Nuova Riveduta:

Romani 6

Morire con Cristo per rinascere in Cristo
1 Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? 2 No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?
3 O ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. 5 Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua. 6 Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato, e noi non serviamo più al peccato; 7 infatti colui che è morto è libero dal peccato. 8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10 Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio. 11 Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù.
12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; 13 e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d'iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio; 14 infatti il peccato non avrà più potere su di voi, perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia.
15 Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? No di certo!
16 Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia? 17 Ma sia ringraziato Dio, che eravate schiavi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quella forma d'insegnamento che vi è stata trasmessa; 18 e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia. 19 Parlo alla maniera degli uomini, a causa della debolezza della vostra carne; poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la santificazione. 20 Perché quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia. 21 Quale frutto dunque avevate allora? Di queste cose ora vi vergognate, poiché la loro fine è la morte. 22 Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; 23 perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

C.E.I.:

Romani 6

1 Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? 2 È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato? 3 O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 5 Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. 6 Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. 7 Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.
8 Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10 Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. 11 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
12 Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri; 13 non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio. 14 Il peccato infatti non dominerà più su di voi poiché non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia.
15 Che dunque? Dobbiamo commettere peccati perché non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia? È assurdo! 16 Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell'obbedienza che conduce alla giustizia? 17 Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quell'insegnamento che vi è stato trasmesso 18 e così, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.
19 Parlo con esempi umani, a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità a pro dell'iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione.
20 Quando infatti eravate sotto la schiavitù del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. 21 Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Infatti il loro destino è la morte. 22 Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. 23 Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

Nuova Diodati:

Romani 6

La grazia, anziché autorizzare il peccato, libera dalla sua schiavitù
1 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato, affinché abbondi la grazia? 2 Niente affatto! Noi che siamo morti al peccato, come vivremo ancora in esso? 3 Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita. 5 Poiché, se siamo stati uniti a Cristo per una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione, 6 sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo più al peccato. 7 Infatti colui che è morto è libero dal peccato. 8 Ora se siamo morti con Cristo, noi crediamo pure che vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più alcun potere su di lui. 10 Perché, in quanto egli è morto, è morto al peccato una volta per sempre; ma in quanto egli vive, vive a Dio. 11 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesù Cristo, nostro Signore. 12 Non regni quindi il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze. 13 Non prestate le vostre membra al peccato come strumenti d'iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. 14 Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia. 15 Che dunque? Peccheremo noi, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia. 16 Non sapete voi che a chiunque vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell'ubbidienza per la giustizia? 17 Ora sia ringraziato Dio, perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quell'insegnamento che vi è stato trasmesso. 18 E, essendo stati liberati dal peccato, siete stati fatti servi della giustizia. 19 Io parlo in termini umani per la debolezza della vostra carne. Perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione. 20 Perché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi in rapporto alla giustizia. 21 Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte. 22 Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna. 23 Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Riveduta 2020:

Romani 6

Morti al peccato ma viventi a Dio
1 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato affinché la grazia abbondi? 2 Così non sia. Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?
3 O ignorate voi che, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. 5 Perché, se siamo diventati una stessa cosa con lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua, sapendo questo: 6 il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, affinché il corpo del peccato fosse annullato, e noi non serviamo più al peccato, 7 perché colui che è morto è libero dal peccato. 8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non lo signoreggia più. 10 Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre, ma il suo vivere è un vivere a Dio. 11 Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù.
12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidirgli nelle sue concupiscenze 13 e non prestate le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma presentate voi stessi a Dio come di morti fatti viventi e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio, 14 perché il peccato non vi dominerà più, poiché non siete sotto la legge ma sotto la grazia.
15 Che faremo dunque? Peccheremo noi perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? Assolutamente no!
16 Non sapete voi che, se vi date a uno come servi per ubbidirgli, siete servi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia? 17 Ma sia ringraziato Dio che eravate servi del peccato, ma avete di cuore ubbidito a quel tenore d'insegnamento che vi è stato trasmesso 18 e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia. 19 Io parlo alla maniera degli uomini, per la debolezza della vostra carne, poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione. 20 Poiché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia. 21 Quale frutto dunque avevate allora delle cose delle quali oggi vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte. 22 Ma ora, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi a Dio, voi avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna, 23 poiché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

La Parola è Vita:

Romani 6

Liberi dal dominio del peccato.
1 Che diremo, allora? Che dobbiamo continuare a peccare, perché Dio continui a mostrarci sempre più il suo amore e il suo perdono?
2 No di certo! Noi siamo morti al peccato, come possiamo continuare a vivere in esso? Oppure vi siete dimenticati che il potere che il peccato aveva su di noi è stato vinto, quando siamo diventati cristiani e siamo stati battezzati in Cristo, per diventare parte di lui? Perché è per mezzo della sua morte che la nostra natura peccaminosa è stata distrutta.
3  4 I nostri vecchi istinti, che amavano il peccato, sono stati sepolti con lui nel battesimo che ci ha uniti alla sua morte, affinché, come Cristo è resuscitato dai morti, mediante la gloriosa potenza di Dio Padre, anche noi vivessimo una vita nuova.
5 Se è vero, infatti, che siamo diventati parte di lui con una morte simile alla sua, allo stesso modo saremo parte di lui per quanto riguarda la resurrezione. 6 Di una cosa siamo certi: che i nostri vecchi malvagi desideri sono stati inchiodati alla croce con Cristo. Quella parte di noi a cui piace tanto peccare è stata distrutta, affinché non siamo più schiavi del peccato. 7 Chi muore, infatti, è libero dal dominio del peccato. 8 Quindi, se la nostra vecchia natura, amante del peccato, «morì» con Cristo, noi crediamo anche che con lui vivremo. 9 Cristo resuscitò dai morti e non morirà mai più. La morte non ha più alcun potere su di lui. 10 Cristo morì una volta per sempre, per mettere fine al potere del peccato, ma ora vive per sempre, in perfetta unione con Dio. 11 Perciò anche voi consideratevi come morti, per quanto riguarda la vostra vecchia natura di peccato. Consideratevi, invece, vivi per Dio con Gesù Cristo.
12 Non permettete più che il peccato domini sul vostro corpo mortale; non arrendetevi ai suoi desideri corrotti! 13 Non prestatevi come strumenti del male al servizio del peccato! Offritevi invece a Dio, come persone nuove, risorte dalla morte alla nuova vita, date voi stessi come strumenti di bene, che egli possa usare per i suoi buoni scopi! 14 Il peccato allora non sarà più il vostro padrone, perché ora non siete più soggetti alla legge, ma alla grazia di Dio.
15 Questo significa, forse, che ora possiamo continuare a peccare senza la minima preoccupazione? (Visto che la nostra salvezza non sta nell'osservare la legge, ma nel ricevere la grazia di Dio). Di nuovo la risposta è no!
16 Non capite che siete voi che scegliete il vostro padrone? Potete scegliere il peccato (con la morte), oppure l'ubbidienza a Dio (col perdono). Il padrone a cui vi offrite vi prenderà, comanderà su di voi e voi sarete suoi schiavi. 17 Ma sia ringraziato Dio che, se anche una volta eravate schiavi del peccato, ora avete ubbidito con tutto il cuore all'insegnamento che vi è stato dato. 18 Ed ora siete liberi dal vostro vecchio padrone, parlo del peccato, e vi siete messi al servizio del vostro nuovo padrone: la giustizia.
19 Parlo così, di schiavi e padroni, perché è più facile che possiate capire. Proprio come prima eravate schiavi di ogni tipo di peccato per servire il male, ora dovete fare in modo di essere schiavi di tutto ciò che è giusto per vivere una vita santa.
20 Quando eravate schiavi del peccato non v'importava molto di essere giusti. 21 E con che risultato? Certamente non buono, se oggi vi vergognate di quelle cose, che eravate abituati a fare, perché la fine di queste cose è la morte. 22 Ma ora, che siete liberi dal potere del peccato e siete passati al servizio di Dio, avete come risultato una vita santa e come traguardo la vita eterna. 23 Perché la ricompensa del peccato è la morte, Dio invece ci dona la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Romani 6

La grazia non giustifica il peccato, ma libera l'uomo dal dominio del peccato
1 Che direm dunque? Rimarremo noi nel peccato onde la grazia abbondi? 2 Così non sia. Noi che siam morti al peccato, come vivremmo ancora in esso? 3 O ignorate voi che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Noi siam dunque stati con lui seppelliti mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. 5 Perché, se siamo divenuti una stessa cosa con lui per una morte somigliante alla sua, lo saremo anche per una risurrezione simile alla sua, sapendo questo: 6 che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, affinché il corpo del peccato fosse annullato, onde noi non serviamo più al peccato; 7 poiché colui che è morto, è affrancato dal peccato. 8 Ora, se siamo morti con Cristo, noi crediamo che altresì vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non lo signoreggia più. 10 Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio. 11 Così anche voi fate conto d'esser morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù. 12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidirgli nelle sue concupiscenze; 13 e non prestate le vostre membra come stromenti d'iniquità al peccato; ma presentate voi stessi a Dio come di morti fatti viventi, e le vostre membra come stromenti di giustizia a Dio; 14 perché il peccato non vi signoreggerà, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia. 15 Che dunque? Peccheremo noi perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? Così non sia. 16 Non sapete voi che se vi date a uno come servi per ubbidirgli, siete servi di colui a cui ubbidite: o del peccato che mena alla morte o dell'ubbidienza che mena alla giustizia? 17 Ma sia ringraziato Iddio che eravate bensì servi del peccato, ma avete di cuore ubbidito a quel tenore d'insegnamento che v'è stato trasmesso; 18 ed essendo stati affrancati dal peccato, siete divenuti servi della giustizia. 19 Io parlo alla maniera degli uomini, per la debolezza della vostra carne; poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio della impurità e della iniquità per commettere l'iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione. 20 Poiché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia. 21 Qual frutto dunque avevate allora delle cose delle quali oggi vi vergognate? poiché la fine loro è la morte. 22 Ma ora, essendo stati affrancati dal peccato e fatti servi a Dio, voi avete per frutto la vostra santificazione, e per fine la vita eterna: 23 poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Ricciotti:

Romani 6

Liberazione dalla schiavitù del peccato
1 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato affinchè abbondi la grazia? 2 non sia mai. Noi che siam morti al peccato, come vivremo ancora in esso? 3 O ignorate che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella morte di lui? 4 Siamo stati dunque sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinchè, come fu resuscitato Cristo da morte per la gloria del padre, così anche noi camminiamo in novità di vita. 5 Poichè se siamo stati come innestati alla somiglianza della morte di lui, lo saremo anche a quella della risurrezione; 6 sapendo questo, che il nostro uomo vecchio fu crocifisso con lui perchè fosse ridotto a nulla il corpo del peccato, in modo da non esser più noi schiavi del peccato; 7 perchè chi è morto è stato giustificato dalla colpa. 8 E se siamo morti in Cristo, abbiamo fede che rivivremo anche con lui, 9 sapendo che Cristo risorto da morte non muore più, la morte non avrà più dominio su lui. 10 Poichè per il fatto che è morto, è morto una volta per sempre al peccato, e quel che vive vive in Dio. 11 Così anche voi fate conto di esser morti al peccato, e di vivere a Dio in Cristo Gesù. 12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da ubbidire alle sue concupiscenze; 13 nè esibite le vostre membra come armi d'ingiustizia al peccato; ma offrite voi stessi a Dio come risuscitati da morte, e le vostre membra siano a Dio armi di giustizia. 14 Poichè il peccato non vi comanderà più non essendo più sotto la Legge, ma sotto la grazia. 15 Che dunque? peccheremo perchè non siamo sotto la Legge ma sotto la grazia? non mai; 16 non sapete che a chi vi fate schiavi per obbedienza siete schiavi di quello cui ubbidite, sia del peccato che conduce alla morte, sia dell'obbedienza che mena alla giustizia? 17 E grazie si rendano a Dio perchè eravate schiavi del peccato, ma avete di cuore obbedito a quella forma di dottrina a cui siete stati ascritti; 18 e liberati dal peccato, siete divenuti schiavi della giustizia. 19 Io parlo in modo umano, per la debolezza della vostra carne. Perchè come offriste le vostre membra come schiave all'impurità e all'iniquità per l'iniquità, così ora offrite le vostre membra schiave alla giustizia per la santificazione. 20 Poichè quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi rispetto alla giustizia. 21 E che frutto avevate allora? cose delle quali ora vi vergognate, poichè la fine loro è la morte. 22 Ma ora affrancati dal peccato e fatti schiavi a Dio, ne avete il frutto nella vostra santificazione, e il fine è una vita sempiterna. 23 Poichè la paga del peccato è morte, e il grazioso dono di Dio è la vita eterna in Gesù Cristo Signor nostro.

Tintori:

Romani 6

Secondo frutto della giustificazione: liberazione dalla schiavitù del peccato e unione con Cristo
1 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato, affinchè abbondi la grazia? 2 Non sia mai. Noi che siam morti al peccato, come potremo seguitare a vivere in esso? 3 Non sapete forse che, quanti siamo battezzati in Gesù Cristo, nella morte di lui siamo stati battezzati? 4 Noi dunque pel battesimo siamo stati sepolti con lui nella (sua) morte, affinchè, come Cristo è risuscitato da morte per la gloria del Padre, così anche noi viviamo d'una vita novella. 5 Se infatti siamo stati innestati su lui per somiglianza di morte, lo saremo anche per somiglianza di resurrezione.

Morte e risurrezione a nuova vita
6 Questo ben lo sappiamo: che il nostro uomo vecchio è stato con lui crocifisso, affinchè il corpo del peccato sia distrutto e noi non serviamo più al peccato, 7 essendo il morto affrancato dal peccato. 8 Or se noi siam morti con Cristo, crediamo di vivere ancora con lui, 9 sapendo che Cristo, risuscitato da morte, non muore più, sopra di lui non regna più la morte 10 perchè se egli è morto per il peccato, è morto una sola volta; ma se vive, vive per Iddio.

Secondo frutto della giustificazione: liberazione dalla schiavitù del peccato e unione con Cristo
11 Così voi pure consideratevi come morti al peccato, ma vivi per Iddio in Gesù Cristo Signor nostro. 12 Il peccato non regni dunque nel vostro corpo mortale, da farvi obbedir alle sue concupiscenze: 13 non date le vostre membra come strumenti d'iniquità al peccato, ma offritevi a Dio come viventi dopo essere stati morti, offritegli le vostre membra come strumento di giustizia. 14 Il peccato adunque non vi dominerà, perchè non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.

Chi diventa servo della giustizia deve vivere santamente
15 Che dunque? Peccheremo, perchè non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? Non sia mai. 16 Non sapete che a chiunque vi diate a obbedire come servi, siete servi di colui al quale obbedite, sia del peccato che mena alla morte, sia dell'obbedienza che mena alla giustizia? 17 Ma, grazie a Dio, voi che foste servi del peccato, avete poi obbedito di cuore nella regola di dottrina che vi è stata insegnata. 18 Liberati così dal peccato siete divenuti servi della giustizia. 19 Parlo a mo' degli uomini, a motivo della debolezza della vostra carne: come dunque deste le vostre membra al servizio dell'immondezza e dell'iniquità per l'impurità, così date ora le vostre membra al servizio della giustizia per la santificazione. 20 Quando eravate servi del peccato eravate liberi dalla giustizia; 21 ma qual frutto aveste allora dalle cose di cui ora vi vergognate? Certamente la fine di esse è la morte. 22 Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna, 23 essendo paga del peccato la morte, e grazia di Dio la vita eterna in Gesù Cristo nostro Signore.

Martini:

Romani 6

Siamo battezzati in Cristo, affinchè morti al peccato, camminiamo nella novità della vita; come Cristo morto una volta, e sepolto, a nuova vita risuscitò per non più morire. Non dobbiam perciò ubbidire al peccato, o alle concupiscenze, ma sciolti dalla legge, e liberati per grazia di Cristo dal peccato, e fatti servi della giustizia, impieghiamo in ossequio della giustizia, per ottenere la vita, e le nostre membra, le quali prima avevamo impiegate per l'immondezza con meritare la morte.
1 Che diremo noi adunque? Rimarremo noi nel peccato, affinchè sia abbondante la grazia? 2 Dio ce ne guardi. Imperocché se noi siamo morti al peccato, come viveremo tuttora in esso? 3 Non sapete voi forse, che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, nella morte di lui siamo stati battezzati? 4 Imperocché siamo stati insieme con lui sepolti pel Battesimo per morire: affinchè siccome Cristo risuscitò da morte per gloria del Padre, così noi nuova vita viviamo. 5 Imperocché se noi siamo stati innestati alla raffigurazione della sua morte, lo saremo eziandio alla risurrezione. 6 Sapendo noi, come il nostro uomo vecchio è stato concrocifisso, affinchè sia distrutto il corpo del peccato, onde noi non serviamo più al peccato. 7 Imperocché colui, che è morto, è stato giustificato dal peccato. 8 Che se siamo morti con Cristo, crediamo, che vivremo ancora con lui: 9 Sapendo noi, che Cristo risuscitato da morte non muore più, la morte più nol dominerà. 10 Imperocché quanto all'essere lui morto, morì per lo peccato una volta: quanto poi al vivere, ei vive per Dio. 11 Nella stessa guisa anche voi fate conto, che siete morti al peccato, e vivi per Dio in Gesù Cristo Signor Nostro. 12 Non regni adunque il peccato nel corpo vostro mortale, onde serviate alle sue concupiscenze. 13 E non imprestate le vostre membra quai strumenti di iniquità al peccato: ma offerite a Dio voi stessi, come viventi dopo essere stati morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. 14 Imperocché il peccato non vi dominerà: atteso che non siete sotto la legge, ma sotto la grazia. 15 E che adunque? Peccheremo noi, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Dio ce ne guardi. 16 Non sapete voi, che a chiunque vi diate per ubbidire qual servi, di lui siete servi, cui ubbidite, sia del peccato per morte, o sia della ubbidienza per la giustizia? 17 Grazie però a Dio, che foste servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore seconde quella forma di dottrina, dalla quale siete stati formati. 18 E liberarti dal peccato, siete divenuti servi della giustizia. 19 Parlo da uomo a riguardo della debolezza della vostra carne: imperocché siccome deste le vostre membra a servire alla immondezza, e alla iniquità per la iniquità, così date adesso le vostre membra a servire alla giustizia per la santificazione. 20 Imperocché quando eravate servi del peccato, eravate francati dalla giustizia. 21 E qual frutto adunque aveste allora da quelle cose, nelle quali avete adesso vergogna? Conciossiachè il fine di essi è la morte. 22 Adesso poi liberati dal peccato, e fatti servi di Dio, avete per vostro frutto la santificazione; per fine poi la vita eterna. 23 Imperocché la paga dei peccatosi è la morte. Grazia di Dio (è) la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

Diodati:

Romani 6

1 CHE diremo adunque? rimarremo noi nel peccato, acciocchè la grazia abbondi? 2 Così non sia: noi, che siam morti al peccato, come viveremo ancora in esso? 3 Ignorate voi, che noi tutti, che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Noi siamo adunque stati con lui seppelliti per lo battesimo, a morte; acciocchè, siccome Cristo è risuscitato da' morti per la gloria del Padre, noi ancora simigliantemente camminiamo in novità di vita. 5 Perciocchè, se siamo stati innestati con Cristo alla conformità della sua morte, certo lo saremo ancora a quella della sua risurrezione. 6 Sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato con lui crocifisso, acciocchè il corpo del peccato sia annullato, affinchè noi non serviamo più al peccato. 7 Poichè colui che è morto è sciolto dal peccato. 8 Ora, se siam morti con Cristo, noi crediamo che altresì viveremo con lui. 9 Sapendo che Cristo, essendo risuscitato da' morti, non muore più; la morte non signoreggia più sopra lui. 10 Perciocchè, in quanto egli è morto, è morto al peccato una volta; ma in quanto egli vive, vive a Dio. 11 Così ancora voi reputate che ben siete morti al peccato; ma che vivete a Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. 12 Non regni adunque il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze. 13 E non prestate le vostre membra ad essere armi d'iniquità al peccato; anzi presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi; e le vostre membra ad essere armi di giustizia a Dio. 14 Perciocchè il peccato non vi signoreggerà; poichè non siete sotto la legge, ma sotto la grazia. 15 Che dunque? peccheremo noi, perciocchè non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia. 16 Non sapete voi, che a chiunque vi rendete servi per ubbidirgli, siete servi a colui a cui ubbidite, o di peccato a morte, o d'ubbidienza a giustizia? 17 Ora, ringraziato sia Iddio, ch'eravate servi del peccato; ma avete di cuore ubbidito alla forma della dottrina, nella quale siete stati tramutati. 18 Ora, essendo stati francati dal peccato, voi siete stati fatti servi della giustizia. 19 (Io parlo nella maniera degli uomini, per la debolezza della vostra carne.) Perciocchè, siccome già prestaste le vostre membra ad esser serve alla bruttura, ed all'iniquità, per commetter l'iniquità; così ora dovete prestare le vostre membra ad esser serve alla giustizia, a santificazione. 20 Perciocchè, allora che voi eravate servi del peccato, voi eravate franchi della giustizia. 21 Qual frutto adunque avevate allora nelle cose, delle quali ora vi vergognate? poichè la fin d'esse è la morte. 22 Ma ora, essendo stati francati dal peccato, e fatti servi a Dio, voi avete il vostro frutto a santificazione, ed alla fine vita eterna. 23 Perciocchè il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna, in Cristo Gesù, nostro Signore.

Commentario completo di Matthew Henry:

Romani 6

INTRODUZIONE A ROMANI CAPITOLO 6

L'apostolo, avendo ampiamente affermato, aperto e provato la grande dottrina della giustificazione per fede, per timore che qualcuno succhiasse veleno da quel dolce fiore e trasformasse quella grazia di Dio in sfrenatezza e licenziosità, egli, con lo stesso zelo, copiosità di espressione e forza di argomentazione, insiste sull'assoluta necessità della santificazione e di una vita santa, come frutto inseparabile e compagno della giustificazione; poiché, dovunque Gesù Cristo è fatto da Dio per la giustizia di un'anima, egli è fatto da Dio per la santificazione di quell'anima, 1Corinzi 1:30. L'acqua e il sangue sgorgarono insieme dal costato trafitto di Gesù morente. E ciò che Dio ha così congiunto, non osiamo separarlo.

Ver. 1.

Il passaggio dell'apostolo, che unisce questo discorso con il primo, è osservabile:

«Che cosa diremo allora? Romani 6:1. Che uso dobbiamo fare di questa dolce e confortevole dottrina? Faremo il male affinché venga il bene, come alcuni dicono che facciamo? Romani 3:8. Rimarremo nel peccato affinché la grazia abbondi? Accetteremo quindi l'incoraggiamento a peccare con tanta più audacia, perché più peccato commettiamo, più la grazia di Dio sarà magnificata nel nostro perdono? È un uso che se ne deve fare?"

No, è un abuso, e l'apostolo sussulta al solo pensiero (Romani 6:2):

"Dio non voglia; lungi da noi pensare un simile pensiero".

Egli prende in considerazione l'obiezione come Cristo fece con la più nera tentazione del diavolo Matteo 4:10 : Vattene di qui, Satana. Quelle opinioni che danno un qualche senso al peccato, o aprono una porta a immoralità pratiche, per quanto speciose e plausibili possano essere rese, con la pretesa di promuovere la grazia gratuita, devono essere respinte con il più grande orrore, perché la verità com'è in Gesù è una verità secondo la pietà, Tito 1:1. L'apostolo è molto acuto nell'insistere sulla necessità della santità in questo capitolo, che può essere ridotto a due capi: le sue esortazioni alla santità, che ne mostrano la natura; e i suoi motivi o argomenti per far rispettare quelle esortazioni, che ne dimostrano la necessità.

I. Per il primo, possiamo quindi osservare la natura della santificazione, che cos'è e in che cosa consiste. In generale contiene due cose, la mortificazione e la vivificazione: morire al peccato e vivere per la giustizia, altrove espresse spogliandosi dell'uomo vecchio e rivestendosi del nuovo, cessando di fare il male e imparando a fare il bene.

1. Mortificazione, spogliarsi del vecchio; diversi modi in cui questo viene espresso.

(1.) Non dobbiamo più vivere nel peccato Romani 6:2, non dobbiamo essere come siamo stati né fare ciò che abbiamo fatto. Il tempo passato della nostra vita deve bastare, 1Pietro 4:3. Anche se non c'è nessuno che viva senza peccato, tuttavia, sia benedetto Dio, ci sono quelli che non vivono nel peccato, non lo vivono come il loro elemento, non ne fanno un commercio: questo è da santificare.

(2.) Il corpo del peccato deve essere distrutto, Romani 6:6. La corruzione che abita in noi è il corpo del peccato, composto da molte parti e membra, come un corpo. Questa è la radice a cui deve essere posata l'ascia. Non solo dobbiamo cessare gli atti di peccato (ciò può essere fatto attraverso l'influenza di restrizioni esteriori, o di altri incentivi), ma dobbiamo indebolire e distruggere le abitudini e le inclinazioni viziose; non solo getteremo via gli idoli dell'iniquità dal santuario, ma gli idoli dell'iniquità dal cuore. - Affinché d'ora in poi non serviamo il peccato. La trasgressione vera e propria è certamente in gran parte impedita dalla crocifissione e dall'uccisione della corruzione originale. Distruggete il corpo del peccato, e poi, anche se ci saranno cananei rimasti nel paese, gli Israeliti non saranno loro schiavi. È il corpo del peccato che ondeggia lo scettro, brandisce la verga di ferro; Distruggi questo, e il giogo sarà spezzato. La distruzione del tiranno Eglon è la liberazione dell'oppresso Israele dai moabiti.

(3.) Dobbiamo essere davvero morti al peccato, Romani 6:11. Come la morte dell'oppressore è una liberazione, tanto più lo è la morte dell'oppresso, Giobbe 3:17-18. La morte porta un atto di sollievo a chi è stanco. Così dobbiamo essere morti al peccato, obbedirgli, osservarlo, considerarlo, compiere la sua volontà non più di quanto colui che è morto non faccia i suoi maestri di compito quandam - essere indifferenti ai piaceri e alle delizie del peccato come un uomo che sta morendo lo è ai suoi precedenti divertimenti. Colui che è morto è separato dalla sua precedente compagnia, conversare, affari, godimenti, occupazioni, non è ciò che era, non fa ciò che ha fatto, non ha ciò che aveva. La morte opera un potente cambiamento; Un tale cambiamento opera la santificazione nell'anima, che taglia ogni corrispondenza con il peccato.

(4.) Il peccato non deve regnare nei nostri corpi mortali perché noi gli obbediamo, Romani 6:12. Anche se il peccato può rimanere come un fuorilegge, anche se può opprimere come un tiranno, tuttavia non regni come un re. Non faccia leggi, non presieda i consigli, non comandi la milizia; non sia al primo posto nell'anima, così che noi dobbiamo obbedirle. Anche se a volte possiamo essere raggiunti e sopraffatti da essa, tuttavia non siamo mai obbedienti ad essa nelle sue concupiscenze; Non lasciate che le concupiscenze peccaminose siano per voi una legge, alla quale cedereste un'obbedienza consenziente. Nelle sue concupiscenze, εν ταις επιθυμιαις αυτου. Si riferisce al corpo, non al peccato. Il peccato risiede in gran parte nella gratificazione del corpo, e nell'umorismo. E c'è una ragione implicita nella frase il tuo corpo mortale; Poiché è un corpo mortale, e si affretta rapidamente verso la polvere, non regni in esso il peccato. È stato il peccato che ha reso i nostri corpi mortali, e quindi non cediamo all'obbedienza a un tale nemico.

(5.) Non dobbiamo cedere le nostre membra come strumenti di ingiustizia, Romani 6:13. Le membra del corpo sono servite dalla natura corrotta come strumenti mediante i quali si adempiono le volontà della carne; Ma non dobbiamo acconsentire a questo abuso. Le membra del corpo sono fatte in modo spaventoso e meraviglioso; È un peccato che essi debbano essere gli strumenti del diavolo per l' ingiustizia verso il peccato, strumenti delle azioni peccaminose, secondo le disposizioni peccaminose. L'ingiustizia è per il peccato; gli atti peccaminosi confermano e rafforzano le abitudini peccaminose; un peccato ne genera un altro; È come far uscire l'acqua, quindi lasciatela prima che vi si immischi. Le membra del corpo possono forse, a causa del prevalere della tentazione, essere costrette ad essere strumenti del peccato; ma non permettere che siano così, non acconsentire. Questo è un ramo della santificazione, la mortificazione del peccato.

2. Vivificazione, o vivere per la giustizia; E che cos'è?

(1.) È camminare in novità di vita, Romani 6:4. La novità della vita suppone la novità del cuore, perché dal cuore provengono le questioni della vita, e non c'è modo di rendere dolce il ruscello se non rendendo tale la sorgente. Il camminare, nelle Scritture, è messo per il corso e il tenore della conversazione, che deve essere nuova. Camminare secondo nuove regole, verso nuovi fini, da nuovi principi. Fai una nuova scelta di strada. Scegli nuovi percorsi da percorrere, nuovi leader da inseguire, nuovi compagni con cui camminare. Le cose vecchie dovrebbero passare, e tutte le cose dovrebbero diventare nuove. L'uomo è ciò che non era, fa ciò che non ha fatto.

(2.) Significa essere vivi per Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, Romani 6:11. Conversare con Dio, avere un riguardo per lui, un piacere per lui, una preoccupazione per lui, l'anima in tutte le occasioni si rivolge a lui come a un oggetto piacevole, in cui si compiace: questo è essere vivi per Dio. L'amore di Dio che regna nel cuore è la vita dell'anima verso Dio. Anima est ubi amat, non ubi animat - L'anima è dove ama, piuttosto che dove vive. È avere vivi gli affetti e i desideri verso Dio. O, vivere (la nostra vita nella carne) per Dio, per il suo onore e la sua gloria come nostro fine, per la sua parola e la sua volontà come nostra regola, in tutti i nostri modi per riconoscerlo, e per avere sempre i nostri occhi verso di lui; questo è vivere per Dio. - Per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. Cristo è la nostra vita spirituale; non c'è vita per Dio se non per mezzo di Lui. Egli è il Mediatore; non ci possono essere accoglienze confortevoli da Dio, né riguardi accettevoli a Dio, se non in Gesù Cristo e per mezzo di lui; nessun rapporto tra anime peccatrici e un Dio santo, ma per la mediazione del Signore Gesù. Per Cristo come autore e sostenitore di questa vita; per mezzo di Cristo come capo dal quale riceviamo l'influenza vitale; per mezzo di Cristo come radice da cui traiamo linfa e nutrimento, e così viviamo. Vivendo per Dio, Cristo è tutto in tutti.

(3.) È arrenderci a Dio, come coloro che sono viventi dai morti, Romani 6:13. La vita e l'essere santi risiedono nella dedizione di noi stessi al Signore, nel donarci al Signore, 2Corinzi 8:5.

"Arrendetevi a lui, non solo come cede il vinto

al conquistatore, perché sa resistere, no

maggiore; ma come la moglie si sottomette al marito,

a chi è il suo desiderio, come lo studioso si arrende

l'insegnante, l'apprendista del suo maestro, da insegnare

e governato da lui. Non cedetegli i vostri possedimenti, ma cedete.

voi stessi; niente di meno che tutto te stesso";

παραστησατε εαυτους - accomodatevi vos ipsos Deo - accomodatevi a Dio; così Tremellio, dal siriaco.

"Non solo sottomettetevi a lui, ma obbeditegli; Non solo presentatevi a Lui una volta per tutte, ma siate sempre pronti a servirlo. Consegnatevi a lui come cera al sigillo, per prendere qualsiasi impronta, per essere, avere e fare ciò che egli vuole".

Quando Paolo disse: Signore, che vuoi tu che io faccia? Atti 9:6 fu poi consegnato a Dio. Come coloro che sono vivi dai morti. Consegnare un cadavere a un Dio vivente non è compiacerlo, ma prenderlo in giro:

"Offrite voi stessi come i viventi e buoni per

qualcosa, un sacrificio vivente".

Romani 12:1. La prova più sicura della nostra vita spirituale è la dedizione di noi stessi a Dio. Spetta a coloro che sono vivi dai morti (si può intendere una morte nella legge), che sono giustificati e liberati dalla morte, di darsi a colui che li ha così redenti.

(4.) È quello di cedere le nostre membra come strumenti di giustizia a Dio. Le membra dei nostri corpi, quando vengono ritirate dal servizio del peccato, non devono giacere oziose, ma devono essere utilizzate nel servizio di Dio. Quando l'uomo forte armato viene espropriato, chi ne ha il diritto divida il bottino. Sebbene i poteri e le facoltà dell'anima siano i soggetti immediati della santità e della giustizia, tuttavia le membra del corpo devono essere strumenti; il corpo deve essere sempre pronto a servire l'anima al servizio di Dio. Così Romani 6:19 :

"Affidate le vostre membra servi alla giustizia alla santità. Siano sotto la condotta e al comando della giusta legge di Dio, e di quel principio di rettitudine intrinseca che lo Spirito, come santificatore, pianta nell'anima".

Giustizia per la santità, che intima crescita, progresso e terra ottenuta. Come ogni atto peccaminoso conferma l'abitudine peccaminosa, e rende la natura sempre più incline al peccato (quindi i membri di un uomo naturale sono qui detti servi all'iniquità - un peccato rende il cuore più disposto per un altro), così ogni atto di grazia conferma l'abitudine di grazia: servire la giustizia è per la santità; un dovere ci adatta all'altro; e più facciamo, più possiamo fare per Dio. O servire la giustizia, εις αγιασμον - come prova di santificazione.

II. I motivi o gli argomenti qui usati per mostrare la necessità della santificazione. C'è una tale antipatia nei nostri cuori, per natura, verso la santità che non è facile portarli a sottomettersi ad essa: è l'opera dello Spirito che persuade con tali incentivi che questi si riversano sull'anima.

1. Argomenta a partire dalla nostra conformità sacramentale a Gesù Cristo. Il nostro battesimo, con il suo disegno e la sua intenzione, porta in sé una grande ragione per cui dovremmo morire al peccato e vivere per la giustizia. Così dobbiamo migliorare il nostro battesimo come una briglia di ritegno per tenerci lontani dal peccato, come uno sprone di costrizione per ravvivarci al dovere. Osservate questo ragionamento.

(1.) In generale, siamo morti al peccato, cioè nella professione e nell'obbligo. Il nostro battesimo significa che ci separiamo dal regno del peccato. Noi professiamo di non avere più a che fare con il peccato. Noi siamo morti al peccato per la partecipazione della virtù e del potere per la sua uccisione, e per la nostra unione con Cristo e il nostro interesse per lui, in e da chi è ucciso. Tutto questo è vano se persistiamo nel peccato; Contraddiciamo una professione, violiamo un obbligo, torniamo a ciò a cui eravamo morti, come fantasmi ambulanti, di cui nulla è più disdicevole e assurdo. Per Romani 6:7 chi è morto è liberato dal peccato; cioè, colui che è morto ad essa è liberato dal dominio e dal dominio di essa, come il servo che è morto è liberato dal suo padrone, Giobbe 3:19. Ora saremo così sciocchi da tornare a quella schiavitù da cui siamo stati liberati? Quando saremo liberati dall'Egitto, parleremo di tornarvi di nuovo?

(2.) In particolare, essendo battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte, Romani 6:3. Fummo battezzati εις Ξριστον - a Cristo, come 1Corinzi 10:2, εις Μωσην - a Mosè. Il battesimo ci lega a Cristo, ci lega apprendisti a Cristo come nostro maestro, è la nostra fedeltà a Cristo come nostro sovrano. Il battesimo è externa ansa Christi, l'impugnatura esterna di Cristo, con la quale Cristo afferra gli uomini, e gli uomini offrono se stessi a Cristo. In particolare, siamo stati battezzati nella sua morte, in una partecipazione ai privilegi acquistati con la sua morte, e in un obbligo sia di conformarci al disegno della sua morte, che era quello di redimerci da ogni iniquità, sia di conformarci al modello della sua morte, che, come Cristo è morto per il peccato, così noi dovremmo morire al peccato. Questa era la professione e la promessa del nostro battesimo, e non facciamo bene se non rispondiamo a questa professione, e manteniamo questa promessa.

[1.] La nostra conformità alla morte di Cristo ci obbliga a morire al peccato; per questo conosciamo la comunione delle sue sofferenze, Filippesi 3:10. Così qui si dice che siamo stati piantati insieme a somiglianza della sua morte Romani 6:5, τω ομοιωματι, non solo una conformità, ma una conformazione, poiché il ceppo innestato è piantato insieme a somiglianza del germoglio, della natura di cui partecipa. Piantare è per la vita e per la fecondità: siamo piantati nella vigna a somiglianza di Cristo, somiglianza che dobbiamo dimostrare nella santificazione. Il nostro credo riguardo a Gesù Cristo è, tra le altre cose, che fu crocifisso, morto e sepolto; Ora, il battesimo è una conformità sacramentale a lui in ciascuno di essi, come l'Apostolo qui nota. Primo, il Nostro vecchio uomo è crocifisso con lui, Romani 6:6. La morte della croce è stata una morte lenta; Il corpo, dopo essere stato inchiodato alla croce, diede molti spasimi e molte lotte: ma fu una morte sicura, lunga in scadenza, ma alla fine spirò; Tale è la mortificazione del peccato nei credenti. Fu una morte maledetta, Galati 3:13. Il peccato muore come un malfattore, dedito alla distruzione; è una cosa maledetta. Sebbene sia una morte lenta, tuttavia questo deve affrettare che è un vecchio ad essere crocifisso; non nel pieno della sua forza, ma in decomposizione: ciò che invecchia è pronto a svanire, Ebrei 8:13. Crocifisso con lui, συνεσταυρωθη, non rispetto al tempo, ma rispetto alla causalità. La crocifissione di Cristo per noi ha un'influenza sulla crocifissione del peccato in noi. In secondo luogo, siamo morti con Cristo, Romani 6:8. Cristo è stato obbediente fino alla morte: quando è morto, si può dire che noi siamo morti con lui, poiché il nostro morire al peccato è un atto di conformità sia al disegno che all'esempio della morte di Cristo per il peccato. Il battesimo significa e sigilla la nostra unione con Cristo, il nostro innesto in Cristo; così che siamo morti con lui, e impegnati a non avere a che fare con il peccato più di quanto egli ne avesse lui. In terzo luogo, siamo sepolti con lui mediante il battesimo, Romani 6:4. La nostra conformità è completa. Nella professione siamo completamente tagliati fuori da ogni commercio e comunione con il peccato, come coloro che sono sepolti sono completamente tagliati fuori da tutto il mondo; non solo non dei vivi, ma non più tra i viventi, non hanno più nulla a che fare con loro. Così dobbiamo essere, come lo fu Cristo, separati dal peccato e dai peccatori. Siamo sepolti, cioè, nella professione e nell'obbligo: professiamo di esserlo, e siamo tenuti ad esserlo: era il nostro patto e il nostro impegno nel battesimo; siamo suggellati per essere del Signore, quindi per essere recisi dal peccato. Confesso che confesso perché questa sepoltura nel battesimo debba alludere a qualsiasi usanza di immergersi nell'acqua nel battesimo, non più di quanto la nostra crocifissione battesimale e la morte debbano avere tali riferimenti, confesso che non riesco a capire. È chiaro che non è il segno, ma la cosa significata, nel battesimo, che l'apostolo qui chiama essere sepolto con Cristo, e l'espressione di sepoltura allude alla sepoltura di Cristo. Come Cristo fu sepolto, per risorgere a una vita nuova e più celeste, così noi siamo sepolti nel battesimo, cioè recisi dalla vita del peccato, per poter risorgere a una nuova vita di fede e di amore.

[2.] La nostra conformità alla risurrezione di Cristo ci obbliga a risorgere a novità di vita. Questa è la potenza della sua risurrezione che Paolo era così desideroso di conoscere, Filippesi 3:10. Cristo è stato risuscitato dai morti per la gloria del Padre, cioè per la potenza del Padre. La potenza di Dio è la sua gloria; è potenza gloriosa, Colossesi 1:11. Ora nel battesimo siamo obbligati a conformarci a quel modello, ad essere piantati a somiglianza della sua risurrezione Romani 6:5, a vivere con lui, Romani 6:8. Vedere Colossesi 2:12. La conversione è la prima risurrezione dalla morte del peccato alla vita di giustizia; e questa risurrezione è conforme alla risurrezione di Cristo. Questa conformità dei santi alla risurrezione di Cristo sembra essere suggerita dalla risurrezione di così tanti corpi dei santi, che, sebbene menzionata prima per anticipazione, si suppone sia stata concomitante con la risurrezione di Cristo, Matteo 27:52. Tutti siamo risorti con Cristo. In due cose dobbiamo conformarci alla risurrezione di Cristo: primo, Egli è risorto per non morire più, Romani 6:9. Leggiamo di molti altri che sono stati risuscitati dai morti, ma sono risuscitati per morire di nuovo. Ma, quando Cristo è risorto, è risorto per non morire più; perciò lasciò dietro di sé le sue vesti funebri, mentre Lazzaro, che doveva morire di nuovo, le portò fuori con sé, come uno che avrebbe avuto occasione di usarle di nuovo: ma su Cristo la morte non ha più dominio; era davvero morto, ma è vivo, e così vivo da vivere per sempre, Apocalisse 1:18. Così dobbiamo risorgere dalla tomba del peccato per non farvi mai più ritorno, né per avere più comunione con le opere delle tenebre, avendo lasciato quella tomba, quella terra di tenebre come le tenebre stesse. In secondo luogo, Egli è risorto per vivere per Dio Romani 6:10, per vivere una vita celeste, per ricevere quella gloria che gli era posta dinanzi. Altri che furono risuscitati dai morti tornarono alla stessa vita sotto ogni aspetto che avevano vissuto prima; ma non lo fece anche Cristo: è risorto per lasciare il mondo. Ora non sono più nel mondo, Giovanni 13:1; 17:11. Egli è risorto per vivere a Dio, cioè per intercedere e governare, e tutto per la gloria del Padre. Così dobbiamo risorgere per vivere a Dio: questo è ciò che egli chiama novità di vita (Romani 6:4), vivere di altri principi, di altre regole, con scopi diversi da quelli che abbiamo fatto. Una vita dedicata a Dio è una vita nuova; prima l'io era il fine principale e più alto, ma ora Dio. Vivere davvero è vivere per Dio, con lo sguardo sempre rivolto a Lui, facendone il centro di ogni nostra azione.

2. Argomenta dalle preziose promesse e privilegi del nuovo patto, Romani 6:14. Si potrebbe obiettare che non possiamo vincere e sottomettere il peccato, è inevitabilmente troppo difficile per noi:

"No,"

dice:

"Lotti con un nemico che può essere affrontato e

sottomesso, se solo manterrai la tua posizione e resisti

alle tue braccia; è un nemico che è già sventato

e sconcertato; C'è una forza riposta nel patto

di grazia per il tuo aiuto, se solo lo userai.

Il peccato non avrà dominio".

Le promesse di Dio per noi sono più potenti ed efficaci per mortificare il peccato delle nostre promesse a Dio. Il peccato può lottare in un credente e può creargli una grande quantità di problemi, ma non avrà dominio; può tormentarlo, ma non lo dominerà. Noi infatti non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia, non sotto la legge del peccato e della morte, ma sotto la legge dello spirito della vita, che è in Cristo Gesù: siamo mossi da princìpi diversi da quelli che siamo stati: nuovi signori, nuove leggi. O, non sotto il patto delle opere, che richiede mattoni, e non dà paglia, che condanna al minimo fallimento, che funziona così,

"Fai questo, e vivi; non farlo e morire";

ma sotto il patto della grazia, che accetta la sincerità come la nostra perfezione evangelica, che non richiede altro che ciò che promette la forza di compiere, che è qui ben ordinato, che ogni trasgressione nel patto non ci mette fuori dal patto, e soprattutto che non lascia la nostra salvezza nella nostra custodia, ma la mette nelle mani del Mediatore, che si impegna per noi che il peccato non avrà dominio su di noi, che l'ha condannato egli stesso e lo distruggerà; cosicché, se perseguiamo la vittoria, ne usciremo più che vincitori. Cristo governa con lo scettro d'oro della grazia, e non permetterà al peccato di dominare su coloro che sono volontariamente soggetti a quel dominio. Questa è una parola molto comoda per tutti i veri credenti. Se fossimo sotto la legge, saremmo stati distrutti, perché la legge maledice chiunque non rimane in ogni cosa; Ma siamo sotto la grazia, la grazia che accetta la mente volenterosa, che non è estrema nel notare ciò che facciamo male, che lascia spazio al pentimento, che promette perdono su pentimento; E quale può essere per una mente ingenua un motivo più forte di questo per non avere nulla a che fare con il peccato? Pecceremo contro tanta bontà, abuseremo di tanto amore? Qualcuno forse potrebbe succhiare del veleno da questo fiore e usarlo in malafede come incoraggiamento a peccare. Vedete come l'apostolo inizia con un tale pensiero Romani 6:15 : Peccheremmo forse perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Dio non voglia. Che cosa c'è di più nero e di cattivo carattere che le straordinarie espressioni di gentilezza e di buona volontà di un amico per cogliere l'occasione per insultarlo e offenderlo? Disprezzare tali viscere, sputare in faccia a un tale amore, è ciò su cui, tra uomo e uomo, tutto il mondo griderebbe vergogna.

3. Egli argomenta con l'evidenza che questo sarà del nostro stato, facendo per noi, o contro di noi Romani 6:16 : Al quale vi date servi per obbedire, voi siete suoi servi. Tutti i figli degli uomini sono o servi di Dio o servi del peccato; queste sono le due famiglie. Ora, se vogliamo sapere a quale di queste famiglie apparteniamo, dobbiamo indagare a quale di questi padroni diamo obbedienza. La nostra ubbidienza alle leggi del peccato sarà una prova contro di noi che apparteniamo a quella famiglia in cui è implicata la morte. Come, al contrario, la nostra obbedienza alle leggi di Cristo dimostrerà la nostra relazione con la famiglia di Cristo.

4. Egli argomenta dalla loro precedente peccaminosità, Romani 6:17-21, dove possiamo osservare,

(1.) Cosa erano stati e avevano fatto in precedenza. Abbiamo bisogno che ci venga spesso ricordato il nostro stato precedente. Paolo lo ricorda spesso riguardo a se stesso e a coloro ai quali scrive.

[1.] Voi eravate i servi del peccato. Coloro che ora sono servi di Dio farebbero bene a ricordare il tempo in cui erano servi del peccato, per mantenerli umili, penitenti e vigilanti, e per vivificarli nel servizio di Dio. È un rimprovero al servizio del peccato che così tante migliaia di persone abbiano lasciato il servizio e si siano scrollate di dosso il giogo; e mai nessuno che l'abbia sinceramente abbandonato e si sia dato al servizio di Dio, è tornato all'antico lavoro faticoso.

"Sia ringraziato Dio che tu sia stato così, cioè che sebbene tu fossi così, hai obbedito. Tu eri così; Sia ringraziato Dio che possiamo parlarne come di una cosa passata: tu eri così, ma ora non lo sei più. Anzi, il tuo essere stato così in precedenza tende molto a magnificare la misericordia e la grazia divina nel felice cambiamento. Sia ringraziato Dio che l'antica peccaminosità è un tale contrasto e un tale sprone per la tua attuale santità".

[2.] Tu hai consegnato le tue membra servi all'impurità e all'iniquità all'iniquità, Romani 6:19. È la miseria di uno stato peccaminoso che il corpo sia reso un lavoratore per il peccato, di cui non potrebbe esserci una schiavitù più vile o più dura, come quella del prodigo che fu mandato nei campi a nutrire i porci. Avete ceduto. I peccatori sono volontari al servizio del peccato. Il diavolo non poteva costringerli al servizio, se non vi si arrendevano. Questo giustificherà Dio nella rovina dei peccatori, che si sono venduti per operare il male: è stato il loro atto e la loro azione. all'iniquità all'iniquità. Ogni atto peccaminoso rafforza e conferma l'abitudine al peccato: all'iniquità come opera all'iniquità come al salario. Semina il vento e raccogli la tempesta; sempre peggio, sempre più indurito. Dice questo alla maniera degli uomini, cioè trae una similitudine da ciò che è comune tra gli uomini, anche il cambiamento dei servizi e delle soggezioni.

[3.] Voi eravate liberi dalla giustizia (Romani 6:20), non liberi da alcuna libertà data, ma da una libertà presa, che è la dissolutezza.

«Eri completamente privo di ciò che è buono, vuoto

di qualsiasi buon principio, movimento o inclinazione, - nullo

di ogni sottomissione alla legge e alla volontà di Dio, di tutti

conformità alla sua immagine; e questo eri altamente

compiaciuto, come una libertà e una libertà; ma un

La libertà dalla giustizia è la peggiore specie di schiavitù".

(2.) Come è stato fatto il benedetto cambiamento, e in che cosa consisteva.

[1.] Voi avete obbedito di cuore a quella dottrina che vi è stata trasmessa, Romani 6:17. Questo descrive la conversione, che cos'è; è la nostra conformità e conformità al vangelo che ci è stato consegnato da Cristo e dai suoi ministri. Al quale sei stato consegnato; εις ον παρεδοθητε - in cui sei stato consegnato.

E così osservate, in primo luogo, la regola della grazia, quella forma di dottrina: τυπον διδαχης. Il vangelo è la grande regola sia della verità che della santità; è il timbro, la grazia è l'impressione di quel timbro; è la forma delle parole di guarigione, 2Timoteo 1:13. In secondo luogo, la natura della grazia, in quanto è la nostra conformità a questa regola.

1. È obbedire con il cuore. Il Vangelo è una dottrina non solo da credere, ma da obbedire, e ciò dal cuore, che denota la sincerità e la realtà di quell'obbedienza; non solo nella professione, ma nel potere-dal cuore, dalla parte più intima, dalla parte più intima di noi.

2. Deve essere consegnato in esso, come in uno stampo, come la cera viene colata nell'impronta del sigillo, rispondendo ad esso linea per linea, tratto per tratto, e rappresentando interamente la forma e la figura di esso. Essere veramente un cristiano significa essere trasformati a somiglianza e somiglianza del vangelo, le nostre anime rispondono ad esso, si conformano ad esso: comprensione, volontà, affetti, scopi, principi, azioni, tutto secondo quella forma di dottrina.

[2.] Essendo stati liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia (Romani 6:18), servi di Dio, Romani 6:22. La conversione è, in primo luogo, una libertà dal servizio del peccato; è lo scrollarsi di dosso quel giogo, decidendo di non avere più a che fare con esso. In secondo luogo, la rassegnazione di noi stessi al servizio di Dio e della giustizia, a Dio come nostro padrone, alla giustizia come nostro lavoro. Quando siamo liberati dal peccato, non è perché possiamo vivere come vogliamo ed essere padroni di noi stessi; No, quando siamo liberati dall'Egitto, siamo, come Israele, condotti al monte santo, per ricevere la legge, e lì siamo introdotti nel vincolo del patto.

Osservate: Non possiamo essere resi servi di Dio finché non siamo liberati dal potere e dal dominio del peccato; non possiamo servire due padroni così direttamente opposti l'uno all'altro come lo sono Dio e il peccato. Dobbiamo, con il figliol prodigo, abbandonare la fatica del cittadino del paese, prima di poter venire alla casa di nostro Padre.

(3.) Quali apprensioni avevano ora per il loro lavoro e il loro modo di fare prima. Si appella a se stessi (Romani 6:21), se non avessero trovato il servizio del peccato,

[1.] Un servizio infruttuoso:

"Che frutto avevi allora? Hai mai avuto qualcosa

da esso? Siediti e fai il conto, calcola il tuo

Che frutto avevate allora?"

Oltre alle perdite future, che sono infinitamente grandi, non vale la pena menzionare i guadagni attuali del peccato. Quale frutto? Nulla che meriti il nome di frutto. Il piacere e il profitto presenti del peccato non meritano di essere chiamati frutto; non sono altro che pula, che arano l'iniquità, seminano vanità e raccolgono la stessa.

[2.] È un servizio disdicevole; è ciò di cui ora ci vergogniamo: ci vergogniamo della follia, ci vergogniamo della sporcizia che ne possiede. La vergogna è venuta nel mondo con il peccato, ed è ancora il prodotto certo di esso: o la vergogna del pentimento, o, se non quella, la vergogna eterna e il disprezzo. Chi farebbe volontariamente ciò di cui prima o poi è sicuro di vergognarsi?

5. Argomenta dalla fine di tutte queste cose. È prerogativa delle creature razionali essere dotate di una capacità di prospettiva, capaci di guardare avanti, considerando l'ultimo fine delle cose. Per persuaderci dal peccato alla santità qui ci sono la benedizione e la maledizione, il bene e il male, la vita e la morte, posti davanti a noi; e noi siamo messi a nostra scelta.

(1.) La fine del peccato è la morte Romani 6:21 : La fine di queste cose è la morte. Anche se il cammino può sembrare piacevole e invitante, tuttavia la fine è triste: alla fine morde; sarà amarezza alla fine. Il salario del peccato è la morte, Romani 6:23. La morte è dovuta a un peccatore quando ha peccato come il salario lo è a un servo quando ha fatto il suo lavoro. Questo vale per ogni peccato. Non c'è peccato per sua natura veniale. La morte è il salario del peccato minore. Il peccato è qui rappresentato o come il lavoro per il quale viene dato il salario, o come il padrone da cui viene dato il salario; Tutti coloro che sono servi del peccato e compiono l'opera del peccato devono aspettarsi di essere pagati in questo modo.

(2.) Se il frutto è per la santità, se c'è un principio attivo di grazia vera e crescente, la fine sarà la vita eterna - una fine molto felice! - Anche se la via è in salita, anche se è stretta, spinosa e assediata, tuttavia la vita eterna alla fine di essa è sicura. Quindi, Romani 6:23, il dono di Dio è la vita eterna. Il cielo è la vita, che consiste nella visione e nella fruizione di Dio; ed è la vita eterna, senza infermità che lo accompagnano, senza morte che gli ponga un punto. Questo è il dono di Dio. La morte è il salario del peccato, viene dal deserto; Ma la vita è un dono, viene per favore. I peccatori meritano l'inferno, ma i santi non meritano il paradiso. Non c'è proporzione tra la gloria del cielo e la nostra obbedienza; dobbiamo ringraziare Dio, e non noi stessi, se mai arriviamo in paradiso. E questo dono è per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. È Cristo che l'ha acquistata, l'ha preparata, ci prepara per essa, ci preserva ad essa; egli è l'Alfa e l'Omega, Tutto in tutti nella nostra salvezza.

Commentario del Nuovo Testamento:

Romani 6

1 

PARTE SECONDA

L'Evangelo è "potenza di Dio a salvezza"

in quanto assicura al credente il suo totale affrancamento dalla potenza del peccato e della morte

Romani 6-8

Nei cinque primi capitoli, Paolo ha mostrato come il Vangelo sia potenza di Dio a salvezza in quanto ci rivela come il peccatore può essere, per la fede in Cristo, liberato dall'ira e giustificato. Ma siccome la liberazione dalla colpa del peccato non è la salvazione completa, egli dimostrerà, in Romani 6-8, come il Vangelo sia «potenza di Dio a salvezza» in quanto esso assicura a chi crede in Cristo la completa vittoria sul peccato e la conformità col Cristo elevato nella gloria. La santificazione colla conseguente glorificazione (Vid. Godet), non è la causa efficiente del perdono e della giustificazione quasichè sia giustificato solo chi è diventato santo (dottrina romana); non è soltanto la condizione per conservare lo stato di giustificazione; nè solo una conseguenza prodotta nei giustificati dalla gratitudine per il perdono ricevuto. La trasformazione del credente all'immagine di Cristo è il compimento della salvazione di cui la giustificazione è il principio, il fondamento. Il mezzo di questa trasformazione è l'unione con Cristo creata dalla fede. Come dalla solidarietà col primo Adamo è derivata a noi, non solo colpa, ma infermità morale che si manifesta col predominio della carne sullo spirito, così dalla solidarietà del credente col secondo Adamo deriva non solo la giustificazione, ma una nuova potenza di vita spirituale che trionfa della debolezza della carne. Chi è in Cristo è non solo giustificato, ma è «nuova creatura» 2Corinzi 5:17, poichè Cristo non ci è fatto soltanto sapienza e giustizia, ma altresì santificazione e finale redenzione 1Corinzi 1:30. «Il contrasto in cui si muove qui il pensiero dell'apostolo non è più, come nella prima parte, quello della condannazione e della giustificazione ma quello del peccato e della santità. Non si tratta più di cancellare il peccato come fallo, ma di vincerlo come potenza o malattia».

Questa parte dell'Epistola può dividersi in tre paragrafi in cui sono svolti i seguenti pensieri:

§ 1 - L'entrata nello stato di grazia, per la fede in Cristo, segna la rottura decisiva col peccato ed il principio d'una vita nuova, Romani 6:1-14;

§ 2 - Lo stato di grazia nell'unione con Cristo assicura il servire a Dio con ubbidienza del cuore, in novità di spirito; mentre il cessato regime della legge era, impotente a dar la vittoria sul peccato, di cui anzi provocava la manifestazione Romani 6:15-7:25;

§ 3 - Lo stato di grazia in Cristo assicura al credente l'abitazione in lui dello Spirito che comunica la vita ed è arra della futura gioia dei figli di Dio Romani 8.

O più brevemente: La trasformazione del credente all'immagine dell'Adamo celeste si effettua: nell'unione con Cristo - sotto la grazia anzichè sotto la legge - per lo Spirito.

§1 - L'entrata nello stato di grazia, per la fede in Cristo, segna la rottura decisiva col peccato ed il principio d'una vita nuova (Romani 6:1-14)

Che direm dunque

dinanzi, al trionfo della grazia che sovrabbonda dove il peccato è abbondato? (Romani 5:20), che cancella le innumerevoli colpe ed accoglie in grazia i peccatori giustificandoli?

Vogliamo noi rimanere (tasto emend.) nel peccato

in cui siamo vissuti fino alla nostra conversione a Cristo, e ciò

affinchè la grazia abbondi?

affin di dare occasione alla grazia di spiegare vie maggior ricchezza? Con questa domanda l'Apostolo accenna all'obbiezione che veniva, e tuttavia viene mossa alla dottrina della giustificazione per fede. Il credente, dicevasi, può dunque peccare, liberamente: la grazia cancellerà tutto (cfr. Romani 3:8,31). L'abuso della libertà cristiana per parte di taluni pareva dar ragione alla grave accusa (cfr. Galati 5:13; 1Pietro 2:16; Giuda 4; Giacomo 2:14 e segg.). Paolo la respinge mostrando come la fede che unisce il credente a Cristo implichi un morire al peccato e un risuscitare a vita nuova.

2 Così non sia. Noi che morimmo al peccato, come viveremmo ancora in esso?

Morire al peccato è un romperla con esso in modo decisivo (1Pietro 2:24; cfr. Galati 6:14). Chi e morto al peccato è, divenuto insensibile ai suoi allettamenti e non ha più nulla da porre al servizio del peccato. La morte ha rotto il legame che lo teneva avvinto ad esso, come uno schiavo al suo padrone. Questa morte si effettua in realtà gradatamente, poichè i cristiani sono esortati a «far morire gli atti del corpo» (Romani 8:13; cfr. Colossesi 3:5), a «spogliar l'uomo vecchio», ecc. Ma la fede in Cristo che li introduce nello stato di grazia, è il colpo di morte dato al peccato. «La sentenza di morte con cui Dio ha colpito in Cristo il peccato del mondo, si ripercuote, a dir così, nella nostra coscienza come la sentenza di morte del nostro proprio peccato. Ci sentiamo costretti a romperla col peccato per il quale Cristo ha subito quella morte» (Godet). Il continuare a vivere nel peccato come nel proprio elemento, è quindi una impossibilità morale per chi è unito a Cristo il fatto concreto, visibile, decisivo, cui si riferisce il passato morimmo, è il battesimo che segnava, nella storia dei credenti dei primi tempi, il principio della carriera cristiana. Era stato infatti il momento della professione pubblica della lor fede in Cristo e della loro appartenenza ad esso. Tale atto esterno, per molti di essi, avea seguito immediatamente la nascita della fede. Esempi i tremila della Pentecoste Atti 2, Cornelio, il carceriere di Filippi. Era stato per lo più accompagnato dall'effusione dello Spirito, che avea lor fatto provare impressioni tali da non dimenticarsi. Talvolta il battesimo era stato anche il principio delle sofferenze per Cristo. Non potea riuscire cosa nuova ai lettori quanto dice loro l'Apostolo, a meno che ignorassero il valore morale del loro battesimo.

3 O ignorate voi che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?

La formula completa del battesimo trovasi in Matteo 28:19; ma per lo più, vi si accenna in modo più breve, come: «esser battezzato nel nome di Cristo» Galati 3:27, «nel nome di Gesù» o «del Signor Gesù» (Atti 2:38; 8:16; 10:48; 19:5; cfr. 1Corinzi 1:13-15; 10:2). Il senso della formula è: in vista di..., per appartenere a Cristo, per essere incorporati nel Redentore in cui abbiam creduto. Il battesimo è il suggello della solidarietà con Cristo creata dalla fede, della unione intima con lui; perciò quel che Cristo fece per noi qual secondo Adamo deve ritenersi come fatto da noi. Nella sua morte morimmo, nella sua risurrezione risuscitammo. Esser battezzato in Cristo è un esser battezzato nella sua morte e nella sua risurrezione 2Corinzi 5:15. Non già che questi fatti spirituali si verifichino al momento e per virtù del battesimo, il che contraddice ai fatti narrati nel Nuovo Testamento; ma il battesimo è l'esterno segno ed il suggello di quanto internamente ha operato la fede in Cristo. (cfr. Galati 3:27; Colossesi 2:10-13). «Voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo...». «. In lui siete anche stati circoncisi d'una circoncisione non fatta da mano d'uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne...».

4 E poichè la forma ordinaria, per quanto non necessaria, del battesimo, nella primitiva chiesa, era la immersione del battezzando nell'acqua, Paolo, scorgendo probabilmente in questo un'analogia col seppellimento che segue e suggella la morte, aggiunge:

Siamo dunque stati con lui seppelliti, mediante il battesimo nella morte.

Per il lato negativo del valore suo, il battesimo cristiano è un battesimo nella; morte al peccato, un rinunziamento ad esso. Chi è battezzato in Cristo, scende con lui nel sepolcro. Se si legge: «seppelliti nella morte», non varia gran fatto il senso. Ma, come Cristo non scese nel sepolcro per rimanervi e risorse al terzo dì, così i credenti, riproducendo nella loro esperienza morale i fatti della vita di Cristo, sono stati sepolti per risorgere a vita nuova,

affinchè come Cristo risorse dai morti mediante la gloria del Padre,

cioè lo splendore della potenza divina Romani 1:4; 1Corinzi 6:14; Efesini 1:20; Colossesi 1:20; 2Corinzi 13:4,

così anche noi camminassimo in novità di vita.

Il «camminare» è l'immagine della condotta, della vita pratica attiva. L'analogia tra la forma del battesimo per immersione col morire e risorgere spirituale mediante la fede, si ritrova in Colossesi 2:12: «...essendo stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede...». Il «rivestirsi di Cristo» di Galati 3:27 offre analogia piuttosto colla forma dell'aspersione più o meno abbondante. Ad ogni modo, la forma è cosa, secondaria e l'acqua del battesimo ha sempre il significato primo ed essenziale del lavare, del purificare dalle sozzure (cfr. Marco 7:4: i letti; Atti 22:16; 1Corinzi 10:1-2; 1Pietro 3:21; Tito 3:5; Efesini 5:26; ed anche Giovanni 3:5).

Il morire al peccato ed il vivere a giustizia sono i due aspetti, negativo, e positivo, di uno stesso fenomeno spirituale che si verifica all'atto della fede. L'esperienza personale di Paolo illustra l'immagine qui adoperata per descrivere il mutamento interno prodotto dalla fede. Nel breve giro di tre giorni, a Damasco, morì Saulo e rivisse Paolo.

Il nostro battesimo, pel valore suo spirituale, è stato una, sepoltura ed una risurrezione a vita nuova. Le due cose, infatti, non si possono disgiungere nell'esperienza del credente, più che, non siano state disgiunte in quella del secondo Adamo. Uniti con lui nella morte, non possiamo non essere uniti con lui nella risurrezione.

5 Poichè, se siamo divenuti una stessa cosa con lui per una morte somigliante alla sua...

L'immagine qui adoperata ( συμφυτοι) non è quella dell'innesto, bensì quella del crescere insieme di due piante che finiscono col fondersi e col formare un solo arganismo (cfr. Luca 8:7: le spine nate e cresciute insieme). Se siamo stati uniti con lui di una unione vitale, fatti una stessa cosa con lui col morire di una morte morale simile a quella fisica di Cristo,

lo saremo anche per una risurrezione simile alla sua.

Questa conformità principia quaggiù, ma non avrà il suo pieno effetto se non nel mondo avvenire Romani 8:29.

6 Romani 6:6-7 spiegano più ampiamente cosa sia l'esser battezzato nella morte di Cristo, sepolto con lui. Romani 6:8-10 spiegheranno più ampiamente cosa sia l'esser uno con lui per somiglianza colla sua risurrezione.

Se riflettono, i lettori si devono rendere più esattamente conto della, radicale trasformazione implicata, o racchiusa in germe, nella lor fede in Cristo. Molte cose sono ammesse, infatti, e credute dai cristiani, alle quali non hanno però mai riflettuto. Sono conoscenze ingoiate, ma non digerite nè trasformate in forza vitale e pratica.

Sapendo questo,

rendendoci conto di questo,

che il nostro vecchio uomo è stato con lui crocifisso,

L'espressione «vecchio uomo» è adoperata anche in Efesini 4:22-24, ove i cristiani sono esortati a spogliarsi «dell'uomo vecchio» e a «rivestire l'uomo nuovo creato all'immagine di Dio nella giustizia e nella santità» (cfr. Colossesi 3:9-10). «Il vecchio uomo è l'io peccaminoso, l'io carnale di Romani 7:14. È vecchio dal punto di vista della nuova nascita Giovanni 3:3; Tito 3:15; è l'uomo antico, precedente, cui viene opposto il nuovo, o recente 2Corinzi 5:17, la nuova creatura. Si tratta dunque di una personificazione del primiero carattere peccaminoso, della tendenza che prima dominava tutta quanta la vita» (Philippi). Questo vecchio uomo morì sulla croce ove fu crocifisso il Cristo con cui siamo entrati in intima unione. La morte di Cristo è la morte del peccatore, qual peccatore.

affinchè fosse annullato il corpo del peccato,

Quest'ultima espressione viene intesa dagli uni in senso figurato, ed indicherebbe il peccato nella sua unità, la massa del peccato considerata come organismo. Altri l'intende in senso proprio e significa, allora, il corpo che apparteneva al peccato, che serviva di strumento all'uomo vecchio. Questo non implica che il male abbia la sua sorgente nel corpo, ma esso è l'organo dell'io corrotto e come tale ha da essere abolito. Lo è in senso morale, quando nella santificazione viene gradualmente sottratto all'antico padrone e posto al servizio, di Dio (cfr. Romani 6:12-13,19; 8:13,23; Colossesi 2:11; 3:5; 1Corinzi 6); e lo sarà in modo più completo, nel disfacimento cui dovrà sottostare nella morte fisica, perchè non adatto ad esser organo della vita superiore Romani 8:10; 1Corinzi 15. La morte del vecchio uomo, l'abolizione del corpo del peccato suo strumento, ha per risultato pratica di sottrarre l'attività umana alla schiavitù del male:

onde noi non serviamo più al peccato,

nostro antico padrone Giovanni 8:34; 2 Pietro 2:19.

7 Infatti chi è morto è affrancato dal peccato.

lett. «è giustificato dal peccato», cioè è legittimamente dichiarato libero dalla signorina del peccato, da esso emancipato. La morte tronca i legami terrestri; quindi se il peccato è stato il padrone del corpo quando questo era vivo, ora che per l'unione con Cristo, è avvenuta la morte dell'uomo vecchio, il peccato ha perduto ogni diritto di dominazione sul suo schiavo d'una volta. Uno schiavo morto non serve più. Però uno stato morale negativo, di astensione dal peccato, ma privo di santa attività positiva, sarebbe psicologicamente impossibile e mal risponderebbe al fine della creazione e della salvazione. L'unione con Cristo è una morte, ma solo per l'uomo vecchio, non per la personalità umana in sè. Ci toglie alla illegittima tirannia del peccato, ma per restituirci al legittimo e filiale servizio di Dio. Questo il lato positivo della rivoluzione morale determinata dall'unione con Cristo, e che riproduce nel credente la «potenza della risurrezione di Cristo» Filippesi 3:10-11.

8 Ora, se siamo morti con Cristo, noi crediamo che altresì vivremo con lui,

La partecipazione alla vita di Cristo risuscitato è oggetto di fede in quanto si realizza solo in parte nella esperienza terrestre del credente, mentre la vita in Cristo, nella sua pienezza, non sarà posseduta se non nell'eternità avvenire. Il camminar quaggiù in novità di vita è il necessario avviamento alla perfezione dello stato di gloria. Vera vita è per Paolo, vita eterna.

9 Su che si fonda la nostra fede nella partecipazione alla vita di Cristo? Sul fatto stesso che Cristo, il nostro capo, dopo esser morto, vive di vita imperitura. Viveremo, poichè come ben sappiamo, egli vive Giovanni 14:19. Non è risuscitato, come Lazzaro, per tornar sotto al poter della morte:

sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non lo signoreggia più.

In un senso, non ebbe mai potere su lui, secondo l'affermazione di Gesù Giovanni 10:17-18: «Niuno mi toglie la vita, ma io la depongo da me stesso» (cfr. Matteo 20:28). Il dominino della morte su lui deriva dall'essersi non volontariamente assunto il peso dei peccati dell'umanità, per portarne la pena 2Corinzi 5:21; Filippesi 2; 1Pietro 1. Ma questo egli fece «una sola volta», avendo con quell'unica, morte, acquistata redenzione eterna Ebrei 9.

10 Poichè, il suo morire fu un morire al peccato una volta per sempre,

Lett. ciò che egli morì» la morte ch'egli patì Galati 2:20. La relazione, però, di Cristo col peccato è diversa da quella che sosteniamo noi. Il peccato potè, esser posto sopra Cristo Isaia 53:11; Ebrei 9:28; 1Pietro 2:24; ma non abitò mai, nè mai entrò in lui. Quindi, il suo morir al peccato è diverso dal nostro. Egli morì al peccato, inquantochè, colla sua morte espiatoria, cessò ogni solidarietà sua col peccato degli uomini. Egli ha «tutto compiuto» colla sua morte, quel ch'era necessario per l'espiazione dei peccati e, per «distruggere le opere del diavolo» 1Giovanni 3:8. Quindi se apparve, sulla croce, «carico dei peccati del mondo», «fatto peccato», «fatto maledizione», ora è rientrato nella vita divina; e quando apparirà la seconda, volta, apparirà «senza, peccato a coloro che lo aspettano» Ebrei 9:28. Questa: vita di attività celeste, nella, immediata comunione e gloria di Dio, è quella che Paolo descrive col dire:

ma il suo vivere è un vivere a Dio.

Anche sulla terra visse a Dio, ma in contatto col peccato e colla morte; e sospirò: «fino a quando?» e pregò: «Padre, glorificami» Ma ora, vivo una vita su cui la, morte non stende più ombra alcuna. «Come Cristo, entrato in quella vita e in quell'attività celesti, non torna più indietro, così il fedele, morto al peccato e vivente a Dio in Cristo, non deve tornare alla sua vecchia, vita di peccato».

11 Passando dall'insegnamento più teorico per l'esortazione, Paolo adopera la seconda persona, e spinge i credenti a rendersi esatto conto della nuova situazione morale in cui li colloca la loro unione con Cristo. Essi ben sanno come Cristo morì al peccato e vive a Dio Romani 6:9-10. Ma devono imparare a considerar se stessi come par di Cristo, morti al peccato e, a somiglianza di Cristo, viventi a Dio.

Così, anche voi, fate conto di esser morti al peccato, ma viventi a Dio in Cristo Gesù.

Il considerarsi come morti al peccato e viventi a Dio deve avere delle conseguenze pratiche, visibili. Quali saranno? Da una parte, il peccato non dove più regnare nel nostro corpo mortale le membra non devono più essere armi d'ingiustizia a disposizione del vecchio padrone; d'altra parte, i credenti devono por sè stessi a disposizione di Dio e le lor membra devono essere armi di giustizia.

12 Non regni adunque il peccato,

non la faccia più da re,

nel vostro corpo mortale,

poichè quel tiranno l'avete disertato per rifugiarvi all'ombra di Dio. Se, il vostro io, colla volontà e gli affetti, è morto al peccato, deve cessar la dominazione d'esso sul corpo ch'è l'organo visibile dell'attività dell'anima. Il corpo è detto mortale per la sua natura terrena, disadatta alla vita superiore. Sotto l'azione del peccato è divenuto un nido di concupiscenze d'istinti depravati che si trasmettono per via d'eredità, e che sussistono dopo la conversione quale pericolo, costante per la vita nuova. Perciò il corpo attuale è destinato al disfacimento, della morte. Il peccato non domini più sul corpo

per ubbidirgli nelle sue concupiscenze,

Tale la lezione meglio attestata, dai documenti antichi. Le concupiscenze del corpo sono gli appetiti e gl'istinti disordinati che trascinano l'anima per lasciarla poi delusa e vergognosa di sè.

13 e non prestate le vostre membra al peccato,

non le mettete a sua disposizione

quali armi d'ingiustizia;

Armi ha talvolta nel Nuovo Testamento il suo senso proprio Giovanni 18:3: per lo più ha senso figurato, ma senza perdere mai il colore militare. Cfr. Romani 13:12; 2Corinzi 6:7; 10:4: «le armi della nostra guerra»: 1Pietro 4:1. Paolo ha una speciale predilezione per le immagini tolte da quel campo Efesini 6:11; 1Corinzi 9:7,25-26; 2Timoteo 2:3-4. Si non che è questione qui del regnare, del signoreggiare del peccato. Prima, cura dei re e dei signori era quella di aver sotto mano della gente armata. Traducendo strumenti si conserva il senso, ma si perde il colore speciale dell'immagine. «Armi d'ingiustizia» sono dunque armi, adoperate nel commettere il male, nello stabilire il regno dell'iniquità. Invece di far servire a questo le lor membra, essi devono presentare sè stessi, la loro persona intiera a Dio:

ma presentate voi stessi a Dio come di morti, fatti viventi,

come persone che, nella comunione di Cristo, sono passate dalla morte nel peccato ch'era il loro stato prima della conversione, a vita nuova.

e le vostre membra quali armi di giustizia a Dio;

14 A guisa d'incoraggiamento a mandare risolutamente ad effetto le esortazioni pratiche ora fatte, Paolo aggiunge, che la posizione in cui si trovano per guerreggiar la santa guerra li fa sicuri della vittoria.

perchè il peccato non vi signoreggerà,

non avrà su di voi il sopravvento, per ricondurvi sotto alla sua signoria,

poichè non siete sotto

(l'impero, sotto il regime della)

la legge, ma sotto la grazia.

La legge condanna, mentre la, grazia giustifica. La legge nutre nell'uomo uno spirito di servile timore, mentre la grazia, nel darci la pace con Dio, produce il sentimento filiale che nasce dalla fiducia nell'amor del Padre riconciliato. Or questo è movente di attività superiore al timore. La legge traccia la regola del bene e ordina l'ubbidienza, ma lascia l'uomo, alle sue misere forze in presenza dell'obbligo impostogli. E l'uomo si consuma in una lotta disuguale, in aspirazioni che restano insoddisfatte. Anzi, per la mala inclinazione esistente in noi, la legge provoca, l'esplosione, del peccato e così ribadisce le catene che ci fanno sospirar: «Misero, me uomo! chi mi libererà?» Romani 7:24. Ma la grazia, non solo perdona, ma somministra potenza di vita nuova che spezza le catene del peccato. La grazia, insomma, comunica lo Spirito di vita che affranca dalla legge del peccato Romani 8:3. Talchè, anche qui, si applica la parola di trionfo Romani 5:20: ov'è abbondato il peccato per render l'uomo schiavo, la grazia, è soprabbondata per affrancarlo dal dominio d'esso. Nello stato di grazia in cui siamo entrati e seguitiamo a rimanere, abbiamo dunque la certezza che il peccato non potrà riprendere l'antico suo dominio su di noi.

RIFLESSIONI

1. I cristiani non possono impedire che venga fraintesa e calunniata la dottrina evangelica della giustificazione per grazia, mediante la fede in Cristo, senza merito d'opere. Certo, se si predicasse che l'esser giustificati equivale all'esser fatti moralmente giusti e santi, cadrebbe l'obbiezione di Romani 6:1; ma cadrebbe con essa una delle dottrine essenziali del cristianesimo evangelico quale Paolo l'avea proclamato dovunque con ogni franchezza. Non temano dunque i banditori del Vangelo di annunziare colla stessa franchezza la salvezza per grazia, sola capace di recar pace ai cuori angosciati. Ma mostrino, in pari tempo, come la fede che ci unisce a Cristo, implichi il morire al peccato per vivere una vita nuova e pongano i credenti ogni studio a non dare, colle loro infedeltà, alcuna occasione fondata al mondo di accusare la grazia, quasi favorisse il peccato.

2. La nozione, della fede, secondo Paolo, è profonda. Non si tratta di un assenso intellettuale, più o meno ragionato, a date dottrine, ma di un atto morale di fiducia, di abbandono a Cristo, che ci unisce a lui intimamente ci fa partecipi della sua vita. Se essa contiene il germe di una morte e di una risurrezione, ciò solo basta a dimostrare quale atto morale decisivo che sia. A noi sta di «provare noi stessi se siamo nella fede» che unisce il credente al Cristo.

3. Varie volte, in questi versetti, occorrono le espressioni: «Non sapete voi» - «conoscendo questo» - «sapendo che» - le quali suppongono nei lettori un grado di conoscenza e di esperienza spirituali che fanno arrossire i cristiani dell'oggi. Quanti infatti conoscono oggi il valore profondo della morte e della risurrezione di Cristo, quello del loro proprio battesimo e confermazione? A quanti si attaglia il rimprovero rivolto, ai cristiani Ebrei! Ebrei 5:11-14.

4. La base della santificazione è l'unione con Cristo. Vita cristiana non esiste senza Cristo. «Fuor di me, ha detto Gesù, voi non potete far nulla». Potrà parere un paradosso il parlare di santificazione per la fede in Cristo, ma l'esperienza di ogni cristiano dimostra che la nostra forza è vana; che più è intima la nostra unione con Cristo e più si spiega la di lui forza nella nostra debolezza. La comunione con Cristo non distrugge però la volontà umana, anzi la rafforza volgendola al bene.

5. «Chiunque non dà alla morte del Salvatore il significato qui datole da Paolo; chiunque considera la risurrezione di Cristo come dubbia o superflua, non ha compreso mai nulla all'essenza e neppure alla morale del Cristianesimo. Poichè appunto della morale del Vangelo l'Apostolo qui ragiona» (Bonnet).

6. Quel che Paolo dice del battesimo, in Romani 6:3-4, non tronca le controversie esistenti nella cristianità evangelica circa il modo di amministrarlo per immersione o per aspersione; giacchè, sebbene sembri alludere all'immersione come, al modo usuale praticato nelle chiese primitive, non si può escludere che, in certe circostanze, sia stata preferita l'aspersione più o meno abbondante. (I 3000 alla Pentecoste, il carceriere di Filippi coi suoi, ecc.). La Didachè (circa a. 100) attesta che si tenevano nel debito conto le circostanze di clima, di età, ecc.

Non tronca neppure la controversia relativa alle persone da battezzare; giacchè, nel periodo di fondazione della Chiesa, non poteva essere questione di battezzare altri all'infuori dei credenti, e soltanto del battesimo di questi si fa parola nella storia missionaria degli Atti. Tuttavia si accenna qua e là al battesimo di «quei di casa», di «tutti i suoi», della «famiglia» di questo o quel credente Atti 16:15,33; 1Corinzi 1:14; e poco sappiamo di quel che di praticava sulla fine del periodo apostolico, allorchè si furon moltiplicate le famiglie cristiane e si rese più completa la legittima solidarietà spirituale fra i loro membri. Paolo stesso considerava come «santi» i figli di famiglie miste 1Corinzi 7:14. Mentre il battesimo accentua l'individualismo cristiano, il pedobattismo, accentua la solidarietà della famiglia cristiana e il battesimo è amministrato ai bambini in base alla fede dei genitori, salvo ai battezzati a confermare poi il loro battesimo colla professione individuale della fede in Cristo. Le due tendenze hanno delle buone ragioni da far valere e dovrebbero liberamente coesistere in seno alla Chiesa di Cristo. Quel che importa, tanto per i battisti come per i pedobattisti, è che la fede dei battezzandi adulti o dei genitori dei bambini, sia una cosa reale e che i battezzati e i confermati si rendano conto degli impegni che prendono e siano spesso richiamati al dovere di mantenerli. La questione essenziale riguardo al battesimo concerne l'efficacia che ad esso si attribuisce. «La Chiesa (romana), dice il P. Lagrange, ha sempre veduto, nelle parole di Paolo, indicato un sacramento, cioè un segno sensibile o simbolo, ma che opera quel ch'esso significa ex opere operato». Il battesimo, come bagno o lavacro più o meno completo, è simbolo della purificazione dell'anima dalla sozzura morale mediante la remissione dei peccati e il rinnovamento del cuore; ma, secondo la dottrina romana, non simboleggia soltanto, esso opera quel che rappresenta. Il battesimo rappresenta, coll'immersione e l'emersione, una sepoltura ed una risurrezione; ma non è soltanto simbolo, esso è anche causa strumentale della morte al peccato e del risorgere a giustizia. In esso si realizza la giustificazione intesa come infusione di giustizia. Da ciò l'importanza estrema data al sacramento, poichè da esso normalmente dipende la salvezza eterna dei piccoli e dei grandi.

L'insegnamento di Paolo è ben diverso da codesto sacramentalismo. Per l'Apostolo il battesimo, oltrechè una pubblica professione di fede cristiana, è segno visibile di grazia invisibile; ma è anche il suggello di quella grazia, cioè l'attestato divino e la solenne conferma all'anima della grazia che si ottiene mediante la fede. Paolo chiama il sacramento antico della circoncisione un segno ed un «suggello della giustizia ottenuta per la fede» Romani 4:11. Cornelio ed i suoi credono all'evangelo annunziato da Pietro e ricevono lo Spirito Santo. Poi, il battesimo d'acqua è loro amministrato come suggello esterno della purificazione spirituale ricevuta mediante la fede. L'eunuco evangelizzato da Filippo crede e riceve il battesimo come suggello divino della grazia ricevuta da Cristo per fede. Quel che conta, per Paolo, è la fede che unisce il credente a Cristo fonte d'ogni grazia; il battesimo viene in second'ordine come conferma simbolica delle promesse fatte alla fede. L'essenziale nel suo mandato apostolico è l'evangelizzare per crear la fede nei cuori, non il battezzare 1Corinzi 1:17, sebbene il sacramento sia istituito come aiuto alla fede dinanzi alla quale esso presenta in figura la grazia ch'è in Cristo. Non è la stretta di mano quella che crea l'amicizia; essa ne è il simbolo ed il pegno esterno. Non è l'anello, infilato, al dito che crea il legame che unisce gli sposi; esso n'è soltanto il segno ed il pegno; non è la firma nè il sigillo apposto ad un trattato che creano il trattato; essi ne sono la conferma solenne. Dice Calvino: «Il battesimo essendoci dato da Dio per corroborare e confermare la nostra fede, bisogna riceverlo come dalla mano del suo Autore e tener per certo ch'è Lui che ci parla mediante il segno; è Lui che ci purifica e netta e cancella la memoria dei nostri peccati. Lui che ci fa partecipi della sua morte; e Lui che distrugge le forze di Satana e delle nostre concupiscenze, che si fa uno con noi onde siamo riconosciuti quali figliuoli di Dio... Nelle cose corporali contempliamo le cose spirituali come se ci fossero poste dinanzi agli occhi, giacchè è piaciuto al Signore di rappresentarcele sotto quelle figure. Non già che quelle grazie siano legate o rinchiuse nel sacramento o che ci siano conferite in virtù d'esso; ma solo perchè il Signore, per mezzo di un segno, ci attesta la sua volontà di darci tutte quelle cose».

7. La nostra lingua, i nostri occhi, le nostre mani, i nostri piedi, tutte le nostre membra sono armi che non sono mai neutrali. Servono al peccato o a Dio: sono armi d'ingiustizia o di giustizia. La parola e la penna d'un Paolo, quanto ha servito allo stabilimento del regno di Dio nel mondo! Si rifletta quanto male ha potuto fare colle stesse armi un Voltaire. In sfera più modesta, ognuno può combattere il buon combattimento con quelle armi di cui Dio lo ha fornito e che sono le membra.

8. «Se il peccato regna sul corpo, la pretesa indipendenza dello spirito non è se non lo sterile sforzo di una disordinata immaginazione, senza influenza sulla volontà, quindi senza moralità. Se, per contro (caso più frequente), si crede di vincere il male morale con macerazioni del corpo, è una illusione non meno funesta, per cui resta intatta la vera sede del peccato che si svilupperà sotto le forme diverse dell'egoismo e dell'orgoglio» (Bonnet). Così la Parola di Dio ci mette in guardia contro gli errori di destra e di sinistra.

9. Sotto la grazia è non solo possibile, ma certa la vittoria sul peccato. Lungi dal favorire il male, la grazia di Dio ch'è santità, lo sradica ed estirpa dal cuore del credente.

15 §2 - Lo stato di grazia, nell'unione con Cristo, assicura l'ubbidienza del cuore rinnovato a Dio; mentre il cessato regime della legge era impotente a dar la vittoria sul peccato, di cui, anzi, provocava la manifestazione (Romani 6:15-7:25)

L'entrare in unione con Cristo segna la rottura definitiva col peccato ed il principio d'una vita nuova. Questa vita nuova deve trionfare, perchè lo stato di grazia in cui è entrato il credente è garanzia di vittoria sul peccato che tenta sempre di ricondurre alla sua ubbidienza coloro che han disertato la sua bandiera. Con questa osservazione Paolo prendeva il toro per le corna; poichè egli non ignorava che il regime della grazia veniva da molti riguardato come favorevole alla libertà del peccare, mentre quello rigido della legge si giudicava per lo meno atto a frenare il male. L'Apostolo solleva egli stesso l'obbiezione dei giudaizzanti contro il Vangelo della grazia. E, confutandola, stabilisce che l'esser sotto la grazia è garanzia di vittoria, perchè implica una volontaria sottomissione del credente alla giustizia morale chè la via della vita Romani 6:15-23; perchè il credente, affrancato dal giogo della legge, mediante la morte di Cristo, è unito al Cristo vivente come la sposa al suo sposo, per portar dei frutti alla gloria di Dio Romani 7:1-6. Invece, il vecchio regime legale non ha avuto, malgrado la bontà intrinseca della legge, altro effetto che quello negativo di provocare lo sviluppo del peccato e di dimostrare la impotenza dell'uomo a scuoterne, da sè, il giogo Romani 7:7-25. Talchè, se l'esser sotto la grazia vuol dire servire di cuore e con spirito di amore al bene, mentre l'esser sotto la legge equivale ad esser servi, per quanto riluttanti, del male, resta dimostrata la superiorità della grazia in Cristo per la santificazione.

SEZIONE A Romani 6:15-23 Chi riceve il Vangelo della grazia si pone volontariamente al servizio della giustizia

Che dunque? Siamo noi per peccare (testo emend.) perchè non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia.

Questa domanda riproduce in forma più attenuata l'obbiezione Romani 3:8,31; 6:1, la quale, in pari tempo, è una tentazione che l'avversario delle anime va insinuando sempre nel cuore dei credenti. «C'è un sottil veleno che s'insinua nel cuore del migliore tra i cristiani e sta nel dire, non già: pecchiamo affinchè la grazia abbondi; ma: perchè la grazia abbonda. Non si tratta già d'un odioso calcolo, ma di semplice rilassatezza» (Vinet). Il non essere sotto la tutela della legge, ma sotto la grazia, è stato di libertà fatto per chi è giunto all'età maggiore (cfr. Galati 4). Ma questa libertà equivale essa all'essere sciolti da ogni obbligo morale? «La libertà assoluta non può esser la condizione dell'uomo. Siamo fatti non per dare a noi stessi un principio morale qualunque, di nostra propria creazione, ma semplicemente per aderire all'una delle due potenze morali opposte, che ci sollecitano» (Godet). Cfr. Matteo 6:24. Ora, nella vita ordinaria, quando uno si pone, al servizio d'un altro per prestargli ubbidienza; esso è servo di colui al quale egli ubbidisce. Con un atto di libertà iniziale e decisivo, esso ha, in certo modo, impegnata la sua libertà e volontà per un tempo più o meno lungo, talvolta per la vita. Nel caso dei cristiani, la fede in Cristo suggellata nel battesimo è stata, nella lor vita, l'atto decisivo col quale hanno rotto ogni relazione col padrone sotto al quale erano nati, il peccato, per darsi a Dio.

16 Non sapete voi che se vi date a uno come servi per ubbidirgli, siete, servi di colui a cui ubbidite: o del peccato che mena alla morte,

in tutti i sensi: morale, fisico ed eterno,

o dell'ubbidienza che mena alla giustizia?

Il peccato è disubbidienza Romani 5:19; chi lo rinnega, prende partito per l'ubbidienza a Dio che include la fede Romani 1:5; 15:18; 10:3 e che fa capo alla giustizia morale praticata con crescente fedeltà, e in fine, alla vita perfetta ed eterna. Posti, dalla predicazione evangelica, nel caso di scegliere tra i due padroni: il peccato cui avevano servito fino allora, e la giustizia cui li impegnava, la fede, i Romani, avevano volontariamente scelto il secondo. Per questa loro conversione a Cristo, Paolo rende grazie a Dio.

17 Ma sia ringraziato Iddio, ch'eravate bensì servi del peccato, ma avete di cuore ubbidito a quel tenore d'insegnamento che. v'è stato trasmesso;

Il tipo o tenore (cfr. Atti 23:25; 2Timoteo 1:13) dell'insegnamento dato dagli Evangelisti che aveano fondato la chiesa di Roma, è l'Evangelo della grazia quale Paolo lo predicava. Le sue dottrine avevano carattere ben definito. Dice letteralmente: il tipo d'insegnamento «al quale siete stati consegnati, o dati in mano». S'intende: sotto all'influenza del quale siete stati collocati per opera della Provvidenza di Dio e per l'opera interna dello Spirito di Dio che, ha resa efficace la parola del Vangelo. Ovvero, si può rendere semplicemente: «che vi è stato trasmesso».

18 ed essendo stati affrancati dal peccato,

in virtù della fede che vi ha uniti a Cristo,

siete divenuti servi della giustizia.

Emancipati dal peccato, essi non sono, secondo la massima posta in Romani 6:16, rimasti senza padrone, in istato di neutralità morale; ma sono stati fatti servi della giustizia. La loro conversione è stata un cambiamento di padrone; hanno lasciato il cattivo per darsi al buono. «Paolo è Così giunto a ritrovare una legge nella grazia stessa; ma una legge interna e spirituale come tutto l'Evangelo suo» (Godet).

19 L'espressione «fatti servi o schiavi della giustizia» l'Apostolo l'adopera a malincuore. Il servire alla giustizia ch'è la volontà di Dio, è infatti la destinazione dell'uomo; quindi l'esser posti in condizione di realizzarla, non è già schiavitù, ma libertà vera e gloriosa. Se dunque si è, servito di quella espressione, è stato per far intender meglio il suo pensiero: cioè l'incompatibilità tra il peccato e in situazione morale in cui si sono volontariamente collocati i cristiani colla loro conversione. Dicendo così

io parlo alla maniera degli uomini:

mi servo di immagini tolte dalla vita quotidiana,

a motivo della debolezza della vostra carne;

cioè: a motivo della debolezza d'intendimento inerente alla decaduta natura umana e che rende difficile anche ai credenti (specie al principio della carriera) l'afferrare le verità spirituali più profonde quando non siano vestite di forme tolte dalla vita terrena. Gesù si servì di parabole ed ebbe a dire ai suoi che molte cose «non erano per loro alla portata». Cfr. 1Corinzi 3:1.

Poichè,

praticamente, l'immagine di cui mi servo, torna a dir questo:

come già prestaste le vostre membra a servizio dell'impurità

(peccato cui si erano abbandonati i pagani, Romani 1),

e,

in genere

dell'iniquità, per commetter l'iniquità,

lett. per l'iniq. per arrivare cioè a una perversione crescente del vostro carattere, per ingolfarvi sempre più profondamente nel male,

così, prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia, per la vostra santificazione.

Lett. a santif. (cfr. 1Pietro 4:1-4). Non devono esser meno zelanti al servizio del bene di quel che lo siano stati al servizio del male. Ed al servizio del bene ha per primo risultato il nostro diventar migliori. Santificazione è il processo graduale verso la perfetta santità. Però, se questo è il frutto presente del servizio della giustizia, come l'iniquità è il frutto del servizio del male, c'è al di là del presente, un fine cui ciascuna delle due vie opposte fa capo. L'accenno a queste conseguenze ultime servirà a porre in risalto l'eccellenza della, via, per la quale i Romani si sono posti e seguitano a camminare pare, sorretti dalla grazia.

20 Quando, infatti, eravate servi

(o schiavi)

del peccato, eravate liberi rispetto alla giustizia.

avevate questa bella libertà di non dipendere per nulla dalla giustizia, d'essere estranei, di fatto alla sua autorità. «Il senso del giusto non intralciava affatto l'esercizio della lor libertà e l'appagamento dei loro gusti. Quella onorevole soggezione, essi non la conoscevano. Secondo il detto della Scrittura., bevevano il peccato, come l'acqua» (Godet). Come vi sono per l'uomo due sorta di servitù vi sono del pari due specie di libertà. Qual'è il frutto presente e qual'è il fine ultimo di queste due servitù e delle due corrispondenti libertà? Paolo pone ai lettori la domanda, non perchè dubiti della lor risposta, ma per appellarsene alla loro esperienza e così indirettamente confermarli.

21 Qual frutto, adunque, avevate allora dalle cose di cui ora vi vergognate?

Altri punteggia così: Qual frutto avevate voi allora? Delle cose di cui ora vi vergognate - un frutto cioè pessimo, vergognoso. Meglio, però leggere come il Diodati e gran parte dei moderni. Se non c'è una risposta esplicita alla domanda, essa risulta: dal modo stesso in cui Paolo pone la questione. Qual profitto morale poteva mai derivare da cose che, ora al solo pensarci coprono di vergogna i convertiti? Manifestamente nessuno. Paolo parla del frutto dello spirito Galati 5:22, del frutto della luce Efesini 5:9; ma le opere delle tenebre sono, per loro natura, «senza frutto» (ivi; cfr. Giacomo 3:18; Romani 1:13; Filippesi 1:11,22; 4:17; Ebrei 12:11, ove la nozione del frutto è applicata al bene. Cfr. Meyer).

Poichè la fine loro è la morte.

Quel che ha per fine ultima la morte eterna, la perdizione, non può esser nel presente profittevole all'uomo. Quanto diverso il risultato presente e la fine ultima del servizio cui si sono impegnati unendosi a Cristo!

22 Ma ora, essendo stati affrancati dal peccato, e fatti invece servi di Dio, voi avete per frutto

(fin d'ora)

la vostra santificazione,

il fare sempre nuovi progressi su quella via;

e per fine la vita eterna.

che include santità, felicità e gloria perfette. A questo conduce la grazia sotto alla quale essi han cercato rifugio e seguitano a stare;

23 poichè, il salarlo del peccato è la morte, ma il dono

(dono di grazia)

di Dio è la vita eterna,

e quel dono ci è fatto

in Cristo Gesù, nostro signore.

Salario significa nell'originale il soldo in natura od in denaro che pagavasi ai militari Luca 3:14; 1Corinzi 9:7; 2Corinzi 11:8. Chi milita al servizio del peccato riceve per paga, in virtù della giusta legge di Dio, la morte nel senso più esteso; mentre, a chi crede in Cristo, è assicurato il dono della vita eterna che l'uomo non potrebbe mai per meriti propri, acquistarsi. Quel dono per eccellenza è in Cristo, poichè nel suo sacrificio per noi abbiamo la riconciliazione, e nell'unione con lui la vita nuova ed a suo tempo la gloria.

RIFLESSIONI

1. Non vi sono che due padroni possibili per l'uomo: il peccato o la giustizia, Satana o Dio. Al servizio dell'uno o dell'altro è necessariamente impegnata e adoperata la vita. «Voi non potete servire a due padroni», ha detto Cristo. «Chi non è per me è contro di me». Neutralità o indipendenza morale non è possibile.

2. Lo stato di grazia è uno stato di aperta guerra contro al peccato e di volontaria consacrazione a giustizia, ossia a Dio. Tale è fin dal suo principio: tale deve essere, in modo, sempre più assoluto, fino alla finale vittoria.

Vi si entra con un atto d'ubbidienza del cuore all'Evangelo, vi si continua nell'ubbidienza alla giustizia. Colla conversione si voltano le spalle al peccato, colla santificazione lo si combatte, lo si estirpa dal cuore e dalla vita. Il tornare sotto al giogo del peccato è un tornare al vomito, un rinnegare la propria conversione, un uscire dallo stato di grazia. L'esperienza d'ogni cristiano attesta che la sua conversione è stata un mutamento di dizione morale. Ricordiamo le prime, emozioni, le lotte, i santi impegni della nostra conversione e sia l'opera morale di ogni giorno una conferma di quella decisione.

3. Finchè soltanto l'intelletto assente alle verità evangeliche, non c'è vera conversione. Convien che vi sia, come nei Romani, ubbidienza di cuore all'Evangelo conosciuto colla mente. Molto si parla di cambiamento di religione. Il cambiamento essenziale sta nel lasciare la schiavitù del peccato per divenire di cuore servi di Dio.

4. Le conseguenze del peccato nel presente, fanno presentire la fine alla quale esso mena il peccatore; mentre il benefico e sano frutto del servizio di Dio fa presentire altresì che alla fine, trovasi la vita eterna. Nei risultati presenti e visibili, da noi stessi in parte sperimentati, del servizio del peccato e di quello della giustizia, sta una costante esortazione a scegliere la via stretta che mena alla vita o a perseverare fedelmente in essa, quando già vi siamo entrati. «Anche se consideriamo solo la nostra presente felicità, faremo bene ad abbandonare il servizio del peccato. Poichè per quanto il frutto proibito sembri, a vederlo, di sapore gradevole, dobbiam presto riconoscere che il peccato non produce se non timori, tormenti e tribolazioni. Non c'è nè pace, nè riposo, nè gioia ove dominano le malvagie inclinazioni... Quale felicità può esservi per chi è in balia delle proprie passioni? Egli è lo schiavo della collera, dell'orgoglio, della gelosia, della concupiscenza o di tal altro colpevole sentimento che lo tiranneggia. E se leviamo lo sguardo verso l'eternità che si avvicina, quanto più serie ci parranno le conseguenze del nostro peccato! Siamo esseri immortali; gettiamo sulla terra il seme di cui raccoglieremo il frutto nell'eternità... Quanto diversa la posizione di coloro che, affrancati dal peccato, sono diventati servi di Dio!» (Anon.).

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Romani 6

1 Capitolo 6

I credenti devono morire al peccato e vivere per Dio Rom 6:1-2

Questo è una conseguenza del loro battesimo cristiano e dell'unione con Cristo Rom 6:3-10

Sono resi vivi a Dio Rom 6:11-15

E sono liberati dal dominio del peccato Rom 6:16-20

La fine del peccato è la morte, mentre la santità è la vita eterna Rom 6:21-23

Versetti 1-2

L'apostolo è molto esauriente nell'insistere sulla necessità della santità. Non spiega la grazia gratuita del Vangelo, ma mostra che la giustificazione e la santità sono inseparabili. Si deve aborrire l'idea di continuare a peccare affinché la grazia possa abbondare. I veri credenti sono morti al peccato, quindi non devono seguirlo. Nessun uomo può essere contemporaneamente morto e vivo. È uno stolto chi, volendo essere morto al peccato, pensa di poter vivere in esso.

3 Versetti 3-10

Il battesimo insegna la necessità di morire al peccato, di essere come sepolti da tutte le attività empie e non sante, e di risorgere per camminare con Dio in novità di vita. I professori empi possono aver avuto il segno esteriore di una morte al peccato e di una nuova nascita alla giustizia, ma non sono mai passati dalla famiglia di Satana a quella di Dio. La natura corrotta, chiamata uomo vecchio perché derivata dal nostro primo padre Adamo, è crocifissa con Cristo, in ogni vero credente, per la grazia che deriva dalla croce. È indebolita e in uno stato morente, anche se lotta ancora per la vita e persino per la vittoria. Ma l'intero corpo del peccato, tutto ciò che non è conforme alla santa legge di Dio, deve essere eliminato, affinché il credente non sia più schiavo del peccato, ma viva per Dio e trovi la felicità nel suo servizio.

11 Versetti 11-15

I motivi più forti contro il peccato e per rafforzare la santità sono qui indicati. Essendo stati liberati dal regno del peccato, essendo vivi a Dio e avendo la prospettiva della vita eterna, i credenti devono preoccuparsi molto di progredire verso di essa. Ma poiché le passioni empie non sono del tutto estirpate in questa vita, deve essere cura del cristiano resistere ai loro moti, impegnandosi seriamente affinché, grazie alla grazia divina, non prevalgano in questo stato mortale. Il pensiero che questo stato finirà presto incoraggia il vero cristiano a resistere ai moti della concupiscenza, che così spesso lo lasciano perplesso e lo angosciano. Presentiamo tutte le nostre forze a Dio, come armi o strumenti pronti per la guerra e l'opera di giustizia al suo servizio. Nell'alleanza di grazia c'è forza per noi. Il peccato non avrà il dominio. Le promesse di Dio a noi sono più potenti ed efficaci per mortificare il peccato, rispetto alle nostre promesse a Dio. Il peccato può lottare in un vero credente e creargli molti problemi, ma non avrà il dominio; può infastidirlo, ma non lo dominerà. Qualcuno dovrebbe trarre spunto da questa incoraggiante dottrina per permettersi di praticare un qualsiasi peccato? Lungi da noi pensieri così abominevoli, così contrari alle perfezioni di Dio e al disegno del suo Vangelo, così contrari all'essere sotto la grazia. Quale può essere un motivo più forte contro il peccato dell'amore di Cristo? Dovremmo peccare contro tanta bontà e tanto amore?

16 Versetti 16-20

Ogni uomo è servo del padrone ai cui comandi si sottomette, sia che si tratti delle disposizioni peccaminose del suo cuore, con azioni che portano alla morte, sia che si tratti dell'obbedienza nuova e spirituale impiantata dalla rigenerazione. L'apostolo si rallegrava del fatto che essi obbedissero di cuore al Vangelo, al quale erano stati consegnati come a uno stampo. Come lo stesso metallo diventa un nuovo vaso, quando viene fuso e rifuso in un altro stampo, così il credente è diventato una nuova creatura. E c'è una grande differenza nella libertà di mente e di spirito, così opposta allo stato di schiavitù, che il vero cristiano ha al servizio del suo legittimo Signore, che egli è in grado di considerare come suo Padre, e lui stesso come suo figlio ed erede, grazie all'adozione della grazia. Il dominio del peccato consiste nell'esserne volontariamente schiavi, non nell'esserne assillati come una potenza odiosa che lotta per la vittoria. Coloro che ora sono servi di Dio, un tempo erano schiavi del peccato.

21 Versetti 21-23

Il piacere e il profitto del peccato non meritano di essere chiamati frutti. I peccatori non fanno altro che arare l'iniquità, seminare vanità e raccogliere lo stesso. La vergogna è entrata nel mondo con il peccato e ne è ancora l'effetto certo. La fine del peccato è la morte. Anche se la strada può sembrare piacevole e invitante, alla fine sarà amara. Da questa condanna il credente è liberato, quando si libera dal peccato. Se il frutto è verso la santità, se c'è un principio attivo di grazia vera e crescente, la fine sarà la vita eterna; una fine molto felice! Anche se la strada è in salita, anche se è stretta, spinosa e irta di insidie, alla fine è sicura la vita eterna. Il dono di Dio è la vita eterna. E questo dono avviene attraverso Gesù Cristo, nostro Signore. Cristo l'ha acquistata, l'ha preparata, ci prepara per essa, ci preserva per essa; egli è il Tutto in tutti nella nostra salvezza.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Romani 6

1 L'argomentazione iniziata in questo capitolo è proseguita attraverso i due seguenti. Il disegno generale è lo stesso: "mostrare che lo schema di giustificazione adottato da Dio non conduce le persone al peccato, ma al contrario alla santità". Questo viene introdotto rispondendo a un'obiezione, Romani 6:1. L'apostolo persegue questo argomento con vari argomenti e illustrazioni, tutti tendenti a mostrare che il disegno e la portata dello schema di giustificazione era di produrre l'odio del peccato, e l'amore e la pratica della santità. In questo capitolo, l'argomento è tratto principalmente dalle seguenti fonti:

(1) Dal battesimo dei cristiani, mediante il quale essi hanno professato di essere morti al peccato e di essere obbligati a vivere a Dio, Romani 6:2.

(2) Dal fatto che ora erano servi di Dio, e obbligati, dalle leggi della servitù, a obbedirgli, Romani 6:15.

(3) Dalla loro precedente esperienza del male del peccato, dalla sua tendenza a produrre miseria e morte, e dal fatto che mediante il Vangelo si erano vergognati di quelle cose e ora si erano dati al puro servizio di Dio . Con queste varie considerazioni respinge l'accusa che la tendenza della dottrina fosse quella di produrre licenziosità, ma afferma che si trattava di un sistema di purezza e di pace. L'argomento è proseguito nei due capitoli successivi, mostrando ancora di più la tendenza purificatrice del vangelo.

Che dire allora? - Questa è una modalità di presentazione di un'obiezione. L'obiezione si riferisce a ciò che l'apostolo aveva detto in Romani 5:20. Che dire di un sentimento come quello in cui abbondò il peccato, abbondò molto di più la grazia?

Continueremo nel peccato? ... - Se il peccato è stato occasione di grazia e di favore, non dovremmo noi perseverare in esso e impegnarci il più possibile, affinché la grazia abbondi? A questa obiezione l'apostolo procede a rispondere. Mostra che la conseguenza non segue; e dimostra che la dottrina della giustificazione non conduce ad essa.

2 Dio non voglia - In nessun modo. Greco, potrebbe non essere; Nota, Romani 3:4. L'espressione è una forte negazione di ciò che è implicito nell'obiezione in Romani 6:1.

Come faremo? ... - Questo contiene una ragione dell'affermazione implicita dell'apostolo, che non dobbiamo continuare nel peccato. Il motivo è tratto dal fatto che siamo morti di fatto al peccato. È impossibile per coloro che sono morti agire come se fossero vivi. È altrettanto assurdo supporre che un cristiano desideri vivere nel peccato quanto un morto proponga le azioni della vita.

Che sono morti al peccato - Cioè, tutti i cristiani. Essere morti per una cosa è un'espressione forte che denota che non ha alcuna influenza su di noi. Un uomo che è morto non è influenzato e non è influenzato dagli affari di questa vita. È insensibile ai suoni, ai gusti e ai piaceri; al ronzio degli affari, alla voce dell'amicizia ea tutte le scene del commercio, dell'allegria e dell'ambizione. Quando si dice, quindi, che un cristiano è morto al peccato, il senso è che ha perso la sua influenza sempre su di lui; non ne è soggetto; è riguardo a questo, come l'uomo nella tomba è per le scene occupate e le cure di questa vita.

L'espressione non è infrequente nel Nuovo Testamento; Galati 2:19 , "Poiché io ... sono morto alla legge;" Colossesi 3:3 "Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio"; 1 Pietro 2:24 , “Chi .

..porta i nostri peccati ...che noi, essendo morti al peccato”, ecc. L'apostolo qui non tenta di provare che i cristiani sono così morti, né di affermare in che modo lo diventano. Assume il fatto senza argomentazioni. Tutti i cristiani sono quindi di fatto morti al peccato. Non vivono per peccare; né il peccato ha potere su di loro. L'espressione usata qui dall'apostolo è comune in tutte le lingue. Parliamo familiarmente della morte di un uomo ai piaceri sensuali, all'ambizione, ecc., per indicare che hanno perso la loro influenza su di lui.

Vivete ancora in essa - Come potremo continuare a praticarla noi, che siamo divenuti sensibili al male del peccato, e che vi abbiamo rinunciato con la professione solenne? È quindi aberrante per la natura stessa della professione cristiana. È notevole che l'apostolo non abbia tentato di argomentare la questione su principi metafisici. Egli non tentò di dimostrare con argomenti astrusi che questa conseguenza non seguì; ma fa subito appello al sentimento cristiano, e mostra che la supposizione ne è ripugnante.

Per convincere la grande massa delle persone, un simile appello è molto meglio di un'argomentazione metafisica laboriosa. Tutti i cristiani possono capirlo; ma pochi comprenderebbero una speculazione astrusa. Il modo migliore per mettere a tacere le obiezioni è, a volte, mostrare che violano i sentimenti di tutti i cristiani, e che quindi l'obiezione deve essere sbagliata.

(Vi sono notevoli difficoltà riguardo al significato dell'espressione “morti al peccato? Certamente l'interpretazione più ovvia è quella data sopra nel Commentario, e cioè che i cristiani sono insensibili al peccato, come i morti agli incanti e ai piaceri della vita. Tuttavia, è stato obiettato a questa visione, che è incoerente con i fatti, poiché i cristiani, lungi dall'essere insensibili al peccato, sono rappresentati nel prossimo capitolo come portatori di una lotta perpetua con esso.

La natura corrotta, sebbene indebolita, non è sradicata, e troppo spesso provoca cadute così dolorose, da lasciare pochi dubbi sulla sua esistenza e sul suo potere. Il signor Scott sembra aver sentito questa difficoltà, perché, dopo aver spiegato la frase di "separazione dall'iniquità, come un morto cessa dalle azioni della vita", aggiunge subito, "non solo dovrebbe essere questo il carattere del credente, ma in una certa misura è effettivamente così.” Non è probabile. tuttavia, che l'apostolo intendeva con l'espressione forte in discussione che i credenti non erano del tutto "morti al peccato", ma solo in una certa misura.

Forse arriveremo a un significato più soddisfacente delle parole guardando l'analoga espressione nel contesto, usata in riferimento a Cristo stesso. Inoltre, nel decimo versetto, si dice che sia "morto al peccato", e il credente, in virtù dell'unione con Cristo, è considerato "morto con lui", Romani 6:8; e, in conseguenza di questa morte con Cristo, è inoltre liberato, o meglio giustificato, δεδίκαιωται dedikaiōtai dal peccato, Romani 6:7.

Ora non si può dire di Cristo che sia morto al peccato, nel senso di diventare morto al suo fascino. perché per lui non era mai stato diversamente. Il credente, quindi, non può essere morto con Cristo in questo modo; né per questo motivo può essere giustificato dal peccato, poiché la giustificazione procede su qualcosa di molto diverso dalla nostra insensibilità ai piaceri peccaminosi. Qual è allora il significato del linguaggio applicato a Cristo? Qui si suppone che il peccato sia in possesso di un certo potere.

Quel potere o forza che l'apostolo ci dice altrove deriva dalla Legge. “La forza del peccato è la legge”, che chiede soddisfazione al suo onore offeso, e insiste sull'inflizione della sua pena. Sebbene allora Gesù non avesse peccato di per sé, tuttavia quando si trovava volontariamente nella stanza dei peccatori, il peccato, o la sua forza, vale a dire la Legge, aveva potere su di lui, fino alla sua morte, e quindi pagava la punizione. La sua morte annullò ogni obbligo. D'ora in poi, il peccato non aveva più il potere di esigere qualcosa dalle sue mani.

Ora i cristiani sono uno con Cristo. Quando è morto al peccato, si considera che anche loro siano morti ad esso, e sono quindi, allo stesso modo del loro capo del patto, giustificati da esso. Il peccato, o la sua forza, la Legge, dal momento dell'unione del santo con Cristo, non ha più potere di condannarlo, di quanta ne abbiano le leggi umane per condannare di nuovo colui che era già morto per rispondere alle esigenze della giustizia. “La legge ha dominio sull'uomo finché vive.

Nel complesso, quindi, l'espressione "morto al peccato" è da considerarsi del tutto parallela a quell'altra espressione del capitolo settimo, "morto alla legge", cioè completamente liberata dalla sua autorità come patto di opere, e soprattutto dal suo potere di condannare.

Questa visione esercita una decisa influenza sulla santificazione del credente. "Come vivremo più a lungo noi che siamo morti al peccato?" Le due cose sono incompatibili. Se in virtù dell'unione con Cristo siamo morti con lui, e liberati dalla pena del peccato, la stessa unione non ci assicurerà la liberazione dal suo dominio? “Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui”.

L'intero argomento, dal 1° all'11° versetto, procede sul fatto dell'unione del santo con Cristo.)

3 Sapete voi non - Questo è un ulteriore appello alla professione cristiana, e ai principi in essa coinvolti, in risposta all'obiezione. Il semplice argomento in questo versetto e nei due seguenti è che per la nostra stessa professione fatta nel battesimo, abbiamo rinunciato al peccato e ci siamo impegnati a vivere per Dio.

Tanti di noi... - Tutti battezzati; cioè tutti i professanti cristiani. Come questa rinuncia al peccato era stata così fatta da tutti coloro che professavano la religione, così l'obiezione non poteva riferirsi in alcun modo al cristianesimo.

Furono battezzati - L'atto del battesimo denota la dedizione al servizio di colui nel cui nome siamo battezzati. Uno dei suoi disegni è quello di 1 Corinzi 10:2 o consacrarci al servizio di Cristo: così 1 Corinzi 10:2 , si dice che gli Israeliti siano stati "battezzati a Mosè nella nuvola e nel mare"; cioè, divennero consacrati, o dedicati, o legati a lui come loro capo e legislatore.

Davanti a noi, l'argomento dell'apostolo è evidentemente tratto dalla supposizione che siamo stati solennemente consacrati dal battesimo al servizio di Cristo; e che peccare è dunque una violazione della natura stessa della nostra professione cristiana.

Into - εἰς eis. Questa è la parola che viene utilizzato in Matteo 28:19 , “Teach tutte le nazioni, battezzandole nel εἰς EIS il nome del Padre”, ecc significa, essendo battezzati al suo servizio; ricevendolo come Salvatore e guida, dedicando tutto a lui e alla sua causa.

Siamo stati battezzati fino alla sua morte - Siamo stati battezzati con particolare riferimento alla sua morte. Il nostro battesimo aveva una forte somiglianza con la sua morte. Per questo divenne insensibile alle cose del mondo; con il battesimo diventiamo similmente morti al peccato. Inoltre, siamo battezzati con particolare riferimento al disegno della sua morte, grande protagonista e scopo della sua opera. Cioè, per espiare il peccato; liberare le persone dal suo potere; per renderli puri. Abbiamo professato la nostra devozione alla stessa causa; e ci siamo solennemente consacrati allo stesso disegno: mettere un periodo al dominio dell'iniquità.

4 Perciò siamo sepolti... - È del tutto probabile che l'apostolo in questo luogo avesse alluso all'usanza di battezzare per immersione. Ciò non può, infatti, essere provato, in modo da non essere suscettibile di obiezione; ma presumo che questa sia l'idea che colpirebbe la grande massa dei lettori senza pregiudizi. Ma mentre questo è ammesso, è anche certo che il suo scopo e intenzione principale non era quello di descrivere il modo del battesimo; né per affermare che quel modo doveva essere universale.

Il design era molto diverso. Era per mostrare che con la professione solenne fatta al nostro battesimo, eravamo diventati morti al peccato, come Cristo era morto al mondo vivente intorno a lui quando fu sepolto; e che come è stato risuscitato alla vita, così anche noi dobbiamo risorgere a nuova vita. Un'espressione simile si trova in Colossesi 2:12 , "Sepolto con lui nel battesimo", ecc.

Vedi le note dell'editore in Matteo 3:6 , Matteo 3:16.

Nella morte - εἰς eis. fino alla morte; cioè con il solenne proposito di essere morti al peccato e al mondo. Grozio e Doddridge, tuttavia, intendono questo come riferito alla morte di Cristo - per rappresentare la morte di Cristo - o per portarci in una sorta di comunione con la sua morte.

Quello come - In modo simile. Cristo è risorto dalla morte nel sepolcro; e così siamo vincolati dai nostri voti al battesimo a elevarci a una vita santa.

Per gloria del Padre - Forse questo significa, in mezzo alla gloria, la maestà ei prodigi manifestati dal Padre quando lo risuscitò; Matteo 28:2. O forse la parola "gloria" è usata qui per denotare semplicemente il suo potere, poiché la risurrezione era un segnale e una manifestazione gloriosa della sua onnipotenza.

Anche così - Mentre è risorto a nuova vita, dovremmo farlo anche noi. Come è risorto dalla morte, così noi, resi morti al peccato e al mondo da quella religione la cui professione è espressa dal battesimo, dobbiamo risorgere a una vita nuova, una vita di santità.

Dovrebbe camminare - Dovrebbe vivere o condurre. La parola “camminare” è spesso usata per esprimere il corso della vita di un uomo, o il tenore della sua condotta; Romani 4:12; Romani 8:1 note; 1 Corinzi 5:7; 1 Corinzi 10:3 note; Efesini 2:10; Efesini 4:1 , note, ecc.

In novità di vita - Questo è un ebraismo per denotare nuova vita. Dobbiamo risorgere con Cristo a vita nuova; ed essendo stato reso morto al peccato, come lui era morto nella tomba, così dovremmo risorgere a una vita santa, come è risuscitato dalla tomba. L'argomento in questo versetto è, quindi, tratto dalla natura della professione cristiana. Per il nostro stesso battesimo, per la nostra stessa professione, siamo diventati morti al peccato, come Cristo è diventato morto; ed essendo a lui devoti da quel battesimo, siamo destinati a risorgere, come lui, a nuova vita.

Sebbene sia ammesso che l'allusione qui fosse probabilmente all'usanza dell'immersione nel battesimo, tuttavia il passaggio non può essere addotto come argomento che questo sia l'unico modo, o che sia vincolante per tutti i cristiani in tutti i luoghi e le età, poiché il seguenti motivi:

(1) Lo scopo o il disegno dell'apostolo non è quello di discutere il modo del battesimo, o di affermare alcuna dottrina sull'argomento. È un'allusione incidentale nel corso di una discussione, senza affermare o implicare che questo fosse il modo universale anche allora, tanto meno che fosse l'unico modo possibile. Il suo progetto principale era quello di affermare l'obbligo dei cristiani di essere santi, dalla natura della loro professione al battesimo - un obbligo altrettanto imponente e forzato, dall'applicazione dell'acqua in qualsiasi altro modo come per immersione.

Nasce dal fatto del battesimo, non dalla modalità. È altrettanto vero che coloro che sono battezzati per l'affusione, o per aspersione, sono battezzati nella sua morte; diventare dichiaratamente morti al peccato e al mondo, e obbligati a vivere per Dio, come coloro che sono immersi. Risulta dalla natura dell'ordinanza, non dal modo.

(2) Se questo era il modo comunemente, non ne segue che fosse l'unico modo, né che fosse universalmente osservato; Non c'è nessun comando che questa dovrebbe essere l'unica modalità. E il semplice fatto che fosse praticato di solito in un clima caldo, dove le abluzioni erano comuni, non prova che si debba osservare in mezzo alle nevi polari e ai ghiacci, e nell'infanzia, e nell'età, e nella debolezza e nella malattia; vedi la nota ad Atti degli Apostoli 8:38.

(3) Se questo deve essere espresso letteralmente come una questione di obbligo, perché non dovrebbe essere pressato letteralmente anche la seguente espressione, "Se siamo stati piantati insieme", ecc., e si richiede che i cristiani dovrebbero in qualche modo essere " piantato" e "sepolto?" Tale interpretazione mostra solo l'assurdità di insistere su un'interpretazione letterale delle Scritture nei casi di semplice allusione, o dove lo scopo principale è l'illustrazione per linguaggio figurato.

5 Perché se siamo stati piantati insieme - La parola usata qui σύμφυτος sumphutos, non ricorre altrove nel Nuovo Testamento. Significa propriamente seminato o piantato allo stesso tempo; ciò che germoglia o germoglia insieme; e si applica a piante e alberi che sono piantati contemporaneamente, e che germogliano e crescono insieme. Quindi, il nome sarebbe dato a un campo di grano che è stato seminato allo stesso tempo e dove il grano è spuntato e cresciuto contemporaneamente.

Quindi, significa intimamente connesso, o unito insieme. E qui denota che i cristiani e il Salvatore sono stati intimamente uniti riguardo alla morte; come morì e fu deposto nella tomba, così sono morti per professione al peccato. Ed è quindi naturale aspettarsi che, come il grano seminato nello stesso tempo, crescano in modo simile e si somiglino l'un l'altro.

Saremo anche - Saremo anche piante affini; cioè, gli somiglieremo per quanto riguarda la risurrezione. Come è risorto dalla tomba, così noi risorgeremo dal peccato. Come ha vissuto una nuova vita, essendo risorto, così vivremo una nuova vita. La proprietà di questa figura è tratta dalla dottrina, spesso richiamata nel Nuovo Testamento, di un'unione tra Cristo e il suo popolo. Vedi questo spiegato nelle note a Giovanni 15:1.

Il sentimento qui dedotto non è che un'illustrazione di ciò che fu detto dal Salvatore Giovanni 14:19 , "Poiché io vivo, anche voi vivrete". Forse non si trova illustrazione più bella di quella qui impiegata dall'apostolo del seme seminato insieme nella terra, che germoglia insieme, cresce insieme e matura insieme per la mietitura. Così, il Salvatore e il suo popolo sono uniti insieme nella sua morte, iniziano a vivere insieme nella sua risurrezione e si preparano insieme per la stessa messe di gloria nei cieli.

A somiglianza della sua risurrezione - Ciò non significa che noi gli somiglieremo quando saremo risuscitati nell'ultimo giorno - il che può essere vero però - ma che la nostra risurrezione dal peccato assomiglierà alla sua risurrezione dai sepolcri. Come è risorto dalla tomba ed è vissuto, così noi risorgeremo dal peccato e vivremo una nuova vita.

6 Sapendo questo - Lo sappiamo tutti. Tutti i cristiani dovrebbero saperlo. Questa è una nuova illustrazione tratta dal fatto che con la sua crocifissione anche la nostra natura corrotta è stata crocifissa, o messa a morte; e che così dovremmo essere liberi dalla servitù del peccato.

Il nostro vecchio - Questa espressione si verifica anche in Efesini 4:22 , "Che tu Efesini 4:22... il vecchio che è corrotto secondo le concupiscenze ingannevoli". Colossesi 3:9 , “non mentitevi gli uni gli altri, poiché vi siete spogliati del vecchio con le sue opere.

“Da questi passaggi è evidente che Paolo usa l'espressione per denotare la nostra natura peccaminosa e corrotta; le passioni e le propensioni al male che esistono prima che il cuore si rinnovi. Si riferisce all'amore per il peccato, all'indulgenza delle tendenze peccaminose, in opposizione alla nuova disposizione che esiste dopo che l'anima si è convertita, e che è chiamata "l'uomo nuovo".

Viene crocifisso - Viene messo a morte, come su una croce. In questa espressione c'è una personificazione delle propensioni corrotte della nostra natura rappresentata come "il nostro vecchio uomo", la nostra disposizione nativa, ecc. La figura è qui eseguita, e questo vecchio, questa natura corrotta, è rappresentato come se fosse stato messo a morte in modo agonizzante e torturante. I dolori della crocifissione erano forse i più tormentosi che il corpo umano potesse sopportare.

La morte in questo modo era molto lenta e angosciante. E l'apostolo qui con l'espressione “è crocifisso” si riferisce senza dubbio alla lotta dolorosa e prolungata che ognuno attraversa quando le sue propensioni malvagie sono sottomesse; quando la sua natura corrotta è uccisa; e quando, peccatore convertito, si consegna a Dio. Il peccato muore in lui, ed egli diventa morto al mondo, e al peccato; “poiché, come per la croce la morte è lunghissima e severa, così la natura corrotta non è soggiogata ma dall'angoscia.

” (Grozio). Tutti coloro che sono nati di nuovo possono entrare in questa descrizione. Ricordano "l'assenzio e il fiele". Ricordano l'angoscia della convinzione; la lotta della passione corrotta per l'ascendente; le convulsioni morenti del peccato nel cuore; il lungo e persistente conflitto prima di essere soggiogato e l'anima è diventata sottomessa a Dio. Niente lo esprimerà meglio della persistente agonia della crocifissione: e l'argomento dell'apostolo è che poiché il peccato ha prodotto un tale effetto, e poiché il cristiano è ora libero dal suo abbraccio e dalla sua potenza, vivrà per Dio.

Con lui - La parola "con" σύν sole qui è unita al verbo "è crocifisso" e significa "è crocifisso com'era".

Che il corpo del peccato - Questa espressione significa senza dubbio la stessa di quella che aveva appena usato, "il nostro vecchio". Ma perché si usa il termine "corpo", è stato un argomento in cui gli interpreti non sono stati concordati. Alcuni dicono che è un ebraismo, denotando mera intensità o enfasi. Alcuni che significano lo stesso di carne, cioè denotano le nostre inclinazioni e concupiscenze peccaminose. Grozio pensa che il termine “corpo” sia elegantemente attribuito al peccato, perché il corpo dell'uomo è composto da molte membra unite tra loro in modo compatto, e il peccato consiste anche di numerosi vizi e propensioni al male unite in modo compatto, per così dire, in un solo corpo.

Ma l'espressione è evidentemente solo un'altra forma per trasmettere l'idea contenuta nella frase "il nostro vecchio" - una personificazione del peccato come se avesse una forma vivente, e come se fosse stato messo a morte su una croce. Si riferisce alla distruzione morale del potere del peccato nel cuore mediante il vangelo, e non ad alcun cambiamento fisico nella natura o nelle facoltà dell'anima; confronta Colossesi 2:11.

Potrebbe essere distrutto - Potrebbe essere messo a morte; potrebbe diventare inoperante e impotente. Il peccato viene snervato, indebolito e infine annientato, per opera della Croce.

Non dovremmo servire - Non dovremmo essere schiavi del peccato δουλεύειν douleuein. Che non dovremmo essere soggetti al suo controllo. Il senso è che prima di questo eravamo schiavi del peccato (confronta Romani 6:17 ), ma che ora siamo liberati da questa schiavitù, perché la morte morale del peccato ci ha liberati da essa.

Peccato - Il peccato è qui personificato come un padrone che aveva dominio su di noi, ma ora è morto.

7 Per chi è morto - Si tratta evidentemente di un'espressione dall'aspetto proverbiale, tesa ad illustrare il sentimento appena espresso. I rabbini avevano un'espressione simile a questa: "Quando uno è morto è libero dai comandi". (Grozio). Così dice Paolo, quando un uomo muore è esente dal potere e dal dominio del suo padrone, di colui che regnò su di lui. Il cristiano era stato soggetto al peccato prima della sua conversione.

Ma ora è morto per questo. E come quando un servo muore, cessa di essere soggetto al controllo del suo padrone, così il cristiano, essendo ora morto al peccato, per lo stesso principio, è liberato dal controllo del suo antico padrone, il peccato. L'idea è collegata a Romani 6:6 , dove si dice che non dovremmo più essere schiavi del peccato.

La ragione di ciò è assegnata qui, dove si dice che ne siamo liberati come uno schiavo è liberato quando muore. Naturalmente, l'apostolo qui non dice nulla del mondo futuro. Tutta la sua argomentazione ha riguardo allo stato del cristiano qui; alla sua liberazione dalla schiavitù del peccato. È evidente che chi non è liberato da questa schiavitù qui, non sarà nel mondo futuro. Ma l'argomento dell'apostolo non ha attinenza con questo punto.

È liberato - Greco, È giustificato. La parola qui è usata chiaramente nel senso di mettere in libertà o distruggere il potere o il dominio. La parola è spesso usata in questo senso; confrontare Atti degli Apostoli 13:38; confrontare un'espressione simile in 1 Pietro 4:1 , “Chi ha sofferto nella carne ha cessato di peccare.

Il disegno dell'apostolo non è quello di dire che il cristiano è perfetto, ma che il peccato ha cessato di avere potere su di lui, come un padrone cessa di avere potere su uno schiavo quando questi è morto. Che il dominio possa essere infranto, affinché il cristiano non sia schiavo del peccato, e tuttavia possa essere consapevole di molte mancanze e di molte imperfezioni; vedi Romani 7.

8 Questo passaggio è una conferma e un'illustrazione di ciò che l'apostolo aveva detto prima, Romani 6:5. L'argomento è che, come Cristo una volta era morto ma ora vive per Dio e non morirà più, così noi, essendo morti al peccato, ma vivendo per Dio, non dovremmo obbedire al peccato, ma dovremmo vivere solo per Dio.

Romani 6:8

Ora, se siamo morti con Cristo - Se siamo morti in modo simile a quello che era lui; se siamo fatti morti al peccato per la sua opera, come lui era morto nella tomba; vedere la nota in Romani 6:4.

Crediamo - Tutti i cristiani. È un articolo della nostra fede. Questo non si riferisce tanto al mondo futuro quanto al presente. Diventa un articolo della nostra convinzione che dobbiamo vivere con Cristo.

Che vivremo anche con lui - Questo non si riferisce principalmente alla risurrezione, e allo stato futuro, ma al presente. “Noi consideriamo un articolo della nostra fede, che saremo vivi con Cristo”. Come è stato risuscitato dalla morte, così noi risorgeremo dalla morte del peccato. Come lui vive, così vivremo in santità. Siamo infatti cresciuti qui e, per così dire, resi vivi per lui. Tuttavia, questo non è limitato alla vita presente, ma poiché Cristo vive per sempre, così l'apostolo continua a mostrare che lo faremo.

Romani 6:9

Sapere - Come tutti sappiamo. Questo è assunto come un indubbio articolo di fede.

Dieth non più - Non morirà mai più. Non avrà occasione di fare altra espiazione per il peccato; perché ciò che ha fatto è sufficiente per tutti. È al di là del dominio della morte e vivrà per sempre, Apocalisse 1:18 , "Io sono colui che vive ed era morto, ed ecco io sono vivo per sempre". Questa non è solo una consolazione per il cristiano, ma è un argomento per cui dovrebbe essere santo.

Niente più dominio - Nessuna regola; nessuna signoria; senza energia. È libero dalla sua influenza; e il re dei terrori non può raggiungere il suo trono; confrontare Ebrei 9:25; Ebrei 10:12.

Romani 6:10

Perché in questo è morto - Per quanto riguarda il disegno della sua morte.

Morì al peccato - La sua morte aveva rispetto al peccato. Il disegno della sua morte era di distruggere il peccato; per fare un'espiazione per esso, e quindi metterlo via. Poiché la sua morte è stata progettata per effettuare ciò, ne consegue che i cristiani battezzati nella sua morte e avendo come scopo la distruzione del peccato, non dovrebbero indulgervi. Tutta la forza del motivo; quindi, tratto dalla morte di Cristo, è di indurre i cristiani ad abbandonare il peccato; confrontare 2 Corinzi 5:15 , "E che morì per tutti, che quelli che vivono non dovrebbero d'ora in poi vivere per se stessi, ma per colui che è morto per loro ed è risuscitato."

Una volta - ἐφάπαξ ephapax. Solo una volta; una volta per tutte. Questo è un avverbio che nega una ripetizione (Schleusner), e implica che non sarà ripetuta; confrontare Ebrei 7:27; Ebrei 9:12; Ebrei 10:10. L'argomento dell'apostolo poggia molto su questo, che la sua morte fu una volta per tutte; che non si sarebbe ripetuto.

In ciò che vive - L'oggetto, il disegno del suo vivere. Egli mira con la sua forza vivente a promuovere la gloria di Dio.

Unto God - Cerca di promuovere la sua gloria. L'argomento di Paolo è questo: i cristiani per la loro professione sono uniti a lui. Sono tenuti a imitarlo. Poiché ora vive solo per promuovere la gloria di Dio; come tutta la sua potenza, ora che è risuscitato dai morti ed elevato al suo trono in cielo, è esercitata per promuovere la sua gloria; così i loro poteri, essendo risuscitati dalla morte del peccato, dovrebbero essere esercitati per promuovere la gloria di Dio.

Romani 6:11

Allo stesso modo - Allo stesso modo. Questa è un'esortazione tratta dall'argomento dei versi precedenti. Mostra il disegno e la tendenza dello schema cristiano.

Considerate voi stessi - Giudicate o stimatevi.

Essere davvero morti al peccato - In modo che il peccato non abbia mai influenza o controllo su di te, non più di quanto gli oggetti di questo mondo abbiano mai i morti nelle loro tombe; vedere la nota in Romani 6:2.

Ma vivo per Dio - Destinato a vivere per promuovere la sua gloria; per fare di questo il grande e unico scopo della tua vita.

Per Gesù Cristo - Per mezzo della morte e risurrezione e dell'esempio di Gesù Cristo. L'apostolo considera tutta la nostra disposizione a vivere per Dio come il risultato dell'opera del Signore Gesù Cristo.

12 Non pecchi dunque - Questa è una conclusione tratta dal ragionamento precedente. Il risultato di tutte queste considerazioni è che non si deve permettere che il peccato regni in noi.

Reign - Avere il dominio; ottenere l'ascendente, o regola.

Nel tuo corpo mortale - In te. L'apostolo usa qui la parola “mortale”, forse, per questi motivi,

Per ricordare loro la tendenza della carne al peccato e alla corruzione, come equivalente a "carne", poiché la carne è spesso usata per indicare passioni e desideri malvagi (confronta Romani 7:5 , Romani 7:23; Romani 8:3 , Romani 8:6 ); e,

Ricordare loro la loro debolezza, poiché il corpo era mortale, presto si decomponeva, ed era quindi suscettibile di essere sopraffatto dalla tentazione. Forse, inoltre, aveva messo gli occhi sulla follia di far soffrire il “corpo mortale” per sopraffare la mente immortale e sottometterla al peccato e alla corruzione.

Che tu gli obbedisca - Che il peccato prenda un tale ascendente da dominarti interamente e renderti schiavo.

Nelle sue concupiscenze - Nei suoi desideri, o propensioni.

13 Non cedete le vostre membra - Non abbandonate, né dedicate, né impiegate le vostre membra, ecc. La parola "membra" qui si riferisce alle membra del corpo - le mani, i piedi, la lingua, ecc. È una specificazione di ciò che in Romani 6:12 è incluso sotto il termine generale "corpo"; vedere Romani 7:5 , Rm 7:23 ; 1 Corinzi 6:15; 1 Corinzi 12:12 , 1 Corinzi 12:12 12:18, 1 Corinzi 12:20.

Come strumenti - Questa parola ὁπλα hopla significa propriamente "armi"; o strumenti di guerra; ma denota anche uno strumento di qualsiasi tipo che usiamo per difesa o aiuto. Qui significa che non dobbiamo dedicare le nostre membra - le nostre mani, lingua, ecc., come sotto la direzione di passioni peccaminose e desideri corrotti, per realizzare scopi di iniquità. Non dobbiamo rendere le membra del nostro corpo schiave del peccato che regna in noi.

Al peccato - Al servizio del peccato; operare iniquità.

Ma arrendetevi... - Date o consacratevi a Dio.

Che sono vivi - Romani 6:11.

E i tuoi membri ... - I cristiani dovrebbero consacrare ogni membro del corpo a Dio e al suo servizio. La loro lingua dovrebbe essere consacrata alla sua lode, e all'ufficio della verità, della gentilezza e della benevolenza; le loro mani dovrebbero essere impiegate in lavori utili per lui e la sua causa; i loro piedi dovrebbero essere veloci al suo servizio e non dovrebbero seguire i sentieri dell'iniquità; i loro occhi dovrebbero contemplare le sue opere per suscitare ringraziamento e lode; le loro orecchie non dovrebbero essere impiegate per ascoltare parole di inganno, o canzoni di tendenza pericolosa e licenziosa, o persuasione che porterebbe fuori strada, ma dovrebbero essere aperte per cogliere la voce di Dio mentre pronuncia la sua volontà nel Libro della verità, o come parla nella burrasca, nello zefiro, nel rombo del tuono, nell'oceano, o nei grandi eventi della sua provvidenza. Ci parla ogni giorno e dovremmo ascoltarlo; egli spande davanti a noi le sue glorie, e dovremmo esaminarli per lodarlo; comanda e le nostre mani, il nostro cuore e i nostri piedi devono obbedire.

14 Per il peccato... - La propensione o inclinazione al peccato.

Non avrà dominio - Non regnerà, Romani 5:12; Romani 6:6. Ciò implica che il peccato non dovrebbe avere questo dominio; ed esprime anche la convinzione dell'apostolo che non avrebbe questa regola sui cristiani.

Perché noi non siamo sotto la legge - Noi che siamo cristiani non siamo soggetti a quella legge dove il peccato è eccitato, e dove infuria incontrollato. Ma qui ci si può chiedere: cosa si intende con questa dichiarazione? Significa che i cristiani sono assolti da tutti gli obblighi della legge? Rispondo,

L'apostolo non afferma che i cristiani non sono tenuti ad obbedire alla legge morale. L'intera portata del suo ragionamento mostra che egli sostiene che lo sono. L'intera struttura del cristianesimo suppone la stessa cosa; confronta Matteo 5:17.

(2)L'apostolo intende dire che i cristiani non sono sotto la legge come legalisti, o come tentativi di essere giustificati da essa. Cercano un piano di giustificazione del tutto diverso: e non cercano di essere giustificati dalla loro stessa obbedienza. Gli ebrei lo fecero; loro non.

(3) È qui implicito che l'effetto di un tentativo di essere giustificati dalla Legge non era di sottomettere i peccati, ma di eccitarli e di indurli all'indulgenza.

La giustificazione per opere non distruggerebbe alcun peccato, non arresterebbe alcuna propensione al male, ma lascerebbe un uomo a tutte le devastazioni e le rivolte della passione incontrollata. Se dunque l'apostolo avesse sostenuto che gli uomini sono giustificati per le opere, non avrebbe potuto esortarli con coerenza ad abbandonare i peccati. Non avrebbe avuto motivi potenti per sollecitarlo; perché lo schema non porterebbe a questo. Ma qui dice che il cristiano cercava la giustificazione su un piano che contemplava e realizzava la distruzione del peccato; e quindi ne deduce che il peccato non dovrebbe avere dominio su di loro.

Ma sotto la grazia - Sotto uno schema di misericordia, il cui disegno e tendenza è di sottomettere il peccato e distruggerlo. In che modo il sistema della grazia rimuove e distrugge il peccato, afferma l'apostolo nei versetti seguenti.

15 Cosa poi? peccheremo... - L'apostolo prosegue notando un'obiezione che potrebbe essere suggerita. “Se i cristiani non sono sotto la legge, che proibisce ogni peccato, ma sono sotto la grazia, che perdona il peccato, non ne consegue che si sentiranno liberati dall'obbligo di essere santi? Non commetteranno peccato liberamente, poiché il sistema della grazia è quello che contempla il perdono e che li porterà a credere che possono essere perdonati fino a un certo punto?” Questa conseguenza è stata tratta da molti cristiani professanti; ed era bene perciò che l'apostolo si guardasse da esso.

Dio non voglia - Nota, Romani 3:4.

16 Sapete che non... - All'obiezione notata in Romani 6:15 , l'apostolo risponde facendo riferimento alle note leggi di servitù o schiavitù, Romani 6:16 , e mostrando che i cristiani, che erano stati schiavi di peccato, ora sono diventati servi della giustizia, ed erano quindi tenuti dalle leggi proprie della servitù a obbedire al loro nuovo padrone: come se avesse detto: “Suppongo che tu sappia: conosci le leggi della servitù; sai cosa è richiesto in questi casi.” Ciò sarebbe noto a tutti coloro che erano stati o padroni o schiavi, o che avevano osservato le leggi e gli obblighi della servitù abituali.

A chi vi abbandonate - A chi vi abbandonate per servitù o obbedienza. L'apostolo qui si riferisce alla servitù volontaria; ma dove questo esisteva, il potere del padrone sul tempo e sui servizi del servo era assoluto. L'argomento dell'apostolo è che i cristiani erano diventati i servi volontari di Dio, e quindi erano tenuti a obbedirgli completamente. La servitù presso gli antichi, volontaria o involontaria, era rigida, e dava al padrone un diritto assoluto sul suo schiavo Luca 17:9; Giovanni 8:34; Giovanni 15:15. Obbedire. essere obbediente; o allo scopo di obbedire ai suoi comandi.

A chi obbedisci - A chi vieni sottomesso. Cioè, sei tenuto a obbedire ai suoi requisiti.

Se del peccato - La legge generale della servitù dell'apostolo si applica ora al caso dinanzi a lui. Se gli uomini diventassero servi del peccato, se si dessero alla sua indulgenza, gli obbedirebbero, le conseguenze sarebbero quelle che potrebbero. Anche con la morte, la rovina e la condanna davanti a loro; obbedirebbero al peccato. Danno indulgenza alle loro cattive passioni e desideri e li seguono come servi obbedienti anche se li conducono all'inferno. Qualunque siano le conseguenze del peccato. tuttavia chi si arrende ad essa deve attenersi ad esse, anche se ciò lo conduce alla morte e al dolore eterno.

O dell'obbedienza... - La stessa legge esiste riguardo alla santità o all'obbedienza. L'uomo che si fa servo della santità si sentirà vincolato dalla legge della servitù ad obbedire, ea perseguirla fino alle sue regolari conseguenze.

Alla giustizia - Alla giustificazione; cioè alla vita eterna. L'espressione si contrappone alla “morte”, e senza dubbio significa che colui che diventa così il servo volontario della santità, si sentirà obbligato ad obbedirle, fino alla completa ed eterna giustificazione e vita; confronta Romani 6:21. L'argomento è tratto da ciò che il cristiano proverebbe della natura dell'obbligo. Avrebbe obbedito a colui al quale si era dedicato.

(Ciò sembrerebbe implicare che la giustificazione sia effetto dell'obbedienza. Δικαιοσυνη Dikaiosunē, però, non significa giustificazione, ma giustizia, cioè, in questo caso, la santità personale. Il senso è che mentre il servizio del peccato conduce alla morte , quello dell'obbedienza sfocia in santità o rettitudine.Non è da obiettare a questa visione che non conserva l'antitesi, poiché la “giustificazione” non è l'opposto della “morte”, non più della santità.

"Non c'è bisogno", dice il signor Haldane, "che ci sia una corrispondenza così esatta nelle parti dell'antitesi, come si suppone. E c'è una ragione più ovvia per cui non potrebbe essere così. La morte è il salario del peccato, ma la vita non è il salario dell'obbedienza.”)

17 Ma sia ringraziato Dio - L'argomento in questo verso è tratto da un appello diretto ai sentimenti degli stessi cristiani romani. Dalla loro esperienza Paolo seppe trarre una dimostrazione del suo proposito, e questo fu per lui motivo di gratitudine a Dio.

Che eri... - Il senso di questo passaggio è chiaro. Il motivo del ringraziamento non era che fossero stati schiavi del peccato; ma è che nonostante ciò, o sebbene fossero stati così, tuttavia ora erano obbedienti. Rendere grazie a Dio che le persone erano peccatori, contraddirebbe l'intero spirito di questo argomento e della Bibbia. Ma per ringraziare che sebbene le persone fossero state peccatori, tuttavia ora erano diventate obbedienti; cioè, che i grandi peccatori si fossero convertiti, è in totale accordo con lo spirito della Bibbia, e con decoro.

La parola "sebbene" o "considerando", qui intesa, esprime il senso: "Ma grazie a Dio, che mentre eravate servi del peccato", ecc. I cristiani dovrebbero ringraziare Dio che essi stessi, sebbene un tempo grandi peccatori, sono diventati convertito; e quando altri che sono grandi peccatori si convertono, lo lodino.

I servi del peccato - Questa è un'espressione forte che implica che erano stati schiavi del peccato; che ne erano stati completamente schiavi.

Dal cuore - Non solo in forma esteriore; ma come un servizio cordiale, sincero e completo. Nessun'altra obbedienza è genuina.

Quella forma di dottrina - greca, tipo; vedere la nota in Romani 5:14. Per forma o tipo di dottrina si intende quella forma o modello di insegnamento che è stato comunicato. Non differisce materialmente dalla dottrina stessa, "hai obbedito a quella dottrina", ecc. Hai ceduto obbedienza alle istruzioni, alle regole, al tenore della rivelazione cristiana.

La parola “dottrina” non si riferisce a un dogma astratto, ma significa istruzione, ciò che si insegna. E il significato di tutta l'espressione è semplicemente, che avevano prestato un'obbedienza allegra e cordiale a ciò che era stato loro comunicato dai maestri della religione cristiana; confronta Romani 1:8.

Che ti è stato consegnato - Margine, "Dove sei stato consegnato". Questa è una traduzione letterale del greco; e il senso è semplicemente in cui sei stato istruito.

18 “Essere poi liberato dal peccato”. Cioè, come un maestro. Non sei sotto il suo dominio; non siete più suoi schiavi. Sono stati resi liberi, come è un servo che è messo in libertà, e che quindi non è più obbligato a obbedire.

Siete diventati i servi... - Siete diventati volontariamente sotto il dominio della giustizia; vi siete arresi ad essa; e sono quindi tenuti ad essere santi; confrontare la nota a Giovanni 8:32.

19 Parlo alla maniera degli uomini - parlo come parlano di solito le persone; oppure traggo un'illustrazione dalla vita comune, per farmi capire meglio.

A causa dell'infermità della tua carne - La parola “infermità” significa debolezza, debolezza; e si oppone al vigore e alla forza. La parola “carne” è usata spesso per denotare le passioni corrotte delle persone; ma può riferirsi qui al loro intelletto, o comprensione; “A causa della tua imperfezione di conoscenza spirituale; o incapacità di discernere argomenti e illustrazioni che sarebbero più strettamente spirituali nel loro carattere.

Questa oscurità o debolezza era stata causata dalla lunga indulgenza nelle passioni peccaminose e dall'influenza accecante che tali passioni hanno sulla mente. Il senso qui è: "Uso un'illustrazione tratta da affari comuni, dalle note relazioni di padrone e schiavo, perché vedrai meglio la forza di una tale illustrazione che ti è familiare, piuttosto che una che potrebbe essere più astratto e più strettamente spirituale”. È una specie di scusa per aver tratto un'illustrazione dalla relazione tra padrone e schiavo.

Poiché come avete ceduto - Nota, Romani 6:13. Servi dell'impurità. Sono stato schiavo dell'impurità. La parola "impurità" qui si riferisce all'impurità della vita in qualsiasi forma; alle passioni degradate che erano comuni tra i pagani; vedi Romani 1.

E all'iniquità - Trasgressione della legge.

Fino all'iniquità - Allo scopo di commettere iniquità. Implica che l'avessero fatto in misura eccessiva. È bene che i cristiani ricordino le loro vite precedenti, risvegliano il pentimento, suscitano gratitudine, producono umiltà e uno scopo più fermo per vivere in onore di Dio. Questo è l'uso che qui ne fa l'apostolo.

Alla santità - Per praticare la santità. Lascia che l'abbandono delle tue membra alla santità sia sincero e incondizionato come lo è stato l'abbandono al peccato. Questo è tutto ciò che è richiesto ai cristiani. Prima della conversione erano interamente dediti al peccato; dopo la conversione dovrebbero essere interamente dati a Dio. Se tutti i cristiani impiegassero le stesse energie nel promuovere il regno di Dio che hanno nel promuovere il regno, di Satana, la chiesa sorgerebbe con dignità e grandezza, e ogni continente e isola presto sentirebbero il movimento.

Nessun requisito è più ragionevole di questo; e dovrebbe essere fonte di lamento e di cordoglio per i cristiani che non sia così; che hanno impiegato energie così potenti nella causa di Satana e fanno così poco al servizio di Dio. Questo argomento per l'energia nella vita divina, l'apostolo procede ulteriormente ad illustrare confrontando le ricompense ottenute nei due tipi di servitù, quella del mondo e quella di Dio.

20 Eri libero dalla rettitudine - Cioè, nel tuo stato precedente, non eri affatto sotto l'influenza della rettitudine. Eri interamente dedito al peccato; una forte espressione di totale depravazione. Risolve la questione; e dimostra che non avevano bontà nativa. L'argomento che è implicito qui piuttosto che espresso è che ora dovrebbero essere ugualmente liberi dal peccato, poiché erano stati liberati dalla loro precedente schiavitù ed erano diventati servi di un altro padrone.

21 Quale frutto, allora... - Quale ricompensa, o quale vantaggio. Questo è un argomento tratto dall'esperienza dei cristiani riguardo all'indulgenza delle passioni peccaminose. La domanda discussa in questo capitolo è: se il piano evangelico di giustificazione per fede porta all'indulgenza nel peccato? L'argomento qui è tratto dall'esperienza passata che i cristiani hanno avuto nelle vie della trasgressione.

L'hanno provato; ne conoscono gli effetti; ne hanno gustato l'amarezza; ne hanno raccolto i frutti. È implicito qui che avendo sperimentato una volta questi effetti e conoscendo la tendenza al peccato, ora non vi si abbandonano; confronta Romani 7:5.

Di cui ora ti vergogni - Avendo visto la loro natura e tendenza, ora te ne vergogni; confrontare Romani 1; Efesini 5:12 , "Poiché è una vergogna parlare di quelle cose che si fanno di loro in segreto", 2 Corinzi 4:2; Giuda 1:13; Filippesi 3:19.

Per la fine - La tendenza; il risultato. Quelle cose portano alla morte.

È la morte - Nota, Romani 6:22.

22 Ma ora - Sotto il piano cristiano della giustificazione.

Essere liberati dal peccato - Essere liberati dal suo dominio e dalla schiavitù; nello stesso modo in cui prima della conversione erano liberi dalla giustizia, Romani 6:20.

Hai il tuo frutto per la santità - Il frutto o il risultato è la santità. Questo servizio produce santità, come l'altro ha peccato. È qui implicito, anche se non espressamente affermato, che in questo servizio che conduce alla santità, hanno ricevuto importanti benefici, poiché nel servizio del peccato avevano sperimentato molti mali.

E la fine - Il risultato finale - sarà la conseguenza ultima. Attualmente questo servizio produce santità; in seguito terminerà nella vita eterna. Con questa considerazione l'apostolo indica la tendenza del piano di giustificazione e sollecita su di loro il dovere di tendere alla santità.

Vita eterna - Nota, Giovanni 3:36. Questo è in contrasto con la parola "morte" in Romani 6:21 e ne mostra il significato. "Uno è lungo quanto l'altro;" e se l'uno è limitato, l'altro lo è. Se coloro che obbediscono saranno benedetti con la vita per sempre, coloro che disubbidiranno saranno maledetti con la morte per sempre.

Mai vi fu antitesi più manifesta e più chiara. E non potrebbe esserci una prova più forte che la parola "morte" in Romani 6:21, non si riferisce alla morte temporale, ma alla punizione eterna. Quale forza avrebbe infatti l'argomentazione sulla supposizione che si intenda solo la morte temporale? L'argomento starebbe così: “Il fine di quei peccati è di produrre la morte temporale; il fine della santità è produrre la vita eterna!” Non sarà inflitta la morte temporale, si chiederebbe subito, comunque? I cristiani ne sono esenti? E non soffrono questo le persone, che diventino cristiane o no? Come potrebbe quindi essere questo un argomento che incide sul tenore del ragionamento dell'apostolo? Ma ammettiamo che la costruzione giusta e ovvia del passaggio sia quella vera, e diventa chiara. Seguivano una via che tendeva alla rovina eterna; ora sono in un percorso che terminerà nella vita eterna. Da questa ponderosa considerazione, dunque, sono esortati ad essere santi.

23 Per il salario del peccato - La parola tradotta qui “salario” ὀψώνια opsōnia denota propriamente ciò che si acquista per essere mangiato con il pane, come pesce, carne, verdure, ecc. (Schleusner); e quindi significa la paga del soldato romano, perché prima era consuetudine pagare il soldato in queste cose. Significa quindi ciò che un uomo guadagna o merita; qual è la sua paga adeguata, o ciò che merita. Applicato al peccato, significa che la morte è ciò che il peccato merita; quale sarà la sua giusta ricompensa. La morte è così chiamata il salario del peccato, non perché sia ​​un incarico arbitrario, immeritato, ma

(1) Perché è il suo vero deserto. Non sarà inflitto al peccatore un dolore che non si merita. Non morirà un peccatore che non dovrebbe morire. Anche i peccatori all'inferno saranno trattati come meritano di essere trattati; e non c'è per l'uomo considerazione più spaventosa e terribile di questa. Nessun uomo può concepire un destino più terribile di quello di essere trattato per sempre come merita di essere. Ma,

(2) Questo è il salario del peccato, perché, come la paga del soldato, è proprio ciò che è stato minacciato, Ezechiele 18:4 , "L'anima che pecca, morirà". Dio non infliggerà nulla di più di quanto è stato minacciato, e quindi è giusto.

È la morte - Qui si oppone alla vita eterna e dimostra che l'una è duratura quanto l'altra.

Ma il dono di Dio - Non il salario dell'uomo; non ciò che gli è dovuto; ma il mero dono e misericordia di Dio. L'apostolo è attento a distinguere, ea precisare che questo non è ciò che l'uomo merita, ma ciò che gli viene conferito gratuitamente; Nota, Romani 6:15.

Vita eterna - Le stesse parole che in Romani 6:22 sono rese "vita eterna". La frase si oppone alla morte; e prova incontestabilmente che ciò significa morte eterna. Possiamo rimarcare, quindi,

(1) Che l'uno sarà lungo quanto l'altro.

(2) Come non vi sono dubbi sulla durata della vita, così non possono esservi dubbi sulla durata della morte. L'uno sarà ricco, benedetto, eterno; l'altro triste, tenebroso, persistente, terribile, eterno.

(3) Se il peccatore è perduto, meriterà di morire. Avrà la sua ricompensa. Soffrirà solo ciò che sarà il giusto dovuto al peccato. Non sarà un martire per la causa dell'innocenza offesa. Non avrà la compassione dell'universo a suo favore. Non avrà nessuno che prenda la sua parte contro Dio. Soffrirà tanto, e tanto a lungo, quanto dovrebbe soffrire. Soffrirà come il colpevole si strugge nella prigione, o come l'assassino muore sul patibolo, perché questa è la giusta ricompensa del peccato.

(4) Coloro che saranno salvati saranno innalzati al cielo, non perché lo meritino, ma per la ricca e sovrana grazia di Dio. A lui sarà attribuita tutta la loro salvezza; e celebreranno per sempre la sua misericordia e la sua grazia.

(5) Ci conviene, quindi, fuggire dall'ira a venire. Nessun uomo è così stolto e così malvagio come colui che è disposto a raccogliere il giusto salario del peccato. Nessuno così benedetto come colui che partecipa alla misericordia di Dio e si aggrappa alla vita eterna.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Romani 6

1 INTRODUZIONE A ROMANI 6

L'Apostolo, avendo terminato il suo disegno riguardo alla dottrina della giustificazione, confuta l'accusa mossa contro di essa come una dottrina licenziosa, e impedisce qualsiasi cattivo uso che potrebbe essere fatto da uomini di menti malvagie, persone giustificate con gli argomenti più forti, e con i migliori motivi per la santità di vita e di condotta: egli vide: che mentre egli aveva affermato nel capitolo precedente, che essendo il peccato reso ricco dalla legge, nella condanna dei peccatori, la grazia di Dio abbondò tanto più nella loro giustificazione e nel loro perdono; che alcuni si alzino e obiettino, che questa dottrina tollera la continuazione degli uomini nel peccato e apre una porta a ogni sorta di iniquità; e che altri avrebbero abusato di questa dottrina, e si sarebbero incoraggiati in una condotta viziosa della vita, su questa idea errata, che la grazia di Dio sarebbe stata più illustre per essa; tutto ciò che è suggerito in Romani 6:1, a cui si risponde in Romani 6:2, con l'orrore di tutto ciò che è di questo genere; e con un argomento, che mostra l'assurdità e l'inconsistenza di esso, vedendo persone morte al peccato, come lo sono i giustificati, non possono vivere in esso: e che sono morti al peccato, e sotto l'obbligo di vivere per la giustizia, egli argomenta dal loro battesimo alla morte di Cristo, che rappresenta il loro essere morti con Cristo, e sepolti con lui, Romani 6:3,4, e similmente la risurrezione di Cristo dai morti, e la loro per mezzo di lui, per mezzo della quale entrambi sono idonei e obbligati a camminare in novità di vita; poiché essi sono, e dovrebbero essere simili a lui, come nella sua morte, così nella sua risurrezione dai morti: e piuttosto, come sono piantati in lui, come i tralci nella vite, Romani 6:4,5, e soprattutto come fu la grande fine della sua morte, affinché mediante la crocifissione del peccato con lui, potesse essere così distrutta, che il suo popolo non dovrebbe essere più servo di esso, Romani 6:6, essendo questo provato, che i giustificati sono morti al peccato, l'apostolo argomenta su di esso, che tali sono liberati dal peccato, Romani 6:7, e quindi non dovrebbero, e non possono vivere in esso; poiché questo deve essere dato come un articolo di fede, che coloro che sono morti con Cristo vivano, e vivranno una vita di comunione con lui, Romani 6:8, che è incompatibile con il vivere nel peccato: egli argomenta inoltre dalla risurrezione di Cristo, che non doveva morire più, Romani 6:9, e suggerisce, che allo stesso modo, Coloro che sono stati morti, sepolti e risuscitati con lui, che significa il loro battesimo, non dovrebbero vivere nel peccato, che non è altro che morire di nuovo; e per rafforzare questo, dirige ai fini della morte e risurrezione di Cristo, Romani 6:10, il fine dell'uno è al peccato, per finire, porre fine a quello, ed essere la morte di esso, e il fine dell'altro, essendo vivente per Dio; perciò, allo stesso modo, coloro che professano d'essere di Cristo, di essere giustificati per la sua giustizia, di essere battezzati nella sua morte e di risorgere con lui, dovrebbero considerarsi morti al peccato, e quindi non vivere in esso, e vivere per Dio per mezzo della giustizia di Cristo, e così vivere per il suo onore e gloria, Romani 6:11, e avendo così risposto all'obiezione, e rimosso la calunnia, e posto la questione in una chiara luce, l'apostolo procede a desortare dal peccare, e ad esortare alla santità di vita, Romani 6:12,13, in cui paragona il peccato a un tiranno, le concupiscenze di esso alle leggi di un tale, e che quindi non dovrebbero essere obbedite; e piuttosto, come il loro salario è la morte, e hanno reso il corpo già mortale; perciò i suoi membri non dovrebbero essere impiegati in tale servizio, ma nel servizio di Dio: e poiché si potrebbe obiettare che il peccato è troppo forte e prevalente, e ha il dominio, e manterrà il suo potere, l'apostolo lo dichiara come una promessa di grazia, che il peccato non avrà il dominio, Romani 6:14, dando questo come ragione, perché coloro che sono giustificati e santificati, non sono sotto la legge, come un patto di opere, ma sotto il patto di grazia, di cui questa promessa è una parte; e al fine di prevenire un cattivo uso di questa dottrina, e rimuovere un'obiezione che potrebbe essere fatta, che se non sotto la legge, gli uomini non hanno restrizioni, ma possono continuare a peccare senza controllo, egli risponde con la sua solita detestazione, Romani 6:15, e argomenta la follia e l'assurdità di vivere nel peccato per un tale motivo, perché li avrebbe resi servi del peccato fino alla morte, Romani 6:16, e così erano prima della conversione, ma ora erano altrimenti, per il quale avevano motivo di essere grati, Romani 6:17, poiché per la grazia di Dio avevano obbedito di cuore al Vangelo; pertanto obbedire al peccato significherebbe tornare al loro precedente stato di schiavitù; mentre, essendo stati liberati dal potere e dal dominio del peccato, erano ora i servi della giustizia, e dovevano agire diventando un tale personaggio, Romani 6:18, per cui non era che agire la parte degli uomini ragionevoli, era solo il loro servizio ragionevole, di offrirsi servi, non al peccato e all'impurità, ma alla giustizia e alla santità, Romani 6:19, per impegnarsi in ciò, l'apostolo li ricorda del loro stato precedente; come quando erano sottomessi al peccato, non avevano nulla a che fare con l'esercizio della giustizia, Romani 6:20, e quindi poiché c'era un'alterazione fatta in loro, dovevano essere esattamente l'opposto nella loro condotta e condotta; poiché egli si appella a loro, che non avevano alcun piacere né profitto nella loro precedente condotta di vita; che aveva portato su di loro vergogna e confusione, e sarebbe finito con la morte, se non fosse stato per la grazia di Dio, Romani 6:21, ma ora che erano stati liberati dalla schiavitù e dal dominio del peccato, erano sotto un padrone migliore, erano servi di Dio; e il frutto del loro servizio era la santità, e la discendenza di tutti sarebbe stata la vita eterna, Romani 6:22, che è illustrato al contrario, Romani 6:23, il salario dovuto dal servizio del peccato, e che solo ci si poteva aspettare da esso, era la morte; che la grazia e la santità, dono di Dio, scaturiscono nella vita eterna per mezzo di Cristo Gesù; nelle mani di chi è, e attraverso chi viene, e si gode

Versetto 1. Che diremo allora?

L'apostolo qui ovvia a un'obiezione che vedeva sarebbe stata fatta contro la dottrina che aveva avanzato, riguardo all'abbondanza della grazia di Dio in tali persone e luoghi, dove il peccato era abbondato; il che, se fosse vero, direbbero alcuni, allora sarebbe più conveniente e conveniente continuare in una condotta peccaminosa di vita, consegnarci a ogni sorta di iniquità, poiché questo è il modo per far abbondare sempre più la grazia di Dio: Ora dice l'Apostolo, che diremo di questo? Come risponderemo a tale obiezione? Ci uniamo agli obiettori e diciamo come loro? e

Rimarremo nel peccato affinché la grazia abbondi? cioè, persisteremo in un modo vizioso di vivere con questa visione, affinché la grazia di Dio possa essere magnificata da ciò? È giusto commettere peccato per un motivo del genere? O è questa una giusta deduzione, una giusta conseguenza, tratta dalla dottrina della grazia? A dire il vero non lo era, l'obiezione è priva di fondamento e fondamento; il peccato non è "per sé", la causa della glorificazione della grazia di Dio, ma "per accidens": il peccato di per sé è causa dell'ira, e non della grazia; ma Dio si è compiaciuto di cogliere l'occasione per magnificare la sua grazia, nel perdono dei peccati: poiché non è per la commissione del peccato, ma per il perdono di esso, che la grazia di Dio è glorificata, o fatta abbondare. Inoltre, la grazia nella conversione si glorifica ponendo fine al regno del peccato, e non aumentandone la potenza, cosa che si farebbe continuando in esso; la grazia insegna agli uomini a non vivere nel peccato, ma ad astenersi da esso; Aggiungete a ciò che è dovuto alla mancanza di grazia, e non all'abbondanza di essa, che gli uomini in qualsiasi momento abusano o fanno un cattivo uso delle dottrine della grazia; Perciò la risposta dell'apostolo è:

2 Versetto 2. Dio non voglia,

Con il che esprime la sua avversione per una tale pratica, e che questa era una conseguenza che non derivava dalle premesse, ed era abbastanza lontana dai suoi pensieri, e che aveva nella massima detestazione: e inoltre argomenta contro di essa chiedendo:

Come potremo noi, che siamo morti al peccato, vivere ancora in esso? C'è una morte per il peccato, una morte nel peccato e una morte per il peccato; Quest'ultimo è qui menzionato, e si può dire che le persone sono "morte al peccato", sia in quanto giustificate che santificate: le persone giustificate sono morte al peccato, in quanto ciò non è imputato a loro alla condanna e alla morte; ne sono congedati; non può far loro del male, né esercitare su di loro il suo potere di condanna; è crocifisso, abolito e fatto fine da Cristo: le persone santificate sono morte al peccato; il peccato non è fatto il loro affare, non è il loro corso di vita; non è più un piacere per loro, ma è ripugnante e abominevole; è guardato non come un amico, ma come un nemico; non regna, non ha il dominio su di loro; è soggiogato in loro, e la sua potenza indebolita; e quanto alle membra della carne e alle opere del corpo, è mortificato: vivere nel peccato, è vivere secondo i dettami della natura corrotta; e si può dire che le persone vi vivono, quando vi si abbandonano, vi sono piegate; Quando il peccato è la loro vita, essi si dilettano in esso, ne fanno il loro lavoro e il loro affare, e l'intero corso della loro vita è peccaminoso: ora coloro che sono morti al peccato, non possono vivere in esso, anche se il peccato può vivere in loro; possono cadere nel peccato, e giacere in esso qualche volta, ma non possono viverlo: vivere nel peccato, non solo non si addice alla grazia di Dio rivelata nel Vangelo, ma è contrario ad esso; è detestabile per le menti gentili, sì, sembra impossibile che vi abitino; che è suggerito da questa domanda: "Come faremo?" ecc. La cosa è impraticabile: perché, per un'anima graziosa vivere nel peccato, significherebbe morire di nuovo, diventare morta nel peccato, il che non può essere; chi vive e crede in Cristo non morirà mai, né spiritualmente né eternamente

3 Versetto 3. Non sapete che molti di noi come, ecc.] Dovete sapere questo, non potete ignorarlo, che chiunque

sono stati battezzati in Gesù Cristo, sono stati battezzati nella sua morte: e quindi devono essere morti al peccato, e di conseguenza non devono vivere, né possono vivere nel peccato. Ciò non suppone che alcuni di questa chiesa fossero battezzati, e altri no; ma affinché alcuni potessero essere battezzati in acqua che non erano stati battezzati in Cristo: c'è una differenza tra l'essere battezzati in acqua nel nome di Cristo, e l'essere battezzati in Cristo, che sono i credenti nel loro battesimo; con ciò si intende, non un essere portato da esso in unione con Cristo, che è o segretamente dall'eternità, o apertamente alla conversione, ed entrambi prima del battesimo dei veri credenti; né un essere portato da essa nel corpo mistico di Cristo Chiesa, poiché anche questo è davanti ad essa; ma piuttosto progetta un essere battezzato, o un essere portato dal battesimo a una maggiore comunione con Cristo, a una partecipazione della sua grazia e dei suoi benefici; o nella dottrina di Cristo, e una conoscenza più distinta di essa: la potenza della quale sentono nei loro cuori, e così hanno realmente creduto in Cristo, lo amano di cuore e ne fanno una sincera professione; sebbene piuttosto il vero significato della frase "battezzati in Cristo", presumo che sia, è quello di essere battezzati puramente per amore di Cristo, a imitazione di colui che ci ha dato un esempio, e perché il battesimo è una sua ordinanza; è sottomettersi ad essa in vista della sua gloria, testimoniare il nostro affetto per lui e la nostra sottomissione a lui, senza porre alcuna enfasi o dipendenza su di essa per la salvezza; coloro che sono così battezzati, sono "battezzati nella sua morte"; non solo assomigliano a Cristo nelle sue sofferenze e nella sua morte, essendo immersi nell'acqua, ma dichiarano la loro fede nella morte di Cristo, e partecipano anche ai benefici della sua morte; come la pace, il perdono, la giustizia e l'espiazione: ora questo prova che tali persone sono morte al peccato, che sono così battezzate; poiché per mezzo della morte di Cristo, nella quale sono stati battezzati, sono giustificati dal peccato; mediante la morte di Cristo, il loro vecchio uomo è crocifisso e il corpo del peccato distrutto; Inoltre, i credenti nel battesimo professano di essere morti al peccato e al mondo, e il loro battesimo è un obbligo per loro di vivere per la giustizia

4 Versetto 4. Perciò siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte,

La natura e il fine del battesimo sono qui espressi; per sua natura, è una "sepoltura"; e quando l'apostolo lo chiama così, si riferisce manifestamente all'antico e unico modo di amministrare questa ordinanza, per immersione; quando una persona è coperta, e come sepolta nell'acqua, come lo è un cadavere quando è stata posata la terra, e coperta con essa: ed è una sepoltura con Cristo; è una rappresentazione della sepoltura di Cristo, e della nostra sepoltura con lui come nostro capo e rappresentante, e che "nella morte"; intendendo o la morte di Cristo come prima, cioè in modo da partecipare ai benefici della sua morte; o la morte del peccato, di cui anche il battesimo è un pegno; poiché i credenti, mentre sono sott'acqua, sono come persone sepolte, e così morte; il che significa non solo il loro essere morti con Cristo, e la loro comunione con lui nella sua morte, ma anche il loro essere morti al peccato per la grazia di Cristo, e quindi non dovrebbero vivere in essa: poiché l'apostolo sta ancora proseguendo il suo argomento, e sta mostrando, dalla natura, dall'uso e dal fine del battesimo, che i credenti sono morti al peccato, e quindi non possono, e non devono, vivere in esso; come appare più pienamente dalla fine del battesimo menzionato successivamente;

affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita; poiché la fine del battesimo non deve rappresentare solo la morte e la sepoltura, ma anche la risurrezione di Cristo dai morti, che qui è detto "per la gloria del Padre", alcuni leggono le parole: "per la gloria del Padre"; intendendo entrambi, affinché il Padre potesse essere glorificato per mezzo di ciò; o che Cristo, essendo risuscitato dai morti, potesse godere della gloria con il Padre, come fa nella natura umana; ma piuttosto la frase esprime i mezzi con i quali, e non il fine per il quale, Cristo è risorto dai morti: e per "gloria del Padre" si intende la gloriosa potenza del Padre, che è stata eminentemente manifestata nella risurrezione di Cristo dai morti; e come il battesimo è destinato a rappresentare la risurrezione di Cristo, che si compie risuscitando la persona dall'acqua, così similmente a rappresentare la nostra risurrezione dalla morte del peccato, a una vita di grazia: donde deve essere grandemente doveroso per i credenti battezzati, che sono risuscitati dalle tombe del peccato per la potenza di Cristo, a "camminare in novità di vita"; poiché sono diventati nuove creature, e hanno ricevuto nuovi cuori e nuovi spiriti, nuovi principi di luce, vita, grazia e santità, e sono entrati in una nuova professione di religione, di cui il battesimo è il distintivo e il simbolo, dovrebbero vivere una nuova vita e una nuova conversazione

5 Versetto 5. Se infatti siamo stati piantati insieme,

Questo non deve essere inteso come un impianto di Ebrei e Gentili insieme in un solo corpo; né di un impianto di credenti insieme in uno stato ecclesiastico; ma di un impianto di Cristo e del suo popolo insieme; il che avviene apertamente al momento della conversione, in conseguenza di un'unione segreta con lui precedente; quando sono trapiantati da uno stato di natura e sono innestati in Cristo; siano impiantate in loro le grazie dello Spirito di Dio, e crescano sotto la rugiada della grazia e risplendano su di loro i risplende del sole di giustizia, e portino molto frutto; ora che queste persone, in virtù della loro unione segreta con Cristo dall'eternità, come loro capo e rappresentante, con il quale sono state crocifisse, in cui sono morte in modo rappresentativo, partecipano alla sua morte, godono dei benefici di essa e ne sentono l'efficacia, e per mezzo di essa diventano morte alla legge, al peccato e al mondo, che è inteso da

le sembianze della sua morte; così queste stesse persone saranno anche piantate

a somiglianza della sua risurrezione; cioè, ne condivideranno i benefici, ne sentiranno e godranno gli effetti; Non solo i loro corpi saranno risuscitati all'ultimo giorno, poiché le loro anime sono ora rigenerate in virtù di esso, e in somiglianza con esso; ma ve ne sono, e saranno così influenzati dal suo Spirito e dalla sua grazia, che li ha risuscitati dalla morte alla vita, che cammineranno in novità di vita; di cui il battesimo è una rappresentazione viva, e verso il quale è un obbligo costante

6 Versetto 6. sapendo questo, che il nostro vecchio uomo è crocifisso con lui,

Per uomo vecchio si intende la corruzione della natura, chiamata uomo, perché naturale agli uomini, vive e abita in essi, si è diffusa su tutto l'uomo, governa e governa negli uomini, e si compone di varie parti e membra, come fa un uomo: è chiamata vecchia, perché è il veleno del serpente antico. con cui l'uomo è stato infettato da lui fin dall'inizio; deriva dal primo uomo che sia mai esistito; è tanto vecchio quanto l'uomo in cui si trova, ed è chiamato così anche per quanto riguarda la sua durata e la sua durata; e in opposizione e in contrapposizione all'uomo nuovo, o principio della grazia: è chiamato "nostro", perché continuo per noi; È nella nostra natura, si attacca a noi e dimora in noi. L'apostolo prese questo nome dai suoi compatrioti, gli ebrei, che erano soliti chiamare con ciò la viziosità della natura; così R. Aba su quel passaggio, "il primogenito disse al giovane: "nostro padre è vecchio", Genesi 19:31, chiede, qual è il significato di questo, "nostro padre è vecchio?" questo, risponde, è la malvagia immaginazione, o corruzione della natura, che è chiamata זקן, "vecchio", secondo Ecclesiaste 4:13 ; e si dice che sia vecchio, שׁנולד עם האדם, "Perché è nato con l'uomo"; o come la ragione è data altrove, perché è unito a lui dalla sua nascita, alla sua vecchiaia: questo, dicono, è con un uomo appena è nato, dall'ora della sua nascita, non appena viene al mondo. Ora si dice che questi è "crocifisso con lui"; cioè, con Cristo, quando fu crocifisso: gli ebrei hanno l'idea che l'immaginazione malvagia, o corruzione della natura, לא יתבטל, non sarà fatta cessare, o essere abolita dal mondo, fino a quando non verrà il Re Messia, e da lui sarà abolita: questo è così crocifisso dalla morte, e sulla croce di Cristo, come che non può esercitare il suo potere di condanna sui credenti; ed è così crocifisso dallo Spirito e dalla grazia di Cristo in loro, che non può regnare su di loro, né esercitare su di loro il suo potere dominante; pertanto essi sono morti per essa, e ciò per loro, e perciò non possono vivere in essa; il che è fatto,

affinché il corpo del peccato possa essere distrutto: per "il corpo del peccato" si intende il peccato stesso, che consiste, come un corpo, di varie membra; e anche la potenza e la forza di esso, che gli ebrei chiamano חילא דיצר הרע, "il potere dell'immaginazione malvagia"; questo è crocifisso con Cristo, e inchiodato alla sua croce mediante il suo sacrificio e la sua soddisfazione, affinché la sua dannazione potesse essere distrutta, abolita e soppressa, ed essa fosse crocifissa mediante lo Spirito e la grazia di Cristo, affinché la sua potenza di governo fosse tolta, e essa stessa fosse soggiogata, indebolita e posta sotto restrizioni, e le sue membra e le sue opere mortificate.

che d'ora in poi non dovremmo servire il peccato; non che non debba essere in noi, poiché ancora, né in virtù del sacrificio di Cristo, né per la potenza della sua grazia, il peccato è stato rimosso dal popolo di Dio, ma che non dovremmo servirlo, provvedere ad esso, indulgere e obbedirgli, nelle sue concupiscenze

7 Versetto 7. Perché chi è morto, è liberato dal peccato.] Questo non si deve intendere come una morte naturale o corporale; poiché questo è l'effetto del peccato, ed è inflitto a titolo di punizione per esso, alle persone senza Cristo; lungi dall'essere un'espiazione per il peccato, come immaginano gli ebrei ; inoltre, ci sono molte persone che, morendo nei loro peccati, risorgeranno in essi; sebbene si alluda a una morte naturale, quando le persone sono libere da quelle leggi e obblighi di servizio e dovere a cui sono sottoposte mentre vivono: ma qui si deve intendere di una morte spirituale o mistica, e di persone che sono morte alla legge, per il corpo di Cristo; morto al peccato per il sacrificio e la grazia di Cristo; che sono battezzati nella morte di Cristo e ad imitazione di lui: costoro sono liberati dal peccato; Non dall'esserne l'essere, né dal suo peso, né da una guerra continua con essa, né da scivolamenti e cadute in essa, no, nemmeno liberati da essa, nei servizi e negli atti più solenni della religione, ma sono liberati dal dominio di essa, dalla schiavitù ad essa, e anche dalla colpa di essa, e dall'obbligo alla punizione a causa di esso: essi sono, come è nel testo greco, e come leggono la Vulgata latina e le versioni arabe, giustificati dal peccato

8 Versetto 8. Ora, se siamo morti con Cristo,

Ciò non implica alcun dubbio al riguardo, ma è piuttosto un darlo per scontato: vedere che siamo morti con Cristo per l'unione con lui, come nostro capo e rappresentante, e per la comunione con lui nei benefici della sua morte, ed essendo piantati insieme a somiglianza di essa; o essere morto alla legge, al peccato e al mondo, attraverso la virtù e l'efficacia della morte di Cristo:

noi crediamo che anche noi vivremo con lui; non solo una vita di giustificazione mediante la fede nella sua giustizia; e una vita di santificazione da lui e per la sua gloria; la cui continuazione, e la perseveranza in essa, sono fermamente credute; ma una vita di gloria e felicità con lui nell'aldilà, sia nella nuova Gerusalemme, nei nuovi cieli e nella nuova terra, nello stato glorioso della chiesa sulla terra, e in cielo per tutta l'eternità; dove saranno personalmente e visibilmente con lui, nell'anima e nel corpo, e vivranno nella comunione più intima e ininterrotta con lui, godendo del più alto piacere e della felicità più consumata; e sono quindi sotto il più grande obbligo, mentre sono qui sulla terra, di vivere non nel peccato, ma nella giustizia, e alla sua lode e gloria; con il quale ora sono morti al peccato, e con il quale non solo sperano, ma credono che vivranno per tutte le età senza fine dell'eternità

9 Versetto 9. Sapendo che Cristo è risorto dai morti,

Che Cristo sia risorto dai morti è un fatto certo, ben attestato, completamente conosciuto e fermamente creduto; i profeti l'hanno profetizzata, Cristo stesso l'ha predetta, gli angeli l'hanno affermata, e gli apostoli ne sono stati testimoni, come lo è anche lo Spirito Santo.

non muore più; è risuscitato a una vita immortale e vivrà in eterno; Non c'è bisogno che egli muoia di nuovo, poiché la sua morte è stata una piena espiazione ed espiazione di tutti i peccati e le trasgressioni del suo popolo.

La morte non ha più potere su di lui, ma un tempo lo aveva avuto, lo tenne sotto il suo potere per un certo tempo, secondo la decisione divina e con il suo consenso, ma non era possibile che egli ne fosse trattenuto più a lungo, sia a motivo della dignità della sua persona, come Figlio di Dio, e la virtù e l'efficacia del suo sacrificio, come la certezza del suo popolo, avendo tolto il peccato per sempre per mezzo di esso. Egli è il sant'uomo di cui parlano gli ebrei,

"che è il mistero del nome Geova, e in lui non c'è peccato, né la morte avrà dominio su di lui".

10 Versetto 10. Poiché in ciò è morto,

La morte di Cristo fu stabilita e concordata nel patto e nel concilio di pace; Di esso parlavano i profeti e simboleggiavano i sacrifici; Cristo è venuto nel mondo per morire, ed effettivamente è morto della morte di croce; in cui ci si esprime il grande amore di Dio e di Cristo; e che è un articolo fondamentale della fede cristiana: e quando morì,

Egli è morto al peccato una sola volta: è morto a ciò in cui noi per natura siamo morti, e per il quale non abbiamo mai potuto fare espiazione, in cui egli stesso non ha mai vissuto, e in cui gli uomini naturalmente amano, e per il quale se non fosse morto, saremmo morti per tutta l'eternità; e non è morto per alcun peccato suo, o degli angeli, né per i peccati di ciascuno, ma per i peccati del suo popolo; si può tradurre: è morto nel peccato, a somiglianza della carne peccaminosa, nella quale è stato mandato; avendo come garanzia il peccato posto su di lui, e portato da lui, e per il quale è stato ferito, ferito e morto: o piuttosto a peccare; cioè, per fare espiazione per esso, procurarsene il perdono, toglierlo e abolirlo completamente: e questo lo fece "una volta"; ciò si osserva, in riferimento ai ripetuti sacrifici dell'antica legge, che non potevano mai espiare o rimuovere il peccato; e per mostrare che la morte di Cristo una volta era sufficiente, il suo sacrificio era pienamente conforme alla legge e alla giustizia di Dio:

ma in ciò che egli vive, il che deve essere compreso non della sua vita come Dio, ma come uomo; e ciò non sulla terra, ma in cielo, dove egli abita con Dio, alla destra di Dio, e per mezzo di lui, per la potenza di Dio;

egli vive per Dio; alla sua gloria e per intercedere per noi

11 Versetto 11. Parimenti contate anche voi stessi,

Due cose l'apostolo vorrebbe che i credenti considerassero di se stessi, e che si considerassero, in conseguenza della loro relazione con Cristo, che era morto, ma è vivo, e come conforme ad esso: l'una è che essi considererebbero se stessi

di essere veramente morti al peccato, di credere alla loro liberazione da esso, e di non temere la condanna e la morte a causa di esso, e che non sarà loro imputato, né avrà alcun potere di condanna su di loro, poiché Cristo è morto per esso, o per esso; e quindi non dovrebbe avere alcuna comunione con esso, nulla a che fare con esso, come se fossero morti per essa, e ciò per loro: l'altro è che si considerassero

vivente a Dio, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore; e ciò sia in senso giuridico, sia come persone giustificate; gli uomini in uno stato di natura, o di "fariseismo", si credono vivi, quando non lo sono; ma quando vengono sotto un'opera dello Spirito di Dio, vedono se stessi diversamente, e sono convinti sia dell'estrema peccaminosità del peccato, sia dell'insufficienza della loro giustizia per giustificarlo da esso; e quando la giustizia di Cristo è loro rivelata, e la fede è operata in loro per guardarla e afferrarla, essi sono in se stessi, e nelle loro proprie apprensioni, vivi, e ciò "a Dio", agli occhi di Dio; e la loro vita di fede sulla giustizia di Cristo, è alla gloria di Dio, e sarà seguita da una vita eterna con Dio, alla quale la giustizia giustificante di Cristo dà loro un titolo; e tutto questo avviene per mezzo di Cristo e della sua giustizia: o questo deve essere considerato da loro stessi come persone santificate, che sono vivificate dallo Spirito di Cristo, e possono sentire il peso del peccato, vedere la corruzione della loro natura, udire la voce della legge e del Vangelo, aliatare le cose spirituali, parlare la lingua di Canaan, camminate per fede in Cristo, e lavorate e agite per lui; la quale vita di fede e di santità è "per Dio", per la sua gloria e onore, ed è "per mezzo di Cristo", ed è mantenuta e sostenuta da lui: oppure dovrebbero considerare non solo se stessi come giustificati davanti a Dio, e resi viventi dal suo Spirito, ma come tali che vivranno per e con Dio, per mezzo di Cristo, per sempre; poiché, come Cristo è morto ed è risuscitato, e vive per Dio e con Dio in eterno, così essi, essendo morti al peccato per mezzo di lui, ed essendo vivificati insieme con lui e per mezzo del suo Spirito, non moriranno mai della morte seconda, ma avranno vita eterna

12 Versetto 12. Non regnare dunque il peccato nel tuo corpo mortale,

Poiché la grazia regna in voi, il peccato non dovrebbe esserlo: poiché siete morti al peccato, siete stati battezzati nella morte di Cristo, e siete morti con lui, e vivete per mezzo di lui, il peccato non dovrebbe dunque regnare in voi e su di voi. Questa esortazione non suppone naturalmente nell'uomo una forza di libero arbitrio, poiché ciò viene detto a persone che avevano lo Spirito e la grazia di Cristo, e nelle quali Dio aveva operato sia per volere che per fare secondo il suo beneplacito; né questa esortazione è inutile ai credenti, anche se sono morti al peccato, e anche se Dio ha promesso che non avrà il dominio su di loro, e sebbene il peccato regnante, come dicono i teologi, non possa essere nelle persone rigenerate; Poiché, sebbene siano completamente morti al peccato come persone giustificate, tuttavia non perfettamente santificati: sono davvero morti al peccato, ma il peccato non è morto in loro; lotta, fa la guerra, conduce prigioniero e minaccia il dominio assoluto e universale, per cui una tale esortazione è necessaria; inoltre, sebbene Dio abbia promesso che il peccato non avrà il dominio, tuttavia l'uso di mezzi, come la preghiera a Dio affinché non possa, la lotta contro di esso, l'opposizione ad esso, al fine di ostacolare il suo dominio, non sono in alcun modo incompatibili con la promessa di Dio, le cui promesse hanno spesso il loro compimento nell'uso dei mezzi: inoltre, mentre alcuni teologi dicono che il peccato può regnare e altri che non può essere nelle persone rigenerate, si dovrebbe osservare che se per regnare il peccato si intende, peccare contro Dio per malizia e disprezzo, con tutto il cuore, senza alcuna lotta contro di esso, o pentimento per esso, o in modo da perdere la grazia di Dio, e non risorgere mai più, allora bisogna dire che non può essere in un uomo rigenerato; ma se con esso si intende, cadere nel peccato contro la loro coscienza, consapevolmente e volontariamente, in modo da affliggere le loro menti, perdere la loro pace e rattristare lo Spirito di Dio, in modo da essere tenuti sotto di esso, ed essere condotti prigionieri da esso, tale potere il peccato può avere in loro, e su di loro; e quindi l'esortazione non è inutile; E quando l'Apostolo dice: Non regni "nel tuo corpo mortale", con ciò si intende o tutto l'uomo, o piuttosto il corpo solo, che è lo strumento del peccato, ed è diventato mortale attraverso il peccato; e l'essere così, è una ragione per cui non dovrebbe regnare in esso, dal momento che gli ha già fatto tanto male: e questo denota anche il tempo in cui il peccato è in noi, e del pericolo che regni in noi; è solo mentre siamo in questo corpo mortale; e la considerazione della nostra mortalità dovrebbe stimolarci a combattere contro il peccato, e stare attenti a non farlo

obbediscigli nelle sue concupiscenze; Le concupiscenze del corpo, o carne, che quindi a volte sono chiamate concupiscenze carnali, sono molte e hanno grande potere e influenza; e si può dire che si obbedisce, quando si provvede ad adempierle, quando queste sono l'affare della vita di un uomo, e tutta la sua conversazione è assorbita in esse, senza lotta contro di esse, o opposizione ad esse; e l'eroina è il regno del peccato

13 Versetto 13. E non cedete le vostre membra,

L'apostolo spiega più pienamente cosa intende per obbedire al peccato nelle sue concupiscenze; un presentare, o fare uso delle "membra, come strumenti di ingiustizia per il peccato": per le loro "membra" intende i diversi poteri e facoltà dell'anima, e così la versione etiope la rende "le vostre anime"; o le diverse parti del corpo, o entrambe; "cedendo", o presentandoli, si progetta l'impiego di essi al servizio del peccato,

come strumenti di ingiustizia per il peccato: cioè, come mezzi per compiere azioni ingiuste, in obbedienza al peccato, o alla corruzione della natura con le sue concupiscenze: la parola tradotta "strumenti", significa "armi" o "armi": così gli antichi precedentemente consideravano armi i membri dei soldati; E qui l'Apostolo chiama le membra, le armi, che non vorrebbe che i santi usassero a favore del peccato, un nemico e un tiranno; poiché ciò sarebbe ingiusto in se stesso e dannoso per Dio e per loro stessi", dice:

ma consegnatevi a Dio, come quelli che sono viventi dai morti, cioè presentatevi anima e corpo a Dio, rinunciate e dedicatevi a lui e al suo servizio, e ubbidiscono a lui con gioia, considerandosi in gran obbligo di farlo, in quanto sono liberati dalla condanna e dalla morte, per la giustizia di Cristo; e vivificato, da morto nei falli e nei peccati, dal suo Spirito e dalla sua grazia; e quindi dovrebbe cedere

i vostri membri, tutto il loro sé,

come strumenti o armi

di giustizia verso Dio; combattendo contro il peccato, vendicando ogni disobbedienza e adempiendo l'obbedienza ai comandamenti di Dio: lo stesso si intende qui, così come indossare "l'armatura della luce" Romani 13:12 e indossare e fare uso "dell'armatura della giustizia, a destra e a sinistra", 2Corinzi 6:7

14 Versetto 14. perché il peccato non avrà dominio su di te,

Ha dominio sul popolo di Dio in uno stato di non rigenerazione e dopo la conversione è ancora in loro, e ha spesso un grande potere di ostacolare ciò che è bene e di effettuare ciò che è male; seduce e intrappola, e porta in cattività, e sembra che voglia riconquistare il suo dominio, e regnare di nuovo, ma non lo farà. Questo non è un precetto, un'esortazione o un'ammonizione, come prima, anche se alcuni lo leggono così: "Non lasciare che il peccato domini su di te"; né esprime semplicemente ciò che non dovrebbe essere, ma ciò che non può e non sarà; è una promessa assoluta, che il peccato non avrà il dominio sui credenti; e non rispetta gli atti di peccato, ma il principio del peccato; e non significa il suo potere di condanna, anche se questo gli è stato tolto, ma il suo potere tirannico e governante: "non signoreggerà su di te", come le parole possono essere tradotte; poiché nella rigenerazione, il peccato è detronizzato; Cristo entra come Signore, e continua ad esserlo; i santi sono in un altro regno, il regno di Cristo e della grazia; potrebbe il peccato regnare di nuovo su di loro, potrebbero essere perduti e perire, cosa che non potranno mai fare: ora questo è un nobile argomento per cui i santi dovrebbero usare i loro membri come armi di giustizia per Dio e contro il peccato; poiché sono sicuri di essere vincitori e sono al sicuro dal governo tirannico del peccato su di loro. I dottori ebrei dicono che ci sono tre persone, לא שׁלט בהן יצר הרע, "sulle quali il malvagio immaginario" o "il peccato, non aveva il dominio"; e questi sono loro, Abramo, Isacco e Giacobbe; ma queste non sono le sole persone, perché tutta la discendenza spirituale di Abramo, tutti coloro che sono della fede di Abramo, godono dello stesso favore: La ragione di ciò è,

poiché non siete sotto la legge; con cui si intende non la legge di natura; né la legge civile degli ebrei; né la loro legge cerimoniale; ma o la legge del peccato, come principio governante; o piuttosto la legge morale: a questa erano sottoposti, per obbedirvi, ma non per ottenere la giustizia per mezzo di essa; o come costretto a obbedirgli dalle sue minacce e dai suoi terrori; non erano sottoposti alla sua rigorosa esazione; né sotto la sua maledizione e condanna; né come irritante il peccato e che lo faccia abbondare; o come un patto d'opere:

ma sotto la grazia; sotto il patto di grazia e nel godimento delle benedizioni di esso; sotto il Vangelo, e la dispensazione di esso, che conduce e insegna agli uomini a negare l'empietà e le concupiscenze mondane; sotto e in possesso della grazia della giustificazione e del perdono, che influenzano fortemente la giustizia e la santità; e sotto la grazia rigeneratrice e santificante come principio governante regnante nell'anima. Il punto di vista dell'apostolo in questo è quello di influenzare i santi con il loro attuale privilegio, e di coinvolgerli in un allegro conflitto con il peccato, e di suscitare in loro l'orrore di vivere in esso

15 Versetto 15. E allora? Peccheremo,

Ne consegue che dunque possiamo peccare e andare avanti e perseverare in esso,

Perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Qui l'Apostolo incontra un'obiezione dell'avversario, dicendo che se gli uomini non sono sotto la legge, e sono liberi da ogni obbligo verso di essa, allora possono vivere come vogliono; né possono essere accusati di peccato, o che gli si possa obiettare; poiché dove non c'è legge, non c'è trasgressione, e il peccato non è imputato dove non c'è legge; e se sono sotto la grazia, o nell'amore e nel favore di Dio, da cui non c'è separazione, allora non possono essere dannati, fare ciò che vogliono: ma questa obiezione procede su un senso errato della frase, "sotto la legge"; poiché i credenti, sebbene non siano sotto la legge come il ministero di Mosè, tuttavia sono sotto di essa, come è nelle mani di Cristo; e sebbene non sotto la sua maledizione, tuttavia sotto l'obbligo di obbedienza ad esso, dai principi dell'amore e della grazia; e la sua trasgressione è peccato in loro, come in altri; e che è preso in considerazione da Dio, e visitato con percosse in modo paterno, sebbene la sua amorevole gentilezza non sia rimossa: e argomentare dall'immutabilità della grazia di Dio, o dalle sue dottrine, come incoraggiamento alla licenziosità, significa abusare grandemente della grazia di Dio, e tradisce manifestamente tali persone per essere ignoranti di essa e della sua influenza; poiché nulla si impegna più potentemente all'amore per la santità e all'odio per il peccato; Perciò l'Apostolo risponde a questa obiezione nel suo solito modo:

Dio non voglia; a significare la sua avversione per tutto ciò che è di questo tipo

16 Versetto 16. Non sapete a chi vi arrendete,

L'apostolo prosegue con la sua risposta all'obiezione di cui sopra, facendo uso di un argomento della natura dei servi e della loro obbedienza, una cosa ben nota a tutti, e di cui nessuno potrebbe essere ignorante; che egli consegna a titolo di distribuzione, che coloro che si arrendono

Servi per ubbidire, suoi servi voi siete coloro ai quali obbedite, sia per il peccato che porta alla morte, sia per l'ubbidienza alla giustizia. Coloro che ubbidiscono al peccato sono servi del peccato, sono agli ordini e al comando del peccato, si dedicano al suo servizio con diletto e diligenza, e sono perfetti per esso. Questa è una situazione molto infelice; il loro servizio è molto irragionevole; e sono resi incapaci di servire Dio, perché nessuno può servire due padroni; in questo modo sono portati nella fatica del diavolo; in uno stato di schiavitù, dal quale nient'altro che la grazia può districarli; in una condizione molto meschina e spregevole, e persino deplorevole; perché, se la grazia non lo impedisce, sarà loro pagato il salario del peccato, che è la morte, perché la loro obbedienza è "del peccato fino alla morte"; che giacerà in un'eterna separazione dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito, in un senso di ira divina, e in compagnia di diavoli e spiriti dannati: ora questo è aggiunto, per mostrare la natura maligna e il giusto demerito del peccato, e per dissuadere e dissuadere le persone dal servirlo: d'altra parte, coloro che obbediscono al Signore, sono forse servi "dell'obbedienza alla giustizia": ma perché questa obbedienza, che è l'obbedienza della fede al Vangelo, di Cristo, e dell'uomo nuovo a Dio o Cristo, non si dice che sia "per la vita", come sembra richiedere l'antitesi? perché, sebbene la morte sia frutto del peccato, tuttavia la vita non è frutto dell'obbedienza, ma il frutto dell'obbedienza è giustizia; con ciò non si intende né una giustificazione davanti a Dio, ma la giustizia davanti agli uomini; o un modo di vivere sobriamente e rettamente, che è l'effetto dell'essere sotto la grazia; e quindi sembra che i veri credenti non possano fare un uso così cattivo del loro privilegio, come suggerisce l'obiezione

17 Versetto 17. Ma sia ringraziato Dio che siete stati servi del peccato,

Non che si debba pensare che l'apostolo renda grazie a Dio per il fatto che queste persone erano state servitrici del peccato, di cui nulla è più sgradevole a Dio, o ha causato più vergogna a se stesse; ma che, nella misura in cui erano stati nella fatica e nel servizio del peccato, ora ne erano liberati. Proprio come se una persona, che è stata schiava per qualche tempo ad Algeri, benedicesse Dio, o fosse grata allo strumento della sua liberazione, che mentre era stata in tale schiavitù, ora ne è redente: per cui si aggiunge:

ma voi avete ubbidito di cuore a quella dottrina che vi è stata trasmessa. Per "forma di dottrina" si intende il Vangelo, che è la "dottrina" delle Scritture, di Cristo e dei suoi apostoli, ed è sano e secondo pietà; ed è una "forma", o contiene un riassunto e un compendio di verità, ed è un modello o esempio, secondo il quale i ministri devono predicare, e le persone devono ascoltare e ricevere. Così la parola טופס che è la stessa con τυπος qui, è usata dagli scrittori ebrei per una forma, copia, modello, o esemplare di qualsiasi tipo di scritti. Questa forma di dottrina è קבלה, "una Cabala", ma non come quella della legge orale degli ebrei, o forma di tradizioni, tramandata, come dicono, da un uomo, e da un gruppo di uomini, a un altro; ma questo è stato consegnato dal Padre a Cristo, da Cristo ai suoi apostoli e da essi ai santi; e "in cui furono consegnati", come si può tradurre, come in uno stampo; e così ne ricevettero l'impressione, e ne furono evangelizzati: così tali sono coloro che hanno uno spirito di libertà evangelica, in opposizione a uno spirito di schiavitù; che vivono per fede in Cristo, e non per le opere della legge; che traggono il loro conforto da lui, e non da qualcosa fatto da loro; il cui pentimento e la cui obbedienza sono influenzati dalla grazia di Dio, e che sono zelanti nelle opere buone, senza dipendere da esse. Questa forma di dottrina fu da loro "obbedita"; con ciò si intende non una semplice obbedienza alle ordinanze del Vangelo; né un semplice udire le sue dottrine e dare loro il proprio assenso; ma un abbraccio di loro mediante la fede per se stessi, in modo da afferrare Cristo in loro, sottomettersi alla sua giustizia in essa rivelata, ed essere disposti ad essere salvati da lui, e da lui solo, a suo modo; e questa è l'obbedienza della fede: la ragione per cui la fede si esprime con l'obbedienza è perché la fede riceve la verità sulla veridicità di Dio, e non sui dettami della ragione carnale; ed è sempre più o meno accompagnato da obbedienza esterna alla volontà di Dio; e ciò si compie giustamente solo per mezzo della fede. E questa obbedienza non consisteva nelle parole, né procedeva in vedute mercenarie, e in modo ipocrita; ma era "dal cuore"; ed era reale e sincero: e c'è una buona ragione per cui si dovrebbe prestare un'obbedienza cordiale, allegra e volontaria al Vangelo; poiché viene da Dio; Cristo ne è la sostanza; è la verità e la parola della nostra salvezza. La copia alessandrina recita: "da un cuore puro"; e la versione araba, "dalla sincerità del tuo cuore"; e la versione etiopica, "con tutto il cuore"

18 Versetto 18. Essendo allora liberati dal peccato,

Non per una natura peccaminosa; né da un cuore corrotto; né da pensieri vani; né da parole peccaminose; né da azioni peccaminose del tutto; ma dal potere di condanna del peccato: il peccato ha portato tutti gli uomini sotto una sentenza di condanna; Cristo ha portato in sé l'esecuzione di questa sentenza per il suo popolo; quindi, secondo quanto considerato in lui, ne sono liberi; e coloro che sono nati di nuovo sono passati dalla morte alla vita, e non entreranno mai in giudizio: allo stesso modo, tali persone sono libere dalla colpa del peccato; gli uomini sono in senso legale accusati di peccato, accusati di esso, ed essendo condannati, sono dichiarati colpevoli davanti a Dio; e le anime risvegliate ne hanno un senso in se stesse; ma il sangue di Cristo spruzzato sulle loro coscienze li libera da esso; sebbene i nuovi peccati commessi portino nuova colpa, che richiede l'applicazione continua del sangue di Gesù per il perdono e la purificazione, ma ciò che è principalmente progettato qui è la libertà dalla schiavitù del peccato, come appare dal contesto. Ora, gli eletti di Dio non sono liberati volontariamente dai loro precedenti padroni; né la loro libertà è ottenuta con il loro potere e la loro volontà; ma è da Dio, Padre, Figlio e Spirito; e il Vangelo ne è generalmente il mezzo, e felici sono quelle persone che ne sono benedette! Si sono liberati di un cattivo padrone; sono liberati dal peggio della schiavitù; non ci saranno più servi come prima; sono liberati dal potere e dal regno delle tenebre; sono eredi del cielo e godranno della gloriosa libertà dei figli di Dio, e per il tempo presente sono

divenite servi della giustizia; servi di Dio, al cui Vangelo obbediscono; servi di Cristo, alla cui giustizia si sottomettono; e servitori della legge di giustizia, come indicata da Cristo; si abbandonano a una condotta e a una vita di rettitudine, in cui ci sono vero onore, pace e piacere

19 Versetto 19. Parlo alla maniera degli uomini,

Questo si riferisce o a ciò che l'apostolo aveva già detto riguardo al servizio e alla libertà, cose che erano conosciute tra gli uomini e facili da comprendere; o alla seguente esortazione: ciò che stava per dire, lo trasmise in un modo adatto alla loro comprensione, e fu ανθρωπινον, "ciò che era umano"; non angelico, o ciò che richiedeva la potenza, la purezza e la perfezione degli angeli; o ciò che era irragionevole o impossibile, ma qual era il loro ragionevole servizio, come uomini; e potesse essere fatto per la grazia di Dio, nella forza di Cristo e per l'assistenza dello Spirito: e sebbene egli avesse insistito su ciò con buona ragione, che dovevano essere più diligenti e laboriosi nel servizio di Dio di quanto non lo fossero stati nel servizio del peccato; ancora

A causa dell'infermità della loro carne, considerando che avevano carne o natura corrotta ed erano accompagnati da debolezza nella conoscenza, nella fede e nell'ubbidienza, egli insistette solo su di loro, affinché, allo stesso modo in cui erano stati servi del peccato, sarebbero stati servi della giustizia.

poiché, come avete dato le vostre membra schiavi all'impurità e all'iniquità all'iniquità, ciò che hanno ceduto al servizio del peccato sono state le loro "membra"; con cui, come prima, si possono intendere o i poteri e le facoltà delle loro anime, o le parti e le membra dei loro corpi, o entrambi; e in particolare questi ultimi, come gli occhi e le orecchie, la lingua, la bocca, le mani e i piedi, che sono tutti impiegati da un uomo naturale nella fatica del peccato: questi sono ceduti al peccato sotto la forma e il carattere di "servi"; e come tali sono governati, diretti e ordinati a soddisfare questa e l'altra concupiscenza, che è fatta volentieri e prontamente: queste membra sono "cedute", presentate e consegnate allegramente a questa schiavitù; che è scandaloso e ingiusto: è "all'impurità"; che progetta ogni sorta di contaminazione e sporcizia, sia di carne che di spirito: "e all'iniquità"; tutto ciò che è contrario alla legge, ogni ingiustizia e empietà; ed è aggiunto: "all'iniquità"; che può progettare ogni sorta di peccato, un progresso in esso, aggiungendovi continuamente; il che dimostra che erano stati servitori del peccato con tutto il cuore. Ora, ciò che l'apostolo esorta e richiede da loro è che:

così ora essi darebbero i loro membri servi alla giustizia, alla santità; cioè, lasciate che le stesse membra che sono state impiegate al servizio del peccato, siano impiegate al servizio della giustizia: lasciate che i vostri occhi siano impiegati a guardare e a scrutare diligentemente le Scritture della verità; le vostre orecchie nell'udire il Vangelo predicato; le vostre labbra, la vostra bocca e la vostra lingua, nell'esprimere le lodi di Dio per quello che egli ha fatto per voi; le vostre mani nel distribuire per l'interesse della religione e le necessità dei santi; e i vostri piedi affrettati ad assistere al culto pubblico e ad osservare le testimonianze del Signore: siano impiegati nella stessa forma e carattere di servitori, che sperano nel Signore, pronti a compiere la sua volontà; e allo stesso modo, liberamente, volentieri e allegramente, e ciò costantemente e universalmente, in tutti gli atti di giustizia e santità

20 Versetto 20. Poiché, quando eravate servi del peccato,

Questo è un argomento usato, o una ragione data, per cui le persone rigenerate dovrebbero essere diligenti nel servizio della giustizia; perché quando erano impiegati nella fatica del peccato,

erano liberi dalla giustizia; non avevano giustizia, né ne desideravano alcuno; sì, avversa ad essa, si liberò dal giogo della legge della giustizia, e visse in maniera molto ingiusta: quindi si può osservare qual è il libero arbitrio dell'uomo in uno stato non rigenerato; non liberi di, ma "da" giustizia; libero abbastanza al male, ma da tutto ciò che è bene; e anche quale obbligo incombe sui credenti, che sono liberati dalla schiavitù della corruzione e dalla schiavitù del peccato, per una vita e un servizio di giustizia; poiché prima ne erano liberi e non se ne preoccupavano, ma ora sono resi liberi da essa per la grazia di Dio, dovrebbero quindi perseguirla allegramente e non trascurare l'opportunità di compierla

21 Versetto 21. Quale frutto avevate dunque in queste cose?

Cioè, quale profitto, piacere, soddisfazione o conforto avete avuto nel commettere il peccato? Il peccato non produce alcun profitto reale ai suoi servi. Se un uomo, con pratiche peccaminose, potesse ammassare le ricchezze delle Indie, o guadagnare il mondo intero, ma se la sua anima si perdesse per questo, quale vantaggio sarebbe per lui? ne sarebbe infinitamente il perdente; né tutte le sue ricchezze e ricchezze gli gioverebbero nel giorno dell'ira e del giusto giudizio di Dio: né c'è vero piacere nel peccato; Le persone possono immaginare dentro di sé di godere di un vero piacere mentre servono diverse concupiscenze; ma questo non è che immaginario, non è reale; e questo piacere immaginario non è che per una stagione; si sprigiona in amarezza e morte: né c'è alcuna soddisfazione in esso; Quando gli uomini si sono sforzati di soddisfare le loro concupiscenze carnali e i loro appetiti sensuali in ogni modo che si possa escogitare, rimangono ancora com'erano; né possono riflettere con vera soddisfazione, e senza qualche rimorso lancinante, sui metodi che hanno perseguito per ottenerlo: né c'è vero onore nel peccato, nient'altro che ciò che è scandaloso e vergognoso per la natura umana; La vergogna, prima o poi, è frutto del peccato:

di cui ora vi vergognate; Alcuni uomini possono essere davvero per il momento così induriti da non arrossire e vergognarsi quando si commettono i peccati più vili; tali sono coloro che non hanno alcun senso del peccato, non hanno timore di Dio o riguardo per gli uomini; e così peccano apertamente, e senza alcuna apparenza, se ne gloriano, e se ne vantano: ma quando le persone sono operate dallo Spirito di Dio, si vergognano del peccato; il che potrebbe essere esemplificato nel caso di Adamo ed Eva, di Efraim, del figliol prodigo e del povero pubblicano; La ragione è che la luce è penetrata nei loro cuori; e questo rende manifesta la natura odiosa e detestabile del peccato; il peccato è qui visto nei suoi propri colori, come estremamente peccaminoso, ripugnante e abominevole: inoltre, la grazia e la bontà di Dio si scoprono nel perdono di esso; e la gloria della purezza e della santità di Dio, e la bellezza e l'amabilità di Cristo, sono discernite da tali persone; tutti coloro che hanno la tendenza a farli vergognare del peccato, per amore di esso, e ad aborrirlo: e una buona cosa è essere portati a vergognarsi del peccato qui; poiché coloro che non se ne vergognano qui, saranno portati in eterno vergogna e confusione nell'aldilà. No, non è tutto; Non solo la vergogna sarà frutto del peccato, ma sgorgherà anche nella morte:

Poiché il fine di queste cose è la morte: il profitto, la ricompensa e il salario di esse è la morte: il peccato non solo porta una morte spirituale o morale sulle persone, su tutte le potenze e facoltà delle loro anime, ed è seguito da una morte corporale; ma se la grazia non lo impedisce, finirà in una morte eterna; poiché per quanto giuste e buone possano sembrare le vie del peccato alla mente carnale, "Alla fine di esse sono le vie della morte" (Proverbi 14:12; 16:25)

22 Versetto 22. Ma ora che sono stati liberati dal peccato e sono diventati servi di Dio,

In che senso le persone rigenerate siano libere dal peccato, e siano diventate servi di Dio, è già stato osservato; la conseguenza di ciò è che tali

frutto per la santità e fine della vita eterna: la santità è un frutto della libertà dalla schiavitù del peccato e del servizio a Dio; la santità iniziata nella rigenerazione, nella chiamata e nella conversione è un frutto dello Spirito; una condotta di vita retta è un frutto di santità, come un principio impiantato; un graduale aumento della santità è portato avanti dallo Spirito di Dio in una condotta di giustizia; e una condotta di rettitudine, da un principio di grazia, scaturisce in perfetta santità; "senza il quale nessuno vedrà il Signore" (Ebrei 12:14) : qui sembra designare, che la santità è frutto, o ciò che è guadagno e profitto per le persone, in opposizione al peccato, in cui non c'è profitto: non è infatti utile a Dio in punto di merito; Eppure la santità, come principio di grazia, è vantaggiosa per i santi in quanto a raggiungere la gloria; e la santità, poiché denota un corso esteriore di vita, è utile e proficua per molti aspetti; così Dio è glorificato, la dottrina di Cristo è adornata, la religione è onorata e raccomandata, il nostro credito, la nostra reputazione e la nostra pace sono preservati e il bene del nostro prossimo promosso

E il fine è la vita eterna: come il peccato proviene, se la grazia non lo impedisce, nella morte eterna; la santità scaturisce nella vita eterna, non per merito, ma per dono gratuito

23 Versetto 23. Poiché il salario del peccato è la morte,

Per peccato si intende ogni peccato, il peccato originale, il peccato attuale, ogni tipo di peccato, minore e maggiore: la "morte" che il peccato merita, è una morte corporale; che non è dovuto alla natura e alla costituzione originaria degli uomini; né semplicemente alla nomina divina; ma al peccato e al decreto di Dio, a causa di esso; che viene inflitta ai peccatori senza Cristo, come punizione per il peccato, sebbene non ai credenti in quanto tali, perché Cristo ne ha tolto il pungiglione e la maledizione: una morte di malattie e afflizioni segue anche il peccato, come suo proprio demerito; che sono propriamente punizioni per gli uomini malvagi, e sono causate dal peccato nei credenti: c'è una morte dell'anima, che viene dal peccato, che giace in un'alienazione da Dio, in una perdita dell'immagine di Dio, e in una servitù al peccato; e c'è una morte eterna, il giusto salario del peccato, che risiede in una separazione dell'anima e del corpo da Dio, e in un senso di ira divina per tutta l'eternità; e che qui si intende, come si evince dalla sua antitesi, "vita eterna", nella frase successiva. Ora, questo è "il salario" del peccato; il peccato lo produce per sua natura, ed esclude dalla vita; ne è il risultato naturale; il peccato è commesso contro un Dio infinito, e merita giustamente una tale morte; è il suo giusto salario per legge. La parola greca οψωνια, significa salario dei soldati; vedi Luca 3:14; 1Corinzi 9:7 e in

"In quel tempo Simone si levò, combatté per la sua nazione, spese molto delle sue ricchezze, armò gli uomini valorosi della sua nazione e diede loro un salario" (1; Maccabei 14:32)

Il peccato è rappresentato come un re, un monarca potente, un principe tirannico; i peccatori sono i suoi sudditi e vassalli, i suoi servi e soldati, che combattono sotto di lui, e per lui, e tutto il salario che devono aspettarsi da lui è la morte. Così la parola è interpretata nel Glossario, μισθος στρατιωτικος, "salario dei soldati"; e così è usato dagli scrittori ebrei, essendo adottato nella loro lingua; Di un re, dicono, che non dovrebbe moltiplicare per sé l'oro e l'argento più che per pagare אספניא, che [ b] interpretano con שׁכר חיילות, "il salario degli eserciti", o il salario dei soldati per un anno intero, che vanno e vengono con lui tutto l'anno; in modo che denoti il salario dovuto, e pagato dopo la fine di una campagna e la fine del servizio; e, come qui usato, suggerisce, che quando gli uomini saranno stati tutti i loro giorni al servizio del peccato, e avranno combattuto sotto le sue bandiere, il salario che guadagneranno, e la ricompensa che sarà data loro, sarà la morte: ed è frequentemente osservato dai dottori ebrei, che אין מיתה בלא חטא, "Non c'è morte senza peccato": il peccato è la causa della morte, e la morte il frutto e l'effetto del peccato:

ma il dono di Dio è la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Queste parole, a prima vista, sembrano avere il senso che la vita eterna è il dono di Dio per mezzo di Cristo, che è una grande e gloriosa verità del Vangelo; ma la loro posizione in opposizione alle parole precedenti richiede un altro senso, cioè che il dono della grazia di Dio si manifesta nella vita eterna, attraverso Cristo: quindi per "dono di Dio" non si intende la vita eterna, ma o il dono di una giustizia che giustifica, o la grazia di Dio nella rigenerazione e nella santificazione, o entrambe, che scaturiscono nella vita eterna; l'uno è il diritto e il titolo dei santi, l'altro il loro soddisfacimento per esso: così che come la morte è il salario del peccato, ed è ciò che emette e porta alla vita eterna è l'effetto della grazia, o ciò in cui emana la grazia di Dio nel giustificare e santificare il suo popolo; anche una vita libera da ogni dolore e imperfezione; una vita della massima perfezione e piacere, e che durerà per sempre: e come la grazia di Dio, che li giustifica e li santifica, è "per mezzo di Cristo", così è la stessa vita eterna a cui porta: questa è in Cristo, viene attraverso la sua giustizia, le sue sofferenze e la sua morte; è da lui concesso, e consisterà in gran parte nel godimento di lui. Tutta la grazia è dono di Dio, ed è data gratuitamente, altrimenti non sarebbe grazia; in particolare, la giustizia giustificante di Cristo è il dono di Dio; E piuttosto questo può essere inteso qui, dal momento che l'Apostolo ne aveva trattato così ampiamente prima, e così spesso, nel capitolo precedente, lo aveva chiamato il dono della giustizia, il dono gratuito, e il dono per grazia, e la giustificazione per mezzo di esso, la giustificazione della vita, perché dà diritto alla vita eterna, come qui: si può dire che vi si manifesti; perché tra la giustificazione e la glorificazione c'è un legame sicuro e stretto; coloro che sono giustificati per la giustizia di Cristo, sono certamente glorificati, o godono della vita eterna; e sebbene ciò possa essere principalmente inteso qui, tuttavia non deve essere inteso escludendo altri doni di grazia, che hanno la stessa connessione e origine: così, per esempio, la fede è il dono di Dio, e non di se stesso, e colui che l'ha, ha la vita eterna, e la possederà, o la possederà mai; il pentimento è un dono di grazia gratuito, è una concessione del Signore ed è per la vita e la salvezza; e a chiunque sia concessa la grazia di Dio, in modo da credere in Cristo per la giustizia, e pentirsi veramente del peccato, questi parteciperanno della gloria eterna. Si può osservare che c'è una giusta proporzione tra il peccato e il suo salario, ma non c'è nulla tra la vita eterna e l'obbedienza degli uomini; e perciò, sebbene l'apostolo avesse insistito così tanto sull'obbedienza a Dio e sulla giustizia, non fa della vita eterna il frutto e l'effetto dell'obbedienza, ma del dono della grazia di Dio

Commentario del Pulpito:

Romani 6

1 versetto 1-8:39.-7 Risulta morale per i veri credenti della rivelazione a loro della giustizia di Dio. La giustizia di Dio è stata annunciata come rivelata nel vangelo, Romani 1:17 è stato presentato come disponibile per tutta l'umanità, Romani 3:21-31 è stato dimostrato essere in accordo con l'insegnamento dell'Antico Testamento, Romani 4:1-25 è stato visto riguardo ai sentimenti e alle speranze dei credenti è caduto Romani 5:1-11 e alla posizione della razza umana davanti a Dio, Romani 5:12-21 i risultati morali necessari di una vera comprensione della dottrina sono trattati in questa sezione dell'Epistola. E prima viene mostrato da vari punti di vista:

versetto 1-7:6.-a L'obbligo dei credenti della santità di vita. L'argomento è condotto dall'incontro con certe conclusioni presumibilmente errate da ciò che è stato detto nel capitolo precedente. Si potrebbe dire che, se dove abbondava il peccato la grazia abbondava molto di più, se nell'obbedienza dell'unico Cristo tutti i credenti sono giustificati, il peccato umano deve essere una questione di indifferenza; non può annullare il dono gratuito; anzi, la grazia sarà ancora più accresciuta, in quanto abbonda di più. L'apostolo confuta tali conclusioni antinomiche mostrando che esse implicano un totale fraintendimento della dottrina che si supponeva le giustificasse; poiché che la nostra partecipazione alla giustizia di Dio in Cristo significa che la prendiamo effettivamente in pratica, il nostro essere influenzati da essa, amarla e seguirla, non semplicemente averla imputata a noi mentre ne rimaniamo in disparte; che giustificare la fede in Cristo significa unione spirituale con Cristo, morire con lui al peccato e risorgere con lui a una nuova vita, in cui il peccato non avrà più dominio su di noi. Egli si riferisce al nostro battesimo come avente questo unico significato, e rafforza la sua argomentazione con tre illustrazioni: in primo luogo, come già detto, quella del morire e risorgere, che è significata nel battesimo Versetti. 1-14; in secondo luogo, quello del servizio a un padrone Versetti, 15-23; in terzo luogo, quello della relazione tra la moglie e il marito Romani 7:1-16 Si vedrà, quando ci arriveremo, che la terza di queste illustrazioni è l'attuazione della stessa idea, sebbene sia la legge, e non il peccato, da cui si dice che siamo emancipati

Che diremo allora? Cantici San Paolo introduce una difficoltà o obiezione derivante dall'argomento precedente Confronta Romani 3:5 Rimarremo forse nel peccato, affinché abbondi la grazia? Riferendosi a tutto l'argomento precedente, e in particolare ai versetti conclusivi Romani 5:20,21

Versetti 1-11.- Il significato della risurrezione di Cristo

La posizione preminente occupata dalla risurrezione di nostro Signore negli scritti apostolici e nella predicazione non deve essere motivo di sorpresa; un evento in sé così meraviglioso, e nelle sue conseguenze così importanti, non poteva non essere costantemente nella mente e sulle labbra di coloro ai quali era la suprema rivelazione di Dio. Può essere utile raccogliere in poche frasi l'importanza e il significato di questo fatto centrale del cristianesimo

IO , INFATTI, LA RISURREZIONE DI CRISTO HA UN INTERESSE GENERALE E MONDIALE. Lo storico dell'umanità, il filosofo che riflette sui fattori più importanti della vita umana, è costretto a riconoscere l'interesse centrale e universale della risurrezione di nostro Signore dai morti

1. Fu l'adempimento delle predizioni e la realizzazione di speranze a volte fioche e a volte luminose

2. È stato il punto di partenza della religione cristiana. L'esistenza della Chiesa di Cristo può essere spiegata solo ricordando con quanta fermezza i primi promulgatori della nuova fede credevano che il loro Signore fosse risorto dai morti

3. Era, secondo la comunità cristiana, il pegno della risurrezione generale di tutti gli uomini ad un'altra vita; dava definizione e forza alla credenza nell'immortalità personale

II COME DOTTRINA, LA RISURREZIONE DI CRISTO HA UN INTERESSE CRISTIANO SPECIALE

1. È la principale prova esterna della messianicità e della divinità di Gesù di Nazareth. Fu in adempimento delle sue esplicite dichiarazioni che, dopo aver sopportato una morte di violenza, risorse vittorioso dalla tomba. La sua resurrezione è in armonia con la sua pretesa di una natura e di un carattere del tutto unici

2. È il sigillo dell'efficacia delle sue sofferenze mediatoriali. Comunque l'umiliazione e il sacrificio del Redentore fossero legati al perdono e alla giustificazione degli uomini, è certo che la risurrezione di Cristo dai morti fu il completamento della sua impresa redentrice a favore dell'uomo

III COME POTENZA, LA RISURREZIONE DI CRISTO HA UN INTERESSE PERSONALE E SPIRITUALE. Questo è l'aspetto di questo grande fatto su cui si insiste più strenuamente in questo passo, e la sua importanza pratica per ogni singolo cristiano è evidente. Il vero credente in Cristo partecipa alla risurrezione del suo Signore

1. I nostri peccati sono stati crocifissi nella morte di Cristo sulla croce, e nella sua risurrezione siamo stati liberati dal loro potere

2. La nostra passata vita peccaminosa è diventata morta per noi come è morto Cristo; e la nostra novità di vita è iniziata nella sua risurrezione dalla tomba. Noi abbiamo il segno di questo, ci insegna l'apostolo, nel battesimo, con il suo insegnamento riguardo il rinnovamento e la consacrazione

3. Mediante la nostra fede nella risurrezione del nostro Salvatore, siamo elevati al di sopra della prova, del dubbio, della tentazione, dell'oscurità e della paura. La croce ci dice che può consistere nella saggezza e nella bontà di Dio che per un certo periodo dovremmo sopportare difficoltà, delusioni e apparenti fallimenti. Ma il sepolcro vuoto ci assicura che per ogni uomo buono e per ogni opera buona è stabilita una risurrezione. La morte è per una stagione; Il popolo di Dio non può esserne "trattenuto". Il chicco di grano muore, ma muore per vivere e per produrre molto frutto

4. Nella risurrezione di Cristo il cristiano è generato alla speranza viva di un'eredità immortale, il suo popolo è costituito a condividere il suo trionfo e la sua gloria

OMELIE DI C.H. IRWIN. Versetti 1-14.- Il potere pratico della risurrezione

Qui l'apostolo si sofferma ancora più pienamente sulla verità che la fede del cristiano conduce non solo al perdono dei peccati, ma anche alla liberazione dal suo potere. Poiché la grazia ha sovrabbondato sul peccato, e la nostra ingiustizia ha lodato la giustizia di Dio, non ne consegue che dobbiamo continuare nel peccato. Se abbiamo una vera unione con Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte. Noi siamo sepolti con lui mediante il battesimo nella morte; "affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita" Versetto 4

I IL FATTO DELLA RISURREZIONE. Che la risurrezione di Cristo sia circondata di mistero, nessuno lo negherà. Ma l'evidenza con cui si stabilisce il grande fatto centrale stesso è così forte, così chiara, così decisiva, che anche lo scetticismo deve talvolta ammettersi convinto. L'effetto della critica più abile e più avversa è stato solo quello di stabilire sempre più con certezza il fatto della risurrezione, e quindi di confermare più fortemente la fede del cristiano. È degno di nota il fatto che due dei più grandi razionalisti del secolo attuale, che dubitavano di quasi ogni fatto della storia del Nuovo Testamento, ammettessero che la Resurrezione era un fatto di cui non potevano dubitare. Ewald, che si occupa in modo distruttivo della maggior parte degli episodi evangelici, "considerando alcuni come mitici, alcuni come ammettenti un'interpretazione razionalistica e alcuni come una combinazione degli elementi di entrambi", non è in grado di distruggere o spiegare la Resurrezione. "Respingendo tutti i tentativi di spiegarlo, egli accetta il grande fatto della Resurrezione sulla base dell'evidenza della storia, e dichiara che nulla può essere più storico". La testimonianza di Deuteronomio Wette è ancora più notevole. Era più scettico di Ewald; tanto che fu chiamato "Il dubbioso universale". Tuttavia, tale è la forza dell'evidenza, che questo grande critico razionalista, nella sua ultima opera, pubblicata nel 1848, disse che il fatto della Risurrezione, sebbene un'oscurità che non può essere dissipata si posa sul modo e sul modo di essa, non può essere messo in discussione più di quanto non lo sia la certezza storica dell'assassinio di Giulio Cesare

1. Il fatto della risurrezione è attestato dai quattro evangelisti. I quattro Vangeli sono stati scritti da uomini molto distanti nel tempo e nello spazio. Le loro stesse variazioni sono una prova della loro sostanziale verità. Essi danno resoconti diversi della Resurrezione, come ci si aspetterebbe naturalmente da uomini che un evento così grande ha impressionato in modi diversi, ma tutti concordano nel testimoniare che l'evento si è verificato

2. La narrazione della Resurrezione è stata accettata dai primi cristiani che vivevano al tempo in cui si è verificato l'evento. Nelle Epistole alle varie Chiese se ne parla costantemente come di un evento che tutte conoscevano e sul quale non c'era il minimo dubbio. Quando Pietro propone la nomina di un successore di Giuda, parla della risurrezione come di uno dei grandi argomenti della predicazione apostolica. Sembra infatti che egli considerasse la predicazione della risurrezione come il grande soggetto per il quale l'apostolo doveva essere scelto. Le sue parole furono: «Pertanto, di questi uomini che sono stati con noi per tutto il tempo in cui il Signore Gesù è entrato e uscito tra noi, uno deve essere ordinato per essere testimone con noi della sua risurrezione»

3. La conversione di San Paolo, e la sua successiva difesa della dottrina della Risurrezione, sono forse le prove più forti della sua verità. Paolo era un persecutore e un fariseo bigotto. Improvvisamente divenne un membro della setta che era così odiata e disprezzata. La spiegazione che egli stesso diede di questo cambiamento fu che Gesù Cristo gli era apparso. Non era probabile che Paolo, un uomo lucido, abituato a soppesare le prove, si sarebbe lasciato ingannare riguardo all'aspetto di Cristo. Non poteva essere indotto con leggerezza a fare un passo di così immensa importanza per tutta la sua vita. Qualcosa di più di un semplice sogno o di un'allucinazione deve essere trovato per spiegare tutta la sua carriera successiva. Non era probabile che intraprendesse quei viaggi missionari attraverso l'Asia Minore, la Macedonia e la Grecia, e che li perseverasse, di fronte a molta opposizione, scherno, persecuzione e molte difficoltà e pericoli, per amore di una semplice fantasia. Non era un semplice visionario o fanatico. Le sue epistole mostrano che era un uomo di mente robusta, di grande capacità di ragionamento e di sobrietà di giudizio. Eppure, in ogni caso in cui un suo discorso pubblico è registrato negli Atti degli Apostoli; nel suo discorso ad Antiochia di Pisidia, nel suo discorso ad Atene, nel suo discorso alla folla quando fu fatto prigioniero a Gerusalemme; sia che sia alla presenza del sommo sacerdote, di Felice o di Festo e di Agrippa, egli proclama nel modo più chiaro il fatto della risurrezione di Cristo

4. Come la vita dell'apostolo Paolo è stata cambiata, così la vita di tutti gli apostoli è cambiata dal momento in cui Cristo risorto è apparso loro. Prima di allora erano timidi e spaventati. Il più audace di loro divenne così codardo da negare di conoscere Cristo. Tutti lo avevano abbandonato ed erano fuggiti quando si avvicinava il tempo della crocifissione. Dopo la crocifissione divennero scoraggiati e depressi. Possiamo facilmente vedere cosa sarebbe stato del cristianesimo se non ci fosse stata la risurrezione, mentre studiamo la condotta e le parole dei discepoli quando sapevano che il loro Maestro sarebbe stato loro tolto così presto, e quando pensavano che fosse ancora nella tomba. Ma la risurrezione ha cambiato tutto. Il cambiamento che avvenne può essere spiegato solo dall'effettiva riapparizione di Cristo a loro. I timidi tornarono ad essere coraggiosi. Non possono fare a meno di dire le cose che hanno visto e udito. Sopportano ora la persecuzione, la sofferenza e il martirio, perché la tomba non è più oscura e la corona della vita è al di là della lotta e del dolore

II LE DOTTRINE CHE INSEGNA

1. Che ci sarà una risurrezione generale dei morti. "Poiché egli ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell'uomo che egli ha stabilito; di ciò egli ha dato assicurazione a tutti, in quanto lo ha risuscitato dai morti" Atti 17:31

2. Che coloro che credono nel Signore Gesù abitino con lui per eVersetto "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se fosse morto, vivrà" Giovanni 11:25 E qui l'apostolo dice: "Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui" Versetto 8. Cristo ha portato alla luce la vita e l'immortalità attraverso il Vangelo. Egli ha soddisfatto il desiderio del cuore umano di una vita oltre il presente, un desiderio così forte che uno dei più grandi pensatori del nostro tempo, sebbene la conclusione logica del suo sistema sia la morte universale, cerca tuttavia di evitare o superare questa triste prospettiva suggerendo che da questa morte possa scaturire un'altra vita. Il nostro poeta laureato ha espresso questo desiderio in questo modo. Parlando dell'amore, dice: "Alla fine cerca sull'ultima e più acuta altezza, prima che gli spiriti svaniscano, un approdo, per stringersi e dire: 'Addio! Ci perdiamo nella luce!'"

Sì, è -- quando la tomba è vicina, è -- quando i nostri cari ci vengono improvvisamente portati via dalla morte, che impariamo su quale preziosa verità debba riposare la risurrezione di Gesù

III LE LEZIONI PRATICHE CHE TRASMETTE. "Affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita" Versetto 4; "Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, affinché gli obbediate nelle sue concupiscenze" Versetto 12. Altrove l'apostolo esprime la stessa verità. "Se dunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio" Colossesi 3:1 Questo è il potere pratico del fatto e della dottrina della risurrezione. Se abbiamo nel cuore la speranza di essere con Cristo, quale influenza trasformante dovrebbe esercitare sulla nostra vita! Dovremmo "arrenderci al merluzzo, come quelli che sono viventi dai morti, e le nostre membra come strumenti di giustizia verso Dio" Versetto 13. Così la vita risorta di Cristo entra e diventa parte della vita presente del suo popolo. Così la loro vita entra e diventa parte della sua. "La nostra vita è nascosta con Cristo in Dio". -C.H.I

OMELIE DI T.F. LOCKYER Versetti 1-11.- Sepolto e risorto con Cristo

Attaccando a quasi tutti i privilegi e le benedizioni ci sono pericolose possibilità di abuso. Cantici con la benedetta dottrina della giustificazione per fede, su cui ci si è così ampiamente soffermati fino ad ora. Cantici, specialmente con quell'aspetto di esso appena citato in Romani 5:20 Con quanta prontezza potrebbe sorgere la domanda: "Rimarremo nel peccato, affinché abbondi la grazia?" Ma con quanta prontezza, dal cuore di ogni cristiano, scaturirebbe la risposta: "Dio non voglia! Come faremo?" Questa risposta è stata ampliata nei seguenti versetti: La relazione del credente, attraverso la morte e la risurrezione di Cristo, con il peccato e la santità

IO LA MORTE

1. Il rapporto tra la morte di Cristo e il peccato. Due elementi che entrano nell'opera espiatoria di Cristo, ciascuno dei quali, nei suoi atteggiamenti, deve essere distinto dall'altro: il Divino e l'umano

1 Per quanto riguarda la colpevolezza. La colpa della razza è un fatto compiuto, la macchia è incancellabile, la bianca purezza della Legge infinita è stata cancellata. Quali sono i punti di riferimento dell'espiazione di Cristo, divinamente e umanamente, su questa colpa del passato?

a Divinamente: condanna per sempre;

b umanamente: espiazione per sempre

2 Quanto al peccato. Un fatto esistente, persistente, una possibilità sempre, un forte potere del male. Quali sono i punti di riferimento dell'espiazione di Cristo su questo peccato del presente?

a Divinamente: timbro di condanna; la cosa che ha portato la colpa che deve essere espiata con la morte, è con quella stessa morte una cosa marchiata;

b umanamente: rinuncia e conflitto; la cosa che è marchiata, nell'espiazione, da parte di Dio, è spermessa da parte dell'uomo

2. La nostra relazione con il peccato attraverso la morte di Cristo. Un'identificazione naturale di Cristo con noi, come Capo federale della razza; e una spiritualità, quest'ultima di unità volontaria e comprensiva. Cantici una corrispondente identificazione di noi stessi con Cristo: naturale e spirituale. Quest'ultimo, per fede; l'analogo spirituale corrispondente al fatto storico, o, in altre parole, la nostra volontaria simpatia spirituale per l'opera stessa di Cristo

1 Sulla colpevolezza

a Acquiescenza alla condanna: ogni bocca è stata chiusa;

b l'acquiescenza all'espiazione: per me!

2 Quanto al peccato

a Una cosa condannata da Dio: così la consideriamo d'ora in poi, come portatrice di un marchio di male;

b una cosa da noi giurata: così la consideriamo d'ora in poi; guerra perpetua

Perciò la nostra fede in Cristo non solo ci dà il perdono e la pace con Dio, ma ci impegna anche in una dura e intransigente battaglia contro tutto ciò che si oppone a Dio. "Voi vedete la vostra chiamata, fratelli!" Il tuo stesso battesimo è il tuo pegno a condurre tale guerra

II LA VITA

1. Il rapporto della vita di Cristo con Dio. Due elementi che entrano nella vita di risurrezione di Cristo: risuscitato da Dio, risorto come Uomo

1 Quanto al favore di Dio

a Divinamente: il sacrificio accettato; "per la gloria del Padre";

b umanamente: dalle tenebre alla luce; "Non avrebbe dovuto Cristo soffrire queste cose ed entrare nella sua gloria?" Luca 24:26

2 In quanto alla devozione a Dio

a Divinamente: Dio non poteva permettere che il suo Santo vedesse la corruzione; "avendo ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito Santo"; Atti 2:33

b umanamente: "egli vive per Dio"; per noi

2. La nostra relazione con Dio attraverso la vita di Cristo. L'identificazione come prima: potenziale per tutti, reale attraverso la fede

1 Quanto al favore di Dio

a Acquiescenza all'approvazione: gratitudine;

b l'acquiescenza alla gioia: per me!

2 In quanto alla devozione a Dio

a Una vita reclamata da Dio: d'ora in poi portiamo questi "segni";

b una vita resa a Dio: "la somiglianza della sua risurrezione"

Cantici la nostra fede in Cristo ha riguardo non solo negativamente per il peccato, ma positivamente per Dio. Noi siamo suoi; uomini liberi in Cristo; risorti!

"Calcolate" questo! Il fatto potenziale non farà che aggravare la nostra condanna e il nostro dolore, se non si realizzerà attraverso la fede. Entrate in spirituale simpatia per l'opera del Redentore; sii morto al passato, sii vivente a tutti il glorioso futuro di un'immortalità in Dio. - T.F.L

OMELIE di R.M. Edgar Versetti 1-11.- Giustificazione che assicura la santificazione

San Paolo ha parlato nel paragrafo precedente di "grazia sovrabbondante", e si potrebbe insinuare in modo molto naturale che la continuità, il dimorare permanentemente nel peccato sarebbe la condizione della grazia più abbondante. Se, quindi, il nostro perdono e la nostra accettazione sono assicurati dall'obbedienza di Cristo fino alla morte, quale motivo possono avere i giustificati per combattere contro il peccato? Perché non peccare secondo la nostra inclinazione, affinché la grazia abbondi? È questa insinuazione immorale che l'apostolo combatte, e combatte con successo, in questa sezione. Ora, la bellezza peculiare della storia di nostro Signore sta in questo, che, come Pascal molto tempo fa ha sottolineato, può avere, ed è destinato ad avere, la sua riproduzione nell'esperienza dell'anima. I fatti salienti della storia di Cristo, per esempio la sua morte, sepoltura e risurrezione, vengono copiati nell'esperienza dell'anima rigenerata. L'apostolo lo aveva sperimentato lui stesso. Atti di Damasco che aveva vissuto

1 una sepoltura del passato;

2 la risurrezione a nuova vita;

3 un camminare nella novità della vita

Lui crede che questa sia l'esperienza normale del credente in Gesù. Vediamo come questi fatti della storia di Cristo, morte, sepoltura e risurrezione, vengono duplicati nella nostra esperienza

IL NOSTRO BATTESIMO IN CRISTO IMPLICA UN BATTESIMO NELLA SUA MORTE. L'apostolo si rivolge ai cristiani romani battezzati in questi termini: "Ignorate voi che tutti noi che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Perciò siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte" Revised Version. Ciò che dobbiamo prima determinare qui è l'esatto significato dell'essere battezzati nel nome di una Persona. In un notevole saggio su 'Il battesimo e il terzo comandamento', uno scrittore riflessivo dice: "C'è un'evidente connessione tra questi due. Noi siamo battezzati nel nome del Signore nostro Dio. E questo è il Nome che ci è comandato di non pronunciare invano. È per dire che siamo del Signore, reclamati da lui per il suo servizio, chiamati ad essere suoi seguaci 'come figli cari' Efesini 5:1 Questo è il vero significato di una frase, molto usata ma poco riflessa: un nome cristiano. Tali sono i nomi, Giovanni, Giacomo, Tommaso, tra gli uomini; Jane, Mary, Elizabeth, tra le donne. Dicono che i portatori appartengono a Cristo. Abbiamo due nomi. Quest'ultimo di questi, il nostro cognome, ci distingue come figli del nostro padre terreno; il primo ci presenta come figli di un Padre che è nei cieli. E notiamo bene ciò che viene fuori da questa solenne verità. Se abbiamo su di noi il nome dell'Iddio della gentilezza mentre noi stessi siamo uomini di contesa, o il nome dell'Iddio della purezza mentre la nostra vita è impura, o il nome dell'Iddio della verità mentre siamo dediti alla menzogna, pronunciamo invano quel nome". Seguendo questo indizio, notiamo che il battesimo in Cristo implica un battesimo nella sua morte. Poiché Gesù "morì al peccato una sola volta"; "è morto per gli empi"; "Egli è morto per noi", cioè è passato attraverso l'esperienza della crocifissione per salvare i perduti. Ora, la controparte di questa morte per il peccato si trova in noi se crediamo in lui. Ci rendiamo conto che siamo morti in lui per il peccato o per il peccato. "Se uno è morto per tutti, anche tutti sono morti" 2Corinzi 5:14 Di conseguenza, dobbiamo "considerarci morti" in Gesù Cristo "al peccato". Coleridge ha giustamente osservato, nei suoi "Literary Remains", che "nell'immaginazione dell'uomo esistono i semi di ogni miglioramento morale e scientifico"; ed è ponendoci con l'immaginazione sulla croce con Cristo, e realizzando nel suo sacrificio espiatorio la nostra morte per il peccato, che arriviamo ad apprezzare la nostra giustificazione individuale davanti a Dio. Siamo così battezzati nella sua morte

II IL NOSTRO BATTESIMO NELLA MORTE IMPLICA UNA SEPOLTURA CON GESÙ. Perché il nostro benedetto Signore non solo è morto sulla croce; Anche lui fu sepolto nella tomba. Gli amici implorarono il corpo, lo tolsero teneramente dall'albero maledetto, lo avvolsero negli aromi e lo deposero nel famoso sepolcro di Giuseppe. Ora, nella sepoltura un pensiero domina tutti gli altri; È il mettere i morti fuori dalla vista, fuori da ogni relazione con il mondo che lotta intorno. Finché il corpo di un uomo rimane nella tomba, "Egli non ha parte in tutto ciò che è stato fatto sotto il circuito del sole"

Tale separazione avvenne attraverso la sepoltura tra il Cristo un tempo vivente e il mondo indaffarato. Le folle potrebbero ribollire intorno al cortile del tempio e ricadere nell'egoismo, ma lo spirito-Maestro che era stato tra loro è ora ritirato e dorme per un certo periodo nella sua tomba. Ora, l'apostolo implica in questo passaggio che una simile netta separazione è sperimentata dall'anima veramente cristiana dal mondo. Gettando la sua sorte con Cristo, viene sepolto alla vista, per così dire, e diventa uno straniero nel mondo. La sua ricezione mediante il battesimo nella comunità cristiana implica il suo ritiro dalle precedenti relazioni mondane in cui si trovava con gli altri uomini. E qui è doveroso guardarsi dall'uso superficiale che si fa del riferimento alla sepoltura, come se implicasse una modalità nel battesimo. "Questa parola συνεταφημεν, 'fummo sepolti', contrariamente all'opinione di molti commentatori", dice il dottor Shedd, "non ha alcun riferimento al rito del battesimo, perché la sepoltura di cui si parla non è in acqua, ma in un sepolcro. La sepoltura e il battesimo sono idee totalmente diverse e non hanno nulla in comune. Per il battesimo, l'elemento dell'acqua deve entrare in contatto con il corpo battezzato; ma in una sepoltura, l'elemento circostante della terra non entra in contatto con il corpo sepolto. Il cadavere è accuratamente protetto dalla terra in cui è deposto. La sepoltura, di conseguenza, non è l'emblema del battesimo, ma della morte". Di conseguenza, l'idea dell'apostolo è che siamo spiritualmente separati dal mondo per il fatto di essere ricevuti nella comunità cristiana mediante il battesimo, proprio come Gesù è stato fisicamente separato per la sua sepoltura nella tomba. Godet, in una nota al suo commento su questo passaggio, dà una bella illustrazione della verità da ciò che un convertito bechuana disse al missionario Casalis alcuni anni fa. Il convertito era un pastore, e così si espresse: "Molto presto sarò morto, e mi seppelliranno nel mio campo. Le mie pecore verranno a pascolare sopra di me. Ma io non mi occuperò più di loro, né uscirò dal mio sepolcro per prenderli e riportarli con me nel sepolcro. Loro saranno estranei a me e io a loro. Ecco l'immagine della mia vita in mezzo al mondo, dal tempo in cui ho creduto in Cristo". L'idea, quindi, è che con il nostro battesimo, cioè con la nostra unione con la Chiesa cristiana, siamo sepolti fuori dal mondo. La Chiesa si rivela, per così dire, il cimitero dove, nella santa pace e nella beata comunione, riposa il popolo di Dio. E così, mentre ci uniamo virilmente alla nostra sorte con Cristo, passiamo nella pace simile a una tomba della Chiesa Cristiana, e godiamo in essa della comunione con Cristo e il suo popolo pacifico. È a questa sepoltura fuori dal mondo e nel regno di Dio che siamo chiamati

III INSIEME A QUESTA MORTE E SEPOLTURA CON CRISTO SI È SPERIMENTATA UNA CROCIFISSIONE DELLA NOSTRA VECCHIA NATURA. Storicamente la crocifissione precede la morte, ma sperimentalmente troveremo che, come dice qui l'apostolo, le succede Versetto 6. È quando ci siamo resi conto della nostra morte in Gesù per il peccato, e della nostra sepoltura con Gesù fuori dal mondo, che iniziano la crocifissione e la mortificazione della nostra vecchia natura. Una controparte della crocifissione si realizza dentro di noi. Il "corpo del peccato", altrove chiamato "la carne" σαρξ, deve essere distrutto, e noi lo inchiodiamo alla croce, per così dire, con la stessa alacrità con cui i soldati romani crocifissero Cristo. Noi "crocifiggiamo la carne con gli affetti e le concupiscenze", "mortifichiamo le nostre membra che sono sulla terra" Galati 5:24 Colossesi 3:5 Sentiamo che "il nostro vecchio uomo" è incapace di emendarsi, che l'unico modo per migliorarlo è quello di eliminarlo dalla faccia della terra e dall'esistenza. Questo è, di conseguenza, lo sforzo costante dell'anima rigenerata per uccidere, con una paziente crocifissione, la vecchia natura interiore. Poiché il Salvatore rimase sulla croce per parecchie ore, la crocifissione, sebbene nel suo caso relativamente rapida, è ancora una prova tardiva, non un'esecuzione momentanea; Così la morte della nostra vecchia natura richiede tempo per essere compiuta, e deve essere pazientemente superata. Dobbiamo essere crocifissi con Cristo, così come sentire che siamo morti in Cristo per il peccato Galati 2:20

IV LA NOSTRA SEPOLTURA CON GESÙ È IN VISTA DELLA NOSTRA RISURREZIONE CON LUI IN NOVITÀ DI VITA. Dopo la morte e la sepoltura venne a Gesù, come dono glorioso del Padre, la risurrezione a vita nuova. Consideriamo ciò che la risurrezione come esperienza ha portato a Gesù. Dalla culla alla croce Cristo era stato l'"Uomo dei dolori". Il peso stanco di tutto questo mondo peccaminoso e afflitto dal dolore gravava su di lui; il Padre aveva posto sulle sue spalle forti e volenterose l'iniquità di tutti noi. Non c'era da stupirsi, quindi, che la sua vita fosse un lungo fardello, che finiva solo sulla croce. Ma il primo sguardo che abbiamo del Salvatore risorto trasmette l'idea di una forza robusta e coraggiosa, perché la Maddalena lo scambia per il giardiniere. E tutto ciò che possiamo dedurre dai successivi colloqui con i suoi discepoli dimostra che la vita ha cessato di essere il peso di una volta, e ora è libera, gioiosa, trionfante. Ogni senso di portare il peccato è svanito come un sogno della notte; Egli è fuori nel lieto mattino della risurrezione con la gioia eterna sul capo. Ora, una tale esperienza gioiosa dovrebbe essere il possesso di ogni anima rigenerata. Dovremmo sentire non solo che la colpa è cancellata attraverso la morte di Gesù per noi, e che siamo "accettati nell'Amato", ma anche che una nuova vita è nostra, una vita di comunione con Dio. Infatti, come Gesù durante i "grandi quaranta giorni" fu più nell'invisibile con il Padre che nel visibile con i discepoli, così nella nostra nuova vita coltiveremo largamente la comunione con il Padre

V LA NUOVA VITA CHE CONDURREMO SARÀ COME QUELLA DEL NOSTRO SIGNORE, UNA VITA DI COMPLETA CONSACRAZIONE A DIO. Ora, del Salvatore risorto si può ben dire che egli visse per Dio. Tutte le sue facoltà e i suoi poteri erano strumenti di giustizia per Dio. Cantici è nella vita cristiana. È una consacrazione totale. In questo modo si vedrà che la giustificazione conduce necessariamente alla santificazione. I fatti principali della storia del nostro Signore vengono duplicati nella nostra esperienza, e la morte, la sepoltura, la risurrezione e la consacrazione diventano nostre

2 Dio non voglia! Μη γενοιτο: il modo abituale di San Paolo di respingere con indignazione un'idea. Noi che οιτινες, con il suo significato proprio di essere tali come- siamo morti non, come nella Versione Autorizzata, "siamo morti". Il riferimento è al tempo del battesimo, come risulta da quanto segue al peccato, come potremo vivere ancora in esso! L'idea di morire al peccato, nel senso di averla finita, si trova anche in Macrob., 'Somn. Scip.,' 1:13 citato da Meyer, "Mori etiam dicitur, cum anima adhuc in corpora constituta corporeas illecebras philosophia docente contemnit et cupiditatum dulces insidias reliquasque omnes exuit passiones"

3 O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte! η, se preso nel senso di "o", all'inizio del Versetto 3, si comprenderà se mettiamo ciò che si intende così: Non sai che tutti siamo morti al peccato? O siete veramente ignoranti di ciò che il vostro stesso battesimo ha significato? Ma Confronta Romani 7:1, dove ricorre la stessa espressione, e dove η sembra solo implicare una domanda. L'espressione βαππτιζεσθαι εις ricorre anche in 1Corinzi 10:2 e Galati 3:27 ; nel primo di questi testi con riferimento agli Israeliti e a Mosè. Esso denota l'entrare mediante il battesimo in intima unione con una persona, arrivando ad appartenergli, in modo da essere in un certo senso identificati con lui. In Galati 3:27 l'essere battezzati in Cristo è inteso come implicante il rivestirlo ενεδυσασθε Le frasi, βαπτιξειν επι τω ονοματι, o εν τω ονοματι, o εις το ονομα, erano intese come implicanti la stessa idea, anche se non così chiaramente espressa. Così San Paolo si rallegrò di non aver battezzato personalmente molti a Corinto, per timore che si potesse dire che li aveva battezzati nel suo nome εις το εμο, cioè in quel legame con se stesso che il battesimo implicava con Cristo solo. Senza dubbio nell'istruzione che precedette il battesimo questo significato del sacramento sarebbe stato spiegato. E se "in Cristo", allora "nella sua morte". "In Christum, inquam, totum, adeoque in mortem ejus baptizatur" Bengel. Si comprendeva che l'intera esperienza di Cristo aveva la sua controparte in coloro che erano stati battezzati in lui; in essi era intesa una morte al peccato, corrispondente alla sua morte attuale. Anche questo farebbe parte dell'istruzione dei catecumeni. San Paolo lo insiste spesso come ciò che egli concepisce essere ben compreso; e nei successivi versetti di questo capitolo spiega ulteriormente ciò che intende

OMELIE DI S.R. ALDRIDGE Versetti 3, 4.- Il significato del battesimo

Supporre che l'accettazione della grazia di Dio in Cristo ci renda negligenti riguardo all'ulteriore commettere il peccato significa fraintendere la natura della redenzione. Non possiamo dissociare i risultati esterni dell'opera di Cristo dalla considerazione dei suoi effetti interiori sulla mente e sul cuore dell'uomo che ne trae profitto. Per confutare in pratica la supposizione, l'apostolo indica il significato riconosciuto della cerimonia in cui ogni credente indica la sua stretta relazione con il Salvatore

IO IL BATTESIMO È IL SIMBOLO DI UNA VITA CAMBIATA. Che cosa può sancire con più forza l'abbandono dei sentimenti e dei comportamenti precedenti dell'essere "morti e sepolti"? L'allusione qui all'immersione non è messa in discussione da nessuno, e una tomba d'acqua parla eloquentemente di un mutato atteggiamento nei confronti del peccato e del mondo. Siamo costituiti in modo tale che questo appello ai sensi impressiona potentemente sia l'effettivo partecipante all'atto che gli spettatori dell'immagine vivente

II UN SIMBOLO DI COMPLETA COMUNIONE CON CRISTO. Il seguace di Cristo ripete nella sua esperienza interiore la morte, la sepoltura e la risurrezione di Cristo. Questi sono stati resi necessari dalla presenza e dall'enormità del peccato, e "rivestirsi di Cristo" come il nostro Redentore significa adottare la sua crocifissione e il successivo trionfo come espressione del nostro odio contro tutto ciò che perverte l'ordine morale del mondo. Essere immersi nella morte di Cristo significa essere completamente abbandonati alle pretese del Figlio di Dio e condividere la sua ostilità al male, rallegrandosi della sua vittoria sulla morte e sulla tomba, e l'avversario dell'umanità. Osservando il suo comandamento il discepolo significa la sua completa dedicazione al servizio del suo Maestro

III CARATTERISTICHE DI QUESTA NUOVA VITA. Uscendo dalla sepoltura, il candidato risorge con Cristo come suo Esempio e Compagno. La sua deve essere una vita attiva, "una passeggiata", non un riposo sognante di egocentrismo nella beatitudine del Nirvana. Il contrasto con la vecchia carriera era esemplificato nella resurrezione, nella gioia e nella gloria del Signore. Il peccato non esercitò più la sua funesta influenza; il corpo del Signore risorto non poteva più essere torturato dalla fame, dalla sete e dalla sofferenza. Il Salvatore non era più limitato da barriere materiali; Egli fu dotato di piena autorità dall'alto e coronato da uno splendore sempre crescente. Quando l'apostolo Paolo vide il suo Signore, lo Splendore superava il sole di mezzogiorno. Questi trionfi si ripetono nella loro grandezza nella vita spirituale del battezzato che Egli getta via le opere delle tenebre e indossa l'armatura della luce. Tiene il suo corpo sotto, in modo che lo spirito governi. La voce dal cielo lo proclama figlio prediletto di Dio. Al posto dell'angoscia c'è pace e gioia. Egli siede nei luoghi celesti e Dio lo fa trionfare sempre in Cristo Gesù. Tale è la vita ideale di comunione con Cristo nella sua risurrezione, adombrata dall'ascesa dalle acque battesimali. - S.R.A

4 Perciò noi siamo stati sepolti non are, come nella Versione Autorizzata con lui mediante il battesimo nella morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita. La menzione qui della sepoltura come della morte non sembra essere intesa come un'ulteriore realizzazione dell'idea di un compimento in noi di tutta l'esperienza di Cristo, nel senso che: Come egli è morto ed è stato sepolto, così anche noi moriamo e siamo anche sepolti. Una tale concezione della sepoltura, essendo nel nostro caso un processo successivo alla nostra morte nel battesimo, è certamente ben espressa nella nostra Colletta per la vigilia di Pasqua: ma la forma di espressione, "sepolto nella morte", non si adatta qui. Il riferimento è piuttosto alla forma del battesimo, cioè per immersione, che si intendeva significare sepoltura, e quindi morte. Cantici Crisostomo, su Giovanni 3, Καθαπερ γαφω τω υδατι καταδυοντων ημων τας κεφαλαπτεται και καταδυτω κρυπτεται ολος καθαπαξ. L'intenzione principale del versetto è quella di far emergere l'idea della risurrezione dopo la morte, nel nostro caso come in quello di Cristo. Il senso, quindi, è: Come la nostra sepoltura o immersione totale nell'acqua battesimale fu seguita da una completa emersione, così la nostra morte con Cristo al peccato, che quell'immersione simboleggiava, deve essere seguita dalla nostra risurrezione con lui a una nuova vita. Per quanto riguarda il δοξα του πατρος, attraverso il quale si dice che Cristo sia stato risuscitato, vedi ciò che è stato detto sotto Romani 3:23. "Δοξα est gloria divinae vitae, incorruptiblitatis, potentiae, et virtutis, per quam et Christus resuscitatus est, et nos vitae novas restituimur, Deoque conformamur. Efesini 1:19, segg. Bengel. In alcuni passaggi si considera che nostro Signore sia stato risuscitato dai morti in virtù della vita divina che era in lui stesso, per mezzo della quale era impossibile che fosse trattenuto dalla morte, vedi sotto Romani 1:4 E disse del suo stesso ψυχη: "Ho il potere di deporlo e ho il potere di riprenderlo" Giovanni 10:18 Ma qui, come più comunemente altrove, la sua risurrezione è attribuita all'operazione della gloria del Padre, la stessa potenza divina che ci rigenera in lui: Confronta 1Corinzi 6:14; 2Corinzi 13:4; Efesini 1:19 - , ss.; Colossesi 2:12 - ; anche le preghiere di nostro Signore al Padre prima della sua sofferenza, come date da San Giovanni Le due visioni non sono incoerenti, e possono servire a mostrare l'unità di Cristo con il Padre come se toccasse la sua Divinità. La marcata associazione qui e altrove dell'unione con Cristo, in modo da morire e risorgere con lui, con il rito del battesimo, sostiene la visione ortodossa di quel sacramento che non è solo un signum significans, ma un signum efficax; come non solo rappresentante, ma come "un mezzo per mezzo del quale riceviamo" la rigenerazione. L'inizio della nuova vita dei credenti, con il potere e l'obbligo di condurre una tale vita, è sempre considerato come risalente al loro battesimo Confronta Galati 3:27 Colossesi 2:12 È vero, tuttavia, che in tutti questi passaggi del Nuovo Testamento si fa riferimento al battesimo degli adulti, cioè: di persone che al momento del battesimo erano capaci di pentimento e di fede effettivi, e quindi di rigenerazione morale effettiva , e si suppone che abbiano compreso il significato del rito e che siano stati sinceri nel cercarlo. Quindi ciò che viene detto o sottinteso non può essere giustamente presentato come applicabile sotto tutti gli aspetti al battesimo dei bambini. Questo, tuttavia, non è il luogo per discutere l'opportunità del battesimo dei bambini, o il senso in cui tutte le persone battezzate sono considerate dalla Chiesa come rigenerate nel loro stesso battesimo

"Novità di vita": il sermone di Capodanno

Le cose nuove e vecchie costituiscono la somma delle esperienze umane. Tutto ciò che è nuovo diventa vecchio, e il vecchio scompare per presentarsi di nuovo davanti a noi in nuove combinazioni, in nuove forme. La mente dell'uomo sembra avere una naturale inclinazione in entrambe le direzioni; Ci piace il vecchio perché è vecchio, e il nuovo perché è nuovo. Questa è una delle contraddizioni inseparabili dalla natura umana. C'è del vero nel detto comune che i giovani preferiscono la novità e gli anziani si aggrappano all'"uso e all'abitudine". È facile capire come, per i giovani, il cambiamento dovrebbe essere il benvenuto, perché la loro conoscenza è ancora molto limitata, e le nuove esperienze sono i mezzi designati per fornire ed equipaggiare la mente. È meno facile spiegare il conservatorismo dell'età e il suo timore dell'innovazione, perché l'esperienza deve aver insegnato agli anziani quanto sia imperfetto tutto ciò che riguarda la cultura e la condizione dell'uomo; Questo tratto del carattere può essere in gran parte dovuto alla crescente debolezza che predispone allo sforzo insolito delle facoltà, o all'adattamento a nuove circostanze. La vera religione trae vantaggio da entrambe queste tendenze della natura umana. Fa appello all'attaccamento naturale che proviamo a ciò che è antico e sancito da un'esistenza prolungata; E fa appello anche al desiderio di progresso e di nuove esperienze, che tutti noi abbiamo provato in passato o sentiamo oggi. Ma osservate in che modo la rivelazione si serve di queste tendenze naturali, e notate l'armonia che c'è tra le necessità morali dell'uomo e le comunicazioni divine della Scrittura. In generale, tutto ciò che riguarda Dio è lodato per la sua antichità e immutabilità; mentre ciò che si riferisce all'uomo ci si avvicina con il fascino e il fascino della novità. Un momento di riflessione ci mostrerà perché questo dovrebbe essere così con la vera religione. L'uomo, nella sua breve vita, con i suoi deboli propositi e le sue meschine conquiste, distoglie lo sguardo da se stesso per l'eterno e l'immutabile. Sa che questo non è in se stesso o nella sua razza; e lo cerca nel Dio invisibile. E qui ha ragione. Egli non cerca questi attributi invano. Perché, conoscendo Dio, sa che in lui c'è un essere assoluto, non influenzato dai cambiamenti a cui è soggetta tutta la creazione. L'uomo può trovare la sua vera stabilità e la sua vera pace solo quando riposa nella cura e nell'amore del "Padre della luce, che è senza mutevolezza e ombra di svolta". Ma, d'altra parte, l'uomo, quando conosce se stesso, è consapevole che il suo passato è stato un passato insoddisfacente per lui, e biasimevole per il suo Creatore e Giudice. I suoi cambiamenti sono stati spesso di male in male; e guarda avanti, piuttosto che dietro di sé, in cerca di sollievo. La sua unica speranza è nel suo futuro. Il vecchio può guardare solo con dolore, con rimpianto, con angoscia. Se c'è un miglioramento, deve essere in ciò che è nuovo: in una nuova condizione, in nuovi impulsi, in nuovi principi dell'anima, in nuove associazioni e in nuovi aiuti. Di conseguenza, il cristianesimo viene all'uomo con in mano i doni della novità celeste. Il cristianesimo stabilisce con l'uomo una "nuova alleanza" e gli dà un "nuovo comandamento", fa di lui una "nuova creazione", lo trasforma in un "uomo nuovo". Essa gli apre una "nuova via" verso il Padre per mezzo del Mediatore di un "nuovo patto", gli dà un "nuovo nome", gli insegna un "nuovo canto" e lo ispira con la speranza di un "nuovo cielo contro una nuova terra". In breve, gli permette di servire in "novità di spirito" e di camminare in "novità di vita". "Vita" è, nel Nuovo Testamento, usato come equivalente alla storia della natura spirituale. Il Signore Gesù professò di essere "la Vita", "la Vita degli uomini"; venne affinché "potessimo avere la vita, e ciò in abbondanza", e l'accettazione di lui come il Divino Salvatore è designata come il "passaggio dalla morte alla vita". Fermo restando questo, non si supponga che per "novità di vita" l'apostolo Paolo si riferisca alla vita del corpo, o alle circostanze esteriori in cui la vita fisica può essere trascorsa. Eppure il contesto mostra che egli non sta trattando del futuro e della vita benedetta nella più vicina presenza di Dio. Di conseguenza, intendiamo per "novità di vita" ciò che contrasta con la morte spirituale che incombeva come una nuvola di tenebre sull'umanità pagana, e che contrasta anche con i primi e imperfetti sviluppi della vitalità spirituale. È una novità di vita che è peculiare della dispensazione cristiana, ma che tuttavia si trova ovunque Cristo sia conosciuto, creduto e amato. Salutiamo il nuovo anno con gioia e con speranza, perché sembra offrirci l'opportunità di ricominciare la vita. Siamo grati per il sollievo di lasciarci il passato alle spalle e nutriamo la speranza che ogni nuovo anno sarà caratterizzato da un progresso spirituale e da una felicità maggiori rispetto agli anni passati. I cristiani desiderano dimenticare le cose che sono dietro e tendere la mano a quelle che sono davanti. Alcuni che sono stati indecisi sulla loro condotta hanno deciso con il nuovo anno di ricominciare da capo nella vita, e d'ora in poi di vivere secondo la fede del Figlio di Dio, e per il suo servizio e la sua gloria. L'argomento dovrebbe, quindi, essere appropriato e gradito a coloro che aspirano con speranza e preghiera alla "novità di vita"

I La novità della vita cristiana apparirà dalla considerazione che essa è UNA VITA È CRISTO. Questo stesso linguaggio deve essere all'inizio incomprensibile per una persona che non conosce il Vangelo. Che la vita debba essere in una persona sembra mostruoso e privo di significato. Eppure Cristo stesso ha detto: "Rimanete in me e io in voi", e il suo apostolo Paolo ci ha insegnato che "se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura". Cristo è la Base su cui il cristiano costruisce, il Fondamento dell'edificio della sua nuova e più alta vita. Cristo è il tralcio di vite in cui il cristiano è innestato, e da cui trae tutta la sua vitalità, il suo vigore e la sua fecondità. Cristo è il Capo, in dipendenza del quale il cristiano è un membro vivo, attivo e obbediente. I segni e le prove di questa vita sono questi:

1. L'uomo rinnovato impara chi è Cristo, e cosa Cristo ha fatto e sofferto per lui

2. L'uomo rinnovato ammette il diritto che Cristo ha sulla sua gratitudine, sulla sua fede, sul suo amore; e confida in lui

3. L'uomo rinnovato accetta consapevolmente la vita come dono di Dio in Cristo

4. L'uomo rinnovato, mantenendo la comunione con Cristo, avanza nella vita nuova e più alta

II La novità della vita cristiana si manifesta dall'AGENTE ATTRAVERSO IL QUALE ESSA VIENE EFFETTUATA

1. Un'agenzia spirituale

2. Un'agenzia divina

3. Un 'agenzia libera e gentile

4. Un'agenzia in trasformazione

5. Un 'agenzia incessante e progressiva

III La novità della vita cristiana si manifesta nei motivi e nei principi da cui è governata

1. L'amore di Cristo rivelato e a cui si è risposto è la forza motrice di questa vita

2. La legge di Cristo diventa legge di amicizia

3. L'approvazione di Cristo è una forza animatrice e incoraggiante nel cuore

4. Così l'io e il mondo, i motivi comuni all'azione, cadono al loro giusto posto, o sono banditi dall'anima del cristiano

IV Le nuove associazioni sono una caratteristica della nuova vita del cristiano

V La vita cristiana tende e punta ad UN'ULTERIORE E PIÙ ALTA RIGENERAZIONE NEL FUTURO

APPLICAZIONE. La novità della vita dipende relativamente poco dalle circostanze esteriori. Non c'è nulla nel colore della pelle di un uomo, nel clima del luogo di nascita di un uomo, nella natura dell'occupazione di un uomo, nella sua condizione di povertà o di ricchezza, nella sua istruzione scarsa o liberale, nella sua età o nella sua condizione, non c'è nulla in tutte queste cose che possa interferire o impedirgli di diventare un uomo nuovo in Cristo. A qualcuno sembra che ciò sia per lui impossibile, a causa delle circostanze sfavorevoli in cui si trova? Liberatevi di questa illusione, perché di illusione si tratta. Può darsi che non sia in tuo potere diventare un uomo istruito, o un uomo eloquente, un uomo ricco o un uomo potente; Ma le circostanze che possono impedirti di diventare istruito o ricco, potente o persuasivo, non hanno alcuna forza che ti impedisca di diventare "un uomo nuovo". Gli ostacoli a questo rinnovamento devono essere cercati all'interno, non all'esterno; si trovano nella volontà, che spesso è decisa a resistere all'autorità, a rifiutare la verità e a ignorare l'amore di Dio. Se si prende un selvaggio dai suoi boschi natii, lo si veste di abiti civili, lo si mette in un palazzo signorile, lo si circonda di libri e di musica, di quadri e di fiori, cessa di essere un selvaggio? Non fino a quando la mente non sarà cambiata. L'uomo stesso può rimanere lo stesso, mentre tutto il suo ambiente è alterato. Questi cambiamenti esterni non fanno di lui un uomo nuovo, e la sua vita non è diventata in virtù di essi una vita nuova. Cantici è con l'uomo in relazione al regno di Cristo. Privare un essere umano della libertà di cui ha abusato, scacciarlo dalle sue cattive compagnie, escluderlo dalle tentazioni alle quali è stato abituato a cedere, introdurlo nella società cristiana, costringerlo a frequentare i mezzi dell'istruzione religiosa; Eppure la sua vita non è diventata per questo una vita nuova. La vecchia natura è ancora lì. L'etiope non ha cambiato la sua pelle, né il leopardo le sue macchie. La vera vita dell'uomo risiede nell'inclinazione dei suoi pensieri, negli affetti del suo cuore, nella parzialità della sua volontà; e mentre tutte queste cose sono verso il male, la vecchia natura è suprema, e la nuova vita non è ancora. L'amore è l'unico potentato al cui padrone passeranno le cose vecchie. Prima che la bacchetta magica dell'Amore si sollevi da sola, le antiche ombre si allontaneranno dalla cupa caverna dell'anima non rigenerata, e quella caverna diventerà un tempio popolato dalle forme del sacro e riecheggiante dei canti del cielo. L'amore divino può trasformare la natura selvaggia in un paradiso, può trasformare ogni spina in un fiore e tutti i cardi in frutti. Quando l'Amore colpisce la roccia, sgorga la sorgente della salute e del ristoro. Chi ascolta la voce dell'Amore dimenticherà la debolezza e la stanchezza del pellegrinaggio; e il suo passo, un tempo così pesante e così sordo, si solleverà elastico

5 Infatti, se siamo stati piantati insieme a lui somiglianza, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Cantici la versione autorizzata. Ma la parola italiana "piantato" sebbene l'idea espressa da essa abbia il sostegno di Origene, Crisostomo e altri Padri antichi; anche della Vulgata e, tra i moderni, Beza, Lutero e altri; mentre alcuni, tra cui Erasmo, Calvino, Estio, Cornelio a Lapide, intendono "innestato" probabilmente suggerisce ciò che non era inteso. Συμφυτος deriva da συμφυω non συμφυτευω, e deve solo esprimere l'essere fatto crescere insieme in stretta associazione. Negli autori classici significa comunemente innato. Sembra qui usato, non per introdurre una nuova figura, sia di piantare che di innestare, ma solo per esprimere la stretta unione con Cristo, già intimata, in cui siamo entrati nel battesimo. La Versione Riveduta ha "si sono uniti a lui", il che può forse esprimere a sufficienza ciò che si intende, anche se difficilmente una traduzione soddisfacente di συμφυτοι, Tyndale e Cranmer traducono "graft in deeth lyke unto him"; e forse "graft in" può essere una traduzione buona come qualsiasi altra. Meyer, Tholuck, Alford e altri considerano il dativo τω ομοιωματι come governato da συμφυτοι, equivalente a ομοιως απεθανομεν ωσπερ αυτος Tholuck. Ma potrebbe essere meglio comprendere Χριστω: "Innestare in Cristo, a somiglianza della sua morte", τω ομοιωματι essendo aggiunto perché la morte di Cristo e la nostra, nel senso inteso, non sono letteralmente lo stesso tipo di morte, la nostra corrisponde solo alla sua, e in un certo senso la sua. Lo scopo principale di questo versetto, a partire dal Versetto 4, è quello di imporre la risurrezione a Cristo come dopo la morte con lui. Ma perché qui il futuro εσομεθα? Non siamo forse risorti con Cristo a una nuova vita quando siamo usciti dalla nostra sepoltura battesimale? I verbi futuri sono usati anche con un riferimento simile in Versetto 8 e Versetto 14

Ora, ci sono tre sensi in cui la nostra risurrezione con Cristo può essere compresa

1 Come sopra Confronta Colossesi 2:12 - , ss., dove l'espressione è συνηγερθητε

2 La nostra realizzazione della nostra posizione di potere e di obbligo nella vita successiva, in realtà in pratica "morendo dal peccato e risuscitando alla giustizia" Confronta sotto, Versetti. 12-14

3 La risurrezione dei morti nell'aldilà. Alcuni tra cui Tertulliano, Crisostomo, Ecumenins hanno ritenuto che il senso fosse qui inteso; ma, sebbene le parole stesse, εσομεθα e συζησομεν nel Versetto 8, suggeriscano questo senso, è difficile che qui si intenda, in ogni caso esclusivamente o in modo prominente, poiché la tendenza dell'intero passo è quella di insistere sulla necessità di una risurrezione etica ora; ed è evidente che la proposizione che abbiamo davanti corrisponde a ουτω και ημεις, ss., nel versetto precedente, e al Versetto 11, e segg. Il futuro εσομεθα è inteso da alcuni come espressione solo di una conseguenza, una conclusione necessaria da una premessa, così: se una cosa del genere è il caso, ne seguirà un'altra

Se così fosse, il senso 1 potrebbe ancora essere compreso, cosicché l'idea sarebbe la stessa di Colossesi 2:12, ss., cioè quella della nostra risurrezione nel battesimo stesso a una nuova vita con Cristo, in cui il peccato non ha bisogno, e non deve, avere dominio. Ma ancora l'uso ripetuto del futuro specialmente αμαρτια υμων ου κυριευσει in Versetto 14, insieme a tutta la deriva di ciò che segue, sembra piuttosto implicare un senso 2; cioè, la nostra realizzazione della nostra posizione nella nostra vita reale dopo il battesimo. Se si obietta che in questo caso dovremmo aspettarci che "dobbiamo essere" piuttosto che "saremo", si può rispondere che l'apostolo ha in mente ciò che Dio farà per noi, piuttosto che ciò che faremo per noi stessi. Se egli ci ha resi partecipi della morte espiatoria di Cristo, avendoci perdonato tutti i peccati, ss., Colossesi 2:13, segg., egli renderà anche noi partecipi, man mano che la nostra vita va avanti, nella potenza della sua risurrezione, liberandoci dal dominio del peccato. Inoltre, se è così, il pensiero può includere anche il senso 3 Poiché altrove la risurrezione futura sembra essere considerata solo come il compimento di una risurrezione spirituale che è iniziata nella vita presente, essendo i cristiani già partecipi della vita eterna di Dio, di cui il risultato è l'immortalità; di. Efesini 1:5,6; Colossesi 3:3,4; Galati 2:20 ; anche le parole stesse del nostro Signore, che sono particolarmente significative a questo riguardo: "Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato, ha vita eterna e non verrà in giudizio; ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità vi dico. L'ora viene, ed è già venuta, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno udita vivranno" Giovanni 5:24,25 E ancora: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se fosse morto, vivrà; e chiunque vive e crede in me non morrà in eterno" Giovanni 11:25,26

6 Sapendo questo Confronta η αγνοειτε, Versetto 3, che il nostro vecchio uomo fu non è, come nella Versione Autorizzata crocifisso con lui affinché il corpo del peccato potesse essere distrutto o abolito, o eliminato, καταργηθη, che d'ora in poi non dovremmo servire δουλευειν, esprimendo schiavitù, o schiavitù; e così in tutto il capitolo nella parola δουλοι, tradotta "servi" peccato. Perché chi è morto è liberato dal peccato. La parola "crocifisso" si riferisce, naturalmente, al modo della morte di Cristo in cui siamo stati battezzati. Non implica nulla di più come alcuni hanno supposto riguardo al modo in cui moriamo spiritualmente, come il dolore o il persistere; significa semplicemente che nella sua morte è morto il nostro vecchio Colossesi 2:14, προφηλωσας αυτο τω σταυρω. Il termine "vecchio" παλαι ricorre anche in Efesini 4:22; Colossesi 3:9. Denota l'io non rigenerato dell'uomo, quando è sotto il peccato e la condanna; il καινος o νεος ανθρωπος essendo il suo sé rigenerato. Si tratta, naturalmente, di una concezione diversa da quella di ο εξω e ο εσωθεν ανθωππος di 2Corinzi 4:16. In Efesini e Colossesi si dice che l'uomo vecchio è stato messo via, o rimandato, e che il nuovo è stato indossato, come se fossero due abiti, o investimenti, della sua personalità, che ne determinavano il carattere. Qui, da una figura più audace, sono visti come un vecchio sé che era morto e uno nuovo che era tornato in vita al suo posto Confronta 2Corinzi 5:17 - , Ει τις εν Χριστω καινη κτισις τα αρχαια παρηλθεν L'idea di un uomo nuovo che nasceva in una nuova vita nel battesimo era già familiare agli ebrei nel loro battesimo di proseliti; vedi Lightfoot, su Giovanni 3 e nostro Signore, discorrendo a Nicodemo della nuova nascita, suppone che egli intenda la figura; ma gli insegna che il cambiamento così espresso non dovrebbe essere un semplice cambiamento di professione e di abitudini di vita, ma un radicale cambiamento interiore, che potrebbe essere operato solo dallo Spirito rigeneratore. San Paolo insegna che un tale cambiamento deve essere rappresentato dal battesimo cristiano; non solo la liberazione dalla condanna attraverso la partecipazione ai benefici della morte di Cristo, ma anche la nascita o la creazione di un nuovo sé corrispondente al suo corpo risorto, che non sarà, come il vecchio io, sotto la schiavitù del peccato. "Il corpo del peccato" può essere preso come "il nostro vecchio uomo"; il peccato è concepito come incarnato nel nostro sé precedente, e quindi lo possediamo e lo teniamo in schiavitù. Certamente non significa semplicemente i nostri corpi come distinti dalle nostre anime, in modo da implicare l'idea che i primi debbano essere macerati affinché i secondi possano vivere. L'ascetismo inculcato altrove nel Nuovo Testamento non è in contraddizione con l'ideale della mens sana in corpore sano. Essendo la nostra precedente personalità, posseduta e dominata dal peccato, ora crocifissa con Cristo, morta e distrutta, non siamo più, nella nostra nuova personalità, schiavi del peccato, e siamo sia vincolati che in grado di rinunciarvi; "Poiché colui che è morto è liberato [δεδικαιωταια, letteralmente, 'è giustificato'] dal peccato". In Scozia, si dice che chi viene giustiziato sia giustificato, l'idea sembra essere che abbia soddisfatto le pretese della legge. Cantici here δεδικαιωται. La parola δουλευειν, si osservi, nel Versetto 6 introduce tra l'altro la seconda figura sotto la quale, come si è detto, l'apostolo considera il suo soggetto, sebbene non sia ripresa fino al Versetto 16

8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo che vivremo anche con lui; cioè come spiegato a proposito del futuro εσομεθα sotto il Versetto 5. La spiegazione che vi viene data spiega la frase qui, πιστευομεν οτι, senza che sia necessario riferire la nostra vita con Cristo esclusivamente alla futura risurrezione. Perché la continuazione della grazia vivificante di Dio durante la vita dopo il battesimo è un argomento di fede

9 Sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più, la morte non ha più potere su di lui. Quando qui è implicito che la morte ha avuto un tempo il dominio su di lui, non si intende, naturalmente, che egli fosse nella sua stessa natura soggetta alla morte, o che. «Era possibile che lui ne fosse trattenuto». Tutto ciò che è implicito è che egli si era sottomesso ad essa assumendo su di sé la nostra natura, e si era volontariamente sottomesso ad essa, una volta per tutte, come rappresentante di noi. Confronta Giovanni 10:17 Atti 2:24

10 Poiché in quanto è morto, è morto al peccato una sola volta, ma in quanto vive, vive per Dio. "Morto per il peccato" certamente non significa qui, come alcuni hanno pensato, morto a causa del peccato, o per espiare il peccato, ma ha il significato, altrove ovvio in questo capitolo, di αποθνησκειν, seguito da un dativo, che è stato spiegato sotto il Versetto 2. Cristo, infatti, non è mai stato soggetto al peccato, né ne è mai stato infettato, come lo siamo noi; ma egli "portò i peccati di molti"; "il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti". Egli si è sottomesso per noi alla condizione e alla pena del peccato umano; ma, quando morì, si liberò del suo fardello, e ne ebbe finito per eVersetto Confronta Ebrei 9:28 - , "A quelli che lo aspettano apparirà per la seconda volta senza peccato per la salvezza" Lo scopo di descrivere così la vita permanente a Dio del Cristo risorto è, naturalmente, quello di mostrare che la nuova vita di noi che siamo considerati risuscitati con Cristo deve allo stesso modo essere permanente e liberi dal peccato. "Quo docere vult hanc vitae novitatem tota vila esse Christianis persequendam, Nam si Christi imaginem in se repraesentare debent, hanc perpetuo durare necesse est. Non quod uno momento emoriatur caro in nobis, sicuti nuper diximus: sed quia retrocedere in ea mortificanda non liceat. Si enim in coenum nostrum revolvimur, Christum abnegamus; cujus nisi per vitae novitatem consortes esse non possumus, sicut ipse vitam incorruptibilem agit" Calvino. Il versetto successivo lo esprime chiaramente

11 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio in Cristo Gesù, nostro Signore. Nei versetti che seguono 12-14 l'apostolo esorta i suoi lettori a fare la loro parte per realizzare questa loro unione con Cristo risorto, per dare attuazione alla grazia rigeneratrice di Dio. Poiché il loro battesimo non era stato che l'inizio della loro nuova vita; dipendeva da loro se la santificazione dovesse seguire la rigenerazione, come deve fare per la salvezza

12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, affinché obbediate alle sue concupiscenze. La lettura del Textus Receptus, "obbedisci nelle sue concupiscenze", non ha che un debole sostegno Sebbene il nostro "vecchio uomo" sia concepito come crocifisso con Cristo -- sebbene questa sia teoricamente e potenzialmente la nostra posizione -- tuttavia la nostra vita reale può essere in disaccordo con esso; poiché siamo ancora nel nostro attuale "corpo mortale", con le sue concupiscenze che rimangono; E il peccato è ancora un potere, non ancora distrutto, che può, se glielo permettiamo, avere ancora il dominio su di noi. La rigenerazione non è considerata come l'aver cambiato la nostra natura, o sradicato tutte le nostre cattive propensioni, ma come aver introdotto in noi una potenza superiore -- "la potenza della sua risurrezione" Filippesi 3:10 -- in virtù della quale possiamo resistere al tentativo di dominare il peccato. Ma sta ancora a noi decidere se daremo la nostra fedeltà al peccato o a Cristo. Ου γασιν ηλθεν ανελειν αλλα τηρεσιν διορθωσαι Chrysostom. Si dice che le concupiscenze, la cui obbedienza equivale a far regnare il peccato, siano quelle del nostro "corpo mortale", perché è nella nostra attuale organizzazione corporea che sorgono le concupiscenze che ci tentano al male. Ma non è nel loro sollecitarci, ma nella volontà che li asseconda, che risiede il peccato. "Quia non consentimus desideriis pravis in gratia sumus" Agostino, Prop., 35. "Cupiditates corporis sunt fomes, peccatum ignis" Bengel. L'epiteto θνητω "mortale" è usato appropriatamente per distinguere la nostra attuale struttura deperibile -- i vasi di creta in cui abbiamo il nostro tesoro 2Corinzi 4:7 -- dalla nostra vera personalità interiore, εσωθεν ανθρωπος, 2Corinzi 4:16 che è considerata come risorta con Cristo, in modo da vivere a Dio per eVersetto "Vos enim, viventes, abalienati estis a corpore vestro" Confronta Romani 8:10 Bengel

Versetti 12-14.- I due domini

Una rinnovata applicazione dell'argomento appena discusso. Il regno del peccato; Il regno della grazia

I IL REGNO DEL PECCATO

1. L'io ha ceduto al peccato. Il sé superiore dell'uomo - ragione, coscienza e volontà - dovrebbe dominare sull'"anima" e sulla "carne", sulle mere passioni e concupiscenze; lo spirito dell'uomo dovrebbe essere il re. Ma il vero sé è stato scoronato, e il sé inferiore -- le concupiscenze -- ha acquisito il dominio. E in questa falsa padronanza della carne, regna il peccato. Oh, degrado! Siamo condotti in catene, e il peccato domina su di noi!

2. Le membra cedettero all'ingiustizia. La natura inferiore dell'uomo dovrebbe essere lo strumento di quella superiore, per l'opera di tutto ciò che è giusto e buono. Nella filosofia della natura umana di Paolo il "corpo" è sinonimo di tutta la vita attiva; E l'attività di tutta la nostra vita non deve essere usata in modo subordinato ai dettami della volontà illuminata? Ma l'attività della vita è ceduta al potere usurpatore del peccato, che contribuisce all'ingiustizia

II IL REGNO DELLA GRAZIA

1. L'io si è arreso a Dio. L'uomo non è un governante irresponsabile della sua stessa natura; la sua sovranità è delegata da Dio. E solo nella devozione assoluta a Dio realizza una vera conquista di sé. Dio rivendica di nuovo il possesso dello spirito che gli è stato strappato dal potere del peccato. La pretesa è di autorità; ma l'autorità è l'autorità dell'amore

2. Le membra si arresero alla giustizia. Dio esige l'omaggio del cuore, esige anche il servizio della vita. Solo attraverso il cuore la vita può essere giustamente influenzata. "Non secondo la legge". Una resurrezione, e una resurrezione-potenza. Sì, perché lui vive, possiamo vivere anche noi! Ma l'appropriazione di questo potere è dell'uomo: "Presentatevi". Ecco il dono meraviglioso della libertà umana, che può essere una libertà fino alla morte; Ma c'è il potere sconfinato dell'amore e della vita! Scegli dunque la vita, affinché tu possa vivere!

Versetti 12-23.- Il regno della grazia

Abbiamo visto nell'ultima sezione come i fatti principali della vita del nostro Signore vengono copiati nell'esperienza del rigenerato, in modo da avere una morte e una sepoltura, e una crocifissione, e una resurrezione, e una nuova vita insieme a Cristo. La santificazione in questo modo scaturisce naturalmente dalla giustificazione. Di conseguenza, l'apostolo procede a mostrare che il dominio del peccato è spezzato con gli stessi mezzi con cui rimuoviamo la nostra condanna, cioè con la prospettiva di Gesù. Ci troviamo non più sotto la legge come potere di condanna, ma sotto un regno di grazia. Ma se siamo sotto un regno di grazia, e non sotto una legge di condanna, non potremmo essere tentati di pensare con leggerezza al peccato; anzi, di più, al peccato affinché la grazia abbondi? Per rispondere a questa obiezione, l'apostolo discute il regno del peccato e lo contrappone al regno della grazia. Il peccato può essere il nostro padrone, ma come schiavi del peccato saremo ricompensati nella vergogna e nella morte; o giustizia, cioè, il Dio della grazia stesso può essere il nostro Padrone e, come schiavo della giustizia o schiavo di Dio, avremo la nostra ricompensa: una ricompensa di grazia, nello sviluppo della santità e nel dono della vita eterna. Non possiamo fare di meglio, quindi, che contrapporre il regno del peccato al regno della grazia

I IL REGNO DEL PECCATO. Versetti 12, 13, 21; E a questo proposito notiamo:

1. Il peccato è un tiranno molto esigente. Infatti, quando diventiamo schiavi del peccato, cessiamo di essere padroni di noi stessi. Perdiamo la dignità della nostra natura; perdiamo l'autocontrollo; Perdiamo la forza di volontà e la decisione di carattere. I nostri corpi diventano strumenti di ingiustizia e si obbedisce alle concupiscenze della carne. Il prodigo della parabola presenta vividamente la condizione di chi è sotto la tirannia del peccato. Poi Luca 15:11-25 notiamo:

2. Il peccato è un pessimo pagatore. Infatti, anche ammettendo che abbia dei piaceri da concedere, questi si trovano ad essere solo per un periodo di tempo Ebrei 11:25 Dopo questi vengono la vergogna, il rimorso e l'orribile tempesta che il peccato infuriato comporta. Poi viene la morte, il salario reale, o le razioni οφωνια da οφον, "carne cotta", vedi Shedd, in loc.. Ciò significa, naturalmente, l'alienazione da Dio e, quando finalmente si instaura nell'esperienza, si rivela una condizione senza speranza e impotente

3. Prima tutti gli schiavi del peccato cambiano il loro padrone, meglio è. Il regno del peccato tende solo a tormentare. L'anima che si vende a un tale tiranno è una sciocca. È fuori di sé, come il prodigo, quando lo fa. Ritorna in sé quando rinuncia alla tirannia e trasferisce la sua fedeltà

II IL REGNO DELLA GRAZIA. Versetti 16-23; Ora, in questo passaggio l'apostolo usa non meno di tre termini per esprimere il nuovo e migliore regno. Questi sono "grazia", "obbedienza", "giustizia". E poi, abbandonando del tutto la personificazione, mostra come diventiamo sudditi e schiavi di Dio. Dalla schiavitù del peccato è possibile passare al servizio e alla schiavitù di Dio. Possiamo liberarci dal peccato, e allora saremo liberi di servire Dio ed essere suoi schiavi. Non commetteremo molti errori se accettiamo l'insegnamento di Paolo sotto l'idea di un regno di Grazia, e qui dobbiamo notare:

1. Entriamo di nostra spontanea volontà nella schiavitù del Dio della grazia. Non siamo costretti a farlo, siamo "resi disponibili nel giorno della potenza di Dio" Salmi 110:3 La schiavitù di Dio è volontaria. È un arrendersi di noi stessi. In entrambe le schiavitù dobbiamo ricordare che la volontà non è forzata, ma libera. Siamo liberi nella nostra schiavitù al peccato; siamo liberi quando ci volgiamo da essa alla schiavitù di un Dio di grazia. Nessuno ci forza la mano

2. Entriamo nel nostro stato di grazia obbedendo di cuore "a quella forma di insegnamento alla quale siamo stati consegnati" Versione Riveduta. Questo si riferisce chiaramente all'importantissima dottrina della giustificazione per fede, attraverso la cui ricezione veniamo liberati dalla condanna, e iniziamo il nostro corso di santificazione. È molto importante, quindi, che questa dottrina sia esposta fedelmente e chiaramente all'anima che è schiava a causa del peccato. È la carta stessa della sua libertà spirituale

3. Scopriamo che servendo un Dio di grazia ci assicuriamo la santità del carattere. Perché questa schiavitù volontaria e graziosa implica la dedizione di tutte le nostre forze a Dio. Ci deponiamo come "sacrifici viventi" sull'altare di Dio. Ci troviamo, di conseguenza, visitati da un crescente senso di consacrazione. Impariamo a vivere non per noi stessi, ma per colui che è morto per noi ed è risorto 2Corinzi 5:14 Questo senso di consacrazione diventa abituale. Sentiamo di non appartenere a noi stessi, ma di essere comprati a caro prezzo, e quindi tenuti a glorificare Dio con i nostri corpi e con i nostri spiriti, che sono i principi di Dio 1Corinzi 6:20

4. Troviamo questo servizio di grazia felice e santo. In altre parole, troviamo in Dio un eccellente pagatore. Il suo servizio è delizioso. Sentendo di essere inferiori alla più piccola di tutte le sue misericordie, sentendo di essere nel migliore dei casi servi ma inutili, accettiamo con gioia tutto ciò che invia; Sentiamo che Egli ci riempie ogni giorno dei Suoi benefici, e poi, riguardo al grande futuro, ci dà in esso la "vita eterna". Senza dubbio non meritiamo, a rigor di termini, tali ricompense; sono ricompense di grazia, non di debito; sono "doni" gratuiti di un Maestro misericordioso. Eppure sono nondimeno benvenuti. Rinunciamo, dunque, al regno del peccato e accettiamo il regno della grazia. Il suo frutto, che cresce con gli anni costanti, è per la santità, e il suo fine è la vita eterna. Siamo veri uomini liberi solo quando siamo divenuti schiavi di un Dio misericordioso. - R.M.E

13 Non cedete le vostre membra come strumenti d'ingiustizia al peccato, ma rendete voi stessi a Dio, come viventi dai morti, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio. Per nostre membra sembra che si intendano non solo le diverse parti della nostra corporatura -- occhio, lingua, mano, piede, ss. -- ma in generale tutte le parti o costituenti della nostra attuale natura umana, che il peccato può usare come suoi strumenti, ma che dovrebbero essere consacrati a Dio Confronta Colossesi 3:5 Molti commentatori tradurrebbero οπλα "armi" piuttosto che "strumenti, "sulla base del fatto che San Paolo usa abitualmente la parola in questo senso; Romani 13:12; 2Corinzi 6:7; 10:4; Efesini 6:11,13 ; e anche che οψωνια in Versetto 22, preso nel senso della paga di un soldato, come in Luca 3:14; 1Corinzi 9:7 si suppone implichi che l'apostolo abbia sempre avuto in vista l'idea della guerra. La seconda di queste ragioni non prova davvero nulla. Qualunque sia il significato di οψαωνια nel Versetto 23, è troppo lontano dal passaggio che abbiamo davanti per essere preso in qualsiasi relazione con esso. Né la prima ragione è affatto convincente. Οπλα ha il senso degli strumenti così come delle armi, e può portarlo più appropriatamente qui. Quando San Paolo parla altrove di armatura, è l'armatura della luce, o della giustizia, che ci viene detto di prendere e di indossare, per combattere contro i nostri nemici spirituali. Una tale concezione è inapplicabile alle nostre membra, che abbiamo già, che possiamo usare sia per il bene che per il male, e che richiedono la protezione di un'armatura celeste piuttosto che essere esse stesse un'armatura; e certamente non ci si potrebbe dire di prenderle o di indossarle. Possiamo, in secondo luogo, osservare che le due clausole di questo versetto sono espresse diversamente sotto due aspetti

1 Sono solo le nostre membra che ci sono proibite di cedere al peccato; ma noi stessi, con le nostre membra, siamo invitati a cedere a Dio. Perché poche delle persone a cui ci si rivolge, se anche nessuna, potevano supporre, deliberatamente e per scelta, che offrissero tutto il loro essere al servizio del peccato in quanto tale; Erano inclini a soccombere al peccato, in un modo o nell'altro, solo attraverso la sollecitazione di concupiscenze. Ma il cristiano rigenerato offre e presenta tutto il suo servo a Dio, e desidera essere interamente suo

2 Nella prima frase troviamo l'imperativo presente, παριστανετε; ma nella seconda l'imperativo aoristo, παραστησατε. La distinzione tra i due tempi nell'imperativo è così espressa nella "Grammatica greca" di Matthiae: "che l'aoristo designa un'azione che passa e che considera astrattamente nel suo completamento, ma il presente è un'azione continua e frequentemente ripetuta". Il nostro donarci a Dio è qualcosa che si fa una volta per tutte; Il nostro cedere le nostre membra come strumenti di peccato è una successione di atti di resa

14 Poiché il peccato non avrà dominio su di voi, perché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia. Quanto alla forza del futuro qui, ου κυριευσει, vedi ciò che è stato detto sotto il Versetto 5. Anche qui non sembra, a prima vista, che si intenda più di quanto non si intenda che Dio, se rispondiamo alla sua grazia, non permetterà al peccato di dominare su di noi; Noi, infatti, se lo vogliamo, saremo in grado di resistergli. "Invitos nos non coget [peccatum] ad serviendum tibi" Bengel. E la ragione addotta è adatta a questo significato: "Poiché voi non siete sotto la legge" che, mentre rende il peccato peccaminoso ed esige la sua piena pena, non impartisce alcun potere per vincerlo, "ma sotto la grazia" che comunica tale potere. Comprendendo così il versetto, vediamo qui la distinzione tra βασιλευετω nel Versetto 12 e κυριευσει. Nel Versetto 12 siamo esortati a non far regnare il peccato; Non dobbiamo avere alcuna fedeltà ad esso come un re al cui governo dobbiamo obbedire. Ma cercherà ancora di usurpare la signoria su di noi, invano, però, se resistiamo all'usurpazione: ου κυριευσει ημων. Il senso così dato al versetto è quello che il suo linguaggio e il contesto precedente suggeriscono. Ma il Versetto 15, che segue, suggerisce un significato diverso. "E allora? Pecchiremo, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia?" Una tale domanda non potrebbe sorgere sull'affermazione del versetto precedente, se il suo significato fosse inteso come che la grazia ci permetterà di evitare il peccato; Suppone piuttosto il significato che la grazia condona il peccato. Quindi, almeno nel Versetto 15, sembra evidentemente emergere un aspetto diverso della differenza tra l'essere sotto la legge e l'essere sotto la grazia; vale a dire, questo: che il principio della legge è quello di esigere completa obbedienza ai suoi ordini; Ma il principio della grazia è quello di accettare la fede invece di una completa obbedienza. Se, quindi, αμαρτια υμων ου κυριευσει in Versetto 14 deve essere inteso in accordo con questa idea, deve significare: "Il peccato, anche se ancora ti infetta, non lo spadroneggerà su di te in modo da portarti alla condanna". Calvino ha una buona nota sul verso. Egli ammette che la prima delle esposizioni di esso sopra riportate sia "una quae caeteris prohabilius sustineri queat". Ma egli pensa che il versetto 15, seguente, richieda l'altro, e conclude così: "Vult enim nos consolari apostolus, ne animis fatiscamus in studio bene agendi, propterea quod multas imperfectiones adhuc in nobis sentiamus. Uteunque enim peccati aculeis vexemut, non petest tamen nos subigere, quia Spiritu Dei superiores reddimur: deinde in gratia constituti, sumus liberati a rigida Legis exactione." Può darsi che l'apostolo, quando scrisse il versetto 14, intendesse ciò che il contesto precedente suggerisce, ma che nel versetto 15 passò all'altra idea in vista del modo in cui le sue parole potevano essere comprese. In ciò che segue Versetti. 15-23 è introdotta la seconda illustrazione vedi nota precedente, tratta dalle relazioni umane tra padroni e schiavi. Arriva per rispondere al presunto abuso dell'affermazione del Versetto 14; Ma serve come un'ulteriore prova della posizione generale che viene sostenuta. La parola κυριευσει nel Versetto 14 suggerisce questa particolare illustrazione. Essendo sotto la grazia, era stato detto, il peccato non sarà il nostro padrone, da cui si supponeva che si trattasse che possiamo peccare impunemente, e senza per questo sottometterci alla padronanza del peccato. No, gli viene risposto, ma sarà il nostro padrone, se in pratica accetteremo di essere suoi servi

L'affrancamento per grazia

La Legge, mostrando l'efferatezza del peccato e le sue terribili conseguenze, fu l'occasione dell'introduzione del vangelo e delle vittorie della grazia di Dio. Se, dunque, dove abbonda il peccato, abbonda molto di più la grazia, qualche ragionatore sofistico può proporre di continuare nel peccato. È contro questo miserabile argomento che l'apostolo si appella nella lingua del testo. "Il peccato non dominerà su di te; poiché voi non siete sotto la legge, ma sotto la grazia". Il fatto stesso che è stato addotto da alcuni come scusa per il peccato è dimostrato essere la ragione principale per la libertà dal peccato

IO HO AVUTO E HO IL DOMINIO SUGLI UOMINI. I peccatori sono sotto il dominio e la schiavitù di un signore tirannico e malvagio. Allontanandosi con spirito ribelle dal loro legittimo Apocalisse e Governante, si sono sottomessi al dominio dell'usurpatore. Il peccato si impossessa dei loro affetti, del loro giudizio e della loro volontà

II SOTTO LA LEGGE, GLI UOMINI ERANO COMUNEMENTE E ABITUALMENTE SOTTO IL DOMINIO DEL PECCATO. Per Legge, l'apostolo intende principalmente la Legge ebraica; ma non esclusivamente; poiché sembra che la legge non scritta sia generalmente intesa nell'argomento dell'Epistola. Erano "sotto la Legge" coloro che vivevano sotto ordinanze e sanzioni legali e che, in teoria in ogni caso, ne riconoscevano la pretesa. Per loro il peccato era trasgressione, e il motivo per evitare la trasgressione era il timore della punizione che doveva essere inflitta dal Legislatore e dal Giudice. Ora, si insiste sul fatto che coloro che erano sotto la Legge erano in moltissimi casi schiavi del peccato; poiché la legge è entrata affinché l'offesa abbondasse. La storia, sacra e profana, conferma queste affermazioni. Il livello di moralità con cui gli uomini si giudicavano era basso, e anche a questo generalmente non si avvicinavano, tanto meno raggiungevano. Questo era così per gli Ebrei, e più vistosamente per i Gentili

III È L'EFFETTO DELLA DISPENSAZIONE DELLA GRAZIA DI LIBERARE GLI UOMINI DALLA PADRONANZA DEL PECCATO

1. Che cosa significa essere "sotto la grazia"? Si tratta di ricevere volontariamente e consapevolmente il favore gratuito di Dio concesso attraverso Gesù Cristo a tutti coloro che credono. Significa partecipare alla giustizia nuova e distintamente cristiana. Nell'esercizio della fede è necessario essere messi in armonia con il governo e i propositi di Dio. Significa venire sotto l'influenza di un nuovo motivo divino e potente, fornito dall'amore infinito e dalla clemenza di Dio

2. In che modo l'essere "sotto la grazia" pone e mantiene l'uomo libero dal peccato? L'apostolo spiega il processo impiegando tre figure. Secondo il primo, mediante il battesimo, atto di iniziativa della fede e della consacrazione, il cristiano è unito al suo Salvatore nella sua morte sulla croce, e, essendo così unito a un Salvatore onnipotente, deve di conseguenza risorgere a somiglianza della sua risurrezione a una vita nuova e santa. Secondo il secondo, il cristiano, abbandonando il servizio del peccato, si arrende per fede al servizio di Cristo, ed è quindi tenuto ad adempiere gli obblighi che ha assunto. La terza figura rappresenta il suo stato sotto la Legge come abolito dalla fede in Cristo, proprio come una donna è liberata dal marito con la sua morte; la fedeltà al servizio e alla legge di Cristo è altrettanto vincolante per il cristiano quanto lo è la fedeltà al suo secondo marito da parte della donna appena sposata. Il dovere e l'amore concorrono a rendere rigoroso ed efficace l'obbligo della santità

IV IL POTERE DELLA GRAZIA SUPERA IL POTERE DELLA LEGGE. Nello spiegare come ciò avvenga possiamo osservare:

1. I principi a cui ci si appella sono più elevati; l'amore e la gratitudine sono superiori alla paura e all'interesse

2. L'aiuto offerto è più grande, è l'aiuto dello Spirito Santo di Dio

3. L'esempio dato al cristiano è più stimolante e ispiratore

4. Le prospettive presentate sono più allettanti e gloriose

15 E allora? Peccheremo, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia! Essere sotto la grazia significa che possiamo permetterci di peccare senza essere alla mercé del peccato? Dio non voglia. Non sapete che ai quali vi date servi per ubbidire letteralmente, all'ubbidienza, siete i suoi servi ai quali obbedite, sia per il peccato che porta alla morte, sia per l'ubbidienza alla giustizia? Questa non è un'ovvietà, come sembrerebbe essere se significasse solo: "chiunque voi diventiate, siete i suoi servi". "Voi cedete voi stessi" παριστανετε, Confronta Versetto 13 denota atti di arrendersi. "Voi siete" εστε denota condizione. Il significato è che con la nostra condotta mostriamo sotto quale padrone siamo; e non possiamo servire due Matteo 6:24; Luca 16:13 ; di. Giovanni 8:34, "Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato; " e 1Giovanni 3:7, "Chi pratica la giustizia è giusto". Qui si dice che i due servizi incompatibili sono quelli del peccato e dell'obbedienza, con le loro rispettive tendenze o risultati, la morte e la giustizia. Un'antitesi più esatta alla prima frase sarebbe stata "della giustizia per la vita"; la vita è l'antitesi propria della morte, e la giustizia è stata poi detta, nei versetti, 18 e 19, come ciò a cui dovremmo essere schiavi. Ma sebbene la frase sembri così difettosa nella forma, il suo significato è chiaro. Υπακοης significa qui specificamente obbedienza a Dio, non obbedienza a nessun padrone come in Versetto 16; e sebbene in italiano "servi dell'obbedienza", come se l'obbedienza fosse un padrone, sia una frase imbarazzante, tuttavia potremmo giustamente dire "servitori del dovere", in opposizione a "servi del peccato"; e questo è ciò che si intende. Può darsi che l'apostolo abbia volutamente evitato qui di parlare dei credenti come schiavi della giustizia nel senso in cui erano stati schiavi del peccato, perché la sottomissione alla giustizia non è propriamente schiavitù, ma obbedienza volontaria. Egli usa l'espressione, infatti, dopo Versetto 18, ma aggiunge subito, ανθρωπινον λεγω, ss. vedi nota su quest'ultima espressione. La morte, "a" la quale si dice qui il servizio del peccato, non può essere la semplice morte naturale, alla quale tutti sono soggetti. Meyer con Crisostomo, Teofilatto e altri antichi lo considera come la morte eterna, come il risultato finale della schiavitù al peccato; δικαιοσυνη, antiteticamente correlato, è considerato come applicabile al tempo della perfezione finale dei fedeli nel mondo a venire, "la giustizia che è loro assegnata nel giudizio". Vedendo, tuttavia, che la parola δικαιοσυνη è usata in tutta l'Epistola per indicare ciò che è raggiungibile in questa vita presente, e che θανατος è spesso usato per esprimere uno stato di morte spirituale, in cui gli uomini possono trovarsi in qualsiasi momento, cfr. la nota aggiuntiva su Versetto 12; e Confronta Romani 7:9,10,13,24 8:6,13Giovanni 5:24 1Giovanni 3:14 è almeno una questione se la condanna finale del giudizio finale sia qui esclusivamente Dal punto di vista dell'apostolo

Versetti 15-23.- I due servizi e le loro ricompense

Nella parte finale del quinto capitolo, e in tutto questo capitolo, l'apostolo mette a confronto l'operato di due grandi principi. L'uno è il principio del peccato; l'altro è il principio della rettitudine. Li paragona a due re che regnano nel mondo, controllando la vita degli uomini e influenzando gli uomini in certe direzioni e in certe azioni. Il peccato regna fino alla morte. Questa è stata la sua operazione per tutta la storia umana. Ma un nuovo potere è entrato a contestare la sua influenza. Quella potenza è la grazia gratuita di Dio, manifestata in Cristo, il Figlio di Dio. Quel potere opera in rettitudine. Provvede una giustizia per gli uomini mediante il sangue di Cristo. Produce una giustizia negli uomini. "Dove abbondò il peccato, sovrabbondò molto di più la grazia, affinché, come il peccato ha regnato fino alla morte, così così la grazia regni mediante la giustizia per la vita eterna per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore." E ora in questi versetti immediati San Paolo rivolge un appello ai suoi lettori. Egli ha posto davanti a loro i due grandi principi. Li ha messi a confronto nel loro funzionamento e nei loro risultati. Ora rende la questione personale. Egli rafforza il suo appello con la domanda del sedicesimo versetto: "Non sapete che a chi vi date servi per obbedire, siete i suoi servi a cui obbedite; se di sic fino alla morte, o di ubbidienza alla giustizia?" E poi dice: "Come avete reso le vostre membra servi all'impurità e all'iniquità all'iniquità; così ora rendete le vostre membra, servi alla giustizia, alla santità" Versetto 19

OGNI VITA È UN SERVIZIO DI QUALCHE TIPO

1. Alcuni sono servi dell'amore del denaro. Pensano sempre al denaro e a come guadagnarlo; per il gusto di farlo dovranno affrontare molti rischi, fatiche e difficoltà. La loro prima domanda su tutto è: "Pagherà?" e tutto il loro avidare di denaro alla fine non li paga. Possono avere molti beni accumulati per molti anni; possono avere buoni titoli per i loro investimenti; ma non hanno provveduto per le loro anime immortali; Non hanno accumulato alcun tesoro che possa essere loro utile oltre la tomba. Questo è un povero servizio per un essere che deve presto andare alla presenza dell'eterno Dio

2. Alcuni sono servitori dell'amore per l'abbigliamento. Anche ai tempi del nostro Signore, egli ritenne necessario mettere in guardia i suoi ascoltatori dal pensare troppo al loro abbigliamento. Anche i cristiani, che si professano servi di Cristo, sono troppo spesso servi della moda. A volte c'è più attenzione all'abbigliamento del nostro prossimo o a noi stessi nella casa di Dio che alla voce del nostro Creatore e del nostro Salvatore, o alla questione se abbiamo l'ornamento di uno spirito mite e quieto, o la veste immacolata della giustizia di Cristo. Si narra che San Bernardo di Chiaravalle, che rimproverava i principi e lanciava una nuova crociata a tutta l'Europa, vivendo sempre in totale povertà, si poneva ogni giorno la severa domanda: "Bernardo, ad quid venisti?" "Bernardo, perché sei qui?" Cantici sarebbe bene se ci chiedessimo più frequentemente qual è lo scopo della nostra vita

3. Altri, ancora, sono i servi dell'ambizione. Essere superiori ai loro simili, essere adulati e lusingati, ricevere l'omaggio dei poveri e il favore dei ricchi, far parlare di sé nei pettegolezzi della società: questo è lo scopo per cui molte persone vivono. Eppure, una volta raggiunta, non reca pace o contentezza duratura alla mente. La lode degli uomini, inoltre, è una cosa molto volubile e incerta. L'eroe di oggi sarà dimenticato domani. La fama terrena è sempre stata... "Come un fiocco di neve sul fiume, un momento visto, poi perduto per sempre"

Questi sono alcuni dei servizi a cui gli uomini dedicano i loro pensieri, il loro tempo, le loro energie. Come sono vani e inutili tutti! Quando si avvicina l'ora della morte, chiunque abbia speso la sua vita al servizio di qualcuno di questi padroni chieda loro di aiutarlo nella lotta mortale, di dargli speranza per il futuro: saranno in grado di dargli qualche aiuto? Non possono nemmeno tenere il suo povero corpo mortale lontano dalla polvere; tanto meno possono dare vita all'anima. Hanno già contribuito a produrre la morte nell'anima. Lo hanno trascinato a terra. Ed è così che, quando l'anima deve passare da questo mondo all'invisibile, è ancora terrena. Non c'è affatto idoneità per il paradiso in esso. I piaceri e i beni del mondo, innocenti in se stessi, diventano positivamente dannosi per molti. Diventano peccatori per loro, perché tengono l'anima lontana da Dio

II IL SERVIZIO DEL PECCATO E LE SUE CONSEGUENZE. Anche quello che noi chiamiamo il servizio più innocente del mondo si traduce infine nella morte. La morte del corpo è accompagnata dalla morte dell'anima. Molto di più questo è vero per tutti i tipi di peccato positivo. L'apostolo cerca di indicare qui il risultato dell'essere servo del peccato. "Voi siete i suoi servi ai quali obbedite, sia per il peccato che porta alla morte, sia per l'ubbidienza alla giustizia" Versetto 16; "La fine di queste cose è la morte" Versetto 21; Il salario del peccato è la morte Versetto 23. Anche in questa vita c'è una chiara connessione tra il peccato e la morte. Il servizio del peccato è un servizio fatale. Prendiamo, per esempio, coloro che sono i servi della brama di bevande inebrianti. Un comitato speciale della British Medical Association presentò un rapporto alla riunione del 1887 sul rapporto tra alcol e malattia, in cui si affermava che, dopo un attento e prolungato esame dell'argomento da un punto di vista scientifico, si giungeva alla conclusione che ogni uomo che si abbandonava all'alcol oltre le quantità più moderate accorciava la sua vita di almeno dieci anni. Il presidente degli Stati Uniti, il generale Harrison, ha testimoniato che di una classe di sedici giovani che si sono diplomati con lui, quasi tutti erano andati a tombe precoci a causa di abitudini intemperanti. Anche in questo mondo il peccato di intemperanza conduce alla morte. Ma porta una morte più duratura e più terribile di questa. La mente infatuata, l'intelletto ottenebrato, non è che l'inizio dell'oscurità dell'oscurità nel futuro. "Nessun ubriacone entrerà nel regno dei cieli". Quando l'alcol diventa il padrone, quanto sono terribili i risultati per il tempo e per l'eternità! Allo stesso modo è vero per tutti gli altri servizi peccaminosi, che conducono alla morte. "Chi semina per la carne, mieterà corruzione dalla carne; " "Il salario del peccato è la morte"

III IL SERVIZIO DI CRISTO. "Liberati dunque dal peccato, siete diventati servi della giustizia" Versetto 18; "Ma ora, essendo stati liberati dal peccato e divenuti servi di Dio, avete il vostro frutto per la santità e la fine della vita eterna" Versetto 22. Questo è l'unico servizio che conduce alla vita eterna. È l'unico servizio che non è schiavitù. È l'unico servizio che gli uomini non rimpiangono mai di aver intrapreso. È l'unico servizio che può essere definito un bene puro, l'unico servizio che porta pace perfetta al cuore, alla mente e alla coscienza. È un servizio facile, perché è un servizio d'amore. Invece di indebolirci con i nostri sforzi al servizio di Cristo, come facciamo con i nostri sforzi per servire il peccato, diventiamo più forti; perché il vero cristiano è un uomo migliore, un uomo più forte spiritualmente, ogni giorno che vive. È l'unico servizio che ha una speranza oltre la tomba. È stato perché Cristo ci ha visti perire al servizio del peccato, colpevoli, perduti e indifesi, che è venuto a salvarci. Egli ci chiama ora a credere in lui, a seguirlo, e promette a tutti coloro che lo fanno il dono della vita eterna. "Il dono di Dio è la vita eterna per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore." "Fino a quando ricorrerete ruscelli di falsa delizia riparerete in folla? Per quanto tempo le tue forze e le tue sostanze si sprecano in sciocchezze leggere come l'aria?"

Sopra i tre portali del Duomo di Milano ci sono tre iscrizioni che attraversano i bellissimi archi. Sopra una di esse è scolpita una bellissima corona di rose, e sotto c'è la leggenda: "Tutto ciò che piace non è che per un momento". Sopra l'altra è scolpita una croce, e ci sono le parole: "Tutto ciò che ci turba non è che per un momento". Ma sotto il grande ingresso centrale della navata principale c'è l'iscrizione: "Ciò che è eterno è importante solo". Se solo ci rendessimo conto di queste tre verità, non permetteremmo che il mondo o i suoi piaceri ci allontanino da Cristo, non dovremmo lasciare che le sciocchezze ci turbino, non dovremmo esitare a lungo a fare la nostra scelta. "Scegliete oggi chi volete servire".- C.H.I

Versetti 15-23.- Servi a cui obbedire

Una leggera ma suggestiva differenza tra la questione del Versetto 15 e quella con cui si apre il capitolo. "Rimarremo noi nel peccato", aveva chiesto l'apostolo, "affinché abbondi la grazia?" Ed egli aveva gettato via un tale pensiero presentando la nuova vita del credente come una vita promessa a Dio per mezzo di Cristo. In Versetti. 12-14 aveva anche insistito sul costante adempimento dell'impegno. Ma ora egli suppone un'altra e più sottile domanda: Non "continueremo" nel peccato, ma peccheremo, ancora e ancora, come ci piacerà, presumendo il perdono facilmente procurato da un Dio misericordioso? Ahimé! come questa domanda si insinua nella coscienza cristiana: con quanta prontezza condoniamo la nostra negligenza pensando alla misericordia restauratrice di Dio! Ma ci sbagliamo gravemente se pensiamo a noi stessi che si può giocare con il peccato e l'obbedienza. Abbiamo il terribile potere di scegliere il nostro padrone; Ma egli è un padrone, e la nostra scelta in entrambi i casi ci impegna a seguire una strada, e. a una conseguenza. Il treno può essere girato su questa o quella linea, ma la linea deve essere seguita, e le destinazioni sono larghe quanto i poli distanziati. Diamo un'occhiata a questi tre pensieri: una scelta, una condotta, una conseguenza

IO UNA SCELTA. La falsa dottrina della legge nello schema necessario della morale: quanti pesi sulla bilancia. Ma la volontà dell'uomo non è una bilancia morta, determinata dai pesi; è una cosa vivente e, a meno che non si tenga conto della sua vita peculiare, tutti i calcoli devono essere sbagliati. È vero, se conosciamo le cause, possiamo prevedere il risultato, e certi maestri hanno detto: Queste sono le cause: la natura suscettibile dell'uomo e le diverse influenze che agiscono su di essa. Pertanto, dato il temperamento e le influenze, possiamo prevedere il risultato. Molto plausibile. È vero, se queste sono le uniche cause, il risultato può essere conosciuto. Ma la causa delle cause è la volontà stessa. Questo è il grande fattore del problema. E, dopo tutto, quando sono stati fatti i calcoli più scientifici, questo potere di autodeterminazione nell'uomo può sfidare tutti i tuoi calcoli per prevedere un risultato giusto. Non cerchiamo di dimostrare questa libertà con argomenti elaborati; Non abbiamo bisogno che di fare appello alla coscienza di ciascuno. " Cantici di essere libero; Ho il potere di scegliere; quando ho voluto, so che avrei potuto volere diversamente". Questa deve essere la vera confessione di ciascuno. Così come sappiamo di esistere, per la stessa intuizione, che è più profonda e più vera di ogni ragionamento, sappiamo che possiamo arrenderci a uno qualsiasi di tutti i molteplici motivi che giocano sulla nostra volontà. La storia della Caduta non illustra forse questa libertà? Qual è infatti la verità essenziale di quella storia, se non che l'uomo aveva il potere di obbedire a Dio o di gratificarsi, e che ha scelto l'autogratificazione piuttosto che l'obbedienza? Ma i risultati non sono stati affatto così transitori come potrebbe sembrare la scelta stessa. Nel senso più alto, la libertà era scomparsa. Rimaneva ancora la libertà di scelta tra i vari oggetti di autogratificazione, ma non c'era più il potere di servire Dio come prima. Un grande abisso era fissato tra l'uomo e Dio. E in questo consiste quella che viene chiamata la totale depravazione dell'uomo: totalmente separato da Dio, e senza il potere di tornare. E certi, inoltre, di andare di male in peggio. Ma sotto gli influssi redentori con cui Dio visita il cuore dell'uomo, e più specialmente in vista del grande fatto redentore con cui Dio ha visitato il mondo, questa totale depravazione viene in un certo senso neutralizzata, la volontà indebolita dell'uomo riceve nuova potenza, ed è ancora una volta possibile per lui porre la sua scelta su Dio. La libertà del vero dovere è di nuovo alla sua portata; dal profondo può ancora risalire a Dio. Così, allora, prendendo gli uomini come sono ora, e specialmente prendendoli quando li troviamo in contatto con le verità redentrici del vangelo di Cristo, vediamo che ognuno ha la sua scelta alternativa tra la pietà e l'empietà, la verità e la menzogna: il giusto e il bene, e l'ingiusto e il male, o, nelle parole di San Paolo, tra obbedienza e peccato. "Voi cedete": il fatto supremo della vita di ognuno è racchiuso in queste parole. Fin dall'infanzia le influenze buone e cattive si contendono il dominio. Dio e il peccato ci chiedono il nostro servizio, e noi non possiamo non "arrenderci" all'uno o all'altro. Facciamo la nostra scelta, sia consapevolmente e con piena deliberazione di intenti, sia quasi inconsciamente e con negligenza incurante. Scegliamo il peccato, e con ciò poniamo il sigillo sulla nostra morte; o scegliamo Dio, e così ci eleviamo a novità di vita. Ma in entrambi i casi la nostra scelta determina il nostro corso, e il corso a cui ci impegniamo produce le sue inevitabili conseguenze

II UN CORSO. Consideriamo ora la linea di condotta che la nostra scelta ci obbliga in entrambi i casi

1. In un caso diventiamo servi, o schiavi, del peccato. Giovanni 8:32-36 L'uomo può rifiutarsi di inchinarsi al peccato, ma quando si inchina, il peccato lo trattiene saldamente. No, può ancora risorgere dalla sua schiavitù ed essere libero; Ma ogni cedimento è l'assunzione di una nuova catena, e ogni continuazione nel peccato è il rivetto della catena. Lo schiavo del peccato? Oh, non è una finzione! L'uomo che cede al peccato è condotto prigioniero da un padrone più forte di lui. Cantici con l'ubriaco, l'uomo della passione, l'avaro. Sì; trascinati in catene. Eppure è un uomo "libero", infatti, che si è venduto in questo modo per servire il peccato!

2. Nell'altro caso diventiamo servi, o schiavi, dell'obbedienza. La stessa legge funziona, qualunque sia il materiale del suo funzionamento. Quindi la schiavitù degradante del servo del peccato non è che il lato oscuro del risultato di quella stessa legge che, nei suoi risultati più luminosi, è la salvaguardia e la gloria della nostra giustizia. Ma il risultato non è ancora la schiavitù? Ah! Chiediamoci: che cos'è la schiavitù? Il mero servizio -- un servizio intenzionale, serio, incessante -- non lo è. Il servizio è schiavitù quando è forzato. Confrontate il servizio di un crociato e quello di un prigioniero tra i Mori. È schiavitù anche quando, anche se non forzata, è degradante e bassa. Contrasta tra il mercante di schiavi e l'uomo puro e virtuoso affascinato. Cantici Epitteto. Il servizio del peccato, quindi, è schiavitù perché è degradante e vile; considerando che, per obbedire a Dio, e da allora in poi servirlo con ardore incessante e con l'entusiasmo di una gioia eccelsa, questo non è schiavitù, ma è libertà della più alta specie, così Giovanni 8:36 Sì, questo è il segreto della libertà: lo "spirito di un figlio" Galati 4:6,7

III UNA CONSEGUENZA. Ma ora consideriamo la conseguenza a cui deve condurre una tale condotta in entrambi i casi

1. "Peccare fino alla morte". Sì, a questo risultato inevitabile deve tendere il servizio del peccato. Una fissità di carattere corrotto. Il recupero della libertà è possibile ora; Non sempre. La morte, la morte della migliore natura dell'uomo, questa è la condanna che il servizio del peccato assicura. Le vittime di Circe: quindi le schiave del peccato. Ma nessuna magia può annullare quella morte!

2. "Obbedienza alla giustizia". Ancora una fissità. Questo è il processo di tutta la vera vita morale. Cantici doveva essere stato con il primo uomo; Lo stesso accadde al secondo "imparò ancora l'obbedienza". Così, senza dubbio, con gli angeli. E così con noi: stiamo combattendo per la corona che Paolo desiderava, Filippesi 3:12; 2Timoteo 4:7,8 la corona di una giustizia consumata, o, in altre parole, Apocalisse 2:10 "la corona della vita"

Tali sono le due conseguenze dei due corsi, all'uno o all'altro dei quali ciascuno, per sua libera scelta, si impegna. Ma mentre la morte è il salario del peccato, la vita eterna è il dono gratuito di Dio

E a tutti noi, con parole di speranza, la voce dal cielo dice: "Combattete il buon combattimento della fede; afferra la vita eterna!" -T.F.L

Non padroni, ma servi

La conoscenza di una verità non è sinonimo del suo riconoscimento pratico nella nostra vita quotidiana. "Non lo sapete? ' richiama l'attenzione sulle conseguenze del comportamento. È compito della Scrittura e della predicazione enfatizzare l'importanza delle nostre azioni personali. Non siamo veramente padroni in nessuna condizione. Il destriero frenato, o non frenato, dei nostri desideri sta lavorando in qualche servizio, sia esso del peccato o di Dio

IO L'ALTERNATIVA. Noi cediamo ai moti del "peccato che porta alla morte" o dell'"obbedienza alla giustizia". Non è possibile una via di mezzo. Anche se il famigerato trasgressore può fare un'azione gentile, e l'illustre santo sbaglia in modo deludente, tuttavia la distinzione è reale. I personaggi sono solo di due tipi; rasentano il bene o il male. Non spetta agli altri, ma a noi stessi, valutare la nostra posizione e tendenza. Gli uomini sono ingannati dalla difficoltà immaginaria di tracciare una linea di confine a causa del modo in cui apparentemente il bene sfuma nel male. In un servizio o nell'altro siamo effettivamente arruolati

II LA LIBERTÀ DI SCELTA. C'è l'opzione delle due carriere; Non siamo obbligati a fare né l'uno né l'altro. I motivi, il desiderio, le circostanze, non equivalgono a costrizione. L'apostolo raffigura gli uomini che si arrendono volontariamente, presentandosi al datore di lavoro prescelto. Questo non significa che gli uomini scelgano volontariamente il peccato in quanto tale. L'inclinazione morale, l'immagine di Dio, si manifesta nell'uso che fanno dei termini per nascondere la malvagità delle azioni; "una vita gaia" invece di dissolutezza; "abbellire una storia" invece di una perversione della verità. Milton descrive il peccato come un salto dalla testa dell'arcidemone, una forma che all'inizio colpì l'esercito ribelle con orrore, "ma la famiglia cresceva e le piaceva". Questa è la morte dell'anima quando il male è scelto deliberatamente: "Male, sii tu il mio bene". E la libertà di scelta non implica l'assenza di obblighi di servire Dio. Ritardare è aderire al peccato

III IL SERVIZIO DEL PECCATO È LA DISOBBEDIENZA A DIO. L'affermazione dell'alternativa, con la sua netta antitesi di "peccato" e "obbedienza", indica la natura essenziale del peccato. La disobbedienza è il volere la propria strada in opposizione a qualche comando di un'autorità legittima. Essendo il governo di Dio morale, scegliere una condotta di vita che viola le sue leggi significa dare se stessi al servizio del nemico di Dio. Poiché l'osservanza di qualche piccolo ordine dimostra la lealtà dei soldati; Perciò per noi, come per i nostri primogenitori, può essere una questione così insignificante che mette alla prova la nostra indole. Peccare significa disobbedire a un comandamento fisico, morale o religioso, e questa trasgressione non è semplicemente una questione individuale; influisce sul Sovrano dell'universo. Il tradimento è il peggior crimine contro lo Stato, e a nessun uomo può essere permesso di diventare un centro di infezione per il corpo politico. La disobbedienza può essere nel pensiero, nell'affetto o nella volontà, indipendentemente da qualsiasi atto esteriore. Le leggi umane raramente riescono a prendere nota dell'uomo interiore; ma è la perfezione delle leggi divine considerare il cuore dell'agente

IV IL FELICE RISULTATO DELL'OBBEDIENZA. L'obbedienza al "più alto che conosciamo" è giustificata dalle sue conseguenze, "giustizia" e "vita". Gli uomini hanno spesso paura che, osservando i comandamenti, possano essere esclusi dal guadagno e dal godimento; Eppure è l'obbedienza che accresce il vero potere e la vera soddisfazione. Le leggi di Dio furono formulate e scritte nel cuore dell'uomo per assicurare il suo benessere; Romperli significa rovinare il funzionamento della bella macchina. Se la coscienza ti avverte del pericolo, solo la follia farà tacere la voce monitore e oscurerà la luce del faro. Notate l'opera di Cristo nel rimuovere i pensieri duri del Legislatore e nell'esibire la bellezza di una vita obbediente senza colpa. Ha manifestato l'obiettivo dell'obbedienza per essere la pace, la gioia, il trionfo. La nostra obbedienza non è la vita del dispotismo, dove ragionare è illegale; né della schiavitù, dove il lavoro è senza ricompensa; né di penitenza, dove il merito è ricercato con le opere giuste come titolo al cielo; ma l'obbedienza cristiana è resa come il gioioso risultato intelligente della salvezza attraverso Cristo, che ci porta giustizia e vita. L'obbedienza perseverante genera un'abitudine alla virtù, e ci circonda di un ambiente santo, in cui è più facile fare il bene che il male. La coscienza come facoltà che approva ministra una gioia costante. Questo, almeno, è l'ideale, al quale possiamo sempre più conformarci. Confrontate i versi, pronunciati da Adamo a Michele, nel "Paradiso Perduto": "D'ora in poi imparo che obbedire è la cosa migliore, e amare, con timore, l'unico Dio, ss.; e la risposta dell'angelo: "Avendo appreso questo, hai raggiunto la somma della sapienza: non sperare più in alto", ss.-S.R.A

17 Versetti 17, 18.- Ma siano rese grazie a Dio che siete stati servi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di dottrina alla quale siete stati consegnati. non, come nella versione autorizzata, che ti è stato consegnato. Essendo dunque stati liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia. Non c'è contraddizione tra ciò che è qui detto e il timore precedentemente implicito che le persone a cui ci si rivolge possano ancora servire al peccato. Li rimanda al tempo del loro battesimo, quando li concepisce entrambi come comprensivi del loro obbligo Confronta Versetto 3, e anche come sinceri di cuore. Il timore era che da allora si fossero rilassati, forse a causa dell'infezione con l'insegnamento antinomico. Con la "forma di dottrina" o "di istruzione" τυπον διδαχης non si intende affatto come alcuni hanno supposto alcun tipo distintivo di insegnamento cristiano, come quello paolino così Meyer. Di solito altrove, dove San Paolo usa la parola τυπος, si tratta di persone che sono esempi o modelli per gli altri:1Corinzi 10:6; Filippesi 3:17; 1Tessalonicesi 1:7; 2Tessalonicesi 3:9; 1Timoteo 4:12; Tito 2:7 ; In modo un po' simile, Romani 5:14, Adamo è τυπος, του μελλοντος; e in 1Corinzi 10:6, le cose che accaddero agli Israeliti nel deserto erano τυποι per noi. Questi sono tutti esempi dell'uso della parola nelle epistole di San Paolo. Qui, quindi, può essere meglio comprenderlo in modo da mantenere l'idea di modello come il codice cristiano generale in cui i convertiti erano stati indottrinati, considerato come un norton agendi "Norma ilia et regula, ad quam se conformat servus, tautum ei per doctrinam ostenditur; urgeri eum non opus est" Bengel on διδαχης

Lo stampo della dottrina cristiana

Il cristiano, ricordando ciò che era, approfondisce la sua impressione della grazia divina, alla quale deve che il. Il cambiamento è stato effettuato e ora egli si rallegra. San Paolo provava una particolare soddisfazione nel rivedere la propria esperienza e nel riconoscere il suo debito verso quella grazia divina che aveva modellato di nuovo il suo carattere. E se il cristiano considererà lo stato in cui si sarebbe trovato al di fuori della dottrina soprannaturale e delle influenze del cristianesimo, vedrà motivo di gratitudine nel provvedimento preso per la trasformazione e il rinnovamento del suo carattere. In questo versetto il cambiamento è attribuito, strumentalmente, alla potenza della dottrina cristiana, che è, per così dire, un modello attraverso il quale egli viene ricostruito, o uno stampo in cui è stato gettato il metallo della sua natura, per assumere una nuova forma e una forma divinamente ordinate

LA DOTTRINA CRISTIANA È COME UNO STAMPO PREPARATO PER DARE UNA NUOVA FORMA AL CARATTERE UMANO. Quando il ferro viene "fuso", viene fatto scorrere, allo stato liquido, in una forma o stampo di terra o sabbia della forma desiderata; e così l'artefice produce un dardo o un cannone. Così, nel regno intellettuale e spirituale, le idee governano gli uomini; e il carattere e la vita sono in gran parte dovuti ai pensieri che sono familiari e congeniali E la dottrina cristiana non è un fine, ma un mezzo; la giustizia e l'amore di Dio, rivelati in Cristo, che hanno il potere di ricostruire il carattere e di rinnovare la vita. La dottrina è viva con la potenza dello Spirito Santo di Dio

II IL DISCEPOLO CRISTIANO È GETTATO IN QUESTO STAMPO SPIRITUALE, AFFINCHÉ POSSA PRENDERE LA SUA NUOVA FORMA E FORMA. I vecchi elementi della natura umana, i vecchi errori e i vecchi peccati, si dissolvono e si sciolgono quando vengono messi in contatto con il vangelo di Gesù Cristo

Le cose vecchie passano, affinché tutte le cose diventino nuove. Possiamo immaginare che la dottrina ci sia stata trasmessa, per farne ciò che vogliamo; Ma è vero il contrario. Noi siamo stati consegnati ad essa, affinché essa possa compiere la sua opera su di noi. Cantici è con l'educazione cristiana dei giovani e con l'evangelizzazione dei pagani. Lo stampo della dottrina cristiana impartisce a colui che è messo in contatto vivo con essa un nuovo motivo di santità, nell'amore redentore e sacrificale del Salvatore; una nuova regola di santità, nella sua legge e nella sua vita; e un nuovo aiuto verso la santità, nella fornitura dell'aiuto e della grazia dello Spirito. Si compie una trasfigurazione morale, come risultato naturale di un'accettazione intelligente e di una fedeltà volontaria. Perché se la fede è l'anima dell'obbedienza, l'obbedienza è il corpo della fede. Non c'è cambiamento così meraviglioso e così ammirevole come quello che è operato nel carattere umano dal potere plasmante della dottrina cristiana

Il vangelo: uno stampo di obbedienza

Alcuni ricordi è meglio dimenticarli, come un sogno orribile. Non così il ricordo che il cristiano ha della sua conversione. Come ai Corinzi veniva ricordata la loro precedente miserabile carriera -- "tali eravate alcuni di voi" -- così ecco i Romani. Nella lettura della Versione Autorizzata si deve porre l'accento sul passato, "erano"; allora suggerisce la traduzione più chiara dell'edizione riveduta

I LA SCHIAVITÙ PRECEDENTE. La libertà assoluta è impossibile per l'uomo, che è circondato da poteri superiori e ha una legge divina impressa nella sua natura. Il giovane testardo è realmente schiavo del peccato; e il recluso nella sua solitudine, pur libero da alcune delle restrizioni della civiltà, tuttavia si priva di alcuni vantaggi, e quindi si impone certi limiti. La descrizione del peccato come servizio di schiavitù è proprio quando pensiamo al modo in cui gli uomini sono logorati dal vizio. Le corde di seta del piacere diventano legami adamantini. L'uomo che tarda a riformare la sua vita diventa un prigioniero, incapace di girare la chiave nella serratura arrugginita. L'avversione per l'epiteto "servi del peccato" non deve renderci ciechi di fronte alla sua accuratezza, nonostante i termini eufemistici che vorrebbero nascondere la flagranza delle nostre trasgressioni. Senza supporre che le statistiche dei membri delle Chiese includano accuratamente tutti i servitori della giustizia, la condizione di schiavitù è fin troppo comune, anche nell'Inghilterra cristiana. Insistete su questo fatto, e ricordate che la grande domanda non è se possiamo fissare la data ed enumerare i dettagli della nostra conversione, ma se siamo consapevoli di un cuore e di una vita rinnovati

II IL NUOVO SERVIZIO. Il testo parla di un mutato stato di obbedienza a Dio e di adozione della giustizia, uno stato sanzionato dalla coscienza, ratificato dal giudizio, gradito all'Onnipotente e benefico in ogni modo a noi stessi e agli altri. La sua causa è il nuovo insegnamento riguardante Gesù Cristo. Il tempo è definito; questi cristiani avevano ricevuto la dottrina e l'avevano abbracciata volentieri. Forse la buona notizia è oggi troppo gravata da fraseologia tecnica, o, essendo stata ascoltata frequentemente fin dall'infanzia, non riesce a suscitare in noi la lieta meraviglia che suscitava quando era fresca all'orecchio. Ai Romani portò la notizia dell'abrogazione della Legge Sinaitica come patto di vita; parlava dell'unica Offerta perfetta per mezzo della quale coloro che credono sono santificati; parlava dell'amore che tutto provvede del Padre per i suoi figli che sbagliano. Il vangelo viene come una legge a cui obbedire, ma fornisce motivi adeguati e potere spirituale per il suo adempimento. Il codice è il discepolato di Cristo, l'ascolto della sua predicazione e la copia della sua vita. Questa dottrina è rappresentata nel testo come "uno stampo" in cui viene gettata la vita degli obbedienti, impartendo loro una forma giusta, una somiglianza con il loro maestro, Cristo. E nell'obbedienza sincera si realizza la vera libertà. Il padre, che torna a casa faticosamente carico di doni per i suoi figli, non considera il suo carico come un peso noioso. La madre, con le sue nuove responsabilità e cure, si compiace del giogo materno. L'amore altera i pregiudizi, olia gli ingranaggi del dovere. Cristo ha conquistato il cuore del suo popolo, e servirlo è un onore e una gioia. Egli toglie le catene del peccato e noi accogliamo le catene d'oro della retta obbedienza. Non neghiamo che il peccato abbia i suoi piaceri; ma, in confronto al senso di purezza e di elevazione che il servizio di Cristo fornisce, c'è la differenza tra l'atmosfera calda e soffocante del music-hall e l'aria dolce e tonificante della cima della montagna

III IL RINGRAZIAMENTO PER LA LIBERAZIONE. Nessuno poteva pensare che la traduzione della Versione Autorizzata implicasse il diletto di Paolo per la precedente ingiustizia; ma la traduzione riveduta è meno ambigua per il lettore frettoloso. La frase "grazie a Dio" era un inserzione standard in lettere ordinarie. Qui non si tratta di un'attribuzione priva di significato, che riempie gli interstizi della parola, ma di un devoto riconoscimento di sincera gratitudine a colui che ha istituito il piano di grazia della salvezza, rinunciando al suo amato Figlio, e mediante il suo Spirito apre i cuori di un uditorio ad attendere il messaggio della vita eterna. È l'effusione del cuore per la sicurezza e l'onorevole obbedienza dei compagni cristiani. Un pastore può offrirlo per il suo gregge, un maestro per i suoi scolari. Dona gloria a Dio! ringraziatelo con le labbra e con la vita, cercando di comprendere e ubbidire agli statuti e ai princìpi della Parola di verità, e guidando altri a conoscere le gioie dell'ubbidienza redentrice. - S.R.A

19 Io parlo alla maniera degli uomini a causa dell'infermità della tua carne. Qui ανθρωπινον λεγω "Io parlo umanamente" può essere inteso come riferito all'espressione immediatamente precedente, cioè εδουλωθητε τη δικαιοσυνη. San Paolo può significare: "Dicendo che siete stati fatti schiavi della giustizia, sto usando un linguaggio umano che non si applica propriamente alle vostre relazioni spirituali. Perché ora non sei veramente in schiavitù; sei stato emancipato dalla tua precedente schiavitù al peccato, e ora sei chiamato a dare una libera concessione volontaria alla giustizia; essendo, infatti, figli, non schiavi". Questa visione della vera posizione del cristiano come quella della libertà ricorre così spesso e con tanta forza in San Paolo che è particolarmente probabile che sia il pensiero che gli si presenta qui; la stessa parola εδουλωθητε potrebbe suggerirlo Confronta Romani 8:15 - , segg.; 2Corinzi 3:17 Galati 4:4-7 5:1,13 Se egli direbbe comprendeste pienamente la vostra posizione di figli di Dio, sentireste impossibile anche solo pensare di peccare volontariamente; ma, per venire incontro alla vostra debolezza umana, io pongo il caso come se foste stati trasferiti da una schiavitù all'altra, per mostrare che, Ciò nonostante, avete l'obbligo di non peccare. Secondo questa visione del significato del passaggio, "l'infermità della tua carne" si riferisce all'ottusità della percezione spirituale, essendo σαρξ opposto in senso generale a πνευμα. Se fossero stati πνευματικοι, avrebbero discernito τα του πνευματος του Θεου senza bisogno di una tale visione umana della questione che fosse posta davanti a loro Confronta 1Corinzi 2:14 Alcuni, tuttavia, prendendo ασθενειαν της σαρκο per denotare debolezza morale, che rende difficile per l'uomo il raggiungimento della santità, Confronta Marco 14:38 intendete ανθρωπινον λεγω nel senso che "Non vi chiedo più di quanto sia possibile, per la vostra fragile umanità; poiché vi esorto solo a rendere alla giustizia la stessa fedeltà che un tempo rendeste al peccato". Questa interpretazione attribuisce un significato completamente diverso alla frase. Ha il sostegno di Origene, Crisostomo, Teodoreto, Calvino, Estio, Wetstein e altri; ma non sembra così naturale o probabile come l'altro, che è accettato dalla maggior parte dei commentatori moderni. Poiché, come avete consegnato le vostre membra servi all'impurità e all'iniquità all'iniquità, così ora rendete le vostre membra servi alla giustizia fino alla santificazione piuttosto che alla santità, come nella Versione Autorizzata; la parola è αγιασμος, sempre tradotta così altrove. Questa è un'esposizione di ciò che deve seguire in pratica dal punto di vista che è stato assunto del cambiamento nella posizione del cristiano simile al trasferimento dei servi da un padrone all'altro. Devono dedicare i loro membri vedi sopra al Versetto 13 al servizio del nuovo padrone nello stesso modo in cui avevano fatto a quello del vecchio; essendo anche intimati gli scopi o i risultati dei due servizi. L'antico servizio consisteva nell'abbandonarsi all'impurità con riferimento ai peccati di sensualità, e in generale all'ανομια, cioè all'illegalità, o al disprezzo del dovere; e il suo risultato è espresso da una ripetizione di quest'ultima parola. Perché il peccato non porta a nulla di positivo; la condotta illegale porta solo a un'abitudine o a uno stato di illegalità; mentre il servizio della giustizia in se stesso porta alla santificazione per il risultato duraturo della partecipazione alla santità di Dio. "Qui justitiae serviunt, proficiunt; ανομοι, iniqui, sunt iniqui, nil amplius" Bengel

20 Versetti 20-23.Poiché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi dalla giustizia più letteralmente, alla giustizia, cioè non eravate in alcun modo schiavi della giustizia. Quale frutto avevate allora cioè quando un tempo eravate schiavi del peccato in quelle cose di cui ora vi vergognate?, poiché la fine di queste cose è la morte. Ma ora, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete il vostro frutto per la santificazione; e la fine della vita eterna. Poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono gratuito di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. La connessione logica con il contesto precedente della serie di versi di cui sopra, a partire dal Versetto 20, così come la sequenza di pensiero che li attraversa suggerita dalle particelle γα e δε, non è immediatamente ovvia. Sembra essere il seguente: la γαρ nel Versetto 20 introduce una ragione per l'esortazione del Versetto 19, παραστησατε, ss. Ma il Versetto 20 non è di per sé il motivo, essendo solo un'introduzione all'affermazione di esso nei versetti che seguono. La deriva dell'intero passaggio sembra essere questa: Consegnate le vostre membra al solo servizio della giustizia; poiché Versetto 20 una volta eravate al solo servizio del peccato, non avendo alcuna fedeltà alla giustizia; e Versetto 21 quale frutto avete avuto da quel servizio? Nessuno; poiché sapete che l'unico fine delle cose che avete fatto allora, e di cui ora vi vergognate, è la morte. Ma Versetto 22 il vostro nuovo servizio ha il suo frutto: conduce alla vostra santificazione ora, e alla fine alla vita eterna. Le autorità, tuttavia, sia antiche che moderne, sono divise sulla punteggiatura, e la conseguente costruzione, del Versetto 21. Nella Vulgata e nella Versione Autorizzata come nell'interpretazione data sopra la fine dell'interrogatorio è posta dopo "vergogna", la risposta, nessuna, essendo compresa, e "per il fine", ss., essendo la ragione per cui non c'è frutto. L'altro modo è quello di prendere la domanda come se terminasse con "avreste allora" e "quelle cose di cui, " ss., come la risposta ad essa, e per il fine, ss., come la ragione per cui si vergognano. Così: "Quale frutto avevate allora quando eravate liberi dalla giustizia? Le opere o i piaceri di cui ora ti vergogni erano l'unico frutto; Adesso ti vergogni di loro; perché la loro fine è la morte". Quest'ultima interpretazione è difesa da Alford sulla base del fatto che è più coerente "con il significato neotestamentario di καρπος, che è 'azioni', il 'frutto dell'uomo' considerato come l'albero, non 'salario' o 'ricompensa', il 'frutto delle sue azioni'". Questo è vero. Ma, d'altra parte, si può sostenere che tale uso della parola καρπος da parte di San Paolo è sempre in senso buono; egli di solito considera il peccato come privo di frutti; al frutto dello Spirito si oppone non un frutto di carattere diverso, ma le opere εργα della carne; Galati 5:19,22 e in Efesini 5:11 di nuovo in opposizione al frutto dello Spirito parla delle opere infruttuose εργοις τοις ακαρποις delle tenebre. Così l'idea del Versetto 21, intesa come nella Versione Autorizzata, sembra corrispondere strettamente a quella dell'ultimo passo citato. "Le cose di cui ora vi vergognate", in Versetto 21, sono "le opere delle tenebre" di Efesini 5:11 ; e in entrambi i luoghi si dichiara che non hanno frutto. Il peccato è un albero sterile, e finisce solo con la morte. Confronta quanto è stato detto sopra a proposito di εις τηαν e εις αγιασμον nel Versetto 19. È vero, tuttavia, che l'espressione nel capitolo successivo, καρποφορησαι τω θανατω, Romani 7:5 in opposizione a καρποφορησωμεν τω Θεω, indebolisce in una certa misura la forza dell'argomento di cui sopra. Osserviamo, infine, al versetto 23, che al "salario" del peccato οψωνια, usato di solito per indicare la paga di un soldato si contrappone il "dono gratuito" χαρισμα perché il peccato guadagna la morte come ricompensa dovuta; ma la vita eterna non è guadagnata da noi, ma ci è concessa dalla grazia di Dio. Per quanto riguarda la frase, δουλωθεντες τω Θεω, in Versetto 22, può essere usata senza bisogno di scuse come sembra essere implicita in Versetto 19 secondo il significato del versetto che è stato preferito per parlare del nostro diventare schiavi della giustizia. Poiché noi apparteniamo a Dio come al suo δουλοι, e a Cristo, essendo stati "comprati a caro prezzo"; Confronta 1Corinzi 7:23 e San Paolo all'inizio delle sue Epistole spesso si chiama δουλος Χριστου Confronta anche Luca 17:10 Ma non ne consegue che il nostro servizio debba essere il servizio degli schiavi; può essere un'obbedienza libera, volontaria, entusiasta; obbediamo, non perché siamo schiavi di obbedire, ma perché l'amore ci ispiraConfronta Galati 4:6 - , ss., "Poiché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figlio nei vostri cuori, gridando: Abbà, Padre. Perciò non sei più servo, ma figlio"

Desiderate il regalo migliore!

Il contrasto aumenta l'effetto, poiché gli artisti su uno sfondo scuro proiettano il primo piano in un rilievo più luminoso. L'apostolo Cantici pone due carriere a stretto contatto. Egli non permetterà che faccia poca differenza quale sentiero gli uomini percorrano, in quale condizione si trovino, o quali qualifiche cerchino

I UNA BENEDIZIONE EPOCALE. "Vita eterna". Tutta la vita è meravigliosa: è facile distruggere la vita effimera di una falena, ma ripristinarla è al di là delle capacità umane. I discepoli ebbero la certezza della vita eterna, ma morirono; Di conseguenza la vita che ricevevano non doveva essere misurata in bilance ordinarie, né doveva essere sondata da un coltello da dissezione di materiale. La vita eterna è un tipo di vita diverso dalla mera esistenza transitoria; Passa indenne attraverso il crogiolo della morte animale, perché i poteri spirituali non sono toccati dalla decadenza e dalla corruzione terrena. La vita eterna significa l'attualizzazione della natura morale, la sua rianimazione dal sonno delle trasgressioni e dei peccati. E come la vita ordinaria nella sua pienezza implica la libertà dal dolore e dalla malattia, e un'attività vigorosa, così la vita spirituale, quando pienamente realizzata, implica la pace della mente e il potere di fare il bene. Sono cristiani deboli che non conoscono l'energia gioiosa dei bambini "con l'argento vivo nelle vene", che si dilettano a esercitare le loro membra e a sviluppare così le loro crescenti facoltà

II QUESTA BENEDIZIONE RICEVUTA IN DONO. Con un'azione peccaminosa meritiamo la morte, come un soldato con il suo servizio guadagna le sue razioni e la sua paga. Disobbediamo alla Legge e ci attiriamo addosso la sentenza. Ma non abbiamo il potere di procurarci l'assoluzione e il favore. Per quanto il giovane gioisca nel vedere la sua prima sovrana guadagnata brillare nel palmo della mano, non poteva provare alcun piacere per le percosse che la sua disobbedienza gli procurava. La debolezza umana è stata prevista nel piano di salvezza di Dio. Colui che ha infuso la vita naturale nell'uomo ritorna con grazia per ispirare le sue creature con la vita spirituale. Dio conosce i bisogni delle sue creature, e il dono è preminentemente adatto. I Romani amavano i giochi dell'anfiteatro; ma quando la carestia minacciò la città, le maledizioni furono forti e profonde contro Nerone perché le navi alessandrine attese con il grano arrivarono invece con la sabbia per l'arena. E agli uomini piace un bel regalo; Non tratteniamoci, quindi, dall'accettare la regale munificenza così adatta ai nostri bisogni. Tratta l'oro con cura, premia e usa il tesoro

III IL PORTATORE DEL DONO. Essa viene "per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore". Egli è il Canale attraverso il quale scorre in noi la nuova vita, l'involucro che contiene la promessa della vita. La vita in astratto non possiamo comprenderla; è sempre connesso con qualche persona o organismo. "In lui era la vita; …. La tua vita è nascosta con Cristo in Dio". È stato scientificamente dichiarato che la vita consiste nell'armonizzazione delle nostre condizioni esterne e interne. La condizione principale da parte nostra è la peccaminosità, da parte di Dio la giustizia; ed è Cristo che ci riconcilia con Dio, togliendo il peccato dalla croce e investendoci della giustizia del Santo. Nelle sue parole, nel suo esempio e nei suoi uffici troviamo ogni aiuto e benedizione. Come il navigatore che attraversa lo Stretto di Magellano nel Pacifico collega la sua tranquillità con la croce del sud che brilla nel cielo sopra di noi, così possiamo rallegrarci della pace che Cristo porta. Non è un credo che siamo invitati ad accettare, ma una Persona vivente, con la quale possiamo conversare, ed essere istruiti nella perplessità e incoraggiati quando scoraggiati. Abbiamo questa vita terrena come il periodo e l'opportunità di "afferrare la vita eterna". -S.R.A

Illustratore biblico:

Romani 6

1 CAPITOLO 6

Romani 6:1-5

Che diremo allora? Rimarremo noi nel peccato, affinché la grazia abbondi?

Grazia e peccato: - 1. Questa domanda fu suggerita da una frase, la cui stessa cadenza sembrava essere ancora viva nella memoria dell'apostolo (CAPITOLO 5:20). È bene tracciare la continuità della Scrittura, leggere la lettera di uno scrittore ispirato come si leggerebbe qualsiasi altra, come un'intera composizione, attraverso la quale forse scorre la deriva di una concezione prevalente

(2.) Il possesso su cui è data la vita eterna, e su cui è tenuto sotto l'economia del vangelo, Paolo lo rende abbondantemente manifesto con frasi come "grazia", e "grazia gratuita", e "giustificazione della fede e non delle opere", e il "dono della giustizia" da una parte, e il "ricevere l'espiazione" dall'altra. Eppure l'apostolo, riscaldato dalla consegna di queste intimazioni, e in un solo respiro dopo aver pronunciato che dove c'era abbondanza di colpa c'era una sovrabbondanza di grazia in serbo per essa, quando si trovò di fronte alla domanda: Che cosa dunque? Faremo di più di questo peccato, per poter attingere di più di questa grazia? sulla sua semplice autorità di messaggero di Dio egli entra nel suo solenne avvertimento contro la continuazione del peccato. Per quanto il vangelo sia prodigo del suo perdono per il passato, non ha alcuna tolleranza né per gli scopi né per le pratiche del peccato in futuro. Accoppia questi due versetti e impara dal semplice cambiamento di tempo due delle lezioni più importanti del cristianesimo. Con il primo di questi versetti ci sentiamo autorizzati a offrire la più completa indennità ai peggiori e ai più indegni. Il tuo peccato è abbondato; ma la grazia di Dio è abbondata molto di più. Nessun peccato è al di fuori della portata dell'espiazione, nessuna colpa di una tinta così profonda che il sangue di un Salvatore crocifisso non può lavare. Ma il peccatore dovrebbe anche guardare avanti, e non dimenticare che lo stesso vangelo che sparge un oblio su tutta la peccaminosità del passato, entra in una guerra di sterminio contro la peccaminosità futura

(3.) Il termine "morto", nella frase "morto al peccato", può essere inteso in senso forense. Siamo morti per legge. La condanna della morte era su di noi a causa del peccato. Immaginate che, proprio come sotto un governo civile un criminale è spesso messo a morte per la rivendicazione della sua autorità e per la rimozione di un fastidio dalla società, così, sotto la giurisprudenza del Cielo, una completa estinzione dell'essere è stata imposta al peccatore. Immaginate che la sentenza sia eseguita, che con un atto di sterminio il trasgressore sia espulso dalla creazione animata di Dio. Non ci potrebbe essere alcun fraintendimento della frase se si dovesse dire che era morto per il peccato o morto per il peccato. Ma supponiamo che Dio abbia escogitato un modo per rianimare la creatura che aveva subito questa inflizione, la frase potrebbe ancora aderire a lui, sebbene ora viva dai morti. E in queste circostanze, spetta a noi continuare nel peccato, noi che per il peccato siamo stati consegnati all'annientamento, e solo per la benignità di un Salvatore ne siamo stati liberati? Ora l'argomento conserva la sua interezza, anche se il Mediatore dovrebbe interferire con il Suo equivalente prima che la pena di morte sia stata inflitta. Eravamo come morti, perché la sentenza era stata pronunciata, quando Cristo si mise in mezzo e, lasciandola illuminare su di sé, la portò via. Il Dio che ha amato la giustizia e ha odiato l'iniquità seimila anni fa, non porta forse lo stesso amore per la giustizia e lo stesso odio per l'iniquità? E il peccatore non può ben dire: Tenterò di nuovo l'alleanza incompatibile di un Dio che approva e di un peccatore perseverante; o di nuovo mettere alla prova lo Spirito di quell'Essere che, durante tutto il processo della mia condanna e del mio salvataggio, ha dato una tale prova di santità sensibilissima e immacolata? Tramite Gesù Cristo, veniamo di nuovo alla Gerusalemme celeste; ed è più fresco che mai nel verde di una santità perpetua. Come potremo noi, che siamo stati trovati inadatti a dimorare in questo luogo a causa del peccato, continuare nel peccato dopo avervi rimesso la testimonianza? 4. Ma mentre abbiamo così insistito sull'interpretazione forense della frase, tuttavia non trasmettiamo di insistere sul senso personale di essa, come implicante una tale morte di affetto per il peccato, una tale estinzione dell'antica sensibilità alle sue lusinghe e ai suoi piaceri, come il fatto che abbia cessato il suo consueto potere di ascendente sul cuore e sul carattere di colui che era precedentemente il suo schiavo. Così l'apostolo (vers. 5, 6) prosegue mostrando che siamo stati piantati insieme a somiglianza della Sua morte. Egli è ora quella Vite immortale, che sta per sempre al sicuro e al di fuori della portata di qualsiasi piaga divorante da parte del nemico ora placato; e noi che per fede siamo uniti a Lui come tanti rami, partecipiamo a questa benedetta esenzione insieme a Lui. E come partecipiamo così alla Sua morte, così parteciperemo anche alla Sua risurrezione. Con ciò che ha fatto al nostro posto, non solo è stato grandemente esaltato nella Sua persona; ma Egli ci ha resi partecipi della Sua esaltazione, alla cui ricompensa saremo promossi come se avessimo reso obbedienza noi stessi. Questo coincide con un'altra parte della Bibbia, dove si dice che Cristo ha dato se stesso per noi, per redimerci da ogni iniquità e purificarci per Sé un popolo particolare zelante nelle buone opere

(5.) Ora, come mai poiché siamo partecipi della crocifissione di Cristo, in modo che la legge non abbia più severità da infliggere su di noi, ciò dovrebbe avere alcun effetto nel distruggere il corpo del peccato, o nell'emanciparci dal servizio del peccato? Com'è possibile che il fatto di essere assolti porta al fatto di essere santificati? Non c'è dubbio che lo Spirito di Dio origina e porta avanti l'intero processo. Egli dona la fede che rende la morte di Cristo disponibile per la nostra liberazione dalla colpa; e fa germogliare nella fede tutte quelle influenze morali e spirituali che determinano la trasformazione personale che stiamo indagando. Ma lo fa, in un modo che è conforme ai principi della nostra natura razionale; e un modo è attraverso il potere espulsivo di un nuovo affetto di espropriare uno vecchio dal cuore. Non potete distruggere il vostro amore per il peccato con un semplice atto di sterminio. Non puoi quindi allontanare dal tuo seno uno dei suoi più cari e antichi favoriti. La nostra natura morale aborre il vuoto che si formerebbe in questo modo. Ma l'uomo per fede consideri se stesso crocifisso con Cristo, e il mondo sia disarmato dal suo potere di tentazione peccaminosa. Non si preoccupa più delle cose terrene, solo perché ora sono alla sua portata cose migliori, e "la nostra condotta è in cielo, donde anche noi attendiamo il Salvatore, il Signore Gesù Cristo". E questo è in perfetta analogia con le esibizioni familiari della nostra natura negli affari ordinari. Immaginiamo un uomo imbarcato, con seria ambizione, in qualche attività di vendita al dettaglio, la cui mente è interamente occupata dalle piccole fluttuazioni che si verificano nei prezzi, nei profitti e nei clienti; ma che tuttavia è intrattenuto dall'esame annuale dei particolari alla fine di esso, con l'obiettivo di qualche comoda aggiunta ai suoi vecchi accumuli. Dovete vedere quanto fosse impossibile staccare i suoi affetti dagli oggetti e dagli interessi di quella sua condotta preferita con una semplice dimostrazione della loro vanità. Ma supponiamo che qualche splendida proprietà o qualche sublime cammino di alta e speranzosa avventura fossero posti alla sua portata, e che le visioni di un'abbondanza molto più gloriosa dovessero riversare una luce nella sua mente, che superava di gran lunga e così eclissava tutta la bellezza di quelle prospettive più domestiche a cui era solito indulgere: non è chiaro che l'antico affetto di cui non avrebbe mai potuto liberarsi con la semplice annientamento, verrà ad essere annientato, e ciò semplicemente cedendo il posto al nuovo. (T. Chalmers, D.D.)

Grazia gratuita e peccato: - 1. I capitoli precedenti sono una prova e una difesa della prima verità fondamentale del Vangelo: che l'unico modo in cui possiamo essere perdonati è confidando esclusivamente, non in ciò che abbiamo fatto noi stessi, ma in Cristo e nella Sua espiazione. No; abbiamo il principio che quanto più il peccato è abbondato, tanto più sovrabbondante e trionfante è il libero favore di Dio

(2.) A molti questo è sempre sembrato un insegnamento molto pericoloso. Sembra che non offra alcuna sicurezza per la virtù pratica, se, in effetti, non premia effettivamente il peccato. Che cos'altro è questo, se non dire che possiamo peccare di più per rendere più illustre la misericordia di Dio che perdona? Naturalmente, se qualcosa che si avvicina a questo fosse una giusta deduzione dalla dottrina della giustificazione, allora una tale dottrina sarebbe grossolanamente immorale. Ma la stessa obiezione fu sollevata ai tempi di San Paolo contro l'insegnamento di San Paolo; e vi rispose con un vigoroso ripudio. In effetti, la sua risposta ad essa costituiva la seconda sezione principale del suo sistema teologico, poiché in quella risposta egli sviluppò l'intera teoria della santità cristiana. E l'accusa di tendenza immorale, che ha ignorato innocuamente San Paolo e la Chiesa del suo tempo, può benissimo dimostrarsi altrettanto innocua contro le Chiese evangeliche di data moderna. Ricordate, l'assoluzione gratuita di un credente pentito non è il fine del vangelo, ma solo il mezzo. Ora, se la giustificazione gratuita si rivela in giudizio non per salvare un uomo dal suo peccato, ma per incoraggiarlo in esso; allora si rivela essere un imbroglio, come tutti gli altri vangeli o ricette per operare la liberazione che gli uomini abbiano mai inventato o sperimentato prima di Cristo e dopo di Lui! La questione, quindi, è vitale. Significa semplicemente questo: il Vangelo è un successo o un fallimento? 3. La risposta immediata di San Paolo è schietta e sconcertante. Si tratta di questo: un tale abuso della grazia gratuita è impensabile e fuori questione. I cristiani sono persone che, per il solo fatto di diventare cristiane, sono passate attraverso un'esperienza che ha posto virtualmente fine alla loro vita peccaminosa. Tale difficoltà è puramente intellettuale, sorge nella mente degli uomini che cercano di comprendere il Vangelo dall'esterno senza averlo prima sperimentato. Ma, allora, una volta che questa difficoltà intellettuale è stata iniziata da un obiettore non cristiano, il cristiano brama di trovare una risposta intellettuale. Che la mia fede cristiana sia incompatibile con il persistere nel peccato, sento. Come si arriva ad essere così incoerenti con esso, voglio anche vedere. 4. È in questa prospettiva che San Paolo procede. "Ignorate ciò che ogni cristiano dovrebbe sapere: quanti di noi sono stati battezzati in Cristo, sono stati battezzati nella Sua morte?" Ebbene, dunque, si dice che "fummo sepolti insieme a lui per mezzo di quel nostro battesimo nella sua morte, con l'esplicito scopo, non che rimanessimo morti più di quanto egli rimanesse morto, ma che, come egli fu risuscitato dai morti, così anche noi dovremmo camminare in una nuova vita". Nel caso dei convertiti nella Chiesa primitiva, la conversione era sempre attestata pubblicamente, e il suo carattere interiore simboleggiato, dal rito iniziatico del battesimo. Per loro nulla potrebbe sembrare più naturale che guardare indietro al loro atto battesimale ogni volta che sorgeva una domanda su ciò che la loro conversione significava veramente. Il suo significato più generale era questo, che metteva i credenti battezzati in una relazione il più stretta possibile con Cristo, il loro Secondo Adamo, del cui "corpo" dovevano da allora in poi essere "membra", le cui fortune dovevano da allora in poi condividere. Ma se il battesimo suggella la nostra incorporazione nell'Uomo Rappresentativo dal cielo; chi non sa che l'atto speciale di Gesù, al quale di tutti gli altri siamo portati in modo più prominente a partecipare, non è altro che la Sua morte e sepoltura? La cosa centrale di Cristo su cui la mia fede deve fissarsi è la Sua morte espiatoria sulla Croce per il peccato. Amos io per essere giustificato per mezzo di Lui? Allora è "mediante la fede nel suo sangue" (CAPITOLO 3:25). Io, un nemico, sono stato "riconciliato con Dio" da Suo Figlio? Sono stato riconciliato "per mezzo della morte del Figlio suo" (CAPITOLO 5:10). A quella morte sulla Croce di espiazione che è stata attestata dai Suoi tre giorni di sepoltura, il Vangelo dirige l'occhio del peccatore, e su questo edifica la sua fiducia per il perdono e la pace con Dio. E il grande rito che ha certificato al mondo e a me che io sono di Cristo, è stato prima di tutto un battesimo nella morte di Colui che è morto per me! 5. Tutto questo San Paolo lo tratta come un luogo comune cristiano. Il suo rapporto con il nostro continuare a peccare è ovvio. La conversione attraverso la fede nella propiziazione di Cristo è vista essenzialmente come un cambiamento morale, un morire al peccato. Il nervo della vecchia vita separata, egoistica e peccaminosa di ogni uomo fu tagliato quando l'uomo si fuse nel suo nuovo Rappresentante, e rinunciò ai suoi peccati personali per essere giudicato, condannato ed espiato nella sua Croce dell'Espiatore. Ora, come può un uomo che ha vissuto un'esperienza del genere continuare a peccare? Per lui il vecchio brutto passato è una cosa morta e sepolta. Le cose vecchie sono passate, tutto è diventato nuovo. Un uomo del genere non può tornare ad essere ciò che era prima, a sentirsi come si sentiva o ad agire come era solito agire, più di quanto Gesù Cristo possa risorgere dalla Sua tomba per essere ancora una volta la Vittima di una colpa non espiata e il Portatore del Peccato per una razza colpevole

(6.) Il cristiano muore al suo vecchio peccato per poter iniziare a vivere per la santità e Dio. Questo è il disegno esplicito che Dio aveva quando mise a morte i nostri peccati nella Croce del Suo caro Figlio. La fede in Cristo ci fa incorporare moralmente a Lui in spirito, così come legalmente abbracciati sotto di Lui come nostro Rappresentante. Cristo è il nostro Capo in quanto ci rappresenta davanti alla legge, in modo che nella Sua morte tutti coloro che sono Suoi sono morti al peccato. Cristo non è meno il nostro Capo per vivificarci come Sue membra, e nel Suo vivere di nuovo viviamo tutti di nuovo. La volontà e la forza di camminare in una nuova vita morale ci sono quindi garantite dalla nostra fede. La fede cristiana è ben lungi dall'essere un atto superficiale, o inoperante, o meramente intellettuale, come un uomo può fare senza che il suo carattere morale ne sia seriamente intaccato. Essa è connessa con le radici profonde della nostra natura morale e religiosa. Cambia la corrente principale della nostra vita etica. Coloro che sono stati battezzati in Cristo e dicono di confidare nella Sua morte come fondamento della loro pace con Dio, sono tenuti a convincersi che la loro fede è tale da uccidere il peccato e da mantenere una vita di giustizia. (J. Oswald Dykes, D.D.)

La purezza della dispensazione del Vangelo: - Che la dispensazione del Vangelo, invece di allentare i principi dell'obbligo morale, rafforzi e renda il peccato commesso sotto la sua luce il più imperdonabile, può essere illustrato.

(I.) Dalla natura e dalle perfezioni di Dio. Egli è un essere di assoluta purezza. Essendo così perfetto in se stesso, deve amare ogni somiglianza della sua perfezione in una qualsiasi delle sue creature intelligenti; e quanto più gli assomigliano, tanto più devono essere oggetto del suo favore

(II.) Dal carattere e dagli uffici del Redentore. Il Redentore è il Figlio prediletto di Dio, uno con il Padre; e, quindi, gli argomenti tratti dalle perfezioni di Dio, per illustrare la purezza della dispensazione del Vangelo, sono ugualmente conclusivi per quanto riguarda il Redentore. Nei Suoi diversi uffici, non meno che nel Suo carattere personale, Cristo promosse invariabilmente la causa della giustizia. Per questo sostenne l'ufficio di profeta; per questo divenne il nostro grande Sommo Sacerdote, per restaurare quel rapporto che il peccato aveva interrotto. Anche per questo fine è diventato il nostro Re e ci ha dato un sistema di leggi adatto a quello stato di riconciliazione. Ora, essendo tale il Suo carattere, tali gli uffici che Egli sostenne come nostro Redentore, e tale il fine per il quale li sostenne, ne consegue, per necessaria conseguenza, che la dispensazione del Vangelo, lungi dall'allentare gli obblighi del dovere morale, tende potentemente a confermarli

(III.) Da quella perfetta regola di condotta morale che il Vangelo prescrive. È allo stesso tempo il più semplice, il più puro e perfetto che sia mai stato consegnato al mondo; tanto superiore ai famosissimi sistemi di filosofi quanto il suo autore divino era superiore ad essi. Pone le fondamenta del dovere morale nel cuore, la vera molla dell'azione; e per un semplice principio di cui ogni cuore è suscettibile, anche il principio dell'amore, provvede alla condotta morale più perfetta e al corretto adempimento dei doveri della vita

(IV.) Da una considerazione dei luminosi esempi che ci vengono posti davanti nel Vangelo

(V.) Dal potente aiuto che il Vangelo promette per permetterci di osservare i suoi precetti e di imitare i luminosi esempi che ci pone davanti. L'Autore misericordioso di questa Divina influenza è lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, la terza persona nella sempre benedetta Trinità

(VI.) Dal fine ultimo e dalla progettazione dell'intero schema. Il grande fine del piano evangelico è senza dubbio quello di portarci a uno stato di perfetta felicità nel glorioso regno del nostro Dio; al pieno godimento di quell'immortalità che il nostro Salvatore ha rivelato. Con il raggiungimento di questo fine glorioso, la santità, o purezza morale, è inseparabilmente connessa, sia nella natura delle cose che dalle leggi positive del governo morale di Dio

(1.) Nella natura delle cose, l'empio o l'immorale devono essere esclusi dalla felicità celeste. Ne sono incapaci. Non c'è alcuna conformità tra le disposizioni che hanno coltivato e le gioie delle regioni celesti

(2.) Non è solo nella natura delle cose, ma per la legge positiva del governo morale di Dio, che gli ingiusti sono esclusi dal cielo e dalla felicità. (G. Goldie.)

Perversioni della verità evangelica: - 1. Che diremo allora? Dire a cosa? Alla grande affermazione che l'uomo è giustificato gratuitamente per la grazia di Dio attraverso la redenzione che è in Cristo Gesù. Sarà questo: persistiamo nel peccato affinché la grazia si moltiplichi? Con quanta incisività Paolo si rivolge all'immorale suggerimento! È una corruzione da non sopportare

(2.) Ma perché l'apostolo sottopose ai suoi lettori una conclusione del genere? Sapeva che la sua dottrina non lo conteneva, ma sapeva che un cuore umano corrotto e una comprensione perversa potevano intrometterlo. Che la conclusione, o il suo equivalente, sia stata affermata, e che spesso, quando se presentata come proposizione sarebbe respinta con disgusto, non è priva di un'influenza sottile, è materia di osservazione

(I.) Ci sono quelli che pensano che sia possibile continuare nel peccato ed essere salvati

(1.) Quante volte si è costretti a notare che gli uomini possono combinare l'amore per la dottrina evangelica con l'amore per il denaro e un'astuzia che fa alzare le spalle agli uomini che non sono evangelici. Abbiamo conosciuto uomini, grandi lottatori nella preghiera, le cui vite e i cui sussurri delle azioni ci hanno fatto vergognare. La confusione morale è alla base di queste incongruenze. Le nostre dottrine evangeliche non sono da biasimare. La colpa e il fallimento sono in coloro che li professano mentre li percepiscono solo a metà e ignorano le loro questioni morali

(2.) Paolo ci mostra che la grazia comprende non solo un atto di grazia di perdono fatto da Dio nell'interesse del credente, ma anche un principio attivo di santificazione nell'anima del credente. L'abbondanza della grazia si manifesta solo nella rottura del potere del peccato e nella distruzione del principio del peccato. La grazia è nemica del peccato, non la sua copertura. Colui che è salvato per grazia non è un lebbroso vestito di vesti bianche, ma un lebbroso guarito. La grazia non è la bellezza gettata sulla deformità di qualche ripugnante malattia; è la salute. È la vita che opera contro la morte, e nessun uomo può continuare nel peccato e tuttavia essere salvato dalla grazia

(3.) Ma ancora, la grazia non è un dono? Certamente. Ma Dio dà la vita. Ma la vita non è qualcosa di esterno alla creatura a cui è donata. Non è come un filo di perline intorno al collo o un anello al dito. Il dono della vita a un bastone morto in quel modo lo lascerebbe ancora un bastone morto. Ascolta una parabola. Una mattina d'estate di buon'ora mi imbattei in un frutteto. Gli alberi erano bellissimi e la frutta era abbondante. Continuai a vagare finché giunsi a un albero che non aveva né fiori né frutti. Dissi: "Povero albero smarrito, cosa ci fai qui? Mi meraviglio che tu non sia stato rimosso". Al che questo albero rispose aspramente: "Ti sbagli di grosso. Non sono né povero né perduto". «Ebbene», dissi, «non hai né foglie né frutti e, a mio giudizio, non hai linfa». «Che c'entra?» proruppe. "Sembra che tu non sappia che un grande salvatore degli alberi è stato quaggiù, e io ho creduto al suo vangelo, e sono salvato per grazia. Ho accettato la salvezza come un dono gratuito e, sebbene non abbia né foglie né frutti, sono comunque salvato". Lo guardai con pietà e dissi: "Sei un povero albero illuso; Non sei affatto salvato. Sei morto e buono a nulla, nonostante tutti i tuoi discorsi sulla grazia e la redenzione. La vita, che è salvezza. Quando ti vedrò carico di frutta, dirò: 'Ah! quel povero albero è finalmente salvo; Ha ricevuto il Vangelo ed è salvato per grazia". Mentre mi voltavo, sentii dire: "Tu non sei sano; Voi non capite il Vangelo". E ho pensato, così è, come gli alberi così gli uomini

(II.) Un'altra forma di questo antinomismo del cuore si collega immediatamente con la morte di Cristo. Gli uomini parlano e agiscono frequentemente come se nel sangue versato da Cristo ci fosse un riparo dalle conseguenze dei loro peccati, anche se rimangono nei loro peccati. Nutrono cupidigia, invidia, odio e orgoglio; si macchiano le mani di disonestà, e poi, con le loro mani macchiate alzate in faccia a Dio, affermano di credere nella morte di Cristo per i loro peccati, e sono salvati. Questo non è il vangelo predicato da Paolo. Egli chiede: "Come potremo noi che siamo morti al peccato vivere ancora in esso?" Colui che per fede si è appropriato della morte espiatoria di Gesù, in quell'atto e per mezzo di quell'atto è morto al peccato. Ai tempi dell'apostolo, il battesimo era il significato aperto della morte. Era come la sepoltura di uno che era morto. Sarebbe una cosa nuova vedere un morto che se ne va avanti come se nulla fosse accaduto. Così l'uomo salvato non persevera nel peccato; Come avrebbe dovuto? È morto per questo. Il peccato non ha più alcun diritto. Chi può reclamare qualcosa dei morti? Egli non è senza peccato. Il peccato, ahimè! non è morto, ma la menzogna è morta per lui. Non è andato oltre i suoi problemi, ma ha superato la sua schiavitù. La fede nella morte di Cristo come nostro mezzo di perdono, include anche la Sua vita come principio della nostra santificazione. Come ha detto uno di loro: "La Croce mi condanna ad essere santo". (W. Hubbard.)

Dottrine distorte: il naso di un uomo è una caratteristica prominente del suo viso, ma è possibile renderlo così grande che gli occhi, la bocca e tutto il resto sono insignificanti, e il disegno è una caricatura e non un ritratto. Certe importanti dottrine del Vangelo possono essere proclamate in modo così eccessivo da gettare il resto della verità nell'ombra, e la predicazione non è più il Vangelo, ma una caricatura, e una caricatura di cui alcune persone sembrano fortemente affezionate. (C. H. Spurgeon.)

Incoerenza:

(I.) La condotta di molti che si professano cristiani indica: 1. Che abbiano una certa conoscenza della grazia

(2.) Che non lo ricevano di cuore a causa del peccato

(3.) Che piuttosto lo usano come rifugio per il peccato

(II.) Tale condotta è abominevole, perché-1. Tenta Dio

(2.) È irrazionale

(3.) Tribuna la distruzione certa. 4. È impossibile dove la grazia è realmente attiva. (J. Lyth, D.D.)

L'abuso della misericordia divina: - Un certo membro di quel parlamento in cui fu approvato uno statuto per il sollievo dei poveri fu un ardente promotore di quella legge. Chiese al suo maggiordomo, quando tornò in patria, che cosa la gente avesse detto di quella legge. L'amministratore rispose di aver sentito un lavoratore dire che, mentre prima lavorava sei giorni alla settimana, ora ne lavorerebbe solo quattro; il quale abuso di quella buona disposizione colpì tanto il pio uomo di Stato che non poté trattenersi dal piangere. Signore, Tu hai fatto molte provviste nella Tua Parola per il mio sostegno e conforto, e hai promesso nelle mie necessità il Tuo sostentamento e la Tua protezione; ma non permettere che la mia presunzione di aiuto da parte Tua causi la mia negligenza di alcuno di quei mezzi per la mia conservazione spirituale e temporale che Tu hai prescritto. (C. H. Spurgeon.)

Dio non voglia. Come potremo noi che siamo morti al peccato vivere ancora in esso?

Morte al peccato: - L'abbondanza del peccato è l'occasione dell'abbondanza della grazia, ma l'abbondanza della grazia è per la distruzione dell'abbondanza del peccato. È assurdo supporre che un medicinale debba aggravare la malattia che cura

(I.) I credenti sono morti al peccato

(1.) Nella loro condizione davanti a Dio

(2.) Nel loro carattere in conseguenza di esso

(3.) Forense agli occhi della legge. 4. Sperimentalmente; in realtà

(5.) Nel loro affetto per esso

(6.) Nel suo potere su di loro. O, per dirla in un altro modo, i credenti sono morti per peccare legalmente nella giustificazione; personalmente nella santificazione; professato nel battesimo; e morirà completamente ad esso nella glorificazione

(II.) Questo è compiuto-1. Partecipando alla morte di Cristo, che è morto per essa

(2.) Mediante la comunicazione del potere di Cristo nell'ucciderlo

(3.) Con la professione fatta nel battesimo di rinunciarvi. La morte al peccato è la conseguenza necessaria dell'unione con Cristo, che libera dal suo potere depredatore, condannante e regnante. (T. Robinson.)

Gli uomini convertiti non amano il peccato: - Un armeno, discutendo con un calvinista, osservò: "Se credessi alla tua dottrina, e fossi sicuro di essere un uomo convertito, mi sazierei del peccato". "Quanto peccato", rispose il pio calvinista, "pensi che ci vorrebbe per saziare un vero cristiano per la sua propria soddisfazione?" Qui ha colpito nel segno. "Come possiamo noi, che siamo morti al peccato, vivere ancora in essa?" Un uomo veramente convertito odia il peccato con tutto il suo cuore, e anche se potesse peccare senza soffrire per esso, sarebbe abbastanza infelicità per lui peccare del tutto. (C. H. Spurgeon.)

La rottura del cristiano con il peccato è senza dubbio graduale nella sua realizzazione, ma assoluta e conclusiva nel suo principio. Come, per rompere veramente con un vecchio amico di cui si avverte l'influenza malvagia, le mezze misure sono insufficienti, e l'unico mezzo efficace è una spiegazione franca seguita da una rottura completa che rimane come una barriera eretta in anticipo prima di ogni nuova sollecitazione; quindi per rompere con il peccato c'è bisogno di un atto decisivo e radicale, di un atto divino che prenda possesso dell'anima e si interponga d'ora in poi tra la volontà del credente e il peccato Galati 6:14. Questo atto divino opera necessariamente attraverso l'azione della fede nel sacrificio di Cristo. (Prof. Godet.)

Le due vite: (testo e Romani 6:11 :-

(I.) Le vite contrapposte: "La vita nel peccato" e "l'essere viventi per Dio". Il contrasto è tale che chi non è spirituale può percepirlo, anche se non è in grado di capirlo. Gli empi possono dire: "Non sappiamo né ci preoccupiamo se un uomo è giustificato o no, ma sappiamo se osserva la legge della coscienza, se agisce secondo i suoi princìpi professati, se fa ciò che, a parte la sua professione, sappiamo essere giusto. Ma com'è possibile che il mondo sia in grado di formulare questi giudizi? Il mondo civilizzato era qualificato per fare questo ai tempi di Cicerone o di Pericle? Si poteva trovare allora, o si può trovare ora, dove il cristianesimo non c'è, qualcosa che si avvicinasse alla stessa gelosia della coscienza, ecc., che spesso esibiscono coloro che ora si vantano di essere uomini di mondo? Sicuramente no. Se gli uomini del mondo sono giudici competenti dei principi cristiani, è perché l'atmosfera respirata dai veri cristiani ha stimolato la sua vita e risvegliato la sua coscienza. Il mondo è in debito con il cristianesimo, è pronto a insultare per il suo potere, per chiamare i cristiani alla sua sbarra. Nota:1. Cosa si intende per "vivere nel peccato"? Il termine è stato quasi appropriato per descrivere certe forme di trasgressione audace e sfacciata della legge morale. Se un uomo è un noto ubriacone, adultero o furfante, si dice che "vive nel peccato"; e nessuno scusa o attenua la sua condotta. Ma la corruzione della natura umana scende più in profondità, e le devastazioni del peccato sono molto più estese di così. Quell'uomo sta "vivendo nel peccato"-(1) Chi può peccare senza rimorso. Se un uomo pecca e il suo unico pensiero è: "Come sfuggirò al disprezzo indignato del mondo?", si compiace dell'empietà, è felice solo in assenza di Dio. (2) Chi fa ciò che sa essere sbagliato, ma lo attenua invocando la forza delle circostanze, la natura della società o le usanze del mondo. (3) Chi abitualmente trascura di fare ciò che Dio e la sua coscienza lo hanno spesso invitato a compiere. "Per chi sa fare il bene e non lo fa, per lui è peccato". Non è sufficiente che un uomo eviti la pratica del male; non deve mancare di generosità, di buon umore, di autocontrollo, di emozione religiosa, di zelo e di lavoro per Dio e per gli uomini. (4) Chi trova piacere nel commettere il peccato, brama i dolci proibiti e vorrebbe andare dove potrebbe sfuggire alla scoperta. Per riassumere, "Ogni empietà è peccato". Essere senza Dio, agire indifferentemente alla Sua autorità, provare piacere in ciò che è contrario alla Sua volontà, significa vivere nel peccato e far ricadere sull'anima le conseguenze di una tale vita

(2.) Cosa si intende per essere "viventi per Dio". Per essere "vivi" di qualsiasi cosa si intende una vivida concezione della sua realtà, una gioia nella sua presenza, una devozione ai suoi interessi. Così un uomo è vivo per gli affari, un altro per la sua reputazione, un altro per la verità. Un uomo è vivo alla bellezza della natura o dell'arte, è quindi pronto a discernere la sua presenza, desideroso di criticare le sue contraffazioni, pieno di gioia quando è circondato dai suoi esponenti. Un altro uomo è vivo per la letteratura o la scienza, il suo orecchio è sensibile a ogni messaggio proveniente dal grande mondo delle lettere e dell'invenzione, e il mondo esiste, per quanto lo riguarda, per sostenere e fornire materiale per la sua ricerca preferita. Un uomo è attento al benessere del proprio paese, e un altro agli interessi più ampi dell'uomo. Con l'aiuto di queste illustrazioni possiamo supporre che un uomo sia vivente per Dio-(1) quando riconosce pienamente i segni della presenza di Dio. La trasgressione abituale o la negligenza delle leggi di Dio è incompatibile con la condizione di un uomo che vede Dio ovunque. Che l'uomo è "vivente per Dio" per il quale Dio non è una teoria con cui può convenientemente spiegare l'universo, o un nome per certe concezioni umane della natura e del suo funzionamento, o un'invenzione del clericalismo per terrorizzare l'anima, o un concetto filosofico la cui presenza o assenza ha poco a che fare con la vita o la felicità, ma la grande e unica realtà, l'elemento primo e principale di tutti i suoi pensieri. Nessuno riconosce pienamente la presenza di Dio a meno che non sia andato oltre l'insegnamento della natura, e non abbia ricevuto dalla Sacra Scrittura, dalle operazioni interiori dello Spirito nel suo cuore, più di quanto le speculazioni filosofiche possano dargli. Se è vivo per Dio, ogni rivelazione della Sua essenza infinita suggerisce al nostro spirito vivificato la presenza del nostro Padre e del nostro Amico. (2) Quando il senso della Presenza Divina risveglia tutte le energie e impegna tutte le facoltà della sua natura. Se debitamente consapevoli della Presenza Divina, renderemo l'omaggio appropriato a tutto il nostro essere. Allora ogni luogo è un tempio, ogni atto è un sacrificio, ogni peccato è l'inquinamento di un luogo sacro, la contaminazione di un giorno santo. È moralmente impossibile per chi è vivo per Dio immaginare che sta facendo troppo per esprimere il suo senso di riverenza, gratitudine o obbligo. In una parola, l'io è sottomesso a Lui, e la volontà umana si perde in quella di Dio. (3) Quando trova soddisfatti i suoi desideri più alti. Se siamo vivi per Dio, scopriremo che stiamo seguendo l'inclinazione della nostra vera natura. Chi beve dell'acqua datagli da Cristo, non avrà mai sete di quelle sorse di piacere carnale che si trovano nelle cisterne rotte dell'invenzione umana, e sarà in lui una fonte d'acqua che scaturisce per la vita eterna

(II.) Le due vite sono state descritte e contrapposte, la vita nel peccato e la vita per Dio. Sarebbe difficile concepire due modi di vita più palesemente opposti l'uno all'altro. Non possono coesistere nello stesso spirito

(1.) Se il peccato si compiace, Dio è temuto. Non c'è alcuna tendenza nella natura umana per mezzo della quale il peccato possa essere rimediato o annullato. La punizione del peccato è la morte, cioè l'alienazione morale del cuore da Dio, l'abitudine e la tendenza peccaminosa. Di conseguenza ogni peccato porta in sé la propria perpetuazione e il germe di ulteriori trasgressioni

(2.) Una vita per Dio suppone uno spirito per il quale la vicinanza, le perfezioni, l'opera del Signore sono delizie inesprimibili; per il quale l'intero universo è un mezzo trasparente, attraverso il quale e dietro il quale si vede il volto dell'Eterno Dio

(III.) In che modo coloro che vivono nel peccato impareranno mai ad essere vivi per Dio? 1. Era stata mossa l'accusa che quel vangelo guardava con indulgenza al peccato, e l'apostolo lo prende coraggiosamente, ne ammette l'apparente plausibilità, anticipa la sua possibile forza e risponde mostrando ciò che era implicato in quella fede che giustifica l'anima. La vita a Dio non può mai sopraggiungere in un'anima che ha vissuto nel peccato, "tranne", dice, "attraverso una morte al peccato". La giustificazione implica la rimozione della sua pena, la sua non imputazione, l'esaurimento del suo pungiglione, l'annientamento del suo salario. La nostra nuova e santa vita non è il fondamento della nostra giustificazione, né, in senso stretto, la conseguenza del nostro perdono e della nostra accettazione presso Dio; ma è in un certo senso il perdono stesso, il modo in cui lo Spirito Santo uccide quell'inimicizia dentro di noi che era la grande maledizione del peccato. "Come vivremo ancora in esso noi, che siamo morti al peccato?" 2. Per quanto riguarda la sua illustrazione, l'apostolo afferma un'ovvietà quando dice che chi è morto al peccato non può più vivere in esso. Un uomo che è morto al peccato può essere portato via dalla sua posizione da qualche terribile e nuova esplosione di tentazione; Ma è una contraddizione in termini affermare che egli può "vivere nel peccato". 3. Cosa si intende, dunque, con "morte al peccato"? (1) Non un disperato timore delle conseguenze del peccato. Questo non riesce a reprimere il vizio e il crimine grossolano. Non ci sono codardi così grandi come quelli che spesso attaccano violentemente la vita e la proprietà altrui. Scelgono l'oscurità per evitare di essere scoperti; Sono armati fino ai denti quando vanno contro la debolezza e il genere femminile. Le moltitudini tremano alla predicazione della giustizia, della temperanza e del giudizio a venire, ma peccano come se non avessero mai tremato. La paura può avervi trattenuto dal commettere peccati, e avervi avvertito su sentieri di onore e di utilità, e tuttavia non aver mai ucciso il desiderio di ciò che è odioso a Dio. (2) Non rispettare l'opinione del mondo. La buona opinione dei nostri concittadini è un potente motivo per la virtù; ma se è la nostra unica, non c'è nulla di eterno nella nostra virtù. Allora, se le nostre circostanze fossero cambiate, dovremmo cambiare anche noi. Riportiamoci ai tempi in cui prevaleva un onore inferiore negli affari o nella società, dovremmo essere costretti a tornare alla morale non sviluppata del passato e a "vivere" nella pratica di ciò che ora vediamo come "peccato". (3) Non il mero rispetto di sé. Ci sono quelli che non si curano del rispetto del mondo, purché riescano ad assicurarsi il proprio. Questa riverenza per la coscienza e l'indipendenza dal giudizio degli altri è strettamente affine alla più alta virtù, ma tuttavia come principio ultimo non è sufficiente. L'orgogliosa indipendenza dell'umanità può rapidamente sfociare in un'audace indipendenza di Dio. Il rispetto di sé può rapidamente sfociare in idolatria di sé. (4) La "morte al peccato" non è assicurata dal credo ortodosso, dall'esattezza cerimoniale o persino dallo zelo religioso. Questi sono tutti occasionalmente confusi con esso, ma possono essere tutti compatibili con una "vita di peccato". La storia della Chiesa è piena di prove che né gli articoli, né i sacramenti, né la professione, e nemmeno i grandi sacrifici per la religione, servono a uccidere il peccato del cuore o a rendere viva l'anima a Dio. (5) Con questo processo di esclusione abbiamo portato il significato dell'espressione "morte al peccato" a un gruppo molto più limitato di esperienze. L'apostolo lo identifica con l'unione a Cristo, ciò che a volte chiama "fede nel suo sangue", "battesimo in Cristo" o "vivere per fede nel Figlio di Dio", perché "Cristo vive in noi". Paolo sapeva che si stava appellando a un tribunale sicuro e sicuro quando andò dritto alla coscienza dei suoi convertiti. "Similmente anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore". È certo che l'apostolo non avrebbe voluto che questi Romani considerassero così, a meno che non fosse vero. Osservate, non si tratta semplicemente di considerare che Cristo è morto per i loro peccati, ma anche di essere morti al peccato per mezzo di Gesù Cristo. 4. Il modo, quindi, in cui questo cambiamento viene effettuato è attraverso l'unione con Cristo-(1) Nella Sua Passione. "Mediante la croce il mondo è stato crocifisso per me e io per il mondo"; "Sono stato crocifisso con Cristo"; "Se siamo morti con lui, vivremo anche con lui". Noi siamo "sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte". Spesso ricorre il pensiero che la nostra fede in Lui inchioda le nostre mani all'albero maledetto e filma il nostro occhio sulla gloria mondana. Se abbiamo assorbito questo pensiero in tutta la nostra natura spirituale, che "Cristo è morto per i nostri peccati", allora siamo morti. Quando diventiamo consapevoli di ciò che la morte di Cristo è realmente e significa, di come essa prepara l'unico modo attraverso il quale una nuova vita potrebbe entrare nella nostra razza, e un nuovo spirito potrebbe essere dato ai trasgressori, con il quale Dio potrebbe giustificare gli empi, ed essere ancora giusto; non è difficile capire che la fede in Cristo, quell'unione a Cristo, implica morire con Cristo al peccato. Una fede vera e profonda in Cristo, un riconoscimento con la mente e con il cuore della Sua opera, è una tale intuizione della legge, un tale senso di Dio, una tale rivelazione del male del peccato, un tale ardere del cuore contro il mondo, la carne e il diavolo, che l'apostolo fu giustificato nel dire che i cristiani potevano considerarsi morti al peccato. (2) Nella sua vita e risurrezione. La nuova vita dell'anima è una vita di risurrezione, carica di tutte le associazioni e le aspirazioni che avrebbe avuto colui che fosse passato, attraverso la morte, dalla morte alla vita. La vita di Dio scaturisce dalla vita di Dio nell'anima. (H. R. Reynolds, D.D.)

La gloria legislativa di Cristo da predicare: - Il seguente curioso incidente accadde una volta a un ecclesiastico. Un giorno, dopo aver predicato, un signore lo seguì nella sagrestia e, mettendogli in mano una banconota da 10 sterline, lo ringraziò energicamente per il grande conforto che aveva tratto dal suo sermone. L'ecclesiastico ne fu molto sorpreso, ma ancora di più quando poco dopo accadde di nuovo la stessa cosa; e decise di vagliare la faccenda fino in fondo e scoprire chi fosse quell'uomo che era così confortato dai suoi discorsi. Scoprì di essere una persona che in quel tempo viveva nella malvagità più abominevole e nelle profondità del peccato. «Certamente», disse tra sé, «ci deve essere qualcosa di essenzialmente sbagliato nella mia predicazione, quando può offrire conforto a un dissoluto come questo!» Di conseguenza esaminò attentamente la questione e scoprì che, mentre aveva predicato la sovranità di Cristo, aveva completamente dimenticato le sue glorie legislative. Cambiò immediatamente lo stile dei suoi sermoni e presto perse il suo munifico amico. Mi è stato detto che, predicando la gloria legislativa di Cristo, ho anche cacciato alcuni dalla mia cappella. Pregate per me, fratelli miei, affinché io possa ancora predicare la dottrina e che Longacre possa diventare troppo calda per l'errore in linea di principio o per il peccato in pratica; prega per me affinché con il braccio di un gigante io possa frustare entrambi. (Howels, di Longacre.)

L'espiazione non incoraggia a peccare: - Non c'è influenza più dannosa sulla morale di un popolo che interpretare l'espiazione in modo tale da renderla indipendente dalle buone opere, se all'espiazione si dà un nesso diverso da quello puramente legale. Se include lo stato di natura e il carattere nelle sue connessioni, allora deve essere per sempre associato all'attività umana e condizionato da esso. Altrimenti il sacrificio di Gesù diventa un porto per i ladri, un porto in cui i peccatori possono in qualsiasi momento dirigersi con tutti i loro peccati a bordo, nel momento in cui i venti della coscienza cominciano a soffiare un po' troppo forte e minacciano di naufragare la loro pace. E questo è ciò che io chiamo un semplice accomodamento dei peccatori, e quindi un premio per il peccato. Perché il peccato è dolce per l'uomo naturale, dolce per il suo orgoglio, la sua crudeltà, i suoi sensi; E chi non peccherebbe e non ne avrebbe la dolcezza, se, quando lo trovasse fastidioso, potesse, con la pronuncia di una preghiera o l'enunciazione di una parola incantata, esserne liberato per sempre in un istante? Eppure credo che proprio in questa supposizione vivano moltitudini nella cristianità. La salvezza è qualcosa che deve essere visitato su di loro, indipendentemente dalla loro condotta; anzi, nonostante la loro condotta. Gesù è una parola cabalistica che, indipendentemente da come vivono, se solo la sussurrano con il loro rantolo morente all'orecchio della morte, è tenuto a passarli in cielo e non all'inferno, dove le loro azioni li consegnerebbero e a cui si adattano i loro caratteri. Imbrogliano, mentono, calunniano, odiano, perseguitano, ma allora non c'è pietà per tutti? La fede non salverà un uomo; E non hanno essi la fede? E non è forse detto loro che Dio farà qualsiasi cosa in risposta alla preghiera; E avete mai visto uomini pregare così velocemente come possono fare questi individui quando sono malati? Questo è ciò che io chiamo fare di Cristo un rifugio per i ladri e del cristianesimo un premio per il peccato. Questo è ciò che io chiamo la più orribile perversione del piano di salvezza del Vangelo che si possa concepire! (H. W. Beecher.)

Morte al peccato, una difficoltà: non c'è nulla di più difficile morire del peccato. Un atomo può uccidere un gigante, una parola può rompere la pace di una nazione, una scintilla bruciare una città; Ma richiede lotte serie e prolungate per distruggere il peccato nell'anima. (D. Thomas, D.D.)

3 CAPITOLO 6

Romani 6:3-4

Non sapete che tutti quelli che sono stati battezzati in Gesù Cristo, sono stati battezzati nella sua morte?

Battesimo cristiano:

(I.) Che cos'è-1. Un segno di grazia

(2.) Un mistero di fede

(3.) Un sigillo del patto

(II.) Cosa richiede. La morte del vecchio

(III.) Ciò che si intende assicurare: la vita spirituale ed eterna. (J. Lyth, D.D.)

Battesimo cristiano:

(I.) Il suo significato e la sua natura. - 1. Non era una novità. Le pie lustrazioni erano state praticate per secoli tra gli Indù, gli Egiziani, i Greci e i Romani. Gli ebrei inoltre, oltre alle abluzioni legali, battezzavano i proseliti. Giovanni si è esercitato con la stessa cerimonia. E quando Cristo adottò questa ordinanza, deve essere stata con lo stesso significato generale, cioè l'iniziazione a un nuovo modo di vivere. Si doveva rinunciare al passato e dimenticarlo, e si intraprendeva una nuova carriera, più alta e più santa. Perciò il battesimo era considerato tra i filosofi e i rabbini come una nuova nascita: non che producesse un vero cambiamento di cuore, ma era una solenne e pubblica separazione da un precedente corso di vita, e un nuovo inizio di una carriera più santificata. Ora, questa è esattamente l'idea del battesimo nel Nuovo Testamento. È come un Rubicone attraversato: o un fiume che divide due continenti occupati da nazioni ostili

(2.) Essendo questa l'idea generale del battesimo, qual è il suo significato specifico nel sistema cristiano? Il battesimo cristiano generalmente è il battesimo in Cristo. Proprio come uno può essere battezzato all'Induismo, al Giudaismo o al Maomettanesimo, così un uomo può essere battezzato al Cristianesimo, o a Cristo. Ma Paolo lo descrive come il battesimo nella "morte di Cristo": e qui vedremo come essenzialmente differisce dal battesimo in qualsiasi altra forma di religione. Essere battezzati in Mosè o Maometto non significherebbe essere battezzati nella sua morte, ma solo il riconoscimento della loro autorità. Il battesimo nella morte di Cristo è espresso quattro volte, e con altrettante frasi diverse, in questo passaggio. (1) "Battezzato nella sua morte". Pensiamo alla morte di Cristo come all'evento centrale e più importante della sua missione di mediazione. Fu messo a morte da uomini malvagi, i rappresentanti del mondo nella sua condizione depravata; ma morì anche al posto del peccatore, e per il peccato, per poterlo condannare e cancellare, e liberare il Suo popolo dalla sua maledizione. Con essa, quindi, esprimiamo la nostra acquiescenza a quella morte, sia come protesta contro la malvagità del mondo, sia come sacrificio espiatorio per il peccato umano. Se è così, ci si aspetta che siamo morti per il mondo che Lo ha ucciso; e ai peccati per i quali è morto. (2) "Sepolti con lui mediante battesimo". La sepoltura di Cristo ha dato la prova conclusiva della realtà della Sua morte. Il mondo aveva fatto di lui, ed egli con esso. Per denotare quindi l'assolutezza della nostra morte in Cristo, si dice che siamo sepolti con Lui, come un uomo che ha completamente finito con questa vita è detto che è "morto e sepolto". (3) "Piantati insieme a somiglianza della Sua morte". L'idea è quella di crescere insieme in un tutt'uno, come un nuovo ramo innestato in un vecchio ceppo. La nostra morte è interamente dovuta alla morte di Cristo; eppure è solo a somiglianza della Sua morte che moriamo. Ci sono punti di differenza così come di somiglianza. Lui è morto per il peccato, noi moriamo per il peccato; È morto per procura, noi per noi stessi. La sua morte doveva coprire la colpa del peccato; il nostro è quello di sfuggire al suo inquinamento e al suo potere; La sua morte è stata fisica, la nostra spirituale. (4) "Il nostro vecchio uomo è stato crocifisso", "affinché il corpo del peccato fosse distrutto". Per uomo vecchio intendiamo la nostra disposizione morale non rinnovata Efesini 4:22, 23 ; per "corpo di peccato", il fatto che la nostra natura animale inferiore è la grande occasione e strumento del peccato. Gesù morì di un lento e persistente tormento e ignominia. E la nostra morte per il peccato è una morte di dolore, difficoltà e apparente disonore. Così Paolo, nei Galati, dichiara due volte di essere "crocifisso con Cristo" Galati 2:20; 6:14. In effetti l'intera idea di questo passaggio è ripetuta in molti altri (vedi Colossesi 2:11-13; 1Pietro 3:18-4:6. Come si fa beffe il mondo di un uomo che rinuncia ai suoi peccati!

(II.) Lo stato successivo del battezzato come morto al peccato. Ora, si dice che siamo morti a qualsiasi cosa quando abbiamo cessato di essere sotto la sua influenza e siamo diventati indifferenti ad essa. Così molte passioni dell'amore o dell'odio umano svaniscono, e il cuore è perfettamente impassibile alla presenza del suo oggetto un tempo eccitante. Oppure un uomo cambia completamente i suoi studi e le sue occupazioni, e diventa insensibile alle speculazioni o alle avventure che un tempo lo avevano infiammato con un'ambizione incontrollabile. Allo stesso modo un uomo convertito è morto alla sua precedente vita di peccato. Egli è una nuova creatura in Cristo Gesù. Le cose vecchie sono passate e tutte le cose sono diventate nuove 2Corinzi 5:17

(1.) È indifferente ai suoi piaceri Galati 5:19-26

(2.) Ha rinunciato ai suoi principi e alle sue pratiche

(3.) Queste cose gli è stato permesso di fare. "Morto al peccato", è emancipato dalla sua schiavitù. Egli è risuscitato dalla morte del peccato, come Cristo dalla tomba, per la potenza gloriosa del Padre, e così, pieno di Spirito, è capace di camminare in novità di vita

Battesimo cristiano:

(I.) Il significato morale del nostro battesimo in Cristo, il nostro battesimo nella Sua morte

(1.) Le forme di espressione sono ellittiche. Infatti, proprio come Cristo diede il comandamento di "battezzare nel nome del Padre", ecc., il significato era che dovevano essere battezzati nella fede e per il servizio del Dio Uno e Trino; quindi qui, essere battezzati in Cristo e nella Sua morte è essere battezzati nella fede di Cristo crocifisso

(2.) Considerato dal suo lato umano, il battesimo è un atto con il quale un uomo fa aperta professione di fede in Cristo come suo Salvatore e Signore; un atto in cui egli fa la piena rinuncia a se stesso e al peccato, e si unisce alla Chiesa 1Corinzi 12:12, ecc.). Tuttavia, non costituisce il suo suddito un membro realmente vivente; non è che un atto materiale che non può avere di per sé alcun effetto morale. Così, anche se Simone fu battezzato, non ebbe né parte né sorte nella salvezza cristiana. Ma la fede di cui il battesimo è la professione porta il suo possessore alla comunione vivente con Cristo

(3.) Questa fede è nella morte di Cristo, e realmente porta il suo possessore all'unione con Cristo. Quindi, mediante il nostro battesimo nella morte di Cristo, siamo stati sepolti con Lui. Si suppone molto comunemente che qui ci sia un riferimento all'immersione: ma l'apostolo non dice che siamo stati sepolti nel battesimo, ma che siamo stati "sepolti insieme con Cristo per mezzo del battesimo nella sua morte". Vale a dire, se abbiamo quella fede di cui il battesimo è la professione aperta, allora siamo portati a un'unione legale ed efficace con Cristo tale da essere trattati da Dio come se fossimo stati crocifissi quando Cristo fu crocifisso, e sepolti quando fu sepolto. 4. Ma c'è ancora un ulteriore significato morale in questo atto di fede, cioè una confessione che il credente stesso, a causa dei suoi peccati, merita di morire; che se non fosse stato per la morte del suo Divino Sostituto egli stesso sarebbe morto; che odia e rinuncia a quei peccati che hanno così messo in pericolo la sua anima e causato tanta agonia al suo Redentore; e che egli si avvalga con gratitudine e con tutto il cuore di questa provvidenza di salvezza dal peccato. Non è coerente con la nostra professione di fede il fatto che dobbiamo continuare nel peccato. Infatti, "come potremo noi che siamo morti al peccato, vivere ancora in esso?"

(II.) Il suo scopo: che, come Cristo è stato risuscitato, così noi, essendo vivificati insieme a Lui, camminiamo in novità di vita

(1.) Anche se Gesù è morto, non rimane morto. Egli è morto al peccato una volta. Con quell'unica morte Egli soddisfece la richiesta della legge, e avendo soddisfatto quella richiesta, poteva legalmente rivendicare una completa giustificazione dal peccato (versetto 7). Ma, essendo così giustificata, la morte non ebbe più alcun dominio su di lui. Egli è stato dunque risuscitato a causa della nostra giustificazione per mezzo della gloria del Padre, cioè per la sua potenza, operando la sua volontà e il suo proposito, secondo le esigenze della sua gloria

(2.) Poiché la gloria del Padre ha chiesto la risurrezione di Suo Figlio per due motivi. (1) Per scagionarlo dalle false accuse. I Giudei lo condannarono come bestemmiatore, perché aveva chiamato Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Senza dubbio gli ebrei avevano ragione, se l'affermazione non fosse stata vera. Ma era vero. E per provare la sua verità e rivendicare Suo Figlio, la gloria del Padre lo ha risuscitato dai morti. (2) Per attestare la sufficienza della Sua morte espiatoria. Non secondo la disposizione dell'uomo, ma "mediante il determinato consiglio e la prescienza di Dio", Gesù fu "consegnato" alla morte per espiare il peccato. Fu dichiarato che la Sua morte avrebbe potuto realizzare efficacemente questo scopo. Ma, a riprova di ciò, era necessario che Egli risuscitasse. Infatti, come avremmo potuto confidare in Lui per la salvezza, e come avrebbe potuto essere coerente con la gloria del Padre, se l'Eterno avesse continuato sotto il potere della morte dopo che le esigenze della giustizia erano state pienamente soddisfatte? Perciò la gloria del Padre non poteva permettere che quel Santo vedesse la corruzione

(3.) Ma noi siamo battezzati nella morte di Cristo, e mediante quel battesimo sepolti con Lui, affinché anche noi potessimo partecipare alla Sua vita restaurata e gloriosa. Poiché, come nel nostro Rappresentante, così anche in noi queste cose necessariamente vanno insieme, cioè: (1) Morte al peccato e sepoltura nella morte; (2) Giustificazione dal peccato in conseguenza di quella morte; e-(3) Restaurazione della vita santa e prevalente. Se in Cristo non siamo stati resi viventi per Dio, allora è abbastanza certo che non siamo stati giustificati in Cristo. 4. Così avviene che, sia per professione che per privilegio, gli uomini cristiani sono tenuti a rinunciare a una vita di peccato e a vivere una vita di santità. Per poterlo fare in modo efficace, non ci resta che occuparci di due cose; vale a dire: (1) Essere davvero ciò che professiamo di essere, credenti nell'opera salvifica e nella potenza di Gesù; e... (2) Fare, con coraggio risoluto, ciò che ci viene ordinato di fare, anche di arrenderci al servizio di Dio come coloro che sono vivi dai morti. Facendo queste cose, non rimarremo più nel peccato, ma regneremo nella vita per mezzo di uno solo, Gesù Cristo. (W. Tyson.) Perciò siamo sepolti con lui mediante il battesimo nella morte. - Battesimo - una sepoltura: - 1. Paolo non dice che tutti gli increduli e gli ipocriti, ecc., che sono battezzati, sono battezzati nella morte di nostro Signore. Egli intende coloro che vi si accostano con il cuore in uno stato giusto

(2.) Né intende dire che coloro che sono stati battezzati correttamente siano tutti entrati nella pienezza del suo significato spirituale; poiché egli chiede: "Non sapete?" Alcuni forse vi videro solo un lavaggio, ma non avevano mai visto la sepoltura. Mi chiedo se qualcuno di noi conosca ancora la pienezza del significato di una delle ordinanze di Cristo. Il battesimo stabilisce la morte, la sepoltura e la risurrezione di Cristo, e la nostra partecipazione ad essa. Il suo insegnamento è duplice. Considera-

(I.) La nostra unione rappresentativa con Cristo come verità da credere. Il battesimo come sepoltura con Cristo significa: 1. L'accettazione della morte e della sepoltura di Cristo come se fosse per noi. Non siamo battezzati nel Suo esempio, o nella Sua vita, ma nella Sua morte. Con la presente confessiamo che tutta la nostra salvezza risiede in ciò che accettiamo come sostenuto per nostro conto

(2.) Un riconoscimento della nostra morte in Cristo. La mia sepoltura con Cristo significa non solo che Egli è morto per me, ma che io sono morto in Lui, così che la mia morte con Lui ha bisogno di una sepoltura con Lui. Supponiamo che un uomo sia effettivamente morto per un certo crimine, e ora, per qualche meravigliosa opera di Dio, sia stato fatto tornare in vita. Commetterà di nuovo quel crimine? Ma tu rispondi: "Non siamo mai morti così". Ma ciò che Cristo ha fatto per voi viene a questo, e il Signore lo considera come la stessa cosa. Voi siete morti nella morte di Cristo, e ora per grazia siete risuscitati in novità di vita. Potreste, dopo ciò, tornare alla cosa maledetta che Dio odia? 3. Sepoltura in vista della rinascita. Se sei uno con Cristo, devi essere uno con Lui fino in fondo. Poiché sono uno con Cristo, sono ciò che Cristo è: come Egli è un Cristo vivente, io sono uno spirito vivente. Fin qui la dottrina: non è preziosa? I membri di un Capo generoso e grazioso saranno forse avidi e avidi? Le membra di un Capo glorioso, puro e perfetto saranno forse contaminate dalle concupiscenze della carne e dalle follie di una vita vana? Se i credenti sono davvero così identificati con Cristo da essere la Sua pienezza, non dovrebbero essere la santità stessa?

(II.) La nostra unione realizzata con Cristo come questione di esperienza. C'è-1. Morte-(1) Al dominio del peccato. Se il peccato ci comanda, non obbediremo, perché siamo morti alla sua autorità. Il peccato non può regnare su di noi, anche se potrebbe assalirci e farci del male. (2) Al desiderio di tale potere. La legge nelle membra vorrebbe essere spinta a peccare, ma la vita del cuore costringe alla santità. (3) Alle ricerche e agli scopi della vita peccatrice. Siamo nel mondo, e dobbiamo vivere come fanno gli altri uomini, portando avanti i nostri affari ordinari; ma tutto questo è subordinato, e trattenuto come con morso e briglia. (4) Alla guida del peccato. Il nostro testo deve aver avuto un significato molto forte al tempo di Paolo. Un romano medio di quel periodo era un uomo abituato all'anfiteatro. Insegnato in una tale scuola, fu crudele fino all'ultimo grado e feroce nell'indulgere alle sue passioni. Un uomo depravato non era considerato affatto degradato; Non solo i nobili e gli imperatori, ma anche i pubblici maestri erano impuri. Quando coloro che erano considerati morali erano corrotti, potete immaginare cosa fossero gli immortali. Guardate qui un romano convertito dalla grazia di Dio! Che cambiamento c'è in lui! I suoi vicini dicono: "Non eri all'anfiteatro stamattina". "No", dice, "sono completamente morto a questo. Se tu dovessi costringermi a stare lì, dovrei chiudere gli occhi, perché non potrei guardare l'omicidio commesso nello sport!" Il cristiano non ricorreva a luoghi di licenziosità; era morto a tale sporcizia. Le mode dell'epoca erano tali che i cristiani non potevano acconsentire ad esse, e così divennero morte per la società

(2.) Sepoltura. Questo è: (1) Il sigillo di morte, il certificato di morte. Ci sono stati casi di persone sepolte vive, e temo che la cosa accada con triste frequenza nel battesimo, ma è innaturale, e non è affatto la regola. Ma se posso dire in verità: "Sono stato sepolto con Cristo trent'anni fa", devo sicuramente essere morto. (2) L'esibizione della morte. Quando si celebra un funerale, tutti sanno della morte. Questo è ciò che il battesimo dovrebbe essere. La morte del credente al peccato è all'inizio un segreto, ma con una confessione aperta egli invita tutti gli uomini a sapere che egli è morto con Cristo. (3) La separazione della morte. Il morto non rimane più in casa. Un cadavere non è una compagnia gradita. Tale è il credente: egli è una cattiva compagnia per i mondani, ed essi lo evitano come un freno alla loro baldoria. (4) La regolarità della morte; perché quando un uomo è morto e sepolto non ti aspetti mai di vederlo tornare a casa. Mi dicono che gli spiriti camminano sulla terra; Ho i miei dubbi sull'argomento. Nelle cose spirituali, invece, temo che alcuni non siano così sepolti con Cristo, ma che camminino molto tra le tombe. L'uomo in Cristo non può camminare come un fantasma, perché è vivo da qualche altra parte; Ha ricevuto un nuovo essere, e quindi non può borbottare e sbirciare tra gli ipocriti morti che lo circondano

(3.) Resurrezione. (1) Questo è un lavoro speciale. Non tutti i morti risuscitano, ma il nostro Signore stesso è "la primizia di quelli che dormono". Egli è il Primogenito di fra i morti. Quanto alla nostra anima e al nostro spirito, la risurrezione è cominciata su di noi, e sarà completa quanto al nostro corpo nel giorno fissato. (2) Per potere divino. Cristo è risuscitato "dai morti per mezzo della gloria del Padre". Perché non ha detto: "Per la potenza del Padre"? Ah, gloria è una parola più grande; poiché qui si manifestano tutti gli attributi di Dio. C'era la fedeltà del Signore; poiché aveva dichiarato che il Suo Santo non avrebbe visto la corruzione. Il suo amore. Sono sicuro che è stata una delizia per il cuore di Dio riportare la vita nel corpo del Suo caro Figlio. E così, quando tu ed io siamo risuscitati dalla nostra morte nel peccato, non è semplicemente la potenza di Dio, o la saggezza di Dio che si vede, è "la gloria del Padre". Se la più piccola scintilla di vita spirituale deve essere creata dalla "gloria del Padre", quale sarà la gloria di quella vita quando arriverà alla sua piena perfezione, e noi saremo come Cristo, e Lo vedremo come Egli è! (3) Questa vita di risurrezione è-(a) Completamente nuova. Dobbiamo "camminare in novità di vita". (b) Attivo. Il Signore non ci permette di sederci contenti del solo fatto che viviamo, né ci permette di passare il nostro tempo a esaminare se siamo vivi o no; ma Egli ci dà la Sua battaglia da combattere, la Sua casa da costruire, la Sua fattoria da coltivare, i Suoi figli da allevare e le Sue pecore da pascere. (c) Senza fine. "Cristo, risuscitato dai morti, non muore più". (d) Non sotto la legge o sotto il peccato. Cristo è venuto sotto la legge quando era qui, e ha fatto ricadere su di Lui il nostro peccato, e quindi è morto; ma dopo che Egli risuscitò, non fu più peccato posto su di Lui. Nella Sua risurrezione sia il peccatore che il Garante sono liberi. Che cosa doveva fare Cristo dopo la Sua risurrezione? Per sopportare ancora il peccato? No, ma solo per vivere per Dio. Ecco dove siamo io e te. (C. H. Spurgeon.)

Sepolto vivo: - Salmi 31:12; Romani 8:6, e testo): - Il soggetto suggerirebbe forse una terribile calamità fisica, come la chiusura di una miniera di carbone su minatori che lavoravano; o di una sepoltura prima che la vita si estinguesse. Ma ci sono altri sensi in cui gli uomini sono sepolti vivi

(I.) In un senso sfortunato. Gli uomini sono spesso sepolti vivi-1. Per la mancanza di opportunità di sviluppo mentale. Quante volte sentiamo gli uomini dire in certi ambiti e condizioni di essere sepolti vivi! C'è una certa quantità di vita mentale in tutti gli uomini. Ma lo sviluppo di questa vita richiede certe condizioni esterne e opportunità favorevoli. A volte, in verità, ma raramente, troviamo uomini, con la forza del genio, che rompono le circostanze più sfavorevoli; Ma milioni di persone rimangono nella tomba mentale della sconsideratezza e dell'ignoranza. Gli inglesi si sono finalmente resi conto dell'entità di questa calamità; la perdita che comporta per il commercio, la letteratura e l'influenza morale

(2.) Attraverso le infermità dell'età. Alcuni, trenta o quarant'anni fa, hanno avuto un ruolo preminente nel dramma della vita pubblica; ma dove sono oggi? Leggiamo costantemente della morte di un vecchio eroe di Waterloo, o di un veterano di Trafalgar, o di un illustre statista, o di un grande studioso, di cui non si sente parlare da anni. Questa è una triste sepoltura, che attende tutti noi se viviamo abbastanza a lungo

(3.) Attraverso l'invidia dei loro contemporanei. Questo era forse ciò che David intendeva. La malizia desidera sempre uccidere e seppellire. Molti nobili uomini nella Chiesa e nello Stato, che sono troppo sinceri per temporeggiare, troppo indipendenti per rabbrividire, sono tenuti in disparte dall'invidia. Non gli si inviterà a prendere parte ai movimenti del suo partito, non si farà menzione delle sue azioni negli organi della loro cricca

(II.) In senso criminale ( Romani 8:6) . Nel caso di tutti gli uomini non rinnovati, l'anima, la coscienza con tutti i suoi istinti e le sue simpatie divine, è sepolta nella carne, nel senso in cui viene sepolto uno schiavo che non ha libertà d'azione. Perciò Paolo ne parla come di "carnalmente venduto sotto il peccato". Un uomo può essere un mercante, un artista, uno scrittore; ma l'ispirazione della sua attività, il bagliore del suo genio, la tinta e la forma dei suoi pensieri, saranno la carne piuttosto che lo spirito. Anzi, può essere un religioso, e quello del marchio più ortodosso: ma il suo credo e le sue devozioni "saranno secondo la legge di un comandamento carnale", e il suo Cristo "conosciuto solo secondo la carne".

(III.) In senso virtuoso. "Noi siamo sepolti con lui mediante il battesimo fino alla morte". Non il battesimo dell'acqua, ma di quel fuoco santo che brucia tutte le carnalità corrotte. Cosa è sepolto qui? Non le facoltà mentali, perché queste sono stimolate all'azione; non la coscienza, no, questa viene tirata fuori dalla tomba e messa sul trono. Ma il vecchio con le sue corruzioni e concupiscenze. Mentre questo "io" carnale è sepolto, l'"io" morale è vivificato e risuscitato. "Nondimeno io vivo, ma non io, ma Cristo vive in me." Ora, questa è una virtuosa sepoltura viva. Significa essere veramente morti al peccato e viventi per la giustizia. Come devi seppellire il seme nella terra prima di poter avere la pianta vivente, così devi seppellire la natura carnale prima di avere la vita spirituale. (D. Thomas, D.D.)

Morto e sepolto con Cristo: - Nel quarto secolo, quando la fede cristiana fu predicata in suo potere in Egitto, un giovane fratello cercò il grande Macario. «Padre», disse, «che significato significa essere morto e sepolto con Cristo?» "Figlio mio," rispose Macario, "ti ricordi del nostro caro fratello che è morto ed è stato sepolto poco tempo fa? Va' ora alla sua tomba e raccontagli tutte le cose sgarbate che hai mai sentito su di lui, e che siamo contenti che sia morto, e grati di esserci liberati di lui, perché era una grande preoccupazione per noi, e ha causato così tanto disagio nella Chiesa. Va', figlio mio, e di' questo, e ascolta cosa ti risponderà." Il giovane fu sorpreso e dubitò di aver capito davvero; ma Macario disse solo: "Fa' come ti dico, figlio mio, e vieni a dirmi ciò che dice il nostro fratello defunto". Il giovane fece come gli era stato ordinato e tornò. "Ebbene, e che cosa ha detto nostro fratello?" chiese Macario. «Dite, padre!» esclamò; «Come ha potuto dire qualcosa? È morto". "Va' di nuovo, figlio mio, e ripeti ogni cosa gentile e lusinghiera che tu abbia mai sentito dire di lui; digli quanto ci manca; quanto era grande un santo; quale nobile lavoro ha svolto; come tutta la Chiesa dipendesse da lui; e torna di nuovo e dimmi cosa dice". Il giovane cominciò a vedere la lezione che Macario gli avrebbe insegnato. Andò di nuovo alla tomba e rivolse molte cose lusinghiere al morto, poi tornò da Macario. «Non risponde nulla, padre; è morto e sepolto". «Tu sai ora, figlio mio», disse il vecchio padre, «che cosa significa essere morto con Cristo. La lode e il biasimo non sono nulla per colui che è realmente morto e sepolto con Cristo". Affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita

La risurrezione di Cristo e la nostra per la gloria di Dio: glorifica la Sua onnipotenza. Infatti, se la creazione ha bisogno di onnipotenza, lo richiede anche la nuova creazione. Glorifica la Sua saggezza; poiché quale sapienza 101 vuole per 'trarre da un'impura cosa pura'! Per riconciliare l'uomo peccatore con un Dio santo. Glorifica la Sua giustizia; poiché come avrebbe potuto Dio perdonarci, se non a spese della Sua giustizia, se non avesse ricevuto l'espiazione nella persona di Gesù; e come avrebbe potuto darci conforto in quell'espiazione, se non avesse risuscitato Gesù dai morti, e quindi mostrarci che il prezzo della nostra redenzione era stato pienamente pagato, e che noi eravamo stati liberati? Glorifica la Sua verità; perché Dio aveva detto che doveva essere così, e noi dovevamo aspettare l'adempimento della Sua promessa, e nella pienezza dei tempi Gesù venne, morì e risuscitò di nuovo. (Bp. Montagu Villiers.)

Vita di risurrezione: - 1. Il capitolo collega la risurrezione storica di Cristo con la risurrezione spirituale del cuore mediante l'anello d'oro del "battesimo". 2. Dobbiamo considerare qual è la "novità di vita" in cui dobbiamo "camminare", o "camminare", la metafora che si riferisce al nostro ordinario "camminare" nei sentieri battuti della vita quotidiana; perché questa è "la novità della vita" che Dio ama: non l'inizio di un nuovo cammino, ma il vecchio sentiero percorso ogni giorno con "nuovi" affetti e "nuove" conquiste. E non possiamo tutti dire che ora c'è abbastanza dei vecchi, noiosi, doveri religiosi, abbastanza della mentalità mondana, abbastanza delle cose che non hanno fatto altro che deluderci, abbastanza delle cose che muoiono? E non c'è stagione migliore di questa Pasqua per ricominciare il cammino della vita? Guardate a questa vita come a una "nuova"...

(I.) Nel metodo della sua formazione

(1.) C'è una vita naturale che tutti noi otteniamo da nostro padre e nostra madre. Ha una conseguenza di Adamo: una corrente di corruzione e di mentalità carnale. Ma Gesù prese l'età adulta e compì la sua opera di mediatore, per poter diventare, come un altro Adamo, la radice di un altro albero genealogico. Il nostro ingresso nel lignaggio avviene attraverso un atto di unione spirituale con Cristo

(2.) Ora osservate i processi di quella "vita". Quando Cristo è morto sulla Croce, la nostra natura è morta in Lui. Ed ora Cristo, essendo il Capo, risuscitando, estrae il corpo. In primo luogo, in questa vita presente, le nostre anime cominciano ad essere attratte da desideri ascendenti, da una comunione più stretta, da godimenti più elevati, da una mentalità più celeste. Dopo, alla risurrezione, con lo stesso processo, i nostri corpi saranno risuscitati

(II.) Nella sua stessa costituzione. Il modo di Dio di fare una cosa "nuova" non è il modo dell'uomo. Dio usa i materiali "vecchi"; ma, usandoli e plasmandoli, li rende "nuovi". Perciò "i nuovi cieli e la nuova terra" non faranno altro che creare un altro cielo e un'altra terra formati con i vecchi materiali. O, prendete questa espressione, "un cuore nuovo". Dio non annienta il temperamento originale di un uomo, ma rimuove le sue vecchie abitudini, i suoi temperamenti e i suoi sentimenti e crea un altro uomo con lui; ma Egli trattiene, santifica ed eleva il carattere primario dell'uomo. La caratteristica del suo stato di non convertito è la caratteristica della sua condizione di convertito; ma i sentimenti "nuovi" hanno dato "nuove" direzioni alle cose vecchie; e i "nuovi" principi hanno dato un altro sviluppo; E la "nuova" grazia ha dato una "nuova" potenza: e così, sebbene egli sia l'"uomo nuovo", egli è ancora "l'uomo vecchio"!

(III.) L'elemento "nuovo" gettato per fare un "uomo nuovo". Amore. Di questo comando leggiamo che è "vecchio" e "nuovo". San Giovanni in un soffio lo chiama entrambi. "Vecchio", nella lettera; "Nuovo", nello spirito. "Vecchio", come obbligo universale; "nuovo", nello standard. "Vecchio", in effetti; "nuovo", nel motivo. "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri". (J. Vaughan, M.A.)

La risurrezione di Cristo e la nostra novità di vita:

(I.) La risurrezione di nostro Signore è stata accompagnata da gloria. È stato glorioso-1. Di per sé l'evento più meraviglioso della storia

(2.) In contrasto con l'umiliazione di Cristo

(3.) Nei suoi effetti. Egli fu risuscitato-(1) "Per la nostra giustificazione". (2) Per assicurarci la nostra risurrezione. (3) Affinché, attraverso la Sua vita di intercessione, Egli possa salvare fino all'estremo coloro che vengono a Dio per mezzo di Lui. 4. Quanto alla sua causa, poiché era una manifestazione della gloria o potenza del Padre. Ma fu più di un miracolo di potenza, perché tutti gli attributi di Dio unirono in esso la loro gloria, l'amore, la saggezza, la giustizia e la misericordia. Il velo che nascondeva la sacra presenza si squarciò da cima a fondo; e la gloria del Signore si vide nella risurrezione di Cristo dai morti

(5.) A causa del suo seguito in riferimento a nostro Signore. Una volta ha sofferto, ma è una volta per tutte. La sua vittoria è definitiva. E ora, dunque, al figlio di Dio la morte fornisce un giaciglio di riposo, e non è più una cella buia e rumorosa. Il corpo è seminato nella corruzione, ma è risorto nell'incorruttibilità e nell'immortalità

(II.) Anche il parallelo nella nostra esperienza è pieno di gloria. Partecipi della Sua morte, siamo anche partecipi della Sua risurrezione. Questo nostro corpo avrà la sua parte a tempo debito. Lo spirito ha la sua risurrezione anche ora; Ma noi stiamo "aspettando l'adozione, cioè la redenzione del nostro corpo". 1. È una cosa benedetta che siamo resi viventi in Cristo

(2.) Questo risveglio è una parte necessaria della santificazione. La santificazione, nella sua opera sul nostro carattere, consiste di tre cose. In primo luogo, Gesù colpisce il cuore del male. La sua morte ci fa morire al peccato. Dopo questo siamo sepolti con Cristo, e di questa sepoltura il battesimo è il simbolo e il segno. Per completare la nostra effettiva santificazione riceviamo la vivificazione celeste, "poiché chi crede in lui ha vita eterna". 3. Essendo così vivificati, siete partecipi di una nuova vita. Tu non sei come Lazzaro, a cui fu restituita la stessa vita. È vero, hai la stessa vita intorno a te. Ma la tua vera vita è arrivata a te per il fatto che sei rinato dall'alto. In questo c'è una sorprendente manifestazione della gloria di Dio. È una delle più alte manifestazioni del potere divino. 4. Così abbiamo una sicurezza preminente per la perfezione futura. Se ci ha risuscitati quando eravamo morti nel peccato, non ci manterrà in vita ora che viviamo per Lui? Questa vita sgorga per la vita eterna. Vedrai sicuramente il suo volto la cui vita è già nel tuo petto

(III.) La vita è enfaticamente nuova. Mi aspetto di leggere: "Così anche noi dovremmo essere risuscitati dalla gloria del Padre"; ma non è così. È nella mente di Paolo che siamo risuscitati insieme a Cristo; ma il suo pensiero è andato oltre, fino all'attività che viene dalla vita; E leggiamo: "Che anche noi dobbiamo camminare in novità di vita". Tanto da dire: "Non c'è bisogno che vi dica che siete stati vivificati come lo fu Cristo; ma poiché sei stato reso vivente, devi mostrarlo con il tuo cammino e la tua condotta". Ma ci ricorda che questa vita ha molto di nuovo. Questa nuova vita è-1. Una vita che non avevamo mai posseduto prima, una pianta esotica, di un altro clima. Non è scritto: "Ha nutrito Colui che avevate i germi della vita dormiente"; ma: "Egli ha vivificato voi, che eravate morti nei falli e nei peccati". Non avevi vita, non avevi nulla da cui la vita potesse uscire. La vita eterna è dono di Dio

(2.) Nuovo nei suoi principi. La vecchia vita, al suo meglio, diceva solo: "Devo fare la cosa giusta per poter ottenere una ricompensa". Ora sei mosso dalla gratitudine, ora servi non come un servo, ma come un bambino. È la vostra gioia obbedire per amore, e non per paura servile

(3.) Influenzato da nuovi motivi. Tu vivi ora per piacere a Dio; Un tempo vivevi per piacere a te stesso, o per piacere ai tuoi vicini. 4. Uno che ha nuovi oggetti. Puntate più in alto; sì, al più alto di tutti; perché tu vivi per la gloria di Dio

(5.) Una di nuove emozioni. Le vostre paure, speranze, dolori e gioie sono nuove

(6.) Uno di nuove speranze; abbiamo la speranza dell'immortalità; una speranza così gloriosa, che ci induce a purificarci in preparazione alla sua realizzazione

(7.) Uno dei nuovi possedimenti. Dio ci ha resi "ricchi nella fede". Invece di lamentarci che la vita non vale la pena di essere vissuta, benediciamo Dio per il nostro essere, a motivo del nostro benessere in Cristo. Abbiamo la pace come un fiume e una gioia segreta che nessuno ci toglie. Beviamo da un pozzo che nessuno può prosciugare; Abbiamo pane da mangiare che il mondo non conosce. 8. Uno attraverso il quale veniamo portati in un nuovo mondo. Spesso mi paragono a un pulcino, che un tempo era imprigionato nel guscio. In quella condizione non conoscevo né me stesso, né nulla di ciò che mi circondava, ma ero nel caos, come un non nato. Quando il guscio fu spezzato, come un uccellino ero debole e pieno di meraviglia per la vita in cui ero entrato. Quella giovane vita ha sentito le sue ali e le ha provate un po'. Si muoveva con passi tremanti, tentando una nuova passeggiata. Ha visto cose che non aveva mai sognato

(IV.) Il cammino che esce da questa vita è nuovo

(1.) La nuova vita che Dio ci dona è estremamente attiva. Non ho mai letto che dobbiamo sdraiarci e dormire nella novità della vita. Mi chiedo molto se si abbia una nuova vita se non si cammina

(2.) Questa attività della vita induce il progresso. Se siamo veramente vivificati, marceremo, andando sempre più forte

(3.) Questo cammino è essere in novità di vita. Vedo un cristiano che torna da un luogo di interrogativo-divertimento. Ci è andato in novità di vita? Il vecchio andava in quella direzione. Quando un uomo ha fatto un affare che non reggerà la luce; Questo si fa in novità di vita? Quando un datore di lavoro schiaccia l'operaio; Questo si fa in novità di vita? Spogliatevi del vecchio. Se Cristo vi ha vivificati, camminate in novità di vita. 4. Questa vita dovrebbe essere una vita di gioiosa vivacità. Un cristiano sano è una delle creature più vivaci della terra. Novità di vita significa un'anima ardente d'amore per Dio, e quindi sincera, zelante, felice. Vieni, anima mia, se Cristo ti ha risuscitato dai morti, non vivere come l'oscura tomba che hai lasciato. Vivi una vita simile a quella di Dio; Lascia che il divino in te sieda sul trono e calpesti l'animale sotto i suoi piedi. "È più facile a dirsi che a farsi", esclama uno. Dipende dalla vita interiore. La vita è piena di potere. Ho visto una sbarra di ferro piegata dalla crescita di un albero. Non avete mai sentito parlare di grandi pietre da selciato sollevate da funghi che si erano spinti sotto di esse? Se scegliete di contrarre le vostre anime con una sorta di stretta tensione spirituale, o se scegliete di piegarvi in un dolore che non guarda mai in alto, potreste ostacolare la vostra vita e il suo cammino; Ma dai pieno sfogo alla tua vita, e che passeggiata potresti avere! Conclusione: ho visto ragazzi fare il bagno in un fiume al mattino. Uno di loro ha appena immerso le dita dei piedi nell'acqua e grida, mentre rabbrividisce: "Oh, fa così freddo!" Un altro è entrato fino alle caviglie, e anche lui dichiara che fa spaventosamente freddo. Ma vedi! un altro corre verso la riva e prende un colpo di testa. Si alza tutto in un bagliore. Voi cristiani state remando nelle secche della religione, e vi immergete semplicemente le dita dei piedi. Oh, se tu ti tuffassi nel fiume della vita! Come ti rinforzerebbe! Che tono ti darebbe! Dentro per questo. Sii un cristiano, in tutto e per tutto. (C. H. Spurgeon.)

Novità di vita: - Quando il Vangelo fu predicato per la prima volta, la sua novità deve aver impressionato sia gli Ebrei che i Gentili. Non solo la dottrina cristiana è stata qualcosa di nuovo nella storia del pensiero umano; la morale cristiana era qualcosa di nuovo nell'ambito dell'esistenza individuale e sociale dell'umanità. La novità può non colpirci come colpì gli uomini del primo secolo, ma il cristianesimo chiama comunque tutti gli uomini alla "novità di vita". La nuova vita...

(I.) Inizia con una nuova nascita. Ogni vita umana ha un inizio, così come la vita spirituale; C'è quella che viene chiamata rigenerazione, in cui alla nascita del corpo segue quella dell'anima

(II.) È vivificato da un nuovo potere. Misterioso anche per gli attuali uomini di scienza è il segreto della vitalità. Possiamo spiegare la vita nuova e spirituale del cristianesimo solo accettando la dottrina che lo Spirito Santo prende possesso della natura, vivificandola con una vitalità e un'energia celesti

(III.) Si ispira a un nuovo principio. Che cosa distingue la vita del cristiano da quella dell'uomo mondano e non spirituale? È la prevalenza e il potere dell'amore divino nella sua natura

(IV.) È perfezionato in un'immortalità sempre nuova. La vita del corpo perisce; ma la vita del cristiano si rinnova di giorno in giorno; l'età e l'infermità non hanno alcun potere su di essa; nemmeno la morte riesce a distruggerlo; infatti, il suo fiore più bello e il suo frutto più ricco appaiono solo sotto le influenze celesti, e quando l'Onnipotente "fa nuove tutte le cose". (Ecclesiastico di famiglia.)

Novità di vita: - 1. Siamo chiamati in questa mattina di Pasqua a contemplare il miracolo maestro dell'amore divino contrapposto e trionfante al capolavoro della malignità di Satana. Come la morte deve essere considerata come lo sviluppo supremo del male, così la risurrezione deve essere considerata come il più alto trionfo del bene. Ora non solo Dio trionfa sulla morte, ma in realtà impiega il nemico per produrre questo beneficio più grande

(2.) La questione di Nicodemo è naturale. Avrebbe potuto concludere: "Devo necessariamente portare con me il mio vecchio io fino alla tomba". Non è così: "Dovete nascere di nuovo". Ma quale forma di nascita c'è per l'uomo invecchiato nell'abitudine al peccato? La grande scoperta non fu fatta fino a quando dal grembo della morte non sorse l'uomo appena nato, "il primogenito dei morti", "il primogenito di molti fratelli!" e da quel momento in poi divenne possibile per il peccatore essere separato dall'incubo del passato, e risorgere in novità di vita in virtù della sua unione con Cristo

(3.) Ora, osservate la differenza tra il modo di Dio di trattare l'uomo caduto e il nostro. Nicodemo obietta: "Come può un uomo nascere quando è vecchio", ecc. Un momento di riflessione ci mostrerà che il cambiamento in sé è estremamente desiderabile. Ma tutto ciò che possiamo suggerire è di rattoppare la vecchia creatura; ma una cosa raramente ha un bell'aspetto dopo essere stata riparata, e diventa sempre meno utile quanto più frequentemente viene riparata; e il fatto che sia rattoppato indica che è quasi consumato e sarà presto messo da parte. Ma un uomo con un vestito nuovo ricomincia da capo. Ora Dio non ripara, ricrea, e spinge la morte al servizio, e attraverso di essa ci innalziamo alla novità di vita, nella quale siamo in grado di stare liberi dal peccato. 4. Mentre entriamo in campagna in questa primavera, e guardiamo le foglie e i fiori che si aprono, la novità di ogni cosa ci colpisce potentemente. Dio avrebbe potuto restaurare la natura con un processo di riparazione; Ma no! finché la foglia secca e morta non viene spazzata via nella tomba della corruzione, la nuova foglia non si dispiega; ma non appena il vecchio è morto e sepolto, sorge una novità di vita. Come è simile l'opera di Dio! L'artista più abile che si sforza di imitare la natura non può riprodurre la freschezza della natura. Così ci sono molte imitazioni della religione, ma sono tutte prive di quella freschezza vergine che è prodotta solo dal tocco del Datore di vita

(5.) Come il Signore ci insegna questa lezione sulla natura, così la rafforza con il sorprendente simbolismo di uno dei sacramenti. Il battesimo non è un semplice lavacro; è una sepoltura e una resurrezione. Non che la mera osservanza esteriore dell'ordinanza possa mai produrre questo; ci deve essere fede nell'operazione di Dio. Quando ho questo, che avvenga al momento del battesimo, o dopo, o prima, non fa differenza. Il punto è questo, che quando la mia fede si aggrappa all'opera di Dio, manifestata nella risurrezione di Cristo, e che è simboleggiata nel battesimo, allora quell'ordinanza in sé è un pegno che la realtà della benedizione che l'ordinanza simboleggia è effettivamente la mia

(6.) Con questi pensieri nella nostra mente, voglio che osserviate che Paolo dice che siamo sepolti e risuscitati con un obiettivo definito, cioè il cammino nella novità della vita. Non si può camminare in un luogo se non si raggiunge quel luogo; e non posso camminare in novità di vita senza essere stato prima introdotto in una condizione di novità di vita. Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui. E ora quali sono le caratteristiche distintive di questa novità di vita?

(I.) La novità del rapporto con Dio. Nella vecchia vita sentivamo che c'era qualcosa di sbagliato tra Dio e noi; desideravamo che quel qualcosa fosse sistemato e speravamo di ottenere gradualmente la Sua approvazione con una vita di coerenza. Alcuni di noi lavorarono molto duramente, eppure la fine fu una delusione. Come si sarebbe potuto cambiare tutto questo, e come spazzare via ogni barriera alla fiducia e all'amore? Non rattoppandosi. Abbiamo visto noi stessi, rappresentati da Cristo, come portatori della pena della legge; e ci siamo accontentati di considerarci crocifissi con Cristo; ma "chi è morto è giustificato dal peccato", e così riscontrammo che ora non c'era più condanna per noi che siamo in Cristo Gesù. Dalla tomba siamo risuscitati in novità di vita, e la nostra prima esperienza è stata la scoperta che Dio era un Padre riconciliato

(II.) Novità di potere. La fede mi ha introdotto in questa condizione benedetta; La fede deve essere la legge della mia esperienza in essa. C'è un potere che ora lavora dentro di me; la potenza di Dio, il cui potente Spirito si è impossessato di me e sta realizzando i Suoi propositi in me. Gli elettricisti ci dicono che il nostro sistema nervoso è costituito in modo tale che sotto la forza dell'elettricità possiamo compiere prodigi di forza e resistenza che sarebbero impossibili in circostanze ordinarie. Supporremo che questo libro contenga un peso di diverse libbre. Lo tengo a distanza di un braccio. Di lì a poco il senso di stanchezza diventa insopportabile, e il mio braccio deve cadere al mio fianco; ma accendendo una corrente elettrica al braccio teso, sono in grado di sostenere il peso indefinitamente, senza alcun senso di fatica. Dov'è la mia parte in questa faccenda?, non nel lottare per costringere il mio braccio a fare ciò che è troppo debole per fare, ma nel cedere il mio membro al potere che può permettergli di compiere ciò che altrimenti sarebbe impossibile. Devo fare in modo che nessun non-conduttore interrompa il flusso invisibile del potere; e questo è proprio ciò di cui mi devo occupare nella mia esperienza spirituale. Amos 1 in piena connessione con l'Onnipotenza Divina? "Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica". Ora non vedete la differenza tra l'affrontare il lavoro della vita agitato dall'ansia e appesantito dalla preoccupazione, ora tendendo ogni nervo in un'agonia di sforzo, e ora, stanco e scoraggiato, sprofondando nel letargo, e la quieta, felice fiducia di colui che cammina in novità di vita, sicuro che, qualunque cosa possa sorgere, La nuova vita dentro di lui è all'altezza di ogni emergenza

(III.) Novità di carattere. Incontro molti che non sembrano aspettarsi questo. Quanti di noi sono così tanti di noi che hanno intorno a sé così tanto del vecchio sé che persino i nostri conservi cristiani non possono fare a meno di essere angosciati e addolorati per questo? "Camminiamo forse in novità di vita?" Le vecchie caratteristiche stanno scomparendo? Tu che eri naturalmente incontrollato, le tue passioni naturali sono ben in mano? Tu che eri pronto a dire una parola amara senza pensare a quanto dolore potesse dare, che piuttosto ti sei vantato di essere schietto fino alla maleducazione, la bellezza del Signore nostro Dio comincia a posarsi su di te? Tu, le cui doti di conversazione erano inclini a degenerare in pettegolezzi oziosi, hai imparato a tenere al suo posto il piccolo membro? Stai facendo tutto per la gloria di Dio? Che tipo di uomo siamo? Siamo figli della risurrezione. Quando arriviamo allo scambio, al workshop, ce ne dimentichiamo? La gloriosa bellezza del Signore nostro Dio è per noi; La sua freschezza, la sua purezza, il fiore stesso della novità di vita, sono nostri. Liberati da ogni ingombro, volgi le spalle a ogni contaminazione, consegnati come argilla alla mano del Vasaio, affinché Egli possa imprimere su di te la pienezza della Sua gloria di risurrezione, affinché noi, contemplando come in uno specchio le glorie del Signore, possiamo essere trasformati di gloria in gloria come per mezzo dello Spirito di Dio. (W. Hay Aitken, M.A.)

Novità di vita:

(I.) Il suo legame con la risurrezione di Cristo. "Come come"-1. Le cose materiali possono essere paragonate a quelle materiali e quelle spirituali a quelle spirituali; Ma non è forse arbitrario e fantasioso questo paragone tra una rivelazione morale e una transazione fisica? La risposta è che la fonte e la forza motrice dei due sono le stesse. Il modo e la proporzione dell'azione divina presso la tomba di Cristo, quando sono rivolte ai sensi, ci permettono di rintracciarle e misurarle nel mistero della vita dell'anima, quando sono rivolte allo spirito

(2.) Qualcosa dello stesso tipo può essere osservato nel caso della mente umana. Una mente capace di scrivere un grande poema o una grande storia, e di governare allo stesso tempo un grande paese, non si incontra tutti i giorni. Ma quando troviamo che le due cose sono combinate, è ragionevole confrontare il libro con la politica del re o dello statista, sulla base del fatto che entrambe sono prodotti di un'unica mente; ed è inoltre ragionevole aspettarsi certe qualità comuni alle due forme di lavoro. Questa è la posizione di Paolo; La risurrezione di Cristo e la rigenerazione dell'anima sono opere di una volontà potente, saggia e amorevole

(3.) La natura non può darci novità di vita più di quanto un cadavere possa risorgere da solo. La prudenza, l'avanzare degli anni, il tono della società, le influenze familiari, possono rimodellare le nostre abitudini, ma solo la grazia divina può elevarci dalla morte del peccato alla vita di giustizia. Riflettete su quella terribile realtà: la morte spirituale. Il corpo è nel pieno pieno dei suoi poteri, la mente è impegnata in mille verità, ma né gli spiriti turbolenti né il fuoco intellettuale possono galvanizzare lo spirito alla vita. I sensi spirituali non agiscono: gli occhi, le orecchie, la bocca dell'anima sono chiusi. Le sue mani e i suoi piedi sono fasciati con gli abiti funebri dell'abitudine egoistica. Non può risorgere, e deve giacere nella sua oscurità, e nella putrefazione della sua tomba spirituale. E una grande pietra è stata fatta rotolare verso la porta: il peso morto di un'opinione corrotta e irreligiosa che sbarra la luce e l'aria del cielo e rende sicura la prigione. Come si può liberarsi di un tale ingombro? Anche se gli angeli rotolassero via la pietra, come potrebbe essere ristabilita la vita, a meno che Colui che ne è il Signore e il Datore non faccia balenare in questo spirito morto il Suo stesso potere vivificante?

(II.) Le caratteristiche comuni a entrambi

(1.) Realtà. (1) Cristo è morto davvero. La trafittura del Suo costato lo dimostra; ed essendo veramente morto è veramente risorto. (a) Alcuni dicono solo nel cuore dei Suoi discepoli. Ma supponendo che un tale processo di immaginazione abbia avuto luogo nel caso di due o tre, è ragionevole supporre che possa essere accaduto contemporaneamente a molti. (b) Né era un fantasma quello che sorgeva. Se così fosse stato, sarebbe stato sicuramente scoperto dalle donne, da Pietro, dagli undici ai quali Egli disse: "Uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io", e da Tommaso. Senza dubbio il Suo corpo risorto aveva aggiunto qualità di sottigliezza e gloria; Ma questi non hanno distrutto la sua realtà. "Era stato seminato nel disonore; è risuscitato nella gloria", ecc. (2) Quindi la novità di vita dell'anima deve essere, prima di tutto, reale. (a) A che serve essere destati nell'immaginazione e nella buona opinione di altri, se abbiamo un nome che ci dice che viviamo mentre siamo ancora morti? È bene che un'anima morta sia periodicamente galvanizzata da un'adulazione immeritata a imitare goffamente il linguaggio e l'azione della vita cristiana? (b) Qual è il valore del mero fantasma di un rinnovamento morale; di preghiere senza cuore, di azioni senza principio religioso, di linguaggio religioso che precede la convinzione e il sentimento? Ah, i fantasmi di una vita rinnovata si aggirano per il mondo e per la Chiesa, pittoreschi in lontananza e come figure di cera difficili da distinguere dai vivi. C'è la vita fantasma dell'immaginazione, quando una vivace fantasia ha gettato intorno alla religione il fascino di un intenso interesse senza toccare il principio religioso. (ii) Di forte sentimento fisico, dove occasionali esplosioni di passione religiosa sono scambiate per disciplina e abbandono della volontà. (iii) Di pura buona natura, quando per quanto si fa, lo si fa senza riferimento interiore a Dio e alla Sua legge. (iv) Di buon gusto, dove si dà semplicemente per scontato che certe proprietà religiose appartengano a una particolare posizione sociale, fantasmi di ciascuno e di tutti; perché si sciolgono nel nulla sotto la dura tensione del servizio o del dolore. Potrebbero non sfidare in modo sicuro il "Maneggiami" di Gesù risorto. Quindi la prima lezione è la genuinità. Senti più profondamente di quanto parli: agisci come ti senti nei tuoi momenti migliori

(2.) Durata. (1) Gesù non è risorto perché, come Lazzaro, potesse morire di nuovo. "Sono vivo per sempre". "La morte non ha più dominio su di Lui". La sua vita trionfante non poteva essere scambiata di nuovo con una vita di peccato e sofferenza. (2) Così dovrebbe essere per il cristiano. Anche la sua dovrebbe essere una risurrezione una volta per tutte. Dico che dovrebbe essere, perché la grazia di Dio non ci impone forza. Il cristiano deve considerare se stesso morto al peccato, ecc. E se questo sembra difficile da far capire alla carne e al sangue, il cristiano ricorderà che ha a sua disposizione forze pari a farvi fronte. Se Cristo risorto è in noi, il corpo è morto a causa del peccato, ecc. Una volta risorti, non dobbiamo più morire. Dio sarà certamente verace, e noi non dobbiamo far altro che aggrapparci a Lui e tenere la mano stretta su noi stessi. Nulla dall'esterno può servire a distruggere la nostra vita se non viene assecondato dall'interno. Luigi XIV. passò anno dopo anno attraverso i suoi doveri quaresimali e pasquali e poi ricadde nella dissolutezza, un'orribile calunnia sull'insegnamento della risurrezione di Cristo. E tuttavia cosa succede se con tentazioni più lievi ripetiamo le sue esperienze? 3. Segretezza. (1) Gran parte della vita risorta di Cristo fu nascosta agli occhi degli uomini. La Sua presenza visibile dopo la Sua risurrezione era l'eccezione piuttosto che la regola; E con questo i discepoli furono gradualmente addestrati per il loro futuro. Fu un passaggio dolce dai giorni del ministero di Cristo ai giorni di quella presenza invisibile che doveva durare fino alla fine dei tempi. Ma chi può dubitare di ciò che Cristo risorto stava facendo? Non aveva bisogno di forza come ne abbiamo bisogno noi, ma la comunione con il Padre era la Sua unica gloria e gioia. (2) Chi può non vedere qui una lezione e una legge per la vita cristiana? Molto e il lato più importante di esso deve essere nascosto. Senza dubbio i nostri affari, le nostre famiglie, ecc., hanno le loro pretese; ma dove c'è una volontà c'è un modo, e bisogna trovare il tempo per la preghiera, l'interrogatorio su se stessi, ecc. Guai alle anime che rifuggono dalla solitudine e dalla comunione segreta con Dio. L'albero della foresta, mentre getta il tronco e i rami in alto verso il cielo, non affonda forse le sue radici per sicurezza e nutrimento sempre più in profondità nel terreno sottostante? (Canon Liddon.)

I diversi gradi della religione personale: - Il progresso nella nuova vita, iniziata al momento della seconda nascita, è più desiderabile del successo negli affari, o della crescita dall'infanzia all'età adulta. In questo testo è esortato come un dovere, e proposto come un favore, in considerazione della risurrezione del nostro Redentore dai morti

(I.) Spiego le parole del mio testo. L'apostolo Paolo, che sperimentò nelle sue conquiste progressive l'influenza della risurrezione di Cristo, la presenta alla visione dei Romani credenti come la ragione e il mezzo del loro cammino "in novità di vita". "Camminare" indica non solo un'azione vitale, ma anche il progresso da un luogo all'altro. Quel "camminare in novità di vita" che è esortato nel testo, in considerazione della risurrezione di nostro Signore, deve naturalmente significare sia l'esercizio della vita cristiana in tutte le sue parti e relazioni, sia il nostro progressivo miglioramento nella pietà

(II.) Descrivo, dalle Scritture, i diversi gradi distinti di realizzazione personale nella vera religione

(1.) Lo stato d'animo che esiste nel primo stadio della vera religione è caratterizzato dall'ansia di fuggire dal male e di godere della salvezza. L'ansia del giovane credente deve essere distinta da quella delle menti non convertite. Questo è facile in teoria, ma difficile in pratica. Quando agiamo, è con strumenti imperfetti; con facoltà corrotte dal peccato e disordinate dalle nostre passioni. È lo Spirito, però, che aiuta le nostre infermità. Il cristiano è ansioso di essere liberato dal peccato; L'uomo non rinnovato si preoccupa solo delle sue conseguenze. L'ansia del credente, se proviene dallo Spirito Santo, è esercitata con un discernimento spirituale del patto di grazia, ed è influenzata da un ardente desiderio di godere della giustizia, della santità e della felicità in Cristo; L'angoscia dei non convertiti è una passione cieca, empia, pungente certo, ma indefinita ed equivoca rispetto a tutti questi oggetti

(2.) Lo stato d'animo di cui gode il cristiano nel secondo grado di realizzazioni spirituali è caratterizzato dall'ammirazione di Gesù Cristo e della salvezza che Egli amministra. La grande potenza, la magnanimità e la condiscendenza sono per loro natura ammirevoli: la perfezione infinita è oggetto dell'ammirazione di tutte le creature intelligenti; e, in un certo senso, l'eccellenza divina è ammirata dai non rigenerati. Anche i cristiani, fin dall'inizio della loro nuova vita, e in ogni fase del loro progresso, provano ammirazione per Dio in Cristo: né cessa in cielo; ma in questa fase, dopo aver accertato il proprio interesse per la grazia di Dio, essa diventa la parte più importante del loro carattere. Essi ammirano la dignità della Persona mediatrice, Dio manifestato nella carne: gli attributi e, soprattutto, l'amore di Dio in Lui; la sapienza del piano ideato per la nostra redenzione attraverso un'alleanza ordinata in tutto e sicura; e la Sua idoneità in tutto alla nostra condizione, nel quale piacque al Padre che ogni pienezza abitasse. Essi ammirano la tenerezza della Sua compassione, la fortezza mostrata nelle Sue sofferenze, lo Spirito misericordioso che riposa su di Lui e che Egli comunica liberamente, grazia per grazia, dalla Sua pienezza ai nostri bisogni. Ammirano il luogo in alto, dove Egli è intronizzato nella luce, e nel quale ora hanno essi stessi una sicura speranza di ammissione

(3) Il terzo periodo del progresso cristiano è caratterizzato dalla sete di conoscenza religiosa. In ogni arte o scienza, il periodo più favorevole alla ricerca ardente della conoscenza è immediatamente dopo che le abitudini e il linguaggio ad essa peculiari, e dapprima strani, sono diventati familiari e facili; dopo che l'allievo prova un'alta ammirazione per gli oggetti di studio; e prima che gli affari effettivi della vita richiedano la sua principale attenzione. C'è un periodo simile nella vita religiosa dell'uomo. La conoscenza delle cose divine, sempre desiderabili e utili, viene perseguita con particolare ardore non appena abbiamo raggiunto quella paziente ammirazione dei suoi gloriosi oggetti che accompagna la piena certezza della speranza. Allora le potenze speculative della mente, illuminate dallo Spirito Santo, cercano la conoscenza e la procurano a causa del suo valore intrinseco. 4. Il quarto periodo del progresso cristiano è caratterizzato dallo spirito civico nel promuovere gli interessi della Chiesa. Una disposizione benevola verso l'umanità, e un riguardo speciale per i pii, sono coevi alla vita cristiana; e dovunque queste esistano, ci saranno anche alcuni sforzi per promuovere il bene della casa del Signore: ma richiede un grande progresso nella nuova vita prima che qualcuno sia caratterizzato dall'abnegazione nel servizio della Chiesa simile a quella di Mosè, che scelse l'afflizione con il popolo di Dio; da un ardore illuminato nell'opera della giustizia, come il profeta Elia; e da quel disinteresse che fu praticato dall'apostolo Paolo. Non si tratta di una cieca devozione agli interessi di partito, ma di uno spirito di magnanimità e di liberalità, promosso e diretto dalla Parola di Dio

(5.) Il quinto grado di progresso nella pietà personale è caratterizzato dalla mentalità celeste

(6.) Il grado più alto nella pietà personale sulla terra è raggiunto da coloro che soffrono volontariamente per amore di Cristo. Il martirio volontario per qualsiasi causa è una prova di risoluzione personale e di sincerità, la più alta che l'uomo possa dare del suo attaccamento alla causa che ha abbracciato. Ed è facile mostrare che il discepolo che porta volentieri la croce, per la quale è travisato e calunniato dai suoi contemporanei, si eleva di gran lunga superiore in eroismo al soldato patriota che, incoraggiato dagli onori di una vita militare, e rallegrato dalla voce di un applauso che si leva forte dal suo paese, si espone al pericolo e alla morte. La ragione, così come la rivelazione divina, naturalmente, giustifica il cristiano a sacrificare allegramente gli onori e le comodità di questa vita, e anche la vita stessa, quando vengono in competizione con l'onore che viene da Dio e con i godimenti senza fine della vita celeste. Il dovere e la ricompensa di un tale sacrificio sono sufficientemente evidenti: "Chiunque perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà"; ma la disposizione della mente a compiere il dovere in vista dell'alta ricompensa è un raro conseguimento nella grazia. Il Signore stesso, tuttavia, lo concederà secondo il Suo beneplacito, in quei momenti straordinari di prova che lo richiedono, a coloro che il Re si compiace di onorare. (A. McLeod, D.D.)

Freschezza dell'essere: 1. In tutto ciò che è veramente di Dio c'è una singolare freschezza; È sempre come quell'"albero della vita, che portava dodici specie di frutti e dava il suo frutto ogni mese"; C'è una continua novità. Eppure alcune persone parlano dell'uniformità di una vita religiosa

(2.) Attraverso un nuovo spirito, dotato di un nuovo cuore, per una via nuova e vivente, in obbedienza a un nuovo comandamento, con misericordie nuove per noi ogni mattina, che portano un nuovo nome, viaggiamo verso un nuovo cielo e una nuova terra, dove canteremo un nuovo canto per i secoli dei secoli. Cristo potrebbe ben dire: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". 3. Se c'è un momento in cui dovremmo studiare specialmente la "novità", sicuramente è ora in questa primavera, quando la risurrezione di Cristo ci parla di esseri risorti che vengono verso nuovi affetti e imprese più elevate. Studiamo dunque la "novità". 4. Chi infatti non ha molto di cui si sbarazzerebbe? Vecchi livelli di pensiero, vecchi appetiti, attaccamenti, egoismi, pregiudizi, peccati! E non possiamo essere grati di avere a che fare con una religione che dà sempre grazie attraverso nuove opportunità, per nuove azioni, la cui essenza è un rinnovamento quotidiano, e la cui nota chiave è sempre la risurrezione?

(I.) Che cos'è la "novità"? 1. È meglio della creazione. Per quanto bello dovesse essere il Santo Bambino, mentre deponeva un bambino a Betlemme, la stessa forma, risorta dalla tomba, era più bella. I cieli e la terra dell'innocenza erano belli. Ma "i nuovi cieli e la nuova terra" che devono avvenire supereranno le glorie dell'Eden

(2.) Il bene che viene dal male è migliore del bene che non è mai stato sporcato. Il vecchio va a fare il nuovo. Le vecchie passioni, i vecchi pregiudizi, i vecchi elementi dell'uomo naturale, vanno a rendere la forza, l'elevazione della nuova creazione, la stessa, ma non la stessa

(II.) Tracciamo dove sta la "novità"

(1.) C'è un "nuovo" motivo, "Dio mi ama. Come posso dimostrarGli che amo davvero Colui che è stato così grandemente gentile con me?" 2. Le sbarre e le catene sono cadute dall'anima di quell'uomo, ed egli sente un principio "nuovo". È emancipato da una lunga e oscura schiavitù. Ed egli va nel vecchio mondo, le sue scene sono esattamente le stesse, ma un "nuovo" sole si posa su tutto, è il mezzo della sua pace "appena nata", è un sorriso di Dio. E oh! Come gli sembra cambiato quel mondo

(3.) E così il suo stendardo è sempre in aumento. Si lascia alle spalle le conquiste passate, come nulla rispetto alle vette che si aprono davanti a lui. Egli ha sempre una nuova ambizione, perciò intraprende nuove opere per Dio. E nel frattempo, Cristo si rivela a lui con sempre maggiore chiarezza. Una nuova visione di una vecchia verità, un senso ancora ingustato del proprio perdono, irrompe sempre nella sua mente stupita. (J. Vaughan, M.A.)

Il cristianesimo il rinnovamento della razza: - 1. Il cristianesimo è diventato per noi una cosa così antica e quotidiana, così diversa dal miracolo stupefacente e spirante che era una volta, che non riusciamo a renderci conto di quanto fosse divina la rivoluzione che intendeva effettuare. Eppure Cristo e i Suoi apostoli cercarono di imprimere in noi che il Vangelo non era un giudaismo leggermente migliorato, non un semplice schema per produrre la moralità media degli uomini, ma un vasto capovolgimento del passato, un nuovo inizio per il futuro. «Possiamo sapere che cos'è questo nuovo insegnamento?» gridavano i devoti delle filosofie obsolete sul Colle di Marte. Lo scrittore degli Ebrei descrive Cristo come una via nuova e vivente verso Dio. San Paolo descrive la conversione come il spogliarsi dell'uomo vecchio, con i suoi affetti e le sue concupiscenze, e rivestirsi dell'uomo nuovo, e dice: "Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; Le cose vecchie sono passate, ecco, sono tornate nuove". E San Pietro parla di "un nuovo cielo e una nuova terra nei quali abita la giustizia". E San Giovanni nell'Apocalisse parla di "un nuovo nome" e di "un nuovo canto", e di una "nuova Gerusalemme che scende dal cielo, da Dio", e Colui che siede sul trono ha detto: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". La vita dai morti, la novità della vita, questa era la concezione che gli apostoli e gli evangelisti si erano fatti del cristianesimo

(2.) Non è che qualche cambiamento apparente avesse avuto luogo nel mondo intorno a loro. Gli uomini si sono sposati, hanno dato in matrimonio, hanno peccato, hanno sofferto e hanno mentito, come prima. Il paganesimo non si degnava di gettare un solo sguardo sul cristianesimo, o, se così fosse, semplicemente lo disprezzava come un entusiasmo folle o lo odiava come un'esecrabile superstizione. E quel manipolo disprezzato di artigiani e pescatori aveva ragione, e il mondo, con tutte le sue forze e i suoi splendori, aveva torto. Non con il diadema, e la porpora, la sapienza della Grecia, le venerande istituzioni di Gerusalemme, erano la verità, la forza e la gloria del futuro. Con loro c'era il riflusso, con questi c'era la marea che scorreva. Le mura popolate dell'anfiteatro prorompevano in urla di esultanza sanguinaria quando la tigre si avventava su un vecchio martire; ma la speranza e il senso di tutta la vita umana erano con lui, e non con loro

(3.) "Sì", risponderà freddamente il cinico, "il mondo a volte impazzisce, e questa è stata una delle strane illusioni del mondo; Ma abbiamo cambiato tutto questo". Ora siamo arrivati al tempo in cui ogni piccolo nessuno può atteggiarsi in atteggiamento di immensa superiorità rispetto all'ignorante superstizione dei cristiani. Prima viene il materialista, che si crede grande perché non può credere in nulla che non possa afferrare con entrambe le mani. "Perché dovrei accettare", chiede, "qualcosa che non posso verificare?" Ma dimentica di chiedersi se per le verità che rifiuta possa esserci una facoltà di verifica se non quella facoltà spirituale di cui nega l'esistenza stessa. Quando il materialista ci assicura che l'uomo non è che un animale, che è un prodotto casuale dell'evoluzione; che ciò che egli prende per i suoi pensieri non è che un cambiamento chimico delle molecole nella sostanza grigia del suo cervello, a tutto ciò che è di questo genere i cristiani possono solo sorridere, non per rabbia, ma per profondo dolore. Se un uomo chiude risolutamente gli occhi, non possiamo rispettare molto la sua osservazione che non c'è sole in cielo; se un uomo dichiara che Dio non esiste, ci stupiamo se ha atrofizzato di proposito in sé la facoltà per la quale solo noi siamo in grado di credere che Dio esiste? Il cristianesimo non ha nulla da temere da questo sistema arido e polveroso, che supremamente non riesce a spiegare la coscienza umana e la natura morale, e che offre agli inestinguibili aneliti spirituali degli uomini nient'altro che un caos di forze brute che evolvono ciecamente l'ordine da un sogno labirintico. Ma poi c'è il pessimista che ci dice, con un amaro sogghigno, che, dopo tutto, il nostro cristianesimo ha irrimediabilmente fallito. È una delle note di condanna di questi sistemi morali il fatto che tutti, a differenza del cristianesimo, disperano dell'uomo. Il pessimismo ci dice, per voce di Schopenhauer, che il genere umano tende sempre al male in peggio, e che non c'è altra prospettiva che una confusione e una miseria sempre più fitte. Afferma con Von Hartmann che l'esistenza è indicibilmente miserabile, e che la società peggiorerà mai; e con Carlyle, "Più tetro, sterile, vile e brutto mi sembrano tutti gli aspetti di questo povero, decrescente, ciarlatano mondo, condannato a una morte che si può solo desiderare di essere rapida". 4. A tutte queste calunnie e caricature dell'umanità la fede dà la sua risposta incrollabile. Al materialista essa oppone la sua inalterabile convinzione che i mondi sono stati creati dalla Parola di Dio, e che Egli è il Governatore tra le nazioni. Al pessimista risponde che, sebbene la strada percorsa dalla lunga processione dell'umanità sembri spesso ruvida e tortuosa, e spesso addirittura precipitare nella valle dell'ombra della morte, è tuttavia una strada che non precipita nell'abisso, ma ci conduce sempre più vicino al nostro Dio

(5.) Ma la fede può fare appello non solo all'intuizione, ma anche alla ragione, all'esperienza e alla storia. Ammettendo che il cambiamento non implica sempre o necessariamente un progresso, essa può tuttavia dimostrare che, anche in mezzo ai terremoti morali più veementi della storia, l'umanità ha sempre trovato nel cristianesimo il segreto del ringiovanimento e della vittoria. L'umanità a volte può avanzare oltre le rovine, ma l'umanità avanza ancora. La Chiesa domò i barbari e fece tacere gli schernitori; Sui detriti svuotati della superstizione passata ella ricostruì il tessuto più bello e più solido della sua fede riformata; e ora, quali che siano le rovine che ne possono derivare, ci sentiamo sicuri che Dio porrà ancora una volta, come sempre finora, le pietre della Sua Chiesa con bei colori, e le sue fondamenta con zaffiri, e che le sue mura saranno salvezza e le sue porte di bronzo

(6.) Ma dopo tante splendide vittorie, quando senza dubbio ha benedetto il mondo, come mai gli uomini si permettono così facilmente di parlare con disprezzo e disprezzo del cristianesimo come fanno? Rispondo, è colpa nostra. Un uomo deve essere davvero ignorante se non sa come il cristianesimo ha cambiato la vita e il carattere di tutto il mondo pagano civilizzato. Che bisogno ho di dirvi come ha salvato il gladiatore, come ha emancipato la schiava, come ha elevato la femminilità, come ha gettato sull'infanzia l'egida della sua protezione, come ha convertito le tribù selvagge e feroci dalle gelide steppe e dagli ampi fiumi del Nord, come ha costruito dai frammenti frantumati dell'impero romano un nuovo mondo creato, Come ha salvato il sapere, come ha battezzato e ricreato l'arte, come ha ispirato la musica, come ha posto i poveri e i malati sotto le ali angeliche della misericordia, e ha affidato ai due grandi arcangeli della ragione e della coscienza la guida dei giovani? E il cristianesimo non è esattamente quello che è sempre stato? La sua forza è esaurita? Dov'è il Signore Dio di Elia? La Sua mano è forse accorciata da non poter salvare, o le Sue orecchie sono pesanti da non poter sentire? Dio è dove e cosa era. Non è l'"io sono colui che sono" che è cambiato, ma siamo noi che siamo morti, senza fede, vuoti e falsi. La nuova vita del Vangelo è piena di fuoco come non lo è mai stata; Ma poiché non l'abbiamo mai veramente sentita e provata, non facciamo miracoli, non scacciamo demoni, non sottomettiamo nessun regno. Dio non compie mai per l'uomo l'opera che ha assegnato all'uomo stesso. Non serve a nulla per noi dire: "Ebbene, Dio riparerà tutto". Dobbiamo aiutarlo. Un pugno di contadini, percossi, imprigionati, trattati come la spazzatura di tutte le cose, affrontarono la Roma pagana nella pienezza del suo dispotismo, fecero cadere le armi davanti ai loro piedi indifesi interi eserciti. Se loro, con così poco, hanno fatto così tanto, com'è possibile che noi, con così tanto, facciamo così poco? A che serve per noi gridare: "Svegliati, o braccio del Signore?" Siamo noi che dobbiamo svegliarci. Se il cristianesimo non prospera, è solo perché la stragrande maggioranza di noi è cristiana solo di nome. Non sentiamo più quella novità di vita; moltiplichiamo le organizzazioni, ma non accendiamo alcun entusiasmo: ci atteggiamo, e preghiamo, e ci vantiamo, e balbettiamo, e ci inveiamo l'un l'altro, e Cristo sta lontano; Diamo una ghinea a una società missionaria e pensiamo di aver assolto tutte le nostre responsabilità verso il mondo pagano. Così il nostro cristianesimo è colpito dalla volgarità; È un luogo comune, addomesticato dalla sua fede eroica e dalla sua splendida passione. Se in una sola congregazione il fuoco di Dio riaccendesse in ogni cuore come in alcune di quelle congregazioni dei primi cristiani - sì, se ci fosse un solo uomo qua e là capace di un sacrificio di sé simile a Dio e assoluto - come farebbe un tale uomo a far balenare il vivo fremito della nobiltà in diecimila cuori; Come si muoverebbe di nuovo la vita tra le ossa secche della Valle della Visione! A pochissimi nelle lunghe generazioni è dato di realizzare un'opera potente come questa; ma a ciascuno di noi è dato di aiutarlo ad andare avanti e di portarlo avanti. Ognuno di noi può almeno cogliere qualche debole e debole scintilla scintillante da quella inesorabile fontana di luce eterna. (Archdn. Farrar.)

La nuova vita nella nazione e nella famiglia: 1. I profeti erano interessati non solo alla loro nazione, ma anche al mondo che li circondava. Il cristianesimo soffre sempre quando viene sminuito nell'individualismo, o quando viene trasformato in un semplice egoismo espanso all'infinito. Se il cristianesimo doveva essere una nuova vita nel mondo, doveva certamente esercitare una profonda influenza su ogni nazione. Ma possiamo onestamente dire che in qualche senso elevato anche quei regni che si definiscono cristiani sono divenuti i regni del nostro Dio e del Suo Cristo? 2. Il più antico dei profeti è Amos, ed egli inizia il suo libro guardando alle sette nazioni vicine, ognuna delle quali è costretto a condannare, per poi rivolgersi alla propria. La voce della profezia si è da tempo ridotta a morbide generalità; ma supponiamo che un vero profeta fosse in vita, e volgesse il suo sguardo alle nazioni d'Europa, si accontenterebbe di indulgere nel canto della "Pace in terra"? Strana pace, quando in Europa ci sono più di tredici milioni di uomini sotto le armi. Guardate le relazioni delle nazioni europee. I Kaffir, gli Indù, gli Australiani, ecc., non sono forse le orme della nostra razza tra loro tinte di sangue? Due crimini gettano la loro luce lurida su ogni terra. C'è il crimine del ladro di uomini, che rende rosse di sangue umano intere regioni dell'Africa; e il crimine ancora più rovinoso di vendere agli indigeni un veleno sudicio battezzato gin o rum. Noi, i farisei del mondo, in nome del libero scambio, stiamo inoculando il mondo con il virus di una pestilenza mortale. È l'avidità che impedisce alla Germania, all'Inghilterra e all'America di unirsi immediatamente, come dovrebbero fare le nazioni giuste e nobili, per impedire questa decimazione del Continente Nero

(3.) Se Amos fosse vivo in questi giorni non griderebbe: "Così dice il Signore: Per tre trasgressioni della Russia, e per quattro, non allontanerò la sua punizione, perché la sua Chiesa è intorpidita e le sue classi superiori incredule. Per tre trasgressioni della Germania, e per quattro, non revocherò la sua punizione, perché essa ha lo spirito del militarismo, è avida e insolente. Per tre trasgressioni della Francia, e per quattro, non negherò la sua punizione, perché, non avvertita dal crollo e dalla catastrofe di vent'anni fa, essa permette ancora che i suoi figli inondino l'Europa di letteratura sporca, e ha cancellato dal suo libro di leggi il nome di Dio"? Non potrebbe un tale profeta menzionare anche i nomi di Spagna, Italia e Turchia, e dopo aver guardato intorno a queste nazioni, che cosa direbbe dell'Inghilterra? "Così dice l'Eterno: Per tre trasgressioni dell'Inghilterra, e per quattro, io non ritirerò la sua punizione." Gli uomini non sono forse stimati per quello che hanno molto più che per quello che sono? Non ci sono forse merci spurie e pubblicità menzognere? Non ci sono tane per i maglioni? Cristo non è forse venduto per un sudicio guadagno? Non sono forse migliaia di persone rovinate dal gioco d'azzardo? Non c'è forse nella sola Londra un numero pari all'intera popolazione di Norwich di esseri perduti e degradati? Non ci sono forse strade piene come Sodoma di giovani che hanno avvelenato il proprio sangue e il sangue delle generazioni future? Non è un crimine che, nonostante l'avvertimento di cinquant'anni, l'alcol continui ad essere la potente maledizione che ha avvolto questa nazione nelle sue spire di serpente? 4. Osiamo dire diversamente se non che le nazioni cristiane non camminano in novità di vita? Nessuno di voi dica: "Non mi riguarda". Ti riguarda; e ognuno di noi è colpevole e responsabile nella misura in cui ha permesso che Cristo nella sua vita diventasse nient'altro che un nome, e che il cristianesimo nei nostri esempi fosse sminuito e ridotto a una disputa settaria o a una forma meschina. Guardate l'America sessant'anni fa. Un ragazzo, William Lloyd Garrison, si confronta con l'arte di governare furiosa e da solo, con il pugnale dell'assassino che lampeggia ogni giorno sul suo cammino, proclama agli Stati schiavisti d'America il dovere dell'emancipazione, e vive per portare a termine il grande piano che da ragazzo aveva escogitato. Guardate l'Inghilterra di cinquant'anni fa, piena di cupo malcontento, di poveri affamati; i bambini nelle fabbriche furono resi un olocausto per Mammona; le donne piegate in due; uomini seminudi che trascinano carri di carbone, come bestie da soma, in miniere di carbone nere e bagnate; Le strade erano piene di ignoranza e di vizi. Poi sorse Anthony Astley Shaftesbury. Non tutti noi possiamo essere grandi eroi, ma possiamo essere umili soldati in quel grande esercito quando il Figlio di Dio andrà in guerra

(5.) Non c'è forse nessuno di noi che non appartenga a qualche famiglia? E sempre la pietra angolare del Commonwealth è la pietra del focolare. La principale speranza per ogni paese, l'elemento principale per la sicurezza dell'Inghilterra, risiede ora nella purezza delle sue case. Se non potete fare nulla di più, ognuno di voi può adempiere nella propria casa l'alto dovere del patriottismo. Se gli Spartani erano invincibili, se i Romani portarono nel mondo le loro maestose istituzioni, fu perché le madri spartane e romane non tolleravano figli effeminati, né figlie apatiche. Cerchiamo ciascuno di noi di illustrare il funzionamento della nuova vita in modo che, accendendo in lungo e in largo in tutta l'Inghilterra miriadi di punti di luce scintillanti, ci possa essere un ampio bagliore di cristianesimo in tutto il mondo. (Ibidem)

La nuova vita nell'individuo: 1. Come la famiglia è l'unità della nazione, così l'individuo è l'unità della famiglia. Arriviamo al significato più profondo di ciò che il vangelo era destinato a raggiungere quando ci chiediamo: "Che effetto dovrebbe avere la nuova vita su ogni anima separata?" 2. Guarda il mondo intorno a te e vedi, come vide Ezechiele, il gregge stracciato e errante, pecore senza pastore, sparse sulle colline scure nel giorno buio e nuvoloso. Molti si limitano a scrollare le spalle a quella vista per la disperazione. Dicono che tutta questa maledizione sia irrecuperabile. Alcuni non hanno altro che disprezzo e disprezzo. Non così Cristo. Non c'è nulla di irrecuperabile in Dio

(3.) E come operò il Signore della Misericordia? Non era conforme alle leggi della volontà divina convertire il mondo intero, per così dire, con un lampo. Tale conversione obbligatoria non è una conversione. La parola di Cristo era, come dovrebbe essere la nostra, in gran parte con l'individuo. È venuto in una terra piena di miseria. Vide il cieco, l'incerto, il lebbroso, ecc., e guarì gli incurabili che venivano da lui e credevano in lui. Ma ben più divino fu il miracolo che Egli operò sulle anime di tutti coloro che Lo ricevettero. La religione, i rituali e le cerimonie ufficiali non erano riusciti a toccare questa massa di peccato e di miseria. Ma ha convertito i miseri al Padre suo che è nei cieli e ha sparso sulle anime degli umili e dei penitenti il puro raggio eterno del suo amore trascendente. Allora ogni anima, per quanto perduta e caduta, rivelò la bellezza che era in essa; e come quando si solleva una torcia in una caverna piena di gemme, ed esse si risvegliano in uno splendore di milioni di volte, così al tocco della celeste simpatia di Cristo ogni anima ribalenò il suo bagliore interiore di luce particolare. 4. Qui sta il segreto della nostra rigenerazione e della rigenerazione del mondo. I pubblicani erano odiati, e naturalmente odiati, come gli avidi sciacalli di un'oppressione sgradevole. Eppure anche di questi disgraziati Cristo non disperava. Una parola d'amore per Zaccheo, ed ecco! una metà dei suoi beni la dà ai poveri; una parola d'amore per Matteo, ed ecco! Fa sorgere un evangelista e un apostolo. E così è stato per gli emarginati ancora più miserabili. La donna che era una peccatrice, perduta per la purezza, per l'innocenza, per la femminilità, eppure Egli permise che lavasse i Suoi piedi con le sue lacrime e le asciugasse con i capelli del suo capo. Il malfattore morente, anche lui si pentì e udì le parole di grazia: "Oggi sarai con me in paradiso". E, quasi per mostrarci che questi non erano casi accidentali, Egli, l'Amico dei pubblicani e dei peccatori, abbracciò la degradazione di tutti i peccatori allo stesso modo nella Sua perla di parabole, la parabola del figliol prodigo. Era la rivelazione di Dio come Padre amorevole; Non si trattava di osservanze deboli e miserabili, non si trattava di minacce di un inferno corporale che rendeva sante moltitudini in un mondo di paganesimo, dove fino a quel momento l'ideale stesso della santità era stato sconosciuto. E qui sta la prova essenziale e irrevocabile del cristianesimo: la vita cambiata di moltitudini di uomini cristiani

(5.) Ma qui torniamo alla domanda importante: Cristo ha salvato una moltitudine che nessun uomo può contare, ma noi siamo salvati? L'opera di salvezza è, e deve essere personale; deve essere non solo Cristo per noi, ma Cristo in noi. Ahimè, moltitudini di persone non sanno nulla della salvezza personale, perché amano i loro peccati più del loro Salvatore, o per negligenza, sfida o disperazione, e alcuni, a causa della religiosità che scambiano per religione, sono stati ossificati in mera funzione e routine, e le loro anime stanno marcendo addormentate tra formule e riti; ma la stragrande maggioranza, penso, principalmente perché non ha fede per credere che possono essere guariti e che Cristo può guarire loro. Molti di voi sanno, che vivono in uno stato di peccato: pigrizia, disonestà, odio, falsità, impurità o scontentezza abituale. Tu non ami il tuo peccato; Può darsi che tu lo detesti, eppure ne sei diventato schiavo. Tu sei come il lebbroso, che pensa che la sua lebbra sia del tutto incurabile. Ti ordino di scrollarti di dosso questa disperazione; Ti auguro di sperare. Vola nella roccaforte. Voi siete schiavi del peccato; ma Cristo è venuto per riscattarvi dal peccato. Pensi che non potrai mai più rinascere quando sarai vecchio. Così fece Nicodemo; eppure divenne servo di Cristo. Cristo è potente per salvare

(6.) Egli salva in molti modi. A volte dolcemente e gradualmente conquista l'anima con corde d'amore; a volte strappa dal distruttore; a volte spezza l'anima dura con i colpi dell'afflizione; a volte lo rende morbido con la graziosa pioggia del dolore; ma finché c'è un solo segno di speranza, Egli non spezzerà la canna rotta né spegnerà lo stoppino fumante. (Ibidem)

La nuova vita nella religione: 1. Possiamo dire che il cristianesimo è ancora una nuova vita? Raggiunge la millesima parte di ciò che si prefigge di ottenere; E se no, qual è il motivo? Perché la Chiesa è stata colpita dalla maledizione di una sterilità spirituale? È uno dei sofismi dell'argomentazione infedele accusare il cristianesimo dei crimini e delle colpe di uomini che hanno agito in flagrante contraddizione con il suo spirito. I rappresentanti della Chiesa hanno in molte epoche condonato il vizio, alleati con la tirannia. Ma accusare il cristianesimo di questi crimini è assurdo e falso; devono essere accusati di anticristo. Satana è dieci volte Satana quando indossa il cappuccio o la mitra, e si spaccia per un angelo di luce. E una religione può conservare il nome e l'apparenza di una religione molto tempo dopo che è morta; E quando una religione ha perso la vita, quanto profonda è la morte! "Se la luce che è dentro di noi è tenebra, quanto è grande questa oscurità!" Il cristianesimo doveva essere il sale della terra, ma "se il sale ha perso il suo sapore, con che cosa sarà salato?" "Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco"; ma quando gli uomini avranno cessato di credere che ci sia tanto quanto uno Spirito Santo, come si compiranno i miracoli spirituali? 2. Ora, l'unico pericolo di tutte le religioni è quello di perdere la vita, di perdere il fuoco. Parliamo di false religioni, ma nessuna religione degna di questo nome può essere completamente falsa. Il valore delle religioni può talvolta essere messo alla prova più facilmente dai loro risultati che dalle loro dottrine, dal loro fuoco che dalle loro verità astratte. Il confucianesimo, per esempio, è ora abbastanza arido e vuoto, eppure Confucio una volta insegnò grandi verità. Il buddismo è la religione delle masse della razza umana ed è pieno di errori; eppure il Buddhismo è ancora tenuto in vita dalla sua grande richiesta di auto-conquista e di sacrificio di sé. Il maomettanesimo, nonostante tutte le sue degenerazioni mortali, ha salvato l'Arabia dall'idolatria, e la sua richiesta di astinenza è stata per molte nazioni un vantaggio inestimabile. Ognuna di queste religioni è sprofondata nell'inanizione, perché i loro sacerdoti hanno permesso ai loro seguaci di fare delle loro formule un mero feticcio e di violare la loro vita essenziale. L'ebraismo si ergeva incomparabilmente al di sopra delle altre religioni nella sua origine divina, ma si dimostrò non esente da questa legge di decadenza. È possibile che il cristianesimo possa subire un destino così terribile e diventare non migliore di un fantasma? Sì. Molte volte la cristianità nominale è stata addomesticata dalla sua splendida passione, e sprofondata nel fariseismo, e ha perso il suo potere rinnovatore

(3.) Ora, quando una fede è sprofondata in questa condizione, quando ha dovuto fare affidamento principalmente su simboli senza valore e pretese pompose, per il momento è morta. Ha bisogno della risurrezione e di una nuova Pentecoste. E la Chiesa Cristiana ne ha avuti molti. L'opera di Benedetto, Wycliffe, Huss, Savonarola e Francesco d'Assisi non fu altro che un riuscito riaccendersi di rivendicazioni morte o morenti. Così fu anche quando Lutero dissotterrò il vero vangelo dai detriti ammucchiati di falsità sacerdotali. Così fu anche quando George Fox fece credere agli uomini ancora una volta nel potere vivente dello Spirito di Dio con ogni anima umana. Così fu anche quando Wesley e Whitefield svegliarono la Chiesa d'Inghilterra, piena di cibo e torpida. E così sarebbe ora se, tra i molti echi, Dio ci mandasse una sola voce, ma un solo uomo con la sua anima così elettrizzante con il fuoco di Dio che ci facesse sentire che Dio è faccia a faccia con ognuno di noi. 4. La vera domanda da porsi su qualsiasi forma di credenza religiosa è: "Accende il fuoco dell'amore?" Rende la vita più forte, più dolce, più nobile? Attraversa la società come una fiamma purificatrice? Non c'è errore più fatale dell'idea che la retta fede o l'appartenenza alla chiesa abbiano un valore qualsiasi in confronto alla rettitudine della vita. Proprio come un cane vivo è migliore di un leone morto, così un buon eretico o uno scismatico giusto possono essere incommensurabilmente più cari a Dio e più vicini al cielo di quanto non lo sia, o possa essere, un cattivo cristiano

(5.) Quanto è necessario, dunque, che la nostra religione, che è così divinamente grande e vera, non degeneri nelle nostre mani in un sistema pomposo o in un formalismo esteriore. Eppure non c'è pericolo di questo? Qual è lo stato delle cose nell'Inghilterra cristiana, e cosa occupa prevalentemente la sua attenzione? Voi sapete che di tutti i millecinquecento milioni ora in vita solo uno su tre è ancora un cristiano nominale; che in Europa in questo momento trentasei milioni di uomini sono in armi. Voi conoscete il vizio, lo squallore, la miseria di queste grandi città; Voi sapete che in questa orribile città ci sono decine di migliaia di disoccupati, di poveri, di criminali, di ubriaconi, di prostitute; e che ci sono almeno due milioni e mezzo che non entrano quasi mai in una casa di Dio. E quando avete guardato abbastanza a lungo questo mare tumultuoso di vergogna e di miseria, vi rivolgete ai professori di religione e trovate duecentosettanta sette rivali, e la Chiesa della nazione lacerata da domande su chi può non chiedere: "È questo il risultato di diciannove secoli di cristianesimo?" È di queste questioni che si tratta della nuova vita? Nerone che suona il violino durante l'incendio di Roma è uno spettacolo più triste? 6. Oh, se il cristianesimo deve mai essere pienamente ciò che doveva essere, se deve essere qualcosa di più di un clamore di sette e partiti contendenti; se deve essere una nuova vita e un nuovo cammino, allora deve ispirare ancora una volta un tale senso di eternità, un tale senso della presenza vicina e immediata di Dio, una tale fede nell'amore infinito di Cristo e nella potenza della Sua risurrezione, una tale coscienza dello Spirito, che lo riporterà ancora una volta alla sua antica gloria, e renderlo adeguato per adempiere la vasta promessa del suo Signore: "Chi crede in me, farà anche le opere che io faccio", ecc. (Ibid.)

L'attuale pegno della vita a venire: 1. L'argomento del testo è che la speranza di una nuova vita, come quella di Cristo, oltre la tomba dovrebbe trovare qui la sua giustificazione in una nuova vita; che da una parte e dall'altra della tomba la vita dello spirito è la stessa

(2.) Si suppone comunemente che il fatto dell'immortalità possa essere stabilito solo da qualche evidenza esterna come la risurrezione di Cristo; ma il testo ci rimanda alla prova definitiva sia di ciò che della risurrezione di tutti coloro in cui abita una vita come quella di Cristo. E qui i testimoni oculari della risurrezione di Cristo non hanno alcun vantaggio su di noi, e l'uomo non istruito è allo stesso livello del critico

(3.) La peculiarità dell'uomo è la fusione in lui di due tipi di vita. C'è, in primo luogo, che gli animali inferiori possiedono; ma in questo non c'è per l'uomo altro che gli animali più bassi. Non cerca nulla, non vede nulla e dice che non c'è nulla al di là. Chi non è giunto prima alla verità dell'immortalità in una linea di pensiero superiore non potrà mai scoprirla attraverso alcun processo di spiegazione fisiologica. "Ciò che è nato dalla carne è carne". Dalle cose che sono meramente temporali non possiamo mai giungere alla certezza delle cose eterne. La vita di carne e sangue ha qui tutte le sue soddisfazioni, il suo fine e il suo fine. È deperibile come le cose di cui si nutre. 4. Ma sul ceppo di questa vita animale si manifesta un germoglio profetico di un dispiegarsi indipendente dal mondo materiale. Ciò che l'apostolo chiama "novità di vita" non è semplicemente nuovo, ma radicalmente distinto da ogni altra vita, e si dispiega in modo opposto. Cercate nei suoi annali, e li troverete luminosi con i nomi di coloro che, per vivere in un mondo di maggiore soddisfazione, si sono rifiutati di vivere in un mondo di contenuti inferiori. Dal Buon Pastore che dà la vita per le pecore al martire di Erromanga che perisce nella sua missione di cannibali, vediamo una vita morale svilupparsi in modo diametralmente opposto alla vita animale, dichiarandosi indipendente dalle cose materiali che sono ricercate da una vita che è solo per questo mondo

(5.) Sopravvivrà dunque questa vita? La risposta deve venire dalla vita stessa. La vita è una testimonianza conclusiva della natura della vita, come disse Gesù: "Anche se rendo testimonianza di me stesso, tuttavia la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado". Accettiamo la testimonianza che la vita animale rende della sua natura deperibile, quando la vediamo rifuggire istintivamente dalla morte come dalla sua distruzione. Dobbiamo ugualmente accettare la testimonianza della vita morale della sua natura imperitura, quando la vediamo accogliere istintivamente la morte come la sua liberatrice. Che cos'è, allora, che vediamo nella moltitudine che, nello spirito di Cristo, ha voltato le spalle a un mondo transitorio preferendolo a ciò che cerca come eterno? Evidentemente una forza potente e vitale che domina i dettami imperiosi di una vita inferiore. Ora è questa un'illusione, un sogno? Guardate questa novità di vita, camminando lungo i secoli con la fiaccola della verità e i doni dell'amore; guardate le ispirazioni trascendenti con le quali trasforma la natura brutale in quella cristica! Vedete ora che cosa seguirebbe all'ipotesi della sua fine alla morte, cioè che l'istinto di autoconservazione della vita inferiore dell'appetito egoistico è degno di fiducia, ma che l'istinto di autoconservazione della vita morale si trova in ombra; che le aspirazioni più alte e più sante di Gesù, e di tutti coloro che, come Gesù, hanno cercato un mondo superiore attraverso il sacrificio di un inferiore, sono state solo un'ingannevole esca per una perdita totale

(6) La nostra personale certezza dell'immortalità dipende dallo sviluppo che diamo a questa novità di vita in noi stessi. Molto tempo fa è stato sottolineato nell'osservazione di Cicerone che il presagio di una vita futura ha le radici più profonde nelle anime più elevate. A chi cerca di convincersi della sua immortalità, quindi, non direi: "Ascolta o leggi questo", ma "Sii questo". Colui che non crede nella sua immortalità non può prenderla in prestito, ma deve coltivarla creando il terreno morale in cui cresce. L'attuale risurrezione di Cristo è qualcosa, ma quella novità di vita che è caparra dell'eredità è migliore. Ma lascia che la vecchia vita prenda il sopravvento, con i suoi desideri egoistici e le sue gratificazioni, e l'intima testimonianza che la nuova vita rende a una speranza eterna diventerà debole e muta (CAPITOLO 8:13). (J. M. Whiton, Ph.D.)

"Capisco", disse questo capo a una congregazione alla quale fu chiamato a parlare a Plymouth, nell'anno 1837, "che molti di voi sono delusi perché non ho portato con me il mio abito indiano. Forse se l'avessi addosso avresti paura di me. Volete sapere come mi vestivo quando ero un indiano pagano? Te lo dirò. Il mio viso era coperto di vernice rossa, mi infilavo piume tra i capelli, indossavo una coperta e gambali, avevo ornamenti d'argento sul petto, un fucile sulla spalla, un tomahawk e un coltello da scalpo alla cintura. Quello era il mio vestito allora. Ora, vuoi sapere perché non lo indosso più? Troverete la causa in 2Corinzi 5:7, 'Perciò, se qualcuno', ecc. Quando sono diventato cristiano, le piume e la vernice sono state eliminate; Ho dato i miei ornamenti d'argento alla causa della missione; Coltello da scalpo tolto via, tomahawk tolto... quello è il mio tomahawk adesso», disse, tenendo in mano allo stesso tempo una copia dei Dieci Comandamenti, nella sua lingua nativa. "Coperta sparita. Ecco!» esclamò, in un modo in cui la semplicità e la dignità del carattere si combinavano, «Ecco! tutte le cose sono diventate nuove".

5 CAPITOLO 6

Romani 6:5-7

Se infatti siamo stati piantati insieme a somiglianza della sua morte

Piantati insieme a Cristo: l'idea non è di due o tre piante tutte messe nello stesso terreno, anche se ciò esprimerebbe in una certa misura la beatitudine: essere vicino a Lui è benedetto, aver camminato sulla stessa terra è benedetto, avere una natura simile è benedetto; ma il significato qui è molto più profondo. L'idea è di una pianta con vari rami Giovanni 15:1. La radice è Cristo; Noi, i rami, siamo innestati credendo. La pianta fuori dal terreno asciutto non aveva forma né bellezza; Egli discese e svuotò se stesso della sua gloria, e discese nella morte affinché noi potessimo essere piantati nello stesso terreno e nella stessa tomba. Vedi la stessa cosa nei tuoi giardini; La pianta deposta nel terreno, senza apparenza di vita, senza germogli, senza frutto: ma se non fosse messa nel terreno non ci sarebbero mai germogli né frutti. Così, "se il chicco di grano, caduto in terra e non muore, rimane solo; ma se muore produce molto frutto". Qui abbiamo la piantagione dell'Albero della Vita, che, spuntando nella Risurrezione, "produce dodici tipi di frutti, e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni". Siamo stati piantati in unione con Lui, a somiglianza della Sua morte; ma quando viene la primavera, e la luce e la rugiada di Dio operano sulla pianta, sappiamo quali sono le conseguenze; produce germogli, foglie e frutti. E che bella cosa è! I rami dell'albero la cui radice è stata piantata in inverno, sono gli stessi rami che contengono la sua fragranza e bellezza nel periodo estivo. Era inverno con Gesù quando fu deposto sotto terra; ma la primavera e l'estate stanno arrivando, quando l'Albero della Vita produrrà i suoi frutti, e noi saremo nelle sembianze della Sua risurrezione; anche Dio stesso si diletterà a riposare sotto quell'ombra e a mangiare il Suo frutto soave. (M. Rainsford, B.A.)

Piantato per primo: - Poco tempo fa un signore predicava all'aria aperta; il suo argomento era la crescita nella grazia. Alla fine dell'incontro, un uomo gli si avvicinò e gli disse: "Il nostro ministro ha predicato alcuni eccellenti sermoni su questo argomento, e ho cercato di crescere in grazia per tutto questo tempo, ma ho scoperto che non ci riuscirò mai". Il predicatore, indicando un albero, disse: "Vedi quell'albero?" «Sì», fu la risposta stupita. "Beh, doveva essere piantato prima che potesse crescere. Allo stesso modo, devi essere radicato e radicato in Cristo prima di poter iniziare a crescere". L'uomo comprese il suo significato e andò a cercare Cristo; e ben presto si radicò in Cristo e portò frutto alla sua lode

Migliorare la radice della virtù: - Citerò un esempio molto sorprendente della differenza tra lo sforzo degli uomini di migliorare l'una o l'altra buona qualità individuale, e il miglioramento della radice comune di tutti loro, e quindi il miglioramento di tutti in una volta. Il primo è il modo in cui lavora un artefice umano, per esempio una statuaria, che a volte fa un dito, a volte una gamba, e così via, mentre il secondo, l'opera dell'Artefice Divino, è come la crescita di una pianta o di un albero, in cui tutte le varie parti si gonfiano e aumentano, o, come lo chiamiamo noi, crescere allo stesso tempo. (William Wilberforce.)

L'immagine della risurrezione di Cristo: - 1. La risurrezione di nostro Signore Gesù può essere considerata principalmente come una prova della verità della fede cristiana, o alla luce della guida, del sostegno, del conforto che offre nei nostri pensieri sui morti. Ma l'apostolo vorrebbe che lo considerassimo come lo stampo, il tipo, il modello della nostra vita e del nostro carattere. "La somiglianza della Sua risurrezione". Come possiamo essere qualcosa di simile a un evento così naturale? 2. Ora, una risposta potrebbe essere che alla risurrezione generale i corpi dei cristiani risorgeranno proprio come Cristo è risorto. Questo è indubbiamente vero, ma Paolo non sta pensando a questo. Pensa all'anima e al carattere, e dice che questa risurrezione deve essere modellata su quella di nostro Signore. Il vero cristiano qui è crocifisso con Cristo; è sepolto con Cristo; e risorge con Cristo. Chiamatelo misticismo, se volete; reca sul fronte due certificati: il certificato dell'autorità apostolica e dell'esperienza cristiana. San Paolo vuole che un cristiano debba morire, essere crocifisso con Cristo. Quella massa di desideri e passioni indisciplinati che è il corpo che governa la vita dell'uomo in uno stato di natura, e che l'apostolo chiama "il corpo del peccato", non deve fare ciò che vuole: le sue mani devono essere inchiodate a una croce; non deve andare dove vuole, i suoi piedi devono essere inchiodati a una croce; deve indugiare su quella croce alla quale la Divina Volontà vorrebbe attaccarla fino alla morte; e poi deve essere sepolto alla vista in modo da non avere più contatto con il mondo in cui ha vissuto e ha operato la sua cattiva volontà nei giorni passati

(3.) Ora, questa morte al peccato non deve essere uno svenimento o uno svenimento. Gesù è morto veramente sulla Croce, e San Paolo ha insistito su una vera morte al peccato nel convertito al cristianesimo. I punti di somiglianza tra la vita di un vero cristiano e la vita del nostro Signore risorto riguardano:

(I.) Verso il passato

(1.) Ognuno ha sperimentato una risurrezione, e se la somiglianza è vera, in ogni caso la risurrezione è reale. Quando il nostro Signore è risorto, ha preso congedo dalla morte per sempre. "Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più", ecc. E una vita cristiana che è piantata nelle sembianze della risurrezione di Cristo, le assomiglierà nella sua libertà dalle ricadute nel regno della morte. Il peccato è la tomba dell'anima, e se siamo risorti, siamo sicuri di non ritornarvi. "Similmente anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio". 2. Non che San Paolo vorrebbe farci credere che un battezzato o un convertito non può peccare se lo vuole. Non sa nulla di alcuna teoria della grazia indefettibile. Non c'è un'impossibilità assoluta nella ricaduta di un cristiano rigenerato nella morte spirituale, ma ci dovrebbe essere la più alta probabilità morale contro qualsiasi cosa del genere. La forza che è stata data al cristiano gli garantisce di considerarsi "veramente morto al peccato", anche se può ancora essere "sorpreso in una colpa". 3. Ora, qual è il caso di un gran numero di cristiani al giorno d'oggi? Alcuni di noi sono così lontani dal non morire più, che potrebbe quasi sembrare di sprofondare nella tomba a intervalli regolari. 4. Una causa predisponente di ciò è l'impero dell'abitudine. L'abitudine è una catena che ci lega con un potere sottile al passato, sia esso buono o cattivo. È legato all'azione dell'intelletto, degli affetti e della volontà. Essa è stata intesa dal nostro Creatore per essere un sostegno della vita di grazia; Ma quando l'anima è stata incatenata dal peccato, l'abitudine è arruolata al servizio del peccato, e promuove un ritorno alla tomba del peccato, anche dopo la risurrezione dell'anima alla vita di grazia

(5.) E non invitiamo troppo spesso a riapparire le vecchie abitudini infestando le tombe da cui siamo risorti, giocando con l'apparato della morte, visitando vecchi ritrovi, leggendo vecchi libri, incoraggiando vecchie immaginazioni che sono fatalmente legate allo svilimento del passato? "Come vivremo ancora in esso noi, che siamo morti al peccato?" Certo non possiamo scherzare con l'antico nemico, non possiamo arrischiare di riaffermare quella forza dell'abitudine di cui avevamo spezzato le catene, non possiamo dimenticare che alla nostra risurrezione morale tutta la forza dell'abitudine doveva essere trasferita al conto della vita della grazia

(II.) Ad oggi

(1.) La maggior parte della vita di risurrezione di nostro Signore è stata nascosta agli occhi degli uomini. (1) Durante i quaranta giorni il ritiro era la regola, e le Sue apparizioni ai Suoi discepoli erano altrettante sospensioni di quella regola. Ora, una vita cristiana che è piantata a somiglianza della risurrezione di Cristo sarà in gran parte sottratta agli occhi degli uomini. Un cristiano deve, infatti, "far risplendere la sua luce davanti agli uomini", ecc.; ma la vita di preghiera privata, di autodisciplina, di motivazione, di fede, di speranza e di amore, nella carriera di un vero cristiano deve prevalere del tutto sulle sue attività esterne, e se lo fa, promuoverà con ciò quelle attività. L'albero della foresta, prima di alzare i rami verso il cielo, colpisce le sue radici lontano e profondamente nel terreno sottostante; e una vita cristiana attiva che non è radicata nella devozione a un Maestro invisibile degenererà rapidamente nell'esistenza di una macchina filantropica, che cerca la sua ricompensa nell'imposizione di statistiche, nei floridi articoli di giornale, negli applausi delle riunioni pubbliche e, in generale, nelle lodi degli uomini. (2) La pubblicità è all'ordine del giorno nostro, e la stampa, la ferrovia, il telegrafo cospirano tutti per costringere gli uomini a vivere davanti agli occhi dei loro simili; Tutti vengono osservati, discussi, intervistati. Senza dubbio questa pubblicità ha il suo lato positivo. Può fornire motivi contro le cattive azioni, dove non viene riconosciuto nulla di un ordine superiore; ma chi può dubitare che esso tenda a danneggiare quel disinteresse che è il fiore stesso della vita cristiana superiore; che tende a fare dello standard di eccellenza del mondo lo standard anche dei servi di Cristo; che indebolisca quella nota di somiglianza con Cristo nella Sua risurrezione, una vita nascosta con Cristo in Dio? (3) Era il senso di questa verità che era la forza del monachesimo. Come altri sforzi umani per dare espressione pratica a una verità religiosa, il monachesimo ha commesso la sua parte di errori; ma la verità rimane per sempre, che la vita vissuta interamente sotto gli occhi degli uomini, e probabilmente in vista dell'approvazione degli uomini, non può essere simile alla risurrezione di Cristo

(2.) Un'altra nota della vita risorta di nostro Signore fu che quando apparve ai Suoi apostoli aveva una lezione da insegnare, un avvertimento o una benedizione da trasmettere, come motivo per ogni singolo atto di contatto con coloro che Lo circondavano. Considerate il racconto delle Sue interviste; Ognuno fa un lavoro separato che doveva essere fatto, e lo fa con un punto e una completezza che non possiamo sbagliare. E qui non dobbiamo ammettere che noi cristiani moderni siamo diversi da Lui? La nostra vita assomiglia troppo spesso a quei libri di fiabe il cui scopo è quello di suscitare un continuo divertimento nel lettore, e tuttavia non di avere alcuna morale scopribile ad essi collegata. Rifuggiamo dal pronunciare la parola a tempo debito; Rifuggiamo dal dare ragione della speranza che è dentro di noi. Possiamo sfuggire completamente alla responsabilità per le conseguenze del nostro silenzio, per la carriera morale discendente, per la fede ottenebrata o morente di coloro con cui potremmo essere stati messi in contatto? «Forse hai dimenticato un colloquio che abbiamo avuto», disse un estraneo a un amico più anziano, «vent'anni fa. Attithe time non ti ho ringraziato per quello che hai detto; Ero arrabbiato con te; ma ora devo dirti che sotto Dio ti devo l'anima mia".

(III.) Verso il futuro. La vita risorta di nostro Signore fu trascorsa in attesa dell'evento che le era vicino, dimenticando il sepolcro che era dietro e protendendosi verso l'ascensione che era prima. E così dovrebbe essere per noi. Qui non abbiamo una città che continua; ne cerchiamo uno che venga; Non cerchiamo le cose che sono visibili e temporali, ma le cose che non sono visibili ed eterne. La grandezza terrena, di regola, termina con la tomba; la grandezza di Gesù sulla terra inizia con essa. Perché non dovrebbe essere così nella vita dello spirito? Avremmo dovuto farla finita con la tomba del peccato per sempre. Quando questa nuova vita è piantata nell'anima, le cose vecchie sono davvero passate; Ecco, tutte le cose sono diventate nuove! (Canone Liddon.)

Assimilazione attraverso la fede: - 1. Il testo è un tentativo di trasmettere, con una figura curiosa e vigorosa, la stretta assimilazione spirituale che la fede produce tra il cristiano e Cristo. Ciò che San Paolo dice letteralmente è che i credenti sono "cresciuti insieme fino a formare una cosa sola" con Cristo, in modo da diventare della stessa natura con Lui nella questione della Sua morte

(2.) Ma come si può dire che un cambiamento interiore, che passa nella mente di un uomo oggi, abbia una somiglianza con ciò che accadde quando Cristo portò il nostro peccato? Abbastanza facilmente. Considera il significato morale della morte di Cristo per il peccato. Non è stato, per cominciare, il primo pieno riconoscimento mai fatto su questa terra della colpa del peccato e dell'integrità della legge? Il Figlio, essendo d'accordo con il Padre, riconobbe che il peccato era odioso, e la legge divina santa, e la sua sentenza giusta. Ora, ogni volta che accetto con tutto il mio cuore che quella morte mi riconcilia con Dio soddisfacendo la Sua legge in mio favore, non entro in sintonia con il punto di vista di Dio, proprio come fece il Suo stesso Figlio? Possiamo chiamare una tale esperienza qualcosa di diverso dall'incorporazione spirituale nelle sembianze della morte di Cristo? L'uomo che ha una tale visione del proprio peccato muore in un senso molto reale nel suo cuore al peccato. Cercate di conoscere la comunione delle sofferenze di Cristo; conformarsi alla sua morte; allora il vecchio sé malvagio deve morire nel seno, ucciso dalla Croce che ha ucciso il nostro Salvatore

(3.) Se la fede nella Croce di Cristo si dimostrerà così efficace per tagliare il nervo di una vita peccaminosa, sicuramente anche noi "cresceremo insieme a Lui nelle sembianze della Sua risurrezione". Il vero scopo per cui Cristo e il nostro vecchio io peccaminoso sono morti, è che il credente, una volta liberato dal peccato, dovrebbe essere conformato punto per punto alla somiglianza di Gesù risorto. Ad alcuni può sembrare che questa cosa che chiamiamo fede fosse troppo debole o incerta per un'opera così grande. Che cosa! si può dire: Un uomo può forse invertire i suoi gusti, rompere le sue abitudini e cambiare la sua vita a somiglianza di Colui che è così diverso da lui come Gesù Cristo, solo perché ripone fede in Cristo per salvarlo? Che cosa c'è in questa "fede" per operare una rivoluzione così stupefacente? 4. La risposta a ciò, almeno in parte, è questa: che in realtà non abbiamo alcun agente più profondo o più potente per operare un tale cambiamento di questa stessa fede. Combina i motivi più forti e gli elementi più sostenitori del carattere; come la fiducia, la lealtà, l'affetto, la riverenza, l'autorità e l'attrattiva morale. Scoprite costantemente che grandi gruppi di uomini, partiti nello Stato, eserciti sul campo, scuole di opinione, intere nazioni anche nei momenti critici, sono influenzati semplicemente dall'influenza trascendente di un leader eccezionale e fidato. Ancora più assorbente è l'influenza che un individuo può acquisire su un'altra anima che crede completamente in lui. Prendiamo un singolo elemento della "fede": la semplice persuasione di un uomo che un altro è capace e disposto ad aiutarlo nelle sue imprese. Lasciate che sia un'idea fissa con un povero individuo che qualche amico influente lo sosterrà nei suoi affari, e che in tale sostegno risiede la sua migliore possibilità di successo. Che cosa non farà se non rinunciare all'aiuto di quella parte su cui sono costruite tutte le sue speranze? Aggiungete a tale egoistica aspettativa di aiuto il legame molto più profondo della riverenza personale o dell'amore orgoglioso e ammirato. Che la relazione diventi come quella di un tenente provato e fedele con un capo valoroso, o come quella di una fanciulla con l'amante in cui crede e di cui si rallegra. Si possono porre limiti al potere della fede come il loro? Che l'oggetto di tale devozione sia veramente nobile e saggio, chi dirà fino a che punto la bassezza e l'egoismo possono essere bruciati dal cuore che si è attaccato all'idolo che si è scelto? Che quell'idolo sia esso stesso sbagliato o fuorviato, chi si meraviglierà se l'anima che lo adora sarà trascinata lungo lo stesso sentiero tortuoso e infelice per condividere la stessa caduta? Se a tutto questo si potesse aggiungere, in un raro caso, un obbligo schiacciante di tipo strettamente morale, come un vincolo di gratitudine profondo come la vita per un beneficio che non sarà mai dimenticato, o una pretesa di autorità suprema non meno sacra di quella di un padre, più soggiogante di quella di un re, chi non vede che in una fede come quella si avrebbe la più potente di tutte le forze nell'esperienza umana? 5. Questa è la nostra fede in Cristo, questa, ma al di là dell'analogia più grande e più magistrale, perché i paralleli umani sono infinitamente troppo deboli per esprimerla. Il cristiano confida in Gesù, ma non come un uomo confida nel sostegno del suo prossimo, perché il nostro Salvatore è il Dio potente. Il cristiano è legato a Gesù con una devozione del cuore basata sulla riverenza e sul calore nell'amore; ma non come le donne si aggrappano ai loro amanti, o i partigiani al loro eroe-capo, perché il nostro Salvatore comanda una riverenza che è adorazione e conquista un affetto che è supremo. Il cristiano deve a Gesù obbedienza per il servizio che ha reso e per il diritto che possiede di comandare; ma non sotto le limitazioni che sempre circondano le autorità umane, anche le più alte, poiché il nostro Salvatore è il Signore della coscienza e del cuore, e la Sua padronanza morale è assoluta, poiché il Suo giudizio sarà definitivo. Sembra dunque ancora una cosa futile o irragionevole dire che, attraverso una fede tale che un uomo possa crescere insieme nell'Oggetto Divino della sua devozione, fino a quando la vita dell'uomo non sia penetrata dallo spirito di Cristo e conforme in tutto alla Sua incomparabile somiglianza? 6. Tuttavia, il legame che lega un credente al Suo Salvatore offre punti di contrasto altrettanto sorprendenti. Gli uomini vengono assimilati, senza dubbio, agli oggetti della loro devozione terrena. Tuttavia, nessuna unione operata da una tale fede sulla terra può rappresentare adeguatamente l'unico congiunzione di vita che, attraverso un atto speciale dello Spirito Santo di Dio, fa di questi due uno-il Capo vivente della nuova famiglia di Dio e ogni umile, fiducioso peccatore che si unisce a Gesù come alla sua vita spirituale. Per prima cosa, l'unione di un'anima credente con Gesù ha le sue radici in una certa misteriosa unità che la benevola volontà di Dio ha stabilito tra gli eredi della salvezza e il loro nuovo rappresentante e il Secondo Adamo, il Signore dal cielo. D'altra parte, questa relazione non coinvolge solo una parte dell'esperienza dell'uomo, non un interesse transitorio, secolare o subordinato, ma l'io stesso del credente, il suo vero e più profondo essere. È l'uomo vecchio che viene crocifisso con Cristo, quella personalità morale che finora è stata il centro e la fonte di tutte le mie parole e azioni. L'io stesso del credente pende da allora in poi sull'io di Cristo. Il suo essere spirituale è fatto di nuovo, perché è informato da un altro Spirito come sua influenza ispiratrice e dominante, proprio dallo Spirito Santo che Gesù dà. Un cambiamento come questo si effettua, in verità, per mezzo della fede. Ma tale fede deriva dall'opera di Dio. Quando l'uomo vecchio muore e l'uomo nuovo vive in un essere umano, c'è un'evidente rinascita; e per questo dobbiamo postulare un'operazione immediata del Divino Datore della vita. (J. Oswald Dykes, D.D.)

Sapendo questo, che il nostro vecchio uomo è crocifisso con Lui

Il vecchio: Perché il peccato originale è chiamato "vecchio"? Perché...

(I.) Deriva dal maggiore o primo Adamo

(II.) È il primo in ognuno 1Corinzi 15:46

(III.) Deve essere eliminato Ebrei 8:13; 2Corinzi 5:17

(IV.) Della sua astuzia e astuzia. Come i vecchi, a causa della loro abbondante esperienza, sono più saggi e sottili degli altri; Questo "vecchio" è astuto nell'ingannare. Oh, quali scuse porta per il peccato, quali pretese! Ha molto di Adamo; ma ha anche un po' del saggio e del vecchio serpente, perché è stato generato tra entrambi. Conclusione: Osservate che quando l'apostolo chiama il peccato originale "il nostro vecchio uomo", lo distingue da noi. È anche il nostro, quasi attaccato a noi; ma non siamo noi stessi. Donde dobbiamo imparare a distinguere tra la corruzione della natura e la natura stessa. La natura dell'uomo viene da Dio; ma la corruzione della natura dell'uomo viene da lui stesso. (P. Vinke, B.D.)

La crocifissione del vecchio:

(I.) Il vecchio

(1.) Vecchio come Adamo, per natura, abitudine, spirito

(2.) Le sue caratteristiche

(3.) Il suo vigore

(II.) La sua crocifissione

(1.) Effettuato con Cristo

(2.) Il processo. (1) Doloroso. (2) Protratto. (3) Volontario

(III.) La necessità di esso

(1.) Affinché il corpo del peccato possa essere distrutto

(2.) Che possiamo essere emancipati dal suo servizio. (J. Lyth, D.D.)

Il vecchio crocifisso: 1. Ogni uomo nuovo è due uomini; Egli è ciò che era e non ciò che era: la vecchia natura e la nuova esistono in ogni individuo rigenerato. Quella vecchia natura che l'apostolo chiama uomo, perché è una completa virilità secondo l'immagine di Adamo caduto. Lo chiama il "vecchio", perché è vecchio quanto la prima trasgressione dell'Eden

(2.) Ogni cristiano ha una nuova natura che è stata impiantata in lui attraverso l'opera dello Spirito. Quella nuova natura odia e detesta completamente il male; così che, trovandosi a contatto con la vecchia natura, grida: "O miserabile uomo che sono", ecc

(3.) Quindi si instaura una guerra nel seno del credente; la nuova vita lotta contro la vecchia morte, come la casa di Davide contro la casa di Saul, o come Israele contro i Cananei. Nessuna delle due nature può fare pace con l'altra. O l'acqua terrena deve spegnere il fuoco celeste, o il fuoco divino, come quello che vide Elia, deve leccare tutta l'acqua nelle trincee del cuore. È guerra al coltello, guerra sterminatrice

(I.) Il vecchio uomo deve morire a somiglianza della morte di Cristo per crocifissione. Nostro Signore è morto-1. Una vera e propria morte. L'ufficiale romano non avrebbe consegnato il corpo se non si fosse assicurato che fosse morto, e non lo avesse assicurato doppiamente trafiggendo il costato di nostro Signore. Non c'era finzione; Non era un fantasma che sanguinava, e la morte non era una sincope o uno svenimento. Anche così deve essere con le nostre vecchie propensioni; non devono essere soffocati da austerità temporanee, o messi in trance da fantasticherie fugaci, o ostentatamente sepolti vivi da risoluzioni e professioni religiose; devono davvero morire. A volte le persone realmente vive appaiono come morte, perché la morte regna su una parte del loro corpo; le loro mani sono impotenti, i loro occhi chiusi, ogni membro paralizzato; eppure non sono morti. Così ho conosciuto alcuni che hanno rinunciato a una parte dei loro peccati. Ma nessuno entrerà in cielo finché in lui risiede una sola propensione al peccato, perché il cielo non ammette nulla che inquini. "Senza santità nessuno vedrà il Signore". Il peccato deve essere ucciso

(2.) Una morte volontaria. Cristo disse: "Offro la mia vita per le pecore ... nessuno me lo toglie, ma io lo depongo da me stesso". Non era necessario che Gesù fosse morto. Tale deve essere la morte del peccato dentro di noi. Alcuni uomini si separano dai loro peccati con l'intenzione di ritornarvi di nuovo, se possono; come la moglie di Lot si misero in cammino per lasciare Sodoma, ma i loro occhi mostrano dove sarebbe stato il loro cuore. Combattono il peccato come attori teatrali; È un conflitto mimico, non odiano il peccato in realtà. Ah! ma dobbiamo avere tutto il nostro cuore ardente di un'intensità di desiderio di liberarci dei nostri peccati; e tale ci sentiremo se ci sarà un'opera di grazia nella nostra anima. L'esecuzione del peccato, quindi, deve essere intrapresa con una mente ben disposta

(3.) Una morte violenta. Da uomini malvagi Cristo fu preso e messo a morte da mani violente. Il peccato lotta terribilmente nel migliore degli uomini, specialmente nei peccati costituzionali e assodianti. Un uomo è orgoglioso, e quali preghiere e lacrime gli costa portare il collo dell'antico orgoglio al ceppo! Un altro uomo si sta aggrappando, e come deve lamentarsi perché il suo oro si corroderà nella sua anima Alcuni sono di uno spirito mormorante, e vincere uno spirito di contesa non è un compito facile. Eppure, costi quel che costi, questi peccati devono morire. La morte può essere violenta e la lotta severa, ma dobbiamo inchiodare quella mano destra, sì, e piantare il chiodo. 4. Una morte dolorosa. La sofferenza della crocifissione fu estrema. Quindi la morte del peccato è dolorosa in tutti, e in alcuni terribilmente. Leggete "Grace Abounding" di Bunyan e vedete come, anno dopo anno, quella sua meravigliosa mente aveva erpici roventi trascinati in tutti i suoi campi. Alcuni sono portati alla salvezza molto più facilmente, ma anche loro scoprono che la morte del peccato è dolorosa

(5.) Una morte ignominiosa. Era la morte che la legge romana accordava solo ai criminali, ai servi della gleba e agli ebrei. Quindi i nostri peccati devono essere messi a morte con ogni circostanza di autoumiliazione. Sono scioccato da alcune persone che rievocano con disinvoltura le loro vite passate fino al momento della loro presunta conversione, e parlano dei loro peccati che sperano siano stati loro perdonati, con una specie di schiocco delle labbra, come se ci fosse qualcosa di bello nell'essere stati un trasgressore così atroce. Se mai dovessi dire a qualcuno del tuo male, lascia che sia con vergogna e confusione di volto. Non lasciare mai che il diavolo ti dia una pacca sulla spalla e ti dica: "Mi hai fatto un buon giro in quei giorni". "Il vecchio è crocifisso con lui". Chi si vanta di essere imparentato con un criminale crocifisso? 6. Una morte lenta. Un uomo crocifisso viveva spesso per giorni, e anche per una settimana. Il nostro vecchio si soffermerà sulla sua croce. Ognuno dei nostri peccati ha un'orribile vitalità. Aspettati di dover combattere con il peccato, finché non rinfodera la tua spada e indossi la tua corona

(7.) Una morte visibile. Se non c'è differenza visibile tra te e il mondo, dipende da essa, non c'è differenza invisibile. Se la vita esteriore di un uomo non è giusta, non mi sentirò obbligato a credere che la sua vita interiore sia accettabile a Dio. «Ah, signore», disse uno ai tempi di Rowland Hill, «non è esattamente quello che mi piacerebbe, ma in fondo ha un buon cuore». L'astuto vecchio predicatore rispose: "Quando vai al mercato e compri della frutta, e non ci sono altro che mele marce in cima al cesto, dici alla donna del mercato: 'Questa è una brutta sorte'. ”

(II.) Questa crocifissione è con Cristo. Non c'è morte per il peccato se non nella morte di Cristo. L'uccisione del tuo peccato non è in tuo potere. Se ti dedichi ai comandamenti di Dio, o alla paura e al terrore dell'inferno, troverai tali motivi che suggeriscono essere tanto impotenti in te per l'azione reale quanto hanno dimostrato di esserlo nel mondo in generale. Devi arrivare a Cristo, più vicino a Cristo, e vincerai il peccato. Conclusione:1. Combatti con i tuoi peccati. Tagliateli a pezzi, come Samuele fece con Agag, e non lasciate che uno di loro sfugga. Vendica la morte di Cristo sui tuoi peccati, ma attieniti alla Croce di Cristo per avere il potere di farlo

(2.) Se non avrai la morte per il peccato, avrai peccato per la morte. Non c'è alternativa, se non muori al peccato morirai per il peccato; e se non uccidi il peccato, il peccato ucciderà te. (C. H. Spurgeon.)

Il vecchio crocifisso:

(I.) Che cosa intende l'apostolo per il nostro vecchio uomo? Semplicemente il nostro sé naturale, con tutti i suoi principi e motivi, le sue uscite, le sue azioni, le sue corruzioni e le sue appartenenze; non come Dio l'ha fatto, ma come il peccato, Satana e l'io stesso l'hanno rovinato. Il vecchio Adamo non cambia mai; nessuna medicina può guarire la malattia, nessun unguento può placare la corruzione; può essere eliminato solo con la morte. In Salmi 14:1-3 abbiamo il punto di vista di Dio sul nostro triste caso. Nel capitolo 3 l'apostolo cita questo passo per dimostrare la depravazione universale della natura umana e la necessità del vangelo che aveva il privilegio di proclamare

(II.) Che cosa significa essere "crocifissi con Lui"? 1. Questa espressione implica che abbiamo sofferto in Cristo-(1) Una morte penale Galati 3:13. Sono stato crocifisso con Cristo e ho sofferto la punizione che la legge esige e il peccato del vecchio Adamo merita. Questo sé corrotto fu giustiziato sotto la sentenza della legge sulla Croce. (2) Una morte lunga e dolorosa. La consapevolezza che sono stato crocifisso con Cristo sarà un motivo costrittivo per mortificare le mie membra che sono sulla terra, e mi farà cercare di crocifiggere la carne con i suoi affetti e le sue concupiscenze Galati 5:24). (3 Una morte volontaria. Cristo fu crocifisso come agente volontario, e il cristiano identifica volontariamente la sua sorte con il Crocifisso Galati 6:14

(2.) Si veda, quindi, l'importanza dell'affermazione "crocifisso con Cristo". È... (1) Un atto di grazia sovrana, perché Dio ci dà l'unione con Cristo quando fu crocifisso per il peccato. (2) La realizzazione di questa unione. Cristo vive nell'uomo che ha unione con Cristo, e l'uomo che ha unione con Cristo vive in Cristo, e qui risiede il potere per la crocifissione pratica degli affetti e delle concupiscenze. (3) È la conoscenza di questa unione che ci costringe ad uscire con Lui oltre l'accampamento, portando la croce, disprezzando la vergogna

(III.) L'oggetto di questa crocifissione. "Il corpo del peccato" è un'altra forma di espressione per il "vecchio". Non è la natura umana contaminata dal peccato, né il corpo umano gravato dal peccato, che deve essere distrutta Filippesi 3:21, ma è il peccato che l'ha contaminata e posseduta. Poiché il peccato ha avvelenato l'intero corpo, è chiamato il corpo del peccato. La parola "distrutto" è la più forte possibile. È lo stesso di quello usato in 1Corinzi 15:26, e tradotto "ridurre a nulla" 1Corinzi 1:28, "abbattere" 1Corinzi 15:24, abolito 2Timoteo 1:10, "fatto senza effetto" Galati 3:17, "fatto morire" 2Corinzi 3:14

(IV.) Il suo effetto: "che d'ora in poi non dovremmo servire il peccato" o "essere schiavi del peccato". Come possiamo essere schiavi di una cosa che è estinta? a un potere che viene abolito? a un principio che è stato annullato, che non è stato sfruttato, che è stato messo da parte? Vedete, quindi, quali creature incoerenti e infatuate siamo quando ministriamo in qualche modo al peccato. (M. Rainsford, B.A.)

La duplice funzione del cristianesimo personale:

(I.) La sua funzione crocifisso. Crocifigge - 1. Non una delle facoltà o sensibilità della sua natura. Li energizza, li affina e li sviluppa

(2.) Nessuno dei legami dei suoi obblighi morali. Al contrario, dà una rivelazione più forte del dovere, e motivi più potenti per obbedire. Il cristianesimo crocifigge il carattere corrotto, chiamato "l'uomo vecchio", non perché sia il carattere originario dell'umanità, che era santo, ma perché è il carattere primo dei singoli uomini. Questa crocifissione è... (1) Un processo doloroso. La crocifissione fu la morte più straziante che la crudeltà dello spirito più maligno potesse escogitare. Distruggere le vecchie abitudini, le vecchie gratificazioni, ecc., è un lavoro doloroso. È come il taglio di un arto, lo strappo di un occhio, ecc. (2) Un processo prolungato. Nessuna ferita fu inflitta alla parte più vitale, affinché l'agonia potesse essere perpetuata. La vita agonizzante gradualmente, goccia dopo goccia, svanì. Non c'è niente di più difficile da morire del peccato. Un atomo può uccidere un gigante, una parola può rompere la pace di una nazione, una scintilla bruciare una città; Ma richiede lotte serie e prolungate per distruggere il peccato nell'anima. Nessun uomo diventa virtuoso in un giorno. (3) Un processo volontario. La crocifissione di Cristo fu volontaria. È così con la crocifissione del "vecchio uomo". Nessuno potrebbe farlo per noi. Nessuno può farlo senza il nostro consenso o contro di esso. Se "l'uomo vecchio" deve essere crocifisso, dobbiamo inchiodarlo alla croce

(II.) La sua funzione di resurrezione. "Anche noi saremo simili alla sua risurrezione". La vita spirituale di un cristiano è... 1. Una vita rianimata. Non era una nuova vita quella che Gesù aveva quando uscì dalla Sua tomba: era il vecchio risuscitato. La vita spirituale di un cristiano è quella vita di supremo amore per Dio che Adamo aveva, che appartiene alla nostra natura, ma che il peccato ha distrutto e sepolto sotto le cattive passioni e le abitudini corrotte

(2.) Una vita prodotta da Dio. "Nessuno all'infuori di Dio può risuscitare i morti", ecc

(3.) Una vita interminabile. "Io sono colui che vive", disse Cristo, "ed ero morto e vivo in eterno". Una volta che la vera vita spirituale dell'anima è risuscitata dalla sua tomba, non morirà più. È una "vita eterna". 4. Una vita gloriosa. Quanto fu glorioso il corpo di risurrezione di Cristo Apocalisse 1:13-18. "Saremo come Lui", ecc. L'argomento ci insegna: 1. Il valore della religione evangelica: che è quello di distruggere nell'uomo il male, e solo il male, e di ravvivare il bene

(2.) La prova della religione evangelica, che è morire al peccato e vivere per la santità. (D. Thomas, D.D.)

Affinché il corpo del peccato possa essere distrutto

L'intero corpo del peccato, in verità, è indebolito in ogni credente, e una ferita mortale data dalla grazia di Dio alla sua natura corrotta; eppure, come un albero morente può portare qualche frutto, anche se non tanto, né così pieno e maturo, come prima; e come un uomo morente può muovere le sue membra, sebbene non così forte come quando era in salute, la corruzione così originale in un santo si scatenerà, anche se solo debolmente; e non hai motivo di scoraggiarti perché si agita, ma di essere consolato che non può che scuotere

Il corpo del peccato: il peccato, è la Scrittura, chiamata "un corpo", perché composto di più membra; o come il corpo di un esercito, composto da molte truppe e reggimenti. Una cosa è battere una truppa, o mettere in fuga un'ala di un esercito, e un'altra cosa è sbaragliare e spezzare tutto l'esercito. Qualcosa è stato fatto per principi morali, come il primo; hanno ottenuto qualche piccola vittoria, e hanno avuto la caccia di alcuni peccati grossolani ed esterni; Ma poi furono terribilmente battuti da qualche altra truppa di Sin. Come il mare, che perde in una parte della terra tanto quanto guadagna in un'altra; Così, ciò che ottennero in un'apparente vittoria su un peccato, lo persero di nuovo essendo schiavi di un altro, e questo fu peggio, perché più spirituale. Ma la fede è uniforme, e sbaraglia l'intero corpo del peccato, così che non una sola concupiscenza sta nella sua forza ininterrotta (versetto 14). (W. Gurnall.)

Il corpo del peccato: - La corruzione originale è un corpo di peccato

(1.) In quanto un corpo, sebbene non sembri mai così bello e bello, tuttavia è in sé solo fatto di materia vile, così peccato, sebbene possa sembrare specioso e seducente, tuttavia non è che un abominio

(2.) Come un corpo, essendo materiale, è visibile; Così il peccato originale si scopre a tutti coloro che senza pregiudizio cercheranno di trovarlo. È distinguibile nei suoi effetti quotidiani

(3.) Come il corpo ha diverse membra, così il peccato. 4. Come un corpo è amato e provveduto, così è il peccato ( Romani 13:12) . Chi si separerebbe volentieri dal più piccolo membro del suo corpo? Ma se qualcosa di questo corpo deve essere separato, non sono che i capelli e le unghie. E così, fino a quel giorno in cui Dio metterà in campo la Sua onnipotenza per renderci disposti, siamo riluttanti a lasciare qualsiasi peccato

(5.) Il peccato, come corpo, ha forza in esso, e la tirannia è esercitata da esso

(6) Qui è chiamato specialmente "un corpo" dall'apostolo, per rispondere alla metafora della "crocifissione". Solo i corpi possono essere crocifissi, e questo peccato è "crocifisso con Cristo". (P. Vinke, B.D.)

Distruzione del corpo del peccato: - Cinque persone stavano studiando quali fossero i mezzi migliori per mortificare il peccato. Uno ha detto, per meditare sulla morte; il secondo, meditare sul giudizio; il terzo, meditare sui tormenti dell'inferno; il quarto, meditare sulle gioie del cielo; il quinto, meditare sul sangue e sulle sofferenze di Cristo: e certamente l'ultimo è il motivo più eletto e più forte di tutti. Se mai volessimo liberarci dei nostri pensieri disperati, dovremmo soffermarci molto su questo prezioso sangue e applicarlo alla nostra anima. (S. Brooks.)

Distruzione del corpo del peccato: distrutto, non solo sottomesso, ma annientato, spogliato del suo dominio, privato della sua vita, annullato per quanto riguarda l'autorità e l'energia, e infine per quanto riguarda l'esistenza. La nostra natura peccaminosa non deve essere migliorata, ma distrutta. Il suo posto deve essere preso da una natura santa e divina. Come il vecchio muore, l'uomo nuovo vive. O la grazia deve distruggere il peccato o peccare l'anima. Quattro cose osservate nella distruzione del corpo del peccato

(I.) La causa meritoria. La crocifissione di Cristo

(II.) La causa efficiente. Lo Spirito Santo Romani 8:13

(III.) La causa strumentale. Il vangelo della grazia di Dio 1Pietro 1:22

(IV.) Più è. L'infusione di nuovi principi e affetti Galati 5:16; 2Corinzi 5:14. (T. Robinson, D.D.)

Che d'ora in poi non dovremmo servire il peccato

Il cristiano non dovrebbe servire al peccato:

(I.) Gli è già costato abbastanza. Il peccato non cede mai - 1. Vero piacere

(2.) Solida soddisfazione

(II.) È contrario ai disegni dell'amore eterno

(III.) La sua punizione è molto grande. Esso-1. Distrugge la tranquillità

(2.) Oscura la comunione con Gesù

(3.) Ostacola la preghiera. 4. Porta l'oscurità sull'anima

(IV.) Crocifigge di nuovo il Signore e lo mette a una vergogna aperta. Riuscite a sopportare questo pensiero? (C. H. Spurgeon.)

Quando il sole del mattino splende e la brezza estiva soffia dolcemente dalla riva, la piccola barca fluviale è attirata dal porto per iniziare il suo viaggio di piacere sul mare limpido e calmo. Tutta la Natura sembra arruolarsi al suo servizio. Il vento favorevole gonfia le vele, la marea favorevole avanza nella sua corsa, il mare diviso le apre la strada per scivolare rapida e allegra nel suo felice viaggio; ma essendo stati così suoi servi e portandola dove voleva, questi divennero presto i suoi padroni e la portarono dove lei non voleva. La brezza che gonfiava le sue vele è diventata una tempesta, e le squarcia; le onde che silenziosamente si increspavano per il suo piacere ora si alzano furiose e si abbattono su di lei per la sua distruzione; e il vascello, che al mattino cavalcava come una regina sulle acque, affonda prima che scenda la notte, schiavo di quei venti e di quelle onde che l'avevano ingannata a servirli. Così è con il peccato. (Can. Morse.)

Perché chi è morto è liberato dal peccato

Liberati dal peccato: - Per arrivare al significato di queste parole, dobbiamo considerare che la legge considera ogni punizione alla luce della soddisfazione. Con un crimine, la legge è stata lesa; e con la punizione la legge è soddisfatta. Quando, quindi, il colpevole ha subito la sentenza, la legge non ha più alcun diritto su di lui

(I.) Cristo morì e subì l'estrema punizione della legge

(1.) Egli era l'Unico, unico, essere senza peccato che abbia mai camminato sulla terra. Ma Egli "è stato fatto peccato". I peccati del mondo si accumularono su quell'Immacolato, ed Egli fu trattato come se fosse un'essenza concentrata del peccato

(2.) Quando morì, fu davvero la morte. Nessun'altra morte è stata così. (1) La morte è la lacerazione del sottile tessuto mediante il quale spirito e corpo sono misteriosamente uno? La sua era la struttura più sensibile e delicata che si fosse mai vista, e l'anima di Gesù sfondò il suo tabernacolo, il corpo si diresse verso il sepolcro, l'anima volò verso il Paradiso, e Gesù morì. (2) La morte è la separazione da coloro il cui amore fa la vita? Il tenero addio a Maria, e al discepolo prediletto, mostrava la morte del cuore di Gesù. (3) La morte è separazione da Dio? Poi ci fu un passaggio in quella valle oscura che Gesù percorse senza un raggio della presenza del Padre

(3.) Ma la morte passò, e non poté mai più essere ripetuta. Non era compatibile con la giustizia di Dio che Gesù morisse di nuovo

(II.) Vediamo come questo influisce su di noi

(1.) Il piano di Dio è quello di trattare sempre con l'uomo come si vede in qualche capo federale. Tutta la nostra razza cadde nel primo Adamo e fu coinvolta nella sua condanna. È arbitrario? Vedi il saldo. Cristo è venuto per essere un Capo federale. Come le membra naturali del nostro corpo si riuniscono nella testa naturale, così i credenti spirituali si riuniscono in Cristo

(2.) Osservare le conseguenze di questo sistema rappresentativo. Non appena siete veramente uniti al Signore Gesù Cristo, siete morti nel vostro Capo del patto. C'era una sentenza di morte contro di te che doveva essere eseguita, ma in Cristo l'hai subita. Qual è il risultato? Non ti si può mai chiedere di pagare il forfait che è stato pagato, o di morire della morte che è stata data - è fatto in Cristo, e tu sei morto - e "chi è morto è liberato dal peccato". E per quanto sarebbe impossibile che Dio prendesse il Suo Figlio risorto e Lo inchiodasse di nuovo a quella Croce, così è impossibile che Dio chieda mai soddisfazione dalla tua mano per uno qualsiasi di quei peccati, che una volta sono stati imposti a Cristo, hanno già ricevuto soddisfazione nella morte del tuo Redentore

(3.) Questo era l'unico modo concepibile in cui era possibile che qualsiasi uomo dovesse essere "liberato dal peccato". Il governo di Dio di questo mondo è un governo morale, ed è essenziale per il governo morale che ogni peccato abbia la sua retribuzione. Perciò, Dio lo ha stabilito all'inizio: "L'anima che pecca, morirà". Ma Egli rivendicò la Sua verità e sostenne la legge quando, radunando i peccati di tutti e imponendoli su un unico grande Sostituto, crocifisse tutti in Uno, vide tutti i morti per poter riconoscere tutti i vivi, e semplicemente applicò l'unico grande principio: "Colui che è morto è liberato dal peccato". 4. Guardate la condizione di un uomo che è "liberato dal peccato". Se il peccato non fosse mai entrato nel nostro mondo - o, una volta entrato, se fosse stato semplicemente perdonato con una parola - saremmo stati, suppongo, proprio come Adamo. Avremmo dovuto vivere in un bel giardino, dove avremmo mangiato frutta dolce e fatto un lavoro dolce, e a volte avremmo dovuto godere della presenza di Dio e avere una certa misura di comunione con Lui. Conclusione: È un fatto certo che nessun altro processo, eccetto la grazia di Cristo, nessuna paura della punizione, nessuna speranza di ricompensa, nessun rispetto di sé, nessuna considerazione per l'affetto umano, si è mai dimostrato sufficiente in questo mondo a rendere gli uomini veramente buoni. Ma che un uomo sia una volta portato sotto la reale sensazione di essere libero dalla condanna attraverso la grazia di Cristo, che cominci a considerare quel Salvatore come al suo Amico, e viva, giorno per giorno, in conversazione con quell'amore, e la contemplazione di quell'esempio, e sappiamo qual è la conseguenza. Sappiamo come la mente di Cristo entra nello spirito di quell'uomo, e come il modello di Cristo si rifletta sulla sua condotta. (J. Vaughan, M.A.)

Morti con Cristo: Che cosa significa essere morti? Sappiamo tutti cosa significa voltare le spalle al fianco della tomba, in cui abbiamo deposto fino all'ultimo riposo il freddo corpo di un amico. Tutto è fatto e finito ora. C'è stato qualcosa nel mondo che non ci sarà mai più. Una storia, una presenza con il suo bene e il suo male, con le sue gioie e i suoi dolori, viene spazzata via. Tutto è finito. Il grande silenzio si chiude su di essa, come le acque si chiudono su una nave affondata, e non lascia alcun segno. È tutto morto e finito! Abbiamo detto l'ultima parola; Abbiamo dato l'ultimo sguardo. Ora, lascia perdere! Vieni via! Lascialo a giacere nascosto! Perché devi andare per la tua strada senza di essa. Questa è la morte, e noi siamo morti se siamo in Cristo. Abbiamo seppellito la nostra vecchia virilità. Quel nostro vecchio sé naturale - l'uomo in noi che nasce e vive il suo piccolo giorno e muore - l'io, secondo le leggi umane, come creatura di questa terra - che non è più con noi. Ha fatto il suo tempo. Ha fatto il suo lavoro. L'abbiamo avvolto nel suo sudario bianco. L'abbiamo portato alla sua sepoltura; l'abbiamo deposto nella tomba oscura; è sepolto, con la sepoltura di Cristo. Tutto quel vecchio passato, così oneroso, così aggrovigliato, così appesantito, così malato, è tutto andato e finito, completamente come una vita che è morta. Mai, mai potrà essere di nuovo. Il sangue della morte di Cristo giace tra noi e Essa; e non può toccarci. I suoi dolori, i suoi peccati, sono remoti e alieni, come la voce di un torrente che abbiamo attraversato nella notte, il cui fragore sordo e soffocato giunge alle nostre orecchie solo in deboli raffiche di vento. Il vecchio è morto e sepolto. (H. S. Holland.)

Libertà dal peccato: il mezzo originale giustificato o assolto dal peccato, assoluzione dalla sua colpa e pena meritata. La legge ha ricevuto il suo legittimo diritto nella persona del fideiussore. Liberati dalla punizione del peccato, siamo anche liberati dal suo potere. Noi siamo morti al peccato, perché in Cristo siamo morti per il peccato. Di conseguenza anche noi siamo liberati dalla sua pratica Giobbe 3:19; Romani 7:24; 1Giovanni 3:6-9. (T. Robinson, D.D.)

8 CAPITOLO 6

Romani 6:8-11

Ora, se siamo morti con Cristo... anche noi vivremo con Lui

Morte e vita con Cristo: Essere morti con Cristo significa odiare e convertirsi dal peccato; e vivere con Lui significa avere il cuore e la mente rivolti verso Dio e il cielo. Essere morti con il peccato significa provare disgusto per esso. Sappiamo cosa si intende per disgusto. Prendete il caso di un malato, quando gli viene presentato cibo di un certo tipo; Considerate come certi profumi, o sapori, influiscono su certe persone, e non avrete alcuna difficoltà a determinare che cosa si intenda per disgusto o morte per il peccato. D'altra parte, considera quanto sia piacevole un pasto per gli affamati, o un odore vivificante per i deboli; quanto è rinfrescante l'aria per i languidi, o il ruscello per gli stanchi e gli assetati; e capirete cosa implica l'essere vivi con Cristo. Le nostre forze animali non possono esistere in tutte le atmosfere; Alcune arie sono velenose, altre vivificanti. Lo stesso vale per gli spiriti e per le anime: uno spirito non rinnovato non potrebbe vivere in cielo, morirebbe; Un angelo non potrebbe vivere all'inferno. L'uomo naturale non può vivere in compagnia celeste, e l'anima angelica si struggerebbe e si consumerebbe in compagnia dei peccatori, a meno che la presenza di Dio non fosse continuata in essa. Essere morti al peccato significa avere una mentalità tale che l'atmosfera del peccato ci opprime, ci angoscia e ci soffoca, che è doloroso e innaturale per noi rimanervi. Essere vivi con Cristo significa avere una mentalità tale che l'atmosfera del cielo ci ristora, vivifica, ci stimola, ci rinvigorisce. Essere vivi non significa semplicemente portare il pensiero della religione, acconsentire alla sua verità, desiderare di essere religiosi; ma di essere attratti verso di essa, di amarla, di compiacersi, di obbedirle. (J. H. Newman, D.D.)

Morte e vita con Cristo: "Pelle per pelle", disse Satana, "tutto ciò che l'uomo ha, lo darà per la sua vita". Si sbagliava, tuttavia, come l'evento ha dimostrato. C'è una cosa che un uomo non darà per la sua vita se l'ha ottenuta; e cioè, il favore di Dio. Eppure rendiamo giustizia alla massima, perché in essa c'è una grande verità: che cos'è la vita? "Nella tua grazia è la vita"; cosicché se un uomo detiene questo favore a tutti i costi, se si accontenta di separarsi da qualsiasi cosa nell'universo prima di separarsi dal favore di Dio, non fa altro che mettere in pratica la massima di Satana fino in fondo. Il mio testo ci svela il grande segreto della vita

(I.) "Se siamo morti con Cristo". Non dice, se siamo morti in Cristo; ma morto con Cristo. Non si tratta di conformità, ma di identità; non di imitazione, ma di partecipazione. Ma la domanda è: In che senso Cristo è morto, o per quale scopo? "Egli è morto al peccato". Ora, quando dici che noi moriamo al peccato, e che Cristo è morto al peccato, intendi la stessa cosa? Nel modo comune di esprimersi, quando un uomo dice che un cristiano muore al peccato, intende dire che muore alla sua influenza. Ora, il peccato non ha mai avuto alcuna influenza su Cristo, e quindi come potrebbe Egli morire al peccato in questo senso? Per che cosa è morto Cristo? 1. È morto sotto la condanna del peccato. "Il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti". È morto "sotto la legge", ha soddisfatto le sue richieste, ne ha sopportato la pena; Poi cosa è seguito? La condanna è stata completamente evitata. Ma se questo è vero, devi adottare questa interpretazione esclusivamente riguardo a noi stessi, cioè moriamo alla condanna del peccato. "Perciò non c'è condanna per quelli che sono in Cristo". Questa è una verità benedetta; e tutta la storia dell'esperienza cristiana non dipende forse dal suo riconoscimento? Tutte le esperienze di dolore e di sofferenza, di schiavitù e di spirito servile, derivano dal non entrare in quella verità. Non si può avere un termine più forte della parola morte

(2.) Prima di morire al peccato, Cristo morì sotto la condanna del peccato. La legge compì tutta la sua opera su di Lui; Non fu mai emancipato dalla sua condanna finché non se ne rese completamente conto. Il credente passa sperimentalmente attraverso qualcosa di quel tipo prima di morire con Cristo alla condanna del peccato. Chi viene mai a Cristo per sfuggire alla condanna, se non l'uomo su cui quella condanna preme? Ecco la grande distinzione tra conversione reale e nominale. Un uomo ha attraversato un processo di autocondanna e l'altro no. L'uomo unico comprende il valore della salvezza; l'altro no. L'unico uomo ha imparato la maledizione del peccato; l'altro no. La morte è la conseguenza necessaria del peccato. Se peco, in un modo o nell'altro deve passare su di me. Devo morire, o devo essere connesso con Colui che è morto. In un modo o nell'altro la giusta sentenza di Dio deve essere eseguita

(II.) "Anche noi abiteremo con lui". Come è certo che la vita è seguita nel caso di Cristo, così sicuramente seguirà nel nostro caso. La vita di cui si parla nel testo è la vita di risurrezione; È la vita che segue la morte. Marco, riguardo a quella vita, che è... 1. Una vita senza fine. Egli è morto al peccato una volta. La morte non ha più potere su di lui, non muore più. Allora non ci sarà più la morte per te. Abbiamo finito con la morte se siamo credenti. "Se uno crede in me, ha la vita eterna e non morirà mai." "Egli è passato dalla morte alla vita". Potreste dire: "Là vanno quelli che fanno cordoglio per la strada, e l'uomo di Dio è nel carro funebre". No, non lo è. La morte era una deposizione del corpo del peccato e della morte, affinché la vita potesse essere emancipata. La vita è rinchiusa qui. Aprire la porta e lasciare libero l'uomo, è questa la morte? 2. Una vita a Dio. Ma Cristo non visse forse "per Dio prima di morire"? Certamente; ma visse sotto la legge e morì sotto di essa. Era una specie di schiavitù quella in cui si trovava. Perciò dice: "Ho un battesimo con cui essere battezzato; e come sono in difficoltà finché non sia compiuto!" Dal momento della Sua morte, che cosa seguì? Emancipazione completa; la legge non era più sopra di Lui; la maledizione non era più su di Lui. Ora, finché non moriamo con Cristo, siamo sotto la legge, maledetti dalla legge; Lo spirito della schiavitù è nei nostri cuori. La nostra coscienza deve essere "purificata dalle opere morte per servire l'Iddio vivente". È solo quando un uomo è emancipato, e lo sa, che conduce una vita di libertà; è allora che sente: "La condanna è scomparsa; Dio è mio Padre; siamo riconciliati"; e poi corre sulla via dei comandamenti di Dio

(3.) Una vita in cielo. AttiLa sua ascensione Cristo andò in cielo; e lì è alla destra di Dio. E così siamo risorti con Cristo; siamo seduti con Cristo nei luoghi celesti; La nostra conversazione è in cielo. La via è aperta, quella via nuova e vivente attraverso il corpo di Cristo. In modo che non aspettiamo la gloria finale per conoscere qualcosa della beatitudine dell'esperienza celeste. 4. La vita di un Figlio di Dio riconosciuto con potenza. È vero che durante il ministero di Cristo una voce dal cielo disse davanti ai discepoli: "Questi è il mio Figlio prediletto"; Ma non c'è stata alcuna dichiarazione di ciò con il potere. Cristo andava in giro come "un uomo di dolore". Attila risurrezione c'era davvero una proclamazione del Figlio con potenza. E com'è nel nostro caso? "A tutti quelli che lo ricevono" Egli "dà il potere di divenire figli di Dio". La potenza di Cristo diventa loro. "Noi possiamo ogni cosa mediante la potenza di Cristo, che abita in noi". "Quando sono debole, allora sono forte". "La mia forza è perfetta nella debolezza". 5. Una vita che implicava la piena ricezione dello Spirito Santo. Cristo non ha mai avuto questo di cui disporre fino a quando "è salito in alto". Ora, dal momento in cui siamo morti con Cristo, riceviamo lo Spirito Santo e ne siamo templi

(6.) Una vita di gloriosa attesa. La sua esperienza non è perfetta; Sta ancora aspettando. Cristo non ha la Sua Chiesa; E aspettiamo il nostro corpo? Quando moriamo, come viene chiamato, siamo separati dal corpo, e aspettiamo di essere uniti ad esso. Non è forse come lo stato intermedio di Cristo, che attende in alto il Suo corpo? (Capel Molineux, B.A.)

Morte e vita in Cristo: - Gli apostoli non si allontanarono mai dai semplici fatti della vita di Cristo, morte, risurrezione, ascensione, esaltazione e secondo avvento. Che rimprovero dovrebbe essere questo per coloro che sono sempre alla ricerca di novità. Il nostro compito è l'antico lavoro delle lingue apostoliche, per dichiarare che Gesù, che è lo stesso ieri, oggi e sempre

(I.) I fatti a cui ci riferiamo costituiscono il glorioso vangelo che noi predichiamo

(1.) Che Gesù è morto. Colui che era Divino, e quindi immortale, chinò il capo fino alla morte. Questa è la seconda nota della scala evangelica. La prima nota è l'incarnazione. Cristo morì come-(1) Un sacrificio. (2) Un sostituto. (3) Mediatore tra Dio e l'uomo. C'era un grande abisso, così che se volessimo passare a Dio non potevamo e nemmeno Lui poteva passare a noi. Non c'era modo di colmare questo abisso, a meno che non si trovasse qualcuno che, come il vecchio romano Curzio, vi si buttasse dentro. Gesù viene. Nella tomba Cristo è precipitato, l'abisso è colmato e Dio può avere comunione con l'uomo! 2. Ma Gesù risuscita. Potete imprigionare l'immortalità nella tomba! La morte è vinta, e così, dopo aver liberato se stesso, è in grado di liberare anche gli altri. Anche il peccato fu manifestamente perdonato. Cristo era in prigione come ostaggio; ora che gli è stato permesso di andare libero, è una dichiarazione da parte di Dio che Egli non ha nulla contro di noi; il nostro sostituto viene dimesso; Siamo stati dimessi. "È risorto per la nostra giustificazione". Anzi, in quanto risorge dai morti, ci dà la promessa che l'inferno è vinto

(3.) Gesù è ora vivo. Non ritorna alla tomba, dopo quaranta giorni: si allontana dalla terra dalla cima dell'Oliveto, e ora siede alla destra del Padre suo, il Signore della Provvidenza, aspettando l'ora in cui i suoi nemici saranno fatti sgabello dei suoi piedi; e l'Intercessore onnipresente. 4. Gesù vive per sempre. (1) "La morte non ha più dominio su di Lui." La malattia può visitare il mondo e riempire le tombe, ma nessuna malattia o peste può toccare l'immortale Salvatore. (2) Sarebbe una strana dottrina se un uomo sognasse che il Figlio di Dio offrirebbe di nuovo la Sua vita in sacrificio. (3) Poiché Egli vive per sempre, nessun nemico può vincerLo, e la vita eterna del Suo popolo è sicura

(II.) L'opera gloriosa che ogni credente sente dentro di sé. L'apostolo menziona solo la morte, la risurrezione, la vita e la vita eterna per mostrare la nostra parte in esse

(1.) Come fu Cristo, così anche noi siamo morti. Siamo morti al peccato perché... (1) Il peccato non può più condannarci. Non posso rivendicare un debito di un debitore morto, e sebbene io sia un debitore verso la legge, tuttavia, poiché sono morto, la legge non può reclamare nulla da me, né il peccato può infliggermi alcuna punizione. Chi è morto è liberato dal peccato; Siamo liberi da ogni sua giurisdizione. (2) Sfidiamo il suo potere. Il peccato era seduto su un alto trono nel nostro cuore, ma la fede ha abbattuto il tiranno, e sebbene sopravviva ancora per tormentarci, tuttavia il suo potere regnante è distrutto

(2.) Se siamo così morti con Cristo, vediamo che viviamo con Lui. È una povera cosa essere morti per il mondo a meno che non siamo vivi per Dio. La morte è un aspetto negativo, e un aspetto negativo nel mondo non è di grande utilità di per sé. Proprio come Gesù ha avuto una nuova vita dopo la morte, così noi abbiamo una nuova vita dopo la morte. Ma dobbiamo dimostrarlo, come fece Gesù, con segni infallibili

(3.) Cristo vive per sempre, e anche noi. Il peccato ci ha fatti morire una volta in Adamo, ma non dobbiamo essere uccisi di nuovo da esso. 4. Come Gesù, viviamo per Dio. (1) I quaranta giorni che Cristo trascorse sulla terra visse per Dio, confortando i Suoi santi, manifestando la Sua persona, dispensando precetti evangelici. Per i pochi giorni che abbiamo da vivere qui sulla terra, dobbiamo vivere per confortare i santi, per esporre Cristo e per predicare il Vangelo ad ogni creatura. (2) E ora che Cristo è asceso, Egli vive per Dio per manifestare il carattere Divino. Cristo è la rivelazione permanente di un Dio invisibile. Cristiano, Dio si vede in te; devi mostrare la pazienza, la tenerezza, la gentilezza, la pazienza divine. (3) Cristo vive per Dio, poiché Egli completa il proposito divino supplicando per il Suo popolo, portando avanti l'opera del Suo popolo in alto. Voi dovete vivere per lo stesso. (4) Gesù vive per Dio, dilettandosi in Dio. Vivi allo stesso modo, cristiano

(III.) I fatti sono pegni della gloria che deve essere rivelata in noi. Cristo morì. Moriremo. Cristo è risorto, e così faremo noi. Non credo che otteniamo abbastanza gioia dalla nostra risurrezione. La resurrezione sarà il giorno del nostro matrimonio. Il corpo e l'anima sono stati separati e non si incontreranno più per divorziare. Anticipa quel giorno felice. Nessun peccato, nessun dolore, nessuna preoccupazione, nessun decadimento, nessuna dissoluzione imminente! Egli vive in eterno in Dio: così faremo tu ed io! (C. H. Spurgeon.)

Morto e vivo con Cristo:

(I.) Morti con Cristo. Crocifisso con Lui - 1. Giudizialmente, quanto alla pena del peccato

(2.) Spiritualmente, come al peccato stesso

(II.) Vita con Cristo

(1.) Giudizialmente, assolti dal peccato per sentenza stessa di Dio

(2.) Spiritualmente, attraverso la Sua stessa natura comunicata a noi

(3.) Sperimentalmente, nel godimento di Dio con Lui per sempre. (T. Robinson.)

Morto davvero, ma vivo:

(I.) Il fondamento del sentimento dell'apostolo

(1.) È posto nel passato. (1) La morte di Cristo. Cristo è morto per i nostri peccati. Milioni di morti sono passati inosservati mentre le foglie cadono dagli alberi in autunno. Alcune morti hanno attirato l'attenzione e sono state fonte di grande beneficio per i paesi a cui appartenevano i moribondi. Mai una morte come quella di Gesù Cristo, mai una morte che abbia attirato tanta attenzione, mai una morte da cui siano scaturiti tali benefici. (2) Cristo è morto al peccato una volta, e quando è morto in tal modo non ha più avuto a che fare con il peccato, né come tentarlo, né come richiedente di essere espiato. Egli si era addossato i peccati, non li aveva più sopportati quando li aveva espiati. Era stato circondato dal peccato; ma ora era passato da quella sfera in cui era stato messo in contatto con essa, e d'ora in poi e per sempre tutto doveva essere santo

(2.) C'è anche una base di profezia. Rispettare Cristo e il Suo popolo. Paolo vide un grande futuro per Cristo e per la Chiesa. La prima ispirazione di Paolo fu come autore profetico. L'ardente speranza che l'apostolo nutriva era della venuta di Cristo e della risurrezione e della glorificazione del Suo popolo all'ultimo giorno! La meravigliosa profezia è abbozzata nel CAPITOLO 8:18-24

(II.) L'influenza del passato e del futuro sul presente. La storia non serve a molto se non è collegata al presente, e coloro che indulgono in speculazioni sulla profezia senza collegarle con il presente, non fanno molto che possa essere utile per se stessi o per gli altri. Quando guardiamo alla storia e alla profezia nella Bibbia, non abbiamo due isole separate l'una dall'altra, ma due continenti uniti da un istmo: il presente. Ci troviamo, quindi, al punto d'incontro tra passato e futuro; e il passato e il futuro hanno entrambi a che fare con noi, e tutta la nostra vita spirituale si basa sulla storia del passato e sulle profezie del futuro

(1.) Paolo si sofferma sul fatto storico che Cristo è morto per i nostri peccati, e non lo lascerà andare nemmeno per un istante. Ma senza fare della morte di Cristo un mito, egli le dà un significato spirituale, e insegna che tra noi e Cristo c'è un'identificazione e una simpatia, attraverso la quale ci sentiamo come Lui, agiamo come Lui e diventiamo una cosa sola con Lui, imitando il Suo esempio e conformandoci alla Sua immagine

(2) Riguardo alla risurrezione di Cristo, Paolo la spiritualizza e ne indica il rapporto con la nostra santità cristiana: "Affinché anche noi camminiamo in novità di vita". Senza trasformare la risurrezione di Cristo in un mito, Egli ne fa una forza morale che opera in noi, in modo che risorgiamo dalla morte del peccato alla vita di giustizia

(3.) Per quanto riguarda il futuro e il presente, Paolo dice: "Vivremo insieme con lui". Senza perdere di vista il regno glorioso di Cristo, e la nostra risurrezione attraverso la sua potenza nell'ultimo giorno, il collegamento mostra che egli aveva nella sua mente il pensiero di una vita risorta, ora goduta dal credente, di cui le parole appena citate sono le prove irresistibili. Così egli pensa alla risurrezione di Cristo come ripetuta nella vita del credente, e alla risurrezione del credente come antecedente e provata nella sua attuale vita santa. 4. Notate il meraviglioso effetto di queste idee sulla nostra moralità e sulla nostra religione. (1) La morale comune, come è riconosciuta nel mondo, è solo resistenza alla tentazione del vizio. Ma secondo Paolo, la morale cristiana consiste nel morire al peccato. L'idea è quella di diventare insensibili al peccato, proprio come lo fu Cristo. (2) La pietà cristiana è vivere con Cristo, elevarsi a un livello di vita tale da diventare una cosa sola con Cristo, e c'è uno spirito di devozione, di pazienza, di attività, come quello di Cristo. (3) Lo stesso vale per quanto riguarda la religione in generale. La religione ora è nella stima di alcune persone piuttosto degradante che altrimenti. E' proprio il contrario. È un sorgere nell'universo spirituale: è un avvicinarsi al cielo, attraverso l'avvicinarsi a Cristo, entrare in comunione con Cristo. Conclusione: Pensando a tutto questo-1. La prima convinzione che si produce nella nostra mente è quella di una tremenda deficienza

(2.) Ma abbiamo a portata di mano un potere incommensurabile di miglioramento nelle verità e nelle promesse del vangelo, e nella promessa dello Spirito Santo. I nostri scopi come cristiani dovrebbero essere molto alti, molto nobili. Non realizzeremo mai quei fini e quegli obiettivi con le nostre forze, ma Dio ci aiuterà. (Giovanni Stoughton, D.D.)

La nuova vita:

(I.) Deve la sua esistenza alla presenza dello Spirito Santo. Nessuna dottrina del Nuovo Testamento può essere più chiara di questa Giovanni 1:12; Giacomo 1:18 ; Pietro 1:23; Giovanni 3:6. Questi sviluppi della nostra storia religiosa non sono naturali, ma soprannaturali. Nessun tipo di educazione, nessuna dotazione originale di genio, nessun tesoro acquisito di saggezza e di conoscenza, può spiegare adeguatamente i fenomeni in questione. Ricevere quella vita significa ottenerla da Dio. Lo Spirito, una volta ricevuto, deve rimanere nel cuore. Ciò che l'anima è per il corpo, per dargli vitalità, così lo Spirito Santo deve essere per l'anima, per darle la vita eterna

(II.) È mantenuto dalla fede in Cristo e dalla comunione con Lui (ver. 11)

(III.) È una devozione di tutto l'essere a Cristo ( 1Corinzi 6:20) . Qui vediamo un cambiamento completo negli scopi e negli scopi della vita di un uomo: un cambiamento tale che deve influenzare e controllare tutta la sua attività e il suo comportamento. Gli uomini, naturalmente, "cercano il proprio interesse", oppure si dedicano a qualche creatura, o al bene della loro patria, o al servizio del loro sovrano: ma la particolarità della vita del cristiano è che è consacrata a Cristo. Ciò significa: 1. Che egli cerca in ogni modo possibile di promuovere la gloria del Salvatore, riconoscendo il Suo nome, dichiarando la Sua bontà, facendo rispettare le Sue pretese

(2.) Che egli è sempre ansioso di promuovere la grande opera di Cristo, che è quella di salvare i peccatori, e di stabilire il regno di Dio

(3.) Che sia attento in ogni momento a consultare la volontà di Cristo e a farla. Questa devozione seguirà Cristo attraverso la buona e la cattiva reputazione

(IV.) Assimila il carattere a quello di Cristo. Noi saremmo stati nel mondo come Lui era nel mondo. È l'apice della nostra ambizione di essere come Gesù 2Corinzi 3:18

(V.) Deriva la sua felicità dall'amore di Cristo. La felicità è la vita stessa della vita; E l'anima della felicità è l'amore. E quale amore può soddisfare il cuore del credente se non l'amore di Cristo? Amare Gesù, ed essere amati da Lui, sono le due fonti perenni della gioia del credente; i due poli della sua vita morale. È la sua consolazione in ogni prova, la sua compensazione in ogni perdita e la sua ricompensa eterna. (T. G. Horton.)

Vivere con Cristo: i credenti vivono con Cristo

(I.) Giudizialmente, assolto dalla morte per sentenza stessa di Dio 2Corinzi 5:15

(II.) Spiritualmente, attraverso la Sua stessa natura comunicata a noi Galati 2:20

(III.) Sperimentalmente: nel godimento di Dio con Lui per sempre ( Salmi 21:6). (T. Robinson, D.D.Sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più

Della risurrezione: - Le due parole principali del passaggio sono "conoscere" (ver. 9) e "contare" (ver. 11). Conoscere e rendere conto a noi stessi della nostra conoscenza: due punti che devono sempre essere congiunti. Spesso ne sentiamo, ma ne facciamo un piccolo conto. Quello che Cristo fece a Pasqua lo sappiamo; ma a ciò che dobbiamo fare non diamo grande considerazione. Ora, questa Scrittura ci insegna che la scienza cristiana non è una scienza senza ogni sorta di conto, ma che noi ne siamo i responsabili, specialmente per quanto riguarda la risurrezione di Cristo

(I.) Il nostro sapere

(1.) I mezzi di esso. Non per visione effettiva, come nel caso degli apostoli, ma per la loro testimonianza che è - (1) Ampia - perché tutti gli apostoli furono testimoni, e se non sono abbastanza cinquecento videro Cristo risorto 1Corinzi 15:6) . (2 Affidabile. Poiché i testimoni - (a) non erano creduloni, ma altrimenti Marco 16:11; Luca 24:11, 13, 41; Matteo 28:17; Giovanni 20:25. Questo è sempre più noto di cui si dubita; e come dice Agostino: "Tutto questo dubitare è stato fatto da loro, affinché noi potessimo essere fuori dal dubbio e sapere che Cristo è risorto". (b) Hanno perso la loro vita e la loro vita a causa della loro testimonianza

(2.) I particolari. (1) Che Cristo è risorto. La morte è una caduta; venne con la caduta di Adamo, e fu una caduta dalla quale, se non fosse stato per una cosa, non c'era stata alcuna rinascita. Ma per la risurrezione di Cristo si avverte che è una caduta, dalla quale possiamo rialzarci. Perché se uno è risorto, un altro può esserlo; e se Cristo è risorto nella nostra natura, allora la nostra natura è risuscitata; e se la nostra natura allora le nostre persone possono essere (ver. 4) . Bernardo osserva bene "che Cristo è risorto soltanto, ma non interamente", finché anche noi siamo risorti. Questo poi sappiamo, in primo luogo, che la morte è una caduta, non come quella del Faraone nel mare, che non risalì mai più, ma come quella di Giona Matteo 25:41 ; non come quello degli angeli nell'abisso, per rimanere lì per sempre, ma come quello degli uomini nei loro letti; non come un tronco o una pietra a terra, la quale, dove cade, giace immobile; ma come di un grano che si ravviva e germoglia. (2) Che Cristo ora non muore come il figlio della vedova, la figlia del governante e Lazzaro. E se solo ci rialziamo come hanno fatto loro, questa nostra mortalità sarà per noi come la catena del prigioniero da cui fugge solo per essere tirato indietro; ma se risorgeremo come Cristo è risorto, allora la nostra risurrezione non sarà un ritorno alla stessa vita, ma un passaggio a una nuova. (3) Che d'ora in poi "la morte non ha più dominio su di Lui". Tre volte nel capitolo 5. Paolo dice: "La morte regnava", come se fosse un potente monarca che avesse grandi domini. E così è; per quanti pericoli, malattie, miserie, ci sono di questa vita mortale in cui viviamo sotto la giurisdizione e l'arresto della morte; e se sfuggiamo a loro, siamo ancora sotto la paura di loro, che è anche il dominio della morte Giobbe 18:14. E quando siamo fuori di questa vita, a meno che non siamo in Cristo, non siamo fuori dal suo dominio. Ma egli non ha alcun dominio su Cristo; Cristo ha dominio su di lui Ebrei 2:14; 1Corinzi 15:55

(3.) Le ragioni. I romani amavano vedere i motivi di ciò che ricevevano e non gli oggetti nudi. In effetti, potrebbe essere per loro difficile il motivo per cui Cristo dovrebbe risuscitare, dal momento che non vedevano alcun motivo per cui dovesse morire. La verità è che non possiamo parlare del Suo risorgere senza menzionare da cosa è risorto. I due non sono mai separati dall'apostolo, e la loro unione serve a molti buoni propositi. Mostra la Sua natura umana e la Sua debolezza nel morire, e la Sua natura divina e il potere nel risorgere; I Suoi due uffici: il Suo sacerdozio e il Suo sacrificio nella Sua morte, e il Suo regno nella gloria della Sua risurrezione; I Suoi due principali benefici: la morte nella Sua morte e il risveglio della vita nella Sua risurrezione; i due stampi in cui devono essere gettate le nostre vite. Di entrambi, quindi, brevemente: (1) La causa della Sua morte. "Peccato". Al peccato è morto; e tuttavia non semplicemente per peccare, ma in riferimento a noi, cioè, Egli ci salverebbe, e perché altrimenti non potrebbe salvarci. Per giustizia il peccato deve avere la morte, la nostra morte, perché il peccato era nostro. Questo il Suo amore per noi non poteva durare; perciò, affinché non morissimo al peccato, Egli morì. Ma perché "una volta"? Perché questo era sufficiente "togliere" Giovanni 1:29, "abolire" Atti 3:19, "asciugare" Ebrei 9:28, esaurire completamente tutti i peccati, di tutti i peccatori, di tutto il mondo. L'eccellenza della Sua Persona che l'ha compiuta, l'eccellenza dell'obbedienza che ha compiuto, e l'eccellenza dell'umiltà e della carità con cui l'ha compiuta, erano di tale valore da rendere la Sua morte, una volta morta, "un'abbondante redenzione" (Vedi Efesini 2:7; 3:20; 1Timoteo 1:14). (2 La causa della Sua vita: Dio, che con la Sua morte aveva ricevuto piena soddisfazione, Lo raggiunse, per così dire. la sua mano e lo sollevò alla vita; e non solo lo ha risuscitato, ma per questo lo ha esaltato Filippesi 2:8, 9, perché vivesse con lui nella gloria per sempre. Poiché, come quando viveva per l'uomo, viveva in molta miseria, così ora vive per Dio, vive in tutta felicità Salmi 36:9

(II.) Il nostro account

(1.) Delle nostre entrate. Lì sta crescendo per noi un conto che Cristo risuscita di grande beneficio. La speranza di ottenere una vita migliore è il nostro conforto contro la paura di perderla 1Pietro 1:3 ; e attraverso questo ci consoliamo nel lutto 1Tessalonicesi 4:18; Giovanni 11:23, e riguardo alla questione del nostro lavoro 1Corinzi 15:58

(2.) Delle nostre uscite. (1) La somma o l'onere di cui è stabilito il conto in queste parole affinché siamo come Cristo; che ciò che ha fatto per noi, l'ha fatto in noi. (a) Come Lui nella Sua morte: poiché Egli è morto non solo per offrire un sacrificio per noi, ma per lasciarci un esempio. Come Lui, anche, nella Sua risurrezione: poiché Egli è risorto non solo affinché fossimo generati a una viva speranza, ma anche affinché fossimo piantati a somiglianza della Sua risurrezione. (b) Come Lui nel Suo vivere per Dio. (2) Lo scarico e i suoi mezzi. "In Gesù Cristo, nostro Signore" (ver. 11). Da Cristo non possiamo fare nulla per questo conto, ma in e con Lui che ce lo permette, possiamo fare ogni cosa. E fa' che Egli lo voglia non solo come se avesse passato la risurrezione, ma fosse la risurrezione stessa. Se nei giorni della Sua carne la virtù usciva anche dal lembo della Sua veste, molto più dal Suo stesso sé, e da quelle due principali e potenti azioni del Suo stesso sé, scaturisce una potenza divina: dalla Sua morte una potenza che opera nell'uomo vecchio, o carne, per mortificarlo; dalla Sua risurrezione una potenza che opera sul nuovo uomo, o spirito, per vivificarlo. Un potere capace di far rotolare qualsiasi pietra di un'usanza malvagia e di prosciugare qualsiasi questione, anche se ci ha investito per dodici anni. E questa potenza è quella qualità divina della grazia che riceviamo da Lui. (Bp. Andrewes.)

L'immortale: - Notate -

(I.) La realtà della risurrezione: "Cristo è risuscitato dai morti". 1. La risurrezione afferma una verità non sempre appresa dalla Natura, cioè che lo spirituale è superiore al materiale. Ci sono senza dubbio argomenti astratti che lo dimostrano; Ma la risurrezione ci assicura che le leggi dell'esistenza animale possono essere messe da parte in obbedienza a un interesse spirituale superiore

(2.) La risurrezione non è semplicemente un articolo del Credo; come l'eterna filiazione di Cristo, che appartiene a un'altra sfera, ed è creduta a motivo dell'affidabilità di Colui che l'ha insegnata. Ma che Cristo sia risorto è un fatto che dipende dallo stesso tipo di testimonianza di qualsiasi evento della vita di Cesare; con questa differenza, che nessuno è mai morto per sostenere che Cesare ha sconfitto Vercingetorige o Pompeo. Nostro Signore fu visto cinque volte il giorno in cui risuscitò e in seguito vengono registrate sei apparizioni separate; mentre è implicito che siano stati solo alcuni di quelli che si sono effettivamente verificati. E quando Egli se ne fu andato, i Suoi apostoli andarono specialmente come "testimoni della Sua risurrezione", ed erano pronti ad attestare la sua verità con il loro sangue

Se questa testimonianza riguardasse un avvenimento politico, o un fatto della storia naturale, nessuno penserebbe di negarne la cogenza; e coloro che rifiutano la risurrezione litigano, per la maggior parte, non con la prova, ma con la supposizione che una cosa del genere potrebbe mai accadere. Guardate, dicono, l'ordine fisso della natura; Anno dopo anno è quello che, nei nostri ricordi, è sempre stato. Quando l'uomo muore, il suo corpo si mescola alla polvere per il bene e per tutti; Egli non spezza, per quanto possiamo vedere, i legami della morte. L'ordine fisso della natura! (1) Fissato da chi o da cosa? Per qualche necessità fatale? Ma sai che puoi parlare, muoverti, agire o il contrario, come vuoi. E certamente questo può essere vero anche per l'Essere più alto di tutti. Per questo esiste un tale Essere. La natura ti assicura con la sua esistenza; e che Egli è un'Intelligenza ordinatrice e disponente, l'ordine e la simmetria della Natura assicurano anche voi. L'ordine della natura, quindi, non è fissato dal destino, ma da una volontà che può a suo piacimento innovare su di esso. Il potere di fare miracoli è implicito nel potere che ha creato la Natura. (2) "Dio può operarli", dici; "ma lo farà? I miracoli non sono forse una calunnia contro la Sua saggezza e lungimiranza? Dio nella creazione è l'ingegnere supremo; È solo l'operaio inesperto che, dopo aver messo in moto la sua macchina, deve confidare nella sua mano per correggere qualche difetto, o per comunicare qualche nuovo impulso per il quale non era stato originariamente previsto alcun provvedimento. (a) Ma l'universo è qualcosa di più di una macchina; poiché contiene non solo la materia, ma spiriti liberi, capaci consapevolmente di cedere o rifiutare l'obbedienza alla vera legge del loro essere. Un Dio è molto più grande di un ingegnere supremo. È un governatore morale, un padre. La Sua prima preoccupazione è per la Sua progenie intelligente; e l'universo è stato formato per loro. Se l'uomo non fosse stato creato, il miracolo sarebbe stato superfluo. Ma se l'educazione e la redenzione di un'anima razionale è il proposito più nobile di Dio nella creazione, allora ci aspetteremo che Egli faccia in modo che il mondo della materia ci istruisca e ci migliori, deviando, se necessario, dal suo ordine abituale, così come osservandolo. (b) Possiamo andare oltre. L'ordine della natura, senza dubbio, insegna al credente la preziosa lezione che l'ordine è una legge della Mente Divina. Ma per migliaia e migliaia quell'ordine paralizza il senso spirituale. Se potessimo osservare un simile che continua indefettibilmente un singolo movimento per vent'anni, arriveremmo a considerarlo anche come una macchina, invece che come un agente libero. E così molti, sottolineando quanto sia indefettibile l'opera di Dio, presumono che debba essere sempre ciò che è stata fino ad ora; E questi uomini giungono gradualmente a pensare a questa scena visibile come all'intero universo dell'essere. Abbandonano dalla mente quel mondo più meraviglioso al di là di esso; dimenticano Colui che è il Re di questo mondo e di quello. Anzi, ci sono momenti in cui il mondo fisico giace come un peso, o come un incubo, sui nostri pensieri; quando desideriamo ardentemente una promessa di beatitudine e di perfezione più alta di qualsiasi altra che un ordine fisso della Natura possa dare. (c) La risurrezione di Cristo abbatte il muro di ferro dell'uniformità che arriva a chiudere fuori Dio. Ci dice che la materia è controllata dalla mente; che c'è un Essere che non è vincolato dalle leggi dell'universo; che Egli è il loro Maestro. Dio lo aveva già detto prima, ma mai così chiaramente come nella risurrezione di nostro Signore. Se mai è stata necessaria un'interferenza con l'ordine del mondo, è stato qui. Quando Gesù morì, la più pura delle vite sembrava aver cessato di esistere. La più santa delle dottrine sembrava essere morta tra le bestemmie. A parte la domanda su chi fosse il Sofferente, c'era la domanda se un Dio giusto regnasse davvero: e la risurrezione fu la risposta. Era il dito di Dio visibilmente infilato in mezzo alle cose di senso; disturbare il loro ordine abituale; Gli uomini che vogliono sapere e sentire che le verità che Cristo ci ha insegnato su Dio e sull'anima sono più alte e più profonde di quelle scritte sulla faccia della Natura

(II.) La perpetuità della vita risorta di Cristo

(1.) La risurrezione non è stata un miracolo isolato, fatto e finito, lasciando le cose come erano prima. Cristo risorto non è come Lazzaro, destinato di nuovo ad essere un inquilino della tomba. Cristo risorge per l'eternità: "Non muore più". Il suo corpo risorto è composto di carne, ossa, ecc., ma ha qualità superiori. È così spirituale che può passare attraverso le porte chiuse. È al di là della portata di quelle cause che riducono i nostri corpi in polvere. Ora sul trono dei cieli, è dotato della bellezza e della gloria di un'eterna giovinezza: "Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più". 2. Né questo, di per sé, è un nuovo miracolo. Il vero miracolo fu che il Cristo senza peccato sarebbe dovuto morire. La morte fu un'innovazione rispetto alle vere condizioni della Sua esistenza; e la risurrezione non fu altro che un ritorno alla Sua legittima e normale immortalità. Adamo morì perché aveva peccato. Se Adamo non avesse peccato, non sarebbe morto. Ma quando apparve il Secondo Capo della nostra razza, stroncato dalla corruzione con la Sua nascita soprannaturale, e mostrando nella Sua vita un'assoluta conformità alla legge morale eterna, fu, secondo i termini della Sua natura, esente dalla legge della morte. Nel suo caso, la morte è stata un'innovazione momentanea rispetto alla vera legge dell'essere. E perciò, quando ebbe pagato il grande debito che la famiglia umana aveva verso la giustizia profondamente offesa di Dio, la vita riprese il suo dominio sospeso in Lui come nel suo Principe e Fonte (Vedi Apocalisse 1:18; Atti 2:24

(3) Osservate ora come la perpetuità della vita di Gesù risorto sia la garanzia della perpetuità della Chiesa. (1) Sola tra tutte le forme di società, la Chiesa è assicurata contro la dissoluzione. L'Impero Romano sembrava ai contemporanei di nostro Signore destinato a durare per sempre. Da allora è scomparso, e altri regni sono a loro volta andati per la loro strada. Né c'è alcuna probabilità che una qualsiasi delle forme esistenti di governo civile durerà. E ci sono uomini che ci dicono che il regno di Cristo non fa eccezione alla regola. Noi cristiani sappiamo di avere torto, perché la Chiesa di Cristo trae forza da fonti che non possono essere verificate dalla nostra esperienza politica o sociale. Infatti, essa è dotata della vita immortale di Cristo Matteo 28:20). (2 Ma, sebbene assicurata contro lo scioglimento, non è assicurata contro le vicissitudini. Il suo Signore è Divino, ma le sue membra sono umane. Non ha sempre trionfato; È stata corrotta, e la divisione è seguita, così che non presenta più un fronte unito alle potenze del male. E ci sono stati momenti in cui è sembrato che il mondo avesse ragione. Ma ciò che colpisce così tanto nella sua storia è il suo potere di auto-restaurazione. La tendenza alla dissoluzione è stata chiaramente arrestata da un'influenza interiore contro la quale le circostanze ordinarie non potevano prevalere. Che cos'è questa se non la presenza di Colui che, risuscitato dai morti, non muore più? E chi predirà il futuro? Solo questo è certo: esisterà finché durerà il mondo Salmi 46:5, 6). (3 Si può infatti dire: "Perché dovrei rallegrarmi della perpetuità della Chiesa? Per me il cristianesimo è una questione personale". Un cristianesimo così isolato non è quello del Nuovo Testamento. Cristo è venuto a fondare una società divina, e la vita dei cristiani comprende doveri e privilegi intimamente legati a quella società. Di te si dicono cose gloriose, città di Dio; perché tu sei la dimora del Cristo vivente; perché, come nella tua storia a scacchi, attraversi i secoli, porti sempre con te, nella tua vitalità sicura e indistruttibile, il certificato della vita immortale del tuo Signore

(III.) Il segreto e il modello della perseveranza nella vita di pietà

(1.) Cristo risorto dalla morte, che non muore più, è il modello della nostra nuova vita nella grazia. Proprio come Egli lasciò la Sua tomba la mattina di Pasqua, una volta per tutte, così l'anima, una volta risuscitata, dovrebbe essere davvero morta al peccato. Non ci deve essere alcun indugio intorno al sepolcro, nessun tesoro degli abiti funebri, nessun desiderio segreto dell'odore e dell'atmosfera del passato colpevole. Hai un grande bisogno di rivolgere costantemente i tuoi affetti alle cose di lassù; che desideriate vivere appassionatamente come coloro che sono vivi dai morti

(2.) Non che Dio, avendoci risuscitati dalla morte con la Sua grazia, ci costringa, che lo vogliamo o no, a continuare a vivere continuamente. La Chiesa ha infatti ricevuto dal Re dei re una carta di perpetuità. Ma a nessuna semplice parte del corpo universale, e molto più a nessuna singola anima al di qua della tomba, si dice che "le porte dell'inferno non prevarranno contro" di esso. Gli esempi di Giuda, di Dema, dei Galati e dello stesso Paolo che tremava per timore di essere egli stesso un naufrago, sono conclusivi di ciò. Nessuna forza è messa su di noi; Nessun uomo è portato in cielo meccanicamente se preferisce scendere verso il basso, o anche se non desidera sinceramente ascendere

(3.) Ma come possiamo rallegrarci nel nostro Signore risorto se siamo così capaci, nella nostra debolezza, di non essere fedeli al Suo esempio? Rispondo, perché quella vita è la forza e il modello della nostra Romani 8,11. Cristo risorto in noi è "la speranza della gloria". (Canone Liddon.)

La risurrezione di Cristo non è un ritorno alla vita precedente: - Nessuno che abbia studiato le Epistole di San Paolo può aver mancato di osservare la distinzione che esse tracciano tra il risultato della morte di Cristo e l'effetto della Sua risurrezione. La morte distrugge la morte, la risurrezione dà la vita. L'effetto della Sua morte sulla natura umana fu istantaneo, una volta per sempre, come lo è la morte stessa, il fugace respiro di un istante e la scomparsa di questo mondo per sempre. Ma nella sua risurrezione c'è il dono della vita, la vita eterna, di cui si deve godere sempre, e di infinita estensione; non la semplice estinzione delle tenebre con un bagliore improvviso, ma la dispersione di una luce uniforme, serena e costante. La risurrezione di Cristo impartisce una nuova vita. Perché? A questo cercherò di rispondere

(I.) Quando è risorto dai morti, non è stato per tornare alla Sua vita precedente. La sua natura entrò in nuovi rapporti con Dio e con l'uomo; Il suo corpo subì un potente cambiamento; divenne un corpo spirituale, glorificato. Questo pensiero del passaggio di Cristo verso una vita nuova e più gloriosa aggiungerà un altro senso alle parole già così piene di significato: "Cristo nostra Pasqua". Israele, salvato per grazia, liberato dall'Egitto, fu tagliato fuori dai suoi nemici, passò il Mar Rosso e proseguì verso la terra promessa, adempiendo la profezia: "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio". Se gli Giudei, d'altra parte, avessero attraversato il Mar Rosso e, vedendo i loro nemici perire nelle sue acque, fossero tornati sani e salvi in Egitto, sarebbe stato un adempimento della promessa? La risurrezione di nostro Signore non avrebbe più soddisfatto il disegno di misericordia di Dio, se Egli fosse semplicemente risorto per tornare al Suo stato precedente. Sarebbe stato, secondo l'immagine familiare ma vivace di un vecchio divino, "Come quando un prigioniero fugge dalla prigione con una catena ancora appesa al polso, per mezzo della quale la morte, che ha ancora il dominio su di lui, lo riporterà nelle sue mani".

(II.) Alcune ragioni, fondate sulla Scrittura, per cui il nostro benedetto Salvatore alla Sua risurrezione non è tornato, ma è andato avanti verso uno stato nuovo e glorificato. Per esempio, lo schema della redenzione attraverso Cristo è questo: - L'uomo è stato creato in un corpo libero dal dolore, e non destinato a morire; ma egli peccò, e con il peccato venne la morte; il suo corpo divenne soggetto al dolore e alla morte, come la sua anima al peccato; e la sua condizione di corpo e di anima discese alla sua famiglia. Cristo Gesù è venuto per restaurare l'uomo al suo primo stato; un patrimonio in cui originariamente la morte non aveva parte. Così ha vinto la morte dedicando ad essa la sua vita di sua volontà, invece di permettere che gli fosse tolta con la forza; e mentre era tra le braccia della morte, di sua volontà è risuscitato; da lì divenne una nuova creatura, il primo di una nuova razza, il secondo Adamo, il progenitore spirituale di un'altra famiglia, cosa che non avrebbe potuto essere se fosse semplicemente risorto dalla morte per tornare alla Sua vita precedente. La morte fu istantanea e per un momento, anche mentre Egli esalava l'ultimo respiro e abbandonava il fantasma. La risurrezione è permanente, continua, di estensione infinita. La morte è un intervallo nell'economia del mondo, come il peccato; la vita è eterna, come Dio. Un esercito in ritirata davanti a un numero schiacciante vola su un ponte, già minato: è il loro mezzo di salvataggio, il loro passaggio verso una frontiera sicura: ma non vi si soffermano; I loro occhi sono fissi sulla strada al di là. Ora li ha salvati nella loro situazione estrema, ed essi la considerano per sempre con gratitudine ed emozione; Anche la sua rovina e la sua rovina sono care ai loro occhi, perché solo per mezzo di essa sono stati salvati, salvati per la vittoria e la pace nella terra felice, "dove i malvagi cessano di turbare e gli affaticati riposano".

(III.) Quale effetto pratico ha su di noi questa dottrina della risurrezione? La stessa domanda può essere posta, e viene spesso posta da persone di una certa indole, riguardo a ogni dottrina del Vangelo. Il grande risultato pratico di questo insegnamento credo sia che i cristiani siano resi consapevoli delle indicibili benedizioni della loro attuale comunione con Cristo. I loro occhi si aprono alla gloria della tenuta in cui sono stati tradotti. Essi cessano di considerare la loro religione come appartenente al passato e al futuro, ma imparano a vivere delle sue benedizioni nel presente. Andate da San Paolo: ascoltatelo, come riversa dal suo cuore abbondante l'espressione della sua gioia per le benedizioni sparse da Cristo sui suoi. Le sue parole si riferiscono forse solo al cielo che verrà? O non sono piuttosto una descrizione, per la maggior parte, dei privilegi del cristiano sulla terra? Andate a San Pietro, e notate la nobiltà del suo comportamento, la volontà risoluta, la chiara convinzione, la felice certezza della sua fede, come appare nella sua storia successiva, e nelle sue lettere alla Chiesa. Come è nato questo cambiamento di carattere? Con la sua comunione spirituale con Cristo, e il senso di godimento e di potere presente che il possesso di tali benedizioni assicura. Andate a San Giovanni: vedrete una pace divina, un amore celeste che giace come la luce della luna sulle onde di un mondo inquieto. L'espressione del suo volto è forse lo sguardo di uno che si limita a indugiare nel passato, o guarda alla gioia attesa in un lontano giorno a venire? Non è piuttosto la pace della gioia presente, un riflesso del pensiero che la sua stessa penna ha tradotto dalle parole di Cristo, che significano l'attuale luce del sole della vita del cristiano: "Egli è passato dalla morte alla vita"? "Avanti!" è il motto cristiano, fondato sulla storia del Maestro. Egli proseguì attraverso la morte verso la vita, non all'indietro, no, nemmeno di nuovo alla vita così pura e amabile come quella che visse sulla terra prima di morire; ma avanti verso una condizione più gloriosa, e nella Sua gloria vediamo la caparra della nostra eredità. (Il canonico Furse.)

L'immortalità di Cristo: - Alla porta della tomba giace un intero fascio di scettri. La morte siede nel palazzo del sepolcro, e i potentati della terra sono i suoi coppieri; e, mentre il vecchio monarca cieco barcolla intorno al suo palazzo, di tanto in tanto inciampa in qualche nuova corona caduta. Posero Carlo Magno nella sua tomba, gli misero una corona sulle tempie senza polso e uno scettro nella sua mano senza vita; ma questo non poté riportare indietro il suo regno. Il nostro Re è immortale! (Te Deuteronomio Witt Talmage.)

Poiché in quanto è morto, è morto al peccato una sola volta

La morte e la vita di Cristo:

(I.) La morte del Signore. Arriviamo più facilmente a ciò che l'apostolo intende con la sua frase: "È morto al peccato", se partiamo da una forma di discorso familiare. Nulla è più impressionante dell'arresto improvviso e totale che la morte pone alle relazioni della vita. Di colui che è morto solo un'ora fa, diciamo che ha chiuso con questo mondo. Qualunque interesse egli possedesse in essa è alla fine. I legami che lo legavano ad essa sono tagliati. Da ogni obbligo che gli esso ha imposto, egli è esonerato. Ieri l'uomo formava un'unità indaffarata nel complicato sistema della società, aggrovigliato da mille fili della famiglia, del commercio e della vita pubblica. In mezzo a tutto questo, come ha fatto una rapida spazzata di falce a tagliarlo via! Né l'amore, né l'odio, né il desiderio, né la cura, vengono qui a commuoverlo di più. Il suo mondo è altrove; La sua vita è lontana. Quando applichiamo questa definizione della frase al caso di Gesù, e indaghiamo cosa si intende per affermazione di Lui: "La morte che Egli morì, morì al peccato (ver. 10, R. V.), emergono due pensieri". 1. La connessione del Signore Gesù con il peccato nella Sua vita terrena era la più completa possibile per una persona senza peccato. "Non conobbe il peccato" per quella triste conoscenza sperimentale che implica il suo ingresso nell'anima per macchiarla e distruggerla. Quando si è assegnato un nome a questa eccezione, è stato assegnato un nome a tutti. Che altro abbiamo a che fare con esso che Lui non aveva? Il nostro, non il suo, è il commettere il peccato con il consenso della volontà; qualunque cosa ne consegua fu Sua così come la nostra, ad esempio, (1) nella costituzione del Suo corpo, nato con la stessa fragilità ed esposizione al male che tutti noi condividiamo; nella maledizione del sudore per il pane quotidiano, quando lavorava al banco; nella sopportazione della fatica e del bisogno. (2) La sua anima condivideva la stessa maledizione; perché se è il peccato che trasforma il miele dell'affetto in fiele, Egli ha sicuramente avuto la Sua parte di diffidenza, scortesia, cattiva interpretazione, tradimento. Se la paura della morte nasce dal peccato, non possiamo forse paragonarla alla misteriosa oscurità che si fece più profonda su Cristo mentre la Sua carriera si avvicinava alla sua fine? (3) E poi la terribile esperienza dell'abbandono sulla Croce ci dà un indizio di abissi di angoscia spirituale che non siamo in grado di scandagliare. Connessione con il peccato! Era tutto il suo peccato; la sua preda, consegnata per qualche necessità divina al divoratore; la parte più eletta mai afferrata per essere portata sotto la custodia del figlio del peccato, la morte, nella casa del peccato, la tomba

(2.) Si dice che tutta questa connessione con il peccato sia terminata con la morte. (1) Non è stato così per nessun altro uomo. Gli uomini che si trovano sull'orlo del mondo invisibile non hanno motivo di attendere con ansia l'atto di morire come una fuga dalle abitudini peccaminose, o dal giudizio del cielo sui loro misfatti. Lungi da ciò, la voce istintiva della coscienza conferma la dichiarazione delle Sacre Scritture che "dopo la morte viene il giudizio". Né c'è il minimo motivo per supporre che la morte possa operare come un purificatore. È molto più razionale comprendere che lo spirito umano, quando viene liberato dalle restrizioni dello stato presente e gettato libero in tutta la sua forza abusata ma magnifica per fare ciò che vuole, possa indulgere nei peccati spirituali dell'orgoglio, dell'odio e della sfida a Dio su una scala rara, se non mai, vista sulla terra. (2) Ma ciò che non ci si può aspettare dalla morte di nessun altro uomo è stato fatto con la morte di Gesù l'senza peccato. Essa chiuse la Sua connessione con il peccato, poiché quello era stato esteriore, non interiore; una sottomissione senza colpa alla pena del peccato, non una resa colpevole al potere del peccato; quello di un sofferente che deve la morte alla giustizia per i peccati imputati ad altri uomini. Una volta pagata la morte, il Suo legame con il peccato imputato è stato necessariamente sciolto

(II.) Da una morte come questa potrebbe scaturire solo la vita a Dio

(1.) Gesù, avendo cessato di essere sotto il potere del peccato del mondo, non poteva che vivere di nuovo. Perché "morire al peccato" deve significare morire alla morte. Quando la sentenza della legge è stata sopportata, e il potere del peccato come colpa è stato esaurito, la regalità della morte è finita. Non era "possibile" che Gesù fosse trattenuto dalla morte

(2.) La vita che emerge quando il peccato e la morte sono stati uccisi, è una vita "per Dio". Il nuovo stato dell'esistenza umana è la negazione del vecchio, il suo chiaro contrario. È di più; è la sua controparte. Non è nulla ciò che era la vecchia vita, come una vita per il peccato; è tutto ciò che il primo non era

(3.) Così, avendo visto come la condizione terrena di Gesù comportasse uno stretto contatto con il peccato, possiamo facilmente rintracciare il contrasto che la sua vita risorta ha da offrire. (1) Di fronte a quel corpo, vivente al peccato e di conseguenza erede dell'infermità, della mortalità e del dolore; di fronte alla sua esposizione allo spreco, al bisogno e alla stanchezza, alle sue meschine necessità, alla sua condizione senza onore quando gli uomini la strapparono e la deturparono con vergognosa violenza e insulto, deve essere posto un organo divino per la vita divina da abitare, e ora trovato adatto a muoversi tra le scene celesti con forza non affaticata, e ad essere il centro nella sua inesauribile bellezza di omaggio celeste mentre siede sul trono di Dio. O tomba nel giardino di Giuseppe, dov'è la tua vittoria? (2) A questa mutata costituzione del Suo corpo deve essere aggiunto un corrispondente cambiamento anche nel modo di vivere di Cristo. Innalzati molto al di sopra della portata del dolore, del rimprovero, dell'irritazione o dell'ingiustizia. Egli abita ora la dimora di Dio senza nuvole e senza passioni. All'interno di una tale dimora divina aveva dimorato l'Eterno Bon prima che cominciassero i giorni in cui Egli visse fino al peccato. Ad esso Egli ha ora riportato dalla terra una natura umana, il corpo, l'anima e lo spirito, che, vivendo quaggiù, vissero fino al peccato e, morendo, morirono per esso, ma ora che vive di nuovo, vive per sempre per Dio. (J. Oswald Dykes, D.D.)

Cristo che muore per il nostro peccato e vive per la nostra salvezza: - Alla coscienza della trasgressione passata deve sempre essere associata nella mente dell'uomo l'anticipazione della punizione futura. La coscienza quasi previene la dichiarazione delle Sacre Scritture, "che colui che fa il male soffrirà per il torto". E la ragione, da sola, ci direbbe che, come non possiamo rimediare all'errore commesso, così non possiamo nemmeno sfuggire alla pena meritata. Essere risvegliati, quindi, solo sotto una dispensazione della religione naturale, ci porrebbe davanti un giudizio senza misericordia; Ma, fortunatamente per noi, il risveglio è sotto una dispensazione d'amore che risale a cancellare la registrazione del peccato passato, e va avanti per assicurare la comunicazione costante della grazia. Di conseguenza abbiamo un Salvatore che è morto una sola volta, e che vive per sempre

(I.) Le ragioni della morte di Cristo, esposte in parte

(1.) Ci sono due interpretazioni dell'espressione: "Egli morì al peccato", a causa del peccato in Se Stesso, o a causa del peccato negli altri. Il primo è del tutto insostenibile, in quanto "Egli non conobbe il peccato". Allora deve essere morto a causa di altri; un punto di vista che ci sono abbondanza di Scritture per confermare, come c'erano, nel primo, abbondanza di Scritture da contraddire. È a causa dell'offerta senza peccato per il peccato che accusiamo colui che la rigetta di consumata follia, e che rincuoriamo colui che l'accetta con illimitato conforto. Cristo è morto per te? è la nostra richiesta del primo; allora come puoi rispondere, che non vivi per Cristo? Cristo è morto per te? è la nostra richiesta a quest'ultimo; allora come puoi dubitare che vivrai con Dio per sempre? 2. Cristo è morto-(1) Per la convinzione di peccato. Perché c'era bisogno di una vittima del genere? Perché, se non che, dall'immensità del riscatto offerto, si potrebbe dedurre l'enormità della colpa e l'imminenza del pericolo? Non è dalla natura umana, anche nei suoi aspetti più distorti e degradati, che impariamo che cosa malvagia sia il peccato; La nostra vera stima deve essere fondata su quanto è costato redimere il peccatore. (2) Per rimuovere o cancellare il peccato. La sua morte è adeguata alle necessità di tutti coloro che credono. Non solo l'apostolo dichiara che "non c'è condanna per quelli che sono in Cristo Gesù", ma pone la domanda: "Chi è colui che condanna?" solo per poter rispondere con un altro: Non è "Cristo che è morto"?

(II.) Gli scopi per i quali vive? 1. Guidare. "Io sono la via", ecc. Vive per agire come un capitano nel guidare molti figli alla gloria

(2.) Governare. "Ogni potere mi è stato dato, in cielo e in terra". Egli sta quindi lavorando silenziosamente, ma efficacemente, intorno a tutte le cose per stabilire la Sua volontà. Tutta la natura è soggetta alla Sua volontà, anzi, Egli opera anche con strumenti non contenenti; le passioni malvagie e i principi degli uomini sono tutti costretti da Lui a raggiungere il fine designato. Egli è il Capo di tutte le cose per la Chiesa; possiamo, quindi, riparare a Lui in ogni difficoltà, e affidargli ogni conseguenza

(3.) "Per intercedere per noi".

(III.) La questione pratica di tutta la questione. Voi siete qui posti nella posizione di coloro per i quali il Figlio di Dio è morto una volta al peccato, e per i quali ora vive. La convinzione del peccato è così posta davanti a te con un'alternativa; essere condannati dalla morte di Cristo, o essere salvati dalla Sua vita. Non è una responsabilità comune quella che grava su coloro che ora vengono solennemente ricordati che per loro "Cristo è morto al peccato una sola volta". Ma non è nemmeno un conforto precario, o una dubbia certezza, quella che nasce per loro dalla considerazione: "In quanto vive, vive per Dio". Egli vive per la gloria di Dio, per il bene della Sua Chiesa, per il trionfo del Vangelo, per la salvezza del peccatore, per il completo superamento della morte e di colui che ne ha il potere, per ogni scopo concepibile di diffondere la felicità e dissipare l'infelicità, e può essere per scopi molto più alti di quelli che sono mai entrati nell'immaginazione dell'uomo. Ma, per qualsiasi altra cosa Egli viva, Egli vive per guidare, governare e intercedere per voi. (T. Dale, M.A.)

11 CAPITOLO 6

Romani 6:11-14

Similmente anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio per mezzo di Gesù

La morte è un dovere: la Bibbia parla di tre tipi di morte

(1.) Ciò che è un evento necessario: la morte del corpo

(2.) Ciò che è un crimine morale: la morte nei falli e nei peccati

(3.) Ciò che è un giusto obbligo: la morte al peccato. Questa è una morte di cui ogni uomo dovrebbe morire, anche se pochi uomini lo fanno. È una morte che richiede un serio sforzo individuale e comporta l'agonia di un'autocrocifissione. Che cosa si intende con l'espressione "veramente morti al peccato"?

(I.) Negativamente. Non significa... 1. Essere morti all'esistenza del peccato. Ogni anima dovrebbe rendersene conto. Senza il dovuto riguardo per questo, saremo incapaci di apprezzare la storia di Providence

(2.) Essere morti al ricordo dei nostri peccati. Non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare il fatto che abbiamo peccato. Il ricordo del fatto servirà a trattenere il torto, a stimolare al giusto; accrescerà la nostra gratitudine verso la misericordia che perdona e gonfierà le gioie dell'eternità

(3.) Essere morti agli effetti del nostro peccato sulla nostra storia. Il perdono dei peccati non ci libera da tutti gli effetti del peccato. La legge della causalità morale continua. I peccati che abbiamo commesso in gioventù contro la nostra costituzione, intelletto, interessi, ci seguono fino alla vecchiaia. Fu così nel caso di Giobbe. 4. Essere morti alle rovinose opere del peccato intorno a noi. Davide vide la via dei trasgressori e ne fu addolorato. Lo stesso fece Geremia. Lo stesso fece Paolo ad Atene. Così fece Cristo, ecc. Così devono fare tutti gli uomini buoni. Dobbiamo combattere contro di essa

(II.) Positivamente. Può comportare tre cose

(1.) La morte di ogni interesse per le sue attrazioni. Il peccato nel nostro mondo esercita un'attrazione meravigliosa. Il gusto, l'abilità, il genio di secoli, sono stati spesi per investirlo di tutto il fascino immaginabile. Ma l'anima santa vede attraverso di esso, ed è disgustata. Per esso, tutte le sue attrattive non sono altro che un vestito screziato che veste un brutto

(2.) La morte di ogni desiderio per i suoi piaceri. Il peccato ha "piaceri per una stagione". L'anima santa ha più alti: i piaceri di un'immaginazione purificata, come una speranza esaltata, un'anima che ispira Dio, una coscienza che approva, un Dio sorridente

(3.) La morte di ogni paura riguardo alle sue punizioni. (D. Thomas, D.D.)

La sepoltura del passato: 1. La vita è una serie di nuovi inizi. Non possiamo davvero annullare il passato, ma dobbiamo comunque fare il più possibile per realizzarlo. Niente è più naturale che dire a noi stessi: "Lasciatemi ricominciare; Tutto questo è stato un errore molto sciocco; Mi dispiace molto di aver preso la piega che ho fatto". L'inizio è reso impossibile dal carattere indelebile di ciò che abbiamo fatto. Oltre alla fama che abbiamo acquisito, c'è il ricordo della nostra vita passata. Se solo potessimo spazzare via il passato e conservare l'esperienza che abbiamo acquisito senza il dolore e il peccato attraverso i quali l'abbiamo ottenuta, questo, a quanto pare, soddisferebbe completamente il nostro bisogno e potremmo davvero ricominciare da capo. Non chiediamo di essere messi allo stesso livello che avremmo potuto raggiungere se fossimo stati più attenti, più seri. Ciò che chiediamo è di essere in grado di combattere la prossima battaglia senza il peso del passato su di noi. Vogliamo, in breve, seppellire gran parte del passato e non avere più la sua presenza a perseguitarci

(2.) A questa esigenza il giorno di Pasqua è la risposta. Lei è pienamente libero di fare tutto ciò che chiede. Non lasciate che il ricordo del peccato vi perseguiti con questi terrori o vergogne così spaventosi. Seppellisci il passato morto con tutti i suoi peccati; a quest'unica condizione, che tu sia "vivente per Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore". Se riesci a imparare dal passato i tuoi punti deboli, i tuoi peccati che ti assillano; se riesci a raccogliere da esso ciò che è venuto da Dio e ciò che puoi usare al servizio di Dio, allora, con ogni mezzo, seppellisci il resto e sfida il suo potere; e vivere nella potenza del Figlio di Dio

(3.) È vero che ogni azione passa nella sostanza del nostro essere, e non potremo mai essere dopo di essa ciò che eravamo prima. Ma nonostante tutto ciò, non si deve permettere che i peccati che abbiamo commesso operino su di noi oltre la misura che Dio ha loro assegnato. Hai peccato e non puoi essere ciò che eri, né ciò che avresti potuto essere. Ma puoi ancora essere un servo di Dio, e anche i tuoi peccati passati possono diventare nelle Sue mani strumenti della Sua volontà. La caduta di Davide ci ha dato il trentaduesimo Salmo; la caduta di San Pietro lo rese adatto a rafforzare i suoi fratelli. La debolezza di San Paolo ci ha insegnato la lezione: "La mia grazia ti basta; perché la mia forza si manifesta perfettamente nella debolezza". C'è anche nel male un elemento buono; e dal peccato possiamo trarre forza; e quando abbiamo tirato fuori tutto ciò che può aiutarci per l'avvenire, non dobbiamo temere di seppellire tutto il resto. Cristo ha espressamente preso tutto questo su di Sé. Nella morte e risurrezione di Cristo abbiamo la certezza certa che coloro che vivono per Lui non devono temere alcuna condanna. 4. Non con il passato è il nostro compito principale, ma con il presente e il futuro. Permettetemi quindi di dare alcune avvertenze a coloro che desiderano veramente considerarsi morti per i peccati passati, ma vivi per Dio. Non è affatto raro scoprire che una grande festa come la Pasqua ci dà un senso di libertà ritrovata, e una sorta di fiducia nella nostra forza per vincere la battaglia. E poi questa eccitazione svanisce, e non solo siamo tornati dove eravamo prima, ma abbiamo l'ulteriore debolezza causata da un'ulteriore sconfitta. Ora...

(I.) Guardati dal confondere una leggera respinta con una sconfitta regolare, e dal permettere al tuo nemico di vincere, non perché sei veramente sconfitto, ma perché semplicemente credi di esserlo. Una tentazione ti viene sotto forma di un pensiero malvagio. Non cedere come se il pensiero malvagio fosse cattivo quanto la parola o l'azione malvagia. Scaccia il nemico e non lasciare che ti spinga ad azioni peccaminose. O, ancora, se avete effettivamente ceduto, non dite che questa è una completa sconfitta. Combatti ogni centimetro di terreno. Per quanto tu possa essere sconfitto, il solo fatto che tu abbia continuato la battaglia ti mantiene dalla parte di Cristo e ti assicura il Suo aiuto

(II.) Nel ricominciare la battaglia con il peccato, non disprezzare il giorno delle piccole cose. Ai nostri occhi sciocchi la vita non sembra così seria, non così solenne come l'avevamo creduta. Eravamo stati preparati a qualcosa di straordinario, e non troviamo nulla che non sia banale. Siamo come soldati che sono stati addestrati per una battaglia campale, e poi non trovano altro che una guerra di avamposti, e così diventano scontenti e negligenti. Ma la potenza dello Spirito di Dio si manifesta tanto nelle piccole cose quanto nelle grandi. Il microscopio dimostra che la mano di Dio modellerà l'ala di un insetto con la stessa cura con cui la struttura animale è più grande e complicata. Così è anche nel mondo spirituale; e il Creatore avrebbe il minimo impulso della volontà tanto perfetto e puro quanto la scelta deliberata della ragione

(III.) Non accontentarti degli aspetti negativi. Non solo resistete alla tentazione, ma cercate di servire Dio adempiendo diligentemente i doveri, con la gentilezza, volgendo i vostri pensieri al Padre vostro che è nei cieli, alla Croce del vostro Redentore. E metto il primo di questi al primo posto, anche se l'ultimo è il più importante, perché è con il primo, i doveri esterni, che dobbiamo sempre cominciare. Cominciate con tali doveri, per quelli che avete il diritto di costringervi a fare, e per quanto la vostra inclinazione possa condurvi in un'altra direzione, tuttavia questi doveri devono essere compiuti. Non posso, nello stesso senso, invitarti a costringerti ad amare Dio e Cristo; ma Dio ti darà sicuramente alla fine, se non subito, il potere di amarLo se stai facendo del tuo meglio per obbedirgli, e quando i pensieri di Lui e di Cristo entrano nel tuo cuore, non allontanarti. (Bp. Temple.)

La vita nella morte:

(I.) Qui Paolo esorta ad accettare uno schema di vita ideale

(1) I fatti dell'esperienza cristiana devono essere riconosciuti. L'antagonismo morale tra "carne" e "spirito", rappresentato dalle disposizioni del corpo e della mente, è da non sottovalutare (CAPITOLO 7:21, 23)

(2.) Devono essere interpretati in accordo con i fatti della crocifissione e della risurrezione di Cristo. (1) Essendo il corpo "mortale", dobbiamo considerarlo come se soffrisse la pena del peccato, proprio come il corpo di nostro Signore fu crocifisso. (2) Moralmente i suoi suggerimenti e le sue tendenze non devono essere accettati come legge di condotta, ma devono essere subordinati agli impulsi più puri e più elevati dello spirito, che è già entrato nella vita di risurrezione, essendo misticamente unito a Cristo Gesù (ver. 13)

(II.) L'influenza pratica di ciò sulla condotta

(1.) Questa non deve essere una distinzione meramente astratta; deve essere riconosciuto come la legge secondo la quale dobbiamo agire, proprio come altrove l'apostolo esorta i cristiani a non considerarsi morti al peccato, ma a diventarlo Galati 5:24; Colossesi 3:5

(2.) Né questo deve essere inteso come una violazione della nostra natura fisica, come se lo spirito dovesse essere beneficiato a spese del corpo. L'ascetismo non è tollerato da Paolo o dal suo Maestro

(3.) Non è che un'affermazione del vero ordine della nostra natura, in cui la coscienza e gli impulsi spirituali sono de jure l'autorità e il potere dominante. I nostri appetiti e affetti non sono cattivi in se stessi, ma lo diventano quando ci si permette di governare. 4. Lo spirito con cui questo servizio deve essere reso è quello di: (1) Libertà; perché la tirannia del peccato, il peggiore dei padroni, è così spezzata. (2) Sacrificio; di noi stessi a Dio per mezzo di Cristo; il sacrificio è possibile e accettabile attraverso l'associazione con quello della Sua Croce. Quindi è, in un certo senso, una crocifissione, attraverso la quale la morte volontariamente sopportata in una sfera, conduce alla vita in una più alta

(5.) Tutto questo non deve essere considerato come un semplice dare per scontato o una supposizione figurativa, ma è un esercizio: (1) di fede, che ci identifica con Cristo. (2) Del libero arbitrio che determina che l'ideale deve essere realizzato

(III.) L'incoraggiamento a questo corso

(1.) Una promessa. "Il peccato non sarà", ecc

(2.) La natura dell'economia divina sotto la quale scegliamo di vivere. Poiché siamo incapaci di obbedire alla legge, e la legge, quando non è adempiuta, tende alla morte, possiamo fare affidamento solo sulla grazia o favore di Dio, che abolisce non solo la pena del peccato, ma la sua influenza, presenza e attrattiva. (S. J. A. Frere.)

Morto ma vivo: 1. Quanto intimamente si intrecciano i doveri del credente con i suoi privilegi! Poiché egli è vivente per Dio, deve rinunciare al peccato, poiché quella cosa corrotta appartiene al suo stato di morte

(2.) Quanto intimamente sia i suoi doveri che i suoi privilegi sono legati a Cristo Gesù suo Signore! 3. Quanto dovremmo essere ponderati su queste questioni; calcolando ciò che è giusto e opportuno; e portando avanti questa resa dei conti con le sue questioni pratiche. Abbiamo nel nostro testo:

(I.) Un grande fatto da non sottovalutare

(1.) La natura di questo fatto. (1) Noi siamo morti con Cristo al peccato per aver portato la punizione in Lui (vers. 6, 7) . (2) Siamo risorti con Lui in una condizione giustificata, e abbiamo raggiunto una nuova vita (versetto 8) . (3) Non possiamo cadere di nuovo sotto il peccato più di quanto possa farlo Lui (ver. 9) . (4) Siamo quindi per sempre morti alla sua colpa e al suo potere regnante (vers. 12-14)

(2.) Questa resa dei conti si basa sulla verità, altrimenti non dovremmo essere esortati ad essa. (1) Considerarti morto al peccato, in modo da vantarti di non peccare affatto, sarebbe una resa dei conti basata sulla falsità, e sarebbe estremamente dannoso 1Re 8:46; 1Giovanni 1:8. Nessuno è così provocante per Dio come i peccatori che si vantano della loro perfezione immaginaria. (2) Il calcolo che non pecchiamo deve basarsi sulla teoria antinomiana, che il peccato nel credente non è peccato, il che è una nozione scioccante; oppure la nostra coscienza deve dirci che pecchiamo in molti modi; nell'omissione o nell'incarico, nella trasgressione o nella mancanza, nel temperamento o nello spirito Giacomo 3:2; Ecclesiaste 7:20; Romani 3:23). (3 Considerarsi morti al peccato nel senso scritturale è pieno di benefici sia per il cuore che per la vita. Sii un conto pronto in questo modo

(II.) Una grande lezione da mettere in pratica (ver. 12)

(1.) Il peccato ha un grande potere; è in te e si sforzerà di regnare. Rimane come... (1) Un fuorilegge, che si nasconde nella tua natura. (2) Un cospiratore, che pianifica il tuo rovesciamento. (3) Un nemico, in guerra contro la legge della tua mente. (4) Un tiranno, che preoccupa e opprime la vera vita

(2.) Il suo campo di battaglia è il corpo. (1) I suoi bisogni - fame, sete, freddo, ecc. - possono diventare occasioni di peccato, portando a mormorii, invidie, cupidigia, furto, ecc. (2) I suoi appetiti possono bramare un'eccessiva indulgenza e, a meno che non siano continuamente frenati, porteranno facilmente al male. (3) I suoi dolori e le sue infermità, generando impazienza e altri difetti, possono produrre il peccato. (4) Anche i suoi piaceri possono facilmente diventare incitamenti al peccato. (5) La sua influenza sulla mente e sullo spirito può trascinare la nostra nobile natura verso il vile materialismo della terra

(3.) Il corpo è mortale, e noi saremo completamente liberati dal peccato quando saremo liberati dalla nostra attuale struttura materiale, se davvero la grazia regnerà dentro di noi. Fino ad allora troveremo il peccato in agguato in un membro o nell'altro. 4. Nel frattempo non dobbiamo lasciarlo regnare. (1) Se regnasse su di noi, sarebbe il nostro dio. Proverebbe che siamo sotto la morte e non viviamo per Dio. (2) Ci causerebbe dolore e ferite illimitate se governasse solo per un momento. Conclusione: Il peccato è dentro di noi, e mira al dominio; e questa conoscenza, insieme al fatto che siamo comunque vivi per Dio, dovrebbe-1. Aiuta la nostra pace; perché percepiamo che gli uomini possono essere veramente del Signore, anche se il peccato lotta dentro di loro

(2.) Aiuta la nostra cautela; perché la nostra vita divina merita di essere preservata e ha bisogno di essere custodita con cura costante

(3.) Attiraci a usare i mezzi della grazia, poiché in essi il Signore ci incontra e rinfresca la nostra nuova vita. Andiamo alla mensa della comunione e a tutte le altre ordinanze, come viventi per Dio; e in questo modo nutriamoci di Cristo. (C. H. Spurgeon.)

Morti al peccato e vivi a Dio: - Il grande obiettivo di questo capitolo è stabilire l'alleanza tra l'accettazione di un peccatore attraverso Cristo e la sua santità. E qui viene data una direzione pratica per rendere effettiva questa alleanza

(1.) Ora, se queste frasi fossero prese nel loro senso personale, significherebbero che siamo mortificati ai piaceri e alle tentazioni del peccato, e vivi a nient'altro che alle eccellenze del carattere di Dio, e al senso dei nostri obblighi verso di Lui; O, in altre parole, dobbiamo considerarci santi per poter diventare santi. Sarebbe una strana ricetta per guarire un uomo dalla sua disonestà, invitarlo a considerare di se stesso di essere un uomo onesto. In che modo, con il semplice atto di considerarmi ciò che realmente non sono, posso essere trasferito a ciò che scelgo di immaginare di me stesso? Come posso ritenere vero ciò che so essere falso? Abbiamo sentito parlare molto del potere dell'immaginazione; ma questo gli sta dando un impero che supera tutto ciò che era conosciuto prima

(2.) Ora liberi il passaggio di queste difficoltà prendendo le frasi in modo forense. Essere morti al peccato significa essere nella condizione di colui al quale la morte, la sentenza del peccato, è già stata inflitta, se non nella sua persona, in quella del suo rappresentante. Essere vivi per Dio significa vivere nel favore di Dio, al quale siamo stati ammessi tramite Cristo. Considerare che Cristo è morto per uno scopo, e che ha portato una giustizia eterna per l'altro, significa fare i conti, non su una questione di fantasia, ma su una questione proposta sulla base dell'evidenza della testimonianza di fede di Dio stesso. E quando, invece di guardare in basso la tavola oscura e ambigua del nostro carattere, guardiamo in alto al Salvatore, ci riposiamo sulla completezza di un'espiazione compiuta e di un'obbedienza perfetta, e trasferiamo la nostra resa dei conti da un terreno in cui la coscienza ci dà la menzogna, a un terreno in cui Dio, che non può mentire, ci viene incontro con le assicurazioni della Sua verità

(3.) Ma si può dire, non potrebbe essere anche questa una falsità? L'apostolo dice ai suoi convertiti: "Consideratevi morti al peccato", ma è forse opportuno rivolgersi a un individuo a caso, considerare se stesso in questa condizione benedetta? Non potrebbe, in questo calcolo, essere così illuso come nell'altro calcolo? RISPONDO: Non è detto da nessuna parte che Cristo sia morto così per me in particolare, come che i benefici della Sua espiazione sono in mio possesso; ma dappertutto si dice che Egli è morto così per me in particolare, come che i benefici della Sua espiazione sono la mia offerta. Sono miei, se voglio. Termini come "chiunque", "tutti", "tutti" e "oh, ognuno", portano la redenzione del Vangelo specificamente alla mia porta; Ed ecco che è accettato come mio in offerta, e pronto a diventare mio in possesso se darò credito alla parola della testimonianza. I termini del messaggio evangelico sono costruiti in modo tale che io ho un valido motivo per considerarmi morto al peccato, come se fossi stato scelto per nome. 4. E per di più. Non acquisirai un carattere virtuoso immaginando di averlo. Ma c'è un altro modo in cui può essere acquisito. Non con una falsa valutazione del tuo vero carattere; ma con un vero calcolo della tua condizione attuale. Non è immaginando di essere un santo che lo diventerò; ma riflettendo sulla condanna che mi è dovuta in quanto peccatore, sul modo in cui è stata allontanata dalla mia persona, sul passaggio per il quale, senza soffrire a me stesso, sono stato portato attraverso la regione della giustizia vendicativa, e definitivamente posto sulla riva giusta e privilegiata dell'accoglienza presso Dio. Il senso e la resa dei conti di tutto questo possono trasformarmi dal peccatore che sono al santo che non sono. Come potrò, ora che sono stato rimesso in vita, continuare in quella cosa odiosa, delle cui tendenze maligne in se stessa, e della cui totale inconciliabilità con la volontà e il carattere di Dio, ho ottenuto, nella morte del mio Rappresentante e del mio Garante, una dimostrazione così sorprendente? 5. Marco, dunque, la ricevuta dell'apostolo per la santità. Non è che ti consideri puro, ma che ti consideri perdonato. E come dovrebbe cadere con l'efficacia di un incantesimo sull'orecchio di un peccatore, quando gli viene detto che il primo passo verso quel carattere del cielo per il quale ha lavorato così disperatamente, è quello di assicurarsi che tutta la colpa della sua passata empietà è ora cancellata, che il riscatto dell'iniquità è pagato, e che con la morte di Cristo le pene di quella legge che egli ha così spesso infranto non lo raggiungeranno mai. È questo che porta a casa nel cuore del credente la malignità del peccato; È questo che gli apre la porta del cielo e, rivelandogli alla sua vista le glorie di quella regione superiore, gli insegna che è davvero una terra di sacralità; è questo che inclina i suoi passi lungo il sentiero dell'immortalità, che solo la morte di Cristo ha reso accessibile; È questo che conforma il suo carattere a quello degli spiriti celesti che sono lì davanti a lui; poiché la volontà di Cristo, che ora egli ama, è che egli sia simile a lui; e il desiderio grato e lo sforzo grato del discepolo, attingono dal suo seno laborioso quella preghiera di fede, che sicuramente si leverà con l'accettazione, e sarà sicuramente esaudita con potenza. (T. Chalmers, D.D.)

Morti al peccato, vivi a Dio:

(I.) Che cosa siamo per considerarci come esseri

(1.) Morti al peccato. (1) Colui che è morto è privo di ogni potere di pensiero o azione. Possiamo chiamarlo con il suo vecchio nome familiare, ma lui non lo sa. Possiamo appellarci a lui da parte di tutti coloro che lo interessavano di più, ma le nostre parole rimangono inascoltate. (2) Tale è essere morti al peccato. La tentazione viene a colui che è morto al peccato e non trova parte in lui. Vecchi peccati che una volta erano pieni di attrattiva ora non se ne cura; e non hanno alcun potere su di lui. Sono questioni di indifferenza per lui tanto quanto le notizie dell'anno scorso, o le mode dell'anno scorso

(2.) Vivi per Dio. (1) Essere consapevoli di qualsiasi cosa significa avere un vivo interesse per essa. La madre è attenta ai bisogni dei suoi figli; il commerciante alle variazioni del mercato; il generale in ogni punto di vantaggio per le proprie forze, o di difficoltà per quelle del suo avversario. (2) Il cristiano è vivo verso Dio. Egli è sensibile alla Sua più piccola rivelazione. Egli ascolta ogni sussurro del Suo Spirito. Egli riconosce la Sua presenza in tutte le cose. Egli è vivo verso Dio perché ha imparato che vive di Dio. Come il fiore che apre sempre i suoi petali al sole e li chiude quando la luce e il calore dei suoi raggi sono ritirati, così l'anima cristiana è sempre aperta a tutte le influenze di Dio e chiusa all'atmosfera oscura e agghiacciante del mondo

(II.) Che diritto abbiamo di considerarci così morti al peccato e viventi a Dio? Perché siamo membra di Colui che è morto una volta al peccato e che ora vive per sempre per Dio

(1.) Gesù, il nostro Capo e Rappresentante, visse una vita completamente morta al peccato Giovanni 14:30, e la Sua lotta finale contro di essa fu sulla Croce, che fu il completamento della Sua morte al peccato. "Chi di voi mi convince del peccato?" è la Sua stessa sfida ai Suoi nemici, e uno dopo l'altro essi furono costretti ad ammettere la Sua assenza di peccato. Giuda, Pilato, il ladrone penitente, il centurione romano

(2.) Egli vive per Dio. Durante tutto il Suo ministero terreno Egli lo fece. Fin dall'inizio è "il Figlio dell'uomo che è nei cieli"; Non è mai solo, perché Suo Padre è con Lui. Ma è nella Sua risurrezione che è visibilmente dimostrato che Egli vive per Dio

(3.) È in Lui che siamo incorporati. Quindi, poiché è morto al peccato e vive per Dio, è nostro dovere e nostro diritto rivendicare in tal modo il privilegio che Egli ha guadagnato per noi

(III.) Il beneficio che otteniamo calcolando così noi stessi

(1.) Credere di poter fare una cosa ci permette molto di farla. Possiamo avere il potere, ma se non crediamo di averlo, perdiamo tutti i suoi benefici. Questa convinzione non crea il potere, ma lo rende operativo. Allo stesso modo, considerare noi stessi come qualcosa è di grande aiuto per esserlo. Senza dubbio, se ci consideriamo ciò che non siamo, siamo colpevoli di autoinganno e vanità. Ma nel cercare di evitare questo errore non dobbiamo cadere nel suo opposto rifiutando di rivendicare ciò che è nostro diritto e dovere rivendicare

(2.) Come cristiani abbiamo il diritto di considerarci morti al peccato e vivi per Dio, e il fatto che possiamo rivendicarlo andrà lontano per rendere l'affermazione una realtà. Quando ci rendiamo conto che la nostra vera posizione è quella di essere morti al peccato, possiamo affrontare la tentazione con la certezza del successo. Quando ci viene assicurato di essere vivi per Dio, possiamo sentirci più fiduciosi che Egli vive in noi e che la Sua vita sarà perfezionata in noi. Molte battaglie sono state perse per paura, che sarebbero state vinte se l'esercito sconfitto si fosse "considerato" all'altezza del conflitto

(IV.) Come possiamo essere sicuri che questa resa dei conti non sia una semplice prodezza di immaginazione o di figura retorica, ma un fatto solido? 1. È un dato di fatto che non ci troviamo morti al peccato. Se non ci conquista ora con le sue aperte lusinghe, è in agguato per i nostri momenti incustoditi. Né noi siamo ancora veramente viventi per Dio. I nostri stati d'animo variano. Siamo profondamente vivi a Lui in un'ora, e freddi e indifferenti in quella successiva

(2.) C'è un solo modo attraverso il quale la nostra condizione attuale può essere fatta corrispondere al nostro ideale; "per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore". (1) È perché siamo uniti a Lui che possiamo considerarci morti al peccato. (2) È perché Colui al quale siamo uniti è "nostro Signore", che abbiamo fiducia che ciò che Egli ci ordina di essere, possiamo essere. Più ci rendiamo conto che Egli è il Signore del nostro essere più intimo, fino a quel punto lo sottometterà a Sé e lo modellerà secondo il Suo modello. Non gli è forse stato dato tutto il potere? Non ha dunque Egli il potere di renderci veramente morti al peccato e viventi per Dio? Credeteci. Fidatevi di Lui. (Canonico Vernon Hutton.)

Morti al peccato e viventi a Dio per mezzo di Cristo,

(I.) Che cosa significa essere morti al peccato. Ovviamente l'opposto di essere morti nel peccato. Come colui che è morto non ha più nulla a che fare con le cose terrene, così chi è morto al peccato non ha più nulla a che fare con il peccato o le sue attrattive

(II.) Che cosa significa essere vivi per Dio? Essere pieni di vita per Lui, essere del tutto attivi e all'erta per fare la Sua volontà

(III.) Che cosa significa considerarci davvero morti al peccato? Per credere, credetevi morti ad esso. Considera questo come il tuo vero rapporto con il peccato; non avrà più dominio su di te

(IV.) Che cosa significa considerarvi veramente vivi per Dio per mezzo di Gesù Cristo? Che tu debba aspettarti di essere salvato da Cristo e calcolare su questa salvezza come la tua

(V.) Cosa implica l'esortazione? Che ci sia un provvedimento adeguato per realizzare queste benedizioni, di fatto. Un precetto che ci impone di considerarci morti al peccato e vivi per Dio, sarebbe del tutto insostenibile se non si prendesse provvedimenti per il suo adempimento

(VI.) Che cosa implica l'osservanza di questa ingiunzione? 1. Credere che una cosa del genere sia possibile

(2.) Cessare da ogni aspettativa di raggiungere questo stato di noi stessi

(3.) Una presente disponibilità ad essere salvati dal peccato, e l'effettiva rinuncia a tutti i peccati in quanto tali. 4. Un intero affidamento di tutto il nostro caso a Cristo, non solo per il presente, ma per tutta la salvezza futura dal peccato

(5.) La preclusione della mente contro la tentazione, in un senso tale che la mente si aspetta veramente di vivere una vita puramente dedicata a Dio. I cristiani in questo stato d'animo non si aspettano di commettere piccoli peccati più di quanto non facciano i grandi peccati. Odiando ogni peccato per se stesso e per la sua odiosità verso Cristo, qualsiasi peccato, per quanto piccolo, è per loro come un omicidio

(6.) Che il cristiano sappia dove risiede la sua grande forza. Sa che non sta nelle opere, ma solo in Cristo ricevuto per fede. Conclusione:1. Questo testo da solo giustifica interamente l'attesa di vivere senza peccato attraverso la grazia che sovrabbonda

(2.) Insegnare che una tale aspettativa è un errore pericoloso è insegnare l'incredulità. È pericoloso aspettarsi la salvezza dal peccato? Se è così, quanto vale il Vangelo? Alcuni si aspettano di dover considerare se stessi non morti al peccato, ma in qualche modo vivi ad esso, e in parte vivi a Dio per tutta la loro vita mortale. Ne consegue naturalmente che, non aspettandosi alcuna vittoria completa sul peccato, non useranno alcun mezzo appropriato, poiché la fede è la prima tra questi mezzi, e la fede deve includere almeno la fiducia che la cosa cercata può essere raggiunta. Un anziano che conoscevo si alzò a una riunione e disse al Signore che fino a quel momento aveva vissuto nel peccato e che si aspettava di continuare a peccare finché fosse vissuto; Aveva peccato quel giorno e avrebbe senza dubbio peccato domani, e così via... e parlava di tutto con la stessa calma con cui era sciocco fare qualsiasi indugio, oltre che impossibile tentare di cambiare in meglio. Che orribile! Supponiamo che una moglie dica a suo marito: "Ti amo un po', ma tu sai che amo anche molti altri uomini". Eppure questo non deve essere paragonato in scandalosa colpa e tradimento al caso del cristiano che dice: "Mi aspetto di peccare ogni giorno che vivo", con impassibile noncuranza. Ti aspetti di essere un traditore di Gesù ogni giorno della tua vita; per crocifiggerlo di nuovo ogni giorno; Eppure parli di avere una buona speranza attraverso la grazia! Ma dimmi, non ogni vero cristiano dice: "Non lasciarmi vivere affatto se non posso vivere senza peccato; perché come posso sopportare di andare avanti giorno per giorno a peccare contro di Lui che amo tanto!" (C. G. Finney, D.D.)

Morire al peccato e vivere per Dio: - L'obiettivo di Paolo in questo capitolo è quello di mostrare l'incoerenza del peccato con la fede e la posizione cristiana. Siamo, dice, piantati insieme a Cristo, e battezzati nella Sua morte per poter passare con Lui in una nuova vita. C'è solo un tipo di vita umana perfetta, la vita esemplificata in Gesù Cristo; E a questo c'è solo una via possibile, cioè la morte. La larva non può passare alla vita superiore della libellula senza prima ammalarsi e diventare morta a tutta la vita con cui è stata familiare, e noi, per entrare nella vera vita dell'uomo, dobbiamo morire alla vecchia

(I.) Che cosa significa essere morti al peccato? 1. Essere al di là del suo potere di infliggerci una punizione. Se un servo è giunto a un accordo con il suo padrone, non rimane più alcun legame tra loro. Ora, il salario del peccato è la morte, e il nostro salario è stato pagato con la morte di Cristo. La legge non ha alcun diritto su un uomo che ha subito la sua estrema pena, e questo è stato messo in evidenza dalla vecchia fraseologia giuridica scozzese quando parlava di criminali giustificati nel Grassmarket, quando vi venivano impiccati. Con la morte hanno cancellato i conti con la legge. Così abbiamo, con la morte di Cristo, la rimozione della nostra colpa

(2.) Essere insensibili agli appelli del peccato. Come sono impassibili, come sono insensibili i morti! Che il padrone gridi contro il cadavere del suo schiavo; Non un dito si muove per obbedire ai suoi ordini. Il morto era vanitoso e amava gli applausi? Le acclamazioni di un mondo non portano ora alcun sorriso di piacere sul suo volto. Era cattivo e avido? Riempi d'oro la mano morta; le dita non si chiuderanno su di esso. Il soldato che pochi mesi prima balzava avanti al suono della tromba, ora non conosce alcuna differenza tra la carica e la ritirata. Il bacio più appassionato che l'amore preme sul volto dei morti non ottiene alcun riconoscimento, nessun abbraccio di ritorno. Tale è l'insensibilità del vero cristiano che si avvale della sua posizione. L'uomo che era guidato dai suoi appetiti, e non poteva camminare per le strade senza peccare, pone la Croce di Cristo davanti a sé, e scopre che può peccare poco come se fosse un cadavere

(3.) Non solo una separazione completa, ma anche definitiva dal peccato. La morte è uno stato da cui nessuno ritorna alla vecchia vita. Così è stato per Paolo stesso, che ha realizzato la sua posizione in Cristo. (1) Ci sono animali che vanno in letargo e, a tutti gli effetti, sono morti per una stagione; cessano di essere un terrore per la loro preda naturale, abbandonano completamente i loro ritrovi e le loro abitudini; ma quando il calore della primavera penetra nel loro luogo di sepoltura temporaneo, c'è un risveglio dei loro antichi istinti, energie e abitudini. Per molte persone l'abbandono del peccato è un mero letargo. Per un po' di tempo sembra che abbiano perso ogni gusto per i loro vecchi modi e, nell'ardore di un'idea di vita riconcepita, l'uomo è inespugnabile a tutto ciò che lo allontana da essa. È avvolto nella sua nuova e forte determinazione, e finché dura è insensibile alle tempeste che lo spingerebbero fuori dal suo cammino. O qualcosa ha reso il mondo sgradevole; Le sue prospettive sono state rovinate, ed egli si ritira dal suo precedente appassionato impegno negli affari di questo mondo. Oppure all'uomo del piacere arrivano impulsi più alti e migliori; lo Spirito di Cristo lotta con lui, o qualche evento esteriore lo avverte, e per il momento diventa morto alle sollecitazioni dell'appetito. Oppure un giovane cade sotto l'influenza di qualcuno che vive una vita consacrata, altruistica, simile a quella di Cristo, e l'influenza comanda finché dura. Tutti questi abbandoni temporanei del peccato sono semplici sonni o stati di torpore; L'anima del peccato continua a vivere al sicuro sotto la superficie letargica e, quando il periodo di sonno sarà passato e la causa dell'insensibilità si sarà esaurita, ritornerà di nuovo con una vita rinnovata e più forte a tutte le sue vecchie abitudini e modi. (2) Gli uomini a volte si suicidano. Vedono che le cose sono andate così male da essere irrecuperabili. Nascondersi e aspettare un momento migliore è vano; Soppesando attentamente le probabilità, concludono che la loro separazione dal mondo deve ora essere definitiva. Ciò richiede un giudizio chiaro e una forte volontà. La stessa deliberata e decisiva finalità dell'azione è richiesta da noi. Meno di questo non andrà bene. Non possiamo entrare in una nuova vita in nessun altro modo se non morendo alla vecchia. Eppure, quanti di noi stanno in piedi, come Nerone, con il pugnale puntato alla gola ma con una mano troppo nervosa per portarlo a casa. È questo grande atto di volontà che segna la seconda nascita

(II.) Cosa si intende per vivere per Dio? Questo aspetto della nostra partecipazione con Cristo è più importante

(1.) Morire al peccato non è che un preliminare necessario. Di per sé è incompleto e inefficace. La morte non può mai formare uno stato desiderabile, ma solo la vita, ed è perché la morte di questo tipo promette una vita più piena che noi la attraversiamo

(2.) Alcune persone, tuttavia, sono morte al peccato, ma sono morte a tutto il resto. La religione, invece di animarli e ampliarli, sembra intorpidirli e intorpidirli. Per tutto il bene attivo che fanno, potrebbero anche essere nella tomba. Il pover'uomo che ha bisogno di aiuto penserebbe subito di bussare a una lapide come di bussare alla loro porta; La beneficenza attiva da parte loro ci farebbe sobbalzare come se i morti coperti fossero venuti in nostro aiuto. Dove c'è pienezza di vita c'è attività, gioia, amore, intensità; non la freddezza, la prudenza egoistica, la parsimonia, l'isolamento dai guai, dalle gioie, dagli interessi degli uomini

(3.) E dove c'è vita apparirà; seppellendo il seme sotto la zolla, la vita che è in essa si farà strada e mostrerà ciò che è. Il corpo di Cristo non poteva essere tenuto sotto il potere della morte, e se lo Spirito della vita che era in Lui fosse veramente in noi, quella vita avrebbe fatto breccia in tutto ciò che la sovrastava. E se non riempi la tua vita di attività cristiane e il tuo cuore di gioie cristiane, presto saranno riempiti e inondati dalla vecchia vita. Non rendere necessario che gli uomini sentano il tuo polso, o che ti tengano uno specchio alla bocca per vedere se sei veramente vivo; ma fa' che si veda dallo splendore della tua vista, dall'attività del tuo passo, dalla forza e dalla disponibilità della tua mano, che hai una vita più abbondante. 4. Questa vita, come la vita di risurrezione di Cristo, è reale. Nostro Signore si è preso la briga di dimostrare che il Suo corpo risorto non era un fantasma. La nostra vita risorta deve essere altrettanto sostanziale. Fin dall'inizio alcuni hanno avuto un nome per vivere da morti. La loro apparenza di novità non regge all'esame; sono nullità ariose, apparenze impietose, pretenziose, deludenti; Imitano la condotta di coloro che hanno vera vita, o sono sollevati e portati avanti dalla folla che li circonda, ma quando sono lasciati agire con le proprie forze si trovano impotenti, morti. Tutto in loro è irreale; Le espressioni religiose che usano sono prese in prestito, imparate come lingua straniera, in modo che tu possa facilmente rilevare l'accento. Le loro preghiere sono forzate; Tutta la loro vita religiosa è un trucco; non una vita reale, costante, autosufficiente, libera. Sforzatevi di essere sinceri, di stare in piedi, di agire in base alle vostre convinzioni, di parlare come vi sentite, senza essere un'eco di altre persone. Sii sicuro che in te stesso c'è una vera vita risorta. (Marcus Dods, D.D.)

Morire al peccato e vivere per Dio: l'apostolo ci esorta a considerare noi stessi

(I.) "Morti al peccato". 1. Ciò comporta la morte (1) ai suoi artifici irretitori. Mosè "preferì soffrire l'afflizione con il popolo di Dio, piuttosto che godere per un certo tempo i piaceri del peccato". Da qui impariamo che il peccato non è privo di piaceri, e che se vogliamo gettare la nostra sorte con il popolo di Dio dobbiamo fare i conti con la sua perdita. (a) Ma questi piaceri durano solo per una stagione. (b) Sono piaceri solo se visti sotto una falsa luce. Lasciamo che la luce della verità sorga nell'anima, e scopriremo che abbiamo abbracciato la delusione, la vanità e il dolore (versetto 21). (2) All'amore interiore di esso. A ciò seguirà la vera scoperta della sua natura. Quando ci rendiamo conto di essere stati ingannati, il nostro odio è proporzionato alla misura del nostro amore precedente. Scopriamo di aver allattato una vipera nel nostro petto, e quindi, quando la scopriamo, siamo ansiosi di gettarla via. (3) Al suo potere regnante. Questa, infatti, è l'unica vera mortificazione del peccato. "Mortificate, perciò, le vostre membra che sono sulla terra". Lasciate che l'uomo naturale sia trafitto da cima a fondo, finché non abbiate crocifisso l'intero "corpo del peccato". Il capo dell'orgoglio deve essere coronato di spine; le mani della cupidigia devono essere trafitte con chiodi; Gli appetiti indisciplinati devono essere respinti con aceto e fiele. sì, tutto l'uomo deve essere deposto nel sepolcro, deve essere sepolto con Cristo, affinché anche con Cristo possa risorgere a novità di vita

(2.) Ecco il disegno di tutte le ordinanze religiose, vale a dire, che la radice dell'amarezza possa essere distrutta nell'anima. Noi siamo sepolti con Cristo nel battesimo, nella fede che le nostre corruzioni saranno sommerse, proprio come lo furono gli Egiziani quando giacevano morti sulla spiaggia del mare. Ci avviciniamo alla mensa del Signore nella fede che il cibo che riceviamo spiritualmente nell'anima opererà come un veleno per tutte quelle corruzioni che ancora regnano dentro di noi. Ogni preghiera che offriamo è un colpo al peccato; Ogni abnegazione che pratichiamo serve a scacciare la corruzione dall'anima. Ma, per la completezza di questa morte del peccato dentro di noi, è necessario che ci togliamo tutti i mezzi di vita. "Il fuoco si spegne con la stessa efficacia togliendo la legna come gettandovi sopra dell'acqua fredda". Dobbiamo fare attenzione a bloccare tutte le vie della tentazione; Dobbiamo intercettare quei rifornimenti che "la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l'orgoglio della vita" trasmettono per sempre nell'anima

(II.) "Viventi per Dio". Non dobbiamo dare un cadavere a un Dio vivente; Né, d'altra parte, quando le membra dell'uomo vecchio sono state crocifisse, devono rimanere oziose. No; dopo essere stati sepolti, devono risorgere ed essere deposti come offerta volontaria sull'altare di Dio. Essendo morti al peccato, d'ora in poi dobbiamo essere vivi per Dio

(1.) A onore del nome di Dio

(2.) Agli interessi del Suo regno

(3.) Alla gloria della Sua grazia in tutta la santificazione delle nostre anime. Conclusione:1. Tutto viene a noi per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Se c'è qualche sottomissione del potere del peccato nell'anima, "la sua destra ha la vittoria"; se c'è qualche risveglio per un'esistenza rinnovata, è Lui che ha iniziato e che deve completare l'opera

(2.) Lascia che la vergogna ti spinga a morire al peccato. Se Cristo è morto per il peccato, il minimo che possiamo fare è morire al peccato

(3.) Lasciamo che la gratitudine ci spinga a "vivere per Dio". (D. Moore, M.A.)

Morire al peccato e vivere per Dio:

(I.) La vera posizione del credente

(1.) Morto al peccato: a-(1) Le sue attrattive. (2) Dominio. (3) Condanna

(2.) Vivi per Dio. (1) La Sua presenza. (2) Il suo favore. (3) La sua influenza. (4) La sua autorità

(II.) I mezzi attraverso i quali si consegue: Gesù Cristo

(1.) Fede in Lui

(2.) Identificazione con Lui

(III.) Il dovere di realizzare ciò

(1.) Teoricamente

(2.) Sperimentalmente

(3.) Praticamente

(IV.) I motivi con cui viene applicato: "allo stesso modo". (J. Lyth, D.D.)

Cristiani morti al peccato e viventi a Dio: - Ci viene ricordato che i cristiani sono

(I.) "Veramente morti al peccato". 1. Questo implica più che evitare il peccato. Un uomo per paura di una perdita, per speranza di vantaggio, o per riferimento alla sua reputazione, può essere indotto ad evitare ciò che ama: e ci sono molti che sono pronti a desiderare che sia lecito indulgere nel peccato. La moglie di Lot lasciò Sodoma, ma il suo cuore era ancora in essa, e se tutti coloro che professano di abbandonare il mondo, mentre lo bramano, diventino colonne di sale

(2.) I cristiani sono mortificati al peccato. L'avversione del cristiano al peccato è naturale, e sappiamo che tutte le avversioni naturali operano universalmente. Non è a qualche vizio particolare a cui egli può non avere alcuna propensione costituzionale o poca tentazione. Se fosse lecito dire a una madre: "Perché puoi prendere tuo figlio e gettarlo dalla finestra", lei non potrebbe farlo. E perché? Non ha la forza di aprire la finestra? Non ha le braccia per gettarlo via? Oh! ma violerebbe ogni sentimento della sua natura; Sarebbe impossibile e questa sarebbe una prevenzione più sicura di qualsiasi argomento o minaccia contro di essa. Così il cristiano "non commette peccato", cioè come fanno gli altri, e come fece una volta, "poiché la sua discendenza rimane in lui; e non può peccare perché è nato da Dio". 3. Vedete come l'apostolo tratta questa questione: "Come vivremo più a lungo in esso noi, che siamo morti al peccato", per professione, per obbligo, per inclinazione? (Ver. 2) . Come nessuna creatura può vivere del proprio elemento, così è impossibile per il cristiano, ora che è rigenerato, vivere nel peccato

(II.) "Viventi per Dio". Se non ci fosse alcun esempio di immoralità nel mondo, non vorrei altra prova che l'uomo sia una creatura decaduta che la sua insensibilità e indifferenza verso Dio. Che un suddito sia morto per il suo sovrano, un figlio per suo padre, la creatura per il suo Creatore, un beneficiario per il suo benefattore; Riuscite a immaginare che Dio abbia creato l'uomo con una disposizione come questa? Ora la vera religione deve cominciare con la distruzione di questa insensibilità. I cristiani sono vivi fino a-1. Il favore di Dio. Mentre molti chiedono: "Chi ci mostrerà del bene?", lui prega: "Signore, innalza su di me la luce del Tuo volto". Ora sa e sente che "il suo favore è la vita" e la sua "benignità amorevole vale più della vita". Questo lo rende felice, qualunque sia la sua condizione esteriore

(2.) La sua presenza. Il santuario è ora attraente per lui? È principalmente perché è "il luogo dove dimora il Suo onore". Ama il ritiro dell'armadio? È perché lì mantiene la comunione con il suo Dio. Ama la compagnia dei pii perché gli ricordano Dio, e considera il cielo come la perfezione della sua felicità perché sarà per sempre con il Signore

(3.) La sua gloria. È questo che portò l'apostolo a dire: "Sia che mangiamo o beviamo", ecc. Perciò egli simpatizza con la causa di Dio in tutte le sue varianti. Se i professori si allontanano e vi provocano uno scandalo, egli è addolorato. D'altra parte, se la Parola del Signore corre ed è glorificata, e se i credenti camminano nel timore del Signore, di questo egli si rallegra

(III.) "Per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore". Come-1. Il loro esempio. Nei Suoi principi, nel suo temperamento, nella Sua pratica, vedono pienamente incarnato il carattere che abbiamo descritto. In Lui non c'era peccato; Ha sempre fatto le cose che piacevano al Padre: Era la nostra religione incarnata

(2.) Il loro insegnante. Egli ha posto davanti a noi quegli argomenti e quei motivi che hanno la massima tendenza a convertirci dal peccato a Dio, in modo che possiamo essere morti per l'uno e vivi per l'altro

(3.) Il loro amico morente. È possibile per me amare e vivere in ciò che ha crocifisso il Signore della gloria? 4. Il loro meritorio Salvatore. Quando morì per i loro peccati, allo stesso tempo ottenne per loro la grazia per la prova, il dovere e il conflitto

(IV.) "Consideratevi" come tali

(1.) Al fine di mantenere la condotta che è adatta a tale; poiché la tua condotta dovrebbe corrispondere al tuo carattere e alla tua condizione. Il modo per sapere cosa dovresti fare è sempre considerare ciò che sei

(2.) Al fine di impedirti di meravigliarti del trattamento di tali

(3.) Affinché possiate rallegrarvi della parte di tali. Se il mondo ti disapprova, Dio sorride; se ti condannano, Egli è vicino a giustificarti. Voi potete essere perdenti nel Suo servizio, ma non potrete mai essere perdenti a causa di esso. (W. Jay.)

Vivente per Dio: - Ciò significa che un uomo...

(I.) Respira la vita di Dio. C'era un uomo tirato fuori dall'acqua, apparentemente morto. Il medico venne e soffiò nelle narici e nella bocca del poveretto, e poi premette il seno; inspirò di nuovo e premette il petto. Attilast ebbe la gioia di udire un sussulto, e poi di vedere l'occhio aperto. "Vivi per Dio" significa che Dio ha soffiato in te il Suo respiro; l'alito della vita e della giustizia

(II.) Si impegna. A Bruxelles c'è la foto di un uomo creduto morto di peste. Non era morto. Dopo un po', svegliandosi, si sentì inchiodato nella bara, e l'immagine lo mostra nell'atto di sollevare il coperchio. Lo stesso vale per l'uomo che è "vivente per Dio". Egli fa degli sforzi e li ripete finché non viene liberato

(III.) Ha bisogno di cibo, per sostenere la nuova vita

(IV.) Desidera la conoscenza di Dio. Quali sforzi fanno alcuni uomini per acquistare conoscenza delle cose terrene. Il cristiano, pur non disprezzando questa conoscenza, desidera conoscere specialmente Dio

(V.) Resiste al peccato. C'è quella lotta in corso. L'uomo non convertito ragiona: "Non peccare, perché potresti essere scoperto". Il diavolo lo colpisce a terra ed egli dice: "Non c'è più vita in lui ora". Ma come avviene il cristiano quando Satana cerca di vincerlo? Egli ha addosso l'armatura di Dio e la spada dello Spirito, e sta in piedi, perché è vivente per Dio

(VI.) Porta la croce. Essendo "viventi per Dio" e avendo l'amore di Cristo nell'anima, possiamo sollevare e portare il fardello più pesante con gioia di cuore, perché abbiamo la Sua vita; la vita che Cristo ha avuto, quella stessa vita è in noi. Conclusione:1. Non è forse essere vivi nella fede in Dio? Non è vivente per le credenze, ma per Dio. È la fede nella presenza di Dio

(2.) È anche vivente nella speranza di Dio, quella speranza che è l'ancora che si aggrappa in mezzo a tutte le tempeste della terra e a tutto il fragore del mare selvaggio

(3.) È vivo nell'amore per Dio. Che cosa non sopporterà l'anima per coloro che ama! Imita l'esempio di coloro che hanno il suo affetto. (W. Birch.)

Ai tempi del re Giovanni d'Inghilterra la dignità della corona inglese fu portata al suo più basso, il re Giovanni si sottomise al papa come vassallo, e davanti al legato del papa, togliendosi la corona, la consegnò al legato, che la prese, la depose per un momento per mostrare il suo possesso di essa, poi la restituì a Giovanni perché la tenesse da lui come vassallo di Roma. Ma questo incidente illustra come noi cristiani possiamo morire a noi stessi, pur vivendo per Cristo. Prendiamo la nostra vita nelle nostre mani e la consegniamo a Dio. Ma ecco, Egli lo solleva di nuovo e lo tende verso di noi, dicendo: "Prendete questa vita e usatela per Me, come mio vassallo, mio servo". (J. Hamilton.)

La santità è la vita della Chiesa; è questa che rende la Chiesa un corpo vivente, e di conseguenza il mezzo e l'agente della sua crescita e della sua felicità. Un essere vivente cresce da se stesso, e non per adesione dall'esterno, come cresce una casa o una nave. Un fiore non cresce aggiungendovi una foglia, né un albero fissandovi un ramo, né un uomo fissando un ramo al suo corpo. Tutto ciò che ha vita cresce attraverso un processo di conversione, che trasforma il cibo in mezzo di nutrimento e di crescita e di ampliamento. Una Chiesa santa vive, e la sua santità converte tutte le sue ordinanze e disposizioni in mezzi di santità profondamente radicata, solida, allargata e bella. (T. W. Jenkyn, D.D.)

12 CAPITOLO 6

Romani 6:12

Non regni dunque il peccato nel tuo corpo mortale

Il regno del peccato: "Non regniate il peccato" perché è...

(I.) Un regno tirannico

(1.) Il peccato ha usurpato il suo dominio sul cuore. Non fa parte del piano originale del nostro mondo

(2.) Guadagna gradualmente il potere dominante. Se il criminale avesse saputo fin dal suo primo peccato l'enorme potere che avrebbe avuto sulla sua vita, la sua condotta discendente sarebbe stata arrestata. La catena è stata tesa a poco a poco

(3.) Come britannici odiamo tutto ciò che è oppressivo, il sentimento pubblico è contro tutti i tiranni; ancora il più grande di tutti è tollerato nei cuori di migliaia di persone

(II.) Un regno disonorevole. Di tanto in tanto siamo costretti ad arrossire per le azioni compiute in nome dell'Inghilterra. Ma di regola siamo orgogliosi del nostro paese, non tanto per la sua ricchezza e la sua forza militare, quanto per la posizione che ha guadagnato per la sua rettitudine. Il peccato è disonorevole per Dio e per l'uomo. È la trasgressione della migliore legge e della più alta ingratitudine

(III.) Un regno distruttivo. La pace, la bellezza morale e la forza vengono distrutte ovunque il peccato abbia il potere dominante. È un cancro che si fa strada gradualmente, ma efficacemente, fino alle radici stesse del nostro essere. Conclusione: Soggetti che dobbiamo essere; Spetta a noi decidere sotto il governo di chi. Non possiamo governarci da soli, dobbiamo servire la giustizia o il peccato. Quanto dovremmo essere grati che ci sia un potere più alto, più forte, più puro, pronto ad entrare nel cuore e a governarvi. Non abbiamo l'obbligo di lasciare che il peccato abbia il trono. Lo Spirito è disposto a governare se l'uomo aprirà il suo cuore. (Jenkin Jones.)

Il regno del peccato:

(I.) Che cos'è perché il peccato regni su di noi

(1.) Tutti gli uomini sono peccatori Romani 3:10-12

(2.) Non c'è peccato ma tutti gli uomini per natura sono inclini a ( Salmi 51:5)

(3.) Ma c'è un peccato a cui ognuno è incline più degli altri ( Salmi 18:23) , da-(1) La costituzione del suo corpo ( 1Corinzi 9:27 ) . (2 Vocazione. (3) Costume Geremia 13:23) . (4 Condizione nel mondo ( Proverbi 30:8, 9) . (5 Tentazioni 1Pietro 5:8) . 4. I peccati a cui siamo più inclini possono avere una prevalenza su di noi, sia: (1) Parziale Romani 8:20, 21, oppure: (2) Plenaria, senza resistenza Romani 6:12, 20

(5.) Quando il peccato ha una piena prevalenza in noi, si dice che regna su di noi. Perché noi-(1) siamo soggetti al suo potere. (2) Obbedisci ai suoi movimenti Romani 6:16; 7:5

(II.) Perché il peccato non dovrebbe regnare su di noi. Perché-1. Non ha alcun diritto o titolo su questo regno, ma solo Dio come-(1) il nostro Creatore. (2) Preservatore Atti 17:28) . (3 Redentore 1Corinzi 6:20

(2.) Siamo sepolti con Cristo mediante il battesimo nella Sua morte, e quindi siamo liberi dal peccato Romani 6:1-3, 7, 10, 11, 14

(3.) Se regna in noi, ci rovinerà Romani 6:23

(III.) Come otterremo la vittoria su di esso. Di-1. Fede in Cristo

(2.) Preghiera Salmi 119:133; Romani 7:24

(3.) Vigilanza Proverbi 4:23

(IV.) Utilizza

(1.) Di esame. Questo è un peccato regnante-(1) Che è il tuo fine principale e il tuo più grande piacere Colossesi 3:5 ; Fil 3:19). (2) Che è reso abituale dalla consuetudine ( Geremia 13:23 ) . (3 Su cui i tuoi pensieri corrono di più e per cui studiano di più 1Giovanni 3:8, 9) . (4 A cui ci sottomettiamo molto volentieri Giovanni 8:44; Romani 6:13; 7:21, 22) . (5 che noi non amiamo sentir rimproverare. (6) Colui per il quale commettiamo altri ( Salmi 18:23) , come l'omicidio di Davide per adulterio. (7) Che distrae come nei sacri doveri 1Giovanni 2:15

(2.) Di esortazione. Considera: (1) Il peccato è la più grande schiavitù del mondo 2Pietro 2:19; Tito 3:3). (2 Cristo è venuto nel mondo per redimerti da esso Romani 3:26). (3 Se il peccato regna in te, tu non hai parte in Cristo Matteo 6:24, perché Satana regna su di te 2Timoteo 2:26). (4 Non avrai che un cattivo salario per il tuo servizio. (a) In questa vita-la tortura di una coscienza colpevole-una maledizione sulla tua condizione Malachia 2:2, l'ira di un Dio offeso ( Salmi 7:11) . (b) Nella vita a venire - separazione da Dio - prigionia all'inferno (ver. 23) . (Vescovo Beveridge.)

La tirannia del peccato:

(I.) La tirannia del peccato. Ha - 1. Ha reso il corpo mortale

(2.) Sviluppò le sue concupiscenze

(3.) Attraverso di esso ha schiavato l'anima

(II.) Il dovere di resistergli

(1.) Dovremmo, perché Cristo ci ha redenti

(2.) Possiamo, attraverso la grazia

(3.) Dobbiamo se vogliamo essere salvati. (J. Lyth, D.D.)

Ci vuole una volontà indomabile: se un uomo ha una forte irritazione, deve trattarla come tratterebbe un cane selvaggio. Deve tenerlo incatenato e incatenato, e non permettere mai che vada oltre il suo legame, per quanto possa abbaiare o ringhiare. Dovrà dirgli di tanto in tanto: "Giù, signore". A volte avrà bisogno della severa risolutezza espressa nel detto di Giovanni Foster: "Quest'anima o conquisterà questo corpo o lo lascerà". A volte ci vuole una volontà spietata, incruenta, indomabile affinché un uomo possa combattere bene la battaglia della sua vita

Il peccato dimora nel credente ma non regna su di esso: - 1. Alcuni sostituirebbero qui al posto di "mortale", in quanto soggetto alla morte, l'idea della morte effettiva in Cristo. Il peccato è stato strappato dal suo pungiglione, il nostro Salvatore lo ha ricevuto nel Suo proprio corpo, quindi non c'è più potere nel nostro avversario di infliggerci il suo veleno mortale; Egli non solo è disarmato del suo diritto di condannarci, ma di ogni capacità di tiranneggiarci sopra. In virtù della sua sconfitta non otterrà il dominio sui nostri cuori se non glielo permettiamo. La nostra resistenza, sostenuta com'è dalla supplica di un Salvatore crocifisso e dalla potenza di un Salvatore esaltato, sarà molto troppo per lui. Noi che siamo stati battezzati in Cristo siamo un po' nelle stesse circostanze in cui si trovavano i figli d'Israele, dopo essere stati battezzati in Mosè nel Mar Rosso, in riferimento alla tirannia dell'Egitto. Il loro nemico fu inghiottito in quell'abisso sul quale trovarono una via protetta; e, posti al di fuori del suo dominio, toccava ora a loro scambiare la signoria del Faraone con la signoria di Dio; ma quelli che si ribellarono furono sterminati nel deserto

(2.) E questa analogia non ci manca se prendiamo "mortale" nel significato consueto. Mentre siamo in questi corpi mortali, siamo solo su una strada attraverso il deserto della terra verso la benedizione del cielo. Tutti coloro che sono veramente partecipi di Cristo nella Sua morte hanno superato una potente barriera. Essi sono stati portati attraverso la porta stretta dell'accettazione, e ora devono percorrere la via stretta del dovere e della disciplina, "non secondo la carne, ma secondo lo Spirito". Non lasciare che il peccato regni su di noi nel passaggio che dobbiamo ancora attraversare. Soffochiamo ogni inclinazione crescente per le carnalità d'Egitto, e non veniamo sotto il potere di quelle concupiscenze che combattono contro l'anima, fino a raggiungere la Canaan spirituale, dove ogni inclinazione al male cesserà di esistere e così cesserà di infastidirci

(3.) Non possiamo non percepire quanto sarebbe stata molto varia l'ingiunzione, se invece di "Non regnare il peccato", Paolo avesse detto: "Sia sradicato il peccato"; o se, invece di dire: "Non obbedire alle sue concupiscenze", ci avesse ordinato di sradicarle. Lo stato più invidiabile, naturalmente, sarebbe quello di non avere alcuna inclinazione al male, e se potessimo raggiungere quello stato superiore, diventeremmo sulla terra ciò che gli angeli sono in cielo; ma se condannati allo stato inferiore durante tutta la nostra permanenza qui, allora possiamo capire che la vita di un cristiano è una lotta di due elementi avversi, e l'abituale prevalenza di uno di essi, e che il peccato non deve essere sterminato, ma tenuto a bada. Cerchiamo di bandirlo, e sconfitti in questo sforzo, possiamo rinunciare con spietata disperazione alla causa della nostra santificazione; Ma cercando di detronizzarlo, e riuscendo in questo sforzo, mentre piangiamo la sua odiosa compagnia, possiamo tenerlo sotto controllo e guardare con calma all'ora della liberazione. Non possiamo ottenere una vittoria tale da non sentire mai i movimenti della carne, ma possiamo ottenere una vittoria tale da non camminare secondo la carne. Il nemico non è ucciso in modo tale che siamo liberati dalla sua presenza; ma, con una strenuità incessante da parte nostra, possiamo tenerlo incatenato in modo tale da essere liberati dal suo potere. 4. Verrà il tempo in cui, liberati da ogni tendenza opposta, ci dilungheremo sui regni della purezza eterea e dell'amore, proprio come viene il tempo in cui la crisalide scoppierà con un'ala libera dalla prigione in cui è ora detenuta; e dove, non dubitiamo, che stia aspirando e crescendo in un luogo adatto ad attraversare in larga misura il campo di luce e d'aria sopra di esso. Questa rappresentazione del peccato insito...

(I.) Conduce alla pace di un credente. Il solo verificarsi di un desiderio, o sentimento, peccaminoso tormenta una coscienza delicata, ed egli può essere indotto a sospettare da ciò il suo interesse per le promesse. Ma lo tranquillizzerà sentirsi dire che c'è una distinzione tra il santo che sta lottando in basso e il santo che sta trionfando in alto

(II.) Conduce al progresso del credente, perché conduce a una salutare sfiducia in se stesso che, per prima cosa, lo salverà dal gettarsi inutilmente in una scena di tentazione. Dio ci concederà soccorso contro gli attacchi che la tentazione fa su di noi, ma non si impegna a stare al nostro fianco negli attacchi presuntuosi che facciamo in seguito alla tentazione

(III.) Ci conduce a misure che possono rafforzare la parte graziosa della nostra costituzione per ogni incontro che non può essere evitato. La tentazione arriverà, anche se non dovremmo mai muovere un passo verso di essa. Qual è, allora, il metodo migliore per sostenere il predominio del principio buono su quello cattivo? Un nuovo impegno di noi stessi nella fede e nella preghiera a Colui che per primo ha messo il buon principio nei nostri cuori, un altro atto di ritorno alla pienezza che è in Cristo Gesù, una nuova richiesta di forza da parte del Signore nostro Santificatore per affrontare questa nuova occasione di forza che Egli stesso ha permesso di attraversare il nostro cammino. (T. Chalmers, D.D.)

Segui la santità:

(I.) Come dobbiamo fare questo? 1. Spezzando il potere del peccato (ver. 12)

(2.) Arrendendoci a Dio (ver. 13)

(II.) È possibile? La grazia distrugge-1. Il dominio del peccato (ver. 14)

(2.) L'amore del peccato (ver. 15)

(III.) Perché dovremmo farlo? È obbligatorio: 1. Per l'obbedienza della fede (ver. 16)

(2.) Con gratitudine a Dio per il Suo benevolo aiuto (ver. 17)

(3.) Con la nostra misericordiosa emancipazione dalla schiavitù del peccato. (J. Lyth, D.D.)

L'obbligo di una vita santa:

(I.) I suoi elementi

(1.) Sottomissione delle concupiscenze naturali

(2.) Rinuncia al servizio del peccato

(3.) Consacrazione di tutti i poteri a Dio

(II.) La sua possibilità (ver. 14) . Come cristiani - 1. Non siamo sotto la legge

(2.) Ma sotto la grazia

(3.) Di conseguenza ricevi il dominio sul peccato

(III.) La sua necessità indispensabile. Perché-1. La grazia lo richiede

(2.) La pratica determina a chi apparteniamo

(3.) L'obbedienza è la perfezione della giustizia. (Ibidem)

13 CAPITOLO 6

Romani 6:13

Non cedete voi stessi come strumenti d'ingiustizia al peccato, ma rendetevi a Dio

Cedere: - Cedere è un'immagine trasferita dal mondo della materia al mondo della mente. In ogni caso di cedimento c'è una pressione che incontra resistenza e la supera. Si noti poi:

(I.) La pressione. Ci sono molti tipi di pressione. Quando la tua scarpa ti pizzica preme solo su un piccolo punto, ma la gentile pressione dell'aria è su ogni parte del tuo corpo. E tale è la dolce pressione del Cielo sulla vostra anima. Dio ci spinge avanti-1. Le esperienze della vita. Questi Romani prima di cedere erano grandi cercatori di piacere, e Paolo chiede che cosa avessero guadagnato da tutto ciò. La risposta è: nient'altro che vergogna e morte (versetti 21, 23). Erano come il loro Cesare, il quale, quando era al culmine della sua gloria, chiese: "Ed è tutto qui?" Crisostomo ci dice che la pressione del disgusto per i piaceri pagani lo portò al punto di cedere, e che molti giovani del suo tempo ebbero la stessa esperienza. E la vita è la stessa in ogni epoca. Attia matrimonio ebraico il sacerdote pone un bicchiere di vino vuoto sul pavimento, e lo sposo, posando il tacco su di esso, lo frantuma in frammenti. La strana usanza ha lo scopo di ricordare alla coppia di sposi che la loro felicità terrena è altrettanto fragile. Se è così, dobbiamo chiederci se non c'è una coppa per i mortali che non possa mai essere spezzata. Così la vita esercita su di noi una forte pressione che dovrebbe farci arrendere a Dio

(2.) La sua legge. Questa epistola è piena di questa pressione. Dice: Tu sei sotto la legge di Dio e devi obbedire ad essa. Ma tu lo rompi sempre. Che cosa devi fare, allora? Non c'è via di fuga dai suoi terrori se non cedendo. La legge spinge il trasgressore della legge nelle braccia aperte di chi la fa rispettare

(3.) Il suo amore. Paolo ha una fede molto grande nel potere di questa pressione. Egli afferma tutti i fatti della vita e della morte di Cristo, e mostra come tutti rivelano la bontà di Dio verso i peccatori. Egli fa di tutto per attirare l'attenzione sull'amore redentore di Cristo, perché sa come esso può portare l'anima alla temperatura che si piega. Spesso le influenze più tranquille e gentili vincono una resistenza che sfida ogni altra pressione. Gli esploratori artici congelati in mezzo a blocchi di ghiaccio si sarebbero liberati volentieri con la forza, ma invano. Ma il sole alla fine sorride sull'ostinata montagna di neve, e il cupo inverno lascia la presa e cede silenziosamente. Così la resistenza dei nostri cuori congelati viene sciolta dall'amore divino. 4. Nello spingere un uomo verso Cristo, lo Spirito Santo unisce spesso questi tre e altri tipi di pressione

(II.) La resistenza dell'uomo

(1.) C'è una resistenza chiamata vis inerti&ae;, cioè il potere di non fare nulla. Quella roccia che è scesa fragorosamente dalla collina, e che ora blocca la strada maestra con il suo peso morto, supera tutta la pressione che cento uomini possono esercitare su di essa. E alcuni offrono una resistenza a Dio simile a una roccia. Le loro abitudini sono tutte contro Dio e non prenderanno in considerazione se le loro abitudini debbano essere cambiate. Habit è la parola latina habet; li ha. Sono schiavi con il desiderio di essere liberi

(2.) Ma altri resistono allo scopo prefissato. Gli assassini di Stefano erano di questa classe. Lo fanno alcuni che sono esteriormente rispettabili; La loro è resistenza senza violenza. Altri non si preoccupano di nascondere la loro resistenza. "Odiavo il Vangelo", confessò uno, "e la mia anima sibilava contro di esso come sibila l'acqua fredda quando incontra il fuoco". Il potere di resistere e sfidare la volontà dell'uomo è terribile. Milton in "Paradise Lost" ne fa la spiegazione del carattere di Satana. Ho letto che il medico che assisteva un nobile morente, famoso per il suo genio e la sua empietà, un giorno lo sentì dire: "Devo cedere? Devo pregare?" Il medico trattenne il respiro per avere la risposta, poiché il moribondo non si rendeva conto che qualcuno era a portata d'orecchio. Dopo una pausa, il poeta morente disse con fermezza: «No, nessuna debolezza!» Ah! Eccolo; L'arrendersi sembra debolezza al cuore non umiliato. Pensateci: una debolezza per arrendersi a Dio e a Cristo, alla verità e alla misericordia eterne!

(III.) Il punto di cedimento. Si raggiunge quel punto in cui la resistenza dell'uomo cede sotto la pressione di Dio

(1.) La vita cristiana inizia con un atto di arrendersi. Il cristiano non cede come il soldato sconfitto si arrende al suo nemico che lo uccide, ma con il consenso di tutto ciò che è in lui, come uno "vivente dai morti". Spesso è una piccola cosa, come ci sembra, a fare il giorno felice che fissa la scelta sul Salvatore. I punti di svolta della vita sono come le divisioni dell'acqua dei grandi fiumi, dove il destino di una goccia di pioggia è spesso deciso da un soffio di vento. Mentre il tocco più delicato può rendere la pressione maggiore della resistenza, ci deve essere un cedimento in ogni caso, e deve essere un cedimento di tutto l'uomo per tutta la vita. Un ricco australiano nella sua giovinezza era un povero contadino. Gli fu offerto un passaggio gratuito. Credendo in quell'offerta, lasciò la sua terra natale, attraversò l'abisso, ricominciò una nuova vita e divenne così un ricco proprietario terriero. Quell'offerta era per lui "una parola fedele e degna di essere accettata", ma la sua fede in essa non gli servì a nulla finché non vi si fu arreso in ogni modo possibile

(2.) La vita cristiana dall'inizio alla fine è un arrendersi. I cristiani romani avevano ceduto nella conversione, e Paolo desidera che si elevino alla vita più alta, e il suo messaggio per loro è ancora: "Arrendetevi". Sono i migliori cristiani che sono i migliori a cedere e che sono sempre dell'umore arrendevole.

(3.) Il passaggio (vers. 12-23) è pieno di immagini militari. L'ultimo versetto significa: "Il salario del soldato, le razioni, del peccato è la morte", non è semplicemente una punizione nel futuro. E il significato esatto del nostro testo è: offrite voi stessi come volontari a Dio, e tutte le vostre facoltà di mente e di corpo come armi da soldati per la causa della santità. Quando scoppia la guerra, molti ufficiali che potrebbero godere di ogni lusso in patria, che sono anche eredi di un titolo nobiliare, si offrono di servire il loro paese sul campo di battaglia. Egli offre se stesso con un atto di volontà, e lo spirito di quell'atto è portato in tutto il suo servizio. Il suo cuore è scosso nel profondo dall'ambizione militare. Roma era una città di soldati, e ogni romano avrebbe compreso perfettamente l'apostolo quando li esortò ad essere i soldati coraggiosi e devoti di Cristo. Vedete, quindi, che questo arrendersi non è una cosa abietta, priva di spirito, pigra. È l'inizio di una vita di grande energia. "Arrendetevi a Dio, come quelli che sono viventi dai morti". Avete mai trascorso un'ora con il convalescente, "vivo dai morti"? Avete mai visto un tale entusiasmo per il lavoro e le gioie della vita? Ebbene, questo dovrebbe essere lo spirito di coloro che si sono dedicati al servizio del loro Dio. Quasi ogni versetto di questo capitolo testimonia l'ansia dell'apostolo di essere sincero nel servizio di Cristo. Quando Moshesh, il capo dei Basuto, ricevette i missionari, consigliò ai suoi capi di avere un piede dentro la Chiesa e l'altro fuori. Ma un capo divenne un fervente cristiano e disse a Moshesh: "All'inizio ho messo un solo piede nella Chiesa, come mi hai consigliato, ma l'amore di Cristo ha presto attirato tutto il mio corpo". L'apostolo consiglia ad ogni romano convertito di dare tutta la sua anima e il suo corpo. Perché chi non cede tutto, in realtà non dà nulla. Il vero produttore si muove insieme quando si muove. Calvino scelse per il suo sigillo e il suo motto una mano che tiene un cuore in fiamme, con le parole: "Ti do tutto. Non trattengo nulla". L'apostolo (versetto 19) li supplica di servire Cristo ora come erano soliti servire Satana. (J. Wells, M.A.)

Arrenditi a Dio:

(I.) Il dovere stesso

(1.) In generale implica che tutto ciò che possediamo, tutto ciò che siamo, o abbiamo, o possiamo fare, dovrebbe essere consacrato a Dio e dedicato al Suo servizio e onore. L'essere che abbiamo deriva da Lui; ogni benedizione di cui godiamo è il frutto della Sua munificenza; ogni talento con cui ci distinguiamo è stato liberamente donato da Lui. A Lui, quindi, dovrebbero essere completamente abbandonati, e impiegati in ogni momento per l'avanzamento della Sua gloria

(2.) Più in particolare, dobbiamo cedere a Dio le nostre anime immortali, con tutte le facoltà intellettuali che possiedono. (1) Dobbiamo dedicare la nostra comprensione al Padre della Luce, per essere illuminati da Lui con la conoscenza salvifica, per essere impiegati nella contemplazione della Sua natura e perfezione; soprattutto, conoscere Gesù, e Lui crocifisso, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza. (2) Dobbiamo dedicare la nostra volontà a quella santa regola di rassegnazione che Davide espresse quando disse: "Eccomi, il Signore mi faccia ciò che sembra bene ai suoi occhi", e che il Signore di Davide espresse in circostanze infinitamente più difficili: "Padre, non sia fatta la mia volontà, ma la tua". (3) Dobbiamo consacrare i nostri ricordi per essere tesori della verità divina, i nostri affetti per la ricerca di quelle cose che sono in alto, i nostri sensi per la salutare disciplina dell'abnegazione e le nostre membra come strumenti di santità per Dio

(3.) Tutti i nostri beni e godimenti devono essere dedicati a Dio

(3.) Tutti i nostri beni e godimenti devono essere dedicati a Dio

(II.) Per quali scopi dobbiamo arrenderci a Dio

(1.) Dobbiamo arrenderci a Dio, fare tutto ciò che Egli comanda; in tutti i casi del dovere, di prestare una pronta e gioiosa obbedienza alla Sua autorità

(2.) Dobbiamo arrenderci a Dio non solo per fare, ma anche per soffrire la Sua volontà. Siamo già nelle mani di Dio, per la nostra dipendenza essenziale; Cerchiamo di esserlo anche noi con il nostro consenso e la nostra scelta. Questo è il vero balsamo della vita. È questo che addolcisce le avversità e allevia il peso del dolore. In questo uniamo il dovere più nobile che possiamo compiere e il beneficio più prezioso che possiamo raccogliere

(3.) Dobbiamo arrenderci a Dio, per essere eliminati dalla Sua provvidenza, per quanto riguarda la nostra sorte e condizione nel mondo. 4. Come dobbiamo essere rassegnati alla volontà di Dio per quanto riguarda la nostra sorte esteriore, così dobbiamo essere soddisfatti della Sua disposizione, per quanto riguarda la misura dei doni spirituali che Egli si compiace di concederci. Se Egli ci fa solo come il piede, dobbiamo essere contenti come se ci avesse fatto la mano o il capo, e rallegrarci di essere trovati qualificati per essere anche il membro meno onorevole del corpo mistico di Cristo

(III.) Il modo in cui dovremmo adempiere a questo dovere di arrenderci a Dio

(1.) Prima di poter svolgere questo dovere in modo accettabile, è necessario che abbiamo una giusta veduta sia di Dio che di noi stessi. Dobbiamo arrenderci a Dio come i ribelli condannati, che si affidano alla misericordia del loro sovrano. Tuttavia, pur essendo consapevoli della nostra miserabile condizione, dobbiamo anche avere una visione di quelle ricchezze di misericordia che sono aperte al capo dei peccatori

(2.) Dobbiamo arrenderci a Dio con mente seria, attenta e risvegliata. Dobbiamo ricordare che l'arrenderci a Dio comporterà la rinuncia a molti impegni preferiti, l'adempimento di molti doveri difficili e la mortificazione di molti desideri, che fino ad ora, forse, è stato tutto il piano della nostra vita di gratificare

(3.) Nell'arrenderci a Dio, il nostro cuore deve essere umiliato con un profondo pentimento, per essersi allontanati così a lungo da Lui e dal Suo servizio. 4. Dobbiamo arrenderci a Dio senza alcuna riserva o limitazione segreta, implorando che Egli possa prendere pieno possesso dei nostri cuori e scacciare da essi tutto ciò che si oppone o si esalta contro di Lui

(5) Tutto ciò deve essere fatto con un esplicito riguardo al Signore Gesù Cristo, attraverso il quale solo abbiamo accesso al Padre

(IV.) Rafforzare l'esortazione con alcuni motivi e argomenti

(1.) Devo rappresentarvi la necessità di questo dovere? Potete ritirarvi dall'essere proprietà di Dio come Sue creature? Puoi eludere le dispensazioni della Sua provvidenza, o strapparGli quelle questioni di vita e di morte che sono incontrollabilmente nelle Sue mani? 2. Considera la ragionevolezza di questo dovere. Se c'è ragionevolezza nel riconoscere i nostri debiti e nell'essere grati per i nostri benefici; se c'è ragionevolezza nel sottomettersi a lasciarsi guidare da una sapienza infallibile e a disporre con infinita bontà; è che dovremmo arrenderci a quel Dio che ci ha creati, che ci preserva e ci ha redenti, e ha promesso la Sua fedeltà per condurre alla felicità tutti coloro che ripongono la loro fiducia in Lui

(3.) E questo mi porta all'ultimo argomento che userò per far rispettare questa esortazione, che è il vantaggio con cui sarà affrontata. Nello stesso momento in cui ci arrendiamo a Dio, Egli si dona a noi in tutta la pienezza della sua grazia. (R. Walker.)

Cedere i membri come strumenti:

(I.) Cedere. Presente: allusione all'ingresso nel servizio militare

(II.) Che cosa cediamo? "I tuoi membri". Tutto l'uomo, più specialmente le membra del corpo, che sono gli organi dei principi interni

(III.) Come? "Strumenti": armi, armi. Le membra sono armi usate da una parte o dall'altra del conflitto tra il peccato e la giustizia; impiegato al servizio dell'uno o dell'altro di due padroni o sovrani. Il corpo è un arsenale di armi o un magazzino di strumenti per il bene o per il male. (T. Robinson, D.D.La parola "arrendersi" in Luca 2:22 significa "presente", e così fa in Atti 23:23, 24 e in Efesini 5:27. "Arrendersi", quindi, è presentarci a Dio come Suoi servi, Sua proprietà, interamente consacrati a Lui. Considera-

(I.) Le ragioni per cui è nostro dovere arrenderci a Dio. Perché-1. Egli è il sovrano assoluto e noi dobbiamo fare la Sua volontà. È evidentemente, quindi, la più grande follia e pericolo avere una volontà contraria a Lui sotto qualsiasi aspetto

(2.) Egli è di infinita eccellenza. Non solo deve governare e governerà, ma dovrebbe governare. Chi dovrebbe possedere il potere supremo se non quell'Essere che è saggio, generoso, paziente, fedele, verace e infinitamente superiore a tutte le sue creature? 3. Ha il diritto assoluto di governare. Per chi dovrebbero essere impiegate tutte le nostre facoltà e poteri se non per Colui che è il loro Creatore? A che cosa possiamo far risalire le nostre benedizioni se non alla Sua munificenza? Ha reso queste facoltà e gli oggetti che ci circondano così esattamente adatti ai nostri bisogni. 4. Ci ha redenti. Un beneficio molto minore di quello concesso da una creatura simile ci farebbe cedere noi stessi come debitori verso di lui per tutta la vita

(5.) I nostri migliori interessi nel tempo e nell'eternità sono coinvolti in questo passo. Rifiutarsi di obbedire a questo comandamento significa rifiutare di essere arricchiti dalla Sua munificenza, di essere preservati dalla Sua cura, di gustare il Suo amore e di godere della Sua gloria

(II.) L'estensione di questo comando. Ciò non significa che dovete sottomettere il vostro potere, anche se dovete farlo. Dio non permetterà che nessuna delle Sue creature alla fine perseveri nell'opposizione a Lui; e quindi siamo ora, prima che arrivi quel momento di costrizione, chiamati a sottometterci

(1.) È la Sua volontà rivelata che ogni peccatore che ascolta il Vangelo creda in Suo Figlio, cerchi la santificazione della sua natura attraverso l'opera dello Spirito Santo, dipenda da Lui per portarlo alla felicità eterna e giunga a un'obbedienza senza riserve a tutta la Sua legge che è il nostro legittimo Signore

(2.) Ma questo non è tutto. Il passaggio significa ovviamente: "Offrite a Dio un sacrificio vivente". Mentre ci richiede di rassegnarci assolutamente a tutta la volontà di Dio, ci chiama a dargli tutte le nostre facoltà e a dedicargli i nostri affetti. Egli ha piantato in noi le forze del timore, della speranza, del desiderio, della gioia, dell'amore: è sua volontà che tutti questi affetti, specialmente l'affetto principale, l'amore, siano occupati principalmente da Lui; dobbiamo amarLo supremamente, e tutto il resto seguirà. Colui che si arrende a Dio, cede tutti i suoi beni, la sua influenza, il suo tempo, tutto ciò che possiede, perché è di Dio. (Baptist Noel, M.A.)

Arrendersi a Dio:

(I.) Il precetto. Cedere implica che due persone si sono opposte l'una all'altra, e che ora una si sottomette all'altra. Questa presentazione può essere volontaria o non consenziente, senza riserve o riservata, permanente o temporanea

(1.) Come tra l'uomo e Dio, cedere implica che c'è un grande abisso che il peccato ha causato tra l'uomo e Dio. Non c'è amore per Dio nel cuore naturale dell'uomo. Da qui l'inquietudine e la miseria di tanti uomini. Non sono in pace con Dio

(2.) In mezzo a questo caos morale Dio è disceso, e nella persona di Suo Figlio ha aperto una via attraverso la quale il peccatore può essere riaccolto a Dio. E quindi il linguaggio di Dio al peccatore è: "Lasciatevi riconciliare". "Arrendetevi a Dio". 3. Questa sottomissione deve essere accompagnata da un sincero dolore e dalla determinazione ad abbandonare il peccato e dalla fede in Cristo. 4. Deve essere una sottomissione volontaria. Non ci deve essere alcuna riserva, nessuna condizione, nessun indugio

(5.) Deve essere una sottomissione permanente, non solo per il presente, ma per il futuro, per il tempo e per l'eternità

(II.) Perché dovrebbe essere obbedito. "Cedere" perché... 1. È il tuo dovere. C'è nel cuore degli inglesi un forte sentimento del principio del dovere. Quel famoso segnale: "L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere", risuona nel cuore di migliaia di persone quando lo sentono. Ed è quello che porta l'inglese ovunque lo chiami il suo paese. Ma, ahimè! ci può essere un senso del dovere nei confronti dell'uomo, e non un tale senso nei confronti di Dio. Ma ricorda comunque che è tuo dovere. (1) Dio è il tuo Creatore. Perché sei stato chiamato all'esistenza? Andate a chiedere a quel minuscolo insetto e a quel filo d'erba, che, se potessero parlare, direbbero: "Per Dio". E per che cosa è la più meravigliosa delle creature di Dio se non obbedirgli? (2) Dio è il tuo re. Satana esercita un potere potente, ma il suo è un dominio usurpato. (3) Dio è il tuo benefattore. Da dove viene la tua vita, la tua salute, le tue comodità? Da dove viene la pazienza, la bontà per la misericordia di Dio verso di voi? (4) Se non vi arrendete a Dio, vi arrendete a qualche falso dio. È impossibile che l'uomo possa servire due padroni

(2.) È la nostra vita. (1) Il perdono è vita. Finché un uomo ha un peccato imperdonabile sulla sua coscienza, quell'uomo è morto agli occhi di Dio. C'è il perdono libero e incondizionato promesso a tutti coloro che credono nel Salvatore. (2) La rinascita è la vita. Hai mai avuto sete di questa vita? Ci è stato detto dei feriti sul campo di Waterloo, che ciò che desideravano durante quella terribile notte, non era il sollievo che l'aiuto chirurgico poteva offrire, non una fuga da quel campo insanguinato, ma semplicemente l'acqua per placare la loro sete ardente. Avete, sotto il senso del peccato, il senso delle vostre piaghe, assetato dell'acqua della vita? "Oh, chiunque ha sete, venite alle acque". 3. È la tua morte se rifiuti di cedere Matteo 25:30, 41, 46

(III.) Ci sono molti modi in cui può essere soddisfatto

(1.) Con l'obbedienza. Ma potreste chiedere: "Come posso farlo?" Proprio come il Signore Gesù disse all'uomo con la mano secca: "Stendi la tua mano", e l'uomo la stese ed essa fu intera; così, allo stesso modo, se un peccatore presente si sente colpevole e impotente, e ascolta la parola di comando, e fa lo sforzo, pregando per l'assistenza divina, cercando di obbedire al precetto, quell'uomo troverà l'aiuto necessario che gli viene offerto. Proprio come quando Pietro stava affondando sotto le onde, e gridò: "Signore, salvami", e il Signore afferrò l'apostolo che stava affondando, dici, dal profondo del tuo cuore, ora, in questo momento: "Signore, salvami"; e nello sforzo troverai che Dio ti salva

(2.) Con un rifiuto: "Non vogliamo che quest'uomo regni su di noi". "Amo il piacere; Non mi piacciono l'abnegazione e gli sforzi religiosi". Ora, non negherei che esistano cose come i piaceri del peccato; Ma ricordate che sono solo per una stagione. Dopo, c'è "il verme che non muore", ecc. Ma dubito che tu trovi che quei piaceri del peccato ti soddisfino. "Non c'è pace, dice il mio Dio, per gli empi". E anche se ci può essere una risata rumorosa e l'apparenza esteriore di indifferenza, tuttavia credo che nessuno possa ascoltare la parola di Dio e rimanere nell'indifferenza, senza qualche scrupolo di coscienza, senza qualche timore dell'eternità. Oh, allora, fai attenzione a quando dici: "Non cederò". "Badate di non rifiutare Colui che parla", ecc

(3.) Tentando un compromesso; per dilazione, per esempio. Desiderate il tempo. Ora, non esiste una cosa come la neutralità nella religione. Ci può essere neutralità tra gli Stati; tra uomo e uomo; ma non esiste una cosa come la neutralità nel caso del servizio dell'uomo a Dio. "Chi non è con me, è contro di me". Inoltre, se ora disprezzi la misericordia di Dio e usi la promessa di misericordia come scusa per continuare a peccare, che diritto hai di aspettarti che Dio continui a mostrare misericordia? Potreste dire: "Non c'è stata forse misericordia per quell'uomo che entrò nella vigna all'ora undicesima e per il ladrone sulla croce? Il loro caso era completamente diverso dal tuo. Il caso di un pentimento ritardato è molto diverso dal caso di un pentimento tardivo. Non avevano mai ricevuto l'invito e l'avvertimento prima come voi. Inoltre, come fai a sapere che in futuro sarai un po' più disposto? È probabile, umanamente parlando, che tu sia meno disposto. Si narra di uno che si guadagnava da vivere cercando nei nidi che erano stati costruiti nella scogliera, che dopo essere stato calato dalla cima, riuscì a mettere piede su una rupe sporgente sottostante. Improvvisamente lasciò andare la corda con la quale era sceso. La sua posizione era molto critica. La corda ondeggiava avanti e indietro nell'aria, e ogni volta gli si avvicinava meno di prima. Vide il pericolo; Vide la necessità di una decisione immediata. Deve cercare di afferrarlo saltando dalla sua rupe, o potrebbe essere perso per sempre. Non c'era tempo; Deve essere fatto subito. Lo ha fatto. Balzò fuori dalla rupe; Si aggrappò alla corda e fu salvato. E così, se sei consapevole che in questo momento sei un peccatore non salvato, hai solo una via aperta per te. È che ora ti arrendi a Dio. "Ecco, ora è il tempo accettevole, ora è il giorno della salvezza". (Emilius Bayley, B.D.)

Arrendersi a Dio:

(I.) Cedere. Libero arruolamento in Dio come nostro legittimo sovrano. Nessun servizio forzato: un cuore volenteroso è il miglior sacrificio 2Corinzi 9:7. Accetto la disponibilità di spirito e la debolezza della carne Marco 14:38. Il lavoro svolto non è tanto considerato quanto la volontà di farlo

(II.) Voi stessi. Non solo il tuo patrimonio. Tutto l'uomo ( 1 Tessalonicesi 5:23 ) . I Macedoni prima diedero se stessi, poi le loro sostanze 2Corinzi 8:5. Abbandona te stesso il frutto dell'amore. Il linguaggio dell'amore è Salmi 116:16. Il cuore è la cittadella dell'uomo. Che si è arreso, tutto l'uomo cede. Tutte le nostre offerte sono prive di valore senza noi stessi Proverbi 23:26. Anania diede i suoi beni, non se stesso. Arrenderci completamente a Dio è la conquista della Sua grazia. Il popolo di Cristo è un'offerta volontaria nel giorno della Sua potenza Salmi 110:3. I mezzi per effettuarlo, il potere costrittivo del Suo amore 2Corinzi 5:14

(III.) A Dio

(1.) Il tuo legittimo sovrano

(2.) Il migliore dei maestri

(3.) Padre vostro per Cristo. Non arrendersi a Dio è arrendersi al peccato. (T. Robinson, D.D.)

Nel 1845; Hugh Miller, come ci racconta nelle sue "Prime impressioni sull'Inghilterra", visitò Olney, la casa del poeta Cowper. Era allora una babele di guardie nere. Pensava che tutti i tipi di brutto aspetto in Inghilterra fossero stati attirati lì insieme. Due pugili, di nome Bendigo e Caunt, stavano per combattere per il campionato e trecento ghinee. Dopo novantatré round Bendigo ha battuto. Hugh Miller lo vide dopo la rissa in piedi sulla porta di un negozio di whisky, con il viso tutto livido. Che cosa avrebbe detto Ugo se qualcuno avesse profetizzato che quel pugile maltrattato sarebbe "nato di nuovo" nella sua vecchiaia, e sarebbe diventato un fervente studioso della Bibbia e un lavoratore per Cristo? L'idea di quell'uomo che si rivolge alla Bibbia! Non molto probabile. Come Sara, avrebbe potuto ridere della profezia. La scena cambia. Sono passati trent'anni, e Bendigo ha ora circa sessant'anni, ed è in prigione per la ventisettesima volta. Un sabato sente in prigione un discorso su Davide e Golia. Bendigo ascoltò, poiché l'argomento era proprio nella sua fila. Aveva capito tutto: Golia era solo un altro Caunt. Aveva dimenticato dov'era, tanto era interessato; e alla fine gridò: "Bravo, sono contento che il piccolo abbia vinto". Continuava a pensarci nella sua cella e decise che qualcuno doveva aver aiutato il piccolo a uccidere il grande gigante. Il sabato successivo il sermone fu su Sadrac, Mesac e Abednego. Gli sembrò che il nome del terzo fosse Bendigo e disse tra sé: "Se un Bendigo può essere salvato, perché non un altro?" Il tema del giorno seguente era "I dodici pescatori"; Ancora una volta era molto interessato, poiché era lui stesso un appassionato pescatore. Il sermone successivo riguardava i settecento mancini del ventesimo capitolo di Giudici; Ancora una volta è tutto orecchio, essendo lui stesso un mancino. La Bibbia gli sembrava un libro molto strano; è stato tutto scritto per se stesso! Uscito di prigione trovò i suoi vecchi compagni che lo aspettavano; ma dichiarò che non sarebbe mai entrato in un altro pub. Andò a una riunione di missione; e quella stessa notte, tornando a casa, cadde in ginocchio nella neve e si arrese al Salvatore. Aveva partecipato a ventuno combattimenti e non era mai stato battuto in uno; "ma", disse, "quando sono arrivato alla Croce di Cristo, ero abbastanza battuto al primo turno". Stava allora facendo del suo disperato meglio per padroneggiare l'ABC, per poter essere in grado di leggere il libro benedetto di Dio; e concluse, disse il giornalista, dichiarando: "Se Dio ha potuto salvare Bendy, potrebbe salvare chiunque". (J. Wells, M.A.)

Arrendersi a Dio: - L'apostolo ha appena avvertito i suoi lettori di non cedere le loro membra e i loro organi corporei al peccato come i vinti consegnano le loro armi al conquistatore. Ora egli preme su di loro a chi dovrebbero arrendersi, non solo le loro membra e i loro organi, ma tutto il loro essere, il loro stesso io. Notiamo che tale resa...

(I.) Adempie al dovere supremo della vita. È la resa-1. Al legittimo Sovrano dell'anima

(2.) Al Padre amorevole

(3.) Al Redentore sacrificale, e quindi-4. Al Proprietario assoluto dell'anima. Così, qualunque altro dovere un uomo adempia se questa resa viene trascurata o sfidata, egli è sleale, non filiale, un criminale morale

(II.) Realizza la più alta soddisfazione della vita. Un uomo può cedere lavoro, tempo, denaro a Dio e non trovare soddisfazione; ma se cede se stesso, l'ago ha trovato il magnete, il fiume ha raggiunto l'oceano, e c'è riposo. Perché? Perché in quella resa... 1. Le contraddizioni dei cuori umani sono armonizzate. L'arpa della natura umana è allora nelle mani dell'Arpista Infinito

(2.) L'intelletto diventa il docile studioso del Vero Maestro. "Parla, Signore, perché il tuo servo ascolta". 3. La coscienza ha accettato la Guida Perfetta

(III.) Assicura la più nobile utilità della vita. Fu questo che fece di Paolo quello che era. Tutte le cose rispondono ai loro fini più alti così come sono completamente all'interno del regno della legge, cioè proprio come sono completamente arrese a Dio. Conclusione: A coloro che si arrendono a Dio-1. L'enigma del dovere è risolto

(2.) Il segreto della pace è trovato

(3.) La via per l'utilità è scoperta. (U. R. Thomas.)

La resa deve essere completa: - Si narra nella storia romana, che quando il popolo di Collatia stabilì la loro resa all'autorità e alla protezione di Roma, fu posta la domanda: "Consegnate voi stessi, il popolo di Collatine, la vostra città, i vostri campi, le vostre acque, i vostri confini, i vostri templi, i vostri utensili, tutte le cose che sono vostre, sia umana che divina, nelle mani del popolo di Roma?" E alla loro risposta: "Consegniamo tutto", furono accolti. (J. Harris.)

La resa deve essere incondizionata: - Nella battaglia di Fort Donelson, quando fu pronto per l'assalto finale, il generale Buckner, il comandante confederato, propose un armistizio per stabilire i termini della capitolazione. Grant non voleva l'armistizio. Egli conosceva il suo vantaggio e rispose: "Non si possono accettare condizioni, ma la resa incondizionata e immediata. Mi propongo di passare immediatamente alle vostre opere". Buckner si arrese. (C. E. Little, M.A.)

Avendo offeso i Romani, la cui potenza era incomparabilmente superiore incomparabilmente superiore alla loro, i Tuscolani furono minacciati di vendetta dalla marcia di Camillo, alla testa di un considerevole esercito, verso il loro paese. Consapevoli della loro incapacità di far fronte a un tale avversario, adottarono il seguente metodo per placarlo: rifiutarono di opporre resistenza, spalancarono le porte e si dedicarono tranquillamente ai loro affari, decidendo di sottomettersi poiché trovavano impossibile contendere. Camillo, entrando nella loro città, fu colpito dalla loro prudenza, e disse così: "Voi solo, tra tutti i popoli, avete trovato il vero metodo per placare il furore romano; e la tua sottomissione si è dimostrata la tua migliore difesa. A questi termini non possiamo trovare nei nostri cuori il coraggio di farvi del male, più di quanto, in base ad altre considerazioni, avreste potuto trovare il potere di opporvi a noi. Così l'incentivo principale per un peccatore a sottomettersi a Dio è la persuasione che Egli non è inesorabile, ma che c'è perdono presso di Lui attraverso Gesù Cristo

La devozione a se stessi è un dovere cristiano:

(I.) Lo stato di coloro che sono qui affrontati

(1.) Poiché l'apostolo non parlò a spiriti disincarnati, o a persone letteralmente risuscitate, deve riferirsi a una risurrezione spirituale. Né parla di coloro che sono scampati a grandi pericoli, o sono stati guariti da grandi afflizioni, anche se si può, in un certo senso, dire che questi sono "vivi dai morti". Ma egli parla di una risurrezione da una morte di peccato a una vita di giustizia. A questa morte si allude in Colossesi 2:13; Efesini 2:1

(2.) Essere vivi da questa morte include il pentimento per la vita Atti 11:18 ; fede viva, per cui vivono i giusti Ebrei 10:38 ; giustificazione della vita (CAPITOLO 5:18) ; rigenerazione; l'essere "risorto con Cristo", anche dalla morte temporale, e alla vita eterna, in quanto rispetta un titolo, l'incontro, l'attesa, la prospettiva e l'anticipazione di esso.

(II.) L'esortazione data loro

(1.) "Arrendetevi", mostrate, presentate, deponete in sacrificio all'altare. Ciò che dobbiamo presentare non sono semplicemente le nostre preghiere, le lodi, le elemosine, i doveri, ma "noi stessi", le nostre persone, le nostre anime e i nostri corpi, a Dio, che non vuole "i nostri ma noi", affinché possiamo appartenere a Lui, possiamo essere appropriati solo a Lui. Così San Paolo Atti 27:23

(2.) Ma come dobbiamo presentarci a Dio? Come sudditi di un re; come servi di un padrone (ver. 16) ; come soldati del loro generale, da cui la parola usata per "strumenti" denota, propriamente, armi militari; come figli di un padre; come moglie con marito; come si può dire che il campo o la casa di un uomo siano a sua disposizione, da coltivare o impiegare a suo piacimento

(3.) Così dobbiamo cedere o presentare a Dio tutte le nostre membra, facoltà, talenti, tempo: dovremmo considerare che possono essere "strumenti" e armi "di ingiustizia", impiegati al servizio del peccato, combattendo per esso, e per il suo padrone, Satana, contro Dio; oppure possono essere "strumenti e armi di giustizia", impiegati nella promozione della pietà e della virtù per il servizio e la gloria di Dio, combattendo le Sue battaglie e opponendosi ai disegni dei nostri nemici spirituali

(III.) Motivi che spingono l'esortazione

(1.) Giustizia e ragione; siamo di Dio per creazione, conservazione, redenzione

(2.) Gratitudine a Dio per le Sue inestimabili misericordie

(3.) L'amore per l'uomo. 4. E anche l'interesse personale lo richiede. (J. Benson.)

Lady Montagu, in una delle sue lettere, descrive nel suo modo particolare un passaggio tempestoso che aveva appena compiuto attraverso il Canale di Bristol. Racconta di una signora sul piroscafo le cui paure erano divise tra l'essere persa lei stessa e la perdita del suo copricapo di contrabbando. Aveva comprato un bel berretto di pizzo a punta che stava cercando di nascondere agli ufficiali della dogana. Quando il vento si fece forte e il vascello scricchiolò, si gettò molto di cuore nelle sue preghiere e pensò interamente alla sua anima. Quando sembrò diminuire, tornò alle cure mondane del suo copricapo. Questo facile passaggio dall'anima al copricapo, e le agonie alterne che entrambi le davano rendevano difficile determinare quale ritenesse di maggior valore. Temiamo che questa sia una piccola immagine di molte vite che attraversano il canale tra le due eternità, alternando l'emendamento alla ricaduta; spinto ora da qualche improvvisa calamità a pensare all'anima, ma ad ogni tregua nell'oscura provvidenza ricadeva ad accarezzare qualche abitudine contrabbandata dalla terra del peccato

Horace Bushnell era un insegnante allo Yale College in un periodo di risveglio religioso e, sebbene non fosse ateo, non fosse un infedele, era molto turbato da inquietudini dottrinali. Stava sistemando le sue opinioni; Stava attraversando quel periodo tumultuoso conosciuto dall'esperienza dei ricercatori più diligenti, in cui poteva sollevare più domande di quante ne potesse rispondere. Gli alunni sotto di lui furono profondamente colpiti dal movimento religioso nel college. La sua grande virilità, la sua benevolenza, il suo sentimento sociale, gli causavano un dolore estremo in vista del fatto che sembrava ostacolare la riforma religiosa dei suoi stessi scolari. Camminò su e giù per la stanza, meditando sul suo dovere personale, e alla fine giunse a questa proposta: "Non ho dubbi che ci sia una distinzione tra il bene e il male. Sono sicuro su questo punto; sono disposto ad agire secondo le mie convinzioni? Ho piena fiducia che ci sia una distinzione tra giusto e sbagliato; sono disposto a gettarmi oltre la linea tra il giusto e il male, dalla parte del giusto, e d'ora in poi consacrarmi irrevocabilmente, completamente, affettuosamente, alla sequela della migliore luce religiosa che possiedo?" Si inginocchiò. Si consacrò all'adempimento di tutti i doveri a lui noti. Si alzò con la fronte bianca e la luce di una stella nell'anima. Tutti i suoi dubbi furono dissipati in un attimo? Niente affatto. Ma erano come i possenti pini sulle cime dei monti dopo che il fulmine li aveva colpiti. Non cadono, ma cessano di crescere. Non sono più alberi; sono legname. Andò avanti e avanti, finché arrivò ad essere un principe con Dio, uno dei leader della discussione religiosa, uno dei teologi più spirituali. Non accetto tutte le sue speculazioni; Ma l'elemento in lui che colpisce tutti gli uomini che una volta lo vedono correttamente è la sua spiritualità. Colpisce anche coloro che hanno una fede opposta alla sua. Penso che i nostri amici della scuola liberale in teologia venerano la memoria di Horace Bushnell per i suoi sermoni sulla nuova vita così come per i suoi sforzi filantropici. Ma la cosa centrale in lui, la colonna di fuoco che lo condusse nella terra promessa, era l'abbandono a Dio, o a quello che sapeva essere il dovere, e a tutto questo. Nell'istante di un abbandono irreversibile e affettuoso, nell'istante di quell'aggiustamento delle lenti della sua anima, Dio balenò attraverso di lui. (J. Cook.)

Servizio evangelico:

(I.) "Come quelli che sono viventi dai morti". Questo taglia il legalismo alla radice. Lavorare legalmente è lavorare per tutta la vita; Lavorare evangelicamente è lavorare dalla vita. Voi non siete qui chiamati ad entrare nel servizio di Dio, come coloro che hanno la vita per vincere; ma per entrare nel servizio di Dio, come coloro che sono già vivi, come coloro che possono contare sul cielo come proprio. In questa espressione ci sono tre suggerimenti distinti che riguardano tutti quel nuovo servizio evangelico in cui entriamo nel momento della nostra liberazione dalla sentenza e dallo stato di morte

(1.) La speranza di un tale servizio. La stessa opera che, a partire da Cristo, sarebbe stata vana a tutti gli effetti dell'accoglienza, non è più vana nel Signore. Lo stesso lavoro che sarebbe stato infruttuoso può ora essere fruttuoso di quei sacrifici spirituali che sono accettevoli a Dio per mezzo di Cristo. Le stesse offerte che sarebbero state rifiutate come equivalente per il salario di un servo possono ora essere rallegrate e servire compiacimento allo spirito del nostro Padre celeste, quando sono rese come attenzioni dei Suoi figli riconciliati

(2.) Il principio di un tale servizio: la gratitudine a Colui che ci ha ricevuti. "Voi non appartenete a voi stessi, siete comprati a caro prezzo", ecc. Si tratta solo di cedere a Lui nel servizio ciò che Egli ci ha conferito con la donazione. Si sta rivolgendo all'uso che gli è stato ordinato di utilizzare lo strumento che Egli ha messo nelle nostre mani

(3.) Il potere per il servizio. La fede che riceve Cristo riceve con Lui la forza di diventare uno dei figli di Dio. L'istante della nostra fede è l'istante della nostra nuova nascita. La stessa fede che riconcilia è anche la fede che rigenera; e voi, arrendendovi al servizio di Dio, sarete sostenuti dagli influssi che scendono sulla preghiera della fede

(II.) "E le tue membra come strumenti di giustizia per Dio". Con quanta naturalezza l'apostolo discende dall'alto principio alla semplice opera dell'obbedienza! Arrendervi a Dio è una breve espressione di quell'atto con il quale sottomettete la vostra persona e vincolate tutte le vostre prestazioni alla Sua volontà. Cedere le proprie membra come strumenti di giustizia a Dio è, nel linguaggio dei dottori della legge, come un'estensione del mandato. Un tempo avete teso la mano alla depredazione o alla violenza, ora lasciate che sia lo strumento del servizio al vostro prossimo e del lavoro onesto per le vostre famiglie. I tuoi piedi ti hanno portato nei luoghi di dissolutezza della dissolutezza, ora lascia che ti portino alla casa della preghiera e della santa compagnia. La tua lingua ha forse pronunciato discorsi malvagi, sia ora l'organo della carità e della pace, e il sale della grazia condisca le sue varie comunicazioni. I vostri occhi sono andati fuori in cerca di stoltezza, si faccia ora con loro il saldo patto, affinché possano essere distolti da ogni male invadente. Avete forse prestato orecchio agli scherzi corruttori, o alle raffinate conversazioni che sono impregnate di ogni fascino tranne quello del cristianesimo? Lasciate che ora si abbandonino alle lezioni dell'eterna saggezza e agli accenti di coloro che temono il Signore e parlano spesso insieme del Suo nome. In questo modo trasformate i vostri membri in altrettanti strumenti di rettitudine. (T. Chalmers, D.D.)

Cristiani che servono Dio come coloro che sono viventi dai morti: come, dunque, Lazzaro, o il figlio della povera vedova di Nain, o i santi che sono risuscitati dopo la crocifissione di Cristo, devono aver concepito, sentito e agito, sotto impressioni peculiarmente proprie; così coloro che sono spiritualmente vivi dai morti, che sono vivificati dallo Spirito Divino, hanno concezioni, sentimenti e impressioni che li distinguono dal resto dell'umanità; possiamo osservare, allora

(I.) I cristiani, come coloro che sono in vita dai morti, devono arrendersi a Dio, con percezioni vive delle cose che non si vedono e che sono eterne. Se la casa terrena del tuo tabernacolo fosse stata dissolta, e ai tuoi spiriti fosse stato permesso di prendere il volo verso un mondo eterno, e di dimorarvi per un certo tempo; con quali vivide percezioni delle cose divine avreste poi dovuto arrendervi a Dio! Oh, come sarebbero soggiorate le visioni del cielo! E voi non siete cristiani viventi dai morti? Dio non vi ha forse vivificati? Non vi ha egli dato quella fede che è la sostanza delle cose che si sperano? l'evidenza di cose che non si vedono? Non è forse la tua conversazione in cielo? Non avete ottenuto visioni affettive e realizzative di un mondo eterno? Calcolando ogni cosa secondo il criterio di Dio manifestato nella carne, Dio in Cristo che riconcilia il mondo a Sé, che vive, e muore, e risorge, e sale, e intercede per gli uomini, quali impressioni ricevete? Quale male schiacciante appare il peccato, quale importanza attribuisce all'anima, al cielo, all'eternità, alla santità e a tutto ciò che ha a che fare con l'eredità dei santi nella luce! Illuminando la vostra intelligenza, Dio vi ha dato un impulso, una nuova natura, e ha risvegliato le vostre coscienze, e ha impegnato i vostri affetti, e ha reso piacevole l'obbedienza, lo zelo e la devozione. Allora non spegnete la luce celeste, non contrastate l'impulso celeste, non resistete alla natura divina, ma arrendetevi a Dio, morendo al peccato, vivendo per Dio, glorificando Dio con i vostri corpi e con i vostri spiriti che sono di Dio

(II.) I cristiani, come coloro che sono in vita dai morti, devono arrendersi a Dio, sotto un senso del favore divino, e con sentimenti di gratitudine e gioia. Se sei vivo dalla morte, è tutto guadagno e nessuna perdita. Quanto devi a Dio e a Cristo, e alle ricchezze della Sua grazia! Eri terreno, sensuale, diabolico; ora sei puro, pacifico, senza parzialità e senza ipocrisia; pieno di misericordia e di buoni frutti. Voi eravate figli del malvagio; ora siete figli di Dio. Una volta eri condannato; Ora non c'è alcuna condanna per voi. Ora siete i figli di Dio e l'eredità è vostra. Tu però non hai nulla in tutto questo che non hai ricevuto. Tutto è grazia. Quando puoi determinare ciò che devi a Dio, e a Cristo, e alla Sua grazia; allora hai accertato i tuoi obblighi verso Dio essendo vivo dai morti. Oh, quale gratitudine impellente e coinvolgente dovrebbe influenzare i vostri cuori e le vostre anime, i vostri pensieri, le vostre parole e le vostre opere

(III.) I cristiani, in quanto coloro che sono in vita dai morti, devono arrendersi a Dio per poter essere strumentali nel convincere gli altri della realtà delle cose che non si vedono. Voi siete stati progettati per vivere una vita così spirituale, così santa, così celeste, una vita che segna così tanto il vostro legame con l'eternità, che potrete, in tal modo, testimoniare ai vostri fratelli e salvare in vita le loro anime; Questo non sarà meno efficace dei miracoli, dei segni e dei prodigi. La vostra salvezza personale non è l'unica cosa connessa con la religione di cui dovete preoccuparvi e che dovete promuovere. Gli obiettivi più alti devono essere vostri; perché voi siete stati progettati per scopi più alti e più nobili. Dovete manifestare le lodi di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla meravigliosa luce del Vangelo. Tu sarai per il Signore come un nome; per un segno eterno che non sarà stroncato. (M. Jackson.)

14 CAPITOLO 6

Romani 6:14

Perché il peccato non avrà dominio su di te

Peccato prepotente (un sermone quaresimale): - Ci sono diversi stati di "peccato". C'è il peccato latente e pienamente manifesto; C'è il peccato che ti stai sforzando di sottomettere, e il peccato dominante. È riguardo a quest'ultimo stato che abbiamo questa promessa: "Il peccato non signoreggerà su di te". E c'è uno stato al di là di questo, in cui il peccato è così sconfitto che è effettivamente cambiato in grazia. Un peccato che lo assilla, una virtù che lo caratterizza; passioni forti, amore ardente; la paura, l'umiltà; credulità, fede; debolezza, appoggiandosi ai forti. Considera-

(I.) Come si forma lo stato di peccato dominante

(1.) Non dobbiamo mai dimenticare che è nella natura del peccato crescere. Le erbacce crescono generalmente più velocemente dei fiori. E questo è il processo. Innanzitutto, uno spazio vuoto; una vita senza recinzioni; nessun senso di pericolo; nessun orologio; nessuna sfiducia in se stessi; nessuna fiducia in Dio. In tali condizioni il "peccato", in una forma o nell'altra, deve entrare e diventare sempre più forte, fino a sovraccaricare e adombrare l'intero essere morale dell'uomo

(2.) Il peccato ha uno strano potere di nascondersi, in parte perché Satana può "trasformarsi in un angelo di luce" e tracciare ogni cosa in forme di bei colori, e in parte perché il "peccato" deforma il giudizio e offusca l'occhio. E ancora di più indurisce il cuore e brucia la coscienza

(II.) Come deve essere superato. Suppongo il caso di uno che è stato consapevole della crescita di qualche "peccato" nel suo cuore, e che è molto desideroso di liberarsene. Cosa dovresti fare? 1. Grazie a Dio che hai questa consapevolezza e questo desiderio. È una prova che lo Spirito Santo non ti ha lasciato

(2.) Rivendica questo come fondamento della tua discussione con Dio: "Signore, tu mi hai mostrato il mio peccato e l'hai reso odioso. Ora, Signore, completa la Tua opera". 3. Dopo aver detto questo a Dio, presta attenzione alle piccole cose. Ascolta le voci dolci e sommesse, e metti subito in pratica ogni convinzione e ogni desiderio migliore che Dio ti ha dato. 4. Poi, avere in mano un lavoro preciso che è per il servizio di Dio e per amore di Cristo. Trasmetti ciò che senti e ciò che sai. Riscaldando il cuore di un altro, è meglio riscaldare il vostro. Un'opera per Cristo è un grande antagonismo a un peccato dominante

(5.) Allora prenditi cura dei primi segni di declino da ciò che inizi a fare ora. Ricordate che nel vostro cuore c'è un grande pericolo di una re-azione

(6.) Non lasciarti scoraggiare dai tuoi sentimenti e dal ritorno dei peccati che ti assillano. Una vita religiosa è una campagna; E in quella campagna alcune battaglie saranno vittorie, altre sconfitte. Il grande principio è come riprendersi dopo la sconfitta

(7.) Fai molta attenzione a incoraggiare l'abitudine della preghiera silenziosa nel momento critico, quando sai che stai entrando in pericolo, quando senti che il nemico è forte. 8. Ricorda che la vita spirituale è in Cristo. Egli è la vita, e nulla vive se non in quanto è in unione con Lui. Allora, come Egli dice: "Poiché io vivo, vivrete anche voi". 9. Ci deve essere il costante respiro interiore dello Spirito Santo in te. Deve spingere, guidare, rafforzare, dare sia la volontà che la potenza. L'unico modo per sbarazzarsi di qualsiasi "peccato" è mettere Dio al Suo posto giusto. (J. Vaughan, M.A.)

Il peccato detronizzato:

(I.) Il male a cui siamo incoraggiati a resistere. Il dominio del peccato. San Paolo rappresenta il peccato come un potente usurpatore, che esercita il dominio assoluto sul peccatore, prendendo il cuore per il suo trono e le membra per i suoi schiavi (CAPITOLO 5:20, 21; 6:12, 20). Con uno stratagemma riuscito il peccato ottenne la supremazia sul nostro primo padre; e la sua posterità, pur rimanendo nel loro stato naturale, non è mai stata in grado di spezzare il giogo 1Giovanni 5:19. Questo terribile dominio del peccato è promosso-1. Per ignoranza della volontà di Dio. In alcuni paesi questo è quasi totale; nel nostro è parziale, e in gran parte volontario (CAPITOLO 1:28; Giovanni 3:19

(2.) Con le nostre passioni corrotte e le nostre propensioni sensuali, che saranno gratificate, anche se sono in gioco la salute, la reputazione, sì, la vita stessa Giobbe 15:16; Isaia 5:18

(3.) Per gli interessi mondani degli uomini, ai quali essi danno prontamente la decisa preferenza, quando capita loro di scontrarsi con il loro dovere verso Dio. Così, per il bene del mondo, gli ospiti invitati al banchetto del Vangelo, di comune accordo, desideravano essere scusati; e il ricco si allontanò da Gesù pieno di dolore. 4. Dalle potenti tentazioni di Satana

(5.) Dal volto e dall'esempio della moltitudine. I peccatori seguono prontamente la moltitudine per fare il male. L'ampia strada che conduce alla distruzione è affollata di viaggiatori

(II.) I mezzi offerti per il nostro incoraggiamento a resistere al peccato: "poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia". 1. La grazia è qui opposta alla legge, e significa il vangelo Giovanni 1:17; 2Corinzi 6:1; Atti 14:3

(2.) La legge era un sistema di giusta ma terribile severità, e Dio aveva disegni saggi e santi nell'istituirla (CAPITOLO 5:20). Fu introdotta tra gli ebrei, non perché potessero esserne giustificati, ma perché, scoprendo fino a che punto mancavano all'obbedienza che essa richiedeva, potessero essere più profondamente colpiti dal senso dei loro abbondanti peccati; e così divenne un maestro di scuola per condurli a Cristo Galati 3:24, e affinché, dove il peccato era abbondato, abbondasse molto di più la grazia (CAPITOLO 5:20)

(3.) Ora, i credenti in Cristo "non sono sotto la legge"; sono "morti alla legge" (CAPITOLO 7:4) ; sono "liberati dalla legge" (CAPITOLO 7:6) . Con queste espressioni non dobbiamo supporre che siano sciolti dall'obbedienza 1Corinzi 2:1 ; ma non sono più sotto la legge considerata come un patto, i cui termini sono: "l'uomo che le mette in pratica" (tutti e ciascuno perfettamente) "abiterà in esse" Galati 3:12. Cristo ha adempiuto ogni giustizia per il Suo popolo (CAPITOLO 10:4). Essendo considerati giusti per la fede in Cristo, sono redenti dalla maledizione della legge (CAPITOLO 8:1, 2). 4. I cristiani possiedono maggiori vantaggi per la distruzione del peccato rispetto a quelli sotto la legge. (1) Mentre la legge giustamente richiedeva obbedienza, non offriva alcun aiuto per l'adempimento di essa. Né potrebbe incoraggiare nessuno a sperare nel perdono in caso di disubbidienza. Il caso è ora modificato. Non siamo chiamati sul "Monte Sinai" per ascoltare le terribili minacce della legge; ma siamo giunti al "Monte Sion", dove la grazia e la misericordia sono pubblicate. (2) La legge includeva la sostanza di tutti i sacri precetti ora contenuti nel Nuovo Testamento; Ma nel Vangelo sono ampliati e in piena esplosione, e appaiono in tutta la bellezza della santità. (3) C'è una misura più abbondante dello Spirito Santo sparso sul popolo di Dio, per mezzo del quale essi non solo raggiungono una conoscenza più chiara della Sua volontà, ma anche un grado maggiore della Sua graziosa assistenza nel vincere il peccato Ebrei 8:10). (4 Tutta la grazia è custodita in Gesù per l'uso del Suo popolo; e di questa pienezza possono ricevere, ogni giorno, grazia su grazia Giovanni 1:16; Filippesi 4:13; 2Corinzi 12:9). (5 L'amore di Cristo è un altro grande aiuto nella nostra vittoria sul peccato. L'amore è la più forte e generosa di tutte le passioni, e il servizio più difficile diventa facile quando questo prevale 2Corinzi 5:14). (6 La grazia del vangelo offre un ulteriore aiuto in questo grande conflitto con le incoraggianti visioni che presenta della gloria eterna (CAPITOLO 8:31; 1Corinzi 15:55; 1Giovanni 3:3. Conclusione:1. Chi può contemplare il dominio generale del peccato sul mondo senza la più profonda preoccupazione Geremia 9:1

(2.) Avendo appreso che nessun mezzo è efficace per fermare il progresso del peccato se non quelli offerti dal vangelo della grazia, lascia che questo serva a rendere il vangelo più prezioso

(3.) Questo argomento confuta efficacemente quella vile calunnia che viene così ingiustamente gettata sulle dottrine della grazia, che sono conduttrici al peccato e ostili alla santità. (G. Burder.)

Credenti liberi dal dominio del peccato: - Abbiamo qui -

(I.) Una posizione particolare. "Voi non siete sotto la legge". 1. Non temiamo più la maledizione della legge, cosa che possono benissimo fare coloro che sono sotto la legge. Gli incauti cercano di scrollarsi di dosso il pensiero, ma ancora più o meno esso li disturba; ma una volta risvegliati, il terrore della punizione li riempie di terrore. Ora i credenti non hanno tale timore, perché il nostro peccato è stato posto su Gesù, il quale "ci ha redenti dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi". 2. Non ci affanniamo più nell'obbedienza involontaria, cercando di raggiungere un certo punto di merito. L'uomo sotto la legge che si risveglia lavora come gli uomini che tirano il remo per sfuggire a una tempesta. Ma, ahimè! non ha il potere di raggiungere nemmeno il proprio ideale. Le sue opere servili sono mal fatte e non riescono a dargli la pace. Ora Cristo ha adempiuto la legge per noi, e noi riposiamo in quell'opera compiuta. Ora obbediamo per amore e ci dilettiamo nella legge secondo l'uomo interiore

(3.) Non siamo più incerti sulla continuazione dell'amore divino. Secondo la legge la posizione di nessun uomo può essere sicura, poiché con un solo peccato può perdere la sua posizione. Ma il merito di Cristo è sempre una quantità costante e permanente; Se, dunque, ci riposiamo su di esso, le nostre fondamenta sono sempre sicure. "Se, quando eravamo nemici", ecc. 4. Non abbiamo più paura dell'ultimo grande giorno. Giudizio è una parola terribile per coloro che sperano di salvarsi, perché le loro azioni saranno sicuramente trovate carenti. Ma il giudizio non ha in sé alcun terrore per il credente: "Sarò audace in quel grande giorno", ecc

(5.) Non abbiamo alcun timore servile di Dio. L'anima sotto la legge sta come gli Israeliti, lontana dal monte, con un legame posto tra loro e la gloria di Dio. Ma noi abbiamo accesso con franchezza al trono della grazia, e ci dilettiamo ad avvalercene. "L'amore perfetto ha scacciato la paura". "Rimanete dunque saldi nella libertà", ecc.

(II.) Una garanzia speciale. "Il peccato non dominerà su di te". 1. Questa è una garanzia molto necessaria. (1) Tutt'intorno a noi vediamo le operazioni del peccato e le conseguenze mortali; e gridiamo allarmati: "Sicuramente mi trascinerà giù uno di questi giorni", ma la paura spaventosa è rimossa dalla certezza: "Il peccato non avrà dominio su di te". (2) Ahimè, il male ci assale e siamo suscettibili di essere abbattuti. Qui ci rallegra la dolce rassicurazione: "Resisti al diavolo, ed egli fuggirà da te". (3) A volte il peccato si fa strada nelle nostre anime e risveglia il nostro male interiore a un livello terribile. I lettori della "Guerra Santa" ricorderanno come Diabolus assediò Mansoul dopo che era stata occupata da Emmanuele. Dopo molte battaglie e astuti complotti, il nemico entrò in città, riempì tutte le strade con le grida dei suoi seguaci e contaminò tutto il luogo; ma ancora non poteva prendere il castello, che resisteva a Emmanuele. Così il peccato può tormentarti e imporsi su di te, ma non può diventare il signore del tuo cuore. (4) A volte il peccato prevale, e siamo costretti nell'angoscia a confessare che siamo caduti sotto il suo potere. Tuttavia, una sconfitta temporanea non è sufficiente per effettuare una sottomissione totale. Anche se il credente cade, risorgerà. (5) Ci sono momenti in cui sentiamo molto il nostro pericolo; i nostri piedi sono quasi caduti, i nostri passi sono quasi scivolati; allora con quanta dolcezza giunge questa certezza: "Il Signore può preservarti dal cadere". 2. Questa certezza ci mette al sicuro dal pericolo di essere sotto l'influenza assoluta del peccato. Cosa si intende con questo? (1) Ci sono uomini che vivono nel peccato, eppure non sembrano saperlo; ma sarete istruiti, così che, quando peccherete, ne siate ben consapevoli. (2) Molti uomini vivono nel peccato grave e non se ne vergognano, sono a loro agio in esso; ma Dio ha così cambiato la tua natura con la Sua grazia che, quando peccherai, sarai come un pesce sulla terraferma, sarai fuori dal tuo elemento e desidererai tornare in uno stato giusto. (3) Un uomo empio ama Bin, quanto a te, ti farai coraggio di pensare di aver mai acconsentito alle sue sollecitazioni

(3.) Questa certezza è confermata dal contesto: "Il peccato non avrà dominio su di te", perché tu sei morto ad esso in virtù della tua unione con Cristo. Inoltre, voi vivete in Cristo in novità di vita a motivo del suo vivere in voi. Sei destinato alla vittoria e l'avrai

(III.) Una ragione notevole. "Poiché voi non siete sotto la legge, ma sotto la grazia." Coloro che sono sotto la legge devono essere sempre sotto il dominio del peccato, perché... 1. La legge condanna immediatamente la trasgressione e non offre alcuna speranza né incoraggiamento. Non è così per coloro che sono sotto la grazia, perché sono perdonati gratuitamente. L'incredibile amore di Dio, quando si riversa nel cuore, crea il desiderio di cose migliori, e ciò che la legge non poteva fare la grazia compie

(2.) La legge spinge alla disperazione, e poiché non c'è speranza il peccatore spesso precipiterà nell'iniquità. Il figlio di Dio dice: "Dio, per amore di Cristo, ha gettato i miei peccati dietro le Sue spalle, e io sono salvato. Ora, per l'amore che porto nel suo nome, lo servirò con tutte le mie forze". 3. La legge suscita l'opposizione del cuore. Ci sono molte cose che la gente non pensa mai di fare fino a quando non viene loro proibita. Chiudete a chiave un armadio e dite ai vostri figli: "Non entrate mai in quell'armadio, e nemmeno guardate nel buco della serratura", e loro che non hanno mai voluto guardare in quel vecchio angolo squallido prima d'ora si struggono per ispezionarlo. La legge, a causa della nostra natura indisciplinata, crea il peccato. Ma quando siamo sotto la grazia, amiamo Dio per il Suo amore per noi, e ci sforziamo di piacerGli in ogni cosa. 4. La legge non offre alcun aiuto effettivo. Tutto ciò che fa è dire: "Tu devi" e "Non devi"; ma la grazia porta lo Spirito Santo nell'anima per operare in noi i santi affetti e l'odio per il peccato, e quindi ciò che la legge non poteva fare, in quanto era debole a causa della carne, la grazia lo compie per noi con la sua potenza onnipotente

(5.) La legge non ispira amore, e l'amore, dopo tutto, è l'adempimento della legge. La legge è dura e fredda, come le due tavole di Mosè. Guardate il legalista; è uno schiavo, e niente di più. Ma la grazia infiamma l'uomo con l'amore per Dio e l'entusiasmo per la santità. Il servizio più piacevole al mondo è quello che viene fatto per motivi di affetto e non per un salario. (C. H. Spurgeon.)

Il sopravvento: - Userò il testo come...

(I.) Un test. Il peccato ha il dominio su di te? Se è così, allora non sei un credente. Metti alla prova te stesso con questo test. Potresti essere sotto il dominio del peccato, mentre resisti con successo ad alcune forme di esso; Ma se c'è un solo peccato che usurpa l'autorità, allora il peccato ha dominio su di te. Satana non manda a tutti gli uomini le stesse tentazioni. Il peccato è adattato alla costituzione

(1.) Alcuni sono sotto il dominio del peccato sotto forma di rabbia. Coloro che hanno un temperamento rapido e caldo, sono come la piccola pentola che bolle rapidamente e scotta terribilmente. Ce ne sono altri il cui temperamento è un po' più lento a emergere, ma una volta che si è alzato durerà a lungo, e li renderà imbronciati e spietati. Ora, se un uomo dice: "Il mio carattere è così cattivo che non posso frenarlo", quel temperamento ha il dominio su di lui e, secondo il mio testo, non è cristiano. Se la grazia di Dio non ci aiuta a tenere a freno quel leone che è dentro di noi, che cosa ha fatto per noi? 2. La propensione degli altri è quella di mormorare. Conosco alcuni che brontolano di tutto. Il commercio è sempre un male con loro, e per quanto riguarda i loro pasti, invece di essere grati a Dio trovano continuamente da ridire. I loro stessi abiti non sono mai nella loro mente. Il tempo non si adatta mai a loro. Ora, se un uomo mormora, può essere un cristiano che ha bisogno di essere purificato da questa contaminazione, ma se dici: "Non posso fare a meno di mormorare", allora ha il dominio su di te. Devi muovere guerra contro di esso, perché se sei un figlio di Dio questo peccato non avrà dominio su di te

(3.) Per gli altri il peccato dominante è la cupidigia. Non dico che debbano essere indifferenti agli affari, ma perché così avari? "La concupiscenza è idolatria". Naturalmente potete cadere in accessi di cupidigia e tuttavia essere cristiani, ma se siete abitualmente avidi, allora la vostra cupidigia ha il dominio su di voi, e secondo il testo non potete essere figli di Dio. Fai dunque come fece il buon uomo che aveva deciso di dare una libbra per una buona causa, e il diavolo lo tentò a non farlo. Disse: "Adesso ne darò due". Il diavolo disse: "No, ti rovinerai da solo". Egli disse: "Ne darò quattro". Venne un'altra tentazione, ed egli disse: "Ne darò otto; e se il diavolo non smette di tentarmi, non so fino a che punto mi spingerò, ma in qualche modo sarò padrone di lui". Fai qualsiasi cosa piuttosto che lasciare che il vitello d'oro ti investa. 4. Forse il peccato dell'orgoglio può essere in ascesa. Ora, io non dico che non sei cristiano perché a volte dimentichi l'umiltà e la modestia che ti si addicono, ma dico che se mi dici che non puoi fare a meno di essere orgoglioso, allora l'orgoglio è il tuo padrone e Cristo non lo è

(5.) Il peccato dominante di molti è l'accidia. C'è qualche peccato che regna nei vostri cuori? Non importa cosa sia. Allora Cristo non può essere nella tua anima, perché "Quando viene, viene a regnare".

(II.) Una promessa. Non dice che il peccato non abiterà in voi. Nel più santo c'è abbastanza peccato da distruggere, se non fosse per la grazia di Dio, che ne frena l'azione mortale. Né vi è stato detto che non cadrete mai nel peccato. Devo menzionare come Davide? La sicurezza è che "il peccato non avrà dominio su di te". La bella e bella colomba può cadere nel fango, ma il fango non ha alcun dominio su di esso; ma lascia che il porco vada lì, e vi si rotolerà dentro, perché il fango ha il dominio sulla sua natura. Avviso-1. Alcune delle ragioni generali della promessa. Il peccato non può ottenere il dominio confermato sul figlio di Dio perché: (1) Dio ha promesso che non lo farà. (2) Tu appartieni a Cristo, ed Egli ti ha comprato a un prezzo tale che non ti perderà mai. (3) Lo Spirito Santo è venuto ad abitare in voi. (4) Lo Spirito ha iniziato un'opera buona in te, ed è Sua regola non lasciare mai la Sua opera incompiuta. (5) C'è in ogni cristiano una nuova natura che non può morire e che non può peccare: "una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna", "un seme vivente e incorruttibile, che vive e dimora in eterno". Ora, se questo seme è incorruttibile, allora il peccato non può corromperlo; se rimane in eterno, il peccato non può espellerlo. (6) La tua volontà non è schiava del peccato. Tu pecchi, ma se potessi non peccheresti mai. L'inclinazione e la tendenza della tua mente sono verso la rettitudine. Ora, se le cose stanno così, il peccato non potrà mai avere il dominio su tutta la tua natura, perché la sovranità di tutta la tua virilità spetta a Colui che possiede il dominio della tua volontà e dei tuoi affetti. Sai come Bunyan rappresenti la mente debole nella caverna del Gigante Slaygood. Il gigante lo aveva raccolto per strada e lo aveva portato a casa per divorarlo a suo piacimento; ma Debole di Mente disse che aveva una consolazione, perché aveva sentito dire che il gigante non avrebbe mai potuto raccogliere le ossa di un uomo che fosse stato portato lì contro la sua volontà

(2.) La ragione data nel testo: "Poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia". Ci sono due principi nel mondo che dovrebbero promuovere la santità: la legge e la grazia. (1) È un'idea popolare che se si dice agli uomini il loro dovere, si dimostra l'autorità del legislatore e si mostra la punizione per aver fatto il male, questo darà un giusto pregiudizio alla loro inclinazione e aiuterà a mantenere la loro condotta corretta. Tutta la storia dimostra che questo è senza prove. Coloro che sono sotto la legge sono sempre sotto il peccato. Nel momento in cui ci viene comandato di non fare nulla, tale è la nostra indole perversa, cerchiamo di farla. Nemmeno le terribili punizioni dell'inferno sono riuscite a incutere paura né a promuovere la santità. Quando mai ci sono stati così tanti furti di pecore, furti, furti e falsificazioni, come quando gli uomini venivano impiccati per queste cose? (2) C'è un altro principio, tuttavia, che è uno dei principali istigatori alla rettitudine: il principio della grazia e della fede. La grazia non dice a un uomo: "Devi fare questo o sarai punito", ma dice questo: "Dio, per amore di Cristo, ti ha perdonato; tu sei salvato; il cielo è tuo; ora, per l'amore che porti a Dio, che ha fatto questo per te, che cosa farai tu per Lui?" Un potere costrittivo, forte come la morte, si è servito a consacrare la vita di coloro che hanno sentito l'incantesimo sacro

(III.) Un incoraggiamento

(1.) Non sono pochi quelli che sono estranei alla santa gelosia che veglia sul cuore e veglia sulle labbra, per non peccare. Coltiva questa gelosia; Sii molto vigile e lascia che il testo ti animi

(2.) Ci sono alcuni che sono consapevolmente molto deboli. Siate incoraggiati. Il peccato non avrà più dominio sui deboli che sui forti. La scintilla non si spegnerà, né la canna rotta si spezzerà

(3.) Ci sono quelli che stanno combattendo con qualche grande peccato. Metti quest'acqua fresca alle labbra e rinfrescati. Tu vincerai ancora; Continuate a combattere! 4. Ci sono quelli che si sono convertiti di recente. Le tue catene sono spezzate, ma ci sono alcuni anelli che sono rimasti in sospeso, e a volte si aggrapperanno a un chiodo, e penserai di essere legato di nuovo. Ma se hai dato il tuo cuore a Cristo, sarai ancora aiutato

(5.) Forse mi rivolgo a un traviato. Odiate ora il vostro peccato? Invochi a Dio per avere misericordia e ti riposi nell'opera di Gesù? Se è così, fatti ancora coraggio, sarai salvato. (Ibidem)

Poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia

Grazia il liberatore dalla schiavitù del peccato: - 1. L'uomo è costituito per obbedire! Così costituito, la sua natura era provveduta. Al suo primo ingresso sulla scena dell'essere fu posto sotto il dominio della santità. Ma l'uomo si separò da Dio. Nel primo atto di disobbedienza, tuttavia, egli fu obbediente a Satana, e ad ogni passo della sua storia successiva lo troviamo ancora sotto il suo dominio

(2.) L'uomo non è mai stato in grado di liberarsi da questa schiavitù. La filosofia non lo ha aiutato; e il nostro testo dichiara che la legge non lo ha fatto. Ma dobbiamo considerare ciò che lo fa. Avviso-

(I.) L'aspetto del peccato come dominio

(1.) Il carattere volontario di esso. La coscienza dell'umanità si carica sempre di sottomettersi volontariamente a un tale dominio. Inoltre, la Bibbia dichiara che l'uomo lo sceglie

(2.) Il suo carattere ingannevole. Avere la "comprensione ottenebrata". Satana ha promesso ai nostri primogenitori di essere come gli dèi, voleva che fossero l'opposto

(3.) Il suo carattere graduale. Come la conquista di un paese, passo dopo passo si conquista un nuovo territorio, e si conquista il dominio nel cuore di esso. 4. Il suo carattere crudele. Tutti i suoi servi sono schiavi e sono condotti al disastro e alla morte. La crudeltà di questo dominio si vede nell'aumento dei desideri malvagi e nella diminuzione dei piaceri che ne derivano; ogni desiderio alla fine finisce nell'insoddisfazione e nel dolore

(II.) L'incapacità della legge di liberarsi da questo dominio

(1.) La legge manifesta il peccato. "Per mezzo della legge viene la conoscenza del peccato". Pensa alla fiamma del vulcano che rivela città e pianure in lontananza. Così la legge illumina la coscienza, getta il suo bagliore nei recessi più reconditi del sepolcro imbiancato e scopre un'anima morta

(2.) La legge provoca inquietudine riguardo al peccato, mostrandone il carattere e le conseguenze

(3.) La legge ravviva la forza del peccato (CAPITOLO 7:8)

(III.) La potenza liberatrice della grazia

(1.) La legge che condanna il peccato è soddisfatta. Siamo liberati dal peccato come maledizione. Cristo ha portato le nostre trasgressioni. Questa maledizione ha dominato su di noi, ci ha fatto temere la morte, il giudizio, ecc

(2.) "La legge dello Spirito della Vita" ci viene impartita. "Nondimeno io vivo, ma non io, ma Cristo vive in me." Il peccato può esistere, ma non può regnare nel cuore di un cristiano. (Vedi il contesto precedente.) Cristo ha promesso che questo Spirito vivificherà la vita in noi. Fuggiamo dalla schiavitù del peccato, diventiamo servi della giustizia e "arrendiamoci" a Cristo. (T. G. Horton.)

I credenti non sotto la legge, ma sotto la grazia:

(I.) Non sono sotto la legge

(1.) La legge di cui parla l'apostolo non è opera dell'uomo, ma è la legge di Dio; ed è diverso da qualsiasi legge umana. Nota

ad esempio-(1) La sua universalità. Le leggi dell'uomo sono limitate a particolari governi e paesi. Ma la legge di Dio è destinata ad ogni creatura che Egli ha creato. (2) La lunghezza a cui arriva. Le leggi umane stabiliscono le regole per la condotta dell'uomo esteriore, e anche allora non si curano di ogni caso di iniquità. Ma il comandamento di Dio è "estremamente ampio". Emette una sentenza sui pensieri stessi e non fa alcuna concessione al peccato. I peccati che siamo inclini a considerare come piccoli e perdonabili sono agli occhi di Dio senza scuse. (3) La sentenza che emette. Le leggi umane fanno grandi distinzioni tra un crimine e l'altro. La legge di Dio non fa differenze, e la sua sentenza è, in ogni caso, la morte

(2.) Lo stato di coloro per i quali questa legge è stata fatta. Questa legge è fatta per l'uomo. L'uomo adempie dunque questa legge? È una terribile verità che, lungi dall'essere spaventato da qualsiasi pratica malvagia sapendo che è proibita dalla legge di Dio, il fatto che sappia che è proibita gli fa provare un gusto maggiore per essa, e tanto più desiderosa di commetterla (CAPITOLO 7:8)

(3.) I credenti non sono sotto la legge. Non sono sotto... (1) La maledizione e la condanna della legge Galati 3:13; Colossesi 2:14 ; CAPITOLO 8:33, 34) . (2) La legge è "il patto d'opere", una dispensazione in cui gli viene insegnato a cercare di essere accettato da Dio come conseguenza dei suoi meriti. La legge di Dio dice: "Colui che fa queste cose vivrà per esse". Ora, il Salvatore non dice: "Guadagna il cielo con le tue opere, stabilisci una giustizia tutta tua, e acquisterai il cielo per mezzo di esso". No; ma Egli dice: "Io sono stato il vostro Osservatore della Legge, e la Mia giustizia è verso tutti e su tutti quelli che credono".

(II.) Il credente è sotto la grazia

(1.) Egli è "sotto" la "grazia del nostro Signore Gesù Cristo". Egli è un uomo che l'amore libero e immeritato del suo Redentore ha scelto per la vita eterna. Egli è posto sotto una dispensazione in cui tutto ciò che ha, e tutto ciò che spera di avere, gli è dato gratuitamente, "non per le opere di giustizia che ha fatto", ma come "il dono di Dio, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore". 2. È sotto la grazia, perché la grazia dello Spirito Divino entra e abita in lui. La sua anima è diventata il tempio dello Spirito Santo. È illuminata, santificata e confortata da quel glorioso abitante

(III.) La conseguenza di non essere sotto la legge, ma sotto la grazia. "Il peccato non avrà dominio su di te", perché-1. "L'amore di Dio è sparso nel vostro cuore per mezzo dello Spirito Santo che vi è stato dato". Il senso dell'ineffabile misericordia che nostro Signore ci ha mostrato genera sentimenti così vivi di gratitudine e di amore che dilettarsi in ciò che Dio aborre diventa una cosa impossibile. Il nostro cuore, d'altra parte, arde di santo fervore per rendere la nostra vita redenta al Signore 2Corinzi 5:15

(2.) Tu sei un partecipe di una nuova natura 2Corinzi 5:17. Il peccato non è infatti completamente distrutto, ma non ha più il dominio. (A. Roberts, M.A.)

La grazia, non la legge, il motivo della santità: - Dove sta la forza della ragione avanzata? Che cosa c'è nel patto di grazia, in contrasto con il patto di opere, su cui poggiare la dichiarazione di cui sopra? A prima vista potremmo essere inclini a supporre (argomentando dalle tendenze e dalle suscettibilità della costituzione umana) che gli uomini sarebbero più energici alla ricerca della santità se lasciati a guadagnarsi il paradiso piuttosto che se invitati ad accettarla come un dono. Ma a pensarci bene non si troverà così. Guarda...

(I.) L'alleanza delle opere

(1.) Poiché richiede un'obbedienza perfetta senza contenere alcuna disposizione per il perdono, la mediazione o la fuga, non produrrà disperazione e persino incoscienza agli esseri caduti in cui c'è una tendenza a peccare e un decadimento in tutte le forze di resistenza, e che nel migliore dei casi possono dare solo un'obbedienza imperfetta, che non è di alcun aiuto? 2. Tale è la costituzione della nostra natura che la prospettiva del successo è indispensabile per il vigore e lo sforzo. Mettimi, quindi, sotto un patto di opere, chiudimi fuori ogni avviso di un Redentore, leggimi affinché, osservandole, possa assicurarmi un'immortalità benedetta, e incrocierò le braccia per l'inattività o mi rassegnerò alla mia peccaminosità. Perché mortificare i desideri imperiosi, perché negare gli appetiti bramosi di fronte alla certezza morale che non sarei stato all'altezza di ciò che la legge richiedeva, e che, se avessi fallito, sarei stato irrimediabilmente condannato? No, ci deve essere qualche disposizione in caso di fallimento, altrimenti non ci sarà mai alcuno sforzo per obbedire. Ci deve essere spazio per ripensamenti e per il pentimento, altrimenti la legge, con tutte le sue ricompense, sarà annullata in quanto inadatta agli esseri a cui è imposta

(II.) Il patto di grazia

(1.) C'è un'energia motrice del carattere più potente. C'è di più, incommensurabilmente di più, che porta all'odio per il peccato e alla lotta per la santità nel fatto che Cristo è morto per me, che in mille libri di leggi con decreti moltiplicati e molte ricompense. Lasciate solo che questo fatto si stabilisca nell'anima, e deve suscitare un tale amore per l'Essere che ci ha comprati con il Suo sangue, un tale orrore per il peccato che ha causato lo spargimento di quel sangue, da spingere un uomo a esercitare ogni potere per non crocifiggere di nuovo il Figlio di Dio. E mentre raccoglie tutte le sue forze per vincere il male, spinto dalla gratuità della salvezza che gli è stata offerta, ogni benedizione gli ricorda il Calvario, ogni promessa è eloquente della grande propiziazione, e così l'intero sistema cristiano suscita, in tutte le sue operazioni, ricordi che lo fanno rifuggire anche l'apparenza del male... oh, non fornirà egli la prova pratica più forte che San Paolo ha avanzato un argomento che ha sostenuto la sua proposizione quando ha dato: "Voi non siete sotto la legge, ma sotto la grazia" come ragione per dire: "Il peccato non avrà dominio su di voi"? 2. Le parole sono anche una promessa o una profezia. (1) Essi puntano all'assistenza divina. Essi ci assicurano dell'aiuto dello Spirito Santo nella mortificazione delle cattive passioni, nell'abbandono delle cattive ricerche e nel raggiungimento della santità e della giustizia. (2) Quindi il vangelo rende possibile la vittoria, anzi, certo, eccitando lo spirito e quindi fornendo i mezzi per resistere. Fa tutto ciò di cui il combattente morale può aver bisogno; cosicché colui che avrebbe ceduto subito, sentendo che il caso era disperato, se fosse stato portato sotto la legge, si cinge al compito di resistere al peccato perché portato sotto la grazia. (H. Melvill, B.D.)

15 CAPITOLO 6

Romani 6:15

E allora? Peccheremo, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia?

Le dottrine della grazia non portano al peccato: - 1. La grazia è l'anima del vangelo: senza di essa il vangelo è morto. La grazia è la musica del vangelo; Senza di essa il Vangelo tace su ogni conforto. Dalla "A" alla "Z" dell'alfabeto celeste tutto nella salvezza è tutto di libero favore, nulla di merito. "Per grazia siete stati salvati mediante la fede", ecc.

(2.) Non appena questa dottrina viene esposta, tuttavia, gli uomini cominciano a cavillare su di essa; È così umiliante per l'orgoglio umano. Dio solo è esaltato nella sovranità della Sua misericordia; Questo non è gradito alle grandi menti dei nostri filosofi e ai vasti filatteri dei nostri moralisti. Subito sorge l'obiezione che tale dottrina deve condurre alla licenziosità

(3.) Ora ammetto che alcuni hanno trasformato la grazia di Dio in lascivia; Ma non si può pervertire ogni verità? Non c'è forse un'ingegnosità quasi infinita negli uomini malvagi per trasformare il male dal bene? Ma agiamo da uomini razionali. Non troviamo difetti nelle corde perché gli uomini si sono impiccati; né distruggiamo le merci di Sheffield perché gli strumenti taglienti sono gli strumenti dell'assassino. 4. Guardando indietro nella storia, vedo sulle sue pagine una confutazione della calunnia spesso ripetuta. Chi erano gli uomini che sostenevano più fermamente queste dottrine? Uomini come Owen, Charnock, Manton, Howe e Cromwell. Che tipo di uomini erano? Ogni storico vi dirà che il difetto più grande è stato quello di essere stati troppo precisi per la loro generazione, tanto da essere chiamati puritani. E se mai vogliamo vedere un'Inghilterra devota, dobbiamo avere un'Inghilterra evangelizzata. Il vangelo della grazia di Dio promuove la vera santità

(I.) La salvezza che essa è la salvezza dal potere del peccato. Ciò che intendiamo per salvezza è la liberazione dall'amore dell'abitudine e dal desiderio del peccato. Ora, se quel dono è il dono della grazia divina, in che modo produrrà il peccato? Più gli uomini sono peggiori, più volentieri li vedremmo abbracciare questa verità, perché ne hanno più bisogno

(II.) Si è scoperto che il suo principio d'amore possiede un potere molto grande sugli uomini. Nell'infanzia della storia le nazioni sognano che il crimine possa essere represso con la severità, ma l'esperienza corregge l'errore. I nostri antenati temevano la falsificazione e ne fecero un reato capitale. Eppure l'uso costante della forca non è mai stato sufficiente a sradicare il crimine. Ma alcune infrazioni sono quasi cessate quando la pena è stata alleggerita

(1.) L'amore rende il peccato infame. Se uno dovesse derubare un altro, sarebbe abbastanza grave; Ma supponiamo che un uomo abbia derubato un amico che lo aveva aiutato spesso quando era nel bisogno, tutti direbbero che il suo crimine è stato molto vergognoso

(2.) L'amore ha un grande potere di costrizione verso la più alta forma di virtù. Azioni alle quali un uomo non poteva essere costretto in base alla legge, gli uomini le hanno compiute allegramente per amore. I nostri coraggiosi marinai avrebbero manovrato la scialuppa di salvataggio per obbedire a una legge del Parlamento? Ricordate il capitolo 5:7, 8. La bontà conquista il cuore, e si è pronti a morire per i gentili e i generosi. Guardate come gli uomini hanno buttato via la loro vita per grandi leader. Il soldato francese ferito, quando il chirurgo, cercando il proiettile tagliato profondamente, gridò: "Un po' più in basso e toccherai l'Imperatore". L'amore per Gesù crea un eroismo di cui la legge non sa nulla. Tutta la storia della Chiesa ne è una prova

(3.) Anche l'amore ha spesso cambiato i più indegni. Abbiamo spesso sentito parlare del soldato che era stato fustigato e imprigionato, eppure si ubriacava e si comportava male. Attilast, l'ufficiale comandante, disse: "Ho provato quasi tutto, proverò un'altra cosa. Sembri incorreggibile, ma io ti perdonerò volentieri". L'uomo fu molto commosso da ciò e divenne un buon soldato. Un uomo si svegliò una mattina dal suo sonno da ubriaco e vide il suo unico figlio fare colazione. Tornato in sé, le disse: «Millie, perché rimani con me?» Ella rispose: «Perché tu sei mio padre e io ti amo». Si guardò e vide che creatura cenciosa e buona a nulla fosse, e le rispose: «Millie, mi ami davvero?» La bambina gridò: "Sì, padre, e io non ti lascerò mai, perché quando la mamma morì, disse: 'Millie, resta stretta a tuo padre e prega sempre per lui, e uno di questi giorni smetterà di bere e sarà un buon padre per te'; così non ti lascerò mai". È meraviglioso che il padre di Millie sia diventato cristiano? Secondo i nostri moralisti, avrebbe dovuto dire: "Sei un orribile disgraziato! Mi sono attaccato a te abbastanza a lungo; Adesso devo lasciarti, altrimenti incoraggerò altri padri a ubriacarsi." Con un simile accordo, temo che il padre di Millie si sarebbe ubriacato fino alla perdizione. Ma la forza dell'amore ha fatto di lui un uomo migliore. Ascolta un'altra storia. A Cheapside viveva uno che temeva Dio e partecipava alle riunioni segrete dei santi; e vicino a lui abitava un povero ciabattino, i cui bisogni erano spesso alleviati dal mercante; ma l'uomo, per speranza di ricompensa, fece un'informazione contro il suo gentile amico sul punto della religione. Questa accusa avrebbe portato il mercante a morire bruciato se non avesse trovato un modo per fuggire. Al ritorno, l'uomo ferito si comportò più liberalmente che mai. Il ciabattino, tuttavia, lo evitava, ma un giorno fu costretto ad incontrarlo, e il cristiano gli chiese gentilmente: "Perché mi eviti? So tutto quello che hai fatto per farmi del male, ma non ho mai avuto un pensiero arrabbiato contro di te. Diventiamo amici". Vi meravigliate che si siano stretti la mano e che di lì a poco il pover'uomo sia stato trovato alla riunione dei Lollardi? Il Signore sa che per quanto cattivi siano gli uomini, la chiave del loro cuore è appesa al chiodo dell'amore

(III.) Le sue operazioni sono connesse con una rivelazione speciale del male del peccato. L'iniquità è resa estremamente amara prima o quando viene perdonata. Un bambino ustionato teme il fuoco. Per le operazioni della grazia siamo resi stanchi del peccato; Detestiamo sia esso che i suoi piaceri immaginari. È una cosa maledetta, proprio come Amalek lo fu per Israele

(IV.) Fa di un uomo una nuova creatura in Cristo Gesù. La sua ignoranza è rimossa, i suoi affetti sono cambiati, la sua comprensione è illuminata, la sua volontà è soggiogata, i suoi desideri sono raffinati, la sua vita è cambiata: in effetti, egli è come un neonato, per il quale tutte le cose sono diventate nuove. Tutti gli esseri vivono secondo la loro natura, e l'uomo rigenerato elabora i santi istinti della sua mente rinnovata. Un cuore nuovo fa la differenza. Data una nuova natura, e poi tutte le propensioni corrono in modo diverso

(V.) Fornisce la purificazione attraverso l'espiazione. Il sangue di Gesù santifica e perdona. Il peccatore viene a sapere che il suo perdono gratuito è costato la vita al suo migliore Amico. Che cosa! vivere nel peccato che ha ucciso Gesù? Impossibile! Così vedete che i doni della grazia gratuita, quando sono trasmessi da una mano trafitta, non sono mai suscettibili di suggerire l'autoindulgenza nel peccato, ma l'esatto contrario

(VI.) Assicura l'aiuto quotidiano dello Spirito Santo di Dio, che si degna di dimorare in ogni uomo che Dio ha salvato con la Sua grazia

(1.) Egli conduce i credenti ad essere molto in preghiera, e quale potere di santità si trova in questo

(2.) L'uomo rinnovato è anche vivificato nella coscienza; così che le cose che fino a quel momento non lo avevano colpito come peccaminose sono viste in una luce più chiara, e di conseguenza sono condannate

(3.) Lo Spirito buono ci conduce a un rapporto alto e santificato con Dio, e io sfido un uomo a vivere sul monte con Dio e poi scendere a trasgredire come gli uomini del mondo. Tu sei di un'altra razza; "La tua parola ti tradisce". Il profumo dei palazzi d'avorio sarà intorno a te, e gli uomini sapranno che sei stato in altri luoghi di ritrovo oltre ai loro

(VII.) Eleva l'uomo intero

(1.) A cosa pensano di più gli uomini? Pane e burro, affitto della casa e vestiti, e sono come bambini che giocano con piccoli mucchi di sabbia sulla riva del mare; Ma il credente nella grazia gratuita cammina tra colline e montagne, e la sua statura mentale si eleva con l'ambiente circostante, e diventa un essere riflessivo, in comunione con le sublimità. L'uomo ha ora ottenuto una visione diversa di se stesso. Egli dice: "Io sono uno degli eletti di Dio, coerede di Gesù Cristo, e come tale non posso essere empio, né vivere per gli obiettivi comuni della vita". 2. Si alza nell'oggetto della sua ricerca. Sente di essere nato per scopi divini, e sente che Dio lo ha amato affinché il Suo amore possa fluire verso gli altri. La scelta di Dio di un solo uomo ha un'influenza su tutti gli altri. Ognuno di noi è come una lampada accesa per poter brillare nel buio e illuminare altre lampade

(3.) Nuove speranze si affollano su di lui. Il suo spirito immortale gode di scorci dell'infinito. Poiché Dio lo ha amato nel tempo, crede che un amore simile lo benedirà nell'eternità. Conclusione: un figlio dissoluto era stato un dolore per suo padre; Lo aveva derubato e disonorato, e alla fine aveva portato i suoi capelli grigi per il dolore nella tomba. Partecipò al funerale di suo padre e rimase ad ascoltare la lettura del testamento, avendo pienamente deciso di essere stato tagliato fuori con uno scellino; e intendeva renderlo molto sgradevole per il resto della famiglia. Con suo grande stupore il testamento recitava più o meno così: "Quanto a mio figlio Richard, anche se ha sperperato le mie sostanze e addolorato il mio cuore, vorrei che sapesse che lo considero ancora il mio caro figlio e, in segno del mio amore eterno, gli lascio la stessa parte del resto dei suoi fratelli". Uscì dalla stanza dominato dal sorprendente amore di suo padre. Disse all'esecutore testamentario: "Sicuramente non hai letto bene?" "Sì, l'ho fatto: eccolo lì". «Allora mi sento pronto a maledire me stesso per aver mai addolorato il mio caro vecchio padre. Oh, se potessi riportarlo indietro!" L'amore è nato in quel cuore vile da un'inaspettata dimostrazione d'amore. Il tuo caso non potrebbe essere simile? Nostro Signore Gesù Cristo è morto, ma ha lasciato nella Sua volontà che i principali peccatori siano oggetto della Sua misericordia più elogia. (C. H. Spurgeon.)

16 CAPITOLO 6

Romani 6:16-18

Non sapete a colui al quale vi date servi per obbedire

Il servizio del peccato e il servizio della giustizia:

(I.) Il criterio di entrambi: l'obbedienza. Un servo disobbediente è una contraddizione in termini. La disobbedienza vizia il servizio e ne assicura il licenziamento formale. Con l'obbedienza ai comandi del peccato si devono distinguere i peccatori. Il codice del peccato sono i dieci comandamenti con i "non" omessi; e il mondo brulica di uomini e donne che obbediscono a ciascuno con la più costante e sincera obbedienza. Da questi i servitori della rettitudine si distinguono non per la loro professione, il loro abbigliamento, le loro posture, i loro rituali e i loro shibboleth di rettitudine, ma per la loro obbedienza ai comandamenti della rettitudine. Molti si presenteranno davanti al Gran Tribunale per altri motivi, ma il Re della Giustizia li giudicherà esclusivamente in base a questo criterio. "Non tutti quelli che hanno detto al Signore, Signore", ecc

(II.) Le caratteristiche dei due servizi

(1.) Il servizio del peccato è-(1) sbagliato. Un usurpatore è servito in un modo che fa torto al legittimo padrone e alla giusta legge; e nella misura in cui gli uomini sono stati fatti per la giustizia, fanno torto a se stessi. (2) Infruttuoso (ver. 21) . Il servizio del peccato è deludente, e i peccatori sono illusi in esso. A parte ciò che finisce, "la via dei trasgressori è dura". (3) Rovinoso: "peccato fino alla morte" (vedi anche ver. 23)

(2.) Il servizio della giustizia è-(1) Come suggerisce il nome, giusto. Questo dovrebbe risolvere la questione. Solo quando un uomo cede ad essa, si mette a posto con Dio, con la legge, con la propria coscienza, con l'universo. (2) Fruttuoso. Le sue "vie sono vie di piacevolezza", ecc. Anche in questa vita vale tutto quello che costa. La rettitudine è un buon padrone e paga man mano che procede. (3) Eternamente redditizio: la vita è la lotta della rettitudine

(III.) Il passaggio da un servizio all'altro

(1.) Tutti gli uomini sono servi. L'uomo non è stato creato e non diventerà mai indipendente. La servitù è la legge della sua natura, e dei due padroni deve servirne uno

(2.) Tutti gli uomini sono stati servi del peccato. Essi nascono in essa e continuano in essa; Alcuni per tutta la vita, altri fino a un certo punto

(3.) Tutti gli uomini possono diventare servitori della giustizia. (1) Con un preciso atto di devozione a se stessi. (2) Con un prezioso atto di accettazione divina. (J. W. Burn.)

Un giorno un certo signor Charles stava per partire da casa per adempiere a un appuntamento di predicazione, quando cominciò il brutto tempo, ed egli esitava se dovesse sfidare la tempesta. Consultò un certo signor Giovanni Evans su questo punto. «Dite al signor Charles», fu il messaggio risposto, «che se è un padrone può rimanere a casa, ma se è un servo deve mantenere il suo appuntamento». (Giornale cristiano.)

Obbedienza a Cristo: Venite a Lui. "Non so cosa accadrà", dice uno. Ebbene, venire a Cristo è semplicemente fidarsi di Lui. Tu sei colpevole, confida in Lui per salvarti. "Ma se faccio questo", dice uno, "posso allora continuare a vivere come facevo prima?" No, non è possibile. Se una nave in mare doveva essere portata in porto, e prendevano un pilota a bordo, diceva al capitano: "Capitano, se ti fidi di me, ti porterò in porto senza problemi; che quella vela sia ammainata". Ma non lo scogliere. «Ecco», dice, «occupati del timone e timona come ti dico». Ma non hanno partecipato. "Beh", dice il pilota, "pensavo che tu avessi detto che ti fidi di me". «Sì», dice il capitano, «e tu hai detto che se ci fossimo fidati di te saresti entrato in porto, e noi non siamo in porto». «No, ma ho capito che se ti fossi fidato di me avresti fatto come ti avevo detto. Non può essere un vero trust che disobbedisce al mio comando". Se dunque credi in Cristo, devi fare come Egli ti comanda, prendere la Sua croce e seguirLo, e allora quella tua fiducia avrà sicuramente la sua ricompensa. Sarai salvato ora, e salvato per sempre

Gli schiavi del diavolo: - Se un pirata, o, peggio, il padrone di una nave negriera, ha fatto un buon affare del suo traffico illegale, non vedo perché dovrebbe esitare a entrare in un traffico legale sull'oceano, perché non sa cosa gli farà l'oceano. Se un uomo è sicuro nel navigare contro le leggi di Dio e contro tutto ciò che è buono, quanto più Dio lo farà prosperare se applica al commercio legittimo la stessa abilità, intraprendenza e industria che ora applica a ciò che è illegittimo. Ho visto uomini lavorare dieci volte più duramente per essere cattivi di quanto sarebbero stati obbligati a lavorare per essere uomini onesti. I più grandi schiavi di cui io sappia qualcosa sono quelli di cui il diavolo ha il sopravvento e che egli sta costringendo a schivare tra la legge suprema di Dio e la loro prosperità mondana. Possono assicurarsi una sorta di prosperità, ma, potete contare su di essa, lavorano duramente per ottenerla. (H. W. Beecher.)

Schiavitù morale: Giacomo 2, sul letto di morte, si rivolse così a suo figlio: "Non c'è schiavitù come il peccato e non c'è libertà come il servizio di Dio". Non aveva ragione il monarca detronizzato? Che ne pensi delle catene delle cattive abitudini? Che ne pensi delle catene della lussuria indulgente? L'ubriacone che non riesce a resistere alla brama del vino, conosci che sei un prigioniero più accurato? L'uomo avido che fatica notte e giorno per la ricchezza, che cos'è se non uno schiavo? L'uomo sensuale, l'uomo ambizioso, l'uomo mondano, coloro che, nonostante le rimostranze della coscienza, non riescono a liberarsi dall'incanto: che cosa sono se non i soggetti di una tirannia di cui non c'è nulla di più severo e di più degradante? (H. Melvill, B.D.)

Avete obbedito di cuore a questa forma di dottrina

La forma apostolica della dottrina:

(I.) Cos'è?

(II.) Come dovrebbe essere ricevuto?

(III.) Qual è il suo effetto?

(IV.) Quali sentimenti dovrebbe ispirare questo risultato? (J. Lyth, D.D.)

Obbedienza alla forma della dottrina: - 1. La domanda: Di chi siete i servi? si risolve in un dato di fatto. L'apostolo, guardando ai suoi discepoli, li dichiara con la prova dell'ubbidienza di essere divenuti servi della giustizia. E non solo afferma questo cambiamento, ma ne assegna la causa. Essi obbedirono di cuore. Potrebbe esserci stata la forma di un cedimento; ma una certa doppiezza latente ha portato un difetto con cui è stata invalidata. Ora sia ringraziato Dio, dice l'apostolo, non è così per voi. Guardo il tuo frutto, e lo trovo frutto della santità. Guardo la tua vita, e trovo che è la vita dei servi di Dio

(2.) Ma che cosa si dice qui che obbediscono di cuore? Il termine "dottrina" nell'originale può significare la cosa insegnata, o il processo di insegnamento, un processo che può abbracciare molti elementi, e consistere di diverse parti distinte, per obbedire alle quali dal cuore è giusto prenderli tutti con la semplicità e la buona fede con cui un bambino legge con fede il suo quaderno. Quest'ultimo punto di vista è ampiamente confermato dall'importanza dell'equivalente greco per "forma", cioè uno stampo che imprime la propria forma alla sostanza cedevole su cui è applicato. E sarebbe ancora più conforme all'originale se rendessimo l'intera frase. Lo stampo o modello di dottrina "nella quale siete stati liberati". La verità cristiana, nelle sue varie parti e nei suoi vari risalti, è paragonata a uno stampo, in cui il cuore o l'anima dell'uomo è gettato affinché ne possa uscire una trascrizione precisa

(3.) Dovrebbe essere obbediente ad ogni tocco e cedere ad ogni carattere che vi viene inciso. Dovrebbe sentire l'impressione, non solo da una delle sue verità, ma da tutte esse, altrimenti, come il calco che è a contatto con lo stampo solo in un solo punto, tremerà e fluttuerà, e mancherà del tutto di una conformità stabile a ciò con la cui somiglianza dovrebbe essere ovunque racchiuso. Voi sapete quanto sia difficile contrapporre un corpo all'altro quando ha un solo spazio stretto su cui stare in piedi, e che, per garantire una posizione di stabilità, devono esserci almeno tre punti di appoggio. C'è qualcosa di simile a questo, prima che la mente di un ricercatore sia correttamente fondata e stabilizzata sulla base della testimonianza rivelata di Dio. Come vira e fluttua, quando si attiene a un solo articolo e non riesce a comprendere a sufficienza le verità del cristianesimo! Come coloro che parlano, ad esempio, del nudo fatto della fede vacillano e cedono nell'ora della tentazione. Come coloro che ammettono che sia la giustizia di Cristo che la rigenerazione del proprio carattere siano ugualmente indispensabili, sono stati tuttavia portati a naufragare; e ciò solo perché, pur aderendo a parole a queste due generalità, non le hanno mai diffuse in tutta la loro storia nelle applicazioni viventi della preghiera e della vigilanza. Hanno bisogno che la loro vita e il loro cuore riempiano l'intera trascrizione della rivelazione. Una dottrina non è sufficiente per questo, perché Dio, nella Sua saggezza, ha ritenuto opportuno che ci sia una forma o uno schema di dottrina. L'obbedienza del cuore alla fede è obbedienza a tutto ciò che Dio propone per la fede e l'accettazione di coloro che sono entrati nella borsa di studio dell'eternità; e a questo scopo non ci deve essere un semplice assenso dell'intelletto a un dato numero di articoli, ma un'ampia coalescenza della mente con l'intera estensione e grandezza del libro della testimonianza di Dio. 4. Uno schema di dottrina, quindi, implica più di una verità; e San Paolo è ora andato oltre l'annuncio del suo singolo articolo. Era molto pieno di Cristo come propiziazione per il peccato, e della giustizia di Cristo come supplica di accettazione per i peccatori; e poi, quando giunse alla domanda: Coloro che sono partecipi di questo beneficio continueranno forse nel peccato per poterne ottenere ancora di più? Pronuncia un negativo. Qui non c'era una sola verità, ma un composto di verità; uno stampo inciso su entrambi i lati con certi caratteri diversi, e il metallo ammorbidito che vi viene versato cede tutto intorno e ne prende la varia impressione. E così di colui che obbedisce di cuore alla forma di dottrina nella quale è stato consegnato. Non cede a un articolo e non presenta un lato di durezza e di resistenza a un altro articolo. Egli è completamente intenerito e umiliato sotto un senso di peccaminosità, e molto volentieri accetta la salvezza del vangelo nei termini del vangelo. Egli non sceglie, come il robusto polemista, dalla Parola la sua posizione preferita; ma, come il fanciullo, egli prosegue per conoscere il Signore, proprio come le cose rivelate si offrono alla sua docilità e alla sua attenzione su quella tavola iscritta che il Signore ha posto davanti a lui

(5.) Il modo per te di fare bene la transizione dal peccato alla giustizia è avere la stessa obbedienza di fede. Significa stendere la tavola del tuo cuore per la pressione su di essa di tutti i caratteri che sono incisi sulla tavola della rivelazione; è incorporare nel tuo credo la necessità di una vita santa, a imitazione e alla volontà del Signore Gesù, insieme a un'umile fiducia nei Suoi meriti come tua unica meritevole supplica meritoria per l'accettazione presso il Padre; Significa abbandonare il sistema ristretto, intollerante e restrittivo della teologia che, conferendo un diritto di monopolio ad alcune delle sue posizioni preferite, agisce come il corrispondente sistema di commercio impedendo la piena circolazione delle sue verità e del suo tesoro attraverso quel mondo che è fatto di poteri e di affetti. Siate la vostra fede tanto ampia e lunga quanto è la registrazione di tutte quelle comunicazioni che sono indirizzate ad essa, e siate molto sicuri che è solo quando vi arrendete in sottomissione a tutte le sue verità che potete essere liberati dal peccato partecipando all'adempimento di tutte le sue promesse

(6.) Si sente spesso parlare del potere della verità. È una frase giusta ed espressiva, ed è citata nel testo. Ma questo potere della verità è il potere di tutta la verità. Mutilate la verità e la paralizzerete. Abbattilo e paralizzi le sue energie. E così, mentre sperate di essere liberati dalla tirannia del peccato con la forza della verità cristiana, dovete coltivare tutta essa. Dividi e ti scurisci. Tutta quella luce che una verità riflette su un'altra si spegne quando il ricercatore, invece di guardare senza paura all'esterno il ricco e variegato paesaggio della rivelazione, fissa i suoi sguardi intenti su una porzione ristretta del territorio e chiude il resto all'occhio della sua contemplazione. Ma non pensiamo che noi, con la nostra propria energia, possiamo supplire, per così dire, alla prima condizione su cui si fa ruotare la nostra liberazione dal peccato. La gloria di ciò è dovuta alla grazia, che ha intenerito i vostri cuori sotto l'impressione della verità, che vi ha mosso ad un'obbedienza ad essa aspirante, che vi porterà, spero, a mettere in pratica il principio, che si sfogherà verso l'alto verso il santuario in preghiera, e farà scendere quella forza di ritorno che può liberarvi dalla schiavitù della corruzione e darvi impulso e forza per tutti i servizi di rettitudine. (T. Chalmers, D.D.)

La forma dell'insegnamento: - C'è spazio per la differenza di opinione su ciò che Paolo intende esattamente per "forma" qui. Significa originariamente un segno lasciato dalla pressione o dall'impatto; poi uno stampo, un modello o un esempio, poi la copia di un tale esempio o modello, o il calco di tale stampo. Significa anche lo schema generale che conserva le caratteristiche distintive di una cosa. Ora possiamo scegliere tra questi due significati nel nostro testo. Se l'apostolo intende tipo nel senso ultimo della parola, allora la traduzione "forma" è adeguata, ed egli pensa all'insegnamento cristiano che era stato dato ai cristiani romani come dotato di certe caratteristiche ben definite che lo distinguevano da altri tipi di insegnamento, come, per esempio, gli ebrei o i pagani. Ma se prendiamo l'altro significato, allora egli sta introducendo, in vero stile paolino, una metafora vivida e pittoresca per rafforzare il suo pensiero, e sta pensando all'insegnamento che i cristiani romani avevano ricevuto come a una specie di stampo in cui erano stati gettati, un modello a cui dovevano essere conformi

(I.) Il vangelo di Paolo era un corpo di insegnamenti definito. Il vangelo nella sua prima forma che giunge agli uomini freschi di Dio non è un insieme di proposizioni, ma una storia di azioni che sono state compiute sulla terra. E, quindi, è adatto ad essere lo stampo di ogni carattere. Gesù Cristo non venne a parlare agli uomini di Dio, e a dire loro ciò che i Suoi apostoli dissero in seguito: "Dio è amore", ma visse e morì, e questo fu principalmente il Suo insegnamento su Dio. Non venne dagli uomini per stabilire una teoria dell'espiazione o una dottrina della propiziazione, o una teologia sul peccato e le sue relazioni con Dio, ma andò alla Croce e diede Se stesso per noi, e questo era il Suo insegnamento sul sacrificio. Non disse agli uomini: "C'è una vita futura, ed è di questo o quel tipo", ma uscì dalla tomba e disse: "Toccami e toccami. Uno spirito non ha carne né ossa", e perciò portò alla luce la vita e l'immortalità, non con parole vuote, ma con la solida realtà dei fatti. Non tenne lezioni di etica, ma visse una vita umana perfetta da cui si possono trarre tutti i principi morali che guideranno la condotta umana. E così, invece di presentarci una collezione botanica di proposizioni scientificamente disposte e morte, ci condusse nel prato dove i fiori crescono, vivi e belli. La sua vita e la sua morte, con tutto ciò che implicano, sono l'insegnamento. Non dimentichiamo, d'altra parte, che la storia di un fatto non è la mera affermazione della cosa esteriore che è accaduta. L'insegnamento cristiano è costituito dai fatti e dalla loro spiegazione; ed è ciò che lo differenzia dal mero record che non è di alcun aiuto per nessuno. Così Paolo stesso in una delle Sue altre lettere lo dice. Questo è il suo vangelo: Gesù di Nazareth "morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto e risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture". Questo è ciò che trasforma la nuda storia dei fatti in insegnamento, che è lo stampo per la vita

(II.) Questo insegnamento è, a giudizio di Paolo, uno stampo o un modello secondo il quale la vita degli uomini deve essere conformata. Non c'è dubbio che, in quell'insegnamento come esposto nelle Scritture, risiede il più potente potere formativo per plasmare la nostra vita e emanciparci dal nostro male. Cristo è il tipo, lo stampo in cui gli uomini devono essere gettati. Il vangelo, come presentato nelle Scritture, ci dà tre cose. Ci dà lo stampo perfetto; ci dà il motivo perfetto; Ci dà il potere perfetto. E in tutte e tre le cose appare la sua gloria distintiva, a parte e al di sopra di tutti gli altri sistemi che hanno mai cercato di influenzare la condotta o di plasmare il carattere dell'uomo. Abbiamo nel Cristo l'unico tipo, l'unico modello per ogni sforzo, lo "specchio della forma", l'Uomo perfetto. E quella somiglianza non si riproduce in noi con la pressione o con un colpo, ma attraverso il lento e benedetto processo di guardare fino a quando diventiamo simili, contemplando la gloria fino a quando non siamo trasformati nella gloria. È inutile avere uno stampo e metallo a meno che non si abbia un fuoco. È inutile avere un modello perfetto a meno che tu non abbia motivo di copiarlo. Se possiamo dire: "Mi ha amato e ha dato se stesso per me", allora la somma di tutta la moralità, l'antico comandamento che "vi amate gli uni gli altri", riceve un nuovo rigore, e un nuovo motivo così come un'interpretazione più profonda, quando il Suo amore è il nostro modello. L'unica cosa che renderà gli uomini disposti ad essere come Cristo è la loro fede che Cristo è il loro Sacrificio e il loro Salvatore. Inoltre, l'insegnamento è un potere di modellare la vita, in quanto porta con sé un dono che assicura la trasformazione del credente a somiglianza del suo Signore. Parte dell'"insegnamento" è il fatto della Pentecoste; Parte dell'insegnamento è il fatto dell'ascensione; e la conseguenza dell'ascensione e della sicura promessa della Pentecoste è che tutti coloro che Lo amano, e sperano in Lui, riceveranno nei loro cuori lo "spirito di vita in Cristo Gesù", che li renderà liberi dalla legge del peccato e della morte

(III.) Questo stampo richiede obbedienza. Per la natura stessa dell'insegnamento, l'assenso trascina dietro la sottomissione. Potete compiacere voi stessi, sia che permettiate a Gesù Cristo di entrare nella vostra mente o no, ma se Lo lasciate entrare, Egli sarà il Maestro. Non esiste una cosa come accoglierlo e non obbedire. E così l'esigenza del vangelo che noi chiamiamo fede ha in sé tanto l'elemento dell'obbedienza quanto l'elemento della fiducia. E la presenza di quell'elemento è proprio ciò che fa la differenza tra una finzione e una vera fede. (A. Maclaren, D.D.)

Plasmato dalla verità: - Il vangelo qui è paragonato a uno stampo in cui l'anima viene liberata. Prendiamo il nostro carattere dalla verità che riceviamo. I nostri affetti sono modellati, formati, modellati, guidati dal vangelo a cui obbediamo. A volte è paragonato a uno specchio 2Corinzi 3:8. Il vangelo ci rivela Gesù, e quando guardiamo in quello specchio la luce cade sulla nostra anima e ci assimila a Lui. Qui si tratta di uno stampo. Siamo gettati nello stampo della verità a cui obbediamo con il cuore. Il Vangelo non è solo un potere direttivo, ma un'influenza trasformatrice; Non si può crederci senza esserne plasmati. Ogni uomo che dice di crederci, il cui carattere non è plasmato da esso, inganna se stesso. Come si può allora correggere questo fenomeno? Non studiando attentamente i pensieri e i sentimenti dei nostri poveri cuori, ma esaminando la testimonianza che Dio ci ha dato riguardo a Cristo, mescolando la fede con le promesse che ci sono state date, affinché per mezzo di esse potessimo essere partecipi della natura divina. L'ingresso della Sua Parola non solo darà luce alla nostra intelligenza, ma ci trasformerà a Sua immagine; e quando riceveremo la dottrina nei nostri cuori, saremo consegnati ad essa come in uno stampo, e i nostri gusti e il nostro carattere e i nostri desideri e le nostre vie e i nostri scopi, saranno modellati da essa. Questo è l'insegnamento costante della Scrittura Efesini 2:10; Luca 1:74; Tito 2:11. (M. Rainsford, B.A.)

Marchiato con la verità: - Era usanza imprimere un marchio distintivo o un marchio sugli schiavi appartenenti a diversi padroni. Si potrebbe quindi dire, con una metonimia non insolita, di uno schiavo come appartenente a un certo marchio, il marchio essendo posto per il padrone di cui era il marchio; e quando uno schiavo veniva trasferito da un padrone all'altro, come consegnato a un nuovo marchio o marchio, cioè a un nuovo proprietario o padrone, al quale, o, per la stessa figura, al cui marchio doveva allora considerare la sua persona attaccata e il suo servizio e obbedienza dovuti. Questo è probabilmente il vero significato: "Avete ubbidito di cuore a quel marchio di dottrina al quale siete stati consegnati"; questa traduzione dà ad ogni parola il suo pieno e giusto effetto. Passarono da un servizio all'altro, distinti da un nuovo marchio, al quale, come ricordo del loro nuovo padrone, e il simbolo appropriato della sua proprietà in loro e del suo potere su di loro, dovevano da allora in poi rendere il loro obbediente servizio. La "dottrina" di Cristo è il distintivo distintivo, o segno appropriato, di tutti i Suoi servitori. Essi portano la professione e imprimono la Sua verità; e, sotto l'influenza di quella verità, Lo servono come il Maestro che ha impresso su di loro la sua impressione, in uno spirito di amore reverenziale. (R. Wardlaw, D.D.)

Trasformazione della grazia: - Poco tempo fa i produttori di gas per l'illuminazione erano perplessi sul sapere come smaltire il catrame di carbone rimasto nelle storte. Era difficile conoscere l'esistenza di una sostanza più inutile e nauseabonda. La chimica venne in soccorso, e oggi non meno di trentasei articoli commerciabili sono prodotti da questa melma nera, vile e appiccicosa: solventi, oli, sali, coloranti, aromi. Mangi un po' di deliziosa pasticceria, felicemente inconsapevole che il gusto squisito che ti piace così vivamente proviene dal catrame di carbone; compri dal droghiere una minuscola fiala di quello che è etichettato come "Ottone di Rose", senza sognare che il delizioso profumo si diffonde non dai "campi di Arabia", ma dalla ritorta di gas ripugnante. Il cristianesimo è una chimica morale. Sarebbe stato per le nazioni se avesse avuto un posto più alto nella loro economia sociale. Salvare l'asfalto va bene, ma salvare l'anima è meglio. La grazia trasforma un furfante in un uomo onesto, una prostituta in una donna santa, un ladro in un santo. Dove salivano le esalazioni fetide del solo vizio, si trovano la preghiera e la lode; Dove i miasmi morali avevano la loro tana, la giustizia e la temperanza piantano la loro tenda. Ogni sorta di cose buone è prodotta dalla pietà, e ciò anche nei cuori che un tempo puzzavano di ogni sorta di sporcizia. Non dovrebbe questo fermare ogni mano persecutrice, mettere a tacere ogni lingua ingiuriosa e incitare ogni spirito santificato a un'energia continua e crescente. (C. H. Spurgeon.)

Essendo dunque liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia

Libertà dal peccato e sottomissione alla giustizia:

(I.) La schiavitù supponeva. Possono essere resi liberi solo coloro che sono stati soggetti alla schiavitù. Molti si risentono di questa accusa ed esclamano, come fecero gli ebrei: "Non siamo mai stati schiavi di nessuno". E finché gli uomini rimarranno sotto l'infatuazione di essere liberi, non accoglieranno mai la notizia di una liberazione. Siamo in schiavitù-1. A una legge che abbiamo violato. Una natura perfetta era in grado di adempiere i requisiti di una legge perfetta; ma una natura imperfetta non può mai soddisfare questi requisiti. Coloro dunque che cercano di essere accettati da Dio per mezzo delle opere della legge, sono sotto la maledizione, legati e condannati da essa

(2.) A un Dio che abbiamo dispiaciuto. Perfettamente consapevoli che "Dio è amore", crediamo anche che Egli sia un Dio di giustizia. Il carattere di Dio, considerato nel suo insieme, esige che Egli mantenga l'onore della Sua legge; e perciò Egli è vincolato da ogni principio della Sua natura, e da ogni qualifica del Suo ufficio come Sovrano dell'universo, a punire il peccatore

(3.) Alle corruzioni a cui si è abbandonato. (1) L'uomo è caduto sotto il governo delle passioni, di cui ci sono tre classi: l'animale, che porta a ogni sorta di impurità; i malevoli, che portano a ogni sorta di crudeltà; e il secolare, che vanno a rendere gli uomini del tutto vili e sordidi. (2) Ci sono anche peccati intellettuali sotto i quali gli uomini sono legati, e persino venduti: l'orgoglio, l'intrusione presuntuosa in cose sacre e proibite, e l'infedeltà nel rifiutare la testimonianza che Dio ha dato di Suo Figlio. Ma sia che gli uomini siano vincolati dai peccati intellettuali o sensuali, sono ugualmente schiavi. 4. Al mondo che abbiamo idolatrato. C'è chi non si ribellerebbe mai alle leggi della moda. Preferirebbero commettere un peccato enorme contro Dio piuttosto che violare l'etichetta di questo mondo. L'uomo che è devoto all'amore del denaro è legato come sempre a colui che è stato legato alle galere per tutta la vita. L'uomo che ama i piaceri di questo mondo, anche se se ne allontana con disgusto ancora e ancora, domani sarà sempre la stessa cosa. E per quanto riguarda gli ambiziosi, guardate che schiavi sono, come sono servili quando hanno uno scopo da realizzare; quanto è insolente una volta raggiunto quell'obiettivo; e quanto sia insoddisfatta del vertice più alto a cui l'ambizione umana possa elevarsi

(5.) A una morte che non possiamo evitare. Alcuni "sono per tutta la vita soggetti alla schiavitù per paura della morte", sia per l'atto stesso che per le conseguenze

(II.) La libertà che viene concessa

(1.) Dalla colpa del peccato in virtù della morte espiatoria e del sacrificio espiatorio del Divino Redentore

(2.) Dalla punizione del peccato. La catena è spezzata, il debito è cancellato, l'accusa è confutata, e il credente giustificato può dire: "Chi metterà qualcosa a carico degli eletti di Dio?" 3. Dal dominio del peccato. Come posso amare ciò che ha crocifisso il Salvatore? 4. In ultima analisi, dalla presenza del peccato. Non entrerà in nessun modo nella Gerusalemme celeste nulla che contamini o operi abominio

(III.) La successiva soggezione o subordinazione. "Voi siete diventati servi della giustizia!" 1. Per fede nella dottrina della giustizia (ver. 17) . Tutte le dottrine del Vangelo sono secondo la pietà. Essi fissano la salvezza sui grandi principi dell'eterna rettitudine; perché Dio non perdona semplicemente con un atto di clemenza; ma con un atto di equità

(2.) Amore per il principio di giustizia

(3.) Sottomissione alla regola della giustizia - la volontà di Dio - non la nostra opinione - non le leggi dei nostri simili. 4. Determinazione studiosa e costante obiettivo verso la pratica della giustizia universale. (C. Bradley, M.A.)

Il nostro cambio di padroni: 1. L'uomo è stato creato per governare. Era destinato a un re, che avrebbe dovuto avere il dominio sulle bestie dei campi, ecc. Eppure è altrettanto vero che è stato fatto per servire. Egli fu posto nel giardino per custodirlo, per vestirlo e per servire il suo Creatore. Abbandonando la sua fedeltà al suo legittimo Padrone, è divenuto schiavo delle passioni malvagie

(2.) Quando Dio della Sua infinita misericordia visita l'uomo per mezzo del Suo Spirito, quello Spirito non viene come una potenza neutra, ma entra con il pieno intento di regnare. L'uomo non può servire due padroni, ma deve servire uno. Alessandro conquistò il mondo, eppure divenne prigioniero dell'ubriachezza e del suo temperamento passionale. Roma aveva molti schiavi, ma chi portava la sua porpora era il più in catene. L'alto rango non salva l'uomo dall'essere sotto una padronanza: né lo fa l'istruzione né la filosofia. Salomone, il governante più sagace della sua epoca, divenne completamente sottomesso ai suoi desideri carnali

(3.) Chi sarà, dunque, il padrone dell'uomo? Il nostro testo parla di "essere stati liberati dal peccato", e allo stesso tempo aggiunge: "Voi siete diventati servi della giustizia". Non c'è interregno. L'uomo passa da un padrone all'altro, ma è sempre in soggezione. Considera-

(I.) Il nostro cambio di padrone

(1.) Nel descrivere questa rivoluzione inizieremo con una parola o due sul nostro vecchio maestro "peccato". Non eravamo tutti schiavi allo stesso modo, ma eravamo tutti in schiavitù. (1) Il peccato ha i suoi servi in livrea. Se volete vederli vestiti al meglio o al peggio, andate in prigione, o nei luoghi di divertimento vizioso. Molti di loro portano il distintivo della fatica del diavolo sulla schiena in stracci, sul viso nelle macchie nate dall'ubriachezza e nelle ossa stesse per le conseguenze del loro vizio. (2) Ma i grandi hanno molti servi che sono senza livrea, e così ha il peccato. Non eravamo tutti trasgressori dichiarati. L'egoistica cautela si trattiene da atti palesi di trasgressione. Gli ipocriti sono schiavi peggiori degli altri, perché sono posti sotto le restrizioni della religione senza le loro consolazioni, e praticano i peccati senza i loro piaceri. (3) I servi del peccato non sono tutti servi all'aperto. Molti tengono per sé il loro peccato. Sono eccellenti nel loro portamento esteriore; ma per tutto questo sono i servi interni di Satana. (4) Ci sono, tuttavia, molti che una volta erano servi all'aperto, che peccano apertamente e sfidano ogni legge

(2.) I credenti sono resi liberi dal peccato. (1) Dalla condanna del peccato (CAPITOLO 8:1) . (2) Dalla colpa del peccato. Come non puoi essere condannato, così la verità va oltre, non puoi nemmeno essere accusato. "Chi accuserà gli eletti di Dio?" (3) Dalla punizione del peccato. (4) Dal suo potere regnante

(3.) Come siamo arrivati ad essere liberi? (1) Con l'acquisto, perché il nostro Salvatore ha pagato l'intero denaro di riscatto. (2) Per potere. Proprio come gli Israeliti erano il popolo del Signore, ma Egli dovette farli uscire dall'Egitto, così il Signore con la potenza ha spezzato il collo del peccato e ci ha sollevati dal dominio del vecchio Faraone del male e ci ha liberati. (3) Per privilegio. "A tutti quelli che credettero in lui, egli diede loro il privilegio di divenire figli di Dio". Il suo decreto regale, maestoso e divino ha ordinato ai prigionieri di uscire. (4) Con la morte. Se uno schiavo muore, il possesso del suo padrone su di lui è terminato. "Chi è morto è libero dal peccato". (5) Per risurrezione. Ci è stata data una nuova vita; siamo nuove creature in Cristo Gesù. 4. Voi siete diventati servi della giustizia. Un Dio giusto ci ha fatti morire al peccato; Una vita nuova e giusta è stata infusa in noi, e ora la rettitudine governa e regna in noi. Il testo dice che siamo schiavi della giustizia, e quindi desideriamo essere

(II.) Le ragioni del nostro cambiamento

(1.) Abbiamo cambiato il nostro vecchio padrone perché siamo stati detenuti illegalmente da lui. Il peccato non ci ha creati, non ci nutre, non ha alcun diritto su di noi. Inoltre, il nostro vecchio padrone era il peggio che ci potesse essere. Siamo scappati da lui perché non abbiamo mai avuto alcun profitto dalle sue mani. "Che frutto avevate allora?" Chiedete all'ubriacone, allo spendaccione, a qualsiasi uomo che vive nel peccato, che cosa ha guadagnato da esso, e scopriremo che è tutta una perdita. Oltre a ciò, il nostro vecchio padrone portava vergogna. "Quelle cose di cui ora vi vergognate". Inoltre, il suo salario è la morte

(2.) Ma perché ci siamo messi con il nostro nuovo Maestro? In primo luogo, dobbiamo noi stessi interamente a Lui; e in secondo luogo, se non lo facessimo, Egli è così amabile, che se avessimo una libera scelta di padroni lo sceglieremmo mille volte. Il suo servizio è la perfetta libertà e la suprema delizia. Egli ci dà fin d'ora una ricompensa nel Suo servizio

(III.) Le conseguenze di questo cambiamento

(1.) Che tu appartenga interamente al tuo Signore. Sembra che un gran numero di cristiani professanti appartenga per lo più a se stessi, poiché non hanno mai dato a Dio nulla che costasse loro la rinuncia a se stessi. Ma se siete veramente salvati, non vi appartiene nemmeno un capello del vostro capo; Il sangue di Cristo o ti ha comprato o non ti ha comprato, e se lo ha fatto, allora tu sei completamente di Cristo. Proprio come un apparteneva all'uomo che lo ha comprato, ogni centimetro di lui, così tu sei lo schiavo di Cristo; tu porti nel tuo corpo il marchio del Signore Gesù, e in esso risiedono la tua gloria e la tua libertà

(2.) Poiché sei di Cristo, il Suo stesso nome ti è caro. Tu non sei così Suo schiavo da fuggire dal Suo servizio se potessi; vuoi essere sempre più del Signore. Dove c'è qualcosa di Cristo, lì il vostro amore si diffonde. Un giorno Haydn si trasformò in un venditore di musica, e chiese della musica scelta e bella, e gli fu offerta un po' della sua. «Oh», disse Haydn, «non voglio avere niente a che fare con questo». «Perché, signore, che difetto ci trovate?» «Posso trovare un bel po' di difetti in questo, ma non voglio discutere con te, non voglio nulla della sua musica». «Allora», disse il negoziante, «ho altra musica, ma non è per quelli come te». Un appassionato completo diventa impaziente con coloro che non apprezzano ciò che lui ammira tanto. Non puoi essere mio amico se non sei amico di Cristo

(3.) Tutti i tuoi membri sono d'ora in poi riservati a Cristo. Quando Satana era il tuo padrone, non ti importava di Cristo, ti sei buttato completamente nel male. Non c'era bisogno di essere incitati a farlo. Ora non dovresti volere che i tuoi ministri o amici cristiani ti incitino alle buone opere; Dovresti essere altrettanto ansioso di santità quanto lo eri di peccamino. Come tu hai reso al diavolo un servizio di prim'ordine, lascia che Cristo abbia lo stesso. Alcuni di voi non hanno mai sostenuto alcuna spesa: vorrei che potessimo servire Cristo in questo modo senza risparmio. I poveri schiavi del peccato non solo non si fermano alla spesa, ma non si spaventano di fronte a nessun tipo di perdita. Guarda quanti perdono i loro personaggi per il bene di una breve ora di peccato. Rovinano la loro pace e non ci pensano affatto. Perderanno anche la salute; anzi, distruggeranno le loro anime per amore dei brevi piaceri del peccato. Allo stesso modo dobbiamo servire il nostro Signore. Siate disposti a perdere il carattere, la salute, la vita, tutto, se in qualche modo potrete glorificare Colui di cui siete diventati servitori. Oh, chi sarà il servo del mio padrone? Non lo vedete? Egli non porta sul suo capo alcun diadema, ma la corona di spine; I suoi piedi sono ancora inghiottiti dalle loro ferite, e le sue mani sono ancora ingioiellate dai segni dei chiodi. Questo è il tuo Maestro, e queste sono le insegne del Suo amore per te. Quale servizio Gli renderete? Quella di un semplice professore, che nomina il suo nome ma non lo ama? Quello di un freddo religioso, che rende servizio involontario per timore? Non disonorarlo così. (C. H. Spurgeon.)

La severità della legge di Cristo: - 1. L'apostolo non si accontenta di dire mezza verità; non dice semplicemente che siamo stati liberati dalla colpa e dalla miseria, ma aggiunge che siamo diventati schiavi di Cristo. Egli non ci ha comprati e poi non ci ha liberati nel mondo. Egli ci ha dato quell'unica libertà che è realmente tale, il servizio vincolato a Lui stesso, per timore che, se lasciati a noi stessi, ricadiamo di nuovo nella crudele schiavitù da cui Egli ci ha redenti

(2.) Su questo bisogna insistere; poiché un certo numero di persone pensa di non essere affatto vincolato ad alcun servizio reale, ora che Cristo li ha liberati. Gli uomini parlano spesso come se la perfezione della felicità umana risiedesse nel nostro essere liberi di scegliere e di rifiutare. Ora siamo davvero liberi, se non scegliamo di essere servi di Cristo, di tornare all'antica schiavitù. Possiamo scegliere il nostro padrone, ma dobbiamo servire Dio o mammona. Non possiamo assolutamente essere in uno stato neutrale. Eppure un certo numero di persone pensa che la loro libertà cristiana risieda nell'essere liberi da ogni legge, anche dalla legge di Dio. In opposizione a questo grande errore, San Paolo ricorda ai suoi fratelli nel testo che quando furono "liberati dal peccato", "divennero servi della giustizia". Dice la stessa cosa in altre Epistole 1Corinzi 7:22, 23; Colossesi 3:22, 24; 1Corinzi 9:21

(3.) La religione, quindi, è un servizio necessario; Naturalmente è anche un privilegio, ma diventa sempre più un privilegio quanto più ci esercitiamo in esso. Lo stato cristiano perfetto è quello in cui il nostro dovere e il nostro piacere sono gli stessi, è lo stato in cui si trovano gli angeli; ma non è così per noi, se non in parte. Al momento della nostra rigenerazione, infatti, abbiamo un seme di verità e santità piantato dentro di noi, una nuova legge introdotta nella nostra natura; Ma abbiamo ancora quella vecchia natura da sottomettere, un lavoro, un conflitto per tutta la vita. 4. Ora la maggior parte dei cristiani ammetterà in termini generali di essere sotto una legge, ma lo ammette con riserva; rivendicano per sé un certo potere di dispensazione

(I.) Qual è il tipo di uomo che il mondo considera rispettabile e religioso? Attibest è così. Ha un certo numero di punti positivi nel suo carattere, ma alcuni di questi li ha per natura, altri li ha acquisiti perché le circostanze esterne lo hanno costretto ad acquisirli. Ha acquisito un certo autocontrollo, perché nessuno è rispettato senza di esso. È stato costretto ad abitudini di diligenza, puntualità e onestà. È cortese e servizievole; e ha imparato a non dire tutto ciò che pensa e sente, o a fare tutto ciò che desidera fare in tutte le occasioni. La grande massa degli uomini, naturalmente, è ben lontana da questo; ma suppongo i migliori, cioè coloro che solo di tanto in tanto sentiranno inclinazioni o interesse a correre contro il dovere. Tali tempi costituiscono la prova di un uomo; sono proprio i tempi in cui è incline a considerare di avere il permesso di fare a meno della legge, quando è semplicemente la legge di Dio, senza essere anche la legge di se stessi e del mondo. Egli fa ciò che è giusto, mentre la strada della religione corre lungo la strada del mondo; Quando si separano per un po', lui sceglie il mondo e chiama la sua scelta un'eccezione. Ad esempio: 1. Di solito viene in chiesa, è la sua abitudine; ma qualche affare urgente o progetto di piacere lo tenta: omette la sua presenza; Sa che questo è sbagliato, e lo dice, ma è solo una volta ogni tanto

(2.) È rigorosamente onesto nei suoi rapporti; È sua regola dire la verità, ma se è messo alle strette, di tanto in tanto si permette di dire un po' di falsità. Sa che non deve mentire, lo confessa; ma pensa che non ci si possa fare nulla

(3.) Ha imparato a frenare il suo temperamento e la sua lingua; ma su qualche insolita provocazione hanno la meglio su di lui. Ma non sono tutti gli uomini soggetti ad essere colti da malumore? Non è questo il punto; Il punto è questo: che non prova rimorso dopo, non sente di aver fatto nulla che richieda perdono. 4. È in generale temperato; ma si unisce a un gruppo di amici ed è tentato di eccedere. Il giorno dopo dice che è passato molto tempo da quando gli è successa una cosa del genere. Non capisce di avere alcun peccato di cui pentirsi, perché è solo una volta in un certo senso. Tali uomini, essendo così indulgenti con se stessi, sono indulgenti l'uno con l'altro. Consapevoli di ciò che si potrebbe dire contro se stessi, sono cauti in ciò che dicono contro gli altri. Questi sono alcuni di una moltitudine di tratti che contraddistinguono una religione facile-la religione del mondo; che si unirebbe alla verità cristiana, se quella verità non fosse così rigida, e litiga con essa, perché non si adatta alle emergenze e ai gusti degli individui

(II.) Questo è il tipo di religione contro cui San Paolo ci mette virtualmente in guardia, tutte le volte che parla del Vangelo come di una legge e di una servitù

(1.) Egli si vanta davvero del fatto che sia tale; infatti, come la felicità di tutte le creature sta nel compiere bene la loro parte, dove Dio le ha poste, così il massimo bene dell'uomo sta nell'obbedienza alla legge di Dio e nell'imitazione delle perfezioni di Dio. Perciò Paolo insiste sulla necessità che i cristiani "adempiano la giustizia della legge". Perciò Giacomo dice: "Chiunque osserva tutta la legge e commette un'infrazione in un solo punto, è colpevole di tutto". E il nostro Salvatore ci assicura che "chiunque trasgredirà uno di questi minimi comandamenti", ecc., e che "a meno che la nostra giustizia non superi la giustizia degli scribi e dei farisei", che era così parziale e circoscritta, "non entreremo in nessun caso nel regno dei cieli". E quando il giovane venne da lui, gli indicò "l'unica cosa" che mancava in lui. Non inganniamoci dunque; ciò che Dio richiede da noi è di accontentarci di nient'altro che di un'obbedienza perfetta, di avvalerci degli aiuti che ci sono stati dati e di affidarci alla misericordia di Dio per le nostre mancanze

(2.) Ma lo stato delle moltitudini di uomini è questo: i loro cuori stanno andando nella direzione sbagliata, e la loro vera disputa con la religione non è che sia rigida, ma che sia religione. Se voglio viaggiare verso nord, e tutte le strade sono tagliate a est, naturalmente mi lamenterò delle strade. Perciò gli uomini che cercano di raggiungere Babilonia per le strade che portano al monte Sion incontrano necessariamente ostacoli, attraversamenti, delusioni e fallimenti. Vanno miglio dopo chilometro, cercando invano le torrette della città della Vanità, perché sono sulla strada sbagliata; e, non volendo possedere ciò che stanno veramente cercando, trovano da ridire sulla strada come tortuosa e faticosa

(3.) Ma la religione è una schiavitù solo per coloro che non hanno il cuore di amarla. Di conseguenza, nel versetto 17, San Paolo ringrazia Dio perché i suoi fratelli hanno "obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale erano stati consegnati". Noi cristiani siamo gettati in un certo stampo. Per quanto ci manteniamo al suo interno, non siamo consapevoli che si tratti di uno stampo. È quando i nostri cuori traboccano in una direzione malvagia, allora ci consideriamo in prigione. È la legge nelle nostre membra che combattono contro la legge dello Spirito che ci porta in una schiavitù angosciante. Vediamo allora a che punto siamo e che cosa dobbiamo fare. Il cielo non può cambiare; Dio è "senza mutevolezza né ombra di svolta". La sua legge è di eternità in eternità. Dobbiamo cambiare. Dobbiamo passare dalla parte del cielo. Mai un'anima ha avuto vera felicità, ma conforme a Dio. Dobbiamo avere la legge dello Spirito della vita nei nostri cuori, "affinché la giustizia della legge si adempia in noi". 4. Alcuni uomini, invece di accampare scuse, come ho preso in considerazione, e di professare di amare la religione, tutto tranne il suo servizio, obiettano audacemente che la religione è innaturale, e quindi non può essere incombente. Gli uomini sono uomini, e il mondo è il mondo, e che la vita non è stata fatta per essere un peso, e che Dio ci ha mandato qui per godere, e che non ci punirà mai per aver seguito la legge della nostra natura. Rispondo, senza dubbio questa vita era destinata ad essere godimento; ma perché non la gioia nel Signore? Eravamo destinati a seguire la legge della nostra natura; Ma perché della nostra vecchia natura e non della nostra nuova? Ora che Dio ha aperto le porte della nostra prigione, se gli uomini sono ancora carnali, e il mondo peccaminoso, e la vita degli angeli un peso, e la legge della nostra natura non la legge di Dio, di chi è la colpa? Noi cristiani siamo certamente sotto la legge, ma è la nuova legge, la legge dello Spirito di Cristo. Siamo sotto la grazia. Quella legge, che per la natura è una grave schiavitù, è per coloro che vivono sotto la potenza della presenza di Dio, ciò che doveva essere, una gioia. (J. H. Newman, D.D.)

La vera libertà: "È la tua opinione", disse Socrate, "che la libertà sia un bene giusto e prezioso?" "Così prezioso," rispose Eutidemo, "che non conosco nulla di più prezioso." «Ma colui che è così sopraffatto dal piacere sensuale da non essere in grado di praticare ciò che è meglio, e quindi il più idoneo, lo consideri più libero, Eutidemo?» «Tutt'altro», rispose l'altro. «Tu pensi, dunque», disse Socrate, «che la libertà consista nel poter fare ciò che è giusto, e la schiavitù nel non essere in grado; Quale possa essere la causa che ci priva del potere?" «Sì, certamente». «Il dissoluto, dunque, devi supporre che sia in questo stato di schiavitù?» «Sì, e con buone ragioni.» (Senofonte.)

Vera libertà: Tu credi che la Carta ti renderebbe libero, volesse Dio che lo facesse. La carta non è cattiva se non sono cattivi gli uomini che la usano. Ma la carta ti renderà libero? Ti libererà dalla schiavitù per le tangenti di dieci sterline? Schiavitù al gin e alla birra? Schiavitù di ogni sputacchiatore che lusinga la tua presunzione e suscita in te amarezza e rabbia precipitosa? Questa, immagino, è la vera schiavitù; Essere schiavo del proprio stomaco, delle proprie tasche, del proprio carattere. La Carta risolverà questa situazione? Amici, voi volete più di quanto Attiof Parliament possa dare. Inglesi! Sassoni! Lavoratori della grande nazione dall'animo freddo e dalla mano forte dell'Inghilterra, l'officina del mondo, il leader della libertà per settecento anni; Uomini, voi dite di avere buon senso! Allora non ingannatevi nel significato di "licenza" quando invocate la "libertà". Chi oserebbe rifiutarti la libertà? poiché l'Iddio Onnipotente e Gesù Cristo, il povero che morì per i poveri, lo farà avverare per te, benché tutti i Mammoniti della terra fossero contro di te. Sta sorgendo un giorno più nobile per l'Inghilterra: un giorno di libertà, scienza, industria. Ma non ci sarà vera libertà senza virtù, non ci sarà vera scienza senza religione, non ci sarà vera industria senza il timore di Dio e l'amore per i vostri concittadini. Lavoratori d'Inghilterra, siate saggi, e allora dovrete essere liberi, perché sarete degni di essere liberi. (C. Kingsley, M.A.)

La libertà del credente: - La libertà del suddito non potrebbe mai essere preservata in uno stato di società senza legge, ma la violenza e la tirannia ridurrebbero a un'obbedienza servile i deboli e i timidi. Il palladio della libertà civile è la legge; legge ben definita, che esclude le fluttuazioni del capriccio da una parte e dell'aggressione dall'altra; Anche la legge è rigorosamente eseguita, perché il miglior codice è lettera morta se non è accompagnato da un dirigente vivo e fermo. Così la libertà del credente è assicurata dalla legge di Dio, quando è posta sotto la sua guida e il suo governo. Mentre vive sotto il malgoverno della sua natura decaduta, egli è il gioco di ogni immaginazione capricciosa, e successivamente lo schiavo delle sue passioni predominanti (ver. 16). Ma sia istituito il governo di Cristo, ed egli divenga l'uomo libero di Cristo; "il peccato non ha più dominio su di lui"; egli non è più il suo miserabile prigioniero, ma è sotto la legge della grazia, perché "dov'è lo Spirito del Signore, c'è libertà". (G. H. Salter.)

19 CAPITOLO 6

Romani 6:19-20

Parlo alla maniera degli uomini

Esortazione apostolica:

(I.) Il suo metodo. "Alla maniera degli uomini", cioè umanamente - come gli uomini parlano ordinariamente, prendendo in prestito qualsiasi illustrazione dalla vita comune. Gli argomenti spirituali sono resi più chiari da paragoni familiari, e quindi i predicatori dovrebbero usare un linguaggio semplice e illustrazioni familiari. Questo è stato esemplificato in Cristo e ha ispirato gli scrittori in generale. I predicatori più utili sono sempre stati quelli che parlano in modo più umano. La freccia troppo alta vola sopra la testa; troppo basso non è all'altezza

(II.) La ragione del metodo. "L'infermità della tua carne" - la conoscenza imperfetta attraverso la carne - un'apologia dell'uso dell'espressione "schiavi", ecc. Alcuni credenti sono ancora bambini e carnali 1Corinzi 3:1-4; Ebrei 5:12-14 ; altri sono spirituali e di età avanzata. Nella famiglia di Dio ci sono padri, giovani, bambini piccoli 1Giovanni 2:12-14. La carne è un impedimento all'apprensione della verità. La natura carnale vede la santità non come libertà, ma come schiavitù. Argomenti e modi di parlare da adattare allo stato dell'ascoltatore. Non lasciate che i maturi e gli illuminati, quindi, cavillano sui metodi adatti a raggiungere gli immaturi e gli ignoranti e viceversa.

(III.) Il suo contenuto

(1.) Una reminiscenza. "Come avete dato alle vostre membra" servi - (1) All'impurità, una caratteristica della vita pagana in generale (CAPITOLO 1:24) . L'impurità è peccato contro se stessi: impudicizia di vita. Ogni peccato è impurità; alcuni peccati in particolare (CAPITOLO 13:13) . Il più grande schiavo è colui che serve i piaceri sensuali. (2) All'iniquità - all'illegalità - ciò che è contrario alla legge di Dio, e anche alle leggi della società umana Luca 18:4. L'impurità e l'iniquità includono l'intera circonferenza del peccato Matteo 15:19). (3 all'iniquità, alla pratica dell'iniquità come risultato; a un progresso sempre maggiore e a una profondità di iniquità sempre maggiori. La pratica è l'effetto necessario della schiavitù. Il peccato non permette a nessuno dei suoi servi di rimanere ozioso

(2.) Un'applicazione del dovere. "Così anche ora" - con il massimo cuore e completamente, e in considerazione del passato "cedete le vostre membra" - (1) Servi alla giustizia. Ancora servi, ma alla giustizia invece che al peccato. Cristo dà ai Suoi discepoli un giogo, ma è un giogo dolce. La servitù alla giustizia significa la libertà più vera. (2) Alla santità, in modo da praticarla e crescere in essa. La santità è ciò che è in accordo con la volontà di Dio e abbraccia tutto l'uomo 1Tessalonicesi 5:23. È una questione di crescita. L'adempimento fedele di un dovere prepara a quello di un altro. La vittoria su un peccato ci rafforza per la vittoria su un secondo. La pratica della rettitudine conferma il principio della santità. Gli atti di grazia rafforzano le abitudini di grazia, poiché il lavoro aumenta i muscoli. (T. Robinson, D.D.Sarete voi i servi del peccato o i servi di Dio? - Per determinare la vostra scelta, considerate...

(I.) Il contrasto

(1.) Il peccato ti conduce da iniquità a iniquità

(2.) Dio ti guiderà sulla via della santità

(II.) Le conseguenze immediate

(1.) Il frutto del peccato è la vergogna

(2.) Della fede è la santità

(III.) Il risultato finale

(1.) Il salario del peccato è la morte

(2.) Il dono di Dio la vita eterna. (J. Lyth, D.D.)

Abbandona il servizio del peccato; entra nel servizio della giustizia: - Allora sfuggi... 1. Dalla vergognosa impurità alla vera santità (vers. 19-21)

(2.) Dalla servitù disonorevole alla vera libertà (vers. 20-22)

(3.) Dalla morte e dalla condanna alla vita eterna (vers. 21-23) . (W. Hauck.)

Due vie e due estremità:

(I.) L'uno era l'amara servitù; l'altra dolce libertà

(II.) L'uno ha una notorietà vergognosa; l'altra lodevole modestia

(III.) L'uno ha la morte eterna, l'altro la vita eterna. Notate ciò che Gesù dice di queste due vie e della loro fine Matteo 7:13. (W. Ziethe.)

La schiavitù del peccato è illegittima - un motivo di speranza per il peccatore - la domestica di Lutero, Elisabetta, in un impeto di dispiacere, lasciò il suo servizio senza preavviso. In seguito cadde nel peccato e si ammalò gravemente. Lutero le fece visita e, sedendosi al suo capezzale, disse: «Ho dato la mia anima a Satana». «Perché», replicò Luther, «non ha alcuna importanza. Cos'altro?" "Ho fatto", continuò, "molte cose malvagie; ma questo è ciò che più mi opprime, che ho deliberatamente venduto la mia povera anima al diavolo, e come potrà mai trovare misericordia un simile crimine?" «Elizabeth, ascoltami», replicò l'uomo di Dio. «Supponiamo, mentre vivevi nella mia casa, di aver venduto e trasferito tutti i miei figli a un estraneo, la vendita o il trasferimento sarebbero stati leciti e vincolanti?» «Oh no», disse la ragazza profondamente umiliata, «perché non avevo il diritto di farlo». «Benissimo, avevi ancora meno diritto di dare la tua anima all'arcinemico; non vi appartiene più di quanto non vi appartengano i miei figli. È proprietà esclusiva del Signore Gesù Cristo; L'ha fatto, e quando l'ha perduta l'ha anche riscattata; è Sua, con tutti i suoi poteri e le sue facoltà, e non puoi dare via e vendere ciò che non è tuo; Se l'utente ha tentato di farlo, l'intera transazione era illegale e completamente nulla. Ora, andate dal Signore, confessate la vostra colpa con il cuore spezzato e lo spirito contrito, e supplicateLo di perdonarvi, e di riprendervi ciò che è interamente Suo. E per quanto riguarda il peccato di tentare di alienare la Sua legittima proprietà, rigettatela sul diavolo, per questo, e solo questo è suo". La ragazza obbedì, si convertì e morì piena di speranza

Tra le spoglie prese quando Alessandro conquistò e conquistò Dario c'era un gabinetto o scrigno riccamente ingioiellato in cui il re persiano teneva i suoi profumi e dolci unguenti. Fu portato ad Alessandro, che subito lo trasformò in un altro e più nobile uso e aggiunse una sillaba al suo nome. Vi mise la sua copia dell'"Iliade", dicendo: "Questa non sarà più chiamata scatola di mirra, ma scatola di Omero". Ciò che la "scatola di mirra" divenne passando sotto le mani di Alessandro illustra ciò che l'anima diventa passando sotto le mani del suo Divino Ispiratore. Con influenze invisibili (con la stessa certezza con cui si ottiene il tocco miracoloso) Dio aggiunge alle grazie di "un vaso eletto" il dono della potenza e dell'espressione spirituale. Egli lo svuota per riempirlo di ricchezze più grandi

Infatti, quando eravate servi del peccato, eravate liberi dalla giustizia

I servi del peccato: - 1. Non c'è condizione più triste di quella di uno schiavo; e nessuna schiavitù così dura come quella del peccato. C'era una volta un tiranno che ordinò a uno dei suoi sudditi di fare una catena di ferro di una certa lunghezza. L'uomo portò l'opera e il tiranno gli ordinò di farla ancora più lunga. E continuò ad aggiungere un anello all'altro, finché alla fine il crudele sorvegliante ordinò ai suoi servi di legare l'operaio con la propria catena e di gettarlo nel fuoco. Il più duro dei tiranni, il diavolo, tratta i suoi schiavi allo stesso modo. Prima di tutto, la catena del peccato è leggera, e potrebbe essere facilmente liberata. Ma giorno dopo giorno Satana ordina alle sue vittime di aggiungere un altro anello. Il servo del peccato diventa più indurito, audace, spericolato nel suo modo malvagio. Aggiunge peccato a peccato, e poi viene la fine

(2.) Molto spesso gli schiavi del peccato non sanno di essere schiavi. Parlano della loro libertà dalle restrizioni, ci dicono che sono i padroni di se stessi, che i pii sono schiavi. Una volta ho visitato un manicomio. Alcuni avevano un'illusione, altri un'altra. Uno pensava di essere un re, un altro l'erede di una fortuna. Ma una cosa credevano tutti, che erano sani di mente

(3.) I servi del peccato portano i segni del loro padrone. Ho visto bande di detenuti lavorare a Dartmoor. Non si potevano confondere con nient'altro se erano vestiti con i migliori vestiti. La parola condannato è impressa su ogni volto grigio, con la stessa chiarezza con cui il marchio del governo è impresso sui loro vestiti. Anche i servi del peccato hanno i loro marchi. Guardate gli occhi sfuggenti e lo sguardo verso il basso del furfante e del falso; la fronte arrossata e gli occhi crudeli dell'uomo arrabbiato; le labbra deboli e la mano tremante dell'ubriacone. 4. I servi del peccato hanno i loro cosiddetti godimenti, queste sono le esche con cui il tiranno li mette in suo potere. Per un certo tempo la via dei trasgressori è resa facile e piacevole. L'ampia strada è ombreggiata e bordata di bei frutti e fiori. Un santo dell'antichità vide una volta un uomo che conduceva un gregge di porci, che lo seguiva volentieri. Quando il santo si meravigliò, l'uomo gli mostrò che lo seguivano per amore del dolce cibo che aveva in mano e non sapevano dove stessero andando. Così i servi del peccato seguono Satana per amore delle dolci cose che offre, e non sanno che stanno andando incontro alla loro morte, sì, alla morte vivente di un'anima perduta. (J. H. W. Buxton, M.A.)

Libertà dalla giustizia: stare completamente al di fuori di essa, non avere alcuna relazione con essa, privarla del tutto, non esserne del tutto influenzati; estranei quindi al suo servizio felice e proficuo. Possedere una libertà che è una rovina e una schiavitù. La libertà di un pianeta dalla legge che lo preserva nella sua orbita; la libertà di un bambino dalle restrizioni di una casa felice. Questa libertà piace alla carne, ma rovina l'uomo; non è dato misericordiosamente, ma follemente preso; è la miserabile scelta di Satana: "Meglio regnare all'inferno che servire in cielo". Si noti l'ironia latente del testo; "Voi eravate liberi"; Ma quale libertà? Una libertà simile a quella dell'inferno. La libertà dalla giustizia, la più grande miseria dell'uomo; la libertà nella giustizia è la sua più grande misericordia. (T. Robinson, D.D.)

Libertà e moderazione: - Senti ogni giorno un numero sempre maggiore di stolti parlare della libertà, come se fosse una cosa così onorevole; così lungi dall'essere così, è, nel complesso, e nel senso più ampio, disonorevole, e un attributo delle creature inferiori. Nessun essere umano, per quanto grande o potente, è mai stato così libero come un pesce. C'è sempre qualcosa che deve o non deve fare; mentre il pesce può fare quello che vuole. Tutti i regni del mondo messi insieme non sono grandi la metà del mare, e tutte le ferrovie e le ruote che sono state o saranno inventate non sono facili come le pinne. A pensarci bene, scoprirete che è la sua moderazione che è onorevole per l'uomo, non la sua libertà; e, per di più, è la moderazione che è onorevole anche negli animali inferiori. Una farfalla è più libera di un'ape, ma tu onori l'ape più giustamente perché è soggetta a certe leggi che la rendono adatta a una funzione ordinata nella società delle api. E in tutto il mondo, delle due cose astratte, la libertà e la moderazione, la moderazione è sempre la più onorevole. È vero, infatti, che in queste e in tutte le altre questioni non si può mai ragionare definitivamente dall'astrazione, perché sia la libertà che la moderazione sono buone quando sono nobilmente scelte, ed entrambe sono cattive quando sono mal scelte; ma dei due, ripeto, è la moderazione che caratterizza la creatura superiore, e migliora la creatura inferiore; e dal ministero dell'arcangelo al lavoro dell'insetto, dall'equilibrio dei pianeti alla gravitazione di un granello di polvere, il potere e la gloria di tutte le creature e di tutta la materia consistono nella loro obbedienza, non nella loro libertà. Il sole non ha libertà, una foglia morta ne ha molta. La polvere di cui sei formato non ha libertà. La sua libertà arriverà, con la sua corruzione. (J. Ruskin.)

21 CAPITOLO 6

Romani 6:21

Quale frutto avevate allora in quelle cose di cui ora vi vergognate?

I caratteri del peccato: - Il peccato è qui accusato in tutti i periodi di tempo

(I.) Per il passato come infruttuoso. "Che frutto avete?" Il peccato deve produrre qualcosa, perché costa molto. Ora, per un uomo lavorare e rinunciare a tutti i vantaggi della religione per niente è davvero difficile! E non è forse così? Leggete la storia delle nazioni malvagie, delle famiglie, degli individui. Il peccatore guadagna mai ciò che merita il nome di "frutto"? Promette molto, ma come si comporta? Giobbe 20:11-14. Le gratificazioni peccaminose non durano più a lungo delle azioni stesse; perché allora si comincia a pensare alle conseguenze; la ragione sale al trono e flagella; La coscienza si risveglia e condanna. Supponiamo che il giuratore ci dica ciò che ha guadagnato con i suoi giuramenti, l'ubriacone con le sue coppe, il sensuale con la sua impurità, il prodigo con la sua stravaganza, il superbo, l'invidioso, il malizioso, indulgendo ai loro vili temperamenti; Supponiamo che il peccatore debba pareggiare i suoi conti alla fine di un anno, di una settimana, di un giorno: sicuramente deve scoprire che i suoi guadagni non compensano la sua perdita, i suoi piaceri non lo fanno riparare alle sue pene nemmeno nel grado più basso

(II.) Per il momento come vergognoso. "Ora vi vergognate". E ben potete, perché non c'è nulla di più scandaloso del peccato. Non è una vergogna essere poveri e angosciati, ma è vergognoso essere uno sciocco, un vile codardo, un traditore del migliore dei re ed essere ingrato verso il più gentile degli amici

(1.) C'è una vergogna naturale che deriva dalla commissione del peccato. Fu questo che fece sì che i nostri progenitori si nascondessero, tanto la vergogna si scontrava con il senso di colpa. Questa classe di emozioni può essere in gran parte soggiogata dalla continuazione nel peccato; per alcuni "gloria nella loro vergogna". Ma questo non è generale Giobbe 24:15-17. Perciò non solo eludono l'osservazione, cosa che non farebbero se ci fosse qualcosa che tende alla loro lode, ma escogitano scuse. Ma perché negare o attenuare? Perché invocare l'errore, l'ignoranza, la sorpresa, l'infermità se non denigrando il carattere? Il peccatore si vergogna anche di incontrare se stesso, e alla fine abbandona il mondo morale, e si mescola solo con quelli della sua stessa qualità; poiché qui la reciproca malvagità crea fiducia reciproca e impedisce loro di rimproverarsi l'un l'altro

(2.) C'è anche una graziosa vergogna che accompagna il "pentimento per la vita". (1) Questo non nasce dalla paura di essere scoperti, ma dal senso dell'odiosità del peccato. Il vero penitente si vergogna ora delle cose che passano inosservate nel mondo, e che un tempo non producevano in lui alcun disagio. (2) Questo sarà in proporzione alla nostra percezione della gloria e della bontà di Dio. Più pensiamo alla Sua pazienza mentre ci ribelliamo, alla Sua misericordia nel perdonarci e nell'adottarci nella Sua famiglia dopo tutte le nostre provocazioni, più saremo colpiti dalla nostra viltà nell'offenderLo

(3.) C'è anche una vergogna penale. Dio infatti ha ordinato le cose in modo tale che, se uno non si vergogna dei suoi peccati, ne sarà svergognato. (1) Quante volte il trasgressore è disonorato in questo mondo! Vedi l'avaro. «È un proverbio e un proverbio». Vedi l'estorsore. Quanti "maledicono la sua dimora"! "L'uomo malvagio è ripugnante e viene svergognato". (2) Ma questo sarà più particolarmente il caso in seguito. I malvagi 'sorgeranno a vergogna e disprezzo eterno', vergognandosi in se stessi; e disprezzati gli uni dagli altri, dai santi, dagli angeli e dal Giudice di tutti

(III.) Per il futuro come distruttivo. "La fine di queste cose è la morte". 1. La morte del corpo è stata il prodotto del peccato

(2.) Ci sono molti casi registrati in cui Dio ha inflitto la morte immediatamente ai peccatori in un modo di giudizio

(3.) La morte a volte accompagna il peccato come conseguenza naturale del vizio. Quante volte le persone, con l'ira, l'intemperanza e simili condotte, si affrettano alla dissoluzione e diventano auto-assassine! Un medico di grande fama ha espresso la sua opinione che appena uno su mille muore di morte naturale. 4. Ma ciò che l'apostolo intende principalmente è la "seconda morte". (1) È una fine terribile. Nulla di ciò che qui possiamo sentire o temere merita di essere paragonato ad esso. (2) È un fine giusto. Quindi gli stessi malvagi rimarranno senza parole. (3) È una fine certa. Da quale parte puoi trarre una speranza di fuga? La potenza di Dio Lo rende possibile, la Sua santità Lo eccita, la Sua verità Lo vincola a infliggere questa miseria. Conclusione: Marco la differenza tra il servizio del peccato e il servizio di Dio. Vale in tutti gli articoli che abbiamo recensito. Se il peccato è infruttuoso, "la pietà è utile a ogni cosa". Se lo stagno è vergognoso, la santità è onorevole e gloriosa. Se il peccato finisce con la morte, la religione finisce con la "vita eterna". (W, Jay.)

La recensione del cristiano:

(I.) Quali frutti hai avuto nelle opere del peccato? 1. Non sono innocenti. Se permettiamo all'oggetto più nobile che Dio abbia mai costruito di prendere il posto di Dio nella nostra stima, e ogni uomo non rigenerato lo fa, Dio deve sentirsi derubato e insultato

(2.) Non sono razionali. (1) È certamente molto ragionevole che gli uomini si mettano sotto la guida del loro Creatore, e Gli obbediscano in ogni cosa, e su di Lui ripongano supremamente i loro affetti. Ma nessuna di queste cose vale per gli empi. (2) Consistono nella gratificazione dei loro appetiti e delle loro passioni, non in quelle attività che elevano la mente e riparano il cuore

(3.) Non sono soddisfacenti. Ciò che non è né innocente né razionale, non dovremmo aspettarci che sia soddisfacente; Dovremmo prontamente dichiararlo impossibile. Dio ha fatto la creazione bruta, ma non l'uomo, per essere soddisfatto delle gratificazioni dell'appetito. Da loro Dio non ha richiesto uno scopo più alto, e nemmeno questo; Non ha bisogno di nulla. Dell'uomo Egli esige che Gli diamo il nostro cuore, e l'uomo lo ha reso capace di un godimento più elevato per mezzo degli affetti morali che per mezzo delle gratificazioni dell'appetito. E ci richiede di essere felici attraverso questo mezzo superiore. Non sarà soddisfatto che i nostri poteri più nobili rimangano dormienti; e mentre Egli non è così, nemmeno noi lo saremo. 4. Non sono calcolati per elevare, ma per deprimere la loro natura. Essi provano piacere negli oggetti al di sotto della dignità del loro essere. Ricordo il disgusto che mi dava quando leggevo di uno degli imperatori dell'antichità che la maggior parte del suo tempo era speso a catturare mosche. Benché fossi solo un bambino, quando mi imbattei in questo fatto storico, chiesi involontariamente perché la sua corona, il suo trono e il suo scettro? Un mendicante poteva avere successo quanto lui nella sua sordida occupazione. Ma perché sembrava meschinamente occupato, se non confrontando il suo impiego con qualche affare più nobile che avrebbe potuto occuparlo? 5. Non stanno dimorando. La gioia che hanno, ed è molto al di sotto di quella che potrebbero avere, è fugace e transitoria. Ogni oggetto da cui dipende la loro gioia sta morendo, è un oggetto morente e transitorio. Non sono stati creati per essere il cibo permanente di una mente immortale. Aspettarsi una beatitudine permanente, e basare la speranza di essa su ciò che i vermi possono divorare, e i ladri sfondare e rubare, è aspettarsi uva di spine e fichi di cardi; è seminare al vento e mietere tempesta; è trafiggerci con molti dolori

(6.) Sono pericolosi, essendo colpevoli e proibiti. Che una natura capace di amare il suo Creatore fissi altrove il suo supremo attaccamento significa offrire a Dio un insulto perpetuo, ed esporre l'offensore all'indignazione e all'ira del santo e geloso Geova. Avendo notato quanto il buon uomo, nel suo stato non convertito, fosse completamente privo di alcun frutto o godimento in quelle cose di cui una volta aveva cercato di godere, noi...

(II.) Consideralo sotto l'azione di quella vergogna e di quel rimpianto a cui la sua condotta passata lo ha sottoposto. Egli è portato a vedere che Dio è degno di tutto il suo cuore, e che lo ha trattenuto, e ha adorato e servito la creatura più del Creatore, che è al di sopra di tutto, Dio benedetto in eterno. Si rende conto di una lite con il suo Creatore, ma per nessuna ragione che ora osa assegnare. Ogni attributo della Sua natura è glorioso, e ogni atto del Suo governo è santo, giusto e buono. Eppure il peccatore ha posto l'amore supremo su qualche idolo, e ha rifiutato di amare e adorare il suo Creatore e il suo Redentore. «Allora ti vergognerai», dice il profeta nel nome del Signore, «e non aprirai mai più la tua bocca, a causa della tua vergogna, quando io sarò pacificato verso di te per tutto quello che hai fatto». E il Salmista dice: "Tu mi fai portare le iniquità della mia giovinezza". La sua vergogna è grandemente accresciuta dalla considerazione che ora deve essere debitore, come lo è sempre stato, di tutti i suoi benefici a colui che ha sempre espulso dai suoi affetti. Vede, inoltre, che il motivo della sua preferenza per gli idoli era un cuore depravato, che avrebbe preferito qualsiasi cosa a Dio, avrebbe amato un ceppo o una pietra più del Creatore infinitamente adorabile e gentile; e nel frattempo non si convinceva che la condotta che aveva preso lo rovinava, che i suoi affetti mal riposti contaminavano e sminuivano la sua mente, e che era stato intrappolato, impoverito e distrutto dalle opere delle sue stesse mani. Ora è che l'uomo si riempie di vergogna e di confusione di volto

(III.) La fine di queste cose sarebbe stata naturalmente, per l'uomo ora rigenerato, e deve essere per tutti gli uomini che non si pentono, la morte

(1.) Una condotta peccaminosa porta a una cattiva società. Se gli uomini vogliono essere trasgressori, devono necessariamente associarsi con uomini con un'attività simile. Fate il tentativo di radunare una compagnia di uomini sobri, seri, riflessivi, empi, e se non scoprite presto che non si può formare una società del genere, allora ci siamo sbagliati di molto sul vero stato del mondo

(2.) Una condotta peccaminosa assorbe tempo prezioso. Gli uomini non rigenerati buttano via molti anni della loro prova. Tutto quel tempo che il cristiano deve trascorrere nella sua cameretta, nello studio della Bibbia e nei doveri dell'adorazione domestica, gli empi devono averne di più. Questo accorcia la vita e genera l'abitudine di non pensare, l'abitudine di porre la mente in un atteggiamento di svogliatezza e di disattenzione, di cui nessuna abitudine può essere più rovinosa per uno la cui felicità in questa vita e nella vita a venire dipende tanto da un'azione pronta e vigorosa. Se vogliamo raggiungere il cielo, e vogliamo essere preparati per questo, dobbiamo formare presto l'abitudine opposta, e dobbiamo imparare a gestire bene ogni ora che si trova tra noi e la tomba

(3.) Un corso di peccato è la morte, in quanto porta all'adozione di cattivi sentimenti e genera un credo errato. C'è un intero sistema di infedeltà insegnato e creduto nelle associazioni promiscue degli empi. Potrebbe non essere un'infedeltà e le lezioni potrebbero non essere tenute in modalità didattica formale, ma il risultato potrebbe essere lo stesso. 4. Una condotta di peccato intorpidisce gli affetti giusti. Tende a distruggere la fiducia filiale, l'affetto fraterno, paterno e coniugale. La devozione a qualche idolo diventa facilmente più forte di qualsiasi relazione naturale, e quindi neutralizza molte restrizioni che il Dio della natura, come l'infedele chiamerebbe Geova, ha imposto. Ma quando passiamo sopra a questi e parliamo degli affetti religiosi, non c'è bisogno di dire che tutti questi sono soppressi e spenti da una condotta di peccato

(5.) Un corso di peccato termina con la morte poiché nutre le passioni profane. Gli uomini peggiorano di giorno in giorno, mentre rimangono nel fiele dell'amarezza e sotto i legami dell'iniquità. La loro posizione non è mai stazionaria, ma la loro corsa verso il basso, verso il basso, verso l'oscurità delle tenebre per sempre

(6.) Una condotta di peccato tende alla morte in quanto offre una costante provocazione dello Spirito di Dio. Dipendiamo dalle operazioni del Suo Spirito per la vita e la salvezza. Non c'è quantità di mezzi, o forza di eloquenza umana, o impeto di risoluzione naturale che possa arrestare il corso del peccato. Gli uomini non cercheranno di fermarsi, né si lasceranno fermare nel loro cammino da alcuna forza umana. Quindi la nostra unica speranza è che Dio li renda disposti nel giorno della Sua potenza. Ma ogni atto di peccato è resistenza fatta agli sforzi della Sua misericordia e all'influenza del Suo Spirito. (D. A. Clark.)

Mele di Sodoma: o i frutti del peccato: - Il figlio di Siracide consigliò prudentemente: "Non giudicate nessuno benedetto prima della sua morte; perché l'uomo si conoscerà nei suoi figli". Questo vale per la famiglia del peccato: perché essa mantiene una buona casa, piena di compagnia e di servi; è servita dai beni del mondo, corteggiata dagli infelici, lusingata dagli sciocchi e banchettata per tutto il suo progresso. Ma se guardiamo a chi sono i figli di questa splendida famiglia, e vediamo quale problema produce il peccato, può essere utile sciogliere l'incantesimo. Il peccato e la concupiscenza si sposano e banchettano grandemente; Ma i figli della loro sudicia unione sono brutti, sciocchi e mal maturi: vergogna e morte. Questi sono i frutti del peccato: mele di Sodoma, belle all'esterno, ma dentro piene di cenere e marciume. E l'albero con i suoi frutti vanno insieme; Se vuoi avere la madre, devi prendere le figlie. In risposta alla domanda del testo che dobbiamo considerare:

(I.) Qual è la somma totale dei piaceri del peccato. La maggior parte di loro sarà trovata molto punizioni

(1.) Per sorvolare sulle miserie derivanti dall'invidia, dall'omicidio e da tutto un catalogo di peccati, ognuno dei quali è una malattia, possiamo osservare che nulla pretende di piacere se non le concupiscenze della carne, l'ambizione e la vendetta. Questi da soli ci costringono con un bel fuori; eppure, esaminando i loro frutti, vedremo con quanta miseria ci ingannano

(2.) Perché un uomo non può provare piacere nelle concupiscenze della carne a meno che non sia aiutato ad avanzare dalla sconsideratezza e dalla follia. Le persone serie e sagge ne sono molto meno colpite del ragazzo scervellato. È una strana bellezza che nessuno, tranne i ciechi o gli occhi annebbiati, può vedere

(3.) I piaceri dell'intemperanza non sono altro che le reliquie e le immagini del piacere, dopo che la natura è stata banchettata; Finché ne ha bisogno, e la temperanza aspetta, il piacere rimane: ma quando la temperanza comincia a scomparire, dopo aver svolto i ministeri della natura, ogni boccone e goccia è meno delizioso e sopportabile, ma come gli uomini costringono la natura a rimanere più a lungo di quanto farebbe. 4. Con questi pretendenti al piacere c'è così tanta difficoltà a portarli ad agire un piacere, che l'appetito è stanco oltre la metà prima di arrivare. Un uomo ambizioso deve essere meravigliosamente paziente; e nessuno compra la morte e la dannazione a un prezzo così caro come colui che combatte per essa, sopportando il caldo, il freddo e la fame; e che pratica tutte le austerità dell'eremita, con questa differenza che l'uno lo fa per il cielo e l'altro per l'inferno. E quanto alla vendetta, il suo piacere è come quello di mangiare gesso e carboni, o come l'alimentazione di un cancro o di un lupo; L'uomo è irrequieto finché non è fatto, e quando lo è ognuno vede quanto sia infinitamente lontano dalla soddisfazione

(5.) Questi peccati, quando sono intrattenuti con la massima tenerezza dall'esterno, devono avere poco piacere, perché c'è una forte fazione contro di essi. Qualcosa dentro di loro si oppone al divertimento, e si siedono a disagio sullo spirito, quando l'uomo è irritato perché non sono leciti. Sono contro la coscienza dell'uomo, cioè contro la sua ragione e il suo riposo

(6.) Il piacere in quei pochi peccati che lo pretendono è un po' limitato a nulla, confinato a una singola facoltà, a un solo senso; e ciò che è lo strumento dei sensi è il suo tormento. A causa della facoltà attraverso la quale gusta è afflitto, perché finché può gustare è tormentato dal desiderio, e quando non può più desiderare non può provare piacere

(7.) Il peccato ha poco o nessun piacere nel suo godimento perché il suo stesso modo di entrare e produrre è una maledizione e una contraddizione. Gli uomini amano il peccato perché è proibito, alcuni per spirito di disubbidienza, altri per sfrenatezza, altri perché sono ripresi, molti per importunità; e i peccati crescono con dispetto, rabbia e ira. 8. I piaceri nel godimento del peccato sono insignificanti perché così transitori; se sono piccoli in se stessi, questo li rende ancora meno; ma se fossero grandi, questo cambierebbe la gioia in tormento. Aggiungete a ciò che passa in modo tale che non rimane nulla di piacevole dietro: è come il sentiero di una freccia; Nessuno può dire che cosa ne sia stato dei piaceri del peccato della scorsa notte. 9. Il peccato ha nei suoi migliori vantaggi solo un piacere insignificante, perché non solo Dio, la ragione, la coscienza, l'onore, l'interesse e le leggi lo inaspriscono, ma il diavolo stesso lo rende fastidioso; così che un peccato contraddice l'altro e tormenta l'uomo con una varietà di mali. L'invidia non punisce forse l'adulazione e l'amor proprio tormenta l'ubriacone? Qual è il più grande, il piacere della prodigalità o il dolore della conseguente povertà? 10. Il peccato ha così poco gusto che è sempre più grande nell'attesa del possesso. Se gli uomini potessero vederlo in anticipo, non lo perseguirebbero con tanto entusiasmo. 11. I frutti del suo attuale possesso, i piaceri del gusto, sono meno piacevoli, perché a nessun uomo sobrio o intelligente piace a lungo. Egli lo approva al culmine della passione e sotto le spoglie della tentazione, ma in tutte le altre occasioni lo trova brutto e irragionevole, e il ricordo diminuisce i suoi piaceri

(II.) Quali frutti e gusti lascia dietro di sé il peccato per la sua efficienza naturale

(1.) Paolo li comprende sotto l'appellativo sprezzante di "vergogna". I frutti naturali del peccato sono: (1) l'ignoranza. (a) L'uomo fu tentato per la prima volta dalla promessa della conoscenza; Cadde nelle tenebre credendo che il diavolo gli offrisse una nuova luce. Non era probabile che il bene venisse da un inizio così disgustoso: l'uomo e la donna conoscevano il bene, e tutto ciò che veniva loro offerto era l'esperienza del male. Ora, questa è stata l'introduzione dell'ignoranza. Quando l'intelletto si lasciò confondere a tal punto da studiare il male, la volontà fu così stolta da innamorarsene, e cospirarono per disfarsene l'un l'altro. Perché quando la volontà cominciò ad amarlo, allora l'intesa fu messa all'opera per avanzare, approvare, credere, ed essere fazioni a favore del nuovo acquisto. Non che l'intelletto abbia ricevuto una diminuzione naturale, ma sia stato impedito da nuove proposizioni. Ha perso e ha volontariamente dimenticato ciò che Dio ha insegnato, è uscito dalla fonte della verità e ha dato fiducia al padre della menzogna. (b) È certo che se un uomo vuole compiacere il peccato, o persuadere gli altri ad esserlo, deve farlo con false proposizioni. Chi è più sciocco di un ateo che vede effetti rari e nega la loro causa, un governo eccellente senza un principe? Ma nel persuadere gli uomini a questo, il diavolo non ha mai prevalso molto, sebbene abbia prevalso in una cosa quasi altrettanto insensata, cioè l'idolatria, che non solo fa Dio a immagine dell'uomo, ma anche a somiglianza di un gatto, ecc. Ma egli è riuscito ancora di più a convincere gli uomini a credere che il male è bene e il bene male, che la fornicazione può renderli felici e l'ubriachezza saggia, e che il peccato ha in sé piacere e abbastanza buono da fare ammenda per le pene della dannazione. Il peccato non ha argomento migliore di quello che ha una mosca per entrare in una candela. Questa è la filosofia del peccatore, e non più sagge sono le sue speranze, cioè che possa in un istante fare ammenda per i mali di anni, altrimenti che sarà salvato che lo voglia o no, o che il cielo sarà avuto per un sospiro; cioè, spera senza una promessa e crede che avrà misericordia per la quale non ha mai avuto una rivelazione. Se questa è conoscenza o saggezza, allora non esiste una cosa come la follia o la follia. (c) Ci sono alcuni peccati la cui stessa formalità è una menzogna. La superstizione non potrebbe esistere se gli uomini credessero che Dio è buono, saggio, libero e misericordioso, e nessun uomo farebbe in privato ciò che teme di fare in pubblico se sapesse che Dio lo vede lì e porterà alla luce quell'opera delle tenebre. Colui che scusa una colpa dicendo una bugia, crede che sia meglio essere colpevole di due colpe piuttosto che di una. Il primo frutto naturale del peccato è quindi quello di rendere un uomo uno stolto, e questo è abbastanza vergognoso. (2) Ma il peccato rende anche l'uomo debole, incapace di fare cose nobili; con ciò non si intende una disabilità naturale, perché è ugualmente pronta per un uomo a volere il bene come il male; l'intelletto è convinto che la mano può obbedire, e le passioni sono dirette al servizio di Dio. Ma poiché non sono abituati, la volontà trova difficoltà a fare loro tanta violenza. C'è una legge nelle membra, e colui che ha dato quella legge è un tiranno, e i sudditi di essa sono schiavi; che spesso amano le loro catene e lavorano duramente; il più vile dei servizi per le ricompense più spregevoli. E poi l'abitudine introduce una nuova natura e crea un pregiudizio in ogni facoltà. Due cose aggravano la schiavitù e la debolezza del peccatore. (a) Egli pecca contro il suo proprio interesse. Sa che ne sarà rovinato, ma l'usanza malvagia rimane. (b) La consuetudine prevale sull'esperienza. Anche se l'uomo è stato disonorato e disfatto, ciò non lo guarirà. (3) Il peccato introduce naturalmente una grande bassezza sullo spirito, espressa a volte dall'ingresso del diavolo in un uomo. Gli uomini cadono in questo modo in peccati per i quali non si può dare ragione, che nessuna scusa può diminuire, e che non sono scacciati da alcuna lusinga

(2.) Sebbene questi siano gli effetti vergognosi del peccato, tuttavia ci sono alcuni peccati che sono direttamente vergognosi nella loro natura, e ognuno dei quali ha una propria qualità velenosa. Così il peccato del diavolo era il peggiore perché proveniva dalla più grande malizia; Di Adamo perché era più universale; Giuda perché contro la Persona più eccellente. Questo è uno strano veleno nel peccato che, di così tanti tipi, ognuno di essi dovrebbe essere il peggiore. Ogni peccato ha uno spirito maligno che lo gestisce e lo inasprisce , ma per alcuni peccati la vergogna è più appropriata, come la menzogna, la lussuria, il voto e l'incostanza. E tale è la sorte del peccato che la vergogna cresce sempre di più; mentiamo agli uomini e lo giustifichiamo a Dio. E la vergogna seguirà il peccato oltre la tomba

(III.) Quali sono le sue conseguenze per il suo demerito e l'ira di Dio che ha meritato

(1.) L'impossibilità dell'occultamento. Nessun uomo malvagio è mai uscito di scena per la sua indegnità senza un carattere vile. Le intollerabili apprensioni degli stessi peccatori e le minime circostanze spesso portano alla luce ciò che è stato fatto dietro le cortine della luce

(2.) Il peccato stesso; e quando Dio punisce in questo modo è estremamente arrabbiato, perché allora non è medicinale ma sterminatore. Un male ne invita un altro, e quando lo Spirito Santo si spegne l'uomo è lasciato alla mercé del suo nemico spietato

(3.) Piaghe spaventose, e anche quando Dio perdona il peccatore la retribuzione non è del tutto negata. È stato promesso attraverso Cristo che non moriremo, ma non che non saremo colpiti. (1) Ci sono alcuni mali che sono i flagelli propri di certi peccati e li accompagnano: l'ubriachezza per le vertigini, la menzogna per l'essere abbandonati a credere a una menzogna, ecc. (2) Ci sono alcuni stati di peccato che espongono un uomo a tutti i mali togliendo ogni guardia. (3) La fine di tutto questo è la morte eterna. (Jeremy Taylor.)

I frutti del peccato:

(I.) Non è redditizio. "Che frutto avete?" 1. Alcuni peccati sono chiaramente dannosi per l'interesse temporale degli uomini, in quanto tendono o a turbare le loro menti, o a mettere in pericolo la loro salute e la loro vita, o a danneggiare i loro beni, o a distruggere il loro buon nome

(2.) Ci sono altri peccati che, sebbene non siano così visibilmente accompagnati da conseguenze dannose, non portano alcun vantaggio reale né per quanto riguarda il guadagno né per il piacere; tali sono i peccati della profanità e del giuramento

(3.) Anche quei peccati che fanno della più bella pretesa di essere vantaggiosi per noi, quando tutti i conti saranno inventati, non saranno in grado di eseguire e mantenere ciò che così ampiamente promettono. (1) Alcuni fingono di portare grande profitto e tentano gli uomini di mentalità mondana; Tali sono i peccati di cupidigia e oppressione, di frode, di menzogna e di perfidità. (2) Altri fingono di portare piacere, che è una tentazione per gli uomini sensuali; tali sono i peccati di vendetta, di intemperanza e di lussuria

(II.) È vergognoso. La maggior parte degli uomini, quando commettono un errore noto, tendono a vergognarsi ogni volta che lo vengono ricordati. Alcuni, infatti, sono andati così lontano nel peccato da essere oltre ogni vergogna Geremia 6:15. Ma anche questi, quando si rendono conto della loro colpa in modo da essere portati al pentimento, non possono allora non vergognarsi di ciò che hanno fatto. Il peccato contiene in sé tutto ciò che è giustamente considerato infame, insieme a tutte le aggravanti della vergogna e del rimprovero che si possono immaginare. E questo apparirà considerando il peccato-1. In relazione a noi stessi. (1) La deformità naturale del peccato lo rende vergognoso. Gli uomini tendono a vergognarsi di qualsiasi cosa in loro che sembri brutta. Ora, per quanto riguarda le anime dei remi, il peccato ha tutte le mostruosità che possiamo immaginare nel corpo, e molto di più. È la cecità delle nostre menti, la disonestà delle nostre volontà, e la mostruosa irregolarità dei nostri affetti e appetiti, l'errata collocazione dei nostri poteri e delle nostre facoltà, tutto ciò che è brutto e innaturale. Non c'è quasi nessun vizio che non abbia a prima vista un aspetto odioso. L'ubriachezza e la passione, l'orgoglio e la menzogna, la cupidigia e la crudeltà, sono materia di vergogna nell'opinione sincera di tutta l'umanità. E sebbene un uomo, con la pratica frequente di uno di questi vizi, possa non essere così sensibile alla loro deformità in se stesso, tuttavia ne discerne rapidamente la bruttezza negli altri. (2) È un grande disonore per la nostra natura. (a) Perciò la Scrittura lo paragona alla condizione più meschina fra gli uomini: la schiavitù. Così che essere peccatore è essere schiavo di qualche passione vile o desiderio irregolare; è separarsi da una delle cose più preziose del mondo, la nostra libertà, a condizioni basse e indegne. (b) Non c'è argomento più grande di uno spirito degenerato che quello di fare cose in cui un uomo arrossirebbe di essere sorpreso, e di cui sarebbe turbato sentirne parlare in seguito, e che è di più, dopo che è stato convinto di ciò, avere così poco autocontrollo da non essere in grado di liberarsi da questa schiavitù. (c) E che il peccato sia di questa natura vergognosa è evidente, in quanto la maggior parte dei peccatori si preoccupa tanto di nascondere i propri vizi (1; Tessalonicesi 5:7). (3) È un grande rimprovero per la nostra comprensione e una macchia ripugnante sulla nostra prudenza e discrezione. O gli uomini non capiscono ciò che fanno quando commettono il peccato, oppure, se lo sanno, non considerano ciò che sanno. Se gli uomini considerassero attentamente cosa significhi offendere Dio, che "può salvare o distruggere", discernerebbero così tante obiezioni contro la cosa, e sarebbero pieni di tali timori per l'esito fatale e l'evento di essa, che non oserebbero avventurarsi su di essa Salmi 14:4; Deuteronomio 32:28, 29. Nessun uomo può intraprendere una condotta peccaminosa senza esserne così infatuato da accontentarsi di separarsi dalla felicità eterna e di essere infelice per sempre. Così, se è una vergogna per un uomo fare le cose apertamente contro il suo interesse, allora il vizio è il più grande rimprovero possibile. (4) Scegliamo questa vergogna e attiriamo volontariamente su di noi questo rimprovero. Noi abbiamo pietà di un idiota, ma tutti disprezzano chi fa lo sciocco per negligenza e per grossolana negligenza di se stesso. E questo è il caso di un peccatore; Non c'è uomo che pecchi se non perché manca a se stesso; potrebbe essere più saggio e fare meglio, e non lo farà

(2.) Nel rispetto di Dio. (1) Ogni volta che commettiamo un peccato, lo facciamo davanti a Colui al quale di tutte le persone del mondo dobbiamo rendere la più profonda riverenza. (2) Allo stesso modo Egli è incomparabilmente il nostro più grande benefattore, e non c'è persona al mondo a cui siamo così obbligati, e da cui possiamo aspettarci tanto bene. (3) Ci vergogniamo di essere colpevoli di qualsiasi colpa davanti a persone che sono libere da qualcosa di simile natura. Gli uomini non sono inclini a vergognarsi davanti a coloro che sono i loro compagni di reato. Ora, ogni volta che commettiamo un peccato, è alla presenza dello Spirito Santo, che non ha parte con noi in esso, e la cui natura è il più contraria possibile ad esso. (4) Siamo inclini a vergognarci di fare qualsiasi cosa davanti a coloro che detestano ciò che facciamo. Fare un'azione malvagia davanti a coloro che non ne sono offesi, o forse ne traggono piacere, non è una questione di vergogna. Ora, di tutti gli altri, Dio è il più grande odiatore del peccato, e il più perfetto nemico di esso in tutto il mondo (Ab. 1:3; Salmi 5:4, 5) . (5 Allo stesso modo ci vergogniamo di fare qualcosa di malvagio e sconveniente davanti a coloro che temiamo facciano conoscere e smascherino la loro follia. Ora, ogni volta che pecchiamo, è davanti a Colui che certamente un giorno porterà tutte le nostre opere di tenebra alla luce aperta. (6) Ci vergogniamo e abbiamo paura di commettere una colpa davanti a coloro che crediamo ne chiederanno conto e ci puniranno severamente. Ora, ogni volta che commettiamo una malvagità, la facciamo sotto l'occhio del grande Giudice, la cui giustizia onnipotente sta accanto a noi, pronta armata e incaricata della nostra distruzione, e può in un attimo stroncarla

(III.) È fatale. Non c'era frutto dunque, quando facevate queste cose; vergognatevi ora che venite a riflettere su di loro; e la morte alla fine. Gli ingredienti principali di questo stato miserabile

(1.) L'angoscia di una coscienza sporca, "il verme che non muore". Anche se Dio non dovrebbe infliggere alcuna punizione positiva, tuttavia questa è una vendetta che la mente di ogni uomo si prenderebbe su di lui

(2.) Un altro ingrediente. La viva apprensione dell'inestimabile felicità che hanno perduto con la loro ostinazione e la loro scelta sciocca

(3.) Un rapido senso di dolore intollerabile aggravato da... (1) La considerazione dei piaceri passati di cui hanno goduto in questa vita. (2) La disperazione di qualsiasi futuro sollievo; e quando la miseria e la disperazione si incontrano, rendono l'uomo completamente infelice. (Abp. Tillotson.)

I frutti del peccato: - Conosco un uomo in questo momento - un uomo ho detto, ma, ahimè, povero miserabile mortale, non assomiglia affatto a un uomo. L'ho visto vestito di stracci, tremante sotto la pioggia battente, ma ieri. Veniva da genitori rispettabili; Conoscevo bene i suoi parenti. Qualche anno fa gli erano rimaste circa quattrocento sterline o più. Appena riuscì a procurarselo, venne a Londra e in circa un mese lo trascorse tutto in un orribile vortice di male. Tornò indietro mendicante e vestito di stracci, pieno di orribile malattia, ripugnante e reietto. Da allora è stato così spesso aiutato dai suoi amici che lo hanno completamente abbandonato, e ora questo povero disgraziato, con stracci appena sufficienti per nascondere la sua nudità, non ha più occhio per compatirlo, né mano per aiutarlo. È stato aiutato ancora e ancora e ancora; ma aiutarlo sembra inutile, perché alla prima occasione ritorna ai suoi vecchi peccati. L'ospizio, l'ospedale, la tomba sono la sua parte, perché sembra incapace di elevarsi alla dignità del lavoro, e nessuno lo accoglierà. Potrei piangere alla sua vista, ma che cosa si può fare per lui se si distrugge con i suoi peccati? Se gli dici: "Perché i tuoi amici non ti notano?", lui ti dirà: "Non possono notare me". Ha portato sua madre alla tomba; Ha stancato tutti quelli che lo hanno compatito, perché la sua vita è stata così brutta che non suscita pietà, ma disgusta i suoi stessi parenti. Per amore del Signore Gesù metterò di nuovo alla prova quest'uomo infelice, e ho intenzione di vederlo domani lavato, vestito, nutrito e messo in mezzo a un modo di sostentamento, ma ho una speranza molto debole di essergli di qualche servizio duraturo, perché è stato messo alla prova così spesso. Eppure non ho mai visto un disgraziato in tale miseria. È emaciato, cencioso, e ha conosciuto la fame, il freddo e la nudità mese dopo mese, e a meno che non si ravveda questa sarà la sua sorte fino alla morte. (C. H. Spurgeon.)

I frutti del peccato: Ricordo di aver visto una volta una folla di festaioli uscire da un ballo in maschera in un teatro di Londra alla luce del sole del primo mattino, stravolti e con gli occhi pesanti, il rosso che si vedeva sulle guance e la squallida volgarità degli stupidi costumi rivelati senza pietà dalla luce pura. Così sarà la vita di molti quando spunterà il giorno e la selvaggia rivolta finirà nei suoi sgraditi raggi. (A. Maclaren, D.D.)

I frutti del peccato: il male premeditato è il male al suo meglio: attraente, desiderabile, pieno di promesse che i sensi possono comprendere e le passioni amano; ma il male perpetrato è il male al suo peggio: orribile, odioso, spogliato delle sue illusioni e rivestito della sua innata miseria. Nella sua rabbia per aver scoperto che Gesù non era il Cristo che aveva sperato e desiderato, Giuda lo abbandonò e lo tradì; nella terribile calma che seguì l'indulgenza si risvegliò alle realtà dentro e intorno a lui, vide quanto ciecamente aveva vissuto e odiato, fino a che punto l'ideale messianico di Gesù trascendeva il suo. (A. M. Fairbairn.)

L'infruttuosità del peccato: - È registrato di lui da uno che, nel suo stato non convertito, era tanto notevole per il suo gaio e sconsiderato disprezzo per la religione quanto in seguito, per grazia di Dio, lo divenne per la sua spiritualità e devozione, che quando alcuni dei suoi compagni dissoluti si congratulavano una volta con lui per la sua distinta felicità, un cane che stava per entrare nella stanza, non poté fare a meno di gemere interiormente e di dire a se stesso: "Oh, se fossi io quel cane!"

L'infecondità e la miseria del peccato: uno dei mezzi più sicuri con cui Satana tiene gli uomini sotto il suo potere è mantenendoli nell'ignoranza del loro stato. Una volta che vedessero cos'è veramente il peccato, lo lascerebbero rapidamente. Il nostro testo ci pone davanti il peccato nei suoi veri colori, e ci mostra che cos'è quando viene spogliato di ogni copertura

(I.) Il peccato non produce alcun frutto presente, nulla che meriti il nome di frutto. Può fornire qualche breve gratificazione, ma questo non è frutto. Il peccato fa grandi promesse, ma non può mantenerle. Confronta Eva nel giardino dell'Eden, Giuda, il figliol prodigo

(II.) Il peccato è seguito dalla vergogna. La vergogna è quella confusione mentale che nasce dalla coscienza della colpa. Per un certo tempo gli uomini possono peccare senza provare vergogna, ma verrà un giorno in cui ogni "cosa nascosta delle tenebre" sarà portata alla luce. Guardate Pietro quando vide la sua colpa per aver rinnegato il suo Maestro

(III.) Il peccato finisce con la morte Giacomo 1:15; Genesi 2:17. La morte è la conseguenza certa del peccato. La morte, in questo senso, significa la separazione dell'anima dal favore, dalla presenza e dallo Spirito di Dio. Considera queste cose, abbandona il peccato e volgiti a Dio. (E. Cooper.)

L'inutilità del peccato: - Camminando per la campagna, entrai in un fienile dove trovai una trebbiatrice al suo lavoro. Mi rivolsi a lui con le parole di Salomone: "In ogni lavoro c'è profitto". Appoggiandosi al suo mazzafrusto, rispose con molta energia: "Signore, questa è la verità, ma c'è un'eccezione: ho lavorato a lungo al servizio del peccato, ma non ho ottenuto alcun profitto dal mio lavoro". "Allora sapete qualcosa di ciò che intendeva dire l'apostolo quando chiese: 'Quale frutto'? ecc." "Grazie a Dio", disse, "lo so; e so anche che anche 'essere reso libero dal peccato', ecc." Quanto è preziosa questa semplice fede nella Parola di Dio! E quanto è vero il detto di uno scrittore defunto che "la pietà che si trova in un fienile è migliore del più splendido piacere di un palazzo!" (W. Jay.)

La follia del peccato: - Non è solo un crimine che gli uomini commettono quando fanno il male, ma è un errore. "Il gioco non vale la candela", secondo il proverbio francese. La cosa che compri non vale il prezzo che paghi per essa. Il peccato è come un grande albero della foresta che a volte vediamo ergersi verde nella sua bellezza frondosa e stendere un'ampia ombra su mezzo campo; ma quando arriviamo dall'altra parte c'è una grande cavità oscura nel cuore di esso, e la corruzione è all'opera lì. È come l'albero velenoso nelle storie dei viaggiatori, che tenta gli uomini stanchi a riposare sotto il suo folto fogliame e insinua la morte nelle membra che si rilassano nella frescura fatale della sua ombra. È come le mele di Sodoma, belle a vedersi, ma che si trasformano in cenere acre sulle labbra incaute. È come la verga del mago di cui leggiamo nei vecchi libri. Lì giace; E se, tentato dal suo luccichio o affascinato dal potere che ti offre, lo prendi in mano, la cosa si trasforma in un serpente con la cresta eretta e l'occhio scintillante, e affonda la sua punta veloce nella mano che la stringe, e manda veleno in tutte le vene. (A. Maclaren, D.D.)

Il peccato tristemente ricordato: - Ho sentito uno degli uomini migliori che abbia mai conosciuto, a settantacinque anni, dire: "Signore, Dio ha perdonato tutti i peccati della mia vita, lo so; ma c'è un peccato che ho commesso a vent'anni e di cui non mi perdonerò mai. A volte mi assale in modo travolgente e cancella assolutamente la mia speranza del paradiso". (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Frutti terribili del peccato: - Lo spirito mondano fa del possesso lo scopo della vita. Cristo fa dell'essere, del carattere, l'oggetto. Il mondo chiede: "Che cosa possiedi?" Dio chiede: "Che cosa sei?" Una volta un signore disse a un uomo malvagio: "Non sembra che tu abbia prosperato con la tua malvagità". «Non ho avuto successo», esclamò l'uomo. «Con la metà del tempo e dell'energia che ho speso, avrei potuto essere un uomo di proprietà e di carattere. Ma io sono un disgraziato senzatetto; due volte sono stato in prigione di Stato. Ho fatto conoscenza con ogni sorta di miserie; ma io vi dico: la mia peggiore punizione è nell'essere quello che sono". Senza dubbio sarebbe delizioso avere i possedimenti di un angelo, ma sarebbe diecimila volte meglio essere un angelo. Non che cosa ho, ma che cosa sono? non che cosa guadagnerò, ma che cosa sarò? è la vera questione della vita

Il salario del peccato nel tempo: - L'autore del male ha sempre tentato con una menzogna e offre ciò che non è in suo potere dare. "Sarete come dèi", fu la sua prima promessa; "Certamente non morirete". Ma notate il suo compimento: l'immagine di Dio è stata distrutta; "Il peccato è entrato nel mondo e la morte per mezzo del peccato". E quando al Secondo Adamo furono mostrati "tutti i regni del mondo", il diavolo disse: "Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, poiché ciò mi è stato trasmesso; e a chi voglio, lo do" Daniele 2:21; 1Cronache 29:11, 12. Era falso. È sempre così. Nel rispondere alla domanda: Quali sono i salari del peccato nel tempo? La mia risposta deve essere...

(I.) Il peccato non paga ciò che promette. Non nego che il peccato abbia i suoi piaceri, né che il mondano possa ottenere certi vantaggi che non si trovano sulla via della religione; ma affermo che coloro che hanno fatto la pericolosa prova non hanno ricevuto ciò che si aspettavano; Il peccato li ha pagati in moneta svalutata. Prendere

ad esempio-1. I piaceri promessi dagli appetiti sensuali, dipinti in voluttuosi sogni ad occhi aperti, o cantati dai poeti che profanano il dono del canto; tutto è luminoso, esilarante, delizioso; Ma il pallido dissoluto vi dirà che il folle piacere è stato deludente e breve, e che c'è ancora una sete che è peccato soddisfare e agonia negare. Mentre per coloro che si sono gettati nella corrente della dissipazione mondana, fino a quando l'anima stanca ha cessato di vivere per Dio, nulla è più comune della scusa auto-condannante che sono stanchi di una vita che si convincono di essere obbligati a condurre

(2.) E così è con la ricchezza, l'esca scintillante che alcuni perseguono a dispetto delle leggi di Dio, ma molti di più con quella rispettabile cupidigia che indurisce il cuore all'amore di Dio e dell'uomo e all'influenza del Suo Spirito. E per cosa? È inutile sottovalutare le comodità che la ricchezza può comandare; ma sarebbe altrettanto ozioso negare che il piacere del possesso è legato dalle sue preoccupazioni, e svanisce rapidamente con la sua novità; che le abitudini formate dall'acquisizione spesso precludono il godimento Ecclesiaste 8:11

(3.) La lode, l'onore, la potenza, ancora, sono tra le promesse del peccato, ma perdono il loro valore precisamente nella misura in cui sono ottenute dal peccato. Come risultato del dovere onesto e del sacrificio di sé, specialmente quando provengono da motivi più santi, questi hanno il loro valore, ma quando sono raggiunti con accondiscendenze peccaminose, o con pretese ipocrite, nel giudizio involontario dell'uomo interiore, come onori immeritati sono privi di valore, e la coscienza contraddice la voce della lode; e i frutti della reputazione, che vengono offerti come incoraggiamento al dovere perseverante, quando vengono afferrati dalla mano del peccato, diventano come mele di Sodoma. Ancora una volta il peccato ha rimescolato il suo salario; Ha pagato i suoi servi con una bugia

(II.) Ma non dobbiamo pensare che il peccato non abbia salario in questa vita. Lei li ha, e per la maggior parte sono debitamente pagati. Nota-1. Gli effetti del peccato sulle fortune e sulle circostanze esteriori dell'uomo, che, sebbene non uniformi quando seguono, seguono come gli effetti del peccato; Quando non seguono, è perché, nonostante il peccato, sono stati deviati o ritardati. Lo spendaccione rovinato, che ha distrutto i mezzi di gratificazione rafforzando l'appetito per l'indulgenza, e che ha coinvolto altri, forse, nella miseria comune; il pallido voluttuario, che ha sovraccaricato le forze della natura, e sopporta le passioni ancora intatte in un corpo efferato e debole, sofferente, stanco e querulo, non amorevole e non amato, il vero naufragio di quello che una volta era un uomo; l'ubriacone affettuoso, che alterna le sue miserabili ore di folle allegria e di penitenza maliziosa, schiavo di un'abitudine che disgusta anche se lo domina, e che sprofonda con la mente indebolita e le membra tremanti verso una tomba precoce; la povera donna perduta, che la follia aveva indotto al peccato, e il peccato si lanciò nella piena corrente della passione, e il suo nome divenne un rimprovero, e la porta del ritorno fu chiusa, e l'eccitazione fu una necessità, e ci fu rimorso e disgusto, ma nessuna penitenza, finché il vizio e la malattia non ebbero fatto il loro orribile lavoro, e la morte chiuse la scena breve e febbrile; l'uomo d'affari disonorato, che, sotto la copertura di un alto carattere, fu tentato di giocare d'azzardo con il suo credito, poi di rimediare alle sue perdite con la disonestà, finché i suoi astuti piani fallirono per il loro stesso peso, il travestimento cadde, e tra le maledizioni di coloro che ha impoverito e tradito sprofonda nella disgrazia e nella rovina; o, la punizione più spaventosa di tutte, il genitore irreligioso, con il cuore colpito nel vedere i suoi figli riprodurre i propri vizi e spingersi sulla strada della rovina senza fine verso la quale aveva prima indicato loro il sentiero, questi sono testimoni che ci vengono incontro dappertutto, tutti testimoni che testimoniano che il salario del peccato è il dolore, la delusione e la miseria, tutti rispondevano con malinconica unanimità alla domanda dell'apostolo. "La fine di queste cose è la morte". 2. Ma il corso esteriore della retribuzione è attraversato da molte eccezioni, e spesso, in effetti, il giudizio più pesante qui può essere la prosperità. "Efraim è unito agli idoli: lasciatelo stare". Ci sono, inoltre, molti peccati che si riferiscono in modo meno sensato alle circostanze esteriori di coloro che li commettono. (1) C'è una coscienza dolorante e inquieta. Nel tribunale segreto del cuore, anche quando il peccato è sconosciuto agli altri, c'è un verdetto e, in una certa misura, una punizione, e il peccatore si trova autocondannato e autopunito. Né la penalità è leggera. In primo luogo la sofferenza è acuta, e anche se la volontà perversa disdegna la correzione, tuttavia la coscienza persevera e, sebbene con accenti più deboli, ripete la sua sentenza; Eppure, anche se non c'è più una fitta di rimorso acuto, c'è nel petto una piaga sorda ma logorante. Più terribile è l'ottusa apatia di una coscienza segnata, che giace pesantemente, anche se immobile, sullo spirito del peccatore, smorzando ogni emozione di speranza e trattenendo ogni fremito di penitenza, infliggendo la terribile punizione per le suppliche inascoltate e gli avvertimenti disattesi, che gli avvertimenti possono essere considerati e le suppliche non possono più essere ascoltate. (2) Quindi, anche il peccatore è dissociato anche con le cose esterne. I piaceri intellettuali che appartengono alla scienza possono non essere molto influenzati, forse, dalle abitudini del peccato; ma il gusto più semplice per la bellezza della natura, uno dei più puri e sani dei nostri sentimenti istintivi, è intorpidito e indebolito, se non distrutto, dall'autoindulgenza. E così avviene, e ancor più tristemente, con gli affetti sociali; Il peccato li priva della loro parità e del loro piacere. Non sto parlando delle sue manifestazioni esteriori, che rompono la pace delle famiglie. Gli affetti domestici sono spesso segretamente avvelenati dal peccato, anche quando non vengono violati esteriormente o apparentemente arruffati; e ci sono molti cuori su cui il sorriso e la voce dell'amore cadono freddi e spensierati, perché ha dentro una coscienza inquieta, o passioni illecite, o pensieri che non osa divulgare; E c'è un contrasto sentito e doloroso tra il proprio io inquinato e la purezza innocente di coloro che condividono la sua casa. (3) Da qui deriva anche un'insoddisfazione irritante e irrequieta, che si sfoga sugli altri. (4) E siamo così condotti al più spaventoso dei salari del peccato nel tempo, che coinvolge, come fa, i salari ancora più spaventosi dell'eternità: la durezza del cuore e l'afflizione e l'estinzione dello Spirito di Dio. Lo Spirito di Dio non lotterà sempre con l'uomo ribelle. Egli richiede la nostra cooperazione, anche se ci dà la volontà e la forza; e cessa di supplicare e aiutare quando supplica e aiuta invano. Ci sono avvertimenti, avvertimenti misericordiosi anche se solenni, e le ultime amorevoli suppliche di Colui che non vuole la morte di un peccatore; ma alla fine la prova è finita, la prova è fallita, e colui che avrebbe potuto essere un vaso fatto per il cielo, un tempio dello Spirito Santo, è "consegnato a una mente reproba". "La luce interiore è tenebra; E quanto è grande quell'oscurità!" Non dobbiamo omettere, nel calcolare il pagamento del peccatore qui, i suoi presentimenti di ciò che verrà in seguito. (Bp. Jackson.)

Gli effetti malvagi del peccato passato su un credente: - La domanda dell'apostolo è rivolta ai cristiani, ed egli dice non solo che non avevano frutto nei loro peccati, mentre vivevano in essi, ma che ora, dopo averli abbandonati, si vergognavano ancora. Vedere anche Ezechiele 36:31; 16:62. Per il figlio di Dio, le conseguenze penali della colpa sono per sempre rimesse e il dominio del principio del male è detronizzato. Ancora in molti modi la sua passata iniquità continua a tormentarlo, e fino alla fine dei suoi giorni non cesserà di mescolarsi dolorosamente nel suo calice altrimenti gioioso e benedetto. Quante volte, per esempio, gli sforzi di un cristiano per rendersi utile sono ostacolati dal ricordo che gli altri hanno di ciò che egli era una volta. Si dice di uno dei ministri più eminenti dei tempi moderni, che in un primo periodo della sua vita, profondamente intriso di infedeltà, si sforzò attivamente di instillare i suoi principi negli altri. Con alcuni ci riuscì terribilmente, e questi, in un periodo successivo e migliore, cercò ansiosamente ma inutilmente di riscattarsi dal terribile peccato in cui egli stesso era stato il mezzo per sedurerli. Quale sarebbe stata, secondo voi, la sua risposta all'apostolo: "Quale frutto avevate allora nelle cose di cui ora vi vergognate?" Non avrebbe detto: in verità allora erano infruttuosi e insoddisfacenti, ma ora sono, e rimarranno sempre, fonti della più amara vergogna e dolore. Inoltre, ogni esercizio di un principio peccaminoso contribuisce alla formazione di un'abitudine malvagia. Più e più a lungo viene agita, più forte diventa l'abitudine; e quanto più forte è l'abitudine, tanto più difficile, naturalmente, sarà in seguito sottometterla e sradicarla; Più costantemente e prontamente la mente cederà a ogni piccola tentazione che può sorgere per eccitarla, e più naturalmente i pensieri torneranno, quando sono più spontanei e più sgradevoli, alle scene delle loro precedenti associazioni. In tal modo l'indulgenza verso le propensioni peccaminose accumula carburante per le difficoltà e i dolori futuri. Ogni abito corrotto forma una barriera a quello che allora sarà il nostro obiettivo principale nella vita, crescere in grazia e purezza, e aumenta il numero e la forza dei nemici con cui dovremo combattere; mentre le idee, che sorgono facilmente e involontariamente dentro di noi, che i nostri corsi precedenti hanno suggerito, ma che ora detestiamo e detestiamo, si aggiungeranno al nostro dolore, al rimprovero e alla confusione del viso. Oh, come possono gli uomini parlare con leggerezza del peccato? Come possono andare avanti di giorno in giorno in perseveranza temeraria e ostinata in modi empi e corrotti? Perché preferiscono accumulare per se stessi, per così dire, un mucchio che si consumerà, e dimenticare la fine che deve finalmente arrivare? (J. Newland, A.M.)

Rimorso di una vita sprecata: - Il seguente epitaffio fu scritto da Lord Byron in memoria del suo trentatreesimo compleanno: "Qui giace nell'eternità del passato, da cui non c'è risurrezione dei giorni, qualunque cosa ci possa essere per la polvere, il trentatreesimo anno di una vita mal spesa; che, dopo una malattia persistente di molti mesi, sprofondò in un letargo e morì il 22 gennaio 1821, lasciando un successore inconsolabile per la perdita stessa che ne causò l'esistenza". (J. F. B. Tinling, B.A.)

La legge della semina e dopo il raccolto: - La stagione dell'anno ci ricorda quella grande e universale legge della semina e del raccolto. Il nome Autunno nella sua origine significa aumentare. La legge secondo cui il frutto segue la semina è evidente nell'universo morale come in quello fisico. La condotta ha la sua ricompensa

(I.) La semina del vizio ha il suo legittimo e necessario raccolto

(1.) L'abitudine al vizio segue il vizio. Il glicine getta fuori i suoi piccoli viticci. Quanto sono deboli all'inizio. Mentre cercano sostegno, sembrano implorare aiuto. Costruisci per loro un traliccio e, a poco a poco, quei viticci sono diventati così forti che tirano da parte i pali e sui muri spostano persino il mattone pieno. Come ho guardato e ammirato questa vite con la sua cataratta di fiori, ho pensato alla crescita e alla forza dell'abitudine di fare il male

(2.) La coscienza si indebolisce

(3.) La solitudine del vizio fa parte del raccolto. Gli uomini dicono: "Non credo che ci siano anime perdute nell'universo di Dio". Puoi vederne molti in questo mondo. Mentre sprofondano nel vizio si isolano. 4. Le propensioni al male, le passioni, gli appetiti, si rafforzano con l'esercizio

(5.) La spiritualità è soffocata dalla mondanità. La visione mentale e spirituale è accecata. È un progresso silenzioso di decadenza, una maturazione silenziosa e costante del seme seminato. Ci troviamo su una delle Alpi e vediamo la valanga che precipita fragorosamente e irresistibilmente verso il basso. All'inizio non era che un po' di neve soffice, poco più dura della neve comune, che cominciava a muoversi. Così un'anima perduta inizia la sua discesa in un pensiero o in un capriccio apparentemente innocuo, ma alla fine la distruzione finale è improvvisa, terribile

(II.) Questa legge è vera nel mondo mentale

(III.) È vero anche per il mondo spirituale

(1.) Anche il fare il bene finisce nell'abitudine, e l'abitudine nel carattere. Un uomo disse di suo padre, ed era vero: "Non potrebbe essere disonesto se ci provasse". L'onestà per tutta la vita fa il carattere, e questo determina l'azione

(2.) Si gode l'esperienza cristiana

(3.) I motivi cristiani si cristallizzano nelle azioni, e queste ultime portano la loro ricompensa. 4. Una dolce comunione con Cristo

(5.) Una comunione di anime affini spiritualmente sviluppate

(6.) Una ferma speranza che l'influenza avversa non possa muovere più di quanto un bambino possa scuotere con il suo piccolo dito la grande piramide

(7.) Una somiglianza con Cristo. 8. Il cielo è il frutto finale, "la fine della vita eterna". Conclusione: In natura Dio non arresta e cambia la crescita in qualcos'altro. C'è una legge diversa applicata nell'universo morale. Un uomo si sbaglia, il raccolto è quasi maturo, quando tutto è cambiato, e c'è una nuova semina e un nuovo raccolto. Ecco allora il test con cui misurarci. Il frutto in noi è forse quello dell'umiltà, del desiderio di utilità, dello spirito di Cristo? (R. S. Storrs, D.D.)

La desiderabilità comparativa del servizio del peccato e del servizio di Dio:

(I.) Per quanto riguarda il piacere presente. "Che frutto avevate allora?" 1. Il "frutto" di particolari principi è la condotta che essi producono, il frutto di una particolare condotta e le conseguenze a cui conduce. Si appella a se stessi se il loro nuovo servizio non fosse già ora più felice, più onorevole e più utile; se il suo frutto attuale non fosse più ricco nel suo sapore e più eccellente nella sua natura. "Che frutto!" -"Uva selvatica", "grappoli amari"; "Uva di fiele". Tali erano i frutti, se intendiamo la domanda nel senso di che tipo di frutto avevate? 2. Ma può trasmettere con forza, come spesso fanno tali domande, il fatto che non hanno avuto frutto; nel qual caso "frutto" significa beneficio. Non è una descrizione equa e giusta del servizio del peccato chiamarlo "le infruttuose opere delle tenebre"? È vero, ci sono piaceri nel peccato. Queste sono le lusinghe del suo servizio. Eppure, si può ancora porre enfaticamente la domanda: Che frutto hanno? C'è una vera e solida soddisfazione degna di un essere razionale, immortale, responsabile? (1) Quale frutto nella prosperità, dall'uso empio dei doni divini? È vero che quanto più un uomo riesce a liberarsi completamente di tutti i limiti del principio religioso, tanto più insensibile diventa la sua coscienza, tanto più completo sarà il suo godimento al servizio del peccato. Ma non è forse spaventoso per una creatura ragionevole chiamare questo un gusto per la prosperità che è la maledizione più profonda di cui l'umanità possa caricarsi, la maledizione dell'insensibilità morale? Quanto è diverso, quanto più puro, più ricco e più degno è il gusto impartito alla prosperità dal servizio di Dio! Gode di più di questo mondo, chi lo riceve da Dio, lo usa per Dio e gode di Dio con esso. (2) E nell'avversità, quale frutto del suo servizio ha lo schiavo del peccato quando la prosperità è ritirata? Il suo padrone ha dunque qualche conforto per lui? C'è qualcosa che resiste al suo cuore che affonda, un balsamo per il suo spirito ferito? Ahimé! se, dopo aver servito il peccato, cerca di peccare per consolarsi! Mentre la prosperità continuava, il povero schiavo era tassato al massimo per aver coccolato le "concupiscenze della carne", e quando queste hanno avuto tutto, il tiranno non ha nulla per la sua fatica infatuata e abietta se non il sorriso di un amaro disprezzo, o i pungiglioni di un rabbioso rimprovero. Quanto è diversa nelle avversità la condizione del servo di Dio! Il Signore che egli serve è "l'Iddio di ogni conforto". Egli ha un sorriso più dolce per i Suoi servitori fedeli nelle loro angosce che nella loro prosperità. Egli "sparge il Suo amore nei loro cuori". Egli dà loro "consolazione eterna e buona speranza". E in Lui conservano ancora "la parte della loro eredità e del loro calice". Quando copre il loro cielo di nuvole, "dipinge un arcobaleno sulla tempesta"; E più scura è la nuvola, più luminose sono le tinte del simbolo della riconciliazione e della pace. E "il frutto dell'afflizione non è forse quello di togliere il peccato", il più alto e il più ricco di ogni profitto? "Voi avete il vostro frutto sulla santità", che è frutto per la felicità

(II.) Per quanto riguarda la riflessione successiva. Del servizio del peccato tutti coloro che arrivano a vederlo rettamente si vergognano Ezechiele 36:31, 32; 16:62, 63, un sentimento che non potrà mai avere posto per quanto riguarda il servizio di Dio, tranne in verità la vergogna di aver adempiuto così imperfettamente ai suoi doveri. Si vergognano di... 1. La loro follia. Non c'è infatuazione come quella che preferisce il servizio del peccato al servizio di Dio! È la preferenza della degradazione all'onore; della più miserabile delle schiavitù alla più benedetta delle libertà; dalla terra al cielo; del tempo all'eternità; di Satana a Dio! 2. La loro ingratitudine. Quando pensano a Dio come alla Fonte di ogni gioia, e che "non ha risparmiato il Suo proprio Figlio", e sentono giusti i loro obblighi verso di Lui, guardano indietro con amaro rimprovero alla viltà di quell'ingratitudine che la loro condotta precedente comportava. Arrossiscono per la bassezza di aver vissuto nella ribellione contro la gentilezza ricca e immeritata; e soprattutto di aver disprezzato la Sua misericordia

(III.) Nelle loro ultime conseguenze. La "morte" è la fine dell'uno: la "vita" dell'altro. L'uno si chiude nella conferma eterna nel peccato, nell'alienazione da Dio, nel senso della Sua ira e nella conseguente miseria; l'altro nell'eterna conferma nella santità perfetta, nell'immacolata somiglianza con Dio, nella comunione con Lui, nel godimento del suo amore, non guastato e ininterrotto dal peccato, e nella conseguente felicità; felicità senza lega, senza riduzione e senza cessazione. Ma mentre questi sono gli scopi, rispettivamente, dei due servizi, c'è una marcata differenza tra loro. L'uno è il salario, una ricompensa meritata; l'altro un dono, un'elargizione gratuita (Ver. 23) . (R. Wardlaw, D.D.)

22 CAPITOLO 6

Romani 6:22

ma ora essendo stati liberati dal peccato

La libertà e la dignità del cristiano:

(I.) Siamo "liberi dal peccato". 1. Siamo liberi da-(1) La sua colpa e l'inquinamento. Il peccato è rappresentato come un male di enorme portata. Si dice che sia una piaga e una lebbra, ripugnante, odiosa, detestabile. Ma ora c'è una fonte aperta per il peccato e per l'impurità. "Il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato". (2) La sua maledizione e condanna. "Quanti sono delle opere della legge sono sotto la maledizione". Gli atti della nostra disobbedienza sono innumerevoli, e la maledizione del cielo scende dove c'è il peccato. Ma "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi". Perciò ora non c'è per noi alcuna condanna. (3) La sua tirannia. Prima della nostra conversione regnava; non abbiamo obbedito a Dio, ma al peccato. Dalla nostra conversione il peccato non ha più avuto dominio su di noi; Poiché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia. (4) Il suo pungiglione e la sua amarezza. Non c'è conforto, non c'è pace, finché indulgiamo al peccato e siamo sotto il potere di esso. Cristo ci rende liberi. Il suo sangue prezioso, presentato a noi, pacifica e purifica la coscienza. (5) Tutte le sue conseguenze perfettamente e per sempre. "Il salario del peccato è la morte"; ma "chi crede alle mie parole", dice Gesù Cristo, "non vedrà mai la morte". "Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo". 2. Siamo resi liberi. C'è un potere che si esercita su di noi distintamente divino: lo chiamiamo grazia o opera di Dio. Dio ci chiama a uscire dalla nostra schiavitù; e noi, udendo la Sua voce, in effetti veniamo; ma il potere che ci dà la capacità di affermare la nostra libertà è il Suo. Questa libertà è attribuita: (1) Al Padre: "Egli ha vivificato voi che eravate morti nei falli e nei peccati"; "Noi rendiamo grazie al Padre, che ci ha trasportati dal regno delle tenebre al regno del Suo caro Figlio". (2) A Cristo. Egli fu unto per predicare l'apertura delle porte della prigione a coloro che sono legati; "E se il Figlio ci farà liberi, saremo veramente liberi". (3) Allo Spirito Santo. "Dove c'è lo Spirito del Signore, c'è libertà". Il piano emana dal Padre Eterno; la sua esecuzione è opera del Figlio; e la sua applicazione alla nostra mente, mediante la quale siamo personalmente resi liberi, è l'opera dello Spirito Santo

(3.) Gli strumenti impiegati. (1) La verità. "Voi conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". (2) Grazia; e quanto più ne sappiamo, tanto meglio comprendiamo le ricchezze della grazia di Dio. (3) Il ministero. "Ti ho mandato per aprire i loro occhi e per convertirli dalle tenebre alla luce", ecc. E tutti questi cospirano e si uniscono

(II.) Diventiamo "servi di Dio". La nostra liberazione dal peccato è in ordine a questo

(1.) Questo nome, "servo", è un nome di gloria perché è stato portato da Cristo e dagli uomini più illustri che siano mai vissuti. Mosè, Giobbe, Davide, Paolo, Giacomo. Questi trionfarono in nient'altro che nel rendere servizio a Dio nel loro stato gratuito. Il suo servizio è la libertà perfetta

(2.) Come si realizza? Noi prima riceviamo la verità; Le benedizioni del Vangelo, che ci liberano dal peccato, sono portate dalla fede e dalla conoscenza nella nostra natura. L'effetto naturale di ciò è la fiducia e l'amore verso Dio. Smettiamo di avere paura; lo spirito di schiavitù cede; e lo Spirito di adozione viene al suo posto. Questa nuova visione di Dio induce alla consacrazione. Ci consegniamo a Dio come coloro che sono vivi dalla morte, e le nostre membra come strumenti di rettitudine a Dio

(3.) Che cosa vuole che facciamo il Maestro? È richiesto in un servo che ci sia: (1) Integrità. (2) Fedeltà. (3) Diligenza. (4) Affetto

(III.) Il nostro frutto è per la santità

(1.) Bel frutto; "Il frutto è degno di pentimento". "Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, longanimità", ecc. "Frutti santi": cioè, frutti vitali, freschi, fioriti, succulenti

(2.) Non c'è mai stato alcun frutto per la santità separato dai principi del Vangelo. Ci può essere una morale, arida e sterile, ma non c'è santità se non come nasce dalla fede e dall'amore verso Gesù

(3.) Per la fecondità ci deve essere coltivazione. Ci deve essere una diligenza e una cura che mostriamo nei nostri temperamenti e pratichiamo i vari punti di quella luce e bellezza benedetta che nel testo è chiamata santità

(IV.) Il fine è la vita eterna. Il fine è tutto. Se fosse vero che il corso della religione in questo mondo fosse un corso di dolore, se il fine fosse la vita eterna, varrebbe la pena di percorrerlo. Ma non è così: la via è pace, il sentiero è luce, il progresso è gioia, e poi il fine è la vita eterna. Più vedo questa vita, più sento che è una vita povera e insoddisfatta. Indipendentemente da Dio, non vale la pena averlo. E sono sempre più persuaso che la vita a venire è illimitata, perpetua ed eterna, l'attività consapevole, la purezza consapevole, la splendida gloria e il riposo nella Sua visione beatifica. (J. Stratten.)

L'anima redenta:

(I.) Come gloriosamente emancipato

(1.) È "reso libero dal peccato", dal suo potere, dalla sua colpa e dalle sue conseguenze

(2.) Questa emancipazione è la più reale, preziosa e duratura di tutte

(II.) Come divinamente consacrato. "Diventate servi di Dio". Il suo servizio è il massimo-1. Ragionevole

(2.) Gratuito. Assicura la libera azione di tutte le forze dell'anima

(3.) Onorevole. Che onore essere impiegato da Lui!

(III.) Come prosperamente impiegato. "Frutto per la santità". La santità è la perfezione dell'essere. "Avere il frutto della santità" implica che ogni pensiero, parola e azione porta verso la perfezione

(IV.) Come eternamente benedetto. "La fine della vita eterna". Vita senza fine

(1.) Liberi da ogni male

(2.) Possiede ogni bene. (D. Thomas, D.D.)

A destra! A sinistra! A destra!

(I.) La prima tappa del cammino cristiano è la conversione, "ora liberati dal peccato". Che cos'è, dunque, questa "libertà dal peccato"? Che cosa, dunque, questa emancipazione che otteniamo alla Croce? Il peccato è qui. Il peccato è in noi, il peccato è su di noi. Il peccato ha gettato sulla nostra anima la doppia catena di punizione e potere. Siamo prigionieri legati dalla duplice morsa della colpa, ma è tutta spezzata e rabbrividita nell'abbandono dell'anima al Signore. "Egli mi ha mandato a proclamare la libertà ai prigionieri e l'apertura della prigione a coloro che sono legati". Ecco il vangelo che fa per te. "Il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti". "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi." "Egli stesso ha portato i nostri peccati nel suo corpo sul legno." "Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi". Cristo ha reso ogni frazione del mio terribile debito, e ora sono perdonato, giustificato, "riconciliato con Dio mediante la morte di Suo Figlio", e Dio giustamente concede su di me la piena remissione dei miei peccati, "affinché Egli possa essere giusto e giustificatore di colui che crede in Gesù". Io sono, nella conversione a Cristo, libero dal peccato, dalla sua punizione. Ancora una volta, la conversione porta la libertà dal potere e dalla presenza del peccato. Ero schiavo nelle risaie del peccato! Ero io che zappavo nel calore della pianura dell'inferno! ero ammanettato! Ma, "giorno felice!" all'orizzonte apparve un'ampia vela, e un vascello si diresse verso la terribile riva, ed ecco, lo stendardo macchiato di sangue della Croce di Cristo sventolò il suo benvenuto alla mia anima stanca, e io mi sollevai dalle paludi e fuggii, e mi tuffai nell'abisso con un grido di aiuto. "Signore, salvami, io muoio". L'aiuto è arrivato, la salvezza è venuta, il Signore ha camminato sull'onda e mi ha portato a bordo, e "mi sono prostrato ai suoi piedi come morto".

(II.) La seconda stazione sulla linea per la gloria è quella che chiamiamo, in mancanza di un nome migliore, conduzione, "diventare servi di Dio". Sapete cos'è la conduzione nelle scienze fisiche. È la comunicazione del calore da un corpo all'altro attraverso il contatto. Ci deve essere tatto, altrimenti non ci sarà alcun passaggio dell'onda calorica. Non riuscite a realizzare questa "legge naturale nel mondo spirituale"? È il segreto di un servizio efficace a Dio. Esamina le estremità e vedi che il tocco è certo. La tua anima, lavoratore cristiano, è in contatto con Dio? La tua anima, operaio cristiano, è in contatto con l'uomo? Hai la rigenerazione da Dio? Hai simpatia per l'uomo? Un'anima salvata e una cercatrice dell'anima. Questo è il servizio. Portate l'anima in contatto vivente con il Dio vivente, e il calore divino per la legge di conduzione incresparà le sue onde attraverso la massa dell'umanità fino a quando tutta la terra Lo riconoscerà; "e non insegneranno più ciascuno il suo prossimo, e ciascuno il suo fratello, dicendo: Conoscete l'Eterno, poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro, dice l'Eterno". Ma dove lavorerò? Come servirò? come lavorare per Dio sulla terra? Dove sei chiamato, lì predica. Servi Dio con la tua nuova vita dove Lui te l'ha data. Servi te, tuo Dio, facendo la Sua volontà nel "giro banale, nel compito comune". "Chi spazza una stanza secondo le Sue leggi fa bene a questo e all'azione". Siate "servitori di Dio".

(III.) La terza piattaforma che raggiungiamo su questa via regale verso il cielo è la consacrazione: "Avete il vostro frutto per la santità". Rowland Hill dice sinceramente: "Non gliene fregherebbe un fico secco per la religione di un uomo se il suo stesso gatto non ne fosse il migliore!" Sii un fruttivendolo nella vita cristiana, non un fiorista. Di uno di quei fioristi perfezionisti si diceva: "Sì, è perfetto, dice, ma chiedi a sua moglie!" Molti pregheranno per non pagare mai, eppure non pagare è il "frutto della santità". A uno di quei fioristi di santità ho prestato una volta la mia ultima moneta, e non l'ho mai vista né lui, e sono dieci anni che lui, con altre tre o quattrocento monete di altri a farmi compagnia, ha preso il suo tacco a molla svolazzando al chiaro di luna! Molti parleranno che non cammineranno mai, eppure non camminare, parlare è il "frutto della santità". Il mondo ha bisogno di Cristi, sii tu un Cristo! Vivere la santità vivendo Cristo, perché la benedizione non è un esso, ma un "Lui". Cristo in voi, che opera per mezzo vostro, affinché "noi siamo a lode della sua gloria".

(IV.) E ora, il capolinea di questo viaggio in treno verso "le regioni dell'aldilà" è ciò che chiamiamo, anche per mancanza di un nome migliore, e per attenerci ai nostri "contro" per amore della vostra memoria, congregazione, "la fine, la vita eterna". La destra è stata, la sinistra è stata, la destra è stata, ora è dritta! On-On urla il fischio del motore, e il pistone precipita, e le ruote si muovono. Notte! Tuona il destriero di ferro sulla sua traccia squillante, dolcemente, costantemente, nell'oscurità. (Giovanni Robertson.)

La beatitudine dei credenti:

(I.) La loro libertà dal peccato. Considera-1. In cui consiste questa libertà. Ciò non significa che siano resi liberi dall'essere del peccato. Questo sarà il caso tra poco, quando saranno come Cristo e lo vedranno così com'è. Ma significa che sono liberi da... (1) le sue conseguenze penali. Cristo li ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per loro. (2) Per quanto riguarda il suo impero. "Il peccato non dominerà su di voi, perché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia." E che cos'è la grazia se soffre il peccato per vincere? (3) Dal suo amore. Le persone possono lasciare ciò che non detestano, e possono ancora desiderarlo. Questo fu il caso degli Israeliti e della moglie di Lot, ma non il caso del vero cristiano. I fiumi del peccato sono amareggiati per lui; non potrà mai più amare ciò che ha ucciso Lui, che è tutta la sua salvezza e tutto il suo desiderio. E questa avversione non si estende ai peccati ai quali non ha alcuna propensione, ma alle sue care concupiscenze, a quelle che sono care come un occhio destro o una mano destra

(2.) Ma una liberazione suppone un Liberatore. Si sono resi liberi? Creature, ministri o angeli? No, è stata l'opera di Dio Stesso

(II.) La loro consacrazione al servizio di Dio. La religione negativa non è sufficiente. Non basta che tu smetta di fare il male; Devi imparare a fare bene. Non è sufficiente che tu sia liberato dal peccato; dovete diventare servi di Dio

(1.) Dio ha ogni diritto. Noi siamo la Sua assolutamente. Ci ha creati. Se Egli sospendesse la Sua influenza sostenitrice, ricadremmo nel nulla. E tu non appartieni a te stesso in un senso molto più nobile; sei comprato a caro prezzo, e quindi sei tenuto a glorificare Dio, ecc

(2.) Si noti la natura di questo servizio. (1) C'è un senso in cui tutti sono servitori di Dio. Nabucodonosor era "la verga della sua ira e il bastone della sua indignazione, ma non intendeva così, né il suo cuore pensava così". Egli fa sì che l'ira dell'uomo lo lodi e ne trattiene il resto, proprio come il mugnaio toglie il portello e lascia entrare tanta acqua quanta ne richiede la macinazione, e poi lo abbassa di nuovo e trattiene il resto. (2) Ma ci sono servi per convinzione e disposizione. Essi sono resi disponibili nel giorno della Sua potenza, e si tengono a Sua disposizione, chiedendo: "Signore, che cosa vuoi che io faccia?" (3) Questo servizio non è limitato ai personaggi ufficiali. Mosè, Giobbe, Davide, ecc. I ministri sono chiamati servitori di Dio, ma il nome stesso si applica a tutti i veri cristiani. L'angelo più alto non è altro che un servo di Dio, e il credente più povero della terra non è da meno. L'uomo dai cinque talenti può servire Dio così come l'uomo dai dieci. (4) Questo servizio non si limita alla partecipazione ai mezzi della grazia. Queste non sono la religione, ma sono i mezzi, perché sono quelle cose nell'uso delle quali otteniamo la provvista dello Spirito per andare avanti e vivere interamente per Dio. Sia dunque che un cristiano sia sul trono o sulla panchina, nel negozio o per strada, può ancora servire Dio e avere la testimonianza che piace a Dio. (5) Questo servizio è sia passivo che attivo. Servono anche chi aspetta e chi soffre. E forse il popolo di Dio non Lo glorifica mai più che nei fuochi. Forse nulla impressiona gli altri tanto quanto le grazie passive nei cristiani

(III.) I loro attuali privilegi. Il frutto di un albero è qualcosa da cui traiamo piacere e profitto, e con cui è conosciuto e identificato. "In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto". Quale frutto? 1. Vero profitto. Ai tempi di Giobbe, gli infedeli chiedevano: "Che cos'è l'Onnipotente, perché noi Lo serviamo?" ecc., e ai giorni di Malachia erano abbastanza audaci da dire: "È vano servire Dio", ecc. A tutto ciò l'apostolo risponde perfettamente: "La pietà giova a tutte le cose", ecc

(2.) Sicurezza. "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?" 3. Pace. "Grande pace hanno coloro che amano la tua legge". "Tu lo manterrai in perfetta pace", ecc. 4. Piacere che merita questo nome, piacere che arriva all'anima stessa e vi produce sole e soddisfazione. "Beato il popolo che conosce il suono gioioso", ecc.

(5.) Salute, se ti fa bene; malattia, se ti fa bene; la ricchezza, se ti fa bene; reputazione, se ti fa bene; poiché "non rifiuterà nulla di buono a quelli che camminano rettamente". Perciò il Salvatore dice: "Cercate prima il regno di Dio", ecc

(IV.) La loro benedizione finale. "La fine della vita eterna". (W. Jay.)

Lo stato benedetto dei credenti:

(I.) Sono liberi dal peccato

(1.) La sua colpa accumulata

(2.) La sua tirannia

(3.) Il suo amore. 4. La sua contaminazione

(II.) Sono i servi di Dio

(1.) Governati dalla Sua volontà

(2.) Sostenuti dalla Sua grazia

(3.) Interessato alla Sua causa

(III.) Il loro frutto è per la santità. Il frutto del loro - 1. Cuore

(2.) Labbra

(3.) Vite

(IV.) Il loro fine è la vita eterna. Uno stato di-1. Unione ininterrotta ed eterna con Cristo

(2.) Lavoro attivo e piacevole

(3.) Il massimo godimento. (Museo Biblico.)

Servi di Dio

Servi di Dio:

(I.) Il terreno del loro servizio. Sono proprietà di Dio Tito 2:14; 1Corinzi 6:19, 20; 1Pietro 1:18

(II.) La sua dignità. È una grande cosa essere servitore di un monarca terreno; Ma di quale servizio dignitoso e dignitoso si parla qui! Confrontatelo con ciò da cui siamo tratti

(III.) La sua libertà. Osservate le parole "diventate servi". Sebbene l'introduzione al Suo servizio sia un atto di grazia verso di te, non sei costretto a farlo contro la tua volontà 2Corinzi 5:14. È un servizio d'amore, il giogo è dolce e il fardello leggero. Questo servizio è una libertà perfetta

(IV.) I suoi privilegi. Un buon padrone... 1. Provvede ai suoi servi, pensa ai suoi servi. Oh, come si provvede ai servitori di Dio! Che cibo per gli angeli, che vesti, che protezione! 2. Sostiene i suoi servi e il nostro Maestro sosterrà i suoi. Il Suo nome è su di loro, il Suo onore è identificato con loro, la loro causa è la Sua. Se uno dei servitori della Regina, che ci rappresenta in terra straniera, viene insultato, in un attimo l'intero paese è in armi

(V.) Le sue caratteristiche e i suoi compiti

(1.) Un buon servo ci è descritto nella Scrittura; ha... (1) Un occhio vigile. "Come gli occhi dei servi guardano le mani dei loro padroni", ecc. Nei paesi dell'Est, invece di dare indicazioni oralmente, queste sono spesso date solo con indicazioni della mano o dell'occhio. Un buon servitore avrà l'occhio della fede sulla mano del Padrone, e osserverà l'indicazione dell'occhio del Maestro, affinché non ci possa essere indugio nel servire; e la promessa è: "Ti guiderò con il Mio occhio". (2) Un orecchio che ascolta: "Parla, Signore, perché il tuo servo ascolta". (3) Un piede pronto. "Correrò per la via dei tuoi comandamenti". (4) Un cuore pronto. "Ti darò l'offerta di un cuore libero". (5) Una volontà sottomessa e obbediente

(2.) C'è un bellissimo elenco per i servitori del Signore in 2Timoteo 1 e 2. Un buon servitore deve: (1) Essere un servitore che prega. "Ravviva il dono di Dio che è in te". (2) Non vergognarti del suo padrone. "Non vergognarti dunque della testimonianza del nostro Signore". (3) Mantieni salda la verità. "Mantieni salda la forma delle parole sonore". (4) Sii fedele alla sua fiducia. "Custodisci il bene che ti è stato affidato, osservalo mediante lo Spirito Santo che dimora in noi". (5) Siate "forti nella grazia che è in Cristo Gesù". (6) "Sopporta la durezza". (7) Studia "per mostrarsi approvato da Dio". (8) "Fuggite le concupiscenze giovanili, ma seguite la giustizia", ecc. (9) Perseverate (CAPITOLO 3:14)

(VI.) Il suo futuro. Come lo Spirito ama illuminare quel futuro Colossesi 3:24; Giovanni 12:26; Apocalisse 22; Luca 12:37 ! (M. Rainsford.)

Voi avete il vostro frutto per la santità

Frutto per la santità:

(I.) La gloria di Dio lo richiede Giovanni 15:8

(II.) La pienezza di Cristo lo richiede. Per quale scopo Egli ha questa pienezza, se non per darcela come la radice dei rami innestati in essa. Ciò che vogliamo è che la fede attinga a quella pienezza. C'è vita, verità, forza, santità in Gesù, per portarci trionfalmente attraverso ogni difficoltà; ma il periodo e la ristrettezza sono nella nostra fede

(III.) L'abitazione dello spirito lo richiede. Dio metterà il Suo Spirito in noi, e sarà contento che noi camminiamo al ritmo più basso a cui camminano gli uomini che non hanno tali privilegi? "Il frutto dello Spirito è l'amore", ecc.

(IV.) La pace del santo lo richiede. Quanta infelicità ci portiamo addosso con le vie tortuose che prendiamo, con i sentieri oscuri in cui ci addentriamo e con la negligenza dei mezzi che Dio ci ha provveduto per essere rafforzati e aiutati, e per avere la gioia del Signore come nostra forza. (Ibidem)

Frutto per la santità: - 1. Due grandi principi pervadono e governano l'universo, la tosina e la santità. Non ci sono che questi due. Ci saranno mai questi due. Ora che il secondo è entrato, sembrerebbe che nessuno dei due possa essere completamente distrutto

(2.) È a uno di questi due principi che ci rivolgiamo nel testo. Come il terreno oscuro su cui può apparire meglio, guarda prima l'altro. Male, torto, peccato - la prima parola indica la sua natura, la seconda la sua opposizione al diritto, la terza il suo rapporto con la legge - che maledizione è stata per la creazione! Raccogli nel pensiero tutti i mali che ora affliggono l'umanità, aggiungi ad essi tutti quelli sotto i quali geme la creazione, aggiungi ancora tutti quelli che in un altro mondo continueranno per sempre, e vedrai gli elementi di quella cosa malvagia che è misteriosamente sorta nell'universo di Dio; che Egli odia, che gli angeli deplorano e che noi chiamiamo peccato. È come emergere da un tunnel buio verso l'aria dolce e il sole limpido, per passare da questo argomento a quello che abbiamo davanti.

(I.) Che cos'è la santità? 1. Ha molte contraffazioni. (1) Vedi laggiù il fariseo. Gli uomini lo chiamano santo, perché indossa una veste sacra con un ampio filatterio, è untuoso nel suo parlare, rumoroso nella sua professione, fluente nelle sue preghiere. (2) Nei tempi antichi avreste potuto vedere un altro tipo di uomo, in una cella, che indossava un abito sporco, che viveva di radici, che guardava accigliato il mondo esterno, per il quale non faceva nulla, e che fingeva così di "mortificare le opere del corpo". (3) Laggiù c'è un altro personaggio, assorto in argomenti spirituali, una grande autorità in dottrine astruse, ma allo stesso tempo esclusivo, orgoglioso, "presto arrabbiato", intollerante, sgradevole in casa. (4) O guarda una scena collettiva. Guardate quella folla che si accalca per ascoltare il vostro predicatore preferito, o per ingrandire l'entusiasmo di un'adunanza pubblica, o per osservare il giorno di qualche santo, tutti con l'aria della religiosità e tutti abbandonandosi al fascino dell'eccitazione spirituale. Ora, lungi da me suggerire che potrebbe non esistere in alcuni di questi, ma non sono la cosa

(2.) La definizione più semplice di santità è conformità a Dio. Per quanto possiamo comprendere la santità di Dio, essa consiste nell'infinita rettitudine del pensiero, del sentimento, della natura, ed è essenziale a Lui, così che senza di essa non potrebbe esistere. Egli è il Santo. Questa santità regola tutto ciò che Egli fa. Ma chi può stare nel Suo luogo santo per guardarLo e imitarlo? Anche se non possiamo farlo, tuttavia, ricordiamo che Egli ci ha dato riflessi della Sua santità

(1.) La Parola di Dio è un riflesso di Se stesso. In un libro si ottengono i pensieri e lo spirito di un uomo. Tutte le sue ingiunzioni e divieti sono dalla parte della santità. Per comune consenso è "la Sacra Bibbia", e noi siamo simili a Dio, santi come Egli è santo, nella misura in cui "guardiamo nella legge perfetta", ne cogliamo e ne riflettiamo l'immagine

(2.) Non solo in un libro, ma in una persona vivente Dio ha manifestato la Sua santità. Com'era santo Cristo! Se non riesci a imitare l'originale, guarda la copia. La nostra santità consiste nell'essere come Cristo. Anche voi guardate a Cristo, vedete ciò che la santità non è, oltre che ciò che è. Non è ascetismo. Cristo "era nel mondo"; eppure era santo. Non è assenza dalla tentazione. Egli fu "tentato in ogni punto come noi, ma senza peccato". Non è la sensibilità morbosa, che soppesa sempre l'esperienza e scruta il movente. Cristo era attivo, "andava attorno facendo del bene", era sano nel suo temperamento morale. Non era innaturalezza, l'assunzione di qualcosa di strano, sia nel vestire, nel parlare o nel comportamento. Cristo era perfettamente naturale; La luce brillava perché era lì

(3.) Anche se questa è forse una definizione sufficiente, non è completa, perché ci sono elementi che vanno a costituire la nostra santità che non potrebbero esistere in Cristo. Per la santità in noi ci deve essere contrizione per il peccato, e questo naturalmente Gesù non l'aveva. 4. Tuttavia, la definizione non è completa. Se fosse possibile esprimere in una parola la natura della santità assoluta, non potremmo fare di meglio che adottare la parola "Amore". Dio è amore, Cristo era amore, e l'approccio più vicino che possiamo fare alla santità perfetta è l'amore puro

(II.) Perché dovremmo essere santi? Perché non dovremmo; Quale ragione si può addurre per peccare? È irragionevole. La santità è la ragione più alta

(1.) Considerate-(1) Era il proposito originale di Dio riguardo a noi. E a questo primo proposito Egli si è costantemente attenuto. Come ha formato la creatura santa! "Dio fece l'uomo retto". A "immagine di Dio, creò l'uomo". Com'è potente questo motivo! Dio ci ha voluti, ci ha creati, per essere santi. Come il peccato non distrugge la legge, né altera la perfezione divina, così non disturba nemmeno il proposito divino. (2) Se c'è qualcosa che può essere un motivo più forte di quella "buona, accettevole e perfetta volontà di Dio", si trova nella grande opera di Cristo "Dio ha tanto amato il mondo". Perché? Promuovere gli interessi della santità, rivendicare i Suoi e assicurare quelli delle Sue creature. L'espiazione di Cristo fa entrambe le cose. (3) E non è morto solo per questo. Anche per questo Egli vive e regna. Il primo dono che Egli elargì dopo la Sua ascensione fu quello regale dello Spirito Santo, la cui opera è quella di promuovere con enfasi la santità

(2.) Nel raccogliere così i motivi dal trono, dalla Croce, l'opera dello Spirito, non dimenticate quelli personali. L'apostolo li esorta vigorosamente. (1) Professione turistica. Tu hai fatto questo, sei stato battezzato, hai preso su di te il distintivo del discepolato. Cosa significa questo? "Come potremo noi, che siamo così morti per professione al peccato, vivere ancora in esso?" La coerenza con ciò che professate richiede santità. O rinunci alla tua professione, o rinunci al peccato: le due cose sono incompatibili. (2) Né solo questo. Se siete credenti, siete uno con Cristo; come tale, dovrebbe essere come Lui. Egli è stato risuscitato dalla morte per la gloriosa potenza del Padre; Dovremmo alzarci anche noi. (3) Ancora più lontano; Ricorda la tua natura peccaminosa. "L'uomo vecchio", corrotto secondo le concupiscenze ingannevoli, è legalmente distrutto. Non solo i motivi per peccare vengono ritirati, ma il diritto viene rimosso. Perciò "considera" che questo è il tuo stato, e "non cedere le tue membra come suoi strumenti". 3. Permangono ancora motivi di tipo meno personale. Come credenti formati in una comunità collettiva, l'obiettivo della Chiesa è duplice: la propria cultura e il beneficio del mondo. Entrambi saranno meglio assicurati da una crescente santità

(III.) Come si può assicurare al meglio la santità? 1. Negativamente. (1) Non senza sforzo. Desiderare, desiderare, non servirà a nulla. Se questo frutto deve essere assicurato, deve essere coltivato, nutrito, curato e talvolta innaffiato di lacrime. Un'anima negligente non sarà mai santa. Quanto poco si può ottenere senza l'aiuto divino. Con una natura corrotta, un avversario vigile e un mondo peccaminoso, tanto poco può vivere una scintilla nell'oceano, né un frutto crescere su una roccia, quanto il principio celeste fiorire senza aiuto dall'alto. Divina nella sua natura, richiede il soccorso divino, e nessuno, tranne lo Spirito di Dio, può santificare l'anima. (2) Non all'improvviso, tutto in una volta. Come il sole non raggiunge subito lo zenit, né l'estate il suo solstizio, né il frutto la sua maturità, così nemmeno la santità assicura immediatamente l'ascendente in alcuna anima. È un'abitudine più che un atto

(2.) Positivamente. Santità: (1) Deve avere una base di intelligenza. Quante volte l'apostolo prega affinché i credenti possano crescere "in conoscenza". Vorresti essere santo? Pensate alle cose divine. La mente cresce grazie a ciò di cui si nutre. (2) È una cosa del cuore. Se vuoi essere santo, "custodisci il tuo cuore con ogni diligenza". È la cittadella. (3) È una questione di pratica. Il peccato interiore è cattivo; Lasciato uscire, è peggio, non solo per la sua influenza sugli altri, ma anche su se stessi. Non c'è esercizio più santificante della comunione con Dio. Entrando nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, siamo circondati dall'incenso profumato che profumerà le nostre vesti e sarà esalato nel soffio delle nostre labbra. Come Mosè, radioso dal monte, così noi rifletteremo la gloria del Signore. Come lui, possiamo "non sapere", ma gli altri vedranno, e prenderanno di noi una conoscenza tale da benedirli e stimolarli. Conclusione:1. La santità è alla portata di tutti. Molte cose non sono così. La ricchezza, la fama, l'onore, la posizione possono essere ambiti da molti, che si sforzano di ottenere, ma non vincono. Il più alto riconoscimento da vincere sulla terra è aperto ai più meschini

(2.) La santità non viene distrutta da fallimenti occasionali. Prova, riprova; i passi indietro possono aiutare lo scatto in avanti; l'onda che si ritira diventa più forte nel suo rimbalzo

(3.) L'assenza cosciente di una perfetta santità dovrebbe rendere cara l'espiazione. "Se qualcuno pecca" - e chi non lo fa ogni giorno? - «abbiamo un Avvocato presso il Padre», ecc. 4. In cielo la santità sarà completa. (J. Viney.)

Fecondità della gloria di un cristiano: - Come la gloria di un melo sano è il suo frutto, così la gloria di un vero cristiano è la sua utilità. Non sboccia semplicemente con una buona professione; Egli porta frutto con tutte le sue forze e con tutte le sue forze. Non c'è un ramoscello senza linfa o un ramo sterile su tutto l'albero che sia piantato dai fiumi della grazia e che dia i suoi frutti ogni mese. (T. L. Cuyler.)

Frutto per la santità: - È notevole che Paolo parli della santità come del frutto, e non come del principio del nostro servizio a Dio, come dell'effetto che quel servizio ha sul carattere, e non come dell'impellente potere morale che ha portato al servizio. E questo si accorda con il versetto 19, dove coloro che avevano consegnato i loro membri servi all'iniquità sono rappresentati come coloro che hanno così raccolto frutto per l'iniquità, o, in altre parole, come coloro che hanno, con la loro propria opera peccaminosa, aggravato e confermato la peccaminosità del loro carattere. E, d'altra parte, coloro che avevano consegnato i loro membri servi alla giustizia, sono rappresentati come coloro che hanno raccolto in tal modo frutti per la santità, o, in altre parole, essi, facendo ciò che era giusto, hanno rettificato le loro strutture morali; e la perseveranza nella condotta santa li rese infine creature sante. Questo è il vero processo descritto nel versetto che abbiamo davanti. In virtù dell'essere diventati servi di Dio, essi hanno avuto il loro frutto per la santità. Senza dubbio c'è un germe di santità proprio all'inizio della nuova vita, ma ancora un principio più grossolano di esso può predominare all'inizio; e i suoi principi più sottili possono poi diventare stabiliti. Le cose buone possono essere fatte, per così dire un po' ostinatamente, secondo la volontà di un altro; ma l'azione assidua della mano può alla fine portare con sé la delizia del cuore; e questo segna certamente una fase di avanzamento più elevato e più santo nel cristianesimo personale. Dimostra una crescente assimilazione a Dio, che fa ciò che è giusto, non in forza dell'autorità di un altro, ma in forza delle libere e originali propensioni della Sua stessa natura a tutto ciò che è eccellente. Con un progresso benedetto di santificazione come questo, alla fine cessiamo di essere servi e diventiamo figli; lo Spirito di adozione è stato riversato su di noi e noi sentiamo la gloriosa libertà dei figli di Dio. E quando la transizione è fatta in modo tale che l'opera di servitù diventa un'opera di felicità e di libertà, allora l'uomo diventa simile a Dio, e santo come Egli è santo. Un uso molto importante da trarre da questo argomento è che non devi sospendere l'opera di obbedienza letterale finché non sei preparato a rendere a Dio un'obbedienza spirituale. In ogni caso è giusto fare sempre ciò che è conforme alla volontà di Dio. All'inizio ci può essere una mescolanza di spirito di schiavitù, così che l'apostolo direbbe di questi bambini in Cristo: "Io vi parlo non come a spirituali, ma come a carnali"; tuttavia è ancora bene dedicarvi, in mezzo a tutte le concezioni rozze, embrionali e infantili di un giovane discepolo, al servizio diretto di Dio. Liberatevi dalle vostre iniquità in questo momento. Volgetevi a tutto ciò che è palpabilmente dalla parte della legge di Dio. Fate chiaramente ciò che Dio vi comanda, e anche sotto l'impulso diretto della Sua autorità; e il frutto del vostro ingresso nel Suo servizio sarà il perfezionamento finale della vostra santità, purificata dal difetto della schiavitù legale o dell'egoismo mercenario-una santità che trova il suo godimento nel servizio stesso, e non nella speranza della grande ricompensa che deve venire dopo l'osservanza dei comandamenti; ma una santità sostenuta dall'esperienza presente, che nell'osservanza dei comandamenti c'è una grande ricompensa. (T. Chalmers, D.D.)

E la fine della vita eterna

La fine del credente:

(I.) C'è qualcosa di molto solenne in questa parola: "la fine!" Proverbi 23:18. Che dire della nostra fine? Guardatevi intorno e vedete le speculazioni, le ansietà, le fatiche degli uomini di questo mondo: tutte avranno una fine; vedere uomini di piacere, che vivono per il piacere: le risate, le canzoni, gli intrattenimenti e le gozzoviglie avranno tutti una fine; e questo mondo avrà una fine. Ogni giorno, ogni viaggio, ogni conflitto, ogni vita ha una fine. Che dire della nostra fine? È sicuro; La fine arriverà, e potrebbe essere molto vicina. «Oh, se fossimo saggi, se avessimo considerato la nostra ultima fine». Eppure la morte non è la tua fine. La polvere tornerà sulla terra da dove è venuta, ma lo spirito sarà andato a Dio che l'ha data, se rivestito della giustizia e lavato nel sangue di Cristo, o no, è la solenne questione

(II.) Ma il testo parla della fine del credente. La fine del suo pellegrinaggio, del suo conflitto, delle sue preghiere, della sua fede; "ricevendo il fine della vostra fede, sì, la salvezza delle vostre anime", o come è qui espresso, "vita eterna". Chi può comprendere appieno l'argomento? La vita è la perfezione dell'essere, e la vita eterna è la perfezione della vita. Tutto ciò che l'amore di Dio può concedere, tutto ciò che il sangue di Cristo può procurarci, tutto ciò che lo Spirito Santo che dimora in noi può permetterci di godere, questa è la vita eterna: la fruizione del frutto di tutti i travagli dell'anima di Cristo, il godimento di tutta la pienezza di Dio, la contemplazione eterna della Sua gloria, essere assimilati a Cristo, avere la vita privata della mortalità: questa è la "vita eterna". La consumazione di tutti i privilegi possibili, l'adempimento di tutte le promesse divine, l'emissione di tutti i propositi di Dio, il riposo d'amore di Dio. Quanto piccolo sembra il mondo in contrasto con una simile fine, e quale misera consolazione sarà per ognuno di noi aver raggiunto anche il mondo intero, se lo perdiamo. (M. Rainsford.)

Più di 1200 anni fa, quando il vescovo Paolino andò da Edwin, re di Deira, e chiese il permesso di predicare la buona novella al suo popolo, quel monarca radunò i suoi nobili e i suoi saggi per consultarsi. Allora uno dei thane si alzò e disse: "In verità la vita di un uomo in questo mondo, paragonata alla vita che noi non conosciamo, è così: è come quando tu, o re, sei seduto a cena con i tuoi anziani e thanes nel tempo dell'inverno, quando il focolare è acceso in mezzo e la sala è calda, ma senza le piogge e la neve cade, e i venti ululano; Allora arriva un passero e vola per la casa, entra da una porta ed esce da un'altra. Mentre è in casa, non sente la tempesta dell'inverno, ma quando è passato un piccolo momento di riposo, vola di nuovo nella tempesta e scompare dai nostri occhi. Lo stesso vale per la vita dell'uomo; È solo per un momento; Che cosa accadrà prima e che cosa verrà dopo, non lo sapremo affatto. Perciò, se questi stranieri possono dirci qualcosa, affinché possiamo sapere da dove viene l'uomo e dove va, diamo loro ascolto e seguiamo la loro legge". Questa bellissima parabola è per noi una testimonianza sia dell'oscurità dell'uomo senza Cristo, sia della grandezza del dono che Dio ci ha dato attraverso Suo Figlio. Dio non ci ha fatti per Sé, non ci ha redenti per mezzo di Cristo, non ci ha dato il Suo Spirito per dimorare in noi e santificarci, per gettarci nell'abisso della morte. L'intera rivelazione del vangelo, come mirabilmente riassunta nel Credo degli Apostoli, è un pegno che il nostro fine è la vita eterna. Si noti a titolo introduttivo che questa vita sarà-1. La continuazione di una vita personale presente

(2.) Una vita spirituale pienamente sviluppata e perfezionata, di cui abbiamo qui il pegno e il assaggio. Quindi nostro Signore parla di entrambi negli stessi termini Matteo 25:46; Giovanni 3:36; 5:24; 1Giovanni 3:14, 15. Da ciò che sappiamo, quindi, della vita spirituale qui, possiamo dedurre ciò che sarà tra poco. La vita eterna sarà...

(I.) L'emancipazione completa e definitiva dal peccato. Qui abbiamo la vittoria sul suo dominio, ma non smette mai di tormentarci. Qui possiamo andare alla fontana per la purificazione, ma la contaminazione che ne deriva è una prova dolorosa. Ma laggiù non ci sarà nessun tentatore, nessuna predisposizione al male, nessun cattivo esempio, nessun mondo da sedurre, nessuna carne da indebolire e intrappolare

(II.) La conoscenza immediata di Dio. Ce l'abbiamo anche qui Giovanni 17:3, ma quanto è frammentario! Sappiamo solo in parte, e vediamo solo attraverso uno specchio oscuro. Noi Lo conosciamo, ma non Lo conosciamo. Sentiamo solo un sussurro delle vie di Dio e vediamo solo il lembo della Sua veste. Ma allora Lo vedremo com'è, e sapremo anche come siamo conosciuti, conosceremo il Suo carattere, i Suoi attributi, la Sua opera, le Sue vie, e avremo in quella conoscenza pienamente, come l'abbiamo ora in una certa misura, la vita eterna

(III.) Una vita di azione. È vero, il cielo è descritto come un sabato perpetuo; E in confronto a questo stato febbrile, la vita a venire sarà una vita di riposo: riposo dal dolore, dalla sofferenza, dal conflitto, dal dubbio, dalla stanchezza e, soprattutto, dal peccato. Ma il riposo senza azione è monotono, e più fastidioso della fatica; e non può essere che l'intera condizione della nostra esistenza sarà cambiata, e la nostra stessa natura disfatta, quando entreremo nel riposo celeste

(1.) Qual è il resto dell'esercito celeste? In verità gridano: "Santo, santo, santo", mentre velano i loro volti, ma hanno ali e piedi come servi sempre pronti a fare la volontà di Colui che siede sul trono. E leggiamo che sono "spiriti tutelari" Ebrei 1, e sicuramente se dobbiamo essere "come gli angeli" saremo come loro in questo. Per quanto riguarda il servizio, non credo che i glorificati abbiano raggiunto una tale perfezione da non aver bisogno di istruzione o aiuto. Non ci saranno né peccato né infermità, ma ci saranno ancora diversità di carattere e di conseguimento. E poi chissà quali opportunità di servizio saranno offerte nelle lontane province del regno di Dio, e per quali missioni di misericordia e di speranza potremmo essere impiegati

(2.) Dio "opera fino ad ora". Il suo riposo è stato un riposo di azione. E se vogliamo essere come Lui, la nostra vita sarà di incessante beneficenza

(IV.) Una vita nella presenza immediata, senza veli di Cristo. Un elemento, naturalmente, sarà il ricongiungimento con coloro che abbiamo amato sulla terra; ma la comunione eterna con Cristo sarà la sua perfezione, in cui si comprenderà tutto ciò che il cuore può desiderare. Paolo aveva cari amici, ma quando attendeva il suo riposo celeste, l'unione eterna con Cristo era il fardello della sua speranza. Eppure questo era perché per lui vivere era Cristo. Qui godiamo della presenza di Cristo per fede; ma la nostra comunione è interrotta e Lui è invisibile. Ma nella vita a venire Lo vedremo così com'è, contempleremo la Sua gloria, erediteremo il regno che Egli ha preparato per noi e condivideremo il Suo trono per sempre. (Bp. Perowne.)

La vita eterna, un'educazione: - La vita eterna non è un dono come qualcosa di fissato, finito, compiuto e trascurato. È un dono come lo è l'educazione. È qualcosa che si lavora pazientemente e a lungo in un uomo. La vita eterna è un dono per noi come la luce del sole lo è per i fiori, un'influenza che entra in essi e li modella. La vita eterna dalla mano di Dio è un dono per l'umanità, come la guarigione è un dono del medico al paziente. È ciò che si lavora lentamente in loro. La vita eterna è operata in noi dal potere dell'Altissimo, dalla presenza dello Spirito Santo. E la speranza del futuro è che lo Spirito di Dio, entrando nell'anima, le dia la vita eterna. (H. W. Beecher.)

L'eternità sarà un mattino glorioso, con il sole che sale sempre più in alto, una primavera benedetta, e un'estate ancora più ricca: ogni pianta in piena fioritura, ma ogni fiore il bocciolo di una più bella. (H. Melvill, B.D.)

23 CAPITOLO 6

Romani 6:23

Poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna

Il salario del peccato e il dono di Dio:

(I.) Il salario del peccato è la morte. "Salario" qui significa "le razioni" fornite come paga a un soldato. Se il peccato è il tuo comandante, avrai la "morte" da mangiare come paga. Il "peccato" è trattato come una persona, proprio come lo è "Dio", e più lo trattiamo come un nemico vivente, più è probabile che lo combattiamo virilmente. La "morte" può essere definita come separazione. La morte spirituale è una separazione presente da Dio. La morte fisica è una separazione del corpo e dell'anima, e la separazione di entrambi da questo mondo. La morte eterna è la separazione definitiva e totale del corpo e dell'anima dal cielo e da Dio per sempre. Ora siamo pronti a svelare la frase

(1.) Dio tratta il "peccato" come un padrone. "Chiunque commette il peccato è servo del peccato", e "voi siete i suoi servi ai quali obbedite". Ora, il peccato è qualsiasi violazione della volontà di Dio che un uomo fa con gli occhi aperti. Non possiamo fare nessuna scala del peccato. L'unica misura del peccato è la luce che oscura e la grazia a cui resiste. Il cattivo umore in casa, l'orgoglio e la mancanza di gentilezza, la mancanza di verità, l'indulgenza e l'indolenza, la lussuria e l'impurità, la meschinità, la "cupidigia, che è idolatria", un caro scetticismo, e tutti gli aspetti negativi, nessuna preghiera, nessun amore per Dio, nessuna utilità: tutti, e molti altri, sono ugualmente "peccato". 2. Ogni "peccato" ha il suo "salario"; e il diavolo è il pagatore. (1) Promette, infatti, "salari" molto diversi da quelli che dà. Promette l'allegro, l'affettuoso e il soddisfacente. Ma Dio ha redatto il patto, e ve lo ha mostrato: "Il salario del peccato è la morte". (2) Ora l'espressione implica che c'è un impegno deliberato, un titolo. Hai diritto al tuo "salario". Un servo può reclamare il suo "salario", e il padrone deve darlo: perché chiunque "pecca" sta facendo il lavoro del suo datore di lavoro. (3) Lascia che ti dica di cosa si tratta. Primo, per distruggere la tua stessa anima; poi diffondere un contagio e ferire le anime degli altri, in modo da aumentare il regno del tuo padrone e dargli un'altra e un'altra vittima! Tutto qui? No. Insultare Dio, rattristare lo Spirito Santo, privare Cristo di un gioiello, questo è il lavoro che ognuno che "pecca" sta facendo per il suo datore di lavoro. (4) E spesso è un lavoro molto duro. Quanto duramente lavora un uomo di mondo; e quanto poco sappia del datore di lavoro per cui lavora. E il salario non sarà forse un salario proporzionato? - più lavoro, più paga. (5) I "salari" generalmente dati devono essere pagati presto; Non tutti in una volta, si accumulano. Felice sei tu se lo riconosci subito come il tuo "salario" e decidi che non ne guadagnerai più! Felice se decidi: "Smetterò di funzionare!" Perché, in caso contrario, il "salario" continuerà ad essere pagato. A poco a poco, la separazione tra il buono e il puro si allargherà. La Bibbia sarà messa sempre più da parte. Gli abissi si frapporranno tra te e Dio. E fuori a quella distanza, l'anima avrà avuto molto freddo; Le cose celesti appassiranno! Ma c'è ancora molto da pagare. Forse ci sarà una separazione non mitigata da alcuna reale speranza di un ricongiungimento: uscire... dove? In una terra di tenebre! Non c'è voce nella valle! Nessun braccio nell'incrocio! E, poi, separazione per sempre! Separazione da quel tuo padre, da quella madre, da quel marito, da quella moglie, da quel figlio, da quel santo, da quella chiesa, da quella felice comunione, da quel Dio!

(II.) "Il dono di Dio è la vita eterna". Anche qui c'è il servizio, reale, severo, per tutta la vita. E i "salari"? Sì; certi salari, salari in un grado più giusto. Ma non sarebbe giusto chiamarli così. Il "salario" non precede il lavoro. Ma qui il "salario" precede il lavoro. Non si lavora per ottenere il proprio "salario", ma si lavora perché lo si ha. Ma sono infinitamente sproporzionati rispetto all'opera; piuttosto, tutto il lavoro è così brutto che vuole essere perdonato, e una parte del salario è che Dio perdona. Ma se fosse un "salario" e meritato, non sarebbe così felice come adesso, essere una cosa immeritata, un dono dell'amore di Dio! Che cosa sarebbe il cielo, se non fosse un dono? Tuttavia, si tratta di "salari". Dio è giusto per darlo, perché meritato da "Gesù Cristo nostro Signore". (J. Vaughan, M.A.)

Il salario del peccato e il dono di Dio:

(I.) Il primo fatto. San Paolo non dice: "La punizione del peccato è la morte", per quanto vero possa essere. Usa la parola "salario". Questi li guadagniamo-1. Quando disonoriamo i nostri corpi. (1) Lo facciamo quando li dimentichiamo, o neghiamo loro ciò da cui dipendono la loro salute, il loro vigore e la loro utilità. Lo vediamo su larga scala quando affrontiamo i terribili effetti di malattie prevenibili. Ora, non è un peccato permettere che l'aria cattiva, l'acqua, le fognature, la sporcizia e il sovraffollamento corteggino questi demoni, e li invitino a venire a fare il loro lavoro tra noi? Noi diciamo che la pestilenza è il giudizio di Dio, e così è; ma è il Suo giudizio sulla negligenza volontaria, sulla cecità, sull'egoismo e sull'ingiustizia. (2) Quando cedi all'ubriachezza, distruggendo così le alte facoltà della tua virilità; quando cedete alla lussuria, arrendendovi alla "donna straniera"; quando getti le redini sul collo del piacere, e lo insegui ovunque ti conduca; Quando in questo modo deponi profondamente e con sicurezza i semi di una prematura decadenza, non stai imparando dalle esperienze più amare che "il salario del peccato è la morte"? Non scherzare con il corpo. Non dimenticate che è stato fatto dalla mano di Dio e redento dal sangue di Cristo. Non disonorare quello che dovrebbe essere il tempio dello Spirito Santo. I peccati del corpo porteranno la loro terribile retribuzione. Verrà come una maledizione su di voi e, forse, sui vostri figli

(2.) Quando soffochiamo la voce della coscienza dentro di noi. (1) Ogni volta che fate ciò che sapete essere sbagliato, ogni volta che vi arrendete a un pensiero che sapete essere malvagio, state guadagnando il salario del peccato che è la morte: la morte per ogni pace mentale, per ogni nobile sentimento, per ogni nobiltà di carattere, per ogni solido successo nella vita. Si va via con i compagni e si cede il passo al bere. Beh, che dire della mattina? Senti di aver perso la casta a casa, tra gli amici di cui apprezzi il rispetto, e odi e detesti te stesso. (2) E così è ogni volta che un dovere è sacrificato a un piacere egoistico, ogni volta che c'è il minimo allontanamento dalla rigorosa integrità, perché la conseguenza deve essere il disagio della mente, un peso sul cuore che non può essere deriso o bevuto; perché Dio l'ha ordinato. Permettetemi di supplicandovi di non soffocare la voce della coscienza. Sicuramente, prima o poi, sarà ascoltato. Se non si presta ascolto alle sue gentili rimostranze, tuonerà la condanna. Non dite che avete buoni propositi, ma che siete troppo deboli per mantenerli. Chiedi a Dio, per mezzo del Suo Spirito, di fare di te un uomo, e di non permettere che tu sia un miserabile debole. Fidatevi di voi stessi, e non potrete competere con il diavolo

(3.) Quando rifiutiamo le offerte del vangelo ( Proverbi 1:24, ecc.) . Non c'è peccato così terribile nel suo carattere e così terribile nei suoi risultati come l'incredulità. Quel peccato che alcuni di voi commettono ogni giorno, ogni ora; e il suo salario è la morte, la morte a quella pace che un uomo può conoscere solo quando è stato purificato dal sangue di Cristo; morte a quella speranza di un felice aldilà che solo una salda fiducia nel suo Salvatore può portargli, e la morte che non muore mai. Ciò che ho come conseguenza del mio peccato, qui o nell'aldilà, me lo sono guadagnato e devo averlo. Posso, per grazia di Dio, rinunciare al mio peccato, ma il salario del peccato si manifesta nella mia salute distrutta e, forse, nella malattia dei miei figli. E se la morte del corpo mi vede non salvato, come sarà aggravata la mia miseria quando sarò costretto a dire: "Ho meritato la dannazione".

(II.) Il secondo fatto. I poveri, perduti, indegni peccatori possono avere la vita eterna in Cristo, e questo come un dono di Dio, e non come qualcosa che si può avere in un altro mondo, ma qualcosa che si può avere in questo. Non vedete che cosa grandiosa, coraggiosa e nobile è vivere in questo mondo sapendo che apparteniamo a Dio, che i nostri corpi sono Suoi, le nostre menti Sue, le nostre anime Sue, e che, per la Sua grazia, le stiamo usando per la Sua gloria? Scegliete oggi chi volete servire. (J. Burbidge.)

Salario? O regalo?-Più una questione è importante, più c'è bisogno di vederla nella giusta luce. Un volto umano ricco di espressione, o un monumento architettonico ricco di grandezza, o un po' di paesaggio ricco di bellezza, non possono avere tutto ciò che c'è in essi esposto in un quadro. Anche un'immagine non può rappresentare la vita cristiana: deve essere vissuta per essere conosciuta

(I.) Il sistema salariale dell'esistenza umana. In tutti i reparti il lavoro è un articolo commerciabile, di cui il salario è il prezzo. L'uno bilancia l'altro. Il salario, distinto da altri modi di reddito, è qualcosa che è dovuto, anche se il conto è raramente presentato: viene pagato direttamente all'uomo dopo che un periodo di lavoro è terminato. San Paolo dice che il peccato è datore di lavoro. Paga i salari, è vincolato da una legge forte a farlo. È vero che non paga per intero man mano che il lavoro è finito, ma alla fine cancellerà il debito. Questo è un sistema sotto il quale gli uomini vivono. Non sempre si tratta di una questione di scopo definito, ma di disposizione prevalente. La loro fiducia in questo sistema non è sempre forte: è probabile che guadagnino molto di ciò che è desiderabile? Ma le cose non possono spingerli con forza sotto un Dio che è buono. Purtroppo non si rendono conto di ciò che significa la loro decisione, che è il salario e il compagno del pagatore. Togliamo ogni ambiguità sui termini di questo contratto: il salario del peccato è la morte. Questi salari sono pagati apertamente. Le rate che paga suggeriscono il tipo di ricompensa finale da pagare alla fine: ora paga in disordini, perdite, calamità, malattie, malcontento, odio, inquieti presentimenti. Non può nascondere il carattere di questi pagamenti. Dio ha rivelato questo come ricompensa. Questo sistema va avanti senza controllo perché il peccato è quello che è; si basa sulla natura delle cose, Dio è l'unica fonte di vita; se Egli è abbandonato, la morte deve essere il risultato. Amos sto lavorando per un risultato così triste?

(II.) Il sistema del dono gratuito dell'esistenza umana. Passiamo ora a un clima diverso delle cose. È come se avessimo camminato lungo il fianco settentrionale di una montagna in primavera, all'ombra gelida delle sue cime, dove il vento persistente dell'inverno soffia sulla neve fangosa, i campi spogli, e ora avessimo viaggiato intorno alle montagne verso il sole del sud. Siamo passati dalla presenza di un datore di lavoro rigoroso a quella di un amico più munifico; dai salari guadagnati duramente alle generose donazioni; la vita invece della morte. Sembra molto evidente che il sistema del dono della vita è più luminoso del sistema del salario. Ci deve essere qualche potente pregiudizio per far sì che gli uomini scelgano quest'ultimo. In altre questioni tra Dio e gli uomini, nel mondo il sistema dei doni è effettivamente all'opera e gli uomini non litigano con esso. La provvidenza, non meno della grazia, è pervasa da questo sistema. Cosa rendiamo per la luce del sole; Il benessere del corpo o della mente, la sicurezza, sono guadagnati? Un sistema salariale puro nel mondo significherebbe la morte. Il peccato paga come il peccato; Dio dà come Dio. Lui darà la vita, vera, illimitata, felice. È troppo grande per essere guadagnato. E questo è un dono di Colui al quale abbiamo fatto un grande torto. In Cristo il sistema salariale è stato distrutto. Cristo si è guadagnato il dono per noi. (J. A. Kerr Bain, M.A.)

Salario contro dono:

(I.) Il peccato e il suo salario

(1.) Il peccato è un servizio, (1) Non un'indipendenza, come pensa il mondo. (2) Un servizio al quale è collegato un salario; Ogni peccato ha la sua conseguenza

(2.) Questi salari sono "morte" e sono invariabilmente pagati

(II.) Dio e il suo dono. Un dono: (1) A coloro che non lo guadagnano, perché sono al servizio di un altro. (2) A coloro che non vogliono guadagnarselo, perché si sono arresi a un altro servizio. (3) A coloro che non possono guadagnarselo, perché non possono espiare un solo peccato, e i loro stessi sforzi per farlo compromettono l'unica condizione di Dio Efesini 2:8, 9). (4 Che tutti possono avere per la presa ( Isaia 55:1 ; Apocalisse 22:17

(2.) Quel dono è eterno, (1) Cristo stesso. Vita (a) Da Cristo, che dipende esclusivamente dalla Sua sostituzione. (b) In Cristo, nostro solo per appropriazione. (c) Una parte di Cristo, continuata fino a noi solo per dimora. (2) Vita eterna (a) Iniziata quando Cristo ha iniziato. (b) Ha cominciato per noi quando l'abbiamo afferrato. (c) Continuando fino all'eternità. (J. H. Rogers, M.A.)

Morte e vita: il salario e il dono:

(I.) La morte è il salario del peccato

(1.) La morte è il risultato naturale di tutti i peccati. Quando l'uomo agisce secondo l'ordine di Dio, vive; ma quando infrange le leggi del suo Creatore, fa ciò che causa la morte. (1) Quanto più un uomo va avanti nell'iniquità, tanto più diventa morto alla santità: perde il potere di apprezzare le bellezze della virtù, o di essere disgustato dalle abominazioni del vizio. Puoi peccare tu stesso in un totale mormorio di coscienza, e questo è il primo salario del tuo peccato. (2) La morte è la separazione dell'anima da Dio. Possono due camminare insieme a meno che non siano d'accordo? L'uomo può continuare a credere nell'esistenza di Dio, ma per tutti gli scopi pratici Dio per lui è in realtà inesistente. (3) Come c'è una morte per Dio per mezzo del peccato, così c'è una morte per tutte le cose spirituali 1Corinzi 2:14). (4 Nella misura in cui nelle cose sante dimora la nostra più alta felicità, il peccatore diventa un essere infelice; dapprima privandolo della gioia che la vita spirituale porta con sé, e poi soffrendo la miseria della morte spirituale Romani 2:9

(2.) Il potere omicida di alcuni peccati è manifesto a tutti gli osservatori. (1) Guarda come con molte malattie e delirizi l'ubriacone si distrugge; Deve solo bere abbastanza forte e la sua tomba sarà scavata. Non oserei menzionare gli orrori che accompagnano le sporche concupiscenze della carne; ma molti corpi che marciscono in superficie saranno il mio testimone silenzioso. (2) Tutti noi sappiamo che i peccati della carne uccidono la carne; e quindi possiamo dedurre che i peccati della mente uccidono la mente. La morte in qualsiasi parte della nostra virilità genera la morte nel tutto

(3.) Questa tendenza è in ogni caso la stessa. Anche il cristiano non può cadere nel peccato senza che esso sia veleno per lui. Se pecchi ti distrugge la tua gioia, la tua forza nella preghiera, la tua fiducia verso Dio. Se avete passato serate in frivolezza con i mondani, avete sentito l'influenza mortificante della loro società. 4. La morte è la giusta ricompensa del peccato e deve essere pagata. Un padrone impiega un uomo, ed è dovuto a quell'uomo che dovrebbe ricevere il suo salario. Ora, se il peccato non comportasse la morte e la miseria, sarebbe un'ingiustizia. È necessario per la posizione stessa dell'universo che il peccato sia punito. Coloro che seminano devono mietere. Il peccato che ti rende devi pagare

(5.) Questo salario del peccato è in parte ricevuto dagli uomini ora come i soldati ricevono le loro razioni, giorno dopo giorno. "Se vivete secondo la carne, morirete": una tale vita è un morire continuo. "Colei che vive nel piacere è morta mentre vive". L'ira di Dio dimora su chi non crede nel Figlio di Dio; è già lì

(6.) Ma allora un soldato romano non si arruolava solo per le sue razioni; La sua paga principale consisteva spesso nella parte del bottino che riceveva alla fine della guerra. La morte è il salario supremo del peccato. Il peccato si perpetuerà, e così ucciderà per sempre l'anima a Dio, alla bontà, alla gioia e alla speranza. Essendo sotto il potere sempre crescente del peccato, diventerà sempre più una cosa senza speranza che tu debba sfuggire alla morte che così si posa su di te

(7.) La miseria della miseria del peccato è che è guadagnata. Se gli uomini del mondo futuro potessero dire: "Questa miseria si è abbattuta su di noi arbitrariamente, a prescindere dai suoi giusti risultati", allora ne trarrebbero un certo conforto. Ma quando saranno costretti ad ammettere che è stata una loro scelta scegliere il peccato, questo li flagellerà davvero. Il loro peccato è il loro inferno. 8. Sarà la follia delle follie continuare a lavorare per un tale salario. Finora coloro che hanno lavorato per il peccato non hanno trovato in esso alcun profitto (ver. 21) . Perché, allora, andrai oltre nel peccato? 9. Dovrebbe essere il dolore dei dolori per ciascuno di noi che abbiamo peccato. Oh, miseria, per aver lavorato così a lungo in un servizio che porta salari così terribili! 10. Deve certamente essere un miracolo di miracoli se qualche peccatore qui non rimane per sempre sotto il potere del peccato. Il peccato ha in sé questo male, che colpisce un uomo con paralisi spirituale, e come può un tale paralizzato scongiurare un ulteriore colpo? Rende l'uomo morto; E a quale scopo ci appelliamo a colui che è morto? Che miracolo, dunque, quando la vita divina scende nel cuore morto! Che beatitudine quando Dio si interpone e trova il modo per cui il salario più giustamente dovuto non sarà pagato!

(II.) La vita eterna è il dono di Dio

(1.) La vita eterna è impartita per grazia attraverso la fede. (1) I morti non possono guadagnare la vita. Sia le buone opere che i buoni sentimenti sono il frutto della vita celeste che entra nel cuore e ci rende consapevoli del suo ingresso operando in noi il pentimento e la fede in Cristo. (2) Da quando abbiamo ricevuto la vita eterna siamo cresciuti. Da dove viene questa crescita? Non è ancora un regalo gratuito? (3) Sì, e quando arriveremo in cielo, e la vita eterna si svilupperà come un bocciolo si apre in una rosa in piena fioritura; allora confesseremo che la nostra vita è stata tutto il dono gratuito di Dio in Cristo

(2.) Osservate che dono meraviglioso è questo, "il dono di Dio". (1) È chiamata "vita" per eccellenza, enfaticamente "vita", vita vera, vita reale, vita essenziale. Questo non significa mera esistenza, ma l'esistenza dell'uomo come dovrebbe esistere: in unione con Dio, e di conseguenza in santità, salute e felicità. L'uomo, come Dio voleva che fosse, è l'uomo che gode della vita: l'uomo, come lo rende il peccato, è l'uomo che dimora nella morte. (2) Inoltre, anche noi abbiamo la vita eterna, che non finisce mai

(3.) È la vita in Gesù. Siamo in unione eterna con la persona benedetta del Figlio di Dio, e quindi viviamo. Conclusione:1. Veniamo e riceviamo questa vita divina come dono in Cristo Gesù. Se qualcuno di voi ha lavorato per questo, ponga fine a questo lavoro sciocco. Credere e vivere. Ricevilo con la stessa libertà con cui i tuoi polmoni inspirano l'aria che respiri

(2.) Se l'abbiamo accettata, dimoriamo in essa. Non siamo mai tentati di mettere alla prova la legge del merito

(3.) Se ora dimoriamo in esso, allora viviamo per la sua gloria. Dimostriamo con la nostra gratitudine quanto apprezziamo questo dono. (C. H. Spurgeon.)

Morte e vita: - La Parola di Dio abbonda di contrasti sorprendenti, che raffigurano il carattere e la parte opposti delle due grandi classi in cui tutta l'umanità è divisa davanti a Dio. Povertà e ricchezza, schiavitù e libertà, tenebre e luce; ma nessun contrasto è così forte come quello tra la morte e la vita

(I.) Morte

(1.) La sua origine. È il salario del peccato. L'apostolo ci mette davanti ciò che l'uomo caduto ama, ciò che teme e l'unione tra i due. L'uomo caduto ama il peccato e teme la morte. Eppure la morte che teme è la conseguenza inevitabile del peccato che ama. Il peccato si scopre sotto due aspetti distinti. È... (1) Tutto ciò che non è in accordo con il carattere di Dio. Tutte deviazioni dalla verità e dalla santità. (2) Tutto ciò che non è conforme alla legge di Dio. Tutto ciò che va oltre, e tutto ciò che non è all'altezza di questo standard divino, è peccato. Ora, la morte non è dunque, come talvolta la chiamano gli uomini, il debito della natura. È la giusta ricompensa con cui Dio mostra il Suo dispiacere contro il peccato. Egli ha posto su di essa un tale segno da costringere ogni individuo a sentire e mostrare nella propria persona la colpevolezza di questa cosa maledetta

(2.) La sua natura. La morte è separazione. Noi la chiamiamo dissoluzione. (1) La morte del corpo è la separazione dell'anima dal corpo. (2) La morte spirituale è la separazione dell'anima da Dio, a favore del quale è la vita. (3) La morte eterna è la separazione perpetua sia del corpo che dell'anima dalla presenza e dal favore di Dio. Questa è chiamata nella Scrittura "la seconda morte" Apocalisse 20:14

(II.) Vita

(1.) Come viene procurato? (1) Attithe primo, la vita era dono di Dio. Era solo per la Sua bontà e per la Sua gloria. E, come nella prima creazione, così nella nuova. La vita non è il salario della nostra obbedienza. È stato perduto dal peccato; non potrà mai essere recuperato sulla base dei nostri meriti. La morte ci è resa nella giustizia. La vita può essere restituita a noi solo nella grazia. Lo stesso Dio il cui onore abbiamo oltraggiato con il peccato, si fa avanti per "cercare e salvare i perduti". (2) È un dono gratuito per quanto ci riguarda, ma non per quanto riguarda Cristo. Prima di poter ottenere la vita per noi, deve gustare la morte per ogni uomo Ebrei 2:9). (3 Cristo è anche la fonte che contiene questa vita. È custodito in Lui per tutti coloro che verranno a Lui per questo 1Giovanni 5:12; Giovanni 10:14

(2.) In che cosa consiste? È in tutto e per tutto l'opposto della morte. È l'antidoto alla morte spirituale, poiché ci porta all'unione con Dio. È la distruzione della morte corporale; poiché assicura al corpo e all'anima glorificati una dimora eterna alla presenza di Dio, dove c'è pienezza di gioia e di piacere per sempre". (W. Conway, M.A.)

Duro lavoro e cattiva paga; nessun lavoro e ricca ricompensa:

(I.) Duro lavoro e cattiva paga

(1.) Chi sono i servi che ricevono la paga? (1) Tutto per natura. Siamo schiavi nati nello stato del peccato. (2) Ma anche noi siamo servi per scelta volontaria. (3) I servi di Satana sono molti. La sua officina è il mondo. Vai dove vuoi, trovi i suoi servitori in livrea. A differenza di altri datori di lavoro, egli non diminuisce mai il numero dei suoi dipendenti, perché se qualcuno viene persuaso per grazia a lasciare il suo servizio, ciò va molto contro la sua natura. Non gli importa se il commercio è fiacco o meno, può sempre trovare lavoro per tutti. (4) Appartengono a tutte le età. I bambini che non sono adolescenti e i ragazzi che non ne sono usciti, sono ogni giorno, per mezzo dei nostri tribunali di polizia, a stupire anche un mondo peccaminoso con la loro competenza nella colpa; e accanto a loro sta il criminale i cui capelli sono diventati bianchi al servizio dello stesso implacabile padrone. (5) Appartengono a tutti, ai gradi della società. Agli occhi di Dio non c'è molto da scegliere tra Bethnal Green e Belgravia, Westbourne e Whitechapel. Re, principi, statisti e poveri sono tutti ugualmente suoi servitori

(2.) Il lavoro che devono svolgere. Essere servitore di Satana non è una sinecura. (1) A uno dice: "Arricchisciti": e alla parola del comando il povero disgraziato comincia subito a faticare, ed è fatica laboriosa. L'avaro è un grumo di miseria incarnata. (2) A un altro dà un ordine riassunto nella parola bere, e non c'è schiavitù che uccida di più sia il corpo che l'anima di quanto non lo sia schiavo della bevanda. Colui che entra nella tomba di un ubriacone ha lavorato duramente per il risultato. (3) Pone un altro per ottenere piacere. Gli uomini faranno anche nei piaceri più leciti ciò che, se richiesto loro in una normale giornata di lavoro, sarebbe oggetto di molte lamentele. Chi non sa per esperienza che una giornata di piacere è più faticosa di un uguale numero di ore di lavoro? E quanto più questo è vero per l'uomo gay del mondo. Posseduto dallo spirito maligno, va di qua e di là in cerca di riposo e non ne trova. La quiete della casa la definisce lenta, così si lancia in un vortice di dissipazione, e canta "Begone, dull care". Il piacere che un tempo lo incantava con l'indulgenza frequente diventa insipido; Qualcosa di più forte, di più feroce, è necessario per stimolare i suoi spiriti stanchi. Va di male in peggio, finché alla fine ogni piacere peccaminoso è stato a sua volta provato, e a sua volta è diventato addomesticato. Di tutti gli spettacoli miserabili della terra, quello di un vecchio roué è il più miserabile. (4) Satana pone un quarto per agire da ipocrita, e per questo servizio paga il salario più alto, e giustamente dovrebbe, perché il lavoro deve essere enorme. Che grande sforzo avere sempre per ricordare la parte che deve recitare. Ma qualunque sia l'opera a cui il peccatore è destinato, è un'opera senza sosta. Satana non ha il permesso ai vecchi pensionati di finire i loro giorni in un ozio pacifico

(3.) I salari li pagavano. (1) La morte del corpo non è che il risultato del peccato. Per seimila anni gli uomini hanno ricevuto il salario della morte. Ma qui la morte è posta in contrasto con la "vita eterna", e significa morte eterna. (2) Il peccato paga una parte del suo salario in acconto, a volte dà una rata dell'inferno sulla terra. Il disgraziato dissoluto spesso lo trova così. Marco, con il suo volto smunto, la sua andatura tremante, seguitelo all'ospedale... anzi, non fatelo... lasciate che la sua fine rimanga segreta; Terribili sono i salari che riceve in acconto. Eppure, dopo tutto, questo non è nulla. L'eternità è un lungo giorno di paga, e il salario pagato è la morte

(II.) Nessun lavoro e ricca ricompensa

(1.) La parola cardine è "dono". Dio rifiuta assolutamente di vendere la salvezza. Darà a chiunque, ma baratterà con nessuno

(2.) La benedizione specificata. "Vita eterna"; e il Signore permette che i Suoi figli ne godano sulla terra; poiché come parte del salario del peccato viene pagato a causa in questa vita, così anche in questa vita i santi pregustano il dono di Dio. La pace con Dio, la quieta fiducia nel futuro, oltre a mille altre gioie, sono alcuni dei grappoli d'uva di Eschol, che ristorano lo stanco nel suo cammino verso la terra dove cresce la vite. E che dire della fine, quando il dono viene ricevuto per intero? 3. Non dimenticare il canale attraverso il quale scorre; è un dono per te, perché il tuo Signore ha pagato tutto. (A. G. Brown.)

La questione del salario: - Gli uomini sono nati per servire. La maggior parte lo sono materialmente. Tutti lo sono moralmente. Ci è aperta solo una scelta di servizio: il servizio del peccato o della giustizia. Siamo interessati alla "questione dei salari" nelle questioni materiali; Molto più dovremmo essere in materia morale. Di questi due servizi contrassegnano:

(I.) Il contrasto nei loro inizi

(1.) Il servizio del peccato è inizialmente promettente. (1) Le sue richieste sono facili. Servire Satana, se stessi, il mondo, è attraente per la natura umana. Come i prospetti che promettono il 30 per cento. (2) E comincia bene. Attifirst delizioso. Paga i dividendi all'inizio

(2.) Il servizio della giustizia è inizialmente poco promettente. (1) Le sue esigenze sono elevate. L'opposto di quelli del peccato. Autocontrollo, abnegazione, sacrificio di sé. Servizio della virtù e della verità. Perciò si comincia con il dolore, la convinzione di peccato, la penitenza. (2) E non vi si può guadagnare alcun salario. Un servizio apparentemente duro, un progresso lento. Quando tutto è fatto, servi inutili, (R.V.) "Dono gratuito". Tutto ciò che otteniamo è immeritato

(II.) Il contrasto nei loro problemi

(1.) Il servizio del peccato finisce male. (1) Emette nella morte. "Il salario del peccato è la morte". "Il peccato, quando è compiuto, genera la morte". La morte, fisica, morale, eterna. Peccatore come un operaio ingannato lavorato fino alla morte. Eppure il servizio ha un fascino fatale per molti. (2) E la morte meritata. Questi salari sono guadagnati. Aveva il potere di scegliere, sono responsabili. Sarà pagato per intero. Ma il peccato paga loro, non Dio. Odiatelo, non Lui! 2. Il servizio della giustizia termina benedetto. (1) Scaturisce nella vita eterna. "Il dono di Dio è la vita eterna". Un servizio che è la sua stessa ricompensa, che nobilita, che conferisce "gloria, onore, immortalità" ai suoi servitori". Il servo è preso in società, è elevato al trono, partecipa alla vita del Re. Ha una ricompensa straordinariamente grande, se non un salario, che supera ogni possibile deserto. (2) Che non solo lo consuma, ma lo accompagna. È per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore che provvede la forza operativa. Quindi questo duro servizio diventa facile. Perciò non ci indebolisce e non ci logora come un servizio umano e peccaminoso, ma ci rinnoviamo giorno per giorno. "In Lui è la vita". (S. E. Keeble.)

Il salario del peccato è inevitabile: la fuga è contraria alle leggi di Dio e dell'universo di Dio. È impossibile che il fuoco non bruci o che l'acqua non scorra su per la collina. I tuoi peccati ti stanno uccidendo a pochi centimetri; Tutto il giorno seminano in te i semi della malattia e della morte. Ci sono tre parti di te: corpo, mente e spirito; E ogni peccato che commetti aiuta a uccidere uno di questi tre, e in molti casi a ucciderli tutti e tre insieme. Le cattive abitudini, le cattive passioni, i cattivi metodi di pensiero, ai quali si sono abbandonati nella giovinezza, rimangono più o meno e li rendono uomini peggiori, uomini più sciocchi, uomini meno utili, uomini meno felici, a volte fino alla fine della loro vita; ed essi, se sono veri cristiani, lo sanno, e si pentono dei loro primi peccati, e non una volta per tutte, ma per tutta la vita, perché sentono di essersi indeboliti e peggiorati per questo. E' ovvio che dovrebbe essere così. Se un uomo perde la strada e la ritrova, è sicuramente molto meno avanti sulla sua strada, per tutto il tempo che ha impiegato per rimettersi in viaggio. Se un bambino ha una malattia violenta, smette di crescere, perché la vita e il nutrimento che avrebbero dovuto essere destinati alla sua crescita sono spesi per curare la malattia. E così, se un uomo si è abbandonato a cattive abitudini nella sua giovinezza, è troppo probabile che (che faccia ciò che vuole) sia un uomo meno buono per questo fino alla fine della sua vita, perché lo Spirito di Dio, che avrebbe dovuto farlo crescere in grazia, liberamente e in salute fino alla statura di un uomo perfetto, alla pienezza della misura di Cristo, si sforza di vincere le vecchie abitudini e di curare le vecchie malattie del carattere, e l'uomo, anche se entra nella vita, entra nella vita fermo e storpiato. (Canonico Kingsley.)

Il peccato e il suo salario: dobbiamo notare tre parole

(I.) Il peccato. "Il peccato è la trasgressione della legge". La sua idea fondamentale è la deviazione dalla legge, come standard di eccellenza o come regola di condotta. Ora, la legge suppone un legislatore, e la possibilità che la legge di Dio venga disobbedita, cioè che abbia a che fare con agenti morali. Ebbene, dobbiamo pensare che essi manchino per una causa o per l'altra di fare la volontà di Dio, che è peccato. Il peccato è esposto sotto tre aspetti

(1.) Come principio o legge (CAPITOLO 8:2) . (1) Poiché il peccato è il rifiuto dell'autorità di Dio, il rifiuto di lasciarlo regnare su di noi, ne consegue che con esso poniamo la nostra volontà in opposizione alla Sua. Vedete, quindi, che cosa comporta tale autonomia. (a) La più vile ingratitudine, poiché chi può negare che dobbiamo a Dio tutte le nostre potenze, la nostra felicità e il nostro stesso essere? (b) Un'imputazione sul carattere di Dio, vale a dire, che Egli è indegno di governarci, che la Sua volontà è ingiusta, la Sua legge inclemente. (c) Ribellione contro di Lui. (d) Usurpazione del Suo posto; e quindi idolatria e autodivinizzazione. (2) Perché ogni creatura dovrebbe liberarsi dell'autorità di Dio e governarsi da sola? Deve essere per qualche oggetto di autogratificazione incompatibile con l'obbedienza a Dio. Ora, la legge di Dio cerca il bene più grande di tutti; e quindi, annullarlo per amore dell'indulgenza personale, è violare il principio della benevolenza. (3) Questo egoismo può assumere una grande varietà di forme. Molti uomini hanno altrettanti modi diversi di divertirsi, ma tutti possono essere ugualmente egoisti. Alcuni sono sensuali, alcuni sono avidi, altri ambiziosi, e non pochi sono infiammati dalla passione intellettuale per la fama

(2.) Come atto o atti. La legge, sebbene in linea di principio sia sempre una, ha tuttavia molti precetti particolari, ed è oltraggiata dalla violazione di uno qualsiasi di questi precetti. Ci sono peccati di azione, di parola, di portamento, di aspetto, di movente, di desiderio, di immaginazione, di pensiero, di negazione e di omissione. Tutto questo è il risultato di quella caparbietà e di quell'egoismo in cui il peccato consiste essenzialmente

(3.) Come stato. Perciò leggiamo che gli uomini sono "nati nel peccato" e sono rimasti "morti nei falli e nei peccati". Prima di commettere qualsiasi atto di peccato, e come fonte di tutto ciò che commettiamo, abbiamo una natura peccaminosa: la tendenza ad andare e a fare il male. Si può dire che l'anima completamente peccaminosa vive sempre nel peccato. Il peccato è il suo elemento e la sua aria vitale. Vive senza Dio

(II.) Morte

(1.) Morte spirituale. L'anima è morta quando è priva di santità e felicità; della disposizione a fare il bene e del potere di godere di Dio. Ammette gradi; più prevale, più cresce, e la commissione del peccato spiana inevitabilmente la strada alla perpetrazione di molti altri; e lo stadio finale è raggiunto quando la coscienza è segnata come da un ferro rovente, a prova di ogni appello, e risolutamente protesa alla propria eterna distruzione

(2.) Morte eterna. Supponiamo che un uomo, la cui anima è morta a causa del peccato, sia stato rimosso da questo mondo nell'altro, e che cosa vedremo riguardo a lui? Il suo caso è un milione di volte più terribile di prima. Poiché... (1) È confermato inalterabilmente per sempre. Sebbene innumerevoli secoli rotolino sul suo capo, colui che è empio deve essere ancora profano; chi è sporco deve essere ancora sporco. (2) Inoltre, egli è ancora soggetto alla legge del progresso; e quindi, man mano che avanzano le età della sua immortalità, ognuno lo lascerà peggiore di come lo ha trovato. (3) Questo sviluppo del male sarà incalcolabilmente accelerato e aggravato dall'assenza di tutto ciò di cui si gode sulla terra, e che ha contribuito a frenare la malignità dell'indole o ad alleviare la miseria dei sentimenti. (4) L'inflizione positiva della punizione come segno dell'ira di Dio per il peccato

(III.) Salari. Questa parola denota una relazione di equità tra il peccato e la morte. Il peccatore guadagna la morte come sua legittima ricompensa. Questa connessione è-1. Naturale. Basta studiare la mente umana, le sue leggi di associazione e di lavoro, per convincersi che il peccato, quando è finito, deve produrre la morte

(2.) Giudiziario. I malvagi sono trasformati nell'inferno da un Dio giusto e santo; e le stesse ragioni che li mandano lì devono valere per trattenerli. Non hanno il potere di rendersi buoni e, essendo immortalmente malvagi, devono essere immortalmente esclusi dal cielo. Certo Dio non imporrà ai malvagi più di quanto essi meritino individualmente. Ma chi determinerà i pieni e adeguati meriti del peccato? Conclusione:1. I cristiani non dovrebbero vivere nel peccato, ma odiarlo e scartarlo completamente, e sforzarsi seriamente di perfezionare la santità nel timore del Signore. Ne hanno fatto a meno come Stato; ne abbiano fatto come legge e nei suoi atti individuali

(2.) Ecco un messaggio di avvertimento per gli empi. Guarda per quale stipendio stai lavorando; Una parte viene pagata ora, ma enormi arretrati vengono accumulati in futuro. Voi credete di lavorare per il piacere, per l'oro, per l'onore, ma ecco! è per la morte. (T. G. Horton.)

La morte il salario del peccato:

(I.) Che cos'è il peccato

(1.) Peccato originale. Il peccato porta la data con il nostro stesso essere, e in verità eravamo peccatori prima di nascere Efesini 2:3. Ci sono alcuni che negano che questo sia propriamente peccato, perché nulla può essere veramente peccato se non è volontario. Ma la corruzione originale in ogni bambino è volontaria, non certo nella sua persona, ma in Adamo suo rappresentante. I pelagiani, infatti, ci dicono che i figli di Adamo divennero peccatori solo per imitazione. Ma, allora, quali sono quelle prime inclinazioni che ci dispongono a tali cattive imitazioni? 2. Il peccato attuale può essere considerato-(1) Secondo l'oggetto di esso. (a) Il peccato delle nostre parole Matteo 12:37. (b) Il peccato delle nostre azioni esterne, furto, omicidio, impurità; e per provare quali sono i peccati, non è richiesto altro, ma solo di leggere la legge di Dio, e dove non viene la lettera scritta della legge, gli uomini sono "una legge per se stessi". (c) Il peccato dei nostri desideri. I desideri sono il peccato, per così dire, nella sua prima formazione. Infatti, non appena il cuore ha concepito questo seme fatale, prima si ravviva e comincia a stimolarsi nel desiderio; così che il fondamento e la principale proibizione della legge è: "Non concupire". In effetti, l'azione è solo una consumazione del desiderio; e se potessimo immaginare un'azione esteriore compiuta senza di essa, sarebbe piuttosto il guscio e l'esterno di un peccato che un peccato stesso. (2) Secondo la misura di esso; e così anche si distingue in diversi gradi, secondo i quali è o aumentato o diminuito nella sua malignità. (a) Come quando un uomo è impegnato in una condotta peccaminosa per sorpresa e infermità. (b) Quando un uomo persegue una condotta peccaminosa contro le riluttanze di una coscienza risvegliata; quando la salvezza attende e bussa alla porta del suo cuore, ed egli la chiude e la scaccia via; quando combatte con la parola e lotta con lo Spirito; e, per così dire, decide di perire nonostante la misericordia stessa e i mezzi della grazia ( Isaia 1:5 ; Giovanni 9:41. (c) Quando un uomo pecca sfidando la coscienza; così rompendo tutti i legami, calpestando così tutte le convinzioni, che egli diventa non solo intrattabile, ma infine incorreggibile. E questo è il ne plus ultra dell'empietà, che chiude la porta della misericordia e sigilla il decreto della dannazione. Ora, questo differisce dal peccato originale, che quello è propriamente il seme, questo è il raccolto; Questo merita, questo in realtà procura la morte. Perché, sebbene non appena il seme sia gettato, c'è un disegno da raccogliere; eppure, per la maggior parte, Dio non mette effettivamente la falce fino a quando la continuazione nel peccato non ha reso il peccatore maturo per la distruzione

(II.) Che cosa è incluso nella morte che è qui assegnato al salario del peccatore? 1. Morte temporale. Non dobbiamo prenderla come la separazione dell'anima dal corpo, perché questa è piuttosto la consumazione della morte, l'ultimo colpo dato all'albero che cade. (1) Guardate quei precursori della morte: le malattie; Essi non sono che una parte del salario che il peccato ci ha pagato in anticipo. E alle malattie del corpo possiamo aggiungere le preoccupazioni consumanti e i problemi della mente, tutti resi necessari dal primo peccato dell'uomo, e che danneggiano gli organi vitali tanto quanto possono fare le malattie più visibili. (2) A questi possiamo aggiungere le miserie che accompagnano la nostra condizione; come la vergogna che rende gli uomini un disprezzo per gli altri e un peso per se stessi; che toglie la lucentezza e l'aria di tutti gli altri piaceri e smorza il vigore e la vivacità dello spirito. Anche le miserie della povertà che lasciano insoddisfatte le necessità e le comodità della natura. Ora, tutte queste cose sono altrettante violazioni della nostra felicità e del nostro benessere, senza i quali la vita non è vita, ma un'esistenza sottile e insipida

(2.) Morte eterna, in confronto alla quale l'altra può a malapena essere chiamata morte, ma solo un cambiamento transitorio; facilmente sopportabile, o almeno rapidamente superato. (1) Priva un uomo di tutti i piaceri e le comodità di cui godeva in questo mondo. Come sopporteranno l'ubriacone, l'epicureo e il dissoluto l'assenza di quelle cose che sole soddisfacevano la loro fantasia e soddisfacevano la loro lussuria! (2) Priva l'anima della beatifica fruizione di Dio ( Salmi 16:11 ) . (3 Riempie di angoscia sia il corpo che l'anima Luca 16:24

(III.) Sotto quale aspetto la morte è propriamente chiamata "il salario del peccato". 1. Perché il salario presuppone il servizio. E senza dubbio il servizio del peccato è il più laborioso di tutti gli altri. Assorbirà tutta l'industria di un uomo, berrà tutto il suo tempo; È un lavoro faticoso senza interruzione, un affare senza vacanze. Tali sono i comandamenti del peccato, tali devono essere anche il servizio. Ma i comandamenti del peccato sono per il loro numero continui, per la loro veemenza importuna e per il loro fardello tirannico. (1) Prendete l'epicureo voluttuoso e dissoluto. Quale ora della sua vita è libera dalle servili ingiunzioni del suo vizio? Non spende continuamente il suo tempo e la sua sussistenza per soddisfare il suo gusto? E poi, come sono inquietanti le conseguenze del suo lusso! Quando dovrà lottare con l'eccesso e l'indigestione? (2) Il bevitore intemperante; La sua vita non è forse una fatica continua? Stare seduti quando gli altri dormono e andare a letto quando gli altri si alzano; Essere esposti a litigi, avere gli occhi arrossati, un corpo indebolito e una mente infatuata? (3) L'avido usurpatore raschiante: si tratta di sapere se raccoglie o conserva la sua pelle con la massima ansietà

(2.) Perché il salario implica sempre un merito nel lavoro che richiede un tale compenso. È giusto che chi semina mieli anche Galati 6:8). (1 Ma a questo alcuni obiettano che, poiché le nostre buone opere non possono meritare la vita eterna, nemmeno i nostri peccati possono meritare la morte eterna. Ma per meritare, è necessario che l'azione non sia dovuta; ma ogni buona azione comandata dalla legge di Dio è in tal modo resa dovuta, e di conseguenza non può meritare; considerando che, essendo un'azione peccaminosa del tutto indebita e non comandata, ma proibita, diventa propriamente meritoria; e secondo la malignità della sua natura, merita la morte eterna. (2) Ma alcuni insistono ulteriormente sul fatto che un'azione peccaminosa non è che di natura finita, e procede da un agente finito; e di conseguenza non c'è proporzione tra questo e una punizione eterna. Ma rispondiamo che il merito del peccato non deve essere valutato né dall'atto né dall'agente; ma dalle proporzioni del suo oggetto e dalla grandezza della persona contro la quale è fatto. Essendo commessa contro una maestà infinita, si eleva all'altezza di un demerito infinito. (a) Il peccato è un colpo diretto alla sovranità di Dio. Leggiamo del regno di Satana in contrapposizione al regno di Dio, in cui il peccato traduce i sudditi di Dio. Non c'è da meravigliarsi se Dio punisce con la morte il peccato, che è un tradimento contro il Re dei re; poiché pone la domanda: "Chi regnerà?" (b) Il peccato colpisce l'essere stesso di Dio ( Salmi 14:1) . Il peccato sarebbe entrato non solo nel trono di Dio, ma anche nella Sua stanza. Conclusione: Il peccato gioca l'esca di un piccolo, spregevole, sciocco piacere o profitto; ma nasconde quell'amo fatale con cui quel grande acchiappa-anime le trascinerà verso la sua eterna esecuzione. "Gli stolti si fanno beffe del peccato". Sono davvero sciocchi per averlo fatto. Ma è possibile che tutto ciò che porta il nome di ragione sia così sciocco da farsi beffe anche della morte? In ogni peccato che un uomo commette deliberatamente, egli beve un sorso di veleno mortale. In ogni lussuria che nutre, abbraccia un pugnale e apre il suo petto alla distruzione. Chi ama il salario, lo lasci andare al lavoro. (R. Sud, D.D.)

Vita eterna:

(I.) La sua natura. Una vita di... 1. Perfetta immunità da tutte le sofferenze e i pericoli a cui siamo qui esposti

(2.) Godimento intellettuale preminente - "Qui conosciamo in parte", ecc

(3.) Felicità sociale. 4. Santità immacolata

(5.) Attività incessante

(6.) Miglioramento continuo

(II.) La gratuità della sua disposizione

(1.) Non può essere acquistato

(2.) Non è la ricompensa del merito

(3.) È tutto; che conduce ad essa è il dono di Dio. Le promesse con le quali il credente è portato ad aspettarsela, il grande cambiamento attraverso il quale egli ha acquisito il diritto ad essa e si è qualificato per goderne, il Signore Gesù, per il cui merito è stata acquistata la vita eterna, tutti questi sono doni di Dio

(III.) Il mezzo attraverso il quale scorre

(1.) A questo fine - per mettere gli uomini in possesso della vita eterna - fu dato il Redentore; a questo scopo Egli lavorò, soffrì, istituì il Suo Vangelo e mandò i Suoi ministri

(2.) Faremmo, tuttavia, una grande ingiustizia a questo argomento, se non osservassimo che Cristo è morto: (1) Per procurarci il perdono, in conseguenza del quale la sentenza della legge è annullata, e i credenti sono liberati da quella morte a cui i loro crimini li avevano esposti. (2) Per liberarci da uno stato di morte morale. (3) Per assicurarci l'adozione nella famiglia di Dio, che dà diritto a questa vita eterna. (4) Creare in noi quella santità del cuore e della vita che ci rende "adatti ad essere partecipi dell'eredità dei santi nella luce". (5) Comunicare quella grazia che ci permette di afferrare la vita eterna. (J. Rigg.)

Vita eterna:

(I.) Non è interamente nel mondo futuro. Questa vita inizia qui nel momento della conversione, quando l'anima passa dalla morte alla vita. Chi ha il Figlio ha la vita. I giusti entrano nella vita, diventano eredi della vita, godono degli ante-passati della pienezza infinita che deve essere rivelata in seguito. Questi assaggi implicano la libertà dalla condanna, la comunione con Dio e la crescente somiglianza con Lui. L'anima è spogliata della paura della morte, e Cristo riempie il credente con la Sua gioia, e quella gioia è piena. La soddisfazione viene da ciò che siamo, e non da ciò che otteniamo. Ho visto case di ricchezza principesca che non erano altro che sepolcri brillantemente decorati, il loro lusso una solenne beffa; e ho visto case di povertà piene della gioia di Dio, la pace della vita eterna iniziata. È falso concepire la vita cristiana come una via senza gioia di abnegazione da noi percorsa per acquistare una beatitudine al di là

(II.) È lo stesso e non è lo stesso per ogni anima salvata

(1.) Il cielo non è un mare di beatitudine in cui ognuno di noi deve galleggiare in egual contenuto. In cielo, come qui, c'è una varietà infinita. Che grande transizione da un'ostrica al leviatano! C'è una gloria del sole, un'altra della luna, un'altra delle stelle. Il ladrone penitente è salvato con la stessa verità di Paolo; ma uno ha costruito sul fieno, sul legno e sulla stoppia, ed è "a malapena salvato"; l'altro riceve "un'entrata abbondante"; uno dà la fine di una vita atea a Cristo ed è "salvato come dal fuoco"; l'altro può dire: "Ho combattuto una buona battaglia". Le ricchezze, le gioie e le capacità della vita celeste si misurano in base al servizio reso; "a ciascuno secondo le sue opere", "cinque città" o "dieci città", a seconda dei casi. I giornali secolari spesso si rallegrano dell'affermazione che i "penitenti del patibolo" sono ricevuti in cielo. È vero che la grazia salva tali cose. Ma il loro cielo non è il cielo di Paolo

(2.) Sotto tre aspetti il cielo è lo stesso per tutti. (1) Nella libertà dal peccato. Le prostitute e gli assassini, lavati nel sangue purificatore, sono liberi dalla contaminazione come gli angeli. Il malfattore è reso puro come un bambino. (2) Nella libertà dal dolore e dalla sofferenza fisica e mentale. Non ci sarà ansia, sfiducia; Nessuna fitta o dolore. (3) Nessun decesso. La libertà perpetua da tutto ciò è una benedizione comune a tutti

(3.) Si può obiettare che se uno è completamente felice, secondo le sue capacità, che importa se ci sono quelli con capacità maggiori delle sue? Una lumaca è felice, rispondo, e lo è anche un'allodola. Non c'è nulla da scegliere tra loro? C'è un raggio corto nella circonferenza della felicità di un bambino. Un uomo ha una portata mille volte più grande. Non c'è alcuna preferenza? L'orecchio di uno è soddisfatto con una melodia rude; Un altro uomo è elettrizzato nel profondo del suo essere da deliziose armonie. Non c'è alcuna preferenza? Non c'è spazio per le domande. Che contrasto tra uno che è a un passo da un idiota che ride e un angelo di Dio! Dobbiamo "cercare onore e gloria", sì, un ingresso che sarà "amministrato abbondantemente".

(III.) È sempre più glorioso per sempre. La memoria non perderà nulla, la mente non pervertirà nulla e il cuore non respingerà nulla. Tutto ciò che Dio possiede sarà disteso e aperto a noi per sempre in ricchezze di grazia inconcepibili nella loro gloria e infinità. Le possibilità dell'anima sono al di là della concezione. Dio si rivela ai giusti attraverso i secoli, le loro capacità si ampliano sempre di più e la realtà cresce sempre di più: gioia, potenza, beatitudine, al di là di ogni pensiero! Tutti questi sono il dono di Dio, comprato e dato ai credenti. (Prof. Herrick Johnson.)

Vita eterna:

(I.) Il regalo

(1.) Vita. La vita, la vita eterna e la vita eterna, sono designazioni molto frequenti della salvezza del vangelo Giovanni 17:1, 2. Questa vita consiste in: (1) Un giusto stato di affetto e sentimento verso Dio, il Padre dei nostri spiriti, combinato con una felice consapevolezza del Suo amore e del Suo favore verso di noi. Dove c'è questa vita, c'è libertà dalla colpa. (2) Un rinnovato stato degli affetti e della volontà: la legge di Dio è approvata, e l'amore di Dio è stabilito nel cuore, come suo motivo supremo e governante. (3) L'onore e la felicità, il godimento del vero piacere, derivato dalle fonti più pure della santità, e dell'amore e della comunione con il cielo. (4) Un'attività benedetta dell'anima, impegnata nell'adorazione e nel servizio di Geova. Dove queste esistono, l'anima vive, adempie le sue funzioni proprie, risponde ai fini della sua creazione e realizza la sua più vera e nobile beatitudine. A volte chiamiamo questa vita integrità, che è integrità o solidità dell'essere: a volte rettitudine, che è erezione e forza, e a volte santità, che è separazione dal male e devozione a Dio

(2.) L'epiteto "eterno". (1) Questa parola denota l'eternità della durata. (2) Ma dove questo avviene, ci deve essere anche l'incorruttibilità o perfezione della natura. (3) E quando questa perfezione si riferisce a una creatura spirituale come l'uomo, ci deve essere incessante progresso, o sviluppo

(II.) Il suo carattere gratuito

(1.) È il dono di Dio, in quanto... come... (1) Nessun uomo lo possiede per natura. (2) Nessuno potrebbe procurarselo da solo

(2.) Dobbiamo riceverlo come tale, in semplicità di spirito e con gioia riconoscente. E impariamo a non guardare nulla in noi stessi per giustificare la nostra aspettativa di esso: e non scoraggiamoci, quando non troviamo in noi stessi altro che demerito, ma crediamo che quando eravamo degni solo per la punizione eterna, Dio si è fatto avanti per concederci la vita eterna. Lo ha fatto per l'impulso della Sua straordinaria generosità e del Suo amore

(III.) Il mezzo della sua elargizione

(1.) Dio ce lo dà attraverso Gesù Cristo, non in modo arbitrario, ma sulla base di ciò che ha fatto e sofferto al nostro posto

(2.) Quindi, lo accettiamo attraverso Cristo 1Giovanni 5:11. Anzi, possiamo dire che Gesù è la nostra vita eterna. È trovandoci in Lui che abbiamo il perdono e la santità, la felicità e il cielo. Quando raggiungeremo il mondo celeste, troveremo che lì, come qui, Cristo è "tutto in tutti". (T. G. Horton.)

La vita eterna è un dono: - 1. Gli uomini sono così abituati allo scambio di equivalenti, che qualsiasi altra condotta comporta un elemento di sorpresa. Se la ricompensa non è nella forma più grossolana del denaro, o in quella che il denaro può comprare, è comunque vero che si guadagna il proprio salario. Questi possono essere i salari che le facoltà migliorate aggiungerebbero: la ricompensa di una coscienza che approva, di un senso di utilità, forse un senso di maggiore influenza per il bene, a causa di ciò che è stato fatto fedelmente e disinteressatamente; o nel più alto servizio possibile dell'impegno filosofico o del dovere cristiano. In tutto questo c'è quella sensazione di ricompensa che ci si aspetta, perché è stata guadagnata. L'idea di un dono che arriva all'improvviso e immeritato non la prende in considerazione, se non come una finzione, tale da divertirlo come un sogno ad occhi aperti. E più di ogni altra cosa ci si stupisce di scoprire di essere il destinatario di un tale dono da parte di uno sconosciuto, o di uno verso il quale si è trovato in un rapporto di negligenza, forse di ostilità

(2.) Allo stesso tempo, è vero che gli uomini ricevono doni da un altro, dove non possono fare alcun ritorno. Tutto ciò che ci viene dal passato è un dono. Le menti individuali hanno faticato e studiato, e noi raccogliamo i frutti della loro pazienza, abilità e successo. Facciamo in modo che i fulmini svolgano le nostre commissioni, e prendiamo il vapore che solleva il coperchio del bollitore per spingere la gigantesca nave attraverso il mare, o l'auto che ci trasporta oltre le montagne, o mette in moto migliaia di fabbriche in tutto il nostro territorio. Questo l'abbiamo ricevuto da coloro ai quali è venuto come un'ispirazione della Provvidenza e un'operazione di potenza intelligente e instancabile. L'istituzione della società ci viene concessa dal passato. Paghiamo per la nostra scuola primaria; Ma per i grandi pensieri degli uomini che hanno vissuto, quali ritorni possiamo dare? Che dire di uno qualsiasi dei grandi filosofi che ci hanno portato le leggi e i principi che possediamo? Come compenseremo l'artista le cui doti stimolano le nostre menti a percezioni più elevate della bellezza, o il poeta che ci canta nell'Elisio del pensiero? Ci sono doti ancora più elevate che ci vengono da coloro che conosciamo solo per quelle impressioni fatte su di noi dalla loro carriera cavalleresca, e ai quali non possiamo ricambiare più di quanto possiamo aggiungere allo splendore del sole lontano e brillante con l'accensione di fiammiferi. Così, se un uomo dicesse: "Mi aspetto solo ciò che ho guadagnato, e pretenda solo ciò che ho meritato e che ho giustamente acquisito", e se questa preghiera fosse esaudita, oggi sarebbe un selvaggio mendicante. Così vediamo quante delle cose di cui godiamo ci sono venute in dono. Ed è desiderio di ogni mente nobile e altruista portare avanti nel futuro la sua benefica influenza, affinché la generazione futura possa superare la presente

(3.) Rivolgiti ora alle cose che vengono da Dio. Poiché questi molti non fanno alcun riconoscimento; mentre continua a riversare su di loro i Suoi doni. Egli dà la vita per mezzo di Cristo. La vita del presente è un dono immeritato. Non è la ricompensa dei nostri deserti. Le facoltà della mente, tutte le opportunità di godimento e tutte le ispirazioni del pensiero e dello sforzo, queste cose non le guadagniamo. Nessun uomo può alzarsi e dire: "Ho fatto questo e quello, e Dio me lo deve". Dio dà il sole e la doccia. Vengono, non perché li meritiamo. A volte arrivano di fronte alle proteste. Egli dà all'uomo le grandi ispirazioni del pensiero e la grande liberazione delle nazioni dalla calamità imminente. Egli dà all'anima individuale tutto ciò che possiede, e alla società tutto ciò che possiede. Questo argomento sul diritto della razza alla vita eterna è alla base del nostro pensiero di questa mattina. Il parallelo nella vita naturale è lo stesso. Nessun uomo ha il diritto di esistere nell'infanzia. È il dono di Dio; e nessun uomo si è guadagnato il diritto alla felicità nel presente e alla speranza nel futuro. È il dono di Dio. La vita eterna, tuttavia, è il miglior dono di Dio. Ma è un dono che arriva solo a certe condizioni. La luce del sole richiede l'occhio aperto, ma un uomo può rifiutarsi di aprire l'occhio; eppure è dono di Dio. Quindi non riceviamo ispirazione da nessuna grande mente, a meno che non portiamo la nostra mente a reagire ad essa. Quindi non riceviamo la vita eterna a meno che non vengano accettate le condizioni con cui Dio investe il Suo dono: l'umile penitenza per il peccato e la fede in Cristo. Il peccato fa guadagnare il salario, ma la vita eterna è dono di Dio, come la vita personale è un dono: corona e glorifica tutti gli altri. Ecco che...

(I.) Un segreto dell'inquietudine del cristiano. La vita non è qualcosa da guadagnare. L'anima del cristiano che la vede così diventa inquieta e turbata, come le onde della Galilea, finché i piedi del Signore le hanno portate a un livello. È buio, come lo era il monte, finché il Signore non si alzò, nella luminosa maestà della Sua presenza, al di sopra di esso

(II.) Il segreto della pace, semplicemente nell'accettare questo dono divino dalla fonte della compassione e della grazia infinite. A volte questa pace può giungere all'improvviso, riempiendo l'anima di gloria; a volte può arrivare dopo una lunga e stancante ricerca; a volte alla fine della vita; quando la luce della vita si è quasi spenta, mentre tremola nella presa e la parola vacilla, dico: "Non posso fare nulla; Prendo il dono di Dio!" Poi viene "la pace che sopravanza ogni intelligenza".

(III.) Il fardello che grava su colui che rifiuta la vita eterna. Quando qualcuno viene da noi con un grande pensiero o una rara opportunità, e ci allontaniamo da un tema banale, lo addoloriamo. Non trattiamo Dio in questo modo. Ecco il dono della vita eterna. Devo metterlo da parte come se fosse la più semplice brezza estiva che con la mia mano potrei arrestare e respingere nell'aria? Posso, come posso mettere da parte la luce del sole stessa, chiudendo gli occhi su di essa. La responsabilità è mia

(IV.) L'impulso del servizio cristiano. La libertà e la gioia provengono da altri doni, ma qui è il supremo di tutti. Quando siamo ricevuti da noi, quale servizio è troppo duro, quale sacrificio troppo vasto, quale adorazione troppo esultante! Se questa consapevolezza entra nella nostra anima, allora nessuna spada o paletto può spaventarci, perché la nostra vita è intrecciata con il cielo. La realizzazione di essa dissipa i nostri dolori e proibisce le nostre lacrime

(V.) La dolcezza del cielo. La gratitudine per il dono di Dio spinge ogni tocco dell'arpa celeste. Dà la melodia ad ogni canto e la gioia a tutta l'opera del cielo. (R. S. Storrs, D.D.)

Vita in Cristo: - Un nuovo convertito disse: "Non riuscivo a dormire, pensando a quel passo: 'Chiunque crede nel Figlio ha la vita'; e così mi alzai, accesi una candela, trovai la mia Bibbia e la lessi ancora: 'Chiunque crede nel Figlio ha la vita'. "Perché", dice qualcuno, "non sapevi che prima c'era scritto nella Bibbia?" "Oh, sì", rispose, "sapevo che era scritto nella Bibbia, ma volevo vederlo con i miei occhi, e poi mi sono riposato". (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Il dono di Dio: Due o tre anni fa mi trovavo sulla costa del Pacifico, in California, e sono stato ospite di un uomo che aveva una grande vigna e un grande frutteto. Un giorno mi disse: "Moody, mentre sei mio ospite, voglio che tu sia perfettamente felice, e se c'è qualcosa nel frutteto o nella vigna che vorresti, serviti". Ebbene, quando volevo un'arancia, non andavo da un arancio a pregare che le arance mi cadessero in tasca, ma mi avvicinavo a un albero, allungavo la mano e prendevo le arance. Lui disse: "Prendi", e io lo accettai. Dio dice: "Prendi", e tu lo fai. Dio dice: "Ecco mio Figlio". "Il salario del peccato è la morte; il dono di Dio è la vita eterna". Chi lo prenderà ora?

La vita eterna è il dono di Dio: - Un uomo può anche pensare di comprare la luce dal sole, o l'aria dall'atmosfera, o l'acqua dalla sorgente, o i minerali dalla terra, o il pesce dal mare, ecc., come pensare di comprare la salvezza da Dio con qualsiasi tipo di prezzo. Il sole dà la sua luce, l'atmosfera la sua aria, la sorgente la sua acqua, la terra i suoi minerali, il mare i suoi pesci; Tutto ciò che l'uomo deve fare è prenderli e usarli. Così Dio ha dato la salvezza all'uomo. Tutto quello che deve fare è usarlo, nell'uso dei mezzi, e goderne. (J. Bate.)

Riferimenti incrociati:

Romani 6

1 Rom 3:5
Rom 6:15; 2:4; 3:5-8,31; 5:20,21; Ga 5:13; 1P 2:16; 2P 2:18,19; Giuda 1:4

2 Rom 3:1-4:25
Ge 39:9; Sal 119:104; 1G 3:9
Rom 6:5-11; 5:11; 7:4; Ga 2:19; 6:14; Col 3:3; 1P 2:24
2Co 5:14-17; 1P 1:14; 4:1-3

3 Rom 6:16; 7:1; 1Co 3:16; 5:6; 6:2,3,9,15,16,19; 9:13,24; 2Co 13:5; Giac 4:4
Mat 28:19; 1Co 12:13; Ga 3:27; 1P 3:21
Rom 6:4,5,8; 1Co 15:29; Ga 2:20,21

4 Rom 6:3; Col 2:12,13; 3:1-3; 1P 3:21
Rom 6:9; 8:11; 1Co 6:14; 2Co 13:4; Ef 1:19,20; 2:5,6
Mat 28:2,3; Giov 2:11,19,20; 11:40; Col 1:11
Rom 6:19; 7:6; 12:1,2; 13:13,14; 2Co 5:17; Ga 6:15,16; Ef 4:17,22-24; 5:8; Fili 3:17,18; Col 1:9-12; 2:11,12; 3:10; 4:1; 1P 4:1,2; 2P 1:4-9; 1G 2:6

5 Rom 6:8-12; Ef 2:5,6; Fili 3:10,11
Sal 92:13; Is 5:2; Ger 2:21; Mat 15:13; Giov 12:24; 15:1-8

6 Ga 2:20; 5:24; 6:14; Ef 4:22; Col 3:5,9,10
Rom 7:24; 8:3,13; Col 2:11,12
Rom 6:12,22; 7:25; 8:4; 2Re 5:17; Is 26:13; Giov 8:34-36

7 Rom 6:2,8; 7:2,4; Col 3:1-3; 1P 4:1
Rom 8:1

8 Rom 6:3-5; 2Ti 2:11,12
Giov 14:19; 2Co 4:10-14; 13:4; Col 3:3,4; 1Te 4:14-17

9 Sal 16:9-11; At 2:24-28; Eb 7:16,25; 10:12,13; Ap 1:18
Rom 6:14; 5:14; Eb 2:14,15

10 Rom 8:3; 2Co 5:21; Eb 9:26-28; 1P 3:18
Rom 6:11; 14:7-9; Lu 20:38; 2Co 5:15; 1P 4:6

11 Rom 8:18
Rom 6:2
Rom 6:13; 1Co 6:20; Ga 2:19,20; Col 3:3-5
Rom 6:23; 5:1; 16:27; Giov 20:31; Ef 2:7; Fili 1:11; 4:7; Col 3:17; 1P 2:5; 4:11

12 Rom 6:16; 5:21; 7:23,24; Nu 33:55; De 7:2; Gios 23:12,13; Giudic 2:3; Sal 19:13; 119:133
Rom 8:11; 1Co 15:53,54; 2Co 4:11; 5:4
Rom 6:16; 2:8; 8:13; 13:14; Ga 5:16,24; Ef 2:3; 4:22; 1Te 4:5; 2Ti 2:22; Tit 2:12; 3:3; Giac 1:14,15; 4:1-3; 1P 1:14; 2:11; 4:2,3; 1G 2:15-17; Giuda 1:16,18

13 Rom 6:16,19; 7:5,23; 1Co 6:15; Col 3:5; Giac 3:5,6; 4:1
2Co 10:4
Rom 1:29; 2:8,9; De 25:16; Is 3:10,11; 55:7; Ez 18:4; 1Co 6:9; 2Te 2:12; 2P 2:13-15; 1G 1:9
Rom 12:1; 2Cron 30:8; Dan 3:28; 1Co 6:20; 2Co 8:5; Fili 1:20
Rom 6:11; Lu 15:24,32; Giov 5:24; 2Co 5:15; Ef 2:5; 5:14; Col 2:13; 1P 2:24; 4:2
Sal 37:30; Prov 12:18; Giac 3:5,6

14 Rom 6:12; 5:20,21; 8:2; Sal 130:7,8; Mic 7:19; Mat 1:21; Giov 8:36; Tit 2:14; Eb 8:10
Rom 3:19,20; 7:4-11; Ga 3:23; 4:4,5,21; 5:18
Rom 6:15; 4:16; 5:21; 11:6; Giov 1:17; 2Co 3:6-9

15 Rom 3:9
Rom 6:1,2; 1Co 9:20,21; 2Co 7:1; Ga 2:17,18; Ef 2:8-10; Tit 2:11-14; Giuda 1:4

16 Rom 6:3
Rom 6:13; Gios 24:15; Mat 6:24; Giov 8:34; 2P 2:19
Rom 6:12,17,19-23

17 Rom 1:8; 1Cron 29:12-16; Esd 7:27; Mat 11:25,26; At 11:18; 28:15; 1Co 1:4; Ef 1:16; Fili 1:3-5; Col 1:3,4; 1Te 1:2,3; 3:9; 2Te 1:3; 2Ti 1:3-5; File 1:4; 2G 1:4; 3G 1:3
1Co 6:9-11; Ef 2:5-10; 1Ti 1:13-16; Tit 3:3-7; 1P 2:9; 4:2-5
Rom 1:5; 2:8; 15:18; 16:26; Sal 18:44; 2Co 10:5,6; Eb 5:9; 11:8; 1P 1:22; 3:1; 4:17
2Ti 1:13

18 Rom 6:14; Sal 116:16; 119:32,45; Lu 1:74,75; Giov 8:32,36; 1Co 7:21,22; Ga 5:1; 1P 2:16
Rom 6:19,20,22; Is 26:13; 54:17

19 Rom 3:5; 1Co 9:8; 15:32; Ga 3:15
Rom 8:26; 15:1; Eb 4:15
Rom 6:13,17; 1Co 6:11; Ef 2:2,3; Col 3:5-7; 1P 4:2-4
Rom 6:16; 1Co 5:6; 15:33; 2Ti 2:16,17; Eb 12:15
Rom 6:13
Rom 6:22

20 Rom 6:16,17; Giov 8:34

21 Rom 7:5; Prov 1:31; 5:10-13; 9:17,18; Is 3:10; Ger 17:10; 44:20-24; Ga 6:7,8
Esd 9:6; Giob 40:4; 42:6; Ger 3:3; 8:12; 31:19; Ez 16:61-63; 36:31,32; 43:11; Dan 9:7,8; 12:2; Lu 15:17-21; 2Co 7:11; 1G 2:28
Rom 6:23; 1:32; De 17:6; 21:22; 2Sa 12:5-7; 1Re 2:26; Sal 73:17; Prov 14:12; 16:25; Fili 3:19; Eb 6:8; 10:29; Giac 1:15; 5:20; 1P 4:17; Ap 16:6; 20:14

22 Rom 6:14,18; 8:2; Giov 8:32; 2Co 3:17; Ga 5:13
Rom 7:25; Ge 50:17; Giob 1:8; Sal 86:2; 143:12; Is 54:17; Dan 3:26; 6:20; Ga 1:10; Col 4:12; Tit 1:1; Giac 1:1; 1P 2:16; Ap 7:13
Sal 92:14; Giov 15:2,16; Ga 5:22; Ef 5:9; Fili 1:11; 4:17; Col 1:10
Rom 6:21; Nu 23:10; Sal 37:37,38; Mat 13:40,43; 19:29; 25:46; Giov 4:36

23 Rom 5:12; Ge 2:17; 3:19; Is 3:11; Ez 18:4,20; 1Co 6:9,10; Ga 3:10; 6:7,8; Giac 1:15; Ap 21:8
Rom 2:7; 5:17,21; Giov 3:14-17,36; 4:14; 5:24,39,40; 6:27,32,33,40,50-58; 6:68; 10:28; 17:2; Tit 1:2; 1P 1:3,4; 1G 2:25; 5:11,12

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