Nuova Riveduta:

Osea 11

Dio ama Israele nonostante la sua ingratitudine
1 «Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d'Egitto.
2 Egli è stato chiamato, ma si è allontanato da chi lo chiamava; hanno sacrificato ai Baal, hanno bruciato incenso a immagini scolpite!
3 Io insegnai a Efraim a camminare, sorreggendolo per le braccia; ma essi non hanno riconosciuto che io cercavo di guarirli.
4 Io li attiravo con corde umane, con legami d'amore; ero per loro come chi solleva il giogo dalle mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare.
5 Israele non tornerà nel paese d'Egitto; ma l'Assiro sarà il suo re, perché hanno rifiutato di convertirsi.
6 La spada sarà brandita contro le sue città, ne spezzerà le sbarre, ne divorerà gli abitanti, a motivo dei loro disegni.
7 Il mio popolo persiste a sviarsi da me; lo si invita a guardare a chi è in alto, ma nessuno di essi alza lo sguardo.
8 Come farei a lasciarti, o Efraim? Come farei a darti in mano altrui, o Israele? Come potrei renderti simile ad Adma e ridurti allo stato di Seboim? Il mio cuore si commuove tutto dentro di me, tutte le mie compassioni si accendono.
9 Io non sfogherò la mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio, e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te, e non verrò nel mio furore.
10 Essi seguiranno il SIGNORE, che ruggirà come un leone, poiché egli ruggirà, e i figli accorreranno in fretta dall'Occidente.
11 Accorreranno in fretta dall'Egitto come uccelli, e dal paese d'Assiria come colombe; io li farò abitare nelle loro case», dice il SIGNORE.

C.E.I.:

Osea 11

1 Quando Israele era giovinetto,
io l'ho amato
e dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
2 Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.
3 Ad Efraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
4 Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d'amore;
ero per loro
come chi solleva un bimbo alla sua guancia;
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare.
5 Ritornerà al paese d'Egitto,
Assur sarà il suo re,
perché non hanno voluto convertirsi.
6 La spada farà strage nelle loro città,
sterminerà i loro figli,
demolirà le loro fortezze.
7 Il mio popolo è duro a convertirsi:
chiamato a guardare in alto
nessuno sa sollevare lo sguardo.
8 Come potrei abbandonarti, Efraim,
come consegnarti ad altri, Israele?
Come potrei trattarti al pari di Admà,
ridurti allo stato di Zeboìm?
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.
9 Non darò sfogo all'ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Efraim,
perché sono Dio e non uomo;
sono il Santo in mezzo a te
e non verrò nella mia ira.
10 Seguiranno il Signore
ed egli ruggirà come un leone:
quando ruggirà, accorreranno
i suoi figli dall'occidente,
11 accorreranno come uccelli dall'Egitto,
come colombe dall'Assiria
e li farò abitare nelle loro case.
Oracolo del Signore.

Nuova Diodati:

Osea 11

L'amore di Dio per Israele
1 «Quando Israele era fanciullo, io l'amai e dall'Egitto chiamai mio figlio. 2 Ma più i profeti li hanno chiamati, più si sono allontanati da loro, hanno sacrificato ai Baal e hanno bruciato incenso alle immagini scolpite. 3 Io stesso insegnai ad Efraim a camminare, sostenendolo per le braccia; ma essi non compresero che io li guarivo. 4 Io li attiravo con corde di umana gentilezza, con legami d'amore; ero per loro come chi solleva il giogo dal loro collo, e mi piegavo per dar loro da mangiare. 5 Israele non ritornerà nel paese d'Egitto; ma l'Assiro sarà il suo re, perché hanno rifiutato di convertirsi. 6 La spada si abbatterà sulle sue città, consumerà le sue sbarre e le divorerà per i loro malvagi disegni. 7 Il mio popolo tende ad allontanarsi da me; malgrado invocano l'Altissimo, nessuno di essi lo esalta. 8 Come potrei abbandonarti, o Efraim, o lasciarti in balìa di altri, o Israele? Come potrei renderti come Admah, o ridurti come Tseboim? Il mio cuore si commuove dentro di me, le mie compassioni si infiammano tutte. 9 Non darò sfogo alla mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio e non un uomo, il Santo in mezzo a te, e non verrò con ira. 10 Essi seguiranno l'Eterno, che ruggirà come un leone; quando ruggirà i suoi figli accorreranno tremanti dall'ovest. 11 Accorreranno tremanti come uccelli dall'Egitto e come colombe dal paese d'Assiria; e io li farò abitare nelle loro case», dice l'Eterno.

Riveduta 2020:

Osea 11

Israele amato da Dio nonostante le sue infedeltà
1 “Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori dall'Egitto. 2 Egli è stato chiamato, ma si è allontanato da chi lo chiamava; hanno sacrificato ai Baali, hanno offerto profumi a immagini scolpite! 3 Sono io che insegnai a Efraim a camminare, sorreggendolo per le braccia; ma essi non hanno riconosciuto che io cercavo di guarirli. 4 Io li attiravo con corde umane, con legami d'amore; ero per loro come chi solleva il giogo dalle mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare. 5 Israele non tornerà nel paese d'Egitto; ma l'Assiro sarà il suo re, perché hanno rifiutato di convertirsi. 6 La spada sarà brandita contro le sue città, ne spezzerà le sbarre, ne divorerà gli abitanti, a causa dei loro disegni.
7 Il mio popolo persiste a sviarsi da me; lo si invita a guardare in alto, ma nessuno di essi alza lo sguardo. 8 Come farei a lasciarti, o Efraim? Come farei a darti in mano altrui, o Israele? a renderti simile ad Adma? a ridurti allo stato di Seboim? Il mio cuore si commuove tutto dentro di me, tutte le mie compassioni si accendono. 9 Io non sfogherò la mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te, e non verrò nel mio furore. 10 Essi seguiranno l'Eterno, che ruggirà come un leone, poiché egli ruggirà e i figli accorreranno in fretta dall'occidente. 11 Accorreranno in fretta dall'Egitto come uccelli e dal paese d'Assiria come colombe; io li farò abitare nelle loro case”, dice l'Eterno.

Riveduta:

Osea 11

1 Quando Israele era fanciullo, io l'amai, e fin dall'Egitto, chiamai il mio figliuolo. 2 Egli è stato chiamato, ma s'è allontanato da chi lo chiamava; hanno sacrificato ai Baali, hanno offerto profumi a immagini scolpite! 3 Son io che insegnai ad Efraim a camminare, sorreggendolo per le braccia; ma essi non hanno riconosciuto ch'io cercavo di guarirli. 4 Io li attiravo con corde umane, con legami d'amore; ero per loro come chi sollevasse il giogo d'in su le loro mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare. 5 Israele non tornerà nel paese d'Egitto; ma l'Assiro sarà il suo re, perché han rifiutato di convertirsi. 6 E la spada sarà brandita contro alle sue città, ne spezzerà le sbarre, ne divorerà gli abitanti, a motivo de' loro disegni.
7 Il mio popolo persiste a sviarsi da me; lo s'invita a guardare in alto, ma nessun d'essi alza lo sguardo. 8 ...Come farei a lasciarti, o Efraim? Come farei a darti in mano altrui, o Israele? a renderti simile ad Adma? a ridurti allo stato di Tseboim? Il mio cuore si commuove tutto dentro di me, tutte le mie compassioni s'accendono. 9 Io non sfogherò l'ardente mia ira, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio, e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te, e non verrò nel mio furore. 10 Essi seguiranno l'Eterno, che ruggirà come un leone, poich'egli ruggirà, e i figliuoli accorreranno in fretta dall'occidente. 11 Accorreranno in fretta dall'Egitto come uccelli, e dal paese d'Assiria come colombe; e io li farò abitare nelle loro case, dice l'Eterno.

Ricciotti:

Osea 11

L'amore di Dio vincerà.
1 Come passa l'alba, passò via il re d'Israele. Quando era fanciullo Israele io l'amai, e dall'Egitto ho chiamato il figlio mio. 2 Sì, li hanno chiamati, ma essi ugualmente se ne andarono via dal loro cospetto, immolavano ai Baalim e sacrificavano ai simulacri. 3 Ed io ho fatto da balia ad Efraim; ho portato essi in braccio, ma non compresero la cura ch'io aveva di loro. 4 Li ho attirati a me con attrattive piene d'umanità e con vincoli d'amore e sono stato come uno che solleva il giogo dalle loro mascelle, e mi chinai su di essi a porger loro da mangiare. 5 E non torneranno in Egitto; Assur, sarà esso il loro re, perchè hanno rifiutato di convertirsi. 6 La spada sarà brandita contro le sue città, consumerà le sue sbarre e le divorerà, a cagione dei loro divisamenti. 7 Gli uomini del mio popolo staranno in sospeso pel mio ritorno, mentre verranno posti sotto uno stesso giogo che non sarà a loro tolto. 8 Come ti tratterò, Efraim? Ti proteggerò, Israele, o come ti tratterò? Come Adama? ti ridurrò come Seboim? Il mio cuore mi si rivolta dentro, tutto è commosso il mio rincrescimento. 9 No, io non manderò a esecuzione il furore della mia ira, non mi risolverò a distruggere Efraim, perchè io sono Dio e non uomo; io ci sono in mezzo a te santo e non marcerò contro le città. 10 Cammineranno anzi dietro al Signore che ruggirà come un leone, poichè egli ruggirà e tremeranno i figli del mare. 11 E voleranno, come uccello, dall'Egitto, e come colomba, dalle terre d'Assur e li ristabilirò nella loro dimora, dice il Signore.

Richiamo alle memorie antiche.
12 Efraim mi ha raggirato col rinnegarmi e la casa d'Israele coll'ingannarmi, ma Giuda discese testimonio con Dio, e con i santi fedele.

Tintori:

Osea 11

Dio s'accora d'esser costretto a distruggere Israele
1 Come passa il mattino, passerà il re d'Israele. Israele io l'amai fin da quando egli era bambino, e dall'Egitto richiamai il mio Figliolo. 2 Lo richiamarono, e si allontanò, per immolare vittime a Baal; sacrificare ai simulacri. 3 Eppure io feci da balia a Efraim, lo portai in braccio, ma essi non guardarono alle mie premure. 4 Cercai di farlo mio colle attrattive d'Adamo, colle attrattive della carità, e fui per loro come quello che sollevava il giogo sopra le loro mascelle, io mi piegai per farla mangiare. 5 Or egli non tornerà nella terra d'Egitto: Assur sarà il suo re; perchè non han voluto convertirsi. 6 Intanto la spada ha cominciato a girare le loro città: consumerà i cittadini migliori, divorerà i loro capi. 7 E il mio popolo aspetterà con ansia il mio ritorno, ma il giogo imposto a tutti loro non sarà tolto. 8 Che devo farti, o Efraim? Devo proteggerti, o Israele? E come potrò trattarti come Adama, ridurti come Seboim? il mio cuore si rivolta dentro di me; ma ugualmente si turba il mio pentimento. 9 Non darò corso all'ira mia furibonda, non mi rivolgerò a distruggere Efraim, perchè io sono Dio, e non un uomo, in mezzo a te sono il Santo, e non entrerò nella città. 10 Essi andranno dietro al Signore, che ruggirà qual leone; Egli stesso ruggirà, e ne avranno spavento i figli del mare. 11 E voleranno, come un uccello, dall'Egitto, e come una colomba dalla terra degli Assiri; ed io li ristabilirò nelle loro case - dice il Signore. 12 Efraim mi ha circondato di rinnegamenti, e la casa d'Israele di menzogne; ma Giuda è disceso con Dio e coi santi, testimonio fedele.

Martini:

Osea 11

Il Signore dimostra, che egli ha sempre amato Israele, ma per le sue scelleraggini lo dà in potere degli Assirj: e non di meno per la sua misericordia egli lo farà tornare al suo paese, affinchè serva al Signore insieme colle nazioni convertite.
1 Come passa un mattino, passerà il re d'Israele. Israele era bambino, ed io l'amai, e dall'Egitto richiamai il mio figliuolo. 2 Lo richiamarono, ed egli si alienava da essi. Hanno immolato vittime a Baal, e offerti sagrifizj ai simulacri. 3 Io feci da balio con Ephraim; lo portai tralle mie braccia; ed ei non conobbero, che io son quegli, che ho cura di lor salute. 4 Io li trassi co' vincoli proprj degli uomini, co' vincoli della carità: io fui, che tolsi il capestro, che stringeva lor le mascelle, e porsi lor da mangiare. 5 Ei non torneranno nella terra d'Egitto, ma Assur sarà il loro re, perchè non han voluto convertirsi. 6 La spada ha cominciato di andar in giro pelle loro città, e sterminerà i cittadini migliori, e divorerà i loro capi. 7 E il mio popolo aspetterà ansiosamente il mio ritorno; ma il giogo, che sarà imposto a tutti loro, non sarà tolto. 8 Che farò io di te, o Ephraim? ti proteggerò io, o Israele? ma in qual modo potrò io trattarti come Adama, e ridurti come Seboim? Il mio cuore alterna dentro di me, io mi ripento insieme, e mi conturbo. 9 Non lascerò agire il furore dell'ira mia; non m'indurrò a sperdere Ephraim, perchè io son Dio, e non un uomo: il santo in mezzo a te, e io non entrerò nella città. 10 Eglino seguiranno il Signore, egli ruggirà qual lione, ruggirà egli stesso, e ne avranno spavento i figliuoli del mare. 11 E voleran dall'Egitto come un uccello, e dall'Assiria come una colomba, e io li rimetterò nelle case loro, dice il Signore. 12 Ephraim mi ha circonvenuto con rinnegarmi, e la casa d'Israele colle sue frodi; ma Giuda è venuto a rendere testimonianza a Dio, ed è fedele co' santi.

Diodati:

Osea 11

1 QUANDO Israele era fanciullo, io l'amai, e chiamai il mio figliuolo fuor di Egitto. 2 Al pari che sono stati chiamati, se ne sono iti d'innanzi a quelli che li chiamavano; hanno sacrificato a' Baali, ed han fatti profumi alle sculture. 3 Ed io ho insegnato ad Efraim a camminare, prendendolo per le braccia; ma essi non han conosciuto che io li ho sanati. 4 Io li ho tratti con corde umane, con funi di amorevolezza; e sono loro stato a guisa di chi levasse loro il giogo d'in su le mascelle, ed ho loro porto da mangiare. 5 Egli non ritornerà nel paese di Egitto, anzi l'Assiro sarà suo re; perciocchè han ricusato di convertirsi. 6 E la spada si fermerà sopra le sue città, e consumerà le sue sbarre, e le divorerà, per cagion de' lor consigli. 7 Or il mio popolo è dedito a sviarsi da me; ed egli è richiamato all'Altissimo; ma non vi è niuno, di quanti sono, che lo esalti.
8 O Efraim, come ti darò; o Israele, come ti metterò in man de' tuoi nemici? come ti renderò simile ad Adma, e ti ridurrò nello stato di Seboim? il mio cuore si rivolta sottosopra in me, tutte le mie compassioni si commuovono. 9 Io non eseguirò l'ardor della mia ira, io non tornerò a distruggere Efraim; perciocchè io sono Dio, e non uomo; io sono il Santo in mezzo di te; io non verrò più contro alla città. 10 Andranno dietro al Signore, il qual ruggirà come un leone; quando egli ruggirà, i figliuoli accorreranno con timore dal mare. 11 Accorreranno con timore di Egitto, come uccelletti; e dal paese di Assiria, come colombe; ed io li farò abitare nelle lor case, dice il Signore.

Commentario completo di Matthew Henry:

Osea 11

1 INTRODUZIONE A OSEA CAPITOLO 11

In questo capitolo abbiamo,

I. La grande bontà di Dio verso il suo popolo Israele, e le grandi cose che aveva fatto per loro, Osea 11:1,3-4.

II. La loro condotta ingrata verso di lui, nonostante i suoi favori verso di loro, Osea 11:2-4,7,12.

III. Minacce d'ira contro di loro per la loro ingratitudine e tradimento, Osea 11:5-6.

IV. Misericordia ricordata in mezzo all'ira, Osea 11:8-9.

V. Promesse di ciò che Dio avrebbe ancora fatto per loro, Osea 11:10-11.

VI. Un personaggio onorevole dato di Giuda, Osea 11:12.

Ver. 1. fino alla Ver. 7.

Qui troviamo,

I. Dio molto misericordioso verso Israele. Erano un popolo per il quale egli aveva fatto più che per qualsiasi altro popolo sotto il cielo, e al quale aveva dato di più, cosa che essi sono qui, non dirò rimproverati (perché Dio dà, e non rimprovera), ma ricordati, come un aggravamento del loro peccato e un incoraggiamento al pentimento.

1. Ebbe una gentilezza per loro quando erano giovani ( Osea 11:1): Quando Israele era un bambino allora lo amavo; quando cominciarono a moltiplicarsi in una nazione in Egitto, Dio pose il suo amore su di loro, e li scelse perché li amava, perché li avrebbe amati, Deuteronomio 7:7-8. Quando erano deboli e indifesi come bambini, stolti e perversi come bambini, quando erano emarginati e bambini smascherati, allora Dio li amava; Li compativa, e testimoniava loro la sua benevolenza; li partorì come la balia fa con il bambino che allatta, li nutrì, e soffrì le loro maniere. Nota: Coloro che sono cresciuti, anzi, coloro che sono invecchiati, dovrebbero spesso riflettere sulla bontà di Dio verso di loro nella loro infanzia.

2. Li liberò dalla casa di schiavitù: Ho chiamato mio figlio dall'Egitto, perché un figlio, perché un figlio diletto. Quando Dio chiese la liberazione di Israele dal Faraone, li chiamò suo figlio, il suo primogenito. Nota, Coloro che Dio ama li chiama fuori dalla schiavitù del peccato e di Satana nella gloriosa libertà dei suoi figli. Si dice che queste parole si siano adempiute in Cristo, quando, alla morte di Erode, lui e i suoi genitori furono chiamati fuori dall == (Matteo 2:15), così che le parole hanno un duplice aspetto, parlando storicamente della chiamata di Israele fuori dall'Egitto e profeticamente della portata di Cristo da lì; e la prima era un tipo della seconda, e un pegno e una caparra dei molti e grandi favori che Dio aveva in serbo per quel popolo, specialmente l'invio di suo Figlio nel mondo, e il ricondurlo nel paese d'Israele quando lo avevano scortesemente cacciato fuori, e avrebbe potuto giustamente non tornare mai più. La chiamata di Cristo fuori dall'Egitto era una figura della chiamata di tutti coloro che sono suoi, attraverso di lui, fuori dalla schiavitù spirituale.

3. Diede loro una buona educazione, si prese cura di loro, si preoccupò di loro, non solo come un padre o un tutore, ma, tale è la condiscendenza della grazia divina, come una madre o una nutrice ( Osea 11:3): Ho insegnato anche a Efraim ad andare, come si insegna a un bambino a condurre le corde. Quando furono nel deserto, Dio li condusse per la colonna di nuvola e di fuoco, mostrò loro la via per la quale dovevano andare, e li portò su, prendendoli per le braccia. Egli insegnò loro ad andare nella via dei suoi comandamenti, attraverso le istituzioni della legge cerimoniale, che erano come tutori e governatori per quel popolo minorenne. Li prese per le braccia, per guidarli, perché non si smarrissero, e per sostenerli, perché non inciampassero e non cadessero. L'Israele spirituale di Dio è così sostenuto. Tu mi hai tenuto per la mia destra, = Salmi 73:23.

4. Quando c'era qualcosa che non andava in loro, o erano così poco fuori posto, lui era il loro medico:

"Li ho guariti; Non solo mi sono preso tenera cura di loro (un amico può farlo), ma ho operato una cura efficace: è solo un Dio che può farlo. Io sono il Signore che ti guarisce ( Esodo 15:26), che ripara a tutti i tuoi rancori.

5. Li ha portati al suo servizio con metodi miti e gentili ( Osea 11:4): Li ho tirati con corde d'uomo, con legami d'amore. Nota, è l'opera di Dio attirare a sé le povere anime; e nessuno può venire a lui a meno che non le attiri lui, Giovanni 6:44. Disegna,

(1.) Con le corde di un uomo, con quelle corde con cui gli uomini tirano che hanno un principio di umanità, o con quelle corde con cui gli uomini sono tirati; li trattò come uomini, in modo equo e razionale, in modo facile e gentile, con le corde di Adamo. Egli li trattò come Adamo nell'innocenza, portandoli subito in un paradiso e in alleanza con lui.

(2.) Con legami d'amore, o corde d'amore. Questa parola significa corde più forti delle prime. Non li spinse con la forza al suo servizio, che lo volessero o no, né li governò con rigore, né li trattenne con la violenza, ma il suo corteggiamento fu tutto amorevole e affettuoso, tutto dolce e gentile, per poterli vincere con gentilezza. Mosè, che egli fece loro guida, era l'uomo più mansueto del mondo. Gentilezze tra gli uomini chiamiamo comunemente obblighi, o legami, legami d'amore. Così Dio attinge con il sapore dei suoi buoni unguenti Cantico dei Cantici 1:4, attinge con amorevolezza, Geremia 31:3. Così Dio tratta con noi, e noi dobbiamo trattare allo stesso modo con coloro che sono sotto la nostra istruzione e il nostro governo, trattarli razionalmente e con mitezza.

6. Li sollevò dai fardelli sotto i quali avevano a lungo gemito: Ero per loro come coloro che tolgono il giogo dalle loro mascelle, alludendo alla cura del buon agricoltore, che è misericordioso con la sua bestia, e non lo stancherà con un lavoro duro e costante. Probabilmente, a quei tempi, il giogo sul collo dei buoi era fissato con delle briglie, o testiera, sopra le mascelle, che museruola la bocca del bue. Israele in Egitto fu così trattenuto dal godimento delle loro comodità e costretto a lavori forzati; ma Dio li sollevò, tolse loro la spalla dal fardello, = Salmi 81:6. Nota: La libertà è una grande misericordia, specialmente fuori dalla schiavitù.

7. Ha fornito loro cibo conveniente. In Egitto se la passarono duramente, ma, quando Dio li fece uscire, mise loro da mangiare, come l'agricoltore, quando ha sciolto il giogo del suo bestiame, li foricava. Dio fece piovere manna intorno al loro accampamento, pane dal cielo, cibo per gli angeli; altre creature cercano la loro carne, ma Dio ha messo la carne al suo popolo, come noi facciamo ai nostri figli, è stato lui stesso il loro ristoratore e intagliatore, li ha anticipati con le benedizioni della bontà.

II. Ecco Israele molto ingrato verso Dio.

1. Erano sordi e disubbidienti alla sua voce. Egli parlò loro per mezzo dei suoi messaggeri, Mosè e gli altri suoi profeti, li chiamò dai loro peccati, li chiamò a sé, al loro lavoro e al loro dovere; ma come li chiamavano, così se ne andarono; Si ribellavano in quei casi particolari in cui venivano ammoniti; più i profeti erano pressanti e importuni con loro, per persuaderli a ciò che era buono, più erano refrattari e più risoluti nelle loro vie malvagie, disubbidendo per amore della disobbedienza. Questa stoltezza è legata nel cuore dei bambini, i quali, non appena gli viene insegnato ad andare, se ne andranno da coloro che li chiamano.

2. Amavano gli idoli e li adoravano: sacrificavano ai Baal, prima un Baal e poi un altro, e bruciavano incenso alle immagini scolpite, sebbene fossero chiamati dai profeti del Signore più e più volte a non fare questa cosa abominevole che egli odiava. L'idolatria era il peccato che fin dall'inizio, e per tutto il tempo, li aveva più facilmente assaliti.

3. Erano incuranti di Dio e dei suoi favori verso di loro: Non sapevano che li ho guariti. Guardavano solo Mosè e Aronne, gli strumenti del loro sollievo, e, quando qualcosa non andava, litigavano con loro, ma non guardavano attraverso di loro a Dio che li aveva impiegati. Oppure, quando Dio li corresse e li tenne sotto una severa disciplina, essi non compresero che era per il loro bene, e che Dio in tal modo li guarì, e che era necessario per perfezionare la loro guarigione, altrimenti si sarebbero riconciliati meglio con i metodi adottati da Dio. Nota: L'ignoranza è alla base dell'ingratitudine, Osea 2:8.

4. Erano fortemente inclini all'apostasia. Questo è l'articolo più nero dell'accusa: (Osea 11:7) Il mio popolo è piegato a ritirarsi da me. Ogni parola qui è esasperante.

(1.) Loro arretrano. Non c'è loro appiglio, non c'è fermezza in loro; sembrano venire avanti, verso Dio, ma scivolano rapidamente di nuovo indietro, e sono come un arco ingannevole.

(2.) Si allontanano da me, da Dio, sommo bene, fonte di vita e di acque vive, dal loro Dio, loro proprietario, sovrano e benefattore, da Dio che non si è mai allontanato da loro, né la guerra come un deserto per loro.

(3.) Sono piegati all'indietreggiamento, sono pronti a peccare; c'è nella loro natura una propensione a ciò che è male; nel migliore dei casi sono sospesi in sospeso tra Dio e il mondo, così che una piccola cosa serve a trascinarli sulla strada sbagliata; sono pronti a chiudere con ogni tentazione. Suggerisce anche che sono risoluti nel peccato; i loro cuori sono completamente rivolti in loro a fare il male; Il pregiudizio è forte in questo modo; e persistono nei loro tradimenti, qualunque cosa si dica o si faccia per fermarli; eppure,

(4.) "Sono, di professione, la mia gente. Essi sono chiamati con il mio nome, e professano la relazione con me; sono miei, per i quali ho fatto molto e da cui mi aspetto molto, che ho nutrito e allevato, come bambini, eppure si allontanano da me."

Nota: Nel nostro pentimento dovremmo lamentarci non solo delle nostre infedeltà, ma anche del nostro piegamento all'inversione, non solo delle nostre attuali trasgressioni, ma della nostra corruzione originale, del peccato che dimora in noi, della mente carnale.

5. Erano stranamente contrari al pentimento e alla riforma. Ecco due espressioni della loro ostinazione:

(1.) Essi rifiutarono di tornare, = Osea 11:5. Erano così inclini all'inversione che, sebbene non potessero fare a meno di trovare, alla prova, la follia del loro traviamento, e che quando abbandonarono Dio cambiarono in peggio, tuttavia continuarono a proseguire. Ho amato gli estranei, e dopo di loro andrò. Fu loro ordinato di tornare, furono corteggiati e supplicati di tornare, fu loro promesso che se lo avessero fatto sarebbero stati ricevuti gentilmente, ma rifiutarono.

(2.) Anche se li chiamarono all'Altissimo. I profeti e i ministri di Dio li chiamarono a tornare al Dio dal quale si erano ribellati, al Dio altissimo, dal quale erano sprofondati in questa miserabile degenerazione; li chiamarono dal culto degli idoli, che erano tanto inferiori a loro, e il cui culto era quindi il loro disprezzo, al vero Dio, che era tanto al di sopra di loro, e il cui culto era quindi il loro privilegio; Li chiamarono da questa terra alle cose alte e celesti; ma invano chiamarono. Nessuno lo esalterebbe affatto. Sebbene sia l'Altissimo Dio, essi non lo riconoscerebbero tale, non farebbero nulla per onorarlo né gli darebbero la gloria dovuta al suo nome. Oppure, non si sarebbero esaltati, non sarebbero usciti da quello stato di apostasia e di miseria in cui si erano precipitati; ma lì giacevano contenti immobili, non avrebbero alzato la testa né sollevato la loro anima. Nota: I fedeli ministri di Dio si sono presi molta pena, inutilmente, con figli traviati, li hanno chiamati all'Altissimo; ma nessuno si muoveva, nessuno lo esaltava.

III. Qui Dio è molto arrabbiato, e giustamente, con Israele; vedete quali sono i segni del dispiacere di Dio con cui sono qui minacciati.

1. Dio, che li ha fatti uscire dall'Egitto, per prenderli come un popolo per sé, poiché non gli sarebbero stati fedeli, li condurrà in una condizione peggiore di quella in cui li aveva trovati all'inizio ( Osea 11:5):

"Non tornerà nel paese d'Egitto, anche se quella era una casa di schiavitù abbastanza dolorosa; ma egli andrà a un servizio più duro, perché l'Assiro sarà il suo re, che lo userà peggio di quanto abbia mai fatto il Faraone."

Non torneranno in Egitto, che è vicino, dove avranno spesso notizie dal loro paese, e da dove potranno sperare di tornarvi presto, ma saranno condotti in Assiria, che è molto più lontana, e dove saranno tagliati fuori da ogni corrispondenza con il loro paese e da ogni speranza di tornarvi. e giustamente, perché si sono rifiutati di tornare. Nota: Coloro che non torneranno ai doveri che hanno lasciato non possono aspettarsi di tornare alle comodità che hanno perso.

2. Dio, che ha dato loro Canaan, quella buona terra, e un insediamento molto sicuro e confortevole in essa, porterà i suoi giudizi su di loro, il che renderà la loro abitazione insicura e scomoda ( Osea 11:6): La spada verrà su di loro, la spada della guerra, la spada di un nemico straniero, prevalendo contro di loro e trionfando su di loro.

(1.) Questo giudizio si diffonderà lontano. La spada fisserà sulle loro città, quei nidi di persone e depositi di ricchezze; allo stesso modo raggiungerà i loro rami, i villaggi di campagna (così alcuni), i cittadini stessi (così altri), o i bars (così significa la parola) e le porte della loro città, o tutti i rami delle loro entrate e ricchezze, o i loro figli, i rami delle loro famiglie.

(2.) Durerà a lungo: Rimarrà sulle loro città.Davide pensava che tre mesi volare davanti ai suoi nemici fosse l'unico giudizio dei tre contro cui si doveva fare eccezione; ma questa spada rimarrà molto più a lungo di tre mesi sulle città di Israele. Continuarono le loro ribellioni contro Dio, e perciò Dio continuò i suoi giudizi su di loro.

(3.) Esso farà una fine completa: Consumerà i loro rami, e li divorerà, e devasterà tutto, e questo a causa dei loro propri consigli, cioè, perché avrebbero fatto a modo loro, sia nell'adorazione che nella conversazione, avrebbero fatto come avevano elencato, e avrebbero perseguito i loro progetti, che Dio quindi, in un modo di giusto giudizio, Li ha abbandonati. Nota: La confusione dei peccatori è dovuta alla loro invenzione. I consigli di Dio li avrebbero salvati, ma i loro stessi consigli li hanno rovinati.

8 Ver. 8. fino alla Ver. 12

In questi versetti abbiamo:

I. La meravigliosa arretratezza di Dio nel distruggere Israele (Osea 11:8-9): Come ti abbandonerò? Qui osserva,

1. Il misericordioso dibattito di Dio dentro di sé riguardo al caso di Israele, un dibattito tra giustizia e misericordia, in cui la vittoria pende chiaramente dalla parte della misericordia. Stupiscitevi, o cieli! a questo, e meravigliati, o terra! alla gloria della bontà di Dio. Non che in Dio ci siano lotte come in noi, o che egli sia mai fluttuante o irrisolto; no, è di una sola mente e lo sa; ma sono espressioni alla maniera degli uomini, destinate a mostrare quale severità avesse meritato il peccato d'Israele, e tuttavia come la grazia divina sarebbe stata glorificata nel risparmiarle. La connessione di questo con ciò che precede è molto sorprendente; si diceva di Israele (Osea 11:7) che erano piegati a allontanarsi da Dio, che sebbene fossero stati chiamati a lui non lo avrebbero esaltato, su cui, si potrebbe pensare, avrebbe dovuto seguire,

"Ora sono deciso a distruggerli e a non mostrare mai più loro pietà".

No, tale è la sovranità della misericordia, tale la gratuità, la pienezza, della grazia divina, che ne consegue immediatamente: Come ti abbandonerò? Vedi qui,

(1.) Le proposte che la giustizia fa riguardo a Israele, il cui suggerimento è qui implicito. Efraim sia abbandonato, come un figlio incorreggibile è dato per essere diseredato, come un paziente incurabile è dato dal suo medico. Sia dato alla rovina. Israele sia dato nelle mani del nemico, come un agnello al leone per essere sbranato; siano fatti come Adma e posti come Zeboim, le due città che con Sodoma e Gomorra furono distrutte dal fuoco e lo zolfo piovve su di loro dal cielo; siano completamente e irreparabilmente rovinate, e siano rese simili a queste città nella desolazione come lo sono state nel peccato. Sia esercitata su di loro la maledizione che è scritta nella legge, che l'intera terra sarà zolfo e sale, come la distruzione di Sodoma e Gomorra, Adma e Zeboim, = Deuteronomio 29:23. Efraim e Israele meritano di essere abbandonati in questo modo, e Dio non farà loro alcun torto se li tratterà in questo modo.

(2.) L'opposizione che la misericordia fa a queste proposte: Come lo farò? Come il tenero padre ragiona tra sé,

"Come potrò rigettare il mio figlio malvagio? poiché egli è mio figlio, anche se è sconveniente; come posso trovare nel mio cuore per farlo?" Così, "Efraim è stato un figlio caro, un bambino piacevole: Come posso farlo? È maturo per la rovina; i giudizi sono pronti ad afferrarlo; non c'è altro che rinunciarvi, ma io non posso farlo. Sono stati un popolo vicino a me; Ce ne sono ancora alcuni buoni tra loro; Essi sono i figli dell'alleanza; se saranno rovinati, il nemico trionferà; Può darsi che si pentiranno e si ricambieranno ancora; e quindi come posso farlo?"

Nota: Il Dio del cielo è lento all'ira, ed è particolarmente riluttante ad abbandonare alla completa rovina un popolo che è stato in speciale relazione con lui. Guardate come opera la misericordia quando si parla di quei duri procedimenti: Il mio cuore si rivolge dentro di me, mentre diciamo: Il nostro cuore ci viene meno, quando veniamo a fare una cosa che è contro il nostro genere. Dio parla come se fosse cosciente a se stesso di uno strano sforzo di affetti in compassione verso Israele: come Lamentazioni 1:20, Le mie viscere sono turbate, il mio cuore si è rivoltato dentro di me. Come segue qui, I miei pentimenti si accendono insieme. Le sue viscere anelavano a loro, e la sua anima era addolorata per il loro peccato e miseria, = Giudici 10:16. Confronta Geremia 31:20. Da quando ho parlato contro di lui, le mie viscere sono turbate per lui. Quando Dio stava per dare suo Figlio come sacrificio per il peccato, e Salvatore per i peccatori, non disse: "Come lo abbandonerò?" No, non ha risparmiato il suo proprio Figlio; piacque al Signore di ferirlo; e perciò Dio non lo ha risparmiato, per poter risparmiare noi. Ma questo è solo il linguaggio del giorno della sua pazienza; Quando gli uomini hanno peccato e arriva il grande giorno della sua ira, allora non si fa alcuna difficoltà; anzi, Riderò della loro calamità.

2. La sua cortese determinazione di questo dibattito. Dopo una lunga contesa, la misericordia nella contesa si rallegra contro il giudizio, ha l'ultima parola e porta il giorno, Osea 11:9. È decretato che la tregua sarà prolungata ancora di più, e Non eseguirò ora la ferocia della mia ira, anche se sono arrabbiato; anche se non rimarranno del tutto impuniti, tuttavia egli mitigherà la sentenza e diminuirà il rigore di essa. Si mostrerà giustamente arrabbiato, ma non implacabilmente; Devono essere corretti, ma non consumati. Non tornerò a distruggere Efraim; I giudizi che sono stati inflitti non saranno ripetuti, non andranno così in profondità come hanno meritato. Non tornerà a distruggere, come i soldati, quando hanno saccheggiato una città una volta, tornano una seconda volta, per prenderne di più, come quando ciò che il verme palmer ha lasciato la locusta ha mangiato. Si aggiunge, alla fine del versetto,

"Non entrerò in città, in Samaria, né in nessun'altra delle loro città; Non entrerò in esse come un nemico, per distruggerle del tutto e devastarle, come ho fatto con le città di Adma e di Tseboim".

3. Il fondamento e la ragione di questa determinazione: Perché io sono Dio e non un uomo, il Santo d'Israele. Per incoraggiarli a sperare di trovare misericordia, considerate:

(1.) Ciò che è in se stesso: Egli è Dio, e non uomo, come in altre cose, così nel perdonare il peccato e risparmiare i peccatori. Se avessero offeso un uomo come loro, lui non l'avrebbe fatto, non avrebbe potuto sopportarlo; la sua passione avrebbe sopraffatto la sua compassione e avrebbe eseguito l'ardore della sua rabbia; ma Io sono Dio, e non l'uomo. Egli è Signore della sua ira, mentre l'ira degli uomini di solito domina su di loro. Se un principe terreno si trovasse in una tale stretta tra la giustizia e la misericordia, non saprebbe come conciliare la questione tra loro; ma colui che è Dio, e non uomo, sa trovare un espediente per assicurare l'onore della sua giustizia e tuttavia promuovere l'onore della sua misericordia. Le compassioni dell'uomo non sono nulla in confronto alle tenere misericordie del nostro Dio, i cui pensieri e le cui vie, nel ricevere i peccatori che ritornano, sono tanto al di sopra dei nostri quanto il cielo è al di sopra della terra, Isaia 55:9. Nota, è un grande incoraggiamento per la nostra speranza nella misericordia di Dio ricordare che lui è Dio, e non uomo. Egli è il Santo. Si potrebbe pensare che questo sia un motivo per cui dovrebbe rifiutare un popolo così provocante. No; Dio sa come risparmiare e perdonare i poveri peccatori, non solo senza alcun rimprovero alla sua santità, ma molto ad onore di essa, poiché è fedele e giusto da perdonarci i nostri peccati, e in ciò dichiara la sua giustizia, ora Cristo ha acquistato il perdono e lo ha promesso.

(2.) Ciò che egli è per loro; egli è il Santo in mezzo a te; la sua santità è impegnata per il bene della sua chiesa, e anche in questa terra e in questa epoca corrotta e degenerata ci sono stati alcuni che hanno reso grazie al ricordo della sua santità, e ha richiesto a tutti loro di essere santi come lui, = Levitico 19:2. Finché abbiamo il Santo in mezzo a noi siamo al sicuro e stiamo bene; ma guai a noi quando ci lascia! Nota: Coloro che si sottomettono all'influenza possono trarre conforto dalla santità di Dio.

II. Ecco la sua meravigliosa prontezza nel fare del bene per Israele, che appare in questo, che egli li qualificherà per ricevere il bene che progetta per loro (Osea 11:10,11): Cammineranno dietro al Signore. Questo rispetta lo stesso favore di quello (Osea 3:5), Torneranno e cercheranno il Signore loro Dio; si parla delle dieci tribù, ed ebbe il suo compimento, in parte, nel ritorno di alcune di esse con quelle delle due tribù al tempo di Esdra; ma ebbe il suo più pieno compimento nell'Israele spirituale di Dio, la chiesa evangelica, riunita e incorporata dal vangelo di Cristo. Gli antichi ebrei lo riferivano al tempo del Messia; il dotto Dr. Pocock lo considera come una profezia della venuta di Cristo per predicare il vangelo ai figli dispersi di Israele, i figli di Dio che erano dispersi. E poi osserva,

1. Come dovevano essere chiamati e riuniti: Il Signore ruggirà come un leone. La parola del Signore (così dice il Caldeo) sarà come un leone che ruggisce. Cristo è chiamato il leone della tribù di Giuda, e il suo vangelo, all'inizio di esso, era la voce di uno che gridava nel deserto, Quando Cristo gridava ad alta voce era come quando un leone ruggiva, = Apocalisse 10:3. La voce del Vangelo si udiva da lontano, come il ruggito di un leone, ed era una voce potente. Vedi Gioele 3:16.

2. Che impressione dovrebbe fare su di loro questo richiamo, un'impressione simile a quella che il ruggito di un leone fa su tutte le bestie della foresta: Quando ruggirà allora i bambini tremeranno. Vedi Amos 3:8, Il leone ha ruggito; il Signore Dio ha parlato; e poi chi non avrà paura? Quando coloro ai cui cuori giungeva il vangelo tremarono, rimasero stupiti e gridarono: Che cosa faremo?- quando furono messi a operare la loro salvezza, e ad adorare Dio con timore e tremore, allora questa promessa si avverò. I bambini tremeranno da ovest. Gli ebrei dispersi furono portati verso est, in Assiria e Babilonia, e quelli che tornarono vennero da est; quindi questo sembra riferirsi alla chiamata dei Gentili che si trovavano a ovest di Canaan, perché in quella via si diffuse specialmente il vangelo. Essi tremeranno; si muoveranno e verranno con tremore, con cura e fretta, dall'occidente, dalle nazioni che si trovano su quella strada, al monte del Signore ( Isaia 2:3), al vangelo - Gerusalemme, all'udire l'allarme del vangelo. L'apostolo parla di potenti segni e prodigi che furono operati dalla predicazione del vangelo da Gerusalemme intorno all'Illirico, = Romani 15:19. Allora i bambini tremarono da ovest. E, considerando che Israele dopo che la carne fu dispersa in Egitto e in Assiria, è promesso che saranno efficacemente convocati di là ( Osea 11:11): Tremeranno; verranno tremanti, e con tutta fretta, come un uccello sulle ali, dall'Egitto, e come una colomba dal paese d'Assiria; una colomba è nota per il suo volo rapido e costante, specialmente quando vola alle sue finestre, a cui l'affollamento di Ebrei e Gentili verso la chiesa è qui paragonato, come è Isaia 60:8. Dovunque si trovino coloro che appartengono all'elezione della grazia - est, ovest, nord o sud - essi udranno il suono gioioso, e ne saranno sospinti; quelli d'Egitto e d'Assiria si riuniranno; quelli che si trovano più lontani l'uno dall'altro si incontreranno in Cristo, e saranno incorporati nella chiesa. Dell'unione dell'Egitto e dell'Assiria, fu profetizzato Isaia 19:23.

3. Che effetto dovrebbero avere su di loro queste impressioni. Essendo mossi dalla paura, fuggiranno all'arca: Cammineranno dietro al Signore, dopo il servizio del Signore (così i Caldei); prenderanno il Signore Cristo come loro leader e comandante; si arruoleranno sotto di lui come capitano della loro salvezza, e si abbandoneranno alla guida dello Spirito come loro guida mediante la parola; lasceranno tutto a seguire Cristo, come si conviene discepoli. Nota, il nostro santo tremore alla parola di Cristo ci attirerà a lui, non ci allontanerà da lui. Quando ruggisce come un leone gli schiavi tremano e fuggono da lui, i bambini tremano e fuggono da lui.

4. Quale intrattenimento incontreranno al loro ritorno (Osea 11:11): Li metterò nelle loro case (tutti coloro che verranno alla chiamata del Vangelo avranno un posto e un nome nella chiesa del Vangelo, nelle chiese particolari che sono le loro case, alle quali appartengono; abiteranno in Dio e saranno a casa in lui, facile e sicuro, come un uomo in casa propria; avranno dimore, poiché ce ne sono molti nella casa del Padre nostro), nel suo tabernacolo sulla terra e nel suo tempio in cielo, nelle dimore eterne, che possono essere chiamate le loro case, poiché sono il sorte in cui staranno alla fine dei giorni.

III. Ecco una triste lamentela sul tradimento di Efraim e Israele, che può essere un'indicazione che non è Israele secondo la carne, ma l'Israele spirituale, a cui appartengono le promesse precedenti, poiché per quanto riguarda questo Efraim, questo Israele, essi circondano Dio con menzogne e inganni; Tutti i loro servigi nei suoi confronti, quando pretendevano di circondare il suo altare, erano finti e ipocriti; quando lo circondavano con le loro preghiere e lodi, ognuno aveva una richiesta da presentargli, gli mentivano con la bocca e lo lusingavano con la lingua; le loro pretese erano così giuste, eppure le loro intenzioni così ripugnanti, che se possibile, si sarebbero imposte a Dio stesso. Le loro professioni e le loro promesse erano tutte un imbroglio, eppure con esse pensavano di circondare Dio, di rinchiuderlo per così dire, di tenerlo tra loro e di impedirgli di lasciarli.

IV. Ecco un piacevole elogio dell'integrità delle due tribù, che essi ritennero saldamente, e questo si presenta come un aggravamento della perfidia delle dieci tribù, e una ragione per cui Dio aveva in serbo per Giuda quella misericordia che non aveva per Israele (Osea 1:6,7), perché Giuda regna ancora con Dio ed è fedele con i santi, o con il Santissimo.

1. Giuda governa con Dio, cioè, serve Dio, e il servizio di Dio non è solo vera libertà e libertà, ma è dignità e dominio. Giuda governa, cioè, i principi e i governatori di Giuda governano con Dio; Usano il loro potere per lui, per il suo onore e per il sostegno dei suoi interessi. Coloro che governano con Dio che governano nel timore di Dio == (2Samuele 23:3), ed è loro onore farlo, e la loro lode sarà di Dio, come lo è qui quella di Giuda. Giuda è Israele- un principe con Dio.

2. Egli è fedele con il santo Dio, si tiene vicino al suo culto e ai suoi santi,- ai suoi sacerdoti, al suo popolo; fedele con i santi, con Abramo, Isacco e Giacobbe, i cui passi calcano fedelmente. Essi camminano sulla via degli uomini buoni; e coloro che lo fanno governano con Dio, hanno un grande interesse per il Cielo. Giuda yet fa così, il che suggerisce che sarebbe venuto il tempo in cui anche Giuda si sarebbe ribellato e degenerato. Notate, Quando vediamo quanti sono quelli che circondano Dio con menzogne e inganno può essere un conforto per noi pensare che Dio ha il suo resto che si attacca a lui con proposito di cuore, ed è fedele ai suoi santi; e per coloro che sono così fedeli fino alla morte è riservata una corona di vita, quando gli ipocriti e tutti i bugiardi avranno la loro parte fuori.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Osea 11

1 Capitolo 11

La considerazione di Dio per Israele; la loro ingratitudine Os 11:1-7

La misericordia divina ancora in serbo Os 11:8-12

Versetti 1-7

Quando Israele era debole e indifeso come un bambino, sciocco e sregolato come un ragazzino, Dio li amava; li sopportava come la nutrice fa con il bambino che allatta, li nutriva e ne soffriva i modi. Tutti coloro che sono cresciuti dovrebbero riflettere spesso sulla bontà di Dio nei loro confronti durante l'infanzia. Si è preso cura di loro, si è preoccupato di loro, non solo come un padre o un precettore, ma come una madre o una nutrice. Quando erano nel deserto, Dio indicò loro la strada da percorrere e li portò in alto, prendendoli per le braccia. Insegnò loro la via dei suoi comandamenti attraverso la legge cerimoniale data da Mosè. Li prese per le braccia per guidarli, affinché non si allontanassero, e per sostenerli, affinché non inciampassero e non cadessero. L'Israele spirituale di Dio è sostenuto in questo modo. È opera di Dio attirare a sé le povere anime e nessuno può venire a lui se non viene attirato da lui. Con fasce d'amore: questa parola significa corde più forti della precedente. Li alleggerì dei pesi che avevano a lungo sopportato. Israele è molto ingrato verso Dio. I consigli di Dio li avrebbero salvati, ma i loro stessi consigli li hanno rovinati. Essi indietreggiano; non hanno più presa, non hanno più fermezza. Si allontanano da me, da Dio, il bene principale. Sono pronti a ricadere; sono pronti a peccare; sono pronti a chiudere con ogni tentazione. Il loro cuore è completamente predisposto a fare il male. Sono veramente felici solo coloro che il Signore ammaestra con il suo Spirito, sostiene con la sua potenza e fa camminare nelle sue vie. Con la sua grazia toglie l'amore e il dominio del peccato e crea un desiderio per il benedetto banchetto del Vangelo, affinché possano cibarsene e vivere in eterno.

8 Versetti 8-12

Dio è lento all'ira, e non è disposto ad abbandonare alla rovina un popolo che è stato chiamato con il suo nome. Quando Dio doveva dare un sacrificio per il peccato e un Salvatore per i peccatori, non risparmiò il proprio Figlio per risparmiare noi. Questo è il linguaggio del giorno della sua pazienza; ma quando gli uomini peccano, arriva il grande giorno della sua ira. Le compassioni dell'uomo non sono nulla in confronto alle tenere misericordie del nostro Dio, i cui pensieri e le cui vie, nel ricevere i peccatori che ritornano, sono tanto al di sopra dei nostri quanto il cielo è al di sopra della terra. Dio sa come perdonare i poveri peccatori. È fedele e giusto nel perdonarci i nostri peccati e in questo modo dichiara la sua giustizia, ora che Cristo ha acquistato il perdono e lo ha promesso. Il santo tremore alla parola di Cristo ci attirerà a Lui, non ci allontanerà da Lui; i bambini tremano e fuggono verso di Lui. E tutti coloro che vengono alla chiamata del Vangelo avranno un posto e un nome nella chiesa del Vangelo. Le funzioni religiose di Israele erano pura ipocrisia, ma in Giuda si teneva conto delle leggi di Dio e il popolo seguiva i suoi pii antenati. Siamo fedeli: chi onora Dio in questo modo, lo onorerà, ma chi lo disprezza sarà poco stimato.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Osea 11

1 Quando Israele era un bambino, allora lo amavo - Dio amava Israele, come lo formò Lui stesso, prima che si corrompesse. Lo amò per amore dei padri, Abramo, Isacco e Giacobbe, come dice: "Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù" Malachia 1:2. Allora, quando era debole, indifeso, oppresso dagli egiziani, afflitto, indigente, Dio lo amava, lo curava, lo liberò dall'oppressione e lo chiamò fuori dall'Egitto.

: “Quando ha amato Israele? Quando, con la Sua guida, Israele riacquistò la libertà, i suoi nemici furono distrutti, fu nutrito con "cibo dal cielo", udì la voce di Dio e ricevette la legge da Lui. Era informe in Egitto; poi fu informato dalle norme della legge, così da maturarvisi. Era un bambino in quel vasto deserto. Infatti non si nutriva di cibi solidi, ma di latte, cioè dei rudimenti della pietà e della rettitudine, per poter gradualmente raggiungere la forza di un uomo.

Così quella legge era un maestro di scuola, per mantenere Israele come un bambino, mediante la disciplina di un bambino, fino al momento in cui tutti, che non disprezzavano i doni celesti, avrebbero ricevuto lo Spirito di adozione. Il profeta poi, per mostrare l'estrema colpa di Israele, dice: "Quando Israele era fanciullo" (nel deserto, perché allora nacque quando si impegnò a conformarsi alla legge divina, e non era ancora maturo ) "Lo amavo", i.

e., gli ho dato la legge, il sacerdozio, i giudizi, i precetti, le istruzioni; Lo caricai dei più ampi benefici; L'ho preferito a tutte le nazioni, spendendo su di lui, come sulla mia principale eredità e possesso speciale, molte cure e dolori vigili”.

Ho chiamato mio figlio fuori dall'Egitto - Come disse al Faraone: “Israele è mio figlio, anche il mio primogenito; lascia andare mio figlio, affinché mi serva” Esodo 4:22. Dio lo ha scelto tra tutte le nazioni, per essere il suo popolo speciale. Eppure anche Dio lo scelse, non per se stesso, ma perché volle che Cristo, il suo unico Figlio, nascesse da lui "secondo la carne", e per, e in, il Figlio, Dio chiamò il suo popolo, "Figlio mio.

” : “Il popolo d'Israele fu chiamato figlio, per quanto riguarda gli eletti, ma solo per amore di Lui, il Figlio unigenito, generato, non adottato, che, “secondo la carne”, doveva nascere da quel popolo , affinché per la sua passione possa portare molti figli alla gloria, disdegnando di non averli come fratelli e coeredi. Infatti, se non fosse venuto colui che doveva venire, il diletto Figlio di Dio, nemmeno Israele avrebbe potuto, più delle altre nazioni, essere chiamato figlio di un così grande Padre, come l'Apostolo stesso di quel popolo, dice: "Poiché noi eravamo, per natura, figli d'ira, proprio come gli altri" Efesini 2:3.

Poiché, tuttavia, queste parole si riferiscono all'Israele letterale, il popolo che Dio fece uscire da Mosè, come si adempirono nel bambino Gesù, quando fu riportato fuori dall'Egitto, come ci insegna Matteo, lo furono?" Matteo 2:15.

Perché Israele stesso era un tipo di Cristo, e per amore di Colui che doveva nascere dal seme d'Israele, Dio chiamò Israele "Figlio mio"; solo per amor suo lo liberò. Le due liberazioni, di tutto il popolo ebraico e di Cristo Capo, occupavano la stessa posizione nelle dispensazioni di Dio. Salvò Israele, che chiamò Suo figlio, nella sua condizione infantile e infantile, proprio all'inizio del suo essere, come popolo.

Il suo vero Figlio per natura, Cristo nostro Signore, ha allevato nella sua infanzia, quando ha cominciato a manifestare a noi le sue misericordie in lui. Entrambi, per Sua nomina, si erano rifugiati in Egitto; entrambi furono, per la Sua chiamata miracolosa a Mosè nel roveto, a Giuseppe nel sogno, richiamati da esso. Matteo apparentemente cita queste parole, non per provare nulla, ma per indicare la relazione del primo rapporto di Dio con il secondo, l'inizio e la fine, ciò che riguarda il corpo e ciò che riguarda il capo.

Egli ci dice che la precedente liberazione ebbe il suo completamento in Cristo, che nella Sua liberazione fu il pieno e solido completamento di quella d'Israele; e che allora davvero si potesse dire, nella sua più completa pienezza: "Dall'Egitto ho chiamato mio Figlio".

Quando Israele fu portato fuori dall'Egitto, la figura ebbe luogo; quando Cristo è stato chiamato, la realtà si è compiuta. L'atto stesso, da parte di Dio, fu profetico. Quando liberò Israele e lo chiamò suo primogenito, volle, nel corso del tempo, allevare dall'Egitto il suo Figlio unigenito. Le parole sono profetiche, perché l'evento di cui parlano, era profetico. “Parlano di Israele come di un corpo collettivo e, per così dire, di una persona, chiamata da Dio “Figlio mio”, cioè per adozione, ancora negli anni dell'innocenza, e amato da Dio, chiamato da Dio fuori dall'Egitto da Mosè, come Gesù, suo vero Figlio, fu dall'Angelo.

I seguenti versetti non sono profetici, perché in essi il profeta non parla più di Israele come uno, ma come composto dai tanti peccatori in esso contenuti. Israele era un popolo profetico, riguardo a questa dispensazione di Dio verso di lui; non riguardo alle sue ribellioni e peccati.

2 Come li chiamarono, così se ne andarono da loro - Il profeta cambia tono, non parlando più di quella prima chiamata di Dio a Israele nel suo insieme, per cui fece uscire Israele come un solo uomo, il suo unico figlio; quale chiamata ha obbedito. Qui egli parla delle molteplici chiamate di Dio al popolo, lungo tutta la sua storia, a cui spesso hanno disobbedito, e non solo disobbedito, ma sono andate al contrario.

"Li hanno chiamati". Sia che Dio si servisse di Mosè, o dei giudici, o dei sacerdoti, o dei re, o dei profeti, per chiamarli, era tutto uno. Quando o da chiunque venivano chiamati, si allontanavano nella direzione opposta, per servire i loro idoli. Hanno proporzionato e adattato, per così dire, la loro disobbedienza alla longanimità di Dio. : “Allora, per lo più, disdegnarono l'obbedienza, disprezzarono i loro ammonimenti e si accalcarono più freneticamente nello zelo per il peccato che avevano iniziato.

"Essi", i messaggeri di Dio, "chiamarono; così”, in modo simile, “se ne andarono da loro. Hanno sacrificato a Baalim”, cioè, i loro molti Baal, in cui hanno accarezzato l'idolatria, la crudeltà e il peccato carnale. : Quindi «quando Cristo venne e li chiamò molte volte, come nel gran giorno della festa: "Se uno ha sete, venga a me e beva", più li chiamava diligentemente, più diligentemente si allontanavano da lui e tornarono ai loro idoli, all'amore e al possesso di ricchezze, case e piaceri, per amore dei quali disprezzarono la verità”.

3 Ho insegnato anche a Efraim ad andare - Letteralmente, "e ho messo Efraim in piedi"; cioè, mentre si ribellavano, io li aiutavo e li sorreggevo, come una balia fa al suo bambino, insegnandogli ad andare a piccoli passi, passo dopo passo, “abituandolo ad andare a poco a poco senza stancarsi”; e non solo, ma “prendendoli per le braccia”; o può essere ugualmente tradotto, "Li prese tra le sue braccia", i.

e., Dio non solo gentilmente "insegnava" loro a "camminare", ma quando erano stanchi, "li prese tra le sue braccia", come fa un'infermiera a un bambino quando è stanco con i suoi piccoli tentativi di camminare. Tale era l'amore e la tenera cura di Dio, che guidava e sosteneva Israele nelle sue vie che gli insegnava, proteggendolo dalla stanchezza, o, se stanco, prendendolo tra le braccia della sua misericordia e rinfrescandolo. Così Mosè dice: "Nel deserto hai visto come il Signore tuo Dio ti ha partorito, come un uomo porta suo figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete venuti in questo luogo" Deuteronomio 1:31; e protesta con Dio: “Ho concepito io tutto questo popolo? li ho generati, affinché tu mi dica: Portali nel tuo seno, come un padre che allatta porta il suo bambino che allatta, nella terra che hai giurato a quella del loro padre?" Numeri 11:12.

: “Brevemente ma magnificamente questo luogo accenna alla mirabile pazienza di Dio, di cui parla anche Paolo, “per quarant'anni ha sofferto Egli è il loro modo nel deserto” Atti degli Apostoli 13:18.

Perché come un padre che allatta sopporta pazientemente un bambino, che non è ancora arrivato agli anni di discrezione, e, sebbene a volte sia spinto a colpirlo in cambio, tuttavia per lo più calma le sue follie infantili con lusinghe e, sebbene ingrato essere, lo porta tra le sue braccia, così il Signore Dio, di cui sono queste parole, sopportava pazientemente il popolo informe, ignorando i misteri spirituali del regno dei cieli, e sebbene avesse ucciso i corpi di molti di loro nel deserto ancora il resto li ha placati con molti e grandi miracoli, "conducendoli e istruendoli, (come dice Mosè) tenendoli come la pupilla dei suoi occhi" Deuteronomio 32:10.

Ma non sapevano che li ho guariti - Non lo misero a cuore, e quindi ciò che sapevano con la loro comprensione era peggio dell'ignoranza. : “Io che ero Padre, mi sono fatto balia e Io stesso ho portato il mio piccolo tra le mie braccia, perché non fosse ferito nel deserto, né spaventato dal caldo o dalle tenebre. Di giorno ero una nuvola; di notte, una colonna di fuoco, per illuminare con la mia luce e guarire coloro che avevo protetto.

E quando avevano peccato e avevano fatto il vitello, ho dato loro luogo per il pentimento, e non sapevano che li ho guariti, in modo che, per quarant'anni, per chiudere la ferita dell'idolatria, riportarli alla salute di prima».

: “Il Figlio di Dio ci portò tra le sue braccia al Padre, quando uscì portando la sua Croce, e sul legno della Croce stese le sue braccia per la nostra redenzione. Anche Cristo porta ogni giorno tra le sue braccia coloro che continuamente supplica, conforta, custodisce, così dolcemente, che con molta alacrità e senza alcun grave impedimento compiono ogni opera di Dio, e con il cuore allargato percorrono, piuttosto che percorrere, la via dei comandamenti di Dio. Tuttavia questi hanno bisogno di grande cautela, che siano rivestiti di grande circospezione e umiltà, e non disprezzino gli altri. Altrimenti Cristo direbbe di loro: "Non sapevano che li ho guariti".

4 Li ho tirati con le corde di un uomo - o : “Le giovenche di Wanton come era Israele, sono tirate con corde; ma sebbene Efraim lottasse contro di me, non l'avrei attirato come una bestia, ma l'ho attirato come un uomo (non un servo, ma un figlio) con corde d'amore”. "L'amore è il magnete dell'amore." : “Il primo e principale comandamento della legge, non è di timore, ma di amore, perché vuole che quelli che comanda siano figli piuttosto che servi.

” : “Nostro Signore dice: 'Nessuno viene a me, eccetto il padre che mi ha mandato, attiratelo.' Non ha detto, guidalo, ma "disegnalo". Questa violenza si fa al cuore, non al corpo. Perché meravigliarsi? Credi e tu vieni; amore e tu sei attratto. Non pensarla una violenza rozza e inquieta: è dolce, seducente; la dolcezza ti attira. Non è forse tirata una pecora affamata, quando l'erba è mostrata? Non è, dico, spinto nel corpo, ma è legato stretto dal desiderio.

Così vieni anche tu a Cristo. Non pensare a lunghi viaggi. Quando credi, allora vieni. Perché a Colui che è dappertutto, gli uomini vengono amando, non viaggiando». Così dice la Sposa: “ Cantico dei Cantici 1:4 e io ti correrò dietro” Cantico dei Cantici 1:4. «Quanto dolce», dice Agostino convertito, «mi fu subito di volere le dolcezze di quei balocchi; e ciò da cui temevo di essere separato, ora era una gioia da cui separarmi.

Perché da me li hai cacciati, vera e somma dolcezza. Tu li scacci e per loro sei entrato in te, più dolce di ogni piacere, anche se non della carne e del sangue; più luminoso di ogni luce, ma più nascosto di tutte le profondità; superiore a ogni onore, ma non all'alto nelle proprie convinzioni”.

: “Cristo “trasse” anche noi “con corde d'uomo”, quando per noi si fece Uomo, nostra carne, nostro Fratello, affinché insegnando, soffrendo, morendo per noi, in modo mirabile legasse e attiraci a Sé ea Dio; per redimere l'Adamo terreno, trasformarlo e renderlo celeste». : “dandoci pegni ineffabili del suo amore. Poiché Egli si dà a noi per il nostro Cibo; Ci dà i sacramenti; mediante il Battesimo e il pentimento ci conforma di nuovo alla giustizia originale.

Perciò Egli dice: "Io, se sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me" Giovanni 12:32; e Paolo: "Io vivo della fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" Galati 2:20. Questo disegno amorosissimo, ha bisogno la nostra ottusità e debolezza, che sempre, senza grazia, strisci tra le cose vili e terrene”.

"Tutti i metodi e le parti del governo di Dio sono intrecciati insieme, come tante corde d'amore intrecciate da Lui, così ordinate, che dovrebbero attirare l'uomo con tutto il cuore ad amarlo di nuovo". : “L'uomo, immagine della Mente di Dio, è spinto allo zelo per il servizio di Dio, non dal timore, ma dall'amore. Nessuna fascia è più potente, né vincola più saldamente tutti i sentimenti della mente. Poiché non tiene incatenato il corpo, mentre la mente si ribella e desidera sbarazzarsi, ma lega a sé la mente e la volontà in modo tale che dovrebbe desiderare, desiderare, non raggiungere altro, tranne come, anche in mezzo a minacce di morte. , per obbedire ai comandi di Dio. Sono bande, ma bande così gentili e così sdolcinate, che dobbiamo considerarle la perfetta libertà e la più alta dignità”.

Ed ero per loro come coloro che decollano - (letteralmente, "che alzano") il giogo sulle loro mascelle, e ho posto loro carne Così spiegato, le parole portano avanti la descrizione della bontà di Dio, che Egli non permise loro di giogo della schiavitù per pesare su di loro, come Egli dice: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, affinché non foste loro schiavi, e ho spezzato i legami del vostro giogo e ti ha fatto andare dritto” Levitico 26:13; e Dio fa appello a loro: «Dove vi ho stancato? testimonia contro di me” Michea 6:3.

Ma le parole sembrano significare più naturalmente: "Io ero per loro", ai loro occhi, ero considerato da loro, "come coloro che alzano il giogo sulle loro mascelle", cioè, che alzano il giogo, (non essendo già su di loro) per metterlo “sopra le loro mascelle”. "È chiaro che il giogo non si posa mai sulle mascelle, ma passa solo su di esse, sia quando viene messo sul collo, sia quando viene tolto". Questo, sembrava loro che Dio facesse, ponendo sempre su di loro un nuovo giogo o una costrizione.

“E io, Dio”, aggiunge, per tutto il tempo “mettevo carne davanti a loro”; cioè, mentre Dio si prendeva ogni sorta di cura di loro, e provvedeva loro "ogni cosa riccamente da godere", era considerato da loro come uno che, invece di "porre loro il cibo davanti, alzava il giogo sulle loro mascelle. " Dio ha fatto loro del bene, e hanno pensato che fosse tutto un disagio.

5 Non tornerà in Egitto - Alcuni probabilmente erano già tornati in Egitto; gli altri cercavano aiuto in Egitto e si ribellavano contro l'Assiro, (di cui era diventato servo il loro re Osea), e si alleavano con So, re d'Egitto. Il profeta dice loro, nel complesso, che non torneranno in Egitto, a cui hanno guardato, ma dovrebbero avere l'Assiro come loro re, che non vorrebbero.

“Si sono rifiutati di tornare” a Dio, che li ha chiamati amorevolmente; quindi, ciò che desideravano, non avrebbero dovuto; e ciò che temevano, che avrebbero dovuto. Non avrebbero Dio per loro re; quindi "l'Assiro" dovrebbe "essere il loro re", e una prigionia peggiore di quella dell'Egitto dovrebbe capitare loro. Perché, da "quello" sono stati consegnati; da questo, ora incombente su di loro, non dovrebbero mai essere ripristinati.

6 E la spada abiterà sulle sue città - Letteralmente, "si accenderà, si turberà" su. Verrà su di loro con violenza come una cosa vorticata con forza, e poi si accese e si fermerà, con loro distruzione; come dice Geremia, “un turbine del Signore è uscito con furore, un turbine di dolore; cadrà gravemente (letteralmente, vorticando) sul capo degli empi” Geremia 23:19.

Come Dio disse a Davide, dopo l'uccisione di Uria: "Ora dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa" 2 Samuele 12:10 , così come per Israele, i cui re furono inaugurati con spargimento di sangue. Per nomina di Dio, “il sangue avrà sangue”. La loro stessa spada per prima scese e si posò su di loro; poi la spada dell'Assiro. Quindi, dopo che "avevano ucciso il Santo e il Giusto", la spada degli Zeloti scese e si posò su di loro, prima della distruzione da parte dei Romani.

E consumerà i suoi rami, cioè i suoi uomini potenti. È tutt'uno, sia che gli uomini potenti siano così chiamati, per metafora, dai “rami di” un albero, o dalle “sbarre” di una città, fatte di quei rami. I loro potenti uomini, lungi dal fuggire per la loro potenza, dovrebbero essere i primi a perire.

E divorarli, a causa dei loro propri consigli - I loro consigli, saggi secondo la sapienza di questo mondo, erano senza Dio, contro i consigli di Dio. La loro distruzione quindi dovrebbe venire dalla loro stessa saggezza, come è detto: "Lasciali cadere dai loro propri consigli" Salmi 5:10 , e Giobbe dice: "Egli prende i saggi nella loro astuzia, e il consiglio dell'astuzia è portato a capofitto” Giobbe 5:13 , i.

e., è il netto contrario di ciò che intendono o pianificano; si propongono, come pensano, con cautela; un potere invisibile fa vorticare il loro schema e lo fa precipitare. “E il suo proprio consiglio lo abbatterà” Giobbe 18:7; e al di sopra; “Israele si vergognerà per i suoi propri consigli” Giobbe 10:6. La congiura di Osea con So, che doveva essere il suo sostegno contro l'Assiria, portò l'Assiria contro di lui e il suo popolo in cattività.

7 E il Mio popolo è incline a sviarsi da Me - Letteralmente, "ci sono attaccati!" come si dice, "l'intero essere di un uomo "è appeso" a una cosa". Una cosa "appesa a" o "su" un'altra, oscilla avanti e indietro entro certi limiti, ma la sua relazione con ciò a cui è appesa rimane immobile. Il suo potere di movimento è trattenuto entro quei limiti. Così Israele, così il peccatore, per quanto va e viene nei dettagli e nelle circostanze del suo peccato, è fisso e immobile nella sua adesione al suo peccato stesso.

Qualunque altra cosa facesse Israele, da una cosa tutto il suo essere, come nazione, dipendeva, dallo "sviamento" o dall'avversione da Dio. L'esistenza politica di Israele, come regno separato, dipendeva dal suo culto dei vitelli, "il peccato con cui" Geroboamo "faceva peccare Israele". Questo era il motivo del loro "rifiuto di tornare" Osea 11:5 , che, a causa del peccato abituale, non erano più in loro potere: erano fissati nel male.

Sebbene li chiamassero all'Altissimo - Letteralmente, "lo chiamavano". Come un uomo, i profeti chiamarono Israele; come un solo uomo, Israele si rifiutò di tornare; "nessuno lo esalterebbe", letteralmente, "insieme non lo esalta".

8 Come ti rinuncerò, Efraim? - o : “Dio è infinitamente giusto e infinitamente misericordioso. I due attributi sono così uniti in Lui, sì, così uno in Colui che è sempre uno, e nei cui consigli "non c'è variabilità, né ombra di cambiamento", che l'uno non ostacola mai il procedere dell'altro. Tuttavia, per mostrare che i nostri mali vengono dai nostri stessi infelici deserti, non da alcun suo piacere nell'infliggere il male, e che la misericordia che mostra, è dalla sua stessa bontà, non da alcuno in noi, Dio è rappresentato in questa espressione appassionata come nel dubbio, e (per così dire) divisa tra giustizia e misericordia, l'una supplica contro l'altra. Alla fine, Dio decide così, che entrambi dovrebbero avere la loro parte nella questione, e che Israele dovrebbe essere sia giustamente punito che misericordiosamente risparmiato e sollevato”.

Dio si pronuncia sui malvagi deserti d'Israele, anche mentre mitiga la sua sentenza. La profondità della colpa del peccatore riflette più vividamente la profondità della misericordia di Dio. Dicendo: "come ti renderò come Admah?" come "dovrò metterti come Zeboim?" Dice, infatti, che erano, per i loro peccati, degni di essere completamente distrutti, senza traccia, senza memoria, salvo quella desolazione eterna come le cinque "città della pianura", di cui erano Sodoma e Gomorra, che Dio “ha dato l'esempio, soffrendo la vendetta del fuoco eterno” Giuda 1:7.

Tale era il loro deserto. Ma Dio dice, con indicibile tenerezza: «Il mio cuore è rivolto in me», letteralmente «su di me o contro di me», per essergli di peso; come si dice del cuore, che è “pesante”. Dio si degna di parlare come se il suo amore fosse pesante, o un peso su di Lui, mentre pensava alla punizione che i loro peccati meritavano.

Il mio cuore è rivolto - o : “Appena ebbi proferito male contro di te, la misericordia ha prevalso, la tenerezza mi ha toccato; la tenerezza del Padre ha vinto l'austerità del Giudice”.

I Miei pentimenti sono accesi insieme, - o le Mie forti compassioni sono accese. cioè, con il calore e il bagliore dell'amore; come dicono i discepoli: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore?" Luca 24:32 , e come si dice di Giuseppe “le sue viscere Genesi 43:30 (letteralmente, erano Genesi 43:30 ) verso suo fratello;” e della vera madre prima di Salomone, “le sue viscere bramavano 1 Re 3:26 (margine inglese, erano calde) su suo figlio”.

"Adma" e "Zeboim" erano città nella stessa pianura con Sodoma e Gomorra, e ognuna aveva il suo piccolo re Genesi 14:2. Nella storia della distruzione di Sodoma e Gomorra, non sono nominati, ma sono inclusi nel titolo generale "quelle città e tutta la pianura" ( Genesi 19:25 ).

Tanto più allora gli uditori di Osea penserebbero a quel luogo in Mosè dove li menziona, e dove li minaccia della stessa fine; “quando lo straniero vedrà che tutto il suo paese è zolfo, sale e fuoco, che non è seminato, né produce, né vi cresce erba, come il rovesciamento di Sodoma e Gomorra, Adma e Zeboim, che il Signore distrusse nella sua ira e nella sua ira” Deuteronomio 29:22. Tale era la fine a cui tendevano tutti i loro peccati; tale la fine, che Dio aveva loro offerto; ma le Sue “forti compassioni furono accese”.

9 Non eseguirò la ferocia della Mia rabbia - È la voce della "misericordia, gioia per il giudizio". la misericordia prevale in Dio sul rigore della sua giustizia, che sebbene non permetterà che restino completamente impuniti, tuttavia li abbasserà e non li consumerà del tutto.

Non tornerò per distruggere Efraim - Dio dice che non racconterà, per così dire, Efraim, per ripassarlo come fa l'uomo, per non lasciare nulla. Come è in Geremia: “Raccoglieranno completamente il resto d'Israele, come una vite. Rivolgi la mano come un vendemmiatore nelle ceste” Geremia 6:9; e: “Se i vendemmiatori venissero da te, non lascerebbero forse delle spighe? ma ho fatto denudare Esaù” Geremia 49:9.

Perché io sono Dio e non uomo - o : “non mosso da passioni umane, ma così temperando la sua ira, come, in mezzo ad essa, ricordare la misericordia; punire così l'iniquità dei figli peccatori, come per adempiere subito le sue graziose promesse che ha fatto ai loro padri». : “L'uomo punisce, distruggere; Dio colpisce, per emendare”.

Il Santo in mezzo a te - La santità di Dio è allo stesso tempo un motivo per cui punisce l'iniquità, e tuttavia non punisce completamente il peccato. La verità e la fedeltà fanno parte della santità di Dio. Lui, il Santo che era “in mezzo” a loro, in virtù della sua alleanza con i loro padri, avrebbe mantenuto l'alleanza che aveva fatto, e per amore del loro padre non li avrebbe del tutto tagliati fuori.

Eppure la santità di Dio ha anche un altro aspetto, in virtù del quale gli empi non possono trarre profitto dalle promesse del Tutto-Santo. “Non voglio”, parafrasando Cyril, “usare un'ira sfrenata. Non “darò” Efraim, malvagio com'è diventato, alla distruzione totale. Come mai? Non se lo meritano? Sì, dice, ma “Io sono Dio e non uomo”, cioè Buono, e non soffro i moti dell'ira per sopraffarmi.

Perché questa è una passione umana. Perché dunque punisci ancora, vedendo che sei Dio, non sopraffatto dall'ira, ma piuttosto seguendo la tua essenziale dolcezza? Punisco, dice, perché io non solo sono buono, come Dio, ma anche santo, odio l'iniquità, rigetto gli contaminati, mi allontano dagli odiatori di Dio, converto il peccatore, purifico l'impuro, affinché possa unirsi di nuovo a me . Noi, quindi, se apprezziamo l'essere con Dio, dobbiamo, con tutte le nostre forze, fuggire dal peccato e ricordare ciò che ha detto. “Siate santi, perché io sono santo”.

E non entrerò nella città: Dio, che è dappertutto, parla di sé, presente a noi, quando manifesta quella presenza in atti di giudizio o di misericordia. Ha visitato il suo popolo in Egitto, per liberarlo; Visitò Sodoma e Gomorra come Giudice, facendoci sapere che aveva preso atto della loro estrema malvagità. Dio dice che “non sarebbe entrato nella città”, come fece “nelle città della pianura”, quando le rovesciò, perché voleva salvarle.

Come giudice, agisce come se distogliesse lo sguardo dal loro peccato, per timore che, vedendo la loro città piena di malvagità, fosse costretto a punirla. : “Non colpirò indiscriminatamente, come fa l'uomo che quando è adirato, irrompe in una città offensiva e distrugge tutto. In questo senso, dice l'Apostolo: «Dio ha rigettato il suo popolo? Dio non voglia! Poiché anch'io sono Israelita, della stirpe di Abramo, della tribù di Beniamino.

Dio non ha allontanato il suo popolo, che ha preconosciuto. Che dice la risposta di Dio a Elia! Ho riservato a Me settemila uomini, che non hanno piegato le ginocchia a Bard. Così dunque, anche in questo tempo presente, c'è un residuo secondo l'elezione della grazia” Romani 11:1 , Romani 11:4.

Dio allora era adirato, non con il suo popolo, ma con l'incredulità. Perché non si adirò in modo tale da non ricevere il resto del suo popolo, se si fosse convertito. Nessun ebreo è quindi respinto, perché la nazione ebraica ha negato Cristo; ma chi, sia Giudeo che Gentile, nega Cristo, egli stesso, nella propria persona, si respinge».

10 Cammineranno dietro al Signore - Non solo Dio non li distruggerà tutti, ma un residuo di loro dovrebbe "camminare dietro al Signore", cioè crederanno in Cristo. Gli ebrei dell'antichità lo capivano di Cristo. Uno di loro dice: "Questo indica il tempo della loro redenzione". E un altro: «Anche se ritirerò da loro la mia divina presenza per la loro iniquità e li rimuoverò dalla loro propria terra, tuttavia ci sarà molto tempo in cui cercheranno il Signore e lo troveranno.

Questo è ciò che Osea ha detto prima, che dovrebbero “rimanere molti giorni senza re e senza principe, e senza sacrificio; poi i figli d'Israele ritorneranno e cercheranno il Signore loro Dio e Davide loro re” Osea 3:4. : "Mentre ora "fuggirono da" Dio, e "camminarono dietro ad altri dei secondo l'immaginazione dei loro cuori malvagi, secondo i loro propri dispositivi" Osea 7:13; Geremia 7:9; Geremia 3:17; Geremia 18:12 , poi promette, che “cammineranno dietro a Dio il Signore”, seguendo la volontà, la mente, i comandamenti, l'esempio di Dio Onnipotente.

Come Dio dice di Davide, Egli "osservò i miei comandamenti e mi seguì con tutto il cuore" 1 Re 14:8; e Michea predice che "molte nazioni diranno, noi cammineremo nei suoi sentieri" Michea 4:2. Essi “seguiranno” Lui, le cui infinite perfezioni nessuno può raggiungere; tuttavia essi “seguiranno”, mai stando fermi, ma raggiungendo ciò che è irraggiungibile per Sua grazia, raggiungendo di più imitando ciò che è inimitabile, e senza fermarsi a nessuna perfezione, finché, alla Sua presenza, saranno perfezionati in Lui.

Ruggirà come un leone - Cristo è chiamato "il leone della tribù di Giuda" Apocalisse 5:5. Il suo "ruggito" è il suo forte appello al pentimento, da parte sua e dei suoi apostoli. La voce di Dio ai peccatori, sebbene piena di amore, deve essere anche piena di stupore. Li chiama, non solo a fuggire alla sua misericordia, ma a "fuggire dall'ira a venire". Li chiamerà con una voce di comando di Maestà.

Quando Egli ruggirà, i bambini tremeranno dall'Occidente, cioè verranno in fretta e con timore a Dio. “La sua parola è potente, più affilata di qualsiasi spada a doppio taglio, penetrando fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e del midollo” Ebrei 4:12. Onde quelli i cui cuori furono pizzicati alla predicazione di Pietro, gli dissero con tremore: "Uomini e fratelli che cosa dobbiamo fare?" Atti degli Apostoli 2:37.

Così la predicazione del giudizio a venire atterrisce il mondo, che da tutti i luoghi alcuni uscirono dalla cattività del mondo e volarono a Cristo” . Dice: "dall'Occidente"; perché i più “dall'occidente” sono entrati nel Vangelo. Eppure gli ebrei stavano per essere portati in Oriente, non in Occidente; e dell'Occidente i profeti non avevano conoscenza umana. Ma le dieci tribù, sebbene portate in Oriente in Assiria, non vi rimasero tutte, poiché prima della dispersione finale troviamo ebrei in Italia, Grecia, Asia Minore; dove coloro che erano stati restituiti alla propria terra, non si sarebbero di nuovo esiliati. In questi, ogni volta che si convertivano, questa profezia si adempiva.

11 Tremeranno come un uccello dall'Egitto - L'Occidente denotava l'Europa; L'Egitto e l'Assiria stanno, ciascuno per tutte le terre al di là di loro, e così per l'Africa e l'Asia; tutti insieme comprendono i tre quarti del mondo, da dove i convertiti sono venuti principalmente a Cristo. Questi sono paragonati agli uccelli, principalmente per la rapidità con cui si affretteranno poi alla chiamata di Dio, il quale ora si è allontanato tanto più quanto più sono stati chiamati.

La colomba, specialmente, era un uccello della Palestina, proverbiale per la rapidità del suo volo, facilmente impaurito, e volando più rapidamente, più si spaventava, e tornando alla sua culla da qualsiasi distanza dove potesse essere portata; da dove Isaia dice anche dei convertiti: "Chi sono questi che volano come una nuvola e come le colombe alle loro finestre?" Isaia 60:8.

“Gli Ebrei”, dice Girolamo, “riferiscono questo alla venuta del Cristo, che, sperano, verrà; dimostriamo che è già avvenuto. Infatti vengono dall'Egitto e dall'Asiria, cioè dall'oriente e dall'occidente, dal settentrione e dal mezzogiorno, e ogni giorno vengono quelli che si siedono con Abramo, Isacco e Giacobbe”.

E li metterò nelle loro case - “Le loro case” siano le loro Chiese particolari, nell'unica Chiesa o “Casa di Dio” 1 Timoteo 3:15. In questa casa, dice Dio, che li farà abitare, non per esserne allontanati di nuovo, né in essa scossi, ma qui in una dimora sicura finché non siano adatti per essere trasferiti in abitazioni eterne.

: “Nelle loro case, cioè nelle dimore preparate per loro. Poiché fin dall'inizio del mondo, quando creò i nostri progenitori, li benedisse e disse: «Aumenta, moltiplica e riempi la terra», preparò loro case o dimore eterne. Di cui ha detto, poco prima della sua morte, "Nella casa di mio padre ci sono molte dimore", e nell'ultimo giorno, dirà: "Venite benedetti dal Padre mio, ereditate il regno preparato per voi dalla fondazione del mondo. "

12 Efraim Mi circonda di menzogne ​​- Avendo parlato di futuro pentimento, conversione, restaurazione, torna a coloro che lo circondano e dichiara perché non possono partecipare a tale restaurazione. Nulla di loro era vero. Se mai si sono avvicinati a Dio, è stato "con menzogne". : “Dio, essendo infinito, non può essere realmente “comprato”. Così parla il profeta, per descrivere «la grande moltitudine di coloro che così mentirono a Dio, e la moltitudine e la molteplicità delle loro menzogne.

Dovunque Dio guardasse, in tutte le parti del loro regno, in tutte le loro azioni, tutto ciò che poteva vedere mentiva a se stesso”. Tutto era, per così dire, una folla di bugie, ammucchiate l'una sull'altra, che si spingevano l'una contro l'altra. Così è il mondo adesso. "Il loro peccato era soprattutto una menzogna, perché hanno peccato non per ignoranza, ma per malizia". La loro principale menzogna era l'istituzione del culto dei vitelli, con un fine mondano, ma con pretesa di religione verso Dio; rinnegando Lui, l'Unico vero Dio, in quanto congiungevano gli idoli con Lui, pur professando di servirlo.

E così tutta la loro adorazione a Dio, il loro pentimento, le loro preghiere, i loro sacrifici erano una menzogna. Perché una menzogna soggiaceva a tutto, penetrava in tutto, corrompeva tutto. Tutta la mezza credenza è incredulità; ogni mezzo pentimento è non pentimento, ogni mezzo culto è non adorazione; e, in quanto ciascuno e tutti si danno per quel tutto divino, di cui non sono che la contraffazione, ciascuno e tutti sono "menzogne", con cui gli uomini, da tutte le parti, circondano Dio.

Da questi pensieri errati di Dio scaturirono tutti gli altri loro inganni, mentre ancora «essi ingannarono non lui ma se stessi, in quanto pensavano di poter ingannare colui che non può essere ingannato». Quando Cristo venne, la casa d'Israele lo circondò di menzogne, gli scribi ei dottori di legge, i farisei, i sadducei e gli erodiani, facendo a gara tra loro, “come lo avrebbero invischiato nei suoi discorsi” Matteo 22:15.

Ma Giuda regna ancora con Dio - Efraim aveva rigettato il dominio di Dio, i re e i sacerdoti che aveva costituito, cosicché tutto il suo regno e il suo governo erano senza Dio e contro di Lui. In contrasto con questo, Giuda, in mezzo a tutti i Suoi peccati, era esteriormente fedele. Aderì alla stirpe dei re, da cui sarebbe scaturito il Cristo, figlio di Davide ma Signore di Davide. Adorò con i sacerdoti che Dio aveva designato per offrire i sacrifici tipici, fino a quando sarebbe venuto "Egli", "il sommo sacerdote per sempre, secondo l'ordine di Melchisedek", che avrebbe terminato quei sacrifici con il sacrificio di se stesso.

Finora Giuda “regnò con Dio”; era dalla parte di Dio, mantenne l'adorazione di Dio, fu sostenuto da Dio. Allora Abia disse a Geroboamo: «Il Signore è il nostro Dio e noi non l'abbiamo abbandonato; i sacerdoti che servono il Signore sono i figli di Aaronne, e i Leviti sono al loro servizio. Poiché osserviamo il comando del Signore nostro Dio, ma voi lo avete abbandonato, ed ecco Dio è con noi per il nostro Capitano,...” 2 Cronache 13:10.

Ed è fedele con i santi - O (meglio forse, con l'E. M) "con il Tutto-Santo". Lo stesso plurale è usato di Dio altrove ( Giosuè 24:19; e in Proverbi 30:3 ); e il suo uso, come quello del nome ordinario di Dio, è fondato sul mistero della Trinità.

Non lo insegna, ma non può nemmeno essere spiegato in altro modo. Questa fedeltà di Giuda era solo esteriore (come testimonia il rimprovero del profeta a Giuda), ma favorì molto la santità interiore. “Il corpo senza l'anima è morto;” tuttavia la vita, anche quando sembrava estinguersi, poteva essere riportata indietro, quando il corpo era lì; no, quando anch'esso si è dissolto. Quindi, Giuda aveva molti buoni re, Israele nessuno. Tuttavia, in quanto dice, "eppure governa con Dio", mostra che stava arrivando un tempo in cui anche Giuda sarebbe stato, non "con Dio" ma contro di Lui, e anche lui sarebbe stato respinto.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Osea 11

1 INTRODUZIONE A OSEA 11

Questo capitolo dà un resoconto dell'amore libero e antico di Dio per Israele, e dei benefici e delle benedizioni di bontà che Egli ha concesso loro; e della loro ingratitudine nel non possederli, né nell'ascoltare i suoi profeti, ma nel sacrificare e bruciare incenso agli idoli, Osea 11:1-4 ; pertanto sono minacciati di delusione per la liberazione dall'Egitto, di cattività in Assiria, e di devastazioni della spada in ogni luogo, essendo un popolo piegato all'indietreggiamento e incorreggibile, Osea 11:5-7 ; eppure, nonostante tutto ciò, le viscere del Signore anelano a loro, e sono fatte loro promesse di misericordia; che non saranno completamente distrutti, ma un resto sarà risparmiato; i quali negli ultimi giorni saranno chiamati e seguiranno il Signore, il Re Messia, e saranno restituiti dalla loro cattività, e saranno reinsediati nella loro propria terra, e ricollocati nelle loro case, Osea 11:8-11 ; il capitolo si conclude con un personaggio onorevole di Giuda, Osea 11:12

Versetti 1. Quando Israele era un bambino, allora l'ho amato,

Oppure, "poiché Israele [era] un bambino"; un ribelle e disubbidiente, perciò il suo re fu sterminato in una mattina, ed è stato, e sarà, senza un re per molti giorni; eppure ancora "l'ho amato": o, "sebbene Israele [fosse] un bambino"; un debole, indifeso, stolto e imprudente, "tuttavia l'ho amato": o, "quando un bambino"; nell'infanzia del suo stato civile e ecclesiastico, quando era in Egitto e nel deserto; il Signore lo ha amato, non solo come sua creatura, come fa tutte le opere delle sue mani, ma con un amore più speciale di quello che ha amato gli altri; scegliendoli per essere un popolo speciale sopra tutti gli altri; dando loro la sua legge, i suoi statuti e i suoi decreti, la sua parola e il suo culto, che non ha dato ad altre nazioni. Così egli ama l'Israele spirituale e mistico, tutti gli eletti di Dio, sia Giudei che Gentili, da bambini, appena nati, e sebbene nati nel peccato, carnali e corrotti; sì, prima che nascano, e quando non hanno fatto né bene né male; e così può essere espressivo sia della precocità e dell'antichità del suo amore per loro, sia della sua gratuità, senza alcun merito o motivo da parte loro;

e chiamò mio figlio dall'Egitto, non l'Israele letterale, come prima, che Dio chiamò suo figlio e suo primogenito, e chiese la sua dimissione dal faraone, lo chiamò e lo fece uscire dall'Egitto con mano potente e braccio steso, e che fu un simbolo della sua chiamata all'Israele spirituale, i suoi figli adottivi, dalla schiavitù e dalle tenebre peggiori di quelle egiziane. ma il suo proprio e unigenito Figlio, il nostro Signore Gesù Cristo; poiché si dice espressamente che queste parole si sono adempiute in lui, Matteo 2:15 ; non a titolo di allusione; o per accomodamento di frasi; o come il tipo è soddisfatto nell'antitipo; o come espressione proverbiale, adatta a qualsiasi liberazione; ma letteralmente: il primo e unico senso delle parole riguarda Cristo, che nella sua infanzia fu costretto in Egitto per ripararsi dal furore e dalla furia di Erode, e, quando fu morto, e coloro che cercavano la vita di Gesù, fu chiamato dall'Egitto da un angelo del Signore, avvertendo Giuseppe di ciò, e portato in Giudea, Matteo 2:19-23 ; e questo come prova dell'amore di Dio per Israele; il quale, come gli fu espresso nella sua infanzia, continuò e apparve in vari casi, più o meno fino alla venuta di Cristo; i quali, sebbene costretti per un po' di tempo ad andare in Egitto, non devono rimanervi, ma devono essere chiamati da lì, per essere allevati nel paese di Giudea; per fare i suoi miracoli, predicare le sue dottrine e fare del bene ai corpi e alle anime degli uomini che vi si trovano, essendo mandati in particolare alle pecore perdute del casato d'Israele; e, soprattutto, per operare la salvezza e la redenzione del suo popolo speciale in mezzo a loro, e di tutto l'Israele di Dio in ogni altro luogo; che è il più grande esempio di amore per loro, e per il mondo dei Gentili, che sia mai stato conosciuto, Giovanni 3:16 1Giovanni 2:2 4:9,10

2 Versetti 2. [Come] li chiamavano, così se ne andarono,

Cioè, i profeti del Signore, i veri profeti, chiamarono Israele all'adorazione e al servizio di Dio; ma essi fecero orecchie da mercante e diedero loro le spalle; e più li chiamavano, più si allontanavano da loro e dalla via del loro dovere; vedi Osea 11:7. Così il Targum,

"Ho mandato i profeti per ammaestrarli, ma essi si sono allontanati da loro";

Mosè e Aaronne furono mandati da loro e li chiamarono fuori dall'Egitto, ma essi non diedero loro ascolto; vedi Esodo 6:9,12 ; In tempi successivi i profeti furono mandati da loro per esortarli al loro dovere e per riscattarli dalle loro vie malvagie, ma essi disprezzarono e rifiutarono di seguire i loro consigli e le loro istruzioni; e questo fu continuato fino ai tempi d'Israele, o delle dieci tribù, che si allontanarono dalla casa di Davide, e stabilirono un culto idolatrico; e durante la loro rivolta e apostasia, ma tutto invano. Così, dopo che Cristo fu chiamato fuori dall'Egitto, egli e i suoi apostoli e Giovanni Battista prima di loro li chiamarono ad ascoltarlo, ma essi si allontanarono da loro. Aben Esdra lo interpreta dei falsi profeti, che li chiamarono all'idolatria, ed essi li inseguirono. Schmidt capisce che gli Israeliti si chiamavano l'un l'altro ad esso, e lo inseguivano, per il loro bene, e perché piaceva a loro, ed era gradito a loro;

Sacrificavano ai Baal, offrivano incenso alle immagini scolpite, si univano a Baal-Peor e adoravano il vitello d'oro, fatto con l'arnese per intagliare, nel deserto, sacrificavano ai Baal, l'uno o l'altro di loro, al tempo dei giudici e di Achab, e commettevano idolatria con altre immagini scolpite, di cui l'incenso è una parte. E i Giudei al tempo di Cristo, invece di dare ascolto a lui e ai suoi apostoli, seguivano le tradizioni degli anziani e i dettami degli scribi e dei farisei, che erano i loro Baal, i loro signori e padroni, e cercavano la vita e la giustizia con le loro opere, che erano sacrifici alla loro rete e incenso al loro trascinamento; Tutto questo era una grande ingratitudine. Segue una narrazione di altri benefici fatti a questo popolo

3 Versetti 3. Ho insegnato anche a Efraim ad andare,

Tutte le tribù d'Israele e di Efraim, o le dieci tribù con le altre; il Signore li istruì nella via dei suoi comandamenti e insegnò loro a camminare in essi; egli il suo angelo davanti a loro, per condurli attraverso il deserto; Sì, egli stesso li precedeva nella colonna di nuvola di giorno, e nella colonna di fuoco di notte, a cui sembra riferirsi la storia. Così il Targum,

"Io, per mezzo di un angelo mandato da me, ho guidato Israele sulla retta via".

L'allusione sembra essere a una madre o a una balia che si accomoda con il suo bambino, cominciando ad andarsene; si china, lo mette in piedi e, un piede prima dell'altro, forma i suoi passi, gli insegna come andare e cammina con esso al suo passo. E in modo simile il Signore tratta con il suo Israele spirituale, i suoi rigenerati, che diventano come bambini, e sono usati come tali; come nella rigenerazione sono vivificati, e viene dato loro un certo grado di forza spirituale, viene loro insegnato ad andare; viene insegnato loro che cos'è un Cristo Salvatore e che hanno bisogno di lui; essi sono istruiti ad andare a lui per fede per tutto ciò che vogliono, e a camminare per fede su di lui, come lo hanno ricevuto; e avendo udito e imparato dal Padre, vanno a Cristo, Giovanni 6:45 ; e sono anche insegnati ad andare al trono della grazia per tutte le provviste di grazia; e alla casa di Dio, per assistere alla parola e alle ordinanze, per il beneficio delle loro anime; e di camminare nelle vie del Signore, per la sua gloria e per il loro bene;

prendendoli per le armi; o "sulle sue proprie braccia"; portandoli e portandoli tra le sue braccia, come un padre suo figlio; vedi Deuteronomio 1:31 32:10-12 Numeri 11:12 ; così il Signore tratta con il suo Israele spirituale, o tenendolo per le braccia mentre cammina, come allatta i suoi figli, per aiutarli e facilitarli nel camminare, e affinché non inciampino e cadano; così il Signore sostiene le vie del suo popolo nelle sue vie, affinché i loro passi non vacillino e li sostenga con la destra della sua giustizia, o, quando è stanco, li prenda tra le sue braccia, li porti nel suo seno; oppure, quando vengono meno o sono caduti, li afferra e li riprende; e così non sono completamente abbattuti, sia che la caduta sia nel peccato, sia che si tratti di qualche calamità e afflizione; quando mette sotto le sue braccia eterne, e le porta e le impedisce di affondare, così come di una caduta finale e totale. Abarbinel, e altri dopo di lui, interpretano questo di Efraim che prende e porta tra le sue braccia Baal, le immagini scolpite e i vitelli d'oro; che è menzionato come un esempio di ingratitudine; ma molto a torto;

ma essi non sapevano che io li avevo guariti; delle malattie d'Egitto, o li hanno preservati da esse: questo include tutta la loro salvezza e liberazione dall'Egitto, e tutti i benefici e i favori che l'accompagnano, che hanno imputato ai loro idoli, e non al Signore; vedi Esodo 15:26; 32:4. "Guarire", in senso spirituale, significa generalmente il perdono dei peccati, che il popolo del Signore può avere e non conoscere; e, per mancanza di migliore luce e conoscenza, possono anche attribuirla al loro pentimento, umiliazione e lacrime, quando è solo dovuta alla grazia di Dio e al sangue di Cristo

4 Versetti 4. Li ho tirati con corde d'uomo, con legami d'amore,

Come Efraim è paragonato a una giovenca nel capitolo precedente, qui si dice che è stato disegnato; ma non con corde e fasce come lo sono i bovini, ma con quelli che sono gli uomini; in modo razionale e gentile, in modo e maniera gentile, amorevole, tenero, umano, amichevole e paterno; così il Signore trasse Israele nel deserto, finché fu condotto nel paese di Canaan, concedendo loro benigni favori e facendo loro preziose promesse. Così il Signore tratta con il suo Israele spirituale; egli li trae fuori dallo stato e dalle circostanze attuali, in cui si trovano per natura, a lui e a suo Figlio, e per seguirlo, e correre nelle vie dei suoi comandamenti; e che non fa con la forza e la costrizione contro la loro volontà, né con la mera persuasione morale, ma con l'invincibile potenza della sua grazia, che opera dolcemente su di loro e li attrae; lo fa rivelando Cristo in loro, nelle glorie della sua persona e nelle ricchezze della sua grazia, e facendo entrare il suo amore nei loro cuori; e con gentili inviti, preziose promesse e insegnamenti divini, accompagnato dalla sua grazia potente ed efficace; vedi Geremia 31:3; Giovanni 6:44; Cantici 1:4 ;

e io ero per loro come quelli che tolgono il giogo sulle loro mascelle; come uno che è misericordioso verso la sua bestia; come un agricoltore gentile e umano, quando il suo bestiame ha lavorato duramente, toglie loro le briglie o il muso, o i gioghi su di essi, legati con una cavezza intorno alle mascelle, affinché possano avere la libertà di nutrirsi del cibo posto davanti a loro, come mostra la prossima frase. Così il Targum,

"La mia parola fu per loro come un buon agricoltore, che alleggerisce la spalla dei buoi e scioglie "le briglie" sulle loro mascelle".

Questo può riferirsi alla liberazione di Israele dalla schiavitù in Egitto; ed essere spiritualmente applicato a Cristo, la Parola essenziale di Dio, spezzando e togliendo il giogo del peccato, di Satana e della legge dal suo popolo, e portandolo nella libertà dei figli di Dio. Schmidt legge e interpreta le parole in modo del tutto diverso: "E io ero per loro come coloro che innalzano il giogo sulle loro mascelle"; non toglietela da loro, ma mettetela su di loro; esprimendo la loro ignoranza e ingratitudine, i quali, quando il Signore li attirò nel modo gentile e amorevole che fece, lo considerò come se avesse messo un giogo su di loro, e li trattò piuttosto come bestie che come uomini; Ma questo sembra non essere d'accordo con quanto segue:

E io depiai loro del cibo, o rifiutai, o lo portai giù fino alla loro bocca, riferendosi alla manna e alle quaglie, fece piovere intorno alle loro tende. Così il Targum,

"e, anche quando erano nel deserto, moltiplicavo per loro cose buone da mangiare".

E così, in senso spirituale, il Signore dà cibo a coloro che lo temono, mentre sono nel deserto di questo mondo; egli lo avvicina e lo pone davanti a loro, nel ministero della parola e delle ordinanze; sì, quella carne che dura per la vita eterna, la carne di Cristo, che è veramente carne; e le dottrine del Vangelo, che sono latte per i bambini e carne forte per i santi più esperti

5 Versetti 5. Non tornerà nel paese d'Egitto,

Efraim o Israele, le dieci tribù: e le versioni dei Settanta e Arabe le esprimono per nome, sebbene diano un senso errato alle parole, rendendole, "ed Efraim dimorò in Egitto"; lo fece in effetti con le altre tribù in precedenza; ma qui è detto che non vi andrà più per essere prigioniero, ma andrà in schiavitù più severa di quella in Egitto, anche in cattività in Assiria: piuttosto il senso è che non dovrebbero andare lì per trovare rifugio, almeno non come un corpo, anche se alcuni di loro potrebbero, come in Osea 9:3 ; la maggior parte di loro sarebbe stata portata prigioniera dagli Assiri, o non sarebbero tornati in Egitto per cercare aiuto e assistenza, come avevano fatto; o non dovrebbero farlo, né ce ne sarebbe bisogno, se solo tornassero al Signore, come osserva Kimchi; o piuttosto sarebbero ora così strettamente rinchiusi in Samaria, assediati così strettamente dal nemico, oppure portati in terre lontane, che, se volevano, non avrebbero potuto chiedere aiuto all'Egitto;

ma l'Assiro sarà il suo re; il re d'Assiria regnerà delle dieci tribù, che lo vogliano o no; saranno costretti a riconoscerlo come loro re e a sottomettersi, essendo presi e portati prigionieri nel suo paese.

perché si erano rifiutati di tornare: al Signore, dal quale si erano allontanati, e alla sua pura adorazione, parola e prescrizioni, si erano allontanati, stabilendo i vitelli a Dan e a Betel; si erano rifiutati di abbandonare gli idoli adoratori invece del vero Dio; comportandosi così ingratamente verso di lui per tutti i suddetti favori loro concessi; perciò sono giustamente minacciati di cattività e schiavitù in Assiria

6 Versetti 6. E la spada abiterà sulle città,

O "cadrà", e continuerà; intendendo la spada degli Assiri, con la quale Efraim sarebbe stato loro sottomesso, e il re d'Assiria sarebbe diventato re su di loro; la sua spada sarebbe stata sguainata, e si sarebbe posata su di loro, non solo sulla loro città principale Samaria, assediata da lui per tre anni, ma su tutte le altre loro città, che sarebbero caduti nelle sue mani, con i loro abitanti;

e consumerà i suoi tralci e li divorerà; cioè, i paesi e i villaggi adiacenti alle città; che erano per loro come i rami per un albero, spuntati da loro, e da essi sostenuti; e, stando vicino a loro, prosperarono o soffrirono come fecero: alcuni lo rendono "le sue sbarre", come talvolta si usa la parola, e lo interpretano dei grandi uomini e dei nobili del paese. Così il Targum,

"e ucciderà i suoi uomini prodi, e distruggerà i suoi principi";

con cui Jarchi è d'accordo;

a causa dei loro propri consigli; che presero e perseguirono, contrariamente al consiglio di Dio, la rivelazione della sua mente e della sua volontà; in particolare nell'instaurare il culto idolatrico e nel continuare in esso, nonostante tutte le ammonizioni, le esortazioni, i consigli e le minacce di Dio da parte dei suoi profeti; oppure a causa dei loro consigli con gli Egiziani e dei loro patti con loro, per l'aiuto contro gli Assiri, al quale erano stati tolti il giogo e si erano rifiutati di pagare il tributo; il che lo indusse a sguainare la spada contro di loro, il che fece il caos che fece nelle loro città e nei loro abitanti

7 Versetti 7. E il mio popolo si è piegato a sviarsi da me,

C'è una propensione ad essa spina, a causa della corruzione prevalente in loro; essi sono inclini ad essa, il pregiudizio delle loro menti è in quel modo; sono inclini ad essa, e vi si attengono pertinacemente; né saranno riscattati da essa, con tutti i mezzi e i metodi di cui si è fatto uso, anche se lo fossero, e si professavano il popolo di Dio. Alcuni lo capiscono, non del loro allontanamento e della loro avversione da Dio; ma o del suo ritorno a loro, o del loro ritorno a lui, rendendo le parole: "E il mio popolo è in sospeso"; come un uomo sospeso nell'aria, come Aben Esdra, non sale né scende; cioè, sono in dubbio su ciò che dovrebbe essere fatto a Thorn, o dovrebbero essi stessi fare: o "circa il mio ritorno"; cioè, verso di loro; se dopo tutto possono aspettarsi che Dio sarebbe stato benigno e misericordioso verso di loro, così Abarbinel; o "circa il ritorno da me"; che dovessero o no, inclini piuttosto a non tornare. Così il Targum,

"il mio popolo si divide (o esita) per tornare alla mia legge";

con cui Jarchi è d'accordo, parafrasandolo,

"Quando i profeti ordinano loro di tornare a me, sono in sospeso se tornare o no";

ma Aben Esdra e Kimchi osservano che la parola è sempre usata in senso cattivo, di avversione o di ricaduta, e che la parola è in un'altra forma quando è usata per pentirsi o tornare;

sebbene li chiamassero all'Altissimo; cioè, i profeti del Signore li chiamarono ad abbandonare i loro idoli e a tornare al Dio altissimo, al Dio vero e vivente, dal quale si erano allontanati, e alla sua vera adorazione avevano trascurato e abbandonato.

nessuno lo avrebbe esaltato; l'Iddio altissimo, e dategli la lode e la gloria dovute al suo nome; ma, d'altra parte, esaltavano i loro idoli e attribuivano loro tutte le loro cose buone, altrimenti "nessuno li avrebbe esaltati" i profeti del Signore che li hanno chiamati; non avrebbero dato loro quell'onore che era dovuto al loro ufficio, né avrebbero prestato loro alcun riguardo, né ai loro ammonimenti e consigli, ma li avrebbero disprezzati, e li biasimavano e li perseguitavano, altrimenti "nessuno si sarebbe alzato": cioè, il loro capo, come Aben Esdra, verso il cielo, e verso Dio che era in esso, al quale erano stati chiamati; ma continuavano a guardare la terra e le cose terrene, particolarmente i loro idoli; e non alzarono né drizzarono gli orecchi per dare ascolto a ciò che veniva loro detto, ma furono sordi a ogni consiglio e rimprovero. Il Targum è,

"Non camminavano in statura eretta".

Piacevolmente a cui la prima frase può essere resa, come da alcuni, "e li chiamarono alle cose di lassù"; ma nessuno volle guardare in alto; vedi Gill su " Osea 7:16"

8 Versetti. 8. Come ti abbandonerò, Efraim? [come] ti libererò, Israele?

Cioè, come di solito si interpreta, nelle mani del nemico, o all'ira, alla rovina e alla distruzione; perché, nonostante tutti i peccati di questo popolo prima osservati, e la punizione minacciata di essere inflitta su di loro, il Signore si compiace qui, e nei Versetti seguenti, di dare loro alcuni indizi della sua bontà, grazia e misericordia; non a tutto il loro corpo, poiché essi come tali furono dati e consegnati al nemico, e portati prigionieri, e dispersi fra le nazioni, e non furono mai recuperati fino ad oggi; ma a un resto tra loro, secondo l'elezione della grazia, che sarebbe scaturito da loro, per il quale non furono tutti stroncati di spada; ma furono riservati come seme per i tempi successivi, i tempi del Messia, a cui la profezia in questa e nelle seguenti parole si riferisce a riguardo; non solo i primi tempi del Vangelo, quando alcuni dei dispersi d'Israele furono accolti da esso, e convertiti sotto di esso; ma gli ultimi tempi di esso; tempi ancora avvenire, quando tutto Israele sarà salvato; e possono essere applicate agli eletti di Dio, in tutte le epoche e di tutte le nazioni, Le parole sono generalmente intese come un dibattito nella mente divina, che lotta al suo interno tra la giustizia e la misericordia; la giustizia esige che queste persone siano consegnate ad essa, e la misericordia essendo riluttante a farlo, che supplica in loro favore; e che alla fine ottiene la vittoria, e si rallegra contro il giudizio. C'è una verità in tutto questo; La giustizia sembra esigere che i peccatori, in quanto tali, che lo hanno offeso e offeso, siano consegnati a lui, e subiscano la maledizione della legge, secondo i loro meriti, e siano consegnati alla morte, sì, alla morte eterna, così come alle pene temporali; e che ci si potrebbe aspettare sarebbe il caso, dagli esempi e dagli esempi degli angeli che peccarono, e degli uomini del vecchio mondo, e degli abitanti di Sodoma e Gomorra; ma la misericordia non può sopportarlo, supplica contro; e chiede come si possa fare, dal momento che questi sono i miei figli, il mio caro figlio, piacevoli, come lo fu Efraim, i miei eletti e i miei alleati, e, inoltre, per i quali in Cristo si provvede per le soddisfazioni della giustizia? Ma il senso è piuttosto questo: "come potrei" o "potrei rinunciare a te; Efraim? come potrei" o "potrei liberarti, Israele"? cioè, con quale severità potrei trattarti? e come potrei farlo con giustizia e rettitudine? poiché i tuoi peccati sono così tanti e così grandi;

come farò io a renderti come Adma? Due città che furono completamente distrutte dal fuoco dal cielo, insieme a Sodoma e Gomorra, Deuteronomio 29:23 ; come avrei potuto giustamente fare di te e metterti nella stessa condizione e nelle stesse circostanze di quelle due città e dei loro abitanti, che furono così severamente puniti per i loro peccati, e non sono mai stati restaurati di nuovo? a significare che, in quanto erano colpevoli degli stessi peccati o di peccati atroci, se egli li distruggesse completamente e li tagliasse fuori dalla faccia della terra, non avrebbe dovuto oltrepassare i dovuti limiti della giustizia. In questo senso Schmidt interpreta le parole. Il cui scopo è quello di mostrare la grandezza dei peccati di Efraim, come meritevoli della massima ira e vendetta di Dio, e di magnificare le ricchezze della grazia di Dio nella loro salvezza, come espresso in seguito; ed è vero per tutti gli eletti di Dio, che, considerati come peccatori in Adamo, e per le loro proprie trasgressioni, sia prima che dopo la conversione, meritavano di essere trattati secondo il rigore della giustizia; ma Dio è misericordioso verso di loro, secondo la sua scelta di loro, il patto con loro e la provvidenza che ha fatto in Cristo, e sul piede della sua soddisfazione;

il mio cuore si è rivoltato dentro di me; non modificato; poiché non c'è ombra di volgimento con il Signore, né nella sua mente e nei suoi propositi, da cui egli non si converte mai, né può essere volgendo indietro; né nel suo affetto per loro; Come il suo cuore non si volge mai dall'amore all'odio, così nemmeno dall'odio all'amore; o il suo amore non sarebbe eterno, come è, e lui riposerebbe in esso come fa; ma questo esprime il forte moto di misericordia in lui verso il suo popolo, che scaturisce dalla sua volontà e dal suo piacere sovrani, e ciò che altrove è significato dai turbamenti, dai suoni e dai desideri delle sue viscere verso di loro; vedi Geremia 31:20; Isaia 63:15 ; con cui confronta Lamentazioni 1:20 ;

i miei pentimenti si accendono insieme; non che il pentimento appartenga propriamente a Dio, che non è né uomo, né il Figlio dell'uomo, per pentirsi di qualsiasi cosa, Numeri 23:19 1Samuele 15:29 ; non si pente del suo amore per il suo popolo, né della sua scelta con esso, né del suo patto con esso, né dei suoi doni speciali e della grazia che gli è stata concessa; ma a volte fa ciò che fanno gli uomini quando si pentono, cambia la sua condotta e il suo comportamento esteriore nelle dispensazioni della sua provvidenza, e agisce il contrario di ciò che aveva fatto, o sembrava stesse per fare; come, per quanto riguarda il vecchio mondo, la nomina di Saul a re, e il caso dei Niniviti, Genesi 6:6 1Samuele 15:11 Giona 3:4,10 ; Così qui, sebbene potesse, e sembrasse che volesse, procedere per una via di rigorosa giustizia, tuttavia cambia la sua rotta e si dirige in un'altra direzione, senza alcun cambiamento della sua volontà. La frase esprime il calore e l'ardore dei suoi affetti per il suo popolo; come il suo cuore ardeva d'amore per loro, le sue viscere e le sue parti interiori ne erano infiammate; da cui proveniva quello che si chiama pentimento tra gli uomini, come nel caso di Geremia, Geremia 20:9. Il Targum è,

"La parola del mio patto mi è venuta incontro; le mie misericordie (o viscere di misericordie) si sono arrotolate insieme".

9 Versetti. 9. Non eseguirò l'ardore della mia ira,

Cioè, la sua ira e la sua furia fino all'estremo; il suo popolo merita la sua ira come gli altri, essendo per natura figlio dell'ira come gli altri; di cui sono sensibili sotto la convinzione spirituale, e quindi fuggono da essa, dove possono essere al sicuro: e sebbene il Signore spesso li castighi e li affligga, tuttavia non con ira; o comunque solo con un po' di collera, come sembra loro; egli non suscita tutta la sua ira, né alcuna in realtà; tutti riversati sul suo Figlio, loro garante, che li salva e li libera dall'ira avvenire;

Non tornerò a distruggere Efraim; o "ancora", o "ancora una volta, distruggetelo"; non due volte; potrebbe essere distrutto quando fosse portato prigioniero in Assiria; ma il resto che nascerà da lui nell'ultimo giorno non sarà distrutto, ma salvato. Il Targum è,

"la mia parola non tornerà per distruggere la casa d'Israele";

o non ritornerò verso di loro dal mio amore e dal mio affetto, non mi adirerò mai più con loro; né dalla mia benignità verso di loro, che è di eternità in eternità; né dal mio patto, dalla mia promessa e dalla mia risoluzione di salvarli, non saranno puniti con la distruzione eterna.

perché io sono Dio, e non uomo; un Dio misericordioso e misericordioso, longanime, lento all'ira e che perdona il peccato, e non un uomo, crudele, vendicativo, implacabile, che non mostra pietà quando è in potere delle sue mani vendicarsi; o Dio che non cambia nei suoi propositi e nei suoi consigli, nel suo amore e nei suoi affetti, e quindi i figli di Giacobbe non sono consumati, e non l'uomo che si pente è volubile, incostante e mutevole; o Dio che è fedele al suo patto e alle sue promesse, e non l'uomo che mente e inganna, promette e non mantiene mai. Il Targum è,

"poiché io sono Dio, la mia parola rimane in eterno e le mie opere non sono come le opere della carne (o degli uomini) che abitano sulla terra";

il Santo in mezzo a te; stando in mezzo al suo popolo, lo protegge e lo difende, e così sono al sicuro; ed essendo lì il Santo, li santifica e li salva, in modo coerente con la sua santità e giustizia: o c'è "un Santo", o Santi, il singolare messo al plurale, "in mezzo a te"; e perciò non sarai distrutto per causa loro, come non sarebbe Sodoma, se vi fossero stati dieci giusti, ai quali alcuni pensano che l'allusione sia:

e non entrerò in città; in modo ostile per distruggerlo o saccheggiarlo; ma questo non si deve intendere né per Samaria né per Gerusalemme, che furono accesi in questo modo. Il Targum è,

"Ho decretato con la mia parola che la mia santa Shechinah sarà in mezzo a voi, e non cambierò più Gerusalemme con un'altra città";

senso che i commentatori ebrei seguono; ma, poiché questo rispetto ai tempi del Vangelo, il significato sembra essere che Dio avrebbe dimorato in mezzo al suo popolo ovunque, e non sarebbe stato confinato in alcuna città o tempio come prima; ma dovunque fosse la sua chiesa e il suo popolo, là sarebbe stato il suo tempio, e lì avrebbe dimorato

10 Versetti. 10. Cammineranno dietro al Signore,

Cioè, dopo il Messia, che è Geova la nostra giustizia; che Geova i Giudei trafissero e ora faranno cordoglio alla vista di essersi convertiti a lui; poiché questi sono gli eletti di Dio fra quel popolo, che nell'ultimo giorno parteciperanno della grazia e del favore prima espressi, in conseguenza dei quali saranno messi a cercare il Signore loro Dio, e Davide il loro Re; e, trovatolo, lo seguiranno, come le pecore vanno dietro al loro pastore, condotte da lui in verdi pascoli; come i sudditi seguono il loro principe, obbedendo ai suoi comandi e ai suoi ordini; come i soldati marciano dietro al loro capo e comandante, così questi dopo Cristo, il grande Capitano della loro salvezza, di cui faranno parte gli eserciti: cammineranno sotto l'influenza della sua grazia, avendo da lui vita, forza, guida e direzione, che il camminare implica; non cammineranno secondo la carne, come fanno ora, ma secondo lo Spirito di Cristo, prendendolo come loro guida, dal quale saranno condotti in tutta la verità, come è in Gesù; cammineranno nelle sue vie, in tutti i sentieri della fede e della santità, della verità e della giustizia; in tutti i comandamenti e le ordinanze del Signore, secondo la sua parola. Il Targum è,

"andranno dietro al culto del Signore";

egli ruggirà come un leone; essi cammineranno dietro al Signore Cristo, che è il Leone della tribù di Giuda, gli Israeliti lo seguiranno ora, ricevendolo, abbracciandolo e confessandolo, il vero Messia. Così il Targum,

"e la sua Parola sarà come un leone che ruggisce";

Cristo, Parola essenziale di Dio: e così Jarchi, secondo Lyra, la interpreta del Messia che deve venire; che è paragonato a un leone per la sua forza e il suo coraggio, e per la ferocia della sua ira contro i suoi nemici; e la sua voce, nella sua parola, è come il ruggito di un leone, fortissimo, e raggiunge lontano, fino agli estremi confini della terra; come avvenne nei primi tempi del Vangelo, e lo farà negli ultimi; e che i Giudei in particolare, in ciascuna delle parti del mondo, udranno, e anche i Gentili, e ne saranno influenzati; perché sarà anche molto forte, potente ed efficace; che è un'altra ragione per cui è paragonato a un leone che ruggisce; vedi Gioele 3:16; Apocalisse 10:2 ;

quando egli ruggirà, allora i bambini tremeranno da ovest; i figli d'Israele, i figli di Dio, i suoi adottivi, che egli ha predestinato all'adozione di figli; questi, attraverso le prime impressioni della voce o della parola di Cristo su di loro, si spaventeranno e saranno fatti tremare, e saranno stupiti, come lo fu Saulo, quando fu chiamato e convertito; come si dice del leone, che, quando ruggisce, le altre bestie sono così terrorizzate che sono completamente stordite e stupite e non sono in grado di muoversi; ma sebbene il primo suono della voce di Cristo possa avere un certo effetto sugli ebrei, tuttavia ciò non li farà tremare davanti a lui in modo da fuggire da lui, ma li farà fuggire da lui: poiché la frase esprime un movimento verso di lui, e verso la loro propria terra, come appare da Osea 11:11 ; Quando saranno riempiti dal senso della sua maestà e della sua grazia, si avvicineranno a lui con un santo timore di lui, con timore e tremore: o "verranno con onore"; in accordo con 1Samuele 16:4 ; avendo sentimenti e apprensioni alti, onorevoli e grandiosi per lui; così che questo tremore, almeno, si manifesta in un pio e filiale timore e riverenza verso di lui, adatto al loro carattere di bambini. La frase "dall'ovest" o "dal mare", che significa il mare Mediterraneo, che si trova a ovest della Giudea, ed è spesso usato per l'ovest, può significare la parte occidentale o europea del mondo, dove si trovano per la maggior parte gli ebrei, e da dove saranno radunati. Il Targum è,

"Poiché egli ruggirà, e i prigionieri saranno radunati dall'occidente".

11 Versetti. 11. Tremeranno come un uccello uscito dall'Egitto,

Essi verranno di là con timore e tremore, il che può alludere al tremito degli uccelli al ruggito del leone, o al tremito delle loro ali nel volo, e denota la rapidità del movimento degli Israeliti e dei Giudei verso Cristo, e verso la sua chiesa e il suo popolo, e verso la loro terra, sotto l'influenza e la guida divina: o "verrà con onore"; con ogni prontezza e allegria, nell'obbedienza della fede:

e come una colomba dal paese d'Assiria; che esprime le stesse cose, essendo la colomba una creatura sia timorosa che veloce. Gli uccelli in comune sono molto timorosi, e tremano a qualsiasi rumore, e hanno paura di tutto ciò che li disturba, e quindi fanno tutta la fretta e la velocità che possono per togliersi di mezzo, e per fare ciò sono naturalmente provvisti; e più specialmente la colomba è sempre rappresentata come molto spaventosa e tremante, specialmente quando è inseguita dal falco, come osserva il poeta. Anche se, può essere, queste cifre possono solo significare, come lo stato debole e impotente degli ebrei, considerato in se stessi in questo momento, così la rapida e la fretta che faranno verso la loro terra. E forse nel testo si allude a qualcosa, che può riferirsi alla colomba come peculiare dell'Assiria, come dovrebbe sembrare. Ora si dice di Semiramide, un'antica regina d'Assiria, che essendo esposta quando era bambina, fu nutrita da colombe, e alla sua morte fu trasformata in una di loro; e da qui non solo si dice che aveva il suo nome, che significa colomba, in lingua siriaca, ma le colombe dai Siriani erano adorate come divinità. E Derceto, una dea siriana, che si suppone fosse sua madre, avendo un tempio ad Askelon, forse la storia di cui sopra potrebbe essere la ragione per cui gli abitanti di quel luogo consideravano le colombe così sacre da non ucciderle; poiché Filone, che vi abitava da qualche tempo, avendone osservati un gran numero per le strade e in ogni casa, ne chiese la ragione, e gli fu risposto che i cittadini erano anticamente proibiti di usarli: e si può inoltre osservare che, in onore di Semiramide, i re d'Assiria portavano una colomba nel loro stemma ; ma non è certo se ci sia qualcosa di peculiare o no in questo riferimento: e, oltre a ciò che è stato osservato della paura di questa creatura, e della sua rapidità e rapidità nel volare, può anche denotare i caratteri di mansuetudine, umiltà e innocuità, che gli ebrei, ora convertiti, avranno per grazia di Dio, così come la loro indole triste. L'Egitto e l'Assiria sono particolarmente menzionati, poiché generalmente sono il luogo in cui è profetizzato il ritorno di Israele e Giuda nella loro terra, Isaia 11:11 Zaccaria 10:10 ; e può significare i Turchi, in possesso dei quali sono questi paesi, e tra i quali vivono molti Giudei: e l'uno che si trova a sud, e l'altro a nord della Giudea, e l'occidente osservato prima, ciò dimostra che queste persone dovrebbero essere radunate da tutte le parti del mondo, dove sono disperse; L'Oriente non è menzionato, perché là si ricondurrà il loro paese;

e io li metterò nelle loro case, dice l'Eterno; non è detto nei paesi e nelle città, e nei luoghi fortificati, ma nelle case, a significare che dovrebbero dimorare nella loro terra, in senso civile, al sicuro, e nelle loro abitazioni, sotto le loro viti e fichi, non avendo paura e pericolo dei nemici, e vivendo nella massima sicurezza, sotto il governo e la protezione del Re Messia; o, in senso spirituale, saranno collocati nelle congregazioni dei santi nelle chiese di Cristo, che saranno per loro come colombe, e dove voleranno come colombe alle loro finestre, Isaia 60:8 ; e si osserva delle colombe, che volano più veloci quando tornano alle loro case: e alla fine, come tutto il popolo di Dio vuole, saranno poste nelle dimore della gloria, nella casa del Padre di Cristo, quelle dimore eterne. Queste parole, "dice il Signore", sono aggiunte, per il sicuro e sicuro compimento di tutto questo. Il Targum del tutto è,

"Come un uccello che viene all'aperto, così verranno quelli che sono portati in cattività nel paese d'Egitto; e come una colomba che torna alla sua colombaia, così ritorneranno coloro che sono portati nel paese d'Assiria; e certamente li ricondurrò in pace alle loro case, e la mia parola sarà la loro protezione, dice il Signore".

12 Versetti. 12. Efraim mi circonda di menzogne e la casa d'Israele con inganno,

Qui dovremmo giustamente iniziare un nuovo capitolo, come fanno molti interpreti e commentatori; poiché il profeta, o il Signore per mezzo di lui, in Osea 11:11, avendo terminato le sue predizioni riguardanti la chiamata e la conversione degli Israeliti, e il loro ritorno alla loro terra, qui inizia un nuovo discorso, confrontando i caratteri di Efraim e Giuda, e da lì scende ai peccati e alla punizione di entrambi. I primi, cioè Efraim o Israele, cioè le dieci tribù, circondarono o il profeta, per udirlo profetizzare, e professarono un grande riguardo per ciò che diceva; sebbene fosse tutto inganno e adulazione: o piuttosto il Signore stesso, che pretendevano di servire e adorare quando adoravano i vitelli a Dan e Betel; e vorrebbero pensare che non adorassero loro, ma il Signore in loro, e da loro, come ora dicono i papisti delle loro immagini e del culto delle immagini; ma non si ingannino, Dio non sarà deriso: o quando in qualsiasi momento sembrava che si avvicinassero a lui in qualsiasi ramo del culto religioso, sia per pregarlo, sia per lodarlo, non lo facevano con sincerità; era solo con le loro bocche, non con i loro cuori; questi non erano d'accordo tra loro, ma, come i loro antenati dell'antichità, "lo adulavano con la bocca e gli mentivano con la lingua", Salmi 78:36 ; e così tutti quei professori di religione, che non sono sinceri nel loro servizio e adorazione di Dio; o riunirsi per parlare e ascoltare false dottrine, che sono menzogne nell'ipocrisia; o prestare attenzione alla superstizione e adorare, e stabilire ordinanze e istituzioni proprie, trascurando quelle che sono da Dio, fare come fece Efraim, circondare il Signore con menzogne e inganni;

ma Giuda regna ancora con Dio; una teocrazia era ancora riconosciuta e sostenuta tra loro; Dio regnò in mezzo a loro, e; governarono con lui; i loro re governavano nel timore di Dio, e secondo le sue leggi, i suoi statuti e le sue nomine, e non secondo le proprie; in particolare ai giorni di Ezechia, che qui possono essere rispettati, il popolo conservava e praticava il vero culto e servizio di Dio: il che, come è la libertà più vera, così è il più alto onore e dignità: tali sono governanti presso Dio, come lo sono tutto il popolo del Signore, tutti coloro che credono in Cristo; sono fatti dalla sua grazia re e principi; e sembra che lo siano per la loro nuova nascita; sono vestiti, nutriti e custoditi come principi, come figli di un re, come re essi stessi; hanno le ricchezze e il potere dei re; ora sono in possesso di un regno di grazia, che è dentro di loro, e dove la grazia regna, attraverso la giustizia, sulle loro concupiscenze e corruzioni; e hanno grande potenza, come principi, in preghiera presso Dio, e sono eredi del regno di gloria, così come regneranno con Cristo sulla terra. Gussezio lo rende "Giuda piange ancora con Dio": come fece suo padre Giacobbe, imitandolo, come in Osea 12:4 ;

ed è fedele ai santi; che il padre di Kimchi interpreta di Dio stesso; e così Lyra, e secondo lui Jarchi: e allora il senso è, "e lui", cioè Dio, "è fedele ai santi"; nell'adempimento di tutti i suoi consigli, propositi e disegni di grazia riguardo ad essi; nell'adempiere il suo patto con loro e le sue promesse per loro; e portandoli al godimento di tutta quella grazia e gloria li chiama: ma questo è piuttosto un epiteto di Giuda, che si attenne alla parola e all'adorazione del vero Dio, come avevano fatto i santi dell'antichità, i loro antenati; camminava alla buona vecchia maniera, alla maniera degli uomini buoni, e osservava i sentieri dei giusti; dimorò presso i veri sacerdoti del Signore, che furono messi a parte e santificati per quell'ufficio; e diedero ascolto ai profeti, i santi uomini di Dio, che parlavano loro, mossi dallo Spirito Santo, e si attennero fermamente "alle cose sante", come si può rendere, al tempio santo e al culto che è in esso, ai santi sacrifici, agli altari, ecc. quando le dieci tribù si allontanarono da essi. e così questo può essere applicato ai fedeli in Cristo Gesù, che credono in lui veramente, e perseverano nella fede in lui in tutti i secoli; e che sono "fedeli con i Santi"; lo stesso con Dio nella prima frase; così Kimchi lo interpreta, e così la parola è usata in Proverbi 9:10 30:3 ; vedi Giosuè 24:19 ; cioè, con il Padre, il Figlio e lo Spirito; con il Padre, quando lo adorano in spirito e verità; con il Figlio, quando si attaccano a lui con pieno proposito di cuore; con lo Spirito, quando camminano dietro a lui, e danno a ciascuno la gloria che è loro dovuta: o piuttosto, "fedeli con uomini santi", santificati dallo Spirito e dalla grazia di Dio; come lo sono, quando mantengono salda la fede trasmessa ai santi senza mescolanza o tentennamento, con coraggio e virilità; sebbene il maggior numero sia contro di loro, e per questo sono biasimati e perseguitati; quando si attengono alle ordinanze di Cristo, così come sono state trasmesse, e le osservano nella fede e nell'amore, senza visioni sinistre; quando rimangono fermamente nella comunione dei santi, partecipando con loro alla parola e alle ordinanze, e non abbandonano la loro comune adunanza; e quando costantemente si esortano e si incitano l'un l'altro ai doveri della religione, e fedelmente si ammoniscono e si rimproverano l'un l'altro quando c'è l'occasione per farlo

Commentario del Pulpito:

Osea 11

1 Nella vers. 1-4; Geova enumera i benefici conferiti a Israele fin dal tempo della sua partenza dall'Egitto. Ma parallelamente a questa enumerazione corre la storia dell'ingratitudine di Israele

Quando Israele era un bambino, allora l'ho amato e ho chiamato mio figlio fuori dall'Egitto. Driver usa questo versetto per esemplificare il principio che quando il riferimento è a ciò che è passato o certo, piuttosto che a ciò che è futuro o indefinito, troviamo il predicato o l'apodosi introdotta da W, anche se non con la stessa frequenza delle cause l perfetto e vav

(1) con oggetto o oggetto prefissato;

(2) dopo la determinazione del tempo

La vita di una nazione ha le sue fasi di ascesa, di progresso e di sviluppo, come la vita di un singolo uomo. Il profeta risale a quel primo periodo in cui la vita nazionale di Israele era agli albori; fu allora che alcuni patriarchi che erano scesi a soggiornare in Egitto divennero un popolo; il predicato precede, per sottolineare, quel primo giorno in cui Israele divenne il popolo peculiare di Dio. Il raggio segna l'apodosi che registra l'amore di Dio nello scegliere quel popolo, chiamandolo nella relazione di filiazione e liberandolo dall'Egitto. Così Kimchi dice: "Quando Israele era un bambino, cioè in Egitto, allora lo amavo, quindi sono più arrabbiato con loro che con il resto delle nazioni; poiché fin dalla loro giovinezza li ho amati e li ho liberati dalle schiere dei loro nemici. Ma quando trasgrediscono i miei comandamenti, spetta a me castigarli come un uomo castiga il proprio figlio".

(1) Il popolo d'Israele è chiamato figlio di Dio in conseguenza del fatto che Dio lo ha scelto e lo ha messo in stretta relazione con sé, come quella di un figlio con un padre. L'inizio fu il messaggio al Faraone per mezzo di Mosè con le parole: "Israele è mio figlio, sì, il mio primogenito, e io ti dico: Lascia andare mio figlio, perché mi serva". Questa filiazione fu solennemente ratificata con l'emanazione della Legge al Sinai; e la condizione affermava chiaramente che, nel caso in cui avessero preservato la conoscenza di Dio, adempiuto la sua Legge e fatto la sua volontà, avrebbero goduto in ogni momento della protezione, della difesa e della benedizione divina, mentre di generazione in generazione si rivolgevano a loro con quel titolo onorevole

(2) Poiché l'Egitto è sempre descritto come un "guidare" o "portare fuori", e mai altrove come un "chiamare", alcuni espositori sostengono che le parole "fuori dall'Egitto" significano dal tempo in cui Israele era in Egitto, e sono parallele a "quando Israele era un bambino", entrambe riferendosi al tempo, il tempo dell'infanzia nazionale. Da quel periodo Dio cominciò a manifestare il suo amore, e nella sua manifestazione lo chiamò con l'affettuoso nome di "figlio", mio figlio. Le parole di questo versetto sono applicate da San Matteo al soggiorno di Gesù in Egitto. Gli interpreti più anziani riferiscono

(a) la prima parte del versetto a Israele e la seconda parte tipicamente alla storia dell'infanzia del Messia, in cui quella di Israele ha raggiunto la sua completezza. Piuttosto

(b) il versetto era applicato tipicamente a Israele, e a Gesù come antitipo; al primo principalmente, e al secondo secondariamente. Così la testa e le membra sono comprese in una predizione comune

Vers. 1-4. - Una ricca dimostrazione della misericordia, dell'amore e della longanimità di Dio

Uno dei principali disegni della Scrittura è quello di raccomandare ai peccatori la bontà e la grazia di Dio: "Tutta la Scrittura", dice Lutero, "mira specialmente a questo, che non dubitiamo, ma certamente speriamo, confidiamo e crediamo che Dio è misericordioso, misericordioso e longanime".

L 'AMORE DI DIO È IMMERITATO. Ciò è evidente dalla condizione di Israele quando divenne oggetto di questo amore. Quella condizione era quella dell'infanzia, e quindi dell'ignoranza infantile, dell'impotenza infantile, della follia infantile; perché la stoltezza è legata al cuore del fanciullo. Anzi, se confrontiamo Ezechiele 16:4-8, troviamo che lo stato naturale della nazione era ancora peggiore; Quel miserabile stato è lì vividamente esibito sotto le sembianze di un povero bambino morente nella condizione più pietosa. Cantici con persone sia individualmente che a livello nazionale. Quando, per usare la figura del profeta, fummo contaminati, letteralmente calpestati, e perimmo nel nostro stesso sangue, Egli passò accanto a noi e ci guardò, e il suo tono era un tono d'amore

II L'AMORE DI DIO È UN AMORE DI BENEVOLENZA. Egli chiama Israele suo figlio. La relazione di un figlio con un padre è molto stretta e cara. Il privilegio della filiazione è molto grande. Davide non considerava cosa da poco essere il genero di un re. Quanto è indicibilmente più grande essere un figlio di Dio per adozione così come per creazione, e quindi essere un erede della gloria. "Efraim è il mio caro figlio?" Dio indaga; e di nuovo dice: "Io li risparmierò, come un uomo risparmia il proprio figlio che lo serve". Ma anche se il privilegio di essere un figlio di Dio è grande e la dignità alta, non ci esenta necessariamente da prove dolorose e sofferenze severe; ci assicura piuttosto un castigo paterno che per il presente non è gioioso ma doloroso, nondimeno in seguito produttivo dei pacifici frutti della giustizia. Benché Israele fosse il figlio di Dio, Israele rimase per anni in Egitto

III L'AMORE DI DIO È UN AMORE DI BENEFICENZA. Dio non solo augura il bene, ma fa del bene ad ogni figlio che accoglie nella sua famiglia. Benché Israele fosse stato a lungo in Egitto, non gli fu permesso di rimanervi. A suo tempo Dio chiamò suo figlio fuori dall'Egitto. Fu una notte molto da ricordare quando quella chiamata li raggiunse. Dio pronuncia la parola ed essa è fatta; La sua chiamata è efficace per lo scopo previsto. Per quanto grande sia la nostra angoscia, ci vuole solo una parola di Dio per sollevarci; e quella parola è pronunciata con la stessa facilità con cui un uomo rivolge un altro quando lo invita da una certa distanza al suo fianco. Può sembrarci davvero strano che il popolo di Dio, Israele, sia stato lasciato così a lungo in Egitto, e altrettanto strano è che i cari della sua anima siano spesso consegnati nelle mani dei loro nemici. "È davvero uno spettacolo strano vedere un figlio di Dio, un erede del cielo, un coerede di Gesù Cristo, uno più caro a Dio del cielo e della terra, soggetto al potere, al capriccio e alle concupiscenze di uomini malvagi, vili ed empi; sì, può darsi che per un certo tempo siate schiavi di Satana".

IV L'AMORE DI DIO È SPESSO AMORE NON CORRISPOSTO. Come Dio chiamò Israele per mezzo dei suoi messaggeri, Israele voltò le spalle a quei messaggeri e fece orecchie da mercante alla loro chiamata. Anzi, come i bambini disubbidienti o i servi ostinati, in effetti si voltarono nella direzione opposta. Come la misericordia di Dio si manifestò nel liberarli dalla fornace dell'afflizione e poi chiamarli all'obbedienza; Così la loro testardaggine apparve, e il loro peccato fu aggravato dal loro rifiuto di ascoltare quell'appello, e ancor più dal loro correre in una direzione a cui la destra si opponeva. Così leggiamo in Geremia: "Si volsero verso di me il dorso e non la faccia".

V L'AMORE DI DIO È TENERO AMORE

1. Combina la tenerezza di un genitore con l'attenzione di un'infermiera. Quando la via era oscura e oscura, egli li guidava come una colonna di nuvola di giorno e una colonna di fuoco di notte. Così indicò loro la via e mostrò loro la direzione in cui dovevano camminare. Così insegnò loro ad andare. Quando gli ostacoli si frapponevano sulla strada e le difficoltà lo bloccavano, egli li sollevava per le braccia e li portava oltre tutti gli ostacoli. Allo stesso modo leggiamo nel Deuteronomio: "Nel deserto, dove hai visto come l'Eterno, il tuo Dio, ti ha portato, come un uomo partorisce il suo figlio, per tutto il cammino che hai fatto". Ora li prese per mano e li condusse di nuovo; Li sollevò e li portò in braccio, conducendoli sempre nel modo giusto

2. Cantici da tutti noi Più o meno il sentiero della vita è non battuto; spesso siamo fermi; spesso siamo molto perplessi per sapere da che parte andare; spesso e spesso ci smarriamo e ci allontaniamo dalla strada. Di nuovo, ci sono degli ostacoli sulla strada, e noi inciampiamo e cadiamo su di essi. Che bisogno abbiamo di dipendere dall'amore divino per tutto il cammino, pregando sempre: "Signore, prendici per mano e guidaci; Signore, ferma i nostri passi sui tuoi sentieri, affinché i nostri passi non vengano meno; Signore, preserva i nostri piedi dalla caduta, i nostri occhi dalle lacrime e l'anima nostra dalla morte"!

3. La via può essere stretta, come quando Israele era stretto tra i monti, con il mare davanti a loro e l'esercito del faraone dietro, o può essere difficile, e così ripido e ripido, o può essere pericoloso, perché sulla via attraverso il deserto c'è il posto delle tane dei leoni e i monti dei leopardi; ma, nonostante tutti questi inconvenienti, abbiamo motivo di benedire Dio perché ci guida per la retta via. E quando siamo in più difficoltà e la via è più difficile, dobbiamo solo gridare a Dio nelle nostre difficoltà; e come ha guidato l'Israele nell'antichità, così condurrà anche noi per la retta via. "Verranno piangendo, e io li guiderò con suppliche, li farò camminare lungo i fiumi d'acqua per una via diritta, nella quale non inciamperanno, perché io sono Padre per Israele, ed Efraim è il mio primogenito." Così Dio non solo sopporta il suo popolo, ma sopporta con il suo popolo; e incarica i suoi servitori ministranti di fare altrettanto, come comandò a Mosè: "Portali nel tuo seno, come un padre che allatta partorisce il bambino che allatta".

VI L'AMORE DI DIO È RISTORATORE. Nonostante tutto l'amore e la cura di Dio, ci imbattiamo nella via del pericolo a causa della nostra stessa perversità o follia. Inciampiamo e cadiamo, ricevendo molti lividi doloranti e forti colpi. Eppure Dio nel suo amore ci ristabilisce; Ci guarisce. Come il bambino, quando è ferito, corre dal genitore per compassione, dalla madre bacia la ferita e guariscila; così, quando infelicemente ci siamo allontanati dalla via, e siamo stati feriti e feriti dolorosamente a causa della nostra stessa volontà, siamo incoraggiati a tornare a Dio, ed Egli ci guarirà. Dio potrebbe, infatti, se ci trattasse con stretta giustizia, lasciarci a noi stessi e alle tristi conseguenze della nostra peccaminosa ostinazione, e rifiutarsi di guidarci ulteriormente. Non è così, però. Come dice per mezzo del profeta Isaia: "Io ho visto le sue vie e lo guarirò; guiderò anche lui e ridarò conforto a lui e a coloro che sono in lutto".

VII L'AMORE DI DIO È PERSUASIVO MORALMENTE, NON MECCANICAMENTE. Ci tratta come un essere razionale, non trattandoci né come macchine né come "bestiame muto e guidato". L'animale inferiore deve talvolta essere tirato o costretto con un certo grado di violenza; ma Dio non attira gli uomini in questo modo. Per disegnarli non usa né corde dure né fasce di ferro. Ci attira con mezzi razionali, rivolgendosi alla nostra intelligenza e facendo appello ai nostri affetti. Così Paolo dice: "Io parlo come a uomini saggi; giudicate voi quello che dico". Egli ci attira con la persuasione e l'argomentazione. Ci attira con dolcezza, e non con la forza. Impiega i mezzi più miti e i motivi più teneri. Egli ci attira in un modo adatto alla dignità della nostra natura. Fatti a immagine di Dio, creati in origine nella conoscenza, nella giustizia e nella santità, e ancora dotati di grandi suscettibilità, forti affetti, emozioni calorose e tenera sensibilità, siamo trattati da Dio con un riguardo premuroso per le alte qualità di cui ci ha dotati. Di conseguenza ci attira con corde umane e con l'amore divino. La strumentalità impiegata è umana, e l'amore che la impiega è Divina

VIII L'AMORE DI DIO È ALLEVIARE L'AMORE. Come l'agricoltore umano alleggerisce il lavoro delle bestie affaticate e solleva il giogo sulle sue mascelle per alleviarlo e dargli un po' di tregua, così Dio solleva il peso che preme sulla schiena della povera umanità. Egli ci sostiene sotto i nostri fardelli, o addirittura condivide con noi il fardello. A volte rimuove completamente il giogo; più spesso dà tregua e ristoro; Egli santifica sempre il carico di fatica, o di preoccupazione, o di afflizione, o di sofferenza, o di dolore di qualsiasi tipo che la sua mano ha posto sulle spalle del suo popolo, e non pone mai su di loro più di quanto gli permette di sopportare con la sua grazia e la sua forza

IX L'AMORE DI DIO È L'AMORE CHE SODDISFA. La figura continua nelle parole: "E diede loro da mangiare". La stessa mano gentile che solleva il giogo, a mo' di sollievo e di sollievo, fornisce il foraggio a scopo di ristoro. Dio mise la carne davanti al suo popolo nel deserto, quando fece piovere la manna e mandò loro delle quaglie. Lo stesso generoso Benefattore ci imbandisce ogni giorno una tavola davanti e fa traboccare la nostra tazza. Meglio ancora, e segno più sicuro del suo amore, è l'abbondante provvidenza spirituale che ha fatto per le anime del suo popolo, dando loro il pane che scende dal cielo. "Siamo soddisfatti della bontà della sua casa, sì, del suo santo tempio".

OMELIE DI C. JERDAN versetto 1.- Chiamato fuori dall'Egitto

Queste parole si riferiscono in primo luogo, naturalmente, all'evento storico dell'Esodo. Ma sono anche parole profetiche, e come tali sono già state verificate, e attendono ancora ulteriori verifiche. Quando un sasso viene gettato in uno stagno, si forma una serie di anelli concentrici sempre più grandi, che si estendono forse fino alle rive dell'acqua; Allo stesso modo, sebbene il primo adempimento di una profezia possa essere vicino, la predizione può anche ricevere vari adempimenti ulteriori e più ampi, finché alla fine sia completamente verificata, su larga scala, alla fine del mondo. Le parole che abbiamo davanti hanno diverse applicazioni. Essi si applicano:

IO ALLA NAZIONE EBRAICA. Dio elesse Israele come suo "figlio primogenito" tra le nazioni, Esodo 4:22, costituendo così gli Ebrei l'aristocrazia della razza umana. Ha posto il suo amore su di loro quando erano una comunità di schiavi. Udì i loro gemiti a causa della loro schiavitù. Quando il popolo giaceva come rospi sotto gli erpici dei loro sorveglianti, egli si interpose per salvarli. Suscitò Mosè perché fosse il loro emancipatore. Geova operò per loro le piaghe del tè in Egitto. Li condusse, per un potente miracolo, attraverso il letto del Mar Rosso, mentre il faraone e il suo esercito perivano nelle acque. Geova protesse, sostenne e guidò Israele nel deserto. Fece piovere su di loro del pane dal cielo e fece sgorgare dalla roccia anche dei ruscelli. Ha impedito che i loro vestiti e le loro scarpe si consumassero. Li guidò per la colonna nuvolosa. Li liberò dai loro nemici. Entrò in alleanza con loro, insegnò loro la sua Parola e la sua volontà, e infine li condusse in una buona eredità in Canaan. Nessun'altra nazione ha mai ricevuto tali segni d'onore. Solo a Israele "spettava l'adozione". Romani 9:4

II A GESÙ CRISTO. Matteo dice che questa parola di Osea si adempì quando il Bambino Gesù fu portato fuori dall'Egitto. Matteo 2:15 Se Israele era "il figlio di Dio, cioè il suo primogenito", Gesù è "il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre". La storia di Israele ha caratterizzato e prefigurato la sua carriera. Egli è il vero seme di Abramo, il vero Rappresentante dell'antica nazione ebraica. "Tutta la magnificenza della profezia, limitata a Israele, sarebbe pomposa; Cristo solo realizza l'idea che Israele rappresentava" (F.W. Robertson). L'amore paterno di Dio si è manifestato più riccamente nella protezione e nella liberazione del suo santo Bambino Gesù che nella grande benedizione dell'Esodo. Fu per evitare il pericolo della distruzione che il bambino Salvatore e sua madre furono portati in Egitto. Il Signore del cielo e della terra, proprio ora un bambino che piange, deve nascondersi per un po' di tempo all'ombra delle Piramidi. Fra poco egli sarà "chiamato fuori dall'Egitto" per tornare in Terra Santa, e per diventare finalmente ciò che Israele avrebbe dovuto essere: il grande Testimone di Dio, e Maestro della sua volontà per tutte le nazioni del mondo

III AL CRISTIANO. I credenti sono tutti i figli di Dio per fede in Gesù Cristo. E la redenzione dall'Egitto fu una sorta di liberazione attraverso di lui dal peccato e dalla morte. Proprio come per gli Ebrei al tempo di Osea "l'Egitto" rappresentava l'Assiria, o Babilonia, o qualsiasi altra terra che dovevano associare a uno stato di schiavitù, Osea 8:13 9:3,6 così ora per noi Gentili "Egitto" è il simbolo del nostro stato non rigenerato, e la schiavitù egiziana è un tipo della schiavitù del peccato. Tutti gli uomini sono per natura schiavi del peccato, e Satana è un sorvegliante molto più duro dei sorveglianti egiziani. L'uomo naturale lavora impotente sotto il peso del male. Ma Dio chiama il suo popolo "fuori dall'Egitto" con una chiamata efficace e santa. Egli redime il credente dalla schiavitù della colpa, Galati 3:13 dalla sottomissione alla Legge, Galati 4:5 e dalla schiavitù del peccato. Tito 2:14 La stessa parola "Redentore", che è così cara al cuore rinnovato, fu consacrata per la prima volta come nome sacro al tempo in cui Dio "chiamò suo Figlio fuori dall'Egitto". Per il cristiano il canto di Mosè è anche il canto dell'Agnello; Apocalisse 15:3 e la prefazione ai dieci comandamenti Esodo 20:2 esprime il più forte e tuttavia tenero di tutti gli incentivi a condurre una vita santa

IV ALLA SANTA CHIESA CATTOLICA. La Chiesa di Cristo è il vero Israele, il figlio primogenito adottivo di Dio. E questo mondo, in cui la Chiesa attualmente soggiorna, può essere paragonato alla terra della schiavitù. È "questo presente mondo malvagio", e il popolo di Dio cerca di esserne liberato, proprio come l'antico Israele si aspettava la liberazione dall'Egitto. Sta arrivando rapidamente il tempo in cui il Signore Gesù redimerà finalmente il suo popolo da ogni male. Spesso nel Nuovo Testamento la parola "redenzione" è usata per indicare il compimento della speranza della Chiesa. Gesù disse ai suoi discepoli che l'avvenimento dei segni del suo secondo avvento avrebbe annunciato loro che la loro "redenzione si stava avvicinando". Luca 21:28 Tutta la Chiesa attende "la redenzione del nostro corpo". Romani 8:23 Qui, sebbene i credenti "servano la Legge di Dio con la loro mente", tuttavia gemono costantemente sotto il peso del peccato che dimora in loro. Ma la speranza di Israele - "quella benedetta speranza" - è che Geova lo "chiami fuori dall'Egitto". Un giorno il Signore Gesù trasfererà la sua Chiesa in cielo, la terra della perfetta libertà spirituale e della gioia eterna. Lì la schiavitù scomparirà per sempre in ogni senso. Cantici, finché Israele è in questo mondo, è "un fanciullo", ma nella gloria diventerà un uomo e "deporrà le cose infantili". Dio lo ama ora come un bambino; e la sua grazia di adozione è il pegno che la Chiesa riscattata un giorno starà presso il mare di vetro, e canterà il canto di Mosè e dell'Agnello.

Vers. 1-4.- Coronato di tenera misericordia

Questo è un passaggio estremamente bello. Ricorda, in alcune espressioni molto toccanti, l'amore, la condiscendenza e la tenerezza di Geova verso il suo popolo antico. Ma, ahimè! il racconto stesso della bontà di Dio diventa il mezzo per mettere in più profondo rilievo l'oscurità del peccato d'Israele

I RAPPORTI GENTILI DI DIO CON ISRAELE. Questi si erano manifestati continuamente: nell'infanzia della nazione, durante la sua infanzia, e durante la sua giovinezza e virilità. Geova era stato dal popolo ebraico:

1. Un padre amorevole. versetto 1) Li amò e li scelse come sua eredità, parlò di Israele come di suo "figlio", anche durante la schiavitù in Esodo 4:22. Egli mostrò il suo amore paterno compiendo per il suo popolo la grande liberazione dell'Esodo. E il Signore è ancora lo stesso per l'Israele spirituale. Quelle benedizioni che furono adombrate nell'adozione teocratica appartengono ora ai cristiani. Noi siamo "predestinati all'adozione di figli da parte di Gesù Cristo a se stesso" Efesini 1:5 Il credente riceve la natura di Dio. Egli porta il suo nome. Gode di libero accesso a lui. Ottiene la protezione e il sostentamento necessari. È sottoposto a un'adeguata formazione e disciplina. E ha un'eredità eterna in reversibilità. 1Giovanni 3:1,2

2. Un'infermiera attenta. versetto 3) Geova stesso si era preso cura di suo figlio Israele durante i quarant'anni dell'infanzia nel deserto arabo. Egli «lo partorì », Deuteronomio 1,31 «prese per mano la mancia», Geremia 31,32 e lo sostenne teneramente. Come padre che allevava, aveva usato corde morbide e gentili, e conosceva i bisogni del suo popolo. Fu "toccato dal sentimento delle loro infermità". Si assunse l'intera responsabilità della nazione. Per la loro istruzione diede loro lezioni pratiche, istituendo il tabernacolo e il suo rituale come un "asilo" spirituale. Quando si allontanarono da lui, egli li riportò indietro e pazientemente li "guarì" da quelle angosce che la loro apostasia aveva comportato. E Dio è la stessa Balia premurosa per i suoi figli spirituali. Egli porta il credente e sopporta con lui. Lo Spirito Santo insegna al figlio di Dio "ad andare" e "lo guida per la via eterna". Lo rialza quando cade, guarisce le sue contusioni ed è "un aiuto molto presente nelle difficoltà". Il sentiero del dovere può condurre il credente in luoghi scivolosi, ma "sotto ci sono le braccia eterne". Deuteronomio 33:27

3. Un monitor gentile. versetto 4, prima parte) Se il versetto 1 si riferisce all'Esodo, e il versetto 3 ai quarant'anni nel deserto, il versetto 4 può essere applicato ai rapporti di Geova con Israele durante tutta la sua storia come nazione. Per tutto il tempo il Signore trattò il suo popolo non come prigionieri o schiavi, ma come figli. Egli "li trasse con corde d'uomo"; cioè i suoi metodi di governo erano umani e avevano la loro sede nella ragione. Li trascinò" con legami d'amore"; cioè i suoi argomenti o le sue influenze erano teneri e persuasivi. Le misericordie riversate su Israele furono innumerevoli. La pazienza divina con il popolo era meravigliosa. Un segno speciale del favore di Dio fu il fatto che egli suscitò i profeti, uno dopo l'altro, per "chiamarli" (versetto 2) dai loro idoli, e per "ricondurli" a sé. E il Signore non tratta ancora così con gli uomini? I suoi metodi per toccare il cuore sono umani e affettuosi. Vediamo la "dolcezza" di Dio nella sua benevola provvidenza, nella sua meravigliosa redenzione, e nei mezzi e nei motivi verso la santità che impiega. Egli chiama il peccatore: "Vieni ora, e discutiamo insieme". Isaia 1:18 Egli dice al credente che la vita consacrata è "il tuo servizio ragionevole". Romani 12:1

4. Un Maestro premuroso. versetto 4, seconda parte) Il Signore non agì nei confronti di Israele come le bestie brute sono spesso trattate da conducenti poco gentili. Un contadino gentile tratta il suo bue con umanità, sia quando pigia il grano sia quando si nutre nella stalla; ritira il muso, o allenta la cinghia del giogo, in modo che l'animale possa gattonare comodamente. Ora, Dio aveva sempre agito così verso gli Ebrei. Nelle innumerevoli benedizioni che ha inviato loro, nei mezzi di grazia che ha mantenuto tra loro e nelle immunità di cui hanno goduto come suo popolo eletto, Dio ha detto loro: "Il mio giogo è dolce". Così, allo stesso modo, il Signore tratta ancora con il Suo popolo redento. Egli 'toglie loro la spalla dal peso', togliendo il giogo della colpa, il giogo del peccato, il giogo della Legge, il giogo dell'inquietudine, il giogo del timore. Ed egli "getta loro da mangiare", "la manna nascosta" della sua grazia e "la grassezza della sua casa".

II IL VILE TRATTAMENTO DI DIO DA PARTE DI ISRAELE. (Vers. 2, 3) La nazione si era dimostrata del tutto indegna del suo passato solare e glorioso. Le persone erano state:

1. Ingrato. Essi dimenticarono ostinatamente sia il fatto della loro redenzione che la presenza continua del loro Redentore. I profeti "li chiamarono", ma invano. Dio "li ha guariti", ma essi hanno attribuito le loro liberazioni ad altri

2. Infedele. Israele ricambiò il tenero amore di Geova con una vile apostasia. Si opposero e lo respinsero. "Gli voltarono le spalle e non la faccia". Geremia 2:27 Lo rinnegarono vergognosamente con i loro sacrifici a Baal

3. Ostinati nella loro malvagità. La carriera del regno del nord, in particolare, era stata di diserzione universale e continua. Popolo e sacerdoti, principi e re, avevano cospirato allo stesso modo per ricambiare l'odio per l'amore di Geova. E ora, finalmente, l'ora della graziosa opportunità di Efraim sembrava passata. Solo per miracolo la valanga di giudizi poté essere arrestata. Quale lezione per noi stessi viene spiegata in questa rappresentazione dell'oltraggiosa colpa di Israele! Dobbiamo stare attenti a non confidare nei nostri vantaggi nazionali o nei nostri privilegi spirituali. Quante volte anche noi abbiamo agito in modo ingrato e infedele. Le meravigliose e tenere misericordie di Dio sono un doloroso aggravamento del nostro peccato. "Signore, con quale cura ci hai circondati! I genitori ci prima stagione. Allora i maestri di scuola ci consegnano alle leggi. Ci mandano legati alle regole della ragione. Messaggeri sacri; Pulpiti e domeniche; il dolore che perseguita il peccato; Afflizioni risolte; angoscia di tutte le dimensioni; Reti sottili e stratagemmi per catturarci! Bibbie aperte: milioni di sorprese; Benedizioni in anticipo; legami di gratitudine; I suoni della gloria risuonano nelle nostre orecchie; Senza, la nostra vergogna; dentro, le nostre coscienze; Angeli e grazia; eterne speranze e timori Eppure tutti questi recinti, e tutto il loro schieramento, un solo astuto seno il peccato soffia via".(George Herbert.) -C.J

OMELIE DI J.R. THOMSON versetto 1.-"Quando Israele era un bambino".

C'è qualcosa di meravigliosamente toccante in questa rappresentazione dell'affetto e della compassione di Dio verso la nazione da lui scelta. Il padre, con il cuore angosciato a causa della caparbietà e della disaffezione del figlio, ricorda il periodo dell'infanzia di quel figlio, quando la cura e l'amore dei genitori vegliavano e si sostenevano. e lo guidò. Ora che Israele ha agito malvagiamente allontanandosi da Dio, in mezzo a meritati rimproveri e rimproveri, il Signore fa appello alla memoria dei primi e migliori giorni. Israele simboleggia l'umanità, e la vigile cura e il tenero amore di Geova per Israele rappresentano i suoi sentimenti verso i figlioli degli uomini e il suo trattamento verso di essi. Tre fasi sono qui evidenti

Amo Abramo, Dio si era rivelato come un Amico affettuoso e affettuoso; era stato designato "l'amico di Dio". Verso il secondo padre della nazione, Mosè, Geova si era manifestato in maniera notevole per intimità. L'amore che contraddistinse la chiamata di Abramo si manifestò nel trattamento dei suoi discendenti. Ma "Dio è amore", e l'umanità è l'oggetto della sua paterna considerazione. L'amore rivelato in Cristo fa appello ai nostri cuori. "Lo amiamo, perché lui ci ha amato per primo".

II ADOZIONE. Geova è rappresentato mentre considera e tratta Israele come suo figlio, pensando con paterna tenerezza e tenerezza ai primi giorni di Israele: "Quando Israele era un fanciullo". È la gloria della rivelazione che ci ha insegnato a guardare in alto e a dire: "Padre nostro, che sei nei cieli". L'effetto dell'opera del nostro Salvatore è che i Suoi discepoli possano avere l'adozione di figli; lo Spirito di Dio in loro è lo Spirito dell'adozione

III LIBERAZIONE. Geova "chiamò suo figlio fuori dall'Egitto". Un richiamo all'interposizione misericordiosa e alla potente liberazione era un appropriato appello alla sottomissione e alla riconciliazione. Si tratta, infatti, di un appello divino. Con il ricordo della grande Redenzione, il Dio della giustizia richiede la nostra obbedienza e devozione. Egli ci ha redenti affinché possiamo essere un popolo santo, filiale e devoto, riconoscendo il suo favore paterno e dimostrando la nostra gratitudine per la sua mano liberatrice che si è interposta in nostro favore.

OMELIE di d. thomas Versetti 1-7.- Un tipico ritratto di un popolo

"Quando Israele era fanciullo, allora l'ho amato e ho chiamato mio figlio fuori dall'Egitto. Come li chiamavano, se ne andarono: offrivano sacrifici ai Baal e bruciavano incenso alle immagini scolpite. Insegnai anche a Efraim ad andare, prendendoli per le braccia; ma essi non sapevano che io li avevo guariti. Li tirai con corde d'uomo, con legami d'amore, e io ero per loro come coloro che tolgono il giogo dalle loro mascelle, e diedi loro da mangiare. Egli non tornerà nel paese d'Egitto, ma gli sarà re l'Assiro, perché si sono rifiutati di tornare. La spada abiterà sulle sue città, consumerà i suoi rami e li divorerà a causa dei loro propri consigli. E il mio popolo è piegato a sviarsi da me; benché li chiamassero all'Altissimo, nessuno lo avrebbe esaltato". In questi versetti abbiamo tre cose degne di nota

IO UN POPOLO ALTAMENTE FAVORITO. Che cosa si dice qui riguardo al popolo d'Israele?

1. Dio li amava. "Quando Israele era un bambino, allora lo amavo". "Così dice l'Eterno: Israele è mio figlio, sì, il mio primogenito". Esodo 4:22 Il primo periodo dell'esistenza del popolo ebraico è spesso rappresentato come la loro giovinezza. Isaia 54:15 Geremia 2:2 Perché l'Onnipotente abbia manifestato un interesse speciale per i discendenti di Abramo è una domanda a cui solo l'Infinito può rispondere. Sappiamo, però, che Egli ama tutti gli uomini. "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato", ecc

2. Dio li ha emancipati. "E chiamò mio figlio fuori dall'Egitto". Spezzò la verga del loro oppressore. Li liberò dalla schiavitù egiziana. Questa emancipazione materiale degli ebrei è un emblema lampante della grande emancipazione morale

3. Dio li ha educati. "Ho insegnato anche a Efraim ad andare". Alcuni leggono questa frase: "Ho dato a Efraim un capo", riferendosi a Mosè. Mosè era solo lo strumento. "Ho insegnato anche a Efraim ad andare", come si insegna a un bambino a guidare le corde. Quando furono nel deserto, Dio li guidò per una colonna di nuvole

4. Dio li ha guariti. "Li ho guariti". "Io sono l'Eterno che ti guarisce". Esodo 15:26

1. Dio li ha guidati. "Li ho disegnati con corde d'uomo, con legami d'amore". Li ho tirati con corde umane, con legami d'amore. Non li attirò con la forza; li ha attirati con la misericordia

2. Dio li ha sollevati. "Ero per loro come quelli che tolgono il giogo, sulle loro mascelle". Come il buon agricoltore solleva dal collo e dalla guancia del bue il pesante giogo per lasciargli la libertà di mangiare il suo cibo, così io ho sollevato dal tuo collo il giogo della schiavitù egiziana

3. Dio li ha nutriti. "1 diede loro da mangiare." Ha fatto piovere manna sulla loro comp. Diede loro del pane dal cielo e la roccia fece del corno d'acqua. Che Dio benigno era con quelle persone! E non è stato egli ancora più gentile con noi, gli uomini favoriti di questa lode e di questa età?

II UN POPOLO DECISAMENTE INGRATO

1. Hanno disobbedito all'insegnamento di Dio. "Come li chiamavano, così se ne andarono". "Essi": i legislatori, i giudici, i sacerdoti, i profeti, che egli impiegava. "Se ne sono andati". Cioè, il popolo si è allontanato dai suoi maestri divini, si è allontanato da loro nel cuore

2. Si sono dati all'idolatria. "Sacrificavano ai Baal e bruciavano incenso alle immagini scolpite". L'idolatria era il loro peccato che li tormentava. Ha segnato la loro storia più o meno dall'inizio alla fine. Che cos'è l'idolatria se non dare quell'amore a cose inferiori che è dovuto a Dio e a Dio solo?

3. Hanno ignorato la gentilezza di Dio. "Non sapevano che io li ho guariti". Attribuivano la loro restaurazione a se stessi o ad altri, non a Dio

4. Hanno costantemente fatto marcia indietro. "E il mio popolo è piegato a sviarsi da me". Mi abbandonano e sono decisi a farlo. Tale è la condotta palesemente ingrata di questo popolo

III UN POPOLO GIUSTAMENTE PUNITO. "Egli non tornerà nel paese d'Egitto, ma l'Assiro sarà il suo re, perché si sono rifiutati di tornare. E la spada abiterà sulle sue città, e consumerà i suoi rami, e li divorerà, a causa dei loro propri disegni". Anche se non sarebbero stati ricacciati in Egitto, il giudizio li avrebbe raggiunti anche nella terra promessa, e il giudizio sarebbe stato:

1. Ampio. "Sulle città" e sui "rami". Il grande paese e le piccole frazioni

2. Continuo. "Abita nelle sue città".

3. Distruttivo. "Consuma i suoi rami".

CONCLUSIONE. Non è forse tipica la storia di questo popolo ? Non rappresentano essi specialmente i popoli della moderna cristianità, altamente favoriti da Dio, notevolmente ingrati verso Dio ed esposti alla punizione di Dio?

OMELIE di J. Orr Versetti 1-4.- L'amore precoce di Dio per Israele

La mente, addolorata dall'ingratitudine, ritorna naturalmente alle gentilezze precedentemente riversate sull'indegno destinatario. Dio eroe ricorda a Israele il suo amore iniziale per la nazione, come l'aveva adottata come suo figlio, l'aveva chiamata fuori dall'Egitto, le aveva insegnato ad andare da sola, l'aveva disegnata con amore e aveva generosamente provveduto ad essa. Nessun peccato è così odioso come l'ingratitudine filiale. Isaia 1:3

Nessuno è così doloroso per il cuore di un genitore. È questo il peccato che Dio qui imputa a Israele

I L'INFANZIA DI ISRAELE. "Quando Israele era un fanciullo, allora l'ho amato" (ver. 1)

1. Israele ha avuto un'infanzia. Ogni nazione lo ha fatto. C'è un tempo in cui, nello sviluppo naturale della società, la fase patriarcale passa a quella politica. Questa volta è arrivato in Israele in Egitto. La famiglia patriarcale era diventata un'orda. Aveva perso il suo carattere domestico, ma non aveva un sistema politico. Forse non ne avrebbe mai avuto uno se il popolo fosse rimasto in schiavitù. Dio ha dato loro la libertà, e con essa la nazionalità. Così fu creata la nazione

2. L'individuo ha un'infanzia. Egli è affidato alla cura di Dio dal Salmo. Salmi 22:9,10 A volte si può quasi rintracciare una provvidenza speciale nella cura dei bambini. Coloro che possono guardare indietro a speciali misericordie nell'infanzia e nella prima infanzia sono nella posizione di Israele qui

3. La vita spirituale ha un'infanzia. Ha i suoi deboli inizi. Ci sono quelli che non sono altro che "bambini in Cristo". 1Corinzi 3:1 Essi sono come "bambini appena nati", che hanno bisogno del "latte sincero della Parola", per poter "crescere per mezzo di esso". 1Pietro 2:2 Dio ha tenera cura di costoro e ha cura della loro debolezza e vigila nella loro educazione

II L'AMORE DI DIO PER ISRAELE NELLA SUA INFANZIA. "L'ho amato e ho chiamato mio figlio fuori dall'Egitto", ecc. (vers. 1, 3, 4). L'amore di Dio per Israele fu mostrato:

1. Nella sua adozione. Scelse la nazione e la chiamò "Figlio mio, mio primogenito". Esodo 4:22 "Israele era un simbolo di Cristo, e per amore di colui che doveva nascere dalla progenie d'Israele, Dio chiamò Israele 'Figlio mio'." In Cristo l'onore è esteso ad ogni singolo credente. 1Giovanni 3:1 La relazione espressa è di particolare tenerezza e di privilegio preminente. È connesso, nel caso dei credenti, con l'impartire un nuovo principio di vita nella rigenerazione. 1Giovanni 3:9 I figli dei credenti sono "santi". 1Corinzi 7:14 Dio li reclama nel battesimo come suoi figli. Il nome "figli di Dio" sarà restaurato in Israele al momento della loro conversione. Osea 1:10

2. Nel chiamarlo fuori dall'Egitto. La libertà è un attributo dei figli di Dio. Romani 8:21 Quando Dio fece Israele suo figlio, si impegnò a liberarlo. Egli dona la libertà a tutti i suoi figli spirituali. La chiamata a lasciare l'Egitto era, inoltre, una prova della fedeltà e dell'amore di Dio, di fronte alle promesse fatte ai padri. Aveva anche un carattere profetico. Matteo 1:15 Essendo stato l'Egitto, per espressa scelta divina, una seconda volta come luogo di rifugio per il Figlio di Dio, per colui del quale Israele, il primogenito di Dio, non era che un simbolo, la prima chiamata divenne profeticamente un pegno che in questo caso sarebbe arrivata a tempo debito anche la chiamata del Padre. Arrivato, di conseguenza, lo fece. La parola: "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio", trovò un nuovo e più alto adempimento. Da parte divina, l'adempimento non era né imprevisto né inprogettato

3. Nell'addestrarlo ad andare da solo. "Ho insegnato anche a Efraim ad andare, prendendoli per le braccia". Dio ha dato alla nazione la libertà. Gli insegnò inoltre a usare la sua libertà. La libertà, senza il potere di usarla, è un dono triste. Nell'addestramento di Israele osserviamo:

(1) Saggezza. Il popolo, in quanto proveniente dall'Egitto, era inadatto a un'esistenza nazionale indipendente. Non potevano andare da soli. La schiavitù che avevano sperimentato aveva spezzato la loro virilità. Erano servili, codardi, volubili, petulanti, disuniti. Dovevano essere guidati ad ogni passo, trattati come bambini che non possono camminare da soli. Ma il punto è che Dio ha cercato di addestrarli a camminare. Non è suo desiderio che i suoi figli vadano a filo spinto. Li avrebbe addestrati all'autosufficienza. Perciò mise il popolo in situazioni atte a sviluppare le proprie forze. La sua formazione è stata saggia

(2) Cura. Dio fu benigno e tenero con Israele, mentre erano ancora deboli. Non li ha messi alla prova al di sopra di quanto erano in grado di fare. Nelle situazioni difficili portava loro aiuto in tempo. Era come una balia che sta vicino al bambino mentre cammina, pronta a prenderlo se barcolla e a sostenerlo quando non può più camminare. Così Dio tratta con tutti i suoi figli. 1Tessalonicesi 2:7 Sapienza, bontà e cura si manifestano nella sua guida, soprattutto all'inizio del loro cammino

4. Nell'attirare le persone con amore. "Li ho disegnati con corde d'uomo, con legami d'amore". Il popolo aveva bisogno di essere attirato. Erano spesso recalcitranti e difficili da gestire. Dio sottolinea qui:

(1) L 'umanità del suo disegno di essi. "Corde di un uomo." C'era un'umanità nel modo in cui si avvicinava a loro: parlava loro con parole umane, attraverso servitori umani e con la persuasione dell'affetto umano. Si è scoperto che il cuore di Dio è come il cuore dell'uomo. L'Onnipotente temperò la sua gloria e parlò a Israele come Padre a Figlio. Le sue corde erano quelle di un uomo in un altro senso. Li ha attirati con considerazioni razionali, li ha trattati come esseri razionali e si è appellato a loro per tutto il tempo su basi razionali. Dio attira gli uomini in questo modo ancora. La Bibbia è il libro più umano del mondo. Cristo è Dio fatto uomo. Lo Spirito agisce attraverso motivi razionali sulla volontà

(2) La delicatezza del suo disegno. "Bande d'amore". Dio impiegò metodi non severi, ma gentili per vincere la refrattarietà del popolo. Cercò di attirarli a sé con la gentilezza. Specialmente nelle prime fasi della disciplina nel deserto lo troviamo che fa ampie e misericordiose concessioni per loro. Il popolo si ribella continuamente, ma raramente leggiamo di Dio tanto quanto rimproverarlo; Egli partorì con loro, come un padre che partorisce con i suoi figli. Sapeva quanto fossero ignoranti; quanta infermità c'era in loro; quanto fossero nuove e difficili le situazioni in cui li stava ponendo; e misericordiosamente diede loro il tempo di migliorare. Questo è stato il richiamo dell'amore, di cui ogni persona che conosce Dio ha avuto anche una grande esperienza

5. Nel provvedere generosamente a loro. "Ero per loro come quelli che tolgono il giogo dalle loro mascelle, e ho dato loro da mangiare". Dio provvide per Israele tutto ciò che era necessario per il loro sostentamento, e non solo così provvide ai bisogni delle loro creature, ma fu benigno nel suo modo di agire. Egli era anche il Guaritore delle loro malattie Esodo 15:26

III LA CONTRACCAMBIO DI ISRAELE DI QUESTO AMORE. (Vers. 2, 3) Israele aveva reso a Dio una ricompensa vergognosa per tutta la sua bontà verso di loro. Essi:

1. Ha rifiutato l'obbedienza. "Come [i profeti] li chiamavano, così se ne andarono". Hanno voltato le spalle al loro dovere. Essi andavano più avanti nel peccato quanto più venivano avvertiti

2. Dio disonorato nell'articolo stesso della sua Divinità. "Sacrificavano ai Baal e bruciavano incenso alle immagini scolpite", violando così il primo e il secondo comandamento

3. Ha rinunciato a Dio come guaritore. "Non sapevano che io li avevo guariti". - J.O. Osea 5:13

2 Come li chiamavano, si allontanarono da loro: offrirono sacrifici ai Baal, e bruciarono incenso su immagini scolpite

(1) Riferendosi alla sua chiamata menzionata nel primo versetto, Dio si riferisce qui alle molte chiamate successive che rivolse loro attraverso i suoi servi, i profeti e altri messaggeri

(2) Il soggetto del verbo è erroneamente inteso da alcuni, come, per esempio, Aben Esdra e Eichhorn, come gli idoli, o i loro falsi sacerdoti o profeti; mentre

(3) Girolamo si sbaglia anche quando si riferisce le parole al tempo della ribellione di Israele, quando Mosè e Aaronne desiderarono condurli fuori dall'Egitto. Il riferimento corretto è quello dichiarato per primo, e il senso è che, invece di apprezzare gli inviti e le ammonizioni dei profeti di Dio, essi mostrarono la loro totale insensibilità e ingratitudine, allontanandosi da essi con disprezzo e disprezzo. Anzi, più i messaggeri di Dio li chiamavano, più facevano orecchie da mercante a quelli che erano i loro più veri amici e i loro migliori consiglieri. Continuando le loro pratiche idolatriche, sacrificavano a Baal, cioè le varie rappresentazioni di quell'idolo, e bruciavano incenso alle loro immagini, sia di legno che di pietra o di metallo prezioso. Perciò Kimchi commenta correttamente quanto segue: "I profeti che mandai loro li chiamarono mattina e sera a volgersi a Geova, così (molto più) si allontanarono da loro, non dando ascolto alle loro parole né desistendo dalle loro opere malvage". La parola ke, anche così, che denota la misura o la relazione, corrisponde a rçaw da fornire nella prima frase. Gli imperfetti implicano la continuazione dell'azione o una verità generale

(4) La traduzione dei Settanta, seguita dal siriaco, è εκ προσωπου μου αυτοι, "dalla mia presenza: essi"; come se avessero letto su μhe ynpmi invece del testo attuale

3 Insegnai anche a Efraim a fuggire, prendendoli per l'elemosina, ma essi non sapevano che io li avevo guariti. Questa immagine della guida e della cura di Dio per Efraim è molto toccante e tenera. È quella di un genitore affettuoso o di una tenera balia che insegna a un bambino a camminare con le corde di piombo; prenderlo tra le braccia quando si inciampa o si fa un passo falso; e nel caso in cui cadesse curando la ferita. Così, come una nutrice, Dio insegnò a Efraim, il suo figlio ribelle e perverso, a usare i suoi piedi (così significa la parola originale), prestando nel frattempo un aiuto premuroso e un aiuto tempestivo. Li prese per mano per guidarli, affinché non si smarrissero; li prese tra le braccia per sostenerli, affinché non inciampassero e per aiutarli a superare qualsiasi ostacolo si trovasse sulla loro strada; e quando, lasciati a se stessi per un breve periodo, e per mettere alla prova le loro forze, inciamparono e caddero, egli guarì la loro ferita. Eppure essi non compresero né apprezzarono il misericordioso disegno di Dio e il modo in cui li guidò e li protesse in tal modo, e guarì le loro malattie sia temporali che spirituali. C'è, forse, un'allusione a Esodo 15:26 : "Non manderò su di te nessuna di queste malattie che ho fatto venire sugli Egiziani, perché io sono l'Eterno che ti guarisce". Questa promessa, si ricorderà, fu fatta subito dopo che le acque amare di Mara furono addolcite dall'albero che, secondo le istruzioni divine, vi era stato gettato. Così Kimchi: "E non hanno riconosciuto che li ho guariti da ogni malattia e da ogni afflizione, come egli disse: 'Non manderò su di te nessuna di queste malattie'". Il riferimento è piuttosto a tutte quelle prove del suo amore che Dio ha manifestato loro durante i loro quarant'anni di vagabondaggio nel deserto; o forse alla sua guida mediante la 'sua Legge in tutta la loro storia. Rashi osserva che "lo sapevano molto bene, ma lo dissimulavano [letteralmente, 'lo calpestavano con il tallone', equivalente a 'disprezzato'] e agivano, come se non lo sapessero". La parola yjlgdt è propriamente presa sia da Kimchi che da Gesenius

(1) per yjlgrh; il primo dice; "Il catrame sta al posto di lui: questa è l'opinione dei grammatici"; questi ultimi lo considerano un esempio solitario di Tiphel; altri ancora lo considerano una lettura corrotta invece della forma ordinaria di Hiph

(2) Alcuni lo prendono per un sostantivo, come J. Kimchi, che dice che è "un sostantivo secondo la forma di yjrapj, e sebbene la parola sia Milel (mentre in yjrapt è Milra), tuttavia è la stessa forma; " così la traduzione è: "Quanto a me, la mia guida era per Efraim; " così Girolamo, "Sono stato come una nutrice per Efraim; " similmente anche Cirillo. La prima spiegazione è più semplice e anche altrimenti preferibile

(3) La Settanta ha la traduzione errata συνεποδισα, "Ho legato i piedi di Efraim", che Girolamo spiega, "Ho legato i piedi di Efraim affinché non volassero più lontano da me", sebbene la sua traduzione sia quella data sopra. La parola μhq ha anche causato alcune difficoltà e conseguente diversità di spiegazione

(1) Alcuni spiegano che sia un costrutto infinito equivalente al latino gerundio indo, come altrove. Così nella Versione Autorizzata è "prenderli per le loro braccia; ' ma la forma comune dell'infinito di questo verbo è tjq; inoltre, i suffissi μA-e wAy sono contraddittori

(2) Olshausen ed Ewald leggono μheQa in prima persona, il testo ricevuto, secondo quest'ultimo, ha mantenuto il suo posto solo attraverso wyjwrw; ma questo è congetturale e richiede l'autorità del manoscritto

(3) Ancora peggiore è l'interpretazione di Abarbanel, che comprende il soggetto del verbo e il suffisso del sostantivo come riferiti a Efraim; così: "Egli (Efraim) li prese (cioè gli idoli) sulle sue braccia".

(4) La spiegazione corretta, come pensiamo, è quella di Kimchi e Gesenius, che prendono il verbo per μjql con un aphaeris non insolito del lamed: "Li prese tra le sue braccia", il passaggio dalla prima alla terza persona è giustificato dallo stile pittoricamente descrittivo del passo. Il seguente commento di Kimchi è degno di attenzione: "Il profeta menziona solo Efraim (invece di tutto Israele), perché è stato lui a fare i vitelli. E lui dice: «E come mi ricompensa Efraim per questo, perché ho concesso loro tanti benefici, li ho abituati a camminare in piedi e non li ho infastiditi con i miei comandamenti e con il mio servizio?». E poiché ha paragonato Efraim a un ragazzo, usa la parola: 'Li ho guidati per le corde'. Come si conduce un ragazzo perché si abitui ad andare a poco a poco senza difficoltà, così li condussi da una stazione all'altra, quando li portai fuori dall'Egitto; Li guidai gradualmente senza sforzo eccessivo, la nuvola li precedeva di giorno e la colonna di fuoco di notte".

OMILIE DI A. ROWLAND versetto 3 (prima frase).- La tenerezza della disciplina divina

In mezzo alle forti denunce di Osea contro il peccato, una descrizione come questa della tenerezza divina verso gli uomini ribelli è dolce come un canto in mezzo a una tempesta. Sia la severità che la dolcezza devono necessariamente apparire davanti a noi per dare una vera comprensione del metodo con cui Dio tratta le anime umane. Questo metodo è tanto vario quanto lo sono le opere dello stesso Dio in natura, dove ogni fiore e foglia, ogni vento e corrente, ha il suo posto e il suo uso. Non possiamo aspettarci di trovare un'esperienza religiosa uniforme tra gli uomini. Non abbiamo il diritto di chiedere agli altri l'agonia della vergogna o l'estasi del perdono che noi stessi conosciamo, o di dichiarare che la loro esperienza è irreale perché diversa dalla nostra. Le metafore della Bibbia potrebbero insegnarcelo. Una serie rappresenta la Parola come il martello, che spacca la roccia con forza irresistibile; come la spada, che trafigge l'anima più intima e uccide la vecchia vita; come il fuoco, che brucia le scorie del carattere e fonde l'intera natura in un bagliore d'amore per Dio. Ma ci sono metafore che rappresentano la stessa Parola come il sole, che diffonde gradualmente la luce, sviluppa lentamente i fiori e i frutti; come la forza attrattiva, così sottile che può essere conosciuta solo dal suo risultato; come la chiave che si incastra, e silenziosamente gira la serratura, in modo che la porta si apra e gli ospiti celesti entrino per dimorare lì in santa comunione. È in armonia con tutto ciò che sappiamo della varietà dei rapporti di Dio con gli uomini, che lo stesso profeta che parla della giovenca riluttante trascinata avanti da corde, dovrebbe anche parlare del bambino che è amorevolmente sostenuto da suo padre quando fa i suoi primi passi barcollanti

IO LA FIGURA CHE ESPONE LA VERITÀ

1. La sua audacia. Nessuno, se non un uomo ispirato, che era cosciente dell'ispirazione, avrebbe osato descrivere così il Dio che umilmente riveriva. A volte un dipinto rappresenta le glorie del tramonto, o il moto ondoso del mare dopo una tempesta, i cui colori sono così vividi che l'osservatore all'inizio dice: "Questo è innaturale". Un artista di second'ordine avrebbe potuto rifuggire da una rappresentazione così audace, ma il grande artista si crogiola nello splendore della scena; sente di dover rappresentare agli altri ciò che gli è stato rivelato; e così tramanda al futuro ciò che era apparso all'inizio una sorprendente rivelazione di gloria, anche a lui stesso. Un popolo abituato, come gli Ebrei, ai segni di terribile riverenza con cui ci si avvicinava a Geova sarebbe stato più sorpreso di noi, che conosciamo Dio in Cristo, di sentire il profeta parlare di lui come di un Padre, o di una Madre, o di una Nutrice, che tiene il bambino per le braccia mentre barcolla e trema ai suoi primi passi

2. La sua bellezza. Qualsiasi figura naturale tratta da una casa umana è bellissima. È un bene che la vita familiare sia stata così spesso posta alla base dell'insegnamento religioso. Ci sono poche scene più universalmente familiari di questa. Quando esercitiamo cura e lungimiranza per i nostri figli, e il nostro cuore si rivolge a loro con tenerezza nella loro impotenza, sappiamo che cosa Dio è per noi. Quando ricordiamo il senso di riposo, di compassione e di aiuto che avevamo nella casa dell'infanzia, diventiamo più consapevoli di ciò che possiamo trovare, ma che spesso non riusciamo a trovare, nell'amore del nostro Padre celeste

3. La sua veridicità. Israele era diventato una grande nazione a causa della cura divina che li aveva adombrati nella loro debole infanzia. In Egitto non avevano vita nazionale, ma erano servi della gleba degradati per i quali la rivolta era inutile. Portati alla luce dal potere divino, divennero consapevoli di nuovi poteri e possibilità. Nel deserto venivano nutriti non solo con la manna, ma anche con i rudimenti della pietà, che erano ben adattati alla loro infanzia. Con le pene che immediatamente e visibilmente seguivano la disobbedienza alla Legge, appresero che Dio era Re, che era vicino, che era saggio; e per quanto imperfetta fosse la rivelazione, era il massimo che potevano ricevere. Dio parlò come essi erano in grado di sopportarlo. Li ha trattati come noi trattiamo i bambini. Né è meno saggio o meno tenero nella nostra cultura, ma ci sopporta mentre siamo deboli di pensiero e di decisione, e ci benedice nei primi passi tremanti che percorriamo sulla via della rettitudine

II LA VERITÀ ESPOSTA DALLA FIGURA, vale a dire, che il Signore è molto pietoso e di tenera misericordia

1. Nella sua condiscendenza non ci disprezza. Ezechiele descrive un bambino appena nato, preso in braccio nella sua povertà e miseria da mani tenere, come rappresentazione di ciò che Israele era stato per Dio. Abbiamo conosciuto esempi simili di gentilezza umana: il trovatello lasciato allo straniero, il cui cuore materno si riempitava, mentre decideva che, nonostante tutte le sue preoccupazioni, il piccolo non doveva perire di stenti a causa del peccato del suo genitore. Molto più indegni siamo della considerazione divina, perché ognuno può dire: "Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Anche nei vantaggi terreni che non abbiamo mai conquistato né meritato, quanti di noi sono stati benedetti! La casa dove non si odono parole cattive, dove coloro che ci amano sono testimoni quotidiani di Dio, l'eredità di un buon nome e di sane abitudini, le lacrime, le suppliche e le preghiere che ci portano all'amore della giustizia, tutti questi sono segni che Dio può dire di molti ora alla maniera della sapienza: "Ti ho insegnato a camminare, che ti prende per le braccia".

2. Nella sua saggezza non ci costringe. Non siamo automi. Possono fare cose meravigliose senza rumore, o disobbedienza, o litigi; ma Dio non ci ha fatti così. Siamo, come suggerisce il testo, bambini, che possono fare il loro sforzo, ma ad esso devono essere spinti, in esso devono essere sostenuti e aiutati. Quando nell'anima si avvertono i fremiti di una nuova vita, sorge la domanda: "Chi dunque è disposto a consacrarsi al Signore?" e Dio avrà solo i servi consacrati da sé. È una povera cosa impiegare il lavoro forzato di coloro i cui corpi sono del loro proprietario, ma le cui anime lo detestano; ma è una cosa benedetta avere il servizio leale e amorevole del bambino, al quale uno sguardo o un sussurro significano un comando al quale è la sua gioia obbedire

3. Nella sua grazia non ci maledice. I bambini sono deboli e ribelli, dimenticano ciò che viene detto loro e fanno ciò che è sbagliato, ma il padre dice a se stesso: "Non sono che bambini", e non può essere amareggiato o ingiusto. Quando Pietro rinnegò il suo Signore, cadendo per debolezza morale, una maledizione rabbiosa avrebbe potuto spingerlo alla disperazione; ma "il Signore si voltò e lo guardò", e mentre usciva, piangendo amaramente, poteva ancora dire: "Il Signore mi ama ancora". Cristo lo tirò indietro con corde d'amore

4. Nella sua pazienza non esige da noi la perfezione istantanea. Immaginate la scena suggerita qui. Un bambino sta per fare il suo primo passo. La madre è accanto a lui, incoraggia ogni passo, o mezzo passo, con un sorriso. Il suo occhio non si allontana da lui un momento; le sue mani sono tese per incoraggiare, sostenere, salvare, mentre dice: "Prova, cara, prova". Quando finalmente lo sforzo è fatto, lo prende tra le braccia e lo bacia; E se ti meravigliassi di tanta gioia e amore mostrati per un tentativo così debole, lei si arrabbierebbe per la tua ottusità, perché vede in ciò la promessa del futuro. Con un'illustrazione così familiare Hoses espone la tenerezza divina. La "gentilezza di Dio ci rende grandi". Cristo Gesù non si aspettava nulla di meraviglioso dai suoi discepoli; ma visse pazientemente con loro e insegnò loro, perdonando, incoraggiandoli e sostenendoli, finché divennero coraggiosi e coraggiosi eroi della croce. Soltanto restiamo vicini a lui, e riconoscendo le difficoltà del nostro cammino e la debolezza della nostra natura, lasciamo che la preghiera del salmista sia nostra: "Tienimi su, e sarò al sicuro". -A.R

Grazia guaritrice non riconosciuta

Il modo gentile, premuroso e tenero in cui Geova aveva trattato Efraim è descritto in modo molto sorprendente nel linguaggio figurativo della prima parte di questo versetto. Efraim è raffigurato come un bambino che sta appena imparando a camminare. Il Signore accondiscende a rappresentare se stesso mentre prende Efraim per le braccia, sostiene la forma debole e vacillante e guida i passi incerti e incerti. Tale trattamento accresce il peccato di insensibilità e ingratitudine da parte di coloro che sono stati trattati con tanta compassione, eppure hanno dimenticato il loro Aiutante

I IL CARATTERE IN CUI DIO SI È RIVELATO IN ISRAELE. Era il loro "Guaritore", il che implica che erano stati feriti, malati e indifesi. Quando Israele si era trovato in un caso del genere, il suo patto Dio si era interposto più volte in suo favore per soccorrerlo, guarirlo, salvarlo

II L'INSENSIBILITÀ CHE ISRAELE AVEVA MOSTRATO NEI CONFRONTI DI UN TRATTAMENTO COSÌ CORTESE

1. Questa insensibilità era una prova che il beneficio spirituale inteso non era stato realizzato. Gli uomini spesso assomigliano a Israele nel ricevere vantaggi e doni temporali dalla mano di Dio, senza imparare la lezione del devoto riconoscimento e dell'affetto filiale

2. Questa insensibilità fu occasione di dolore per il Divino Benefattore. Dio non è indifferente a una tale risposta data alla sua bontà e al suo amore; angoscia il suo cuore paterno

3. Questa insensibilità richiedeva pentimento e una mente migliore; o doveva necessariamente comportare, se perseverata, l'avvilimento e la punizione.

4 Li ho disegnati con corde d'uomo, con legami d'amore. Questo versetto contiene un'ulteriore rappresentazione della guida paterna di Geova su Israele. Le corde di un uomo sono quelle che i genitori usano per condurre i bambini deboli o piccoli. Le bande della tradizione qualificano più da vicino l'espressione precedente, "corde di un uomo", e sono l'opposto di quelle che gli uomini impiegano per domare o spezzare animali selvatici e ingovernabili. La spiegazione di Rashi è simile: "Li ho sempre guidati con corde tenere come queste con cui un uomo conduce suo figlio, come se lo dicesse con una guida amorevole". Aben Esdra e Kimchi, nelle loro spiegazioni, realizzano più pienamente la stessa idea. Il primo dice: "I legami dell'amore non sono come i legami che sono legati al collo di una giovenca che ara", il secondo: "Poiché ha paragonato Efraim a una giovenca, e la gente conduce una giovenca con le corde, dice: 'Io ho guidato Israele per le corde di un uomo, e non le corde di una giovenca che si trascina con resistenza, ma come un uomo attira il suo prossimo senza costringerlo ad andare con resistenza: così li ho guidati secondo un metodo gentile; ' e perciò in seguito li chiama (corde di un uomo) legami d'amore". I LXX, prendendo lbj da lbj, nel senso di "danneggiare", "distruggere", hanno l'errata traduzione εν διαφθορα ανθρωτων ... εξετεινα αυτους, "Quando gli uomini sono stati distrutti, li ho attirati". Le altre versioni greche hanno la resa corretta. E io ero per loro come coloro che tolgono il giogo. La parola herim non significa "sollevare" e quindi "imporre un giogo", come alcuni pensano, né "togliere il giogo", ma "sollevarlo". La figura è quella di un agricoltore umano e compassionevole che solleva o spinge indietro il giogo sulle guance o sulle giogaie del bue, affinché non prema troppo su di lui o lo ostacoli mentre mangia. Il riferimento è, secondo Kimchi, a "togliere il giogo dal collo e lasciarlo pendere dalla mascella, affinché non possa tirare ma riposare dal lavoro una o più ore al giorno". Il fatto così espresso in senso figurato non è la liberazione dalla schiavitù d'Egitto, ma l'amorevole benignità di Geova nell'illuminare l'adempimento della Legge a Israele

(2) La LXX omette la parola lO, giogo, e traduce stranamente la frase: "Sarò per loro come un uomo che percuote (un altro) sulle guance". E diedi loro della carne. Gli interpreti più anziani e molti moderni,

(1) prendendo faw come la prima persona futura apoc., Hiph., da jfn, traduce: "E raggiunsi loro cibo da mangiare", vale a dire, la manna nel deserto. Ciò richiederebbe faw, che alcuni sostituiscono alla presente lettura

(2) Ewald, Keil e altri prendono fa come avverbio nel senso di "gradualmente", "gentilmente", traducendo "E dolcemente verso di lui gli ho dato selvatico" o "L'ho nutrito delicatamente". Alcuni, ancora una volta, come Kimchi, prendono

(a) lykwa come sostantivo, secondo la forma di rypwa; e altri

(b) prenderlo come una forma anomala per lykiaa, la prima persona futura Hiph., come rybiwOa per dybiaa. Geremia 46:8

(3) In questa clausola anche la Septuaginta, probabilmente letta come segue: wOl lkWa wylae fawe, traduce, Επιβλεψομαι προσομαι αυτω, "Avrò rispetto per lui; Io prevarrò con lui". Continuando le diverse clausole di questo versetto, possiamo esprimere il significato dell'insieme come segue: "Corde d'uomo" denotano metodi umani che Geova impiegò nel trattare con il suo popolo e nel tirarlo, non corde come quelle da cui vengono tirati i buoi o altri animali; mentre "legami d'amore" è un'espressione affine che spiega e sottolinea la prima, e significa tali corde principali come quelle con cui un genitore guida amorevolmente suo figlio. I mezzi impiegati da Dio per l'aiuto, l'incoraggiamento e il sostegno del suo popolo furono gentili e generosi. I suoi modi di procedere benevoli e benefici sono ulteriormente esibiti da un'altra figura di origine simile; poiché proprio come un uomo premuroso e compassionevole, un agricoltore umano, dà sollievo e sollievo ai buoi al lavoro allentando il giogo e sollevandolo dal collo sulle guance; e quindi offre non solo un temporaneo riposo e sollievo, ma consente anche un boccone occasionale o più di cibo, o anche abbondante provvedimento, all'animale che fatica nel giogo mentre ara o in altri lavori; così Geova estese a Israele, nonostante i suoi frequenti atti di infedeltà, la sua misericordia parsimoniosa e la sua tenera compassione, provvedendo loro in abbondanza tutto ciò di cui avevano bisogno per il sostentamento e persino le comodità della vita. Così il loro peccato nel volgersi ad altri dèi, che non erano dèi, alla ricerca di benefici più grandi e di un sostegno e soccorso più liberali, era ancora più imperdonabile. I successivi tre versetti (5-7) descrivono il severo castigo in cui Israele incorse a causa dell'ingratitudine e del disprezzo dell'amore divino

La calamita dell'amore

"Li ho disegnati con corde d'uomo, con legami d'amore". Queste parole si riferiscono, in primo luogo, all'antico Israele e ci ricordano quanto benignamente e teneramente il Signore avesse trattato con loro. Nell'applicare il testo a noi stessi, lo considereremo sotto due aspetti. Abbiamo qui...

SONO UNA RAPPRESENTAZIONE DEL MODO IN CUI DIO TRATTA GLI UOMINI. Il potere supremo sul mondo dell'umanità non è il potere implacabile della legge naturale. Le forze della natura dominano l'universo fisico; Ma l'uomo è un essere morale, ed è cosciente della libertà morale. La forza che attira la sua mente è la ragione, "corde d'uomo", e la forza che influenza il suo cuore è la tenerezza, "legami d'amore". Dio usa queste forze:

1. Nella sua comune provvidenza. Il suo amore per le sue creature è analogo all'affetto dei genitori: è altrettanto umano e più tenero di quello di una madre per il suo bambino. La sua misericordia è longanime e indistruttibile. Lo porta "ogni giorno a caricarci di benefici". E anche le corde dell'afflizione con cui a volte ci lega sono "legami d'amore" gettati intorno a noi per attirarci a sé

2. Nel piano di redenzione. "Il Verbo si è fatto carne" per attirare gli uomini con le corde della simpatia umana. Quale benedizione ha recato l'Incarnazione alla ragione dell'uomo! Guardando al Signore Gesù Cristo vediamo la verità nel concreto. Egli stesso è "la Verità", "la Parola di Vita". "Sebbene le verità dell'età adulta si uniscano oscuramente nel profondo della nostra struttura mistica, Noi concediamo ogni benedizione al Nome di Colui Che le ha rese moneta corrente; " Poiché la sapienza ha a che fare con i poteri mortali, dove la verità nelle parole più vicine verrà meno, quando la verità incarnata in un racconto entrerà da basse porte. "E così il Verbo ebbe alito, e lavorò con mani d'uomo il credo dei credi nella leggiadria delle opere perfette, più forte di ogni pensiero poetico."(Tennyson.)

Che benedizioni, inoltre, l'Incarnazione ha portato al cuore dell'uomo! Il Signore Gesù è osso delle nostre ossa e carne della nostra carne. Era il "Figlio di Maria" e "versò una lacrima umana". Cantici è qualificato, come nostro misericordioso e simpatico Sommo Sacerdote, per entrare in tutti i nostri sentimenti, e quindi per legarci a sé e a Dio

1. Negli inviti del vangelo. Il Signore, in questi, si rivolge a noi come esseri razionali e morali. L'invito, ad esempio, "Vieni ora e discutiamo insieme", Isaia 1:18 suggerisce che la più razionale di tutte le azioni della mente umana è quella di accettare Cristo come il Salvatore; e che una vita di fede in lui è l'unica vita ragionevole, virile e veramente di successo. Le voci del vangelo, inoltre, sono "bande d'amore". Il figliol prodigo, non appena tornò alla ragione, fu guidato dal ricordo dell'amore di suo padre a tornare a casa Luca 15:17, 183. E, allo stesso modo, l'amore di Dio è la stella del carico che conduce a sé i poveri peccatori

2. Nei mezzi designati della grazia. Prendere:

(1) La Parola di Dio. La Bibbia è un Libro Divino, ma è anche intensamente umana. Gli scrittori sacri mostrano ovunque una profonda conoscenza della natura umana. Lo spirito del Libro è umano e tenero; attira "con legami d'amore". Nelle università della Scozia, il professore di latino è solitamente chiamato "Professore di Umanità", per i presunti effetti benefici dello studio della letteratura romana; ma certamente l'influenza umanizzante suprema nelle lettere è la Parola di Dio

(2) I sacramenti. Come "segni", il battesimo e la Cena del Signore sono "corde d'un uomo". Fanno appello ai sensi fisici così come alla mente e al cuore. Sono come immagini o diagrammi illustrativi delle grandi verità della redenzione. I sacramenti sono anche "sigilli" e, come tali, "legami d'amore". Ognuno di essi è, per così dire, un ricordo, o pegno d'amore, dato dal Redentore alla sua Chiesa. Ancora una volta, prendi

(3) Preghiera. La preghiera è la conversazione con Dio dei suoi figli umani. Ha come nota chiave il grido del bambino: "Padre nostro ". È la voce della fiducia infantile nell'umanità, nella tenerezza, nella pietà paterna del nostro Creatore e Redentore

3. Come forze motrici per la santità della vita. Il nostro testo esprime la considerazione maestra che spinge il credente a una carriera di consacrazione cristiana. L'apostolo Paolo esorta lo stesso in Romani 12:1 : "Il vostro ragionevole servizio", cioè "corde d'uomo"; "per le misericordie di Dio", cioè "legami d'amore". Il significato è che in una vita di devozione a Dio tutte le facoltà razionali trovano il loro fine principale, e che a tale vita "l'amore di Cristo ci costringe".

II UNA LEZIONE DI CONDOTTA PER NOI STESSI. Le parole che abbiamo davanti rivelano il segreto dell'influenza. Essi indicano il magnete con cui dobbiamo attrarre i nostri simili in tutti i rapporti della vita. Dio Onnipotente attinge con la pietra del carico dell'amore; e in questo dobbiamo essere "imitatori di Dio, come cari figli". Efesini 5:1 Ecco una lezione per:

1. Genitori. Il legame familiare è l'amore. Dobbiamo gettare "corde d'uomo" intorno ai nostri figli, se vogliamo addestrarli a vivere per il Redentore. La nostra formazione deve essere umana e in armonia con la natura morale dei suoi soggetti. Un padre dovrebbe, il più presto possibile, schierare la ragione di suo figlio dalla parte dell'obbedienza. Quando i nostri figli stanno bene, lodiamoli senza risparmio. Quando fanno del male, e noi dobbiamo mostrare dispiacere, accogliamo con favore i primi segni di penitenza, e siamo molto pronti a perdonare. Accanto alla stessa grazia divina, i legami dell'amore paterno sono i più forti che possono attrarre il cuore del bambino

2. Insegnanti. L'umanità dello spirito è la molla principale dell'influenza di un educatore. Lo stimolo più efficace per imparare non è quello fornito dalla verga, ma quello che viene dato dalle "corde di un uomo". Il segreto dell'influenza del dottor Arnold nel rugby era la sua intensa simpatia umana, aggiunta alla regale supremazia del suo carattere spirituale. Nel lavoro della scuola del sabato, in particolare, dobbiamo usare queste "corde" e questi "legami"; dobbiamo venire alle nostre classi "con amore e in spirito di mansuetudine".

3. Pastori. Il predicatore deve essere lui stesso un uomo, ogni centimetro di sé. La sua influenza nella comunità dovrebbe essere un'influenza maschile, la cravatta deve essere "un predicatore di giustizia". E deve fare attenzione a usare "legami d'amore". Il lavoro della sua vita è quello di "conquistare" le anime; E non c'è modo di vincere senza amore. 1Corinzi 13:1 Come il sommo sacerdote, il pastore dovrebbe essere uno "che può sopportare con dolcezza gli ignoranti e gli erranti". Ebrei 5:2 Nessun maestro cristiano ha mai avuto più successo dell'apostolo Paolo, e Paolo trasse "con corde d'uomo", 1Corinzi 9:19-23 e "con legami d'amore". 1Tessalonicesi 2:7,8

4. Datori di lavoro. Questa relazione, sia negli affari che nella vita domestica, dovrebbe essere caratterizzata dalla gentilezza. I padroni dovrebbero "astenersi dalle minacce", Efesini 6:9 ed estendere simpatia e fiducia ai loro operai. Le responsabilità di un datore di lavoro non si esauriscono con il pagamento puntuale dello stipendio. Egli non deve pensare ai suoi operai semplicemente come a "mani", cioè come macchine con le quali spera di fare soldi, ma piuttosto come alla sua carne e al suo sangue, al cui benessere dovrebbe interessarsi calorosamente. E lo stesso vale per il servizio domestico. Le padrone dovrebbero trattare i loro servitori come parte della famiglia e badare al loro benessere come loro si occupano del proprio. La felicità entrerà nelle nostre case attraverso la porta che vi ha scritto sopra queste parole: "Li ho attirati con legami d'amore".

5. I vicini, nei loro reciproci rapporti. Noi che professiamo di essere il popolo di Cristo dobbiamo mostrare la grazia che abita in noi, sforzandoci di essere eminenti in cortesia e dolcezza. Dovremmo esserlo anche con gli empi e i profani, e con coloro che ci trattano come nemici: "Una risposta dolce allontana l'ira". E se l'amore è il fuoco che scioglie un nemico, non è forse anche il legame che lega i credenti in una buona comunione? Una Chiesa forte e sana è quella i cui membri "crescono e abbondano nell'amore gli uni verso gli altri e verso tutti gli uomini". 1Tessalonicesi 3:12

CONCLUSIONE. Disegnare con queste "corde" e "fasce" è sempre, almeno, autogratificante. È vero che l'amore a volte fallisce con il suo scopo. Geova stesso venne meno con Efraim per lunghi secoli. Allo stesso modo, alcuni di coloro che cerchiamo di attirare possono dire con insistenza: "Spezziamo i loro legami e gettiamo via da noi le loro corde". In tali circostanze dobbiamo ricordare che il dovere è nostro e che i risultati sono presso Dio. "Quand'anche Israele non fosse radunato, io sarò glorioso agli occhi dell'Eterno, e il mio Dio sarà la mia forza". Isaia 49:5

Ver. 4 (prima frase).- L'attrattiva di Dio

Queste parole sono vere per tutte le età e per tutti i popoli. Le leggi umane sono limitate, ma le leggi divine sono universali. La gravitazione, per esempio, attira le cose materiali l'una verso l'altra, che si tratti dei banchi di ghiaccio che galleggiano nei mari polari, o dei rampicanti che pendono in pesanti festoni nelle foreste tropicali; sia nella terra dove la libertà ama la luce, sia nel regno dove i tiranni covano e i cospiratori blaterano nelle tenebre. L'uso audace del secondo versetto in questo capitolo da parte di Matteo Matteo 2:15 mostra come nello speciale fatto storico si possa discernere il principio generale e universale. La cura divina di Israele non era che una manifestazione della cura divina del Bambino di Betlemme, e di tutti coloro che sono stati condotti fuori dalla schiavitù e dalle tenebre alla luce e alla libertà. L'esodo e il pellegrinaggio dell'anima sono reali ora come allora, e di coloro che si rallegrano della vicinanza a Dio può dire: "Li ho tirati con corde d'uomo, con legami d'amore". Consideriamo l'evidenza e l'influenza dell'attrattiva divina

I LE SUE PROVE

1. Come mostrato nella missione di Cristo. Invece di venire sulle nuvole del cielo per costringere l'omaggio del mondo, venne a somiglianza degli uomini e conquistò l'amore di coloro che lo circondavano a Betlemme e a Nazaret come un bambino umano. "È cresciuto... in favore di Dio e degli uomini". Durante il suo ministero fu perseguito lo stesso metodo; Attirò i discepoli intorno a sé "con le corde di un uomo, sì, con legami d'amore". I suoi discepoli eletti non erano quelli il cui entusiasmo era suscitato da opere di carattere sovrumano; al contrario, tali cose dovevano essere represse, come lo erano, quando avrebbero preso Gesù con la forza per farne Re. Giovanni e Pietro e altri che erano specialmente i suoi furono conquistati dal suo amore, furono tirati con le corde di un uomo. Erano coloro che erano stati così attratti ad essere pronti per la benedizione più alta. Mentre una generazione malvagia e adultera cercava invano un segno, i peccatori disprezzati e i figli umili si arricchivano oltre ogni aspettativa. Eppure Cristo cerca di conquistare tale fiducia, e di conquistarla con gli stessi mezzi. Egli non parla dal trono della gloria, ma dalla croce del Calvario. L'amore divino ci supplica attraverso la debolezza della vita terrena. "E io, se sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me".

2. Come mostrato nell'esperienza dei cristiani. Se vogliamo conoscere le leggi della vita mentale, non le cerchiamo nei fenomeni della vita fisica, e sarebbe altrettanto assurdo aspettarsi che il fisiologo dal suo studio dei movimenti cerebrali, o il metafisico dalla sua conoscenza delle leggi dell'intelletto, ci svelino i segreti dell'esperienza spirituale. I movimenti sottili della vita religiosa possono essere conosciuti solo dagli uomini religiosi. Essi, senza una sola voce discordante, dichiarano di essere stati e di essere sensibili alle attirazioni divine. Ascoltate espressioni come queste: "Per la grazia di Dio io sono quello che sono"; "Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo"; "Non siamo sufficienti da noi stessi per pensare qualcosa come da noi stessi; ma la nostra sufficienza è da Dio". Che cosa sono queste se non conferme del testo e della dichiarazione di nostro Signore: "Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato"? Ecco una citazione di Agostino, che mostra come egli fosse stato attratto dal Salvatore che aveva così a lungo ignorato: "Come divenne subito dolce per me desiderare le dolcezze di quei giocattoli! e ciò da cui temevo di essere separato era ora una gioia separarmene. Poiché tu li hai scacciati, e per loro sei entrato in te stesso più dolce di tutti i piaceri, ma non nella carne e nel sangue; più luminoso di ogni luce, ma più nascosto di tutte le profondità; più alto di ogni onore, ma non verso l'alto nella loro propria presunzione". Ogni santo sulla terra e in cielo può dire: "Egli mi ha attirato, e io l'ho seguito. Lieto di confessare la voce Divina"

II IL SUO SCOPO. Perché Dio influisce così amorevolmente sulle anime degli uomini?

1. Ci avrebbe tirati ai suoi piedi.per il perdono. Il figliol prodigo non fu costretto a casa. Nella sua abietta miseria gli vennero in mente l'amore di suo padre, e con essi gli venne l'idea di tornare. Cantici il pensiero della grande bontà di Dio dovrebbe incitare il peggior peccatore a tornare al Signore, che perdonerà abbondantemente. "Non sai che la bontà del Signore ti conduce al pentimento?"

2. Ci attirerebbe tra le sue braccia.per protezione. Sentire che Dio ci circonda è allo stesso tempo la nostra forza e la nostra difesa, il nostro conforto e la nostra gioia. Per illustrazioni di ciò, fate riferimento a Giuseppe nella casa di Potifar, a Giacobbe a Betel e a Mosè davanti al roveto ardente, ecc.. Ancora in questo mondo, che singhiozza di dolore, oscuro di presentimenti, rattristato dal peccato, l'arca della salvezza può essere trovata, e la porta è aperta

3. Ci attirerebbe a casa sua per riposare, se la vita dovesse essere vissuta qui, non varrebbe la pena di essere vissuta. Ma come stranieri e pellegrini siamo di passaggio per il mondo, a volte spinti dal dolore, a volte allettati dalla gioia, ma sempre in cammino verso "il riposo che rimane per il popolo di Dio". Accanto a noi, nella vita, nella morte, nell'eternità, c'è Colui che, con un amore più grande di quello di qualsiasi padre verso il suo figlio, dichiara ancora: "Li ho tirati con corde d'uomo, con legami d'amore". -A.R

"Corde di un uomo."

Il linguaggio è profuso per imprimere in Israele il trattamento benevolo, immeritato, ma generoso e tollerante ricevuto dall'Altissimo. Come se non bastasse una dimostrazione della giustizia dell'obbedienza e della pietà, si aggiungono molte rappresentazioni della misericordia che ha contraddistinto il modo in cui il Signore ha trattato il suo popolo ingrato e ribelle

Invece di guidare gli uomini con autorità, Dio li attira con una persuasione veramente umana e tenera. Lo vediamo nell'intero schema cristiano, nel dono di Gesù Cristo, nella sua dispensazione spirituale, nella quale egli sta "attirando tutti gli uomini a sé". Nessuna violenza, ma una costrizione dolce e santificata è, nel Vangelo, esercitata sul cuore. Sentiamo che i motivi che ci sono rivolti sono molto diversi da quelli che ci saremmo aspettati e da quelli che l'autorità umana avrebbe probabilmente impiegato

II SOLLIEVO MISERICORDIOSO. Il trattamento di Dio nei confronti di Israele è rappresentato come simile a quello del filo spinato del contadino che lascia che il bue lavoratore si fermi nella sua fatica, e che sollevi il giogo oppressivo e irritante per offrire alla bestia un po' di gradito sollievo. Allo stesso modo, Dio non si è comportato con noi dopo i nostri peccati. In mezzo all'ira si è ricordato della misericordia. È sua gioia sciogliere il pesante fardello e lasciare liberi gli oppressi. Il prezioso invito di Cristo ne è un esempio: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati... Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero".

III PROVVISTE ABBONDANTI. Agli ebrei era proibito mettere la museruola al bue che trebbiava il grano. La condotta qui registrata va oltre un semplice permesso di prestito; poiché il generoso proprietario è raffigurato mentre mette il cibo davanti all'animale affamato. Un'immagine familiare ma giusta e impressionante del trattamento divino di coloro che si rivolgono a lui. "Egli apre le sue mani e sazia", ecc. Egli dà loro "pane dal cielo da mangiare". Le disposizioni del Vangelo sono sparse davanti al sigillo affamato e bisognoso, e l'invito è rivolto a tutti coloro che sono nel bisogno: "Oh, chiunque ha sete, venite alle acque!" -T

5 Egli non tornerà nel paese d'Egitto, ma gli sarà re l'Assiro, perché si sono rifiutati di tornare. Queste parole suonano come un annuncio che il periodo della grazia divina, così a lungo esteso a quel popolo carico di peccato, era finalmente scaduto; e che a causa della loro ostinata e riconoscente ribellione contro Geova sarebbero stati costretti ad andare in esilio e a diventare soggetti al monarca d'Assiria

(1) Erano stati minacciati di un ritorno in Egitto e nella sua schiavitù in Osea 8:13, "Torneranno in Egitto; " dud Osea 9:3, "Efraim tornerà in Egitto; " ora se Dio, senza alcun cambiamento di scopo, cambia il suo modo di procedere, non permettendo loro di tornare in Egitto, ma condannandoli a una schiavitù peggiore sotto gli Assiri

(2) Essendo stati tributari dell'Assiria fin dal tempo di Menahem, si erano ribellati e si erano rivolti all'Egitto per chiedere aiuto; ora, tuttavia, non sarebbe stato permesso all'Egitto di venire aiuto e nemmeno l'opportunità di richiederlo. Il potere dell'Assiria sarebbe stato fondamentale; quindi, invece, dei re nativi e degli ausiliari egiziani, Israele avrebbe dovuto sottomettersi a quel giogo di ferro. Per quanto desiderosi di tornare in Egitto, non avrebbero né il potere né il privilegio di farlo. E questo povero privilegio di scegliere i padroni fu loro rifiutato come giusta punizione, perché non si erano pentiti del loro peccato e non erano tornati a Dio. Si è fatto ricorso a vari metodi per armonizzare l'apparente contraddizione a cui si allude, cioè tra le dichiarazioni affermative e quelle negative sul ritorno di Israele in Egitto

(1) Dathe, Eichhorn e Deuteronomio Wette concordano con la LXX nel leggere wOl invece di al, e nel collegarlo con il versetto precedente; ma le altre versioni, così come i manoscritti, supportano il testo ricevuto

(2) Girolamo e Rosenmüller spiegano il desiderio del popolo di concludere un'alleanza con l'Egitto per liberarsi dal giogo dell'Assiria, essendo frustrato dalla potenza superiore di quest'ultimo; quindi il senso è che non tornerà più in Egitto, come aveva fatto di recente con i suoi ambasciatori, per chiedere aiuto a quella terra o al suo popolo. Quindi indica la ragione per cui non avrebbero più mandato ambasciatori in Egitto per lo scopo indicato, perché solo l'Assiro sarebbe stato il loro re. L'obiezione a questo è che lo yashubu deve riferirsi a tutto il popolo piuttosto che al loro ambasciatore che va avanti e indietro tra i paesi

(3) Ewald, Maurer e altri tagliarono il nodo prendendo lo in modo interrogativo, come se fosse un'aureola, e quindi equivalente a un affermativo, cioè " Non torneranno in Egitto e l'Assiro sarà il loro re?" La risposta attesa sarebbe affermativa. Né la grammatica né il contesto sanzionano questo senso interrogativo

(4) Secondo Hitzig, Keil, Simson e altri, dobbiamo intendere l'Egitto nei passi precedenti, cioè Osea 8:13 e Osea 9:3, come ricevuto della terra di schiavitù, dove nel presente passaggio il senso tipico è inammissibile, a causa del contrasto con l'Assiria. Israele non doveva tornare in Egitto, per timore che l'obiettivo dell'Esodo potesse sembrare frustrato, ma una sorte peggiore era davanti a loro: un'altra e più dura schiavitù li attendeva; il re d'Assiria sarebbe stato il loro re e avrebbe regnato su di loro, e tutto a causa della loro impenitenza e del loro rifiuto di tornare a Geova. Quella che segue è la spiegazione di Kimchi: "Non avrebbero dovuto tornare nella terra d'Egitto per cercare aiuto; Avevo già detto loro: "D'ora in poi non tornerete più da quella parte", perché se fossero tornati da me, non avrebbero avuto bisogno dell'aiuto dell'Egitto. E contro la loro volontà l'Assiria domina su di loro, ed essi lo servono e gli mandano un dono anno dopo anno. E perché tutto questo? Perché si sono rifiutati, ecc.; come se avesse detto (si sono rifiutati) di tornare da me; poiché se fossero tornati a me, i re stranieri (letteralmente, 're delle nazioni') non li avrebbero mai governati, ma avrebbero governato sulle nazioni come avevano fatto ai giorni di Davide e Salomone, quando avevano fatto la mia volontà; e così ho assicurato loro: 'Tu regnerai su molte nazioni, ma esse non regneranno su di te'". La radice di am è imparentata con nm, trattenere, rifiutare; Il le rafforza la connessione dell'infinito oggettivo con il verbo governante; i puntini di sospensione di ylae sono evidenti

Vers. 5-12. - L'ingratitudine di Israele e il suo castigo

Entrambi si manifestano in modo notevole in questi versetti. Dopo tutta l'amorevole benignità di Dio si rifiutano di volgersi a Dio

I LORO PERVERSITÀ. La storia si ripete. Questo è vero sia ecclesiasticamente che civilmente, sotto l'economia ebraica come nella dispensazione cristiana. Una volta, in un periodo antico della storia ebraica e in un'occasione notevole, gli Israeliti, scoraggiati dagli insegnamenti delle spie, degradati dalla precedente servitù, privi di coraggio morale e, peggio ancora, diffidenti della Divina provvidenza, rifiutarono di marciare in Canaan. Mormoravano contro Dio e contro Mosè. "Di nuovo in Egitto", era il loro grido. E tornarono indietro, non in Egitto, ma a vagare nel deserto per altri trentotto anni, come punizione giustamente meritata per la loro ingratitudine e ribellione contro Dio. Allo stesso modo nell'occasione a cui il profeta qui si riferisce. Essi peccarono gravemente contro Dio, eppure immaginavano di trovare rifugio in Egitto; si erano ribellati e avevano resistito a tutti i mezzi impiegati per ricondurli a Dio, ma non volevano tornare a Lui. E ora gridano, come i loro antenati: "All'Egitto", come se vi si potesse trovare rifugio e sicurezza. Ma Dio frustra il loro sciocco e peccaminoso proposito. Li attende un peggio della schiavitù dell'Egitto; erano destinati ad andare in cattività in Assiria

Cantici con i peccatori testardi e dal cuore forte ancora. Andranno ovunque, o ricorreranno a qualsiasi espediente, anche tornando in Egitto, piuttosto che tornare a Dio. Per un certo tempo il figliol prodigo preferiva essere un porcaro e condividere le bucce di cui si nutriva il porco, piuttosto che tornare all'abbondanza della casa paterna. "Alcuni bambini testardi non si curano delle miserie che soffrono, piuttosto che tornare e umiliarsi dai loro genitori"; così alcuni spiriti testardi sembrano disposti, nella loro follia e disperazione, a tornare al loro precedente stato di schiavitù e miseria piuttosto che pentirsi e sottomettersi a Dio. Che questi stiano attenti a non accadre, a causa della loro impazienza e impenitenza, una cosa peggiore

II LA LORO PUNIZIONE. I tre principali flagelli con cui Dio castiga un popolo disubbidiente sono la carestia, la pestilenza e la spada

1. Delle tre, la spada è, forse, la peggiore. Atti in ogni caso Davide lo pensava così. Quando fu chiamato a scegliere tra sette anni di carestia, tre giorni di pestilenza e tre mesi di fuga davanti alla spada del nemico, preferì cadere nelle mani di Dio piuttosto che nelle mani dell'uomo, scegliendo la pestilenza piuttosto che la spada

2. Eppure anche la spada ha il suo mandato da Dio, come apprendiamo dall'esclamazione del profeta: "O spada del Signore, fino a quando durerà prima che tu taci? mettiti nel tuo fodero, riposati e taci". Ma in risposta a questa domanda si aggiunge: "Come può essere quieto, dal momento che il Signore le ha dato un ordine contro Ascalon, e contro il lido del mare? là l'ha stabilito".

3. Il profeta Osea raffigura la gravità del colpo sia per l'ampia area che la spada pervadeva, sia per il tempo in cui continuava ad affliggerli; anche per il fatto che le città che erano considerate le forti fortezze, in ogni caso la forza della terra, erano i principali obiettivi dell'attacco. Altrove, nei campi o in aperta campagna, le devastazioni della guerra non sono così terribili come nella città con la sua popolazione affollata, dove gli esseri umani, densamente ammassati insieme, vengono letteralmente falciati. Né i villaggi furono risparmiati, né le loro sbarre isolarono il nemico

4. Il dovere della preghiera incombe in tempo di guerra. Questa lezione è inculcata dall'esempio del salmista. Dopo aver detto nel salmo cinquantacinquesimo di aver visto violenza e contese nella città, mentre gli uomini si affrettavano avanti e indietro sulle mura, con altri tristi accompagnamenti di tempi difficili - malizia, dolore, malvagità, inganno e frode - egli annuncia la condotta che seguiva: "Quanto a me, invocherò Dio; e il Signore mi salverà. Sera, mattina e mezzogiorno pregherò e griderò ad alta voce, ed egli udrà la mia voce", mentre la pace e la liberazione erano il felice esito delle sue preghiere: "Egli ha liberato l'anima mia in pace dalla battaglia che era contro di me, perché molti erano con me".

III LA LORO TENDENZA ALL'ARRETRAMENTO. La tendenza all'inversione non era peculiare del popolo o del periodo delle profezie di Osea. Il cuore non rigenerato è invariabilmente la fonte dell'inversione. Quando una professione religiosa è influenzata solo da motivi esterni e non da un potere interno, ci si può aspettare che gli uomini si allontanino. Ai giorni di nostro Signore si diceva tristemente di alcuni che tornavano indietro e non camminavano più con Gesù. Nei periodi di risveglio religioso, di molti che fanno una professione di religione, quella professione, nel caso di alcuni, procede da un impulso esterno, da certe convinzioni, o anche dal potere della simpatia, e non appena il tempo dell'eccitazione è finito, essi tornano indietro; le loro convinzioni non maturarono in conversione; La radice del problema non è mai stata in loro. Lo stesso si riscontra occasionalmente nel caso di alcuni giovani comunicanti. Atti la prima comunione, il ragazzo nella freschezza della sua giovinezza, la ragazza nella purezza della sua infanzia, sentono molto ardore di affetto e manifestano molto fervore di devozione; Ma a causa di un ambiente sfavorevole, o di cattive comunicazioni, o di piccoli peccati incontrollati, l'amore dei loro sposi si raffredda e ne consegue un traviamento. Anche nel caso di persone veramente convertite, un certo grado di freddezza si insinua in loro; sembrano stancarsi delle vie di Dio; Diventano apatici e si allontanano per un po'. Guardatevi dal contristare lo Spirito Santo; guardatevi dal resistere agli sforzi e ai moti della coscienza; guardatevi dal mettere la mano all'aratro e poi tornare indietro o voltarvi verso la follia; In una parola, attenzione all'arretramento. Siate avvertiti da quella solenne Scrittura: "Se uno si tira indietro, l'anima mia non avrà piacere in lui".

IV LA PERPLESSITÀ CAUSATA ALL'ONNIPOTENTE. A giudicare dalla riverenza, la condotta d'Israele sembra aver sconcertato lo stesso Misericordiosissimo. Il giudizio era dovuto, ma l'amore lo tiene sotto controllo; le coppe dell'ira erano pronte per essere versate, ma la voce della misericordia intercede; La punizione era ben meritata, ma la mano della pietà la spinge da parte. Erano stati chiamati all'Altissimo, per conoscerlo, per riconoscerlo e per accettarlo come loro Dio e Re; Ma si tapparono le orecchie a quei richiami. Rifiutarono di elevarsi dalla loro condotta bassa e vile, e rifiutarono di esaltare l'Altissimo, o di benedire quel glorioso Nome che è al di sopra di ogni benedizione e lode. Non possiamo esaltare Dio, o renderlo più glorioso di quello che è, "eppure Dio si considera esaltato quando è conosciuto e riconosciuto come l'alto, supremo, primo Essere; quando lo temiamo come Dio; quando ci umiliamo davanti a lui come davanti a un Dio; quando siamo consapevoli dell'infinita distanza che c'è tra Lui e noi; quando siamo disposti a consacrare ciò che siamo, o abbiamo, o possiamo fare, alla promozione della Sua lode; quando la sua volontà sarà resa la regola di tutte le nostre vie, e specialmente del suo culto; quando facciamo di lui l'ultimo fine di tutto; quando è la grande cura della nostra anima e il lavoro della nostra vita di fare ciò che possiamo, affinché Egli possa essere magnificato ed elevato nel mondo; e quando consideriamo il peccato più piccolo un male più grande di quello che può essere ricompensato da tutto il bene che il cielo e la terra possono offrirci; -quando facciamo così, Dio si considera esaltato da noi". Ma Israele aveva agito in opposizione a tutto questo; Da qui le polemiche, le perplessità, le domande sconcertanti che ne conseguono. Quattro domande sono seguite da quattro risposte

(1) "Come ti abbandonerò, Efraim?" e la risposta è: "Il mio cuore si è rivoltato dentro di me".

(2) "Come ti libererò, Israele?" al che la risposta è: "I miei pentimenti si sono accesi insieme".

(3) "Come farò di te come Adma?" e la risposta è: "Non eseguirò l'ardore della mia ira".

(4) "Come ti porrò come Zeboim?" a cui la replica è: "Non tornerò a distruggere Efraim".

V LO SCOPO DENUNCIATO. Egli non metterà in pratica l'ardore della sua ira, non tornerà a distruggere Efraim, non entrerà in città. Qui notiamo un notevole contrasto nel modo in cui Dio ci comporta. Egli si paragona a un uomo nell'esercizio della misericordia. È diverso per quanto riguarda l'esecuzione della sua ira; allora è Dio e non uomo. Nell'esprimere la sua misericordia egli parla alla maniera degli uomini; Nei desideri delle sue viscere, nell'estensione della sua misericordia, Egli si esprime come uomo, anche se più, infinitamente di più, dell'uomo. Ma quando parla di ira, ci assicura che è Dio e non un uomo. Un uomo di guerra può, con i soldati sotto di lui, imbattersi in un paese o in una città, catturarla e saccheggiarla; Passano mesi o anni, e lui ritorna di nuovo nello stesso luogo, lo assedia e lo saccheggia, lasciandolo in uno stato molto peggiore di prima. Ma Dio non tornerà così a distruggere. Egli è Dio, non l'uomo. Libero da ogni debolezza della passione umana, da ogni vendetta di sentimento, da ogni volubilità di propositi, da tutte le piccolezze dello spirito umano, egli non revoca i suoi propositi né ricorda le sue promesse di misericordia, né conserva la sua ira per sempre, né rinnova l'effusione delle coppe della sua ira

1. Egli è, inoltre, il Santo: anche nella sua giustizia rivendicativa è santo; nessun elemento empio di alcun tipo si mescola alla sua ira. La santità è allo stesso tempo un attributo della sua natura e una caratteristica di tutte le sue amministrazioni. Oh, essere santo come Dio è santo, puro come Cristo è puro, perfetto come è perfetto il nostro Padre celeste! La sua presenza è con il suo popolo, secondo la sua promessa: "Camminerò in mezzo a voi, sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo", anzi, "abiterò in loro e camminerò in loro".

2. Quando, alla fine del Versetto 9, Dio dice: "Non entrerò in città", è "da intendersi in riferimento al modo in cui Dio ha agito nella distruzione di Sodoma; Dopo aver terminato il colloquio con Abramo, entrò nella città e la distrusse con fuoco e zolfo. Dio sta molte volte alle porte di una città, pronto ad entrare e distruggerla, ma l'umiliazione nella preghiera e nella riforma lo tengono fuori. i nostri peccati non facciano uscire un Dio misericordioso ed entrare un Dio provocato".

VI LA PREDIZIONE PRONUNCIATA

1. Il camminare dietro al Signore qui predetto è di seguire il Signore dovunque egli conduca. Al Salvatore viene dato un capo per il suo popolo; egli è rappresentato come il Capitano della salvezza, e proprio come un buon soldato segue il suo ufficiale superiore alla testa del gruppo d'assalto o nella pericolosa breccia, nella marcia in avanti e nella sgradita ma necessaria ritirata; così il soldato cristiano, fedele al suo Signore, lo segue pienamente, fedelmente, senza paura, attraverso la cattiva notizia così come la buona notizia, da vicino, attentamente e costantemente. "Questi sono coloro che seguono l'Agnello dovunque vada". Il sentiero può sembrare pericoloso, il cammino può essere difficile; potremmo dover voltare le spalle alle nostre più care delizie, alle nostre più dolci comodità; possiamo ignorare l'obiettivo immediato a cui il Signore ci conduce, o l'uso che intende fare di noi, o ciò che intende fare di noi; eppure nessuna di queste cose ci domenterà. Se solo ci assicuriamo che il Signore ci guidi, non corriamo alcun rischio nel seguirlo; E sebbene ci abbia guidato per una via che non conosciamo, siamo sicuri che alla fine è la via giusta, la via sicura e, sotto ogni aspetto, la migliore. La condotta opposta è quella seguita da coloro che camminano non secondo il Signore, ma secondo le concupiscenze del loro cuore, o le loro inclinazioni, o le loro proprie invenzioni, o i propri consigli, o l'esempio di uomini malvagi

2. La predizione include un ritorno frettoloso in obbedienza alla chiamata divina. Il fatto che Dio chiami le persone a tornare a lui non è a torto paragonato al ruggito di un leone. Con giudizi sull'avversario, o con un solenne timore sugli spiriti del suo popolo, o con cose terribili in giustizia, Dio chiama gli uomini alla sottomissione e all'obbedienza

3. Quando Dio pronuncia la parola in qualsiasi modo, i suoi figli si affrettano a tornare a casa da molte terre del lontano Ovest, del lontano Oriente e del remoto Sud. Così è nelle stagioni del risveglio, così sarà più letteralmente nel periodo millenario, e nel tempo della restaurazione di tutte le cose, quando lo Spirito sarà sparso dall'alto nella potenza Pentecostale e nell'abbondanza Pentecostale, gli uomini, come alla prima Pentecoste, quando furono radunati da molti paesi, unirsi al popolo di Dio. Essi non solo arriveranno in fretta, ma rapidamente. Il loro arrivo precipitoso è paragonato a un volo simile a quello della colomba, che vola veloce, come implicano le parole del salmista: "Oh, se avessi ali come una colomba!" Arriveranno, inoltre, in gran numero, come le colombe volano in stormi, come implicano le parole del profeta: "Chi sono questi che volano come una nuvola e come colombe alle loro finestre?"

4. Viene loro promesso un luogo di riposo. Quando gli uomini camminano dietro al Signore e si uniscono amorevolmente al Suo popolo, hanno la certezza sia del riposo che del ristoro. Se questo possa aver avuto un adempimento letterale, nel ritorno dei membri delle dieci tribù dall'Assiria con i loro fratelli di Giuda da Babilonia, e altri dello stesso popolo dall'Egitto, non lo sappiamo con certezza; ma una cosa è certa, che un tale ritorno del popolo di Dio a lui avrà effettivamente luogo nel giorno della restaurazione di tutte le cose; mentre la sua applicazione figurativa si ripete in ogni vero risveglio della religione, quando i peccatori, veramente penitenti come il prodigo, torneranno da molti paesi lontani di peccato, vergogna e dolore alla casa e alla casa del loro Padre, rinunciando alle bucce del porcaro per quella ricca abbondanza spirituale di pane sufficiente e in abbondanza

VII LE PRETESE DI ISRAELE. Il popolo d'Israele, o le dieci tribù con Efraim alla loro testa, cioè governanti e governati, sono qui accusati di menzogne e inganni. Le loro professioni di culto non erano altro che finzioni menzognere; I loro piani politici erano poco meno che manovre ingannevoli. La loro pietà e la loro politica erano allo stesso modo vuote e futili. Con tale falsa adorazione e con colpi di politica attentamente escogitati, che non erano altro che ingannevoli, essi circondavano Dio come se potessero ingannare l'Onnisciente stesso. La seguente illustrazione tratta da un vecchio divino sembra appropriata, anche se familiare: "Io sono, riguardo ai loro peccati, come un uomo assediato intorno, che vorrebbe uscire, ma quando va da una parte è fermato lì, e da un'altra parte è fermato anche lì. Dio si paragona a un tale uomo, come se, procedendo nelle vie della misericordia, fosse lì fermato da qualche condotta di peccato, ed entrando da un'altra parte fosse lì fermato di nuovo". Quanti sono i cui atti di culto sono tante menzogne solenni! Le loro professioni di pietà sono semplici finzioni; Le loro preghiere possono essere eloquenti e comprensive, ma non procedono dal cuore; La loro presenza nel santuario è solo corporea, i loro pensieri sono lontani dai loro affari mondani, o si aggirano su montagne di vanità. Molti sono quelli che sono pronti a riconoscere Dio, la sua grandezza e gloria, la sua gloriosa maestà, la sua onnipotenza, la sua infinita sapienza e la sua sovrana disposizione di tutte le cose umane; ma non si rendono conto della natura augusta degli attributi divini, né delle meravigliose opere della sua provvidenza. Molti, inoltre, confessano la loro grande peccaminosità e professano una profonda umiliazione a causa di essa; ma la loro confessione non è accompagnata da contrizione, né la loro umiliazione professata è dimostrabile dai fatti o pratica nei suoi effetti

Strano, strano che gli uomini si impongano in questo modo, o tentino di ingannare Dio! "Lo adularono con la loro bocca", dice il salmista, "e gli mentirono con la loro lingua". E se questa è la condotta che gli uomini si avventurano in relazione a Dio, quanto più è probabile che essi circondano i loro simili di menzogne, o li superino con l'inganno! Se essi portano il loro inganno nei sacri esercizi della religione e nei servizi solenni del santuario, quanto più possiamo aspettarci di trovare transazioni fraudolente e rapporti ingannevoli nei loro rapporti con i simili!

VIII LA PREMINENZA DI GIUDA. Mentre Israele o le dieci tribù assediavano Dio con le loro menzogne e lo provocavano con l'inganno, essendo la loro adorazione idolatrica e il loro servizio falso, fino a quel momento Giuda continuò nella vera adorazione. Con non pochi inconvenienti e molti difetti, fino a quel momento si erano attenuti alle ordinanze che egli aveva prescritto, al luogo che aveva scelto, al modo e ai ministri religiosi che aveva nominato. Tale è la deriva del versetto secondo la Versione Autorizzata. Supponendo che questa sia la traduzione corretta, troviamo Israele rimasto senza scuse. Non potevano invocare l'esempio di Giuda. Se Giuda avesse dato loro un cattivo esempio, avrebbe potuto in qualche modo attenuare, ma non avrebbe potuto scusare, il peccato in Israele. L'assenza di tale esempio era non poco aggravante della loro colpa

1. Ridondò all'onore di Giuda il fatto che nel giorno della defezione di Israele perseverarono nella via della verità e mantennero la vera adorazione di Geova. È registrato a credito di quei Sardi che rimasero fedeli in un luogo corrotto e in un'epoca degenerata: "Tu hai alcuni nomi anche a Sardi che non hanno contaminato le loro vesti; e cammineranno con me vestite di bianco, perché ne sono degni".

2. Quando serviamo Dio regniamo con lui. È la rettitudine che esalta una nazione ed eleva un individuo. Servire Dio è la nostra gloria più alta, e goderne è la nostra felicità più grande. Servire Dio è il servizio più onorevole; per questo il nostro benedetto Signore ci ha costituiti re e sacerdoti di Dio. Lutero, commentando questo versetto, parla di certi erratori "che non si avventurano ad abbracciare la vera dottrina per timore che il loro dominio vada perduto. Cantici è con molte persone; temono di perdere il loro dominio se dovessero seguire le vere vie dell'adorazione di Dio; pensano che le vere vie dell'adorazione di Dio non possano consistere nel loro governo e nel loro potere, e quindi preferiscono trattenerle e lasciar andare la vera adorazione di Dio".

Vers. 5-7. - La bontà divina disprezzata

Efraim aveva agito come se la misericordia di Dio fosse incondizionata; e contravvenne persistentemente all'unica condizione, attraverso il pentimento, alla quale solo quel favore poteva continuare. Era quindi colpevole di disprezzare l'amorevole benignità divina; e da qui queste parole di dolorosa denuncia. Impariamo da loro...

Le dieci tribù avevano seguito "i loro consigli", ma questi erano il risultato di un'infatuazione malvagia. I vitelli che gli uomini di Israele baciavano portarono alla rovina nazionale. L'Egitto non avrebbe concesso asilo alle tribù; non c'era speranza di sollievo da parte sua come ausiliaria contro l'Assiria. Era davvero strano che il popolo pensasse di tornare in Egitto, la terra della sua antica schiavitù. Ora, però, devono sopportare una tirannia più terribile di quella che i loro padri avevano sofferto lì. La spada divoratrice dell'Assiro deve fare il giro delle città d'Israele. Il regno settentrionale, con il suo ricco territorio e i suoi luoghi sacri - Silo, Sichem, Ebal e Garizim, Saron, Carmelo e la valle di Izreel - passerà in possesso dei pagani. Questo fu solo il risultato naturale della malvagità di Israele, e nella storia si erge come un toccante avvertimento contro i consigli empi. "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio e il cui cuore si allontana dal Signore". Geremia 17:5-8 "Fratelli miei, è una grande misericordia di Dio l'essere così totalmente presi da ogni oggetto carnale, da ogni vano vago e speranza, da essere completamente convinti che non c'è aiuto in nessuna cosa, né in alcuna creatura, in cielo e in terra, ma solo nel volgersi a Dio e gettare l'anima davanti alla misericordia; se questo non mi salva, sono distrutto per sempre" (Jeremiah Burroughs, in loc.)

II IL POTERE DEL PECCATO DI TENERE SALDA L'ANIMA. versetto 7) Israele era "deciso a sviarsi" da Geova. Erano "legati alla defezione" (Calvino); o, "messo al palo sull'apostasia come su un palo" (Keil). I profeti "chiamarono " ed esortarono il popolo, ma invano. Rifiutarono di elevarsi, per tornare all'Altissimo. Tale è l'effetto del peccato quando persiste a lungo. Tutti noi abbiamo per natura questa fissa avversione per Dio e per le cose divine, a meno che Egli non si interponga nella sua grazia per svezzarci dai nostri idoli. Anche mentre la Parola ci chiama a risorgere, la carne ci trascina costantemente verso il basso, e con un peso morto che solo la potenza dello Spirito di Dio può vincere. Molti professori di religione si allontanano improvvisamente, perché, non essendo mai stato iniziato in loro il "buon lavoro", non possono trattenersi dal seguire finalmente visibilmente la "piega" della natura. E com'è difficile, anche per il vero popolo del Signore, sfuggire al groviglio delle vecchie abitudini peccaminose! Durante il processo l'anima può essere spesso convulsa, se non quasi fatta a pezzi. Un brav'uomo a volte continuerà per tutta la vita a seguire un mestiere o una professione sulla cui legalità morale la sua coscienza è continuamente a disagio. Solo guardando con fermezza a Cristo, e permettendo al suo amore di fluire nel cuore, possiamo essere liberati dai pericoli dell'infedeltà. Rivestito della sua forza, il credente, invece di essere "messo al palo sull'apostasia", ogni giorno "crocifiggerà la carne con gli affetti e le concupiscenze". Ancora una volta, questo passaggio ci ricorda che...

III "RIFIUTARE DI TORNARE" A GEOVA È IL PECCATO DEI PECCATI. versetto 5) Efraim aveva fatto di più e di peggio che rigettare il Signore come il bene supremo. Aveva, inoltre, disprezzato la grazia e la misericordia divina che lo avevano così a lungo e amorevolmente "chiamato" a "tornare", e aveva promesso di "guarire il suo traviamento". Per tale ripugnante e sconvolgente ingratitudine, la rovina del regno del nord fu una giusta punizione. E così ora, in questi tempi del Vangelo, il rinnegamento del Signore Gesù Cristo come Salvatore è il peccato supremo dell'uomo. Rigettarlo significa 'rifiutarsi di tornare' a Geova. Significa opporsi alla luce più chiara e disprezzare l'amore più caro. Si tratta di scegliere di servire Satana piuttosto che Dio. Questo peccato dei peccati non rende necessario che la sentenza sia pronunciata contro coloro che ne sono colpevoli: l'incredulità del peccatore è di per sé la sua sentenza. "Chi non crede è già stato giudicato". Giovanni 3:18 Se trascuriamo la grande salvezza, non ci può essere scampo per noi dalla vergogna e dalla rovina eterne. I peccati contro la legge non escludono la possibilità di esercitare la misericordia, ma il persistente rifiuto della misericordia deve chiudere per sempre la porta della speranza contro l'anima. Proverbi 1:24-33

Vers. 5-7.- Corsi fatali

Cantici il saggio insegna: "C'è una via che sembra diritta all'uomo, ma la sua fine sono le vie della morte". Proverbi 16:25 Abbiamo qui...

I FLAGELLO DI ISRAELE. Insistevano nel pensare a modo loro meglio di quello di Dio. Ciò è evidenziato nelle diverse espressioni: "Si rifiutarono di tornare" (ver. 5); "A causa dei loro propri consigli" (ver. 6); "Il mio popolo è deciso a sviarsi da me" (vers. 7); "Nessuno lo esaltava" (o si esaltava, si elevava a Dio). Erano in errore, ma non se ne lasciarono convincere. Stavano abbracciando un'illusione, ma vi si aggrappavano come saggezza. Pensavano che la loro via fosse giusta, e che la via che i profeti avevano indicato loro fosse sciocca, stupida, spregevole. Questa è la follia del peccatore. Egli si erge a più saggio di Dio. Schiocca le dita contro coloro che lo chiamano all'Altissimo (versetto 7). La follia del suo cammino potrebbe sembrare evidente, ma, non avvertito dalle lezioni del passato, ne loda le lodi come se la ragione e l'esperienza fossero interamente dalla sua parte

II LA PUNIZIONE DI ISRAELE. Le strade del peccato, purtroppo, conducono alla distruzione, sia che coloro che vi camminano siano persuasi del fatto o no. Cantici Israel l'ha trovata. I loro consigli, che preferivano a quelli di Dio, costarono loro:

1. Relegazione alla schiavitù. versetto 5) La libertà che Dio aveva concesso loro (ver. 1) li avrebbe nuovamente privati. La loro destinazione, però, non sarebbe stata l'Egitto letterale, ma l'Assiria. I princìpi dell'amministrazione morale di Dio rimangono, ma raramente si incarnano esattamente nelle stesse forme esteriori

2. Una spada rotante. versetto 6) La spada avrebbe roteando e divorando fino a devastare l'intero regno. Un tipo dell'ira più terribile che consumerà il peccatore. - J.O

6 Ver. 6. - E la spada abiterà sulle sue città, consumerà i suoi rami e li divorerà. Una traduzione più accurata sarebbe, e la spada spazzerà le sue città, distruggerà i suoi dardi e divorerà. Anzi, non riuscirono a liberarsi dall'invasione e dall'attacco. La spada da guerra si abbatteva sulle loro città e consumava i rami, cioè i villaggi, o le sbarre della città, o i forti guerrieri posti in difesa. Alcuni interpretano la parola in modo così vario nel senso di "bugiardi" e la riferiscono ai profeti, ai sacerdoti e ai politici che hanno detto menzogne e hanno agito con inganno. La parola jlh è resa

(1) "la spada", come arma principale nella guerra antica, contro il simbolo del potere distruttivo della guerra , spazzerà intorno, circolerà o farà il giro delle città di Israele; ma

(2) altri", girano verso il basso", "accendino"; così sia Rashi che Kimchi. Ancora una volta, μyDb è, come già accennato, reso in modo variato. La traduzione più appropriata

(a) è (letteralmente, "pali per portare l'arca", Esodo 25:13 -- "catenacci o sbarre" per assicurare i cancelli, la radice è ddb, per separare

(b) Alcuni lo spiegano come una figura per "uomini potenti "; così Girolamo e il Targum, come anche Rashi: "Distrugge i suoi eroi e li consuma". questo è il significato della parola preferita da Gesenius

(c) Ewald lo intende nel senso di "fortezze", specialmente sulla frontiera, attraverso le quali una terra è chiusa o aperta al nemico

(d) Aben Esdra e Kimchi lo interpretano come "rami", cioè villaggi, e sono seguiti dalla Versione Autorizzata. "La spiegazione di yb", dice Kimchi, "è 'rami', ed è una cifra per i villaggi, perché aveva già menzionato le sue città; e i villaggi sono legati alle città come i rami a un albero; allo stesso modo sono chiamate 'figlie', essendo legate a una città come figlie a una madre".

(e) La LXX lo rende con εν ταις χερσι, avendo letto wydyb, come anche il siriaco. A motivo dei loro propri consigli. La causa di tutte le loro calamitose invasioni, che le porte della città sbarrate e sprangate non potevano escludere, furono i loro cattivi consigli nell'allontanarsi dal Signore, come spiega correttamente Kimchi: "Tutto questo viene su di loro in conseguenza del loro malvagio consiglio, perché hanno abbandonato il mio servizio per servire altri dèi". Rashi richiama l'attenzione sulla peculiarità dell'accentuazione - tasha e sellug - per separarla dalla parola precedente. La Settanta qui sbaglia di nuovo, ovviamente leggendo Wlkaw, e traducendo: "E mangerà (il frutto) del loro cattivo consiglio".

7 E il mio popolo è piegato a rifuggire da me. Questa prima frase del versetto è molto espressiva, ogni parola ha quasi un'enfasi propria. Con tutta la sua peccaminosità e le sue mancanze, Israele era ancora il popolo di Dio, il mio popolo; erano colpevoli del peccato di essere stati inseguiti e di essersi allontanati da Dio, il migliore dei benefattori e il loro bene principale. Né era occasionalmente e dopo lunghi intervalli di tempo che si allontanavano; era la loro abitudine, la loro tendenza. Erano sospesi, o piuttosto fissati, all'indietro. Quand'anche li chiamassero all'Altissimo, nessuno lo esaltava; insieme non lo esaltavano. Questa seconda clausola significa

(1) che i profeti chiamarono Israele dai loro idoli all'Alto Esercito, eppure nessuno lo esaltò (letteralmente, "insieme non lo esaltarono o non lo esaltarono") abbandonando i loro idoli e astenendosi dall'indietreggiare; oppure,

(2) "anche se lo chiamano (Israele) verso l'alto, nessuno di loro si innalzerà", cioè, tutti insieme, hanno rifiutato o trascurato di elevarsi verso Dio o la bontà. La parola syaWlt è equivalente a μyailut, lo stesso di μywlt, da alt, equivalente a hlt, così che significa, secondo Keil,

(1) "sospeso", "appeso, appeso aggrappato", "impalato"; Hengstenberg,

(2) "ondeggiando per incostanza" e "in pericolo di cadere"; ma Pusey sembra combinare entrambi nel senso originale della parola, e lo spiega come segue: "Letteralmente, appeso ad esso! Come diciamo noi, "l'intero essere di un uomo è appeso a una cosa". Una cosa appesa a un'altra o a un'altra oscilla avanti e indietro entro certi limiti, ma la sua relazione con ciò a cui è appesa rimane immobile, la sua forza di movimento è limitata entro questi limiti. Cantici Israel, così il peccatore, per quanto si sposti nei dettagli e nelle circostanze del suo peccato, è fisso e inamovibile nell'adesione di Iris al suo peccato stesso. Sebbene Rashi e il Targum di Gionatan rendano hbwçm come sinonimo di Tbwçt, così: "Quando i profeti insegnano loro di tornare a me, sono in sospeso se tornare o non tornare; con difficoltà tornano a me", - si distinguono, tuttavia, per essersi allontanati da Dio e volgersi a Dio - l'avversione turba la conversione anale a lui; mentre il suffisso yAi è oggettivo, cioè "Il mio popolo è appeso all'apostatata da me". La frase lAla, è variamente interpretata, da alcuni come

(1) "verso l'alto", essendo i profeti il soggetto; così Rashi: "Alla materia che è sopra di lui (Israele) i profeti lo chiamano unitamente; ma il mio popolo non si eleva e non desidera farlo". La corruzione era così radicata in Israele, che la massa oziosa non rispondeva alla voce dei profeti che la incitava verso l'alto

(2) Aben Esdra e Kimchi prendono entrambi la l come aggettivo, e sinonimi di wla, l'Altissimo. Kimchi spiega così: "Dice: Il mio popolo oscilla tra l'angoscia e la libertà; A volte l'angoscia si abbatte su di loro, e di nuovo sono nella condizione di libertà, e questo avviene per il loro allontanamento da me, come se avesse detto, a causa dell'allontanamento e della ribellione che praticano contro di me... I profeti li chiamano costantemente a tornare a Dio altissimo". Cantici Aben Ezra: "L'interpretazione è che coloro che lo chiamano lo chiamano all'Altissimo, e sono i profeti di Dio; ma tutti in un modo non alzano il capo".

(3) Girolamo lo prende per un giogo, e rende di conseguenza: "Ma un giogo sarà loro imposto insieme, che non sarà tolto". Il verbo μmwOry significa,

(1) secondo Gesenius e molti altri, "celebrare con lodi" o "esaltare". È piuttosto

(2) "elevarsi", "elevarsi verso l'alto"; né è necessario con questo senso fornire a wOvaOry, la sua testa, Grozio, né ancora comprenderlo scritto per o nel senso di μmwOry, con Joseph Kimchi. Allo stesso modo il siriaco: "Lo chiamano a Dio, ma pensano insieme, cospirano e non si innalzano". La parola dty è "tutti insieme", e quindi aldjy è "nessuno". La traduzione dei LXX

(3) la seconda frase è la seguente: "Ma Dio si adirerà con le sue cose preziose, e non lo esalterà affatto ", avendo probabilmente letto rhyi wyrqy lAlaw

8 Come ti abbandonerò, Efraim? Come ti libererò, Israele, come ti farò come Adma, come ti porrò come Seboym? Questo versetto apre la strada alla transizione verso la promessa. Benché gli Israeliti a causa di tale condotta avessero meritato il completo annientamento, tuttavia Geova, per amore del suo amore e della sua misericordia, sostituisce la grazia alla giustizia, e non li distruggerà dalla faccia della terra. Un rendering

(1) dà alla clausola il sapore di un'esclamazione piuttosto che di un interrogatorio; così: "Quanto prontamente e giustamente potrei [o dovrei, o quanto duramente potrei se punissi la tua ribellione come merito] consegnarti alla distruzione!" Noi preferiamo

(2) la traduzione ordinaria, con la quale viene trattata come una domanda: "Come ti consegnerò al potere del nemico, e non solo, ma ti distruggerò?" L'esposizione di Calvino sembra infatti favorire la prima: "Qui", egli dice, "Dio consulta ciò che deve fare con il popolo; e prima, in realtà, mostra che era suo proposito eseguire la vendetta che gli Israeliti meritavano, anche per distruggerli completamente; ma tuttavia assume il carattere di uno che delibera, affinché nessuno possa pensare che egli sia caduto precipitosamente in collera, o che, essendo presto eccitato da un furore eccessivo, abbia votato alla rovina coloro che avevano peccato con leggerezza, o non erano colpevoli di grandi crimini. Con queste espressioni del testo Dio mostra ciò che gli Israeliti meritavano, e che ora era incline a infliggere la punizione di cui erano degni, E tuttavia non senza pentimento, o almeno non senza esitazione. In seguito aggiunge nella frase successiva: Questo non lo farò; il mio cuore è cambiato dentro di me". Il mio cuore si è rivoltato dentro di me, i miei pentimenti si sono accesi insieme. La l, letteralmente, "su", "con", quindi, "in" o "dentro": "Il mio cuore è cambiato o mutato dalla rabbia alla pietà in me". L'espressione, Wrmkni dhy, significa, secondo Rashi, "colui che si è riscaldato", come in Genesi 43:30, dove questa stessa parola è resa nella Versione Autorizzata, "anelava a: "Le sue viscere bramavano suo fratello", o "riscaldate verso". Ma

(2) molti interpreti moderni intendono la parola nel senso di "raccogliersi insieme": "I sentimenti di compassione si sono riuniti"; nichumim, da Piel μjeni, un sostantivo della forma dwbh, meno definito di rachamim, le viscere, come sede delle emozioni, "si riunivano " o "erano eccitate tutte in una volta". Le città della pianura includevano Adma e S.ubòim, Sodoma e Gomorra, le quali, in conseguenza dei loro peccati, furono tutte rovesciate e perirono in una comune calamità. In Deuteronomio 29:23 queste città sono tutte nominate, anche se Adma e Zeboim non sono menzionate per nome nel racconto della catastrofe contenuto nella Genesi. Sebbene Israele fosse stato colpevole e meritevole di ira come questi, Dio esprime una forte riluttanza a consegnarli nelle mani e nel potere dei loro nemici, o a consegnarli alla distruzione. Il suo cuore si ribellò a quel pensiero e si allontanò dalla ferocia della sua rabbia, sebbene così pienamente meritata, nella direzione della misericordia; Una nuova svolta fu data ai suoi sentimenti in direzione della compassione. Tutti i suoi cedimenti o pentimenti insieme, uno e tutti, bramavano o furono subito risvegliati. Il pentimento da parte di Dio è un'espressione adatta alla comprensione umana, che non implica alcun cambiamento di proposito da parte di Dio, ma solo un cambiamento di procedura coerente con il suo proposito di amore eterno. "La Legge parla la lingua dei figli degli uomini".

Vers. 8-11. - "La misericordia condisce la giustizia".

L'amore di Geova per Israele era stato cospicuo durante l'infanzia della nazione (versetti 1-4); ma sembra ancora più meraviglioso ora, nel tempo della decrepitudine morale e del prematuro decadimento di el Efraim. Non c'è passaggio più squisitamente patetico nella Sacra Scrittura di quello che abbiamo davanti. Fa parte della profezia di Geremia riguardo alla restaurazione delle dieci tribù. Geremia 31:20 La denuncia della punizione contenuta nei versetti 5-7 si dissolve improvvisamente in un'estasi di tenerezza, seguita da una promessa di benedizione

I LA MISERICORDIA DEL SIGNORE VERSO EFRAIM. (Vers. 8, 9) Mosè aveva predetto Deuteronomio 29:23 che la caduta della nazione nell'idolatria confermata sarebbe stata punita con una maledizione su "tutto il paese", come quella che colpì le città della pianura Genesi 19. Ma proprio quando potremmo aspettarci che le parole del legislatore siano immediatamente adempiute, c'è un'esplosione di compassione divina. Ecco il Signore:

1. Apparentemente mutevole. Spesso sembra che, invece di avere un unico centro di pensiero in questo libro, ci siano piuttosto due punti focali. Nel messaggio di Osea minacce e promesse si alternano, e talvolta si mescolano. Nel Versetto 8 il Signore, parlando alla maniera degli uomini, appare come se fosse in dubbio sulla sua linea di condotta. La giustizia deve avere la sua strada fino alla fine, o c'è un posto dove trovare misericordia? L'atteggiamento di Geova è simile a quello del monarca dal cuore tenero che trema quando gli viene posta davanti la condanna a morte, ed esita se la firmerà. Ma alla fine dichiara che non può sacrificare il suo amore meditabondo e struggente per Efraim nemmeno alla più giusta ira. Egli è deciso a esercitare la sua misericordia; Egli mostrerà la sua grazia in modo più evidente della sua giustizia. In tutto questo, però, il Signore è:

2. Davvero immutabile. Egli è "Dio, e non uomo". L'apparente conflitto nel suo cuore è solo apparente. Per tutto il tempo in cui ha minacciato vendetta, le sue viscere si sono sciolte d'amore. Non può dimenticare che Efraim è suo "figlio". Ma la misericordia del Signore non acceca gli occhi della sua giustizia. Qui egli dice, in effetti, che Efraim meritava pienamente l'irreparabile rovina delle Città della Pianura. Ed egli deve infliggere il giudizio all'attuale generazione di Israeliti. Ma i tre anni di assedio di Samaria e la lunga cattività assira, con il totale oblio del regno settentrionale in quanto tale, non sono "l'ardore della sua ira". Dall'altra parte di questi giudizi ci sarà una grande misericordia per Israele. Nel vangelo del Nuovo Testamento, in modo simile, noi "contempliamo la bontà e la severità di Dio". Geova dice ora, più chiaramente che mai: "Com'è vero ch'io vivo, non provo piacere nella morte degli empi". Ezechiele 33:11 Il Calvario mostra che Dio è "giusto e Giustificatore di colui che crede in Gesù". Romani 3:26

II IL FONDAMENTO DI QUESTA MISERICORDIA. versetto 9) Ha una duplice base

1. La natura di Dio. Geova parla alla maniera degli uomini; ma è "Dio, e non uomo". Se non fosse Dio, non tollererebbe il mondo malvagio per un solo giorno. Poiché è "Dio" e "il Santo", " con ira si ricorda della misericordia". La compassione divina è auto-originata; sgorga dalla fonte infinita della natura divina. Dio ha il cuore di un padre; ma non ha le infermità di un genitore umano. La sua mente non è scomposta dalle fragili passioni umane; e non limita mai nei suoi pensieri, come fanno gli uomini finiti, l'abbondanza della sua grazia

2. L'alleanza divina con Israele. "In mezzo a te" (ver. 9). "Io abiterò fra loro" era stata la promessa di Geova alla nazione ebraica. Di questa presenza promessa c'erano stati molti simboli; come, ad esempio, il roveto ardente, il tabernacolo, Gerusalemme e il tempio. "E qual era il significato del patto che Dio fece con Israele? Anche che Dio avrebbe punito il suo popolo; ma per lasciare sempre un po' di seme rimasto" (Calvino). Nel vangelo del Nuovo Testamento vediamo che la misericordia di Dio è fondata in modo simile. La sua base è la natura divina. Che la natura è amore. "Dio ha tanto amato il mondo". E la sua base è anche l'alleanza divina; poiché noi viviamo sotto una nuova e migliore dispensazione del patto di grazia. Ebrei 8:6-13

III LA SUA COLPA NELLA RESTAURAZIONE DI EFRAIM, (Vers. 10, 11) Questi versetti si adempiranno nei tempi messianici. Negli ultimi giorni il "Leone" della tribù di Giuda "ruggirà", chiamando premurosamente gli ebrei al pentimento

1. La restaurazione consisterà nel rinnovamento del cuore. "Cammineranno dietro al Signore", cioè spiritualmente. Sta arrivando il tempo in cui la casa d'Israele accetterà Gesù come il Messia, e si rivestirà della sua giustizia, "I figli" degli esiliati "tremeranno" per le convinzioni di colpa, per la consapevole indegnità, e tuttavia per l'impazienza di accettare la chiamata del vangelo. Ritorneranno a una relazione di intima amicizia e comunione con Dio

2. Sarà nazionale e universale. Gli ebrei torneranno infine da tutti i vari paesi in cui sono stati esiliati. Il Signore "radunerà i reietti d'Israele". Gli studiosi della profezia, infatti, non sono d'accordo sul fatto che ci debba essere una restaurazione letterale in Palestina; ma tutti si aspettano un compimento infinitamente più benedetto: l'ammissione di Israele come popolo nel regno di Cristo, come risultato del loro pentimento e della loro fede in lui. Questo oracolo si applica anche a tutta la discendenza spirituale di Abramo. Giudei e Gentili, in questi tempi di vangelo, sono adottati nella casa di Dio esattamente sullo stesso piano. L'ovest (ver. 10) rappresenta principalmente l'Europa dei Gentili; L'Egitto rappresenta (ver. 11) l'intero continente africano al di là di se stesso; e "Assiria" allo stesso modo il continente dell'Asia. "Verranno dall'oriente e dall'occidente", ecc. Luca 13:29 La condanna di Osea è stata inflitta, e in questo fatto non abbiamo noi la promessa che si adempiranno anche le promesse fatte da questo profeta? "Due rabbini, avvicinandosi a Gerusalemme, videro una volpe che correva sul monte di Sion; e Rabbi Joshua pianse, ma Rabbi Eliezer rise. "Perché ridi?" disse colui che piangeva. "No, perché piangi?" domandò Eliezer. "Piango", rispose il rabbino Giosuè, "perché vedo adempiersi ciò che è scritto nelle Lamentazioni a causa del monte di Sion, che è desolato, le volpi camminano su di esso". "E perciò," disse Rabbi Eliezer, "rido; poiché quando vedo con i miei propri occhi che Dio ha adempiuto le sue minacce alla lettera, ho con ciò la promessa che nessuna delle sue promesse verrà meno, poiché egli è sempre più pronto a mostrare misericordia che giudizio'".

LEZIONI

1. Nel Vangelo "misericordia e verità si incontrano". Dio "non risparmiò il suo proprio Figlio", affinché non dovesse 'rinunciare' come Efraim

2. L'ostacolo alla salvezza non è in Dio, ma nella malvagia volontà del peccatore. "O Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte ho voluto radunare i tuoi figli, e tu non hai voluto!". Matteo 23:37

3. Se Dio tratta con tanta tenerezza il peccatore, quanto deve essere completa la sicurezza del credente! "Poiché i monti si allontaneranno e i colli si rinnovino; ma la mia benignità non si allontanerà da te, né il patto della mia pace sarà rimosso, dice l'Eterno che ha misericordia di te". - C.J. Isaia 54:10

"Come potrò abbandonarti?"

Era una generazione idolatrica e ribelle quella a cui Osea profetizzava. Separato da Gerusalemme, Israele si era allontanato dall'adorazione e dal servizio di Geova. Il profeta non si accontentò semplicemente di scoprire con un linguaggio violento il peccato del popolo, ma solo di minacciare con la punizione meritata. Fu toccato dallo spettacolo dell'apostasia. Esprimeva la mente del Signore mescolando le denunce e le promesse con le denunce e le minacce. Il linguaggio più patetico del testo implica:

I SFORZI GIÀ FATTI PER LA SALVEZZA DEI PECCATORI. Evidentemente non si trattava di un primo appello; molti e urgenti consigli e suppliche erano già stati rivolti a Israele. Guardando un campo più ampio, possiamo riconoscere che Dio ha visitato gli uomini nella misericordia, nei messaggi di rivelazione, nella Legge che dichiara la sua volontà, dai profeti che hanno presentato motivi e appelli, e specialmente dal suo proprio Figlio, dal suo proprio Spirito, dal proprio vangelo. Il suo scopo in tutto è stato quello di condurre gli uomini al pentimento e alla fede, di portarli alla vita eterna

II L'OSTACOLAMENTO DI TALI SFORZI CON LA NEGLIGENZA E L'OSTINAZIONE UMANA. La natura libera di cui Dio Creatore ha dotato l'uomo è capace di ribellione; Ed Egli può salvarci solo dopo il nostro pentimento e il nostro rinnovamento. Ma quale resistenza incontrano i suoi graziosi disegni da parte degli uomini peccatori! In alcuni casi, l'amore ostinato per il peccato, l'opposizione decisa alla verità, l'insensibilità prolungata; in altri casi, bagliori transitori di bene, seguiti da ricadute; in altri casi ancora, vergognosa apostasia; - rendere conto di questa alienazione del cuore da un Dio di misericordia. Eppure osservate...

III LA MISERICORDIOSA RILUTTANZA DI DIO AD ABBANDONARE ANCHE I RIBELLI

1. Questo nasce dalla sua stessa natura compassionevole. Manifestato, ad esempio, nella longanimità durante i giorni di Noè, dal Signore Gesù nel suo dolore per Gerusalemme

2. E dal suo desiderio che il dono del suo Figlio non sia vano. Egli è il Salvatore, affinché possa salvare. Il Padre si compiace della soddisfazione del Figlio, quando vede il travaglio della sua anima

3. E dal suo rispetto per gli interessi e la felicità degli uomini. Come il meccanico desidera che il motore che ha costruito funzioni bene, come l'agricoltore desidera raccogliere un raccolto dalla terra su cui ha lavorato, come l'uomo di Stato spera nel successo dell'iniziativa che ha escogitato, come il genitore desidera ardentemente la realizzazione dei piani che ha formato per suo figlio, così il Signore e Padre di tutti noi desidera la nostra salvezza. Egli sa che non c'è felicità per gli uomini se non nella loro sottomissione e devozione a lui. Egli non può avere alcun motivo per cercare il nostro benessere se non l'amore divino, instancabile e immeritato; e lui chiede: "Come posso abbandonarti?"

APPLICAZIONE

1. Se Dio ci sopporta così, noi cristiani, e specialmente i ministri cristiani, non dobbiamo essere pronti a "rinunciare" nemmeno ai peccatori ostinati

2. Dio supplica di nuovo gli increduli e gli incerti, dicendo: "Perché volete morire?" -T

L'anelito di Dio ai ribelli

Il nostro testo racconta l'antica storia della ribellione dell'uomo e dell'amore di Dio. Il soggetto ha il suo aspetto umano e il suo aspetto divino, che considereremo a nostra volta

La ribellione dell'uomo è implicita nel testo e descritta graficamente in altre parti della profezia

1. I suoi segni, come sono illustrati nella condizione morale di Israele

(1) La detronizzazione di Dio. Non era più l'oggetto di adorazione o la fonte dell'autorità. Baal era adorato negli alti luoghi e Astarte nei boschi. In altre parole, la fiducia nel proprio potere, o l'appagamento dei piaceri sensuali, ora sostituivano la devozione a Dio. Questo non si realizza con sorprendente rapidità. Non c'è uno shock sensato quando un uomo rompe con Dio. C'è una progressività nel male quasi impercettibile. Israele dapprima professò di adorare Dio nel vitello, ma alla fine adorò il diavolo ad Astarte. Il peccato è generalmente progressivo nella presa che esercita sulle sue vittime. Giuda Iscariota ne è un esempio

(2) La fiducia nell'uomo. Molti uomini accorti in Israele si tenevano lontani dall'adorazione idolatrica come superstizione degradante, eppure erano ugualmente con gli adoratori nella ribellione contro Dio. Per la liberazione nazionale non avrebbero confidato in Baal, ma avrebbero confidato nell'Egitto, che era altrettanto diffidenza nei confronti di Geova. Molti ora sono liberi dalla follia e dalla degradazione del paganesimo, eppure agli occhi di Dio si ribellano contro la sua autorità. Nel loro giudizio sono abbastanza giusti da fare a meno del suo perdono, abbastanza forti da fare a meno del suo aiuto, abbastanza saggi da fare a meno della sua rivelazione

2. Le sue conseguenze

(1) Delusione. (Leggi il versetto 5) Oshea era soggetto all'Assiria, ma si unì all'Egitto per ottenere l'indipendenza. Il risultato fu che il re assiro distrusse Israele, portando via il popolo in un esilio da cui non c'era ritorno. Allo stesso modo, colui che per spirito di fiducia in se stesso dice di Cristo: "Non vogliamo che quest'uomo regni su di noi", diventa schiavo dell'opinione umana, dei costumi popolari, delle cattive passioni, ecc. Altri che vivono nel piacere proibito trovano nella vecchiaia non solo il piacere scomparso, ma la punizione arriva, sia fisicamente che moralmente. "Perché spendete denaro per ciò che non è pane?" Felice è se il figliol prodigo si stanca delle bucce che mangiano i porci, prima che sia troppo tardi per tornare alla casa del Padre, dove c'è pane a sufficienza e in abbondanza

(2) Punizione. Nei giorni del deserto il popolo, nelle piaghe e nelle sconfitte, ne aveva i segni. Qui fu predetto che la spada sarebbe rimasta sulle loro città (versetto 6). E nel nostro testo si fa riferimento a un esempio permanente della punizione divina: la distruzione delle città della pianura. Adma e Zeboim sono scelti, come i più piccoli o i meno conosciuti, per indicare che i più insignificanti non sarebbero sfuggiti al giudizio di Dio. In riferimento all'imminente punizione dell'impenitente, anche il nostro amorevole Salvatore pronuncia parole terribili e minacciose. È nel Nuovo Testamento, la rivelazione speciale dell'amore di Dio, che leggiamo del "fuoco che non si può spegnere", della "seconda morte", delle "tenebre di fuori, dove sarà pianto, lamento e stridore di denti".

II LA COMPASSIONE DI DIO

1. È descritto dal profeta. Egli rappresenta Dio dicendo: "Come farò di te come Adma?" ecc. "Il tuo peccato merita una punizione spaventosa come quella, eppure il mio cuore è pesante dentro di me al pensiero della sua venuta a te, figlia mia; Sì, le mie forti compassioni sono accese dal mio amore". Tale linguaggio è in armonia con l'intero insegnamento della Scrittura. "Dio non vuole che alcuno perisca", ecc. Nota: Sarebbe bene se tutti i figli di Dio in questo fossero come lui. Alcuni, tuttavia, sono indifferenti ai peccati dei loro simili, come se i peccati fossero di poca importanza, o come se essi stessi non avessero più senso di responsabilità di quanto riconoscesse Caino quando disse: "Amos, io sono il custode di mio fratello?" Altri sono indignati e arrabbiati con i caduti, come lo erano i farisei nella casa di Simone. Ma agli occhi di colui che aborre il male, il peccatore, allontanarsi dalla speranza, dalla luce e dal cielo è troppo pietoso per il risentimento, anche se troppo ostinato per essere scusato. Perciò dice: "Come ti abbandonerò?" ecc

2. È proclamato nel vangelo. La venuta del Figlio prediletto è ben descritta dal Signore stesso, nelle sue parabole dei vignaioli malvagi, del buon pastore che cerca l'unica pecora che si era smarrita, ecc. Vedete in essi l'amore immeritato, l'infinita tenerezza, di Colui che ci ha tanto amati da dare il suo Figlio unigenito per la nostra redenzione. Nel ministero di Colui che era l'Immagine espressa della Persona di Dio vediamo prove della verità nel testo, non solo nei suoi miracoli, ma anche nei suoi inviti, in particolare nelle parole: "O Gerusalemme, Gerusalemme... quante volte avrei voluto radunare i tuoi figli come una gallina raccoglie la sua covata sotto le ali, e tu non hai voluto!" Nell'incarico affidato agli apostoli riappare il testo. Quale patetico significato nelle parole "cominciando da Gerusalemme"! Nell'esperienza dei redenti questa certezza riecheggia. Saulo di Tarso, il capo dei peccatori, ottenne misericordia come modello per coloro che avrebbero creduto in seguito

CONCLUSIONE. Attenzione a non presumere la longanimità divina. Cosa c'è di più folle e pericoloso che gettarsi nel mare arrabbiato perché la scialuppa di salvataggio è lì! Cosa c'è di più ingeneroso e poco virile della condotta di colui che dice in cuor suo: "Sarò duro, perché Dio è così tenero; Mi allontanerò ancora di più da lui, perché so che mi ama"! "Come scamperemo, se trascuriamo una così grande salvezza?" -A.R

Vers. 8, 9.- Giustizia e misericordia nel cuore di Dio

"Come ti abbandonerò, Efraim? come ti libererò, Israele? come farò io a renderti come Adma? come ti porrò come Zeboim? Il mio cuore si è rivoltato dentro di me, i miei pentimenti si sono accesi. Io non metterò in pratica l'ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim, perché io sono Dio e non un uomo; il Santo in mezzo a te, e io non entrerò in città". La Bibbia è preminentemente un libro antropomorfistico, cioè un libro che rivela Dio non direttamente nella sua gloria assoluta, né attraverso gli affetti, i pensieri e la condotta degli angeli, ma attraverso l'uomo, attraverso le emozioni, i modi di pensare e le azioni dell'uomo. A volte ci porta Dio davanti nel carattere di un Marito, affinché possiamo apprezzare la sua fedeltà e tenerezza; a volte nel carattere di un guerriero, affinché possiamo apprezzare la sua invincibilità e le vittorie che accompagnano la sua procedura; a volte come monarca, affinché possiamo apprezzare la sua ricchezza, il suo splendore e la sua autorità; a volte come Padre, affinché possiamo apprezzare la realtà, la profondità e la sollecitudine del suo amore. È in quest'ultimo carattere, il carattere di un padre, che questi versetti lo presentano alla nostra attenzione. Nessun carattere umano, naturalmente, può dare una rivelazione piena o perfetta di lui: tutto è infinitamente insufficiente. La sua più luminosa rappresentazione umana è per la sua gloria inferiore alla più fioca lucciola per i fuochi centrali dell'universo. Eppure è solo attraverso l'uomo che possiamo farci un'idea chiara e impressionante di lui. È solo attraverso l'amore umano, la fedeltà umana, la giustizia umana, che possiamo ottenere qualsiasi concezione dell'amore, della fedeltà e della giustizia dell'Eterno. I versetti ci portano a considerare diverse cose

Misericordia e giustizia come COESISTENZA nel cuore del grande Padre. "Come ti abbandonerò, Efraim? come ti libererò, Israele? come farò io a renderti come Adma? come ti porrò come Zeboim?" Arrendersi alla rovina, consegnare alla distruzione, bruciare, come Adma e Zeboim - città della pianura - furono bruciate, è l'esigenza della giustizia. "Il mio cuore si è rivoltato dentro di me, i miei pentimenti si sono accesi insieme". Questa è la voce degli uomini. Ecco, dunque, nel cuore di questo grande Padre la giustizia e la misericordia. Che cos'è la giustizia? È questo sentimento che esige che ognuno abbia ciò che gli è dovuto, che la virtù sia ricompensata, che il vizio sia punito. Che cos'è la misericordia? Una disposizione a trascurare le ferite e a trattare gli esseri meglio di quanto meritino. Questi due non devono mai essere considerati come elementi essenzialmente distinti; sono rami della stessa radice, ruscelli della stessa fonte. Entrambi non sono altro che modificazioni dell'amore. La giustizia non è altro che amore che si erge severamente contro il torto; La misericordia non è altro che amore che si china con tenerezza sugli indifesi e sui sofferenti. Ora, nel cuore di Dio questo amore assume queste due fasi o manifestazioni

1. La natura materiale mostra che in Dio c'è il severo e il mite. L'inverno rivela la sua severità, l'estate la signora amabilità e gentilezza

2. La Provvidenza mostra che in Dio c'è il severo e il mite. Le gravi afflizioni che colpiscono le nazioni, le famiglie e gli individui rivelano la sua severità; La salute e la gioia che allietano la vita rivelano la sua misericordia

3. La costituzione spirituale dell'uomo mostra che in Dio c'è il severo e il mite. Nell'animo umano c'è l'istinto di vendicare il torto, spesso severo, inesorabile e spietato. C'è anche un istinto di tenerezza e compassione. Da dove vengono? Dal grande Padre. In Dio, dunque, c'è la giustizia e la misericordia

II Misericordia e giustizia come ECCITATE DALL'UOMO nel cuore del Padre

1. La malvagità morale di Efraim evocava la sua giustizia. Efraim, infedele, sensuale, falso, idolatra, meritava giustamente la punizione. La giustizia si è risvegliata, esige distruzione; dice: "Efraim sia abbandonato, non fare più sforzi per la sua restaurazione e felicità; sia consegnato nelle mani del nemico, sia fatto a pezzi. Fai piovere fuoco dal cielo su di esso, e riducilo in cenere, come fecero Adma e Zeboim". La malvagità umana suscita sempre, per così dire, la giustizia del cuore infinito

2. La sofferenza filiale di Efraim suscitò la sua misericordia. Altrove, Geremia 31:20 abbiamo queste parole straordinarie: "Efraim è il mio caro figlio? È un bambino piacevole? poiché da quando ho parlato contro di lui, lo ricordo ancora con fervore: perciò le mie viscere sono turbate per lui; Certamente avrò misericordia di lui, dice il Signore". Dio chiama Efraim suo figlio, ed Efraim soffriva, e quindi la sua compassione si rivolse. Perché il Padre eterno mostra misericordia all'umanità? Meritano la distruzione a causa dei loro peccati; ma gli uomini sono suoi figli e suoi figli nella sofferenza

III La misericordia che lotta contro la giustizia nel cuore del grande Padre. C'è un padre che ha un figlio, non solo disubbidiente, ma poco amorevole e malignamente ostile; Egli disprezza l'autorità di suo padre e persegue una condotta antagonista alla volontà e agli interessi di suo padre. Spesso il padre lo ha rimproverato con amore e lo ha supplicato di ravvedersi, ma egli è peggiorato sempre di più ed è diventato incorreggibile. La malvagità del figlio suscita nel cuore del padre il sentimento della giustizia, che dice: «Ti abbandonerò, ti chiuderò la mia porta, ti rinnegherò e ti manderò come un vagabondo per il mondo; mai più varcherai la soglia della mia casa, mai più ti parlerò". Questa è la giustizia; ma poi il pensiero che lui è suo figlio suscita l'altro sentimento, l'amore, ed ecco la lotta: "Come ti rinuncerò?" Un'esperienza come questa, ahimè! troppo comune nella vita umana. Una tale lotta tra misericordia e giustizia è in corso ora nel cuore di molti padri a Londra. Il brano ci fa capire che c'è qualcosa di simile nel cuore del Padre infinito. La giustizia che grida: "Dannazione!" la pietà che grida: "Salva!" Questo è meraviglioso. Non riesco a capirlo; trascende la mia concezione; Eppure questo passaggio suggerisce il fatto

IV La misericordia trionfa sulla giustizia nel cuore del grande Padre. "Il mio cuore si è rivoltato dentro di me, i miei pentimenti si sono accesi insieme. Non eseguirò l'ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim".

1. La misericordia ha trionfato sulla giustizia nel perpetuarsi della corsa. La giustizia disse: "Nel giorno in cui ne mangerai, per certo morirai". Adamo mangiò del frutto, ma visse e divenne il padre di una razza innumerevole e sempre più numerosa. Perché? La misericordia trionfò

2. La misericordia ha trionfato sulla giustizia nell' esperienza di ogni uomo vivente. Ogni uomo è peccatore e i suoi peccati gridano alla distruzione, ed egli continua a vivere perché la misericordia ha trionfato

3. La misericordia ha trionfato sulla giustizia nella missione redentrice di Cristo. In relazione all'intero albero genealogico, la giustizia disse: "Taglialo, perché ingombra il terreno", ma la misericordia si intromise e disse: "Risparmialo ancora un po'". Come avviene che la misericordia trionfa in questo modo? Ecco la risposta. "Perché io sono Dio e non un uomo". Se fossi stato un uomo sarebbe stato diversamente. "I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice il Signore". -D.T

Vers. 8-11. - Smenti divini

L'ira di Dio, se fosse bruciata contro Efraim secondo i suoi meriti, lo avrebbe completamente consumato. Lo avrebbe reso come Adma e Zeboim, città della pianura, "che il Signore ha rovesciato nella sua ira e nella sua ira". Deuteronomio 29:23 Ma la compassione divina pone dei limiti all'ira divina che Dio avrebbe punito, ma, ricordando l'alleanza fatta con i padri, ne avrebbe risparmiato una parte, e alla fine avrebbe recuperato e restaurato. Per "città" (vers. 9), leggi "calore (d'ira)".

IO COMPASSIONEVOLE, MA PUNITIVO. versetto 8)

1. L'ira di Dio è limitata dalla sua compassione. "Come ti abbandonerò, Efraim? come ti libererò, Israele?" Nella minaccia, Dio parla come se volesse distruggere completamente Israele. Egli dichiara ciò che i loro peccati meritano, e che, solo riguardo alla sua ira, sarebbe tenuto a infliggere. I loro peccati accesero un'indignazione che, se fosse bruciata incontrollata, li avrebbe consumati dalla faccia della terra. Ora mostra come la compassione operi per limitare questo Dio, avendo posto il suo amore su Efraim, non può rinunciare a lui. L'ira non è l'unico principio nel petto divino, e l'ira si è manifestata in minacce, la pietà è suscitata dal pensiero del dolore di cui sono accusate le minacce. Cantici Dio dice: "Il mio cuore si è rivoltato dentro di me, i miei pentimenti si sono accesi". Salmi 58 Se non fosse per le compassione di Dio, i peccatori non sarebbero sopportati così a lungo, né le loro punizioni si fermerebbero così spesso prima della distruzione. Lamentazioni 3:22

2. La compassione di Dio non altera la determinazione a punire. Anche se i pentimenti di Dio si erano accesi, questo non significava che Efraim dovesse sfuggire alla punizione dei suoi peccati. Il diritto deve essere mantenuto. Se Dio - il "Santo" - non è santificato negli uomini, deve essere santificato su di loro. Dio dichiara solo che si convertirà dalla "ferocia" della sua ira, che non distruggerà completamente Israele (ver. 9). Il peccatore, quindi, non ha bisogno di riporre speranze nella misericordia divina, come se potesse peccare e tuttavia sfuggire alla punizione. I suoi peccati possono anche arrivare a un punto in cui la misericordia non può più fare per lui

II PENTITO, MA IMMUTABILE. I pentimenti di Dio sono accesi, ma la garanzia data che Egli non distruggerà Efraim è che egli è "Dio, e non un uomo" - "il Santo", un attributo del cui carattere è la fedeltà (ver. 9). L'apparente contraddizione deve essere risolta, non trasformando ciò che si dice delle dimissioni divine in un mero antropomorfismo, ma ricordando - che cosa implica l'immutabilità - che gli stessi principi che operano nel petto divino nell'esecuzione dei suoi propositi hanno operato anche nella loro formazione. Dio, cioè, nel formare i suoi propositi, è cattivo in vista sia di ciò che la giustizia avrebbe dettato sia di ciò che l'amore avrebbe desiderato. Il suo scopo è stato formulato nell'interesse di entrambi. L'evoluzione del proposito nella storia porta Dio in relazioni vive con gli uomini e chiama le forze della natura divina ad un esercizio attivo e intensamente reale

1. Dio non è l'uomo nella sua longanimità. L'uomo non sopporterebbe l'uomo come Dio sopporta i peccatori. Non avrebbe perdonato come Dio perdona. Non avrebbe mostrato la stessa pazienza nell'adoperarsi per la guarigione del prossimo. Non sarebbe stato così facilmente accontentato. Non si sarebbe abbassato, come si china Dio, ad amare ciò che non valeva nulla. Non avrebbe fatto il sacrificio che Dio ha fatto per la salvezza dei nemici. Romani 5:6-8

2. Dio non è l'uomo nella sua immutabilità. Egli "non è un uomo per mentire; né il Figlio dell'uomo, perché si ravveda". Numeri 23:19 Non si lascia influenzare da sentimenti passeggeri per cambiare le sue intenzioni. "Io sono il Signore, non cambio; perciò, figli di Giacobbe, non siete consumati". Malachia 3:6 Dio aveva in mente la promessa fatta ai padri e non volle essere falso nei suoi confronti. La fedeltà di Dio è la consolazione del santo e la speranza del peccatore pentito. "Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i nostri peccati". 1Giovanni 1:9 "Egli rimane fedele, non può rinnegare se stesso". 2Timoteo 2:13

III RIFIUTANDO, MA PROMETTENDO DI RESTAURARE. (Vers. 10, 11) Israele doveva divenire un "popolo" per Geova, Osea 1:9 ma non in senso assoluto. Alla fine sarebbero stati ripristinati. Un giorno di grazia era stato fissato per loro. Il ritorno sarebbe:

1. In risposta a una chiamata divina. "Ruggirà come un leone: quando ruggirà, allora i bambini tremeranno da ovest." La chiamata di Dio sarebbe stata forte, di vasta portata, efficace. La chiamata di Dio precede il ritorno del peccatore. I credenti sono designati come "i chiamati". Questa chiamata giunse in via preliminare in Israele al momento del ritorno dalla prigionia sotto Ciro. Esdra 1:1-3 Allora fu risposto solo molto parzialmente, viene spiritualmente nella predicazione del vangelo. Il completo adempimento è ancora nel futuro

2. Gioioso e tempestivo. Essi "tremeranno da ovest. Tremeranno come un uccello uscito dall'Egitto e come una colomba dal paese d'Assiria". Il tremore sarebbe stato nella gioia santa e nel timore. Il ritorno sarebbe stato in fretta, come un uccello vola verso il suo nido e una colomba verso la sua colombaia. Sarebbe stato da ovest e da est, cioè da tutte le parti, dove Dio li aveva dispersi

3. Permanente. "E li metterò nelle loro case, dice l'Eterno". La predizione avrà il suo principale adempimento nell'accoglienza di Israele nel regno di Dio. Può avere un adempimento temporale inferiore nella restaurazione della nazione nel proprio paese. - J.O

9 Non eseguirò l'ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim. La promessa di questo versetto è in armonia con lo spirito di compassione espresso nel precedente. È allo stesso tempo l'effetto e la prova di quel sentimento di compassione divina. Dio non avrebbe eseguito il calore ardente della sua ira, poiché così significano letteralmente le parole, né avrebbe distrutto completamente Efraim, né più come prima. L'avvenimento storico a cui si fa riferimento potrebbe essere la distruzione operata da Tiglat-Pileser, alleato di Acaz re di Giuda, contro Peka, re d'Israele, e Rezsin, re di Siria, quando portò via prigionieri gli abitanti di Galaad, della Galilea e di Neftali, come leggiamo in 2Re 15:29 : "Ai giorni di Peka, re d'Israele, venne Tiglat-Pileser re d'Assiria, e presero Ion, Abel-Bet-Maaca, e Ianea, e Kedes, e Hazer, e Galaad, e la Galilea, tutto il paese di Neftali, e li portarono in cattività in Assiria". Ma mentre questa è probabilmente l'allusione principale, c'è un ulteriore riferimento alla futura restaurazione di Israele. Poiché io sono Dio, e non un uomo, il Santo in mezzo a te, e non entrerò in città (né entrerò in ira cupa, Keil). Qui viene assegnata una ragione per l'esercizio della commiserazione divina appena espressa; questa ragione è il patto di amore eterno di Dio. Egli è Dio e deve essere misurato secondo un criterio divino, non l'uomo, implacabile e vendicativo; benché la provocazione del suo popolo fosse stata grave, Dio era in mezzo a loro come il loro Dio, longanime e saldo al suo patto d'amore e ai suoi propositi di misericordia. Non voleva entrare

(a) nella città come nemico, e allo scopo di distruggerla completamente, come era entrato nelle città della pianura per la loro completa e definitiva rovina; o,

(b) se si preferisse la traduzione alternativa, non cadrebbe in ira ardente. Il calore ardente o la ferocia dell'ira di Dio tende alla distruzione, non all'emendamento dell'impenitente. L'espressione "non tornerò" può anche essere intesa come equivalente a

(1) "Non mi allontanerò dalla mia pietà e dalle mie promesse", oppure: "Non mi allontanerò da Israele"; ma

(2) si adatta meglio al contesto tradurre sul principio di due verbi che esprimono un'idea in un senso modificato, cioè "Non tornerò a distruggere", cioè "Non distruggerò di nuovo Efraim". La spiegazione di Girolamo favorisce la prima, ed è: "Non agirò secondo il furore della mia ira, né cambierò dalla mia clemenza per distruggere Efraim; poiché io non colpisco per distruggere in eterno, ma per emendare ... perché io sono Dio e non uomo. L'uomo punisce per questo scopo di distruggere; Dio castiga allo scopo di correggere". Come Dio, il suo proposito di misericordia era immutabile; come il Santo in Israele, era infinitamente puro e assolutamente perfetto, "il Padre della luce, presso il quale non può essere alcuna variazione, né ombra che si proietta volgendosi". Il significato

(1) già dato di entrare in città è sostenuto da antiche versioni, da espositori ebraici e da alcuni dei più abili commentatori cristiani; tuttavia

(2) preferiamo ciò che intende dY nel senso di "il calore dell'ira", derivandolo da dW effervescenza, che è quello dato nella traduzione di Keil. C'è

(3) una spiegazione fortemente sostenuta dal vescovo Lowth e adottata da Rosenmüller. Nelle parole del vescovo è così: "Girolamo è quasi singolare nella sua spiegazione: 'Io non sono uno di quelli che abitano le città; che vivono secondo le leggi umane; che pensano alla crudeltà la giustizia". Castalio segue Girolamo. C'è, infatti, in quest'ultimo membro della frase, yb yaal, un parallelismo e sinonimo di ya yl nel primo. Il futuro hai un potere frequentativo, vedi Salmi 22:3,8 "Non sono abituato ad entrare in una città: non sono un abitante di una città". Perché c'è una bella opposizione tra le diverse parti: "Io sono Dio, e non un uomo". Questo è amplificato nel verso successivo, e l'antitesi un po' varia: "Io sono il tuo Dio, che abito con te, ma in un modo particolare e straordinario, non alla maniera degli uomini". Nulla, credo, può essere più semplice o più elegante di questo". La traduzione del vescovo dell'intero versetto è: "Non farò secondo il fervore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim: perché io sono Dio, e non un uomo; Santo in mezzo a te, anche se io non abito nelle tue città".

Dio e non l'uomo

È bene per noi che questi siano gli aspetti in cui Dio è come l'uomo; che è simpatizzante e (come diciamo noi) umano. Ma è meglio per noi che sotto altri aspetti Dio non sia come l'uomo; perché, se fosse stato soggetto a passioni simili con noi, non ci avrebbe sopportato, e noi saremmo stati completamente consumati

I UNA RIVELAZIONE DELLA SUPERIORITÀ DIVINA. Dio, nel suo modo di trattare l'umanità, ha dimostrato di essere del tutto superiore:

1. All' ignoranza umana. Egli ci conosce come noi non possiamo conoscerci l'un l'altro, e tutti i suoi consigli sono stati consigli di consumata saggezza

2. All' esitazione umana. Siamo inclini a lasciarci influenzare, ora da questo motivo e di nuovo da quello; non esiste una cosa come la perfetta coerenza e fermezza nell'uomo. Ma Dio è al di sopra di tutte queste debolezze umane. "Io sono l'Eterno che non cambia, perciò i figli di Giacobbe non sono consumati". "Dio è fedele", e possiamo confidare in lui con una fiducia implicita

3. All'impazienza umana. La frettolosa impazienza dell'uomo verso il suo prossimo è in netto contrasto con la pazienza del supremo Governante. La longanimità è sempre rappresentata nelle Scritture come il suo attributo speciale, e non c'è nessuno per cui abbiamo più motivo di essere grati. Se non fosse stato un Dio paziente, non avrebbe sopportato nessuno di noi, perché tutti hanno tassato e messo alla prova la sua pazienza

II UN INCORAGGIAMENTO ALLA FIDUCIA UMANA. È bene iniziare sempre con la considerazione del carattere e degli attributi di Dio. Ma non possiamo finire qui. Rivolgiamo naturalmente e correttamente il nostro sguardo verso noi stessi, e vediamo qual è l'influenza degli attributi divini sulle nostre necessità. Possiamo imparare questo dalla certezza di essere nelle mani di Colui che è Dio e non uomo, possiamo imparare a gettarci con fiducia senza esitazione nella fedeltà e nella grazia divina. Non incontreremo da lui alcuna meschinità umana, ma pazienza, simpatia, generosità e amore di grande cuore.

10 Cammineranno dietro al Signore, egli ruggirà come un pegno, quando ruggirà, i figli tremeranno da occidente

Altri traducono: "Andranno dietro al Signore come un leone che ruggisce". Ma questo richiede una doppia ellissi di "dopo di che". Sarebbero andati dietro al Signore in obbedienza alla sua chiamata. Quella convocazione è rappresentata come di vasta portata e terribile. Chiamando il suo popolo a tornare, il Signore ruggisce come un leone, per denotare allo stesso tempo il volume della chiamata e la terribile maestà del Signore quando chiama il suo popolo a tornare. "Come un leone", dice Kimchi, "che ruggisce affinché le bestie di cui egli è il re si radunino presso di lui, così gli Israeliti si raduneranno all'udire la voce del Signore quando egli ruggisce". Il ruggito del leone può significare i suoi terribili giudizi sui nemici di Israele, quando richiamerà il suo popolo a casa dalle terre della loro dispersione. Il risultato sarebbe stato un rapido ritorno dei suoi figli dalle terre dell'Ovest, dai paesi intorno o oltre il Mediterraneo

11 Tremeranno come un uccello uscito dall'Egitto. Il tremore qui è una fretta impaziente, o un'agitazione precipitosa, in cui si affrettano a tornare a casa, e ciò da ovest, da est e da sud, da ovest, come deduciamo dal Versetto 10, dall'Assiria a est e dall'Egitto a sud. Si affrettavano così come un uccello a casa nel bosco verde; come una colomba non più una colomba sciocca, ma vola a casa alla sua finestra. Questo capitolo è considerato da alcuni come la fine qui. Altri includono Versetto 12

12 Efraim mi circonda di menzogne e la casa d'Israele di inganni, ma Giuda regna con Dio ed è fedele ai santi. La prima clausola espone la mancanza di fede e l'insincerità di Israele, e ciò in contrasto con Giuda. Così inteso, il versetto appartiene propriamente al presente capitolo. Ma altri interpretano l'ultima frase in modo diverso, e negano il contrasto, cioè: "Giuda è ancora ribelle verso Dio e verso il Santissimo, che è fedele".

OMELIE DI C. JERDAN Osea 11:12-12:6 Giacobbe un esempio per i suoi discendenti

In questo passaggio il profeta espone la degenerazione della nazione ebraica contrapponendo le loro vie empie a quelle del loro antenato Giacobbe, e si sforza di riconquistarla al servizio di Dio ricordando loro la misericordia e la grazia di cui quel patriarca era stato il destinatario

IO , IL DEGENERATO GIACOBBE. Osea 11:12 e Osea 11:1,2 L'intero popolo israelita si era dimostrato infedele a Geova. Lo è stato soprattutto con:

1. Efraim. La carriera delle dieci tribù era stata una carriera di infedeltà e falsità. L'intera vita del regno del nord era una menzogna. Il suo popolo aveva rinunciato all'autorità divina. Avevano mentito a Dio ribellandosi alla dinastia di Davide; rigettando il sacerdozio dei figli di Aaronne; adorando i vitelli d'oro di Geroboamo; abiurando Geova per rendere omaggio a Baal e Astarot; allentando i vincoli della morale nella loro vita sociale; Osea 4:1-3 e cercando aiuto in tempi di difficoltà nazionale, in un periodo dall'Assiria e in un altro dall'Egitto (ver. 1). Eppure, per tutto il tempo, essi sostenevano di essere ancora il popolo del Signore e si vantavano che Giacobbe era stato il loro padre. L'apostasia di Efraim, dice Osea, non portò alcuna soddisfazione al popolo; Era come "nutrirsi di vento". La loro carriera di ipocrisia nazionale li portò alla "desolazione"; si rivelò disastrosa come per una carovana di viaggiatori "inseguire" il simoom, che porta sulle sue ali il veleno caldo della morte. La degenerazione della nazione aveva finalmente cominciato a colpire:

2. Giuda. Benché la colpa del regno meridionale non fosse affatto così grande come quella di Efraim, tuttavia Giuda seguiva ora in una certa misura il cattivo esempio del suo vicino settentrionale. Il re Acaz si era dato alla grave idolatria e all'iniquità; il suo regno a Gerusalemme fu un periodo di triste deterioramento morale e di tenebre spirituali. 2Re 16 Cantici "il Signore ebbe anche una controversia con Giuda" (ver. 2); perché Giuda era "sfrenato contro Dio e contro il Santo fedele". Osea 11:12 -- , la traduzione di Keil "Giacobbe", cioè Efraim, è già matura per la punizione; ma ora Giuda si è smarrito a tal punto da richiedere solenne riprensione e avvertimento

II IL TIPICO GIACOBBE. (Vers. 3-5) Gli ebrei si gloriavano di essere "i figli d'Israele", e qui il profeta mostra loro quanto fossero diversi dal loro padre. La carriera nazionale di Efraim era stata caratterizzata da una costante degenerazione: dal tempo di Geroboamo, "che fece peccare Israele", il popolo era andato di male in peggio con una velocità sempre più rapida. Il loro antenato Giacobbe, d'altra parte, aveva percorso il sentiero che è "come la luce dell'aurora, che risplende sempre più fino al giorno perfetto". Proverbi 4:18 Nato con una natura egoistica e sgradevole, e incline ad atti di inganno e meschinità, divenne un figlio di Dio, e il suo cuore fu modellato dalla grazia divina, fino a quando si mostrò non solo un uomo veramente religioso, ma un grande santo. Come sarebbe stato diverso ora per Efraim se fosse vissuto in conformità con la sua pretesa d'essere "il seme di Giacobbe"! Il profeta ricorda vari atti del favore divino al patriarca

1. Prima della sua nascita. Il fatto che egli prendesse per mano il calcagno del fratello gemello non prefigurava semplicemente il suo futuro superamento di Esaù, ma piuttosto era un pronostico della sua precedenza su di lui nel proposito divino della grazia, e dell'entusiasmo con cui Giacobbe avrebbe lavorato per ottenere la benedizione del patto

2. Atti Peniel. Lì quello che a prima vista sembrò un uomo lottò con lui, e forse Giacobbe lo scambiò per un ladro della strada, finché alla fine lo Straniero con un tocco gli slogò l'articolazione dell'anca, mettendolo così fuori combattimento. Allora Giacobbe si accorse che il suo antagonista era un "Angelo", l'Angelo dell'alleanza in persona; Così abbandonò la sua inutile lotta e cominciò a pregare. "Egli pianse e lo supplicò" (ver. 4); e la benedizione divina, che non avrebbe mai potuto ottenere lottando o soppiantando, lo maledica in risposta alla sua preghiera. Atti Peniel Giacobbe "fu nominato cavaliere sul campo", e lì ricevette il suo nuovo e celeste nome. Colui che fin dal grembo materno era stato conosciuto come colui che aveva soppiantato, che lottava, che si era divertito, ora diventava Israele, "un principe con Dio". Genesi 32:24-29 Da allora in poi le armi di Giacobbe non furono più carnali. A Peniel imparò a "prevalere" con la forza della fede e della preghiera, e di una vita santa

3. Atti Betel. Hoses altrove chiama la Betel del suo tempo con il soprannome sprezzante di Beth-avert; Osea 4:15 5:8 10:5 perché, ahimè! "la casa di Dio" era diventata "la casa della vanità", una dimora di idoli cattivi. Atti Betel, dove Geova "trovò" Giacobbe, egli stesso fu perduto dai figli degenerati di Giacobbe. Atti Betel, dove Giacobbe vide in visione la scala che portava al cielo, Satana aveva stabilito una scala che conduceva alla distruzione. Ma ora il profeta ricorda le prime associazioni nazionali, così pure e santificate, che erano collegate con Betel: Dio "trovò Giacobbe a Betel, e là parlò con noi". Rivelandosi a Giacobbe aveva in vista anche la posterità di Giacobbe. Il patriarca ricevette una visita divina alla Betel in due occasioni. Il primo, mentre era in viaggio verso Padan-Aram; Genesi 28:11-22 e il secondo, venticinque anni dopo, qualche tempo dopo il suo ritorno in Canaan. Probabilmente Hoses si riferisce qui principalmente a quest'ultimo; poiché allora Giacobbe adempì il voto che aveva fatto in occasione della sua prima visita, e allora Dio confermò il nome del suo nuovo patto, Israele, e ripeté la promessa della sua benedizione. Genesi 35:9-15 Dio fece tutto questo a Betel a Giacobbe e a "noi" come "Geova, Dio degli eserciti" (vers. 5): come "Dio degli eserciti", onnipotente in cielo e sulla terra; e come "Geova", l'immutabile Dio che osserva il patto, che desidera che il suo popolo si ricordi sempre di lui con questo profondamente significativo. Esodo 3:15

III COME GIACOBBE DEGENERATO PUÒ DIVENTARE RIGENERATO. versetto 6) Queste parole sono un'esortazione urgente a Efraim a tornare a Dio, dal quale si era "profondamente ribellato". La parola "quindi" indica che la chiamata si fonda sulla rappresentazione appena data sia del carattere divino che della bontà divina al suo antenato Giacobbe. "Volgiti al tuo Dio", cioè al tuo Dio del patto, che ancora si offre a te, ed è ancora pronto a mantenere il suo antico patto, se ti avvicini a lui con penitenza e fede. Perché Efraim dovrebbe scendere verso la distruzione quando può avere il "Dio degli eserciti" per suo aiuto, e quando può invocare la promessa dell'eterno "Io Sono"? Nella seconda parte del versetto il profeta guarda alla conversione dal punto di vista pratico. La realtà del ritorno di Efraim a Dio si sarebbe manifestata nell'adempimento del dovere morale. "Misericordia e giudizio" sono la somma dei doveri che abbiamo verso il nostro prossimo, e l'adempimento di questi è la prova esteriore più convincente della pietà. Salmi 15 Ancora, "sperare continuamente in Dio" esclude l'idolatria e il culto delle immagini, e tutti gli altri peccati contro la prima mensa della Legge. Giacobbe aveva imparato a Peniel a rinunciare all'espediente carnale di soppiantare, e quando venne per la seconda volta a Betel mise via i terafim di Rachele e gli altri dèi domestici. Ora, Efraim deve cominciare oggi ad agire in questo modo, se vuole diventare, prima che sia troppo tardi, un degno discendente del suo antenato. Il vero volgersi a Dio implica l'obbedienza a entrambe le tavole della Legge morale

LEZIONI

1. La peccaminosità dell'insincerità nell'adorazione. Osea 11:12

2. La malizia di una vita di peccato. Osea 12:1

3. Il dovere di seguire la fede dei nostri padri pii (vers. 3, 4)

4. I luoghi che sono stati teatro di una speciale misericordia dovrebbero essere cari al popolo di Dio (versetto 4)

5. La forza che c'è nella preghiera credente penitente (vers. 3, 4)

6. "Il Nome del Signore è una forte torre; " porta all'uomo pio forza, speranza e gioia (ver. 5)

7. La natura pratica della vera pietà (ver. 6).

OMELIE DI J. ORR Osea 11:12-12:1,2 -- Dio fedele, il suo popolo infedele

La probabilità sembra contraria alla traduzione: "Giuda regna ancora con Dio ed è fedele con il Santissimo"; perché, sebbene si possa affermare una verità relativa per la prima affermazione, gli altri riferimenti a Giuda sono in un tono molto diverso, Osea 4:15; 5:5,10,14; 6:4,11; 8:14; 10:11 e in ogni caso la seconda frase sarebbe falsa per i fatti. "Fedeli a Dio" è troppo palesemente in contrasto con ciò che Isaia dice dello stato di Giuda in questo tempo: "Il loro paese è pieno di idoli; adorano l'opera delle proprie mani". Osea 2:8 L'altra traduzione, "Giuda vacilla [vagabonda] con Dio e con il Santo fedele", soddisfa meglio le condizioni del contesto. Le condizioni di Efraim, tuttavia, erano molto peggiori di quelle di Giuda

L 'INGANNO DI EFRAIM. L'inganno era diventato una seconda natura per Efraim

1. Si è nutrito di esso. "Efraim si nutre di vento", cioè di menzogne. Le bugie erano il suo pabulum. Credette ai falsi profeti che gli predicavano la "pace". Si è edificato secondo i suoi consigli. Ascoltava avidamente la voce dei seduttori

2. L'ha praticato. L'inganno era diventato parte del suo essere. Ha corrotto tutta la sua esistenza. La religione, la politica, il commercio: tutto era penetrato dallo spirito della menzogna. Tutti partecipavano del carattere dell'irrealtà. C'erano:

(1) L'inganno nella religione. "Efraim si circonda di menzogne, e la casa d'Israele di inganno." Questo era verso Dio. Osea 11:12 Con l'abbondanza dell'apparenza esteriore della religione - altari, sacrifici, feste, ecc. - non c'era la realtà del cuore. Tutto era ipocrisia, finzione, adorazione delle labbra. Dio era posseduto di nome, ma negato di fatto. Il suo culto era associato a quello degli idoli e condotto in un modo che era uno scandalo per la morale

(2) L'inganno in politica. "Egli aumenta ogni giorno la menzogna e la desolazione; e fanno un patto con gli Assiri, e l'olio viene portato in Egitto". ver. 1 Osea 10:4 Questa doppiezza nelle transazioni nazionali produsse il suo frutto naturale nella desolazione. Il tradimento è un gioco pericoloso da giocare negli impegni politici

(3) Inganno nel commercio. Anche questo è accusato a Efraim nel capitolo (vedi sotto, Versetto 7)

3. L'ha perseguito. "Si nutre del vento e segue il vento dell'est." Perseguendo le loro mire empie, il popolo era come coloro che inseguono l'ardente vento del deserto. Le loro speranze li ingannarono e furono distrutti. Osea 13:15

II L'INCOSTANZA DI GIUDA. Osea 11:12 Giuda vacillò con Dio. Efraim cercò di esercitare l'inganno sul Fedele. Giuda scherzò con il Santo. L'incostanza religiosa si manifesta:

1. Nel mantenimento di una giusta teoria della religione con numerose infedeltà nella pratica. Giuda mantenne nella forma e nella teoria il giusto ordine nella religione. Avevano il tempio, il sacerdozio levitico, la linea davidica dei re, ecc. Non misero su vitelli, perché Geroboamo aveva una duna. Eppure, con questa dimostrazione di ortodossia, tolleravano molte cose che non erano giuste, e l'idolatria veniva strizzata l'occhio quando avrebbe dovuto essere soppressa

2. Nell'alternanza di grandi fervori nella religione a periodi di traviamento e freddezza. Sotto buoni re, Giuda fece frequenti riforme della religione. Atti in questi tempi sembravano non esserci limiti alla pietà e al fervore del popolo. Ma l'entusiasmo non durò. C'è stata reazione e più freddo di prima

3. In servizio diviso. Da poco Giuda aveva cominciato a deviare dal servizio dell'unico Dio. Hanno importato idoli. Sempre più persone erano attratte dal servizio degli idoli. Il loro cuore vacillò tra Geova e i falsi dèi. L'incostanza assume spesso questa forma come qualsiasi altra. Il cuore è apparentemente di Dio, ma in realtà è diviso tra Dio e il mondo

III LA FEDELTÀ DI GEOVA. Dio è "il Santo fedele". Osea 11:12 In virtù della sua fedeltà e santità, Dio:

1. Si risentì dell'inganno di Efraim. Avrebbe punito Giacobbe (ver. 2)

2. Era dispiaciuto per l'incostanza di Giuda. Ebbe "una controversia con Giuda" (ver. 2)

3. Tuttavia, non li distruggerebbe completamente. Questo punto è implicito in quanto segue

4. In punizione sarebbe strettamente giusto. "Secondo le loro vie". -J.O

Le menzogne di un popolo

"Efraim mi circonda con menzogne e la casa d'Israele con l'inganno." L'Onnipotente qui si presenta come un uomo assediato da menzogne da ogni parte, come se non potesse muoversi né da una parte né dall'altra. Notiamo...

I LA NATURA DELLE MENZOGNE DI UNA NAZIONE. Le menzogne sono abbondanti in Inghilterra oggi come lo erano a Efraim secoli fa. L'atmosfera sociale è infestata da falsità

1. Ci sono bugie commerciali. Dal magazzino più grande alla misera bancarella del venditore ambulante abbondano. Infestano il mondo commerciale più densamente degli insetti nell'aria estiva

2. Ci sono menzogne teologiche. Le dottrine sono proposte e applicate dalla stampa e dalle cattedre teologiche in modo del tutto infedele alle realtà eterne

3. Ci sono bugie religiose. I sentimenti e le aspirazioni sono espressi nelle preghiere, nelle salmodie e nelle liturgie delle congregazioni, non fedeli ai fatti, non fedeli all'esperienza di coloro che le esprimono

4. Ci sono bugie letterarie. I giornali e i volumi che escono dalla stampa moderna pullulano di falsità. Certo, se l'Onnipotente parlasse dell'Inghilterra come parlò di Efraim nei tempi antichi, direbbe che "mi circonda di menzogne". "Quanto sono falsi gli uomini, sia nella testa che nel cuore! E c'è falsità in tutti i mestieri e in tutte le arti. Gli avvocati ingannano i loro clienti con la falsa legge; I sacerdoti, per mezzo di falsi dèi, tengono tutto il mondo in soggezione. Per le loro false lingue vengono allevati tali furfanti appiattiti, per i loro falsi scarabocchi di arguzia da parte degli stolti sono lodati".(John Crown.)

II LA CAUSA DELLE MENZOGNE DI UNA NAZIONE. Tutte le menzogne scaturiscono da almeno tre fonti

1. Vanità. Il desiderio di comparire davanti ai nostri coetanei in un mondo più grande di noi, porta all'esagerazione delle nostre virtù, se ne abbiamo, e alla negazione delle nostre infermità e dei nostri difetti

2. Avidità. L'avidità è una fonte prolifica di falsità. L'avidità crea le menzogne che affollano i nostri mercati

3. Paura. La paura crea menzogne come scudi di difesa. Le menzogne religiose scaturiscono in gran parte dalla paura. Quasi tutte le menzogne che riempiono il mondo sono figlie della vanità, dell'avidità o della paura

III IL MALE DELLE MENZOGNE DI UNA NAZIONE. Tutte le bugie sono cose cattive

1. Sono cattivi di per sé. Essi ripugnano al Dio della verità. Sono un miasma nell'atmosfera morale, essenzialmente offensivo oltre che pernicioso

2. Sono cattivi nella loro influenza. Le menzogne ingannano e rovinano. Ogni sistema costruito sulla menzogna, commerciale, scientifica, politica e religiosa, è come una casa costruita sulla sabbia che deve crollare davanti alle tempeste impetuose della realtà. "Che la menzogna sia estranea alle tue labbra: vergogna per la politica che per prima ha cominciato a manomettere il cuore per nascondere i suoi pensieri! E doppiamente vergogna su quella lingua ingloriosa che ha venduto la sua onestà e ha detto una bugia!"(William Havard) - D.T

Illustratore biblico:

Osea 11

1 CAPITOLO 11

Osea 11:1

Quando Israele era un bambino. - L'unità nazionale:

Il significato non è, necessariamente, quando Israele era un neonato, un bambino di pochi anni, ma quando Israele era un bambino in spirito, docile, semplice di mente, sincero di propositi, vero nell'adorazione. Quando Israele alzò gli occhi al cielo e mi cercò, io mi chinai su di lui come un uomo si chinerebbe sul suo bambino per sollevarlo tra le braccia e stringerlo forte al suo cuore. C'è un'unità dell'individuo; badiamo bene a non riposare lì, e così perdere la rivelazione sempre più ampia del proposito divino nella storia umana. Non c'è solo un'unità dell'individuo, c'è un'unità della nazione. Qui si parla di Israele come se fosse un solo uomo, un bambino; Sebbene fosse forte di un milione di abitanti, tuttavia c'era un milione per unità. Questo è un aspetto della Divina Provvidenza. Non dobbiamo considerare le nazioni come se avessero cessato di avere status e responsabilità, nome e destino davanti a Dio. Una nazione è una, un mondo è uno, l'universo è uno. Che cosa sa Dio delle nostre piccole divisioni e distribuzioni in pluralità e relazioni? La nazione può avere un carattere. La Chiesa è una, e ha una reputazione e un'influenza. Così ci imbattiamo nella gestione divina delle grandi occasioni. Il Signore non si preoccupa dei dettagli. Tutti i dettagli della Sua provvidenza scaturiscono e ritornano a un unico grande principio della Paternità redentrice. Le chiuse sono innumerevoli; la chiave è una, ed è nelle mani del Padre. Lascia che lo tenga. (Joseph Parker, D.D.)

L'amore di Dio per noi, il modello del nostro amore per gli altri:

L'argomento principale di questo capitolo sembra essere la chiamata del popolo di Israele fuori dalla prigione dell'Egitto. Dà un grazioso resoconto dell'amore del nostro Padre celeste e un'immagine spaventosa dell'ingratitudine dell'uomo. Sotto le figure e gli emblemi c'è una vivace rappresentazione dei rapporti di Dio con i Suoi redenti, con l'Israele che ora non è secondo la carne, ma secondo lo Spirito. La chiamata di Israele dall'Egitto, come tipica di Cristo e del suo popolo, è il nostro soggetto. È tipico di noi, in quanto siamo chiamati dal peccato alla santità della Canaan celeste

(I.) L'amore di Dio per Cristo, come un bambino, si è manifestato a noi con la Sua chiamata dall'Egitto. Nella pienezza dei tempi l'amato del Padre si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Ma non appena apparve, la Sua vita fu minacciata. Il bambino fu portato in Egitto per sicurezza. A tempo debito Cristo fu chiamato fuori dall'Egitto, portato di nuovo in Terra Santa, per esercitare il Suo ministero e compiere la volontà di Dio

(II.) L'amore di Dio per noi, mentre eravamo ancora lontani da Lui. Noi che siamo redenti siamo amati con lo stesso amore con cui Dio ha amato il Suo unigenito Figlio

(II.) L'effetto che il possesso di questo amore produrrà naturalmente nei nostri cuori. Produrrà amore per gli altri. Quale dovrebbe essere l'effetto dell'amore di Dio nella nostra mente? Un amore disinteressato per i nostri simili. Così avremo una prova scritturale che siamo dell'Israele spirituale, che Dio ha amato e chiamato fuori dall'Egitto. (G. C. Tomlinson.)

Un tipico ritratto di un popolo:

(I.) Un popolo altamente favorito

1.) Dio li amava

2.) Dio li ha emancipati

3.) Dio li ha educati

4.) Dio li ha guariti

5.) Dio li ha guidati

6.) Dio li ha sollevati

7.) Dio li ha nutriti

(II.) Un popolo decisamente ingrato

1.) Hanno disobbedito all'insegnamento di Dio

2.) Si sono dati all'idolatria

3.) Hanno ignorato la gentilezza di Dio

4.) Hanno costantemente fatto marcia indietro

(III.) Un popolo giustamente punito. Il giudizio sarebbe...

1.) Estensivo; e

2.) Dovrebbe continuare; e

3.) Dovrebbe essere distruttivo. Non è forse tipica questa storia di questo popolo? Non rappresentano essi specialmente i popoli della moderna cristianità, altamente favoriti da Dio, palesemente ingrati verso Dio ed esposti alla punizione di Dio? (Omileta.)

Retromarcia:

1.) Questo è il grande peccato della Chiesa visibile, verso la quale essa ha una forte inclinazione naturalmente, anche nella sua forma migliore

2.) L'impiccagione degli uomini a volte in sospeso, e con qualche inclinazione a tornare, non raddoppierà il loro punto di vista contro il potere della corruzione dentro di loro, né attenuerà il loro allontanamento

3.) Il grande allontanamento del popolo di Dio è il suo allontanamento da Dio e la comunione con Lui; che attinge a tutte le altre apostasie e defezioni

4.) È per la grande misericordia del Signore che Egli non cessa di seguire gli sviati con i messaggi della Sua Parola. (George Hutcheson.)

Una quintuplice visione dell'amore di Dio:

1.) È adottare l'amore. Dio amò Israele in Egitto, Israele in cattività, Israele tra le fornaci di mattoni, e lo chiamò "Suo figlio". Non è per merito o rettitudine da parte nostra che siamo fatti figli di Dio. Diventiamo figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù. L'amore di Dio è adottare l'amore. Dio si compiace di adottare dei bambini, di dare loro lo spirito dell'adozione e di portarli a casa della famiglia riscattata

2.) È un amore tenero. Il Signore descrive il modo in cui una madre insegna al suo bambino a camminare. "Ho insegnato a Efraim ad andare". L'Onnipotente divenne come una nutrice per Israele. Quando sorsero le difficoltà, lo portò tra le braccia come un uomo partorisce il suo bambino. E il Padre celeste è sempre lo stesso

3.) Il suo amore invitante. "Ha chiamato mio figlio dall'Egitto". Sappiamo quanto fosse crudele il faraone e quanto fossero duri i suoi sorveglianti. Ma c'era uno che li amava, che diceva: «Ho udito il loro grido e sono sceso per aiutarli». La sua colonna nuvolosa di fuoco era il simbolo del suo amore invitante

4.) È amore che piange. Dio piange le loro iniquità. L'amore di Dio come amore piangente fu manifestato dall'"Uomo dei dolori", il cui dolore era per la durezza dei cuori degli uomini, e le cui calde lacrime su Gerusalemme erano perché non conosceva le cose che appartenevano alla sua pace

5.) Il suo amore incarnato. "Le corde di un uomo." L'amore incarnato è il magnete attraverso il quale le anime sono attratte a Dio. "Il Verbo si fece carne" inizia la storia della redenzione. Cristo si è fatto uomo, per stare al posto dell'uomo e trattare con Dio in suo favore, e per essere in grado di entrare nei nostri sentimenti e nelle nostre paure come un Sommo Sacerdote misericordioso e compassionevole. (A. Clayton Thiselton.)

Severità e misericordia mescolate:

Lo scopo di questo capitolo è quello di liberare Dio dalla severità, e di rimproverare Israele per il suo comportamento ingrato e ostinato, contro le misericordie e i mezzi, e tuttavia di promettere misericordia al rimanente, ai Suoi eletti. Atti alla fine del capitolo precedente c'erano terribili minacce contro Israele, che le madri sarebbero state frantumate sui loro figli e il re sarebbe stato completamente stroncato. Ma questo non sostiene che Dio sia un Dio di rigida severità? Dov'è la misericordia, la bontà e la clemenza di Dio verso il Suo popolo? Dio dice: "Per tutto questo io sono un Dio di misericordia e di bontà, perché ho già manifestato abbondanza di misericordia, e sono pronto a manifestare ancora di più; ma voi siete stati un popolo ostinato e coraggioso contro di me". Da questo ambito generale osservare:

1.) Dio si basa molto sulla purificazione di Se stesso per essere un Dio di amore e misericordia. Qualunque cosa accada ai malvagi, Dio renderà chiaro davanti a tutto il mondo che Egli è un Dio di grande misericordia. Dio la prende molto male che noi abbiamo dei pensieri duri su di Lui; non siamo pronti a nutrire tali pensieri di Dio, come se Egli fosse un padrone severo. "Quando Israele era un bambino". Cioè, al suo primo inizio come popolo, nella sua giovinezza, il mio cuore era verso di lui. Quando sapeva poco di me. Quando poteva fare poco per Me. Quando in lui c'era molta vanità e follia, come ce ne sono generalmente nei bambini. Quando era indifeso e senza soccorso, e non sapeva come provvedere a se stesso. L'amore di Dio per Israele si esprime in questi tre particolari

(1) Dio "fece un patto" con lui

(2) "Tu sei diventato Mio", cioè ti avevo separato per Me Stesso, e ti avevo preso per un particolare per Me, e intendevo speciale misericordia e bontà per te

(3) Ho confermato tutto questo con un giuramento: "Ti ho giurato". Osservare-

2.) È privilegio della Chiesa e dei santi essere amati da Dio. Dio ama il Suo popolo; questo è il loro privilegio, Lui li ama di un amore speciale

3.) È un grande aggravamento il peccato, peccare contro l'amore

4.) È molto utile ricordare l'antico amore di Dio

5.) Tutte le antiche misericordie di Dio rimangono impegni verso il dovere e aggravamenti verso il peccato

6.) Non lasciamo che i nostri cuori sprofondino in pensieri disperati, anche se vediamo che siamo in grado di fare ben poco per Dio, e anche se siamo indegni del Suo amore

7.) L'amore di Dio inizia presto con il Suo popolo; non permettere che l'amore del Suo popolo sia differito troppo a lungo. (Geremia Burroughs.)

L'amore di Dio per la Chiesa:

1.) L'amore di Dio per la Chiesa è il suo primo e grande privilegio, che le impedisce di trovarsi nella sua condizione più bassa, quando è indegna e vile. Quando Israele era un bambino, senza spirito e senza valore, allora lo amavo. E questa è la fonte di tutta la munificenza di Dio verso di lui

2.) Il Signore farà in modo che il Suo amore per il Suo popolo si manifesti nella sua preservazione in una condizione bassa e in molte difficoltà, quando non lo vedrà opportuno liberarlo da esso

3.) Il Signore magnificherà anche la Sua liberazione dall'afflizione e dalla schiavitù, non solo spirituale, ma anche esteriore, nella misura in cui è per il loro bene

3.) Come il Signore manifesta spesso il Suo amore e attribuisce un onore speciale al Suo popolo, sottoponendolo a sofferenze e difficoltà, così Egli farà in modo speciale in modo che la Sua liberazione proclami il Suo amore e la Sua stima per loro, e il Suo particolare interesse per loro. (George Hutcheson.)

E chiamò mio figlio dall'Egitto. - "E dirai al faraone: Così dice l'Eterno: Israele è mio figlio, sì, il mio primogenito; e io ti dico: Lascia andare mio figlio, perché mi serva". Su queste parole si basa il riferimento di Osea. Il popolo d'Israele è per Dio come un figlio per un padre; anche come figlio primogenito. Ecco perché è sceso per liberarli. Parliamo dei "propositi" di Dio, come se Dio avesse formato alcuni piani complessi in un periodo precoce della storia del mondo, e ora Egli deve mettere in atto questi piani. Ma il Dio della Bibbia non è un costruttore di macchinari. Egli è un Padre, noi siamo i Suoi figli. È il grido di Israele che ha fatto scendere Geova per liberarli. Egli è il Padre degli orfani. Ascolta il grido dell'afflitto. Ma anche se Dio è mosso dall'amore, fa tutte le cose con ordine. Egli ha pietà del Suo popolo prima che il loro grido sia salito a Lui; ma Egli attende quel grido prima di scendere per liberarli. Perché Egli non libererà né i riluttanti né i superbi. Così Egli aspetta. Ed Egli venne dalla persona giusta. Egli compirà la Sua opera per mezzo di un uomo, e sa che l'uomo la compirà. Mosè fece uscire Israele dall'Egitto. Geova, questo è il nome del Padre e Liberatore d'Israele. "Io sono colui che sono" è praticamente la traduzione di Geova. È un nome un po' freddo per noi, perché conosciamo il nome più tenero di Padre. Il riferimento di Osea guarda avanti e indietro; guarda prima e dopo. Osea vide che le sue parole avevano un significato più pieno di quello che poteva essere riempito dal popolo di Israele. Vide che portavano una promessa che non era stata mantenuta nemmeno ai suoi giorni. Come Abramo, vide da lontano il giorno di Cristo e si rallegrò. (James Hastings, M.A.)

La fuga in Egitto:

Come può Matteo parlare di queste parole come di una profezia, e del soggiorno del Divino bambino in Egitto come di un adempimento della loro profezia? È stato detto che Matteo usa, per così dire, le parole di Osea in modo retorico o classico, dichiarando che la storia del bambino Gesù in Egitto era un ottimo esempio del detto di Osea. Oppure si può rispondere che l'Israele letterale era il tipo dell'Israele spirituale. Agisce in tutti gli eventi, l'Uomo Divino era Lui stesso il vero Israele ideale, e come tale Geova lo chiamò quando era un bambino fuori dall'Egitto. Ancora una volta, si può rispondere, in modo più generale, che il presente è sempre il frutto del passato e il seme del futuro. Gli eventi nascono dagli eventi, come le parti successive delle piante nascono dalle parti precedenti; Le parti sono diverse, ma sono radicalmente solo ripetizioni del seme originale. La storia si ripete. Lo storico è sempre il profetico. In particolare, è vero in un caso di speciale elezione divina, come quello della nazione ebraica, che la storia sarà profezia. Gli adempimenti delle Scritture profetiche, come le onde del mare, moltiplicano e si allargano sempre di più. E Gesù Cristo è sempre più il compimento finale e supremo. L'Uomo Divino è il pleroma universale, allo stesso modo il punto radioso e la circonferenza di tutte le cose. Come Dio chiamò fuori dall'Egitto Suo Figlio, così fuori dall'Egitto chiama la Sua Chiesa. Era letteralmente vero per alcuni dei più eminenti padri: Tertulliano, Origene, Atanasio, Cipriano. È spiritualmente vero per tutto il popolo di Dio. (G. D. Boardman.)

2 CAPITOLO 11

Osea 11:2

Sacrificavano ai Baal e bruciavano incenso alle immagini scolpite. - Immagini scolpite:

Leggiamo spesso di immagini scolpite e di immagini fuse, e le parole sono diventate così familiari come nomi di immagini idolatriche che, sebbene non siano ben scelte per esprimere i nomi ebraici, non sembra consigliabile cambiarle con altre che potrebbero corrispondere più esattamente all'originale. L'immagine scolpita non era una cosa lavorata in metallo dallo strumento dell'operaio che oggi chiameremmo incisore; Né l'immagine fusa era un'immagine fatta di metalli o di qualsiasi altra sostanza, fusa e modellata in uno stampo. Infatti, l'immagine scolpita e l'immagine fusa sono la stessa cosa con nomi diversi. Le immagini degli antichi idolatri furono prima ritagliate nel legno dal falegname, come è molto evidente dal profeta Isaia. Questa figura di legno era ricoperta da lastre d'oro o d'argento, o talvolta forse di un metallo inferiore, e in questo stato finito era chiamata un'immagine scolpita (cioè un'immagine scolpita), in riferimento alla solida figura interna di legno, e un'immagine fusa (cioè sovrapposta o coperta), in riferimento alla cassa metallica esterna o al coperchio. A volte gli vengono applicati contemporaneamente entrambi gli epiteti (n. 1:14; Ab. 2:18). La parola inglese molten trasmette una nozione di fusione o fusione. Ma questo non è il caso della parola ebraica per la quale è data. L'ebraico significa spargere, o coprire dappertutto, versando una sostanza per fusione, o stendendo un panno sopra o davanti, o martellando su lastre di metallo. (Vescovo Horsley.)

3 CAPITOLO 11

Osea 11:3

Insegnai anche a Efraim ad andare, prendendoli per le loro braccia. - Presi per il braccio:

Quando Dio redime e protegge il Suo popolo con il sangue dell'Agnello Pasquale, cioè di Cristo la nostra Pasqua sacrificata per noi, e gli dà la Sua legge, dicendogli di servirLo, non lo lascia alle sue forze, ma gli dà il potere di fare ciò che gli comanda: gli insegna come andare, prendendoli, come farebbe un'infermiera, per le braccia. La nostra obbedienza non è la causa che procura o risveglia l'amore di Dio per noi, ma il Suo amore è la causa che procura e risveglia la nostra obbedienza. Il testo ci dice cosa Dio sta facendo per i veri discepoli di Gesù, e come Dio si impegna a insegnare loro come andare. "Prendendoli per le braccia". Quando un'infermiera insegna a camminare a un bambino indifeso, Egli ci invita a fare affidamento sulla Sua forza e sulla Sua vigile cura. Lui conosce la nostra debolezza. Questo pensiero può essere illustrato da Deuteronomio 32:11. In questa vita non possiamo fare a meno del sostegno di Cristo; ma ci sono diversi modi in cui Egli dà questo al Suo popolo. Agisce prima Insegna loro a combattere contro le loro passioni malvagie, a resistere alle loro volontà ribelli, a placare le loro tentazioni ardenti. Ma presto passano oltre. La nuova natura si muove, si agita, si rafforza, cresce; il vecchio decade. Agisce prima Egli li guida, li guida contro la loro volontà, poi senza di essa, ed è un giorno felice quando la loro volontà va allegramente insieme alla Sua; Poi viene insegnato loro ad andare. (W. Grant.)

Ma essi non sapevano che io li avevo guariti. - Benedizioni non riconosciute:

Due diversi tipi di ignoranza in relazione a due diversi metodi di azione divina. Guarda-

1.) Mette in atto le parole pronunciate dal Signore a Ciro, il re persiano: "Ti ho cinto, anche se tu non mi hai conosciuto" Isaia 45:5. Da queste parole apprendiamo che, sebbene Dio usi il Suo popolo per uno scopo di grazia, non è l'unico popolo che Egli usa per promuovere i Suoi disegni. Egli pone gli uomini in posizioni elevate e, con il loro strumento, spesso realizza il compimento del Suo proposito, sebbene essi stessi non abbiano avuto alcuna parte cosciente nel compimento di un fine così glorioso

2.) Il nostro testo indica un modo di trattare molto diverso, vale a dire, il trattamento di Dio del popolo ebraico. L'ignoranza di Ciro, in quanto pagano, non era la cosa colpevole che sarebbe stata l'ignoranza di Dio da parte di qualsiasi re d'Israele o di Giuda. Dio aveva concesso a Israele una rivelazione speciale e lo aveva ammesso in una relazione eccezionale con Lui come Suo popolo. Nonostante tutta la bontà di Dio verso Israele, Osea dice, nel nome di Dio: "Non sapevano che io li avevo guariti". Quindi abbiamo due tipi di ignoranza. Quella dell'uomo che non è mai stato portato sotto l'influenza divina; e l'ignoranza volontaria di coloro che peccano contro la luce e nonostante le influenze benevole. Quest'ultima è l'unica ignoranza possibile per noi. La cosa sorprendente di Israele era che potevano essere così ignoranti della bontà di Dio dopo tutto ciò che aveva fatto per loro. Avevano la conoscenza di Dio, ma non aveva fatto parte del loro essere, non aveva permeato il loro carattere e la loro vita, e non aveva dato una piega alla loro condotta. Il loro atteggiamento verso Dio era ateo. Parlavano con sufficiente leggerezza della loro storia, ma non c'era nel cuore la gratitudine che avrebbe plasmato e modellato la vita in un'obbedienza sottomessa alla legge di Dio. Così la loro ignoranza era tanto peggiore per essere così ostinata e persistente. "Voi siete stanchi di me", esclamò loro Dio. Non conosco un'accusa più patetica di questa. Questa ignoranza è il risultato del potere accecante di una passione peccaminosa; un'ignoranza che non permette all'uomo di conoscere la verità perché è troppo strettamente legato al suo male. (D. Davies.)

4 CAPITOLO 11

Osea 11:4

Li ho tirati con corde d'uomo. - Il metodo di salvezza di Dio con l'anima:

(I.) Dio nell'azione di grande sollecitudine. "Li ho disegnati". Ci sono due modi in cui questo pensiero viene confermato:

1.) Per mezzo della Scrittura

2.) Per esperienza. Dio è rappresentato nel Cantico dei Cantici mentre ci attira con l'odore di un grande unguento

(II.) Dio attira l'uomo attraverso il principio dell'agire umano: "Corde di un uomo".

1.) Dio ha fatto questo nell'uso dei profeti

2.) Dio ha fatto questo nella Persona di Cristo

3.) Dio sta ora facendo questo nel ministero cristiano

(III.) Dio attira l'uomo attraverso il principio delle condizioni spirituali: "Con legami d'amore".

1.) C'è la voce della vita interiore, che racconta il torto e indica il bene e il dovere

2.) C'è l'azione dello Spirito Santo, che indica le sante decisioni. Il dottor Doddridge una volta disse a sua figlia: "Mia cara, com'è possibile che tutti sembrino amarti?" Lei rispose: "Non lo so, papà, a meno che non sia che amo tutti". Gesù ci ama. Non lo ameremo noi? (W. A. Perrins.)

L'agenzia redentrice di Dio:

(I.) La non coercizione del Suo libero arbitrio redentore. Disegna, non guida. Questo modo divino di agire implica due cose:

1.) Che Dio rispetti la libertà morale della natura umana. Egli ci ha dotato del libero arbitrio morale. Abbiamo una coscienza della libertà che sfida e disprezza tutta la logica che vorrebbe dimostrarci schiavi. Il Santo Padre ci tratta secondo la natura che ci ha dato. Dio non condanna né salva gli uomini contro la loro volontà

2.) Che il potere morale di Dio nel Vangelo è straordinariamente grande

(1) È un potere di attirare le anime. La forza bruta può guidare solo i corpi. La mera potenza non ha magnetismo per l'anima. C'è un potere morale, il potere della rabbia, della falsità, dell'immoralità disgustosa, che può allontanare le anime, respingerle con disgusto. Ma solo la santa forza morale può attirare tutta l'anima

(2) È un potere di attirare anime depravate. È quindi qualcosa di straordinario, più grande del potere morale della natura. È la forza dell'amore infinito, incarnato nella vita di Cristo

(II.) L'umanità dell'agenzia redentrice di Dio. È dall'intelletto, dal cuore, dalla vita, dall'esempio, dall'influenza di un uomo che egli trae. Dio salva l'uomo per mezzo dell'uomo

1.) Il ragionevole attira l'uomo. Dio fa appello alla nostra ragione attraverso l'uomo

2.) Il misericordioso attira l'uomo. Dio fa appello alla nostra gratitudine attraverso l'uomo

3.) L'eccellente attira l'uomo

4.) Il desiderabile attira l'uomo. (Omilesta.)

Il posto dell'amore nel Vangelo:

È Dio che parla dell'umanità del modo in cui ci tratta. Quando un uomo vuole influenzare, deve cominciare ad amare. Pochi possono resistere a quell'incantesimo. Non c'è bisogno che io dica a nessuno quanto sia potente, quanto onnipotente sia la forza dell'amore nell'essere umano. Non ci sono due definizioni di amore, anche se ha molte modifiche. I sintomi comuni a tutti gli amanti sono il piacere della presenza, l'impazienza dell'assenza, il desiderio di reciprocità, l'intolleranza alla freddezza, la gioia nello scambio di pensieri, la simpatia in ogni cambiamento di circostanze; deliziarsi nell'opportunità di beneficiare, e corrodere il dolore nella proibizione dei rapporti sessuali. Abbiamo rivendicato per la speranza - abbiamo rivendicato anche per la paura - un posto nel Vangelo. Può essere necessario fare lo stesso per amore? Eppure ci può essere una certa denigrazione comparativa, se non positiva, di questa grazia. Ho sentito uomini parlare con disprezzo dell'amore evangelico. Essi giudicano meglio, nel complesso, per il carattere del Vangelo di Cristo, che nel suo santuario centrale e più intimo la Divinità delle divinità sia piuttosto l'obbedienza che l'amore. Così, migliorando il Vangelo di Cristo, lo hanno rovinato, rovinato, rovinato

(I.) Il Vangelo è una rivelazione d'amore. Qui sta la sua potenza, il segreto della sua forza. Rivela l'amore di Dio. Che Dio ami la virtù, e compenserà e compenserà le sofferenze dei buoni, è un principio che non ha bisogno di rivelazione. Ma che Dio ami tutti gli uomini, anche i peccatori, è proprio questo giusto. Non ci deve essere qui qualcosa di non del tutto sano nella dottrina, perché non del tutto favorevole alla moralità e al bene? Il Vangelo rischia questa perversione. Ci rimanda a Cristo. L'esempio di Cristo, la vita di Cristo, hanno forse incoraggiato o favorito il peccato? C'è, nell'amore incommensurabile di Dio, posto per tutte le sue creature. C'è un desiderio dell'anima per la razza dispersa, dispersa, errante e smarrita. Egli ama, perciò supplica. L'intero segreto del disegno risiede nella spontaneità dell'amore. Di' a un uomo: "Cerca Dio ed Egli sarà trovato da te", e sprecherai parole. Digli: "Dio ti ama così come sei. Dio è venuto dopo di te, con uno sforzo di vasta portata". Scoprirà che c'è forza in ciò a cui non si può resistere, che non si può resistere

(II.) C'è un invito all'amore. C'è qualcosa di sempre patetico, per l'orecchio non sofisticato, nella richiesta d'amore. Le grida di un affetto arido e assetato si consumano spesso nel deserto. Eppure c'era un amore per loro, se solo l'avessero avuto, un amore migliore di quello di un figlio o di una figlia, migliore di quello di una moglie o di un marito, un amore indistruttibile, appagante, eterno. A voi è permesso amare Dio. Non dovrebbe essere questa una gioia sufficiente e un privilegio sufficiente per qualsiasi uomo? Dio fa della religione fare la cosa che ci renderà felici; e perciò Egli trasforma l'invito nell'ingiunzione dell'amore, e ordina alla creatura decaduta e rovinata di sé di amare e di essere felice, di amare e di essere salvata

(III.) C'è una comunicazione, o trasmissione, d'amore. Colui che è stato amato, e quindi ama, è invitato da quell'amore di Dio ad amare anche il suo fratello; e allora, in quella trasmissione, in quella trasmissione dell'amore, tutto il Vangelo - il suo precetto come il suo conforto - è in fatto e in verità perfezionato. Poco sa infatti della potenza del Vangelo coloro che pensano che l'obbedienza sostituirà l'amore di Dio, o che il dovere sarà un sostituto dell'amore dell'uomo. Cristo ci insegna che sia verso Dio che verso l'uomo l'amore viene prima e il dovere viene dopo. Non che dobbiamo aspettare pigramente il sentimento, e scusare il non fare con il pretesto di non amare. C'è una cosa come adorare perché desidero amare. Quindi c'è una cosa come fare del bene a mio fratello, se è così che io possa amarlo; Destinandomi a ogni ufficio di carità paziente e abnegata, se in qualche modo può alla fine diventare per me non un lavoro, ma un amore. Ma come possiamo amare ciò che non è amabile? Certamente chiunque vede con l'occhio di Cristo, può discernere, se lo cercherà, sulla moneta più appannata, degradata, deturpata dell'umanità, quell'immagine e soprascritta divina in cui Dio creò, e per la quale Cristo non ritenne uno spreco redimerlo. Questo è il posto dell'amore nel Vangelo di Cristo. L'amore rivelato, l'amore ricambiato, poi l'amore trasmesso. (C. J. Vaughan, D.D.)

Venerdì Santo:

Questo non è un giorno per dottrine difficili, ma per i sentimenti più semplici e umili. La grande opera di questo giorno è del tutto al di là della portata della nostra comprensione. L'appello non è rivolto alla nostra intelligenza, e nemmeno direttamente alla nostra coscienza. Con le corde di un uomo siamo tirati. Gli affetti umani che tutti gli uomini condividono, i sentimenti di cui partecipano anche i più poveri, i più meschini, i più ignoranti, la pietà, la tenerezza, l'amore che può essere suscitato solo dall'amore, queste sono ora le corde con cui nostro Padre ci tira, le corde di un uomo. Al cuore che ama come un bambino, al peccatore profondamente carico del suo fardello di infelicità, allo spirito affranto che anela segretamente a sfuggire alle catene che non è in grado di spezzare, all'anima che è pronta alla disperazione, questo Vangelo parla, e parla di speranza, e amore, e desiderio di perdonare, e abbracciando le braccia, e cadendo sul collo, e lacrime di gioia, e l'accoglienza del figliol prodigo. Non possiamo studiare qui. Non possiamo che arrenderci all'amore che è troppo per loro da contenere. A volte siamo freddi e morti. Ci sono momenti in cui i nostri sentimenti verso Dio sembrano perdere il loro calore. Possiamo obbedire e agire, ma ci sentiamo servi, non bambini, e siamo infelici perché non riusciamo a suscitare in noi stessi sentimenti più calorosi. E quando è così, dove possiamo andare se non alla Croce di Cristo? Forse sotto un'apparenza decente nascondiamo qualche abitudine peccaminosa che da tempo divora le nostre anime. È possibile che stiamo adempiendo a ogni dovere per quanto gli occhi umani ci guardino. Eppure, di volta in volta, la tentazione si è dimostrata troppo forte, o siamo stati trovati troppo deboli. Il nostro peccato assillante si è attaccato a noi, e non possiamo liberarcene. Allora rivolgiamoci ancora una volta a Dio e guardiamo la Croce di Cristo. O forse non ci siamo mai sforzati di servire Dio. Abbiamo vissuto come meglio si adattava alla società in cui eravamo, come più ci siamo adattati ai nostri piaceri. Ogni volta che ci viene in mente il pensiero di Dio o della coscienza, scopriamo che non è che un argomento noioso su cui riflettere, e ci rivolgiamo a temi più piacevoli e più eccitanti. Che cosa scalderà dunque i nostri cuori se non questa semplice storia di tristezza? Se abbiamo ancora sentimenti umani e la simpatia può ancora toccare le nostre anime, sarà impossibile leggere della Croce di Cristo senza emozione. (L'arcivescovo Temple.)

Le benigne azioni di Dio:

(I.) Li ho trattati razionalmente, come uomini, non come bestie

1.) I miei statuti erano secondo la retta ragione

2.) Erano supportati da molti argomenti

3.) E con persuasioni, motivi ed esortazioni

(II.) Li ho trattati con gentilezza, non con rigore e violenza

1.) Adattandomi alle loro disposizioni

2.) Trattare con loro quando erano di buon umore

3.) Dare loro il tempo di considerare

(III.) Li ho trattati onorevolmente, in un modo adatto a quel rispetto che è dovuto all'uomo

1.) Le Mie istruzioni hanno sempre superato le Mie correzioni

2.) Qualunque scintilla di ingenuità rimanesse in loro, mi sono preoccupato di preservarla

3.) Ho mirato al loro bene, così come alla Mia gloria, in tutte le cose. (Geremia Burroughs.)

Corde di seta:

Nessun uomo viene mai a Dio a meno che non sia attratto. L'uomo è così completamente "morto nei falli e nei peccati" che la stessa potenza divina che ha provveduto un Salvatore deve renderlo disposto ad accettare un Salvatore. Ma molti si sbagliano riguardo ai disegni divini. Sembra che immaginino che, quando verrà il momento, saranno costretti a essere salvati da un potere irresistibile, senza alcun esercizio di pensiero o di ragionamento. Ma nessun uomo può costringere un altro uomo ad afferrare Cristo. No, Dio Stesso non lo fa per costrizione. Egli ha rispetto per l'uomo in quanto creatura razionale. L'amore è la forza che agisce sugli uomini. Dio non disegna l'uomo contro la costituzione dell'uomo, ma i suoi metodi di disegno sono in stretta conformità con le operazioni mentali

1.) Alcuni sono attratti a Cristo vedendo la felicità dei veri credenti

2.) Un'altra corda dell'amore è il senso di sicurezza del popolo di Dio e il desiderio di essere sicuri come loro

3.) Alcuni vi diranno che sono stati attratti per la prima volta a Cristo dalla santità dei parenti devoti

4.) Non pochi sono portati a Cristo dalla gratitudine per le misericordie ricevute

5.) Alcuni sono stati colti dalla convinzione che la religione di Cristo è la religione più ragionevole del mondo

6.) Un numero molto più grande, tuttavia, è attratto da Gesù dal senso del Suo immenso amore

7.) I privilegi di cui gode un cristiano dovrebbero attirare alcuni di voi a Cristo. (C. H. Spurgeon.)

La bontà di Dio verso il Suo popolo:

Vediamo cosa ha fatto questa bontà per Israele, e cosa fa ancora per il popolo di Dio. Tre articoli principali

(I.) Attrazione. "Li ho disegnati". Dio attirò gli ebrei a Sé come loro Signore e li porse con convinzione e affetto. L'attrazione è per Lui così come per Lui. Spingendo e guidando, esigi qualcosa da te; ma nel disegnarlo lo porti verso di te. Lo scopo di Dio è quello di portarci a Lui. Questo obiettivo riguarda lo stato in cui ci troviamo in precedenza, uno stato di distanza e di alienazione da Lui. Come in questo stato vediamo il suo peccato, così vediamo ugualmente la sua miseria, perché presso Dio è la fonte della vita, e non possiamo mai essere felici se non quando siamo vicini a Lui. Guardate il modo in cui questa attrazione si realizza. "Con le corde di un uomo." Cioè...

1.) Razionalmente. Perciò la religione è chiamata un "servizio ragionevole".

2.) Affettuosamente. L'amore è l'attrazione suprema. Ci sono quattro teste di bontà che sono particolarmente attraenti e potenti

(1) La gentilezza senza riserve è molto attraente. Così è

(2) Gentilezza disinteressata. E

(3) Magnanima gentilezza. E

(4) Gentilezza costosa e costosa

(II.) Disposizione. "Ho dato loro da mangiare". Carne significa cibo in generale. Per mostrare la pienezza e la ricchezza della provvidenza evangelica, essa è rappresentata nelle Scritture da un banchetto. Il provvedimento si trova nelle Scritture. Esso è "posto a voi nella predicazione del Vangelo".

(III.) Emancipazione. Egli toglie il giogo dalle nostre mascelle. Quale giogo?

1.) Il giogo dell'ebraismo

2.) Del papato

3.) Della persecuzione

4.) Del fanatismo

5.) Dell'ignoranza. (William Jay.)

Attirati verso il cielo:

Un salice piangente stava sulla riva di uno stagno, e in direzione di quello stagno pendeva i suoi rami dall'aspetto pensieroso. Si è cercato di dare una direzione diversa a questi rami. Il tentativo fu inutile; Dove c'era l'acqua, lì giravano i rami. Tuttavia si presentò un espediente. Dall'altra parte dell'albero fu scavato un grande stagno e, non appena vi si trovò la maggior quantità d'acqua, l'albero piegò spontaneamente i rami in quella direzione. Che chiara illustrazione delle leggi che governano il cuore umano! Si rivolge all'acqua, le acque avvelenate del peccato, forse, ma sono gli unici corsi d'acqua che conosce. Protesta con esso, e le tue rimostranze sono vane. Non conosce gioie migliori di quelle della terra, e ad esse si aggrappa ostinatamente. ma aperti alla sua apprensione ruscelli più pieni, acqua celeste; mostrargli qualche cosa migliore, qualche gioia più soddisfacente; e allora si accontenta di abbandonare ciò che un tempo adorava, e volge i suoi affetti bramosi verso il cielo. (J. A. Gordon, D.D.)

7 CAPITOLO 11

Osea 11:7

Il mio popolo è piegato a rifuggire da Me. - Declinazione religiosa:

Quanto è singolare la condizione morale di un credente che tende a rifuggire. Non si tratta di una semplice oscillazione tra Dio e mammona, la santità e il peccato, ma di una costante inclinazione, una sincera inclinazione verso quest'ultimo

(I.) Chi sono coloro che sono inclini a rifuggire?

1.) Il primo segno è la negligenza della preghiera segreta e familiare. La negligenza di un tipo di preghiera di solito segue la negligenza dell'altro tipo

2.) Trascuratezza abituale della Bibbia. Chiunque cammini a stretto contatto con Dio si diletta nella Sua Parola. È un brutto segno quando le Scritture vengono lette solo per convinzione del dovere

3.) Arretratezza o riluttanza negli sforzi per fare del bene. Un'impresa civile, politica o finanziaria risveglia un'energia e uno zelo che non si dimostra mai per la causa del Salvatore? Se sì, cosa indica?

4.) La sottovalutazione delle ordinanze religiose. Stimare con leggerezza la casa di Dio, le sue lodi, le sue preghiere, le sue istruzioni, le sue sante compagnie, indica un cuore traviato. Altri segni di un credente traviato sono: la censura; grande considerazione per l'allegria e la moda; Preferenza per i divertimenti vani e la compagnia frivola

(II.) La colpa che questa condizione morale comporta

1.) Ogni professore di questo tipo recita la parte di un ipocrita. Non possiamo accusarlo di ipocrisia volontaria, ma di ipocrisia pratica

2.) La loro influenza va a deprimere lo standard di pietà che il Salvatore ha fissato, ad adulterare quel sistema di verità e di dovere che Egli ha dato come speranza della Parola. Il cristianesimo è una religione santa. Ciò che accusiamo di ogni professore cristiano il cui cuore è incline a rifuggire, è la colpa di adulterare questa santa religione e di deprimere, per quanto riguarda la sua influenza, il suo standard divino di dovere. Che cosa stiamo facendo quando mettiamo una lega vile nell'oro del cielo? Mescolando i principi dell'egoismo con quelli di una beneficenza nata dal cielo. Naturalmente, nessun cristiano poteva avere l'intenzione di commettere un crimine così audace. L'intenzione di fare un tale male non è imputabile a nessuno. Eppure tutta questa malizia è coinvolta nel corso perseguito da ogni traviato

3.) L'inversione ritarda il progresso del cristianesimo nel mondo. Taglia i tendini della sua forza; Toglie le ruote del suo carro

4.) Anche se piegati all'aposta, non si può fare affidamento su di te nella religione. Non siete persone affidabili. Ti dimostri ribelle al dovere. Il cristianesimo può benissimo esclamare in riferimento a molti dei suoi professanti devoti: "Liberami dai miei amici".

(III.) Le conseguenze del continuare in questo corso colpevole. Ci sono due verghe nella mano di Dio per i trasgressori, la verga della disciplina e la verga della punizione. Il primo è quello di correggere, al fine di reclamare l'autore del reato. Quest'ultimo è punire l'incorreggibile, al fine di rivendicare e mantenere la Sua autorità oltraggiata. Con la verga della disciplina arrivano spesso la desolazione, il rimprovero, il disagio, l'oscurità e l'aridità nell'esperienza spirituale

1.) I primi strumenti che Dio userà sono disciplinari. La prima conseguenza che deve essere compresa da un traviato, che si tratti di un individuo o di una Chiesa, è il rimprovero esteriore

2.) Un'altra conseguenza è il disagio dell'anima abbandonata: la sua condizione di inquietudine, l'oscurità forse profonda che può posarsi come notte su di essa. Deve essere infelice quando le comodità vengono ritirate, con un Salvatore che se ne va addolorato, le dolci influenze della Sua grazia, così come la gioiosa certezza della beatitudine nell'aldilà

3.) L'ultima conseguenza riguarda il mondo futuro. Si impadronisce della vendetta. Se non ti penti e non fai le tue prime opere, devi perire. Non c'è alcun fascino talismanico nel nome di cristiano, o in una professione religiosa che possa salvare l'inguaribile traviato. Deve giacere, come gli altri peccatori, sotto l'ira di Dio. E connesse con questa conseguenza per voi stessi ci sono conseguenze malinconiche per i non convertiti nelle vostre famiglie e nella comunità. Quanto raramente un peccatore si pente mentre la Chiesa è lontana da Dio! (E. Forte.)

In sospeso:

Di questa frase vengono date due spiegazioni

1.) La parola teluaim significa "perplesso". Il popolo avrebbe subito una giusta punizione per l'essere ansioso e guardarsi intorno, senza tuttavia trovare conforto; poiché questa sarebbe stata la ricompensa della loro defezione o apostasia

2.) Dio qui si lamenta della malvagità del popolo, come di coloro che hanno deliberato se dovessero pentirsi. Poi prendono la suspense per il dubbio. "La mia gente è in sospeso". Discutono sull'argomento come su una questione dubbia, quando li esorto a pentirsi, e non possono subito decidere che cosa fare, ma alternano opinioni diverse, e ora propendono per una cosa e poi per un'altra; come se il soggetto stesso rendesse necessario per loro deliberare. (Giovanni Calvino.)

Israele che si sta allontanando:

(I.) Un certo percorso descritto. "Il mio popolo è piegato a sviarsi da Me".

1.) Cosa dimostra questo fatto. La dottrina della depravazione umana

2.) In cosa consiste

(1) La follia la più estrema

(2) L'ingratitudine è la più vile

(3) Il tradimento è il più enorme

(II.) Un certo sentimento indicava. "Come potrò abbandonarti?"

1.) La sua natura. Era una sensazione di perplessità

2.) Le sue cause. I suoi figli traviati meritavano di essere puniti; ma aspetta di essere clemente ed è pronto a perdonare

(III.) Si formò una certa risoluzione. "Non eseguirò l'ardore della Mia ira". Questo dovrebbe...

1.) Suscita il nostro stupore

2.) Accendi la nostra gratitudine

3.) Sottometti la nostra opposizione

4.) Dissipare le nostre paure. (Autore di "Sulle orme di Gesù".)

Traviato:

Nella parte occidentale della Scozia, quando si viaggia, a volte quando le fornaci sono tutte in piena esplosione, una fornace dopo l'altra proietta il suo riflesso nel cielo. Vedi il metallo fuso che scorre nello stampo, mentre guardi dai finestrini della carrozza vedi figure scure che svolazzano qua e là, tutta attività; ma quando le fornaci sono spente per uno sciopero o per un mestiere noioso, che miseria è attraversare questi distretti manifatturieri e vedere l'ozio. Le fiamme sono state spente, gli uomini non lavorano, ma oziano agli angoli delle strade; donne e bambini, tristi nel cuore; ruote ferme; I martelli smisero di martellare. È lo stesso, forse, con la tua anima. Avete spento la fornace dell'attività cristiana. Dio lo sa. Ebbene, quando eravate giovani, avevate dozzine di fornaci in piena esplosione per Dio. Avete dato volantini, avete parlato ai vostri simili, avete seguito una lezione alla scuola del sabato, avete dato il vostro denaro, avete pregato e sofferente; e tutto è chiuso, e tu lo sai. Stai dormendo; non fai nulla per Dio ora. (Giovanni Robertson.)

8 CAPITOLO 11

Osea 11:8-9

Come ti abbandonerò, Efraim? - Il sentimento di Dio di fronte all'ostinazione dell'uomo:

Molti sono stati i modi adottati da Dio per comunicare i Suoi pensieri e rivelare la Sua volontà alla razza umana. Ma in tutto, le verità divine sono sempre state rappresentate nel modo più adatto alla costituzione della mente umana. Tre cose suggerite dal passaggio

(I.) L'uomo è in grado di resistere a Dio nelle dispensazioni della Sua misericordia. La supposizione che l'uomo sia governato da un qualche destino divino, che sia un essere passivo, privo della capacità di agire in qualsiasi modo se non in conformità con la volontà divina, è sorta in parte da tre fonti

1.) Ignoranza della natura della volontà umana. L'uomo è costituito in modo tale da poter esercitare l'autorità non solo sui propri sentimenti, azioni e carattere, ma anche sul cuore stesso; Egli può regolare la sua indole, in modo da trasformare tutta la sua anima in un santuario per oggetti particolari. Tre ragioni per questa visione

(1) L'umanità in generale crede di essere libera, libera di scegliere qualsiasi linea d'azione che preferisca

(2) La nostra coscienza. Siamo consapevoli che le nostre volizioni effettive sono tali e solo quelle che ci piace esprimere

(3) La nostra natura morale implica la stessa verità

2.) Ignoranza del governo morale di Dio: confondere il naturale con il morale. Dio non governa l'uomo con una forza irresistibile, ma con motivi di dolcezza e di amore

3.) Errata interpretazione di alcune parti particolari della Parola di Dio

(II.) Che la resistenza dell'uomo renda necessario, da parte di Dio, abbandonarlo

1.) I mezzi più applicabili sono insufficienti per recuperarlo

2.) L'unico mezzo è insufficiente per recuperarlo

(III.) C'è un'infinita, compassionevole riluttanza da parte di Dio a rinunciare all'uomo

1.) La relazione che esiste tra Dio e l'uomo lo rende riluttante a rinunciarvi. Uno è un padre, l'altro è un figlio

2.) La conoscenza che Dio ha dell'uomo lo rende riluttante a rinunciarvi

3.) I rapporti di Dio verso l'uomo dimostrano che Egli è infinito in misericordia, riluttante a rinunciarvi. La manifestazione più illustre della misericordia divina fu l'invio dell'unigenito Figlio di Dio nel mondo. Questa misericordia si è manifestata anche nell'invio dello Spirito Santo. Allora, se Dio prova un sentimento così intenso per coloro che sono estranei ed estranei a Lui, lo stesso sentimento compassionevole non dovrebbe caratterizzare la Sua Chiesa universalmente? E se siamo agenti liberi, che hanno il controllo sulle nostre disposizioni e azioni, o dotati della capacità di scegliere il giusto e rifiutare il torto; e se siamo l'oggetto della pietà divina, non è forse nostro dovere più incombente compatire noi stessi ricevendo la misericordia di Dio e obbedendo ai Suoi comandamenti? (J. A. Morris.)

Giustizia e misericordia nel cuore di Dio:

La Bibbia è preminentemente un libro antropomorfico. Cioè, rappresenta Dio attraverso le emozioni, i modi di pensare e le azioni dell'uomo. È nel carattere di un padre che questi versetti Lo presentano alla nostra attenzione. Nessun carattere umano può dare una rivelazione piena o perfetta di Lui. Eppure è solo attraverso l'amore umano, la fedeltà umana, la giustizia umana, che possiamo ottenere qualsiasi concezione dell'amore, della fedeltà e della giustizia dell'Eterno

(I.) Misericordia e giustizia coesistono nel cuore dell'Eterno. Arrendersi alla rovina, consegnare alla distruzione è l'esigenza della giustizia. "Il mio cuore si è rivoltato dentro di me, i miei pentimenti si sono accesi insieme". Questa è la voce della misericordia. Che cos'è la giustizia? È questo sentimento che esige che ognuno abbia ciò che gli è dovuto. Che cos'è la misericordia? Una disposizione a trascurare gli infortuni e a trattare le cose meglio di quanto meritino. Questi due non devono mai essere considerati come elementi essenzialmente distinti, sono rami della stessa radice, ruscelli della stessa fontana. Entrambi non sono altro che modificazioni dell'amore. La giustizia non è altro che amore che si erge severamente contro il torto, la misericordia non è altro che amore che si china con tenerezza sugli indifesi e sui sofferenti. Nel cuore di Dio questo amore assume due fasi o manifestazioni

1.) La natura materiale mostra che c'è il severo e il mite in Dio

2.) La Provvidenza mostra che c'è il severo e il mite in Dio. Le pesanti afflizioni che colpiscono le nazioni, le famiglie e gli individui rivelano la Sua severità; la salute e la gioia che allietano la vita rivelano la Sua Misericordia

3.) La costituzione spirituale dell'uomo mostra che in Dio c'è il severo e il mite. Nell'animo umano c'è l'istinto di vendicare il torto, spesso severo, inesorabile e spietato. C'è anche un istinto di tenerezza e compassione. Questi vennero dal grande Padre

(II.) La misericordia e la giustizia suscitate dall'uomo nel cuore del Padre

1.) La malvagità morale di Efraim evocava la Sua giustizia. La malvagità umana suscita sempre, per così dire, la giustizia del cuore infinito

2.) La sofferenza filiale di Efraim ha evocato la Sua misericordia. Dio chiama Efraim suo figlio, ed Efraim soffriva, e quindi la sua compassione si rivolse

(III.) La misericordia che lotta contro la giustizia nel cuore del grande Padre. Proprio come il padre umano trova una lotta tra ciò che la giustizia richiede e ciò che la misericordia implora nel trattare con il suo figlio ostinato

(IV.) La misericordia trionfa sulla giustizia nel cuore del grande Padre

1.) La misericordia ha trionfato così tanto nella perpetuazione della razza

2.) Nell'esperienza di ogni uomo vivente

3.) Nella missione redentrice di Cristo. Come avviene che la misericordia trionfa in questo modo? Ecco la risposta: "Perché io sono Dio e non un uomo". (Omileta.)

Tolleranza divina verso i peccatori:

La longanimità di Dio, la Sua pazienza verso i peccatori, la Sua riluttanza a punire, la Sua prontezza a perdonare, formano parti cospicue del carattere divino, come è esposto alla nostra vista negli scritti sacri. Il testo descrive una lotta forte e tenera nella mente di Dio tra le pretese opposte e contrastanti di giustizia e misericordia: e alla fine rappresenta quest'ultima come prevalente, la misericordia che si rallegra contro il giudizio. Non dobbiamo infatti supporre che una lotta abbia mai realmente luogo nella Mente Divina. Egli non fa altro che parlarci alla maniera degli uomini. Efraim aveva fatto di tutto per provocare l'ira del Signore. Dimenticando tutto ciò che aveva fatto per loro e tutto ciò che gli dovevano, avevano lasciato il suo servizio, rinunciato al suo culto e si erano abbandonati alle idolatrie più vergognose. Misericordia e giudizi erano stati impiegati per reclamarli, ma invano. E ora, che cosa ci si poteva aspettare se non che fossero trattati secondo i loro meriti? Ma no, tale è la sovranità della misericordia divina, che invece Dio dice: "Come ti abbandonerò, Efraim?" Partecipa-

1.) Al dibattito che si pone tra giustizia e misericordia

2.) La determinazione del dibattito. Dopo una lunga lotta la misericordia prevale

3.) Il fondamento e la ragione di questa determinazione: "Poiché io sono Dio, e non un uomo". Colui che è Dio, e non uomo, da solo potrebbe superare la difficoltà. Disegna alcune riflessioni proficue

1.) In che modo esattamente la visione qui data della misericordia e della tolleranza divina, in questo caso particolare, concorda con le rappresentazioni generali di esse nella Scrittura. Illustrate i tempi prima del Diluvio. Israele nel deserto. La redenzione spirituale dell'uomo

2.) Quanto queste opinioni aumentano e aggravano la peccaminosità del peccato. Il peccato è ribellione contro un Sovrano giusto e legittimo. È una rapina commessa contro un padrone buono e misericordioso. È ingratitudine verso un amico e benefattore molto gentile e generoso. Il peccato è fatto nonostante la più ricca misericordia e la più tenera compassione. Se Dio non fosse così misericordioso, il peccato non sarebbe così peccaminoso. Quanto deve essere grande la colpa di coloro che trascurano la misericordia offerta nel Vangelo!

3.) Quale grande incoraggiamento dà l'argomento ad ogni peccatore umile e penitente! Questi tendono ad essere pieni di dubbi e paure. Invocano pietà, ma non riescono a credere che la troveranno. Dio era così riluttante a rinunciare anche al penitente Efraim? E non sarà disposto ad accogliere e a perdonare i trasgressori penitenti? Sicuramente Egli prova per te la più tenera pietà. Egli vi incontrerà con amorevole benignità. (E. Cooper.)

Il Santo:

La santità di Dio è allo stesso tempo un motivo per cui Egli punisce l'iniquità, e tuttavia non punisce fino alla piena estensione del peccato. La verità e la fedeltà fanno parte della santità di Dio. Egli manterrà il Suo patto. Ma gli empi non possono trarre profitto dalle promesse del Santissimo. (E. B. Pusey, D.D.)

Come ti abbandonerò, Efraim?-

Non c'è nulla di più stimolante nella storia umana della lunga e dura lotta del Signore contro le inclinazioni del popolo ebraico. Come sia nata questa lotta del male contro Dio, quali siano le condizioni della natura divina e della creatura che la rendono possibile, e rendono possibile che debba essere prolungata, potremmo non essere mai in grado di stabilire. Ma la realtà della lotta è chiara come la luce del sole. Stiamo resistendo alla volontà di Dio; facciamo della vita una lotta incessante contro la Sua volontà. Dio ha creato gli uomini liberi; tutto il peso della loro attività, tutte le possibilità del loro sviluppo lo accettò nell'ora in cui li creò liberi. Egli si separò, per così dire, da un potere, un potere di governare tutte le cose mediante il Suo decreto. Uno spirito libero non può essere governato da un decreto. Si sta creando una nuova sfera dell'esistenza, in cui solo lo Spirito di Dio, in comunione con gli spiriti liberi, ha il potere di sostenere il Suo dominio. E questo Spirito può essere contrista, ferito, resistito fino alla morte. "Efraim è unito agli idoli: lasciatelo stare", può proclamare che le risorse della pazienza e dell'amore divini sono esaurite. Eppure, quella frase era definitiva? Certamente, al tempo di Osea, la pazienza divina non si esaurì. È già esaurito? La risposta si trova considerando, con una certa pienezza di particolari, la storia della longanimità di Dio con la Sua antica Chiesa. (Baldwin Brown, B.A.)

Dio si occupa del peccato e dei peccatori:

È importante che acquisiamo e apprezziamo le giuste vedute del carattere di Dio e dei modi in cui Egli tratta i figlioli degli uomini. Non possiamo comprendere pienamente l'Essere Divino. Può accadere che l'aspetto che attrae di più sia proprio quello che più non riusciamo a vedere. La rivelazione ci fa sapere che Egli non è indifferente e indifferente a ciò che avviene sulla terra, e non dimentica il benessere degli esseri che le Sue mani hanno creato. Egli è il Padre dei nostri spiriti. Leggiamo di Dio come di un Dio di giustizia, e corriamo il pericolo di pensare che la giustizia non sia alleata e non temperata dalla misericordia. Ma è anche misericordioso. Egli si compiace della misericordia. L'aspetto di Dio, presentato a noi in questo testo, è quello di Dio riluttante a infliggere la meritata punizione, che soffre di profonda inquietudine e desiderio a causa della caparbietà e della peccaminosità degli uomini. L'alienazione e la ribellione dell'uomo causano dolore e rimpianto a Dio

(I.) L'arretratezza di Dio nel punire il peccato. La stessa forza dell'amore di Dio per le Sue creature accende la Sua indignazione contro ciò che opera la loro rovina, mentre il rispetto per il Suo carattere e il Suo governo richiede la punizione degli empi e degli impenitenti. Una grande differenza tra l'ira di Dio e quella dell'uomo è questa: mentre l'ira dell'uomo si accende presto, Dio è "lento all'ira e di grande misericordia".

(II.) L'inquietudine struggente di Dio per la salvezza degli uomini. Di questo le parole del testo sono un'espressione sincera. (Giuseppe Shillito.)

Dio non vuole abbandonare il peccatore:

Rendere felici le sue creature, secondo le loro capacità di felicità, è molto gradito a Dio. La natura divina è tutta amore e benignità. Il sole e la luce possono essere separati così come Dio e la bontà, la Divinità e l'amorevole gentilezza. Se Egli ritira il Suo favore da un popolo, è sempre per loro stessi, non per il minimo difetto di bontà in Lui. È interamente dovuto al fatto che si sono resi inadatti ad essere più partecipi della Sua grazia e del Suo favore. Dio è sempre incline a fare del bene alle Sue creature, ma spesso è costretto ad essere molto severo. Eppure, Egli progetta sempre un bene generale nei giudizi che esegue. L'apprendimento della giustizia da parte degli uomini è il disegno di Dio nei Suoi giudizi. Allora Dio infligge i Suoi giudizi, non per libera scelta, ma per costrizione, e con una sorta di volontà involontaria. Nel testo vediamo che, come essi avevano incitato il grande Dio contro di loro, Egli tuttavia adempie, quando meno ce lo si aspetterebbe, a quella frase del figlio del Siracide: "Come è la Sua maestà, così è la Sua misericordia". Nel testo sembra che Egli dica: "Come posso trovare nel Mio cuore di essere cattivo come la Mia parola nell'eseguire tali spaventose minacce?" Niente di meno che l'apparente necessità può prevalere presso il Dio infinitamente buono per rendere miserabili le Sue creature; e ciò appare ulteriormente dalle seguenti considerazioni

1.) L'esortazione sincera e patetica di Dio dei peccatori a convertirsi e pentirsi, affinché l'iniquità non sia la loro rovina, è di per sé sufficiente ad assicurarci

2.) È il metodo ordinario di Dio dare avvertimento ai peccatori prima che Egli colpisca. Vuole la riforma e il pentimento per fermare la Sua mano e prevenire il colpo. Illustra con l'avvertimento dell'arca di Noè e gli avvertimenti inviati dai profeti, ecc. I segni dei tempi sono gli avvertimenti di Dio al giorno d'oggi

3.) È la consuetudine di Dio mettere alla prova un popolo malvagio con giudizi più lievi prima, prima di portare su di loro il più pesante

4.) Quando Dio decise di versare le coppe della Sua vendetta su un popolo malvagio, a volte insinuò chiaramente che non lo faceva, fino a quando la loro malvagità non fosse arrivata a un'altezza tale da richiederli necessariamente

5.) È altrettanto evidente che Dio Onnipotente è molto restio a distruggere un popolo malvagio, o a metterlo in circostanze miserabili fino a quando non è necessario, in quanto ha ripetutamente dichiarato di essere distolto da ciò da tali motivi che si potrebbe pensare possano avere solo un'influenza molto piccola su un Essere come Lui, O meglio, nessuna. Di seguito sono riportati alcuni di questi motivi

(1) Una mera umiliazione parziale, ben lontana dal vero pentimento, come nel caso di Acab e Roboamo

(2) Le preghiere di alcune brave persone. Come nelle intercessioni di Mosè

(3) I vantaggi presi dai nemici di Dio dalla Sua distruzione del Suo popolo Deuteronomio 32:27. Imparate da ciò quale strana follia, o anche quale follia disperata, alberga nel cuore degli uomini peccatori. I peccatori persevereranno ancora in questa loro follia? (E. Fowler, D.D.)

Il Vangelo in Osea:

Osea appare più e più volte per contraddirsi. In un verso denuncia un disastroso e definitivo destino; Nell'attimo successivo, con una voce che si spezza con tenerezza, promette un giorno di restaurazione dorata. Non suona come una debole assurdità dire che entrambe le serie di dichiarazioni possono essere rispettate? Eppure, credo che siano realizzati in un modo ideale. Sicuramente il profeta riconobbe che c'erano contraddizioni positive nella vita: la vita e la morte, la luce e le tenebre, la benedizione e la maledizione, la fiamma dell'ira e la rugiada della benedizione; e lasciando queste contraddizioni come le aveva trovate, credeva ancora che Dio è un Dio d'amore, che la misericordia in qualche modo o in qualche luogo trionferà sulla giustizia, che Dio colpirà il peccato, e tuttavia risparmierà. Quello di Osea era un messaggio reale e non fittizio, ed era un messaggio pieno di conforto; e ancora più piena di conforto era la ragione: "Perché io sono Dio, e non uomo". In questo sta la consolazione più profonda della vita: il giudice è Dio e non l'uomo. Dio è il Padre del figliol prodigo. Cristo era l'amico dei pubblicani e dei peccatori; e nella rivelazione di Dio in tutta la Scrittura, come nelle parole di Cristo, troviamo sempre fianco a fianco, con la terribile certezza della retribuzione, gli inestinguibili raggi dell'amore e della speranza. Ma Osea aveva imparato la lezione, come tanti sono costretti a imparare, nel dolore e nell'angoscia. Ci racconta il suo segreto nei primi tre capitoli. Questi spiegano la variazione delle emozioni in quasi ogni versetto della profezia; e spiegano anche perché questo profeta sembra vedere più profondamente di tutti gli altri nel cuore dell'amore di Dio. I dolori della vita arrivano a tutti noi, anche se sembrano arrivare in misura diversa; Ma il punto che dobbiamo osservare è quanto diversamente influenzino i saggi e gli stolti. La santa sottomissione della vita di Osea gli insegnò l'unica grande lezione senza la quale non sarebbe mai diventato un profeta. Questa lezione: Se l'amore dell'uomo, l'amore di un marito per una moglie, di un padre per suo figlio può essere così profondo, quanto insondabile, quanto eterno deve essere l'amore di Dio! A quali profondità senza sole, a quali caverne insondabili può penetrare il raggio di quella luce! In questo c'è un messaggio di speranza per le singole anime. (Dean Farrar.)

Moderazione nei giudizi divini:

1.) La misericordia di Dio che interpone a favore dei peccatori produce non solo buoni auspici, ma effetti reali per loro

2.) La misericordia di Dio verso il Suo popolo peccatore, non ritiene opportuno tenere lontani tutti gli effetti del Suo dispiacere, o lasciarli del tutto impuniti

3.) Quando un popolo peccatore è sottoposto ai più tristi giudizi temporali, ma finché si trova nella terra dei viventi, è costretto a considerare che la sua condizione avrebbe potuto essere peggiore se tutto il giusto dispiacere di Dio fosse stato sfogato

4.) La moderazione da parte del Signore dei giudizi meritati, se non altro per preservare un popolo dall'essere completamente consumato, è una grande prova della misericordia di Dio, e dovrebbe essere riconosciuta come tale

5.) È la grande misericordia e il grande vantaggio del popolo peccatore del Signore che hanno a che fare con Dio, non con l'uomo, nei loro aborti spontanei. (George Hutcheson.)

La sollecitudine di un padre per chi sbaglia:

Un certo numero di anni fa, prima che una ferrovia arrivasse a Chicago, erano soliti portare il grano dalle praterie occidentali in vagoni per centinaia di miglia, in modo da farlo spedire via dai laghi. C'era un padre che aveva una grande fattoria là fuori, e che predicava il Vangelo oltre a occuparsi della sua fattoria. Un giorno, quando gli affari della chiesa lo impegnarono, mandò suo figlio a Chicago con del grano. Attese e aspettò che il suo ragazzo tornasse, ma non tornò a casa. Atti per ultimi non poteva più aspettare, così sellò il cavallo e cavalcò fino al luogo in cui suo figlio aveva venduto il grano. Scoprì che era stato lì e aveva preso i soldi per il grano. Allora cominciò a temere che il suo ragazzo fosse stato ucciso e derubato. Atti finali, con l'aiuto di un detective, lo ha rintracciato in una bisca, dove ha scoperto che aveva scommesso tutti i suoi soldi. Nella speranza di riconquistarsela di nuovo, aveva poi venduto la squadra e perso anche quei soldi. Era caduto in mano ai ladri e, come l'uomo che andava a Gerico, lo spogliarono e poi non si curarono più di lui. Cosa poteva fare? Si vergognò di tornare a casa e incontrare suo padre, e fuggì. Il padre sapeva cosa significava tutto questo. Sapeva che il ragazzo pensava che si sarebbe arrabbiato molto con lui. Era addolorato al pensiero che suo figlio provasse tali sentimenti per lui. Questo è esattamente come il peccatore. Pensa che, poiché ha peccato, Dio non avrà nulla a che fare con lui. Ma cosa fece quel padre? Ha detto: "Lascia andare il ragazzo"? No; Gli andò dietro. Si sistemò i suoi affari e si mise dietro al ragazzo. Andava di città in città, di città in città. Faceva in modo che i ministri lo lasciassero predicare, e alla fine raccontava la sua storia. "Ho un ragazzo che è un vagabondo sulla faccia della terra da qualche parte." Descriveva il suo ragazzo e diceva: "Se mai sentissi parlare di lui, o lo vedessi, non mi scriverai?" Atti 50 'ultima volta che scoprì di essere andato in California, a migliaia di chilometri di distanza. Quel padre ha detto anche allora: "Lascialo andare"? No; se ne andò verso la costa del Pacifico, in cerca del suo ragazzo. Andò a San Francisco e annunciò sui giornali che avrebbe predicato in una chiesa del genere in un giorno del genere. Quando ebbe predicato, raccontò la sua storia, nella speranza che il ragazzo avesse visto l'annuncio e fosse venuto in chiesa. Quando ebbe finito, sotto la galleria c'era un giovane, che aspettava che il pubblico fosse uscito; Poi si diresse verso il pulpito. Il padre guardò, vide che era suo figlio, corse verso di lui e lo strinse al petto. Il ragazzo voleva confessare ciò che aveva fatto, ma il padre non volle udire una parola. Lo perdonò liberamente e lo ricondusse a casa sua. Oh, figliol prodigo, potresti vagare sulle oscure montagne del peccato, ma Dio vuole che tu torni a casa! Il diavolo vi ha raccontato menzogne su Dio; pensi che non ti riaccoglierà. Ti dico che ti accoglierà in questo momento, se verrai. Di': «Mi alzerò e andrò dal Padre mio». Non c'è nessuno che Gesù non abbia cercato molto più a lungo di quel padre. Non c'è stato un giorno da quando l'hai lasciato senza che Lui ti abbia seguito. Non mi interessa quello che è stato il passato, o quanto nera sia stata la tua vita, Lui ti riaccoglierà. Alzati, dunque, o traviato, e torna a casa nella casa di tuo Padre. (D. L. Moody.)

12 CAPITOLO 11

Osea 11:12

Efraim mi circonda di menzogne. - Assediato da menzogne:

Con menzogne si intende la falsa adorazione, poiché questa è una menzogna con false pretese; Mettono belle glosse sulle cose, ma tutte non sono che menzogne; Mi hanno assediato con cambiamenti politici di loro invenzione. Non solo cercano di accecare gli uomini, ma (se fosse possibile) mi ingannerebbero, dice Dio. E in verità, quando gli uomini cercano di accecare la propria coscienza, che cosa cercano se non di ingannare Dio? Nell'atto stesso dell'adorazione sono falsi

1.) Molti, nelle loro preghiere, nell'atto solenne di adorazione, assediano Dio con menzogne. Dio può essere ingannato? No, ma fecero ciò che era in loro per ingannarlo; se fosse stato possibile che Dio fosse stato ingannato, lo avrebbero ingannato

2.) Molti affliggono anche gli affari e gli affari che gestiscono con le bugie. Essi complottano tra loro come possono abilmente escogitare di mettere insieme un buon numero di menzogne, in modo da poter assediare l'intelletto degli uomini. Ci sono nel mondo tentativi così astuti di ostacolare l'intelletto degli uomini, che gli uomini non sapranno cosa dire alle cose; eppure, mentre non sanno come crederci, né sanno cosa dire, le cose sono così artificiose. Gli uomini ingannevoli pensano tra sé: Se una cosa del genere deve essere messa in discussione, allora ho un tale cambiamento per rimandarla; e se si dubita di un'altra cosa, allora ho una tale notizia, e una tale giusta pretesa, per farla bene

3.) Quando gli uomini sono una volta impegnati in turni e menzogne, diventano pertinaci in essi, e c'è poca speranza di guarigione. (Geremia Burroughs.)

Frode e falsità:

Il Signore si lamenta "di essere stato circondato dalla falsità e dall'inganno del popolo". Con queste parole intende dire che aveva trovato in tutto la perfidia moltiplicata degli Israeliti; poiché questo è il significato della parola "con bussola". Non solo in un modo, o in una sola cosa, avevano agito infedelmente verso Dio; erano pieni di innumerevoli frodi, con le quali circondavano Dio, come un esercito assediato. Questo è ciò che gli ipocriti sono soliti fare; non solo in una cosa si sforzano di ingannare Dio, ma si trasformano in vari modi, e cercano sempre nuovi sotterfugi. Quando sono sorpresi in un peccato, passano in un altro; così che non c'è fine al loro inganno. Parla di "frodi e falsità", perché pensavano di scampare, purché si coprissero con qualche travestimento, ogni volta che i profeti li rimproveravano. Ma Dio qui attesta che non hanno guadagnato nulla con la loro astuzia. Il profeta riprova quelle scuse speciose, con le quali le persone pensano di essere assolte davanti a Dio, in modo da eludere tutte le minacce del profeta. Questo passaggio insegna che gli uomini invano trovano scuse davanti a Dio; poiché quando escogitano pretese di ingannare Dio, sono essi stessi grandemente ingannati; poiché Egli percepisce chiaramente le loro astuzie e falsità. (Giovanni Calvino.)

Ma Giuda ... è fedele con i santi. - Fedele con i santi:

Cioè...

1.) Con Abramo, Isacco e Giacobbe, con Mosè, con i profeti, con gli antenati

2.) Fedeli con coloro che sono santificati, i veri sacerdoti di Dio, che Dio ha santificato a Sé. Mentre Geroboamo prese "dell'infimo del popolo" e li fece sacerdoti a Dio, Giuda non volle avere altri sacerdoti se non i santificati di Dio

3.) Fedeli con il popolo di Dio. Poiché tutto Israele che era santo, che era pio, che era santo e che non era trattenuto da qualche mano speciale di Dio, salì dalle Dieci Tribù a Giuda, per il vero culto di Dio; ora Giuda 51 ospitava, li usava bene e gli era fedele. Ma al contrario, Israele, le Dieci Tribù, erano infedeli, usando malvagiamente i santi di Dio che adoravano Dio secondo la via di Dio; erano crudeli, oppressivi e infedeli verso di loro, ma Giuda fu fedele verso di loro, abbracciandoli e incoraggiandoli. Per noi andare avanti nella fedeltà, anche se non abbiamo nessuno con cui unirci, è una lode; e le vie di Dio sono eccellenti, sia che qualcuno si unisca a noi in esse. Ma è un grande incoraggiamento essere fedeli con i santi; cioè, andare avanti in quei modi in cui vediamo camminare i santi: e unirsi ai santi, con quelli che sono i santi scelti di Dio, incoraggia e rafforza grandemente il popolo di Dio nel suo cammino. (Geremia Burroughs.)

La tribù fedele:

C'è una sorprendente analogia tra le caratteristiche principali e i fatti della storia della Chiesa sotto la dispensazione dell'Antico Testamento e sotto il Nuovo. In entrambi vediamo un popolo eletto, un popolo redento, un popolo preservato e un popolo perverso, ribelle, dal collo duro. Nient'altro che l'amore immutabile e la grazia sovrana avrebbero potuto sopportare la loro condotta. La grande massa dell'Israele nominale dell'antichità aveva una mente carnale. Si degradavano con abominevoli idolatrie. Proprio come fanno le moltitudini che passano per cristiani nel diciannovesimo secolo, vantando un antico pedigree, una lunga successione e un diritto esclusivo; portando il nome di cristiano senza possedere una scintilla di cristianesimo. La professione moderna del cristianesimo ha terribilmente apostatato l'antica ortodossia e ha eretto idoli in tutta la cristianità, adorando l'opera delle mani degli uomini secondo il sistema del libero arbitrio. La grande calamità dei nostri giorni deriva dagli uomini carnali che interferiscono in qualsiasi modo con la religione, perché così facendo sono sicuri di fare del male: se legiferano per questo, la intasano e la incatenano; se lo dotano, lo maledicono; Se ne parlano, lo travisano, e può essere altrimenti finché ne sono privi? Rivolgi l'attenzione alla tribù fedele che, di fronte a tutte le rivolte e l'apostasia dei giorni nostri, si può dire che regni con Dio e tratti fedelmente i santi. C'è ancora una tribù del genere nella cristianità. Se il Dio di ogni grazia concedesse al Suo residuo eletto un risveglio di pietà vitale, di unione cristiana e di fervente preghiera, non ci sarebbe nulla da temere dal papa o dall'infedele. Fratelli, siate d'accordo. L'elezione dell'amore, la sostituzione divina e la grazia invincibile sono i nostri punti di incontro. (Giuseppe Irons.)

Riferimenti incrociati:

Osea 11

1 Os 2:15; De 7:7; Ger 2:2; Ez 16:6; Mal 1:2
Eso 4:22; Mat 2:15

2 Os 11:7; De 29:2-4; 1Sa 8:7-9; 2Re 17:13-15; 2Cron 36:15,16; Ne 9:30; Is 30:9-11; Ger 35:13; 44:16,17; Zac 1:4; 7:11; Lu 13:34; Giov 3:19; At 7:51; 2Co 2:15,16
Os 2:13; 13:1,2; Giudic 2:13; 3:7; 10:6; 1Re 16:31,32; 18:19; 2Re 17:16
1Re 12:33; Is 65:7; Ger 18:15; 44:15

3 Eso 19:4; Nu 11:11,12; De 1:31; 8:2; 32:10-12; Is 46:3; 63:9; At 13:18
Os 2:8; 7:1; 14:4; Eso 15:26; 23:25; Is 1:2; 30:26; Ger 8:22; 30:17

4 CC 1:4; Is 63:9; Giov 6:44; 12:32; 2Co 5:14
2Sa 7:14
Lev 26:13
Os 2:8; Sal 78:23-25; 105:40; Giov 6:32-58

5 Os 7:16; 8:13; 9:3,6
Os 5:13; 10:6; 2Re 15:19,29; 17:3-6; 18:11; Is 8:6-8; Am 5:27
Os 6:1; 2Re 17:13,14; 18:12; Ger 8:4-6; Am 4:6,8-10; Zac 1:4-6

6 Os 10:14; 13:16; Lev 26:31,33; De 28:52; 32:25; Ger 5:17; Mic 5:11
Sal 80:11-16; Is 9:14; 18:5; 27:10; Ez 15:2-7; 20:47; Mal 4:1
Os 10:6; Sal 106:39,43; Is 30:1

7 Os 4:16; 14:4; Sal 78:57,58; Prov 14:14; Ger 3:6,8,11; 8:5; 14:7
Os 11:2; 7:16; 2Cron 30:1-11; Sal 81:11; Am 5:4-6,14,15

8 Os 6:4; Ger 9:7; Lam 3:33; Mat 23:37; Lu 19:41,42
Ge 14:8; 19:24,25; De 29:23; Is 1:9,10; Am 4:11; Sof 2:9; 2P 2:6; Giuda 1:7; Ap 11:8; 18:18
De 32:36; Giudic 10:16; 2Sa 24:16; 2Re 13:23; Sal 106:45; Is 63:15; Ger 3:12; 31:20; Am 7:3,6
Lam 1:20

9 Os 14:4; Eso 32:10-14; De 32:26,27; Sal 78:38; Is 27:4-8; 48:9; Ger 30:11; 31:1-3; Ez 20:8,9,13,14,21-23
1Sa 26:8; 2Sa 20:10
Nu 23:19; Is 55:8,9; Mic 7:18-20; Mal 3:6; Rom 11:28,29
Is 12:6; Ez 37:27,28; Sof 3:15-17

10 Is 2:5; 49:10; Ger 2:2; 7:6,9; 31:9; Mic 4:5; Zac 10:12; Giov 8:12; Rom 8:1; 2P 2:10
Is 31:4; 42:13; Ger 25:30; Gioe 3:16; Am 1:2; 3:4,8
Giob 37:1; Sal 2:11; 119:120; Is 64:2; Ger 5:22; 33:9; Abac 3:16; At 24:25
Zac 8:7

11 Os 3:5; 9:3-6; Is 11:11; Zac 10:10
Os 7:11; Is 60:8
Ger 31:12; Ez 28:25; 36:33,34; 37:21,25; Am 9:14,15; Abd 1:17

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