosterzee, D.D.

La visione di Balaam:

1. Nell'esaminare questo passaggio dobbiamo tenere conto della differenza tra quei tempi e i nostri. Non conosco alcuna ragione valida per cui Dio, nel compimento dei Suoi disegni infinitamente saggi, non possa impiegare i mezzi qui descritti, e impartire miracolosamente all'asino gli organi di articolazione e la conoscenza del loro uso

2. Tuttavia, dopo la più attenta e sincera attenzione che ho potuto dedicare all'argomento, sono portato alla conclusione che l'avvenimento qui narrato era un sogno, o una visione, che aveva avuto luogo la notte precedente il suo viaggio. Sapeva che stava sbagliando; perché, sebbene avesse il permesso di andare, tuttavia non gli era permesso di farlo con il malvagio disegno che accarezzava nel suo cuore: quello di maledire il popolo. Per questo motivo la sua coscienza sporca lo tormentava e, nel sonno, presentava vividamente alla sua mente la scena qui riportata. Atti alla fine del versetto 35 dopo che la scena è terminata le parole, "Così Balaam andò con i principi di Balak", sembrano riferirsi al suo mettersi in viaggio

3. C'è un'obiezione che può essere sollevata a questo punto di vista. San Pietro dice: "L'asino muto", ecc. A ciò si può rispondere che l'avvenimento, sebbene fosse accaduto solo in sogno, appariva reale alla mente del profeta come se fosse realmente avvenuto, ed era stato progettato per avere tutta la forza e l'effetto di una transazione reale

4. A favore dell'ipotesi le ragioni sono, credo, numerose e soddisfacenti

1 Nelle profezie vengono forniti molti resoconti di visioni che non sono formalmente presentati come tali Isaia 6

2 Balaam non espresse alcuna sorpresa per essere stato interpellato dall'animale. Nel sognare non proviamo alcuna sorpresa per gli eventi più sorprendenti

3 La narrazione di questa transazione sembra suggerire che il profeta fosse quasi solo: "due servi erano con lui". Nel suo vero viaggio, tuttavia, fu accompagnato dai principi di Moab, che avevano, senza dubbio, un gran numero di attendenti

4 Aveva ricevuto il permesso di andare, mentre, in questo racconto, l'angelo appare adirato con lui per essere andato in conformità a quel permesso. Forte prova presuntiva che l'opera di una coscienza colpevole ha operato sulla sua mente durante il sonno e ha prodotto un vivido sogno o visione

5 Nel capitolo 23 si dice ripetutamente: "Ha detto colui che ha udito le parole di Dio, che ha visto le visioni dell'Onnipotente; cadendo in trance, ma con gli occhi aperti". Non potrebbe questo riferirsi alla "visione", o "trance", o sogno, di cui abbiamo parlato? J. P. Smith, LL.D.

Provvidenze ostruzionistiche:

I. Le lezioni che insegnò a Balaam

1. Lo convinse della cecità spirituale

2. Insegnava l'assoluta sottomissione a Dio

II. Lezioni per noi

1. Spesso facciamo commissioni sbagliate, o facciamo commissioni giuste con uno spirito sbagliato

2. Dio ci controlla nella Sua provvidenza e nell'amore per le nostre anime. Malattia; sollevando difficoltà insormontabili; cadere dagli amici; Successo superiore ai rivali, ecc

3. Siamo inclini ad agitarci e ad arrabbiarci con gli strumenti della nostra delusione. Gettiamo il nostro dispetto e la nostra colpa su cause seconde

4. Dovremmo cercare l'illuminazione spirituale per vedere che è opera di Dio. Non adiratevi e non vi risentite, ma dedicatevi alla preghiera; altrimenti, come Balaam, non vedrai che è Dio che ti si oppone ver. 34

5. Ci può essere permesso di andare avanti solo quando siamo portati a uno stato di perfetta sottomissione a Dio. Qui sono incluse due cose: una perfetta purezza di motivi e la libertà dall'egoismo mondano, e una completa acquiescenza in qualsiasi cosa Dio stabilisca, desideri o faccia. T. G. Horton.

Balaam si fermò vicino a un angelo:

1. Sta proprio nella nostra esperienza che otteniamo ciò che vogliamo, eppure abbiamo un senso di bruciare e giudicare, di opposizione e rabbia tutto il tempo. Gli uomini dimenticano che c'è un momento in cui non hanno bisogno di fare domande al Signore. Non disturbare mai il Signore per sapere se non puoi fare solo un piccolo errore; Egli non deve essere chiamato in causa in relazione ad affari di questo tipo. Non prega chi si dibatte con distinzioni morali, chi vuole scendere a compromessi, chi è ansioso di trovare qualche piccola fessura o apertura attraverso la quale poter passare nella terra del proprio desiderio

2. Gli uomini vengono fermati in certi percorsi senza essere in grado di capire il perché. Anche questa è una questione di esperienza. Il vento sembra essere un muro davanti a noi; La strada sembra abbastanza aperta, eppure non possiamo fare alcun progresso. L'attività si ferma; Ci siamo alzati alla stessa ora del mattino, abbiamo eseguito le solite disposizioni, siamo stati apparentemente all'erta per tutto il tempo, eppure non ci è permesso di andare più in là. Supponiamo di non avere né Dio, né altare, né limitazioni della Chiesa, né un ministero spettrale che si eserciti sulla nostra vita e ci spaventi con superstizioni e spettri - siamo ragionatori sani, razionalisti decisamente robusti - uomini che possono prendere le cose e metterle giù, uomini dalla testa quadrata - eppure c'è il fatto che anche noi, razionalisti così abili, anime così sane che qualsiasi società ci assicurerebbe alla minima indagine - eccoci qui, perplesso, disorientato, perplesso, distratto

3. Rientra anche nell'ambito dell'esperienza che gli uomini siano rimproverati da animali muti. Questo è strano, ma è vero. L'intera Scrittura è carica di questa affermazione, e ne è così carica da equivalere a una filosofia pratica nella vita quotidiana: "Ma ora chiedi alle bestie, ed esse ti insegneranno; e gli uccelli del cielo, e te lo diranno". "La cicogna in cielo conosce i suoi tempi fissati". "Il bue conosce il suo padrone, e l'asino la greppia del suo padrone." "Vai dalla formica, pigro; considera le sue vie e sii saggio". Le creature stupide ci insegnano continuamente. Osservano la legge con meravigliosa obbedienza. I bruti più poveri sono veramente molto fedeli alla rozza legislazione sotto la quale vivono. Nella temperanza, nell'accettazione della disciplina, nella docilità, non conosco nessuna bestia che sia mai stata usata dall'uomo che non possa insegnare ad alcuni uomini, molto distintamente, lezioni utili e utili

4. Inoltre, è nella nostra consapevolezza che gli uomini incolpano le cause seconde per la mancanza di successo. Balaam diede la colpa all'asino. Questo è ciò che facciamo sempre. Non c'è nulla di eccezionale in questa condotta dell'indovino. Vogliamo andare avanti, è la bestia che non se ne andrà. Chi ha mai pensato che un angelo gli stesse parando di fronte, che un preciso proposito spettrale fosse contro di lui?

5. Non rientra forse nella nostra esperienza anche il fatto che gli uomini a volte vogliano tornare indietro, ma siano spinti in avanti? Non volle forse tornare Balaam quando disse: «Se ti dispiace, io mi riavrò indietro?». Non possiamo. La vita non è un piccolo trucco, misurabile in questi termini. Un uomo non può rendersi ridicolo e voltarsi all'istante come se nulla fosse accaduto; Non possiamo piantare un chiodo in un albero e portarlo via senza lasciare una ferita. La condotta ha conseguenze maggiori di quanto immaginiamo. L'umanità è un mistero sublime, così come Dio; e non c'è via d'indietro, se non in accordo con la Mente che ha costruito e che governa la creazione

6. Ma c'è una difficoltà riguardo all'asino stupido che rimprovera il profeta perverso. Quindi c'è. Ne sarei costernato se non fossi sopraffatto da miracoli ancora più grandi. Questa è diventata solo una piccola cosa, una meraviglia molto momentanea, in confronto a circostanze più sbalorditive. Una cosa più meravigliosa del fatto che un asino parli è che un uomo dimentichi Dio. I miracoli di tipo fisico e storico possono ammettere di essere rinviati per quanto riguarda la loro considerazione; ma che gli uomini abbiano dimenticato Dio, e insultato la legge, e agito ingiustamente: questi sono misteri che non devono essere ritardati nella loro spiegazione e risoluzione

7. Così torniamo sempre di nuovo alla grande domanda pratica: essendo sulla strada sbagliata, come potremo tornare indietro? Non c'è risposta nell'uomo. Se Balaam avesse potuto tornare sui suoi passi, mettere il culo nella stalla e continuare i suoi affari come se nulla fosse accaduto, sarebbe stato solo un universo di carta. Il fatto che non potesse farlo, che fosse sotto la pressione di forze più potenti, indica che l'universo stesso è una tragedia, e che la spiegazione di ogni carattere, di ogni incidente e di ogni vampata di colore, deve essere lasciata per un'altra volta, quando la luce sarà più forte e la durata sarà assicurata. Nel frattempo, possiamo pregare, possiamo alzare lo sguardo, possiamo dire, ciascuno per se stesso: "Ho peccato". J. Parker, D.D.

L'asino di Balaam:

I. Il carattere storico del miracolo qui riportato

II. Il miracolo stesso

III. L'oggetto del miracolo

1. Era calcolato per umiliarlo in relazione a un dono di Dio di cui probabilmente si vantava. È probabile che fosse un uomo eloquente. Ora avrebbe visto che Dio poteva dotare un bruto del dono della parola

2. Avrebbe anche visto che un asino poteva discernere un messaggero dal cielo, dove egli, accecato dal suo desiderio di guadagno, non poteva vedere altro che spazio vuoto

3. Avrebbe anche potuto imparare che tutte le parole erano sotto il controllo divino e che sarebbe stato in grado di pronunciare solo le parole che Dio gli avesse permesso. W. Jones.

Ostacoli alla visione:

La rivelazione della verità non è sufficiente. Ci deve essere una simpatia interiore con la verità. La luce non serve dove non ci sono occhi per vedere. Prendete un cieco in un tunnel, e avrete un simbolo dell'uomo naturale senza una rivelazione divina. Ci sono due ostacoli alla visione; Prima l'oscurità intorno a lui, e poi la sua stessa cecità. Conducilo sotto l'aperto firmamento della verità rivelata. Ancora non ci vede. Tu hai fatto qualcosa per la sua illuminazione, gli hai dato la conoscenza, la dottrina, la forma della verità. Ma non basta. Gli manca la comprensione spirituale. Le squame devono cadere dai suoi occhi. Solo lo Spirito Divino può realizzare questo. J. Halsey.

La via del perverso:

Per l'uomo che trascura la salvezza non c'è salvataggio. Tutto si opporrà a lui. Le acque diranno: "Gli abbiamo parlato del fiume vivo dove avrebbe potuto lavare tutti i suoi peccati, ma non è venuto". Le rocce diranno: "Gli abbiamo parlato di un rifugio e di una difesa verso cui potesse correre". Il sole dirà: "Gli abbiamo parlato dell'Aurora dall'alto, ma egli ha chiuso gli occhi". La Bibbia dirà: "L'ho chiamato con mille inviti e l'ho avvertito con mille allarmi". Il trono del giudizio dirà: "Non ho che due sentenze: quella per gli amici di Dio e quella per i Suoi rigettatori". "Non deve sfuggire", dirà Gesù. "L'ho invocato per molti anni, ma egli ha voltato le spalle alle mie lacrime e al mio sangue". Allora Dio parlerà; e con una voce che risuonerà attraverso le altezze, le profondità e le lunghezze del Suo universo, dirà: "Non sfuggirà". Possa il Signore Dio evitare una simile catastrofe! T. Deuteronomio Witt Talmage.

Balaam lo rimproverò ma non lo fermò:

Balaam sta facendo ciò che sa che non dovrebbe fare; c'è un grande torto nel suo cuore che manda le sue proteste al cervello. L'uomo è in contrasto con gli scopi e sfoga la sua inquietudine e il suo malumore sugli oggetti esterni. Quante volte succede! Chi è di cattivo umore maledice spesso gli strumenti che usa: l'ottusità di una sega, la ribellione di una navetta, il coltello che gli ferisce la mano; picchia il suo cavallo o il suo cane; Rimprovera i suoi figli. Qui arriviamo quasi al cuore della storia. Quando, in un impeto di malumore causato dalle nostre stesse malefatte, abbiamo picchiato un animale, o parlato rudemente a un bambino, e poi abbiamo notato l'umile pazienza del bruto sotto la nostra rabbia, o la mite non-deserto del bambino riflessa dai suoi occhi rivolti verso l'alto, ci viene un senso di vergogna e una confessione interiore che il torto non è nel bruto o nel bambino, ma in noi. La bestia o il bambino ci risponde; il suo stesso portamento e il suo aspetto diventano udibili voci di rimprovero. Quando un grand'uomo come Balaam si immischia in una trasgressione, tutta la natura gli viene cambiata, e da tutte le cose giungono voci di rimprovero. Quando Macbeth torna dall'omicidio del re, un semplice bussare al cancello lo spaventa e intensifica il colore delle sue mani macchiate di sangue; Un senso si imbatte e compie l'ufficio di un altro. A una coscienza tormentata e colpevole arriva la luce con una condanna; ogni cosa vera e ordinata le va incontro con rimprovero: angeli di Dio che la affrontano, ma non la distolgono dal suo corso fatale. Balaam sarebbe tornato indietro, ma gli viene detto di proseguire. Questo è solo un altro stadio della confusione morale in cui è caduto. Vorrebbe tornare indietro, ma lo spirito del sofisma ricomincia a lavorare, ed egli va avanti, ma pronuncerà solo la parola vera, il male che lo attira, mentre lui la scusa con la scusa delle giuste intenzioni, una storia quotidiana da ogni parte! Perché Balaam non tornò indietro? Non poteva. Quando un uomo fa il male in modo semplice e impulsivo sotto la forza diretta della tentazione, può tornare sui suoi passi; ma quando ha trovato quella che gli sembra una via sicura per un fine ambito, raramente si arrende. Molti uomini con una coscienza scrupolosa non rimpiangono di essere stati aggiogati con partner meno particolari; e molti uomini fanno, come società, ciò che nessuno di loro farebbe come individuo. Balaam non poteva avvalersi di questi metodi moderni, e così fece una società e una società della sua stessa natura divisa; raccogliendo rapidamente in sé le amare conseguenze di tale azione che colpì l'uomo moderno lentamente ma non meno sicuramente. T. T. Munger.

L'asino parlante, e ciò che insegnò a Balaam:

La vera difficoltà dell'incidente per coloro che vi avvertono una particolare difficoltà consiste, suppongo, nel presunto fatto che l'asino abbia parlato, parlato con parole apparentemente umane e con voce umana. E questa difficoltà, a dir poco, è stata risolta molto chiaramente da molti dei nostri più abili critici e commentatori, alcuni dei quali hanno tanto poco amore per i miracoli quanto il più sincero scettico. Dicono che Balaam, l'indovino e l'indovino, fosse addestrato a osservare e interpretare i movimenti e le grida delle bestie e degli uccelli, e specialmente tutto ciò che era eccezionale in loro; trarne auspici e portenti, vedere in essi l'opera di una potenza divina, dedurne indicazioni della volontà divina. Ecco davvero un presagio, e lui doveva interpretarlo. E a lui pareva che l'asino si contendesse e si lamentasse con lui; che, consapevole di una presenza di cui lui stesso non era consapevole, cercava di salvarlo da una rovina che stava provocando incautamente. E così, con l'istinto drammatico di un poeta orientale, o Balaam stesso o l'autore originale della cronaca tradussero queste impressioni soggettive in fatti esterni, e fecero "parlare" all'asino il significato che leggeva nei suoi movimenti e gemiti. Per quanto mi riguarda, in verità, mi interessa molto poco l'interpretazione che si può dare a questo singolare passaggio della storia di Balaam, e crederei subito che la bocca dell'asino muto fosse davvero aperta per pronunciare parole umane articolate come che l'orecchio sensibile e addestrato di Balaam udì queste parole nei suoi gemiti e nelle sue grida. Metti quella che vuoi sul culo parlante; chiamatelo fatto, chiamatelo favola, o dite che Balaam lesse un minaccioso rimprovero nelle grida naturali della bestia su cui cavalcava: qualunque sia la costruzione che le metterete sopra, sarete un po' più saggi per questo, un po' meglio, a meno che non ascoltiate l'appello, il rimprovero, che Balaam udì dalla bocca dell'asino o vi mise dentro. Questa lezione può essere, ed è, molto semplice; ma la sua stessa semplicità lo rende subito più prezioso, e lo rende più probabile che, per quanto abbiamo bisogno di impararlo, potremmo averlo trascurato. Che cos'era, allora, questa lezione o rimprovero? L'asino disse, o Balaam la prese a dire: "Perché mi percuoti? Non ti ho forse servito fedelmente da quando ero tuo? Amos, non voglio ribellarmi contro di te?" Come poteva Balaam non cercare un significato etico in questo appello, o non riuscire a trovarlo, o a trovare quanto pesante fosse il rimprovero che portava per se stesso? Anche lui aveva un Maestro, un Maestro in cielo, ed era forte e frequente nelle sue proteste di fedeltà a Lui. Eppure poteva alzare gli occhi al cielo e dire al suo Maestro: "Perché mi hai fermato e rimproverato? Non ti ho forse servito fedelmente da quando sono stato Tuo fino a oggi? Amos, non voglio disobbedire alla Tua parola?" Ebbene, in quel preciso momento era falso, sleale, verso il suo Maestro; stava tramando come avrebbe potuto pronunciare parole diverse da quelle che Dio gli aveva messo in bocca, e servire la sua volontà piuttosto che la volontà divina! Non potrebbe, dunque, udire nel rimprovero dell'asino un appello come questo: "Sei stato fedele al tuo Signore come io al mio? Ti sei forse ricordato della visione celeste come io dell'apparizione celeste che ho visto? Il tuo servizio è stato così fedele, così paziente, così disinteressato come il mio?" La lezione è abbastanza semplice, lo ammetto; Ma non è anche il più necessario e prezioso? È condannato...

1. Di aver crudelmente fatto torto alla creatura innocente che lo aveva salvato dalla spada

2. Di aver fallito nel suo punto di forza e di aver perso l'"occhio aperto" di cui era solito vantarsi; e-

3. Di non essere così fedele al suo Maestro in cielo, nonostante le sue rumorose professioni di lealtà e obbedienza, come lo era stata al suo padrone sulla terra. Se nessun rimprovero poteva essere più severo e umiliante, nessuno avrebbe sicuramente potuto essere più gentile e misericordioso. Infatti, se gli uomini non devono essere trattenuti dal male da un angelo, non è bene che siano trattenuti anche da un asino? Se i colpi più delicati della correzione falliscono, non è bene che siano seguiti da colpi più severi ed efficaci? Se gli appelli alla nostra natura superiore non bastano ad arrestarci, non è bene che veniamo arrestati con appelli alla nostra natura inferiore? S. Cox, D.D.

L'asino di Balaam, o la crudeltà rimproverata:

Quanti uomini giusti e buoni si sono distinti per la loro tenerezza verso gli animali! La tradizione ci narra della pernice di San Giovanni, il leone addomesticato di San Girolamo; troviamo in San Francesco un amore entusiasta per gli uccelli; e per venire ai giorni nostri, nelle lettere del vescovo Thirlwall, ritenuto un uomo di gigantesco intelletto, leggiamo che spesso non riusciva a dormire la notte, perché era ossessionato da qualche storia di crudeltà verso gli animali che aveva sentito, mentre gli scritti di Sir Arthur Helps, il più affascinante saggista della nostra epoca, ci dice che non avrebbe rivissuto la sua vita, se gliene fosse stata offerta l'occasione, perché aveva sofferto tanto per l'indignazione e la compassione per le sofferenze degli animali. Spesso la crudeltà nasce dalla sconsideratezza. I bambini non riflettono su ciò che stanno facendo, ed è dovere di tutte le persone insegnare, in ogni modo, umanità e gentilezza agli animali che ci circondano. Una disposizione che pratica la crudeltà verso gli animali non si fermerà qui, perché è solo un allenamento per il cattivo trattamento degli esseri umani. Di Domiziano, il crudele imperatore di Roma, si diceva che trascorresse i suoi momenti di svago uccidendo le mosche. Chi può dubitare che sia stato l'orribile gusto per i combattimenti con le bestie feroci a portare agli ancora più orribili conflitti dei gladiatori negli anfiteatri romani? E così, anche in Spagna, l'eccitazione selvaggia del popolo per le corride indusse anche gli uomini religiosi ad assistere impassibili agli autodaé dell'Inquisizione. Dovremmo sempre ricordare che queste creature appartengono a Dio, costruite dalla Sua meravigliosa abilità, custodite dalla Sua graziosa cura, e non devono essere maltrattate o tormentate senza incorrere nella Sua vendetta. Una volta un ragazzo stava prendendo in giro un povero gattino. "Non farlo!" disse la sorellina, "è il gattino di Dio". La sua osservazione giunse all'orecchio di suo padre, un ubriacone sconsiderato, mentre usciva dalla porta, e come una freccia scoccata da un arco colpì nella sua coscienza il pensiero: "Se questa piccola creatura appartiene a Dio, quanto più un'anima come la mia!" E la freccia della convinzione si conficcò nel suo cuore, e non gli diede tregua finché non entrò in una vita migliore, come appartenente a Dio. Sforziamoci, quindi, di rendere tutte le creature di Dio intorno a noi il più felici possibile, di trovare in loro amici e compagni amorevoli, e ringraziamo Dio per averci dato gli animali come nostri umili amici e leali servitori; ricordando sempre, come ha detto un predicatore forzato: "Non c'è peccato che possa far sprofondare un'anima così in basso nell'inferno come la crudeltà verso le creature indifese". J. W. Hardman, LL.D.

Peccato perverso:

Che Balaam rispose all'asino quando la sentì parlare, e piuttosto non rimase stupito della strana opera di Dio, nota seriamente con te stesso quale forte possesso la cupidigia aveva preso dal suo cuore, tenendolo così prigioniero che non era in grado di osservare quella strana cosa, ma cieco e infatuato della speranza dell'onore e del guadagno mondano, si nutre ancora di questo, e non ammette né sosta né sosta di questo viaggio per la sua buona volontà. Tale è il potere di ogni peccato se, una volta che regna in un uomo o in una donna, li priva di ogni giudizio vedere la loro proprietà, o l'amore di coloro che li convincono del contrario. Come fu isolato Faraone finché non fu rovesciato! Come erano insensati i Giudei che si avvicinavano a Gerusalemme e avevano il sapore dell'estremo! I bestemmiatori e gli spavaldi, gli ubriaconi e i fornicatori, i bugiardi e i calunniatori, gli insultatori e i calunniatori, con tutti gli altri, sono ciechi e isolati come Balaam qui, che si soffermano sulla loro propria condotta fino a quando non ne hanno l'intelligenza, o il Signore apre i loro occhi per vederlo contro di loro, come alla fine qui fece gli occhi di Balaam per vedere l'angelo con la spada sguainata contro di lui. Quando l'asino dice: "Ti ho mai servito così prima?", può ammonirci a non essere troppo avventati con i nostri vicini e fratelli, che non sono mai stati notati per essere tali trasgressori, ma sempre di buona e virtuosa condotta. Bp. Babington.

Ho peccato.

"Ho peccato" di Balaam:

Balaam era un uomo che aveva comunicazioni frequenti e straordinarie con Dio. Balaam era senza dubbio un uomo di grande luce; e i suoi doni erano rari e trascendenti. Se chiedi: "Venivano da Dio o dal Maligno?" Non lo so. Direi entrambe le cose. Se Dio lo ha dotato, certamente Satana lo ha occupato: se Satana lo ha insegnato, come certamente Dio lo ha usato. La luce e l'oscurità erano in tremenda vicinanza e antagonismo in quell'unico petto. Il potere di contenimento era molto grande; La determinazione della volontà era ancora più forte. Aveva stagioni dolcissime: ma passavano come bagliori d'aprile! Le sue convinzioni erano reali e profonde; ma si dimostrarono piuttosto sterili. Le sue aspirazioni erano belle e sante: "Che io muoia della morte dei giusti, e che la mia fine sia come la sua!" ma la sua fede non ha mai afferrato, e la sua vita non ha mai seguito, quei grandi desideri. Egli riconobbe pienamente la beatitudine del popolo di Dio: "Dio non ha visto l'iniquità in Giacobbe": "Benedetto chi ti benedice e maledetto chi ti maledice"; Ma non ha mai cercato di essere uno di quei felici. Il futuro di Israele era chiaro e luminoso per lui, in tutta la sua sicurezza e la sua gioia, ma non era mai più di una confessione, che suonava davanti alla sua fantasia! Vide il Signore Gesù stesso, come in una vista, ma era un Gesù visto, ma non conosciuto; ammirato, ma mai sentito. Vedete, quindi, l'esatta posizione di Balaam. Sulle sue labbra: "Ho peccato"; probabilmente nel suo cuore un senso di condanna di aver torto; la convinzione di aver commesso un grave errore; ma le sue passioni erano alte; una volontà e un proposito risoluti in diretto antagonismo con la volontà conosciuta di Dio; un peccato, per tutto il tempo, stretto stretto; e un affetto mondano e avido in ascesa! Questi era Balaam, mentre usciva a Pethor quella mattina presto, attraverso le vigne della città. Non ho bisogno di seguirlo oltre. Ricordate come i suoi doni crebbero più grande, e la sua preveggenza divenne più chiara, e il suo linguaggio divenne più amabile, e le sue pretese si fecero più elevate, proprio nella stessa misura in cui la sua determinazione divenne più severa e i suoi desideri più umilianti, finché alla fine giunse la fine sicura, e divenne carnale, il suo consiglio fu grossolano, la sua saggezza diabolica, e deponeva: con le sue stesse mani, il piano per la sua stessa distruzione; e il suo talento non santificato e degradato era il suo stesso flagello e la sua stessa rovina! Riduci l'immagine alla scala della vita ordinaria, ed è la vita di molti. Un uomo di cultura religiosa, molto impulsivo e sensibile, un uomo intelligente, con un forte conflitto interiore, che conosceva Dio, con il linguaggio della pietà sulle labbra, che parlava, non senza una certa realtà, le parole della vera penitenza, eppure, allo stesso tempo, con un'ostilità diretta verso Dio, che covava un segreto appetito malvagio nel suo cuore, e che si dedicava solo all'egoismo! Avvicinati e chiedi se ti vedi da qualche parte nel ritratto? C'è un riconoscimento del peccato, sotto il dolore, che spesso si veste di espressioni molto forti, fino alle lacrime, e che è poco più che una passione. Non è del tutto un'ipocrisia. Agisce nel momento in cui è sincero, molto serio. Ma è un'emozione, solo un'emozione. Non c'è in esso alcun vero amore per Dio, nessun vero senso del peccato, nessuna relazione con Cristo. Non passa all'azione. Ho conosciuto una persona la cui meraviglia e il cui rammarico erano che la sua penitenza sembrava non approfondirsi o aumentare mai; eppure egli disse, e ripeté spesso, e disse in verità: "Ho peccato". Il motivo era che non aveva mai messo il "ho peccato" sulla cosa giusta. Lo diceva riguardo ai suoi peccati in generale, o lo diceva riguardo a qualche peccato particolare; ma, nel frattempo, c'era un altro peccato dietro, di cui non lo diceva. Il peccato lo dimenticò volontariamente, fu connivente, lo permise! A tutto il resto era disposto a rinunciare, ma non a questo. E quello era il suo peccato. E quel peccato riservato e sullo sfondo, ha avvelenato e attutito il pentimento di tutti gli altri peccati! L'"ho peccato" cadde a terra impotente, come un fiore appassito. Quello era Balaam... e potresti essere tu! O è così? Hai un oggetto nella vita molto caro. Voi sapete che l'oggetto non è secondo la volontà di Dio; ma lo persegui ancora. Vi ricorrete ancora e ancora, dopo le voci, dopo le provvidenze, che vi hanno tutte detto che è sbagliato. Ma avrai il tuo prezioso oggetto ad ogni costo, anche se perderà la pace della mente e anche se perderai il favore di Dio. Questo, di nuovo, è Balaam. Riuscite a chiedervi se il "ho peccato" non serve a nulla, e se siete lasciati al vostro modo avventato e sconsiderato? Ci sono molti uomini che dicono, nella propria stanza, molto spesso, e in chiesa, "Ho peccato"; Ma per tutta la settimana, tutti i giorni e tutto il giorno, si aggrappa ai suoi affari, è ansioso a casa sua, è occupato nei suoi pensieri sul denaro. È denaro, denaro ovunque. Il denaro dà il suo tono e il suo colore a tutta la sua vita. Questo è Balaam alla lettera. Giacomo Vaughan, M.A.

36 Numeri 22:36-41

Balaam andò con Balak.

L'incontro tra Balak e Balaam:

Abbiamo qui l'incontro tra Balak e Balaam, nemici confederati dell'Israele di Dio; ma qui sembrano differire nelle loro aspettative di successo

1. Balak ne parla con fiducia, non dubitando ma di guadagnare il suo punto ora che Balaam era venuto. In attesa di ciò, gli andò incontro, fino all'estremo confine del suo paese vers. 36; in parte per soddisfare il suo impaziente desiderio di vedere qualcuno da cui nutriva così grandi aspettative, e in parte per rendere onore a Balaam, e così impegnarlo con tutta la sua forza a servirlo. Guardate quale rispetto i principi pagani tribunavano a coloro che avevano solo il nome di profeti, e come era benvenuto colui che veniva con la bocca piena di maledizioni. Che vergogna, dunque, che gli ambasciatori di Cristo siano così poco rispettati dalla maggior parte delle persone, e che siano così freddamente intrattenuti coloro che portano notizie di pace e di benedizione! Si noti che la promozione all'onore è un'esca molto allettante per molte persone; e sarebbe bene se fossimo attirati al servizio di Dio dall'onore che Egli ci mette davanti. Perché tardiamo a venire a Lui? Non è forse in grado di promuoverci all'onore?

2. Balaam parla dubbioso della questione e ordina a Balak di non dipendere troppo da lui. «Ho ora il potere di dire qualcosa?» Ver. 38. Sono venuto, ma che cosa sono più vicino? Maledirei volentieri Israele; ma non devo, non posso, Dio non mi permetterà. Sembra che parli con irritazione all'uncino nel naso e alle briglie nelle mascelle; come Sennacherib fu legato Isaia 37:29

3. Si rivolgono con tutta rapidità all'affare; Balaam viene nobilmente intrattenuto durante la notte, viene offerto un sacrificio di ringraziamento agli dèi di Moab per l'arrivo sano e salvo di questo gradito ospite, e viene trattato con un banchetto sul sacrificio ver. 40; e il mattino seguente, affinché non si perdesse tempo, Balak condusse Balaam sul suo carro verso gli alti luoghi del suo regno, non solo perché la loro santità quale era, pensava, avrebbe potuto dare qualche vantaggio alle sue divinazioni, ma la loro altezza avrebbe potuto dargli una comoda prospettiva dell'accampamento d'Israele, che doveva essere il bersaglio in cui avrebbe dovuto scagliare le sue frecce avvelenate. E ora Balaam è davvero tanto sollecito di piacere a Balak quanto ha sempre finto di essere per piacere a Dio. Vedete che bisogno abbiamo di pregare ogni giorno: "Padre nostro che sei nei cieli, non ci indurre in tentazione". Matthew Henry, D.D.

Riferimenti incrociati:

Numeri 22

1 Nu 21:20; 33:48-50; 36:13; De 34:1,8
Nu 32:19; 34:15; De 1:5; 3:8; Gios 3:16

2 Nu 21:3,20-35; Giudic 11:25

3 Eso 15:15; De 2:25; Gios 2:10,11,24; 9:24; Sal 53:5; Is 23:5

4 Nu 22:7; 25:15-18; 31:8; Gios 13:21,22
Nu 24:17; Ger 48:38
Nu 22:2; Giudic 11:25

5 De 23:4; Gios 13:22; 24:9; Ne 13:1,2; Mic 6:5; 2P 2:15,16
Giuda 1:11; Ap 2:14
Nu 23:7; De 23:4
Ge 13:16; Eso 1:7-10; Sal 105:24

6 Nu 23:7,8; 24:9; Ge 12:3; 27:29; De 23:4; Gios 24:9; 1Sa 17:43; Ne 13:2; Sal 109:17,18
1Re 22:6,8,13; Sal 109:28; Prov 26:2; Is 47:12,13; Ez 13:6; At 8:9,10; 16:16

7 1Sa 9:7,8; Is 56:11; Ez 13:19; Mic 3:11; Rom 16:18; 1Ti 6:9,10; Tit 1:11; 2P 2:15; Giuda 1:11

8 Nu 22:19,20; 12:6; 23:12; Ger 12:2; Ez 33:31

9 Nu 22:20; Ge 20:3; 31:24; 41:25; Dan 2:45; 4:31,32; Mat 7:22; 24:24; Giov 11:51
Ge 3:9-11; 4:9; 16:8; Eso 4:2; 2Re 20:14,15

10 Nu 22:4-6

12 Nu 22:20; Giob 33:15-17; Mat 27:19
Nu 22:19; 23:3,13-15,19,23; Mic 6:5
Nu 23:20; Ge 12:2; 22:16-18; De 23:5; 33:29; Sal 144:15; 146:5; Rom 4:6,7; 11:29; Ef 1:3

13 Nu 22:14; De 23:5

14 Nu 22:13,37

15 Nu 22:7,8; At 10:7,8

17 Nu 24:11; De 16:9; Est 5:11; 7:9; Mat 4:8,9; 16:26
Nu 23:2,3,29,30; Mat 14:7
Nu 22:6

18 Nu 24:13; Tit 1:16
Nu 23:26; 24:13; 1Re 22:14; 2Cron 18:13; Dan 5:17; At 8:20

19 Nu 22:7,8; 1Ti 6:9,10; 2P 2:3,15; Giuda 1:11

20 Nu 22:9
1Sa 8:5-9; 12:12-19; Sal 81:12; Ez 14:2-5; 2Te 2:9-12
Nu 22:35; 23:12,26; 24:13; Sal 33:10,11; 78:30,31; Is 37:29; Os 13:11

21 Prov 1:15,16

22 2Re 10:20; Os 1:4
Nu 22:35; Ge 48:15,16; Eso 3:2-6; Os 12:4,5
Nu 22:32; Eso 4:24; Lam 2:4

23 2Re 6:17; 1Cron 21:16; Dan 10:7; At 22:9; 1Co 1:27-29; 2P 2:16; Giuda 1:11
Ger 8:7

25 Giob 5:13-15; Is 47:12

26 Is 26:11; Os 2:6

27 Prov 14:16; 27:3,4

28 Eso 4:11; Lu 1:37; 1Co 1:19; 2P 2:16
Rom 8:22

29 Prov 12:10,16; Ec 9:3

30 2P 2:16
1Co 1:27,28

31 Nu 24:4; 24:16; Ge 21:19; 2Re 6:17-20; 1Cron 21:16; Lu 24:16,31; At 26:18
Eso 34:8; Sal 9:20; Giov 18:6

32 Nu 22:28; De 25:4; Sal 36:6; 145:9; 147:9; Gion 4:11
Nu 22:22
De 23:4; Prov 28:6; Mic 6:5; At 13:10; 2P 2:14,15
Nu 22:20,22,35; Eso 3:2-6; Prov 14:2; 28:18

33 Nu 14:37; 16:33-35; 1Re 13:24-28

34 Eso 9:27; 10:16,17; 1Sa 15:24,30; 24:17; 26:21; 2Sa 12:13; Giob 34:31,32; Sal 78:34; Mat 27:4,5
Nu 22:12; 11:1; 1Cron 21:7; Prov 24:18
Giob 34:31,32

35 Nu 22:20; Sal 81:12; Is 37:26-29; 2Te 2:9-12
Nu 22:20,21

36 Ge 14:17; 18:2; 46:29; Eso 18:7; 1Sa 13:10; At 28:15
Nu 21:13,14; De 2:24; 3:8; Giudic 11:18; Is 16:2; Ger 48:20

37 Nu 22:16,17; 24:11; Sal 75:6; Mat 4:8,9; Lu 4:6; Giov 5:44

38 Nu 22:18; Sal 33:10; 76:10; Prov 19:21; Is 44:25; 46:10; 47:12
Nu 23:16,26; 24:13; 1Re 22:14; 2Cron 18:13

40 Nu 23:2,14,30; Ge 31:54; Prov 1:16

41 Nu 25:2,3; De 12:2; 2Cron 11:15; Ger 48:35
Nu 23:13

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