Nuova Riveduta:

Proverbi 23

1 Quando ti siedi a mensa con un principe, rifletti bene su chi ti sta davanti; 2 mettiti un coltello alla gola, se tu sei ingordo.
3 Non desiderare i suoi bocconi delicati; sono un cibo ingannatore.
4 Non ti affannare per diventare ricco; smetti di applicarvi la tua intelligenza.
5 Vuoi fissare lo sguardo su ciò che scompare? Poiché la ricchezza si fa delle ali, come l'aquila che vola verso il cielo.
6 Non mangiare il pane di chi ha l'occhio maligno, non desiderare i suoi cibi delicati; 7 poiché, nell'intimo suo, egli è calcolatore; ti dirà: «Mangia e bevi!», ma il suo cuore non è con te.
8 Vomiterai il boccone che avrai mangiato e avrai perduto le tue belle parole.
9 Non rivolgere la parola allo stolto, perché disprezzerà il senno dei tuoi discorsi.
10 Non spostare il confine antico e non entrare nei campi degli orfani, 11 perché il loro vendicatore è potente; egli difenderà la causa loro contro di te.
12 Applica il tuo cuore all'istruzione, e gli orecchi alle parole della scienza.
13 Non risparmiare la correzione al bambino; se lo batti con la verga, non ne morrà.
14 Lo batterai con la verga, ma lo salverai dal soggiorno dei morti.
15 Figlio mio, se il tuo cuore è saggio, anche il mio cuore si rallegrerà; 16 il mio cuore esulterà quando le tue labbra diranno cose rette.
17 Il tuo cuore non porti invidia ai peccatori, ma perseveri sempre nel timore del SIGNORE; 18 poiché c'è un avvenire, e la tua speranza non sarà delusa.
19 Ascolta, figlio mio, sii saggio e dirigi il tuo cuore per la retta via.
20 Non essere di quelli che sono bevitori di vino, che sono ghiotti mangiatori di carne; 21 perché l'ubriacone e il goloso impoveriranno e i dormiglioni andranno vestiti di cenci.
22 Da' retta a tuo padre che ti ha generato, e non disprezzare tua madre quando sarà vecchia.
23 Acquista verità e non la vendere, acquista saggezza, istruzione e intelligenza.
24 Il padre del giusto esulta grandemente; chi ha generato un saggio ne avrà gioia.
25 Possano tuo padre e tua madre rallegrarsi, e possa gioire chi ti ha partorito!
26 Figlio mio, dammi il tuo cuore, e gli occhi tuoi prendano piacere nelle mie vie; 27 perché la prostituta è una fossa profonda e la straniera un pozzo stretto.
28 Anch'essa sta in agguato come un ladro, e accresce fra gli uomini il numero dei traditori.
29 Per chi sono gli «ahi»? Per chi gli «ahimè»? Per chi le liti? Per chi i lamenti? Per chi le ferite senza ragione? Per chi gli occhi rossi?
30 Per chi s'indugia a lungo presso il vino, per quelli che vanno a gustare il vino tagliato.
31 Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nel bicchiere e va giù così facilmente!
32 Alla fine, esso morde come un serpente e punge come una vipera.
33 I tuoi occhi vedranno cose strane e il tuo cuore farà dei discorsi pazzi.
34 Sarai come chi si coricasse in mezzo al mare, come chi si coricasse in cima a un albero di nave.
35 Dirai: «Mi hanno picchiato e non mi hanno fatto male; mi hanno percosso e non me ne sono accorto. Quando mi sveglierò? Tornerò a cercarne ancora!»

C.E.I.:

Proverbi 23

1 Quando siedi a mangiare con un potente,
considera bene che cosa hai davanti;
2 mettiti un coltello alla gola,
se hai molto appetito.
3 Non desiderare le sue ghiottonerie,
sono un cibo fallace.
4 Non affannarti per arricchire,
rinunzia a un simile pensiero;
5 appena vi fai volare gli occhi sopra,
essa già non è più:
perché mette ali come aquila
e vola verso il cielo.
6 Non mangiare il pane di chi ha l'occhio cattivo
e non desiderare le sue ghiottonerie,
7 perché come chi calcola fra di sé, così è costui;
ti dirà: «Mangia e bevi»,
ma il suo cuore non è con te.
8 Il boccone che hai mangiato rigetterai
e avrai sprecato le tue parole gentili.
9 Non parlare agli orecchi di uno stolto,
perché egli disprezzerà le tue sagge parole.
10 Non spostare il confine antico,
e non invadere il campo degli orfani,
11 perché il loro vendicatore è forte,
egli difenderà la loro causa contro di te.
12 Piega il cuore alla correzione
e l'orecchio ai discorsi sapienti.
13 Non risparmiare al giovane la correzione,
anche se tu lo batti con la verga, non morirà;
14 anzi, se lo batti con la verga,
lo salverai dagli inferi.
15 Figlio mio, se il tuo cuore sarà saggio,
anche il mio cuore gioirà.
16 Esulteranno le mie viscere,
quando le tue labbra diranno parole rette.
17 Il tuo cuore non invidi i peccatori,
ma resti sempre nel timore del Signore,
18 perché così avrai un avvenire
e la tua speranza non sarà delusa.
19 Ascolta, figlio mio, e sii saggio
e indirizza il cuore per la via retta.
20 Non essere fra quelli che s'inebriano di vino,
né fra coloro che son ghiotti di carne,
21 perché l'ubriacone e il ghiottone impoveriranno
e il dormiglione si vestirà di stracci.
22 Ascolta tuo padre che ti ha generato,
non disprezzare tua madre quando è vecchia.
23 Acquista il vero bene e non cederlo,
la sapienza, l'istruzione e l'intelligenza.
24 Il padre del giusto gioirà pienamente
e chi ha generato un saggio se ne compiacerà.
25 Gioisca tuo padre e tua madre
e si rallegri colei che ti ha generato.
26 Fa' bene attenzione a me, figlio mio,
e tieni fisso lo sguardo ai miei consigli:
27 una fossa profonda è la prostituta,
e un pozzo stretto la straniera.
28 Essa si apposta come un ladro
e aumenta fra gli uomini il numero dei perfidi.
29 Per chi i guai? Per chi i lamenti?
Per chi i litigi? Per chi i gemiti?
A chi le percosse per futili motivi?
A chi gli occhi rossi?
30 Per quelli che si perdono dietro al vino
e vanno a gustare vino puro.
31 Non guardare il vino quando rosseggia,
quando scintilla nella coppa
e scende giù piano piano;
32 finirà con il morderti come un serpente
e pungerti come una vipera.
33 Allora i tuoi occhi vedranno cose strane
e la tua mente dirà cose sconnesse.
34 Ti parrà di giacere in alto mare
o di dormire in cima all'albero maestro.
35 «Mi hanno picchiato, ma non sento male.
Mi hanno bastonato, ma non me ne sono accorto.
Quando mi sveglierò? Ne chiederò dell'altro».

Nuova Diodati:

Proverbi 23

1 Quando ti siedi a mangiare con un sovrano, considera attentamente ciò che hai davanti; 2 e mettiti un coltello alla gola, se hai molto appetito. 3 Non desiderare le sue pietanze squisite, perché sono un cibo ingannatore. 4 Non affaticarti per diventare ricco, rinuncia al tuo intendimento. 5 Vuoi fissare i tuoi occhi su ciò che scompare? Poiché la ricchezza metterà certamente le ali, come un'aquila che vola verso il cielo. 6 Non mangiare il pane di chi ha l'occhio malvagio e non desiderare i suoi cibi squisiti; 7 poiché, come pensa nel suo cuore, così egli è; «Mangia e bevi!», ti dirà, ma il suo cuore non è con te. 8 Vomiterai il boccone che hai mangiato e sprecherai le tue dolci parole. 9 Non rivolgere la parola allo stolto, perché disprezzerà il senno dei tuoi discorsi. 10 Non spostare il confine antico e non entrare nei campi degli orfani, 11 perché il loro Vendicatore è potente; egli difenderà la loro causa contro di te. 12 Applica il tuo cuore all'ammaestramento e i tuoi orecchi a parole di conoscenza. 13 Non risparmiare la correzione al fanciullo; anche se lo batti con la verga, non morrà; 14 lo batterai con la verga, ma libererai l'anima sua dallo Sceol. 15 Figlio mio, se il tuo cuore è saggio, anche il mio cuore si rallegrerà; 16 il mio cuore esulterà, quando le tue labbra diranno cose rette. 17 Il tuo cuore non porti invidia ai peccatori, ma continui sempre nel timore dell'Eterno; 18 poiché c'è un futuro, e la tua speranza non sarà distrutta. 19 Ascolta, figlio mio, sii saggio, e dirigi il cuore per la diritta via. 20 Non stare con i bevitori di vino con i ghiotti e mangiatori di carne; 21 perché l'ubriacone e il ghiottone impoveriranno e il dormiglione si vestirà di stracci. 22 Ascolta tuo padre che ti ha generato e non disprezzare tua madre quando sarà vecchia. 23 Acquista verità e non venderla, acquista sapienza, ammaestramento e intendimento. 24 Il padre del giusto gioirà grandemente; chi ha generato un saggio ne avrà gioia. 25 Si rallegri tuo padre e tua madre e gioisca colei che ti ha partorito. 26 Figlio mio, dammi il tuo cuore, e i tuoi occhi prendano piacere nelle mie vie. 27 Perché la prostituta è una fossa profonda e la donna altrui un pozzo stretto. 28 Anch'essa sta in agguato come un ladro e aumenta fra gli uomini il numero di quelli infedeli. 29 Per chi sono gli «ahi», per chi gli «ahimè»? Per chi le liti, per chi i lamenti? Per chi le ferite senza ragione? Per chi gli occhi rossi? 30 Per quelli che si soffermano a lungo presso il vino, per quelli che vanno in cerca di vino drogato. 31 Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nella coppa e va giù così facilmente! 32 Alla fine esso morde come un serpente e punge come un basilisco. 33 I tuoi occhi vedranno cose strane e il tuo cuore proferirà cose perverse. 34 Sarai come chi si trova in mezzo al mare, come chi si corica in cima all'albero della nave. 35 Dirai: «Mi hanno picchiato, ma non mi hanno fatto male; mi hanno percosso, ma non me ne sono accorto. Quando mi sveglierò tornerò a cercarne ancora!».

Riveduta 2020:

Proverbi 23

1 Quando ti siedi a mensa con un principe, rifletti bene su chi ti sta davanti; 2 mettiti un coltello alla gola, se tu sei ingordo. 3 Non desiderare i suoi bocconi delicati, sono un cibo ingannatore.
4 Non ti affannare per diventare ricco, smetti di applicarvi la tua intelligenza. 5 Vuoi fissare lo sguardo su ciò che scompare? Poiché la ricchezza si fa delle ali, come l'aquila che vola verso il cielo.
6 Non mangiare il pane di chi ha l'occhio maligno e non desiderare i suoi cibi delicati; 7 poiché, nel suo intimo, egli è calcolatore. “Mangia e bevi!”, ti dirà, ma il suo cuore non è con te. 8 Vomiterai il boccone che avrai mangiato e avrai perso le tue belle parole.
9 Non rivolgere la parola allo stolto, perché disprezzerà il senno dei tuoi discorsi.
10 Non spostare il confine antico e non entrare nei campi degli orfani, 11 perché il loro vendicatore è potente; egli difenderà la loro causa contro di te.
12 Applica il tuo cuore all'istruzione e gli orecchi alle parole della scienza.
13 Non risparmiare la correzione al bambino; se lo batti con la verga, non morirà; 14 lo batterai con la verga, ma salverai l'anima sua dal soggiorno dei morti.
15 Figlio mio, se il tuo cuore è saggio, anche il mio cuore si rallegrerà; 16 il mio cuore esulterà quando le tue labbra diranno cose rette.
17 Il tuo cuore non porti invidia ai peccatori, ma perseveri sempre nel timore dell'Eterno; 18 poiché c'è un avvenire, e la tua speranza non sarà delusa.
19 Ascolta, figlio mio, sii saggio e dirigi il cuore per la retta via. 20 Non essere di quelli che sono bevitori di vino, che sono ghiotti mangiatori di carne; 21 perché l'ubriacone e il ghiottone impoveriranno e i dormiglioni se ne andranno vestiti di stracci.
22 Da' retta a tuo padre che ti ha generato, e non disprezzare tua madre quando sarà vecchia. 23 Acquista verità e non la vendere, acquista sapienza, istruzione e intelligenza.
24 Il padre del giusto esulta grandemente; chi ha generato un saggio, ne avrà gioia. 25 Possano tuo padre e tua madre rallegrarsi, e possa gioire colei che ti ha partorito!
26 Figlio mio, dammi il tuo cuore, e gli occhi tuoi prendano piacere nelle mie vie; 27 perché la prostituta è una fossa profonda, e la straniera, un pozzo stretto. 28 Anche lei sta in agguato come un ladro, e accresce fra gli uomini il numero dei traditori.
29 Per chi sono gli “ahi”? per chi gli “ahimè”? per chi le liti? per chi i lamenti? per chi le ferite senza ragione? per chi gli occhi rossi? 30 Per chi indugia a lungo presso il vino, per quelli che vanno a gustare il vino tagliato. 31 Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nel calice e va giù così facilmente! 32 Alla fine, esso morde come un serpente e punge come una vipera. 33 I tuoi occhi vedranno cose strane, e il tuo cuore farà dei discorsi pazzi. 34 Sarai come chi giace in mezzo al mare, come chi giace in cima all'albero della nave. 35 Dirai: “Mi hanno picchiato e non mi hanno fatto male; mi hanno percosso e non me ne sono accorto; quando mi sveglierò? tornerò a cercarne ancora!”.

Riveduta:

Proverbi 23

1 Quando ti siedi a mensa con un principe, rifletti bene a chi ti sta dinanzi; 2 e mettiti un coltello alla gola, se tu sei ingordo. 3 Non bramare i suoi bocconi delicati; sono un cibo ingannatore.
4 Non t'affannare per diventar ricco, smetti dall'applicarvi la tua intelligenza. 5 Vuoi tu fissar lo sguardo su ciò che scompare? Giacché la ricchezza si fa dell'ali, come l'aquila che vola verso il cielo.
6 Non mangiare il pane di chi ha l'occhio maligno, e non bramare i suoi cibi delicati; 7 poiché, nell'intimo suo, egli è calcolatore: 'Mangia e bevi!' ti dirà; ma il cuor suo non è con te. 8 Vomiterai il boccone che avrai mangiato, e avrai perduto le tue belle parole.
9 Non rivolger la parola allo stolto, perché sprezzerà il senno de' tuoi discorsi.
10 Non spostare il termine antico, e non entrare nei campi degli orfani; 11 ché il Vindice loro è potente; egli difenderà la causa loro contro di te.
12 Applica il tuo cuore all'istruzione, e gli orecchi alle parole della scienza.
13 Non risparmiare la correzione al fanciullo; se lo batti con la verga, non ne morrà; 14 lo batterai con la verga, ma libererai l'anima sua dal soggiorno de' morti.
15 Figliuol mio, se il tuo cuore è savio, anche il mio cuore si rallegrerà; 16 le viscere mie esulteranno quando le tue labbra diranno cose rette.
17 Il tuo cuore non porti invidia ai peccatori, ma perseveri sempre nel timor dell'Eterno; 18 poiché c'è un avvenire, e la tua speranza non sarà frustrata.
19 Ascolta, figliuol mio, sii savio, e dirigi il cuore per la diritta via. 20 Non esser di quelli che son bevitori di vino, che son ghiotti mangiatori di carne; 21 ché il beone ed il ghiotto impoveriranno e i dormiglioni n'andran vestiti di cenci.
22 Da' retta a tuo padre che t'ha generato, e non disprezzar tua madre quando sarà vecchia. 23 Acquista verità e non la vendere, acquista sapienza, istruzione e intelligenza.
24 Il padre del giusto esulta grandemente; chi ha generato un savio, ne avrà gioia. 25 Possan tuo padre e tua madre rallegrarsi, e possa gioire colei che t'ha partorito!
26 Figliuol mio, dammi il tuo cuore, e gli occhi tuoi prendano piacere nelle mie vie; 27 perché la meretrice è una fossa profonda, e la straniera, un pozzo stretto.
28 Anch'essa sta in agguato come un ladro, e accresce fra gli uomini il numero de' traditori.
29 Per chi sono gli 'ahi'? per chi gli 'ahimè'? per chi le liti? per chi i lamenti? per chi le ferite senza ragione? per chi gli occhi rossi? 30 Per chi s'indugia a lungo presso il vino, per quei che vanno a gustare il vin drogato. 31 Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nel calice e va giù così facilmente! 32 Alla fine, esso morde come un serpente e punge come un basilisco. 33 I tuoi occhi vedranno cose strane, e il tuo cuore farà dei discorsi pazzi. 34 Sarai come chi giace in mezzo al mare, come chi giace in cima a un albero di nave. 35 Dirai: 'M'hanno picchiato... e non m'han fatto male; m'hanno percosso... e non me ne sono accorto; quando mi sveglierò?... tornerò a cercarne ancora!'

Ricciotti:

Proverbi 23

1 Quando sederai commensale di qualche signore, sta' attento a ciò che ti vien posto dinanzi. 2 E mettiti il coltello in gola, se pure hai la padronanza dei tuoi sentimenti. 3 Non essere ingordo delle sue vivande, esse sono cibo traditore. 4 Non t'affannare per ammassar ricchezze, e moderati nelle tue speculazioni. 5 Non alzar gli sguardi alle ricchezze che non puoi avere, perchè metteranno le ali come le aquile e voleranno per aria. 6 Non andar a mensa dall'uomo invidioso, e non agognare le sue vivande; 7 poichè esso a guisa di un indovino e d'un maliardo, calcola di scoprir terreno. «Mangia e bevi» ti dirà, ma l'animo suo non è con te. 8 I bocconi che mangiasti li avrai a rivomitare e avrai sprecato i tuoi detti piacevoli. 9 Alle orecchie dello stolto, non parlare, perchè sprezzerà il senno delle tue parole. 10 Non toccare i termini del pupillo e non penetrare nel podere dell'orfano. 11 Il loro tutore è uno valente egli difenderà contro di te la loro causa. 12 Applica il tuo cuore alla dottrina e le tue orecchie alle parole della scienza. 13 Non sottrarre il fanciullo alla disciplina, se anche l'avrai percosso con la verga, non morrà. 14 Tu lo picchierai con la verga, ma lo scamperai dall'inferno. 15 Figliuol mio, se l'animo tuo sarà saggio, teco si rallegrerà il cuore altresì a me, 16 e le mie viscere esulteranno alle parole delle tue labbra piene di rettitudine. 17 Il cuor tuo non invidi la sorte dei peccatori; sia anzi nel timor di Dio tutto il dì, 18 poichè avrai una speranza nell'avvenire e la tua aspettazione non sarà delusa. 19 Ascolta, figliuol mio, e sii saggio, e istrada diritto il cuor tuo. 20 Non frequentare i conviti dei bevitori nè le gozzoviglie dei mangiatori di carne a scialo; 21 perchè quei che spendono il tempo e lo scotto a bere, immiseriscono, e la sonnolenza vestirà di cenci. 22 Ascolta tuo padre ch'è quegli che t'ha generato e non sprezzare tua madre, perchè vecchia. 23 Acquista la verità e non vendere la saggezza, la dottrina e l'intelligenza. 24 Immensamente esulta il padre del giusto, chi generò un saggio, avrà letizia in esso. 25 Possa gioire e tuo padre e tua madre, anzi tripudiare colei ch'è tua genitrice. 26 O figlio mio, il cuor tuo dallo a me ed i tuoi occhi stian fissi nelle mie vie, 27 perchè una fossa profonda è la meretrice e la donna d'altri un angusto pozzo, 28 si pone in agguato sulla via come un ladro e quelli che vede incauti, li uccide.

L'ubriaco.
29 Per chi i guai? pel padre di chi gli «ahi»? per chi le baruffe? per chi gli stramazzoni? per chi le percosse per un nonnulla? per chi l'appannamento degli occhi? 30 Non sono forse per quelli che s'indugiano tra il vino, che sono assidui a tracannare bicchieri? 31 Non rimirare il vino quando biondo spuma, quando nel vetro il suo colore sfavilla. S'insinua soavemente, 32 ma infine morderà come una serpe e diffonderà il suo veleno come una vipera. 33 Gli occhi tuoi vedranno cose strane, e il tuo cuore parlerà alla rovescia; 34 e sarai come uno che dorme in alto mare e come un pilota assopito che ha perduto il timone. 35 Dirai: «Mi hanno bastonato, ma non sentii dolore, mi hanno strascinato ma e io non me ne accòrsi: quando mi sveglierò per cercar del vino ancora?».

Tintori:

Proverbi 23

Regole di vita tranquilla
1 Quando starai alla tavola d'un principe guarda bene a quello che ti pongon davanti, 2 e mettiti un coltello alla gola, se sei padrone di te stesso. 3 Non bramare le sue vivande: son cibo d'inganno. 4 Non t'affannare per arricchire, modera la tua sollecitudine. 5 Non alzare i tuoi occhi a ricchezze che non puoi avere: chè esse metteran su ali come quelle dell'aquila, e voleranno in cielo. 6 Non mangiare coll'avaro, non desiderare le sue vivande; 7 perché come l'indovino e l'astrologo, congettura quel che non sa; «Mangia e bevi» ti dirà, ma il suo cuore non è con te. 8 Tu vomiterai quello che hai mangiato, e avrai sprecate le tue belle parole. 9 Non rivolger la parola agli orecchi degli stolti, perchè disprezzeranno i tuoi sapienti discorsi. 10 Non toccare il termine dei piccoli, e non metter piede nel campo degli orfani. 11 Chè potente è il loro Vindice, ed Egli giudicherà contro di te la loro causa. 12 Applica il tuo cuore alla, dottrina, e le tue orecchie alle parole della scienza. 13 Non risparmiare al fanciullo la correzione: se tu lo batterai colla verga non morrà. 14 Percotendolo colla verga libererai l'animo di lui dall'inferno. 15 Figlio mio, se il tuo spirito sarà saggio, ne godrà teco il mio cuore. 16 Le mie viscere esulteranno quando i tuoi labbri parleranno rettamente. 17 Non invidiare nel tuo cuore i peccatori, ma abbi sempre il timor del Signore. 18 Così potrai avere una speranza nell'avvenire e la tua attesa non sarà vana. 19 Ascolta, o figlio mio, sii saggio, metti l'animo tuo nel diritto cammino. 20 Non andare ai banchetti dei beoni, nè alle orgie di coloro che ammucchian la carne per mangiare. 21 Perchè chi si dà al bere e alla ingordigia impoverisce, e i dormiglioni saran vestiti di cenci. 22 Dai ascolto a tuo padre, che t'ha generato, e non disprezzare la tua madre, quando sarà vecchia. 23 Compra la verità e non vendere la sapienza, la dottrina, l'intelligenza. 24 Il padre del giusto esulta contento, chi ha generato un saggio ne avrà consolazione. 25 Possan tua madre e tuo padre rallegrarsi, possa gioire colei che ti ha dato alla luce. 26 Figlio mio, dammi il tuo cuore, e gli occhi tuoi sian intenti alle mie vie. 27 La meretrice è una profonda fossa, e l'adultera un pozzo stretto. 28 Essa sta in agguato lungo la strada come un ladro, e se vede degli incauti li uccide.

Effetti dell'ubriachezza
29 A chi i guai? Al padre di chi i lai? Di chi i litigi, a chi le fosse, a chi le ferite per niente, a chi gli occhi rossi? 30 Non forse a quelli che si fermano a bere e si studiano di vuotare i bicchieri? 31 Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla coi suoi colori nel vetro: va giù che è un piacere; 32 ma alla fine morde come un serpente, come basilisco sparge veleni. 33 Gli occhi tuoi vedranno cose strano dal tuo cuore verran su discorsi stravolti: 34 e tu sarai come uno che dorme in mezzo al mare, come un pilota che tra il sonno ha perduto il timone. 35 E dirai: «Mi han battuto, e non ho sentito male, mi hanno strascicato, e non ne sono accorto, svegliarmi per trovare dell'altro vino?»

Martini:

Proverbi 23

Regole dà tenersi alla mensa del principe: non conversare cogli invidiosi: onorare i genitori: fuggire le donne cattive, e la ubbriachezza.
1 Quando sarai assiso alla mensa del principe, pon mente, e fa attenzione a quelle cose, che ti son posta davanti: 2 E mettiti un coltello alla gola, sa pure sei padrone dell'anima tua. 3 Non desiderare le sue vivande, perché elle son cibo che inganna. 4 Non ti affannare per diventare ricco; ma modera la tua sollecitudine. 5 Non alzare gli occhi alle ricchezze, che aver non puoi: perocché elle prenderanno ale come di aquila, e voleranno per lo cielo. 6 Non andar a mangiare coll'avaro, e non desiderare la sua tavola: 7 Perché egli a imitazione dell'indovino, e dell'astrologo congettura quello, che non sa. Egli ti dirà: Mangia, e bevi; ma il cuore di lui non è con te. 8 Tu vomiterai quello, che avrai mangiato, e farai getto di tue belle parole. 9 Non ti mettere a ragionare dinanzi agli stolti, perché sprezzeranno i tuoi sensati ragionamenti. 10 Non toccare i termini dei padroni di tenera età; e non metter piede nel podere de' pupilli: 11 Imperocché il loro curatore è forte, ed egli giudicherà la causa di quelli contro di te. 12 Applica alla dottrina il tuo cuore, e le tue orecchie alle parole della scienza. 13 Non privare il fanciullo della correzione: perocché se tu lo percuoterai colla verga, egli non morrà. 14 Tu lo percuoterai colla verga, e libererai l'anima di lui dall'inferno. 15 Figliuol mio, se il cuor tuo sarà saggio, il mio cuore se ne congratulerà con teco: 16 E le mie viscere esulteranno, allorché le tue labbra esporranno documenti di giustizia. 17 Non portar invidia in cuor tuo ai peccatori; ma sta fisso perpetuamente nel timor del Signore: 18 Perocché averai alla fine quello che speri, e non ti sarà tolta la tua espettazione. 19 Figliuol mio, ascolta, ed avrai saggezza: e indirizzerai nella via (il lei) il cuor tuo. 20 Non frequentare i conviti de' buoni, né le gozzoviglie di quelli, che mettono insieme la lor porzione delle carni per banchettare: 21 Perocché questi sbevazzando, e pagando lo scotto si rifiniscono, e dormiglioni come sono si riducono ai cenci. 22 Ascolta il padre tuo, che ti ha generato, e non disprezzare la madre tua quando sia invecchiata. 23 Compera la verità, e non alienare sapienza, la dottrina, e l'intelligenza. 24 Il padre del giusto nuota nel gaudio: colui che ha generato un uom saggio, avrà in lui la sua consolazione. 25 Abbia questo gaudio il padre tuo, e la madre tua: ed esulti colei, che ti ha generato. 26 Figliuol mio, dammi il tuo cuore: e gli occhi tuoi siano intenti alle mie vie. 27 Perocché fossa profonda è la donna impudica, e pozzo stretto l'adultera. 28 Ella tende insidie sulla strada come un ladrone, e ucciderà quanti vedrà degli incauti. 29 A chi i guai? al padre di chi i guai? a chi le risse? a chi i precipizi? a chi le ferite, senza che si sappia il perché? a chi gli occhi salariati? 30 Se non a quelli, che si stanno col vino, e si studiano di votar più bicchieri? 31 Non guardare il vino quando rosseggia, quando il suo bel colore risplende nel vetro: egli entra con grazia, 32 Ma alla fine morde come serpente, e sparge veleno, come un basilisco. 33 Gli occhi tuoi mireranno la donna altrui: e la tua bocca parlerà di cose perverse. 34 E tu sarai come uno che dorme in mezzo al mare, e come un piloto abbandonato al sonno, che ha perduto il timone: 35 E dirai: Mi hanno battuto; ma io non ne ho sentito dolore: mi hanno strascinato, ma io non me ne sono accorto; quando mi leverò, e tornerò, a bere di nuovo?

Diodati:

Proverbi 23

1 Quando tu sederai a tavola con alcun signore, Per mangiar con lui, Considera attentamente quello che sarà dinanzi a te; 2 Altrimenti, se tu sei ingordo, Tu ti metterai un coltello alla gola. 3 Non appetire le sue delizie; Perciocchè sono un cibo fallace.
4 Non affaticarti per arricchire; Rimanti della tua prudenza. 5 In un batter d'occhio le ricchezze non sono più; Perciocchè ad un tratto si fanno delle ale; E sono come un'aquila, che se ne vola in aria.
6 Non mangiare il pan dell'uomo che è d'occhio maligno, E non appetire le sue delizie. 7 Perciocchè, come egli è villano nell'anima sua, Così egli ti dirà: Mangia, e bevi; Ma il cuor suo non sarà teco. 8 Tu vomiterai il boccone che ne avrai mangiato, Ed avrai perduti i tuoi ragionamenti piacevoli.
9 Non parlare in presenza dello stolto; Perciocchè egli sprezzerà il senno de' tuoi ragionamenti.
10 Non rimuovere il termine antico; E non entrare ne' campi degli orfani. 11 Perciocchè il lor riscotitore è potente; Egli difenderà la causa loro contro a te.
12 Porgi il tuo cuore all'ammaestramento, E le tue orecchie a' detti della scienza. 13 Non risparmiare la correzione al fanciullo; Benchè tu lo batti con la verga, non però morrà. 14 Tu lo batterai con la verga, E libererai l'anima sua dall'inferno. 15 Figliuol mio, se il tuo cuore è savio, Il mio cuore altresì se ne rallegrerà. 16 E le mie reni gioiranno, Quando le tue labbra parleranno cose diritte.
17 Il cuor tuo non porti invidia a' peccatori; Anzi attienti sempre al timore del Signore. 18 Perciocchè, se vi è premio, La tua speranza non sarà troncata.
19 Ascolta, figliuol mio, e sii savio; E addirizza il tuo cuore nella diritta via. 20 Non esser de' bevitori di vino; de' ghiotti mangiatori di carne. 21 Perciocchè l'ubbriaco ed il ghiotto impoveriranno; Ed il sonnecchiare farà vestire stracci. 22 Ubbidisci a tuo padre, il qual ti ha generato; E non isprezzar tua madre, quando sarà divenuta vecchia. 23 Compera verità, e non venderla, Compera sapienza, ammaestramento, ed intendimento. 24 Il padre del giusto gioirà grandemente; E chi avrà generato un savio, ne avrà allegrezza. 25 Fa' che tuo padre e tua madre si rallegrino; E che quella che ti ha partorito gioisca. 26 Figliuol mio, recami il tuo cuore, E gli occhi tuoi guardino le mie vie. 27 Perciocchè la meretrice è una fossa profonda, E la straniera un pozzo stretto. 28 Ed anche ella sta agli agguati, come un ladrone; Ed accresce il numero de' malfattori fra gli uomini.
29 A cui avvengono i guai? a cui i lai? A cui le contese? a cui i rammarichi? A cui le battiture senza cagione? a cui il rossore degli occhi? 30 A quelli che si fermano lungamente appresso il vino; A quelli che vanno cercando da mescere. 31 Non riguardare il vino, quando rosseggia, Quando sfavilla nella coppa, E cammina diritto. 32 Egli morderà alla fine come il serpente, E pungerà come l'aspido. 33 Allora gli occhi tuoi vedranno cose strane, E il tuo cuore parlerà cose stravolte. 34 E tu sarai come chi giace in mezzo al mare, E come chi dorme in su la cima dell'albero della nave. 35 Tu dirai: Altri mi ha battuto, ed io non ne ho sentita la doglia; Altri mi ha pesto, ed io non me ne sono avveduto; Quando mi risveglierò? io tornerò a cercarlo ancora.

Commentario completo di Matthew Henry:

Proverbi 23

1 Proverbi CAPITOLO 23

Ver. 1. fino alla Ver. 3.

Il peccato contro cui siamo qui messi in guardia è il lusso e la sensualità, e l'indulgenza dell'appetito nel mangiare e nel bere, un peccato che ci assale più facilmente.

1. Ci viene detto qui quando entriamo in tentazione, e siamo in gran pericolo di cadere in questo peccato:

"Quando ti siedi a mangiare con un governante , hai davanti a te una grande abbondanza, varietà e prelibatezze, una tavola imbandita come raramente hai visto; sei pronto a pensare, come fece Aman, a nient'altro che all'onore che ti è stato fatto con la presente (Ester 5:12), e all'opportunità che hai di soddisfare il tuo palato, e dimentichi che c'è un laccio teso per te."

Forse la tentazione può essere più forte, e più pericolosa, per chi non è abituato a tali divertimenti, che per chi si siede sempre a un buon tavolo.

2. Siamo qui diretti a raddoppiare la nostra guardia in un momento del genere. Dobbiamo

(1.) Capire di essere in pericolo:

"Considera diligentemente ciò che è davanti a te, ciò che cibo e bevanda sono davanti a te, affinché tu possa scegliere ciò che è più sicuro per te e che è meno probabile che tu mangi e beva in eccesso. Considera quale compagnia c'è davanti a te, il governante stesso, il quale, se è saggio e buono, prenderà come un affronto per alcuno dei suoi ospiti il disordine alla sua tavola".

E se quando ci sediamo a mangiare con un governante, molto di più quando ci sediamo a mangiare con il governante dei governanti alla tavola del Signore, dobbiamo considerare diligentemente ciò che abbiamo davanti, per non mangiare e bere in alcun modo indegnamente, in modo sconveniente, per timore che quella tavola diventi un laccio.

(2.) Dobbiamo allarmarci alla temperanza e alla moderazione:

"Mettiti un coltello alla gola, cioè, trattieniti, per così dire, con una spada appesa sopra il tuo capo, da ogni eccesso. Fate in modo che queste parole, badate che in nessun momento i vostri cuori siano sovraccarichi di eccessi e di ubriachezza, e che quel giorno venga su di voi inconsapevolmente, o quelli: Per tutte queste cose, Dio vi porterà in giudizio, o quelli, ubriaconi, che non erediteranno il regno di Dio, siano un coltello alla gola".

I latini chiamano il lusso gula, la gola.

"Prendete le armi contro quel peccato. Piuttosto sii così astemio che il tuo appetito bramoso comincerà a pensare che la tua gola sia tagliata, piuttosto che abbandonarti alla voluttà".

Non dobbiamo mai nutrirci senza paura (Giuda 1:12), ma dobbiamo in modo speciale temere quando la tentazione è davanti a noi.

(3.) Dobbiamo ragionare noi stessi in un santo disprezzo delle gratificazioni dei sensi:

"Se sei un uomo dedito all'appetito, devi, con una soluzione presente e un'applicazione dei terrori del Signore, trattenerti. Quando sei in pericolo di cadere in qualche eccesso , mettiti un coltello alla gola; Questo può servire per una volta. Ma non basta: appoggia l'ascia alla radice; mortifica quell'appetito che ha un tale potere su di te: non desiderare le prelibatezze".

Nota: Dobbiamo osservare qual è la nostra iniquità e, se ci troviamo dediti al piacere alla carne, non solo dobbiamo stare in guardia contro le tentazioni dall'esterno, ma sottomettere la corruzione interiore. La natura è desiderosa di cibo, e ci viene insegnato a pregare per esso, ma è la lussuria che desidera le prelibatezze, e non possiamo pregare per fede per esse, perché spesso non sono cibo conveniente per la mente, il corpo o la condizione. Essi sono cibo ingannevole, e perciò Davide, invece di pregare per loro, prega contro di loro, Salmi 141:4. Sono piacevoli al palato, ma forse salgono nello stomaco, diventano acide lì, rimproverano un uomo e lo fanno ammalare. Non danno agli uomini la soddisfazione che si sono promessi da loro; poiché coloro che sono dediti all'appetito, quando hanno ciò che è molto prelibato, non sono contenti; Presto se ne stancano; Devono avere qualcos'altro di più delicato. Più un appetito lussuoso è assecondato e assecondo, più diventa umoristico e fastidioso, e più difficile da accontentare; Le prelibatezze saranno abbondanti, ma mai soddisfacenti. Ma soprattutto per questo sono cibo ingannevole, che, mentre piacciono al corpo, pregiudicano l'anima, sovraccaricano il cuore e lo rendono inadatto al servizio di Dio, anzi, tolgono il cuore, alienano la mente dai piaceri spirituali e ne privano il gusto. Perché allora dovremmo desiderare ciò che certamente ci ingannerà?

Estratto dall'Appendice dei Proverbi. Vedi la nota MHC in "Pr 31:31"

50. Dei piaceri sensuali, Proverbi 21:17; 23:1-3,6-8,19-21; 27:7.

4 Come alcuni sono dediti all'appetito (Proverbi 23:2) così altri alla cupidigia, e a questi Salomone qui si mette in discussione. Gli uomini ingannano se stessi tanto fissando il loro cuore sul denaro (anche se sembra più sostanziale) quanto mettendolo sulle prelibatezze. Osservare

I. Come dissuade l'uomo avaro dal faticare e tormentare se stesso (Proverbi 23:4).

"Non mirare a diventare ricco, a mettere su una proprietà e a rendere ciò che hai in abbondanza più di quanto non sia".

Dobbiamo sforzarci di vivere comodamente e di provvedere ai nostri figli e alle nostre famiglie, secondo il nostro rango e la nostra condizione, ma non dobbiamo cercare grandi cose. Non siate tra coloro che vogliono essere ricchi, che lo desiderano come il loro bene principale e lo designano come il loro fine supremo, 1Timoteo 6:9. Gli avidi pensano che sia la loro saggezza, immaginando che se saranno ricchi a tal punto saranno completamente felici. Cessate da questa saggezza, perché è un errore; La vita di un uomo non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede, Luca 12:15.

1. Coloro che mirano a grandi cose si riempiono le mani di affari più di quanto possano afferrare, così che la loro vita è sia una fatica perfetta che una fretta perpetua; ma non essere così sciocco; lavorare per non essere ricco. Ciò che hai, o fai, ne sei padrone e non schiavo come coloro che si alzano presto, si siedono tardi e mangiano il pane della premura, e tutto per essere ricchi. Il lavoro moderato, che potremmo dover dare, è la nostra saggezza e il nostro dovere, Efesini 4:28. Il lavoro smodato, che potremmo dover accumulare, è il nostro peccato e la nostra follia.

2. Si riempiono la testa di progetti più di quanto comprendano, così che la loro vita è un continuo agitarsi di preoccupazioni e di paura; ma non ti affliggere così: Cessa dalla tua propria saggezza; Continua tranquillamente per la via dei tuoi affari, senza escogitare nuovi modi e mettendo il tuo ingegno al lavoro per scoprire nuove invenzioni. Acconsenti alla sapienza di Dio, e cessa dalla tua, Proverbi 3:5-6.

II. Come dissuade l'uomo avaro dall'ingannare e dall'ingannare se stesso con un amore smodato e la ricerca di ciò che è vanità e vessazione dello spirito; per

1. Non è sostanziale e soddisfacente:

"Vuoi tu essere così stolto da volgere i tuoi occhi, da far volare i tuoi occhi con slancio e violenza, su ciò che non è?"

Nota

(1.) Le cose di questo mondo sono cose che non sono. Hanno un'esistenza reale nella natura e sono i veri doni della Provvidenza, ma nel regno della grazia sono cose che non sono; non sono una felicità e una porzione per un'anima, non sono ciò che promettono di essere né ciò che ci aspettiamo che siano; Sono uno spettacolo, un'ombra, una finzione per l'anima che si affida a loro. Non lo sono, perché tra poco non lo saranno, non saranno nostri; periscono nell'uso; la loro moda passa.

(2.) È quindi follia per noi fissare i nostri occhi su di loro, ammirarli come le cose migliori, appropriarci di loro come le nostre cose buone, e mirare a loro come il nostro marchio a cui tutte le nostre azioni sono livellate, volare su di loro come l'aquila sulla sua preda.

«Vuoi fare una cosa così assurda in sé? Che cosa vuoi tu, creatura ragionevole, adorare le ombre? Gli occhi sono posti per i poteri razionali e intellettuali; Vuoi gettare via quelli per tali oggetti immeritevoli? Mettere le mani e i piedi sul mondo è sufficiente, ma non gli occhi, gli occhi della mente; Quelli sono stati fatti per contemplare cose migliori. Vuoi tu, figlio mio, che professi la religione, fare un tale affronto a Dio (verso il quale gli occhi dovrebbero sempre essere diretti) e un tale abuso alla tua anima?"

2. Non è durevole e duraturo. Le ricchezze sono cose molto incerte; certo che lo sono: si fanno le ali e volano via. Più facciamo volare i nostri occhi su di loro, più è probabile che volino via da noi.

(1.) Le ricchezze ci lasceranno . Coloro che li tengono così stretti non possono trattenerli a lungo; O ci devono essere tolti o noi dobbiamo essere tolti da loro. Si dice che le merci scorrano via come un ruscello (Giobbe 20:28), qui per fuggire come un uccello.

(2.) Forse potrebbero lasciarci all'improvviso, quando ci siamo presi molto da fare per loro e cominciamo a provare molto orgoglio e piacere per loro. L'uomo avaro siede covando le sue ricchezze, e rimuginando su di esse, finché non sono involate, come i giovani sotto la gallina, e poi se ne sono andate. O, come se un uomo amasse un volo di uccelli selvatici che si accendono nel suo campo, e li chiamasse suoi perché sono sul suo suolo, mentre, se si offre di avvicinarsi a loro, prendono immediatamente il volo e se ne vanno nel campo di un altro uomo.

(3.) Le ali su cui volano via sono di loro creazione. Hanno in sé i principi della loro corruzione, della loro tarma e della loro ruggine. Si stanno consumando nella loro stessa natura, e come una manciata di polvere, che, se viene afferrata, scivola tra le dita. La neve durerà un po' e avrà un bell'aspetto se viene lasciata giacere sul terreno dove è caduta, ma, se raccolta e deposta nel seno, si dissolve e scompare immediatamente.

(4.) Vanno irresistibilmente e irrimediabilmente, come un'aquila verso il cielo, che vola forte (non c'è modo di fermarla), e vola fuori dalla vista e fuori dal richiamo (non c'è modo di riportarla indietro); così le ricchezze lasciano gli uomini, e li lasciano nel dolore e nella vessazione se vi mettono il cuore.

Estratto dall'Appendice dei Proverbi. Vedi la nota MHC in "Pr 31:31"

23. Di cupidigia e contentezza, Proverbi 11:29; 15:16-17,27; 23:4-5.

6 Coloro che sono voluttuosi e dediti all'appetito (Proverbi 23:2) sono contenti di essere dove c'è buon umore, e coloro che sono avidi e risparmiatori, per poter risparmiare a casa, saranno lieti di avere un pranzo alla tavola di un altro uomo; e quindi si consiglia qui ad entrambi di non essere pronti ad accettare l'invito di ciascuno, ma soprattutto di non spingersi senza essere invitati. Osservare

1. Ci sono quelli che fingono di dare il benvenuto ai loro amici che non sono cordiali e sinceri in esso. Hanno una lingua bella e sanno quello che devono dire: mangiate e bevette, dice, perché ci si aspetta che il padrone del banchetto faccia così i complimenti ai suoi ospiti; ma essi hanno un occhio malvagio e rancore per i loro ospiti ogni boccone che mangiano, specialmente se mangiano liberamente. Sembrerebbero essere liberali nel fare il divertimento, e ne avrebbero il merito, ma hanno un amore così grande per il loro denaro, e così poco per i loro amici, che non possono averne il conforto, né alcun godimento di se stessi o dei loro amici. Il banchetto dell'avaro è la sua penitenza. Se un uomo è così egoista e sordido, e non riesce a trovare in cuor suo il benvenuto ai suoi amici in ciò che ha, non dovrebbe aggiungere a ciò la colpa della dissimulazione invitandoli, ma lasciare che riconosca di essere ciò che è, affinché la persona vile non possa essere chiamata liberale né il burlone generoso, Isaia 32:5.

2. Non si può avere conforto nell'accettare gli intrattenimenti che vengono dati a malincuore:

"Non mangiare il pane di un uomo simile; che lo tenga per sé. Non spugnare su coloro che sono generosi, né renderti di peso ad alcuno; ma soprattutto disprezzo di essere in debito con coloro che sono meschini e non sinceri. Meglio una cena a base di erbe, e di vera accoglienza, che carni prelibate senza di essa. Pertanto,"

(1.) "Giudica dell'uomo come la sua mente. Tu pensi

per rendergli il tuo rispetto come un amico, così prendi

perché ti fa i complimenti, ma come pensa

egli è nel suo cuore, non come parla con la sua lingua".

Noi siamo ciò che siamo realmente, sia per Dio che per l'uomo, che siamo interiormente; e né la religione né l'amicizia valgono più di quanto non siano sincere.

(2.) "Giudica la carne come la digestione e come è d'accordo con te. Ti ordina di mangiare liberamente, ma, prima o fine, scoprirà il suo sordido umorismo avido, e come pensa in cuor suo , così guarderà, e ti farà capire che non sei il benvenuto, e allora il boccone che hai mangiato lo vomiterai; Il solo pensiero di ciò ti farà persino vomitare la carne che hai mangiato, e mangiare le parole che hai detto ricambiando i suoi complimenti e ringraziandolo per la sua cortesia. Perderai le dolci parole che egli ti ha dato e che tu hai dato a lui".

Estratto dall'Appendice dei Proverbi. Vedi la nota MHC in "Pr 31:31"

50. Dei piaceri sensuali, Proverbi 21:17; 23:1-3,6-8,19-21; 27:7.

9 Qui ci viene ordinato di non gettare perle ai porci (Matteo 7:6) e di non esporre le cose sacre al disprezzo e al ridicolo degli schernitori profani. È nostro dovere cogliere tutte le occasioni adatte per parlare delle cose divine; ma

1. Ci sono alcuni che si fanno beffe di ogni cosa, anche se detta con tanta prudenza e pertinenza, che non solo disprezzano le parole di un uomo saggio, ma disprezzano anche la loro saggezza, quella in esse che è più migliorabile per la loro propria edificazione; Lo rimprovereranno in modo particolare, come se avesse su di loro un cattivo disegno, dal quale devono guardarsi.

2. Coloro che lo fanno perdono il beneficio di un buon consiglio e di una buona istruzione, e a un uomo saggio non solo è permesso, ma consigliato, di non parlare agli orecchi di tali stolti; siano ancora stolti e non si getti su di loro un alito prezioso. Se ciò che un uomo saggio dice nella sua saggezza non sarà ascoltato, taci, e prova se la saggezza di ciò sarà considerata.

Estratto dall'Appendice dei Proverbi. Vedi la nota MHC in "Pr 31:31"

8. La lode di un discorso saggio e buono, e il male e la vergogna di una lingua non governata, Proverbi 10:11,13-14,20-21,31-32; 11:30; 14:3; Proverbi 15:2,4,7,23,28; 16:20,23-24; 17:7; 18:4,7,20-21; 20:15; 21:23; Proverbi 23:9; 24:26; 25:11.

10 Nota

1. Gli orfani sono presi sotto la speciale protezione di Dio; con lui non solo trovano misericordia mostrata loro (Osea 14:3) ma giustizia fatta per loro. Egli è il loro Redentore, il loro Obiettivo, il loro parente più prossimo, che prenderà le loro parti e li difenderà con gelosia, come se si sentisse offeso per le offese fatte loro. Come loro Redentore, egli perorerà la loro causa contro coloro che fanno loro del male e, in un modo o nell'altro, non solo difenderà il loro diritto e lo recupererà per loro, ma vendicherà i torti subiti. Ed egli è potente, onnipotente; la sua onnipotenza è impegnata e impiegata per la loro protezione, e i loro oppressori più orgogliosi e potenti non solo si troveranno in una partita impari per questo, ma scopriranno che è a loro rischio lottare con esso.

2. Ogni uomo deve quindi stare attento a non ferirli in nulla, o a invadere i loro diritti, sia con una rimozione clandestina dei vecchi punti di riferimento che con un ingresso forzato nei loro campi. Essendo orfani di padre, non hanno nessuno che ripari i loro torti e, essendo nella loro infanzia, non si rendono conto del torto che è stato fatto loro. Il senso dell'onore, e molto più il timore di Dio, tratterrebbero gli uomini dall'offrire del male ai bambini, specialmente agli orfani di padre.

Estratto dall'Appendice dei Proverbi. Vedi la nota MHC in "Pr 31:31"

14. Della giustizia e dell'ingiustizia, Proverbi 11:1; 13:16; 16:8,11; 17:15,26; Proverbi 18:5; 20:10,23; 22:28; 23:10-11; 29:24.

12 Ecco qui

1. Un genitore che istruisce suo figlio. Egli è qui chiamato a persuaderlo a dedicare la sua mente al suo libro, e specialmente alle Scritture e al suo catechismo, per prestare attenzione alle parole della conoscenza, per mezzo delle quali potrebbe arrivare a conoscere il suo dovere, il pericolo e l'interesse, e non pensare che sia sufficiente ascoltarle, ma applicare il suo cuore ad esse, per dilettarsi in loro e inchinarsi alla loro autorità. Il cuore viene quindi applicato all'istruzione quando l'istruzione viene applicata al cuore.

2. Un genitore che corregge suo figlio. Un tenero genitore riesce a malapena a trovare nel suo cuore il modo di fare questo; Va molto controcorrente. Ma scopre che è necessario; è il suo dovere, e quindi non osa trattenere la correzione quando ce n'è l'occasione (risparmia la verga e vizia il bambino); Lo percuote con la verga, gli dà una dolce correzione, le percosse dei figli degli uomini, non come quelle che diamo alle bestie. Colpiscilo con la verga e non morirà. La verga non lo ucciderà, anzi gli impedirà di uccidersi con quelle vie viziose da cui la verga sarà necessaria per trattenerlo. Per il momento non è gioiosa, ma dolorosa, sia per il genitore che per il figlio; ma quando è data con saggezza, progettata per il bene, accompagnata dalla preghiera e benedetta da Dio, può rivelarsi un mezzo felice per prevenire la sua completa distruzione e liberare la sua anima dall'inferno. La nostra grande cura deve essere per l'anima dei nostri figli, non dobbiamo vederli in pericolo di inferno senza usare tutti i mezzi possibili, con la massima cura e preoccupazione, per strapparli come tizzoni da bruciature eterne. Che il corpo sia intelligente, affinché lo spirito sia salvato nel giorno del Signore Gesù.

3. Un genitore che incoraggia suo figlio, dicendogli:

(1.) Che cosa si aspettava da tutto, nient'altro che ciò che sarebbe stato per il suo bene, che il suo cuore fosse saggio e che le sue labbra parlassero cose giuste, che fosse sotto il governo di buoni princìpi, e che con quei princìpi mantenesse in particolare un buon ambiente della sua lingua. C'è da sperare che quando cresceranno faranno le cose giuste coloro che impareranno a dire le cose giuste quando sono giovani, e non oseranno pronunciare parolacce.

(2.) Che conforto sarebbe per lui se in questo rispondesse alla sua aspettativa:

"Se il tuo cuore è saggio, il mio cuore si rallegrerà, gioirà in te, sì, nel mio, che hai avuto tanta cura e dolore per te, il mio cuore, che ha più volte sofferto per te, per cui dovresti studiare così per dare una grata ricompensa."

Nota: La saggezza dei bambini sarà la gioia dei loro genitori e insegnanti, che non hanno gioia più grande di quella di vederli camminare nella verità, 3Giovanni 1:4.

"Figli, se sarete saggi e buoni, pii e coscienziosi, Dio si compiaccia di voi, e questa sarà la nostra gioia: penseremo che la nostra fatica nell'istruirvi sia ben elargita; sarà una comoda risposta alle molte preghiere che abbiamo innalzato per voi; Saremo sollevati da una grande cura, non avremo bisogno di essere così severi e severi nel vegliare su di voi, e di conseguenza saremo più facili sia per voi che per noi. Ci rallegreremo nella speranza che tu ci sarai un onore e un conforto, se vivremo fino a quando saremo vecchi, che porterai il nome di Cristo nella tua generazione, che vivrai comodamente in questo mondo e felicemente in un altro".

Estratto dall'Appendice dei Proverbi. Vedi la nota MHC in "Pr 31:31"

30. Dell'educazione dei bambini, Proverbi 13:24; 19:18; 20:11; 22:6,15; Proverbi 23:12; 24:14; 29:15,17.

17 Ecco qui

1. Una necessaria cautela contro qualsiasi pensiero favorevole di prospera profanità:

"Il tuo cuore non invidi i peccatori; Non rimproverateli né per la libertà che si prendono di peccare né per il successo che hanno nel peccato; costerà loro caro e devono essere compatiti piuttosto che invidiati. La loro prosperità è la loro parte (Proverbi 12:14), anzi, è il loro veleno", Proverbi 1:32.

Non dobbiamo nutrire nei nostri cuori alcun segreto malcontento per la provvidenza di Dio, anche se sembra sorridere loro, né desiderare di essere nella loro condizione.

"Il tuo cuore non imiti i peccatori"

(così alcuni lo leggono); non fare come loro; non camminare con loro; Non usano i metodi che adottano per arricchirsi, anche se prosperano grazie ad essi.

2. Un'ottima direzione per mantenere alti i pensieri di Dio nella nostra mente in ogni momento: Sii nel timore del Signore ogni giorno e tutto il giorno. Dobbiamo essere nel timore del Signore come nel nostro lavoro, esercitandoci nelle sante adorazioni di Dio, nella sottomissione ai suoi precetti, nella sottomissione alle sue provvidenze e nella costante cura di piacergli; dobbiamo essere in esso come nel nostro elemento, provando piacere nel contemplare la gloria di Dio e nell'obbedire alla sua volontà. Dobbiamo essere devoti alla sua paura (Salmi 119:38); e governati da essa come nostro principio di comando in tutto ciò che diciamo e facciamo. Tutti i giorni della nostra vita dobbiamo costantemente mantenere un timore reverenziale nei confronti di Dio nel nostro spirito, dobbiamo prestare deferenza alla sua autorità e avere paura della sua ira. Dobbiamo essere sempre così nella sua paura per non esserne mai fuori.

3. Una buona ragione per entrambe queste (Proverbi 23:18): Sicuramente c'è una fine, una fine e un'aspettativa, come Geremia 29:11. Ci sarà la fine della prosperità degli empi, perciò non invidiarli (Salmi 73:17); ci sarà la fine delle tue afflizioni, perciò non stancarti di esse, la fine dei tuoi servizi, la tua opera e la tua guerra saranno compiute, l'amore perfetto scaccerà presto la paura, e la tua attesa della ricompensa non solo non sarà stroncata, o deluso, ma sarà infinitamente superato. La considerazione del fine ci aiuterà a riconciliarci con tutte le difficoltà e gli scoraggiamenti del cammino.

Estratti dall'Appendice dei Proverbi. Vedi la nota MHC in "Pr 31:31"

31. Del timore del Signore, Proverbi 14:2,26-27; 15:16,33; 16:6; 19:23; Proverbi 22:4; 23:17-18.

36. Dell'invidia, specialmente dell'invidia dei peccatori, Proverbi 14:30; 23:17-18; Proverbi 24:1,2,19-20; 27:4.

19 Ecco un buon consiglio che i genitori devono dare ai loro figli: si mettono loro in bocca delle parole, perché li insegnino sulla via da seguire. Qui abbiamo,

I. Un sincero invito ai giovani a prestare attenzione al consiglio dei loro devoti genitori, non solo a ciò che è qui dato, ma a tutte le altre proficue istruzioni:

"Ascolta, figlio mio, e sii saggio, Proverbi 23:19. Questa sarà una prova che tu sei saggio e un mezzo per renderti più saggio".

La sapienza, come la fede, viene dall'ascolto. E ancora (Proverbi 23:22):

«Ascolta tuo padre che ti ha generato, e che perciò ha autorità su di te e affetto per te, e, puoi esserne certo, non può avere altro disegno che il tuo bene».

Dobbiamo riverire i padri della nostra carne, che ci hanno generato e sono stati gli strumenti del nostro essere; molto più dobbiamo obbedire ed essere sottomessi al Padre dei nostri spiriti, che ci ha creati ed è l'autore del nostro essere. E poiché anche la madre, per senso del dovere verso Dio e per amore verso il figlio, gli dà buone istruzioni, non disprezzi né lei né il suo consiglio, quando sarà vecchia. Quando la madre fu invecchiata, possiamo supporre che i figli fossero cresciuti, ma non pensino di non essere istruiti nemmeno da lei, ma piuttosto la rispettino di più per la moltitudine dei suoi anni e per la saggezza che insegnano. I giovani sprezzanti e insolenti si fanno beffe, forse, dei buoni consigli di una madre anziana, e pensano di non preoccuparsi di prestare attenzione a ciò che dice una vecchia; ma costoro avranno molto da rispondere per un altro giorno, non solo per aver vanificato un buon consiglio, ma per aver disprezzato e rattristato una buona madre, Proverbi 30:17.

II. Un argomento per far rispettare questa chiamata, tratto dal grande conforto che questo sarà per i loro genitori, Proverbi 23:24-25. Nota

1. È dovere dei figli studiare come rallegrare i cuori dei loro buoni genitori, e farlo sempre di più, in modo che possano gioire grandemente in loro, anche quando verranno i giorni cattivi e gli anni di cui dicono di non avere alcun piacere in essi se non questo, di vedere i loro figli fare bene, come Barzillai per vedere Chimham preferito.

2. I figli saranno una gioia per i loro genitori se saranno giusti e saggi. La giustizia è la vera sapienza, coloro che fanno tanto bene a se stessi. Sono completamente tali coloro che non sono solo saggi (cioè sapienti e dotti), ma retti (cioè onesti e buoni), e non solo giusti (cioè coscienziosi e ben intenzionati), ma saggi (cioè prudenti e discreti) nella gestione di se stessi. Se tali sono i figli, specialmente tutti i figli, il padre e la madre saranno contenti e non penseranno troppo a ciò che hanno fatto, o fanno, per loro; si compiaceranno di essi e renderanno grazie a Dio per loro; in particolare colei che li ha sopportati con dolore, e li ha curati con dolori, si rallegrerà in loro, e si considererà ben ripagata, e il dolore più che dimenticato, perché un uomo saggio e buono è il prodotto di esso, che è una benedizione per il mondo in cui è nato.

III. Alcuni precetti generali della saggezza e della virtù.

1. Guida il tuo cuore sulla via, Proverbi 23:19. È il cuore che deve essere curato e diretto correttamente; I moti e gli affetti dell'anima devono essere rivolti verso gli oggetti giusti e sotto una guida costante. Se il cuore è guidato sulla via, i passi saranno guidati e la conversazione ben ordinata.

2. Compra la verità e non venderla, Proverbi 23:23. La verità è ciò da cui il cuore deve essere guidato e governato, perché senza verità non c'è bontà; Nessuna pratica regolare senza giusti principi. È per il potere della verità, conosciuta e creduta, che dobbiamo essere preservati dal peccato e costretti al dovere. L'intelletto deve essere ben informato con saggezza e istruzione, e quindi,

(1.) Dobbiamo comprarlo, cioè essere disposti a separarci da qualsiasi cosa per esso. Non dice a quale prezzo dobbiamo comprarlo, perché non possiamo comprarlo troppo caro, ma dobbiamo averlo in ogni caso; Qualunque cosa ci costi, non ci pentiremo dell'affare. Quando siamo a spese per i mezzi della conoscenza, e decisi a non affamare una causa così buona, allora compriamo la verità. Le ricchezze dovrebbero essere impiegate per ottenere conoscenza, piuttosto che la conoscenza per ottenere ricchezze. Quando ci sforziamo di cercare la verità, per poter arrivare alla conoscenza di essa e distinguere tra essa e l'errore, allora la compriamo. Dii laboribus omnia vendunt - Il cielo concede ogni cosa ai laboriosi. Quando scegliamo piuttosto di subire una perdita nel nostro interesse temporale piuttosto che negare o trascurare la verità, la compriamo; ed è una perla di così grande prezzo che dobbiamo essere disposti a separarci da tutto per acquistarla, dobbiamo fare naufragio di proprietà, commercio, preferenza, piuttosto che di fede e di una buona coscienza.

(2.) Non dobbiamo venderlo. Non separatevi da essa per piaceri, onori, ricchezze, qualsiasi cosa in questo mondo. Non trascurate lo studio di esso, né gettate via la professione di esso, né ribellatevi al suo dominio, per ottenere o salvare qualsiasi interesse secolare. Mantieni salda la forma delle parole sonore e non lasciarla mai andare in nessun modo.

3. Dammi il tuo cuore, Proverbi 23:26. Dio, in questa esortazione, ci parla come a dei bambini:

"Figlio, figlia, dona il tuo cuore."

Il cuore è ciò che il grande Dio esige ed esige da ognuno di noi; qualunque cosa diamo, se non gli diamo il nostro cuore, non sarà accolta. Dobbiamo riporre il nostro amore su di lui. I nostri pensieri devono conversare molto con lui, e su di lui, come il nostro fine più alto. Gli intenti dei nostri cuori devono essere fissati. Dobbiamo fare del nostro atto e della nostra azione il consacrarci al Signore, e dobbiamo essere liberi e gioiosi in esso. Non dobbiamo pensare di dividere il cuore tra Dio e il mondo; Avrà tutto o nessuno. Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore. A questa chiamata dobbiamo rispondere prontamente:

"Padre mio, prendi il mio cuore, così com'è, e rendilo come deve essere; prendine possesso e stabilisci in esso il tuo trono".

4. Osservi i tuoi occhi le mie vie; abbiate un occhio attento al governo della parola di Dio, alla condotta della sua provvidenza e ai buoni esempi del suo popolo. I nostri occhi devono osservarli, come chi scrive osserva la sua copia, affinché possiamo rimanere sui sentieri giusti e possiamo procedere e perseverare in essi.

IV. Alcune particolari avvertenze contro quei peccati che sono, di tutti i peccati, i più distruttivi per i semi della sapienza e della grazia nell'anima, che la impoveriscono e la rovinano.

1. Golosità e ubriachezza, Proverbi 23:20-21. Il mondo è pieno di esempi di questo peccato e di tentazioni ad esso, da cui tutti i giovani si preoccupano di stare in guardia e di tenersi a distanza. Non essere un bevitore di vino; Ci è permesso bere un po' di vino (1Timoteo 5:23), ma non molto, non farne un commercio, non bere mai eccessivamente. Non essere un divoratore di carne, come lo furono gli Israeliti, che ne desideravano grandemente e dicevano: Chi ci darà carne da mangiare? Mentre Paolo, sebbene sia libero di mangiare carne, decide tuttavia che non mangerà carne finché il mondo sarà in piedi piuttosto che scandalizzare suo fratello; tanto è indifferente ad esso, 1Corinzi 8:13. Non essere un mangiatore eccessivo di carne. L'intemperanza deve essere evitata sia nella carne che nelle bevande. Non essere un lussuoso mangiatore di carne, non contento di nulla se non di ciò che è molto bello e delicato, piatti saporiti e carne forzata. Alcuni provano non solo un piacere, ma un orgoglio, nell'essere curiosi della loro dieta e, come la chiamano loro, nel mangiare bene; come se quello fosse l'ornamento di un gentiluomo, che è davvero la vergogna di un cristiano, fare del ventre un Dio.

"Non essere un bevitore di vino e non essere un mangiatore dissoluto; e perciò, non essere tra i bevitori di vinotra i mangiatori dissoluti; Non dare loro ascolto, per timore che tu impari le loro vie e cada insensibilmente in quei peccati, o almeno perda il terrore e l'avversione per loro. Essi bramano di averti tra loro; poiché coloro che sono essi stessi corrotti sono molto desiderosi di corrompere gli altri; perciò non gratificarli, per non mettere in pericolo te stesso".

Egli trae un argomento contro questo peccato dal suo costo e dalla sua tendenza a impoverire gli uomini: e se gli uomini non saranno dissuasi da esso dalla rovina che porta ai loro interessi secolari, che si trovano più vicini ai loro cuori, non c'è da meravigliarsi che non ne siano spaventati da ciò che viene detto loro dalla parola di Dio del male che fa loro nelle loro preoccupazioni spirituali ed eterne. L'ubriacone e il ghiottone odiano essere riformati, anche se si dice loro che andranno in povertà, anzi, anche se si dice loro che andranno all'inferno. L'ubriachezza è la causa della sonnolenza; Stordisce gli uomini e li rende disattenti agli affari, e allora tutto va in rovina: così gli uomini che hanno vissuto in modo lodevole vengono vestiti di stracci.

2. Prostituzione. Questo è un altro peccato che toglie il cuore che dovrebbe essere dato a Dio, Osea 4:11. Egli mostra il pericolo che accompagna quel peccato, Proverbi 23:27-28,

(1.) È un peccato da cui pochi si riprendono una volta che ne sono invischiati. È come un fossato profondo e una fossa stretta, da cui è quasi impossibile uscire; e quindi è saggio tenersi abbastanza lontani dall'orlo di esso. Fate attenzione a non avvicinarvi a questo peccato, perché è così difficile allontanarsi da esso, la coscienza, che dovrebbe guidare il ritiro, ne è corrotta e la grazia divina è perduta.

(2.) È un peccato che strega gli uomini fino alla loro rovina: l'adultera sta in agguato come una ladra, fingendo amicizia, ma progettando il più grande danno, per derubarli di tutto ciò che hanno di prezioso, per spogliarli sia delle loro armature che dei loro ornamenti. Anche coloro che, essendo virtuosamente educati, si sforzano di evitare l'adultera, essa resterà in agguato, per poterli assalire quando sono in guardia e li ha avvantaggiati. Nessuno sia dunque mai al sicuro.

(3.) È un peccato che contribuisce più di ogni altro alla diffusione del vizio e dell'immoralità in un regno: aumenta i trasgressori tra gli uomini. Un'adultera può essere la rovina di molte anime preziose e può contribuire alla corrompimento di un'intera città. Aumenta quelli infidi o perfidi; Non solo induce i mariti a essere falsi con le mogli e i servi con i padroni, ma anche molti che hanno professato la religione a rigettare la loro professione e a infrangere i loro patti con Dio. Le case di impurità sono quindi quelle case di peste che dovrebbero essere soppresse da coloro il cui ufficio è quello di prendersi cura del benessere pubblico.

Estratto dall'Appendice dei Proverbi. Vedi la nota MHC in "Pr 31:31"

50. Dei piaceri sensuali, Proverbi 21:17; 23:1-3,6-8,19-21; 27:7.

29 Salomone qui dà un giusto avvertimento contro il peccato di ubriachezza, per confermare ciò che aveva detto, Proverbi 23:20.

I. Egli avverte tutte le persone di tenersi lontane dalla via delle tentazioni a questo peccato (Proverbi 23:31): Non guardare il vino quando è rosso.Il vino rosso era in Canaan considerato il vino migliore, per questo è chiamato il sangue dell'uva. I critici giudicano il vino, tra le altre indicazioni, dal suo colore; alcuni vini, dicono, hanno un aspetto affascinante, hanno un aspetto così bello che dicono addirittura:

"Vieni a bere me";

Si muove bene, scende molto dolcemente, o forse la sua asprezza è grata. Si dice del vino generoso e corposo che fa parlare persino le labbra di chi dorme, Cantico dei Cantici 7:9. Ma non guardare su di esso.

1. "Non essere governato dal senso, ma dalla ragione e dalla religione. Non desiderare ciò che piace all'occhio, sperando che soddisfi il gusto; ma lascia che i tuoi seri pensieri correggano gli errori dei tuoi sensi e ti convincano che ciò che sembra delizioso è in realtà dannoso, e risolvi di conseguenza contro di esso. Il cuore non cammini dietro all'occhio, perché è una guida ingannevole".

2. "Non essere troppo audace con il fascino di questo o di qualsiasi altro peccato; non guardare, per non desiderare, per non prendere il frutto proibito".

Nota

Coloro che vogliono essere preservati da qualsiasi peccato devono tenersi lontani da tutte le occasioni e gli inizi di esso, e aver paura di entrare nella portata delle sue lusinghe, per timore di esserne sopraffatti.

II. Egli mostra le molte conseguenze perniciose del peccato di ubriachezza, per l'applicazione di questa cautela. Fate attenzione all'esca, per paura dell'amo: all'ultimo morde, Proverbi 23:32. Alla fine ogni peccato sarà amarezza, e questo peccato in particolare. Morde come un serpente, quando l'ubriacone si ammala per la sua eccedenza, ne è gettato nell'idropisia o in qualche malattia mortale, è mendicante e rovinato nella sua proprietà, specialmente quando la sua coscienza è risvegliata e non può riflettere su di essa senza orrore e indignazione per se stesso, ma peggio ancora, alla fine, quando la coppa dell'ubriachezza si trasformerà in una coppa di tremore, il calice dell'ira del Signore, di cui egli dovrà bere sempre la feccia, e non avrà una goccia d'acqua per raffreddare la sua lingua infiammata. Per togliere la forza della tentazione che c'è nel piacere del peccato, prevedete la punizione di esso, e in che cosa finirà alla fine se il pentimento non lo impedirà. Nel suo ultimo fine morde (così è la parola); pensate dunque a ciò che sarà alla fine di esso. Ma lo scrittore ispirato sceglie di specificare quelle conseguenze perniciose di questo peccato che sono presenti e sensate.

1. Coinvolge gli uomini in litigi, li fa litigare con gli altri, e dice e fa ciò che dà agli altri occasione di litigare con loro, Proverbi 23:29. Egli chiede: Chi ha guai? Chi ha dolore? Chi non l'ha fatto, in questo mondo? Molti hanno guai e dolori, e non possono farne a meno; ma gli ubriaconi si creano volontariamente guai e tristezza. Coloro che hanno contese hanno guai e dolori; e gli ubriaconi sono gli stolti le cui labbra entrano in contesa. Quando il vino è finito, l'ingegno è finito e le passioni sono accese, e di là vengono le risse tra ubriachi, le risse tra ubriachi e le dispute tra ubriachi per le coppe, molte cause vessatorie e rovinanti sono iniziate così. Ci sono chiacchiere, litigi verbali e scambi di linguaggio scurrile, ma non si ferma qui: avrai ferite senza causa, perché le cause sono cose di cui gli ubriaconi non hanno la capacità di giudicare, e quindi infliggono colpi senza la minima considerazione del perché o del percome, e devono aspettarsi di essere trattati allo stesso modo. Le ferite che gli uomini ricevono in difesa della loro patria e dei suoi giusti diritti sono il loro onore; ma le ferite senza causa, ricevute al servizio delle loro concupiscenze, sono segni della loro infamia. Anzi, gli ubriaconi si avvolgono in una parte dolente, perché hanno arrossamenti agli occhi, sintomi di un'infiammazione interiore; la loro vista ne è indebolita e il loro aspetto è deformato. Questo arriva,

(1.) Di bere a lungo, di soffermarsi a lungo sul vino e di trascorrere quel tempo in compagnia di ubriachi che dovrebbe essere speso in affari utili, o nel sonno, che dovrebbe essere adatto agli affari, Proverbi 23:30. Oh le ore preziose che migliaia di persone buttano via in questo modo, ognuna delle quali sarà messa in conto nel grande giorno!

(2.) Di bere ciò che è forte e inebriante. Vanno su e giù per cercare il vino che li soddisfa; la loro grande domanda è:

"Dov'è il miglior liquore?"

Cercano il vino mescolato, che è il più appetibile, ma il più inebriante, così volentieri sacrificano la loro ragione per soddisfare il loro palato!

2. Rende gli uomini impuri e insolenti, Proverbi 23:33.

(1.) Gli occhi diventano indisciplinati e vedono donne estranee che le desiderano, e così lasciano entrare l'adulterio nel cuore. Est Venus in vinis - Il vino è olio al fuoco della lussuria. I tuoi occhi vedranno cose strane (così alcuni lo leggono); quando gli uomini sono ubriachi, la casa si gira con loro, e ogni cosa sembra loro strana, tanto che non possono fidarsi dei propri occhi.

(2.) Anche la lingua diventa indisciplinata e parla in modo stravagante; con essa il cuore pronuncia cose perverse, contrarie alla ragione, alla religione e alla civiltà comune, che si vergognerebbero di dire se fossero sobri. Quali sciocchezze ridicole e incoerenti diranno gli uomini quando sono ubriachi e che in un altro momento parleranno mirabilmente bene e allo scopo!

3. Stupisce e sconvolge gli uomini, Proverbi 23:34. Quando gli uomini sono ubriachi non sanno dove sono, né cosa dicono e fanno.

(1.) Le loro teste sono stordite, e quando si sdraiano per dormire sono come se fossero sballottate dalle onde del mare, o sulla cima di un albero; Perciò si lamentano che le loro teste nuotano; il loro sonno è spesso inquieto e non ristoratore, e i loro sogni sono tumultuosi.

(2.) I loro giudizi sono offuscati, e non hanno più fermezza e coerenza di colui che dorme sulla cima di un albero: bevono e dimenticano la legge (Proverbi 31:5): errano attraverso il vino (Isaia 28:7), e pensano in modo stravagante come parlano.

(3.) Sono incuranti e impavidi del pericolo, e inconsapevoli dei rimproveri a cui sono sottoposti sia da Dio che dagli uomini. Sono in imminente pericolo di morte, di dannazione, giacciono esposti come se dormissero sulla cima di un albero, eppure sono al sicuro e continuano a dormire. Non temono alcun pericolo quando i terrori del Signore sono posti davanti a loro; anzi, non provano dolore quando i giudizi di Dio sono effettivamente su di loro; Non piangono quando Egli li lega. Metti un ubriacone nei ceppi, ed egli non si rende conto della punizione.

"Mi hanno colpito, e non ero malato; Non l'ho sentito: non mi ha fatto alcuna impressione".

L'ubriachezza mi trasforma in ceppi e pietre; sono a malapena da considerare animali; Sono morti mentre vivono.

4. Peggio ancora, il cuore è indurito nel peccato, e il peccatore, nonostante tutti questi mali presenti che lo accompagnano, persiste ostinatamente in esso, e odia essere riformato: Quando mi sveglierò? Ha molto da fare per scrollarsi di dosso le catene del suo sonno da ubriaco; riesce a malapena a liberarsi dai fumi del vino, sebbene lotti con essi, per poterlo (avendo sete al mattino) potervi tornare di nuovo. Egli è così perfettamente perduto in ogni senso di virtù e di onore, e la sua coscienza è così miseramente segnata, che non si vergogna di dire: "Lo cercherò ancora una volta". Non c'è speranza; No, hanno amato gli ubriaconi e andranno dietro a loro, Geremia 2:25. Questo è aggiungere l'ubriachezza alla sete, e seguire la bevanda forte; Coloro che lo fanno possono leggere il loro Giudizio Deuteronomio 29:19-20, il loro guaio Isaia 5:11, e, se questa è la fine del peccato, con buona ragione ci è stato detto di fermarci all'inizio di esso: Non guardare il vino quando è rosso.

Estratto dall'Appendice dei Proverbi. Vedi la nota MHC in "Pr 31:31"

51. Dell'ubriachezza, Proverbi 20:1; 23:23,29-35.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Proverbi 23

1 Capitolo 23

Versetti 1-3

Le limitazioni di Dio all'appetito dicono solo: "Non farti del male".

4 Versetti 4-5

Non siate di quelli che si arricchiscono. Le cose di questo mondo non sono la felicità e la porzione per un'anima; coloro che le tengono sempre, non possono tenerle sempre, non possono tenerle a lungo.

6 Versetti 6-8

Non renderti pesante per nessuno, soprattutto per chi non è sincero. Quando siamo chiamati da Dio al suo banchetto e lasciamo che le nostre anime si dilettino, Isa 25:6; 55:2, possiamo tranquillamente mangiare il Pane della vita.

9 Versetto 9

È nostro dovere cogliere tutte le occasioni opportune per parlare delle cose divine; ma se ciò che dice un saggio non viene ascoltato, che taccia.

10 Versetti 10-11

Gli orfani di padre sono presi sotto la speciale protezione di Dio. Egli è il loro Redentore, che prenderà le loro parti; ed è potente, onnipotente.

12 Versetti 12-16

Ecco un genitore che istruisce il figlio a dedicarsi alle Scritture. Ecco un genitore che corregge il figlio: accompagnato dalla preghiera, e benedetto da Dio, può rivelarsi un mezzo per evitare la sua distruzione. Ecco un genitore che incoraggia il figlio, dicendogli ciò che è per il suo bene. E che conforto sarebbe, se qui rispondesse alle sue aspettative!

17 Versetti 17 e 18

L'aspettativa del credente non sarà delusa; la fine delle sue prove e della prosperità del peccatore è vicina.

19 Versetti 19-28

Il benevolo Salvatore, che ha acquistato il perdono e la pace per il suo popolo, con tutto l'affetto di un tenero genitore, ci consiglia di ascoltare e di essere saggi, ed è pronto a guidare i nostri cuori sulla sua via. Qui abbiamo un appello accorato ai giovani, affinché seguano i consigli dei loro genitori divini. Se il cuore è guidato, i passi saranno guidati. Comprate la verità e non vendetela; siate disposti a separarvi da qualsiasi cosa per essa. Non separatevi da essa per i piaceri, gli onori, le ricchezze o qualsiasi altra cosa di questo mondo. Il cuore è ciò che il grande Dio richiede. Non dobbiamo pensare di dividere il cuore tra Dio e il mondo; Egli avrà tutto o niente. Guardate alla regola della parola di Dio, alla condotta della sua provvidenza e ai buoni esempi del suo popolo. Vengono dati particolari ammonimenti contro i peccati più distruttivi per la saggezza e la grazia dell'anima. È davvero un peccato fare del ventre un dio. L'ubriachezza narcotizza gli uomini e poi tutto va in rovina. La licenziosità toglie il cuore che dovrebbe essere dedicato a Dio. Fate attenzione a qualsiasi approccio a questo peccato, è molto difficile ritirarsi da esso. Ammalia gli uomini fino alla loro rovina.

29 Versetti 29-35

Salomone mette in guardia dall'ubriachezza. Chi vuole essere preservato dal peccato, deve evitare tutti i suoi inizi e temere di avvicinarsi ai suoi allettamenti. Prevedete il castigo che ne deriverà, se il pentimento non lo eviterà. Fa litigare gli uomini. Gli ubriachi si creano volontariamente guai e dispiaceri. Rende gli uomini impuri e insolenti. La lingua si fa indisciplinata; il cuore pronuncia cose contrarie alla ragione, alla religione e alla comune civiltà. Stupisce e assorbe gli uomini. Sono in pericolo di morte, di dannazione; sono esposti come se dormissero in cima a un albero, eppure si sentono sicuri. Non temono alcun pericolo quando i terrori del Signore sono davanti a loro; non provano alcun dolore quando i giudizi di Dio sono effettivamente su di loro. Un ubriacone ha perso la virtù e l'onore, la sua coscienza è così miseramente ferita che non si vergogna di dire: "Lo cercherò di nuovo". A ragione ci è stato chiesto di fermarci prima dell'inizio. Chi ha buon senso contrarrebbe un'abitudine, o si venderebbe a un peccato, che tende a una tale colpa e miseria, e che espone un uomo ogni giorno al pericolo di morire insensibile e di risvegliarsi all'inferno? In questi capitoli la Sapienza sembra riprendere il discorso come all'inizio del libro. Devono essere considerate come le parole di Cristo al peccatore.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Proverbi 23

1 Cosa c'è davanti a te - Bada che le prelibatezze non ti tentino all'eccesso. O, “considera diligentemente chi è davanti a te”, il carattere e il carattere del sovrano che ti invita.

2 vale a dire, "Trattieni il tuo appetito, mangia come se il coltello ti fosse alla gola". Altri rendono le parole "ti metterai un coltello alla gola" ecc., cioè "l'indulgenza in un momento simile può mettere in pericolo la tua stessa vita".

3 Leccornie...carne ingannevole - Come la “carne saporita”, cervo Genesi 27:4 , offerta non da genuina ospitalità, ma con qualche coda.

4 Cessa dalla tua stessa saggezza - cioè, "Cessi dall'uso di ciò che è in sé più eccellente, se serve solo a cercare la ricchezza, e così serve al male". Non c'è un contrasto particolare tra la "tua saggezza" e quella data dall'alto, sebbene sia naturalmente implicito che cessando dalla propria prudenza l'uomo è sulla via per raggiungere una saggezza superiore.

5 Imposta i tuoi occhi - letteralmente, come nel margine, cioè, "guarda con impazienza"; e poi otteniamo un enfatico parallelismo con le parole che seguono, "volano via come un'aquila verso il cielo"; “si fanno certamente le ali”.

6 Un pericolo diverso da quello di Proverbi 23:1. Il rischio qui è l'ospitalità del ricco borghese, avaro o riluttante anche nei suoi banchetti.

Malocchio - Non con le successive associazioni di un misterioso potere di malizia, ma semplicemente, come nel rif. e in Matteo 20:15.

7 Pensa - Il verbo ebraico si trova solo qui e probabilmente significa "come è sempre nel suo cuore, così è (finalmente) in atto".

9 Il "pazzo" qui è uno volutamente e persistentemente sordo, quasi identico allo schernitore.

11 La ragione è data per il precetto Proverbi 23:10.

Il loro redentore - Vedi nota Giobbe 19:25. Era dovere dell' גאל gā'al, il parente più prossimo, assumere su di sé, in caso di omicidio, la carica di vendicatore del sangue Numeri 35:19. Con una leggera estensione la parola è stata applicata a uno che ha assunto un ufficio simile in casi inferiori a questo.

Qui, quindi, il pensiero è che, per quanto indigenti possano sembrare gli orfani, c'è Uno che li reclama come suoi parenti più prossimi, e li vendicherà. Yahweh stesso è in questo senso il loro גאל gā'al, il loro Redentore.

13 cioè, "Non ucciderai tuo figlio flagellandolo, puoi ucciderlo tenendo il flagello".

Proverbi 23:14

Inferno - Sheol, il mondo dei morti.

15 Un'altra esortazione continua più che una raccolta di massime.

Proverbi 23:16

Il maestro si rallegra quando il cuore del discepolo Proverbi 23:15 riceve la sapienza, e ancora di più quando le sue labbra possono proferirla.

Redini - Vedi nota Giobbe 19:27.

Proverbi 23:17

Invidia peccatori - Confronta in Salmi 37:1; Salmi 73:3; il sentimento che guarda con un po' di nostalgia alla prosperità dei malfattori. Alcuni collegano il verbo “invidiare” con la seconda frase, “non invidiare i peccatori, ma invidiare, emulare, il timore del Signore”.

Proverbi 23:18

Oppure, perché se c'è una fine (nell'aldilà), le tue aspettative non saranno interrotte. C'è una fiducia implicita nell'immortalità.

Proverbi 23:20

Divoratori di carne sfrenati - La parola è la stessa di "ghiottone" in Proverbi 23:21 e Deuteronomio 21:20.

Proverbi 23:21

Le tre forme di male che distruggono la reputazione e tentano di sprecare vengono messe insieme.

Sonnolenza - Specialmente il sonno ubriaco, pesante e confuso.

Proverbi 23:26

Osserva - Un'altra lettura dice: "fa che i tuoi occhi si dilettano nelle mie vie".

Proverbi 23:28

Quanto a una preda - Meglio come al margine.

I trasgressori - Meglio, i traditori”, quelli che attaccano gli uomini a tradimento.

Proverbi 23:29

Guai ... dolore - Le parole nell'originale sono interiezioni, probabilmente esprimono angoscia. Il tocco tagliente del satirico riproduce le reali espressioni inarticolate dell'ubriachezza.

Proverbi 23:30

Vino misto - Vino aromatizzato con spezie aromatiche, che ne aumentano le proprietà stimolanti Isaia 5:22. C'è un tocco di sarcasmo nel "vai a cercare". La parola, usata altrove di diligente ricerca della conoscenza Proverbi 25:2; Giobbe 11:7; Salmi 139:1 , viene qui utilizzato delle indagini di intenditori in riunione del vino per testarne le qualità.

Proverbi 23:31

Il suo colore - letteralmente, "il suo occhio", la chiara luminosità o le bolle di perline su cui il bevitore di vino guarda con compiacimento.

Si muove bene - La parola ebraica descrive il ruscello limpido che scorre piacevolmente dall'otre o dalla brocca nel calice o nella gola (confronta Cantico dei Cantici 7:9 ), piuttosto che uno spumante.

Proverbi 23:32

Adder - Si dice che sia il Cerastes, o serpente cornuto.

Proverbi 23:34

Il passaggio è interessante, poiché mostra la maggiore familiarità degli israeliti con le esperienze della vita marina (confronta Salmi 104:25; Salmi 107:23 ).

In mezzo al mare - cioè, Quando la nave è nell'abbeveratoio del mare e l'uomo è sul ponte. La seconda clausola varia la forma del pericolo, l'uomo è nella “culla” in cima all'albero maestro, e lì dorme, indipendentemente dal pericolo.

Proverbi 23:35

L'immagine si conclude con le parole dell'ubriacone al risveglio dal sonno. Inconsapevole degli eccessi della notte, il suo primo pensiero è quello di tornare alla sua vecchia abitudine.

Quando mi sveglierò... - Meglio, quando mi sveglierò lo cercherò ancora.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Proverbi 23

1 Versetto 1. Quando ti siedi a mangiare con un governante,

O un sovrano supremo, un re o un sovrano subordinato, un nobile, un giudice, un magistrato civile, una persona di onore, dignità e autorità; e sedersi a tavola con tali è talvolta permesso, ed è sempre considerato un onore; Sono ammesse persone particolarmente diligenti e laboriose, che non solo sono portate a stare davanti a re e grandi personaggi, ma anche a sedersi a tavola con loro e a mangiare con loro. E ora l'uomo saggio consiglia loro come comportarsi quando questo è il caso:

considera diligentemente ciò che [è] davanti a te; o, "considerando considera": Presta particolare attenzione al cibo e alla bevanda posti sulla tavola, e considera bene quale può essere il più appropriato e sicuro da mangiare e bere; poiché sebbene un uomo possa legittimamente mangiare di qualsiasi cosa gli venga posta davanti, essendo ogni creatura di Dio buona, se è ricevuta con rendimento di grazie, e santificati dalla parola di Dio e dalla preghiera; eppure è un pezzo di saggezza fare uso di ciò che è più favorevole alla salute e meno irretibile; e di osservare la moderazione in tutti, e di non indulgere alla ghiottoneria e all'ubriachezza: e dovrebbe considerare anche chi è davanti a lui, quale senso porteranno le parole; il governante che lo ha invitato, e si siede a tavola con lui, e bada che non dica o faccia nulla che possa offenderlo; e anche i nobili personaggi che sono ospiti con lui, e si comportano verso di loro in modo consono al loro rango e alla loro dignità; osserva le loro parole e la loro condotta, e imitale ; Sì, anche lui dovrebbe considerare i servi e i camerieri che assistono, per timore che, comportandosi in modo indecente e disordinato, lo riferiscano a suo svantaggio al loro governante o ad altri. Ma quanto è più grande l'onore di sedersi a tavola con il Re dei re e con i suoi principi e cenare con lui! quando spetta ai santi, che hanno questo onore, considerare ciò che viene loro presentato; le prelibatezze più ricche, un banchetto di cose, il corpo e il sangue di Cristo, che egli dovrebbe discernere spiritualmente mediante la fede; e non solo gli elementi del pane e del vino: allo stesso modo dovrebbero essere considerate le persone davanti alle quali si trovano; Cristo, che siede alla sua mensa, e i principi del suo popolo con lui; e quindi non dovrebbero nutrirsi senza paura, e in modo disordinato e indecente, come sono accusati i Corinzi, ma con ogni riverenza e umiltà

2 Versetto 2. E mettiti un coltello alla gola,

Astenersi dal parlare troppo a tavola; non dare troppo scioglimento alla tua lingua, ma tenerla a freno, considerando alla presenza di chi sei; non usare troppa libertà, né con il sovrano né con gli altri ospiti; il che, quando le persone hanno mangiato e bevuto bene, sono troppo inclini a fare, e talvolta dicono cose offensive per l'uno o per l'altro; È bene che un uomo stia in guardia; vedi Ecclesiaste 5:2. O frena il tuo appetito; nega a te stesso alcune cose piacevoli, che ti condurrebbero a ciò che potrebbe essere dannoso, almeno se indulgesse all'eccesso: metti per così dire un coltello al tuo appetito e mortificalo; che è lo stesso che tagliare una mano destra, o cavare un occhio destro Matteo 5:29,30. O mentre sei a una tale tavola, a un ricevimento così sontuoso, considerati in pericolo, come se avessi un coltello alla gola; e se tu fossi troppo libero con il cibo o il liquore, sarebbe come se ti tagliassi la gola;

se tu sei un uomo dedito all'appetito; C'è allora il pericolo maggiore; e quindi una tale persona dovrebbe stare doppiamente in guardia, poiché è sulla via della tentazione a cui è naturalmente incline. Oppure, "se sei maestro dell'appetito": così il Targum,

"se sei padrone della tua anima";

se hai potere su di esso e il comando su di esso, e puoi trattenerlo con facilità; a cui concorda la versione latina della Vulgata: ma il primo senso è più conforme all'idioma ebraico

3 Versetto 3. Non desiderare le sue prelibatezze,

Il suo cibo saporito, che è molto grato al suo sapore, le sue ricche provviste e le sue prelibatezze regali, non desiderarle, come significa la parola , in modo smodato, come gli Israeliti desideravano le pentole in Egitto: queste possono essere lecitamente desiderate, ma non peccaminosamente desiderate; e nutrendosi di esse la natura può essere soddisfatta, e non le concupiscenze sensuali soddisfatte in tal modo che bramano, che sarebbero criminali;

poiché [sono] cibo ingannevole; o, "pane di menzogne": attraverso il loro gusto piacevole e gradevole, conducono al lusso e all'eccesso prima che un uomo se ne renda conto, e così lo ingannano; gli promettono una grande quantità di piacere, ma, essendo troppo indulgenti, producono malattia e nausea. Alcuni pensano di essere chiamati così, dall'intenzione e dal loro discendente; essendo destinato a scovare segreti, che gli uomini sono molto inclini a divulgare, quando hanno mangiato e bevuto liberamente. Alcuni applicano questo alle false dottrine, che sono formulate a volte in modo molto plausibile, e ingannano i semplici; sono pane di menzogne, menzogne nell'ipocrisia e sono molto perniciose; Tali parole mangiano, come fa un cancro, invece di produrre un nutrimento solido

4 Versetto 4. Il lavoro non deve essere ricco,

In modo e maniere smodati piuttosto che ansiosi, fino alla stanchezza, come significa la parola , e fino al punto di rimanere a bocca aperta, gli uomini dovrebbero lavorare, per poter avere con cui mantenere se stessi e le famiglie, e dare agli altri e, se possono, mettere da parte per i loro figli; ma allora le persone non dovrebbero faticare e stancarsi di accumulare ricchezze quando non sanno chi le raccoglierà e tanto meno faranno utilizzo di metodi indiretti e illeciti per ottenerli; decidendo di essere ricchi in ogni caso: piuttosto gli uomini dovrebbero lavorare per ricchezze durevoli, accumulare tesori in cielo, cercare le cose di lassù e lavorare per essere accettati da Dio sia qui che nell'aldilà; che solo è in Cristo. Il Targum è,

"non avvicinarti al ricco";

e quindi la versione siriaca; a cui concordano la versione dei Settanta e quella araba;

cessa dalla tua propria sapienza; sapienza mondana nell'ottenere; ricchezze, come se questo fosse il punto più alto della saggezza; non creare sempre schemi, fare progetti, inventare cose nuove per ottenere denaro; o non dipendere dalla tua sapienza e dal tuo intelletto e aspettarti di essere ricco per mezzo di esse; poiché il pane non è sempre per i sapienti, né ricchezza per gli uomini di intelligenza, Ecclesiaste 9:11. Il Targum è,

"ma secondo la tua intelligenza allontanati da lui";

l'uomo ricco; e allo stesso scopo le versioni siriaca e araba

5 Versetto 5. Volgerai tu gli occhi su ciò che non è?

La versione latina della Vulgata è:

"non alzare gli occhi verso ricchezze che non puoi avere";

Le ricchezze sono senza dubbio intenzionali, e si può dire che "non"; non sono le vere ricchezze, hanno solo l'ombra e l'apparenza delle ricchezze; non sono durature e durevoli; in poco tempo non esisteranno; sono cose che periscono, non hanno in sé sostanza o solidità; non sono soddisfacenti; non le rendono felici; sono piuttosto nullità che realtà; e quindi gli occhi del La mente e gli affetti del cuore non dovrebbero essere rivolti su di loro: si può tradurre: "Farai volare i tuoi occhi su ciò che non è?" denotando l'intensità della mente e l'ardore degli affetti, e con quale rapidità e forza si muovono verso di essi. Il Targum è,

"se fissi i tuoi occhi su di lui, non ti apparirà";

che significa l'uomo ricco: e così le versioni dei Settanta, del siriaco e dell'arabo. Ben Melech fa menzione di altri sensi molto diversi; secondo R. Judah, la parola significa tenebre, "renderai scuri i tuoi occhi?" due secondo altri, significa luce, "farai risplendere i tuoi occhi?" e, secondo Jarchi, "vuoi raddoppiare?", o chiudere i tuoi occhi?

poiché [le ricchezze] certamente si fanno le ali; o, "nel farsi le ali"; anche ciò che non è, su cui gli uomini fanno volare i loro occhi; non appena i loro occhi sono su quello, ma che vola via da loro come un uccello con le ali; vedi Osea 9:11. O gli uomini sono presi da quello, o quello da loro, e talvolta molto rapidamente e improvvisamente;

volano via come un'aquila verso il cielo; l'aquila vola molto rapidamente, non più rapidamente; vola verso il cielo, lontano dalla vista, fuori dalla portata e fuori chiamata; così le ricchezze fuggono verso Dio, il loro datore originale, da cui sono venute, e che ne è l'unico disponente; lo possiedono come proprietario e distributore di essi; e fuggono in cielo per così dire per nuovi ordini dove dovrebbero essere, e nelle mani di chi dovrebbero venire dopo; fuggono via, per non essere più visti, ed essere recuperati da coloro che li hanno precedentemente goduti

6 Versetto 6. Non mangiare il pane di [colui che ha] il malocchio,

Un sordido uomo avido, che rancore ogni boccone che viene mangiato, in opposizione a un uomo di buon occhio, o generoso, che è liberale e generoso, Proverbi 22:9 ; Se egli invita a un pranzo, non lo accettate, non sedetevi alla sua mensa per mangiare con lui.

e non desideri i suoi cibi deliziosi; o cibo saporito, in modo da desiderarlo; vedi Gill su "Proverbi 23:3"

7 Versetto 7. Poiché, come egli pensa nel suo cuore, così egli è,

Egli non è l'uomo che la sua bocca dice o dichiara di essere, ma ciò che il suo cuore pensa; che si scopre dal suo aspetto e dalle sue azioni, e dalle quali deve essere giudicato, e non dalle sue parole;

mangia e bevi, ti dice, ma il suo cuore non è con te; Ti ordina di mangiare e bere, ma non desidera che tu lo faccia, almeno ma con molta parsimonia; è solo un semplice complimento, non un caloroso benvenuto

8 Versetto 8. Il boccone che hai mangiato, lo vomiterai,

Ti rivolterà nello stomaco, non potrai trattenerlo, quando capirai di non essere il benvenuto; o desidererai di non averne mai mangiato un boccone, o di poter vomitare quello che hai; così sgradevole è il pensiero di essere sgraditi, o quando sembra che sia così;

e perdi le tue dolci parole; espresso in gratitudine al padrone del banchetto, in lode del suo cibo, in convenevoli con lui e con gli altri ospiti a tavola; tutti di cui ci si pente quando un uomo scopre di non essere il benvenuto

9 Versetto 9. Non parlare alle orecchie di uno stolto,

Poiché non fa altro che battere l'aria e parlare al vento; è gettare perle ai porci, e ciò che è sacro ai cani. Per "stolto" si intende un uomo malvagio, abbandonato al peccato e indurito in esso; che si fa beffe di tutte le ammonizioni e i rimproveri, che deride la parola e i suoi predicatori, e si fa beffe di tutti gli uomini buoni e di tutto ciò che dicono; e quindi ciò che è serio e sacro non dovrebbe essere detto loro, poiché diventa solo l'oggetto delle loro battute e del loro ridicolo;

poiché disprezzerà la sapienza delle tue parole; non solo le parole di dottrina, rimprovero e correzione, ma la loro "saggezza"; o che siano sempre così saggiamente pronunciate; poiché se la sapienza di Dio e le sue parole, le verità del Vangelo, sono stoltezza per costoro, e disprezzate da loro, molto più anche la sapienza dei migliori uomini e le cose più sagge che dicono; sì, quando consegnano la sapienza di Dio in un mistero, la sapienza nascosta, il Vangelo di Cristo, che perciò dovrebbe essere annunziato in mezzo a coloro che sono perfetti, 1Corinzi 1:24,25 2:6,7

10 Versetto 10. Non rimuovere il vecchio punto di riferimento,

Vedi Gill su "Proverbi 22:28" ;

e non entrare nei campi degli orfani; per portarne via il prodotto, per mietere il loro grano, o falciare la loro erba, o trasformare il bestiame per mangiarlo; o usurparli, prenderne una parte o unire il tutto al proprio; poiché se c'è guaio per quelli che depongono campo per campo, molto più per quelli che entrano nei campi degli orfani e li prendono e li uniscono ai propri, Isaia 5:8

11 Versetto 11. Poiché il loro Redentore [è] potente,

Come deve essere, poiché il Signore degli eserciti è il suo nome; che simpatizza con loro, ha pietà di loro, è il loro padre e il loro amico; vedi Geremia 50:34; Osea 14:3; Salmi 68:5 ;

egli difenderà la loro causa presso di te; o contro di te, come la Vulgata latina, e certamente la porterà per loro e contro di te, perché, quando intraprende una causa, la difende fino in fondo

12 Versetto 12. Applica il tuo cuore all'istruzione,

All'istruzione dei genitori e ai ministri della parola, alle Scritture, che sono utili all'istruzione nella giustizia, all'istruzione della sapienza, o al Vangelo di Cristo, che istruisce nelle cose che lo riguardano e alla salvezza per mezzo di lui, oppure: "Porta il tuo cuore all'istruzione"; non solo porta il tuo corpo al luogo dell'istruzione, la casa di Dio, ma porta là anche il tuo cuore;

e i tuoi orecchi alle parole della scienza; le dottrine del Vangelo, che sono i mezzi della conoscenza di Dio e di Cristo, e di tutte le novelle divine, spirituali e celesti; e di una crescita nella loro conoscenza; e quindi dovrebbero essere diligentemente ascoltati e cordialmente assistiti

13 Versetto 13. Non trattenere la correzione dal bambino,

Quando ha commesso un errore, ed è necessaria la correzione; perché risparmiarlo è la rovina del figlio, e non una prova di vero affetto nel genitore, ma il contrario; vedi Proverbi 13:24; 19:18 ;

perché, [se] lo percuoti con la verga, non morirà; se viene battuto moderatamente, non c'è pericolo che muoia sotto la verga, o con le percosse che gli vengono date; inoltre, tali correzioni moderate e appropriate possono essere un mezzo per preservarlo da tali crimini che lo porterebbero a una morte vergognosa e prematura, e quindi non morirà di una tale morte; e con tali mezzi, per la grazia di Dio, può sfuggire alla seconda, o morte eterna

14 Versetto 14. Tu lo batterai con la verga,

Oppure, correggilo con le sferzate dei figli degli uomini, in modo moderato e conveniente, proporzionato alla colpa commessa; e come è in grado di sopportarlo, sia nel corpo che nella mente;

e libererà l'anima sua dall'inferno; essere un mezzo per prevenire quei peccati che porterebbero all'inferno e alla distruzione; e di portare al pentimento per coloro che sono stati commessi; e così di salvare la sua anima, che dovrebbe essere la cosa principale che i genitori dovrebbero avere in mente nel castigare i loro figli; la salvezza delle cui anime dovrebbe essere cara a loro, come lo è a tutti coloro che sono veramente gentili e premurosi

15 Versetto 15. Figlio mio, se il tuo cuore è saggio,

a ciò che è buono; in modo da comprendere in modo spirituale e sperimentale le cose divine e celesti; Si può dire che ha un cuore saggio che sa in una certa misura qual è il suo cuore, la malvagità, la depravazione e la corruzione originali di esso; la peste del suo cuore; la debolezza e l'incapacità di fare ciò che è buono; l'insufficienza della sua giustizia per giustificarlo davanti a Dio; la povertà del suo spirito e la stoltezza della sua mente, e che pure è saggio per la salvezza, che conosce la via della pace, del perdono, della giustizia e della salvezza per mezzo di Cristo; e chi si rivolge a lui per lo stesso; edifica su di lui, il fondamento; lo premia e lo valorizza; si rallegra in lui e gli dà la gloria della sua salvezza; riceve le sue dottrine e obbedisce ai suoi comandi; lo prende e ne fa professione secondo giusti principi, e cammina saggiamente, diventando il suo carattere e la sua professione;

il mio cuore gioirà, anche il mio; certamente e grandemente si rallegrerà; queste parole sono pronunciate o da Salomone, che aveva lui stesso un cuore saggio, e che a suo figlio, per il quale desiderava lo stesso, nulla essendo più allegra per i genitori pii che vedere i loro figli diventare saggi, specialmente nelle cose spirituali; oppure a coloro che lo assistevano per l'istruzione, che era un predicatore a Gerusalemme; E che cos'è la gioia e la corona dell'allegrezza dei ministri se non dei loro convertiti, e di vederli camminare nella verità? 1Tessalonicesi 2:19,20; 2Giovanni 1:4; 3Giovanni 1:4 ; o queste parole sono pronunciate dalla Sapienza, cioè da Cristo, ai suoi figli; che si rallegra quando li ha trovati, o quando si sono convertiti, e diventano saggi in senso spirituale, e camminano in modo degno, per cui la Sapienza è giustificata dai suoi figli, Luca 15:5,6 Matteo 11:19 ; sì, c'è gioia in cielo, gioia tra gli angeli e anche nel padre di Cristo e del suo popolo, Luca 15:7,10,23,24

16 Versetto 16. Sì, le mie redini gioiranno,

Il che è solo un'altra frase che esprime la stessa cosa, e che conferma la grandezza della gioia nella suddetta occasione; non solo si rallegrava il suo cuore, che si preoccupava affettuosamente per suo figlio, vicino al quale giaceva, i cui desideri erano spesso tirati fuori per il suo bene, ma anche le sue redini; la sede delle afflizioni se ne rallegrava; mostrando quanto fosse veemente, sincera e cordiale la gioia;

quando le tue labbra dicono cose giuste; come vogliono, quando il cuore è saggio; cose secondo la retta ragione, le Scritture della verità, gli oracoli di Dio; alla legge e alla testimonianza; al Vangelo di Cristo e alle sue dottrine; e quelle cose che sono saporite, piacevoli e proficue, e dispensano grazia agli ascoltatori. Il Targum è,

"quando le mie labbra dicono cose giuste";

vedi Proverbi 8:6

17 Versetto 17. Non invidiare il tuo cuore ai peccatori,

Sembra che godano della loro attuale prosperità e felicità, del piacere, del profitto e dell'onore; tutto ciò che non è che un'ombra, la svanire è temporanea; eppure gli uomini buoni sono inclini a invidiarla in cuor loro, se non la esprimono con le loro labbra; e sono pronti a mormorare e a pensare che sia difficile trovarsi in circostanze ristrette mentre i malvagi sono in circostanze fiorenti; e interiormente si agitano e si sentono a disagio per questo. cosa che non dovrebbero, Salmi 37:1,7; 73:2 ; o non "emularli" o "imitarli", o fare come loro, pensando così di godere della stessa prosperità e felicità; non scegliere le loro vie, né desiderare di stare con loro, di avere la loro compagnia, o di essere annoverato tra loro, Proverbi 3:31; 24:1 ;

ma [sii tu] nel timore dell'Eterno tutto il giorno; fa' che il timore di Dio sia sempre davanti ai tuoi occhi e nel tuo cuore; essere continuamente nell'esercizio del timore, che è accompagnato dalla fede e dalla fiducia nel Signore; con amore e affetto per lui, e gioia e diletto in lui; essere costantemente impiegato nei doveri della religione, privata e pubblica, che il timore di Dio include; e questo sarà un preservativo dall'invidia, dal mormorio e dall'agitazione per la felicità esteriore degli uomini malvagi; e dall'unirsi a loro nelle loro vie malvagie. Aben Esdra, e che è seguito da alcuni altri, lo rende: "Ma [emula o imita] gli uomini che temono il Signore tutto il giorno"; sii loro seguaci, e fai come loro; lascia che la loro costante pietà e devozione suscitino in te una santa emulazione per imitarli e superarli; ma il primo senso è il migliore

18 Versetto 18. perché certamente c'è una fine,

Sia della prosperità degli empi, che dura solo per breve tempo, sia delle afflizioni dei giusti, che sono come se fossero per un momento, e quindi non c'è motivo di invidiare l'uno e di essere irritati sotto l'altro, il fine per l'uomo buono sarà pace e prosperità per sempre. C'è una "ricompensa", come alcuni la rendono qui, per i giusti, sebbene non di debito, ma di grazia; per questo motivo hanno motivo di aspettarsi molto qui e nell'aldilà;

e la tua attesa non sarà svanita; o "speranza"; come lo è quella di un ipocrita; poiché la speranza di un santo è ben fondata sulla persona e sulla giustizia di Cristo, ed è un'ancora sicura e salda; la sua attesa della grazia, e di ogni provvista necessaria di essa, mentre è in questa vita, e della gloria eterna e della felicità nel mondo a venire, non perirà; ma egli godrà di ciò che spera, aspettando e aspettando

19 Versetto 19. Ascolta, figlio mio, e sii saggio,

Ascoltate l'istruzione di un padre, della parola di Sapienza, dei ministri del Vangelo, che è la via per essere saggi per la salvezza; la fede viene dall'ascolto; la saggezza spirituale e il suo aumento; lo Spirito di Dio, i suoi doni e le sue grazie;

e guida il tuo cuore per la via; nella via del Signore, nella via della saggezza e della comprensione, nella via della verità e della fede, nella via del culto religioso, nella via dei comandamenti e delle ordinanze del Signore; in tutto ciò il cuore deve essere guidato e diretto, altrimenti non servirà a nulla

20 Versetto 20. Non essere tra i bevitori di vino,

Chi beve eccessivamente, altrimenti si può bere vino, purché si usi moderazione; ma non è bene stare in compagnia di, bevitori eccessivi, si dovrebbe perdere l'abitudine di bere eccessivamente;

tra i riottosi mangiatori di carne; la carne può essere mangiata legalmente, ma non in modo sfrenato, in modo da indulgere alla ghiottoneria e all'eccesso; né si dovrebbe stare in compagnia di tali persone che lo fanno, affinché le loro vie non siano apprese e imitate

21 Versetto 21. Poiché l'ubriacone e il ghiottone si ridurranno in miseria,

Consumano le loro sostanze sul ventre, mangiando e bevendo; vedere Proverbi 21:17 ;

e la sonnolenza vestirà [l'uomo] di stracci; mangiare e bere eccessivamente porta sonnolenza agli uomini, li rende inadatti agli affari e li rende oziosi e indolenti; e spendendo tutto per il ventre, non hanno nulla per le loro spalle, e sono vestiti di stracci; vedi Proverbi 24:33,34

22 Versetto 22. Ascolta il tuo padre che ti ha generato,

E chi ha un affetto vero e sincero per te, e tutto ciò che dice è per il tuo bene e il tuo benessere, che studia e ha a cuore; e che quindi ha anche autorità su di te, e ciò che comanda deve essere rigorosamente considerato; e, avendo vissuto più a lungo nel mondo, si deve pensare che abbia una maggiore esperienza e conoscenza delle cose, e quindi dovrebbe essere ascoltato;

e non disprezzare tua madre quando sarà vecchia; non disprezzare i suoi consigli, le sue istruzioni e i suoi consigli, anche se è vecchia; e poiché è così, non rifiutarle come favole di vecchie mogli, o come sciocche chiacchiere di una vecchia, come i giovani sono troppo inclini a fare

23 Versetto 23. Compra la verità e non la vendi,

La verità evangelica, la parola di verità, il Vangelo della salvezza, che viene dal Dio della verità; ha Cristo, che è la verità, per il suo tronco e la sua sostanza; gli uomini sono diretti e condotti in essa dallo Spirito di verità; l'intera questione è la verità; la verità, in opposizione alla legge, che era tipica e oscura; agli errori dei falsi maestri, a tutto ciò che è fittizio, o a un altro Vangelo; e a ciò che è una menzogna, perché nessuna menzogna è della verità: ci sono diverse dottrine particolari del Vangelo che sono così chiamate; coloro che rispettano la conoscenza di un solo Dio e di tre Persone nella Divinità; la divinità e la filiazione di Cristo, la sua incarnazione e messianicità, la salvezza solo per mezzo di lui, la giustificazione del peccatore per mezzo della sua giustizia e la risurrezione dei morti; tutto ciò è verità, ed è una risposta alla domanda di Pilato, Giovanni 18:38 ; e questi uomini dovrebbero "comprare", non solo libri, come li interpreta Aben Esdra, come spiegare e confermare la verità, anche se questi dovrebbero essere comprati; e specialmente la Bibbia, le Scritture di verità; eppure questo non raggiunge il senso del testo: né si deve semplicemente intendere di persone che sostengono il ministero del Vangelo con le loro borse, con i quali la verità viene preservata, propagata e continuata: non viene fissato alcun prezzo su di essa, come se fosse al di sopra di tutto; Dovrebbe essere comprato o avuto in ogni caso, qualunque sia la spesa: "comprarlo" suppone che una persona ne abbia una certa conoscenza, dell'eccellenza, dell'utilità e dell'importanza di esso; e mostra che vi attribuisce un valore e ne ha una grande stima: si deve capire che usa tutti i mezzi e si preoccupa molto di acquistarlo; come leggere la parola, meditare su di essa, assistere al ministero pubblico, e pregare fervente e frequente per essa, e un maggior grado di conoscenza di essa; sì, significa che una persona si separa da tutto ciò che è richiesto per essa; come per i suoi errori precedenti è stato allevato o ha assorbito; con il suo buon nome e la sua reputazione, essendo disposto a essere considerato uno sciocco o un pazzo, e un entusiasta, o qualsiasi altra cosa per il gusto di farlo; e anche con la vita stessa, quando è richiesta; e un tale uomo lotterà e lotterà per esso, starà saldo in esso, e lo terrà stretto, e non lo lascerà andare, il che significa "venderlo"; La verità non deve essere venduta per nessun motivo, o per qualsiasi cosa; non deve essere disprezzato e trascurato; non dovrebbe essere separato né per le ricchezze, né per gli onori, né per i piaceri di questa vita, né per amore di un buon nome tra gli uomini, né per amore della pace, né per evitare la persecuzione; dovrebbe rimanere e non allontanarsene, sebbene la maggior parte sia contraria e loro le tumulti, i saggi e i dotti; e sebbene possa essere tradotto come nuovo, irrazionale e licenzioso, ed essere accompagnato da afflizione;

[anche] sapienza, istruzione e intelligenza; cioè, compra anche questi e non li vendi; La sapienza deve essere apprezzata più di ogni altra cosa, è la cosa principale e deve essere ottenuta, deve usare tutti i mezzi per ottenerla, può essere comprata senza denaro, deve essere chiesta a Dio, che la dona liberalmente, e, essendo avuta, deve essere mantenuta: l'istruzione che danno le Scritture, l'istruzione del Vangelo, l'istruzione della Sapienza dovrebbe essere valutata più dell'oro e dell'argento e ricercata diligentemente; Bisogna aggrapparsi saldamente e non separarsi: si deve ottenere l'intelletto delle cose divine e spirituali, beato l'uomo che lo ottiene, e soprattutto ottenere questo, e di cui si devono ricavare tutti i mezzi per migliorarlo e accrescerlo. Le versioni Targum, siriaca e latina della Vulgata collegano queste con la parola solo vendere, quindi, comprare la verità e non vendere sapienza, istruzione e intelligenza; Ma come l'acquisto e la vendita si riferiscono entrambi alla verità, così anche a questi. L'intero versetto manca nella versione dei Settanta e in quella araba

24 Versetto 24. Il padre dei giusti si rallegrerà grandemente,

O "nella gioia si rallegrerà", nel suo figlio; non che egli sia ricco, ma giusto, veramente giusto, internamente ed esternamente; avendo la giustizia di Cristo imputata a lui, e la giustizia e la vera santità operate in lui, e così vive sobriamente, giustamente e piamente: questo deve essere inteso da un padre che è egli stesso giusto; poiché altrimenti gli uomini malvagi, se i loro figli prosperano nel mondo, non si preoccupano del loro carattere di giusti, o del loro stato e della loro condizione verso Dio;

e chi genera un [fanciullo] saggio si rallegrerà di lui; specialmente se è saggio nelle cose migliori; se è saggio per la salvezza; può essere saggio e conoscere le cose naturali, avere una buona dose di ingegno e di buon senso, ed essere saggio nelle cose mondane, che possono dare piacere a un uomo naturale suo genitore; ma, se è un uomo buono, avrà una gioia maggiore di suo figlio se è saggio nel primo senso. La madre e la nonna di Timoteo avevano senza dubbio una grande gioia per lui, che, fin da bambino, conosceva le Sacre Scritture; e così aveva fatto la donna eletta dei suoi figli, che camminava nella verità; e così ha fatto il nostro Padre celeste dei suoi figli, che sono giusti e saggi per la sua grazia

25 Versetto 25. Tuo padre e tua madre saranno contenti,

Questo è il momento in cui sei giusto e saggio; vedi Proverbi 10:1 ; o "esultino tuo padre e tua madre"; fa' tutto ciò che può rallegrare i loro cuori e rendere la loro vita facile e confortevole nella loro vecchiaia; provvedendo alle loro necessità, se ce ne sono; camminando sulle loro orme e seguendo i loro esempi; vivendo sobriamente e rettamente, e comportarsi con saggezza; non solo onorandoli, ma cercando l'onore e la gloria di Dio; mostrando rispetto per la religione e sostenendola al massimo delle loro forze; Queste sono cose che rallegrano il cuore dei genitori pii;

e colei che ti ha partorito si rallegrerà; Tua madre in particolare, che ti ha partorito e generato con tanto dolore, e ti ha allevato con tante cure e difficoltà, penserà che sia una ricompensa troppo grande per tutti, se sei veramente saggio e religioso. Alcuni si rivolgono a Dio, nostro Padre celeste, e alla chiesa, la Gerusalemme di lassù, la madre di tutti noi

26 Versetto 26. Figlio mio, dammi il tuo cuore,

Queste parole non sono le parole di Salomone a suo figlio, perché qui c'è uno più grande di Salomone; inoltre, il diritto e il possesso del cuore non appartengono a una creatura, ma a Dio; ma sono le parole della Sapienza, o di Cristo, per ciascuno dei suoi figli, i figli che il Padre gli ha dato in alleanza; che sono adottati per mezzo di lui, rigenerati dal suo Spirito e dalla sua grazia, generati dalla sua parola e ministri come strumenti, e nati e cresciuti nella sua chiesa, e con i quali egli sta in relazione con il Padre eterno. Il cuore di un uomo malvagio vale poco, e non vale la pena di averlo; Satana ne è in possesso, lo riempie, lo influenza e lo attira a suo piacimento; il mondo è ambientato in esso, e non c'è posto per nessun altro; le concupiscenze e i piaceri sensuali, la prostituzione, il vino e il vino nuovo, tolgono il cuore, Osea 4:11 ; Ed è a coloro che questa esortazione è opposta, come appare dai versetti seguenti; e il senso è: Non dare il tuo cuore alle donne, né al vino, ma a me. Cristo dovrebbe avere il cuore e l'affetto del suo popolo, e lui solo; deve essere amato con tutto il cuore, sinceramente e sopra ogni altra cosa; ed è il cuore di un uomo buono che desidera; un cuore spezzato e contrito non è disprezzato da lui, lo lega; un cuore purificato dalla fede nel suo sangue, un cuore nuovo e uno spirito nuovo, in cui sono poste e scritte le sue leggi; un cuore che lo conosca, lo teme, lo ami e creda in lui: e come egli ripaga il cuore nell'esercizio di ogni grazia, come la fede, il timore e l'amore; così nell'adempimento di ogni dovere, che, senza il cuore, non serve a nulla; come nella preghiera, nel canto di lode e nell'ascolto della parola e in altri servizi religiosi. Ed è solo un servizio ragionevole, che Cristo abbia il cuore dei suoi figli, dal momento che è in così stretta relazione con loro; come padre, marito, amico e fratello; è tutto in tutti per loro; è lui stesso una persona così amabile, e li ha tanto amati, e ha dato se stesso, la sua vita, il suo sangue, tutto se stesso, per loro;

e i tuoi occhi osservino le mie vie; le vie che la Sapienza, o Cristo, ha intrapreso nell'eternità e nel tempo, per realizzare la salvezza del suo popolo; i suoi passi nel patto di grazia, come loro garanzia; la sua discesa dal cielo sulla terra, per fare la volontà del Padre suo; il suo allontanarsi di qui, sottomettendosi alla morte maledetta della croce, operando così la pace e la riconciliazione per il peccato; la sua ascensione al cielo, e la sua seduta alla destra di Dio, dove egli vive sempre per intercedere per noi; i vari metodi della sua grazia, nel chiamare e visitare il suo popolo, nel soddisfare i suoi bisogni, nel proteggere le loro persone e nel preservarlo al sicuro nel suo regno e nella sua gloria: questi dovrebbero essere osservati, con attenzione e meraviglia, per incoraggiare la fede e per magnificare le ricchezze della grazia: anche le vie che egli prescrive e dirige i suoi figli a percorrere; come se stesso, che è la via verso il Padre, la via della vita e della salvezza; la via della fede in lui, la via della verità riguardo all'avere; la via della santità e della giustizia che egli conduce; le vie dei suoi comandamenti; le vie in cui egli stesso ha camminato; tutto ciò dovrebbe essere osservato dagli occhi illuminati dell'intelletto, ed essere imitato, e copiato dopo, ed entrato; Bisogna avere rispetto per tutti loro; Dovrebbero essere osservati e mantenuti, come sono diretti, e nella fede e nell'amore, senza dipendere da essi. Alcuni rendono le parole: "Corrano i tuoi occhi per le mie vie": prendine una visione completa ed esatta. C'è una lettera trasposta nella parola tradotta "osservare", che dà luogo a una lettura diversa; "come è il cuore dell'uomo, così sono i suoi occhi"; se il suo cuore è rivolto a Cristo, i suoi occhi saranno nelle sue vie; e, dove non si osservano le vie di Cristo, non gli si dà il cuore

27 Versetto 27. Perché una meretrice [è] un fossato profondo,

O, "come un fossato profondo", così Aben Esdra, a cui può essere paragonata per la sporcizia delle sue prostitute, e per la sua insaziabile lussuria, così come per il fatto che non è mai soddisfatta di ciò che riceve dai suoi amanti. Plauto la paragona al mare, che divora tutto ciò che tu dai, eppure nulla appare; e un altro chiama una meretrice Cariddi, perché inghiotte e divora tutto ciò che un uomo possiede. Lei è come un fossato che non ha fondo, in cui coloro che cadono sprofondano sempre più in profondità, finché non entrano nel pozzo dell'abisso; perché raramente c'è una guarigione da questo terribile male;

e una donna straniera [è] una fossa stretta; o "pozzo"; in cui quando gli uomini cadono, si ammaccano in modo terribile, battendo da una parte all'altra; e dal quale non possono districarsi; almeno non facilmente, ma con grande difficoltà, se mai. Questo può benissimo essere applicato alla meretrice di Roma, e alla sporcizia delle sue fornicazioni; e la terribile condizione di coloro che sono attirati a commettere fornicazione con lei

28 Versetto 28. Sta in agguato come una preda,

Agisce sulla porta della sua casa, all'angolo delle strade, nel buio della notte, stendendo le sue insidie e stendendo le sue reti, per gli incauti, per fare preda della loro virtù e del loro denaro. O, "come [un uomo di] preda"; un ladro e un brigante, così Gersom; così lei osserva e coglie tutte le opportunità per afferrare le persone, e derubarle delle loro sostanze, della loro salute e del loro credito; o piuttosto "come [una bestia di] preda"; famelica, divoratrice e insaziabile; così il Targum,

"come una bestia in preda al fame, sta in agguato con gli occhi";

e moltiplica i trasgressori fra gli uomini; Non c'è nessuno che abbia occasionalmente indossato il peccato, o renda più peccatori, di una donna puttana; Bestemmiare, mentire, ubriachezza, rubare, scassinare in casa, rapinare sulla strada, ecc. sono i peccati in cui lei conduce. O, "aumenta le persone sleali", a Dio, al loro re, alle loro mogli, al loro padrone; e tutto ciò che possono consumare, ciò che possono ottenere con pratiche perfide, su di loro, o,

"persone perfide tra gli uomini, aggiunge "a se stessa"";

Ha con sé un mucchio di disgraziati abbandonati, che impiega come suoi ruffiani per la sua lussuria, o come prepotenti per spogliare i suoi galanti delle loro sostanze, o per ucciderli per il gusto di farlo

29 Versetto 29. Chi ha guai?

In questo mondo e nell'altro, nel corpo e nell'anima; malattie del corpo, angoscia della mente, spreco di sostanze e ogni sorta di mali e calamità; se qualcuno ha queste cose, l'ubriacone ha: dalla prostituzione, lo Spirito Santo procede all'ubriachezza, che generalmente vanno insieme; e dissuade da esso, osservando i mali che ne derivano;

Chi ha dolore? attraverso i dolori del corpo, con il mal di testa, ecc. o attraverso le agonie della mente, e le torture della coscienza, per il peccato commesso; o attraverso la povertà e il bisogno, così Aben Esdra deriva la parola da una che significa "povero"; e così può essere reso: "chi ha la povertà"? l'ubriacone; vedi Proverbi 23:21 ;

Chi ha contese? litigi e cause legali, che spesso nascono da attacchi di ubriachezza;

Chi ha chiacchiere? o "loquacità"? a cui sono soggetti gli ubriaconi; molti balbettii vani, discorsi sciocchi, linguaggio scurrile, schernimenti, specialmente alla religione e agli uomini religiosi; e talvolta tali uomini sono pieni di discorsi sulla religione stessa, e fanno grandi pretese su di essa, e la conoscenza di essa, nelle loro tazze, quando da esse pensano e non ne parlano nulla;

Chi ha ferite senza motivo? dalle parole, spesso, gli ubriaconi vanno alle mani sui conti più frivoli; combattono l'uno contro l'altro senza alcun motivo e si fanno picchiare e contuse per niente;

Chi ha gli occhi arrossati? l'ubriacone ha, infiammato di vino o di bevanda alcolica; il che, bevuto frequentemente e in eccesso, è causa di mal d'occhi, oltre che di indebolimento della vista; o, tuttavia, lascia un rossore lì, e in altre parti del viso, per cui quei figli di Bacco possono essere conosciuti: così si osserva dell'imperatore Vitellio, che il suo viso era comunemente rosso per l'ubriachezza. Hillerus lo rende "oscurità degli occhi"; come quello che proviene dai colpi ricevuti; prendendo la parola come se avesse lo stesso significato della parola araba כחל, che così significa: ciò concorda con la frase precedente; ed è sostenuto dalle versioni dei Settanta, del Siriaco e dell'Araba

30 Versetto 30. Quelli che indugiano a lungo al vino,

Agisce bevendolo. Non preoccuparti di muoverti da esso quando ci sei sopra; vi trascorrono giorni e notti intere, e ne sono sopraffatti, e così attirano su di loro tutti i mali di cui sopra;

Coloro che vanno a cercare vino misto, non vino mescolato con acqua, come usato comunemente dalle persone temperate nei paesi caldi; ma mescolato con spezie, per renderlo più appetibile, o con diversi tipi di vino, alcuni molto forti, e più inebrianti e inebrianti; o semplicemente vino significato; vino "versato", come significa la parola , dove ce n'è in abbondanza; e quelli che sono dediti al vino vadano a cercare quei luoghi, e dove si possa avere il meglio. Così il Targum,

"vanno a cercare la casa della mescola, o del vino mescolato";

o, come la versione siriaca,

"la casa del banchetto";

e così l'arabo:

"dove ci sono ubriachezze e bevute,"

come la Settanta

31 Versetto 31. Non guardare il vino quando è rosso,

O, "perché è rosso"; o si mostra rosso. Che era l'unico vino usato nella terra di Canaan, o, comunque, il più stimato, e quello più d'arte che aveva il colore migliore; quando aveva un bel colore rosso brillante, o scintillante, e sembrava luminoso e bello, così significa la parola; e allora non si dovrebbe guardare: non che sia illecito guardare il colore del vino, e quindi giudicare della sua bontà; ma non dovrebbe essere guardato con occhio avido, in modo da desiderarlo con veemenza, il che porterà a un uso intemperante di esso; proprio come è proibito guardare una donna, per desiderarla, Matteo 5:28 ;

quando dà il suo colore nella coppa, o, il suo occhio nella coppa; un colore così brillante, vivace e bello, come un occhio luminoso e scintillante. Ecco una lettura varia; è scritto nel testo, "nella borsa"; si legge a margine, "nella coppa"; e la nota di Jarchi comprende entrambi,

"Chi beve vino pone l'occhio sul calice; e il vignaiolo mette il suo sulla borsa";

[quando] si muove rettamente; brilla nel bicchiere, o scende piacevolmente in gola; o piuttosto guarda bene agli occhi, e appare giusto e buono, e promette una grande quantità di soddisfazione e delizia

32 Versetto 32. Agisce l'ultimo che morde come un serpente,

Sebbene vada giù dolcemente, tuttavia lascia dietro di sé un pungiglione, bevuto intemperantemente; nausea allo stomaco, puzza nell'alito, dolori e vertigini alla testa, debolezza agli occhi, tremore nelle membra del corpo, paralisi, gotta e altri cimurri, molto dolorosi e dolorosi da sopportare; e, quel che è peggio, se la coscienza è risvegliata, vi si riflettono in modo acuto e tagliente; e, senza vero pentimento, tormenti intollerabili nel mondo a venire;

e punge come una vipera; o diffonde [u], o separa e disperde; cioè, il suo veleno. Così la versione latina della Vulgata, diffonde i veleni come un basilisco, o cockatrice; il Targum e la versione siriaca,

"come un serpente che vola";

Significa lo stesso di prima

33 Versetto 33. I tuoi occhi vedranno donne straniere,

Essendo infiammati dal vino, guarderanno le donne, le mogli di altri uomini, e le desidereranno; o le prostitute, che cercano o si incontrano, quando sono nelle loro coppe, sono attirate nelle loro braccia; l'eccesso di vino porta alla prostituzione. Così Aben Esdra fornisce la parola "donne", e Jarchi la interpreta in questo senso; ma il Targum lo rende "cose strane"; e tanti altri: un ubriaco, attraverso gli affondi e i vapori che gli salgono nel cervello, crede di vedere strani spettacoli; vede le cose doppio; immagina di vedere camminare gli alberi, e molte cose simili assurde e mostruose;

e il tuo cuore proferirà cose perverse; o la bocca, dall'abbondanza del cuore e dalla sua immaginazione, proferirà cose contrarie al senso e alla ragione, contrarie alla verità e alla giustizia, contrarie alla castità e alle buone maniere, contrarie al proprio onore e credito, contrarie a Dio e agli uomini; La bocca allora pronuncia tutto ciò che è nel cuore, che altre volte nasconde. Può avere un particolare rispetto per le parole non caste, sporche e oscene, pronunciate a donne strane, in compagnia delle quali cadono gli uomini quando sono in stato di ebbrezza

34 Versetto 34. sì, tu sarai come colui che giace in mezzo al mare,

Non in mare aperto, e le sue onde, fluttuavano e si agitavano; né in un'isola circondata dal mare; ma in una nave in mare, un ubriaco barcolla e ruzzola, proprio come fa una nave in mare; quindi i movimenti e le agitazioni di esso, e degli uomini che vi compongono, sono paragonati al barcollare e barcollare di un uomo ubriaco, Salmi 107:26,27 ;

o come colui che giace sulla cima di un albero, dove il movimento è più grande. O tutto ciò può essere espressivo dei pericoli a cui è esposto un ubriacone, e della sua stupidità e insensibilità; perché, sebbene sia in grave pericolo come uno nelle circostanze descritte, in una tempesta in mare, tuttavia non ne è consapevole; che concorda con quanto segue

35 Versetto 35. Mi hanno colpito, [dirai, e] non ero malato,

O "non si rattristarono"; o non furono feriti o la pelle rotta; vedi Geremia 5:3. L'ubriaco è qui rappresentato mentre dice, che sebbene i suoi compagni, con i quali litigava e combatteva nei suoi scherzi da ubriaco, lo picchiassero molto, tuttavia egli non era sensibile al dolore e intelligente; e non gli aveva lasciato addosso né malattia né disordine; non si trovò molto peggio per questo;

mi hanno picchiato; come con i martelli; lo colpirono e lo ferirono terribilmente, infliggendogli colpi molto duri e pesanti;

[e] non lo sentivo; o "non lo sapeva"; non lo percepiva, non ne era sensibile, quando i colpi venivano dati, o chi li dava; e così non si sentiva più, e ne usciva così bene, come pensa, è così lontano dall'essere recuperato da questo vizio, che ne è più rafforzato e lo desidera;

quando mi sveglierò? Lo cercherò ancora una volta, cioè il vino e i suoi compagni di bene, anche se lui è stato così usato. Quindi, nella versione latina della Vulgata, quando mi sveglierò e troverò di nuovo i vini? essendo appesantito dal sonno a causa dell'intemperanza, eppure assetato, desidera scrollarsi di dosso il sonno, per poter ricominciare a bere, e aggiungere l'ubriachezza alla sete, Deuteronomio 29:19 ; così la versione dei Settanta,

"quando sarà mattina, perché io possa andare a cercare con chi posso incontrarmi?"

Commentario del Pulpito:

Proverbi 23

1 Versetti 1-3.- Un esastico strettamente connesso con l'ultimo versetto del capitolo precedente, come se l'avvertimento fosse rivolto all'uomo di abilità che il suo talento aveva reso ospite dei re

Quando ti siedi a mangiare con un governante. Questo, naturalmente, sarebbe stato un grande onore per un uomo di umili origini, o per uno della classe media, al quale le usanze delle corti e dei palazzi erano praticamente sconosciute. Considera diligentemente ciò che ti sta dinanzi. Così la Vulgata, Qua apposita sunt ante faciem tuam; e la Settanta, Τα παρατιθεμενα σοι. Fai attenzione che le prelibatezze insolite sul tavolo non ti tentino all'eccesso, il che potrebbe portare non solo a un comportamento sconveniente, ma anche a parlare in modo indisciplinato, a rivelare segreti, ecc. Ma queste ultime parole possono anche essere pronunciate: "colui che è" o "che è prima di te". E questo dà un senso molto appropriato. All'ospite è ingiunto di fissare la sua attenzione, non sul cibo delicato, ma sul padrone di casa, che è il suo superiore, e in grado di esaltarlo e di distruggerlo (confronta le caute massime in Eccl. 13:2, 6, 7, 11, ecc.)

Versetti 1-3.- Servilismo e indipendenza

Il lettore è qui messo in guardia contro il pericolo di dipendere troppo dal favore dei grandi personaggi. Può darsi che questo favore sia offerto solo come tangente, e l'incauto destinatario di esso potrebbe non essere migliore di un imbroglione, che si è inconsapevolmente venduto. Agisce al meglio, tende a distruggere lo spirito di indipendenza

IO , CHI DIPENDE DAL FAVORE DI UN GRANDE UOMO, SI METTE IN SUO POTERE. In proporzione al potere di aiutare c'è il potere di ferire. È una cosa pericolosa affidare i propri interessi all'uomo; ma è doppiamente pericoloso dove non c'è uguaglianza di relazioni

II DIPENDENZA DAL FAVORE DEI GRANDI TENTA UNA CONDOTTA DISONOREVOLE. Il sicofante rischia di piegarsi ad azioni indegne per compiacere il suo patrono. Ebrei è tentato di ingannare e adulare nella speranza di ottenere favori. La volontà del grande uomo sostituisce la coscienza del suo dipendente. Così l'adulazione distrugge la natura morale

III QUESTA DIPENDENZA DISTRUGGE LA VERA VIRILITÀ. La povera creatura che vive del favore dei grandi perde ogni fiducia in se stessa. L'onesta industria che si guadagna una notte di riposo viene scambiata con miserabili trucchi di schiavitù imbarazzante. Tale condotta può guadagnare le prelibatezze del lusso, ma solo a costo di tutto ciò per cui la vita vale la pena di essere vissuta. È infinitamente meglio essere indipendenti, anche se costretti a vivere con il cibo più grossolano

IV UNA TALE DIPENDENZA DAL GRANDE SARÀ SICURAMENTE DELUDENTE. Il sicofante riesce ad ottenere un posto al banchetto. Ma non può godersi la festa come quegli ospiti che incontrano il padrone di casa in termini di uguaglianza. Ebrei siede nel costante terrore di offendere il grande uomo. Anche se affamato, rifugge dal mangiare troppo. Gli ebrei dovevano quasi puntargli un coltello alla gola per controllare il suo appetito; cioè deve stare sempre nervosamente in guardia contro l'oltrepassare troppo la buona volontà del suo ospite. Sicuramente una tale condizione deve essere miserabile nel migliore dei casi!

V L'UNICA DIPENDENZA SICURA È QUELLA DELL'UOMO DA DIO. Questo non è degradante, ma nobilitante; poiché Dio è degno di ogni fiducia, onore e adorazione. Ebrei non inganna mai coloro che ripongono la loro fiducia in lui. Non c'è alcun timore doloroso per coloro che accettano il suo grazioso invito al "banchetto di nozze", poiché egli è benigno e misericordioso

VI TRA GLI UOMINI LA CONDIZIONE PIÙ SICURA È QUELLA DELL'INDIPENDENZA VIRILE. Questo non significa indifferenza sgarbata ed egoistico isolamento da tutti i rapporti sociali. Il testo presuppone la presenza di una persona alla tavola del grande uomo, mentre mette in guardia contro il pericolo della situazione. Vogliamo imparare ad essere amichevoli con tutti gli uomini e, allo stesso tempo, a essere autosufficienti attraverso l'intima dipendenza da Dio solo

Omelie DI E. JOHNSON Versetti 1-8.- Suggerimenti e avvertenze sulla condotta

I PERICOLI DELLA VITA DI CORTE. (Versetti 1-3) Il proverbio arabo dice: "Gli ebrei che cenano con il sultano si bruciano le labbra" e "Con i re ci si siede a tavola per l'onore, non per l'appetito". Orazio dice che si dice che i re impongano prelibatezze e vino a coloro che desiderano esaminare e testare, per vedere se sono degni di amicizia. La prudenza è quindi dettata dalla prudenza. E in generale si può intendere così: Guardatevi dall'andare in luoghi e dal frequentare la società dove la vigilanza e la prudenza rischiano di essere soppresse; e badare che il corpo, facendosi coccolare, non diventi padrone dell'anima

II PERICOLI E VANITÀ DELLE RICCHEZZE. (Versetti 4, 5) Questo precetto non vieta l'industria e la fatica diligente per il guadagno mondano; ma solo un'eccessiva attenzione nei suoi confronti, una sopravvalutazione del suo valore e l'ardente brama dell'avarizia, che implica mancanza di fiducia in Dio e del senso della nostra vera posizione nel mondo. L'antidoto è l'esortazione del Salvatore ad accumulare tesori in cielo, a essere certi delle ricchezze incorruttibili. Matteo 6:19,20 "È saggio essere gelosi del nostro guadagno, e più temere che desiderare l'abbondanza. Non è facile portare una tazza piena con una mano equa" (Leighton)

III CORRUZIONE DA ASSOCIAZIONI MALVAGIE. (Versetti 6-8) L'uomo del malocchio è il temperamento geloso o invidioso; Il suo cuore è tinto nel suo oscuro cedimento. Qui non c'è una vera ospitalità; è come quella dei farisei che invitarono nostro Signore. Questa salsa amara dell'odio invidioso si troverà presto a dare un sapore disgustoso alle sue prelibatezze. Il malcontento avvelenerà il cibo e il vino migliori. "Le menti degli uomini si nutriranno del proprio bene o del male degli altri, e chi vuole l'uno prederà l'altro". L'invidia non va in vacanza. Il diavolo è rappresentato come l'invidioso che di notte semina zizzania tra il grano. Lavora sempre in modo sottile, nell'oscurità e a scapito delle cose buone, come lo è il grano (Bacon). Invece di cercare i piaceri che portano disgusto, assicuriamoci un cibo umile con contenuti cristiani. Filippesi 4:11

Omelie DI W. CLARKSON Versetti 1-3.- La tentazione della tavola

È probabile che Salomone avesse in mente coloro che non si sedevano spesso a un "buon pranzo" e che, quando erano invitati a un banchetto da qualcuno che era in grado di imbandire la sua tavola con prelibatezze, si trovavano sottoposti a una forte tentazione di un'indulgenza insolita. Il dottor Kitto ci dice che, in Oriente, gli uomini mangiavano (e ora manggono) una quantità quasi incredibile di cibo quando si presentava una rara opportunità. Dal punto di vista morale e religioso questa questione dell'appetito richiede la nostra attenzione per...

HO UNA SFERA SPECIALE DI OBBEDIENZA E AUTOCONTROLLO. L'appetito è senza dubbio da Dio; e per poche cose, al livello inferiore, abbiamo più occasione di ringraziare il nostro Creatore che per il fatto che ha reso il nostro cibo appetibile, e ci ha fatto desiderare così tanto che prenderne parte è un piacere. Altrimenti, l'atto di mangiare per mantenerci vivi e forti sarebbe per noi una stanchezza quotidiana e una punizione. Ma così com'è, l'atto necessario di mangiare è una fonte costante di piacere. Ma con il piacere entra inevitabilmente una tentazione. L'appetito nell'uomo, rafforzato com'è dalla sua facoltà immaginativa e alimentato com'è dall'inventiva che fornisce ogni sorta di prelibatezze invitanti, diventa una di quelle cose che attirano all'eccesso, e quindi al peccato. Mantenere la via di mezzo tra l'ascetismo da un lato e l'epicureismo o la gola dall'altro non è un compito facile. La scienza medica tende ora all'idea che una grandissima percentuale di persone mangi più di quanto sia realmente per il loro bene, specialmente in età avanzata. Spesso, forse in generale, si tratta più di un errore che di un'offesa. Ma l'uomo saggio considererà attentamente fino a che punto dovrebbe spingersi e dove dovrebbe tracciare la linea. Nel far questo considererà più specialmente due cose

1.) Come dovrebbe comportarsi a tavola, in modo da non indebolire in alcun modo la sua intelligenza con ciò che mangia o beve

2.) Come dovrebbe agire in modo da mantenersi in salute e forza per tutte le attività utili nei giorni a venire. Decidendo di agire con un fermo autocontrollo, in vista del fine più alto e anzi più alto, egli può, mangiando e bevendo, fare ciò che fa "alla gloria di Dio". vedi 1Corinzi 10:31

II COLORO PER I QUALI CIÒ COSTITUISCE UNA TENTAZIONE PARTICOLARMENTE FORTE. "Se tu sei un uomo dedito all'appetito." Alcuni uomini sono costituiti in modo tale che avere davanti a sé le più grandi prelibatezze del mondo non sarebbe una tentazione per loro; Altri hanno un'appetenza che hanno la massima difficoltà a controllare, che può derivare o dall'ereditarietà, o dalla loro organizzazione corporea individuale, o (come spesso accade) dall'abitudine all'indulgenza. Ci sono anche...

III OCCASIONI IN CUI QUESTA TENTAZIONE È PARTICOLARMENTE GRAVE. Come quello indicato nel testo (vedi anche 1Corinzi 10:27). Ci sono momenti in cui sarebbe volgare, e persino poco cristiano, rifiutare un invito; ma la presenza di cibo o di stimolanti sulla tavola può essere un serio incentivo alla trasgressione. Poi "mettiti un coltello alla gola"; fermati decisamente al punto di stretta moderazione; rifiutate risolutamente e senza paura ciò di cui sapete bene di non avere il diritto di partecipare; Rifiuta distintamente e definitivamente il piatto o la tazza che non puoi prendere con buona coscienza. Per considerare:

IV LA FOLLIA E IL PECCATO DELL'INDULGENZA. "Sono carne ingannevole". L'eccesso può portare un po' di piacere momentaneo, ma:

1.) È rapidamente seguito da dolore, disordine, debolezza, incapacità; anche se non di ordine serio, ma abbastanza umiliante per un uomo che si rispetta

2.) L'abitudine di essa conduce senza mezzi termini alla degenerazione fisica e anche mentale e morale

3.) Il piacere offerto, come tutte le gratificazioni più grossolane, diminuisce con l'indulgenza

4.) Tutto l'eccesso è peccato. È un uso improprio e una profanazione di quel corpo che ci è dato come organo del nostro proprio spirito, e dovrebbe essere considerato e trattato come "il tempio dello Spirito Santo". - C. 1Corinzi 6:19

2 E mettiti un coltello alla gola, se sei un uomo dedito all'appetito. «Pugnala la tua gola», Wordsworth. Tratteneti te stesso con le misure più forti, convinciti che sei nel massimo pericolo, se sei un ghiottone o un bevitore di vino (Eccl. 34 [31]:12). La LXX dà una piega diversa all'ingiunzione: "E applica (επιβαλλε) la tua mano, sapendo che ti conviene preparare tali cose". Questo è come l'avvertimento di Siracide, nel capitolo citato sopra, dove il discepolo è ammonito a non partecipare ai banchetti dei ricchi, per timore di essere tentato di competere con loro, e quindi rovinarsi tentando di ricambiare la loro cortesia nello stesso modo generoso. I commentatori precedenti hanno usato i versetti di cui sopra come una lezione riguardante la dovuta e riverente partecipazione alla Santa Comunione, così: "Quando ti accosti alla mensa di Cristo, considera diligentemente ciò che è rappresentato dagli elementi davanti a te, e abbi discernimento e fede, per non mangiare e bere indegnamente; e dopo aver comunicato cammina con circospezione, mortifica tutti i desideri malvagi, vivi come alla presenza del Signore Gesù, il Datore della festa".

3 Non desiderare le sue prelibatezze. (Per le "prelibatezze", vedi al versetto 6) Non essere troppo avido dei doni della tavola reale, in modo da dimenticare la discrezione, ed essere indotto a dire e fare cose che sono inopportune o sconvenienti. Poiché sono carne ingannevole. Spesso tali intrattenimenti non sono offerti per amore dell'amicizia, ma per qualche scopo sinistro: far sì che un uomo si esponga, per scoprire il vero carattere o i segreti di un uomo. Lungi dall'essere un segno di favore e di buona volontà, l'apparente onore è ingannevole e pericoloso. Conosciamo tutti i versi di Orazio, "Ars Poet.", 434, ecc.: "Reges dicuntur multi, urgere culullis Et torquere mero, quem perspexisse laborant, Au sit amicitia dignus".

Hitzig cita il proverbio orientale: "Gli ebrei che mangiano della zuppa del sultano si bruciano le labbra, anche se dopo un certo periodo di tempo". Abbiamo anche il detto indiano: "Un epicureo scava la sua tomba con i denti", che è vero in più di un senso. "Tieniti lontano dall'uomo che ha il potere di uccidere", dice Siracide ( Eccl. 9:13 ); "Così non sarai turbato dal timore della morte, e se vieni a lui, non commettere alcuna colpa, affinché egli non ti tolga subito la vita; ricordati che tu vai in mezzo ai lacci e che cammini sui merli della città". Allora, per le ragioni che inducono un sovrano a servire un ospite con il vino, abbiamo: "In vino veritas, quod est in corde sobrii, est in ore ebrii". Theognis scrive-Εν πυρι μεν τε και αργυρον ιδριες ανδρες Γιγνωσκους ανδροον, Και μαλλ α περ πινυτου τορ μετρον ηρατο πινων, Ωστε καταισχυναι και πριντα σοφον

La Settanta combina la fine del versetto 2: "Ma se sei più insaziabile, non desiderare le sue vivande, poiché queste appartengono a (εχεται) una vita falsa".

4 Versetti 4, 5.-Questi formano un pentastich

Non affaticarti, non stancarti di essere ricco. Giovanni 6:27, "Non lavorate per il cibo che perisce", dove l'avvertimento è contro quell'avidità assorbente di ricchezza che porta a fare il male e a trascurare tutti gli interessi superiori. Smetti di usare la tua saggezza. La saggezza binah, Proverbi 3:5 è ciò che è necessario per creare e mantenere la ricchezza. Vulgata, Prudentiae tuae pone modum. Questa non è la più alta forma di saggezza (chochmah), ma piuttosto la facoltà di distinguere una cosa da un'altra, il mero discernimento, che può esistere senza alcun senso religioso o morale acuto. vedi nota su Proverbi 16:16, dove forse è espresso il contrasto Talmud, "Ebrei che accrescono le sue ricchezze accrescono le sue preoccupazioni". Erasmo, 'Adag', cita o scrive: "Jupiter ementitur opes mortalibus ipse, Sic visum ut fuerit, cuicunque, bonove, malove? Settanta: "Se sei povero, non misurare te stesso (μη παρεκτεινου) con un ricco, ma trattenerti dalla tua saggezza".

Faticando per essere ricco

Mai il consiglio del saggio fu più appropriato di quanto lo sia ai giorni nostri; Ma mai le persone sono state così lente ad accettarlo. Consideriamo i motivi su cui si basa l'avvertimento: "Il lavoro non deve essere ricco".

I È IMPOSSIBILE PER LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE DIVENTARE RICCHE. Nella lotteria della vita i premi sono pochi e gli spazi vuoti molti. Se la corsa alla ricchezza viene accelerata, la posta in gioco non si moltiplica. Oppure, se è attraverso la produzione piuttosto che con il commercio che le ricchezze devono essere ottenute, in modo che una maggiore industria possa effettivamente creare più ricchezza, tuttavia ciascuno della moltitudine dei lavoratori può condividere solo una frazione del prodotto totale. Le ricchezze cadono nelle mani solo di un numero molto piccolo di persone. Di conseguenza, lavorare per essere ricchi diventa spesso solo una specie di gioco d'azzardo. Spesso partecipa del carattere egoistico e crudele del gioco d'azzardo, e le poche persone fortunate si arricchiscono a spese del gran numero di persone sfortunate. Se un uomo può accontentarsi di lavorare con i suoi simili e di condividere con loro, sarà salvato da una moltitudine di ansietà che lo assedieranno nel momento in cui entrerà nell'eccitante corsa alle ricchezze

II IL COSTO DEL LAVORO PER ESSERE RICCHI È ESORBITANTE

1.) Nell'energia. La feroce battaglia della vita mette alla prova un uomo che si sforza solo di mantenere la sua posizione. Coloro che vogliono farsi strada verso un successo marcato devono faticare con doppio sforzo. Alzandosi presto, stando svegli fino a tardi, non prendendo ferie, lavorando ad alta pressione, devono fare ogni sforzo se vogliono superare concorrenti altrettanto desiderosi

2.) In tempo. Le ricchezze di solito non vengono raggiunte presto. Di norma, ci vogliono molti anni per accumulare una grande fortuna, e quando si raggiunge l'agognato fine, il lavoratore stanco è troppo vecchio e stanco per goderne

3.) In ricchezze più elevate. Il cercatore di ricchezza sprofonda in un basso materialismo. Ebrei diventa una semplice macchina per coniare ghinee, e la sua anima viene ridotta in polvere nel mulino per fare soldi

III QUANDO LA RICERCA DELLE RICCHEZZE HA SUCCESSO, IL CONSEGUIMENTO È DELUDENTE. Le ricchezze portano nuove preoccupazioni. C'è l'ansia di conservare ciò che è stato conquistato a un prezzo così alto. Possono farsi le ali e "volare via come un'aquila verso il cielo" (versetto 5). Se non si avverte alcun timore per questo motivo, la ricchezza stessa si rivelerà insoddisfacente. Il semplice cercatore di denaro non ha coltivato alcun gusto per i godimenti più raffinati che la sua ricchezza potrebbe comprargli. Gli Ebrei non possono saziare la sua anima con il denaro; Non ha un'anima per godere delle cose migliori dell'arte, ecc., che il denaro può comprare. Ma anche se potesse godere di quelle cose, esse non lo soddisferebbero; perché l'uomo ha bisogni profondi che né il denaro né i suoi acquisti potranno mai soddisfare. Le ricchezze sono un povero balsamo per un cuore spezzato

IV LAVORARE PER ESSERE RICCHI PORTA A TRASCURARE LE PIÙ NOBILI OCCUPAZIONI DELLA VITA

1.) Cultura della mente. Forse è meglio essere più poveri e avere tempo per la lettura, la musica, la meditazione

2.) Rapporto sociale. Sepolto negli affari, il feroce lavoratore dopo il denaro non ha tempo libero o h, arte per coltivare l'amicizia dei suoi vicini

3.) Il servizio di Dio. "La vita è più della carne"; "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia". Lavorare per essere ricchi troppo spesso significa lavorare per se stessi e faticare per la terra. Gli uomini a volte adducono alle rivendicazioni familiari una scusa per non fare nulla direttamente al servizio di Cristo; quando, se fossero onesti, confesserebbero che stanno semplicemente lavorando per diventare ricchi. La famiglia, che in questo caso è un sé più grande, diventa uno scudo per l'egoismo

Versetti 4, 5.- L'inutilità della ricchezza

La ricchezza, infatti, non è assolutamente priva di valore; ha un valore distinto di per sé; ma relativamente alle necessità più profonde dell'uomo, e alle sue altre risorse spirituali, deve essere tenuto in scarsa considerazione

I L'INCONSISTENTE COME DISTINTO DAL REALE. "Volgerai tu gli occhi su ciò che non è?" Il denaro è considerato come quello che compra cibo, vestiti. rifugio, libri, ecc., ha un certo valore non facilmente sopravvalutato. Ma la mera ricchezza, in quanto ricchezza, non ha che una virtù fittizia e irreale. Un uomo può averlo e non averlo allo stesso tempo. Un uomo ricco può essere, a tutti gli effetti, molto povero. Gli Ebrei possono possedere la terra il paesaggio che non è affatto in grado di apprezzare; un terreno che non ha lo spirito né la saggezza per coltivare; case che non abita né fa abitare; giardini i cui sentieri non calpestano i piedi e la cui bellezza non sono ammirati dagli occhi; libri che non ha il gusto e nemmeno il potere di leggere, ecc. In realtà, la sua ricchezza è solo una possibilità e non una realtà per lui. In pratica, egli "volge gli occhi su ciò che non è". Ed è cosa abbastanza comune per gli uomini essere ricchi ben oltre la loro capacità di godimento; le loro ricchezze non servono loro a nulla; Rimangono inutilizzati, e sono come se non lo fossero affatto. vedi Matteo 25:29; Luca 8:18 D'altra parte, la conoscenza, la sapienza, l'amore puro e santo, un generoso interesse per il benessere degli altri, la gioia in Dio e nell'amicizia dei buoni, sono vere benedizioni. Un uomo che ha queste deve essere e ne è arricchito

II IL TRANSITORIO COME DISTINTO DAL DIMORARE. "Le ricchezze certamente si fanno le ali", ecc

1.) Sono insicuri. È impossibile menzionare qualsiasi "investimento" che sia assolutamente sicuro. Anche la "proprietà immobiliare" è stata deprezzata e persino positivamente priva di valore sul mercato. E tra le fonti di ricchezza più ordinarie, è proverbiale che tutte abbiano una sicurezza limitata, e molte di esse solo una lieve sicurezza. Una rivoluzione nel governo, nel commercio, anche nella moda o nel gusto, e i mezzi abbondanti sono ridotti a nulla, il milionario è portato alla bancarotta. Un fondamento povero, infatti, su cui costruire la struttura della felicità e del benessere umano è il possesso delle ricchezze

2.) Devono essere presto deposti

III L'UMANO DISTINTO DAL DIVINO. "Lavorare per essere ricchi" è da parte dell'uomo. Lavorare per la ricchezza, e persino vivere per essa, significa essere trascinati dalla corrente dell'energia umana, significa respirare l'atmosfera che la società umana getta intorno a lui. È "la nostra propria sapienza". Ma non è la sapienza di Dio. Che ci dice: "Non lavorate per il cibo che perisce"; "Non accumulatevi tesori sulla terra"; "La vita di un uomo non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede." La sapienza che viene dall'alto ci parla di "abbandonare tutto per seguire Cristo", di separarsi da tutto per una perla inestimabile; di agonizzare per entrare dalla porta stretta. Ci dice che il servizio di Dio, l'amicizia di Gesù Cristo, la vita di santa utilità, la testimonianza di vita a un Divino Redentore, il riposo dell'anima che viene con la rettitudine spirituale, l'eredità che è incorruttibile e incontaminata e che non appassisce, che tutto questo non è solo più prezioso dell'oro, è assolutamente inestimabile; è l'unica cosa per cui vale la pena di lavorare con tutte le nostre forze, di sacrificare tutto ciò che abbiamo.

5 Vuoi tu posare i tuoi occhi su ciò che non è? più letteralmente, lascerai che i tuoi occhi volino su di esso, ed è scomparso? Perché gettare sguardi di nostalgia verso questa ricchezza, e così prepararsi per te stesso la perdita e la delusione? La ricerca è vana e il risultato non è mai sicuro; Ciò che hai guadagnato con un lungo lavoro e una prudente cura può andare perduto in un'ora. Volete correre questo pericolo? Wordsworth cita Persio, 'Sat.,' 3:61: "An-passim sequeris corvos testaque lutoque?"

Poiché le ricchezze si fanno certamente le ali. L'argomento, inespresso, è la ricchezza, e la frase ebraica implica una certezza assoluta: fare faranno per se stessi. Volano via come un'aquila verso il cielo; o, come un'aquila che vola verso il cielo, dove nemmeno la vista può seguirla. Publ. Syr., 255, "Longinquum est omne quod cupiditas flagitat". Il Telugu paragona la prosperità mondana alla scrittura sull'acqua. Dice il moralista greco: Βεβαιον ουδεν εν βιω δοκει πελειν. «Non c'è nulla nella vita che si possa ritenere sicuro». Settanta: "Se fissi il tuo occhio su di lui (il ricco patrono), non sarà visto da nessuna parte, perché le ali come quelle di un'aquila sono pronte per lui, ed egli tornerà alla casa del suo padrone (του προεστηκοτος), e ti lascerà a cavartela da solo".

6 Versetti 6-8.- Un'altra massima, qui un ettastico, riguardante la temperanza

Non mangiare il pane di chi ha il malocchio; l'uomo invidioso e geloso, in contrasto con il "bene dell'occhio". Proverbi 22:9 Vulgata, Neemia comedas cum heroine invido. Septuaginta, ανδρι βασκανω, l'uomo che ha il malocchio che affascina, che, tuttavia, è un'idea successiva; qui la nozione è piuttosto di un temperamento riluttante, sordido, che non sopporta la vista della felicità o della prosperità degli altri. comp. Deuteronomio 15:9 Matteo 20:15 Ecclus 16:8, Πονηρονων οφθαλμω, "L'invidioso ha il malocchio; egli volge la faccia dall'altra parte, ed è uno che disprezza gli uomini". Carni prelibate; come in ver

(3.) La parola (mamamut) ricorre anche in tutta la Genesi 27, dove è tradotta "carne saporita". Talmud: "Chiedere un favore a un avaro è come se si chiedesse saggezza a una donna, modestia a una prostituta, pesce sulla terraferma".

Versetti 6-8.- Le grazie del dare, del ricevere e del rifiutare

Il testo parla di un'ospitalità che non merita il nome, e del nostro dovere quando siamo invitati ad accettare un luccichio che ci viene tolto. Si apre così l'intero argomento del dare e del ricevere. Ci sono tre grazie qui

IO LA GRAZIA DI DARE. Questo è uno che è prontamente riconosciuto come nato dal cielo

1.) Dio ce lo raccomanda. Ebrei dice: "Date e vi sarà dato"; Luca 6:38 "Da' a chi te lo chiede"; Matteo 5:42 "Ebrei che danno lo facciano con liberalità" (Revised Version); "dedito all'ospitalità". Romani 12:8,13

1.) È la migliore ricompensa del lavoro. Efesini 4:28

2.) È la più simile a Dio di tutte le grazie. Perché Dio vive per dare; Egli dona sempre a tutta la sua creazione; Egli nutre le moltitudini e i milioni delle Sue creature sotto ogni cielo

3.) È la fonte della gioia più pura ed elevante. "È più benedetto dare che ricevere".

II LA GRAZIA DI RICEVERE. Se è giusto e buono per alcuni uomini dare della loro abbondanza, allora anche l'atto correlativo di ricevere deve essere giusto e buono. C'è, infatti, una virtù, una grazia, nel ricevere con gioia e cordialità così come con gratitudine, che può essere quasi, se non del tutto, accettabile a Dio come quella della generosità stessa. C'è del vero nelle battute di Miss Proctor: «Ritengo grande colui che per amore può dare con generosa e sincera volontà; Eppure, chi prende per amore dell'amore, credo di essere ancora più generoso".

III LA GRAZIA DEL RIFIUTO

1.) Possiamo giustamente rifiutare un dono, che sia in termini di ospitalità o meno, che siamo sicuri che il donatore non può onestamente permettersi; non vogliamo arricchirci o essere intrattenuti a spese dei suoi creditori

2.) Possiamo giustamente rifiutare un dono se sentiamo che ci viene offerto in base a un'idea sbagliata; quando si immagina di essere, o di credere, o di lavorare verso ciò che è contrario al nostro spirito, al nostro credo, al nostro scopo

3.) Facciamo bene a rifiutare l'ospitalità che non viene dal cuore. L'ostia è "come pensa nel suo cuore". Le sue belle o "dolci parole" non sono una parte reale di lui; escono solo dalle sue labbra; e se ci sta riluttante per quello che ci dà, possiamo benissimo desiderare di allontanarci dalla sua mensa. Nessun uomo che abbia un minimo di rispetto di sé vorrà prendere una crosta dall'uomo che conta ciò che dà ai suoi amici. Un cibo del genere, per quanto prelibato, ci soffocava mentre lo mangiavamo. Né è solo l'ospitalità riluttante che dovremmo avere l'indipendenza di rifiutare, ma tutto il resto che è sotto forma di dono; Tutto denaro, tutta posizione, tutta amicizia. Meglio farne completamente a meno che avere abbondanza a scapito del rispetto di noi stessi. Meglio faticare sodo e aspettare a lungo piuttosto che accettare offerte come quelle. Meglio rivolgersi a colui "che dà generosamente e non biasicia", e chiederglielo. - C

7 Poiché, come egli pensa nel suo cuore, così è. Il verbo qui usato è rv (shaar), "stimare, ... calcolare", e la frase è resa meglio, Poiché come uno che calcola con se stesso, così è lui. Il significato è che questo padrone di casa avaro osserva ogni boccone che il suo ospite mangia, e si lamenta di ciò che sembra offrire così liberalmente. Nella Versione Autorizzata la parola "cuore" ricorre due volte in questo versetto, ma le parole ebraiche sono diverse. Il primo è nephesh, "respiro", equivalente a "mente"; il secondo è leb, "cuore". La Vulgata parafrasa la frase, Quoniam in similitudinem arioli et conjectoris, aestimat quod ignorat, "Poiché come un indovino o un indovino egli congettura ciò di cui è ignorante". Mangia e bevi, ti dice. Ebrei professa di darvi il benvenuto, e con apparente cordialità vi invita a prendere il cibo sulla sua tavola. Ma il suo cuore non è con te. Ebrei non è contento di vederti divertire, e il suo pressante invito è una verbosità vuota senza cuore. La Settanta, indicando diversamente, traduce: "Poiché come se uno dovesse ingoiare un capello, così mangia e beve". I traduttori greci prendono lo gnomo per riferirsi a colui che invita un uomo invidioso alla sua tavola, e lo trova a mangiare il suo cibo come se lo disgustasse. Continuano: "Non portarlo da te, e non mangiare con lui il tuo boccone; poiché (vers. 8) lo vomiterà e oltraggerà le tue belle parole". In accordo con lo gnomo di cui sopra, troviamo nel Talmud: "Figlio mio, non mangiare il pane dell'avido, e non sederti alla sua tavola. Il pane degli avidi non è che dolore e angoscia; Il pane dell'uomo generoso è fonte di salute e di gioia".

8 Il boccone che hai mangiato lo vomiterai. Il cibo così concesso a malincuore non farà altro che creare disgusto e non ti farà bene; ti sentirai infastidito di averlo mangiato e desidererai ardentemente sbarazzartene. E perdi le tue dolci parole. Avrete speso invano i vostri discorsi civili e ringraziamenti per l'intrattenimento che vi è stato fornito; in realtà non dovete alcuna gratitudine per il cibo così malgrado elargito. Alcuni pensano che per "parole dolci" si intendano le conversazioni a tavola con le quali hai cercato di divertire il tuo ospite: i detti arguti, gli enigmi e gli apotegmi, che entravano così ampiamente nel programma di un buon oratore. Tutti questi sforzi vengono gettati via sull'ospite geloso e cupo. Ma la prima spiegazione è più conforme al contesto

9 Ecco un altro caso in cui si perdono le "parole dolci". Non parlare alle orecchie di uno stolto. Questo non significa, come nella nostra frase italiana: non sussurrare a uno sciocco; ma non prenderti la briga di cercare di fargli capire, di non comunicargli nulla. Lo "sciocco" qui (kesil) è l'uomo ottuso, stolido, stupido, che non può essere spostato dal suo stretto solco. vedi Proverbi 1:22 È un semplice gettare perle davanti ai porci Matteo 7:6 parlare a un uomo così alto di obiettivi, motivi giusti, sacrificio di sé. Gli Ebrei disprezzeranno la saggezza delle tue parole. Gli Ebrei non possono entrare nel significato delle parole di saggezza; non hanno appetito per esse, non possono assimilarle; e nella sua ottusità soddisfatta di sé non prova per esse altro che disprezzo (su Eccl. 22:7, ecc., "Chiunque insegna allo stolto è come uno che incolla insieme un coccio, e come uno che si sveglia da un sonno profondo. Gli Ebrei che raccontano una storia a uno stolto parlano a uno che dorme: se ha raccontato la sua storia, dirà: Che succede?")

Versetti 9-11.- Tenendosi lontani dal male

IO LO SCIOCCO. (Versetto 9) C'è "un tempo per tacere". La verità può essere profanata in una certa compagnia con la parola e onorata con il silenzio. Le perle non devono essere gettate ai porci. Il silenzio di Cristo è stato altrettanto eloquente con le sue parole. Quanto trasmette la frase: "Gli ebrei risposero senza mai una parola"! Oltre un certo punto le spiegazioni sono peggio che inutili; Il caviller li prende solo come cibo per la sua follia e incoraggiamento alla sua perversità

II L'OPPRESSORE. (Versetto 10) La proprietà della vedova e dell'orfano è sotto la protezione dell'Onnipotente. Ebrei è l'Eterno Vendicatore della destra calpestata. Nella luminosa immagine evangelica della condotta è l'esatto opposto della violenza e dell'oppressione verso i deboli che viene proposto per la nostra emulazione: "Visitare l'orfano e la vedova nella loro afflizione". E il lato negativo è, in una parola, "mantenere se stessi immacolati dal mondo". -J

10 Versetti 10, 11.- Un ampliamento di Proverbi 22:28 combinato con Proverbi 22:22,28

Non entrare nei campi degli orfani. Non pensate di appropriarvi dei campi degli orfani, come se non ci fossero i nostri a difendere i loro diritti. comp. Proverbi 15:25

Vedi l'omelia in Proverbi 22:28. - C

11 Perché il loro Redentore è potente. Il redentore (goel) è il parente prossimo, che doveva vendicare lo spargimento di sangue, portare avanti la faida di sangue, o rivendicare la causa di una relazione altrimenti non sostenuta. vedi Numeri 25:12 Levitico 25:25 Rut 3:2,9,12 Dio stesso sarà il Goel degli orfani. Questo termine è spesso applicato a Dio; ad esempio, Giobbe 19:25, Salmi 19:14, Geremia 50:34. Gli Ebrei peroreranno la loro causa presso di te. Gli Ebrei, per così dire, condurranno la loro causa, ti giudicheranno, ti convinceranno di ingiustizia e pronunceranno la tua condanna. Proverbi 22:23

12 Versetto 12 inizia una nuova serie di proverbi sapienziali. Questo monito generale è rivolto a tutti, precettori e discepoli, educatori ed educati. Applica il tuo cuore all'istruzione. Per musar, "istruzione", vedi nota su Proverbi 1:2

Versetti 12-18.- La disciplina nella sapienza divina

IL TEMPERAMENTO DELLA DOCILITÀ. (Versetto 12) È la sottomissione degli affetti a una legge superiore. È la rassegnazione della volontà a una guida superiore. È l' apertura dell'intelletto ai consigli divini. È la realizzazione, da un lato, della dipendenza e del bisogno; dall'altro, della luce, della saggezza e della bontà che sempre soddisfano quel bisogno

II LA NECESSITÀ DELLA DISCIPLINA PER I GIOVANI. Versetti 13, 14; vedi su Proverbi 3:27; 19:18; 22:15 Lutero dice, nel suo modo schietto: "Percuoti tuo figlio, e il boia non lo picchierà. Ci deve essere una sconfitta una volta per tutte; se il padre non lo fa, lo farà il maestro Hans; non c'è nulla da fare. Nessuno vi sfuggiva mai; poiché è il giudizio di Dio". Un altro dice severamente: "Molti genitori meritano l'inferno per i loro figli, perché trascurano di educarli alla pietà".

III GIOIA NEI FIGLI OBBEDIENTI. (Versetti 15, 16) È accanto alla gioia nel senso personale della grazia di Dio. Nessuno, se non un genitore, conosce il cuore di un genitore: il "travaglio del parto" sulla loro anima, la gioia di scoprire i sintomi della nuova vita. "Possano tutti i miei figli essere Benaia, l'edificio del Signore; allora saranno tutte Abners, la luce del padre: tutte le mie figlie Bithiah, le figlie del Signore; e allora saranno tutti Abigails, la gioia del loro padre" (Swinnock). Quale deve essere la gioia in cielo e nel seno di Dio per il ritorno dei suoi figli devoti e obbedienti!

IV RIMPROVERATA L'INVIDIA DEGLI EMPI. (Versetti 17, 18) Quando a Socrate fu chiesto cosa fosse più fastidioso per gli uomini buoni, egli rispose: "La prosperità degli empi". Ecco, dunque, una grande tentazione. Ha bisogno di un antidoto nella ragione. Non c'è motivo per questa invidia. Non sono veramente felici. Li guardiamo dall'esterno; L'oscuro malcontento del cuore ci è nascosto. Vivere nella comunione di Dio, invece, è una gioia segreta, certa, profonda e totalizzante. Il godimento dell'empio, così com'è, deve avere la sua fine; mentre il figlio di Dio finisce solo per ricominciare da capo, sprofonda sotto l'orizzonte per risorgere nella potenza di una vita senza fine. Abbiamo quindi tre risorse contro il peccato: evitare l'esempio malvagio; riverenza davanti a Dio; e costante ricordo delle benedizioni della pietà e della virtù.

13 Un'ingiunzione al tutor o al genitore. comp. Proverbi 13:24; 19:18; 22:15; 29:17 Poiché se lo percuoti con la verga, non morirà. Questo è stato inteso in vari sensi; ad esempio: "Anche se lo flagellerai, quella correzione non lo ucciderà; … Se lo castighi, lo salverai dalla condanna del figlio ribelle"; Deuteronomio 21:18-21 o, "Gli Ebrei non moriranno eternamente", che piuttosto anticipa la conclusione nel versetto successivo. L'espressione significa semplicemente: Non essere debole, pensando di ferire tuo figlio con una correzione giudiziosa, e in questo timore trattenere la tua mano; ma puniscilo con fermezza quando è necessario e, lungi dal fargli del male, gli farai il massimo bene

Versetti 13, 14.(Vedi l'omelia in Proverbi 13:24).

14 Libererà la sua anima dall'inferno (sheol); de inferno, Vulgata; εκ θανατου, Septuaginta. La morte prematura era considerata una punizione del peccato, poiché la lunga vita era la ricompensa della giustizia. La giusta disciplina preserva un giovane non solo da molti pericoli materiali inerenti alle passioni sfrenate, ma lo salva dalla morte spirituale, dal decadimento e dalla distruzione della grazia qui, e dalla punizione che attende il peccatore in un altro mondo (cfr. Ecclus, 30:1-12)

15 Il moralista si rivolge ora al discepolo, e così alla fine del capitolo. Se il tuo cuore è saggio; diventa saggio approfittando della disciplina e sradicando la sua naturale follia Proverbi 22:15. Il mio cuore gioirà, anche il mio. Il pronome è ripetuto per motivi di enfasi, come in Proverbi 22:19 l'oratore dichiara così il suo supremo interesse per il progresso morale del suo allievo

16 Le mie redini gioiranno. Le "redini" (kelayoth), i reni, sono considerati la sede del sentimento e della sensazione. Giobbe 19:27 o della natura interiore in generale. Salmi 16:7 Apocalisse 2:22 Io mi rallegrerò nell'anima mia quando le tue labbra diranno cose giuste; cioè quando il tuo cuore è così pieno di saggezza, la tua mente così ben istruita da non dire altro che ciò che è vero e sensato. Proverbi 8:6 La composizione di questi due versetti è degna di nota, 15a è parallelo a 16b, e 15b a 16a. Settanta: "E le tue labbra si soffermeranno in parole (ενδιατριψει λογοις) con le mie labbra, se sono giuste", che sembra significare: "Se le tue labbra proferiscono ciò che è giusto, trarranno sapienza dalle mie parole e la impartiranno agli altri".

17 Non invidiare il tuo cuore ai peccatori, quando li vedi apparentemente felici e prosperi. comp. Proverbi 3:31 24:1,19 Salmi 37:1 73:3 La Versione Autorizzata, in accordo con la Settanta, la Vulgata, l'Araba e altre versioni, prende la seconda proposizione di questo versetto come indipendente: ma sembra evidentemente che sia costruttivamente connessa con la precedente, e che sia governata dallo stesso verbo, così che non c'è occasione di inserire "sii tu". Ma tu sii nel timore del Signore tutto il giorno. Girolamo, corretto, leggerebbe: Non aemuletur cor tuum peccatores, sed timorem Domini tota die, Come Delitzsch e Hitzig, seguiti da Nowack, hanno sottolineato, il verbo ebraico, anq (kana), è qui usato in due sensi. Nella prima frase significa essere invidiosi di una persona: nella seconda, essere zelanti per una cosa, entrambi i sensi si combinano nel pensiero di essere mossi da un desiderio ardente. Ζηλοτυπεω è usato in questo doppio senso, e aemulor in latino. Così lo gnomo arriva a questo: Mostra il desiderio del tuo cuore, non con l'invidia della fortuna del peccatore, ma con lo zelo per la vera religione, quel timore del Signore che porta a una stretta obbedienza e al sincero desiderio di piacergli

Versetti 17, 18.- Invidia i peccatori

C 'È UNA GRANDE TENTAZIONE DI INVIDIARE I PECCATORI. L'uomo saggio sprecherebbe parole nel dare un avvertimento se non vedesse alcun pericolo. Questa tentazione è affascinante per vari motivi

1.) I peccatori prosperano. Questo era il vecchio terreno della perplessità del salmista. I giusti soffrivano, mentre i malvagi ingrassavano in un lusso mal guadagnato. Salmi 73:3-9

2.) I peccatori percorrono impunemente sentieri proibiti. Sconfinano e non vengono arrestati. Così raggiungono i loro fini per vie facili da cui le persone coscienziose sono trattenute. Non sono turbati da scrupoli

3.) I peccatori sfuggono a doveri onerosi. Ci sono obblighi grandi e pesanti che gravano come un pesante giogo sulle spalle di un uomo serio che cerca di compiere il suo dovere verso Dio e verso i suoi simili, tutti obblighi che vengono semplicemente ignorati dall'uomo di moralità inferiore. Da qui il corso apparentemente più facile di quest'ultimo. Gli ebrei possono rifiutare la lista di iscrizione, rifiutare di lavorare nella società benevola e sottrarsi a tutti i fardelli che derivano dalla simpatia per i sofferenti

4.) I peccatori godono di piaceri malvagi. Sono in cerca di piacere, e sembra che ottengano piacere. Così, a uno sguardo superficiale, sembrano avere fonti di felicità da cui sono esclusi coloro che sono più rigorosi riguardo alla legge della giustizia. Il bambino della casa puritana invidia al gaio cavaliere la sua allegra baldoria

II È SBAGLIATO INVIDIARE I PECCATORI

1.) Questo è dubitare della giustizia di Dio. Anche se non riusciamo ancora a vedere la questione degli eventi, dobbiamo credere che Dio non permetterà che l'ingiustizia prosperi per sempre, a meno che non si preoccupi del corso del mondo o non sia in grado di rimediare. Supporre una tale condizione significa diffidare di Dio

2.) Questo serve a formare una stima bassa dello scopo della vita. Non siamo stati mandati nel mondo semplicemente per divertirci, ma principalmente per fare il nostro dovere. Se stiamo adempiendo a questo grande scopo, è una degradazione invidiare coloro che sembrano essere più fortunati di noi nel semplice godimento dei piaceri mondani

3.) Questo significa cedere all'attrazione di delizie indegne. I piaceri dei peccatori sono peccaminosi. Desiderare un tale frutto proibito significa avere un appetito depravato. L'anima che è veramente pura detesterà le delizie del peccato. Non sarà difficile per un brav'uomo che la sua coscienza gli proibisca di frequentare i ritrovi di una baldoria viziosa. Gli ebrei non riuscivano a trovare alcun vero piacere per se stesso in mezzo a tali scene

III ALLA FINE SARÀ DIMOSTRATO L'ERRORE DI INVIDIARE I PECCATORI. "Perché certamente c'è una fine" Il cercatore di piacere è miope. Per giudicare la saggezza di seguire la sua condotta, dobbiamo vedere a cosa conduce

1.) Il piacere deve finire. Le delizie del male sono brevi, e sono seguite dalla miseria. Il selvaggio devoto del piacere diventa presto un relitto dissoluto e blasé dell'umanità. Se si è abbastanza prudenti da evitare l'estrema follia, la morte arriverà presto e porrà fine a tutti i piaceri mondani

2.) Il piacere peccaminoso produce sofferenza. Corrompe il corpo e l'anima, semina semi di malattia e miseria. Coloro che seminano nella carne mieteranno corruzione

3.) Ci sarà una punizione nell'altro mondo. C'è un futuro. Il peccatore ci tiene conto? Lo stolto che lo invidia se lo ricorda?

Versetti 17, 18.- Il giusto giudizio di Dio

Nulla è più sciocco che cercare di fondare una prova della giustezza del governo di Dio su un singolo caso dell'esperienza umana. Eppure lo si fa spesso. Un uomo buono si impadronisce di un pezzo di buona fortuna nella vita di un uomo pio e ne esagera l'importanza; Un uomo malvagio si avventa su un pezzo di sfortuna e ne trae conclusioni ingiustificate. Ma non ci sono indicazioni, se non prove, che si possono avere per chi cerca, che tutte le cose sono sotto la direzione di un Governante giusto e retto? Sì; se guardiamo abbastanza in lungo e in largo. Perché, quando guardiamo, vediamo che tutti gli uomini, buoni e cattivi, sono ricompensati secondo le loro opere

Tutte le leggi che regolano la ricompensa del lavoro esistono sia per i giusti che per i giusti. Prendiamo, ad esempio:

1.) L'uomo avido. Considerate tutto ciò a cui rinuncia per mietere il suo raccolto: tutti i vantaggi e le delizie fisiche, sociali, domestiche, letterarie, filantropiche, religiose che sacrifica; considerate tutte le immense e incessanti pene e fatiche che attraversa, e i rischi che corre, per raggiungere il suo scopo. E ottiene il suo premio; se lo è guadagnato. Gli Ebrei lo troveranno appesantito da più pesi e carico di meno e più piccole benedizioni di quanto pensasse, alla fine non gli durerà a lungo. Non invidiarlo e non rimproverargli ciò che riceve; Ha pagato un prezzo molto alto per questo. ed è sicuramente il benvenuto

2.) L'ipocrita. Ebrei è un uomo molto scrupoloso e laborioso, non si risparmia né affanno, né sacrificio, fa lunghe preghiere per le quali non ha cuore, si astiene dal cibo che vorrebbe mangiare, si separa dal denaro che desidera conservare, passa attraverso le esperienze più faticose per poter guadagnare un po' di onore passeggero. Ebrei ha la sua ricompensa; È il benvenuto. Ebrei se lo è meritato; non lo invidieremo; Non c'è più nulla da ricevere per lui. Matteo 6:5

3.) L'uomo del piacere. Ebrei paga anche un prezzo molto alto per le sue gratificazioni momentanee: la degradazione dei suoi poteri, il disprezzo dei suoi amici, la perdita del rispetto di sé, il declino della sua salute, ecc.; e tutto questo per il semplice godimento che diventa meno acuto e vivido di ogni argilla. Non lo invidieremo. Il piacere empio è la cosa più costosa del mondo intero

II Tutte le leggi che regolano la ricompensa del lavoro esistono SIA PER L'UOMO GIUSTO CHE PER L'INGIUSTO

1.) Ritornando a Dio nell'abbandono penitenziale di noi stessi, cerchiamo la riconciliazione, la pace, la gioia, il pieno ristabilimento delle nostre relazioni filiali con Dio; E abbiamo avuto quello che cercavamo. "Certo c'è una ricompensa" (Revised Version) per noi, e "la nostra aspettazione non è stroncata".

2.) Camminando "nel timore del Signore tutto il giorno", consultando la sua volontà e sforzandoci di seguirlo, cerchiamo il suo favore divino e una crescente misura di somiglianza con il nostro Signore. E troviamo quello che cerchiamo

3.) Con la gentile disponibilità cristiana, con la simpatia e il soccorso dato gratuitamente e volentieri a coloro che sono nel bisogno, cerchiamo la benedizione di colui che dà, Atti 20:35 la gratitudine dei cuori veri e amorevoli, il sorriso presente e la benedizione finale del Figlio dell'uomo. Matteo 25:34-40 E noi lo troveremo e lo troveremo. Certo, c' è una ricompensa per noi; la nostra speranza non sarà stroncata. No, non "invidiamo il peccatore", facciamolo accogliere in tutto ciò che ha, cerchiamo di elevare e ampliare la sua speranza e la sua ricompensa cambiando lo spirito della sua mente. Quanto a noi stessi, sia nei nostri cuori di dire: "Fedele è Dio che ci ha chiamati alla comunione del suo Figlio", anticipiamo l'inno degli angeli e cantiamo già: "Grandi e meravigliose sono le tue opere, Signore Dio onnipotente, giuste e veraci sono le tue vie, o Re dei santi!" -C

18 Perché sicuramente c'è una fine. Alcuni prendono l'emistichio in modo condizionale, rendendo μai "quando" o "se viene la fine"; ma il suggerimento non vede alcun oggetto nel pensiero espresso in modo condizionale; ed è meglio con la Versione Autorizzata, Nowack e altri, prendere μai yKi equivalente a "certamente", come in Giudici 15:7 2Samuele 15:21. La "fine" (acharith) è il glorioso futuro che attende i pii. Proverbi 24:14; Geremia 29:11 La prosperità dei sobbollitori non è da invidiare, perché è transitoria e ingannevole; ma per i giusti, per quanto a volte depressi, c'è una felice fine in prospettiva. E la tua aspettazione (speranza) non sarà sterminata. La speranza del conforto qui e della ricompensa nell'aldilà sarà abbondantemente realizzata. L'autore ha una ferma fede nel governo morale di Dio e in una vita futura che rettificherà tutte le anomalie. comp. Proverbi 14:32 RAPC Sap 5:15, ecc.; Ecclus. 1:13 Settanta, "Poiché se li osservi, avrai la posterità, e la tua speranza non sarà rimossa". Salmi 37:9 Giobbe 42:12

19 Versetti 19-21.- Un'esortazione alla temperanza, come uno dei risultati del timore di Dio, preceduta da un'esortazione alla saggezza

Ascolta. Il pronome dà forza e personalità all'ingiunzione. Giobbe 33:33 Guida il tuo cuore sulla via. Per rva, "guidare diritto", vedi su Proverbi 4:14 "La via" è la via giusta, in distinzione dai molti sentieri sbagliati della vita, la via della comprensione, come viene chiamata. Proverbi 9:6 Settanta, "Dirigi rettamente i pensieri del tuo cuore", perché i pensieri retti conducono ad azioni giuste

Versetti 19-25.- I pericoli della dissipazione e l'antidoto

"Chi ha orecchi per intendere, oda".

I PERICOLI DELLA DISSIPAZIONE. (Versetti 20, 21) Golosità e degustazione di vino. Come lo stomaco è il centro della salute, così lo è anche della malattia. Un uomo saggio (il dottor Johnson) disse che se non ci si prende cura del proprio stomaco, è probabile che non ci si preoccupi di nulla. È altrettanto vero che colui che si preoccupa solo o principalmente della carne farà naufragare tutto il resto. La gola è stata additata come "la fonte di tutte le nostre infermità, la fonte di tutte le nostre malattie. Come una lampada è soffocata dalla sovrabbondanza di olio, un fuoco spento da un eccesso di combustibile, così il calore naturale del corpo viene distrutto da una dieta intemperante". A poco a poco, e sempre di più, l'abitudine all'autoindulgenza mina la forza del corpo, e ancor più certamente il vigore della mente, fino a quando la povertà arriva come un uomo armato

II L'ANTIDOTO

1.) Istruzioni tempestive da ricordare costantemente. (Versetto 22) Insieme all'affettuosa compagnia dei genitori che lo hanno donato. Che "gli uomini saranno disubbidienti ai propri genitori" 2; Timoteo 3:2 è uno dei segni della grande apostasia nelle Scritture. Ma "bello e piacevole da vedere, e degno di onore da parte di chi guarda", è un bambino che comprende l'occhio del suo genitore (il vescovo Hall)

2.) La verità della vita deve essere tenuta in supremo valore. (Versetto 23) Saggezza, disciplina, intuizione: questi sono vari nomi di una cosa, diversi aspetti della perla di grande valore. Nel ricercatore della verità sono richieste attenzione, disponibilità al lavoro, giudizio, la costante preferenza della ragione al pregiudizio, capacità di insegnare, umiltà, padronanza di sé. Tradotta in termini cristiani, questa perla di grande valore è "l'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù nostro Signore". Bunyan descrive magnificamente i pellegrini che rispondono al rimprovero beffardo: "Cosa comprerete?" Alzarono gli occhi in alto: "Compreremo la verità!" E nessun sacrificio è troppo costoso in vista di questo fine, come insegna l'esempio di uomini santi e martiri: Mosè, Paolo, gli Ebrei. Ebrei 11:24-26; Vendere il proprio diritto di primogenitura per un piatto di minestra (come Esaù, Giuda e Dema) è davvero "guadagnare una perdita".

3.) Considerazione della gioia che diamo agli altri facendo il bene. (Versetti 24, 25) Deve essere innaturale o completamente depravato quel cuore che non sente la forza di questo motivo: ripagare l'amore ansioso di un padre e la tenerezza struggente di colei che lo ha partorito. Anche qui l'egoismo può fornire il motivo, poiché la gioia dei genitori è la gioia stessa del figlio mentre cammina nelle vie della piacevolezza e della pace.

20 Bibbi di vino; persone che si riuniscono con l'esplicito scopo di bere liquori inebrianti. Tra i riottosi mangiatori di carne. L'ebraico è "di carne per se stessi", da cui alcuni prendono il significato di essere "della loro propria carne", cioè che con la loro ingordigia e lusso rovinano i loro stessi corpi. Ma il parallelismo con il bevitore di vino mostra chiaramente che si intende la carne che mangiano, e l'idea è che mangiano per la soddisfazione dei propri appetiti, senza curarsi di nient'altro. La combinazione di ghiottone e bevitore di vino era usata come un rimprovero contro il nostro benedetto Signore. Matteo 11:19 Le versioni di Girolamo e dei LXX puntano agli intrattenimenti forniti, dove ogni ospite portava qualche articolo al pasto, come i nostri picnic. Così la Vulgata: "Non essere in mezzo a gruppi di bevitori, né ai banchetti di coloro che offrono carne da mangiare"; Settanta. "Non essere un bevitore di vino, e non sforzarti dopo i banchetti (συμβολαις) e gli acquisti di carne."

Versetti 20, 21.- Vedi sotto. - C

21 L'intemperanza porta alla prodigalità, alla negligenza e alla rovina. E la torpore rivestirà l'uomo di stracci. Il lusso e l'eccesso di cui si è parlato sopra portano alla sonnolenza e all'incapacità di lavorare, e la povertà ne consegue come risultato naturale. comp. Proverbi 19:15, 24:33, ecc. La Vulgata suona ancora la stessa corda del versetto precedente: "Coloro che perdono tempo a bere e che fanno picnic (dantes symbola), saranno rovinati, e la sonnolenza piccola vestita di stracci". La LXX introduce una nuova idea che l'ebraico non garantisce: "Poiché ogni ubriacone e prostituta sarà povero, e ogni pigro si vestirà di brandelli e di stracci".

22 Versetti 22-25.- Un ottastico, contenente una sincera esortazione al discepolo

Questo ti ha generato. Questa è una richiesta di attenzione e obbedienza del figlio. Quando sarà vecchia. Quando la vecchiaia con le sue conseguenti infermità si abbatte su tua madre, non disprezzarla, ma piuttosto ringrazia Dio per averle dato una lunga vita, e approfitta del suo amore e della sua lunga esperienza (cfr. Eccl. 3:1, ecc., dove l'esortazione a onorare i genitori è molto piena e toccante)

Il potente Redentore

IO , L'INDIFESO, HO BISOGNO DI UN POTENTE REDENTORE. In tempi semplici e difficili si dovettero prendere alcune disposizioni per proteggere i deboli dall'insolenza prepotente e dalla tirannia dei forti. Quando il braccio della legge non era in grado di mantenere la giustizia, si richiedeva e si autorizzava ad amici privati di prendere in mano la causa del torto. Il goel, o vendicatore, era quindi necessario per difendere i suoi parenti indifesi. Ma c'erano casi estremi in cui tale assistenza non poteva portare alla liberazione, o perché non c'era nessun parente in vita che potesse intraprendere il compito, o perché l'angoscia era così disperata che nessuna mano umana poteva alleviarla. Questo potrebbe accadere con vedove dal cuore spezzato derubate del marito, dei figli e della terra, e lasciate senza un soldo e senza amici. Ma anche i casi di estrema angoscia non sono così disperati come quello dell'anima nel suo peccato e nella sua miseria, completamente e irrimediabilmente disfatta a meno che non si tenda una potente mano di redenzione per salvarla

II DIO È UN POTENTE REDENTORE. Due condizioni essenziali erano richieste nel redentore. Gli ebrei devono avere il diritto di interferire, e lui deve avere il potere di avere successo. Dio ha entrambi

1.) Il diritto. Il diritto dell'antico redentore ebreo era la parentela di sangue. Il parente più prossimo fu chiamato a fungere da goel. Dio è quasi imparentato con l'uomo. Ebrei è il Padre di tutti. Ai poveri senza amici è rimasto Uno che li considera come della sua famiglia. Cristo è venuto come fratello uomo per essere il Redentore del genere umano

2.) Il potere

(1) Dio ha potenza come l'Onnipotente. Gli ebrei possono rovesciare il più grande. Se il povero ha Dio dalla sua parte, non deve temere la tirannia più imperiosa; è come un gioco da ragazzi davanti alla maestà del cielo

(2) Cristo ha potere come Salvatore crocifisso. La grande redenzione dal peggior nemico dell'uomo, il peccato, è ottenuta dalla croce di Cristo. Ora egli è " in grado di salvare fino all'estremo".

III LA POTENTE REDENZIONE DI DIO È DISPONIBILE. Ebrei non è solo un potente Redentore; è disposto ad aiutare e offre soccorso

1.) Ebrei agisce con giustizia. "Il Giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?". Genesi 18:25; Atti presenti siamo testimoni di crudeli ingiustizie. I poveri sono oppressi dai forti. Gli uomini, le donne e i bambini che lavorano duramente nei centri di produzione sono ridotti alla miseria dalla feroce concorrenza, mentre gli spietati "intermediari" ingrassano con il loro lavoro mal pagato. I pochi nella prosperità si dilettano nel lusso che strappano ai molti nella miseria. Dio non permetterà che tali crudeli torti durino per sempre. Il Redentore è un Vendicatore. Il sangue delle vittime di coloro che si affrettano ad arricchirsi a spese dei loro fratelli affamati grida vendetta al cielo. Non piangerà sempre invano

(1) Nel frattempo, visto che il Redentore dei poveri è potente, sarebbe bene che gli oppressori temerari si pentissero prima che la spada del giudizio sia sguainata

(2) Coloro che stanno lavorando al compito apparentemente disperato di aiutare i poveri e gli oppressi hanno un grande incoraggiamento. Dio, il potente Vendicatore, è dalla loro parte

2.) Gli ebrei agiscono con misericordia. Ebrei ha pietà dei poveri sofferenti. Essi sono i suoi figli ed egli non dimenticherà i loro bisogni. L'amore è l'ispirazione della Redenzione Divina

Questo è il segreto della grande redenzione dei peccatori da parte di Cristo. La giustizia è in definitiva soddisfatta qui; Ma il primo motivo è la misericordia, perché gli indifesi sono anche i malmeritevoli. Eppure anche il loro Redentore è potente

23 Compra la verità e non venderla. comp. Proverbi 4:5,7 16:16 Considera la verità come una cosa del più alto valore, e non risparmiare pene, costi o sacrifici per ottenerla, e, una volta ottenuta, tienila al sicuro; non barattarla con il profitto terreno o i piaceri dei sensi; non farti ragionare da essa, né essere deriso; "Non venderlo", non separartene per nessun compenso. La seconda frase indica la sfera in cui si muove la verità, o le tre proprietà che le appartengono. Questi sono: saggezza (chochmah), conoscenza pratica; l'istruzione (musar), la cultura morale e la disciplina; e la comprensione (binah), la facoltà del discernimento. vedi note su Proverbi 1:2 Questo versetto è omesso nei principali manoscritti della Settanta

La libertà e il prezzo della verità

Dobbiamo spesso insistere su...

I LA LIBERTÀ DELLA VERITÀ. In un certo senso, la verità è essenzialmente gratuita. Se solido e forte come la roccia granitica, è anche fluente come l'acqua, elastico come l'aria. Non appartiene a nessun uomo e non può essere brevettata o monopolizzata; è l'eredità dell'umanità. Tutti noi siamo tenuti a comunicarlo liberamente, a "distribuirlo come il pane al sacramento". Questo è enfaticamente il caso della verità del vangelo. "Ho! chiunque ha sete, venga alle acque, e chi non ha denaro; Venite, comprate e mangiate... senza denaro e senza prezzo; " "Chi vuole, prenda l'acqua della vita liberamente". Ma la lezione del testo è...

II IL PREZZO DELLA VERITÀ. A volte la verità deve essere pagata; Ha il suo prezzo, e dobbiamo essere disposti a comprarlo

1.) Quella verità per la quale involontariamente paghiamo un prezzo. Andiamo nel mondo con nozioni rozze e immature, che scopriamo, per dolorosa esperienza, che devono essere corrette e forse cambiate. A volte questa lezione necessaria è molto costosa per noi. In questo modo dobbiamo comprare la verità su:

(1) Il carattere a scacchi della nostra vita umana. Dobbiamo imparare, abbastanza dolorosamente, che non risponde ai nostri primi sogni, ma è tristemente infranto dalla delusione, dal fallimento, dalla perdita, dai guai; che è multicolore, con una grande mescolanza di opaco o addirittura scuro

(2) Le imperfezioni del bene. Che c'è una grande quantità di professione senza alcuna realtà; che alcuni uomini veramente buoni si lasciano sopraffare da un grave errore; che tutti gli uomini buoni hanno alcuni difetti che offuscano la perfetta luminosità del loro carattere; che l'eccellenza umana non è tanto una conquista quanto uno sforzo serio e ammirevole

(3) La forza e la debolezza del nostro carattere. Dobbiamo trovare, a costo di molte umiliazioni, dove finisce la nostra forza e inizia la nostra debolezza. Verità come queste le compriamo senza contrattare; Non siamo d'accordo con il prezzo che paghiamo. Non c'è la libertà contrattuale che di solito abbiamo in qualsiasi acquisto che facciamo. Ma possiamo separarci volentieri, e anche allegramente, come siamo chiamati a fare, da ciò che perdiamo, accettando con gratitudine la verità che acquisiamo; E così facendo praticamente e saggiamente 'compriamo la verità'.

2.) La verità per la quale paghiamo volontariamente il prezzo

(1) Una conoscenza più completa della Parola di Dio. La nostra conoscenza del libro di Dio è molto varia; Può essere molto leggero o può essere molto profondo e pieno. Quanto profondo o quanto pieno dipende dal fatto che pagheremo o meno il prezzo di questa eccellente saggezza; Il prezzo è quello di uno studio paziente e riverente

(2) L'incomparabile beatitudine della vera consacrazione; la pace e la gioia che si possono avere in Cristo e nel suo santo e felice servizio. Non sappiamo quanto potremmo, e quanto dovremmo, di questo; Ma non paghiamo il prezzo della conoscenza. Quel prezzo è l'abbandono di noi stessi con tutto il cuore al nostro Salvatore e al suo servizio. Finché "tratteniamo una parte del prezzo" non possiamo conoscere questa esperienza; ma se "ci arrenderemo a Dio" senza riserve, conosceremo la verità nella sua pienezza. Possiamo fare un punto speciale su

(3) la bellezza e l'eccellenza del lavoro cristiano; e il prezzo di saperlo è l'atto di un lavoro cordiale e fedele, sostenuto da una preghiera molto sincera per l'ispirazione e la benedizione di Dio. Completiamo il pensiero del testo considerando:

III L'ASSOLUTA INESTIMABILITÀ DELLA VERITÀ. "Non venderlo". La saggezza celeste, una volta ottenuta, non deve essere abbandonata per nessuna considerazione. Nulla al mondo rappresenta il suo valore. Perderla significa rinunciare alla nostra eredità. Deve essere tenuto a tutti i costi.

24 Il padre dei giusti si rallegrerà grandemente. Il padre di un figlio giusto che ha conquistato la verità e ha tratto profitto dal possesso ha buone ragioni per essere contento. Proverbi 10:1 Settanta erroneamente, "Un padre giusto alleva bene i figli". La seconda frase ripete la prima con parole diverse, con l'ulteriore idea che il figlio saggio offre a suo padre la prova pratica dell'eccellenza della sua educazione morale. Il contrasto si vede in Proverbi 17:21

Vers 24 26.(Vedi l'omelia in Proverbi 10:1). - C

25 Ne sarò contento; o, che siano contenti; gaudeat, Vulgata; ευφραινεσθω, Septuaginta. Colei che ti ha partorito. Come nel versetto 24 è stata espressamente menzionata la gioia del padre, così qui si dà risalto a quella della madre. Nel primo caso è "colui che genera"; qui, "colei che partorisce".

26 Versetti 26-28.- Un esastico, in cui la Sapienza stessa è l'oratrice, e mette in guardia contro l'impudicizia

Dammi il tuo cuore. Non sprecare le tue forze e i tuoi affetti in oggetti malvagi, ma rivolgi la tua anima con tutte le sue migliori facoltà a me, la Sapienza, che sola può soddisfare i suoi desideri e le sue aspirazioni. C'è un passo eloquente in un trattato che porta il nome di San Bernardo, anche se non è scritto da lui ('Epist. de Reg. Vitae Spirit.,' 2:1604, Mab.), che vale la pena citare: "Cor nostrum nihil dignius perficere potest, quam ut ei se restituat a quo factum est: et hoc a nobis Dominus expetit dicens, 'Fili, da mihi cor tuum'. Tunc siquidem cor hominum Deo datur, quando omnia cogitatio terminatur in eum, gyrat et circumflectitur super eum, et nihil vult possidere praeter eum. Sicque colligato sibi animo, eum diligit, ut sine ipso amarus sit omnis amor. Nec aliud dixerim cor Domino dare, quam ipsum captivare in omni obsequium ejus, et ita voluntati ejus ex toto supponere, ut nihil aliud velit, quam quod noverit eum velle." Osservi i tuoi occhi le mie vie; attieniti strettamente ai sentieri della virtù che ti insegno, specialmente il sentiero della purezza, come mostra il versetto successivo. Vulgata, custode di Vias meas; Septuaginta, Εμαρειτωσαν. Questa è la lettura del Keri, hnrxOTi il Khetib, che Delitzsch e altri preferiscono, legge hnxrTi, "dilettarsi in" le mie vie

La pretesa del Padre nostro

DIO RECLAMA NIENTE DI MENO CHE IL CUORE

1.) Alcuni offrono la fede dell'intelletto. È bene comprendere la verità e credere in ciò che è rivelato riguardo a Dio. Possiamo rivolgere molti pensieri a Dio; ma questi, senza cuore, non lo soddisferanno

2.) Alcuni offrono un servizio esterno. Questo è rivendicato da Dio, ma solo come frutto di un cuore amorevole. Dato in un lavoro duro, meccanico, senza amore né devozione, è inutile agli occhi di Dio

3.) Alcuni offrono denaro, sacrifici, adorazione. Tutte queste cose sono accettabili solo perché sgorgano dal cuore. Negli adoratori senza cuore questi non sono che una presa in giro, e sono rigettati da Dio

4.) I veri figli di Dio devono dare il loro cuore. Devono donare se stessi, il loro essere più intimo, la loro stessa vita, i loro pensieri, i loro affetti, i loro desideri

II IL CUORE È RECLAMATO DA DIO SOPRA OGNI COSA

1.) Il mondo cerca di rivendicarlo. Alcuni uomini sono incatenati nel suo fascino, e così si ritirano da Dio

2.) Il peccato cerca di intrappolarlo. Se non è una possessione divina, sarà trattenuta dal peccato. Non può essere staccato. Sarà dato al male se non a Dio

3.) L'io spera di trattenerlo. Nell'egoismo gli uomini conserverebbero il loro cuore, il loro amore e la loro devozione, per i loro interessi. Eppure, così facendo, il loro cuore si indurisce, si restringe e muore

4.) Dio ha il diritto supremo sul cuore. Non dobbiamo accontentarci della devozione alla Chiesa o della buona volontà verso gli uomini. Il primo dovere è quello di amare il Signore nostro Dio con tutto il cuore. L'albero degli ebrei è il primo

III IL CUORE DEVE ESSERE INTERAMENTE DONATO A DIO. Non dobbiamo accontentarci di amare Dio a metà. Dobbiamo dare il nostro cuore a Dio, e darlo interamente, se vogliamo soddisfare la sua pretesa

1.) Datelo con affetto. Questo significa un supremo abbandono dell'amore del nostro cuore a Dio

2.) Datelo con devozione. Dio si aspetta un servizio leale, non solo l'adorazione delle labbra o l'opera delle mani, ma la consacrazione dell'anima stessa, della vita e dell'essere a lui

3.) Datelo in fiducia. Se uno dona veramente il suo cuore a Dio, lo mette in un luogo sicuro, per essere protetto dal male e dal peccato. Dio è il tesoro più sicuro per il tesoro più prezioso dell'uomo. Quando il cuore è affidato a Dio, Egli non lo tradirà; il suo affetto e la sua devozione lo porteranno a non desiderare il male; Sarà in un santuario in mezzo alle tempeste e alle battaglie della vita

IV DIO RECLAMA IL CUORE DI SUO FIGLIO PERCHÉ È UN PADRE. Questa è una richiesta di famiglia. L'invito, Figlio Mio, giustifica l'affermazione: "Dammi il tuo cuore".

1.) Il credito si basa sull'obbligazione del vincolo filiale. Un giovane può liberamente scegliere o rifiutare una persona in particolare per essere suo amico. Ma non è così libero nei confronti di suo padre. Ebrei deve il dovere e l'amore a un padre. Malachia rappresenta Dio mentre dice: "Il figlio onora suo padre... se dunque sono Padre, dov'è il mio onore?". Malachia 1:6

2.) La pretesa è rafforzata dall'amore di Dio. Ebrei è un Padre buono, non chiede a suo figlio di fare ciò che lui stesso non ha fatto. Dio prima dà il suo cuore a suo figlio, e poi cerca il cuore del bambino in cambio

V IL CUORE DEVE ESSERE DONATO VOLONTARIAMENTE A DIO. Dio è il Signore di tutti e ha il diritto di imporre l'obbedienza universale. Ma non gli importa del servizio obbligatorio e senza amore. Perciò egli accondiscende ad aspettare la devozione volontaria e a chiedere il cuore di suo figlio

1.) Forse il cuore non è ancora dato a Dio. Dio cerca ciò che non ha ricevuto

2.) Il cuore può essere dato solo con la decisione della volontà. Rimarremo lontani da Dio a meno che non decidiamo di rispondere alla chiamata di nostro Padre e di offrirgli liberamente i nostri cuori

Versetti 26-28.- Il vero carattere della prostituta

È PERICOLOSO E PERNICIOSO. (Versetti 27, 28) Può essere paragonato a una fossa profonda o a un pozzo stretto e profondo, dal quale, se ci si cade dentro, non c'è facile scampo. O a un ladro caduto in agguato per gli incauti e i deboli

II LA VERA RISORSA DELLA SICUREZZA. Questo è nel cuore dato a Dio (ver. 26). Se quel cuore è già contaminato, può lavarlo e pulirlo. Ma chi cede il suo cuore al principe di questo mondo diventa nemico di Dio e della sua eterna sapienza.

27 La necessità dell'enfatica ingiunzione nel versetto 26 è esemplificata dai pericoli dell'impurità. Un fossato profondo; come Proverbi 22:14. Una donna strana è una fossa stretta. Per "donna estranea", equivalente a "meretrice", vedi su Proverbi 2:16 Una fossa stretta è quella con un mese stretto, dal quale, se ci si cade dentro, è difficile districarsi. Il versetto indica la natura seducente del vizio dell'impudicizia: com'è facile esservi indotti! Com'è difficile rialzarsene! Così San Crisostomo ('Hom. 11, in 1; Corinzi'), "Quando per il desiderio impuro l'anima è resa prigioniera, proprio come una nuvola e una nebbia oscurano gli occhi del corpo, così che il desiderio intercetta la preveggenza della mente, e non permette a nessuno di vedere alcuna distanza davanti a sé, o precipizio, o inferno, o paura; ma da allora in poi, avendo su di sé quell'inganno come tiranno, viene ad essere facilmente vinto dal peccato; e si innalza davanti ai suoi occhi come un muro divisorio, e non vi si alza alcuna finestra, che non permetta al raggio della giustizia di risplendere sulla mente, le assurde presunzioni della lussuria che lo racchiudono come un bastione da ogni parte. E allora, e da quel momento in poi, la donna impudente lo incontra dappertutto: davanti ai suoi occhi, davanti alla sua mente, davanti ai suoi pensieri, in posizione e presenza. E come i ciechi, sebbene stiano a mezzogiorno sotto il punto centrale del cielo, non ricevono la luce, essendo i loro occhi ben chiusi; Così anche questi, sebbene diecimila dottrine di salvezza risuonino nelle loro orecchie da ogni parte, avendo l'anima preoccupata da questa passione, chiudono le orecchie a tutti i discorsi di questo genere. E lo sanno bene quelli che hanno fatto il processo. Ma Dio non voglia che tu lo sappia per esperienza reale!" La LXX ha cambiato l'allusione: "Poiché una casa straniera è una giara di vino forata (πιθος τετρημενος), e un pozzo estraneo è stretto", dove l'idea sembra essere che il pozzo privato, che è scavato per la comodità di una sola famiglia, non è degno di fiducia, e non produrrà abbastanza per soddisfare i bisogni degli altri. Da qui nascerebbe un avvertimento contro il desiderare la moglie di un vicino. C'è un proverbio greco che dice di attingere il vino in giare forate (Xen., 'OEcon.,' 7:40)

28 Sta anche in agguato come una preda. "Sì, ella Proverbi 22:19 sta in agguato", come è vividamente descritto in Proverbi 7. Il chetefo è meglio prenderlo, non come "preda", ma in senso concreto come la persona che lo rapisce, il ladro. Vulgata, Insidiatur in via quasi latro. comp. Salmi 10:9 e moltiplica i trasgressori fra gli uomini. Le versioni greca e latina hanno interpretato pysiwOr come "uccide", "distrugge". Ma il verbo yasaph significa sempre "aggiungere", qui "moltiplicare". La trasgressione speciale indicata è il tradimento o la mancanza di fede. La meretrice porta la sua vittima ad essere infedele al suo Dio, a sua moglie, ai suoi genitori, al suo tutore, al suo padrone. Settanta, "Poiché egli perirà all'improvviso, e ogni trasgressore sarà distrutto."

29 Versetti 29-35.- Segue un'ode o canzone mashal sul soggetto dell'ubriachezza, che è strettamente connessa con il peccato menzionato nei versi precedenti

Chi ha dolore? Chi ha dolore? Ebraico, lemi oi, lemi aboi, dove oi e aboi sono interiezioni di dolore o dolore. Così veneziano, τινι αι τινι φευ; Margine della versione riveduta, Chi ha Oh? Chi ha Ahimè? La Vulgata è inciampata nella seconda espressione, che è una απαξ λεγομενον, e risolvendola in due parole, traduce: Cujus patri vae? Contestazioni; le risse e le lotte a cui conduce l'ubriachezza. Il balbettio; jyci (siach) è piuttosto "meditazione", "pensiero doloroso" che si manifesta nel lamento, nel rimpianto per la fortuna perduta, nella salute rovinata, negli amici alienati. Altri rendono "miseria, ... penuria". La foveae di San Girolamo deriva da una lettura diversa. La LXX ha κρισεις, "processi", αηδιαι και λεσχαι, "disgusto e pettegolezzi". Ferite senza causa; ferite che si sarebbero potute evitare, frutto di litigi in cui un uomo sobrio non si sarebbe mai impegnato, arrossamento degli occhi. La parola ebraica chakIi-luth è comunemente intesa nel senso del lampeggiare degli occhi causato dall'eccitazione vinosa. La Versione Autorizzata lo riferisce all'aspetto iniettato di sangue degli occhi di un ubriaco, come in Genesi 49:12, secondo la stessa versione. ma Delitzsch, Nowack e molti commentatori moderni ritengono che la parola indichi "offuscamento della vista", quel cambiamento nel potere della vista quando lo stimolante raggiunge il cervello. Settanta, "Di chi sono gli occhi lividi (πελιδνοι)?" Gli effetti dell'intemperanza sono descritti in un noto passo di Lucrezio, Deuteronomio Rer. Nat.,' 3:475, ecc.-" Denique, cor hominum quota vini vis penetravit Acris, et in venas discessit diditus ardor, Consequitur gravitas membrorum, praespediuntur Crura vacillanti, tardescit lingua, madet mens, Nant oculei; Clamor, Singultus, Jurgia Gliscunt".

Possiamo fare riferimento all'articolo di Jeremy Taylor "Holy Living" su "Evil Consequents to Drunkenness" e a Ecclus. 34 (31) :25, ecc

Versetti 29-35.- I pericoli dell'ubriachezza

I GLI EFFETTI ESTERNI IMMEDIATI. (Versetti 29, 30) Guai, litigi, violenze, deformità. "Nessuna traduzione o parafrasi può rendere giustizia al modo conciso, brusco ed energico dell'originale". "Oh, se gli uomini mettessero un nemico in bocca per rubare loro il cervello! che ci trasformiamo in bestie con gioia, baldoria, piacere e applausi!"

II LE CONSEGUENZE ULTIME. (Versetto 32) "Morde come un serpente, e sputa veleno come un basilisco". Questo è il corso di tutti i peccati; come i frutti del Mar Morto che tentano il gusto e si trasformano in cenere sulle labbra. È il "pericoloso bordo delle cose", contro il quale gli uomini devono stare in guardia. Il confine tra uso e abuso è così facile da ignorare. Corruptio optimi pessima

III L'EFFETTO SOPRATTUTTO SULL'INTELLIGENZA. (Versetti 33-35) La mente cade nello smarrimento e vede due volte o storto. La vittima dell'intossicazione è davvero "in mare", e come chi dorme sull'orlo del pericolo e della morte improvvisa. In senso spirituale è ubriaco colui che non percepisce il grande pericolo della sua anima, ma diventa più sicuro e ostinato sotto ogni castigo. Geremia 5:8 È la terribile insensibilità, descritta da ancora, che imita il pensiero e la parola dell'ubriacone, che è tra le peggiori conseguenze del vizio. "La vista di un ubriacone è un sermone contro questo vizio migliore del meglio che sia mai stato predicato sull'argomento". "Gli Ebrei che hanno questo peccato, non hanno se stessi; chiunque lo commette, non commette peccato, ma egli stesso è totalmente peccato" (Agostino).

Versetti 29-35 (con versetti 20, 21) .- L'ubriachezza

Qui viene dato un quadro molto sorprendente dei molteplici mali di questa grande maledizione. In pochi colpi Salomone ci presenta la maggior parte, se non tutte, le sue dolorose e pietose conseguenze. Il loro nome è legione, perché in verità sono molti

I IL DISPREZZO DEI SOBRI. (Versetto 20) La stessa parola "ubriacone", o "bevitore di vino", è indicativa del profondo disprezzo in cui la vittima di questo vizio è tenuta dagli uomini sobri

II POVERTÀ. (Versetto 21) È sorprendente e sorprendente quanto presto gli uomini di grandi mezzi siano ridotti alla ristrettezza delle circostanze, e persino alla povertà stessa. È ciò che spendono per questa brama, e ciò che perdono a causa dei suoi effetti negativi su di loro, che li trascina verso il basso

III DETERIORAMENTO FISICO. (Versetto 29) La dissipazione si fa presto sentire sull'aspetto personale di un uomo; Egli mostra con le sue vesti, e ancor più con il suo volto, che è dominato da ciò che mette in bocca. Vizio significa bruttezza

IV CONTENZIOSO. (Versetto 29) Abbiamo bisogno di tutte le nostre forze in buon equilibrio per controllarci, in modo da non essere provocati da una parola affrettata e da un litigio permanente. Ma l'uomo che è eccitato dal vino si trova nella peggiore condizione possibile per governare il suo spirito e comandare la sua lingua. Ebrei è abbastanza probabile che pronunci la frase che è seguita dal colpo, o, quel che è peggio, dalla lunga e continua faida

V IMPUREZZA. (Versetto 33) L'eccitazione della coppa inebriante ha avuto molto a che fare con le più tristi deviazioni dal sentiero della purezza e dell'onore; con l'ingresso sulla strada della rovina totale

VI INFATUAZIONE. (Versetti 34, 35) L'ubriacone è visto dai suoi amici affondare e cadere; Nelle sue circostanze, nella sua reputazione, nella sua salute, nel suo carattere, sta chiaramente morendo. Coloro che veramente lo amano e lo compatiscono, lo avvertono con sincere rimostranze, con affettuose suppliche, ma non serve a nulla. Gli ebrei agiscono con la stessa infatuazione di un uomo che ha fatto un letto di onde o la cima di un albero. Dopo che è stato colpito e ha sofferto, torna alle sue coppe, ed è colpito e soffre di nuovo

VII L'AGONIA DEL RIMORSO. "Alla fine morde come un serpente", ecc. Il pungiglione del rimorso che un uomo soffre quando si risveglia con un pieno senso della sua follia è qualcosa di pietoso a cui assistere, e deve essere molto più terribile da sopportare. L'uomo subisce una pena che è peggiore della tortura corporale; È la giusta punizione nella sua anima per la sua follia e il suo peccato. In un certo senso è auto-amministrata, perché è il severo rimprovero della coscienza; in un altro senso è la condanna solenne e forte del Supremo

VIII AMARA SCHIAVITÙ. Peggio, se possibile, del pungiglione del rimorso è il senso di schiavitù impotente in cui si scopre di essere trattenuto. "Alla fine" c'è una tirannia che l'abitudine malvagia, la brama forte, esercita sullo spirito dell'uomo. Ebrei conosce e sente la sua umiliazione e perdita; cerca di fuggire; si sforza, si contorce per essere liberato; ma ci prova invano; egli è "trattenuto dalle corde dei suoi peccati"; Proverbi 5:22 egli è un povero, miserabile prigioniero, schiavo del vizio

Tali sono le conseguenze dell'abbandono della sobrietà. È il primo passo che è il più sciocco e il più evitabile. Quando si raggiunge un certo stadio, il restauro, anche se non impossibile o impraticabile, è molto difficile. Che tutti gli uomini, come amano la loro anima, si mantengano ben entro quella linea di confine che divide la sobrietà dall'intemperanza. La moderazione è buona; L'astinenza è migliore, perché è più sicura ed è più gentile con gli altri. "Non guardare" sulla coppa allettante; volgi gli occhi a piaceri più puri e più nobili. - C

30 La risposta alle domande di ricerca di cui sopra è data qui. Coloro che si attardano a lungo nel vino, Isaia 5:11 che siedono fino a tarda ora a bere. Coloro che vanno a cercare il vino mischiato; cioè andare alla casa del vino, luogo di baldoria, dove possono assaggiare e dare la loro opinione sul "vino misto", mimsak, vino mescolato con certe spezie o sostanze aromatiche, oppure semplicemente con acqua, poiché era troppo succulento per essere bevuto non diluito. vedi su Proverbi 9:2 Settanta, "coloro che vanno a caccia dove si svolgono le giostre".

31 Non guardare il vino quando è rosso. Non lasciarti attrarre dal suo bell'aspetto. Il vino della Palestina era principalmente "rosso", anche se quello che chiamiamo vino bianco non era sconosciuto. La Vulgata flavescit indica quest'ultimo. Quando dà il suo colore nella coppa. Per "colore" l'ebraico ha "occhio", che si riferisce allo scintillio e allo splendore che si mostrano nel vino versato nel calice. È come se la coppa avesse un occhio che guardava il bevitore con un fascino a cui non resisteva. Quando si muove rettamente. Dopo aver messo in guardia contro l'attrattiva della vista, il moralista passa ora alla seduzione del gusto. Ebraico, quando va per il giusto leggi. Questo può riferirsi al suo trasferimento dal vaso o dalla pelle alla coppa per bere; ma probabilmente allude semplicemente alla gola del bevitore, ed è meglio tradotto, "quando scivola giù dolcemente". Vulgata, ingreditur blando. Il vino soddisfa il palato e lo sorvola senza asprezze o asprezze. comp. Cantici 7:9 La LXX ha ampliato l'originale così: "Non ubriacate di vino, ma conversate con i giusti e conversate nei luoghi pubblici (εν περιπατοις). Poiché se poserai gli occhi su calici e coppe, poi camminerai più nudo di un pestello (γυμνοτερος υπερου)". Quest'ultima espressione, pistillo nudior, è un proverbio. Riguardo al pericolo di guardare oggetti seducenti, l'arabo, nel suo linguaggio sentenzioso, dice: "La contemplazione del vizio è vizio".

Il pericolo dell'alcolismo

IO È TERRIBILMENTE AFFASCINANTE

1.) È bello da vedere. Il vino brilla nel calice

2.) È appetibile. Sebbene i bambini all'inizio rabbrividiscano di fronte a ciò, come a un prodotto innaturale, l'antipatia iniziale è facilmente superata, e allora nulla può essere più attraente

3.) È esilarante. Dà un'eccitazione piacevole, stimola le energie stanche, ravviva la conversazione, affoga il dolore e promette godimenti ancora più grandi

4.) È raccomandato dalle influenze sociali. Sembra che la buona compagnia vada di pari passo con l'uso di bevande forti. In alcuni ambienti declinare appare poco socievole

II È SPAVENTOSAMENTE PERICOLOSO. La malizia non si vede all'inizio. È "finalmente" che "morde come un serpente", da qui il suo inganno simile a un serpente, tanto pesante quanto la scadenza del suo veleno. Ma questo veleno è così mortale che tutti devono essere avvertiti contro le sue conseguenze fatali. Morde in molti punti; Ad esempio:

1.) La borsa. Il denaro finisce come l'acqua, gli affari falliscono, la casa è distrutta e distrutta per effetto di questo morso di serpente di bevanda forte

2.) La salute. La mano ferma diventa paralizzata, l'occhio luminoso si offusca e il corpo forte si ammala quando questo veleno di intossicazione è nel sangue

3.) I poteri mentali. Il cervello è indebolito con il corpo. Il pensiero è paralizzato o ridotto all'inanità. L'avvocato, il medico, lo studioso, perdono le facoltà necessarie per le loro occupazioni

4.) La natura morale. L'unico peccato di intemperanza troppo spesso corrompe la coscienza e prepara la strada ad altri peccati (vedi ver. 33)

5.) Reputazione. L'ubriacone perde il suo carattere. Il suo buon nome svanisce in fumo quando questo serpente mortale lo afferra

6.) Vita dell'anima. Anche questo viene avvelenato e ucciso. La religione è naufragata. L'ubriacone non può entrare nel regno dei cieli

III DOVREBBE ESSERE COMPLETAMENTE EVITATO. Si insiste sul fatto che tutte queste cose indiscutibilmente malvagie derivano solo dal bere in eccesso. Sono il risultato dell'abuso, non dell'uso di bevande forti. Gli uomini dovrebbero essere abbastanza saggi da prendere in considerazione l'avvertimento, e non esagerare con ciò che, usato con moderazione, è perfettamente innocuo. Questa non era l'opinione dell'uomo più saggio. Ebrei non solo esortava il suo lettore ad astenersi dall'eccesso; Avrebbe voluto che non guardasse nemmeno l'affascinante coppa, per timore di essere intrappolato dai suoi incantesimi simili a serpenti. Molte cose concorrono a richiedere questa cautela in più

1.) La terribile estensione e la malvagità dell'intemperanza. Non si tratta di un difetto da poco, ma di un vizio nazionale e di una fonte di vasta e terribile miseria. Come nessun nemico ordinario deve essere affrontato, così nessun mezzo ordinario ci metterà al sicuro contro di esso

2.) La natura insidiosa della tentazione. Funziona a gradi lenti. Agisce prima sembra essere innocuo. I gradini fatali scendono lentamente e senza una scossa di sorpresa, finché non è troppo tardi per tornare. All'inizio è meglio trattenersi

3.) L'inutilità della bevanda forte. Salvo particolari condizioni di debolezza e malattia, non è richiesto. Rinunciarvi non significa sacrificare nulla di veramente buono

32 Alla fine morde come un serpente. Il vino è come il veleno sottile di un serpente, che colpisce tutto il corpo e produce le conseguenze più fatali (cfr. Eccl. 21:2). Nachash è il nome generico di una qualsiasi delle più grandi tribù di serpenti; Genesi 3:1, ecc. La natura velenosa del suo morso era, ovviamente, ben nota. Numeri 21:9 Punge come una vipera. La parola ebraica è tsiphoni, che di solito è resa "cockatrice" nella Versione Autorizzata, ma la particolare specie a cui si riferisce non è stata identificata con precisione. C'era una certa confusione nella mente degli uomini riguardo all'organo che aveva inflitto la ferita velenosa. Così dice un salmista: "Hanno affilato la loro lingua come un serpente". Salmi 140:3 Ma il verbo "pungere" è da intendersi nel senso di pungere, fare una ferita. Vulgata, Sicut regulus venena diffundet, "Diffonderà il suo veleno come un basilisco:" Settanta, "Ma alla fine si distende come uno colpito da un serpente, e il veleno si diffonde attraverso di lui come da un serpente cornuto (κεραστου)."

33 L'eccitazione provocata dal vino è ora descritta. I tuoi occhi vedranno donne straniere. Ewald, Delitzsch e altri ritengono che twOdz significhi "cose strane", come se offrisse un parallelo migliore con le "cose perverse" della frase successiva. In questo caso lo scrittore intende denotare le immagini fantastiche, spesso terribili, prodotte sul cervello dallo stato febbrile dell'ubriaco. Ma il nesso spesso denunciato tra ubriachezza e incontinenza, il costante riferimento a "donne strane" in questo libro, e il consenso generale delle versioni, inducono a sostenere la resa della Versione Autorizzata. Sembra anche un po' scarno notare queste illusioni come uno dei terribili effetti dell'intemperanza, omettendo ogni menzione della sfrenatezza della lussuria, quando gli occhi guardano e vagano dietro a donne non caste. Il tuo cuore proferirà cose perverse. comp Proverbi 15:28; Matteo 15:19 Le nozioni dell'ubriacone sono distorte, e le sue parole hanno lo stesso carattere; egli confonde il bene e il male; dice cose che non direbbe mai se fosse in pieno possesso dei suoi sensi. Settanta: "Quando i tuoi occhi vedranno una donna straniera, allora la tua bocca dirà cose perverse".

34 Come chi giace in mezzo al mare. La condizione di stordimento e incoscienza di un ubriacone è descritta da uno che ha familiarità con la vita marina, come in Salmi 104:25, ecc.; Salmi 107:23, ecc. L'ebraico ha "nel cuore del mare", Giona 2:4 cioè l'abisso. Molti intendono l'idea che l'ubriacone sia paragonato a un uomo addormentato in una fragile barca, o a uno che dorme a bordo di una nave affondata nella depressione del mare. Ma il "mentire" qui non implica sonno, ma piuttosto immersione. La persona ubriaca è assimilata a chi è annegato o sta annegando, che è tagliato fuori da tutte le sue precedenti occupazioni e interessi nella vita, ed è diventato incosciente delle circostanze circostanti. Questo rappresenta molto più esattamente il caso di qualsiasi nozione di pendenza in mezzo al pericolo. Settanta: "Giacerai come nel cuore del mare". o come colui che giace sulla cima di un albero; il punto estremo del cantiere, dove nessuno poteva sdraiarsi senza il pericolo più grande di cadere. L'ubriacone è esposto a pericoli di ogni tipo derivanti dall'incapacità di prendersi cura di se stesso, eppure è sempre inconsapevole della sua situazione critica. Corn. a Lapide, seguito da Plumptre, ritiene che si intenda la culla, o vedetta, sulla sommità dell'albero, dove, se la sentinella dormisse, sarebbe certo di mettere in pericolo la sua vita. Vulgata, "come un pilota addormentato, che ha lasciato cadere il timone", ed è quindi sulla via del naufragio. Settanta, "come un pilota in una grande tempesta".

35 L'ubriacone è rappresentato mentre parla a se stesso. La LXX inserisce, "e tu dici tu" come fa la Versione Autorizzata: Mi hanno colpito, dirai, e non ero malato; oppure, non mi sono fatto male. L'ubriaco è stato picchiato (forse c'è un riferimento alle "contese", versetto 29), ma i colpi non lo hanno fatto soffrire; La sua condizione lo ha reso insensibile al dolore. Ebrei ha una vaga idea di aver subito certi maltrattamenti da parte dei suoi compagni, ma non gli ha fatto alcuna impressione. Mi hanno picchiato, e io non l'ho sentito; non lo sapeva nemmeno. Lungi dal riconoscere la sua degradazione e dal trarre profitto dal castigo merso in cui è incorso, è rappresentato come se aspettasse con piacere un rinnovamento della sua dissolutezza, quando il suo sonno da ubriaco sarà finito. Quando mi sveglierò? Lo cercherò (il vino) ancora una volta. Alcuni prendono ytm (mathai) come congiuntivo relativo: "Quando mi sveglierò lo cercherò di nuovo", ma è sempre usato in modo interrogativo, e l'espressione diventa così più animata, come osserva Delitzsch. È come se l'ubriacone dovesse cedere agli effetti del suo eccesso e dormire per smaltire la sua intossicazione, ma lo fa. per così dire, bramava tutto il tempo di potersi svegliare e ricominciare le sue orge. Abbiamo avuto parole messe in bocca al pigro. Proverbi 6:10 L'intero versetto è reso dalla LXX così: "Tu dirai: Mi hanno percosso, e io non mi ho infastidito, e mi hanno schernito, e io non lo sapevo. Quando sarà mattina, perché io possa andare a cercare quelli con i quali potrò sposarmi?" L'autore del "Tractutus de Conscientia" allegato alle opere di San Bernardo, applica questo paragrafo alla maledizione di una cattiva coscienza indurita da cattive abitudini e insensibile alla correzione

Illustratore biblico:

Proverbi 23

1 CAPITOLO 23

Proverbi 23:1-3

Mettiti un coltello alla gola, se sei un uomo dedito all'appetito.-Moderazione:-

Questa virtù il popolo di Dio deve praticare in ogni cosa. Dovrebbero esercitare l'autogoverno nel desiderio, nell'uso, nel godimento e nel rimpianto di tutto ciò che appartiene al mondo attuale. Qui è lodato porre freno agli appetiti animali

1.) Ci sono poche cose, se ce ne sono, più disgustose e degradanti dell'indulgenza studiata e ansiosa di questi appetiti. È particolarmente ripugnante quando l'uomo sembra cogliere con straordinaria avidità l'avvenimento di un banchetto, e di essere deciso a sfruttare al massimo la sua opportunità

2.) Ci sono in tali occasioni tentazioni di eccessiva indulgenza ed eccesso. E poi la nostra autogelosia e la nostra vigilanza dovrebbero essere proporzionate a due cose: la forza della propensione e la quantità di tentazione. Mangia come se un coltello ti fosse puntato alla gola. Mangia nel ricordo e nell'impressione del tuo pericolo imminente. Oppure l'espressione può significare: "Altrimenti ti metterai un coltello alla gola se il tuo appetito ha il dominio".

3.) La condotta di un uomo in tali occasioni è marcata, specialmente se è un professore di religione. In questo modo egli può recare biasimo alla religione, che mai dovrebbe e che, quando è genuina e debitamente sentita, imporrà un freno a tali indulgenze

4.) Dovremmo anche stare in guardia contro l'ostentazione dell'astinenza e della semplicità, l'affettazione di un'astinenza straordinaria

5.) Ci dovrebbe essere una vigilanza speciale se c'è motivo di sospettare qualsiasi insidio, qualsiasi tentazione intenzionale per rispondere a uno scopo egoistico o malevolo. Gli uomini del mondo a volte tendono lacrime ai pii in modo molto malvagio. (R. Wardlaw, D.D.)

Versetto 4. Lavora per non essere ricco: smetti di usare la tua saggezza.Mammona:

Tutti i precetti della Scrittura hanno la loro origine nella benevolenza di Dio. L'uomo si sforza di essere ricco perché è volontariamente ignorante o dimentico delle esigenze della sua natura

(I.) Lavorare per essere ricchi implica la consacrazione delle nostre forze a quell'unico oggetto in particolare. Ma questo non è il fine per il quale siamo dotati di una facoltà intellettuale e di tutte le suscettibilità di natura morale. L'accumulo di ricchezze come fine non è più degno delle nobili forze dell'uomo che costruire una piramide di sabbia. Infinitamente al di sotto della dignità e dell'origine divina dell'uomo c'è la fatica di essere ricchi

(II.) Tutto ciò che tende ad allargare la distanza tra Dio e l'uomo deve essere considerato come un aggravamento della nostra condizione decaduta e rovinata. Siamo costituiti in modo tale che non possiamo essere assorbiti dal perseguimento di successo di due obiettivi contemporaneamente. Non potete affaticarvi per essere ricchi e allo stesso tempo essere saggi per la salvezza. Con il nostro atto volontario alienare il cuore da Dio deve essere la più inconcepibile di tutte le disgrazie, poiché lo scopo più alto dell'esistenza dell'uomo è quello di mantenere la comunione con Dio. Per questo la sua natura è stata originariamente formulata, e solo in questo la sua natura troverà sempre appagamento o riposo

(III.) Gli effetti rovinosi che la passione in esame provoca in tutte le forze morali della sua vittima. La gente immagina che le ricchezze conferiscano grandezza. Un uomo è onorato secondo l'abbondanza del suo capitale. La tendenza di ciò è quella di gonfiare l'adoratore di mammona con la vanità personale. Ma la grandezza, che è la progenie esclusiva dell'opulenza, è una grandezza vuota, spuria e meramente visionaria. Le ricchezze non santificate tendono a rendere il loro possessore vanitoso, orgoglioso, impaziente di moderazione, dimentico delle fonti della vera grandezza e insensibile ai bisogni o al rispetto che è dovuto agli altri. E la ricerca delle ricchezze finisce sempre con una delusione. "La pietà con contentezza è un grande guadagno". Le vere ricchezze, come un ruscello straripante, irrigano il cuore e lo fanno fruttificare per l'eternità, ma l'avarizia dell'oro scorre come un torrente di lava rovente: può suscitare la meraviglia e attirare l'attenzione comune dell'umanità, ma lascia dietro di sé la sua marcia devastatrice una solitudine, e una sterilità, e la rovina, e la morte. (W. H. Hill, M.A.)

Versetto 7. Poiché, come egli pensa nel suo cuore, così è.-L'importanza dei pensieri di un uomo:-

1.) Un uomo è come i suoi pensieri

2.) Un uomo ha il controllo sui suoi pensieri

3.) Dio lo aiuta nell'esercizio di quel controllo

"Noi siamo realmente, sia per Dio che per l'uomo, che siamo interiormente". (Matteo Enrico.)

Pensieri:

(I.) L'infinita importanza del pensiero degli uomini. Questo testo, consigliandoci per un caso particolare, e invitandoci a mettere alla prova la sincerità di colui che ci invita, afferma un principio di ampia applicazione. Non si conosce un uomo finché non si conoscono i suoi pensieri. Dio lo conosce perfettamente, perché conosce i suoi pensieri

1.) Non puoi conoscere un uomo semplicemente ascoltando le sue parole o osservando le sue azioni. C'è sempre di più, e spesso meglio, negli uomini di quanto non si esprima

2.) Le rivelazioni di amicizie strette e fiduciose sono rivelazioni dei pensieri

3.) Le pretese di Dio vanno oltre la retta azione e richiedono il retto pensiero. La legge di Dio scruta gli intenti segreti del cuore

4.) La redenzione che viene fornita include nel suo schema la santificazione del pensiero stesso

5.) Tutto il peccato è rappresentato come scaturito dalla lussuria e che trova espressione nella sfera del pensiero. Mostrate, facendo appello all'esperienza cristiana, la difficoltà che si incontra nel frenare il pensiero. Nella sfrenatezza del pensiero ci viene spesso il sentimento e la padronanza del peccato

(II.) La quantità di controllo che l'uomo ha sui suoi pensieri. Se non avesse avuto alcun controllo su di loro, la sua responsabilità morale sarebbe scomparsa. Non possiamo fare a meno dei cattivi pensieri che ci vengono in mente. Abbiamo il controllo...

1.) Sul materiale dei nostri pensieri. I materiali sono la somma delle impressioni passate. Il pensiero è la combinazione, il confronto e la riorganizzazione dei contenuti effettivi della mente. Possiamo dirigerci lontano dal male e verso il bene. Possiamo riempire la nostra mente di buoni suggerimenti e compagnie. Illustra entrando in scene che suggeriscono il vizio; leggere libri discutibili o immorali, ecc

2.) Oltre i processi del pensiero. Ci può essere il nutrimento del male. Ci può essere l'influenza della mente attraverso il potere della volontà rinnovata, e con l'aiuto dello Spirito che dimora in lui. Applicalo ai pensieri vaganti nella casa di Dio. Facciamo della padronanza di tale male l'oggetto di un vero sforzo?

(III.) L'aiuto che Dio dà all'uomo nell'esercizio di tale controllo. Un tentativo di regolare i pensieri porterà alla convinzione dell'impotenza umana. Quando un uomo ha padroneggiato la condotta, non può dire di aver padroneggiato se stesso. Quando pensa di aver padroneggiato i "pensieri", scoprirà sicuramente che ha bisogno di gridare a Dio, dicendo: "Mettetemi alla prova e conoscete i miei pensieri... e guidami per la via eterna". (Robert Tuck, B.A.)

I pensieri del cuore sono la migliore prova dello stato spirituale di un uomo:

La conoscenza di noi stessi è una delle conquiste più nobili ed eccellenti della vita umana. Colui che conosce se stesso si erge per la felicità immortale. Dottrina: I pensieri del cuore degli uomini dimostrano qual è il loro stato spirituale. Questi di solito danno la misura migliore e più sicura dello stato d'animo degli uomini. Quali pensieri, dunque, dimostrano lo stato spirituale degli uomini? Non pensieri occasionali. Non quelle che nascono da convinzioni forti, che ci vengono addosso all'improvviso. Non tali che sorgono da apparenti diserzioni divine. I pensieri disperati non sono una prova sicura della condizione delle anime. Non quelli che nascono da tentazioni violente. Non quelle che derivano dalla particolare vocazione e dal modo di vivere degli uomini. Non quelle che derivano dalla partecipazione e dall'adempimento dei doveri religiosi. Il discorso religioso degli altri può produrre pensieri pii in una persona non rigenerata. Un uomo può leggere la Parola di Dio ed essere ancora lontano dal regno. Così può assistere alla predicazione della Parola, e persino pregare, senza avere più che pensieri superficiali. Rispondendo affermativamente alla domanda, si può menzionare i pensieri volontari, come quelli per i quali la mente è predisposta. Quattro qualifiche devono essere presenti se devono essere una regola completa e un perfetto standard di prova. Devono essere naturali, numerosi, soddisfacenti e operativi. Facciamo in modo che i nostri pensieri siano tali da dimostrare che siamo persone sante. Esercitati con un esame frequente, serio e attento. (Nathanael Walter.)

Lo stato del cuore:

Il corpo non è l'uomo. I nostri corpi muoiono. Né lo sono le parole di un uomo. Le parole sono spesso usate per nascondere, travisare, contraffare. Né è possibile, universalmente, discernere l'essenza del carattere nell'azione. Quale uomo buono c'è che non abbia ripetutamente mancato di rendersi giustizia nella sua vita? Spesso, invece, le azioni sono molto più belle dei pensieri del cuore. L'essenza del carattere umano si trova nel cuore. È la disposizione, è lo stato del cuore, che è il vero uomo. Questa prova del carattere umano è giusta, perché la nostra vita è un progresso, va nella direzione della realizzazione di questo stato del cuore. L'azione non è che l'espressione del cuore. Il cuore-pensiero, o scopo, è il vero uomo. Non solo l'uomo progredisce verso la realizzazione di questo stato del cuore, ma la separazione dell'uomo da questa piena espressione e realizzazione del suo desiderio interiore non è una questione di sua scelta o creazione, e quindi non può entrare come elemento nel suo carattere. Il campo aperto, coperto dalla scelta umana, è solo questo, il desiderio presente. Accade spesso che un uomo sia in una certa misura tenuto sotto il potere della verità religiosa che è in cuor suo completamente sleale alla legge divina. Quando la vita differisce dal cuore, quest'ultimo, non il primo, deve essere considerato come il vero uomo. Prima o poi la piena coincidenza tra l'esterno e l'interno è inevitabile; La piena espressione del cuore arriverà sicuramente

1.) La tendenza è tutto nel mondo morale

2.) Spiegare i diversi destini della vita cristiana e non cristiana

3) Astenetevi da ogni giudizio dei vostri simili

4.) Incoraggia coloro che sono veri e buoni di cuore. (S. S. Mitchell, D.D.)

Pensava l'indice del carattere:

(I.) Questo è il modo ebraico di dirci con una parola casuale a proposito del banchetto che il pensiero più intimo di un uomo è il vero indice del suo carattere. Il discorso è superficiale. Il labbro dà un benvenuto sorridente mentre un alto disprezzo è nel cuore. Le parole melliflue provengono spesso da uno spirito maligno, mentre "gemiti che non possono essere pronunciati" sono segni di un anelito sommamente divino. All'orecchio perfetto di Dio, che coglie il più debole fremito di ipocrisia nella nostra devozione, e il più leggero tono di insincerità nel nostro canto, le nostre "parole" ci giustificano o ci condannano; ma per i nostri organi ottusi e insensibili sono segni inaffidabili, e le nostre conclusioni da essi devono essere corrette e qualificate dallo studio di altri dati. Siamo, quindi, respinti all'insegnamento ebraico secondo cui l'uomo è edificato dal di dentro; che come egli compie il suo lavoro interiore, tutto il suo lavoro interiore, così egli è nel carattere, nell'essere e nel potere. Deve essere un uomo completo nel suo modo di pensare per essere a tutti gli effetti e sotto tutti gli aspetti un uomo; poiché il pensiero virile, secondo le nostre antiche Scritture, sta alla base della virilità

(II.) Il cristianesimo accetta e sostiene questa base interiore e ampia della virilità, e impiega i suoi fatti e le sue rivelazioni, l'impulso e l'ispirazione, per assicurare una completa rigenerazione della vita più intima dell'uomo. Cerca di ricrearlo come pensatore, rifiuta di considerare il mero "studioso" come l'uomo completo, e lavora sull'idea ebraica, recentemente riannunciata da Emerson, che la vera nozione di virilità è "l'uomo che pensa; non l'uomo vittima della società e un semplice pensatore, o peggio ancora, il pappagallo del pensiero degli altri uomini", ma l'uomo, che pensa "nel suo cuore", con tutte le sue forze interiori, la coscienza e la volontà, la fantasia e l'emozione, la speranza e l'esperienza, che pensa in tutto lui, e con tutto lui, e per tutto lui e la sua razza, e così facendo della parola l'eco chiara, piena e indivisibile del suo pensiero, e dell'azione l'abito visibile della sua vita interiore. Dio vuole che siamo uomini, ed evoca le forze di una vita interiore costringendoci a maneggiare la spada con tutta la nostra forza contro il nemico. Poiché, come un uomo combatte per la verità nel suo cuore, così egli è. Il pensiero codardo rende la vita debole e povera. Cristo crea il coraggio interiore, l'audacia eroica per la realtà e il diritto, e rinnova la virilità del mondo

(III.) Questa è un'epoca pensante. L'intelletto pigro ha ricevuto un risveglio senza pari, e il pensiero di quasi tutti i tipi procede con sorprendente rapidità e produttività. Il pensiero più virile si fa con il cuore, cioè con tutte le forze interiori della vita

(IV.) Il pensiero moderno, ignorando la regola biblica, è colpito dalla piaga della vigliaccheria, cade vittima dell'irrealtà e manca, nonostante il suo orgoglio, del coraggio luterano, della santa audacia e della devozione a se stesso. Giovani, non fatevi ingannare dalla sirena di una falsa pace. La verità è un premio che si può vincere con una strenua battaglia con le esibizioni e le finzioni dell'errore, e lo shock di un attacco diretto con i nemici della fede dovrebbe solo stuzzicare il desiderio, stimolare l'appetito e concentrare le vostre forze in modo che possiate diventare padroni della situazione. Dona al tuo pensiero il coraggio del cuore, la forza di un'energia risoluta, la pazienza di una volontà inflessibile, e nella misura in cui sarai fedele a tutto te stesso, Dio si troverà in te in Cristo Gesù, e diventerà il sole della tua vita e la gioia del tuo cuore

(V.) Un'altra forma di questo errore è che ci aspettiamo che si faccia troppo con il semplice pensiero. La scienza pensa a tutto, e noi vogliamo rendere scientifica tutta la vita, e così ne togliamo le nostre fiducia personali, e il ministero sottile dell'azione riflessa delle azioni sui nostri pensieri. Converti la verità ponderata in lealtà a Gesù Cristo e obbedienza alle Sue leggi. L'azione coraggiosa, seguendo un pensiero intrepido, ha fatto la Riforma

(VI) Non c'è modo di pensare che non tenga adeguatamente conto della forza di intensi entusiasmi morali. È dimostrabile che solo al calor bianco di una passione ardente per un obiettivo etico abbiamo la visione più chiara del fatto eterno

(VII.) Ancora, il pensiero che è solo del cervello e non del cuore corre il serio pericolo di passare sopra l'ordine "invisibile" e di trattarlo come se non esistesse. Ignora le forze invisibili che in un modo o nell'altro, e da un luogo o dall'altro, innegabilmente trovano, muovono ed educano gli uomini

(VIII.) Ma, soprattutto, non allarmiamoci per nessuno degli errori e delle malefatte che causano la disobbedienza alla legge cristiana del pensiero virile. Non dobbiamo avere dubbi sul futuro. L'uomo è essenzialmente un pensatore e un'unità, e deve pensare verso l'unità, la verità e la perfezione. Siano i suoi errori innumerevoli, non può fermarsi. Egli è fatto per Dio. "Dio è il suo rifugio e la sua forza, un aiuto sempre presente nelle avversità"; perciò, dopo ogni eclissi temporanea, il Sole di Giustizia spunterà e rivelerà di nuovo la via verso il Padre. (J. Clifford, D.D.)

Pensiero:

La capacità di pensare è una cosa meravigliosa. Qui risiede la supremazia dell'uomo su tutto il mondo visibile che lo circonda. Tutte le grandi imprese, le gloriose imprese degli uomini per la salvezza degli uomini, un tempo erano solo pensieri. Il carattere dei pensieri di un uomo determina il carattere della sua vita. Le sue azioni sono ispirate dall'interno. Ogni prodotto dell'anima, sia esso un'azione o un proposito, è prima di tutto un germe. Il peccato risiede nell'anima, nei germi, nei germi come nelle azioni. Il successo morale della vita consiste nell'uccidere i cattivi pensieri nel germe. Ci sono pochi piaceri più puri e più ricchi in questo mondo del godimento di pensieri dolci, pensieri felici, pensieri sacri. Il cuore determina il nostro destino eterno. Un cuore senza santità non vedrà mai il Signore. Cristo è l'unico purificatore del cuore. (Theodore L. Cuyler, D.D.)

10 CAPITOLO 23

Proverbi 23:10-11

Il loro Redentore è potente.-Ingiustizia sociale:-

(I.) L'ingiustizia sociale indicata. "Non rimuovere i vecchi punti di riferimento". Quali sono i punti di riferimento? I diritti dell'uomo in quanto uomo

1.) Ogni uomo ha diritto alla libertà personale

2.) Al prodotto del proprio lavoro

3.) Alla libertà di religione

(II.) Ingiustizia sociale perpetrata sugli indifesi. "Non entrare nei campi degli orfani". Gli orfani hanno i loro diritti. Ci sono cattivi nella società che perpetrano oltraggi agli orfani

1.) Questo è codardo

2.) Questo è crudele

3.) Questo è comune

(III.) L'ingiustizia sociale giudicata da Dio. "Il loro Redentore è potente". Redentore qui significa "parente prossimo". Il Dio potente è il protettore degli indifesi. (D. Thomas, D.D.)

L'orfano:

Questi sono presi sotto la speciale protezione di Dio; presso di Lui non solo trovano misericordia mostrata loro, ma giustizia fatta per loro. Egli è il loro Redentore, il loro Dio, il loro parente più prossimo, che prenderà le loro parti e li difenderà con gelosia, come se si prendesse l'affronto per le ingiurie fatte loro. Egli è potente, onnipotente; La sua onnipotenza è impegnata e impiegata per la loro protezione, e i loro oppressori più orgogliosi e potenti non solo si troveranno in una partita impari per questo, ma scopriranno che è a loro rischio lottare con essa. Ogni uomo deve stare attento a non ferire in nulla l'orfano, o a invadere i suoi diritti. Essendo orfani di padre, non hanno nessuno che ripari i loro torti e, essendo nella loro infanzia, non si rendono conto del torto che è stato fatto loro. Il senso dell'onore, e molto più il timore di Dio, tratterrebbero gli uomini dall'offrire qualsiasi danno ai bambini, specialmente ai bambini orfani. (Matteo Enrico.)

12 CAPITOLO 23

Proverbi 23:12

Applica il tuo cuore all'istruzione e i tuoi orecchi alle parole della conoscenza.-Conoscenza spirituale:-

(I.) A causa del suo valore. La conoscenza della creazione, dei suoi elementi, delle sue leggi, dei suoi oggetti, della sua estensione, è preziosa, ma la conoscenza del Creatore è infinitamente più preziosa. "Questa è la vita eterna: conoscere Te, l'unico vero Dio, e colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo".

(II.) Perché l'uomo è incline a trascurare l'importanza di questa conoscenza. È triste che ciò di cui l'uomo ha più bisogno gli importa di meno, che il tesoro più inestimabile sia il meno apprezzato

(III.) Perché per raggiungerlo ci deve essere un'applicazione personale. "Applica il tuo cuore all'istruzione". È una conoscenza che non può essere impartita indipendentemente dall'uso delle facoltà proprie dell'uomo. Deve applicare con perseveranza, serietà, devozione. (Omileta.)

Il cuore e le orecchie:

Osservare la connessione tra l'applicazione del cuore e le orecchie. Il cuore aperto ai sani consigli o ai precetti morali è ancora chiuso a Cristo e alla Sua dottrina. È chiuso nell'incredulità, nel pregiudizio, nell'indifferenza e nell'amore per il piacere. Un cuore svogliato, quindi, produce un orecchio negligente. Ma quando il cuore è graziosamente aperto, addolcito e illuminato, l'attenzione dell'orecchio si fissa all'istante. Questa, infatti, è l'opera creatrice del Signore; eppure operata da un Dio di ordine nell'uso dei Suoi propri mezzi. Il desiderio risvegliato porta alla preghiera. La preghiera porta la benedizione. E quindi è preziosa ogni parola di conoscenza. (C. Ponti, M.A.)

15 CAPITOLO 23

Proverbi 23:15

Figlio mio, se il tuo cuore è saggio, il mio cuore gioirà, anche il mio.-Il genitore felice:-

(I.) Il conseguimento richiesto. Si dice che un giovane pio sia saggio di cuore

1.) Per mostrarci che la religione è saggezza

2.) Che questa saggezza non è nozionistica, ma consiste principalmente nelle disposizioni e nelle azioni. La religione ha a che fare "con il cuore"; e una conoscenza che non arriva al cuore, e non governa il cuore, non è nulla

(II.) La conseguenza prevista. I figli pii offrono piacere ai loro genitori in base a tre principi

1.) Un principio di benevolenza

2.) Della pietà. Dio è particolarmente compiaciuto e glorificato dai sacrifici della religione primitiva

3.) Di interesse personale. Distingui tra interesse personale ed egoismo. La pietà dei bambini offre ai genitori la prova della risposta alle loro preghiere e del successo dei loro sforzi, e così li rallegra. Diventa un mezzo della loro utilità. Da questi figli i genitori sperano di servire la loro generazione. Garantisce ai genitori un adeguato ritorno del dovere. E li libererà da mille ansietà amare, come quelle causate dall'allontanamento dei bambini da casa; fare qualsiasi passo importante nella vita; o essere privati dei loro parenti più cari. Conclusione:

1.) Rivolgiti a coloro che, invece di una gioia per i loro genitori, sono solo un dolore

2.) Rivolgiti ai genitori. Avete adempiuto coscienziosamente al vostro dovere verso i vostri figli? Se l'avete fatto, e tuttavia trovate che la vostra "casa non è così presso Dio" come desiderate, non cedete alla disperazione. Non smettete mai di pregare e di ammonire. Qualche rovescio di pioggia può far sì che il seme, che è stato a lungo sepolto sotto l'aridità del terreno, metta radici e germogli. (W. Jay.)

La religione, la vera saggezza:

(I.) Perché la religione può essere descritta come vera saggezza

1.) Poiché implica il possesso e la corretta applicazione della conoscenza

2.) Poiché presta la prima attenzione alle preoccupazioni più importanti

3.) Poiché adotta i mezzi più probabili per garantire questi grandi fini

4.) Poiché assicura la massima quantità di bene sia per il presente che per il futuro

(II.) L'importanza di questo per i giovani

1.) A causa della loro necessaria inesperienza

2.) A causa degli innumerevoli pericoli che li circondano

3.) Perché le circostanze future della vita dipendono molto dalla condotta adottata nella gioventù

(III.) I mezzi certi della sua applicazione

1.) Ci deve essere una profonda convinzione del suo bisogno e del suo valore

2.) Ci deve essere l'applicazione cordiale e semplice della fede, per la sua realizzazione

3.) Che questa risoluzione, e l'applicazione di devota serietà e fede, siano adottate ora. In conclusione, sottoponi l'argomento alla tua seria attenzione...

(1) Dai mali di trascurare la religione; e...

(2) La bellezza morale e l'eccellenza connesse con la pietà devota e seria. (J. Burns, D.D.)

Desideri dei genitori:

Le persone possono formare un giudizio sulle proprie disposizioni in base ai loro desideri riguardo ai loro figli. Gli uomini mondani fanno della loro grande opera quella di provvedere ai loro figli quelle cose che considerano le loro cose migliori. I santi desiderano sopra ogni cosa che il cuore dei loro figli sia riccamente fornito di sapienza e che le loro labbra possano dire cose rette; perché il cuore è il trono della Sapienza, e dalle labbra scopre di possedere quel trono. (George Lawson, D.D.)

17 CAPITOLO 23

Proverbi 23:17

Il tuo cuore non invidii i peccatori, ma sii sempre nel timore del Signore.- Proibita l'invidia dei peccatori e imposto il timore di Dio:

(I.) Alcune delle ragioni per cui molto frequentemente gli uomini sono indotti ad invidiare i peccatori

1.) Forse li vedono in possesso di ricchezze, nel godimento di molte comodità esteriori, e circondati dai mezzi di gratificazione; E queste sono cose che la natura umana brama. L'idea della felicità è comunemente connessa con il loro possesso. Ma, certamente, invidiare questi beni fugaci non si addice a un uomo saggio. Certamente non è desiderabile la sua sorte chi vive qui sotto il dispiacere divino, e che deve sopportare molto presto il giusto giudizio di un Dio giustamente offeso

2.) Ma troviamo uomini talvolta disposti ad invidiare i peccatori a causa dell'apparente libertà dalle preoccupazioni e dalle ansie in cui vivono. Ma quella gaia noncuranza per le cose eterne che viene loro attribuita dovremmo commiserarla piuttosto che invidiarla

3.) Ma quali che siano le circostanze nella condizione del peccatore che gli uomini possono ammirare, l'incredulità è la fonte da cui deve procedere tutta l'invidia per la sua sorte

(II.) La natura e gli effetti del timore del Signore

1.) Non è il timore di Lui come nemico irresistibile e implacabile; ma è un timore fondato su una giusta percezione dell'eccellenza del carattere divino, connesso con l'amore per Lui, e con l'aspettativa delle più grandi benedizioni dalla Sua mano

2.) Ma quali sono gli effetti che produrrà il timore di Dio?

(1) In primo luogo, condurrà al pentimento per il peccato, accompagnato da un sincero desiderio di riconciliazione con Dio e di restaurazione del Suo favore

(2) Ma ancora una volta, il timore di Dio è l'unico principio che può condurre un uomo a un'obbedienza universale e senza riserve ai Suoi comandi. (B. Scott, M.A.)

La cura per l'invidia:

La cura per l'invidia sta nel vivere sotto un costante senso della presenza divina, adorando Dio e comunicando con Lui tutto il giorno, per quanto lungo possa sembrare il giorno. La vera religione eleva l'anima in una regione più elevata, dove il giudizio diventa più chiaro e i desideri sono più elevati. Più cielo c'è nella nostra vita, meno terra desidereremo. Il timore di Dio scaccia l'invidia degli uomini. Il colpo mortale dell'invidia è una serena considerazione del futuro. La ricchezza e la gloria degli empi sono uno spettacolo vano. Questa apparenza pomposa si spegne per un'ora, e poi si spegne. Che cosa è il peccatore prospero che meglio per la sua prosperità quando il giudizio lo raggiunge? Quanto all'uomo pio, il suo fine è la pace e la beatitudine, e nessuno può privarlo della sua gioia; pertanto rinunci all'invidia e sia pieno di dolce contentezza. (C. H. Spurgeon.)

La natura e i vantaggi del timore del Signore:

Difficilmente nulla ha un'influenza più immediata sul nostro dovere o sul nostro benessere del dovuto governo delle nostre passioni. Perciò i saggi e i virtuosi, in tutte le epoche, si sono occupati di formare le regole per la loro regolamentazione. Ma si trova più facile da prescrivere, che ridurre queste regole alla pratica. La religione di Gesù ci fornisce l'assistenza necessaria per permetterci di rispettare le regole

(I.) Che cosa significa essere nel timore del Signore tutto il giorno? La paura è una passione della mente umana e si oppone alla speranza. Ha sempre per oggetto qualche male, vero o presunto. Qui il suo oggetto è il male e il pericolo di peccare contro Dio, e il giusto dispiacere di Dio, in conseguenza dell'offenderlo. Temere queste cose significa temere il Signore nel senso migliore della frase. Dovremmo vivere sotto l'influenza abituale di questo santo temperamento e portarlo con noi in tutti i doveri della vita religiosa e sociale

(II.) Perché dovremmo studiare per essere nel timore del Signore tutto il giorno?

1.) È un'eccellente protezione contro la commissione del peccato. L'uomo non può peccare consapevolmente e deliberatamente contro Dio se ha un senso adeguato del Suo essere, delle Sue perfezioni, del Suo carattere e del Suo governo

2.) Ci aiuta davvero nel giusto adempimento del dovere. Tende grandemente a rinvigorire le grazie dello Spirito nell'anima e a chiamarle a un esercizio vivo

3.) Ci eccita all'importante dovere della vigilanza e ci aiuta molto in esso

4.) Dio raccomanda questo dovere al nostro studio e alla nostra pratica, mediante la Sua autorità divina. E se voleste essere nel timore del Signore...

(1) Studiare per acquisire sempre di più la conoscenza di Dio: la conoscenza delle Sue perfezioni, del Suo carattere e del Suo governo, specialmente quando si manifestano in e attraverso Suo Figlio Gesù Cristo

(2) Meditare molto frequentemente sulle perfezioni divine

(3) Siate molto impegnati nei grandi doveri della preghiera e della vigilanza. (Giovanni Rodgers, D.D.)

Del dovere di temere Dio:

Il timore del Signore è a volte l'intero dovere dell'uomo; a volte i doveri devozionali della religione

(I.) La vera nozione di temere Dio

1.) Deve essere una paura tale da includere in essa un alto grado di amore. Allora non metteremo in difficoltà nulla di ciò che Egli comanda. Allora il nostro servizio a Lui sarà reso più accettevole

2.) Lo include in una generosa speranza e fiducia. La speranza è la molla dell'industria

(II.) L'influenza che questa paura ha di sopprimere in noi tutti i pensieri invidiosi e inquietanti. Con un santo timore ci assicuriamo un interesse nella Sua speciale provvidenza, protezione e grazia qui, e nelle promesse di gloria e vita eterna nell'aldilà

(III.) Motivi e argomenti appropriati per far rispettare questo dovere di temere Dio

1.) Dalla considerazione della Sua infinita potenza e maestà

2.) Dalla Sua intima conoscenza di tutti i nostri pensieri, parole e azioni, e delle loro sorgenti segrete

3.) La considerazione della giustizia di Dio. Egli ha fissato un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia. Questo è un argomento irresistibile per eccitarci alla pratica della pietà. (R. Fiddes, D.D.)

Il principio con cui ogni persona deve essere governata perpetuamente:

Molti sbagliano a considerare la religione come separata dalla vita comune, e come difficilmente da accordarsi con essa

(I.) Il principio che è quello di farci funzionare. "Il timore del Signore". La paura accompagna tutta la religione

1.) Come qualità, per temperare il tutto; legare dottrina e conoscenza; per evitare che la fiducia si trasformi in presunzione e che la libertà degeneri in licenziosità

2.) Come stimolante, per eccitare e ravvivare il tutto

(II.) L'estensione della sua influenza. Essere nella paura mostra la frequenza del suo esercizio e la sua invariabile costanza. Vedete gli attributi di questa paura per quanto riguarda:

1.) Devozioni, regolari ed eiaculatorie

2.) L'affare del giorno

3.) Le prove del giorno

4.) Il suo relax, svago e ristoro

5.) La compagnia del giorno

6.) Le opportunità e le occasioni della giornata

(III.) Il vantaggio della sua abitudine

1.) Renderà la religione più facile e piacevole

2.) Renderà la tua religione più ovvia e certa. Fornisce le migliori testimonianze della sua realtà. Poi preoccupatevi di esercitare la diligenza

(1) Tutto il giorno sei in pericolo

(2) Dio ti fa del bene tutto il giorno

(3) Per tutto il giorno sei osservato, anche dai tuoi simili, molto più di quanto tu sia consapevole

(4) Sei responsabile tutto il giorno. (W. Jay.)

I malvagi da non invidiare:

(I.) Che cosa c'è nei peccatori che siamo inclini a invidiare?

1.) Molti peccatori hanno molto denaro. Le ricchezze non sono necessarie a nessun uomo. Eppure, la natura umana è così debole e così corrotta che solo pochi uomini possono guardare i ricchi senza invidiarli

2.) A volte sembra che i malvagi provino un grande piacere. Credeteci sulla parola, e nessuna gente è così felice. Coloro che non hanno salute, né denaro, né tempo per vivere in modo agiato, sono molto inclini ad invidiare questi amanti dei piaceri

3.) Sembra che alcuni peccatori ottengano molti degli onori della vita. Cercano l'onore che viene dall'uomo, e hanno la loro ricompensa. Le persone sciocche se ne stanno in disparte, ammirano e invidiano

4.) Alcuni invidiano i malvagi per la loro apparente libertà dalle restrizioni. La legge di Dio non li vincola più di quanto gli conviene. A una mente carnale questo sembra un ottimo modo per attraversare il mondo, e gli stolti invidiano questi illegali

5.) A volte i peccatori sembrano essere, e per molto tempo sono, liberi dalle afflizioni, che tanto affliggono i giusti

(II.) Non c'è alcun buon motivo per preferire lo stato dei peccatori. In realtà non c'è alcuna benedizione divina che riposi permanentemente sui malvagi, come c'è sui giusti. C'è anche una triste quantità di lega mescolata con tutto ciò che i peccatori hanno. Le passioni dei peccatori sono in guerra tra loro e con l'umanità. Le macchinazioni dei malvagi li rovineranno . I malvagi non sono privi di rimorsi di coscienza. Tutta la natura è armata contro i malvagi. Invece di invidiare i peccatori, abbi pietà di loro e prega per loro. Lasciate che i giusti mostrino di essere soddisfatti della scelta che hanno fatto. (W. S. Plumer, D.D.)

Divina provvidenza:

Il testo è persuasivo alla contentezza e alla soddisfazione della Divina provvidenza, che permette agli uomini malvagi di prosperare per un po', rafforzata da questa ragione, che c'è una ricompensa riservata a tutti coloro che confidano in Dio e si sottomettono docilmente alla Sua volontà

1.) Che i tempi non siano mai così pericolosi e pericolosi, ma la provvidenza di Dio non dovrebbe essere messa in discussione da noi, qualunque sia la sua distribuzione ineguale. Rispondendo all'obiezione che, se la provvidenza di Dio governa tutte le questioni e gli eventi delle cose, la virtù non dovrebbe mai rimanere senza ricompensa, supplica che non c'è uomo che non abbia gravemente peccato contro il Signore. Perciò non possono avere motivo di mettere in dubbio la Sua giustizia nella loro sofferenza. Oltre a ciò, si può sostenere che l'afflizione è una prova del tenero amore e della benignità di Dio; che la prosperità dei malvagi si volge spesso a loro danno e svantaggio; e che il giorno del giudizio metterà a posto ogni cosa

2.) Mostra come dobbiamo umiliarci sotto le oppressioni effettive della prospera malvagità. La cosa migliore da fare per un uomo è quella di tenersi stretto a Dio, di confidare in Lui e di ordinarsi secondo la Sua volontà

3.) Non dobbiamo uscire dalla strada del dovere, e fare come fanno i malvagi, perché li vediamo prosperare

4.) La condizione fiorente dei malvagi è di breve durata, e quindi non è da invidiare

5.) C'è una ricompensa assicurata, se avete pazienza per un po' e vi sottomettete docilmente alla volontà di Dio nelle Sue provvidenziali amministrazioni. Poi cerca di vivere in modo che Dio possa benedirti con la continuazione delle Sue benedizioni. (T. Knaggs, M.A.)

Per tutto il giorno:

(I.) La condotta prescritta del credente. "Sii tu nel timore del Signore tutto il giorno". Dobbiamo essere nel timore del Signore prima di poter rimanere in esso. La paura è per tutto il giorno, e per tutti i giorni. Alcuni hanno una religione dello spettacolo, altri una religione degli spasmi. La nostra non deve mai essere una religione periodica nel suo fluire, come certe sorgenti intermittenti. Attenzione alla pietà che varia con il calendario. Notate i dettagli che sono compresi in questa esortazione. Ricordate di associare la religione non solo alla routine della vita, ma anche alle occasioni speciali. Ci sono ottime ragioni per essere nel timore del Signore tutto il giorno. Ci vede tutto il giorno. Il peccato è ugualmente malvagio tutto il giorno. Voi appartenete sempre a Cristo. Non puoi mai dire quando o come Satana ti attaccherà. Il tuo Signore può venire a qualsiasi ora

(II.) La probabile interruzione. È accaduto agli uomini pii in tutte le epoche di vedere i malvagi prosperare, e sono rimasti sbalorditi da quella vista. Non c'è alcun vero motivo per invidiare i malvagi; e invidiarli ti farà grave danno. L'invidia non aiuta in alcun modo, e ostacola in molti modi

(III.) L'utile considerazione

1.) C'è una fine di questa vita

2.) C'è una fine della prosperità del mondo

3.) Dio ha una fine nel tuo attuale problema e esercizio

4.) Non ci sarà alcun fallimento alle tue aspettative. La promessa di Dio è di per sé un possesso, e la nostra attesa di essa è di per sé un godimento. (C. H. Spurgeon.)

Un avvertimento contro l'invidia e un appello alla pietà:

(I.) Una seria cautela. Ciò dovrebbe essere considerato:

1.) Perché l'invidia è una disposizione mentale la cui influenza non può mai essere giustificata

2.) Perché invidiare i peccatori è assurdo

(II.) Il precetto ammonitore. Ciò implica:

1.) Essere in possesso di idee corrette e spirituali del Suo carattere santo ed esaltato

2.) Coltivare adeguate disposizioni del cuore verso di Lui

(III.) Un'affermazione incoraggiante. "Perché certamente c'è una fine", ecc

1.) C'è una fine a quella prosperità con cui sono coronati gli sforzi dei peccatori

2.) C'è una fine alla tribolazione dei santi

3.) L'attesa di coloro che perseverano nel timore del Signore non sarà stroncata. Le attese umane sono stroncate da abitudini pigre e indolenti, e da eventi imprevisti. Invece di invidiare i peccatori, i santi dovrebbero compatirli, pregare per loro, dare loro il buon esempio e cercare di salvarli. (Schizzi di quattrocento sermoni.)

18 CAPITOLO 23

Proverbi 23:18

Sicuramente c'è una fine.-La fine:-

Lasciate che la religione sia l'atmosfera stessa in cui vivete, vi muovete e avete il vostro essere; E la ragione di ciò è: "Sicuramente c'è una fine".

(I.) La solenne certezza che nessuno può negare

1.) Tutte le nostre azioni, pensieri, sentimenti, capacità, tutto ciò che ci riguarda, le relazioni e tutto il resto, finiranno, e lasceranno dietro di sé conseguenze che non si esauriscono mai. Dietro ogni cosa c'è qualcos'altro, e che poi è fatto dal presente, ed è un risultato di esso. Gli eventi fugaci e i pensieri, i sentimenti e le azioni fuggitivi della nostra vita quotidiana, che passano e vengono dimenticati, lasciano dietro di sé conseguenze che crescono e crescono per sempre e per sempre

2.) Tutto ciò che facciamo qui modellerà il nostro carattere e aiuterà a creare noi stessi, e germoglierà dopo molti giorni. Questo è vero per la vita e per il grande aldilà oltre la vita

(II.) Le luminose possibilità che accompagnano questo testo. L'aldilà, per il quale la fine della vita è la porta stretta, soddisferà ampiamente tutte le tue aspettative. Prendi Cristo come tuo Salvatore e Maestro, e allora il tempo veloce potrà operare la Sua volontà; Quando questa vasta terra e tutte le sue fugaci scene cambieranno, sarete portati al compimento di tutte le vostre speranze, ricevendo il fine della vostra fede, anche la salvezza delle vostre anime. (A. Maclaren, D.D.)

Doveri e motivi:

Le parole del testo contengono:

(I.) Doveri

1.) L'evitare l'invidia. L'invidia è quell'affetto che causa dolore per la felicità e la prosperità degli altri. È associato alla malizia. Deriva da una parola latina che significa "non vedere". Il nome è quindi caratteristico. Perché i peccatori non dovrebbero essere invidiati? Perché è sciocco farlo. È una falsa supposizione che siano felici perché possiedono vantaggi temporali. Perché è ingiusto. Perché non è cristiano. Dio ci ha insegnato a compatire e a pregare per i peccatori

2.) Una riverenza per Dio. Questa paura non è servile, che ci spinge a fuggire dal pericolo, ma filiale, divinamente operata nell'anima

(II.) Ragioni. Tutti gli obblighi sono fondati su motivi

1.) C'è una fine alla prosperità del peccatore. C'è una fine alle prove di ogni cristiano

2.) Dio qui promette di realizzare le attese di coloro che Lo temono. Cosa si aspettano? I loro bisogni temporali soddisfatti. Liberazione dai pericoli. Aiuto nei guai. La grazia di astenersi dal peccato, di santificare le loro anime e di prepararle per il cielo. Queste aspettative non saranno interrotte. (T. Harland.)

Il dopo e la nostra speranza:

Il Libro dei Proverbi raramente guarda oltre i limiti del temporale, ma di tanto in tanto le nebbie si diradano e l'orizzonte più ampio si disvela. Il nostro testo è uno di questi esempi eccezionali, ed è notevole, non solo perché esprime fiducia nel futuro, ma anche perché la esprime in modo molto sorprendente. "Certo c'è una fine", dice la nostra Versione Autorizzata, sostituendo a margine, al fine, "ricompensa". Quest'ultima parola è inserita nel testo della versione riveduta. Ma né il "fine" né la "ricompensa" trasmettono l'idea precisa. La parola così tradotta significa letteralmente "qualcosa che viene dopo". Quindi è l'esatto opposto di "fine"; è in realtà ciò che sta oltre la fine - il "seguito" o il "futuro" - come indica alternativamente il margine della Versione Riveduta o, più semplicemente ancora, il "Dopo". Sicuramente c'è un dopo dietro la fine. E poi il proverbio prosegue specificando un aspetto di ciò in seguito: "La tua attesa" - o, meglio, perché più semplicemente, "la tua speranza" - non sarà stroncata. E poi, su queste due convinzioni si basa l'esortazione semplice e pratica: "Sii sempre nel timore del Signore".

(I.) La certezza dell'aldilà. Il mio testo, naturalmente, potrebbe essere annacquato e ristretto in modo da indicare solo i sequel delle azioni compiute in questa vita. E allora ci insegnerebbe semplicemente le lezioni di cui abbiamo tanto bisogno: che anche in questa vita "tutto ciò che l'uomo semina, pure mieterà". Ma mi sembra che abbiamo il diritto di vedere qui, come in uno o due altri punti del Libro dei Proverbi, una vaga anticipazione di una vita futura oltre la tomba. Ora, sorge la domanda: da dove hanno preso questa convinzione i coniatori di proverbi, il cui interesse principale era nelle ovvie massime di una morale prudenziale? Non l'hanno ottenuta da un'esperienza elevata di comunione con Dio, come quella che nel settantatreesimo Salmo segna il punto più alto della fede nell'Antico Testamento riguardo a una vita futura. Non l'hanno ottenuta da una rivelazione chiara e definita, come quella che abbiamo nella risurrezione di Gesù Cristo, ma l'hanno ottenuta riflettendo sui fatti di questa vita presente come apparivano loro, considerati dal punto di vista della fede in Dio e nella giustizia. E così essi rappresentano per noi l'impressione che si fa nella mente di un uomo, se egli ha "l'occhio che ha vegliato sulla mortalità dell'uomo", che è fatta dai fatti di questa vita terrena, vale a dire, che è così piena di aspetto profetico rivolto in avanti, così manifestamente e tragicamente, eppure meravigliosamente e speranzosamente, incompleto e frammentario in sé, che ci deve essere qualcosa al di là per spiegare, per rivendicare la vita che è ora. A volte si vede una fila di case, la cui estremità ha, nel muro esterno del timpano, mattoni che sporgono qua e là, e buchi per i comignoli che devono ancora essere inseriti. E proprio come quel muro esterno dice che la fila è costruita a metà, e che ci sono altri caseggiati da aggiungervi, così sicuramente la vita che ora viviamo qui, quasi in tutti i suoi aspetti, porta su di sé l'impronta che anch'essa è solo iniziale e preparatoria. A volte si vede, nel catalogo del libraio, un libro scritto "volume uno; tutto ciò viene pubblicato". Questa è la nostra vita attuale: il primo volume, tutto ciò che viene pubblicato. Sicuramente ci sarà un sequel, il secondo volume. Qual è il significato del fatto che di tutte le creature sulla faccia della terra solo tu ed io, e i nostri fratelli e sorelle, non troviamo nel nostro ambiente abbastanza per i nostri poteri? Qual è il significato del fatto che nella natura degli uomini risiede quello strano potere di dipingere per se stessi cose che non sono come se fossero? Così che le menti e i cuori vadano a vagare per l'eternità e ad avere desideri e possibilità che nulla sotto le stelle può soddisfare o sviluppare? Il significato è questo: "certamente c'è un aldilà". Dio non mette così crudelmente negli uomini brame che non hanno soddisfazione, e desideri che non possono mai essere soddisfatti, come che non ci sia, al di là del golfo, la bella terra dell'aldilà. Ogni vita umana ha ovviamente in sé, fino alla fine, la capacità di progredire. Ci possono essere maestri nelle botteghe che prendono apprendisti e insegnano loro il mestiere durante gli anni necessari, e poi si voltano e dicono: "Non ho lavoro per te, quindi devi andare a cercarlo da qualche altra parte". Non è così che fa Dio. Quando ha addestrato i Suoi apprendisti, dà loro del lavoro da fare. "Certo, c'è un aldilà". Ma questa è solo una parte di ciò che è coinvolto in questo pensiero. Non è solo uno stato successivo al presente, ma è uno stato conseguente al presente e al suo esito. L'oggi è il figlio di tutti gli ieri, e gli ieri e l'oggi sono i genitori del domani. Il passato, il nostro passato, ci ha resi ciò che siamo nel presente, e ciò che siamo nel presente ci sta rendendo ciò che saremo in futuro. E quando usciamo da questa vita, passiamo, nonostante tutti i cambiamenti, gli stessi uomini che eravamo. E così ci portiamo con noi in quella vita futura, e "quello che l'uomo semina quello pure mieterà". «Oh! che erano saggi, che lo capivano, che avrebbero considerato il loro 'dopo'. ”

(II.) Ora, in secondo luogo, il mio testo suggerisce l'immortalità della speranza. "La tua aspettativa" - o piuttosto, come ho detto, "la tua speranza" - "non sarà svanita". Questa è una caratteristica di ciò che avvenire. Che meraviglioso detto è quello che ricorre anche in questo Libro dei Proverbi: "Il giusto spera nella sua morte"! Ah! Tutti noi sappiamo quanto rapidamente, con l'avanzare degli anni, le cose in cui sperare diminuiscono, e come, man mano che ci avviciniamo alla fine, la nostra immaginazione si spinge sempre meno verso le possibilità del doloroso futuro. E quando arriva la fine, se non c'è un dopo, le speranze del moribondo devono necessariamente morire prima che egli muoia. Se quando passiamo nelle tenebre entriamo in una caverna senza sbocco all'altra estremità, allora non c'è speranza, e potete scriverci sopra la cupa parola di Dante: "Ogni speranza abbandonate, voi che entrate qui". "Il giusto spera nella sua morte." "La tua speranza non sarà svanita". Ma, inoltre, questa convinzione dell'aldilà ci apre una condizione in cui l'immaginazione è superata dalla meravigliosa realtà. Qui, suppongo, nessuno ha mai avuto tutta la soddisfazione di una speranza soddisfatta che si aspettava. Il pesce è sempre molto più grande e più pesante quando lo vediamo in acqua rispetto a quando viene sollevato e squamato. Ma arriva un momento, se credete che ci sia un dopo, in cui tutto ciò che abbiamo desiderato e dipinto per noi stessi di un possibile bene per i nostri spiriti bramosi sarà sentito come un pallido riflesso della realtà, come la luce di un sole non sorto sui nevai, e dovremo dire "la metà non ci è stata detta".

(III.) E ora, finalmente, notate l'influenza di tutto ciò sul presente quotidiano. "Sii tu nel timore del Signore tutto il giorno". Infatti, se non ci fosse futuro, sarebbe altrettanto saggio, altrettanto benedetto, altrettanto doveroso per noi "essere nel timore del Signore tutto il giorno". Ma, vedendo che c'è quel futuro, e vedendo che solo in esso la speranza sorgerà a compimento, e tuttavia sussisterà come desiderio, sicuramente ci viene un solenne appello a "stare tutto il giorno nel timore del Signore", che, essendo trasformato in linguaggio cristiano, è vivere di fede abituale, in comunione con, e l'amore e l'obbedienza al nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Sicuramente, sicuramente il culmine della follia è chiudere gli occhi su quel futuro che tutti noi dobbiamo affrontare, e vivere qui ignorando esso e Dio, e piangendo, isolando e confinando tutti i nostri pensieri entro gli stretti limiti delle cose presenti e visibili. "Certo, c'è un dopo", e se vuoi "essere nel timore del Signore tutto il giorno", allora per sempre "la tua speranza non sarà svanita". (A. Maclaren, D.D.)

19 CAPITOLO 23

Proverbi 23:19

Ascolta, figlio mio, sii saggio e guida il tuo cuore sulla via.Tre precetti importanti:

Le parole sono molto dirette e personali

(I.) Il precetto contenuto nella parola "ascolta". Io lo prendo come se significasse: "Ascoltate il Vangelo". "Badate a ciò che udite".

1.) Abbi cura di ascoltare al fine di ottenere fede nel Signore Gesù

2.) Ascolta senza pregiudizi

3.) Ascolta tu stesso

4.) Ascolta quando il sermone è finito

5.) Ascolta il Vangelo come la voce di Dio. Chi ha orecchio verso Dio scoprirà che Dio ha orecchio verso di lui

(II.) Il precetto contenuto nelle parole "sii saggio".

1.) Cerca di capire cosa senti. Cerca di conoscere la verità salvifica

2.) Credi al vangelo così come viene da Dio. Questa è un'epoca di dubbi. Ma non ci vuole una grande quantità di cervello per essere dubbiosi

3.) Lasciati influenzare da ciò che hai sentito

4.) Fai attenzione a non vagare in cattive compagnie

5.) Fai attenzione a fare ciò che senti

(III.) Il precetto contenuto nelle parole "guida il tuo cuore sulla via". C'è solo un "modo". La "via" è spesso descritta nelle Scritture. È la via della fede; della verità; di santità; di pace. È una via stretta. Poi metti il tuo cuore nella tua religione. (C. H. Spurgeon.)

L'autodisciplina adatta a certi stati d'animo mentali:

Nel corso della nostra vita, le nostre menti sono soggette ad essere poste in certi stati d'animo, fortemente marcati e per il momento fortemente prevalenti. E questo per cause, per influenze e circostanze, indipendentemente dalla nostra volontà. Potremmo chiamarli stati d'animo: da alcuni sono denominati frame. Questi stati d'animo dovrebbero essere attentamente rivolti a un conto redditizio; Dovremmo avvalerci di ciò che c'è in essi appositamente adattato per permetterci di migliorare. Gli stati d'animo a cui ci riferiamo sono tali da non essere essenzialmente cattivi. Possono essere chiamate una sorta di stagioni naturali nell'anima. Questi vari sentimenti appartengono alle due grandi classi, il piacevole e l'antipatico; quest'ultimo è sentito più spesso e più sensibilmente. Prendete l'immagine di una persona in un alto stato di euforia; La sua anima traboccava di gioia, il suo volto si illuminava di animazione. A che ne servirà se non esercita la riflessione, se non "guida il suo cuore"? Può portare al male diretto. Attilo al meglio, si concederà solo la pienezza della sua soddisfazione. Non avrà bisogno del suo diletto se non di goderne. Un punto di saggezza in un caso del genere potrebbe essere quello di reprimere e sobriare una tale euforia del cuore. Parte di questa euforia dovrebbe essere diretta nel canale della gratitudine verso Dio. Dovrebbe portare un uomo a guardare attentamente per vedere su quale tipo di natura deve agire; una natura triste, in verità, se scopre che quanto più i suoi desideri sono soddisfatti, tanto peggio diventa, se lasciato a se stesso. La molla e l'energia dello spirito che si avvertono in queste piacevoli stagioni del cuore dovrebbero essere applicate all'uso di un adempimento più vivace dei doveri cristiani in generale, ma specialmente di quelli che sono i più congeniali. Quanto tempo passa l'umanità collettivamente in uno stato di sentimento decisamente infelice, in confronto alla sua esperienza di piacere animato! E quanto piccola parte di questo sentimento doloroso viene sfruttata a un buon scopo! Ci sono stati occasionali di sentimento oscuro e cupo, in cui la sensibilità diventa pensierosa e la gravità tristezza. La causa immediata potrebbe essere stata una svolta spiacevole degli eventi; qualche dolorosa delusione, o la morte di amici, o la tendenza costituzionale, o la salute difettosa. Ma questa infelice stagione dell'anima può essere trasformata in un vantaggio duraturo. Quando il disturbo è dovuto principalmente a condizioni corporee, si possono cercare espedienti di alleviamento. Ma in tali momenti viene data l'opportunità di prendere in seria considerazione. Non ci sono forse grandi e solenni questioni che finora avete lasciato in sospeso? Questa è una supplica ragionevole. Non si tratta che di esigere che un uomo non voglia uscire da uno stato di sentimento temporaneo e speciale senza essersi avvalso di quel vantaggio che esso gli ha offerto in modo speciale. Applicate a un altro stato d'animo: un'eccitazione indignata della mente contro la condotta umana. (Giovanni Foster.)

23 CAPITOLO 23

Proverbi 23:23

Compra la verità e non venderla.-Un'omelia domestica sull'acquisto della verità:

Quando l'uomo saggio consigliò al suo allievo di "comprare la verità", aveva davanti alla mente l'intera gamma della verità: la verità nella storia, nella scienza, nell'economia sociale, nella morale e nella religione. È una calunnia che la rivelazione, o la religione che accetta la rivelazione come sua guida, cerchi l'ombra dell'ignoranza e chieda di guidare i suoi devoti bendati attraverso l'universo. La rivelazione esige luce, e sempre più luce. Le parole del testo sono un mandato per ogni indagine che abbia per oggetto la verità. Ma si riferisce più specialmente alla verità morale e religiosa

(I.) La verità è un bene eminentemente desiderabile. La verità è capace di diventare molto più intimamente e inseparabilmente il possesso di un uomo di qualsiasi di quelle cose che gli uomini di solito chiamano loro possesso. La verità acquistata assicura agli uomini il grande fine di tutti i possedimenti: la beatitudine. La verità restituisce alla coscienza una sovranità attiva e indiscussa, armonizza la volontà e la ragione, e scaccia gli elementi estranei che hanno turbato i movimenti della vita interiore

(II.) È nostro dovere garantire la verità come nostro possesso. "Compra." Non stare a chiacchierare su di esso; Rendilo subito tuo

1.) Dobbiamo andare alla ricerca di esso. L'uomo deve essere assiduo, scrupoloso, perseverante nella sua ricerca. E deve essere cauto

2.) Dobbiamo avvicinarci alla Verità e vivere con Lei, con fiducia. L'intelletto può acconsentire, mentre l'anima rimane scettica e se ne sta in disparte

3.) La verità deve essere rispettata. Entra nell'anima come una regina. Lei esige di dettare ogni azione, di dare forma a ogni piano, di controllare ogni sentimento. Non c'è, forse, alcuna prova del tutto conclusiva di ciò che è verità strettamente morale o religiosa, se non quella della testimonianza interiore, che parla nell'anima dell'uomo che vive nella verità; cioè obbedirgli cordialmente e spontaneamente

4.) Dobbiamo essere pronti a fare sacrifici per la verità. I pregiudizi devono essere sacrificati. I gusti, gli appetiti e le passioni, che la verità non può sanzionare, devono essere sacrificati. Se vogliamo ottenere e mantenere la verità, dobbiamo cercare, fidarci, obbedire e fare sacrifici. (Alessio. Hannay, D.D.)

Comprare la verità:

Da dire di tutte le verità, ma soprattutto delle più alte

(I.) Come si compra la verità? In un certo senso è libera come l'aria, ma nel cercarla e nel mantenerla ci arrendiamo. Potrebbe essere necessario pagare la manodopera e la ricerca. Pregiudizio, orgoglio del cuore, illusioni infrante. Peccati di cuore e di vita abbandonati. Potrebbe essere necessario separarsi dalla stima degli amici e del mondo

(II.) Come la verità può essere venduta. Non quando viene comunicato; In questo modo compriamo di più. Ma quando non viene comunicata, quando viene tradita per paura o allettamento, quando è trattenuta nell'ingiustizia, nell'egoismo, nel tradimento, nell'incoerenza, vendiamo la verità

(III.) Perché, una volta acquistato, non dovrebbe mai essere venduto. Ha un valore che va oltre tutto ciò che si può ottenere per esso. Il suo valore cresce più a lungo lo si conserva. Alla fine compra tutte le altre cose buone. Una volta venduto, è difficile essere ricomprato. (Giovanni Ker, D.D.)

Compra la verità, non venderla:

(I.) Indaga cos'è la verità. Di verità ce ne sono di molti tipi

1.) Quelli propri degli studi dei grandi studiosi

2.) Quelli riguardanti la conservazione del nostro corpo

3.) Quelli riguardanti l'emanazione e l'esecuzione delle leggi

4.) Quelli relativi all'allevamento, alla lavorazione del terreno e agli affari. Qui la verità è "l'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù".

(II.) La natura e la qualità di questa merce. Contiene tutti quei precetti e conclusioni che riguardano la conoscenza e il servizio di Dio, e che conducono alla virtù, all'integrità e alla rettitudine della vita. Questa verità è adatta e proporzionata all'anima dell'uomo, che ne è resa capace. Come è adatto a tutti, così è bello e amabile agli occhi di tutti, anche di coloro che non lo compreranno

(III.) La verità deve essere comprata. Non sarà nostro a meno che non impostiamo qualcosa e lo acquistiamo. Non ci imbattiamo in questa verità per caso. Se la fede degli uomini costasse loro di più, ne farebbero più uso di quanto non facciano

(IV.) Che cosa significa comprare la verità? Il prezzo è da soli. Dovete deporvi sull'altare della verità ed essere offerti in sacrificio per essa. Dovete offrire le vostre intelligenze, le vostre volontà e i vostri affetti. Abbandona i tuoi pregiudizi. Getta via ogni malizia verso la verità, ogni disgusto di essa, ogni avversione ad essa. Quali aiuti ci offre il Dio della verità per ottenere la verità?

1.) Meditazione, o fissazione dei nostri pensieri sulla verità

2.) La preghiera, che attira la grazia

3.) Esercizio e pratica di quelle verità che impariamo. (A. Farindon, B.D.)

Comprare la verità:

La verità è una sola, ed è in Dio e da Dio; anzi, è Dio Stesso. Questa verità viene da Lui trasmessa in diverse cose, che perciò sono chiamate vere. La Parola è la verità, perché Dio ne è l'autore; perché l'hanno scritta uomini ispirati; perché Cristo lo ha confermato; e perché lo Spirito di Verità lo interpreta. L'acquisto include un desiderio della merce; una riparazione nel luogo in cui è destinato alla vendita; un'abilità nel discernere e conoscere la bontà di esso; dando un prezzo proporzionato al valore di esso; e un deposito di esso per gli usi necessari. (S. Ierone.)

Il diritto di nascita della verità:

(I.) La verità è una questione di acquisto. La verità è, in se stessa, una, perfetta ed eterna. Per noi è un tesoro che cresce sempre di più. La verità che consideriamo è quella che ci è stata tramandata attraverso le Scritture. Otteniamo la verità avendo l'occhio sempre aperto per osservarla; con la lettura, la meditazione e la conversazione

(II.) La verità non deve essere venduta. Tra gli altri santuari in cui saremo tentati di vendere la verità c'è...

1.) Lo spirito commerciale del giorno. Siamo tentati dal modo in cui le disposizioni del regno di Cristo sono costrette a far posto alle disposizioni di questo mondo. Questo assorbimento della mente da parte dello spirito del guadagno terreno dà poco tempo per gli esercizi religiosi e genera un'inclinazione a esaltare certe virtù commerciali

2.) Gli uomini sacrificano la verità sull'altare dell'esclusività di vedute ristrette nell'applicazione dei privilegi e delle benedizioni della verità. La verità si perde nel settarismo

3.) C'è un pericolo per la verità nello spirito del razionalismo che è all'estero. (E. Monro.)

Il prezzo della verità:

(I.) Quanto costa conoscere la verità. Per verità intendiamo un accordo tra un oggetto e la nostra idea di esso. Vogliamo sapere: Che cos'è la verità morale? Che cos'è la verità universale? Per raggiungerlo, prendi sette precetti. Sii attento. Non scoraggiarti durante il travaglio. Sospendi il tuo giudizio. Lasciamo che il pregiudizio ceda alla ragione. Sii disposto a imparare. Frena la tua avidità di sapere. Per edificare la tua mente, soggioga il tuo cuore

(II.) Il valore e i vantaggi della verità

1.) Ti aprirà una fonte infinita di piacere

2.) Ti sarà adatto per i vari impieghi a cui potresti essere chiamato nella società

3.) Ti libererà da molti dubbi sgradevoli sulla religione

4.) Ti renderà intrepido all'avvicinarsi della morte. (Ibidem)

La vendita della verità:

"Non vendere la verità" significa:

1.) Non perdete la disposizione della mente, l'attitudine alla verità universale, quando l'avete acquisita

2.) Rimprovera quelle anime mercenarie che commerciano con la loro saggezza e la vendono, per così dire, al centesimo

3.) Vendendo si può capire, tradendo la verità. Tradire la verità significa, per qualsiasi sordido motivo, sopprimere o mascherare cose importanti per la gloria della religione, l'interesse di un prossimo o il bene della società. Ci sono sei ordini di persone che possono vendere la verità:

1.) Il cortigiano

2.) Il fanatico indiscreto

3.) L'apostata

4.) Il giudice

5.) Il politico

6.) Il pastore. (Ibidem)

Compra la verità:

Il significato dell'esortazione sembra essere che dovremmo sforzarci di acquisire quella felice disposizione d'animo che ci farà dare a ogni questione il tempo e l'attenzione che merita, a ogni prova la sua dovuta forza, a ogni difficoltà il suo pieno peso, e a ogni vantaggio il suo vero valore. Ma questa disposizione non può essere avuta per nulla; Deve essere acquisita con l'attenzione e la fatica: deve essere acquistata con il sacrificio della dissipazione e dell'indolenza. Possiamo facilmente osservare in quali stretti confini è confinata la mente dell'uomo; quanto siano difettosi i suoi poteri e quanto limitate siano le loro operazioni. Se, quindi, quando è necessario considerare una proposizione combinata, non le prestiamo un'attenzione proporzionata, trascureremo infallibilmente alcune delle sue proprietà, e, di conseguenza, la nostra conclusione sarà parziale e assurda. Questo ragionamento è confermato dall'esperienza invariabile: perché ogni uomo può ricordare alcune cose che sono apparse false o vere, certe o dubbie, a seconda della fretta o dell'attenzione con cui le ha esaminate. Acquisire questa attenzione abituale è comunemente un lavoro faticoso, e quindi richiede il sacrificio della nostra indolenza. Il lavoro della mente è evidentemente più faticoso di quello del corpo: perché possiamo vedere la maggior parte dell'umanità sottomettersi senza ripugnanza alla più pesante fatica del corpo, piuttosto che soffrire ciò che è mentale. Questo lavoro, tuttavia, è superabile; e, come tutti gli altri, per consuetudine, può essere reso facile. L'esercizio è quindi necessario per acquisire la facoltà di un'attenzione continua, che, una volta acquisita, ci permetterà di confrontare le idee più sublimi e di indagare le parti più astruse della conoscenza. Allora considereremo vani i sacrifici che abbiamo fatto; e la verità, quando l'avremo ottenuta, non sarà mai considerata troppo cara. Ci aprirà una feconda fonte di piaceri; ci formerà per riempire con decoro i nostri diversi impieghi; ci libererà da tutti gli scrupoli fastidiosi; e renderci intrepidi all'avvicinarsi della morte. I piaceri placidi e sereni dell'intelletto sono incomparabilmente più dolci di quelli che sono eccitati solo dagli organi grossolani dei sensi o dalle passioni più turbolente dell'anima. E se il piacere di progredire nella conoscenza umana è molto grande, come è universalmente ammesso, quali incantesimi devono accompagnare il raggiungimento di quella conoscenza che riguarda le cose dell'immortalità! È in pensione che la nostra attenzione può esercitare tutta la sua forza e considerare la religione in tutte le sue concezioni. La verità ci permetterà, inoltre, di riempire con decoro i diversi impieghi a cui siamo chiamati nella società. Un uomo che ha coltivato la sua mente si distinguerà in ogni stadio; e un uomo il cui modo di pensare è errato o futile, sarà in ogni condizione compatito o disprezzato. La verità, inoltre, ci libererà da ogni scrupolo importuno e fastidioso. "Essere sballottati da ogni vento di dottrina" è una situazione molto violenta; Eppure è una situazione che nessuno può evitare, tranne coloro che sono seriamente impegnati nello studio della verità, o coloro che sono del tutto insensibili. Infine, il valore della verità appare nella serenità che essa procura all'approssimarsi della morte. La famosa storia di Catone Uticensis è ben nota. Avendo deciso di lasciare questo mondo, desiderava molto essere sicuro che ce ne fosse un altro. A questo scopo lesse attentamente il libro di Platone sull'immortalità dell'anima; e i ragionamenti di quel filosofo lo soddisfacevano così pienamente, che morì con la massima tranquillità. Vide oltre la tomba un'altra Roma, dove la tirannia non poteva avere dominio, dove Pompeo non poteva più essere oppresso e Cesare non poteva più trionfare. Finché l'anima oscilla tra la luce e le tenebre, tra la persuasione e il dubbio; finché ha solo presunzioni e probabilità a favore della religione; È quasi impossibile contemplare la morte senza terrore; ma il cristiano che è illuminato, confermato e rafforzato, essendo elevato al di sopra del suo potere, è al sicuro da tutti i suoi terrori. Se Catone il pagano avesse potuto sfidare questo terribile re, cosa non avrebbe fatto Catone il cristiano? (A. Macdonald.)

Compra la verità:

(I.) Il valore e l'importanza della verità. Fosse forse una questione di uguale e inutile indifferenza se abbracciassimo la verità o l'errore, quali vantaggi potrebbero derivare dalla cultura dell'educazione, dal progresso dell'apprendimento o dalle scoperte della conoscenza? Se questa massima fosse una volta ammissibile, il pagano non istruito e il cristiano illuminato sarebbero completamente allo stesso livello. Se la verità non avesse alcuna importanza per la sicurezza, il benessere e la felicità dell'umanità, quale occasione c'è per le profonde ricerche dei filosofi, per l'ardente zelo dei teologi e per le fatiche estenuanti del vero studente? Ma nelle terribili preoccupazioni della religione, dove è in gioco la salvezza dell'anima, il valore e l'importanza della verità si elevano in proporzioni infinite!

(II.) In che modo dobbiamo comprarlo. Salomone non suggerisce nel mio testo a che prezzo dobbiamo comprare la verità, perché non possiamo comprarla troppo cara. Si può dire, quindi, che compriamo la verità quando dedichiamo le nostre ricchezze terrene al raggiungimento e alla diffusione della conoscenza cristiana. Poiché è stato ben osservato: "Le ricchezze dovrebbero essere impiegate per ottenere la conoscenza piuttosto che la conoscenza per ottenere ricchezze". Compriamo la verità anche quando prestiamo attenzione ai mezzi per ottenerla. Così, quando scrutiamo diligentemente le Sacre Scritture e ne facciamo il nostro studio principale, quando preghiamo Dio in segreto e quando osserviamo rigorosamente le ordinanze del Vangelo, allora ci sforziamo di conoscere la verità

(III.) Il pericolo e la colpa di venderlo. (Giovanni Grose, M.A.)

Il valore pratico delle opinioni:

Non c'è quasi nulla di così chiaro riguardo al dovere umano, che uno stato sbagliato del sentimento morale non possa far dubitare, o addirittura negare. È un evento quotidiano sentire il valore della verità contestato. La forma usuale è questa: "Non importa ciò che un uomo crede se la sua vita è giusta". L'affermazione suona familiare e banale, ma ad un esame sembrerà una delle più evidenti e autoevidenti falsità. Agire rettamente senza conoscenza non è meno praticabile che vedere senza gli organi adatti. Considerate ciò che è necessario fare per dimostrare la vera posizione che non importa ciò che un uomo crede su argomenti religiosi se la sua vita è giusta. Deve essere dimostrato che:

1.) Che non ci sono verità certe relative alla religione; oppure...

2.) Che queste verità non hanno alcuna connessione necessaria con la condotta degli uomini; oppure-

3.) Che le conseguenze della loro condotta, giuste o sbagliate che siano, saranno le stesse. La nostra conclusione è che non c'è da aspettarsi che la condotta, la vita degli uomini, sia materialmente migliore delle loro opinioni; dalle opinioni che comprendono le reali convinzioni viventi delle loro menti. È quindi un dovere imperativo attribuire un alto valore alla verità nel nostro pensiero religioso. Le opinioni religiose non dovrebbero solo essere saldamente fissate; Dovrebbero anche essere opinioni giuste. (R. Palmer, D.D.)

Compra la verità e non venderla:

In ogni argomento c'è una "verità" da qualche parte. L'originale della "verità" - lo stampo in cui tutto è stato fuso per la prima volta - deve essere la mente di Dio. Ma in che modo questi grandi archetipi della mente di Dio raggiungono e si imprimono nella mente dell'uomo? In primo luogo, Dio ci ha dato la rivelazione per essere il loro riflettore. Ma poiché la "verità" più importante di tutte le verità per noi è come un peccatore può essere salvato, come un Dio giusto può perdonare un ribelle, quindi, come cristiani, generalmente chiamiamo il vangelo "la verità". E beh, merita questo nome! Ma l'insegnamento di uno che aveva il diritto di parlare, forse dalla più grande esperienza che un uomo abbia avuto, è che la "verità" è difficile da ottenere e difficile da conservare. "Compra la verità e non venderla". E qual è il costo della "verità"? Dovete uscire dalle piccolezze e dalle ristrettezze del sentimento di festa. Devi andare abbastanza in alto da avere una visione ampia delle cose. Poi, devi sentirti e agire come un bambino nell'intelletto, essendo consapevole della debolezza e dell'ignoranza, anche nel tuo punto più forte; disposto a essere insegnato. Qualunque sia il tuo talento, non puoi mai comprare la "verità" se non con la froce. Ci deve essere un vero dispendio di duro lavoro. E devi costruire con attenzione, precisione, sistematicamente; senza dare nulla per scontato. E le vostre preghiere non devono essere cose facili, banali. Ma ora, suppongo che il contratto sia completo, e che, con la spesa necessaria, molti sforzi e molte preghiere, tu abbia comprato la "verità", una certa "verità", poco può essere, ma reale e genuino. Permettetemi di darvi un avvertimento. La "verità" è un tesoro prezioso. Ma dove c'è un tesoro, là arriveranno i ladri! E arriveranno in modo molto ingannevole. Non con la forza, ma con l'artificio. E faranno finta di "comprare". Ma l'affare è rovinoso! Perché una cosa è "comprare" e un'altra è "vendere"; e spesso gli uomini ci daranno ben poco per ciò per cui abbiamo dato molto! Sarà un cattivo affare se vendi la "verità" a qualsiasi prezzo. Ma molte cose ti attireranno. Può essere un po' d'amore per l'eccitazione, che vi tenterà di esagerare la "verità"; e se lo esageri, l'hai quasi perso. Oppure può essere l'amore per la popolarità, che ti fa desiderare di piacere a tutti quelli con cui sei, e quindi di adattare le tue opinioni a tutti; e si taglia un po' da un lato, e si aggiunge un po' dall'altro, finché l'intera forma e il carattere sono cambiati, e la "verità" non viene fuori affatto "verità". Oppure può accadere che la "verità", che voi sentite essere "verità", si frapponga al vostro interesse mondano, e siate tentati di sacrificarla sull'altare della fama o di mammona. O i pregiudizi della vostra posizione sociale, o le vostre idee professionali, vi portano a vedere e presentare la "verità" con un mezzo che la traviserà completamente e quasi la pervertirà. Oppure la semplice indolenza può insinuarsi in te, e puoi dare alla negligenza ciò che una volta hai ottenuto con una spesa così grande! E spesso ci vuole tanto per mantenere la "verità" quanto per ottenerla. Un po' di mondanità, un po' di spreco di piaceri, snervano la fibra stessa della "verità". E ancora più solennemente, un vizio può evirare tutta la "verità". Se un uomo continua nel peccato, la "verità" deve scomparire. (J. Vaughan, M.A.)

Barattare per l'eternità:

Alcune delle caratteristiche di un saggio mercante spirituale

1.) Non trascurerà di tenere conto delle scorte

2.) Starà in guardia contro i ladri

3.) Osserverà lo stato dei mercati

4.) Starà attento a trarre profitto da tutto ciò che passa per le sue mani

5.) Non correrà rischi inutili. (T. Deuteronomio Witt Talmage, D.D.)

La preziosità della verità:

Questa affermazione non deve essere intesa in senso letterale o commerciale. Seguendo la cifra qui utilizzata, vedi:

(I.) Che la verità dovrebbe essere esaminata attentamente. Nessun uomo saggio compra un articolo senza guardarlo molto da vicino. Non c'è cosa buona che non abbia le sue contraffazioni e imitazioni. L'articolo che qui ci viene consigliato di acquistare è riconosciuto come la più preziosa di tutte le cose, ed è quindi l'ultima cosa che dovrebbe essere presa sulla fiducia. Che sia suscettibile di essere pervertito e degradato lo sappiamo tutti. Il grande Maestro non richiese ai Suoi ascoltatori di prendere le Sue dichiarazioni sulla base della fiducia. Corteggiò e chiese persino di indagare. Il principio del giudizio privato può essere abusato

(II.) La verità deve essere valutata. Deve essere formata un'attenta stima del suo valore. Viene offerto solo a una condizione: il sacrificio, o almeno la libera resa di tutto ciò che abbiamo

(III.) Per completare la transazione dobbiamo chiudere con i termini in base ai quali viene offerto l'articolo. La verità è un sistema di dottrina e di disciplina, che deve essere attentamente studiato, compreso a fondo e diligentemente migliorato

(IV.) La verità non può mai essere venduta, se non con una grave perdita. Può essere venduto o sacrificato...

1.) Da uno spirito di pura codardia

2.) Da un sentimento di falsa carità e di egoistica compiacenza

3.) Essendo accomodato a quello che viene chiamato "lo spirito del tempo". (Walter M. Giloray, D.D.)

L'acquisto importante e la vendita vietata:

(I.) La merce consigliata. "La verità".

1.) C'è una verità dottrinale

2.) C'è una verità sperimentale

3.) C'è una verità pratica

(II.) Il consiglio dato. "Compra la verità". Per ottenere la verità dobbiamo...

1.) Vieni al mercato della verità

2.) Sacrificare gli ostacoli alla verità

3.) Impiega i mezzi raccomandati dalla verità

(III.) Che questo acquisto sia sollecitato da diverse considerazioni

1.) Dal tuo assoluto bisogno di esso

2.) Dalla modalità libera e facile della sua acquisizione

3.) Dal suo valore essenziale. Quando posseduto, deve essere conservato

(IV.) Da chi viene venduta la verità

1.) Dal ministro mercenario

2.) Da parte del professore temporeggiatore

3.) Dal falso oratore

4.) Dall'adulatore

5.) Dallo sviamento

(V.) Ragioni per cui non dovremmo vendere la verità. (J. Burns, D.D.)

Il costo della religione:

La Bibbia contiene la verità che dobbiamo comprare. Chi ha una religione che non gli è costata nulla ha una religione che non vale nulla. Non si può essere religiosi senza un po' di sacrificio. Costa meno all'inizio che in età avanzata. (E. Birch, M.A.)

La natura e l'importanza della verità:

(I.) Che cos'è la verità. Per verità intendo la giusta comprensione di tutte quelle cose che tendono a promuovere la felicità dell'umanità. Ciò include l'idea di tutti gli obblighi virtuosi e religiosi. La verità, nella sua massima libertà, si riferisce a una varietà di cose che sono solo questioni di mera speculazione; e questi possono offrire un certo piacere agli uomini di profondo pensiero e cultura. Ma quella verità che è l'oggetto della preoccupazione di tutti gli uomini ha un rispetto più immediato per la felicità. E questo consiste in una giusta conoscenza della religione e della virtù. Questo brilla nella pratica più che nella speculazione. Altre verità possono piacere all'orecchio e calmare la fantasia; ma questo migliora il giudizio e ripara il cuore

(II.) Dovremmo usare tutti i mezzi appropriati per ottenere la conoscenza della verità. È assolutamente necessario che un uomo sappia prima, prima di poter fare correttamente, ciò che è buono; e quindi se l'anima dell'uomo ignora la verità, deve essere allo stesso tempo priva di virtù; e se è privo di virtù, è del tutto incapace di felicità. Né la ricerca della verità è meno piacevole che proficua. Perché, nel corso della nostra indagine, dobbiamo contemplare Dio, la natura e noi stessi. Contemplando l'Essere Divino, quale ampio campo di piacere si apre alla mente! Quali nobili trasporti deve sentire l'anima dalla vista di Lui, che è la fonte della perfezione; in cui abita la bellezza, la scienza, la verità, la sapienza, la virtù e ogni eccellenza morale! Nella contemplazione della natura, vediamo per così dire in prospettiva un'infinita varietà di belle apparenze e di relazioni tra le cose; tutto ciò serve a riempire la mente con le idee più piacevoli di bellezza, ordine e armonia. E nell'esaminare noi stessi possiamo osservare una curiosa macchina composta di varie molle e movimenti, ognuno dei quali contribuisce a qualche piacere o vantaggio a noi stessi o agli altri. Ancora una volta, la verità è la più bella, oltre che piacevole. Per tutti "la bellezza è verità. Così, in architettura le vere proporzioni fanno la bellezza di un edificio. Nella musica, le vere misure fanno la bellezza dell'armonia; E nella poesia, che tanto si occupa di favola, la verità è ancora il fondamento: perché tutta la narrativa non è più piacevole di quando ha una somiglianza con la verità". E così, allo stesso modo, la bellezza delle azioni, degli affetti e dei caratteri nasce dall'onestà e dalla verità morale. Perché cosa c'è di più bello dei sentimenti, delle azioni graziose, delle passioni regolari e del comportamento piacevole? Così la natura stessa conduce alla virtù, e la verità ha in sé una specie di magia morale che incanta irresistibilmente. Chi dunque rifiuterebbe in ogni caso di acquistare la conoscenza della verità, che è così piacevole, così bella, così vantaggiosa? Ma in questo onesto modo di commercializzare la verità, e in tutte le nostre ricerche successive, bisogna fare molta attenzione a non essere imposti né da uomini ignoranti né da uomini che ci disegnano. La menzogna spesso ci corteggia sotto l'apparenza della verità, come una sorta di pietre scintillanti contrafferanno i veri diamanti. Così, tra alcuni professori di cristianesimo, la superstizione contraffa il nome della religione, e molte cerimonie oziose passano correnti invece di pura virtù sostanziale. Per evitare ciò, dovremmo studiare la natura umana e la natura di Dio, nella misura in cui ci viene scoperta dalla luce della ragione e della rivelazione

(III.) Quando con i nostri fedeli sforzi abbiamo ottenuto la verità che il testo ci suggerisce, non dovremmo in alcun modo separarcene. "Compra la verità e non venderla". Se la verità è di così grande importanza da far dipendere da essa la virtù, la religione e persino la felicità, quale uomo saggio se ne separerebbe mai? Si può infatti dare un equivalente per la sua perdita? E perché dovremmo scambiare un bene maggiore con un bene minore? Nel nostro viaggio attraverso questo mondo incontriamo molte strade accidentate e difficoltà. Ma la verità ci condurrà sani e salvi attraverso tutto nel rifugio desiderato. Tutti i beni terreni sono imperfetti e di breve durata; Ma la verità è eterna nel suo originale, e non mancherà mai di dare completa soddisfazione a tutti coloro che perseverano in essa. Ma voi chiederete: Quando si può dire che ci separiamo dalla verità? Ci separiamo da essa ogni volta che lasciamo che un interesse, un pregiudizio o una passione prevalgano su di noi, contrariamente ai dettami della retta ragione. Poiché, quindi, apprezziamo il nostro più grande interesse, sforziamoci onestamente di conoscere la verità; e applichiamoci a tutti i mezzi appropriati a questo scopo, come la lettura, la conversazione e la preghiera a Dio. La stessa onesta diligenza che si usa nell'apprendimento delle altre arti e scienze ci porterà alla conoscenza di tutta quella verità che è necessaria per chiunque conoscere. E Dio non richiede da noi più di quanto le nostre rispettive capacità e opportunità ci permettano. (N. Ball.)

La mercanzia della verità:

(I.) Il bene prezioso necessario per la vita umana. La verità è quella merce che nutre la vita morale

1.) È di comprensione universale

2.) È di comune necessità e idoneità

3.) È una cosa di fine comune nella vita

4.) È la corona e il complemento della vita

(II.) Il commercio della verità

1.) Un compartimento nel mercato della verità è la conoscenza e il trattamento corretto con noi stessi

2.) La comunione con il Padre del nostro spirito

3.) Studio delle opere e delle parole di Dio

4.) Conoscenza dell'umanità

5.) Mezzi e provvidenze cristiane. La verità è a buon mercato ad ogni costo. Una condizione nella ricerca della verità è un motivo alto e santo. Un altro è il giusto uso dei nostri poteri e delle nostre opportunità. Un terzo è cercare e seguire il meglio. Un quarto è la sottomissione alla volontà divina. Un altro è la perseveranza; e un'altra fede

(III.) Il dovere conservatore. È facile nella vendita, ma difficile da acquistare. Nulla può compensare la sua assenza. La vendita della verità significa sempre un affare ingiusto. (T. Hughes.)

La verità dovrebbe essere comprata, ma mai venduta:

(I.) La verità è una cosa preziosa. "Compra la verità". Che cos'è la verità? È la realtà. In contrapposizione a tutto ciò che è fittizio e falso

1.) La realtà in relazione al bene supremo. Quante false teorie ci sono riguardo alla dignità umana e alla felicità umana. La verità è la realtà di questi

2.) Realtà in relazione alla condotta personale. Ci sono uomini vuoti, uomini finti. La verità rende gli uomini reali. Porta le loro concezioni in perfetto accordo con i fatti eterni, e la loro condotta personale in perfetto accordo con le loro concezioni. Cristo è la verità incarnata. La preziosità di questa verità può essere valutata dall'influenza che ha esercitato sulla razza. La verità intellettuale è preziosa, la verità morale è più preziosa, la verità redentrice è più preziosa di tutte

(II.) La verità da ottenere deve essere acquistata. Può essere acquistato solo da:

1.) Studio

2.) Devozione

3.) Lavoro

4.) Abbandono di sé

(III.) La verità, una volta acquistata, non dovrebbe mai essere venduta. "Non venderlo". La verità può essere venduta. Giuda lo vendette. Può essere venduto per potere, per fama, per piacere mondano, ecc. "Non venderlo". Se lo vendi, vendi la tua utilità morale. Vendi il tuo rispetto di te stesso. Vendete il vostro potere di coscienza. Vendi la tua dignità. Tienilo come lo tennero Daniele, Stefano e Paolo. (Omileta.)

Il più alto commercio:

(I.) L'importanza di acquisire la verità

1.) Dovremmo cercarlo diligentemente

2.) Dovremmo essere disposti a sacrificarci e arrenderci tutti per questo

3.) Ancora una volta, la verità deve essere obbedita per essere fatta nostra

(II.) L'importanza di conservare la verità. "Non venderlo". Non dovremmo separarcene

1.) Per il suo valore intrinseco

2.) Perché non sale e scende di valore come le altre cose. I mercati di questo mondo sono sempre fluttuanti, ecc. La verità è sempre la stessa

3.) Perché se ne può appropriare o fare nostra come nient'altro. "La vita (il benessere) di un uomo non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede." I beni mondani non hanno alcun valore per un uomo quando arriva l'ultima ora. Ma la vera religione lo accompagnerà nell'avversità, nell'afflizione, e lo conforterà anche nella morte. (D. Morgan.)

La verità non può essere eliminata senza danno:

La verità non è come un sigillo d'orologio, di cui un uomo può disporre senza alcun danno per il suo carattere. È un elemento vitale del carattere, e quindi della felicità; e chi lo baratta con qualcosa, si renderà presto conto che non solo ha sacrificato il più grande per il meno, ma ha rinunciato alla cosa principale della nobiltà e della gioia umana. (T. Carlyle.)

25 CAPITOLO 23

Proverbi 23:25

Tuo padre e tua madre si rallegreranno, e colei che ti ha partorito si rallegrerà.-Pietà filiale:-

Il rispetto e l'amore per i genitori non sono, infatti, i motivi che operano con la massima forza sulle menti rinnovate dallo Spirito di grazia e di verità. In tal senso, gli incentivi più potenti all'azione sono quelli che traggono la loro origine dal rapporto che intratteniamo con Dio, autore della vita e della salvezza. A volte accade che un giovane ingenuo sia più influenzato dal ricordo dei consigli di un padre o di una madre defunti di quanto non lo sarebbe stato dagli stessi consigli se quel padre o quella madre non gli fossero stati tolti; e mai, in nessuna circostanza, la pietà filiale appare più amabile e attraente

(I.) Coltivate il rispetto per i consigli e l'autorità dei genitori. In questo periodo della loro vita sono giovani così tentati di disprezzare l'autorità dei genitori come quando passano dalla fanciullezza all'età adulta. Desiderano essere pensati in modo indipendente e capaci di dirigersi da soli. Diventano impazienti di moderarsi, e i consigli anche dei genitori che essi riveriscono e amano sono spesso fastidiosi. Meglio mostrare la vostra pretesa d'essere considerati giovani di spirito veramente nobile e indipendente osando sempre fare ciò che è giusto e ubbidendo sempre ai comandi dei genitori. Non disprezzare le paure di una madre, per quanto infondate possano essere. Sia il tuo scopo quello di rimuoverli, non sostenendo che non c'è alcun motivo per loro, ma ricevendo con riverenza le sue ammonizioni e conformandoti ad esse

(II.) Cercate con ogni serietà la verità. Per quanti padri e madri sarebbe come la vita dai morti, se potessero essere certi che tutti voi state cercando ardentemente la perla di grande valore, pronti e desiderosi di acquistarla ad ogni costo, ad ogni sacrificio! Ma non siate indifferenti ad altre verità, verità di scienza fisica, etica o politica. E attenetevi sempre alla verità in contrapposizione alla falsità, alla dissimulazione e all'ipocrisia. I comandi di Dio, gli interessi sociali degli uomini, l'esistenza stessa della società civile, esigono un'adesione incrollabile alla verità. Prestare attenzione anche alla verità nel senso della fedeltà, della sincerità e della puntualità nel mantenere le promesse

(III.) Cerca "saggezza, istruzione e intelligenza". Questi diversi termini erano impiegati non tanto allo scopo di una precisa discriminazione, quanto per indicare la serietà con cui dovevano essere ricercati. Sia il vostro scopo quello di fare tutti i progressi possibili sia nella conoscenza umana che in quella divina, ma soprattutto in quest'ultima

(IV.) Cercate la compagnia dei saggi e dei buoni, scegliendo come associati solo coloro che si distinguono per sobrietà di condotta. Le vostre associazioni, di qualsiasi tipo esse siano, non possono non esercitare un'influenza su di voi. Se i tuoi compagni sono i saggi e i buoni, non puoi che trarre vantaggio dalla connessione

(V.) Fai attenzione nella scelta dei libri. Tale è la costituzione della nostra mente che tutto ciò che leggiamo fa impressione su di essa. Come è la tua lettura, così sei tu

(VI.) Coltiva sentimenti virtuosi e abitudini virtuose. Affinché i vostri sentimenti siano virtuosi, dovete dedicarvi allo studio della virtù. (Giovanni Maclean, D.D.)

26 CAPITOLO 23

Proverbi 23:26

Figlio mio, dammi il tuo cuore.-Il cuore è un dono per Dio:-

(I.) L'amore spinge a questa richiesta di saggezza

1.) Solo l'amore cerca l'amore. Non ci interessa essere amati da coloro che non amiamo. Quando Dio chiede amore all'uomo è perché Dio è amore. È un esempio di infinita condiscendenza che Dio dica: "Figlio mio, dammi il tuo cuore". Il Grande Benefattore diventa se stesso il supplicante. Deve essere a causa del grande amore di Dio che Egli accondiscende a mettersi in una tale posizione

2.) Non può essere che l'amore supremo che porta la sapienza a cercare il cuore di quelle povere cose come noi. La saggezza deve essere del tipo più condiscendente. Solo l'amore infinito verrebbe a corteggiare cuori come i nostri. Perché che cosa ha da guadagnare Dio? Egli è troppo grande per noi per renderlo più grande, troppo buono per noi per renderlo migliore, troppo glorioso per noi per renderlo più illustre. Egli non può guadagnare nulla, noi otteniamo tutto con il dono. Eppure Egli guadagna un figlio

(II.) La sapienza 101 persuade a obbedire a questa amorevole richiesta. Prendere i nostri cuori e consegnarli a Dio è la cosa più saggia che possiamo fare

1.) Molti altri bramano i nostri cuori, e i nostri cuori andranno sicuramente in una direzione o nell'altra. È bene custodire il proprio cuore con tutto l'apparato che la sapienza può fornire

2.) La sapienza esorta alla decisione immediata, perché è bene avere un cuore allo stesso tempo occupato e assunto da Cristo

(III.) Cerchiamo di essere abbastanza saggi da prestare subito attenzione a questo ammonimento di saggezza. Quando? Attionce. Come? Liberamente. Fallo accuratamente. Non si può dare a Cristo un pezzo di cuore, perché un cuore che è dimezzato viene ucciso. (C. H. Spurgeon.)

Il cuore per Dio:

Ecco, tu sei un donatore, Dio che supplica, il tuo cuore un dono che Egli rivendica con il nome di figlio. Una volta Dio richiedeva offerte e sacrifici che gli uomini non erano disposti a dare, perché era un caro servizio di Dio; ma ora dice che il cuore è più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Le tue elemosine ai poveri, i tuoi consigli ai semplici, la tua eredità ai tuoi figli, il tuo tributo a Cesare, ma il tuo cuore a Dio. Non un pezzo del tuo cuore, non una stanza nel tuo cuore, ma il tuo cuore. Alcuni hanno un cuore doppio, ma Dio riconosce un solo cuore. Dio non richiede il cuore come se non avesse bisogno di altro che del cuore. Il cuore porta con sé tutto l'uomo. C'è molta lotta per il possesso del cuore dell'uomo. A meno che non sentiamo di doverlo a Dio, lo daremo contro la nostra volontà. Il saggio, scegliendo il cuore per Dio, parlò come se volesse indicare il modo più piacevole, più giusto e più facile per servirLo, senza rancore, fatica o stanchezza. Tocca solo il primo link, tutto il resto seguirà; Così metti in moto il cuore, ed è come l'equilibrio di un orologio, che fa girare tutte le ruote in un modo. Il fatto che Dio richieda il cuore dimostra che tutte le cose di questo mondo non ne sono degne e nemmeno una parte. Dobbiamo servire Dio per Sé, e non per noi stessi, come fa tutto per amore colui che dà il suo cuore. Dio sfida il cuore con il nome di un Figlio. Perciò ora chiedete ai vostri cuori di chi sono e come si sono mossi con queste parole. Che ne sarà dei cuori quando Colui che li brama ora li giudicherà nell'aldilà? (H. Smith.)

La richiesta divina:

(I.) La natura di questa richiesta. "Cuore" è un altro termine per "anima", o la parte immortale dell'uomo. L'anima dell'uomo possiede certi poteri o facoltà, per mezzo dei quali è in grado di ragionare, giudicare, ricordare, scegliere, determinare e compiere tutti gli atti della razionalità. Rendere il cuore a Dio è...

1.) Dare l'intelletto per conoscere e contemplare le perfezioni Divine. La comprensione è la facoltà principale dell'anima umana

2.) Per offrirgli la volontà. Ogni uomo possiede un potere di autodeterminazione

3.) Cedere gli affetti a Lui. Questo dono del cuore deve essere fatto, in una totale dipendenza dall'aiuto divino; prontamente, allegramente, interamente, perpetuamente

(II.) I motivi per soddisfare la richiesta

1.) Gratitudine

2.) Fedeltà. Tu hai promesso di farlo, hai deciso di farlo

3.) Giustizia. Ogni essere umano è enfaticamente proprietà dell'Altissimo. Dio è il proprietario assoluto, inalienabile di tutto. Esigendo il tuo cuore, Egli chiede ciò a cui solo Lui ha diritto

4.) Sicurezza. Questo dipende dall'essere nella santa custodia di Dio

5.) Interesse personale. Qui il vostro dovere e il vostro interesse vanno di pari passo. Inferenze:

(1) Che nulla sarà accetto a Dio dove il cuore è trattenuto

(2) Che Dio usa tutti i metodi concepibili per indurre gli uomini a darGli i loro cuori

(3) Tutto nella religione, da parte dell'uomo, deve essere volontario. (R. Treffry.)

L'appello di Dio all'uomo:

(I.) Il cuore umano non è per natura in possesso di Dio. Questo fatto è confermato...

1.) Con le azioni dell'uomo. Le azioni dell'uomo nel suo stato non rigenerato dimostrano che il suo cuore non è sotto il controllo del Divino. L'uomo in questa condizione non ha alcuna simpatia per le verità, le realtà, i principi e i piaceri del benedetto vangelo di Dio

2.) Dall'esperienza del bene di tutti i secoli

3.) Mediante la testimonianza della Parola di Dio

(II.) Dio desidera il possesso del cuore umano. Questo desiderio di Dio...

1.) Si fonda su un terreno giudiziario. È giusto che Dio abbia il cuore. Non siamo nostri; Colui che ci ha creati ha un diritto inalienabile su tutto ciò che abbiamo e siamo. "Egli ci ha riscattati con il prezioso sangue di Cristo".

2.) Si fonda sulla relazione filiale: "Figlio mio, dammi il tuo cuore". Dio e l'uomo sono parenti stretti; l'uomo è la progenie del Divino

3.) Si fonda sull'amore di Dio per l'uomo. L'amore di Dio per l'uomo lo spinse a fare questo appello. Desidera il suo cuore per illuminarlo con il suo Spirito, purificarlo con il sangue di suo Figlio

(III.) Dio desidera un possesso volontario del cuore umano: "Figlio mio, dammi il tuo cuore". Dio dice: "Dammi il tuo cuore" interamente, volontariamente, senza riserve, con gratitudine e con fede

1.) Che Dio non esercita la costrizione sulla volontà dell'uomo: "Dammi il tuo cuore". Dio riconosce il libero arbitrio dell'uomo

2.) La dignità dell'uomo riconosciuta da Dio. Il consenso dell'uomo è necessario

3.) La gloria del carattere divino. Se Dio costringesse l'uomo a servirLo e ad arrendergli il suo cuore, il suo servizio non renderebbe alcuna gloria a Dio; il servizio sarebbe privo di virtù. (J. O. Griffiths.)

La richiesta di Dio e il dovere dell'uomo:

Prendete le parole come quelle di uno più grande di Salomone

(I.) Perché Dio fa una richiesta all'uomo? Dio ama un'offerta volontaria, una resa volontaria da parte di una creatura come l'uomo. Un uomo è in grado di disobbedire. Dio si compiace quando l'uomo gli presta un'obbedienza cordiale e volontaria

(II.) Qual è la richiesta che Dio fa agli uomini. "Dammi il tuo cuore". Il cuore è un altro nome per gli affetti, e gli affetti sono una parte essenziale di ogni uomo come il suo intelletto o la sua volontà. Dio dice: "Dammi il tuo amore supremo". Ecco una richiesta che pochi uomini soddisfano, che nessuno nel suo stato naturale soddisfa. Gli uomini daranno a Dio tutto tranne i loro cuori. Si tratta di una richiesta in merito alla quale alcuni dubitano di doverla rispettare

(III.) Perché Dio fa questa richiesta all'uomo?

1.) Perché il cuore è la cosa più preziosa che abbiamo

2.) Dove il cuore è dato, tutto il resto seguirà

3.) Il cuore non può mai essere felice finché non viene dato a Dio. Così che Dio fa questa richiesta non per una ragione egoistica, ma nella più grande bontà e nella più amorevole benignità di Dio

(IV.) In che modo Dio fa questa richiesta all'uomo? In vari modi. Lo fa con tutte le comodità della nostra vita presente. Lo fa facendo l'esperienza dei dolori della vita. Nella Croce di Gesù si pronuncia questa richiesta. (Francis Tucker, B.A.)

Donare il cuore:

(I.) Il comando

1.) La sua natura. "Il tuo cuore": il centro del pensiero e della vita

2.) La sua estensione. Include la volontà, la forza, l'amore

3.) La sua ragionevolezza

(II.) Gli ostacoli

1.) La sua singolarità

2.) La tendenza della natura umana a fuggire da Lui, invece di avvicinarsi a Lui

3.) Le tentazioni del mondo

4.) L'influenza di Satana

(III.) Incoraggiamenti

1.) L'amore di Dio

2.) L'invito di Dio

3.) La nostra condizione desolata

(IV.) Aiuta

1.) Serietà

2.) Attenzione

3.) Riguardo geloso

4.) La preghiera e i mezzi della grazia. (Omileta.)

La requisizione divina:

(I.) Spiegare il testo

1.) Gli uomini non donano naturalmente il loro cuore a Dio

2.) Dio non ci costringerà a soddisfare la richiesta

3.) Dare il cuore implica:

(1) Che rinunciamo di cuore a tutto ciò che Dio ha proibito

(2) Una fede sincera nell'adempimento di tutte le promesse

(3) Che cerchiamo e ci aggrappiamo costantemente a Dio come nostra parte

(II.) Far rispettare il testo

1.) È giusto e giusto

2.) Il nostro interesse lo richiede

(III.) Ora, quale risposta darai al mio Signore al testo?

1.) "Oh", dicono alcuni, "l'ho dato da molto tempo. Mi dispiace solo di non averlo dato prima, e mi dispiace di essermi così spesso allontanato nel cuore; ma da chi andrò?"

2.) "Sì", dice un altro, "desidero e mi sforzo di farlo; ma che lotta per la vita!" Non disperare; sollevalo come puoi, e "se le tenebre dureranno per una notte, la gioia verrà al mattino"; il Signore è vicino a te; Egli può sciogliere il tuo cuore. Alza lo sguardo: il giorno della redenzione si avvicina

3.) "Sì", dice un altro, "il mio cuore? Lo desiderate? Chiedi i miei soldi, la mia lingua, la mia voce, i miei piedi, le mie mani, qualsiasi cosa tranne questo. È altrimenti impegnato". Il mio Maestro non ha lasciato nella mia commissione il potere di comprometterlo; Non prenderà nient'altro

4.) "Sì", dice un altro, "con il Suo aiuto lo farò; è giusto. Non posso essere al sicuro senza, ed è gentile che lo cerchi. Ma quando? Domani... stanotte è impossibile; tra pochissimo tempo lo farò". Dubito che perirai per sempre! (J. Summerfield, M.A.)

L'abbandono del cuore a Dio:

(I.) Il motivo per cui l'abbandono del cuore è indispensabile

1.) Niente di meno è degno dell'accettazione di Colui che conosce gli scopi più nascosti della mente

2.) Solo Dio può soddisfare il cuore

3.) Nessuno, se non Dio, può rinnovare o santificare il cuore, e quindi prepararlo per la santità del cielo

(II.) In che modo questo comando necessario può essere rispettato

(III.) I felici effetti che deriveranno da un'obbedienza pronta e universale. La morale del Vangelo è fondata sulla base della gratitudine e del principio efficace dell'amore per Dio. Il senso del Suo amore e del Suo favore che perdona sarà il completamento dei nostri desideri, la fonte delle nostre gioie e l'anticipo del cielo. (Giovanni Grose, M.A.)

Sul dare il cuore a Dio:

(I.) Cosa significa dare a Dio il nostro cuore. "Dammi tutti i tuoi affetti. Lasciate che Io sia il loro oggetto, lasciate che Io sia il centro dove tutti si incontrano. Dammi la tua speranza, il tuo timore, la tua gioia, il tuo desiderio, il tuo amore, la tua gioia. Odio ciò che odio; ama ciò che comando; desidero ciò che prometto. Rallegratevi nella speranza del Mio favore; temete la Mia ira; dilettarsi a fare la Mia volontà. Fa' che tutti i poteri della tua mente, sotto l'influenza di questi affetti, siano dati a Me. Fa' che la tua intelligenza sia impiegata per comprendere e ammirare le Mie opere e le Mie vie; la tua coscienza nell'approvare e disapprovare secondo la Mia santa volontà; la tua volontà nel conformarsi implicitamente alla Mia; la tua memoria nel conservare le istruzioni e le consolazioni della Mia Parola".

(II.) Quanto è ragionevole dare a Dio il nostro cuore. Se un simile ha diritto ai nostri affetti a causa delle sue eccellenze morali, quanto più Dio, che possiede queste eccellenze in infinita perfezione!

(III.) Quanto è benedetto dare a Dio il nostro cuore

(IV.) Quanto è importante dare a Dio il nostro cuore. Senza dare il cuore a Dio, tutte le nostre opere sono solo peccati patinati, splendidi vizi, piacevoli abominazioni. E inoltre, è il dono del cuore a Dio che ci prepara per un mondo migliore

(V.) Come possiamo essere in grado di dare a Dio il nostro cuore. (Miles Jackson.)

L'abbandono del cuore a Dio:

Dio deve esercitare la signoria su tutte le capacità e le volizioni dell'anima; al di sopra di tutte le nostre forze spirituali, morali e intellettuali

(I.) La natura, l'estensione e la ragionevolezza di questo comando. Implica una comprensione chiara e illuminata delle cose di Dio, specialmente del metodo di salvezza del Vangelo. Il comando è ragionevole in considerazione delle relazioni che Dio ha con noi

(II.) Difficoltà nel fare questa resa. Come colpire i giovani. Tentazioni della giovinezza. Prove e mali dell'esperienza scolastica. Entrare in affari. Forme di svago. Indicazioni:

1.) Sii serio

2.) Se hai dato a Dio il tuo cuore, abbi cura di ciò che entra e di ciò che ne esce

3.) Guarda bene a chi accanto a te dona una parte del tuo cuore

4.) Attenzione alla negligenza nella devozione segreta

5.) Continuate a partecipare alle sacre ordinanze. (Daniel Moore, M.A.)

Il dono del cuore a Dio (ai giovani):

Il cuore non è mai veramente nostro finché non lo abbiamo dato via. Finché non l'abbiamo messo in una mano, o deposto su un altare, non ci rendiamo mai pienamente conto del suo possesso, non sentiamo mai il suo potere, non conosciamo mai le sue capacità, non capiamo mai quanto profondi siano i suoi bisogni, né quanto sublimi siano le sue aspirazioni. Nessun uomo può vivere una vita seria, sociale o spirituale, e tenere il suo cuore per sé. E prima o poi il cuore sarà dato o a qualche scopo, o a qualche oggetto, o a qualche idolo, o a Dio. A causa di questa necessità nel cuore di appartenere a un oggetto, il clamore per esso è grande. I candidati si affollano positivamente sul sentiero della vita. C'è la moda, c'è il piacere, c'è la fama, c'è la conoscenza, e tutto il fascino, la sottigliezza e le promesse altisonanti che possono fare lo importano nei loro appelli. Ma una voce di tenerezza e di autorità ci parla dall'alto: "Figlio mio, dammi il tuo cuore". Questo ci attrae per la semplice maestà del diritto. Il diritto di Dio al cuore sta in questo...

1.) Ha creato quel cuore. E la sua richiesta ci parla subito del diritto di Dio e della libertà dell'uomo

2.) Egli le ha concesso, e gli sta dando, continuamente la Sua cura. La casa, le amicizie e le miriadi di luminose speranze della vita testimoniano che abbiamo un Padre nel nostro Dio. Dio ha vegliato sulla tua vita, disponendo con la Sua saggezza, la Sua lungimiranza e il Suo amore gli interessi della tua anima, e per tutta questa cura e paternità ansiosa, Egli chiede questo ritorno: "Figlio mio, dammi il tuo cuore".

3.) Egli ha provveduto alla redenzione per esso. Non siamo nostri, siamo comprati con un prezzo. Chiedendo per il cuore, Dio chiede ciò che controlla la vita: il tuo amore, il tuo amore supremo, il tuo amore indiviso. Dio non vuole il tuo servizio senza il tuo cuore. Motivi per cui il tuo cuore dovrebbe essere dato a Dio ora:

(1) Perché solo Dio può giustificarlo

(2) A causa delle diecimila insidie che ti salverà

(3) Perché più a lungo il dono viene ritardato, meno è probabile che venga mai dato. Che sia un atto definito; da parte tua una solenne consacrazione. (Henry Wonnacott.)

Dio richiede il cuore:

(I.) La relazione. "Mio figlio." Egli parla qui, e non a un estraneo, a un figlio Efesini 2:19. Un figlio, non uno schiavo. Un figlio; tu non sei sempre stato così Efesini 2:1-4, 13; 1Giovanni 3:2. Un figlio; perciò, in un modo di gratitudine e di affetto reciproco, dona il tuo cuore al Padre tuo

(II.) Il modo di cedere il cuore a Dio. Essa si esprime qui con un modo di donare

1.) Datelo allegramente 2Corinzi 9:7

2.) Al presente 2Corinzi 6:2; Ebrei 4:7

3.) Darlo; non prestarlo solo. Molti prestano il loro cuore con un sermone, come quelli di Ezechiele 33:32. Dio si compiace di chiamare questo un dono che in realtà è un debito Romani 8:12; 12:1

(III.) A chi deve essere dato il cuore

1.) Non alla creatura Matteo 10:37

2.) Non al mondo 2Timoteo 4:10; 1Giovanni 2:15

3.) Non a Satana ( Efesini 2:2)

4.) Non peccare (CAPITOLO 1:10)

5.) Datela a Colui che ha dato se stesso per te Galati 2:20

(IV.) Il dono stesso. "Il cuore".

1.) Non solo l'uomo esteriore, non solo il corpo: Dio dimora non tanto in questi templi quanto negli spiriti spezzati e contriti. Qui non chiede la conchiglia, ma il nocciolo; non per lo scrigno, ma per il gioiello

2.) Non in apparenza, ma in realtà

3.) Non una parte, ma il tutto. Dio è come la vera madre 1Re 3:26

4.) Dona al tuo cuore, cioè a tutti i poteri e le facoltà della tua anima. Per concludere:

1.) Perché gli è dovuto. Egli è l'artefice, il compratore 1Corinzi 6:20 ; il coniuge Osea 2:19

2.) È gradito e accettevole per Lui. Lui lo chiede; è tutto ciò che puoi dargli. È un dono completo. Chi dà il cuore darà ogni cosa Romani 8:32

3.) Tutte le esibizioni senza il cuore saranno respinte Amos 5:21, 22

4.) Dona il tuo cuore a Dio: se è un cuore duro, Egli lo farà nuovo ( Deuteronomio 30:6 ; Ezechiele 36:26. (T. Hannam.)

Prima date il cuore a Dio, e poi seguirà la gioia:

Non sarebbe molto più naturale invertire l'ordine? Primo, imparate a gioire delle vie di Dio, e più gioiamo in esse, più facilmente possiamo imparare ad amarLo, a dargli il nostro cuore. Sembra quindi che l'amore nascerà dalla gioia. Ma quanto è saggio l'ordine di Dio! Prima il cuore, poi la gioia. Perché il secondo è, in realtà, possibile solo quando il primo è stato realizzato. Migliaia di persone si sforzano di trovare piacere nelle vie di Dio, ma poiché non Gli hanno ancora dato il loro cuore, perché continuano a seguire le loro strade, e Dio attraversa quelle vie ancora e ancora, arrivano solo al punto di chinare il capo in una sorta di ottusa rassegnazione sotto una qualche visita divina; ma non si dilettano mai in tutte le vie di Dio; Non giungono mai a una speranza consolatrice che anche nei giorni bui non getti via la sua fiducia, e che abbia una ricompensa così grande. Oh, esamina te stesso, da dove vieni per il fatto che hai così spesso mormorato delle vie di Dio, ti sei sentito trattato male e non hai potuto perdonarGli di non averti guidato per un'altra via, di averti tolto questo e di aver lasciato quello, quando tu avresti scelto il contrario? Ne deriva: non hai dato tutto il tuo cuore a Dio! Solo quando il tuo cuore riposerà in Lui e nella Sua pace, sarà contento di tutte le Sue dispensazioni. (T. Christlieb, D.D.)

Dare il cuore a Dio un dovere ragionevole:

Gli uomini sono creature ragionevoli, e la religione che Dio impone su di loro è un servizio ragionevole. Ma è sempre stato estremamente difficile ragionare con gli uomini su argomenti religiosi. Dio qui parla con affetto e autorità paterna

(I.) Spiegare il precetto nel testo

1.) Implica l'esercizio dell'amore per Dio. Amare e dare il cuore significano la stessa cosa

2.) Implica amare Dio per quello che è in Se stesso. Gli uomini possono amare Dio per i Suoi favori, senza amare il Suo vero carattere

3.) Implica amare Dio supremamente. Egli è l'Essere Supremo, possiede supreme eccellenze naturali e morali; e amarlo per queste è amarlo sommamente

(II.) La ragionevolezza di conformarsi a questa ingiunzione divina. Considera-

1.) Che siamo la progenie di Dio

2.) Egli è infinitamente degno dell'amore di tutta l'umanità

3.) La condotta, così come il carattere, di Dio rende ragionevole il dargli il nostro cuore

4.) Questo ci offrirà la massima felicità di cui siamo in grado di godere

5.) Non c'è davvero nulla che ci impedisca di dare così il nostro cuore. Miglioramento:

(1) È ragionevole che tutti gli uomini siano veramente religiosi

(2) Non è ragionevole pensare male a Dio se Egli rifiuta i servizi quando i cuori sono trattenuti

(3) È ragionevole esortare gli uomini a esercitare immediatamente l'amore supremo verso Dio

(4) Ogni schema religioso che allontana i cuori da Dio è irragionevole

(5) È molto irragionevole allontanare i cuori da Dio quando sono stati dati una volta. (N. Emmons, D.D.)

I cuori dei giovani chiedevano a Dio:

L'argomento da considerare non è il dare i vostri cuori a Dio, in opposizione all'ipocrisia e alla semplice devozione, ma il dare i vostri cuori, cioè voi stessi, a Lui, preferibilmente a tutti gli altri concorrenti per il vostro affetto. Molti corteggeranno i vostri affetti giovanili e cercheranno di impegnare i vostri cuori con essi: il mondo, la carne, il diavolo, i compagni vani e malvagi

(I.) Chi ha il diritto più grande sui vostri cuori? Considerate l'equità e la ragionevolezza delle richieste di Dio, il vostro Creatore e Redentore. Contrasto con le pretese del diavolo, del mondo o della carne

(II.) Dove potete concedere ai vostri cuori il massimo vantaggio?

1.) Supponiamo che il mondo e la carne siano in grado, al momento, di mantenere le loro speciose promesse, che cosa accadrà quando i piaceri transitori saranno scomparsi?

2.) Anche per quanto riguarda questa vita, il vantaggio è ben lungi dall'essere così tanto dalla loro parte come vorrebbero farvi credere. Le insinuazioni che la religione vi renderà infelici sono mere calunnie confutate da mille esperienze contrarie. Il diavolo, il mondo e la carne ti promettono ricchezze, onore e abbondanza di piaceri, ma promettono ciò che non è in loro potere dare. I motivi che spingono all'immediata resa del cuore a Dio sono:

1.) Questo sarà particolarmente gradito a Dio e al Redentore

2.) Sarà singolarmente comodo e vantaggioso per voi stessi

3.) Se rifiutate Dio i vostri cuori ora, forse in futuro sarà troppo tardi per offrirli

4.) Considerate cosa implica in esso il rifiuto dei vostri cuori a Dio

5.) Pensa a come risponderai al tuo rifiuto nel grande giorno. (Giovanni Oakes.)

Il dono del cuore:

Se vogliamo che una delle nostre offerte trovi favore agli occhi di Dio, i nostri cuori devono andare con loro. È il cuore che viene interpellato e richiesto; Nega questo, e rifiuti tutto. L'uomo saggio usa la parola "cuore" nel suo senso più pieno. A volte denota solo una particolare facoltà dell'anima, l'intelletto o la volontà o gli affetti. Qui include l'intera mente, lo spirito e l'anima. Tutto questo il Signore lo afferma. Questa è un'affermazione molto completa. Il modo migliore per rispettarla è identificare Dio con tutto ciò che entrerà in contatto con Lui. Nulla sopporterà questo contatto se non ciò che Egli ha costruito e ordinato. Una vita così controllata e regolata sarebbe davvero una vita benedetta e modello. Nulla poteva cogliere di sorpresa chi aveva una vita così regolata. Dio esige dal tuo cuore che possa illuminarti, convincerti, perdonarti, santificarti, custodirti, nobilitarti e salvarti. Noi insistiamo per questa resa sulla base del diritto, perché il tuo cuore appartiene a Colui che sfida la resa; sulla base della ragione, perché il tuo cuore è stato formato per Colui che lo reclama; sulla base della gratitudine, perché nessun altro ha tali diritti su di te. Potremmo insistere sulla base dell'interesse personale. Dio è pronto a prenderne possesso se tu sei pronto a cedere. Allora dona il tuo cuore a Lui con umiltà, con fedeltà, senza riserve, con gioia, irrevocabilmente. (A. Mursell.)

Il dono per Dio (ai giovani):

(I.) Cosa significa dare a Dio il nostro cuore

(II.) Perché dovremmo dare il nostro cuore a Dio

1.) Perché Lui ha il miglior diritto su di loro

2.) Perché può farne il miglior uso. Egli può renderli nuovi. Egli può renderli puri. Egli può renderli felici. (R. Newton, D.D.)

Un dono che Dio chiede (ai giovani):

(I.) Dio che chiede qualcosa. Dio che dona continuamente a tutti noi, sta qui chiedendo qualcosa

(II.) A chi lo chiede. Non da un grande, ma da noi

(III.) Cosa chiede. Non potremmo dargli le cose che abbiamo, perché sono già Sue. Lui chiede per te stesso

(IV.) Perché lo chiede. Questo potete imparare dal nome che Egli vi dà. "Mio figlio." Tu sei anche per natura prezioso per Dio. (C. A. Salmond, M.A.)

Il cuore nella religione:

In questo testo Dio parla all'uomo e chiede il suo cuore

(I.) La richiesta divina

1.) Sincerità. Si dice che un uomo sia sincero quando impegna il suo cuore in qualsiasi lavoro. E Dio chiede sincerità. Non si accontenterà di una nuda professione

2.) Serietà. Quando un uomo fa sul serio su qualsiasi cosa, diciamo che il suo cuore è in essa. Così, quando Dio chiede il cuore, vuole che siamo seri. Odia l'indifferenza

3.) Tutta la devozione. "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore", ecc

4.) Delizia. Si dice che tutto ciò in cui un uomo impegna il suo cuore, si diletta in esso. Alcuni uomini rivolgono il loro cuore alle cose terrene e trovano in esse il loro principale diletto

(II.) La natura della richiesta. "Figlio mio, dammi".

1.) È una richiesta affettuosa. Tutto il corteggiamento di Dio emana un'aria di affettuoso riguardo per il benessere dell'uomo

2.) È una richiesta ragionevole. (Omileta.)

Caratteristiche di un grande amore:

1.) Gli piace stare con l'oggetto del suo affetto

2.) C'è la presenza del desiderio di servire l'oggetto del suo affetto. L'amore è instancabile nel ministero. Si sta sempre dando via

3.) Desidera l'unione con il suo oggetto nel pensiero, se non nel corpo. L'amore non viaggia mai senza l'amore

4.) La caratteristica principale dell'amore è il suo altruismo. Il tuo amore per Dio è altruistico o Lo ami solo come mezzo per assicurarti il Suo favore? Il tuo dovere è quello di metterti in condizione di comprendere Dio. Conoscerlo è amarlo, e il fatto di non amarlo dimostra che non lo conosci. La questione che riguarda la vostra felicità più alta, qui e nell'aldilà, non tocca i tecnicismi del credo, della cerimonia, dell'interpretazione intellettuale di passaggi scelti della Parola di Dio. La domanda suprema è: Ami Dio? (W. H. H. Murray.)

Il cuore dato a Dio:

(I.) Consideriamo la questione del diritto e della giustizia. Dio ti esige da Sé; il Signore Gesù Cristo reclama il tuo cuore. Contro di loro si schierano il peccato e Satana, il mondo e la carne, il vano, il mondano e il dissoluto. Si può esitare sulla giustezza di queste rivendicazioni opposte? «Ecco», dice Dio, «le mie mani ti hanno fatto e ti hanno plasmato. Da allora la mia visitazione ha preservato la tua anima in vita. Tu hai vissuto delle provviste della Mia munificenza. Tu mi hai provocato con i tuoi peccati, eppure io ti ho sopportato. No, io ho mandato il mio unigenito Figlio per redimerti e salvarti". Ascoltate anche il Signore Gesù Cristo che insiste su di voi a pretendere. "Ho lasciato il seno del Padre mio e mi sono unito alla carne e al sangue, per poter soffrire e morire per te, quando tu eri perduto senza possibilità di guarigione da parte di alcuna potenza umana". E ora, quali sono le pretese che il diavolo, il mondo e la carne possono fare ai vostri affetti che ammetteranno per un momento di essere contrapposti a queste potenti pretese? Che cosa hanno fatto; Cosa possono fare per te? Ingannano, intrappolano, corrompono, contaminano, ti disturbano, ti rovinano; ma non vogliono né possono promuovere il tuo vero bene

(II.) Considera a chi potresti concederle con il massimo vantaggio. E qui devo confessare che il mondo e la carne hanno più da dire per se stessi che sotto il capo precedente. Diritto e titolo non ne hanno affatto; ma vi promettono molto in termini di interesse e vantaggio. Sotto la loro guida, vi dicono, godrete di una vita di piaceri e agi, liberi dai vincoli della religione; avrai illimitata libertà di condotta e non tratterrai i tuoi occhi da nessuna gioia; mentre la religione è un servizio fastidioso e malinconico

1.) Suppongo, per amor di discussione, che il mondo e la carne siano in grado di mantenere tutte le loro promesse. Prospettiva deliziosa! Sì, ma quanto durerà? Dovete entrare in un altro mondo, e comparire alla sbarra di Dio, per rendere conto della vostra condotta. Se aveste dato i vostri cuori a Dio, Egli vi avrebbe ora aperto il regno dei cieli e vi avrebbe dato una parte dei suoi piaceri eterni. La vostra scelta è stata diversa, e ora ne raccogliete i frutti. Vale dunque la pena di acquistare i piaceri di breve durata del peccato a un prezzo così caro come questo?

2.) Supponendo, quindi, che il mondo e la carne siano stati in grado di realizzare quelle promesse con le quali allontanano i vostri cuori da Dio, anche allora sarebbe il colmo della follia ascoltarli. Ma questo è ben lungi dall'essere il caso. Al contrario, si scoprirà che le vie della religione sono eminentemente vie di piacevolezza, così come il suo fine di pace. Non c'è nulla di veramente desiderabile, anche in questa vita, a cui i servi di Dio non siano così propensi a partecipare come qualsiasi altra persona. La religione è amica della salute e, in generale, della reputazione. L'idea, quindi, che la religione tenda a rendere gli uomini infelici è una mera calunnia. La verità è che il diavolo, il mondo e la carne ti promettono ciò che non è in loro potere dare. Perché anche le cose buone di questa vita sono distribuite dalla provvidenza di Dio, e senza il Suo permesso non si può godere del più meschino conforto. Ma se date i vostri cuori a Dio, Egli certamente vi concederà tante di quelle cose che la Sua saggezza sa essere le migliori per voi. Poiché, dunque, la causa della pietà ha così chiaramente il vantaggio, sarete imperdonabilmente ciechi al vostro interesse se non date il vostro cuore a Dio. Così, se Dio risparmia le vostre vite, sarete idonei ad essere eminentemente utili nel mondo; Oppure, se muori in tenera età, sarai pronto ad affrontare la morte e a darle il benvenuto. Considerate cosa implica il rifiuto del vostro cuore a Dio. In effetti dite: "Non mi piace il Suo servizio; rinnego il Suo titolo su di me; Posso riporre i miei affetti su oggetti migliori; Desidero non avere nulla a che fare con Dio". Questo è il linguaggio chiaro della vostra condotta. (Osservatore cristiano.)

E i tuoi occhi osservino le mie vie.-Osservazione:-

L'osservazione è il primo precettore dei neonati e la guida quotidiana dell'uomo adulto. Il bambino impara a chiacchierare e a pronunciare quei suoni così accattivanti per i suoi genitori, sentendo quelli che gli stanno intorno ripeterli; osserva i suoni e li imita. Non possiamo imparare dalla natura se non attraverso l'osservazione. Ella ha infatti una voce che parla forte e continua alle orecchie di tutti coloro che vogliono ascoltare. Ha una scuola in cui tutti coloro che vogliono possono imparare. È stata l'osservazione di Newton che ha portato alla scoperta delle leggi di gravitazione. Vide la mela cadere e ci ragionò sopra. Ma, se non avesse osservato il corpo che cadeva, forse non avrebbe mai scoperto ciò che è così utile per noi sapere. Fu l'osservazione da parte della moglie di Galvani che portò alla conoscenza del galvanismo e dell'elettricità. Osservò le zampe di alcune rane contrarsi, su cui suo marito stava sperimentando. Lei ha sottolineato il fatto e il risultato è stata la scoperta di quell'agente utile e onnipervadente, l'elettricità. Il valore della scoperta è stato recentemente impresso con maggiore forza nella riuscita posa del telegrafo atlantico, grazie al quale paesi lontani, separati da mari di vasta estensione e grande profondità, sono messi in connessione quasi momentanea. È stata l'osservazione che ha portato alla scoperta del vetro. La sabbia e la selce si sono accidentalmente fuse insieme sulla riva del mare, e il risultato è stata una sostanza trasparente che chiamiamo vetro, e che in paesi freddi come il nostro è così preziosa per illuminare le nostre case, mentre l'aria fredda è tenuta fuori. Fu l'osservazione da parte dell'architetto Smeaton che portò alla costruzione del faro di Eddystone. Due edifici erano stati precedentemente eretti su quella roccia fatale; l'uno fu bruciato e l'altro distrutto. Osservò che la forma della quercia sembrava la più forte della natura. Agì di conseguenza, e costruì il faro sul modello del tronco di una quercia. La sua continuazione per così tanti anni dimostra la verità della sua deduzione. (Rivista della Chiesa d'Inghilterra.)

29 CAPITOLO 23

Proverbi 23:29-35

Quelli che si attardano a lungo nel vino, quelli che vanno a cercare il vino mescolato.-I guai dell'ubriacone:

Il brutto schizzo qui riportato dovrebbe essere sufficiente per mettere in guardia tutti i giovani dal manomettere un vizio che potrebbe renderlo un loro ritratto. Le domande, in numero di sei, si dividono in tre coppie, che riguardano rispettivamente i sentimenti di disagio dell'uomo, i suoi rapporti con gli altri e le sue sofferenze fisiche. Chi è l'originale di questa ripugnante immagine di degrado e miseria? La risposta è acutamente sarcastica. È l'uomo che "indugia a lungo sul vino". La perdita del potere di autocontrollo è indicata nel termine. Se solo ci rendessimo conto del "dopo" di ogni vizio, ci allontaneremmo da esso con terrore. La sfortuna è che non guardiamo un centimetro oltre il piacere presente. Si notino tre effetti degradanti dell'ubriachezza

1.) L'effetto nell'ingannare i sensi e nell'abbassare il tono morale

2.) Il buon senso, l'istinto di autoconservazione, la prudenza ordinaria e il senso dell'adeguatezza delle cose sono sospesi

3.) L'ultimo pezzo di degradazione è dato, per una maggiore vivacità d'impressione, sotto forma del soliloquio dell'ubriacone. Si sente tutto addosso quando comincia a svegliarsi dal suo sonno brillo, e si commisera per essere stato trattato così male. Si sta svegliando, ma non è ancora se stesso. Mentre barcolla di nuovo nella coscienza, la prima cosa a cui pensa è un rinnovamento della sua dissolutezza. La terribile tirannia della cattiva abitudine, che è diventata una seconda natura malata, è fin troppo nota. (A. Maclaren, D.D.)

Di ritorno dalle vie malvagie:

La prima difficoltà sulla via del ritorno per gli intemperanti, che hanno preso la strada sbagliata, è la forza di gravitazione morale. È più facile scendere che salire. La prossima cosa è il potere dell'abitudine malvagia. Se un uomo vuole tornare dalle pratiche malvagie, la società lo respinge. Come si possono superare questi ostacoli?

1.) Gettati su Dio

2.) Smetti di tutte le tue cattive compagnie

3.) Chiedi consiglio al cristiano. Se avete un amico cristiano, andate da lui. (T. Deuteronomio Witt Talmage, D.D.)

Contro l'intemperanza:

Come implicito in questo passaggio, ciò indica la tendenza della natura umana

1.) La degradazione morale dell'intemperanza. È la distruzione di tutto ciò che è virile e nobile nella natura umana

2.) Il degrado fisico. La corruzione nel cuore opera i suoi segni sul volto e nei costumi. Un'illustre autorità tedesca ha dato il degrado scientifico risultante sulle generazioni successive vittime del vizio del bere

3.) Il degrado sociale. L'intemperanza come male raggiunge lo stato. I nove decimi dei crimini della società derivano dall'alcol, o sono favoriti dall'alcol. Questo tema è un avvertimento. Direttamente e indirettamente, l'appello è rivolto a tutti coloro che entrano nel suono della sua voce. (D. O. Mears.)

Ubriachezza:

(I.) I mali dell'ubriachezza

1.) Dolore (ver. 29) . L'alcol ha probabilmente spezzato più cuori di qualsiasi altra cosa. Si prende per affogare il dolore, ma, ahimè! lo crea

2.) Follia. "Balbettare": una profanazione del sacro dono della parola, e come tale deve essere evitato 1Timoteo 6:20

3.) Malattia. "Ferite." Dai un'occhiata agli ospedali. Leggi i referti medici

4.) Deturpazione. "Arrossamento degli occhi".

5.) Perdita di tempo. "Aspetta a lungo."

6.) Insoddisfazione. "Ancora una volta" (ver. 35) . La bevanda crea un appetito insaziabile per se stessa

7.) Insensibilità. "Non lo sentii" (ver. 35) . I nervi dell'ubriacone sono intorpiditi e i monitor della natura sono compromessi. L'insensibilità fisica è seguita dall'insensibilità morale Efesini 4:19

8.) Impurità. L'alcol accende le passioni e dà alle "donne straniere" (vers. 33) le loro migliori opportunità

9.) Esposizione al pericolo (ver. 34)

(II.) Il rimedio per l'ubriachezza (ver 31) . È molto semplice. Astenersi dal bere alcolici, non guardarlo nemmeno. La tentazione a volte entra attraverso l'occhio. Ma al di là e al di sopra di tutto, guardate a Gesù per la liberazione da questa e da ogni altra forma di male. (H. Thorne.)

I vizi piacevoli sono pericolosi:

Il gas è un grande guastatore dell'aria, ma ha il merito di avvertire tempestivamente del pericolo con l'orribile odore che accompagna la sua fuga. Questo odore è percepibile quando c'è solo una parte su mille parti d'aria; diventa molto offensivo quando la proporzione è di 1/750 o 1/500, ed è quasi insopportabile all'aumentare della proporzione. Se il gas è fuoriuscito da una fessura nei tubi ed è stato lasciato mescolarsi con l'aria in cui è possibile una libera circolazione per ventilazione, in modo che la proporzione di gas ammonti a 1/11, esplode all'introduzione di una candela. Ma la ragione per cui questa catastrofe si verifica così raramente è perché l'odore del gas è così completamente offensivo che il male richiede e riceve la giusta attenzione molto prima di raggiungere il punto di pericolo. Questo fatto illustra molto bene una grande verità nel mondo morale, e cioè che quando il male è offensivo in se stesso, il pericolo per la comunità è lieve. In proporzione esatta alla piacevolezza del vizio è il pericolo che se ne deve temere. (Illustrazioni scientifiche.)

Un argomento sulla temperanza:

1.) L'uso di bevande inebrianti è finanziariamente insostenibile. Mantiene gli uomini nella povertà e mantengono le loro famiglie nel bisogno più profondo

2.) Distrugge il rispetto di sé

3.) Contamina il corpo

4.) Distrugge la vita

5.) Indebolisce la mente

6.) Rompe la volontà

7.) Cancella il cuore e la coscienza

8.) Distrugge le anime. Usiamo ogni nostra influenza per correggere questo male. (G. B. F. Hallcock.)

Sul peccato di ubriachezza:

(I.) Le cause che lo hanno portato

1.) Esempio. Vedere gli altri in questo stato e imitarli senza essere consapevoli dei risultati che seguiranno

2.) Associazioni malvagie. Non possiamo essere troppo attenti nella selezione dei nostri collaboratori

3.) Afflizioni di un tipo particolare, specialmente mentali, e quelle prodotte dalla delusione

4.) La facilità con cui si procura il liquore

(II.) Alcuni dei mali che accompagnano l'ubriachezza

1.) Balbettio. A causa della temporanea privazione dell'uso della ragione

2.) Contestazioni. L'uomo si comporta come un pazzo

3.) Ferite senza causa

4.) Arrossamento degli occhi

(III.) Le conseguenze derivanti da questo peccato. Guai e tristezza

1.) Dal consumo della sua proprietà

2.) Dalla perdita della sua reputazione

3.) Dal decadimento della sua salute

4.) Dall'offesa fatta alla sua famiglia

5.) Dalla perdita della sua anima immortale

(IV.) Il dovere di evitare il peccato di ubriachezza. Non pensate che vi farà del bene, ma riflettete sulle conseguenze a cui conduce, così abominevole agli occhi di Dio, così dannosa per voi stessi e per coloro che vi circondano, e così odiosa agli occhi di tutti coloro che veramente riflettono. (E. Miller, M.A.)

Ubriachezza:

La Bibbia considera l'intemperanza in tutte le sue fasi, e mostra che, come tutti gli altri peccati, scaturisce da una peccaminosità che è comune all'umanità, e mostra che il vero rimedio per essa, come per tutti i peccati, risiede nella liberazione divinamente provveduta per la peccaminosità che è la loro radice

(I.) Viene descritta la condizione dell'ubriacone. Guai e dolori, lotte e angosce, ferite e malattie, percezioni intorpidite e una volontà distrutta, si mescolano in questo terribile quadro. Qui si rivela un generale naufragio di virilità

1.) Mali fisici. L'alcol vizia il sangue e lo riempie di umore velenoso. I cambiamenti producono corpi grossolani e indeboliti, malattie del cuore, dei polmoni e di altri organi e un costante spreco di forze fisiche

2.) Mali mentali. L'alcol influisce direttamente sul cervello. Crea una brillantezza innaturale dell'intelletto. Ma questo breve vantaggio viene acquistato a spese della mente stessa. Altri effetti sulla mente deteriorano seriamente la progenie di un uomo. L'alcol distrugge non solo la mente dell'ubriacone, ma anche la mente della sua prole

3.) Mali morali e spirituali. L'ubriachezza infiamma le passioni. Porta a contese. È la grande causa del crimine. Distrugge l'autocontrollo e quindi rovescia la cittadella dell'umanità

(II.) I passi attraverso i quali gli uomini diventano ubriaconi. L'alcol viene prima assunto nella sua forma più semplice, come vino, birra, sidro. Attifirst viene preso solo occasionalmente e su invito di altri. La letteratura presta la sua voce a tentazioni allettanti. Chi si permette di acquisire l'abitudine di bere fa di ciò che odia una parte di sé

(III.) Il modo per evitare di essere un ubriacone. Lascia stare l'alcol. Tenete presente che i guai del bere derivano da un'indulgenza che all'inizio era moderata. Nessuna tentazione di bere è più pericolosa di quella che la rende un segno di buona compagnia. L'astinenza totale è l'unico terreno sicuro su cui stare in piedi. Ma il cristiano farà di più che mantenersi al sicuro. Il cristiano deve dare tutto il peso della sua influenza, con l'esempio, con la parola e con l'azione, come cristiano, prossimo e cittadino, contro questo male. (Sermoni del club del lunedì.)

Contro l'intemperanza:

(I.) L'illusività di questo peccato. Non chiamare piacevole alcun piacere fino a quando non hai chiesto quale sia il costo

(II.) I tratti di disposizione derivanti dal bere vino

1.) L'ubriacone è litigioso

2.) È un uomo scontento

3.) Perde la testa

4.) È un uomo spericolato

(III.) I risultati del bere sono in parte suggeriti

1.) Il discorso dell'ubriacone è cattivo

2.) Il corpo è danneggiato dall'alcol

3.) L'ubriacone tende a diventare posseduto da tutti i desideri malvagi

(IV.) Questo modo di vivere diventa permanente. Nella sua origine l'ubriachezza non è che un episodio; Nella sua conclusione è un personaggio. Quello che un uomo fa una volta, tende a farlo di nuovo

1.) Questa permanenza si manifesta nella deliberatezza della follia adulta dell'ubriacone

2.) E così l'abitudine si attacca sempre più saldamente a lui, finché alla fine, anche quando sta strisciando negli abissi più profondi, chiede ancora di più di ciò che lo ha portato lì. Più un uomo beve, più non vuole smettere. (D. J. Burrell.)

I guai dell'ubriacone:

Non è forse lo stesso Shakespeare a dire, per bocca del caduto in disgrazia e rovinato Cassio: "O invisibile spirito del vino, se non hai un nome da conoscere, lascia che ti chiamiamo Diavolo"? Quanto costa bere nella miseria umana? Ah, come posso dirvelo? Posso contare le foglie della foresta o la sabbia sulla riva? E i suoni di questa miseria sono come il sospiro delle foglie di foreste sconfinate e lo scrosciare sulle rive di mari insondabili. Perché è l'orribile fatto che la bevanda che noi, come nazione, stiamo bevendo, non per le necessità della sete, ma per i meri lussi dell'appetito - bevanda spesso adulterata con gli ingredienti più vili e esasperanti - sì, questa coppa rubino e circea che sorseggiamo, e sorridiamo mentre sta trasformando migliaia di nostri fratelli in porci - questo sottile, una cosa serpentina e insidiosa che custodiamo nel nostro petto, e ridiamo e giochiamo con il suo splendore, mentre sta spingendo migliaia di nostri fratelli alla follia furiosa, ci costa milioni di denaro, miriadi di criminali, migliaia di poveri, migliaia di donne rovinate, centinaia e migliaia di uomini e donne spinti dalla miseria, al suicidio e alla follia, con ogni fiore in quella che avrebbe potuto essere la ghirlanda della loro vita rovinata come dal soffio di una furia. (Dean Farrar.)

La sicurezza impercettibilmente superata dal bevitore:

Chi è in grado di rilevare la linea di demarcazione che separa i colori dell'arcobaleno, dove la tinta gialla si fonde con il colore arancione intenso, e quel colore arancione profondo con il rosso più profondo! Quale mente, per quanto disciplinata o praticata, può indicare la linea di demarcazione che ombreggia i diversi sentimenti degli uomini e separa le scuole di opinione teologica? E se l'occhio umano, aiutato dalle lenti più potenti, non è in grado di discernere alcuna linea di demarcazione nelle tinte dell'arcobaleno, e l'esperto teologo non può pronunciarsi su dove o quale sia la linea di demarcazione tra una scuola di teologia e l'altra, come possiamo aspettarci che il cervello ottuso, ottenebrato e ottuso del bevitore sia in grado di rilevare quella linea impercettibile nel suo progresso? Da un lato c'è la sicurezza, e al di là di essa il pericolo? O, supponiamo che potesse, sarebbe eticamente giusto per un uomo spingersi in avanti intenzionalmente fino al punto in cui suppone che l'innocenza morale si fonda con la colpa e il peccato? Le tinte dell'arcobaleno possono infatti incontrarsi e fondersi; le fasi del pensiero e dell'opinione possono sfumare l'una nell'altra; Ma certamente non potrà mai essere che l'innocenza morale e la colpa morale possano mai stare così vicine da far sì che l'una si fonda nell'altra. (R. Maguire.)

L'avvertimento contro l'intemperanza:

Dovremmo tenerci conto di questo avvertimento contro il serpente dell'intemperanza, perché...

(I.) Il suo pungiglione è un pungiglione costoso

(II.) Il suo pungiglione è un pungiglione dannoso

(III.) Il suo pungiglione è un pungiglione vergognoso. (R. Newton, D.D.)

Il serpente da bere:

Bere è come il serpente...

(I.) Perché è velenoso. L'alcol è principalmente un veleno cerebrale, ma non c'è un tessuto né un organo del corpo che non danneggi

(II.) Perché è sottile ( Genesi 3:1) . Di regola gli uomini scivolano nell'ubriachezza inconsciamente tra sé. Probabilmente l'ubriacone è l'ultima persona a sapere di essere diventato tale

(III.) Perché è come il diavolo. Nelle Scritture il serpente è il simbolo di Satana. Il bere, come il diavolo, induce gli uomini a ogni tipo di peccato. La connessione tra bere e impudicizia è esposta in questo passaggio. (G. A. Bennetts, B.A.)

Descrizione dell'ubriachezza:

Un maestro inferiore nell'arte della pittura morale ci dà un'immagine giusta dell'ubriachezza in queste parole. "L'ubriachezza è un cimurro della testa, un sovvertimento dei sensi, una tempesta della lingua, una tempesta nel corpo, il naufragio della virtù, la perdita del tempo, una follia volontaria, un piacevole diavolo, un veleno zuccherato, un dolce peccato, che chi ha, non ha se stesso, e chi lo commette, non solo commette peccato, ma è lui stesso completamente peccato". (George Lawson, D.D.)

L'immagine dell'ubriacone:

1.) La sua sensuale indulgenza

2.) La sua garrulosità offensiva

3.) Il suo viso iniettato di sangue. Le abitudini dell'uomo vengono ad essere contrassegnate dai loro effetti sul suo aspetto

4.) La sua miserabile condizione

5.) La sua facile tentazione. Egli è maturo per i crimini di adulterio, falsità, bestemmia e altre enormità

6.) La sua stupidità sconsiderata

7.) La sua sete invincibile. Per quanto amare siano le sue riflessioni al suo risveglio e il suo rimorso, la sua sete rimane inestinguibile. (D. Thomas, D.D.)

Guai dell'intemperanza:

Gli Assiri avevano l'idea che, se un demone avesse visto il proprio volto in uno specchio, non avrebbe potuto sopportare la brutta vista e sarebbe scomparso. Sfortunatamente, gli uomini viziosi non si spaventano così facilmente, perché molti ubriaconi sanno perfettamente quale creatura degradata si sono fatti, eppure non si tengono a freno. Ma la fotografia può dissuadere altri dall'iniziare un percorso così suicida. L'appello alle conseguenze può non essere il più alto, ma è legittimo e dovrebbe essere potente in tutti gli esseri razionali. Le conseguenze a cui qui ci si appella sono esclusivamente personali, non essendoci alcun riferimento alle miserabili case degli ubriaconi, alle benedizioni familiari distrutte, e nemmeno alle prospettive distrutte, e allo scempio causato dall'alcol nel pauperare e nel ridurre in stracci. Ciò che fa all'uomo stesso nel corpo e nell'anima è il tema del ritrattista qui. Il torrente di domande con cui inizia fa emergere il disagio mentale e la malizia fisica conseguenti all'intossicazione. Le due domande nel versetto 29b ripetono la sostanza delle tre in a. "Lamentarsi" sembra includere "guai" e "tristezza", e "ferite senza causa" sono i risultati naturali delle "contese" ugualmente senza causa. Secondo le migliori e più recenti autorità, il sintomo corporeo qui notato è l'ottusità, non il "rossore", degli occhi, lo sguardo vitreo e insensibile così tristemente noto come segno di intossicazione. Ci sono conseguenze fisiche molto più gravi di queste: nervi spezzati, mani tremanti, fegati annodati, ma il pittore qui pensa piuttosto all'atto che all'abito. La sua risposta alle sue domande arriva con enfasi e ha un pizzico di triste ironia. Che epitaffio per un uomo: "Era un intenditore di vini; Non sapeva molto di scienza o storia o filosofia o teologia o arte o commercio o morale, ma era un maestro perfetto nel miscelare il whisky!" Un solenne avvertimento segue l'incisione dell'ubriaco, che viene morso sul piatto con l'acido. Il vino fa appello al senso della vista, poiché brilla in una coppa d'oro o in un calice di cristallo, e fa appello anche al senso del gusto poiché "scende dolcemente". Ma non è finito quando viene inghiottito, e, come tutte le delizie dei sensi, ha un "dopo" che non è piacevole. "I piaceri violenti hanno fini violenti". Nel versetto 33 lo vediamo al culmine della sua eccitazione; nel versetto 34, nello stupore che segue; nel versetto 35, al suo risveglio. La prima fase è segnata da allucinazioni e da un torrente di discorsi vili. "I tuoi occhi vedranno cose strane", con cui si intendono le assurde illusioni dell'ubriacone. L'immaginazione è stimolata, e i sensi ingannati, dai fumi; L'uomo barcolla in un mondo di sua creazione, che in realtà non ha nulla di corrispondente. C'è un significato ancora più terribile in questa parte del quadro, anche se probabilmente non quello voluto, vale a dire, le spaventose visioni che accompagnano il delirium tremens, che accompagnano i passi dell'ubriacone e lo spingono a parossismi di terrore. Inoltre, la sua perdita di autocontrollo è segnalata dal discorso sciolto in cui il cuore puro si riversa in "cose perverse". C'è una strana e terribile connessione tra l'ebbrezza e le parole volgari provenienti dal profondo del "tesoro malvagio" del cuore. La seconda fase è quella del collasso e dello stupore. L'eccitazione, naturalmente, finisce in questo, e l'ubriacone si getta dappertutto, del tutto incurante del pericolo e del tutto inconsapevole di ciò che lo circonda. Egli è come un uomo che "giace in mezzo al mare", né un letto comodo né sicuro, "o come colui che giace sulla cima di un albero", dove non c'è né spazio per sdraiarsi, né sicurezza mentre la nave rolla, e l'inquieto divano rotola ancora di più. Dorme il suo sonno pesante e, quando lo fa, scopre per la prima volta i lividi e le ferite che ha ricevuto. Ma questi non frenano l'appetito tirannico che li ha portati su di lui. Per nulla scoraggiato da esse, egli desidera il completo ritorno della coscienza sobria, solo per poter rinnovare la sua dissolutezza. Il solenne detto di Cristo: "Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato" non ha esemplificazione più tragica di quella del miserabile ubriacone, che non può resistere alla brama di bere più di quanto non possa fermare il Niagara. (A. Maclaren, D.D.)

35 CAPITOLO 23

Proverbi 23:35

Mi hanno picchiato e io non l'ho sentito: quando mi sveglierò? Lo cercherò ancora una volta.-L'anestetico di Satana:-

1.) L'applicazione degli anestetici alla chirurgia è una delle scoperte più benefiche dell'epoca attuale. Si rabbrividisce al solo pensiero delle operazioni chirurgiche di un tempo, eseguite senza il farmaco misericordioso che rende il paziente incosciente della sua agonia. Ma quasi ogni cosa buona nel regno di Dio è travestita nel regno di Satana. Satana ha quindi la sua propria anodina che usa per la rovina dei corpi e delle anime degli uomini. È evidente dal proverbio che l'alcol era noto per essere un anestetico tremila anni fa. La scienza moderna corrobora l'antico detto. La maggior parte delle persone sa che un uomo sotto l'effetto di alcolici sembra spesso insensibile alle ferite che altrimenti causerebbero un dolore intenso. I medici usano occasionalmente l'alcol come anestetico quando il cloroformio è inammissibile. Il risultato pratico di questa proprietà dell'alcol è che l'uomo intemperante - e anche molti bevitori "moderati" regolari - è inconsapevole del graduale deterioramento della sua struttura corporea. Gli organi vitali si ammalano e le loro funzioni si alterano; Ma nel frattempo il processo sta avvenendo più rapidamente nel cervello. Quindi tutte le percezioni sono offuscate, e le sensazioni dolorose, che altrimenti darebbero un avvertimento tempestivo del crescente danno, sono in una certa misura non avvertite. Uno degli scopi del dolore è quello di emettere una nota di avvertimento, di dare un segnale che qualcosa non va, che una parte del complesso meccanismo del corpo è fuori uso. Il nostro dovere non è quindi quello di accontentarci di alleviare il dolore, ma, se possibile, di curare la malattia che causa il dolore

2.) L'anestesia morale a cui dà origine l'alcol è ancora più terribile di quella fisica. Agendo come un sottile veleno cerebrale, provoca un triste scompiglio con le percezioni morali. Ogni delicatezza di coscienza si perde rapidamente, le distinzioni tra il bene e il male si offuscano e l'uomo una volta onorato e fidato diventa un bugiardo, un ladro e un ingrato. Il figlio amorevole e rispettoso diventa egoista, cupo e attacca sua madre con violenza omicida. Ora, in casi come questi (che sono, ahimè, fin troppo comuni) non possiamo credere che l'uomo onesto si dedichi volontariamente alla menzogna, che il padre affettuoso diventi volontariamente il bruto selvaggio, o che il figlio diligente sia intenzionalmente pieno di un odio feroce per sua madre. Evidentemente la mente, la coscienza e la volontà si ammalano. L'alcol non solo attenua il senso di dolore nel sistema fisico; È un anestetico che intorpidisce la mente in modo da produrre incoscienza del caos morale che si sta causando. L'essere infelice perde il suo potere di veridicità, eppure è a malapena consapevole di essere un bugiardo. Va ricordato che l'ubriachezza assoluta non è sempre necessaria per produrre tali risultati. L'uso libero e regolare di bevande alcoliche, anche se si ferma prima dell'intossicazione, produrrà sicuramente più o meno danno al corpo e degradazione della mente e della volontà, sia nel bevitore che nei suoi figli. Stiamo attenti a non compromettere anche minimamente queste qualità simili a Dio di cui siamo stati dotati

3.) Le ultime parole del testo esprimono ciò che siamo abituati a chiamare il "desiderio di bere". Quando l'intossicazione è finita, e tutta la miseria e la depressione che sono le conseguenze dell'eccesso si fanno sentire, allora l'infelice vittima dell'abitudine al bere dice in effetti, se non con le parole stesse del testo: "Lo cercherò ancora una volta". L'uomo che è sempre rigorosamente moderato nel suo uso di alcol interviene e dice: "Ma perché sei così sciocco da cercarlo di nuovo? Non ti ha già fatto abbastanza male? Perché non lasciarlo stare?" Ma se sapesse in quale stato è caduto il povero ubriacone - uno stato di degradazione sia fisica che mentale - non parlerebbe con tanta disinvoltura. Prima di tutto, il desiderio di bere ha una base fisica. Alcuni organi vitali sono così colpiti e in tale angoscia che l'irrefrenabile desiderio di bere è naturale, date le circostanze, come il desiderio di cibo di un uomo eccessivamente affamato. L'ebbrezza diventa, infatti, una vera e propria e terribile malattia fisica, non facilmente curabile. Oltre a ciò, la mente dell'ubriaco è così oscurata che non si rende conto della sua caduta come fanno coloro che lo circondano. L'orrore della sua posizione non gli appare. Strano e triste a dirsi, questa cecità mentale si estende spesso ai parenti stretti

4.) Probabilmente molti bevitori moderati sarebbero d'accordo con ciò che è stato detto, e ringrazierebbero di non essere come gli altri uomini. Sì, che rendano grazie per la grazia protettrice di Dio. Ma si chiedano anche se il loro esempio di bevitori moderati è utile alla loro famiglia e ai loro amici, se lo spettacolo edificante del loro autocontrollo è suscettibile di diminuire il numero degli ubriaconi o di diminuire il pericolo a cui sono esposti così tanti. (J. E. Crawshaw.)

Riferimenti incrociati:

Proverbi 23

1 Ge 43:32-34; Giuda 1:12

2 Mat 18:8,9; 1Co 9:27; Fili 3:19

3 Prov 23:6; Sal 141:4; Dan 1:8; Lu 21:34; Ef 4:22

4 Prov 28:20; Giov 6:27; 1Ti 6:8-10
Prov 3:5; 26:12; Is 5:21; Rom 11:25; 12:16

5 Sal 119:36,37; Ger 22:17; 1G 2:16
Ge 42:36; Ec 1:2; 12:8; Is 55:2; 1Co 7:29-31
Prov 27:24; Giob 1:14-17; Sal 39:6; Ec 5:13,14; Mat 6:19; 1Ti 6:17; Giac 5:1,2

6 Prov 22:9; De 15:9; 28:56; Mat 20:15; Mar 7:22
Prov 23:3; Sal 141:4; Dan 1:8-10

7 Prov 19:22; Mat 9:3,4; Lu 7:39
Giudic 16:15; 2Sa 13:26-28; Sal 12:2; 55:21; Dan 11:27; Lu 11:37-54

9 Prov 9:7,8; 26:4,5; Is 36:21; Mat 7:6; At 13:45,46; 28:25-28
Lu 16:14; Giov 8:52; 9:30-34,40; 10:20; At 17:18,32; 1Co 1:21-24; 4:10-13

10 Prov 22:28; De 19:14; 27:17; Giob 24:2
Giob 6:27; 22:9; 24:3,9; 31:21-23; Sal 94:6; Ger 7:5; 22:3; Zac 7:10; Mal 3:5; Giac 1:27

11 Prov 22:23; Eso 22:22-24; De 27:19; Sal 12:5; Ger 50:33,34; 51:36

12 Prov 23:19; 2:2-6; 5:1,2; 22:17; Ez 33:31; Mat 13:52; Giac 1:21-25

13 Prov 13:24; 19:18; 29:15,17

14 Prov 22:15; 1Co 5:5; 11:32

15 Prov 1:10; 2:1; 4:1; Mat 9:2; Giov 21:5; 1G 2:1
Prov 23:24,25; 10:1; 15:20; 29:3; 1Te 2:19,20; 3:8,9; 2G 1:4; 3G 1:3,4
Ger 32:41; Sof 3:17; Lu 15:23,24,32; Giov 15:11

16 Prov 8:6; Ef 4:29; 5:4; Col 4:4; Giac 3:2

17 Prov 3:31; 24:1; Sal 37:1-3; 73:3-7
Prov 15:16; 28:14; Sal 111:10; 112:1; Ec 5:7; 12:13,14; At 9:31; 2Co 7:1; 1P 1:17

18 Sal 37:37; Ger 29:11; Lu 16:25; Rom 6:21,22
Prov 24:14; Eb 10:35
Sal 9:18; Ger 29:11; Fili 1:20

19 Prov 23:12,26; 4:10-23

20 Prov 23:29-35; 20:1; 28:7; 31:6,7; Is 5:11,22; 22:13; Mat 24:49; Lu 15:13; 16:19; 21:34; Rom 13:13; Ef 5:18; 1P 4:3,4

21 Prov 21:17; De 21:20; Is 28:1-3; Gioe 1:5; 1Co 5:11; 6:10; Ga 5:21; Fili 3:19
Prov 6:9-11; 19:15; 24:30-34

22 Prov 1:8; 6:20; De 21:18-21; 27:16; Mar 7:10; Ef 6:1,2
Prov 30:11; Lev 19:3; Mat 15:4-6; Giov 19:26,27

23 Prov 2:2-4; 4:5-7; 10:1; 16:16; 17:16; Giob 28:12-19; Sal 119:72,127; Is 55:1; Mat 13:44,46; Fili 3:7,8; Ap 3:18
Mat 16:26; At 20:23; Eb 11:26; Ap 12:11

24 Prov 23:15,16; 10:1; 15:20; 1Re 1:48; 2:1-3,9; Ec 2:19
File 1:9,20

25 Prov 17:25; 1Cron 4:9,10; Lu 1:31-33,40-47,58; 11:27,28

26 Prov 23:15
Prov 4:23; De 6:5; Mat 10:37,38; Lu 14:26; 2Co 5:14,15; 8:5; Ef 3:17
Prov 4:25-27; Sal 107:43; 119:2,9-11; Os 14:9; 2P 1:19

27 Prov 22:14

28 Prov 2:16-19; 7:12,22-27; 9:18; 22:14; Giudic 16:4-22; Ec 7:26; Ger 3:2
Nu 25:1; Os 4:11; 1Co 10:8; Ap 17:1,2

29 Prov 23:21; 20:1; 1Sa 25:36,37; 2Sa 13:28; 1Re 20:16-22; Is 5:11,22; 28:7,8; Na 1:10; Mat 24:49,50; Lu 12:45,46; Ef 5:18
Ge 49:12

30 Prov 20:1; Ge 9:21; Is 5:11; Am 6:6; Ef 5:18
Prov 9:2; Sal 75:8

31 Prov 6:25; 2Sa 11:2; Giob 33:1; Sal 119:37; Mat 5:28-30; Mar 9:47; 1G 2:16

32 Prov 5:11; Is 28:3,7,8; Ger 5:31; Eso 7:5,6,12; Lu 16:25,26; Rom 6:21
Ec 10:8; Ger 8:17; Am 5:19; 9:3
Is 59:5

33 Ge 19:32-38
Prov 31:5; Sal 69:12; Dan 5:4; Os 7:5; Giuda 1:12,13

34 1Sa 25:33-38; 30:16,17; 2Sa 13:28; 1Re 16:9; 20:16-22; Gioe 1:5; Mat 24:38; Lu 17:27-29; 21:34; 1Te 5:2-7
Eso 15:8

35 Prov 27:22; Ger 5:3; 31:18
Ef 4:19
Prov 26:11; De 29:19; Is 22:13; 56:12; 1Co 15:32-34; 2P 2:22

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia


     

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia


      


     

Ricerca avanzata

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Indirizzo di questa pagina:
https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Proverbi23&versioni[]=Nuova+Riveduta&versioni[]=C.E.I.&versioni[]=Nuova+Diodati&versioni[]=Riveduta+2020&versioni[]=Riveduta&versioni[]=Ricciotti&versioni[]=Tintori&versioni[]=Martini&versioni[]=Diodati&versioni[]=CommentarioHenry&versioni[]=Commentario&versioni[]=CommentarioBarnes&versioni[]=CommentarioGill&versioni[]=CommentarioPulpito&versioni[]=CommentarioIllustratore&versioni[]=CommentariMeyer&versioni[]=Riferimenti+incrociati

Indirizzo del testo continuo:
https://www.laparola.net/app/?w1=bible&t1=local%3Anr&v1=PR23_1&w2=bible&t2=local%3Acei1974&v2=PR23_1&w3=bible&t3=local%3And&v3=PR23_1&w4=bible&t4=local%3Ar2&v4=PR23_1&w5=bible&t5=local%3Aluzzi&v5=PR23_1&w6=bible&t6=local%3Aricciotti&v6=PR23_1&w7=bible&t7=local%3Atintori&v7=PR23_1&w8=bible&t8=local%3Amartini&v8=PR23_1&w9=bible&t9=local%3Adio&v9=PR23_1&w10=commentary&t10=local%3Acommhenrycompleto&v10=PR23_1&w11=commentary&t11=local%3Acommabbrmh&v11=PR23_1&w12=commentary&t12=local%3Acommbarnes&v12=PR23_1&w13=commentary&t13=local%3Acommgill&v13=PR23_1&w14=commentary&t14=local%3Acommpulpito&v14=PR23_1&w15=commentary&t15=local%3Acommillustratore&v15=PR23_1&w16=bible&t16=local%3A&v16=PR23_1&w17=commentary&t17=local%3Arifinc&v17=PR23_1