Nuova Riveduta:

Proverbi 1

L'INSEGNAMENTO DELLA SAGGEZZA
Scopo dei proverbi
1 Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele, 2 perché l'uomo conosca la saggezza, l'istruzione e comprenda i detti sensati; 3 perché riceva istruzione sul buon senso, la giustizia, l'equità e la rettitudine; 4 per dare accorgimento ai semplici e conoscenza e riflessione al giovane.
5 Il saggio ascolterà e accrescerà il suo sapere; l'uomo intelligente ne otterrà buone direttive 6 per capire i proverbi e le allegorie, le parole dei saggi e i loro enigmi.
7 Il timore del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione.
8 Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre e non rifiutare l'insegnamento di tua madre, 9 poiché saranno un fregio di grazia sul tuo capo e monili al tuo collo.

Avvertimento contro le cattive compagnie
10 Figlio mio, se i peccatori ti vogliono sviare, non dar loro retta.
11 Potranno dirti: «Vieni con noi! Mettiamoci in agguato per uccidere; tendiamo insidie senza motivo all'innocente.
12 Inghiottiamoli vivi, come il soggiorno dei morti, e tutti interi, come quelli che scendono nella tomba; 13 noi troveremo ogni sorta di beni preziosi, riempiremo le nostre case di bottino.
14 Tu estrarrai a sorte la tua parte con noi, non ci sarà tra noi tutti che una borsa sola».
15 Tu però, figlio mio, non t'incamminare con loro; trattieni il tuo piede lontano dal loro sentiero, 16 poiché i loro piedi corrono al male, essi si affrettano a spargere il sangue.
17 Si tende invano la rete davanti a ogni sorta di uccelli, 18 ma costoro pongono agguati al loro proprio sangue e tendono insidie alla loro vita stessa.
19 Tali sono le vie di chiunque si dà alla rapina; essa toglie la vita a chi la commette.

La saggezza esorta
20 La saggezza grida per le vie, fa udire la sua voce per le piazze; 21 negli incroci affollati essa chiama, all'ingresso delle porte, in città, pronuncia i suoi discorsi:
22 «Fino a quando, ingenui, amerete l'ingenuità? Fino a quando gli schernitori prenderanno gusto a schernire e gli stolti avranno in odio la scienza?
23 Volgetevi ad ascoltare la mia correzione; ecco, io farò sgorgare su di voi il mio Spirito, vi farò conoscere le mie parole.
24 Poiché quando ho chiamato avete rifiutato di ascoltare, quando ho steso la mano nessuno vi ha badato, 25 anzi, avete respinto ogni mio consiglio e della mia correzione non ne avete voluto sapere, 26 anch'io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando lo spavento vi piomberà addosso; 27 quando lo spavento vi piomberà addosso come una tempesta, quando la sventura v'investirà come un uragano e vi cadranno addosso l'afflizione e l'angoscia.
28 Allora mi chiameranno, ma io non risponderò; mi cercheranno con premura ma non mi troveranno.
29 Poiché hanno odiato la scienza, non hanno scelto il timore del SIGNORE, 30 non hanno voluto saperne dei miei consigli e hanno disprezzato ogni mia correzione, 31 si pasceranno del frutto della loro condotta e saranno saziati dei loro propri consigli.
32 Infatti il pervertimento degli insensati li uccide e la prosperità degli stolti li fa perire, 33 ma chi mi ascolta starà al sicuro, vivrà tranquillo, senza paura di nessun male».

C.E.I.:

Proverbi 1

1 Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele,
2 per conoscere la sapienza e la disciplina,
per capire i detti profondi,
3 per acquistare un'istruzione illuminata,
equità, giustizia e rettitudine,
4 per dare agli inesperti l'accortezza,
ai giovani conoscenza e riflessione.
5 Ascolti il saggio e aumenterà il sapere,
e l'uomo accorto acquisterà il dono del consiglio,
6 per comprendere proverbi e allegorie,
le massime dei saggi e i loro enigmi.
7 Il timore del Signore è il principio della scienza;
gli stolti disprezzano la sapienza e l'istruzione.
8 Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre
e non disprezzare l'insegnamento di tua madre,
9 perché saranno una corona graziosa sul tuo capo
e monili per il tuo collo.
10 Figlio mio, se i peccatori ti vogliono traviare,
non acconsentire!
11 Se ti dicono: «Vieni con noi,
complottiamo per spargere sangue,
insidiamo impunemente l'innocente,
12 inghiottiamoli vivi come gli inferi,
interi, come coloro che scendon nella fossa;
13 troveremo ogni specie di beni preziosi,
riempiremo di bottino le nostre case;
14 tu getterai la sorte insieme con noi,
una sola borsa avremo in comune»,
15 figlio mio, non andare per la loro strada,
tieni lontano il piede dai loro sentieri!
16 I loro passi infatti corrono verso il male
e si affrettano a spargere il sangue.
17 Invano si tende la rete
sotto gli occhi degli uccelli.
18 Ma costoro complottano contro il proprio sangue,
pongono agguati contro se stessi.
19 Tale è la fine di chi si dà alla rapina;
la cupidigia toglie di mezzo colui che ne è dominato.
20 La Sapienza grida per le strade,
nelle piazze fa udire la voce;
21 dall'alto delle mura essa chiama,
pronunzia i suoi detti alle porte della città:
22 «Fino a quando, o inesperti, amerete l'inesperienza
e i beffardi si compiaceranno delle loro beffe
e gli sciocchi avranno in odio la scienza?
23 Volgetevi alle mie esortazioni:
ecco, io effonderò il mio spirito su di voi
e vi manifesterò le mie parole.
24 Poiché vi ho chiamato e avete rifiutato,
ho steso la mano e nessuno ci ha fatto attenzione;
25 avete trascurato ogni mio consiglio
e la mia esortazione non avete accolto;
26 anch'io riderò delle vostre sventure,
mi farò beffe quando su di voi verrà la paura,
27 quando come una tempesta vi piomberà addosso il terrore,
quando la disgrazia vi raggiungerà come un uragano,
quando vi colpirà l'angoscia e la tribolazione.
28 Allora mi invocheranno, ma io non risponderò,
mi cercheranno, ma non mi troveranno.
29 Poiché hanno odiato la sapienza
e non hanno amato il timore del Signore;
30 non hanno accettato il mio consiglio
e hanno disprezzato tutte le mie esortazioni;
31 mangeranno il frutto della loro condotta
e si sazieranno dei risultati delle loro decisioni.
32 Sì, lo sbandamento degli inesperti li ucciderà
e la spensieratezza degli sciocchi li farà perire;
ma chi ascolta me vivrà tranquillo
e sicuro dal timore del male».

Nuova Diodati:

Proverbi 1

Introduzione: Scopo e utilità dei Proverbi
1 I Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele, 2 per conoscere sapienza e ammaestramento per intendere i detti di senno; 3 per ricevere ammaestramento circa l'agire saggiamente, la giustizia, il giudizio e la dirittura, 4 per dare accorgimento ai semplici, conoscenza e riflessione al giovane. 5 Il savio ascolterà e accrescerà il suo sapere; l'uomo con intendimento ne otterrà saggi consigli, 6 per comprendere una sentenza e un enigma, le parole dei savi e i loro detti oscuri. 7 Il timore dell'Eterno è il principio della conoscenza; ma gli stolti disprezzano la sapienza e l'ammaestramento.

1. Esortazioni rivolte ai giovani
Obbedisci ai genitori
8 Ascolta, figlio mio, l'ammaestramento di tuo padre e non trascurare l'insegnamento di tua madre, 9 perché saranno un fregio di grazia al tuo capo e monili al tuo collo.

Evita le cattive compagnie
10 Figlio mio, se i peccatori ti vogliono sedurre, non acconsentire. 11 Se dicono: «Vieni con noi; stiamo in agguato per spargere sangue, tendiamo insidie senza motivo all'innocente; 12 inghiottiamoli vivi, come lo Sceol, tutt'interi come quelli che scendono nella fossa; 13 noi troveremo ogni sorta di beni preziosi, riempiremo le nostre case di bottino; 14 tu trarrai a sorte la tua parte con noi, e fra noi tutti ci sarà una sola borsa»; 15 figlio mio, non incamminarti con loro, trattieni il tuo piede dal loro sentiero, 16 perché i loro piedi corrono al male e si affrettano a versare sangue. 17 Si tende invano la rete davanti a ogni sorta di uccelli; 18 ma costoro pongono agguati al loro proprio sangue e tendono insidie alla loro stessa vita. 19 Tali sono le vie di ogni uomo avido di guadagno; esso toglie la vita del suo proprietario.

Avvertimento per non rigettare la sapienza
20 La sapienza grida per le vie, fa sentire la sua voce per le piazze; 21 essa chiama nei luoghi affollati e pronuncia i suoi discorsi all'ingresso delle porte in città: 22 «Fino a quando, o semplici, amerete la semplicioneria, e gli schernitori prenderanno gusto a schernire e gli stolti avranno in odio la conoscenza? 23 Volgetevi alla mia riprensione; ecco, io verserò il mio Spirito su di voi e vi farò conoscere le mie parole. 24 Poiché ho chiamato e voi avete rifiutato, ho steso la mia mano e nessuno vi ha fatto attenzione, 25 anzi avete respinto ogni mio consiglio e non avete accettato la mia correzione, 26 anch'io riderò della vostra sventura, mi farò beffe quando verrà ciò che temete, 27 quando ciò che temete verrà come una tempesta, e la vostra sventura arriverà come un uragano, quando verranno su di voi l'avversità e l'angoscia. 28 Allora essi grideranno a me, ma io non risponderò, mi cercheranno con premura, ma non mi troveranno. 29 Poiché hanno odiato la conoscenza e non hanno scelto il timore dell'Eterno, 30 non hanno voluto accettare il mio consiglio e hanno disprezzato ogni mia riprensione. 31 Perciò si ciberanno del frutto della loro condotta e si sazieranno dei loro propri consigli. 32 Poiché lo sviamento dei semplici li uccide e la falsa tranquillità degli stolti li fa perire; 33 ma chi mi ascolta abiterà al sicuro, sarà veramente tranquillo, senza paura di alcun male».

Riveduta 2020:

Proverbi 1

Introduzione
1 Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele;
2 perché l'uomo conosca la sapienza e l'istruzione, e comprenda i detti sensati; 3 perché riceva istruzione riguardo al buon senso, la giustizia, l'equità, la rettitudine; 4 per dare accorgimento ai semplici e conoscenza e riflessione al giovane. 5 Il saggio ascolterà e accrescerà il suo sapere; l'uomo intelligente ne trarrà buone direttive 6 per capire i proverbi e le allegorie, le parole dei saggi e i loro enigmi.

1. ELOGIO DELLA SAPIENZA
(capitoli 1:7 a 9)
Esortazioni a fuggire i sentieri del vizio
7 Il timore dell'Eterno è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la sapienza e l'istruzione.
8 Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre e non rifiutare l'insegnamento di tua madre; 9 poiché saranno un fregio di grazia sul tuo capo e monili al tuo collo.
10 Figlio mio, se i peccatori ti vogliono sedurre, non dare loro retta. 11 Se ti dicono: “Vieni con noi, mettiamoci in agguato per uccidere; tendiamo insidie, senza motivo, all'innocente; 12 inghiottiamoli vivi, come il soggiorno dei morti, e tutti interi come quelli che scendono nella tomba; 13 noi troveremo ogni sorta di beni preziosi, riempiremo le nostre case di bottino; 14 tu estrarrai a sorte la tua parte con noi, non ci sarà fra noi tutti che una borsa sola”, 15 figlio mio, non ti incamminare con loro; trattieni il tuo piede lontano dal loro sentiero; 16 poiché i loro piedi corrono al male ed essi si affrettano a spargere il sangue. 17 Si tende invano la rete davanti a ogni sorta di uccelli; 18 ma costoro pongono agguati al loro proprio sangue e tendono insidie alla loro stessa vita. 19 Questa è la sorte di chiunque è avido di guadagno; esso toglie la vita a chi lo possiede.

Esortazione della sapienza
20 La sapienza grida per le vie, fa udire la sua voce per le piazze; 21 negli incroci affollati essa chiama, all'ingresso delle porte, in città, pronuncia i suoi discorsi: 22 “Fino a quando, o ingenui, amerete l'ingenuità? Fino a quando gli schernitori prenderanno gusto a schernire e gli stolti avranno in odio la scienza? 23 Volgetevi ad ascoltare la mia riprensione; ecco, io farò sgorgare su di voi il mio spirito, vi farò conoscere le mie parole. 24 Ma poiché quando ho chiamato avete rifiutato di ascoltare, quando ho steso la mano nessun vi ha badato, 25 anzi avete respinto ogni mio consiglio e della mia correzione non ne avete voluto sapere, 26 anche io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando lo spavento vi piomberà addosso; 27 quando lo spavento vi piomberà addosso come una tempesta, quando la sventura vi investirà come un uragano, e vi cadranno addosso la distretta e l'angoscia. 28 Allora mi chiameranno, ma io non risponderò; mi cercheranno con premura ma non mi troveranno. 29 Poiché hanno odiato la scienza, non hanno scelto il timore dell'Eterno 30 e non hanno voluto sapere dei miei consigli e hanno disprezzato ogni mia riprensione, 31 si nutriranno del frutto della loro condotta, e saranno saziati dei loro propri consigli. 32 Poiché lo sviamento degli insensati li uccide e la compiacenza degli stolti li fa morire; 33 ma chi mi ascolta se ne starà al sicuro, vivrà tranquillo, senza paura di alcun male”.

Riveduta:

Proverbi 1

Introduzione
1 Proverbi di Salomone, figliuolo di Davide, re d'Israele;
2 perché l'uomo conosca la sapienza e l'istruzione, e intenda i detti sensati; 3 perché riceva istruzione circa l'assennatezza, la giustizia, l'equità, la dirittura; 4 per dare accorgimento ai semplici, e conoscenza e riflessione al giovane. 5 Il savio ascolterà, e accrescerà il suo sapere; l'uomo intelligente ne ritrarrà buone direzioni 6 per capire i proverbi e le allegorie, le parole dei savi e i loro enigmi.

1. ELOGIO DELLA SAPIENZA
(Cap. 1:7 a 9)
Esortazioni a fuggire i sentieri del vizio
7 Il timore dell'Eterno è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la sapienza e l'istruzione.
8 Ascolta, figliuol mio, l'istruzione di tuo padre e non ricusare l'insegnamento di tua madre; 9 poiché saranno una corona di grazia sul tuo capo, e monili al tuo collo. 10 Figliuol mio, se i peccatori ti vogliono sedurre, non dar loro retta. 11 Se dicono: - 'Vieni con noi; mettiamoci in agguato per uccidere; tendiamo insidie senza motivo all'innocente; 12 inghiottiamoli vivi, come il soggiorno de' morti, e tutt'interi come quelli che scendon nella fossa; 13 noi troveremo ogni sorta di beni preziosi, empiremo le nostre case di bottino; 14 tu trarrai a sorte la tua parte con noi, non ci sarà fra noi tutti che una borsa sola' - 15 figliuol mio, non t'incamminare con essi; trattieni il tuo piè lungi dal loro sentiero; 16 poiché i loro piedi corrono al male ed essi s'affrettano a spargere il sangue. 17 Si tende invano la rete dinanzi a ogni sorta d'uccelli; 18 ma costoro pongono agguati al loro proprio sangue, e tendono insidie alla stessa loro vita. 19 Tal è la sorte di chiunque è avido di guadagno; esso tòglie la vita a chi lo possiede.

Esortazione della sapienza
20 La sapienza grida per le vie, fa udire la sua voce per le piazze; 21 nei crocicchi affollati ella chiama, all'ingresso delle porte, in città, pronunzia i suoi discorsi: 22 'Fino a quando, o scempi, amerete la scempiaggine? fino a quando gli schernitori prenderanno gusto a schernire e gli stolti avranno in odio la scienza? 23 Volgetevi a udire la mia riprensione; ecco, io farò sgorgare su voi lo spirito mio, vi farò conoscere le mie parole... 24 Ma poiché, quand'ho chiamato avete rifiutato d'ascoltare, quand'ho steso la mano nessun vi ha badato, 25 anzi avete respinto ogni mio consiglio e della mia correzione non ne avete voluto sapere, 26 anch'io mi riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando lo spavento vi piomberà addosso; 27 quando lo spavento vi piomberà addosso come una tempesta, quando la sventura v'investirà come un uragano, e vi cadranno addosso la distretta e l'angoscia. 28 Allora mi chiameranno, ma io non risponderò; mi cercheranno con premura ma non mi troveranno. 29 Poiché hanno odiato la scienza e non hanno scelto il timor dell'Eterno 30 e non hanno voluto sapere dei miei consigli e hanno disdegnato ogni mia riprensione, 31 si pasceranno del frutto della loro condotta, e saranno saziati dei loro propri consigli. 32 Poiché il pervertimento degli scempi li uccide, e lo sviarsi degli stolti li fa perire; 33 ma chi m'ascolta se ne starà al sicuro, sarà tranquillo, senza paura d'alcun male'.

Ricciotti:

Proverbi 1

Titolo e proemio.
1 Proverbi di Salomone figlio di David, re d'Israele; 2 per conoscere sapienza e disciplina, per capire i dettami della prudenza, 3 per apprendere ammaestramento di dottrina, giustizia e giudizio e rettitudine; 4 per conferire ai fanciulli avvedutezza e al giovane sapere e intelligenza. 5 Il saggio che gli ascolta diventerà più saggio e l'intenditore possederà di che governarsi. 6 Comprenderà il proverbio e l'interpretazione, le parole dei saggi e i loro enimmi. 7 Il timore di Dio è il principio della sapienza; gli stolti disprezzano la sapienza e la dottrina.

Contro le suggestioni dei malvagi.
8 Ascolta, figliuolo, l'istruzione di tuo padre e non trascurare l'insegnamento di tua madre, 9 se vuoi aggiungere grazia al tuo capo e ornamento al tuo collo. 10 Figliuolo, se i peccatori ti adescano non dar retta a loro. 11 Se dicono: «Vieni con noi, insidiamo al sangue altrui, appostiamo insidie all'innocente che a nulla giova; 12 sparisca, come inghiottito vivo nelle viscere della terra, tutto intero, come uno calato nella tomba; 13 troveremo d'ogni sorta robe preziose, empiremo le nostre case di bottino; 14 sorteggerai con noi anche tu la tua parte, faremo tutti borsa comune». 15 Figliuolo, non metterti con essi su questa via, vieta al tuo piede le loro strade, 16 perchè corrono a gran passi verso il male e non tarderanno a spargere il sangue. 17 La rete si stende, ma indarno, sotto gli occhi dei pennuti uccelli! 18 Ed essi pure tendono insidie, ma contro il proprio sangue, preparano frodi, ma a danno delle loro anime. 19 Tali sono le vie degli uomini dati alla rapina, spogliano se stessi della propria vita.

La Sapienza.
20 La Sapienza predica fuori, nelle piazze alza la sua voce; 21 davanti alle turbe declama, alle soglie delle porte della città pronunzia le sue parole e dice: 22 «E fino a quando, fanciulli, amerete la fanciullaggine e gli stolti brameranno cose a loro perniciose e gl'insensati odieranno la scienza? 23 Volgetevi a udire la mia esortazione: ecco ch'io effonderò in voi il mio spirito, vi farò manifeste le mie parole. 24 Perchè invitai e vi siete rifiutati, stesi la mano e nessuno prestò attenzione; 25 sdegnaste ogni mio consiglio e le mie ammonizioni avete trascurato; 26 anch'io riderò della vostra rovina, me ne farò beffe, quando vi sorprenda ciò che temevate. 27 Quando la sventura improvvisa vi sorprenderà, e la rovina, come una tempesta v'incoglierà, al sopraggiungere della tribolazione e dell'angustia; 28 allora m'invocheranno, ma io non darò ascolto, si desteranno premurosi per cercarmi, ma non mi troveranno; 29 perchè ebbero in odio la disciplina, e non abbracciarono il timor di Dio, 30 e al mio consiglio non hanno dato retta sprezzarono ogni mia correzione. 31 Ebbene gusteranno il frutto della loro condotta, si pasceranno dei lor propri consigli. 32 L'avversione degl'insensati li farà perire, e la spensieratezza degli stolti li perderà; 33 ma chi darà ascolto a me, riposerà al sicuro e sarà nell'abbondanza, scevro di timore del male».

Tintori:

Proverbi 1

Prologo
1 Sentenze di Salomone, figlio di David, re d'Israele, I. 2 per conoscere la sapienza e la disciplina, 3 per capire le parole della prudenza, per ricevere l'istruzione della dottrina, la giustizia, il giudizio, l'equità, 4 in modo che i piccoli diventino accorti e i giovanetti abbiano conoscenza e riflessione. 5 Il saggio ascoltando diventerà più saggio, e l'intelligente possederà il modo di regolarsi, 6 comprenderà le sentenze e le loro interpretazioni, le parole dei saggi e i loro enimmi. 7 Il timor del Signore è il principio della sapienza; gli stolti disprezzano la sapienza e la dottrina.

Esortazione alla fuga dei cattivi
8 Ascolta, o figlio, le istruzioni di tuo padre, e non dimenticare gl'insegnamenti di tua madre, 9 e avrai sul capo una corona e al collo una collana. 10 Figlio mio, se i cattivi ti volessero sedurre, non cedere. 11 Se dicono: «Vien con noi, insidiamo alla vita, tendiamo lacci all'innocente, che a nulla vale, 12 ingoiamolo vivo, come fa l'Abisso, tutto intero, come sceso nella fossa: 13 troveremo ogni sorta di ricchezze, empiremo di spoglie le nostre case; 14 unisci la tua sorte alla nostra, non ci sia fra noi tutti che Lina sola borsa», 15 figlio mio, non andar con loro, tieni lontani i tuoi passi dalla loro strada; 16 perché i loro piedi corrono al male e si affrettano a sparger del sangue. 17 Ma indarno si tende la rete davanti agli occhi dei pennuti uccelli; 18 ed è contro la propria vita che essi tendono insidie, è contro l'anima propria che tramano. 19 Così va a finire l'avarizia: a toglier la vita di chi l'ha addosso.

Esortazione alla sapienza
20 La sapienza grida per le vie. alza la sua voce sulle piazze, 21 si fa sentire nei crocicchi affollati, alle porte della città proferisce le sue parole, e dice: 22 «Fino a quando, o fanciulli, amerete la fanciullaggine, gli stolti brameranno ciò che li rovina, e gl'insensati odieranno la scienza? 23 Volgetevi ai miei rimproveri. Ecco comunicherò a voi il mio spirito e vi dichiarerò le mie parole. 24 Siccome vi ho chiamati, e non siete voluti venire, ho stesa la mia mano, e nessuno ci ha badato, 25 e avete disprezzati tutti i miei consigli, e non avete voluto sapere delle mie ammonizioni, 26 anch'io riderò nella vostra rovina, e vi schernirò quando vi assalirà il terrore, 27 quando vi piomberà addosso la sventura, quando come turbine vi sorprenderà la morte, quando verrà sopra di voi la tribolazione e l'angoscia. 28 Allora mi chiameranno, ma io non risponderò; mi cercheranno con premura, ma non mi troveranno. 29 Perchè ebbero in odio la disciplina e non vollero saperne del timore del Signore, 30 non stettero al mio consiglio e malignarono ogni mia correzione, 31 perciò mangeranno i frutti della loro condotta, e si sazieranno dei propri consigli. 32 L'indocilità di questi fanciulli sarà la loro morte, e la prosperità degli stolti li manderà in rovina. 33 Ma chi mi ascolta vivrà tranquillo nell'abbondanza di ogni bene, senza alcun male.

Martini:

Proverbi 1

Utilità delle parabole: quanto sia lodevole lo studio della sapienza: i giovani non diano retta alle lusinghe de' peccatori. La sapienza invita tutti alla sua sequela, e la perdizione minaccia a chi la disprezza.,
1 Parabole di Salomone figliuolo di David, re d'Israele. 2 Donde apparar la sapienza, e la disciplina, 3 E intendere gli avvertimenti della prudenza, e abbracciare le istruzioni della dottrina, la giustizia, la rettitudine, e l'equità: 4 Donde i piccoli si provveggano di sagacità, i giovinetti di sapere, e di intelligenza. 5 Il saggio, che ascolterà, crescerà in sapienza, e colui, che intenderà, starà al timone: 6 Comprenderà le parabole, e la loro interpretazione, le parole de' saggi, e i loro enimmi. 7 I timor del Signore egli o il principio della sapienza: la sapienza, e la dottrina è disprezzata dagli stolti. 8 Ascolta, figliuol mio, i precetti del padre tuo, e non metter da banda le ammonizioni della tua madre: 9 Onde tu acquisti corona al tuo capo, e collana al tuo collo. 10 Figliuol mio, se i peccatori ti adescheranno, tu non fare a modo di coloro. 11 S'ei diranno: Vieni con noi, insidieremo alla vita altrui, nasconderemo i lacci tesi a colui, che inutilmente è senza colpa: 12 Lo ingoieremo vivo, come fa l'inferno, e tutto intero, come un che cade in un baratro. 13 Troveremo ricchezze grandi d'ogni maniera, ed empieremo di spoglie le nostre case. 14 Unisci la sorte tua colla nostra, una sola borsa sarà tra tutti noi. 15 Figliuol mio, non andar con costoro: tien lungi dalle vie loro i tuoi passi. 16 Perocché i loro piedi corrono al male, ed ei si affrettano a spargere il sangue; 17 Ma indarno si tende la rete dinanzi agli occhi dei pennuti augelli: 18 Costoro di più le insidie tendono alla propria lor vita, e le frodi macchinano contro le anime loro. 19 Così le ruberie di tutti gli avari ruban le anime di quelli, che se le appropiano. 20 La sapienza esce fuora cantando, alza la voce sua nelle piazze, 21 Là, dove si aduna la moltitudine, ella si fa sentire, alle porte (della città) ella espone i suoi documenti, e dice: 22 Fino a quando, o fanciulli, amerete voi la fanciullaggine? e ameranno gli stolti quello, che ad essi nuoce? e gli imprudenti avranno in odio la scienza? 23 Volgetevi a udire le mie riprensioni: ecco che io vi comunicherò il mio spirito, e voi farò nota la mia dottrina. 24 Perché io chiamai, e voi non obbediste, stesi la mano, e nissun vi fece attenzione, 25 Disprezzaste tutti i miei consigli, e poneste in non cale le mie riprensioni; 26 Io pure nella perdizione vostra riderò, e vi schernirò allora quando sopravverrà a voi quello, che temevate. 27 Quando improvvisa sciagura vi investirà, e la morte, quasi turbine, vi sorprenderà; quando sopra di voi si getterà la tribolazione, e l'affanno. 28 Allora costoro mi invocheranno, ed io non gli esaudirò, si alzeranno, solleciti, e non mi troveranno: 29 Perocché ebbero in odio la disciplina, e non abbracciarono il timor del Signore. 30 E non porser le orecchie ai miei consigli, e si fecer beffe di tutte le mie correzioni. 31 Mangeranno pertanto i frutti delle opere loro, e si satolleranno de' loro consiglj. 32 La indocilità di questi fanciulli sarà la loro morte, e la prosperità degli stolti li manderà in rovina. 33 Ma chi ascolta me avrà riposo senza paure, e sarà nell'abbondanza scevro dal timore de' mali.

Diodati:

Proverbi 1

1 I PROVERBI di Salomone, figliuolo di Davide, Re d'Israele; 2 Per conoscere sapienza ed ammaestramento, Per intendere i detti di senno; 3 Per ricevere ammaestramento di buon senno, Di giustizia, di giudicio e di dirittura; 4 Per dare avvedimento a' semplici. E conoscenza, ed accorgimento a' fanciulli. 5 Il savio li udirà, e ne accrescerà la sua scienza; E l'uomo intendente ne acquisterà buoni consigli, e governo; 6 Per comprender le sentenze ed i bei motti, Le parole de' savi ed i lor detti oscuri.
7 IL timor del Signore è il capo della scienza; Ma gli stolti sprezzano la sapienza e l'ammaestramento. 8 Ascolta, figliuol mio l'ammaestramento di tuo padre; E non lasciar l'insegnamento di tua madre; 9 Perciocchè saranno un fregio grazioso al tuo capo, E collane al tuo collo.
10 Figliuol mio, se i peccatori ti vogliono sedurre, Non acconsentir loro. 11 Se dicono: Vieni con noi, poniamo agguati al sangue, Insidiamo di nascosto l'innocente impunitamente; 12 Tranghiottiamoli tutti vivi, come il sepolcro; E tutti intieri, a guisa di quelli che scendono nella fossa; 13 Noi troveremo ogni sorte di preziosi beni, Noi empieremo le nostre case di spoglie; 14 Tu trarrai la tua sorte con noi; Fra noi non vi sarà che una sola borsa; 15 Figliuol mio, non inviarti con loro; Rattieni il tuo piè dal lor sentiero. 16 Perciocchè i lor piedi corrono al male, E si affrettano a spandere il sangue. 17 Perciocchè invano si tende la rete Dinanzi agli occhi d'ogni uccello; 18 Ma essi pongono agguati al lor proprio sangue, Ed insidiano nascosamente l'anima loro. 19 Tali sono i sentieri d'ogni uomo dato all'avarizia; Ella coglie l'anima di coloro in cui ella si trova.
20 LA somma Sapienza grida di fuori; Ella fa sentir la sua voce per le piazze; 21 Ella grida in capo de' luoghi delle turbe; Ella pronunzia i suoi ragionamenti nell'entrate delle porte, nella città, 22 Dicendo: Infino a quando, o scempi, amerete la scempietà? Ed infino a quando gli schernitori prenderanno piacere in ischernire, Ed i pazzi avranno in odio la scienza? 23 Convertitevi alla mia riprensione; Ecco, io vi sgorgherò lo spirito mio; Io vi farò assapere le mie parole. 24 Perciocchè io ho gridato, e voi avete ricusato di ascoltare; Io ho distesa la mano, e niuno ha porto attenzione; 25 Ed avete lasciato ogni mio consiglio, E non avete gradita la mia correzione; 26 Io altresì riderò della vostra calamità; Io mi farò beffe, quando il vostro spavento sarà venuto; 27 Quando il vostro spavento sarà venuto, a guisa di ruina, E la vostra calamità sarà giunta, a guisa di turbo; Quando angoscia e distretta vi sarà sopraggiunta. 28 Allora essi grideranno a me, ma io non risponderò; Mi ricercheranno sollecitamente, ma non mi troveranno; 29 Perciocchè hanno odiata la scienza, E non hanno eletto il timor del Signore; 30 E non hanno gradito il mio consiglio, Ed hanno disdegnata ogni mia correzione. 31 Perciò, mangeranno del frutto delle lor vie, E saranno saziati de' lor consigli. 32 Perciocchè lo sviamento degli scempi li uccide, E l'error degli stolti li fa perire. 33 Ma chi mi ascolta abiterà in sicurtà, E viverà in riposo, fuor di spavento di male.

Commentario completo di Matthew Henry:

Proverbi 1

1 

INTRODUZIONE AI Proverbi

Abbiamo ora davanti a noi,

I. Un nuovo autore, o piuttosto uno scrittore, o una penna (se volete) di cui si è servito lo Spirito Santo per farci conoscere la mente di Dio, scrivendo come mosso dal dito di Dio (così è chiamato lo Spirito di Dio), e cioè Salomone; per mano sua è venuto questo libro della Scrittura e i due che lo seguono, Ecclesiaste e Cantici, un sermone e un canto. Alcuni pensano che abbia scritto Cantici quando era molto giovane, Proverbi nel bel mezzo dei suoi giorni e Ecclesiaste quando era vecchio. Nel titolo della sua canzone egli scrive solo se stesso Salomone, forse perché l'ha scritta prima della sua ascesa al trono, essendo stato riempito di Spirito Santo quando era giovane. Nel titolo dei suoi Proverbi egli scrive se stesso il figlio di Davide, re d'Israele, perché allora regnò su tutto Israele. Nel titolo del suo Ecclesiaste egli stesso scrive di essere figlio di Davide, re di Gerusalemme, perché allora forse la sua influenza era diminuita sulle tribù lontane, e si limitò molto a Gerusalemme. Riguardo a questo autore possiamo osservare:

1. Che era un re e un figlio di re. Gli scrittori delle Scritture, fino ad allora, erano per la maggior parte uomini di primo rango nel mondo, come Mosè e Giosuè, Samuele e Davide, e ora Salomone; ma, dopo di lui, gli scrittori ispirati furono generalmente profeti poveri, uomini di nessuna figura nel mondo, perché si stava avvicinando quella dispensazione in cui Dio avrebbe scelto le cose deboli e stolte del mondo per confondere i saggi e i potenti e i poveri dovevano essere impiegati per evangelizzare. Salomone era un re molto ricco, e i suoi domini erano molto grandi, un re di prima grandezza, eppure si dedicava allo studio delle cose divine, ed era un profeta e figlio di un profeta. Non è un disprezzo per i più grandi principi e potentati del mondo istruire coloro che li circondano sulla religione e sulle sue leggi.

2. Che era uno che Dio dotò di straordinarie misure di sapienza e conoscenza, in risposta alle sue preghiere al momento della sua ascesa al trono. La sua preghiera fu esemplare: Dammi un cuore saggio e intelligente; La risposta fu incoraggiante: aveva ciò che desiderava e tutte le altre cose gli furono aggiunte. Ora qui troviamo quale buon uso fece della sapienza che Dio gli diede; non solo governò se stesso e il suo regno con essa, ma diede regole di saggezza anche agli altri, e le trasmise ai posteri. Così dobbiamo commerciare con i talenti che ci sono affidati, così come sono.

3. Che era uno che aveva i suoi difetti, e nella sua ultima fine si allontanò da quelle buone vie di Dio in cui in questo libro aveva guidato gli altri. Abbiamo la storia di ciò 1Re 11, ed è una storia triste, che lo scrittore di un libro come questo dovrebbe apostatare come ha fatto. Non ditelo a Gath. Ma coloro che sono più eminentemente utili prendano in guardia da ciò per non essere orgogliosi o sicuri; e impariamo tutti a non pensare il peggio delle buone istruzioni, anche se le riceviamo da coloro che non le rispettano del tutto.

II. Un nuovo modo di scrivere, in cui la sapienza divina ci viene insegnata dai Proverbi, o brevi frasi, che racchiudono in sé tutto il loro disegno e non sono collegati tra loro. Abbiamo avuto leggi, storie e canti divini, e come proverbi divini; la Sapienza Infinita ha usato per la nostra istruzione questi vari metodi, affinché, non essendo lasciata nulla di intentato per farci del bene, possiamo essere imperdonabili se periamo nella nostra follia. L'insegnamento dei proverbi era:

1. Un antico modo di insegnare. Era la via più antica tra i Greci; ognuno dei sette saggi della Grecia aveva qualcuno che diceva che gli stava molto bene, e questo lo rendeva famoso. Queste frasi erano incise su colonne ed erano tenute in grande venerazione come quelle che si diceva scendessero dal cielo. A coelo descendit, γνωθι σεαυτον- Conosci te stesso è un precetto disceso dal cielo.

2. Era un modo di insegnare semplice e semplice, che non costava né molta fatica né agli insegnanti né agli studenti, né metteva a dura prova le loro comprensioni né i loro ricordi. Lunghi periodi, e argomenti inverosimili, devono essere elaborati sia da colui che li elabora sia da colui che li comprende, mentre un proverbio, che porta sia il suo senso che la sua evidenza in un piccolo compasso, è rapidamente compreso e sottoscritto, ed è facilmente conservato. Sia le devozioni di Davide che le istruzioni di Salomone sono sentenziose, il che potrebbe raccomandare questo modo di esprimersi a coloro che ministrano riguardo alle cose sante, sia nella preghiera che nella predicazione.

3. Era un modo di insegnare molto proficuo e serviva ammirevolmente bene per rispondere al fine. La parola Mashal, qui usata per un proverbio, deriva da una parola che significa governare o avere dominio, a causa del potere di comando e dell'influenza che le parole sagge e ponderate hanno sui figlioli degli uomini; colui che insegna per mezzo di essi dominatur in concionibus, governa il suo udito. È facile osservare come il mondo sia governato dai proverbi. Come dice il proverbio degli antichi (1Samuele 24:13), o (come comunemente lo esprimiamo) Come dice l'antico proverbio, va molto lontano con la maggior parte degli uomini nel formare le loro nozioni e fissare le loro risoluzioni. Gran parte della saggezza degli antichi è stata tramandata ai posteri dai proverbi; e alcuni pensano che si possa giudicare del carattere e del carattere di una nazione dalla carnagione dei suoi proverbi volgari. I proverbi nella conversazione sono come gli assici in filosofia, le massime nel diritto e i postulati in matematica, che nessuno contesta, ma ognuno si sforza di esporre in modo da averli dalla sua parte. Eppure ci sono molti proverbi corrotti, che tendono a corrompere le menti degli uomini e a indurirle nel peccato. Il diavolo ha i suoi proverbi, e il mondo e la carne hanno i loro proverbi, che riflettono il biasimo su Dio e sulla religione (come Ezechiele 12:22; 18:2), per proteggerci dalle influenze corrotte di cui Dio ha i suoi proverbi, che sono tutti saggi e buoni, e tendono a renderci tali. Questi proverbi di Salomone non erano semplicemente una raccolta di sagge parole che erano state precedentemente trasmesse, come alcuni hanno immaginato, ma erano i dettami dello Spirito di Dio in Salomone. Il primo di essi (Proverbi 1:7) concorda con ciò che Dio disse all'uomo all'inizio (Giobbe 28:28, Ecco il timore del Signore, che è sapienza); cosicché sebbene Salomone fosse grande, e il suo nome potesse servire tanto quanto quello di qualsiasi uomo per raccomandare i suoi scritti, tuttavia, ecco, qui c'è uno più grande di Salomone. È Dio, per mezzo di Salomone, che qui ci parla: io dico, a noi; poiché questi proverbi sono stati scritti per il nostro apprendimento, e, quando Salomone parla a suo figlio, si dice che l'esortazione parla a noi come ai bambini, Ebrei 12:5. E, come non abbiamo nessun libro così utile per noi nelle nostre devozioni come i salmi di Davide, così non ne abbiamo nessuno così utile per noi, per il giusto ordine delle nostre conversazioni, come i proverbi di Salomone, che come Davide dice dei comandamenti, sono estremamente ampi, contenendo, in un piccolo compasso, un corpo completo di etica divina, politica, e l'economia, smascherando ogni vizio, raccomandando ogni virtù e suggerendo regole per il governo di noi stessi in ogni relazione e condizione, e in ogni svolta della conversazione. Il dotto vescovo Hall ha elaborato un sistema di filosofia morale a partire dai Proverbi e dall'Ecclesiaste di Salomone. I primi nove capitoli di questo libro sono considerati come una prefazione, a titolo di esortazione allo studio e alla pratica delle regole della saggezza, e alla messa in guardia contro quelle cose che vi ostacolerebbero. Abbiamo poi il primo volume dei proverbi di Salomone (Pr 10-24); poi un secondo volume (Pr 25-29); e poi la profezia di Agur (Pr 30) e quella di Lemuele (Pr 31). Lo scopo di tutti è uno e lo stesso: dirigerci in modo da ordinare la nostra conversazione nel modo giusto, in modo che alla fine possiamo vedere la salvezza del Signore. Il miglior commento su queste regole è quello di essere governati da esse.

INTRODUZIONE A Proverbi CAPITOLO 1

Coloro che leggono i salmi di Davide, specialmente quelli che si avvicinano a quest'ultimo fine, sarebbero tentati di pensare che la religione sia tutto rapimento e non consista in nient'altro che nelle estasi e nei trasporti della devozione; e senza dubbio c'è un tempo per loro, e se c'è un cielo sulla terra è in loro: ma, mentre siamo sulla terra, non possiamo essere interamente presi da loro; Abbiamo una vita da vivere nella carne, dobbiamo avere una conversazione nel mondo, e in questo dobbiamo ora insegnarci a portare la nostra religione, che è una cosa razionale, e molto utile al governo della vita umana, e tende tanto a renderci discreti quanto a renderci devoti, a far risplendere il volto davanti agli uomini, in un colloquio prudente, onesto, utile, tale da far ardere il cuore verso Dio in affetti santi e pii. In questo capitolo abbiamo,

I. Il titolo del libro, che mostra lo scopo generale e il design di esso, Proverbi 1:1-6.

II. Il primo principio di esso raccomanda alla nostra seria considerazione, Proverbi 1:7-9.

III. Una necessaria cautela contro le cattive compagnie, Proverbi 1:10-19.

IV. Una rappresentazione fedele e vivace dei ragionamenti della sapienza con i figli degli uomini, e la rovina certa di coloro che fanno orecchie da mercante a quei ragionamenti, Proverbi 1:20-33.

Ver. 1. fino alla Ver. 6.

Abbiamo qui un'introduzione a questo libro, che alcuni pensano sia stato preceduto dal collezionista ed editore, come Esdra; ma si suppone piuttosto che sia stato scritto da Salomone stesso, il quale, all'inizio del suo libro, propone il suo fine scrivendolo, per poter attenersi ai suoi affari e perseguire da vicino quel fine. Ci viene qui detto,

I. Che scrisse queste sagge parole, Proverbi 1:1. Sono i proverbi di Salomone.

1. Il suo nome significa pacifico, e il carattere sia del suo spirito che del suo regno rispondevano ad esso; entrambi erano pacifici. Davide, la cui vita fu piena di problemi, scrisse un libro di devozione; Poiché c'è forse qualcuno afflitto? Preghi. Salomone, che viveva tranquillamente, scrisse un libro d'istruzione, perché quando le chiese si riposavano, erano edificate. In tempo di pace dovremmo imparare noi stessi e insegnare agli altri ciò che in tempi difficili sia loro che noi dobbiamo praticare.

2. Era figlio di Davide; Era un onore per lui essere imparentato con quel brav'uomo, e lo considerava così con buona ragione, perché se la cavava meglio, 1Re 11:12. Era stato benedetto con una buona istruzione, e molte buone preghiere erano state fatte per lui (Salmi 72:1), l'effetto di entrambe appariva nella sua saggezza e utilità. La generazione dei giusti è talvolta così benedetta, che è resa benedetta, benedizione eminente, ai suoi giorni. Cristo è spesso chiamato il Figlio di Davide, e Salomone era un suo tipo in questo, come in altre cose, che apriva la bocca in parabole o proverbi.

3. Egli era re d'Israele, un re, eppure non era disprezzo per lui essere un maestro degli ignoranti e un maestro dei bambini, re d'Israele, quel popolo in mezzo al quale Dio era conosciuto e il suo nome era grande; tra loro imparò la sapienza, e a loro la comunicò. Tutta la terra cercava Salomone per ascoltare la sua sapienza, che superava quella di tutti gli uomini (1Re 4:30; 10:24); era un onore per Israele che il loro re fosse un tale dittatore, un tale oracolo. Salomone era famoso per gli apoftegmi; Ogni parola che diceva aveva un peso, e qualcosa di sorprendente ed edificante. I suoi servi che lo assistevano e ascoltavano la sua saggezza avevano, tra loro, raccolto 3000 suoi proverbi che scrivevano nei loro libri giornalieri; ma questi erano scritti da lui stesso, e non ammontano a quasi mille. In questi fu divinamente ispirato. Alcuni pensano che da quegli altri suoi proverbi, che non erano così ispirati, siano stati compilati i libri apocrifi dell'Ecclesiastico e della Sapienza di Salomone, nei quali ci sono molti detti eccellenti e di grande utilità; ma, nel complesso, sono molto lontani da questo libro. Gli imperatori romani avevano ciascuno di loro il suo simbolo o motto, come molti ora hanno con il loro stemma. Ma Salomone aveva molte parole importanti, non come le loro, prese in prestito da altre, ma tutte il prodotto di quella straordinaria sapienza di cui Dio lo aveva dotato.

II. Per quale scopo furono scritti (Proverbi 1:2-4), non per guadagnare una reputazione all'autore, o rafforzare il suo interesse tra i suoi sudditi, ma per l'uso e il beneficio di tutti coloro che in ogni epoca e luogo si governeranno da questi dettami e li studieranno da vicino. Questo libro ci aiuterà,

1. Per formare giuste nozioni delle cose e per possedere la nostra mente con idee chiare e distinte su di esse, affinché possiamo conoscere la saggezza e l'istruzione, affinché la saggezza che si ottiene per istruzione, per rivelazione divina, possa sapere sia come parlare e agire saggiamente noi stessi, sia come dare istruzione agli altri.

2. Distinguere tra verità e falsità, bene e male, percepire le parole dell'intelletto, comprenderle, giudicarle, guardarsi dagli errori e adattare ciò che ci viene insegnato a noi stessi e al nostro uso, in modo da poter discernere le cose che differiscono e non essere imposte, e possiamo approvare le cose che sono eccellenti e non perdere il beneficio di esse, Come prega l'Apostolo, Filippesi 1:10.

3. Per ordinare la nostra conversazione in modo corretto in ogni cosa, Proverbi 1:3. Questo libro darà, affinché possiamo ricevere, l'istruzione della saggezza, quella conoscenza che guiderà la nostra pratica nella giustizia, nel giudizio e nell'equità (Proverbi 1:3), che ci disporrà a rendere a tutti ciò che è loro dovuto, a Dio le cose che sono di Dio, in tutti gli esercizi della religione, e a tutti gli uomini ciò che è loro dovuto, secondo gli obblighi che per relazione, ufficio, contratto o per qualsiasi altro motivo, abbiamo nei loro confronti. Nota: Quelli sono veramente saggi, e nessuno tranne coloro che sono universalmente coscienziosi; E lo scopo della Scrittura è di insegnarci che la saggezza, la giustizia nei doveri della prima tavola, il giudizio in quelli della seconda tavola, e l'equità (cioè la sincerità) in entrambi; così alcuni li distinguono.

III. Per il cui uso furono scritti, Proverbi 1:4. Sono utili a tutti, ma sono progettati particolarmente,

1. Per i semplici, per dare loro sottigliezza . Le istruzioni qui date sono chiare e facili, e di livello alla più bassa capacità, gli uomini viandanti, sebbene sciocchi, non vi erreranno in esse; e coloro che sono sensibili alla loro ignoranza e al loro bisogno di essere istruiti riceveranno beneficio da coloro che sono consapevoli della loro ignoranza e del loro bisogno di essere istruiti, e coloro che ricevono queste istruzioni nella loro luce e potenza, sebbene siano semplici, saranno in questo modo resi sottili, graziosamente astuti per conoscere il peccato che dovrebbero evitare e il dovere che dovrebbero fare, e per sfuggire alle astuzie del tentatore. Chi è innocuo come la colomba osservando le regole di Salomone può diventare saggio come il serpente; e colui che è stato peccaminosamente stolto quando comincia a governarsi mediante la parola di Dio diventa misericordiosamente saggio.

2. Per i giovani, per dare loro conoscenza e discrezione. La giovinezza è l'età dell'apprendimento, coglie le istruzioni, riceve le impressioni e conserva ciò che poi viene ricevuto; è quindi di grande importanza che la mente sia allora ben stagionata, né può ricevere una tintura migliore di quella dei proverbi di Salomone. La gioventù è avventata, inebriante e sconsiderata; L'uomo nasce come il puledro dell'asino selvatico, e quindi ha bisogno di essere spezzato dalle restrizioni e gestito dalle regole che troviamo qui. E se i giovani baderanno alle loro vie secondo i proverbi di Salomone, presto acquisteranno la conoscenza e la discrezione degli antichi. Salomone ebbe un occhio rivolto ai posteri nello scrivere questo libro, sperando con esso di condire le menti della generazione nascente con i generosi principi della saggezza e della virtù.

IV. Che buon uso se ne può fare, Proverbi 1:5-6. Coloro che sono giovani e semplici possono essere resi saggi da loro, e non sono esclusi dalla scuola di Salomone, come lo erano da quella di Platone. Ma è solo per costoro? No; Qui non c'è solo latte per i bambini, ma carne forte per uomini forti. Questo libro non solo renderà saggi e buoni gli stolti e i cattivi, ma anche i saggi e i buoni più saggi e migliori; e sebbene il semplice e il giovane possano forse disprezzare queste istruzioni, e non essere il migliore per loro, tuttavia il saggio ascolterà. La saggezza sarà giustificata dai suoi figli, ma non dai bambini seduti sulla piazza del mercato. Nota: Anche gli uomini saggi devono ascoltare, e non pensare di essere troppo saggi per imparare. Un uomo saggio è sensibile ai propri difetti (Plurima ignoro, sed ignorantiam meam non ignoro - Sono ignorante di molte cose, ma non della mia propria ignoranza), e quindi continua ad andare avanti, per crescere nel sapere, per sapere di più e conoscerlo meglio, più chiaramente e distintamente, e per saperlo usare meglio. Finché viviamo, dovremmo sforzarci di accrescere in tutto l'apprendimento utile. Era un detto di uno dei più grandi rabbini, Qui non auget scientiam, amittit de ea: Se la nostra riserva di conoscenza non aumenta, si sta sprecando; e quelli che vogliono crescere nell'apprendimento devono studiare le Scritture; queste perfezionano l'uomo di Dio. Un uomo saggio, crescendo nell'apprendimento, non solo è vantaggioso per se stesso, ma anche per gli altri,

1. Come consulente. Un uomo che intenda questi precetti di saggezza, confrontandoli tra loro e con le proprie osservazioni, giungerà a poco a poco a saggi consigli; Egli sta in piedi per la preferenza, e sarà consultato come un oracolo, e gli sarà affidata la direzione degli affari pubblici; verrà a sedersi al timone, così significa la parola. Si noti che l'industria è il modo per onorare; e coloro che Dio ha benedetto con la sapienza devono studiare per farne del bene, secondo la loro sfera. È più dignitoso, infatti, essere consigliere del principe, ma è più carità essere consigliere dei poveri, come lo fu Giobbe con la sua sapienza. Giobbe 29:15, Ero gli occhi dei ciechi.

2. Come interprete (Proverbi 1:6) - per capire un proverbio. Salomone stesso era famoso per l'esposizione di enigmi e la risoluzione di questioni difficili, che era un tempo il celebre intrattenimento dei principi orientali, testimoniano le soluzioni che dava alle domande con cui la regina di Saba pensava di confonderlo. Ora qui si impegna a fornire ai suoi lettori quel talento, per quanto sarebbe utile ai migliori scopi.

"Capiranno un proverbio, anche l'interpretazione, senza la quale il proverbio è una noce non spezzata; Quando udranno una parola saggia, anche se simbolica, ne afferreranno il senso e sapranno come farne uso".

Le parole dei saggi sono a volte frasi oscure. Nelle epistole di San Paolo c'è qualcosa che è difficile da capire; Ma a coloro che, essendo ben versati nelle Scritture, sanno paragonare le cose spirituali con quelle spirituali, saranno facili e sicuri, cosicché, se gli chiedi: Hai capito tutte queste cose? potrebbero rispondere: Sì, Signore. Nota: È un onore per la religione quando gli uomini onesti sono uomini di buon senso; tutte le persone buone dovrebbero quindi mirare ad essere intelligenti, e correre avanti e indietro, prendersi cura dell'uso dei mezzi, affinché la loro conoscenza possa essere accresciuta.

7 Salomone, avendo intrapreso l'impegno di insegnare a un giovane la conoscenza e la discrezione, stabilisce qui due regole generali da osservare per questo, e queste sono temere Dio e onorare i suoi genitori, con cui Pitagora inizia i suoi versi d'oro con due leggi fondamentali della moralità, ma la prima di esse in uno stato miseramente corrotto. Primum, deos immortales cole, parentesque honora - Prima adora gli dèi immortali e onora i tuoi genitori. Per rendere i giovani come dovrebbero essere,

Che abbiano riguardo a Dio come al loro supremo.

1. Egli stabilisce questa verità, che il timore del Signore è l'inizio della conoscenza (Proverbi 1:7); è la parte principale della conoscenza (quindi il margine); è il capo della conoscenza; cioè,

(1.) Di tutte le cose che devono essere conosciute, questa è la più evidente, che Dio deve essere temuto, riverito, servito e adorato; questo è così l'inizio della conoscenza che coloro che non sanno nulla che non sanno questo.

(2.) Al fine di raggiungere tutta la conoscenza utile è molto necessario, che temiamo Dio; non siamo qualificati per trarre profitto dalle istruzioni che ci vengono date a meno che le nostre menti non siano possedute da una santa riverenza di Dio, e ogni pensiero dentro di noi sia portato all'obbedienza a lui. Se uno vuole fare la sua volontà, conoscerà la sua dottrina, Giovanni 7:17.

(3.) Come tutta la nostra conoscenza deve derivare dal timore di Dio, così deve tendere ad esso come alla sua perfezione e al suo centro. Sanno abbastanza coloro che sanno temere Dio, che sono attenti in ogni cosa a piacergli e timorosi di offenderlo in qualsiasi cosa; questo è l'Alfa e l'Omega della conoscenza.

2. Per confermare questa verità, che l'occhio rivolto a Dio deve dirigere e ravvivare tutte le nostre ricerche di conoscenza, egli osserva: Gli stolti (atei, che non hanno riguardo per Dio) disprezzano la sapienza e l'istruzione; non avendo alcun timore dell'ira di Dio, né alcun desiderio del suo favore, non ti renderanno grazie per aver detto loro ciò che possono fare per sfuggire alla sua ira e ottenere il suo favore. Coloro che dicono all'Onnipotente: Allontanati da noi, che sono così lontani dal temerlo da sfidarlo, non possono destare sorpresa se non desiderano la conoscenza delle sue vie, ma disprezzano quell'istruzione. Nota: Sono stolti coloro che non temono Dio e apprezzano le Scritture; e sebbene possano fingere di essere ammiratori dell'ingegno, in realtà sono estranei e nemici della saggezza.

II. Considerino i loro genitori come i loro superiori (Proverbi 1:8-9): Figlio mio, ascolta l'istruzione di tuo padre. Egli intende, non solo che voleva che i suoi figli fossero attenti a lui, e a ciò che diceva loro, né solo che voleva che i suoi allievi, e coloro che venivano da lui per essere istruiti, lo considerassero come il loro padre e attenessero ai suoi precetti con la disposizione dei figli, ma che voleva che tutti i figli fossero obbedienti e rispettosi verso i loro genitori, e che si conformassero all'educazione virtuosa e religiosa che essi danno loro, secondo la legge del quinto comandamento.

1. Dà per scontato che i genitori, con tutta la saggezza che hanno, istruiranno i loro figli e, con tutta l'autorità che hanno, daranno loro la legge per il loro bene. Sono creature ragionevoli, e quindi non dobbiamo dare loro la legge senza istruzione; Dobbiamo tirarli con le corde di un uomo, e quando diciamo loro cosa devono fare, dobbiamo dire loro perché. Ma sono corrotti e ostinati, e quindi con l'istruzione c'è bisogno di una legge. Abramo non solo catechizzerà, ma comanderà la sua casa. Sia il padre che la madre devono fare tutto il possibile per la buona educazione dei loro figli, e tutto abbastanza poco.

2. Ordina ai figli sia di ricevere che di conservare le buone lezioni e le leggi che i loro genitori danno loro.

(1.) Per riceverli con prontezza:

"Ascolta l'istruzione di tuo padre; Ascoltatela e ascoltatela, ascoltatela e datele il benvenuto, e siate grati per essa, e sottoscrivetela".

(2.) Per conservarli con determinazione:

"Non abbandonate la loro legge; Non pensare che quando sarai cresciuto, e non sarai più sotto tutori e governatori, potrai vivere in libertà; no, la legge di tua madre era secondo la legge del tuo Dio, e perciò non deve mai essere abbandonata; tu sei stato addestrato nella via per la quale devi andare, e quindi, quando sarai vecchio, non devi allontanarti da esso".

Alcuni osservano che, mentre l'etica dei Gentili e le leggi dei Persiani e dei Romani prevedevano solo che i figli dovessero rispettare il padre, la legge divina assicura anche l'onore della madre.

3. Egli raccomanda questo come ciò che è molto grazioso e ci renderà onore:

"Le istruzioni e le leggi dei tuoi genitori, attentamente osservate e messe in pratica, saranno un ornamento di grazia per il tuo capo (Proverbi 1:9), un ornamento tale che, agli occhi di Dio, è di grande valore, e ti faranno sembrare grande come coloro che portano catene d'oro al collo."

Che le verità e i comandi divini siano per noi una corona, o un collare di SS, che sono distintivi di onori di prim'ordine; Apprezziamoli e siamo ambiziosi con loro, e allora lo saranno con noi. Sono veramente preziosi, e saranno apprezzati, coloro che si stimano più per la loro virtù e pietà che per la loro ricchezza e dignità mondana.

10 Qui Salomone dà un'altra regola generale ai giovani, affinché scoprano e mantengano i sentieri della sapienza, e cioè stare attenti al laccio delle cattive compagnie. I salmi di Davide iniziano con questa cautela, e così fanno i proverbi di Salomone; poiché nulla è più distruttivo, sia per una devozione viva che per una conversazione regolare (Proverbi 1:10):

"Figlio mio , che amo e per il quale ho una tenera preoccupazione, se i peccatori ti adescano, non acconsentire".

Questo è un buon consiglio per i genitori da dare ai loro figli quando li mandano fuori nel mondo; è lo stesso che San Pietro diede ai suoi nuovi convertiti (Atti 2:40), Salvatevi da questa generazione infelice. Osservare

1. Quanto sono laboriose le persone malvagie per sedurre gli altri sui sentieri del distruttore: attireranno. I peccatori amano stare in compagnia nel peccato; Gli angeli che caddero furono tentatori quasi non appena furono peccatori. Non minacciano né litigano, ma adescano con lusinghe e parole leali; Con un'esca attirano l'incauto giovane all'amo. Ma sbagliano se pensano che, portando altri a partecipare con loro alla loro colpa, e ad essere legati, per così dire, nel legame con loro, avranno meno da pagare; perché avranno molto di più di cui rispondere.

2. Quanto dovrebbero essere cauti i giovani per non essere sedotti da loro:

"Non acconsentire; e poi, anche se ti adescano, non possono costringerti. Non dire come dicono, né fare come fanno o vorrebbero che tu facessi; non avere comunione con loro".

Per far rispettare questa cautela,

Rappresenta i ragionamenti fallaci che i peccatori usano nelle loro lusinghe, e le arti di lusingare che hanno per ingannare le anime instabili. Specifica i banditi, che fanno quello che possono per attirare gli altri nella loro banda, Proverbi 1:11-14. Guardate qui cosa vorrebbero che il giovane facesse:

"Vieni con noi (Proverbi 1:11); facci avere la tua compagnia".

Dapprima fingono di non chiedere altro; ma il corteggiamento sale più in alto (Proverbi 1:14):

"Getta la tua sorte in mezzo a noi; vieni con noi, unisci le tue forze alle nostre, e decidiamo di vivere e morire insieme: te la caverai come noi, e tutti noi abbiamo una sola borsa, affinché ciò che raccogliamo insieme possiamo spenderlo allegramente insieme".

perché è a questo che mirano [a?]. Si propongono di gratificare due irragionevoli e insaziabili concupiscenze, e con ciò attirano la loro preghiera nella trappola:

1. La loro crudeltà. Hanno sete di sangue, odiano gli innocenti e non li hanno mai provocati, perché con la loro onestà e operosità li svergognano e li condannano.

"Tendiamo dunque l'agguato del loro sangue e teniamoci in agguato segretamente per loro; non sono consapevoli di nessun crimine e di conseguenza temono di non correre alcun pericolo, ma viaggiano disarmati; perciò ne renderemo più facile la preda. E, oh come sarà dolce inghiottirli vivi!"

Proverbi 1:12. Questi uomini sanguinari lo farebbero con la stessa avidità con cui il leone affamato divora l'agnello. In caso di obiezione,

"I resti degli assassinati tradiranno gli assassini";

Essi rispondono:

«Non c'è pericolo di ciò; li inghiottiremo interi come quelli che sono sepolti".

Chi potrebbe immaginare che la natura umana degeneri a tal punto da far piacere a un uomo distruggerne un altro!

2. La loro cupidigia. Sperano di ottenere un buon bottino (Proverbi 1:13):

"Troveremo tutta la sostanza preziosa seguendo questo commercio. E se ci avventuriamo il collo per questo? riempiremo le nostre case di bottino".

Vedi qui,

(1.) L'idea che hanno della ricchezza mondana. La chiamano sostanza preziosa; mentre non è né sostanza né preziosa; è un'ombra; è vanità, specialmente quella che si ottiene con il furto, Salmi 62:10. È come ciò che non è, che non darà a un uomo alcuna solida soddisfazione. È a buon mercato, è comune, eppure, a loro avviso, è prezioso, e quindi rischieranno la loro vita, e forse la loro anima, per perseguirlo. È l'errore rovinante di migliaia di persone che sopravvalutano la ricchezza di questo mondo e la considerano una sostanza preziosa.

(2.) L'abbondanza di essa che si promettono: Ne riempiremo le nostre case. Coloro che commerciano con il peccato si promettono grandi affari, e che si trasformeranno in un vasto conto (Tutto questo ti darò, dice il tentatore); ma sognano solo di mangiare; le case si riducono a malapena a una manciata, come l'erba sui tetti delle case.

II. Egli mostra la perniciosità di queste vie, come motivo per cui dovremmo temerle (Proverbi 1:15):

"Figlio mio, non camminare per la via con loro; Non associarti con loro; prendi e tieniti il più lontano possibile da loro; trattieni il tuo piede dal loro sentiero; non prendete esempio da loro, non fate come loro".

Tale è la corruzione della nostra natura che il nostro piede è molto incline a entrare nel sentiero del peccato, così che dobbiamo usare la violenza necessaria su noi stessi per trattenerci da esso, e controllare noi stessi se in qualsiasi momento facciamo il minimo passo verso di esso. Considerare

1. Quanto è perniciosa la loro via nella sua stessa natura (Proverbi 1:16): I loro piedi corrono verso il male, verso ciò che è sgradito a Dio e dannoso per l'umanità, perché si affrettano a spargere il sangue. Nota: La via del peccato è in discesa; gli uomini non solo non possono fermarsi, ma, più a lungo vi rimangono, più velocemente corrono e si affrettano in essa, come se avessero paura di non fare abbastanza male e fossero decisi a non perdere tempo. Hanno detto che avrebbero proceduto con calma (Tendiamo l'agguato del sangue, Proverbi 1:11), ma scoprirai che hanno tutti fretta, tanto Satana ha riempito i loro cuori.

2. Quanto saranno perniciose le conseguenze. Viene detto loro chiaramente che questa via malvagia finirà certamente con la loro propria distruzione, eppure persistono in essa. Qui allegato

(1.) Sono come l'uccello sciocco, che vede la rete stesa per prenderla, eppure è invano; è attirata dall'esca, e non accetterà l'avvertimento che i suoi stessi occhi le hanno dato, Proverbi 1:17. Ma noi pensiamo di valere più di molti passeri, e quindi dovremmo avere più ingegno e agire con più cautela. Dio ci ha resi più saggi degli uccelli del cielo (Giobbe 35:11), e allora saremo stupidi come loro?

(2.) Sono peggiori degli uccelli, e non hanno il senso che a volte percepiamo che abbiano; perché l'uccellatore sa che è inutile porre la sua trappola alla vista dell'uccello, e quindi ha le arti per nasconderla. Ma il peccatore vede la rovina alla fine del suo cammino; l'omicida, il ladro, vedono la prigione e il patibolo davanti a loro, anzi, possono vedere l'inferno davanti a loro; le loro sentinelle dicono loro che sicuramente moriranno, ma non serve a nulla; Si precipitano nel peccato, e si precipitano in esso, come il cavallo in battaglia. Poiché realmente la pietra che rotoleranno si rivolterà su se stessa, Proverbi 1:18-19. Essi tendono agguati, e si nascondono segretamente, per il sangue e la vita degli altri, ma si dimostrerà, contrariamente alla loro intenzione, che è per il loro stesso sangue, la loro stessa vita; Alla fine faranno una fine vergognosa, e se sfuggiranno alla spada del magistrato, c'è ancora una Nemesi divina che li perseguita. La vendetta permette loro di non vivere. La loro avidità di guadagno li spinge a quelle pratiche che non permetteranno loro di vivere metà dei loro giorni, ma taglieranno il numero dei loro mesi in mezzo. Hanno poche ragioni per essere orgogliosi della loro proprietà in ciò che toglie la vita ai proprietari e poi passa ad altri padroni; e che giova a un uomo, se guadagna il mondo, se perde la vita? Perché allora non potrà più godere del mondo; tanto meno se perde la sua anima, e che annega nella distruzione e nella perdizione, come lo sono moltitudini per l'amore del denaro.

Ora, sebbene Salomone specifichi solo la tentazione di rubare sulla strada, tuttavia intende metterci in guardia contro tutti gli altri mali a cui i peccatori attirano gli uomini. Tali sono le vie degli ubriaconi e degli impuri; si abbandonano a quei piaceri che tendono alla loro rovina sia qui che per sempre; e quindi non acconsentire ad essi.

20 Salomone, dopo aver mostrato quanto sia pericoloso ascoltare le tentazioni di Satana, qui mostra quanto sia pericoloso non ascoltare le chiamate di Dio, di cui rimpiangeremo per sempre la negligenza. Osservare

Tramite il quale Dio ci chiama, mediante la sapienza. È la sapienza che grida fuori. La parola è plurale: saggezie, perché, come c'è sapienza infinita in Dio, così c'è la multiforme sapienza di Dio, Efesini 3:10. Dio parla ai figli degli uomini con ogni sorta di sapienza e, come in ogni volontà, così in ogni parola di Dio c'è un consiglio.

1. L'intelletto umano è la sapienza, la luce e la legge della natura, i poteri e le facoltà della ragione, e l'ufficio della coscienza, Giobbe 38:36. Per mezzo di essi Dio parla ai figli degli uomini e ragiona con loro. Lo spirito dell'uomo è la candela del Signore; e, dovunque gli uomini vadano, possono udire una voce dietro di loro, che dice: Questa è la via; e la voce della coscienza è la voce di Dio, e non sempre una voce dolce e sommessa, ma a volte grida.

2. Il governo civile è sapienza; è l'ordinanza di Dio; i magistrati sono i suoi vicegerenti. Dio per mezzo di Davide aveva detto agli stolti: Non fate nulla da stolti, Salmi 75:4. All'apertura delle porte e nei luoghi di concorso, dove si tenevano i tribunali, i giudici, la saggezza della nazione, chiamavano i malvagi, in nome di Dio, a pentirsi e a correggersi.

3. La rivelazione divina è sapienza; tutti i suoi dettami, tutte le sue leggi, sono sapienti come la sapienza stessa. Dio, per mezzo della parola scritta, per mezzo della legge di Mosè, che pone davanti a noi la benedizione e la maledizione, per mezzo delle labbra dei sacerdoti che custodiscono la scienza, per mezzo dei suoi servi i profeti e di tutti i ministri di questa parola, annuncia la sua mente ai peccatori e dà loro l'avvertimento con la stessa chiarezza con cui viene proclamato nei luoghi o nei tribunali di giustizia dai banditori. Dio, nella sua parola, non solo apre il caso, ma lo discute con i figli degli uomini. Vieni, ora, e ragioniamo insieme, Isaia 1:18.

4. Cristo stesso è Sapienza, è Sapienza, perché in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza, ed egli è il centro di tutta la rivelazione divina, non solo la Sapienza essenziale, ma il Verbo eterno, per mezzo del quale Dio ci parla e al quale ha affidato ogni giudizio; È quindi lui che qui intercede i peccatori e li condanna. Egli si fa chiamare Sapienza, Luca 7:35.

II. Come ci chiama, e in che modo.

1. Molto pubblicamente, affinché chiunque abbia orecchie per udire possa udire, poiché tutti sono invitati a trarre beneficio da ciò che viene detto e tutti si preoccupano di ascoltarlo. Le regole della saggezza sono pubblicate senza che nelle strade, non solo nelle scuole o nei palazzi dei principi, ma nei principali luoghi di concorso, tra la gente comune che passa e ripassa all'apertura delle porte e nella città. È comodo gettare la rete del vangelo dove c'è una moltitudine di pesci, nella speranza che poi alcuni saranno rinchiusi. Questo si adempì nel nostro Signore Gesù, che insegnò apertamente nel tempio, in folle di persone, e in segreto non disse nulla , Giovanni 18:20, e ordinò ai suoi ministri di proclamare il suo vangelo sul tetto, Matteo 10:27. Dio dice (Isaia 45:19): Non ho parlato in segreto. Non c'è parola o linguaggio in cui la voce della Sapienza non sia ascoltata. La verità non cerca angoli, né la virtù si vergogna di se stessa.

2. Molto pateticamente; piange , e piange ancora, come se fosse sincera. Gesù si alzò e pianse. Pronuncia la sua voce, pronuncia le sue parole con tutta la chiarezza e l'affetto possibili. Dio desidera essere ascoltato e ascoltato.

III. Qual è la chiamata di Dio e di Cristo.

1. Egli rimprovera i peccatori per la loro follia e per il loro ostinato persistere in essa, Proverbi 1:22. Osservare

(1.) Chi sono coloro che la Sapienza qui rimprovera e con cui si espone. In generale, sono quelli che sono semplici, e quindi potrebbero essere giustamente disprezzati, come l'amore per la semplicità, e quindi potrebbero giustamente essere disperati; ma dobbiamo usare i mezzi anche con coloro di cui abbiamo solo poche speranze, perché non sappiamo cosa possa fare la grazia divina. Tre tipi di persone sono qui chiamate a:

[1.] Semplici che amano la semplicità. Il peccato è semplicità, e i peccatori sono semplici; agiscono in modo stolto, molto sciocco; e la condizione di coloro che amano la semplicità è molto cattiva, amano le loro semplici nozioni del bene e del male, i loro semplici pregiudizi contro le vie di Dio, e sono nel loro elemento quando fanno una cosa semplice, divertendosi con i loro stessi inganni e adulandosi nella loro malvagità.

[2.] Schernitori che si dilettano a disprezzare, persone orgogliose che si divertono a tormentare tutto ciò che li circonda, persone gioviali che scherzano su tutta l'umanità e si fanno beffe di tutto ciò che incontra sulla loro strada. Ma gli schernitori della religione sono particolarmente intesi, i peggiori peccatori, che disdegnano di sottomettersi alle verità e alle leggi di Cristo, e ai rimproveri e agli ammonimenti della sua parola, e si inorgogliscono di denigrare ogni cosa che è sacra e seria.

[3.] Stolti che odiano la conoscenza. Nessuno, tranne gli stolti, odia la conoscenza. Solo coloro che non la comprendono correttamente sono nemici della religione. E quelli sono i peggiori degli stolti che odiano essere istruiti e riformati, e hanno una radicata antipatia per la pietà seria.

(2.) Come si esprime il rimprovero:

"Per quanto tempo lo farai ?"

Ciò implica che il Dio del cielo desidera la conversione e la riforma dei peccatori e non la loro rovina, che è molto dispiaciuto della loro ostinazione e dilazione, che aspetta di essere clemente ed è disposto a ragionare con loro.

2. Li invita a pentirsi e a diventare saggi, Proverbi 1:23. E qui,

(1.) Il precetto è chiaro: volgiti alla mia riprensione. Non facciamo buon uso dei rimproveri che ci vengono dati per ciò che è male, se non ci volgiamo da esso a ciò che è bene, perché per questo fine è stato dato il rimprovero. Convertiti, cioè, ritorna alla tua mente sana, volgiti a Dio, volgiti al tuo dovere, convertiti e vivi.

(2.) Le promesse sono molto incoraggianti. Coloro che amano la semplicità si trovano sotto l'impotenza morale di cambiare la propria mente e il proprio modo; Non possono volgersi con alcun potere proprio. A questo Dio risponde:

"Ecco, io spanderò su di voi il mio Spirito; Mettetevi in gioco per fare ciò che potete, e la grazia di Dio si stabilirà in voi, e opererà in voi per volere e fare quel bene che, senza quella grazia, non potreste fare".

Aiuta te stesso, e Dio ti aiuterà; stendi la tua mano secca e Cristo la rafforzerà e la guarirà.

[1.] L'autore di questa grazia è lo Spirito, e ciò è promesso: Spanderò su di voi il mio Spirito come olio, come acqua; avrete lo Spirito in abbondanza, fiumi d'acqua viva, Giovanni 7:38. Il nostro Padre celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiederanno.

[2.] Il mezzo di questa grazia è la parola che, se la prendiamo bene, ci trasformerà; Si promette quindi,

"Io vi farò conoscere le mie parole, non solo ve le dirò, ma le farò conoscere, ve le darò per comprenderle".

Nota: Una grazia speciale è necessaria per una conversione sincera. Ma quella grazia non sarà mai negata a nessuno che la cerchi onestamente e si sottometta ad essa.

3. Legge la condanna di coloro che continuano ostinatamente contro tutti questi mezzi e metodi di grazia. È grande e molto terribile, Proverbi 1:24-32. La sapienza, avendo chiamato i peccatori a tornare, si ferma un po', per vedere quale effetto ha la chiamata, ascolta e ascolta; ma essi non parlano bene (Geremia 8:6), e quindi continua a dire loro ciò che avverrà alla fine di questo.

(1.) Il crimine viene recitato ed è altamente provocatorio. Vedete per quale motivo sarà dato un giudizio contro i peccatori impenitenti nel gran giorno, e direte che lo meritano, e che il Signore è giusto in esso. È, in breve, rigettare Cristo e le offerte della sua grazia, e rifiutare di sottomettersi ai termini del suo vangelo, che li avrebbe salvati sia dalla maledizione della legge di Dio che dal dominio della legge del peccato.

[1.] Cristo li chiamò per avvertirli del loro pericolo; stese la sua mano per offrire loro misericordia, anzi, per aiutarli a uscire dalla loro miserabile condizione, stese la sua mano perché la afferrassero , ma essi rifiutarono e nessuno li considerò; alcuni furono negligenti e non vi prestarono mai attenzione, né prestarono attenzione a ciò che veniva loro detto; altri erano ostinati e, sebbene non potessero evitare di ascoltare la volontà di Cristo, tuttavia gli diedero un netto rifiuto, rifiutarono, Proverbi 1:24. Erano innamorati della loro follia e non volevano essere resi saggi. Erano ostinati a tutti i metodi che venivano presi per reclamarli. Dio stese la sua mano nelle misericordie concesse loro e, quando queste non vollero operare su di loro, nelle correzioni, ma tutte furono vane, essi non considerarono le operazioni della sua mano più delle dichiarazioni della sua bocca.

[2.] Cristo li rimproverò e li consigliò, non solo li rimproverò per ciò che avevano fatto male, ma li consigliò di fare meglio (questi sono rimproveri di istruzione e prove di amore e di buona volontà), ma essi disprezzarono tutti i suoi consigli come non degni di attenzione, e non vollero nulla del suo rimprovero, come se fosse inferiore a loro essere rimproverati da lui e come se non avessero mai fatto nulla che meritasse rimprovero, Proverbi 1:25. Questo è ripetuto (Proverbi 1:30):

"Non vollero nulla del mio consiglio, ma lo respinsero con sdegno; chiamavano rimproveri rimproveri e li prendevano come un insulto (Geremia 6:10); anzi, disprezzavano ogni mio rimprovero, come se fosse tutto uno scherzo e non valesse la pena di prenderci in considerazione".

Nota: Coloro che sono sordi alla riprensione e ai buoni consigli sono segnati per la rovina.

[3.] Furono esortati a sottomettersi al governo della retta ragione e della religione, ma si ribellarono a entrambi. In primo luogo, la ragione non dovrebbe governarli, perché odiavano la conoscenza (Proverbi 1:29), odiavano la luce della verità divina perché scopriva loro il male delle loro azioni, Giovanni 3:20. Odiavano sentirsi dire ciò che non potevano sopportare di sapere. In secondo luogo, la religione non poteva governarli, perché non scelsero il timore del Signore, ma scelsero di camminare nella via del loro cuore e alla vista dei loro occhi. Erano spinti a mettere Dio sempre davanti a loro, ma preferirono gettare lui e la sua paura dietro le loro spalle. Nota: Coloro che non scelgono il timore del Signore mostrano di non avere alcuna conoscenza.

(2.) La sentenza è pronunciata, ed è certamente rovinante. Coloro che non si sottometteranno al governo di Dio periranno certamente sotto la sua ira e la sua maledizione, e il vangelo stesso non li solleverà. Non avrebbero tratto il beneficio della misericordia di Dio quando fosse stata loro offerta, e quindi giustamente sarebbero caduti come vittime della sua giustizia, Proverbi 29:1. Le minacce qui avranno il loro pieno compimento nel giudizio del grande giorno e nell'eterna miseria dell'impenitente, di cui tuttavia ci sono alcune serietà nei giudizi attuali.

[1.] Ora i peccatori sono nella prosperità e nella sicurezza, vivono nell'agio e sfidano il dolore. Ma, prima, verrà la loro calamità (Proverbi 1:26); verranno le malattie, e quelle malattie che essi considereranno essere i veri arresti e messaggeri di morte; altri problemi verranno, nella mente, nella condizione, che li convinceranno della loro follia nel tenere Dio lontano. In secondo luogo, la loro calamità li metterà in grande spavento. La paura li coglie e temono che il male sarà peggio. Quando i giudizi pubblici sono all'estero, i peccatori in Sion hanno paura, la paura sorprende gli ipocriti. La morte è per loro il re dei terrori (Giobbe 15:21, ecc.; Giobbe 18:11, ecc.); questa paura sarà il loro continuo tormento. In terzo luogo, secondo il loro spavento, sarà per loro. Verrà la loro paura (ciò di cui avevano paura si abbatterà su di loro), verrà come una desolazione, come un diluvio impetuoso che abbatterà tutto ciò che sta davanti, sarà la loro distruzione, la loro distruzione totale e definitiva, e verrà come un turbine che all'improvviso e con forza scaccia via tutta la pula. Nota: Coloro che non ammettono il timore di Dio si espongono a tutte le altre paure, e le loro paure non si riveleranno senza causa. In quarto luogo, la loro paura si trasformerà allora in disperazione: l'angoscia e l'angoscia verranno su di loro, perché, essendo caduti nella fossa di cui avevano paura, non vedranno via d'uscita, Proverbi 1:27. Saul grida (2Samuele 1:9), L'angoscia è scesa su di me; e nell'inferno c'è pianto, lamento e stridore di denti per l'angoscia, tribolazione e angoscia per l'anima del peccatore, frutto dell'indignazione e dell'ira del giusto Dio, Romani 2:8-9.

[2.] Ora Dio ha pietà della loro follia, ma allora riderà della loro calamità (Proverbi 1:26):

"Anch'io riderò della tua angoscia, come tu hai riso del mio consiglio".

Coloro che ridicolizzano la religione non faranno altro che rendersi ridicoli davanti a tutto il mondo. I giusti rideranno di loro (Salmi 52:6), perché Dio stesso lo farà. Suggerisce che saranno per sempre esclusi dalle compassione di Dio; Hanno peccato così a lungo contro la misericordia che ora l'hanno completamente eliminata. Il suo occhio non risparmierà, né avrà pietà. Anzi, essendo la sua giustizia glorificata nella loro rovina, egli ne sarà contento, anche se ora preferirebbe che si convertissero e vivessero. Ah! Mi libererò dei miei avversari.

[3.] Ora Dio è pronto ad ascoltare le loro preghiere e ad andare loro incontro con misericordia, se solo volessero rivolgersi a lui per questo; ma allora la porta sarà chiusa e invano grideranno (Proverbi 1:28):

"Allora mi invocheranno quando sarà troppo tardi, Signore, Signore, aprici le porte. Sarebbero allora volentieri in debito con quella misericordia che ora rifiutano e di cui si prendono alla leggera; ma io non risponderò, perché, quando ho chiamato, non hanno risposto";

tutta la risposta allora sarà: Allontanati da me, non ti conosco. Questo è stato il caso di alcuni anche in questa vita, come di Saul, ai quali Dio non rispose per mezzo di Urim o di profeti; ma, ordinariamente, finché c'è vita c'è spazio per la preghiera e la speranza di accelerare, e quindi questo deve riferirsi all'inesorabile giustizia del giudizio finale. Allora coloro che hanno disprezzato Dio lo cercheranno presto (cioè con fervore), ma invano; Non lo troveranno, perché non l'hanno cercato quando poteva essere trovato, Isaia 55:6. Il ricco dell'inferno mendicò, ma gli fu negato.

[4.] Ora sono ansiosi di fare la loro strada e amano le loro macchinazioni; ma allora ne avranno abbastanza (Proverbi 1:31), secondo il proverbio: Che gli uomini bevano come preparano; mangeranno il frutto della loro condotta; Il loro salario sarà secondo il loro lavoro, e, come era la loro scelta, così sarà la loro condanna, Galati 6:7-8. Nota, in primo luogo, c'è una tendenza naturale nel peccato alla distruzione, Giacomo 1:15. I peccatori sono certamente infelici se mangiano solo il frutto della loro stessa maniera. In secondo luogo, coloro che muoiono devono ringraziare se stessi e non possono incolpare gli altri. È il loro stesso espediente; se ne glorino. Dio sceglie le loro illusioni, Isaia 66:4.

[5.] Ora essi si valutano in base alla loro prosperità mondana, ma ciò contribuirà ad aggravare la loro rovina, Proverbi 1:32. In primo luogo, ora sono orgogliosi di potersi allontanare da Dio e liberarsi dalle restrizioni della religione; ma quella stessa cosa li ucciderà, il ricordo di essa li ferirà al cuore. In secondo luogo, ora sono orgogliosi della loro sicurezza e sensualità; ma la comodità dei semplici (così si legge a margine) li ucciderà; Più sono sicuri, più certi e più spaventosi saranno la loro distruzione, e la prosperità degli stolti aiuterà a distruggerli, gonfiandoli di orgoglio, incollando i loro cuori al mondo, fornendo loro combustibile per le loro concupiscenze e indurendo i loro cuori nelle loro vie malvagie.

4. Conclude con un'assicurazione di sicurezza e felicità per tutti coloro che si sottomettono alle istruzioni della saggezza (Proverbi 1:33):

"Chiunque mi darà ascolto e sarà governato da me, lo farà,"

(1.) "Stai al sicuro; dimorerà sotto la speciale protezione del Cielo, così che nulla gli farà alcun male reale".

(2.) "Sarà tranquillo e non avrà inquietanti apprensioni di pericolo; non solo sarà al sicuro dal male, ma si calmerà dalla paura del male".

Quand'anche la terra fosse rimossa, non avrebbero paura. Saremmo stati al sicuro dal male e tranquilli dalla paura di esso? Che la religione ci governi sempre e che la parola di Dio sia la nostra consigliera. Questo è il modo per vivere al sicuro in questo mondo, e per stare tranquilli dalla paura del male nell'altro mondo.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Proverbi 1

1 L'argomento di questo libro può essere esposto così, ampliando i versetti iniziali. 1. I Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele. 2. Che trattano della conoscenza della saggezza, della pietà verso Dio, dell'istruzione e della disciplina morale, della comprensione di consigli saggi e prudenti. 3. Che trattano del raggiungimento dell'istruzione della saggezza, la quale deve essere dimostrata nella condotta di vita e consiste nella rettitudine nei confronti dei nostri simili. 4. Che trattano di dare ai semplici la sagacia per scoprire ciò che è giusto, fornendo loro principi giusti e una visione corretta della virtù e del vizio; e ai giovani la conoscenza, affinché non debbano sbagliare per ignoranza; e la discrezione, affinché, riflettendo bene su questi precetti, non possano sbagliare per ostinazione. Se prendiamo i proverbi di altre nazioni, ne troveremo un gran numero, basati sull'egoismo, l'astuzia, l'orgoglio, l'ingiustizia, il disprezzo e l'ostilità nazionale. I principi dei Proverbi di Salomone sono pietà, carità, giustizia, benevolenza e vera prudenza. La loro purezza universale dimostra che sono parola di Dio.

Capitolo 1

L'uso dei Proverbi Pr 1:1-6

Esortazioni al timore di Dio e all'obbedienza ai genitori Pr 1:7-9

Per evitare le insidie dei peccatori Pr 1:10-19

Il discorso della Sapienza ai peccatori Pr 1:20-33

Versetti 1-6

Gli insegnamenti qui impartiti sono chiari e possono giovare a coloro che sentono la propria ignoranza e la necessità di essere istruiti. Se i giovani fanno attenzione alle loro abitudini, secondo i Proverbi di Salomone, otterranno conoscenza e discrezione. Salomone parla dei punti più importanti della verità, e qui c'è un uomo più grande di Salomone. Cristo parla con la sua parola e con il suo Spirito. Cristo è la Parola e la Sapienza di Dio, e ci è stato reso sapiente.

7 Versetti 7-9

Gli stolti sono persone che non hanno una vera saggezza, che seguono i propri schemi, senza tenere conto della ragione o della riverenza verso Dio. I bambini sono creature ragionevoli e quando diciamo loro cosa devono fare, dobbiamo dire loro perché. Ma sono corrotti e ostinati, quindi con l'istruzione c'è bisogno di una legge. Facciamo in modo che le verità e i comandi divini siano per noi i più onorevoli; valorizziamoli, e allora lo saranno anche per noi.

10 Versetti 10-19

I malvagi sono zelanti nel sedurre gli altri verso le vie del distruttore: i peccatori amano la compagnia nel peccato. Ma hanno molto di più di cui rispondere. Quanto dovrebbero essere prudenti i giovani! "Non acconsentire". Non dire quello che dicono, non fare quello che fanno o che vorrebbero che tu facessi; non avere rapporti con loro. Chi può pensare che sia un piacere per un uomo distruggere un altro uomo? Osservate la loro idea di ricchezza mondana, ma non è né sostanziale né preziosa. L'errore rovinoso di migliaia di persone è quello di sopravvalutare la ricchezza di questo mondo. Gli uomini si ripromettono invano che il peccato andrà a loro vantaggio. La strada del peccato è in discesa; gli uomini non possono fermarsi. Se i giovani vogliono evitare la rovina temporale ed eterna, si rifiutino di fare un passo in questi sentieri distruttivi. L'avidità di guadagno degli uomini li spinge a pratiche che non permetteranno a loro o ad altri di vivere metà dei loro giorni. Che cosa ci guadagna un uomo, anche se guadagna il mondo, se perde la sua vita? Tanto meno se perde la sua anima?

20 Versetti 20-33

Salomone, dopo aver mostrato quanto sia pericoloso dare ascolto alle tentazioni di Satana, dichiara qui quanto sia pericoloso non dare ascolto ai richiami di Dio. Cristo stesso è Sapienza, è Saggezza. Tre tipi di persone sono qui chiamate da Lui: 1. I semplici. I peccatori sono affezionati alle loro semplici nozioni del bene e del male, ai loro semplici pregiudizi contro le vie di Dio, e si compiacciono della loro malvagità. 2. Gli spregiatori. Persone orgogliose e gioviali, che si burlano di ogni cosa. Schernitori della religione, che sminuiscono ogni cosa sacra e seria. 3. Stupidi. Sono i peggiori tra gli stolti che odiano essere istruiti e hanno una radicata avversione per la pietà seria. Il precetto è chiaro: "Voltatevi al mio rimprovero". Non facciamo un buon uso dei rimproveri, se non ci volgiamo dal male al bene. Le promesse sono molto incoraggianti. Gli uomini non possono convertirsi con le loro forze, ma Dio risponde: "Ecco, io effonderò su di voi il mio Spirito". La grazia speciale è necessaria per una conversione sincera. Ma questa grazia non sarà mai negata a chi la cerca. L'amore di Cristo e le promesse unite ai suoi rimproveri dovrebbero sicuramente attirare l'attenzione di tutti. È lecito chiedersi quanto a lungo gli uomini intendano procedere su un sentiero così pericoloso, se si considera l'incertezza della vita e le conseguenze di una morte senza Cristo. Ora i peccatori vivono nell'agio e sfidano il dolore, ma la loro calamità arriverà. Ora Dio è pronto ad ascoltare le loro preghiere, ma poi grideranno invano. Siamo ancora disprezzatori della saggezza? Ascoltiamo diligentemente e obbediamo al Signore Gesù, affinché possiamo godere della pace della coscienza e della fiducia in Dio; essere liberi dal male, in vita, in morte e per sempre.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Proverbi 1

1 Introduzione ai proverbi

1. Le parole di apertura del libro Proverbi 1:1 ci danno il suo attuale titolo ebraico, la cui prima parola è stata adottata dai traduttori, e "Proverbi" è diventata l'intestazione comune del libro nella Settanta, nella Vulgata e la versione di Re Giacomo. Un tempo un titolo d'onore, il Libro della Sapienza, o "la sapienza eccelsa", veniva applicato sia dagli ebrei che dai cristiani a questo libro, indicando che il libro prendeva il suo posto, come rappresentante della Sapienza di cui il Tanto pensavano gli Ebrei, in testa a tutta la classe dei libri, canonici o apocrifi, che erano conosciuti come Sapienziali.

La parola ebraica per "proverbio" ( משׁל mâshâl ) ha un significato molto più definito rispetto al greco παροιμία paroimia e al latino "proverbium". Il suo significato-radice è quello del confronto, del mettere insieme questo e quello, notare la somiglianza nelle cose dissimili; corrisponde al greco παραβολή parabolē piuttosto che παροιμία paroimia. Che fosse applicato anche ad apoftegmi morali di varia lunghezza, appuntiti e concisi nella loro forma, anche se non vi potrebbe essere alcuna somiglianza, è abbastanza evidente in tutto il libro.

I proverbi sono caratteristici di una fase relativamente precoce della crescita mentale della maggior parte delle nazioni. Un singolo fatto sorprendente o divertente che serve come tipo di tutti i fatti simili (ad esempio, 1 Samuele 10:12 ); il mero risultato di un'induzione alla quale si possono riferire altre istanze (es. 1 Samuele 24:13 ); una legge, con o senza similitudine, o che spieghi in questo modo il corso degli eventi nella vita degli uomini o nella storia della loro nazione Geremia 31:29; Ezechiele 18:2 : queste cose forniscono proverbi che si trovano nella storia di tutte le nazioni, generalmente nelle sue fasi precedenti.

C'è poca o nessuna registrazione della loro nascita. Nessuno conosce il loro autore. Trovano accettazione con le persone dalla loro verità intrinseca o parvenza di verità. In seguito, comunemente in un periodo molto successivo, le persone ne fanno raccolte.

2. Il Libro dei Proverbi, tuttavia, non è una tale raccolta. Per quanto riguarda ciò che era stato in precedenza corrente nei detti familiari, c'è stato un processo di selezione, guidato da un preciso scopo didattico - escludendo tutto ciò che era locale, personale o semplicemente umoristico, e ricevendo quelli che rientravano nello scopo etico dell'insegnante. Come nella storia di altre nazioni, così tra gli Ebrei (cfr. 1 Re 4:31 ) sorsero, a un certo stadio della cultura, coloro per i quali il proverbio era il modo più naturale di esprimersi, che incarnarono in tutto ciò che avevano osservato o pensato sui fenomeni della natura o della vita umana. Così è stato preminentemente il saggio alla cui paternità è assegnato il Libro dei Proverbi: Salomone, figlio di Davide.

La precisa precisione di 1 Re 4:32 porta a dedurre che al tempo in cui fu scritto quel libro esisteva una nota raccolta di detti attribuiti a Salomone molto più lunga del presente libro e di canti che sono quasi o del tutto perduti a noi. L'ambito di quella raccolta potrebbe aver probabilmente incluso una gamma molto più ampia di soggetti (come alberi, creature, ecc.

), che il presente libro, che è dal primo all'ultimo nella sua portata etica, tratta solo con parsimonia, attraverso la parte più ampia del suo contenuto, del mondo degli animali e delle piante, e non ha nulla che prenda la forma di una favola.

3. La struttura del libro mostra, tuttavia, che si tratta di una raccolta di diverse fonti, nonché di una selezione dei detti di un solo uomo; e una compilazione che, nella sua forma attuale, fu fatta circa tre secoli dopo il tempo di Salomone. Una sezione considerevole del libro è costituita da proverbi che sono stati organizzati e scritti per la prima volta sotto Ezechia Proverbi 25:1.

Agur Proverbi 30:1 e Lemuel Proverbi 31:1 sono nominati come gli autori degli ultimi due capitoli. Il libro è dunque analogo nella sua composizione ai Salmi; è un'antologia dei detti dei saggi d'Israele, che prende il nome da colui che era il più importante di loro, proprio come il Libro dei Salmi è un'antologia degli inni non solo di Davide, ma anche dei figli di Cora e altri.

Alla domanda su fino a che punto il libro ci dia l'insegnamento di Salomone stesso, quali parti di esso possono essere assegnate a lui e cosa può essere attribuito ad alcuni scrittori successivi, è stata risolta in modo molto diverso. Tuttavia, alcuni punti di riferimento si presentano, dividendo il libro in sezioni, ognuna delle quali è un insieme completo.

(a) Proverbi 1:1 è il titolo e l'introduzione al libro, che ne descrive il contenuto e lo scopo. Sembra che ci siano buone ragioni per credere che, sebbene Proverbi 1:1 dato il titolo originale del libro, gli altri versi siano stati aggiunti dall'ultimo compilatore, nelle cui mani ha preso la forma attuale.

(b) Proverbi 1:7 è una specie di motto, che stabilisce il principio che sta alla base dell'intero libro. Questo può essere assegnato allo stesso compilatore.

(c) Proverbi 1:8; una lunga esortazione, indirizzata dall'insegnante al suo allievo, e ogni sottosezione che si apre con le parole "mio figlio" o "i miei figli". In Proverbi 8 c'è un cambiamento in un ceppo più alto. La sapienza stessa parla, e non al ricercatore individuale, ma ai figli degli uomini in generale Proverbi 8:4.

Questa personificazione della Sapienza come potenza vivente, e l'accento posto sulla sua grandezza e bellezza, contrastava con la "strana donna", la "straniera", cioè la meretrice o adultera, il cui fascino è più pericoloso per l'anima che entra nel suo tempo di prova, sono i tratti caratteristici di questa porzione.

Tutta questa sezione è stata attribuita da alcuni commentatori ad un autore successivo a Salomone, per motivi a dir poco molto incerti.

Gli argomenti, a favore dell'identità dell'autore, non mancano.

(d) Proverbi 10:1. Il titolo indica che la sezione aveva un'origine indipendente. L'insegnamento continuo è sostituito da una serie di massime isolate, brevi, concise, antitetiche, il vero tipo dei proverbi ebraici, quasi mai portate oltre i limiti di un singolo versetto, che trattano i fatti comuni della vita, e li guardano dal punto di prudenza.

Questo è il nocciolo di tutto il libro, che rappresenta la saggezza che ha reso famoso Salomone tra gli uomini. Contenendo circa 400 di queste massime, si può pensare come probabilmente una selezione dal numero più grande di cui in 1 Re 4:32 , fatta forse sotto la direzione del re stesso, e preceduta dagli insegnamenti più omiletici di Prov.

1–9. Sebbene non ci sia un ordine sistematico, qua e là due o più versi in successione trattano lo stesso argomento in un modo che getta un po' di luce sul processo attraverso il quale è stata fatta la selezione, come se ci fosse stato qualcosa come un libro banale, in cui, sebbene non ci fosse una disposizione sistematica, c'era un certo grado di raggruppamento sotto diversi capi o parole d'ordine.

Anche alcune frasi sono caratteristiche di questa sezione. Per quanto riguarda la sostanza dell'insegnamento; l'accento è posto sul pensiero che Yahweh, il “Signore”, è il supremo Datore di ogni bene, il Giudice e Governatore dell'umanità, onnisciente e ordinante di ogni cosa; che il re, pensato nella grandezza ideale che era naturale al tempo di Salomone, e difficilmente in un periodo successivo, era come controparte e rappresentante di Yahweh, una Provvidenza terrena Proverbi 16:10; Proverbi 19:6 , Proverbi 19:12; Proverbi 20:8 , Proverbi 20:26 , Proverbi 20:28; Proverbi 21:1.

(e) Proverbi 22:17 : una sezione contenente l'insegnamento più continuo, l'indirizzo personale, dell'insegnante a suo "figlio" Proverbi 23:15 , Proverbi 23:19 , Proverbi 23:26; Proverbi 24:13 , Proverbi 24:21 , gli stessi avvertimenti contro i peccati di impurità Proverbi 23:27 , la stessa dichiarazione della fine che il maestro ha in vista Proverbi 22:17 , come si incontrano in Prov.

1–9. Può sembrare naturale l'ipotesi che lo stesso scrittore, fatta la selezione che costituisce la parte centrale del libro, vi abbia scritto sia il prologo che l'epilogo, e che questa, con la parte breve (f), fosse la forma in cui il libro era attuale fino a quando non ha ricevuto le sue ultime aggiunte durante il regno di Ezechia.

(f) Proverbi 24:23 : una sezione con un nuovo titolo. "Queste cose appartengono anche ai saggi", cioè sono dette da loro, adempiono la promessa del titolo Proverbi 1:6 che includerebbe le "parole dei saggi", ovunque il compilatore le trovasse.

La sezione, per quanto breve, presenta nella parabola del campo del pigro Proverbi 24:30 alcuni tratti caratteristici non riscontrabili nelle altre parti del libro. Ciò che era stato detto prima a malapena e brevemente Proverbi 6:9 è ora riprodotto con vividezza pittorica. Ciò che prima era una massima generale, diventa più acuto e più acuto come una lezione di esperienza.

(g) Prov. 25–29:27. La soprascrizione di questa sezione presuppone l'esistenza di una precedente raccolta, nota come Proverbi di Salomone, e riconosciuta come autentica e autorevole al tempo stesso. Mostra che c'erano anche correnti, oralmente o per iscritto, altri proverbi non inclusi in quella raccolta. Ci presenta un esempio marcato dell'attività di quel periodo nel raccogliere, organizzare e modificare gli scritti di un'epoca precedente.

È un'affermazione distinta, che sia la raccolta che precede, sia quella che segue, furono a quel tempo, dopo un'attenta indagine, riconosciute essere da Salomone stesso. I capitoli ai quali è preposto presentano una generale somiglianza con la porzione Prov. 10-22:16 che tutti i critici hanno considerato come la parte più antica del libro. C'è lo stesso accento posto sull'eccellenza ideale dell'ufficio regale (confronta Proverbi 25:2 con Proverbi 16:10 ), lo stesso mezzo raggruppamento sotto parole e pensieri speciali.

, dei "giusti" in Proverbi 29:2 , Proverbi 29:7 , Proverbi 29:16. La lunghezza media dei proverbi è circa la stessa, nella maggior parte c'è lo stesso parallelismo generale delle clausole.

C'è un uso più libero delle similitudini dirette. In un passaggio Proverbi 27:23 c'è, come un caso eccezionale, un'istruzione che sembra essere economica piuttosto che etica nel suo carattere, progettata, forse, per sostenere la più antica vita agricola degli israeliti in contrasto con la crescente tendenza a cercare ricchezza attraverso il commercio, e così cadere nel lusso e nella dissolutezza dei Fenici.

(h) Prov. 30-31: questi due capitoli presentano problemi di maggiore difficoltà e aprono un campo più ampio per le congetture. La parola tradotta “profezia” ( Proverbi 30:1; Proverbi 31:1; משׂא maśśâ' ) è altrove, con poche eccezioni, resa “peso”, sia nel suo senso letterale, sia, come denota un discorso solenne o oracolo, pronunciato da un profeta (confronta i titoli di Isa.

13-23.) Se questo significato è ricevuto qui, indica una marcata differenza tra questi capitoli e gli indirizzi esortativi, o le raccolte di apoftegmi di cui, fino a quel momento, il libro era stato composto.

La “profezia” è indirizzata a due discepoli, Itiel (confronta Nehemia 11:7 ) e Ucal. Alcuni prendono questi nomi come due nomi ideali, il primo che significa "Dio è con me" e il secondo "Io sono forte", entrambi nomi della stessa persona ideale, rappresentante di una saggezza divina, incontrando Proverbi 30:4 la confessione di ignoranza e cecità.

Da altri le parole sono trattate come non nomi, ma parte delle parole di apertura dello stesso Agur, l'introduzione alla strana lamentela, o confessione, che apre così bruscamente Proverbi 30:2.

I tratti salienti della sezione sono meno didascalici, di carattere più enigmatico, come se corrispondesse specificamente ai “detti oscuri” di Proverbi 1:6. I fenomeni sono raggruppati in quaternioni, e mostrano uno strano intreccio di fatti appartenenti al mondo bruto e al mondo umano; in questo, quando e da chiunque sia stato scritto, mostrando l'influenza del Libro di Giobbe così chiaramente come le sezioni precedenti.

Probabilmente, la sezione è un frammento di un'opera scritta da uno appartenente originariamente al paese a cui molti critici sono stati portati a riferire il Libro di Giobbe stesso, un proselito della fede che prova la ricorrenza del nome Yahweh Proverbi 30:9 che lo scrivente aveva ricevuto. Il regno di Ezechia fu cospicuo per la riapertura dei contatti con queste nazioni vicine 2 Cronache 32:23 , per l'ammissione di convertiti da loro tra i cittadini di Sion Salmi 87:1 , e per lo zelo mostrato nel raccogliere e aggiungendo al canone tutto ciò che portava su di esso l'impronta di un'alta e celeste sapienza.

(i) Proverbi 31:1. La maggior parte dei commentatori ebrei e alcuni patristici hanno ipotizzato che Lemuele sia un nome per Salomone e che le parole di rimprovero di sua madre furono pronunciate quando la prima promessa del suo regno stava cominciando a trasformarsi in sensualità ed eccesso. Altri hanno suggerito che Lemuele sia semplicemente un nome ideale, colui che è “per Dio”, il vero re che conduce una vita consacrata al servizio di Yahweh.

Dobbiamo accontentarci di confessare la nostra ignoranza su chi fosse Lemuele e quale fosse l'occasione della "profezia". Appartiene probabilmente allo stesso periodo di Proverbi 30 ed è stato aggiunto al libro non prima del tempo di Ezechia.

(j) Proverbi 31:10. L'ultima parte del libro forma, forse più distintamente di ogni altra, un tutto in sé. Dall'inizio alla fine, c'è solo un argomento, la definizione di una moglie perfetta. La sezione è alfabetica nella sua struttura. La forma può essere stata adottata, come nel caso dei Salmi alfabetici, in parte come aiuto alla memoria, in parte per la gioia che, in certe fasi, generalmente relativamente tardive nella storia della letteratura, si prova nello scegliere una struttura che presenta difficoltà e richiede ingegno per superarle. L'assenza di allusioni storiche rende impossibile fissarne una data precisa.

4. L'insegnamento etico del Libro dei Proverbi si basa su principi che trovano applicazione nelle diverse circostanze della vita.

Il libro appartiene a un periodo in cui alle persone era stato insegnato a vedere più chiaramente di prima l'importanza relativa dei precetti morali e cerimoniali che sembravano, nella Legge di Mosè, stare allo stesso livello di quanto prescritto dall'autorità divina. Il linguaggio di Samuele 1 Samuele 15:22 , di Asaf Salmi 50:13 , di David Salmi 51:16 , si era impresso nella mente della gente in generale, e su uno che, come lo scrittore del Libro dei Proverbi, era cresciuto sotto l'influenza immediata del maestro (Nathan) che, dopo la morte di Samuele, era a capo dell'ordine profetico.

La tendenza a discriminare tra obblighi morali e positivi così originata, sarebbe favorita dal contatto con altre nazioni semitiche, come Edom e Saba, che si trovavano sullo stesso piano per quanto riguarda i principi fondamentali dell'etica, ma non guidavano, come lo era stato Israele, attraverso la disciplina di ordinanze tipiche o simboliche. Se il Libro di Giobbe fosse già noto agli israeliti che cercavano la sapienza, la grandezza dei suoi pensieri e l'assenza in esso di qualsiasi riferimento alla Legge in quanto tale, rafforzerebbero la convinzione che l'istruzione può essere impartita, conducendo a una vita di vera saggezza e santità e tuttavia senza alcun riferimento diretto a precetti cerimoniali o rituali.

Questi sarebbero conservati nelle tradizioni della vita domestica, nell'esempio dei genitori, nell'insegnamento dei sacerdoti e dei Leviti; mentre un insegnante come lo scrittore del Libro dei Proverbi potrebbe mirare a porre le fondamenta di una vita pia indipendentemente da loro, e mostrare quella vita nella sua completezza.

Ciò spiega l'assenza dai Proverbi di ogni menzione di obblighi sui quali i devoti israeliti in ogni momento devono aver posto l'accento, e ai quali il farisaismo nei suoi sviluppi successivi diede un'importanza esagerata.

Era questa caratteristica negativa che si adattava al libro per fare un lavoro che altrimenti non avrebbe potuto essere fatto così bene, sia per l'educazione di Israele, sia per quella dell'umanità in generale. L'ebreo doveva essere insegnato a riconoscere un terreno comune su cui lui e loro stessi stavano in piedi Marco 12:33. Il greco, quando gli furono presentati i libri sacri d'Israele nella sua lingua, poté trovare in un libro come i Proverbi ciò con cui poteva capire e simpatizzare: l'insegnamento sulla vita e i suoi doveri, i vizi e le loro pene, non a differenza di quello che ha trovato nella sua stessa letteratura.

Era significativo del potere di attrazione che questo libro esercitò sulle menti degli uomini durante il periodo tra l'Antico e il Nuovo Testamento, quando non c'era una "visione aperta" e il dono della profezia era per un po' ritirato, che i due più libri di spicco della raccolta che conosciamo come Apocrifi, gli unici due, infatti, che hanno un marcato carattere didattico, la Sapienza di Salomone e l'Ecclesiastico, si basavano sul suo modello e ne riproducevano in larga misura i precetti.

L'insegnamento del Libro dei Proverbi era, tuttavia, nella sua essenza, identico a quello che costituiva la base della fede di Israele. La sua morale non era semplicemente il risultato di un'ampia osservazione delle conseguenze della condotta buona e cattiva, ma era essenzialmente religiosa. La costante presenza del nome divino nella forma ( יהוה Yahweh ), che era l'eredità caratteristica di Israele, e che è più frequentemente utilizzata rispetto a quella di Dio ( אלהים 'Elohiym ), è di per sé una prova sufficiente del fatto che non vi era nessuna resa della verità di cui quel nome era il simbolo.

La riverenza di Yahweh Proverbi 1:7 stava nella parte anteriore del suo insegnamento come l'inizio della saggezza. Il carattere così indicato, quello del timore e della riverenza, radicato nella coscienza della piccolezza e della debolezza dell'uomo alla presenza dell'Eterno e dell'Infinito, era insieme motivo e corona Proverbi 2:5 della vita di obbedienza alle leggi del dovere che l'insegnamento del libro prescrive.

Se prosperità esteriore, "lunghezza dei giorni" e "ricchezza e onore" Proverbi 3:16; Proverbi 10:27 , attribuisci a coloro che osservano i Suoi comandamenti, agli uomini viene insegnato anche che Egli li educa e li addestra mediante "rimozione" e "correzione" Proverbi 3:11.

Tutti i poteri dell'intelletto e della parola, tutti gli sforzi per la santità, sono considerati i Suoi doni Proverbi 16:1 , Proverbi 16:9 , proprio come alle persone viene insegnato a riconoscere la Sua generosità in tutte le benedizioni esteriori della loro vita e nella famiglia relazioni che costituiscono la felicità della casa Proverbi 19:14.

Quando alle persone viene detto di cercare la saggezza, sono indotte a pensarla come rivestita di una vita personale, in stretta comunione con l'Eterno, inseparabilmente uno con Lui Proverbi 8:22 , Proverbi 8:30. E poiché la sapienza che il libro inculca è così elevata al di sopra del livello della prudenza terrena, così anche la ricompensa è più della prosperità esteriore.

“La giustizia libera dalla morte” Proverbi 11:4 , trasforma, cioè, l'inevitabile fine della vita in un'eutanasia. In contrasto con i malvagi, dei quali è vero che "quando muore la sua attesa perirà" Proverbi 11:7 , è scritto del giusto che "spera nella sua morte" Proverbi 14:32.

5. L'applicazione di questi principi alla vita pratica e sociale presuppone uno stato della società in cui la semplicità della vita di villaggio lascia il posto al repentino sviluppo della ricchezza e del lusso che appartengono alle città. I pericoli contro i quali i giovani sono messi in guardia con serietà spesso ripetuta sono quelli della stravaganza, dell'indebitamento, dell'ubriachezza, dell'impurità che porta all'aperta illegalità, e della vita del predone. Altre colpe proprie di temperamenti diversi sono, a loro volta, addebitate alla riprovazione.

Con la saggezza pratica che è caratteristica del libro, facendo appello, come fa, a coloro che sono in bilico tra due opinioni, e tendendo al peggio, si pone l'accento non principalmente sul peccato, ma sulla follia del vizio, non sulla la sua eterna, ma le sue conseguenze temporali. Le persone sono esortate ad agire in primo luogo da motivi secondari e prudenziali, a rifuggire la povertà, la miseria, l'ignominia, che sono le conseguenze dell'autoindulgenza, affinché possano apprendere le abitudini di autocontrollo che li renderanno capaci di pensieri più elevati, e obbedienti alla legge divina, come trovando in quella stessa obbedienza la loro grandissima ricompensa.

I rimedi per questi mali che lo scrittore o gli scrittori del Libro dei Proverbi videro si trovavano nell'educazione. Sia gli individui che le nazioni avevano bisogno di disciplina e moderazione. Gli individui lo troverebbero nell'educazione familiare, nei consigli, negli avvertimenti e, se necessario, anche nei castighi, dai quali la volontà indisciplinata è controllata e guidata; nazioni, nella severa, inflessibile, incorruttibile amministrazione della giustizia controllata da un re saggio e giusto Proverbi 16:10 , Proverbi 16:12; Proverbi 20:8 , Proverbi 20:26 , Proverbi 20:28.

Quindi, i re sono consigliati non meno dei sudditi Proverbi 28:16; Proverbi 29:12; Proverbi 31:4 : si consiglia al re di non affidarsi troppo al proprio giudizio senza aiuto, ma di circondarsi di consiglieri saggi e prudenti Proverbi 24:6 , e di riferire tutto a quella sapienza, che è il dono di Dio Proverbi 8:15.

Nessun manuale etico sarebbe completo se non assegnasse alla donna, oltre che all'uomo, la sua giusta posizione nell'ordine sociale. Dalla sua follia Proverbi 11:22 e degradazione Proverbi 2:16; Proverbi 5:3; Proverbi 7:6 scaturiscono i mali peggiori; nella sua eccellenza è la corona e la gloria della vita di un uomo Proverbi 11:16; Proverbi 12:4.

Nessuna immagine della felicità ideale è più luminosa di quella di una casa che è così resa perfetta con il chiaro splendore della vera unione Proverbi 5:15. La "moglie prudente" è pensata come uno dei migliori doni di Dio Proverbi 19:14 , "edificando la sua casa" Proverbi 14:1 sull'unico vero fondamento.

La sua influenza sui figli è grande quanto quella del padre, se non maggiore Proverbi 1:8; Proverbi 6:20. Devono ciò che hanno di bontà alla sua amorevole persuasione. I loro peccati e follie sono un peso e un rimprovero per lei Proverbi 10:1; Proverbi 17:25.

Sono tenuti a renderle una vera e amorosa obbedienza Proverbi 1:8; Proverbi 6:20. L'insegnamento su questo argomento culmina in Proverbi 31 , consistente come:

(1) di profezia o discorso oracolare circa l'ufficio di un re e le speciali tentazioni ad esso inerenti, che proviene da una che era lei stessa madre di un re, e

(2) dell'immagine di una moglie perfetta, saggia, attiva, liberale, generosa, l'ideale che il giovane, cercando la vera beatitudine della vita, doveva tenere in vista.

6. La Settanta, o versione greca del Libro dei Proverbi, presenta diversi punti di interesse. Ciò che era vero per l'intera traduzione dei Settanta, che sembrava colmare il divario che aveva diviso l'ebreo dal greco, vale in un grado speciale di questa parte di essa. Nel fare quella traduzione, l'ebreo dovrebbe familiarizzare con la terminologia degli scrittori etici greci e notare gli equivalenti precisi per gli attributi, morali e intellettuali, di cui il libro tratta in modo così completo.

Leggendolo, il greco si troverebbe, molto più che leggendo la legge o il salmo o il profeta, su un terreno comune sul quale lui e l'ebreo potrebbero incontrarsi. Le stesse parole di cui abbonda la versione greca del libro, come σοφία sophia, φρόνησις phronēsis, σύνεσις sunesis, δικαιοσύνη dikaiosunē, erano quelle che risuonavano in ogni aula di Alessandria.

Poiché il libro stesso, secondo la sua paternità tradizionale, era la primizia di quella grandezza di cuore che ammetteva il contatto con le altre nazioni e la familiarità con i loro modi di pensare e di parlare, così la traduzione tendeva a dare risalto a quel lato del giudaismo in quale si presentava alla gente, non come profetico, tipico, cerimoniale, ma interamente o principalmente come un sistema monoteistico di pura etica.

Quindi questo libro, quasi unico tra i libri dell'Antico Testamento, servì da modello per gli scrittori ellenistici dei due secoli aC La Sapienza di Salomone, la Sapienza di Siracide o il figlio di Siracide (confronta il prologo), probabilmente anche altri libri perduti dello stesso genere, confessavano nei loro stessi titoli, ma più in tutta la loro struttura e tono, che i Proverbi di Salomone (soprattutto i Proverbi 8 ) avevano lasciato la loro impronta su di loro.

Il linguaggio di Filone, descrittivo del Logos, è un riflesso delle parole greche in cui è personificata la Sapienza. nell'insegnamento di Giovanni si può rintracciare, negli aspetti più alti della teologia cristiana, l'influenza della vivida ritrattistica della personificata Sofia dei Proverbi.

Stava nella natura del caso, sia per quanto riguarda i pensieri di Filone, sia per quanto riguarda l'insegnamento superiore di Giovanni, che, per quanto la Sapienza divina è stata personificata, la parola maschile, e non femminile, dovrebbe guadagnare il ascendente. Un sistema in cui σοφία sophia fosse stata la parola dominante avrebbe potuto portare a uno sviluppo precedente di quel potere attrattivo del “sempre femminile”, di cui la Mariolatria era una crescita successiva; o potrebbe essere diventato quello in cui, come nell'esegesi rabbinica di Proverbi 8 , la Sapienza era identificata con la Legge data da Mosè, eppure esisteva prima che il mondo fosse.

Un esempio, non meno eclatante, dell'influenza esercitata dall'insegnamento della Versione greca si trova in Luca 11:49. Se nostro Signore parlava di se stesso come ἡ σοφία τοῦ θεοῦ sophia tou Theou che ha inviato i suoi profeti e apostoli nel mondo e li ha inviati invano, allora abbiamo un'indicazione diretta che ha cercato di condurre i suoi discepoli a identificarlo con il personale Sapienza di cui si dicono cose così grandi in Proverbi 8 , e che emette un simile lamento Proverbi 1:20.

Se, tuttavia, si prende la Sapienza di Dio come il titolo di un libro perduto, se ne deduce che l'insegnamento del Libro dei Proverbi si era impresso così profondamente nelle menti degli ebrei di Palestina non meno che in quelle di Alessandria come far sorgere anche lì una letteratura “Sapienziale” in cui la Sapienza appariva come mittente di quegli Apostoli e profeti, sui quali, come fondamento, doveva essere edificata la Chiesa.

Se, inoltre, prendiamo in considerazione che le rappresentazioni di nostro Signore della sua opera, così come sono state determinate, da un lato, dal linguaggio messianico di Isaia, sono stati influenzati, dall'altro, dall'insegnamento di Proverbi 8; Proverbi 9; l'invito in Proverbi 9:5 può essere la fonte da cui scaturiva la parabola più profonda di Giovanni 6 e dell'Ultima Cena; la “casa”, che la Sapienza costruito, con la sua στυλοι ἑπτα stuloi epta Proverbi 9:1 , il punto di partenza del pensiero che la Chiesa è la “casa di Dio” 1 Timoteo 3:15 , “costruito” sulla roccia Matteo 16:18 degli Apostoli come στύλοι stuloidi quella casa Galati 2:9; 1 Timoteo 3:15; e la festa che preparò Proverbi 9:2 l'origine della parabola delle nozze.

Così, anche, si può spiegare l'accento che Paolo pone sul fatto che Cristo Gesù ἐγενήθη ἡμῖν σοφία ἀπὸ θεοῦ egenēthē hēmin sophia apo Theou 1 Corinzi 1:30 , che Egli è θεοῦ σοφία Theou sophia 1 Corinzi 1:24 , che in Lui sono nascosti “tutti i tesori della sapienza e della Colossesi 2:3 ” Colossesi 2:3.

La sua influenza sulla teologia patristica è dimostrata dal rilievo dato a Proverbi 8:22 (vedi la nota) in tutta la controversia ariana; e più remote escrescenze della versione greca di questo libro, si possono notare nell'Achamoth, o Σοφία Sophia, dei sistemi gnostici di Basilide e Valentino, nella chiesa dedicata da Costantino alla Divina Sapienza, nella conservazione di quella nome da Giustiniano quando costruì il tempio che, come la Moschea di Santa Sofia, attira ancora l'ammirazione della cristianità, e infine, nella volgarità del nome personale Sophia, l'unico della sua classe che sia diventato popolare, mentre altri, come Irene, Agape, Pistis, Dikaiosyne, sono cadute quasi o del tutto nell'oblio.

L'uso diretto del Libro dei Proverbi nel Nuovo Testamento presenta alcune particolarità. Le citazioni da esso non sono molto numerose e sono riportate non con parole come γέγραπται, ἡ γραφὴ λέγει gegraptai, graphē legei, o come accoppiate con il nome di Salomone, ma come detti correnti e familiari, come se il libro avesse stato usato generalmente nell'educazione e le sue massime impresse nella memoria.

In quasi tutti i casi le citazioni provengono dalla versione dei Settanta, in alcuni casi anche dove differisce ampiamente dall'ebraico. Varrà la pena, poiché le circostanze appena ricordate spesso impediscono alle citazioni o ai riferimenti allusivi di attirare l'attenzione del lettore inglese, fare riferimento ad alcuni, almeno, degli esempi più eclatanti in colonne parallele.

La familiarità degli scrittori del Nuovo Testamento con la versione greca del libro è, tuttavia, mostrata in altri modi. Al di là del loro uso della stessa terminologia etica ( σοφία sophia, σύνεσις sunesis, φρόνησις phronēsis, ἐπίγνωσις θεοῦ epignosis Theou, αἴσθησις aisthēsis ), la sua influenza è da rintracciare nella scelta di una parola che occupa un posto di rilievo nel vocabolario di Cristianità.

Nei Proverbi l'accento profetico è posto sul φόβος θεοῦ phobos Theou come ἀρχή σοφίας archē sophias, fondamento di tutte le virtù: la parola ricorre tredici volte, per non parlare dei passaggi paralleli in Salmi 19:9; Salmi 34:11; Salmi 111:10.

Ci si sarebbe potuto aspettare che sarebbe stato trovato non meno importante nell'insegnamento del Nuovo Testamento. Là, tuttavia, si trova raramente At 9:31 ; 2 Corinzi 5:11; 2 Corinzi 7:1; Efesini 5:21. Non è difficile capire perché la vecchia frase fosse ritenuta non più adeguata.

Nella misura in cui Κύριος Kurios veniva identificato nella mente degli uomini con il Signore Gesù, e l'amore in cambio del Suo amore era l'unico motivo vincolante, sembrerebbe qualcosa di aspro e stridente in una frase che sarebbe loro equivalente a "il timore di Cristo». Fortunatamente, la versione dei Settanta del Libro dei Proverbi forniva anche il sinonimo necessario.

In Proverbi 1:7 c'è una traduzione alternativa, giustapposta all'altra, cioè εὐσέβεια eusebeia ; εὐσέβεια εἰς θεὸν ἀρχὴ αἰσθήσεως eusebeia eis Theon archē aisthēseōs.

La parola ricorre anche in Proverbi 13:11 , e in Isaia 11:2 , dove sta anche insieme a una traduzione alternativa πνεῦμα φόβου θεοῦ pneuma phobou Theou.

Il sostantivo, e ancor più l'aggettivo εὐσεβήςeusebēs , ricorre con maggiore frequenza nei libri apocrifi, soprattutto nell'Ecclesiastico. Si preparava così la via al risalto che la parola acquista, così come se ne cominciava a sentirne la necessità, nelle ultime epistole del Nuovo Testamento. Si verifica dieci volte nelle lettere pastorali di Paolo e quattro volte in Secondo Pietro; Atti degli Apostoli 3:12 (dove la King James Version dà "santità"), essendo l'unico altro passaggio. Il temperamento della devozione, della riverenza, della pietà, aveva così preso il posto nella terminologia cristiana del più antico "timore del Signore".

Per la maggior parte, la scelta degli equivalenti greci per i termini etici o filosofici più importanti dei Proverbi è singolarmente felice. La storia della parola dominante del libro ( חכמה chokmâh ), o più comunemente al plurale, חכמות chokmôth, saggezza) è infatti quasi un esatto parallelo a quella della σοφία sophia con cui è stata tradotta.

Come usato nei primi libri dell'Antico Testamento Esodo 28:3; Esodo 35:10 , Esodo 35:31 , Esodo 35:35; Esodo 36:1 esso, o il suo aggettivo affine, si applica alla saggezza di coloro che avevano l'abilità o l'arte richiesta per l'ornamento del tabernacolo.

Abbiamo tracce di un'applicazione superiore in Deuteronomio 4:6; Deuteronomio 34:9. Come usato dalla saggezza di Salomone in 1 Re, e in tutto Giobbe e nei Salmi, come nei Proverbi, prevale esclusivamente il superiore. Così, allo stesso modo, Aristotele descrive la graduale elevazione del greco σοφός sophos, come fu applicato per la prima volta a scultori come Fidia e Policleto, come σοφία sophia divenne così nota come ἀρετὴ τέχνης aretē technēs, poi divenne equivalente alla massima accuratezza in tutte le cose, e infine è stato pensato come οὐδεμίας γενέσεως oudemias geneseōs, separato del tutto dall'idea di produzione artistica.

Così pure, l'uso di φρονησις phronesis per una parola ebraica che indica il potere che divide, discerne, distingue, è appropriata se il capo dell'ufficio di φρονησις phronesis essere τα καθ ̓ ἑκαστα γνωριζειν ta kath' hekasta gnōrizein.

La scelta generale di αἴσθησις aisthēsis piuttosto che ἐπιστήμη epistēmē per la resa della parola ebraica equivalente ha mostrato che essi riconoscevano il carattere essenzialmente pratico della conoscenza di cui parlavano i Proverbi, come percepire la cosa giusta da fare e la parola giusta da essere detto, in ogni dettaglio della vita.

Infine, si possono notare qui alcune caratteristiche salienti di questa versione greca.

(a) In non pochi luoghi si aggiunge all'ebraico esistente; l'aggiunta a volte ha il carattere di una resa alternativa, a volte costituita da materia del tutto nuova.

(b) A volte gli inserimenti o variazioni hanno il carattere di una glossa esegetica, attenuando o rendendo più esplicito ciò che nell'originale potrebbe sembrare dubbio o fuorviante.

Anche la disposizione dei capitoli conclusivi nella versione greca presenta delle particolarità sorprendenti, essendo inseriti tutti Proverbi 30 e Proverbi 31:1 dopo Proverbi 24:22 , come parte dello stesso capitolo, e la descrizione acrostica della vera sposa terminando il libro come Proverbi 29. La spiegazione più probabile della trasposizione è che abbia avuto origine in qualche dislocazione accidentale nel manoscritto da cui è stata fatta la traduzione.

La lunga esortazione Proverbi 1–9, caratterizzata dal frequente ricorso delle parole “mio figlio”, ha natura di prefazione alla raccolta dei “Proverbi di Salomone” Proverbi 10:1. Su Proverbi 1:1 , vedi l'introduzione a Proverbi.

2 Lo scopo dello scrittore è quello di educare. Sta scrivendo quello che si potrebbe definire un manuale etico per i giovani, ma non solo per i giovani. Di tutti i libri dell'Antico Testamento, questo è quello che possiamo considerare più specificamente educativo. Un confronto con un manuale simile, i "detti dei padri", nella Mishna, aiuterebbe lo studente a misurare la differenza tra l'insegnamento scritturale e quello rabbinico.

Saggezza - Il potere mediante il quale la personalità umana raggiunge la sua più alta perfezione spirituale, mediante la quale tutti gli elementi inferiori sono portati in armonia con il più alto, è attualmente personificato come vivificante e creativo. Confronta le note di Giobbe 28:23 , ecc.

Istruzione - cioè, disciplina o addestramento, il complemento pratico della saggezza più speculativa.

Comprensione - Il potere di distinguere il bene dal male, la verità dalla sua contraffazione. Le tre parole σοφία sophia, παιδεία paideia, φρόνησις phronēsis (Settanta), esprimono molto felicemente la relazione delle parole in ebraico.

3 Saggezza - Non la stessa parola di Proverbi 1:2; meglio, forse, premura.

Giustizia - Piuttosto, giustizia. La parola in ebraico include le idee di verità e beneficenza così come "giustizia".

Giudizio - L'insegnamento dei Proverbi è quello di portarci a pronunciare una giusta sentenza sulle azioni umane, siano esse proprie o altrui.

Equità - In ebraico (vedi margine) si usa il plurale, che esprime le molteplici forme e fasi variabili dell'unico principio pervasivo.

4 Questo versetto indica le due classi per le quali il libro sarà utile:

(1) il "semplice", letteralmente l'"aperto", il cuore aperto, le menti pronte a ricevere impressioni per il bene o il male Proverbi 1:22; e

(2) i "giovani", che hanno bisogno sia di conoscenza che di disciplina.

A questi il ​​maestro offre la “sottilezza”, che può volgersi al male Esodo 21:14 e diventare come la sapienza del serpente Genesi 3:1 , ma che si colloca anche, come fa quella sapienza, tra i più alti doni morali Matteo 10:16; la “conoscenza” del bene e del male; e la "discrezione", o discernimento, che mette un uomo in guardia e lo trattiene dall'essere ingannato da falsi consiglieri.

Le interpretazioni dei Settanta, πανουργία panourgia per " sottilezza ", αἴσθησις aisthēsis per "conoscenza", ἔννοια ennoia per "discrezione", sono interessanti in quanto mostrano lo sforzo di trovare paralleli esatti per l'ebraico nella terminologia dell'etica greca.

5 Ma non è solo per i giovani che scrive. L'“uomo di intendimento” può ottenere “saggi consigli”, letteralmente, il potere di “orientare” rettamente la sua rotta sui pericolosi mari della vita. Si può notare che questa "abilità di guida", è una parola quasi unica di Proverbi (confronta "consiglio" in Proverbi 11:14; Proverbi 12:5; Proverbi 24:6 ).

6 Il libro ha ancora un ulteriore scopo; questi proverbi devono formare un'abitudine mentale. Guadagnare attraverso di loro il potere di entrare nel significato più profondo di altri proverbi, è il fine tenuto in vista. Confronta Matteo 13.

La resa "interpretazione" rovina il parallelismo delle due clausole e non riesce a esprimere l'ebraico. In Habacuc 2:6 , è reso "proverbio schernitore". Qui “enigma” o “enigma” esprimerebbero meglio il significato.

7 L'inizio della saggezza si trova nel temperamento della riverenza e del timore reverenziale. Il timore del finito davanti all'Infinito, del peccatore davanti al Santo (cfr. Giobbe 42:5 ), questo per l'israelita era il punto di partenza di ogni vera sapienza. Nel Libro di Giobbe 28:28 appare come un oracolo accompagnato dalla più nobile poesia.

In Salmi 111:10 si presenta come la chiusura corale di un inno del tempio. Ecco la parola d'ordine di una vera educazione etica. Questa paura non ha tormento ed è compatibile con l'amore infantile. Ma questo e non l'amore è il "principio della saggezza". Attraverso le fasi successive e mediante la disciplina della vita, l'amore si fonde con essa e la rende perfetta.

9 Nella mente dell'israelita nessun segno o segno di gioia o gloria aveva un valore più alto della ghirlanda intorno alla testa, della catena d'oro intorno al collo, indossata dai re e dai favoriti dei re Genesi 41:42; Daniele 5:29.

10 Il primo grande pericolo che incombe sui semplici e sui giovani è quello della cattiva compagnia. L'unica sicurezza sta nel potere di dire "No" a tutti questi inviti.

11 La tentazione dalla quale il maestro cerca di proteggere il suo discepolo è quella di unirsi a una banda di briganti. Gli “uomini vani” che si radunarono intorno a Iefte Giudici 11:3 , gli iniqui o scontenti che vennero da Davide in Adullam 1 Samuele 22:2 , le bande di briganti che infestavano ogni parte del paese nel periodo del Nuovo Testamento, e contro cui ogni governatore romano doveva incessantemente ingaggiare una guerra, mostrano quanto fosse radicato il male in Palestina.

Confronta il Salmi 10:7 , nota; Salmi 10:10 nota.

Senza causa - Meglio, invano; la maggior parte dei commentatori moderni unisce le parole con "innocente" e le interpreta dopo Giobbe 1:9. I malfattori deridono le loro vittime definendole giuste “invano”. Non ottengono niente da esso. Non fa loro bene.

12 cioè, “Divoreremo tutto come lo Sceol. La distruzione di coloro che assaliremo sarà improvvisa come quella di coloro che scendono rapidamente nella fossa”. Alcuni rendono quest'ultima clausola, e gli uomini retti come quelli che scendono nella fossa. "Pit" qui è sinonimo di Sheol, la grande profondità cavernosa, il mondo delle ombre dei morti.

13 La seconda forma di tentazione (vedi Proverbi 1:10 nota) fa appello all'attrazione principale della vita da brigante, al suo comunismo selvaggio, al senso di uguali rischi e uguali speranze.

17 A rigor di termini, questo è il primo proverbio (cioè similitudine) del libro; un proverbio che ha ricevuto varie interpretazioni. Il vero significato sembra essere il seguente: “Poiché invano, inutilmente, è aperta la rete. Per quanto chiaro sia l'avvertimento, è vano. Gli uccelli continuano a volare dentro. La grande rete dei giudizi di Dio è distesa, aperta agli occhi di tutti, eppure gli operatori del male, volontariamente ciechi, si precipitano ancora in essa.

Altri prendono le parole come indicanti il ​​fallimento dei piani dei malfattori contro gli innocenti (l'“uccello”): altri, ancora, interpretano il proverbio del giovane che pensa che almeno non cadrà nella insidie ​​tese per lui, e così vi entra alla cieca.

19 Non solo la rapina, ma tutte le forme di cupidigia sono distruttive della vera vita.

20 La saggezza è personificata. In ebraico il sostantivo è femminile plurale, come se questa Sapienza fosse la regina di tutte le saggezze, unendo in sé tutte le loro eccellenze. Alza la voce, non in solitudine, ma nei ritrovi degli uomini “senza”, cioè fuori le mura, nelle strade, nel punto più alto di tutti i luoghi di concorso, nello spiazzo delle porte dove gli anziani radunarsi e il re siede in giudizio, nel cuore della città stessa Proverbi 1:21; attraverso saggi, legislatori, insegnanti, e ancora di più attraverso la vita e le sue esperienze, predica all'umanità.

Socrate disse che i campi e gli alberi non gli insegnavano nulla, ma che trovava la saggezza che cercava nei suoi dialoghi con gli uomini che incontrava mentre camminava per le strade e l' agorà di Atene.

22 Confronta la nota Salmi 1:1.

(1) Il "semplice", letteralmente, "aperto", cioè fatalmente aperto al male;

(2) gli "schernitori", che si beffano di tutto il bene;

(3) infine, i “pazzi” nel senso di essere induriti, ostinati, perversi, odiando la conoscenza che hanno rifiutato.

23 L'insegnamento della Divina Sapienza è essenzialmente lo stesso del Verbo Divino Giovanni 7:38. "Voltarsi", pentimento e conversione, questo è ciò a cui lei chiama i semplici. La promessa dello Spirito è anche come il Suo Giovanni 14:26.

E con lo spirito devono esserci anche le “parole” della Sapienza. Non solo lo "spirito", né solo le "parole", ma entrambi insieme, ciascuno facendo il suo lavoro designato: questo è lo strumento divino per l'educazione di coloro che lo riceveranno.

24 Le minacce e gli avvertimenti della Sapienza sono anche presagi dell'insegnamento di Gesù. Verrà un tempo in cui "troppo tardi" sarà scritto su tutti gli sforzi, su tutti i rimorsi. Confronta Matteo 25:10 , Matteo 25:30.

26 Confronta il riferimento marginale. Il disprezzo e la derisione con cui gli uomini guardano l'orgoglio e la malizia, sconcertati e svergognati, hanno qualcosa che gli risponde nel Giudizio Divino. È tuttavia significativo che nella più piena rivelazione della mente e della volontà del Padre nella persona del Figlio tale linguaggio non ci incontri. Tristezza, severità, severità possono esserci, ma, dalla prima all'ultima, nessuna parola di mera derisione.

27 Desolazione - Meglio, tempesta. Il rapido addensarsi delle nubi, l'impeto dei venti impetuosi, sono i tipi più adatti della subitaneità con cui alla fine il giudizio di Dio cadrà su coloro che non lo cercano. Confronta Matteo 24:29 ecc.; Luca 17:24.

29 Questa non è una sentenza arbitraria. La colpa era tutta loro. Il frutto delle loro proprie vie è la morte.

32 Girarsi - La saggezza aveva chiamato i semplici a "volgersi", e loro si erano voltati, ma era "lontano" da lei. Per "prosperità" leggi disattenzione. Non la prosperità esteriore, ma il carattere che troppo spesso produce, la disinvolta indifferenza per le verità superiori, è ciò che distrugge.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Proverbi 1

1 

Proverbi 1:1

INTRODUZIONE AI PROVERBI

Questo libro è chiamato, in alcune copie ebraiche stampate, Sepher Mishle, il Libro dei Proverbi; il titolo nella versione latina della Vulgata è:

"il Libro dei Proverbi, che gli Ebrei chiamano "Misle"":

nella versione dei Settanta ha il nome dello scrittore, i Proverbi di Salomone; e così nella versione siriaca, con l'aggiunta dei suoi titoli,

"figlio di Davide, re d'Israele".

Questo ed Ecclesiaste sono entrambi chiamati dagli Ebrei Libri della Sapienza: ed è comune agli antichi scrittori cristiani chiamare il libro dei Proverbi con i nomi di "Sapienza" e "Panareto"; nomi che danno anche ai libri apocrifi dell'Ecclesiastico e della Sapienza di Salomone; e quindi questo deve essere accuratamente distinto da essi. L'autore di questo libro fu il re Salomone, come mostra il "primo" versetto, che ne contiene l'iscrizione; poiché non era un collezionista di questi proverbi, come Grozio è dell'opinione, ma l'autore di essi, almeno della maggior parte; e non solo l'autore, ma anche chi ne scrisse: gli ebrei dicono che Ezechia e questi uomini li scrissero; è vero infatti che gli uomini di Ezechia copiarono alcuni, Proverbi 25:1 ; ma anche quelli furono scritti da Salomone. R. Godalia vorrebbe che Isaia il profeta avesse scritto questo libro, ma senza alcun fondamento. Atti in che momento è stato scritto non è certo; gli scrittori ebrei generalmente dicono che fu scritto da Salomone, come lo furono i libri dell'Ecclesiaste e il Cantico dei Cantici, nella sua vecchiaia, quando era vicino al momento della sua morte; sebbene alcuni pensino che sia stato scritto prima della sua caduta: e può darsi che non sia stato scritto tutto in una volta, ma in certi momenti, quando questi proverbi gli vennero in mente e furono pronunciati da lui, e secondo l'occasione, ma non dubitò che fossero stati scritti sotto l'ispirazione di Dio. Un tempo si pensava che gli ebrei avessero fatto di questo libro di Proverbi un libro apocrifo, a causa di alcune apparenti contraddizioni in esso; ma trovando che questi erano capaci di una riconciliazione, cambiarono idea, come si conveniva a loro. Tra i cristiani, Teodoro di Mopsuest, nel sesto secolo, negò l'autorità divina di questo libro, e la attribuì semplicemente alla sapienza umana; la quale sua opinione fu condannata nel secondo concilio di Costantinopoli: e in tempi successivi è stata trattata con disprezzo dai Sociniani, e particolarmente da Padre Simon e Le Clerc; ma l'autorità di esso è confermata dagli scrittori del Nuovo Testamento, che ne hanno citato alcuni passi; vedi Romani 12:20, Ebrei 12:5,6; 2Pietro 2:22 ; da Proverbi 25:21,22; 3:11,12; 26:11. Il libro è composto da "cinque" parti; "primo", una prefazione o introduzione, che occupa i primi "nove" capitoli; il "secondo", i proverbi di Salomone, messi insieme da lui stesso, a partire dal decimo capitolo fino al venticinquesimo; il "terzo", i proverbi di Salomone, copiati dagli uomini di Ezechia, a partire dal venticinquesimo capitolo fino al trentesimo; il "quarto", le parole di Agur, il trentesimo capitolo, il "quinto", l'istruzione della madre di Salomone, Betsabea, il trentunesimo capitolo

INTRODUZIONE A PROVERBI 1

Dopo l'iscrizione, che dà il titolo del libro e descrive l'autore con il suo nome, la sua discendenza e la sua dignità, segue Proverbi 1:1, lo scopo e lo scopo di esso, che è quello di insegnare agli uomini la saggezza e la conoscenza; anche quelli che sono semplici e stolti, e in particolare i giovani; anzi, in questo modo gli uomini saggi possono diventare più saggi e raggiungere un grado più elevato di apprendimento, Proverbi 1:2-6 ; e la "prima" dottrina insegnata in esso è il timore del Signore, o devozione a Dio; che è l'inizio della conoscenza, sebbene disprezzato dagli stolti, Proverbi 1:7. Il secondo è l'obbedienza ai genitori; le cui istruzioni, attenute, sono più ornamentali delle catene d'oro, Proverbi 1:8,9. E poi segue un dissuasivo da cattive compagnie; in cui gli argomenti usati dagli uomini malvagi per attirare gli altri con loro, e il pericolo dell'obbedienza, sono rappresentati nel modo più forte e bello, Proverbi 1:10-19. Quando la Sapienza, che è l'insegnante e l'insegnante in tutto il tutto, viene presentata come un invito ai semplici e agli schernitori a lasciare i loro peccati e a volgersi a lei, con una promessa dello Spirito per loro, Proverbi 1:20-23 ; ma essi, disprezzando e respingendo la sua chiamata, sono minacciati di giusta e irrevocabile rovina e distruzione, Proverbi 1:24-32. E il capitolo si chiude con una promessa di salvezza e riposo per coloro che la ascoltano, Proverbi 1:33

Versetto 1. I proverbi di Salomone,

Chi si dice che faccia tremila proverbi, 1Re 4:32 ; ma non si può dire se qualcuno di essi sia contenuto in questo libro: tuttavia, è certo che non vi sono tutti, poiché, se si eccettuano i primi "nove" capitoli, che sono l'introduzione ai Proverbi, non ci sono che seicentocinquantanove versetti; e se vengono presi in considerazione, non fanno che novecentoquindici, che non sono un terzo dei proverbi che si dice siano stati fatti da lui: tuttavia, qui ce ne sono tanti e quelli che Dio ha ritenuto opportuno conservare per l'istruzione in tutte le età future. Era consuetudine presso gli antichi in tutti i paesi, quando si trovava una qualche verità, e si stabiliva con l'esperienza, di riassumerla in poche parole appropriate, con o senza cifra; affinché potesse essere meglio compreso e più facilmente trattenuto, e che fossero sempre venerabili e molto curati: e di questo genere sono questi proverbi; solo con questa differenza, che questi sono di ispirazione divina, e gli altri no. La parola usata per loro deriva da una che significa "similitudine" e "dominio" (g), perché molti di essi sono similitudini o paragoni, e sono espressi in espressioni figurative, in metafore e allegorie, e simili; e hanno tutti un potere, un'autorità e un'influenza dominanti sulla mente, che obbligano a prestare loro attenzione. Il nome di Salomone è dato loro, tanto più per raccomandarli; che aveva un cuore saggio e intelligente, grande come la sabbia del mare, ed era più saggio di tutti gli uomini, 1Re 4:29-31 ; ed era un eminente tipo di Cristo, che parlava anche in proverbi, Giovanni 16:25. È ulteriormente descritto dal suo pedigree e ufficio,

figlio di Davide, re d'Israele; un figlio saggio di un padre saggio, e re di un popolo saggio e intelligente. Questi titoli sono stati aggiunti per l'ulteriore encomio del libro; e si può osservare che sono tali che appartengono al Messia, l'antitipo di Salomone, uno che è più grande di lui, Matteo 1:1 Giovanni 1:49

2 Versetto 2. Conoscere la saggezza e l'istruzione,

Cioè, questi proverbi sono stati fatti, scritti e pubblicati, per far conoscere o per insegnare agli uomini la saggezza e la conoscenza; non solo nelle cose morali, e quindi questi proverbi sono da alcuni chiamati "etica" di Salomone; e in verità contengono il miglior sistema di moralità del mondo intero; nulla di simile si può estrarre da tutti gli scritti dei poeti e dei filosofi pagani: né solo nelle cose civili; per cui possono essere chiamati la sua "politica", visto che sono istruttivi per i re e i magistrati civili, e per i sudditi; e anche la sua "economia", visto che forniscono regole per mariti e mogli, genitori e figli, padroni e servi, degne della loro attenzione e osservanza: ma sono anche un mezzo e sono destinate a insegnare la saggezza e la conoscenza spirituale ed evangelica; cose relative a Gesù Cristo, alla sapienza di Dio e alla via della vita e della salvezza per mezzo di lui, la cui conoscenza è vita eterna. Queste parole, con altre che seguono, sembrano essere sinonimi, e significano molto la stessa cosa; e sono usati per mostrare che la saggezza più consumata e la conoscenza più completa possono essere raggiunte per mezzo di questo libro; che, come il resto della Scrittura, con una benedizione divina, è in grado di rendere un uomo "saggio per la salvezza"; ed è "utile per insegnare, per riprendere, per correggere e per educare alla giustizia", 2Timoteo 3:15,16 ; dove l'apostolo sembra alludere a questo testo: poiché "sapienza" qui può significare "dottrina" in generale; e "istruzione" può significare i mezzi per raggiungerla; e si può osservare che la parola è usata per "disciplina" e "correzione", così come per "istruzione". Se queste parole devono essere distinte, la prima, "saggezza", può disegnare un saggio schema e piano di verità, e la teoria di esse e la seconda, "istruzione", l'apprendimento e la messa in pratica; e sia per la teoria che per la pratica questo libro è utile;

percepire le parole dell'intelligenza; che scaturiscono da un buon intelletto e danno un giusto intendimento delle cose; affinché l'uomo sia in grado di distinguere tra la luce e le tenebre, tra la verità e tra l'errore, tra il bene e il male; in particolare si possono intendere le dottrine del Vangelo, che lo sono eminentemente, e superano la comprensione di un uomo naturale, e che sono comprese solo da un uomo spirituale; i mezzi per conoscere quali sono le Scritture, sotto la guida e la direzione dello Spirito di Dio

3 Versetto 3. per ricevere l'istruzione della sapienza,

O "prudenza" degli uomini saggi e prudenti, e specialmente di Cristo stesso, che porta quei nomi, delle cui istruzioni questo libro è pieno, e il cui scopo è quello di attirare l'attenzione degli uomini su di essi, e convincerli a riceverli, e ad agire in conformità ad essi. Quali istruzioni rispettano le seguenti cose; e che vengono aggiunti a titolo illustrativo e di amplificazione, vale a dire

giustizia, giudizio ed equità; ciò che è giusto in se stesso, e secondo la natura di Dio e la sua volontà; ed è giudicato tale dalla retta ragione; ed è equo tra uomo e uomo, e concorda con la legge di Dio. Questi tre, dice R. Levi Ben Gersom, significano una sola e stessa cosa; la vera giustizia, facendo ciò che è giusto verso Dio e verso l'uomo; che le dottrine della grazia, o le istruzioni della saggezza, insegnano agli uomini a fare; riguardo alle quali si possono raccogliere molte regole da questo libro

4 Versetto 4. Per dare sottigliezza al semplice,

Uomini di scarse capacità, di debole intelligenza, di comprensione superficiale, incauti, creduloni e facilmente imponebili: questi, prestando attenzione a ciò che è qui contenuto, possono arrivare a una sottigliezza serpentina; sebbene siano semplici e innocui come colombe, possono diventare saggi come serpenti; possono raggiungere una squisita conoscenza delle cose divine e sapere anche più dei saggi e saggi filosofi tra i Gentili, o di uno qualsiasi dei Rabbini e maestri d'Israele; o alcuno dei principi di questo mondo, la cui saggezza viene a nulla; e diventano molto cauti e circospetti come vengono sviati dal vecchio serpente il diavolo, o da coloro che stanno in agguato per ingannare; e compiono il loro dovere sia verso Dio che verso l'uomo;

al giovane conoscenza e discrezione; o "pensiero"; che vuole entrambe le cose: questo libro gli insegnerà la conoscenza delle cose morali, civili e religiose: pensare e agire rettamente; come comportarsi e comportarsi saggiamente e discretamente davanti agli uomini; e essere un mezzo per formare la sua mente al tempo per la pietà e la religione; e per fornirgli regole per il suo comportamento nella vita futura, in tutti i periodi di esso; e in qualsiasi stato e condizione possa entrare. Il "giovane [può] purificare la sua via", Salmi 119:9, riformare le sue maniere, comportarsi con purezza e rettitudine, prestando 'attenzione' alle cose qui contenute

5 Versetto 5. Un saggio udrà,

Con grande attenzione, e ascolta i proverbi e le sagge parole qui trasmesse; poiché qui ci sono molte cose divertenti per gli uomini di età e di saggezza, oltre che istruttive per i giovani e per i semplici;

e aumenterà l'apprendimento; o "aggiungere" al suo bagaglio di conoscenze; o, come il Targum,

"aggiungerà conoscenza";

vedi 2Pietro 1:5 ; o, sarà più saggio, come la versione latina della Vulgata. Si dice che questo dimostri l'eccellenza di questo libro e la sua grande utilità; In verità gli uomini saggi otterranno conoscenza dove gli stolti non possono, e aumenteranno la conoscenza dove gli altri non possono ottenerne: ci sono pochi libri da cui un uomo saggio trarrà qualcosa; e specialmente un libro come questo, e come lo sono le Scritture;

e l'uomo intelligente giungerà a saggi consigli; un uomo di intelligenza spirituale arriva alla conoscenza dei saggi consigli di Dio; le dottrine del Vangelo, che sono l' intero consiglio di Dio, sono la sapienza recondita, la sapienza nascosta di Dio, alla quale nessuna sapienza dell'uomo è paragonabile. È il piano più saggio che sia mai stato formato, e che l'ingegno dell'uomo non avrebbe mai potuto escogitare, nemmeno la salvezza per mezzo di Gesù Cristo; e che è stato posto nei consigli di Dio dell'antichità, che sono fedeltà e verità; la cui conoscenza è raggiunta da chi è spiritualmente saggio. Inoltre, un uomo che comprende a fondo le cose contenute in questo libro è adatto ad essere un consigliere di altri nelle cose umane e divine; nelle cose morali, civili e spirituali: è adatto a far parte del consiglio di gabinetto dei principi, ad essere consigliere dei re; Sì, di avere le redini del governo nelle sue mani. Egli avrà il governo; così la Settanta, la Vulgata latina e le versioni arabe: o, egli possederà il timone [l]; siederà come un pilota lì, come la parola può significare, e governerà rettamente la nave in cui si trova; sia che si tratti della sua famiglia, o della chiesa di Dio, o di una città o di una corporazione, o di un regno: questo libro, da lui giustamente compreso, gli fornirà le regole per fare tutte le cose bene e saggiamente

6 Versetto 6. Per capire un proverbio, e l'interpretazione,

Questo può essere collegato sia con il primo versetto, "i proverbi di Salomone", ecc. sono scritti, come per i fini e gli scopi di cui sopra, così per questi; o con Proverbi 1:5, un uomo saggio e intelligente, ascoltando e prestando attenzione a ciò che è qui trasmesso, non solo raggiungerà saggi consigli, ma anche alla comprensione dei detti proverbiali, e di vedere nell'"eleganza", l'eloquenza e la bellezza di essi, come significa la parola; ed essere in grado di interpretarli agli altri in modo chiaro, semplice, e in maniera;

le parole dei saggi e le loro oscure parole; le parole e le dottrine, non dei saggi filosofi e dei saggi del mondo pagano, ma di uomini veramente saggi e buoni; e specialmente dei saggi scrittori ispirati delle Scritture, le cui parole provengono da un solo Pastore, Ecclesiaste 12:11 ; e gli enigmi o gli indovinelli contenuti nei loro scritti, che sono così per un uomo naturale, frasi ed espressioni oscure, cose dure e difficili da capire, ma per un uomo spirituale, che giudica tutte le cose, chiare e facili, 1Corinzi 2:14,15 2Pietro 3:16

7 Versetto 7. Il timore del Signore è l'inizio della conoscenza,

Qui inizia correttamente il libro, e questo è il primo dei proverbi, e uno eccellente; è una di quelle che non si trovano in tutti gli scritti dei pagani. Per "timore del Signore" non si intende un timore servile, un timore della punizione, dell'inferno, dell'ira e della dannazione, che è l'effetto della prima opera della legge sulla coscienza; ma un timore filiale, e suppone la conoscenza di Dio come padre, del suo amore e della sua grazia in Cristo, in particolare del suo amore che perdona, da cui nasce, Salmi 130:4; Osea 3:5 ; è un santo, umile, fiducioso timore di Dio; un affetto reverenziale per lui e una devozione per lui; comprende tutto il culto religioso, sia interno che esterno; tutto ciò che è contenuto nella prima tavola della legge, e il modo di eseguirlo, e il principio dell'agire: questa è la prima di tutte le scienze che si imparano, ed è la principale; è la base e il fondamento di tutto il resto, da cui dipendono; ed è la testa, la fonte, la radice una sorgente, da cui scaturiscono; e a meno che un uomo non conosca Dio, conosca Dio in Cristo e lo adori nel suo timore, in spirito e verità, secondo la sua volontà rivelata, non sa nulla come dovrebbe sapere; e tutta la sua conoscenza non gli sarà di alcun aiuto e giovamento; Questa è la prima e principale cosa nella conoscenza spirituale ed evangelica, e senza la quale ogni conoscenza naturale non significherà nulla; vedi Giobbe 28:28; Salmi 111:10 ;

[ma] gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione; lo stesso con la "conoscenza" prima; non desiderano la conoscenza di Dio, delle sue vie e del suo culto, ma la disprezzano, non ne tengono conto, ma la trattano con disprezzo; specialmente la conoscenza di Dio in Cristo, in cui risiede la sapienza più alta, poiché questa è "vita eterna", Giovanni 17:3 ; disprezzano Cristo "la Sapienza di Dio" e il Vangelo, e le verità di esso, che sono "la sapienza nascosta" di Dio; e tutta l'"istruzione" in esso, e i mezzi per farlo; disprezzano le Scritture, che sono in grado di rendere l'uomo "saggio per la salvezza"; e il ministero della parola, e i ministri di essa: tale tipo di "disciplina" era questa, come la parola significa, essi disprezzano e aborriscono; e specialmente la "correzione" o "castigo", che è anche il senso di essa; soffrire il biasimo e l'afflizione per amore della sapienza, una professione di Cristo e del suo Vangelo; e sono stolti con una testimonianza che disprezzano tutto questo; tali stolti sono atei, deisti, e tutti gli uomini profani e malvagi. La Settanta lo rende "l'empio"; E questo tipo di uomini sono sempre stati intesi come "sciocchi" in questo libro

8 Versetto 8. Figlio mio, ascolta l'istruzione di tuo padre,

Questo non si deve intendere di Dio, il Padre dell'umanità, e di quella legge che egli ha dato loro, come la interpretano Jarchi e Gersom, ma di Salomone e di suo figlio in senso letterale; e di chiunque si rivolgesse a lui per istruzione, qualsiasi suo allievo, uditore o lettore; ed è un comando per tutti i bambini di ascoltare le istruzioni dei loro genitori e obbedire ai loro comandi; così, accanto al timore e all'adorazione di Dio, esorta all'obbedienza ai genitori, e procede proprio nello stesso ordine e metodo in cui furono scritti il decalogo o i dieci comandamenti; la prima tavola rispetta Dio e il suo culto, e segue la seconda, che inizia con "onora tuo padre e tua madre", ecc. Esodo 20:12, che, dice l'apostolo, è "il primo comandamento con promessa", Efesini 6:1,2 ;

e non abbandonare la legge di tua madre; non intendendo la congregazione di Israele, l'antica sinagoga, o chiesa ebraica, come Jarchi; e così nel Talmud è interpretato della congregazione di Israele, come lo è "tuo padre" nella precedente clausola dell'Essere divino; né la facoltà operativa dell'intelletto umano, come Gersom; ma la madre del figlio di Salomone; e ogni e ogni madre di un bambino, che ha una tenerezza uguale o maggiore per la sua prole, e un vero e sincero riguardo per il loro benessere, li istruirà nel miglior modo possibile, darà le migliori regole e prescriverà le migliori leggi che può per il loro bene; e che dovrebbero essere curati e obbediti con la stessa cura di quelli di un padre; ed è particolarmente menzionata, perché la legge di Dio ingiunge ugualmente riverenza e obbedienza a entrambi i genitori, cosa che le leggi umane tra i Gentili non avevano; e perché i bambini sono troppo inclini a disprezzare le indicazioni e le istruzioni di una madre; mentre hanno la stessa autorità, e hanno in sé la natura di una legge, come quelle di un padre

9 Versetto 9. Poiché essi saranno un ornamento di grazia per il tuo capo,

Le istruzioni e le leggi dei genitori, che sono accudite e obbedite dai figli, li rendono più belli e amabili di qualsiasi bell'ornamento che possa essere messo sul loro capo;

e catene al collo; sia per loro come le catene d'oro al collo, abbelliscili e adornali; così le buone opere, fatte in obbedienza a Dio e ai genitori, sono ornamenti di grande valore, e preferibili a qualsiasi ornamento esteriore; vedi 1Timoteo 2:9,10; 1Pietro 3:3,4. Le allusioni sono e le metafore sono tratte da quelle cose che sono più piacevoli e accettabili per i bambini, come i sottili nodi a punta e le catene d'oro

10 Versetto 10. Figlio mio, se i peccatori ti adescano,

Sforzati di sedurti dai tuoi genitori e di distoglierti da loro, dall'ascoltare le loro istruzioni, i loro consigli e i loro comandi; e fai uso di tutti gli argomenti plausibili per persuaderti a unirti a loro nei peccati a cui sono assuefatti, e in cui sono continuamente impiegati: poiché questo non deve essere inteso da coloro che sono peccatori per natura e per infermità della carne, come lo sono tutti gli uomini; ma di peccatori notori, che si rendono colpevoli delle più grossolane enormità, che vivono nel peccato e si arrendono a commettere ogni sorta di malvagità; il peccato è il loro mestiere e i loro affari, e il corso costante della loro vita; sono induriti, impudenti e audaci, e non si accontentano di peccare se stessi, ma fanno tutto il possibile per attirare gli altri; e per evitare che la gioventù si riempia in così cattiva compagnia è questa esortazione data in questo modo tenero, affettuoso e commovente; accanto al timore di Dio e al rispetto per i genitori, è data questa cautela di evitare la compagnia di uomini malvagi, in cui i giovani sono soggetti a essere trascinati, ed è di conseguenze fatali;

Non acconsentire; non cedere alle loro persuasioni, non ascoltare le loro sollecitazioni, non mostrare simpatia e approvazione per loro, non assentire né con parole né con i fatti; non dire "tu vuoi"; dite "Non lo voglio" e attenetevi ad esso; sii sordo a tutte le loro suppliche, e prova contro tutte le loro persuasioni

11 Versetto 11. Se dicono, vieni con noi,

Lascia la casa di tuo padre e gli affari della vita in cui ti trovi; fate di noi uno di noi, e diventate un membro della nostra società, e accompagnateci sulla strada maestra;

tendiamo un agguato per il sangue; stare in agguato sotto una siepe o un'altra, aspettando che un ricco viaggiatore arrivi e passi di lì, e poi si alza e versa il suo sangue per prendere il suo denaro; e la stessa parola significa sia "sangue" che "denaro", e si attende l'uno per amore dell'altro;

nascondiamoci segretamente per gli innocenti senza motivo; o nascondiamoci [q], la versione latina della Vulgata aggiunge insidie; così Vatablus e gli altri, come l'uccellatore fa per gli uccelli; o nascondiamoci in qualche luogo privato, aspettando l'innocente, l'innocuo viaggiatore, che non ha fatto danno alla persona o alla proprietà di nessuno; si crede al sicuro, e non si rende conto di alcun disegno su di lui; che si occupa dei suoi affari legittimi, e non ha fatto nulla per provocare tali miscredenti a attentare alla sua vita o a portargli via i beni; e che fanno senza motivo riguardo a lui; liberamente come se stessi, e impunemente, come promettono a se stessi e gli uni agli altri, tutto ciò che ha senso la parola usata porterà

12 Versetto 12. Inghiottiamoli vivi come la tomba,

l'innocente e quelli che sono con lui, i suoi servi; La nostra banda è così numerosa che possiamo facilmente eliminare lui e tutti i suoi servitori, e seppellirli subito fuori dalla vista, come se fossero stati inghiottiti vivi in una tomba, e quindi non si vedesse o si sentisse più parlare; e di conseguenza saremo nella massima sicurezza e protezione, non essendoci traccia di ciò che è stato fatto, né è rimasto alcuno per farne una relazione, o per dare alcuna informazione su di noi, o per perseguirci;

e interi, come quelli che scendono nella fossa; i quali, sebbene integri e in perfetta salute, in un attimo saranno distrutti e gettati nella fossa, essendo prima depredati di tutte le ricchezze che hanno intorno a sé; perché questo inghiottirli vivi e interi, che è un'allusione a una bestia da preda che inghiotte un'altra creatura tutta in una volta, non solo significa la loro crudeltà nel togliere la vita, ma la loro rapacità nell'impadronirsi della loro sostanza

13 Versetto 13. Troveremo ogni sostanza preziosa,

Tra l'uno o l'altro ci incontriamo; oro e argento e pietre preziose, tutto ciò che è prezioso; non considerando che in tal modo erano in pericolo di perdere la sostanza più preziosa, le loro anime immortali; e la sostanza più preziosa di tutte, il godimento di Dio e la felicità con lui per tutta l'eternità, che è la "sostanza più duratura": le cose di questo mondo, propriamente parlando, non sono sostanza, sebbene gli uomini malvagi le giudichino così; sono cose che non sono; né sono "preziose", in paragone tra le cose spirituali e quelle celesti; ma sono ciò su cui gli uomini carnali fissano un alto prezzo e valore, e rischiano la perdita del loro nome, della loro vita e della loro anima;

riempiremo le nostre case di bottino; Aben Esdra interpreta questo degli indumenti; ma non può solo disegnare gli indumenti presi alle persone derubate e uccise; ma anche il denaro, le merci e i beni con cui viaggiavano, che col tempo sarebbero stati così grandi da riempire tutte le loro case; La cupidigia sta alla base di tutta questa malvagità; L'amore per il denaro è la radice di tutti i mali

14 Versetto 14. gettato nella tua sorte tra noi,

O "farai cadere la tua sorte fra noi"; anche se appena sei entrato, non appena un bottino sarà preso a sorte con noi, e avrai la tua parte piena con quelli che sono stati impegnati più a lungo;

abbiamo tutti una sola borsa; o "tutti avremo una sola borsa"; getteremo tutto il nostro bottino, preso da noi, in un unico ceppo comune, e vivremo su di esso comodamente e allegramente. Jarchi lo rappresenta come mettere la scelta del giovane, per fare ciò che egli farebbe, o tirare a sorte e prendere la sua parte separatamente, o lasciare che sia messa insieme, e così partecipare insieme agli altri. Secondo Gersom il senso è che si dovrebbe fare una divisione così esatta, che non ci dovrebbe essere più in una borsa che in un'altra; le loro parti dovrebbero essere divise equamente per sorteggio e le loro borse dovrebbero essere uguali; uno non dovrebbe avere più di un altro: questi sono gli argomenti usati dagli uomini malvagi per adescare e intrappolare i giovani uomini a unirsi a loro nelle loro vie e pratiche peccaminose; da cui sono desortati, come segue

15 Versetto 15. Figlio mio, non camminare per la via con loro,

Allo stesso modo in cui lo fanno loro, che è la via larga che conduce alla perdizione; non metterci un piede dentro; non provarlo, se sarà piacevole e proficuo camminarci dentro; l'esperimento sarà pericoloso;

trattieni il tuo piede dal loro sentiero; il loro modo e il corso della loro vita; non seguirlo, né unirti a loro in esso; quando c'è un'inclinazione o una tentazione in essa, resisti; fermati in tempo, non procedere, ma indietreggia e prosegui per la via in cui sei stato addestrato, e ricorda le istruzioni dei tuoi genitori

16 Versetto 16. perché i loro piedi corrono verso il male,

Al male del peccato, commettere rapine, omicidi e ogni sorta di iniquità; essi sono ansiosi di farlo, e in fretta e in fretta a farlo, Proverbi 6:18 ; essendo trascinati dai loro affetti disordinati, che sono come piedi per l'anima, e sviati dalle loro concupiscenze, e spinti da Satana, e, incoraggiati gli uni dagli altri, e così si precipitano a capofitto verso il male della punizione; e questo è un motivo per cui le loro vie e i loro sentieri dovrebbero essere astenuti, perché portano su di loro una rapida distruzione; è a loro danno che corrono, come lo interpreta Jachi; sebbene il primo senso sembri essere più d'accordo con ciò che segue;

e affrettatevi a spargere il sangue; il sangue di persone innocenti, per ottenere le loro sostanze, per coprire la loro iniquità e vergogna, e perché non si dia alcuna informazione su di loro; Questo è menzionato come qualcosa di molto orribile in esso, al fine di dissuadere dall'unirsi a loro

17 Versetto 17. Sicuramente invano la rete è stesa alla vista di qualsiasi uccello.] O "senza causa", come la parola è resa in Proverbi 1:11 ; e così le parole sono un'illustrazione del precedente; mostrando che il sangue di persone innocenti è versato senza motivo, senza che essi facciano danno a coloro che lo fanno, ma è sparso senza alcuna provocazione; proprio come la rete è tesa per l'uccello innocente, che non ha fatto alcun danno all'uccellatore che cerca di prenderlo; così Gersom: oppure il senso è che, sebbene la rete sia tesa dall'uccellatore anche alla vista dell'uccello, tuttavia è vana per l'uccello, sebbene non per l'uccellatore; è così intento sul grano che viene sparso, che non si accorge della rete, e così vi rimane impigliato; e così è per quegli uomini che sono inclini alle loro pratiche peccaminose, al furto e all'omicidio, sebbene la loro rovina e distruzione siano davanti ai loro occhi; e ogni giorno vedono i loro compagni di iniquità giungere a una fine prematura; sanno che sono passibili di subire la morte per mano del magistrato civile, e di essere seguiti dalla giustizia e dalla vendetta di Dio, e di subire la punizione eterna; ma non prendete alcun avvertimento con ciò, ma precipitatevi verso la loro rovina, come segue

18 Versetto 18. E tesero un'insidia del loro sangue,

Mentre stanno in agguato per il sangue degli altri, stanno in agguato per il proprio; e quando versano il sangue di persone innocenti, esso nella contesa ricade sulle loro proprie teste, ed è la causa dello spargimento del loro proprio sangue; la vendetta li perseguita, e la giustizia non permetterà loro di vivere;

Si nascondono segretamente per la loro vita, mentre sono in agguato in luoghi segreti per portare via la vita degli altri, tendono insidie per le loro anime; e la conseguenza di ciò sarà che saranno portati a una fine vergognosa e prematura qui, o, comunque, alla rovina e alla distruzione eterne nell'aldilà

19 Versetto 19. Così sono le vie di chiunque è avido di guadagno,

Cioè si tratta di ottenere ricchezze in modo illegale, con rapine e omicidi; le sue vie finiranno con la perdita del suo sangue e della sua vita, e con la perdita della sua anima immortale; A questo lo porteranno le sue vie malvagie e la sua condotta di vita, e a che cosa gli gioverà allora il suo guadagno? non gli sarebbe stato di alcuna utilità e servizio se avesse guadagnato il mondo intero;

[che] toglie la vita ai suoi proprietari, o che, anche a ciascuno di coloro che sono avidi di guadagno, e saranno ricchi in ogni caso; tali si attengono a non togliere la vita ai legittimi proprietari di quel guadagno, o del denaro di cui sono avidi, al fine di ottenerlo in loro possesso; e tali pratiche malvagie non possono mancare di incontrare una giusta ricompensa di ricompensa. o "quale" guadagno avido, o guadagno ottenuto in modo così malvagio, sarà la causa della vita dei padroni dannosi e dei cattivi possessori di esso che sarà loro tolto, o per mano del magistrato civile, o da Dio stesso. Questi peccati di rapina e omicidio sono particolarmente esempi, non solo perché altri peccati conducono ad essi, come la violazione del sabato, l'ubriachezza e la dissolutezza, e la rovina temporale ed eterna; ma perché erano molto comuni tra i Giudei al tempo in cui la Sapienza, o Cristo, era qui sulla terra: a questo tempo si riferisce tutto il passo, come appare dai versetti seguenti; e che quei peccati fossero frequenti allora è manifesto sia dalla Scrittura; vedi Matteo 27:38; Luca 10:30; 23:19 ; e dalle confessioni degli ebrei, che dicono che quarant'anni prima della distruzione del tempio il sinedrio fu costretto a trasferirsi da un luogo all'altro, perché gli assassini aumentavano, e non potevano giudicarli e condannarli, per paura di essere uccisi essi stessi; e fu a causa di questo grande aumento che furono obbligati a fermare la decapitazione della giovenca rossa

20 Versetto 20. La sapienza grida fuori,

Qui la persona che istruisce in tutto questo libro è rappresentata sotto il nome di "Sapienza", con la quale non dobbiamo intendere l'attributo della sapienza divina manifestato nelle opere della creazione, né la luce della natura nell'uomo, né la legge di Mosè data agli Israeliti, né la rivelazione della volontà divina in generale. come è trasmesso nelle Sacre Scritture; né il Vangelo, e il suo ministero, in particolare; ma il nostro Signore Gesù Cristo; poiché le cose dette della Sapienza, e ad essa attribuite in questo libro, specialmente nell'ottavo e nel nono capitolo, mostrano che una Persona divina è intesa, e appartiene molto propriamente a Cristo; che possono essere chiamati "Sapienti", al plurale, come nel testo ebraico, a causa della sapienza consumata e perfetta che è in lui; poiché è una Persona divina, è "il Logos", la Parola e la Sapienza di Dio; come Mediatore, "tutti i tesori della sapienza e della scienza [sono] nascosti" in lui, Colossesi 2:3 ; e, come uomo, "lo Spirito di Sapienza" riposa su di lui senza misura, Isaia 11:2. Questo, con ciò che segue alla fine del capitolo, è una profezia del ministero di Cristo nei giorni della sua carne, e del suo successo; e delle calamità che sarebbero piombate sugli Ebrei per il suo rifiuto: e qui si dice che la Sapienza "grida", come fece Cristo, Giovanni 7:28,37 ; la parola significa gridare entrambi in modo doloroso, come fece Gesù quando gridò a Gerusalemme, piangendo su di essa, Matteo 23:37; Luca 19:41 ; e in uno gioioso, che ben si addice al Vangelo, come da lui predicato; un suono gioioso espresso dal flauto, in opposizione al ministero di Giovanni, che era lugubre, Matteo 11:17 ; perché gridare qui non significa altro che predicare la parola; che è un grido come quello degli araldi, quando proclamano pubblicamente la pace o la guerra; così si dice che la Sapienza, o Cristo, "proclami la libertà ai prigionieri" e "l'anno accettevole del Signore", Isaia 61:1,2. Questo grido fu fatto "fuori" della città di Gerusalemme, e fuori di quella parte del paese che era propriamente chiamata Giudei; Cristo predicò per la prima volta nella terra di Galilea; o questo può significare il mondo dei Gentili, dove Cristo predicò, sebbene non di persona, ma per mezzo dei suoi apostoli, che mandò in tutto il mondo per predicare il Vangelo ad ogni creatura;

ella fa udire la sua voce per le strade, della città di Gerusalemme e di altri luoghi, e questo non è contrario a Matteo 12:19, che si deve intendere come gridare in modo urlante e litigioso, alzare la voce in segno di autocomiazione, cosa che Cristo non ha fatto, e tuttavia potrebbe gridare e far sentire la sua voce per le strade, cioè, predicare pubblicamente il suo Vangelo lì, come ha fatto lui; e mandò anche i suoi servi per le strade e i vicoli della città per chiamare i peccatori mediante il ministero della parola, Luca 14:21 ; che forse può essere inteso a proposito di luoghi nel mondo dei Gentili; Né questo senso è da escludere qui; può essere compreso figurativamente del ministero pubblico della parola e delle ordinanze nella chiesa chiamate le strade e le ampie vie di essa, Cantici 3:2

21 Versetto 21. Lei grida nel luogo principale delle schiere,

Dove una moltitudine di persone si incontra; il Targum è,

"in cima ai palazzi";

ma piuttosto si deve intendere delle sinagoghe dei Giudei, dove Cristo predicava spesso, e che, da qui, costruiscono nella parte più alta della città, e meglio di tutti il tempio, dove le tribù d'Israele salivano a pregare in grandi gruppi, e al quale i Giudei ricorrevano quotidianamente; qui Cristo insegnò pubblicamente: come egli stesso dice, Giovanni 18:20 ;

nell'apertura dei cancelli; o della città, in cui la gente entrava e usciva in gran numero; o del tempio, dove passavano e ripassavano continuamente a motivo del culto; vedi Giovanni 10:23 Atti 3:10,11 ; in allusione a ciò, l'adorazione pubblica della casa di Dio è significata dalle porte di Sion, e anche della Sapienza, Salmi 87:2 Proverbi 8:34 ;

in città pronuncia le sue parole; le dottrine del Vangelo; anche nella città di Gerusalemme letteralmente, e in altre città della Giudea e della Galilea, il singolare essendo messo al plurale; e figurativamente nella chiesa di Dio, spesso paragonata a una città; e così tutte queste espressioni di "fuori", nelle "strade", nel "luogo principale delle schiere", "l'apertura delle porte" e "la città", possono denotare in generale l'apertura e la pubblicità del ministero del Vangelo, sia da parte di Cristo nei suoi apostoli, in Giudea, sia nel mondo dei Gentili; più specialmente il primo;

[dicendo], come segue

22 Versetto 22. Fino a quando, voi semplici, amerete la semplicità?

Cose semplici e sciocche, in accordo con il loro carattere, essendo uomini semplici deboli, uomini di deboli capacità e di intelletto superficiale; e tali furono le prime persone che furono chiamate da Cristo attraverso il ministero della parola, anche efficacemente; erano bambini e lattanti in confronto agli altri, dai quali erano disprezzati come analfabeti e ignoranti della legge; vedi Matteo 11:25; Giovanni 7:49; 1Corinzi 1:26,27 ; sebbene possa rispettare gli ebrei in generale, che erano stati chiamati esternamente da Cristo, ed erano un popolo semplice e stolto, dedito a costumi e costumi sciocchi, alle tradizioni degli anziani, e amava la loro follia e oscurità, e persistere in esse, piuttosto che la luce del Vangelo, Giovanni 3:19,20 ;

e gli schernitori si dilettano nel loro disprezzo; a Cristo, a causa della meschinità della sua discendenza e della sua educazione; ai suoi discepoli e seguaci, alle sue dottrine e ai suoi miracoli, alle sue sofferenze e alla sua morte;

E gli stolti odiano la conoscenza? la conoscenza di Cristo e di Dio in Cristo; la conoscenza del Vangelo e le sue verità; Essi odiavano la luce di essa, e non si curavano di raggiungerla, ma piuttosto amavano le tenebre della legge, e persino dell'errore e dell'infedeltà; odiavano Cristo, maestro di vera e utile conoscenza; odiavano la sua persona, anche se senza motivo; lo odiavano nei suoi uffici, come un Profeta per istruirli, come un Sacerdote per essere la propiziazione per loro, e come un Re per governare su di loro; tali "stolti" erano loro, e che perciò sono esposti dalla Sapienza o da Cristo; le quali denunce mostrano la loro perseveranza in queste cose, e il pericolo in cui si trovavano, la pietà e la compassione di Cristo come uomo e ministro della parola, e il fervore e l'importunità dei suoi ministeri

23 Versetto 23. Volgetevi alla mia riprensione,

O piuttosto "al mio rimprovero", poiché le parole non sono un'esortazione alla conversione del cuore, o al pentimento; ma a partecipare al ministero esterno della parola predicata, che rimprovera il peccato, la giustizia e il giudizio; e non progetta di volgere il cuore ad esso, che è opera di Dio, ma il volgere il volto e le orecchie per ascoltarlo; e così il Targum,

"Volgi la tua faccia al mio rimprovero",

e non le vostre schiene, come hanno fatto loro, mostrando antipatia per esso; o, come Aben Esdra,

"Volgetevi per udire la mia riprensione";

volgi le orecchie e ascoltalo, e non tirare via la spalla, né tapparti le orecchie per non sentirlo;

ecco, io spanderò su di voi il mio spirito; non "su di voi", ma "a voi": perché lo Spirito Santo di Dio non è qui designato, e l'effusione dei suoi doni, ordinari e straordinari, o della sua grazia speciale; ma la mente della Sapienza, o Cristo, come la parola è usata in Proverbi 29:11. Alcuni la interpretano: "Ecco, la mia volontà"; la rivelazione esterna della sua volontà fatta nel ministero della parola, per mezzo della quale "grazia e verità", le dottrine della grazia e della verità, "vennero" in tutta la loro estensione, Giovanni 1:17 ; poiché come le dottrine della "grazia [furono] versate nelle [sue] labbra", Salmi 45:2, così furono versate di nuovo da esse, dal suo cuore, come da una fonte o da un pozzo, come significa la parola qui usata; che denota la grande e abbondante rivelazione del Vangelo da parte di Cristo, ed è menzionata come un incoraggiamento per gli uomini a prestare attenzione ad essa; il quale senso è confermato da ciò che segue;

Io vi farò conoscere le mie parole; le dottrine del Vangelo, parole di grazia e di sapienza, e tali che mai l'uomo parlò come Cristo, essendo i suoi nemici testimoni; le parole di pace e riconciliazione, di vita e di giustizia e di salvezza eterna, che furono rese note in modo ministeriale da Cristo e dai suoi apostoli; ma gli ebrei erano così stolti da odiare e disprezzare la conoscenza di queste cose; pertanto segue:

24 Versetto 24. Perché io ho chiamato e voi avete rifiutato,

Questo non deve essere inteso per la chiamata interiore della Sapienza, o Cristo, che è per la grazia speciale del suo Spirito; è secondo un proposito eterno, il frutto dell'amore eterno, peculiare degli eletti di Dio, e per una potenza divina; ed è anche una chiamata a speciali benedizioni di grazia e alla gloria eterna; e che è sempre efficace, immutabile e irreversibile, e non può mai essere rifiutato, rifiutato e resistito, in modo da diventare nullo e privo di effetto: ma della chiamata esterna della parola, ai doveri naturali della religione e alla partecipazione ai mezzi della grazia; che può essere dove non c'è nessuna elezione prima, nessuna santificazione accompagna, né segue la salvezza, Matteo 20:16; 22:14 ; e questo può essere rifiutato e respinto, come spesso accade; come quando gli uomini, nonostante quella chiamata, non partecipano al ministero della parola, o, se lo fanno, lo fanno in modo negligente e negligente; oppure, mostrano avversione per esso, lo disprezzano, lo contraddicono e lo bestemmiano, come fecero i Giudei, che furono le prime persone chiamate ad ascoltarlo; vedere Matteo 22:2-5 ;

Ho steso la mia mano e nessuno ha guardato; Si tratta di un gesto di persone che chiamano gli altri, come oratori e predicatori, che richiedono silenzio e attenzione; e quando erano ansiosi e ferventi e importuni nei loro discorsi; è attribuito a Cristo, Isaia 65:2 Romani 10:21 ; ma, nonostante tutto l'entusiasmo, lo zelo, il calore e l'importunità della Sapienza, espressi con parole e gesti, tutto fu trascurato; non vi fu prestata alcuna attenzione, cosa di cui qui ci si lamenta

25 Versetto 25. Ma voi avete vanificato tutti i miei consigli,

Lo stesso vale per "il consiglio di Dio", Atti 20:27. Tutto il Vangelo e tutte le sue verità; l'intero schema di salvezza di Gesù Cristo, che è il prodotto della sapienza divina, ed è secondo il consiglio della volontà divina, e il suo eterno proposito in Cristo Gesù; gli ebrei lo misero a nulla, non ne fecero conto, ma disprezzarono e rigettarono, come fecero con Cristo, l'autore di esso, Atti 4:11,12 ; come anche le sue ordinanze, che portano lo stesso nome, a motivo della sapienza e della volontà di Dio in esse; in particolare il battesimo, rifiutato dagli scribi e dai farisei, Luca 7:30 ;

e non volle nulla del mio rimprovero; non l'avrebbe ascoltata, né l'avrebbe accettata, né avrebbe ricevuto da essa alcuna istruzione né cautela da essa; non gli piacque, ma la disprezzò e la calpestò; vedi Matteo 23:37

26 Versetto 26. Anch'io riderò della tua calamità,

A titolo di rappresaglia, misurando misura per misura; come essi lo disprezzavano e si compiacevano del loro disprezzo, ora egli a sua volta "riderà" di loro e della loro angoscia; il che atto è attribuito al Signore da un'antropopatia; vedi Salmi 2:4; 37:13 ; a significare che non dovrebbe affatto compatirli, non mostrare loro compassione, e non avere pietà di loro; ma piuttosto esprimono un piacere e una delizia nel mostrare la gloria della sua giustizia nella loro distruzione: il senso chiaro è che non sarebbe stato mostrato loro alcun favore, Isaia 27:11. La parola tradotta "calamità" significa un "vapore", o nuvola; denotando che sarebbe stata una dispensazione molto oscura presso gli Ebrei, come lo fu quando "l'ira si abbatté su di loro fino all'estremo", 1Tessalonicesi 2:16 ; anche sulla loro nazione, città e tempio; come nella loro ultima distruzione da parte dei Romani, che qui è intesa;

Io ti farò beffe quando verrà la tua paura; che è la stessa cosa in parole diverse; poiché per "paura" si intende la terribile calamità che ha portato con sé terrore, terrore e costernazione, e di cui avevano avuto paura in anticipo: per questo motivo questo è menzionato tra i segni della distruzione di Gerusalemme, "i cuori degli uomini vengono meno per la paura", Luca 21:26

27 Versetto 27. Quando il tuo timore verrà come desolazione,

Quando tale sarà la calamità che causerà questo timore, che sarà come un giudizio desolante, come la carestia, la spada e la pestilenza, che devasta ogni cosa: e tale fu la distruzione dei Giudei da parte dei Romani; non solo devastò Gerusalemme e il tempio, ma tutto il paese della Giudea. Queste sono le "desolazioni" che si dice siano "determinate", o "la consumazione e ciò che è determinato", che dovrebbero essere "riversate sui desolati", Daniele 9:26,27 ;

e la tua rovina viene come un turbine; improvvisamente e impensato, feroce e chiassoso, che gettava giù e portava tutto davanti a sé: così fece la detta distruzione; abbatté le mura e le case della città di Gerusalemme, e il tempio, e i suoi begli edifici, così che non rimase pietra su pietra che non fosse diroccata, Matteo 24:2 ;

quando l'angoscia e l'angoscia vengono su di te; come fecero in quel tempo con un testimone, quando Gerusalemme era assediata dai Romani: che con la spada del nemico di fuori e della carestia di dentro; insieme al gran numero di tagliagole e di sediziosi tra loro; fu un tempo di angoscia e tribolazione come non lo fu mai dall'inizio del mondo, né mai lo sarà, Matteo 24:22. La storia di Giuseppe Flavio di quei tempi è un commento appropriato a queste parole

28 Versetto 28. Allora mi invocheranno, ma io non risponderò.

Come li chiamò, ed essi rifiutarono di rispondere alla sua chiamata, Proverbi 1:24 ; così era giusto in lui non rispondere loro, quando lo invocarono per liberarli dai Romani e salvarli dalla rovina: perché questo era ciò che invocavano, e ciò che aspettavano, che il Messia venisse e li liberasse; Questo era ciò con cui si erano incoraggiati, e li aveva resi così disperati fino all'ultimo;

mi cercheranno presto, ma non mi troveranno; questa è proprio la cosa che Cristo disse agli ebrei, e molto nelle stesse parole con questi, Giovanni 7:34 8:21 ; Poiché, quando egli se ne fu andato, ed essi furono nell'angoscia, cercarono il Cristo, nel deserto, nelle stanze segrete, e in questo e nell'altro luogo, dove era stato detto loro che si trovava; Ma, ahimè! non riuscirono a trovarlo: il vero Messia, che essi avevano rigettato, era venuto e se n'era andato, e non sarebbe più tornato, fino alla sua seconda venuta in giudizio; o, comunque, fino a quando non venne nel suo regno e nella sua potenza, per la loro rovina e distruzione; della cui venuta le Scritture parlano spesso

29 Versetto 29. Per questo odiavano la conoscenza,

Spirituale ed evangelico; la conoscenza delle Scritture, delle loro promesse e profezie riguardo al Messia, benché fossero chiamate ed esortate a "scrutarle"; la conoscenza del Messia, della sua persona, dei suoi uffici e della sua grazia; la conoscenza del suo Vangelo e delle sue dottrine; vedere Proverbi 1:22 ;

e non scelse il timore del Signore; che è l'inizio della conoscenza, Proverbi 1:7 ; invece di scegliere, si liberano del timore del Signore; e dal loro rifiuto del Messia, e dal loro uso di lui, apparve chiaramente che il timore di Dio non era davanti ai loro occhi né nei loro cuori; né scelsero né si presero cura del culto puro, spirituale ed evangelico di Dio, introdotto nella dispensazione del Vangelo; alle ordinanze di Cristo a cui non scelsero di sottomettersi; e non volevano entrare nel regno di Dio né nello stato della chiesa evangelica, né permettere a quelli che entravano di entrare, Matteo 23:13 ; ma piuttosto scelsero la loro superstizione e adorazione, secondo la tradizione degli anziani, con la quale rendevano la parola e l'adorazione di Dio inefficaci

30 Versetto 30. Non vollero nessuno del mio consiglio,

Né le sue dottrine né le sue ordinanze; né avrebbero prestato attenzione ai salutari consigli e consigli che egli dava loro nei suoi sermoni sul monte, e in altri suoi discorsi in altri tempi e luoghi;

hanno disprezzato ogni mia riprensione; per la loro ipocrisia, impurità, concupiscenza e altri peccati da cui erano assuefatti; vedi Matteo 23:1-36 ; ma lo "deridevano" per questo, Luca 16:14 ; dove qui è usata la stessa parola che è usata dalla Settanta. Queste cose sono ripetute da Proverbi 1:25, per osservare la loro ingratitudine, e quanto giusta fu la loro rovina, e quale la vera causa di essa

31 Versetto 31. Perciò mangeranno del frutto della loro condotta,

Le loro vie malvagie; essere puniti secondo i loro meriti e ricevere la giusta ricompensa delle loro iniquità; vedi Isaia 3:10,11 ;

ed essere riempiti con i propri dispositivi; o "consigli": il loro stratagemma e consiglio era di mettere a morte Cristo, di consegnarlo al governatore romano, affinché potesse essere crocifisso, così com'era: e in seguito ebbero il ventre pieno di crocifissione, come significa la parola; un numero così grande di loro fu crocifisso dai Romani davanti alle mura della città, cinquecento al giorno, e talvolta di più; tanto che c'era bisogno di spazio per le croci e di croci per i corpi

32 Versetto 32. perché l'allontanamento dei semplici li ucciderà,

o essere la causa della loro uccisione, del loro allontanamento da Cristo, del loro avversione verso di lui, del loro voltargli le spalle e di orecchie sorde a lui, del loro allontanamento dal suo Vangelo e dell'allontanamento da loro, giudicandosi così indegni della vita eterna. In tutto ciò si mostrarono i semplici e gli stolti che erano, e per i quali furono colpiti da ira e rovina, e furono uccisi di spada e di fame, e gli uni dagli altri. Alcuni lo rendono, come Aben Esdra, "il riposo" o "la quiete dei semplici", ecc. che si riposano in se stessi e nell'osservanza delle cerimonie e delle tradizioni, e gridano Pace, pace, quando l'improvvisa distruzione era vicina, o un riposo ostinato e indurito nel peccato, una coscienza segnata, senza senso di colpa, né paura della punizione, vivendo nella sicurezza carnale fino a quando la morte non li avesse colti;

e la prosperità degli stolti li distruggerà; cioè, l'abuso di esso; portandoli a commettere peccati, che portano su di loro la distruzione; oppure, vedendo i peccatori vivere impunemente e prosperare nel mondo, trarre da ciò incoraggiamento per indulgere nel peccato, che è la loro rovina; oppure, essendo nella prosperità, pensano che andrà sempre bene per loro, e quindi allontanano da loro il giorno cattivo, che viene loro addosso inconsapevolmente; che era il caso degli ebrei

33 Versetto 33. Ma chi mi ascolta,

Alla Sapienza, o Cristo; al grido e al grido lassù; alla voce del suo Vangelo, non solo esternamente, ma internamente; in modo da comprenderlo spiritualmente e sperimentalmente, distinguerlo dalla voce di un estraneo; in modo da approvarlo, e riceverlo nell'amore di esso, e da dilettarsi e trarne piacere; in modo da calpestarne la potenza, e crederci; non solo dare il proprio assenso ad esso, ma mediante la fede riceverlo, e appropriarne le cose per se stesso: e anche per la voce dei suoi precetti, delle sue ordinanze; in modo da obbedire loro con gioia, per un principio d'amore, in vista della sua gloria, e senza confidare in essa e dipendere da essa. Tale

dimorerà al sicuro; come devono in verità, poiché dimorano in Dio; nel suo cuore, "il luogo segreto dell'Altissimo"; e nel suo amore eterno e immutabile, perciò non si consumano; e nel patto della sua grazia, che è fermo, sicuro e inamovibile; e nella sua potenza, presso la quale e nella quale sono custoditi, come in una guarnigione, fortezza o fortezza: e dimorano in Cristo, la Roccia dei secoli, contro la quale le porte dell'inferno non possono prevalere, e su cui sono edificate le loro anime; e così rimanere al sicuro in mezzo alle inondazioni, alle tempeste e alle tempeste che si abbattono su di loro; il rifugio verso il quale fuggono, la fortezza a cui si volgono, e dove corrono e sono al sicuro; l'arca in cui cavalcano al sicuro, in mezzo a tutte le onde e i flutti dell'afflizione e della tribolazione; il loro luogo di difesa, dove sono al sicuro da Satana; e sono nelle sue mani e nessuno può strapparli, l'Eterno la loro giustizia, per mezzo del quale Giuda è salvato e sotto il quale Israele dimora al sicuro; essendo per la sua giustizia al sicuro dalla giustizia divina, dalla maledizione della legge e dall'ira futura: inoltre, tali hanno in loro lo Spirito, che è più grande di colui che è nel mondo; il quale, quando egli, il nemico, viene su di loro come un diluvio, lo Spirito del Signore innalza contro di lui uno stendardo; gli angeli sono i loro guardiani, si accampano intorno a loro; e sono gli abitanti di una città forte, che ha la salvezza per mura e baluardi; e specialmente dimoreranno al sicuro nell'altro mondo, in quelle dimore e dimore eterne nella casa del Padre di Cristo che egli sta preparando per loro; che sono abitazioni sicure, così come luoghi di riposo tranquilli, come segue;

e starà tranquillo per paura del male; come possono essere nella vita presente, sotto un confortevole senso del sangue, della giustizia e del sacrificio di Cristo: che, quando applicati e afferrati dalla fede, parlano di pace alla coscienza e producono quiete di mente; così che costoro non abbiano motivo di aver paura del maligno, Satana, che non può divorarli e distruggerli; né del male del peccato; perché, sebbene possano e debbano aver paura di commetterlo, tuttavia non di esserne conquistati e di cadere sotto il suo dominio, né di essere portati da esso in uno stato di condanna; né del male dei giudizi su un mondo malvagio; né della morte e di un giudizio futuro; né dell'inferno e della dannazione eterna: e d'ora in poi costoro entreranno in pace e saranno liberi da tutti i mali, naturali, morali o spirituali; e dalla paura di loro, essendo fuori dalla portata di tutti. La sicurezza e la protezione di coloro che ascoltano Cristo e credono in lui, qui promesso, ebbero un notevole risultato negli ebrei credenti; i quali, poco prima della distruzione di Gerusalemme, furono avvertiti di andarsene di là in un luogo chiamato Pella, oltre il Giordano , come fecero, e dove erano al sicuro

Commentario del Pulpito:

Proverbi 1

1 

PULPIT COMMENTARY

TESTO TRADOTTO

DA ANTONIO CONSORTE

INTRODUZIONE

§1. NOME DEL LIBRO

IL LIBRO che stiamo per considerare prende il suo titolo generale dalle parole con cui si apre nell'originale ebraico, I Proverbi di Salomone - Mishle Shelomoh. Questo nome, o, in forma abbreviata, Mishle, è sempre stato corrente nella Chiesa ebraica. Più tardi, negli scritti rabbinici, fu citato con l'appellativo di Sepher Chocmah, 'Libro della Sapienza', titolo che comprendeva anche l'Ecclesiaste. Nella Settanta è intitolato Παροιμιαι Σαλωμωντος in alcuni manoscritti, anche se in altri, e in quelli più antichi, il nome di Salomone è omesso. San Girolamo, nella Vulgata latina, dà un titolo più lungo: "Liber Proverbiorum quem Hebraei Misle appellant".

Tra i primi scrittori cristiani, oltre al nome dato nella Settanta, era chiamato Σοφια, 'Sapienza', o Η Παναρετπς Σοφια, 'Saggezza tutta virtuosa', sebbene quest'ultimo titolo fosse applicato anche all'Ecclesiastico e al Libro della Sapienza. Clemente Romano, nella sua "Epistola ai Corinzi" (1:57), titola così una citazione da Proverbi 1:23-33 : Ουτως γαγει η Παναρετος Σοφια, "Così dice la Sapienza virtuosissima". Che questo fosse comunemente ricevuto come la designazione del nostro libro è chiaro anche da Eusebio, che scrive: 'Hist. Ec:,' 4:22) "Anche altri passaggi, come se provenissero da una tradizione ebraica non scritta, Egesippo cita; e non solo lui, ma anche Ireneo e tutta la schiera degli scrittori antichi, chiamarono i 'Proverbi di Salomone' 'Panaretos Sophia'". È vero che negli scritti che sono attribuiti a Ireneo ancora esistenti, le citazioni dei Proverbi sono citate semplicemente come Scrittura senza ulteriori definizioni, ma non abbiamo motivo di screditare la testimonianza di Eusebio riguardo a una questione che egli deve aver ben conosciuto. Si trovano altri due titoli, cioè Η Σοφη Βιβλος, 'Il Libro Saggio', così chiamato da Dionigi di Alessandria; e Παιδαγωγικη Σοφια, "Saggezza educativa", di Gregorio di Nazianzum. Melitone di Sardi (secondo Eusebio, 'Hist. Ec.,' 4:26) afferma, nel fornire un catalogo delle Scritture canoniche, che il libro era conosciuto con il nome di Σοφια, 'Sapienza', così come quello di 'Proverbi di Salomone'. Questo titolo, che, forse meglio di quello dei Proverbi, esprime l'argomento principale dell'opera, sembra non essere stato inventato dai primitivi scrittori cristiani, ma essere derivato da tempi ancora più antichi, e essere stato tramandato da quella tradizione ebraica non scritta di cui parla Eusebio

Nel considerare l'adeguatezza del nome usuale del nostro libro, dobbiamo capire cosa si intende con il termine ebraico mishle, "proverbi", come lo traduciamo noi. La parola mashal ha un significato molto più ampio della nostra parola "proverbio". Deriva da una radice che significa "essere simile", e quindi ha principalmente il significato di paragone, di similitudine, e si applicano molti discorsi, frasi ed espressioni che non dovremmo classificare sotto il titolo di proverbi. Così si chiama così la profezia di Balaam; Numeri 22:7, ecc. così anche il poema didattico di Giobbe; Giobbe 27:1 la satira di scherno in Isaia 14:4, ecc.; le parabole in Ezechiele 17:2 ed Ezechiele 20:49, ecc.; la canzone in Numeri 21:27, ecc. È spesso tradotta "parabola" nella Versione Autorizzata, anche nel libro stesso, Proverbi 26:7 e nel salmo storico, Salmi 78 il secondo versetto del quale San Matteo Matteo 13:35 ci dice che Cristo si è adempiuto quando ha parlato con parabole. Questo ci porterebbe ad aspettarci di trovare altri significati nel termine e sotto il guscio della forma esteriore. E, in verità, l'ebraico mashal non si limita a detti saggi o concisi, che esprimono in termini precisi l'esperienza degli uomini e delle epoche; un tale racconto, come vediamo, sarebbe molto inadeguato a descrivere le varie forme a cui il termine è stato applicato. Che nel nostro libro ci siano numerosi apotegmi e massime, che rafforzano verità morali, che spiegano fatti nella vita degli uomini e nel corso della società, che sono proverbi nel senso più stretto della parola, è ovvio; ma una grandissima parte delle espressioni in esso contenute non sono coperte da tale designazione. Se la nozione di paragone all'inizio restringeva il termine a detti contenenti una similitudine, presto oltrepassava i limiti di tale limitazione e comprendeva quelle brevi frasi che trasmettevano una verità popolare sotto figure o metafore. Di questo tipo è la domanda precisa: "Anche Saul è tra i profeti?"; 1Samuele 10:12 e, "I padri hanno mangiato l'uva acerba, e i denti dei figli si sono affilati"; Ezechiele 18:2 e, "Medico, guarisci te stesso". Luca 4:23 In molti cosiddetti proverbi gli oggetti contrapposti sono posti fianco a fianco, lasciando all'ascoltatore di trarre la propria deduzione. Nei pezzi più lunghi così denominati una singola idea viene elaborata a lungo in forma ritmica. Inoltre, sotto questa categoria generale sono contenuti anche detti oscuri, indovinelli, domande intricate (chidah), che hanno sempre esercitato una grande attrazione sulle menti orientali. La regina di Saba, ci viene detto, venne a processare Salomone con domande difficili; 1Ri 10:1 come la rende la Settanta, "con enigmi". Probabilmente tali enigmi si trovano in Proverbi 30, e in molti di quei passaggi che, a seconda di come sono appuntiti, sono suscettibili di interpretazioni molto diverse. C'è un'altra parola usata a questo riguardo Proverbi 1:6 melitsah, che è resa nella Versione Autorizzata "interpretazione", e nella Versione Riveduta "una figura"; probabilmente significa un detto che contiene qualche oscura allusione, e di solito di natura sarcastica. Ci sono pochissimi esempi di questa forma nel nostro libro

I vari tipi di proverbi sono stati divisi da Hanneberg ('Revel. Bibl.,' 5:41, citato da Lesetre) in cinque classi:

1.) Proverbi storici, in cui un evento del passato, o una parola usata in qualche occasione importante, è passata in un detto popolare, espressivo di un sentimento o di un'idea generale. Il risparmio riguardo a Saul menzionato poco sopra è di questa natura. Del proverbio storico sembra che non ci sia alcun esempio nel nostro libro

2.) Proverbi metaforici. Questi sono quelli che dovremmo chiamare più appropriatamente proverbi. Essi enunciano una verità morale sotto una figura tratta dalla natura o dalla vita. Tali sono questi: "Invano la rete è tesa agli occhi di qualsiasi uccello"; Proverbi 1:17 "Va' dalla formica, pigro"; Proverbi 6:6 "Incontri un orso derubato dei suoi cuccioli a un uomo, piuttosto che uno stolto nella sua follia"; Proverbi 17:12 "Le contese della moglie sono un continuo cadere". Proverbi 19:13; 27:15,16

3.) Enigmi. Si tratta di enigmi come quello di Sansone, Giudici 14:14 o di questioni oscure che richiedevano una riflessione per essere chiarite, e il cui nocciolo trasmetteva una verità morale. Tali sono le parole di Agur: "Chi è salito al cielo o è disceso?" ecc.; Proverbi 30:4 "La sanguisuga ha due figlie, date, date". Proverbi 30:15

4.) Proverbi parabolici. Qui sono presentate cose e verità in forma allegorica. Il nostro benedetto Signore ha usato questo modo di insegnare più estesamente, mostrandosi più grande di Salomone. Il miglior esempio di questa classe è il trattamento della Saggezza, ad esempio "La Sapienza ha costruito la sua casa, ha scavato le sue sette colonne". Proverbi 9:1

5.) Proverbi didattici, che danno istruzioni precise su punti di morale, religione o comportamento, e di cui i primi nove capitoli offrono esempi molto perfetti, e il resto del libro esempi più concisi e meno sviluppati

§2. CONTENUTO

Il libro è scritto: "I proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele". Come questo titolo debba essere considerato, e a quale parte o parti dell'opera si applichi, vedremo più avanti. Segue poi Proverbi 1:1-6 una descrizione dello scritto e una raccomandazione della sua importanza e utilità. Il suo oggetto è in parte morale e in parte intellettuale; Cerca di istruire nella via della saggezza, di edificare coloro che hanno già fatto progresso e di disciplinare gli ascoltatori affinché ricevano e asimilino l'insegnamento più elevato. La saggezza (chocmah, e al plurale di "eccellenza", chocmoth) qui menzionata per prima non è una mera realizzazione filosofica, non è un mero progresso secolare nella conoscenza delle cose; è questo, include la conoscenza di tutto ciò che può essere conosciuto; ma è molto di più. È distintamente religiosa, e ha per oggetto di dirigere la vita dell'uomo secondo i suoi interessi più alti, così che equivale al "timore del Signore", cioè alla religione pratica, ed è spesso scambiata con questa espressione. Insegna ciò che Dio richiede all'uomo, come Dio vorrebbe che si comportasse in tutte le circostanze della vita; Insegna la pietà, il dovere, la giustizia. Al re e al contadino, al vecchio e al giovane, ai dotti e agli ignoranti, viene qui insegnato ciò che è accettabile nelle loro diverse condizioni, età, stadi di sviluppo intellettuale. Più tardi, la Sapienza è personificata come una grande maestra, come una dimora con Dio da tutta l'eternità, che assiste alla creazione del mondo, l'originale di ogni autorità sulla terra. Da varie indicazioni del nostro libro deduciamo che la sapienza è considerata sotto un triplice aspetto: primo, come un attributo essenziale di Dio Onnipotente; in secondo luogo, come rivelato nella creazione; in terzo luogo, come comunicato all'uomo. È la mente o il pensiero di Dio; è ciò per mezzo del quale ha creato il mondo; è ciò che regola e informa l'essere morale dell'uomo. Il linguaggio usato in passaggi come Proverbi 8:23-31 si adatta all'idea di una rappresentazione del Figlio di Dio, un'anticipazione dell'incarnazione di Gesù nostro Signore; e sebbene non possiamo supporre che Salomone avesse una nozione chiara della personalità divina della Sapienza (per la quale, in verità, il severo monoteismo dell'epoca non era maturo), tuttavia possiamo credere che non fosse estraneo alla mente dello Spirito Santo che la Chiesa cristiana vedesse in questi discorsi salomonici profezie e adombramenti della natura e delle operazioni del Figlio di Dio fatto uomo, di colui che san Giovanni chiama la Parola. È della Saggezza, come comunicata all'uomo, che il Libro dei Proverbi tratta principalmente, indicando l'unico modo per ottenerla e assicurarsi il possesso, e le incalcolabili benedizioni che accompagnano la sua acquisizione e usura

Bisogna inoltre osservare, in relazione a questo argomento, che l'ebreo, nella sua ricerca della Sapienza, non era come il filosofo pagano che brancola ciecamente dietro a Dio, cercando di scoprire il grande Ignoto, e di formare per se stesso una divinità che soddisfi i suoi istinti morali e risolva le questioni della creazione e del governo dell'universo. L'ebraico partì dal punto in cui i pagani si fermarono. L'ebreo conosceva già Dio, lo conosceva per rivelazione; Il suo scopo era quello di riconoscerlo in tutte le relazioni: nella natura, nella vita, nella morale, nella religione; vedere questa Provvidenza che domina in tutte le cose; per fare in modo che questa grande verità controlli le circostanze e la condotta privata, pubblica, sociale e politica. Questa profonda concezione della sovrintendenza divina domina tutte le riflessioni dell'uomo pensante, e ne fa in ogni avvenimento, anche in ogni fenomeno naturale, un'espressione della mente e della volontà di Dio. Da qui deriva l'assoluta fiducia nella giustizia del Sovrano supremo, nell'ordine saggio degli eventi, nella distribuzione certa delle ricompense e delle punizioni, nella distribuzione regolata della prosperità e dell'avversità. In tal modo la Sapienza si rivela, e l'uomo intelligente ne riconobbe la presenza; e idealizzandolo e personificandolo, imparai a parlarne in quegli alti termini di cui leggiamo con timore in questa sezione, vedendo in esso colui che è invisibile

Dopo questa introduzione segue la prima parte del libro, Proverbi 1:7-9:18 che consiste di quindici discorsi ammonitori, rivolti ai giovani, con l'obiettivo di mostrare l'eccellenza della saggezza, incoraggiare l'ardente ricerca di essa, e dissuadere dalla follia, cioè dal vizio, che è il suo opposto. Questa è in particolare la sezione dell'esortazione o della saggezza del libro. Di solito è considerato come un preludio alla raccolta di proverbi che inizia al cap. 10., ed è paragonato al proemio di Eliha in Giobbe 32:6-22, prima che si rivolga più particolarmente all'argomento in questione. Una prefazione analoga si trova in Proverbi 22:17-21 del nostro libro, anche se questa è breve e intercalare. La sezione è divisa da Delitzsch come sopra, anche se le parti non sono definite molto accuratamente da prove interne. Abbiamo adottato questa disposizione nel Commentario per comodità. Comunemente, ogni nuovo avvertimento o istruzione è preceduto dall'indirizzo, "Figlio mio", ad esempio Proverbi 1:8,10,15; 2:1, ecc. ma questo non è universalmente il caso, e nessuna suddivisione può essere accuratamente formata prestando attenzione a questa peculiarità. L'unità della sezione consiste nell'argomento e nel modo di trattare, piuttosto che in un corso regolare di istruzione che procede su linee definite e conduce a una conclusione climaterica. Il motto di tutto è la nobile massima: "Il timore del Signore è il principio della conoscenza, ma gli stolti disprezzano la sapienza e l'istruzione".

Prendendo questo come base del suo discorso, Salomone procede con il suo discorso. Ebrei mette in guardia contro la compagnia di coloro che incitano al furto e all'omicidio. Proverbi 1:8-19 La sapienza si rivolge a coloro che la disprezzano, mostrando loro la loro stoltezza nel rifiutare le sue offerte, e la sicurezza di coloro che ascoltano i suoi consigli. Proverbi 1:20-33 L'insegnante indica le benedizioni che derivano dalla ricerca sincera e sincera della Sapienza: essa libera dal sentiero del male e conduce a tutta la conoscenza morale e religiosa. Proverbi 2 Ora viene un'esortazione all'obbedienza e alla fedeltà, alla devozione altruistica a Dio, alla perfetta rassegnazione alla sua volontà. Proverbi 3:1-18 La sapienza viene introdotta come l'energia creatrice di Dio, che diventa il Protettore di tutti coloro che si tengono stretti a lei. Proverbi 3:19-26 Una condizione per raggiungere la saggezza e la felicità è la pratica della benevolenza e della rettitudine nei rapporti con gli altri. Proverbi 3:27-35 Avendo precedentemente parlato a suo nome, e avendo anche portato avanti la Sapienza facendo il suo appello, l'insegnante ora dà alcuni ricordi della sua prima casa e dei consigli di suo padre, specialmente sul tema della disciplina e dell'obbedienza (Proverbi 4). Ebrei ritorna su una questione precedentemente considerata come una delle principali tentazioni a cui la gioventù era esposta, e dà un enfatico avvertimento contro l'adulterio e l'impurità, mentre loda magnificamente il matrimonio onorevole. Proverbi 5 Poi mette in guardia contro la fideiussione, Proverbi 6:1-5 l'accidia (vers. 6-11), l'inganno e la malizia (vers. 12-19) e l'adulterio (vers. 20-35). Attenendosi al tema del suo ultimo discorso, il moralista denuncia di nuovo il peccato detestabile dell'adulterio, e rafforza la sua ammonizione con un esempio di cui egli stesso è stato testimone. Tornando alla Sapienza, come oggetto di tutti i suoi discorsi, l'autore la presenta come invitante tutti a seguirla, decantando la sua eccellenza, la sua origine celeste, le sue inestimabili benedizioni. Questa è la parte più impotente che riguarda la Sapienza, che qui appare come coeterna con Dio e cooperante con lui nella creazione. Così la sua suprema eccellenza è un motivo in più per ascoltare le sue istruzioni. Proverbi 8 Riassumendo in breve gli avvertimenti che hanno preceduto, Salomone introduce la Sapienza e la Follia, la sua rivale, invitando separatamente alla loro compagnia. Proverbi 9

La parte successiva del nostro libro contiene la prima grande raccolta di proverbi salomonici, in numero di circa quattrocento, o, come dicono altri, trecentosettantacinque. Proverbi 10-22:16 Sono introdotti con il titolo "I Proverbi di Salomone" e corrispondono pienamente alla loro descrizione, essendo una serie di apotegmi, gnomi e frasi, contenenti idee morali, religiose, sociali, politiche, introdotte apparentemente senza ordine, o con solo qualche connessione verbale o caratteristiche comuni, e certamente non disposte su alcuno schema sistematico. Della forma di queste massime parleremo più avanti; qui menzioniamo solo alcuni degli argomenti di cui si occupano. Questa parte dell'opera inizia facendo un paragone tra i giusti e i peccatori, nella loro condotta generale, e le conseguenze che ne derivano. Proverbi 10 "I tesori della malvagità non giovano a nulla, ma la giustizia libera dalla morte".

Proverbi 10:2 "Gli Ebrei che raccolgono d'estate sono figli saggi, ma chi dorme nella mietitura è figlio che fa vergogna".

Proverbi 10:5 "La memoria dei giusti è benedetta, ma il nome degli empi marcirà".

Proverbi 10:7

La stessa distinzione è mantenuta nella condotta verso il prossimo: "Un falso equilibrio è un abominio per il Signore, ma un giusto peso è il suo diletto".

Proverbi 11:1 "Gli Ebrei che trattengono il grano, il popolo lo maledirà, ma la benedizione sarà sul capo di chi lo vende".

Proverbi 11:26

Poi abbiamo massime sulla vita sociale e domestica: "Una donna virtuosa è una corona per suo marito, ma chi fa vergogna è come marciume nelle sue ossa".

Proverbi 12:4 "Il giusto ha riguardo alla vita della sua bestia, ma le tenere misericordie degli empi sono crudeli".

Proverbi 12:10

La differenza tra i pii e i peccatori si vede nell'uso che essi fanno rispettivamente dei beni temporali: "C'è chi si arricchisce ma non ha nulla: c'è chi si fa povero, ma ha grandi ricchezze".

Proverbi 13:7 "Le ricchezze ottenute con la vanità saranno diminuite, ma chi raccoglie con il lavoro avrà aumento".

Proverbi 13:11

I rapporti tra ricchi e poveri, tra saggi e stolti, mostrano la stessa regola: "Gli ebrei che disprezzano il loro prossimo peccano, ma chi ha pietà del povero, beato lui!".

Proverbi 14:21 "Gli stolti si fanno beffe della colpa, ma tra i retti c'è la figura".

Proverbi 14:9

Lo stato del cuore è quello a cui Dio guarda: "Il Signore è lontano dagli empi, ma ascolta la preghiera dei giusti".

Proverbi 15:29

La fiducia in Dio è l'unica sicurezza nella vita: "Affida le tue opere al Signore e i tuoi propositi saranno stabiliti".

Proverbi 16:3 "Gli Ebrei che prestano ascolto alla parola troveranno il bene, e beato chiunque confida nel Signore!".

Proverbi 16:20

Si raccomanda la gentilezza e la longanimità: "Una risposta dolce allontana l'ira, ma una parola dolorosa suscita l'ira".

Proverbi 15:1 "L'inizio della contesa è come quando si fa uscire l'acqua: lasciate dunque da parte la contesa, prima che ci sia lite".

Proverbi 17:14

L'umiltà è fortemente ingiungita: "L'orgoglio precede la distruzione, e lo spirito superbo precede la caduta".

Proverbi 16:18

L'accidia e l'intemperanza e gli altri vizi sono severamente riprovati...» L'indolenza piomba in un sonno profondo; E l'anima oziosa soffrirà la fame".

Proverbi 19:15 "Non amare il sonno, per non rientrare in povertà; Apri gli occhi e ti sazierai di pane". Proverbi 20:13 "Gli ebrei che amano i piaceri saranno poveri; gli ebrei che amano il vino e l'olio non saranno ricchi".

Proverbi 21:17

Una buona reputazione dovrebbe essere cercata e conservata: "Un buon nome è piuttosto da scegliere che grandi ricchezze, e un favore amorevole piuttosto che argento e oro".

Proverbi 22:1

La sezione termina con un apotegma su ricchi e poveri che è suscettibile di più di un'interpretazione: "Chiunque opprime il povero, è per il suo guadagno; Chiunque dà al ricco, è per la sua perdita".

Proverbi 22:16

Si tratta di un'affermazione religiosa riguardante il governo morale di Dio, che afferma, da una parte, che l'oppressione e l'estorsione inflitte al povero alla fine ridondano per il suo bene; e, d'altra parte, l'aggiunta alla ricchezza di un ricco non fa che danneggiarlo, portarlo all'indolenza e alla stravaganza, e prima o poi lo porta al bisogno

In questa parte si parla molto della prerogativa del re: "Il favore del re è verso il servo che agisce saggiamente, ma la sua ira sarà contro chi causa vergogna".

Proverbi 14:35 "Ebrei che amano la purezza di cuore, il re sarà suo amico per la grazia delle sue labbra".

Proverbi 22:11

È possibile obiettare alla mondanità e ai bassi motivi di molte delle massime di questa e di altre parti del libro. La saggezza sembra spesso essere quella di questo mondo piuttosto che quella dell'aspirazione celeste. E non sono mancate persone che hanno detto che tali dichiarazioni non possono essere considerate ispirate e che l'opera che le contiene non è stata dettata o controllata dallo Spirito Santo. Citeremo alcune di queste cosiddette massime mondane. L'obbedienza alla Legge è imposta per ottenere lunga vita e prosperità, Proverbi 3:1,2 ricchezze e onore; Proverbi 8:18 la diligenza è da desiderare al fine di ottenere una sufficienza e di evitare la povertà; Proverbi 20:13 il grande motivo della carità e della benevolenza è la ricompensa temporale e il favore di Dio che essi assicurano; Proverbi 19:17; 21:13 la stessa ragione vale per onorare Dio con le nostre sostanze; Proverbi 3:9,10 l 'umiltà deve essere praticata perché porta onore e vita; Proverbi 22:4 l'autocontrollo è una conquista utile perché preserva da molti pericoli; Proverbi 16:32; 25:28 una buona reputazione è un degno oggetto di ricerca; Proverbi 22:1 l 'accidia, l'ubriachezza e la ghiottoneria devono essere evitate perché impoveriscono l'uomo; Proverbi 21:17; 23:20,21; 24:33,34 dovremmo evitare la compagnia del male perché ci condurranno nei guai; Proverbi 13:20, 22:25, ecc. Non è saggio vendicarsi per timore di arrecare danno a noi stessi alla fine; Proverbi 17:13 non dobbiamo esultare per la caduta di un nemico per timore di provocare la Provvidenza per punirci, Proverbi 24:17, ecc. ma piuttosto per aiutare un avversario al fine di assicurarsi una ricompensa per mano del Signore; Proverbi 25:21, ecc. La saggezza deve essere ricercata per i vantaggi temporali che porta. Proverbi 24:3, ecc.; Proverbi 21:20

Queste sono alcune delle massime che ci troviamo di fronte in questa Scrittura; e non c'è dubbio che a prima vista sembrano fare della virtù una questione di calcolo; e sebbene siano in grado di essere spiritualizzati e livellati in una sfera superiore, tuttavia nel loro senso naturale esortano a perseguire il diritto su basi basse, e basano le loro ingiunzioni su considerazioni egoistiche. È questo che dovremmo aspettarci di trovare in un'opera dichiaratamente appartenente al canone sacro? È questo insegnamento tale da rendere l'uomo saggio per la salvezza, per fornire l'uomo di Dio alle buone opere? L'intera questione ruota attorno al dovuto impiego di motivi secondari nella condotta della vita. Questo metodo è correttamente impiegato nell'istruzione? Dio se ne serve nei suoi rapporti con noi? Dobbiamo osservare che "Proverbi" è un libro scritto principalmente per l'edificazione dei giovani e degli inesperti, dei semplici che erano ancora nella tenera età della crescita morale, di coloro i cui principi erano ancora incerti e avevano bisogno di guida e fermezza. Perché un tale insegnamento del più alto carattere sarebbe inappropriato; non potevano subito apprezzare una dottrina più elevata; La loro capacità di assimilazione era al momento troppo debole per ammettere la forte carne della tradizione celeste; e dovevano essere condotti gradualmente a uno stadio superiore da un processo lento e naturale che non avrebbe richiesto molto alla loro fede, né interruzione cosciente nella loro vita quotidiana. È così che educhiamo i bambini. Impieghiamo i motivi della vergogna e dell'emulazione, della ricompensa e della punizione, del piacere e del dolore, come incentivi alla bontà e all'attività, o come deterrenti dal male; e sebbene le azioni e le abitudini promosse da questi mezzi non possano essere considerate perfette, e abbiano in sé un elemento di debolezza, tuttavia sono aiuti sulla via della virtù, e facilitano il corso dell'istruzione superiore. Con tali mezzi, per quanto imperfetti, il principio morale non viene ferito, e l'allievo viene posto in una posizione in cui è aperto alle migliori influenze e preparato a riceverle. Abbiamo imparato così a trattare i bambini dal modo in cui Dio tratta noi stessi. Che cosa sono la gratitudine verso i genitori, la fede negli insegnanti, l'amore per gli amici, la lealtà verso un sovrano, se non motivi secondari che controllano la nostra vita, eppure non sono distintamente religiosi? Costruiamo su questi sentimenti, li aspettiamo e li amiamo, perché portano ad un'azione degna di essere degna di azione, e senza di essi saremmo animali egoisti, senza amore. Ci tengono sulla strada del dovere; Ci portano fuori da noi stessi, ci fanno considerare gli interessi degli altri, ci preservano da molto male. Gli uomini agiscono in base a tali motivi; Generalmente non si pongono davanti nulla di più alto; e colui che vuole insegnare loro deve prenderli così come sono, stare sul loro palco, simpatizzare con la loro debolezza e, mettendosi nella loro posizione, guadagnare la loro fiducia e condurli a confidare nella sua guida quando parla loro delle cose celesti. Su questi principi è inquadrato gran parte del nostro libro. Il moralista sapeva e riconosceva il fatto che le persone per il cui beneficio scriveva non erano abituate ad agire per i motivi più elevati, che nella loro vita quotidiana erano influenzate da considerazioni egoistiche: paura di perdere, censura dei vicini, opinione pubblica, convenienza, vendetta, costume, esempio; e, invece di declamare contro questi princìpi e di censurare con austera virtù i loro difetti, ne trae il meglio, sceglie quelli che possono soddisfare il suo scopo e, mentre li usa come sostegno per i suoi avvertimenti, intervalla un insegnamento tanto più elevato che ognuno deve vedere che la morale ha un altro lato, e che l'unico vero e vero motivo della virtù è l'amore di Dio. Tale insegnamento perde il suo carattere apparentemente anomalo se si considera che si rivolge a un popolo che viveva sotto una dispensa temporale, al quale era stato detto di aspettarsi benedizioni e punizioni nella sua vita presente, e che vedeva in tutto ciò che gli accadeva interferenze provvidenziali, segni del governo morale del loro Signore e Re. È coerente con l'oggetto educativo del nostro libro e con il graduale sviluppo della dottrina osservato nell'Antico Testamento, in cui si vede che la Legge era un tutore per portare gli uomini a Cristo

La prima raccolta di proverbi è seguita da due appendici che enunciano "le parole dei saggi": la prima contenuta in Proverbi 22:17-24:22 ; la seconda, introdotta dalle parole: "Anche queste cose appartengono ai sapienti", in Proverbi 24. Il primo di questi inizia con un discorso personale all'allievo, raccomandando queste parole alla sua seria attenzione, e poi procede a dare vari precetti riguardanti il dovere verso i poveri, l'ira, la sicurezza, la cupidigia, l'intemperanza, l'impurità, e per esortare i giovani a evitare gli uomini malvagi e coloro che vorrebbero sviarli. Termina con il pesante detto di importanza morale e politica: "Figlio mio, temi il Signore e il re, e non immischiarti con coloro che sono dati per il cambiamento".

Proverbi 24:21

La seconda piccola appendice consiste anch'essa di detti proverbiali, ma è ravvivata da una personale reminiscenza dello scrittore, che nella sua passeggiata passò per il campo del pigro, notò la sua miserabile condizione e ne trasse una lezione. Proverbi 24:30, ecc. Questa sezione contiene anche il precetto quasi evangelico: "Non dire, gli farò come egli ha fatto a me; Renderò all'uomo secondo l'opera sua".

Arriviamo ora alla seconda grande raccolta di proverbi salomonici, "che gli uomini di Ezechia copiarono" (capp. 25-29). Si tratta di una serie di circa centoventi detti gnomici raccolti da scritti precedenti, da certi scribi e storiografi, durante il regno e sotto la sovrintendenza del buon re Ezechia, e intesi come supplemento alla raccolta precedente, con la quale presenta una somiglianza molto marcata, e molte frasi delle quali ripete senza variazioni o con lievissime variazioni. Sembra che Ezechia, dedito al miglioramento morale e religioso del suo popolo, abbia incaricato i suoi segretari di esaminare nuovamente le opere del suo predecessore e di estrarre da esse, e da simili compilazioni, le massime che avrebbero favorito il suo grande scopo. Perciò non troviamo in questa sezione, come nelle parti precedenti, molte istruzioni per i giovani, ma frasi riguardanti il governo, le idee su argomenti sociali, sul comportamento, sulla moderazione morale e argomenti affini che hanno a che fare con la vita privata e pubblica. In esso ci sono alcune espressioni degne di nota riguardo all'ufficio di re: "Il cielo per altezza e la terra per profondità, ma il cuore dei re è imperscrutabile. Togliete le scorie dall'argento, e ne uscirà un vaso per il più fine; Togliete l'empio dalla presenza del re, e il suo trono sarà reso stabile nella giustizia".

Proverbi 25:3, ecc. "Il re con giudizio stabilisce il paese, ma chi esige doni lo rovescia".

Proverbi 29:4

C'è anche un inno mashal in lode dell'agricoltura, che sembra un pretesto contro il crescente lusso dell'epoca, e un richiamo alla vita più semplice e più pura dei giorni passati: "Sii diligente nel conoscere lo stato delle tue greggi, e bada bene alle tue mandrie. Poiché le ricchezze non sono in eterno, e la corona dura forse per tutte le generazioni? Il fieno è trasportato, l'erba tenera si fa vedere e le erbe dei monti sono raccolte. Gli agnelli sono per il tuo mantello, i moscerini sono il prezzo dei campi, e ci sarà latte di capra a sufficienza per il tuo cibo, per il cibo della tua casa e per il sostentamento delle tue ancelle".

Proverbi 27:23, ecc.

Seguono tre appendici di varia origine e paternità. Il primo contiene "Le parole di Agur, figlio di Jakeh, l'oracolo", da lui rivolte a due dei suoi discepoli (secondo un'interpretazione delle parole: "L'uomo parlò a Ithiel, sì, a Ithiel e Ucal"), e contenente detti proverbiali ed enigmatici (Proverbi 30). Questo autore sconosciuto inizia con una confessione della sua fede, un umile disprezzo delle proprie acquisizioni e un riconoscimento dell'inutilità del tentativo di comprendere la natura di Dio. C'è molto qui e in altre parti della sezione che ci ricorda le riflessioni di Giobbe, che sentiva ed esprimeva la stessa perplessità. Il poeta poi rivolge due preghiere a Dio, affinché possa essere liberato dalla vanità e dalla menzogna, e possa essere rifornito di cibo quotidiano: "Non darmi né povertà né ricchezze; Dammi da mangiare con il cibo che mi serve". Proverbi 30:8

Segue poi una curiosa raccolta di immagini, raggruppate in tre frasi o frasi del tour ciascuna, ognuna delle quali ha una certa connessione nel linguaggio e nell'idea. Così abbiamo quattro generazioni malvagie, che denotano la prevalenza universale dei peccati in esse denunciati; quattro cose insaziabili; quattro cose imperscrutabili; quattro intollerabili; quattro estremamente saggi; quattro di maestosa presenza. Se queste affermazioni non significano più di ciò che a prima vista sembrano implicare, esse esprimono semplicemente i sentimenti di uno che era un acuto osservatore dell'uomo e della natura, e adottò un metodo particolare per far rispettare le sue osservazioni: "Ci sono tre cose, sì, quattro", ecc. Ma se sotto queste affermazioni di fatto apparentemente semplici si nascondono grandi verità spirituali, allora abbiamo qui esempi di detti oscuri, enigmi, difficoltà, nella cui soluzione l'apertura del Libro prometteva aiuto. Che questo sia il caso molti commentatori antichi, seguiti da alcuni scrittori moderni, lo hanno affermato senza esitazione; e molto lavoro è stato speso per spiritualizzare i dettami del testo. Certamente nella loro forma letterale queste frasi non sono del tipo più elevato, né distintamente religiose; ed è del tutto naturale che, sentendo ciò, gli espositori si sforzino di elevare queste allusioni banali e secolari a una sfera più elevata

La seconda appendice Proverbi 31:1-9 è intitolata: "Le parole del re Lemuele, l'oracolo che sua madre gli insegnò". L'interesse principale risiede nella domanda: Chi è Lemuele? (vedi §3). La sezione è una breve lezione rivolta ai re, principalmente sui temi dell'impurità e dell'ubriachezza

La terza appendice, che costituisce la conclusione del libro Proverbi 31:10-31 consiste nella celebre descrizione della donna virtuosa, il tipo della moglie, madre e amante ideale. È quello che viene chiamato mashal acrostico, cioè ogni versetto inizia con una delle ventidue lettere dell'alfabeto ebraico, nel consueto ordine alfabetico. Prendendo come base i modi e i costumi della sua epoca e del suo paese, l'autore delinea una donna di altissime capacità, forte ma femminile, attiva, pratica, prudente, economica. Suo marito si fida completamente di lei; dirige la casa, mantiene i suoi servi al loro lavoro e dà lei stessa un esempio di diligenza; Ha sempre i fondi in mano per fare acquisti al momento giusto e per provvedere alle necessità della sua famiglia. È tanto saggia quanto bella, tanto generosa e caritatevole quanto giusta; La sua virtù ridonda a credito del marito e dei figli, e di tutti coloro che sono legati a lei. "I suoi figli si levano e la chiamano beata; Anche suo marito, ed egli la loda, dicendo: "Molte figlie hanno agito con virtuosità, ma tu le superi tutte". La grazia è ingannevole e la bellezza è vana, ma la donna che teme il Signore sarà lodata. datele del frutto delle sue mani; E le sue opere la lodino alle porte".

Dopo i molti passi che parlano della degradazione della donna, che la introducono nella luce più odiosa, come la tentatrice della giovinezza, e la vera via verso la morte; in contrasto, inoltre, con numerosi paragrafi e allusioni che rappresentano la vita domestica come rovinata da una moglie litigiosa, gelosa e stravagante, è confortante imbattersi in questa nobile descrizione e chiudere il volume con questo quadro di ciò che è una donna, quando è animata dall'amore di Dio e dal dovere

Possiamo aggiungere un piccolo schizzo della teologia e dell'etica che ci incontrano in questo libro. C'è poco ebraismo distintivo. A questo riguardo la somiglianza con il Libro di Giobbe è notevole. Il nome di Israele non viene menzionato una sola volta; non c'è allusione alla Pasqua ebraica o alle altre grandi feste; Non c'è una parola sull'idolatria, non c'è un avvertimento contro l'adorazione di falsi dèi; Non si fa riferimento all'osservanza del sabato, né al pagamento delle decime. Agisce nello stesso tempo, la Legge è spesso menzionata, e le cerimonie in essa prescritte sono tacitamente considerate come pienamente in uso e pratica. vedi Proverbi 28:4,9, 14:9, 7:14, ecc. È senza dubbio una disposizione provvidenziale che si dia così poca importanza agli obblighi esterni della religione ebraica; con questa reticenza il libro era più adatto a diventare un insegnante mondiale; parlava sia agli ebrei che ai gentili; insegnava una morale con la quale tutti gli uomini buoni potevano simpatizzare; penetrava ovunque la letteratura greca fosse compresa e apprezzata. Della sua vasta influenza il Libro della Sapienza e l'Ecclesiastico sono prove speciali

Le dichiarazioni dogmatiche dei "Proverbi" sono in completo accordo con la religione di Israele come la conosciamo da altre fonti. Il nome speciale di Dio nella forma Geova ricorre ovunque in tutto il libro, ed è usato più spesso di Elohim, sottolineando così la grande verità di cui il nome incomunicabile era il simbolo. Dio è incomprensibile, Proverbi 30:4 infinitamente saggio, Proverbi 3:19, ecc.; Proverbi 8 onnisciente, onnipresente. Proverbi 15:3 Gli Ebrei crearono tutte le cose dal nulla; Proverbi 8:22, ecc. egli li governa e li preserva con la sua provvidenza; Proverbi 16:4 egli insegna agli uomini mediante castighi e afflizioni; Proverbi 3:11,12 la sua sollecitudine veglia e ricompensa i buoni, mentre punisce i cattivi; Proverbi 12:2 i poveri e gli umili sono oggetti speciali del suo amore; Proverbi 22:4; 16:19; 23:11 permettendo all'uomo l'esercizio del libero arbitrio, Proverbi 1:24 Dio lo aiuta con la sua grazia a fare una scelta giusta, Proverbi 16:1,3,9; 20:24 perché lo ama, Proverbi 8:17,31 e vuole la sua felicità. Proverbi 8:35 Della dottrina riguardante la saggezza in questo libro abbiamo parlato sopra. Delle speranze messianiche non si trova traccia distinta. Se la vita futura sia affermata è stato spesso messo in discussione; ma è difficile credere che questa grande verità sia completamente trascurata in questo libro, poiché sappiamo che molto prima del tempo di Salomone era generalmente ammessa, e dovremmo aspettarci con fiducia tracce della sua influenza nel trattamento del destino dell'uomo. "Nella via della giustizia c'è la vita; E per il suo sentiero non c'è morte".

Proverbi 12:28 "L'empio è schiacciato nel suo fare il male, ma il giusto spera nella sua morte".

Salmi 45

Queste non sono affermazioni dogmatiche di ricompense e punizioni future, ma sono coerenti con tale convinzione, e potrebbero benissimo implicarla. Nella stessa luce possiamo considerare i molti passi che parlano della ricompensa che attende le azioni, buone o cattive. La retribuzione promessa non è pienamente soddisfatta da nulla che accada a un uomo in questa vita come risultato della sua condotta; Sia la ricompensa che la punizione sono descritte in germi che sembrano guardare a qualcosa oltre la tomba, qualcosa a cui la morte non ha posto fine e che nulla qui era sufficiente a compiere. Se si dice che l'impurità immerge l'uomo nelle profondità dell'inferno, Proverbi 2:18; 7:11 che i peccatori rimangono nella congregazione dei morti, Proverbi 21:16 e che la loro attesa svanisce quando muoiono, Proverbi 11:7 è anche annunciato che la giustizia libera dalla morte, Proverbi 11:4 che c'è una ricompensa sicura per i pii, Proverbi 11:18 e che il giusto spera nella sua morte. Proverbi 14:32

L'insegnamento morale del nostro libro può essere raggruppato sotto vari titoli: il risultato dell'esperienza, il risultato del pensiero, controllato dal più forte senso della religione e da una Provvidenza dominante

1.) Dovere verso Dio. Il primo di tutti i doveri, il fondamento di ogni morale e religione, è il timore di Dio. Proverbi 1:7 Questo deve essere seguito da una perfetta fiducia in lui e da una sfiducia in se stessi. Proverbi 3:5, ecc. Gli aspetti esteriori del culto religioso non devono essere trascurati, Proverbi 14:9; 20:25 ma Dio guarda principalmente al cuore; Proverbi 17:3 è questo che rende gli uomini accettevoli o abominevoli ai suoi occhi. Proverbi 11:20; 15:8 Se pecchiamo, dobbiamo confessare la nostra colpa, Proverbi 28:13 sottometterci docilmente al suo castigo Proverbi 3:11,12

2.) Dovere verso noi stessi. La prima e principale lezione che viene applicata è l'assoluta necessità di evitare le concupiscenze carnali e la cattiva compagnia. Proverbi 1:10, ecc.; Proverbi 13:20 Tra i peccati capitali da evitare si fa una menzione speciale dell'orgoglio, nemico della sapienza e odioso a Dio; Proverbi 16:5,18,19 avarizia e cupidigia, che portano alla frode e al torto, Proverbi 28:20 e producono solo un profitto transitorio; Proverbi 23:4,5 invidia, che è come marciume nelle ossa; Proverbi 14:30 lusso e intemperanza, che, come prevalenti nello stato più artificiale della società, indotta dalla ricchezza e dal contatto con altre nazioni, sono fortemente riprovati e hanno dimostrato di assicurare le conseguenze più fatali; Proverbi 2:18, 23:1, ecc., 20, ecc., 29, ecc. l'ira, che porta alla follia, provoca e inasprisce le liti, rende l'uomo detestabile; Proverbi 14:17; 15:1; 20:3 ozio, che rovina ugualmente il carattere e la proprietà di un uomo. Proverbi 13:4, 6:6, ecc. Poi si parla molto della necessità di custodire la lingua, in potere della quale sono la morte e la vita, Proverbi 12:13, ecc.; Proverbi 18:21 ed evitare l'autolode. Proverbi 12:9; 27:2

3.) Dovere verso il prossimo. Dovremmo simpatizzare con gli afflitti e cercare di rallegrarli; Proverbi 12:25; 16:24 aiuta i poveri nel loro bisogno perché sono fratelli, figli del Padre di Tutti. Proverbi 3:27, ecc.; Proverbi 14:31 Il prossimo deve essere giudicato onestamente e fedelmente; Proverbi 17:15, 24:23, ecc. con lui dobbiamo vivere in pace, Proverbi 3:29, ecc.; Proverbi 17:13, ecc. senza mai calunniarlo, Proverbi 10:10, ecc.; Proverbi 11:12, ecc. nascondendo i suoi difetti, se possibile, incoraggiando un 'amicizia sincera, e essendo rigorosamente onesto in tutte le transazioni con lui. Proverbi 11:1; 20:14; 22:28

4.) Doveri domestici.I genitori pii sono una benedizione per i bambini, Proverbi 20:7 e dovrebbero insegnare loro sante lezioni fin dai loro primi anni, Proverbi 1:8; 4:1, ecc. addestrandoli nel modo giusto, Proverbi 22:6 correggendoli quando fanno il male. Proverbi 23:13, ecc. I figli, da parte loro, dovrebbero prestare attenzione all'istruzione degli anziani e rallegrare i cuori dei loro genitori con una pronta obbedienza e una vita rigorosa. Proverbi 10:1, 23:15, ecc. Che la madre della famiglia si renda conto della sua alta posizione, e sia la corona di suo marito, Proverbi 12:4 e costruisca la sua casa. Proverbi 14:1 Se ha bisogno di un modello, che si sforzi di emulare la donna virtuosa dalla mente forte. Proverbi 31:10, ecc. Lungi da lei imitare la moglie litigiosa, il cui malumore irritabile è come il continuo cadere di un tetto che perde, e rende insopportabile la vita familiare. Proverbi 19:13; 25:24 I servi dovrebbero essere scelti con cura Proverbi 17:2 e trattati saggiamente, affinché non possano elevarsi oltre la loro posizione e dimostrarsi arroganti e presuntuosi. Proverbi 19:10; 29:21

5.) Massime relative alla vita civile e all'economia politica. Il trono del re è stabilito dalla giustizia, dalla misericordia e dalla verità; Proverbi 16:12; 20:28 la sua condanna è considerata inderevocabile; Proverbi 16:10 perseguita gli empi con la giusta punizione, Proverbi 20:8,26 protegge i deboli, Proverbi 31:7, ecc. favorisce i pii e gli obbedienti. Proverbi 16:15; 19:12 Ebrei non è un oppressore, né un avido Proverbi 28:16); e raduna intorno a sé fedeli consiglieri, Proverbi 14:35 ai quali accetta il consiglio in tutte le questioni importanti. Con tali mezzi egli accresce la stabilità del suo trono, permette ai suoi sudditi di progredire in prosperità e virtù, e trova il suo onore nella moltitudine del suo popolo. Proverbi 11:14; 14:28 È dovere degli uomini rendere obbedienza ai poteri costituiti; la punizione raggiunge rapidamente il ribelle. Proverbi 16:14, ecc.; Proverbi 19:12; 20:2 Dio ha ordinato che vi siano ricchi e poveri nel paese; Proverbi 22:2 i ricchi dovrebbero aiutare i poveri, Proverbi 3:27, ecc.; Proverbi 14:21 e non trattarli in modo rude. Tutte le transazioni commerciali dovrebbero essere condotte con la massima onestà; la trattenuta del grano è particolarmente denunciata. È un atto sciocco fare da garanzia per il debito di un altro; sei sicuro di essere intelligente per questo, e allora puoi incolpare solo te stesso. Proverbi 6:1, ecc.; Proverbi 22:26, ecc.

Tra i detti vari possiamo notare i seguenti: "Chi può dire: Ho purificato il mio cuore, sono puro dal mio peccato?".

Proverbi 20:9 "È come uno scherzo per uno stolto fare malvagità; E lo è anche la sapienza per l'uomo che ha intelligenza".

Proverbi 10:23 "L'uomo saggio è forte; sì, l'uomo di conoscenza accresce la forza",

Proverbi 24:5 "Gli empi fuggono quando nessuno li insegue, ma i giusti sono audaci come un leone".

Proverbi 28:1 "La speranza differita fa ammalare il cuore, ma quando viene il desiderio, è un albero di vita".

Proverbi 13:12 "Il sentiero dei giusti è come la luce splendente, che risplende sempre più fino al giorno perfetto".

Proverbi 4:18 "L'empio guadagna un salario ingannevole, ma chi semina giustizia ha una ricompensa sicura".

Proverbi 11:18 "La testa canuta è una corona di gloria; Si troverà nella via della giustizia".

Proverbi 16:31

§3. PATERNITÀ E DATA

L'antichità acritica, seguita nei tempi moderni da un conservatorismo indiscriminato, non ha esitato ad attribuire l'intero Libro dei Proverbi a un solo autore, Salomone, re d'Israele. È vero che tre parti dell'opera sono precedute dal suo nome; Proverbi 1:1; 10:1; 25:1, ma altre due sezioni sono attribuite, rispettivamente, ad Agur Proverbi 30:1 e a Lemuele; Proverbi 31:1 così che apparentemente il volume stesso professa di essere composto da tre autori; e oltre a questo, ci sono due appendici contenenti "le parole dei saggi", Proverbi 22:17, ecc.; Proverbi 24:23, ecc. che devono essere distinti da quelli di Salomone. Era infatti naturale per gli ebrei apporre il nome del loro grande re all'intera raccolta. Si dice che Ebrei abbia pronunciato tremila proverbi, un'affermazione che implica che erano stati raccolti in un volume, e si supponeva ragionevolmente che la presente opera facesse parte di questo sorprendentemente grande deposito di saggezza. Ma un esame più attento del libro richiede l'opinione di una paternità divisa; i contenuti e il linguaggio evidenziano differenze di data e composizione; La ripetizione dello stesso proverbio in un linguaggio identico o quasi identico, la ricorrenza dello stesso pensiero variata solo nella formulazione effettiva, l'adozione di un membro di un'antica massima con l'attaccamento di un emistichio diverso, queste imperfezioni non avrebbero potuto rimanere nell'opera di un solo autore. Ci sono anche variazioni nel linguaggio, che differenziano in maniera marcata le varie parti, tanto che siamo costretti a concedere un carattere composito all'opera; e si impone il difficile compito di cercare di trovare una certa certezza sulla questione della sua origine

In un solo punto il libro stesso fornisce un aiuto diretto per determinare la data di qualsiasi parte. La sezione copiata dagli amici di Ezechia da documenti precedenti deve essere stata messa insieme durante il regno di quel monarca, tra i due e i trecento anni dopo il tempo di Salomone, che era considerato l'autore di quei detti. Le persone coinvolte nella compilazione potrebbero essere state quelle menzionate in 2Re 18:18 : Sebna il segretario, e Ioa, figlio di Asaf, il cronista, e molto probabilmente lo stesso profeta Isaia, secondo una tradizione ebraica. Se dopo un così lungo intervallo essi abbiano semplicemente riprodotto le sue espressioni, non adulterate e non aumentate, potrebbe essere prima facie dubitato; un attento esame della sezione mostra che questo dubbio è ben fondato. Se vi sono molte frasi che nella forma e nella sostanza hanno un sapore di alta antichità, e possono benissimo essere uscite dalle labbra di Salomone ed essere state correnti nella sua epoca, ce ne sono anche molte che mostrano l'artificiosità di un periodo successivo, e presuppongono una condizione di cose molto lontana dall'epoca pallida della monarchia ebraica. La maggior parte dei critici è giunta alla conclusione che la parte più antica è quella che è chiamata la prima grande raccolta, contenuta in Proverbi 11-22:16. Lo stile è semplice e casto, le massime sono per lo più costituite da distici antitetici, ogni verso è completo in se stesso. Questa, secondo Ewald, è la forma più antica del proverbio tecnico. Si nota che ci sono molte frasi ed espressioni che sono peculiari di questa sezione, ad esempio "fonte della vita", "albero della vita", "lacci della morte", "mano nella mano", "sussurratore, maldicente", "non rimarrà impunito", "se non per un momento", ecc. Ma gli argomenti derivati dalle peculiarità della struttura e del linguaggio sono generalmente incerti e colpiscono i lettori in modi diversi. Un criterio più sicuro si trova nel contenuto di una composizione, nei riferimenti che contiene, nelle circostanze che menziona o negli ambienti che implica. Ora, se confrontiamo questa prima raccolta con quella degli "uomini" di Ezechia, noteremo alcune differenze molto marcate, che sono state osservate da molti critici. C'è evidentemente un cambiamento nella situazione politica. Nella prima sezione la monarchia è al suo meglio. È considerato "un abominio per i re commettere malvagità"; Proverbi 16:12 il loro "trono è reso stabile dalla giustizia", essi "si dilettano nelle labbra giuste e amano chi parla retta"; c'è "vita sul volto del re, e il suo favore è come l'ultima pioggia"; Proverbi 16:13, ecc. La misericordia e la verità sono la sua salvaguardia e sostengono il suo trono. Proverbi 20:28 Un'immagine modificata viene presentata nella raccolta di Ezechia. Qui abbiamo un popolo oppresso da un principe che manca di intelligenza, Proverbi 28:19 che piange sotto il dominio di un re malvagio, Proverbi 29:2 che è paragonato a un leone ruggente e a un orso che si muove. Proverbi 28:15 C'è riferimento alla corruzione e all'estorsione nelle alte sfere, Proverbi 29:4 al cambio di dinastie, Proverbi 28:2 ai favoriti indegni Proverbi 25:5; 29:12 - tutte circostanze che indicano una situazione politica diversa da quella della prima parte; un periodo, infatti, in cui l'esperienza aveva portato la conoscenza del male, e i governanti erano stati trovati antagonisti agli interessi dei loro sudditi, soggetto ai peggiori vizi, esposto alle influenze corruttrici. È impossibile supporre che molte delle massime, anche nella raccolta precedente, siano state pronunciate da Salomone. Quale esperienza gli farebbe dire che l'onore del re risiede nella moltitudine del suo popolo, e la sua distruzione nella sua miseria? Salmi 45:2-8; O, ancora, che una moglie pia è la migliore delle benedizioni, Proverbi 12:4; 18:22 mentre una litigiosa è un tormento? Proverbi 19:13,14; 21:9,19 Tali affermazioni come queste presuppongono un uomo monogamo, non uno noto per la poligamia. Allora, Salomone avrebbe parlato così di se stesso, affermando che una sentenza divina è la sua parola, e che i suoi giudizi sono irrefutabili, Proverbi 16:10 che la sua ira è come messaggeri di morte, che il suo favore è luce e vita, Proverbi 16:14,15 che la sua ira è come il ruggito di un leone, e mette a tortura coloro che lo offendono, mentre il suo unico diritto di sostegno nelle mani di Dio è la misericordia e la verità che la sua vita mostra? Proverbi 20:2,26,28 Per quanto formulate nello stampo salomonico, queste frasi non possono aver avuto Salomone come loro autore; quindi dobbiamo concludere che, insieme ai suoi detti autentici, esisteva una moltitudine di gnomi, di varie epoche e origini, che furono attribuiti popolarmente al grande re, come il fondatore di quel tipo di poesia gnomica, il grande maestro della filosofia proverbiale. Che entrambe le sezioni contengano molti detti che lo avevano come autore, è ragionevole supporre, e non c'è nulla che screditi questa nozione. Da ciò che si dice della sua notevole saggezza, e riguardo alla forma che la filosofia assume in Oriente, potremmo aspettarci tali produzioni dalla sua mente. Se avesse per oggetto l'istruzione del suo popolo, l'educazione di esso a sane vedute della vita e alla pratica della virtù e della religione, incarnerebbe le sue opinioni in frasi concise e concise, affascinanti l'immaginazione e facili da ricordare; avrebbe così applicato le verità divine alla condotta e alla regolamentazione della vita quotidiana. Questo precedente fu senza dubbio seguito da altri saggi, e così, in aggiunta e in connessione con la proverbiale tradizione che è accumulata in ogni nazione dall'esperienza dei secoli, crebbe una riserva gradualmente crescente di massime e apotegmi, di un ordine superiore al tipo volgare, che era custodita in frasi accuratamente bilanciate, e tramandata come prezioso cimelio alle generazioni successive

Queste considerazioni, che sembrano ben fondate, spiegano il carattere composito del Libro dei Proverbi. Molte menti e molte epoche sono state coinvolte nella collezione; ha sofferto di interpolazione, trasposizione, addizione; vari editori hanno organizzato e riorganizzato i materiali prima di loro; i passaggi riflettono l'età d'oro della monarchia israeliana; i passaggi appartengono a tempi come quelli di Geroboamo II e dei suoi successori. E' diventato impossibile assegnare date certe alle varie parti, e il tentativo ha portato i critici a conclusioni ridicole, alcune dagli stessi dati che attribuiscono a Salomone composizioni che altri attribuiscono all'epoca postexiliana. Dal miscuglio di opinioni diverse ricaviamo le seguenti conclusioni. Quando gli uomini di Ezechia fecero la loro raccolta, che è intitolata con le parole: "Questi sono anche proverbi di Salomone", esisteva già un corpo di massime noto come di Salomone, alle quali avevano intenzione di fare un'aggiunta da fonti a loro disposizione. Possiamo ragionevolmente supporre che questa collezione precedentemente esistente sia quella che attualmente si trova immediatamente davanti alla loro, vale a dire. Proverbi 10:1-22:16, e che sarebbe quindi la parte più antica. È espressamente chiamato "i proverbi di Salomone"; e non ci può essere alcun ragionevole dubbio che il racconto tradizionale che lo attribuiva al figlio di Davide fosse in gran parte corretto. Conoscendo i fatti della successiva carriera di Salomone, nessun collezionista avrebbe avuto l'ardire di attribuirgli molte delle espressioni in esso contenute, se non fossero state universalmente riconosciute come sue. Sono senza dubbio l'effusione dei giorni passati, l'effusione raccolta del tempo felice in cui il suo cuore era integro e la sua fede intatta; ma chi lo abbia sistemato, o quando abbia ricevuto la sua forma attuale, può essere solo congetturato. Non si deve supporre che Salomone si sia seduto e abbia deliberatamente composto un libro di proverbi come quelli che ora possediamo. Si dice che abbia pronunciato tremila proverbi. Gli ebrei devono aver avuto scribi e segretari che hanno raccolto la saggezza che sgorgava dalle sue labbra durante le varie circostanze della sua vita e nelle varie fasi della sua carriera. 1Ri 4:3 Questo formò il nucleo attorno al quale si raccolsero le accrescimenti nel corso del tempo, e l'acume dei critici ebrei non riusciva a distinguere ciò che era autentico da ciò che era spurio. Dalla grande massa di letteratura proverbiale così formata, gli amici di Ezechia fecero una nuova selezione. Non si può sapere cosa ne sia stato del resto della collezione più antica, che non è compresa nel nostro volume attuale. Era evidentemente conservato tra gli archivi del regno che contenevano resoconti, non solo degli atti del monarca, ma anche della sua saggezza. 1Ri 11:41 Come abbiamo detto sopra, le ripetizioni dello stesso proverbio in luoghi diversi indicano un cambiamento di autori o editori, che derivano i loro materiali dalla stessa fonte, orale o documentaria, ma che scrivono in modo indipendente

Le due appendici di questa sezione che contengono le "parole dei saggi" (Proverbi 22:17-24) mostrano ripetizioni che indicherebbero ancora una volta una varietà di autori, o una mancanza di cura nella selezione. Alcuni passaggi che si trovano in altre parti del libro si trovano anche in queste due sezioni. Così Proverbi 24:20 (come noteremo subito) compare in Proverbi 13:9; Proverbi 24:23, "Avere rispetto delle persone non è bene", in Proverbi 28:21 ; e Proverbi 24:33,34 in Proverbi 6:10,11. La prima delle appendici è evidentemente posteriore alla prima raccolta; La struttura dei versi è meno concisa, il parallelismo non è così marcato, a volte del tutto carente, e il senso spesso non si completa sotto i tre o addirittura cinque versetti. Un confronto del modo in cui sono introdotte le ripetizioni sopra indicate porterebbe all'impressione che la prima fosse la precedente, e che l'autore dell'appendice ne abbia derivato certe frasi. Così in Proverbi 22:14 abbiamo l'affermazione: "La bocca delle donne straniere è una fossa profonda; " ma in Proverbi 23:27 questo è introdotto come motivo per il consiglio nel versetto precedente, e amplificato così: "Poiché la meretrice è una fossa profonda, e la donna straniera è una fossa stretta". Così il versetto, Proverbi 11:14, è ampliato in due in Proverbi 24:5,6 ; e lo gnomo senza fronzoli, Proverbi 13:9 "La luce del giusto si rallegra, ma la lampada degli empi si spegnerà", diventa, sotto la manipolazione del trascrittore, un avvertimento in una direzione completamente diversa: "Non preoccuparti a causa degli ingiusti, e non essere invidioso degli empi; poiché non ci sarà ricompensa per l'uomo malvagio; la lampada degli empi si spegnerà". Proverbi 24:19,20 Chi può dubitare che la forma più semplice di questi detti sia l'originale? Hitzig rivendica una data esilica per questa sezione sulla base di una colorazione aramaica che altri critici negano, e di un presunto prestito di passaggi o frasi da Geremia che sembra essere del tutto immaginario. Come poteva un poeta, bandito dal suo stesso paese, impegnarsi a non rimuovere l'antico punto di riferimento, Proverbi 22:28; 23:10 o ingiungere ai suoi ascoltatori di servire il loro re ed evitare gli innovatori? Proverbi 24:21 Non c'è, infatti, nulla che ci guidi ad alcuna certezza nella questione, ma lo stile e il linguaggio riflettono quelli della prima parte del nostro libro, e potrebbe essere stato scritto nello stesso periodo. Come in Proverbi 3:31, così spesso in questa sezione, ad esempio Proverbi 22:22; 24:15, ecc. ci sono accenni a governanti oppressivi e governatori iniqui, che ci porterebbero a pensare a Manasse e ai suoi simili. È ragionevole concludere che questa appendice fu aggiunta dopo il tempo di Ezechia da un editore che aveva davanti a sé la prima grande raccolta. Lo stesso vale per la seconda piccola appendice, Proverbi 24:23-34 che sembra essere di origine contemporanea. Nowack, confrontando i due passaggi simili in Proverbi 6:10,11 e Proverbi 24:33,34, conclude che il primo è originale, e che l'autore dell'appendice ha in qualche modo alterato la frase trasferendola nel suo repertorio

Abbiamo in una certa misura indicato ciò che può essere ragionevolmente determinato sulla data e la paternità delle parti centrali del nostro libro. Resta da indagare le sezioni iniziali e finali. L'introduzione, Proverbi 1:1-6 che descrive il carattere e l'intento dell'opera, si applica praticamente non solo alla raccolta immediatamente successiva, Proverbi 1:7-9 ma ad altre parti del libro, indipendentemente dal fatto che lo scrittore avesse queste parti prima di sé o meno. Chi sia l'autore di questa prima sezione, il proemio, come è stato chiamato, è oggetto di molte controversie. C'è qualche difficoltà ad attribuirlo a Salomone stesso. Le parole iniziali non implicano necessariamente che Salomone abbia scritto tutto ciò che segue. "I Proverbi di Salomone" può essere introdotto come un titolo formale di quello che potrebbe essere un raccolto di frammenti provenienti da molte parti, composti nello spirito e nell'istinto di Salomone con la sua saggezza, ma non effettivamente ricevuti dalle sue labbra o dai suoi scritti. Ci sono passaggi che sembrano derivare dalla profezia di Isaia; ad esempio Proverbi 2:15, "le cui vie sono tortuose e i cui sentieri sono smarriti nei loro sentieri", è parallelo a Isaia 59:8; Proverbi 1:24,26,27 ; a Isaia 65:12 e Isaia 66:4. Ma il linguaggio non è identico, e il profeta potrebbe essere stato in debito con il moralista. Più pertinente è il fatto che la seconda parte Proverbi 10:1-22:16 è sovrascritta "I Proverbi di Salomone", il che sarebbe inutile e fuorviante se anche la prima parte fosse stata una sua composizione. A ciò si può rispondere che questo titolo è più particolarmente appropriato per la sezione in quanto contiene proverbi piuttosto che indirizzi esortativi; e se introdotta da un editore diverso la discrepanza è facilmente spiegabile. Altri insistono sul fatto che le idee religiose e la forma in cui sono espresse sono del tutto estranee al tempo e al punto di vista di Salomone. Se la forma tecnica del mashal, consistente di distici che mostrano proposizioni ben equilibrate e antitetiche, è la forma che appartiene solo all'epoca di Salomone, allora si deve ammettere che la sezione introduttiva contiene pochissimi mashal veri e propri, ma piuttosto è composta di odi di lunghezza variabile, in cui, per così dire incidentalmente, alcuni mashal vengono inseriti. Il singolo proverbio conciso è notevolmente assente, e poesie descrittive, lunghe esortazioni e sviluppi di una data verità, sono le caratteristiche comuni del pezzo. Anche in questo caso, tuttavia, non c'è certezza che Salomone si considerasse obbligato a rispettare una legge nella composizione dei proverbi, o che non impiegasse altri e più elaborati metodi per esprimere i suoi sentimenti. La presunzione è certamente contraria al fatto che le due parti abbiano lo stesso autore, ma l'idea non è irrazionale. Delitzsch ha prodotto un altro argomento, il legame si sofferma sulla diversa idea di Saggezza offerta dalle due sezioni. Nel primo, la Sapienza appare come una personalità indipendente, che dimora con Dio prima di tutta la creazione, e opera nella produzione del mondo visibile, e si occupa degli affari degli uomini; nel secondo, la Sapienza è una qualità morale, che si fonda sul timore di Dio, insegna agli uomini a riconoscere la verità e a regolare la loro vita secondo le regole della religione. Senza dubbio la visione della Sapienza nel proemio è un progresso e uno sviluppo della concezione nell'altra sezione. La speculazione era progredita, si erano formate scuole di saggi, i precettori si rivolgevano ai loro allievi chiamandoli "figlio" e la Saggezza era considerata il motore principale dell'azione morale e religiosa. Il chokma non è più un'idea, un codice, un pensiero soggettivo, ma un'esistenza oggettiva, ricondotta all'eternità, collaboratore di Dio. La considerazione è decisiva contro l'identità dell'autore nelle due parti, e dispone a dare più peso agli argomenti indecisi sopra menzionati. La forma paraentica adottata nell'introduzione, così diversa dal proverbio vero e proprio, indica l'influenza dell'elemento profetico, difficilmente raggiunto in dichiarazioni pubbliche e testimonianze documentarie al tempo di Salomone, ma in seguito il grande potere nello Stato e il sostegno comune della vita religiosa. Molti passaggi respirano lo spirito del Deuteronomio, che nella mente di alcuni critici sarebbe subito una prova di origine molto tarda, ma naturalmente non hanno lo stesso aspetto per coloro che sostengono la paternità mosaica del Pentateuco. Altri sono notevolmente simili a parti del Libro di Giobbe, e sono evidentemente più o meno presi in prestito da quella fonte; ma poiché la data di quella stesura è ancora incerta, nulla può essere dedotto da questo fatto. Prendendo in considerazione tutto ciò che è stato detto, e soppesando attentamente le opinioni che sono state espresse sulla questione, consideriamo questa sezione come la composizione di un solo autore, e non di Salomone, tranne nella misura in cui respira il suo spirito e possibilmente incarna molti dei suoi detti. Non c'è alcun argomento contro quest'ultima ipotesi, che Salomone non si sarebbe trovato a discutere contro l'impudicizia di cui la sua vita successiva fu un esempio flagrante. Non c'è ragione per cui questo uomo più saggio non avrebbe dovuto pronunciare tali avvertimenti nella prima e più pura parte della sua carriera. Probabilmente fu sistemato nella sua forma attuale dall'editore della prima grande raccolta di proverbi salomonici, e da lui posto come introduzione a quest'opera. L'eloquenza dell'opera è di altissimo livello e mostra l'ispirazione di un vero profeta, ma lo scrittore deve rimanere sconosciuto. È del tutto naturale considerare che passaggi magnifici come quelli contenuti nei capitoli 7 e 9 furono composti da un uomo di non poco conto, e non si può pensare a nessuno in grado di scriverli se non a Salomone stesso, specialmente ispirato da Dio con una sapienza superiore a tutti gli uomini; ma questa impressione non sconfigge le critiche contrarie, e possiamo solo ammettere che la sezione è degna di Salomone, e probabilmente contiene alcune delle sue tradizioni, raccolte e amorevolmente riprodotte da uno spirito affine

Gli ultimi due capitoli (30 e 31) presentano alcune questioni difficili, che hanno sempre esercitato l'ingegnosità dei critici, e che non possono nemmeno ora essere risolte con certezza. Il capitolo 30 si apre (secondo la Versione Autorizzata) così: "Le parole di Agur figlio di Jakeh, sì, la profezia: quell'uomo parlò a Ithiel, sì, a Ithiel e Ucal". Non si sa assolutamente nulla di nessuna delle persone che si suppone siano qui menzionate. Il nome Ithiel, in verità, ricorre una volta in Neemia; Neemia 11:7 ma il Beniaminita così chiamato non può avere nulla a che fare con la persona nel nostro versetto. Si congettura che Agur fosse un saggio ben noto, ebreo o straniero, i cui detti furono ritenuti da qualche editore tardo degni di un posto accanto ai proverbi di Salomone. Interpreti ebrei hanno spiegato simbolicamente i nomi di Salomone stesso. Agur può significare "Raccoglitore", "Convocatore", da agar, "raccogliere", ed è applicato al re saggio, sia come "maestro delle assemblee", Ecclesiaste 12:11 o collettore di saggezza e massime, altrove chiamato koheleth, Ecclesiaste 1:1 sebbene questa interpretazione di quest'ultima parola sia molto discutibile. Jakeh è reso "Obbediente" o "Pio", quindi "il Raccoglitore, figlio dell'Obbediente", designerebbe Salomone, figlio di Davide. San Girolamo approva l'interpretazione allegorica rendendo "Verba Congregantis filii Vomentis". Ma non si vede alcuna ragione per cui il re, il cui nome è stato liberamente usato nelle sezioni precedenti, debba ora essere introdotto con un appellativo allegorico. Certamente, molto di ciò che è contenuto nel capitolo può essere considerato simbolico, ma questa è una ragione appena sufficiente per rendere simbolico anche l'insegnante. Perché, ancora, questa sezione dovrebbe essere separata dal resto delle parole di Salomone, e non incorporata nel grande corpo della sua raccolta? Che motivo poteva avere nell'introdurre un'altra serie di proverbi del re dopo le "parole dei saggi"? Se questo pezzo fosse esistito nei tempi antichi, Ezechia non avrebbe certo omesso di collocarlo nella sua giusta collocazione nel suo repertorio. I contenuti, tuttavia, non lasciano dubbi sull'argomento. Salomone non avrebbe mai potuto pronunciare ciò che segue: "Certo, io sono più brutale di qualsiasi altro uomo, e non ho l'intelligenza di un uomo; E non ho imparato la sapienza".

Proverbi 30:2,3

Né poteva brancolare ciecamente nelle tenebre dietro al Creatore; Proverbi 30:4 né pregare che non avesse né povertà né ricchezza. L'idea, quindi, che Salomone stesso sia qui inteso deve essere abbandonata come del tutto infondata. Alcuni hanno cercato di trovare la nazionalità di Agur nella parola tradotta "la profezia" (hamassa). Massa, "fardello", è la parola generalmente usata per indicare il messaggio di un profeta, sia per il fatto che è stato portato da lui nel luogo stabilito, sia per l'espressione della sua natura dolorosa e della sua terribile importanza. Il termine non sembra del tutto appropriato per le espressioni che seguono, e Hitzig ha iniziato una teoria che fa sì che la parola denoti il paese da cui Agur proveniva. L'antica versione veneziana riportava: Λογοι Αγουρου υιεως Ιακεως του Μασαου, "le parole di Agur figlio di Jakeh il Masaita". Ora, c'era un figlio di Ismaele di nome Massa, Genesi 25:14 1Cronache 1:30 che potrebbe aver dato il suo nome a una tribù e a un distretto, come fecero i suoi fratelli Duma e Tema. Isaia 21:11,14 È menzionato in 1Cronache 4:38, ecc., che certi Simeoniti ai giorni di Ezechia fecero un'incursione nel paese di Edom, e si stabilirono sul monte Seir, scacciando gli Amalechiti che vi trovarono stabiliti. Partendo da questa località e spostandosi verso nord verso Damasco, secondo Hitzlg, fondarono il regno di Massa, e quindi pubblicarono questo pezzo di poesia non molto tempo dopo la prima istituzione. Questo, a suo avviso, spiegherebbe le peculiarità del dialetto che si trovano nella composizione. Altri hanno trovato una Massa nella città di Mismije, a nord dell'Hauran; altri lo collocano a nord del Golfo Persico. In realtà, nulla si sa con certezza del paese; La sua stessa esistenza è problematica. La supposizione più probabile è che Agar fosse un Edomita, un adoratore di Geova, e ben conoscesse la letteratura israelita, essendo uno dei saggi per i quali Edom era celebrato, 1Re 4:30 un uomo i cui detti erano ritenuti di valore e ispirazione sufficienti per essere inseriti nel canone sacro, sebbene egli, come Giobbe, non fosse uno del popolo eletto. La resa più probabile del secondo emistichio della ver. 1 di questo capitolo, che è data a margine della Versione Riveduta, è annotata nell'Esposizione

Come Agur è considerato un nome simbolico di Salomone, lo è anche Lemuele nel capitolo successivo, che si apre così: "Le parole del re Lemuele, il fardello che sua madre gli ha insegnato". Lemuele (o Lemoel, come ver. 4) significa "a Dio", equivalente a "Dedicato a Dio"; e si suppone che sia applicato a Salomone, che fin dall'infanzia fu dedicato a Dio, e chiamato da lui Jedidiah, "Amato dal Signore". 2Samuele 12:25 Ma non c'è alcuna buona ragione per supporre che Salomone sia designato Lemuele. Se Agur significava Salomone, perché il nome è ora improvvisamente cambiato? E come possiamo supporre che il seguente discorso sia stato pronunciato da Betsabea, l'adultera e l'assassina virtuale? Questa è una difficoltà che non si risolve considerando "la madre" come una personificazione della Chiesa ebraica, che è un'ipotesi arbitraria inventata per rispondere a un'obiezione, piuttosto che resa necessaria da un'osservazione dell'evidenza. Coloro che vedessero a Massa il paese di residenza di Agur, tradurrebbero qui anche "le parole di Lemuele, re di Massa", e tesserebbero una piacevole finzione per cui Agur e Lemuele diventano i figli di una regina di Massa, che si suppone sia stata, come la regina di Saba, una diligente cercatrice di saggezza. Questo può essere vero, ma è una mera congettura, che non può essere verificata. Se fosse accettato, Lemuele sarebbe un ismaelita, la cui casa era nel nord dell'Arabia, e che apparteneva alla compagnia dei saggi per i quali l'Arabia era proverbiale. Atti allo stesso tempo, è improbabile che la produzione di un alieno, in particolare di un ismaelita gelosamente considerato, debba essere ammessa al canone sacro. Naturalmente, c'è la difficoltà riguardante l'origine del Libro di Giobbe, ma poiché questa controversia non è risolta, non possiamo considerarla come un'obiezione. Mettendo da parte la teoria che Lemuele fosse un non-israelita, dobbiamo considerare la parola come l'appellativo di un re ideale, sia che il poeta guardasse indietro a Salomone o a Ezechia, che egli rappresenta come istruito da una madre attenta nella via della pietà e della giustizia. Per quanto riguarda la data di queste appendici c'è poco che ci guidi nella nostra determinazione, tranne che il linguaggio indica la composizione in un periodo successivo rispetto alle parti precedenti del libro. Abbiamo molte varianti dialettali, espressioni aramaiche e arabe, che non ricorrono nelle sezioni precedenti, e che non erano, per quanto ne sappiamo, correnti nell'Israele meridionale prima del regno di Ezechia, né probabilmente per molto tempo dopo. Il proverbio libero e conciso è ora del tutto mancante, una composizione forzata e meccanica prende il suo posto; Abbiamo enigmi invece di massime, odelette lavorate invece di distici ordinati: produzioni in uno stile del tutto diverso da quelle finora maneggiate, che mostrano un declino della forza creativa e una tendenza a far sì che l'artificialità e l'abilità meccanica prendano il posto del pensiero e della novità. I passaggi che sono simili a Giobbe, e che potrebbero essere stati derivati, non possono essere utilizzati come prova della data tarda di queste sezioni, poiché l'epoca di quell'opera è indeterminata; ma la dolorosa consapevolezza dell'ignoranza dell'uomo alla presenza del grande Creatore, che ci viene incontro, come in Giobbe, così in questa appendice, Proverbi 30:2, ecc. implica un'attività speculativa molto estranea alla mente ebraica precedente, e indicativa del contatto con altri elementi, e della familiarità con questioni filosofiche molto lontane dai tempi della monarchia primordiale. Alcuni, di conseguenza, hanno attribuito i pezzi a giorni post-esiliani; ma non c'è un'ombra di prova per questo, non un'espressione o un'allusione che confermi una tale nozione; e Delitzsch ha probabilmente ragione quando data la loro produzione alla fine del VII o all'inizio del VI secolo a.C

La poesia di chiusura, l'elogio della donna virtuosa, è probabilmente ancora più tarda, e certamente di mano diversa. L'ode alfabetica non si trova fino all'ultimo periodo della poesia ebraica, anche se è impossibile fissare una data precisa per la sua produzione

§4. CARATTERE GENERALE

L'intero Libro dei Proverbi è ritmato nella costruzione, ed è giustamente stampato nella Versione Riveduta in modo da mostrare questa caratteristica. La grande caratteristica della poesia ebraica, come tutti sanno, è il parallelismo, l'equilibrio del pensiero contro il pensiero, corrispondente nella forma e spesso nel suono, in modo che un verso sia un'eco dell'altro. Il secondo membro è equivalente al primo, o in contrasto con esso o simile ad esso nella costruzione; l'insieme può consistere di due soli versi che formano un distico, che è il tipo normale di proverbio, o di tre o quattro o più; ma tutti contengono un pensiero espanso su linee parallele. Si annotano così le varie forme che vengono così assunte dalle frasi del nostro libro

La forma più semplice e più antica è il distico, una frase composta da due versi bilanciati l'uno con l'altro, come: "Un figlio saggio rende felice un padre: ma un figlio stolto è la pesantezza di sua madre".

Proverbi 10:1

La seconda parte del nostro libro Proverbi 10:1-22:16 consiste principalmente di tali frasi. A volte il senso si estende su tre righe, formando un tristich, quando il pensiero nella prima riga viene ripetuto nella seconda prima di raggiungere la conclusione. Così: "Quand'anche tu ragliassi uno sciocco in un mortaio con un pestello in mezzo al grano ammaccato, tuttavia la sua stoltezza non si allontanerebbe da lui".

Proverbi 27:22

Oppure l'idea nella seconda riga è sviluppata da un contrasto nella terza: Chiunque fa sviare il giusto in modo malvagio, gli Ebrei cadranno nella sua fossa, ma i perfetti erediteranno il bene".

Proverbi 28:10

Oppure la riga aggiuntiva produce una prova a conferma: "Il tuo proprio amico, e l'amico di tuo padre, non abbandonare; E non andare a casa di tuo fratello nel giorno della tua calamità: meglio un vicino vicino che un fratello lontano".

Proverbi 27:10

Dei tetrastici troviamo alcuni esempi, in cui gli ultimi due versi fanno l'applicazione degli altri: "Togli le scorie dall'argento, e ne esce un vaso per il più fine; Togliete l'empio dalla presenza del re, e il suo trono sarà reso stabile nella giustizia".

Proverbi 25:4,5

Nelle massime che consistono di cinque versi, pentastichs, le ultime due o tre generalmente forniscono o sviluppano la ragione della precedente: "Non stancarti di essere ricco: cessa dalla tua propria saggezza. Volgerai tu gli occhi su ciò che non è? Poiché le ricchezze certamente si fanno ali, come un'aquila che vola verso il cielo".

Proverbi 23:4,5

Di un proverbio in sei righe, esasto, abbiamo alcuni esempi: Libera coloro che sono portati via verso la morte, e coloro che sono pronti per essere uccisi bada che tu ti trattenga. Se tu dici: Ecco, noi non lo sapevamo; Chi pesa i cuori non lo considera? E chi custodisce l'anima tua non lo sa? E non renderà egli a ciascuno secondo la sua opera?".

Proverbi 24:11,12

Dell' eptasco c'è solo un esempio, cioè Proverbi 23:6-8

I versetti collegati in Proverbi 23:22-25 possono essere considerati come un octastich, ma quando vengono estesi in questo modo il proverbio diventa un'ode mashal, come Salmi 25; Salmi 34; Salmi 37. Di questo carattere sono la parte introduttiva, che consiste in quindici poemi didattici, il discorso esortatorio, Proverbi 22:17-21 l'avvertimento contro l'ubriachezza, Proverbi 23:29-35 e molti altri passaggi, specialmente la lode della donna virtuosa, Proverbi 31:10, ecc. scritto sotto forma di acrostico alfabetico

Essendo la forma del proverbio quella che abbiamo descritto, resta da distinguere i diversi tipi di parallelismi impiegati che hanno portato alla loro organizzazione in varie classi

1.) La specie più semplice è il sinonimo, dove il secondo emistichio non fa che ripetere il primo, con qualche piccola alterazione delle parole, per rafforzare la verità presentata nel primo; ad esempio: "L'anima liberale sarà ingrassata; E chi innaffia sarà anche innaffiato egli stesso".

Proverbi 11:25 "Gli ebrei che sono lenti all'ira sono migliori dei potenti; E chi domina il suo spirito più di chi prende una città".

Proverbi 16:32

2.) L' antitetico presenta nel secondo membro un contrasto con il primo, presentando un fatto o un'idea che offre l'altro lato del quadro: il lavoro del giusto tende alla vita: l'aumento dei malvagi al peccato".

Proverbi 10:16 "I pensieri dei giusti sono giudizio, ma i consigli degli empi sono inganno".

Proverbi 12:5 Questi sono, forse, più frequenti di qualsiasi altro. A volte la forma è interrogativa: "Lo spirito di un uomo sosterrà la sua infermità: ma uno spirito spezzato chi può sopportare?".

Proverbi 18:14

3.) La sintesi in logica è un argomento che avanza regolarmente dai principi concessi a una conclusione fondata su di essi. Il termine è stato applicato liberamente al nostro argomento, e i proverbi sintetici sono tali da contenere due diverse verità incorporate nel distico, e non necessariamente dipendenti l'una dall'altra, ma collegate da qualche caratteristica comune a entrambe. "Il timore dell'empio verrà su di lui; E il desiderio dei giusti sarà esaudito".

Proverbi 10:24 L'idea del futuro è qui l'anello di congiunzione. Nel seguente distico la miseria che risulta in entrambi i casi è il punto: "Ebrei che sono pigri nel loro lavoro sono fratelli di colui che è un distruttore".

Proverbi 18:9

4.) Quest'ultimo esempio ci introduce a ciò che Delitzsch chiama il proverbio integrale, dove il secondo verso completa il pensiero che è iniziato solo nel primo: "La legge del saggio è una fonte di vita, per allontanarsi dalle insidie della morte".

Proverbi 13:14 "Gli occhi del Signore sono in ogni luogo, vegliando sui cattivi e sui buoni".

Proverbi 15:3 Questo è chiamato anche progressivo, essendo presentata una gradazione dal minore al maggiore, o dal maggiore al minore, come... "Guardato, il giusto sarà ricompensato sulla terra: quanto più il malvagio e il peccatore!".

Proverbi 11:31 "Lo Sceol e Abaddon sono davanti al Signore, quanto più tu il cuore dei figli degli uomini!".

Proverbi 15:11

5.) Il quinto tipo di proverbio è chiamato parabolico, che è, forse, il più sorprendente e significativo di tutti, e capace di molteplici espressioni. Qui si afferma un fatto della natura o della vita comune, e su di esso si fonda una lezione etica. Il paragone è talvolta introdotto da particelle: "Come l'aceto per i denti e come il fumo per gli occhi, così è il pigro per coloro che lo mandano".

Proverbi 10:26 A volte è suggerito da una semplice giustapposizione: "Un gioiello d'oro nel muso di un maiale, una donna bella che è senza discernimento".

Proverbi 11:22 Oppure è introdotto da "e", il cosiddetto vav adoequationis: "Acqua fredda per un'anima assetata, e buone notizie da un paese lontano".

Proverbi 25:25 "Per mancanza di legna il fuoco si spegne, e dove non c'è chi sussurra, cessa la contesa".

Proverbi 26:20

Alle forme qui specificate va aggiunto il proverbio numerico (middah, "misura"), dove nella prima riga è indicato un certo numero, che di solito viene aumentato di uno nella seconda, e così si forma una sorta di climax che dà forza e piccantezza alla frase. Esempi familiari si trovano in Amos 1, dove troviamo una serie di proposizioni che iniziano con le parole: "Per tre, ... sì, per quattro", ecc. Ce n'è solo uno nel nostro libro dal capitolo 1 al 29, ed è l'ottostico, Proverbi 6:16-19, che inizia: "Ci sono sei cose che il Signore odia, anzi, sette che gli sono in abominio".

Ma ce ne sono molti nel cap. 30, cioè vers. 15, 18, 21, 29. Questi sono tutti nella forma menzionata sopra, il primo numero è aumentato di uno. Altri due sono di forma più semplice, non essendo climaterici, cioè vers. 7-9, 24-28. Quest'ultimo, per esempio, dice: "Ci sono quattro cose che sono piccole sulla terra, ma sono estremamente sagge"; e poi procede a specificare le formiche, i coni, le locuste e le lucertole

Gli ultimi due capitoli possiedono un carattere proprio, ben distinto dal resto dell'opera; il cap. 30 è per la maggior parte privo di parallelismo, le parole di Lemuel formano un'istruzione continua in cui il secondo membro di ogni verso ripete l'idea e quasi le parole stesse del primo, e l'elogio della donna virtuosa prende la forma di un'ode acrostica

Dei principi che guidarono gli editori nella loro sistemazione del materiale che avevano davanti, è impossibile dare un resoconto soddisfacente. A volte i proverbi sono vagamente collegati da certe parole d'ordine che ricorrono in serie. Così in Proverbi 12:5-7 il collegamento si trova nella ricorrenza delle parole "giusto" (tsaddik) e "malvagio" (rasha); in Proverbi 10:8, 13, 20, 21, abbiamo in ebraico continuamente la parola leb, "cuore"; così in Proverbi 12:8, 11, 20, 23, 25, e altrove. A volte il soggetto fornisce il collegamento, come in Proverbi 18:10,11, dove la fortezza della fede e quella della presunzione sono contrapposte; Proverbi 22, dove il tema è l'annullamento della provvidenza di Dio. Ma in generale il raggruppamento è arbitrario, e il tentativo, come quello di Zockler, di dare un resoconto sinottico dei contenuti è lungi dall'essere soddisfacente. Tale, dunque, è la raccolta mashal di questo libro considerata nel suo aspetto meccanico. Visto come poesia, offre i più grandi contrasti, che vanno dal calvo e dal luogo comune alle vette del sublime. Se in un luogo incontriamo volgari verità ovvie, in un altro siamo seduti ai piedi di un bardo che parla delle cose celesti con pura e fervida eloquenza. Se in un luogo troviamo solo massime di tendenza secolare, da considerare come il risultato dell'esperienza mondana in materia di vita quotidiana, in un altro abbiamo a che fare con parabole di cose divine, che hanno bisogno e sono destinate a ricevere un trattamento spirituale, e non possono essere completamente comprese sotto nessun altro trattamento. Il ritratto della Sapienza è un'ombra dell'eterno Figlio di Dio, che invita tutti a condividere la sua bontà e ad arricchirsi con la sua sconfinata ricchezza. La "donna strana" non è semplicemente una rappresentazione del vizio; è un tipo del grande oppositore di Cristo, l'anticristo, la falsa dottrina, la prostituzione dell'intelletto, che si oppone alla verità così com'è in Gesù. E la donna virtuosa non è semplicemente un esempio di donna, moglie e madre perfetta; ma anche una figura della Chiesa di Dio, con tutta la sua influenza nobilitante, le sue ordinanze vivificanti, le sue grazie soprannaturali

Il libro riflette le circostanze dei tempi in cui le sue varie parti sono state composte. Ci sono immagini di rapine e saccheggi selvaggi, insicurezza della vita e della proprietà, e i mali che accompagnano giorni di anarchia e confusione. Ci sono immagini di pace e prosperità, vita domestica tranquilla, agricoltura, pascolo, agricoltura, con i suoi piaceri e profitti. Ci sono segni di lusso, che portano con sé eccessi, dissolutezza, frode, cupidigia. C'è il re ideale, retto, perspicace, pio, il nemico di tutto ciò che è vile, disonorevole o vizioso, il rimuneratore dei giusti e timorato di Dio. C'è il governante, tirannico, oppressivo, iniquo, odiato dai suoi sudditi, e che non si preoccupa dei loro migliori interessi. Qui abbiamo il giudice il cui verdetto è come il giudizio di Dio stesso, puro ed equo; Lì il giudice venale, corrotto, vende la verità, perverte il diritto e fa del tribunale un mercato per il guadagno di un sudicio guadagno. In queste e simili circostanze i Proverbi offrono avvertimenti e istruzioni; antidoti contro le influenze maligne; incoraggiamenti alla perseveranza nel modo giusto. Molto può essere stato scritto in origine da Salomone a beneficio di suo figlio Roboamo, che in quell'epoca era esposto a particolari tentazioni; ma in tal modo lo Spirito Santo ha prodotto un manuale adatto all'uso di tutti coloro che, nella vita attiva, sono aperti alle seduzioni del loro tempo, del loro paese e della loro società. Abbiamo parlato sopra dell'uso di motivi secondari nell'insegnamento del nostro libro; Ma non dobbiamo omettere di osservare che, sotto l'elemento terreno e secolare, è presente una vena di ricchezza celeste. La coscienza di una presenza divina, di un Governatore morale, di un Legislatore esteriore, domina ogni lezione. Deve essere custodito il cuore i cui segreti sono noti solo a Dio; La lingua deve essere attentamente sorvegliata, sebbene la legge umana non punisca le sue trasgressioni. Tutte le azioni devono essere riferite alla volontà e alla Parola di Dio, e sono giuste solo quando sono conformi a queste

L'assenza di ogni menzione del politeismo, che alcuni hanno usato come motivo per assegnare una data post-esilica al libro, può essere spiegata in altro modo. Se i Proverbi riflettessero i primi giorni del regno di Salomone, prima del suo grande declino e della sua apostasia, i giorni in cui il tempio era stato appena costruito e consacrato, e le menti degli uomini erano piene delle grandi cerimonie dei suoi servizi di apertura e delle meraviglie che accompagnavano la sua dedicazione, allora non ci sarebbe stata alcuna tendenza all'idolatria, la propensione malvagia per il culto illecito sarebbe stata in ogni caso per un certo tempo controllata, e il moralista non avrebbe avuto motivo di mettere in guardia contro questa particolare offesa

§5. STORIA DEL TESTO

Il Libro dei Proverbi è sempre stato enumerato dagli ebrei tra i ventidue libri in cui hanno diviso il loro canone. Così si scoprì che si trattava di Melitone di Sardi, quando indagò personalmente sulla questione durante il suo viaggio in Oriente, come menzionato da Eusebio. ('Hist. Ec:,' 4:26) Nello stesso senso è la testimonianza di Origene, addotta anche da Eusebio (ibid., 6, 25). Nella Chiesa cristiana i cataloghi della Sacra Scrittura redatti dai concili e dai privati non mancano mai di includere i Proverbi nel canone. Le frequenti citazioni dell'opera da parte degli scrittori del Nuovo Testamento ad esempio Romani 12:16,17; 2Corinzi 9:7, Septuaginta, ecc. la ponevano immediatamente al di là del limite del dubbio, e confermevano indiscutibilmente le sue affermazioni. L'ispirazione delle opere attribuite a Salomone fu infatti negata da Teodoro di Mopsuestia alla fine del IV secolo, ma le sue opinioni non trovarono sostegno tra gli ortodossi e furono condannate dal V Concilio Ecumenico. Da quel momento non c'è mai stato alcun dubbio da parte dei cristiani sulla pretesa del nostro libro di occupare il suo posto nel sacro volume. Ma la sistemazione del testo originale è una questione ben diversa dallo stabilire la canonicità dell'opera nel suo insieme. Da confrontare con l'attuale testo masoretico abbiamo il Targum, le versioni siriaca, greca e latina, che presentano tutte variazioni dall'originale che possediamo

Il Targum, che di solito assume la forma di una parafrasi caldea, è in questo caso una versione abbastanza vicina senza molti commenti o argomenti aggiuntivi. È chiaramente dipendente dal siriaco in larga misura, anche se varia da esso occasionalmente, il traduttore ha altre fonti a cui fare appello. In molti passaggi il Peshito e il Targum concordano nel recedere dalla lettura masoretica, in questi spesso coincidenti con la Septuaginta, versione che è molto improbabile che il Targumista stesso abbia consultato, il più rigoroso degli ebrei che riteneva quella traduzione in orrore. Noldeke conclude che un ebreo prese il siriaco come fondamento di un Targum, ma consultò anche il testo masoretico, correggendo da esso alcuni errori importanti, ma per la maggior parte lasciando il resto inalterato

Il siriaco stesso offre molte notevoli deviazioni dal nostro testo, non solo offrendo interpretazioni che denotano diverse formulazioni e indicazioni, ma spesso introducendo interi versetti o clausole che non hanno alcun rappresentante in ebraico. È evidente che quando fu fatta questa versione, il testo ebraico era ancora incerto, e ciò che ora riceviamo non era universalmente riconosciuto. Molto probabilmente sotto queste variazioni si nascondono letture autentiche che altrimenti andrebbero perse. Molti di questi sono notati nell'Esposizione. Il traduttore siriaco ha fatto libero uso della Settanta e ha dato grande importanza alle sue interpretazioni, spesso avallando i suoi errori e le sue spiegazioni parafrastiche

La Vulgata latina, opera di san Girolamo, è anch'essa molto debitrice alla LXX, sebbene egli non l'abbia sempre seguita pedissequamente contro l'autorità dell'ebraico attuale; quando lo fa, è nei casi in cui il testo sembrava incomprensibile senza l'aiuto del greco, o dove l'indicazione non era determinata da alcuna decisione tradizionale. Non si può determinare quale uso egli abbia fatto dell'antica Itala, anche se sembra essere certo che molte delle aggiunte che si trovano nella sua versione si trovino anche in quella più antica

Della Versione dei Settanta, che è la più importante di tutte, c'è altro da dire. Quando fu realizzato è impossibile dirlo, anche se deve essere esistito prima che l'Ecclesiastico fosse scritto, poiché sembra chiaro che Ben-Sira lo avesse prima di sé quando tradusse l'opera del suo anziano. Il traduttore conosceva bene la letteratura greca e mirava piuttosto a produrre un'opera letteraria rispettabile che a offrire una semplice rappresentazione dell'originale. Ebrei rende liberamente, parafrasando dove lo riteneva necessario, e persino, come sembra, alterando parole o frasi per rendere il suo significato più chiaro, o la sua frase più scorrevole. La versione mostra tracce di più di una mano che si è occupata di sistemare il testo in esame, poiché a volte troviamo doppie interpretazioni dello stesso passaggio, e talvolta due traduzioni incompatibili mescolate in modo confuso in una sola. Così, Proverbi 1:27, dopo: "Quando l'afflizione e l'assedio verranno su di te", è aggiunto, "o quando la distruzione verrà su di te";

Proverbi 2:2 , "Il tuo orecchio ascolterà la sapienza, anche tu applicherai il tuo cuore all'intelligenza, e la applicherai all'istruzione di tuo figlio; "

Proverbi 6:25 , "Non ti sorprenda il desiderio della bellezza, né essere catturato dai tuoi occhi, né essere catturato dalle sue palpebre; " Proverbi 3:15, "Ella vale più delle pietre preziose, nessuna cosa malvagia le si opporrà; è ben nota a tutti coloro che le si avvicinano, e nessuna cosa preziosa è degna di lei". Ci sono anche prove di negligenza e mancanza di precisione qui come in altre parti della versione greca. Ma non c'è dubbio che molte delle varianti siano dovute a un originale diverso. Che la LXX non avesse davanti a sé il nostro testo masoretico è dimostrato da più di una considerazione. In primo luogo, l'ordine dei capitoli e dei versetti, per così dire, non era lo stesso del nostro libro attuale. Fino a Proverbi 24:22, i due per la maggior parte coincidono, anche se c'è qualche variazione nei capitoli 15 e 16; E ancora nei capitoli 17 e 20, singoli versi sono dislocati e inseriti altrove. Proverbi 24:23, avviene un notevole cambiamento. Qui è introdotto in Proverbi 29:27 ; seguono poi quattro distici che non si trovano in ebraico; poi Proverbi 30:1-14, seguito da Proverbi 24 ; poi viene il resto di Proverbi 30, cioè dal versetto 15 fino a Proverbi 31:9. Così le parole di Agur sono divise in due sezioni; e le soprascritte lì e all'inizio di Proverbi 30 sono state rimosse, i proverbi di Agur e Lemuele sono uniti senza riserve a quelli di Salomone. L'elogio della donna virtuosa chiude il libro, come in ebraico. Cosa abbia portato il traduttore ad apportare queste modifiche è una domanda difficile. Hitzig ritiene che lo scrittore abbia confuso le colonne del manoscritto che aveva davanti, due per pagina, e che i proverbi di Agur e Lemuele fossero classificati prima di Proverbi 25, e intesi tradizionalmente come quelli di Salomone. Che questa fosse l'idea del traduttore lo vediamo dall'iscrizione che egli ha inserito in Proverbi 24:23, "Queste cose dico a voi che siete saggi", dove la musa di chi parla è necessariamente Salomone. Invece di "Le parole di Agur", Proverbi 30:1 scrive: "Teme le mie parole, figlio mio, e ravvediti ricevendole"; e Proverbi 31:1, ancora, non trova un nome proprio in Lemuele, ma rende: "Le mie parole sono state pronunciate da Dio il Re". Un'altra circostanza che dimostra che il traduttore greco aveva davanti a sé un testo diverso dal nostro è che ci presenta molti passi che non si trovano in ebraico, e ne omette molti che ora vi hanno posto

L'elenco di tali variazioni sarebbe molto ampio. Tra le aggiunte possiamo notare quanto segue: Atti alla fine di Proverbi 4, che sembra chiudersi un po' bruscamente, abbiamo due versetti: "Poiché le vie che sono a destra Dio le conosce, ma quelle a sinistra sono tortuose; ed egli è colui che renderà diritti i tuoi sentieri e guiderà in pace i tuoi passi". In Proverbi 9 ci sono due grandi aggiunte: dopo il versetto 12, "Ebrei che si fermano sulla menzogna, guida i venti, e inseguirà gli uccelli mentre volano; poiché ha abbandonato le vie della sua vigna, ha fatto smarrire gli assi del suo campo, passa attraverso un deserto arido e una terra arida, e raccoglie con le sue mani infruttuoso; " e al versetto 18, "Ma affrettati, non indugiare sul luogo, e non fissare il tuo sguardo su di lei, perché allora attraverserai acque straniere; ma dall'acqua straniera ti astieni, e da una fonte straniera non bere, affinché tu possa vivere a lungo, e ti si aggiungano anni di vita". Non è possibile determinare se queste e simili frasi siano autentiche o meno. Sembrano molto comunemente spiegazioni o ampliamenti dell'originale che si sono insinuati dal margine nel testo. Così Proverbi 11:16 : "La donna graziosa suscita gloria per il marito, ma il seggio del disonore è la donna che odia la giustizia; I pigri mancano di ricchezza, ma i coraggiosi sono sostenuti dalla ricchezza". Qui il siriaco dà: "I pigri saranno poveri anche con le loro ricchezze; ma chi è animato sosterrà la sapienza". Le parole in corsivo sembrano semplici glosse. Così Proverbi 18:22, "Ebrei che trovano una buona moglie trovano favori; e riceve gioia da Dio. Gli ebrei che ripudiano una buona moglie ripudiano le cose buone, e chi conserva un'adultera è stolto ed empio". Delle intercalazioni più lunghe, la più celebre è quella riguardante l'ape, Proverbi 6:8 che segue la lezione sulla formica: "O vai dall'ape, e impara quanto è diligente, e quanto nobile lavoro svolge; le cui fatiche i re e i privati usano per la salute, ed è desiderata da tutti e di buona reputazione; e sebbene sia debole di forza, tuttavia poiché considera la saggezza è altamente onorata". C'è un'altra lunga interpolazione riguardo al re e al suo potere che succede a Proverbi 24:22 : "Il figlio che osserva la parola sarà lontano dalla distruzione. Ricevendo lo riceve. Nessuna menzogna sia pronunciata per bocca di un re, e nessuna menzogna proceda dalla sua lingua. La lingua del re è una spada, e non una lingua di carne; chiunque vi sarà consegnato sarà completamente schiacciato. Poiché, se la sua ira è provocata, egli consuma gli uomini insieme ai loro tendini, e divora le ossa degli uomini, e le brucia come una fiamma, così che non possono essere mangiate dai giovani delle aquile". L'ultima frase sembra riferirsi all'opinione secondo cui gli uccelli rapaci non toccheranno le carcasse colpite da un fulmine. Dopo Proverbi 19:7, che è dato così: "Chiunque odia un fratello povero sarà anche lontano dall'amicizia", abbiamo: "Il buon intendimento si avvicinerà a quelli che lo conoscono; e un uomo prudente lo troverà. Gli Ebrei che fanno molto male perfezionano il male, e chi usa parole provocatorie non sarà salvato". A volte viene aggiunta un'ulteriore illustrazione. Così, in Proverbi 25:20, omettendo il riferimento a lasciare un indumento quando fa freddo, la LXX dice: "Come l'aceto è inutile per una piaga, così la sofferenza che cade sul corpo affligge il cuore. Come la tignola in un vestito e il verme nel legno, così il dolore dell'uomo ferisce il cuore". In Proverbi 27:20 abbiamo: "Un abominio per l'Eterno è colui che fissa il suo occhio, e chi non è istruito è incontinente in lingua". E nel versetto successivo: "Il cuore dell'illegale cerca i mali, ma il cuore retto cerca la conoscenza". L'aggiunta in Proverbi 26:11 si trova in Ecclus 4:21, "C'è una vergogna che porta il peccato, e c'è una vergogna che è gloria e grazia". L'origine greca della traduzione appare chiaramente in alcune interpolazioni. Così in Proverbi 17:4 : "Ai fedeli appartiene tutto il mondo delle ricchezze, ma agli infedeli nemmeno un obolo".

Le interpolazioni minori sono troppo numerose per essere specificate. Esse sono per la maggior parte notate come si verificano nell'Esposizione, in cui sono menzionate anche le molte deviazioni dal testo ebraico ricevuto in parole e clausole. Le aggiunte non hanno molto valore morale o religioso, e non possono reggere il confronto con i proverbi autentici. Non si può decidere se si tratti di corruzioni del testo ebraico o di correzioni e aggiunte apportate dagli stessi traduttori. Si deve notare, in conclusione, che la versione greca omette molti passaggi che ora si trovano nelle nostre Bibbie ebraiche; ad esempio, Proverbi 1:16, 8:32,33, 11:3,4, 15:31, 16:1,3, 18:23,24, 19:1,2, 20:14-19, 21:5, 22:6, 23:23

Delle versioni di Aquila, Simmaco e Teodozione, nella grande opera di Origene sono stati trasmessi frammenti, che a volte offrono luce nella resa di parole difficili. C'è anche un'altra traduzione conosciuta come Veneta, molto letterale, e fatta intorno al IX secolo della nostra era. Appartiene alla Biblioteca di San Marco a Venezia, ed è stato pubblicato, per la prima volta nel 1784, e di nuovo negli ultimi anni

§6. DISPOSIZIONE IN SEZIONI

Le varie soprascritte del libro lo dividono per la maggior parte nelle sue diverse parti. Ce n'è uno proprio all'inizio, "I Proverbi di Salomone"; le stesse parole sono ripetute in Proverbi 10:1 ; in Proverbi 22:17 una nuova parte inizia con le parole: "Piega l'orecchio e ascolta le parole dei saggi"; un'altra in Proverbi 24:23 con l'osservazione: "Anche queste cose appartengono ai saggi". Poi in Proverbi 25:1 abbiamo: "Questi sono anche i Proverbi di Salomone che gli uomini di Ezechia copiarono"; in Proverbi 30:1, "le parole di Agur"; in Proverbi 31:1, "le parole di Lemuele", seguite dall'ode acrostica della donna virtuosa

Così il libro può essere diviso in nove parti

PARTE I Titolo e soprascritta. Proverbi 1:1-6

PARTE II Quindici discorsi esortatori, che mostrano l'eccellenza della sapienza e incoraggiano a perseguirla. - Proverbi 1:7-9:18

1.) Primo discorso esortatorio. - Proverbi 1:7-19

2.) Secondo: Proverbi 1:20-33

3.) Terzo: Proverbi 2

4.) Quarto-Proverbi 3:1-18

5.) Quinto: Proverbi 3:19-26

6.) Sesto-Proverbi 3:27-35

7.) Settimo-Proverbi 4

8.) Ottavo - Proverbi 5

9.) Nono - Proverbi 6:1-5

10.) Decimo - Proverbi 6:6-11

11.) Undicesimo - Proverbi 6:12-19

12.) Dodicesimo - Proverbi 6:20-35

13.) Tredicesimo - Proverbi 7

14.) Quattordicesimo - Proverbi 8

15.) Quindicesimo - Proverbi 9

PARTE III Prima grande raccolta di (375) proverbi solomenici, per lo più scollegati. Proverbi 10:1-22:16, -diviso in quattro sezioni, cioè. Proverbi 10:1-12:28, 13:1-15:19, 15:20-19:25, 19:26-22:16

PARTE IV Prima appendice alla prima raccolta, contenente "parole dei saggi". Proverbi 22:17-24:22

PARTE V Seconda appendice alla prima raccolta, contenente ulteriori "parole dei saggi". Proverbi 24:23-34

PARTE VI Seconda grande raccolta di proverbi salomonici raccolti dagli "uomini di Ezechia". Proverbi 25-29

PARTE VII Prima appendice alla seconda raccolta: "parole di Agur". Proverbi 30

PARTE VIII Seconda appendice alla seconda raccolta: "parole di Lemuele". Proverbi 31:1-9

PARTE IX Terza appendice alla seconda raccolta: ode acrostica in lode della donna virtuosa. Proverbi 31:10-31

§7. LETTERATURA

I Padri non hanno per la maggior parte commentato formalmente questo libro. Origene e Basilio hanno qui dei commenti: ' Esodo Commentariis in Proverbia,' Orig., 'Op.,' 3.; 'In Principium Proverbi,' Basilio., 2. Oltre a questi c'è Beda, 'Exposit. Allegor.' Tra le numerose esposizioni di data successiva le più utili sono le seguenti: Salazar, 1619; Cornelius a Lapide, 1635, ecc.; Melantone, 'Op.,' 2.; Bossuet, 'Notae', 1673; Hammond, 'Parafrasi', 4.; Michaelis, 'Adnotationes', 1720; Aben Esdra, 1620, e a cura di Horowitz, 1884; Schulteus, 1748; Umbreit, 1826; Rosenmuller, 1829; Lowenstein, 1838; Maurer, 1838; Bertheau, 1847; rieditato da Nowack, 1883; Stuart, 1852; Ewald, "Salmi di aprue", 1837, 1867; Hitzig, 1858; Zockler, in "Bibelwerk" di Lange, 1867; Vaihinger, 1857; Delitzsch, in 'For. Libr.; ' Reuss, Parigi, 1878; Plumptre, nel "Commentario dell'oratore"; il vescovo Wordsworth; Nutt, nel commentario del vescovo Ellicott; Strack, in 'Kurzgef. Kommentar, 1889. La 'Topical Arrangement' del Dr. Stock sarà utile; anche le Introduzioni di Eichhorn, Deuteronomio Wette, Bertholdt, Keil e Bleek

Versetti 1-6.- Parte I IL TITOLO E LA SOPRASCRITTA. La soprascritta dei Proverbi, che si estende dal versetto 1 al versetto 6, ci fornisce un'epitome in un linguaggio breve e conciso della portata generale e dell'importanza del libro, e ne indica l'utilità specifica, sia per gli inesperti che per coloro che sono già saggi. Così

(1) nel versetto 1 dà il nome dell'autore a cui sono attribuiti i proverbi;

(2) nelle versetti 2 e 3 dichiara lo scopo, l'oggetto o il disegno della collezione, che è quello di condurre all'acquisizione della saggezza in generale; e

(3) Nei versetti 4-6 procede indicando la speciale utilità che la raccolta avrà per due classi principali: per i semplici e gli immaturi, da un lato, nell'aprire e ampliare la loro comprensione, e quindi nel fornire loro prudenti regole di condotta con le quali possono regolare il corso della vita; e, dall'altro, ai saggi e agli intelligenti, accrescendo ulteriormente la loro conoscenza o il loro apprendimento, e rendendoli così capaci di comprendere, e anche di spiegare ad altri in una posizione meno favorevole di loro, altri proverbi, o enigmi, o detti, di natura altrettanto recondita a quelli che ora saranno portati davanti a loro

Il titolo del libro incorporato nel testo è: "I Proverbi di Salomone figlio di Davide, re d'Israele", ma la designazione più breve con cui era ed è conosciuto tra gli ebrei è Mishle (ylevmi), presa dalla parola con cui inizia il libro. Analogamente, nella Versione Autorizzata è chiamato 'I Proverbi', e l'intestazione nella LXX è Παοιμιαι Σολομωντος. Il titolo esterno nella Vulgata è dato in modo più elaborato come: "Liber Proverbiorum, quem Hebraei Misle appellant" ("Il libro dei Proverbi, che gli ebrei chiamano Misle"). Nel Talmud è chiamato il 'Libro della Saggezza' (hmkh rps, Sepher Kokhmah); e Origene (Eusebio, 'Hist. Ec.,' 6:25) lo designa Μισλωθ, la forma greca dell'ebraico M'shaloth (twOlvm). Tra gli antichi Padri greci, ad esempio Clemente, Egesippo, Ireneo, il libro era conosciuto con una varietà di titoli, tutti più o meno descrittivi del suo contenuto come deposito di saggezza

I proverbi di Salomone. La parola che qui è tradotta "proverbi" è l'originale mishle (ylevmi), il caso costrutto di mashal (lvm), che, a sua volta, deriva dal verbo mashal (lvm), che significa

(1) "fare simili", "assimilare" e

(2) "avere dominio" (Gesenius)

Il significato radicale di mashal è "confronto" o "similitudine", e in questo senso è applicato generalmente alle espressioni dei saggi. In Numeri 23:7,8 è usato per le predizioni profetiche di Balaam; certi salmi didattici, ad esempio Salmi 49:5 e Salmi 78:2, sono così designati, e in Giobbe Giobbe 27:1 e Giobbe 29:1 descrive i discorsi sentenziosi dei saggi. Mentre tutti questi rientrano nel termine generico di m'shalim, anche se in essi si trovano pochi o nessun confronto, troviamo il termine mashal a volte usato per quelli che sono proverbi nel senso di detti popolari. Confronta "Perciò divenne un proverbio (lvm): Anche Saul è fra i profeti?"; 1Samuele 10:12 e vedi anche altri esempi in Ezechiele 16:4 ed Ezechiele 18:2. In questo senso si trova anche nella collezione che abbiamo davanti. L'idea predominante del termine, tuttavia, è quella di paragone o similitudine, e come tale è meglio rappresentato dal greco παραβολη (da παραβαλλω, "mettere o mettere fianco a fianco"), letteralmente, un collocamento accanto, o paragone, piuttosto che da παροιμια, "un verbo" o "un banale detto lungo la strada", sebbene nel greco dei Vangeli sinottici παροιμια sia equivalente a παραβολη. La parola italiana "proverbio" non rende sufficientemente la più ampia portata di significato trasmessa nell'ebraico mashal, e non è resa qui in modo del tutto accurato, poiché dei proverbi nel nostro significato ordinario di quella parola ce ne sono relativamente pochi in questa raccolta. Qui la parola ebraica significa "massime", "aforismi", "saggi consigli". Di Salomone. La maggior parte dei commentatori moderni (Delitzsch, Zockler, Fuerst, Stuart, Plumptre, ecc.), pur attribuendo, in misura maggiore o minore, la paternità del libro a Salomone, ritengono che l'inserimento del suo nome nel titolo indichi piuttosto che egli è lo spirito dominante tra i saggi della sua epoca, alcuni dei cui detti sono qui incorporati con i suoi. Il re d'Israele, che forma il secondo emistichio del versetto, va con "Salomone", e non con "Davide". Ciò è indicato nella Versione Autorizzata dalla posizione della virgola. La versione araba omette l'allusione a Davide e dice: "Proverbia, nempe documenta Salomonis sapientis, qui regnavit super filios Israel". La forma proverbiale o parabolica di insegnamento era un modo riconosciuto di istruzione tra gli Ebrei, e nella Chiesa cristiana è raccomandato da San Clemente di Alessandria ('Strom.', lib. 11, init.)

Omelie DI E. JOHNSON Versetti 1-6.- Disegno e carattere della saggezza proverbiale

Possiamo considerare le parole iniziali come un indice generale del contenuto, come una designazione dell'oggetto, e una dichiarazione del valore e del profitto dell'insegnamento, del libro

IL SUO SCOPO È QUELLO DI CONFERIRE UN SENSO PRATICO

1.) E in primo luogo, questo in generale include l'informazione dell'intelletto e della memoria attraverso la saggezza. Questa parola ebraica (chokmah) denota, rigorosamente, tutto ciò che è fissato per la conoscenza umana. Possiamo tradurlo in "intuizione". In altri passi della Bibbia, il giudice, 1Re 3:28 l 'artista, Esodo 28:3 o l'uomo di abilità e fama in generale, sono così detti uomini di perspicacia, astuzia o astuzia, nel senso originale e buono di queste parole. Applicato alla religione e alla condotta, significa comprendere i principi della retta condotta, la conoscenza di come camminare davanti a Dio, scegliere il giusto ed evitare il sentiero sbagliato, la conoscenza della via della pace e della beatitudine

2.) L'addestramento della volontà. La parola tradotta "istruzione" denota educazione o formazione morale. Ecco, quindi, l'aspetto pratico della questione. Non si tende solo alla sana intelligenza, ma al puro sentimento, agli affetti giusti, alla volontà guidata dalla stella polare del dovere. Tutto questo è generale

3.) Ma poi, vengono indicati i particolari, che rientrano in questo grande ambito, cioè "il raggiungimento della giustizia e del giusto e corretto trattamento". Il primo è tutto ciò che appartiene a Dio, il Giudice supremo, il suo ordine e la sua volontà eterni. Il secondo si riferisce alle consuetudini e agli usi stabiliti tra gli uomini, alla legge, in senso umano. La terza, una parola espressiva, che significa letteralmente ciò che è rettilineo, indica una condotta diretta, onorevole e nobile

4.) Ma il libro ha in vista un oggetto speciale, e una classe speciale: "Offrire prudenza ai semplici, e conoscenza e riflessività ai ragazzi". Ognuna di queste parole ha la sua forza peculiare. L'espressione ebraica per la prima classe è letteralmente gli "aperti", cioè coloro che nell'ignoranza e nell'inesperienza sono aperti a ogni impressione, buona o cattiva; quelli di mente semplice (non gli stolti, che è un'altra idea), che sono prontamente governati dalle opinioni e dagli esempi di menti più forti. Hanno bisogno di quella prudenza, o cautela, che gli accenni del senso proverbiale possono fornire, per poter scivolare fuori dal pericolo ed evitare le trappole (poiché la parola tradotta "astuzia" denota morbidezza, come quella del serpente scivoloso). I ragazzi, o anche i giovani, hanno un particolare bisogno di "riflessione", l'abitudine di riflettere con attenzione e lungimiranza sulla vita e sui diversi modi di condotta. Il Libro dei Proverbi, tutti devono vedere, è appositamente adattato per queste classi. Ma non solo per loro

5.) Il libro è un libro per tutti. L'uomo saggio può ascoltare e ottenere istruzione; Per gli uomini "invecchiare, imparando qualcosa di nuovo ogni giorno". E l'uomo intelligente può ottenere una guida. Infatti, sebbene nella mezza età i principi generali e le massime della saggezza possano essere stati accumulati, tuttavia le loro applicazioni, le eccezioni ad essi, formano un vasto campo di acquisizione in continua crescita. La conoscenza è praticamente infinita; Non possiamo pensare a limiti ad esso. Nuove perplessità sorgono continuamente, nuovi casi di coscienza si presentano, vecchie tentazioni rivivono in nuove combinazioni; e le registrazioni dell'esperienza altrui fanno continuamente lampeggiare nuova luce da angoli di osservazione distinti dai nostri

II IL CARATTERE E IL VALORE DEL LIBRO. (Versetto 6)

1.) È una raccolta di proverbi. Saggezza condensata. Punti di riferimento nel campo dell'esperienza. Fari di avvertimento da coste pericolose. Oggetti di interesse nel viaggio della vita. L'"ingegno di molti, la saggezza di uno". Una proprietà portatile dell'intelletto. Una moneta onorata in ogni paese. "Gioielli lunghi cinque parole, che sull'indice teso di tutti i tempi brillano per sempre." Possono essere paragonati a freccette, a punture, a pungoli. Risvegliano la memoria, risvegliano la coscienza; fissano le impressioni fluttuanti della verità in forme che non si dimenticano facilmente. Questi proverbi biblici sono in forma poetica; e di essi si può ben dire, con George Herbert: "Un verso trova colui che un sermone vola".

2.) Il modo di parlare è spesso figurativo. La parola tradotta "parola oscura" significa un detto profondo, enigma, "cosa nascosta", Matteo 13:35; Salmi 78:2 "allegoria oscura" (Agostino). Un esempio di questo modo parabolico di parlare si trova nel discorso di Agur (Proverbi 30). Il suo potere, come il potere delle immagini e di tutti i simboli sensuali e le immagini poetiche, sta nel fatto che la forma "rivela per metà e per metà nasconde l'anima interiore", e quindi eccita la curiosità, fissa l'attenzione, stimola lo sforzo del pensiero nell'ascoltatore. I migliori predicatori lasciano molto da riempire per gli ascoltatori. L'insegnamento suggestivo è il più ricco; fa sì che l'allievo insegni a se stesso: "Questo è il metodo di nostro Signore nelle sue parabole; ma non l'unico metodo; da combinare, come con lui e qui, con il modo diretto di enunciare. L'applicazione è: "Badate a come udite". "A chi ha sarà dato". Tutta la sapienza viene da Dio; L'insegnante e il discepolo sono entrambi ascoltatori dell'oracolo vivente della verità eterna. La conoscenza è essenziale per la religione, e la crescita appartiene a entrambe. Luca 17:5; Efesini 4:15,16; Colossesi 1:11; 2:19; 2Tessalonicesi 1:3; 2Pietro 3:18 ;

Omelie DI W. CLARKSON Versetti 1-6.- L'insegnante ideale

Salomone aveva tutti i vantaggi possibili per qualificarlo per l'opera di insegnante di uomini. Gli Ebrei avevano

(1) doti speciali dalla mano del suo Creatore; 1Re 3

(2) un patrimonio di ricca esperienza dalla vita di suo padre, oltre ai consigli dei genitori dalle sue labbra;

(3) la migliore istruzione che il regno potesse offrire, e sicuramente ci deve essere stata molta saggezza da imparare da un insegnante così saggio e fedele come il profeta Nathan. 2Samuele 12 Chi dovrebbe dunque essere così capace come lui di darci l'ideale di un vero maestro? Ci viene ricordato da questi versetti che lui è l'uomo che...

I È INFLUENZATO DALLA PRESENZA DELL'IGNORANZA E DELL'ERRORE. Ebrei nota l'uomo "semplice" e il "giovane" (ver. 4); Egli tiene conto del fatto che ci sono intorno a lui coloro che hanno bisogno di essere condotti sui sentieri della "giustizia, del giudizio e dell'equità" (Ver. 3). Il suo occhio si posa su questi; la sua mente percepisce quanto urgentemente abbiano bisogno dell'"istruzione" e della "comprensione" che li salveranno dai pericoli a cui sono esposti; il suo cuore va a loro; le sue simpatie li abbracciano; Desidera "dare sottigliezza ai semplici, al giovane conoscenza e discrezione". Ebrei è, quindi, l'uomo che...

II TRASMETTE LA CONOSCENZA

1.) Ebrei cerca di impartire una conoscenza dei fatti; per dare "istruzione" (ver. 2); per far conoscere agli ingenui e agli inesperti la verità che "non tutto è oro quello che luccica", che gli uomini sono spesso molto diversi da ciò che sembrano, che sotto un bell'aspetto esteriore può nascondersi la più completa corruzione, che i bocconi più dolci possono essere l'introduzione alle conseguenze più amare, and so on

2.) Ebrei cerca anche di trasmettere una conoscenza dei principi; per dare "intelligenza", per rendere chiare alla mente le distinzioni tra ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è onorevole e ciò che è vergognoso, ciò che eleva e ciò che abbassa, ciò che è lecito e ciò che è desiderabile. Ebrei è, inoltre, l'uomo che...

III IMPARTISCE SAGGEZZA. Gli Ebrei non saranno contenti finché non avranno instillato nella mente e introdotto nel cuore la discrezione (versetto 4) e la sapienza stessa (versetto 2). La saggezza è il perseguimento del fine più alto con i mezzi più sicuri. Nessun maestro di uomini che riconosca la sua vera posizione sarà mai contento finché non avrà guidato i suoi discepoli a camminare sul sentiero della saggezza, a cercare i fini più nobili per i quali Dio ci ha dato il nostro essere, e a cercarli per quelle vie che sicuramente vi condurranno

1.) La nostra saggezza più alta è quella di cercare "il regno di Dio e la sua giustizia". Matteo 6:33

2.) La nostra unica "Via" è il Figlio di Dio stesso. Giovanni 14:6 Il vero maestro diventa così l'uomo che...

IV CONDUCE ALL'ECCELLENZA MORALE. Poiché colui che è figlio della sapienza riceverà anche l'istruzione di "giustizia, giudizio ed equità". Gli Ebrei saranno un uomo che avrà continuamente riguardo per le richieste dei suoi simili; che si sottrarranno all'usurpare i loro diritti; che si sforzeranno di dare loro la considerazione, la cura, la gentilezza, che possono giustamente cercare come figli dello stesso Padre, come discepoli dello stesso Salvatore, come cittadini dello stesso regno, come viaggiatori verso la stessa casa. L'insegnante ideale sarà anche un uomo che...

V FAVORISCE LA CRESCITA INTELLETTUALE. (Versetti 5, 6) Noi stessi non stiamo progredendo veramente e in modo soddisfacente a meno che le nostre capacità mentali non vengano sviluppate, e così la verità e la saggezza vengano viste con occhio più chiaro e tenute con una presa più stretta. L'uomo saggio è perciò incline ad addestrare, esercitare, rafforzare le facoltà intellettuali del suo discepolo, così che egli "accrescerà l'erudizione", "giungerà a saggi consigli", rifletterà e vedrà attraverso i proverbi e i problemi, gli enigmi e le perplessità, che emergono per l'indagine. Sappiamo qualcosa per poter sapere molto. Siamo saggi per poter diventare più saggi. Saliamo il primo pendio del colle della verità celeste per poter salire su quello che è al di là; padroneggiamo le "cose profonde di Dio" per poter guardare in quelle che sono ancora più profonde e oscure. Il nostro deve essere sempre lo spirito della santa indagine; non di querula impazienza, ma di paziente e instancabile sforzo per comprendere tutte quelle verità che sono alla nostra portata, in attesa della più completa rivelazione dei giorni che devono venire.

2 Conoscere la saggezza e l'istruzione. In questo versetto abbiamo un'affermazione del primo scopo generale o oggetto dei Proverbi. "Conoscere" (tdl, ladaath) è in qualche modo indefinito nella Versione Autorizzata, e potrebbe essere reso in modo più accurato. "da cui gli uomini possono conoscere" (Deuteronomio Wette, Noyes); Confronta unde scias (Munsterus). La l che qui è preceduta dall'infinito, come nel vers. 2, 8 e 6, dà alla clausola un carattere definitivo, e quindi indica lo scopo che l'insegnamento dei Proverbi ha in vista. L'insegnamento è visto dal punto di vista dell'allievo, e quindi ciò che è indicato qui non è l'impartire conoscenza, ma la ricezione o l'appropriazione di essa da parte del laemer. Schultens afferma che il significato radicale di tD (daath) è la ricezione della conoscenza nel proprio sé. Saggezza. Sarà necessario approfondire qui questa parola alla sua prima apparizione nel testo. L'ebraico è hmkj (khokhmah). La saggezza è menzionata per prima, perché è il fine a cui tendono tutta la conoscenza e l'istruzione. La concezione fondamentale della parola è variamente rappresentata come

(1) il "potere di giudicare", derivato da XXX, "essere saggio", dall'arabo, "giudicare" (Oesenlus); o

(2) "la fissazione di una cosa per la conoscenza", derivato dall'equivalente arabo dell'ebraico μkj, come prima, che significa "fissare" (Zockler), o "compattezza", dalla stessa radice di prima, "essere fermo, o chiuso". È anche variamente definito

(1) come "l'intuizione di quell'agire retto che piace a Dio, una conoscenza della via giusta che deve essere seguita davanti a Dio, e di quella sbagliata che deve essere evitata" (Zockler);

(2) come "pietà verso Dio", come in Giobbe 28:28 (Gesenius);

(3) come "la conoscenza delle cose nel loro essere e nella realtà della loro esistenza" (Delitzsch), La parola è tradotta nella LXX con σοφια, e nella Vulgata con sapientia. L'ebraico khokhmah e il greco σοφια concordano finora in termini filosofici nel senso che il fine di ciascuno è lo stesso, cioè lo sforzo per la saggezza oggettiva, l'adeguatezza morale delle cose; ma il carattere del primo differisce da quello del secondo per essere distintamente religioso. L'inizio e la fine della khokhmah, la saggezza, è Dio (Confronta ver. 7). La sapienza, dunque, non è la conoscenza meramente scientifica, o filosofia morale, ma la conoscenza κατ εξοχην, cioè la conoscenza religiosa o la pietà verso Dio; cioè un apprezzamento di ciò che Dio richiede da noi e di ciò che dobbiamo a Dio al contrario. "Sapientia est de divinis" (Lyra). La saggezza, naturalmente, porterà con sé le nozioni di conoscenza e intuizione. Istruzione. Come la parola precedente rappresenta la sapienza nella sua concezione intellettuale, e ha un carattere piuttosto teorico, così "istruzione", ebraico, rsWm (musar), la rappresenta dal suo lato pratico, e come tale è il suo complemento pratico. L'ebraico musar significa propriamente "castigo", dalla radice yasar (rsy), "correggere" o "castigare", e quindi educazione, formazione morale; e quindi nella LXX è reso con παιδεια, che significa sia il processo di educazione (Confronta Platone, 'Repub.,' 376, E.; Arist., 'Pol.,' 8, 3) e il suo risultato come apprendimento (Platone, 'Prob.,' 327, D.). La Vulgata ha disciplina. In relazione alla saggezza, essa è antecedente ad essa; cioè, per conoscere veramente la sapienza dobbiamo prima familiarizzare con l'istruzione, e quindi è un passo preparatorio alla conoscenza della saggezza, anche se qui è enunciato piuttosto obiettivamente. Le parole "sapienza e istruzione" si trovano esattamente nella stessa collocazione in Proverbi 4:13 e Proverbi 23:23. Nel suo senso strettamente disciplinare, "istruzione" ricorre in Proverbi 3:11, con cui comp. Ebrei 12:5. Holden prende questa parola come "disciplina morale" nel senso più alto. Percepire le parole della comprensione; letteralmente, discernere le parole del discernimento; cioè "comprendere le espressioni che procedono dall'intelligenza, e dare espressione ad essa" (Delitzsch). Comprensione; ebraico, vinah (hnybi), connesso con l'hiph. (ybihl l'havin), propriamente "distinguere", quindi "discernere", della stessa frase, significa la capacità di discernere il vero dal falso, il bene davanti al male, ecc. Con ciò concorda Cornelio a Lapide, che dice: "Unde prudenter discernas inter bonum et malum, licitum et illicitum, utile et noxium, verum et falsum", e da cui si è in grado di sapere cosa fare in ogni circostanza e cosa non fare. La LXX rende la parola con φρομησις, la Vulgata con prudentia. Φρονησις, in Platone e Aristotele, è la virtù coinvolta nel governo degli uomini, nella gestione-merito degli affari, e simili (vedi Platone, 'Sym.,' 209, A.; Arist., Eth., N. 6, 5 e 8), e significa saggezza pratica, prudenza o saggezza morale. Van Ess, Allioli, Holden, traducono "prudenza".

3 Ricevere l'istruzione della sapienza. Questo versetto continua l'affermazione del disegno dei Proverbi. Ricevere; Ebraico, tjql (lakakhath), non è la stessa parola di "conoscere" (tDl), nel versetto 2, anche se considerato come sinonimo di esso da Delitzsch. Il suo significato è ben rappresentato dalla LXX δεξασθαι, e dalla Versione Autorizzata "ricevere". L'ebraico, tjql, è infinito, e significa propriamente "prendere, o afferrare", quindi "ricevere", greco, δεχομαι, senza dubbio trasmette l'idea di ricezione intellettuale. Confronta Proverbi 2:1 L'istruzione della sapienza; ebraico, lKech rsWm (musar has'kel); cioè la disciplina o l'addestramento morale che conduce alla ragione, all'intelligenza o alla saggezza (come Hitzig, Fuerst, Zockler); o la disciplina piena di intuizione, discernimento o ponderatezza (come Umbreit, Ewald, Delitzsch). La frase non significa la saggezza che l'istruzione impartisce. La parola musar ricorre qui in un senso leggermente diverso dal suo uso nel versetto 2; lì è oggettiva, qui il suo significato come mezzo per il raggiungimento della saggezza è messo in evidenza più distintamente. La saggezza (haskel) è propriamente "premura" (così Umbreit. Ewald, Delitzsch, Plumptre). È strettamente l'infinito assoluto di lkc (sakal), "intrecciare o coinvolgere", e come sostantivo sta per il pensare attraverso un soggetto, quindi "riflessione". La LXX rende questa frase, δεξασθαι τε στροφας, che san Girolamo intende come "versutias sermonum et solutiones aenigmatum" ("l'astuzia o l'astuzia delle parole e la spiegazione degli enigmi"). Giustizia, giudizio ed equità. Queste parole sembrano essere il dispiegamento del significato contenuto nell'espressione "l'istruzione della saggezza". Holden considera le ultime quattro parole come genitivi oggettivi dipendenti da "istruzione", ma erroneamente. Cornelio a Laplde afferma che "giustizia, giudizio ed equità" indicano la stessa cosa in diversi aspetti. "La giustizia rappresenta la cosa stessa, ciò che è giusto; giudizio rispetto alla retta ragione, che dice di essere giusta, ed equità rispetto al suo essere conforme alla Legge di Dio". Giustizia; ebraico, qdx (tsedek), dalla radice qdx (tsadak), "essere giusto, o diritto"; in senso morale significa "rettitudine", "giusto", come in Isaia 15:2 (Gesenius). L'idea di fondo è quella della rettilineità. Heidenheim, citato da Delitzsch, sostiene che in tsedek prevale il concetto del justum ; ma quest'ultimo ne amplia il significato, e sostiene che ha anche l'idea di un modo di pensare e di agire regolato, non dalla lettera della Legge, ma dall'amore, come in Isaia 41:2 42:6. Plumptre pensa che "giustizia" sarebbe una traduzione migliore della parola, sulla base del fatto che l'ebraico include le idee di verità e beneficenza. Confrontate con questo la LXX δικαιοσυνη. Zockler rende anche "giustizia", cioè "ciò che è in accordo con la volontà e le ordinanze di Dio come Giudice Supremo". Nella Versione Autorizzata, in Proverbi 2:9, dove abbiamo la stessa collocazione delle parole, tsedek è tradotto "giustizia"; Confronta Proverbi 12:17, "Gli Ebrei che proferiscono la verità manifestano giustizia (tsedek)". Giudizio; L'ebraico fPvm (mish'pat), dalla radice fPv (shapat), "aggiustare, giudicare", corrisponde al significato ebraico; è la consegna di un giudizio corretto sulle azioni umane. Confronta i LXX κριμα κατευθυνειν. Equità, cioè rettitudine nel pensiero e nell'azione (Delitzsch), o integrità (Zockler). Questa qualità esprime un contegno retto o un'azione d'onore da parte propria individualmente, mentre il "giudizio" ha riguardo sia per le nostre azioni che per quelle degli altri. L'ebraico, mesharim (μyrivme), usato solo al plurale, deriva dalla radice rvy (yashar), "essere diritto o pari", ed è uguale a "rettitudine". La forma plurale è riprodotta nella lettura marginale "azioni"; comp. Salmi 17:2, "I tuoi occhi vedano le cose uguali (mesharim)." La Vulgata legge aequitas e Syriae rectitudo. Le due idee di giudizio e di equità sembrano essere espresse nella LXX con la frase. κριμα κατευθυνειν

4 Per dare sottigliezza al semplice. In questo versetto e nel seguente veniamo introdotti alle classi di persone per le quali i proverbi saranno utili. La l con l'infinito, ttel (tornio) mostra che nella costruzione questa proposizione è così ordinata con quelle dei versetti 2 e 3, e non dipendente come rappresentato da ινα δω (LXX) e iut detur (Vulgata). Sottigliezza; ebraico, hmr (ar'mah), dalla radice μr'[; (aram), "essere astuto o astuto", significa propriamente "nudità" o "levigatezza"; quindi, in senso metaforico, esprime "la capacità di sfuggire alle astuzie degli altri" (Umbreit). Abbiamo questa idea espressa come segue in Proverbi 22:3 : "L'uomo prudente (μWr, arum) prevede il male e si nasconde". Nella versione araba è reso con calliditas, "astuzia", in senso buono. L'ebraico ar' mah, come il latino calliditas, significa anche "astuzia", come appare nell'uso dell'aggettivo affine arum in Genesi 3:1, dove leggiamo: "Il serpente era più sottile", ecc. Per "sottigliezza" la LXX ha πσνουργια, una parola greca che sembra essere impiegata in senso del tutto cattivo, come "inganno", "malvagità", "furfanteria"; ma questo sembra a malapena essere il significato dell'ebraico qui, poiché lo scopo dei Proverbi è etico e benefico al massimo grado. La Vulgata astutia, la qualità dell'astutus, oltre al cattivo senso dell'astuzia, vanta anche il buon senso dell'astuzia, della sagacia, e quindi rappresenta meglio l'ebraico. "L'astuzia può trasformarsi in male, ma prende anche il suo posto tra i più alti doni morali" (Plumptre). Il semplice; L'ebraico, μyaitp (ph'thaim), plurale di yTip (p'ti) dalla radice jtp (pathakh), "essere aperto", significa propriamente coloro che hanno il cuore aperto, cioè coloro che sono suscettibili alle impressioni esterne (Zockler), e quindi facilmente fuorviati. La parola ricorre in Proverbi 7:7, 8:5, 9:6, 14:18 ; e Proverbi 27:12. La LXX rende correttamente la parola ακακοι, "ignara del male". La stessa idea è indirettamente espressa nella Vulgata parvuli, "il molto giovane"; e il termine è parafrasato nella versione araba, iis in quibus non est malitia ("coloro che sono senza malizia"). L'ebraico qui significa "semplice" nel senso di inesperto. Al giovane conoscenza e discrezione. L'ebraico naar (rn) è qui usato in modo rappresentativo per "giovane" (Confronta LXX, παις νεος; Vulgata, adolescens) in generale, che ha bisogno delle qualità qui menzionate. Avanza nell'idea oltre il "semplice". Conoscenza; Ebraico, tD (daath), cioè conoscenza sperimentale (Delitzsch); intuizione (Gesenius); conoscenza del bene e del male (Plumptre). La LXX ha αισθησις, che classicamente significa percezione da parte dei sensi e anche da parte della mente. Discrezione; ebraico, hMzim (m'zimmah), propriamente "riflessione", e quindi "circospezione" o "cautela" (Zockler), o "discernimento", ciò che mette un uomo in guardia e gli impedisce di essere ingannato dagli altri (Plumptre). Εννοια fu probabilmente adottato dai LXX nel suo senso primario come rappresentante l'atto del pensare; intellectus (Vulgata), equivalente a "un discernente" (vedi il marginale "consiglio")

5 L'uomo saggio ascolterà e accrescerà l'apprendimento. Il cambiamento di costruzione nell'originale è riprodotto nella versione autorizzata, ma è stato reso in modo diverso. Così Umbreit e Elster, considerando il verbo mvyi (yish'ma) come condizionale, traducono, "se l'uomo saggio ascolta"; d'altra parte, Delitzsch e Zockler lo prendono come volontario, "lascia che l'uomo saggio ascolti", ete. Il principio qui enunciato è di nuovo enunciato in Proverbi 9:9 : "Date istruzione all'uomo saggio, ed egli sarà ancora più saggio", e trova espressione nell'economia del vangelo nelle parole di nostro Signore: "A chi ha, a chi ha, sarà dato, e avrà più abbondanza". Matteo 13:12 ; Confronta Matteo 25:29, Marco 4:25, Luca 8:18 e Luca 14:26 Imparare; ebraico, jql (lekakh), nel senso di essere trasmesso o ricevuto (Gesenius, Delitzsch, Dunn). Un uomo di comprensione (LXX, ο νοημων; Vulgata, intelligens) è una persona intelligente che si espone ad essere istruita. Consigli saggi; Ebraico, twOlBujT (takh'buloth)

Questa parola deriva da lbjo (khevel), una corda di nave, un denominativo di lbejo (khovel), e ricorre solo al plurale. Significa quelle massime di prudenza con le quali un uomo può dirigere rettamente il suo corso nella vita (Confronta regimen, arabo). L'immagine è tratta dalla gestione di un vascello, ed è riprodotta nella LXX κυβερνησις, e nella Vulgata gubernatio. "Navigationi vitam comparat" (Mariana). La parola è quasi esclusivamente confinata ai Proverbi, e ricorre in Proverbi 11:14, 12:5, 20:18 ; e Proverbi 24:6, di solito in senso buono, sebbene abbia il significato di "stratagemma" Proverbi 12:5. Nell'unico altro passaggio in cui si trova si usa la potenza di Dio nel girare le nuvole; di. Giobbe 37:12, "Ed essa [cioè la nube luminosa] è girata intorno dai suoi consigli (Wt lWBjtB, b'thakh'bulothau)." È il correlativo pratico di "imparare", nella prima parte del versetto

6 Per capire un proverbio. Questo versetto porta avanti l'idea che è enunciata in ver

(5.) Il fine dell'aumento dell'uomo saggio e intelligente in scienza e prudenza è che possa essere così messo in grado di comprendere altri proverbi. Schultens, seguito da Holden, prende il verbo ybihl (l'havin) come un gerundio, intelligendo sententias. Questa traduzione non rappresenta il fine, ma indica i proverbi, ecc., come mezzi con cui i saggi generalmente raggiungono l'apprendimento e la prudenza. E l'interpretazione; Ebraico, hxylim (m'litsah). È difficile determinare il significato esatto di questa parola. Da Gesenius è reso "enigma, indovinello"; da Bertheau e Hitzig, "discorso che richiede interpretazione"; da Delitzsch, "simbolo; da Havernick e Keil, "discorso brillante e piacevole"; e da Fuerst, "discorso figurativo e coinvolto". Confrontandolo con le parole corrispondenti, "detti oscuri", si può considerare che designi ciò che è oscuro e coinvolto nel significato; confronta σκοτεινογος (LXX). Ricorre solo qui e in Abacuc 2:6, dove è reso "proverbio di scherno". La lettura marginale è "un discorso eloquente", equivalente a facundia, "eloquenza". Vatablus dice che gli ebrei lo intendevano come "mensuram et pondus verbi". Le parole dei saggi; cioè gli enunciati del khakhamim (μymikj). Questa espressione ricorre di nuovo in Proverbi 22:17, e anche in Ecclesiaste 9:1-9 ed Ecclesiaste 12:11. In quest'ultimo sono descritti come "pungoli e chiodi fissati dai ministri delle assemblee" (cioè "autori di compilazioni", come Mendelssohn), perché non possono non fare impressione su tutti, buoni o cattivi. L'espressione, usata in Proverbi 22:17, implica che in questa raccolta sono inclusi altri proverbi salomonici. E le loro oscure parole; Ebraico, μtdoyjiw (v' khidotham). L'ebraico khidah (hdyji), come m' litsah (hxylim), il suo parallelo nell'emizio precedente, designa enunciati oscuri e coinvolti. Ha chiaramente il senso di "enigma" (Fleischer, apud Delitzsch). Confrontate αινιγματα (LXX) e aenigmata (Vulgata), quest'ultima seguita dalla Parafrasi della Caldea e dal Siriaco. vedi anche Salmi 78:2, "Aprirò la mia bocca in parabole, pronuncerò oscure parole antiche" Gesenius lo fa derivare dalla radice dWj (khud), "fare nodi", e quindi arriva al suo significato come un'espressione sentenziosa coinvolta o contorta, un enigma

"La prosperità degli stolti".

"La prosperità degli stolti li distruggerà". Pochi uomini temono la prosperità; ma se avessero abbastanza saggezza da conoscere la propria debolezza, vedrebbero che non c'è nulla che abbiano tanto motivo di temere. Ci avviciniamo alla verità del testo vedendo...

CHE È NELLA NOSTRA NATURA UMANA ASPIRARE ALLA PROSPERITÀ E LOTTARE PER ESSA. L'Autore della nostra natura ci ha fatto affamare il successo come il cibo dell'anima

II CHE LA PROSPERITÀ DEI SAGGI È UNA COSA EMINENTEMENTE DESIDERABILE. Per questo

(1) non farà loro alcun male, e

(2) moltiplicheranno la loro influenza per il bene

III CHE LA PROSPERITÀ DEGLI STOLTI È UNA COSA CALAMITOSA

1.) Provoca la rovina di altre persone, spesso la loro rovina temporale, e ancor più spesso la loro rovina spirituale

2.) Finisce con la loro stessa distruzione. Conduce alla morte; per:

(1) Favorisce l'orgoglio e "l'orgoglio viene prima della caduta".

(2) Serve alla passione, e la passione conduce alla tomba in tutti i sensi

(3) Induce alla mondanità, e l'uomo che si perde nelle preoccupazioni, negli impegni e nelle eccitazioni del mondo è "morto mentre vive".

La conclusione della questione è questa:

1.) Coloro ai quali Dio ha negato la prosperità accettino di buon grado la loro modestia. Nella loro umile posizione sono relativamente al sicuro. Vivono dove non volano molte frecce di distruzione

2.) Coloro che hanno raggiunto la prosperità riconoscano sempre che il posto di onore e di potere è il luogo del pericolo, e che hanno bisogno di una grazia particolare da parte di Dio per non cadere,

3.) Coloro che sono danneggiati dalla loro prosperità stiano attenti a non precipitare rapidamente verso la rovina totale e irrimediabile. Proverbi

Non c'è da stupirsi se si vede che i proverbi, che si trovano più o meno nella tradizione tradizionale di quasi tutte le nazioni, e fioriscono più abbondantemente in Oriente, entrano anche nella cerchia della letteratura ispirata degli ebrei. Le caratteristiche generali di questa parte delle Sacre Scritture sono ben degne del nostro studio

I PROVERBI SONO TUTTE ESPRESSIONI CONCISE. Nell'epoca attuale, in cui il tempo è più prezioso che mai, c'è da augurarsi che gli insegnanti pubblici correggano la loro prolissità seguendo l'esempio di questi detti, che certamente contengono "l'anima dell'ingegno".

1.) La concisione dei proverbi li rende sorprendenti. Non basta affermare una verità, bisogna farla dire. Le orecchie degli uomini sono ottuse alle idee spirituali. Per penetrare, le parole devono avere puntiglio, incisività, forza

2.) Anche la concisione aiuta notevolmente la memoria. I proverbi possono essere tramandati l'uno all'altro come monete. Una verità che vale la pena di essere pronunciata vale la pena di essere ricordata

II MOLTI DEI PROVERBI SONO DETTI ILLUSTRATIVI. Sono "figure". Il proverbio si ritrova nella parabola; In effetti, una parabola non è altro che un proverbio espanso. Sia a titolo di illustrazione arbitraria, sia a causa di una reale corrispondenza tra la natura materiale e quella spirituale, un proverbio offrirà spesso lezioni di verità spirituale che sono più fresche e interessanti delle nude affermazioni astratte. La mente popolare si rivolge naturalmente al cemento. Ciò che colpisce i sensi è percepito come la più forte. Quanto bene nostro Signore conoscesse questo fatto della natura umana, e quanto gentilmente si sia degnato di adattarsi ad esso, lo si vede nella sua ricca galleria di quadri di insegnamento parabolico. Gli ebrei che riescono a discernere "sermoni su pietre" e "libri nei ruscelli che scorrono" avranno gli occhi aperti per vedere "il bene in ogni cosa".

III ALCUNI PROVERBI SONO ALLUSIVI piuttosto che insegnamenti diretti. Sono "detti oscuri", forse perché la verità è così profonda che può essere affrontata solo da coloro che la cercano a tentoni in una ricerca difficile. Ma una verità più semplice può essere avvolta in frasi enigmatiche con l'esplicito scopo di verificare la genuinità del desiderio di possederla, di suscitare interesse, di esercitare le facoltà del pensiero nello studente e di diventare essa stessa una cosa più intelligibile e più preziosa una volta trovata. vedi Matteo 13:10-17 Nessuno pensi che i migliori tesori del pensiero siano sparsi prodigamente sulla superficie della vita perché i porci li calpestino. Esse giacciono in profondità, e spesso devono essere cercate con fatica e angoscia dell'anima. Eppure, per l'onesto ricercatore della luce, se solo segue la Luce del mondo, sorgerà sicuramente, anche se per un certo periodo "il potere intellettuale, attraverso le parole e le cose, ha continuato a risuonare, per una via oscura e pericolosa".

IV I PROVERBI TRATTANO DELLA CONDOTTA UMANA

1.) Accanto alla teologia, la conoscenza più alta è quella della vita e del dovere umano. I trionfi della scoperta fisica sembrano averci gettato all'estremo opposto a quello a cui tendeva Socrate. Sicuramente, qualunque altro studio possiamo perseguire, "il giusto studio dell'umanità è l'uomo". Nessun altro argomento è più profondamente interessante, nessuno richiede così tanta luce, nessuno è così pieno di questioni pratiche

2.) La saggezza dei proverbi è pratica. Si tratta della condotta che, come dice il signor Matthew Arnold, "è tre quarti della vita". Ciò che sappiamo ci è utile principalmente in quanto influisce su ciò che facciamo

3.) Questa saggezza si occupa delle guide morali e religiose per la pratica. Non troviamo qui massime machiavelliche di disonesto espediente, né semplici consigli mondani alla scuola di Lord Chesterfield, né cerimonie gesuistiche. La rettitudine fra gli uomini e il timore di Dio sono i principi guida esposti. I precetti meno elevati sono puri e onesti. I più alti raggiungono il livello dell'etica cristiana. Sebbene gran parte del Libro dei Proverbi non soddisfi i nobili requisiti del Nuovo Testamento, molti passaggi in esso si leggono come anticipazioni del Sermone della Montagna. Così ci viene insegnato che la saggezza più alta è quella che ha la morale più pura e la religione più nobile

V I PROVERBI HANNO AVUTO ORIGINE DALLA SAPIENZA, E HANNO BISOGNO DI SAPIENZA PER LA LORO INTERPRETAZIONE. Sono parole di saggi. L'ispirazione non dispensa dall'intelligenza; lo accelera. La sapienza è essa stessa un dono dello Spirito di Dio. Giacomo 1:5 La verità più semplice è spesso il prodotto del pensiero più difficile che ha trionfato nel rendere così chiaro ciò che prima era oscuro. Vediamo, tuttavia, che l'espressione chiara è una parola di saggio; perché c'è la tendenza ad accettare un detto a causa della sua forma pulita e appropriata, senza riguardo per la sua verità o falsità. Perciò ci vuole sapienza per capire i proverbi e per "discernere gli spiriti". Non è sufficiente che il grammatico spieghi le parole. La saggezza superiore è necessaria per vedere dove la verità isolata si inserisce in altre verità, in base a che cosa è qualificata e come deve essere applicata; perché uno degli svantaggi del proverbio è che la sua stessa concisione gli conferisce un isolamento innaturale, ed esclude l'aggiunta di verità controbilancianti

7 Versetto 7-cap. 9:18.- Parte II: SEZIONE INTRODUTTIVA. La prima sezione principale del libro inizia qui e termina con Proverbi 9:18. Consiste in una serie di quindici discorsi ammonitori rivolti ai giovani dal Maestro e dalla Sapienza personificata, con l'obiettivo di mostrare l'eccellenza della saggezza e, in generale, di illustrare il motto: "Il timore del Signore è il principio della conoscenza", o saggezza. Sollecita forti incoraggiamenti alla virtù, e altrettanto forti dissuasioni dal vizio, e mostra che il raggiungimento della saggezza nel suo vero senso è lo scopo di ogni sforzo morale

Il timore del Signore è l'inizio della conoscenza. Questa proposizione è considerata da alcuni commentatori come il motto, il simbolo o l'espediente del libro (Delitzsch, Umbreit, Zockler, Plumptre). Altri, seguendo la disposizione masoretica del testo ebraico, lo considerano come facente parte della soprascritta (Ewald, Bertheau, Elster, Keil). Come proposizione generale che esprime l'essenza della filosofia degli Israeliti, e dalla sua relazione con il resto del contenuto di questo libro, sembra giustamente occupare una posizione speciale e individuale. La proposizione ricorre di nuovo nei Proverbi in Proverbi 9:10, e si incontra in forme simili o leggermente modificate in altri libri che appartengono allo stesso gruppo di scritti sacri, cioè quelli che trattano della filosofia religiosa - la Khokhmah; ad esempio Giobbe 28:28 Salmi 111:10 Ecclesiaste 12:13 ; Ecclus 1:16, 25. Con questa massima possiamo paragonare: "Il timore del Signore è l'insegnamento della sapienza". Proverbi 15:33 Il timore del Signore (hwOhy taryi, yir'ath y'hovah); letteralmente, il timore di Geova. L'espressione descrive quell'atteggiamento reverenziale o santo timore che l'uomo, quando il suo cuore è retto a posto, osserva verso Dio. La parola originale, taryi (yir'ath) per "timore", è propriamente l'infinito di arey, (yare), "temere o riverire", e come sostantivo significa "riverenza o santo timore" (Gesenius). Il timore servile o abietto (come Girolamo, Beda, Estio) non deve essere inteso, ma il timore filiale (come Gejerus, Mercerus, Cornelius a Lapide, Cartwright), con il quale temiamo di offendere Dio, quel timore di Geova che altrove è descritto come "odiare il male" (Proverbi 8:13) e in cui un elemento predominante è l'amore. Wardlaw osserva che il "timore del Signore" è in unione invariabile con l'amore e in proporzione invariabile ad esso. Temiamo veramente Dio solo nella misura in cui lo amiamo veramente. Il timore del Signore porta con sé anche l'intero culto di Dio. Si può osservare che la parola Geova (hwOhy) è usata in ebraico, e non Elohim (μyhila), una peculiarità che è invariabilmente contrassegnata nella Versione Autorizzata da maiuscoletto. L'inizio; Ebraico, tyviare (reshith). Questa parola è stata intesa in tre diversi sensi:

(1) Come initium, il principio; cioè il passo iniziale o il punto di partenza da cui deve iniziare chiunque desideri seguire la vera saggezza (Gejerus, Zockler, Plumptre)

(2) Come caput; cioè la parte più eccellente o principale, la più nobile o la migliore saggezza. Questo senso è adottato nella lettura marginale comp. anche Proverbi 4:7 (Holden, Trapp)

(3) Come il principium (Vulgata); cioè l'origine, o base, come in Michea 1:12, "Lei è l'origine, o base (reshith) del peccato della figlia di Sion". Delitzsch considera l'originale, reshith, come comprendente le due idee di inizio e origine, allo stesso modo del greco αρχη. La sapienza ha la sua origine in Dio, e chi lo teme la riceve se prega con fede Confronta Giacomo 1:5, sqq. (Vatablus, Mercerus, Delitzsch). Che il primo senso, cioè quello di inizio, debba essere compreso qui appare dal passo parallelo in Proverbi 10:10, dove la parola corrispondente è tLjiT. (t'killath), "cominciare", dalla radice llj (khalal), "cominciare"; Confronta anche la LXX αρχη, in questo senso, e l'initium delle versioni siriaca e araba. Tutta la conoscenza precedente del "timore del Signore" è una follia comparativa. Gli ebrei che vogliono progredire nella conoscenza devono prima essere imbevuti di riverenza o santo timore di Dio. Ma gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione; o, secondo l'ordine invertito delle parole nell'originale, la saggezza e l'istruzione che gli stolti disprezzano, l'associazione di idee nelle tre parole, "conoscenza", "saggezza" e "istruzione", essendo così sostenuta più continuamente. Questa disposizione collega le ultime due parole con "il timore del Signore", e quindi aiuta a chiarire il senso in cui "stolti" deve essere inteso stolti; μyliywia (evilim), plurale di lYwia (male), dalla radice lwa (aval), "essere perverso", qui designa propriamente gli incorreggibili, come in Proverbi 27:22, e coloro che non sono disposti a conoscere Dio, Geremia 4:22 e quindi rifiutano e disprezzano la sapienza e la salutare disciplina, coloro "che disprezzano ogni suo consiglio, e non vogliono nulla del suo rimprovero". La parola è opposta al "prudente" Proverbi 12:16 e al "saggio". Proverbi 10:14 Delitzsch lo intende come "denso, duro, stupido", dalla radice aval, coalescere, incrassari. Schultens usa παχεις, equivalente a erassi pro stupidis, per rappresentare l'originale. Dunn lo prende nello stesso senso di "grossolano o ottuso di comprensione". Fuerst, adottato da Wordsworth, lo considera nel senso di non avere alcuna resistenza morale, dalla radice che significa "essere fiacco, debole, lassista o pigro". Ma nessuna di queste spiegazioni sembra, a mio parere, coincidere sufficientemente con l'attività malvagia e depravata espressa nel verbo "disprezzare", che segue, e che descrive la condotta di questa classe. La LXX rende la parola o l'azione con ασεβεις, equivalente a impii, "empio", "profano", e la Vulgata con stulti. Disprezzare; WzB (bazu) è perfetto, ma è correttamente tradotto dal presente, perché il perfetto qui rappresenta una condizione a lungo continuata e ancora esistente (Gesenius, §126); Confronta il latino odi, memini, ecc. La LXX usa il futuro εξουθενησουσιν, cioè che non trafisseranno nulla; la Vulgata, il presente (disprezzante). Il significato radicale è molto probabilmente sprezzante calpestare sotto i piedi (Geseuius). Saggezza e istruzione (vedi ver. 2). L'ultima frase di questo versetto è antitetica alla prima, ma l'antitesi è espressa in modo oscuro. Nella Versione Autorizzata è contrassegnato dalla congiunzione avversiva "ma", che, tuttavia, non è nell'originale. La LXX ha una sorprendente interpolazione in questo versetto tra la prima e la seconda frase, che è in parte presa da Salmi 111:10 (Συνεσις δε αγαθη πασι τοις ποιουσιν αυτην ευσεβεια δε εις Θεο αισθησεως, "E un buon intelletto ha tutti quelli che lo fanno: e il rispetto verso Dio è il principio della conoscenza"). Confrontate la versione araba, che ha la stessa interpolazione: Et intellectus bonus onmibus facientibus eam. Sana religio in Deum est initium prudentiae

Versetto 7.- Il rapporto della religione con la conoscenza

"Il timore del Signore" è il nome più comune dell'Antico Testamento per la religione, dobbiamo prenderlo qui nel suo senso ampio e generale, e capire che la religione in tutte le sue relazioni è posta come la vera base della conoscenza; anche se può darsi che il timore e la riverenza per la maestà e il mistero di Dio abbiano un'importanza speciale per quanto riguarda la ricerca della verità

LA RELIGIONE È UN REQUISITO IMPORTANTE PER L'ACQUISIZIONE DI TUTTI I TIPI DI CONOSCENZA. La religione, non la teologia, rivendica questa posizione. Il progresso della scienza è stato arrestato per mille anni dalla pretesa della teologia di dominare tutte le regioni di indagine. La teologia, o speculazioni umane sulle cose divine, è la più difficile, e quindi per molti aspetti la più incerta, di tutte le scienze. Quando gli scolastici fecero dei presupposti dogmatici della teologia patristica, combinati con elaborate deduzioni dalla filosofia aristotelica, la pietra di paragone di tutta la verità, eressero una barriera impenetrabile di fronte all'indagine della natura. Anche quando i dettami teologici sono assolutamente veri, è irrilevante portarli a pesare sulla scienza fisica. Indiscutibilmente Bacone rese un grande servizio alla causa della verità, bandendo le cause finali dalla scienza della natura. Ma il rapporto della religione con la scienza è di natura completamente diversa. Tale relazione consiste nell'influenza che l'esperienza religiosa, il carattere religioso, i sentimenti e i motivi religiosi, devono necessariamente avere sulla ricerca scientifica. La religione influenza tutta la vita; La vita intellettuale non fa eccezione

1.) La religione dovrebbe eccitare la sete di verità. È un errore supporre che la religione tenda all'indolenza e all'ignoranza. Ispira tutte le imprese più nobili. È dalla parte della luce e della verità. Correttamente inteso, imporrà il perseguimento della scienza come un dovere. Senza la religione è troppo probabile che questa ricerca sia seguita solo per mera inclinazione, o forse per fini di interesse personale

2.) La religione tende a indurre il temperamento scientifico più salutare. C'è una grande somiglianza tra le grazie cristiane e le disposizioni speciali richieste per la riuscita scoperta della verità. Il Discorso della Montagna contiene i migliori precetti possibili per il carattere dell'uomo modello di scienza. La lealtà alla verità, l'altruismo nel sacrificare pregiudizi e ingiustizie, la giustizia all'opera dei rivali, la diligenza nelle indagini poco interessanti ma necessarie, la pazienza nell'attendere risultati concreti, la coscienziosità nell'astenersi dal mero sensazionalismo, l'umiltà nel confessare l'esiguità dell'area realmente conquistata, la calma e la generosità di fronte alla critica, sono tra i requisiti più essenziali per il perseguimento della scienza, e sono tra i migliori frutti della religione

3.) La religione tende ad aprire gli occhi alla verità. Ci solleva dall'animalismo grossolano che è la morte intellettuale. Elevando tutto l'uomo, allarga l'intelletto

II LA RELIGIONE È IL FONDAMENTO NECESSARIO DELLA CONOSCENZA SPIRITUALE. Questo fatto concorda con la grande dottrina moderna della filosofia induttiva. L'esperienza è la base della conoscenza. Per conoscere Dio dobbiamo avere rapporti personali con lui. Le verità spirituali riguardo alla vita umana dipendono dalla stessa Fonte. Dobbiamo mettere in pratica il comandamento per conoscere la dottrina. In effetti, c'è un'interazione costante tra conoscenza ed esperienza: ogni ampliamento dell'esperienza aumenta la nostra conoscenza, e ogni incremento della conoscenza getta luce sulla nostra strada verso l'esperienza futura; finché, in conseguenza di questi due processi, ci eleviamo, come si è detto, per una sorta di "spirale spirituale", alla perfezione coesistente della conoscenza e del carattere. La nostra indipendenza da una rivelazione esterna e sovrumana per la nostra conoscenza delle cose divine non fa eccezione a questo principio, come mostreranno due considerazioni

1.) La rivelazione fu concessa per la prima volta attraverso uomini religiosi. Il timore di Dio è stato l'inizio della conoscenza nei profeti; l'amore di Cristo è il suo fondamento negli apostoli. Nabucodonosor non avrebbe potuto scrivere le profezie di Isaia, né Giuda avrebbe potuto scrivere il Vangelo di San Giovanni

2.) La rivelazione può essere compresa solo dagli uomini religiosi. Un uomo cattivo può essere un buon commentatore verbale, ma la verità essenziale, lo spirito che vivifica distinto dalla "lettera che uccide", può essere discernito solo da coloro che sono in simpatia con esso, perché "le cose spirituali si discernono spiritualmente".

La religione il vero inizio

Questo è il motto del libro. Si trova spesso. Proverbi 9:10 RAPC Sir 1:16,25,26 Salmi 111:10 Gli arabi l'hanno adottato in cima alle loro proverbiali raccolte

I LA DESIGNAZIONE DELLA RELIGIONE NELL'ANTICO TESTAMENTO. È il timore di Geova. Questa è riverenza per colui che è Uno, che è eterno, incomparabile con qualsiasi degli dèi dei pagani, il Liberatore d'Israele nel passato e in eterno, il Santissimo, Giusto e Misericordioso. Tale riverenza include l'obbedienza pratica, la fiducia, la gratitudine e l'amore. Con questa espressione possiamo paragonare il camminare davanti a Geova e il servizio di Geova, come designazioni dell' aspetto pratico della religione, come il primo indica l'aspetto emotivo e intellettuale

II TALE RELIGIONE È IL VERO GERME DELLA SOLIDA CONOSCENZA. Gli uomini hanno divorziato dalla religione per un'astrazione logica, la scienza, e spesso il senso. Ma idealmente, psicologicamente, storicamente, sono in perfetta unità. La religione è "la tradizione più antica e più santa della nostra razza" (Herder). Da essa come inizio sono nate le arti e le scienze. È sempre così. La vera scienza ha una base religiosa

1.) In entrambi l'Infinito è implicito ed è cercato attraverso il finito

2.) Entrambi sconfinano nel mistero: la scienza nel terreno o sostanza inconoscibile dietro tutti i fenomeni, la religione davanti al Dio imperscrutabile e ineffabile

3.) Il vero stato d'animo è simile in entrambi, quello della profonda umiltà, della sincerità, dell'abnegazione, dell'amore appassionato per la verità, lo stato d'animo di Bacone, di Newton, ecc

III IL RIFIUTO DELLA FOLLIA RELIGIOSA. La parola ebraica per "stolto" è forte; È grossolano, stupido, insensato. "Un ceppo, una pietra, una cosa peggio che insensata". La follia è sempre il capovolgimento di un vero atteggiamento della mente e del temperamento. È l'assumere una falsa misura di sé in una qualche relazione. È la presunzione di una posizione puramente immaginaria: divertente in un bambino, patetica in un pazzo, pietosa in un uomo razionale. La vera saggezza sta nel senso che abbiamo poco, nella sensazione di un costante bisogno di luce e di direzione; estrema follia, nell'idea che l'uomo "sappia tutto al riguardo". I più miserabili sono gli sciocchi dotti. Senza la religione, cioè l'abitudine costante di riferirsi all'universale, ogni conoscenza rimane parziale e rimpicciolita, è macchiata di egoismo, rovescerebbe le leggi dell'intelligenza e farebbe cedere il posto all'universale al particolare, invece di elevare il particolare alla vita dell'universale. Attenzione al tono sprezzante nei libri, nei giornali e negli altoparlanti. Riserva il disprezzo per il male manifesto. Il modo per essere guardati dall'alto in basso è quello di prendere l'abitudine di guardare gli altri dall'alto in basso. Disprezzare il più umile luogo comune del buon senso e della saggezza significa marchiarsi agli occhi del Cielo e dei saggi come stolti.-J

La verità fondante

Queste parole invitano la nostra attenzione a...

CIÒ CHE COSTITUISCE IL TIMORE DI DIO. "Il timore del Signore" era la nota principale della pietà ebraica. Si è espresso in quella forma. vedi Genesi 42:18, Esodo 18:21, Levitico 19:14, Neemia 5:15, Salmi 66:16, Ecclesiaste 12:13, ecc. Che cosa significava? Evidentemente qualcosa di più e di diverso dal semplice terrore. La pietà degli ebrei era una cosa incommensurabilmente più alta dell'abietto terrore con cui i pagani si ritraevano dal potere capriccioso e maligno delle divinità che adoravano. Comprendeva:

1.) Riverenza per la sua natura divina

2.) Senso della presenza divina: "Il Signore davanti al quale mi trovo".

3.) Il rispetto per la volontà divina, che si manifesta nei due modi di

a. obbedienza ai suoi comandi, e

b. Sottomissione ai suoi appuntamenti

II IL FATTO CHE IL TIMORE DI DIO COSTITUISCE IL FONDAMENTO SU CUI COSTRUIAMO. "Il timore del Signore è l'inizio della conoscenza". Il senso di Dio, la convinzione che Egli è, che Egli regna, che Egli è la Fonte e la Fonte di tutta la vita e di ogni benedizione: questo è il fondamento su cui poggia tutta la saggezza, tutto il successo, tutta l'eccellenza. Quanto sia veramente fondamentale questo timore di Dio si vede quando consideriamo:

1.) Che è impiantato, come uno dei primi pensieri, nella mente umana. Il bambino molto piccolo può intrattenerlo; Entra nella sua mente che si apre con le prime concezioni che vi sono care. Non appena cominciamo a pensare, cominciamo a temere Dio. Questo sentimento, che non ha mai intaccato la vita del più intelligente della creazione bruta in nessun paese o epoca, mette radici profonde e porta i frutti più belli nella natura spirituale del "piccolo bambino". "Il timore del Signore è il principio della conoscenza", anche nel tempo

2.) Che l'accettazione di Dio è la base su cui deve poggiare tutta la verità. Ci sono misteri nel teismo che possono sconcertarci e talvolta lasciarci perplessi. Ma nell'ateismo siamo completamente in alto mare. Non partire dall'accettazione di un'intelligenza originaria, che progetta, che modella, che manipola, che trolla, che lavora fuori luogo significa essere "tutti all'estero" nella regione dell'indagine e dell'indagine umana. Accettando ciò, l'universo è davvero misterioso, ma non è una nebbia avvolgente in cui noi stessi e tutto ciò che ci circonda siamo irrimediabilmente persi. Il timore del Signore, l'accettazione riverente della verità che Dio è, e che regna, sta alla base, è l'inizio della conoscenza, della verità che rende il mondo comprensibile all'intelletto e la vita preziosa per l'anima

3.) Che il timore di Dio è il fondamento di tutta la saggezza celeste. Non possiamo conoscere il nostro Padre Divino, la nostra natura spirituale con tutte le sue alte e nobilitanti capacità, l'eccellenza del valore morale e spirituale, la suprema beatitudine dell'abbandono di noi stessi, se non conosciamo Dio, se non abbiamo la mente di Cristo rivelata a noi e accettata da noi. Il timore del Signore è l'inizio, ed è la sostanza stessa di quella conoscenza che costituisce la "vita eterna". Giovanni 17:3

III LA FOLLIA DELL'INDIFFERENZA SPIRITUALE. "Gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione". L'uomo stolto non si preoccupa nemmeno di cominciare a conoscere, disprezza gli elementi stessi dell'istruzione, non farà il primo passo sul sentiero della saggezza. Ebrei si allontana di sua volontà e va nella direzione delle fitte tenebre. Ebrei si allontana da colui che è la Luce della vita, e viaggia verso quella regione desolata dove è sempre notte, lontano da Dio, dalla sapienza, dalla santità, dall'amore.

8 Versetti 8-19.

1.) Primo discorso ammonitore. Avvertimento contro le incitazioni alla rapina e allo spargimento di sangue

Figlio mio, ascolta l'istruzione di tuo padre. Il passaggio in questo versetto da ciò che può essere considerato come obbedienza filiale verso Dio all'obbedienza filiale verso i genitori è indicativo della Legge morale. Lo stesso ammonimento, in una forma leggermente modificata, ricorre di nuovo in Proverbi 6 : "Figlio mio, osserva il comandamento di tuo padre e non abbandonare la legge di tua madre". Confronta anche Proverbi 4:1 Figlio mio; ybniB (b'ni) da Be (ben), "un figlio". La forma di indirizzo qui adottata era quella di uso comune da parte degli insegnanti verso i loro allievi, e segna quella cura e quell'interesse sovrintendenti, amorevoli e paterni che i primi provavano per e verso i secondi. Ricorre frequentemente nella sezione introduttiva, Proverbi 2:1 3:1,21 4:10,20 5:1 6:1 7:1 e riappare di nuovo verso la fine Proverbi 23:15,19,26 24:13,21 27:11 nel discorso dell'insegnante. La madre di Lemuele lo usa Proverbi 31:2 in senso strettamente parentale. In altri passi dell'Antico Testamento il maestro, invece, è rappresentato come un "padre". Giudici 17:10; Isaia 10:12; 2Re 2:21 ; Troviamo la stessa relazione assunta nel Nuovo Testamento, sia da San Paolo 1Corinzi 4:15; Filemone 1:10; Galati 4:19 che da San Giovanni; 1Giovanni 2:1 5:2 ma sotto l'economia del vangelo ha un significato più profondo che qui, in quanto indica la "nuova nascita", che, essendo una rivelazione successiva, si trova al di fuori dell'ambito dell'insegnamento morale della dispensazione dell'Antico Testamento. L'istruzione (rsWm, musar); come portatrice del senso dell'educazione disciplinare (Confronta LXX, παιδεια; Vulgata, disciplina; vedi anche ver. 2), e della correzione con cui può essere applicata, Confronta Proverbi 13:24 22:15 23:13,14 lo scrittore attribuisce appropriatamente al padre, mentre la più mite torah, "legge", usa della madre (Delitzsch). Padre. La natura dell'esortazione trasmessa in questo versetto richiede che noi comprendiamo i termini "padre" e "madre" nel loro senso naturale come designanti i genitori delle persone a cui ci si rivolge, sebbene i rabbini abbiano attribuito loro un significato simbolico (vedi Rabbi Salomon, in loc.), "padre" essendo inteso come rappresentante di Dio, e "madre", " il popolo. Ma i termini sono più che semplici espressioni figurative (Stuart). Coloro che considerano i Proverbi come l'indirizzo di Salomone a suo figlio Roboamo naturalmente considerano "padre" come sinonimo del primo. Naamah, in questo caso, deve essere la madre. 1Re 14:31 È quasi superfluo affermare che i genitori pii sono presupposti, e che si può intendere solo quell'istruzione e quella legge che non sono in contrasto con la Legge più alta e più perfetta di Dio (Gejerus, Wardlaw). e non abbandonare la legge di tua madre. Abbandonare. Il significato radicale di vFHi (tittosh) è quello di "diffondere", poi di "disperdere" (Aiken), e quindi la parola viene a significare "abbandonare, rifiutare o trascurare". La LXX si legge απωση, da αποθεω, abjicere, "respingere, respingere". Cfr. abjicias (arabo). La Vulgata ha dimittas, cioè "abbandonare", e il siriaco, obliviscaris, cioè "dimenticare". La legge; trwOT (torath), costrutto caso di hrwOT (torah), dalla radice hry (yarah), "insegnare", quindi qui equivalente a "una legge" nel senso di ciò che insegna, un precetto (doctrina, Jun. et Tremell., Piscat., Castal., Versions). Con una sola eccezione, Proverbi 8:10 è il termine che esprime sempre l'istruzione data dalla Sapienza (Delitzsch). La legge (torah) della madre è quell'insegnamento precettivo che ella impartisce oralmente a suo figlio, ma la torah è anche usata in senso tecnico come lex, νομος δεσμος, ciò che è stabilito e stabilito, un decretum o institutum, e designa una disposizione o ordinanza distinta, come la legge del sacrificio. Levitico 6:7 In Giosuè 1:8 lo troviamo impiegato per significare l'intero corpo della Legge mosaica (sepher hatorah). Madre. Non inserito qui come una naturale espansione dell'idea di figura richiesta dalle leggi del parallelismo poetico (come Zockler), poiché ciò indebolisce la forza del passaggio. Le madri sono menzionate a causa della loro diligenza nell'impartire istruzioni (Bayne)

Versetti 8, 9.- Pietà filiale

Il maestro parla sotto la forma assunta di un padre, come San Paolo, 1Corinzi 4:15; Filemone 1:10 per dare il gusto più affettuoso al suo appello. E la parola "madre" è introdotta dal parallelismo poetico, che migliora l'immagine dei genitori, possiamo includere il genitore e l'insegnante in un unico concetto. Il dovere dovuto ad entrambi è analogo. E l'insegnante può essere allo stesso tempo il genitore

IL DOVERE VERSO I GENITORI E I PRIMI INSEGNANTI VIENE DOPO IL DOVERE VERSO DIO. Occupa quel posto nel Decalogo. Pitagora e Platone, e i saggi dell'antichità, insegnavano generalmente che i genitori venivano dopo gli dèi, e dovevano essere onorati proprio come gli dèi. La famiglia è la chiave di volta della società. I genitori sono i primi rappresentanti per i figli del principio dell'autorità, dell'"altra volontà" e, in questo senso, di Dio

II IL VERO GENITORE È IL MIGLIOR INSEGNANTE PRECOCE,

1.) Ebrei ha la mente fresca da affrontare, l'opportunità della prima parola, l'impressione precoce e più profonda

2.) Ebrei è il più sincero degli insegnanti, o ha la minima tentazione di essere insincero. Il suo unico scopo è il bene del bambino

3.) Ebrei è il più amorevole

4.) Il padre e la madre dovrebbero unirsi in questo lavoro: il padre per addestrare la giovane mente ai principi, la madre per ispirare un sentimento puro. L'influenza maschile ha a che fare con il generale, con la legge e la relazione nella vita, con la logica o la matematica della condotta; il femminile, con il particolare, con i dettagli del comportamento, con l'espressione concreta del giusto pensiero e sentimento. Di nessuno dei due si può fare a meno

III LA RIVERENZA PER I GENITORI E GLI INSEGNANTI CONFERISCE GRAZIA E BELLEZZA AL PORTAMENTO. L'adozione del loro esempio e della loro istruzione è paragonata, nell'illustrazione orientale, all'indossare una "piacevole coroncina" sul capo (e la collana di perle), come nelle feste e negli intrattenimenti: una corona di rose o altri fiori. La prima era un'usanza generale dell'antichità, sia per gli uomini che per le donne. Non abbiamo un parallelo esatto con esso, e dobbiamo ricorrere al pensiero di un abbigliamento buono o aggraziato in generale. Che significato, come tutti sappiamo, c'è nell'abbigliamento per creare o rovinare l'aspetto personale! Ma l'"abito" spirituale, non quello materiale, è l'abito migliore, e metterà in risalto la forma più sgraziata. È naturale desiderare di apparire aggraziati, e una delle prime manifestazioni dell'istinto artistico nell'umanità è in questa attenzione al vestire. Che l'istinto, dunque, abbia una svolta morale o religiosa, e la vera bellezza si trovi soprattutto nell'idea morale, nell'abbigliamento dell'anima, "l'ornamento di uno spirito mite e tranquillo, che agli occhi di Dio è di grande valore". Le lusinghiere deferenze reciproche nella buona società, le lievi sottomissioni nelle parole e nelle azioni, le insignificanti abnegazioni che danno un profumo e una raffinatezza transitori alle ore sociali, tutto questo non fa che imitare o rappresentare qualcosa di valore più permanente, il principio dell'obbedienza, la volontà governata dalla legge, il carattere formato dal vero, che è anche il buono e il bello.

Versetti 8, 9.- Il dovere e la bellezza della pietà filiale

Il saggio insegnante qui ci raccomanda l'eccellenza dello spirito filiale. Ed è degno di nota che egli esorta i giovani a essere ubbidienti alla madre e a ricordare i consigli del padre. Pensiamo a...

I IL DOVERE DELLA PIETÀ FILIALE, basato su e derivante da:

1.) La relazione stessa. È sufficiente che i nostri genitori siano i nostri genitori e che noi siamo la loro progenie. Su questo semplice terreno ci conviene ascoltare e obbedire

2.) Il fatto che hanno speso per noi molto più di qualsiasi altro essere. Chi misurerà il pensiero, l'ansia, la sollecitudine, le preghiere, le fatiche, i sacrifici, che ci hanno allegramente dedicato?

3.) Il fatto che è volontà di Dio che noi rendiamo tale onore filiale. Esodo 20:12 Levitico 19:3; Deuteronomio 5:16; Efesini 6:2

II LA BELLEZZA DELLA PIETÀ FILIALE. "Essi saranno un ornamento di grazia per il tuo capo, e catene al tuo collo" (ver. 9). La gioventù, specialmente la giovinezza, è incline a pensare che ci sia qualcosa di sconveniente, di sgraziato se non di vergognoso, nel rendere obbedienza filiale; È lecito immaginare che ci sia qualcosa di ammirevole nel staccarsi, anche nei primi anni, dalla guida dei genitori e nello stabilire un'indipendenza di giudizio e di azione. In verità, non c'è nulla di più offensivo, nulla di moralmente più brutto, di una tale assertività prematura. D'altra parte, nulla è più attraente, nulla di più attraente e intrinsecamente bello della devozione filiale. Ha tutti i migliori elementi di eccellenza spirituale:

(1) umiltà, una visione modesta di noi stessi;

(2) reattività all'amore forte e tenero;

(3) il riconoscimento del valore reale, delle pretese dell'età e della saggezza;

(4) l'accettazione gioiosa dell'ordinazione della natura e l'acquiescenza alla volontà di Dio

Coloro che illustrano il dovere della pietà filiale vivono nell'ammirazione dei saggi e camminano al sole del sorriso del Supremo.

9 Poiché essi (saranno) un ornamento di grazia per il tuo capo. Il sentimento qui espresso è presentato come un incitamento ai giovani a osservare l'obbedienza verso l'istruzione del padre e la legge della madre, e il significato è che, proprio come nell'opinione popolare si suppone che gli ornamenti e i gioielli mettano in risalto la forma personale, così l'obbedienza verso i genitori nelle vie della virtù abbellisce il carattere morale (Bayne, Cartwright, Holden). Un ornamento di grazia; Ebraico, he tywli (liv' yath khen); letteralmente, una ghirlanda o ghirlanda di grazia. Incontriamo la stessa espressione in Proverbi 4:9 : "Ella [cioè la sapienza] darà al tuo capo un ornamento di grazia". L'ebraico hywli (liv'yah) deriva dalla radice hwl (lavah), "avvolgere un rotolo" (Delitzsch) o "essere strettamente unito con" (Gesenius), e quindi significa un ornamento che è attorcigliato, e quindi una ghirlanda o ghirlanda. Gejerus e Schultens traducono l'espressione con corolla gratiosa, cioè "una corona piena di grazia", e quindi significa conferire o produrre grazia, proprio come l'espressione "il castigo della nostra pace" (Isaia 53:5) significa il castigo che porta o procura la nostra pace. Così di nuovo una "pietra preziosa", in Proverbi 17:8, margine, "una pietra di grazia", è una pietra che conferisce grazia. La lettura marginale, "un'aggiunta" (additamentum, Vatablus), trasmette, anche se oscuramente, la stessa idea; e questo senso è di nuovo riprodotto nella Vulgata, ut addatur gratia capiti suo ("affinché la grazia possa essere aggiunta al tuo capo"). La LXX recita, στεφανος χαριτων. E catene al tuo collo. Catene; propriamente, collane; μyqin (anakim), plurale di qn (anak), "una cantina o una collana"; il κλοιος χρυσεος, o "collare d'oro", della LXX, e torques (cioè catena al collo attorcigliata) della Vulgata. C'è un parallelo molto appropriato con questo versetto in Proverbi 6:20,21 Confronta Proverbi 3:3 ; vedi anche Giudici 8:26 La catena d'oro intorno al collo era un segno di distinzione, e fu conferita a Giuseppe dal Faraone quando lo investì di autorità e dignità, Genesi 41:42 e a Daniele da Baldassarre allo stesso modo. Daniele 5:29; vedi Cantici 4:9 Il mero ornamento della persona con oro e perle, senza l'ulteriore ornamento del carattere morale con le grazie cristiane, è deprecato sia da San Paolo che da San Pietro. vedi 1Timoteo 2:9,10, e 1Pietro 3:3,4 Neck, troGrG (gar'g'roth) ricorre solo al plurale (Gesenius). Vedi Proverbi 3:3,22; 6:21

10 Figlio mio, se i peccatori ti adescano. (Per quanto riguarda la forma dell'indirizzo, vedi ver. 8.) È qui usato perché lo scrittore sta passando a un avvertimento contro le cattive compagnie, e quindi il termine è enfatico, e inteso a richiamare l'attenzione su ciò che viene detto. Viene ripetuto di nuovo nel versetto 15, in una fase successiva di questo discorso, con lo stesso punto di vista. Peccatori; μyaiFj (khattaim), il plurale di aFj (khatta), dalla radice aFj (khata), propriamente "mancare il bersaglio, sbagliare"; Confronta il greco, αμαρτανω, "peccare" (Gesenius), qui equivalente a "peccatori abituali e abbandonati", e specialmente coloro che fanno del furto e dello spargimento di sangue una professione. Non semplicemente peccantes, cioè peccatori come designazione generica del genere umano, perché "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio", Romani 3:23 ma peccatores (Caldeo, Siriaco, Pagin., Tigur., Versioni e Vulgata). "peccatori", cioè coloro che peccano abitualmente, consapevolmente, volontariamente e maliziosamente (Gejerus), o coloro che si arrendono all'iniquità e persuadono gli altri a seguire il loro esempio (Cartwright). Nel Nuovo Testamento sono chiamati αμαρτωλοι. Sono quelli di cui Davide parla in un linguaggio sorprendentemente parallelo in Salmi 26:9, "Non radunare l'anima mia con i peccatori (khattaim), né la mia vita con gli uomini sanguinari". Confronta Salmi 1:1 La LXX ha ανδρες ασεβεις (cioè uomini empi e empi). Attirarti; ÚWTpy (y'phattukha); la forma piel, hTpi (pitah), del kal hTp (patah), "aprire", e quindi rendere accessibile alla persuasione, simile al greco πειθειν, "persuadere". Il sostantivo ytiP (p'thi), è "uno facilmente adescato o persuaso" (Gesenius). La LXX legge μη πλανησωσιν, "non lasciare che ti sviano". L'idea è espressa nella Vulgata da lactaverint; cioè "se i peccatori ti adescano o ti ingannano con belle parole". Le versioni siriache, Montan., Jun. et Tremell., leggono pellexerint, da pellicio, "allettare". Non acconsentire. (abeToAla, al-tove a). Il testo masoretico qui riportato è stato emendato da Kennicott e Deuteronomio Rossi, i quali, sulla base dell'autorità congiunta di cinquantotto manoscritti, sostengono che abeTo (tove a) dovrebbe essere scritto abeaOT (tosves). Altri leggono aObT (tavos), cioè "non andare", il che, sebbene di buon senso, non è corretto. Ala (al) è l'avverbio di negazione, i.q. μη, ne. L'ebraico abeTo (toves) deriva da hba (avah). "accettare, essere disposto" (Gesenius, Delitzsch), il preformativo a è omesso, ed è accuratamente reso dalla LXX, μη βουληθης, e dalla Vulgata, ne acquiescas. L'avvertimento è particolarmente breve e sorprendente. L'unica risposta a tutte le lusinghe del male è un deciso negativo (Plumptre). Confrontate il consiglio di San Paolo con quello degli Efesini. Efesini 5:11, "E non abbiate comunione con le opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprendetele"

Tentazione

IO COME VIENE LA TENTAZIONE

1.) Dai peccatori

(1) Viene dall'esterno. Il male del nostro cuore ci inclina al peccato; ma se fossimo perfettamente innocenti, non potremmo sfuggire alla tentazione. Il serpente era un abitante dell'Eden. Cristo, l'Eterno, fu tentato. Le immagini e i suoni del mondo malvagio penetrano nell'anima più attentamente custodita

(2) La tentazione è affamata da coloro che hanno ceduto al peccato. Sono i peccatori che tentano. Il peccato è contagioso. Il peccato peggiore è quello di coloro che, come Geroboamo, "fanno peccare Israele". L'uomo cattivo ha un terribile potere di fare del male. L'esempio, l'influenza sociale, l'amicizia, favoriscono i suoi disegni

2.) Per lusinghe. Il peccato è fatto per essere attraente; ed è molto importante per tutti noi sapere che ci sono piaceri nel peccato, in modo che non possiamo essere sorpresi dalla loro scoperta. Il frutto è appetibile, anche se, come le mele di Sodoma, si trasforma presto in cenere. Se così non fosse, chi correrebbe il rischio di assaggiarlo? Se le acque rubate non fossero dolci, chi sceglierebbe di portare sulla coscienza il marchio di un ladro? Qui sta il grande potere della tentazione. A poco a poco e con lievi incentivi si compie il male. Il serpente sottile riesce dove il leone ruggente fallisce. Dalila conquista l'uomo che nessun guerriero filisteo avrebbe potuto rovesciare

"I diavoli tentano più presto, simili a spiriti di luce."

II COME SI DEVE VINCERE LA TENTAZIONE. "Non acconsentire." Nessuno si consideri vittima indifesa della tentazione. "Dio è fedele, colui che non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze", ecc. 1Corinzi 10:13 Abbiamo delle volontà. Possiamo dire "Sì" e "No". Non siamo responsabili dell'incontro con la tentazione, poiché anche Cristo ha sentito la forza crudele di questa prova, ma siamo responsabili del modo in cui ci comportiamo sotto di essa. «Una cosa è essere tentati, un'altra è cadere».

Ora, la resistenza alla tentazione deve essere immediata e completa. Il tentatore seduce a poco a poco, ma il tentato deve resistere subito e con decisione. Gli ebrei non devono cominciare con la "risposta cortese", ma con "la menzogna diretta". C'è qualcosa di brusco nel consiglio, "non acconsentire", molto diverso nel tono dai modi educati e seducenti del tentatore. Eppure questo è necessario, perché tutto ciò che il tentatore vuole è l'obbedienza, non l'esercizio attivo della volontà, ma un cedimento passivo. La resistenza, però, deve essere attiva. Il pericolo più grande sta nel lasciarsi andare alla tentazione. "Giacere nel grembo del peccato, e non voler fare del male? È ipocrisia contro il diavolo: coloro che intendono virtuosamente, eppure lo fanno, il diavolo tenta la loro virtù, e tentano il Cielo".

La difficoltà è dare un deciso negativo. Per alcune persone la parola più difficile da dire è "No". Ricordare:

1.) C'è una grazia divina alla quale possiamo appellarci per avere aiuto nella tentazione, e un Salvatore che può soccorrere. Ebrei 2:18

2.) Possiamo meglio tenere fuori il peccato, non con la semplice espulsione dello spirito del male, lasciando l'anima vuota, spazzata e guarnita, e quindi pronta per l'avvento di peccati peggiori, ma riempiendo i nostri pensieri e affetti con oggetti puri e degni, vincendo il male con il bene

Versetti 10-19.- Avvertimenti contro i mali del tempo

Sembra indicare un tempo instabile, di violenza e di insicurezza della vita, che ha solo occasionalmente il suo parallelo nella nostra società. Eppure gli impulsi perversi che portano al crimine aperto sono quelli che inducono ogni specie di disonestà e attacchi più sottili alla vita o alla proprietà degli altri. Possiamo quindi trarre da una descrizione particolare alcune lezioni generali. Ma sembra dare più senso e forza al passaggio se lo consideriamo collegato a forme di crimine note e frequenti

IO IL TENTATORE. Ebrei esiste sempre in ogni stato della società, e non è difficile da trovare. Ci sono esseri umani che sono arrivati ad adottare il male come mestiere e, non contenti di praticarlo da soli, devono avere aiuto e simpatia nel loro lavoro, e trasformare i sergenti reclutatori in diaboli. Le belle leggi del nostro essere si affermano in mezzo a tutte le perversioni della scelta depravata. Il crimine, come il dolore, è solitario e brama la collaborazione. Il rimorso si placherebbe fissando un pungiglione simile nel petto degli altri. E il criminale, costantemente in difesa contro la società, impara ad acquistare un fascino di modi che non è l'ultima delle sue qualità pericolose. L'avvertimento ai giovani contro i "peccatori seducenti" di entrambi i sessi non potrà mai essere obsoleto. Diffidate delle persone di "maniere particolarmente affascinanti". Cos'è che affascina? Generalmente si troverà che si tratta di alcune specie di adulazione, palesi o nascoste, che attaccano il punto debole di coloro che sono tentati. L'avvertimento può essere finora generalizzato in "Attenzione all'adulatore". L'adulazione è alla base della maggior parte delle tentazioni

II IMMAGINI DEL CRIMINE

1.) Il suo aspetto dell'orrore. Devono essere intesi come disegnati dalla mano dell'insegnante. Ebrei sta mettendo il vero significato dei suggerimenti del tentatore in vivide descrizioni. Il tentatore stesso si guarderà bene dal rivelare l'aspetto sanguinario e orribile del suo commercio. "Il vizio è un mostro dall'aspetto così orribile, che per essere odiato non c'è bisogno che di essere visto". Su questo principio l'insegnante agisce. Il velo viene strappato dalla vita del crimine e la sua ripugnante disumanità viene svelata. È un "in agguato per il sangue", secondo l'immagine del cacciatore con reti e cappi, in cerca della sua preda. E questo anche per "il vanamente innocente", cioè la cui innocenza non gli servirà a nulla, comp. Salmi 35:19; 69:5; Lamentazioni 3:52 o, nell'altra interpretazione, per l'innocente che non ci ha dato motivo di odio o vendetta. "Li inghiottirà vivendo come la fossa [o 'abisso']". Un'espressione per indicare la morte improvvisa in contrapposizione a quella di una malattia persistente: la terra, per così dire, che sbadiglia dai suoi abissi per divorare le vite predestinate. comp. Salmi 124:3; Proverbi 30:16 L'espressione intero, sia che denoti il suono nel corpo o nel carattere (uomini onesti), aggiunge forza alla descrizione

2.) Ma c'è un aspetto attraente nel crimine. "Getterai la tua sorte in mezzo a noi", cioè condividerai e condividerai con noi allo stesso modo, come diciamo noi, o avrai la stessa possibilità per il meglio del bottino, essendo la sorte in questi casi l'usanza dei ladri e dei soldati. Salmi 22:19 Neemia 10:35 C'è libertà, comunismo, buona compagnia, nella vita dei banditi; nessuna distinzione di rango o di classe, di poveri o di ricchi. In certi tempi l'immagine di una tale vita si è rivelata di un fascino travolgente per i giovani spiriti avventurosi. In un solenne e ripetuto avvertimento, l'insegnante alza la voce contro il calpestio del loro sentiero e della loro via. Questa semplice figura biblica può ricordarci che ogni modo di vita attiva, ogni professione o occupazione, è come un cammino; porta un po' dove si trova. A meno che non riusciamo a smettere di agire, dobbiamo tutti avanzare verso una questione morale. Quale sarà?

3.) Una descrizione sommaria del criminale. Ebrei corre verso la malvagità, si affretta a spargere sangue. L'entusiasmo, la rapidità e la perseveranza del criminale suscitano spesso ammirazione intellettuale e fanno vergognare l'indolenza di coloro che seguono nobili vocazioni. Ma la dedizione dell'abilità e dell'energia di un ordine elevato a tali fini è, in verità, una delle prove più sorprendenti che possiamo avere della corruzione della natura umana. Questo è il crimine che si rivela nella sua odiosità, da un lato, dalla sua condotta e dai suoi effetti crudeli e disumani; dall'altro, nella sua fonte oscura, la totale perversione della mente stessa del criminale

III IL RINCULO DEL MALE SU COLORO CHE FANNO. Ecco di nuovo immagini potenti. Come uccelli sconsiderati, che si precipitano con gli occhi aperti nella rete, così questi miscredenti, nel preparare la distruzione per gli altri, corrono essi stessi a capofitto verso il loro destino. Mentre sono in agguato per il sangue degli altri e tendono lacci per la vita degli altri, i loro sono perduti. Questa auto-sconfitta della malvagità è un pensiero centrale nella saggezza biblica. comp. Proverbi 15:32; 16:27; Ecclesiaste 10:8; Salmi 7:16; Romani 2:5; Galati 6:8; 1Timoteo 6:9,10; Giacomo 5:8-5 ; Così la sapienza e la follia formano un'antitesi nella loro natura, nei loro poteri e nel loro risultato.

1.) La saggezza è tutt'uno con la religione e la morale; la follia getta via Dio e il diritto

2.) La sapienza persegue buoni fini con buoni mezzi; La follia persegue il male con mezzi malvagi

3.) Il risultato della sapienza è la vita e la beatitudine, la salute e la pace; Quella della follia è l'auto-indebolimento, l'auto-rovesciamento o il "lento suicidio".

III LA RADICE DEL CRIMINE. È come quello di tutti i peccati, nel desiderio, nel desiderio mal indirizzato, l'avidità del "guadagno illecito", per dare la piena forza dell'espressione. Nota:

1.) La prevalenza di questa passione. Di gran lunga la maggior parte delle peggiori azioni degli uomini sono probabilmente da ricondurre ad essa. Leggete i rapporti dei tribunali, ascoltate i pettegolezzi del momento per illustrare

2.) Il suo potere inebriante e illusorio. La vittima di esso inganna se stesso, come nelle altre passioni: è parsimonia, è dovuto riguardo a ciò che è di valore sostanziale per i propri interessi, ecc. E com'è difficile distinguere quel desiderio di più, che è la molla dell'azione nel commercio come nell'ambizione onorevole, nella ricerca della conoscenza, ecc.! La domanda deve essere portata alla coscienza e a Dio

3.) Il suo carattere asociale . Più di ogni passione, separa l'uomo dai suoi simili, e lo assimila alla bestia da preda

4.) Il suo effetto suicida. Se non distrugge il corpo dell'uomo, certamente corrode e divora la sua anima. Lo disumanizza. Non c'è oggetto più oscuro sotto un aspetto, più irreale, in un altro più mostruoso, dell'avaro, come descritto da Balzac e da altri grandi scrittori. La concupiscenza è auto-massacro.

Versetti 10-19.- Il pericolo e la saggezza della gioventù: un sermone ai giovani

Molte vite umane non sono altro che fallimenti! Quante sono le anime che "fanno naufragio della fede e della buona coscienza"! Per quanti figli degli uomini piangono i saggi e i santi, come coloro che avrebbero potuto fare il bene e fare il bene, ma che si sono convertiti alla follia, alla colpa e alla rovina! Di norma, questi si sono smarriti nei loro giorni più giovani. La tentazione li assalì quando erano relativamente disarmati, li attaccò quando meno preparati a resistere, e furono vinti. Il nostro testo suggerisce:

I IL PERICOLO PECULIARE DELLA GIOVINEZZA. La gioventù è messa in pericolo da tre cose

1.) Gli inviti degli empi. "I peccatori lo attirano". La compagnia è cara ai giovani. ed è molto potente su di esso. Il suo cuore è aperto, fiducioso, reattivo. Si rallegra con un vivo piacere nelle confidenze dell'amicizia. E quando qualcuno le cui avances sono state accolte, e che è stato accolto come un compagno congeniale, dice: "Vieni", è difficile per l'amicizia rifiutare; Questo soprattutto quando la sollecitazione viene da colui che ha una forte volontà o un'indole amabile e affascinante. Il cuore della gioventù è fortemente attratto, a volte al bene, ma troppo spesso al male, dal fascino dell'amicizia precoce

2.) La sottigliezza del peccato (ver. 17). Il peccato fa una promessa molto giusta, ma la sua parola è falsa, la sua moneta è falsa

(1) Professa disinteresse (ver. 14), ma è completamente egoista nel cuore

(2) Fa finta di poter nascondere tutte le tracce ed eludere tutte le conseguenze negative dei suoi atti (versetto 12), ma non può: il sangue che versa griderà al Cielo per la punizione

(3) Offre guadagno e soddisfazione (vers. 13, 19), ma fallisce costantemente nel garantire il suo obiettivo immediato, e non porta mai gioia reale e duratura all'anima. L'uccellatore non stende la rete in vista dell'uccello, altrimenti fallirebbe. Il peccato tiene le sue insidie ben lontane dalla vista; procede con crudele astuzia; Mostra il piacere presente e nasconde la vergogna imminente, e così assicura le sue vittime

3.) L'appello a istinti potenti. L'amore per le imprese audaci ha portato molti giovani ad acconsentire quando i peccatori hanno detto: "Venite, assaltiamo la vittima, per afferrare la preda" (versetti 11, 12). La violenza colpevole si configura come audacia virile. E l'istinto di acquisizione, il desiderio di ottenere e di possedere (versetti 13, 19), spesso porta fuori strada. L'avidità di guadagno inizia nel desiderio di essere ricchi, nell'ambizione di avere abbondanza

II LA SINCERA SOLLECITUDINE DEI SAGGI. C'è un'aria di serietà, un tono di profonda solennità, in queste parole del saggio: "Figlio mio, se i peccatori ti adescano", ecc. (ver. 10); "Figlio mio, non camminare per la via", ecc. (ver. 15). Ecco l'urgenza di una tenera sollecitudine; Ecco le suppliche di profondo affetto. E perché? Perché l'uomo saggio (il padre, il ministro, l'insegnante) sa;

1.) Che il peccato significa rovina per gli altri (ver. 16). La strada del male è segnata dal sangue: è la strada che viene percorsa dalla morte stessa; è rosso del sangue delle anime

2.) Che il peccato è l'errore supremo. In realtà sta aspettando se stessa, per affrontare la propria miserabile fine (versetto 18); si sta derubando di tutta l'eccellenza della vita per assicurarsi i suoi guadagni (Ver. 19). Troppo spesso gli uomini "perdono la vita per motivi di vita". Spendono con i mezzi tutte quelle risorse della loro virilità che dovrebbero essere dedicate alla vita stessa. Il peccato è suicida; I giovani che si abbandonano a una vita di empietà e di colpa possono essere oggetto della più fervida ansietà, della più tenera, lacrimevole pietà dei saggi

III LA VIA DELLA VITTORIA. E non c'è altra via che quella di un rifiuto decisivo e immediato. Non appena la voce seducente dice: "Vieni", si ascolti la risposta risoluta: "Non lo farò". Lasciate che le labbra del santo risentimento si aprano subito per dire: "Allontanatevi da me, operatori di iniquità; Osserverò i comandamenti del mio Dio". Salmi 119:115 Esitare è rischiare tutto. Pronunciate un rifiuto forte e incrollabile sul posto. - C

11 Se dicono: Venite con noi, tendiamo un agguato per il sangue. L'insegnante qui mette in bocca ai peccatori, per amore di una vivida rappresentazione, il primo incentivo con cui essi cercano di attirare i giovani dai sentieri della rettitudine, vale a dire la privacy e l'occultamento (Cartwright, Wardlaw). Entrambi i verbi bra (arav) e px, (tzaphan) significano "tendere un'agguato" (Zockler). Il significato radicale di arav, da cui è tratto hbran (neer' vah), "tendiamo agguati" (Versione Autorizzata), è "annodare, tessere, intrecciare". I verbi di questa classe sono spesso applicati alle trappole e all'astuzia (Confronta il greco δολον υδαινειν, e il latino insidias nectere, "tessere trame, o tendere insidie"). Generalmente, arav equivale a "guardare in agguato" (Gesenius); Confronta la Vulgata, insidiemur sanguini; cioè "Tendiamo un'aggua per il sangue". La LXX parafrasa l'espressione κοινωνησον αιματος, cioè "partecipiamo del sangue". D'altra parte, px (tzaphan), da cui hnpxni (nitz'p'no), tradotto nella Versione Autorizzata, "nascondiamoci segretamente", significa "nascondere o nascondere", e intrans. "nascondere se stessi", o ellit., "nascondere reti, insidie" (Gesenius, Holden). Questo senso concorda con la Vulgata abscondamus tendiculas; cioè "nascondiamo le trappole". Delitzsch, tuttavia, sostiene che nessuna parola deve essere compresa con questo verbo, e fa risalire il significato radicale a quello di trattenersi, osservare, nascondersi. nel senso di speculari, "vegliare", insidiari, "tendere agguato". I due verbi combinano ciò che può essere definito l'apparato, la disposizione del complotto e il loro agguato in agguato, con il quale aspetteranno le loro vittime. Per il sangue (μdl, l'dam). Il contesto (vedi versetti 12 e 16), che ha a che fare con lo spargimento di sangue che accompagna la rapina, richiede che l'ebraico μdl (l'dam) sia inteso qui, come Fleischer osserva, sia ellitticamente, per "il sangue degli uomini", come spiegano gli interpreti ebrei, sia sinedochicamente, per la persona, con particolare riferimento al suo sangue versato, come in Salmi 94:21. Vatablus, Cornelius a Lapide. e Gesenio sostengono quest'ultimo punto di vista Confronta Michea 7:2, "Tutti sono in agguato per il sangue", cioè per lo spargimento di sangue, o per l'omicidio. μd (dam può anche essere preso per la vita nel senso che "il sangue è la vita". Deuteronomio 12:23 Nascondiamoci segretamente per gli innocenti senza motivo. La relazione della frase. "senza causa" (μNji, khinnam), in questa frase è materia di disputa. Può essere assunto con

(1) il verbo (come nella Versione Autorizzata, Wordsworth, Lutero, Van Ess, Noyes, Zockler, Delitzsch, Hatzig, LXX, Syriac, Rashi, Ralbac), e poi "nascondersi segretamente senza motivo" è equivalente a

(a) senza avere alcun motivo di vendetta e di inimicizia (Zockler), cioè anche se non ci hanno provocato, né ci hanno fatto alcun male, tuttavia facciamo loro del male, nel senso di absque causa (Munsterus, Paganini Version, Piscatoris Version, Mercerus), αδικως (LXX), inique (arabo);

(b) impunemente, poiché nessuno li vendicherà nel senso di Giobbe 9:12 (questo è il punto di vista di Lowestein, ma è respinto da Delitzsch); o

(2) può essere preso con l' aggettivo "innocente", nel qual caso significa colui che è innocente invano; cioè l'uomo la cui innocenza proteggerà invano (Zockler, Holden), che non ne ottiene nulla (Plumptre), o, innocente invano, poiché Dio non rivendica l'indizio (Cornelius a Lapide). Sull'analogia di 1Samuele 19:5 25:31 Salmi 35:19 69:4 Lamentazioni 3:52, sembra preferibile adottare la prima connessione, e prendere l'avverbio con il verbo. In tutto il brano c'è un'evidente allusione a un male prevalente nell'età di Salomone, cioè la presenza di bande di briganti, o banditi, che disturbavano la sicurezza e la pace interna del paese. Nel Nuovo Testamento lo stesso stato di cose continuava, ed è alluso da nostro Signore nella parabola dell'uomo che cadde in mano ai ladri

12 Inghiottiamoli vivi come la tomba. Una continuazione del versetto 11, che espande l'idea che lo spargimento di sangue finisca con l'omicidio e mostra la determinazione dei peccatori a procedere verso i mezzi più violenti per raggiungere i loro scopi avidi. L'attrattiva qui posta davanti ai giovani è il coraggio e l'audacia delle loro imprese (Wardlaw). L'ordine delle parole nell'originale è: "Inghiottiamoli, come la tomba, viventi", il che indica sufficientemente il significato del passaggio. Vivo; μyYij (khayyim), cioè "il vivente", si riferisce al suffisso pronomiale in μelbni (niv'laem), come nella Versione Autorizzata e nello Zockler. Confronta Salmi 55:15; 124:3 Umbreit e Hitzig sono grammaticalmente scorretti nel collegare lwOavKi (kish'ol) "come la tomba", con "il vivente", e nel tradurre "come la fossa (inghiotte) ciò che vive". Il Ki (ki) con un sostantivo, come qui in kish'ol, è una preposizione, detta non una congiunzione (vedi Gesenius, 'Lexicon'). Denota una sorta di somiglianza, ma non introduce una frase coordinata. L'allusione è senza dubbio nella mente del maestro al destino di Korah e della sua compagnia, Numeri 16:30-33 e come in quel caso "la terra aprì la bocca e li inghiottì" nel rossore della vita, così qui i ladri dicono che distruggeranno altrettanto improvvisamente ed efficacemente le loro vittime, lB (dala); da cui niv'laem, in senso figurato, significa "distruggere completamente" (Gesù). Il cambiamento dal singolare "l'innocente" (yqinl, l'naki) al plurale in "inghiottiamoli ", è evidente. Come la fossa (lwOavKi, kish'ol); letteralmente, come lo Sceol, o Ade, la grande cavità sotterranea o mondo dei morti. Il carattere divoratore e insaziabile dello sceol è descritto in Proverbi 27:20, dove la Versione Autorizzata traduce "l'inferno (sheol) e la distruzione non sono mai completi", e di nuovo in Proverbi 30:15, dove esso (sheol, Authorized Version, "la tomba") è classificato con le quattro cose che non sono mai soddisfatte. Vulgata, infernus; LXX, αδης. E interi, come quelli che scendono nella fossa. Il parallelismo delle idee richiede che la parola "intero" (μymiymiT, t' mimim) sia intesa per coloro che sono fisicamente interi (vedi Mercerus, Delitzsch), e non in senso morale, come i retti (Lutero, Grief, Holden, Plumptre). La parola è usata in un significato etico in Proverbi 2:21. Gesenius gli attribuisce il significato di "sicuro, protetto". Quelli che scendono nella fossa. rw Abdia yderwOy, yorde vor); cioè i morti. La frase ricorre anche in Salmi 28:1 30:4 88:4 143:7 Isaia 38:18 La fossa (rwOb, vor); o, il sepolcro, il ricettacolo dei morti, è qui sinonimo di sheol. La LXX sostituisce l'ultima parte del versetto, Και αρωμεν αυτου τημην εκ γης, "E togliamo la sua memoria dalla terra". I ladroni, facendo un paragone tra loro e l'Ade e la tomba, che consegnano al silenzio tutti coloro che vi sono messi, implicano la loro stessa sicurezza contro la scoperta. Distruggeranno così completamente le loro vittime che non rimarrà nessuno a raccontare la storia (vedi Musset, in loc.). Questo, lo sappiamo, è un titolo di fantasia e, nel migliore dei casi, solo temporaneo

13 Troveremo tutta la sostanza preziosa. Questo versetto porta avanti la proposta dei peccatori un passo avanti, e propone un terzo allettamento, cioè quello del profitto del crimine, o la prospettiva di ricchezze immediate, prima che i giovani si uniscano al crimine. Una scorciatoia per la ricchezza, e per l'acquisizione di ciò che costa agli altri lunghi anni di costante applicazione e attenzione, è un forte incentivo (Wardlaw). Troveremo; axmni (nim'tza), da axm (matza), propriamente "raggiungere a" e "trovare", nel senso di "salire"; Confronta Latin invenio. Sostanza (wOh, hon); cioè sostanza nel senso di ricchezza. Il significato radicale di Wh (hun), da cui deriva, è lo stesso della parola araba, "essere leggero, facile, essere in circostanze facili, e quindi essere ricco" (Gesenius). Nel suo senso astratto, hon, "sostanza", significa agio, comodità e ricchezze concrete che portano a quel risultato (vedi anche Fleischer, citato da Delitzsch); Confronta i LXX κτησις, cioè collettivamente, possedimenti, proprietà. La versione di Piscatoris, per "sostanza preziosa", si legge divitias, "ricchezza". Prezioso; rqy (yakar), propriamente "pesante", si trova con wOh (hon), "sostanza", in Proverbi 12:27 e Proverbi 24:4. La collocazione delle idee di leggerezza e pesantezza in queste due parole è sorprendente, ma non dobbiamo necessariamente supporre che si intenda un ossimoro, come Schnltens. Tali combinazioni si verificano in altre lingue e risiedono più nei significati radicali delle parole che nella mente o nell'intenzione di chi scrive o parla. Riempiremo le nostre case di bottino; cioè promettono non solo di trovare, ma anche di possederne appieno (Gejerus, Muffet). Viziare; llv (shalal), da llv (shalal), come il verbo arabo "disegnare", e quindi "spogliarsi" (Gesenius); ed equivalente al greco σκυλα (LXX), le armi strappate a un nemico ucciso, le spoglie, e il latino spolia (Vulgata). Shalal è usato generalmente, come qui, per "preda", "bottino". Genesi 49:27 Esodo 15:9 I nostri guadagni, dicono i ladri, non saranno solo preziosi, ma numerosi e abbondanti

14 Getta la tua sorte in mezzo a noi. Il quarto e ultimo incentivo proposto, vale a dire. unione onorevole e generosità franca e di cuore aperto. Ha un riferimento distinto al versetto precedente e mostra come la prospettiva di una ricchezza immediata debba essere realizzata (vedi Delitzsch, Wardlaw). Gettato nella tua sorte non può significare, come Mercerus, "getta la tua eredità con noi, affinché tutti possiamo usarla in comune", sebbene lrwOG (goral) significhi "eredità" nel senso di ciò che viene a chiunque a sorte Giudici 1:3 (Gesenius), poiché ciò non sarebbe un incentivo per i giovani a unirsi ai ladri. Goral propriamente è "un piccolo sasso o ciottolo", κληρος, specialmente come quelli usati per tirare a sorte, e quindi equivalente a un "sorteggio" qui: quello con cui veniva fatta la distribuzione, come in Levitico 16:8 Neemia 10:34 ; e l'usanza dei filibustieri di dividere il bottino per sorte è qui allusa (Holden); comp. Salmi 22:18 nell'illustrazione della pratica di tirare a sorte, "Essi dividono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia veste". Il senso è: "Tu tirerai a sorte come gli altri per la tua parte del bottino" (Zockler, Delitzsch). Facciamo tutti un'analisi. Borsa; syKi (kis), il βαλαντιον della LXX, il marsupio della Vulgata, è il recipiente in cui viene messo il denaro per sicurezza. In Proverbi 15:11 è usato per la borsa in cui i commercianti tenevano i loro pesi, "i pesi della borsa"; e in Proverbi 23:31 è tradotto "coppa", la coppa di vino. Qui significa il capitale ordinario, l'aggregato dei guadagni dei ladri versati a un fondo comune. Il bottino catturato da ciascuno o da ciascuno deve essere gettato in un unico ceppo, per formare una borsa, da dividere a sorte tra tutti i membri della banda. Su questa comunità di beni tra i briganti, confronta il proverbio ebraico: In localis, in poculis, in ira. La comunione dei beni tra gli empi porta con sé la comunità nel crimine, proprio come la comunità dei beni tra i primi cristiani implicava la comunità nelle buone opere e nei sentimenti religiosi del corpo cristiano o della Chiesa. Il rabbino Salomon Isacides offre un'altra spiegazione (che lascia aperta ai giovani la scelta se dividere il bottino a sorte, o vivere a spese di un fondo comune, come preferisce): "Si voles, nobiscum spolia partieris, si etiam magis placebit, sociali communique marsupio nobiscum vives" - "Se vuoi, dividerai con noi il bottino; sì, se ti piace di più, tu non vivrai con noi in una borsa confederata e comune" (vedi Cornelio a Lapide)

15 Figlio mio, non camminare per la via con loro. Viene ripreso il tono ammonitore del versetto 10, e nei versetti 16-19 il maestro espone le ragioni che dovrebbero dissuadere i giovani dall'ascoltare le tentazioni dei peccatori. Figlio mio. La ricorrenza di queste parole per la terza volta in questo discorso segna l'interesse affettuoso, la sollecitudine amorevole, con cui è rivolto l'ammonimento. Non camminare tu. Si consiglia l'abbandono immediato e totale. L'avvertimento è praticamente una ripetizione del versetto 10, ed è dato di nuovo in Proverbi 4:14 : "Non entrare nel sentiero degli empi e non andare per la via degli uomini malvagi". Maniera; Ërd (derek) significa, in senso figurato, il modo di vivere e di agire (Gesenius). "Mores et consuetudines" (Bayne); Confronta Proverbi 12:15, "la via dello stolto"; Proverbi 22:25 ; e Salmi 1:1. Il significato è "non associarti con loro, non avere alcun rapporto con loro". Trattieni il tuo piede dal loro sentiero; cioè trattieni il piede, o non fare un passo in obbedienza, resisti alle prime sollecitazioni al male. Confrontate la massima giuridica, Initiis obsta. Ritornello; GM (m'na) deriva da nm (mana), "trattenere, trattenere"; LXX, εκκινον Salmi 119:101, "Ho trattenuto i miei piedi da ogni via malvagia; " Geremia 14:10, "Così hanno amato vagare, non hanno trattenuto i loro piedi"). Trattenere il piede porta con sé indirettamente la naturale inclinazione o propensione del cuore, anche del bene, verso il male (Cartwright). Piede (lgr, regel) è, naturalmente, usato metaforicamente, e significa meno il membro del corpo rispetto all'idea da esso suggerita; da qui l'uso del singolare (Gejerus, Delitzsch). Bayne osserva che gli ebrei interpretarono questo passaggio nel senso che "né nella vita pubblica né in quella privata hanno a che fare con i peccatori". Sentiero (bytin, nathiv) è un sentiero battuto, un sentiero, una strada secondaria; dalla radice inutilizzata btn (nathav), "calpestare, calpestare"; e quindi, mentre "via" può significare la grande strada maestra pubblica, "sentiero" può significare il sentiero secondario, meno frequentato o pubblico. La stessa distinzione si verifica probabilmente in Salmi 25:4, "Mostrami le tue vie, o Signore; e insegnami i tuoi sentieri".

16 perché i loro piedi corrono verso il male e si affrettano a spargere il sangue. Questo è il primo dissuasivo sollecitato a far rispettare l'avvertimento contro la compagnia malvagia, come se mostrasse gli estremi a cui l'ingresso nelle vie dei malvagi conduce alla fine. Agisce una volta che il giovane che ascolta sarà precipitato impetuosamente ai due delitti di rapina e omicidio, che Dio ha espressamente proibito rispettivamente nell'ottavo e nel sesto comandamento del codice morale. Il male (r, ra) è "malvagità", το κακον, in generale, ma eroe più specificamente rapina stradale, latrocinismo (Cornelius a Lapide), come appare dai versetti 11-13, dove viene proposto anche l'omicidio, l'agguato per il sangue. I rabbini Salomon e Salazar intendono che il male si riferisce al male o alla distruzione che i peccatori portano su di sé, e lo spargimento di sangue al fatto che si espongono ad avere il loro proprio pelo biondo attraverso un processo giudiziario (vedi anche Holden). La prima spiegazione sembra preferibile a questa, in quanto antepone alla gioventù una legge più alta di quella dell'autoconservazione. Il timore dei giudici che possono condannare a morte non è nulla in confronto al timore di colui "che può distruggere sia il corpo che l'anima nella geenna". Questo versetto manca nel Vaticano LXX, e in arabo, e quindi Hitzig ha concluso che si tratta di un'interpolazione fatta da Isaia 59:7, ma su prove insufficienti, come si trova nella LXX alessandrina, nella parafrasi caldea, nella Vulgata e nelle versioni siriache, che seguono tutte il testo ebraico. L'ultima parte del versetto è citata da San Paolo in Romani 3:15

17 Sicuramente invano la rete viene stesa in faccia a qualsiasi uccello. L'insegnante qui adduce una seconda ragione a sostegno del suo avvertimento nel versetto 15, sotto forma di proverbio in senso stretto. Si basa sull'audacia sconsiderata dei peccatori nel fuggire di fronte ai giudizi di Dio. Invano (μNji, khinnam), vedi ver. 11, può essere preso in due sensi

(1) Cioè senza scopo, gratis, frustra (Vulgata, Parafrasi caldea, arabo). Il significato del proverbio qui usato allora è: "a nulla serve la rete stesa davanti agli uccelli", cioè anche se vedono la rete stesa davanti a loro, vi volano comunque dentro. comp. Proverbi 7:23, "Come un uccello si acfretta al laccio, e non sa che è per la sua vita" Così i peccatori, quando complottano per gli altri, si tuffano nella loro stessa distruzione con gli occhi aperti. Perciò non associarti a loro, non imitare la loro grossolana follia, sii avvertito dal loro esempio, o condividerai il loro destino. Questo punto di vista è supportato dalla lettura della LXX, Ου γακως εκτεινεται δικτυα πτερωτοις, "Poiché non irragionevolmente la rete è stesa davanti agli uccelli"; cioè cadono nel laccio (vedi Lutero, Patrizio, Umbreit, Ewatd, Hitzig, Zockler, Plumptre)

(2) Altri, come Delitzsch, Ziegler, Beda, Doderlein, Bertheau, Wardlaw, prendono khinnam in un senso diverso, come indicante la fuga degli uccelli: gli uccelli vedono il laccio e volano via, e così invano la rete viene tesa ai loro occhi. Questa spiegazione è in accordo con l'affermazione di Ovidio: "Quae nimis apparent retia vitat avis". Il motivo morale che il giovane pone davanti a questa disinvoltura è l'aggravamento della sua colpa se ascolta le lusinghe dei peccatori. L'insegnante sembra dire: "Imitate gli uccelli, fuggite la tentazione; Se ascolti i peccatori, peccherai con gli occhi aperti". È diffuso; hrzOm (m' zorah), expansum, non conspersum est, cioè spruzzato o cosparso di mais come esca, come Rashi. M'zorah è il participio passivo di pual, hrzO (zorah), "essere sparso", da kal hrz (zarah). "disperdere, o disperdere" (Gesenius), e significa expansum, perché quando una rete è dispersa o dispersa è stesa (vedi Delitzsch). Di qualsiasi uccello (pnK lBAlK, khal-baal khanaph); letteralmente, di ogni possessore di un'ala, o, come margine, di ogni cosa che ha un'ala, cioè di ogni uccello. Confronta la stessa espressione in Ecclesiaste 10:20, μyipnKj lB (baal hach' naphayim); cioè "ciò che ha le ali" (Versione Autorizzata)

18 E stanno in agguato per il loro proprio sangue, ecc. La terza ragione o argomento per cui l'avvertimento dell'insegnante dovrebbe essere seguito, tratto dalla distruzione che colpisce gli stessi peccatori. "Tendere un'aspettata" e "appostarsi di nascosto", come nel versetto 11, da cui questo versetto è evidentemente preso in prestito. Propongono, come dicono, di tendere un agguato al sangue degli altri; ma è, dice l'insegnante, per il loro stesso sangue. μmdl (l'dhammam), contra sanguinem suum; Si nascondono segretamente. Come si suol dire, per gli innocenti, ma in realtà è per la loro stessa vita; μtvopnl (l'naph'shotham); contra animus suas (Vulgata); o, come dice la LXX, Αυτοι γανον μετεχοντες θησαυριζουσιν εαυτοις κατα, "Poiché coloro che prendono parte all'omicidio accumulano mali per se stessi; " cioè, stanno portando su se stessi una distruzione più pesante e più sicura di quella che potranno mai infliggere agli altri (Wardlaw). La LXX aggiunge, alla fine del versetto, Η δε καταστροφη ανδρων παρανομων κακη, "E il rovesciamento o la distruzione dei trasgressori è la rappresa, o il male". La versione araba ha un'aggiunta simile

19 Così sono le vie di chiunque è avido di guadagno. L'epifonma o morale del discorso precedente. Così sono le vie, o tale è la sorte (come Delitzsch), o tali sono le vie (come Zockler), cioè così ingannevoli, così rovinose, sono le vie. Ke (chen,) è qui usato come avverbio qualitativo

Modi; twOjra (ar'khoth), il plurale di jraO (orakh), una parola poeta, equivalente in prima istanza a "via", i.q. Ërd (derekh), e metaforicamente applicato alle vie di ciascuno, al suo modo di vivere e al suo risultato, e quindi alla sorte, come in Giobbe 8:12, e da qui l'espressione congrega i tre versetti precedenti. Cioè avido di guadagno (xB xebo, botsea batsa); letteralmente, concupiscentis concupiscentium lucri; cioè brama ardentemente il guadagno; colui che desidera avidamente le ricchezze (avari, Vulgata). Guadagno; batsa in pausa, da xB. (betsa), che prende il suo significato dal verbo xB (batsa), "fare a pezzi, spezzare", e quindi significa propriamente ciò che è tagliato o spezzato e preso da chiunque per sé, e quindi guadagno ingiusto, qualsiasi cosa sia acquisita in modo fraudolento, come in Proverbi 28:16, dove è tradotto "cupidigia" (Versione Autorizzata); Confronta Isaia 33:15; Proverbi 15:27. L'idea di avidità e cupidigia entra in gran parte nella parola. che toglie la vita ai suoi proprietari. Il pronome "che" non ricorre nell'originale. Il nominativo di "togliere" (tQyi, yikkath) è "guadagno", il "guadagno ingiusto". (betsa) toglie la vita ai suoi proprietari, cioè a coloro che sono sotto il suo potere. I suoi proprietari (wOylB, b'alayo) non implicano necessariamente che siano in effettivo possesso del guadagno ingiusto, ma piuttosto si riferiscono all'influenza che la brama di guadagno esercita su di loro. L'espressione in questo secondo emistichio non significa che i rapaci tolgono la vita ai loro compagni che ne possiedono il guadagno, come Rabbi Salomon; né, come nella Vulgata, "le vie dell'uomo avaro tolgono la vita a coloro che le possiedono". Poiché la frase, "toglie la vita", come importazione di un violento togliere, Confronta Salmi 31:13; 1Re 19:10. Il sentimento del versetto è ben espresso in 1Timoteo 6:10 : "Poiché l'amore del denaro è la radice di ogni male; che mentre alcuni bramavano, si sono allontanati dalla fede e si sono trafitti con molti dolori".

20 Versetti 20-33.-2. Secondo discorso ammonitore. Indirizzo di Saggezza personificato, che esalta la follia di coloro che volontariamente rifiutano e la sicurezza di coloro che ascoltano i suoi consigli. Lo scrittore sacro, in questa sezione, come anche in Proverbi 8, usa la figura retorica della prosopopceia, o impersonificazione. La saggezza è rappresentata mentre parla e si rivolge ai semplici, agli schernitori e agli stolti. Il discorso stesso è uno dei più nobili esempi di eloquenza sacra, che esprime in rapida successione le fasi più forti del sentimento: la sollecitudine patetica con abbondanti promesse, il disprezzo indignato per il rifiuto del suo appello, la severità giudiziaria della maestà offesa nei confronti dei trasgressori e, infine, la compiacenza giudiziaria che si diletta nella misericordia verso gli obbedienti. L'immaginario in parte è preso dalle forze della natura nella loro irresistibile e travolgente violenza e potenza distruttiva

La sapienza grida fuori. Saggezza. La parola ebraica (khochmoth) qui usata per designare la Saggezza sembra essere una derivazione astratta dall'ordinario khochmah. La forma è peculiare dei Proverbi e dei Salmi, nei primi ricorre quattro volte, Proverbi 1:22 9:1 14:1 24:7 e nei secondi solo due volte. Come in Proverbi 9:1 e Proverbi 24:7, è un pluralis excellentiae del genere femminile, una varietà del pluralis extensivus, come Bottcher preferisce chiamarlo. La forma femminile può essere determinata dalla legge generale che associa la purezza e la serenità alla femminilità (Plumptre). L'idea di pluralità, tuttavia, non è quella dell'estensione, ma della comprensione, cioè non sono tanto tutti i tipi di saggezza che ci vengono presentati, quanto tutte le varietà sotto le quali la saggezza per eccellenza può essere considerata e compresa. La forma plurale della parola denota il carattere più alto o l'eccellenza in cui la saggezza può essere concepita; o, come si esprime la lettura marginale, saggezze, cioè sapienza eccellente. Altri esempi del pluralis excellentiae si incontrano nelle Sacre Scritture, ad esempio Elohim, Dio, cioè "Dio degli Dei", sia dal punto di vista politeistico, sia dal punto di vista monoteistico come espressione della potenza di Dio in manifestazione, passim; k'doshim, "il Santo (Dio)", Proverbi 9:10 30:3 ; adonim, per adon "signore" (Gesenius, 'Gram.,' §108. 2 b). Nella concezione della Sapienza che ci viene qui presentata nel testo abbiamo il germe di un'idea che, in base ai principi dell'espansione, si sviluppò successivamente nella coscienza della Chiesa cristiana in una precisa identificazione della Sapienza con la Seconda Persona della Santissima Trinità. C'è un sorprendente parallelo con questo passaggio in Luca 11:49, dove Cristo parla di se stesso come η Σοφια του Θεου, "la Sapienza di Dio", che manderà profeti e apostoli nel mondo, e quindi si identifica con la Sapienza (confronta questo con i versetti 20,21 Proverbi 7). Ancora una volta, si osserva una sorprendente somiglianza tra l'insegnamento della Sapienza Divina e quello del Verbo Incarnato, tanto nelle loro promesse quanto nelle loro minacce e avvertimenti. Ma è difficile determinare con precisione fino a che punto l'importanza messianica della personificazione fosse presente alla coscienza degli scrittori sacri, e se la Sapienza, come qui presentata a noi, sia semplicemente una personificazione poetica e astratta o una distinta postalizzazione della Parola. Dorner ('Pers. of Christ,' Introd., p. 16), con riferimento a Proverbi 8:22, ecc., dice che sebbene la Sapienza sia introdotta parlando come una personalità distinta da Dio, tuttavia il passaggio non conduce chiaramente ad una ipostatizzazione della Khochmah. Dollinger 'Heidenthum und Judenthum,' libro 10. pt

(3.) sez. 2 a, -e Proverbi 8:22, ecc. sostiene che la Sapienza è "l'idea personificata della mente di Dio nella creazione", piuttosto che la presenza di "un'ipostasi distinta". Lucke (vedi riferimenti in Liddon, 'Bampton Lects.') sostiene che nei Proverbi la Saggezza è semplicemente una personificazione. È chiaro che tutto ciò che è predicato della Saggezza in Proverbi 8 deve essere predicato anche di lei nel passaggio che abbiamo davanti, in riferimento sia alla visione ipostatica che a quella opposta. D'altra parte, un gran numero di espositori, che risalgono ai primi periodi della Chiesa cristiana fino ai giorni nostri, vedono nella Sapienza un'ipostasi distinta, o persona: il Signore Gesù Cristo. Un'indagine più completa di questo argomento si vedrà nelle nostre osservazioni al cap. 8. Per il momento osserviamo che la Saggezza è essenzialmente Divina. La sua autorità, le sue parole, siano esse di promessa, minaccia, disprezzo o vendetta, sono l'autorità, le parole di Dio. Piange; piuttosto, grida forte, o ad alta voce. Il verbo ebraico ranan (nr) è "far vibrare la voce", e trasmette l'idea dei toni chiari e forti con cui venivano fatti i proclami; Confrontate la Vulgata praedicare, e l'arabo clamitate, "gridare ad alta voce". Fleischer osserva che l'arabo rannan, che è affine al verbo ebraico, è usato per indicare un parlante che ha una voce chiara e penetrante. In tal modo la Sapienza piange senza quando pronuncia il suo discorso. Eleva la sua voce in modo che tutti possano sentire. Il verbo nell'originale è tazonnah, il femminile singolare di ranan, e predicato di "Saggezza", secondo la regola che i verbi al singolare sono interpretati con sostantivi plurali aventi un significato singolare, specialmente il pluralis excellentiae (vedi Gesenius, 'Gram.,' §146. 2). Senza. xWhB (bakhuts) è qui usato avverbialmente, come in Genesi 9:22, e significa "nei luoghi aperti", cioè fuori, fuori, in contrapposizione allo spazio all'interno delle mura. L'autore qui inizia la sua enumerazione dei cinque luoghi in cui la Sapienza predica, vale a dire

(1) senza,

(2) per le strade,

(3) nei luoghi principali dell'atrio,

(4) all'apertura dei cancelli,

(5) in città, che sono tutti pubblici, e quindi indicano la pubblicità dei suoi annunci. con quelle comp. Proverbi 8:1 9:3

Lei emette la sua voce; o, fa sì che la sua voce sia barba; rappresentato nella Vulgata da dat vocem suam. e nella LXX da παρρησιαν αγει (equivalente a "osserva la libertà di parola"). Gli strumenti che la Sapienza usa nella sua predicazione pubblica sono i profeti e i maestri (Ecclesiaste 24:33 ; Zockler, Vatablus, Mercerus). Per le strade; letteralmente, nelle ampie parti di ricambio; l'ebraico, twObjor (r' khovoth), essendo, come in Genesi 26:22, "ampi spazi", e corrispondente alla plateia della LXX; plateae, Vulgata. Gli stessi luoghi sono indicati in Luca 14:21, dove, nella parabola della cena delle nozze, si ordina ai servi di uscire per le strade (πλατειαι) e i vicoli della città. La parola è connessa con l'aggettivo rakhav (bjr), "largo", "largo"; e in 2Cronache 32:6 è usato per designare l'ampio spazio alle porte delle città orientali (Gesenius), anche se qui sembra riferirsi piuttosto a "piazze", grandi spazi aperti, non rari nelle città orientali - ne ho visto uno simile ad Aden - o può riferirsi alle ampie strade affollate. La lettura siriaca, in compitis, dà un senso diverso, come compitum, equivalente a "crocevia".

Versetti 20-23.- La chiamata del Vangelo

Questo grido di Sapienza è una sorta di evangelo della religione dell'Antico Testamento. È un'anticipazione del cortese invito che la verità cristiana ha successivamente lanciato. Anche questo è un grido di Saggezza; poiché Cristo non è forse la "Sapienza di Dio", 1Corinzi 1:24 e "fatto per noi Sapienza"? 1Corinzi 1:30 Noi degli ultimi tempi, dunque, possiamo udire nella predicazione di Salomone la chiamata del glorioso vangelo del Dio benedetto

I IL CARATTERE DELLA CHIAMATA. È un grido, un'espressione forte, che cattura l'attenzione, che risveglia gli sconsiderati. Altrove leggiamo che la sapienza deve essere ricercata come tesori nascosti, Proverbi 2:4 e i suoi doni più preziosi sono sempre riservati a ricercatori diligenti. Ma prima di essere trovata, chiama. Anche se le benedizioni più pregiate di Cristo possono essere perle che si possono avere solo dopo una lunga ricerca, la sua chiamata per noi è antecedente al nostro desiderio di ottenerle. Dio non aspetta che torniamo a lui prima di mostrarsi disposto ad accoglierci. Ebrei chiama subito nella sua rivelazione della verità. È dovere dei cristiani raccogliere e ripetere questa chiamata, essere araldi di una verità pubblica, non gelosi custodi di una dottrina esoterica

II LA SCENA DELLA CHIAMATA

1.) Senza. Prima che la verità possa essere goduta nel cuore, deve essere ascoltata dall'esterno. Non è riservato agli iniziati. È dichiarato alla luce del sole

2.) Per le strade. Il Vangelo incontra gli uomini nelle loro vite indaffarate. Le strade e i vicoli devono essere perlustrati per fornire ospiti per il banchetto del Re, Il richiamo è troppo grazioso per contenersi nella conventicola degli eletti. Libero come l'aria, mira a raggiungere tutti. Il fedele predicatore del Vangelo deve cercare gli uomini nei loro luoghi di ritrovo, non aspettare che giungano al suo accogliente rifugio

3.) Nel luogo principale dell'atrio. Il vangelo corteggia l'indagine, si dichiara alla piena luce del giorno, sfida il confronto con tutte le voci terrene. Non pensiamo che possa vivere solo in clausura conventuale. Rivendica coraggiosamente un posto nella vita più frenetica del mondo. Se non riesce a reggere il confronto, non vale nulla. Se i cristiani avessero più fede in essa, avrebbero meno paura di portare questa verità in tutte le relazioni possibili con la scienza, la politica, gli affari, la ricreazione. Ma, ahimè! le nostre orecchie sono ottuse, e spesso, quando la voce della Sapienza si alza chiara e gentile, è sommersa dal frastuono grossolano della commozione mondana

III LE PERSONE CHIAMATE. Semplici, schernitori, sciocchi. La sapienza divina è sapienza guaritrice. Non è tanto una ricompensa per i saggi quanto un'istruzione per gli stolti. La saggezza terrena giunge più facilmente a coloro che sono più avanzati. Il vangelo di Cristo cerca gli ignoranti, i ribelli, i caduti

IV IL MODO PER RICEVERE LA CHIAMATA. "Voltati", Non basta sentire, dobbiamo rispondere; e rispondere è obbedire, perché la chiamata è un invito; e obbedire è convertirsi e pentirsi, perché il vangelo del santo Cristo deve essere un rimprovero per i peccatori. Questo vangelo non può essere di alcuna utilità per noi fino a quando non torniamo in noi stessi, voltiamo le spalle alla nostra vecchia vita, ci alziamo e andiamo al nostro Padre

V LA BENEDIZIONE PROMESSA-l'effusione dello Spirito Divino. Tutta la saggezza divina è un'ispirazione. Cristo, la Sapienza di Dio, può essere ricevuto solo quando siamo battezzati con lo Spirito Santo. Così riceviamo luce, amore, purezza, pace, forza e vita eterna

Versetti 20-33.- Grido di avvertimento della Saggezza

In stile drammatico, la Sapienza è presentita, personificata, dotata di attributi visibili e udibili. Come il disprezzo per la religione è stato animato, così ora il disprezzo per la Saggezza richiede rimprovero. Il motto (vers. 7) è ancora nella mente del predicatore

IL GRIDO DELLA SAGGEZZA È PUBBLICO E CHIARO. Per le strade, "dove si radunano maggiormente i mercanti", e in tutti i luoghi di villeggiatura, si ode il grido. La sua non è una dottrina esoterica; È popolarmente essoterico, è per tutti. Non ha nascondimenti. Non si vergogna del suo messaggio. Ella cerca il bene di ciascuno e di tutti. Come la sua incarnazione divina, è l'Amica dei semplici e dei miti, sì, degli stolti e dei peccatori. Matteo 10:27; Luca 14:21 È una voce che si sente al di sopra dei suoni mescolati di questi centri affollati. Lo stato dei mercati e del tempo, gli eventi passeggeri, i pettegolezzi del momento, le notizie di successo e di fallimento, hanno tutti un significato morale, si risolvono in calcoli morali, possono essere ridotti a espressioni di legge morale

II IL SUO TONO

1.) È autorevole e superiore. Si rivolge a diverse classi di frivoli, di liberi pensatori, di schernitori dell'epoca. I tempi di Salomone, come sottolineato da Delitzsch, erano tempi di diffusa mondanità e indifferenza religiosa. I lezim, o "schernitori", dovevano essere una classe numerosa. Si facevano beffe delle cose sacre, pretendevano di avere un buon senso superiore, Proverbi 14:6 erano litigiosi e pieni di dibattiti. Proverbi 22:10 Evitavano i chakanim, o "uomini saggi", e quindi ricevettero il nome di schernitori o schernitori. Erano come i nostri moderni liberi pensatori, e hanno lasciato le loro tracce evidenti sulla pagina biblica. I "saggi" erano una sorta di filosofi pratici, non una classe professionale, ma appartenenti a diverse vocazioni. La religione e il culto non sono mai stati esenti da critiche, sono stati esposti in ogni epoca a quel "ridicolo che è la prova della verità". In questi conflitti il tono della verità è sempre autorevole, cosciente dell'autorità, calmo; quello dello schernitore irritabile e privo di peso. La sapienza comanda, perché detiene la coscienza. Non discute con lo schernitore, che vi troverà solo carburante per il suo spirito litigioso; Essa mira direttamente alla coscienza, accusa e giudica il cuore perverso. "Alla mia denuncia" vi allontanerò dalle vostre vie malvagie] "Farò scorrere su di voi il mio Spirito".

2.) Il suo tono è incisivo e promettente. Lo Spirito di saggezza è paragonato a una fontana possente, gorgogliante, mai esaurita. Così Cristo gridò nell'ultimo grande giorno della festa a Gerusalemme: "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva".

(1) C'è una ricca pienezza nell'avere saggezza, in contrasto con la quale ci sono le aride negazioni che sono tutto ciò che lo schernitore ha da offrire

(2) È una provvista rinfrescante e rinforzante. Non è la pedanteria, la saggezza delle parole, né la scienza astratta della logica e della metafisica, ma la verità vitale, la conoscenza dei fatti e delle leggi del mondo interno ed esterno, di cui abbiamo bisogno per il consumo quotidiano, per la vita della mente

(3) La sua impartire è condizionata dalla volontà del ricevente. Ci deve essere il volgersi e il cercare, affinché ci possa essere il trovarlo e goderne; l'apertura della bocca prima che possa essere riempita

3.) Il suo tono è minaccioso e profetico di vendetta. Il giorno della grazia è ora concepito come passato, l'ora passata che non tornerà. Ha chiamato, ha steso la mano, in segno di supplica per attirare l'attenzione, ha profuso consigli e rimproveri; ma ha ricevuto risposta con un cupo rifiuto, sguardi distolti, sprezzante deprezzamento, ostinata resistenza. Questo rapporto di tolleranza e di buona volontà è stato teso fino all'ultimo grado; Nella legge delle cose deve essere seguita da una reazione. I posti saranno invertiti. Lo schernitore sarà lo schernitore; Il beffardo fornirà materiale per l'allegria. E qui le immagini accumulano la loro terribile impressione sull'immaginazione; La tempesta e il turbine della tempesta rispondono in natura alla calamità e all'orrore, all'angoscia e alla costrizione dell'anima infedele. Ogni insegnamento morale porta in sé un duplice elemento profetico; una profezia di punizione penale e una profezia di benedetta ricompensa. La retribuzione è la conseguenza logica di certi atti, e implica una corrispondenza. La relazione che è stata erroneamente negata alla fine viene affermata, e ciò che è stato affermato, alla fine viene negato. Il modo del peccato predice il modo della pena. Coloro che si sono convertiti dall'implorazione della Sapienza, alla fine la supplicano invano; cercandola ora con zelo ("presto"), la loro ricerca è vana, l'atteggiamento che l'anima ha rifiutato di assumere nel suo orgoglio, è costretta dalla sua angoscia. La ruota chiude il cerchio; il peccatore è colpito nel luogo stesso del suo peccato; e la coscienza oltraggiata è vendicata

4.) Soprattutto, il tono della Saggezza è ragionevole. Non si tratta di rapporti arbitrari, crudeli, capricciosi con il peccatore. Essi si basano sulla legge delle cose (vers. 29-31). "Perché hanno odiato la ragionevole dottrina, e non hanno bramato il timore di Geova, non hanno seguito la via del mio consiglio, e hanno disprezzato ogni mio rimprovero; perciò mangeranno del frutto della loro condotta e saranno saziati dei loro consigli!" È la legge di causalità applicata alle cose morali. "La maledizione senza causa non verrà!" L'esempio più ovvio della legge di causa ed effetto in natura - la connessione tra seme e raccolto, semina e raccolto - illustra al meglio il processo nello spirito umano. Non possiamo ingannare Dio, non possiamo eludere la legge; Qualunque cosa seminiamo, dobbiamo raccoglierla, e ciò secondo la quantità, la specie o la qualità. Ancora una volta, la figura di un eccesso è forzata applicata a questa esperienza delle conseguenze della colpa. Lo troviamo anche in Isaia 3:10; Salmi 88:4; 123:4. Mette in evidenza il principio che tutti i piaceri spuri, cioè quelli che sono radicati solo nell'egoismo, sono stucchevoli, e quindi rivoltano l'uomo contro se stesso. Il disprezzo di sé, il disprezzo di sé, è la profonda rivelazione di un giudizio interiore. Se qualcuno chiede, con la rabbia del poeta ateo: "Chi ha fatto il disprezzo di sé?", si rivolga a questo passaggio per una risposta

5.) La saggezza è dichiarativa delle leggi morali. L' allontanamento, la resistenza e la riluttanza dei semplici, li uccide, Geremia 8:5 Osea 11:5 e la sicurezza oziosa, facile, carnale negligenza, Geremia 22:21 li distrugge. "Temo più la calma infida che le tempeste che navigano sopra la mia testa."(Vedi il potente sermone di South, con le sue solite splendide illustrazioni, su "La prosperità sempre pericolosa per la virtù", vol. 2, ser. 6.)

6.) Lei è profetica del bene per gli obbedienti. In netto contrasto con la pace spuria della coscienza ottusa c'è la vera pace dei saggi e timorati di Dio: "Gli ebrei che mi ascoltano abiteranno al sicuro e avranno riposo senza timore di calamità". È come quella della natura ordinata: "la pace centrale che dimora nel cuore di un'agitazione senza fine". In questa profonda unione con Dio, le parabole della vita non sono che superficiali e transitorie come le onde dell'oceano, mentre le profondità sono calme come l'eternità. Il metodo della Sapienza personificata è quello di Cristo, con il quale può essere paragonata in ogni punto

(1) Il peccato è chiaramente esposto, nei suoi effetti e nella sua causa

(2) La sentenza è chiaramente annunciata

(3) Le promesse del bene eterno non sono date con meno enfasi

(4) Vengono indicati il rifugio dal male e la via della salvezza sia temporale che eterna.

Versetti 20-23.- La voce della Sapienza

La sapienza è qui personificata; è il linguaggio dell'ispirazione poetica. Più tardi, "nella dispensazione della pienezza dei tempi", la Sapienza si manifestò in forma umana e parlò agli orecchi degli uomini. Ma la sua voce non è mai stata del tutto silenziosa, dall'inizio fino ad ora. Ce lo ricordano...

CHE CI SONO MOLTI CANALI ATTRAVERSO I QUALI LA SAPIENZA PRONUNCIA LA SUA VOCE. La forma plurale della parola ("sapienti") suggerisce la molteplicità dell'enunciato. Dio ci insegna la sua verità, ci fa conoscere la sua mente, attraverso

(1) gli oggetti e le leggi del mondo fisico che ci circonda;

(2) la costituzione della nostra struttura;

(3) gli insegnamenti della nostra natura spirituale, i giudizi della nostra coscienza e le conclusioni della nostra ragione;

(4) i suoi ordini provvidenziali;

(5) gli ammonimenti del suo Spirito;

(6) le parole di Gesù Cristo: egli è la "Sapienza di Dio". 1Corinzi 1:24

II CHE LA VOCE DELLA SAGGEZZA SIA UDIBILE DA TUTTI COLORO CHE VOGLIONO ASCOLTARE. "La sapienza grida fuori; Ella fa sentire la sua voce per le strade, grida nel primo luogo delle schiere", ecc. 20, 21). La Sapienza, la verità divina, non si limita a sussurrare la sua dottrina in luoghi segreti dove sono pochi ad ascoltare; non riserva il suo insegnamento all'aula chiusa a cui trovano ammissione solo alcuni favoriti; Parla "all'aperto", dove le "vie si incontrano", nei "principali luoghi di concorso". "Su chi non sorge la luce di Dio?". Giobbe 25:3 Le voci amiche parlano all'orecchio dell'infanzia; si rivolgono alla mente della giovinezza; hanno un messaggio per l'età adulta; trovano la loro strada verso il santuario dell'età. La saggezza attende i puri e i santi, cammina al fianco dell'indifferenza spirituale per conquistare il suo orecchio e affronta il peccato nei suoi ritrovi più segreti. Nulla - o nient'altro che l'iniquità più indurita che chiama bene il male e male il bene - chiude le sue porte così velocemente che la voce monitore non può entrare nelle stanze dell'anima

III CHE LA SAPIENZA PARLA CON UN'ENERGIA SANTA E AMOREVOLE. La sapienza "grida", "fa sentire la sua voce per le strade". C'è un'energia e un'urgenza nei suoi toni e nel suo linguaggio (versetti 29, 23). L'espressione della Sapienza non è altro che la voce di Dio. È il Padre nostro che ci intercede; è il nostro Salvatore che ci chiama; è il nostro Divino Amico che ci implora. Non è una voce dura come quella di un condannato di corte che ci assale; è la voce supplichevole, lamentosa, patetica di Colui che ci ama con affetto paterno, e anela a noi con sollecitudine più che materna, che ci arresta nel nostro corso e tocca i sentimenti teneri e sacri del nostro cuore

IV CHE LA SAPIENZA NON RISPARMIA DI DIRCI ESATTAMENTE CIÒ CHE SIAMO. Non usa mezzi termini; Ella non taglia i nodi della corda con cui dobbiamo essere stimolati alla novità della vita. Chiama gli uomini sempliciotti, schernitori, sciocchi, e li rimprovera per la loro stupidità e la loro follia (versetto 22). Quando ascoltiamo le voci che vengono dall'alto, dobbiamo aspettarci di parlare chiaro. Non dobbiamo ricominciare con l'offesa se ci troviamo condannati con forza. "Tu sei l'uomo!" segue il racconto che trafigge il crudele e spietato ladro di tutto il suo prossimo. "Voi stolti e ciechi!" disse la Sapienza di Dio, mentre rimproverava l'ipocrisia del suo tempo, Non dobbiamo essere respinti, ma attratti da quell'uomo che, parlando per l'unico Dio saggio, mette la sacra verità nel linguaggio più forte e persino più severo

V CHE LA SAPIENZA CERCA DI IMPARTIRE IL PROPRIO SPIRITO AI SUOI DISCEPOLI. "Ecco, io spanderò su di voi il mio Spirito" (versetto 23). Il suo scopo è spirituale e benefico. Dio ferisce solo per poter guarire. Ebrei manda la "povertà di spirito" per arricchire in tal modo per sempre. Ebrei si umilia per esaltarsi. Il suo unico desiderio è quello di renderci simili a lui; per mettere il suo Spirito dentro di noi, affinché possiamo essere "i figli del Padre nostro che è nei cieli". -C

21 Lei grida nel luogo principale dell'aula. Il luogo principale è letteralmente il capo (vaOr, rosh); qui usato figurativamente per il luogo in cui le strade o le strade si diramano in direzioni diverse, come in Ezechiele 16:25, "l'inizio delle strade", o "l'inizio della via"; comp. Genesi 2:10, dove è usato per il punto in cui i quattro corsi d'acqua si diramavano; e l'espressione corrispondente in Proverbi 8:2, "Ella si ferma in cima alle alte sfere". Di concourse; twOYmiho (homiyyoth) è il plurale dell'aggettivo, ymiwh (homi) : letteralmente, "coloro che fanno rumore", o "i tumultuosi"; qui, come in Isaia 22:2 e 1Re 1:41, usato sostanzialmente per "luoghi chiassosi e rumorosi" (confronta la Vulgata, in capite turbaram). La variazione nella LXX, "sulle alte mura" o "sulla sommità delle mura" (επ ακρων δε τειχεων, super summos muros), che è adottata anche nelle versioni caldea, siriaca e araba, deriva dalla lettura di twOmwOj (khomoth), "mura", per l'Homiyyoth masoretico.nelle aperture dei cancelli. L'apertura (jtp, pethakh) è l'apertura della porta, o l'ingresso dalla porta (rv, shaar), cioè della città, l'introitus portae delle versioni caldea e siriaca. Le aperture delle porte sarebbero state affollate, poiché le corti di giustizia si tenevano alle porte; Deuteronomio 16:18; 2Samuele 15:2 vi si svolgevano affari, come la vendita e il riscatto della terra; Genesi 23:10-16; Rut 4:1 vi si tenevano anche mercati; 2Re 7:1-18 e le stesse località erano usate per i consigli di stato e le conferenze. Genesi 34:20 2Samuele 3:27 2Cronache 18:9 Geremia 17:19 ; comp. Proverbi 31:3, "Suo marito è conosciuto alle porte" Al posto dell'espressione, "nelle aperture delle porte", la LXX legge, Επι δε πυλαις δυναστων παρεδρευει, "E alle porte dei potenti siede" - un'interpolazione che rappresenta solo parzialmente il senso dell'originale, e che è adottato in arabo. Nella frase successiva, per "nella città" è sostituito επι δε πυλαις πολεως, "alle porte della città". La Vulgata combina le singole proposizioni dell'originale in una: in foribus portarum urbis, "negli ingressi e nelle aperture delle porte della città". In città (ryib, bair); cioè nella città stessa (così Aben Esdra, ap. Gejerus), in contrapposizione all'ingresso dalle porte, e così usato antiteticamente (come Umbreit, Bertheau, Hitzig). La pubblicità dell'insegnamento della Sapienza, osservabile nei luoghi che essa sceglie a tale scopo, ha anche segnato il ministero pubblico di nostro Signore e dei suoi discepoli, e trova un'illustrazione nel suo comando: "Ciò che udite all'orecchio, predicatelo sui tetti"; Matteo 10:27 cioè dargli tutta la pubblicità possibile. Lo spirito della Saggezza, come quello del Cristianesimo, è aggressivo (vedi Wardlaw, "Lectures on Proverbi 4.", vol

(1.) pp. 40 e 41)

22 Fino a quando, voi semplici, amerete la semplicità? and so on. Da questo versetto alla fine del capitolo la sacra scrittrice ci pone davanti le parole della Sapienza stessa. Il discorso inizia nello stesso modo di Salmi 4:2 (Zockler), e la classificazione delle persone a cui ci si rivolge - i semplici, gli schernitori e i peccatori - assomiglia molto a quella di Salmi 1:1. Nell'ordine c'è una progressione dal meno al più colpevole. I semplici (μyitp, p' thayim), come nel versetto 4, coloro che sono indifferenti per sconsideratezza e sconsideratezza, e sono quindi aperti al male. Gli schernitori (μyxele, letsim); o, schernitori, gli stessi (wOxl, latson) "uomini sprezzanti" di Proverbi 29:8, derivati dalla radice xWL (luts), "deridere, deridere", probabilmente imitando la voce in derisione. Gli schernitori sono coloro che deridono tutte le cose, sia umane che divine, che disprezzano gli ammonimenti di Dio e trattano con ridicolo sia le minacce che le promesse. Stolti; μyliysik (ch' silim), una parola diversa dal evilim del versetto 7, ma che significa più o meno la stessa cosa, cioè gli ostinati, gli induriti, gli stolidi, coloro che camminano secondo la vista dei loro occhi e l'immaginazione dei loro cuori - una classe che non ignora la conoscenza, ma la odia a causa della restrizione a cui li sottopone. La parola ricorre in Proverbi 17:10, nel senso di incorreggibile; in Proverbi 26:3,4 come un termine del più grande disprezzo. L' enallage, o lo scambio di tempi nell'originale - i verbi "love" e "hate" sono futuri e "delight" sono perfetti - non è riproducibile in inglese. Il perfetto è usato in modo intercambiabile con il futuro, dove l'azione o lo stato è rappresentato come il primo che si avvera o è in corso, e, come osserva Zockler, può essere incisivo, e quindi essere reso "affezionarsi a", invece di "affezionarsi". Ma sembra che rappresenti non tanto uno stato o un'azione che si avvera per la prima volta, quanto in corso (vedi Geseuius, "Gram.", § 126, 3). Bottcher (§ 948, 2) lo traduce con concupiverint, cioè "Fino a quando vi sarete dilettati nel disprezzo?" I futuri esprimono "amore" e "odio" come sentimenti abituali (Delitzsch). Va notato che il linguaggio della Sapienza, nel vers. 22 e 23, esprime la più tenera e sincera sollecitudine

23 Convertiti al mio rimprovero. Qui viene fatta una chiamata al pentimento. Il significato sembra essere "tornate al mio rimprovero", cioè mettetevi sotto il mio rimprovero (come Gejerus, Delitzsch), essendo la l rappresentata da ad, come nella Vulgata: convertimini ad correptionem meam. È suscettibile, tuttavia, di una lettura diversa, cioè "in conseguenza di, o a causa di (propter), il mio rimprovero", il prefisso l si trova in Numeri 16:34, "Fuggirono al grido", cioè a causa del grido. Rimprovero (tjkwOt, thochakhath); cioè rimprovero, o correzione, con le parole. La LXX ελεγχος trasmette la convinzione argomentativa che sarà presente nel rimprovero

La parola ricorre di nuovo nei versetti 23, 25 e 30 di questo capitolo, e anche in Proverbi 3:11; 5:12; 6:23; 27:5; 29:15. Ecco, io spanderò su di voi il mio Spirito. La promessa conseguente al pentimento e l'incoraggiamento ad esso. La promessa è condizionata: se coloro a cui si rivolge presteranno ascolto al rimprovero della Sapienza, allora Ella riverserà il suo Spirito su di loro e farà loro conoscere le sue parole. Il verbo hibbia (yBihi), "sgorgare o sgorgare", è qui usato in senso figurato. Il deflusso dello Spirito di Saggezza sarà come l'abbondante e continuo sgorgare d'acqua dalla sorgente o dalla fontana. Il verbo unisce in esso le figure dell'abbondante pienezza e del rinvigorimento ristoratore (Umbreit, Elster); Comp. Proverbi 15:2,28; Salmi 59:7, 119:171, Ecclesiaste 10:1. Abbiamo qui una sorprendente anticipazione della profezia di Gioele. Gioele 2:28 Lo Spirito è quello della Sapienza "e dell'intelligenza, lo Spirito del consiglio e della forza divina, lo Spirito della conoscenza e della vera pietà" (vedi Ufficio della Cresima). La spiegazione di Beda, che significa la sua rabbia, è chiaramente inammissibile. Io vi farò conoscere le mie parole; cioè come la LXX, "Io vi insegnerò la mia parola" (διδαξω), o come la Vulgata "mostra" (ostendam), "espone, o chiarisce". Le mie parole (d' vari); cioè precetti, o dottrina, o segreti. Esiste un'intima relazione tra lo "Spirito" della Sapienza e le sue "parole", con le quali è parallelo. Il primo è il principio illuminante e corroborante che infonde vita e potere nelle "parole" della Sapienza, che Ella ha già dato e che sono già in nostro possesso. La sapienza si trova con le sue parole nella stessa relazione con cui il Logos divino si trova con le sue parole, nelle quali egli si immerge. "È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita". Giovanni 6:63. Vedi Delitzsch, wardlaw, in loc.

24 Perché ho chiamato, e voi avete rifiutato. Si può immaginare, e sembra essere implicita, una pausa tra questo e i versetti precedenti (22 e 23), quando il discorso passa a una nuova fase, da quella dell'invito e della promessa a quella del giudizio e della severa denuncia (versetti 24-27). Nella sottosezione le proposizioni antecedenti sono vers. 24, 25, introdotti dalla congiunzione "perché" (y, yaan; quia, Vulgata), che esprime la ragione o la causa della conclusione nel vers. 26 e 27, introdotti dal "anch'io", a cui risponde il "perché". Una costruzione grammaticale e un giudizio simili si trovano in Isaia: "Anch'io sceglierò le loro illusioni, e farò venire su di loro i loro timori; perché quando ho chiamato, nessuno ha risposto; quando parlavo, non mi ascoltavano" (Isaia 66:4 ; vedi anche Geremia 7:13). Rifiutato; cioè rifiutava di ascoltare, come significava nella LXX υπακουσατε. Ho steso la mia mano. Un gesto forense per attirare l'attenzione. L'espressione equivale a "Ho steso le mie mani"; Confronta " Allora Paolo stese la mano (εκτεινας τη)". Atti 26:1 Considerato (byviqm, mak'shiv). L'idea originale del verbo bvq (kashav), usato qui, è quella di erigere o drizzare l'orecchio, come il latino arrigere, sc. aures, in Plaut., 'Rud.', 5, 2, 6; e Confronta "arrectisque auribus adstant" (Virgilio, 'Eneide', 1:153)

Versetti 24-30.- Lasciati al loro destino

Per quanto ampie e incoraggianti siano le promesse della grazia divina, se dimentichiamo i fatti più oscuri della vita saremo ingannati in una falsa sicurezza; poiché nulla potrebbe essere più irragionevole che supporre che la misericordia di Dio non tenga conto di considerazioni morali. Legalmente il nostro sovrano è investito di un diritto illimitato di perdonare ogni criminale, ma i principi di giustizia e di ordine pubblico pongono grandi restrizioni all'esercizio di tale diritto. Le rappresentazioni spoglie della preghiera come mezzo per assicurarsi la liberazione immediata dai guai, e specialmente come una sicura porta di fuga dalle conseguenze del peccato, sono tanto false quanto superficiali. È molto importante che noi sappiamo in quali circostanze Dio rifiuterà la preghiera dei suoi figli in difficoltà e li lascerà al loro destino

RIFIUTO OSTINATO DEGLI INVITI E DEI CONSIGLI DI DIO. Qui non si dice una parola della grande massa del mondo pagano, che non ha mai udito la piena dichiarazione della volontà di Dio. Chiaramente è implicito che tali uomini non sono sottoposti alla stessa condanna delle persone immediatamente menzionate. L'accusa speciale si basa infatti sul rifiuto delle aperture della grazia, che si deve essere saputo che sono state rifiutate. La colpa di questo rifiuto può essere misurata in due direzioni

1.) Dal carattere della voce divina

(1) Era un invito, non una semplice dichiarazione di verità. "Ho chiamato."

(2) È stata una persuasione. "Ho steso la mia mano".

(3) Era un avvertimento. Si fa riferimento a "consiglio" e "riprensione". Il peccato fu chiaramente dimostrato, il pericolo chiaramente rivelato. Rifiutare un tale messaggio divino non è un errore da poco

2.) Dal carattere del rifiuto stesso

(1) Era un rifiuto ostinato. Non c'era indecisione. Ma, in pratica, non decidere di obbedire alla voce di Dio significa decidere di ribellarsi contro di lui

(2) Era un'indifferenza offensiva. "Nessuno ha guardato". Rifiutarono, e andarono per la loro strada, alle loro fattorie, alle loro mercanzie e ai loro piaceri, senza pensarci più

II UN GRIDO PER LA LIBERAZIONE DALL'AFFLIZIONE SENZA PENTIMENTO DEL PECCATO. La semplice ingratitudine del peccato non sarebbe un ostacolo al pieno esercizio del perdono di Dio in Cristo se fosse odiato e di cui ci si pente, perché "egli può salvare fino all'estremo", ecc. Ma senza pentimento il più piccolo peccato non può essere perdonato. E il pentimento non è il semplice sentimento di angoscia per le conseguenze del peccato: ogni essere sano e senziente proverebbe quel sentimento; Né è un semplice rammarico che sia stata fatta la cosa sbagliata ora che i suoi orribili frutti stanno maturando. Dev'essere un sincero orrore per la malvagità stessa, e un sincero desiderio di non fare nulla del genere in futuro. Il peccatore morente che è inorridito dalle sue prospettive future, e grida per la liberazione dalle potenze dell'inferno, non sarà ascoltato, ma sarà lasciato al suo destino, e più ragionevolmente, se non ha sperimentato alcun cambiamento morale, e non prova rimorsi di coscienza, ma ricommetterebbe tutte le sue azioni vili se solo potesse assicurarsi contro le giuste punizioni di esse

III UN TENTATIVO DI SFUGGIRE ALL'INEVITABILE. Le conseguenze terrene del peccato sono molte di esse fissate immutabilmente dalle leggi della natura. La preghiera non guarirà la costituzione distrutta dell'ubriacone, né ripristinerà la fortuna sperperata dello spendaccione, né recupererà la reputazione perduta del ladro. Senza dubbio molte conseguenze spirituali del peccato sono inevitabili, e, anche se Dio può perdonare il peccatore, Egli si vendicherà dei suoi stratagemmi. Ma quando c'è vera penitenza e fiducia nella misericordia di Dio, l'incidenza della calamità viene spostata, sebbene la calamità stessa non venga alterata, in modo che venga come un salutare castigo, e allora non sia derisa dalla sapienza divina, ma graziosamente annullata per la disciplina del penitente

Versetti 24-33.- L'ultimatum divino

C'è qualcosa di spaventoso e spaventoso in questi versetti. Siamo pronti a tremare mentre li leggiamo. Siamo pronti ad esclamare: "Fino a che punto possono gelificare la perversità umana e la retribuzione divina?" Con voce sommessa, con spirito sommesso, come coloro davanti ai cui occhi lampeggiano i lampi del cielo, consideriamo il significato delle parole. Ma prima vediamo...

I CHE DIO FA MOLTI APPELLI ALL'ANIMA UMANA. Gli ebrei ci chiamano, e noi rifiutiamo; Egli stende le sue mani, e nessuno lo guarda (Ver. 24). Ebrei moltiplica i suoi consigli e i suoi rimproveri (versetti 25 e 30). Così la sua affermazione è sostenuta dai suoi rapporti con noi; ci dà le ripetute e molteplici ammonizioni della nostra coscienza, della casa, del santuario, dell'amicizia, della sua Parola, del suo Spirito, ecc

II CHE LA PERVERSITÀ UMANA ARRIVA FINO ALLA PAZIENZA DIVINA. L'uomo "rifiuta", "non guarda" (distoglie gli occhi, chiude le orecchie), "si distrae", "non vuole", "odia", non sceglie (rifiuta deliberatamente) tutti i consigli di Dio. Forse il corso della perversità umana può essere tracciato così: prima temporeggiando, con l'idea di sottomettersi; poi rinviare, senza alcuna intenzione del genere; poi trascurando, ascoltando senza prestare attenzione; poi non mi piace positivamente e mi allontano; poi odiando davvero, nutrendo un sentimento di avversione ribelle, che finisce con la derisione e il disprezzo. Fin qui può arrivare la perversità umana. La meravigliosa pazienza di Dio nel cercare di vincere si estende molto, ma non oltre, l'opposizione e la resistenza umana. Ad ogni "Vieni" dal Cielo c'è una risposta, "Io non voglio", nello spirito umano

III CHE DIO ABBANDONA FINALMENTE IL PECCATO AL SUO DESTINO. Dobbiamo, naturalmente, capire il linguaggio dei vers. 26, 27 come altamente figurativo. Nessun proverbio deve essere spinto al massimo del suo significato possibile. L'autore presume sempre che sarà applicato con intelligenza e discriminazione. Questo è il linguaggio dell'iperbole. Nessuno poteva nemmeno per un momento credere che l'eterno Padre dei nostri spiriti avrebbe riso e deriso la nostra calamità e il nostro allarme. Il significato del passaggio è che, dopo che è passato un certo punto di rifiuto perverso, Dio non supplica e non lotta più con i suoi figli ribelli. Ebrei non si frappone più tra l'uomo e le conseguenze della sua follia. Ebrei "lo lascia solo". Osea 4:17 Gli Ebrei "lo abbandonano". Atti 7:42 Romani 1:26 Gli Ebrei permettono al peccato di fare la sua triste opera nell'anima, e di produrre i suoi risultati naturali nella vita; egli toglie la sua mano che lo trattiene, e permette loro "di mangiare del frutto della loro propria condotta, e di essere saziati dei loro propri disegni" (ver. 31). Questa è la fine dell'impenitenza. Lo vediamo troppo spesso illustrato davanti ai nostri occhi. Gli uomini agiscono come se potessero sfidare il loro Creatore, come se potessero attingere indefinitamente alla pazienza del loro Divino Salvatore, come se potessero contare sull'impegno illimitato dello Spirito Santo. Si sbagliano; commettono un errore fatale; commettono l'unico peccato imperdonabile! Cercano di andare oltre l'ultimatum divino. La meravigliosa pazienza di Dio arriva lontano, ma ha i suoi limiti. Quando questi vengono passati, la sua voce si ferma, la sua mano è abbassata, la sua influenza interposta è ritirata. Il peccato deve portare la sua pena. Ma questo terribile passaggio si chiude con una parola di speranza. Volgiamoci a un aspetto più luminoso, e vediamo...

IV AFFINCHÉ FINCHÉ L'UOMO DESIDERA ONESTAMENTE IL SERVIZIO DI DIO, POSSA TROVARE PACE E RIPOSO. (Versetto 33). Se in qualsiasi momento ci viene in cuore di obbedire alla voce del Più Saggio, di prestare orecchio attento al consiglio divino, possiamo contare sulla sua grazia e sul suo favore. Beato il cuore che ascolta la voce della Sapienza! Altri possono essere cullati e sballottati dai flutti ondeggianti della preoccupazione e dell'ansia, dell'allarme e del terrore; ma egli, "dimorando nel luogo segreto dell'Altissimo", nascondendosi nella Roccia della sua salvezza, "dimorerà al sicuro, e starà quieto per timore del male". Dio lo nasconderà nel suo padiglione; egli "riposerà nel Signore". -C

25 Vi siete posti a nulla; piuttosto, respinti (Umbreit, Ewald, et alii). La traduzione della Versione Autorizzata qui è equivoca, in quanto può significare "disprezzato", mentre rp (para) significa "lasciar andare", "lasciar andare" (Confronta il tedesco fahren lassen), e quindi "trascurare, o rifiutare". La sua forza è giustamente rappresentata nella LXX, Ακυρους εποιειτε εμας, "Voi avete reso il mio consiglio inefficace". Consiglio (hxe, etsah); cioè consiglio, nel senso di raccomandazioni per fare il bene, in contrapposizione a rimproveri per evitare il male (vedi versetti 23 e 30). Nessuno lo farebbe. Lo stesso verbo, hba (avah), ricorre nei versetti 10 e 30, quindi usato con il negativo al (lo) nel senso di απειθειν (LXX), "rifiutare l'obbedienza a", come in Eschilo, 'Agam.,' 1049

26 Anch'io riderò della tua calamità; o, più precisamente, nel momento della tua calamità; come nella Vulgata, in interitu vestro ridebo. La preposizione preceduta dal sostantivo b'eyd'chem (μkedyaeB) si riferisce al tempo, o stato, o condizione (Gesenius, 'Gram.,' 154, 3). Nel tempo della loro calamità la sapienza esulterà o gioirà. La LXX, Τη υμετερα απλεια επιγελασομαι, tuttavia, favorisce la resa della Versione Autorizzata. La calamità (dyae, eyd) è la sventura pesante e schiacciante, quella che opprime e schiaccia le sue vittime. La natura terribile della punizione dei malvagi è contrassegnata da una successione di termini tutti di terribile importanza: calamità, paura, desolazione, distruzione, angoscia e angoscia (vers. 26, 27). Quando questi verranno su di loro, allora la Saggezza riderà e li farà deridere. I verbi "ridere" (qjc, sakhak) e "deridere" (gl laag) sono gli stessi di Salmi 2:4, dove sono tradotti "deridere" e "avere in derisione". Quando verrà la tua paura; cioè è effettivamente arrivato. Paura (djp, pakhad); qui usato metonimicamente per ciò che causa la paura o il terrore (id, quod timebatis, Vulgata). C'è un uso simile di φοβος in 1Pietro 3:14

27 quando la tua paura verrà come desolazione. L'immagine di questo verso è presa in prestito dalla natura, dalla tempesta e dal turbine che, nella loro furia impetuosa, coinvolgono tutti in una rovina irrimediabile. Le due idee principali nella mente dello scrittore sono la calamità e la paura. Questi: la loro paura, ciò che causa la loro paura; e la loro distruzione, cioè la calamità, che rappresentano entrambi il giudizio della Sapienza, e quindi di Dio, si abbatteranno sui peccatori come una tempesta devastante e un uragano travolgente. Il terrore e la devastazione causati da questi ultimi mentre passano sulla faccia della natura sono impiegati per rappresentare l'allarme e la rovina dei peccatori. Desolazione; hwav (shaavah) è una tempesta devastante e incombente, Confronta Proverbi 3:25 Sofonia 1:15 derivato da hav (shaah). "per fare un crollo", come di una casa che cade. La Vulgata legge: repentura calamitas; i LXX, αφνω θορυβος; entrambi mettono in evidenza l'idea della subitaneità, e la seconda quella del frastuono della tempesta. Il Khetib, o testo tradizionale dei manoscritti (hwavk), è equivalente al Keri, o lettura emendata (hawOvk), ed entrambi sembrano avere lo stesso significato radice. Distruzione (dyae, eyd); lo stesso di "calamità" nel versetto precedente. Turbine; hpWs (suphah), dalla radice pWs (suph), "strappare o portare via", significa un turbine che porta tutto ciò che ha davanti: il καταγις della LXX, o uragano, come in Arist., 'Mund.,' 4, 16. Angoscia e angoscia (hqWxw hrx, tsarah v'tzukah). Un'allitterazione corrispondente si trova in Isaia 30:6 e Sofonia 1:15. Il significato radice del primo è quello della compressione, riprodotto nella LXX θλιψις, e nella Vulgata tribulatio; quello di quest'ultimo è la ristrettezza. LXX, πολιορκια, "un assedio"; VUlgate, angustga. La LXX aggiunge, alla fine di questo versetto, η οταν ερχηται υμιν ολεθρος come esplicativo

28 La fase in cui entra ora il discorso continua fino al trentunesimo versetto. Il cambiamento in questo versetto dalla seconda alla terza persona è sorprendente. Implica che la Sapienza pensa che gli stolti non siano più degni di essere chiamati personalmente: "Quasi stultos indignos censunt further alloquio" (Gejerus e Michaelis). La dichiarazione è l'incarnazione delle risate e del disprezzo del versetto 26. I tre verbi, "chiameranno", "cercheranno", "troveranno", ricorrono in forme non comuni ed enfatiche nell'originale. Sono alcuni dei pochi casi in cui le terminazioni future vengono inserite completamente prima del suffisso pronominale. Non risponderò. L'angoscia e l'angoscia che derivano dalla loro calamità e dalla loro paura li inducono a pregare, ma non ci sarà risposta né ascolto al loro grido. Non vengono ascoltati, perché non gridano giustamente né nel tempo della grazia (Lapide). Si veda il sorprendente parallelo con il tenore di questo passaggio in Luca 13:24-28. Mi cercheranno presto; cioè diligentemente. Il verbo rjv (shakhar) è il denominativo del sostantivo rjv (shakar), "l'alba, il mattino", e significa uscire e cercare qualcosa nell'oscurità del crepuscolo mattutino (Delitzsch, Zockler), e quindi indica diligenza e serietà nella ricerca. Gesenius dà la stessa derivazione, ma la collega all'alba nel senso della luce che irrompe, e quindi, per così dire, cerca. vedi anche Proverbi 2:2-7; 7:15; 8:17; Osea 5:15 ;

29 I versetti 29 e 30 appartengono alla ver. 28, e non sono le proposizioni antecedenti alla ver. 31, come osserva Zochler. Essi ricapitolano le accuse già mosse contro i peccatori nel vers. 22 e 25, e ora li espongono come il fondamento o la ragione per cui la Sapienza, da parte sua, fa orecchie da mercante alle loro suppliche. La saggezza ignorerà la n perché l'hanno precedentemente disprezzata. La connessione è indicata nella LXX con γαρ, per l'ebraico takbath ki, equivalente a "perché", e nella Versione Autorizzata con la punteggiatura. Non ha scelto il timore del Signore. Il verbo "scegliere" (rjB, bakhar) combina in sé i significati di eligere e diligere (Fleischer), e quindi qui significa non solo la scelta di, ma anche il senso più pieno dell'amore per il timore del Signore. Disprezzavano; cioè respinsero il rimprovero con disprezzo o derisione, lo derissero o storcevano il naso (μυκτηριζειν, LXX), lo denigravano (detrahere, Vulgata) o, più fortemente, come dice Gejerus, lo esecravano. Il loro rifiuto del rimprovero è stigmatizzato in termini più forti che nel versetto 25

31 Perciò mangeranno, ecc. Un ulteriore ampliamento della dichiarazione di Saggezza, mostrando che la loro calamità è il risultato delle loro stesse vie. I futures sono riassunti nell'originale dalla ver. 28. La parola "quindi" non ricorre, ma si incontra nella LXX, τοιγαρουν; nella Vulgata, igitur; e in siriaco, ideo. La verità qui espressa è in accordo con il tenore dell'insegnamento della Scrittura, comp. Proverbi 14:14 22:8; Giobbe 4:8; Isaia 3:10; Galati 6:7,8 e con la nostra esperienza quotidiana del governo morale di Dio sul mondo (vedi Butler, 'Analogy,' part 1, cap. 2, ad fin.). Questo sentimento di punizione retributiva trovò espressione anche in Terenzio, "Tute hoc intristi, tibi omne est edendum" ('Phorm.', 2

(1.) 4). Quando veniamo puniti, la colpa non è di Dio, ma di noi peccatori (Wardlaw). Saranno bocciati; piuttosto, sazio o superato; saturabuntur (Vulgata). Il verbo bv (shava) significa non solo "riempire", ma "essere sazio o stucchevole". Confronta Proverbi 14:14; 25:16; Salmi 88:3; 123:4 Michaelis osserva su questa parola, "Ad nauseam implebuntur et comedent, ita ut consiliorum suorum vehementer tandem, sed nimis sero, ipsos poeniteat" (Michaelis, 'Notre Uberiores in Proverbi '), "Saranno saziati e mangeranno fino alla nausea, così che alla fine, ma troppo tardi, si pentiranno con veemenza dei loro stessi consigli". Consigli (twOxewOm, moetsoth); cioè consigli empi, o disegni malvagi. La parola ricorre solo al plurale

La punizione, frutto naturale del peccato

La punizione del peccato non è una pena arbitraria, ma una conseguenza naturale. Segue per legge di natura. Non ha bisogno di carnefici. Il peccato opera il suo stesso destino. Questo pensiero può essere considerato da due punti di vista. Dal punto di vista della natura è una prova che la giustizia divina non abroga, ma opera attraverso le leggi naturali. Dal punto di vista spirituale è una prova che Dio ha piantato le sue leggi morali nella costituzione stessa del mondo

IO PECCO PORTA FRUTTO. Nulla perisce veramente. Le azioni continuano a vivere nelle loro conseguenze. Il male non è semplicemente negativo; C'è un potere terribilmente attivo e persino vitale in esso. La sua vitalità può essere di un ordine malato e distruttivo, come quella del cancro che cresce e si diffonde fino alla morte del corpo in cui è immerso; ma non per questo è meno vigoroso e duraturo

II IL FRUTTO DEL PECCATO HA UN'AFFINITÀ NATURALE CON IL CEPPO DA CUI NASCE. Le conseguenze di un peccato hanno una somiglianza intrinseca con il peccato. Come le Beatitudini sono particolarmente legate alle grazie che coronano, così le maledizioni del male hanno stretti rapporti con particolari forme di male. Ogni peccato porta il suo frutto. L'odio provoca odio; l'egoismo porta all'isolamento; La falsità genera diffidenza

III IL FRUTTO DEL PECCATO È AL DI FUORI DEL NOSTRO CONTROLLO. Siamo liberi di seminare il seme o di astenerci; Non siamo liberi di arrestare la crescita dell'albero. Un'azione una volta compiuta non solo è irrecuperabile, ma sfugge al nostro potere mentre continua a vivere per produrre conseguenze perpetue. Potrebbe diventare un Frankenstein, che tiranneggia orribilmente il suo creatore

IV IL FRUTTO DEL PECCATO DEVE ESSERE MANGIATO DAL PECCATORE. Tornerà a lui quando sarà maturo. Ci può essere un lungo intervallo tra la semina del seme e la raccolta del frutto, ma il seminatore dovrà divorare il raccolto. Qui sta l'orrore peculiare della condanna del peccato. Anche se un uomo vorrebbe dimenticare il passato, esso ritorna nella terribile somiglianza che ha con le sue conseguenze, ora pienamente sviluppato e rivelato nei veri colori. Nauseante e velenoso, non deve solo essere visto, ma mangiato. Gli ebrei dovranno riceverlo nella sua stessa vita, nella più stretta e intima unione con se stesso

CONCLUSIONE

1.) Guardiamoci dalla semina sconsiderata che deve portare a un raccolto così spaventoso

2.) Afferriamo la speranza della redenzione in Cristo, attraverso la quale i nostri peccati possono essere sepolti nelle profondità del mare

32 La sapienza ora conclude il suo discorso contrapponendo la distruzione e la rovina degli stolti e la sicurezza di coloro che ascoltano la sua voce. L'allontanamento; hbWvm (m' shuvah), da bWv (shuv), "tornare indietro, o tornare" (che è usato metaforicamente per conversione), qui significa defezione, allontanamento; e quindi apostasia (aversio Vulgata, Parafrasi caldea, siriaco; perversitio, Cast. Versione); l'"infedele" Confronta Geremia 8:5; Osea 11:7. Abea Esdra lo interpreta nel senso di "agio", come nella lettura marginale; Ma non sembra esserci alcun motivo per prendere la parola in questo senso. La LXX rende il passo in modo molto diverso, Ανθ ων γακουν νηπιους φονευθησονται "Poiché perché hanno fatto torto ai giovani, saranno uccisi"; così anche l'arabo. L'allontanamento è dagli avvertimenti e dagli inviti della Sapienza, e implica la ribellione contro Dio. La prosperità. La parola nell'originale (hwlv, shal'vah) è qui usata in senso cattivo, e significa "negligenza, indolenza", quella sicurezza carnale che è indotta dalla prosperità e dal successo mondano, come in Geremia 22:21, "Ti ho parlato nella tua prosperità (sicurezza), ma tu hai detto: Non ascolterò" (Confronta Ezechiele 16:49, dove è tradotto "ozio". Così Dathe traduce: "Incuria ignavorum eos perdit". La parafrasi caldea e la versione siriaca leggono "errore". Ricorre in senso buono come "tranquillità", "sicurezza", in Proverbi 17:1; Salmi 122:7. La derivazione della parola è da hlv (shalah). "Essere tranquillo, essere al sicuro, protetto". I marines osservano che è più difficile sopportare la prosperità che le avversità, perché sopportiamo le avversità, siamo corrotti dalla prosperità e la prosperità o l'agio fanno impazzire gli sciocchi. La falsa sicurezza dei ricchi è illustrata da nostro Signore nella sua parabola del ricco stolto. Luca 12:16-21 La LXX differisce ancora una volta dall'ebraico nella seconda frase di questo versetto, και εξετασμος ασεβεις ολει; cioè il giudizio attentamente ponderato di Dio riguardo a loro li distruggerà. La LXX, è seguita dall'Arabia. Loro; cioè gli stolti stessi, e non altri peccatori, come dice Ben Esdra, anche se l'apparente sicurezza degli stolti, l'impunità con cui sembrano andare avanti nella loro malvagità e il successo dei loro piani, possono portare altri alla distruzione

Prosperità fatale

Non spetta certamente al predicatore cristiano sostenere che la prosperità è di per sé un male. Ciò comporterebbe uno strano paradosso, poiché bisogna confessare che tutti desideriamo la prosperità per istinto naturale, e la cerchiamo in qualche forma, e quando l'abbiamo incontrata siamo esortati ad esserne grati; tutte cose che dovrebbero essere deprecate se la prosperità fosse essenzialmente un male. È così lontano dall'essere rappresentato in questo modo nella Bibbia, che l'Antico Testamento lo considera come la ricompensa della giustizia, e il Nuovo Testamento come meno importante e più pieno di pericoli, ma comunque come qualcosa di cui godere con gratitudine. vedi 1Timoteo 4:4 Ma sia l'esperienza che la rivelazione ci avvertono che essa porta particolari pericoli e tentazioni, e che ci sono alcune persone per le quali non è meno che fatale

PENSO A CHI SONO LE PERSONE PER LE QUALI LA PROSPERITÀ È PIÙ FATALE. Non colpisce tutti allo stesso modo. Un uomo può stare tranquillamente su un'altura ripida mentre un altro barcolla per le vertigini. Il successo che è fatale per uno può sviluppare qualità magnanime in un altro. Non è tutta la prosperità, ma la prosperità degli sciocchi, che è distruttiva. Il carattere degli uomini, piuttosto che il male intrinseco della cosa, ne determina gli effetti. Nota alcuni dei personaggi più feriti dalla prosperità

1.) I deboli, che sono plasmati dalle circostanze invece di dominarle. Se un uomo non è abbastanza forte per dirigere il suo corso, ma si lascia trasportare dalle correnti degli eventi esterni, la prosperità lo condurrà alla stravaganza e alla follia. Ebrei è al sicuro sotto di esso solo chi è indipendente da esso

2.) I miopi: uomini le cui visioni della vita sono eccezionalmente limitate. È probabile che queste persone si aspettino troppo dalla prosperità, per dimenticare che le ricchezze prendono le ali e volano via

3.) La mente vuota. Se le persone hanno altre risorse oltre ai beni esterni, sono più libere di fare buon uso di quei beni. Ma se non hanno nient'altro, se non hanno una "città interiore della mente", se la loro vita è tutta all'esterno, la prosperità diventerà un dio e l'idolatria di essa un'illusione fatale

4.) Il vizioso. Un uomo malvagio troverà nella prosperità solo mezzi più ampi per fare il male, e così aumenterà la sua malvagità e porterà la rovina più grande sulla sua testa. Per gli intemperanti, i dissoluti, gli amanti dei piaceri corrotti, la prosperità non è altro che una maledizione

II CONSIDERA IL MODO IN CUI LA PROSPERITÀ DIVENTA FATALE

1.) Nasconde la follia. La Bruyère dice: "Come le ricchezze e il favore abbandonano un uomo, scopriamo che è uno sciocco, ma nessuno potrebbe scoprirlo nella sua prosperità"; e Hare osserva che "nulla nasconde una macchia così completamente come un panno d'oro". Ma se la stoltezza è nascosta, non è controllata, e peggiora e matura fatalmente

2.) Incoraggia l'indolenza. La prosperità può offrire ampi mezzi per un'occupazione generosa, ma le persone deboli e stolte hanno maggiori probabilità di essere soddisfatte dall'ozio e dall'autoindulgenza quando scoprono che tutti i loro bisogni sono soddisfatti senza alcuno sforzo da parte loro. Allora il disuso delle facoltà porta alla loro perdita. Quindi, mentre la pressione dell'avversità ravviva le nostre forze, il rilassamento della prosperità tende a una sorta di atrofia di esse

3.) Offre l'opportunità per l'esercizio delle cattive qualità. Molti uomini hanno tendenze a particolari tipi di peccato che vengono controllati per mancanza di opportunità. La prosperità darà questo con risultati fatali

4.) Induce soddisfazione con se stesso. Così placa la sete di una soddisfazione più profonda. Lot, prospero a Sodoma, cessa di essere un "pellegrino e forestiero" e dimentica di cercare un "paese migliore" finché non viene svegliato dallo shock che pone fine ai suoi successi mondani

"La prosperità degli stolti".

"La prosperità degli stolti li distruggerà". Pochi uomini temono la prosperità; ma se avessero abbastanza saggezza da conoscere la propria debolezza, vedrebbero che non c'è nulla che abbiano tanto motivo di temere. Ci avviciniamo alla verità del testo vedendo...

CHE È NELLA NOSTRA NATURA UMANA ASPIRARE ALLA PROSPERITÀ E LOTTARE PER ESSA. L'Autore della nostra natura ci ha fatto affamare il successo come il cibo dell'anima

II CHE LA PROSPERITÀ DEI SAGGI È UNA COSA EMINENTEMENTE DESIDERABILE. Per questo

(1) non farà loro alcun male, e

(2) moltiplicheranno la loro influenza per il bene

III CHE LA PROSPERITÀ DEGLI STOLTI È UNA COSA CALAMITOSA

1.) Provoca la rovina di altre persone, spesso la loro rovina temporale, e ancor più spesso la loro rovina spirituale

2.) Finisce con la loro stessa distruzione. Conduce alla morte; per:

(1) Favorisce l'orgoglio e "l'orgoglio viene prima della caduta".

(2) Serve alla passione, e la passione conduce alla tomba in tutti i sensi

(3) Induce alla mondanità, e l'uomo che si perde nelle preoccupazioni, negli impegni e nelle eccitazioni del mondo è "morto mentre vive".

La conclusione della questione è questa:

1.) Coloro ai quali Dio ha negato la prosperità accettino di buon grado la loro modestia. Nella loro umile posizione sono relativamente al sicuro. Vivono dove non volano molte frecce di distruzione

2.) Coloro che hanno raggiunto la prosperità riconoscano sempre che il posto di onore e di potere è il luogo del pericolo, e che hanno bisogno di una grazia particolare da parte di Dio per non cadere,

3.) Coloro che sono danneggiati dalla loro prosperità stiano attenti a non precipitare rapidamente verso la rovina totale e irrimediabile.

33 Ascoltatemi. La sapienza, concludendo il suo discorso, traccia un bel quadro della vera sicurezza e pace dei giusti, in contrasto con la falsa sicurezza dei malvagi. Da un lato, il rifiuto dei suoi consigli, dei suoi avvertimenti e dei suoi inviti porta con sé la punizione e la rovina irrimediabile; così, dall'altra, l'ascolto delle sue parole e l'amorevole obbedienza sono da lei ricompensati con le benedizioni più scelte. Abiterà al sicuro, cioè con fiducia, senza pericolo (absque terrore, Vulgata). La frase, dfB kç (shachan betakh), è usata in Deuteronomio 33:12-18 della sicurezza con cui il popolo dell'alleanza dovrebbe dimorare nella terra che Dio gli aveva dato; ma è capace di un'ulteriore estensione di significato oltre la mera sicurezza temporale, cioè alla pace spirituale dei giusti. Il salmista lo impiega anche per descrivere la fiducia con cui attende la risurrezione, quando dice: "Anche la mia carne riposerà nella speranza [o, 'dimorerà fiduciosamente']". Salmi 16:9 La Sapienza promette che chi le dà ascolto dimorerà tranquillo e indisturbato in mezzo alle distrazioni del mondo. La promessa concorda con la descrizione della Sapienza altrove che "le sue vie sono vie di piacevolezza, e tutti i suoi sentieri sono pace". E starà zitto; (Nav, Shaanan, pilel perfetto). La saggezza considera la sua certezza come già compiuta, e quindi la perfezione nell'originale è usata per il futuro. Coloro che ascoltano e mettono in pratica la sua volontà vivranno in tranquillità; anzi, lo stanno già facendo. È una cosa non solo in prospettiva, ma in possesso. Dalla paura del male; cioè o senza alcun timore del male, la paura viene rimossa (timore sublato, Vulgata), o, come si esprime la Versione Autorizzata, collegando più intimamente la frase con il verbo: "quiete dal timore del male". Non è solo il male, hr (raah), nella sua forma sostanziale, come calamità, da cui devono essere liberi, ma anche la paura di esso. La tranquillità sarà suprema

Illustratore biblico:

Proverbi 1

1 

VERSIONE ITALIANA

DEL COMMENTARIO

“L’ILLUSTRATORE BIBLICO”

TESTO TRADOTTO E DISTRIBUITO GRATUITAMENTE

DA

ANTONIO CONSORTE

MARZO 2025

COMMENTO AL LIBRO DEI PROVERBI

LE ILLUSTRATORE BIBLICO

Aneddoti, similitudini, emblemi, illustrazioni; Espositivo, scientifico, geografico, storico e omiletico, raccolto da una vasta gamma di letteratura nazionale e straniera, sui versetti della Bibbia

INTRODUZIONE AL LIBRO DEI PROVERBI

IL TITOLO DEL LIBRO. - "I proverbi di Salomone". Non c'è bisogno, da questo titolo, di considerare la raccolta, nello stato preciso in cui la abbiamo ora, come l'opera di Salomone. I proverbi che il libro contiene erano tutti suoi; ma la selezione e la disposizione di essi sembra, dalle stesse affermazioni del libro stesso, essere state fatte da mani diverse. Nel capitolo 25:1 leggiamo: "Questi sono anche proverbi di Salomone, che gli uomini di Ezechia, re di Giuda, copiarono". "Gli uomini di Ezechia" erano, senza dubbio, "santi uomini di Dio", profeti, nominati da quel principe eminentemente pio per l'esecuzione dell'opera buona. (Ralph Wardlaw, D.D.)

Il Libro dei Proverbi non deve essere considerato semplicemente come una raccolta di detti saggi, sentimenti geniali, congetture prudenti o esortazioni affettuose. Il libro può essere considerato, al contrario, come la rappresentazione della scienza stessa della filosofia pratica. I proverbi sono filosofie condensate. A volte i proverbi sono storie condensate. I saggi che parlano anche di "cose terrene" sono spesso costretti a ricorrere a "parole oscure". Alcune verità possono essere solo accennate; Alcune riforme possono solo essere abbozzate, e poi possono essere mostrate solo come se fossero al crepuscolo; Ci sono cose oscure nella vita per le quali i nomi possono essere trovati solo da una sorta di genio spirituale; Ci sono anche possibili riforme o riordinamenti della vita che anche i proponenti difficilmente realizzano in tutta la loro portata e uso - quindi anche i riformatori e i maestri spirituali di ogni tipo si sono spesso espressi in modo oscuro, suggestivo, provvisorio, tanto che la loro esitazione è stata fraintesa e derisa da una fluente ignoranza e da un'abilità superficiale. (Joseph Parker, D.D.)

Un proverbio, in senso stretto, è una breve frase morale, che significa qualcosa di più di ciò che le parole letteralmente implicano. La maggior parte dei proverbi di Salomone devono piuttosto essere chiamati massime o frasi. Il tratto caratteristico di questo tipo di scrittura è la brevità, molto pensiero in un piccolo compasso; Come in un seme è racchiusa tutta la forza della vegetazione che è quella di produrre l'albero. E l'oscurità che accompagna "queste parole dei saggi e i loro oscuri detti" non è del tutto priva di utilità. Stuzzica l'intelletto, eccita l'appetito per la conoscenza e mantiene viva l'attenzione con il lavoro dell'indagine, dando un piacere maggiore alla scoperta della verità, avendo sollecitato i nostri sforzi per raggiungerla. (B. E. Nicholls, M.A.)

Questi proverbi di Salomone sono una raccolta di detti saggi e morali, di solito chiari e concisi; sono anche di tipo poetico, e cadono in metrica, e quindi erano i più facilmente appresi e ricordati da coloro nella cui lingua erano scritti. Non hanno quell'aria di intelligenza, di vivacità e di arguzia che gli scrittori moderni hanno di solito nelle loro massime e frasi; ma hanno ciò che è meglio: la verità e il buon senso solido. (J. Jortin, D.D.)

La parola che forma il titolo attuale del libro richiede un'attenzione speciale. Il greco παροιμία, il latino proverbium, esprime solo il fatto che il detto così descritto è corrente tra gli uomini, un "verbo", diverso nella sua origine, può essere, da altre parole, dapprima fuori mano, poi comune e familiare. La parola ebraica per proverbio (mashâl) ha un significato molto più definito. Il suo significato-radice è quello del confronto, del mettere insieme questo e quello, notando la somiglianza in cose dissimili. Risponde, cioè, al greco παραβολὴ piuttosto che a παροιμία. L'idea principale di un proverbio ebraico, rintracciabile in tutto il libro, nonostante la più ampia gamma di significati che la parola ha successivamente acquisito, è quella del confronto e della similitudine. Le parole del capitolo 26:7, "Le gambe degli zoppi non sono uguali, così è una parabola in bocca agli stolti", che parlano del mashâl in questo senso, sono anche la migliore illustrazione del suo significato. Che fosse applicato anche ad apotegmi morali di varia lunghezza, appuntiti e concisi nella loro forma, anche se non ci poteva essere alcuna similitudine, è abbastanza evidente in tutto il libro. Altrove è usato con una parziale estensione del suo significato in un'altra direzione. I discorsi in cui c'è un carattere più o meno poetico, anche se non c'è un confronto formale, e nessun risultato didattico, sono descritti come "parabole". (Dean Plumptre.)

Non osserverò molto il riferimento che questi proverbi hanno l'uno con l'altro, perché li concepisco come un mucchio di grano, in cui ogni chicco è pesante, ma hanno poca connessione l'uno con l'altro. Ma questo mi permette di notare di loro, che questi proverbi, superando di gran lunga gli altri, non solo contengono un midollo interiore di eccellenza nel loro senso proverbiale, ma anche nel guscio e nella lettera esteriore ci consegnano cose preziose e di grande utilità per noi. (Michael Jermin.)

LA TRADIZIONE ebraica attribuiva i Proverbi, o Detti dei Sapienti, a Salomone, proprio come attribuiva i Salmi, o liriche ispirate dei poeti, al re Davide, e possiamo aggiungere, proprio come attribuiva a Mosè tutte le graduali accresciute e gli sviluppi della legge. Ma anche un lettore molto acritico noterà che il Libro dei Proverbi, così come lo abbiamo, non è opera di una sola mano; e un'indagine critica sul linguaggio e sullo stile delle varie parti, e anche sulle condizioni sociali e politiche che sono implicite in esse, ha portato gli studiosi alla conclusione che, al massimo, un certo numero di saggi detti di Salomone sono inclusi nella raccolta, ma che egli non ha in alcun senso composto il libro. (R. F. Horton, D.D.)

Non è necessario supporre che Salomone sia l'autore di tutti i proverbi di questo libro. Potrebbe essere stato il collezionista o l'editore, così come l'originatore. Consideriamo i proverbi come un taccuino morale, o una guida pratica alla vita; sarà quindi doppiamente interessante esaminare una guida redatta nientemeno che da un'autorità come "Salomone figlio di Davide, re d'Israele". Dovrebbe essere molto interessante per noi sapere che cosa un tale uomo ha riportato dai campi dell'esperienza, e che cosa ha stabilito con la sanzione del suo stesso nome. Salomone aveva spazzato via l'intero cerchio dell'esperienza sociale. (Joseph Parker, D.D.)

LA STRUTTURA DELL'OPERA.- Il libro può essere diviso in cinque parti. La Parte 1 è una sorta di prefazione, che si estende dal capitolo 1 al capitolo 9. L'insegnante dà al suo allievo una serie di ammonimenti, avvertimenti e incoraggiamenti allo studio della saggezza. La Parte 2, dal capitolo 10 al capitolo 22:16, comprende quelli che possono essere strettamente chiamati proverbi, cioè frasi scollegate espresse con molta chiarezza e semplicità. La parte 3 va dal capitolo 22:17 al capitolo 24; In esso l'insegnante rinnova i suoi ammonimenti connessi allo studio della saggezza. La Parte 4 si estende dal capitolo 24 al capitolo 29. Contiene proverbi che si suppone siano stati scelti da una più ampia raccolta di Salomone dagli uomini di Ezechia. Questa parte, come la seconda, è composta da frasi scollegate. La Parte 5 comprende gli ultimi due capitoli. Il primo di questi contiene le sagge osservazioni e le istruzioni date da Agur ai suoi allievi Ithiel e Ucal; l'altra, le eccellenti lezioni impartite da sua madre a re Lemuele. La descrizione della donna virtuosa (capitolo 31:10-31) è considerata da alcuni un poema separato. (B. E. Nicholls, M.A.)

Sebbene la composizione sia di tipo sconnesso, tuttavia c'è un disegno generale che attraversa il tutto e che l'autore tiene sempre in vista, e cioè istruire il popolo, e in particolare i giovani, al loro ingresso nella vita pubblica e attiva, a dare loro un amore precoce e un sincero desiderio di vera saggezza, e di stabilire regole chiare per il loro comportamento che li porteranno in giro per il mondo con pace e credito. (J. Jortin, D.D.)

Il corpo principale dei proverbi è la raccolta che inizia al capitolo 10 e termina al capitolo 22:16. Questa collezione ha alcune caratteristiche distinte che la distinguono da tutto ciò che precede e da tutto ciò che segue. Tutti questi proverbi sono identici nella forma: ognuno è espresso in un distico. (C'è un'apparente eccezione nel capitolo 19:7). La tendenza generale del loro insegnamento è abbastanza uniforme, la moralità indicata non è di tipo molto elevato; I motivi di una condotta corretta sono principalmente prudenziali; Non c'è alcun senso di mistero o meraviglia, nessuna tendenza alla speculazione o al dubbio. Si verificano alcuni precetti sparsi che sembrano toccare un livello più alto, e respirare un'aria più spirituale. Ma questi potrebbero essere stati aggiunti dall'autore dei capitoli da 1 a 9. A questa raccolta si aggiunge un'appendice (22,17-24,22), che si apre con un'esortazione rivolta dal maestro al suo allievo. La forma letteraria di questa appendice è molto indietro rispetto allo stile della raccolta principale. Evidentemente siamo riportati a un periodo successivo della malinconica storia di Israele. Segue un'altra breve appendice (24:23-34) , in cui la forma del distico scompare quasi completamente. I capitoli da 25 a 29 contengono una raccolta completamente nuova, che fu fatta nella corte letteraria di Ezechia, circa 250 anni dopo il tempo di Salomone. In questa raccolta non c'è un'uniformità di struttura tale da contraddistinguere i proverbi della prima raccolta. Il libro si chiude con tre passaggi ben distinti, che possono essere considerati solo come appendici. Le due raccolte, con le loro numerose appendici, si trovavano in un punto favorevole della storia religiosa, forse in quei giorni felici di Giosia in cui la Legge Deuteronomica fu nuovamente promulgata alla gioiosa nazione, riunite e, come diremmo ora, edite, con un'introduzione originale di un autore che, a noi sconosciuto per nome, è tra i più grandi e nobili scrittori biblici. I primi nove capitoli del libro, che costituiscono l'introduzione all'insieme, suonano una nota molto più alta, fanno appello a concezioni più nobili e sono espressi in uno stile molto più elevato del libro stesso. Lo scrittore basa il suo insegnamento morale sull'autorità divina piuttosto che sulla base utilitaristica che prevale nella maggior parte dei proverbi. Scrivendo in un'epoca in cui le tentazioni di una vita illegale e sensuale erano forti, facendo appello ai giovani più ricchi e più colti della nazione, procede in un discorso dolce e serio a corteggiare i suoi lettori dai sentieri del vizio al Tempio della Saggezza e della Virtù. Il suo metodo di contrapporre le "due vie" ed esortare gli uomini a evitare l'una e a scegliere l'altra, ci ricorda costantemente gli appelli simili nel Libro del Deuteronomio; ma il tocco è più grafico e più vivido; i doni del poeta sono impiegati nel descrivere la Casa della Saggezza a sette colonne e le vie mortali della Follia; e nel meraviglioso passo che introduce la Sapienza che si rivolge ai figli degli uomini, in base al ruolo che essa svolge nella creazione e per mezzo del trono di Dio, riconosciamo la voce di un profeta, un profeta, anche, che occupa uno dei posti più alti nella linea di coloro che hanno predetto la venuta di nostro Signore. (R. F. Horton, D.D.)

Per quanto riguarda la disposizione e la struttura del Libro dei Proverbi, si può notare che gli antichi interpreti lo dividevano in cinque parti, come i libri di Mosè e i Salmi. La prima parte, o libro, che è introduttivo al resto, è composta dai capitoli da 1 a 9 inclusi. La seconda parte si estende dal capitolo 10 al 24 compreso. La terza parte è composta da proverbi di Salomone copiati e aggiunti dagli uomini di Ezechia, e comprende i capitoli da 25 a 29. La quarta parte contiene le parole di Agur - probabilmente un nome simbolico di Salomone - ed è formata dal capitolo 30. L'ultima parte è il capitolo 31, le parole del re Lemuele, probabilmente un altro titolo simbolico di Salomone stesso. Queste cinque parti dei proverbi non sono messe insieme in modo promiscuo, approssimativo e incoerente, ma hanno le loro caratteristiche speciali e la loro organizzazione peculiare. (Bp. Chris. Wordsworth.)

L'INSEGNAMENTO ETICO DEL LIBRO.Sarà forse disprezzato a causa del suo contenuto, come un semplice sistema di arida moralità, da coloro che hanno preferito occuparsi di discorsi di tipo mistico o entusiastico, e ammirano quel tipo di devozione estatica ed estatica. Ma che lo permettano o no, questo libro contiene le parti principali della religione pura e incontaminata, e stabilisce le migliori regole per la condotta prudente della vita, e per ottenere il favore di Dio e la testimonianza di una coscienza che approva. (J. Jortin, D.D.)

Il lettore attento di questo libro riceverà le istruzioni di quella saggezza che dirige gli uomini a praticare la giustizia regolata dalla discrezione e temperata dalla moderazione e dalla misericordia. Ci insegna il nostro dovere verso Dio e verso l'uomo, e ci guida in ogni buona strada. Salomone avrebbe potuto darci lezioni sull'astronomia e sulla poesia, sulla natura degli uccelli e delle bestie, e su tutto ciò che attira la curiosità di molti; ma poiché la saggezza del prudente è quella di comprendere la sua via, egli è guidato dallo Spirito di Dio a darci in questo libro le istruzioni della saggezza divina e morale, affinché rimangano per l'uso degli uomini fino all'ultima posterità. (George Lawson, D.D.)

La saggezza è l'argomento generale di tutto il libro: quel giudizio sano e pratico negli affari della vita che produce una buona cittadinanza, un onorevole successo negli affari commerciali e pubblici, una vita domestica virtuosa e soddisfatta. I primi nove capitoli formano un discorso collegato, in cui la saggezza è personificata. Non Pallade Atena, dagli occhi grigi, era così maestosa o così affascinante. Questa figura maestosa è sia regina che consigliera; Il suo ritrovo non è la torre ritirata, o la cella di una suora, ma la piazza del mercato, il bazar, l'aula del tribunale, la piazza pubblica. Non è richiesta una grande erudizione o un grande fascino di spirito, ma un comportamento sano agli occhi di Dio e degli uomini. (Charles M. Southgate.)

In generale, la saggezza degli Ebrei copre l'intero dominio di ciò che dovremmo chiamare scienza e filosofia. È lo sforzo costante della mente umana conoscere, comprendere e spiegare tutto ciò che esiste. È, per usare l'espressione moderna, la ricerca della verità. Ma per sapienza si intende non solo la ricerca, ma anche la scoperta; non solo un desiderio di conoscere, ma anche un certo insieme di concetti accertati e sufficientemente formulati. Mentre la Sapienza abbraccia nella sua vasta rassegna tutte le cose in cielo e in terra, c'è una parte del vasto campo che richiede in modo speciale l'interesse umano. Il giusto studio dell'umanità è l'uomo. Molto naturalmente il primo argomento che occupò il pensiero umano fu la vita umana, la condotta umana, la società umana. (R. F. Horton, D.D.)

L'idea generale della saggezza è che essa consiste nella scelta dei migliori fini e dei migliori mezzi per raggiungerli. Questa definizione ammette applicazione sia in un dipartimento inferiore che in uno superiore. In primo luogo può essere applicato a tutta la condotta della vita umana, in tutti i suoi rapporti quotidiani e nelle sue operazioni ordinarie, e in tutte le sue varie circostanze. Ci troviamo in relazioni diverse; occupiamo condizioni diverse; siamo sottoposti a diverse prove; siamo esposti a diverse tentazioni; Il nostro destino è caratterizzato da diversi cambiamenti, difficoltà e incidenti sconcertanti; Un giorno, un'ora, può cambiare la nostra posizione e richiedere un intero cambiamento della nostra rotta. Adattare la nostra condotta a queste variazioni, per adattarsi a tutte l'applicazione dei grandi principi generali e dei precetti della legge divina, e per "guidare i nostri affari con discrezione" in tutte, richiede "saggezza". E per permetterci di fare la nostra parte in modo giusto, degno e utile, di giorno in giorno, c'è, in questo libro, un immenso fondo di ammirevoli consigli e di salutari direttive. E poi, in secondo luogo, la conoscenza della sapienza può essere presa nella sua applicazione superiore agli interessi di un ordine superiore, ai doveri spirituali, al benessere della parte migliore, a tutto ciò che riguarda la vera religione e la salvezza dell'anima. La sapienza, in questo libro, è generalmente intesa in questa sua più alta applicazione, come ci si potrebbe aspettare in un libro di istruzioni di Dio. Difficilmente immagineremmo una comunicazione da parte Sua limitata alla mera regolamentazione prudenziale e di successo dei nostri affari temporali. Quanto importante possa essere ciò in una vita in cui il godimento personale e sociale, finché dura, è in gran parte costituito da piccole cose e dipende dal loro dovuto adattamento, ma in una comunicazione divina all'uomo, come creatura immortale e che occupa una posizione rispetto a Dio e ai suoi destini eterni, così peculiari, e così gravidi di risultati interessanti, non possiamo concepire che questi siano gli unici, o anche i principali, soggetti. Né lo sono. Sono subordinati in ogni modo. (Ralph Wardlaw, D.D.)

RIASSUNTO DEI CONTENUTI PER SCOPI OMILETICI. - Le parole dei saggi, o proverbi dell'esperienza. Tesori in casa, o proverbi della vita domestica. Più vicini di un fratello, o di proverbi di amicizia. La ricompensa dei diligenti, o proverbi dell'industria. Il suicidio dell'anima, o proverbi di purezza. La cosa principale, o proverbi di saggezza. La lotta con i forti, o Proverbi del consiglio. Il falso equilibrio, o proverbi del commercio. Vino da masticare, o proverbi di temperanza. I problemi della vita, o proverbi di moderazione. La scelta migliore, o proverbi di integrità. Il Sentiero Splendente, o Proverbi di Santità. L'esaltazione e il rimprovero di una nazione, o proverbi della politica. (Bp. W. S. Perry.)

L'ILLUSTRATORE BIBLICO

CAPITOLO 1

Proverbi 1:1-7

I proverbi di Salomone.-Il libro dei Proverbi:-

1.) Il libro non è composto interamente da proverbi. Gran parte di esso è il linguaggio della pia esortazione e del precetto spirituale

2.) Il libro contiene molti precetti mondani. Alcuni hanno un suono egoistico e secolare. Ma...

(1) È bene indagare se la presunta massima puramente prudenziale sia realmente così interamente cittadina di questo mondo come sembra essere

(2) È bene ricordare che anche molti dei discorsi del nostro Salvatore potrebbero sembrare aperti all'accusa di essere morali e sociali, piuttosto che spirituali e celesti

(3) Tali precetti trasmettono implicitamente la certezza che una vita religiosa è intimamente connessa con la condotta mondana, dipende da essa, nasce da essa, è legata ad essa, fallisce o fiorisce a causa di essa. Illustrare con la fideiussione

3.) Il posto preminente nel libro è assegnato alla Sapienza, che è uno dei nomi di Gesù Cristo

4.) I proverbi contenuti nel libro sono peculiari nella forma. Sono altamente antitetici. Spesso contengono una doppia o triplice antitesi

5.) Il punto di un proverbio può spesso essere perso per disattenzione; A volte ci vuole acutezza per capire il punto

6.) La questione dei Proverbi richiede attenzione. Notate come riguardano il dono della parola, le ricchezze e la povertà, peccati come l'accidia. Proclamano grandi verità pratiche, e spesso sono di grande forza e dolcezza. (Dean Burgon.)

I proverbi di Salomone:

1.) I proverbi di Salomone sono piacevoli al gusto raffinato. Era un predicatore abituato a usare parole accettabili, piene di istruzione pungente e proficua

2.) In secondo luogo, i proverbi sono pratici nel loro uso. La vera religione non è solo della testa, né solo del cuore; è il coltivatore di tutte le nostre facoltà, e agisce su tutta la nostra persona, nel suo legittimo sviluppo, come il Dio della natura forma un albero o un fiore, dispiegando tutte le parti allo stesso tempo, soffiando vita e bellezza su ogni foglia. La parte degli annali sacri ora in esame è di particolare importanza per i giovani. L'inculcazione del dovere non è meno essenziale della difesa della dottrina. È il sintomo di una condizione di malattia, quando un paziente desidera bevande inebrianti piuttosto che un alimento sano. Quando un religioso è più vorace dell'eccitazione che dell'istruzione, ed è molto più pronto a combattere per un dogma che a illustrare la sua infallibilità con un nobile comportamento, farebbe bene a cercare la divinità di una fede che è così sterile di azioni celesti

3.) In terzo luogo, i proverbi sacri sono nobilitanti nella loro tendenza

(1) Presentano le forme più concise di saggezza

(2) Nei proverbi abbiamo il tipo di saggezza più redditizio. Le loro dichiarazioni di dottrina possono non essere così esplicite come in alcune parti successive della Scrittura, ma ciò che affermano è della massima importanza. In particolare, qui ci viene insegnato a combinare la riflessione con l'azione, nutrendo una mente che medita su un cuore che prega

(3) I proverbi di Salomone sono inestimabili, perché insegnano molto chiaramente l'importanza dei principi corretti e inamovibili nel cuore; una condotta piena di nobiltà e integrità in ogni ambito della vita; la necessità e l'utilità dell'autodisciplina; e l'importanza di portare ogni scopo così come ogni atto alla prova della santa Parola di Dio

4.) In quarto luogo, le massime scritturali, di cui stiamo discutendo i meriti, non sono solo piacevoli al gusto, pratiche nel loro uso e nobilitanti nella loro tendenza, ma sono salvifiche nel loro disegno. (E. L. Magoon.)

Massime autorevoli:

Questo è il significato del termine "Proverbi" nell'originale. Un proverbio è un sentimento pesante, morale o prudenziale, espresso in un linguaggio sentenzioso. È il verdetto registrato degli uomini, sigillato dall'esperienza e riservato alla guida futura. I proverbi di un popolo hanno non poca influenza sul loro carattere, e talvolta hanno un'influenza molto malvagia. Che ciò che è erroneo nella sua moralità, o pervertito nella sua applicazione, diventi corrente, e sembra dare la sanzione della ragione, dell'esperienza e quasi dell'ispirazione a ciò che è sbagliato, ad esempio: "La carità inizia in casa". Questo ha alimentato l'egoismo e frenato la benevolenza. C'è questo vantaggio in un proverbio, che dirige la condotta senza confondere la mente o appesantire la memoria. I proverbi sono per la morale di un popolo ciò che la moneta d'oro è per la sua moneta: portatile, ricca e sempre passabile. La forma in cui sono espressi i proverbi biblici è di solito quella del parallelismo, o in due parti, con la seconda riga che ripete il sentimento della prima, o talvolta il suo opposto. (W. H. Lewis, D.D.)

Il predicatore:

Salomone attraversò una sua esperienza particolare, e Dio, che nella natura dà frutti dolci agli uomini attraverso la linfa delle radici di un granchio acido, quando una nuova natura è stata innestata sul fusto superiore, non disdegnò di produrre frutti di giustizia attraverso quelle parti dell'esperienza del re che si attaccavano più strettamente alla polvere. Aveva raggiunto le vette della prosperità umana; i sentieri del sapere umano li aveva percorsi più lontano di tutti i suoi giorni; i piaceri della ricchezza, del potere e dello sfarzo li aveva gustati in tutta la loro varietà. L'uomo che ha svuotato la coppa del piacere può dire meglio il sapore della sua feccia. La fatale facilità con cui gli uomini scivolano nell'adorazione degli uomini è una ragione per cui alcuni dei canali scelti per trasmettere la mente di Dio sono stati guastati da evidenti deficienze. Per incidere le lezioni di vita della Sua Parola, nostro Padre usa solo diamanti; ma in ogni diamante c'è un difetto, in alcuni un più grande, in alcuni un meno; e chi oserà dettare all'Onnisciente la misura del difetto che lo costringe a gettare via lo strumento come una cosa inutile? Due principi coprono l'intero caso. "Tutte le cose vengono da Dio". "Tutte le cose sono per voi".

1.) L'universalità del governo di Dio

2.) L'uso speciale per il Suo popolo a cui Egli rivolge ogni persona e ogni cosa. Ecco una meraviglia. Non c'è una sola riga degli scritti di Salomone che tenda a mitigare i suoi peccati. (William Arnot, D.D.)

I proverbi di Salomone:

Nessun argomento è stato trattato a lungo, né c'è alcuna coerenza e connessione tra le sue parti. Eppure c'è un disegno generale che lo attraversa, quello di istruire i giovani al loro ingresso nella vita pubblica e attiva. Questo libro di Proverbi è breve e si legge presto. Sarà forse disprezzato a causa del suo contenuto, come un mero sistema di arida moralità, da coloro che hanno preferito occuparsi di discorsi di tipo mistico ed entusiastico, e ammirano quel tipo di devozione estatica ed estatica. Ma che lo permettano o no, questo libro contiene le parti principali della religione pura e incontaminata, e stabilisce le migliori regole per la condotta prudente della vita, e per ottenere il favore di Dio e la testimonianza di una coscienza che approva. Per sapienza Salomone intende la vera religione e la virtù, come per stoltezza intende la disobbedienza e il vizio. Di seguito è riportato un riassunto degli atti di religione e di morale da lui raccomandati

(I.) DOVERI POSITIVI. Il fondamento della religione è posto sul principio del timore di Dio. Egli ci esorta ad amare la sapienza e ad apprezzarla sopra ogni cosa, come l'unica via e la via infallibile per ottenerla. Egli ci esorta ad amare la sapienza per tempo, e a farne la prima scelta, il primo oggetto dei nostri affetti. Esorta i giovani a onorare e obbedire ai loro genitori e a rispettare le loro istruzioni. Consiglia discrezione nella scelta degli amici. Esorta alla castità, alla purezza, alla contentezza, al controllo del temperamento, alla mansuetudine, alla misericordia, all'operosità, ecc

(II.) DAZI NEGATIVI. Dissuade dalla fornicazione e dall'adulterio, dall'accidia e dall'ozio, dalla compagnia perniciosa; consiglia di evitare lotte, contese, ribellioni; per mantenere il cuore libero da passioni irregolari e non essere in alcun modo vizioso o oppressore. Esorta a evitare la fideiussione come un'indiscrezione molto pericolosa. Egli insegna a non confidare nelle ricchezze, negli amici, nelle capacità superiori, né a valutare noi stessi per le nostre oblazioni e sacrifici, per qualsiasi cosa esteriore o cerimoniale della religione. Egli ci esorta sinceramente a non essere schernitori e schernitori della religione

(III.) I MOTIVI PER CUI QUESTI DOVERI MORALI VENGONO IMPOSTI E LE RICOMPENSE CHE VENGONO PROMESSE A COLORO CHE LI PRATICANO. E non sono meno di ogni vantaggio che un uomo possa ragionevolmente desiderare in questa vita; sono il favore di Dio e la sua protezione, e insieme ad essa la testimonianza di una buona coscienza, coraggio e fiducia, sicurezza dal male, lunga vita, salute, abbondanza, ricchezze, onori, reputazione sia presente che postuma, e un'eredità che scenderà ai figli dei figli. (Giovanni Jortin, D.D.)

Verità rese compatte e portatili:

Il defunto Dr. James Hamilton ha giustamente detto che dovremmo essere grati a chiunque renda portatile una grande verità. La nostra memoria è debole. Come i viaggiatori nel deserto o tra i ghiacci polari, vogliamo essere carichi leggeri; Eppure dobbiamo portare sulle nostre spalle l'attrezzatura necessaria per tutto il viaggio. E alcuni insegnanti non hanno l'arte di fare le valigie. Esprimono i loro pensieri in uno stile così prolisso che ascoltare è un'impresa e ricordare sarebbe un miracolo. Di tanto in tanto, tuttavia, sorge uno spirito maestro, che nel deserto prolisso scopre l'importante principio, e che ha la facoltà di separarlo dalle verità ovvie circostanti, e di riprodurlo in dimensioni convenienti e compatte. Dalla montagna di spugne estrae l'oncia di iodio; Dal moggio di petali secchi distilla la fiaschetta di Ottone; o, ciò che si avvicina di più al nostro scopo, estrae da decotti voluminosi le particelle nutrienti o profumate, e in pochi minuscoli pacchetti ti dà l'essenza di cento pasti. Di questi condensatori di verità, il più illustre nel nostro paese è Bacon. "La conoscenza è potere". "Sono due cose: unità e uniformità". "La lettura rende un uomo completo; conferenza un uomo pronto; e scrivere un uomo esatto". Verità come queste lampeggiano come rivelazioni, o brillano come le novità più brillanti sulla pagina del nostro potente pensatore; ma molte di esse sono verità che aveva sentito dire da pedanti assonnati, o vagamente mormorate dalla moltitudine, ed è opera del suo genio ridurre la vaghezza alla precisione, e concentrare un oceano di luoghi comuni in un unico aforisma. Rendendo la verità portabile, l'ha resa utile

Detti proverbiali di uomini saggi:

I sette saggi della Grecia hanno acquisito la loro fama grazie ai detti proverbiali che hanno inventato o adottato. Solone di Atene prese come motto: "Conosci te stesso"; Chilone di Sparta, "Considera la fine"; Talete di Mileto, "Chi odia la fideiussione è sicuro"; Bias di Priene, "La maggior parte degli uomini sono cattivi"; Cleobulo di Lindos, "Il mezzo aureo" o "Evita gli estremi"; Pittacos di Mitilene, "Afferra il tempo per il ciuffo"; Periandro di Corinto, "Nulla è impossibile all'industria". (Milione cristiano.)

Uso proficuo del Libro dei Proverbi:

Un vecchio, ben noto per la sua bontà, è pieno di epigrammi scintillanti, che attribuisce alla sua abitudine di leggere il Libro dei Proverbi ogni mese. (F. B. Meyer, B.A.)

Proverbi:

Un proverbio è figlio dell'esperienza

Versetto 2. Conoscere la saggezza e l'istruzione, percepire le parole dell'intelligenza. - Saggezza e istruzione:

La sapienza è qui intesa come parte teorica, conoscere la verità delle cose, come appare dall'opposizione dei costumi nel versetto successivo. Può essere inteso per la saggezza in generale, la conoscenza della verità; poiché molte verità filosofiche sono contenute in questo libro. Ma ha un occhio speciale per la conoscenza di Dio e delle verità divine. E significa una conoscenza esatta delle cose attraverso le loro cause, o altre proprietà, per mezzo delle quali possiamo essere in grado di distinguere tra verità reali e apparenti. La parola "istruzione" significa propriamente il modo di insegnare mediante il quale si ottiene la saggezza. Essa è posta sulla sapienza, perché questa è il fine e la perfezione dell'istruzione, e quindi più degna dei mezzi. "Il fine è prima nell'intenzione, l'ultimo nell'esecuzione". Gli uomini pensano ad abitare prima di pensare a costruire. Significa l'istruzione che viene comunicata ai ragazzi, unita alla correzione, perché la parola importa entrambe. "Comprensione" significa parole di peso degne di essere comprese e ben comprese da coloro che le hanno pronunciate; venendo da uomini di grande intelligenza, e rendendoli tali che li imparano. Frasi acute, piene di materia buona, adatte a passare per autentiche come il denaro corrente. Le dottrine insegnate da questo versetto sono:

1.) La saggezza deve essere estratta dalla Scrittura

2.) Le verità divine sono molto più eccellenti di altre verità

3.) C'è bisogno di saggezza per guidare sia l'intelletto che la volontà

4.) Le verità divine devono essere indagate così come i precetti divini

5.) Bisogna fare attenzione a distinguere le verità reali da quelle apparenti. Poiché sono difficili da distinguere, vale la pena distinguerli

6.) L'istruzione è il mezzo per trarre saggezza dalla Scrittura

7.) Ascoltare la verità divina senza comprendere non fa bene agli uomini

8.) La conoscenza di cose banali è di scarso valore

9.) La conoscenza della verità divina ci farà molto bene. Ci farà conoscere Dio più pienamente di quanto possano fare le creature. (Francesco Taylor.)

Religione e virtù considerate sotto la nozione di saggezza:

Lo scopo principale dei Proverbi è quello di insegnare agli uomini la saggezza. La sapienza è presentata in modo drammatico, come una persona divina che appare in una forma molto amabile, mostrando il suo valore e la sua bellezza innati e, con le persuasioni più potenti e il modo più affettuoso di rivolgersi, sollecita i figli degenerati degli uomini ad ascoltare i suoi consigli per il loro bene. In generale, ciò che l'autore intende per saggezza è la vera religione e la vera virtù. "Il timore del Signore è l'inizio della saggezza". Il timore del Signore significa religione universale perché ne è una parte eminente; e perché è un principio che, quando la mente è debitamente posseduta e portata completamente sotto il suo potere, non può mancare di produrre obbedienza a tutti i comandamenti di Dio. La vera religione non è altro che la pratica della virtù nei confronti della Divinità. La sapienza raccomandata è chiamata "la conoscenza del santo" (CAPITOLO 9:10). La conoscenza degli oggetti divini e del dovere che abbiamo verso Dio è la comprensione più vera. Non si tratta di mera conoscenza speculativa nemmeno della religione; Tutte tendono a mettere in pratica le istruzioni della saggezza; e la conformità della nostra vita alle sue regole è l'unica che dominerà noi "saggi". Il carattere della saggezza si applica a particolari virtù. "Ricevere le istruzioni della saggezza, della giustizia, del giudizio e dell'equità".

1.) La giustizia è un ramo molto importante del nostro dovere

2.) Un'altra virtù è la castità. Tutti i tipi di voluttà e di eccessi sono direttamente contrari alla saggezza. Anche l'indolenza e la negligenza nel governo della lingua sono segni di mancanza di saggezza. Osservazioni:

1.) Che la virtù e l'integrità, per essere preservate dalle vie del peccato e della malvagità, devono essere il risultato di una deliberazione e di una scelta. La saggezza è la qualità di un agente libero che si autodetermina. La discrezione consiste nel soppesare con maturità i motivi dell'azione, nel confrontarli tra loro, ed essere determinati liberamente da ciò che, nel complesso, sembra essere il più giusto e il migliore. Da ciò è una chiara conseguenza, che quanto più calma e calma, quanto più deliberata e libera è la nostra mente nell'agire, sia la nostra condotta quanto più saggia e migliore

2.) Che un uomo buono usa la lungimiranza e guarda all'ultimo problema delle cose, in modo da poter dirigere il suo comportamento. La religione non potrebbe essere giustamente chiamata saggezza se non avesse una visione delle conseguenze future della nostra condotta attuale. Se gli uomini credono che esista un Dio saggio, giusto e buono, devono concludere che la giustizia Gli è gradita; e se l'anima è immortale, e vivrà in un altro stato, coloro che hanno fatto del bene in questa vita hanno la migliore speranza di distinguersi per il favore della Divinità nella prossima. (J. Abernethy, M.A.)

Un grande insegnante e un vero allievo:

(I.) UN GRANDE INSEGNANTE

1.) La sua storia. Era...

(1) Il figlio di un grand'uomo. "Salomone figlio di Davide", santo, eroe, poeta, re

(2) Il re di un grande popolo. Re d'Israele, l'eletto di Dio, di cui sono i padri

2.) Le sue lezioni

(1) La loro forma. Parlava per "proverbi".

3.) Il suo disegno. La vera cultura dei "semplici".

(1) Cultura mentale. Facendo loro "conoscere la sapienza", ecc

(2) Cultura morale. Insegnando loro "la giustizia, il giudizio e l'equità".

(II.) UN VERO STUDENTE

1.) È un uomo saggio. È saggio colui che fa la cosa migliore

2.) Presta attenzione. "Un uomo saggio ascolterà".

3.) Migliora. Aumenta nell'"apprendimento". Egli giunge "a saggi consigli". Riceve docilmente in sé le parole del suo padrone e si eleva in intelligenza, valore e potenza. (David Thomas, D.D.)

Versetto 3. Ricevere l'istruzione della saggezza, della giustizia, del giudizio e dell'equità.-Giudizio ed equità:-

Il "giudizio" è usato per discernere il bene dal male; per la legge, il modo o la regola di esso; per la punizione o l'esecuzione di una sentenza. "Equità" in ebraico significa, vie diritte, che vanno dritte, e pari, come pianure; quando gli uomini non vanno in salita e in discesa nelle loro azioni, ma procedono in un corso uniforme. Significa anche una cosa giusta agli occhi di Dio o dell'uomo, che essi approvano come giusta ed eguale. Alcuni capiscono, con l'equità, che non usiamo l'estremo della legge, né facciamo tutto ciò che possiamo. Altri, integrità di mente nel lavorare e discernere. Le dottrine suggerite sono:

1.) Le questioni di pratica non devono essere solo percepite, ma ricevute. C'è una penetrazione della verità nell'intelletto, e una ricezione di essa nel giudizio

2.) La conoscenza è ordinariamente ricevuta da altri

3.) È necessaria una saggezza spirituale per guidare tutte le nostre azioni

4.) Il diritto di ogni persona deve essere preservato

5.) Gli uomini devono studiare per saper giudicare degli interessi

6.) L'estremo della giustizia non deve essere sempre usato; A volte si deve esercitare moderazione. (Francesco Taylor.)

Versetto 4. Dare sottigliezza ai semplici, al giovane conoscenza e discrezione.-Sottigliezza per i semplici:-

La parola è talvolta presa in senso negativo, per un astuto ingegno per ingannare gli altri. A volte in senso buono, per capire per prevenire i pericoli che gli uomini astuti potrebbero portarci addosso. Quindi è preso qui. Confrontate "semplice" con il latino "fatuus", uno sciocco. Semplice deriva da un verbo che significa allettare o sedurre colui che vuole comprendere le verità e la volontà di Dio, e quindi è facilmente allettato a qualsiasi errore o malvagità con buone parole, come se desse credito a tutto, perché non è in grado di esaminare le cose per mancanza di giudizio. Cade in pericolo per mancanza di conoscenza. La parola significa anche colui che vuole la lungimiranza per prevenire il pericolo

1.) La Scrittura contiene una riserva di conoscenza celeste sufficiente per informare le persone semplici. Notate la riserva di misteri celesti nella Scrittura; la loro chiarezza; la loro varietà

2.) L'astuzia per prevenire i pericoli si impara meglio dalle Scritture

3.) Siamo semplici per natura e facilmente indotti in errore

4.) Il modo per preservarci dagli errori è la giusta comprensione della Scrittura

5.) Il pericolo maggiore di smarrirsi è nel tempo della giovinezza

6.) La semplice conoscenza non è sufficiente, ma anche la discrezione deve essere lavorata

La conoscenza è imperfetta e avrà bisogno di un ulteriore accrescimento attraverso la deliberazione. E sapendo che gli uomini fanno spesso le cose in modo avventato, essendo disturbati dalla passione. (Ibidem)

Buona sottigliezza:

Questo termine suggerisce il senso stesso del consiglio di Salomone. Il giovane che viene da una casa tranquilla, dove è stato sotto una guida saggia, è veramente semplice, poco sofisticato, non abituato alle vie del mondo, inadatto ad affrontare le sue tentazioni e ha bisogno di molti buoni consigli e avvertimenti da parte di coloro che hanno esperienza nelle vie del mondo. "Semplice" qui non è "sciocco", ma ingenuo, ignaro, facilmente distratto, troppo fiducioso. Si dice familiarmente che "l'esperienza è una scuola cara, ma gli sciocchi non impareranno in nessun'altra". Salomone esorta il giovane che, se fosse disposto a imparare, potrebbe essere salvato da molte esperienze amare e persino degradanti. C'è un senso malvagio legato alla parola "astuzia", dalla sua associazione con il serpente che tentò Eva; ma il significato migliore della parola viene a vedersi attraverso il fatto che Salomone la collega con altri termini buoni e suggestivi. Egli pensa che il giovane, all'inizio della vita, abbia bisogno di "sapienza", che possiamo prendere nel senso generale di "cultura"; un'"istruzione", cioè "disciplina", "addestramento" e "comprensione", o il potere di soppesare, distinguere, discriminare: e "saggezza", nell'ulteriore senso di "riflessione", l'abitudine di guardare bene le cose prima di decidere la nostra azione. L'impulsività è una debolezza costante nei giovani. Agiscono prima di pensare. E la "Giustizia", o i primi principi di rettitudine, in base ai quali dovrebbe essere valutata tutta la condotta proposta, e il "giudizio", o l'autostima, che è praticamente la stessa cosa di una "coscienza" colta e attiva, e di "equità", o il vario adattamento dei "principi" alle diverse relazioni degli uomini, e alle varie circostanze in cui possono essere posti; e "discrezione", o quel tipo di reticenza che impedisce al giovane di essere ingannato da falsi consiglieri

1.) Aspettatevi l'astuzia in coloro che vorrebbero indurvi a traviarvi. Qui la parola prende la sua forma cattiva, come astuto, disegna, fa bella figura per ingannare; Trattenere parte della verità, lasciando così un'impressione volutamente falsa. Vedi la tentazione di Eva. C'è una buona "diffidenza", che è una salvaguardia

2.) Mostra astuzia nel non cedere prontamente ai tentatori. Qui la parola è usata in senso buono. Stai in guardia. Non dare il tuo amore alla prima persona che lo cerca. Guardatevi dall'uomo plausibile e dagli adulatori. Siate avvertiti e così sarete salvati. Mantieni i tuoi consigli. Guarda sotto e non farti catturare dal semplice luccichio esterno. (Robert Tuck, B.A.)

L'uomo semplice:

Platone scrisse sulla porta della sua accademia: "Non venga qui un uomo inesperto in geometria". Salomone scrive il contrario sulla porta della sua scuola: "Venga qui l'uomo semplice". (G. Lawson, D.D.)

Discrezione:

Ci sono molte altre qualità luminose nella mente dell'uomo, ma non c'è nessuna più utile della discrezione; è questa, infatti, che dà un valore a tutte le altre, che le mette all'opera nei loro tempi e luoghi e le volge a vantaggio della persona che le possiede. Senza di essa, l'apprendimento è pedanteria e l'arguzia impertinenza; la virtù stessa sembra debolezza; Le parti migliori qualificano solo un uomo ad essere più vivace nei suoi errori e attivo nei confronti dei propri pregiudizi. (W. Addison.)

Discrezione:

Un padre che aveva tre figli desiderava mettere alla prova la loro discrezione, cosa che fece dando a ciascuno di loro una mela che ne aveva una parte marcia. Il primo mangia la sua mela, marcia e tutto il resto; il secondo getta via tutto il suo, perché una parte era marcia; ma il terzo raccoglie il marcio e mangia ciò che era buono, così che sembrava il più saggio: così, alcuni in questi giorni, per mancanza di discrezione, inghiottono tutto ciò che viene presentato, marcio e sano del tutto; altri gettano via ogni verità, perché tutto ciò che viene loro consegnato non è verità, ma certamente sono i più saggi e i più discreti, che sanno come mettere alla prova gli spiriti, siano essi di Dio o no, come scegliere il bene e rifiutare il male. (J. Spencer.)

Versetto 5. L'uomo saggio ascolterà e accrescerà l'erudizione, e l'uomo intelligente giungerà a saggi consigli.-L'aumento della conoscenza:-

(I.) NESSUN UOMO È COSÌ SAGGIO, MA PUÒ IMPARARE DI PIÙ. E questo sia nella conoscenza teorica che in quella pratica, su come pensare meglio e su come fare meglio. Non accontentatevi di quella misura di conoscenza che avete, ma lavorate ancora per averne di più

(II.) MOLTA CONOSCENZA ARRIVA ALL'ORECCHIO. L'udito e la vista sono chiamati da Aristotele i sensi dotti, perché attraverso queste porte l'apprendimento entra nell'anima. Sì, e anche le labbra. Le orecchie sono i tubi di trasmissione della saggezza a noi

(III.) LA SCRITTURA PORTA UN AUMENTO DELLA CONOSCENZA. Perché...

1.) È il libro più alto del mondo

2.) Tutta la sapienza celeste in altri libri viene da lì, come le acque nei fiumi dalla fonte

(IV.) L'APPRENDIMENTO DELLE SCRITTURE È IL MIGLIOR APPRENDIMENTO. È la conoscenza più profonda. È il più redditizio

(V.) LE PARTI NATURALI BEN USATE AIUTANO MOLTO NELLA RELIGIONE. L'erudizione di Paolo gli fu di grande aiuto, e l'alto livello di Salomone. C'è da meravigliarsi di ciò che si può ottenere con l'industria e con la benedizione di Dio su di essa. (Francesco Taylor.)

Versetto 6. Le parole dei saggi e i loro detti oscuri.- Le parole dei saggi:

Nulla può dare una visione più profonda del carattere e del genio delle persone delle loro parole familiari, quelle massime e quei detti correnti che influenzano la loro vita quotidiana, i proverbi popolari che passano di bocca in bocca. Questi sono l'espressione della vita interiore di un popolo. Non appartiene a un alto stato di civiltà originare proverbi. Una delle nostre massime più domestiche, o detti proverbiali, stimolerà l'anima al suo centro e alla sua profondità, e farà di più per regolare la vita e i costumi, di tutte le promulgazioni in tutti i libri di legge del mondo. Nel Libro dei Proverbi non abbiamo altro che le lezioni della saggezza pratica. Essi poggiano su grandi principi come base, quei principi che entrano nell'eterna ragione delle cose e che sono immutabili come Dio stesso. Ne consegue che le massime di questo libro sono adattate a tutti i tempi, a tutti i paesi e a tutti i popoli. L'umanità è una. Gli scrittori, chiunque fossero, avevano una profonda conoscenza degli uomini e delle cose; e abbiamo qui i risultati di un'esperienza non ristretta. I principi sono enunciati con grande chiarezza; La regola di condotta è stabilita con consumata abilità e precisione, e l'alto scopo dell'insieme è quello di attirare gli uomini, e specialmente i giovani e gli inesperti, sulla via della felicità e della pace

1.) Alcune massime riguardano le relazioni che sussistono tra i giovani e gli anziani. I giovani devono partecipare allo svolgimento e allo sviluppo della gara. Essi non devono essere solo i padri e le madri di una generazione futura, ma anche i loro insegnanti e i loro modelli. Per prepararli e qualificarli a questo, devono avere in sé gli elementi della conoscenza e della bontà. La giovinezza è il periodo dell'acquisizione. Il presente è sempre più o meno dipendente dal passato. Non possiamo separarci da coloro che ci hanno preceduto, né spezzare il legame che ci unisce a coloro che verranno dopo di noi. I giovani devono dare l'impressione della propria vita intellettuale e morale alle generazioni successive

2.) Queste massime, sebbene non siano indicate come provenienti direttamente dalla mente o dallo spirito di Dio, sono in armonia con la Saggezza Infinita. Non hanno in sé nulla di un carattere meramente individuale. Essi contemplano l'uomo in quanto uomo, indipendentemente da tutte le disposizioni e le istituzioni esteriori, e si occupano di ciò che è comune alla razza. Il Libro dei Proverbi non ha eguali tra tutti gli scritti che il mondo abbia mai prodotto. Sono detti umani, ma in possesso dell'autorità divina; e hanno in sé tutti quei principi che possono nobilitare e nobilitare il carattere dell'uomo, rivestendolo di vera grandezza in questo mondo, e nel mondo a venire coronandolo di gloria eterna. I seguenti risultati sembrano avvicinarsi il più possibile alla fine o all'obiettivo dello scrittore:

1.) Che un certo grado di istruzione e conoscenza è essenziale per i rapporti con le classi più intelligenti e meglio informate

2.) Che la discrezione, la rettitudine e l'incrollabile attaccamento alla giustizia sono le qualità di cui la gioventù ha più bisogno e che entrano in ogni integrità di carattere

3.) Essendo la giovinezza il periodo di maggiore semplicità e inesperienza, ha bisogno di una maggiore riflessione e sagacia per condurre all'apprensione e alla scoperta dell'avvicinarsi della tentazione e del pericolo, e dei migliori mezzi di fuga

4.) Che anche gli uomini più saggi e meglio informati abbiano sempre qualcosa di nuovo da imparare, e possano, ascoltando il grande oracolo della verità, aumentare la loro conoscenza e il loro potere di percezione senza limiti

5.) Che la vera sapienza ha il suo fondamento nella vera pietà, e che non ci può essere follia più grande che rifiutare questa forma più alta di conoscenza. (R. Ferguson, LL.D.)

Le oscure parole dei saggi:

Detti oscuri significano propriamente enigmi o indovinelli. Questi erano usati anticamente come uno dei metodi di trasmissione dell'istruzione. Si è pensato che, esercitando l'intelletto nella ricerca della soluzione dell'enigma, si calcolasse di approfondire nella mente l'impressione della lezione che vi era racchiusa. Questo non veniva fatto per puro divertimento, ma per impartire una seria istruzione; anche se, per i giovani, in alcuni casi potrebbe esserci la fusione di una realizzazione intellettuale con la trasmissione di informazioni utili o consigli salutari. (R. Wardlaw, D.D.)

Versetto 7. Il timore del Signore è l'inizio della conoscenza.-I primi rudimenti della conoscenza:-

Il timore del Signore è un senso costante e riverente della presenza di Dio e della responsabilità verso di Lui. Perché questo esista, Dio deve essere quell'Essere reale, personale, che abbiamo tutte le ragioni per credere che Dio si sia rivelato essere: tale nel carattere, come l'amore, la santità e la giustizia, come Egli ha dichiarato Se stesso nella Sua Parola. Perché questa paura è l'inizio della conoscenza?

1.) Poiché la conoscenza è l'apprensione dei fatti e la loro applicazione alla vita, non può propriamente cominciare, o essere basata su un giusto fondamento, senza prima apprendere e applicare un fatto che include e che modifica tutti gli altri fatti

2.) Perché la conoscenza è il cibo dell'anima. E cos'è l'anima? A che cosa dovrebbero servire, e a che cosa dovrebbero essere utili le sue riserve e le sue forze accumulate? La conoscenza che deve nutrire e addestrare l'anima deve cominciare, continuare e finire, nell'apprensione di Lui

3.) Perché la conoscenza, in quanto mera accumulazione di fatti, è inoperante sulla vita. Se volete valere qualcosa per la società, per le vostre famiglie, per voi stessi, il timore di Dio deve essere al primo posto nei vostri pensieri e nella vostra vita. Il timore di Dio è la prima cosa; la consapevolezza di Lui riguardo a te, l'esposizione dei Suoi fatti rivelati riguardo a Se Stesso e a te come i tuoi fatti più grandi; l'istituzione della Sua volontà come legge interiore del tuo essere. (Dean Alford.)

In che modo il "timore del Signore" è l'inizio della conoscenza?-

1.) Stimola l'intelletto e ne sostiene l'attività

2.) Si trattiene da quelle follie e corruzioni che indeboliscono i poteri e distolgono dai temi alti

3.) Questa paura inizia il pensiero dal centro giusto e nelle giuste direzioni

4.) Questo timore è la radice di quella condotta retta e saggia, di quella previdenza, purezza, temperanza, rettitudine e obbedienza a Dio, che possiamo chiamare conoscenza vitale; la conoscenza nel cuore e nella vita, così come nella testa. (Sermoni del club del lunedì.)

La radice della conoscenza:

Il "timore del Signore" implica un giusto stato di cuore verso Dio, in opposizione all'alienazione di un uomo non convertito. Anche se la parola è "paura", non esclude una fiducia filiale e una pace consapevole. Ciò che Dio è ispira timore reverenziale; ciò che Dio ha fatto per il Suo popolo suscita affetto. Vedi qui le forze centrifughe e centripete del mondo morale. "Conoscenza" e "saggezza" sono in effetti sinonimi: la migliore conoscenza saggiamente usata per i fini più alti. Il "timore del Signore" è il fondamento, la "conoscenza" è la sovrastruttura imposta. Colui che non confida con riverenza in Dio non sa ancora nulla di ciò che dovrebbe sapere. La sua conoscenza è parziale e distorta. La conoscenza di Dio - il Suo carattere e i Suoi piani, il Suo odio per il peccato, la Sua legge di santità, la Sua via di misericordia - è più eccellente di tutto ciò che un filosofo non credente ha raggiunto. È una conoscenza più profonda, più difficile da raggiungere, più fruttuosa e più completa di tutto ciò che i filosofi conoscono. Gli uomini parlano degli effetti stupendi che la conoscenza, nel campo della filosofia meccanica, ha prodotto sulla faccia del mondo e nell'economia della vita umana; ma la permanenza di queste acquisizioni dipende dall'autorità delle leggi morali nella coscienza degli uomini. La morale circonda e controlla l'economia negli affari degli uomini. La conoscenza di Dio è la radice della conoscenza. (William Arnot, D.D.)

Un appello alla riverenza:

La riverenza è l'alfabeto della religione. Come non si può acquisire la conoscenza senza la conoscenza dell'alfabeto, così non si può acquisire nulla della vita religiosa senza lo spirito di riverenza. La presunzione è precisamente il negativo della riverenza. È l'assenza dello spirito che guarda con ammirazione a qualsiasi cosa al di sopra di noi. È lo spirito che porta a dire: "Io sono il più grande e il migliore". Ci sono molte condizioni nella nostra vita che tendono a produrre lo spirito di presunzione e tendono a contrastare lo spirito di riverenza. L'assenza di qualsiasi tradizione in America tende contro lo spirito di riverenza. Dall'altra parte dell'oceano, nel Vecchio Mondo, ci troviamo in cattedrali vecchie di mille anni o più, in presenza di usanze canute dall'antichità; camminiamo lungo le mura della città che hanno visto molte battaglie tra libertà e dispotismo; E queste vecchie cattedrali, queste vecchie città, queste vecchie usanze, risvegliano in noi un certo spirito di riverenza. Ma non abbiamo cattedrali del genere. L'assenza di qualsiasi distinzione di classe in America tende contro lo spirito di riverenza. Siamo tutti sullo stesso piano. Non c'è classe a cui possiamo guardare con riverenza. La reazione contro il puritanesimo ha avuto una tendenza contro la riverenza. Non è più consuetudine nelle nostre case insegnare la riverenza dei bambini ai loro genitori, o nelle scuole insegnare la riverenza degli alunni agli insegnanti. Nei tempi antichi ogni ragazzo si inchinava con riverenza al ministro; ora il ministro se la cava benissimo se il ragazzo non grida: "Sali, testa calva!" Lo spirito critico, lo spirito scientifico, ha teso contro la riverenza. Molte cose che anticamente gli uomini temevano superstiziosamente, non temono più. Abbiamo analizzato fino a quando tutte le grandi cose sono state fatte a pezzi nel nostro laboratorio. Non permetteremo alcun mistero. Non puoi venerare ciò che stai criticando. I due processi non possono mai andare avanti contemporaneamente nella stessa mente. Lo spirito settario è stato contro lo spirito di riverenza. Il congregazionalista ha deriso il rituale dell'episcopale, e l'episcopaliano ha alzato le spalle per il non-rituale del congregazionalista. Lo spirito di antagonismo tra le diverse confessioni ha spogliato quei simboli che prima erano oggetto comune di una reciproca riverenza. Infine, la nostra teologia democratica ha teso contro il vecchio spirito di riverenza. Solo perché non riveriamo più un re nella nazione, non riveriamo il re nei cieli. Ora, se è vero che la riverenza è una fonte di vita, e la riverenza è un inizio di saggezza, come possiamo in quest'epoca, in queste circostanze, sviluppare la riverenza in noi stessi, nelle nostre chiese e nei nostri figli? In primo luogo, quindi, la vecchia nozione di luoghi santi è scomparsa. Non possiamo recuperarlo. In verità c'è ben poco fondamento per questo. Per questo dobbiamo sostituire questa concezione più ampia, più grandiosa, più maestosa: che ogni luogo è un luogo santo, ogni terra è terra santa e Dio è in tutta la Natura. Dio è qui con la stessa verità con cui è sempre stato in Palestina, così veramente nelle Montagne Bianche o nelle Montagne Rocciose come lo è sempre stato nelle Montagne Sinaitiche; Egli è dappertutto, parla sempre, in tutti i fenomeni. Questo deve entrare nei nostri cuori per prendere il posto della concezione più antica e ristretta dei luoghi santi. Non possiamo ristabilire un rituale unito, né tutti sono d'accordo per salire al trono di Dio per i gradini "consumati dalle ginocchia di molti secoli". Ma dobbiamo imparare la più ampia, la più grande, la più cattolica, sì, e la più profonda riverenza che vede Dio in ogni forma di culto; perché dove il cuore umano cerca Dio, lì c'è Dio. Dobbiamo riconoscere Cristo in tutta la verità. L'antica venerazione per la Bibbia come libro senza alcun errore e come guida conclusiva e definitiva su questioni di scienza, letteratura, storia, filosofia e religione, sta scomparendo. La nostra riverenza non è per le tavole di pietra che sono rotte e perdute, né per le parole che sono state incise su di esse - non sappiamo esattamente quale forma di parole siano state incise su di esse - ma per i grandi principi fondamentali della vita morale che quei Dieci Comandamenti incarnano. Ci sono molti uomini che hanno riverenza per il libro e nessuno per la verità che è nel libro. Guai a noi se, gettando via la vecchia riverenza meccanica per la cosa esteriore, non riuscissimo ad ottenere la riverenza più profonda per la verità interiore! Che riverenza ha mostrato Dio per la verità! Pensateci un momento. Ha lanciato nella storia dell'umanità questo volume di letteratura. Gli studiosi più abili non sono d'accordo su questioni come chi ha scritto questi vari libri, in quali date, per quale scopo e con quale intento immediato. La grande maggioranza dei libri sono anonimi; La grande maggioranza di essi non ha una data certa e positiva. Cosa significa? Significa questo: Dio ha lanciato la verità senza sponsor nel mondo, e ha lasciato che la verità rendesse testimonianza a se stessa. La verità risponde alla mente umana come un ingranaggio all'altro; e la riverenza per la conchiglia deve essere perduta solo perché la riverenza per il nocciolo possa prendere il posto. Troviamo difficile, molti di noi, avere un po' di rispetto per gli eventi che stanno avvenendo in America, e per i leader che vi stanno partecipando. Non possiamo curare questa irriverenza nei confronti dei leader e dei politici fingendo rispetto per un uomo che non rispettiamo, che si è fatto strada verso la carica con metodi disonorevoli e disdicevoli. Dobbiamo andare oltre, dobbiamo guardare più in profondità, dobbiamo vedere che, come Dio è in ogni culto e in tutta la verità, così Dio è in tutta la storia. Dobbiamo vedere Dio in ogni uomo e in tutta la vita. Ci sono momenti in cui sembra che non ci sia nulla di più maestoso di una semplice, singola anima umana. Una volta Phillips Brooks mi disse: "Non c'è uomo così povero, così ignorante, così emarginato, che io non abbia timore reverenziale davanti a lui". Come l'antica riverenza per il prete e la veste e il pulpito svaniscono, la riverenza per l'uomo come campo di battaglia tra il bene e il male deve prendere il suo posto, altrimenti la riverenza scomparirà. "Il timore di Dio è la fonte della vita". Credo che sia stato Goethe a distinguere tra timore e riverenza. La paura, dice, respinge; La riverenza attrae. Non è il timore di Dio che respinge, è il rispetto per Dio che attrae, che è la fonte della vita. E quando questa riverenza avrà trovato il suo posto nei nostri cuori, sarà la fonte di tutta la nostra vita; della nostra ragione, e non dobbiamo aver paura di essere troppo razionali; delle nostre industrie commerciali, e non dobbiamo aver paura di essere troppo industriosi; del nostro umorismo, e non dobbiamo aver paura di una bella risata di cuore; riverenza in tutta la nostra vita. Non si può avere riverenza la domenica e irriverenza durante la settimana; riverenza nella chiesa e irriverenza nella vita quotidiana. E, lasciando nel passato quella riverenza che era frammentaria, spezzata e in gran parte idolatrica, dobbiamo spingerci avanti verso una riverenza più grande, più ampia, più nobile, più divina nel futuro. (L. Abbott, D.D.)

Il timore del Signore:

1.) Il timore di Dio ci spingerà ad un proficuo studio delle Sacre Scritture

2.) Il timore di Dio ci influenzerà in modo particolare nelle nostre devozioni

3.) Il timore di Dio ci porterà agli affari del giorno nel giusto stato d'animo per portarlo avanti

4.) Il timore di Dio ci permetterà di sopportare le prove e le delusioni della vita

5.) Nell'ultima prova di tutte, nell'ora della morte, raccoglieremo certamente il frutto di aver vissuto nel timore del Signore, perché allora non avremo più nulla da temere. (J. Edmunds.)

Pietà:

(I.) LA PIETÀ È RIVERENZA PER DIO. La riverenza filiale è intesa con "paura". La riverenza implica due cose, il riconoscimento della grandezza divina e il riconoscimento della bontà divina. L'impressione di bontà sta alla base della riverenza, e quindi anche la gratitudine, l'amore, l'adorazione entrano in questa riverenza

(II.) LA PIETÀ È INIZIATICA ALLA CONOSCENZA. È l'inizio di tutto questo. Ma quale conoscenza? Non mera conoscenza intellettuale. Molti uomini empi conoscono il circolo delle scienze. Il diavolo è intelligente. È la conoscenza spirituale, la conoscenza spirituale di sé, dell'universo, di Cristo e di Dio. La vera riverenza per Dio è essenziale per questa conoscenza. La riverenza religiosa è la radice dell'albero di tutta la scienza spirituale. Non sa nulla di giusto chi non conosce Dio sperimentalmente. (Omileta.)

Amore filiale:

L'amore filiale sta vicino e si appoggia alla pietà. È successivo alla riverenza per Dio. Questo primo e più alto comandamento è come la fedeltà della terra al sole per legge generale; E l'obbedienza filiale è come il giorno e la notte, l'estate e l'inverno, la primavera che germoglia e il raccolto che matura, sulla superficie della terra. Non ci potrebbe essere nessuno di questi dolci cambiamenti e benefiche operazioni della natura sul nostro globo se si staccasse dal sole. Così, quando un popolo spezza il primo e più grande legame, quando un popolo si libera dal timore di Dio, le relazioni familiari, con tutta la loro bellezza e il loro beneficio, scompaiono. (W. Arnot, D.D.)

Pietà pratica:

(I.) LA PIETÀ SPECULATIVA, O UNA DOVUTA CONOSCENZA DI DIO E DEL NOSTRO DOVERE VERSO DI LUI, È IL PRIMO FONDAMENTO DELLA VERA SAGGEZZA

1.) Il retto esercizio della vera sapienza consiste nel dirigerci e condurci alla massima felicità di cui la natura umana è capace

2.) Che la religione è l'unico metodo con cui siamo diretti e condotti verso il raggiungimento di questa felicità principale

3.) Che una debita conoscenza di Dio, e del nostro dovere verso di Lui, è la base e il fondamento della vera religione

(II.) LA PIETÀ PRATICA, O LA REGOLAZIONE DELLE NOSTRE AZIONI SECONDO LA CONOSCENZA, È L'ALTEZZA E LA PERFEZIONE DELL'INTELLETTO

1.) Avere abitualmente dimestichezza con gli esercizi di pietà è un esempio della saggezza più vera e più premurosa, perché è il mezzo più efficace per promuovere la nostra felicità e il nostro benessere in questa vita. Ci sono quattro cose per il raggiungimento delle quali siamo principalmente solleciti. Una reputazione chiara. Una comoda fortuna. Un corpo sano. Una mente tranquilla

2.) L'esercizio costante dei doveri religiosi è un esempio della saggezza più vera e più premurosa, perché è il mezzo più efficace per promuovere la nostra felicità eterna nel mondo a venire. (N. Brady.)

Un riverente timore di Dio:

(I.) LA RELIGIOSITÀ, O UN RIVERENTE TIMORE DI DIO, È LA MIGLIORE SAGGEZZA. Perché porta l'uomo a conoscere Dio. Ci insegna come conversare rettamente con Dio mediante la vera adorazione e obbedienza, e come arrivare a vivere con Dio per sempre

(II.) LE COSE DI MAGGIOR VALORE DOVREBBERO ESSERE DI GRANDE VALORE PRESSO DI NOI. Gli affetti dovrebbero sempre seguire il giudizio ben informati

(III.) LE PERSONE IRRELIGIOSE SONO, SECONDO DIO, GLI STOLTI DEL MONDO. Vogliono il timore di Dio, come gli stolti naturali vogliono la saggezza

(IV.) NESSUNO DISPREZZA LA SAPIENZA CELESTE SE NON COLORO CHE NON NE CONOSCONO IL VALORE. La sua eccellenza è così grande, che attirerebbe gli uomini a prendersene cura, se avessero occhi spirituali per vederla. La conoscenza non ha nemico se non l'uomo ignorante

(V.) COLORO CHE DISPREZZANO I MEZZI DI CONOSCENZA TRASCURANO LA CONOSCENZA STESSA. Lo rendiamo in considerazione nelle cose esteriori. Chiediamo ai malati che rifiutano il fisico se non tengono conto della loro vita. Trascurare i mezzi della grazia è un vero disprezzo della saggezza. (Francesco Taylor.)

Versetto 8. Ascolta l'istruzione di tuo padre.-La famiglia:-

Il primo e grande comandamento è il timore di Dio, e il secondo, che gli sta accanto e gli è simile, è l'obbedienza ai genitori. Ovunque la radice sia piantata, questo è il primo frutto che porta. Dio onora la Sua ordinanza, la famiglia. Dà ai genitori il rango dopo di Lui. L'amore filiale è vicino e si appoggia alla pietà. Dio è l'autore della costituzione della famiglia. Le sue leggi sono il matrimonio di un uomo con una donna, il mantenimento dei figli da parte dei genitori e il mantenimento dei genitori decaduti da parte dei figli adulti. La poligamia dei popoli orientali ha reso le parti più ricche della terra come un deserto ululante. Nella costituzione della natura c'è un apparato auto-agente per punire la trasgressione delle leggi di famiglia. L'istituto divino è protetto tutt'intorno. Le spine lacerano la carne di coloro che sono così stolti da scalciare contro di loro. In pratica, e per motivi di sicurezza, è bene tenere insieme le famiglie il più a lungo possibile. Violare le leggi provvidenziali è sia un crimine che un errore. L'amore per i genitori è al secondo posto dopo la riverenza verso Dio. Quando la Francia ha respinto il primo comandamento, il secondo lo ha perseguito. (William Arnot, D.D.)

Non abbandonare la legge di tua madre.-Per amore della madre:-

Che cosa misteriosa, che cosa misteriosa, magica, divina è l'amore di una madre! Come si annida intorno al cuore, e va con l'uomo, e gli dice parole pure, ed è come un angelo custode! Questo giovane (di cui allora predicava) non avrebbe mai potuto prendere il denaro che gli veniva da sua madre e spenderlo per una gita domenicale o per un regalo a teatro. Era una cosa sacra per lui; Aveva l'impressione e l'iscrizione dell'immagine di sua madre, e della purezza di sua madre, e della pietà di sua madre, e dell'amore di sua madre. Era una cosa sacra per lui, e queste cose che egli sentiva discutibili, o che riteneva peccaminose, dovevano sempre essere provviste da altre risorse e dal denaro che gli veniva da altre mani. Oh! C'è la poesia del cuore, la poesia della nostra casa e degli affetti domestici, la poesia della religione del cuore e dell'altare, su questo piccolo incidente, e mi sembra perfettamente bello. (Thomas Binney.)

L'influenza di una madre:

Il defunto Dr. Harvey Goodwin, vescovo di Carlisle, ha dato il seguente resoconto di sua madre: "Sono uno di quelli che hanno perso la madre in tenera età. Avevo poco più di sei anni quando la mia cara madre mi fu improvvisamente portata via. Menziono la mia età per potervi mettere davanti l'effetto che l'insegnamento di mia madre ha avuto su di me, e la tenera età in cui è cessato, e penso che possiamo trarne alcune utili lezioni. Ora, allora, quando ripenso all'insegnamento di mia madre, che cosa ne penso? Dico deliberatamente, e senza alcuna esagerazione, che sebbene da allora io sia stato a scuola, sotto tutori, sia stato all'università e abbia avuto tutta l'esperienza della vita, non credo che tutte le lezioni che ho ricevuto da allora messe insieme abbiano un valore e un'importanza pari a quelle che ho imparato da mia madre prima di compiere sette anni. Ti racconterò una delle prime lezioni che mi ha insegnato. Mi ha insegnato a dire sempre la verità; e la lezione che mi ha dato riguardo alla verità non mi è mai sfuggita. Mi ha sempre allevato con la sensazione che ciò che doveva essere detto doveva essere tutta la verità e nient'altro che la verità; che non ci doveva essere alcuna evasione, che tutto doveva essere detto semplicemente e onestamente, esattamente come era accaduto; e vi dirò come ha fatto rispettare quella lezione: mi ha sempre detto la verità. Non l'ho mai colta in fallo in alcun modo; Ho sempre saputo che quello che mi diceva era un significato. Sono sempre stata sicura che se mi avesse detto che stava per fare una cosa, l'avrebbe fatta, e nessuna lusinga o persuasione l'avrebbe portata a cambiare idea. La verità assoluta, assoluta nelle questioni più piccole, questa era la sua pratica, e questa è stata la lezione che mi ha impresso".

Versetto 9. Poiché essi saranno un ornamento di grazia per il tuo capo. - L'amore filiale un ornamento di bellezza: -

Sembra un istinto di umanità quello di mettere ornamenti sulla persona. Non è molto importante tra gli esercizi delle facoltà umane, eppure è del tutto superiore alla portata di tutte le creature inferiori. Gli ornamenti dei caduti, come molte altre cose innocenti, diventano occasioni di peccato, ma non sono per loro natura malvagi. Adornare di bellezza esteriore ciò che è moralmente corrotto all'interno è un inganno che gli uomini praticano su se stessi e sugli altri, ma l'ornamento della persona, modesto nella misura e adottato istintivamente da un innato senso del decoro, conduce alla virtù ed è coerente con la Scrittura. Le qualità morali sono i veri ornamenti di un essere umano. Tutte le grazie dello Spirito sono amabili: ma qui il primo dei doveri relativi, il rispetto reverenziale di un figlio per un genitore, è raccomandato come un ornamento di incomparabile bellezza. Amate, obbedite, abbiate cura, riverite i vostri genitori. Questo è agli occhi di Dio di grande valore. Questi ornamenti non saranno obsoleti quando il tempo avrà fatto il suo corso. Le leggi morali di Dio hanno sanzioni vendicative anche nelle potenze della natura. La pietà è utile a tutte le cose. Il primo comandamento è fruttuoso anche in questa vita, e il secondo è simile ad esso, simile ad esso nel suo carattere santo, simile ad esso nei suoi lieti risultati. "Onora tuo padre e tua madre", questo è un ornamento d'oro massiccio. A differenza dell'innaffiamento delle realizzazioni superficiali, più rudemente viene strofinato più brilla. (William Arnot, D.D.)

10 PROVERBI 1

#Proverbi 1:10-19

Figlio mio, se i peccatori ti adescano.- Ragioni per resistere alle lusinghe dei peccatori: -

Per peccatori si intendono tutte le persone che non sono veri cristiani. Tre ragioni per cui non dovremmo acconsentire quando i peccatori ci adescano:

1.) Perché quando iniziamo a peccare è difficile smettere

2.) Perché è pericoloso

3.) Perché è vergognoso

(1) È così negli sguardi che ci dà

(2) È così nella compagnia in cui ci porta. Due cose che dovremmo fare:

1.) Sbarazzarsi dei peccati che abbiamo commesso

2.) Cerca di evitare di peccare più. Un giorno un ragazzo disse a sua sorella: "Voglio che lo spirito guardi il peccato dritto in faccia quando si tratta di me, e dica: 'Vattene'. ««Sì,» rispose la sorella, «e una cosa in più vuoi; tu vuoi che gli occhiali di Dio vedano il peccato e lo riconoscano quando arriva, perché non sempre mostra i suoi colori". (R. Newton, D.D.)

Lusinghe peccaminose:

Quanto sono laboriose le persone malvagie a sedurre gli altri sui sentieri del distruttore. I peccatori amano stare in compagnia nel peccato; Gli angeli che caddero furono tentatori quasi non appena furono peccatori. Non minacciano né litigano, ma adescano con lusinghe e parole leali; Con un'esca attirano l'incauto giovane all'amo. Ma si sbagliano se pensano che, portando altri a partecipare con loro alla loro colpa e ad essere legati, per così dire, nel legame con loro, avranno meno da pagare da soli, perché avranno molto di più di cui rispondere. (Matteo Enrico.)

I vari modi con cui i peccatori ci inducono al vizio:

(I.) MENZIONERÒ ALCUNI DEI VARI MODI CON CUI I PECCATORI CI INDUCONO AL VIZIO

1.) La rappresentano come una questione leggera e banale, e nel peggiore dei casi come veniale e perdonabile. "Che cos'è", diranno probabilmente, "se non una debolezza e un'infermità umana, a cui tutti gli uomini sono soggetti? Può essere criminale seguire i dettami delle proprie passioni naturali? Non si può essere peggiori di migliaia di persone che si abbandonano agli stessi eccessi". Daranno nomi morbidi ai più grandi abomini per prevenire l'allarme. In questo modo si impone l'intelletto e si mette a tacere la coscienza. Quando il vizio è dipinto in tutti i suoi colori neri, siamo inclini ad allarmarci quando lo commette, ma quando è spogliato della sua deformità ci riconciliamo con esso e cediamo più facilmente. Ma può essere una questione di poco conto che è un tradimento contro l'Onnipotente e che ci ha sottoposti alla morte? Forse siamo più in pericolo a causa di trasgressioni più piccole che di quelle più grandi, perché esse ci insultano in modo più impercettibile e ci trascinano insensibilmente a commetterle. Non è questo un buon argomento per essere gelosi dell'apparenza stessa del male e per detestare le vesti macchiate di iniquità?

2.) Rappresentando il guadagno e il piacere che lo accompagnano. Il guadagno e il piacere sono i due grandi incantatori che hanno sedotto l'umanità e l'hanno condotta prigioniera a suo piacimento. Quali crimini ripugnanti e oscuri è stato il mezzo per perpetrare l'amore del denaro! A questa fonte corrotta possono essere fatte risalire tutte le frodi e le ingiustizie, tutti i furti e le rapine che sono stati commessi. E che cos'è l'acquisizione della ricchezza, su cui gli uomini sono tanto fissati? È un bene sostanziale e permanente? Preserverà la salute, prolungherà la vita o allontanerà la morte? L'amore per il piacere ha rovinato molti. Incanta i semplici. La salute è stata compromessa

3.) Traducendo i principi degli uomini buoni e trasformando le loro maniere in ridicolo. Il Vangelo ha dispiegato un glorioso piano di salvezza mediante il quale Dio, coerentemente con la purezza della Sua natura e la perfezione del Suo governo, può essere riconciliato con il capo dei peccatori. È nobilmente adatto a riportare la pace nella mente turbata e a ispirare la speranza dell'immortalità. Saremo derisi da qualche gruppo di uomini o per qualche gratificazione?

4.) Guidando la strada e chiamandoci a seguirli. Bisogna ammettere che l'esempio ha una potente influenza sull'umanità e spesso prevarrà quando tutti gli altri mezzi si riveleranno inefficaci. La bontà d'animo non gli permette di separarsi dai suoi compagni. Fare come fanno gli altri è stato a lungo un potente principio di azione, e ha portato gli uomini più lontano di quanto avessero mai pensato. Prima di procedere al secondo ramo dell'argomento, darò un consiglio o due ai giovani

1.) Coltiva una precoce conoscenza di Dio

2.) Evitate accuratamente la compagnia degli empi. Chissà, a meno che i tuoi principi non vengano scossi e la tua morale corrotta prima che tu te ne renda conto?

3.) Sii fervido nella preghiera a Dio affinché non permetta mai che tu sia tentato oltre ciò che sei in grado di sopportare. Il cielo è la tua migliore risorsa, e da dove provengono i tuoi aiuti più efficaci

(II.) ALCUNI ARGOMENTI CHE, CON LA BENEDIZIONE DI DIO, CI PERMETTERANNO DI RESISTERE AD ESSI

1.) È meschino e disonorevole essere legati a uomini cattivi

2.) È il più dannoso per i tuoi migliori ed eterni interessi. La salute sarà compromessa, l'anima persa

3.) Gli infiniti obblighi che hai verso il tuo Dio e Redentore

4.) Se acconsenti, getterete le basi per molta angoscia e rimorso. Gli uomini dissoluti e dissipati possono assumere l'apparenza di allegria e di allegria che vogliono, ma io sono incline a pensare che sia più affettato che reale, più finto che vero

5.) L'angoscia e il dolore in cui devi coinvolgere i tuoi genitori e amici. (D. Johnstone, D.D.)

Le lusinghe del peccato:

(I.) UN PERICOLO IMPLICITO. È nella natura del peccato essere aggressivi. Ovunque ottenga un'entrata, se non viene distrutta, alla fine diventa la padrona. Non può esistere senza cercare di spingersi in avanti verso una nuova conquista. Non c'è mai stato un trasgressore che non abbia cercato di rendere un altro simile a lui. C'è sulla terra quella che può essere definita un'enorme propaganda del male. L'autosicurezza rende solo vittime più facili

(II.) UN METODO ESPOSTO. La parola "adescare" implica che essi non vi chiedono chiaramente e direttamente di commettere il peccato come peccato, ma piuttosto vi pongono davanti un piacere reale o immaginario che potete ottenere solo con una commissione di ciò che è peccato. Nascondono abilmente il fatto che si tratta di peccato. Lanciano l'amo con l'esca. Il peccato deve essere commesso come mezzo per un fine, e la mente è così occupata dal fine che la colpa dei mezzi è trascurata. Allora è bene conoscere le lusinghe che sono comunemente impiegate per illudere e sedurre gli incauti

1.) Un allettamento comune è l'aumento della conoscenza. Si afferma che essi "vedranno la vita".

2.) Un altro è il piacere. Questo può essere un bene, ma è bene chiedersi: "Quanto costerà?" È caro se può essere comprato solo con la perdita della pace della coscienza e del favore di Dio

3.) Un altro è l'amore per la libertà. Ti viene chiesto di fare il dubbio o il torto "solo per affermare la tua libertà".

4.) Il tentatore promette che non sarai mai scoperto. Si esorta: "Nessuno lo saprà mai". Sì, Dio lo saprà

(III.) RESISTENZA FORZATA. "Non acconsentire." Dare un rifiuto chiaro, diretto, enfatico. L'uso corretto della parola "no" nei punti critici della vita salverà un uomo dalla distruzione. Ci sono due massime eccellenti per quanto riguarda le nostre azioni morali:

1.) Sforzatevi sempre di prendere una decisione positiva in tutte le questioni di condotta

2.) Non permettetevi mai di deliberare su una questione in riferimento alla quale la coscienza è pulita

(IV.) UN MOVENTE SUGGERITO. In questa resistenza che è stata sollecitata. Il testo è un appello ai genitori, e ci fa pesare su tutti i ricordi e le associazioni della nostra prima casa. Abbi loro cura di loro, ed essi costruiranno per te un frangiflutti a portata di mano, per mezzo del quale potrai tranquillamente superare le tempeste più feroci e i turbini di tentazione. (W. M. Taylor, D.D.)

Cattive compagnie:

Il desiderio di fare proseliti alle nostre opinioni speculative, e di indurre gli altri a pensare come noi, non è un accompagnatore più costante del nostro orgoglio e della nostra presunzione del desiderio negli uomini di una vita viziosa di rendere la pratica degli altri cattiva quanto la loro. Sia che molte specie di malvagità richiedano che un numero di persone si associ per essere portate avanti con successo, così che coloro che vi sono impegnati si battono continuamente per avere alleati; se il senso di vergogna non sia diminuito, e la censura della parte decente dell'umanità resa più tollerabile quando le moltitudini vi partecipano; se anche la coscienza non sia rasserenata e lusingata dalla stessa causa; o se, infine, la perversione dei loro modi abbia prodotto in tali uomini un desiderio gratuito di fare del male, e un amore per il male fine a se stesso; È così: la perdita della propria virtù produce in un uomo il desiderio di superare la virtù degli altri. Il peccato particolare che il predicatore aveva nei suoi pensieri in quel momento era quello della disonestà, e l'allettamento di cui parla era quello di prendere una proprietà appartenente ad altri, e vivere su di essa, invece di lavorare per un sostentamento onorevole e indipendente. Egli sceglie quella specie di crimine, tra le molte che avrebbero risposto allo stesso modo, come esempio per illustrare il suo argomento e mostrare la rovina e la miseria a cui il sentiero del peccato conduce un uomo. C'è una proprietà, comune al linguaggio di tutti gli allettatori degli altri al peccato, di qualunque tipo sia il peccato; e Salomone non ha mancato di notarlo nel caso che ha supposto. È la pretesa dell'amicizia più disinteressata, delle alte professioni di buona volontà e del rispetto per la persona che si impegnano ad adescare. "Vieni con noi; getta la tua sorte in mezzo a noi; Facciamo tutti una borsa". Coloro che li inducono al peccato mascherano i loro fini segreti, il loro abominevole egoismo, con tanto successo, sotto l'apparenza della generosità, che sono accecati per un certo tempo, e pensano che la moralità che hanno imparato a casa troppo rigida e impraticabile, e la gentilezza che hanno ricevuto dai loro genitori e parenti difficilmente degna di essere paragonata all'amicizia di questi uomini. Come può dunque un uomo giudicare in questa materia? Deve passare la vita con un amaro sospetto verso gli uomini, respingere tutta la loro gentilezza come un mantello per cattivi disegni e sostenere l'opinione che nessun uomo è mai amato se non da suo padre e da sua madre? Tutt'altro. Nel passaggio che abbiamo davanti propone una prova e un criterio con cui un giovane può distinguere tra la vera e la falsa amicizia; Ed è questo: che il vero sia sempre accompagnato dalla preoccupazione per la sua virtù. "Se i peccatori ti adescano, non acconsentire." Non so come illustrare meglio questa massima di Salomone se non enunciando, con le parole dell'autore regale, le conseguenze dell'ascolto dei consigli degli empi, le sollecitazioni al peccato, con le quali i giovani sono sicuri di essere assaliti da delinquenti astuti ed esperti. Per esempio, riguardo ai peccati di dissolutezza e alle tentazioni che ne derivano, egli dice di colui che cede ad essi che colui che va dietro alla donna straniera, "va come un bue al macello, e come uno stolto alla correzione dei ceppi; finché un dardo gli attraversò il fegato; come un uccello si affretta al laccio, e non sa che è per la sua vita". "Poiché", dice ancora, "ha gettato giù molti feriti, sì, molti uomini forti sono stati uccisi da lei". Ancora, quando dissuade dall'ozio e inculca la saggezza di un provvido riguardo per il futuro, dice: "Va' dalla formica, pigro, considera le sue vie e sii saggio". Di nuovo, di disonestà. "I pensieri dei diligenti tendono solo all'abbondanza; ma tutti quelli che sono frettolosi, solo per mancare. L'accaparrarsi tesori con una lingua bugiarda è una vanità, sballottata qua e là, di coloro che cercano la morte". "La rapina degli empi li distruggerà". (A. Gibson, M.A.)

L'elemento personale nella tentazione:

Il peccato non è così pericoloso come lo è il peccatore. Il peccato è repellente; ma il peccatore può essere attraente e attraente. L'elemento personale nella tentazione è spesso l'elemento attraente

(I.) IL PECCATO A VOLTE SI RIVESTE DI AUTORITÀ PERSONALE. Come di un padrone su un servo, o di un padre su un figlio. La tentazione diventa forte quando arruola l'autorità in suo favore

(II.) IL PECCATO A VOLTE SI RIVESTE DI AFFETTO PERSONALE. Molte delle forme di vizio dipendono interamente dall'amicizia per la loro propagazione. Morirebbero di morte naturale se non fosse per gli amici di un uomo

(III.) IL PECCATO A VOLTE SI RIVESTE DI ATTRAZIONI PERSONALI. Considera le attrazioni mentali. L'uomo colto, l'arguto, l'intellettuale cattivo, è un potere per il male. C'è un passaggio di potere dall'uomo al suo peccato. Più attrattive ha un uomo personalmente, più corde ha il peccato con cui tirare gli altri, e più l'abbigliamento ingannevole ha il peccato con cui rivestirsi

(IV.) IL PECCATO A VOLTE SI RIVESTE DI INFLUENZA PERSONALE. La ricchezza dà a un uomo influenza in una comunità. Così come la posizione sociale o ufficiale. Ai giovani uomini dovrebbe essere insegnato a riconoscere prontamente il peccato, indipendentemente da ciò di cui è vestito. La virilità e l'indipendenza cristiana sono le salvaguardie contro gli elementi personali in tentazione. Abbiate il coraggio di avere ragione, anche se il peccato dovesse schierare dalla sua parte tutte le potenze del mondo. Abbiate il coraggio di dire "No". Questo è eroismo cristiano. (Il pulpito meridionale.)

I giovani hanno consigliato:

Il testo si riferisce a un altro stato della società rispetto a quello in cui viviamo

(I.) LA VITA È UNA SCENA DI TENTAZIONE REALE E QUOTIDIANA. Che un uomo lo voglia o no, sarà allettato. L'errore di molti è quello di pretendere di passare la vita senza essere processati. Non sono salvati. Non c'è una fuga perfetta da aspettarsi. È la disciplina necessaria attraverso la quale l'uomo deve passare. La conoscenza e l'esperienza del male sono altrettanto inevitabili quanto la conoscenza e l'esperienza di qualsiasi affare ordinario della vita umana

(II.) C'È UN PERIODO DELLA VITA PIÙ PARTICOLARMENTE ESPOSTO ALLA TENTAZIONE DI ALTRI. A prima vista, le tentazioni della giovinezza sembrano essere in contrasto con il principio generale, che come è la giornata di un uomo, così sarà la sua forza. La forza della gioventù e la giornata della gioventù spesso sembrano essere molto sproporzionate. Sembra difficile che la gioventù debba essere messa così duramente alla prova

1.) La generosità della gioventù è messa alla prova dall'insensibilità e dalla freddezza del mondo

2.) L'ingenuità della gioventù è messa alla prova da severe lezioni; Gli amici cadono e se ne vanno come rondini d'inverno, quando sembra che ne abbiamo più bisogno

3.) La purezza della gioventù è messa alla prova dal dover andare nel mondo dell'impurità reale e attuale, per avventurarsi con le proprie forze contro tutto

(III.) NELLA SOCIETÀ TROVIAMO MOLTE PERSONE IL CUI PRINCIPALE PIACERE SEMBRA ESSERE QUELLO DI GETTARE TENTAZIONI SULLA VIA DELLA GIOVENTÙ. Non appena un uomo si smarrisce, si sforza di trascinare gli altri con sé. È fatto...

1.) Con il ridicolo

2.) Con suggerimenti subdoli

3.) Prestando libri cattivi e indulgendo in cattive conversazioni. Per superare queste tentazioni è necessaria una grande decisione di carattere. Per andare avanti nella vita è necessaria la tendenza ferma e ininterrotta di una forte volontà. Non c'è garanzia per una vera decisione di carattere se non nel timore di Dio. (W. G. Barrett.)

I pericoli a cui sono esposti i giovani:

La giovinezza è il periodo più interessante e importante della nostra prova morale per l'eternità. In essa i giovani cominciano ad essere liberati da quell'autorità e da quella disciplina genitoriale che li trattengono dalla pratica del vizio. Erano allora chiamati, in una certa misura, a pensare, a giudicare e ad agire da soli. Allora i princìpi instillati nelle loro menti devono essere messi alla prova

(I.) I GIOVANI POSSONO ESSERE ESPOSTI ALL'INFLUENZA DANNOSA DEL CATTIVO ESEMPIO, ALLA FORZA DEL RIDICOLO E AL POTERE DELLA PERSUASIONE

(II.) I GIOVANI SONO ALLETTATI DAL PORRE DAVANTI A LORO SPLENDIDE E SEDUCENTI RAPPRESENTAZIONI DELLE RICCHEZZE E DEL GODIMENTO CON CUI IL VIZIO È ACCOMPAGNATO

(III.) I GIOVANI SONO ALLETTATI A COMMETTERE IL VIZIO NASCONDENDO LA SUA DEFORMITÀ NATIVA. Cercando diligentemente di diminuire le impressioni sul pericolo che lo accompagna

(IV.) I GIOVANI SONO ATTRATTI DA TRAVISAMENTI DELL'ESSERE E DELLE RELAZIONI DIVINE. La misericordia di Dio è soffocata e la Sua giustizia e la Sua santità sono messe da parte. Dio non lascerà mai che il peccato rimanga impunito. (Giovanni Cacciatore.)

Il nemico e la lotta:

(I.) IL PERICOLO

1.) I peccatori che adescano dall'interno sono i pensieri e i desideri dell'uomo. C'è un bel esercito di questi peccatori nel petto di un giovane. I pensieri aprono la strada e preparano un sentiero battuto che l'uomo può seguire. Un filo sottile è attaccato a una freccia e sparato in aria senza essere visto, oltre una voragine invalicabile. Fissato sull'altro lato, è sufficiente tirare sopra una corda; La corda tira su una corda, la corda tira su un ponte, attraverso il quale si apre un'autostrada per tutti coloro che vengono. Così è passato l'abisso che si trova tra il buon carattere di un giovane appena uscito dalla famiglia di suo padre e le audaci vette dell'iniquità su cui si trovano i libertini veterani. Dall'orlo del baratro, da questa parte, la gioventù sfreccia su un pensiero che si fa veloce verso qualcosa su queste regioni proibite. I fatti seguiranno rapidamente quando la strada sarà preparata

2.) I peccatori che adescano dall'esterno sono i loro simili, che, essendosi smarriti, sono occupati a condurre gli altri dietro di loro. L'azione più caratteristica che il padre della menzogna abbia mai compiuto è stata quella di indurre gli altri dopo di lui al peccato. Il malfattore ha un desiderio ardente di compagnia nella sua malvagità. Per una necessità naturale, il licenzioso recluta tra le file dei virtuosi, l'ubriaco tra le file dei sobri. È una forza della natura che viene presa e impiegata per schiavizzare gli uomini. Gli uomini sono socievoli. Il principio di associazione è insito nella loro natura ed è potente, a seconda della direzione che prende, per il bene o per il male. Questa grande potenza diventa generalmente un pronto agente di male

(II.) GLI ALLETTAMENTI. Questi sono molteplici. Quando si rivolgono a giovani ben istruiti e ben condotti, sono sempre più o meno camuffati. Il tentatore getta sempre, almeno sul suo lato più brutto, un brandello di abito d'angelo. Pochi giovani che hanno ricevuto un'educazione religiosa si fermano all'improvviso e voltano subito le spalle a Dio e alla pietà. La maggior parte di coloro che cadono si discostano all'inizio in misura impercettibile dal sentiero della rettitudine. L'importanza dell'antica regola, "Obsta principiis" ("resistere agli inizi") non può mai essere sopravvalutata. Osserva gli inizi del male. In cima alla lista delle lusinghe pericolose c'è il teatro. L'usanza della società che incoraggia l'uso di bevande inebrianti costituisce uno dei pericoli più formidabili per i giovani di oggi. Ma non abbiamo mai incontrato un ubriacone che lo sia diventato tutto in una volta o che abbia progettato di diventarlo. In ogni caso il terribile vizio demoniaco si è insinuato lentamente nelle facoltà e alla fine ha sorpreso la vittima

(III.) LA DIFESA. "Non acconsentire." È un comando brusco e perentorio. Il tuo metodo di difesa deve differire dalla modalità di attacco dell'avversario. La sua forza sta nell'avvicinarsi gradualmente; La vostra è una resistenza, improvvisa, risoluta, totale. Non è con accondiscendenze parziali e scuse educate che si devono respingere le lusinghe. Con tali avversari non sei obbligato a rispettare i termini. Molto dipende dal "No" incrollabile, non diluito e dignitoso di chi teme Dio più del ghigno degli stolti. La risposta più breve è la migliore. I mezzi per resistere possono essere trovati in...

1.) Raffinatezza delle maniere

2.) Studio proficuo

3.) Sforzo benevolo

4.) Miglioramento dell'azienda. Ma sebbene la società dei buoni sia uno strumento di protezione da non disprezzare, è pur sempre subordinata. C'è un altro compagno. "C'è un Amico che si attacca più vicino di un fratello." Non puoi combattere le lusinghe del piacere peccaminoso con le tue forze. Sotto il Capitano della salvezza puoi combattere e vincere. (William Arnot, D.D.)

Gli uomini tentatori l'uno dell'altro:

Ci sono due mondi da cui la tentazione ci raggiunge: il mondo in cui viviamo e il mondo sotto di noi. Ci sono due classi di esseri che agiscono come tentatori, i diavoli e gli uomini. C'è, tuttavia, una sola classe di caratteri; Solo i peccatori possono essere tentatori. Non sappiamo come abbia avuto origine il primo peccato

(I.) GUARDI IL CASO SUPPOSTO

1.) È un caso comune. I peccatori attirano. È nella natura del peccato fare in modo che gli uomini tentino l'uno dell'altro. Il carattere sociale dell'umanità sembra implicare questo

2.) È un caso serio. In generale, i tentatori sono più forti dei tentati. Le tendenze della nostra natura umana vanno nella direzione della trasgressione. I principi di ogni peccato sono latenti in tutti noi. Questi principi possono non essere sviluppati perché non sono stati appellati; ma si faccia appello, ed essi saranno manifesti. La tentazione si presenta a una natura più o meno suscettibile

3.) Non è affatto un caso senza speranza. C'è Uno che può essere un rifugio, una forza e un aiuto presente

(II.) GUARDATE I CONSIGLI DATI. "Non acconsentire." Senza consenso la tentazione non può avere effetto, e senza consenso la tentazione non può fare alcun danno reale. Se acconsenti, stai certo che "il tuo peccato ti scoprirà". Acconsentire ora significa esporsi a un pericolo maggiore nell'aldilà. Se oggi acconsenti all'adescamento, sarà quasi impossibile rifiutare domani. (S. Martin.)

Lusinghe e allettamenti:

Si guadagna un po' di ragione considerando questo come il consiglio di Salomone a suo figlio Roboamo, che probabilmente era figlio unico, e certamente fu allevato tra i pericolosi lussi e le lusinghe della vita di corte orientale. Uno dei suoi principali pericoli risiedeva nelle cattive compagnie. La superficie della società non dice mai la verità su di essa. È strano trovare Roboamo avvertito di "banditi selvaggi" (vers. 11-14). Illustra dal "Principe Hal" della storia inglese e il sentimento comune riguardo a uomini come "Robin Hood". Il bere, il gioco d'azzardo e l'impurità sono i mali selvaggi del nostro tempo, e la cautela del testo si applica ad essi

(I.) LE TENTAZIONI DEVONO ARRIVARE. Questa è una legge necessaria per coloro che sono posti in libertà vigilata. Le forme di adescamento differiscono nelle diverse epoche. In ogni epoca, in ogni contesto di circostanze sociali, c'è un lato senza legge e autoindulgente. C'è in tutti i giovani l'amore per il romanticismo e l'allegria che li spinge a deliziarsi nell'avventura; Ma l'egoismo e la cupidigia sono le disposizioni che rispondono più prontamente alle lusinghe del male sociale. Nessuno può sperare di sfuggire alla tentazione, nessuno dovrebbe desiderare di sfuggirvi. Non c'è possibile cultura del carattere morale senza tale verifica

(II.) IL PECCATO STA NEL ACCONSENTIRE ALLE LUSINGHE. Il consenso personale è essenziale per peccare. Quali consigli si possono dare allora ai giovani?

1.) Non metterti sulla strada della tentazione

2.) Incontra l'allettamento con un semplice rifiuto

(III.) IL CARATTERE DI UN ALLETTAMENTO SI MANIFESTA NEL CARATTERE DI COLORO CHE LO PRESENTANO. Spesso siamo messi in difficoltà dai travestimenti della tentazione. Soprattutto prima di aver acquisito esperienza di vita. Dalle mani e dal collo sembra proprio Esaù. A giudicare dai discorsi sembra un serpente saggio. Un giudizio equo su di esso è spesso al di là del nostro potere. Ma giudicare chi offre la tentazione è sempre possibile. Se un uomo non è un brav'uomo, è meglio che tu sospetti ciò che vuole che tu faccia. Se sai che un uomo è buono, puoi iniziare con fiducia nei suoi consigli. Se i peccatori li adescano, è sempre sicuro non acconsentire. Se il buon invita, è sempre meglio acconsentire immediatamente. Dio è l'Infinitamente buono, e alla Sua chiamata e al Suo invito dovrebbe essere data una risposta immediata e incondizionata. (Pulpito settimanale.)

Ostinazione virtuosa:

(I.) I TENTATORI SONO CHIAMATI PECCATORI. Un peccatore qui è uno che si è allontanato dalla retta via del dovere, ed è ora un vagabondo ostinato, che mira a trascinare gli altri nel proprio corso pericoloso

(II.) IL MODO DI TENTARE CHIAMATO ALLETTANTE. A volte si ricorre all'allettamento dell'adulazione; a volte travisamento; a volte allettamento; a volte il più piccolo artificio. Gli artifici più pericolosi sono quelli che tendono a scuotere le uniche fondamenta sicure dell'obbligo morale e della responsabilità

(III.) COME DEVONO ESSERE TRATTATI QUESTI TENTATORI? L'autorità e l'affetto dei genitori fanno rispettare l'ordine solenne. Chiamate la ragione in vostro aiuto. Invita alla riflessione. Chiama in causa la conoscenza di sé. Invoca i solenni avvertimenti dei santi oracoli di Dio. Chiama alla vigilanza e alla preghiera. Concupisci l'approvazione della coscienza. Fermati a contare il costo finale. Lasciate che il fascino sensuale, lasciate che l'incredulo travisi, lasciate che gli sconsiderati si facciano beffe; ma con l'aiuto di Dio, in nome di tutto ciò che è virtuoso e degno di lode, per la felicità di tutta la tua vita presente, nell'aspirazione a una vita di perfetta virtù e di perfetta beatitudine, lascia che la tua unica risposta decisiva sia sempre: "No". (J. Bullar.)

Le lusinghe dei peccatori:

La giovinezza, trascurata o corrotta, rende la virilità spregevole o viziosa. I crimini degli anni più maturi si moltiplicano e inaspriscono le infermità e i dolori dell'età. "Guardatevi dall'avvelenare la mente giovanile con falsi principi. Lasciate che le forze razionali si dispieghino gradualmente. Si può aiutare la ragione nelle sue operazioni, ma non lasciare mai che l'autorità fornisca il posto della convinzione, né che controlli una passione, se non con un argomento alla comprensione. Questa è la dottrina perniciosa della nuova filosofia, che non è che un altro nome per l'infedeltà. Il consiglio migliore è quello di osservare i primi albori dell'intelletto. Inizia ad aprirsi prima di quanto la maggior parte sospetti. La sua tendenza naturale è verso l'errore. Spetta a te informarlo e dirigerlo. Osserva, con altrettanta attenzione, le prime emozioni del sentimento e della passione; la loro tendenza è ugualmente verso il vizio. Dite ai vostri figli che la virtù trae il suo principale e unico valore religioso dalla sua conformità alla natura e alla volontà di Dio, e che il vizio è odioso e detestabile per la sua opposizione ad entrambe

(I.) NON È STRANO CHE I MALVAGI CERCHINO DI ADESCARE GLI ALTRI? Che la natura umana sia corrotta appare nella pratica e nel contagio del vizio. Il vizio, prodotto naturale di un cuore corrotto, fa la sua prima comparsa nella costituzione morale; cresce con l'indulgenza e si propaga con l'esempio

1.) I peccatori sono spinti alla seduzione degli altri da un impulso naturale. Risulta sia dai loro principi che dalle loro abitudini

2.) I malvagi sono portati alla seduzione da un secondo motivo. Provano una vergogna che rifiutano di riconoscere; Sono ansiosi di svanire questa dolorosa impressione nella loro mente e di dividere la vergogna della loro condotta nell'opinione dell'umanità dalla società degli altri

3.) Anche il vizio è accompagnato dalla paura. L'uomo vuole la società per dissipare il pensiero

4.) Il vizio, infatti, richiede la società o per il suo pieno godimento o per l'efficace realizzazione dei suoi scopi

5.) Instancabile è il regno delle tenebre nel propagarsi

6.) Le influenze infernali possono essere necessarie per spiegare l'attività dei malvagi nella seduzione

(II.) I METODI IMPIEGATI NELL'OPERA DI SEDUZIONE. Gli sforzi del seduttore non sono sistematici e uniformi. Sono adattati alle circostanze e agli animi. Non siete senza colpa se vi lasciate sedurre. Nessuna tentazione equivale a una necessità fisica di trasgredire; Né il peccato né i peccatori possono prevalere contro di te senza la tua inclinazione. La vostra arma di difesa più efficace è la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio, in connessione con le altre parti dell'armatura cristiana. (David Birchan, D.L.)

Cattive compagnie:

(I.) L'AZIENDA RITRATTA

1.) Illegalità. "Peccatori" (ver. 10; 1Giovanni 3:4. Peccare è affondare

2.) Persuasività. "Attirati." Gli ornamenti dorati di molti divertimenti moderni, l'abbigliamento gaio della virtù decaduta, la promessa di un bene da godere che non arriva mai, sono esche con cui migliaia di persone sono attirate al peccato

3.) Combinazione. "Vieni con noi" (ver. 11) . "Coalizzatevi", diceva un grande politico, parlando a una classe di uomini che avevano un rancore a cui volevano rimediare. Così dice il nemico delle anime. Nelle file degli empi la mano si unisce alla mano (CAPITOLO 11:21)

4.) Crudeltà. "Nascondiamo il sangue".

5.) Codardia. "Aspettiamo." La crudeltà e la vigliaccheria sono spesso alleate

6.) Egoismo (ver. 13) . Lo svuotamento delle case altrui non ha alcuna conseguenza in modo che esse riempiano le proprie. Si dice di Napoleone, che ad ogni passo che saliva in grandezza cadeva la testa di un altro

7.) Socievolezza (ver. 14) . Sembra abbastanza piacevole; Ma che dire del denaro da mettere in borsa? Soldi di sangue

8.) Attività (ver. 16) . C'è nei malvagi un impulso che li spinge a precipitarsi nel peccato

(II.) IL CONSIGLIO DATO

1.) Ascolta i buoni consigli (ver. 8) . La voce del tentatore è impotente di fronte a colui che ascolta con riverenza la voce di Dio Marco 1:11, 26

2.) Impara a dire "No" (ver. 10)

3.) Evita le compagnie malvagie (ver. 15) . "I cattivi compagni", dice uno, "prima ci rendono tristi, e poi ci rendono cattivi".

4.) Tieniti lontano dai covi del male. "Trattieni il tuo piede". Alcuni che non si associano con gli empi frequentano i luoghi in cui si radunano i malvagi. Vanno a vedere, e in alcuni casi come risultato del vedere, "cadono per non rialzarsi più". I muli svizzeri hanno l'abitudine di avvicinarsi al bordo di pericolosi precipizi. Se gli uomini fossero così sicuri nel sentiero della vita come lo sono i muli sulle montagne, potrebbero farlo anche loro; ma con le nature inclini al male, è più sicuro tenersi il più lontano possibile dal luogo in cui si trova il pericolo

5.) Coltiva la vera pietà. Un carattere divino è un muro di difesa che i mondani hanno spesso paura di attaccare. (H. Thorne.)

Avvertimento contro le lusinghe dei malvagi:

(I.) L' ALLETTAMENTO MALVAGIO menzionato nel testo

1.) L'azione malvagia, è promesso, sarà compiuta in segreto e con dissimulazione

2.) È un atto audace e vivace quello a cui il giovane è incitato. L'appello è rivolto al suo "coraggio" e all'amore per l'avventura (ver. 12)

3.) L'allettamento è tenuto fuori da un grande bottino

4.) L'offerta di una compagnia franca e gioviale

(II.) L'AVVERTIMENTO DISSUASIVO del testo (ver. 10)

1.) Considera gli estremi terribili a cui può condurre la tua condotta malvagia

2.) Considera quanto fedelmente e chiaramente sei stato avvertito

3.) Le conseguenze rovinose di una condotta malvagia. (T. G. Horton.)

Ammonimento ai giovani:

(I.) CHI SONO CONTRO LE CUI LUSINGHE I GIOVANI DEVONO STARE IN GUARDIA

1.) Coloro che si sono abbandonati al vizio e al crimine. La gratificazione dei diavoli è avere uomini peccatori e miserabili come loro

2.) Coloro che, per quanto morali agli occhi degli uomini, sono tuttavia privi di pietà. La politica del nemico delle anime è sempre stata quella di condurre gli uomini negli abissi dell'iniquità a poco a poco. L'ubriacone, per esempio, è sobrio, illuminato, laborioso, rispettato nella società, amato nella sua famiglia come in qualsiasi altro quando Satana si avvicina a lui per la prima volta. Ora, se il distruttore dell'uomo mostrasse subito a questo individuo il quadro completo di quella bestialità e miseria a cui intendeva presto ridurlo, ci sarebbe ancora in lui una quantità sufficiente di coraggio morale, di autoconservazione, di sentimento umano per farlo fuggire anche con orrore e con lacrime dal laccio. Ma Satana è troppo astuto e troppo intento al successo. Egli ha pazienza nei guai e può esercitarla a lungo per ottenere un fine potente

3.) Coloro in particolare che sono conoscenti o compagni. La compagnia dei giovani è di solito formata da circostanze accidentali, senza pensiero o discriminazione. Alcuni diventano compagni di scuola, altri per vicinato, altri per parentela, altri servendo sotto lo stesso padrone o lavorando nello stesso istituto

4.) Anche coloro che sono estranei. Ahimé! Tale è la condizione morale dell'uomo che dobbiamo vivere in questo mondo in uno stato di costante sospetto. Fu ascoltando uno sconosciuto che la nostra prima madre fu ingannata; e allo stesso modo l'uomo di Dio, che era stato mandato da Giuda per denunciare l'ira di Geova contro Geroboamo e il suo idolatrico altare a Betel, fu tradito in un atto di fatale disubbidienza

(II.) LA NATURA DELLE LUSINGHE CONTRO LE QUALI I GIOVANI SONO QUI MESSI IN GUARDIA

1.) I peccatori li sedurranno con il loro esempio

2.) I peccatori li attireranno offrendo false speranze e rappresentazioni di piacere nelle vie a cui li attirano

3.) Travisando o negando la verità di Dio

4.) Ridicolizzando le loro paure morali

5.) Facendo appello alle moltitudini. Naturalmente odiamo la singolarità, e in nulla tanto quanto nella religione

6.) Lusingando la gentilezza e l'attenzione

7.) Con pretese di religione

(III.) ILLUSTRA E FAI RISPETTARE L'AMMONIMENTO: "NON ACCONSENTIRE".

1.) È solo con il loro consenso che i giovani possono essere sviati. La colpa e le amare conseguenze del loro cedimento al peccato ricadranno su di loro

2.) Per essere pronti a rifiutare il loro consenso alle lusinghe dei peccatori, i loro cuori devono essere ben saldi riguardo sia alle vie del peccato che alle vie della giustizia

3.) I giovani devono nutrire nella loro mente il sospetto e il terrore di tutti coloro che vorrebbero indurli a peccare

4.) Che portino con sé abitualmente il timore di Dio e il senso della Sua presenza

5.) Considerino l'estrema difficoltà di entrare nella vita. Invece di manomettere il peccato ed esporci alle sue insidie, avremmo abbastanza rumore per guadagnare il cielo, anche se tali lusinghe non si trovano sul nostro cammino

6.) Che meditino molto e profondamente sulla miseria di coloro che stanno perseguendo i piaceri del peccato

7) Conservino costantemente davanti alla loro mente i terrori dell'ira futura

8.) Che ora diano il loro consenso agli inviti di Cristo. (Joseph Hay, M.A.)

Consiglio per i tentati:

(I.) LA TENTAZIONE È INEVITABILE

1.) Il nome della tentazione è legione, perché sono molti, eppure uno. Gli agenti più forti appaiono in forma umana: i peccatori, che sono agenti del diavolo. Potrebbero essere i nostri compagni. Potrebbero persino definirsi nostri amici

2.) Non è un peccato essere tentati

(II.) IL POTERE DELLA TENTAZIONE. Il suo potere risiede nella parola "allettare". Le lusinghe sono l'esca all'amo del diavolo. Il "piacere" è uno di questi. "Vedere la vita" è un'altra. L'amore per la libertà o per l'affermazione dell'indipendenza è un'attrattiva potente. Il terrore di essere deriso è una forte compulsione. "Nessuno saprà" è spesso l'ultimo incentivo che sottomette la volontà e mette a tacere la coscienza

(III.) I LIMITI DELLA TENTAZIONE. La tentazione è potente, ma non è onnipotente. Nessuno ha potere sulla nostra volontà, quindi dobbiamo cedere

(IV.) LA VIA DI FUGA. "Non acconsentire." Agostino tracciò le vie della battaglia. Esse sono "Cogitatio, Imaginatio, Delectatio, Consensio.Il consenso è la fase finale di una battaglia persa. È l'ammainare la bandiera davanti al nemico; L'apertura dei cancelli della cittadella della vita

(V.) DITE "NO" AL TENTATORE, MA DITE "SÌ" A CRISTO. Dice: "Ecco, io sono con te tutti i giorni"; "Ho pregato per voi, affinché la vostra fede non venga meno"; "Prendete dunque tutta l'armatura di Dio", ecc. (Giovanni Reid, M.A.)

Una decisione coraggiosa:

In America c'erano circa otto giovani che uscirono un sabato mattina lungo le rive del Potomac, e stavano violando il sabato e si comportavano nel modo più oltraggioso, quando suonò la campana della chiesa del villaggio, e uno dei giovani si fermò di colpo e disse: "Devo andare in chiesa". Gli altri dissero: "Che cosa vuoi dire? Di sicuro non andrai in chiesa?" "Sì, vado." «Oh, George sta diventando pio, e quindi dovrebbe essere battezzato, ed eccoci qui vicino al fiume Potomac, e lo battezzeremo per immersione». E così stavano per immergerlo nel fiume, quando disse: "Fermatevi un minuto, ragazzi, e poi sarò nelle vostre mani; ma prima che tu mi tuffi nel fiume, voglio dirti una cosa. Mia madre era invalida e non la vidi mai alzarsi dal letto, e quando stavo per lasciare casa e scegliere un'occupazione, mi disse: "Ora, George, dopo che siete tutti pronti per andare, voglio vedervi nella mia stanza e darvi la mia benedizione morente, perché sono certa che non vi rivedrò mai più. Tuo padre non ha abbastanza denaro per riportarti a casa durante le vacanze e sono certissima che prima del tuo ritorno ti lascerò per sempre, quindi stai sicuro e vieni." Andai nella stanza di mia madre dopo che fui pronto, e lei mi chiese se volevo inginocchiarmi accanto al letto, e io mi inginocchiai. Ricordo proprio come appariva la sua mano. Ricordo la vena blu sulla mano sottile e sciupata mentre me la metteva addosso. Poi me lo lasciò cadere sulla testa e disse: 'Questa è la mia benedizione. Non ti rivedrò mai più, e voglio che tu ricordi questo: sarai fuori nel mondo, e ci saranno molte tentazioni su di te; ma ricordati che quando i peccatori ti adescano non acconsentire". Ecco", disse, "vado in chiesa". "Beh", dissero, "non devi andare in chiesa". Trasalì; Essi lo seguirono, un po' con derisione, un po' con serietà. Giunsero alla porta della chiesa. Entrarono. Quel giorno il Vangelo era potente nel cuore di quel giovane. Lì per lì si arrese a Dio. Prima che fossero trascorsi molti mesi, alcuni da un tipo di influenza, altri da un altro, ma tutti quei giovani erano entrati nel regno di Cristo. Sei di loro sono in cielo, due di loro occupano alte posizioni nella Chiesa, e tutto perché quel giovane ha osato fare il suo dovere. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Tendiamo un agguato per il sangue. - Il ladro del tempo di Salomone:

La tentazione contro la quale l'insegnante cerca di proteggere il suo discepolo è quella di unirsi a una banda di ladri di strade. Nel periodo attino della sua storia la Palestina si è sempre elevata alla sicurezza di un sistema di polizia ben ordinato, e la selvaggia licenza della vita del predone ha attirato, possiamo ben credere, molti che sono stati allevati nelle città. Gli "uomini vanitosi" che si radunarono attorno a Iefte Giudici 11:3, gli illegali o gli scontenti che vennero da Davide ad Adullam 1Samuele 22:2, le bande di briganti che infestavano ogni parte del paese nel periodo del Nuovo Testamento, e contro i quali ogni governatore romano doveva condurre una guerra incessante, mostrano quanto profondamente fosse radicato il male lì. La storia di San Giovanni e del giovane convertito che divenne un ladro, la più interessante di tutte le tradizioni apostoliche, può servire come un'altra illustrazione. La storia di molti secoli (la nostra, ad esempio, nelle tradizioni popolari di Robin Hood e di Enrico V), presenta fenomeni simili. La vita da ladro ha attrattive per i cuori aperti e avventurosi. Nessuna generazione, forse nessuna classe, può permettersi di disprezzare l'avvertimento contro di essa. (Dean Plumptre.)

Il discorso del ladro:

(I.) I GIOVANI SONO IN GRANDE PERICOLO DI ESSERE TRASCINATI VIA VERSO LA CONDOTTA PECCAMINOSA. Perché non hanno quell'esperienza radicata che hanno gli altri, né sono così in grado di guardare attraverso gli spettacoli nelle sostanze. Perché sono ostinati e testardi, e seguiranno le loro proprie concupiscenze, nonostante le persuasioni degli uomini buoni

(II.) LA SEGRETEZZA È UN'OTTIMA ESCA PER LA MALVAGITÀ. Perché la vergogna è un grande freno per tenere gli uomini lontani dall'aperta malvagità. Molti sono trattenuti da essa coloro che nessun consiglio tratterrà dalle vie malvagie. Perché la paura della punizione è un po' che impedisce agli altri di peccare. Presta attenzione alle sollecitazioni segrete ai mali segreti

(III.) GLI UOMINI MALVAGI HANNO MOLTI STRATAGEMMI SEGRETI PER REALIZZARE I LORO DISEGNI MALVAGI. Come Esaù Genesi 27:41, Gezabele 1Re 21:9. È il loro studio giorno e notte Salmi 36:4; Proverbi 4:16

(IV.) GLI UOMINI MALVAGI SI PROMETTONO IL SUCCESSO DEI LORO COMPLOTTI MALIZIOSI. Pensano che la loro miniera sia troppo profonda perché gli uomini possano contrastarla, e non guardano a Dio, che può andare oltre di loro. Questo ci mostra quanto profondamente il peccato sia radicato nelle anime peccatrici, così che esse osano promettere a se stesse un buon successo, non solo nelle cose lecite, ma anche in quelle peccaminose. (Francesco Taylor.)

Figlio mio, non camminare per la via con loro.-Cattive compagnie:-

Quasi nessun giovane va da solo in un luogo di dissipazione. Ognuno è accompagnato. Nessun uomo va in rovina da solo. Porta sempre con sé qualcun altro. Possiamo, nei nostri luoghi di lavoro, essere costretti a parlare e a mescolarci con uomini cattivi; ma colui che sceglie deliberatamente di associarsi con persone viziose è impegnato a fare un corteggiamento con una Dalila, le cui cesoie taglieranno tutte le ciocche della sua forza, e sarà inciampato nella perdizione

1.) Ti avverto di evitare lo scettico, il giovane che mette le dita nel giubbotto e ride della tua religione antiquata, e si rivolge a qualche mistero della Bibbia e dice: "Spiegalo, mio pio amico, spiegalo"; e che dice: "Nessuno mi spaventerà; Non ho paura del futuro". Ahimé! verrà il tempo in cui il giovane infedele dovrà morire, e allora il suo anello di diamanti non brillerà di splendore agli occhi della Morte mentre il tetro nemico sta sul divano in attesa della sua anima

2.) Ancora una volta, vi esorto a evitare la compagnia degli oziosi. Ci sono uomini che si aggirano per ogni negozio, ufficio e negozio che non hanno nulla da fare, o si comportano come se non l'avessero fatto. L'ozio è accanto alla malvagità. Ladri, giocatori d'azzardo, scassinatori, taccheggiatori e assassini sono fatti della classe che non ha nulla da fare

3.) Vi esorto a evitare il perpetuo cercatore di piacere. Fai attenzione all'uomo che gioca sempre e non lavora mai. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Dissuasione dall'unirsi ai ladri:

La somma di tutti questi consigli è come se avesse detto: "Oh, figlio mio, i peccatori ti sedurranno con queste o simili parole e promesse, e tenderanno tali lacci per la tua gioventù inesperta; ma ricordati che tu sei mio figlio, e non loro, e perciò hai più motivo di dare ascolto a me, che ti parlo per affetto paterno. Non date dunque ascolto ai loro consigli, alle loro lusinghe o alle loro promesse. Mostrati loro così strano che non entrerai nemmeno nella loro via, e tanto meno la camminerai in essa".

(I.) I FIGLI DOVREBBERO PREFERIRE ASCOLTARE I BUONI CONSIGLI DEI GENITORI PIUTTOSTO CHE QUELLI CATTIVI DEGLI ALTRI. Perché sono più impegnati con i genitori che con qualsiasi altro per la vita, l'educazione, le fatiche e i mezzi. I consigli dei genitori sono dati con amore e sono per il loro bene

(II.) I GIOVANI HANNO BISOGNO DI SFORZARSI PER LA CONOSCENZA PER DISCERNERE TRA IL BUON CONSIGLIO E IL MALE. Perché spesso sono costretti a farlo. I giovani si trovano, come Ercole nel suo sogno, tra la virtù e il vizio, sollecitati da entrambi. Perché ci sono giuste pretese per tutti i peccati. La gola è chiamata il libero uso della creatura; ubriachezza, buona compagnia; la prodigalità si chiama liberalità; cupidigia, parsimonia; la lussuria si chiama amore; L'orgoglio va per la bellezza. Ha bisogno di una buona pietra di paragone per distinguere tra oro e rame ben dorato. Non è necessaria una minore abilità per distinguere tra il bene reale e quello apparente. Pesa le cose alla luce della ragione e alla luce della Scrittura

(III.) LE LUSINGHE AL PECCATO NON SONO UNA SCUSA PER IL PECCATO. Perché gli alluratori non hanno il potere di costringere. Possono e devono essere rifiutati

(IV.) LA COMPAGNIA NON SCUSA NESSUNO PER I SUOI PECCATI. L'azienda non può alterare la natura delle cose. Non può rendere il bene un male o il male un bene. C'è la scelta della compagnia; Ogni compagnia non è male. La compagnia può attirare la nostra natura corrotta al peccato, ma non può scusarci per il peccato

(V.) CONTINUARE, O CAMMINARE NEL PECCATO, È PERICOLOSO. È il segno di un cuore duro continuare nel peccato. La bocca della coscienza è chiusa. Rende il cuore ancora più duro. L'abitudine farà sì che l'uomo non cominci dai peccati più grandi

(VI.) L'INGRESSO STESSO NELLE VIE PECCAMINOSE È PIENO DI PERICOLI, COME UNA CADUTA: non si rimane finché non si arriva in fondo. Tieniti lontano dalle vie malvagie, o esci rapidamente. (Francesco Taylor.)

Gli effetti perniciosi delle cattive compagnie:

La condizione e le circostanze in cui ci troviamo qui sono tali che la società è necessaria alla felicità, se non all'essere stesso, dell'umanità. Oltre a questa necessità, che ci costringe a cercare aiuto nella società, c'è un'inclinazione naturale che ci spinge fortemente ad essa. Salomone, avendo osservato questa assoluta necessità dell'amicizia e della società, e di quanto sia alta l'importanza di scegliere correttamente gli amici e i compagni, in questo libro dei Proverbi ha dato molte regole riguardo a quella scelta, di cui il testo è uno. "Non camminate per la via dei peccatori"; Non stringere amicizia con uomini malvagi. Mostrerò i pericoli del male e i vantaggi della buona compagnia

1.) Come fondamento di tutto, permettetemi di menzionare, in primo luogo, l'autorità delle Sacre Scritture, scegliendo alcuni tra i molti passi a questo scopo di cui abbondano gli scritti sacri. «Non stringere amicizia con un uomo adirato perché tu non impari le sue vie e non ti prenda un laccio nell'anima tua. Chi cammina con i saggi sarà saggio; ma il compagno degli stolti sarà distrutto". A questo scopo il profeta si espone molto aspramente con Giosafat riguardo all'alleanza che aveva stretto con Achab, un re malvagio e idolatra: "Dovresti amare tu quelli che odiano il Signore?" C'è qualcosa di molto forte e solenne nell'esortazione usata da San Paolo ai Tessalonicesi: "Ora vi ordiniamo, fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, di ritirarvi da ogni fratello che cammina disordinatamente".

2.) A questa autorità della Sacra Scrittura aggiungo la conferma della ragione, per mostrare che dobbiamo stare attenti nella scelta dei compagni da questa considerazione, che la natura degli amici o della compagnia di un uomo deve essere di grande importanza per il suo benessere. E questo appare da qui, perché hanno sempre un'influenza straordinaria, non solo sul suo temperamento e sul suo comportamento, ma su tutte le sue principali preoccupazioni. Ora, il conforto nell'angoscia è uno dei principali vantaggi che si possono ottenere dall'amicizia, e uno dei principali fini da essa proposti. Ma come si può sperare questo da qualsiasi persona malvagia? Per quanto gradevole possa essere il suo temperamento per una mente tranquilla, per quanto il suo discorso sia rassicurante all'orecchio dei ricchi, tuttavia può portare poco conforto a uno spirito turbato. D'altronde, l'unico sostegno nelle avversità è la religione, la ferma convinzione di una Provvidenza saggia e buona, che dirige tutte le cose verso i fini migliori. E come è possibile che da questa considerazione derivi conforto un uomo che vive in ribellione contro quel grande Essere? O come può uno che ha un po' di amore per la religione dilettarsi in compagnia di colui che la disconosce o la disprezza? Anche il nostro interesse è ferito dall'intimità con uomini malvagi; Essendo guidati dalle loro passioni e sacrificando i loro obblighi più sacri ai loro vizi, sono incostanti e insinceri, e tendono a tradire i nostri interessi che trascurano e perdono i propri. Mentre, nel conversare con l'uomo buono, ci sono molti vantaggi. La sua nota sincerità ci mette al sicuro dall'ansia del sospetto; I principi in base ai quali agisce rimuovono in lui ogni paura di cambiamento. La reputazione, è evidente, non si può ottenere vivendo in familiarità con uomini malvagi. L'amicizia trova o rende gli uomini simili; e il mondo suppone giustamente che assomigliamo a coloro con i quali viviamo in stretta intimità. Per questo motivo nulla può essere più utile al nostro carattere di una stretta unione con uomini saggi e buoni. Da quanto è stato detto si possono trarre alcune osservazioni degne della nostra attenzione e cura

1.) Dovremmo fissare nella nostra mente un giusto senso del grande uso che può derivare a tutti noi dalla società e dal dialogo reciproco

2.) Tutti coloro che possono essere considerati nelle diverse relazioni di genitori o di padroni devono stare attenti, non solo per noi stessi, ma anche per coloro che sono affidati alla nostra responsabilità o dipendono da noi, nella scelta dei compagni

3.) Dovremmo sforzarci di acquisire quelle buone qualità che sono più adatte a noi per ricevere e dare miglioramenti dall'azienda. Come il candore e l'ingenuità della mente, con i quali siamo portati prontamente a riconoscere i nostri errori e a rendere giustizia alle perfezioni o alla preminenza di un altro. Tale è, allo stesso modo, l'umiltà, virtù che ci rende inclini all'ascolto e all'apprendimento. Dovremmo anche studiare per portare vantaggio all'azienda, oltre che ricevere da essa; a tal fine dovremmo stabilire una persuasione della nostra verità, onestà e bontà. (J. Lawson.)

Sicuramente invano la rete viene stesa alla vista di qualsiasi uccello.- Un avvertimento contro le cattive compagnie:

Nelle cose temporali la conoscenza del pericolo porta naturalmente ad evitarlo. Il parallelo del testo implica l'esistenza di un pericolo, sotto la similitudine della stesura della rete, e sviluppa il carattere della salvaguardia, cioè la coscienza dello scopo per cui la rete è stesa. Tre fonti da cui derivano specialmente i pericoli dei giovani: le cattive compagnie, i falsi princìpi e un cuore perverso e malvagio. La maggior parte dei giovani nel mondo è costituita da scettici, che disprezzano la religione; i sensuali, che lo odiano; e gli indifferenti, che la trascurano. Il giovane scettico o filosofico è uno che ha letto molto, ma ha ragionato poco. La sua filosofia consiste nel confondere e sconvolgere ciò che gli altri credono piuttosto che nel proporre qualcosa di razionale per conto suo. Egli manifesta un profondo disprezzo per le vecchie piste e i sentieri battuti, e disconosce tutte le concezioni della religione che non lasciano spazio alla ragione umana. C'è una seconda classe di tentatori che lasciano intatto l'intelletto, ma che fanno il lavoro del nemico e tendono reti per l'anima per mezzo di appetiti e concupiscenze. Il suo scopo è quello di sfruttare al massimo il tempo che passa, di svuotare la coppa del piacere mentre rimane ancora alla nostra portata, di risolvere l'esistenza dell'uomo nella gratificazione dei sensi, e lasciare che il futuro, che deve essere, e l'eternità, che può essere, cambino per se stessi. C'è ancora una terza classe di cattivi associati o tentatori, dai quali vengono tese insidie per l'anima, che non si vantano della loro sensualità, come la seconda, o della loro infedeltà, come la prima, che letteralmente "non si curano di nessuna di queste cose". Si tratta di persone che considerano la religione come una cosa decente e appropriata per coloro che hanno tempo da perdere, come i bambini e i servi, ma la considerano solo una preoccupazione occasionale di uomini dediti allo studio o impegnati negli affari

1.) L'antidoto per il veleno sottile insinuato dall'infedele si trova nella giusta considerazione dell'espiazione di Cristo

2.) L'antidoto alle lusinghe dei sensuali è la giusta considerazione dell'esempio di Cristo

3.) L'antidoto più efficace al veleno furtivo e sottile della compagnia e dell'esempio degli indifferenti è il giusto apprezzamento delle promesse di Cristo. Fino a quando l'infedele non potrà osservare lo splendore della gloria di Cristo; fino a quando il sensualista non potrà macchiare la purezza della santità di Cristo; fino a quando la persona del mondo non sarà in grado di dimostrare la fallacia delle promesse di Cristo, la salvezza potrà sempre essere trovata guardando a Gesù, guardando a Lui nei nostri momenti di bisogno. (Thomas Dale, M.A.)

Persuasioni e dissuasioni:

"Invano." Così la nostra traduzione e alcune altre l'hanno letta. Alcuni lo considerano inutile riguardo all'uccello, che non accetterà alcun avvertimento, ma volerà verso la carne, anche se cadrà nella rete. Così i ladri andranno avanti fino a quando arriveranno al patibolo, nonostante gli esempi di altri impiccati prima, o i consigli degli amici. Altri lo applicano al giovane stesso, come se Salomone avesse detto: "Se gli uccelli hanno l'intelligenza di vedere e di evitare le insidie, tu, figlio mio, essendo una creatura ragionevole, dovresti vedere molto di più il pericolo dei consigli di questi uomini malvagi".

(I.) UNA VARIETÀ DI RAGIONI È NECESSARIA PER DISSUADERE DAL MALE. A causa della nostra incredulità privata; a causa della nostra incredulità positiva; a causa delle diverse disposizioni degli uomini

(II.) LE RAGIONI ADDOTTE PER CONFERMARE LA VERITÀ DEVONO ESSERE SOLIDE. Perché nient'altro che la verità dovrebbe venire da un informatore (insegnante). Le ragioni non dovrebbero solo essere vere, ma sostenere tutte le verità. Come può un uomo pensare di persuadere gli altri con ciò che non persuade se stesso?

(III.) C'È UN MONDO DI INGIUSTIZIA NEL MONDO. Gli uomini hanno umori e affetti diversi. Dobbiamo essere proprio in mezzo a una generazione ingiusta

(IV.) GLI UOMINI MALVAGI HANNO ASTUTI STRATAGEMMI PER FARE DEL MALE. Accelerare l'affare il più presto, in modo che possano rapidamente realizzare il loro desiderio e rimuovere tutti gli impedimenti. Fate attenzione alle trame degli uomini empi. Usa l'innocenza della colomba, ma con l'astuzia del serpente. (Francesco Taylor.)

Avvertito vedendo:

La mattina presto uscivo con un uccellatore per catturare i piccioni selvatici. Ci affrettammo attraverso la gola della montagna. Stendemmo la nostra rete, coprendo i bordi della rete, come meglio potemmo, con i rami degli alberi, in modo che gli uccelli del cielo non la scoprissero. Sistemammo l'uccello da richiamo; i suoi piedi veloci, le sue ali sbattenti, in modo da invitare tutti gli uccelli dell'aria a venire a sdraiarsi lì. Poi ci ritirammo in una capanna di rami e aspettammo che arrivassero gli uccelli. Nelle alture più lontane vedemmo avvicinarsi uno stormo di uccelli. Si avvicinarono sempre di più, sempre più in basso, finché riuscirono a malapena a cadere nella rete, quando improvvisamente sfrecciarono via. Siamo rimasti delusi. Aspettammo, e dopo un po' vedemmo un altro stormo di uccelli avvicinarsi sempre di più, sempre più in basso, finché proprio nel momento in cui stavano per cadere nella rete, improvvisamente sfrecciarono via. Dissi al vecchio uccellatore: "Qual è la ragione di questo? Esaminiamo la cosa". Così uscimmo, e scoprimmo che, per il battito d'ali di un ramo d'albero, una parte della rete era stata scoperta, così che gli uccelli, avvicinandosi, avevano visto il pericolo ed erano fuggiti. E quando vidi ciò, dissi al vecchio uccellatore: "Questo mi ricorda un passo della Scrittura: 'Certamente invano la rete è tesa davanti a qualsiasi uccello'. " (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Trappole per uomini:

Ci sono due classi di tentazioni: quelle superficiali e quelle sotterranee, quelle in superficie, quelle sotterranee. Se un uomo potesse vedere il peccato così com'è, non lo abbraccerebbe più di quanto abbraccerebbe un lebbroso. Voglio sottolineare le tentazioni insidiose che assalgono, soprattutto i nostri giovani. L'unico tipo di natura relativamente libera da tentazioni, per quanto io possa giudicare, è il temperamento freddo, duro, avaro e meschino. Cosa farebbe Satana di un uomo del genere se lo prendesse? Satana non è ansioso di trovare un uomo che, dopo un po', possa disputare con lui il regno dell'eterna meschinità. È il giovane generoso, il giovane ardente, il giovane di buon cuore, il giovane socievole che è particolarmente in pericolo

1.) La prima classe di tentazioni che assalgono un giovane è guidata dallo scettico. Non ammetterà di essere un infedele o ateo. Oh no! è un "libero pensatore"; è uno dei vostri uomini "liberali"; Egli è libero e facile nella religione

2.) La seconda classe di tentazioni insidiose che si abbattono sui nostri giovani è guidata dal datore di lavoro disonesto

3.) Tentazioni di bere. (Ibidem)

Trappole morali:

(I.) IL PECCATO TENDE TRAPPOLE PER LE ANIME. Il peccato ha tessuto una rete e l'ha posata lungo il sentiero della vita. Questa rete è composta da materiali diversi, come la sensualità, l'avarizia, l'ambizione. Le trappole sono adattate per uomini di ogni tipo mentale, di ogni periodo della vita, in ogni grado sociale

(II.) QUESTE TRAPPOLE DEVONO ESSERE ESPOSTE. L'uccellatore nasconde la sua rete. Il peccato opera in modo insidioso. Sfrutta le circostanze, l'ignoranza e l'inesperienza degli uomini. Il lavoro del vero filantropo è quello di smascherare le trappole

(III.) QUESTE TRAPPOLE PORTANO ROVINA AI LORO AUTORI. Stanno in agguato per il loro stesso sangue. La punizione li coglie. Se sfuggono alla violenza, la Nemesis li insegue. I loro piani possono sembrare prosperare qui, ma la giustizia segue i loro passi e la loro rovina è inevitabile. (David Thomas, D.D.)

Così sono le vie di chiunque è avido di guadagno. - Avidità d'oro:

Mida, il re frigio, chiese un favore agli dèi, ed essi accettarono di concedergli tutto ciò che desiderava. Il monarca, felicissimo, decise di rendere il favore inesauribile. Pregò che tutto ciò che toccava potesse essere trasformato in oro. La preghiera fu esaudita e amare furono le conseguenze. Qualunque cosa il povero re toccasse si trasformava in oro. Posò la mano su una roccia, che divenne un'enorme massa d'oro di valore inestimabile; Afferrò il suo bastone di quercia e in mano divenne un lingotto d'oro vergine. Attiprima la gioia del monarca fu illimitata, ed egli tornò al suo palazzo il più favorito dei mortali. Guai alla miopia dell'uomo! Si sedette a tavola e tutto ciò che toccava si trasformò in oro per farsi beffe del suo desiderio, oro puro, massiccio. Allora la convinzione si fece strada nella sua mente umile, che doveva perire per il suo desiderio avido, morire in mezzo all'abbondanza; e ricordando l'infausto detto che aveva udito: "Gli dèi stessi non possono riprendersi i loro doni", urlò a Dionigi, severamente sorridente, di riportarlo al cibo più rozzo e vile, e di liberarlo dalla maledizione dell'oro

20 PROVERBI 1

#Proverbi 1:20-23

La Sapienza grida all'esterno. - La voce della vera Sapienza:

Il Signore Gesù Cristo è la vera Sapienza che parla ai figli degli uomini. Gli antichi erano abituati a parlare della loro religione come saggezza o filosofia, e quindi i Greci rappresentavano Minerva come la dea della saggezza, dicendo che era proseguita dal cervello di Giove

(I.) L'ATTEGGIAMENTO CHE LA SAPIENZA ASSUME QUANDO SI RIVOLGE AI FIGLI DEGLI UOMINI

1.) Il suo appello è aperto e pubblico

2.) Le sue proposte sono di varia descrizione. Scende in strada, dove ci sono ogni sorta di frivolezze allettanti. Nei principali luoghi di concorso, dove si radunano le moltitudini. Nell'apertura delle porte, dove si svolge il commercio

3.) I suoi appelli sono patetici. Lei "piange".

(II.) I PERSONAGGI A CUI LA SAPIENZA SI RIVOLGE. Quelli semplici; schernitori; Sciocchi

(III.) LE PROMESSE CHE FA. "Infonderò il mio Spirito in voi". (W. Barker.)

La fatale politica della deriva:

(I.) IL MESSAGGIO

1.) Metodo orientale di pubblicazione. "Lei", bella personificazione della Sapienza, sta "in cima alle strade rumorose" (margine R.V.). I nostri metodi, la voce, la stampa, la sua potente azione

2.) Ma la sostanza della sapienza è sempre la stessa, perché la natura umana, la vita e i bisogni sono gli stessi. Abbiamo ancora bisogno di una guida più elevata nella nostra vita frettolosa di oggi. La sapienza vede nel cuore delle cose; ne ricerca l'essenza; non è messo da parte da accidenti; e li mette in proporzioni reali

3.) Lo Spirito di Saggezza. "Spanderò il mio Spirito", ecc. Più uno spirito che una scienza: non si impara con le regole, ma si rivela all'amore. Ruskin dice che nessun grande dipinto può essere prodotto a meno che l'artista non ami il suo soggetto. Ci deve essere una tendenza in questo senso. Un ragazzo che si appoggia alla scienza sarà un naturalista migliore di uno per il quale le lumache e gli insetti sono ripugnanti. Così lo spirito di saggezza è riversato come amore sull'amante. Purifica il pensiero, stabilizza la vita e arricchisce la natura

(II.) COME VIENE TRATTATO. "Ho chiamato", ecc. Lei si alza e piange: ma il ruscello passa assorto e incurante, o si volge per farle uno scherno. "Semplici", quelli che sono come banderuole, leggeri di testa e girati da ogni vento; Superficiali di cuore, vivono la vita facile del corpo alla bocca. Gli "schernitori", le persone superiori, che "sanno, non sai", per i quali la serietà è fanatismo, e la devozione non lo è. "Stolti", per i quali la conoscenza è un rimprovero, che stupidamente vanno per la loro strada, e si risentono dell'interferenza, anche per il loro bene. Ma le scuse! "Lascia che i miei piani giungano a compimento, e poi!" "Quando avrò un po' più di tempo!" Se un giovane trascura l'apprendimento di un mestiere o di una professione, la sua vita sarà "legata a secche e miserie". Andare alla deriva è fatale. Ma troppo spesso questo consiglio viene vanificato

(III.) LA PUNIZIONE DELLA NEGLIGENZA. Per tutto il giorno ha pianto, ed è stata trascurata o disprezzata. La luce comincia a svanire, arriva la notte, non di "sonno, sonno balsamico", ma di ira. La saggezza se ne va tristemente. Il turbine comincia ad addensarsi: l'aria trema, la terra trema. La cosa più spaventosa di tutte è la risata di Dio attraverso i cieli oscurati. (J. Piuma.)

Il grido della Saggezza:

I malfattori non rimangono senza preavviso. L'avvertimento è forte, pubblico, autorevole. La sapienza di Dio è una saggezza molteplice. Mentre si concentra corporalmente in Cristo, e da lì scaturisce come dalla sua fonte, si riflette e riecheggia da ogni oggetto e da ogni evento. Ogni legge di natura, e ogni evento della storia, ha una lingua con la quale la Sapienza proclama la santità di Dio e rimprovera il peccato dell'uomo. La sapienza parla attraverso la coscienza dell'uomo. Non è la coscienza che proclama l'ira di Dio contro il male dell'uomo che ha il potere di rendere l'uomo buono. È la coscienza aspersa con il sangue di Cristo che allo stesso tempo parla di pace e opera purezza

(I.) Rimprovero ai SEMPLICI che amano la semplicità. Per "semplici" si intende quella classe di peccatori la cui caratteristica principale è l'assenza di bene piuttosto che l'attività positiva nel male. La radice dell'amarezza non è sfociata in alcuna forma di vizio oltraggioso, ma rimane priva di giustizia. I semplici per il tempo sono sempre una classe numerosa; ma i semplici per l'eternità sono una classe ancora più numerosa

(II.) Rimprovero per gli SCHERNITORI che amano disprezzare. Questa classe affronta le minacciose realtà dell'eternità, non con una facile indifferenza, ma con una forte resistenza. Gli schernitori possono essere trovati su entrambi i bordi della società. La povertà e la ricchezza diventano di volta in volta una tentazione allo stesso peccato. Gli schernitori amano disprezzare. L'abitudine cresce con l'indulgenza. Diventa una seconda natura. Diventa l'elemento in cui vivono. Le loro beffe sono generalmente colpi di parata per tenere lontane le condanne. Questi detti intelligenti sono il recinto per respingere certe frecce che altrimenti potrebbero fissare le loro tormentose punzecchiature nella coscienza. Il beffardo non è un uomo così audace come sembra

(III.) Rimprovero per gli STOLTI che odiano la conoscenza. Gli stolti sono coloro che hanno raggiunto i più alti gradi del male. Odiano la conoscenza, e la conoscenza ha il suo inizio nel timore di Dio. L'enfatico "nessun Dio" del quattordicesimo Salmo indica non la disperazione di un ricercatore che non è in grado di trovare la verità, ma l'ira di un nemico che non ama ritenerla. Non è un giudizio formato nell'intelletto dello stolto, ma una passione che arde nel suo cuore. (William Arnot, D.D.)

La voce della saggezza:

(I.) UNA CHIAMATA DIVINA

1.) L'oggetto del bando

2.) I luoghi in cui viene somministrato

3.) Il modo in cui viene affrontato

4.) Le persone a cui si applica

(1) I semplici sono coloro che sono facilmente sedotti, le masse sconsiderate, che diventano le vittime pronte degli uomini che progettano il male

(2) Gli schernitori sono coloro che ridicolizzano le cose sacre

(3) Gli stolti che odiano la conoscenza includono entrambe le classi di cui sopra

(II.) UN'IMPORTANTE ESORTAZIONE: "Volgetevi alla mia riprensione".

1.) L'argomento a cui si riferisce questa esortazione. Il grande disegno del vangelo è quello di distogliere gli uomini dall'errore della loro via

(1) Dobbiamo convertirci nell'esercizio del vero pentimento

(2) Dobbiamo volgerci con pieno proposito di cuore

(3) Dobbiamo voltarci senza indugio

2.) L'incentivo dato per indurci a conformarci a questa esortazione. L'incapacità del peccatore di rivolgersi a Dio non è della stessa natura della nostra incapacità di volare, che è un'incapacità fisica. Per affrontare l'incapacità morale e per incoraggiare coloro che sono oppressi con un senso di essa, viene data la promessa: "Spanderò il mio Spirito su di voi". Egli è concesso per cambiare il nostro cuore, per aiutare le nostre infermità e per rafforzarci con la forza della nostra anima. È anche detto: "Vi farò conoscere le Mie parole".

(1) Saranno fatti conoscere per illuminare

(2) Dirigere

(3) Per accelerare

(4) Alla console

(III.) UNA DENUNCIA SOLENNE. Del destino qui denunciato abbiamo...

1.) La sua causa procurante. Il disprezzo mostrato per il messaggio divino e il disprezzo gettato su di esso. L'atto di "stendere la mano" è compiuto:

(1) Per attirare l'attenzione

(2) Per fornire assistenza

(3) Per conferire una benedizione

(4) Per comporre una lite

2.) La sua natura terribile. Colui che viene mostrato come gentilmente promettente e aiutante è ora descritto come "che ride della calamità e si fa beffe dei timori". E il dolore sarà aggravato dalla considerazione che la misericordia sarà cercata quando la ricerca sarà inutile. (Autore di "Sulle orme di Gesù".)

L'avvertimento della saggezza:

Il Libro dei Proverbi è uno scrigno pieno di gemme. Questo passaggio è una presentazione deliziosamente orientale della verità della chiamata di Dio all'anima dell'uomo

(I.) LA CHIAMATA DELLA SAPIENZA

1.) Per saggezza si intende la benefica energia divina

2.) Questa energia divina entra in connessione con l'uomo e produce in lui un riflesso di se stessa

3.) La presentazione completa di questa sapienza divina che va avanti per illuminare gli uomini si trova in Gesù Cristo

(1) Il presente bando è aperto

(2) L'offerta fatta nel bando è gratuita

(3) Tutte le classi di uomini sono toccate da questa chiamata

(4) La chiamata è urgente

(II.) I RISULTATI DELLA CHIAMATA DELLA SAGGEZZA

1.) Il rifiuto dell'offerta di Dio è possibile, e ne derivano necessariamente delle conseguenze

(1) L'accettazione del peccato pone l'uomo nell'atteggiamento del rifiuto di Dio

(2) Quando l'uomo peccatore vuole la sapienza di Dio come rifugio, essa non è più disponibile

(3) La calamità si abbatte su coloro che rifiutano la voce della sapienza di Dio

(4) La punizione che arriva è in gran parte interna

2.) È possibile per gli uomini ascoltare e obbedire alla voce della Sapienza. Il risultato per l'obbediente è dato così

(1) Parte di questo è la sicurezza

(2) Da qui nasce la quiete. Questa lezione ha la sua piena applicazione in relazione alla Sapienza incarnata, anche al Signore Gesù Cristo. Ci sono diverse conseguenze per coloro che rispondono a questa voce in modo diverso. (D. J. Burrell, D.D.)

Sapienza celeste:

L'ebraico ha "saggezze" plurale, che include tutti i tipi di vera sapienza

(I.) VALE LA PENA DI PRENDERSI CURA DELLA SAGGEZZA CELESTE. Come le cose pubblicamente gridate e proclamate meritano di essere prese in considerazione

(II.) QUESTA SAGGEZZA CELESTE SI TROVA SOLO IN GESÙ CRISTO. Come Figlio di Dio, Egli conosceva la volontà del Padre da tutta l'eternità. Dio gli parlò prima della Sua incarnazione. Dio gli diede lo Spirito oltre misura. Tutta la sapienza che gli altri hanno nelle cose celesti viene da Lui

(III.) DIO DESIDERA MOLTO CHE GLI UOMINI OTTENGANO LA SAPIENZA CELESTE. Perciò grida forte, seriamente, affettuosamente. Come dà la luce naturale nelle creature e nelle arti, così dà il soprannaturale nelle rivelazioni

(IV.) QUESTA CONOSCENZA CELESTE È OFFERTA AI PIÙ PICCOLI. Viene predicato nei villaggi. Per mostrare che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone. Per legare gli uomini ancora di più a Dio

(V.) LA VIA PER QUESTA CONOSCENZA CELESTE È CHIARA E FACILE. Si grida per le strade; viene insegnato in tutte le lingue; È insegnato da similitudini terrene come in parabole in abbondanza. (Francesco Taylor.)

Lei fa sentire la sua voce per le strade.-Le voci della strada:-

Siamo tutti pronti ad ascoltare le voci della natura, della montagna, del mare, della tempesta, della stella. Quanti pochi imparano qualcosa dalle voci della strada rumorosa e polverosa. Imparare-

(I.) CHE QUESTA VITA È UNA SCENA DI FATICA E DI LOTTA. Può darsi che passando su e giù per queste strade, mentre si va al lavoro, non si impari nulla della fatica, dell'ansia e della lotta del mondo?

(II.) CHE TUTTE LE CLASSI E LE CONDIZIONI DELLA SOCIETÀ DEVONO MESCOLARSI. A volte coltiviamo una malvagia esclusività. Tutte le classi di persone sono costrette a incontrarsi per strada. Il principio democratico del Vangelo riconosce il fatto che ci troviamo davanti a Dio su una stessa piattaforma

(III.) CHE È UNA COSA MOLTO DIFFICILE PER UN UOMO MANTENERE IL SUO CUORE RETTO E ANDARE IN PARADISO. Infinite tentazioni scaturiscono su di noi da questi luoghi di pubblico concorso

(IV.) CHE LA VITA È PIENA DI PRETESE E FALSITÀ. Che sotterfugio, che doppio gioco, che ambiguità!

(V.) CHE LA STRADA È UN GRANDE CAMPO PER LA CARITÀ CRISTIANA. Ci sono fame, sofferenza, miseria e miseria nel paese; ma questi mali si riuniscono principalmente nelle nostre grandi città. In ogni strada il crimine si aggira e l'ubriachezza vacilla, e la vergogna strizza l'occhio, e il pauperismo tende la mano, chiedendo l'elemosina. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Fino a quando, voi semplici, amerete la semplicità?-La semplicità degli uomini non rigenerati:-

(I.) DEVO MOSTRARE SOTTO QUALI ASPETTI SI PUÒ DIRE CHE OGNI PECCATORE NON RIGENERATO SIA UN "SEMPLICE". Possono essere molto lontani da questo carattere, in quanto a sagacia naturale, cultura acquisita e conoscenza speculativa delle cose religiose. Ma, in fondo, sono davvero semplici

1.) I non rigenerati sono semplici, nel senso che si accontentano di lievi e superficiali apprensioni di Dio

2.) I non rigenerati sono semplici, nel loro essere soddisfatti con lievi pensieri di peccato

3.) Sono semplici, in quanto sono facilmente indotti a confondere il bene con il male, a mettere l'uno per l'altro

4.) Sono semplici, quanto a credere la forza del peccato nei loro cuori. Non pensano che i loro cuori siano così corrotti e inclini all'iniquità come descritto in Geremia 17:9

5.) In conseguenza di queste cose, sono facilmente sedotti nel peccato, e portati alla completa apostasia dalla loro precedente apparente fede e santità

6.) Sono semplici, per quanto riguarda il terreno su cui immaginano che il loro stato spirituale sia buono. Sono sorpresi dalla gentilezza e dalla scrupolosità dei santi in questa materia

7.) E per quanto riguarda l'avvicinarsi della morte e dell'eternità: questi si impadroniscono di loro senza saperlo. I santi vedono la morte nelle sue cause: la santità di Dio e la peccaminosità dell'uomo

(II.) QUESTA SEMPLICITÀ È AMATA DAI PECCATORI. Non è una debolezza innocua, ma accompagnata da un'ostinazione mortale

1.) Hanno una specie di felicità, nonostante ciò, che si adatta al loro gusto carnale

2.) Questa felicità dipende dalla continuazione della loro semplicità. Perché un po' di saggezza divina annienterebbe quel sogno e renderebbe insipide le loro gioie presenti

3.) Hanno un'avversione per quella felicità che è veramente divina e santa

4.) Pertanto, separarsi da questa semplicità sembra loro proprio la stessa cosa che correre nella disperazione

5.) Perciò, sia in modo ingannevole che violento, resistono ai mezzi dell'illuminazione

(III.) COSA IMPLICA IL FATTO CHE DIO OSSERVI IL TEMPO IN CUI UN PECCATORE CONTINUA IN QUESTO CARATTERE?

1.) Si fonda sulla Sua onniscienza

2.) E nel Suo carattere di Giudice di tutti

3.) Perché ogni atto di peccato nel cuore ha la sua malignità

4.) Ogni periodo di impenitenza è un aggravamento di tutti i peccati passati

5.) Dio è instancabile in questa osservazione ( Isaia 40:28)

6.) Questa osservazione è registrata che il peccatore stesso può essere portato a un ricordo così accurato dei suoi peccati come è necessario per la sua assunzione di un senso di ira divina Salmi 50:21. (J. Love, D.D.)

Gli schernitori si dilettano nel loro disprezzo.-Deliziati nel disprezzo:-

Ordinerò la questione di questo disprezzo in diverse classi, in modo da cominciare con gli oggetti ultimi e fondamentali del disprezzo, e gradualmente scendere a quelli più immediati e a quelli che sono ovvi all'osservazione comune

(I.) QUELLE COSE CHE SI RIFERISCONO ALLA NATURA DIVINA E AL CARATTERE IN GENERALE

1.) L'infinita santità di Dio

2.) L'infinita giustizia di Dio

3.) Tutte le eccellenze naturali della natura divina. Quando queste eccellenze naturali di forza, saggezza, eternità, ecc., sono considerate rivestite del lustro morale della santità infinita, della giustizia, ecc., la loro bellezza si converte in tristezza e orrore per il peccatore. Li odia, e quindi li deride

4.) La misericordia di Dio

(II.) QUELLE COSE CHE SI RIFERISCONO ALLA MANIFESTAZIONE DELLA NATURA E DEL CARATTERE DI DIO, NEL SUO MODO DI SALVARE I PECCATORI: PERCHÉ LA GLORIA DI DIO, COME SOPRA DESCRITTO, RISPLENDE IN QUESTO MODO

1.) I consigli, i propositi e i patti sovrani delle Tre Persone nella Divinità riguardo alla salvezza dei peccatori

2.) Le operazioni solenni, sante e gloriose della Divinità, nell'effettivo ottenimento della salvezza, nell'incarnazione e nell'umiliazione della Seconda Persona nella gloriosa Trinità. Mentre il Redentore era sulla terra, c'era una moltitudine di peccatori che riversavano su di Lui il loro disprezzo ostile, specialmente quando era sulla Croce Salmi 22:7, ecc.).

3.) Le sante operazioni dello Spirito di Dio, nella Persona di Cristo e nel Suo popolo

(III.) LE MANIFESTAZIONI DI DIO, NEL CARATTERE E NELLA VITA DEI SUOI FIGLI. Qui, le eccellenze di Dio sono portate vicino agli occhi degli uomini naturali; e ci sono due ragioni per cui l'inimicizia naturale è più esercitata contro i santi che direttamente contro Dio

1.) Hanno una visione più viva della santità dei santi che della santità di Dio stesso

2.) Perché c'è una maggiore apparenza di impunità. Questa inimicizia verso i santi si manifesta nella derisione

1.) Attirei i loro peccati. Gli empi non daranno tregua al minimo peccato in un figlio di Dio

2.) Vestirele loro infermità senza peccato

3.) Attiil successo dei loro sforzi per attirarli nel peccato Isaia 29:21

4.) Soprannominare le loro grazie, e poi prendersi la libertà di ridicolizzarle

5.) I dolori e le gioie dei santi

6.) Le speranze e i timori dei santi; per gli stessi motivi di cui sopra

7.) I consigli e i rimproveri dei santi

(IV.) QUELLE COSE CHE SI RIFERISCONO ALL'ADORAZIONE PURA E SPIRITUALE DI DIO

1.) Questa è una combinazione di tutte le cose già menzionate

2.) La sostanza spirituale del culto divino è di per sé odiosa per il peccatore; e ciò considerato sia come un esercizio di santificato amor proprio sia come scaturito da un amore disinteressato e volontario per Dio, in particolare in quest'ultimo punto di vista

3.) Ma il peccatore spesso non osa ammetterlo; non per mancanza di inimicizia, ma per un furtivo e codardo terrore di Dio. E perciò egli fissa il suo scherno al di fuori del servizio di Dio. Qui mordicchia e gioca con la sua sordida artiglieria

(V.) LA PROVVIDENZA DI DIO

1.) Le operazioni esterne della potenza e della sapienza di Dio nel mondo visibile, quando considerate da sole, distaccate dalla Sua amministrazione morale, sono davvero le più basse delle Sue opere. C'è il minimo di ciò che è particolarmente divino evidente in loro

2.) Ma se le manifestazioni esterne di Dio, nella creazione, sono considerate come intimamente connesse con il Suo carattere morale, allora anche la bontà di Dio in esse appare sotto un'oscurità, se si considera che conduce il peccatore al pentimento, sotto la certificazione di una doppia vendetta se non si pente, e che dà un'immagine bassa della sua superiore e sublime bontà per quanto riguarda le cose morali Romani 2:4, 5

3.) E, molto di più, giudizi esterni. Sembra che non ci sia nulla di così materiale nel peccato da giustificare le calamità esterne. (Ibidem)

Nulla che sostituisca la religione cristiana:

Lord Chesterfield era a cena con Voltaire e Madame C--, la conversazione si spostò sugli affari dell'Inghilterra. «Credo, mio signore», disse la dama, «che il Parlamento d'Inghilterra sia composto da cinque o seicento degli uomini meglio informati e più assennati del regno». «È vero, signora, in genere si suppone che sia così». «Quale può essere, allora, la ragione per cui dovrebbero tollerare un'assurdità così grande come la religione cristiana?» «Suppongo, signora, che sia perché non sono stati in grado di sostituire nulla di meglio al suo posto; quando possono, non ne dubito, ma nella loro saggezza lo accetteranno prontamente".

Volgetevi alla mia riprensione. - Convertendovi dal male:

1.) Quali voci trova la Sapienza in ogni generazione? Voce dei genitori; insegnante-voce; esperienza-voce; voce-rivelazione; La voce di Cristo

2.) Dove la Sapienza alza la sua voce? Per coloro che hanno orecchie per sentire, ovunque, ovunque

3.) Qual è il messaggio che la voce trasmette?

(I.) UN'AFFERMAZIONE. Hai bisogno di essere trasformato. Questo non è il messaggio che ci aspettiamo che la Saggezza porti. Dovrebbe dire: "Studia. Cerca buoni insegnanti. Pensare. Leggi". Lei dice: "Gira"; E così rivela l'unico bisogno profondo e universale. Quelli semplici, si convertono dalla follia. Schernitori, allontanatevi dall'inganno del disprezzo. Stolti, convertitevi dalle vostre vie ostinate e malvagie. La prima cosa che la Saggezza vorrebbe che facessimo è cambiare. La prima chiamata di Cristo, la vera Sapienza, è: "Pentitevi".

(II.) UNA VERITÀ. Dovete convertirvi. La chiamata si basa sul nostro possesso di volontà, e sul fatto che finora abbiamo fatto scelte così sbagliate, così rovinose, con la nostra volontà. La sapienza esige un esercizio nuovo e diverso della nostra volontà. C'è un senso in cui non possiamo salvarci da soli; C'è un senso in cui nessuno può salvarci se non noi stessi. Non possiamo spostarlo sulle spalle di nessuno. Perciò le persuasioni divine sono: "Scegli; girare".

(III.) UN DOVERE. Dovresti voltarti subito. Sotto il vincolo di tali graziose promesse e persuasioni. Perché la Saggezza vince così come chiama. Ella promette di dare il suo spirito, l'amore per la conoscenza, la gioia di conoscere, a tutti coloro che si allontaneranno dalle vertiginose vie del piacere egoistico. E Cristo persuade e promette di poter vincere. Egli promette "la vita che è ora e la vita che viene".

1.) Perdono

2.) Pulizia

3.) Guarigione

4.) Filiazione consapevole

5.) Amore

6.) Gioia indicibile

7.) Paradiso. Dalle opere morte, giratevi. Dai piaceri mondani, volgiti. Dagli egoisti, convertitevi. Dal peccato, convertitevi. Lasciamo che la chiamata della Sapienza e di Cristo risuoni nelle nostre orecchie ovunque andiamo, in una strada trafficata, in una casa tranquilla, in affari affollati, in una stanza solitaria. (Pulpito settimanale.)

I peccatori ammonivano:

Vari sono i mezzi che il Signore impiega per convincere i malvagi dell'errore delle loro vie e portarli alla conoscenza della verità divina

(I.) I RIMPROVERI CHE EGLI AMMINISTRA

1.) Per mezzo delle Scritture, che contengono le più acute e salutari ammonizioni, inviandoci per istruzione e rimprovero a...

(1) Le opere della creazione;

(2) esempi di empietà;

(3) le terribili solennità della morte e della tomba

2.) Dai ministri. Essi persuadeno gli uomini mediante i terrori del Signore e li incoraggiano mediante le promesse del Vangelo

3.) Per coscienza. Il monitor interno e universale; il testimone di tutti i nostri procedimenti. Parla con autorità sovrana

4.) Per provvidenza. Di-

(1) Genitori pii;

(2) legami familiari;

(3) vicini devoti;

(4) dalle afflizioni e dalle difficoltà;

(5) Con la morte dei nostri simili mortali

(II.) LA SOTTOMISSIONE CHE EGLI RICHIEDE. Invita a tornare...

1.) Con cuore penitente. Il pentimento autentico include:

(1) Convinzione di peccato;

(2) umiliazione dell'anima;

(3) compunzione di spirito;

(4) santa indignazione e vergogna;

(5) umile confessione a Dio

2.) Con menti credenti. Per fede noi...

(1) Dare credito al Vangelo;

(2) abbracciare il Salvatore; e

(3) realizzare la salvezza

3.) Con fervente devozione. Dovremmo invocarLo...

(1) Cordiali saluti;

(2) umilmente;

(3) con fiducia;

(4) con fervore;

(5) diligentemente

4.) Con pronta obbedienza. La religione richiede una rinuncia universale ai principi e alle abitudini del vizio, e una totale devozione a Dio, sia del cuore che della vita

(III.) L'INCORAGGIAMENTO CHE EGLI IMPARTISCE. "Effondi il mio Spirito". La partecipazione dello Spirito Santo è un privilegio inestimabile, che include ogni santo principio che Egli impianta e ogni disposizione di grazia che Egli richiede. Lo Spirito di Dio è...

1.) Uno spirito convincente. Egli apre gli occhi della nostra intelligenza; e impartisce un discernimento spirituale Giovanni 16:8-11

2.) Uno Spirito vivificante. Egli rimuove la morte del peccato e infonde la vita della grazia

3.) Uno spirito consolatore

4.) Uno Spirito santificante. Egli è chiamato "lo Spirito della santità". Egli santifica interamente il Suo popolo e lo preserva irreprensibile fino alla venuta del nostro Signore Gesù Cristo 1Tessalonicesi 5:23. (Schizzi di quattrocento sermoni.)

Ostacoli al progresso spirituale:

Dio NON RICHIEDE NULLA DI PIÙ DI QUANTO L'UOMO POSSA FARE. Il testo richiede agli uomini di fare qualcosa; e promette assistenza solo a condizione che facciano uso di una certa forza che suppone che posseggano. Ma non richiede loro di cambiare il loro cuore o di rinnovare la loro natura. Devono 'volgersi alla riprensione di Dio', e si presume che potrebbero volgersi se lo volessero. Ordiniamo agli uomini che si impegnino vigorosamente a riformare ciò che sanno essere sbagliato e a coltivare ciò che sanno essere giusto. La comandamento del testo non sopravvaluta i poteri di coloro a cui è rivolto

(II.) DIO FA UNA PROMESSA DI GRAZIA. Partiamo dal presupposto che l'aiuto dello Spirito di Dio è indispensabile per compiere il primo passo, così come l'ultimo, nel cammino della salvezza. Ma il nostro volgerci è la condizione per ottenere lo Spirito. Nessun uomo è completamente privo degli sforzi interiori dello Spirito. Poiché lo Spirito non sta agendo apparentemente nel rinnovamento di un uomo, non possiamo presumere che non stia agendo. Egli può essere impegnato in lavori preparatori. Volgiti al rimprovero di Dio, e riceverai lo Spirito nella sua potenza rinnovatrice, e avrai la sapienza che è forza, pace, vita e immortalità. (H. Melvill, B.D.)

Io spanderò il Mio Spirito su di voi.-Il dono dello Spirito:-

Alcuni lo prendono solo per l'illuminazione e per i doni della conoscenza. Quindi è in accordo con le parole che seguono: "Vi farò conoscere le mie parole". Se darete ascolto al mio rimprovero, vi dirò di più della mia mente. Conoscerete di più le verità celesti. Altri lo prendono come doni santificanti dello Spirito

(I.) COLORO CHE SI VOLGERANNO A DIO NON VORRANNO L'ABBONDANTE AIUTO DELLO SPIRITO DI DIO PER GUIDARLI. Pregheranno per lo Spirito di Dio. Incoraggiate gli uomini a volgersi a Dio, perché allora avranno il Suo Spirito come loro istruttore, santificatore e consolatore

(II.) LO SPIRITO E LA PAROLA DEVONO ANDARE INSIEME PER GUIDARE. Entrambi sono uniti in questo versetto. Deve essere necessario uno spirito bugiardo che contraddice la chiara Parola di Dio. (Francesco Taylor.)

24 PROVERBI 1

#Proverbi 1:24-28

Perché io ho chiamato, e voi avete rifiutato. - La chiamata respinta della Sapienza:

(I.) IL MODO IN CUI TI HA CHIAMATO, in cui sono stati fatti gli appelli della Saggezza e della religione. Nel modo, nella varietà, nell'intensità, nella tenerezza, nella natura instancabile e nell'insonne vigilanza dell'appello, non è accaduto nulla che possa essere paragonato agli appelli che ti sono stati rivolti ad abbandonare una condotta peccaminosa e a dare il tuo cuore a Dio

(II.) IL MODO IN CUI È STATA RICEVUTA QUESTA CHIAMATA. Avete trascurato questi appelli e avvertimenti; Non hai prestato loro attenzione, come se non ti riguardassero, o come se non avessero diritto alla tua considerazione. Avete argomentato contro la verità; avete cavillato contro la verità; hai addotto scuse per non obbedire alla verità; avete cercato ragioni plausibili per trascurare di fare ciò che sapevate essere il vostro dovere; ti sei rifugiato sotto le imperfezioni dei cristiani per non essere tu stesso cristiano. Lo hai fatto a lungo. In alcuni casi è stato il lavoro di una vita; In tutti i casi è stato finora uno dei principali oggetti della vita

(III.) L'EFFETTO DI TRASCURARE E IGNORARE QUESTI APPELLI. "Quando verrà la tua paura", ecc. La tua ricchezza non può salvarti; I tuoi successi non possono salvarti. La morte non si preoccupa di nessuna di queste cose

1.) Morirai e la paura della morte verrà su di te

2.) La paura del giorno del giudizio verrà su di te, perché non può essere sempre evitata

(IV.) QUANDO QUESTE COSE ARRIVERANNO, SARÀ TROPPO TARDI PER INVOCARE PIETÀ. Ci deve essere un limite ai richiami della religione e della misericordia, perché la vita è molto breve, e tutti giacciono al di qua della tomba. Riuscite a supporre che Egli farà sempre appello agli scettici e ai cavillosi, e sopporterà con il suo scetticismo e i suoi cavilli per una vasta eternità? Questo non può essere; e da qualche parte ci deve essere un limite alle offerte di misericordia agli uomini. Ciò può accadere prima che tu raggiunga il letto di morte, per quanto breve sia il viaggio. Non potrebbe la mente diventare così mondana, e il cuore così vanitoso, e la coscienza così "segnata", e la vita così malvagia, e la volontà così ostinata, e l'intera anima così completamente frantumata e rovinata dal peccato, che la conversione sarà senza speranza e la rovina certa? Può accadere sul letto di morte: allora il grido di misericordia può essere vano. E c'è un mondo in cui il grido della misericordia non viene mai ascoltato. Abbraccia la chiamata, che per te sia l'ultima o meno, e il tuo benessere eterno sarà al sicuro. (A. Barnes, D.D.)

La follia e il pericolo di rifiutare le chiamate alla misericordia:

(I.) CHE DIO CHIAMA I PECCATORI

1.) Questo è chiaro da molte parti della Scrittura Isaia 55:1, 3; 55:6, ecc., 65:1, 2; Ezechiele 18:30, 31

2.) Il fine a cui ci chiama in questi diversi modi è pentirci e convertirci dai nostri peccati, e credere nel Signore Gesù Cristo Atti 20:21; Marco 1:15. Per quanto riguarda la natura e le modalità di tali chiamate, esse sono:

(1) Gentili e pietosi; sono pieni d'amore, tenerezza e pietà Deuteronomio 32:29; Osea 11:8; Matteo 23:37; Luca 19:41, 42. Che commoventi esposizioni sono queste!

(2) Portano con sé la ragione e la persuasione più elevate. È per evitare la nostra rovina e garantire la nostra felicità

(3) Durano solo per una stagione. La sua pazienza sarà infine consumata dai nostri numerosi e ostinati rifiuti. Il giorno splendente della grazia termina finalmente nelle eterne ombre della notte Matteo 23:38; Isaia 66:4; Geremia 7:13-15

(II.) CHE I PECCATORI TROPPO SPESSO RIFIUTANO DI ASCOLTARE LE CHIAMATE DI DIO. Molti sentono le chiamate del Vangelo, ma pochi vi obbediscono. Il vecchio mondo non sarebbe stato riformato dalla predicazione di Noè. Gli Israeliti lapidarono i profeti che erano stati inviati a loro Geremia 7:24-26; 2Cronache 24:21. Ora, da dove può avvenire questo, che così tanti sono disubbidienti alla chiamata celeste?

1.) È in parte dovuto all'incredulità

2.) Altri disprezzano la Parola perché hanno pregiudizi contro il messaggero che la porta, considerando le sue imperfezioni e inavvertitamente più che il peso di quelle cose che egli consegna

3.) Altri lo fanno per ignoranza: l'oscurità e la cecità della mente li rendono induriti e ostinati. Non conoscono Dio, il loro stato peccaminoso, il loro bisogno di Cristo, né la bellezza e l'eccellenza delle cose spirituali

4.) Gli altri, attraverso l'orgoglio, rifiutano i richiami di Dio Apocalisse 3:17

5.) Gli altri attraverso l'amore per il mondo. Gli affari del mondo assorbono il loro tempo, e i piaceri che ne derivano catturano completamente i loro affetti

6.) Altri attraverso una falsa pace

(III.) IL MALE E IL PERICOLO DI RIFIUTARE DI ASCOLTARE LE CHIAMATE DI DIO, IL SUO CONSIGLIO E IL SUO RIMPROVERO

1.) È l'ingratitudine più atroce verso Dio

2.) È un disprezzo della potenza di Dio

3.) Ci derubiamo dei maggiori vantaggi

4.) Rifiutando gli appelli di Dio ci imbattiamo nella più grande miseria e rovina. Quali minacce e quali guai sono denunciati contro il peccatore ostinato! Vengo ora ad applicare l'argomento

1.) Ammiriamo la misericordia di Dio nel chiamare così i peccatori

2.) Gioiscano coloro che hanno obbedito agli appelli di Dio; hanno motivo di gioia eterna e di eterna gratitudine

3.) Coloro che hanno chiuso le orecchie contro gli appelli di Dio siano persuasi ora ad ascoltarli. (T. Hannam.)

Castighi irreversibili:

Queste parole sono terribili, ma non disperate; pronunciano il giudizio di Dio su colui che è finalmente impenitente; essi non fanno altro che risvegliare il penitente, affinché possano "udire la voce del Figlio di Dio e vivere". La frase pronunciata è definitiva. Se, udendo, gli uomini non ascolteranno, verrà un tempo in cui tutti questi appelli non faranno che aumentare la loro angoscia e la loro miseria. Poiché queste parole si riferiscono al giorno del giudizio, non c'è forse il senso in cui si adempiono in questa vita? Dovrebbe spaventare chiunque scoprire che non lo spaventano. La coscienza testimonia che egli è stato uno di coloro contro i quali le parole denunciano guai. Ogni sofferenza, mentale o fisica, ha un duplice carattere; è allo stesso tempo punizione e castigo; esprime subito l'odio di Dio per il peccato e la misericordia verso il peccatore; è allo stesso tempo l'ira e l'amore di Dio Onnipotente. Dei giudizi di Dio, molti sono per questa vita senza rimedio. Dio avverte che non può colpire; ma, quando Egli colpisce, l'intera vita di un uomo è cambiata. A certe condotte di peccato Dio attribuisce certe punizioni, e sebbene, per un certo tempo e fino a un certo grado di peccato, esse possano, in qualsiasi misura, seguire, tuttavia, oltre quel limite, seguono irresistibilmente, irreversibilmente. Molteplici malattie "della mente, del corpo o dello stato", con le quali Dio castiga il peccato, hanno in comune questo, che non c'è un tempo certo in cui arriva il colpo. Non possiamo dire la regola con cui Dio dispensa la sofferenza e la perdita. A noi sembra che cadano più improvvisamente su alcuni, mentre altri si protraggono più a lungo senza punizioni visibili. Sappiamo solo che felici coloro che sono castigati più presto. I giudizi che Dio manda costantemente dovrebbero stupirci tutti, specialmente quelli che sono anche solo parzialmente consapevoli che c'è qualche peccato che li assilla, per quanto lieve possa sembrare, al quale stanno continuamente cedendo. Inattenti, questi permettono che il peccato si accumuli dopo il peccato. E peccato dopo peccato sta riempiendo la misura delle loro provocazioni e il terribile tesoro dell'ira di Dio Onnipotente. Tutto il peccato deve essere quello di divorare l'amore di Dio e la Sua vita nell'anima. Se il fuoco di Dio cade, allora l'unica saggezza dell'uomo è, per quanto forte egli abbia, per quanto il suo cammino sia oscurato dallo smarrimento del peccato passato, di avanzare a tentoni nel nuovo sentiero in cui Dio lo ha posto. Il passato è, in un certo senso, chiuso. È stato processato, ha fallito, e in questo modo, forse, non è più tentato. Il suo processo è cambiato. Se abbiamo fallito, abbiamo perso ciò che, per grazia di Dio, saremmo potuti diventare. L'uomo può trarre speranza dalla severità stessa delle punizioni di Dio. Mentre piangiamo per aver trascurato le chiamate passate, il nostro dolore, che è ancora il Suo dono e la Sua chiamata dentro di noi, attirerà il Suo sguardo gioioso, che ci chiamerà di nuovo a Lui. Come vogliamo udire l'ultima beata chiamata, diamo ascolto a ciascuno di noi all'altro, per mezzo del quale Egli ci chiama a spezzare qualsiasi male, il più piccolo, o a cingerci a qualsiasi bene, e a seguirLo senza indugio. (E. B. Pusey, D.D.)

Dio e il peccatore impenitente:

(I.) DIO E IL PECCATORE IMPENITENTE IN PROVA

1.) La condotta di Dio verso il peccatore in prova

(1) Li chiama, con la Sua Parola, il Suo ministero, il Suo Spirito

(2) Egli tende loro la mano. "Le sue braccia sono tese per riceverli".

(3) Li consiglia. Presenta loro lezioni di saggezza

(4) Egli li rimprovera. Li rimprovera per i loro peccati

2.) La condotta del peccatore verso Dio nella prova

(1) Rifiutano la Sua chiamata. "Avete rifiutato".

(2) Essi ignorano le Sue mani tese. "Nessuno ha guardato".

(3) Essi misero a nulla il Suo consiglio. Essi rigettarono la Sua "riprensione".

(II.) DIO E IL PECCATORE IMPENITENTE NELLA RETRIBUZIONE

1.) La condotta di Dio verso il peccatore impenitente nella retribuzione

(1) Ride della loro angoscia. "Riderò della tua calamità". La loro angoscia è grande. La loro distruzione è avvenuta come un "turbine", e per di più è scaturita dalla loro condotta. "Mangiano del frutto della loro propria via".

(2) Ignora le loro preghiere. "Non risponderò."

2.) La condotta del peccatore impenitente verso Dio. Essi gridarono a Lui per chiedere aiuto. Possono invocarMi amaramente, "ma Io non risponderò". C'è una preghiera sincera all'inferno, ma è infruttuosa. (Omileta.)

La saggezza personificata e l'amore incarnato:

La sapienza è uno degli attributi divini; e Cristo "è da Dio fatto sapienza per noi", così come "giustizia, santificazione e redenzione". Possiamo certamente aspettarci, quindi, che fino a un certo punto le espressioni della Sapienza e di Cristo coincidessero; così che in questi passaggi del Libro dei Proverbi dovremmo essere in grado di trovare, come troviamo in tutto l'Antico Testamento, una parte della "testimonianza di Gesù". Ma ne consegue che, poiché alcune, o anche molte, delle parole della Sapienza possono essere correttamente dette come parole di Cristo stesso, tutte possono essere considerate tali? Per renderci conto di quanto sia completamente stolto questo modo di ragionare, dobbiamo solo ricordare quante delle parole di Davide non solo coincidono con quelle di Cristo, ma sono addirittura citate nel Nuovo Testamento come se Cristo stesso le avesse pronunciate; eppure nessuno è così sciocco da insistere che tutte le parole di Davide possono essere messe in bocca a Cristo in modo sicuro. Come abbiamo detto all'inizio, la sapienza è uno degli attributi di Dio; e quindi le parole della Sapienza devono essere, fino a un certo punto, l'espressione della mente divina. Possiamo dire che la Sapienza esprime il pensiero di Dio nella creazione, nella provvidenza, in tutto l'ambito della legge. E in questo regno, così come nel regno della grazia, il Figlio di Dio ha il Suo posto come il Rivelatore. Possiamo considerare Cristo e la Sapienza come identici in tutto il regno della legge naturale; in modo che nessun errore risultasse dalla sostituzione dell'uno con l'altro all'interno di quella gamma di verità; Ma quando lasciamo il regno della legge ed entriamo in quello della grazia, è completamente diverso; allora può essere non solo dannoso, ma fatale prendere le espressioni della mera sapienza e metterle in bocca a Cristo. Se Cristo fosse stato solo sapienza, non avrebbe potuto ascoltare la preghiera del peccatore. Ma Egli è anche "giustizia, santificazione e redenzione"; e questo fa tutta la differenza, perché ora che ha fatto un'espiazione per i nostri peccati e ha aperto la via della vita, può parlare, non solo in nome della saggezza, ma della misericordia che perdona e della grazia redentrice; e, di conseguenza, lungi dal ridere della calamità e dal disprezzare la preghiera del penitente, che la saggezza se fosse sola potrebbe fare, Egli può, e vuole, e lo fa "salva fino all'estremo coloro che vengono a Dio per mezzo di Lui". Dopo aver considerato fino a che punto possiamo aspettarci di trovare "la testimonianza di Gesù" nelle parole della Sapienza, esaminiamo ora il principio che abbiamo stabilito esaminando il passo. Il paragrafo inizia con questa personificazione audace e sorprendente: "La sapienza grida fuori; Ella fa sentire la sua voce per le strade, grida nel primo luogo delle schiere, nelle aperture delle porte, nella città pronuncia le sue parole, dicendo... e poi segue il passaggio con cui abbiamo principalmente a che fare. Ascoltiamo, dunque, il grido della Sapienza e osserviamo come esso viene tradotto in modo veritiero e potente nel linguaggio degli uomini. Vedremo meglio la sua verità per la natura se prima guarderemo un po' indietro. Comincia, non con un grido, ma con tenere parole di consiglio e di promessa (versetti 8, 9): "Figlio mio, ascolta l'istruzione di tuo padre", ecc. Queste sono le parole tenere e gentili del consiglio con cui si rivolge al giovane che si accinge alla vita. Seguono parole tenere e tuttavia solenni di avvertimento contro il tentatore che ognuno deve incontrare (versetto 19): "Figlio mio, se i peccatori ti adescano, non acconsentire", ecc. Ma ora il tempo passa, e la protetta della Sapienza comincia a smarrirsi, a dimenticare l'istruzione del padre e la legge amorosa della madre; e così ora alza la voce e grida, supplicando il viandante di voltarsi prima che sia troppo tardi (versetti 22, 23). Il tempo passa, e il grido d'avvertimento è stato ascoltato così poco come lo era stata la tenera voce della Saggezza all'inizio. Il figlio, invece di essere prudente, è stato avventato; è stato, non economico, ma stravagante; non temperato, ma dissipato; e così è andato avanti fino a quando la sua ultima opportunità è stata gettata via, il suo patrimonio sperperato, la sua salute scomparsa, il suo ultimo amico perduto. Poi appare ancora una volta il suo primo monitor. Il prodigo ricorda le tenere parole del consiglio e della promessa. Ricorda come, quando stava appena cominciando a smarrirsi, prima di essere irrimediabilmente invischiato nel male, la Sapienza alzò la voce e gridò. Per molto tempo il suo vecchio consigliere non è stato affatto presente nella sua mente. Ha corso in fretta e furia nel male, ma ora la sua stessa miseria lo costringe a fermarsi e a pensare. E, di nuovo, c'è la Sapienza davanti a lui. Come si rivolge a lui ora? Gli parla con toni rassicuranti? Promette di restituirgli il suo denaro, o la sua salute, o i suoi amici? Ahimè, no: non può. Tutto quello che riesce a dire è: "Te l'avevo detto che sarebbe stato così. Ti avevo avvertito quale sarebbe stata la fine; E ora è arrivata la fine. Dovete mangiare il frutto delle vostre vie e saziarvi dei vostri disegni". Questo è positivamente tutto ciò che la Saggezza può dire; e non c'è tenerezza nel suo tono. Sembra piuttosto prenderlo in giro, sembra ridere della sua calamità. Questa è la voce della Sapienza alla fine per coloro che hanno disprezzato il suo consiglio all'inizio. E l'intera rappresentazione non è fedele alla natura? Sì, è perfettamente vero che "la sapienza grida fuori, fa sentire la sua voce per le strade" e dice queste cose così forte che nessun orecchio che ascolta può mancare di sentirle. Non è una questione di filosofia profonda. Non è un dogma ecclesiastico o teologico. Appartiene ai Proverbi, i proverbi della strada. Il merito di Salomone, in questo capitolo, non è quello di dirci qualcosa che altrimenti non avremmo dovuto sapere; ma nel mettere ciò che tutti sanno in una forma molto sorprendente. Mi chiedo se in tutta la letteratura si possa trovare una descrizione più vivida e allarmante del terrore e della disperazione di una coscienza piena di rimorsi, che guarda indietro e ricorda, quando è troppo tardi, i consigli trascurati della saggezza terrena e di quella celeste. Fin qui la Sapienza; E se fosse solo con lei che i peccatori hanno a che fare, sarebbe dura, non solo con i dissoluti e apertamente viziosi, ma con i più rispettabili. Ma Colui con cui abbiamo a che fare non è conosciuto come sapienza. È davvero saggio; e tutta la sapienza viene da Lui. Ma c'è in lui qualcosa che è più alto della sapienza. "Dio è amore". La sapienza è l'espressione della Sua volontà nel regno della legge; ma l'amore è l'espressione di Se stesso. L'amore di Dio non è un amore senza legge. Non è in contrasto con la saggezza. La legge che ordina che il peccatore debba mangiare del frutto della sua propria via ed essere saziato con i propri espedienti non può essere messa da parte dal semplice sentimento della compassione. Perciò era necessario, per redimere l'uomo dalla condanna del peccato, che il Santo di Dio soffrisse. Di conseguenza, sebbene per la sofferenza e la morte di Cristo i credenti in lui siano liberati dalla condanna del peccato, tuttavia le conseguenze naturali delle trasgressioni delle leggi della sapienza non sono abolite. Se la salute è stata sprecata, non sarà miracolosamente ripristinata. Se il denaro è stato sperperato, ci deve essere sofferenza per la sua mancanza. Se il carattere è stato perduto dalla disonestà e dall'impurità, non potrà mai essere redento da questa parte della tomba. Le leggi della saggezza non sono abrogate o annullate; Esse rimangono in vigore. Ma tale è stata l'ingegnosità, per così dire, dell'amore divino, che senza violare il proprio dominio della saggezza che si esprime nella legge, è stata aperta la via per il pieno perdono e la restaurazione finale anche di coloro che hanno vagato più lontano e hanno peccato di più. E di conseguenza, un passaggio come questo terribile nel primo capitolo del Libro dei Proverbi, invece di oscurare l'amore divino in minima parte, o di interporre anche solo un filo tra il peccatore e il suo Salvatore, serve piuttosto come sfondo su cui esporre la forma radiosa del Salvatore dell'umanità,

"Il cui amore appare più orientale e più luminoso,

Avere un fioretto su cui mostrare la sua luce".

(J. M. Gibson, D.D.)

Un avvertimento trascurato:

Alcuni anni fa si verificò una terribile inondazione nell'Olanda Settentrionale, dovuta interamente a avvertimenti trascurati. Le dighe, come è consuetudine, vengono ispezionate da un ingegnere di dighe in determinati giorni all'anno. Un contadino riferì ripetutamente la situazione pericolosa di una di loro, ma per disattenzione o perché la considerava un'interferenza, l'ingegnere rise di tutte le sue paure, dicendo che la diga avrebbe resistito ancora per molti anni. Non molto tempo dopo, durante una violenta tempesta, parte della diga fu portata via dalle acque. In breve tempo diversi villaggi e chilometri di terra coltivata furono sommersi dall'acqua, molte vite furono perse. (S. S. Cronaca.)

Periodi critici nella vita di un peccatore:

Ogni peccatore, pur non essendo riconciliato con Dio, è in costante e imminente pericolo della perdita di tutte le cose. Eppure ci sono periodi di particolare pericolo, periodi nella sua vita in cui, a meno che non si penta e non si rivolga a Dio, matura molto rapidamente per il giudizio

(I.) LA STAGIONE DELLA GIOVINEZZA È UNA. La mente è allora ricettiva, il cuore è tenero, il carattere è informe, le cattive abitudini non sono ancora maturate e tutte le cose invitano. È "marea" ed è sicuro di condurre alla vittoria se ne approfitta. Ma trascurato, gettato via, il futuro è quasi sicuro di fallire

(II.) IL PERIODO DI CONDANNA DEL PECCATO È DI ESTREMO PERICOLO. Allora il peccatore è sulla soglia della vita. Ma esitando, rattristando lo Spirito, tornando indietro, perdendo la sua convinzione, può essere rovinato per sempre

(III.) IL PERIODO DEI CASTIGHI DIVINI È UN PERIODO CRITICO. Il fine di Dio in questi di solito è quello di reclamare gli uomini. di peccare nonostante loro; rifiutare di essere corretto; peggiorare sempre di più nel giorno della prova, e sotto le afflittive dispensazioni di Dio, significa correre un terribile rischio di abbandono finale ed eterno. (Anon.)

Anch'io riderò della tua calamità.-Castigo: -

Abbiamo qui una personificazione di quell'attributo di Dio che è specialmente impiegato nelle parole di consiglio e di ammonimento, ed è qui fatto per rappresentare Dio. La voce della Sapienza è la voce di Dio

(I.) L'APPELLO MISERICORDIOSO DI DIO AI PECCATORI E IL SUO RIFIUTO

1.) Si dice che Dio chiami

2.) Si dice che Dio stenda la Sua mano. Nel gesto di un appello sincero, facendo uso di argomenti di fatti così come di parole. La Provvidenza avverte. La mano di Dio nella storia dimostra ciò che la provvidenza insegna nei suoi rapporti con gli individui, che virtù e felicità, vizio e miseria, vanno di pari passo; che la moralità e l'interesse personale a lungo termine si fondono; che la via del dovere e la via della sicurezza coincidono

3.) Si dice che Dio consiglia. Il messaggio della Scrittura, con i suoi molteplici inviti e avvertimenti, è fedelmente consegnato

4.) Si dice che Dio riprenda. Con severi colpi di disciplina Dio parla a coloro che nella loro infatuazione si sono rifiutati di prestare attenzione ai Suoi precedenti appelli. Ma la verga della correzione può essere ignorata. La possibilità di una tale opposizione sconsiderata all'appello misericordioso di Dio dimostra il potere del principio del male nella natura umana decaduta. Siamo qui di fronte a un completo capovolgimento dei principi ordinari dell'interesse personale che azionano gli uomini in tutte le circostanze, tranne che nella sfera della moralità

(II.) L'APPELLO DISPERATO DEI PECCATORI A DIO, E LA SUA FUTILITÀ. La loro posizione, come qui raffigurata...

1.) È indicibilmente orribile. Il testo parla di calamità, di paura, di desolazione, di distruzione come una tromba d'aria, di angoscia e angoscia. Il testo parla di un terribile aggravamento della loro angoscia, causato dal pungente sarcasmo che accompagna la loro sofferenza

2.) È strettamente retributivo. Tutta la loro sofferenza è stata guadagnata da loro stessi. Come prima gli sfuggirono nei suoi sforzi per cercarli e salvarli, così ora non sarà trovato da loro

3.) È assolutamente senza speranza. L'inutilità del loro appello è assoluta. Il loro grido è il grido di una vuota disperazione. Hanno peccato nel loro giorno di grazia, e il loro Dio offeso non sarà più supplicato da loro. Si può dire che il senso morale è scioccato da una tale rappresentazione della condotta di Dio verso i peccatori impenitenti come quella che abbiamo tratto dal testo. La nostra risposta è che è presuntuoso per qualsiasi mortale dire ciò che è e ciò che non lo è, in armonia con la perfezione divina o coerente con il carattere divino. In natura sappiamo che Dio può assumere un atteggiamento di severità. Nella sfera morale ci possono essere occasioni in cui Egli si farà avanti come un Sovrano inflessibile, come un Giudice immobile e giusto. (A. O. Smith, B.A.)

Il tempo successivo per il peccatore:

La saggezza è rappresentata come chiamata, attesa, supplica; ma, per quanto riguarda alcuni che hanno udito la chiamata, del tutto invano. Attilast Wisdom si indigna, come può. Nel realizzare il Suo proposito misericordioso di rivelarsi a noi, Dio può usare ogni atto e ogni sentimento che è genuino per l'uomo. È del tutto appropriato che gli uomini deridano i superbi e i maliziosi quando sono confusi e svergognati, e questo sentimento naturale è qui usato per rappresentare il sentimento di Dio verso coloro che disprezzano con disprezzo le ricchezze della Sua grazia. Il meramente umano ha dato il tono alle rivelazioni di Dio che sono state fatte ai tempi dell'Antico Testamento. È il divinamente umano - è l'umanità al suo meglio - che dà tono a tutte le rappresentazioni di Dio fatte nel Nuovo Testamento. Abbiamo dunque ora severità e indignazioni, perfino l'"ira dell'Agnello", ma non derisioni, non disprezzo, non alcun "ridere della calamità". Il testo non fa altro che esprimere il sentimento che proviamo quando i malvagi incontrano i loro deserti

(I.) IL MALE HA LE SUE CERTE CONSEGUENZE FISSE. La legge regna ugualmente nel mondo morale e in quello materiale. Ogni azione morale ha le sue conseguenze certe e ben definite

(II.) NULLA CONTROLLA LE CONSEGUENZE SE NON LA RIMOZIONE DELLE CAUSE. Illustra i casi di malattie infettive. Il grande male dell'uomo è l'ostinazione, e per rimuovere questa fonte sempre fruttuosa di malizia morale è necessaria niente meno che una rigenerazione

(III.) CON LA RESISTENZA DEL BUON CONSIGLIO IL MALE DIVENTA PIÙ FORTE. Colui che insegue il peccato deve resistere a molti consigli e all'influenza persuasiva. E questa è la legge che opera sempre, il bene resistito lascia il male più forte

(IV.) SE IL MALE DIVENTA PIÙ FORTE, LE SUE CONSEGUENZE DEVONO DIVENTARE PIÙ GRAVI E SI VERIFICHERANNO PIÙ RAPIDAMENTE. I semplici fanno orecchie da mercante e corrono dietro ai tentatori; e allora il loro "timore viene come desolazione".

(V.) IL MALE PUÒ CRESCERE AL DI LÀ DI OGNI INFLUENZA DI RIMPROVERO, E ALLORA I SUOI PROBLEMI DEVONO DIMOSTRARSI DAVVERO SCHIACCIANTI. Gli uomini possono sfuggire alla portata di tutte le influenze morali disponibili. Immaginate quale deve essere questa condizione. Confrontate la condizione degli "indemoniati". Un'immagine molto terribile e allarmante è quella di un essere morale che abusa di se stesso fino a diventare effettivamente insensibile alle impressioni morali. In coloro che resistono al consiglio morale e all'invito cresce una volontà che diventa ogni giorno più difficile da superare; In realtà è in corso un processo di indurimento del cuore. Siate dunque avvertiti dell'"ira dell'Agnello". (Pulpito settimanale.)

E la tua distruzione viene come un turbine. - La figura del turbine:

Nei paesi orientali, il turbine è a volte così rapido e impetuoso che è vano pensare di volare; il cavallo più veloce o il veliero più veloce potrebbero non essere di alcuna utilità per portare il viaggiatore fuori pericolo. Torrenti di sabbia ardente rotolano davanti ad esso, il firmamento è avvolto da un velo spesso e il sole appare del colore del sangue. L'arabo che condusse il signor Bruce attraverso gli spaventosi deserti di Senaar gli indicò un punto tra alcune collinette sabbiose, dove il terreno sembrava essere più elevato del resto, dove una delle più grandi carovane che fossero mai arrivate in Egitto, in numero di parecchie migliaia di cammelli, era coperta di sabbia. La distruzione dell'esercito di Sennacherib 2Re 19:25 avvenne probabilmente (comp. Isaia 37:7 per mezzo del caldo e pestilenziale vento meridionale che soffiava dai deserti della Libia, chiamato simoom. (B. E. Nicholls, M.A.)

28 PROVERBI 1

#Proverbi 1:28

Allora mi invocheranno, ma io non risponderò. - Seminando disubbidienza, mietendo giudizio:

Uno dei meravigliosi ragionamenti del Giudice con il criminale è qui riportato

(I.) DIO NELLA MISERICORDIA VISITA UNA GENERAZIONE RIBELLE

1.) La chiamata. È nel terremoto e nella tempesta. Il giorno dopo il giorno lo proclama, e la notte dopo la notte. Non c'è discorso o lingua in cui non venga ascoltato. La chiamata è giunta con un'articolazione distinta dalle labbra dei profeti e degli apostoli. Risuona con autorità in una coscienza umana

2.) Le mani tese. C'è una via, e la via è aperta al Padre. Non c'è ostruzione, non c'è proibizione, non c'è rimprovero. I peccatori sono accolti a braccia aperte

3.) L'avvocato. Rivolto in particolare a coloro che procrastinano

4.) Rimprovero. Se non saranno adescati dalla promessa del cielo, Egli li minaccerà con la paura dell'inferno. L'amore eterno ha bisogno di uno strumento forte e duro con cui adempiere i suoi benedetti propositi su una razza inflessibile. Il giudizio incombe in riserva, servendo nel frattempo con la sua oscurità a rendere l'invito più vincente

(II.) UNA GENERAZIONE RIBELLE TRASCURA O RESISTE ALLA GRAZIOSA VISITA DI DIO. Gli uomini hanno orecchie e fermatele

(III.) MANGERANNO IL FRUTTO DELLE LORO PROPRIE VIE E SARANNO SAZIATI DEI LORO PROPRI DISEGNI. Il giudizio sarà una risposta esatta alla disobbedienza, come il frutto risponde al seme, o un'eco al suono. (William Arnot, D.D.)

Il pericolo di differire il pentimento:

C'è un buon proverbio inglese che dice "Chi trascura l'occasione, l'occasione lo trascurerà". Nei versetti precedenti abbiamo una proclamazione generale (ver. 20); un misericordioso rimprovero (ver. 22) ; una graziosa esortazione (ver. 23) ; una promessa struggente (fine ver. 23) ; una graziosa minaccia. Le parole del testo sono sottotono contro tutti coloro che procrastinano il loro pentimento e il ritorno a casa da Dio. Notate le parti stesse che prolungano questo giorno di grazia; la loro ricerca sincera e diligente di Dio; l'inopportunità del tempo della loro ricerca; e la frustrazione delle loro speranze. Coloro che non ascoltano quando Egli li chiama, Dio non li ascolterà quando Lo invocheranno. Così il Signore trattò il Suo popolo ai giorni di Ezechiele. C'è un doppio giorno, un giorno bianco e un giorno nero; un giorno di salvezza e un giorno di dannazione. Ci sono tre ragioni per questo punto

1.) La legge del taglione

2.) Il tempo degli attributi di Dio. Sia la misericordia che la giustizia hanno la loro stagione in questa vita; e quando la misericordia ha recitato la sua parte, allora la giustizia viene sul palcoscenico e recita la sua parte

3.) È uso di Dio farlo in altre cose, anche in caso di disprezzo delle benedizioni temporali, e quindi molto di più in materia di grazia e salvezza. Illustrato nei casi degli Israeliti, Ismaele, Re Saul, Esaù. Se Dio punisce così severamente il disprezzo delle benedizioni temporali, come punirà il disprezzo delle offerte di grazia e di salvezza? Egli verrà con la legge marziale contro tutti coloro che disprezzano il vangelo Giovanni 3:18. Di solito Dio dà agli uomini un giorno, ma nessun uomo o angelo sa quanto durerà questo giorno. Dio diede un giorno agli angeli, un giorno a Caino, un giorno a Ninive, un giorno al mondo antidiluviano. Tutto quello che sappiamo è che questo giorno è per noi ora. Ora è il giorno di Cristo su di voi. Qual è il significato di tutte quelle Scritture che mostrano come Dio consegna gli uomini allo spirito di vertigine e allo spirito di sonno? E che cosa significa "indurire i cuori degli uomini" e "bruciare le coscienze degli uomini", se non per mostrare che il giorno della grazia può finire per un uomo in particolare, dieci, venti, anzi, quarant'anni prima della sua morte? Se rifiuti questo giorno, rifiuti tutto; poiché che ne sai tu, se non che questo stesso giorno possa essere il tuo giorno? Il motivo è...

1.) Perché la pazienza di Dio è nel Suo petto, e chi può dire quanto durerà?

2.) Perché la pazienza di Dio non ne dà alcun segno o sentore prima che finisca

3.) Perché Dio fa i conti ogni ora

4.) C'è da meravigliarsi che il giorno della grazia non sia già finito e che tu non sia ora all'inferno. Quando Cristo viene per la prima volta all'anima, Egli ti testimonia grazia e misericordia se ti penti e ti correggi; sì, Egli testimonia il perdono dei peccati, la redenzione e la salvezza, se tu vuoi credere; ma se no, sarà un testimone pronto contro di te. (William Fenner, B.D.)

Avvertimento della natura:

Questa è un'espressione drammatica sublime. È la Sapienza che viene rappresentata come parlante. Per saggezza tra gli orientali si intendeva la filosofia morale, o la scienza che parlava dalla parte della morale. Preso nel suo senso più ampio, è come se la natura (nel testo) si fosse sollevata e avesse dichiarato dal suo stesso seggio, e con la sua autorità, quella che era la storia della trasgressione contro le sue leggi fondamentali. È la voce della fisiologia; È la voce della salute, è la voce della legge naturale. È la voce dell'ospizio, della prigione, del patibolo, che parla e dice agli uomini quali sono i fini di quelle vie che sono essenzialmente la violazione delle leggi di Dio in natura. Vediamo uomini violare a poco a poco le leggi fondamentali della salute, della forza, del carattere, della prosperità e della società, e poiché la sentenza non viene eseguita rapidamente contro i malfattori, sono presuntuosi e dicono: "Come fa Dio a saperlo?" Più tardi, quando l'opera fatale è compiuta, e la malattia, la decadenza, la povertà, la freddezza degli uomini, l'indifferenza della società, il disonore, l'abbandono, l'infamia, la sofferenza e la morte si abbattono su di loro, allora cominciano a gridare in questi diversi stati e a condannare tutti tranne se stessi. Poi cercano di rattoppare le loro costituzioni spezzate. Poi tentano di indossare gli aspetti dell'onestà. Poi cercano di reinnestarsi sull'albero da cui sono stati staccati, ma in gran parte invano. Chiamano, ma la natura non ascolta. Supplicano orecchie sorde

(I.) GUARDATE LE FORME PIÙ LIEVI DI TRASGRESSIONE: QUELLE DELL'INDOLENZA E DELL'AUTOINDULGENZA. Come passano tranquillamente gli uomini la loro vita senza fare nulla! Ma quando superano il meridiano della vita e cominciano a scendere lungo il pendio più lontano, scoprono che nessuno si cura di loro. Sono sulla strada di tutti. È probabile che chi ha trascorso la prima parte della sua vita nell'indolenza e nell'autoindulgenza trascorrerà l'ultima parte della sua vita allo stesso modo

(II.) GUARDATE LA STESSA COSA CHE AVVIENE RIGUARDO ALLA REPUTAZIONE DI UN UOMO. Ogni uomo è un costruttore di carattere. Ogni uomo si edifica con i suoi propositi, le sue opere; e questi formano il suo carattere, ed è il suo carattere che gli sta accanto. La sua reputazione è semplicemente l'ombra che proietta. Ciò che un uomo è, è il suo carattere; e ciò che gli uomini pensano che sia è la sua reputazione. Gli uomini a volte pensano di costruire il carattere quando stanno solo ottenendo una reputazione. Pochi sono consapevoli di questa distinzione, e così avviene che molti uomini vanno costantemente verso il basso. Cominciano a violare la verità. Equivocano. Camminano sul pericoloso bordo dell'insincerità. E, nonostante ciò, non percepiscono alcun cambiamento in se stessi. Ma ogni uomo che manca di semplicità molto presto viene sospettato dagli altri. Gli uomini sono disonesti allo stesso modo. Sono complicati. Un uomo simile va avanti di giorno in giorno, e alla fine gli si sussurra: "Quell'uomo non è onesto", e subito tutto il mondo lo sa tranne lui

(III.) GUARDATE LA STESSA COSA RISPETTO AI PECCATI CHE UN UOMO COMMETTE CONTRO SE STESSO. Di tutti gli sprechi non ce n'è uno simile a quello che gli uomini commettono sulla propria persona. Ci sono molti modi in cui gli uomini prosciugano la vitalità di tutto il loro cervello e sistema nervoso. L'industria eccessivamente virtuosa lo farà. L'autoindulgenza appassionata lo farà. L'eccessiva dipendenza da bevande stimolanti lo farà. Anche se ci possono essere casi eccezionali, la legge per tutti questi casi è la distruzione. Le leggi della natura hanno solo un limite di misericordia, ma hanno un limite di misericordia. Un uomo può essere raggiunto e tuttavia può riprendersi. C'è una quantità limitata di espiazione in natura. Ma non ci deve essere alcuna presunzione su di esso. Le leggi della natura sono fatte per gli obbedienti. La società è stabilita per gli obbedienti. Ha risorse molto limitate per riformare gli uomini. Sei al sicuro se non scendi nel vizio. Per non parlare del male prima che ci si immischi. Tenetevi lontani da ogni male. L'obbedienza è al sicuro. Obbedienza a Dio nella natura; nel tuo corpo; nelle leggi della società; l'obbedienza a Dio dappertutto, è assolutamente sicura, e nient'altro è sicuro. Il peccato, per quanto dolce, dolce e sicuro possa sembrare, non è al sicuro. È sicuro avere ragione; È pericoloso sbagliare. (H. W. Beecher.)

Essi non mi troveranno. - Chi cerca e non trova?-

La Scrittura parla di uomini che invocano Dio e del Suo rifiuto di ascoltarli. Eppure nostro Signore disse: "Chiedete e riceverete; cercate e troverete". Come spiegare questa apparente contraddizione? Queste cose non si dicono delle stesse persone, o piuttosto degli stessi personaggi, nello stesso tempo. E se dicessi che ora, in questo preciso momento, le parole del testo sono applicabili a noi e non applicabili? In nessun momento della vita terrena di un uomo le parole sono state così vere come lo saranno nel giorno del giudizio. Allora possono essere vere in grado maggiore o minore; Possono essere sostanzialmente vere nella vita che è ora. La promessa di Cristo, "Cercate e troverete", è ugualmente vera per tutti noi? Prendete la maggior parte di noi: supponiamo che uno di noi sia arrivato alla fanciullezza con una cattiva disposizione, pronto alla prima tentazione, con abitudini di bene incolte. Dio ascolta le sue preghiere? O nel tentativo di volgerti dal male al bene, hai mai visto che i tuoi propositi cedevano, fino a ricadere di nuovo a ciò che eri all'inizio? In quel caso hai cercato Dio e non sei riuscito a trovarLo. O vi è mai capitato di farvi un male a cui non siete riusciti a rimediare? Allora potreste rendervi conto che potreste cercare qualcosa di buono e non essere in grado di ottenerlo. Sappiamo cos'è che impedisce a Dio di ascoltarci sempre; perché non siamo completamente uno in Suo Figlio Cristo Gesù. Proprio il sentimento di freddezza e di riluttanza a pregare, perché spesso abbiamo pregato invano, sta sicuramente operando in noi quella morte perfetta che è la piena verità delle parole del testo. (Thomas Arnold, D.D.)

La miseria del pentimento tardivo dopo una vita malvagia:

(I.) C'È UN TEMPO IN CUI GLI UOMINI MALVAGI SARANNO SOPRAFFATTI DA QUELLE MISERIE CHE NESSUN AVVERTIMENTO SERVIREBBE LORO A PREVENIRE CON IL PENTIMENTO E LA RIFORMA

(II.) UN GIORNO SARANNO CONSAPEVOLI DELLA LORO FOLLIA E GRIDERANNO A DIO PER MISERICORDIA E LIBERAZIONE

(III.) MA DIO NON CONSIDERERÀ ALLORA IL LORO PENTIMENTO, NÉ SARÀ MOSSO DALLE LORO PREGHIERE. PER CAPIRE...

1.) Stabilisci tre cose

(1) L'uomo saggio intende ogni sorta di calamità, che sono o gli effetti naturali del peccato o altre punizioni del peccato inflitte dalla giustizia divina, e ciò sia in questo mondo che nel mondo a venire

(2) Questa proposizione non deve essere intesa come se tutti gli uomini malvagi fossero alla fine ridotti all'estrema miseria in questa vita. Tutto ciò che c'è da dire è questo, o che spesso soffrono quelle punizioni in questa vita che le loro azioni malvagie producono naturalmente, o che la giustizia di Dio li raggiunge in altri modi in punizioni che mostrano il dito di Dio e una mano più immediata della provvidenza

(3) Se qualcuno continua in queste pratiche, sulle quali la natura stessa e la maledizione di Dio sembrano condannare le miserie in questa vita, se ad alcuni di loro capita di fuggire qui, e vivere i loro giorni senza che alla fine accada loro una grande sventura, tuttavia verrà un giorno in cui non scamperanno. Un giorno faranno i furbi per questo. Alla base della proposizione II, comprendete che non si deve intendere universalmente come se ogni uomo ridotto all'estrema miseria si applicasse infallibilmente a Dio per avere misericordia, poiché sappiamo che ci sono stati esempi contrari, ad esempio Achab. Questa ricerca del favore di Dio accade frequentemente, ma anche coloro che lo fanno sono infelici nel loro pentimento tardivo, specialmente quelli che hanno avuto il maggior numero di avvertimenti e convinzioni, ma non sarebbero stati recuperati. Nella proposizione III, mostrate che questa è la considerazione più stimolante di tutte, e ha la massima forza per fare un'impressione efficace delle prime due nelle nostre menti. Ma questo punto richiede un'attenta interpretazione, e una precisa distinzione tra le miserie che un ostinato corso di peccato produce in questa vita e quelle punizioni che porterà in un'altra vita

1.) Quanto saranno inutili le preghiere e il pentimento degli uomini malvagi per il recupero della loro felicità in questa vita! Di solito non sono utili per quanto riguarda quei vantaggi che hanno perduto con la loro ostinata e, fino ad ora, incurabile follia; come la salute, l'abbondanza e il buon nome. E non procureranno loro quel conforto dai principi della religione che solleva gli uomini buoni nelle loro avversità

2.) Quanto sarà inutile la loro importunità nel cercare la misericordia di Dio per quanto riguarda la loro fuga nel giorno del giudizio! Coloro che non si pentono finché non giunge il loro turno nell'altro mondo, non ne renderanno conto; Devono ascoltare la sentenza irreversibile e subirne l'effetto inevitabile per sempre. E tutto ciò implica che non manchi la bontà in Dio. (W. Clagett, D.D.)

L'avvocato respinto:

Meglio fermarsi ora. Alcuni anni fa, vicino a Princeton, nel New Jersey, alcuni giovani stavano pattinando su uno stagno intorno a un "air-hole", e il ghiaccio cominciò a rompersi. Alcuni di loro si fermarono; ma un giovane disse: "Non ho paura! Dacci un altro colpo!" Si girò quasi quando il ghiaccio si ruppe, e solo il giorno dopo fu trovato il suo corpo senza vita. Così gli uomini continuano a peccare. Sono avvertiti. Si aspettano presto di fermarsi. Ma gridano: "Dacci un altro colpo!" Iniziano, ma con uno schianto selvaggio sfondano in una perdizione senza fondo. Non rischiare più. Fermati ora. Dio ci salvi dalla temerarietà dell'uno in più! Ringrazio Dio che mi è stato permesso di dirvi qual è la strada giusta e quale la strada sbagliata. Devi prendere l'uno o l'altro. Ti lascio al bivio; Scegliete voi stessi! (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

31 PROVERBI 1

#Proverbi 1:31

Perciò mangeranno del frutto della loro propria via. - Il metodo di punizione di Dio:

È lasciarci punire noi stessi. In questo modo l'uomo è portato dall'amara esperienza a vedere la propria follia e la sapienza di Dio. Quando non ci lasciamo guidare da Dio, Egli esaudisce tutti i nostri desideri e desideri per mostrarci quanto siano sciocchi e miserabili. Quando un uomo è "maledetto con ogni preghiera esaudita", impara per amara esperienza che è possibile essere il peggior nemico di se stesso. I suoi desideri a lungo assecondati diventano tormentatori tirannici. Le promesse di Dio sono condizionali. Egli ci darà cose buone se faremo la nostra parte; ma non se lo trascuriamo, o facciamo il contrario ad esso. Dio ci ha dato la dignità della libertà, che comporta la terribile possibilità di disobbedire ai Suoi comandi. È la cosa migliore per gli sconsiderati e gli incuranti essere lasciati soli da Dio. Coloro che guardano indietro alla loro vita possono far risalire la maggior parte dei loro errori al fatto che hanno cercato di allontanarsi, per così dire, dalla guida di Dio. Dentro l'uomo che si compiace del peccato e ama le tenebre piuttosto che la luce, c'è un inferno da lui stesso creato, dal quale non può allontanarsi più di quanto non possa allontanarsi da se stesso. Solo coloro che sono al di là della riforma, e che si sono completamente decisi per il diavolo, Dio in questo modo lascia soli ad essere creature dei loro stessi appetiti e preda dei loro peccati. Agli altri Dio infligge una disciplina severa per renderli simili a Lui. (E. J. Hardy.)

Vani rimpianti:

Un uomo in Sudafrica acquistò un pezzo di terra allo scopo di coltivarlo, ma, dopo un breve tentativo, trovandolo inadatto a tale scopo, e sentendo che era stato trovato dell'oro nelle vicinanze, si mise al lavoro per vedere se riusciva a trovarne, ma non ci riuscì. Disgustato dal suo acquisto, lo vendette per quello che avrebbe potuto ottenere, ottenendo quella che chiameremmo "una semplice canzone". L'uomo che l'aveva comprata, avendo anche sentito dire che c'era la probabilità che l'oro fosse stato trovato, non perse tempo a fare una vigorosa ricerca e fu ricompensato con il ritrovamento sia dell'oro che dei diamanti, che lo resero ricco oltre i suoi sogni più sfrenati. Alcuni anni dopo l'ex proprietario, che aveva lasciato il paese, sentì da un vecchio amico che dal suo pezzo di terra si stavano prendendo oro a tonnellate e diamanti a centinaia, e si dice che digrignasse i denti per la rabbia e il dispiacere, mentre, con le mani serrate fino a quando i chiodi entravano nelle palme, esclamò: "Oh, che cosa ho perso! cosa ho perso! "Tu che non hai accettato Cristo, bada che un giorno, quando la salvezza non sarà più tua da prendere o rifiutare, tu, nell'amarezza dell'angoscia, potrai solo dire: "Oh, che cosa ho perso! che cosa ho perso!"

32 PROVERBI 1

#Proverbi 1:32

La prosperità degli stolti li distruggerà.-Prosperità pericolosa per la virtù:-

Per "stolti" sono qui rappresentate tutte le persone malvagie e viziose. La miseria di tali persone è che quando Dio dà loro ciò che amano di più, periscono nelle sue braccia. Le ragioni sono tre

(I.) PERCHÉ OGNI PERSONA STOLTA O VIZIOSA IGNORA O È INCURANTE DEI FINI E DEGLI USI APPROPRIATI PER I QUALI DIO PROGETTA LA PROSPERITÀ DI COLORO AI QUALI LA MANDA. Quali fini sono...

1.) Per cercare di scoprire cosa c'è in un uomo

2.) Incoraggiare gli uomini in una costante, umile espressione della loro gratitudine alla munificenza del loro Creatore, che distribuisce provviste così ricche e abbondanti alle Sue creature immeritevoli

3.) Per renderli utili nella società. Nessun uomo detiene l'abbondanza della ricchezza come proprietario

(II.) PERCHÉ LA PROSPERITÀ (COSÌ COM'È LA NATURA DELL'UOMO OGGI) HA UNA FORZA E UN'IDONEITÀ PECULIARI A RIDURRE LE VIRTÙ DEGLI UOMINI E AD ACCRESCERE LE LORO CORRUZIONI

1.) Per la sua diminuzione delle loro virtù. La virtù è una pianta che non cresce su nessun terreno se non quello che viene dissodato e coltivato con il lavoro più severo. Ma che straniero è la fatica e il lavoro per una grande fortuna!

2.) Per aumentare e infiammare le corruzioni degli uomini. Nulla tradisce più efficacemente il cuore nell'amore per il peccato e nel disgusto per la santità di una prosperità mal gestita. I vizi che ricevono particolare miglioramento dalla prosperità sono:

1.) Orgoglio

2.) Lusso e impurità

3.) Profanità e negligenza di Dio nei doveri della religione. Coloro che giacciono morbidi e caldi in una ricca tenuta raramente vengono a riscaldarsi all'altare

(III.) PERCHÉ LA PROSPERITÀ DISPONE DIRETTAMENTE GLI UOMINI AI MEZZI APPROPRIATI PER IL LORO CAMBIAMENTO E LA LORO GUARIGIONE

1.) Li rende completamente contrari a ricevere consigli e ammonizioni

2.) È inadatto alle dure prove delle avversità che Dio usa per correggere e ridurre l'anima

(1) O viene meno e si abbatte e si separa dalla sua speranza insieme ai suoi beni, o

(2) mormorerà e bestemmierà il Dio che lo affligge. L'unico modo per un uomo di non trovare la prosperità distruttiva è quello di non essere uno sciocco. Egli può evitare ciò con una pia osservanza di queste seguenti regole:

1.) Consideri su quale debole cardine pendono la sua prosperità e felicità

2.) Consideri quanto poco è migliorato dalla prosperità per quanto riguarda quelle perfezioni che sono principalmente preziose

3.) Che un uomo corregga le gaiezze e le peregrinazioni del suo spirito con i severi doveri della mortificazione. Poiché lo stolto nel suo meglio, cioè nella sua condizione più prospera, sta barcollando sull'orlo della distruzione, dovremmo sollecitare Dio, non per il godimento temporale, ma per un cuore che possa adattarci ad esso, se è volontà di Dio che la prosperità sia il nostro destino. (R. Sud, D.D.)

Il pericolo della prosperità:

Il titolo di "stolto" è il carattere abituale del peccatore nel linguaggio della Sapienza, in opposizione alla prudenza. La prosperità comprende tutte le cose desiderate dagli uomini mondani: ricchezze, onori, piaceri, salute, forza, pace, abbondanza, tutto ciò che è grato alla mente carnale e agli appetiti. La prosperità di cui si abusa è fatale e distruttiva per i peccatori stolti

(I.) LA PROSPERITÀ È DISTRUTTIVA PER I MALVAGI. Non c'è pestilenza e contagio nella natura delle cose che sono gradite alle nostre facoltà. Sono pericolosi, non perché fatti da Dio, ma come gestiti da Satana. Il disegno primario di Dio, nei Suoi benefici più gratuiti e ricchi, è quello di rendersi caro a noi e di legarci al Suo servizio. Quando i malvagi abusano delle benedizioni di Dio, sconfiggono la Sua bontà e frustrano i suoi eccellenti fini, Egli continua la loro prosperità nel modo più giusto e severo, il che fomenta le loro concupiscenze e li rende più ostinati e incorreggibili e più colpevoli della loro stessa dannazione. La prosperità è un'imboscata fatale per la loro sorpresa e rovina. La prosperità di cui si abusa è distruttiva per i peccatori, sia dal punto di vista meritorio, in quanto induce una colpa mortale e li rende odiosi all'ira vendicativa di Dio, sia in modo efficace, in quanto è opposta alla felicità e alla perfezione dell'uomo

1.) La prosperità è l'incentivo continuo degli affetti viziosi

2.) La prosperità occasionalmente incensa un appetito irascibile

3.) La prosperità inclina i peccatori a un'empia negligenza di Dio

4.) La prosperità espone pericolosamente al potere tentatore di Satana

5.) La prosperità è distruttiva per molti, in quanto offre loro vantaggi per corrompere gli altri, e li espone reciprocamente ad essere corrotti dagli altri

6.) La prosperità di solito rende inefficaci i mezzi della grazia

7.) La prosperità rende gli uomini avversi alla sofferenza per amore di Cristo

8.) La prosperità rende gli uomini incuranti dei mali che potrebbero accadere

9.) La prosperità è la grande tentazione di ritardare il pentimento fino a quando il caso del peccatore non è disperato

(II.) LA FOLLIA DEI PECCATORI PROSPERI. La follia è la causa della loro prosperità abusata e l'effetto della loro prosperità abusata

1.) La perfezione dell'uomo consiste nelle eccellenze della sua parte spirituale e immortale

2.) Tutta la prosperità del mondo non può portare vera soddisfazione a colui che ne gode, perché è sproporzionata rispetto alla natura spirituale e immortale dell'anima. La follia del peccatore è una follia scelta volontariamente, una follia colpevole e colpevole; La follia più ignominiosa, la follia più dolorosa

(III.) LA GIUSTIZIA, LA CERTEZZA E LA PESANTEZZA DEL GIUDIZIO CHE SI ABBATTE SUI PECCATORI CHE ABUSANO DELLA LORO PROSPERITÀ. La giustizia, perché la loro distruzione è il frutto della loro scelta. Certezza, perché è immutabilmente stabilito dall'ordinazione divina che i piaceri del peccato finiranno nella miseria dei peccatori ostinati. La pesantezza sarà in base all'aggravamento del loro peccato. La prosperità temporale non è, quindi, un segno speciale del favore di Dio. (William Bates, D.D.)

La prosperità dello sciocco:

(I.) QUESTE PAROLE DESCRIVONO GLI EMPI

1.) Con il loro attuale modo di peccare

2.) Dal loro futuro stato di miseria

(II.) DESCRIVONO IL PECCATO DEGLI EMPI

1.) Per l'occasione

2.) Con l'atto

3.) Per abitudine. La prosperità e l'agio sono l'occasione; allontanarsi da Dio e rigettare il Suo consiglio è l'atto; e la follia o la semplicità fanno parte dell'abitudine

(III.) DESCRIVONO IL DIVINO

1.) Con la loro obbedienza. Ascoltano

2.) Con il loro privilegio o ricompensa. Tacciono per paura del male

(1) È così che "la prosperità degli stolti li distrugge".

(2) Come la follia e la prosperità concorrono alla loro distruzione. Soddisfacendo il loro appetito sensibile e la loro fantasia, e vincendo così il potere della ragione. Più il mondo appare amabile, più fortemente attira l'anima ad amarlo. In questo modo toglie l'anima a Dio. Il rumore e il trambusto delle cose terrene distolgono le loro menti e impediscono loro di essere seri. Il senso di agio e di dolcezza presenti fa loro dimenticare il cambiamento che è vicino. L'orgoglio li solleva, così che Dio li aborrisce, e la prosperità li impegna in opposizione alla parola, alle vie e ai servi del Signore

(3) Gli usi da fare del testo. Non lamentarti della prosperità degli uomini empi. Non desiderare ricchezze o prosperità. Onora coloro che sono grandi e pii, ricchi e religiosi. Lasciate che i grandi uomini abbiano un doppio interesse nelle vostre preghiere. (R. Baxter.)

Uccisori di se stessi:

Supponiamo che un iceberg possieda un'intelligenza e una coscienza; supponiamo che dica mentre dimora nella regione polare: "È a causa del sole che io sono un iceberg", che cosa rispondereste? Voi direste: "Non è a causa del sole, ma a causa del vostro atteggiamento verso il sole". Scendi e mettiti sotto i suoi raggi che si sciolgono, lasciati avvolgere dalle braccia della Corrente del Golfo, e presto cesserai di essere un iceberg e diventerai parte delle acque calde e dolci che ti avvolgono. O supponiamo di prendere questa stessa verità nel regno della legge fisica. Molti Indù sono rimasti per anni con un tovagliolo legato intorno agli occhi per non vedere il sole, e quando il panno è stato tolto e hanno cercato di guardare quel sole, non potevano vedere. Ecco, egli era diventato cieco. Non era forse lui che si era accecato? Eppure, non era anche vero che operando attraverso la legge naturale Dio lo aveva accecato? C'è un uomo che si dirige verso il Niagara, e io, in piedi sulla riva, grido: "Tirate verso la riva; le rapide sono proprio sotto di te, e tu passerai oltre le cascate"; ma lui mi dice semplicemente: "Dio è troppo buono per permettermi di andare oltre le cascate"; e piango di nuovo e lui non se ne cura. Ma di lì a poco lo vedo afferrare i remi. Ahimè, è troppo tardi. Spazzando, roteando, precipitando, la sua barca, come una conchiglia, precipita oltre la cataratta, e lui se ne va. Ora possiamo dire che il Dio che fece scorrere l'acqua giù per la collina uccise quell'uomo, ma la responsabilità è con Lui? No. L'uomo che conosceva quella legge e si rifiutava di riconoscerla si è ucciso. Ebbene, gli uomini se ne rendono conto in relazione alla loro organizzazione fisica, perché si rendono conto di avere una costituzione fisica; ma non si rendono conto di avere una costituzione morale altrettanto autentica; che le leggi dell'uno sono inevitabili quanto l'altra; che in riferimento all'anima è vero come al corpo; "L'anima che pecca 'contro la legge del suo essere' morirà". (G. T. Dowling, D.D.)

Chiunque mi darà ascolto abiterà al sicuro.-Quiete dalla paura del male:-

Il segreto di una vita tranquilla è stata la grande ricerca dell'uomo. I confuciani, i buddisti, i pitagorici se ne sono occupati, così come Salomone. Era il motivo del movimento più potente della cristianità medievale. Simeone sulla sua colonna, Bernardo nella sua cella, Francesco nei suoi stracci, erano tutti occupati con essa; e in questi tempi inquieti, tempestosi, ansiosi è ancora questione di domande

(I.) LA PAURA DEL MALE È L'ELEMENTO CON CUI L'UOMO HA A CHE FARE PIÙ DIRETTAMENTE. L'uomo è un essere che "guarda prima e dopo". L'apprensione e la memoria forniscono insieme abbastanza bene tutta la nostra amara esperienza di vita. La paura del male non è animale, è un'esperienza strettamente umana; parte della dotazione della nostra razza

(II.) È PROPRIO QUESTA PAURA DEL MALE CHE, CON L'AIUTO DI DIO, DOBBIAMO VINCERE; IL MALE STESSO È COMPLETAMENTE AL DI LÀ DEL NOSTRO POTERE. La calamità infesta l'aria malvagia di un mondo malvagio e l'uomo ne prende l'infezione. Vive con paura e affronta la morte con paura, finché non ha appreso il segreto divino

(III.) COME SI CONQUISTA IL POTERE?

1.) Rendendosi conto di quanto la pace e la felicità dell'uomo siano puramente indipendenti dalle cose

2.) Prendendo una vera misura della gamma del nostro essere e delle sue risorse

3.) Con la perfetta fiducia filiale in Dio. Vogliamo un cuore, un braccio su cui riposare. L'unico riposo perfetto è in Dio. Questo senso dell'amore divino, la stretta delle braccia eterne, è un riposo squisito e benedetto. (Baldwin Brown, B.A.)

La benedizione di ascoltare la voce della saggezza celeste:

Ascoltare significa non solo ascoltare, ma ascoltare con attenzione, in modo da seguire il consiglio dato Giacomo 1:25 ; o, come dice il Salvatore Giovanni 10:27. Costoro ascoltano non per dimenticare, ma per custodire nella loro memoria, affinché possano ridurre a praticare ciò che odono: tali odono, non per cavillare e trovare da ridire, ma per trarre profitto dall'istruzione che ricevono. Ora, questa attenzione è certamente l'opera dello Spirito sul cuore, come leggiamo di Lidia Atti 16:14. E quindi è necessario che tutti, quando ascoltano la Parola di Dio, elevino i loro cuori a Lui, affinché ciò sia di profitto per le loro anime. E quali sono le promesse fatte a tali ascoltatori? Dimora sicura e quiete dalla paura del male. Il vangelo del nostro Signore Gesù Cristo, operando sul cuore, porta una pace solida e duratura. La prima di queste promesse è splendidamente illustrata dal nostro benedetto Signore stesso alla fine del Suo sermone sul monte Matteo 7:24-27. L'uomo che ascolta l'istruzione cristiana, e che si accontenta di ascoltare e approvare, ma non va oltre, non getta mai via i suoi peccati, o si aggrappa veramente a Cristo, può lusingarsi che tutto va bene nella sua anima, perché ha sentimenti, convinzioni e desideri di natura spirituale; ma la religione di un tale uomo crollerà completamente sotto il primo diluvio della tribolazione, e lo abbandonerà completamente quando il suo bisogno sarà più grave, mentre l'uomo che ascolta l'istruzione cristiana, e mette in pratica ciò che ascolta, su un tale uomo possono battere i fiumi della malattia, del dolore, della povertà, delle delusioni, dei lutti, ma la sua anima è impassibile, La sua fede non cede, le sue comodità non lo abbandonano. Non solo, però, è promessa la salvezza a colui che dà ascolto alla voce della sapienza celeste, ma una garanzia di essa tale da allontanare ogni angosciante timore. Non solo la quiete dal male, ma dalla paura di esso. Gli uomini in generale soffrono molto di più per la paura dei mali che si aspettano possano abbattersi su di loro che per quelli che devono effettivamente subire; ma Dio "conserva in perfetta pace colui la cui mente è rivolta a Lui". Un uomo malvagio è terrorizzato da un pericolo immaginario; L'uomo pio non ha paura nemmeno quando il pericolo è reale; poiché l'uno ha una testimonianza per sé nel proprio petto, mentre l'altro porta dentro una testimonianza contro se stesso; E questo testimone è un giudice per condannarlo, sì, un giustiziere per tormentarlo e tormentarlo. Essere liberati dalla paura del male è, in verità, la perfezione di uno stato spirituale; e gran parte della porzione del santo sia sulla terra che in cielo risiede nella liberazione e nella sicurezza da esso. Ma ci si può chiedere: A chi sono state fatte queste graziose promesse? Sono fatti per tutti: alti e bassi, ricchi e poveri, vecchi e giovani. Il termine usato è quanto di più ampio si possa desiderare: "Chiunque ascolta". Ascoltino solo l'invito di Cristo nel Vangelo e diano obbedienza ai Suoi comandamenti, e le benedizioni promesse saranno loro concesse. (T. Grantham.)

Riferimenti incrociati:

Proverbi 1

1 Prov 10:1; 25:1; 1Re 4:31,32; Ec 12:9; Giov 16:25
2Sa 12:24,25; 1Re 2:12; 1Cron 22:9; 28:5; 29:28

2 Prov 4:5-7; 7:4; 8:5; 16:16; 17:16; De 4:5,6; 1Re 3:9-12; 2Ti 3:15-17

3 Prov 2:1-9; 8:10,11; Giob 22:22
1Re 3:28

4 Prov 1:22,23; 8:5; 9:4-6; Sal 19:7; 119:130; Is 35:8
Prov 7:7-24; 8:17,32; Sal 34:11; 119:9; Ec 11:9,10; 12:1; 2Ti 2:22; Tit 2:6

5 Prov 9:9; 12:1; Giob 34:10,16,34; Sal 119:98-100; 1Co 10:15
1Sa 25:32,33; 2Cron 25:16

6 Mat 13:10-17,51,52; Mar 4:11,34; At 8:30,31
Ec 12:11
Sal 49:4; 78:2; Mat 13:34,35; Eb 5:14; 2P 3:16

7 Prov 9:10; Giob 28:28; Sal 111:10; 112:1; Ec 12:13
Prov 1:22,29,30; 5:12,13; 15:5; 18:2; Giov 3:18-21; Rom 1:28

8 Prov 1:10,15; 2:1; 3:1; 7:1; Mat 9:2,22
Prov 4:1-4; 5:1,2; 6:20; 30:17; 31:1; Lev 19:3; De 21:18-21; 1Sa 2:25; 2Ti 1:5

9 Prov 3:22; 4:9; 6:20,21; 1Ti 2:9,10; 1P 3:3,4
Ge 41:42; CC 1:10; 4:9; Is 3:19; Ez 16:11; Dan 5:7,16,29

10 Prov 7:21-23; 13:20; 20:19; Ge 39:7-13; Giudic 16:16-21; Sal 1:1; 50:18; Rom 16:18; Ef 5:11

11 Prov 1:16; 12:6; 30:14; Sal 56:6; 64:5,6; Ger 5:26; Mic 7:2; At 23:15; 25:3
Prov 1:18; Sal 10:8-10; 17:12; 35:7; Ger 11:19; 18:18-20; Mat 26:3,4; Giov 15:25

12 Sal 35:25; 56:1,2; 57:3; 124:3; Ger 51:34; Lam 2:5,16; Mic 3:2,3
Sal 5:9; Rom 3:13
Nu 16:30-33; 26:10; Sal 28:1; 143:7

13 Prov 1:19; Giob 24:2,3; Is 10:13,14; Ger 22:16,17; Na 2:12; Ag 2:9; Lu 12:15; 1Ti 6:9,10; Ap 18:9-16

15 Prov 4:14,15; 9:6; 13:20; Sal 1:1; 26:4,5; 2Co 6:17
Prov 4:27; 5:8; Sal 119:101; Ger 14:10

16 Prov 4:16; 6:18; Is 59:7; Rom 3:5

17 Prov 7:23; Giob 35:11; Is 1:3; Ger 8:7

18 Prov 5:22,23; 9:17,18; 28:17; Est 7:10; Sal 7:14-16; 9:16; 55:23; Mat 27:4,5

19 Prov 15:27; 23:3,4; 2Sa 18:11-13; 2Re 5:20-27; Ger 22:17-19; Mic 2:1-3; 3:10-12; Abac 2:9; At 8:19,20; 1Ti 3:3; 6:9,10; Giac 5:1-4; 2P 2:3,14-16
Giob 31:39; Ec 5:13

20 Mat 13:54; Lu 11:49; 1Co 1:24,30; Col 2:3
Prov 8:1-5; 9:3; Giov 7:37

21 Prov 9:3; Mat 10:27; 13:2; Giov 18:20; At 5:20

22 Prov 6:9; Eso 10:3; 16:28; Nu 14:27; Mat 17:17
Prov 7:7; 9:4-6,16-18; Sal 94:8; Mat 9:13; 11:29,30; 23:37; Lu 19:42; Ap 22:17
Prov 3:34; 14:6; 15:12; 19:29; 21:11; Giob 34:7; Sal 1:1; 2P 3:3
Prov 1:7,29; 5:12; Giov 3:20

23 Is 55:1-3,6,7; Ger 3:14; Ez 18:27-30; 33:11; Os 14:1; At 3:19; 26:20
Prov 1:25,30; 6:23; 10:17; 12:1; 29:1; Sal 145:1; Ap 3:19
Is 32:15; 45:8; Gioe 2:28; Zac 12:10; Lu 11:13; Giov 7:36,37; At 2:36-38; Ap 3:16-18

24 Is 50:2; 65:12; 66:4; Ger 7:13; Ez 8:18; Zac 7:11,12; Mat 22:5,6; 23:37,38; Eb 12:25,26
Sal 31:20; At 4:30; Rom 10:21

25 Prov 1:30; 2Cron 36:16; Sal 107:11; Lu 7:30
Prov 1:30; 5:12; 12:1; Sal 81:11

26 Giudic 10:14; Sal 2:4; 37:13; Lu 14:24

27 Prov 3:25,26; 10:24,25; Sal 69:22-28; Lu 21:26,34,35; 1Te 5:3; Ap 6:15-17
Sal 58:9; Is 17:13; Na 1:3
Lu 21:23-25; Rom 2:9

28 Ge 6:3; Giob 27:9; 35:12; Sal 18:41; Is 1:15; Ger 11:11; 14:12; Ez 8:18; Mic 3:4; Zac 7:13; Mat 7:22,23; 25:10-12; Lu 13:25-28; Giac 4:3
Sal 78:34-36; Os 5:15; 6:1-4

29 Prov 1:22; 5:12; 6:23; Giob 21:14,15; Sal 50:16,17; Is 27:11; 30:9-12; Giov 3:20; At 7:51-54
Lu 10:42; Eb 11:25

30 Prov 1:25; Sal 81:11; 119:111,173; Ger 8:9; Lu 14:18-20

31 Prov 14:14; 22:8; Giob 4:8; Is 3:10,11; Ger 2:19; 6:19; Ga 6:7,8

32 Prov 8:36; Giov 3:36; Eb 10:38,39; 12:25
De 32:15-44; Sal 69:22; 92:6,7; Lu 12:16-21; 16:19-25; Eb 12:8; Giac 5:5
Ger 48:11,12

33 Prov 8:32-35; 9:11; Sal 25:12,13; 81:13; Is 48:18; 55:3; Mat 17:5; Giov 10:27-29; 1P 1:5
Prov 3:21-26; 14:26; Sal 112:7; Is 26:3; Lu 21:9,19; Rom 8:35-39

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