Nuova Riveduta:

Osea 12

Irresponsabilità d'Israele
1 «Efraim mi circonda di menzogne e la casa d'Israele di frode. Giuda pure è sempre incostante di fronte a Dio, di fronte al Santo fedele.
2 Efraim si pasce di vento e va dietro al vento orientale. Ogni giorno moltiplica le menzogne e le violenze; fa alleanza con l'Assiria e porta olio in Egitto.
3 Il SIGNORE è anche in lite con Giuda, e punirà Giacobbe per la sua condotta, gli renderà secondo le sue opere.
4 Nel grembo materno egli prese il fratello per il calcagno e, nel suo vigore, lottò con Dio.
5 Lottò con l'Angelo e restò vincitore; egli pianse e lo supplicò. A Betel lo trovò, là egli parlò con noi.
6 Il SIGNORE è Dio degli eserciti; il suo nome è il SIGNORE.
7 Tu, dunque, torna al tuo Dio, pratica la misericordia e la giustizia, e spera sempre nel tuo Dio.
8 Efraim è un Cananeo che tiene in mano bilance false; egli ama ingannare.
9 Efraim dice: "È vero, io mi sono arricchito, mi sono acquistato dei beni; però in tutti i frutti delle mie fatiche non si troverà nessuna mia iniquità, niente di peccaminoso".
10 Ma io sono il SIGNORE, il tuo Dio, fin dal paese d'Egitto; io ti farò ancora abitare in tende, come nei giorni di solennità.
11 Ho parlato ai profeti, ho moltiplicato le visioni, e per mezzo dei profeti ho proposto parabole.
12 Se Galaad è vanità, sarà ridotto in nulla. A Ghilgal sacrificano buoi; così i loro altari saranno come mucchi di pietre nei solchi dei campi.
13 Giacobbe fuggì nella pianura di Aram, Israele servì per una moglie; per una moglie si fece guardiano di greggi.
14 Mediante un profeta il SIGNORE condusse Israele fuori d'Egitto; Israele fu custodito da un profeta.
15 Efraim ha provocato amaramente il suo Signore; perciò questi gli farà ricadere addosso il sangue che ha versato e farà ricadere su di lui le sue abominazioni.

C.E.I.:

Osea 12

1 Efraim mi raggira con menzogne
e la casa d'Israele con frode.
Giuda è ribelle a Dio,
al Santo fedele.
2 Efraim si pasce di vento
e insegue il vento d'oriente;
ogni giorno moltiplica menzogne e violenze;
fanno alleanze con l'Assiria
e portano olio in Egitto. 3 Il Signore è in lite con Giuda
e tratterà Giacobbe secondo la sua condotta,
lo ripagherà secondo le sue azioni.
4 Egli nel grembo materno soppiantò il fratello
e da adulto lottò con Dio,
5 lottò con l'angelo e vinse,
pianse e domandò grazia.
Ritrovò Dio in Betel
e là gli parlò.
6 «Signore, Dio degli eserciti,
Signore» è il suo nome.
7 Tu ritorna al tuo Dio,
osserva la bontà e la giustizia
e nel tuo Dio poni la tua speranza, sempre.
8 Canaan tiene in mano bilance false,
ama frodare.
9 Efraim ha detto: «Sono ricco,
mi son fatto una fortuna;
malgrado tutti i miei guadagni
non troveranno motivo di peccato per me».
10 Eppure io sono il Signore tuo Dio
fin dal paese d'Egitto.
Ti farò ancora abitare sotto le tende
come ai giorni del convegno.
11 Io parlerò ai profeti,
moltiplicherò le visioni
e per mezzo dei profeti parlerò con parabole.
12 Se Gàlaad è una colpa,
essi non sono che menzogna;
in Gàlgala si sacrifica ai tori,
perciò i loro altari saranno
come mucchi di pietre
nei solchi dei campi.
13 Giacobbe fuggì nella regione di Aram,
Israele prestò servizio per una donna
e per una moglie fece il guardiano di bestiame.
14 Per mezzo di un profeta il Signore
fece uscire Israele dall'Egitto
e per mezzo di un profeta lo custodì.
15 Efraim provocò Dio amaramente,
il Signore gli farà cadere addosso
il sangue versato
e lo ripagherà del suo vituperio.

Nuova Diodati:

Osea 12

Il peccato d'Israele
1 Efraim mi circonda di menzogne e la casa d'Israele d'inganno. Anche Giuda è ancora insubordinato nei confronti di Dio e del Santo che è fedele. 2 Efraim si pasce di vento e va dietro al vento d'est; ogni giorno moltiplica menzogne e violenza; fanno alleanza con l'Assiria e portano olio in Egitto. 3 L'Eterno è pure in lite con Giuda e punirà Giacobbe per la sua condotta; lo ripagherà secondo le sue opere. 4 Nel grembo materno prese il fratello per il calcagno e nella sua forza lottò con DIO. 5 Sì, lottò con l'Angelo e vinse; pianse e lo supplicò. Lo trovò a Bethel, e là egli parlò con noi, 6 cioè l'Eterno, il DIO degli eserciti, il cui nome è l'Eterno. 7 Tu perciò ritorna al tuo DIO, pratica la misericordia e la rettitudine e spera sempre nel tuo DIO. 8 Efraim è un mercante che tiene in mano bilance false e ama frodare. 9 Efraim dice: «Mi sono anche arricchito, mi sono procurato ricchezze; in tutte le mie fatiche non troveranno in me alcuna iniquità che sia peccato». 10 «Ma io sono l'Eterno, il tuo DIO, fin dal paese d'Egitto. Ti farò ancora abitare in tende come nei giorni di solennità. 11 Ho parlato ai profeti, ho moltiplicato le visioni e per mezzo dei profeti ho usato similitudini». 12 Se Galaad si dà all'idolatria, sarà certamente ridotto a un nulla. Poiché in Ghilgal sacrificano tori, i loro altari saranno certamente come mucchi di pietre lungo i solchi dei campi. 13 Giacobbe fuggì nella pianura di Siria e Israele servì per una moglie, per una moglie fece il guardiano di pecore. 14 Per mezzo di un profeta l'Eterno fece uscire Israele dall'Egitto, e Israele fu custodito da un profeta. 15 Efraim lo ha provocato amaramente ad ira, perciò il suo Signore gli farà ricadere addosso il sangue versato e farà tornare su di lui il suo vituperio.

Riveduta 2020:

Osea 12

Peccati d'Israele e promesse divine
1 “Efraim mi circonda di menzogne e la casa d'Israele di frode. Anche Giuda è sempre ancora incostante di fronte a Dio, di fronte al Santo fedele. 2 Efraim si pasce di vento e va dietro al vento orientale; ogni giorno moltiplica le menzogne e le violenze; fa alleanza con l'Assiria e porta dell'olio in Egitto. 3 L'Eterno è anche in lite con Giuda e punirà Giacobbe per il suo comportamento, gli renderà secondo le sue opere. 4 Nel grembo materno egli prese il fratello per il calcagno e, nel suo vigore, lottò con Dio; 5 lottò con l'angelo e restò vincitore; egli pianse e lo supplicò. A Betel lo trovò, là egli parlò con noi. 6 L'Eterno è l'Iddio degli eserciti; il suo nome è l'Eterno. 7 Tu, dunque, torna al tuo Dio, pratica la misericordia e la giustizia e spera sempre nel tuo Dio. 8 Efraim è un Cananeo che tiene in mano bilance false; egli ama frodare. 9 Efraim dice: 'È vero, io mi sono arricchito, mi sono acquistato dei beni; però, in tutti i frutti delle mie fatiche non si troverà nessuna mia iniquità, niente di peccaminoso'.
10 Ma io sono l'Eterno, il tuo Dio, fin dal paese d'Egitto: io ti farò ancora abitare in tende, come nei giorni di solennità. 11 Ho parlato ai profeti, ho moltiplicato le visioni, e per mezzo dei profeti ho proposto parabole. 12 Se Galaad è vanità, sarà ridotto in nulla. A Ghilgal sacrificano buoi; così i loro altari saranno come mucchi di pietre nei solchi dei campi.
13 Giacobbe fuggì nella pianura di Aram, Israele servì per una moglie, e per una moglie si fece guardiano di greggi. 14 Mediante un profeta, l'Eterno condusse Israele fuori d'Egitto; Israele fu custodito da un profeta. 15 Efraim ha provocato amaramente il suo Signore; perciò egli gli farà ricadere addosso il sangue che ha versato e farà ricadere su di lui la sua vergogna.

Riveduta:

Osea 12

1 Efraim mi circonda di menzogne, e la casa d'Israele, di frode. Giuda pure è sempre ancora incostante di fronte a Dio, di fronte al Santo fedele. 2 Efraim si pasce di vento e va dietro al vento d'oriente; ogni giorno moltiplica le menzogne e le violenze; fa alleanza con l'Assiria, e porta dell'olio in Egitto. 3 L'Eterno è anche in lite con Giuda, e punirà Giacobbe per la sua condotta, gli renderà secondo le sue opere. 4 Nel seno materno egli prese il fratello per il calcagno, e, nel suo vigore, lottò con Dio; 5 lottò con l'angelo, e restò vincitore; egli pianse e lo supplicò. A Bethel lo trovò, e quivi egli parlò con noi. 6 Or l'Eterno è l'Iddio degli eserciti; il suo nome è l'Eterno. 7 Tu, dunque, torna al tuo Dio, pratica la misericordia e la giustizia, e spera sempre nel tuo Dio. 8 Efraim è un Cananeo che tiene in mano bilance false; egli ama estorcere. 9 Efraim dice: 'È vero, io mi sono arricchito, mi sono acquistato de' beni; però, in tutti i frutti delle mie fatiche non si troverà alcuna mia iniquità, alcunché di peccaminoso'.
10 Ma io sono l'Eterno, il tuo Dio, fin dal paese d'Egitto: io ti farò ancora abitare in tende, come nei giorni di solennità. 11 Ed ho parlato ai profeti, ho moltiplicato le visioni, e per mezzo de' profeti ho proposto parabole. 12 Se Galaad è vanità, sarà ridotto in nulla. A Ghilgal immolano buoi; così i loro altari saran come mucchi di pietre sui solchi dei campi.
13 Giacobbe fuggì nella pianura d'Aram, e Israele servì per una moglie, e per una moglie si fe' guardiano di greggi. 14 Mediante un profeta, l'Eterno trasse Israele fuori d'Egitto; e Israele fu custodito da un profeta. 15 Efraim ha provocato amaramente il suo Signore; perciò questi gli farà ricadere addosso il sangue che ha versato; e farà tornare su lui i suoi obbrobri.

Ricciotti:

Osea 12

1 Efraim pascola il vento e insegue lo scirocco: ogni giorno più cresce la malafede e il guasto; ha fatto lega cogli Assiri e spedisce olio in Egitto. 2 Ond'è che il Signore farà causa con Giuda, e punizione su Giacobbe; secondo i suoi divisamenti e i suoi intenti gli renderà. 3 Nel ventre soppiantò egli suo fratello, e nel vigore dell'età si affrontò coll'angelo. 4 E prevalse sull'angelo e fu confortato; pianse e gli si raccomandò; in Betel lo ritrovò e parlò con noi. 5 E il Signore, il Dio degli eserciti, il Signore fu il suo pensiero. 6 E tu al tuo Dio ti convertirai: conserva la pietà e la giustizia e spera nel tuo Dio continuamente. 7 Canaan, ha in mano le bilance false, è amante d'intrigo: 8 ed Efraim ha detto: - Intanto mi sono arricchito, mi son procurato fortuna; tutti i miei traffici non mi trovano in alcuna colpa di cui mi si possa far rimprovero! - 9 Eppure sono Io, il Signore Dio tuo della terra d'Egitto, che ti farò abitare ancora nelle tue tende come al dì di festa. 10 E ne parlai a mezzo de' profeti e sono io che ho moltiplicato la visione e per mezzo dei profeti parlai in similitudine. 11 Se Galaad è vanità, essi non sono che un nulla; a Galgala sacrificano buoi, e anche i loro altari sono come mucchi di pietre sui solchi dei campi. 12 Giacobbe fuggì nel paese di Siria e, per una donna, Israele fece il servo, e per una donna fece il guardiano di pecore. 13 Poi per un profeta fece Iddio salire dall'Egitto Israele e per un profeta fu custodito. 14 Efraim m'ha fatto irritare dai disgusti, ma il sangue suo si riverserà sopra di lui e il suo Signore gli renderà l'affronto.

Tintori:

Osea 12

Rimproveri a Israele e a Giuda ed esortazioni a convertirsi
1 Efraim si pasce di vento, e va dietro al (vento) infocato: tutto il giorno accumula menzogne e rovine: ha fatto alleanza cogli Assiri, mentre va a portare l'olio in Egitto. 2 Il giudizio del Signore è dunque contro Giuda, e il suo castigo sopra Giacobbe, secondo la sua condotta darà a lui secondo i suoi ritrovati. 3 Nel seno (materno) soppiantò il suo fratello, colla sua forza lottò coll'angelo, 4 e prevalse contro l'angelo e vinse, e piangendo lo pregò: lo trovò in Betel, ed ivi parlò con noi. 5 Il Signore è il Dio degli eserciti, il Signore è il suo memoriale. 6 E tu ritorna al tuo Dio, conserva la misericordia e la giustizia e spera sempre nel tuo Dio. 7 Canaan tiene in mano una bilancia falsa ed ama l'oppressione. 8 Efraim va dicendo: «Intanto io mi son fatto ricco, mi son trovato un idolo, in tutte, le mie fatiche non troveranno per me un peccato che abbia fatto io». 9 Ma io sono il Signore Dio tuo fin dalla terra d'Egitto, e ti farò ancora dimorare nelle tende, come nei giorni di festa. 10 E io ho parlato ai profeti, ho moltiplicate le visioni, per mezzo dei profeti mi son dipinto. 11 Se Galaad è un idolo, dunque invano in Galgala sacrificavano dei tori; infatti i loro altari son come mucchi di pietre sopra i solchi dei campi. 12 Giacobbe fuggì nelle regioni della Siria, Israele servì per una moglie, e per una moglie guardò (il gregge). 13 E per mezzo d'un profeta il Signore trasse Israele dall'Egitto, e lo salvò per mezzo d'un profeta. 14 Efraim mi provocò a sdegno colle sue amarezze, sopra di lui ricadrà il suo sangue, e il suo Signore gli renderà i suoi oltraggi.

Martini:

Osea 12

Israele Invano spera nella protezione dell'Egitto. A lui, e a Giuda il Signore darà la mercede, che è dovuta alle opere loro; e con tutto ciò offerisce ad essi la pace: idoli di Galaad, e di Galgal.
1 Ephraim si pasce di vento, e va a respirare un'aura ardente; tuttodì accumula le sue menzogne, e le ragioni di sua rovina: ed ha fatta confederazione cogli Assirj, ed ha portato il suo olio in Egitto. 2 Or il Signore verrà a giudizio con Giuda, e visiterà Giacobbe: e renderà a lui mercede secondo le opere sue, e secondo le sue invenzioni. 3 Giacobbe nel sen materno supplantò il fratello, e colla sua fortezza lottò coll'Angelo. 4 E fu superiore all'Angelo, e vinse: e con lagrime a lui si raccomandò. Egli lo trovò a Bethel, ed ivi quegli parlò a noi. 5 E il Signore egli è il Dio degli eserciti; il Signore ebbe egli in memoria. 6 Or tu convertiti al tuo Dio, osserva la misericordia, e la giustizia, e spera sempre nel Dio tuo. 7 Ma questo Chananeo ha nelle sue mani una falsa stadera, egli ama di soverchiare. 8 Ma Ephraim va dicendo: Io però mi son fatto ricco, mi sono acquistato un idolo: non si troverà, che in tutte le mie fatiche io abbia commessa ingiustizia. 9 Io però fin dalla terra d'Egitto sono il Signore Dio tuo; farò, che tuttora tu ti stia nelle tue tende, come nei giorni di quella solennità. 10 Io son quegli, che ho parlato a' profeti, moltiplicai le loro visioni, e me stesso dipinsi per mezzo de' profeti. 11 Se quel di Galaad fu un idolo, dunque in vano s'immolavan de' bovi a Galgal, dappoiché già gli altari di quelli son come que' mucchi di sassi, che son sui solchi del campo. 12 Si fuggì Giacobbe nel paese della Siria, e Israele servi per una moglie, e fu guardiano di pecore per un'altra moglie. 13 Indi il Signore trasse Israele dall'Egitto per mezzo di un profeta, e salvollo per mezzo di un profeta. 14 Ephraim con fieri disgusti a sdegno mi provocò; sopra di fui caderà il suo sangue, e il suo Signore renderà a lui gl'insulti, che ad esso egli fece.

Diodati:

Osea 12

1 EFRAIM mi ha intorniato di menzogna, e la casa d'Israele di frode; ma Giuda signoreggia ancora, congiunto con Dio; ed è fedele, congiunto co' santi.
2 Efraim si pasce di vento, e va dietro al vento orientale; tuttodì moltiplica menzogna, e rapina; e fanno patto con l'Assiro, ed olii odoriferi son portati in Egitto. 3 Il Signore ha bene anche lite con Giuda; ma egli farà punizione sopra Giacobbe, secondo le sue vie; egli gli renderà la retribuzione secondo le sue opere. 4 Nel ventre egli prese il calcagno del suo fratello, e con la sua forza fu vincitore, lottando con Iddio. 5 Egli fu vincitore, lottando con l'Angelo, e prevalse; egli pianse, e gli supplicò; lo trovò in Betel e quivi egli parlò con noi. 6 Or il Signore è l'Iddio degli eserciti; la sua ricordanza è: IL SIGNORE. 7 Tu adunque, convertiti all'Iddio tuo; osserva benignità, e dirittura; e spera sempre nell'Iddio tuo.
8 Efraim è un Cananeo, egli ha in mano bilance false, egli ama far torto. 9 Ed Efraim ha detto: Io son pure arricchito; io mi sono acquistate delle facoltà; tutti i miei acquisti non mi hanno cagionata iniquità, che sia peccato. 10 Pur nondimeno io sono il Signore Iddio tuo, fin dal paese di Egitto; ancora ti farò abitare in tabernacoli, come a' dì della festa solenne. 11 E parlerò a' profeti, e moltiplicherò le visioni, e proporrò parabole per li profeti. 12 Certo, Galaad è tutto iniquità; non sono altro che vanità; sacrificano buoi in Ghilgal; ed anche i loro altari son come mucchi di pietre su per li solchi de' campi. 13 Or Giacobbe se ne fuggì nella contrada di Siria, e Israele servì per una moglie, e per una moglie fu guardiano di greggia. 14 E il Signore, per lo profeta, trasse Israele fuor di Egitto, ed Israele fu guardato per lo profeta. 15 Efraim ha provocato il suo Signore ad ira acerbissima; perciò, egli gli lascerà addosso il suo sangue, e gli renderà il suo vituperio.

Commentario completo di Matthew Henry:

Osea 12

1 INTRODUZIONE A OSEA CAPITOLO 12

In questo capitolo abbiamo,

I. Un'alta accusa mossa sia contro Israele che contro Giuda per i loro peccati, che erano il motivo della controversia di Dio con loro, Osea 12:1,2. In particolare il peccato di frode e ingiustizia, di cui Efraim è accusato (Osea 12:7), e si giustifica in Osea 12:8. E il peccato di idolatria (Osea 12:11), con cui Dio è provocato a contendere con loro, Osea 12:14.

II. L'aggravamento dei peccati di cui sono accusati, tolti dall'onore che Dio ha posto sul loro padre Giacobbe (Osea 12:3-5), l'avanzamento di loro in un popolo di origini basse e meschine (Osea 12:12,13), e la provvista che aveva dato loro di aiuti per le loro anime tramite i profeti che aveva mandato loro, Osea 12:10.

III. Un invito ai non convertiti a volgersi a Dio, Osea 12:6.

IV. Un indizio della misericordia che Dio aveva in serbo per loro, Osea 12:9.

Ver. 1. fino alla Ver. 6.

In questi versetti,

I. Efraim è condannato di follia, rimanendo in Egitto e in Assiria, quando era in difficoltà ( Osea 12:1): Efraim si nutre di vento, cioè si nutre di vane speranze di aiuto da parte dell'uomo, quando è in disaccordo con Dio; e, quando incontra delusioni, continua a perseguire lo stesso gioco, e ansima avidamente e segue il vento dell'est, che non può prendere santo, né, se potesse, sarebbe nutriente, anzi, sarebbe nocivo. Diciamo del vento a est, Non è buono né per l'uomo né per la bestia. Fu detto (Osea 8:7), Egli semina il vento; e come semina così raccoglie (Egli raccoglie il turbine); e come raccoglie così si nutre - Si nutre del vento, del vento dell'est. Nota, Coloro che fanno delle creature la loro fiducia si rendono ridicoli, e si prendono molta pena per ingannare le loro anime e per preparare vessazione per se stessi: Egli aumenta ogni giorno le menzogne, cioè, moltiplica le sue corrispondenze e leghe con i suoi vicini, che si riveleranno tutte ingannevoli per lui; anzi, essi gli mostreranno desolazione. Quelle medesime nazioni che egli fa del suo rifugio proveranno la sua rovina. Coloro che si attengono alle menzogne brameranno ancora di aumentarle, per poter edificare saldamente su di esse le loro speranze; come se molte menzogne contorte insieme facessero una sola verità, o molte canne spezzate e supporti marci ne facessero una sola, il che è una grande illusione e si rivelerà per loro una grande desolazione; Per coloro che osservano vanità menzognere più le aumentano, più delusioni si preparano e più fuggono dalle loro stesse misericordie. Gli uomini di Efraim lo fecero quando pensavano di assicurare agli Assiri i loro interessi con una solenne lega, firmata, sigillata e giurata: Fanno un patto con gli Assiri, ma scopriranno che non c'è presa su di loro; quel potente principe sarà schiavo della sua parola non più a lungo di quanto gli piace. Pensavano di assicurare gli Egiziani ai loro alleati con un ricco dono delle merci del loro paese, non solo per comprare il loro favore, ma per dimostrare che la loro amicizia valeva la pena di avere: Il petrolio viene portato in Egitto. Ma gli egiziani, quando ebbero ricevuto la tangente, abbandonarono la causa, ed Efraim non fu mai migliore per loro. Oleum perdidit et operam-Il petrolio e il lavoro sono entrambi perduti. Questo era nutrirsi del vento; Questo era Crescente menzogna e desolazione.

II. Anche Giuda è conteso, e Giacobbe, che include sia Efraim che Giuda (Osea 12:2): Il Signore ha anche una controversia con Giuda; perché anche se un po' di tempo fa aveva regnato con Dio, ed era fedele con i santi, tuttavia ora comincia a degenerare. O sebbene, tenendosi stretti alla casa di Davide e alla casa di Aronne, e in esse ai patti della regalità e del sacerdozio, fossero fino a quel momento nel giusto, nella prima regnavano con Dio e nella seconda erano fedeli ai santi, eppure per altri motivi Dio aveva una controversia con loro, e li punirebbe. Notate, gli uomini che hanno ragione in alcune cose, nelle cose principali, non li esenteranno dalla correzione, e quindi non dovrebbero esentarli dal rimprovero, per quelle cose in cui sono nel torto. C'erano quelli delle sette chiese dell'Asia che Cristo approvava e lodava, eppure aggiunge: Tuttavia ho qualcosa contro di te. Così qui; sebbene la progenie di Giacobbe sia un popolo vicino a Dio, tuttavia Dio li punirà in base alle vie malvagie in cui si trovano e alle azioni malvagie di cui sono trovati colpevoli; perché Dio vede il peccato anche nel suo stesso popolo, e conterà con loro per questo.

III. Efraim e Giuda hanno ricordato il loro padre Giacobbe, di cui erano la discendenza e di cui portavano il nome (ed era il loro onore), le cose straordinarie che egli fece e che Dio fece per lui, affinché si vergognassero tanto più di se stessi per essere degenerati da un progenitore così illustre e aver macchiato lo splendore di un nome così grande, e tuttavia che potessero essere impegnati e incoraggiati a tornare a Dio, il Dio del loro padre Giacobbe, nella speranza per il suo bene di trovare favore presso di lui. Aveva chiamato questo popolo Giacobbe (Osea 12:2), minacciando di punirlo; ma come farò a rinunciarvi? Come si può dimenticare quel caro nome?

1. Tre cose gloriose riguardanti Giacobbe, la persona di cui il popolo è qui messo in mente; ma solo con brevi accenni, perché si presume che conoscessero la storia:

(1.) La sua lotta con Esaù nel grembo materno: Lì prese suo fratello per il calcagno, = Osea 12:3. Abbiamo la storia Genesi 25:26. Fu un primo atto di coraggio, e uno sforzo per la migliore precedenza, una pia ambizione per quel diritto di nascita nel patto che Esaù è giustamente bollato come profano per aver disprezzato. Ma la sua discendenza degenerata, mescolandosi con le nazioni e facendo alleanze con esse, profanò quella corona e gettò nella polvere quell'onore per il quale egli si era così gloriosamente proposto. Fu allora che gli fu dato il dominio: Il maggiore servirà il minore. Allora fu posseduto da Dio come suo amato: Giacobbe ho amato, ma ho odiato Esaù. Ma con il loro peccato avevano perduto sia l'amore di Dio che il dominio sul loro prossimo.

(2.) La sua lotta con l'angelo.

"Ricordati come tuo padre Giacobbe aveva potenza presso Dio con la sua propria forza, la forza che aveva per dono di Dio, che supplicò non contro di lui con la sua grande potenza, ma mise forza in lui,"

Giobbe 23:6. L'angelo con cui ha lottato è chiamato Dio, e quindi si suppone che sia il Figlio di Dio, l'angelo del patto.

"Dio fu sia un combattente con Giacobbe che un suo assistente, mostrando, sotto quest'ultimo aspetto, maggiore forza che nel primo, combattendo per così dire contro di lui con la sua sinistra e per lui con la sua destra, e per questo mettendo maggiore forza".

Allora, dottor Pocock. La provvidenza di Dio ha combattuto contro di lui quando ha incontrato un pericolo dopo l'altro, nel suo ritorno a casa; ma la grazia di Dio gli permise di andare avanti allegramente per la sua strada, e, quando la sua fede agì secondo la promessa divina che era per lui, prevalse sui suoi timori che sorgevano dalle provvidenze divine che erano contro di lui, allora con la sua forza ebbe potere presso Dio. Ma si riferisce soprattutto alla sua preghiera per la liberazione da Esaù, e per una benedizione: Egli ebbe potere sull'angelo e prevalse, perché pianse e fece suppliche. Ecco un misto del più grande coraggio e della più grande tenerezza, Giacobbe che lottava come un campione eppure piangeva come un bambino. Nota: Le preghiere e le lacrime sono le armi con cui i santi hanno ottenuto le vittorie più gloriose. Così Giacobbe iniziò Israele- un principe con Dio; la sua posterità fu chiamata Israele, ma non erano degni di questo nome, perché avevano perduto e perso la loro comunione con Dio, e il loro interesse per lui, ribellandosi al loro dovere verso di lui.

(3.) Il suo incontro con Dio alla Betel: Dio lo ha trovato alla Betel, e lì ha parlato con noi. Dio lo trovò la prima volta a Betel, mentre andava a Padanaram (Genesi 28:10), e una seconda volta dopo il suo ritorno, Genesi 35:9, ecc. È probabile che questo si riferisca ad entrambi; poiché in entrambi i casi Dio parlò a Giacobbe, e rinnovò il patto con lui, e il profeta potrebbe benissimo dire: Lì parlò con noi che siamo la progenie di Giacobbe, poiché entrambe le volte che Dio parlò con Giacobbe a Betel, parlò con lui riguardo alla sua progenie. Genesi 28:14, La tua discendenza sarà come la polvere della terra; e Genesi 35:12, Questa terra la darò alla tua discendenza. Così Dio fece allora un patto con lui e con la sua discendenza dopo di lui. Ora giustamente sono rimproverati di questo; poiché in quello stesso luogo che il loro padre Giacobbe chiamò Bethel - la casa di Dio, in ricordo della comunione che aveva con Dio, eressero uno dei vitelli e lo adorarono; così trasformarono quella Betel in una Beth-aven- una casa di iniquità. Lì Dio parlò con loro promesse estremamente grandi e preziose, che essi avevano disprezzato e di cui avevano perso il beneficio.

2. Due deduzioni sono qui tratte da queste storie riguardanti Giacobbe, per istruzione alla sua discendenza:

(1.) Ecco un uso delle informazioni. Da ciò che è accaduto tra Dio e Giacobbe possiamo imparare che Geova, il Signore Dio degli eserciti, è il Dio d'Israele; egli era il Dio di Giacobbe, e questo è il suo memoriale attraverso tutte le generazioni della discendenza di Giacobbe (Osea 12:5) - la vergogna maggiore per coloro che hanno dimenticato il memoriale della loro chiesa, hanno abbandonato il Dio dei loro padri, e hanno scambiato un Signore degli eserciti per Baal. Notate: Sono considerati popolo di Dio solo coloro che tengono un memoriale di Dio, un memoriale di lui come egli stesso ha istituito, con il quale egli si fa conoscere e vuole che noi ci ricordiamo di lui. Ecco due suoi memoriali, per i quali si distingue da tutti gli altri, e deve essere riconosciuto e adorato da noi.

[1.] Il primo denota la sua esistenza di se stesso. Egli è Geova, più o meno lo stesso con IO SONO, lo stesso che era, ed è, ed è a venire, infinito, eterno e immutabile. Geova è il suo memoriale, il suo nome particolare.

[2.] Quest'ultimo denota il suo dominio su tutto: Egli è il Dio degli eserciti, che ha tutte le schiere del cielo e della terra a sua completa disposizione, e ne fa l'uso che vuole. Giacobbe vide Mahanaim-le due schiere di Dio, all'incirca nel tempo in cui lottò con l'angelo == (Genesi 32:1,2), e così imparò a chiamare Dio Dio degli eserciti, e lo trasmise a noi come suo memoriale. I nomi, i titoli e gli attributi di Dio sono i suoi memoriali; Non c'è bisogno che le immagini siano tali. E ciò che è stata una rivelazione di Dio a uno è il suo memoriale per molti, per tutte le generazioni.

(2.) Ecco un uso dell'esortazione, Osea 12:6.

"È forse vero che Giacobbe, tuo padre, ebbe questa comunione con il Signore, l'Iddio degli eserciti, ed è ancora questo il suo ricordo?"

Allora

[1.] Coloro che si sono allontanati da Dio si convertano a lui: Perciò volgiti al tuo Dio. Colui che era il Dio di Giacobbe è il Dio d'Israele, è il tuo Dio; Da lui ti sei ribellato ingiustamente e scortesemente; perciò rivolgiti a lui con pentimento e fede, volgiti a lui come a te, per amarlo, obbedirgli e dipendere da lui.

[2.] Coloro che si convertono a lui camminino con lui in ogni santa condotta e pietà.

"Mantieni la misericordia e il giudizio, la misericordia nel soccorrere e soccorrere i poveri e gli afflitti, il giudizio nel rendere a tutti ciò che è loro dovuto; sii gentile con tutti; non fare torto a nessuno. Mantieni la pietà e il giudizio"

(così può essere letto);

"Vivi rettamente e piamente in questo mondo attuale; Sii devoto e onesto. Non praticarli solo occasionalmente, ma sii attento, costante e coscienzioso nel praticarli".

[3.] Coloro che camminano con Dio siano incoraggiati a vivere una vita di dipendenza da lui:

"Spera continuamente nel tuo Dio, con l'aspettativa credente di ricevere da lui tutti i soccorsi e le provviste di cui hai bisogno."

Coloro che vivono una vita di conformità a Dio possono vivere una vita di fiducia e di conforto in Lui, se non è colpa loro. Lasciamo che i nostri occhi siano sempre rivolti verso il Signore, e conserviamo una santa sicurezza e serenità della mente sotto la protezione della potenza divina e l'influenza del favore divino, aspettando, senza ansietà, un evento dubbio, e mantenendo per fede i nostri spiriti calmi e regolari; questo è aspettare Dio come nostro Dio in patto, e questo dobbiamo farlo continuamente.

7 Ver. 7. fino alla Ver. 14.

Qui sono mescolati, in questi versi,

I. Rimproveri per il peccato. Quando Dio viene a contendere con un popolo, per poter dimostrare la sua giustizia, dimostrerà la loro ingiustizia. Efraim fu chiamato a rivolgersi al suo Dio e a mantenere il giudizio == (Osea 12:6); ora, per dimostrare che aveva bisogno di quella chiamata, è accusato di essersi allontanato dal suo Dio con l'idolatria, e di aver infranto le leggi della giustizia e del giudizio.

1. Qui è accusato di ingiustizia contro i precetti della seconda tavola, Osea 12:7-8. Qui osservate,

(1.) Qual è il peccato di cui è accusato: È un mercante. Il margine lo legge come un nome proprio, Egli è Canaan, o un Cananeo, indegno di essere chiamato da Giacobbe e Israele, e degno di essere scacciato con una maledizione da questa buona terra, come lo erano i Cananei. Vedere Amos 9:7. Ma Canaan a volte significa un mercante, e quindi è più probabile che lo faccia qui, dove Efraim è accusato di inganno nel commercio. Benché Dio avesse dato al suo popolo un paese dove scorreva latte e miele, tuttavia non gli proibì di arricchirsi con le mercanzie, ed essi succedettero ai Cananei sia in questo che nell'agricoltura; hanno succhiato l'abbondanza dei mari e i tesori nascosti nella sabbia, = Deuteronomio 33:19. E, se fossero stati mercanti leali, non sarebbe stato affatto un rimprovero per loro, ma un onore e una benedizione. Ma egli è un mercante come lo erano i Cananei, che erano onesti solo con un bell'aspetto e, se potevano, imbrogliavano tutto ciò con cui avevano a che fare. Efraim lo fa; Inganna e quindi opprime. Si noti che c'è oppressione con la frode così come l'oppressione con la forza. Non sono solo i principi, i signori e i padroni che opprimono i loro sudditi, affittuari e servi, ma i mercanti e i commercianti sono spesso colpevoli di opprimere coloro con cui hanno a che fare, quando impongono alla loro ignoranza, o approfittano della loro necessità, per fare duri affari con loro, o sono rigorosi e severi nell'esigere i loro debiti. Efraim ha imbrogliato,

[1.] Con molta arte e astuzia: La bilancia dell'inganno è nelle sue mani. Egli usa le bilance, e consegna i suoi beni in base al peso e alla misura, come se volesse essere molto esatto, ma sono bilance dell'inganno, falsi pesi e false misure, e così, sotto il pretesto del fare il bene, fa il torto più grande. Notate, Dio ha il suo occhio sui mercanti e sui commercianti, quando pesano le loro merci e pagano il loro denaro, sia che lo facciano onestamente o con inganno. Osserva quali bilance hanno in mano e come le tengono; e, sebbene coloro con cui hanno a che fare non siano consapevoli di quel gioco di prestigio con cui fanno loro bilanci di inganno, Dio lo vede e lo sa. I mestieri con l'ingegno dell'uomo sono fatti misteri, ma è un peccato che per il peccato dell'uomo debbano mai essere resi misteri di iniquità.

[2.] Con grande piacere e orgoglio: Ama opprimere. Opprimere è già abbastanza brutto, ma amare farlo è molto peggio. La sua coscienza non lo controlla e non lo rimprovera per questo, come dovrebbe fare; se lo faceva, anche se commetteva il peccato, non poteva dilettarsi in esso; Ma le sue corruzioni sono così forti, e hanno così trionfato sulle sue convinzioni, che egli non solo ama il guadagno dell'oppressione, ma ama opprimere, pecca per amore del peccato, e prova piacere nell'ingannare e superare in eccesso coloro che non sospettano di lui.

(2.) Come si giustifica in questo peccato, Osea 12:8. Gli uomini malvagi avranno qualcosa da dire per se stessi ora quando gli verrà detto dei loro difetti, qualche frivola deviazione o altro con cui eludere le convinzioni della parola. Efraim è incriminato per un imbroglio comune. Ora vediamo cosa sostiene per l'accusa. Non nega l'accusa, né si dichiara non colpevole, ma non ne fa una confessione penitente e non chiede perdono, ma insiste sulla propria giustificazione. Supponiamo che fosse così che egli usasse le bilance dell'inganno, eppure,

[1.] Sostiene di aver ottenuto un buon patrimonio. Che il profeta dicesse ciò che gli piaceva del suo inganno, del suo peccato e della maledizione di Dio che lo accompagnava, non poteva essere convinto che ci fosse alcun male o pericolo in esso, perché di questo era sicuro di aver prosperato in esso:

"Eppure sono diventato ricco, ho trovato la mia sostanza. Qualunque cosa tu ne faccia, io ne ho fatto una buona mano."

Notate, i cuori carnali sono spesso confermati in una buona opinione delle loro vie malvagie dalla loro prosperità mondana e dal successo in quelle vie. Ma è un grande errore. Ogni parola di ciò che Efraim dice qui proclama la sua follia. Primo, È follia chiamare le ricchezze di questo mondo sostanza, perché sono cose che non sono, Proverbi 23:5. Secondo, È follia pensare che le abbiamo da noi stessi, dire (come alcuni leggono), Mi sono reso ricco; ciò che sostanza ho è dovuto esclusivamente al mio ingegno e alla mia operosità... L'ho trovata; la mia potenza e la potenza della mia mano mi hanno procurato questa ricchezza. In terzo luogo, È follia pensare che ciò che abbiamo sia per noi stessi. Ho scoperto la mia sostanza, come se l'avessimo per il nostro uso e per nostro bene, mentre la teniamo in custodia, solo come amministratori. Quarto, È follia pensare che le ricchezze siano cose di cui gloriarsi, e dire con esultanza: Sono diventato ricco. Le ricchezze non sono gli onori dell'anima, non sono peculiari degli uomini migliori, né sono sicure per noi; e quindi il ricco non si glori delle sue ricchezze, = Giacomo 1:9-10. Quinto, È follia pensare che arricchirsi in modo peccaminoso ci renda innocenti, o ci renda sicuri, o possa renderci facili, in questo modo; perché la prosperità degli stolti li inganna e li distrugge. Vedere Isaia 47:10; Proverbi 1:32.

[2.] Sostiene di aver mantenuto una buona reputazione. È comune per i peccatori, quando sono giustamente rimproverati dai loro ministri, appellarsi ai loro vicini, e poiché non sanno nulla di male di loro, o non ne diranno alcuno, o penseranno bene di ciò di cui i profeti li accusano come male, volano in faccia ai loro rimproveri: In tutte le mie fatiche (dice Efraim) non troveranno in me alcuna iniquità che fosse peccato. Nota, i cuori carnali sono inclini a costruire una buona opinione di se stessi sul carattere giusto che hanno tra i loro vicini. Efraim era molto sicuro; perché, Primo, Tutti i suoi vicini sapevano che era diligente nei suoi affari; tenevano d'occhio tutte le sue fatiche, e lo lodavano per esse. Gli uomini ti loderanno quando farai bene a te stesso. In secondo luogo, Nessuno di loro sapeva che era ingannevole nei suoi affari. Ha agito con così tanta politica che nessuno poteva dire il contrario, ma che ha agito con integrità. Per entrambi,

1. Nascose l'inganno, in modo che nessuno lo scoprisse:

"Qualunque iniquità ci sia, non ne troveranno nessuna";

come se nessuna iniquità fosse disgradita a Dio e dannosa all'anima, ma quella che è aperta e scandalosa davanti agli uomini. A che ci servirà che gli uomini non trovino in noi alcuna iniquità, quando Dio trova molte cose, e porterà in giudizio ogni opera segreta, anche le frodi segrete? O

2. Egli giustificò la frode, così che nessuno la condannò:

"Non troveranno in me alcuna iniquità che fosse peccato, niente di molto male, nient'altro che ciò che è molto scusabile, solo alcuni peccati veniali, peccati di cui non vale la pena parlare,"

che pensano che Dio non farà nulla perché non lo fanno. È un'iniquità alla moda; è consuetudine; è ciò che fa ogni corpo; è piacevole; è redditizio; e questa, pensano, non è l'iniquità che è peccato; Nessuno penserà il peggio di loro per questo. Ma Dio non vede come vede l'uomo; Egli non giudica come giudica l'uomo.

2. Egli è qui accusato di idolatria, contro i precetti della prima tavola, di quell'iniquità che è in modo speciale la vanità, la creazione e l'adorazione di immagini, che sono vanità ( Osea 12:11): Certamente sono vanità; Non lucrano, ma ingannano. Ora il profeta menziona due luoghi noti per l'idolatria:

(1.) Galaad dall'altra parte del Giordano, che era stato marchiato per questo in precedenza (Osea 6:8): C'è iniquità in Galaad? È una cosa di cui meravigliarsi, è una cosa di cui lamentarsi tristemente. Che cosa! iniquità in Galaad? Lì l'idolatria? Galaad era un paese fertile e piacevole (piacevole per un proverbio, Geremia 22:6), e ripaga così male il Signore? Era un paese di frontiera, ed era molto esposto agli insulti dei nemici, e quindi aveva un particolare bisogno della protezione divina; che cosa! e tuttavia con l'iniquità si getta fuori da quella protezione? C'è iniquità in Galaad? sì,

(2.) E anche a Ghilgal; là sacrificano giovenchi == (Osea 9:15), e lì i loro altari che hanno eretto, sia a dèi stranieri in opposizione a Dio stesso che al Dio d'Israele in opposizione al suo proprio altare designato, sono spessi come mucchi di letame nei solchi del campo che deve essere seminato, Osea 8:11. C'è iniquità solo in Galaad? Così alcuni. È solo in quelle parti remote della nazione che le persone sono così superstiziose, dove confinano con altre nazioni? No; sono altrettanto cattivi a Gilgal. In Galaad Dio protesse Giacobbe loro padre (di cui aveva parlato) dal furore di Labano; E voi commetterete lì iniquità?

II. Qui ci sono minacce d'ira per il peccato. Alcuni fanno che sia così (Osea 12:9), Io ti farò abitare in tabernacoli come nei giorni del tempo stabilito, cioè, ti porterò in una condizione simile a quella in cui si trovavano gli Israeliti quando dimoravano in tende e vagavano per quarant'anni; quello era il tempo stabilito nel deserto. Efraim dimenticò che Dio lo aveva fatto uscire dall'Egitto e lo aveva fatto diventare quello che era, ed era orgoglioso della sua ricchezza, e prese la via peccaminosa per aumentarla; e perciò Dio minaccia di riportarlo in uno stato-tabernacolo, in una condizione povera, meschina, desolata, instabile. Nota: È giusto presso Dio, quando gli uomini con i loro peccati hanno trasformato le loro tende in case, per i suoi giudizi di ritrasformare le loro case in tende. Tuttavia, questa è certamente una minaccia (Osea 12:14), Ephraim lo provocò all'ira più amaramente. Guardate come gli uomini vengono ingannati nella loro opinione di se stessi, e come un giorno non saranno ingannati. Efraim pensava che non ci fosse in lui alcuna iniquità che meritasse di essere chiamata peccato (Osea 12:8); ma Dio gli disse che c'era in lui qualcosa che era peccato, e che lo si sarebbe trovato se non si fosse pentito e non si fosse ravveduto; per

1. Era estremamente offensivo per il suo Dio: Efraim lo provocò all'ira più amaramente con le sue iniquità, che erano così sgradevoli a Dio, e anche a lui sarebbe stata amarezza alla fine finale. Era così ostinato nel peccare contro la sua conoscenza e le sue convinzioni che chiunque potesse vedere, e dire, che non intendeva altro che provocare Dio al più alto grado.

2. Sarebbe certamente distruttivo per se stesso; non può essere altrimenti colui che provoca Dio contro di lui e accende il fuoco della sua ira. Pertanto

(1.) Egli gli toglierà la vita perduta: Lascerà su di lui il suo sangue, cioè, non lo riterrà innocente, ma porterà su di lui quella morte che è il salario del peccato. Il suo sangue ricadrà sul suo capo ( 2Samuele 1:16), perché la sua propria iniquità ha testimoniato contro di lui ed egli solo ne porterà. Nota: Quando i peccatori periscono, il loro sangue viene lasciato su di loro.

(2.) Egli toglierà il suo onore perduto: Il suo rimprovero il suo Signore tornerà su di lui. Dio è il suo Signore; con l'idolatria e altri peccati aveva biasimato il Signore, e fatto disonore a lui, al suo nome e alla sua famiglia, e aveva dato occasione ad altri di rimproverarlo; e ora Dio ricambierà il biasimo su di lui, secondo la parola che ha detto, affinché coloro che lo disprezzano siano poco stimati. Nota, i peccati vergognosi avranno punizioni vergognose. Se Efraim disprezzerà il suo Dio, sarà ridotto a tal punto che tutti i suoi vicini lo guarderanno con disprezzo.

III. Qui ci sono memoriali della misericordia di un tempo, che vengono a convincerli di vile ingratitudine nel ribellarsi a Dio. Che arrossiscano ricordando,

1. Che Dio li aveva risuscitati dalla meschinità. Quando Efraim divenne ricco, e ne fu orgoglioso, dimenticò ciò che Dio (affinché non lo dimenticasse) li obbligava ogni anno a riconoscere (Deuteronomio 26:5), Un siriano pronto a perire era mio padre. Ma Dio qui li mette in mente a questo, Osea 12:12. Ricordino, non solo gli onori del loro padre Giacobbe, che potente principe era con Dio, Osea 12:3 (un onore a cui non partecipavano mentre erano in ribellione contro Dio), ma che povero servo era per Labano, il che era sufficiente a mortificare coloro che erano gonfi dei possedimenti che avevano raccolto. Giacobbe fuggì in Siria da un fratello malvagio, e lì serviva uno zio avido per moglie, e per moglie che teneva pecore, perché non aveva beni di cui dotare una moglie. Giacobbe era povero, basso e fuggiasco; perciò la sua posterità non dovrebbe essere orgogliosa. Era un uomo semplice, che abitava in tende e pascolava le pecore; quindi Bilanci di inganno male sono diventati loro. Egli servì per una moglie che non era cananea, come lo erano le mogli di Esaù; quindi era una vergogna per loro degenerare in Cananei, e mescolarsi con le nazioni. Dio lo conservò meravigliosamente nella sua fuga e lo preservò nel suo servizio, così che egli si moltiplicò grandemente, e da quella radice in una terra arida sorse una nazione illustre, che portava il suo nome, che magnifica la bontà di Dio sia verso di lui che verso di loro e li lascia sotto la macchia della vile ingratitudine verso quel Dio che era il loro fondatore e benefattore.

2. Che Dio li aveva liberati dalla miseria, li aveva risuscitati a quello che erano, non solo dalla povertà, ma dalla schiavitù ( Osea 12:13), che li poneva sotto obblighi molto più forti di servirlo e sotto una colpa ancora più profonda nel servire altri dei.

(1.) Dio condusse Israele fuori dall'Egitto con lo scopo che potessero servirlo, e riscattandoli dalla schiavitù acquisirono un titolo speciale su di loro e sul loro servizio.

(2.) Li ha preservati, come le pecore sono custodite dalla cura del pastore. Li preservò dall'ira del Faraone al mare, sì, al Mar Rosso, li protesse da tutti i pericoli del deserto e provvide a loro.

(3.) Fece questo per mezzo di un profeta, Mosè, che, sebbene sia chiamato re in Jeshurun == (Deuteronomio 33:5), tuttavia fece ciò che fece per Israele come profeta, sotto la guida di Dio e con la potenza della sua parola. L'insegna della sua autorità non era uno scettro regale, ma la verga di Dio; con ciò evocò sia le piaghe d'Egitto che le benedizioni di Israele. Mosè, come profeta, era un tipo di Cristo (Atti 3:22), ed è da Cristo come profeta che siamo portati fuori dall'Egitto del peccato e di Satana per la potenza della sua verità. Ora questo dimostra quanto fosse indegno e ingrato questo popolo,

[1.] Nel rigettare il loro Dio, che li aveva fatti uscire dall'Egitto, che, nella prefazione ai comandamenti, è particolarmente menzionato come motivo del primo, perché non avrebbero dovuto avere altri dèi all'infuori di lui.

[2.] Disprezzando e perseguitando i suoi profeti, che avrebbero dovuto amare e stimare, e hanno studiato per rispondere al fine di Dio mandandoli, per amore di quel profeta per mezzo del quale Dio li aveva fatti uscire dall'Egitto e li aveva preservati nel deserto. Nota: Il beneficio che abbiamo avuto dalla parola di Dio aggrava grandemente il nostro peccato e la nostra follia se mettiamo un po' di disprezzo alla parola di Dio.

3. Che Dio si era preso cura della loro educazione mentre crescevano. Questo esempio della bontà di Dio lo abbiamo, Osea 12:10. Come per mezzo di un profeta li ha liberati, così per mezzo di profeti ha continuato ancora a parlare con loro. L'uomo, che è formato dalla terra, è nutrito dalla terra; così quella nazione, che era stata formata dalla profezia, dalla profezia fu nutrita e ammaestrata; cominciando da Mosè, e così andando avanti a tutti i profeti attraverso le diverse epoche di quella chiesa, troviamo che la rivelazione divina è stata lungo tutto il loro insegnamento.

(1.) Ebbero profeti sorti tra di loro (Amos 2:11), una successione di loro, non mancava quasi mai uno Spirito di profezia tra loro, più o meno, da Mosè a Malachia.

(2.) Questi profeti erano veggenti; ebbero visioni, e sogni, in cui Dio scoprì immediatamente la sua mente a loro, con la piena certezza che era la sua mente, Numeri 12:6.

(3.) Queste visioni si moltiplicarono; Dio parlò non solo una, sì, due, ma molte volte; se una visione non veniva considerata, ne mandava un'altra. I profeti avevano una varietà di visioni e frequenti ripetizioni delle stesse.

(4.) Dio parlò a loro per mezzo dei profeti. Ciò che i profeti ricevettero dal Signore lo trasmisero loro in modo chiaro e fedele. La gente del monte Sinai pregò Dio di parlare loro per mezzo di uomini come loro, e lui lo fece.

(5.) Parlando loro per mezzo dei profeti, egli usava similitudini, per rendere i messaggi che inviava per mezzo loro intelligibili, più affettuosi e più suscettibili di essere ricordati. Le visioni che vedevano erano spesso similitudini, e i loro discorsi erano abbelliti da paragoni molto appropriati. E, come Dio per mezzo dei suoi profeti, così per mezzo di suo Figlio, egli usò similitudini, perché aprì la sua bocca in parabole. Nota, Dio tiene conto, che lo facciamo o no, dei sermoni che ascoltiamo; e coloro che hanno goduto a lungo dei mezzi della grazia in purezza, abbondanza e potenza, ai quali è stato detto frequentemente, fedelmente e familiarmente alla mente di Dio, avranno molto da rispondere per un altro giorno se persistono in un corso di iniquità.

IV. Ecco i segni di ulteriore misericordia, e anche questo viene ricordato in mezzo al peccato e all'ira (come alcuni comprendono Osea 12:9):

"Io che sono il Signore tuo Dio dal paese d'Egitto, che allora e là ti ho preso per essere il mio popolo, e ho approvato me stesso il tuo Dio da allora, in una serie costante di provvidenze misericordiose, ho ancora una gentilezza per te, cattivo come sei; e ti farò abitare nei tabernacoli, non come nel deserto, ma come nei giorni della festa solenne,"

la festa dei tabernacoli, che veniva celebrata con grande gioia, Levitico 23:40.

1. Sarà fatto loro vedere, per grazia di Dio, che sebbene siano ricchi, e abbiano trovato la sostanza, tuttavia non sono che in uno stato di tabernacolo, e non hanno nelle loro ricchezze mondane nessuna città permanente.

2. Avranno ancora motivo di gioire in Dio e avranno l'opportunità di farlo nelle ordinanze pubbliche. La festa dei tabernacoli era la prima festa solenne che gli ebrei osservavano dopo il loro ritorno da Babilonia, Esdra 3:4.

3. Questa, come altre promesse, doveva avere il suo pieno compimento nella grazia del vangelo, che fornisce tabernacoli per i credenti nel loro cammino verso il cielo, e fornisce loro materia di gioia, santa gioia, gioia in Dio, come era nella festa dei tabernacoli, Zaccaria 14:18-19.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Osea 12

1 Capitolo 12

Giuda e Israele ricordano i favori divini Os 12:1-6

Le provocazioni di Israele Os 12:7-14

Versetti 1-6

Efraim si nutre di vane speranze di aiuto da parte dell'uomo, quando è inimico di Dio. I Giudei pensavano vanamente di assicurarsi gli Egiziani con un regalo dei prodotti del loro Paese. Anche Giuda è conteso. Dio vede il peccato del suo popolo e ne farà i conti. Si ricorda ciò che fece Giacobbe e ciò che Dio fece per lui. Quando la sua fede nella promessa divina prevalse sulle sue paure, allora con la sua forza ebbe potere presso Dio. Egli è Geova, lo stesso che era, che è e che verrà. Ciò che fu una rivelazione di Dio per uno, è il suo memoriale per molti, per tutte le generazioni. Allora coloro che si sono allontanati da Dio si rivolgano a lui. Rivolgiti al Signore, con pentimento e fede, come tuo Dio. Quelli che si sono convertiti a lui, camminino con lui in ogni santa conversazione e pietà. Lottiamo con Lui per ottenere le benedizioni promesse, decisi a non arrenderci finché non avremo vinto; e cerchiamolo nelle sue ordinanze.

7 Versetti 7-14

Efraim divenne un mercante: la parola indica anche un cananeo. Essi esercitavano il commercio secondo i principi cananei, con cupidigia, frode e inganno. Così si arricchirono e pensarono falsamente che la Provvidenza li favorisse. Ma i peccati vergognosi avranno punizioni vergognose. Ricordino non solo quale potente principe fu Giacobbe presso Dio, ma anche quale servo fu per Labano. I benefici che abbiamo avuto dalla parola di Dio rendono il nostro peccato e la nostra follia ancora più gravi, se facciamo un minimo di attenzione a quella parola. È meglio seguire il lavoro più duro in povertà, piuttosto che arricchirsi con il peccato. Possiamo formulare un giudizio sulla nostra condotta, confrontandola con quella di antichi credenti in circostanze simili. Chi disprezza il messaggio di Dio, perirà. Che tutti noi possiamo ascoltare la sua parola con fede umile e obbediente.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Osea 12

1 Efraim si nutre di vento e segue il vento orientale - Il vento orientale in Palestina, proveniente dall'Arabia e dall'estremo Oriente, su vaste distese di distese sabbiose, è arido, bruciante, distruttivo per la vegetazione, opprimente per l'uomo, violento e distruttivo su il mare Salmi 48:7 , e, anche per terra, avendo la forza del turbine ( Giobbe 27:21; vedi Geremia 18:17 ).

"Il vento dell'est lo trascina via ed egli se ne va, e come un turbine lo scaglia fuori dal suo posto". Lasciando Dio e seguendo gli idoli, Efraim "si cibava" di ciò che è insoddisfacente e insegue ciò che è distruttivo. Se un uomo affamato dovesse "nutrirsi di vento", sarebbe cibo leggero. Se un uomo poteva superare il vento dell'Est, sarebbe stata la sua distruzione. : Israele “si nutriva di vento”, quando cercava con i doni di vincere uno che non poteva aiutarlo più del vento; "ha inseguito il vento dell'est", quando, al posto del guadagno che cercava, ha ricevuto dal patrono che aveva adottato, nessuna piccola perdita". Israele cercò il vento cocente, quando poteva portarsi all'ombra di Dio. : “Il vento cocente è l'incendio delle calamità e il fuoco divorante dell'afflizione”.

Aumenta la menzogna e la desolazione - I peccati non pentiti e la loro punizione sono, nel governo di Dio, collegati tra loro; sicché moltiplicare il peccato è, infatti, moltiplicare la desolazione. Peccato e castigo sono legati insieme, come causa ed effetto. L'uomo trascura ciò che non vede. Nondimeno egli “raccoglie ira contro il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio” Romani 2:5.

: "Mentire" significherà parlare falso, trattare falso, falsa credenza, false opinioni, falsa adorazione, false pretese per il suo colore, false speranze o fare affidamento su cose che inganneranno. Di tutte queste specie, in quel tempo Efraim era colpevole, aggiungendo una specie di menzogna a un'altra».

Fanno un patto con gli Assiri e l'olio viene portato in Egitto - L' olio era un prodotto principale della Palestina, da dove è chiamato "una terra d'olio d'oliva" Deuteronomio 8:8; e "olio" con balsamo era tra le sue principali esportazioni a Tiro ( Ezechiele 27:17; vedi la nota sopra in Osea 2:8 ).

Può includere anche preziosi unguenti, di cui era la base. Come esportazione di grande valore, rappresenta tutti gli altri regali, che Osea ha inviato a So, re d'Egitto. Efraim, minacciato da Dio, guardò prima all'Assiro, poi all'Egitto, per rafforzarsi. Avendo agito falsamente con Dio, ha trattato falsamente con l'uomo. Primo, “fece alleanza con” Salmaneser, re di “Assiria”; poi, trovando gravoso per lui il tributo, il prezzo del suo aiuto, ruppe quel patto, mandandolo in Egitto.

Cercando di farsi amici da Dio, Efraim fece il più potente, l'Assiro, il più suo nemico, cercando l'amicizia dell'Egitto; e Dio eseguì i suoi giudizi per mezzo di quelli, con l'aiuto del quale avevano sperato di sfuggirli.

2 Il Signore ha anche una controversia con Giuda, e punirà Giacobbe - La colpa di Giuda non era un'apostasia aperta, né aveva riempito la misura dei suoi peccati. Di lui, quindi, Dio dice solo che "ha avuto una controversia con lui", come dice nostro Signore all' "Angelo della Chiesa di Pergamo, ho alcune cose contro di te. Pentiti, altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di te con la spada della mia bocca” Apocalisse 2:12 , Apocalisse 2:16.

Di Efraim, il cui peccato era completo, Egli dice che il Signore "deve punire". Dio aveva deciso, come diciamo, di punirlo; Si era (per così dire) impostato per farlo. Giacobbe, come Israele, è qui il nome della parte principale di Israele, cioè le dieci tribù. Nostro Signore usa la stessa gradazione nel parlare di diversi gradi di maldicenza; “Chi di voi si adira senza motivo, sarà in pericolo di giudizio; e chiunque dirà a suo fratello, Raca, sarà in pericolo del consiglio; ma chi dirà: Stolto, sarà in pericolo di fuoco infernale” Matteo 5:22.

: “La giustizia di Dio cade più severamente su coloro che degenerano da un santo genitore, che su coloro che non hanno alcun incitamento al bene dalla pietà della loro casa”. Per amplificare questo, “Il profeta spiega quali cose buone ricevette Giacobbe, per mostrare sia la misericordia di Dio a Giacobbe, sia la durezza di Efraim verso Dio. Mentre Giacobbe era ancora nel grembo di sua madre, prese suo fratello per il calcagno, non per sua forza, ma per la misericordia di Dio, che conosce e ama coloro che ha predestinato».

3 Prese suo fratello per il tallone nel grembo materno - Se l'atto di Giacobbe fosse o meno al di là della forza, normalmente data ai bambini nel grembo materno, il significato dell'atto era al di là della saggezza dell'uomo da dichiarare. Per cui i Giudei parafrasano: "Non era stato predetto di tuo fratello Giacobbe, prima che nascesse, che sarebbe diventato più grande di suo fratello?" Eppure questo non si adempì fino a più di 500 anni dopo, né completamente fino al tempo di Davide.

Questi doni furono promessi a Giacobbe per libera misericordia di Dio, antecedente a tutti i deserti. Ma Giacobbe, così eletto senza deserto, mostrò la potenza della fede; “Con la sua forza aveva potere presso Dio”. : “La forza con cui fece questo, era la forza di Dio, così come quella con cui Dio lottò con lui; tuttavia è ben chiamato suo, come datogli da Dio. "Eppure aveva potenza presso Dio", Dio così gli ordinò, che la forza che era in Giacobbe, dovrebbe manifestarsi con forza maggiore di quella nel corpo assunto, per cui ha agito così con Giacobbe.

Dio, per così dire, assunse l'ufficio di due persone, mostrando in Giacobbe più forza di quanta ne mettesse nell'Angelo”. “In virtù di quella fede in Giacobbe, si racconta che Dio “non poteva” prevalere contro di lui. Non poteva perché non avrebbe rovesciato la sua fede e la sua costanza. Con il tocco nell'incavo della sua coscia, non fece altro che rafforzare la sua fede, mostrandogli chi era che lottava con lui e che voleva benedirlo.

Giacobbe pronunciò quelle parole che sono diventate un proverbio di fervida supplica: "Non ti lascerò andare, a meno che tu non mi benedica, e io ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è preservata" Genesi 32:26 , Genesi 32:30. : “Era rafforzato dalla benedizione di Colui che ha vinto”.

4 Egli pianse e Gli rivolse una supplica - Il pianto di Giacobbe non è menzionato da Mosè. Osea allora sapeva più di quanto raccontasse Mosè. Non avrebbe potuto estrarlo da Mosè, poiché Mosè riferisce parole di sincera supplica; tuttavia il tono è quello di uno che, con la forza di una fervida energia, strappa, per così dire, la benedizione di Dio, non di uno che piange. Eppure Osea aggiunge questo, in armonia con Mosè. Perché “i desideri veementi e le suppliche sincere spesso escono in lacrime.

“Implorare significa chiedere con lacrime”. "Giacobbe, imparando che Dio stesso si è degnato così di trattare con lui, potrebbe scaturire da stupore e meraviglia, per terribile rispetto a Lui, e nel sincero desiderio di una benedizione, versare la sua supplica con lacrime". Qui divenne un'immagine di Colui: "Il quale, nei giorni della sua carne, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime a Colui che poteva salvarlo dalla morte, e fu esaudito in quanto temeva" Ebrei 5:7.

: “Ciò che egli dice, 'ha prevalso', aggiungendo, 'pianse e fece supplica', descrive la forza dei penitenti, poiché in verità sono forti piangendo sinceramente e pregando con perseveranza per il perdono dei peccati, secondo che, "Dai giorni di Giovanni il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono". Chiunque imiti così il patriarca Giacobbe, che lottò con l'angelo e, da vincitore, gli estorse una benedizione, lui, di qualunque nazione sia, è veramente Giacobbe e merita di essere chiamato Israele.

” : “Sì, qui è l'invincibile potenza dei giusti, questa la sua meravigliosa lotta, qui le sue gloriose vittorie, in ardenti desideri, preghiere assidue, pianto gioioso. Cinti della potenza della santa orazione, lottano con Dio, lottano contro il suo giudizio e non saranno sopraffatti, finché non otterranno dalla sua bontà tutto ciò che desiderano, e lo estorcono, per così dire, con la forza, dalle sue mani. "

Lo trovò a Betel - Questo può significare che "Dio ha trovato Giacobbe" o che "Giacobbe ha trovato Dio"; che sono infatti una sola e medesima cosa, poiché troviamo Dio, quando Egli ha trovato noi per la prima volta. Dio "trovò", cioè, si fece conoscere a Giacobbe due volte in questo luogo; prima, mentre andava verso Haran, quando vide la visione della scala e degli angeli di Dio che salivano e scendevano, "e il Signore si fermò sopra di essa e disse: Io sono il Signore Dio di Abramo e il Dio di Isacco"; e Giacobbe per primo chiamò il luogo "Betel"; secondo, al suo ritorno, quando Dio gli parlò, dandogli il nome d'Israele.

Entrambe le rivelazioni di Dio a Giacobbe sono probabilmente incluse nelle parole: "Lo trovò a Betel", poiché, in entrambe le occasioni, Dio lo "trovò" e venne da lui, e lui "trovò" Dio. A Betel, dove Dio trovò Giacobbe, Israele lo abbandonò, instaurando il culto dei vitelli; sì, abbandonò maggiormente Dio lì, a causa della misericordia di Dio verso il suo antenato, profanando alla falsa adorazione il luogo che era stato consacrato dalla rivelazione del vero Dio; e scegliendolo piuttosto, perché era stato così consacrato.

E là parlò con noi - Per quello che disse a Giacobbe, disse non solo a Giacobbe, né solo per amore di Giacobbe, ma, in lui, parlò a tutta la sua posterità, sia ai figli del suo corpo che ai figli del suo fede. Così è detto: "Là ci rallegriamo in lui" Salmi 66:6 , cioè noi, la loro posterità, ci rallegriamo in Dio là, dove Egli ha così liberato i nostri antenati, e: "Anche Levi, che riceve le decime, ha pagato le decime in Abramo, perché era ancora nei lombi di suo padre, quando Melchisedek gli venne incontro” Ebrei 7:9.

E Paolo dice che ciò che fu detto ad Abramo: «Perciò gli è stato imputato per giustizia, non è stato scritto solo per lui, ma anche per noi, ai quali sarà imputato, se crediamo in colui che ha risuscitato Gesù nostro Signore dai morti” Romani 4:23 , Romani 4:4.

Là ha parlato con noi, come, nei nostri bisogni, dovremmo cercarlo e trovarlo. Nella solitudine, a parte le distrazioni, nella fede, crescendo in proporzione alle nostre lacrime, nella preghiera perseverante, nella serietà, che «si aggrappa così saldamente a Dio, che se Dio ci volesse gettare all'inferno, dovrebbe, come uno stesso ha detto, andare con noi, così l'inferno non dovrebbe essere l'inferno per noi”, Dio è cercato e trovato.

5 Anche il Signore Dio degli eserciti, il Signore è il suo memoriale - La parola, qui tradotta e scritta Signore, è il nome speciale e, per così dire, proprio di Dio, quello che ha dato a se stesso e che dichiara il suo essere . Dio stesso ne ha spiegato autorevolmente il significato. Quando Mosè gli chiese cosa avrebbe dovuto dire a Israele, quando avrebbero dovuto chiedergli: "Qual è il nome del Dio dei loro padri", che, doveva dire loro, lo aveva mandato da loro, "Dio disse .

.. Io Sono Quello Che Sono... così dirai, Io Sono” (EHYeH) “mi ha mandato a te; e Dio disse di nuovo a Mosè: Così dirai ai figli d'Israele: Il Signore" (letteralmente, Egli è, YeHeWeH, "Dio dei tuoi padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi; questo è il mio nome per sempre e questo è il mio memoriale per tutte le generazioni” Esodo 3:13.

Io sono, esprime l'autoesistenza; Lui che solo è. Io sono ciò che sono, esprime la Sua immutabilità, l'attributo necessario dell'Esistente in Sé, che, poiché Egli è, è sempre tutto ciò che Egli è. “Essere”, dice Agostino, “è un nome di immutabilità. Perché tutte le cose che sono cambiate cessano di essere ciò che erano e cominciano ad essere ciò che non erano. Vero Essere, puro Essere, genuino Essere, nessuno ha, tranne Colui che non cambia.

Ha l'Essere al quale è detto: "Tu li cambierai e saranno cambiati, ma tu sei lo stesso". Che cos'è, io sono ciò che sono, ma io sono Eterno? Cos'è, io sono quello che sono, salvo, non posso essere cambiato? Nessuna creatura, nessun cielo, nessuna terra, nessun angelo, “né Potenza, né Trono, né Dominio, né Principato”. Essendo questo dunque il nome dell'eternità, è un po' più di quanto Egli gli abbia concesso un nome di misericordia: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Quello”, Egli è in Sé stesso, “questo”, per noi.

Se volesse essere solo ciò che è in se stesso, cosa dovremmo essere noi? Poiché Mosè comprese, quando gli fu detto: Io sono quello che sono, Colui che è mi ha mandato a te, credeva che questo fosse molto per le persone, vide che questo era molto lontano dalle persone. Poiché chi ha compreso, come dovrebbe, Ciò che è, e ciò che è veramente, e, in qualunque misura, è stato anche transitoriamente, come da un lampo, irradiato dalla luce dell'Unica Vera Essenza, vede se stesso molto al di sotto, nella massima lontananza di allontanamento e disomogeneità.

Questo, l'Esistente in Sé, l'Immutabile, era il significato dell'antico Nome di Dio, con il quale Egli era conosciuto dai Patriarchi, sebbene non avessero visto in atto la Sua immutabilità, poiché la loro era una vita di fede, sperando in ciò che visto no. La parola Egli è, usata di Lui dalle sue creature, esprime lo stesso che dice di Sé, IO SONO. Questo Egli volle che fosse “il Suo memoriale per sempre”. Questo è il modo in cui ha voluto che credessimo in Lui e pensassimo a Lui come Colui che è, l'Esistente da Sé, lo Stesso.

Il modo di pronunciare quel Nome è perduto. La fede è continuata, ovunque sia nominato il Signore. Poiché per Signore intendiamo il Dio immutabile. Questa credenza è contraddetta, ogni volta che le persone usano il nome "Geova", per parlare di Dio, come se la fede in Lui sotto l'Antico Testamento differisse da quella del Nuovo Testamento. Forse Dio ha permesso che andasse persa, affinché le persone non la conoscessero così bene, come fanno con la parola “Geova”, o la usassero in modo irriverente e anticristiano, come alcuni ora usano altri modi per pronunciarla.

Gli ebrei, anche prima del tempo di nostro Signore, di solito cessavano di pronunciarlo. Nelle traduzioni dell'Antico Testamento e negli Apocrifi, le parole "il Signore" sono state sostituite. La tradizione ebraica afferma che in tempi successivi il Nome veniva pronunciato solo nel tempio, dai sacerdoti, pronunciando la benedizione comandata da Dio nella legge. Nel grande Giorno dell'Espiazione, si diceva che il sommo sacerdote l'avesse pronunciato dieci volte, e che quando il popolo l'avesse udito, cadeva con la faccia a terra, dicendo: "Sia benedetto il nome glorioso del suo regno nei secoli dei secoli".

Dicono, però, che al tempo di Simeone il Giusto (cioè ), Jaddua, morto intorno al 322 aC, gli stessi sommi sacerdoti lo dismisero, per paura che fosse pronunciato da qualche persona irriverente.

Nostro Signore stesso ne sancì il disuso, (come fecero ancora più frequentemente gli ispirati Apostoli), poiché, citando i luoghi dell'Antico Testamento in cui ricorre, usa al suo posto il Nome, "il Signore". In tutto l'Antico Testamento, come il Nome che parla di Dio in relazione al Suo popolo, Egli è sempre; e, poiché Egli è sempre, allora è immutabile per noi, tutto ciò che è sempre stato, "Lo stesso, ieri, oggi e in eterno" Ebrei 13:8.

Colui dunque che apparve a Giacobbe e che, in Giacobbe, parlò a tutta la posterità di Giacobbe, era Dio; se fosse (come pensavano quasi tutti i primi padri), Dio Figlio, che così apparve in forma umana ai patriarchi, Mosè, Giosuè, e al tempo dei Giudici, sotto il nome di “Angelo del Signore, ” o se fosse il Padre. Dio Onnipotente ha così abituato l'uomo a vedere la forma dell'Uomo, ea sapere e credere che era Dio.

Egli era, spiega il profeta, "il Signore", cioè l'esistente in sé, l'immutabile, "che era, è e deve venire" Apocalisse 1:4 , Apocalisse 1:8 , che solo è, e da chi sono tutte le cose, “la Pienezza dell'Essere, sia del suo, sia di tutte le sue creature, l'Oceano sconfinato di tutto ciò che è, di sapienza, di gloria, di amore, di ogni bene”.

Il Signore degli eserciti - cioè di tutte le cose visibili e invisibili, degli angeli e degli spiriti celesti, e di tutte le cose animate e inanimate, che, nella storia della creazione, sono chiamate "l'ostia del cielo e della terra" Genesi 2:1 , l'unico esercito di Dio. Questo era il modo in cui Egli voleva essere pensato, pensato, ricordato.

Da un lato, quindi, per quanto riguarda il peccato di Efraim, non per i vitelli, né per alcun'altra cosa creata, Egli volle essere rappresentato nelle menti o nei pensieri delle persone. D'altra parte, per quanto riguarda le misericordie di Dio, poiché Lui, che si è rivelato a Giacobbe, era il Dio immutabile, Israele non aveva motivo di temere, se fosse tornato alla fede di Giacobbe, che Dio lì accettò. Da dove segue;

6 Perciò rivolgiti al tuo Dio - (letteralmente, "E tu, tu ti volgerai" in modo da appoggiarti "al tuo Dio.") "E tu" a differenza, direbbe, come sei al tuo grande antenato, almeno ora , “rivolgiti al tuo Dio”; spera in Lui, come sperava Giacobbe; e anche tu sarai accettato. Dio era lo stesso. Allora non dovevano far altro che rivolgersi a Lui nella verità, e anche loro lo avrebbero trovato, come l'aveva trovato Giacobbe loro padre, e poi «confidavano in lui continuamente.

misericordia e giudizio” includono tutto il nostro dovere verso il prossimo, l'amore e la giustizia. Il profeta. sceglie i doveri della seconda tavola, come anche Michea li pone al primo posto: "Che cosa richiede il Signore da te, se non di fare la giustizia e amare la misericordia e camminare umilmente con il tuo Dio?" Michea 6:8 , e il nostro Signore sceglie quegli stessi comandamenti, in risposta al giovane ricco, che gli chiese: "Che cosa devo fare per entrare nella vita?" Matteo 19:17. Perché gli uomini non possono ingannarsi così facilmente sui loro doveri verso il prossimo, come sul loro dovere verso Dio. Fu nell'amore per il suo prossimo che il giovane ricco fallì.

Devi voltarti, cioè, si dice comunemente, devi voltarti; come dice il nostro, "gira". Ma può anche includere la promessa che, una volta, "Israele si convertirà al Signore", come dice Paolo, "così tutto Israele sarà salvato".

E aspetta continuamente il tuo Dio - Se lo hanno fatto, non dovrebbero aspettare invano. : “Questa parola, “continuamente”, ha non poco peso in essa, mostrando con quali circostanze o proprietà la loro attesa o speranza in Dio dovrebbe essere accompagnata; che dovrebbe essere su di Lui solo, su di Lui sempre, senza dubbio, svenimento, mancanza, interruzione o cessazione, in tutte le occasioni e condizioni che possono capitare loro, senza eccezione del tempo, anche nelle loro avversità.

"Rivolgiti al 'tuo' Dio", dice, "attendi al 'tuo' Dio", come il grande motivo di pentimento e di fiducia. "Dio li aveva garantiti per il suo popolo particolare" Deuteronomio 26:17 , e loro lo avevano "confermato per" il loro unico "Dio". Allora era ancora il loro Dio, pronto a riceverli, se fossero tornati a Lui.

7 È un mercante - O, indignato, "un mercante nelle cui mani sono le bilance dell'inganno!" Come potevano amare la “misericordia e la giustizia”, il cui mestiere era “l'inganno”, che pesavano l'inganno con i loro beni? Falsi nei loro rapporti, nei loro pesi e misure, e, approfittando delle necessità degli altri, anche oppressivi. L'inganno è il peccato della debolezza l'oppressione è l'abuso di potere.

La ricchezza non dà il potere di usare la nuda violenza, ma la cupidigia ricca stritola in modo molteplice i poveri. Quando, per esempio, si pagano salari in beni di prima necessità a prezzi esorbitanti, o quando gli artigiani sono obbligati a comprare sottocosto nelle botteghe dei loro padroni, che cos'è se non l'unione dell'inganno e dell'oppressione? Il mondo del commercio è pieno di oppressione, appena velato dall'inganno. "Ama opprimere". L'inganno e l'oppressione hanno, ciascuno, un'attrattiva diabolica per coloro che vi si praticano; inganno, come esercizio di astuzia, astuzia, abilità nel superamento, raggiro; oppressione, come indulgere alla propria volontà, capriccio, amore per il potere, insolenza e simili vizi.

La parola "mercante", come la pronunciò il profeta, era "Canaan"; mercanti essendo così chiamati, perché i Cananei o i Fenici erano i grandi mercanti di allora, come gli astrologi erano chiamati Caldei. I Fenici erano, al tempo di Omero, famigerati per le loro lamentele nel traffico. Sono chiamati "rosicchiatori" e "amanti del denaro". Chiamare Israele "Canaan" significava negargli qualsiasi titolo al nome di Israele, "annullando la benedizione di Giacobbe, così che, come era stato detto di Giacobbe, "il tuo nome non sarà più chiamato Giacobbe, ma Israele”, direbbe infatti: “Il tuo nome non sarà più chiamato Israele, ma Canaan”; come eredi, per le loro opere, non delle benedizioni d'Israele, ma della maledizione di Canaan». Allora Ezechiele dice: "Tuo padre era un Amorreo e tua madre un'Hittita" Ezechiele 16:3.

8 Ed Efraim disse: Eppure sono diventato ricco - Letteralmente: "Sono semplicemente ricco". Come se dicesse: «l'unico risultato di tutto questo, di cui mi accusano i profeti, è che 'mi sono arricchito': e siccome Dio mi fa così bene, è prova certa che non è dispiaciuto di me, che 'nessuna iniquità' può essere 'trovata in me;'” l'argomento pratico ordinario degli uomini, finché Dio trattiene le Sue punizioni, che le loro vie non possono essergli così spiacevoli.

Con la gente di questo mondo, con i suoi politici, nel commercio, è l'unico argomento decisivo: "Avevo ragione, perché ci sono riuscito". "È stata una buona speculazione, perché ne ha guadagnati migliaia". “è stata una buona politica, per vedere i suoi frutti. Una risposta, alla quale il pagano rise, “la gente mi sibila, ma io, io, al sicuro a casa, mi applaudo, quando la moneta tintinna nel mio petto”. Il pagano lo ridicolizzò; I cristiani lo mettono in atto. Ma in verità, il fatto che Dio non punisca, è spesso l'evidenza del suo estremo dispiacere.

Non troveranno alcuna iniquità in me, che era peccato - I mercanti di Efraim continuano la loro protesta; "in tutta la fatica delle mie mani, in tutto il mio acquisto e vendita, i miei affari, contratti, non possono portare a casa mia iniquità", e poi, in un tono di semplice innocenza, aggiungono, 'quello' era 'peccato, ' come se 'non potessero' fare, cosa fare fosse peccato. Nessuno sospetta di se stesso meno di quelli intenti al guadagno.

Le cattive abitudini di altri commercianti, le abitudini del commercio, l'apparente necessità di alcune frodi, la convenzionalità di altre, la minuzia di altre, con la loro frequente ripetizione, accecano l'anima, finché non vede più peccato, mentre, con ogni più piccolo vendita, “vendono la propria anima per giunta” .

9 E io, il Signore tuo Dio dalla terra d'Egitto - Dio, in poche parole, comprende interi secoli di benedizioni, tutte, dall'uscita dall'Egitto fino a quel giorno stesso, tutti i miracoli in Egitto, nel deserto, sotto Giosuè , i giudici; era stato un flusso di benefici, che Dio aveva riversato su di loro dal primo all'ultimo. Il penitente vede in uno sguardo come Dio era stato il "suo" Dio, dalla sua nascita fino a quel momento, e come aveva sempre offeso Dio.

Ti farà ancora abitare nei tabernacoli - La festa dei tabernacoli era il ricordo annuale della guida miracolosa di Dio e del sostegno di Israele attraverso il deserto. Era il legame che legava la loro liberazione dall'Egitto alla fine della loro vita di pellegrinaggio e al loro ingresso nel loro riposo. Il passaggio del Mar Rosso, come il Battesimo, fu l'inizio delle promesse di Dio. Per mezzo di essa Israele fu salvato dall'Egitto e dalla schiavitù, e nacque per essere un popolo di Dio.

Tuttavia, essendo l'inizio, chiaramente non era il completamento; né potrebbero loro stessi completarlo. I nemici, più potenti di loro, dovevano essere espropriati; “il grande e terribile deserto, i serpenti di fuoco e gli scorpioni, e la terra di estrema siccità, dove non c'era acqua” Deuteronomio 8:15 , doveva essere superato; non c'era cibo, né acqua, per una moltitudine così vasta.

Era un tempo della presenza visibile di Dio. Ha promesso; "Mando un angelo davanti a te per tenerti sulla via e per condurti nel luogo che ho preparato" Esodo 23:20. "Egli fece uscire loro acqua dalla roccia di selce e li sfamò con la manna che", dice, "i tuoi padri non conoscevano" Deuteronomio 8:15.

"La tua veste", si rivolge a loro, "non si è invecchiata, né il tuo piede si è gonfiato in questi quarant'anni" Deuteronomio 8:4; “La tua scarpa non è cerata sul tuo piede; non avete mangiato pane, né avete bevuto vino o bevanda inebriante, affinché sappiate che io sono il Signore Dio vostro” Deuteronomio 29:5.

Fu un lungo periodo di prova, durante il quale fu loro insegnato l'intera dipendenza da Dio; un tempo di vagliatura, in cui Dio ha dimostrato la sua fedeltà a coloro che hanno perseverato. Stare lì tra l'inizio e la fine del compimento della promessa di Dio ad Abramo ea loro, era un tipo della Sua intera guida del Suo popolo in ogni momento. Era un impegno che Dio avrebbe condotto i suoi, anche se spesso "per una via che non conoscevano" Isaia 42:16 , ma per riposare, con lui.

La sua commemorazione annuale non era solo un ringraziamento per le passate misericordie di Dio; era anche una confessione della loro attuale relazione con Dio, che "qui non abbiamo una città permanente" ( Ebrei 13:14; confronta Osea 11:9 ); che avevano ancora bisogno della guida e del sostegno di Dio; e che la loro fiducia non era in se stessi, né nell'uomo, ma in lui.

Questo lo videro loro stessi. : “Quando dissero: 'Lascia una dimora fissa e dimora in una dimora casuale', intendevano che fu dato il comando di abitare in tabernacoli, per insegnarci che nessuno deve fare affidamento sull'altezza o sulla forza della sua casa , o sulle sue buone disposizioni sebbene abbondi in tutto il bene; né può confidare nell'aiuto di alcun uomo, non benché fosse signore e re di tutta la terra, ma deve confidare in Colui dalla cui parola sono stati fatti i mondi.

In lui solo infatti sta la potenza e la fedeltà, affinché dovunque uno possa riporre la sua fiducia, non ne riceva consolazione, poiché solo in Dio è rifugio e fiducia, come è detto: "Chi ripone la sua fiducia nel Signore , la misericordia lo abbraccia da ogni parte, e dirò al Signore, mio ​​rifugio e mia fortezza, mio ​​Dio, in lui confiderò. '"

La festa dei tabernacoli era anche un ringraziamento annuale per le misericordie con cui Dio aveva "incoronato l'anno". La gioia doveva essere ancora maggiore, poiché seguiva, solo cinque giorni, dopo il luttuoso giorno dell'espiazione, il suo rigido digiuno da sera a sera, e la sua confessione del peccato. La gioia è maggiore quando è introdotta dal dolore; il dolore per il peccato è la condizione della gioia in Dio. La Festa dei tabernacoli era, per quanto poteva essere, una sorta di Pasqua dopo la Quaresima.

Nel momento in cui Israele si rallegrava dei buoni doni dell'anno, Dio ordinò loro di esprimere, in atto, la loro fugace condizione in questa vita. Dev'essere stata una confessione sorprendente del leggero possesso di tutte le cose terrene, quando i loro re e grandi uomini, i loro ricchi e coloro che vivevano agiati, dovettero tutti, per comando di Dio, lasciare le loro case dal soffitto e abitare per sette giorni in rozze capanne, costruite per la stagione, in una certa misura permeabili al sole e al vento, senza fondamenta fisse, da rimuovere quando la festa fosse passata.

“Poiché”, dice uno scrittore ebreo, “al momento della raccolta della messe dal campo, l'uomo desiderava andare dal campo alla sua casa per stabilirvisi fissa, la legge era ansiosa, per timore di questo fissa dimora, il suo cuore dovrebbe essere sollevato per aver trovato una sorta di palazzo, e dovrebbe "ingrassare e calciare". Perciò è scritto: 'Tutti i nati d'Israele abiteranno in capanne.

' Chi comincia a credersi cittadino di questo mondo, e non straniero, Dio gli ordina, lasciando la sua dimora ordinaria, di trasferirsi in un alloggio provvisorio, affinché, abbandonando questi pensieri, impari a riconoscere di essere solo straniero in questo mondo e non cittadino, in quanto abita come nella capanna di uno straniero, e quindi non dovrebbe attribuire troppo all'ombra delle sue travi, ma "dimora all'ombra dell'Onnipotente". '"

Ogni anno la legge veniva letta pubblicamente durante la festa. Efraim viveva puro contrariamente a tutto questo. Si vantò della sua ricchezza, si giustificò sulla base di essa, attribuì essa e la sua liberazione dall'Egitto ai suoi idoli. Non avrebbe celebrato la festa, come solo Dio ha voluto che fosse celebrata. Mentre esisteva nel suo regno separato, non poteva essere. La loro esistenza politica doveva essere spezzata, affinché potessero essere ripristinati.

Dio poi trasmette l'avviso della punizione imminente con parole che promettevano la futura misericordia. Non li fece “quindi” farli “abitare in tabernacoli”. Perché tutto il loro servizio a Lui era fuori della loro mente, contrariamente alla Sua volontà, a Lui dispiaciuto. Questo, dunque, “ti farò “ancora” abitare in tabernacoli”, implica una misericordia lontana, al di là e distinta dalla loro condizione presente.

Guardando oltre il tempo della prigionia, dice che avranno ancora un tempo di gioia, "come nei giorni della festa solenne". Dio darebbe loro una nuova liberazione, ma da una nuova prigionia.

La festa dei tabernacoli caratterizza questo nostro stato di pellegrinaggio, la vita di semplice fede in Dio, per la quale Dio provvede; povero dei beni di questo mondo, ma ricco di Dio. La Chiesa militante abita, per così dire, nei tabernacoli; in seguito, speriamo di essere “accolti nelle dimore eterne”, nella Chiesa trionfante.

10 Ho parlato anche per mezzo dei profeti - Letteralmente, "sui profeti", la rivelazione che discende dal cielo su di loro. Un po' così, è ciò che dice Ezechiele: "La mano del Signore era forte su di me" ( Ezechiele 3:14 , ...). Dio dichiara, in che modo era stato il loro Dio “dal paese d'Egitto.

La loro ignoranza di Lui era senza scusa, perché aveva sempre insegnato loro, sebbene cercassero sempre i falsi profeti e perseguitassero i veri. Insegnò loro continuamente e in diversi modi, se così fosse, si poteva fare loro qualche impressione. Insegnò loro, o con parole semplici, o nelle “visioni” che “moltiplicava” ai profeti; o nelle “similitudini” o parabole, che Egli insegnava mediante il loro ministero.

Nella "visione", si intende che Dio abbia rappresentato le cose a venire, come un'immagine, alla mente del profeta, "sia che l'immagine fosse presentata ai suoi occhi corporei, sia che fosse impressa nella sua immaginazione, e che, o in un sogno, o senza sogno”.

La "similitudine", che Dio dice di usare ripetutamente, continuamente, sembra essere stata la parabola, come quando Dio paragonò il suo popolo a una vite, se stesso al Signore della vigna, o quando ordinò ai suoi profeti di compiere atti che dovrebbe adombrare qualche verità, come nel matrimonio di Osea stesso. Dio aveva detto ad Aronne che così si sarebbe fatto conoscere dai profeti. “Se c'è un profeta in mezzo a voi, io, il Signore, mi farò conoscere a lui in visione e gli parlerò in sogno.

Non è così il mio servo Mosè, che è fedele in tutta la mia casa. Con lui parlerò bocca a bocca, anche apparentemente, e non con discorsi oscuri” Numeri 12:6. “Il discorso tenebroso” in Mosè risponde alla “somiglianza” di Osea; la "visione" e il "sogno" in Mosè sono compresi in "visioni", come usati da Osea.

Il profeta Gioele dice anche: "i tuoi vecchi faranno sogni, i tuoi giovani avranno visioni" Gioele 2:28. Così poco terreno hanno dunque coloro che parlano delle visioni di Daniele e Zaccaria, come se appartenessero a un'età successiva. : "Ho istruito", dice Dio, "uomini di Dio, per formarvi alla pietà, illuminando le loro menti con multiforme conoscenza delle cose di Dio.

E siccome la luce della divina sapienza non poteva altrimenti risplendere sulle persone poste quaggiù nella prigione del corpo, li feci insegnare per figure e immagini corporee, affinché per mezzo loro potessero salire all'incorporeo e ricevere qualche conoscenza delle cose divine e celesti. E tu, come mi hai ricambiato? Come hai mostrato la tua capacità di insegnare? Segue;"

11 C'è iniquità in Galaad? - Il profeta pone la domanda, per rispondere in modo più perentorio. Solleva il dubbio, per schiacciarlo in modo più impressionante. C'è "iniquità" in "Gilead?" Ahimè, non c'era nient'altro. "Sicuramente sono vanità", o, strettamente, "sono diventati semplicemente vanità". Come ha detto prima, "divengono abomini come il loro amore". “Poiché come gli uomini fanno i loro idoli, o concepiscono che sia il loro Dio, tali diventano se stessi.

Come dunque chi adora Dio con cuore puro diventa simile a Dio, così coloro che adorano ceppi e pietre, o che fanno delle passioni e delle concupiscenze i loro idoli, perdono la mente degli uomini e diventano 'come le bestie che periscono'”. “A Ghilgal hanno sacrificato buoi. Galaad” rappresenta tutto il paese dalla sua parte, l'est della Giordania; "Gilgal", tutti dalla sua parte, l'ovest della Giordania. In entrambi, Dio aveva mostrato in modo significativo le Sue misericordie; in ambedue disonoravano Dio, sacrificando agli idoli e offrendo le sue creature in dono ai demoni.

Sì, i loro altari sono come mucchi nei solchi del campo - I loro altari sono come mucchi di pietre, da cui gli uomini sgombrano la terra arata, per adattarla alla coltivazione, tanto numerosa quanto abbondante, tanto inutile quanto desolata. Erano i “loro” altari, non quelli di Dio. Facevano, (come fanno i peccatori), al servizio dei demoni, ciò che, se lo avessero fatto a Dio, sarebbe stato accettato, ricompensato, servizio.

Pieno spesso sacrificavano buoi; hanno messo un grande stato nella loro religione; non omettevano nulla che potesse spargere intorno ad esso un vuoto spettacolo di adorazione. Moltiplicarono i loro altari, i loro peccati, le loro rovine; molti altari di fronte al suo unico altare; : “rozzi mucchi di pietre, ai Suoi occhi; e tali dovrebbero diventare, senza lasciare pietra su pietra». In contrasto con i loro peccati e la loro ingratitudine, il profeta mostra due immagini, l'una, delle virtù del patriarca di cui portarono il nome, dal quale fu l'inizio della loro stirpe; l'altro, dell'amore di Dio per loro, in quell'inizio della loro esistenza nazionale, quando Dio ha portato quelli che erano stati un corpo di schiavi in ​​Egitto, per essere il suo stesso popolo.

12 E Giacobbe fuggì nel paese della Siria - Giacobbe scelse la povertà e la servitù piuttosto che sposare un'idotara di Canaan. Non sapeva da dove, se non dalla munificenza e dalla provvidenza di Dio, avrebbe dovuto avere "pane da mangiare o vesti da indossare" Genesi 28:20; “con il suo bastone solo passò il Giordano” Genesi 32:10.

La sua povertà volontaria, sopportando perdite anche ingiuste Genesi 31:39 , e " Genesi 31:39 le cose che non ha mai preso", rimproverava il loro traffico disonesto; la sua fiducia in Dio, la loro sfiducia; la sua devozione a Dio, la loro alienazione da Lui e la loro devozione agli idoli. E poiché la condotta era opposta, così è stato il risultato.

Le ricchezze illecite finiscono in povertà; la ricchezza stabile si ottiene non per cupidigia dell'uomo, ma per il beneplacito di Dio. Giacobbe, divenuto «due schiere», confidando in Dio e da Dio arricchito, tornò dalla Siria nella terra promessagli da Dio; Israele, diffidando di Dio e arricchindosi, doveva tornare dal paese che il Signore suo Dio gli aveva dato, in Assiria, in mezzo alla perdita di tutte le cose.

13 Fu preservato da un profeta - o "mantenuto". Giacobbe “manteneva pecore” per amore di Dio, prima di unirsi a uno, estraneo a Dio; la sua posterità "fu custodita" come una pecora da Dio, come disse il Salmista: "Condusse il suo popolo come pecore per mano di Mosè e di Aronne" Salmi 77:20. Erano "preservati" da ogni male, bisogno e pericolo, per il potere diretto di Dio; “custoditi” da tutta la potenza del Faraone in Egitto e nel Mar Rosso, “non per forza loro propria, ma per il ministero di un singolo profeta; “conservato, in quel grande e terribile deserto” Deuteronomio 8:15, in cui c'erano “serpenti ardenti e scorpioni e siccità, dove” c'era “non acqua”, ma ciò che Dio trasse dalla roccia di selce; niente pane, ma quello che mandò loro dal cielo». Tutto questo, Dio ha fatto per loro “da “un solo” profeta; avevano” molti profeti, primi e tardi, che li invocavano nel nome di Dio, ma non vollero ascoltarli”.

14 Efraim provocò - il Signore più amaramente Letteralmente, "con amarezze", cioè, con i peccati più atroci, come quelli che sono più gravemente spiacevoli a Dio, e furono un amaro contraccambio di tutta la Sua bontà. "Perciò Egli lascerà" (o, "getterà") "il suo sangue" (letteralmente, "sangue") "su di lui". Il plurale “sangue” esprime la molteplicità dello spargimento di sangue. Non è usato nella Sacra Scrittura di mera colpa.

Efraim aveva versato sangue in abbondanza, in modo che scorresse come acqua nel paese (vedi le note sopra in Osea 4:2; Osea 5:2 ). Aveva peccato con mano maestra contro Dio, distruggendo l'uomo fatto a immagine di Dio. In mezzo a quello spargimento di sangue, era stato il sangue non solo degli innocenti, ma di coloro che Dio aveva mandato per rimproverarli per la loro idolatria, la loro rapina, il loro spargimento di sangue.

“Izebel stroncò i profeti del Signore” 1 Re 18:4 , per quanto riguardava la sua giacitura, con un'escissione completa. Efraim pensava che i suoi peccati fossero passati; erano fuori dalla sua vista; pensava che fossero anche fuori di Dio; ma erano vincolati con Dio; e Dio, dice il profeta, li avrebbe fatti precipitare su di lui, affinché lo schiacciassero.

E il suo biasimo ritornerà a lui il suo Signore - Per il sangue che aveva sparso, se il suo stesso sangue fosse stato sparso, per gli oltraggi che aveva in diversi modi gettati contro Dio o portati su di Lui, dovrebbe ereditare il biasimo. Coloro che si ribellano a Dio, gli recano biasimo con i loro peccati, Lo rimproverano con le loro scuse per i loro peccati Lo rimproverano in coloro che Egli manda a richiamarli dai loro peccati, Lo rimproverano per averli castigati per i loro peccati.

Tutti coloro che peccano contro la conoscenza di Dio, recano biasimo su di Lui agendo in modo peccaminoso contro quella conoscenza. Allora Natan dice a Davide: "Hai dato molta occasione ai nemici di Dio di bestemmiare" 2 Samuele 12:14. Le parole di biasimo dei nemici di Dio non sono che l'eco delle azioni infami dei Suoi servitori infedeli. Il rimprovero è quindi, in modo speciale, “il loro rimprovero” che lo ha causato. Tutte le idolatrie di Israele avevano questo aggravamento.

Il loro culto dei vitelli o di Baal o di qualsiasi altro dei delle nazioni, era un trionfo dei falsi dei su Dio. Allora, ogni peccato deve trovare un motivo per se stesso, impugnando la saggezza o la bontà di Dio che lo ha proibito. Geroboamo ed Efraim, aderendo al peccato di Geroboamo, rimproveravano Dio, come se la salita a Gerusalemme fosse un duro servizio. “È troppo per te salire a Gerusalemme; Ecco i tuoi dèi, o Israele, che ti hanno fatto uscire dal paese d'Egitto.

” : “Era un'offesa aperta e un rimprovero a Dio, attribuire a cose morte senza vita quelle cose grandi e meravigliose fatte da Lui per loro”. Tutto il biasimo che, in questi modi, portarono o gettarono su Dio, dice: "il suo Signore ritornerà" o "restituirà loro". Il loro era; Lo restituirebbe loro, come dice: “Coloro che mi onorano, io onorerò; e quelli che mi disprezzano saranno disprezzati” 1 Samuele 2:30.

Vera vergogna e biasimo sono stati per secoli la parte del popolo infedele di Dio. A coloro che sono perduti, restituisce il loro biasimo, in quanto «sorgono a oltraggi Daniele 12:2 12,2 e orrore eterno . È un aggravamento di questa miseria, che Colui che gli “restituirà” il suo rimprovero, fosse stato “il suo Dio.

Poiché il “suo Dio” era contro di lui, chi poteva essere per lui? “Perché dove dovremmo rifugiarci, se non presso di lui? Se troviamo ira con Lui, con chi dovremmo trovare ira?" Efraim non ha permesso, il peccatore non lo farà, di permettere a Dio di essere "il suo Dio" nel culto, nel servizio e nell'amore: ma che lo volesse o no, Dio sarebbe rimasto il suo Signore. Era, e avrebbe potuto essere ancora il loro Signore per sempre; non lo vorrebbero così, e così dovrebbero trovarlo ancora il loro Signore, come un Vendicatore, che restituisce loro il loro male.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Osea 12

1 INTRODUZIONE A OSEA 12

Questo capitolo contiene lamentele e accuse sia contro Israele che contro Giuda, e li minaccia di punizione nel caso in cui non si pentissero, cosa a cui sono esortati: e prima Efraim è accusato di idolatria, vana fiducia e alleanze con nazioni straniere, Osea 12:1 ; e poi il Signore dichiara di avere una controversia con Giuda, e punirà i suoi abitanti per i loro peccati, Osea 12:2 ; che sono aggravati dal fatto che sono i discendenti di un uomo così grande come Giacobbe, che ottenne il vantaggio di suo fratello maggiore, ebbe molto potere presso Dio e ricevette favori da lui, e anche loro, Osea 12:3-5 ; e quindi siamo esortati a volgersi a Dio, a confidare in lui e a fare ciò che è giusto e buono, Osea 12:6. Efraim è di nuovo a sua volta accusato di commercio fraudolento, di oppressione e di amore per esso; eppure fingeva di arricchirsi con il proprio lavoro, senza fare torto ad nessuno, Osea 12:7,8 ; ciò nonostante, il Signore promette loro ordinanze pubbliche di adorazione, e gioia in esse, e il ministero dei suoi profeti, Osea 12:9,10 ; sebbene per il momento fossero colpevoli di grave idolatria, Osea 12:11 ; il che è aggravato dalla risurrezione di Giacobbe loro progenitore da una condizione inferiore, e dalla meravigliosa preservazione di lui, e dalla loro uscita dall'Egitto, Osea 12:12,13 ; e il capitolo si chiude con l'osservazione dell'amara provocazione di Efraim nei confronti di Dio, per la quale il suo rimprovero dovrebbe tornare su di lui, e il suo sangue dovrebbe essere lasciato su di lui, Osea 12:14

Versetti 1. Efraim si nutre di vento,

Il che non sarà più vantaggioso e benefico per lui di quanto lo sia il vento per un uomo che apre la bocca e se ne riempie: la frase esprime una fatica vana e un uomo che non ottiene nulla da tutte le fatiche che prende; lo stesso con la semina del vento e il mietere della tempesta, Osea 8:7 ; e così il Targum ce l'ha qui,

"la casa d'Israele è simile a uno che semina vento e miete tempesta tutto il giorno";

e questo si riferisce sia all'adorazione degli idoli, e dei vitelli in particolare, sia alla vana speranza di cose buone promesse a se stessi da lì; o alla loro vana fiducia nelle alleanze e nelle confederazioni che hanno stipulato con le nazioni vicine; da cui si aspettavano molto, ma trovarono poco:

e seguiva il vento dell'est; un vento forte e veemente, ardente e devastante, molto nocivo e dannoso; cosicché, invece di ricevere alcun profitto e vantaggio sia dalla loro idolatria che dai loro patti con altre nazioni, perseguivano solo in queste cose ciò che sarebbe stato molto a loro danno: o non sarebbero stati in grado di ottenere con tali metodi ciò che cercavano, più di quanto sarebbero stati in grado di superare il vento orientale, che è molto rapido e fugace; così che questa clausola espone la loro follia, nell'aspettarsi cose buone dai loro idoli, o aiuto dai loro vicini;

egli aumenta ogni giorno la menzogna e la desolazione; mentre moltiplicano gli idoli, che sono menzogne fallaci e ingannevoli, e i riti idolatri e gli atti di adorazione, non fanno che aumentare la loro desolazione e rovina, di cui tali cose sono la causa, e certamente li condurranno; oppure, non contenti dell'aumento quotidiano delle loro idolatrie tra loro, perseguitano, saccheggiano e saccheggiano continuamente coloro che non cedono al loro falso culto: così il Targum,

"le menzogne e le spoglie si moltiplicano";

Gli idolatri sono generalmente persecutori:

e fanno un patto con gli Assiri, e pagano tributi e doni ai loro re, come Menahem fa a Pul e Oshea a Salmaneser, per non far loro del male, e per aiutarli e assisterli contro i loro nemici, e per rafforzare il loro regno; vedi 2Re 15:19,20; 17:3,4 ;

e l'olio viene portato in Egitto: una volta mandavano doni agli Assiri per ottenere il loro favore e la loro amicizia, e un'altra volta agli Egiziani, anzi mandavano a So re d'Egitto, mentre erano tributari dell'Assiria e, cospirando contro di lui, provocavano la loro rovina; e l'olio era una parte principale dell'invio di questo denaro, perché non veniva trasportato per mezzo del traffico, ma come regalo: così il Targum,

"e portarono doni in Egitto";

vedi Isaia 57:9. La terra d'Israele, essendo una terra di olivo da olio, era famosa per il miglior olio, di cui c'era scarsità in Egitto, e quindi un regalo gradito lì, come lo era anche il balsamo; vedi Genesi 37:25 43:11 Ezechiele 27:17

2 Versetti 2. Il Signore ha anche una controversia con Giuda,

le due tribù di Giuda e di Beniamino, come pure le dieci tribù; poiché, sebbene avessero regnato con Dio e fossero stati fedeli ai santi nei primi tempi dell'apostasia d'Israele; ma in seguito degenerarono tristemente e caddero nell'idolatria allo stesso modo, in particolare al tempo di Acaz, in cui Osea profetizzava; e quindi il Signore aveva qualcosa contro di loro; né li avrebbe risparmiati, ma li avrebbe rimproverati per mezzo dei profeti e li avrebbe rimproverati nelle sue provvidenze; condurli alla sua sbarra, e mettere davanti a loro i loro mali, e minacciarli di punizione in caso di impenitenza, come segue:

e punirà Giacobbe secondo le sue vie; tutta la posterità di Giacobbe, Efraim o Giuda; quelli delle dieci tribù, o delle due, che discendono tutti da Giacobbe: o, "verranno secondo le sue vie"; se giusti, e secondo la mente e la parola di Dio, in una via di grazia e misericordia; ma se sbagliati, tortuosi e perversi, allora in una via di punizione; perché visitare è usato in entrambi i modi:

egli lo ricompenserà secondo le sue opere; come erano buoni o cattivi; se è buono, li ricompenserà con una ricompensa di grazia; se cattivo, con vendetta. Il Targum lo parafrasa:

"secondo le sue giuste opere".

3 Versetti 3. Prese suo fratello per il calcagno nel grembo materno,

Cioè, Giacobbe prese per il calcagno suo fratello Esaù, mentre usciva dal grembo di sua madre; la sua storia è in Genesi 25:25,26. Qui si osserva, menzionando il nome di Giacobbe in Osea 12:2, che significa la posterità, del patriarca; ma qui egli stesso è inteso, e occasionalmente preso in considerazione, per mostrare quanto la sua posterità fosse molto diversa da lui, e come tristemente degenerata; e anche per rimproverare di ingratitudine loro, i cui antenati, e anche loro, avevano ricevuto dal Signore tanti e tanti favori; Giacobbe il patriarca fu un eroe fin dal grembo materno, ma essi trasgredirono da esso; Questa sua azione osservata era un presagio e un pegno di avere la superiorità di suo fratello, e di ottenere da lui il diritto di nascita e la benedizione. Così il Targum,

"Profeta, di' loro: Non è stato detto di Giacobbe, prima che nascesse, che sarebbe stato più grande di suo fratello?"

vedi Romani 9:11,12. In questa azione c'era qualcosa di divino, di miracoloso e di soprannaturale; Non era solo lo sforzo della natura, ma contrario ad essa, o almeno al di sopra di essa; e non fatto a caso, ma ordinato dalla provvidenza di Dio, come predizione e testimonianza della sua futura grandezza, e anche della sua posterità, nei tempi ancora a venire, come osserva Kimchi, che si riferisce ad Abdia 1:18 ;

e con la sua forza ebbe potenza presso Dio; il Targum è, con l'angelo, come in Osea 12:4 ; è chiamato uomo nella storia di questo evento in Genesi 32:24 ; non che fosse un semplice uomo, dal momento che qui è espressamente chiamato Dio, e poi Signore Dio degli eserciti; e lì è evidente, dal contesto, che egli era una Persona divina, e nient'altro che il Figlio di Dio; il quale, pur non essendo ancora incarnato, apparve in forma umana, come presagio della sua futura incarnazione; anche se questa non era una semplice apparizione, uno spettro o un fantasma, come lo chiama Giuseppe Flavio, perché non era in un sogno, o in un modo visionario, che questa lotta e lotta era tra questa Persona divina in questa forma e Giacobbe, ma in realtà; era una sostanza reale che il Figlio di Dio ha formato, animato, azionato e assunto, per quel tempo e per quello scopo, e poi lo mise da parte; che toccò Giacobbe, ed egli toccò quello, lo afferrò, lo strinse forte, lottò con esso, ed ebbe potere su di esso, e su Dio in esso; su colui che è Dio sopra ogni cosa, il vero Dio e vita eterna, il Signore Gesù Cristo; non un Dio creato, o Dio per ufficio, ma per natura; come dichiarano le perfezioni che sono in lui, e le opere e il culto a lui attribuiti: ora Giacobbe aveva potere su di lui "con la sua forza"; non dalla sua forza naturale; o del suo corpo, che non avrebbe potuto essere pari alla forza di questo corpo umano assunto in quel momento, in quanto usato e gestito da una Persona divina, se non fosse stato straordinariamente assistito e rafforzato; o della sua mente e della sua anima, non per alcuna forza spirituale che aveva di se stesso; ma da ciò che aveva da questa Persona divina, con la quale lottava; che gli hanno dato forza, e hanno sostenuto e accresciuto il potere e la forza della fede nella preghiera; così che egli prevalse su di lui e ottenne la benedizione, per cui il suo nome fu chiamato Israele, Genesi 32:28

4 Versetti 4. Sì, egli ebbe potere sull'angelo e prevalse,

Questo è ripetuto con parole diverse, non solo per la conferma di ciò, essendo una cosa molto straordinaria e difficile da credere, ma per dirigersi alla storia qui riferita, dove la persona su cui Giacobbe ha prevalso è chiamata uomo, e qui l'angelo; e così Giuseppe Flavio lo chiama una Persona divina, non un angelo creato, non Michele, come dicono i rabbini, a meno che il Messia non sia inteso da lui; né l'angelo custode di Giacobbe, come Kimchi, essendo alcuni ritenuti da alcuni che ne avessero uno; e molto meno l'angelo malvagio di Esaù, che era contro Giacobbe, come Jarchi e Abarbinel; perché da lui non avrebbe mai cercato né aspettato una benedizione; ma un Angelo increato, il Figlio di Dio, lo stesso che precedeva gli Israeliti nel deserto, e che ha redento Giacobbe da ogni male, Genesi 48:16; Esodo 23:20-23 ; chiamato Angelo, non essendo tale per natura, perché è superiore agli angeli in entrambe le sue nature, divina e umana; ma mediante l'ufficio, essendo inviato a rivelare la volontà di Dio e a compiere l'opera di Dio nella redenzione e nella salvezza degli uomini; lo stesso che è chiamato l'Angelo del grande sinedrio nella versione greca di Isaia 9:6 ; e l'Angelo della presenza di Dio, Isaia 63:9 ; e l'Angelo o messaggero del patto, Malachia 3:1 ; le frasi usate denotano, come prima, il potere e la prevalenza che Giacobbe aveva con questa Persona divina nella preghiera; per mezzo del quale ottenne la sua benedizione, anche la liberazione da suo fratello Esaù, così come da altri riguardo a lui e alla sua posterità;

egli pianse e lo supplicò; non l'angelo, che supplica Giacobbe di lasciarlo andare, come Jarchi e Kimchi, e quindi alcuni interpreti cristiani; i quali pensano che si possa dire che un angelo in forma umana piange, oltre che mangia e beve; e piuttosto, poiché questo angelo non era il vincitore, ma il vinto; e poiché Cristo, nei giorni della sua carne, pregava e piangeva e versava lacrime; Ma qui il caso è diverso; e sebbene fosse stato prevalso, fu per la sua condiscendenza e bontà: ma piuttosto si intende Giacobbe, come Abarbinel e altri; che non pianse a causa del fatto che l'angelo gli aveva toccato la coscia e del dolore a cui poteva sottoporlo; perché era di animo più eroico che piangere per colui che aveva sopportato tante difficoltà al servizio di Labano, nel caldo e nel freddo; e inoltre, nonostante ciò, continuava a lottare con lui, e poi camminava, sebbene esitante: ma piangeva o perché non riusciva a pronunciare il nome della persona con cui lottava; o piuttosto le lacrime che versava erano per la benedizione che cercava da lui; poiché è unita alla sua supplica ed esprime l'umile, ma ardente, affettuosa, fervente e importuna richiesta che ha fatto per ottenerla; e qui abbiamo un'altra prova della divinità di Cristo, in quanto gli fu fatta una supplica, ed egli è qui rappresentato come l'oggetto di quella parte del culto religioso, la preghiera, come spesso lo è nel Nuovo Testamento. Questa circostanza non è espressa in Genesi 32:1-31, sebbene possa essere dedotta da ciò che vi è detto; Tuttavia, il profeta l'ha avuta per ispirazione divina; e non c'è da dubitare della sua verità, essendo non affatto incoerente, ma del tutto conforme a quella storia;

lo trovò [a] Betel; o l'angelo trovò Giacobbe a Betel, come fece più di una volta, sia prima che dopo questo periodo, Genesi 28:12-19 35:6,7,9 ; è bello essere alla Betel, nella casa di Dio; felici quelli che vi abitano, e vi si trovano a vivere e a morire, facendo lì la volontà e l'opera di Dio: o piuttosto Giacobbe trovò Dio o l'angelo a Betel; Dio si trova nella sua stessa casa, là viene e benedice con la sua presenza misericordiosa; qui c'è Cristo, l'Angelo della sua presenza; Qui si incontra con il suo popolo e si manifesta a loro. C'è nelle parole una tacita riflessione su Israele, o sulle dieci tribù, che portavano il nome di Giacobbe; il patriarca trovò Dio in Betel, Cristo, l'Angelo del Signore; ma ora, al posto di lui, c'era un vitello posto in questo luogo, che Israele adorava; e perciò fu chiamata Bethaven, la casa di un idolo, o iniquità, invece di Betel, la casa di Dio;

e là parlò con noi; non con Esaù e il suo angelo, riguardo alla benedizione di Giacobbe da parte di Isacco, come Iarchi; né con Giacobbe e il suo angelo, come padre di Kimchi; né con il profeta e con Amos, per rimproverare Israele per l'adorazione dei vitelli, come lo stesso Kimchi; ma con tutti gli Israeliti, dei quali il profeta era uno; che erano allora nei lombi di Giacobbe, quando conversava con Dio, e Dio con lui, a Betel: o, come lo interpreta Saadiah, "per noi" per amor nostro, per nostro conto; o "che ci riguarda"; riguardo alla moltiplicazione della discendenza di Giacobbe e alla data loro del paese di Canaan, come fece il Signore in entrambe le occasioni in cui apparve a Giacobbe a Betel; vedi Genesi 28:14,15; 35:11,12 ; ed è nella casa di Dio, dove Cristo è come un figlio, che egli parla con e al suo popolo, sì, con la sua parola e le sue ordinanze

5 Versetti 5.) Sì, il Signore Dio degli eserciti,

L'Iddio su cui Giacobbe ebbe potere, l'Angelo con cui prevalse, al quale supplicò piangendo, e che parlò con lui e con i suoi a Betel, è colui il cui nome è Geova; che è il Dio vero e vivente, il Signore degli eserciti e degli eserciti in cielo e in terra; di tutti gli angeli che sono nel cielo e delle loro legioni; e della Chiesa militante, e di tutti i santi, che sono i buoni soldati di Cristo, sua milizia spirituale; ed egli è il Capo dell'esercito del Signore e della loro salvezza, e al quale sono soggette tutte le numerose schiere di creature, qualunque esse siano: questo è osservato, per mettere in risalto la grandezza della persona con cui Giacobbe ha lottato, e la sua meravigliosa grazia, nel accondiscendere ad essere sopraffatto da lui.

il Signore è il suo memoriale, o il suo nome, Geova, che appartiene a questo angelo, il Figlio di Dio, come al suo divino Padre, e che esprime la sua esistenza divina, la sua eternità e immutabilità, questo è il suo memoriale, o colui che lo ricorda, che pone il suo popolo in tutti i secoli in memoria di lui, che cosa è, che Essere infinito, onnipotente e tutto sufficiente è; e in lui si deve sempre credere, fidarsi di lui, servirlo, adorarlo e adorarlo. Il Targum si aggiunge, ad ogni generazione e generazione

6 Versetti 6. Perciò rivolgiti al tuo Dio,

Giuda, con il quale il Signore ebbe una controversia, è qui indirizzato ed esortato a tornare al Signore, dal quale si erano allontanati; e ciò è sollecitato, considerando che erano i discendenti di un uomo così grande come Giacobbe; il cui esempio dovevano seguire, e supplicare il Signore come egli fece; e da questo esempio del loro progenitore potevano incoraggiarsi, che Dio, che era il suo Dio, e il loro Dio, sarebbe stato misericordioso e misericordioso verso di loro, e che essi avrebbero prevalso con lui similmente, e avrebbero ottenuto la benedizione, e specialmente poiché egli è l'eterno e immutabile Geova. Volgersi al Signore, come suppone un allontanarsi da lui, così significa allontanarsi dagli idoli e da tutte le vane confidenze; e si compie con rinnovati atti di fede e di fiducia nel Signore, e di pentimento verso di Lui; e non può essere eseguito correttamente senza la grazia e la forza da parte sua, di cui Efraim era sensibile, Geremia 31:18 ; così come l'incoraggiamento ad esso è da una visione di Dio come un Dio del patto, e come misericordioso e misericordioso, Così Aben Esdra lo interpreta come aiuto divino, di volgersi per il tuo Dio, cioè, per l'aiuto e l'assistenza del tuo Dio; e, in verità, la conversione a Dio, sia all'inizio, sia dopo, avviene attraverso la sua grazia potente ed efficace. Kimchi lo spiega: "Riposerai nel tuo Dio"; quando segue il bisogno viene eseguito, confrontandolo con Isaia 30:15. Il Targum è,

"e sarai forte nell'adorazione del tuo Dio";

conserva la misericordia e il giudizio; o, "osservare" per metterli in pratica; per mostrare misericordia alle persone in miseria, ai poveri e agli indigenti, che è ciò che il Signore desidera e in cui si compiace, più che nei sacrifici cerimoniali; ed è una parte principale della legge morale, come il "giudizio" è un altro; l'esercizio della giustizia, sia pubblica che privata; emettere una sentenza giusta nei tribunali di giustizia, e fare ciò che è giusto tra uomo e uomo; non doveva nulla a nessuno, ma dava a tutti ciò che gli era dovuto; non arrecare danno alla persona, alla proprietà o al carattere di alcun uomo; che sono frutti adatti al vero pentimento; e quando scaturiscono dalla fede e dall'amore, e sono fatti in vista della gloria di Dio e del bene degli uomini, sono accettevoli al Signore; queste sono le questioni più importanti della legge, Matteo 23:23 ;

e spera del continuo nel tuo Dio; sia nella preghiera privata, sia per una risposta ad essa, sia nel culto pubblico e nelle ordinanze, nella speranza di incontrarlo e godere della sua presenza; poiché questo comprende tutto il culto religioso, privato e pubblico, e tutti gli esercizi religiosi, come l'invocazione di Dio, la fiducia in lui e l'attesa di cose seme da lui; e possa avere rispetto per il Messia, e la salvezza per mezzo di lui, e l'attesa di lui e quello; come fece Giacobbe, e la sua posterità avrebbe dovuto farlo, e molti di loro erano in questa posizione, prima e alla sua venuta; vedi Genesi 49:18 Isaia 25:9 Luca 2:25,38 ; D'accordo con questo il Targum è,

"e aspetta continuamente la redenzione o la salvezza del tuo Dio".

7 Versetti 7. [È] un mercante,

Ecco un cambiamento di persona da "tu" a "egli", da Giuda a Efraim, che si dice essere un "mercante"; e se questo era tutto, non c'è nulla degno di disonore in esso; ma egli era un mercante imbroglione, un commerciante fraudolento, come appare da ciò che segue: o è Canaan, o un Cananeo; più simile a un discendente di Canaan, per le sue maniere, che un discendente di Giacobbe. Ma i Cananei commerciavano molto in merci, il loro nome divenne un nome comune per un mercante, come un caldeo per un astrologo; e come i figliuoli d'Israele possedevano la loro terra, così seguivano gli stessi affari e gli stessi impieghi della vita; il che, se si fossero comportati onestamente, non sarebbe stato a loro discredito; ma erano troppo simili ai Cananei, dei quali Filostrato dice, erano avidi e fraudolenti; e questo era il carattere di Efraim. Il Targum è,

"non siate come i mercanti";

le bilance dell'inganno [sono] nelle sue mani; usava pesi e misure falsi; fece piccolo l'efa e grande il siclo, e falsificò la bilancia con l'inganno; aveva bilance malvagie, pesi ingannevoli e la misura scarsa, che è abominevole, Amos 8:5 Michea 6:10,11 ; facevano finta di pesare esattamente tutto ciò che compravano o vendevano; ma imbrogliati o con un gioco di prestigio o con le mani, tenendo la bilancia come non dovrebbero; o aveva un paio di bilance e pesi con cui comprare, e un altro con cui vendere, contrariamente alla legge di Dio, Levitico 19:35,36 ;

ama opprimere; invece di osservare e praticare la misericordia e la giustizia, opprimevano i poveri, macchiavano le loro facce, li defraudavano del loro dovuto, e con metodi segreti e privati li ingannavano nei loro rapporti con loro, e li portavano alla miseria e all'angoscia; e in questo provavano piacere e diletto, il che mostrava in loro la mancanza di un principio di onestà, e che erano abituati a un tale corso di vita, e ne erano induriti, e non avevano rimorsi di coscienza per esso, ma piuttosto se ne gloriavano

8 Versetti. 8. Efraim rispose: "Eppure sono diventato ricco,

Nonostante abbiano adottato metodi così ingiusti, come usare bilanci ingannevoli, hanno prosperato nel mondo, hanno ottenuto abbondanza di ricchezze; e quindi ne concluse che il loro modo di trattare non era criminale, almeno non così male come i profeti rappresentavano loro; e così si promettevano l'impunità, e che ciò di cui erano minacciati non si sarebbe abbattuto su di loro; e, finché si arricchivano, non si curavano in che modo; e nella misura in cui prosperavano e riuscivano nel loro modo di commerciare, erano incoraggiati ad andare avanti, e a non temere alcun male che si abbattesse su di loro per questo. Secondo Aben Esdra e Kimchi, il senso è che si arricchirono da soli, con la loro industria e il loro lavoro, e non riconobbero che le loro ricchezze, e il potere di ottenerle, erano da Dio. Si gloriavano in essi come le loro proprie conquiste; e ciò che avevano poche ragioni per fare, poiché erano tesori di malvagità e ricchezze di ingiustizia, che in un giorno d'ira non sarebbero state di alcun aiuto per loro;

Ho scoperto la sostanza; Trovarono il modo e i mezzi per acquisire grandi ricchezze e grandi proprietà, con la loro saggezza e astuzia, e tutto per se stessi, per il loro uso, per essere goduto da loro per gli anni a venire; ed erano da loro considerate cose solide e sostanziali, quando erano solo ombra, vuoto e vanità; e non dovevano essere impiegati solo per il proprio uso e vantaggio, ma avrebbero dovuto essere per il bene degli altri; né erano da attribuire alla loro sagacia, prudenza e gestione, ma alla provvidenza di Dio, ammettendo che fossero stati presi in modo così onorevole e giusto;

In tutte le mie fatiche non troveranno in me alcuna iniquità che fosse il peccato: qui di nuovo Efraim, o il popolo d'Israele, attribuiscono invano tutte le loro ricchezze e ricchezze al loro lavoro, alla loro diligenza e alla loro operosità, e non si curano di Dio e della sua provvidenza, né della sua benedizione su di loro, e fingono di essere molto retti e onesti nelle loro azioni, e che ciò che hanno ottenuto è stato ottenuto molto onestamente, e avrebbe sopportato il più rigoroso esame; e che se il loro corso del commercio fosse mai stato esaminato così attentamente, non si sarebbe trovato nulla di molto cattivo o criminale, che potesse essere giustamente rimproverato; solo alcune piccole cose insignificanti, che non porterebbero il nome di "peccato", né meriterebbero alcuna correzione o punizione; erano così puri ai loro stessi occhi, così accecati e induriti nel peccato, e senza paura del dispiacere divino; come la donna adultera, si asciugarono la bocca quando ebbero mangiato i dolci bocconi del peccato, e dissero di non aver commesso alcuna malvagità, Proverbi 30:20 ; o che è stato involontario, e non fatto consapevolmente, come Kimchi e Abendana: o piuttosto, come Ben Melech lo rende, "nessuna iniquità e peccato"; e così altri: o, meglio di tutti, "nessuna iniquità o peccato", come Noldio; nessuna iniquità, né alcun tipo di peccato. Così, come Efraim era stato accusato prima di idolatria e menzogne nella religione, così qui di affari fraudolenti e di arricchirsi in modo illecito in cose civili; e del cui pentimento e riforma non c'era speranza

9 Versetti. 9. E io, che sono l'Eterno, il tuo Dio, dal paese d'Egitto,

Efraim, essendo così corrotto nelle cose, sia religiose che civili, e così impenitente e impudente, è lasciato solo a subire la giusta punizione dei suoi peccati; ma Giuda essendo chiamato al pentimento, e portato ad esso, gli vengono qui fatte graziose promesse, da adempiersi nei tempi del Messia, sia nella prima che nell'ultima parte di essi; specialmente l'ultimo deve essere compreso, quando davvero tutto Israele tornerà al Signore e sarà salvato; e allora apparirà che il Signore, che era il loro Dio, come fu evidente dal fatto che li fece uscire dalla schiavitù egiziana, e continuò ad esserlo da quel tempo fino alla cattività babilonica, e fino ai tempi del Messia, sarà ora il loro Dio nel modo più chiaro e manifesto, avendoli redenti da una schiavitù peggiore di quella egiziana; dalla schiavitù del peccato, di Satana, della legge, del mondo e della morte; anche il Signore Gesù Cristo, il vero Messia, ora cercheranno e abbracceranno, che è Dio al di sopra di tutti, e all'altezza di tale opera di redenzione e salvezza; Emmanuele, Dio con noi, Dio nella nostra natura, nostro Signore e Dio nostro, il Dio dei Giudei ora convertiti, come si riconoscerà, e dei Gentili.

ti farà ancora abitare in tende, come nei giorni della solenne festa; alludendo alla festa dei tabernacoli, celebrata in commemorazione degli Israeliti che dimoravano nelle tende nel deserto, Levitico 23:42,43 ; tipico dell'incarnazione di Cristo, espresso dal suo tabernacolo tra gli uomini nella natura umana, Giovanni 1:14 ; e la quale festa, sebbene abolita da Cristo con gli altri, tuttavia si dice che sarà osservata dagli Ebrei e dai Gentili convertiti negli ultimi giorni; che non può essere inteso altrimenti che come il loro abbracciare e professare il Salvatore incarnato, partecipando alle benedizioni della grazia che vengono da lui, e partecipando a quelle ordinanze di culto pubblico da lui istituite; vedi Zaccaria 14:16-19 ; e quali capanne, tende o tabernacoli abitavano gli Israeliti a quella festa, erano anche tipici delle chiese di Cristo sotto la dispensazione del Vangelo, e a quali si intende qui; e in cui è qui promesso che gli ebrei convertiti dimoreranno, come erano soliti fare nelle loro capanne alla solenne festa dei tabernacoli. Queste chiese cristiane assomigliano a loro in quanto a loro; credenti in Cristo, i materiali di tali chiese, essendo paragonati a begli alberi, a salici del ruscello, a palme, ulivi e mirti, con altri, i cui rami sono stati usati nella suddetta festa, per fare i loro tabernacoli; vedi Levitico 23:40; Neemia 8:15 ; e nell'uso di essi, che doveva dimorare durante il tempo di detta festa; come le chiese di Cristo sono i tabernacoli dell'Altissimo, le dimore del Padre, del Figlio e dello Spirito; e la dimora dei santi, dove essi dimorano e godono di grande abbondanza e prosperità, tranquillità e sicurezza; e qui denota in particolare che la gioia, la pace e gli ebrei convertiti parteciperanno alle chiese di Cristo negli ultimi giorni; di cui la festa dei Tabernacoli non era che un'ombra, e alla quale si partecipava con molta gioia, abbondanza di provviste e grande sicurezza

10 Versetti. 10. Ho parlato anche ai profeti,

Oppure: "Io parlerò"; poiché questo non riguarda il discorso del Signore per mezzo dei profeti dell'Antico Testamento che parlarono come sospinti dallo Spirito Santo, sebbene tutto ciò che dissero fosse per l'uso e il profitto per le chiese cristiane; ma il suo parlare per mezzo degli apostoli, dei profeti e degli insegnanti, sotto la dispensazione del Vangelo, dai quali le dottrine della grazia sono state dispensate più chiaramente, e che non sono altro che la voce di Cristo che parla in loro; e che è sia un privilegio ascoltare, sia un dovere attendere; vedi Efesini 4:11 ;

e ho moltiplicato le visioni: o, "moltiplicherò le visioni"; più che sotto la precedente dispensazione, come fu predetto da Gioele, Gioele 2:28 ; vedi Atti 2:16,17 ; testimonia le visioni degli Apostoli Pietro, Paolo, Giovanni e altri: o questo può rispettare la visione e la conoscenza più chiara delle verità del Vangelo nei tempi del Messia, poi sotto l'economia mosaica; vedere 2Corinzi 3:13-18 ;

e usò le similitudini per il ministero dei profeti: o, "userà le similitudini"; poiché questo deve essere inteso, non dei tipi e delle figure usate dal Signore sotto la dispensazione legale, per rappresentare le cose spirituali, come il serpente di bronzo, l'agnello pasquale, la manna, e i sacrifici della legge; né delle similitudini usate dal profeta Osea, prendendo moglie e figli di prostituzione, per esporre il caso e la condizione di Israele, e dei paragoni che fa di Dio, con un leone, un leopardo, un orso, ecc. o con qualsiasi altro dei profeti precedenti; ma di parabole e similitudini usate nei tempi del Vangelo; non solo quelli di cui si servì Cristo stesso, che raramente parlava senza parabola; vedere Matteo 13:11 ; ma che egli usò per il ministero dei suoi apostoli e profeti, e che si possono incontrare nei loro discorsi e scritti; vedere 1Corinzi 3:6-12 ; e specialmente sembra che si intendano tali che rispettano la conversione degli ebrei e la gloria della chiesa negli ultimi giorni, Romani 11:16-26 Apocalisse 21:12-23

11 Versetti. 11. C'è forse iniquità in Galaad?

Là c'è idolatria, strano che ci sia, visto che era una città di sacerdoti, una città di rifugio, o non v'è nessuno, dicono i sacerdoti, che pretendesse di non adorare idoli, ma il vero Geova in essi: oppure: "Non c'è forse iniquità" o idolatria "in Galaad"? In verità c'è, fingano ciò che vogliono. oppure, "c'è [solo] iniquità in esso"? che gli uomini di esso siano portati prigionieri, come lo furono da Tiglat-Pileser, davanti al resto delle tribù; vedi 2Re 15:29 ; no, c'è iniquità e idolatria commesse in altri luoghi, così come lì, che devono aspettarsi di condividere la stessa sorte nel tempo: o, "Gilead è Aven?" Cioè, Bethaven, lo stesso con Betel; è come quello, colpevole di idolatria come Betel, dove fu posto uno dei vitelli.

certo, sono vanità: gli abitanti di Gàlaad e di Betel adorano gli idoli, che sono cose vane, la vanità stessa, e ingannano quelli che li servono e confidano in essi.

sacrificano buoi a Ghilgal: agli idoli, come aggiunge il Targum; e così Jarchi e Kimchi; secondo Aben Esdra, li sacrificarono a Baal; questo dimostra che Galaad non era l'unico luogo per l'idolatria, che era dall'altra parte del Giordano, ma anche Ghilgal, che era da questa parte del Giordano, ne era contaminata. La versione latina della Vulgata è:

"a Ghilgal sacrificavano ai giovenchi";

ai vitelli che vi si trovavano, gli stessi che erano a Dan e a Betel; così, nella versione dei Settanta di 1Re 12:29, era precedentemente letto: e così Cirillo lo cita: "[egli] (Geroboamo) pose l'uno (il vitello) a Ghilgal, e l'altro [in] Dan"; da qui la favola di cui Epifanio fa menzione, che, quando nacque Eliseo, il bue d'oro o giovenca a Ghilgal ruggiva molto forte, e così forte da essere udito a Gerusalemme. Il Targum fa menzione di un tempio idolatrico qui; e poiché era vicino a Betel, come appare da 1Samuele 10:3,8 ; e da Giuseppe Flavio; e così Girolamo dice, duramente vicino a Betel; alcuni sospettano un altro Ghilgal; quindi potrebbe essere messo per esso; tuttavia, era un luogo di adorazione idolatrica simile; è menzionato come tale insieme a Bethaven o Betel, in Osea 4:15 ; vedi anche Osea 9:15 ;

sì, i loro altari [sono] come mucchi nei solchi dei campi; non solo nella città di Ghilgal, e nel tempio che vi si trovava, come il Targum; ma anche fuori della città, nei campi si erigevano altari, che sembravano mucchi di pietre; o avevano una moltitudine di altari che erano spessi quanto loro. Così il Targum,

"Hanno moltiplicato i loro altari, come mucchi ai bordi dei campi";

e i commentatori ebrei in generale comprendono questo come espressivo del numero dei loro altari, e dell'aumento del culto idolatrico; ma alcuni lo interpretano come la distruzione dei loro altari, che dovrebbero diventare mucchi di pietre e di spazzatura, come quelli che sono nei campi. Queste parole si riferiscono a Efraim o alle dieci tribù in cui si trovavano questi luoghi, la cui idolatria è di nuovo notata, dopo che furono fatte graziose promesse a Giuda. Alcuni iniziano qui un nuovo sermone o discorso pronunciato a Israele

12 Versetti. 12. E Giacobbe fuggì nel paese di Siria,

O, "campo di Siria"; lo stesso con Padanaram; perché "Padan", nella lingua araba, come Bochart ha mostrato, significa un campo; e "Aram" è la Siria, ed è la parola qui usata. Questo deve essere compreso della fuga di Giacobbe per paura di suo fratello Esaù, la cui storia è riportata in Genesi 28:1-29:35 ; anche se alcuni interpretano questo della sua fuga da Labano dal campo di Siria a Galaad, Genesi 31:21,23 ; e così fare in modo che sia presentato come un aggravamento del peccato degli abitanti di Galaad, che quel luogo, che era stato rifugio e santuario per il loro antenato nella sua angoscia, fosse contaminato dall'idolatria; Ma le parole non sopporteranno una tale costruzione, e quanto segue sembra militare contro di essa:

e Israele servì come moglie, e come moglie mantenne [le pecore]; e così l'ultima clausola è fornita dal Targum, da Jarchi e da Kimchi: ciò avvenne dopo la sua fuga in Siria, e prima che fuggisse da Labano, che servì sette anni per Rachele; e poi lo servì mantenendo le sue pecore altri sette anni per lo stesso: sebbene si possa intendere delle sue due mogli, così; ha servito sette anni per una moglie, per Rachele intenzionalmente, ma alla fine è stato per Lea; e poi tenne pecore altri sette anni per l'altra moglie Rachele; la storia di questo è in Genesi 29:1-35. Questo è menzionato per mostrare la meschinità di Giacobbe l'antenato degli Israeliti, da cui avevano la loro origine e il loro nome; era un fuggiasco in terra di Siria; lì era un siriano pronto a perire, un uomo molto povero, obbligato a servire e a custodire pecore per moglie, senza avere alcuna dote da dare; e questo è osservato qui per abbattere l'orgoglio d'Israele, che si vantava della propria discendenza, il che è debole e stolto per chiunque da fare; e di mostrare la bontà di Dio a Giacobbe, e a loro, elevando lui e loro da un così basso stato e condizione a tale eminenza e grandezza come erano; e di rimproverare la loro ingratitudine verso il Dio dei loro padri e delle loro misericordie, da cui si erano ribellati e si erano convertiti agli idoli

13 Versetti. 13. E per mezzo di un profeta l'Eterno fece uscire Israele dall'Egitto,

O, "per il profeta"; il famoso ed eccellentissimo profeta Mosè, che, per eminenza, è così chiamato; il Signore lo mandò e lo impiegò, e si servì di lui come strumento per far uscire il suo popolo dalla schiavitù in Egitto; in cui egli era un tipo di Cristo, il grande Profeta della chiesa, suscitato come lui, e il Redentore del suo popolo dal peccato, da Satana e dal mondo, dalla legge, dall'inferno e dalla morte, e da tutti i nemici:

e per mezzo di un profeta fu preservato; per mezzo dello stesso profeta Mosè Israele fu preservato presso il Mar Rosso e nel deserto; dove furono tenuti come un gregge di pecore dai loro potenti nemici, e portati ai confini della terra di Canaan. Alcuni comprendono quest'ultima clausola di Giosuè, dal quale gli Israeliti furono condotti sani e salvi attraverso il Giordano nel paese di Canaan, e vi si stabilirono; e in particolare furono da lui portati a Ghilgal, dove fu rinnovato il patto della circoncisione, e si celebrò la prima pasqua nel paese, ma ora un luogo di idolatria, come già detto; e il cui peccato fu aggravato da questa circostanza: ma lo scopo di questa osservazione sembra essere quello di ricordare gli Israeliti della loro bassa condizione in Egitto, e della bontà di Dio verso di loro nel liberarli da lì, che avevano tristemente ripagato con la loro degenerazione e apostasia da lui; e a lui quanto avrebbero dovuto stimare i profeti del Signore, sebbene li avessero disprezzati, poiché avevano ricevuto tali benefici e benedizioni per mezzo di un profeta

14 Versetti. 14. Efraim lo provocò all'ira più amaramente,

La versione latina della Vulgata lo fornisce, io; cioè, Dio, come Kimchi; o il suo Signore, come può essere fornito dall'ultima frase del versetto; il senso è lo stesso in entrambi i casi: era Dio che Efraim o le dieci tribù provocarono per suscitare la sua ira e la sua vendetta contro di loro; nonostante tutti i favori che essi e i loro antenati avevano ricevuto da lui, lo provocarono in maniera molto amara, con ira amara, ira veemente e furore, o, "con amarezza", con i loro peccati, che sono per loro natura amari, dispiaciuti a Dio; e nei loro effetti portano amarezza e morte su coloro che li commettono; intendendo in particolare la loro idolatria, e tutti coloro che appartengono ad essa; i loro idoli, alti luoghi, altari, ecc. La parola qui usata è resa "alti mucchi", Geremia 31:21 ; ed è qui interpretata da Kimchi degli altari, con i quali, e i loro sacrifici su di essi, provocavano l'ira del Signore:

perciò lascerà su di sé il suo sangue; il sangue di persone innocenti, profeti e altri uomini buoni versati da lui; il peccato che ne è stato imputato gli sarà addebitato ed egli ne porterà la punizione. Così il Targum,

"La colpa del sangue innocente che egli ha versato ricadrà su di lui":

o "il suo proprio sangue sarà versato su di lui"; in giusta rappresaglia per il sangue di altri versato da lui, e per tutto il sangue da lui generato in sacrifici idolatri, e altri peccati cruenti; o il suo proprio sangue versato dal nemico rimarrà su di lui senza vendetta; Dio non punirà coloro che lo spargono:

e il suo Signore gli ritornerà addosso il suo obbrobrio, cioè come egli ha insultato i profeti del Signore perché lo hanno rimproverato per la sua idolatria, e ha biasimato lo stesso Signore del fuoco, ribellandosi a lui, trascurando il suo culto e preferendo a lui il culto degli idoli, così, come giusta ricompensa, sarà consegnato nelle mani del nemico, e diventare un obbrobrio, uno scherno e un proverbio in tutti i luoghi in cui sarà condotto. Dio è chiamato "il suo Signore", sebbene si fosse ribellato contro di lui, si fosse scrollato di dosso il suo giogo e non gli avesse obbedito; eppure, che lo voglia o no, egli è il suo Signore, e si mostrerà tale per la sua sovranità e autorità su di lui, e per i giudizi esercitati su di lui. Alcuni comprendono questo del re assiro, divenire il suo signore, prendendolo e portandolo prigioniero, lo strumento nelle mani di Dio per portarlo al biasimo; ma il primo senso sembra il migliore

Commentario del Pulpito:

Osea 12

1 Nella vers. 1-6; Dio continua la sua lamentela contro Efraim, accusandoli specialmente di perseguire condotte vane e futili a loro grande danno. Invece di riparare alla vera ed eterna fonte di sicurezza e salvezza, ricorsero ad alleanze straniere per sostenere e rafforzare il loro stato in decadenza e i loro interessi in declino. Eppure l'unica forza che resisteva era Geova. La controversia ora abbraccia anche Giuda; e così Giacobbe - sia Israele che Giuda - è minacciato di quella punizione che le loro azioni meritavano. La menzione del loro grande antenato Giacobbe suggerisce naturalmente un contrasto; mentre la sua condotta viene loro proposta come esempio. Di conseguenza sono invitati a seguire le sue orme, a imitare la pietà e la saggezza della sua condotta, e così a nutrire buone speranze di un simile successo da parte dell'immutabile e immutabile Dio del loro pio antenato

Efraim si nutre del vento e segue il vento orientale. "Vento" è impiegato in senso figurato per indicare ciò che è vuoto e vano, di nessun valore reale o beneficio pratico

1. Nutrirsi di vento significa trarre piacere o trarre sostentamento da ciò che in realtà non può permettersi né l'uno né l'altro; mentre seguire il vento dell'est è

(1) perseguire vane speranze e ideali irraggiungibili. Secondo questa visione, l'idea principale del vento dell'est è la sua fugacità, che è passata in un proverbio; così Orazio dice: "Agents nimbos Oeior Euro". Superare il rapido e tempestoso vento dell'est rappresenterebbe un'impresa allo stesso tempo impraticabile e senza speranza. Ma

(2) È piuttosto l'influenza dirompente del vento orientale a cui ci si riferisce, in modo che sia una rappresentazione figurativa, non tanto di ciò che è vano e senza speranza, quanto di ciò che è pernicioso e distruttivo. Così la loro condotta non era solo oziosa, ma dannosa; non solo illusorio, ma distruttivo; non solo infruttuoso, ma fatale. La loro carriera, che è così rappresentata, includeva la loro idolatria e le alleanze estere Kimchi spiega questa frase come segue: "Nel suo servizio ai vitelli è simile a colui che apre la bocca al vento e se ne nutre, sebbene non possa sostenere la vita con ciò". e segue il vento dell'est; "Ripete il senso con parole diverse, e menziona il vento dell'est perché è il più forte e il più dannoso dei venti per i figli degli uomini. Cantici con loro: non basta che l'idolatria dei vitelli non giovi a loro, ma anzi li danneggia".

2. La traduzione dei Settanta è Ο δε Εφραιωξε καυδωνα, equivalente a "Ma Efraim è uno spirito maligno; ha inseguito il vento dell'est". Ogni giorno (anzi, tutto il giorno) aumenta la menzogna e la desolazione. Alcuni hanno capito queste parole

(1) come descrittivo dell'attitudine di Efraim verso Geova; e quindi ciò che è figurativamente esposto nella prima frase è qui rappresentato letteralmente. Così Kimchi dice: "Egli non si converte dalla sua malvagità, ma moltiplica tutti i giorni mentendo, che è l'adorazione dei vitelli, e così aumenta la desolazione e la distruzione che verranno come punizione per il loro servizio. E con tutto ciò egli non percepisce né ritorna dall'adorazione dei vitelli all'adorazione del Dio benedetto". Ma

(2) preferiamo comprendere la seconda frase della condotta di Efraim verso il suo prossimo o prossimo. Tito, Hitzig, che mostra che dvo non può riferirsi alla loro condotta verso Geova, né le loro menzogne e la loro desolazione potrebbero continuare tutto il giorno se riferite al suo servizio. dvwO smj, "violenza e rapina" o "spogliarello", sono anche uniti in modo simile in Amos 3:10 e Geremia 6:7, per caratterizzare la condotta degli uomini verso il loro prossimo. Nel passaggio che abbiamo davanti, se ci riferiamo alle parole "menzogne e desolazione", come pensiamo che dovrebbero essere riferite, alla condotta di Efraim verso gli uomini, il byr e il dç possono essere distinti così: il primo designa il basso menzognero e il commercio fraudolento; mentre quest'ultimo esprime quella violenza brutale con cui uomini disonesti si impossessano senza scrupoli dei beni dei loro vicini. Essi fanno un patto con gli Assiri e l'olio viene portato in Egitto. Questa predilezione per le alleanze estere è specificata come una prova positiva della loro apostasia da Geova e della loro mancanza di fiducia in Lui. Questo è ben spiegato da Kimchi nel seguente commento: "Ma che cosa fa Efraim? Quando l'oppressione del nemico si abbatte su di lui, fanno un patto con l'Assiria per il loro aiuto, e similmente con l'Egitto, una volta con questo, un'altra volta con quello". L'espressione tyrb trk, "rompere un patto", ha il suo parallelo nel greco ορκια τεμνειν e nel latino foedus fetire, come anche in arabo, senza dubbio per la circostanza di uccidere le vittime nella sua ratifica. La condotta qui censurata è l'infedeltà di Efraim al patto allora statico piuttosto che le loro manovre infide nel "contrapporre" alternativamente l'Egitto all'Assiria, e l'Assiria all'Egitto. La terra di Israele abbondava di olio, olivo e miele, come leggiamo in Deuteronomio 8:8 e altrove. Lo scopo dell'invio in Egitto era come dono agli egiziani per assicurarsi il loro interesse e il loro aiuto contro l'Assiria. È quindi correttamente spiegato sia da Rash! e Kimchi. Il primo dice: "E portano il loro olio in Egitto per darglielo in dono perché li aiutino"; il secondo allo stesso modo: "Portano il loro olio agli Egiziani come dono, perché l'olio è arrivato in Egitto e in altri paesi dal paese di Israele. La terra di Israele era ricca di olio d'oliva.

Vers. 1-6. - Rimprovero, retrospettiva ed esortazione

Efraim è rimproverato per aver seguito percorsi vuoti e vani, e corsi dannosi per i loro migliori e reali interessi. Giuda è incluso nella minaccia che segue. Essi sono esortati a seguire l'esempio del patriarca che viene proposto per la loro imitazione, con l'implicita promessa di un successo simile. L'immutabilità di Dio, che non solo accettò Giacobbe, ma lo benedisse e lo fece prosperare, è offerta ai discendenti di Giacobbe come garanzia di benedizioni simili nel caso in cui si volgano a Dio e portino frutti degni di pentimento

I L'AVVERSIONE NATURALE DEL CUORE A DIO. Questa caratteristica del cuore naturale è evidente nel caso di Efraim. Il popolo del regno settentrionale non risparmiò né fatiche né spese per ottenere l'aiuto umano piuttosto che cercare l'aiuto di Dio

1. Notiamo la natura costosa del loro procedimento. Fecero un patto con gli Assiri, e questo era un patto costoso; poiché Menahem, re d'Israele, dovette pagare a Pul, il monarca assiro, mille talenti d'argento per l'aiuto desiderato, e Oshea divenne tributario di Salmanassar e gli fece doni costosi; mentre l'erario nazionale veniva prosciugato in un'altra direzione, preziose esportazioni di petrolio venivano inviate in Egitto

2. Il perseguimento energico del loro scopo. Sono rappresentati come "che seguono dietro" e "aumentano ogni giorno". Si imposero più fatica per allontanarsi da Dio di quanto avrebbero dovuto fare per volgersi a Lui. Avendo "non meno pene nell'allontanarsi dalla via di Dio che se vi si fossero attenute; ma la via di Dio, come è senza dubbio la più sicura, così sotto molti aspetti è anche la più facile, la via".

3. Le vuote conseguenze di questo corso. Le loro speranze erano destinate alla più amara delusione, e il loro aiuto umano si rivelò estremamente dannoso. I doni che avevano elargito agli Egiziani non ebbero altro effetto che quello di comprometterli con gli Assiri; mentre la questione era l'imprigionamento di questo principe e la prigionia del popolo. Cantici è ancora; le confidenze carnali degli uomini li ingannano, come il vento che può riempire ma non può nutrirli; e non solo ingannare, ma attirare su di loro calamità più grandi di quelle da cui speravano di sfuggire. Così si dimostrano non solo inutili come il vento, ma perniciosi come il vento dell'est. Il risultato di tutto non è solo la menzogna vanità, ma la desolazione

II L'APOSTASIA DEL POPOLO DI DIO, PER QUANTO PARZIALE E TEMPORANEA, È GIUSTAMENTE PUNIBILE. Dio non è connivente con il peccato nei suoi santi che lo servono, non più di quanto non lo abbia mai cercato; Né le buone azioni ordinarie degli uomini espiano i loro misfatti occasionali. Il peccato nel popolo di Dio porterà sicuramente il castigo in qualche forma. Atti a prima vista potrebbe sembrare strano, o addirittura contraddittorio, che il Signore abbia una controversia con Giuda, del quale era stato affermato pochi versetti prima che "Giuda regna ancora con Dio ed è fedele con i santi". Ma una soluzione pronta e giusta dell'apparente difficoltà si trova in quelle sorprendenti dichiarazioni dell'Apocalisse, in cui Dio, dopo aver elargito meritate lodi a certe Chiese per questa o quella condotta di condotta, aggiunge immediatamente: "Tuttavia ho qualcosa contro di te". La loro bontà, di qualunque tipo fosse, non faceva sì che i loro mali meriti fossero trascurati. "Ci sono alcuni", dice un vecchio scrittore, "che, se c'è del male negli uomini, non possono vedere in loro alcun bene; questo è malvagio, ma ve ne sono altri che, se in loro c'è del bene, non vedono alcun male; Questa è troppa indulgenza. Sbagliano in entrambi gli estremi".

III L'IMPARZIALITÀ DELLE AZIONI DIVINE

1. Non è poco strano come gli uomini a volte cerchino di proteggersi con i peccati degli altri, o di attenuare la loro trasgressione con l'illecito ancora più grande degli altri. Potrebbe essere stato così con Efraim; avrebbero potuto invocare i peccati di Giuda come attenuante per conto loro, o anche accusare l'Altissimo di non trattare con loro in modo parale nel punire il loro peccato, quando i peccati di Giuda erano condonati. Avrebbero potuto dire: "Non siamo molto peggiori di Giuda; ci sono peccati in Giuda come in Israele; perché, allora, Giuda dovrebbe fuggire?" Cantici con molti ancora; sono pronti a dire: "Non siamo peggiori degli altri; abbiamo i nostri difetti, così come i nostri vicini; Se meritiamo una punizione, lo meritano anche gli altri". Dio ci mostra che le sue vie sono regali, che non punirà Efraim e non permetterà a Giuda di fuggire, ma che renderà a ciascuno ciò che le sue opere saranno

2. Ma la loro supplica potrebbe essere facilmente rivolta contro di loro con loro grande sconforto. Se Giuda è dichiaratamente superiore a Israele, e conserva la vera adorazione di Geova, anche se con certi inconvenienti, e se Israele ha rinunciato a quell'adorazione, e in altre questioni si trova in una situazione peggiore di agio, non si potrebbe chiedere con parole simili a una Scrittura del Nuovo Testamento: Se anche con Giuda Dio ha una controversia, come può Israele aspettarsi di sfuggire? "Se il giusto si salva a malapena, dove apparirà l'empio e il peccatore?"

3. Sebbene ogni peccato meriti il giudizio più severo, essendo un'offesa infinita contro l'Infinitamente Santo, tuttavia egli proporziona i suoi castighi al grado e all'aggravamento di ogni offesa, e all'ostinazione del reo

IV TRE SCHIZZI STORICI TRATTI DALLA VITA DI GIACOBBE E DALLE LORO LEZIONI, Queste storie registrano le tre grandi lotte della vita del patriarca

1. La sua nascita, quando prende suo fratello per il calcagno, dà prova di un istinto divino o di un'inclinazione divinamente diretta a lottare per il diritto di nascita e le sue benedizioni

(1) La prima lezione che ci viene insegnata nella Scrittura della nascita di Giacobbe Genesi 25:22,26 è l'amore elettivo di Dio, o quel favore di grazia che Dio si compiace di estendere agli uomini, e ciò senza riguardo per le loro opere di merito o per i loro meriti o per i loro meriti di alcun tipo. Non solo il popolo di Dio è stato scelto da lui fin dall'eternità, come leggiamo: "Egli ci ha scelti in lui prima della fondazione del mondo", e di conseguenza prima di aver fatto il bene o il male, ma a volte è reso partecipe della sua grazia santificante fin dal grembo materno; così leggiamo di Geremia, Geremia 1:5 "Prima di seminarti nel ventre io ti conoscevo; e prima che tu uscissi dal grembo materno io ti ho santificato", così anche di Giovanni Battista, Luca 1:44 "Ecco, appena la voce del tuo saluto risuonò ai miei orecchi, il bambino sussultò nel mio grembo di gioia".

(2) La lotta di Giacobbe per anticipare che Esaù fosse il primogenito, e quindi per assicurarsi la primogenitura e la sua benedizione, presagiva l'alta posizione spirituale a cui doveva giungere nel proposito di Dio. Anche l'insuccesso dello sforzo non porta Giacobbe ad allentare i suoi sforzi o ad abbandonare il suo scopo, finché la grazia non compensò il suo svantaggio naturale e coronò la sua persistente lotta con il successo

(3) Alla posterità del patriarca viene qui insegnato a non ripiegare e a vantarsi della dignità e dei privilegi del loro antenato, ma a darsi da fare come aveva fatto lui per assicurarsi le benedizioni spirituali

(4) Quando Dio concede la grazia in qualcuno, fornisce abbondante motivo di ringraziamento, ma questo è specialmente il caso quando quella grazia è concessa nella prima infanzia, in modo da prevenire quelle follie e concupiscenze giovanili che combattono contro l'anima, e che, nel caso di coloro che si convertono in seguito, spesso li fanno possedere le iniquità della loro giovinezza e inaspriscono tutti i loro anni successivi

2. La lotta con l'angelo e il prevalere costituirono la successiva grande epoca nella vita di Giacobbe. Questo che è riportato in Genesi 32, fu un periodo di grande terrore e angoscia, così come di non poco pericolo da parte di suo fratello Esaù. Ma non cedette di fronte ai pericoli che lo minacciavano, né soccombette alle difficoltà della sua posizione; Affrontò coraggiosamente gli scoraggiamenti che lo circondavano, non però con le proprie forze. Con la forza che Dio gli aveva dato, egli aveva potenza presso Dio; nel vigore della sua forza lottò con l'Angelo dell'alleanza e prevalse. Vide la provvidenza di Dio in tutto ciò che lo tradiva, e lottò per il favore e il soccorso divini, La lotta simboleggiava l'intensa serietà ed energia che metteva in campo; l'obiettivo per il quale si sforzò così seriamente ed energicamente era la benedizione del suo Dio; i mezzi impiegati erano preghiere e lacrime e ferventi suppliche; la perseveranza con cui pregava e pigava è espressa nelle parole: "Non ti lascerò andare, se tu non mi benedirai". Così, come principe, aveva potere su Dio e sugli uomini, e prevalse

(2) Quali prove abbiamo qui delle ricchezze della grazia divina! L'Onnipotente ci dà la potenza in virtù della quale prevaliamo con lui, anzi con lui! Il metodo con cui gli uomini prevalgono presso Dio sono le ordinanze di preghiera e di supplica che egli stesso ha stabilito; mentre lo spirito adatto a tali occupazioni è un cuore spezzato e contrito, poiché tale il Signore non disprezzerà. Giacobbe era veramente magnanimo, eppure tenero e contrito, e il suo pianto era l'effusione della sua tenerezza di cuore e della sua contrizione di spirito

Le più belle benedizioni della provvidenza e della grazia sono spesso concesse agli uomini dopo periodi di afflizione e angoscia, e concesse dopo intense lotte, preghiere sincere e suppliche solenni. Ecco una lezione per la gente del tempo del profeta per incoraggiarla contro i pericoli e le difficoltà che si stavano rapidamente affollando su di loro, e per istruirla. con l'esempio del loro onorato progenitore di riporre la loro fiducia in Dio, e non in miserabili e deludenti confederazioni umane. Così, con il potere dell'Onnipotenza stessa, essi potevano recuperare le loro fortune in declino, superare tutte le difficoltà e trionfare su tutti i nemici. Anche qui c'è una lezione che vale la pena imparare da tutti noi. Il potere appartiene a Dio; di quel potere possiamo partecipare; La preghiera avvicina questo potere e lo allea al nostro fianco, e in virtù di questo potere prevarremo su tutti i nemici, sia temporali che spirituali

3. La terza epoca della storia di Giacobbe fu contrassegnata dal suo ritrovamento di Dio a Betel

(1) Due volte Dio si era compiaciuto di manifestarsi a Giacobbe a Betel, la prima quando aveva lasciato la casa di suo padre e si era messo in cammino per Paddan-Aram, come riportato in Genesi 28, quando aveva avuto quella meravigliosa visione della scala che collegava il cielo e la terra, la creatura e il Creatore, mentre gli angeli come messaggeri celesti salivano e scendevano su di essa. L'altra occasione fu quando fu in preda a grande turbamento e terrore a causa del massacro dei Sichemiti. A questo, che è narrato in Genesi 35, il profeta si riferisce in modo speciale nel passaggio che ci sta davanti. L'occasione fu memorabile, e sotto un certo aspetto malinconica, nella storia di Giacobbe. Aveva dimenticato i voti, o almeno non li aveva pagati; egli trascurò un dovere di carattere solenne e vincolante. E ora è un pericolo e un'angoscia, eppure trova Dio, e in lui soccorso e sostegno. Dio era stato con il fuggiasco che riportava un principe e un patriarca; lo aveva fatto prosperare e lo aveva riportato in salvo e in pace, facendogli trovare grazia agli occhi di suo fratello Esaù, padre dei duchi di Sé. Arrivato a Succoth, Giacobbe gli aveva costruito una casa, fatto capanne per il suo bestiame, e lì le sue greggi e le sue mandrie al pascolo, la sua dimora pacifica, la sua famiglia numerosa e potente, tutto attestava la fedeltà del Dio dell'alleanza. Ma per molto tempo non c'è nessuna parola di Betel, e apparentemente nessun ricordo del voto che aveva fatto di riparare là al suo ritorno, fate di quel luogo una casa di Dio e destinate la decima delle sue sostanze al suo mantenimento. Lasciò Succoth, passò il Giordano e si diresse a Shalem; egli vi si attardò, e il tempo passò, trascorsero circa sette o otto anni, e ancora la Betel non è visitata e il voto non è stato adempiuto. Gli atti prolungano la profonda afflizione familiare, il triste disonore familiare e l'oscuro senso di colpa familiare uniti per affliggere, forse punire, il patriarca; e divenne necessario che Dio stesso ricordasse a Giacobbe Betel, e la meravigliosa visione che vi aveva avuto, e il voto solenne che vi aveva fatto, che sembravano tutti svaniti dalla sua memoria, e forse sarebbero stati completamente dimenticati, se Dio non avesse detto a Giacobbe: "Alzati, sali a Betel". Nella sua angoscia cercò il Signore, e la chiamata di Dio gli ricordò il suo dovere. In tali circostanze lo trovò a Betel, "il che può essere compreso sia di Dio che impedì a Giacobbe con una visione la prima volta, sia con una chiamata la seconda volta, sia di Giacobbe che vi trovò Dio quando lo cercò".

(2) Così, dopo un periodo di dimenticanza o di abbandono, non appena Giacobbe fu spronato a cercare il Signore, lo trovò Ecco l'incoraggiamento per la sua posterità errante a cercare quel Dio che non disse mai alla progenie di Giacobbe più di quanto non disse a Giacobbe stesso: "Cercate invano la mia faccia".

(3) È ben degno di nota che il mezzo con cui Dio si compiace di avere rapporti con il suo popolo è la sua Parola, come possiamo giustamente dedurre dall'espressione: "Là parlò con noi". Ed è inoltre degno di nota il fatto che le rivelazioni che Dio ha di se stesso nell'antichità rimangono l'eredità della Chiesa in tutte le epoche successive. Le parole che ci pronunciò mostrano che la comunicazione non era solo personale per Giacobbe, ma per la sua posterità. Dio parlò con loro come se fosse presente, e ciò che disse li riguardava sebbene fossero ancora nei lombi del loro progenitore. Cantici con la Chiesa e il popolo di Dio ancora; ciò che è stato scritto in precedenza è stato scritto per il nostro apprendimento, affinché mediante la pazienza e il conforto delle Scritture potessimo avere speranza

OMELIE DI J.R. THOMSON Ver 1.- Nutrirsi del vento

La condotta di Efraim è per molti aspetti molto istruttiva per tutti i lettori della Scrittura. Non c'è nulla in quella condotta su cui Osea pone maggiore enfasi dell'estrema follia, dell'irragionevolezza, della fatuità del peccato. Questa è un'immagine vigorosa che il profeta impiega qui per descrivere la vanità di un corso di vita caratterizzato dall'oblio di Dio e dalla ribellione contro di Lui, da uno sforzo costantemente ricorrente, anche se costantemente deludente, di trovare soddisfazione nelle ricerche e nei piaceri del peccato. "Efraim si nutre del vento e insegue il vento orientale".

IO SONO UN VANO E FALSO STANDARD E SCOPO. Confrontate il vento con il cibo sano, e sentite subito l'assurdità di considerare l'uno come se fosse equivalente all'altro. Gli oggetti su cui gli empi e i mondani pongono il loro cuore sono inconsistenti come "l'aria senza vista". Tali persone chiamano bene il male, e commettono il peccato di abbandonare la fonte delle acque vive, e di scavarsi cisterne rotte che non possono contenere acqua

II UN INSEGUIMENTO SCIOCCO. Come sono le concezioni di eccellenza di un uomo, tale può essere la sua vita. È naturale che dobbiamo cercare ciò che riteniamo buono. I cercatori di soddisfazione nei piaceri del peccato, se solo potessero comprendere la loro vera vita, vedrebbero se stessi inseguendo il vento dell'est. Tutti gli scopi terreni, quando sostituiscono la gloria di Dio - l'unico vero fine della nostra esistenza - sono indegni della nostra natura e immeritevoli della nostra devozione

III UNA RICOMPENSA INSODDISFACENTE. Ingoiare il vento è un povero sostituto per mangiare cibo adatto e sostenuto. E prima o poi ogni persona che si è data alla ricerca di scopi mondani ed egoistici deve scoprire la sua totale vanità, la sua incapacità di offrire una vera e duratura soddisfazione. Quando le illusioni della terra e del tempo saranno svanite, e gli uomini si troveranno faccia a faccia con le realtà eterne, come apparirà vuoto e indegno ciò che ha così spesso infiammato il loro desiderio e eccitato il loro strenuo sforzo! Prevedendo un giudizio così chiaro, gli uditori della Parola di Dio siano saggi a suo tempo.

OMELIE DI D. THOMAS versetto 1.- Cibo dell'anima senza valore

"Efraim si nutre di vento". Delitzsch rende questa clausola: "Efraim pascola il vento". L'idea è che cercasse sostegno e soddisfazione in quelle cose che erano assolutamente inconsistenti e prive di valore: il vento.

Le indulgenze sensuali sono cibo per l'anima senza valore. Gli uomini cercano la felicità nella gratificazione dei loro sensi, nella libera indulgenza dei loro appetiti: ma tutto questo non è altro che "vento"; lascia l'anima più affamata che mai. Le anime muoiono di fame nel corpo viziato del buongustaio e del voluttuario. "L'uomo non può vivere di solo pane", ecc

Le distinzioni mondane sono cibo per l'anima senza valore. Migliaia di persone cercano cibo per le loro anime in titoli, onore e fama mondani. Ma questi sono "vento". Le anime dei nostri grandi muoiono di fame. Camminate per Rotten Row nel pieno della stagione, e nei volti di centinaia di coloro che rotolano nel flusso di carri abbaglianti vedete raffigurata la fame morale. Cosa stanno facendo? Sono vento che pascola

Le formalità religiose sono cibo per l'anima senza valore. Milioni di persone espletano le formalità religiose in cerca di cibo spirituale. Affollano templi, sinagoghe, cattedrali, chiese, cappelle, si occupano rigorosamente delle semplici cerimonie religiose e tornano dalle loro devozioni con anime affamate e non nutrite. Atti gli altari sono stati vento di sfioramento . "Perché spendete denaro per ciò che non è pane? e la tua fatica per ciò che non sazia? Ascoltatemi diligentemente, mangiate ciò che è buono e l'anima vostra si diletti nella grassezza". -D.T

2 Il Signore ha anche una controversia con Giuda, e punirà Giacobbe secondo le sue vie. Dio qui si presenta allo stesso tempo come querelante e giudice, ampliando la gamma delle sue memorie. La controversia con Israele ha una portata più ampia, e comprende Giuda colpevole, anche se apparentemente in misura minore. Ma quand'anche Giuda partecipasse alla punizione, quella punizione sarà proporzionata alle loro colpe: quelli come Giuda che hanno peccato di meno soffriranno di meno; mentre i trasgressori più odiosi, come Israele aveva dimostrato di essere, sarebbero stati puniti più severamente. A Giacobbe, che qui abbracciava le dieci tribù d'Israele e le due di Giuda, il castigo sarebbe stato inflitto secondo le sue vie. L'apparente contraddizione tra il versetto 12 dell'ultimo capitolo, dove, come molti lo traducono, Giuda è rappresentato come regnante con Dio e fedele con i santi, e l'attuale inclusione di Giuda nella controversia con Geova, ha causato

(1) una resa e una spiegazione di questo versetto che Aben Esdra dichiara essere sia sgrammaticato che non scritturale. "Egli", dice Aben Esdra, che spiega che Giuda è fedele e che egli lo riprenderà, e afferma che la Scrittura non fa menzione del fatto che Geova abbia una controversia contro Giuda, ma [impiega] μ senso che Geova e Giuda hanno una contesa contro Efraim, si allontana dalla via della Scrittura e della grammatica, poiché il profeta ha scritto sopra (ver. 13), 'Giuda vide la sua ferita; ' "Farò cavalcare Efraim; Giuda ararà", e riferendosi a entrambi dice: "Mangerete il frutto della menzogna". Dimentica anche che "I mandriani di Gherar combatterono con (μ) i mandriani di Isacco"; 'E il popolo litigò con Mosè' e molti altri luoghi [cioè dove si trova μ con il senso di 'contendere']. Perciò egli unisce Efraim a Giuda, e dice: 'Anche il Signore ha una controversia con Giuda, e punirà Giacobbe secondo le sue vie, perché questo nome (cioè Giacobbe) comprende entrambi (Efraim e Giuda)."

(2) Il significato è dato in modo conciso e corretto da Rashi così: "Egli (Geova) annuncia loro le parole della sua controversia che i loro fratelli della casa d'Israele gli avevano causato; e non dovrebbero meravigliarsi se egli punirebbe (letteralmente, 'visita') Giacobbe secondo le sue vie". Il cambiamento nella tranquillità di Giuda, Kimchi lo spiega con riferimento alla loro successiva apostasia, specialmente quella dei loro re, come segue: "Benché egli dicesse: 'E Giuda regna ancora con Dio', intendeva, sebbene fosse trattenuto dal servizio di Dio nella casa del santuario; Così in seguito praticarono azioni malvagie come i loro re erano malvagi; perciò disse: 'Geova ha una controversia e una correzione con Giuda e Giacobbe per punirli secondo le loro azioni, poiché i loro re erano malvagi, poiché non si ricordarono della mia misericordia con loro e con il loro padre Giacobbe, perché tutto era per amore della sua posterità; e gli mostrai un segno che sarebbe stato per la sua discendenza dopo di lui, se avessero dato il loro cuore a me... E il segno che io ho mostrato loro è fatto solo per la sua discendenza. Ma essi non l'hanno riconosciuto, poiché se l'avessero riconosciuto, si sarebbero attaccati a me e al mio servizio, e io avrei ratificato loro la benedizione di Giacobbe loro padre'". L'infinito con le non di rado è impiegato nel senso del nostro futuro, quindi, dqpl, deve essere visitato, equivalente a "egli deve o deve visitare su di esso" Questo modo di dire è comune in siriaco, ma sempre con atid. Egli lo ricompenserà secondo le sue opere. L'espressione più mite è applicata a Giuda: egli ha una controversia con lui, ma punirà Giacobbe, limitatamente da alcuni a Efraim o alle dieci tribù. Comprendere meglio Giacobbe di Giuda e Israele, che devono entrambi essere ricompensati, ciascuno secondo le sue opere

3 Prese suo fratello per il calcagno nel grembo materno, e con la sua forza ebbe potere (margine, era un principe, o, si comportò da principe) con Dio. In questo versetto e nel seguente il profeta volge lo sguardo a un passato lontano; e questa retrospettiva, che è suggerita dai nomi Giacobbe e Israele, gli ricorda due eventi ben noti nella vita del patriarca: il significato e l'intenzione di questa reminiscenza sono interpretati in modo diverso. I due punti di vista principali sono i seguenti:

(1) Alcuni sono dell'opinione che il profeta intenda dare un esempio a titolo di avvertimento, e menzionare un tratto dell'astuzia di Giacobbe, e allo stesso modo della sua violenza, e quindi mostrare che Giacobbe era incorso in una colpa simile a quella della generazione allora presente; vale a dire, la sua condotta era stata simile alla loro nell'inganno, menzogna e violenza. Ma

(2) Secondo altri, e noi siamo d'accordo con loro, lo scopo del profeta in questi versetti è di ammonirli a imitare la condotta del loro progenitore, e di ricordare loro la distinzione che aveva ottenuto in tal modo, come un incoraggiamento-merito per loro ad andare e fare lo stesso

(3) Un'altra interpretazione, in qualche modo simile a (2), è quella di coloro che ammettono che l'afferrare il calcagno di suo fratello nel grembo materno di Giacobbe sia stata proposta alla sua posterità dal profeta a scopo di emulazione e incoraggiamento, allo stesso tempo per mostrare la grazia elettiva di Dio dall'eternità. Perciò Girolamo: "Mentre era ancora nel grembo di Rebecca, afferrò il calcagno di suo fratello, non con la propria forza, è vero, che era incapace di percepire, ma con la misericordia di Dio, che conosce e ama quelli che ha predestinato". Cantici anche Rashi: "Tutto questo gli ho fatto; Prese suo fratello per il tallone come segno che avrebbe prevalso su di lui". Calvino spiega più dettagliatamente così: "La loro ingratitudine è mostrata in questo, che non riconobbero di essere stati anticipati, nella persona del loro padre Giacobbe, dalla misericordia gratuita di Dio. A questo scopo si fa riferimento alla prima storia, affinché la posterità di Giacobbe potesse comprendere che erano stati eletti da Dio prima di nascere. Poiché Giacobbe, per scelta o intenzionalmente, non afferrò il calcagno di suo fratello nel grembo di sua madre; Ma era una cosa straordinaria. Fu, dunque, Dio che guidò la mano del bambino e con questo segno testimoniò che la sua adozione era gratuita. In breve, dicendo che Giacobbe teneva il piede di suo fratello nel grembo di sua madre, si intende la stessa cosa come se Dio avesse ricordato agli Israeliti che essi non eccellevano sugli altri per la loro virtù o per quella dei loro genitori, ma che Dio per suo proprio beneplacito li aveva scelti". Aben Esdra e Kimchi spiegano che l'afferramento del calcagno di Esaù da parte di Giacobbe è dovuto all'impartire il potere divino, ma come un segno di vittoria sui suoi nemici. Dobbiamo respingere

(1) per i seguenti motivi:

(a) Il riferimento non è a Genesi 27, dove è narrato il superamento di Esaù da parte di Giacobbe, ma a Genesi 25:26, dove è scritto: "Dopo ciò uscì suo fratello, e la sua mano afferrò il calcagno di Esaù";

(b) i patriarchi sono sempre esibiti come modelli di pietà - inoltre, Osea non impiega mai il nome Israele se non in senso onorevole. Dobbiamo scegliere tra (2) e (3); e propendiamo per (2), poiché l'essenza del passaggio è mostrare la serietà di Giacobbe nel cercare la benedizione divina come esempio per la sua posterità. Già nel grembo di sua madre, prima di vedere la luce del mondo anche nella sua condizione di incoscienza, aveva afferrato il calcagno di suo fratello maggiore Esaù, per anticiparlo come il primogenito, e quindi appropriarsi delle promesse divine. La seconda frase descrive come con zelo, con il lavoro e lo sforzo, egli avesse lottato per la posizione di preminenza, lottando duramente per la benedizione divina. Nella maturità della sua virilità lottò con Dio, o meglio con l'angelo dell'alleanza, e prevalse così che il suo nome fu cambiato in Israele. Il profeta presenta questa immagine ai posteri di Giacobbe per la loro imitazione, con l'implicita promessa di un risultato altrettanto felice. Benché Aben Esdra e Kimchi, nella loro esposizione del versetto, spieghino piuttosto a modo loro il significato dell'evento originale come riportato in Genesi piuttosto che l'applicazione che il profeta ne fa qui, tuttavia potrebbe non essere fuori luogo unire i loro commenti, che sono i seguenti: Aben Esdra, "Rispetto a colui che spiega 'nel grembo' nel senso che Geova allora decretò la questione del primogenitura e benedizione, non so come il significato di 'nel grembo materno' abbia a che fare con questo, come dice la Scrittura: 'Prima che ti formassi nel grembo materno ti conoscessi'. Secondo la mia opinione dovrebbe essere preso secondo il suo senso letterale, che prese suo fratello per il calcagno nel grembo materno; 'e questo è reso chiaro da' e la sua mano afferrò il calcagno di Esaù'. Ora il significato è: 'Perché i figli di Giacobbe non si ricordano che io ho scelto il loro padre e ho fatto per lui la precedenza su tutti quelli che sono nati? Infatti, quando era nel grembo materno, gli diedi la forza di afferrare il calcagno, e questo fu come l'opera di un miracolo, perché il feto non ha, nel grembo materno e al momento dell'apertura della matrice, la forza di afferrare nulla finché non esce dal grembo materno nell'aria del mondo. Ed ecco! quando era nel grembo materno gli ho dato forza; e poi lottò con l'angelo, ed egli (l'angelo) non prevalse su di lui, sebbene un angelo uccidesse tutto l'esercito d'Assiria, e i figli degli uomini fuggissero terrorizzati come Davide che ebbe paura; quanto era difficile lottare con lui". Il significato è che tutti i figli del mondo dovrebbero sapere che la sua discendenza (di Giacobbe) durerà in eterno, e alla fine vincerà i suoi nemici. Ma Efraim pensa che Efraim stesso abbia trovato il potere". Il commento di Kimchi sulla prima parte del versetto è più o meno lo stesso di quello di Aben Esdra appena citato; mentre sulla frase conclusiva osserva: "E ancora un altro segno gli ho mostrato per essere un segno per i suoi figli dopo di lui, poiché gli ho dato la forza di lottare con l'angelo e di essere un principe in relazione a lui come se fosse nello stesso rango con lui. E gli mostrai questo segno: che i suoi figli sarebbero stati la parte sola del Signore, che la stella e l'angelo non avrebbero prevalso su di loro per tutto il tempo in cui avrebbero fatto il mio beneplacito, e che non sarebbero stati spaventati dai segni del cielo, perché non avevano forza (fisica) né potenza (morale) su di loro. perché la provvidenza di Dio beatissimo si attacca a loro durante tutto il tempo in cui vogliono fare la mia volontà, né soccomberanno ad alcun accidente del tempo".

Ver. 3 (ultima frase).- Prevalere presso Dio

Non è cosa da poco avere una discendenza devota. Nascere nell'eredità di un buon nome e di influenze religiose comporta una pesante responsabilità e un nobile privilegio. L'uomo che volge le redini sul sentiero per il quale i suoi divini antenati hanno camminato commette un peccato più grande, a giudizio di Dio, degli empi che non hanno mai conosciuto i vantaggi di una famiglia religiosa. Tra le nazioni, "Israele" aveva questa particolare responsabilità. Il nome del popolo ricordava la preghiera in cui il loro grande antenato ottenne l'autoconquista, la conoscenza di Dio e la grazia di mantenere la giustizia e fare misericordia. Perciò Osea ricorda loro ciò che era il loro padre, affinché potessero sapere ciò che era ancora possibile per se stessi. Il profeta si riferisce qui alla preghiera agonizzante di Giacobbe a Iabbok, e parla di una "forza" che era in lui, che non consisteva nella santità o nel merito, ma (come suggerisce il versetto successivo) in "supplica e lacrime". Dio non poteva rovesciare la sua fede e la sua costanza. Non poteva, perché non voleva. Il tocco che raggrinzì la coscia di Jacob mostrò cosa poteva fare. Il ritardo e la lotta furono imposti al supplicante (come da Gesù alla donna di Sirofenicia) solo per prepararlo a ricevere una benedizione più alta di quella che aveva cominciato a cercare all'inizio. L'incidente è raccontato in una forma altamente poetica, e per Giacobbe il conflitto fu così terribile che sembrò una vera lotta con un uomo vivo. La voce e la presenza non erano materiali, ma erano comunque reali. Non cerchiamo di distinguere tra il soggettivo e l'oggettivo in questo grande conflitto, ma crediamo che le parole di Osea al riguardo siano vere: "Là Dio parlò con noi", e che siamo chiamati a inclinare i nostri cuori verso la deduzione del sesto versetto: "Perciò volgiti al tuo Dio", ecc

I LA PREPARAZIONE PER LOTTARE CON DIO, come esemplificato nell'esperienza di Giacobbe. La maggior parte degli uomini è così circondata da ciò che è materiale che desidera l'aiuto delle circostanze per imporre ai loro pensieri le necessità più profonde della loro natura e la vicinanza del loro Dio. Fate riferimento alle circostanze di Giacobbe e mostrate come esse costituirono una tale crisi nella sua vita. Esamina la sua condizione mentale e vedi in essa:

1. Ricordo del peccato. Erano passati vent'anni da quando era stato commesso quel crimine che aveva ingannato suo padre, distrutto la pace della casa e fatto esilire Giacobbe. Eppure i cambiamenti di scena, le preoccupazioni per gli affari, le vessazioni causate da un datore di lavoro esigente, ecc., non avevano impedito il risorgere di quel terribile ricordo. Seppellisci il peccato come puoi sotto le preoccupazioni e i piaceri, riapparirà davanti a te. Gli uomini hanno lasciato la scena della colpa, hanno formato nuove associazioni, hanno messo a tacere la coscienza per anni, e poi una parola casuale, o un evento inaspettato, ha sollevato lo spettro del peccato passato. Costoro come Giacobbe darebbe qualsiasi cosa per ricominciare la vita; ma tutto invano. Camminiamo nella vita come su un sentiero tra le scogliere che si sgretola dietro di lui, così che non può tornare indietro a raccogliere i fiori che ha trascurato, o a prendere la strada che avrebbe dato piacere invece di pericolo. Che cos'altro possiamo fare, quando il ricordo del peccato è schiacciante, se non "piangere e supplicare Dio"?

2. Realizzazione del pericolo. Giacobbe non si curava tanto di se stesso, ma non poteva sopportare di pensare che queste persone innocenti e care intorno a lui potessero subire la morte o la schiavitù a causa della sua trasgressione. Quando commise il peccato non aveva né moglie né figlio, e non pensava a quanto sarebbero stati disastrosi e di vasta portata i suoi risultati. Cantici, i peccati della giovinezza piena, spesso sono il seme da cui scaturisce un raccolto di dolore per gli altri così come per noi stessi. Darwin insegnerebbe con la stessa chiarezza di Davide che i peccati del padre si ripercuotono sui figli; poiché i figli di Giacobbe erano in pericolo a causa di un peccato commesso dal padre prima che nascessero. Non c'è da stupirsi che Giacobbe si rivolse a Dio con lacrime e suppliche, e "là Dio parlò con noi", dicendo: "Volgiti al tuo Dio".

3. Coscienza della solitudine. Giacobbe fu lasciato solo. La maggior parte delle crisi della vita deve essere affrontata in solitudine. Perciò nostro Signore disse: "Quando preghi, entra nella tua cameretta", ecc. Egli stesso salì su un monte da solo, e quando ognuno se ne andò a casa sua, andò al Monte degli Ulivi. Mosè era solo sul Sinai, Giovanni a Patmos, ecc. A volte è bene per noi chiudere fuori il mondo, pensare al passato e prepararci per il futuro confidando in Dio. "Perciò rivolgiti al tuo Dio", ecc

II IL SIGNIFICATO DELLA LOTTA CON DIO. Nella sua lotta spirituale Giacobbe ebbe:

1. L'apprensione di un Dio personale. Le espressioni "uomo" e "angelo" sono usate per indicare che Dio era per lui reale come lo sarebbe stato un uomo; che Giacobbe lo trovò Colui con cui poteva supplicare, che poteva parlare, che notò le sue lacrime e fu in grado di benedirlo lì. Coloro che conoscono qualcosa dell'intensità della preghiera non si accontentano di vaghe idee di Dio. Per loro egli non è una nozione astratta della mente, proiettata sul nulla; né è la somma delle forze naturali. Egli è il Dio vivente e vero, che si interessa personalmente di loro, e ascolta il grido dei loro cuori, niente di meno che ciò sazia l'anima. L'idolatria non è altro che un cieco tentativo di creare una personalità oggettiva, niente di meno che gli uomini possano adorare. Ma ciò che vogliamo ci è dato in Cristo, che era "l'immagine del Dio invisibile". Gli uomini possono essere soddisfatti di meno di lui nella loro vita inferiore, ma quando il bisogno dell'anima è veramente pressante, quando la fame del cuore è abbastanza risvegliata, la preghiera diventa un'agonia, in cui possono dire: "Il mio cuore e la mia carne gridano per il Dio vivente!"

2. Coscienza della lotta spirituale. "Lotta" non descrive correttamente tutta la comunione con Dio, come possiamo vedere dall'esperienza personale di Giacobbe. Quando uscì di casa per la prima volta, vide la scala celeste a Betel ed ebbe una dolce certezza dell'amore e della protezione di Dio; Ma ora sono trascorsi vent'anni che egli attraversa questa scena di oscurità, di lotta e di pianto. Questo non è quello che molti si sarebbero aspettati. Essi esigono che l'esperienza religiosa cominci sempre con l'agonia per il peccato. Ma non è così. I bambini possono non sapere nulla dell'agonia dell'anima, ma possono conoscere la realtà della preghiera. A causa delle insensate aspettative di alcuni cristiani, essi sono tentati di persuadersi di aver saputo ciò che non hanno mai saputo, oppure di considerare la devozione della loro infanzia come sentimentale e irreale. Perché non avrebbero dovuto prestare attenzione agli angeli di Betel per primi, e avere l'agonia di Iabbok vent'anni dopo, come fece Giacobbe? Ma, prima o poi, la maggior parte degli uomini devoti sa qualcosa della lotta, quando si trovano di fronte i problemi più oscuri della vita e le sue questioni più terribili; Eppure, sebbene negli ultimi anni debbano combattere con dubbi che non li hanno turbati nemmeno una volta, non hanno per questo motivo di sospettare la realtà della loro precedente vita religiosa. Non fu il piacevole sogno di Betel, ma la terribile lotta di Iabboc a trasformare Giacobbe in un principe

3. Vittoria attraverso la bontà divina. Osservate il cambiamento nell'atteggiamento di Giacobbe. Atti per primi gli angeli gli "andarono incontro" come se uscissero da Seir, per ricordargli e rimproverargli il peccato. Cominciò con la lotta, ma terminò con la supplica. Il fine di ogni lotta con Dio non è quello di conquistarlo, ma di conquistare se stessi; Ad esempio , chi è assalito da dubbi intellettuali trova riposo non nella soluzione della difficoltà, ma nella fiducia in colui la cui "grandezza è imperscrutabile"; un altro turbato dalla convinzione di peccato ottiene la pace confessando il peccato, non confutando le accuse della coscienza. La consapevolezza e il riconoscimento della debolezza è il nostro potere, il "pianto" è la nostra eloquenza; e coloro che vengono con la supplica: "Non ti lascerò andare, se tu non mi benedirai", con la loro forza hanno potenza presso Dio

III LE QUESTIONI DELLA LOTTA CON DIO. Guarda cosa ha vinto Giacobbe

1. Conoscenza di Dio. Lo conosceva come "il Signore degli eserciti", con il potere di governare Esaù e altri, e come "Geova", che avrebbe adempiuto la promessa del patto. Era più vicino a Dio che mai. Prima di ciò era stato a Bethel, "la casa di Dio"; ma ora che era a Peniel vide "la faccia di Dio".

2. Cambiamento di carattere. Non più Giacobbe (soppiantatore), ma Israele (principe). Prima di questo egli cercava i fini divini con mezzi umani, ma mai dopo. In presenza delle cose eterne, le cose temporali svanivano; e alla luce del volto di Dio si fece sincero e trasparente. "Contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo stati trasformati nella stessa immagine", ecc

3. Deliziati nella preghiera. Quando era vecchio, benediceva i suoi figli, avendo fede per prevedere il loro futuro e forza nella preghiera per ottenere le loro benedizioni. Il sacerdozio dei cristiani sulla terra deve ancora essere realizzato nella pienezza della sua potenza. Se solo la Chiesa avesse lo spirito di supplica che ebbe Giacobbe quando gridò: "Non ti lascerò andare, se tu non mi benedirai", verrebbe un'ondata di influenza spirituale sul mondo che coprirebbe le nude rocce dello scetticismo e canterebbe un peana di vittoria sulle desolanti distese del peccato. "Mediante la sua forza" possa la Chiesa avere "potenza presso Dio"!

Potenza con Dio

Il profeta qui introdusse un riferimento a Giacobbe, uno degli antenati del popolo eletto, per incoraggiare i suoi discendenti a chiedere misericordia al Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. L'Eterno e l'Immutabile rimasero gli stessi; e ciò che Dio aveva fatto per gli antichi santi, era disposto a farlo per la loro posterità. L'espressione usata riguardo a Giacobbe merita attenzione: "Nella sua forza egli mise potenza [o 'prodezza'] presso Dio".

DA DOVE PROCEDE IL POTERE PRESSO DIO

1. Da un senso di bisogno e di dipendenza da parte del supplicante. Colui che ha molto e dolorosamente supplicherà con forza

2. Da una convinzione della munificenza e della gentilezza divine. Colui che si avvicina a una persona riluttante o avara, con l'intenzione di chiederle un vantaggio, perde metà delle sue energie per la consapevolezza del carattere illiberale a cui si appella. Ma chi si accosta a Dio viene a un Re dalle risorse illimitate, da un Padre di infinita compassione; e la conoscenza di ciò dovrebbe indurre a supplicare reggente

II COME SI MANIFESTA LA POTENZA CON DIO. Atti Peniel e a Bethel Giacobbe si dimostrò un vero supplice; lo testimonia il suo "wrestling" in un posto e il suo "voto" nell'altro. Non abbiamo il potere di comandare a Dio, ma abbiamo il potere di supplicarlo. Possiamo sentire la nostra debolezza, ma se la nostra preghiera è sincera, ardente e perseverante, avrà potere presso l'Eterno. "Arrenditi a me, Signore, perché sono debole, ma fiducioso nella disperazione di me stesso".

III CHE COS'È IL POTERE DELL'ARGANO CON DIO ASSICURA

1. Perdono e accettazione personale. Sopra ogni cosa il peccatore supplicante brama questo. Essere alla luce del favore divino è, di tutte le cose, la cosa più urgentemente desiderabile

2. L'approvvigionamento di ogni reale bisogno

3. Le benedizioni relative ricercate nella preghiera di intercessione

APPLICAZIONE. Non lasciate che il pensiero della grandezza di Dio paralizzi le energie e non scoraggi il cuore dell'umile richiedente misericordia. Grande com'è, egli si compiace di essere conquistato dalle pressanti suppliche dei suoi figli. "E quando tutte le mie forze verranno meno, prevarrò con il Dio-Uomo".- T

OMULIE di J. Orr Versetti 3-6.- Potere con Dio

Il popolo è incitato al pentimento dall'esempio del suo progenitore Giacobbe. La sua lotta per la benedizione mette la loro infedeltà in un contrasto più oscuro

L 'ELEZIONE DI DIO NON SOSTITUISCE LO SFORZO DELL'UOMO. Prima che Giacobbe nascesse, Dio aveva detto: "Il maggiore servirà il minore". Genesi 25:23 Eppure si dovette lottare per la benedizione e ottenerla da Dio con lotte e suppliche

1. Giacobbe ebbe fin dall'inizio l'impulso di realizzare il suo destino. versetto 3) Anche da bambino incosciente ne diede un segno. Ha lottato nel. Genesi 25:22 La sua mano afferrò il calcagno di suo fratello maggiore Esaù mentre nasceva. Genesi 25:22 Man mano che cresceva, vediamo manifestarsi lo stesso impulso, non sempre nel modo giusto. L'impigliamento del calcagno di suo fratello era un tipo dei tentativi che fece in seguito per prendere la benedizione da Esaù con la forza e l'astuzia. Convinse Esaù a vendere la primogenitura per un piatto di minestra. Genesi 25:29-34 Ottenne la benedizione da suo padre con l'inganno Genesi 27. Gli atti erano indifendibili, ma testimoniano almeno il suo apprezzamento per la benedizione e il suo desiderio di ottenerla

2. I suoi sforzi sono stati purificati con il passare degli anni. versetto 4) Alla fine la benedizione fu ottenuta, ma con mezzi di gran lunga diversi da quelli che Giacobbe aveva impiegato all'inizio. Fu conquistata da Dio con una supplica sincera e agonizzante. La narrazione è data in Genesi 32:24-32. Lì Giacobbe, come principe, aveva potere presso Dio e prevalse. Genesi 32:28

II DIO SI METTE IN POTERE DELL'UOMO, AFFINCHÉ L'UOMO POSSA OTTENERE DA LUI LA BENEDIZIONE

1. Si avvicina all'uomo. Dio si avvicinò a Giacobbe a Peniel. Sembrava essere un "uomo", ma Giacobbe riconobbe nel suo misterioso Visitatore un angelo, quell'Angelo dell'alleanza in cui si trovava il Nome di Dio. Di conseguenza lo afferrò, lottò con lui e lo supplicò, e non lo lasciò andare finché non l'ebbe benedetto. Cantici sono momenti terribili nella nostra esperienza in cui, "lasciati soli", la Presenza infinita si avvicina a noi, ci adombra, ci tocca, ci invita a lottare con essa per il bene supremo dell'esistenza

2. Dà forza all'uomo. Se Giacobbe lottò in modo prevalente con Dio, fu perché Dio gli diede il potere di farlo. È nella forza di Dio che lottiamo con Lui. Dio si mette in nostro potere, non schiacciandoci con la sua maestà, ma incontrandoci come su un piede umano, e permettendoci di prevalere su di lui

3. Egli invita le richieste dell'uomo . Giacobbe "pianse e supplicò". La preghiera è una vera lotta. Dio vuole che l'uomo lotti con lui. Egli ci dà la promessa di una benedizione se chiediamo, cerchiamo e bussiamo. Matteo 7:7,8 La preghiera di Giacobbe fu

a. presunto,

b. perseveranza,

c. potente

Gesù pregò "con forti grida e lacrime" e "fu esaudito perché aveva paura" Ebrei 5:7

III IN CAST TIPICI COME QUELLO DI GIACOBBE, DIO PROMETTE LA SUA GRAZIA ALLE GENERAZIONI CHE VERRANNO DOPO. Jacob era:

1. Il capo del patriarca d'Israele. "Lo trovò alla Betel; Là egli parlò con noi" (Ver. 4). Le promesse fatte alla Betel si riferivano ai discendenti. Genesi 35:9-12 La benedizione sarebbe spettata anche a loro, se avessero scelto di reclamarla come aveva fatto Giacobbe

2. Un esempio. Colui che parlò con Giacobbe era "l'Eterno, l'Iddio degli eserciti, l'Eterno è il suo nome" (versetto 5). L'immutabilità di Dio è la nostra garanzia che, se agiamo come fece Giacobbe, riceveremo la stessa ricompensa

3. Il conseguente dazio. "Perciò volgiti al tuo Dio, osserva la misericordia e il giudizio, e spera del continuo nel tuo Dio". E' qui indicata la necessità:

(1) Di sincero desiderio. "Volgiti a Dio". Israele deve distogliere l'attenzione da altri scopi e porre il cuore sulla benedizione come Giacobbe pose il suo

(2) Dell'obbedienza. "Custodisci, misericordia e giudizio". Perché è solo sulla via dell'obbedienza che Dio ci verrà incontro

(3) Della perseveranza nella ricerca. "Aspetta", ecc. Fu così che Giacobbe attese; lottando fino all'alba. - J.O

4 Sì, egli ebbe potere sull'angelo e prevalse, pianse e lo supplicò. Come la posizione di Giacobbe alla nascita simboleggiava la preminenza che l'amore elettivo di Dio aveva in serbo per lui, e come nel fiore della sua virilità egli impiegò tanta serietà ed energia per ottenere la benedizione, così Israele, mediante l'esempio del suo antenato, è incoraggiato ad apprezzare lo sforzo strenuo con la stessa certezza di successo. L'esempio è descritto più ampiamente e soffermato in questo versetto allo scopo di stimolare più potentemente gli Israeliti del tempo del profeta ad imitarlo. Da questo versetto apprendiamo i seguenti fatti:

(1) la natura del conflitto come di tipo spirituale;

(2) l'incarnazione visibile della divinità invisibile, in modo che l'angelo non sia una completa identificazione con Dio nel versetto precedente, battere l'organo della manifestazione divina; e

(3) le armi usate, o i mezzi impiegati, vale a dire, il pianto e la supplica, in una parola, lo strumento della preghiera; e

(4) il vero modo di prevalere con Dio, che è la vera umiltà e la supplica nel cuore del peccato, non la resistenza rigida, di collo e di sfida alla volontà e alla parola divina, come quella di Israele nel periodo in questione. Questo versetto "è", secondo Aben Ezra, "una spiegazione di come egli si esibì proderiosamente davanti a Dio". Il kimchi lo considera come "la ripetizione dello stesso pensiero per il put. posa di intensificazione, perché era una grande meraviglia per un uomo lottare con un angelo." HBK

(1) dà inizio a una nuova clausola; mentre

(2) La punteggiatura di esso come participio, JBBO, e la connessione di esso con "prevalso", lascia la seguente frase isolata senza alcun miglioramento del senso. In quest'ultimo caso la traduzione sarebbe "prevalso piangendo", un'espressione un po' imbarazzante. Ma

(3) c'è un'esposizione adottata dagli espositori ebrei e sostenuta da Hitzig, che ci sembra violare il vero significato del passo. Così Rashi: "E l'angelo lo supplicò," Lasciami andare ora

Il fine del Santo e Benedetto è che egli si riveli a te alla Betel, e là lo troverai'". Similmente Aben Esdra: "Egli (l'angelo) quasi pianse e lo supplicò di lasciarlo andare. E il significato di çh y, Genesi 32:26, è: 'prima che la luce si rafforzasse, affinché Giacobbe non si spaventasse'". Anche Kimchi: "Questo non è menzionato nel Thorah; e la spiegazione è come se l'angelo pianse e supplicò Giacobbe di lasciarlo andare, mentre diceva: 'Lasciami andare, poiché' spunta il giorno'". Tale esposizione introduce nel testo un antropopatismo intollerabile. Girolamo molto tempo prima aveva dato la spiegazione corretta così: "Pianse e gli domandò, quando disse: 'Non ti lascerò andare, se tu non mi avrai benedetto!' Poiché la lotta era quella che egli faceva con l'angelo, sostenendolo con preghiere affinché lo benedicesse, non con la forza del lavoro. Se uno piange e fa penitenza e supplica il Signore, lo troverà nel dolore del suo cuore e, dopo averlo invocato, lo udrà rispondere". Lo trovò alla Betel e lì parlò con noi. Qui il profeta riporta il risultato della fedele lotta di Giacobbe. Loro a Betel, proprio il luogo in cui anni dopo che l'idolatria e l'immoralità avevano trovato casa, Dio si era manifestato al patriarca

Il frutto della vittoria di Giacobbe fu che

(1) ha trovato Dio a Betel; non quello

(2) Dio lo trovò, come alcuni spiegano

La base storica dell'affermazione del profeta non è Genesi 28:11, che narra l'apparizione di Dio al patriarca mentre fuggiva in Mesopotamia, ma Genesi 35:9, quando gli fu confermato il nuovo nome di Israele, "principe con Dio", e la promessa di tutte le famiglie della terra che sarebbero state benedette attraverso la sua progenie rinnovata. Delle due visioni di Betel la seconda è quella qui menzionata, poiché viene dopo quella di Penuel, la scena della lotta del patriarca con l'angelo; mentre le circostanze che l'accompagnano ci permettono di capire bene l'espressione: "Lo trovò alla Betel", che stiamo considerando. In quella memorabile occasione Giacobbe preparò se stesso e la casa a cercare Dio allontanando gli dèi stranieri che erano in mezzo a loro, con purificazioni cerimoniali e indossando abiti di cambio. Così, cercando con santo proposito e cuore preparato, trovò il Signore a Bethel, e lì godette della comunione celeste con lui. Aben Esdra è favorevole (2) a fare di Geova, non di Giacobbe, il suddito; così: "Mentre tornava da suo padre, l'angelo lo trovò quivi; e poiché l'angelo gli apparve due volte a Betel, ecco, il luogo è la porta del cielo; perciò io e Amos abbiamo profetizzato riguardo a Geroboamo a Betel, che è il luogo del suo regno". Kimchi approva l'esposizione dell'angelo che trova Giacobbe, ma menziona una modifica di quella di Giacobbe che trova l'angelo; così: "L'angelo lo trovò a Betel e lì lo benedisse; E la parola ymy, equivalente a "trovarlo", è il futuro invece del passato. Ma il mio signore, mio padre, di benedetta memoria, lo spiega secondo il suo significato letterale, che l'angelo gli disse (mentre lottava con lui) che lo avrebbe trovato a Betel. Il benedetto Dio gli annunciò la buona novella che lì si sarebbe manifestato a lui e avrebbe chiamato il suo nome Israele". L'ultima frase di questo versetto afferma il fatto aggiuntivo che Dio parlò

(1) attraverso il patriarca alla sua posterità. "Si osservi", dice Lackemacher, citato da Keil, "che si dice che Dio abbia parlato a Betel non solo con Giacobbe, ma con tutta la sua posterità. Vale a dire, le cose che qui si dice siano state fatte da Giacobbe, e che gli siano accadute, non riguardavano solo se stesso, ma tutta la razza che era nata da lui, ed erano segni della buona fortuna di cui avrebbero o certamente avrebbero potuto godere. Sebbene il suffisso di ymy, nel testo massoretico sia ben attestato, tuttavia, invece di

(a) la terza persona, Ewald lo legge

(b) come il primo plurale, e di conseguenza rende così la parola che la frase implica, non una narrazione del passato, ma una profezia del futuro; così:

(2) "Troverà a Betel, e là parlerà con noi". Le. La Settanta, ancora, con altre versioni greche, come anche quella siriaca e araba, si legge nell'ultima parte della frase wMi, equivalente a "lui", invece di WnMi, equivalente a "noi", che identifica il patriarca con la sua posterità. La traduzione con cui si intende un parente prima di immanu, equivalente a "A coloro che disse a Giacobbe le cose che sono con noi", o "ci accaddero", o "ci appartennero", non è né necessaria né conforme al buon gusto. Kimchi comprende il verbo al presente, cioè Dio parla

(a) con noi: Osea e gli altri profeti, per rimproverare l'idolatria dilagante a Betel;

(b) piuttosto con il profeta e il popolo discendente dal patriarca. Riguardo alle parole: "Ecco, egli parlò con noi", Kimchi commenta così: "Queste sono le parole del profeta. Egli dice: 'Là a Betel egli (Geova) parla con me e con Amos per rimproverare Israele per l'adorazione del vitello a Betel', come dice Amos Amos 5:4 : 'Cercatemi, e vivrete, ma non cercate Betel'. Ma il mio signore, mio padre, di beata memoria, spiegò: "E là parlerà con noi", come le parole dell'angelo. Egli (l'angelo) gli dice (Giacobbe): 'Il Dio benedetto ci troverà a Betel, e là parlerà

(c) con noi, con me e con te, per confermarti la mia benedizione e per chiamare il tuo nome Israele, dicendo: Poiché tu hai potere con Dio e con gli uomini come un principe, e hai prevalso'". Ma altri, come Saadia Gaon, spiegano la parola non nel senso di "con noi", ma

(d) "a causa nostra" o "riguardo a noi".

5 Il Signore Dio degli eserciti, il Signore è il suo memoriale. Qui abbiamo allo stesso tempo una conferma e un pegno delle promesse precedenti. Giacobbe aveva fatto torto a Esaù, e quindi era incorso nel suo dispiacere; aveva offeso Dio con l'ingiuria inflitta a suo fratello. Di conseguenza, egli si trova in una posizione di pericolo sia per Dio che per l'uomo; Si pentì del suo peccato e con molte e più forti lacrime implorò la salvezza, la salvezza nel senso più alto. Giacobbe, o Israele, al tempo di Osea era coinvolto in una colpa maggiore ed esposto a un pericolo maggiore; lo stesso infallibile rimedio è loro raccomandato, e la stessa via di sicurezza è aperta davanti a loro; si pentano soltanto, si rivolgano al Signore e cerchino con lacrime di sincero dolore il suo volto e il suo favore gratuitamente; e la prospettiva si sarebbe presto illuminata davanti a loro. Il Nome di Dio era una garanzia sufficiente: egli è Geova l'Eterno, e quindi Immutabile , lo stesso che lo era stato per la posterità di Giacobbe per il patriarca stesso, ugualmente pronto ad accettare il loro pentimento e ugualmente disposto a benedirli con sicurezza e salvezza. Egli è il Dio degli eserciti, e quindi l' Onnipotente , che governa tutte le creature, guida tutti gli eventi, comanda tutti i poteri sia celesti che terreni e governa l'intera storia dell'umanità. Il suo nome è un ricordo di tutto questo, e così il suo popolo è stato assicurato che non gli manca né la volontà né il potere di benedirlo con tutte le benedizioni necessarie, e di fare loro il massimo bene. Il nome di un individuo è quello con cui è conosciuto; Alla menzione del suo nome viene rievocato il suo ricordo. La menzione del Nome Divino non solo ci ricorda il suo essere e la sua Divinità, ma richiama alla nostra memoria i suoi attributi. Rashi ha il seguente breve commento su questo versetto: "Come sono stato fin dal principio, così sono ora; e se aveste camminato con me con rettitudine come Giacobbe nostro padre, io vi avrei trattato come avete trattato con lui". Così ad Abramo in una terra di stranieri, in pericolo e indifesi, Dio si rivelò come Dio Onnipotente; a Mosè, dopo secoli di promesse non mantenute, si fece conoscere come l'Immutabile, sfidando ancora la fiducia del suo popolo; a Osea egli fa venire in mente i suoi consigli immutabili riguardo a tutti gli eventi del tempo e il suo controllo illimitato su tutti i regni dello spazio e i loro abitanti, e quindi l'adeguatezza dei suoi attributi alle molteplici necessità e alle mutevoli circostanze del suo popolo

"Sì, l'Eterno, l'Iddio degli eserciti; il Signore è il suo memoriale".

Il Dio che apparve a Giacobbe, che conversò con lui in riferimento alla sua posterità così come a se stesso, e che Giacobbe trovò a Betel, era il Dio della successiva razza di Giacobbe; il Dio contro il quale avevano commesso un peccato, ma al quale ora sono esortati a volgersi

(1) Che Dio è Geova, Colui che esiste da solo il cui titolo è "Io sono colui che sono", che è una sorta di parafrasi del nome Geova. Egli è il primo di tutti gli esseri, il più grande di tutti gli esseri, supremo su tutti gli esseri, il cui essere è senza limiti di tempo, eterno e senza limiti di spazio; infinito, avendo tutto l'essere in sé, e dando a tutte le creature la vita, il respiro e tutte le cose. Egli è Geova, l'Iddio sempre vivente e immutabile, lo stesso in benignità, lo stesso in relazione al patto con il suo popolo e lo stesso in accessibilità. Ciò che fece a Giacobbe era pronto a farlo per la posterità del patriarca, sì, è disposto a farlo a tutti coloro che lo invocano in verità, cercando gratuitamente la sua faccia e il suo favore

(2) Egli è, inoltre, il Dio degli eserciti; Gli eserciti del cielo sono ai suoi ordini, gli abitanti della terra sono soggetti alla sua volontà, le potenze della natura e tutte le forze dell'universo sono sotto il suo controllo. Questa espressione è impiegata in allusione a quelle schiere di Dio che lo incontrarono dopo che egli ebbe lottato con Dio, dopo che il suo nome era stato cambiato, e di cui leggiamo: "Gli angeli di Dio gli andarono incontro. E quando Giacobbe li vide, disse: Questo è l'esercito di Dio", e in relazione al quale chiamò il luogo Mahanaim, i due accampamenti o schiere di Dio

(3) Geova è il suo memoriale. Gli uomini di breve durata e mortali innalzano monumenti per mantenere alto il loro ricordo; ma il nome Geova è il memoriale divino, il nome con cui egli desidera essere ricordato da tutte le generazioni, poiché egli dice altrove: "Questo è il mio nome per sempre, e questo è il mio memoriale per tutte le generazioni". Questo termine può riferirsi alla lapide commemorativa che Giacobbe aveva eretto come colonna, per mantenere il ricordo della graziosa visione che gli era stata concessa, e come memoriale del suo voto

(4) Il caso di Giacobbe dimostra il bisogno che abbiamo di un memoriale per aiutare i nostri ricordi; poiché oh, quanto sono ingannevoli i nostri cuori; quanto ingannevoli sono i nostri ricordi nelle cose di Dio! Abbiamo bisogno di aiuto, di mezzi, di memoriali e di ricordi. Le immagini non sono necessarie per questo scopo, le immagini non sono necessarie. Il nome di Dio, che indica la sua natura, è un ricordo sufficiente di lui; la sua Parola e le sue opere devono far sì che gli uomini si ricordino di lui. Il nome Geova è il memoriale di Dio; Ogni volta che leggiamo, o ascoltiamo, o pronunciamo quel nome, ci viene ricordata la gloria e la grandezza di Colui che è il primo e il migliore degli esseri, come anche della sua bontà e grazia. Questo nome ci ricorda l'immutabilità della sua natura e la sua incessante misericordia verso l'uomo, la stessa verso la posterità di Giacobbe come verso il patriarca stesso, la stessa verso di noi come verso i nostri antenati, essendo il Dio dei nostri padri ancora il Dio della loro razza successiva. "Non c'è alcuna riduzione della sua potenza e nessuna oscuratura della sua gloria, ma con qualsiasi potenza Dio abbia operato, in qualunque gloria sia apparso, nei tempi passati, egli possa manifestare lo stesso per noi ora".

V L'APPLICAZIONE PRATICA DELLE AFFERMAZIONI PRECEDENTI. L'applicazione che il profeta fa dell'argomento è introdotta con un "quindi". Questo "quindi" raccoglie i diversi pensieri precedenti in un appello urgente

1. Motivi del pentimento. Per il fatto che Giacobbe combatté con Dio e per il successo di questa lotta spirituale, per il fatto che il nome Geova fu commemorativo come indice dell'immutabile misericordia della sua natura, e per l'implicita declinazione spirituale dei suoi discendenti, il popolo dei regni del nord e del sud in generale e ogni individuo in particolare sono sinceramente esortati a volgersi a Dio, il Dio dei loro padri, il loro proprio Dio, come è detto: "Rivolgiti dunque al tuo Dio".

2. I frutti si incontrano per il pentimento. L'emendamento che risponde al pentimento comprende i doveri della cosiddetta seconda tavola della Legge. La giustizia e la misericordia possono essere considerate come un riassunto

(1) La regola d'oro di tutta la giustizia è quella legge regale di Cristo: "Tutte le cose che volete che gli uomini facciano a voi, fatele anche voi a loro; poiché questa è la Legge e i profeti". Sarebbe fuori luogo entrare nei dettagli della giustizia; Questo unico principio include tutti, è chiaro a tutti, è applicabile a tutti; comprende principi e popolo, padroni e servi, fratelli e sorelle; si estende a tutti gli stadi e a tutte le relazioni, è invariabile nella sua applicazione a tutte le persone in tutte le questioni e in tutti i tempi; Abbraccia non solo tutte le transazioni commerciali degli acquirenti e dei venditori, ma tutte le situazioni e le stazioni in cui possiamo stare nei confronti del remo fratello uomo, sia come inferiori che superiori o uguali; È una regola facilmente comprensibile, facilmente messa in pratica, e si raccomanda alla coscienza di ogni uomo. Così, leggendo il testo della Scrittura che abbiamo davanti alla luce dell'insegnamento di nostro Signore, abbiamo una regola di giustizia che si adatta facilmente a tutti i casi, e di pronto adattamento a tutte le grandi varietà di circostanze che ci mettono in relazione con i nostri simili. In questo dovere di osservare il giudizio o la giustizia, che è la stessa parola (mishpat) nell'originale, devi solo fare tuo il caso del tuo prossimo, concepire le circostanze cambiate con lui e te stesso nella sua posizione; e poi tutto ciò che potresti ragionevolmente aspettarti da lui, supponendo che tu sia nelle sue circostanze, che fai al massimo delle tue capacità per ogni figlio dell'uomo. Questo principio non solo include il dovere più ovvio di agire con giustizia in tutte le operazioni della vita che l'apostolo ingiunge dicendo: "Nessuno vada oltre o frodi il suo fratello", ma proibisce anche quegli atti di ingiustizia che potrebbero non rientrare nei limiti della legge umana o delle disposizioni civili, assegnando a ciascuno l'onore che gli è dovuto, a chi l'onore è dovuto. paura a chi paura, tributo a chi tributo, istruzione agli ignoranti, sollievo agli oppressi, viscere di compassione ai poveri e, nelle parole di Salomone, non negando il bene (di qualsiasi tipo) a coloro ai quali è dovuto

(2) La giustizia rigorosa è molto, molto di più di quanto, ahimè, spesso viene dispensata, ma non è sufficiente. Ci deve essere anche misericordia, e misericordia che tempera la giustizia. Quando abbiamo reso piena giustizia a un nostro prossimo, non abbiamo fatto tutto ciò che Dio richiede da noi verso il nostro prossimo; egli ha altri diritti su di noi, e Dio gli ha dato quei diritti. Invertendo l'ordine delle parole secondo il passo parallelo di Michea, "Agisci con giustizia e ama la misericordia", potremmo dire: "Prima prima e poi benigno" è il requisito di questa Scrittura; "Prima e poi generosi" è un detto comune. Potremmo esigere una rigorosa giustizia per noi stessi, stando in piedi sul nostro vincolo come colui che è antico e chiedendo la nostra libbra di carne, potremmo esigere ciò che è giustamente nostro dovuto, ma ciò che la benevolenza non vorrebbe e la misericordia non potrebbe pretendere, e così verificare l'antico proverbio latino secondo cui "l'altezza della giustizia è l'altezza dell'ingiuria"; ma l'esigenza della misericordia lo proibisce e lo impedisce. Allora, o uomo, ama la misericordia: è la caratteristica del tuo Padre celeste, che è il Padre e la Fonte delle misericordie; Amate la misericordia, quella benevolenza generosa e generosa che fa del bene secondo il suo potere a tutti gli uomini in ogni circostanza, "specialmente a quelli che sono della famiglia della fede"; amate la misericordia, quel principio nato dal cielo che, se anche un nemico ha fame, lo nutre, se ha sete gli dà da bere, se è nudo lo veste. "E", per prendere in prestito le ben note parole, "poiché nel corso della giustizia nessuno di noi dovrebbe vedere la salvezza, preghiamo quindi per la misericordia, e quello stesso panno di preghiera insegna a tutti noi a rendere le opere di misericordia".

(3) Inoltre, non solo dobbiamo agire con giustizia e amare la misericordia, ma dobbiamo dilettarci in essa. Così non solo faremo alcuni atti di giustizia e compiremo alcuni atti di misericordia, ma li osserveremo entrambi; la misericordia prima di tutto, in quanto ha la preminenza ed è il compimento della giustizia, l'uno il frutto e l'altro la radice. In questo modo ci si chiede di conservare la misericordia e la giustizia, cioè di osservare uniformemente e di praticare abitualmente la misericordia e la giustizia. Per avere un esempio di misericordia, leggete la parabola del buon Samaritano; per il contrario, la storia di Hazael e la parabola dell'uomo che doveva diecimila talenti

IL VERO PENTIMENTO INCLUDE, COME SUO EFFETTO NATURALE E VERA PROVA, L'ADEMPIMENTO DEL NOSTRO DOVERE VERSO DIO COSÌ COME VERSO L'UOMO. Il primo dovere è qui espresso nelle parole "spera continuamente nel tuo Dio". La connessione delle parole è molto suggestiva. Il pentimento è messo alla prova pratica e la sua sincerità è provata; la prova consiste in un giusto adempimento dei doveri che abbiamo sia verso l'uomo che verso Dio. I doveri verso l'uomo sono messi al primo posto, perché non di rado troviamo persone che mostrano zelo per le ordinanze esteriori del culto religioso e tuttavia trascurano la misericordia e il giudizio verso i loro simili; e, d'altra parte, tali doveri non sono mai adempiuti correttamente dove Dio non è veramente adorato; possono essere determinati da singhiozzi, ma Dot con fermezza e continuità come richiede il loro mantenimento, a meno che non ci sia vera pietà. Così la morale ha le sue radici nella religione, e la religione senza morale è solo un nome senza realtà. Perciò, per mantenere, nel senso di osservare regolarmente la misericordia e la giustizia, è necessario attendere continuamente Dio

VII LA NATURA DELL'ATTESA DI DIO. Confidare in Dio implica bisogno, debolezza e pericolo da parte nostra, come anche che Dio è la Fonte della pienezza, della forza e della sufficienza. Implica anche il servizio. "Come gli occhi dei servi guardano la mano dei loro padroni, e come gli occhi di una fanciulla guardano la mano della sua padrona, così i nostri occhi sperano nel Signore nostro Dio." Aspettare Dio significa aspettarlo, confidare in lui per ricevere aiuto, guardare a lui per la liberazione

1. Tutta la religione si riassume a volte nell'espressione "sperando in Dio"; in questo senso il salmista usa le parole tre volte in un solo salmo. Dopo aver confessato la propria fede in Dio, pregò per tutti coloro che possedevano una fede altrettanto preziosa, dicendo: "Non si vergogni di chi spera in te". Di nuovo, rivolgendosi a Dio suo Salvatore e supplicando la guida e l'istruzione divina, dice : "Su di te spero tutto il giorno". E una terza volta, riferendosi alla potenza e alla moltitudine dei suoi nemici e implorando la liberazione, egli invoca la propria relazione con Dio, usando le stesse parole: "Poiché io spero in te", e aggiungendo: "Riscatta Israele, o Dio, da tutte le sue tribolazioni". Allo stesso modo, nel Libro del Profeta Isaia, in riferimento alla diffusione della vera religione, non solo nei vasti continenti e nei paesi della terra, ma in quelle isole moltitudinarie e lontane che sorgono in bellezza e riposano nel sole in mezzo alle onde selvagge dell'oceano che si agitano e infuriano intorno a loro, leggiamo: "Egli stabilirà il giudizio sulla terra" e "Le isole aspetteranno la sua legge".

2. Ragioni e motivi per aspettare Dio. Ci sono buone ragioni per sperare in Dio. Dio è il Dio della provvidenza, e quindi tutti sperano in lui. "Gli occhi di tutti sperano in te, e tu dai loro il cibo a suo tempo; Tu apri la tua mano e soddisfi i bisogni di ogni essere vivente". Egli è l'Autore di ogni buon dono e di ogni dono perfetto, che governa l'anno che cambia, rende ogni cosa bella nella sua stagione, fa sorgere il sole e fa cadere la pioggia, e con quella pioggia dolce e il sole geniale preserva a nostro uso i frutti gentili della terra; Tutto il suo popolo riconosce la sua bontà e attende la sua munificenza. «C'è forse qualcuno fra le vanità dei pagani», chiede Geremia, «che possa far piovere? O i cieli possono fare la doccia? Non sei tu, o Signore nostro Dio? perciò noi spereremo in te, perché tu hai fatto tutte queste cose". Egli è il Dio della grazia e della salvezza in particolare, e quindi noi speriamo in lui; così Israele dice: "Ho aspettato la tua salvezza, o Signore"; e allo stesso modo il buon vecchio Simeone, che è chiamato un uomo giusto e pio, è rappresentato come "in attesa della consolazione di Israele: e lo Spirito Santo era su di lui". Egli è il Dio della misericordia, in Lui scorrono le compassioni; e quindi è nostro privilegio e nostro dovere servirlo, e dire nel linguaggio dell'antica pietà: "E ora, Signore, che cosa aspetto? la mia speranza è in te; liberami da tutte le mie trasgressioni, non rendermi l'obbrobrio degli stolti".

3. Modo di attendere Dio ed esortazione al dovere. Confidate nel Signore con fede, perché senza fede è impossibile piacergli, e tutto ciò che non viene dalla fede è peccato. Aspettate il Signore nella preghiera; "In ogni cosa, con la preghiera e la supplica... siano rese note a Dio le vostre richieste", poiché egli ascolta la preghiera, e a lui verrà tutta la carne. Confida nel Signore con pazienza e lascia che la pazienza abbia la sua opera perfetta; "Poiché la pazienza produce l'esperienza e l'esperienza la speranza". Aspettate il Signore con rassegnazione; dì nel tuo cuore, mentre preghi con le tue labbra: "Sia fatta la tua volontà, o Dio; È il Signore; faccia ciò che gli sembra buono". Aspettatelo nelle ordinanze che egli ha stabilito, venerando il suo santuario, santificando il suo giorno di riposo, osservando quei tempi di comunione, che sono macchie verdi nel deserto, dove il buon Pastore pascola il suo gregge, facendolo giacere in verdi pascoli, conducendolo per acque tranquille e facendolo riposare a mezzogiorno. Aspettalo adempiendo i voti di Dio, che sono su di te, adempiendo quei voti a dispetto del mondo, e davanti a tutto il popolo di Dio. Spera nel Signore nella tua famiglia, e dovunque tu abbia una casa, lascia che Dio abbia un altare; e l'incenso della preghiera e della lode salga regolarmente da quell'altare a Dio e Padre di tutte le famiglie della terra. Aspettalo nell'intimo dei suoi ospiti, entrando nella tua camera, chiudendo la porta, pregando il Padre tuo che ascolta in segreto e che ti ricompenserà apertamente. Confidate nel Signore, non solo occasionalmente, ma continuamente; non in certi sforzi spasmodici, ma abitualmente; non dopo lunghi intervalli, ma in ogni momento. Spera nel Signore e così rinnoverai le tue forze. C'erano giganti sulla terra nei tempi antichi. Una volta ebbe luogo una terribile lotta, come si legge nella storia classica, tra due giganti lussuriosi. Erano prodigiosi in forza, timorosi in prodezza; Lottarono duramente e lottarono a lungo, ma uno di loro, ogni volta che toccava terra, rinnovava le sue forze e prevaleva sul suo antagonista. Non c'è bisogno di fermarci a chiederci se la storia sia una finzione o un fatto; Non importa, poiché serve ugualmente bene agli scopi dell'illustrazione. La Scrittura riporta un fatto che quella finzione illustra. Il gigante si rinnovava, la sua forza ogni volta che toccava la terra; il credente rinnova la sua forza, non toccando la terra o strisciando tra le sue cose, ma afferrando il trono della grazia in cielo e sperando nel Signore

6 Perciò volgiti al tuo Dio, conserva la misericordia e il diritto e spera del continuo nel tuo Dio. Il carattere di Dio in se stesso, e la sua condotta verso il grande antenato della razza ebraica, richiedono allo stesso tempo fiducia e contrizione. L'evidenza del loro pentimento è duplice: un aspetto è verso l'uomo, che consiste nella misericordia e nel giudizio; l'altro è verso Dio, essendo una costante attesa di Dio. La resa letterale fa emergere il significato più chiaramente; è: "E tu, nel tuo Dio ritornerai". Se rendiamo la preposizione con "in", possiamo intendere che implica una completa dipendenza da Dio, o una stretta e cordiale comunione con Dio; se lo prendiamo nel senso di "da", significa la potenza o l'aiuto di Dio; mentre il ritorno è morale e spirituale, con forse la restaurazione materiale e letterale implicita Un parallelo per essere nel significato di "da" si verifica nel primo capitolo di questo libro al settimo versetto: "Li salverò per (essere) il Signore loro Dio; " anche in Deuteronomio 33:29, "O popolo salvato per ( essere) il Signore". Preferiamo il primo senso come più semplice e adatto; è spiegato in modo conciso e corretto da Keil come segue: "'bwv con b è un'espressione pregnante, come in Isaia 10:22, 'Cantici si volge come per entrare in comunione vitale con Dio; ' cioè, per essere veramente convertiti .... Le due clausole successive devono essere prese come esplicative del bwçt. La conversione è quella di manifestarsi, "la percezione dell'amore e della rettitudine verso i fratelli, e nella costante fiducia in Dio". La differenza tra B bWv e la, bWç è che quest'ultimo significa "tornare a" e il primo "tornare in", ed esprime quindi l'unione interiore con lui. Il senso generale della frase è così espresso da Aben Ezra: "Se tu volessi tornare a Dio, egli sarebbe il tuo aiuto per ricondurti a lui"; e da Kimchi come segue: "Ma tu che sei la progenie di Giacobbe, se vuoi, puoi tornare al tuo Dio, cioè puoi riposare in lui, come 'Tornando e riposando sarete salvati'". Isaia 30:15 Il secondo punto del versetto ha un parallelo istruttivo in Michea 6:8 : "Che cosa richiede da te l'Eterno, se non di fare con giustizia, di amare la misericordia e di camminare umilmente con il tuo Dio?" Riguardo all'attesa di Dio, di cui parla l'ultima frase, Aben Esdra ha l'osservazione concisa: "Non dipendere dalle tue ricchezze né dalla tua forza, poiché la forza che hai avuto da lui, è anche la ricchezza". Kimchi commenta lo stesso più pienamente, come segue: "A questa condizione puoi riposare e non aver paura del nemico, se avrai cura di fare misericordia e giudizio: poiché le sue condizioni sono come ha detto: 'Io sono il Signore che esercito benignità amorosa, giudizio e giustizia sulla terra: poiché in queste cose mi diletto, dice il Signore.' E sebbene qui non menzioni la giustizia, tuttavia ha detto in un altro luogo: 'Osservate il giudizio e il diritto [letteralmente, 'giustizia']". E qui dice: 'E spera continuamente nel tuo Dio'; ora è giustizia ed equità che tu piangi continuamente sul tuo Dio. E anche quando avrai grande possesso, ricchezze e ricchezze, dirai a te stesso: 'Tutto viene da lui; ti ricorderai di lui del continuo e lo conserverai, come dice la Legge, Deuteronomio 8:18 Ricordati dell'Eterno, del tuo Dio, perché è lui che ti dà il potere di arricchirti, non come Efraim, che dice: "Sono diventato ricco, ho trovato la mia sostanza"». La Settanta ha εγγιζε, equivalente a "avvicinarsi a", avendo probabilmente letto broq invece di hWeq

"Volgiti al tuo Dio".

Se c'è un messaggio ripetuto più frequentemente di un altro nelle Scritture, sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, è questo messaggio che richiede il pentimento. Non c'è stata nessuna generazione di uomini, anzi, non c'è stato nessun uomo individuale, al quale non si possa giustamente dire: Pentitevi!

IL CARATTERE UMANO E LA VITA SONO TALI DA RENDERE NECESSARIO QUESTO VOLGERSI A DIO. Chi è sulla strada giusta non ha già bisogno di svoltare; Ma chi viaggia nella direzione sbagliata deve prima di tutto invertire i suoi passi, la sua rotta. Poiché il peccato e l'errore sono stati universali, non si può porre alcun limite all'adeguatezza dell'appello del testo

L 'UOMO PUÒ TROVARE IN SE STESSO MOLTE E SUFFICIENTI RAGIONI PER PENTIRSI. I suoi interessi esigono, la sua coscienza gli impone, i suoi migliori sentimenti lo spingono, che egli si rivolga a Dio. La sua felicità presente e le sue prospettive future sono messe in pericolo dal fatto che egli rimane estraneo al suo Dio

III IN DIO STESSO, E NELLA SUA RIVELAZIONE, CI SONO MOLTI MOTIVI PER IL PENTIMENTO

1. Prima di tutto c'è il fatto che Lui è il nostro Dio. "Volgiti al tuo Dio". Com'è giusto e appropriato, dunque, che, invece di distogliere lo sguardo da lui, gli uomini guardino verso di lui!

2. Bisogna considerare che tutta la nostra felicità è legata al suo favore e alla sua comunione. Rivolgersi a Lui è volgersi alla luce del sole, alla fonte della vita

3. Le direttive e le promesse divine forniscono il motivo più persuasivo per aggiungere la giustificazione più autorevole per volgersi a Dio.

"Spera nel tuo Dio".

È molto istruttivo che il profeta in questo passo ammonisse non solo al pentimento, alla riforma e alla rettitudine, ma anche a "confidare in Dio". Molti degli effetti del pentimento, e specialmente gli effetti morali e soggettivi, potevano essere avvertiti immediatamente, ma c'erano altre conseguenze che probabilmente potevano essere ritardate. Da qui l'ammonimento del testo

È UN ONORE A DIO CHE IL SUO POPOLO LO ATTENDA. Non spetta all'uomo dettare legge al suo Creatore, cercare di prescrivere quando, come e dove Dio dovrebbe intervenire a favore di un supplicante. La sua saggezza non deve essere messa in discussione; La sua bontà non deve essere messa in discussione

II È VANTAGGIOSO PER IL POPOLO DI DIO CONFIDARE IN LUI. Così si coltivano la fede e la pazienza, virtù che sono molto utili ai cristiani e che sono un vero ornamento per il carattere divino

III È BENE CONFIDARE CONTINUAMENTE IN DIO. La negligenza nel fare ciò è da condannare; La stanchezza nell'attesa è pericolosa. Proprio nel momento in cui l'Aiuto si avvicina, l'anima bisognosa può essere addormentata o può essere impegnata in altro modo. Aspettare significa guardare

IV IL POPOLO DI DIO NON PUÒ ASPETTARLO INVANO. Possono aspettare a lungo, ma la loro attesa sarà ricompensata. Allora canteranno ad alta voce di gioia: "Questo è il nostro Dio; Lo abbiamo aspettato". Aspetta la mietitura e mieterai. Aspetta il mattino, e il sole sorgerà sulla tua anima in attesa.

Genuina bontà umana

"Perciò volgiti al tuo Dio, osserva la misericordia e il giudizio, e spera del continuo nel tuo Dio". Delitzsch rende il versetto così: "E tu tornerai al tuo Dio, manterrai l'amore e la giustizia, e spera continuamente nel tuo Dio". La nuova traduzione non dà un'idea nuova. Queste poche parole possono essere considerate come rappresentanti dell'autentica bontà umana. Guardandolo da questo punto di vista, include tre cose

I CONVERSIONE SPIRITUALE. "Volgiti al tuo Dio". Un'espressione che implicava che la loro mente morale era in una direzione diversa, lontana da Dio. Fu così con Efraim; era dopo gli idoli. È così per tutte le anime non rigenerate; sono alienati da Dio. Fatto terribile questo. Le creature intelligenti di Dio si allontanarono da lui e si rivoltarono contro di lui. Rivolgersi a lui include almeno due cose

1. Accettarlo come monarca supremo a cui obbedire. Significa fare della sua volontà la legge di tutte le loro leggi, la prova di tutta la loro condotta, la guida di tutte le loro attività

2. Accettarlo come l'Oggetto supremo dell'amore. L'uomo è così formato che deve avere qualcuno da amare supremamente. Il suo crimine, la sua degradazione e le sue maledizioni consistono nel fatto che gli oggetti che ha scelto su cui concentrare il suo amore supremo sono creature imperfette e vanità. Egli è l'unico Oggetto degno dell'amore supremo dell'anima, e questo lo esige. Colui che gli darà questo avrà il suo cuore allargato e correrà con gioiosa alacrità in tutte le vie dei suoi comandamenti. Ecco, dunque, il primo passo verso l'autentica bontà umana: la conversione. "Pentitevi e convertitevi". Questa è la grande chiamata del Vangelo. Dio chiama gli uomini di ogni luogo a pentirsi, cioè a cambiare il loro cuore, a volgersi da se stessi a lui, il loro Creatore

II MORALE SOCIALE. "Mantieni la misericordia e il giudizio". Si noti prima quest'ultimo

1. "Giudizio", cioè giustizia. Giustizia significa rendere a ciascuno ciò che gli è dovuto; è espresso in modo compendioso nelle parole di Cristo: "Tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, fatelo anche voi a loro". Va contro tutte le frodi, le disonestà e le crudeltà

2. "Pietà". La misericordia è una modificazione dell'amore; È l'amore nella compassione, nella pazienza, nella tolleranza, ecc. Paolo fa una distinzione tra un uomo buono e un uomo giusto. Ci sono uomini convenzionalmente giusti, che non sono buoni, né generosi, né misericordiosi. Pagherebbero a ciascuno il suo debito, ma, come Shylock, estorceranno l'ultimo chicco. Non è quindi sufficiente che un uomo "osservi il giudizio", renda giustizia al suo prossimo; anche lui deve avere pietà. "L'amore è l'adempimento della Legge".

III CULTO DELLA VITA. "Spera continuamente nel tuo Dio". Dio deve essere il Tutto in tutti; tessere grande Figura in tutti gli scenari, e l'accordo dominante in tutte le melodie della vita. L'uomo è fatto per adorare; Ma l'adorazione non è una cerimonia, non è un sentimento passeggero, non è un servizio occasionale; È una vita che si rivela dappertutto: nei mercati degli affari, nelle sale di studio, nei campi di svago, così come nei templi convenzionali. Non è qualcosa che appare su questa o quella montagna, in questo o quel giorno, in questo o quell'atto, qualcosa che è ovunque e quando. Il grande battito dell'essere. "La vera religione, scaturita da Dio solo, è come la sua fonte, piena di carità: abbraccia tutte le cose con tenero amore. Piena di buona volontà e di mite attesa: piena di vera giustizia e di sicura verità, nel cuore e nella voce: libera, grande, persino infinita, non incastrata nella retta particolarità, ma che afferra tutto nel suo spirito vasto e attivo. Lampada luminosa di Dio, affinché gli uomini gioiscano della tua pura luce!"(Hannah More.)-D.T

7 I versetti 7-14 contengono una nuova descrizione dell'apostasia di Israele. A questo il profeta è condotto dalla precedente linea di pensiero. Quando richiamò alla mente la serietà del patriarca per ottenere la benedizione, la sincerità del suo pentimento e le prove della conversione, consistenti nella misericordia e nel giudizio e nella costante attesa di Dio, si guardò intorno su Israele, e trovando quelle virtù che si distinguevano per la loro assenza, ripeté la storia della loro degenerazione

Egli è un mercante (margine, Canaan), le bilance dell'inganno sono nelle sue mani, ama opprimere. Questo versetto è reso più esattamente: Canaan è lui, nella sua mano sono le bilance dell'inganno: egli ama opprimere. Come sono degenerati i figli dal padre! Non vediamo più Giacobbe lottare in preghiera con l'angelo dell'alleanza, e nominato cavaliere sul campo con il nome di Israele, o "principe con Dio", ma un mercante fraudolento Kenaan, che cerca di ingrandire se stesso con l'inganno e l'oppressione. La sua condotta è l'opposto di ciò che Dio richiede; invece della misericordia, del giudizio e della fiducia in Dio ingiunti nel versetto precedente, abbiamo il commerciante cananeo (fenicio), con la sua bilancia falsa in mano e l'amore per l'oppressione nel suo cuore. La parola Kenaan a volte denota Canaan, il figlio di Cam, e antenato della nazione cananea; a volte la terra di Canaan, o pianure (da γονυ γνυ γνυπετειν, genu, ginocchio; poi "essere basso" o "depresso") in contrapposizione a μra, o "altopiani" (da μWr, essere alto); a volte Fenicia, la parte settentrionale di Canaan; anche, dai Cananei o Fenici che erano famosi come mercanti, un uomo di Canaan, o qualsiasi mercante, così Giobbe 40 e Proverbi 31:24, proprio come Kasdi Chaldean è applicato a un astrologo. Atti al tempo di Osea, i Fenici erano i grandi mercanti che avevano in mano il commercio del mondo. Canaan è quindi una designazione figurativa di Efraim nella loro condizione degenerata, come indicato dai falsi equilibri e dall'amore per l'oppressione. Il versetto è ben spiegato da Teodoreto: "E tu, Efraim, imitando

(1) la malvagità di Canaan, ha un equilibrio di mente ingiusto: disprezzi la giustizia, desideri avidamente un potere ingiusto, sei di mente altera nei ricchi, S, e ti arroghi molto nel prescriverne e determinarne le condizioni. Rashi osserva più brevemente: "Voi dipendete dalla vostra ricchezza perché siete mercanti e frodate; e delle vostre ricchezze dite: 'Eppure io sono diventato ricco e non servirò il Santo'", mentre Kimchi segna il contrasto tra Israele come dovrebbe essere e Israele come è realmente, così: "Ma tu non sei così (cioè pratichi l'amore e la giustizia), ma sei come il Cananeo, cioè come

(2) il mercante, nelle cui mani è la bilancia ingannevole". Il carattere del mercante fenicio è così dato nell'Odissea: "Un falso fenicio di mente insidiosa, versato in arti vili e nemico dell'umanità". Ma, oltre alla frode segreta, qui viene accusata di violenza aperta Israele

Vers. 7-10. - Estensione dell'apostasia di Israele

Qui ci viene mostrato ora CHE ISRAELE AVEVA APOSTATATO, quanto fossero diversi dal patriarca di cui si vantavano, e quanto fossero venuti meno alle ammonizioni che erano state rivolte a loro.

1. Erano simili al cananeo che disprezzavano piuttosto che al patriarca da cui discendono. Erano diventati più simili a mercanti fraudolenti che a membri timorati di Dio della Chiesa di Dio. Alla frode aggiunsero l'oppressione dove avevano il potere

2. L'amore per il denaro era la radice di questo tratto malvagio del carattere ebraico, un tratto che si manifesta troppo frequentemente al giorno d'oggi, e che non è limitato all'ebreo, ma comprende anche i gentili. Gli uomini si affrettano ad essere ricchi e non possono essere innocenti a lungo

3. Non c'è aggravamento più grande del peccato che l'amore per esso. Il popolo di Israele nel periodo specificato non solo era dedito al peccato di cupidigia o avidità di guadagno, ma era effettivamente innamorato del suo peccato. Una delle peggiori caratteristiche degli uomini malvagi, che l'apostolo ha così vividamente fotografato in quel nero catalogo del peccato, è che, "conoscendo il giudizio di Dio, che coloro che commettono tali cose sono degni di morte, non solo fanno lo stesso, ma si compiacciono di coloro che le fanno".

4. Gli uomini dediti alla cupidigia e i cui cuori sono rivolti a ottenere guadagno prendono alla leggera le dottrine della religione. Così, ai giorni del nostro Signore "anche i farisei, che erano avidi, udirono tutte queste cose e lo schernivano". Le sacre verità e i misteri divini erano disprezzati, mentre i modi e i mezzi per accumulare ricchezze erano la loro delizia. Cantici qui il collegamento di Versetto 7 potrebbe essere la lamentela del profeta per la negligenza dei suoi compatrioti nei confronti delle sue esortazioni, a causa della loro cupidigia. "Lo scopo del profeta e la connessione qui è... Possiamo esortare, ma finché i loro cuori sono avidi e sono rivolti alla loro via per ottenere guadagno, non terranno mai conto di ciò che diciamo; non si volgeranno a Dio, non ne sentiranno parlare, ma piuttosto faranno orecchie da mercante a tutte le suppliche".

II SCUSE PER IL PECCATO. Qui vediamo come gli uomini malvagi si scusano e attenuano i loro peccati

1. Il successo fornisce loro un plausibile appello per l'auto-rivendicazione. La prosperità degli stolti, ci viene detto, li distrugge; mentre la prosperità mondana dei malvagi è spesso fatale per il loro benessere spirituale. "Non ti affliggere a causa di colui che prospera nella sua via", dice il salmista, aggiungendo poi, "perché i malfattori saranno stroncati". È stato giustamente detto che "la prosperità in modi peccaminosi è un vecchio laccio, che impedisce agli uomini di prestare ascolto alle sfide o all'ira di Dio a causa di esse".

2. Lo spirito vanaglorioso dei malvagi; essi si gloriano dei loro guadagni come autoprocurati; attribuiscono tutto alla loro propria abilità, o forza, o ingegno, o industria, o abilità, e rifiutano di riconoscere Dio. Né è possibile, infatti, che lo facciano, poiché come potrebbero benedire Dio per ciò che hanno acquisito con il peccato o guadagnato con il commercio fraudolento?

3. Falsi rifugi a cui ricorrono gli uomini malvagi: si spogliano di ogni timore del dispiacere divino o del pericolo sulla base della prosperità; si sforzano di credere che se la loro condotta fosse dispiaciuta a Dio o irta di pericoli per se stessi, non sarebbero così prosperi nell'ottenere guadagno o avrebbero tale successo nel peccato. Un altro falso rifugio è quello di cercare sollievo per una coscienza colpevole dalle comodità esteriori che si possono ottenere con il guadagno illecito

4. Altri falsi cambiamenti o evasioni ipocrite sono, come è qui suggerito, ricorsi dai peccatori. A volte sorvolano sui loro peccati con nomi onesti; Così le loro disonestà, sia con la frode che con la forza, prendono il nome dei frutti del loro lavoro, dei guadagni della loro industria o dei profitti della loro vocazione. A volte dipendono dalla segretezza e sfuggono alla scoperta, e, mentre si sentono liberi dalla scoperta, si immaginano al sicuro nel loro peccato, come se l'occhio di Dio non penetrasse tali sottili travestimenti, o come se Dio non avesse detto: "Stai certo che il tuo peccato ti scoprirà". A volte professano ipocritamente l'orrore dei peccati che praticano abitualmente; o, se riconoscono il peccato, leniscono le loro ferite di coscienza con la considerazione che i loro peccati sono offese molto veniali, e tali che sono incidentali alla loro situazione, o comuni alla loro vocazione, o peculiari del loro mestiere. Così minimizzano la loro colpevolezza e si impongono sulle loro stesse anime,

III EFFETTI DEL PECCATO. La bontà di Dio, che ha lo scopo di condurre gli uomini a pentirsi del peccato, aggrava il peccato dell'impenitente

1. Le pretese di Dio sulla gratitudine di Israele erano state, in verità, potenti e molteplici, così come fin dai tempi antichi. Le gloriose liberazioni che aveva operato per loro, l'umile condizione da cui li aveva sollevati, la grande esaltazione a cui li aveva innalzati, la buona terra in cui li aveva portati, la ricca grazia che aveva concesso loro e i privilegi religiosi che aveva loro conferiti, tutte queste benedizioni erano state abusate, accrebbe il peccato della loro ingratitudine e intensificò la loro colpa

2. Dio non può ritenere il peccatore innocente. Il peccato, dovunque si trovi o da chiunque sia commesso, non può passare impunito. Le offese dei cari figli di Dio attirano su di loro il castigo; Egli non risparmierà le loro colpe. Un padre non ama di meno suo figlio perché lo corregge; ha pietà mentre punisce; Le sue viscere di compassione si muovono mentre la sua mano tiene la verga. Cantici Israele, avendo ignorato la misericordia di Dio, doveva essere esiliato dalla sua bella e piacevole terra, e andare in una schiavitù peggiore di quella dell'Egitto di un tempo

3. Ma Dio, per tutti coloro che non rinunciano al suo interesse, per il suo popolo, gli darà di nuovo occasione di ricordare la sua bontà e di celebrare il suo amore redentore. La loro conservazione e restaurazione dovrebbero di nuovo offrire abbondante materia di gioia e ringraziamento, quando si uniranno tremanti alla loro allegria e celebreranno la solenne Festa dei Tabernacoli, attingendo con gioia acqua dai pozzi della salvezza. Sia che si tratti di una letterale e gioiosa restaurazione di Israele nella loro terra, o di un lieto tempo di risveglio e di ristoro per tutto l'elegante Israele di Dio, sia Gentile che Giudeo nei tempi del vangelo, l'incoraggiamento è grazioso e la prospettiva gloriosa. Né lo è meno per il contrasto tra il castigo così meritato e la consolazione promessa

IV ECCELLENZA DELL'INSEGNAMENTO DIVINO E IMPERDONABILITÀ DI COLORO CHE NE HANNO I PRIVILEGI

1. Al suo popolo nel passato Dio parlò in vari momenti e in diversi modi, o in diverse porzioni, secondo che ne avevano bisogno o potevano sopportarlo, e in diversi modi, per profezia, per visioni, per similitudini e per il ministero della Parola. I mezzi della grazia erano così abbondanti e moltiplicati

2. Per quanto diversi fossero i modi di ministrare, l'oratore era sempre lo stesso. È Dio che ci parla così per mezzo dei suoi messaggeri. Se rifiutiamo il messaggio e il messaggero che lo porta, rifiutiamo l'Autore; Se riceviamo il messaggio dalle labbra del messaggero, riceviamo colui che ha dato l'incarico. Che grave responsabilità! Che bisogno c'è di badare a come si sente e a ciò che si sente! E inchinatevi anche ai ministri di prestare buona attenzione, non solo alla questione, ma al modo in cui trasmettono il messaggio che hanno ricevuto, ricordando che stanno tra i vivi e i morti, come Aaronne quando prese il suo incensiere e corse in mezzo alla congregazione finché la piaga fu fermata

3. L'imperdonabilità di chi, come Israele, gode di tanti privilegi. La chiarezza, la varietà e la frequenza dell'insegnamento divino impongono una pesante responsabilità, poiché a chiunque sia dato molto, molto sarà richiesto a loro; È anche un principio umano praticato tra gli uomini, che a chi gli uomini hanno affidato molto, a lui chiedono di più. Come Dio ci ha lasciati tutti senza scuse, visto che in questi giorni di luce e di libertà Dio ci ha dato una rivelazione così chiara della sua volontà, così tanti ministeri per spiegarla e farla rispettare, tanta libertà di esercitare il nostro giudizio su di essa, e di trarne luce e guida, mentre noi sediamo, come l'Israele di un tempo, sotto la nostra vite e il nostro fico in pace e sicurezza, nessuno osa farci paura!

Vers. 7-14. - Tre dolorosi contrasti

In questa strofa si ripete di nuovo la minaccia della punizione (ver. 14). La colpa di sangue di Efraim deve essere lasciata su di lui; cioè il suo peccato non deve essere perdonato. Il "biasimo" o il disonore che egli ha fatto a Dio con la sua idolatria e l'iniquità Dio lo ripagherà. Ma la denuncia si mescola alla misericordia. "Ti farò ancora abitare in tabernacoli" (versetto 9) sembra includere, non solo una minaccia di esilio dalla "terra del Signore", ma una nuova redenzione dalla prossima schiavitù simile all'Egitto, che porterà con sé riposo, libertà e prosperità. Dopo la sua cattività, Efraim celebrerà di nuovo la gioiosa Festa dei Tabernacoli, come memoriale delle misericordie messianiche in connessione con la sua restaurazione. Come osserva Ewald, tuttavia, la caratteristica principale di questi versetti consiste in "tre confronti compressi".

IO "ISRAELE" È DIVENTATO "CANAAN". (Vers. 7, 8) Il "principe con Dio" è degenerato in un imbroglione; i discendenti del pio Giacobbe sono divenuti come miseri venditori ambulanti fenici. Invece di 'osservare misericordia e giudizio' (versetto 6) nei loro rapporti commerciali, amano praticare l'inganno e l'oppressione. Efraim, di conseguenza, non merita di essere chiamato con l'onorevole nome di "Israele"; egli mostra piuttosto le caratteristiche innate delle tribù cananee, e può ben essere chiamato "Canaan". Ma, peggio ancora, le persone sono spiritualmente autocompiacenti, mentre agiscono in modo così disonesto. Essi ingannano se stessi con l'idea che le loro abitudini di ingiustizia sociale non implicano alcun peccato contro Dio. Ignorano l'insegnamento della loro legge su "giusti bilancia e giusti pesi". Levitico 19:36; Deuteronomio 25:13-16 Abbastanza per loro, se diventano ricchi con i loro guadagni illeciti. Sostengono persino che il loro continuo successo nell'acquistare ricchezze per mezzo delle "bilancia dell'inganno" è una prova che il Signore non può essere adirato con loro (versetto 8)

Lezioni

1. È una pietà spuria che non ha a che fare con "pesi e misure".

2. I pericoli della cupidigia, un peccato che affligge molti membri della Chiesa

3. La prosperità temporale che si protrae a lungo non è necessariamente un segno del favore di Dio

4. Gli uomini empi pervertono la bontà e la tolleranza divine in un incoraggiamento a persistere nei loro corsi peccaminosi

II EPHRAIM HA ABBANDONATO I PROFETI PER ALTARI PAGANI. (Vers. 10, 11) Geova, che era stato il suo Dio "dal paese d'Egitto", aveva mostrato il suo amore per la nazione suscitando una successione di uomini come loro insegnanti, sui quali fece riposare il suo Spirito. I profeti istruirono il popolo sulla verità spirituale e sul dovere morale. Rimproveravano l'idolatria. Denunciarono tutte le ingiustizie e le sopraffazioni. Hanno avvertito delle sentenze imminenti. Essi testimoniarono in anticipo della venuta del Messia e della salvezza finale del mondo per mezzo di lui. Il maggior numero dei grandi profeti fu inviato nel regno di Giuda, eppure alcuni dei più illustri di loro lavorarono nel regno settentrionale, come ad esempio Elia, Eliseo, Amos e lo stesso Osea. Il Signore ha dato la sua Parola ai profeti in vari modi. A volte da una voce udibile, come a Samuele; più frequentemente, scrivendo il messaggio in pensieri ardenti sull'anima del profeta; e spesso, come qui Osea ricorda al popolo, "moltiplicando le visioni". La "visione" fu un frequente veicolo della rivelazione divina durante l'intero corso della vita nazionale di Israele. Geova moltiplicò le visioni di Isaia, Geremia, Ezechiele, Zaccaria, Daniele, ecc. E i profeti, nel trasmettere il messaggio del Signore, furono istruiti a impiegare i segni materiali come mezzo per aggiungere enfasi alla verità spirituale. Il Signore, che conosce la nostra struttura e che ha fatto della terra "l'ombra del cielo" (Milton), si è preoccupato di "dare similitudini per mezzo dei profeti". I veggenti ebrei usavano la metafora, l'allegoria, la parabola, l'azione drammatica. Hanno trovato analogie spirituali dappertutto nella natura e nelle circostanze della vita umana. E tutto questo era una manifestazione della sollecitudine di Dio per il bene del suo popolo. Egli mandò i "profeti", e diede le "visioni", e suggerì le "similitudini" nel tenero amore per i suoi figli che sbagliavano. Eppure tutto fu vano. Il popolo continuava a vivere come se Dio non avesse dato loro alcuna rivelazione. La loro idolatria si estendeva in tutta la regione oltre il Giordano, qui rappresentata da "Galaad", e in tutto l'ovest del Giordano, rappresentato da "Ghilgal". Essi fecero orecchie da mercante alle voci ammonitrici dei profeti. Efraim abbandonò l'unico altare che Dio riconobbe come suo, e aumentò il numero dei santuari degli idoli fino a coprire la terra, come i mucchi di pietre rimosse dall'agricoltore da un campo arato. L'idolatria e la malvagità di Israele furono commesse contro la più chiara luce della profezia e contro l'ardente amore di Geova, che lo aveva portato "ogni giorno ad alzarsi di buon'ora" e a mandare i profeti

Lezioni

1. Il privilegio di essere alla portata di un sincero ministero evangelico

2. Il vantaggio dell'uso giudizioso delle illustrazioni nell'insegnamento religioso

3. Com'è triste quando luoghi che un tempo erano teatro di speciali manifestazioni di Dio vengono inquinati da scandalosa malvagità!

4. Come aggravata la colpa di coloro che "peccano volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità"! Ebrei 10:26

III EPHRAIM NON È RIUSCITO A IMPARARE LE LEZIONI DELLA SUA STORIA ANTICA. (Vers. 12-14) Se avesse riflettuto correttamente sul corso della Divina provvidenza verso se stesso, i suoi pensieri su Dio sarebbero stati specialmente pensieri di umiltà e gratitudine

1. Umiltà. versetto 12) Quando l'ebreo offriva ogni anno al Signore il suo cesto di "primizie", doveva dire: "Un Siro pronto a perire era mio padre". Deuteronomio 26:5 Giacobbe, padre delle tribù, andò in Mesopotamia come fuggiasco, e vi rimase per vent'anni come servo. Non aveva alcuna dote da offrire per Rachele; poteva servire per lei solo come pastore. Israele, di conseguenza, non aveva molto di cui vantarsi per quanto riguarda la sua origine nazionale; Gli inizi della nazione non avrebbero potuto essere più umili. Eppure com'era diversa la vita di Giacobbe, spiritualmente, da quella dei suoi figli ai quali Osea pronunciò questa profezia!

2. Gratitudine. versetto 13) Il riferimento ora è a Mosè. Se la condizione di servitù di Giacobbe in Padan-Aram insegnava una lezione di umiltà, il pensiero della schiavitù della sua immediata discendenza in Egitto era adatto a suscitare sentimenti di gratitudine. Che grande emancipazione fu quella dell'Esodo! E l'agente per mezzo del quale quella liberazione era stata compiuta era un profeta, e uno che, come Giacobbe, era stato un pastore. L'Israele degenerato disprezzava il maestro che Dio aveva mandato, dimenticando che l'emancipazione dalla schiavitù dell'Egitto era avvenuta sotto la guida di un solo profeta. Il profeta Mosè aveva condotto le tribù attraverso il Mar Rosso; e aveva agito come loro guardiano e mediatore presso Dio, durante tutti i quarant'anni che avevano trascorso nel deserto arabo Sotto di lui, il popolo era passato da uno stato di servitù a una posizione di figliolanza. Eppure, ahimè! La nazione non nutriva ora né umiltà né gratitudine. Il Signore li aveva preservati, arricchiti e benedetti; ma in cambio lo "provocarono a coclea" con i loro gravi peccati, finché divenne impossibile che potessero sfuggire alla punizione della loro empietà

Lezioni:

1. La proficuità dello studio della Scrittura, della biografia e della storia

2. Il popolo di Dio deve aspettarsi di essere sottoposto alla disciplina come condizione per il suo progresso spirituale

3. Il Signore usa strumenti apparentemente umili per ottenere grandi risultati

4. Il dovere di nutrire gratitudine per le misericordie passate nella nostra storia nazionale.

Vers. 7-9. - Fortune mal usate, mal fatte e mal finite

"Egli è un mercante, la bilancia dell'inganno è nelle sue mani, egli ama opprimere. Ed Efraim disse: "Eppure io sono diventato ricco, ho trovato la mia sostanza; in tutte le mie fatiche non troveranno in me alcuna iniquità che fosse peccato". E io, che sono l'Eterno, il tuo Dio, dal paese d'Egitto ti farò ancora abitare in capanne, come nei giorni della festa solenne". Qui abbiamo...

I FORTUNE USATE MALE. "Ed Efraim disse: "Sono diventato ricco, ho trovato la mia sostanza". Ecco una fortuna detenuta e senza dubbio impiegata nello spirito di un altezzoso egoismo. È tutto ciò che ho "Sono diventato ricco, ho trovato la mia sostanza".

1. Qui non c'è riconoscimento della cooperazione umana. Nessun uomo entra in possesso di ricchezze senza gli sforzi di alcuni uomini, vivi o morti. La ricchezza, chiunque la detenga, è il risultato - nella maggior parte dei casi, forse in tutti i casi - degli sforzi di un gran numero di lavoratori umani. Ma il possessore spesso non se ne accorge. Pensa solo a se stesso. Non pensa alla fatica, al sudore, alla stanchezza di chi lo ha aiutato a metterglielo in mano

2. Qui non c'è riconoscimento dell' azione divina. Tutte le fortune vagano da Dio: dai suoi materiali, dalle sue stagioni, dall'attività delle sue creature. Ma qui non c'è alcun riconoscimento di lui. "Sono diventato ricco, ho trovato la mia sostanza". Quante fortune sono così detenute e impiegate in Inghilterra oggi, detenute e impiegate in un altezzoso egoismo!

II FORTUNE MAL FATTE

1. Ecco la frode. "È un mercante, la bilancia dell'inganno è nelle sue mani". La mano della frode è sempre stata, e c'è ancora, ahimè! la più attiva di tutte le agenzie nell'erezione di fortune. C'è inganno dappertutto. In tutti i tessuti, generi alimentari, materie prime commerciali. L'inganno nel fare, l'inganno sia nell'acquisto che nella vendita. Se oggi venissero distrutte tutte le fortune che sono state costruite con l'inganno in Inghilterra, l'intero mondo umano sarebbe sorpreso dal terribile crollo. L'evento sarebbe stato come il lancio dell'Himalaya in mare, provocando il ruggito delle onde su ogni riva

2. Ecco l' oppressione. "Egli ama opprimere". In effetti, la frode è oppressione in una forma o nell'altra. Quali ingiuste estorsioni ci sono nella costruzione di molte fortune! Andate nelle miniere, nelle fabbriche dei fabbricanti, nei magazzini dei mercanti, sulle navi degli armatori, e dappertutto incontrerete uomini e donne che gemono sotto l'oppressione di coloro per i quali stanno accumulando fortune

3. Qui c'è l'astuzia. "In tutte le mie fatiche non troveranno in me alcuna iniquità che sia stata peccato." Efraim, questo tipico creatore di fortuna, si preoccupò così tanto di nascondere tutto ciò che c'era di ingiusto e nefasto nelle sue operazioni, che era certo che non si sarebbe potuto trovare nulla di sbagliato nelle sue azioni. C'era qualcosa di sbagliato, lo sapeva, ma stava attento che nessuno lo scoprisse. Con affermazioni plausibili e ben custodite, con formule legali, con risoluzioni "comitive", egli si mette in gioco per poter dire: "In tutte le mie fatiche non troveranno in me alcuna iniquità". Chi non ha mai visto molti uomini di questo tipo?, molti che hanno fatto fortuna con un inganno, ma hanno così sorvegliato la transazione che hanno battuto le mani e hanno detto: "Nessuno troverà mai avena".

III FORTUNE FINITE MALE. "E io, che sono l'Eterno, il tuo Dio, dal paese d'Egitto ti farò ancora abitare in capanne, come nei giorni della solenne festa". Il significato di questo è: Ricco come sei, ti spoglierò delle tue ricchezze, ti caccerò dalla tua casa, ti rispedirò di nuovo nel deserto come vagabondo, a gridare per il pane e l'acqua. Sì, sì, a tutti questi detentori di fortuna e creatori di fortuna la punizione deve arrivare prima o poi. «Ti dico», dice Thomas Carlyle, «che non c'è nient'altro che giustizia: una cosa forte che trovo quaggiù: la cosa giusta, la cosa vera. Amico mio, se tu avessi tutta l'artiglieria di Woolwich che marcia alle tue spalle a sostegno di una cosa ingiusta, e infiniti falò che aspettano visibilmente davanti a te di divampare secoli a venire per la tua vittoria in suo favore, ti consiglierei di gridare "Fermati!" per gettare il tuo bastone e dire: "In nome di Dio, No!" A cosa ammonterà il successo? Se la cosa è ingiusta, tu non ci sei riuscito, anche se i falò divampavano da nord a sud. e le campane suonarono, e gli editori scrissero articoli di fondo, e la cosa giusta fu calpestata dalla vista di tutti gli occhi mortali, una cosa abolita e una annientata". -D.T

Vers. 7-11. - Bilance d'inganno

Nel modo in cui acquisì ricchezze, Efraim congiunse l'inganno e l'oppressione. Era disonesto nel commercio. Opprimeva i poveri. Egli fu un imitatore migliore di Giacobbe nell'atto di afferrare il calcagno di suo fratello che nella sua serietà nel combattere con l'angelo. Ereditò i tratti cattivi, non buoni, nel carattere del suo progenitore. Era un "Giacobbe", non un "Israele". Eppure si è vantato del suo successo

DICO LA MIA IN MERITO. versetto 8)

1. Era gonfio al pensiero di essere ricco. "Efraim ha detto: Sono ricco, ho trovato la sostanza". Questa era la cosa principale: era ricco. Non importava come fossero state ottenute le ricchezze, quando erano lì. L'esistenza delle ricchezze copriva una moltitudine di peccati. Questo è troppo il modo in cui la ricchezza viene vista nel mondo. Chi la possiede può contare di essere onorato, corteggiato, applaudito per il successo, con poche domande sui mezzi con cui la sua ricchezza è stata acquisita. L'amore per l'onore e la posizione che la ricchezza dà portano gli uomini a cercarla con mezzi leali e illeciti. Le "bilance dell'inganno" non sono sconosciute tra noi. «Innumerevoli trucchi», dice il signor Spencer, «le menzogne recitate o pronunciate, le frodi elaborate e congegnate, sono prevalenti, molte delle quali stabilite come «consuetudini del commercio», anzi, non solo stabilite, ma difese». Eppure questo è un pensiero di poco conto, se solo gli uomini possono dire alla fine: "Sono ricco".

2. Prese per sé la gloria delle sue ricchezze. "Ho scoperto la sostanza". È stato lui stesso a farlo. A lui appartenevano il merito e la gloria. Disse in cuor suo: "La mia potenza e la potenza della mia mano mi hanno procurato questa ricchezza", dimenticando che è Dio solo che gli ha dato il potere di ottenere la ricchezza. Deuteronomio 8:17,18

3. Si giustificò nei suoi modi. "In tutte le mie fatiche non troveranno in me alcuna iniquità che sia stata peccato." Come dice Spencer sopra a proposito delle furfanti nel commercio, "non solo stabilite, ma difese". Il commerciante disonesto è ancora da trovare che non sia disposto a giustificarsi. Arriva a considerare le sue disonestà come sciocchezze, bagatelle. Sfida la loro prova. Si giustifica con la pratica degli altri. Non può essere sbagliato, cosa che tutti fanno. Se, come Efraim, è assiduo nella pratica dei doveri esteriori della religione (ver. 11), può considerare che ciò supera ampiamente gli inganni e le oppressioni della sua vita commerciale

II LA PAROLA DI DIO IN MATERIA. (Vers. 8, 9) Dio:

1. Smaschera il peccato e la follia del vanto di Efraim: "E io sono il Signore tuo Dio dal paese d'Egitto". Se Efraim era ricco, fu Dio che lo rese ricco. Se aveva sostanza, era Dio che gliela dava la sostanza, non Efraim che l'aveva scoperta da sé: il vanto di Efraim era, quindi, del tutto fuori luogo. Era tanto sciocco quanto malvagio e ingrato

2. Mostra l'imperdonabilità della condotta di Efraim. "Anch'io ho parlato per mezzo dei profeti", ecc. Efraim era stato ben istruito e avvertito. Mosè, nelle pianure di Moab, aveva già predetto i pericoli a cui Israele sarebbe stato esposto quando fosse entrato in possesso della bontà di Canaan, e li aveva preavvertiti contro l'orgoglio e l'eccessiva esaltazione. Deuteronomio 8:7-18 Altri profeti erano stati mandati secondo l'occasione. Dio aveva "moltiplicato le visioni" per il popolo e aveva "usato similitudini" per rendere le cose più chiare e per attirare l'attenzione. Nonostante tutto, Efraim continuò a peccare. Se tali erano i suoi privilegi, quali sono i nostri, a cui Dio, "che in varie epoche e in diverse maniere parlò in passato ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato per mezzo del suo Figlio? Ebrei 1:1,2

3. Dichiara la punizione di Efraim. "Ti farò abitare nelle capanne, come nei giorni della solenne festa?" Efraim, avendo perduto le sue benedizioni a causa del suo peccato, sarebbe tornato di nuovo nel deserto, per rinnovare l'esperienza delle antiche peregrinazioni, di cui la Festa dei Tabernacoli era un memoriale. Levitico 23:42,43 Le parole sono minacciose, ma implicano misericordia. Le peregrinazioni nel deserto erano una punizione, ma anche una disciplina. Durante queste peregrinazioni, Israele godette della protezione e della cura di Dio. La fine del peregrinare fu Canaan. L'attuale esilio di Israele è in vista di una ripresa definitiva

11 ) Efraim, come la Chiesa di Laodicea, disse: "Sono ricco, e mi sono arricchito di beni, e non ho bisogno di nulla", e non sapeva di essere "miserabile, miserabile, povero, cieco e nudo". Apocalisse 3:17 Non aveva seguito il consiglio di Dio (per mezzo dei profeti), di comprare da lui "oro provato nel fuoco" per arricchirlo, e "vesti bianche" per vestirsi, e di ungere i suoi occhi con collirio per poter vedere. Apocalisse 3:18 Egli continuava a perseguire la vanità e l'inganno, e moltiplicava le trasgressioni. Questo stato di illusione in cui viveva doveva ora essere bruscamente spezzato. Galaad, per la sua iniquità, sarebbe diventata (o, forse, era già diventata) vanità, nulla. Ghilgal, dove i tori venivano offerti in sacrificio in gran numero, avrebbe visto (o aveva già visto) i suoi altari fatti come mucchi di pietre nei solchi del campo. - J.O

8 Efraim rispose: "Eppure sono diventato ricco, ho trovato la mia sostanza". Efraim in questo versetto si vanta delle sue ricchezze, anche se procurate con la frode e la violenza, mentre allo stesso tempo sostiene di non aver peccato in tal modo per esporsi alla punizione o meritare un severo rimprovero. La particella - Ëa - ha due significati principali:

a) "sicuramente" e

(b) "solo". Nel primo senso la clausola

(1) può alludere all'ingiunzione contenuta nel Versetto 6 di sperare in Dio, e può significare: "Senza dubbio sono diventato ricco, ma non per l'aiuto divino, ma per i miei sforzi"; in quest'ultimo senso può significare:

(2) "Sono solo diventato ricco; Non ho fatto nient'altro; Non ho fatto nulla di male" Aben Esdra considera Ëa - come l'introduzione dell'apodosis, e la spiega quasi nel senso di (1), così: "Il senso di Ëa - è: 'Dio non mi ha dato la ricchezza, ma io da solo [cioè i miei sforzi senza aiuto] sono diventato ricco, perché non sono come il Cananeo', cioè, il mercante, come 'Non ci sarà più il Cananeo'"; Zaccaria 14:21 poi procede a mostrare la connessione: "E il significato [secondo il contesto] è: 'Perché dice: Mantieni la misericordia e il giudizio, e non essere un oppressore come il Cananeo [né lo sono io]? eppure tutto è il mio onesto guadagno; nessuno dei figli degli uomini troverà che io abbia peccato'". L'interpretazione del Kimchi è simile, ma un po' più semplice, così: "Le parole: 'Sono diventato ricco' sono l'opposto di 'Spera continuamente nel tuo Dio'. Ma egli (Efraim) non spera in Dio, il beato, e non riconosce di avergli dato la forza di acquistare ricchezze, ma dice: 'La mia potenza e la forza delle mie mani hanno fatto per me questa ricchezza', e dimentica Dio, il beato, che gli ha dato il potere di lavorare, come è scritto nella Legge, Deuteronomio 8:14 "E tu dimentichi l'Eterno, il tuo Dio." Questo è ciò che egli (il profeta) intende con 'Sono diventato ricco'; intende dire: 'Sono diventato ricco da me stesso'", cioè con il mio stesso lavoro. La parola wOa denota sia la forza fisica che quella fisica, e anche, come lyij, ricchezze, opes latine, probabilmente come procurate da ciò. Lo stato fiorente del regno durante i regni di Ioas e Geroboamo II può aver indotto la loro arrogante fiducia in se stessi e la loro stupefacente dimenticanza di Dio, e allo stesso tempo questa sorprendente ignoranza della loro vera condizione

(2) La traduzione dei Settanta è ευρηκα αναψυχη, "Ho trovato ristoro per me stesso", e Girolamo, "Inveni mihi idolum", come se çwa fosse stato letto invece di wOa. In tutte le mie fatiche non troveranno in me alcuna iniquità che fosse peccato; Tutte le mie fatiche non mi bastano: egli porterà la punizione dell'iniquità in chi è il peccato. Qui sono possibili due modi di costruzione e ciascuno ha avuto i suoi sostenitori; così, yyniy può essere

(a) il soggetto del verbo, come nella LXX, che è: "Nessuna delle sue fatiche sarà trovata disponibile per lui a causa dei peccati che ha commesso". Questa è la traduzione seguita e interpretata da Cirillo e Teodoreto

(b) Le parole in questione, invece di essere prese come soggetto del verbo, possono essere impiegate in modo assoluto o con i puntini di sospensione di una preposizione, come nella Versione Autorizzata; così: "Quanto alle mie fatiche, o ai frutti delle mie fatiche", poiché yny, è usato in entrambi i sensi. Il significato del passaggio quindi è

(1) che, oltre ai peccati di frode e oppressione, Efraim non si ritirò per vergogna a rivendicare la sua condotta e a sostenere che. In tutte le ricchezze che aveva acquisito con tale lavoro, nessuno poteva dimostrare che quelle ricchezze fossero state ingiustamente acquisite da lui, o che ci fosse un peccato contratto nella loro acquisizione. Così Kimchi: "Egli (il profeta) menziona un altro vizio, dicendo che egli (Efraim) opprime, e afferma che, in tutto ciò per cui ha lavorato e raccolto, non saranno in grado di trovare

(a) qualsiasi ricchezza di iniquità e peccato. yt ya è la stessa cosa dell'iniquità e del peccato, e Ecclesiaste 5:18 'è buono e piacevole' (come anche qui per raggio). O la spiegazione è:

(b) Non troveranno in me iniquità, né alcuna cosa in cui ci sia peccato che mi appartenga. E yj è minore dell'iniquità, perché il peccato viene a volte a causa dell'errore. O la spiegazione di 'iniquità che erano peccato' è:

(c) Iniquità in cui c'era peccato per me; come se dicesse, riguardo alla quale avevo peccato; poiché se le ricchezze sono entrate nelle mie mani per iniquità e rapina, non è stato a mia conoscenza; egli intende: così che ho peccato in relazione ad essa, e l'ho presa per iniquità con la mia conoscenza; e in questo modo Levitico 22:16 'Si sono accusati dell'iniquità della trasgressione; essendo in stato di costruzione, vale a dire, l'iniquità riguardo alla quale hanno trasgredito." yli significa "appartenente a me", mentre afj è letto, non come un sostantivo, ma come un verbo nella Septuaginta, ας αμαρτεν

(2) Il Caldeo, che è spiegato da Rashi, dà una spiegazione identica, anche se solo parzialmente, alla traduzione marginale della Versione Autorizzata, vale a dire: "Sarebbe bene per te se tu considerassi con te stesso: tutte le mie ricchezze non mi bastano, per espiare l'iniquità che ho commesso". Questo, e la lettura marginale - sia dove coincidono che dove divergono - dobbiamo senza esitazione respingerlo come inverosimile, artificiale e privo di fondamento reale nel testo. Agli altri peccati Israele aggiunse questa protesta di innocenza, che era la solenne protesta di una menzogna. La clausola

(3) può ammettere un altro senso; così: se nei guadagni di raggio con il lavoro si dovesse trovare l'iniquità, ciò sarebbe davvero peccato; ma non è così. Così, come i Farisei di un'epoca successiva, si giustificavano davanti agli uomini; ma Dio conosceva la loro ipocrisia vuota

9 E io, che sono l'Eterno, il tuo Dio, dal paese d'Egitto, ti farò abitare nelle capanne, come nei giorni della solenne festa. Questo versetto è composto da due parti che nell'originale sono coordinate; ma nella Versione Autorizzata l'una è subordinata all'altra fornendo una goffa e inutile ellissi. È meglio, quindi, tradurre così: E io sono l'Eterno, il tuo Dio, dal paese d'Egitto: ti farò ancora abitare in capanne, come nei giorni della festa solenne . Alcuni interpretano questo versetto come una minaccia; non pochi come promessa; mentre altri combinano entrambi

(1) Teodoreto, che può essere considerato come rappresentante della prima classe di interpreti, commenta così: "Affinché tu possa comprendere questo e imparare la saggezza dalla tua calamità, ti ricondurrò di nuovo a quel punto in cui dovrai di nuovo dimorare in tende e vagare come un esule in terra straniera".

(2) Il kimchi può rappresentare coloro che lo intendono come una promessa, o piuttosto una promessa con una minaccia implicita, e quindi combinano entrambi. La sua esposizione è la seguente: "Così sono pronto a farvi uscire dalla cattività dove sarete, come feci quando vi feci uscire dal paese d'Egitto, e vi sostenni nel deserto e vi feci dimorare in tende; così sono pronto ancora una volta, quando vi avrò fatti uscire dai paesi dei Gentili, per farvi abitare in tende nel deserto lungo la strada, e per mostrarvi prodigi finché non tornerete in pace al vostro paese".

(3) Wunsche respinge sia il precedente, e riferisce l'affermazione all'altro, tempo presente, prendendo dwO, non nel senso di "ancora una volta", ma nel significato altrettanto ammissibile di "ulteriore", o "ancora più lontano"; così la sua traduzione del versetto è: "Eppure io sono il tuo Dio dall'Egitto, ti lascio ancora abitare nelle tende, come nei giorni della festa solenne". Così abbiamo un ricordo della bontà di Dio verso Israele per tutto il tempo, dall'Esodo fino al tempo allora presente, compresa la celebrazione delle loro feste, specialmente quella dei Tabernacoli, la più gioiosa di tutte. Ciò è favorito dall'interpretazione di Aben Esdra, che è la seguente: "Il senso è: 'Non dovresti ricordarti che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto con grandi ricchezze per le quali non hai lavorato, e ti ho nutrito nel deserto quando eri nelle tende?' Egli potrà fare a te in modo simile come nei giorni della solenne festa della tua uscita dall'Egitto". Preferiamo, tuttavia, l'esposizione numero (2), che include, o piuttosto implica, la minaccia di essere cacciati dalla loro buona fama in uno stato di deserto, a causa della loro dimenticanza e ingratitudine verso Dio, come anche a causa della loro orgogliosa fiducia in se stessi; mentre, con questa implicita minaccia di punizione, Dio offre loro la promessa e la prospettiva di una simile cura guida e di una tutela protettiva, come in quel primo periodo della loro storia, il cui ricordo era ancora mantenuto dal mo' ed, o Festa dei Tabernacoli, durante i sette giorni di cui il popolo dimorava in capanne, in commemorazione di aver dimorato in capanne nel deserto dopo essere stati liberati dal paese d'Egitto. Così, come ha ben osservato Hengstenberg, "il preterit si trasforma in futuro attraverso l'ingratitudine della nazione".

"Volgiti al tuo Dio".

Se c'è un messaggio ripetuto più frequentemente di un altro nelle Scritture, sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, è questo messaggio che richiede il pentimento. Non c'è stata nessuna generazione di uomini, anzi, non c'è stato nessun uomo individuale, al quale non si possa giustamente dire: Pentitevi!

IL CARATTERE UMANO E LA VITA SONO TALI DA RENDERE NECESSARIO QUESTO VOLGERSI A DIO. Chi è sulla strada giusta non ha già bisogno di svoltare; Ma chi viaggia nella direzione sbagliata deve prima di tutto invertire i suoi passi, la sua rotta. Poiché il peccato e l'errore sono stati universali, non si può porre alcun limite all'adeguatezza dell'appello del testo

L 'UOMO PUÒ TROVARE IN SE STESSO MOLTE E SUFFICIENTI RAGIONI PER PENTIRSI. I suoi interessi esigono, la sua coscienza gli impone, i suoi migliori sentimenti lo spingono, che egli si rivolga a Dio. La sua felicità presente e le sue prospettive future sono messe in pericolo dal fatto che egli rimane estraneo al suo Dio

III IN DIO STESSO, E NELLA SUA RIVELAZIONE, CI SONO MOLTI MOTIVI PER IL PENTIMENTO

1. Prima di tutto c'è il fatto che Lui è il nostro Dio. "Volgiti al tuo Dio". Com'è giusto e appropriato, dunque, che, invece di distogliere lo sguardo da lui, gli uomini guardino verso di lui!

2. Bisogna considerare che tutta la nostra felicità è legata al suo favore e alla sua comunione. Rivolgersi a Lui è volgersi alla luce del sole, alla fonte della vita

3. Le direttive e le promesse divine forniscono il motivo più persuasivo per aggiungere la giustificazione più autorevole per volgersi a Dio.

"Spera nel tuo Dio".

È molto istruttivo che il profeta in questo passo ammonisse non solo al pentimento, alla riforma e alla rettitudine, ma anche a "confidare in Dio". Molti degli effetti del pentimento, e specialmente gli effetti morali e soggettivi, potevano essere avvertiti immediatamente, ma c'erano altre conseguenze che probabilmente potevano essere ritardate. Da qui l'ammonimento del testo

È UN ONORE A DIO CHE IL SUO POPOLO LO ATTENDA. Non spetta all'uomo dettare legge al suo Creatore, cercare di prescrivere quando, come e dove Dio dovrebbe intervenire a favore di un supplicante. La sua saggezza non deve essere messa in discussione; La sua bontà non deve essere messa in discussione

II È VANTAGGIOSO PER IL POPOLO DI DIO CONFIDARE IN LUI. Così si coltivano la fede e la pazienza, virtù che sono molto utili ai cristiani e che sono un vero ornamento per il carattere divino

III È BENE CONFIDARE CONTINUAMENTE IN DIO. La negligenza nel fare ciò è da condannare; La stanchezza nell'attesa è pericolosa. Proprio nel momento in cui l'Aiuto si avvicina, l'anima bisognosa può essere addormentata o può essere impegnata in altro modo. Aspettare significa guardare

IV IL POPOLO DI DIO NON PUÒ ASPETTARLO INVANO. Possono aspettare a lungo, ma la loro attesa sarà ricompensata. Allora canteranno ad alta voce di gioia: "Questo è il nostro Dio; Lo abbiamo aspettato". Aspetta la mietitura e mieterai. Aspetta il mattino, e il sole sorgerà sulla tua anima in attesa.

Felicità in riserva

La mescolanza di promessa e minaccia è una delle caratteristiche notevoli e istruttive di queste profezie. In mezzo all'ira Dio si ricorda della misericordia. Il rivestimento luminoso della nuvola rallegra l'osservatore quando è abbattuto e turbato. Hoses ha l'incarico di assicurare a Israele che, dopo il loro pentimento, si rallegreranno davanti a Dio nella lieta Festa dei Tabernacoli, che celebreranno alla sua gloria

LA VERA FELICITÀ CONSISTE NEL RICORDO E NELLA CELEBRAZIONE DELLE MISERICORDIE DI DIO. La festa dei Tabernacoli osservata dagli ebrei era una festa in cui la nazione commemorava la bontà di Geova, sia provvedendo ai loro bisogni per mezzo della mietitura, sia liberandoli come nazione dal potere dell'Egitto. Ora noi cristiani abbiamo misericordie ancora più grandi da riconoscere; Dio ci ha dato il Pane della vita e ci ha liberati dal potere del peccato e di Satana. Ci conviene, quindi, nutrire gratitudine verso Dio, il Salvatore, per tutte le grandi opere che ha compiuto per noi, e per tutta l'amorevole gentilezza con cui ci ha trattati

LA PROSPETTIVA DI UNA TALE FELICITÀ È ADATTA A RALLEGRARE IL CUORE NEI MOMENTI DI DOLORE E DI DIFFICOLTÀ. Se questo è il deserto attraverso il quale passiamo, stiamo viaggiando verso la terra del possesso e del riposo. Se questa è la notte oscura le cui ombre si addensano intorno a noi, speriamo di vedere presto le striature del giorno a venire. Il cristiano scoraggiato e tormentato impari a dire con il salmista: "Perché sei abbattuto, anima mia? E perché sei inquieto dentro di me? spera in Dio, perché io lo loderò ancora".

LE FEDELI PROMESSE DELL'ETERNO ASSICURANO UN FUTURO FELICE A COLORO CHE CONFIDANO IN LUI E LO AMANO. La religione di Cristo colloca l'età dell'oro nel futuro. Il cristiano ha sempre qualcosa di benedetto e glorioso a cui guardare avanti. La sua dimora è lassù. E ha sempre davanti a sé la felice e stimolante prospettiva di partecipare alla "cena delle nozze dell'Agnello". -T

10 I versetti 10 e 11 dimostrano la continua cura di Dio per il benessere spirituale e i migliori interessi di Israele per tutto il tempo, e, allo stesso tempo, l'imperdonabilità di Israele nel dimenticare Dio e nell'arrogarsi il potere di controllare i propri destini in materia di ricchezza e prosperità; mentre profezie e visioni moltiplicate testimoniavano entrambi, gareggiare. alla cura di Dio e all'imprudenza di Israele nei confronti degli avvertimenti. Inoltre, la loro persistenza nel peccato li preparò e precipitò la punizione

Ho parlato anche ai profeti, ho moltiplicato le visioni e ho usato similitudini mediante il ministero dei profeti. Il vau prima del verbo all'inizio del versetto è copulativo, e il verbo è nel preterito come l'accento è sul penultimo; se il vau fosse converso del preterit nel futuro, il verbo avrebbe l'accento sull'ultimo. Il preterit denota ciò che è accaduto fino ad oggi. Li è spiegato

(1) da Knobel per denotare che la rivelazione divina o ispirazione discese sui profeti dal cielo; ma

(2) Kimchi lo spiega come equivalente a μai, con; così: "Su (li) i profeti è lo stesso di 'con (μai) i profeti, come, in Esodo 35:32 'E vennero sia uomini che donne [letteralmente, uomini, l con, o piuttosto in aggiunta a, donne']. Egli (Geova) dice: 'Che cosa potrei farvi e non l'ho fatto, affinché non mi dimenticaste? E che cosa ho fatto con i vostri padri? Ho parlato di continuo con i profeti per ammonirvi da parte mia, e vi ho moltiplicato le visioni per molti giorni'". La versione autorizzata

(3) impiega "by" come l'equivalente di l qui. Il pronome v' anoki è enfatico, cioè "io sì", come se dicesse: "io e non un altro", mentre il preterit prova che Geova ha continuato le sue visioni fino al momento stesso in cui il profeta parla. Alla parola hMda,

(a) usano similitudini, alcuni forniscono un sostantivo verbale di senso collettivo, twtWmd o μyniWymdi. Questo, tuttavia, non è necessario, poiché un verbo spesso include il suo sostantivo affine, di cui abbiamo diverse ellissi simili, ad esempio Genesi 6:4, "Partoriscono loro figli [μydily inteso]; " anche Geremia 1:9, "Si schiereranno [hkrh compreso] contro di lei". La LXX

(b) ha ωμοιωθην, "ero rappresentato"; e Girolamo lo rende assimilatus sum. I tre modi di comunicazione divina a cui ci si riferisce qui sono la predizione, la visione e la similitudine. La parola per visione, wOzj, è usata qui come collettivo; differisce dal sogno per essere un grado superiore di rivelazione divina, anche i sensi di chi li riceve sono svegli e attivi, mentre nel sogno sono inoperativi e passivi. Della similitudine, ancora, abbiamo esempi nella parabola di Isaia di una vigna Isaia 5, e nella similitudine di Ezechiele di un bambino miserabile, per rappresentare lo stato naturale di Gerusalemme. Aben Esdra osserva: "Ho stabilito emblemi e paragoni affinché possiate comprendermi"; e Kimchi: "Ho dato emblemi e parabole per mezzo dei profeti, come dice Isaia: 'Il mio diletto ha una vigna' ed Ezechiele: 'La tua nascita e la tua nascita sono del paese di Canaan'. E la spiegazione di Dyb è che per mano loro egli manda loro emblemi e similitudini come Levitico 10:11 'che il Signore ha detto loro per mezzo di Mosè'" Così Dio, come osserva Rosenmüller, "non ha lasciato alcun mezzo per ammonirli senza essere provato".

Visioni e similitudini

In due modi Geova si mostrò particolarmente favorevole ai discendenti di Abraamo, Isacco e Giacobbe. Il primo è stato la sua provvidenziale cura della nazione nel corso della sua storia. E il secondo era quello menzionato in questo versetto: Dio mandava continuamente al suo popolo eletto profeti, le cui comunicazioni erano il mezzo per istruirlo, avvertirlo e guidarlo. Osservate la duplice descrizione della rivelazione divina concessa

I VISIONI

1. Il nome dato alla classe degli insegnanti e delle guide ispirate della nazione è significativo ed è in armonia con questo passaggio. Erano veggenti

2. Per mezzo di una facoltà illuminata questi profeti ebrei videro le realtà divine. Intuizione, intuizione, ispirazione: questi sono i termini con cui si designa la visione spirituale. "La visione e la facoltà divina" sono state attribuite al genio; ma l'ordine degli uomini in questione si distingueva per la sua percezione della verità spirituale

3. Questi visioni delle realtà divine i profeti, con la lingua o in altro modo, trasmisero al popolo

II SIMILITUDINI. C'è una corrispondenza naturale e ordinata tra le cose naturali e le cose spirituali, che spiega la prevalenza e l'efficienza dei metodi pittorici, metaforici e allegorici di istruzione e di ammonimento

1. A volte i profeti erano diretti a fare uso dell' azione parabolica. Abbiamo diversi esempi di questo tipo registrati nei libri di Isaia, Ezechiele, ecc

2. La similitudine ha spesso assunto la forma di un linguaggio parabolico: ad esempio, il paragone di Isaia di Israele a una vite infruttuosa; Il paragone di Ezechiele tra il ritorno dalla cattività e il risveglio delle ossa secche, ecc

3. In entrambi questi metodi profetici c'è uno scopo sacro. La condiscendenza verso l'ignoranza e la mancanza di spiritualità di molte persone era una delle ragioni

4. Nostro Signore Gesù stesso "usò similitudini" e sanzionò questo metodo interessante e impressionante nelle sue parabole e allegorie

APPLICAZIONE. Quando Dio si è degnato di comunicare con noi per mezzo di visioni e similitudini, quanto è grande la responsabilità di ascoltare l'ispirata Parola profetica!

Il metodo di Dio nell'insegnare ai grandi maestri del mondo

"Anch'io ho parlato per mezzo dei profeti, ho moltiplicato le visioni e ho usato similitudini mediante il ministero dei profeti". Dio è il grande Maestro dell'umanità. "Chi insegna come lui?" Insegna le migliori lezioni, nel modo migliore e per il miglior scopo; Egli insegna all'uomo attraverso le opere della natura e attraverso il migliore degli uomini. Dio ha sempre impiegato profeti nella sua grande scuola per l'umanità. In ogni epoca egli ha inviato uomini al di sopra della media della razza, uomini dotati di un alto intelletto, di un genio elevato e di un'ispirazione speciale. Essi sono sempre più i suoi profeti, ed egli stesso li insegna; sono nella sua "scuola normale". Egli insegna loro affinché possano insegnare ad altri. Il testo indica il suo metodo per insegnarli

I DALLE VISIONI. Egli dà a quegli uomini rivelazioni interiori, svela loro realtà spirituali, apre i loro occhi spirituali e li invita a guardare. Che meravigliose visioni ebbero Isaia, Ezechiele, Daniele, Paolo e l'apostolo Giovanni! Hanno visto cose meravigliose; Ma ciò che videro non fu con l'occhio esterno, ma con l'occhio dell'anima. Queste visioni servono a mostrare tre cose

1. La gloria distintiva della mente umana. Cos'è? È il potere di vedere ciò che è sensualmente invisibile, l'universo che si trova al di là della comprensione della vista mortale. Che universo si presentò all'occhio del cieco bardo d'Inghilterra! In alcuni questo organo visivo è più acuto e più attivo che in altri. Colui che lo possiede in massima misura è il poeta, il profeta, enfaticamente il veggente

2. L'accessibilità della mente umana a Dio. L'uomo può rivolgersi alla mente solo attraverso i sensi; l'Onnipotente può farlo quando tutti i sensi sono chiusi, nelle "visioni della notte". Può prendervi dentro a suo piacimento un intero universo, e invitarlo a guardare i suoi oggetti e ad ascoltarne i suoni

3. La realtà delle cose spirituali. L'occhio corporeo non vede realtà, ma forme e ombre di madreperla. Solo l'anima può vedere il reale, quindi Dio porta il reale in essa. Credo che l'Onnipotente abbia sempre insegnato ai grandi pensatori dell'umanità, non solo nei tempi antichi ma anche in quelli moderni. Tutte le vere scoperte degli uomini di scienza, tutte le creazioni dei bardi sacri, tutti i lampi del vero evangelo, non sono altro che visioni di Dio. "Nelle visioni della notte".

II PER SIMILITUDINE. "E usava similitudini". Con questo si intende che egli mostrò loro l'invisibile con il visibile, lo spirituale con il sensuale. Diede loro parabole. "Non parlò loro senza parabola". Perciò i profeti parlavano in parabole; e il grande profeta del mondo, che era simile a Mosè. Ci sono buone ragioni per questo modo di insegnare la verità spirituale. Due possono essere citati

1. Rende lo spirituale più attraente. Tutti gli uomini, che lo vogliano o no, per la loro stessa costituzione corporea sono vitalmente interessati agli oggetti materiali. Vivono in essi e per essi; e senza impressioni dirette da parte di Dio, possiamo a malapena concepire che la verità spirituale sia resa loro chiara se non per mezzo di loro

2. Fa apparire il materiale più divino. I fiori, gli alberi, i ruscelli e le stelle, quando sono diventati emblemi dell'anima della verità spirituale, vengono investiti di un fascino mistico. Il quadro che è stato appeso nella tua stanza per anni, e su cui i tuoi occhi si sono posati mille volte, diventa investito di uno strano fascino dopo che hai fatto la conoscenza e hai imparato ad amare la persona che rappresenta. Ringraziate Dio per il suo metodo parabolico di insegnamento. - D.T

11 C'è forse iniquità in Galaad? Certamente sono vanità. In riferimento alle ipotesi, Driver osserva: "Con una protasi imperfetta. L'apodosi può quindi iniziare

(a) ha vav con. e il perfetto;

(b) con l'infinito (senza raggio);

(c) con il solo perfetto (esprimendo la certezza e la subitaneità con cui il risultato realizza immediatamente il verificarsi della promessa. Osea 12:12 (wyh in apodesis, 'del futuro certo')." La prima parte di questa clausola è stata resa in modo diverso. Alcuni prendono μai

(a) affermativamente, nel senso di certamente, sicuramente; Altri lo traducono

(b) in modo interrogativo, come nella Versione Autorizzata, anche se anche così sarebbe reso più accuratamente: È Galaad l'iniquità di Pusey, seguendo la versione comune, la spiega come segue: 'Il profeta pone la domanda per rispondere più perentoriamente. Solleva il dubbio per schiacciarlo in modo più impressionante". C'è iniquità in Galaad? "Ahimè, non c'era nient'altro. Sicuramente sono vanità; o, a rigore, sono diventati solo vanità". Non sembra, tuttavia, una ragione sufficiente per discostarsi dal significato ordinario della parola,

(c) cioè , se così, Se Galaad, iniquità (indegnità), sicuramente sono diventati vanità. La clausola così resa può denotare una di queste due cose: o...

(a) l'indegnità morale seguita dal nulla fisico, cioè il decadimento morale seguito dal peccato fisico, il peccato è succeduto dalla sofferenza; o

(b) il progresso nella corruzione morale. Alla precedente esposizione corrisponde il commento di Kimchi, come segue: "'Se Galaad cominciasse a operare vanità (nulla)', poiché cominciavano a fare malvagità per primi, e sono stati prima portati in cattività. v Ëa può collegarsi con ciò che precede, in modo che il suo significato sia quello di Galaad che egli ha menzionato, e il senso sarebbe ripetuto in parole diverse. O il suo senso sarà in connessione con Gilgal. E sebbene zakeph sia sulla parola wyh, tutti gli accenti dell'inter. prefers non seguono gli accenti dei punti. Similmente Rashi: "Se il disastro e l'oppressione si abbattono su di loro (i Galaaditi) se li sono causati, poiché certamente sono indegni, e sacrificano i giovenchi agli idoli di Ghilgal. Il verbo Wyh è un perfetto profetico che implica la certezza della predizione, come se fosse già un fatto compiuto". L'esposizione di Aben Esdra favorisce (b); così: "Se i Galaaditi, prima che io mandassi loro dei profeti, erano indegni, sicuramente sono divenuti vanità, cioè, invece di essere moralmente migliori, sono divenuti peggiori". A questa esposizione troviamo un parallelo in Geremia 2:5 : "Hanno camminato dietro alla vanità e sono diventati vani". Sacrificano buoi a Ghilgal. μyrwv per μyrμwOv, come μyjiwj da jwOj. Gli abitanti di Ghilgal a ovest non erano migliori dei Galaaditi a est del Giordano; L'intero regno, infatti, era invaso dall'idolatria. Il peccato del popolo di Ghilgal non consisteva negli animali offerti, ma nell'illegalità del luogo del sacrificio. La punizione sia di Ghilgal che di Galaad è denunciata nella parte seguente del versetto. sì, i loro altari sono come mucchi nei solchi dei campi. Galaad significava "mucchio di testimoni" e Ghilgal "mucchio ammucchiato. Quest'ultimo è stato menzionato in Osea 4:15 e Osea 9:15 come un notevole centro di adorazione degli idoli ("tutta la loro malvagità è in Ghilgal") e ha conservato, come apprendiamo dal presente passaggio, la sua notorietà per i sacrifici illeciti, sacrifici abitualmente e continuamente offerti (cioè il senso iterativo di Piel); la prima è stata segnalata in Osea 6:8 come "una città di quelli che commettono iniquità" e "contaminata dal sangue". Gli altari in entrambi i luoghi devono essere trasformati in cumuli di pietra; ciò è espresso da un gioco di parole così frequente in ebraico; a Galaad come a Ghilgal devono diventare gallim, o mucchi di pietre, come quelli che i contadini raccolgono arati e lasciano in mucchi inutili per la maggiore comodità della rimozione, μlj (relativo a pedaggio, una collina, ciò che viene sollevato) è un solco formato dal gettare o strappare. I rovinosi cumuli di altari implicavano non solo la loro distruzione, ma la desolazione del paese. Gli altari sarebbero diventati cumuli fatiscenti e il paese spopolato. Gli interpreti ebraici, tuttavia, collegano agli altari simili a mucchi l'idea del numero e della vistosità: ciò li mettono in risalto come indicazione della grossolana idolatria del popolo. Così Rabbi: "I loro altari sono numerosi come mucchi nei solchi del campo. yç yt è il solco dell'aratore, chiamato telem; " Aben Ezra: "ynk è a titolo di figura, perché erano numerosi e cospicui". Pococke combina con l'idea del numero quella dei mucchi rovinosi - "rozzi mucchi di pietre, ai suoi occhi; e tali devono divenire, senza lasciare pietra in ordine su pietra". Il commento di Kimchi sul versetto è il seguente: "I figli di Ghilgal erano vicini al paese di Galaad, solo il Giordano era tra loro; impararono anche le loro condotte, e cominciarono a servire idoli come loro, e a praticare l'iniquità e la vanità, e sacrificarono buoi a dèi stranieri nel luogo dove avevano innalzato un altare al Signore il beato, e dove avevano eretto il tabernacolo la prima volta dopo aver passato il Giordano: là sacrificarono buoi ai loro idoli. Non abbastanza da fare un altare a Ghilgal agli idoli, ma costruirono anche fuori della città altari molti e vistosi, come mucchi di pietre sui solchi del campo".

Vers. 11-14. - Rimproveri e ricordi

Rimproveri per il peccato e memorie di misericordia

RIMPROVERO PER IL PECCATO

1. Le benedizioni temporali più ricche sono rovinate dal peccato. Galaad era una regione fertile e piacevole, come si può dedurre dai riferimenti ad essa nelle Scritture, come quando Dio dice: "Tu sei Galaad per me, e il capo del Libano, ma certamente farò di te un deserto", e quando si parla dei suoi prodotti e si celebrano i suoi pascoli. È ancora un bel distretto, con le sue colline e valli, i pendii boscosi, i pascoli lussureggianti, i bei fiori e i ruscelli rinfrescanti. Oltre ai vantaggi naturali del paese, c'era la città di Galaad, dove abitavano i ministri del culto dall'altra parte del Giordano. Ma il peccato ha tristemente deturpato questa terra bella e fertile; Così con molte regioni "dove ogni prospettiva piace, e solo l'uomo è vile". Gli abitanti sono bollati come trasgressori di entrambe le tavole della Legge Divina; l'iniquità di carattere ha fatto fuggire la loro condotta verso l'uomo e l'idolatria il loro culto di Dio; mentre i sacerdoti, invece di ostacolare, aiutavano solo il popolo nel suo servizio peccaminoso. Per quanto incredibile potesse sembrare, tuttavia era un dato di fatto; né stavano migliorando al tempo a cui si riferisce il profeta, anzi, sembra che andassero di male in peggio

2. La vanità del culto della volontà. L'adorazione della volontà può mostrare molto zelo, come sembra essere stato il caso dei Galaaditi; eppure, senza un mandato divino, è comunque vanità. Contravvennero all'istituzione dell'Altissimo, che aveva stabilito un solo tempio, un solo altare e un solo sacerdozio. Avevano anche sofferto severamente per i loro peccati. Abitando in una terra di confine, erano esposti alle incursioni e agli attacchi dei nemici, e avevano molto bisogno della protezione divina; ma con i loro peccati avevano perduto quella protezione. Di conseguenza "furono trebbiati", come ci dice un profeta contemporaneo, "con strumenti di ferro per trebbiare" e, essendo tra i primi a cadere sotto il potere dell'Assiria, furono portati via prigionieri dal loro bel e piacevole paese

3. La superstizione non sostituisce il servizio spirituale. La vicinanza a Dio nella relazione o nella professione esteriore può coesistere con l'assenza di un giusto principio religioso; e dove questo è il caso, le osservanze esteriori non proteggono dal peccato né proteggono dalla sua punizione. Così il popolo di el Gilgal, sebbene a ovest del Giordano e appartenente a Giuda, era più vicino al tempio, e così vicino in relazione esteriore al suo culto, eppure era altrettanto cattivo dei Galaaditi transgiordani. Avevano l'aspetto esteriore della religione, ed erano senza dubbio zelanti al riguardo; presentavano ricchi sacrifici e possedevano numerosi altari; ma gli altari che avevano eretto erano o a dèi estranei in opposizione al vero Dio, o al vero Dio in opposizione alla sua stessa nomina. "Chiunque essi siano, da una parte o dall'altra, che professano di avvicinarsi, se mescolano le loro proprie invenzioni nell'adorazione, Dio sarà più gravemente dispiaciuto di loro: quanto più pietà e santità, quanto più professiamo di avvicinarci alla Parola di Dio, e tuttavia mescoliamo le nostre proprie invenzioni, tanto più Dio è dispiaciuto; Gilgal offende più di Galaad".

II MEMORI DELLA MISERICORDIA. Magnificarono il loro antenato Giacobbe, ma fraintenderono la sua storia; si gloriarono della sua grandezza, ma abbandonarono il Dio che lo aveva reso grande. È cosa comune per le persone vantarsi della loro famiglia e dei loro antenati, per quanto possano essere degenerati da quei padri; e non di rado, quanto più sono degenerati, tanto più forte è il loro vanto

1. Dio ricorda loro l' umile origine e l'umile condizione del patriarca, del quale si vantavano tanto come loro progenitore. I fatti di cui egli li ricorda in tal modo trasmettevano loro istruzioni e insegnavano ancora preziose lezioni pratiche

(1) La fuga del patriarca, il suo esilio in Paddan-Aram, la sua povertà e servitù, non avendo dote da dare, il suo servizio fu sostituito al suo posto, la sua dura vita da pastore, tutto ciò era calcolato per insegnare l'umiltà e per porre fine alla vanità del loro vanto

(2) Sebbene Giacobbe fosse stato costretto in gioventù a voltare le spalle alla casa di suo padre, non voltò mai le spalle al Dio di suo padre, o all'adorazione di quel Dio. Ecco un'altra lezione, almeno implicitamente, che i suoi discendenti dovevano imparare. In circostanze indicibilmente più favorevoli si erano allontanati da entrambi, e avevano sprecato le loro energie in condotte peccaminose e idolatria egoistica, o adorando invano Dio, o trasferendo l'adorazione a lui dovuta a quelle vanità che non erano dèi. Così la lezione della loro triste apostasia stava per essere disimparata

(3) Il segreto del successo di Giacobbe fu la benedizione di Dio che egli cercava e serviva. Dio lo fece prosperare e moltiplicò il suo seme finché divennero un grande popolo. Qui c'era motivo di gratitudine, non di vana gloria. Un'altra lezione che Israele doveva imparare; e non solo Israele, ma tutti coloro che, in qualsiasi tempo o in qualsiasi paese, sperimentano l'amorevole benignità del Signore. Se siamo messi in possesso di grandi privilegi, se raggiungiamo una posizione di utilità e di influenza, e se siamo onorati nel servizio di Dio, non dimentichiamo l'umiltà del nostro originale da una parte, né manchiamo di magnificare la grazia di Dio nella nostra esaltazione dall'altra; In quella sola grazia possiamo gloriarci.

2. Ricorda loro quel grande evento della loro storia, quella liberazione sempre memorabile dall'Egitto

(1) Da ciò egli farà imparare al suo popolo che quando saranno umiliati da provvidenze afflittive, e soffriranno gravemente sotto la verga della correzione, Dio potrebbe così prepararli per ricche benedizioni per se stessi, e addestrarli per la futura utilità nel suo servizio. Questo dovrebbe promuovere la sottomissione del paziente e prevenire tutti i mormorii indecorosi e le lamentele peccaminose

(2) Il modo e i mezzi della loro liberazione erano pieni di altre istruzioni proficue. La benedizione della liberazione fu grande, non solo per il sollievo presente, ma anche per la successiva conservazione. L'Autore di essa fu Geova, al quale tutta la lode e la gloria furono dovute tristemente da essere sempre attribuite; l'agente, un profeta che Dio onorò nell'adempimento del suo alto proposito a beneficio del suo popolo

III MINACCIA DI VENDETTA. La punizione è lenta, ma sicura

1. Nonostante tutti gli avvertimenti, le istruzioni e i ricordi, Efraim persistette nel peccato, e in quello del tipo più provocante. Invece di produrre dell'uva buona nella vigna altamente favorita del Signore, l'uva di Efraim era uva di fiele e grappoli di amarezza. Qui Dio parla alla maniera degli uomini che sono provocati dalla grave cattiva condotta e dagli affronti dei loro simili, specialmente di quelli che hanno servito e beneficiato. Allo stesso modo, nonostante ciò si dice che è stato fatto allo Spirito di grazia, e che il Figlio di Dio è stato aperto a vergogna. Com'è terribile questa cattiva condotta dell'uomo, un verme della polvere rispetto a Dio, a questo Spirito infinito!

2. La rovina irrimediabile non può non essere il risultato. Anche la rovina è autoprocurata. Cantici ancora con i peccatori: hanno da incolpare se stessi, non Dio; Dio non li riterrà innocenti, eppure la colpa è della loro stessa porta; il loro sangue è sul loro capo; la loro vita è perduta, ma è opera loro; sono suicidi morali

3. Efraim con l'iniquità e l'idolatria aveva recato disonore sul Nome e sul popolo di Dio. I peccatori fanno bestemmiare il Nome di Dio; Recano biasimo sulla nostra santa religione. Questo rimprovero deve essere spazzato via; ma allo stesso tempo sarà rovesciato o respinto su coloro che lo hanno causato. Coloro che disprezzano la religione avranno il dito del disprezzo e del disprezzo puntati contro se stessi alla fine; coloro che disprezzano Dio saranno tenuti in scarsa considerazione; e a coloro che recheranno biasimo sulla sua causa sarà restituito quel biasimo a se stessi anche in questo mondo, mentre nel mondo eterno si risveglieranno alla vergogna e al disprezzo eterno

APPLICAZIONE

1. La prosperità conferma i peccatori nelle loro vie malvagie, e così i loro cuori sono induriti e le loro coscienze sono segnate

2. "È stoltezza chiamare sostanza le ricchezze di questo mondo , poiché sono cose che non sono

3. È follia attribuire le nostre ricchezze alla nostra industria o ingegnosità, come se ci siamo fatti ricchi, e come se fosse la potenza e il potere della nostra mano a farci ottenere ricchezza

4. È follia pensare che le nostre ricchezze siano nostre, per noi stessi, e che possiamo fare ciò che vogliamo con le nostre. Noi siamo solo amministratori, e un giorno saremo chiamati a rendere conto della nostra amministrazione

5. È follia vantarsi delle nostre ricchezze come se fossero un possesso permanente, o come se fossero la prova di un merito particolare nel possessore

6. "È follia pensare che arricchirsi in modo peccaminoso ci renda innocenti, o ci renda sicuri, o possa renderci facili in questo modo; perché la prosperità degli stolti li inganna e li distrugge".

12 Vers. 12, 13.-E Giacobbe fuggì nel paese di Siria, e Israele servì per moglie, e per moglie allevava pecore. E per mezzo di un profeta l'Eterno fece uscire Israele dall'Egitto, e per mezzo di un profeta fu preservato. Il collegamento di questo versetto con ciò che precede è stato variamente spiegato. La fuga di Israele e la sua servitù hanno lo scopo, secondo Umbreit, "di far emergere la doppia servitù di Israele: la prima, quella che il popolo dovette sopportare nel suo antenato; la seconda, quella che essi stessi dovettero sopportare in Egitto". Cirillo e Teodoreto capiscono che danno risalto allo zelo di Giacobbe per la benedizione della primogenitura e alla sua obbedienza al comando di Dio e dei suoi genitori. Pusey dice: "Giacobbe scelse la povertà e la servitù piuttosto che sposare un'idolatra di Canaan. Non sapeva da dove, se non per la munificenza e la provvidenza di Dio, avrebbe avuto pane da mangiare o vesti da indossare; con il suo bastone passò sopra il Giordano. La sua povertà volontaria, sopportando anche perdite ingiuste, e ripagando le cose che non aveva mai preso, rimproverava il loro traffico disonesto; la sua fiducia in Dio, la loro diffidenza; la sua devozione a Dio, la loro alienazione da lui e la loro devozione agli idoli". Ci può essere un elemento di verità in ciascuna di queste spiegazioni, e un'approssimazione al vero senso; Ma nessuno di loro corrisponde esattamente al contesto. C'è un contrasto tra la fuga del solitario padre della tribù attraverso il deserto siriano e la guida della sua posterità da parte di un profeta del Signore attraverso il deserto; la servitù di Giacobbe in Padan-Aram con la redenzione di Israele dalla schiavitù dell'Egitto; la custodia delle pecore da parte del patriarca con il guardiano del Pastore d'Israele, la cura di esse da parte del suo profeta quando le condusse a Canaan. Così l'angoscia e l'afflizione di Giacobbe sono in contrasto con l'esaltazione della sua posterità. Il grande obiettivo di questo contrasto è quello di impressionare il popolo con la bontà di Dio verso di loro nel sollevarlo dalla condizione più bassa, e di ispirarlo con gratitudine a Dio per tale immeritata elevazione e con grato ma umile riconoscimento della sua misericordia. La spiegazione di Calvino è allo stesso tempo corretta e chiara; è il seguente: "Giacobbe, loro padre, chi era? Qual era la sua condizione? Era un fuggitivo dal suo paese. Anche se aveva sempre vissuto in casa, suo padre era solo uno straniero in campagna. Ma è stato costretto ad adattarsi alla Siria. E quanto splendidamente visse lì? Era con suo zio, senza dubbio, ma era trattato con la stessa meschinità di un comune schiavo: serviva per moglie. E come ha prestato servizio? Era l'uomo che si prendeva cura del bestiame". Questa, si può osservare, era il tipo di servitù più basso e più meschino, più duro e peggiore. Allo stesso modo Ewald rivolge l'attenzione alla meravigliosa cura della Divina Provvidenza manifestata a Giacobbe nelle sue ristrettezze, nella sua fuga in Siria, nel suo soggiorno come pastore, e anche a Israele, la sua posterità liberata dall'Egitto per mano di Mosè e ho sostenuto nel deserto, così che si sa a malapena cosa pensare di Israele che, senza incontrare tali pericoli e angosce, e per puro piacere nell'iniquità, abbandonarono così vergognosamente il loro benefattore. Questa è la sostanza del punto di vista di Ewald, che presenta un aspetto della facilità, anche se non mette in evidenza così pienamente il fatto dell'elevazione di Israele e l'umile gratitudine che dovrebbe essere mostrata di conseguenza. L'esposizione dei commentatori ebrei concorda in linea di massima con ciò che abbiamo dato. Rashi dice: "Giacobbe fuggì nel campo di Aram, ecc., come un uomo che dice: 'Torniamo al racconto precedente di cui abbiamo parlato sopra; ' e lotta con l'angelo; e questo gli ho fatto ancora; poiché è stato costretto a fuggire nel campo di Aram, sapete come l'ho custodito, e come moglie ha tenuto le pecore". "Dovete considerare", dice Aben Esdra, "che vostro padre, quando fuggì in Siria, era povero, e così dice: 'E mi darà del pane da mangiare'. Genesi 28:20 Ed egli servì per moglie', e cioè: 'Non ti ho forse servito per Rachele?' 'E per moglie teneva le pecore; ' e 'f lo ha reso ricco'". L'esposizione di Kimchi è molto più completa, ed è la seguente: "E non ricordano la bontà che ho esercitato presso il loro padre, quando fuggì da suo fratello Esaù. sì, quando era là era necessario che servisse Labano in moglie, per dargli sua figlia, e il servizio consisteva nel custodire le sue pecore, e così per l'altra figlia che gli dava teneva le sue pecore in maniera simile. E io sono colui che era con lui e lo benedissi, così che egli tornò di là con fiches e sostanze. E ancora, ho mostrato favore ai suoi figli che erano scesi in Egitto e vi erano in schiavitù; e mandai loro un profeta che li trasse fuori dall'Egitto con molta sostanza, ed era Mosè. Per i quarant'anni che rimasero nel deserto, furono custoditi per mezzo di un profeta che io diedi loro, e non mancarono di nulla. Ma dimenticano tutti questi benefici e mi provocano all'ira con abominazioni e non-dei".

Vers. 12-14. - Preservato da un profeta

Il confronto con Deuteronomio 26:5-10 mostra che il punto in questo passaggio è il contrasto tra l'originario basso stato di Israele in Siria e in Egitto - la nazione nel primo caso era rappresentata nel suo antenato - e lo stato d'onore a cui Dio l'ha innalzata, quando la portò fuori dall'Egitto per mezzo di Mosè e la stabilì in Canaan. L'intenzione è quella di mostrare tutta l'enormità dell'ingratitudine di Efraim

12 ) Questo è visto come l'inizio della schiavitù di Israele. C'era poco nelle condizioni di Giacobbe a Padan-Aram che indicasse l'onore che in seguito sarebbe stato dato ai suoi discendenti. Il suo stato era uno di:

1. Pericolo. "Giacobbe fuggì nel paese della Siria". O, come nel Deuteronomio, "Un siro pronto a perire era mio padre". Deuteronomio 26:5

2. Servitù. Era un servitore di Labano. Si legava per un periodo di anni e lavorava per un salario

3. Povertà. Quando desiderava una moglie, l'unica cosa che poteva fare era servire per lei. Facciamo bene a ricordare lo stato desolato, indifeso, miserabile e legato in cui eravamo, quando la grazia ci ha trovati

II ISRAELE PORTATO FUORI DALL'EGITTO. versetto 13) L'Egitto era una continuazione dello stato in cui Israele si trovava a Padan-Aram. Deuteronomio 26:5 Da questo stato Dio lo liberò per mezzo di un profeta

1. È stato Dio a liberarlo e a preservarlo. Mosè, benché fosse un profeta, non era che l'agente di Dio. Dio è l'unico Salvatore

2. Un profeta era lo strumento di liberazione. Questo diede onore all'ordine profetico. Può essere citato come un rimprovero a Efraim per aver disprezzato i profeti ora inviati a lui (ver. 10). Il Mediatore della nostra salvezza è Cristo, il "Profeta simile a Mosè"

Atti 3:22

3. È stato liberato con efficacia. Il Signore:

(1) "Lo ha generato" - gli ha dato la libertà, l'esistenza nazionale, le leggi, i privilegi, una ricca eredità

(2) Lo ha preservato. Lo custodiii e lo tenni nel deserto, e lo piantai al sicuro in Canaan

III LA RICOMPENSA DI ISRAELE PER LA BONTÀ DI DIO. versetto 14)

1. Efraim, invece di mostrare gratitudine, provocò Dio alla più amara ira con le sue trasgressioni. Aveva perseverato in questa trasgressione, nonostante gli avvertimenti e le suppliche

2. Aveva recato biasimo su Dio. "Il suo biasimo", cioè il biasimo che ha recato su Dio con il suo comportamento sfrenato. Deuteronomio 32:5,6

3. Di conseguenza sarebbe stato punito. Dio lo avrebbe lasciato espiare la sua colpa di sangue soffrendo. - J.O

13 Il ministero dei profeti

Il riferimento di questo versetto è ovviamente a Mosè, che fu sì un grande condottiero e legislatore nazionale, ma che, non bisogna dimenticarlo, fu il primo e il più grande dei profeti. Il fatto notevole a cui qui si allude è che Dio ha scelto e impiegato un profeta, non semplicemente per insegnare, ma per effettuare una grande liberazione a favore della nazione eletta

LA SCELTA DEL PROFETA COME STRUMENTO PER UNA GRANDE OPERA È STATA L'ONORE A DIO STESSO. Se un guerriero, un eroe, fosse stato impiegato a questo scopo, le menti del popolo avrebbero naturalmente potuto attribuire la loro liberazione alla sua prodezza bellica, al suo genio strategico. Ma quando fu nominato Mosè, il più mansueto degli uomini, il più saggio degli insegnanti umani, fu chiaro a tutti che, sebbene la mano fosse quella di Mosè, la potenza era quella di Dio

II LA GRANDE OPERA CHE FU COMPIUTA PER MEZZO DEL PROFETA AUTENTICÒ E RAFFORZÒ IL SUO INSEGNAMENTO RELIGIOSO. Non poteva essere altrimenti che i figli d'Israele guardassero con riverenza e fiducia un uomo che li aveva fatti uscire dalla schiavitù dell'Egitto, nonostante l'opposizione del potente monarca che egli aveva sfidato. Le sue rivelazioni sul carattere divino, le sue dichiarazioni sulla volontà divina, arrivarono al popolo con un potere dieci volte superiore, perché egli era stato il mezzo per far conoscere e sentire la presenza di Dio in mezzo a loro in un modo che l'intera nazione poteva apprezzare. Lo stesso principio spiega perché fu ordinato che segni e prodigi accompagnassero così solitamente il ministero degli uomini ispirati

LA MANIFESTAZIONE COMBINATA DELLA SAGGEZZA DIVINA E DEL POTERE DIVINO RENDE L'INCREDULITÀ E L'IRRELIGIONE PIÙ COLPEVOLI. Era un rimprovero per Israele il fatto che, dopo aver sperimentato manifestazioni della presenza divina così indiscutibili, avesse nutrito un cuore malvagio di incredulità. Considerando che la dispensazione cristiana è stata contrassegnata da una manifestazione di divinità ancora più sorprendente di quella mosaica, ci si può chiedere: "Come scamperemo, se trascuriamo una salvezza così grande?" -T

14 Efraim lo provocò a una copione molto amara: perciò lascerà su di lui il suo sangue, e il suo Signore ritornerà su di lui il suo obbrobrio. Invece di umile gratitudine e dovuta devozione, Efraim lo provocò all'ira più amaramente. Perciò la sua colpa di sangue e la conseguente punizione sono lasciate su di lui; Il suo peccato e le sue conseguenze non sono tolti. Il disonore fatto a Dio dall'idolatria e dai peccati di Efraim porterà una ricompensa sicura e una severa retribuzione

Illustratore biblico:

Osea 12

1 CAPITOLO 12

Osea 12:1

Efraim si nutre del vento e segue il vento dell'est, aumentando ogni giorno le menzogne e la desolazione. - Il vento dell'est in Palestina, proveniente dall'Arabia e dall'estremo Oriente, su vaste distese di distese sabbiose, è inaridito, bruciante, distruttivo per la vegetazione, opprimente per l'uomo, violento e distruttivo sul mare, e anche sulla terraferma, avendo la forza del turbine. "Il vento orientale lo porta via, ed egli se ne va, e come un turbine lo scaglia fuori dal suo luogo" Giobbe 27:21. Lasciando Dio e seguendo gli idoli, Efraim si nutrì di ciò che è insoddisfacente e inseguì ciò che è distruttivo. Se un uomo affamato si nutrisse di vento, sarebbe cibo leggero. Se un uomo riusciva a superare il vento dell'est, era la sua distruzione. Israele "si nutriva di vento quando cercava con doni di guadagnare qualcuno che non potesse aiutarlo più del vento; ' inseguiva il vento dell'est' quando, al posto del guadagno che cercava, riceveva dal patrono che aveva adottato non poco con perdita". Israele cercava il vento ardente, quando poteva mettersi all'ombra di Dio. "Il vento ardente", dice san Cirillo, "è l'incendio delle calamità e il fuoco consumante dell'afflizione". "Egli accresce la menzogna e la desolazione"; poiché i peccati non pentiti e la loro punizione sono, nel governo di Dio, collegati tra loro; cosicché moltiplicare il peccato è, di fatto, moltiplicare la desolazione. Il peccato e la punizione sono legati insieme come causa ed effetto. "Mentire significherà parlare il falso, il falso commercio, le false opinioni, la falsa adorazione, le false pretese di colorarle, le false speranze, o confidare in cose che inganneranno. In tutte queste specie di queste specie Efraim era in quel tempo colpevole, aggiungendo una sorta di menzogna all'altra". (E. B. Pusey, D.D.)

Nutrirsi di vento:

Questo è un discorso proverbiale da notare...

1.) Il seguito dopo cose vane e inutili. Quando gli uomini si compiacciono delle loro presunzioni e dei loro consigli, e camminano in vie che sono, e certamente saranno, inutili per loro, si dice che si nutrono del vento. Quando gli uomini pensano di piacere a Dio con le loro invenzioni, di sfuggire al pericolo con i loro cambiamenti, di prevalere contro i santi con i loro profondi consigli e le loro prede, si nutrono di vento; quando gli uomini si promettono grandi cose per vie proprie, che non sono di Dio, si nutrono del vento, e per tutto questo il profeta rimprovera le dieci tribù

2.) L'orgoglio prevalente e l'euforia del cuore. Secondo il cibo, così sarà il corpo; Coloro che si nutrono di vento devono avere il cuore gonfio di presunzione di se stessi e di disprezzo per gli altri che non sono allo stesso modo di loro: giacciono succhiando a modo loro contenuti e dolcezze immaginarie; Sono pieni di sé. Si nutrono di vento, ma una puntura di delusione farà uscire rapidamente tutto il vento da tali vesciche

3.) Dipendenza dalle comodità carnali delle creature. Uomini malvagi che vivono degli applausi degli uomini, degli onori, si nutrono del vento e si gonfiano per un po'; ma ogni puntura di Dio che appare contro di loro fa uscire la roba ventosa, e rapidamente sono morti. Qualsiasi membro del corpo che è gonfio di vento sembra essere più grande di qualsiasi altra parte, ma non è più forte; no, di conseguenza è il più debole: e così è per i cuori degli uomini che sono gonfi di presunzione ventosa e di contentezza creaturale, non hanno forza da questa inflazione; anche se sembrano più forti, tuttavia, quando sono chiamati a fare o a soffrire per Dio, allora appaiono molto deboli, e quindi cambieranno con il cambiamento del vento. Illustrato dal camaleonte

4.) L'indole turbolenta e inquieta di tali. Sappiamo che il vento solleva tempeste e tempeste; E così gli uomini che sono gonfi del vento della loro presunzione sono gli uomini che sollevano tali tempeste e tempeste nei luoghi in cui vivono. I santi hanno cibo migliore di cui nutrirsi, cibo che li rende più solidi e più rigidi. Imparare-

(1) Le comodità delle creature si riveleranno solo vento. Coloro che cercano di soddisfarsi con tali cose e di rimanere sulle proprie presunzioni, non solo ingannano se stessi e alla fine saranno delusi nelle loro aspettative, ma scopriranno che questi loro modi sono molto pestilenziali, dannosi e pericolosi; Scopriranno che li disfaranno e li porteranno alla miseria totale

2.) È una cosa dolorosa, quando arrivano i problemi, non avere nulla dentro di noi che ci sostenga se non il vento. Supponiamo che gli uomini incontrino il forte vento dell'est, o che tempeste e tempeste si abbattano su di loro, ma se hanno avuto cibo solido, per mezzo del quale vengono a procurarsi buon sangue, midollo e spiriti, potrebbero essere in grado di sopportarlo; ma quando il corpo è vuoto e incontra tempeste, questo è molto doloroso per il povero corpo. Così è per molti quando incontrano afflizioni; Ma i santi hanno in sé una solidità tale da sostenerli, ma altri uomini che sono vuoti, che si sono nutriti del vento per tutti i loro giorni, non hanno nulla che li sostenga nelle grandi afflizioni, ma i loro cuori sprofondano nell'orrore e nella disperazione. (Geremia Burroughs.)

Cibo dell'anima senza valore:

Delitzsch rende "Efraim sfiora il vento". L'idea è che cercasse sostegno e soddisfazione in quelle cose che erano assolutamente inconsistenti e prive di valore: il "vento".

(I.) Le indulgenze sensuali sono cibo per l'anima senza valore

(II.) Le distinzioni mondane sono cibo per l'anima senza valore

(III.) Le formalità religiose sono cibo per l'anima senza valore. (Omileta.)

e punirà Giacobbe secondo le sue vie. - Nessuno può peccare impunemente:

Tu sei sotto grazia solo finché ti tieni lontano dalla legge di Dio. Nel momento in cui fai del male, ti metti sotto la legge, e la legge ti punirà. Supponiamo che tu sia entrato in un mulino e che il proprietario di quel mulino sia il tuo migliore amico, persino tuo padre. Questo vi impedirebbe di essere schiacciati dalla macchina se vi rimaneste impigliati per ignoranza o negligenza? Non credo. Anche così, anche se Dio fosse il vostro migliore degli amici, sì, il vostro Padre che è nei cieli, ciò non impedirà che siate danneggiati, potrebbe essere rovinato, non solo da peccati volontari, ma da pura stoltezza e ignoranza. (Charles Kingsley.)

3 CAPITOLO 12

Osea 12:3-4

E con la sua forza ebbe potenza presso Dio. - Lottando con Giacobbe:

Questa storia esercita uno strano fascino sulla maggior parte dei lettori della Bibbia, in parte per la vivacità con cui viene raccontata; in parte, alla profonda verità spirituale che per metà rivela e per metà nasconde. Giacobbe ricorda nella sua preghiera il tempo in cui passò proprio in questo luogo vent'anni prima, fuggendo dall'ira di Esaù. Dio è stato con lui e lo ha fatto prosperare. Immaginiamo di nuovo quella strana scena notturna. Il silenzio, quasi opprimente, fu rotto solo dal fragore del poco profondo Jabbok, che si contorceva e si dibatteva tra le rocce che ostruivano mentre precipitava e precipitava nella valle del Giordano due miglia più in basso. Possiamo vedere le acque agitate brillare sotto le torce mentre un branco dopo l'altro di animali sguazzava e si faceva strada: le capre e le pecore, i cammelli e i bovini, gli asini e i loro puledri sono accuratamente disposti in staffette successive, per placare l'ira di Esaù. Poi, in due compagnie, la sua famiglia spaventata lo seguì, e i suoni si spensero di nuovo finché non rimase altro che il fragore profondo del torrente turbolento accanto a lui, che sembrava intensificare il silenzio di tomba tutt'intorno. Giacobbe fu lasciato solo. Era ansioso e preoccupato per ciò che poteva accadere. Era un uomo avido, e stava per perdere, in un colpo solo, la ricchezza che rappresentava le lotte di vent'anni. Era un uomo intensamente affettuoso, e sembrava che mogli e figli potessero essergli strappati via in un colpo solo: "Temo che Esaù venga a colpire me, la madre e i bambini". Poi, per tutta la lunga notte, un uomo lottò con lui fino all'alba, finché la portata dello Jabbok ribalenò nell'improvvisa alba siriana. Mentre giaceva lì nella luce crescente, sconvolto, esausto, sapeva che non era stato un uomo a lottare con lui. All'alba aveva visto Dio faccia a faccia. Così chiamò quel luogo Peniel, il volto di Dio. Ma questo è solo l'esterno della storia, il corpo di questa esperienza. Qual è il suo significato intimo? Un istinto ci dice che questa è la testimonianza di una lotta morale e spirituale, che senza dubbio ha il suo corrispettivo nella vita umana di questi giorni senza fiato. Quel tendine raggrinzito fu il segno lasciato nel corpo di Giacobbe di una lotta morale e spirituale, la crisi della sua storia. Sappiamo che la lunga notte si concluse con una preghiera lacrimosa e penitente. Ciò che mi fa sentire certo che questo è il resoconto di una lotta morale e spirituale è il fatto indubbio che da quel giorno si verificò un grande cambiamento morale su Giacobbe, un cambiamento rappresentato dal suo nuovo nome. Non era più Giacobbe: Giacobbe furbo, astuto, astuto, astuto, era davvero un israelita, in cui non c'era frode. Egli era Israele, il principe di Dio, perché aveva prevalso. Non solo aveva un nuovo nome, ma una nuova natura. La benedizione che giunse con l'alba fu la benedizione più alta che possa mai giungere a un uomo: la certezza che il suo io migliore sarebbe diventato sempre più il suo sé più vero. Era un principe di Dio. Non è difficile capire che tutta la vita di Giacobbe era stata una lunga lotta, una lotta dura, dura con gli altri. Aveva lottato per il pane, per l'amore, per la giustizia. Sì; e lui aveva prevalso. Ci era riuscito, aveva raccolto il frutto della lotta: la forza. Aveva guadagnato ciò che deriva dalla vittoria: la fiducia in se stesso. Aveva superato in astuzia l'astuto Labano. Andò da suo zio, un vagabondo squattrinato; lo ha lasciato un uomo ricco. E ora ritorna alla terra che gli era stata promessa. E qui, proprio sul confine e sulla frontiera di esso, proprio mentre sta per afferrare ciò che sembra essere già suo, si trova improvvisamente di fronte a un vecchio peccato; e, come sono soliti fare i vecchi peccati, lo innervosivava. Conoscete uomini che hanno peccato, vent'anni fa? Hanno avuto successo nonostante il loro peccato, anzi, per mezzo di esso, e Dio non ha dato alcun segno. Poi, dopo vent'anni, si trovano faccia a faccia con le conseguenze. Non si chiedono ora: Che cosa significherà per me? C'è una domanda che va più in profondità: cosa significherà per la moglie e i figli? Se nessun altro fosse stato coinvolto, se l'uomo avesse saputo con certezza cosa avrebbe significato e come sarebbe andata a finire, avrebbe potuto affrontarlo. Anche se portava rovina, smascheramento e vergogna, poteva affrontarlo come un uomo. Ma quando il vago terrore di ciò incombe sulla sua vita, ed egli rimane sveglio di notte e passa in rassegna tutte le possibilità e le possibilità di ciò che può accadere, e si chiede se qualche contingenza non sia stata lasciata prevista, fino a quando il cuore è malato da un terrore senza nome, allora la suspense diventa angoscia. Ora, questo era il caso di Giacobbe. Aveva fatto tutto ciò che la lungimiranza e la lunga esperienza potevano escogitare. Aveva inviato dei messaggi, intesi a trasmettere a Esaù l'impressione di essere un uomo di una certa importanza, messaggi ossequiosi, anche, al "mio signore Esaù". E "il mio signore" mandò indietro la risposta di un soldato: "Esaù ti viene incontro con quattrocento uomini". Con grande astuzia Giacobbe divide la sua casa in due schiere, in modo che se Esaù cade su una di esse, l'altra può forse fuggire. La sua tribolazione lo mette in ginocchio, perché con tutta la sua sottigliezza e astuzia Giacobbe era un uomo di preghiera. Si appella, nella sua estremità, come molti imbroglioni da allora, al Dio di suo padre. Eppure, l'apprensione per la sua perdita irrompe nella sua stessa preghiera. Ora è un uomo ricco, e ha molto da perdere... «Io non sono degno della minima di tutte le misericordie che Tu hai mostrato al Tuo servo... liberami, ti prego, dalla mano di mio fratello". Nell'atto stesso della preghiera, il suo cervello sottile trama come mandare i doni a Esaù, non in un sol colpo, ma prima uno, poi un altro, un passo dopo l'altro. Sapeva benissimo come fare appello al cuore franco e generoso del rozzo fratello gemello. Che miscuglio è quest'uomo!: astuzia e preghiera, astuzia e fede, audacia e terrore... "Allora Giacobbe ebbe grande spavento e fu angosciato". Tutto questo fa luce su qualche tua esperienza passata? Stavi camminando, come pensavi, sulla via della guida di Dio - in obbedienza alla Sua chiamata - verso una terra promessa, e proprio sul bordo di essa ti trovi improvvisamente faccia a faccia con qualche torto del passato. Il potere in cui confidavi, frutto di una lunga esperienza, ti viene meno. La tua autostima è bruscamente scossa. Ti dedichi alla preghiera, eppure non ti fidi completamente nemmeno in quella; Fate tutto ciò che la lungimiranza può suggerire - e vi sforzate di farlo - per assicurarvi che la benedizione sarà vostra. Cerchi di trattare con Dio come hai trattato con gli uomini. È questo il significato della lotta di Giacobbe? Arrivi proprio al confine della tua terra promessa. È quasi il tuo. E voi ve ne assicurerete con mezzi umani, come se Dio potesse essere ingannato e manovrato, come se la benedizione dovesse essere strappata da mani riluttanti. Allora scopri di avere a che fare con qualcosa di più di Esaù. C'è un altro Antagonista: sconosciuto, misterioso, persistente. Così si lotta attraverso l'oscurità, non volendo mettere da parte i poteri che non hanno mai fallito quando si tratta con i propri simili. La tua esperienza personale non interpreta questa storia per te? Poi, all'alba, con un solo tocco il lottatore senza nome raggrinzisce il muscolo più forte del corpo di Giacobbe e mostra ciò che avrebbe potuto fare in qualsiasi momento. L'uomo forte ricade all'indietro, esausto e gettato. La sua fiducia in se stesso è spezzata, ha incontrato più di questa partita

No, ma mi arrendo, mi arrendo;

Non posso resistere più!

È questa la fine, allora? Sarebbe stato con alcuni uomini, ma Giacobbe si aggrappa con tutte le forze che gli rimangono al suo grande antagonista, fino a quando non strappa una benedizione dalla lotta. È stato dopo la sua sconfitta, osservate, dopo che è stato sconfitto e gettato, che ha prevalso. Guardate di nuovo il testo (margine R.V.) : "Nella sua forza egli combatté con Dio; Sì, egli lottò con l'angelo e prevalse". Ma come? In questo modo: "Egli pianse e lo supplicò". Supplica il possesso che non può conquistare. La benedizione che cercava di strappare a Dio era sua in un dono gratuito e grazioso. Il sole sorse su una vita cambiata e castigata. Ma la lunga lotta aveva lasciato il segno su di lui. Si fermò sulla coscia. Ha perso l'oscillazione orgogliosa e sicura di sé nella sua andatura. Era un uomo più umile e migliore. È una vecchia storia che ti ho raccontato? Non è la tua storia? Il tuo e il mio? Ricordate quel giorno buio e travagliato in cui l'Invisibile affermò i suoi diritti, quando voi lottavate, ma non con carne e sangue? E hai scoperto che i trucchi e le stranezze che servono in quella guerra non erano utili, perché avevi a che fare con Dio. È questa la spiegazione di una lotta nell'oscurità che sta accadendo qui e ora? Non abbiamo mai sentito parlare dell'impegno dello Spirito? È questo il significato di un'amara delusione che si abbatte inaspettatamente nella vita di un uomo sicuro di sé che fino ad allora non ha mai saputo cosa significhi il fallimento? Il potere che lotta con te è un potere che desidera ardentemente benedire. Se ti aggrapperai con tutte le tue forze, può darsi che uscirai da quella lotta incoronato e con un nuovo nome, perché nella lotta hai imparato il Suo nome, e nella sconfitta hai imparato a pregare. (A. Moorhouse, M.A.)

La forza di Giacobbe:

La forza che Dio mette in noi, anche se è di Dio, tuttavia quando la abbiamo, e lavoriamo in base ad essa, Dio la considera come nostra; è chiamata la forza di Giacobbe, anche se la verità è che era la forza di Dio. È un grande onore manifestare molta forza nella lotta con Dio nella preghiera. In questo fu l'onore di Giacobbe, che con la sua forza prevalse su Dio. Non dovremmo venire con preghiere deboli e vuote, ma dovremmo mettere fuori forza; se un cristiano ha una forza al mondo per qualsiasi cosa, dovrebbe averla nella preghiera. A seconda della forza del fuoco, il proiettile sale; Quindi, in base alla forza che mettiamo nella preghiera, lo è anche la nostra prevalenza. Questa forza di Giacobbe era un tipo della forza spirituale che Dio dà ai Suoi santi quando hanno a che fare con Lui. Vedere Efesini 3:16. Certo, la forza è grande quella che viene dallo Spirito di Dio, ma tale forza manifesterà la gloria dello Spirito di Dio. Questa è la forza raggiungibile dai cristiani, anche qui in questo mondo. Non accontentiamoci di deboli desideri e desideri, quando Gesù Cristo ci viene offerto come fonte di forza. Ma cammini tu in modo che la tua forza manifesti che tali ricchezze della gloria di Dio abitano in te? I cristiani dovrebbero cercare di essere rafforzati con tutte le forze, secondo la gloriosa potenza di Dio. Il modo per prevalere con gli uomini è prevalere con Dio. (Geremia Burroughs.)

La vittoria di Giacobbe e il nostro dovere:

Il profeta coglie l'occasione per mostrare la differenza tra la loro condotta e quella di Giacobbe, al quale furono chiamati. Il suo scopo era quello di far loro sapere che, se si aspettavano di essere salvati, non era provando la loro discendenza da Giacobbe, ma agendo come fece quel pio patriarca quando era in pericolo e soffriva degli effetti della sua precedente cattiva condotta. Il riferimento è alla scena della lotta con l'angelo. Lo usiamo come esempio del modo e della natura della preghiera fedele e di successo. Tutti devono pregare, e per essere ascoltati devono pregare rettamente, nello stesso modo perseverante di Giacobbe, e con lo stesso temperamento santo. Ci viene insegnato, in altre parti della Scrittura, a rivolgerci al nostro Dio con penitenza, santità, fede e perseveranza; e tutti questi elementi essenziali di devozione accettabile sono illustrati in questo racconto. (Castoro H. Blacker, M.A.)

Israele a differenza di Giacobbe:

Ahimè, una visione più ravvicinata di Giuda mostra che tutti i discendenti di Giacobbe, a Sion come in Samaria, provocano il giudizio. Com'è diversa la devozione iniziale e la fervente fede del pellegrino-patriarca loro padre! Dalla forte preghiera tra le pietre a Betel, dove il sentiero eterno tra cielo e terra fu aperto in visione, e dalla lotta di supplica a Peniel, quale degenerazione morale adottò il ricco traffico di Canaan! E quale grido a Dio non può levare il profeta per una restaurazione dell'antica semplice vita in tenda, quando agli uomini sembrava naturale che Dio suscitasse oratori della Sua volontà e vivificasse la loro vita spirituale con ferventi predicatori! In quei giorni di profeti Israele abitava al sicuro, sotto i suoi re pecca e soffre. Dio risparmiò le dieci tribù, nonostante Geroboamo, figlio di Nebat, le avesse fatte peccare. Ora, poiché l'idolatria si moltiplica, poiché Baal è adorato, e forse anche lo spargimento di sangue umano, sia a Moloch, sia attraverso il contagio dell'adorazione di Moloch, nonostante la fede più pura di Abramo avesse cercato migliori propiziazioni, la nazione va alla deriva come pula, stoppia, fumo. Tutti gli appelli di Dio sono vani. Stolida e ostinata, la nazione che Dio ha chiamato per una nuova nascita di una generazione pia, e per nuovi pensieri e speranza, sta a guardare i suoi idoli. Dio li avrebbe salvati dalla spada assira e avrebbe sventato l'assediante, e avrebbe ordinato alla morte e alla tomba di smettere di divorarli. Ma poiché i peccatori non si pentono, Dio non può cedere. (Rowland Williams, D.D.)

Bethel e Peniel:

La casa di Dio e il volto di Dio. Dio è qui. Dio è mio

(I.) La prima conversione di Giacobbe. Atti Betel Giacobbe non può essere definito un "uomo religioso". Non aveva avuto alcuna relazione personale con Dio. Riconobbe, ma non conobbe, il Dio di suo padre. Il suo carattere non aveva ancora ricevuto scosse, quindi non aveva gettato radici personali e indipendenti; Non c'erano segni dell'influenza di alcun principio centrale e unificante. Potrebbe ancora essere descritto come "senza Dio nel mondo". Ma dalle conseguenze stesse delle sue malefatte derivano l'inizio di cose più nobili. La visione ci dà il momento in cui Giacobbe entrò per la prima volta in relazioni personali con Dio. Può aiutarci a capire in che cosa consiste essenzialmente la nostra conversione a Dio: una rivelazione del Dio personale all'anima; e l'accettazione, da parte dell'anima, delle responsabilità di quella rivelazione. La nuova vita di Giacobbe inizia con una rivelazione personale di Dio. Questo è l'arresto divino dell'uomo nel bel mezzo della sua ostinazione e del suo egoismo. Dio lo guida con la mano della Sua Provvidenza, e lo pone proprio dove può rivelarglielo al meglio. Non abbiamo alcuna testimonianza di Giacobbe che lottò per la luce e alla fine, dopo lunghi sforzi, raggiunse la luce di Dio. Nel suo caso non c'è crescita della conoscenza nella saggezza di Dio, non c'è dispiegamento del sentimento morale nella vita spirituale; ma su di lui, mentre in realtà è nella sua disattenzione, viene la rivelazione di Dio: un nuovo fatto della sua esistenza gli viene rivelato in modo impressionante: questo fatto, che Dio, il Dio di suo padre, il Dio di Abramo, era con lui. Questo fatto cambia immediatamente, e completamente, il principio e lo spirito della sua vita. La religione non è uno sviluppo; Non è un'educazione; Non è qualcosa che l'uomo stesso può iniziare e nutrire. È l'effetto di una salvezza divina; un intervento di Dio; un modo grazioso di portare l'uomo a relazioni coscienti e felici con Dio. Fu una visione di Dio, e una certezza della vicinanza divina a lui, e della cura per lui, che inchinò Giacobbe con il più profondo timore e umiliazione. L'anima empia sentiva che Dio era intorno a lui, vicino a lui. La visione aprì gli occhi di Giacobbe...

1.) Vedere la relazione di Dio con la sua vita. La visione mostrava Dio che si prendeva cura del peccatore Giacobbe errante, vegliando sui suoi sonni, popolando il deserto per lui con angeli ministranti e assicurandogli una tutela infallibile. Non avrebbe mai più potuto essere lo stesso uomo quando questo fatto gli era stato portato a casa nel profondo del cuore

2.) Per sentire che la convinzione delle pretese divine di Dio è qui, devo aspettare, ascoltare, obbedire

3.) Per realizzare l'amore divino, la pienezza sovrana e la gratuità della grazia divina, Giacobbe si svegliò al mattino e sentì: Dio mi ama, proprio me

(II.) La seconda conversione di Giacobbe. La lotta rappresenta il punto più alto della storia spirituale di Giacobbe. Fu il tempo in cui Giacobbe apprese il mistero e la gioia di fidarsi totalmente, dedicandosi interamente all'amore e alla guida divina. La lotta a Jabbok è la chiusura di una scena di cui ogni parte richiede un'attenta attenzione. Ansioso e intrigante quando giunse in vista di Canaan, ebbe la visione degli angeli custodi per richiamarlo dai suoi intrighi di cui fidarsi. Fino a quel momento aveva visto solo la sua compagnia indifesa e il pericolo imminente, e come il servo del profeta nei tempi successivi, Dio gli aprì gli occhi per vedere, più vicino di qualsiasi pericolo, le due schiere di angeli guardiani. Richiamato così al pensiero della vicinanza di Dio, Giacobbe sente di dover fondere gli schemi prudenti con la preghiera, e la preghiera che offre è piena di umiltà, di gratitudine e di supplica, il che la rende per molti versi un modello di preghiera. Ma è facilmente sopravvalutato. È la preghiera di chi è ancora troppo impacciato di sé, di chi non ha ancora del tutto abbandonato le sue vie astuzie: c'è ancora qualcosa del vecchio errore di Giacobbe di "scendere a patti con Dio". Evidentemente sta imparando la sua grande lezione di vita, ma la preghiera mostra che non l'ha ancora imparata completamente. Era una specie di dramma della sua vita che si svolgeva durante quella notte. Era un modo grazioso di mostrare a Giacobbe quale fosse stato l'errore di tutta la sua carriera. Aveva sempre lottato. Ora, nel suo cuore, stava lottando anche con Dio. Ma scoprirà che è una cosa molto diversa. Se sembra che la lotta di un uomo porti alla maestria, è solo perché Dio non mette in campo la Sua forza nel conflitto. Quando lo fa e semplicemente tocca, Giacobbe, il lottatore sicuro di sé, è prostrato e completamente impotente; non può più lottare, può solo aggrapparsi, può solo dire: "Dammi la benedizione"; alla fine rinuncia a tutti gli sforzi personali per ottenere la benedizione. (Robert Tuck, B.A.)

5 CAPITOLO 12

Osea 12:5

Sì, il Signore Dio degli eserciti, il Signore è il suo memoriale. - Il nome Geova come memoriale:

Per spronarli al dovere presente, Osea descrive Dio, che ha fatto tutto questo, e ha parlato a Giacobbe, come il vero Dio e Dio degli eserciti. Insegna...

1.) Cristo è, senza ogni controversia, vero Dio, lo stesso in essenza ed uguale in potenza e gloria al Padre; poiché questo Angelo (vers. 4) è proprio Geova, l'Iddio degli eserciti

2.) Grande è il loro vantaggio e la loro dignità coloro che hanno conversazione e mantengono la comunione con Dio, che ha l'essere da se stesso, e che ha tutte le creature pronte come schiere al suo comando, secondo il bisogno. Questo infatti indica il vantaggio di Giacobbe, che nelle sue lotte e in altri rapporti aveva a che fare con il Signore Dio degli eserciti

3.) Dio è immutabilmente sempre lo stesso, gentile, capace ed esorabile verso il Suo popolo come lo è sempre stato in qualsiasi momento, se essi venissero e si servissero di Lui; poiché Egli fece tutto ciò a Giacobbe, non solo per l'uso presente, ma affinché, dimostrando di essere Geova, questo potesse essere il Suo memoriale per l'uso della Sua Chiesa in tutte le generazioni; ed è su questo terreno che nel versetto successivo sono esortati a rivolgersi a Lui. Vedi #Esodo 3:15

4.) Il Signore non ha bisogno di immagini per tenere un memoriale di Lui; ma il Suo nome e la Sua natura si manifestano nella Sua parola e nelle Sue opere in misura sufficiente a ricordare di Lui coloro che conversano con loro; perché Geova, e il Suo manifestarsi per esserlo, è il Suo memoriale. (George Hutcheson.)

6 CAPITOLO 12

Osea 12:6

Perciò volgiti al tuo Dio, osserva la misericordia e il giudizio e spera sempre nel tuo Dio.- Istruzioni per i non convertiti e per i convertiti:

Come incoraggiamento al pentimento, viene presentato l'esempio del patriarca Giacobbe. Che i discendenti del patriarca copino il suo esempio; cerchino Dio e camminino con Lui, come aveva fatto Giacobbe, e certamente lo troveranno, e riceveranno una benedizione da Lui a loro volta. Il consiglio era più opportuno. Li ha guidati a volgersi a Dio; e poi camminare con Lui nei doveri e nelle comodità della vera religione

(I.) L'istruzione per i non convertiti. "Volgiti al tuo Dio". Una persona non convertita è una persona il cui cuore non è cambiato e non si è rivolto a Dio. Ogni persona che è abitualmente orgogliosa, sensuale o bramosa, che indulge a uno spirito ipocrita o che segue il peccato con avidità; o condurre una vita mondana, incurante della sua anima e dell'eternità; Ogni persona che pecca senza rimorso e non ha, di fatto, altra regola per la sua condotta se non il proprio interesse, guadagno o volontà, ogni persona del genere è una persona non convertita. Tutte le persone non convertite sono distolte da Dio. Sono estranei a Lui nel cuore e negli affetti. Questi che si sono allontanati da Dio devono essere infelici. Il primo passo nella vera religione è la conversione, cioè il volgere il cuore a Dio. Non ci può essere vera religione finché non si compie questo passo. Chiedi la strada? C'è un solo modo, Gesù Cristo. Egli è "la via" Se dunque vi rivolgeste a Dio, dovete venire a Lui per questa via. Dovete avvicinarvi a Dio con fede; e pregatelo per amore di Cristo affinché sia riconciliato con voi. Devi supplicarlo di concederti lo Spirito di Cristo, di operare in te il vero pentimento. Rivolgendovi così a Lui, sarete accolti con grazia e favore. Egli non scaccia mai le anime che si rivolgono a Lui per mezzo di Gesù Cristo

(II.) L'istruzione concessa a coloro che sono già convertiti. "Conserva la misericordia e il giudizio, e spera del continuo nel tuo Dio". I convertiti sono coloro che, avendo rinunciato per grazia alle vie del peccato e alla condotta di questo mondo, si sono convertiti a Dio mediante la fede in Gesù Cristo, loro Salvatore; con cuore penitente si sono uniti a lui e, giustificati per fede, sono in pace con Dio. L'istruzione si divide in due parti:

1.) "Mantieni la misericordia e il giudizio". Tutti coloro che si rivolgono a Dio dovrebbero stare attenti a mantenere buone opere. Essi sono chiamati con una chiamata santa, e la loro vita e la loro conversazione dovrebbero essere in accordo con essa. In misericordia. Nell'esercitare gentilezza e compassione verso tutti. In giudizio. Nel praticare il diritto e la rettitudine; nel rendere a tutti ciò che è loro dovuto; nel risarcire i torti o le offese commesse

2.) "Spera continuamente nel tuo Dio". Confidare in Dio significa dipendere da Lui; esercitare l'attesa credente di ricevere da Lui tutte le provviste e i soccorsi di cui abbiamo bisogno. (E. Cooper.)

La "stanza del potere":

La stanza più silenziosa di un cotonificio del Lancashire è la sala macchine. È significativamente chiamata la "stanza del potere" del mulino. Ma da quella stanza più silenziosa emerge tutta la forza che accelera i telai indaffarati nel loro processo di produzione. Lasciate che il motore sia trascurato, che si aggiungano innumerevoli telai senza un aumento proporzionale di potenza, e il mulino si rompe. Abbiamo trascurato la nostra stanza più silenziosa, la nostra stanza del potere; Abbiamo aumentato la tensione senza moltiplicare la forza, e gli effetti si vedono nella stanchezza, nella mancanza di gioia e nell'inefficacia. Non dobbiamo lavorare di meno, ma dobbiamo pregare di più. (Vita di C. A. Berry, D.D.)

7 CAPITOLO 12

Osea 12:7-9

Egli è un mercante, la bilancia dell'inganno è nelle sue mani: egli ama opprimere, ecc.

(I.) Fortune usate male

1.) Qui non c'è alcun riconoscimento della cooperazione umana. Nessun uomo entra in possesso di ricchezze senza gli sforzi di alcuni uomini, vivi o morti. La ricchezza, nella maggior parte dei casi, è il risultato degli sforzi di un gran numero di lavoratori umani. Ma il possessore spesso non se ne accorge. Pensa solo a se stesso

2.) Qui non c'è alcun riconoscimento dell'azione divina. Tutte le fortune vengono da Dio. Dalle sue materiali, dalle sue stagioni, dall'attività delle sue creature. Molte fortune sono detenute e impiegate in uno spirito di altezzoso egoismo

(II.) Fortune mal fatte

1.) Ecco la frode. C'è inganno dappertutto. In tutti i tessuti, generi alimentari, materie prime commerciali. Inganno nel fare, inganno sia nell'acquisto che nella vendita

2.) Ecco l'oppressione. La frode è l'oppressione in una forma o nell'altra

3.) Qui c'è astuzia. Efraim, questo tipico creatore di fortuna, si preoccupò così tanto di nascondere tutto ciò che c'era di ingiusto e nefasto nelle sue operazioni, che era certo che non si sarebbe potuto trovare nulla di sbagliato nelle sue azioni. Molti di coloro che hanno fatto fortuna con una truffa hanno così sorvegliato la transazione che hanno battuto le mani e hanno detto: "Nessuno lo scoprirà mai".

(III.) Le fortune sono finite male. A tutti questi detentori di fortuna e creatori di fortuna la punizione deve arrivare prima o poi. (Omileta.)

Ed Efraim disse: Eppure sono diventato ricco, ho trovato la mia sostanza.

Letteralmente, io sono semplicemente ricco, in tutte le mie fatiche non troveranno alcuna iniquità che sia peccato. Era l'usanza del mestiere; È così. In quaranta libbre di calicò si mettono sedici libbre di argilla cinese: è l'usanza del mestiere: un'usanza più onorata nella violazione che nell'osservanza. Vendi per dieci iarde di stoffa, nove iarde e sette ottavi. A un uomo piace un ottavo di bugia; una piccola frazione di falsità è una specie di condimento nella sua cena; è l'usanza del mestiere. E specialmente se un uomo, dopo aver fatto questo, può prendere la presidenza di una riunione missionaria, e parlare in modo lugubre e noioso della condizione dei pagani che non ha mai visto, ma spesso ingannato; sente che non c'è in lui alcuna iniquità che sia peccato; dice: "Gli affari sono affari". Lo dice sempre quando vince; quando perde, dice: "Dopotutto, ci dovrebbe essere un po' di moralità negli affari". (Joseph Parker, D.D.)

Mantenendo le apparenze:

(I.) L'occultamento del peccato. Efraim è in verità molto ingiusto, ma fa in modo di peccare in modo tale da sembrare innocente. E non tentiamo forse con molte astuzie di nascondere le vere qualità delle nostre azioni, di proteggerci dalle loro giuste punizioni?

1.) Gli uomini peccano profondamente, eppure si attengono alla legge civile. Il diritto nazionale e internazionale furono scrupolosamente osservati da Efraim. Gli uomini si lusingano ancora di osservare la legge del paese. Un uomo può fare questo ed essere ancora un mascalzone infinito. Può essere colpevole di grave disonestà. Può osservare la legge civile con pochissimo senso di generosità. Possiamo essere colpevoli di profonda crudeltà verso i nostri simili, e la legge del magistrato non tiene conto delle nostre azioni. Spesso i peggiori scappano, mentre i meno colpevoli vengono denunciati e puniti

2.) Gli uomini peccano profondamente, eppure si mantengono all'interno dell'opinione pubblica. Esiste un'opinione pubblica più severa e pervasiva della legge civile. Siamo tenuti a rispettare questa opinione pubblica, la rispettiamo, e alcuni di noi sono abbondantemente soddisfatti se riescono a soddisfare le sue estorsioni. Ma quanta immoralità personale, commerciale, politica non è ancora toccata dall'opinione pubblica! Un uomo può essere un mascalzone, eppure un gentiluomo. Con una lingua plausibile, uno stile raffinato, con belle frasi e buone maniere, un uomo può essere colpevole di frode, crudeltà, impurità, eppure rimanere per tutto il tempo popolare nella società! Marcio nel profondo, è dipinto sulla crosta, e il mondo vede la pelle e non l'anima. Alcune delle farfalle più belle hanno i sapori più strani: si allontanano dai fiori più gloriosi per sorseggiare i pasticci più sporchi

3.) Pecchiamo profondamente, eppure manteniamo il senso della dignità personale. Efraim nascose il fatto della sua colpevolezza guardando al suo successo. Gli uomini dimenticano ancora la loro peccaminosità nella loro prosperità. Un uomo può essere un conquistatore, eppure la sua gloria è la sua vergogna; egli può ottenere onore, e la sua veste scarlatta essere il segno appropriato dei suoi peccati scarlatti; può arricchirsi e ogni moneta nei suoi forzieri testimonia contro di lui. "Il suo onore, radicato nel disonore, è rimasto". Uomini orgogliosi, egoisti, disonesti e sensuali si lusingano ai loro stessi occhi fino a quando la loro iniquità si rivela odiosa

4.) Gli uomini peccano profondamente, eppure si attengono alla disciplina ecclesiastica. Efraim non avrebbe commesso iniquità che fossero peccato da un punto di vista ecclesiastico. Eppure per tutto il tempo si rese colpevole di falsità, rapina, ingiustizia, impurità; si chiamava Israele, ma Dio lo chiamò cananeo. Un uomo può essere un terribile peccatore, eppure osservare tutta la legge cerimoniale

(II.) Marco 50 'inevitabile esposizione e punizione del peccato. Per quanto abilmente mascherato possa essere il peccato, subirà sicuramente di essere scoperto. Dio non sa nulla delle apparenze; Egli ci conosce come pensiamo nel nostro cuore. E ciò che viene rivelato è destinato a incontrare la giusta punizione. Allora, in tutta la vita, facciamo...

1.) Puntare al più alto; e-

2.) Mettiamoci alla prova con il massimo; giudichiamo noi stessi agli occhi di Dio e secondo il criterio assoluto. (W. L. Watkinson.)

9 CAPITOLO 12

Osea 12:9

Fa' che tu dimori nei tabernacoli, come nei giorni della festa solenne. - La festa dei tabernacoli come tipo:

Questa festa era il ricordo annuale della guida miracolosa di Dio e del sostegno di Israele attraverso il deserto. Era l'anello che legava la loro liberazione dall'Egitto alla fine della loro vita di pellegrini e il loro ingresso nel loro riposo. Il passaggio del Mar Rosso, come il battesimo, fu l'inizio delle promesse di Dio. Per mezzo di essa Israele fu salvato dall'Egitto e dalla schiavitù, e nacque per essere un popolo di Dio. Eppure, essendo l'inizio, non era chiaramente il completamento, né essi stessi potevano completarlo. I pericoli della natura selvaggia dovevano essere superati. Era un tempo della presenza visibile di Dio. Fu un lungo periodo di prova, e fu loro insegnata la completa dipendenza da Dio; un tempo di vagliatura, in cui Dio ha dimostrato la Sua fedeltà a coloro che perseveravano. Stare lì, tra l'inizio e la fine dell'adempimento della promessa di Dio ad Abramo e a loro, era un simbolo della Sua intera guida del Suo popolo in ogni momento. Era un pegno che Dio avrebbe condotto i Suoi, anche se spesso, "per una via che essi non conoscevano", a riposare con Lui. La commemorazione annuale di esso non era solo un ringraziamento per le passate misericordie di Dio; era anche una confessione del loro attuale rapporto con Dio, che "qui non abbiamo una città permanente"; che avevano ancora bisogno della guida e del sostegno di Dio; e che la loro fiducia non era in se stessi, né nell'uomo, ma in Lui. Questo videro loro stessi. "Quando dissero: 'Lascia una dimora fissa e dimora in una dimora casuale', intendevano dire che il comando di dimorare nei tabernacoli era stato dato per insegnarci che nessun uomo deve fare affidamento sull'altezza o sulla forza della sua casa, o sulle sue buone disposizioni, sebbene abbondi in ogni bene; né può confidare nell'aiuto di alcuno, non anche se fosse signore e re di tutta la terra, ma deve confidare in colui per mezzo della cui parola sono stati fatti i mondi. Poiché presso di lui solo è potenza e fedeltà, così che dovunque uno riponga la sua fiducia, non ne trarrà alcuna consolazione, poiché in Dio solo c'è rifugio e fiducia". La festa dei tabernacoli era anche un ringraziamento annuale per le misericordie con cui Dio aveva coronato l'anno. La gioia doveva essere ancora più grande in quanto seguiva, solo di cinque giorni, dopo il luttuoso giorno dell'espiazione, il suo rigido digiuno di sera in sera e la sua confessione di peccato. La gioia è più grande quando è introdotta dal dolore; il dolore per il peccato è la condizione della gioia in Dio. La Festa dei Tabernacoli era, per quanto possibile, una sorta di Pasqua dopo la Quaresima. Atti 49 tempo in cui Israele si rallegrò dei buoni doni dell'anno, Dio fece loro esprimere, in atto, la loro condizione fugace in questa vita. Deve essere stata una sorprendente confessione della scarsa importanza di tutte le cose terrene, quando i loro re e i loro grandi, i loro ricchi e coloro che vivevano agiati, dovettero tutti, per ordine di Dio, lasciare le loro case coperte di veli e dimorare per sette giorni in rozze capanne, costruite per la stagione, permeabili in una certa misura al sole e al vento. senza fondamenta fisse, da rimuovere quando la festa fosse passata. Poiché, dice uno scrittore ebreo, al momento della raccolta dei prodotti dal campo, l'uomo desidera andare dal campo alla sua casa per stabilirvi una dimora fissa, la legge era ansiosa che, a causa di questa dimora fissa, il suo cuore non si sollevasse per aver trovato una specie di palazzo, e dovrebbe "ingrassare e scalciare". Perciò sta scritto: "Tutti quelli che sono nati Israeliti abiteranno in capanne". Chiunque comincia a credersi cittadino in questo mondo, e non straniero, Dio gli ordina di lasciare la sua dimora ordinaria, per trasferirsi in un alloggio temporaneo, affinché, lasciando questi pensieri, impari a riconoscere che è solo un estraneo in questo mondo, e non un cittadino, in quanto abita come in una capanna di un estraneo, e quindi non dovrebbe attribuire troppo all'ombra dei suoi raggi, ma "dimorare all'ombra dell'Onnipotente". Ogni anno la legge veniva letta pubblicamente durante la festa. Efraim viveva puro contro tutto questo. Si vantava delle sue ricchezze, si giustificava in base ad esse, le attribuiva ai suoi idoli e la sua liberazione dall'Egitto. Non volle celebrare la festa, perché solo Dio voleva che fosse celebrata. Anche se esisteva nel suo regno separato, non poteva esserlo. La loro esistenza politica doveva essere spezzata per poter essere restaurati. Dio poi comunica l'imminente punizione con parole che promettevano la futura misericordia. Allora non li fece abitare nei tabernacoli. Poiché tutto il loro servizio a Lui era fuori dalla loro mente, contrario alla Sua volontà, Gli dispiaceva. Questo, dunque, "ti farò ancora abitare nei tabernacoli", implica una misericordia lontana, al di là e distinta dalla loro condizione attuale. Guardando oltre il tempo della cattività, Egli dice che avranno ancora un tempo di gioia, "come nei giorni della festa solenne". Dio avrebbe dato loro una nuova liberazione, ma da una nuova cattività. La Festa dei Tabernacoli simboleggia questo nostro stato di pellegrinaggio, la vita di semplice fede in Dio, alla quale Dio provvede; poveri dei beni di questo mondo, ma ricchi di Dio. La Chiesa militante abita, per così dire, nei tabernacoli; d'ora in poi, speriamo di essere "accolti nelle dimore eterne" nella Chiesa trionfante. (E. B. Pusey, D.D.)

I giorni di Moed:

1.) Spiegazione. Di antico accordo, o secondo i giorni stabiliti; poiché Dio aveva promesso di dare la terra di Canaan alla posterità di Abramo per il loro riposo perpetuo. Spiegazione-

2.) Gli Israeliti sono qui rimproverati, perché hanno trascurato il comando di Dio, che aveva istituito un giorno festivo, in cui dovevano commemorare ogni anno la loro redenzione. Spiegazione-

3.) Il profeta minaccia gli Israeliti, come se dicesse: "Dio vi scaccerà di nuovo, affinché abitiate nelle tende, come facevate un tempo nel deserto". Spiegazione-

4.) "Nella misura in cui la tua precedente redenzione ha perso la sua influenza a causa della tua malvagia dimenticanza, io diventerò di nuovo il tuo Redentore; Perciò ti farò dimorare in tende come un tempo; poiché la tua prima redenzione non giova a nulla, ne aggiungerò una seconda, affinché tu possa finalmente pentirti e sapere quanto mi sei debitore". (Giovanni Calvino.)

10 CAPITOLO 12

Osea 12:10

Ho parlato anche per mezzo dei profeti. - La responsabilità di avere la Parola rivelata di Dio:

Questa è un'ulteriore dichiarazione della bontà di Dio verso questo popolo, e un rimprovero nei suoi confronti per la sua malvagità, quando ha avuto così tanti mezzi

1.) È Dio che parla per mezzo dei profeti. Sebbene i profeti e i messaggeri di Dio siano meschini, finché vi parlano nel Suo nome, l'autorità di ciò che dicono è al di sopra di ogni cosa. Possono essere sotto i loro auditor in molti modi, ma il messaggio che portano è al di sopra di loro; anche se sono deboli, la potenza di Dio accompagna ciò che dicono, per renderlo buono. La Parola fa poco bene fino a quando gli uomini non arrivano a comprendere questo, che è Dio che parla per mezzo dei Suoi messaggeri

2.) È una grande misericordia per un popolo che Dio riveli loro la Sua mente per mezzo dei Suoi profeti. Che cosa sarebbe tutto il mondo se non come una prigione di tenebre, se non fosse per i profeti e i ministri di Dio?

3.) Dio terrà conto di ciò che accadrà alla parola, al lavoro e alle pene dei Suoi profeti. Perciò qui rimprovera Efraim con loro. Dio terrà conto di tutti gli spiriti che i Suoi ministri spendono, di ogni goccia del loro sudore e di tutte le loro veglie notturne; Ho mandato i Miei profeti, alzandosi presto. Dio terrà conto di tutti e voi saprete che c'è stato un profeta in mezzo a voi; i ministri saranno portati fuori per dire e testimoniare: "Signore, mi trovavo in un tale luogo, e ho rivelato loro così la Tua mente; Non potevano che esserne convinti, eppure continuavano ancora nella loro malvagità". (Geremia Burroughs.)

E usò similitudini. - Il figurativo e il letterale nella Scrittura:

C'è una forte tendenza della mente a dilettarsi nelle descrizioni figurative piuttosto che nelle affermazioni letterali. A meno che tutti i poteri della mente non siano ugualmente coltivati; A meno che non ci sia un dovuto equilibrio delle facoltà conservate in tutte le operazioni mentali, l'immaginazione prevarrà certamente; e si sentirà una riluttanza a rinunciare allo splendido oggetto della contemplazione a cui l'immaginazione è interessata, per quella che potrebbe essere chiamata una fredda contemplazione della verità nella sua letteralità. Non saliamo mai alla sorgente della verità finché non l'abbiamo vista letteralmente; finché non l'abbiamo spogliata di ogni abito figurativo, finché non l'abbiamo vista nella sua sobrietà e nella sua semplicità, non l'abbiamo mai vista così com'è; e il linguaggio figurato è impiegato allo scopo di dare alla mente un tale interesse per la verità da comprendere, che porterà alla contemplazione letterale di essa. Molte cose concorrono alla produzione del linguaggio figurativo. Come il vocabolario limitato delle nazioni incivili e antiche. Lo stato delle cose nei paesi dell'Est, la vegetazione lussureggiante, ecc. Quali sono i principi in base ai quali dobbiamo trattare il linguaggio figurativo? Dobbiamo chiederci se il linguaggio è impiegato in riferimento a una visione, o se è il mero risultato di un'ispirazione profetica. Il linguaggio figurativo nelle visioni non deve essere preso alla lettera. Un gran numero di previsioni viene fornito in linguaggio figurato. Per "similitudine" intendiamo qualcosa che assomiglia a ciò che si desidera descrivere. Gli orientali spesso sceglievano le cose come segni delle parole, invece che le parole stesse. Le parabole, anche se spesso prese alla lettera, non sono altro che similitudini. A volte le parabole hanno lo scopo di illustrare semplicemente un'idea, e il significato non dovrebbe essere forzato nelle semplici parti di una parabola. Una regola sicura sarebbe quella di prendere sempre alla lettera il linguaggio della Scrittura, tranne quando ciò comporterebbe un'assurdità. Quante volte la causa di Dio è stata tradita dai suoi avversari, quante volte burlescata dagli infedeli, in conseguenza delle interpretazioni stravaganti e figurative dei suoi stessi amici! L'interpretazione figurativa, cioè l'assunzione di figure per letteralità, iniziò con una scuola pagana di filosofi, che, una volta convertiti, portarono la loro filosofia mistica nella loro interpretazione della Scrittura. Sfortunatamente questo metodo è arrivato ad essere definito interpretazione "spirituale". Coloro che offrono queste interpretazioni al popolo, e spesso confondono le loro menti con esse, non interpretano secondo nessuna regola e senza alcun principio: ritengono che si intenda solo ciò che vogliono; solo ciò che sentono bello è accettato da loro; Proprio ciò che ritengono interessante viene dichiarato vero. (Giovanni Burnet.)

Il sermone di tutti:

Tra gli altri strumenti di Dio per colpire l'attenzione e la coscienza del popolo, c'era l'uso delle similitudini. I profeti erano abituati non solo a predicare, ma ad essere essi stessi come segni e prodigi per il popolo. Dio ci predica ogni giorno per similitudini. La Provvidenza è il sermone di Dio

(I.) Inizia con la mattina presto. Questa mattina ti sei svegliato e hai indossato le tue vesti. Per similitudine Dio ti ha ricordato che avevi bisogno di un vestito per la tua anima. Prendere i pasti. Andare al lavoro. Tornando a casa la sera, tutte sono similitudini

(II.) Tutto l'anno Dio predica all'uomo per similitudini. Tempo di semina. Poi il tempo della lama; di spiga, di grano pieno nella spiga. La migrazione degli uccelli. Il vento, il caldo, ecc.

(III.) Ogni luogo in cui viaggi, ogni animale che vedi, ogni luogo che visiti, ha un sermone per te. Il viaggio, la montagna, il mare, tutto ha la sua lezione per noi

(IV.) Ad ogni uomo nella sua chiamata viene predicato un sermone. Illustra dal contadino, dal fornaio, dal macellaio, dal birraio, dal venditore, dallo scrittore, dal medico, dal costruttore, dal gioielliere, ecc. (C. H. Spurgeon.)

Disprezzando la Parola di Dio:

Dio parla alla maniera degli uomini. E' sufficiente togliere agli uomini ogni scusa per sostenere il fatto che essi non obbediscono alla Parola e non si offrono a Dio come sottomessi e disposti a imparare, quando Egli, tramite i Suoi profeti, li esorta al pentimento. È un aumento del peccato quando Dio dice di aver speso inutilmente tutti i Suoi sforzi per radunare l'Israele disperso, attraverso le fatiche dei Suoi profeti. (Giovanni Calvino.)

Il metodo di Dio nell'insegnare ai grandi maestri del mondo:

Dio è il grande Maestro dell'umanità. Insegna le migliori lezioni nel modo migliore e per il miglior scopo. Dio ha sempre impiegato profeti nella Sua grande scuola per l'umanità. Il testo indica il Suo metodo per insegnarli

(I.) Per visioni. Egli dà a questi uomini rivelazioni interiori, rivela loro realtà spirituali, apre i loro occhi spirituali e li invita a guardare. Che meravigliose visioni ebbero Isaia, Ezechiele, Daniele, Paolo e Giovanni. Queste visioni servono a mostrare tre cose

1.) La gloria distintiva della mente umana

2.) L'accessibilità della mente umana a Dio

3.) La realtà delle cose spirituali

(II.) Per similitudine. Mostrò loro l'invisibile con il visibile, lo spirituale con il sensuale. Diede loro parabole. Ci sono buone ragioni per questo modo di insegnare la verità spirituale

1.) Rende lo spirituale più attraente

2.) Fa apparire il materiale più divino. (Omileta.)

"Bada a come senti":

Il Signore tiene conto del modo in cui gli uomini predicano così come delle cose che predicano. Gli uomini possono vedere aggravati i loro peccati, non solo per essersi opposti alla Parola, ma contro la Parola così e così consegnata. Le principali verità necessarie di Dio sono fatte conoscere a tutti, ma ad alcuni sono date in modo più dolce e vincente, in modo più convincente che ad altri. (Geremia Burroughs.)

14 CAPITOLO 12

Osea 12:14

Perciò lascerà su di sé il suo sangue. - La figura del sangue: il peccato e la colpa lasciati sul peccatore:

Cioè, porterà il suo peccato sul suo capo. Coloro che sono volontari nel peccato, il loro sangue ricada sul loro capo, questo è il significato. Non scusarti più, hai abbastanza avvertimenti. Se continuerete per la vostra strada, il sangue ricaderà sul vostro capo, vi disfarete, e non c'è aiuto. Marco la frase: "Perciò lascerà su di sé il suo sangue". Quando Dio porta la colpa e la punizione del peccato sul capo di un uomo, e lì la lascia, è davvero triste. È felicità quando si può dire di Dio: Egli ha fatto passare il peccato e la colpa dal peccatore. Ma dall'altra parte, quando Dio lascia il peccato, con la sua colpa, sul peccatore, c'è davvero un guaio. Il Signore porta molte volte i Suoi santi al fuoco delle afflizioni, ma non li lascerà lì; ma quando porta gli empi nel fuoco, là li lascia. (Geremia Burroughs.)

Riferimenti incrociati:

Osea 12

1 Os 7:16; 12:1,7; Sal 78:36; Is 29:13; 44:20; 59:3,4; Mic 6:12
Os 4:15; 2Re 18:4-7; 2Cron 29:1-32:33
Ge 32:28; 1Co 6:2; Ap 1:6; 3:21; 5:10

2 Os 8:7; Giob 15:2; Ger 22:22
Os 11:12
Os 5:13; 2Re 15:19; 17:4-6; Is 30:6,7

3 Os 4:1; Ger 25:31; Mic 6:2
2Re 17:19,20; Is 8:7,8; 10:6; Ger 3:8-11; Ez 23:11-21; 23:31,32
Os 2:13; 8:13; 9:9; Is 10:12; 24:21
Is 3:11; 59:18; Mat 16:27; Rom 2:6; Ga 6:7

4 Ge 25:26; Rom 9:11
Ge 32:24-28; Giac 5:16-18

5 Ge 32:29; 48:15; Eso 3:2-5; Is 63:9; Mal 3:1; At 7:30-35
Ge 32:9-12; Eb 5:7
Ge 28:11-19; 35:9
Sal 66:6; 1Te 4:17; Eb 6:13-18

6 Ge 28:16; 32:30
Eso 3:15; Sal 135:13; Is 42:8

7 Os 14:1; Prov 1:23; Is 31:6; 55:6,7; Ger 3:14-22; Lam 3:39-41; Gioe 2:13; Zac 1:3; At 2:38; 26:20
Os 4:1; Prov 21:3; Is 1:16; 58:6; Ger 22:15; Am 5:24; Mic 6:8; Zac 7:9; 8:16; Giac 1:27; 2:13
Ge 49:18; Sal 27:14; 37:7; 123:2; 130:5-7; Is 8:17; 30:18; 40:31; Lam 3:25,26; Abac 2:3; Sof 3:8

8 Ez 16:3; Zac 14:21; Giov 2:16
Lev 19:35,36; Prov 11:1; 16:11; Am 8:5,6; Mic 6:10,11; 1Ti 6:9,10
Is 3:5; Ez 22:29; Am 2:7; 3:9; 4:1; 5:11; Mic 2:1; 3:1-3; 7:2; Mal 3:5; Giac 5:4
1Sa 12:3

9 Giob 31:24,25; Sal 49:6; 52:7; 62:10; Zac 11:5; Lu 12:19; 16:13; 1Ti 6:5,17; Ap 3:17
De 8:17; Is 10:13,14; Abac 1:16; 2:5,6
Prov 30:12,20; Ger 2:23,35; Mal 2:17; 3:13; Lu 10:29; 16:15

10 Os 13:4; Eso 20:2; Lev 19:36; 26:13; Nu 15:41; Sal 81:10; Mic 6:4
Ge 25:27; 2Sa 7:2; Ger 35:7; Eb 11:9-13
Lev 23:40-43; Esd 3:4; Ne 8:15-17; Zac 14:16-19; Giov 7:2

11 1Re 13:1; 14:7-16; 17:1; 18:21-40; 19:10; 2Re 17:13; Ne 9:30; Ger 25:4; Am 7:14
Nu 12:6; Gioe 2:28; At 2:17; 2Co 12:1,7
Os 1:2-5; 3:1; Is 5:1-7; 20:2-5; Ger 13:1-14; 19:1,10; Ez 4:1-5:17; 15:1-8; 20:49

12 Os 6:8; 1Re 17:1
Ger 10:8,15; Gion 2:8
Os 4:15; 9:15; Am 4:4; 5:5
Os 8:11; 10:1; 2Re 17:9-11; Ger 2:20,28

13 Ge 27:43; 28:1-29:35; De 26:5
Ge 32:27,28
Ge 29:18-28; 31:41

14 Os 13:4,5; Eso 12:50,51; 13:3; 1Sa 12:8; Sal 77:20; Is 63:11,12; Am 2:11,12; Mic 6:4; At 3:22,23; 7:35-37

15 2Re 17:7-18; Ez 23:2-10
2Sa 1:16; 1Re 2:33,34; Ez 18:13; 24:7,8; 33:5
Os 7:16; De 28:37; 1Sa 2:30; Dan 11:18

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