Nuova Riveduta:

Numeri 35

Le quarantotto città levitiche
1 Il SIGNORE parlò ancora a Mosè nelle pianure di Moab presso il Giordano, di fronte a Gerico, e disse: 2 «Ordina ai figli d'Israele di dare ai Leviti delle città da abitare, prendendole dall'eredità che sarà loro; darete pure ai Leviti la campagna che è intorno a quelle città. 3 Essi avranno le città per abitarvi; e la campagna servirà per il loro bestiame, per i loro beni e per tutti i loro animali. 4 La campagna circostante alle città che darete ai Leviti si estenderà tutto intorno per lo spazio di mille cubiti fuori dalle mura della città. 5 Misurerete dunque, fuori della città, duemila cubiti dal lato orientale, duemila cubiti dal lato meridionale, duemila cubiti dal lato occidentale e duemila cubiti dal lato settentrionale; la città sarà in mezzo. Tale sarà la campagna di ciascuna delle loro città.
6 Fra le città che darete ai Leviti ci saranno le sei città di rifugio, che voi designerete perché vi si rifugi l'omicida; e a queste aggiungerete altre quarantadue città. 7 Tutte le città che darete ai Leviti saranno dunque quarantotto, con la relativa campagna. 8 Di queste città che darete ai Leviti, prendendole dalla proprietà dei figli d'Israele, ne prenderete di più da quelli che ne hanno di più e di meno da quelli che ne hanno di meno; delle sue città, ognuno darà ai Leviti in proporzione all'eredità che gli sarà toccata».

Le sei città di rifugio
9 Poi il SIGNORE disse a Mosè: 10 «Parla ai figli d'Israele e di' loro: "Quando avrete passato il Giordano e sarete entrati nel paese di Canaan, 11 designerete delle città che siano per voi delle città di rifugio, dove possa mettersi in salvo l'omicida che avrà ucciso qualcuno involontariamente. 12 Queste città vi serviranno di rifugio contro chi vuole vendicare il sangue versato, affinché l'omicida non sia messo a morte prima di essere comparso in giudizio davanti alla comunità. 13 Delle città che darete, sei saranno dunque per voi città di rifugio. 14 Darete tre città di qua dal Giordano e ne darete tre nel paese di Canaan; saranno città di rifugio. 15 Queste sei città serviranno di rifugio ai figli d'Israele, allo straniero e a colui che soggiornerà tra di voi, affinché vi scampi chiunque abbia ucciso qualcuno involontariamente.
16 Ma se uno colpisce un altro con uno strumento di ferro e ne causa la morte, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà essere punito con la morte. 17 Se lo colpisce con una pietra che aveva in mano, atta a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà essere punito con la morte. 18 Se lo colpisce con uno strumento di legno che aveva in mano, atto a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà essere punito con la morte. 19 Sarà il vendicatore del sangue colui che metterà a morte l'omicida; quando lo incontrerà, lo ucciderà. 20 Se uno dà una spinta a un altro per odio, o gli getta contro qualcosa con premeditazione, in modo che quello muoia, 21 o lo colpisce per inimicizia con la mano, in modo che quello muoia, colui che ha colpito dovrà essere punito con la morte: è un omicida; il vendicatore del sangue ucciderà l'omicida quando lo incontrerà.
22 Ma se gli dà una spinta per caso e non per inimicizia, o gli getta contro qualcosa senza premeditazione, 23 o se, senza vederlo, gli fa cadere addosso una pietra che possa causare la morte, e quello muore, senza che l'altro gli fosse nemico o gli volesse fare del male, 24 allora ecco le norme secondo le quali la comunità giudicherà tra colui che ha colpito e il vendicatore del sangue. 25 La comunità libererà l'omicida dalle mani del vendicatore del sangue e lo farà tornare alla città di rifugio dove si era messo in salvo. Qui abiterà fino alla morte del sommo sacerdote consacrato con l'olio santo. 26 Ma se l'omicida esce dai confini della città di rifugio dove aveva trovato asilo, 27 e se il vendicatore del sangue trova l'omicida fuori dei confini della sua città di rifugio e lo uccide, il vendicatore del sangue non sarà responsabile del sangue versato. 28 Poiché l'omicida deve stare nella sua città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote; ma dopo la morte del sommo sacerdote l'omicida potrà tornare nella terra di sua proprietà.
29 Queste vi servano come norme di diritto, di generazione in generazione, dovunque abiterete.
30 Se uno uccide un altro, l'omicida sarà messo a morte in seguito a deposizione di testimoni; ma un unico testimone non basterà per far condannare a morte una persona.
31 Non accetterete prezzo di riscatto per la vita di un omicida colpevole e degno di morte, perché dovrà essere punito con la morte. 32 Non accetterete prezzo di riscatto che permetta a un omicida di mettersi in salvo nella sua città di rifugio e di ritornare ad abitare nel paese prima della morte del sacerdote. 33 Non contaminerete il paese dove sarete, perché il sangue contamina il paese; non si potrà fare per il paese alcuna espiazione del sangue che vi sarà stato sparso, se non mediante il sangue di colui che l'avrà sparso. 34 Non contaminerete dunque il paese che andate ad abitare, e in mezzo al quale io dimorerò; poiché io sono il SIGNORE che dimoro in mezzo ai figli d'Israele"».

C.E.I.:

Numeri 35

1 Il Signore disse ancora a Mosè nelle steppe di Moab presso il Giordano di Gerico: 2 «Ordina agli Israeliti che dell'eredità che possiederanno riservino ai leviti città da abitare; darete anche ai leviti il contado che è intorno alla città. 3 Essi avranno le città per abitarvi e il contado servirà per il loro bestiame, per i loro beni e per tutti i loro animali. 4 Il contado delle città che darete ai leviti si estenderà per lo spazio di mille cubiti fuori dalle mura della città tutt'intorno. 5 Misurerete dunque, fuori della città, duemila cubiti dal lato orientale, duemila cubiti dal lato meridionale, duemila cubiti dal lato occidentale e duemila cubiti dal lato settentrionale; la città sarà in mezzo. Tale sarà il contado di ciascuna delle loro città. 6 Fra le città che darete ai leviti, sei saranno città di asilo, che voi designerete perché vi si rifugi l'omicida: a queste aggiungerete altre quarantadue città. 7 Tutte le città che darete ai leviti saranno dunque quarantotto con il relativo contado. 8 Di queste città che darete ai leviti, prendendole dalla proprietà degli Israeliti, ne prenderete di più da quelli che ne hanno di più e di meno da quelli che ne hanno di meno; ognuno ai leviti darà delle sue città in proporzione della eredità che gli sarà toccata».
9 Il Signore disse a Mosè: 10 «Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando avrete passato il Giordano e sarete entrati nel paese di Canaan, 11 designerete città che siano per voi città di asilo, dove possa rifugiarsi l'omicida che avrà ucciso qualcuno involontariamente. 12 Queste città vi serviranno di asilo contro il vendicatore del sangue, perché l'omicida non sia messo a morte prima di comparire in giudizio dinanzi alla comunità. 13 Delle città che darete, sei saranno dunque per voi città di asilo. 14 Darete tre città di qua dal Giordano e darete tre altre città nel paese di Canaan; saranno città di rifugio. 15 Queste sei città serviranno di rifugio agli Israeliti, al forestiero e all'ospite che soggiornerà in mezzo a voi, perché vi si rifugi chiunque abbia ucciso qualcuno involontariamente.
16 Ma se uno colpisce un altro con uno strumento di ferro e quegli muore, quel tale è omicida; l'omicida dovrà essere messo a morte. 17 Se lo colpisce con una pietra che aveva in mano, atta a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà essere messo a morte. 18 O se lo colpisce con uno strumento di legno che aveva in mano, atto a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà essere messo a morte. 19 Sarà il vendicatore del sangue quegli che metterà a morte l'omicida; quando lo incontrerà, lo ucciderà. 20 Se uno dà a un altro una spinta per odio o gli getta contro qualcosa con premeditazione, e quegli muore, 21 o lo colpisce per inimicizia con la mano, e quegli muore, chi ha colpito dovrà essere messo a morte; egli è un omicida e il vendicatore del sangue ucciderà l'omicida quando lo incontrerà.
22 Ma se gli dà una spinta per caso e non per inimicizia o gli getta contro qualcosa senza premeditazione 23 o se, senza volerlo, gli fa cadere addosso una pietra che possa causare la morte e quegli ne muore, senza che l'altro gli fosse nemico o gli volesse fare del male, 24 allora ecco le regole secondo le quali la comunità giudicherà fra colui che ha colpito e il vendicatore del sangue. 25 La comunità libererà l'omicida dalle mani del vendicatore del sangue e lo farà tornare alla città di asilo dove era fuggito. Lì dovrà abitare fino alla morte del sommo sacerdote che fu unto con l'olio santo. 26 Ma se l'omicida esce dai confini della città di asilo dove si era rifugiato 27 e se il vendicatore del sangue trova l'omicida fuori dei confini della sua città di asilo e l'uccide, il vendicatore del sangue non sarà reo del sangue versato. 28 Perché l'omicida deve stare nella sua città di asilo fino alla morte del sommo sacerdote; dopo la morte del sommo sacerdote, l'omicida potrà tornare nella terra di sua proprietà.
29 Queste vi servano come norme di diritto, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete. 30 Se uno uccide un altro, l'omicida sarà messo a morte in seguito a deposizione di testimoni, ma un unico testimone non basterà per condannare a morte una persona. 31 Non accetterete prezzo di riscatto per la vita di un omicida, reo di morte, perché dovrà essere messo a morte. 32 Non accetterete prezzo di riscatto che permetta all'omicida di fuggire dalla sua città di rifugio e di tornare ad abitare nel suo paese fino alla morte del sacerdote. 33 Non contaminerete il paese dove sarete, perché il sangue contamina il paese; non si potrà fare per il paese alcuna espiazione del sangue che vi sarà stato sparso, se non mediante il sangue di chi l'avrà sparso. 34 Non contaminerete dunque il paese che andate ad abitare e in mezzo al quale io dimorerò; perché io sono il Signore che dimoro in mezzo agli Israeliti».

Nuova Diodati:

Numeri 35

Le città per i Leviti
1 L'Eterno parlò ancora a Mosè nelle pianure di Moab presso il Giordano, sulla sponda opposta a Gerico, dicendo: 2 «Ordina ai figli d'Israele che, della eredità che possederanno, diano ai Leviti delle città da abitare; darete pure ai Leviti dei terreni da pascolo intorno alle città. 3 Ed essi avranno le città per abitarvi, mentre i terreni da pascolo serviranno per il loro bestiame, per i loro beni e per tutti i loro animali. 4 I terreni da pascolo delle città che darete ai Leviti si estenderanno dalle mura della città verso l'esterno per mille cubiti, tutt'intorno. 5 Misurerete dunque, fuori della città, duemila cubiti dal lato est, duemila cubiti dal lato sud, duemila cubiti dal lato ovest e duemila cubiti dal lato nord; la città sarà in mezzo. Questi sono i terreni da pascolo attorno alle città che apparterranno ai Leviti.

Le città di rifugio
6 Fra le città che darete ai Leviti voi designerete sei città di rifugio, alle quali possa fuggire chi ha ucciso qualcuno; e a queste aggiungerete altre quarantadue città. 7 Tutte le città che darete ai Leviti saranno dunque quarantotto, assieme ai terreni da pascolo. 8 Le città che darete ai Leviti proverranno dalla proprietà dei figli d'Israele; dalle tribù più grandi ne prenderete di più, dalle tribù più piccole ne prenderete di meno; ciascuna tribù darà ai Leviti qualcuna delle sue città, in proporzione della eredità che le sarà toccata». 9 Poi l'Eterno parlò a Mosè, dicendo: 10 «Parla ai figli d'Israele e di' loro: Quando passerete il Giordano per entrare nel paese di Canaan, 11 designerete delle città che siano per voi delle città di rifugio, dove possa fuggire l'omicida che ha ucciso qualcuno involontariamente. 12 Queste città vi serviranno di rifugio contro il vendicatore perché l'omicida non sia messo a morte prima di essere comparso in giudizio davanti all'assemblea. 13 Delle città che darete, sei saranno dunque per voi città di rifugio. 14 Darete tre città nella parte est del Giordano, e darete tre città nel paese di Canaan; esse saranno città di rifugio. 15 Queste sei città serviranno di rifugio per i figli d'Israele, per lo straniero e per colui che risiede fra di voi, affinché chiunque ha ucciso qualcuno involontariamente possa rifugiarvisi. 16 Ma se uno colpisce un altro con uno strumento di ferro, e quello muore, quel tale è un omicida; l'omicida sarà messo a morte. 17 E se lo colpisce con una pietra che aveva in mano, che può causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida sarà messo a morte. 18 O se lo colpisce con uno strumento di legno che aveva in mano, che può causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida sarà messo a morte. 19 Sarà il vendicatore del sangue stesso a mettere a morte l'omicida; quando lo incontrerà lo ucciderà. 20 Se uno dà a un altro una spinta per odio o gli lancia contro qualcosa intenzionalmente, e quello muore, 21 o lo colpisce per inimicizia con la propria mano, e quello muore, chi ha colpito sarà messo a morte; è un omicida; il vendicatore del sangue ucciderà l'omicida quando lo incontrerà. 22 Se però in un momento gli dà una spinta senza inimicizia, o gli lancia contro qualcosa ma non intenzionalmente, 23 o se, senza vederlo, gli fa cadere addosso una pietra che può causare la morte, e quello muore, senza che l'altro gli fosse nemico o cercasse il suo male, 24 allora l'assemblea giudicherà fra colui che ha colpito e il vendicatore del sangue in base a queste norme. 25 L'assemblea libererà l'omicida dalle mani del vendicatore del sangue e lo farà tornare alla città di rifugio dove era fuggito, e là egli abiterà fino alla morte del sommo sacerdote che fu unto con l'olio santo. 26 Ma se l'omicida in qualsiasi momento esce dai confini della città di rifugio dove era fuggito, 27 e il vendicatore del sangue trova l'omicida fuori dei confini della sua città di rifugio e lo uccide, il vendicatore del sangue non sarà colpevole del sangue versato, 28 poiché l'omicida avrebbe dovuto rimanere nella sua città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote; dopo la morte del sommo sacerdote l'omicida può invece tornare nella terra di sua proprietà. 29 Queste vi servano come norme di diritto per tutte le vostre generazioni, dovunque dimorerete. 30 Se uno uccide una persona, l'omicida sarà messo a morte sulla deposizione di testimoni; ma non si metterà a morte nessuno sulla deposizione di un solo testimone. 31 Non accetterete alcun prezzo di riscatto per la vita di un omicida che è condannato a morte, perché dovrà essere messo a morte. 32 Non accetterete alcun prezzo di riscatto per un omicida che è fuggito nella sua città di rifugio, perché possa tornare ad abitare nella sua terra prima della morte del sacerdote. 33 Non contaminerete il paese dove siete, perché il sangue contamina il paese; e non si può fare alcuna espiazione per il paese, per il sangue che in esso è stato versato se non mediante il sangue di chi l'ha versato. 34 Non contaminerete dunque il paese che abitate, e in mezzo al quale io dimoro, poiché io sono l'Eterno che dimoro in mezzo ai figli d'Israele».

Riveduta 2020:

Numeri 35

Città levitiche. Città di rifugio. Il vendicatore del sangue
1 L'Eterno parlò ancora a Mosè nelle pianure di Moab presso il Giordano, di fronte a Gerico, dicendo: 2 “Ordina ai figli d'Israele che, dell'eredità che possederanno, diano ai Leviti delle città da abitare; darete pure ai Leviti la campagna che è intorno alle città. 3 Ed essi avranno le città per abitarvi; e la campagna servirà per i loro bestiami, per i loro beni e per tutti i loro animali. 4 La campagna delle città che darete ai Leviti si estenderà fuori per lo spazio di mille cubiti dalle mura della città, tutto intorno. 5 Misurerete dunque, fuori della città, duemila cubiti dal lato orientale, duemila cubiti dal lato meridionale, duemila cubiti dal lato occidentale e duemila cubiti dal lato settentrionale; la città sarà in mezzo. Questa sarà la campagna di ciascuna delle loro città. 6 Tra le città che darete ai Leviti ci saranno le sei città di rifugio, che voi designerete perché vi si rifugi l'omicida; e a queste aggiungerete altre quarantadue città. 7 Tutte le città che darete ai Leviti saranno dunque quarantotto, con la relativa campagna. 8 E di queste città che darete ai Leviti, prendendole dalla proprietà dei figli d'Israele, ne prenderete di più da quelli che ne hanno di più, e di meno da quelli che ne hanno di meno; ognuno darà, delle sue città, ai Leviti, in proporzione della eredità che gli sarà toccata”. 9 Poi l'Eterno parlò a Mosè, dicendo: 10 “Parla ai figli d'Israele e di' loro: 'Quando avrete passato il Giordano e sarete entrati nel paese di Canaan, 11 designerete delle città che siano per voi delle città di rifugio, dove possa rifugiarsi l'omicida che avrà ucciso qualcuno involontariamente. 12 Queste città vi serviranno di rifugio contro il vendicatore del sangue, affinché l'omicida non sia messo a morte prima di essere comparso in giudizio davanti alla comunità. 13 Delle città che darete, sei saranno dunque per voi città di rifugio. 14 Darete tre città di qua dal Giordano, e darete tre altre città nel paese di Canaan; e saranno città di rifugio. 15 Queste sei città serviranno di rifugio ai figli d'Israele, allo straniero e a colui che soggiornerà fra voi, affinché vi scampi chiunque abbia ucciso qualcuno involontariamente. 16 Ma se uno colpisce un altro con uno strumento di ferro, così che quello muoia, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà essere punito con la morte. 17 E se lo colpisce con una pietra che aveva in mano, adatta a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà essere punito con la morte. 18 O se lo colpisce con uno strumento di legno che aveva in mano, atto a causarne la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà essere punito con la morte. 19 Sarà il vendicatore del sangue che metterà a morte l'omicida; quando lo incontrerà, lo ucciderà. 20 Se uno dà a un altro una spinta per odio, o gli getta contro qualcosa con premeditazione, così che quello muoia, 21 o lo colpisce per inimicizia con la mano, così che quello muoia, colui che ha colpito dovrà essere punito con la morte; è un omicida; il vendicatore del sangue ucciderà l'omicida quando lo incontrerà. 22 Ma se gli dà una spinta per caso e non per inimicizia, o gli getta contro qualcosa senza premeditazione, 23 o se, senza vederlo, gli fa cadere addosso una pietra che possa causarne la morte, e quello muore, senza che l'altro gli fosse nemico o gli volesse fare del male, 24 allora ecco le norme secondo le quali la comunità giudicherà fra colui che ha colpito e il vendicatore del sangue. 25 L'assemblea libererà l'omicida dalle mani del vendicatore del sangue e lo farà tornare alla città di rifugio dove si era rifugiato. Là dimorerà, fino alla morte del sommo sacerdote che fu unto con l'olio santo. 26 Ma se l'omicida esce dai confini della città di rifugio dove si era rifugiato, 27 e se il vendicatore del sangue trova l'omicida fuori dei confini della sua città di rifugio e lo uccide, il vendicatore del sangue non sarà responsabile del sangue versato. 28 Poiché l'omicida deve stare nella sua città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote; ma, dopo la morte del sommo sacerdote, l'omicida potrà tornare nella terra di sua proprietà. 29 Queste vi servano come norme di diritto, di generazione in generazione, dovunque abiterete. 30 Se uno uccide un altro, l'omicida sarà messo a morte in seguito a deposizione di testimoni; ma un unico testimone non basterà per far condannare una persona a morte. 31 Non accetterete prezzo di riscatto per la vita di un omicida colpevole e degno di morte, perché dovrà essere punito con la morte. 32 Non accetterete prezzo di riscatto che permetta a un omicida di rifugiarsi nella sua città di rifugio e di tornare ad abitare nel paese prima della morte del sacerdote. 33 Non contaminerete il paese dove sarete, perché il sangue contamina il paese; e non si potrà fare per il paese alcuna espiazione del sangue che sarà stato sparso, se non mediante il sangue di colui che lo avrà sparso. 34 Non contaminerete dunque il paese che andate ad abitare, e in mezzo al quale io dimorerò; poiché io sono l'Eterno che dimoro in mezzo ai figli d'Israele'”.

Riveduta:

Numeri 35

Città levitiche. Città di rifugio. Il vindice del sangue
1 L'Eterno parlò ancora a Mosè nelle pianure di Moab presso il Giordano, di faccia a Gerico, dicendo: 2 'Ordina ai figliuoli d'Israele che, della eredità che possederanno diano ai Leviti delle città da abitare; darete pure ai Leviti il contado ch'è intorno alle città. 3 Ed essi avranno le città per abitarvi; e il contado servirà per i loro bestiami, per i loro beni e per tutti i loro animali. 4 Il contado delle città che darete ai Leviti si estenderà fuori per lo spazio di mille cubiti dalle mura della città, tutt'intorno. 5 Misurerete dunque, fuori della città, duemila cubiti dal lato orientale, duemila cubiti dal lato meridionale, duemila cubiti dal lato occidentale e duemila cubiti dal lato settentrionale; la città sarà in mezzo. Tale sarà il contado di ciascuna delle loro città. 6 Tra le città che darete ai Leviti ci saranno le sei città di rifugio, che voi designerete perché vi si rifugi l'omicida; e a queste aggiungerete altre quarantadue città. 7 Tutte le città che darete ai Leviti saranno dunque quarantotto, col relativo contado. 8 E di queste città che darete ai Leviti, prendendole dalla proprietà dei figliuoli d'Israele, ne prenderete di più da quelli che ne hanno di più, e di meno da quelli che ne hanno di meno; ognuno darà, delle sue città, ai Leviti, in proporzione della eredità che gli sarà toccata'. 9 Poi l'Eterno parlò a Mosè, dicendo: 10 'Parla ai figliuoli d'Israele e di' loro: Quando avrete passato il Giordano e sarete entrati nel paese di Canaan, 11 designerete delle città che siano per voi delle città di rifugio, dove possa ricoverarsi l'omicida che avrà ucciso qualcuno involontariamente. 12 Queste città vi serviranno di rifugio contro il vindice del sangue, affinché l'omicida non sia messo a morte prima d'esser comparso in giudizio dinanzi alla raunanza. 13 Delle città che darete, sei saranno dunque per voi città di rifugio. 14 Darete tre città di qua dal Giordano, e darete tre altre città nel paese di Canaan; e saranno città di rifugio. 15 Queste sei città serviranno di rifugio ai figliuoli d'Israele, allo straniero e a colui che soggiornerà fra voi, affinché vi scampi chiunque abbia ucciso qualcuno involontariamente. 16 Ma se uno colpisce un altro con uno stromento di ferro, sì che quello ne muoia, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà esser punito di morte. 17 E se lo colpisce con una pietra che aveva in mano, atta a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà esser punito di morte. 18 O se lo colpisce con uno stromento di legno che aveva in mano, atto a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l'omicida dovrà esser punito di morte. 19 Sarà il vindice del sangue quegli che metterà a morte l'omicida; quando lo incontrerà, l'ucciderà. 20 Se uno dà a un altro una spinta per odio, o gli getta contro qualcosa con premeditazione, sì che quello ne muoia, 21 o lo colpisce per inimicizia con la mano, sì che quello ne muoia, colui che ha colpito dovrà esser punito di morte; è un omicida; il vindice del sangue ucciderà l'omicida quando lo incontrerà. 22 Ma se gli dà una spinta per caso e non per inimicizia, o gli getta contro qualcosa senza premeditazione, 23 o se, senza vederlo, gli fa cadere addosso una pietra che possa causare la morte, e quello ne muore, senza che l'altro gli fosse nemico o gli volesse fare del male, 24 allora ecco le norme secondo le quali la raunanza giudicherà fra colui che ha colpito e il vindice del sangue. 25 La raunanza libererà l'omicida dalle mani del vindice del sangue e lo farà tornare alla città di rifugio dove s'era ricoverato. Quivi dimorerà, fino alla morte del sommo sacerdote che fu unto con l'olio santo. 26 Ma se l'omicida esce dai confini della città di rifugio dove s'era ricoverato, 27 e se il vindice del sangue trova l'omicida fuori de' confini della sua città di rifugio e l'uccide, il vindice del sangue non sarà responsabile del sangue versato. 28 Poiché l'omicida deve stare nella sua città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote; ma, dopo la morte del sommo sacerdote, l'omicida potrà tornare nella terra di sua proprietà. 29 Queste vi servano come norme di diritto, di generazione in generazione, dovunque dimorerete. 30 Se uno uccide un altro, l'omicida sarà messo a morte in seguito a deposizione di testimoni; ma un unico testimone non basterà per far condannare una persona a morte. 31 Non accetterete prezzo di riscatto per la vita d'un omicida colpevole e degno di morte, perché dovrà esser punito di morte. 32 Non accetterete prezzo di riscatto che permetta a un omicida di ricoverarsi nella sua città di rifugio e di tornare ad abitare nel paese prima della morte del sacerdote. 33 Non contaminerete il paese dove sarete, perché il sangue contamina il paese; e non si potrà fare per il paese alcuna espiazione del sangue che vi sarà stato sparso, se non mediante il sangue di colui che l'avrà sparso. 34 Non contaminerete dunque il paese che andate ad abitare, e in mezzo al quale io dimorerò; poiché io sono l'Eterno che dimoro in mezzo ai figliuoli d'Israele'.

Ricciotti:

Numeri 35

Città per i leviti
1 Quest'altre cose ancora disse il Signore a Mosè nella pianura di Moab, lungo il Giordano, di contro a Gerico: 2 «Ordina a' figli d'Israele che, delle loro possessioni, assegnino ai leviti 3 delle città per abitarvi, coi loro sobborghi all'intorno, acciò essi abitino nelle città e i sobborghi siano per i greggi ed i bestiami; 4 s'estenderanno fuor delle mura per mille passi all'intorno. 5 Verso oriente, per duemila cubiti; verso mezzogiorno, similmente per duemila; verso il mare, che è ad occidente, per la stessa misura: e la parte settentrionale finirà alla stessa distanza. Le città saranno nel mezzo, ed i sobborghi al di fuori. 6 Di quelle città poi che assegnerete ai leviti, sei saran destinate ad asilo dei fuggiaschi; acciò in esse si rifugi chi avrà sparso del sangue. Ed oltre quelle, [vi saranno pei leviti] altre quarantadue città; 7 cioè in tutto, quarantotto città coi loro sobborghi. 8 Di quelle città, che verranno prese di fra le popolazioni dei figli d'Israele, più se ne prenderanno a quelli che più posseggono, e meno a quelli che posseggono meno. Ogni tribù, a seconda della misura de' suoi possedimenti, darà le città pei leviti».

Le città di rifugio
9 Disse il Signore a Mosè: 10 «Parla ai figli di Israele, e di' loro: - Quando, passato il Giordano, sarete entrati nella terra di Canaan, 11 stabilite quali città debbon servire di rifugio ai fuggitivi che, senza volere, avranno versato del sangue. 12 Nessun parente dell'ucciso potrà uccidere il fuggiasco che è in quella città, sinchè questi non sia comparso dinanzi all'assemblea, e la sua causa venga giudicata. 13 Di quelle città poi che son destinate ad asilo de' fuggitivi, 14 tre saranno al di là del Giordano, e tre nella terra di Canaan, 15 tanto pei figli di Israele quanto per gli stranieri o avventizi, acciò vi si rifugi chi non volendo ha versato del sangue. 16 Se uno ha ferito con un'arma, ed il ferito è morto, quegli sarà reo di omicidio, e morirà egli pure. 17 Se avrà scagliato una pietra, ed il colpito è morto, sarà similmente punito. 18 Se uno sarà morto perchè percosso con un legno, verrà vendicato col sangue del suo percussore. 19 Il più prossimo parente dell'ucciso ucciderà l'omicida; l'ucciderà appena l'avrà fra mano. 20 Se uno per odio avrà dato ad un altro una spinta, o maliziosamente gli avrà scagliato qualcosa contro, 21 o essendogli nemico lo avrà percosso con le mani, e quegli sarà morto, il percussore sarà reo di omicidio, ed il parente dell'ucciso ucciderà lui appena l'incontrerà. 22 Ma se senza volere, senz'odio 23 e senza inimicizia, avrà fatto qualcuna di queste cose, 24 e ciò venga provato dinanzi al popolo, e la questione sia stata discussa fra il percussore ed il parente vendicatore dell'ucciso, 25 quegli uscirà libero dalle mani del vendicatore, e per sentenza sarà ricondotto nella città dove s'era rifugiato; ivi rimarrà sino alla morte del gran sacerdote consacrato con l'olio santo. 26 Se l'uccisore, fuori dei confini delle città assegnate agli esiliati, 27 verrà incontrato ed ucciso da chi ha da vendicare il sangue versato, il suo uccisore non ne sarà chiamato in colpa, 28 perchè il fuggiasco doveva rimanere in quella città sino alla morte del pontefice. Morto che questi sia, l'omicida ritornerà nella sua terra. 29 Queste saranno per voi leggi perpetue, dovunque abitiate. 30 L'omicida sarà punito, dopo uditi i testimoni; sulla testimonianza di un solo, nessuno verrà condannato. 31 Non riceverete prezzo [di riscatto] da chi è reo di sangue; ma senz'altro morrà. 32 Gli esuli e fuggitivi non potranno in alcun modo ritornare nelle loro città, prima della morte del pontefice. 33 Non macchiate la terra che è vostra abitazione; essa vien macchiata dal sangue degli innocenti, e non può altrimenti esser purificata che col sangue di chi ha versato il sangue altrui. - 34 Così resterà monda la terra che è vostra possessione, dove io abito con voi. Io infatti sono il Signore, che abito tra' figli d'Israele».

Tintori:

Numeri 35

Città levitiche.
1 Il Signore nelle pianure di Moab, presso il Giordano di faccia a Gerico, disse a Mosè anche questo: 2 «Ordina ai figli d'Israele che nei loro possessi diano ai leviti 3 delle città da abitarvi e i loro sobborghi all'intorno: le città per abitarvi; i sobborghi per i loro greggi e giumenti. 4 Questi sobborghi si stenderanno da tutti i lati fuori delle mura della città per lo spazio di mille passi. 5 Vi saran due mila cubiti ad oriente, due mila a mezzodì, e verso il mare che guarda occidente, parimente due mila, e dalla parte di settentrione il medesimo spazio. Le città staranno nel mezzo, e al di fuori i sobborghi. 6 Fra le città che darete ai leviti, sei saran destinate ad asilo dei fuggiaschi, per rifugio di chi avrà sparso del sangue. A queste aggiungerete altre quarantadue città, 7 in tutto quarantotto città coi loro sobborghi. 8 Di queste città da darsi sui possessi dei figli d'Israele, ne saran prese di più da quelli che hanno avuto di più, e di meno da quelli che hanno avuto di meno: ciascuno darà delle città ai leviti in proporzione della sua eredità»

Le città di rifugio.
9 Il Signore disse a Mosè: 10 «Parla ai figli d'Israele e di' loro: Quando, passato il Giordano, sarete entrati nella terra di Canaan, 11 determinate quali città debbano servire di rifugio ai fuggiaschi che involontariamente avranno sparso il sangue. 12 Quando il fuggiasco vi si sarà rifugiato il parente dell'ucciso non potrà ammazzarlo, finché non sia comparso davanti all'assemblea e non sia stata giudicata la sua causa. 13 Di queste città da darsi a rifugio dei fuggiaschi, 14 tre saranno al di là del Giordano, e tre nella terra di Canaan, 15 e tanto i figli d'Israele che i forestieri e i pellegrini, chiunque involontariamente ha sparso il sangue, vi potrà trovar rifugio. 16 Se uno percuote con ferro, e il percosso muore, quel tale è omicida e dovrà morire. 17 Se uno scaglia un sasso, e il colpito muore, quel tale avrà pure la morte, 18 Se uno percosso col bastone muore, sarà vendicato col sangue di chi l'ha percosso. 19 Il parente dell'ucciso ucciderà l'omicida, l'ucciderà appena lo potrà aver nelle mani. 20 Se uno per odio dà ad un altro una spinta, o con premeditazione gli getta addosso qualche cosa, 21 O per inimicizia lo colpisce colla mano, e quello muore, chi ha colpito è reo d'omicidio: il parente dell'ucciso l'ammazzerà appena l'avrà nelle mani. 22 Ma se per caso, senza odio 23 e senza inimicizia avrà fatto le dette cose, 24 ciò sarà stato provato davanti al popolo, e la causa sarà stata agitata tra chi ha percosso e il parente vendicatore dell'ucciso, 25 L'omicida sarà, come innocente, liberato dalle mani del vendicatore, e sarà ricondotto per sentenza nella città del suo rifugio, ove rimarrà finché non sia morto il sommo sacerdote, che è unto coll'olio santo. 26 Ma se l'omicida, trovato fuori delle città destinate ai fuggiaschi, 27 sarà ucciso dal vindice del sangue, chi l'avrà ucciso sarà senza colpa, 28 perchè l'omicida doveva starsene nella città fino alla morte del pontefice, e soltanto dopo la morte di lui può ritornare alla sua terra. 29 Queste ordinazioni varranno in perpetuo e saranno leggi in tutti i luoghi ove abiterete. 30 L'omicida sarà punito in seguito alla deposizione di testimoni; nessuno sarà condannato dietro la deposizione di un solo testimonio. 31 Non riceverete danaro dall'omicida: sarà fatto morire subito anche lui. 32 Gli esuli e i fuggiaschi non potranno tornare in alcun modo nelle loro città avanti la morte del pontefice. 33 Non contaminate la terra dove abiterete: essa resta contaminata dal sangue degli innocenti e non può essere purificata se non col sangue di colui che avrà sparso quello d'un altro. 34 E così sarà purificata la vostra terra, mentre io dimoro con voi: io infatti sono il Signore che abito tra i figli d'Israele».

Martini:

Numeri 35

E ordinato, che siano assegnate quarant' otto città coi sobborghi ai Leviti: e di queste, sei sono città di rifugio pel l'omicidio non volontario. Legge dell'omicidio volontario, e del non volontario: nissuno sarà punito sulla testimonianza d'un solo.
1 Disse ancor queste cose il Signore a Mosè nelle pianure di Moab presso al Giordano dirimpetto a Gerico: 2 Comanda a' figliuoli d'Israele, che de' loro dominii dieno a' Leviti 3 Delle città da abitare, e i loro sobborghi all'intorno, affinché abitino le città, e i sobborghi sieno pe' loro greggi, e giumenti: 4 I quali sobborghi sì stenderanno fuori per lo spazio di mille passi dalle mura delle città all'intorno: 5 Da oriente saranno due mila cubiti, e da mezzodì parimente due mila cubiti: e verso il mare che guarda a occidente, vi sarà la stessa misura e dalla parte di settentrione sarà eguale spazio: e le città saranno nel mezzo, e fuori i sobborghi. 6 Di queste città poi che voi assegnerete ai Leviti, sei saranno destinate al ricovero de' fuggiaschi, affinché in esse abbia rifugio chi avrà sparso del sangue: e oltre a queste vi saranno altre quarantadue città, 7 Vale a dire quarant'otto in tutto coi loro sobborghi. 8 E di queste città il maggior numero sarà dato da quei figliuoli d'Israele, i quali possederanno maggiore spazio di terra: il minor numero da quelli che possederanno minore spazio: ciascuno secondo la misura delle lor possessioni daranno le città a' Leviti. 9 Disse il Signore a Mosè: 10 Parla a' figliuoli d'Israele, e di' loro: Quando, passato il Giordano, sarete entrati nella terra di Canaan, 11 Determinate le città che dovranno essere il rifugio de' fuggiaschi, i quali senza volerlo avranno sparso del sangue: 12 Nelle quali quando uno si sarà rifuggito, non potrà il parente dell'ucciso ammazzarlo, sino a tanto che egli si presenti dinanzi al popolo, e sia giudicata la sua causa. 13 Di queste città destinate al ricovero de' fuggiaschi, 14 Tre saranno di qua dal Giordano, e tre nella terra di Canaan: 15 E (saranno) tanto pei figliuoli d'Israele, come pei forestieri di altre nazioni, affinché in esse trovi rifugio chi senza volerlo ha sparso del sangue. 16 Chi ha ferito con ferro, se il ferito viene a morire, egli è reo di omicidio, ed egli pur morirà. 17 Se scaglierà un sasso, e muore il ferito, avrà la medesima pena. 18 Se colui che è stato percosso con bastone, viene a morire, sarà vendicato col sangue dell'uccisore. 19 Il parente dell'ucciso ucciderà l'omicida: lo ucciderà subito che lo avrà nelle mani. 20 Se uno per odio dà la spinta a un uomo, o getta sopra di lui qualche cosa con mala intenzione, 21 O se, essendo suo nemico, lo batte colle mani, e quegli viene a morire, il percussore è reo d'omicidio: il parente dell'ucciso, subito che lo troverà, potrà ammazzarlo. 22 Ma se per accidente, e senza odio 23 E senza nimicizia (anteriore) egli ha fatto alcuna di tali cose, 24 E ne avrà recate le prove dinanzi al popolo, quando sarà stata ventilata la causa tra il percussore, e il parente del morto, 25 Sarà egli liberato come innocente dalle mani del vendicatore, e sarà per sentenza ricondotto nella città, in cui erasi rifuggito, e ivi starà fino a tanto che il sommo sacerdote che è unto coll'olio santo venga a morire. 26 Se l'uccisore sarà trovato fuori de' confini delle città destinate agli esuli, 27 E sarà ucciso da colui che vuol vendicare il parente ucciso, un tal uccisore sarà senza colpa: 28 Perocché doveva il fuggitivo starsene nella città fino alla morte del pontefice: dopo la morte del quale l'omicida può tornare nella sua patria. 29 Queste leggi saranno osservate in perpetuo in qualunque luogo, dove voi abitiate. 30 L'omicida sarà punito, uditi i testimoni: sul deposto d'un solo testimone nissuno sarà condannato. 31 Non riceverete denaro da colui che ha sparso del sangue: egli pure dee immediatamente morire. 32 Gli esuli, e fuggitivi non potranno in verun modo tornare nelle loro città prima della morte del pontefice. 33 Guardatevi dal contaminare la terra di vostra abitazione, la quale resta macchiata dal sangue degli innocenti, e non può esser espiata, se non col sangue di colui che ha sparso il sangue d'un altro. 34 In tal guisa sarà mondata la vostra terra, e io mi starò con voi: perocché io sono il Signore che abito tra i figliuoli d'Israele.

Diodati:

Numeri 35

1 IL Signore parlò ancora a Mosè, nelle campagne di Moab, presso al Giordano di Gerico, dicendo: 2 Comanda a' figliuoli d'Israele che dieno, della possessione della loro eredità, ai Leviti, delle città da abitare, e anche i contorni di esse città. 3 Abbiano adunque le città per abitarvi; e sieno i contorni di esse per li lor bestiami, per le lor facoltà, e per tutte le lor bestie. 4 E sieno i contorni delle città, che voi darete a' Leviti, ciascuno di mille cubiti d'ogn'intorno, dalle mura della città in fuori. 5 Misurate adunque fuor della città duemila cubiti, per lo lato orientale, e duemila cubiti, per lo lato meridionale, e duemila cubiti, per lo lato occidentale, e duemila cubiti, per lo lato settentrionale, e sia la città nel mezzo. Questo sia loro lo spazio de' contorni di quelle città. 6 E quant'è alle città, che voi darete a' Leviti, sienvi imprima le sei città di rifugio, le quali voi costituirete, acciocchè chi avrà ucciso alcuno vi si rifugga; e a quelle sopraggiugnetene quarantadue altre. 7 Tutte le città, che voi darete a' Leviti, sieno quarantotto città, insieme co' lor contorni. 8 E di queste città, che voi darete a' Leviti, dell'eredità dei figliuoli d'Israele, datene più, della tribù che sarà più grande; e meno, di quella che sarà più piccola. Ciascuna tribù dia delle sue città a' Leviti, a ragion della sua eredità ch'ella possederà.
9 Poi il Signore parlò a Mosè, dicendo: 10 Parla a' figliuoli d'Israele, e di' loro: Quando voi sarete passati il Giordano, e sarete entrati nel paese di Canaan, 11 assegnate fra voi delle città di rifugio, nelle quali l'ucciditore, che avrà percossa a morte alcuna persona disavvedutamente, si rifugga. 12 E quelle città vi saranno per rifugio d'innanzi a colui che ha la ragione di vendicare il sangue; acciocchè l'ucciditore non muoia, finchè non sia comparito in giudicio davanti alla raunanza. 13 Di quelle città adunque, che voi darete a' Leviti, sienvene sei di rifugio. 14 Assegnate tre di quelle città di qua dal Giordano; e tre altre, nel paese di Canaan, per esser città di rifugio. 15 Sieno queste sei città per rifugio, a' figliuoli d'Israele, a' forestieri, e agli avveniticci che saranno fra loro; acciocchè vi si rifugga chiunque avrà percossa a morte alcuna persona disavvedutamente. 16 Ora, se alcuno percuote un altro con alcuno strumento di ferro, colui è micidiale; del tutto facciasi morire quel micidiale. 17 Parimente, se lo percuote con una pietra da mano della qual possa morire, ed esso muore, egli è micidiale; del tutto facciasi morire quel micidiale. 18 Simigliantemente, se lo percuote con uno strumento di legno da mano, del quale egli possa morire, ed esso muore, egli è micidiale; del tutto facciasi morire quel micidiale. 19 Colui che ha la ragione di vendicare il sangue faccia morire quel micidiale; quando lo scontrerà egli stesso lo potrà uccidere. 20 Così ancora se lo spinge per odio, o gli gitta contro alcuna cosa apposta, onde sia morto; 21 ovvero per nimicizia lo percuote con la mano, ed esso muore, del tutto sia il percotitore fatto morire; egli è micidiale; colui che ha la ragione di vendicare il sangue potrà uccidere quel micidiale, quando lo scontrerà. 22 Ma, s'egli lo spinge, o gli gitta contro impensatamente, senza nimicizia, qualche strumento, ma non apposta; 23 ovvero, senza averlo veduto, gli fa cadere addosso alcuna pietra, della quale egli possa morire, ed esso muore, senza che gli fosse nimico, o procacciasse il suo male; 24 allora giudichi la raunanza fra il percotitore, e colui che ha la ragion di vendicare il sangue, secondo queste leggi; 25 e riscuota l'ucciditore dalle mani di colui che ha la ragione di vendicare il sangue, e faccialo ritornare alla città del suo rifugio, ove si era rifuggito; e dimori egli quivi, fino alla morte del sommo Sacerdote, il qual sarà stato unto con l'olio santo. 26 Ma, se pur l'ucciditore esce fuor de' confini della città del suo rifugio, ove egli si sarà rifuggito; 27 e colui che ha la ragione di vendicare il sangue, trovandolo fuor de' confini della città del suo rifugio, l'uccide; egli non è colpevole d'omicidio. 28 Perciocchè colui ha da star nella città del suo rifugio, fino alla morte del sommo Sacerdote; e dopo la morte del sommo Sacerdote, l'ucciditore potrà ritornare alla terra della sua possessione. 29 Sienvi adunque queste cose per istatuto di legge, per le vostre generazioni, in tutte le vostre stanze. 30 Quando alcuno avrà percossa a morte una persona, sia quel micidiale ucciso, in sul dire di più testimoni; ma non possa un solo testimonio render testimonianza contro a una persona a morte. 31 E non prendete prezzo di riscatto per la vita dell'ucciditore, il quale è colpevole, e degno di morte; anzi del tutto sia fatto morire. 32 Parimente non prendete alcun prezzo, per lasciar rifuggire alcuno alla città del suo rifugio; per ritornare a dimorar nel paese avanti la morte del Sacerdote. 33 E non profanate il paese, nel quale voi abiterete; conciossiachè il sangue profani il paese; e il paese non può esser purgato del sangue, che sarà stato sparso in esso, se non col sangue di chi l'avrà sparso. 34 Non profanate adunque il paese, nel quale voi dimorerete, in mezzo del quale io abiterò; perciocchè io sono il Signore, che abito per mezzo i figliuoli d'Israele.

Commentario completo di Matthew Henry:

Numeri 35

1 INTRODUZIONE A NUMERI CAPITOLO 35

Essendo stati dati in precedenza ordini per la divisione del paese di Canaan tra le tribù laiche (come posso chiamarle), qui si ha cura di un provvedimento competente per il clero, la tribù di Levi, che serviva nelle cose sante.

I. Quarantotto città dovevano essere loro assegnate, con i loro sobborghi, alcune in ogni tribù, Numeri 35:1-8.

II. Sei città di queste dovevano essere per città di rifugio, per chiunque avesse ucciso un altro inconsapevolmente, Numeri 35:9-15. Nella legge relativa a questi osservare,

1. In quale caso non era permesso il santuario, cioè quello dell'omicidio volontario, Numeri 35:16-21.

2. In quali casi era permesso, Numeri 35:22-24.

3. Qual era la legge riguardante coloro che si rifugiavano in queste città di rifugio, Numeri 35:25-34.

Ver. 1. fino alla Ver. 8.

Le leggi sulle decime e sulle offerte avevano provveduto molto abbondantemente al sostentamento dei Leviti, ma non si doveva pensare, né era per il bene pubblico, che quando fossero venuti in Canaan avrebbero tutti vissuto intorno al tabernacolo, come avevano fatto nel deserto, e quindi si doveva fare attenzione a fornire loro delle abitazioni. in cui potessero vivere comodamente e utilmente. È di questo che ci si prende cura qui.

I. Furono assegnate loro delle città, con i loro sobborghi, Numeri 35:2. Non dovevano avere alcun terreno per la coltivazione; non avevano bisogno di seminare, né di mietere, né di radunare nei granai, perché il loro Padre celeste li nutriva con la decima del prodotto delle fatiche altrui, affinché si occupassero più da vicino dello studio della legge e avessero più tempo per insegnare al popolo, perché non erano nutriti così facilmente da poter vivere nell'ozio, ma che potessero dedicarsi completamente agli affari della loro professione, e non essere invischiati negli affari di questa vita.

1. Furono loro assegnate delle città, perché potessero vivere insieme e conversare tra loro sulla legge, a loro reciproca edificazione; e che nei casi dubbi potessero consultarsi l'un l'altro, e in ogni caso rafforzarsi a vicenda le mani.

2. A queste città erano annessi dei sobborghi per il loro bestiame (Numeri 35:3), mille cubiti dalle mura erano concessi loro come annessi per tenere il loro bestiame, e poi altri duemila per i campi in cui far pascolare il loro bestiame , Numeri 35:4,5. Così si badò che non solo vivessero, ma vivessero abbondantemente e avessero tutte le comodità desiderabili intorno a loro, affinché non potessero essere guardati con disprezzo dai loro vicini.

II. Queste città dovevano essere assegnate loro dai possedimenti di ciascuna tribù, Numeri 35:8.

1. Affinché ogni tribù potesse così fare un grato riconoscimento a Dio sia per i loro beni reali che per quelli personali (poiché ciò che era stato dato ai Leviti era accettato come dato al Signore) e così i loro possedimenti erano santificati per loro.

2. affinché ogni tribù potesse avere il beneficio di dimorare in mezzo ai Leviti, per insegnare loro la buona conoscenza del Signore; così quella luce si diffuse in tutte le parti del paese, e nessuno rimase a sedere nelle tenebre, Deuteronomio 33:10 : Insegneranno a Giacobbe i tuoi giudizi. La maledizione di Giacobbe sull'ira di Levi fu: "Io li disperderò in Israele", Genesi 49:7. Ma quella maledizione si trasformò in una benedizione, e i Leviti, essendo così dispersi, furono messi in grado di fare tanto più bene. È una grande misericordia per un paese essere rifornito in tutte le parti di ministri fedeli.

III. Il numero loro assegnato fu di quarantotto in tutto, quattro di ciascuna delle dodici tribù, l'una con l'altra. Delle tribù unite di Simeone e Giuda nove, di Neftali tre, e quattro a testa delle altre, come appare, Giosuè 21. Così furono benedetti con un buon ministero, e quel ministero con un comodo mantenimento, non solo nelle decime, ma nelle glebe lands. E, sebbene il vangelo non sia così particolare come lo era la legge in questa materia, tuttavia prevede espressamente che colui che è istruito nella parola debba comunicare a colui che insegna in tutte le cose buone, Galati 6:6.

9 Ver. 9. fino alla Ver. 34.

Abbiamo qui gli ordini dati riguardo alle città di rifugio, opportunamente annessi a ciò che precede, perché erano tutte città dei Leviti. In questa parte della costituzione c'è molto sia della buona legge che del puro vangelo.

I. Ecco una grande quantità di buone leggi, nel caso dell'omicidio e dell'omicidio colposo, un caso di cui le leggi di tutte le nazioni hanno preso particolare conoscenza. È qui promulgato e fornito, in armonia con l'equità naturale,

1. Che l'omicidio volontario dovrebbe essere punito con la morte, e in tal caso non dovrebbe essere permesso alcun santuario, nessun riscatto preso, né alcuna commutazione della punizione accettata: L'omicida sarà sicuramente messo a morte, Numeri 35:16. Si suppone che sia fatto per odio (Numeri 35:20), o per inimicizia (Numeri 35:21), dopo un'improvvisa provocazione (poiché il nostro Salvatore fa sì che l'ira avventata, così come la malizia, sia che la malizia sia un omicidio, Matteo 5:21,22), sia che la persona sia uccisa con uno strumento di ferro (Numeri 35:16) o di legno (Numeri 35:18), o con una pietra lanciata contro di lui (Numeri 35:17 ,20); se lo colpisce con la mano in inimicizia, e ne segue la morte, è omicidio (Numeri 35:21); ed era un'antica legge, consona alla legge di natura, che chiunque sparge il sangue dell'uomo, il suo sangue sarà sparso dall'uomo, Genesi 9:6. Dove è stato fatto del male, si deve fare la restituzione; e, poiché l'assassino non può restituire la vita che gli è stata ingiustamente tolta, la sua deve essere esigibile da lui al posto di essa, non (come alcuni hanno immaginato) per soddisfare la criniera o il fantasma della persona uccisa, ma per soddisfare la legge e la giustizia di una nazione; e di essere un monito per tutti gli altri a non fare altrettanto. Qui si dice, ed è degno di considerazione da parte di tutti i principi e di tutti gli stati, che il sangue contamina non solo la coscienza dell'omicida, che in tal modo si dimostra che non ha la vita eterna che dimora in lui (1Giovanni 3:15), ma anche il paese in cui è sparso; tanto è offensivo per Dio e per tutti gli uomini buoni, e il peggiore dei fastidi. E si aggiunge che la terra non può essere purificata dal sangue dell'assassinato, ma dal sangue dell'omicida, Numeri 35:33. Se gli assassini sfuggono alla punizione degli uomini, coloro che li tollerano avranno molto di cui rispondere, e Dio tuttavia non permetterà loro di sfuggire ai suoi giusti giudizi. Sullo stesso principio è previsto che non si debba dare soddisfazione per la vita di un omicida (Numeri 35:31): se un uomo vuole dare tutte le sostanze della sua casa ai giudici, alla patria o al vendicatore del sangue, per espiare il suo crimine, deve essere assolutamente disprezzato. La redenzione della vita è così preziosa che non può essere ottenuta dalla moltitudine delle ricchezze (Salmi 49,6-8), che forse possono alludere a questa legge. Qui entra in vigore una regola di legge (che è una regola della nostra legge solo in caso di tradimento) secondo cui nessuno deve essere messo a morte sulla base della testimonianza di un testimone, ma era necessario che ce ne fossero due (Numeri 35:30); questa legge è stabilita in tutti i casi capitali, Deuteronomio 17:6; 19:15. E, infine, non solo l'accusa, ma l'esecuzione, dell'assassino, è affidata al parente più prossimo, il quale, come doveva essere il redentore del patrimonio del suo parente se fosse stato ipotecato, così doveva essere il vendicatore del suo sangue se fosse stato assassinato (Numeri 35:19): Il vendicatore del sangue ucciderà lui stesso l'omicida, se fosse stato condannato dalla nota prova del fatto, e non avesse bisogno di ricorrere con un processo giudiziario alla corte di giudizio. Ma se fosse incerto chi fosse l'assassino, e la prova dubbia, non possiamo pensare che il suo semplice sospetto, o supposizione, lo autorizzerebbe a fare ciò che i giudici stessi non potrebbero fare se non sulla base della testimonianza di due testimoni. Solo se il fatto fosse chiaro, allora il prossimo erede della persona uccisa potrebbe egli stesso, in una giusta indignazione, uccidere l'assassino ovunque lo incontri. Alcuni pensano che ciò debba essere inteso dopo il legittimo giudizio del magistrato, e così il caldeo dice:

"Egli lo ucciderà, quando gli sarà condannato mediante giudizio";

ma dovrebbe sembrare, da Numeri 35:24, che i giudici si interposero solo in un caso dubbio, e che se la persona su cui si vendicò era davvero l'assassino, e un assassino volontario, il vendicatore era innocente (Numeri 35:27), solo, se provava il contrario, era a suo rischio e pericolo. La nostra legge consente che l'appello sia presentato contro un assassino dalla vedova, o dall'erede successivo, della persona uccisa, sì, anche se l'assassino è stato assolto su accusa; e, se l'assassino è giudicato colpevole in quell'appello, l'esecuzione sarà concessa su richiesta dell'appellante, che può essere giustamente chiamato il vendicatore del sangue.

2. Ma se l'omicidio non è stato volontario, né fatto intenzionalmente, se è stato senza inimicizia, o in agguato (Numeri 35:22), non vedendo la persona o non cercando il suo danno (Numeri 35:23), che la nostra legge chiama casual-misley, o omicidio per infortunio - per sfortuna, in questo caso c'erano città di rifugio designate per l'omicida in cui fuggire. Secondo la nostra legge ciò comporta la confisca dei beni, ma la grazia è concessa naturalmente sulla questione speciale trovata. Per quanto riguarda le città di rifugio, la legge era:

(1.) Che, se un uomo ne uccideva un altro, in queste città era al sicuro e sotto la protezione della legge, fino a quando non avesse avuto il suo processo davanti alla congregazione, cioè davanti ai giudici in udienza pubblica. Se trascurava di arrendersi in questo modo, era a suo rischio e pericolo; Se il vendicatore del sangue lo incontrava altrove, o lo raggiungeva bighellonando sulla strada verso la città di rifugio, e lo uccideva, il suo sangue ricadeva sul suo capo, perché non faceva uso della sicurezza che Dio gli aveva dato.

(2.) Se, al processo, si fosse scoperto che si trattava di omicidio volontario, la città di rifugio non sarebbe più stata una protezione per lui; era già stato deciso: Lo prenderai dal mio altare, affinché possa morire, Esodo 21:14.

(3.) Ma se si scoprisse che è stato un errore o un incidente, e che il colpo è stato dato senza alcun disegno sulla vita della persona uccisa o di qualsiasi altra, allora l'uccisore dovrebbe rimanere al sicuro nella città di rifugio, e il vendicatore del sangue non potrebbe immischiarsi con lui, Numeri 35:25. Lì doveva rimanere in esilio dalla sua casa e dal suo patrimonio fino alla morte del sommo sacerdote; e, se in qualsiasi momento usciva da quella città o dai suoi sobborghi, si sottraeva alla protezione della legge, e il vendicatore del sangue, se lo incontrava, poteva ucciderlo, Numeri 35:26-28. Ora

[1.] Preservando la vita dell'uccisore di uomini, Dio ci insegnerebbe che gli uomini non dovrebbero soffrire per ciò che è piuttosto la loro infelicità che il loro crimine, piuttosto l'atto della Provvidenza che il loro stesso atto, perché Dio lo ha consegnato nelle sue mani, Esodo 21:13.

[2.] Con l'esilio dell'uccisore di uomini dalla sua stessa città, e la sua reclusione nella città di rifugio, dove era in un certo senso prigioniero, Dio ci insegnerà a concepire il terrore e l'orrore della colpa del sangue, e ad essere molto attenti alla vita, e sempre a temere che per negligenza o negligenza provochiamo la morte di qualcuno.

[3.] Limitando il tempo dell'esilio del reo alla morte del sommo sacerdote, si dava onore a quel sacro ufficio. Il sommo sacerdote doveva essere considerato come una benedizione così grande per il suo paese che, quando fosse morto, il loro dolore in quell'occasione avrebbe inghiottito tutti gli altri risentimenti. Le città di rifugio erano tutte città dei Leviti, e il sommo sacerdote era il capo di quella tribù, e di conseguenza avendo un particolare dominio su queste città, quelle che vi erano confinate potevano essere giustamente considerate come suoi prigionieri, e quindi la sua morte doveva essere la loro liberazione; Fu, per così dire, su sua richiesta che il delinquente fu imprigionato, e quindi alla sua morte cadde. Actio moritur cum persona - La causa scade con la festa. Ainsworth ha un'altra nozione di ciò, che come i sommi sacerdoti, mentre vivevano, con il loro servizio e sacrificio facevano l'espiazione per il peccato, in cui prefiguravano la soddisfazione di Cristo, così, alla loro morte, venivano rilasciati coloro che erano stati esiliati per omicidio casuale, il che simboleggiava la redenzione in Israele.

[4.] Con l'abbandono del prigioniero al vendicatore del sangue, nel caso in cui egli si fosse mai allontanato dai confini della città di rifugio, veniva insegnato loro ad aderire ai metodi che l'Infinita Saggezza prescriveva per la loro sicurezza. Era per l'onore di una legge correttiva che essa doveva essere osservata così rigorosamente. Come possiamo aspettarci di essere salvati se trascuriamo la salvezza, che è davvero una grande salvezza!

II. Qui c'è una grande quantità di buon vangelo espresso sotto il tipo e la figura delle città di rifugio; e a loro l'apostolo sembra alludere quando parla della nostra fuga per rifugiarci nella speranza che ci è posta davanti (Ebrei 6:18), e di essere trovati in Cristo , Filippesi 3:9. Non abbiamo mai letto nella storia dell'Antico Testamento di un uso fatto di queste città di rifugio, non più di quanto non lo siano state altre istituzioni simili, di cui tuttavia, senza dubbio, si è fatto uso nelle occasioni previste; solo leggiamo di quelli che, in casi pericolosi, afferravano i corni dell'altare 1Re 1:50; 2:28 ; poiché l'altare, ovunque si trovasse, era, per così dire, la capitale del rifugio. Ma la legge riguardante queste città era destinata a suscitare e a incoraggiare le attese di coloro che cercavano la redenzione in Israele, che doveva essere per coloro che erano convinti del peccato, e terrorizzati a causa di esso, come le città di rifugio lo erano per l'uccisore di uomini. Osservare

1. C'erano parecchie città di rifugio, ed esse erano costituite in modo tale che l'uccisore di uomini, dovunque abitasse nel paese d'Israele, potesse raggiungere in mezza giornata l'una o l'altra di esse; così, sebbene non ci sia che un solo Cristo costituito per il nostro rifugio, tuttavia, ovunque siamo, egli è un rifugio a portata di mano, un aiuto molto presente, perché la parola è vicina a noi e Cristo nella parola.

2. L'omicida era al sicuro in una di queste città, così in Cristo i credenti che fuggono a lui e riposano in lui sono protetti dall'ira di Dio e dalla maledizione della legge. Non c'è condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, Romani 8:1. Chi condannerà coloro che sono così protetti?

3. Erano tutte città dei Leviti; era una gentilezza verso il povero prigioniero che, sebbene non potesse salire al luogo dove si trovava l'arca, si trovasse in mezzo ai Leviti, che gli avrebbero insegnato la buona conoscenza del Signore e lo avrebbero istruito su come migliorare la provvidenza sotto la quale si trovava ora. Ci si poteva anche aspettare che i Leviti lo confortassero e lo incoraggiassero, e gli davano il benvenuto; così è compito dei ministri del Vangelo dare il benvenuto ai poveri peccatori a Cristo, e assistere e consigliare coloro che per grazia sono in lui.

4. Anche gli stranieri e i residenti, sebbene non fossero israeliti nativi, potevano trarre beneficio da queste città di rifugio, Numeri 35:15. Quindi in Cristo Gesù non si fa alcuna differenza tra Greci e Giudei; anche i figli dello straniero che per fede fuggono a Cristo saranno al sicuro in lui.

5. Anche i sobborghi o i confini della città erano una sicurezza sufficiente per l'offensore, Numeri 35:26,27. Quindi c'è virtù anche nell'orlo della veste di Cristo per la guarigione e la salvezza dei poveri peccatori. Se non riusciamo a raggiungere una piena certezza, possiamo consolarci con una buona speranza attraverso la grazia.

6. La protezione che l'uccisore di uomini trovò nella città di rifugio non era dovuta alla forza delle sue mura, o porte, o sbarre, ma puramente per disposizione divina; così è la parola del Vangelo che dà alle anime la sicurezza in Cristo, perché Dio Padre ha sigillato lui.

7. Se l'offensore è mai stato sorpreso a lottare fuori dai confini della sua città di rifugio, o a tornare furtivamente a casa sua, ha perso il beneficio della sua protezione ed è rimasto esposto al vendicatore del sangue; così quelli che sono in Cristo devono dimorare in Cristo, perché è a loro rischio se lo abbandonano e si allontanano da lui. Ritirarsi è perdizione.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Numeri 35

1 Capitolo 30

Le città dei Leviti Num 35:1-8

Le città di rifugio, le leggi sull'omicidio Num 35:9-34

Versetti 1-8

Le città dei sacerdoti e dei leviti non dovevano solo ospitarli, ma anche collocarli, come insegnanti religiosi, in diverse parti del paese. Infatti, sebbene il servizio tipico del tabernacolo o del tempio si svolgesse in un solo luogo, la predicazione della parola di Dio, la preghiera e la lode non erano così limitate. Queste città dovevano essere date da ogni tribù. Ciascuna di esse faceva così un riconoscimento grato a Dio. Ogni tribù aveva il beneficio dei Leviti che dimoravano in mezzo a loro, per insegnare loro la conoscenza del Signore; così nessuna parte del Paese fu lasciata nell'oscurità. Il Vangelo prevede che colui che è istruito nella parola, comunichi a colui che insegna, in ogni cosa buona, Gal 6:6. Dobbiamo liberare i ministri di Dio dalle preoccupazioni che li distraggono e lasciarli liberi di svolgere i doveri del loro incarico, in modo che possano occuparsi interamente di essi e sfruttare ogni occasione, con atti di gentilezza, per guadagnarsi la benevolenza del popolo e attirare la sua attenzione.

9 Versetti 9-34

Per mostrare chiaramente l'avversione all'omicidio e per provvedere in modo più efficace alla punizione dell'assassino, il parente più prossimo del defunto, con il titolo di vendicatore del sangue (o redentore del sangue), in casi noti, poteva perseguire ed eseguire la vendetta. Si fa una distinzione non tra l'ira improvvisa e la premeditazione, che costituiscono entrambe il reato di omicidio, ma tra il colpire intenzionalmente un uomo con qualsiasi arma che possa causare la morte e un colpo non intenzionale. Solo in quest'ultimo caso, la città di rifugio offriva protezione. L'omicidio in tutte le sue forme e sotto tutte le spoglie inquina una terra. Ahimè, tanti omicidi, sotto il nome di duelli, scontri a premi, ecc. devono rimanere impuniti. C'erano sei città di rifugio; una o l'altra poteva essere raggiunta in meno di un giorno di viaggio da qualsiasi parte del paese. In queste città gli uccisori di uomini potevano rifugiarsi ed essere al sicuro fino a quando non avessero avuto un giusto processo. Se assolti dall'accusa, erano protetti dal vendicatore di sangue; tuttavia dovevano rimanere entro i confini della città fino alla morte del sommo sacerdote. In questo modo ci viene ricordato che la morte del grande Sommo Sacerdote è l'unico mezzo per perdonare i peccati e liberare i peccatori. Queste città sono chiaramente menzionate, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, e non possiamo dubitare del carattere tipico della loro nomina. Volgetevi alla fortezza, prigionieri della speranza, dice la voce della misericordia, Zac 9:12, alludendo alla città di rifugio. San Paolo descrive la forte consolazione di fuggire per rifugiarsi nella speranza che ci sta davanti, in un passo sempre applicato alla nomina benevola delle città di rifugio, Eb 6:18. Le ricche misericordie della salvezza, attraverso Cristo, prefigurate da queste città, richiedono la nostra attenzione. 1. L'antica città innalzava le sue torri di sicurezza in alto? Vede Cristo innalzato sulla croce; e non è forse esaltato alla destra del Padre suo, per essere principe e salvatore, per dare pentimento e remissione dei peccati? 2. La strada della salvezza non assomiglia forse al sentiero liscio e pianeggiante che porta alla città di rifugio? Esaminate il sentiero che conduce al Redentore. Vi si trova forse qualche ostacolo, se non quello che un cuore malvagio e incredulo fornisce per la propria caduta? 3. Sono stati posti dei segnali che indicano la città. E non è forse compito dei ministri del Vangelo indirizzare i peccatori verso di Lui? 4. La porta della città rimase aperta giorno e notte. Cristo non ha forse dichiarato: "Colui che viene a me non lo caccerò in nessun modo"? 5. La città di rifugio offriva sostegno a chiunque entrasse nelle sue mura. Coloro che hanno raggiunto il rifugio possono vivere per fede in Colui la cui carne è veramente carne e il cui sangue è veramente bevanda. 6. La città era un rifugio per tutti. Nel Vangelo non c'è rispetto per le persone. Non vive quell'anima che non merita l'ira divina; non vive quell'anima che non può sperare, nella semplice fede, nella salvezza e nella vita eterna, attraverso il Figlio di Dio.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Numeri 35

 

2 Periferie - Piuttosto, "pascoli", necessari per il loro grosso bestiame, per le loro pecore e capre, e per tutte le loro bestie qualunque esse siano Numeri 35:3.

5 Da senza la città - Ometti "da". La demarcazione qui intesa correrebbe parallela alla cinta muraria della città, al di fuori della quale è stata realizzata. Per premunirsi contro eventuali limitazioni d'area, dovute a cause quali le forme irregolari delle città o gli ostacoli fisici del suolo, fu disposto che il sobborgo, similmente a nord, sud, est e ovest, fosse presente, ad un distanza di mille cubiti (o quasi un terzo di miglio) dal muro, un fronte di lunghezza non inferiore a duemila cubiti; e, unendo le estremità di questi fronti misurati secondo la natura del suolo, si sarebbe assicurato uno spazio sufficiente per i Leviti.

6 Le città levitiche erano in modo speciale del Signore; e perciò i luoghi di rifugio, dove l'omicida poteva rimanere sotto la protezione di una speciale istituzione escogitata dalla misericordia divina, furono opportunamente scelti tra essi. Senza dubbio anche i Sacerdoti ei Leviti sarebbero le persone più adatte ad amministrare la legge nei casi dubbi che sicuramente si sarebbero verificati: confronta Numeri 35:24 nota.

8 Nove città furono infine date ai Leviti dalla grande eredità congiunta di Giuda e Simeone; tre furono presi dal territorio di Neftali, e le altre tribù ne diedero quattro a testa.

12 Il vendicatore - ebraico גאל gā'al, termine la cui importazione originaria è incerta. La stessa oscurità della sua etimologia testimonia l'antichità dell'ufficio che denota. Quell'ufficio si basava sul principio di Genesi 9:6 , “chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo sarà sparso il suo sangue.

Il codice non scritto dell'Oriente concedeva al parente più prossimo di un uomo assassinato il diritto di vendicare il sangue che era stato versato. Tale rozza giustizia implicava necessariamente gravi mali. Non ha dato alcuna possibilità all'imputato del reato di accertare l'innocenza; non riconosceva alcuna distinzione tra omicidio, omicidio colposo e omicidio accidentale; perpetuava faide familiari, il vendicatore del sangue poteva essere trattato a sua volta come un assassino dal parente dell'uomo che aveva ucciso.

Queste rimostranze non potevano essere rimosse finché non ci fosse stato un governo centrale, ma potevano essere mitigate; e per fare questo era l'oggetto dell'istituzione nel testo (confronta Esodo 21:13 ).

Tra le tribù arabe, che non sono sotto il controllo di alcuna autorità centrale, la pratica della vendetta di sangue sopravvive in pieno vigore fino ai giorni nostri.

La congregazione - cioè corte locale, composta dagli anziani della città Giosuè 20:4.

16 Il senso è: in quanto togliere la vita a un altro con qualsiasi mezzo è omicidio, ed espone l'assassino alla pena della ritorsione; quindi, se l'atto è compiuto in ostilità, è in verità un vero e proprio omicidio, e l'assassino sarà ucciso; ma se non è fatto in ostilità, allora la congregazione interverrà per fermare la mano del vendicatore.

Numeri 35:19

Quando lo incontra - Purché, naturalmente, fosse senza una città di rifugio.

Numeri 35:24

Il caso dell'uccisore innocente è qui contemplato. In un caso dubbio dovrebbe necessariamente esserci una decisione giudiziaria sulla colpevolezza o l'innocenza della persona che ha rivendicato il diritto di asilo.

Numeri 35:25

L'omicidio era al sicuro solo all'interno delle mura della sua città rifugio. Divenne un esule virtuale dalla sua casa. Le disposizioni qui prese servono a segnare la gravità dell'atto di omicidio colposo, anche non premeditato; e gli inconvenienti che li accompagnavano caddero, come è giusto e giusto, su colui che commise l'azione.

Fino alla morte del sommo sacerdote - La morte espiatoria del Salvatore ha proiettato la sua ombra prima sul libro delle leggi della Legge e sugli annali della storia ebraica. Il sommo sacerdote, in quanto capo e rappresentante dell'intera famiglia prescelta di mediatori sacerdotali, in quanto incaricato esclusivamente di alcune delle principali funzioni sacerdotali, in quanto solo privilegiato di compiere l'espiazione annuale nel sancta sanctorum e di guadagnare, dal misterioso Urim e Thummim, rivelazioni speciali della volontà di Dio, era, per eccellenza, un tipo di Cristo. E così la morte di ogni successivo sommo sacerdote presignificava quella morte di Cristo mediante la quale i prigionieri dovevano essere liberati e il ricordo delle trasgressioni fatto cessare.

30 Per bocca di testimoni - cioè almeno due testimoni (confrontare i riferimenti marginali). Le disposizioni di questo e dei seguenti versetti proteggono gli atti di questo capitolo da abusi. Le città di rifugio non avevano lo scopo di esentare un criminale dalla meritata punizione.

31 Nessuna soddisfazione - Piuttosto, riscatto (vedi Esodo 21:30 ). Il permesso di chiedere un risarcimento pecuniario per gli omicidi (espressamente sancito dal Corano) mitiga indubbiamente, in pratica, il sistema della ritorsione privata; ma lo fa sacrificando il principio nominato in Numeri 35:12 , Numeri 35:33.

34 Perché io dimoro il Signore... - Un'enfatica protesta contro ogni promulgazione o allentamento delle leggi da parte degli uomini per la propria convenienza privata.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Numeri 35

1 INTRODUZIONE A NUMERI 35

Benché la tribù di Levi non avesse parte nella divisione del paese, tuttavia qui si ordina che siano date loro delle diverse tribù città in cui dimoravano, in numero di quarantotto, Numeri 35:1-8, sei delle quali dovevano essere città di rifugio, Numeri 35:9-15, ma non per omicidi volontari, in qualsiasi modo potessero uccidere un uomo, Numeri 35:16-21, ma per coloro che avevano ucciso un uomo inconsapevolmente, Numeri 35:22-24, e diverse regole sono date riguardo a tali persone, Numeri 35:25-29, ma non si doveva prendere alcuna soddisfazione in caso di omicidio, né scusare il ritorno di una persona a casa propria prima della morte del sommo sacerdote, che era fuggito in una città di rifugio, perché la terra non sia contaminata, Numeri 35:30-34

Veretto 1.E il Signore parlò a Mosè:

Dopo aver descritto i confini del paese, e dato istruzioni circa la divisione di esso tra le diverse tribù, e nominato le persone che avrebbero dovuto preoccuparsi di separarlo e metterlo in possesso degli Israeliti, prende un provvedimento per i Leviti; perché, sebbene non avessero alcuna eredità nel paese come tribù, tuttavia era giusto che avessero città e case in cui abitare; poiché non sarebbe conveniente che stessero sempre intorno al tabernacolo, come lo erano nel deserto; e di questo si dice che il Signore parlerà a Mosè:

nelle pianure di Moab, presso il Giordano, vicino a Gerico, dove gli Israeliti si trovavano e si trovavano da tempo

dicendo; come segue

2 Veretto 2.Comanda ai figli d'Israele,

Tutte le loro tribù; Non è una semplice istruzione che viene data loro, tanto meno una semplice richiesta che viene fatta loro, o qualcosa che viene proposto, e lasciato alla loro scelta se sono d'accordo o meno; ma è severamente ordinato loro dal Signore, che aveva dato loro gratuitamente tutto ciò che dovevano possedere, e che aveva diritto a tutto ciò che avevano, e al quale erano tenuti per dovere e gratitudine a fare la sua volontà e il suo piacere: l'ordine è:

che diano ai Leviti, dell'eredità del loro possesso, città in cui abitare; il che era solo ragionevole e richiesto, che i ministri di Dio e gli assistenti dei sacerdoti, e coloro che svolgevano il servizio della congregazione, avessero abitazioni per loro e le loro famiglie, così come cibo e vestiario, fossero provveduti per loro in un altro modo:

e darete ai Leviti anche dei pascoli per le città che li circondano; che erano in parte per ornamento delle loro città, e in parte per la loro salute, affinché potessero avere aria e non essere troppo confinati entro le mura delle loro città; e anche per comodità, che abbiano spazio per il loro bestiame e posti per accumulare il raccolto dei loro campi, come suggerito in seguito. Jarchi dice che un sobborgo era uno spazio e un luogo separati dalla città, tutt'intorno, per la sua bellezza; ma non era loro permesso di costruirvi una casa (cioè di abitarvi), né di piantare una vigna, né di seminare; altri motivi sono successivamente previsti per tali usi

3 Veretto 3.E dovranno abitare nelle città,

Per loro e per le loro famiglie, e in verità per nient'altro, non avendo in essi alcun mestiere né attività mondana da svolgere

e i loro pascoli serviranno per il loro bestiame; per stalle e stalle per metterli dentro, e per fienili e magazzini per riporre il foraggio per loro

e per i loro beni; dove donarli, come l'aumento dei loro campi, uliveti e vigne, vedi Luca 12:18,19

e per tutte le loro bestie; o creature viventi; o "per tutta la loro vita"; o sostentamento, qualunque cosa fosse per il suo sostentamento; il Targum di Jonathan aggiunge, a mo' di spiegazione, per tutte le loro necessità; e così Jarchi

4 Veretto 4E i pascoli delle città che darete ai Leviti,

Le loro dimensioni e i loro limiti non furono lasciati agli Israeliti, per dare il terreno che volevano a questo scopo, ma furono fissati a quale lunghezza dovessero essere: questi

dalle mura della città e all'esterno mille cubiti tutt'intorno; che era mezzo giorno di viaggio di sabato, e quasi mezzo miglio, che tutto intorno a una città doveva contenere una notevole quantità di terreno, se la città era di una certa grandezza, poiché è certo che alcuni di essi almeno lo erano

5 Veretto 5E misurerete duemila cubiti fuori della città, sul lato orientale,

Prima erano stati ordinati solo 1000 cubiti

misurati, e ora 2000, anche altri 2000, che dovevano essere aggiunti l'uno all'altro, e ricominciare da dove finivano. I primi 1000 erano per il bestiame e le merci, questi 2000 per i loro giardini, frutteti, campi e vigneti; e così lo intendono gli scrittori ebrei. Jarchi osserva che vengono ordinati 1000 cubiti, e dopo di che 2000; e chiede: com'è possibile? O come si deve conciliare? al che egli risponde, 2000 sono messi a loro intorno, e di loro i 1000 più interni sono per i sobborghi, e i più esterni (cioè i 2000) sono per i campi e i vigneti; e con questo concorda la Misnah, da cui sembra che l'abbia presa; e la stessa doveva essere da ogni altra parte della città, a sud, a ovest e a nord, come segue:

e dal lato meridionale duemila cubiti, e dal lato occidentale duemila cubiti, e dal lato settentrionale duemila cubiti; che, sommato agli altri 1000 tutt'intorno, deve formare un'ampia circonferenza di terreno:

e la città sarà in mezzo; in mezzo al circuito di tremila cubiti tutt'intorno, in modo che debba stare molto piacevole e conveniente:

questo sarà per loro il sobborgo delle città; una tale quantità di terreno, consistente in tanti cubiti, sarà assegnata a ogni città; i sobborghi o glebe di una città levita, ai quattro lati c'erano quattro quadrati, e ogni quadrato consisteva di settantasei acri, un tetto, venti pertiche e ottanta piedi quadrati; tutti e quattro i quadrati ammontavano a trecentocinque acri, due pali, un trespolo, oltre a cinquantasette piedi quadrati, secondo il vescovo Cumberland

6 Veretto 6.E tra le città che darete ai Leviti,

Il cui numero non è ancora espresso, ma è successivo: ci sarà

sei città per il rifugio; una sorta di asili, di cui ce n'erano molti tra i pagani, forse a imitazione di questi, a cui le persone potevano ricorrere per sicurezza, quando erano in pericolo di vita: la Settanta rende le parole "città di fuga"; o fuggire, che certamente era l'uso di loro: a questo allude l'apostolo quando parla di alcuni che fuggirono per rifugiarsi, per aggrapparsi alla speranza posta davanti a loro, Ebrei 6:18, la parola usata per rifugio significa "radunare o ricevere", perché qui le persone in difficoltà si radunavano o si riunivano; e qui erano accolte, trattenute, protette e protette: cosa e dove dovevano essere, ed erano, queste sei città è mostrato in seguito:

che stabilirete per l'omicida; non per nessuno, non per uno che ha ucciso un uomo presuntuosamente e intenzionalmente, per inimicizia e malizia, ma per uno che lo ha fatto per ignoranza, inconsapevolmente e senza intenzione:

per fuggirvi; con tutta fretta, dopo che il fatto è stato commesso; e, per facilitare la sua fuga, e affinché non vi avesse interruzione, il sinedrio fu obbligato a preparare le vie per le città di rifugio, e a renderle adatte e larghe; e tolsero tutto ciò che poteva farlo inciampare; e non lasciarono per la strada né un poggio, né una valle, né un fiume, ma fecero un ponte su di esso, affinché nulla potesse ritardare colui che vi era fuggito, come si dice;

ti preparerai una via; Deuteronomio 19:3 e la larghezza della via per le città di rifugio non era inferiore a trentadue cubiti; e al bivio delle vie (sui pali eretti) fu scritto: Rifugio, rifugio, affinché l'omicida conoscesse (la via) e vi si volgesse (come questo gli aveva ordinato) : e il quindici di Adar o febbraio, si riunivano ogni anno, per occuparsi di questa faccenda; e nominarono anche due discepoli dei magi, o due persone studiose e comprensive, che lo accompagnassero, non tanto per la direzione del cammino, quanto per timore che il vendicatore del sangue lo incontrasse e lo uccidesse lungo la strada; e che dovevano parlargli e persuaderlo a non farlo, suggerendogli che non era stato fatto intenzionalmente, ma inconsapevolmente, e che sarebbe stata una brutta cosa uccidere un uomo per ciò che non intendeva fare, e che è stato fatto senza alcuna malizia o inimicizia verso la persona uccisa, e con parole simili per raffreddare e placare il vendicatore:

e ad esse aggiungerete quarantadue città; secondo gli scrittori ebrei anche queste erano città di rifugio; poiché così dicono,

"tutte le città dei Leviti ricevono o sono rifugi, ognuna di esse è una città di rifugio, come è detto: "E ad esse aggiungerete", ss. la Scrittura le rende tutte uguali per il rifugio: che differenza c'è tra le città di rifugio, che sono separate per il rifugio, e il resto delle città dei Leviti? le porte delle città di rifugio ricevono, sia secondo la conoscenza che no, (che il signor Selden interpreta, che gli abitanti lo vogliano o no; ma il senso di Maimonide altrove, e di altri scrittori, è chiaramente questo, sia secondo la conoscenza e l'intenzione dell'omicida o no, sia che egli sappia che è una città di rifugio o: no, e che vi sia venuto di proposito per sicurezza o no), e chi vi entra è salvo; ma il resto delle città dei Leviti non le riceve, se non secondo la conoscenza (quando l'omicida vi venne consapevolmente e intenzionalmente per trovare rifugio); e l'omicida che abita in una città di rifugio non dà di più per la sua casa, ma chi abita nelle altre città dei Leviti dà di più (o paga per questo) al padrone di casa";

ma sebbene questa sia la loro opinione unanime, sembra piuttosto, secondo la lettera della Scrittura, che solo sei fossero città di rifugio, e le altre erano per i Leviti per abitarvi da soli

7 Veretto 7.Tutte le città che darete ai Leviti saranno quarantotto città,

Di queste quarantotto città, i loro nomi, e in quali tribù si trovavano, e quali di esse erano particolarmente città di rifugio, si dà un resoconto in Giosuè 21:10-37 :

Li darete, con i loro sobborghi; secondo le dimensioni prima prescritte

8 Veretto 8. Le città che darete saranno in possesso dei figliuoli d'Israele,

Ciò che cadrà a sorte per la loro eredità, e di cui saranno in possesso; e quand'anche lo fossero, non rifiuteranno né si lamenteranno di darglielo, secondo la direttiva di Dio, di cui è il paese, essi lo tengono sotto di lui

di [quelli che hanno] molti darete molti, ma di [quelli che hanno] pochi darete pochi; quale regola è stata osservata; poiché da Giuda, la cui sorte era numerosa, e da Simeone, la cui eredità era all'interno di quella di Giuda, perché era così grande, furono date nove città, mentre dalle altre tribù furono date solo quattro città da ciascuna, e da una di esse solo tre, vedi Giosuè 21:1-45 :

ognuno darà delle sue città ai Leviti, secondo l'eredità che eredita; e i Leviti, essendo così dispersi tra le diverse tribù, furono di grande vantaggio per loro, per istruirli nella conoscenza delle cose divine; cosicché, sebbene con ciò la maledizione di Giacobbe su questa tribù avesse il suo adempimento, che fosse divisa in Giacobbe e dispersa in Israele, ciò divenne tuttavia una benedizione per il resto delle tribù; vedi Genesi 49:7

9 Veretto 9. E l'Eterno parlò a Mosè:

Agisce nello stesso tempo, oppure continua a parlargli:

dicendo: come segue

10 Veretto 10. Parla ai figliuoli d'Israele e di' loro:

Ora, direttamente:

quando attraverserete il Giordano ed entrerete nel paese di Canaan, come avrebbero fatto presto, essendo ora molto vicini ad esso, e di cui c'era la massima certezza, poiché il Signore aveva promesso di portarli oltre quel fiume, e di metterli in possesso di quella terra

11 Veretto 11. Allora costituirai le tue città perché siano per te città di rifugio,

E, secondo gli scrittori ebrei, questi non dovevano essere né grandi né piccoli, ma medi; e li stabilirono dove c'erano mercati e fiere, in cui si vendevano merci, e dove c'era abbondanza d'acqua e una moltitudine di persone; e dove erano pochi, ne andavano a prendere altri da altri luoghi; e non facevano reti per la caccia, né vi attorcigliarono corde, né vendettero strumenti bellici, affinché il vendicatore del sangue non si servisse di venire là, con il pretesto di comprare tali cose, e uccidere l'omicida

che possa fuggire l'omicida, che uccide chiunque alla sprovvista, o per errore, o per errore, non di proposito, con intenzione, o per malizia e inimicizia, come è spiegato in seguito più ampiamente

12 Veretto 12. Ed esse saranno per voi città di rifugio dal vendicatore,

O parente stretto; poiché come a tale spettava il diritto di riscatto di un patrimonio che era ipotecato, così di vendicare il sangue di chiunque fosse stato ucciso:

che l'omicida non muoia; per mano del vendicatore, che nel calore della sua passione vorrebbe, se gli venisse addosso, piombare su di lui e ucciderlo, per vendicare la morte del suo parente su di lui:

finché non stia davanti alla comunità in giudizio; davanti al tribunale di giustizia, per essere esaminato, giudicato e giudicato, se l'omicidio è stato commesso consapevolmente e volontariamente, o se per errore e inconsapevolmente: ciò è stato fatto o davanti al tribunale di giustizia della città di rifugio, che ha preso conoscenza direttamente di tali casi, per sapere chi ospitare e proteggere, e chi no; o davanti al tribunale del luogo in cui l'atto è stato commesso: gli interpreti sono divisi su questo; e Calmet è dell'opinione che sia stato interrogato in entrambi i tribunali, prima più rigorosamente nella città di rifugio, e poi più leggermente nel luogo in cui è stato fatto, il che non è improbabile; tuttavia, questo sembra manifesto da Numeri 35:25, che il tribunale dove è stato commesso aveva il potere di prenderlo dalla città di rifugio, e lo misero davanti a loro, ed esaminarono il caso; e, se una persona innocente, lo riportava nella città di rifugio, dove era fuggito

13 Veretto 13. E di queste città che darete,

Delle quarantotto città che dovevano dare ai Leviti, Numeri 35:7,

sei città avrete per rifugio; il che, credo, chiarisce che non tutte le quarantotto città erano per rifugiarsi, solo sei di esse

14 Veretto 14. Darete tre citazioni da questa parte del Giordano,

che erano Bezer nel deserto, della tribù di Ruben; e Ramot in Galaad, della tribù di Gad; e Golan a Basan, della tribù di Manasse, Giosuè 20:8,

E darete tre città nel paese di Canaan: che erano Kades in Galilea, sul monte Neftali; Sichem sul monte Efraim; e Kirjatharba, o Hebron, sul monte di Giuda, Giosuè 20:7

[che] saranno città di rifugio; i tre dall'altra parte del Giordano, dicono gli ebrei, furono separati da Mosè, e i tre nel paese di Canaan da Giosuè, ma nessuno di loro fu rifugio finché non furono tutti separati: può sembrare strano che ce ne siano altrettanti nelle due tribù e mezzo dall'altra parte del Giordano, come nelle nove tribù e mezzo nel paese di Canaan; si osservi ciò che dicono gli scrittori giudei: Mosè separò tre città al di là del Giordano, e di fronte ad esse Giosuè ne separò tre nel paese di Canaan; ed erano come due filari in una vigna, Ebron in Giudea era di fronte a Bezer nel deserto; Sichem sul monte Efraim era di fronte a Ramot a Galaad; Kadesh sul monte Neftali era di fronte al Golan a Basan; e i tre erano disposti in modo tale che c'era tanto spazio dal sud (del paese d'Israele) a Ebron quanto da Ebron a Sichem; e tanto da Ebron a Sichem quanto da Sichem a Cades; e tanto da Sichem a Cades, quanto da Cades a nord oltre il Giordano; e si deve sapere che il paese delle tribù al di là del Giordano si estendeva in lunghezza fino al paese di Canaan, ed era uguale ad esso, correndo lungo di esso; in modo che quelli che si trovavano nel paese di Canaan potessero presto e facilmente attraversare il Giordano per raggiungere le città di rifugio, se ce ne fosse stata l'occasione; inoltre, c'è un'indicazione data, che se la loro costa fosse stata allargata, avrebbero dovuto aggiungere altre tre città nel paese di Canaan, Deuteronomio 19:8, quindi gli ebrei hanno un'idea, che nei giorni del Messia quelle tre città saranno aggiunte; ma il Messia è già venuto, ed è l'antitipo di tutte loro

15 Veretto 15. Queste sei città saranno un rifugio per i figli d'Israele e per lo straniero,

Per l'Israelita e il proselito di giustizia, uno che abbracciava la religione giudaica e si conformava ad essa in ogni cosa, e per il quale c'era una sola legge nelle cose civili e religiose

e per il forestiero tra voi; il proselito della porta, che rinunciò all'idolatria e osservò i comandi dei figli di Noè, ma in altre cose non si conformò alle cerimonie ebraiche, eppure ebbe il beneficio delle città di rifugio allo stesso modo dell'altra; sebbene gli ebrei dicano, un tale proselito o forestiero aveva solo questo privilegio, che uccideva un proselito, ma non se uccideva un israelita; ma per questa distinzione non c'è alcun fondamento nel testo:

affinché chiunque uccida qualcuno senza accorgersene possa fuggirvi; sia un Israelita, sia un proselito della giustizia o della porta

16 Veretto 16. E se lo colpisce con uno strumento di ferro e lo fa morire,

Come con un'accetta, un martello, una spada, un coltello, ecc

è un assassino; Lo strumento da lui usato, e con il quale ha colpito, dimostra che aveva un cattivo disegno e intendeva uccidere, altrimenti non avrebbe mai colpito un uomo con un tale strumento:

l'omicida sarà certamente messo a morte; essere condannato a morte ed essere giustiziato, per ordine del magistrato civile, secondo la legge in Genesi 9:6 e non gli sarà concesso il beneficio di una città di rifugio

17 Veretto 17. E se lo colpisce lanciando una pietra,

"O con una pietra della mano", che gli ebrei interpretano di una pietra così grande da riempire la mano di un uomo, e così

con cui può morire; a chi viene lanciato; è sufficiente a causarne la morte, se ne è colpito; così il Targum di Gionata lo parafrasa di un

"pietra della pienezza delle mani, che è sufficiente perché un uomo possa morire con essa",

o essere ucciso da esso:

e morì; dal colpo che ne riceve, immediatamente o poco dopo:

egli è un omicida, e l'omicida sarà certamente messo a morte; come nel caso precedente

18 Veretto 18. O se lo colpisse con un'arma di legno,

Un bastone, un bastone o una mazza:

con cui può morire, e morire; il che è sufficiente per uccidere un uomo, come spiega lo stesso Targum; e l'uomo muore per il colpo che gli viene dato

egli è un omicida, e l'omicida sarà certamente messo a morte; nessun perdono gli fu concesso, né gli fu concesso il beneficio della città di rifugio

19 Veretto 19. Il vendicatore del sangue ucciderà egli stesso l'omicida,

Non solo avrà il potere di farlo, ma, a quanto pare, dovrebbe essere obbligato a farlo; sii il carnefice dell'omicida; ma non prima che il suo caso sia stato ascoltato, esaminato, processato e giudicato; perciò il Targum di Gionatan aggiunge:

"in giudizio",

cioè, come spiega Onkelos,

"quando sarà condannato dal giudizio",

La Corte di giustizia:

quando lo incontrerà, lo ucciderà; la prima opportunità che ha, anche se, come dice Jacchi, se lo incontra nel mezzo di una delle città di rifugio, e non viene emesso alcun giudizio su di lui

20 Veretto 20. Ma se lo ha spinto con odio,

O, "e se", poiché la Scrittura parla ancora di coloro che moriranno per omicidio, sebbene in un altro caso, senza avere il privilegio di una città di rifugio, se lo trafigge con una spada o un coltello, o piuttosto, poiché, se qualcosa del genere è incluso nel primo caso di colpire con uno strumento di ferro, spingetelo giù da un luogo elevato, come Aben Esdra; così gli uomini di Nazaret intendevano inviare Cristo in quel modo, Luca 4:29

o scagliargli addosso tendendo un agguato, affinché muoia; come un muro incurvato, come lo stesso scrittore iscrive, spingilo su di lui mentre passa, in agguato per lui; o gli lancia qualcosa, con l'intenzione di ucciderlo, e lo fa; o getta su di sé qualcosa, una grossa pietra o qualsiasi altra cosa, per la quale muore

21 Veretto 21. o per inimicizia colpiscilo con la sua mano, perché muoia,

Dagli un colpo con il pugno, su una parte del suo corpo dove la vita è più in pericolo, e che emette nella morte:

chi lo ha colpito sarà certamente messo a morte, perché è un omicida; e quindi, secondo la legge originale, dovrebbe morire, senza tregua o perdono; e nonostante questa legge fatta per le città di rifugio, che gli dovevano essere negate,

il vendicatore del sangue ucciderà l'omicida quando lo incontrerà, cioè quando sarà condannato, come interpretano sia i Targumim di Onkelos che quelli di Gionata, dopo un'udienza e un processo del suo caso

22 Veretto 22. Ma se lo spingeva all'improvviso, senza inimicizia,

Spingetelo giù da un precipizio, prima che se ne renda conto, senza alcun disegno malizioso contro la sua vita, ma solo per caso:

o hanno gettato su di lui qualcosa; dall'alto di una casa, o da un edificio che sta abbattendo, o spinge su di sé un muro incurvato, senza sapere che vi sta passando

e senza mentire di aspettare: o aver escogitato di farlo, così come procede, o in qualsiasi altro modo simile

23 Veretto 23. o con qualsiasi pietra con la quale un uomo possa morire,

Il che è sufficiente per uccidere un uomo, se gli viene gettato addosso:

non vedendolo; e così senza intenzione: gli ebrei da qui deducono, che un cieco deve essere assolto e congedato, e non bandito e quindi non ha bisogno di una città di rifugio; sebbene altri dicano che deve essere bandito, e ne ha bisogno, e dovrebbe averne il privilegio:

e gettare su di lui la morte di lui; gettandolo, su un altro conto, e con un altro punto di vista, ma ancora cadendo su un uomo, lo uccide;

e non era suo nemico, né gli cercava di fargli del male; Non si è mai saputo che fossero in disaccordo, o che l'uccisore avesse mai scoperto con un atto palese alcuna malizia e inimicizia contro il defunto, con parole o azioni, o avesse mai cercato di fargli del male, sia alla sua persona che alla sua proprietà

24 Veretto 24. Poi la congregazione,

Cioè, la corte di giustizia, riunita per ascoltare e giudicare questa causa:

giudicherà tra l'uccisore e il vendicatore del sangue; ascolteremo ciò che entrambi hanno da dire, ed emetterò la sentenza:

secondo tali sentenze; queste leggi giudiziarie e le regole di giudizio prima della pronuncia, esemplificate in vari casi

25 Veretto 25. E l'assemblea libererà l'omicida dalle mani del vendicatore del sangue,

Affidatelo alle cure di persone adatte, per condurlo in una delle città di rifugio, o metterlo sulla via per raggiungerla; e trattieni il vendicatore del sangue dall'inseguirlo, finché non sia arrivato al momento in cui si possa giudicare che egli è sano e salvo

e l'assemblea lo ricondurrà nella città di rifugio, dove era fuggito; in modo che da ciò sembri che, quando uno si era reso colpevole di omicidio colposo ed era fuggito in una delle città di rifugio, poteva essere portato di là e portato davanti a un tribunale di giustizia, e lì prendere il suo processo; e se risultava che il fatto era stato commesso da lui, per ignoranza, inconsapevolmente e senza intenzione, allora veniva ricondotto alla sua città di rifugio; ma, in caso contrario, veniva messo a morte, nonostante vi fosse fuggito; e così è detto nella Misnah, che

"All'inizio, o in precedenza, uno che uccideva un altro per ignoranza o presunzione, lo mandarono prima in una delle città di rifugio, e il Sinedrio lo mandò a prenderlo di là: colui che era stato condannato a morte dal tribunale, lo uccisero; colui che non era stato condannato era stato congedato; colui che era stato condannato all'esilio, lo riportarono al suo posto, secondo Numeri 35:25"

e vi dimorerà fino alla morte del sommo sacerdote, che è stato unto con l'olio santo; e poi doveva essere rimesso in libertà, e tornare alla sua casa e alla sua famiglia e vedersi restituiti i suoi antichi possedimenti e onori, se ne aveva, cessando l'incarico o il mandato per il suo detentore lì, essendo reso nullo dalla morte del sommo sacerdote; che era il principe dei sacerdoti e dei leviti, a cui appartenevano quelle città, e quindi sotto la sua giurisdizione: o almeno così era ordinato, perché tale era il lutto generale per una perdita pubblica come un sommo sacerdote, che tutte le vendette private si placassero, e la causa di esse sarebbe stata sepolta, nel dolore e nell'oblio; anche se, senza dubbio, questo aveva un rapporto con qualcosa di cui si parlerà in seguito: gli ebrei dicono che le madri dei sacerdoti erano solite fornire con una quantità sufficiente di cibo e di vestiario coloro che fuggivano nelle città di rifugio, affinché non pregassero per la morte dei loro figli; e secondo loro, La situazione di un uomo era molto grave quando non c'era un sommo sacerdote; perché così scrivono

"colui la cui causa è finita (o il cui caso è determinato in un tribunale di giustizia), e non c'è nessun sommo sacerdote; e chi uccide un sommo sacerdote, o un sommo sacerdote ne uccide un altro, non esce mai, non tanto per rendere testimonianza in alcuna causa, e anche in ciò che la congregazione ha bisogno di lui, ma lì ci sono la sua dimora, la sua morte e la sua sepoltura"

26 Veretto 26. Ma se l'omicida giunge in qualsiasi momento fuori dai confini della città in cui si rifugia,

Che sembra essere i tremila cubiti assegnati a ogni città dei Leviti, e quindi alle città di rifugio; e che, secondo gli scrittori ebrei, erano un rifugio, come la città stessa; e si dice:

"Colui che uccide un uomo lì, viene ucciso per lui, ma sebbene il confine sia un rifugio, l'uccisore non vi abita, come si dice. Numeri 35:25, "egli abiterà in esso", ma non nei suoi confini":

dove fu fuggito; per omicidio colposo

27 Veretto 27. E il vendicatore del sangue lo troverà fuori dai confini della città del suo rifugio,

Senza le periferie, i campi e i vigneti che gli appartengono:

e il vendicatore del sangue uccidono l'uccisore; esasperato contro di lui, e per vendicare il sangue della sua parentela su di lui,

non sarà colpevole di sangue; o essere considerato assassino, o morire per questo

28 Veretto 28. Perché sarebbe dovuto rimanere nella città del suo rifugio fino alla morte del sommo sacerdote,

Nulla poteva dargli la libertà se non la morte; cosicché, sebbene questo fosse un provvedimento misericordioso preso in tali casi per tali persone, e fosse un considerevole beneficio e privilegio, tuttavia portava in sé qualche parvenza di punizione; poiché tale persona era confinata entro i confini di una delle città di rifugio finché viveva il sommo sacerdote; e questo è stato fatto per rendere le persone caute come fossero in qualche modo complici della morte di un altro, sebbene senza intenzione:

ma dopo la morte del sommo sacerdote, l'omicida ritornerà nel paese che gli appartiene; a quella parte del paese, e a quella tribù a cui apparteneva, alla sua casa e alla sua famiglia, e ai suoi possedimenti ed eredità, tutto ciò che aveva, e a tutti gli onori e privilegi di cui aveva goduto prima, e senza alcun pericolo da parte del vendicatore del sangue d'ora in poi: un'usanza un po' simile a questa ha prevalso in alcune parti dell'Africa, come riferisce Leone Africano, che se un uomo ne uccideva un altro, tutti gli amici del defunto cospiravano per ucciderlo, ma se non potevano farlo, allora il colpevole veniva proclamato un esilio dalla città, per tutto lo spazio di sette anni; e allo scadere di tutti i sette anni, Quando tornò dal suo esilio, i capi della città lo invitarono a una festa, e così fu restituito alla sua libertà: templi, boschetti, altari e statue, erano comuni tra le altre nazioni per asilo o rifugio, ma intere città molto raramente con gli antichi; Sembra che ci fossero alcuni

29 Veretto 29. Queste cose saranno per voi come una legge di giudizio,

Una legge giudiziaria, secondo la quale dovevano procedere in tutti i casi di cui sopra:

di generazione in generazione, in tutte le vostre dimore; in tutte le epoche, finché dimorarono nella terra di Canaan, fino ai tempi del Messia, nel quale le cose qui raffigurate ebbero il loro compimento: le città di rifugio erano simboli di Cristo: quindi una persona divina, proprio il Messia, è spesso chiamato rifugio del suo popolo, Salmi 9:9 46:1,7 62:7,8 con cui confronta Ebrei 6:18 questi erano luoghi in cui fuggire, come la parola è resa dalla versione greca; a Cristo i peccatori sensibili fuggono in cerca di rifugio e sicurezza, il che suppone in se stessi un pericolo dalla legge e dalla giustizia di Dio; il senso di quel pericolo che li fa fuggire dall'ira futura; una visione di Cristo, come un luogo di rifugio, e che nessun altro se non lui servirà al loro scopo, e quindi si affretteranno e si affretteranno tutto il possibile per raggiungerlo. La parola significa propriamente città di raduno, o di ricezione. Ci fu un raduno degli eletti di Dio a Cristo alla sua morte; e ce n'è un'altra alla chiamata efficace, che è un atto della grazia di Dio, e uno distintivo, quando le anime si riuniscono a Cristo come loro Salvatore per la giustizia, la pace, il perdono, il riposo e la vita eterna; e quando Cristo li riceve, benché peccatori, nelle sue braccia, e nel suo cuore, e in aperta comunione con lui, in modo da dimorare in lui, dove dimorano piacevolmente e al sicuro; li riceve qui nella sua casa e nell'aldilà in cielo; e per mezzo e in Cristo, coloro che fuggono a lui, e sono ricevuti da lui, sono trattenuti e preservati da Satana, dalla legge, dall'inferno e dalla morte. Le città di rifugio erano state stabilite da Dio; così Cristo, come Salvatore e roccia di rifugio per il suo popolo, è costituito e preordinato da Dio; erano ben noti per i rifugi, come il Signore è nei luoghi di Sion; erano aperti a tutti, in ogni tempo, come Cristo lo è per tutti i peccatori, anche per i capi dei peccatori, ebrei o gentili; tutti sono uno in Cristo, l'Israelita, e lo straniero e il forestiero; tutti gli impedimenti furono rimossi dalla loro strada, e furono date loro chiare indicazioni, come sono nel Vangelo, e dai suoi ministri; e c'è sempre posto in Cristo per quelli che fuggono a lui, come c'era in quelle città; ed essendo in lui, sono al sicuro dalla maledizione e dalla condanna della legge, dall'ira futura e dalla seconda morte; e la loro redenzione ed espiazione, pace e riconciliazione, libertà, vita e salvezza, sono dovute alla morte di Cristo, il loro sommo sacerdote. Abendana osserva che la morte del sommo sacerdote espiava il reato (di omicidio colposo), che era la ragione per cui l'omicida rimaneva nella città di rifugio fino alla sua morte, e poi veniva rilasciato: tuttavia, è certo che la morte di Cristo, il nostro sommo sacerdote, espia ogni peccato di coloro che fuggono a lui, e per mezzo del quale sono riconciliati con Dio. In alcune cose c'è una differenza tra queste città di rifugio e Cristo; Erano sei, lui uno solo; erano solo per coloro che spargevano sangue per ignoranza, lui per coloro che gli erano nemici, e vivevano in malizia verso gli altri, e colpevoli dei crimini più enormi: stare in queste città di rifugio era una specie di esilio e di prigione, ma coloro che sono in Cristo sono uomini liberi; era possibile che morissero coloro che erano in essi, e al massimo fossero liberati solo dalla morte temporale, ma coloro che fuggono a Cristo per rifugiarsi sono salvati con una salvezza eterna

30 Veretto 30. Chiunque uccide una persona,

Volentieri, e per inimicizia e malizia:

l'omicida sarà messo a morte per bocca di due testimoni; il che viene ripetuto in parte per dimostrare che questa legge riguardante le città di rifugio non era destinata a proteggere un assassino, che era colpevole per preclusione di malizia; e in parte per amore di ciò che vi si aggiunge, che in un caso del genere, in cui è in gioco la vita di un uomo, sono necessari due testimoni per provare il fatto contro di lui; il che mostra quanto il Signore sia attento, e gli uomini dovrebbero essere, della vita delle sue creature, affinché nessuno soffra ingiustamente; che viene ripetuto più e più volte, affinché si possa osservare, vedi Deuteronomio 17:6 19:15 ma un solo testimone non testimonierà contro alcuna persona, per farla morire; il che sembra che in altri casi, in materia pecuniaria e simili, quando non è in gioco la vita, un testimone possa essere sufficiente; anche se è sempre meglio e più sicuro averne di più, se si possono avere, affinché tutto possa essere stabilito per bocca di due o tre testimoni, Deuteronomio 19:15 Matteo 18:16

31 Veretto 31. E non accetterete alcuna soddisfazione per la vita dell'omicida,

Quand'anche volesse dare tutte le sue ricchezze e sostanze, tutti i suoi possedimenti e possedimenti, e tutto ciò che vale al mondo; poiché tutto ciò che l'uomo ha lo darà per la sua vita; ma questi non devono essere presi, né alcunché, e tutto ciò che i suoi amici possono offrire per lui; Tutto deve essere respinto, la vita di un tale uomo non deve essere salvata per nessun motivo

che è colpevole di morte; come colui che uccide un uomo volontariamente e intenzionalmente; ma uno può essere colpevole di uccidere un altro, e tuttavia non essere meritevole di morte, quando ciò è fatto per ignoranza e accidentalmente nei suoi confronti, per cui viene aggiunta questa clausola: ma sarà sicuramente messo a morte; per ordine del magistrato civile; e se ciò non viene fatto o per mancanza di prove, o per colpa del giudice, o per la criminale clemenza del governatore supremo, Dio prima o poi si vendicherà di una tale persona

32 Veretto 32. E non vi renderete soddisfatti per colui che è fuggito nella città del suo rifugio,

Anche se per aver ucciso un uomo alla sprovvista:

che tornasse ad abitare nel paese, fino alla morte del sacerdote; il sommo sacerdote; La libertà di un tale uomo non doveva essere acquistata con il denaro, e nemmeno la sua vita doveva essere comprata, se fosse stato portato via dalla sua città; un grande riscatto non poté liberarlo dal vendicatore, perché era colpevole di questa legge, che così saggiamente e misericordiosamente provvide per lui; e di conseguenza colpevole anche di grande ingratitudine verso Dio, così come di una violazione della sua legge, e di mancanza di rispetto verso il suo sommo sacerdote, sotto il quale era protetto

33 Veretto 33. Così non contaminerete il paese in cui vi trovate,

Il paese di Canaan, com'era stato dagli antichi abitanti di esso, con l'idolatria, l'adulterio e l'omicidio

perché il sangue contamina il paese, lo spargimento di sangue innocente contamina una nazione e i suoi abitanti, reca su di essa colpe e punisce i suoi abitanti

e la terra non può essere purificata dal sangue che vi è sparso, ma dal sangue di colui che lo ha sparso; o "non ci può essere espiazione", o "espiazione" per esso in nessun altro modo; il sangue dell'omicida è richiesto dalle sue mani, e nient'altro che soddisferà la legge e la giustizia, vedi Genesi 9:6

34 Veretto 34. Non contaminate dunque la terra che erediterete,

Commettendo tali crimini atroci, o tollerando che rimangano impuniti, o ricevendo un risarcimento per la vita del colpevole:

in cui dimoro; che si aggiunge per rafforzare l'esortazione, e per dare ragione per cui si deve fare attenzione a non contaminarla, perché lì abita il Santo Dio; come fece nel tabernacolo eretto per lui, e in un modo così particolare come non fece in altri paesi

poiché io, l'Eterno, abito in mezzo ai figliuoli d'Israele; ora abitava in mezzo a loro come il loro Dio e il loro Re; la sua tenda o tabernacolo fu piantato in mezzo agli accampamenti d'Israele; e così avrebbe continuato a dimorare in mezzo a loro quando fossero giunti nel paese di Canaan, purché osservassero le sue leggi, i suoi statuti e le sue ordinanze; e perciò dovevano stare attenti a non contaminare se stessi e la loro terra, e a non farlo allontanare da loro

Commentario del Pulpito:

Numeri 35

1 LE CITTÀ LEVITICHE, LE CITTÀ DI RIFUGIO E LE LEGGI SULL'OMICIDIO (versetti 1-34)

E il Signore parlò. Confronta Numeri 33:50 36:13

Versetti 1-34.- La dimora dei fedeli: il Redentore: la santità della vita

Ci sono in questo capitolo tre cose strettamente connesse storicamente, e quindi strettamente consecutive nella narrazione, ma distinte nella loro applicazione spirituale. Dobbiamo, quindi, considerare separatamente:

I LA PROVVIDENZA CHE DIO FA PER I SUOI, E LA LORO DISPERSIONE;

II IL RIFUGIO POSTO DAVANTI A COLUI CHE È COLPEVOLE DI SANGUE;

III LA SANTITÀ DELLA VITA

Nelle norme stabilite per l'abitazione dei Leviti e del loro bestiame abbiamo una sorta di precedente per le doti religiose; ma questo precedente perde ogni valore nell'argomentazione quando consideriamo che l'antica dispensa era essenzialmente temporale, cosa che la nostra non è; inoltre, i Leviti non corrispondono al clero, ma piuttosto alla cerchia ristretta dei fedeli. che sono più enfaticamente il "sale della terra". Considerate, quindi, quanto all'abitazione dei Leviti:

1. Che era volontà di Dio disperderli il più ampiamente possibile in tutto Israele, una cosa che avrebbe potuto essere considerata una punizione per loro,

Genesi 49:7

ma era in realtà per il bene comune. Così pure è sua volontà che i suoi, che sono più specialmente i suoi, siano sparsi in lungo e in largo fra la massa dei cristiani imperfetti o nominali; non radunati in un solo angolo della cristianità, ma trovati dappertutto come i pochi tra i molti. E notate che questa è la legge stessa del "sale", che deve essere sparso e diffuso per esercitare le sue funzioni antisettiche

2. Che i Leviti, sebbene dispersi, vivessero ancora in comunità, e questo senza dubbio per poter svolgere la vita di santità secondo la legge. Anche così, oltre alla legge della dispersione, c'è una contro-legge dell'aggregazione per "lo spirituale", che contribuisce potentemente alla santità. Perché il cristianesimo è una vita, e la vita è complessa, e quindi può essere vissuta solo da molti che sono d'accordo. Ci dovrebbero essere centri di alta influenza religiosa ovunque, ma questi centri dovrebbero essere forti

3. Che le assegnazioni dei Leviti, sebbene sufficienti, erano ben lungi dall'essere estese, in qualsiasi comprensione del testo. Ciò nonostante, per coloro che vorrebbero essere un esempio per il gregge di Cristo, la sufficienza è la regola, e niente di più.

1Timoteo 6:8

Dio non progetta la povertà per i suoi,

Luca 12:31

a meno che non sia volontariamente abbracciato,

ibid. Luca 12:33

ma certamente non la ricchezza.

Luca 6:24

4. Che l'obiettivo perseguito nella ripartizione delle loro città era quello di dare a ogni tribù, e anche a ogni membro della tribù, un interesse personale e locale per i Leviti. Anche così è volontà di Dio che coloro che lo seguono in modo speciale siano identificati il più fortemente possibile con coloro che li circondano, affinché questi possano amarli e riverirli. Ogni terra cristiana ha i suoi "santi", dai quali è tanto più edificata in quanto li sente come suoi particolarmente propri

Considera anche, misticamente:

1. Che le città levitiche erano quarantotto, cioè 12 × 4 -- la prima era il simbolo della Chiesa universale

apostolica -- vedi Apocalisse 21:14

, la seconda di tutta la terra,

Matteo 8:1 1Re 21:13

l'intera diffusione significante in tutto il mondo. Anche così la vita religiosa è universale in tutte le parti della Chiesa di Dio, anche in quelle che ci sembrano più remote

2. Che i recinti intorno alle città levitiche misurassero lo stesso in ogni modo: erano quadrati il più lontano possibile. Anche così, l'ideale della vita religiosa è che non sia unilaterale o disuguale, ma che raggiunga il suo pieno sviluppo in tutte le direzioni; in caso contrario, deve essere affamata in una certa misura

II La legge del rifugio dal goel è una delle più sorprendenti, e tuttavia difficili, delle prefigurazioni del vangelo. È complicato, nell'interpretazione spirituale, dal fatto che Cristo è la Vittima del cui sangue sono macchiate le nostre mani, e il nostro unico Rifugio, mentre è anche tipizzato come Redentore dal goel, e come Messia dal sacerdote unto. Considerate, tuttavia:

1. Che la legge presupponeva e prevedeva uno stato di colpevolezza di sangue, che portava dopo di sé la sentenza di morte.

Genesi 9:6

Anche così, il vangelo presuppone che tutti abbiano peccato e si siano resi colpevoli della morte di Cristo, che è morto per i nostri peccati, e sono incorsi nella sentenza di morte eterna. Davide disse: "Liberami dalla colpa di sangue",

Salmi 51:14

ma l'aveva già subito;

2Samuele 12:9

e anche noi.

Confronta Ebrei 6:6 10:29

2. Che prevedeva la colpevolezza di sangue in cui si incorreva involontariamente. Anche così, la scusa di Cristo per noi è che "non sappiamo quello che facciamo" (Luca 24), e la nostra speranza è che non abbiamo volontariamente e deliberatamente preferito il peccato in quanto tale.

Atti 3:17 1Timoteo 1:13

3. Che presupponeva che il vendicatore fosse a piedi per togliere la vita all'omicida. Anche così il Vangelo testimonia con le sue stesse offerte di misericordia che la giustizia divina è sicuramente andata avanti con l'editto di morte contro ogni anima che ha peccato, e che è solo questione di tempo quando quella giustizia raggiungerà il peccatore.

Genesi 3:3 Ezechiele 18:4 Romani 3:9,19), ss.)

4. Che piacque a Dio di aprire una porta di sicurezza al fuggitivo senza fermare il vendicatore. Perché la missione del goel era molto necessaria per quell'epoca, eppure era volontà di Dio risparmiare l'omicidio involontario. Anche così è piaciuto a Dio in modo meraviglioso di provvedere un rifugio per il peccatore senza compromettere la giustizia divina. L'ira di Dio contro il peccato e la necessaria punizione del peccato sono dichiarate con gli stessi mezzi che portano la salvezza al peccatore.

Romani 3:26), ss.)

5. Che questo rifugio era così distribuito in sei città, tre per ogni lato del Giordano, che era accessibile ovunque. Anche così il rifugio del peccatore in Gesù Cristo è ovunque e da tutti accessibile, se vogliono fuggire senza indugio in esso.

Ebrei 6:18), &c

E notate che, mentre quasi tutti gli altri privilegi e promesse religiose erano concentrati a Gerusalemme, questo rifugio fu distribuito in tutti i quartieri dell'insediamento ebraico, lasciando intendere che la salvezza in Cristo è raggiungibile ovunque gli uomini invochino il suo nome.

Romani 9:33), ss.)

6. Che per essere al sicuro l'omicida doveva fuggire nella città di rifugio, che era una città levitica (non un posto solitario o un semplice santuario), e lì doveva prendere dimora tra i Leviti. Allo stesso modo, il peccatore che desidera sfuggire alla sentenza della giustizia divina deve fuggire per rifugiarsi in Cristo per afferrare i suoi meriti; Ma così facendo egli trova ipso facto una casa nella società dei veri fedeli, e in quella società rimarrà. La vita di chi è scampato all'ira non è un cammino solitario con Dio, ma una dimora in una città popolosa.

Atti 2:42 Colossesi 3:15 Ebrei 12:22,23) ; Confronta Salmi 31:21), &c

7. Che l'omicida non deve mai muoversi fuori dal suo rifugio a rischio della sua vita; Se lo avesse fatto, il Goel era libero di ucciderlo. Anche così il peccatore non deve mai abbandonare il suo rifugio in Cristo per un'ora, per non perire; Né può egli (che fa parte della stessa cosa) ritirarsi dalla società dei fedeli, perché questa è la sua protezione (esteriore). Agisce a prescindere dal rischio e meno delle cose temporali, deve dimorare sotto la protezione dell'espiazione

Considerate ancora, per quanto riguarda la morte del sommo sacerdote e la cessazione delle vendette di sangue:

1. Che il sommo sacerdote simboleggiava Cristo, non in quanto morì in virtù della mortalità individuale, ma in quanto visse in virtù dell'immortalità ufficiale;

vedi Numeri 20:28 Ebrei 7:24,25

quindi è contrario a tutta l'analogia della Scrittura attribuire qualsiasi potere di espiazione alla morte del sommo sacerdote

2. Che il sommo sacerdote non era solo il mediatore e l'intercessore per Israele, ma era anche il primo ministro della legge di Dio, e quindi il vendicatore di ogni iniquità contro Israele, specialmente di ogni colpa di sangue; in una parola, rappresentava la giustizia divina così come la compassione divina

3. Che la morte del sommo sacerdote, che liberò l'omicida fuggito da ogni costrizione e restrizione, deve essere considerata come la scomparsa (per quanto ci riguarda) della legge di Dio diretta contro il peccato. Ma questo avverrà solo quando il peccato stesso sarà completamente cessato, cioè alla risurrezione dei giusti; allora, e solo allora, tutte le restrizioni, tutte le costrizioni, tutte le necessità di sacrificio e di rinuncia, tutte le pene per l'abbandono della società dei fedeli, saranno per sempre abolite come non più necessarie

Considera anche, in relazione a questo:

1. Che la parola goel è tradotta vendicatore, parente e redentore; lo stesso personaggio che sostiene di fatto tutti questi caratteri, e ciò per una legge naturale dovuta alle circostanze dell'epoca

2. Che il nostro Signore è indiscutibilmente il nostro Dio, in quanto è il nostro parente, che si è fatto nostro parente di sangue più prossimo, e in quanto è il nostro Redentore, che ha riscattato per noi il nostro possesso perduto nel regno dei cieli

3. Che egli è anche il nostro Goel in quanto è pronto a vendicare come Giudice tutti i torti fatti alla sua vita temporale o spirituale. Questo è certamente poco considerato, ma è certamente vero, poiché solo Lui esercita tutto il potere in cielo e in terra.

vedi Matteo 28:18; Ebrei 4:12,13), dove la "Parola di Dio" è evidentemente la Parola personale; Luca 18:7; 2Tessalonicesi 1:6; Apocalisse 6:10; 19:2), &c

4. Che l'opera e l'ufficio di Cristo come Vendicatore e Difensore dei suoi cessi e determini con la fine finale di tutta la malvagità, e allora egli non sarà più Goel in questo senso.

vedi 1Corinzi 15:24-28) rispetto ad Apocalisse 7:17), ss.)

E questo cambiamento, per cui il Vendicatore sarà completamente inghiottito dal Parente e Redentore, sembra essere simboleggiato dalla morte del sommo sacerdote (vedi sopra)

III Le leggi sull'omicidio colposo qui dichiarate hanno piuttosto un valore morale che spirituale. L'unica cosa che essi sostengono come principio è la santità della vita umana e il dovere di infliggere la pena capitale per l'omicidio, come stabilito in Genesi 9. È difficile vedere che questo dovere è minore sotto il vangelo, perché l'introduzione del vangelo non ha cambiato le relazioni fondamentali dell'uomo con il suo Creatore basate sulla creazione; piuttosto, sembrerebbe aver accresciuto la santità della vita umana aggiungendo ai legami che legano quella vita alla vita di Dio.

Confronta Atti 9:4,5; 1Corinzi 6:15 2Pietro 1:4

Qualunque cosa si possa ritenere, tuttavia, riguardo ai doveri dei governatori civili, possiamo considerare:

1. Che il peccato contro Dio coinvolto nell'omicidio è enorme, e questa colpa è sostenuta da chiunque odia il proprio fratello.

1Giovanni 3:15

2. Che la colpa dell'omicidio era davanti a Dio nell'intenzione di uccidere, per cui anche gli omicidi procedono dal cuore.

Marco 7:21

3. Che fu imposto alla congregazione di mostrare con una procedura pronta e giusta che non avevano alcuna simpatia per l'assassino

4. Che in assenza di tale rivendicazione della giustizia la terra era contaminata dal sangue agli occhi di Dio, che vi abitava

5. Che c'è un crimine che è l'omicidio, ma è peggiore di qualsiasi uccisione del corpo, cioè la distruzione dell'anima inducendola al peccato

6. Che sia imposto a tutti i fedeli di mostrare il loro orrore e la loro detestazione per questo crimine trattando i seduttori e i tentatori.

1Corinzi 5:11; Efesini 5:11; 2Timoteo 2:21; 2Giovanni 1:11

7. Quell'indulgenza e simpatia estese ai distruttori di anime che non si sono pentite fa scendere l'ira di Dio su una Chiesa e la rende odiosa ai suoi occhi.

vedi Isaia 1:21), ss.)

8. Che questa peccaminosa indulgenza dei seduttori è scusata da considerazioni umane, dimenticando che Dio è in mezzo al suo popolo, e che ogni peccato così poco scusato o ignorato lo guarda in faccia.

2Corinzi 6:16 Apocalisse 2:1

9. Che se il sangue di Abele gridò a lui dalla terra, e se la terra di Canaan non poteva essere purificata dal sangue dei suoi uccisi, quanto più sarà commosso da quella distruzione delle anime immortali che è operata dalle vite malvagie e dalle sollecitazioni dei cattivi cristiani!

OMILIE DI W. BINNIE Versetti 1-8.- I Leviti saranno distribuiti in certe città in tutto il paese

A differenza delle altre tribù, i leviti non dovevano avere alcuna eredità nel paese. I nomi di Giuda, Efraim, Manasse, Ruben figurano sulla cartina della Palestina, ciascuno dei quali dà il nome a una propria provincia o contea; ma la mappa non conosce nessuna tribù di Levi. Il Signore era l'eredità di questa tribù. Per la loro sussistenza i leviti dovevano dipendere in parte dalla decima, in parte da certe tasse e privilegi, integrati dalle offerte volontarie dei fedeli. Ma anche se erano senza terra, non è mai stata volontà del Signore che fossero senza casa. Un ministero vagabondo non avrebbe potuto non essere un ministero scandaloso. Conformemente, qui la legge provvede dimore per la tribù sacra in quarantotto città levitiche

I In questa legge AVVISO DI RECLAMO IN DUE PUNTI

1. Che le quarantotto città, sebbene denominate "città levitiche", non erano denotate esclusivamente ai membri di questa tribù. Per esempio, Ebron, che fu forse la più nota delle quarantotto, essendo la città di rifugio di quello che in seguito fu l'intero regno di Giuda, faceva parte dell'eredità di Caleb il Kenezita.

Giosuè 14:14

Senza dubbio fra i residenti si sarebbero trovate anche molte famiglie di Giuda; poiché la città apparteneva a Giuda. Ciò che i leviti ottennero non era, in ogni caso, il possesso esclusivo della città, ma certe case all'interno delle mura e certi pascoli ("terre della gleba") adiacenti. Le case e le glebe così messe a parte divennero l'eredità inalienabile delle rispettive famiglie levitiche. Esse erano strettamente legate come le terre che costituivano il patrimonio delle altre famiglie in Israele. Se in qualsiasi momento venivano venduti per debiti, tornavano alla famiglia al Giubileo

2. Le città levitiche erano sparse su e giù per tutto il paese. L'arrangiamento era notevole. Agisce a prima vista, anzi, sembra goffo e innaturale. I Leviti non sono stati infatti scelti per prestare il servizio al santuario? Non sarebbe stato più comodo averli collocati dove sarebbero stati facilmente raggiungibili dal santuario? Nella disposizione ideale abbozzata nella visione di Ezechiele, si vedono le famiglie levitiche situate nelle vicinanze di Gerusalemme. Non posso dubitare che la circostanza che la legge ordinasse una disposizione così diversa significava suggerire ai leviti che avevano altri doveri da assolvere in Israele oltre a svolgere il servizio del santuario. Era volontà di Dio che essi, nei loro diversi distretti, fossero i maestri dichiarati del popolo nella legge divina.

Deuteronomio 33:10; Malachia 2:4-8

Essendo questo ufficio e la chiamata dei Leviti così onorevoli, si è spesso pensato strano che la loro dispersione in tutto Israele fosse stata predetta da Giacobbe come una maledizione sulla tribù per il peccato del loro padre. Di per sé era onorevole, tuttavia le parole del patriarca si adempirono alla fine. Quando le dieci tribù si ribellarono alla casa di Davide, si allontanarono anche dal santuario; e i leviti che abitavano in quelle tribù dovevano scegliere tra l'abbandono delle loro città o l'essere tagliati fuori dal santuario. In entrambi i casi scoprirono quanto fosse amaro essere divisi in Giacobbe e dispersi in Israele

II CHE COSA POSSIAMO IMPARARE DA QUESTA LEGGE?

1. È stato consuetudine vedere nella distribuzione dei Leviti su tutto il paese un tipo, e preludio della disposizione che, nella cristianità, assegna a ogni parrocchia e a ogni congregazione il proprio pastore. Gli apostoli "ordinarono anziani in ogni città". I ministri del Vangelo non devono essere ammassati nelle grandi città, ma devono essere sparsi dappertutto, in modo che nessuna famiglia nell'Israele di Dio possa essere fuori dalla portata di colui "alla cui bocca possono cercare la legge". Tra le istituzioni che hanno cooperato per rendere la società ciò che è nelle nazioni cristiane, non sarebbe facile nominarne una che sia stata più influente per il bene di questa

2. Si può ritenere che la disposizione rappresenti il principio secondo il quale è ordinata la sorte del popolo di Cristo in questo mondo. I fedeli non vivono separati dagli altri uomini nelle loro città e province. La separazione dal mondo, in questo senso letterale, è stata spesso il sogno dei riformatori cristiani, e non di rado le società sono state organizzate allo scopo di realizzarla. Ma i piani ben intenzionati sono in ogni caso falliti. Erano destinati a fallire, perché andavano contro la grande preghiera e la regola di nostro Signore: "Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal male".

Giovanni 17:15

Né è dubbia la ragione della regola. Il popolo di Cristo è il sale della terra; e il sale, per fare il suo lavoro, deve essere mescolato con ciò che deve conservare. I pii devono accontentarsi di avere persone empie, più o meno, per i loro vicini finché rimangono in questo mondo. Una non mescolata "congregazione dei giusti" appartiene alle felicità del mondo avvenire. Ma se il popolo di Cristo è simile ai Leviti per quanto riguarda la dispersione, è simile a loro anche per quanto riguarda il provvedimento preso per la loro comunione fraterna. Come i Leviti abitavano nelle loro città con altri Leviti, così i Cristiani devono essere riuniti in Chiese per il reciproco conforto e per il lavoro comune. "Crediamo nella comunione dei santi". -B

OMELIE DI D. YOUNG Versetti 1-8.- Dio fornisce luoghi in cui i Leviti possono dimorare

Dio aveva imposto alla tribù di Levi molti e onerosi servizi, tali da dare piena occupazione per il loro tempo (capitoli 1, 3, 4, 8, 28, 29); aveva anche provveduto abbondantemente per il loro sostentamento in materia di cibo; Rimaneva da dare una chiara indicazione di dove avrebbero trovato un luogo di dimora in Canaan. Se il loro particolare luogo di insediamento era importante per le altre tribù, era sicuramente di particolare importanza per la tribù che, sotto un aspetto rappresentativo, era più vicina a Dio di tutte le altre. Levi, con tutte le sue solenni responsabilità, non sarebbe stato certo tollerato in una tale affermazione di ostinazione come quella di Ruben e Gad. Esaminando il modo di insediamento indicato in questo passo, percepiamo come Dio indichi il giusto mezzo tra troppa concentrazione e troppa diffusione

I LEVITI ERANO SISTEMATI IN MODO DA EVITARE I GRANDI MALI CONSEGUENTI ALL'INDEBITA CONCENTRAZIONE. Avrebbero potuto far sistemare il tabernacolo in un certo appezzamento di terreno tribale di loro proprietà, e allora che cosa sarebbe accaduto? Coloro che vivevano lontano dal territorio di Levi sarebbero stati esclusi da molti privilegi appartenenti a coloro che si trovavano nelle immediate vicinanze. Dio non ha riguardo alle persone. Fece tutto il possibile per mettere ogni tribù in Israele in una posizione di uguaglianza religiosa. La proporzione della terra e la proporzione del servizio Le dovevano essere secondo i bisogni di ciascuna tribù

1. Così, con una diffusione giudiziosa, è stata promossa l'unità della nazione. Circostanze Diverse richiedono mezzi diversi per lo stesso fine. Mentre gli Israeliti erano accampati nel deserto, la tribù di Levi era tutta riunita, in mezzo all'accampamento, e proprio intorno al tabernacolo. Ma quando gli Israeliti furono distribuiti in Canaan, anche i Leviti furono distribuiti, agendo così ancora come principio di unità, anche se in modo diverso. E questa distribuzione era stata resa tanto più necessaria dal fatto che due tribù e mezzo avevano scelto di abitare a est del Giordano. Che gli Israeliti stessi non fossero sommamente consapevoli del bisogno dell'unità era stato dimostrato fin troppo chiaramente dalla condotta di Ruben e Gad. Si desiderava molto di più che giacere fianco a fianco all'interno degli stessi confini. Una semplice unità geografica era una beffa, un'illusione e una trappola

2. Questa giudiziosa diffusione contribuì anche a promuovere la conoscenza di tutto ciò che doveva essere conosciuto in Israele. I leviti ebbero il privilegio di divenire - e il privilegio era molto alto - le guide, gli istruttori, i consiglieri e i controllori del popolo. Ciò che Dio aveva fatto conoscere a Mosè doveva essere ridotto con molta pazienza e attenzione alla vita individuale, privata, quotidiana. I leviti ebbero ampie opportunità di spiegare i comandamenti di Dio e il significato dei tipi, i riti e le cerimonie, e le grandi commemorazioni storiche. E man mano che la storia di Israele cresceva, crescevano le opportunità di stimolare e mettere in guardia, sottolineando la gloria e la vergogna mescolate della carriera della nazione, e le lezioni da imparare considerando gli uomini che si erano distinti in quella carriera.

2Cronache 35:3

Ma queste opportunità di istruzione giunsero solo perché Dio aveva distribuito a sufficienza gli istruttori in tutto il paese. Se una casa deve essere completamente illuminata, ci deve essere una luce in ogni stanza. Coloro che sono già istruiti devono essere, dove possono saldamente afferrare gli ignoranti, perché gli ignoranti nelle cose di Dio hanno bisogno non solo di essere istruiti, ma prima di tutto completamente svegliati dal sonno

3. Questa diffusione indicava anche il servizio che tutto Israele doveva rendere al mondo. Ciò che Levi era per Israele, Israele doveva diventare per tutta l'umanità. Levi si diffuse in tutta la nazione, e mantenne la sua individualità di tribù solo nella misura in cui manteneva la sua fedeltà a Dio. Altre tribù si distinguevano per il loro territorio; Levi essendo particolarmente impegnato nel sacro servizio del tabernacolo e del tempio. Così, quale beneficio è stato prodotto - forse più reale che esattamente apprezzato - dalla dispersione di Israele tra tutte le nazioni per portare la loro particolare, solenne e patetica testimonianza al Dio d'Israele e alla verità storica dell'Antico Testamento! Così anche Dio prende le sue disposizioni misericordiose e comprensive per diffondere i credenti in suo Figlio in tutto il mondo, secondo i bisogni spirituali del mondo. In un certo senso sono rigorosamente separati dal mondo, proprio come lo era Israele per le linee dure e veloci dei confini nazionali; in un altro senso sono destinate ad essere così diffuse che dove c'è un luogo oscuro, lì la luce della verità così com'è in Gesù possa risplendere luminosamente. Il Vangelo è debitore a tutte le nazioni e a tutti i ranghi, a entrambi i sessi e a tutte le età. Troviamo il vero Israelita in ogni società in cui un uomo ha il diritto di essere tra i più alti e i più bassi; nei Parlamenti, nelle corti di giustizia, nel commercio, nella letteratura, nella scienza e nell'arte

II SI PRESTAVA ATTENZIONE ANCHE NELL'INSEDIAMENTO DEI LEVITI AFFINCHÉ LA NECESSARIA DIFFUSIONE NON FOSSE SPINTA TROPPO LONTANO. Dovevano essere distribuiti in tutto Israele, ma non secondo la libera scelta del singolo levita. Quarantotto città, con sufficiente terra di accompagnamento, furono riservate per loro. Così, fissando un limite di diffusione, Dio ha conferito un beneficio sia a loro che a tutto il popolo. Coloro che sono impegnati in un'opera speciale di così incalcolabile importanza come lo era l'opera dei Leviti, devono essere, dove possono spesso consigliarsi, confortarsi e incoraggiarsi a vicenda. Non era bene che i leviti fossero soli. Essere isolati era di per sé una tentazione dolorosa

E sebbene l'opera di Dio sia veramente compiuta solo dove c'è consacrazione individuale, energia e iniziativa, tuttavia egli non è un cristiano saggio che prende alla leggera il vantaggio che ottiene dal frequente ricorso a coloro che la pensano come lui. Una certa misura di coerenza tra i leviti era necessaria per uno stato sano e proficuo della vita ufficiale. Avrai un fuoco che arde luminoso nella grata, e se lo lasci così andrà avanti per molto tempo emettendo la sua fiamma, calore e luce. Ma prendete i pezzi di carbone e disponeteli separatamente sul focolare, e molto rapidamente i frammenti incandescenti diventeranno di un rosso opaco e presto si spegneranno del tutto. I limiti che Dio fissa sono limiti saggi e amorevoli; Egli ci tiene sempre lontani da tutti i pericoli degli estremi. I leviti non dovevano essere né troppo separati dal popolo, né troppo mescolati con esso

2 Che essi diano ai Leviti... città in cui abitare. Questa legislazione costituisce la naturale conseguenza e complemento dei decreti divini già promulgati riguardo ai Leviti. Separati dal resto delle tribù dal tempo del primo censimento,

Numeri 1:49

esclusi da qualsiasi eredità tribale,

Numeri 18:20

ma dotati di decime e offerte per il loro mantenimento,

Numeri 18:21), ss.)

Era anche necessario che fossero fornite loro una casa per sé e per il loro bestiame. Avrebbero potuto davvero essere lasciati esistere come potevano, e dove potevano, in base alle disposizioni previste dalla legge. Ma, da un lato, quella provvista era di per sé precaria, dipendendo dalla pietà e dai buoni sentimenti del popolo;

che deve essere stato spesso trovato mancante: Confronta Neemia 13:10 Malachia 3:8,9

e, dall'altro, è evidente che i Leviti erano destinati, per quanto riguardava la loro vita familiare e sociale, a condividere le comodità e i godimenti ordinari degli Israeliti. Nulla avrebbe potuto essere più estraneo all'ideale mosaico di un ministero celibe, ascetico e distaccato dalle ricchezze di questo mondo, tale da sorgersi abbastanza prontamente (intenzionalmente o meno) sotto l'insegnamento del vangelo.

Confronta Luca 10:4 12:33 Atti 20:34,35 1Corinzi 7:7,25,26 9:18,27 2Corinzi 6:10 2Timoteo 2:4

Periferie. La parola ebraica vrgmi significa senza dubbio qui un pascolo, o un recinto, un luogo chiuso fuori dalla città in cui il bestiame veniva condotto di giorno per pascolare. È possibile che l'A.V possa aver usato la parola "periferia" in quel senso. Allevare il bestiame in una certa misura non era solo un'usanza universale, ma era quasi una necessità della vita in quell'epoca

3 Per il loro bestiame. μTmhbli, "per il loro grande bestiame", cioè buoi, cammelli e qualsiasi altra bestia da tiro o da soma. Per i loro beni. "Per i loro possedimenti", che in questo contesto significherebbe il loro ordinario "bestiame", principalmente pecore e capre; la parola stessa (μvWkrli) è indeterminata. Per tutte le loro bestie. μtYjAlkOl un'espressione che apparentemente riassume solo ciò che è stato menzionato in precedenza

5 Misurerete da fuori della città (ryil xWjmi-εξω της πολεως)... duemila cubiti. Queste indicazioni sono molto oscure. Alcuni sostengono che il paese per 1000 cubiti oltre le mura fosse riservato al pascolo (secondo il versetto 4), e per altri 1000 cubiti a campi e vigne, così che le terre levitiche si estendevano per 2000 cubiti in tutte le direzioni. Questo è ragionevole di per sé, dal momento che 2000 cubiti sono solo mezzo miglio, e un po' più di un miglio quadrato di terra non sembrerebbe troppo per pascoli, giardini, ss.) per una città con almeno 1000 abitanti. Sembra che i territori delle tribù più piccole comprendessero circa 300 miglia quadrate di paese; e se prendiamo le città levitiche come una media di 1000 cubiti quadrati, le loro quarantotto città darebbero loro solo settantatré miglia quadrate di territorio. Non c'è, tuttavia, alcuna notizia di qualcosa che sia stato dato ai Leviti tranne i loro "sobborghi", così che questa spiegazione deve essere nel migliore dei casi molto dubbia. Altri hanno sostenuto un piano secondo il quale ogni confine esterno, tracciato a 1000 cubiti di distanza dal muro, avrebbe misurato 2000 cubiti, più la lunghezza delle mura della città; Ma questo è troppo artificioso, e potrebbe essere considerato possibile solo finché si limitasse a uno schizzo di carta, perché presuppone che ogni città si trovi su quattro quadrati e sia rivolta verso i quattro punti cardinali. Se la prima spiegazione è insostenibile, l'unica alternativa sufficientemente semplice e naturale è supporre che, per evitare irregolarità di misurazione, ogni confine esterno dovesse essere tracciato a una distanza approssimativa di 1000 cubiti dal muro, e ciascuno di una lunghezza approssimativa di 2000 cubiti; agli angoli le linee dovrebbero essere unite come meglio possono. In Levitico 25:32-34 sono inserite alcune norme a favore dei Leviti. Le loro case potevano essere riscattate in qualsiasi momento, e non solo entro l'intero anno concesso ad altri; inoltre, vi tornavano (contrariamente alla regola generale) nell'anno del Giubileo. Non potevano vendere la loro proprietà nei "sobborghi", perché era inalienabile. È difficile credere che queste norme siano state realmente emanate sul Monte Sinai, presupponendo, come fanno, la legislazione di questo capitolo; Ma se furono effettivamente fatte in questo periodo, alla vigilia della conquista, è facile capire perché furono successivamente inserite nel capitolo che tratta in generale dei poteri di vendita e di redenzione

6 E tra le città. Piuttosto, "e le città". μyrh taw-και ταλεις. La costruzione è spezzata, o meglio è continua per tutti i versetti 6-8, l'accusativo viene ripetuto. Sei città per rifugiarsi. Vedi sotto sul versetto 11

7 Quarantotto città. I Leviti contavano quasi 50.000 anime,

vedi su Numeri 26:62

così che ogni città levitica avrebbe avuto una popolazione media di circa 1000 all'inizio. Non sembra esserci alcuna ragione sufficiente per supporre che condividessero le loro città con gli uomini della tribù circostante. Anche se all'inizio le disposizioni per la loro abitazione erano eccessive (cosa che non sembra), tuttavia il loro tasso di aumento avrebbe dovuto essere eccezionalmente alto, in quanto non erano soggetti al servizio militare. È possibile che ragioni mistiche abbiano portato alla scelta del numero quarantotto (12 x 4, entrambi tipici dell'universalità), ma è almeno altrettanto probabile che sia stato determinato dai numeri effettivi della tribù

8 E le città che darete saranno, ss.) Piuttosto: "E quanto alle città che darete dal possesso dei figli d'Israele, vi moltiplicherete tra le molte, e tra le poche diminuirete". Quella che sembra essere una regola generale di donazione proporzionata è stabilita qui, ma non è stata eseguita, e non è facile capire come avrebbe potuto esserlo. Dal grande territorio combinato di Giuda e Simeone furono cedute nove città, ma tutte le altre, grandi e piccole, ne cedettero quattro ciascuna, tranne Neftali, che ne cedette solo tre. Poiché il territorio di Neftali era apparentemente grande in proporzione al suo numero, probabilmente non c'era altro motivo se non che la tribù era all'ultimo posto della lista. Tutti. Ebraico, vyai. Infatti fu ogni tribù a cedere così tante città, ma poiché l'eredità tribale era di proprietà comune di tutti i membri della tribù, ogni uomo si sentiva parte del dono. Senza dubbio l'intenzione divina era quella di promuovere nelle tribù, per quanto possibile, questo sentimento locale di interesse e di proprietà nei Leviti che abitavano in mezzo a loro.

confronta l'espressione "i loro scribi e farisei" in Luca 5:30

La dispersione dei Leviti

per quanto misteriosamente connessa con la profezia di Genesi 49:5-7

era ovviamente destinata a formare un legame di unità per tutto Israele, diffondendo la conoscenza e l'amore della religione nazionale, e mantenendo una comunicazione costante tra la futura capitale e tutte le province. Secondo l'ideale divino, Israele nel suo insieme era "l'elezione" (η εκλογη) da tutta la terra, i Leviti erano l'εκλογη di Israele, e i sacerdoti l'εκλογη di Levi. La famiglia sacerdotale era al momento troppo piccola per essere influente, ma i Leviti erano abbastanza numerosi da far lievitare l'intera nazione se avessero camminato in modo degno della loro chiamata. Erano riuniti in città proprie, in parte senza dubbio per evitare dispute, ma in parte per avere una migliore opportunità di esporre il vero ideale di ciò che doveva essere la vita ebraica

9 Versetti 9-29.- L'omicida e le città di rifugio

La legge del santuario, così come è qui stabilita, non manca mai di ricordare al lettore devoto il rifugio che la misericordia di Dio ha provveduto in Cristo per coloro che, con il loro peccato, si sono esposti alla vendetta della legge. Questo modo di considerare la questione può essere pienamente giustificato. Atti nello stesso tempo è bene tenere presente che la legge è stata formulata, in prima istanza, per uno scopo più umile

I L'ORDINANZA DELLA CITTÀ DI RIFUGIO CONSIDERATA COME PARTE DEL DIRITTO PENALE MOSAICO. Negli stati primitivi e barbari della società, l'esecuzione della vendetta per l'omicidio era devoluta per antica consuetudine al parente più prossimo dell'uomo assassinato. Il goel, il redentore e il parente, era anche il vendicatore del sangue. L'usanza è sufficientemente dura e barbara, e dà origine a vendette di sangue e miserie indicibili. Eppure, per gli stati della società in cui ha avuto origine, non se ne può fare a meno. Al giorno d'oggi ci sono tribù innumerevoli, specialmente in Oriente, in cui la santità della vita umana è custodita solo dal timore del vendicatore del sangue. Perciò la legge di Mosè non abolisce l'usanza; Il parente successivo era ancora tenuto a vendicarsi del sangue. Lo scopo della giurisprudenza mosaica era quello di conservare ciò che c'era di buono nell'antica usanza, e allo stesso tempo di imporre su di essa un controllo tale da impedirne l'abuso. Questo duplice disegno si realizzò nel modo seguente:

1. Alcune città sono state rese città santuario.

Esodo 21:13

Il vendicatore del sangue poteva inseguire l'omicida fino alla porta della città di rifugio; poteva ucciderlo, se poteva, prima di raggiungere la porta; ma alla porta doveva fermarsi e rinfoderare la spada

2. Benché la porta della città di rifugio fosse aperta ad ogni omicida, la città non permise che l'omicida volontario ridesse della spada della giustizia. Diede una protezione provvisoria a tutti, ma solo per salvarli dall'ira cieca e indiscriminata del vendicatore del sangue. I profughi venivano ospitati solo fino a quando non avevano superato un regolare processo (versetto 12). Se si fosse provato in modo soddisfacente per la congregazione che l'accusato si era reso colpevole di omicidio, doveva essere consegnato al vendicatore del sangue per essere ucciso

3. Se, al contrario, si dovesse constatare che l'omicida non intendeva nuocere, che si trattava di un caso di omicidio accidentale, la città di rifugio doveva offrirgli un santuario inviolabile. La legge non gli permetteva (come da noi) di tornare a casa libero. L'omicidio accidentale è spesso il risultato di negligenza. Per insegnare agli uomini a non scherzare con la santità della vita, l'omicida, pur non essendo un omicida, doveva confinarsi nella città del suo rifugio. Ma finché rimase tra le sue mura fu al sicuro

II L'ORDINANZA DELLA CITTÀ DI RIFUGIO CONSIDERATA COME TIPO. Che avesse un riferimento tipico si potrebbe dedurre (se non altro) dall'indicazione che l'omicida doveva rimanere nella città santuario "fino alla morte del sommo sacerdote"; una disposizione priva di significato se lo statuto fosse stato solo un pezzo di legge penale. Considerata come un tipo, l'ordinanza rappresenta:

1. La nostra condizione di peccatori. Siamo esposti alla vendetta della legge di Dio, e il colpo può abbattersi su di noi in qualsiasi momento. Una condizione in cui non ci può essere una pace solida

2. Che cosa è Cristo per coloro che si trovano in lui. Egli è il loro Sommo Sacerdote, la cui vita è la sicurezza per la loro vita; che "può salvare fino all'estremo, poiché vive sempre".

Ebrei 7:25

Ed egli è il loro Rifugio, tanto che per loro l'unica cosa necessaria è che si trovino in lui.

Romani 8:1,38,39; Filippesi 3:8,9

3. Come possiamo ottenere la salvezza che è in Cristo. È fuggendo in lui per trovare rifugio e dimorando poi in lui continuamente. In Lui siamo al sicuro, in Lui siamo perduti. Questa via di salvezza è tale da rendere inescusabili coloro che la trascurano. Le città di rifugio erano distribuite in modo tale che nessun omicida doveva correre lontano prima di raggiungerne una. Ce n'erano tre su ciascun lato del Giordano; Dei tre, in ogni caso, uno si trovava vicino al confine nord, uno vicino al confine sud e uno al centro. Ogni città era il centro naturale della sua provincia e accessibile da ogni lato. Erano situati in modo tale che nessun fuggitivo doveva attraversare un fiume o una catena montuosa prima di raggiungere il suo rifugio. Come si realizza tutto questo in modo sorprendente in Cristo, il nostro rifugio!

OMELIE di E.S. Prout Versetti 9-34.- Le città di rifugio

Le leggi relative alle città di rifugio e di omicidio colposo suggeriscono verità sui seguenti argomenti. Vediamo in loro

TOLLERO CIÒ CHE DIO NON HA NÉ STABILITO NÉ APPROVATO. L'antica usanza di vendicare il sangue da parte del goel, sebbene aperta a gravi abusi, non era del tutto proscritta. Le leggi date da Dio a Mosè non erano sempre le migliori in assoluto, anche se, relativamente allo stato del popolo, le migliori che potevano sopportare. Altri esempi si trovano nelle leggi relative al divorzio, alla poligamia e alla schiavitù. Questi esempi di un saggio conservatorismo suggeriscono lezioni per i genitori, che devono "trascurare"

Atti 17:30

i tempi di ignoranza dei loro figli, e per i missionari, che possono dover tollerare per un certo tempo mali inevitabili nei convertiti la cui coscienza non è ancora formata. Come Dio trattò gli ebrei durante la loro infanzia come nazione, così egli tratta con misericordia i suoi figli peccatori durante la loro educazione in questa vita.

Salmi 19:12 130:3,4

II UN'EDUCAZIONE ATTRAVERSO LE USANZE DEL PASSATO. Dio tollerò l'antica usanza, ma non nella sua interezza. Lo modificò, e così portò avanti l'educazione della nazione. Da un lato, le città di rifugio non erano come l' asyla dei Greci e dei Romani, perché gli assassini volontari venivano condotti fuori da esse alla giustizia (versetto 30). D'altra parte, l'omicidio accidentale era sicuro in determinate condizioni (versetto 12, 25-28). Anche ora Dio discrimina tra i peccati volontari

Ebrei 10:26-31,38,39

e i peccati di ignoranza e imprudenza, che possono portare dietro di loro gravi disabilità, ma non condannano alla distruzione

III UNA PREFIGURAZIONE DELLA VERITÀ SPIRITUALE NEL FUTURO. Le città di rifugio, se non strettamente un tipo, sono un'illustrazione di Cristo, il rifugio del peccatore. Le regole prescritte dagli ebrei riguardo al mantenimento della strada in buone condizioni, alla fornitura di perni per le dita, ss.), suggeriscono varie applicazioni

1. Le città di rifugio erano vicine a ogni parte del paese, e Cristo è alla portata di ognuno di noi

2. La via doveva essere resa piana, e la parola della verità del Vangelo è chiara, affinché "chi la legge corra" dritto al rifugio

3. Ogni omicida, nativo o straniero, ha ricevuto il rifugio del rifugio; e i peccatori di ogni grado di colpa e ogni nazione non hanno salvezza se non in Cristo

4. Dentro la città, e "in Cristo", non c'è condanna

5. Lasciare il rifugio, e "allontanarsi" da Cristo, è andare incontro alla distruzione

6. Un omicida non aveva che l'apparenza di sicurezza all'interno della città, e il peccatore volontario non può trovare riparo dall'ira di Dio anche quando professa di credere in Cristo

Versetti 9-34.- Le città di rifugio

Nella nostra moderna vita inglese abbiamo un'esperienza della stabilità dell'ordine sociale, della sottomissione generale a una legge nazionale e della fiducia nella rigorosa amministrazione della giustizia, il che fa sì che questa disposizione per le città di rifugio ci piombi addosso in un modo molto inaspettato. Non siamo impreparati a leggere gli altri annunci che giungono alla fine di questo Libro, cioè la severa ingiunzione di espellere i Cananei, la ripartizione dell'eredità e la delimitazione divina dei confini del paese; ma questa nomina delle città di rifugio è come una grande luce che si accende all'improvviso per rivelarci il peculiare stato sociale di Israele

Ci troviamo di fronte a un tempo in cui non c'era un'amministrazione generale e sicura della giustizia. Dio dovette provvedere qui a un forte sentimento che evidentemente era cresciuto nel corso di molti secoli. Questa disposizione rimandava a quei giorni asociali in cui gli unici vendicatori efficaci dell'omicidio erano i parenti della persona uccisa. La punizione dell'assassino era stata considerata come un dovere di famiglia, perché nessun altro se ne sarebbe occupato. E nel corso del tempo ciò che era iniziato per necessità finì in un senso convenzionale dell'onore e degli obblighi di parentela, ai quali non c'era modo di sfuggire. La vendetta privata, quali che fossero i suoi abusi, quali che fossero le oscure istigazioni ad essa esercitate nel cuore del vendicatore, era in un certo senso imperativamente necessaria quando non esisteva un efficiente tribunale pubblico di giustizia. Così vediamo quanto dell'elemento barbarico sia rimasto ancora in Israele. È una questione di comune accordo tra noi che un uomo non deve farsi giustizia da solo, ma nell'antico Israele sembra che ogni uomo lo facesse senza la minima esitazione

II Abbiamo qui un'altra illustrazione della tolleranza che è stata fatta per la durezza di cuore da parte di Israele. Quando i farisei si avvicinarono al Signore per metterlo alla prova con una domanda sul divorzio, egli rispose: «Mosè, a causa della durezza del vostro cuore, vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli».

Matteo 19:8

Cantici qui possiamo dire che Mosè, a causa della durezza di cuore in Israele, fornì queste città di rifugio. Non serviva a nulla dire al goel, il vendicatore del sangue, di non inseguire l'omicida. Se avesse trascurato di farlo, avrebbe riposato sotto un pesante rimprovero per tutti i giorni della sua vita. Mosè sapeva bene quanto fosse profondamente radicata questa istituzione della vendetta di sangue. Non aveva egli stesso, nel suo zelo patriottico, preso in mano la legge circa ottant'anni prima, e ucciso l'egiziano? Dio avrebbe potuto proibire del tutto questa vendetta di sangue, ma il comando sarebbe stato lettera morta. Fece una cosa più efficace nel provvedere queste città di rifugio. La loro esistenza era incompatibile con il persistere in immutato vigore della pratica della vendetta di sangue. Nominandoli, Dio riconobbe la necessità da cui era nata la pratica. Permetteva tutto ciò che poteva essere buono e coscienzioso nel movente del vendicatore. Se la persona perseguitata fosse davvero colpevole di omicidio volontario, non potrebbe fuggire; La città di rifugio non era per lui un rifugio. La linea di demarcazione tra omicidio e omicidio accidentale è stata tracciata molto chiaramente. Sotto un tale sistema come quello che Dio aveva stabilito in Israele, egli non poteva fare a meno di proteggere lo sfortunato uomo che fuggiva da un inseguitore appassionato e irragionevole, e assicurargli un'indagine equa. Tutto è stato fatto per garantire i migliori interessi di tutti. Dio non poté fare a meno di onorare il suo solenne ed elevato comando: "Non uccidere"

III Un'illustrazione anche delle immeritate calamità che possono abbattersi su un uomo in un mondo in cui il peccato regna fino alla morte, Un uomo che ne uccide un altro involontariamente merita la nostra più profonda pietà e simpatia. Abbiamo sentito di coloro ai quali è capitata una tale disgrazia dovendo camminare dolcemente tutti i giorni della loro vita a causa di questo atto non intenzionale. Non riuscivano a toglierselo dalla mente. Eppure qui, oltre al possibile dolore del cuore, c'era un grave svantaggio, un lungo, forse una vita. L'omicida, per quanto innocente potesse essere, dovette fuggire per salvarsi la vita e rimanere nella città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote. Così abbiamo un'altra prova del molteplice potere che la morte ha di sconvolgere il mondo. Questi inconvenienti per l'omicida non potevano essere eliminati tutti in una volta. Viviamo in un mondo in cui non solo possiamo portare i fardelli gli uni degli altri in uno spirito di amore, ma dobbiamo anche portarne alcuni per necessità. L'omicidio involontario doveva sopportare le conseguenze del fatto che il suo prossimo era mortale. Eppure, allo stesso tempo, ci viene fatto vedere come Dio stava sicuramente avanzando per spezzare il potere della morte. La sorte dell'omicida fu grandemente risanata dall'istituzione di queste città di rifugio. Possiamo ben credere che nel corso del tempo il loro carattere sia diventato così riconosciuto che questo particolare obbligo del goel sarebbe caduto in disuso; la nazione sarebbe arrivata ad accettare la sicurezza, la superiorità e la giustezza della giustizia pubblica

IV Considerate i punti relativi all'istituzione delle città di rifugio che mostrano IL RISPETTO PER LA VITA UMANA CHE DIO CERCAVA DI INSEGNARE AL POPOLO. Il percorso di Israele dall'Egitto a Canaan era stato infatti segnato da molte morti violente. La sconfitta dell'esercito del Faraone, tutte le improvvise visite dell'ira divina su Israele, l'uccisione in battaglia degli Amalechiti, degli Amorrei e dei Madianiti, avevano fatto sembrare Dio come se fosse continuamente cinto dagli orribili strumenti del carnefice. Ma per tutti questi atti, per quanto terribili fossero, c'era una ragione, una ragione divina, e quindi sufficiente. Qualunque cosa sia stata fatta è stata fatta giudizialmente. Se si tiene conto delle circostanze e dei tempi degli Israeliti, apparirà una ragione sufficiente per la frequenza con cui Dio ricorse alla morte violenta nell'adempimento dei suoi propositi punitivi. Poi, per quanto riguarda l'omicidio, era la sensazione del tempo che non si doveva permettere a un assassino di vivere. Mettere a morte l'assassino era l'unico modo efficace in quei tempi semi-selvaggi per insegnare il rispetto per la vita. Il rispetto per la vita veniva insegnato al vendicatore mettendo la città di rifugio tra lui e l'omicidio inconsapevole. Il rispetto per la vita è stato insegnato anche dall'inconveniente, per non dire altro, a cui è stato sottoposto l'omicidio. È stato insegnato richiedendo a più di un testimone di stabilire un'accusa capitale. E abbiamo anche bisogno di più rispetto per la vita umana di quanto spesso mostriamo. Non dovremmo prenderla in guerra con tanta temerarietà ed esultanza; non dovremmo prenderla con un insufficiente pretesto di necessità sul patibolo. C'è un modo deplorevole di parlare dei membri brutali e induriti della società, della classe da cui provengono così spesso gli assassini, come se fossero poco meglio che parassiti. Molti sembrano pensare che non sia una questione di grande importanza se un uomo viene impiccato o no. È vero, alla fine deve morire; ma sicuramente c'è una grande differenza tra la morte quando arriva nonostante i tentativi del medico e degli assistenti di scongiurarla, e quando arriva per la nostra deliberata inflizione. Abbiamo ogni sorta di istituzioni e strumenti per difendere la vita per terra e per mare; Abbiamo un orribile strumento, la forca, per portarlo via. E come vediamo Dio far avanzare gli uomini, con la nomina di queste città di rifugio, dalla "giustizia selvaggia" della vendetta privata a una tranquilla fiducia nella giustizia pubblica, così possiamo sperare che lo spirito dell'amore e lo spirito di Cristo prevarranno sempre più tra noi, finché alla fine la forca sarà bandita, se non nell'oblio totale, in ogni caso nell'oscurità antiquaria

V CONSIDERA COME QUESTE CITTÀ DI RIFUGIO DOVEVANO ESSERE CITTÀ LEVITICHE, Era conveniente che i Leviti avessero la responsabilità di queste città, poiché i Leviti non appartenevano a una tribù in particolare, ma a tutta la nazione. Furono rimossi dalla tentazione che altrimenti sarebbe venuta, se la città di rifugio fosse appartenuta alla stessa tribù del vendicatore del sangue. A meno che la città di rifugio non fosse resa realmente efficace, non era affatto una città di rifugio. Dare a Levi la responsabilità di queste città prevenne anche le gelosie tra le tribù. Conferiva anche all'omicida certi privilegi che altrimenti non avrebbe potuto avere; ottenne l'opportunità di ricevere istruzione levitica. Dio può dare le sue costanti compensazioni a coloro che cadono nella calamità senza alcuna colpa. Nessuno può veramente farci del male se non noi stessi in ciò che è interiore, permanente e di vera importanza

VI CONSIDERATE COME LA MORTE DEL SOMMO SACERDOTE ABBIA INFLUITO SULLA POSIZIONE DELL'OMICIDA INCONSAPEVOLE. Era quindi libero da ogni ulteriore disabilità e bisogno di reclusione. La morte del sommo sacerdote ebbe un grande effetto espiatorio. Secondo il valore dei tipi, egli era più santo di tutte le bestie senza macchia, e la sua morte contava davvero molto per la sua efficacia purificatrice. Così vediamo, con questo riferimento alla morte del sommo sacerdote, come Dio considerava il suo onore come un Dio santo. Il sangue contaminava la terra, anche quando veniva versato involontariamente, e niente di meno che la morte del sommo sacerdote poteva ripulire la macchia. Niente di meno poteva farlo, ma questo lo faceva in modo del tutto sufficiente

11 Costituirai città per voi città di rifugio. Dio aveva già annunciato che avrebbe stabilito un luogo in cui un colpevole di omicidio colposo non premeditato potesse fuggire per mettersi in salvo.

Esodo 21:18

L'espressione usata lì non indica più di un "luogo", ma non è in contraddizione con diversi. Probabilmente il diritto di santuario è stato riconosciuto fin dai tempi più remoti in cui è stata fatta ogni appropriazione locale di luoghi a scopi sacri. È un istinto della religione considerare colui che è fuggito in un recinto sacro come se fosse sotto la protezione personale della divinità che presiede. È certo che il diritto era largamente riconosciuto in Egitto, dove la casta sacerdotale era così potente e ambiziosa; e questa è senza dubbio la ragione (umanamente parlando) per la promessa in Esodo 21:13, e per il comando nel versetto seguente. Poiché l'intera Canaan era del Signore, qualsiasi luogo al suo interno poteva essere dotato di diritti di santuario, ma era ovviamente conveniente che fossero città levitiche; la prerogativa divina della misericordia non potrebbe essere esercitata meglio, né alcun cittadino sarebbe più qualificato per pronunciare e sostenere la giusta decisione in ogni caso

12 Dal vendicatore. Ebraico, laegO. Septuaginta, ο αγχιστευων το αιμα. In tutti gli altri passaggi (in numero di dodici) dove la parola ricorre in questo senso, è qualificata con l'aggiunta "di sangue". Stando in piedi da solo, è ovunque tradotto "parente", o (più propriamente) "redentore", ed è costantemente applicato in questo senso a Dio nostro Salvatore.

Giobbe 19:25; Isaia 63:16) &c

Ma le due idee, che ci sembrano così distinte, e anche così opposte, sono in origine una sola. Per gli uomini dell'età primitiva, quando la giustizia pubblica non esisteva, e quando la forza era giusta, l'unico protettore era colui che poteva e voleva vendicarli dei loro torti e, vendicandosi, impedirne il ripetersi. Questo campione dell'individuo offeso, o piuttosto della famiglia, perché si pensava che i diritti e i torti appartenessero alle famiglie piuttosto che agli individui, era il loro goel, che aveva la loro pace, la loro sicurezza, soprattutto, il loro onore, sotto la sua custodia. Perché nessun sentimento sorge più rapidamente, e nessuno esercita un'influenza più tirannica del sentimento dell'onore, che nelle sue forme varie e spesso stranamente distorte ha sempre forse superato tutte le altre considerazioni nella mente degli uomini. Ora, la prima forma in cui il sentimento dell'onore si affermò fu nella faida di sangue. Se un membro di una famiglia veniva ucciso, una vergogna intollerabile e un senso di contumelia gravavano sulla famiglia fino a quando il sangue non era stato vendicato con il sangue, fino a quando non era stata fatta "soddisfazione" con la morte dell'omicida. Colui che liberò la famiglia da questo dolore e da quell'umiliazione intollerabili, che le permise di tenere alta la testa e di respirare di nuovo liberamente, era il goel; e nell'ordine naturale delle cose era il "parente" più prossimo degli uccisi che poteva e voleva assumersi il dovere su di lui. A questi sentimenti naturali si aggiunse, in molti casi, un sentimento religioso che considerava l'omicidio come un peccato contro le Potenze superiori, per il quale anch'esse chiedevano il sangue dei colpevoli. Tale era il sentimento tra i Greci, e probabilmente tra gli Egiziani, mentre tra gli Ebrei si poteva invocare la sanzione divina, data nei termini più comprensivi: "Richiederò il vostro sangue della vostra vita, lo chiederò dalla mano di ogni bestia; e per mano dell'uomo; … Chiunque sparge il sangue dell'uomo, il suo sangue sarà sparso dall'uomo". Non c'è bisogno di considerare qui le difficoltà morali di questa proclamazione; è sufficiente notare che la stessa legge divina riconosceva il dovere e la liceità della vendetta privata del sangue, quando non si poteva fare affidamento sulla giustizia pubblica. Il goel, quindi, non era semplicemente il campione naturale della sua famiglia, né solo il liberatore che soddisfaceva le imperiose esigenze di un codice d'onore artificiale; egli era un ministro di Dio, nei cui pazienti sforzi per dare la caccia alla sua vittima la sete di vendetta era almeno in una certa misura sostituita, o piuttosto trasmutata, nel desiderio di glorificare Dio. Non erano solo i sentimenti umani di grande portata e tenacia ad essere oltraggiati dall'immunità dell'omicida; era ancora di più la giustizia di Dio che riceveva una grave ferita. Ma proprio perché Dio aveva fatto sua la causa dell'uomo ucciso e aveva sancito la missione vendicativa del goel, poteva quindi regolare il corso della vendetta in modo da farla correre il più possibile con vera giustizia. Non era infatti possibile distinguere ab initio tra l'omicidio che meritava e quello che non meritava la pena capitale. Tale distinzione, difficile in qualsiasi circostanza, era impossibile quando la vendetta era in mani private. Ma mentre il goel non poteva essere trattenuto dall'inseguimento immediato senza essere ostacolato da indagini o rimorsi (per timore che la sua intera utilità fosse paralizzata), l'omicida poteva avere l'opportunità di fuggire e di essere protetto dalla misericordia divina fino a quando non avesse potuto stabilire (se ciò fosse stato possibile) la sua innocenza. Non si può trovare esempio migliore del modo in cui il re d'Israele adottò i sentimenti e le istituzioni di un'epoca semi-barbara, vi aggiunse le sanzioni della religione e le modificò in modo da assicurare il massimo del bene pratico coerente con lo stato sociale e i sentimenti morali del popolo. Senza dubbio molti individui sono stati raggiunti e uccisi dal goel che lo ha fatto. non meritare di morire secondo le nostre idee; ma dove la perfezione era irraggiungibile, questo errore era molto meno pericoloso per quell'epoca dell'errore opposto di sminuire la santità della vita umana e l'orrore della giustizia divina. La congregazione. Ebraico, hde. Questa parola è usata frequentemente da Esodo 12:3 alla fine di questo capitolo, e di nuovo in Giosuè e negli ultimi due capitoli di Giudici. Non si trova nel Deuteronomio, né spesso nei libri successivi. In ogni caso, a quanto pare eydah significa l'intera nazione come riunita, cioè come rappresentata da tutti coloro che avevano un diritto riconosciuto di apparire, perché naturalmente 600.000 uomini non potevano riunirsi in un solo luogo. La forza della parola può essere compresa facendo riferimento al suo uso in Giudici 20:1; 21:10,13,16. Un'altra parola (lhq) è anche usata, meno frequentemente nel Le e nei Numeri, ma più frequentemente nei libri successivi, per l'assemblea generale del popolo di Israele. Non si può fare alcuna distinzione di significato tra le due parole, e non si può, quindi, sostenere che la "congregazione" di questo versetto significhi gli anziani locali di Giosuè 20:4. Le norme ivi stabilite non sono in contrasto con la legge attuale, ma ne sono del tutto indipendenti. Esse fanno riferimento ad un'udienza preliminare del caso, come dichiarato dal solo fuggitivo, al fine di determinare nel frattempo il suo diritto all'alloggio; il quale diritto, se concesso, non pregiudicava il futuro giudizio della "congregazione" su tutti i fatti del caso (vedi sotto al versetto 25)

13 Sei città. Vedi su Deuteronomio 19:8,9, dove sembra che ne venga ordinato di accantonare altri tre in una certa eventualità:

14 Darete tre città al di qua del Giordano. Secondo Deuteronomio 4:41-43. Mosè stesso distrusse queste tre città, Bezer dei Rubeniti, Ramot dei Gaditi e Golan dei Manassiti. Questi versetti, tuttavia, sembrano essere un'evidente interpolazione della loro posizione, e sono difficilmente coerenti con le affermazioni precedenti se presi alla lettera. È abbastanza chiaro che le due tribù avevano formato fino a quel momento solo insediamenti temporanei, e che i loro confini non erano ancora definiti; e che le città levitiche (a cui dovevano appartenere le città di rifugio) non furono separate se non dopo la conquista. È probabile che Deuteronomio 4:41-43 sia un frammento, il vero significato è che Mosè ordinò la separazione di tre città da quella parte del Giordano come città di rifugio, per i quali scopi furono successivamente scelte le tre città menzionate

16 Con uno strumento di ferro. Non c'è alcun ragionevole dubbio che il lyrB abbia qui (come altrove) il suo significato proprio di ferro. L'espressione deve essere intesa come comprendente sia le armi che gli altri strumenti; Il primo potrebbe essere stato per lo più fatto di bronzo, ma dove il ferro viene usato è sicuro di essere impiegato in guerra

17 con il lancio di una pietra, con la quale può morire. Letteralmente, "con una pietra della mano, con la quale si può morire", cioè una pietra che è adatta a colpire o lanciare, e atta a infliggere una ferita mortale

18 Un'arma a mano di legno. Una mazza, o un altro strumento formidabile

19 Quando lo incontra, cioè fuori da una città di rifugio

20 Ma se. Piuttosto, "e se" (μaiw). La considerazione dell'omicidio volontario è continuata in questi due versetti, anche se principalmente in riferimento al movente. Si deve capire che l'intento deliberato era presente nei casi precedenti, e se ne aggiunge un nuovo, cioè se lo colpisce con il pugno con conseguenze fatali

22 Senza inimicizia... senza posa di attesa. Queste espressioni sembrano voler limitare la misericordia ai casi di puro incidente, come quello citato in Deuteronomio 19:5. Non si tiene conto né della provocazione né di altre "attenuanti", né di ciò che oggi si parla di assenza di premeditazione. La mancanza di queste distinzioni più sottili, così come il breve e semplice elenco di infortuni agricoli forniti, mostrano la maleducazione dell'età per la quale questi regolamenti sono stati fatti

25 L'assemblea lo ricondurrà nella città del suo rifugio. Da ciò risulta perfettamente che l'assemblea generale di tutto Israele doveva convocare davanti a sé sia l'omicida che il vendicatore con i loro testimoni, e, se avesse trovato l'accusato innocente, lo avrebbe rimandato sotto scorta sicura alla città in cui si era rifugiato. Egli vi dimorerà fino alla morte del sommo sacerdote. Senza dubbio la sua famiglia avrebbe potuto unirsi a lui nel suo esilio, e la sua vita avrebbe potuto essere abbastanza felice e al sicuro entro certi limiti ristretti; ma in circostanze normali doveva rinunciare a molto e rischiare di più con la sua forzata assenza da casa e dalla terra. Non è facile capire perché la morte del sommo sacerdote avrebbe dovuto liberare il fuggiasco dalla legge della vendetta, se non come prefigurazione della morte di Cristo. In nessun altro luogo si attribuisce un significato simile alla morte del sommo sacerdote; e fu piuttosto nella sua ininterrotta continuazione che nella sua ricorrente interruzione che il sacerdozio di Aaronne tipificò quello del Redentore. Vedere qualcosa di un carattere vicario o soddisfacente nella morte del sommo sacerdote sembra introdurre un elemento del tutto estraneo al simbolismo dell'Antico Testamento. Tuttavia, l'accento posto sul fatto della sua morte (Confronta versetto 28) e la solenne notizia della sua unzione con l'olio santo, sembrano indicare inequivocabilmente qualcosa nel suo carattere ufficiale e consacrato che rendeva giusto che il rigore della legge morisse con lui. Ciò che il Giubileo era per il debitore che aveva perduto i suoi beni, che la morte del sommo sacerdote era per l'omicidio di chi aveva perso la libertà. Se era il caso, come comunemente si crede, che tutte le faide di sangue fossero assolutamente terminate con la morte del sommo sacerdote, non potrebbe essere perché il sommo sacerdote, come primo ministro della legge di Dio, era egli stesso il goel dell'intera nazione? Quando morì, tutti i processi di vendetta caddero, perché erano stati realmente iniziati in suo nome

26 Senza il confine della città, cioè senza dubbio al di là delle sue "periferie"

30 Per bocca di testimoni, cioè di almeno due.

Confronta Deuteronomio 17:6

Versetti 30-34.- Perché l'assassino deve essere messo a morte

Questo passaggio solleva un argomento che non viene spesso discusso dal pulpito. Eppure è sicuramente un argomento che torna a casa di tutti noi. In un paese come il nostro, l'amministrazione della giustizia, l'esecuzione della vendetta sui malfattori, è un dovere al quale ognuno deve partecipare. Forse non tutti siamo ufficiali di giustizia, ma dobbiamo tutti agire come informatori, o testimoni, o giurati. È di grande importanza, quindi, che ogni membro della comunità sia ben istruito riguardo ai principi che stanno alla base del diritto penale e, in particolare, sappia perché e con quale autorità la comunità si impadronisce dei malfattori e infligge loro la punizione dei loro crimini

Osservo l'OCCASIONE dello statuto qui emanato. Si tratta di un'appendice alla legge riguardante le città di rifugio. Quella legge era stata progettata per proteggere l'omicidio involontario dal vendicatore del sangue. L'intenzione era buona; Ma le buone intenzioni non sempre impediscono errori pericolosi. Accade spesso che gli uomini buoni, lavorando per scacciare un male, aprano la porta a un male più grande. Un seguace di John Howard può esercitare una pressione tale sul dovere dell'umanità nei confronti dei prigionieri da privare la prigione del suo potere deterrente. Cantici in Israele c'era il pericolo che la cura presa per trattenere il vendicatore del sangue dal toccare l'omicida involontario potesse avere l'effetto di indebolire il senso pubblico dell'enormità dell'omicidio e indebolire il risentimento degli uomini contro l'assassino. Lo scopo dello statuto che ci è stato presentato è quello di prevenire un risultato così dannoso

II Quali sono allora le disposizioni dello statuto?

1. Viene solennemente riaffermata l'antica legge che condannava a morte l'assassino.

versetto 30; confronta con versetti 16-21 e Genesi 9:6

A dire il vero, la pena estrema non dovrebbe essere eseguita senza estrema circospezione. La testimonianza non supportata di un testimone non deve essere ritenuta sufficiente per sostenere un'accusa di omicidio. Tuttavia, se ci sono prove sufficienti, la spada deve colpire, l'assassino non deve essere lasciato libero

2. La pena di morte non può essere commutata in multa (versetto 31). Riguardo a questo punto la legge mosaica si discosta da molti, forse dalla maggior parte degli altri codici primitivi; perché permettevano all'assassino di fare amicizia con i parenti della sua vittima pagando una multa in bestiame o in denaro. La legge di Mosè non subì una tale composizione. L'assassino deve essere messo a morte. Anche la restrizione a cui la legge sottoponeva l'omicida involontario non poteva essere allentata da un pagamento in denaro. In tutti i casi che riguardano la santità della vita, le composizioni pecuniarie sono assolutamente vietate

III IL MOTIVO DI QUESTO STATUTO è accuratamente spiegato (versetti 33, 34). La ragione sta in questi tre principi:

1. "Il sangue contamina la terra"

Confronta Salmi 106:38

Che il peccato contamina il peccatore, che l'omicidio contamina specialmente la coscienza dell'omicida: questi sono fatti evidenti a tutti. Non si osserva così spesso che il crimine perpetrato in una città contamina l'intera città. L'intera comunità ha una parte di colpa. Da qui la straordinaria legge stabilita in Deuteronomio 21:1-9 per l'espiazione di un omicidio incerto

2. La corretta espiazione dell'omicidio è con la morte dell'assassino. "La terra non può essere purificata dal sangue che vi è sparso, ma dal sangue di colui che l'ha sparso". La giustizia è soddisfatta, l'onore della legge rivendicato, quando l'assassino è messo a morte, e non altrimenti. Accettare una soddisfazione pecuniaria per il sangue è semplicemente inquinare la terra

3. In tutta questa faccenda la considerazione suprema dovrebbe essere l'onore di Dio. L'omicidio è più criminale di ogni altro reato, perché è la deturpazione dell'immagine di Dio nell'uomo. L'omicidio non deve rimanere senza vendetta, perché contamina la lode davanti a Dio. Che questi principi siano attentamente ponderati. Essi mettono in chiara luce la vera e adeguata ragione per infliggere la punizione ai malfattori. La vera ragione non è né la riforma del criminale (perché la spada deve colpire, anche se non ci dovrebbe essere speranza di riforma) né la protezione della società. Si tratta di oggetti importanti, da non trascurare; ma la giusta ragione della punizione è la rivendicazione della giustizia, l'esecuzione della vendetta sull'uomo che fa il male.

Romani 13:4

IV In conclusione, TUTTO QUESTO NON GETTA FORSE UNA LUCE GRADITA SULL'ESPIAZIONE DEL NOSTRO BENEDETTO SIGNORE? La morte di Cristo per i nostri peccati ha realizzato molti scopi grandi e preziosi. Fu una prova commovente della sua simpatia per noi. era una rivelazione dell'amore del Padre. Ma questi propositi non contengono la ragione propria e adeguata delle sofferenze di nostro Signore. È morto per i nostri peccati. Era necessario che i nostri peccati fossero purificati, che fosse fatta espiazione o espiazione per essi. (N.B. È la stessa parola ebraica, comunemente tradotta espiazione altrove nell'Antico Testamento, che in questo passaggio è tradotta purificazione nel testo ed espiazione a margine). Potrebbero essere stati espiati nel nostro sangue. Ma, sia benedetto Dio, la sua misericordia ha trovato un'altra via. Con uno scambio benedetto Cristo è diventato peccato per noi; Egli si è caricato dei nostri peccati e ha fatto espiazione per essi. Questa fu la fine delle sue sofferenze: soddisfare la giustizia del Padre per i nostri peccati, affinché la sua giustizia non fosse disonorata anche se noi dovessimo essere liberi

31 Non accetterete alcuna soddisfazione per la vita dell'omicida. La passione per la vendetta è sia cattiva che buona, e deve quindi essere accuratamente purificata e contenuta; ma quando il desiderio di vendetta può essere placato da un pagamento in denaro, è diventato completamente cattivo, ed è solo una spregevole forma di cupidigia che insulta la giustizia che pretende di invocare. Tali pagamenti o "riscatti" sono permessi dal Corano, e sono stati comuni tra la maggior parte dei popoli semi-civilizzati, in particolare tra i nostri antichi antenati inglesi

32 che egli tornasse ad abitare nel paese. Nessuno avrebbe potuto comprare l'inimicizia del vendicatore prima del tempo stabilito, perché ciò avrebbe dato un vantaggio ingiusto alla ricchezza e avrebbe reso l'intera faccenda mercenaria e volgare

33 La terra non può essere purificata. Letteralmente, "non c'è espiazione (rpkuy) per la terra". Septuaginta, ουχ εξιλασθησεται η γη. Con queste espressioni il Signore pone il peccato dell'omicidio nella sua vera luce, come un peccato contro se stesso. La terra, la sua terra, è contaminata dal sangue degli uccisi, e nulla può eliminare la colpa che vi si attacca se non la severa esecuzione della giustizia divina sull'assassino. Il denaro può soddisfare i parenti degli uccisi, ma non può soddisfare il suo Creatore

34 Poiché io, l'Eterno, abito in mezzo ai figli d'Israele. Perciò la mano dell'omicida si è alzata contro di me; Il sangue degli uccisi è sempre davanti ai miei occhi, il suo grido di vendetta è sempre nelle mie orecchie.

Confronta Genesi 4:10; Matteo 23:35; Apocalisse 6:10

Illustratore biblico:

Numeri 35

1 CAPITOLO 35

Numeri 35:1-8

Dai ai Leviti... città in cui abitare.

L'eredità dei Leviti:

1. Alle città fu permesso loro di avere i loro sobborghi ver. 2. Non dovevano avere alcun terreno per la coltivazione; non avevano bisogno di seminare o mietere, o di radunare nei granai, perché il loro Padre celeste li nutriva con la decima del prodotto delle fatiche altrui, affinché potessero assistere più da vicino allo studio della legge e potessero avere più tempo per insegnare al popolo; perché non erano nutriti così facilmente per poter vivere nell'ozio, ma per potersi dedicare completamente agli affari della loro professione e non essere invischiati negli affari di questa vita

1 Furono assegnate loro delle città perché potessero vivere vicine tra loro e conversare tra loro sulla legge, a loro reciproca edificazione; e affinché, nei casi dubbi, potessero consultarsi l'un l'altro, e in ogni caso rafforzarsi a vicenda

2 A queste città erano annessi dei sobborghi per il loro bestiame vers. 3; mille cubiti dalle mura furono concessi loro per l'alloggio esterno per tenere il loro bestiame, e poi duemila e più per i campi in cui far pascolare il loro bestiame vers. 4, 5. Così si badava che non solo vivessero, ma vivessero abbondantemente e avessero tutte le comodità desiderabili intorno a loro, in modo che non potessero essere guardati con disprezzo dai loro vicini

2. Queste città dovevano essere assegnate loro dai possedimenti di ciascuna tribù ver. 8

1 Affinché ogni tribù potesse così fare un grato riconoscimento a Gdd con i loro possedimenti reali e personali; poiché ciò che era stato dato ai Leviti era accettato come dato al Signore, e così i loro possedimenti erano santificati per loro

2 Affinché ogni tribù possa avere i benefici dei Leviti che abitano in mezzo a loro per strappare loro la buona conoscenza del Signore. Così quella luce si diffuse in tutte le parti del paese, e nessuno rimase a sedere nelle tenebre Deuteronomio 33:10. Insegneranno a Giacobbe i tuoi giudizi. La maledizione di Giacobbe su Levi's Hnger fu: "Io li disperderò in Israele" Genesi 44:7 ; ma quella maledizione si trasformò in una benedizione, e i Leviti, essendo così dispersi, furono messi in grado di fare tanto più bene. È una grande misericordia per un paese essere rifornito in tutte le parti di ministri fedeli. Matthew Henry, D.D.

La casa del Levita:

La storia di questa tribù di Levi è piena di lezioni per i lavoratori cristiani. Essi furono scelti per il sacerdozio dei figli d'Israele, e per questo motivo furono separati dal resto dei loro fratelli, e Dio ordinò che non avessero alcuna eredità tra i figli d'Israele, e ricordò loro che Dio era la loro eredità. Ma è bene ricordare che non è sempre stato così. Atti, l'inizio della loro storia, questa tribù di Levi giaceva sotto una maledizione Genesi 49:5. Ma nella storia della tribù ci fu una crisi. Mosè era salito in cima al monte e, durante i quaranta giorni di sua assenza, i figli d'Israele fecero un vitello di metallo fuso e si prostrarono davanti all'idolo. Mosè scese dalla cima del colle e, fermatosi in mezzo all'accampamento, gridò: «Chi è dalla parte del Signore, passi da me»; e tutta la tribù di Levi si radunò presso Mosè. Fu il punto di svolta nella loro vita, colsero la loro opportunità, e da quel momento furono la tribù che Dio scelse per il Suo servizio. Ma la chiamata a Levi non era semplicemente una chiamata al privilegio, era una chiamata al lavoro. Dio non chiama all'ozio. Una volta che senti la mano consacrata di Dio posata su di te, puoi essere sicuro che Egli ha un lavoro per te, e ha già comandato l'aiuto di cui hai bisogno. E da quel momento quella caratteristica speciale della tribù di Levi, che nei tempi precedenti li aveva condotti al peccato, ora è purificata da Dio per il Suo servizio speciale. Qual era questa caratteristica? Se dovessi riassumerlo in una frase, sarebbe questa: intensa socievolezza. Il loro stesso nome, Levi, significa quelli uniti. Fu questo desiderio di compagnia che portò Levi a unirsi al sanguinario Simeone, e a mietere la vendetta che Giacobbe perpetua sul letto di morte. È una caratteristica molto importante; è una caratteristica di cui il ministero cristiano ha bisogno, che ogni singolo cristiano dovrebbe possedere. Un uomo cristiano dovrebbe essere un uomo di intensa simpatia, e avere i suoi viticci che escono da tutto ciò che lo circonda. Ma c'è un'altra caratteristica che è altrettanto necessaria ad un vero e fedele servitore di Dio. Ed è per produrre questa caratteristica che sembra essere piegato il modo in cui Dio tratta i figli di Levi, cioè il potere di stare in piedi da solo. E solo quando queste due caratteristiche sono mescolate insieme, il levita è adatto al servizio di Dio. Questi sono i veri servitori cristiani, uomini che sono pronti ad andare verso tutti, eppure uomini che sono in grado, coraggiosamente, di prendere la loro posizione da soli, perché sono uniti a Dio. Ed ora voglio che pensiate a quest'unica ordinanza stabilita riguardo a questi uomini, cioè al provvedimento che Dio aveva preso in questo capitolo per le loro case. Avremmo potuto immaginare che sarebbe stato meglio, poiché Dio aveva nominato questa tribù per essere operai per Lui, che vivessero intorno al tempio di Gerusalemme, in modo che potessero essere a portata di mano per ministrare all'interno dei suoi sacri tribunali. Ma no, Dio stabilisce il chiaro comando che questa tribù di Levi, che Egli ha scelto per il Suo particolare servizio, sia dispersa tra le tribù. C'erano quattro o cinque centri in ogni tribù dove questi Leviti dovevano dimorare. Qual è la ragione di questa strana disposizione? Penso che sia stato fatto in parte per il bene del popolo, e in parte per il bene dei Leviti. Lo è stato in primo luogo, a causa delle persone. Nel deserto i figli d'Israele non avrebbero probabilmente dimenticato Dio. Avevano il tabernacolo al centro; La colonna di nuvola o di fuoco era sempre visibile proprio in mezzo all'accampamento. Ma quando si fossero stabiliti nella terra promessa e avessero ricevuto l'eredità promessa, sarebbero stati dispersi e allora sarebbe sorto il pericolo di non dimenticare il Signore loro Dio. E perciò Dio ordinò che i loro maestri andassero ad abitare proprio in mezzo a loro, perché voleva portare la religione nelle loro case. E questa, credo, è la legge di Dio, che il Suo popolo vada e si disperda; non si stabiliscano semplicemente in qualche luogo, ma vadano effettivamente e facciano risplendere la loro luce davanti agli uomini anche nei luoghi più bui della terra. Ma se il provvedimento è stato fatto per le tribù, penso che sia stato effettivamente fatto per i Leviti. Se fossero stati tutti radunati a Gerusalemme, questi Leviti avrebbero considerato che il loro lavoro era iniziato, continuava e terminava con la loro partecipazione alle ordinanze del santuario; e Dio voleva mostrare loro, come Suoi ministri, che non dovevano semplicemente occuparsi del santuario, ma della vita domestica del Suo popolo, di portare la Sua religione nelle loro varie città e villaggi. Oltre a ciò, disperdendoli in tal modo in queste diverse tribù, Dio provvede qui affinché imparino che le loro case non devono essere semplicemente per se stessi, ma devono essere, per così dire, città di rifugio. E questa dovrebbe essere un'immagine delle nostre case. Non solo Dio ci disperderà come uomini e donne cristiani in tutte le nazioni del mondo, ma ognuno di voi ha la propria casa, e vuole che sia un luogo dove ci sarà comunione, una vera Hebron. È vero che la dimora dell'uomo cristiano è in mezzo a questo mondo con tutte le sue contaminazioni; ma è una casa di fratellanza, è una città regale, dove Gesù Cristo regna come Re. E. A. Stuart, M.A.

9 Numeri 35:9-34

Vi costituirete città, perché siano per voi città di rifugio.

Le città di rifugio:

I. La posizione dell'omicida esposto al colpo del vendicatore è un tipo della nostra posizione nel nostro peccato. Poche posizioni nel dramma della vita potrebbero essere più tragiche di quella dell'omicida che guarda la sua vittima e si volge a fuggire con la velocità della disperazione verso la più vicina delle città rifugio. E il nostro caso è forse meno tragico, per quanto possa essere difficile realizzarlo? C'è forse qualche peccato che abbiamo commesso che non ci perseguita, o il cui colpo sarà alla fine più leggero di quello del vendicatore del sangue? Nessuna legge è così sicura come quella della retribuzione

II. La posizione dell'omicida con la città di rifugio davanti a lui è un tipo della nostra posizione davanti alla Croce

III. La posizione dell'omicida all'interno della città di rifugio è un tipo della nostra posizione sotto la protezione della Croce

1. La sua salvezza sta nel rimanere all'interno della città. Nella misura in cui un uomo dimentica Cristo, il potere vendicativo del peccato lo scoprirà e porterà le tenebre sulla sua anima

2. Alla morte del sommo sacerdote, l'omicida può lasciare il rifugio in sicurezza ver. 28. Perché allora il braccio del vendicatore viene arrestato, e l'intero paese diventa come una città di rifugio per l'omicida. E non fu forse perché negli anni successivi la morte del grande Sommo Sacerdote di Dio avrebbe liberato gli uomini dalla condanna del loro peccato? Qui per la prima volta troviamo un accenno a un sacrificio più grande di un giovenco o di un capro, un accenno al fatto che Colui che è Sommo Sacerdote è anche Lui stesso il sacrificio. W. Roberts, M.A.

Le città di rifugio:

I. Il loro design

1. Il primo obiettivo a cui si mirava era senza dubbio quello di salvare i condannati. Il vangelo è tutto per un peccatore, o smentisce se stesso, non è nulla. O è "una favola astutamente inventata", una presa in giro dei guai umani, o è un grande rimedio in un caso disperato, un antidoto per un veleno mortale, un aiuto in un naufragio totale, la vita per i morti

2. Queste città, tuttavia, avevano un secondo fine in vista: erano senza dubbio destinate a sostenere e onorare la legge divina. Il Signore Gesù Cristo si umiliò e morì per "magnificare la Sua legge e renderla onorevole"; per mostrare alle Sue creature, nell'estremo sforzo del Suo amore, quanto Egli sia "glorioso in santità", quanto sia deciso a fare o rinunciare a qualsiasi cosa piuttosto che permettere che uno dei Suoi comandamenti fallisca, piuttosto che permettere che l'autorità dei Suoi statuti eterni sia anche solo sospettata. Nulla stabilisce la Sua legge, nulla la onora, come il Suo vangelo; nulla si spinge così lontano nel dimostrare la sua immutabilità; La distruzione di un universo non avrebbe potuto rivestirlo di una gloria così terribile

II. Veniamo ora al secondo punto che ci siamo proposti di considerare: i mezzi con cui è stata ottenuta la protezione di queste città

1. L'omicida doveva, in prima istanza, entrare in una di esse. Una cosa è avere il nome di Cristo nelle nostre orecchie e sulle nostre labbra, e un'altra è avere Cristo stesso nei nostri cuori, "la speranza della gloria".

2. Ma non fu sufficiente che l'omicida entrasse nella città di rifugio; Per garantire la sua sicurezza permanente, in questo capitolo ci viene detto che deve rimanervi attraverso. Entro le sue mura era al sicuro; A un passo da loro, era ancora una volta alla mercé del vendicatore. E qui ci viene insegnata un'altra lezione spirituale: il peccatore che vuole essere salvato da Cristo, non solo deve effettivamente rivolgersi a Lui per la salvezza, ma deve dimorare come supplicante ai Suoi piedi fino all'ora della sua morte. E qui dobbiamo fermarci; ma la visione parziale che abbiamo avuto di questa antica istituzione ci ricorderà la cura che Dio ha manifestato in essa di due oggetti di grazia. La prima è la sicurezza del trasgressore che cerca la sua sicurezza nel modo che Dio ha prescritto. Un altro scopo assicurato nella nomina di questi rifugi era l'incoraggiamento del trasgressore tremante. C. Bradley, M.A.

Le città di rifugio:

I. Si è osservato che i nomi delle città scelte come luoghi di rifugio trasmettono, nell'originale ebraico, qualche allusione agli uffici che Cristo ha per la Sua Chiesa, e richiederanno quindi la nostra considerazione primaria. Il nome della prima città era Bezer nel deserto, nella pianura dei Rubeniti, il cui nome, in lingua ebraica, significa una fortezza, o luogo fortificato, eminentemente calcolato come rifugio per il fuggiasco in difficoltà. L'accordo tra il nome di questa città e l'ufficio che il Signore Gesù Cristo ha per il suo popolo, come suo rifugio e difesa, può essere rintracciato in modo molto interessante osservando l'espressione usata, in riferimento a questo argomento, in Zaccaria 9:12, dove è usata la stessa parola radicale: "Volgetevi alla fortezza, Prigionieri della speranza". Così Cristo è chiamato una fortezza, un luogo di difesa per il suo popolo. Il nome della seconda città era Ramot, in Galaad, dei Gaditi, che significa alto, o esaltato, come se l'omicida fuggiasco, quando era entro le mura della città, fosse stato sollevato dal pericolo in un luogo sicuro. Sotto la stessa parola radicale troviamo Dio che dice: "Ho posto aiuto a un potente; Ho esaltato l'eletto del popolo Salmi 89:19. E "Lui", dichiara San Pietro, "Dio ha esaltato con la sua destra per essere un Principe e un Salvatore" Atti 5:31. La sua discendenza non è quindi solo un popolo salvato, salvato con una salvezza presente, ma è anche risuscitato insieme a Lui, e fatto sedere insieme nei luoghi celesti in Cristo Gesù. La terza città era Golan, in Basan, dei Manassiti, un nome che implicava gioia, o rivelazione, una descrizione appropriata della struttura della mente di quella persona che era sfuggita alla spada del vendicatore, e che ritraeva appropriatamente Colui che è eminentemente la gioia del Suo popolo. Le tre città summenzionate si trovavano dall'altra parte, o orientale, del fiume Giordano; e quando i figli d'Israele si stabilirono nella terra di Canaan, il Signore, per mezzo di Giosuè, ordinò loro di stabilire altre tre città di rifugio su questa sponda occidentale del fiume vedi Giosuè 20. Perciò stabilirono Kedes, in Galilea, sul monte Neftali, il cui nome significa santo, o separato, che, in effetti, tutte queste città erano; perché nessun vendicatore del sangue osava entrare in quei santuari per vendicarsi dell'ingiuria inflitta. Come Kedesh, la città santa, era un rifugio sacro per l'omicida inconsapevole, così Gesù, il Santo d'Israele, è una difesa santificata per il Suo popolo. Ancora, il nome della quinta città di rifugio era Sichem, sul monte Efraim, una parola che significa spalla, espressiva di un potere e di una prontezza a portare pesi, e usata in riferimento all'autorità magisteriale e regale. Così è profetizzato, riguardo al Messia: "Il governo sarà sulle sue spalle" Isaia 9:6. E riguardo al tipico Eliachim, fu dichiarato: "Io porrò sulla Sua spalla la chiave della casa di Davide, così Egli aprirà e nessuno chiuderà; ed Egli chiuderà, e nessuno aprirà" ibid. 22:22. Quest'ultima città menzionata, chiamata Kiriath-Arba che è Ebron, sul monte di Giuda, un nome che significa associazione. Come colui che fugge dalla vendetta condivideva i privilegi della città di rifugio e dimorava come uno con i suoi abitanti, così coloro che sono fuggiti da Gesù per rifugiarsi dimorano in comunione con Lui e con tutti i Suoi santi: sono in comunione con il Padre e con Suo Figlio, Gesù Cristo, e hanno accesso a Lui in ogni momento

II. La loro convenienza per lo scopo per il quale sono stati selezionati

1. Erano situati in modo tale che non c'era quasi nessuna parte del paese di Israele più remota di un giorno di viaggio da una di queste città, così che la distanza non era troppo grande perché qualcuno potesse fuggirvi. Collocato, per tutta la lunghezza del terreno, su entrambi i lati del fiume Giordano, era così offerta la possibilità di attraversare il fiume, se l'occasione lo richiedeva, mentre il territorio tra i confini settentrionali e meridionali del paese era regolarmente suddiviso da essi; la distanza tra il confine meridionale e Ebron, tra Ebron e Sichem, tra Sichem e Cades, e tra Cades e il confine settentrionale del paese, è quasi uguale

2. Anche la via d'accesso a queste città doveva essere mantenuta perfettamente libera da ostacoli; come Mosè comandò Deuteronomio 19:3. Il vangelo è una strada maestra, "la via della santità: gli impuri non vi passeranno sopra; ma i viandanti, benché stolti, non vi erreranno in questo" Isaia 35:8. Non è, dunque, l'accesso al nostro rifugio facile e semplice? E, inoltre, tutti gli ostacoli che la legge, la nostra natura depravata e le macchinazioni di Satana avevano posto sulla strada, sono stati graziosamente rimossi dal nostro misericordioso Precursore e Sommo Sacerdote

3. Si può anche osservare, in relazione a questa parte del nostro argomento, che queste città di rifugio erano in eredità ai sacerdoti e ai Leviti vedi Giosuè 21 ; in modo che l'infelice omicida potesse ricevere le consolazioni della religione e godere della comunione con coloro che erano stati appositamente messi a parte per il servizio di Dio, i servitori diretti all'altare. Questa può anche essere considerata come un'allusione interessante e tipica a Colui che non solo ci ripara dall'ira e dal giudizio, ma guida i nostri passi sulla via della pace, arricchisce le nostre anime con la conoscenza spirituale e dà consolazione eterna e buona speranza attraverso la grazia

4. Infine, possiamo notare che tutte queste città erano situate su colline; Servì così a indirizzare la persona in difficoltà che vi fuggiva, e a incoraggiarla con la speranza che, sebbene l'ultima parte della sua fuga fosse in salita, sarebbe presto stata in un luogo sicuro. Un paragone sorprendente questo, di Colui che "Dio ha esaltato con la sua destra per essere un principe e un salvatore, per dare a Israele il ravvedimento e il perdono dei peccati", che, sebbene un tempo oscuro e disprezzato, ora è altamente esaltato; il quale affermava: "E io, se sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me"; e che ora manda il profumo del Suo nome in tutti i paesi, dichiarando che "chiunque crede in lui non perirà, ma avrà vita eterna".

III. La sicurezza che offrivano. Se una volta l'omicida involontario entrava in una di queste città, il vendicatore del sangue non aveva il potere di colpirlo o ucciderlo. Così è scritto in Giosuè 20:4-6 : "Quando colui che fugge", ecc. Quando notiamo le particolari indicazioni date riguardo a queste città, e le ripetute allusioni fatte ad esse in varie parti della Scrittura, possiamo sicuramente essere autorizzati a concludere che erano, allo stesso modo di altre parti della legge ebraica, di carattere tipico. Come tali, quindi, vediamo in loro un tipo eminente della protezione che Gesù offre al peccatore afflitto, che fugge dalla maledizione della legge, dalla pena di morte e dall'ira di Dio. Nessun'altra prospettiva di sollievo è offerta al trasgressore penitente, se non in Cristo. Egli è nominato da Dio Padre come l'unica via di fuga dalla vendetta divina. R. S. Eaton, B.A.

La Divina tutela della vita umana:

Le varie disposizioni di questa legge offrono un'illustrazione impressionante del rispetto divino per la vita umana

I. Nell'istituzione delle città di rifugio come provvedimento che la vita di una persona innocente non dovrebbe essere tolta. L'adattamento di queste città a questo scopo appare in:

1. La loro accessibilità da tutti i luoghi. Un riferimento alla mappa di Canaan mostrerà che queste città erano situate in modo tale che una di esse poteva essere raggiunta in poche ore da qualsiasi parte del paese

2. La loro accessibilità a tutte le persone. "Per i figli d'Israele e per lo straniero". La considerazione di Dio non è semplicemente per la vita dell'Israelita, ma per la vita dell'uomo in quanto uomo

II. Nelle leggi in base alle quali doveva essere condotto il processo dell'omicida. La tutela divina della vita umana si manifesta in queste leggi almeno sotto due aspetti

1. Nella netta distinzione tra omicidio colposo intenzionale e non intenzionale. «Se lo percuote con uno strumento», ecc. versetti 16-24

2. Nell'assoluta necessità della prova di almeno due testimoni prima che un uomo possa essere giudicato colpevole di omiciDio. Un testimone potrebbe sbagliarsi nella sua visione del caso, o potrebbe essere prevenuto contro l'omicidio; Da qui l'importanza della testimonianza di almeno due testimoni nel processo di tali casi

III. Nella punizione dell'omicida intenzionale. "L'omicida sarà certamente messo a morte" versetti 16, 17, 18, 21, 30. Come prova del rispetto di Dio per la vita umana, questa punizione ha un peso aggiuntivo da due fatti

1. Non poteva essere evitato con alcun riscatto. Il crimine era troppo atroce per essere espiato da qualcosa di meno della vita stessa

2. Si insistette su di essa per la ragione più solenne. L'argomento sembra essere questo: che lo spargimento di sangue umano contaminò il paese, che tale contaminazione poteva essere purificata solo dal sangue dell'assassino; che il Signore stesso dimorò in quella terra, e quindi doveva essere mantenuta libera dalla contaminazione; Se l'omicidio è stato commesso, l'assassino deve essere messo a morte. Risparmiare la vita di un omicida significava insultare Geova contaminando il paese in cui Egli dimorava

IV. Nella punizione dell'omicida involontario. Quando al processo fu dimostrato che l'omicida era perfettamente esente da disegni colpevoli, che aveva ucciso un altro completamente per caso, anche allora non dovette sopportare una punizione leggera. Deve lasciare la sua proprietà e i suoi interessi mondani, la sua casa e la sua famiglia, e abitare nella città di rifugio. La sua dimora lì assomigliava molto a una prigione; perché se lasciava la città e i suoi sobborghi divinamente designati, il Goël, se lo raggiungeva, era libero di metterlo a morte

1. Rispetta la vita umana, quella degli altri e anche la tua

2. Guardatevi dalla rabbia; perché porta all'omicidio, e secondo la stima del Cielo è l'omicidio

3. Coltivate la bontà fraterna e la carità cristiana. W. Jones.

Sicurezza in Cristo:

Il figlio di un capo dei Macgregor fu ucciso in una colluttazione in una locanda nella brughiera di Glenorchy, da un giovane gentiluomo di nome Lamont. L'omicida montò a cavallo e fuggì e, sebbene inseguito bruscamente, nell'oscurità della notte riuscì a raggiungere una casa. Si dava il caso che fosse la casa dello stesso Macgregor. «Salvami la vita!» gridò Lamont al capotribù, «mi stanno dando la caccia per portarmela via». «Chiunque tu sia», rispose Macgregor, «finché sei sotto il mio tetto, sei al sicuro». Ben presto arrivarono gli inseguitori che tuonarono al cancello. "Un estraneo è appena entrato in casa tua?" «L'ha fatto; e che cosa può avere a che fare con lui?" "L'uomo ha ucciso tuo figlio! Consegnalo alla nostra vendetta!" La terribile notizia riempì la casa di lamento; ma il capo con le lacrime agli occhi disse: "No; non puoi avere il giovane, perché ha la parola di Macgregor per la sua salvezza, e siccome Dio vive, finché è in casa mia starà al sicuro. Questa storia è stata raccontata per secoli per illustrare l'onore delle Highlands. Che diremo della storia più antica che illustra l'amore divino? Per gli ebrei e i gentili, alti e bassi, ricchi e poveri, amici e nemici, la grazia di Cristo è gratuita

Affrettandosi dal pericolo:

Puoi essere al sicuro troppo presto? Puoi essere felice troppo presto? Certamente non puoi essere fuori dal pericolo dell'inferno troppo presto; e, quindi, perché la nostra chiusura con Cristo, alle Sue condizioni, non dovrebbe essere la nostra prossima opera? Se l'attività principale della nostra vita è quella di fuggire dall'ira a venire, come in effetti è Matteo 3:9, e di fuggire per rifugiarsi in Gesù Cristo, come in effetti è Ebrei 6:18, allora tutti i ritardi sono altamente pericolosi, L'omicida, quando fuggì nella città di rifugio davanti al vendicatore del sangue, non pensò di poter raggiungere la città troppo presto. Stabilisci la tua ragione per lavorare su questa questione; metti le cose come stanno veramente: sto fuggendo dall'ira futura; la giustizia di Dio e le maledizioni della legge mi perseguitano da vicino; è ragionevole che io mi sieda in mezzo per raccogliere fiori o giocare con sciocchezze? Perché queste sono tutte le altre preoccupazioni in questo mondo, in confronto alla salvezza della nostra anima. J. Flavel.

Il rifugio più vicino:

Come l'omicida, dovendo affrettarsi per salvarsi la vita in una delle città di rifugio, ricevette l'ordine di fuggire verso la città che gli era più vicina, così è dovere e privilegio dei poveri peccatori, quando vedono la loro miserabile condizione, affrettarsi immediatamente a Cristo, il grande Salvatore, e a ciò in Cristo, di cui hanno la più chiara discernimento, e quindi, a questo riguardo, è il più vicino a loro come un sollievo adeguato per quella parte della loro miseria che li colpisce più sensibilmente. E così alcune anime, essendo toccate in modo molto sensibile dalla colpa e dalla sporcizia del peccato, hanno una rivelazione più chiara del sangue di Cristo, nella sua eccellenza e idoneità a purificare da ogni peccato, e sono in grado di affrettarsi a questo, come rifugio immediato posto davanti a loro. Altre anime sono più sensibili alla loro miseria, come creature nude, e hanno una scoperta più chiara di Cristo come un rimedio adatto e glorioso, riguardo alla Sua giustizia, e queste sono in grado di correre nel Suo nome, "Il Signore nostra Giustizia", come il rifugio che è vicino o più immediato per loro. E altri, che hanno un senso più generale della loro miseria, hanno una rivelazione più generale dell'eccellenza di Cristo, e sono in grado di fuggire a Lui per rifugiarsi, come un Salvatore completo che è in ogni modo adatto al loro caso. Sebbene le distinte azioni della fede su Cristo in tutti questi varino, tuttavia nel complesso concordano, in quanto è un solo Cristo che viene creduto per la giustificazione e la vita. Tutti fuggono a Cristo per trovare rifugio, e così sono tutti al sicuro, sebbene uno fugga a Lui sotto una considerazione e un altro sotto un'altra, secondo quella rivelazione che hanno di Lui come adatta al loro caso. Infatti, sebbene i primi atti di fede dell'anima su Cristo possano rispettare in modo più particolare una delle sue eccellenze distintive rispetto alle altre, tuttavia tutti sono impliciti: la fede agisce verso un Cristo completo. E quelle delle Sue eccellenze, che all'inizio non erano così distintamente considerate e messe in pratica dall'anima, vengono poi scoperte più pienamente e trattate in modo particolare. Dutton sulla giustificazione.

Riferimenti incrociati:

Numeri 35

1 Nu 22:1; 26:63; 31:12; 33:50; 36:13

2 Lev 25:32,33; Gios 14:3,4; 21:2-42; Ez 45:1-8; 48:8,22; 1Co 9:10-14

3 Gios 21:11; 2Cron 11:14; Ez 45:2

6 Nu 35:13,14; De 4:41-43; Gios 20:2-9; 21:3,13,21,27,32,36,38; Sal 9:9; 62:7,8; 142:4,5; Is 4:6; Mat 11:28; Eb 6:18

7 Gios 21:3-42; 1Cron 6:54-81

8 Ge 49:7; Eso 32:28,29; De 33:8-11; Gios 21:3
Nu 26:54; 33:54; Eso 16:18; 2Co 8:13,14

10 Nu 34:2; Lev 14:34; 25:2; De 12:9; 19:1,2

11 Nu 35:6; Gios 20:2
Nu 35:22,23; Eso 21:13; De 4:42; 19:4,5

12 Nu 35:19,25-27; De 19:6; Gios 20:3-6,9; 2Sa 14:7
Nu 35:24; De 19:11,12; Gios 20:4-6

13 Nu 35:6

14 De 4:41-43; 19:8-10; Gios 20:7-9

15 Nu 15:16; Eso 12:49; Lev 24:22; Rom 3:29; Ga 3:28

16 Nu 35:22-24; De 19:11-13
Nu 35:30-33; Ge 9:5,6; Eso 21:12-14; Lev 24:17

17 Eso 21:18

19 Nu 35:12,21,24,27; De 19:6,12; Gios 20:3,5

20 Ge 4:5,8; 2Sa 3:27; 13:22,28,29; 20:10; 1Re 2:5,6,31-33; Prov 26:24; 28:17; Lu 4:29
Eso 21:14; De 19:11; 1Sa 18:10,11,25; 19:9-12; 20:1; 23:7-9; 24:11; Sal 10:7-10; 11:2; 35:7,8; 57:4-6; Prov 1:18,19; Mar 6:19,24-26; At 20:3; 23:21

22 Nu 35:11; Eso 21:13; De 19:5; Gios 20:3,5

24 Nu 35:12; Gios 20:6

25 Nu 35:28; Gios 20:6; Rom 3:24-26; Ef 2:16-18; Eb 4:14-16; 7:25-28; 9:12-15; 10:19-22
Eso 29:7; Lev 4:3; 8:12; 21:10

27 Eso 22:2; De 19:6,10

28 Giov 15:4-6; At 11:23; 27:31; Eb 3:14; 6:4-8; 10:26-30,39
Eb 9:11,12,15-17

29 Nu 27:1,11

30 De 17:6,7; 19:15; Mat 18:16; Giov 8:17,18; 2Co 13:1; 1Ti 5:19; Eb 10:28; Ap 11:3

31 Ge 9:5,6; Eso 21:14; De 19:11-13; 2Sa 12:13; 1Re 2:28-34; Sal 51:14

32 At 4:12; Ga 2:21; 3:10-13,22; Ap 5:9

33 Lev 18:25; De 21:1-8,23; 2Re 23:26; 24:4; Sal 106:28; Is 26:21; Ez 22:24-27; Os 4:2,3; Mic 4:11; Mat 23:31-35; Lu 11:50,51

34 Nu 5:3; Lev 20:24-26
Sal 135:21; Is 57:15; Os 9:3; 2Co 6:16,17; Ap 21:3,27
Nu 5:3; Eso 25:8; 29:45,46; 1Re 6:13; Sal 132:14; Is 8:12

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